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Il diritto di patrimonio e il beneficio di Belvedere 2

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DE SIMONE FERDINANDO

IL DIRITTO DI PATRONATO E IL BENEFICIO DI BELVEDERE In 2 Volumi Volume I: Il diritto di patronato Volume II: Il beneficio di Belvedere

- VOLUME SECONDO Il Beneficio di Belvedere

CAROVIGNO 2016


VOLUME SECONDO IL BENEFICIO DI BELVEDERE

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PREFAZIONE Questo secondo volume che a titolo d'integrazione e perfezionamento si lega al primo sul diritto di patronato, si compone di due parti. La prima prevede l'INTRODUZIONE unitamente: - al quadro generale dei beneficiati/cappellani/rettori, formato da tabelle incentrate su questi items: Beneficio/Cappella/Chiesa; Vacante per; Beneficiato /Cappellano/Rettore; Patronato; Investitura/Immissione nel possesso; Periodo dal - al; - la successione temporale dei feudatari, patroni e non: - le riflessioni conclusive a proposito dei beneficiati e dei patroni. - la bibliografia, sitografia, archivi. E soprattutto la sintesi cronologica degli atti e documenti che attengono alla Chiesa, Cappella, Beneficio di Belvedere, che praticamente sostanziano l'Appendice Documentaria. Si articola in secoli (dall' XI al XX) e in Anni (dal 1086 al 2000), e copre circa 1000 anni di storia. La seconda parte è materialmente l'appendice documentaria di cui sopra, comprendente oltre 180 documenti che, unitamente alla numerazione romana da I a CLXXX, riportano, nell'ordine: in maiuscolo, città e data; in corsivo, una breve sintesi del contenuto; in carattere normale, la fonte ed eventuali altre edizioni e, dopo 3 asterischi di separazione * * *, la trascrizione del testo e, dopo §*§*§*§*§ (ove l'originale è in latino anche), la relativa traduzione (in alcuni casi, la semplice rielaborazione del testo italiano per rendere più agevole la lettura e la comprensione). Il segno complesso [.?.] indica parole totalmente o parzialmente illeggibili nell'originale. Si fa presente che sono inclusi alcuni documenti rinvenuti presso l'Archivio di Casa Dentice, previa autorizzazione della Sovrintendenza Archivistica per la Puglia. E precisamente: - l'atto pubblico del sopralluogo compiuto nella Chiesa di Belvedere, il 20 Marzo 1576, dall'erario (camerlengo, cassiere) del barone Scipione Loffreda insieme con il notaio, il giudice e i testi; - una specie di nota con l'elenco degli atti afferenti al Processo sul Beneficio di Belvedere - anni 1576-1583 -, da riprodurre in copia. Vi si coglie l'incongrua citazione di Aloijsio Loffreda (tra l'altro, 1° Barone della Terra di Carovigno) in relazione al patronato esercitato sulla Chiesa e Beneficio di Belvedere; - l'articolato del 29 aprile 1581 che il Capitolo e Clero di Carovigno produssero alla Curia di Ostuni in relazione alla causa loro intentata dal chierico napoletano Geronimo de Mauro che Scipione Loffreda, come barone e patrono, aveva presentato a beneficiato di Belvedere; - l'estratto dell'atto di morte del regio beneficiato Spaventa, morto appunto a Satrino, contrada di Atessa (Chieti-Abruzzo), il giorno 26 gennaio 1837; - la serie delle argomentazioni che il Dentice produce presso il Tribunale di Lecce, adito contro l'Amministrazione del Fondo per il Culto che, a suo avviso, ha indebitamente preso possesso dei beni appartenenti al Beneficio di Belvedere (datata verosimilmente: Dicembre 1872-Gennaio 1873); - la preghiera che, il 18 Marzo 1886, il Comm. Alfredo Dentice rivolge al Padre provinciale dei Cappuccini di Bari al fine di ottenere, per il suo tramite e a fa-

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vore del custode del Santuario di Belvedere (Fra Giacomo Tedeschi), l'esonero della Santa Sede in relazione all'obbligo imposto ai frati laici e secolari di riunirsi in numero non minore di 6; - la memoria che probabilmente i Dentice produssero, il mese di Maggio 1887, al Ministro dell'Interno contro il Sindaco Alessandro Massico Cavallo, responsabile, a loro avviso, del sentimento di forte ostilità e avversità che il popolo carovignese manifestava nei loro confronti. L'opera, nel suo complesso, vuol dare ai ricercatori e studiosi del Santuario cittadino del materiale documentario e delle congetture da cui prendere le mosse per edificare con maggiore precisione e accuratezza un loro eventuale impegno in onore della Madonna di Belvedere. Incidentalmente si fa presente che l'opera è incentrata sull'esercizio dello jus patronatus sulla Chiesa o Cappella o Beneficio di Belvedere ed esclude qualsivoglia riferimento alla Nzegna, che per i carovignesi è congiunta, in maniera pregnante e assorbente, alla Madonna di Belvedere; ma, a mio avviso, non per gli storici locali che per primi (dal 1825 al 1910) hanno scritto del Santuario di Belvedere: - Vincenzo Andriani, Carbina e Brindisi - Memorie, il manoscritto visionato dal De Giorgi era datato 1825; - Salvatore Morelli, Sul Romitorio di Belvedere, 1844; - Pasquale Brandi-Lotti, Carmen Sacrum,1886, - Antonino Brandi, Del Santuario di S. Maria di Belvedere, 1887 (manoscritto) - Alessandro Massimo Cavallo, Carovigno, 1910 (manoscritto) Infatti, nei documenti presi in esame, in particolare dal XII sec. e fino agli inizi del XIX secolo, non vi è traccia alcuna della Nzegna, che, finché non si trova una prova storica, certa e indubitabile, è da intendersi quasi una pura invenzione dell'Ottocento. Ragione per la quale non può avere quell'imprescindibile antico legame con la Madonna belvederiana che a essa comunemente si annette, come narra il racconto che la fantasia popolare ha inventato e tramandato, e che mi sembra proprio una specie di leggenda pubblicitaria (ma non per i fedeli), con lo scopo appunto di fare pubblicità (Cui prodest?). Forse - è una mia personale congettura che esplicito come uno dei punti di vista - la chiesa e/o i feudatari patroni, nel corso del tempo, hanno trasmesso, previa composizione di fatti e accadimenti verificatisi in tempi diversi, elaborando il tutto arricchendolo di particolari magici prodigiosi sovrannaturali, ai fedeli per abbagliarli e indurli alle munifiche oblazioni che hanno poi offerto alla Madonna e soprattutto a chi, ecclesiastico e non, ne ha amministrato i beni terreni. Oltre alla ricerca e reperimento delle fonti che ho svolto principalmente presso l'Archivio Vescovile di Ostuni, presso l'Archivio di Stato di Brindisi e di Lecce, gli archivi della Chiesa Madre e di S. Anna di Carovigno, e infine presso gli archivi di privati carovignesi, la difficoltà maggiore che ho dovuto superare ha riguardato la non ininterrotta, o meglio, la discontinua documentazione esistente, cui ho dovuto far fronte mediante estrapolazioni e congetture, e, per quanto concerne il documento in sé, la trascrizione per l'uso abbondante di abbreviature e, certe volte, per la grafia non sempre lineare e leggibile, e per l'assenza delle parole, cancellate dal tempo o dall'umidità o da altro. In ogni caso un validissimo strumento è stato internet. Aggiungo che, all'inizio, mi sono avvalso delle pubblicazioni di Enzo Filomena. E infine dichiaro per onestà intellettuale di essere venuto a cognizione degli

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atti notarili del: 20 febbraio 1753 (Notaio Antonio Sacchi di Carovigno); 8 giugno 1767 e 3 gennaio 1786 (Notaio Pasquale De Milato di Carovigno); 29 maggio 1585, 5 giugno 1585, 8 ottobre 1585 (Notaio Orazio Aliano di Ostuni); 17 ottobre 1842 (Notaio Andrea Gennaro Carlucci di Carovigno), consultando, per il tramite del Sig. Camposeo Pasquale (giornalista locale), la tesi di laurea in Storia del Diritto Italiano "Una secolare controversia tra Benefici ecclesiastici e laicali: Santa Maria di Belvedere in Carovigno", della dott.ssa Amelia De Biasi (Anno Accademico 2001/2002 - Università degli Studi di Bari, Facoltà di Giurisprudenza, Corso di Laurea in Giurisprudenza). Gli atti riportati sono comunque tratti tutti dagli originali esistenti nell'Archivio di Stato di Brindisi. Dedico quindi quest'opera a tutti i carovignesi che nutrono, e nutrirono finché vissero, con semplicità e sincerità una profonda devozione verso la Madonna, portandoLa sempre con sé come cosa affatto naturale e ovvia. E conclusivamente esprimo con assoluta verità i miei più ringraziamenti a tutti coloro che hanno prontamente risposto alle mie richieste, concretizzando una grande, efficace, preziosa disponibilità. Anzitutto la prof.ssa Enza Aurisicchio, Docente di Storia dell'Arte presso il Liceo Classico di Ostuni, e Responsabile dell'Archivio Storico Diocesano di Ostuni; - la Dott.ssa Antonella De Lucia della Soprintendenza Archivistica per la Puglia; - la Dott.ssa Immacolata Di Nocera dell'Archivio di Stato di Napoli; - gli operatori della Biblioteca Comunale "S. Morelli" di Carovigno, Caliolo Teresa, Greco Angela, Lanzilotti Silvana, Tina Angelo, e l'ex Direttore Francesco Lanzilotti; e anche "gli amici della biblioteca": Buongiorno Crocifisso (alias Fissuddu) e Salvatore Leo; - l'Arciprete Mons. Don Giovanni Calò; - il Rev. Don Giovanni Di Latte; - il prof. Ninì Sacchi; - i Sigg. Ruggiero Tamborrino e Nice Braga; - Il Vigile Urbano Mimmo Anglani.

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INTRODUZIONE Il diritto di patronato (jus patronatus) prima è stato trattato dal punto di vista dei sacri canoni, eccolo ora dal punto di vista del suo fattuale inverarsi nella storia del nostro santuario cittadino (chiesa, cappella, beneficio di Belvedere). In primo luogo si fa presente che tale diritto pone in essere un complesso di relazioni, comportamenti, scelte, diritti, oneri ecc. coinvolgenti attori diversi, ciascuno dei quali esercita le proprie prerogative dentro un sistema circolare che solitamente si ripete uguale a sè, per lo più, con la morte dell'ultimo e immediato beneficiato, la quale morte diventa, per così dire, l'innesco del circolo (virtuoso o vizioso). In concreto, il patrono, avuta notizia di tale decesso, entro 4 mesi fa la sua scelta (jus eligendi) del candidato a beneficiato, e lo presenta (jus praesentandi) all'ordinario del luogo perché proceda alla collazione. Questi, vale a dire il vescovo, istruisce il processo (molto spesso non senza ripetute sollecitazioni degli interessati) al fine di raccogliere gli elementi necessari per il giudizio. Occorre anzitutto avere la certezza documentaria (es.: certificato di morte) o testimoniale che il beneficiato, ultimo e immediato, sia effettivamente morto. Al patrono, oltre all'onere di esercitare il suo diritto entro i perentori 4 mesi, incombe anche l'onere di dimostrare, previamente o insieme alla presentazione, il possesso dello jus patronatus (che in genere si acquisisce per fondazione, edificazione, dotazione di chiese, cappelle o benefici). La presentazione avviene o di persona o per mezzo di una lettera scritta di propria mano o per il tramite di un procuratore. Il presentato poi, una volta accettata l'elezione del patrono, deve comprovare presso la Curia Vescovile, o di persona o tramite procuratore, il possesso dei requisiti canonicamente prescritti di moralità, dottrina, competenza, capacità giuridica. Il Vescovo o il suo Vicario Generale, sentenziata la legittimità della presentazione, emana il relativo editto da affiggersi alle porte della Chiesa Maggiore, statuendo in esso il termine entro cui gli eventuali oppositori dovessero comparire al suo cospetto e presentare le proprie obiezioni contro l'elezione, la presentazione, la sua forma, la persona dell'elettore presentatore, e contro lo stesso eletto, o contro qualsiasi altra cosa attinente al processo che si stava celebrando. Dopodiché, se non ci fossero state opposizioni, investiva il presentato del beneficio, e lo immetteva subito nel possesso. Normalmente il neo beneficiato esplicava il suo ufficio vita natural durante, e la sua morte dava avvio al circolo successivo. In alcuni casi, però, la scelta del beneficiato e la correlata collazione erano fatte dal Papa (o Camera Apostolica Romana) o dal Re. Sembra, prima facie, un circolo semplice e lineare; in realtà è molto difficile e problematico soprattutto quando si deve provare il possesso dello jus patronatus o quando più soggetti accampano i medesimi diritti. Per quanto concerne i secoli XI-XV, si congettura, a causa della mancanza di documenti, essere il patronato e la collazione unicamente di competenza e spettanza del Vescovo di Ostuni che compiva la sua scelta badando soprattutto alla salvaguardia e al miglioramento della chiesa e dei suoi beni. Il primo beneficiato di cui si ha notizia, storicamente documentata - pergamena del 1160 -, è stato proprio il castellano di Ostuni che a mio avviso garantiva, dal punto di vista del concedente, un possesso sicuro e produttivo.

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Il 1500 e il 1501 sono anni cruciali: Pirro Loffreda, zio del feudatario Giovanni Gaspare (2° barone di Carovigno), edifica la Chiesa di Belvedere come si evince dall'epigrafe incisa sul frontale del baldacchino che copre e decora l'altare della prima grotta. E i Loffreda edificatori si ritennero nel tempo patroni della Chiesa di Belvedere e senza dubbio, potenti qual erano, fecero "hoc opus cum ecclesia" senza aver richiesto e ottenuto l'autorizzazione dell'ordinario del luogo, o almeno non vi è traccia di ciò. E per dimostrare efficacemente il loro giuspatronato, era sufficiente che dicessero o scrivessero di "habere ius eligendi cappellanum toties quoties vacare contingerit", come testualmente riportò il Vescovo Pietro Bovio nella bolla del 1533 con la quale investiva del beneficio D. Vito Sacco, presentato come cappellano e rettore dal barone Donato Antonio Loffreda. E in precedenza il Vicario Generale, l'Abate Donato Cimino, nella pergamena istitutiva del presbitero Raffaele de Bello (anno 1513), aveva scritto che il "Jo Loffreda dominus terre Carvinei habet ius eligendi in ea quoties vacare contingerit". Così tale diritto si trasmise ai feudatari successori come una sorta di retaggio del sopruso primitivo commesso dai Loffreda, i quali lo esercitarono pacificamente fino al 1576, allorché, morto l'ultimo e immediato rettore D. Angelo Perna, Gregorio XIII, mediante bolla pontificia corroborata poi dal regio exequatur, unì la Chiesa e il Beneficio di Belvedere al Capitolo della Chiesa Collegiata di Carovigno. Ma la morte di D. Angelo Perna, dando avvio al canonico circolo di cui sopra, aveva portato il barone Scipione Loffreda a presentare al vescovo di Ostuni (Vincenzo Cornelio, 1564-1578), il suo prescelto de Mauro, chierico napoletano. Nello stesso tempo però la Camera Apostolica aveva concesso il beneficio al Rev. Don Vito Antonio Farina di Ostuni (e il Protonotario Apostolico Campeggi ne aveva confermato il possesso, il 5 dicembre 1977). L'ingarbugliata situazione: - un unico beneficio, S. Maria di Belvedere; - un unico presentato, il de Mauro; - un unico beneficiato, il Farina; - due pretendenti alla collazione, la Camera Apostolica (il Protonotario Apostolico), il Vescovo di Ostuni; - un sedicente patrono, il barone Scipione Loffreda; - un unico proprietario, il Capitolo della Chiesa Collegiata di Carovigno; si risolse solo nel 1585, quando il papa, avocata a sé la causa e la lite, decise a favore del de Mauro, e il re concesse l'exequatur. Il de Mauro tenne il beneficio dal 1585 fino alla sua morte, avvenuta in Napoli, l'8 Febbraio 1619. Ciò stante, - se il de Mauro fu presentato dal barone Scipione verosimilmente nel 1576 e prese possesso del beneficio nel 1585, mantenendolo vita natural durante (cioè fino al 1619); - e se Scipione Loffreda vendette il feudo a suo fratello Pirro nel 1580 e questi a sua volta lo perdette perché confiscatogli dal Fisco nel 1597, e il feudo fu in possesso di Agostino Caputo finché visse (1597 - 1617), e poi di suo figlio Giovanni (1617 - 1619); allora è agevole inferire che il vescovo e i feudatari successori dal 1576 e fino al 1619, e altresì il papa e il re, ritennero valida la primitiva presentazione del de Mauro. Giova però puntualizzare che il papa non intese né pronunciarsi sul diritto di patronato dei Loffreda o approvarlo, né procurare un nuovo diritto al Capitolo della Chiesa Collegiata. Egli mirava solo a risolvere quanto prima la contro-

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versia e la lite. Per cui, rivolgendosi al de Mauro si limita a scrivere nella bolla suddetta che: "la Chiesa di S. Maria di Belvedere, della Terra e Dicesi predette, la quale è del patronato dei laici, cioè di quei diletti figli de Loffredo per fondazione o dotazione, come si asserisce o si pretende, e che tu affermi ti spetti di diritto". Con la presentazione del de Mauro giunge alla fine lo jus patronatus dei Loffreda che lungi dall'essere patroni, esercenti cioè lo jus eligendi et praesentandi, di fatto avevano il possesso di tutti i beni beneficiali e ne percepivano con spudoratezza tutti i frutti. Se l'esercizio del diritto di patronato si esplica essenzialmente, o meglio, esclusivamente, nel presentare all'ordinario del luogo il proprio prescelto a beneficiato, allora il patrono non deve, né può, ingerirsi nella gestione e fruizione dei beni, e tanto meno nelle cose della Chiesa. Nel corso della visita pastorale del 7 Giugno 1558, il vescovo Giovanni Carlo Bovio venne a sapere dall'arciprete e dai sacerdoti di Carovigno che da sempre la Chiesa di Belvedere era priva del rettore e del cappellano; che i beni della Chiesa erano tutti in possesso del Signore dell'oppido, cioè il Barone di Carovigno, il quale faceva solo celebrare una messa alla settimana, dando all'officiante Don Vito Sacco (per alcuni sacerdoti: il cappellano) solo sei ducati; e che nel passato il Barone si era avvalso dell'opera del procuratore A. Spinelli e, al presente, del suo cassiere Giannotto di Giannotto. Tra l'altro, Spinelli conservava in casa sua tutti i vasi sacri e i paramenti della chiesa. A comprova della ricchezza della Chiesa di Belvedere, alcuni sacerdoti riferiscono di aver sentito dire dallo stesso barone Donato Antonio Loffreda che intendeva costruire una torre con i frutti percepiti. Non si sa cosa fece il nostro prelato dopo aver preso coscienza di siffatti soprusi e aver dichiarato "che a suo tempo e luogo si sarebbe dovuto provvedere in modo opportuno su ogni cosa". Probabilmente nulla, anche perché non ne ebbe il tempo: Vescovo di Ostuni dal 1546 al 1564; nel 1562 era a Trento per i lavori conciliari; Papa Pio IV lo nominò Arcivescovo di Brindisi (21 giugno 1564 Settembre 1570 deceduto). Il 1597, a istanza dei creditori di Pirro Loffreda, la Terra di Carovigno fu venduta ad Agostino Caputo come da assenso regio prestato il 24 Maggio dello stesso anno, "ed in questa vendita la prima volta si fà menzione del Jus patronato di Chiese, e di presentare in quella" (p. 625v, Notamento di tutte le scritture mandate da Napoli nell'anno 1733, e 1734, che si conservano in questo Archivio di S.E. il Sig. Principe di Francavilla ecc.. Archivio di Stato di Napoli, Regia Camera della Sommaria - Processi - Attuari diversi. Numero busta 1027).

Effettivamente nei primi documenti esaminati non si denomina lo jus patronatus, bensì lo jus eligendi (Anni 1513, 1533). Il 1576, invece, si ha che il beneficio di Belvedere è "semplice, non de Iure patronato regio". E, nella bolla del 1585, Sisto V usa esplicitamente la locuzione jus patronatus. Infine, il 1596, "l'utile Padrone di Terra vi ha dui jus patronati ... uno della Chiesa nominata Santa Maria S. M. del Ben Videre, ...". Più compiutamente, il 6 marzo 1619, Alessandro Grandone, procuratore del barone Giovanni Caputo, asserisce presso la Curia di Ostuni che al suo mandante "spectat Ius patronatus nominandi, eligendi, et presentandi cappellanum et benefitiatum in Ecclesia seu benefitio". Quindi Marco Antonio Palmieri, procuratore del prescelto beneficiato Pietro Paolo Caputo, presentando alla Curia gli articoli comprovanti il diritto del suo principale all'investitura, dichiarava: - che la chiesa o cappella di Santa Maria di Belvedere è, ed è sempre stata, del diritto di patronato dei baroni di detta Terra; - che detta chiesa fu edificata e fondata da Giovanni Gaspare Loffredo, Barone

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di detta Terra, e da Pirro Loffreda, tra il 1500 e il 1501, con la clausola che fosse in perpetuo del giuspatronato dei suoi discendenti baroni di detta Terra e loro successori; - che i successori baroni Loffreda presentarono sempre i cappellani in detta Chiesa, quando occorreva la vacanza, e a seguito di tali presentazioni, i vescovi confermavano e investivano del beneficio gli eletti, nominati e presentati dai baroni, e consentivano a che gli stessi, in quanto cappellani, godessero i frutti, le rendite, le prerogative loro spettanti; - che l'ultimo e immediato cappellano è stato l'Abate Giovanni Geronimo de Mauro di Napoli, presentato, nell'anno 1576, dal barone Scipione Loffreda. E vacando il beneficio per la morte del de Mauro, il barone attuale Giovanni Caputo ha eletto e presentato alla chiesa e cappella predetta Pietro Paolo Caputo; - che il de Mauro morì l'8 febbraio 1619, e fu seppellito nella Chiesa S. Severino a Napoli; - che l'ultimo barone di Carovigno fu Pirro Loffreda, al quale successe Agostino Caputo, e dopo la sua morte, gli è succeduto come barone di detta terra Giovanni Caputo, figlio di Agostino, per cui spetta a Giovanni il diritto di presentazione alla chiesa e cappella di S. Maria di Belvedere; - che Pietro Paolo Caputo è chierico napoletano, abile e idoneo per detta Cappellania e chiesa, virtuoso letterato e di buona coscienza, tanto più che la chiesa non ha la cura delle anime, ma è beneficio semplice; - che, in virtù di quanto predetto, si deve ammettere e investire il detto Abate P. Paolo della chiesa predetta, e immetterlo nel possesso di cui sopra. Ora, questo articolato, fondato essenzialmente sul principio che così è sempre stato, si rifà a uno schema che mutatis mutandis viene ripetuto anche dai successivi presentati (o dai loro procuratori). Riguardo alla questione principale della legittimità del primigenio diritto di patronato, l'articolato è tutt'altro che esplicativo, perché lo sostanzia sull'asserzione che la chiesa fu fondata, gli anni 1500 e 1501, dai Loffreda ecc.. La Curia in merito agli articoli suddetti acquisisce le dichiarazioni di vari testimoni. E l'iter giudiziario, iniziato in conseguenza della morte del de Mauro (8 febbraio 1619), termina il 24 aprile quando il Vicario Generale decreta la legittimità dell'investitura del beneficiato e quindi l'espedizione della bolla istitutiva del vescovo (con la connessa immissione del beneficiato nel possesso reale, corporale, vero ecc. del beneficio). Nondimeno il beneficiato P. Paolo Caputo, verso la fine di ottobre o i primi di novembre 1619, rivolge al papa una petizione, nella quale, in relazione all'investitura e immissione nel possesso decretate dal vescovo di Ostuni, esprimeva il dubbio che esse potessero valere anche con qualsiasi altro Signore della Terra di Carovigno successivo al suo presentante. In effetti, Pietro Paolo Caputo fu presentato, nel 1619, da Giovanni Caputo, il barone d'allora, il quale vendette il feudo, il 12 ottobre 1619. È perciò assai probabile che la vendita del feudo avesse ingenerato in lui il dubbio suddetto. Il papa lo assolve anzitutto da ogni sentenza ecclesiastica di scomunica, sospensione e interdetto e altresì di censura e di pena, nondimeno riserva parte degli introiti alla Camera Apostolica Romana. E dà al contempo incarico al Vicario del Vescovo di Ostuni, accertata la legittimità del diritto di patronato, la idoneità del Caputo e la vacanza della chiesa o cappella, di conferire questa allo stesso Caputo, immettendolo direttamente, o tramite il suo procuratore, nel relativo materiale possesso per la seconda volta. Ma soprattutto esige che il Caputo sia da preferirsi a tutti quelli che in qualche modo abbiano ottenuto o ottengano dalla Sede Apostolica decisioni a loro favore.

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E così per la seconda volta, il 15 aprile 1620, un anno dopo la prima decisione favorevole del 24 Aprile 1619, il procuratore Marco Antonio Palmieri, per conto del suo principale, presenta la bolla papale al Vicario Generale di Ostuni e ne chiede l'esecuzione, dando così nuovamente avvio al canonico circolo della presentazione-investitura-immissione nel possesso. Circa due anni dopo la morte del precedente beneficiato (il de Mauro morì l'8 febbraio), il Vicario Generale, in veste di Delegato Apostolico, pronuncia la sentenza definitiva, il 5 febbraio 1621, a favore del Caputo, il quale tenne il beneficio finché visse, cioè fino all'Agosto 1629. Si aggiunge incidentalmente che per un periodo di tre anni, terminante il 31 Agosto 1622, tutti i beni beneficiali di Belvedere furono dati in affitto al Capitolo di Carovigno, per il tramite dei procuratori D. Antonio Sacco e D. Francesco Caliulo. Il che evidenzia un altro aspetto importante del diritto in parola: il beneficio di Belvedere, essendo semplice, non richiede la residenza in loco del beneficiato, il quale adempie quanto di pertinenza tramite procuratori o amministratori locali (o della diocesi). Gli anni 1622-1656 sono alquanto problematici per mancanza di idonea documentazione. I pochi fogli esistenti presso l'Archivio Vescovile di Ostuni sono per lo più illeggibili. Ciononostante, sulla base dei pochi indizi che a fatica si colgono, si congettura che il beneficio, nel periodo Agosto 1629-Luglio 1656, sia stato in possesso dell'Abate Giovanni Maria de Amicis di Caserta, presentato da Ottavio Serra (1629: muore il Caputo; 1656: muore il de Amicis). E dopo il de Amicis, del beneficiato Andrea Barretta di Carovigno, presentato da Scipione Costaguti appunto nel periodo Settembre 1656-Gennaio 1660 (data presuntiva della morte). Invece, il Rev. Davide Scribano di Genova, presentato dal barone Giovanni Battista Costaguti, con sentenza definitiva del 6 Marzo 1660 emessa dal Vicario Generale e immissione nel possesso vero ecc. venti giorni dopo, tenne il beneficio dal 26 Marzo 1660 al Giugno 1661. Al Rev. Scribano, segue D. Geronimo Castaldo, o meglio, Girolamo Gastaldi: dal 20 settembre 1661 al 1° Agosto 1665. La situazione che si creò con il Gastaldi è davvero singolare, stante il fatto che Girolamo (il beneficiato) è fratello di Benedetto, Signore di Carovigno e Marchese di Serranova, nonché patrono della Chiesa di Bel. In breve, Girolamo, morto Benedetto, e subentratogli, viene a trovarsi secondo il diritto canonico nella condizione d'incompatibilità fra l'essere beneficiato e l'essere patrono. In ogni caso, Girolamo vendette il feudo a Scipione Granafei o a suo figlio Giuseppe, il 2 Agosto 1665 (secondo me, subito dopo la morte del fratello e l'acquisizione ereditaria del feudo, che appunto alienò unitamente al diritto di patronato). E se il vescovo Personé, nella visita pastorale alla Chiesa di Belvedere del 15 maggio 1673, muove rilievi a carico del rettore cappellano D. Giovanni Battista Leo, è facile arguire che questi sia stato scelto e presentato dal feudatario Giuseppe Granafei. Analizzando la testimonianza che alcuni carovignesi resero, il 12 novembre 1702, presso la Curia di Ostuni riguardo al contestato possesso di alcune terre appartenenti al Beneficio di Belvedere, si viene a sapere che il beneficio fu dato in affitto a Don Leonardo Lombardo prima che fosse conferito a Don Giovanni Battista Leo. E quando questi era appunto il beneficiato, le terre beneficiali erano state coltivate per 18 anni dal nipote che, morto lo zio beneficiato, non vi seminò più, perché il beneficio fu assegnato all'attuale beneficiato, il Gavedone.

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I testi precisano che le terre in questione appartenevano da circa 35 anni al detto Beneficio, e in particolare quando il beneficiato era il Don Giovanni Battista Leo. Si aggiunge che nei Registri Defunctorum esistenti presso l'Archivio Parrocchiale della Chiesa Madre, si rinviene defunto il 20 Ottobre 1687 il Clericus Jo. de Leo che, a mio avviso, non può che essere il Don Giovanni Battista Leo di cui alla suddetta visita pastorale. In altre parole componendo i dati: i beni beneficiali furono in possesso di Don Giovanni Battista Leo, in qualità di beneficiato, per 18 anni, vale a dire da Novembre 1669 a Ottobre 1687 (cioè: 1687 - 18 = 1669); e prima erano stati presi in affitto da Don Leonardo Lombardo, verosimilmente da Dicembre 1665 a Novembre 1669 (anno, quest'ultimo, derivante per approssimazione da: 1702 - 35 circa). E per finire, secondo questa personale e congetturale ricostruzione, alla data del 12 Novembre 1702, il Gavedone era stato già da tempo investito del beneficio. Ed è certo che ne era ancora in possesso nel 1710 o 1715, secondo quanto riferisce il Montorio ne Lo Zodiaco di Maria. Ed è parimenti certo che ne fu in possesso fino alla sua morte, avvenuta nel mese di Luglio 1726. Nicola Granafei, Barone della Terra di Carovigno, appena avuta notizia della morte del Gavedone, elegge a beneficiato suo nipote Don Antonio Sisto de Britto [figlio della sorella Giovanna (nata il 18 maggio 1670), in sposa a Domenico Sisto de Britto dei Duchi di Ceglie], designandolo per di più suo procuratore. E questi, a sua volta, costituisce suo procuratore il Notaio Francesco Paolo De Anna di Ostuni. Supponendo il normale e positivo svolgimento del processo istruito dalla Curia Vescovile di Ostuni, iniziato il 12 Settembre 1726 e terminato, assai probabilmente, nel Novembre 1726, il D. de Sisto, tramite il suo procuratore, ebbe in possesso il beneficio di Belvedere per 2 anni circa, fino alla fine del mese di Ottobre 1728. Siffatta brevità è, a mio avviso, spiegabile non con la prematura morte del chierico cegliese, bensì con la resignazione del beneficio - che egli avrebbe fatto - nelle mani di Benedetto XIII (1724-1730). In seguito a siffatta rinuncia, in mancanza di documenti certi e indubitabili, pensiamo che il papa abbia di motuproprio conferito il beneficio di Belvedere a Mons. Nicolò de Simone, Vescovo di Marciano, Notaio Apostolico, Referendario di entrambe le Segnature, Votante della Segnatura della Giustizia, Intimo famigliare e Segretario della Cifra di Sua Santità. E il de Simone, non dissimilmente dai predecessori, nomina suo amministratore il Padre Carmelitano Giuseppe Maria Marrazzo, ordinandogli di far fulminare la scomunica a chi indebitamente possedeva beni appartenenti alla Chiesa, e anche a chi, pur sapendo, non rivelava quanto sapeva. E così il Marrazzo, il 4 novembre 1728, a mio avviso appena insediatosi, fortemente sollecitato dalle malelingue avverse all'arciprete Epifani, si rivolge alla Curia di Ostuni per gli adempimenti di competenza. Un mese dopo, l'arciprete di Carovigno attesta di aver effettuato le tre canoniche denunce in chiesa, e che nessuna rivelazione gli era stata presentata. Il Marrazzo, preso atto che il minacciar di scomunica non aveva sortito esito alcuno, torna nuovamente a chiedere alla Curia di reiterare la minaccia. E così, il 20 e il 21 febbraio 1729, alcune persone timorate si presentano davanti al cancelliere della curia vescovile per asserire praticamente questo, che: - l'arciprete D. Cesare Epifani è attualmente in possesso, come il suo defunto genitore, di una proprietà terriera appartenente al Beneficio, - quando era affittuario dei beni D. Giovanni Grottoli, la nipote Palma deteneva in casa sua una delle due campane della Chiesa di Belvedere, e quando cessò

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l'affitto, la stessa portò via gli ex voto. In pratica, ponendo in parentesi le denunce contro l'Arciprete Epifani e il Rev. Grottoli, non fu rivelato nulla di più di quanto non fosse già acquisito agli atti della Curia con l'elenco dei beni beneficiali. Non è dato di sapere quali siano state le azioni intraprese dal Padre Carmelitano, ma si suppone del tutto inefficaci, almeno per quel che concerne l'Arciprete Epifani che, nel Catasto Onciario dell'anno 1742, risulta ancora possessore a titolo di patrimonio dell'antico bene controverso. Il de Simone muore nel mese di Luglio 1751, e avendo il pontefice riservato a sé la provvisione dei benefici vacanti per morte di notai apostolici, attribuisce il beneficio di Belvedere a D. Nicolò Tesoriere di Strongoli (la cui bolla pontificia fu corroborata poi dall'exequatur regio), che lo tenne dal luglio 1752 fino - presumo - al 1775, perché il 3 Aprile 1775, il Beneficio di Belvedere risulta essere affittato, con atto del Notaio F. Saverio Spani di Ostuni, a - presumo - Vito Pomes di Carovigno. E con decorrenza dal 3 Gennaio 1786 al medesimo Vito Pomes, dal beneficiato D. G. Battista Scoppa, tramite il suo procuratore (Cfr. Notaio Pasquale de Milato di Carovigno). Morto, il 10 Febbraio 1782, Michele Imperiale Junior senza figli, e devoluto perciò il feudo al Real Fisco, il beneficio venne acquisito da D. Giuseppe Carrano in forza della Real Carta del 1° Luglio 1788. Gli successe il regio beneficiato P. Filippo Vincenzo Spaventa (Real Diploma del 28 Ottobre 1817). Un altro anno cruciale è proprio il 1792: il Principe Gerardo Dentice, precisamente il 15 Febbraio 1792, acquista il Feudo di Carovigno insieme con il diritto di patronato sul Beneficio della Madonna di Belvedere. All'epoca ne era in possesso, come si è detto, il Regio Beneficiato Carrano e poi, da Ottobre/Novembre 1817, il Regio Beneficiato Spaventa. L'anno dopo, il 1818, il Ministero degli Affari Ecclesiastici riconosce tale beneficio di patronato del Principe Dentice, il quale, "per non derogare alla Sovrana collazione, e serbare insieme intatto il suo diritto", per conto proprio rinomina lo stesso Spaventa beneficiato. Il Ministero riconosce altresì che, morto il beneficiato Spaventa, il beneficio deve ritornare alla famiglia Dentice. Ovviamente, essendo già morto - l'anno 1811 - il Principe Gerardo, adempì quanto sopra il figlio Conte Luigi, 6° Principe di Frasso. Ed è parimenti ovvio che la nomina dello Spaventa a beneficiato, fatta dal Dentice, è del tutto ridondante, pleonastica, inutile. Il 1837, muore il R. Beneficiato Spaventa, e la Commissione Diocesana di Ostuni incamera subito il beneficio; ma i figli e gli eredi del Principe Gerardo (Luigi, Francesco, Antonio) la citano in giudizio per avere, a loro avviso, malamente proceduto a un sequestro dei beni dipendenti dal Beneficio di Belvedere. L'anno 1838, il Beneficio è ancora amministrato dalla Commissione Diocesana, la quale teneva peraltro la Chiesa in uno stato di totale abbandono "per mancanza di sacri utensili, e di quanto altro abbisognar potrebbe alla decenza del culto" (Carovigno: Seduta decurionale del 6 Luglio 1838). Il 4 Maggio 1839, in Napoli, il Ministero e Real Segreteria di Stato degli Affari ecclesiastici comunica ufficialmente al Principe Dentice, Gentiluomo di Camera di Sua Maestà, che a seguito della sua rivendicazione del Beneficio di Belvedere, vacante per morte del regio beneficiato ex religioso D. Vincenzo Spaventa, la Commissione dei Presidenti della Gran Corte dei Conti ha unanimemente deliberato, e il Re approvato nel Consiglio di Stato ordinario del 29 Aprile precedente, essere il Dentice libero da ogni pretensione della Real Corona sul beneficio di S. Maria di Belvedere.

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Ciò stante, il 28 Giugno 1839, in Ostuni, la Commissione Diocesana, preso atto della sovrana deliberazione, e conseguentemente dell'appartenenza ai Dentici del patronato sul beneficio di Belvedere, dispone subito il dissequestro dei beni beneficiali da essa stessa amministrati a favore per l'appunto dei Dentice. È assai probabile che: dal 1839 al 1843, il beneficiato fosse Don Andrea Valente, cantore e vicario foraneo, presentato dal Conte Luigi Dentice (6° Principe di Frasso) e investito del beneficio dall'Arcivescovo di Brindisi e Amministratore perpetuo di Ostuni, Pietro Consiglio (13 marzo 1826 - 12 novembre 1839 deceduto). E che in ogni caso, come riportato nel verbale della visita pastorale dell'Arcivescovo Rotondo (1850-51), la Cappella cosiddetta di S. Maria di Belvedere insieme con il Beneficio erano di fatto amministrati dai Dentice. In osservanza del Decreto 17/2/1861, il Sig. Pietro Valente, Amministratore del Principe e altri germani [vale a dire: il Principe Ernesto (1825-1886), il Commendatore Alfredo (1828-1886)], il 15/2/1863, denunciava il Beneficio di Belvedere al Ricevitore del Registro di San Vito che, dopo le debite indagini, ritenne patrono il possessore dei beni beneficiali, cioè il Dentice, il quale contestò questo, dicendo che il Valente aveva operato in modo scorretto, perché non doveva denunciare i beni in parola, "non essendovi alcun titolo, documento o memoria da cui ciò potesse risultare", come scrive il Cavallo (Vd. CLIX). Dopo lunga polemica, sebbene si pagasse già la tassa di mano morta, il 15 Agosto 1872, il Ricevitore a nome dell'Amministrazione Fondo Culto procedette alla presa di possesso dei beni immobili del Beneficio, escludendo però il Santuario con i suoi immediati accessori. E il Dentice convenne (cioè citò in giudizio) il Fondo Culto davanti al Tribunale di Lecce che, il 12 Marzo 1873, sentenziò la legittimità dell'operato dell'Amministrazione del Fondo Culto. Ciononostante, addivennero le parti, il 30 Novembre 1874, a un bonario componimento, in conseguenza del quale il Dentice (cioè i due germani Alfredo ed Ernesto) ottenne lo svincolo dei Beni del Benefici, ai sensi della Legge 15 Agosto 1867. Si osserva che in tutto questo tempo, sin dal 1857 e fino al 15 Aprile 1879, la Chiesa o Cappella di Belvedere era retta da D. Francesco Morelli che in qualità di Rettore aveva nominato un Cappellano per le messe d'obbligo. Dopo il detto svincolo, il Commendatore Alfredo rimodernò, l'anno 1875, la facciata della Chiesa del Santuario, apponendovi lo stemma di famiglia; ma si legge nella Storia di Casa Dentice, compilata da Luigi Dentice Principe di Frasso (Tipografia del Senato, Roma 1934), che Alfredo Dentice "restaurò il Santuario di sua proprietà detto di S. Maria di Belvedere". (p. 132). Ma come poteva il Santuario millenario essere di proprietà del Dentice!? Il 31 Marzo 1878, il Commendatore Alfredo fu Luigi scrive il proprio testamento olografo, nel quale e col quale nomina e istituisce suo erede universale, per quanto attiene all'usufrutto, il fratello Ernesto fu Luigi e, alla morte del quale, suoi eredi universali, per quanto attiene alla proprietà, i suoi due nipoti, Luigi e Alfredo, figli di Ernesto. Specificatamente: il nipote Alfredo, di due terzi; il nipote Luigi, di un terzo. E dispone di ordinare ai due nipoti, nella Divisione da farsi, di includere il Fondo Belvedere nella quota di Luigi, al quale raccomanda il Santuario che ha ricostruito e che tanto ama. E ugualmente di ordinare a entrambi i nipoti di far celebrare in suo suffragio le messe nel numero che essi riterranno giusto e in più, il giorno anniversario della sua morte, una messa solenne a Belvedere. Il Comm. Alfredo morirà poi il 3 Maggio 1886. Il Principe Ernesto, invece,

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il 3 Ottobre 1886. Due anni prima (1884), il primogenito Luigi 23enne (n. 1861) aveva assunto la gestione diretta del patrimonio di famiglia, per le cattive condizioni di salute del padre Ernesto. Morti nel 1886 entrambi i germani Alfredo ed Ernesto, il notaio Giovanni Greco procede alla pubblicazione e registrazione dei due testamenti olografi, e all'inventariazione dei beni. Il 13 Gennaio 1897 (11 anni dopo), redige l'atto di divisione dei beni lasciati dal Comm. Alfredo. Luigi e Ernesto, rispettivamente, figlio primogenito e secondogenito del defunto Ernesto, dopo aver premesso di aver posseduto, fin dal decesso dell'usufruttuario loro genitore, la massa dei beni in parola, e di aver regolarmente percepito e diviso le rendite annuali in proporzione e in conformità dei rispettivi diritti stabiliti con la disposizione testamentaria, condividono che il Santuario con il caseggiato annesso e l'attiguo giardino, per rispetto alla volontà del testatore, resti attribuito al Principe Luigi Dentice che si assume la cura del Santuario. Il Commendatore Alfredo, testamentando, aveva scritto di aver ricostruito il Santuario che tanto amava, nondimeno disponeva, l'anno 1880, che nessun sacerdote di Carovigno potesse accedere al santuario per celebrare, senza il permesso da chiedersi al fattore e da esibirsi al custode del Santuario. L'Arcivescovo Aguilar, il 13 Dicembre 1883, decretava l'interdizione dell'Oratorio, e la sospensione dei sacerdoti che vi si recassero per celebrare, compreso il Cappellano dei Dentice. Il Commendatore Alfredo ridefinirà la sua prescrizione, consentendo ai sacerdoti di accedere e celebrare nel Santuario esibendo al custode la tessera rilasciata dall'arcivescovo. Si giunge quindi, dopo la morte del Commendatore, alla protesta popolare del 17 Aprile 1887, quando alcuni scapestrati, forse sbronzi, arrecarono gravi danni all'interno e all'esterno del Santuario, determinandone la chiusura per gli interventi di restauro. Il Conte Alfredo che appena 12enne era entrato nell'Accademia Navale di Livorno e aveva conseguito il grado di Guardiamarina (a. 1891), sposa, il 22 Dicembre 1905, la Contessa Elisabetta, si mette in aspettativa e insieme con la moglie dà inizio alla ristrutturazione del Castello di Carovigno, avuto dal fratello Luigi come regalo di nozze, unitamente agli annessi e connessi. Nello stesso tempo realizzano nel giardino (14 ettari) un vivaio di fiori e piante di ogni genere. E a Belvedere il sagrato (cioè lo spazio antistante la chiesa) della Cappella con intorno i cipressi, e il boschetto adiacente di circa un ettaro. Gli anni della Prima Guerra Mondiale, il Conte Alfredo è al fronte (1° Comandante del Battaglione S. Marco e 1° Governatore di Trieste liberata). La contessa invece fa la spola tra il fronte e Carovigno dove soprintende ai lavori. Francesco Ingrosso dirige, invece, i lavori nel giardino e a Belvedere, avvalendosi di due aiutanti fissi, i fratelli Sacchi di Carovigno, il più giovane dei quali, Angelino, è anche guardiano della Cappella, annessi e connessi; percepisce uno stipendio dal Conte Alfredo, e vive nella casa del guardiano. Gli anni 1923-1924, il Conte Alfredo è nominato Contrammiraglio, passa la maggior parte del suo tempo insieme con la moglie nel Castello di Carovigno. Con il rinnovo del catasto, agricolo e urbano, il giardino e il boschetto intorno alla Cappella, entrambi coltivati e forestati dal Conte Alfredo, sono intestati a suo nome, mentre la casa del guardiano resta a nome di Luigi (n. 1861). Nessuna variazione di rilievo si ha sino alla morte del Conte Alfredo, avvenuta il 10 Febbraio 1940. La Contessa Elisabetta era morta due anni prima,

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per incidente stradale. Il Conte Alfredo istituisce suo erede universale il nipote Luigi (1876-2000) di Ernesto (n. 18 Maggio 1886), e usufruttuario il fratello Carlo (1876-1945), il quale si trasferì nel Castello di Carovigno, dove appunto morì nel 1945, e fu sepolto nella tomba di famiglia di Peppino Russo. Inoltre, il 28 Luglio 1947, muore a Roma, a 86 anni, Luigi (n. 1861), primogenito di Ernesto (1828-1886) fu Luigi (1791-1850). *** Non vi è nulla di particolare riguardo al Santuario, gli anni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, se non i consueti atti devozionali: visite, pellegrinaggi, preghiere, voti, miracoli ecc. E anche in seguito fino all'anno 1963, quando D. Angelo Massari, Arciprete e Vicario Foraneo di Carovigno e Serranova, cominciò a prendersi cura del Santuario, praticamente chiuso e abbandonato. I Principi di Frasso, ai quali competeva il mantenimento di un guardiano, per certe loro infelici vicende famigliari, se ne erano disinteressati; ma accolsero favorevolmente la richiesta di riaprire il Santuario, che l'Arciprete presentò loro formalmente. "Cominciò, così, negli anni 1963-5, una nuova pagina di storia del Santuario", sottolinea Filomena. I vari problemi del Santuario furono ben presto risolti con la fattiva collaborazione di cittadini benemeriti. In particolare, fu nominato il custode, che s'impegnò a svolgere l'incarico in modo stabile e continuativo. In secondo luogo, furono eseguiti interventi seppur parziali, di restauro e pulizia. In terzo luogo, il rifacimento della strada di Belvedere: i lavori di ampliamento e rifacimento della strada Carovigno-Santuario di Belvedere con pavimentazione bituminosa del piano viabile, appaltati all'Impresa Peciccia Antonio di Carovigno con contratto n. 214 del 4/7/1974, furono ultimati il 31 Gennaio 1977. L'Arciprete D. Angelo attivò anche molteplici iniziative al fine di incrementare l'interesse e il culto del Santuario. Diresse il Santuario fino a poco prima del 1979, quando gli successe come Rettore D. Giovanni Di Latte. (E. Filomena, Lo Splendore della Divinità nel Santuario di Belvedere, pp. 140-145)

EPOCA DON GIOVANNI DI LATTE (1979-2000) Componendo in sé un'intelligenza pragmatica e una volontà determinata, fortemente intenzionato a fornire di concretezza l'idea di un Santuario grande e magnifico che i carovignesi, al pari dei loro padri e avi, portano in nuce con sé dalla nascita, il nostro zelante Don Giovanni Di Latte (così appellato dall'Arcivescovo Don Settimio), devoto sincero della Madonna di Belvedere, ha perseguito con fervore, diligenza, impegno e ininterrotto entusiasmo la causa del Santuario di Belvedere, conseguendo nel tempo della sua Rettoria e oltre, in qualità di legale Rappresentante dell'Ente Parrocchia S. Pietro Apostolo: - la denominazione di Santuario Cittadino, decretata dall'Arcivescovo Don Settimo; - il riconoscimento di importanza storico-artistico, attestato dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici di Bari; - la proprietà del Santuario, dei locali annessi alla Chiesa (ex casa del custode) e della pineta; - l'edificazione del complesso Centro Assistenziale per anziani "Oasi di Belvedere" inserito nella "Via dei Pellegrini - Giubileo 2000". Ovviamente per raggiungere tali risultati, il Nostro ha dovuto e saputo de-

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streggiarsi nei meandri della politica e, per così dire, delle pastoie burocratiche; e soprattutto nel settore dei finanziamenti pubblici. E da ultimo è stato capace di promuovere sapientemente la condivisione dei fedeli alla realizzazione delle opportune necessarie opere che attenevano al Santuario, e di impiegare proficuamente le loro offerte. E così Don Giovanni brigò per salvaguardare l'edificio belvederiano attraverso il ripristino e il consolidamento del fabbricato adiacente alla Chiesa, ex casa del Custode. Il 2 Ottobre 1995, il Comune rilasciò la concessione edilizia n. 356; il progetto, fatto dall'ing. Sforza e arch. Scaligeri; l'opera, eseguita dalla ditta Pagano di Squinzano; l'onere finanziario, sostenuto da oltre 500 carovignesi con contributi volontari. Il tutto in tempi brevi. Ma già anni prima, il 21/9/1979, quale neo-Rettore aveva scritto al Sindaco di allora, lamentando "lo stato di abbandono e di trascuratezza di una zona così importante della nostra Carovigno che è Belvedere", e indicando nello stesso tempo una serie di opere da attuare per il bene della collettività rendendo "più accogliente il Santuario", e "per lo sviluppo turistico della zona tutta". E cioè: "1) Erezione di gabinetti pubblici 2) Domanda per una fontana pubblica (il tronco dell'acqua che passa e conduce a S. Sabina dista una cinquantina di metri)

3) Posizione di 2 o 3 pali di luce 4) Restauro locali del custode 5) Mattonata del piazzale antistante il Santuario (resosi pericoloso per il pietrisco) 6) Esproprio del terreno di proprietà dell'ex Conte Dentice per nuovo piazzale macchine o opere pubbliche 7) Rimboschimento e cura della pineta". (Per g.c. dello stesso Di Latte) E come disse il Sindaco nel corso della cerimonia di "Conferimento dell'onorificenza di Cittadino Benemerito con medaglia d'oro al Rev. Don Giovanni Di latte", il 6 Marzo 2005: "Tutto questo è stato realizzato poi attraverso il tempo, grazie alla costante tenacia e perseveranza di Don Giovanni." (E. Filomena, ibidem, p. 164)

E per finire, onore al merito! Don Giovanni Di Latte ha adempiuto in modo significativo e produttivo il suo rettorato creando beni tangibili, reali, corporali, sui quali e con i quali si sostanziano quelli religiosi e spirituali, tendendo soprattutto all'obiettivo di dare impulso all'attività pastorale e di realizzare un centro di culto mariano (incontri spirituali ecc.).

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I BENEFICIATI/CAPPELLANI/RETTORI Legenda: * : l'asterisco preposto al dato, denota un dato puramente congetturale (?) : dato sconosciuto < : prima dell'anno ... > : dopo l'anno ... ≠ : il quesito, nel caso specifico, è incongruo / : segna un dato ulteriore, aggiuntivo e/o complementare = : dato qualificativo Dal 1160 al 1911: Ottone Cane, .............., Pietro de Cifuno, Raffaele Bello, Vito Sacco, Lorenzo Pilella, Angelo de Perna, Vito Antonio Farina, Giovanni Geronimo de Mauro, Pietro Paolo Caputo, Giovanni Maria de Amico, Andrea Barretta, Davide Scribano, Girolamo Gastaldi, Giovanni Battista Leo, Francesco Antonio Gavedone, Antonio Sisto de Britto, Nicolò de Simone, Nicola Tesoriere, Giovanni Battista Scoppa, Giuseppe Carrano, Filippo Vincenzo Spaventa, Francesco Morelli, Domenico Giannotti Nardelli, Michele Russo.

Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano Rettore Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano Rettore Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al

********** Chiesa di S. Angelo di Luco / vigneti, terre, cisterne, oliveti e olivastreti, colti e incolti, ogni bene mobile e immobile, annesso e connesso .....(?)..... Castellano di Ostuni, Ottone Cane, e suo figlio Guidelmo = Concessionario ≠. * Beneficio Ecclesiastico della Curia Vescovile di Ostuni Vescovo di Ostuni, Giovanni Mammuni (1140-1160) Maggio 1160 - ..... (?) ..... [Sicuramente fino alla morte di Ottone o Guidelmo] ********** Cappella di Santa Maria di Belvedere / con i suoi diritti e utilità .....(?)..... Presbitero Pietro de Cifuno = Cappellano * Giovanni Gaspare Loffreda (8/8/1492-1530), 2° Barone di Carovigno * Francesco de Rizzardis (1499-1504) .....(?)..... *1500-1501 - * Dicembre 1512/Gennaio 1513 **********

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Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano Rettore Patronato

Cappella e Beneficio di S Maria di Belvedere / con i suoi diritti e utilità Morte dell'ultimo Cappellano, Presbitero Pietro de Cifuno Presbitero Raffaele Bello di Carovigno = Cappellano Giovanni Gaspare Loffreda († 1/1/1531), 2° Barone di Carovigno Abate Donato Cimino, Tesoriere e Vicario Generale del Vescovo Corrado Caracciolo (1509-1516) 22 Gennaio 1513 - * 1526

Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al Sulla base dell'articolato del 29 Aprile 1581, presentato alla Curia Vescovile di Ostuni dal Capitolo e dal Clero, si congettura che, se trascorsero 50 anni circa tra la morte di D. Raffaele Bello e la morte di D. Angelo de Perna, allora la morte di D. Raffaele avvenne nel 1526; per cui egli tenne il beneficio di Belvedere dal 1513 al 1526. [Ora, non considerando le affermazioni del Capitolo e Clero (non coerenti con i documenti esaminati, e prive di riscontri oggettivi) sui beneficiati successivi, Don Antonio di Pressa e Mastro Don Domenico Epifano, si ritiene che dopo la morte di Don Raffaele Bello, il beneficio sia stato conferito al Presbitero Raffaele de Perna, che ne fu in possesso dal 1526 al 1533. ********** Beneficio Cappella e Beneficio di S. Maria di Belvedere / e suoi beni, Cappella diritti, redditi, introiti e utilità Chiesa Vacante per Morte del Cappellano e possessore della Cappella e Beneficio, Presbitero Raffaele de Perna Beneficiato D. Vito Sacco di Carovigno = Cappellano e Rettore Cappellano Rettore Patronato Donato Antonio Loffreda († 15/9/1561), 3° Barone di Carovigno Investitura Vescovo Pietro Bovio (1530-1557) Immissione nel possesso Periodo 20 Settembre 1533 - 1563 dal - al ********** Beneficio Chiesa e Beneficio di S. Maria di Belvedere Cappella Chiesa Vacante per ≠ Beneficiato ≠. Non c'è il Rettore, Don Vito Sacco celebra una messa alla Cappellano settimana. Chiesa e Beni sono amministrati dal Barone D. Rettore Antonio Loffreda per il tramite del suo cassiere Giannotto di Giannotto (e prima per il tramite del Procuratore Antonio Spinelli) Patronato Chiesa e Beni amministrati dal Barone Donato Antonio Loffreda († 15/9/1561), 3° Barone di Carovigno Investitura Immis≠. Visita Pastorale del Vescovo Giovanni Carlo Bovio (1546sione nel possesso 1564)

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Periodo dal - al Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano Rettore Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano Rettore Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano Rettore Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato

≠. Situazione al 7/8 Giugno 1558 ********** Cappella o Beneficio di S. Maria di Belvedere / e tutti i beni mobili e immobili Morte del Cappellano e Rettore Don Vito Sacco Don Lorenzo Pilella = Cappellano, Beneficiato Scipione Loffreda († 30/6/1609), Barone di Carovigno Vicario Generale del Vescovo di Ostuni, Mons. Giovanni Carlo Bovio (1546-1564) 12 Giugno 1563 - 1567 ********** Chiesa di S. Maria di Belvedere Morte del Cappellano Don Lorenzo Pilella Don Angelo de Perna, Arciprete = Cappellano Rettore Scipione Loffreda († 30/6/1609), Barone di Carovigno Vescovo di Ostuni, D. Vincenzo Cornelio (1564-1578) 11 Marzo 1567 - 1576 ********** Chiesa o Beneficio della Beata Maria di Belvedere Morte del Rettore Don Angelo de Perna ≠. La Chiesa e Beneficio, uniti al Capitolo della Chiesa Collegiata di Carovigno ≠ ≠ Bolla del Pontefice Gregorio XIII (1° Aprile 1576), e Regio Exequatur (4 Aprile 1578) ≠. Situazione al 1° Aprile 1576 ********* Chiesa o Beneficio di S. Maria di Belvedere Morte del Beneficiato e Possessore, Don Angelo Perna di Carovigno Prelato D. Vito Antonio Farina = Commendatario e sub-

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Cappellano Rettore Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al ********** Beneficio Cappella Chiesa Vacante per

Beneficiato Cappellano Rettore Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al Beneficio Cappella Chiesa Vacante per

collettore ≠ . Scipione Loffreda († 30/6/1609), Barone di Carovigno ≠. Camera Apostolica e Protonotario Apostolico Lorenzo Campeggi ≠. Situazione al 5 Dicembre 1577 Chiesa e Beneficio di S. Maria di Belvedere /e tutti e i singoli frutti e introiti, consistenti in beni immobili e immobili semoventi; e i proventi e le oblazioni Morte del Beneficiato e Possessore, Don Angelo de Perna (Presumibilmente il Beneficio fu in possesso di D. Vito Antonio Farina dalla morte di Don Angelo de Perna all'immissione nel possesso del Beneficiato Giovanni Geronimo de Mauro, e cioè dal 1576 al 1585) Abate Giovanni Geronimo de Mauro, Chierico napoletano = Beneficiato, Cappellano / tramite il suo Procuratore, Don Camillo Petrarolo Scipione Loffreda († 30/6/1609), Barone di Carovigno Sisto V (Bolla del 25 Agosto 1585 / Regio exequatur del 2 Ottobre 1585) / D. Antonio De Benedetto, Canonico ostunese con apostolica autorità, Notaio e Giudice ordinario 29 ottobre 1585 - 8 Febbraio 1619 ********** Chiesa, Cappella, Beneficio di S. Maria di Belvedere/ e tutti i suoi diritti, onori, oneri, beni, censi, redditi, emolumenti, e gli annessi e connessi Morte del Cappellano e Beneficiato, Abate Giovanni Geronimo de Mauro Abate Pietro Paolo Caputo, Chierico napoletano = Cappellano e Beneficiato / Procuratore Marco Antonio Palmieri

Beneficiato Cappellano Rettore Patronato Giovanni Caputo di Napoli, Barone della Terra di Carovigno Investitura ImmisVicario Generale, Paolo Veneto / Vicario Generale e delegato sione nel possesso Apostolico, Abate Domenico de Presbiteris Periodo 24 Aprile 1619 o 5 Febbraio 1621 - Agosto 1629 dal - al N.B.: I beni beneficiali (terreni seminativi, possedimenti di olivi, giardini, cisterne, case, botteghe e altri membri diversi) furono dati in affitto per 3 anni, fino al al 31 Agosto 1622, a Don Antonio Sacco e Don Francesco Caliulo, Procuratori del Capitolo Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano

********** Chiesa e Beneficio di S. Maria di Belvedere / e tutti i suoi beni .....(?)..... * Morte del Beneficiato Pietro Paolo Caputo Abate Giovanni Maria De Amico di Caserta = Cappellano, Beneficiato

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Rettore Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano Rettore Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano Rettore Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano Rettore Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo

Ottavio Serra, Barone della Terra di Carovigno * Vescovo di Ostuni, Fabio Magnesio (1640 - 1659) .....(?)..... * Agosto 1629 - 8 Luglio 1656 ********** Chiesa e Cappella di S. Maria di Belvedere / e tutti i suoi beni Morte del Cappellano o Beneficiato, Abate Gio. Maria De Amico di Caserta Andrea Barretta di Carovigno = Scipione Costaguti, Barone di Carovigno, Arcivescovo di Cartagine Vicario Generale della Curia di Ostuni * Settembre 1656 - * Gennaio 1660 ********** Cappella o Chiesa di S. Maria di Belvedere / e tutti gli onori e oneri, annessi e connessi Morte del Rettore e Cappellano, Abate Giovanni Maria de Amico di Caserta (Doc. Ostuni, 6 Marzo 1660 - dato probabilmente incongruo) Rev. Davide Scribano di Genova Giovanni Battista Costaguti, Barone della Terra di Carovigno Vicario Capitolare della Curia di Ostuni, Ferdinando Bisantizzi 6 Marzo 1660/26 Marzo 1660 - * Giugno 1661 ********** Beneficio di S. Maria di Belvedere Morte del Cappellano e Rettore, D. Giammaria de Amicis (Doc. Ostuni, 1726 - dato probabilmente incongruo) D. Geronimo Castaldo (Girolamo Gastaldi) = Beneficiato Cav. Benedetto Castaldo, Signore della Terra di Carovigno, e Marchese di Serranova Vicario Generale, D. Scipione Muscava 20 Settembre 1661 - 1° Agosto 1665

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dal - al Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano Rettore Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano Rettore Patronato

********** Chiesa di S. Maria di Belvedere * Morte del Cappellano D. Giovanni Maria de Amicis D. Giovanni Battista Leo = Cappellano e Rettore * Scipione Granafei o, piuttosto, suo figlio Giuseppe Granafei ≠. Visita Pastorale del Vescovo di Ostuni, Carlo Personè (1660-1678) ≠. Situazione al 15 Maggio 1673 ********** Beneficio di S. Maria di Belvedere * Morte del Cappellano Rettore D. Giovanni Battista Leo Mons. Francesco Antonio Gavedone / Affittuario e Procuratore (e Cappellano), D. Giovanni Grottola ≠. Perché in possesso della Camera Apostolica che ivi aveva fondato un'Abbazia (P. Serafino Montorio) * Camera Apostolica per il tramite del Vescovo di Ostuni, * Bisanzio Fili (1707 - 1720)

Investitura Immissione nel possesso Periodo 1710/1715 (P. Serafino Montorio) - Luglio 1726 dal - al N.B.: Secondo la testimonianza di alcuni cittadini di Carovigno, Gavedone, il 12 Novembre 1702, era già da tempo in possesso del Beneficio di Belvedere ********** Beneficio Beneficio di S. Maria di Belvedere /e tutti gli Cappella onori, oneri, rango, prerogative, introiti e ogni Chiesa qualsivoglia utile spettante e in qualsiasi modo appartenente Vacante Morte del Beneficiato Abate D. Francesco Anper tonio Gavedone Beneficiato Chierico D. Antonio Sisto de Britto dei Duchi di Cappellano Ceglie = Beneficiato / Procuratore, il Notaio Rettore Francesco Paolo De Anna Patronato Nicola Granafei, Signore di Carovigno e Marchese di Serranova

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Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano Rettore Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano Rettore Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano Rettore

Cono Luchino del Verme (26 dicembre 17201747), Vescovo di Ostuni Novembre 1726 (* > 9 Novembre) - Novembre 1728 (* < 4 Novembre) ********** Chiesa e Beneficio di S. Maria di Belvedere * Morte, o per altro, dell'ultimo beneficiato Ch. Sisto de Britto Mons. Nicolò De Simone = Beneficiato / Amministratore, Padre Carmelitano Giuseppe Maria Marrazzo ≠ Per riserva papale: in possesso del Beneficio perché appunto notaio del Papa e della Santa Sede, Referendario di entrambe le Segnature, Votante della Segnatura della Giustizia < 4 Novembre 1728/9 Giugno 1739 (Visita Pastorale) - 1751 (> 31 Gennaio) ********** Chiesa e Beneficio ecclesiastico di S. Maria di Belvedere / e tutti i suoi diritti e pertinenze, frutti, redditi, proventi, e annessi Morte del Beneficiato, notaio del Papa e della S. Sede, Mons. Nicolò de Simone Presbitero strongolese D. Nicola Tesoriere = Beneficiato / Procuratore Rev. Giuseppe Capriglia ≠ Per riserva papale: Benedetto XIV (Bolla del 31 Gennaio 1751 e Parere del Cappellano Maggiore e della Camera di Santa Chiara, 12 e 29 maggio 1752) / Vicario Generale e Delegato Apostolico, Abate Orazio Cellie 13/14 Luglio 1752 - 1775 (verosimilmente) ********** Chiesa e Beneficio di S. Maria di Belvedere / con tutti i Corpi Beneficiali consistenti in oliveti, terreni seminativi, erbaggi, censi enfiteutici, pigioni di case e botteghe, e diritti, tutti appartenenti al Beneficio Morte (presumibile) del Beneficiato Don Nicola Tesoriere Don G. Battista Scoppa di Napoli, Beneficiato / Procuratore Sac. Secolare Don Santo Jaja di Carovigno

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Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al

≠ Dato non rilevabile

3 Aprile 1775 - 1788 (verosimilmente) ********** Cappella o Beneficio di S. Maria di Belvedere /e tutti i diritti, oliveti, terreni seminativi, erbaggi, censi enfiteutici, pigioni di case e botteghe Morte (presumibile) del Beneficiato D. Giovanni Battista Scoppa D. Giuseppe Carrano = Cappellano e Beneficiato / Procuratore D. Domenico di Netto

Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano Rettore Patronato Regio Investitura Con Real Carta del 1° Luglio 1788 Immissione nel possesso Periodo 1 Luglio 1788 - * Luglio-Ottobre 1817 dal - al N.B.: I beni beneficiali furono dati in affitto a Salvatore Pomes, dal 1 Settembre 1788 al 31 Agosto 1792 ********** Beneficio Beneficio di S. Maria di Belvedere Cappella Chiesa Vacante Morte del Cappellano e Beneficiato, D. Giusepper pe Carrano Beneficiato P. Filippo Vincenzo Spaventa = Beneficiato / Cappellano Procuratore Sac. D. Ignazio Buonsanto Rettore Patronato Regio Investitura Con Real Diploma del 28 Ottobre 1817 / Vicario Immissione Foraneo Don Vito Cataldo Andriani di Carovinel possesgno, su delega del Vicario Capitolare D. Agostiso no Ayroldi della Curia Vescovile di Ostuni Periodo 28 Ottobre 1817/17 Novembre 1817 - 26 Gendal - al naio 1837 ********** Beneficio Chiesa e Beneficio di S. Maria di Belvedere Cappella Chiesa Vacante Morto il Regio Beneficiato Spaventa, il Benefiper cio fu posseduto e amministrato dalla Commissione Diocesana di Ostuni dal 1837 al 1839. (Docc.: Ostuni 26 Luglio 1837; Carovigno, 22 Giugno 1838; Carovigno, 6 Luglio 1838. Doc.

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Beneficiato Cappellano Rettore

Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al

Roma (verosimilmente) Aprile-Maggio 1887). L'anno 1851 o 1852, la Chiesa e il Beneficio risultano amministrati dai Dentice (Visita Pastorale dell'Arcivescovo Rotondo) Don Andrea Valente, cantore e vicario foraneo = Beneficiato (Storie di Famiglie e Storie di Carte (a cura di Antonella De Lucia, Cappellanie, Busta 210, Fasc. 58, p. 449). E Cappellano (Atto del notaio Andera Gennaro Carlucci di Carovigno, 17 ottobre 1842) Il Principe Dentice * Pietro Consiglio (13 Marzo 1826 - 23 Novembre 1839 deceduto), Arcivescovo di Brindisi e Amministratore perpetuo di Ostuni 1839 - 1843 ********** Chiesa e Beneficio di S. Maria di Belvedere

Beneficio Cappella Chiesa Vacante * Morte del beneficiato D. Andrea Valente, avper venuta il 7 Febbraio 1843 Beneficiato Sac. Francesco Morelli = Rettore (Il Cappellano Cappellano per celebrare le messe d'obbligo, scelto dal RetRettore tore Morelli) Patronato ≠ Investitura Monsignor Raffaele Ferrigno (16 giugno 1856 Immissione 20 aprile 1892), Arcivescovo di Brindisi e Amnel possesministratore perpetuo di Ostuni, in Visita Pastoso rale (1857) Periodo 1857 - 15 Aprile 1879 dal - al N.B.: Il Comm. Alfredo Dentice dal 1880 disponeva che nessun sacerdote di Carovigno potesse accedere al Santuario per celebrare, senza il permesso da chiedersi al fattore e da esibirsi al custode del Santuario. E L'Arcivescovo Luigi M. Aguilar, il 13 Dicembre 1883, decretava l'interdizione dell'Oratorio, e la sospensione dei sacerdoti che vi si recassero per celebrare, compreso il Cappellano dei Dentice. Ne decreterà la riapertura quando il Dentice rimodulò la primitiva prescrizione, consentendo ai sacerdoti di accedere al santuario con la tessera rilasciata dall'Arcivescovo. E quando, per ordine del Dentice, il Santuario verrà nuovamente chiuso a seguito della protesta popolare del 1887, l'Arcivescovo ne decreterà più volte l'apertura (Doc. 11 Settembre 1887/ 12 Settembre 1887/ 24 Settembre 1887 / 3 e 8 Ottobre 1887) ********** Beneficio Chiesa o Cappella di S. Maria di Belvedere Cappella Chiesa Vacante Morto il Morelli, alla data del 13, 18, 22, 23 per Maggio 1883 e del 21 Aprile 1887, il Rettore

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Beneficiato Cappellano Rettore Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al Beneficio Cappella Chiesa Vacante per Beneficiato Cappellano Rettore Patronato Investitura Immissione nel possesso Periodo dal - al

non era stato ancora nominato [vi era invece il Cappellano, a. 1883. E il 13 e il 29 Agosto 1887 e il 5 Settembre 1887, si rileva nominato un Cappellano Rettore (stando a quello che scrive e dice l'Aguilar)]. Don Domenico Giannotti Nardelli (Arciprete / Nato a Latiano il 1854)= Rettore Cappellano ≠. Perché di Padronato del Principe Dentice * Il Principe Dentice

1892/1893 - Agosto 1903 ********** Chiesa o Cappella di S. Maria di Belvedere * Morte o altro del Rettore Cappellano D. Domenico Giannotti Nardelli Sac. D. Michele Russo (8 maggio 1878-16 Giugno 1932) = Cappellano ≠. Perché di Padronato del Principe Dentice Lo stesso Principe Dentice

Agosto 1903 - 10 Marzo 1911 [E oltre, * vita natural durante, e cioè fino a 16 Giugno 1932]

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I FEUDATARI, PATRONI E NON Si fa presente prima di ogni altra cosa che non sempre vi è corrispondenza biunivoca tra i feudatari patroni e i beneficiati. E per di più in alcuni periodi l'investitura del beneficio è compiuta dal Papa o dal Re. Si sorvola sui primi secoli del 2° Millennio, relativamente ai quali non si rivengono, o non ci sono, atti e documenti, e si principia da quando il Feudo di Carovigno, morto Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, alias Giannantonio (1386 – Altamura 15/11/1463. Figlio di Raimondo Orsini Del Balzo e di Maria d'Enghien), per strangolamento a opera di Paolo Tricarico in Altamura nel 1463, fu confiscato dal Re di Napoli, e quindi donato a Bartolomeo Orsini (Bartholomaeus de Ursinis): "In anno 1464 Re Ferrante asserendo se ipsum juste habere la terra di Carovigno e li casali di Salice e Guagnano de Provincia Hydrunti cum hominibus, vassallis et domibus, pascuis et fidis et maritimis flagiis caricatoriis proventibus baptinderiis piscariis iuribus et iurisdictionibus omnibus et cum banco iustitiae in civilibus et cum integro eorum statu devolutili per morte senza erede dell'Illustre Principe di Taranto, considerando li servizii del Magnifico Bartolomeo de Ursinis, dona al detto Bartolomeo pro se et suis heredibus et successoribus la terra e Casali cum omnibus predictis juribus in feudum. (Filomena, Il Libro Magno, p. 419) Una nota segnata sul margine sinistro del foglio 625r del Notamento di tutte le scritture mandate dà Napoli nell'anno 1733 a 1734 che si conservano in questo Archivio di S. E. il Sig. Principe di Francavilla. ..... Francavilla 7 Luglio 1735 F.to Donato Maria d'Urso (Archivio di Stato di Napoli. Regia Camera della Sommaria. Processi. Attuari diversi. Numero busta 1027. F. 1027 - 2, pp. 622-642), riportante "Carovigno venduto dal Re Ferdinando a Loise Loffreda", attiene al seguente periodo: "Nell'anno 1479 il Rè Ferdinando vendè la Terra di Carovigno à Loise Loffredo, e si crede con tutte quelle raggioni, prerogative, e preminenze, colle quali era stata devoluta alla Regia Corte, ed era stata posseduta dalla Reg.na Maria, e dal Principe Gio: Antonio; Fede della quale vendita è in d.o Processo super gravaminibus fol. 93, come si dirà appresso." Un'altra nota, parimenti segnata sul margine sinistro del foglio 625v, riportante "Jus patronato di Chiese", al periodo: "Prima di passare oltre è da notarsi che nell'anni 1597 ad istanza di creditori di d.o Pirro fù venduta la Terra di Carovigno dal S. C. in Banca di Agostino di Felice ad Agostino Caputo come dall'assenso prestato à 24 Maggio di d.o anno, che si conserva nell'Archivio dè Regij Quinternioni, e qui se ne ha notamento, ed in questa vendita la prima volta si fà menzione del Jus patronato di Chiese, e di presentare in quella." In breve, il 1479, il Re Ferrante I vendette a Luigi Loffreda la Terra di Carovigno, la quale fu tenuta dai suoi discendenti: Giovanni Gaspare, Donato Antonio, Scipione e Pirro, fino al 1597. Si fa anche rilevare quanto scritto nel Notamento succitato (p. 625v), che fu "venduta la Terra di Carovigno nell'anno 1580 dà d.o Scipione à Pirro Loffredo di lui fratello per docati 49 m/a come apparisce dal R.o Assenso registrato nell'Archivio de' Regij quinternioni ...". Ecco, cronologicamente, i feudatari Loffreda: Giovanni Luigi, 1° Barone di Carovigno (1479-1492) e Barone di Locorotondo e Martina, acquistati dal Re di Napoli nel 1479 (Martina fu poi concessa ai Caracciolo il 3-1-1507), Patrizio Napoletano. Sposò Laudomia d'Alagno da cui nacque:

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Giovanni Gaspare, 2° Barone di Carovigno (8/8/1492 - 1/1/1530), e Barone di Locorotondo dal 1508, Patrizio Napoletano. Sposò Ginevra d'Aquino dei Conti di Corato, figlia di Gaspare I, Signore di Grottaminarda, e di Maria Filomarino († post 1507), da cui nacque: Donato Antonio, 3° Barone di Carovigno (1/1/1530-15/9/1561) e Barone di Locorotondo dal 1531, Patrizio Napoletano. Donato Antonio Loffreda, alla morte del padre Giovanni Gaspare, avvenuta il 1° Gennaio 1530, presenta alla Regia Camera della Sommaria, nell'agosto dello stesso anno, la Petizione del Relevio con la lista degli introiti che giurò essere veritiera. Giovanni Gaspare, morendo, aveva lasciato proprio lui, figlio primogenito, erede e legittimo successore nel castro carovignese, ovvero nella Terra di Carovigno di cui era stato Barone (il 2°) dopo suo padre Giovanni Luigi Loffreda. Donato Antonio chiede quindi l'espedizione della lettera della sua investitura anche perché ben disposto a pagare il relevio e a osservare le disposizioni edittali della Prammatica. Il relevio o laudemio, nel diritto feudale medievale, era una specie di tributo in denaro che veniva corrisposto dal vassallo al signore al momento dell'investitura del feudo e quando cambiava il Signore e/o il vassallo. Praticamente, gli eredi del defunto feudatario, per relevare feudum, cioè per riottenere il feudo decaduto per la morte del vassallo assegnatario, dovevano pagare una somma, appunto il relevio, rinnovando e perpetuando in tal modo l'investitura feudale del dante causa (cioè del soggetto che aveva trasmesso il diritto), il quale, per l'appunto, autorizzava l'alienazione del feudo. La consistenza economica, dapprima simbolica, era fissata in un tot frazionario (un decimo, un ventesimo ecc.) del valore del feudo, ovvero nella metà delle entrate provenienti dai beni feudali, sottratta l'adoha (contributo versato dal feudatario per ottenere l'esenzione dal servizio militare. Nell'Italia Meridionale divenne una cera e propria imposta calcolata sull'entità di superficie e reddito del feudo). Entro il tempo stabilito, a decorrere dalla morte del feudatario (es.: un anno e un giorno), l'erede presentava alla Regia Camera della Sommaria la Petizione del Relevio, unitamente all'offerta della somma ritenuta congrua. La Regia Camera apriva l''istruttoria e verificava non solo il diritto del richiedente ma anche il valore e il reddito dei beni feudali ai fini dell'importo del tributo, richiedendo, ove necessario, documenti, testimonianze e perizie. Chiusa l'istruttoria, procedeva alla Significatoria (notificazione, avviso scritto al debitore) dei Relevi. L'erede, in quanto nuovo feudatario, era iscritto nei Cedolari (registri fiscali) come legittimo possessore del feudo stesso, non prima d'aver depositato la somma del relevio, e liquidato il tributo. http://it.wikipedia.org/wiki/Relevio

Sposò Diana Loffreda (tra l'altro, cugina del padre Giovanni Gaspare), Baronessa di Canna e Nocara († 1593), da cui nacque: Scipione, Barone di Carovigno (15/9/1561-), che vendette, nel 1580, la Terra di Carovigno al fratello: Pirro, Signore di Carovigno (1580-1597), al quale, su istanza dei creditori, il 29 maggio 1597, fu confiscata e venduta all'asta per di 75.000 ducati al Barone Agostino Caputo. Fratello di Giovanni Luigi è Pirro Loffreda († 1513), Patrizio Napoletano, investito dei feudi di Nocara e Canna con Privilegio del 18/9/1498 (confermato nel 1507) e con una rendita di 800 scudi annui sulla dogana del vino della Città di Napoli. Sposò Ippolita Monforte, dalla quale nacque: Diana († 1593), Baronessa di Nocara e Canna (Significatoria di Relevio del 1/2/1514) e rinuncia nel 1571, Baronessa d'Amendolara, feudo che compra nel 1573 per 27.000 ducati dai Pignone del Carretto, e che rivende nel 1578 a Silvia Gambacorta. Sposò Donato Antonio Loffredo 3° Barone di Carovigno. Dopo Pirro Loffreda, il Feudo fu posseduto dal barone Agostino Caputo dal 24 Maggio 1597 al 9 Aprile 1617 (giorno della sua morte). Gli succedette Giovanni Caputo, suo figlio primogenito. E questi, dopo appena due anni, il 12 ottobre 1619, alienò il feudo, con il consenso del Re, a Giulio di Sangro per 78.330 ducati. Si aggiunge che Giovanni Caputo avente, in quanto patrono, lo jus praesentandi, elegge e presenta l'Abate Pietro Paolo Caputo come beneficiato della Chiesa o Cappella di Belvedere, il 19 febbraio 1619 (si rimarca che il feudo fu ceduto il 12 ottobre successivo). Forse la vendita del feudo porta il Caputo a dubitare se la sua investitura del beneficio di Belvedere valesse o no con qualsiasi Signore della Terra di Carovigno altro dal suo presentante Gio

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vanni Caputo. Ecco il perché della petizione al papa. Giulio Di Sangro acquista così con il consenso del re, il 12 Ottobre 1619, il feudo di Carovigno da Giovanni Caputo. Lo vende poi a Ottavio Serra col beneplacito regio, il 22 marzo 1627. Ottavio Serra sposa D. Antonia Cattanea e ha due figli: Giovan Battista e Maddalena. Giovan Battista, il 27 ottobre 1625, fu nominato Principe di Carovigno dal Re Filippo. Ma "perché Giovan Battista ottenesse tale privilegio scrive Filomena -, dovette verificarsi una 'refutaio' (cessione) di Ottavio Serra in suo favore. Ma venne osservato, si trattò solo di un'operazione che non intaccò minimamente la vecchia titolarità sul feudo: in altre parole si sarebbe trattato di una cessione a valore soltanto interno." Il nostro storico locale aggiunge di aver trovato nei carteggi napoletani che il "totale dominio rimase ad Ottavio Serra sino alla sua morte", avvenuta intorno al 1640, dal quale anno perciò è corretto indicare Giovan Battista come feudatario di Carovigno. Giovan Battista Serra muore nel 1666. (E. Filomena, Il castello ..., pp. 106-107). N.B.: Secondo Amilcare Foscarini, Armerista e Notiziario, 1903: "Possedette questa Casa [Serra] la Terra di Carovigno, che il detto Ottavio, nel 1619, comprò all'incanto in danno di Giovanni Caputo di Agostino e sulla quale, nel 1625, ottenne il titolo di Principe." (p. 194) Il 13 settembre 1646, la Terra di Carovigno e il Casale di Serranova di Agostino e Ottavio Serra, evidenzia Filomena "con vassalli, corpi, ragioni, giurisdizioni ed intero stato", furono assegnati per la somma di 71.430 ducati a Prospero Costaguti con la clausola di nominare una persona fiduciaria in loco. Alla sua morte, successero i figli: il cardinale Vincenzo, il marchese Luigi, Giovan Battista, e infine l'Arcivescovo Scipione, cui toccò il feudo di Carovigno. Scipione Costaguti, con atto del notaio Giovanni Scatigna, il 1° luglio 1658, affittò il Feudo di Carovigno allo spagnolo Don Bartolomeo Lopez, così come acquisito, cioè con i medesimi patti, vincoli e condizioni. N.B.: Secondo Amilcare Foscarini, 1903: "Possedette questa Casa [Costaguto] la Terra di Carovigno che Prospero Costaguto comprò, nel 1640, all'incanto in pregiudizio di Gio. Battista Serra. Però, nel 1650, l'ecclesiastico Scipione Costaguto fe' cessione del feudo a Geronima de Ruggiero, dalla quale novellamente passò a Costaguto". Il 19 maggio 1659, le proprietà dell'Arcivescovo sono inventariate dal Lopez, nella veste di procuratore in Carovigno dei suoi tre fratelli. Il Filomena dice che questo assai probabilmente significava l'avvenuta morte dell'Arcivescovo, e aggiunge che il Cardinale cedette la sua parte al fratello Giovan Battista che poi per 62.000 scudi di moneta romana alienò il feudo a BENEDETTO CASTALDO. Il 7 giugno 1660, il Cavaliere Benedetto Castaldo (Gastaldi), succede al Costaguti, e nomina, suo procuratore in Carovigno, Lorenzo Rocca Perusino (23 gennaio 1661). Benedetto Castaldo acquisì il titolo di Marchese di Serranova con Diploma del 7 Marzo 1662. A Benedetto succede il fratello Geronimo (: Girolamo Gastaldi), il quale, il 2 agosto 1665, per procura della De Ruggero, vende il feudo a Scipione Granafei per 67.000 ducati di carlini d'argento. Da: Enciclopedia online Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani - www.treccani.it / di Marcella Marsili "GASTALDI, Girolamo.- Figlio di Pietro Giovanni, facoltoso giureconsulto, e di Nicolosa Calvo, nacque a Taggia, nella Riviera di Ponente, nel 1616. Ammalatosi di vaiolo in età infantile, rimase con il volto deturpato e cieco da un occhio. La famiglia fu ascritta nel 1655 alla nobiltà di Genova nella persona di Benedetto, marchese di Serra Nuova e di Carovigno, fratello del Gastaldi. Si addottorò in giurisprudenza nello Studio pisano il 21 marzo 1638, quindi si recò a Roma per intraprendere la carriera ecclesiastica; qui entrò al servizio dei marchesi Costaguti, nobile famiglia ligure, tra i cui componenti si annoverava Vincenzo, eletto cardinale nel 1643, per conto del quale il G. si recò in Spagna per una missione di carattere fi-

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nanziario. Grazie all'appoggio dei Costaguti poté ottenere la prelatura e, all'elezione di Alessandro VII, nell'aprile 1655, fu aggregato ai referendari delle due Segnature, poi nominato commissario generale dei Lazzaretti (1656-1657). Al primo sospetto che la peste, già diffusa a Napoli, stesse per contagiare Roma, il pontefice Alessandro VII delegò la congregazione sopra la Sanità alla sorveglianza e custodia di Roma e affidò al G., commissario generale di Sanità per lo Stato della Chiesa, la direzione dei provvedimenti necessari alla difesa della città. I provvedimenti adottati per contenere e vincere l'epidemia sono riportatati nel Tractatus de avdertenda et profliganda peste politico-legalis (Bononiae 1684), iniziato dal G,. mentre era arcivescovo di Benevento e stampato allorché Gorizia fu colpita dalla peste, per essere utilizzato come manuale igienico-sanitario. ... La stima conquistata nel biennio 1656-57 valse al G. importanti riconoscimenti e incarichi: il pontefice Alessandro VII lo nominò chierico di Camera (1662); con Clemente IX fu commissario generale delle Armi (1668-69) e tesoriere generale, carica che gli fu rinnovata nel 1670 sotto Clemente X. Il 2 giugno 1673 fu creato cardinale da Clemente X e il 17 luglio gli fu assegnato il titolo di S. Prudenziana, titolo che il successore, Innocenzo XI, mutò in S. Anastasia (13 sett. 1677). Lo stesso pontefice lo nominò nel maggio 1678 legato a latere a Bologna e due anni dopo, il 19 febbr. 1680, arcivescovo Benevento, ove il G. però non poté risiedere per la carica che contemporaneamente lo tratteneva a Bologna (l'arcivescovado fu amministrato da un vicario, il vescovo di Ischia Girolamo Rocca). Nel 1684, prima dello scadere della legazione, dinanzi all'inasprirsi dei contrasti tra il G. e settori dell'aristocrazia bolognese, Innocenzo XI lo richiamò a Roma e lo fece camerario del S. Collegio con nomina 15 genn. 1685. A Roma il G. che aveva in animo di ritirarsi nella sua arcidiocesi, fu trattenuto da una grave malattia, che lo portò alla morte l'8 apr. 1685. Fu sepolto nella chiesa di S. Maria dei Miracoli, alla cui erezione, iniziata da C. Rainaldi e compiuta da G.L. Bernini, aveva contribuito (parallelamente al finanziamento della chiesa gemella di S. Maria in Monte Santo) allorché, dopo la morte di Alessandro VII, erano stati interrotti i lavori di costruzione. Due monumenti funebri, opera di A. raggi, ricordano il G., e il fratello Benedetto. Lasciò il suo patrimonio all'Ospizio apostolico dei convertendi. ..." Vd. anche: Pompeo Sarnelli, Memorie cronologiche de' Vescovi ed Arcivescovi della S. Chiesa di Benevento, Napoli, 1691, p. 154 "111. CARDINALE Girolamo Gastaldi del titolo di S. Anastasia Genovese LX. Arcivescovo, eletto mentre, che era Legato di Bologna da Papa Innocenzio XI. a' 19 di Febbrajo 1680. Non venne mai à Benevento, perchè ritornato dalla Legazione di Bologna, si ammalò in Roma, e quivi morì agli 8. di Aprile 1685. havendo tenuto la Chiesa anni 5. mese 1. giorni 19." Cav. Gaetano Moroni Romano, Dizionario di erudizione Storico-Ecclesiastica da D. Pietro sino ai nostri giorni, Venezia 1844, pp. 184-185 "Gastaldi Girolamo, Cardinale. Girolamo Gastaldi nacque in Taggia, ecc."

Scipione Granafei sposa Donna Geronima De Ruggiero, vedova del Consigliere regio M. Antonio Cioffi, e dal loro matrimonio nacquero tre figli: Giuseppe, Cesare e Geronimo. I tre fratelli, nel 1665, comprano dalla loro madre il Feudo di Carovigno e Serranova, anche se - precisa Filomena - risulta dagli atti che forse per accordi familiari, i due feudi furono tenuti dal primogenito Giuseppe, al quale successe Scipione Granafei. Questi, che aveva sposato Antonia Frisari dei Duchi di Scorrano, morì il 5 febbraio 1679; un anno prima era stato insignito del titolo di Marchese di Serranova dal Re Carlo II. Dal loro matrimonio nacquero 5 figli: - Giovanna (18 maggio 1670) che sposò Domenico Sisto y Britto, duca di Ceglie; - Giulia (16 ottobre 1672) - Niccolò, Enrico (Abate), Francesco Paolo (Abate). N.B.: Secondo Amilcare Foscarini (1903), "Questa Casa [Granafei] possedette i feudi di ..... Carovigno e Serranova che Giuseppe Granafei, nel 1665, comprò da Girolamo Castaldo, e sui quali fu, in seguito, concesso il titolo marchionale, ...". (p. 108) Alla morte di Scipione, succedette Niccolò (o Nicolò o Nicola), nato il 17 maggio 1675, il quale nel 1679 assolveva gli obblighi del relevio. Ovviamente dice Filomena - stante l'età, su di lui esercitava il ruolo di balia e tutrice la madre, Antonia Frisari. Nel 1706 Niccolò sposò Raimondina di Giuseppe Personè, Barone di Cannole. Nicola Granafei abitò nel Castello di Carovigno con la sua Corte e la sua famiglia, e da grande seguì di persona gli interessi dei suoi feudi. E comunque nel 1732 vendette il feudo al principe Michele Imperiali. Michele Imperiali, 19enne (era nato nel 1673), aveva sposato nel 1696 Irene Grimaldi di Simiana (nobile famiglia di Torino), dalla quale ebbe due figli: Andrea (nato nel 1697, e morto nel 1734) e Carlo (nato nel 1701, e morto nel 1709). Il principe morì il 23 giugno 1738. Essendo già morto il figlio Andrea, gli succedette il figlio di costui, Michele (Napoli, 7 luglio 1719 - Napoli, 10 feb-

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braio 1782), il quale sposò, il 1740, Eleonora Borghese (pronipote di Paolo V), dalla quale non ebbe figli, per cui alla sua morte, il feudo ricadde nel R. Fisco, da cui il 15 febbraio 1792, lo acquista all'incanto per 536.600 ducati il conte Gerardo Dentice. È molto importante evidenziare che il contratto di acquisto contemplava: "Il jus di nominare sempre e quante volte gli piacerà ed in ciascuna vacanza li beneficiati ne' benefici eretti dal q.m Scipione Granafei sotto il titolo di D. Ciccio; e nell'altro sotto il titolo della Madonna di Belvedere ed in quello sotto il titolo di S. Caterina da doversi un tal jus di nominare esercitare immediatamente per quelli che si trovassero vacanti, e per quelli che si sono trovati provveduti prima di esponersi venali li detti feudi, seguita ne sarà la morte degli attuali Beneficiati, i quali dovranno essere da esso Illustre Principe mantenuti nel possesso degli stessi durante la loro vita naturale." (E. Filomena, Il Libro Magno, pp. 172-173) Il Conte Don Gerardo (Napoli, 18/9/1761 - ivi 24/4/1811), 4° Principe di Frasso dal 1785, 1° Principe di San Vito e 1° Principe di Crucoli dal 15/12/1787 e Patrizio Napoletano. Il 17/9/1785, sposa in Napoli Donna Ippolita di Tocco Cantelmo Stuart, figlia di D. Rostaino Gioacchino 5° Principe di Montemileto e di Donna Maria Maddalena d'Aquino dei Principi di Caramanico (Napoli, 03/07/1766 - ivi 06/04/1831). Ecco i suoi 8 figli: 1. Conte Don Placido (1787-1787) 2. Donna Maria Francesca (1788) 3. Conte Don Michele (Napoli, 17/12/1789 - ivi 29/4/1812), 5° Principe di Frasso, 2° Principe di San Vito e 2° Principe di Crucoli dal 1811, Patrizio Napoletano. 4. Conte Don Luigi (Napoli, 4/2/1791 - ivi 25/2/1850), 6° Principe di Frasso, 3° Principe di San Vito e 3° Principe di Crucoli dal 1812, Patrizio Napoletano. Il 18/10/1819, sposa in Napoli Donna Anna Maria Serra (Napoli, 26/07/1802 Vienna, 06/08/1868). Ecco i figli: 4.1. Donna Ippolita (1820-1882) 4.2. Conte Don Gerardo (1821-1849) 4.3. Conte Don Pasquale (1824-1824) 4.4. Commendatore Alfredo Dentice (Napoli, 30/3/1828 - Napoli, 3/5/1886) 4.5. Conte Don Ernesto (Napoli, 10/10/1825 - Livorno, 26/10/1886), 7° Principe di Frasso, 4° Principe di Crucoli dal 1812, Patrizio Napoletano. Il 4/11/1857, nel Castello di Kravska, sposa Luisa Contessa Chotek von Chotkowa und Wognis, figlia del Conte Guglielmo e di Luisa Contessa Ugarte (Bruenn, 16/12/1840 - Roma, 6/6/1898). Si precisa che la Contessa Luisa era cugina della moglie dell'Arciduca Francesco (morti entrambi a Serajevo, il 28/6/1914; dopo scoppiò la 1a Guerra Mondiale). Ecco i figli: 4.5.1. Donna Marianna (1859-?) 4.5.2. Donna Luisa (1860-1953) 4.5.3. Conte Don Luigi (Bruehl-Moravia, 19/7/1861 - Roma, 18/7/1947), 8° Principe di Frasso, 5° Principe di San Vito, 5° Principe di Crucoli e Patrizio Napoletano. Il 5/8/1885, sposa a Schrems Emilia Contessa von Thurn-Valsassina-Como-Vercelli. Ecco i figli: 4.5.3.1. Conte Don Ernesto (Napoli, 18/5/1886 - Sassari, 10/5/1978), 9° Principe di Frasso, 6° Principe di San Vito, 6° Principe di Crucoli e Patrizio Napoletano. Il 15/7/1922, sposa a Nizza Nadina Sanine (Mosca, 14/9/1902 - Roma, 18/3/1964).

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4.5.3.2. Conte Massimiliano (1887-1916) 4.5.3.3. Donna Sofia (1889-1968) 4.5.3.4. Conte Gerardo Giuseppe (1880-1960) 4.5.3.5. Conte Pietro Alfredo (1902-1975) 4.5.4. Donna Carolina (1869-1878) 4.5.5. Donna Gabriella (1870-?) 4.5.6. Conte Don Alfredo (Napoli, 27/1/1873 - 10/2/1940, morto ad Ajello Calabro con l'aereo di linea Brindisi-Roma sfracellandosi sull'Aspromonte vicino ad Amantea, Patrizio Napoletano, Ammiraglio di Divisione nella riserva, Senatore del Regno d'Italia e Deputato al Parlamento italiano. Il 22/12/1905, sposa a Fiume la Contessa Elisabetta von Schlippenbach (Graz 30/9/1872 - Udine, 7/8/1938, incidente stradale) 4.4.7. Conte Don Francesco (1874) 4.4.8. Conte Don Carlo (1876) 4.4.9. Donna Teresa (1877) 5. Donna Maddalena (1794-1798) 6. Donna Maria Amalia (1797-1877) 7. Conte Don Francesco (1800-1859) 8.Conte Don Antonio (1810-1891) *** 4.5.3. Il Conte Luigi (1861-1947), 8° Principe di Frasso, prima della guerra aveva fatto testamento, lasciando alla figlia Sofia la legittima e il resto ai tre figli maschi (Ernesto, Gerardo, Pietro) in parti uguali. 4.5.3.1. Il Conte Don Ernesto (1886-1978), 9° Principe di Frasso, sposa a Nizza il 15/7/1922 Nadina Sanine (Mosca, 14/9/1902 - Roma, 18/3/1964). Ecco i figli: - Donna Luisa (Viareggio, 25/3/1923-1946) - Donna Marina (Viareggio, 25/2/1923 - Sassari, 19/11/1995) - Donna Elisabetta (Trieste, 16/1/1929 - Roma, 18/6/2005) - DON LUIGI (Nizza, 24/9/1924 - Firenze, 31/8/2000), 10° Principe di Frasso, 7° Principe di San Vito, 7° Principe di Crucoli e Patrizio Napoletano. Il 3/12/1952, sposa a Firenze Giovanna Turini (Genova, 5/5/1932). 2 i figli: - Donna Alessandra (Roma, 25/5/1955) - Donna Elisabetta (Roma, 2/6/1956).

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RIFLESSIONI CONCLUSIVE a proposito dei beneficiati e dei patroni I BENEFICIATI E IL LUOGO di NASCITA O RESIDENZA. Dalle tabelle di cui sopra relative ai beneficiati, si estrapola l'elenco che segue al fine di cogliere subito il rapporto incongruo che i vari beneficiati avevano con la Chiesa e il Beneficio di Belvedere. Ottone CANE (Castellano) Ostuni --------------------------------------------1) Presbitero Pietro DE CIFUNO Carovigno 2) Presbitero Raffaele BELLO Carovigno 3) Presbitero Raffaele DE PERNA Carovigno 4) D. Vito SACCO Carovigno 5) D. Lorenzo PILELLA Carovigno 6) D. Angelo DE PERNA Carovigno 7) D. Vito Antonio FARINA Ostuni 8) Ab. G. Geronimo DE MAURO Napoli 9) Ab. Pietro Paolo CAPUTO Napoli 10) Ab. Giov. Maria DE AMICIS Caserta 11) Chierico Andrea BARRETTA Carovigno 12) Rev. Davide SCRIBANO Genova 13) D. Girolamo GASTALDI Genova (Roma) 14) D. Giovanni Battista LEO Carovigno 15) Mons. Franc.Ant. GAVEDONE Roma (res.) 16) Ch. D. Antonio DE SISTO Ceglie (Roma) 17) Mons. Nicolò DE SIMONE Roma (res.) 18) Presbitero Nicola TESORIERE Strongoli (Roma) 19) Rev. G. Battista SCOPPA Napoli 20) D. Giuseppe CARRANO Napoli 21) P. F. Vincenzo SPAVENTA Atessa (Ch) 22) D. Andrea Valente Carovigno 23) Sac. Francesco MORELLI Carovigno 24) D. Domenico GIANNOTTI N. Carovigno 25) D. Michele RUSSO Carovigno

dal 1160 -----------dal 1501 dal 1513 dal 1526 dal 1533 dal 1563 dal 1567 dal 1576 dal 1585 dal 1619/1621 dal 1629 dal 1656 dal 1660 dal 1661 dal 1669 dal 1687 dal 1726 dal 1728 dal 1752 dal 1775 dal 1788 dal 1817 dal 1839 dal 1857 dal 1892 dal 1903

È palese che i beneficiati sono stati, dal 1500 al 1900 circa, per lo più forestieri. Mutuando ora dall'Andriani quello che scrisse a proposito dei feudatari che non erano di Carovigno (pp. 109-110), diciamo che il motivo principale per il quale, nel corso di più secoli, la Chiesa (o Beneficio) di Belvedere non è progredita, ben si trae dalla successione dei beneficiati, il quali, nella maggior parte dei casi di altre città, non risiedevano in loco e adempivano tramite procuratori o amministratori l'ufficio ecclesiastico di cui erano stati investiti, avendo come unico scopo il lucrare gli introiti, assai notevoli, derivanti dalla gestione economica dei numerosi beni beneficiali. Emblematico è il caso dei Loffreda, feudatari patroni per circa 100 anni, i quali, pur eleggendo come beneficiati sacerdoti locali, li escludevano del tutto dalla materiale amministrazione e fruizione delle proprietà della Chiesa.

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La scelta dei beneficiati carovignesi era forse dettata dalla necessità di tacitare le pretese che il Clero locale avanzava sulla Chiesa e Beneficio di Belvedere. È parimenti emblematico il caso del regio beneficiato Sac. D. Giuseppe Carrano che, vivendo a Napoli, e avendo dato in affitto i corpi beneficiali della Cappellania di Belvedere (oliveti, terreni seminativi, erbaggi, censi enfiteutici, pigioni di case e botteghe ecc.), tramite il suo procuratore, Don Domenico De Netto di San Vito N., aveva preteso che l'affittuario Pomes gli desse non solo i 240 ducati annui pattuiti, ma anche tutti i donativi e le oblazioni d'oro e d'argento ecc., offerti dai fedeli alla Madonna. Non dissimilmente si rileva, per quanto concerne i donativi e le oblazioni di ori, argenti ecc., nei contratti di affitto precedentemente stipulati: il 3 Aprile 1775 dal Notaio F. Saverio Spani di Ostuni e il 3 Gennaio 1786 dal Notaio Pasquale de Milato di Carovigno, tra i beneficiati e lo stesso Vito Pomes. Per inciso si evidenzia un'altra peculiarità che contraddistingue il rapporto tra alcuni feudatari patroni e alcuni beneficiati: il legame di parentela. È il caso: - dei fratelli Gastaldi, il marchese Benedetto, feudatario patrono, e Girolamo, beneficiato; - del barone Nicola Granafei, feudatario patrono e zio, e di D. Antonio Sisto de Britto, beneficiato e nipote (figlio della sorella Giovanna); - dei procugini Giovanni Caputo, feudatario patrono, e dell'Abate Pietro Paolo Caputo, beneficiato.

I FEUDATARI PATRONI. L'ESERCIZIO DEL PATRONATO, ESERCIZIO DI POTERE. I DENTICE. L'esercizio del diritto di patronato, all'atto pratico, si rivela non disgiunto dall'esercizio del potere, o, meglio, del prepotere che impone con arroganza la propria volontà, e mira a soverchiare, dominare e soprattutto a usurpare. Se all'inizio, dal 1500-1501, il feudatario patrono, operando con convenienza, salvando cioè le apparenze, esercitava il suo diritto nel rispetto delle prerogative dell'ordinario del luogo per quel che concerne l'investitura del beneficiato, nondimeno, una volta conseguita l'immissione nel possesso del suo prescelto, assumeva personalmente, o tramite procuratori o economi o cassieri, la gestione diretta e assoluta delle proprietà della Chiesa. Alla fine, dal 1792, quando i Dentice acquistano il feudo di Carovigno, il feudatario patrono opera altrimenti dai predecessori, esattamente all'opposto, in modo contrario alla morale e alla religione, con l'attribuirsi addirittura la proprietà del santuario, dimostrando scarso rispetto non solo verso il vescovo, ma anche verso tutti quelli che si recavano al santuario, i sacerdoti per celebrare i sacri riti, e le persone pie per manifestare la loro devozione alla Madonna, sciogliere i voti, e pregare. Ma le due specie di feudatari patroni si accomunano con la negazione del diritto canonico, in virtù del quale senza licenza del vescovo nessuno può, e deve, fondare, costruire o dotare chiese. E una volta così costruita e dotata, è sempre il vescovo che consacra la chiesa, e con la consacrazione si cancella, eo ipso, il diritto dei laici di disporre della chiesa. E senza la dignità dell'ordinario del luogo, una nuova chiesa non può essere inaugurata. Giova osservare che sotto il nome di costruzione si comprende anche la riparazione o la riedificazione. In tutti i casi, il consenso previo del vescovo è imprescindibile.

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Ora, i due feudatari patroni, i Loffreda e i Dentice, rispettivamente, edificarono la chiesa (1500-1501) e la restaurarono, l'ampliarono e l'abbellirono (1875); ma di fatto senza aver richiesto e ottenuto l'autorizzazione del vescovo, e la sua canonica consacrazione del nuovo edificio. Nel primo caso, presumo che i Loffreda abbiano costruito la chiesa e, ipso facto, si siano arrogati il diritto di patronato, quando tutti i canoni richiedono, quale conditio sine qua, il consenso previo del vescovo. In altre parole, i Loffreda erano canonicamente del tutto privi del diritto di patronato sulla Chiesa e Beneficio di Belvedere. Diversa è invece la situazione dei Dentice. Si rappresenta in via preliminare che il principe Gerardo Dentice era in possesso del diritto di patronato sul Beneficio di Belvedere in seguito all'acquisto del Feudo di Carovigno, secondo l'istrumento del 25 Febbraio 1792 che contemplava appunto: "il jus di nominare sempre e quante volte gli piacerà ed in ciascuna vacanza li beneficiati ne' benefici eretti dal quondam Scipione Granafei sotto il titolo di D. Ciccio; nell'altro sotto il titolo della Madonna di Belvedere ed in quello sotto il titolo di S. Caterina da doversi un tal jus di nominare esercitare immediatamente per quelli che si trovassero vacanti, e per quelli che si sono trovati provveduti prima di esponersi venali li detti feudi seguita ne sarà la morte degli attuali Beneficiati,i quali dovranno essere da esso Illustre Principe mantenuti nel possesso degli stessi durante la loro vita naturale" (E. Filomena, Il Libro Magno di Carovigno, pp. 172-173). Si rappresenta altresì che la Legge di eversione della feudalità, promulgata da Giuseppe Bonaparte il 2 agosto 1806, abolì del tutto la feudalità; e i decreti successivi, il diritto di patronato, come riporta il prof. Pasquale Liberatore in Della Polizia ecclesiastica nel Regno delle Due Sicilie, Diritto Nuovo, pp. 298299: - 18 giugno 1807 - "I beni addetti a Cappellanie laicali ed a qualunque beneficio senza cura di anima, od obbligo di residenza, dopo la morte degli attuali possessori, fu sancito di dover esser in piena proprietà dei legittimi patroni coll'obbligo di adempiere le opere di pietà e di beneficenza prescritte dai fondatori "; - 22 dicembre 1808 - "Il patronato dei beneficî, ai quali era annessa la cura delle anime attuale o abituale, fu abolito. La collazione dei medesimi, fu detto, appartiene ai Vescovi, precedente il concorso secondo le regole canoniche, ma fu soggiunto così: 'Gli eletti non potranno avere il possesso del beneficio senza la nostra approvazione per mezzo del Ministro del Culto'. Egualmente furono aboliti i patronati dei beneficî non curati, e si prescrisse che i beni, i quali per fondazione erano addetti ai medesimi, si dovevano restituire ai legittimi compatroni, salvo gli attuali godenti la percezione dei frutti vita loro durante"; - 22 luglio 1813 - "Fu risoluto, che i beni addetti ai canonicati, dignità, partecipazione, prebende, e porzioni, sotto qualsivoglia nome stabilite nelle Chiese Cattedrali o Collegiate, abolito ogni patronato, rimanessero alle Chiese istesse per l'uso a cui trovavansi destinate." Per cui, sulla base della suesposta normativa, il principe Gerardo Dentice, abolito il diritto di patronato ed essendo il beneficio belvederiano semplice, cioè senza cura di anime e senza obbligo di residenza, acquisiva eo ipso la piena proprietà dei beni beneficiali, dalla quale proprietà però non poteva trarre vantaggio, in quanto il Beneficio era in mano del regio beneficiato D. Giuseppe Carrano. Morto, però, costui, il re insignì del Beneficio D. Vincenzo Spaventa (regio-

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beneficiato) con il Regio Diploma del 29 ottobre 1817. La presa di possesso, unita-

mente all'istituzione canonica, fu disposta, il 17 novembre 1817, dal Vicario Foraneo di Carovigno, Sac. Don Vito Cataldo Andriani, su delega del Vicario Capitolare D. Agostino Cantore Ayroldi della Curia Vescovile di Ostuni, sede vacante. Nondimeno, il 13 giugno 1818, il Ministro di Stato degli Affari Ecclesiastici (Napoli) significava al Vicario Capitolare della Curia di Ostuni che il Beneficio di Belvedere, "essendosi riconosciuto essere di patronato del Principe Dentice", alla morte del regio beneficiato Spaventa, doveva ritornare alla famiglia del Principe Dentice; e precisava che "il medesimo per non derogare alla Sovrana collazione, e serbare insieme intatto il suo diritto, ha nominato lo stesso P. Spaventa per lo suddetto Beneficio". Sorge spontanea la domanda: ma non era stato abolito il diritto di patronato!? In ogni caso si palesa subito la contraddizione nella quale incappa il Dentice, volendo essere, in relazione alla Chiesa o Cappella o Beneficio di Belvedere, patrono e nello stesso tempo padrone del Beneficio. L'ultimo Concordato fra Ferdinando I (Re del Regno delle due Sicilie) e Pio VII, ratificato il 25 febbraio 1818 (dal re) e il 1° marzo 1818 (dal papa, che lo pubblicò nel Concistoro del 16 marzo 1818), e dal Re sanzionato con la Legge del 21 Marzo 1818; e in particolare - come scrive Giuseppe Spennati in Istituzioni di Diritto Canonico Universale (p. 397) - gli articoli 5, 7 e 11, e il decreto del 20 luglio dello stesso anno "espressamente ripristinarono, e conservarono le diverse specie di patronato". Specificatamente, il decreto del 20 luglio 1818, fondato sulla considerazione "che i patronati particolari su beneficî, si acquistano legittimamente con la fondazione e dotazione di essi; e come ogni altra proprietà dei privati, debbono essere inviolabili dai fondatori e dotanti medesimi, o da coloro che legittimamente li rappresentano; e che gli stessi patronati sono sati pure ammessi e riconosciuti dall'ultimo Concordato conchiuso con la Santa Sede" (Concordato del 1818), stabilì: "1. Che le disposizioni della citata legge del 1807 e de' citati decreti del 1808 e 1813, per quanto riguarda l'abolizione de' patronati fossero interamente abrogati. 2. Che perciò i padronati particolari, sieno ecclesiastici, sieno laicali, sopra benefici di qualunque natura, non esclusi i Curati e le parrocchie, fossero ristabiliti a favore de' legittimi padroni ai quali appartenesse, secondo le regole del diritto Canonico, coll'esercizio di tutti i dritti utili ed onerosi, non che di quei chiamati onorifici ... omissis ... (Liberatore, pp. 299 e 98) Quindi, per effetto del citato decreto (20 Luglio 1818), il Dentice riacquistava il diritto di patronato, ma perdeva ipso facto la piena proprietà dei beni beneficiali; ma, in quanto patrono, non poteva avere nessuna ingerenza nella loro amministrazione. L'altro decreto, ugualmente del 20 luglio 1818, dispose altrimenti riguardo ai patronati feudali: "Considerando che i padronati feudali esercitati per l'addietro sopra benefici ecclesiastici di qualunque natura, nella loro origine non erano che o usurpa-

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zioni di diritti di regalia, ovvero privilegi e regalie comprese nelle concessioni feudali fatte dal fisco senza prezzo e trasferite colla universalità dei beni del feudo, e che tali padronati si esercitavano dai feudatari in nome del feudo, ed in qualità di procuratori del principe; Considerando che, oltre ai padronati della suddivisata indole, possano esservi di quelli che i feudatari rappresentavano sopra beneficii da essi particolarmente fondati, e dotati anche con beni feudali; Veduta la legge degli 11 dicembre 1816 colla quale fu conservata l'abolizione della della feudalità nei nostri Reali dominii; Veduto il parere del supremo Consiglio di Cancelleria: Sulla proposizione del nostro Consigliere e Segretario di Stato Ministro degli affari ecclesiastici: Abbiamo risoluto di decretare e decretiamo quanto segue: 1. I padronati feudali rappresentati sopra le Chiese e benefici ecclesiastici di qualunque natura, sono da riputarsi compresi fra i diritti de' baroni, colpiti dalle legge abolitiva della feudalità in tutti i nostri reali dominii. 2. Gli anzidetti padronati saranno reintegrati alle nostre supreme regalie; salvo agli ex-feudatari il diritto di provare ne' modi legali la fondazione avvenuta dopo la concessione del feudo, senza che dopo la costituzione del padronato siasi il feudo stesso giammai devoluto, o riconceduto in qualunque maniera onerosa, o gratuita. Nel qual caso il diritto di patronato apparterrà ai medesimi exfeudatari, escluse le onorificenze signoriali, abolite per effetto della legge eversiva della feudalità. ....." (Della Polizia Ecclesiastica .., pp. 98-99, e Nota (a)). Si precisa che il termine regalia, "s. neutr. pl., lat. mediev. uso sostantivato del lat. class. regalis 'del re'], usato in ital. al masch. plur. - significava - nel medioevo, i diritti spettanti ai re e all'imperatore in quanto titolari della sovranità (per es., battere moneta, nominare giudici, fissare e riscuotere tributi, disporre dei beni rimasti vacanti)" (Vocabolario della Lingua Italiana, Treccani).

Ora, si può ritenere che il Beneficio di Belvedere, in quanto semplice, non sia di natura ex feudale, e quindi non colpito dal Real Decreto del 20 luglio 1818? Si risponde con il prof. Liberatore (Della polizia ecclesiastica, Tit. IV. Delle Cose e Rendite ecclesiastiche, p. 95): "O che sian semplici, o che siano curati i benefizii, basta che abbian erezione in titolo, e non siano mere cappellanie laicali e legati pii, sono comprese nelle disposizioni dell'art. 1, il quale parla de' padronati feudali sopra i benefici ecclesiastici di qualunque natura". Ma soprattutto, si può ritenere feudale il patronato sul beneficio di Belvedere? Se, come scrive Spennati, "il patronato feudale è quello, che sta annesso a feudo ... come una pertinenza reale del medesimo", è indubitabile che è feudale il patronato sul beneficio di Belvedere. Infatti, al feudo di Carovigno acquistato da Gerardo Dentice, era appunto annesso il "il jus di nominare sempre e quante volte gli piacerà ed in ciascuna vacanza li beneficiati ne' benefici eretti .... nell'altro sotto il titolo della Madonna di Belvedere ....." (sottolineatura mia). E se "il suddetto patronato si esercita dall'ex-feudatario come possessore del feudo ed insignito della investitura", è altresì indubitabile che il Dentice esercitava il diritto di patronato in quanto possessore del feudo. Pertanto alla domanda sopra posta, non si può che rispondere affermativamente: il patronato dei Dentice è feudale e, ciò stante, abolito a norma del de-

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creto citato, e quindi da reintegrarsi alle "supreme regalie". In breve, relativamente al diritto di patronato sul beneficio di Belvedere, il Dentice: -lo acquisì con l'istrumento del 25 febbraio 1792; -lo perdette con la legge di eversione della feudalità del 1806, e i correlati decreti del 1807, 1808 e 1813; - lo riacquisì, il 13 giugno 1818, per effetto della nota del Ministro di Stato degli Affari Ecclesiastici; e parimenti con l'ultimo Concordato, che Ferdinando I sanzionò con la legge del 21 Marzo 1818, e con il decreto del 20 Luglio 1818; -e lo riperdette, a mio avviso, infine con l'altro decreto del 20 luglio 1818, afferente ai patronati feudali. Si sottolinea però che si trattò di un diritto puramente nominale, che non poteva essere dal Dentice esercitato concretamente, perché già in possesso del regio beneficiato Don Giuseppe Carrano dal 1° Luglio 1788 al Luglio-Ottobre 1817, e del regio beneficiato Spaventa dal 28 Ottobre 1817 al 26 Gennaio 1837. Ma i Dentice nominarono e presentarono comunque, appunto nominalmente, i primi anni del 1800, l'abate D. Luigi Sallei (una mia verosimile congettura) e, l'anno 1818, il regio beneficiato Don Vincenzo Spaventa. La situazione mutò completamente con la morte di quest'ultimo: la Commissione Diocesana incamerò subito il Beneficio, e i Dentice eredi del Principe Gerardo la citarono in giudizio per averne malamente operato il sequestro. La controversia si risolse il 4 maggio 1839 quando il Ministro di Stato degli affari ecclesiastici comunicò formalmente al principe Dentice la deliberazione della Commissione dei Presidenti della Gran Corte dei Conti, approvata dal Re nella seduta ordinaria del Consiglio di Stato del 29 aprile 1839, secondo la quale il beneficio di Belvedere non era più soggetto alle pretese della Real Corona, e che apparteneva ai Dentice così come enunciato nell'istrumento del 25 febbraio 1792. Il 28 giugno 1839, in Ostuni, la Commissione diocesana, preso atto della sovrana determinazione, dispose il dissequestro dei suddetti beni a favore del Dentice. Ricordiamo che dopo tale data, il Dentice nominò e presentò come beneficiato di Belvedere D. Andrea Valente, cantore e vicario foraneo, il quale - congetturo - esercitò tale ufficio sacro finché visse, e cioè fino al 7 Febbraio 1843 (data della sua morte). È certo in ogni caso che, l'anno 1851 o 1852, la chiesa e il Beneficio risultano amministrati dal Dentice come se fossero proprietari, e come cosa affatto pacifica spettantegli di diritto fino al 15 agosto 1872, quando l'Amministrazione del fondo per il Culto prese possesso dei beni belvederiani. Giova ora richiamare la normativa sull'argomento. In primo luogo i Regi Decreti del 17 febbraio 1861: 1. Decreto col quale si abolisce il concordato ("Art. 1. Si dichiara cessata ed estinta ogni efficacia del Concordato Borbonico conchiuso con la Sede Pontifica nel 16 febbraio 1818, del quale fu prescritta l'osservanza con Legge del 26 marzo dello stesso anno, che rimane abrogata; ...". 2. Decreto su i conflitti della potestà civile con l'ecclesiastica; 3. Decreto su l'Economato Generale; 4. Decreto n. 252 che sopprime le corporazioni religiose: "Art. 3. Cessano ancora di essere riconosciuti i Benefici semplici, le Cappellanie Ecclesiastiche, e le Abbazie, quando non abbiano la cura di anime, né

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annesso alcun uffizio ecclesiastico che debba compiersi personalmente dal provvisto, come pure le Cappellanie Laicali. Sorgendo questione se un Beneficio semplice, Abbazia o Cappellania Ecclesiastica sia compresa fra quelle colpite dal presente articolo, essa verrà decisa dai Tribunali. Art. 4. I beni ora posseduti dai corpi ed enti morali contemplati nei precedenti articoli, saranno amministrati dalla Cassa Ecclesiastica dello Stato nelle forme e secondo le norme che le sono proprie per mezzo di una speciale Direzione, da stabilirsi nelle Provincie Napoletane, nella quale Cassa passeranno di pien dritto l'immediata proprietà e possesso delle sostanze, ragioni ed azioni dei medesime: salve le speciali disposizioni stabilite dagli art. 22 e 23 in ordine ai Benefizi, alle Abbazie ed alle Cappellanie Ecclesiastiche e laicali contemplate nell'art. precedente. La Direzione della Cassa Ecclesiastica delle Provincie Napoletane procederà immediatamente, per mezzo di uffiziali da designarsi, alla presa di possesso, ed alla formazione dell'inventario degli stabili mobili, crediti e rendite di ciascuno stabilimento, chiamando a prestarvi il loro contraddittorio i Capi ed Amministratori delle rispettive Case e Corporazioni, ed i possessori e Patroni, ove siano noti, dei Benefizi, Abbazie e Cappellanie menzionate nello stesso articolo precedente. Il possesso dei beni rimarrà presso la Cassa Ecclesiastica, anche in caso di opposizione, protesta ed istituzione di giudizio, fino a che non siano definitivamente risolute le relative questioni. ... Art. 23. A quelli però fra i Canonicati, Benefizi, Abbazie e Cappellanie che siano di patronato laicale o misto, si applicheranno le seguenti norme: La proprietà dei beni si devolverà a coloro che avranno il diritto di patronato al momento della cessazione della civile loro personalità; ...". (Spennati, pp. 484-485) In secondo luogo, le istruzioni del 4 maggio 1862 [Istituzione dell'Ufficio del Registro che sostituisce il precedente Ufficio di Insinuazione (insinuazione: registrazione)] e dell'8 dicembre 1863 con le quali si incaricavano i Ricevitori del Registro e Bollo di rintracciare i Benefici e le Cappellanie soppresse, e prendere possesso dei beni che ne formavano le dotazioni, tenendo conto specialmente delle denunzie cui erano tenuti gli attuali godenti. E, con l'eversione dell'asse ecclesiastico, il Regio Decreto 3036 del 7 luglio 1866 per la soppressione delle Corporazioni religiose, in esecuzione della Legge del 28 giugno 1866, n. 2987, con la quale il Governo del Re ebbe la facoltà di pubblicare ed eseguire come Legge le disposizioni già votate dalla Camera elettiva sulle Corporazioni religiose e sull'asse ecclesiastico; e la Legge per la liquidazione dell'asse ecclesiastico, 16 agosto 1867, n. 3848. Si precisa che la locuzione asse ecclesiastico è adoperata per indicare i beni degli enti ecclesiastici nella legislazione eversiva delle proprietà ecclesiastiche, di cui è fondamentale la Legge 3096/7 luglio 1866. Infine la Legge sulla conversione dei beni immobili delle fabbricerie, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 5784. Firenze, Sabato 13 Agosto 1870. Cioè, la Legge 11 agosto 1870, in particolare: "Art. 5. È approvata la legge sulla conversione dei beni immobili delle fabbricerie, che costituisce l'allegato P.". "ALLEGATO P. Legge sulla conversione dei beni immobili delle fabbricerie. Art. 1. Sono comprese nella conversione disposta dal paragrafo secondo dell'art. 11 della legge 7 luglio 1866, n. 8086, i beni immobili delle fabbricerie e di al-

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tre amministrazioni in genere delle chiese parrocchiali, delle sussidiarie, dei santuari ed oratorii presentemente riconosciuti quali enti morali ed aperti al culto. ... Art. 4. Nella esenzione della conversione stabilita nell'art. 18 della legge 7 luglio 1866 sono compresi: a) Gli edifizi ad uso di culto; b) Gli edifizi necessari ad uso d'ufficio delle rispettive amministrazione, o di abitazione dei rettori, dei coadiutori, cappellani, custodi ed inservienti della chiesa, con limitazione alla parte strettamente necessaria. Rimane al Governo il diritto di esigere il 30 per % sulla rendita del patrimonio predetto corrispondente al tempo anteriore al 1° gennaio 1871. Art. 5. ..." - augusto.digitpa.gov.it/gazzette/index/download/id/1870221_PM - Automazione Gazzetta Ufficiale Storica. E il precedente decreto del 3 Luglio 1870: "... Art. 2.° Per i beni dei benefizi e delle Cappellanie laicali, soppressi colla legge 29 maggio 1855 num. 878, coi Decreti commissariali 11 dicembre 1860 e 3 gennaio 1861 e col Decreto Luogotenenziale 17 febbraio 1861, e che siano vacanti all'epoca della pubblicazione di questa legge, saranno osservate le disposizioni precitate di loro soppressione. Però, nelle province napolitane, nelle Marche e nell'Umbria, i beni costituenti la dotazione dei benefizi e delle cappellanie anzidette rimarranno pienamente svincolati a favore dei patroni laici, pagandosi dai medesimi al Demanio dello Stato una somma eguale al trenta per cento del valore dei beni medesimi peri benefizi, ed una somma eguale alla doppia tassa di successione tra estranei per le cappellanie. Il valore dei beni sarà calcolato senza detrazione dei pesi, salvo l'adempimento dei medesimi, e come di diritto. ... (Spennati, pp. 243-244) Ora, il 15 febbraio 1863, Pietro Valente, Amministratore generale di Ernesto Dentice, a norma della Legge 21 Aprile 1862, n. 587, denunciava, il 15 aprile 1863, le rendite della Cappellania o Beneficio laicale intitolato a Santa Maria di Belvedere in Carovigno per un ammontare complessivo di £ 1551, 69, e il Ricevitore del Registro di San Vito dei Normanni liquidava la tassa annua dovuta in £ 62,07 con l'applicazione della penalità per tardiva denunzia. Tassa che fu pagata fino al 1° Semestre 1872, allorché Ernesto Antelmi, in qualità di procuratore del Principe Dentice, con istanza del 27 settembre 1872 ne domandava la restituzione, non solo perché il Valente aveva fatto quella denuncia senza aver ricevuto il mandato speciale prescritto dal Regolamento di cui al Regio Decreto del 4 Maggio 1862, e anche perché i beni denunciati appartenevano al Comm. Alfredo Dentice e non al fratello Ernesto, giusta divisione del 1834, e infine perché il Beneficio di Belvedere aveva cessato di esistere con la morte dell'ultimo investito Sac. D. Filippo Vincenzo Spaventa, avvenuta il 26 gennaio 1837. A seguito del reclamo del Dentice, il Ricevitore di San Vito, a norma del Decreto Luogotenenziale del 17 Febbraio 1861 n. 251, prendeva possesso dei beni della Cappellania con verbale del 15 Agosto 1872 nell'interesse del Fondo per il Culto. Il Comm. Alfredo Dentice, con due atti distinti, il primo dell'11 Ottobre 1872, il secondo del 4 Novembre 1872, citava in Giudizio presso il Tribunale civile di Lecce l'Amministrazione del Fondo per il Culto, affinché fosse dichiarata nulla e di nessun effetto la operata presa di possesso. Il Tribunale, preso atto delle controdeduzioni dell'Amministrazione del Fondo per il Culto, emetteva, il 12 Marzo 1873, sentenza a favore di detta Amministrazione. Nondimeno questa, con nota del 12 Giugno 1873, rappresentava la

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sua disponibilità a una bonaria transazione della vertenza se il Commendatore Dentice corrispondesse per lo svincolo o rivendicazione dei beni beneficiali la tassa del 30%. L'atto di Transazione fu stipulato il 30 Novembre 1874. Vi si stabiliva, tra l'altro, che "lo svincolo dei beni dotali della Pia fondazione di santa Maria di Belvedere viene consentito sotto la espressa condizione che tutti gli obblighi religiosi e tutti gli onori civile alla medesima inerenti debbano stare ad esclusivo carico dello svincolante" (Art. 9). La richiamata Legge N. 587 del 21 Aprile 1862 disciplinava l'applicazione delle tasse sui redditi dei corpi morali e degli stabilimenti di manomorta. Con questa legge, gli stabilimenti e i corpi morali in essa indicati (Art. 1: "Le provincie, i comuni, e gli istituti di carità e di beneficenza, le fabbricerie ed altre amministrazioni delle chiese, i benefizi ecclesiastici e le cappellanie anche laicali, le case religiose, i seminari, le confraternite, le associazioni di arti e mestieri, gli istituti religiosi di ogni culto e gli altri stabilimenti, corpi ed enti morali"), venivano assoggettati ad una tassa del 4% sulla rendita reale o presunta di tutti i beni mobili od immobili di loro proprietà. (Accademia Carrara. Storia economica ed istituzionale, Cristian Valsecchi. Digitalizzato Google, p. 23)

Quindi, il Dentice, operato lo svincolo dei beni beneficiali, ne diviene ipso facto padrone, il che fa cessare ipso facto il suo essere patrono, e tutti gli obblighi religiosi, gli oneri civili da assumersi in quanto svincolante, si configurano come onerosità imposte dalla legge in seguito allo svincolo dei beni. Risulta chiaro che, nel periodo 1792 - 1874, il Dentice incentra il suo interesse principalmente sui beni beneficiali, che gestisce di fatto e, per così dire, pacificamente come vero padrone. Una volta acquisita la piena proprietà, il Dentice si volge al Santuario e, come scrive A. Massimo Cavallo (1887), "rimodernò la facciata della Chiesa del Santuario, e vi appose lo stemma della sua famiglia con la seguente iscrizione 'A.D. 1875 IL COMMENDATORE ALFREDO DENTICE DE' PRINCIPI DI FRASSO QUESTO TEMPIO DI SUO PATRONATO SACRO ALLA VERGINE DI BELVEDERE RESTAURÒ, AMPLIÒ, ABBELLÌ'" Ovviamente, il Dentice fece tali opere di restauro, ampliamento e abbellimento della Chiesa senza richiedere e ottenere l'autorizzazione dell'ordinario del luogo. Meraviglia però il fatto che usi il termine patronato; ma non più di tanto, perché nella logica feudale del Dentice patronato = padronaggio. Ritenuta perciò la chiesa di suo patronato, come esplicita l'iscrizione di cui sopra, fu immediato per il Dentice ritenere essere suo il santuario: "il santuario è mio", "il mio diletto Belvedere", "il santuario che ho ricostruito, e che tanto amo" ecc.. In coerenza con un assunto di tal fatta, il Dentice tenne un atteggiamento e un comportamento davvero inqualificabile, canonicamente condannabile, e dal punto di vista della religiosità comune assolutamente riprovevole. Praticamente proibì a fedeli e sacerdoti il libero accesso al Santuario, i primi che vi si recavano per devozione alla Madonna, i secondi per celebrare. E di fatto cancellò in breve tempo tutta quella speciale venerazione e pietà religiosa verso la Madonna di Belvedere che il carovignese aveva espresso in circa mille anni di storia, accumulandola in sé e codificandola come carattere acquisito da darsi in eredità ai figli. Ora secondo la definizione che Spennati ricava dal Cap. XVI (Cum secun

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dum), Tit. V, De praebendis & dignitatis, Liber Tertius Decretalium Gregorij Papae IX, e dal Cap. XXXII (Tua nobis fraternitas intimavit), Tit. XL (De verborum significatione), Liber V Decretalium Gregorij Papae IX, il beneficio consiste nel "Diritto spirituale perpetuo di percepire le rendite ecclesiastiche, a cagion di sacro ministero costituito per autorità della Chiesa" (pp. 251-252). Il Dentice ha inteso altrimenti il beneficio di Belvedere, come qualcosa del tutto materiale e materialista, preoccupandosi soprattutto di godere dei beni immobili che lo costituivano. Di certo il Dentice patrono non ha capito, forse perché abbagliato dal potere o dalla ricchezza terrena del santuario, che non doveva, né poteva, esercitare il diritto di patronato sul possesso e sulla proprietà dei beni beneficiali, ma solo sul potere di nominare e presentare all'ordinario del luogo il suo prescelto a beneficiato. E senza dubbio non ha capito, al pari del negligente ordinario del luogo che doveva far osservare le prescrizioni ecclesiastiche, che non doveva, né poteva, assolutamente ingerirsi nell'amministrazione di tali beni, pena la perdita del patronato stesso conformemente appunto ai sacri canoni. Se due sono le dimensioni che caratterizzano il beneficio: la temporale (perché da considerarsi - scrive Spennati a p. 246 - "come porzioni di beni Ecclesiastici addetti al sostentamento dei Ministri del Santuario") e la spirituale ("come altrettanti diritti spirituali, emergenti dal sacro ministerio per la percezione delle correlative rendite"); il santuario invece si caratterizza per la unica dimensione della sacralità e spiritualità. Il che è ovviamente certo, indubitato e indubitabile. Specificatamente, il carovignese ha vissuto, e vive, il Santuario di Belvedere naturaliter come un luogo sacro, ab antiquo destinato al culto divino, alla devozione e soprattutto al suo filiale amore verso la Mamma sua di Belvedere, e dove la tradizione ha voluto, e vuole, accaduto in origine un evento miracoloso (si tralasciano i successivi miracoli). Non poteva perciò essere suscettibile di possesso privato, né poteva acquistarsi per contratto o per altro. Il Dentice che giammai avrebbe dovuto, e potuto, avanzare pretese padronali su Belvedere, non ha capito che se sono compresi nella conversione disposta dal § 2° dell'art. 11 della Legge 7 luglio 1866, i beni immobili dei santuari e oratori, sono parimenti compresi nell'esenzione della conversione stabilita nell'art. 18 della legge 7 Luglio 1866, gli edifici a uso di culto con le annesse abitazioni dei rettori, cappellani, custodi e inservienti della chiesa. E come non ha capito la contraddizione in termini del suo voler essere patrono e padrone del Beneficio, non ha altresì capito la contraddizione del suo (voler) essere patrono della chiesa e il suo essere padrone privato della stessa. Non ha infine capito, o meglio ha proprio disconosciuto, le prerogative che i sacri canoni riconoscono all'ordinario del luogo, dalla cui centralità non si può prescindere per ciò che ha attinenza con il diritto di patronato e con i riti del culto e gli atti devozionali dei fedeli. In breve, mettendo tra parentesi le considerazioni d'ordine giuridico civile e canonico, i mille anni di storia cittadina impregnata di atti di fede e di venerazione verso la Madonna, inficiano comunque, già di per sé, gli atti ultimi del Dentice che voleva la Chiesa e il Santuario come cosa affatto privata di famiglia.

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Marcella MARSILI, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 52 (1999), www.treccani.it/enciclopedia/girolamo-gastaldi_(Dizionario_Biografico)/ Cavaliere Gaetano MORONI ROMANO, Dizionario di erudizione StoricoEcclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, Vol. XXVIII, Venezia 1844 Digitalizzato Google. O. PIANIGIANI, Vocabolario etimologico della lingua italiana, Edizioni Polaris, Genova, 1993 (2^ ed.) Tullio DE MAURO, Grande dizionario italiano, 6 Voll., UTET, Roma 1986 Vocabolario della lingua italiana, 5 Voll., Treccani, Roma 1994 Vocabolario della lingua italiana – IL CONCISO, Treccani, Roma 1998 SITOGRAFIA - books.google.it/ / Scipione Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli, Napoli M-DCI. - Digitalizzato Google - books.google.it/ /Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storicoecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, Vol. XXXI, Venezia 1845 - books.google.it/ / Marco FERRO, Dizionario del diritto comune e veneto dell'avvocato Marco Ferro, Volume II, Seconda Edizione, Venezia 1847 Google Libri (Voce: Resignazione) - books.google.it/ / Padre Domenicano Tommaso Michele Vincenzo Salzano, Lezioni di Diritto Canonico Pubblico, e Privato, Seconda Edizione, Vol. III, Napoli Presso Saverio Giordano, 1840 - Digitalizzato Google - books.google.it/ / Pasquale Liberatore, Della Polizia Ecclesiastica nel Regno delle Due Sicilie Secondo il Diritto Canonico, e l'ultimo Concordato, Quarta Edizione, Napoli, Stamperia Strada del Salvatore m.° 41, 1852 - Digitalizzato Google - books.google.it/books/about/Memorie_historiche_di_diverse_famiglie_n.html?id=

- https://books.google.it/books?id=8LVjAAAAcAJ / Informatione de' requisiti per l'ingresso de' cavallieri nel Collegio Clementino di Roma Sotto l'educazione de' Padri della Congregazione di Somasca, in Roma 1698 - http://books.google.it/ / Chiesa e Comunità nella Diocesi di Napoli tra Cinque e Settecento, di Carla Russo - Digitalizzato Google - http://books.google.it/ / Collezione delle leggi dei Reali Decreti Sovrani Rescritti ..., Rosario Ventimiglia - Digitalizzato Google - http://books.google.it/ / Dell'Istoria del Regno di Napoli di Alessio De Sariis, Parte Terza e Quarta, Tomo Terzo - Digitalizzato Goohle - http://books.google.it/ / Della Storia delle Finanze del Regno di Napoli, Volume 3, di Lodovico Bianchini - Digitalizzato Google - http://books.google.it/ / Geronimo Seripando e la Chiesa del suo tempo, a cura di Antonio Cestaro - Digitalizzato Google - http://books.google.it/ / Il Giurisdizionalismo Pregiannoniano nel Regno di Napoli, di Agostino Lauro - Digitalizzato Google - http://books.google.it/ /Archivio della Reggia Giurisdizionale del Regno di Napoli, di Bartolomeo Chioccarelli - Digitalizzato Google - it.wikipedia.org/ /Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni / Elenco dei papi - www.genmarenostrum.com / Libro d'Oro della Nobiltà Mediterranea - www.treccani.it/ / Enciclopedia / Vocabolario

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-augusto.digitpa.gov.it/gazzette/index/download/id/1870221_PM, Automazione Gazzetta Ufficiale Storica -http://books.google.it/ / Istoria civile del Regno di Napoli, di Pietro Giannone Digitalizzato Google /Biagio Aldimari, Memorie Historiche di diverse famiglie nobili così napoletane, come forestiere, Napoli 1691 ARCHIVI Archivio della Chiesa di S. Anna di Carovigno Archivio della Chiesa Madre di Carovigno Archivio della Curia Vescovile di Ostuni Archivio di Casa Dentice, Castello di San Vito dei Normanni Archivio di Stato di Brindisi Archivio di Stato di Lecce Archivio di Stato di Napoli Archivio privato del Prof. Ninì Sacchi - Carovigno Archivio privato del Sac. D. Giovanni Di Latte - Carovigno Archivio Storico del Comune di Carovigno

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SINTESI CRONOLOGICA - ATTI E DOCUMENTI afferenti al Santuario di Belvedere (CHIESA, CAPPELLA, BENEFICIO).

SECOLO XI ANNO 1086 In via preliminare si rappresenta che non si hanno notizie certe sull'origine e scoprimento della grotta e delle sacre immagini. Il Morelli, in ordine alla datazione dei dipinti, dice di fondare il suo convincimento non sulla credenza popolare che li attribuisce a un dipintore venuto dal mare e giunto nella grotta per vie sotterranee, bensì su quella dell'Andriani secondo il quale sarebbero stati realizzati nell'VIII secolo durante il regno di Leone III Isaurico, l'Iconoclasta (Germanicea, 675 circa - Costantinopoli, 18 Giugno 741. Imperatore bizantino dal 25 Marzo 717 fino alla sua morte), che proibì il culto delle immagini dando origine alla lotta iconoclasta, per cui i cristiani, per sfuggire alla sua vendetta, professavano il loro culto nelle gole profonde della terra. L'Andriani aggiunge che, nel IX secolo, ai Greci succedettero i Saraceni, ladri e feroci, che si stanziarono in Brindisi e di conseguenza in Carovigno. È quindi supponibile che a motivo e per tema di siffatti nemici, i cristiani nelle grotte sotterranee potessero, non dissimilmente dai fedeli dei primi tempi della Chiesa, riunirsi per pregare e celebrare i sacri misteri. Cessate poi le persecuzioni, la grotta restò dimenticata, e le piante selvatiche ne ostruirono l'entrata. Lo stesso De Giorgi scrive che tradizionalmente si riporta al IX secolo l'esistenza in Belvedere di una badia di Basiliani, che restò poi abbandonata e quasi ignorata fino al tempo dei Normanni. Di seguito si trascrivono in tabella i dati rinvenuti:

Anno

Autore/opera

1710/1715

Montorio, Zodiaco di Maria

1844

Morelli, Sul romitorio di

Riferimenti testuali "... Effige di Maria dentro una finestra con due colonnette. Come quel tale la trovasse, se à caso, ò con qualche modo prodigioso, non mi viene significato, forse dipersane la memoria per l'antichità di circa sette secoli." "Varie sono le cose che si rac49


Belvedere

1851

Arciv. Rotondo, Visita Pastorale a Belvedere

1879

Arciv. Aguilar, Visita Pastorale al Santuario di Belvedere

1883

Capitolo, Memoria sul Santuario

contano intorno alla scovrimento del Santuario, ma si à quasi da testimonianza istorica d'essere esso avvenuto nel secento ..." "... Immagine a pittura vicino al muro, ereditata da questo Comune fin da dieci secoli, dalla sua invenzione, e venerata da questi abitanti in particolar modo col titolo di S. Maria di Belvedere." La Cronaca del Santuario e la costante tradizione di nove secoli concordemente attestano che un mandriano ricercando per quelle selve, una vacca che si era smarrita, la trovò genuflessa innanzi a quella Effigie adorando in quella romita dimora la madre del Suo Creatore." "Nei primordi del X Secolo in un fondo di proprietà Comunale denominato Difesa di Belvedere, apparve prodigiosamente l'Immagine della Vergine SS. in un Cripta, ove ancora si venera,

50


1884

Cavallo, Il Santuario di Belvedere

1885

De Giorgi, Bozzetti di Viaggio

1886

Brandi, Carmen Sacrum (Ode I, II)

1886

Confraternita di S. Anna, Libro delle Conclusioni 1856-1889

e contro la quale non valsero i secoli" "La tradizione dice che in un fondo di proprietà Comunale, denominato Difesa Belvedere, verso il principio del X secolo, un mandriano in cerca di una giovenca smarrita, s'avvide di quella grotta ..." "Su questo luogo è tradizione che verso il IX secolo vi fosse badìa di Basiliani, che restò poi abbandonata e quasi ignorata fino al tempo dei Normanni." "Pro decimo centenario inventionis B. M. V. de Belvedere." "Signori Fratelli, Ve presento una domanda della Deputazione delle feste Religiose del nostro paese, e atteso che in questo anno ricorre il nono Centenario dello scovrimento della miracolosa grotta della Vergine SS. di Belvedere, e per sollennizzare con gran pompa detto Centenario che cade nei giorni di Dome51


1887

Cancelliere del Capitolo, Conclusione Capitolare del 9 Agosto

1887

Cavallo, Al Consiglio Comunale Sul Santuario di Belvedere

1887

Cavallo, Al Consiglio Comunale ...

1888

Andriani, Carbina Brindisi Memorie

e -

nica di Pasqua ventura, e il Lunedì, e Martedì dopo, ..." "Il Santuario di Belvedere sussiste nella storia, nel diritto canonico, nelle Leggi Civili, e più di tutto, nella coscienza di questo popolo. Dopo oltre nove secoli di fervida adorazione, la sua fede rifulge ancor più viva in mezzo ai suoi eccessi, alle sue prevaricazioni." "Il Santuario di Santa Maria di Belvedere, in terra di Carovigno, è sito accanto alla pubblica via omonima a circa tre chilometri dal paese. La sua invenzione risale allo scorcio del IX secolo dell'Era Cristiana ..." "Lungo il tempo decorso dalla invenzione del Santuario (circa mille anni) e attraverso le fasi che ..." "Una bella strada Comunale vi mena alla Chiesa di Santa Maria di Belvedere, lungi da Carovigno due miglia, il cui santuario è in una profonda 52


1907

Brandi-Lotti, Il Santuario di Belvedere

1910

Cavallo, Carovigno: dati preistorici e ricordi storici (manoscritto)

1911

Russo, Questionario Visita Pastorale Mons. Valeri

grotta, antico più di dieci secoli, del quale distesamente ha scritto il P. Serafino Montorio." Canto Primo. II strofa. "Riandando col pensier mill'anni avanti / Un pastore scorgiam quivi che erra / in cerca d'una vacca e, in quegl'istanti / Medesimi, un signor che, a quella terra / Mosso da Conversano, al tempo stesso / vaga in lettiga coi suoi servi appresso." "Ma verso il X secolo, un bel giorno di aprile il mandriano smarrisce una giovenca, e, dopo molto cercare, scopre una caverna, vi penetra e trova lì l'animale non solo, ma pure un altare con la effigie della Madonna." "Si hanno notizie dello scovrimento della grotta dal IX secolo; si ignora da chi fu consacrata e quando."

E quindi, la tabella essenzializzata: Anno (ope

Autore

Riferimenti te-

An no sco 53


ra) 171 0/17 5

Montorio

184 4

Morelli

185 1

Arciv. Rotondo Arciv. Aguilar

187 9

188 3

Capitolo

188 4

Cavallo

188 5

De Giorgi

188 6

Brandi

188 6

Confr . S. Anna Cancelliere del Capitolo Ca-

188 7

188

stuali "antichità di circa sette secoli" "nel secento" "fin da dieci secoli" "tradizione di nove secoli" "Nei primordi del X secolo" "verso il prinprincipio del X secolo" "verso il IX secolo" "decimo centenario" "nono centenario" "oltre nove secoli" "scor-

pert a 101 0/1 5

160 1170 0 (?) 851 979

901

901

801 900 886

986 987

fine 54


7

vallo

188 7

Cavallo

188 8

Andriani

190 7

BrandiLotti

191 0

Cavallo

191 1

Russo

cio del IX secolo" "inven venzione del Santuario (circa mille anni)" "antico più di dieci secoli" "mill'a nni avanti" "verso il X secolo" "dal IX secolo"

800 887

888

907

901 100 0 801 900

In sintesi estrema, secondo la tradizione e i nostri autori, la scoperta della grotta e delle immagini della Madonna di Belvedere, è da assegnarsi all'incirca all'anno 886 (IX secolo) o 986 (X secolo). A mio avviso, occorre, invece, prendere le mosse da certezze documentarie, nella fattispecie, dalla bolla pergamenacea del 1160 con la quale il Vescovo di Ostuni G. Mammuni concede la Chiesa di Belvedere al Castellano di Ostuni, Ottone Cane e a suo figlio Guidelmo. Ora, poiché la concessione attiene non solo alla Chiesa ma anche a tutti i beni annessi e connessi, e cioé: vigneti, cisterne oliveti e olivastreti, terre colte e incolte, e ogni bene mobile e immobile a essa appartenente, è verosimile inferire, ipotizzando almeno un secolo per il costituirsi di tutti i beni suddetti, che lo scoprimento si debba datare intorno all'1086, o meglio, al Martedì di Pasqua del 1086, all'epoca cioè di Goffredo di Conversano (1035 circa - Brindisi, settembre 1100) e di sua moglie Sichelgaita. A conferma di quanto detto, si cita il Morelli: "Sighelgaide, allora duchessa di Brindisi, non sol possedea come tutti gli altri grandi al par di lei per dritto di baronaggio buona parte del feudo di questa città, ma estendeva la dominazione anche su Belvedere, il qual luogo rinselvato da folti alberi era solo abitato da pastori. ... Un dì uno di quei Mandriani, andando intorno per una vacca smarrita ne udì rauco e lontano il muggito nel folto di alcuni cespugli, sicché fattosi d'appresso avvertì d'essere essa rovinata in un abisso. ...". L'Andriani: "Si ha dalla tradizione, confermata dagli esami registrati nel riferito processo sul Beneficio di Belvedere, che un pastore di Conversano in vir

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tù di prodigio si fosse imbattuto in questo dimenticato Santuario, e siccome ciò avvenne nei tempi dei Normanni, è facile credere c’egli guidava gli armenti del Conte di Conversano che, come è detto, aveva ancora la Signoria del Contado di Brindisi". Il De Giorgi: "Su questo luogo è tradizione che verso il IX secolo vi fosse una badìa di Basiliani, che restò poi abbandonata e quasi ignorata fino al tempo dei Normanni. ...". E infine il Filomena (Lo Splendore della Divinità nel Santuario di Belvedere di Carovigno), la cui ipotesi è: "la datazione <<IX secolo>> riscontrata nelle stampe e negli studi del Cavallo, vada corretta in XI secolo". ***

SECOLO XII ANNO 1160 Nel mese di Maggio dell'anno 1160, il Vescovo di Ostuni Giovanni Mammuni, l'ultimo anno del suo vescovado (il 20°, in quanto vescovo dal 1140 al 1160), conformemente al consiglio e al consenso dell'arcidiacono Michele e dei chierici che sottoscrivono l'atto in qualità di testi, concede in enfiteusi al castellano di Ostuni Ottone Cane, e a suo figlio Guidelmo, la Chiesa di Sant'Angelo di Luco con tutti gli annessi e connessi, e cioè: i vigneti, le cisterne, gli oliveti e gli olivastreti (terreni ricoperti da oleastri, cioè olivi selvatici, Olea europea oleaster, più piccoli dell'olivo coltivato e con frutti poco sviluppati), le terre colte e incolte e ogni bene mobile e immobile a essa appartenente. Per inciso si fa notare che il Castello di Ostuni, oggi non più esistente, fu edificato nel 1148 su commissione di Goffredo III, Conte di Lecce, di Ostuni e Montescaglioso, a Nord della Città, nei pressi della nuova cinta muraria normanna, nella zona dell'attuale Vico Castello. La Chiesa di Sant'Angelo di Luco è la Grotta-Santuario di Belvedere, in agro di Carovigno, che in seguito assumerà la denominazione di Santa Maria di Luco o di Lucola e di Santa Maria di Belvedere. Secondo l'atto di concessione, il beneficiato, cioè Ottone Cane, vita natural durante, si obbliga: - ad apportare migliorie alla chiesa e ai beni in godimento; - a corrispondere alla Mensa Vescovile la decima per intero, cioè la decima parte della produzione, nella sua totalità, del frumento, vino, orzo, fave, lino e di ciò che serve al nutrimento degli animali ed infine di qualsivoglia altro prodotto, fatta eccezione per l'olio che è tutto a disposizione del beneficiato; - ad accettare quanto perverrà alla chiesa per donazione di pontefici, per elargizione di principi, per oblazione di fedeli; - a non cercare per nessuna ragione, escogitando o architettando espedienti ingegnosi, di sottrarre o alienare la stessa chiesa con tutti i suoi beni mobili e immobili dalla potestà vescovile, del vescovo attuale e dei suoi successori. Il beneficiato ha la facoltà, per quanto concerne: - i beni mobili, di venderli, donarli e commutarli a suo vantaggio e a onore della chiesa; - la cura della chiesa, di affidarla a persone di fiducia anche per sua utilità e prestigio. In ultimo, se il beneficiato muore prima del figlio Guidelmo, spetterà a

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Guidelmo o a uno dei figli che il beneficiato avrà prescelto, adempiere gli obblighi derivanti dal presente patto. In ogni caso, alla morte di entrambi, padre e figlio, la chiesa comechessia sistemata, migliorata, ampliata e tutti i pertinenti beni, mobili e immobili, ritorneranno sotto la giurisdizione e la potestà vescovile senza alcuna opposizione e controversia, liberamente e tranquillamente. Per converso, il vescovo attuale e i suoi successori difenderanno il beneficiato contro chiunque oserà osteggiarli o intraprendere azioni giudiziarie nei loro confronti. ***

SECOLI XIII e XIV Nella Carta Topografica Le Diocesi d'Italia nei secoli XIII - XIV, contenuta in D. Vendola (a cura di), Rationes Decimarum Italiae. Studi e testi n. 84, APULIA -LUCANIA CALABRIA (FOGLIO II), è segnata, nella Diocesi di Ostuni, la "Mad. di Belvedere", in agro di Carovigno. E in particolare, per quanto attiene a Ostuni - Decima dell'anno 1324, specificatamente "In Dyocesi Hostunensi, 1313. Item recepimus ab archipresbitero et clericis casalis Carbinei tar. sex. ...". (pp. 95-96) ***

SECOLO XV-XVI ANNI 1478-1500-1501 Dopo il 1160 e prima del 1500 non si ha notizia della Chiesa o Cappella di Belvedere, a meno che non si voglia prendere in considerazione quanto scritto da Ludovico Pepe nella Storia della Città di Ostuni dal MCCCCLXIII al MDCXXXIX, (Nota 1, pag. 35): "I beni ecclesiastici protetti da tante bolle e censure, erano però bene spesso addentati dallo stesso Pontefice Sisto IV, che nel 1478 entra in lega con Ferdinando d'Aragona e con Siena contro Firenze, avendo imposto pei bisogni della guerra una decima sulle rendite dei benefizii ecclesiastici, nomina con bolla del 27 luglio 1478 il Vescovo di Aversa Collettore delle decime nel R. di Napoli. Quel Vescovo esige il 15 gennaio 1479 dal Capitolo della Chiesa di Ostuni, per mano de messer Alexandro de Petrarolis Arcediacono onze tre, tarì due. Dalla Chiesa di S. Francesco tarì 7 e grana 10. Dal Vescovo di Ostuni oncie 3, carlini 5. Dalla Chiesa di S. Jeorge di Locorotondo tarì 5, grana 10. Dall'Arciprete di Carovigno per la Chiesa di Santa Maria tarì 5, grana 15. ... Così nel maggio 1484, quando il Pontefice è implicato nella guerra contro Venezia, viene da lui imposto un sussidio, seu decima, sulle rendite dei benefici ecclesiastici, pro sublevandis necessitatibus et gravibus oneribus quibus Camera apostolica in dies magis gravatur. Il 7 maggio è delegato nel Regno di Napoli, nella qualità di Collettore, Tommaso Vescovo di Forlì. ... (Diversi Somm., vol. I, fol. 56)" L'ipotesi che detta Chiesa, qual beneficio ecclesiastico, possa essere stata la Chiesa o Cappella di Santa Maria di Belvedere, il cui beneficiato (cappellano, rettore) sarebbe stato l'arciprete verosimilmente nominato dall'allora Vescovo di Ostuni, Francesco Spallucci (1478 - 1484), e che conseguentemente il Beneficio di Belvedere dalla sua iniziale costituzione fino all'anno 1500 sarebbe stato naturaliter tenuto, posseduto e governato dai Vescovi di Ostuni per il tramite di beneficiari

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da essi investiti, non tiene: nell'inventario dei beni che il feudatario Raimondo del Balzo Orsini habet et possidet in Carovigno (20 luglio 1396), è registrata la Chiesa di Santa Maria: "Item ante Ecclesiam Sancte Marie domum unam aliam contiquam dicte taberne quae locatur anno quolibet plus offerenti" (E. Filomena, Libro Magno.., p. 5), che di certo non è la Chiesa di S. Maria di Belvedere, perché intus in terra Carovinee e non Extra Terram Carovinei in pertinentiis suis. E lo stesso Andriani in Carbina e Brindisi - Memorie (1888) scrive che: "la Chiesa Matrice o sia la Parrocchiale, edificio del secolo XV, una volta Collegiata, come si ritrae dai libri della parrocchia, dagli atti degli antichi notari, da bolle, dal suggello, e da carte dell'Archivio Capitolare, è dedicata, come la Cattedrale di Ostuni all'Assunta, e dovette essere edificata contemporaneamente, perciocchè gli esterni lavori architettonici sono del medesimo carattere" (p. 91). Per inciso, la Chiesa Madre, il 1597, è intitolata ai Santi Filippo e Giacomo: "... personaliter nos contulimus intus Ecclesiam Maiorem dictae terrae Carovinei nuncupatam Sanctorum Philippi et Iacobi ..." (N. Bodini, Documenti, in E. Filomena, Il Libro Magno..., pag. 39)

Per quanto concerne il Santuario di Belvedere, si aggiunge che la Chiesa sovrastante - fermo restando gli interventi di restauro, ampliamento e abbellimento realizzati dal Principe Alfredo Dentice nel 1875 -, per dirla con l'Andriani (pp. 115-116), quasi una specie di vestibolo alla Chiesetta della parte anteriore della prima grotta, fu realizzata, fine XV-inizio XVI sec., come si evince dall'epigrafe incisa sul frontale del baldacchino che copre e decora l'altare: "HOC OPUS CUM ECCLESIA F (fare) F (fecit) ECCELLENS DOMINUS PIRRUS DE LOFFREDA DE NEAPOLI SUB DOMINIO ECCELLENTIS DOMINI IOANIS GASPARIS DE LOFFREDA EIUS NEPOTIM DOMINUS TERE CAROVINETI PER IOANE LOMBARDO DE HOSTUNIO SUB ANNO DOMINI 1501" L’Eccellente Signore Pirro de Loffreda di Napoli fece edificare quest'opera con la chiesa sotto il Baronato dell’Eccellente Signore Giovanni Gaspare de Loffreda, suo nipote, Signore della Terra di Carovigno, per il tramite di Giovanni Lombardo di Ostuni, nell’anno del Signore 1501.

"In maestà, sul frontale - scrive E. Filomena -, l'arma di Casa Loffreda", rilevata tra l'altro dal De Giorgi il 20 Maggio 1885, "con iscrizione allusiva al feudatario ... sopra un altare nella cripta del santuario". In realtà in bassorilievo vi sono gli stemmi dei Loffreda ["Sono l'insegne di detta famiglia una prateria di merli azurri in campo d'argento, e per impresa sopre del cimiero fa una testa di Bufalo negro con uno anello nel naso, tenendo due ale bianche attacate nel collo", pp. 642-643] e dei d'Alagno ["L'insegna di questa famiglia è una croce azzurra con cinque gigli di Francia d'oro, tutto l' avanzo del campo è di argento", pp. 687-688, Scipione Mazzella, Descrittione del regno di Napoli, Napoli 1601].

Filomena dice, e lo si può effettivamente riscontrare, che l'edicola: "porta in maestà tre stemmi araldici. Il primo, frontale, posto al centro sulla perpendicolare dell'epigrafe, rappresenta l'arma della famiglia Loffredo che è <<di vajo piena>>. Esso è simile a quello esistente sullo spigolo della torre a mandorla del Castello di Carovigno. Lateralmente altri due stemmi partiti che, rappresentati su scudi di forma diversa, contengono le stesse indicazioni relative ai casati. Difatti sulla parte sinistra si legge l'arma dei Loffreda, mentre sulla destra quella dei De Alagno. Il collegamento è semplice: Luigi Loffreda, feudatario di Carovigno, (già deceduto nel 1497), aveva sposato una certa Laudomia De Alagno. Uno stemma di matrimonio, quindi, rappresentante la volontà comune circa l'erezione della edicola. Il Santuario di Belvedere, era divenuto, così per mezzo di quello altare basilicale un oratorio privato di quella famiglia. Una circostanza particolare indicava il loro diritto di patronato: era la croce gigliata che, partita con il vajo si confondeva nella oscurità. Tuttora se non si hanno a disposizione forti torce, difficilmente si riescono ad individuare i gigli

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suddetti. La loro assenza nella croce crea l'idea del diritto di patronato, anziché come si è detto un attestato di matrimonio. Ciò pertanto, valse fra gli altri fatti a noi sconosciuti quale patente valida ad attestare questo loro diritto che includeva la nomina del cappellano." (E. Filomena, Lo Splendore della Divinità ...., 2006, pp. 101 e 107) In verità non si capisce come l'assenza dei gigli, che tra l'altro ci sono, nella croce possa indicare il diritto di patronato. Ora, in virtù di tale costruzione, i Loffreda si arrogarono il patronato sulla Chiesa o Cappella di Belvedere, e soprattutto sul relativo Beneficio. Erano, i Loffreda, una potentissima famiglia napoletana, imparentata con altre nobili e potenti famiglie, e di certo non avevano bisogno dell'autorizzazione dell'ordinario del luogo per edificare, riedificare o ristrutturare la chiesa o cappella. Il sunnominato De Giorgi, visitando il santuario, disse che "sul piano del suolo sorge l'oratorio, ricostruito nel 1875 dal principe Dentice; ed in questo non vi è nulla da notare", aggiungendo in nota che "vi è soltanto una barocca e balorda iscrizione, un tempo esistente nella cappella, che ora trovasi inquadrata sull'architrave di una porta pressa la scala che mena al piano superiore dell'oratorio. La riferiremo non già nella sua forma originale, perché per una bizzarria dell'incisore molte lettere furono cambiate con altre, ma nel modo come noi l'abbiamo interpretata: "QUESTA OPERA FECE FARE PIRRO DE LOFFREDA. A.° DO. M. QUINCENTESIMO. A DI 6 APRILE. DA M.° A. GALLO." (La Provincia di Lecce Bozzetti di Viaggio, Lecce 1888, p. 176)

Ecco ciò che si vede, e si legge, in una foto di proprietà del Rev. Don Giovanni Di Latte (oggi, l'architrave e la scritta sono proprio dove indicati dal De Giorgi): qESTA OPEZA A FATO FAZ A° D'O M'q'TOGESIMO A DI 6 PIFZO DE LOFZEDA D APRILE Z M° A GALLO Questa opera ha fatto fare Pirro de Loffreda / Anno Domino Mille quintogesimo, a dì 6 d'aprile, per Maestro A. Gallo.

E cioè: Pirro de Loffreda ha fatto fare quest'opera nell'anno del Signore 1500, addì 6 aprile, dal Maestro A. Gallo. In ultimo, sotto le lastre di pietra (le cosiddette chianche) poste ai piedi del citato baldacchino, o meglio, "ove si trova il 2° altare nella gradinata per andare giù alla grotta, vi sono delle antiche sepolture ben chiuse", come è scritto nel questionario compilato, il 10 marzo 1911, dal Cappellano D. Michele Russo in relazione alla Visita pastorale indetta al Santuario da Mons. Tommaso Valeri, Vescovo di Ostuni. E molto probabilmente vi è seppellita la Nobildonna Laudomia d'Alagno, la quale appunto "(...- 20.4.1525) riposa nel Santuario di Belvedere di Carovigno" com'è riportato nel Libro d'Oro della Nobiltà Napoletana (D'ALAGNO O ALAGNA - Stralci e appunti genealogici, htto://www.genmarenostrum.com.)

Laudomia è figlia: di Nicola II "(... - 1512), patrizio napoletano, succede alla morte del padre (Ugo o Ugone: ...-1498) nella Signoria di Torre Annunziata nel 1498, completa il castello iniziato dal nonno Nicola (... - 1461) e dona il 29 novembre 1498 la Chiesa e il Convento ai Padri Celestini; feudatario di Roccarainola; Ambasciatore presso la Repubblica di Venezia nel 1489";

e di Caterina De Cardenas dei M.si di Laino "sorella di Ferrante I e figlia di Alfonso (... Napoli 1476, sepolto ivi nella chiesa della SS. Annunziata), Consigliere Collaterale del Re Alfonso V d'Aragona, Maggiordomo Maggiore dell'Infante Pietro d'Aragona, Tutore di Alfonso Duca di Calabria, Governatore di Gaeta e di Terra di Lavoro; ebbe, per qualche tempo anche i feudi di Traetto e Castelforte. Sposa Eufemia de Villaragut". Ed è moglie d Giovanni Luigi Loffreda († 1508), 1° Barone di Carovigno (1479-1508).

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ANNO 1513 Tralasciando quanto sopra detto, il primo documento utile, successivo al 1160, è la pergamena del 22 gennaio 1513 con la quale l'Abate Donato Cimino, Tesoriere e Vicario Generale del Vescovo di Ostuni, Corrado Caracciolo, vacante la Cappella di Santa Maria di Belvedere per la morte dell'ultimo cappellano (il presbitero Pietro de Cifuno), accoglie la richiesta del nobile napoletano Giovanni Gaspare Loffreda, Barone di Carovigno, al quale riconosce lo ius praesentandi, in virtù del quale il Loffreda ha proposto il presbitero Raffaele Bello di Carovigno appunto al Vescovo di Ostuni ai fini del conferimento del Beneficio di Belvedere. Poiché il Vescovo non è in sede, in quanto sta partecipando al Concilio Lateranense V, è il suo Tesoriere e Vicario Generale, l'Abate Cimino che: - riscontra la formale elezione del Presbitero Raffaele Bello di Carovigno, contenuta nella lettera personalmente scritta dal Loffreda, e che gli viene presentata; - ne giudica l'idoneità e l'altezza (grandezza, nobiltà,eccellenza) di qualità e di doti; - e canonicamente lo conferma, investendolo della Cappella di Santa Maria di Belvedere con tutti i diritti e utilità, e con l'obbligo di pregare il Signore per l'anima del primo fondatore. In ordine alla potestà del barone di scegliere il Cappellano del Santuario di Belvedere, si riporta quanto retroscritto nel fl. 12 esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni: "Diritto di presentazione del giuspatronato [di Gaspare de Loffreda] Da provvedere nella persona del detto Signor Raffaele Bello, nell’anno 1513". ***

ANNO 1533 Con la Bolla del 20 settembre 1533, il Vescovo di Ostuni Pietro Bovio (15301557), previa verifica del possesso dei requisiti prescritti, accetta il Presbitero Vito Sacco di Carovigno che il Barone di Carovigno, Donato Antonio Loffreda di Napoli, ha scelto e presentato per l'ufficio di Cappellano e Rettore della Cappella di S. Maria di Belvedere che è vacante per la morte del Presbitero Raffaele de Perna di Carovigno, ultimo cappellano e possessore. Tale jus eligendi spetta al Loffreda perché questi "così ha detto", come lo stesso vescovo scrive. Di conseguenza il Barone edifica la sua scelta sulla base della semplice lettera di presentazione sottoscritta di propria mano dal Loffreda. Il Vescovo quindi: - espletate le formalità connesse con l'affissione del pubblico editto alle porte della Chiesa Maggiore; - fissata la scadenza perentoria per le eventuali contestazioni; - imposto infine il vincolo di pregare il Signore per l'anima del primo costituente e dei suoi parenti; procede canonicamente a confermare e istituire il Presbitero Vito Sacco Cappellano e Rettore della Chiesa di Santa Maria di Belvedere con i tutti gli annessi beni, diritti, introiti, utilità. ***

ANNO 1558 Giovanni Carlo Bovio (Brindisi, 5 Gennaio 1522 - Ostuni, Settembre 1570), come scrive Ludovico Pepe (1891, pp. 102 e segg.) nelle Memorie storico-diplomatiche della Chiesa

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Vescovile di Ostuni, fu Vescovo di Ostuni dal 1557 al 1564 (il 1562, è a Trento per i lavori del Concilio; il 21 Giugno 1564, è nominato arcivescovo di Brindisi), dopo essere stato fin dal 1545 Coadiutore (diritto canonico: il chierico che supplisce un titolare di un ufficio ecclesiastico nell’adempimento del suo ufficio, con o senza diritto di successione) del predecessore Pietro Bovio, suo zio. Si addottorò in diritto canonico e civile presso l'Università di Bologna. Quindi si recò a Roma dove abbracciò lo stato ecclesiastico. Nello studio della teologia e delle lingue classiche e orientali, raggiunse livelli così alti che fu considerato uno dei più dotti del suo tempo. Consacrato Vescovo di Ostuni, precisa il Pepe: "diè principio, il 1° Maggio del 1558, previo editto del 21 Aprile, ad una severa e memorabile S. Visita della Diocesi, di cui rimangono ancora gli atti in un grosso volume in fol. di carte 188 dell'Archivio Capitolare di Ostuni col titolo: Acta Sanctae Visitationis Ep. Bovii an. 1558. Egli si propose la riforma dei costumi del clero, il quale, numerosissimo, era allora carico di benefizii, d'ignoranza e di vizii, per modo che di pochi potè scrivere: Scit legere et ordinare offitium et Missam: di molti constatò, ch'erano concubinarii, adulteri, e circondati di figli!" Ora, nel corso della visita pastorale fatta a Carovigno, il 7 giugno 1558, il Vescovo, prima di ogni altra cosa, ingiunse all'arciprete, al cantore e agli altri sacerdoti convenuti nella Chiesa Maggiore, di adempiere, e come adempiere, i compiti dell'ufficio sacerdotale, quali: - compilare l’inventario autentico dei beni e dei diritti della detta Chiesa; - esigere il censo non esatto, e reintegrare i beni alienati in modo conforme alla nota vescovile loro consegnata; - (i confessori), come redimere dal peccato e come leggere la summa volgare del Beato Antonio; - (l’arciprete), apprestare, entro un mese, il libro delle anime in cui annotare il numero di tutte le anime della detta Terra con i loro nomi e cognomi, al fine di poter rinvenire in seguito con facilità penitenti e impenitenti; (- l'arciprete), tenere obbligatoriamente chiusa la chiesa dopo la celebrazione delle funzioni e della messa; e non permettere al giurato o al camerario, in ora notturna, di andare in chiesa a suonare le 3 campane. Poi, riferendosi alla Chiesa di Santa Maria di Belvedere, interrogò i presenti su: - chi fosse il rettore; - chi fosse il cappellano; - quali fossero i beni appartenenti alla Chiesa e costituenti il beneficio; - chi, e da quanto tempo, fosse il possessore del detto beneficio; - chi lo amministrasse; - chi ne percepisse i frutti, i redditi ecc.; - il perché e il percome (de causa scientiae) delle loro conoscenze. L'arciprete e i sacerdoti (Battista De Pressa, Matteo Caliolo, Angelo Morella, Guglielmo de Brando, Francesco de Perna, Renzo Pilella), attestarono in modo pressoché uniforme che: - non vi è alcun rettore; - il cappellano è don Vito Sacco, il quale celebra la messa, una volta la settimana a suo piacere, ricevendo per tale servizio 6 ducati l'anno; investito di tale funzione dal Signore dell'oppido, Barone Donato Antonio Loffredo; - i beni appartenenti alla Chiesa sono costituiti da: - una possessione di olivi nel luogo detto "La Cultura", sulla strada che porta a Brindisi; - una chiusa (un terreno coltivato a olivi), donata da Gemma di Carruzia, nel luogo

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detto "Li Barrati" - una chiusura di olivi, lasciata alla Chiesa da Gemma, moglie di Ambrosio Cavallo; - un appezzamento di terra con diversi alberi di olivi nel luogo detto "La pezza del Signore Chizio"; - un'altra possessione di olivi con cisterna e corti nei pressi della detta Chiesa; - altre proprietà terriere lasciate in eredità alla Chiesa da diverse persone; - il censo dentro e fuori la detta Terra, le decime dei frutti e altri alberi di olivo dispersi; - il canone annuo di sette carlini sugli olivi di Nardo Carruzzi ed altri, nel luogo detto "de Foggiano"; - 3 o 4 magazzini (dispense, cantine), di cui uno utilizzato come osteria dal barone e dal figlio; - una mandria di circa 30 vacche; - il barone Donato Antonio possiede e amministra detti beni da sempre, dalla morte di Don Pietro de Gifuno, avvenuta circa 40 anni fa: nel passato, tramite il procuratore ed economo, Antonio Spinelli (figlio della sorella di Don Francesco de Perna; per circa 10 anni procuratore e amministratore), il quale conservava in casa sua tutti i vasi sacri e i paramenti della chiesa; 12 anni fa, procuratore e conservatore dei beni fu Antonello Morella (fratello del sacerdote Angelo Morella); nel corrente anno, l'amministrazione dei beni e della chiesa è curata dal cassiere, Giannotto di Giannotto. Lo stesso barone riferì al cantore Don Renzo Pilella che con le entrate provenienti dalla gestione beneficiale, intendeva edificare una torre a Belvedere. Nondimeno tutto l'olio prodotto quest'anno, è posseduto da Marcello, figlio del barone; (per quanto attiene al perché e al percome di siffatte loro conoscenze), perché così essi avevano visto e sentito, poi anche perché pratici del luogo e infine perché cittadini della Terra di Carovigno dal tempo passato, e al presente. Il giorno successivo, l'8 Giugno 1558, il Vescovo è al Santuario di Belvedere, dove effettivamente rinviene i paramenti e i calici in possesso dell'economo della Chiesa, Antonio Spinelli; e dice che a suo tempo e luogo si dovrà in modo opportuno provvedere a ogni cosa. Terminata la visita pastorale, il Capitolo pensò al rimborso spese del visitatore diocesano, con grande soddisfazione dello stesso. ***

ANNO 1576 Morto D. Angelo de Perna, rettore della Chiesa della Beata Maria di Belvedere, il Capitolo (ovvero il collegio dei canonici della Chiesa Madre) di Carovigno presentò al Papa Gregorio XIII una petizione al fine di ottenere che la Chiesa e il Beneficio di Belvedere fossero per sempre uniti alla Mensa capitolare della Secolare e Collegiata Chiesa di Carovigno, il cui canonicato era privo di sufficienti mezzi di sussistenza. Gregorio III, con la Bolla pergamenacea del 1° Aprile 1576, unisce il Beneficio di Belvedere al Capitolo della Chiesa Collegiata di Carovigno, in quanto "beneficio semplice, no de Iure patronato Regio". La Bolla fu spedita a Napoli per il Regio Exequatur che il Re, tramite il suo Vicerè, concesse, il 4 aprile 1578. Il relativo atto di possesso fu compiuto il 2 Gennaio 1579, come riferisce

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Don Vito Pomes nella sua Memoria sul Beneficio di Belvedere, datata 10 Maggio 1837. In verità il Pomes scrive che ciò "appare dal fol: 289 e 290 del processo mentovato". Fogli irreperibili. Nello stesso tempo, però, dietro ordine di Scipione Loffredo, Barone e Signore della Terra di Carovigno, il suo erario (cioè cassiere, camerlengo) aveva effettuato, il 20 Marzo 1576, un sopralluogo nella Chiesa di Belvedere insieme con il notaio, il giudice e i testimoni. La ricognizione si incentrò essenzialmente sulla rilevazione degli stemmi dei Loffreda-D'Alagno, posti sul baldacchino che proteggeva, e protegge, l'altare della prima grotta, e sull'iscrizione scolpita nel fregio dell'architrave. E probabilmente dopo quanto rilevato e comunque in virtù dello ius praesentandi attribuitosi, aveva eletto e presentato al Vescovo di Ostuni il chierico napoletano Giovanni Geronimo de Mauro perché fosse investito del beneficio di Belvedere; ma invano, e anche senza esito furono le istanze avanzate dallo stesso chierico. ***

ANNO 1577 Morto Don Angelo de Perna, a nome della Camera Apostolica il Cantore della Cattedrale di Ostuni, Don Vito Antonio Farina, prende possesso del Beneficio di Belvedere, sollevando così l'opposizione del Vescovo, secondo il quale siffatta collazione era di sua spettanza; e altresì quella del Capitolo di Carovigno in forza del privilegio ottenuto con la bolla pontificia di cui sopra; e infine quella del Barone Scipione Loffreda, a motivo del diritto di patronato che aveva. Lorenzo Campeggi, U.I.D., Protonotario apostolico, Referendario di entrambe le Segnature, e Nunzio del papa e della Santa Sede nel Regno di Napoli, non solo ordina al Farina di continuare il possesso del beneficio già preso, ma lo riconferma in tale possesso, invitandolo a far redigere il relativo atto pubblico nel quale nominare e costituire un economo da sé benvisto al fine di riprendere e recuperare i frutti e gli introiti della chiesa, passati, pendenti e futuri. E se dopo il possesso preso, i tre rivendicheranno ancora un qualche diritto, il Farina - facoltà concessagli dal Campeggi - li citerà a comparire al suo cospetto, presso la sua residenza ordinaria, per dimostrarlo; e li ammonirà, nel frattempo, a non intromettersi nella percezione dei frutti, pena la censura ecclesiastica o l'ammenda pecuniaria. Praticamente il Campeggi dà al Farina la potestà di sostenere le sue veci relativamente alle cose da farsi e da eseguirsi, invocando l'ausilio del braccio secolare nel caso sia necessario. ***

ANNI 1580 -1581- 1582 -1583-1585 Il 13 marzo 1580, alla presenza del Papa Gregorio XIII, il Cardinale Sforza accoglie la supplica dell'abate Giovanni de Mauro e, per mezzo di un breve apostolico, deputa il Vicario Generale di Ostuni a trattare e risolvere come commissario apostolico la lite mossa dal detto de Mauro contro il Clero e il Capitolo di Carovigno. In concreto, il Cardinale, in seguito a detta supplica, prende atto che: - essendo vacato il beneficio di Belvedere per la morte di Angelo de Perna, il barone Scipione Loffredo, in virtù dello ius presentandi a lui spettante, aveva

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presentato al Vescovo di Ostuni il chierico napoletano Giovanni de Mauro per l'investitura del beneficio; - il Clero e il Capitolo di Carovigno avevano precedentemente impetrato dalla Sede Apostolica che siffatto beneficio fosse per sempre unito alla Chiesa Collegiata di Carovigno; - tale unione, a giudizio del supplicante, era stata conseguita in modo surrettizio e orrettizio, perché non si era fatta menzione alcuna del diritto di patronato dei laici nobili. Dà quindi mandato al Vicario Generale di Ostuni, in qualità di Commissario apostolico a ciò deputato: - di istruire il processo; - di verificare se sia o meno fondata l'accusa di surrezione e orrezione della impetrazione; - di citare le parti, di reprimere i disobbedienti ecc., di fare qualsiasi cosa necessaria e opportuna, anche invocando l'ausilio del braccio secolare, e comunque con lo scopo e l'obbligo di risolvere la controversia. Il de Mauro, volendo avvalersi del breve apostolico così acquisito, presenta istanza al re affinché gli conceda il Regio exequatur. E il Re, tramite il Reggente del Collaterale, dà il suo assenso. Il 15 febbraio 1581, Timoteo Sant'Angelo, procuratore del de Mauro, compare al cospetto del Vicario Generale di Ostuni, o meglio, Commissario Apostolico, e fa presente che, una volta presentato dal barone Scipione Loffredo al Vescovo di Ostuni perché gli conferisse il beneficio di Belvedere, il suo principale aveva più volte richiesto che fossero espediti i provvedimenti connessi con la sua istituzione e conferma, ma senza alcun esito; e parimenti senza esito risultarono i numerosi gravami con riverenza intrapresi, talché ora si ritrova con una lite impregiudicata e pendente, e con l'istituzione e conferma ancora da farsi. Fa altresì presente che è indubitabile e intelligibile: - che il Clero e il Capitolo di Carovigno ottennero, o piuttosto pretesero, dalla Sede Apostolica la bolla sull'unione della chiesa e del beneficio di Belvedere; - che riuscirono ad avere detta bolla in modo surrettizio e orrettizio; - che in detta bolla non fu fatta menzione né del diritto di patronato dei Loffredo né della pendenza dell'istituzione di cui sopra. Per la qual cosa il suo principale fece ricorso alla Sede Apostolica, supplicando che fossero trattate sia la causa dell'istituzione e conferma sia la causa della surrettizia annessione ecc.. Di conseguenza ogni cosa fu rimessa al Vescovo attuale e al suo Vicario Generale. Fa infine presente che, secondo il Regio exequatur, accertato il diritto di patronato dei Loffredo e dichiarata surrettizia la bolla del clero e capitolo carovignese: - il suo principale, Abate Giovanni Geronimo, dovrà essere istituito e confermato nel possesso della chiesa e beneficio di Belvedere con i relativi frutti, proventi, oneri e onori; e ugualmente dovrà essere immesso e mantenuto in tale possesso in virtù della presentazione a suo favore fatta; - il capitolo e il clero dovranno essere condannati alla restituzione dei guadagni che indebitamente hanno ricavato dalla (e a motivo della) chiesa e beneficio. Conclusivamente, oltre a richiedere che, per quanto concerne la presente controversia, il diritto e la giustizia siano amministrati non solo nel modo predetto, ma in ogni altro modo migliore, protesta per quanto riguarda le spese.

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Ciò stante, il Commissario apostolico dispone: - che uno dei nunzi o servienti della Curia ostunese si rechi personalmente dal capitolo e clero della Terra di Carovigno, se riesce a trovarli direttamente, altrimenti si rechi dove essi sono soliti radunarsi e li renda edotti; - che, entro tre giorni, detti clero e capitolo, compiuta la formalità dei tre canonici avvertimenti, si presentino, anzi devono presentarsi, come la legge prescrive e all'ora solita delle cause, al suo cospetto per dire, replicare, impegnare con vincolo giuridico e morale qualunque cosa vorranno dire, menzionare e allegare in relazione alle cose predette e per quale motivo quelle (elezione, presentazione, istituzione) non debbano essere fatte; - e così pure per contestare la lite entro il tempo concesso, per ribattere le accuse con prove giuridiche, verificando i giuramenti dei testimoni, rendendoli di pubblica conoscenza e giungendo a una conclusione, e infine per tutti e i singoli altri atti giuridici necessari e opportuni che occorre compiere in detta causa fino a sentenza o decreto; - che la causa (affare giudiziario) sia inclusivamente riportata quanto prima nell'ambito della giurisdizione ecclesiastica altrimenti non avrà alcuna efficacia. Il giorno successivo, cioè il 16 Febbraio 1581, Donato Deparata, giurato della Curia Vescovile di Ostuni, notifica quanto sopra a Clero e al Capitolo convenuti nella Chiesa Madre. E cioè all'arciprete Don Guglielmo di Brando, al cantore Don Angelo Morella e ai sacerdoti Don Oronzo Sacco, Don Scipione Brancato, Don Andrea de Carluccio, Don Matteo Caliolo, Don Vito Sacco, Don Donato Antonio De Brando, Don Gregorio Caliolo. Il 29 Aprile 1581, il Capitolo e il Clero di Carovigno presentano alla Curia Vescovile di Ostuni un articolato di 19 articoli con il quale muovono 19 eccezioni al chierico napoletano Geronimo de Mauro, presentato a Beneficiato della Chiesa di Belvedere da Scipione Loffreda. Di rilievo, quanto vien detto riguardo: - ai nomi dei primi beneficiati, quali: Don Pietro de Chifuni, Don Antonio di Pressa, Mastro Don Domenico Epifano; - ai beni (proprietà terriere, case, botteghe ecc.) in possesso della Chiesa di Belvedere, derivanti assolutamente da elemosine e lasciti; - ai 50 anni circa intercorrenti tra la morte di D. Raffaele Bello e la morte di D. Angelo de Perna. Incidentalmente si fa notare che il Capitolo e il Clero sono in errore quando affermano che i beneficiati, fatta eccezione per Don Vito Sacco, erano privi della canonica presentazione e istituzione; - all'ingerenza e intromissione dei baroni Giovanni Gaspare e Donato Antonio Loffreda nella gestione dei beni beneficiali, dei quali si servivano per il proprio esclusivo interesse e vantaggio. Il 3 Marzo 1581, Gregorio XIII, a seguito di un'altra petizione del de Mauro, constata che il valore dei frutti, redditi e proventi della Chiesa di Belvedere, quantunque non ecceda, secondo la comune estimazione, i 200 ducati, nondimeno a quel valore ascende, e che per conseguenza il clero e il capitolo di Carovigno, impetrando l'unione di detta Chiesa e Beneficio, ha falsamente dichiarato un valore non eccedente i 24 ducati d'oro di camera. Ciò stante, il Santo Padre giudica, rivelatesi vere le premesse, la sua lettera surrettizia, e, di nessuna validità giuridica ed efficacia, l'unione, l'annessione e l'incorporazione. Si affida, quindi, con lettera apostolica, al discernimento dei Vescovi di Amelia, Macerata e Ostuni, affinché esaminino approfonditamente la questione, e se accer-

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teranno che la sua lettera soggiaccia al vizio della surrezione, dichiarino con la sua autorità quanto de iure dovrà essere fatto. E infine, vuole che, nell'acquisizione della Chiesa di Belvedere, il de Mauro sia anteposto a tutti gli altri pretendenti. Il de Mauro, volendo servirsi del detto breve, presenta una supplica al Reggente Salazar in Napoli, per ottenere il Regio exequatur. Il Reggente richiede il parere del Regio Maggiore Cappellano. Questi, il 17 settembre 1582, riferisce di essere dell'avviso che si debba concedere l'autorizzazione richiesta per l'espletamento del processo tra persone ecclesiastiche. Il 21 ottobre 1582, il Reggente provvede in modo conforme. Il 29 Aprile 1583, la Curia Vescovile di Ostuni emise sentenza favorevole al de Mauro, avverso la quale il Capitolo si appellò alla Santa Sede che con Bolla del 7 Maggio 1583, corroborata del Regio exequatur, delegò la Curia Metropolitana di Brindisi ad accogliere l'appello del Capitolo di Carovigno, prontamente presentato il 26 maggio 1583 e notificato il giorno successivo alla Curia di Ostuni. Il 29 Maggio 1585, il Clero e il Capitolo di Carovigno, con atto notarile, costituiscono e deputano i loro procuratori (l'arciprete Don G. Gaspare Mezzocapo, il cantore Don Angelo Morrella, Don Mattero Caliolo e Don Antonio de Leo) a concludere di comune accordo, ponendo così fine alla controversia giudiziaria, la convenzione con Don Gio. Geronimo de Mauro, o con il suo procuratore, sul Beneficio di Belvedere. Il 5 Giugno 1585, le parti, non volendo ulteriormente litigare, tramite i loro procuratori convengono, col patto di ottenere e impetrare l'assenso della Sede Apostolica entro 4 mesi a contare dal predetto giorno: - che il de Mauro, in quanto presentato al Beneficio di Belvedere, sia da istituire, fatti salvi i diritti di entrambe le parti per quanto concerne il petitorio; - che non venga recato alcun pregiudizio allo jus patronatus dell'utile Signore della Terra di Carovigno; - che il de Mauro riservi a sé, finché vive, tutti i futti e gli introiti della chiesa, a titolo di pensione; - che il possesso della Chiesa, come al presente è, resti nelle mani del Clero, in virtù dell'unione ottenuta dalla Santa Sede; - che il detto Clero si serva dell'amministrazione del beneficio e ne fruisca liberamente, senza alcuna controversia. Pertanto il de Mauro, rinunciando alla lite e alla causa, e alla sentenza pronunciata a suo, non mantiene altro diritto se non quello di percepire i frutti e gli introiti predetti, e solo quelli di affittare e di disporre a suo piacimento, finché vive. Dopo la sua morte, tutti i beni beneficiali torneranno indietro al clero con lo stesso dirittto. In pari tempo, il de Mauro cede al Clero tutti i frutti percepiti da detta Chiesa e ogni diritto che gli compete. Relativamente al recupero di quanto in passato percepito, stante la difficoltà dell'operazione e altresì la povertà del clero, e affinché non avvenga che il clero amministri e serva nelle cose divine a sue spese, il de Mauro promette di pagare annualmente, finché vive, 30 ducati al detto Clero per tale servizio, che potrà, detta somma, esigere e recupare sia dall'affittatore degli introiti sia dallo stesso de Mauro. L'8 Ottobre 1585, con atto rogato dal notaio, tutti i presbiteri e tutto il clero di Carovigno, ratificando, prima lodando, e approvando la concordia tra essi

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stessi (tramite i loro procuratori) e il de Mauro (tramite il suo procuratore), fatto sempre salvo e riservato l'assenso della Sede Apostolica, e senza pregiudizio dei diritti dell'utile Signore della Terra di Carovigno, convennero quanto concluso il 5 giugno. E in pari tempo, senza però arrivare alla revoca di qualsivoglia loro procuratore, fino allora da essi costituito, nominarono, deputarono e solennemente ordinarono come procuratore, attore, fattore, gestore degli infrascritti negozi giuridici, nunzio speciale e generale, Don Scipione Indello, chierico monopolitano residente a Roma, specificatamente ed espressamente: - che detta concordia sia dall'apostolica autorità confermata e approvata; e che ogni e signola mancanza sia de jure che de facto, sia colmanta, suppliando, reclamanado, facendo pressione e ottenendo; -che, a conferma della stessa e come suo complemento, affinché il de Mauro non subisca per effetto della sua rinuncia una perdita eccessiva per quanto riguarda le entrate della chiesa, che secondo la comune estimazione non superano il valore annuo di 80 ducati di moneta del Regno di Napoli, siano dallo stesso, questi 80 ducati, da percepirsi, esigersi, ridursi, recuperarsi, prestarsi a interessi, darsi in affitto, disporsi a proprio piacimento, volgersi a proprio uso e utilità come pensione annua, tolti però annualmente da essi 30 ducati per il clero e presbiteri, i quali potranno esigerli e recuperare a loro scelta, tanto dall'affittatore degli introiti quanto dallo stesso de Mauro; - che il de Mauro, dall'alto, non si possa in qualsiasi modo, da detto clero e presbiteri, molestare, perturbare, inquietare o mettere in difficoltà. Il 29 Ottobre 1585, su richiesta dell'abate Camillo Petrarolo procuratore del de Mauro, il notaio Antonio De Benedetto e i testi: Giovanni Matteo Mileto U.I.D.; Francesco Veneto, abate e canonico monopolitano, e i carovignesi Don Giovanni Gaspare Mezzacapo (arciprete) e Don Paolo Grimano (chierico), si portano alla Marina di Carovigno, esattamente nella proprietà terriera beneficiale di Santa Maria di Belvedere, volgarmente detta “La Chiusarella” di Gemma di Ambrosio, confinante con gli oliveti di Pietro Sacchi e di Pietro de Errico e qui il Petrarolo esibisce ai presenti la bolla apostolica del 25 agosto 1585 e il Regio Exequatur del 2 ottobre 1585. Con detta bolla, Sisto V comunica che se il de Mauro, liberamente e spontaneamente, rinuncerà alla controversia giudiziaria, alla sentenza favorevole del Vescovo di Ostuni e a ogni altro diritto e azione afferenti a detta chiesa e beneficio, a sostegno dell'unione di cui trattasi per il bene della pace e della concordia comune, giudicherà accettabile una rinuncia siffatta. Pertanto, avocata a sé la causa e composta la lite, il Papa, affinché il de Mauro non subisca troppo danno da siffatta rinuncia, provvede più riccamente al suo sostentamento, assolvendolo anzitutto da qualunque sentenza ecclesiastica di scomunica, di sospensione e d'interdetto, da ogni altra censura e pena inflitte da tribunale o da uomo, per qualsiasi pretesto o per qualsiasi causa in cui risulti, in qualche modo, coinvolto. Concretamente, gli concede di godere, vita natural durante, direttamente o per il tramite di uno o di altri, dei frutti e introiti della chiesa e beneficio annesso, consistenti tanto in beni immobili che in beni immobili semoventi, e anche delle oblazioni. E, tali beni, di percepire, esigere, ridurre, recuperare, locare, affittare e disporre a suo piacere e anche per i suoi bisogni e interessi, stornando annualmente, a mo’ di pensione annua, trenta denari (cioè 30 ducati) a favore del clero e dei presbiteri medesimi, così che non possa essere da questi molestato, perturbato, disturbato o, in qualche modo, impedito.

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Il Papa precisa di riservare, concedere e assegnare quanto sopra con il conforme consenso dello stesso clero e degli stessi presbiteri a tal fine espresso. Ovviamente con la sua autorità apostolica, e secondo il tenore della presente. Ordina quindi al Vescovo di Amelia e ai Vicari degli Arcivescovi di Bari e Mottola di fare in modo che il de Mauro fruisca e goda pacificamente della libera percezione dei frutti, delle rendite, dei proventi e delle oblazioni in coerenza con il contenuto e tenore della presente, e di non permettere che venga, in qualche modo, tormentato ingiustamente dal clero e dai predetti presbiteri o da qualsivoglia altro oppositore. Nondimeno esprime la volontà che il de Mauro in assoluto anteponga, nel proprio spirito, ai frutti, alle rendite, ai proventi e alle oblazioni predette, gli oneri e primariamente le incombenze della chiesa. E infine dichiara che con la presente non intende affatto né approvare il diritto di patronato né procurare un nuovo diritto alla Chiesa Maggiore, connesso cioè con detta chiesa e unione. Il Regio Exequatur del 2 Ottobre 1585, richiesto dal de Mauro e allo stesso concesso, dava esecutività a quanto convenuto con il clero. Vale a dire: - acquisita la sentenza favorevole del Vescovo di Ostuni, delegato dalla Sede apostolica; - pendente la causa di appello davanti al Vescovo di Monopoli, parimenti delegato dalla sede Apostolica; - egli, finché era in vita, avrebbe percepito i frutti del beneficio di Belvedere senza per questo nuocere al diritto di patronato. Per conseguenza il Petrarolo, in veste di procuratore e per conto del suo principale, davanti ai citati testi prende subito possesso dell'anzidetta possessione: entrando in essa per glebe e frasche di alberi, e in essa permanendo, ambulando e compiendo con ogni altra significazione oggettiva e univoca l’atto del vero, reale, attuale e tangibile possesso, in modo pacifico e tranquillo, senza che nessuno si opponesse. E così pure in altri appezzamenti, volgarmente detti: “La Pezza di Minichio”, “La Coltura del Barone” e “Montesciugo”, alias “Le tagliate”. Al termine, a cura del notaio viene redatto l'atto pubblico, e dai testi, sottoscritto. Una controversia giudiziaria iniziata il 1576, dopo la morte dell'ultimo beneficiato, e terminata il 1585, contrassegnata dalla inefficacia delle bolle e dei brevi papali, delle sentenze vescovili, nonché dei Regi exequatur. ***

SECOLO XVII ANNI 1619-1620-1621 Il Barone Giovanni Caputo di Napoli, Signore della Terra di Carovigno, con atto notarile del 19 febbraio 1619 redatto in Napoli, costituisce Alessandro Grandone di Ostuni suo Nunzio e Procuratore per rappresentarlo presso la Curia Vescovile di Ostuni come legittimo patrono della Chiesa o Beneficio di Belvedere. E in particolare con il mandato di presentare il chierico Pietro Paolo Caputo di Napoli, Dottore in Sacra Teologia, Abate della Chiesa di San Giovanni Maggiore di Napoli, quale Beneficiario e Cappellano della suddetta Chiesa o Beneficio e dei connessi beni, stante il decesso dell'ultimo possessore, l'Abate Giovanni Geronimo de Mauro di Napoli, avvenuto il giorno 8 febbraio 1619.

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Si precisa che Pietro Paolo Caputo è figlio secondogenito di Pasquale Caputo, figlio di Ricco Caputo di Stefano. E Giovanni Caputo è figlio primogenito di Agostino Caputo, figlio di Giovanni Caputo di Stefano. Per cui Ricco e Giovanni sono fratelli; Pasquale e Agostino, cugini; Pietro Paolo e Giovanni, procugini. Lo stesso giorno, Pietro Paolo Caputo, in Napoli, conferisce a Marco Antonio Palmieri di Ostuni, tramite procura notarile, il potere di rappresentarlo presso la Curia Vescovile di Ostuni nella causa della sua investitura. Praticamente il Palmieri, Procuratore e Nunzio, ha l'incarico: - di accettare, a nome e per conto del suo costituente, la nomina e la presentazione alla chiesa o beneficio di Santa Maria di Belvedere, che Giovanni Caputo gli ha fatto dopo la morte dell'ultimo beneficiato; - di presentarsi al cospetto del Vescovo di Ostuni e al suo Vicario Generale, del quale l'istituzione e conferma è di spettanza e pertinenza, e di richiedere e ottenere dallo stesso l'istituzione e la conferma del suo costituente; - di esigere che si faccia in relazione a quanto predetto ciò che è necessario e opportuno; - nel caso l'istituzione venga negata, o dal Vescovo o dal Vicario Generale, di appellarsi al Papa o a qualunque altro superiore al quale tale potestà appartenga; - una volta conseguita l'istituzione e la conferma, di prendere a nome del suo costituente l'immediato possesso materiale della chiesa o beneficio; - di dare in locazione gli annessi beni a uno o più affittuari da esso stesso procuratore benvisti; - e, in genere, di fare, operare e comportarsi proprio come farebbe, opererebbe e si comporterebbe lo stesso costituente se fosse presente. Il 6 marzo 1619, Alessandro Grandone presenta al notaio Giacomo Spennati di Ostuni la procura conferitagli da Giovanni Caputo, Barone di Carovigno. Il notaio riscontra l'integrità dell'atto e lo restituisce al Grandone, il quale, dopo aver asserito che è vacante la chiesa o beneficio di Belvedere per la morte dell'ultimo possessore, l'Abate Giovanni Geronimo de Mauro di Napoli, e che spetta a Giovanni Caputo il diritto di patronato su detta chiesa o beneficio, in forza della procura ricevuta, nomina, elegge e presenta Pietro Paolo Caputo come cappellano e beneficiato per essere investito della chiesa e beneficio di Santa Maria di Belvedere, con tutti i suoi diritti, introiti, redditi, emolumenti, onori e oneri, annessi e connessi, e non diversamente da come tutti i precedenti cappellani e beneficiati li possedettero. Prega inoltre il Vescovo di Ostuni e il suo Vicario di ammettere sia l'elezione e presentazione sia l'eletto e presentato; di espedire le bolle necessarie; e infine di immettere appunto il beneficiato nel possesso e, una volta immesso, di difenderlo. Di quanto sopra, il notaio redige l'atto che il procuratore Palmieri, il giorno 8 aprile 1619, porta in Curia. Lo stesso giorno (8 aprile 1619), il Palmieri, alla presenza del Vescovo e del suo Vicario Generale, riferisce che il suo principale, Pietro Paolo Caputo, presentato da Giovanni Caputo al beneficio semplice e sinecura di Santa Maria di Belvedere, aveva accettato già da subito tale presentazione non appena ne ebbe conoscenza. Nondimeno è, qui ora, per il suo tramite, a dover insistere a che sia promulgata la bolla istitutiva, e parimenti a che sia emanato l’editto contro gli eventuali pretendenti al beneficio. In ogni caso - egli dice -, alla Curia consta abbastanza il menzionato diritto di patronato, in quanto già acquisito nel processo antecedentemente celebrato.

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La Curia, lo stesso giorno, emette l’editto contro gli eventuali pretendenti. In altre parole, il Vicario Generale ammonisce, cita ed esige in modo perentorio che tali pretendenti, entro 3 giorni, si presentino legittimamente al cospetto suo e della Curia, all’ora solita delle cause, per dire e obiettare qualsiasi cosa avverso la predetta elezione, presentazione e istituzione, e per spiegare per quale motivo non si debbano fare. E che, decorso tale termine, l’istituzione è di diritto (cioè per legge). Il 9 aprile, l'editto è affisso sulla colonna della Chiesa Cattedrale di Ostuni, e defisso 3 giorni dopo. E proprio il 12 aprile, il Palmieri si reca puntualmente presso il competente ufficio della Curia e, dal momento che nessun contraddittore si è presentato, chiede che sia stabilito il termine ultimo entro cui raccogliere le prove pertinenti alla causa dell'investitura del suo principale. E torna a chiedere tale curiale adempimento anche il giorno successivo, il 13 aprile 1619. E la Curia, in verità, provvede, e intima, fissando per entrambe le parti (il procuratore Palmieri e il Promotore fiscale della Curia), il termine probatorio di giorni 6. Diligentemente, il 15 aprile, il Palmieri deposita in Curia l'articolato comprovante il diritto del suo principale, insieme con la documentazione prodotta in vim probationis, cioè a titolo di prova documentaria. In particolare, egli sostiene che: - la Chiesa o Cappella di Santa Maria di Belvedere, sita nel luogo detto “Lucala”, al presente è in essere, è, ed è sempre stata, del diritto di patronato spettante ai Baroni di Carovigno, come risulta dagli atti processuali esistenti in Curia e concernenti la lite tra l’Abate Giovanni Geronimo de Mauro e il Capitolo di detta Terra; - detta Chiesa fu edificata e fondata dal fu Giovanni Gaspare Loffreda, Barone di Carovigno, e dal fu Pirro Loffreda, tra il 1500 e il 1501, con la clausola che fosse in perpetuo di giuspatronato dei suoi discendenti baroni di detta Terra, e loro successori; - che, per tutto il tempo che esercitarono la baronia in detta Terra, i Loffreda presentarono sempre, occorrendo la vacanza, i Cappellani in detta Chiesa, e i Vescovi di Ostuni hanno sempre confermato e investito del beneficio gli eletti, nominati e presentati dai Baroni suddetti. I vescovi altresì redigevano e spedivano le Bolle, immettevano i beneficiati nel possesso della Chiesa e dei relativi beni, e consentivano a che godessero i frutti, le rendite e le prerogative loro spettanti in quanto Cappellani; - che i Baroni di detta Terra sono sempre stati, e sono, nel pacifico e tranquillo diritto di eleggere e presentare i Cappellani a detta Chiesa come veri patroni del Beneficio, perché di loro spettanza il giuspatronato, come risulta dalle molteplici e continuate presentazioni e dal processo predetto; - che l’ultimo immediato Cappellano è stato l’Abate Giovanni Geronimo de Mauro di Napoli, che fu presentato, nell’anno 1576, dal fu Scipione Loffreda, allora Barone di Carovigno. E vacando detto beneficio per la morte del de Mauro, il Barone attuale Giovanni Caputo elesse e presentò alla Cappella e Chiesa predetta l'Abate Pietro Paolo Caputo; - che Giovanni Geronimo de Mauro morì il giorno 8 febbraio 1619, e fu seppellito nella Chiesa di San Severino a Napoli; - che l’ultimo Barone della Terra di Carovigno fu Pirro Loffreda, al quale successe Agostino Caputo e a questi, suo figlio Giovanni, per cui tocca al detto Giovanni il diritto di presentazione; - che l'Abate Pietro Paolo Caputo è abile e idoneo per detta Cappellania e Chiesa, letterato virtuoso e persona coscienziosa, tanto più che la Chiesa è una sine-

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cura; - che, ciò stante, si deve ammettere, e investire il detto Pietro Paolo della Chiesa di Santa Maria di Belvedere, espedire le necessarie Bolle, e dargli il possesso di cui trattasi. Il 15 aprile 1619, la Curia acquisisce la deposizione di alcuni testimoni, i quali attestano parimenti che: - Pirro Loffreda è stato l’ultimo Barone della Terra di Carovigno; - a Pirro è succeduto Agostino Caputo di Napoli; - e ad Agostino Caputo, il figlio Giovanni, in qualità di Barone della Terra di Carovigno, per cui compete a lui quanto competeva, e può competere a tali signori. Il 16 aprile, il Palmieri è già a chiedere, presso l'ufficio della Curia, che sia fatta la pubblicazione attinente alla causa. Richiesta, ripetuta il giorno successivo (17 aprile). E la Curia dà 2 giorni di tempo per informarsi sugli atti. Il 20 aprile, il Palmieri ricerca invece la conclusione della causa e, il 22 aprile, la conclusione perentoria. La Curia fissa quindi giorni 1 di tempo per presentare le scritture. Il 24 aprile, finalmente, la causa tra il beneficiato Pietro Paolo Caputo e il Promotore fiscale della Curia di Ostuni si conclude, e il Vicario generale pronuncia la sentenza definitiva, con la quale decide, delibera e dichiara che l'Abate Pietro Paolo sia da istituirsi, nella misura in cui con la sentenza lo istituisce e lo investe del beneficio o cappella con tutti i diritti, onori, oneri, beni, censi e redditi spettanti; che lo stesso, o a suo nome il suo legittimo procuratore, sia da immettersi nell’attuale e materiale possesso; che, una volta immesso in tal possesso, sia da mantenersi proprio come il predecessore cappellano, De Mauro. Dichiara pertanto che per l'Abate Pietro Paolo possono essere redatte e spedite le bolle istitutive a cura del Vescovo di Ostuni. Tale definitiva sentenza fu pubblicata per il tramite del Chierico Giovanni Matteo Bagnardo, attuario ordinario della Curia e notaio apostolico, descritto nell’Archivio della Curia Romana. Il beneficiato Pietro Paolo Caputo, verosimilmente verso la fine di ottobre o i primi di novembre 1619, rivolge al papa una petizione che, tra l'altro, riguarda la Chiesa o Cappella di Belvedere della quale era stato investito dall'ordinario del luogo. In relazione a tale investitura, susseguiti il possesso e forse per nulla la percezione dei frutti, che invece c'erano, il Caputo esprimeva nella petizione i suoi dubbi che tale presentazione e istituzione avessero effettivo valore ed efficacia con qualsiasi altro Signore della Terra di Carovigno successivo al suo presentante. Il 29 novembre 1619, in Roma, Paolo V conferma l'abate Caputo nel possesso: - della Chiesa di San Giovanni Maggiore di Napoli e della Chiesa di Santa Maria di Belvedere della Terra di Carovigno, e le correlate rendite di 1200 ducati di moneta napoletana, oltre a due pensioni annue da assegnarsi a due persone ecclesiastiche (una 1000 ducati di moneta napoletana e l’altra di 80 scudi di moneta romana); - e della chiesa di Santa Maria della Strada della diocesi di Benevento, i cui frutti, redditi e proventi non eccedono i 200 ducati o scudi di simile valore, oltre a due pensioni annue di 120 scudi di pari valore; - cioè di dette Chiese o Cappelle che sono sinecure e non richiedono la residenza di persona.

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E, dopo aver riservato alla Camera Apostolica Romana 2 pensioni annue per complessivi 1000 ducati di moneta napoletana e 80 scudi di moneta romana, e altresì altre 2 pensioni annue di 120 scudi di moneta napoletana cad., con compiacente benevolenza, assolve Pietro Paolo da qualunque sentenza ecclesiastica di scomunica, di sospensione e d'interdetto e da ogni altra ecclesiastica sentenza, censura e pena, inflitte da un tribunale o da un uomo per qualsivoglia pretesto o motivo, in cui in qualche modo risulti invischiato. Dà quindi incarico al Vicario del Vescovo di Ostuni di verificare anzitutto davanti all'ordinario fin dove tale diritto di patronato sia per fondazione o dotazione, come è detto prima. E altresì l'autorità, - se attraverso un'accurata indagine, il medesimo Pietro Paolo sarà ancora idoneo; - e la detta chiesa o cappella per qualsivoglia ragione risulterà vacante; di conferirle e assegnarle allo stesso Pietro Paolo, immettendolo, direttamente o per il tramite di un altro o di altri, o, a suo nome, il suo procuratore, nel materiale possesso, per la seconda volta, della detta chiesa o cappella, degli annessi, dei diritti e delle pertinenze predette; e in seguito di difendere il possessore da qualunque illegittimo detentore rimosso. E l'onere di rendere integramente conto allo stesso Pietro Paolo delle entrate (frutti, redditi, proventi, diritti e utili), per la seconda volta, della chiesa o cappella e dei relativi annessi. Infine, il papa decreta che il Caputo sia, in ogni caso, da preferirsi a tutti quelli che in qualche modo, impetrando, abbiano ottenuto, o ottengano dalla Sede Apostolica decisioni in loro favore: e, nel caso sia egli idoneo, già da subito ugualmente irrito e nullo se avvenisse altrimenti, che da qualcuno con qualsivoglia autorità, scientemente o per ignoranza, si attentasse al disposto della bolla. Il 15 aprile 1620, Marco Antonio Palmieri, per conto del suo principale, presenta la detta bolla pontificia al Vicario Generale della Curia di Ostuni e ne chiede l'esecuzione. Per il tramite dello stesso Vicario, fu trascritta copia e fu intimato agli eventuali pretendenti di provare ciò che deve essere provato, e di verificare ciò che deve essere verificato, in modo da adottare i debiti provvedimenti. Il 24 luglio 1620, in Napoli, con atto notarile Pietro Paolo Caputo costituisce Marco Antonio Palmieri suo procuratore con il potere: - di comparire al cospetto del Vescovo di Ostuni o del suo Vicario Generale o di qualsivoglia altra persona avente autorità in merito; - di presentare la bolla pontificia riguardante il Beneficio di Belvedere, con facoltà di rilasciarne copia, ratificare la presentazione fatta e di richiederne l’esecuzione; - di fare, a proposito delle predette cose, quanto necessario e opportuno, sia d'ordine generale che specifico; - di persistere sopra il possesso del beneficio avverso il Capitolo e, se indispensabile, occuparlo di nuovo, riprendere il possesso e compiere qualsivoglia atto di possesso che denoti la vera proprietà; - di locare, affittare, e migliorare, i beni di detto beneficio a persona o persone, a corpo o a più corpi, a uno o più prezzi a sé benvisi, come de iure farebbe lo stesso costituente; - di agire, per quanto lo stesso suo Costituente può, nel pubblico interesse, con la più ampia potestà sia di muovere lite sia di sostituire uno o più procuratori, con simile o limitata potestà.

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Il 12 dicembre 1620, Marco Antonio Palmieri presenta, presso il competente ufficio della Curia di Ostuni, la procura che gli è stata conferita. Quindi sostituisce il procuratore Donato Antonio De Leonardo, che è assente, e chiede l'esecuzione della bolla di cui alla detta procura. Il 23 dicembre 1620, presso la Curia di Ostuni, il Chierico Marco Antonio De Leonardo, nel ruolo di procuratore del beneficiato Pietro Paolo Caputo, ai fini dell'esecuzione della bolla apostolica già presentata, dimostra articolatamente il possesso da parte del suo principale dei requisiti dalla bolla richiesti ai fini dell'investitura del beneficio. E specificatamente che: - la Chiesa dedicata a S. Maria di Belvedere, viene nella Bolla Apostolica rappresentata come di giuspatronato per fondazione o dotazione dei Baroni della Terra di Carovigno, ai quali spettò, e spetta, il diritto di presentazione, come si evince dal processo aperto nella Corte Vescovile a istanza di Giovanni Geronimo de Mauro, ultimo possessore della Chiesa o Cappella; - detti Baroni da più di 100 anni in qua hanno presentato e non altrimenti sono nel diritto di presentare i Cappellani a detta Chiesa, e così sono stati, e sono, in virtù delle numerose presentazioni e successive istituzioni; - l'Abate Pietro Paolo Caputo è persona idonea e qualificata per tenere detta Chiesa e qualsivoglia altra di maggiore prestigio, importanza o d’ordine superiore, come attesta la fede (certificato) del Vicario di Napoli, oltre che egli è notoriamente conosciuto per tale dal Vescovo e dal suo Vicario, e come tale è tenuto e stimato; - la Chiesa di S. Maria di Belvedere è beneficio semplice, una sinecura, e non richiede la residenza di persona, e i cui frutti annui non eccedono 24 ducati d’oro secondo l’estimazione della Camera apostolica, come risulta dall’atto di affitto; - detta Chiesa risultò vacante a causa della morte del fu Geronimo di Mauro avvenuta in Napoli, il giorno 8 febbraio 1619, e ivi sepolto nella Cappella della famiglia de Mauro, esistente nella Chiesa di S. Laurenzio; - l'Abate Pietro Paolo Caputo è stato presentato da Giovanni Caputo, ultimo Barone della Terra di Carovigno, al quale spettava il diritto di presentazione; - poiché sono stati verificati i requisiti di cui alla Bolla Apostolica, il Vicario Generale, nella sua qualità di delegato apostolico, deve nuovamente conferire la Chiesa di S. Maria di Belvedere al detto Pietro Paolo Caputo, espletando in suo favore le necessarie provvisioni e dandogli il possesso, osservando formalmente ciò che nella Bolla è contenuto e prescritto. L'11 Gennaio 1621, per mezzo del Vicario generale si provvede a citare compito assolto, lo stesso giorno, dal chierico serviente Lepulo - sia il procuratore Donato Antonio De Leonardo sia il promotore fiscale della Curia, davanti al Vicario, delegato apostolico, per dire qualsiasi cosa, a voce o per iscritto, sia dal punto di vista del diritto che del fatto, riguardo all'esecuzione della bolla apostolica, e nel medesimo termine senza interruzione per sentire, in merito alla provvisione da predisporsi, le cose da farsi. Il 4 febbraio 1621, in Ostuni, fu presentata al Vicario di Ostuni per mezzo di Donato Antonio de Leonardo (procuratore e altresì notaio che redige l'atto), la convenzione stipulata, il 7 febbraio 1620, tra il Chierico Marco Antonio Palmieri, procuratore del beneficiato Pietro Paolo Caputo, e i procuratori del Capitolo della Terra di Carovigno, Donn’Antonio Sacco, Cantore, e Don Francesco Caliulo, mediante istrumento redatto dal Notaio Giovanni Lorenzo Marseglia di Ostuni. Secondo tale contratto, il Palmieri dà in locazione al Capitolo, e per esso ai due procuratori, tutti i beni della Chiesa di Belvedere consistenti in terreni se-

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minativi, possedimenti di olivi, giardini, cisterne, case, botteghe, e altri diversi membri per 3 anni consecutivi, dal predetto giorno fino all’ultimo giorno del mese di Agosto 1622. E questo per ducati 105 di moneta attuale del Regno di Napoli, con la possibilità di suddividere tale somma in ragione di 35 ducati per ciascun anno. Somma che i detti conduttori si assumono l'onere di versare (in due rate), nel corso del triennio, direttamente al beneficiato, Abate Pietro Paolo Caputo, a loro rischio e pericolo, con assunzione delle spese a carico del Capitolo, nella Città di Napoli. Al termine della causa sull'esecuzione della Bolla apostolica, il Vicario Generale e delegato Apostolico, - dopo aver dichiarato che sono state, e sono, verificate quelle cose che nella bolla stessa si comanda che siano verificate; - e che lo stesso Abate Pietro Paolo è idoneo, per cui la Chiesa o beneficio di Santa Maria di Belvedere è da conferirsi e assegnarsi allo stesso; il 5 febbraio 1621, emette la sentenza definitiva con la quale conferisce e assegna tutti i beni a detta chiesa spettanti e pertinenti, al beneficiato Abate Pietro Paolo, il quale è così da immettersi, come di fatto è immesso, nel possesso della Chiesa o Beneficio. In pari tempo raccomanda a tutti e ai singoli canonici e sacerdoti della Cattedrale e diocesi di Ostuni, e a qualsiasi notaio, fin dove a qualsivoglia degli stessi richiesto, di immettere l'Abate Pietro Paolo o il suo procuratore, a norma di tale decreto e provvisione, a suo nome e con la stessa apostolica autorità, nel reale, attuale e corporale possesso della Chiesa e dei suoi beni; di mantenere l’immesso in tale possesso e di difenderlo da qualsivoglia illegittimo detentore rimosso. E per ultimo reprime coloro che si oppongono facendo poi ricorso in appello. ***

ANN0 1640 Il barone Ottavio Serra che, come scrive il Filomena ne Il Castello di Carovigno, ha il totale dominio del feudo fino alla sua morte (cioè dal 22 Marzo 1627 al 1640), vacato il beneficio di Belvedere, presenta Gio. Maria De Amicis all'ordinario del luogo che lo investe appunto del Beneficio che tenne fino alla sua morte, avvenuta in Caserta, sua città natale, presumibilmente l'8 luglio 1656. ***

ANNO 1656 Dopo Ottavio Serra, quali feudatari di Carovigno: il principe Giovanni Battista Serra; il marchese Prospero Costaguti (dal 13 Settembre 1646); e l'Arcivescovo Scipione Costaguti (dal 1650). Questi, che tra l'altro si teneva in corrispondenza epistolare con il De Amicis residente a Caserta, in qualità di Signore della Terra di Carovigno e patrono della Chiesa di S. Maria di Belvedere, presenta il Chierico Andrea Barretta che, verosimilmente nell'Agosto del 1656, compare davanti alla Curia Vescovile di Ostuni per esibire, in relazione alla causa della sua istituzione, un articolato di 8 punti, significando in ultimo il suo titolo all'investitura del beneficio. La Curia acquisisce subito le deposizioni dei testi, i quali attestano similmente che il Chierico Andrea Barretta è persona idonea e capace, e che l'Arcivescovo Scipione Costaguti è il vero Signore e Padrone di Carovigno. I giorni successivi, precisamente il 9, il 12 e il 15 settembre 1656, il nostro Chierico è nuovamente in Curia per presentare, e ripresentare, istanza perché si

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provvedesse alla pubblicazione delle suddette deposizioni, e alla convocazione delle parti per far valere le loro ragioni, sia per quanto attiene al diritto che al fatto. Il Vicario ordina quindi la pubblicazione richiesta e la citazione degli interessati (il beneficiando e il promotore fiscale della Curia); e altresì un'accurata indagine, punto per punto, su quanto dichiarato e documentato, e soprattutto sugli atti, che, se non recenti, si dovevano comporre in un tutto organico. Mancando la sentenza vicariale definitiva, ma presupponendo il normale svolgimento dell'iter canonico, il presentato Andrea Barretta sarà stato di certo investito, e immesso nel possesso del beneficio. ***

ANNO 1660 All'Arcivescovo Scipione succede suo fratello Giovanni Battista Costaguti, che come Barone di Carovigno presenta il Rev. Davide Scribano di Genova, il quale è investito del beneficio vacante dal Vicario Capitolare della Curia di Ostuni, Ferdinando Bisantizzi con sentenza definitiva pronunciata il 6 marzo 1660. Lo stesso Bisantizzi, 20 giorni dopo, lo immette materialmente nel possesso reale e corporale della Chiesa e dei suoi beni. È davvero singolare che tale bolla istitutiva non faccia menzione del Chierico Andrea Barretta. Fa riferimento alla vacanza della Chiesa o Cappella di S. Maria di Belvedere, a seguito della morte dell'Abate de Amico di Caserta, ultimo e immediato rettore e cappellano della stessa; e altresì, alla presentazione del Rev. Davide Scribano fatta, avuta notizia della suddetta morte, da Giovanni Battista Costaguti, avente il diritto di patronato; e infine, ai canonici adempimenti di spettanza della Curia; ma nessun riferimento alla presentazione del Chierico Andrea Barretta fatta dall'Arcivescovo Scipione Costaguti, e alla relativa causa, dalla stessa Curia di Ostuni istruita e conclusa. ***

ANNO 1661 Dopo Giovanni Battista Costaguti, Benedetto Castaldi. Questi prende possesso della Terra di Carovigno, il 10 maggio 1661. Il successivo 17 giugno, presenta per il Beneficio di Belvedere proprio suo fratello Don Geronimo Castaldo che, il 20 settembre 1661, è istituito e confermato nel beneficio dal Vicario Generale di Ostuni, Don Scipione Muscava. E presumibilmente lo tenne fino al 1665, quando, morto il fratello Benedetto e succedutogli, vendette il feudo a Scipione Granafei, il 2 Agosto 1665. ***

ANNO 1673 Il 15 maggio 1673, l'ordinario diocesano, il Vescovo Personé è in visita pastorale alla Chiesa di S. Maria di Belvedere. Rileva negativamente che la pietra sacra con le reliquie dei santi non è ben assicurata al banco. Ingiunge quindi al chierico presente, Angelo Leo, stante l'assenza del rettore cappellano Don Giovanni Battista Leo, di provvedere entro quindici giorni, pena dieci libbre di cera bianca lavorata. E altresì che il messale era strappato in più parti, e inutilizzabile per la messa. Ordina quindi di comprarne uno nuovo entro due mesi. Poi rileva positivamente che il tetto, crollato per vetustà, è stato ricostruito in legno

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di abete, e la chiesa tutta è dipinta sulle pareti. E scendendo alla cappella sotterranea, legge quanto scritto in lettere intagliate in alto sul baldacchino, l'anno 1501, da Pirro Loffreda, nipote del Barone Giovanni Gaspare Loffreda. ****

SECOLO XVIII ANNI 1702-1711 Al Rev. Giovanni Battista Leo succede, in qualità di beneficiato, cappellano e rettore della Chiesa di Belvedere, l'Abate Francesco Antonio Gavedone che risiede a Roma. Questi, presentato dal feudatario dell'epoca (Scipione Granafei, se prima del 5 febbraio 1679) all'ordinario del luogo che lo investe del beneficio, nomina suo procuratore il Rev. Giovanni Grottola, il quale esercita la procura fino alla morte del suo principale, avvenuta in Napoli nel mese di luglio del 1726. Gli anni dal 1702 al 1711 sono particolarmente difficili per il Grottola che si trova a essere in contrasto con Don Francesco Epifani per una proprietà terriera che egli ritiene parte integrante del Beneficio di Belvedere, e di fatto tenuta dall'Epifani. Tale contrasto coinvolge anche altre persone che, quasi faziosamente, sostengono le tesi dell'uno o dell'altro. Ed ecco che il 20 marzo 1702, Nicola Brancasi, Agostino Resta di Carluccio, Antonio di Giovanni Donato Siccardo e Pietro Crapiglia di Orazio, tutti di Carovigno, si portano al cospetto della curiale autorità ostunese e, previo giuramento, asseriscono, riguardo alle terre con 10 alberi d'olivo, denominate la Pezza della Visazzara, solitamente chiamata La Pietra Santa per essere ugualmente in detto territorio di Carovigno, confinante a Est con la masseria beneficiale di Santa Maria di Belvedere, e a Nord con il Barco della Pietra Santa del Convento del Carmine, di aver sempre inteso dire, quand'erano giovani, dai più anziani e pratici della campagna che detta pezza con olivi fu posseduta da Vincenzo de Brando come signore e padrone e, dopo la sua morte, dal figlio Ambrosio che la donò, quale sua quota di eredità, alla sorella Antonia che la ebbe pacificamente in possesso insieme col marito Antonio Scatigno. In seguito fu posseduta, per dote, dalla figlia Rebecca Scatigno, moglie di Cesare Pifano. Dai coniugi Rebecca e Cesare passò al loro figlio Don Francesco Epifano che essi hanno appunto visto possedere tale bene, non dissimilmente dal presente, in modo pacifico, senza alcun ostacolo, percependo i frutti come vero Signore e Padrone, e come tale, vi ha apportato migliorie, realizzando oltre alla corte e al pagliaio, un gran numero d'innesti d'olivi, cosicché gli oleastri (cioè gli olivi selvatici) ascendono a 100 olivi circa, quando erano appena 8. La testimonianza formalizzata in un atto notarile, fu poi esibita in Curia dall'Epifani, il 16 settembre 1710, a comprova del suo titolo di proprietà nell'ambito della causa intentatagli dal procuratore Grottola. Di contro, il 12 novembre 1702 in Carovigno, previa licenza accordata dal Vicario Foraneo per il giorno festivo della domenica, davanti al notaio Donato Antonio Calabretti si costituiscono come pubblici testimoni: il Magnifico Capitano Tommaso de Brando, il Magnifico Giuseppe Errico, Domenico Epifano, Giovanni Battista Leo e Matteo Epifano, i quali, tutti di Carovigno, spontaneamente, senza costrizione o dolo, previo giuramento, confessano e attestano questo: che essi sanno benissimo e con cognizione di causa che il Beneficio di Bel

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vedere, fra gli altri beni, comprende anche una Corte, detta La Visazzara, con alberi d'olivo, un’altra Corte fatiscente e un appezzamento di terreno aperto o demaniale, sito nel luogo detto La Visazzara, confinante con la Difesa di Belvedere, il Barco di Santa Maria del Carmine (Barco della Pietra Santa), la via che porta a Brindisi e le terre dette La Pietra Santa, e propriamente quelle della parte di sotto della Pietra Santa, separate dalle beneficiali per mezzo del Paretone (cioè muraglione). Le quali corti, olivi e terre hanno visto - essi attestanti - appartenere da circa 35 anni al detto Beneficio e in particolare quando il beneficiato era Don Giovanni Battista Leo per il tempo che visse, e vi seminavano e raccoglievano le olive i suoi parenti, come proprie del Beneficio, vivente ancora Antonia de Brando e i suoi figli. E lo stesso Capitan Tommaso afferma in modo certo che tali beni erano posseduti da Don Leonardo Lombardo, affittuario del Beneficio prima che questo fosse conferito a Don Giovanni Battista, come propri del detto Beneficio. E lo afferma come conoscitore diretto, visto che le sue terre erano contigue alle suddette e a quelle di Don Giovanni Battista, e per di più in esse egli aveva seminato per 18 anni quando il beneficiato era Don Giovanni Battista, suo zio. E 3 anni prima che questi morisse, seminò in dette terre e corti precisamente in società con Cesare Epifano; e dopo la morte di suo zio, non vi seminò più, dal momento che il Beneficio fu assegnato all’odierno beneficiato; ma ivi restò il detto Cesare che - continuano gli attestanti - li (terre e corti) ridusse in pessimo stato. Ora li hanno in possesso i figli, ma non sanno a che titolo. Sanno invece che appartengono al Beneficio com'è noto a tutti in questa Terra. Copia dell'atto fu depositata in Curia, il 26 settembre 1710, da D. Giovanni Grottola, per corroborare la sua accusa contro Don Francesco Epifani. Per mancanza di documenti, non è possibile sapere se una contrapposizione di tal fatta sia stata poi risolta; nondimeno, considerando gli accadimenti successivi, si può supporre che l'Epifani mantenne il possesso della controversa terra per diversi anni, e comunque fino al 12 maggio 1710, quando compare in Curia, e alla presenza del Vicario Generale dice di possedere pacificamente alcuni beni mobili, immobili e semoventi, come dall’istrumento pubblico della donazione fattagli dai genitori, Cesare Epifani e Rebecca Scatigno; ma, poiché alcuni "figli dell'iniquità" (volti cioè deliberatamente al male; malvagi, scellerati) si vantano di volerlo molestare, inquietare e perturbare in merito a tale pacifico possesso, volendolo soggetto a pesi universali, fa appello e istanza alla curiale autorità per l'emissione della lettera monitoria e della lettera conservatoria nelle forme di cui ai Sacri Canoni ecc. Il Vicario Generale, previo esame degli atti, decreta che nessuno, pena la scomunica, le censure e le pene ecclesiastiche, per nessun motivo o qualsivoglia pretesto, osi o presuma di poter molestare, vessare e perturbare il nominato Don Francesco circa i suddetti beni e i connessi frutti, attuali e a venire. E decreta altresì che l'istante sia da considerarsi franco e immune da qualsiasi dazio, gabella e altra servitù, pena le già citate censure e sanzioni. E se qualcuno si sentirà gravato riguardo a quanto predetto o avrà preteso il contrario, allora compaia legittimamente al suo cospetto perché darà compimento alla giustizia per tutti e per ciascuno. Intanto, chi di competenza deve curare di non molestare e fare in modo che non sia molestato ecc., a suo grave danno e interesse, in pregiudizio dell’immunità e libertà ecclesiastiche, in spregio e oltraggio dei mandati e delle predette pene e censure. E deve altresì revocare immediatamente, e curare che sia revocata, ogni molestia, vessazione e perturbazione

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di fatto arrecate a motivo del presente decreto. Copia del quale è depositata in Curia, il 24 novembre 1710, dallo stesso Epifani. Ma al Rev. Epifani si contrappone il Rev. Gavedone che, verosimilmente il 20 settembre 1710, lo accusa presso la Curia di Ostuni d'aver usurpato una proprietà terriera di 8 tomoli circa di ulivi con due corti che rende mediamente 7 ducati l'anno, appartenente al Beneficio di Belvedere, e fa i nomi di alcuni cittadini di Carovigno che possono testimoniare al riguardo: il Capitano Tommaso Brandi, Giuseppe e Antonio d'Errico, Matteo Epifani. Esibisce quindi copia della disposizione testamentaria del 14 gennaio 1670 con la quale Antonia di Brando destina alla Madonna di Belvedere appunto "gli olivi con terre vacue unitamente alla parte spettante della cisterna, suoi beni dotali, che si trovano situati nel luogo detto “La Pietra Santa”, confinante con i beni di Belvedere e altri confini, e questo senza peso alcuno, poiché così ecc." Il 25 settembre 1710, il cursore curiale provvede di persona a citare perentoriamente i testi segnalati dal Grottola per il giorno successivo. E appunto il 26 settembre 1710, in Carovigno e in presenza del Vicario Generale si esamina Giuseppe Errico di circa 70 anni, il quale prima di ogni altra cosa dice di ricordare assai bene quanto sia lui che Tommaso Brando, Domenico Epifano, Giovanni Battista Leo e Matteo Epifano, il 2 novembre 1702, attestarono mediante un atto pubblico e a questo, che il mastrodatti gli mostra e legge, egli si rimette confermando appieno il contenuto, perché è la verità, che egli sa con cognizione di causa perché pratico delle campagne e in particolare dei luoghi e territori di Santa Maria di Belvedere. È altresì esaminato Domenico Epifano di circa 45 anni, il quale dice che il territorio di cui trattasi è stato sempre posseduto dai Beneficiati di Santa Maria di Belvedere, e poi da Don Francesco Epifani. E come questi ne fosse in possesso, egli lo ignora, e di ciò si meraviglia perché, come egli ben sa, tale territorio appartiene a Santa Maria di Belvedere. E ha ben presente nella memoria che, nel novembre del 1702, fece un attestato insieme con Matteo Epifano e altri che non ricorda, lo stesso che gli viene mostrato e letto dal mastrodatti, e che egli riconosce, conferma, approva, e allo stesso si rimette, perché è la verità, la quale è ben nota a tutti di questa Terra e in particolare a Giuseppe d’Errico, pratico di dette campagne e come persona anziana. È infine esaminato Matteo Epifano di 50 anni circa, il quale dice, in quanto pratico delle campagne, di sapere benissimo che il territorio di 8 tomoli circa, con alberi di olivo nel luogo detto La Visazzara, che oggi è posseduto da Don Francesco Epifano, nel passato era stato sempre dei beneficiati di Santa Maria di Belvedere; e anche per averlo inteso più volte da persone anziane di questa Terra. Anzi, si è sempre meravigliato del fatto che l'attuale beneficiato di Santa Maria di Belvedere non facesse opposizione. E aggiunge di ricordare assai bene che, proprio nel mese di novembre del 1702, riguardo a ciò, insieme con altri fece un attestato, lo stesso che il mastrodatti gli legge e che egli riconosce, conferma e approva, e a esso si rimette perché è la verità, che è a tutti nota in questa Terra. Acquisite dunque le deposizioni, il 27 settembre 1710, il Vicario Generale stabilì di fare, il 5 ottobre all'ora 15a, un sopralluogo nel territorio controverso con gli stessi periti (testimoni ed esaminati) e con le parti che potranno lì intervenire con i loro diritti, e vedere che sia deferito il giuramento ai predetti periti. La citazione fu dal cursore notificata agli interessati in giornata, in Carovigno e di persona. Il sopralluogo si fa puntualmente il 5 ottobre, nel corso del quale, al cospet-

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to del Vicario Generale, i periti scelti dalla Curia col consenso delle parti: Giuseppe Errico (70 anni circa), Domenico Epifani (45 anni circa) e Matteo Epifani (50 anni circa), dichiarano che, essendosi personalmente portati nel luogo detto La Visazzara, e proprio nel territorio di 8 tomoli circa con alberi di olivo e alberi da frutto, che è posseduto da Don Francesco Epifano, contiguo alla Difesa beneficiale di S. Maria di Belvedere, e parimenti contiguo al Barco di Santa Maria del Carmine (detto il Barco della Pietra Santa), alla via che porta a Brindisi e alle terre della Pietra Santa, hanno lì trovato Don Francesco Epifano e, camminando insieme davanti al Vicario, hanno quindi visto e rivisto il territorio con tutti i suoi confini, riconoscendo lo stesso che è stato sempre posseduto dai beneficiati di Santa Maria di Belvedere, e in particolare dal defunto Don Giovanni Battista Leo, penultimo beneficiato; e dopo la morte del quale hanno inteso che vi ha seminato il Capitano Tomaso Brando in società con Cesare Epifano, che ne tenne il possesso come essi hanno testificato e deposto giorni prima. Sanno benissimo che detto territorio prima non era così ben coltivato, non vi erano tanti alberi di olivo, mentre ora si vedono alberi vecchi distinti da quelli nuovi, ovvero olivastri innestati da detto Don Francesco Epifani come egli ha asserito, e così anche alberi di pere. Ma che indubbiamente è lo stesso che i beneficiati hanno sempre avuto, e che è palese come sia stato usurpato da Don Francesco o da suo padre Cesare Epifani. Per quanto concerne la rendita annuale, considerando gli anni fertili e non fertili, la loro stima è di 6 o 7 ducati l’anno. Alcuni giorni dopo (il 10 ottobre 1710) in Curia, Don Francesco Epifani lamenta che, avendo richiesto gli atti del processo in cui è coinvolto perché il suo avvocato potesse con fondate ragioni rispondere alle pretese della parte avversa, il mastrodatti glieli ha negati con la scusa che il funzionario competente del sopralluogo, voluto dal Grottola, doveva prima depositarli. E precisa l'Epifani che, sebbene il sopralluogo si faccia a spese del richiedente e in danno del soccombente, le spese devono essere a carico del Grottola che lo ha richiesto, e non del comparente, il quale non può dirsi soccombente perché non si è piegato alle decisioni della causa. In merito al rilascio del territorio con i frutti percepiti, egli obietta che dalla lettura dei Capitoli matrimoniali, conclusi nel 1644 tra Cesare Epifani e Rebecca Scatigna, suoi parenti, risulta essere non valida la pretesa del Grottola: dall’istrumento dotale si evince chiaramente quanto tenevano e possedevano insieme, nel tempo predetto, i dotanti Antonio Scatigna e Antonia di Brando nel luogo detto La Pietra Santa o la bisacciara, e che tutto dettero in dote a Rebecca Scatigna, la loro figlia. E con il valore legale della detta promessa i due coniugi stettero, nel mentre che vissero, pacificamente in possesso dei beni che oggi sono del comparente, quale vero Signore e Padrone. Perciò, qualsiasi cosa potesse aver disposto Antonia di Brando nel testamento a favore della Cappella, come asserito dalla parte avversa, è da ritenersi nulla e invalida per aver riguardato beni alieni. Per di più, il legato a favore della Cappella fu revocato dalla medesima testatrice nell'altro suo testamento del 24 maggio 1676. Perciò, essendo nulla e insussistente la pretesa del Grottola, prescindendo dal danno e dalle azioni che comunque e in qualunque modo gli competono, chiede che non si tenga conto dell'istanza del Grottola, che sia egli assolto da ogni accusa, che l'avversario sia condannato al pagamento delle spese sostenute e da sostenersi. In caso contrario fa appello, soprattutto per motivi di nullità, alla superiore autorità metropolitana di Brindisi con la semplice protestazione delle spese. Contestualmente deposita copia del contratto, stilato il 14 agosto 1644, col

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quale Antonio Scatigna e Antonia di Brando promettono i beni dotali a Cesare Epifano e Rebecca Scatigna. E parimenti l'atto delle ultime volontà della sua zia Antonia de Brando, espresse davanti al notaio che redige l'atto il 24 maggio 1676. Il tutto per disposizione del vicario fu notificato al Grottola. Per converso, il 12 ottobre 1710 in Curia, il procuratore Grottola, alla presenza del Vicario Generale, sostenendo d'aver sufficientemente provato l'usurpazione di 8 tomoli circa di terra e olivi del Beneficio di Belvedere nel luogo detto La Visazara, da parte di Don Francesco Epifano, con scritture pubbliche, testimoni e accesso sul luogo con periti e testi appositamente citati, chiede formalmente di essere immesso nel possesso del bene e, al contempo, che si proceda contro l’usurpatore con le debite censure, imponendogli il pagamento di tutti i frutti percepiti dal giorno dell’usurpazione e di tutte le spese sostenute e da sostenersi; e principalmente il pagamento del sopralluogo e delle giornate impiegate dal Vicario Generale per esaminare i testimoni, affinché non sia gravato il beneficiato di alcun onere. Lo stesso giorno, 12 ottobre 1710, il Vicario Generale, visti gli atti (l'istanza di parte, le deposizioni dei testi, le scritture presentate e gli esiti del sopralluogo), decide, non tenendo conto delle censure in cui incorre chi indebitamente si appropria dei beni ad altri spettanti, di intimare a Don Francesco Epifano il rilascio delle terre beneficiali usurpate. Nella stessa giornata, infine, il servitore curiale notifica quanto sopra all'Epifani, il quale si reca in Curia, il 19 ottobre 1710, per controbattere le accuse dell'avversario. E ivi argomenta che il Grottola si è affaticato molto, al tempo del sopralluogo, a far constatare in modo precipitoso, senza osservare la norma giuridica e senza prevenire con nota critica di esperti i sospetti che si annidano nelle deposizioni di Tommaso di Brando, Giuseppe d’Errico, Domenico e Matteo Epifano, secondo i quali le terre e gli olivi riportati negli atti, da circa 35 anni sono stati posseduti dagli allora beneficiati della Cappella di Belvedere. Anche se ciò fosse vero, il che non è dal momento che si trae il contrario leggendo l’atto pubblico prodotto, da cui si evince che, sebbene la defunta Antonia Brando nel suo testamento del 14 giugno 1670 avesse disposto dei suddetti beni in favore della Cappella di S. Maria di Belvedere, e sotto il medesimo titolo la stessa li avesse posseduti come più volte nella Sede Vescovile si è fatta istanza da altri Procuratori, tuttavia, come si legge nell’atto dei capitoli matrimoniali del 1644, relativi al matrimonio da contrarsi e poi contratto tra Cesare Epifani e Rebecca Scatigno (padre e madre legittimi di esso comparente), i beni descritti negli atti e quanto era tenuto e posseduto dai coniugi dotanti (Antonio Scatigno e Antonia di Brando) nel luogo La Pietra Santa o La Bisacciara, furono dati tutti in dote alla loro figlia Rebecca Scatigno. Per cui non poteva Antonia di Brando, in questo lasso di tempo, e dopo tale promessa, e il possesso dei nominati Rebecca e Cesare, disporre legalmente di detti beni, onde essere del titolo della Cappella. Pertanto, essendo nullo, invalido e viziato sia tale legato sia tale titolo, è conseguentemente nullo, invalido e viziato il possesso asserito dai testimoni esaminati, in quanto è certissimo in diritto che, quando un titolo si scopre con un'irregolarità che ha ancora, crolla qualsiasi longeva possessione così come da un titolo vizioso induttivo di credenza sbagliata; e chi intende far valere le prescrizioni, non può sostenere tale diritto fondandolo su un titolo invalido e viziato. Pertanto, si deduce chiaramente - rileva l'Epifani - che al Grottola non compete alcuna azione riguardo al fare istanze sia in ordine all’usurpazione dei beni della Cappella sia in ordine alla sua reintegrazione nel possesso dei beni insieme con le rendite percepite. Al contrario, è lo stesso comparente che deve

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intraprendere un'azione legale contro la dichiarazione fatta nei suoi confronti, d'essere incorso nelle censure esplicitate nei Sacri Canoni e nelle Bolle pontificie, tanto più che tale legato fu revocato, invalidato e annullato dalla testatrice (Antonia di Brando) con l'altro suo testamento del 1676. In virtù di tale revoca, a buon diritto, è da intendersi revocato tale legato, ancorché pio, non solo per il fatto che l’accessorio segue le sorti del principale, ma anche in forza del diritto secondo cui nulla è dovuto con un testamento nullo. Quindi, è evidente che la Cappella non può promuovere alcuna azione contro di lui, bensì è vero il contrario, perché è notorio che il comparente si attiene rigorosamente alle norme giuridiche che allo stesso sono di sostegno per mezzo del giustificato titolo e legittimo possesso dal giorno della prefata promessa per causa di dote, come risulta non solo dall’atto pubblico presentato, ma anche dalle deposizioni dei testimoni che certificano il possesso del defunto Cesare Epifani e di esso comparente. Perciò fa istanza per essere assolto dalle accuse che gli sono mosse, e per essere mantenuto pacificamente nel possesso nel quale è stato e si ritrova, e parimenti perché si condanni il Grottola al risarcimento delle spese erogate e da erogarsi fino alla decisione definitiva, sue esecuzioni comprese. E questo senza pregiudizio a tutte e qualsivogliano altre azioni e ragioni che a lui competono e possono competere anche per effetto della causa di nullità del predetto accesso ed esame dei testimoni. Per disposizione vicariale, si provvide, lo stesso giorno, a notificare quanto sopra alla parte avversa. Il 10 novembre 1710, è la volta del Rev. Grottola che è nuovamente in Curia. E ribadisce come sia già pienamente acquisito in base all’esame dei testi e periti che la Cappella è stata spogliata di una proprietà fondiaria di 8 tomoli circa di terre con alberi d’olivo e due corti all’interno, sita nel luogo La Visazzara, contigua alla difesa beneficiale della Cappella medesima, e che di essa è usurpatore con rapina Don Francesco Epifani. Perciò, essendo manifesto sia l’antico possesso della Cappella sia la recente usurpazione dell'Epifani, richiede che la Cappella sia reintegrata nei suoi beni e frutti, danni, spese e interessi fino al minimo esattamente corrispondente; e altresì che sia denegata l’udienza all'altra parte, fino a quando non si adempirà tale reintegrazione e ripristinato lo stato primigenio. E sebbene l'altra parte si sia affannata a questionare sul titolo che la Cappella ha su dette terre, questa eccezione, poiché afferisce al petitorio, non può essere addotta nel presente giudizio, e in ogni caso non può essere ammessa neanche se apportasse la prova concludente, dato che non è ammissibile un'eccezione derivante da causa diversa, e nei termini propri della presente causa, come riferiscono valenti giuristi secondo i quali: in altre circostanze, per il tramite di eccezioni riguardanti il petitorio, non si ritarda la reintegrazione, preservando solamente quelle eccezioni che hanno una chiarezza tale che il contrario non si possa provare, come se la parte spogliata lo confessasse o fosse stato emesso il giudizio. E le eccezioni addotte dalla parte non sono di tal fatta, e di conseguenza le loro discettazioni non possono ritardare l’esecuzione del presente giudizio di reintegrazione, mentre non solo si può provare il contrario nel petitorio, ma anche nei termini in cui la causa si ritrova. Anche se 30 anni prima del legato in favore della Cappella, siano stati dati in dote a Rebecca Scatigna tutti i territori della testatrice, non consegue l’identità dei territori come appare dai Capitoli matrimoniali. E anche se l'identità fosse manifesta, il che si nega, chi può ga-

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rantire che non si possa provare nel petitorio che dal 1644 (anno della promessa dote) sino al 1670, detti beni siano stati legati alla Cappella; che detti beni non siano ritornati alla testatrice (Antonia de Brando), oppure, benché alieni, non siano stati dell’erede da essa istituito. E perciò, anche avuta la testatrice la potestà di legare, cosa che ammetta prova in contrario non è eccezione da proporsi nel presente giudizio di reintegrazione. E non è idonea neanche l’altra eccezione con la quale si mostra che il legato sia stato revocato, perché non solo ammette prova in contrario, ma è anche vana dal momento che col nuovo testamento, supposto dalla parte avversa, non appare essere stato revocato tale legato come appare dalla lettura di quel testamento: per contro, il testamento successivo, per contenere la revocazione di legati pii ordinati nel primo, non basta che sia stato l’ultimo, ma deve contenere espressa revocazione. E in merito alle dottrine portate dall'avversario a propria difesa nell’ultima istanza, si rileva che se si osservassero, si troverebbe esser ladro chi cerca un rimedio di tal guisa. Il che non è nella fattispecie applicabile. Pertanto, non essendoci eccezioni ammissibili, rinnova l'istanza perché sia disposta la domandata reintegrazione e nel frattempo sia denegata all'avversario l’udienza, e infine protesta che le suddette cose allegate, siano utilizzate per corroborare il presente giudizio e non per pregiudicarlo. In conformità della disposizione vicariale, si notifica in giornata quanto sopra a Don Francesco Epifani Il 19 novembre Don Francesco Epifani esibisce in Curia uno stralcio del testamento fatto, il 20 luglio 1662, da Don Leonardo Lombardo, in cui attesta di aver ricevuto in pegno, per 5 ducati e 15 tarì, gli olivi con le terre vacue e macchiose del Chierico Leonardo Scatigno, confinanti con i beni di Santa Maria di Belvedere, i beni del Convento del Carmine e altri. E attesta altresì di lasciarli a sua cognata, Angioletta Cavallo, per amore verso Dio e per i tanti benefici e servizi ricevuti da essa. Nel caso il detto Chierico volesse riscattare detti olivi e terre, ordina e vuole che la stessa Angioletta utilizzi i 5 ducati per la cerimonia funebre. Il 24 novembre successivo, Don Francesco Epifani si trova ancora in Curia a replicare alle adduzioni dell'avversario, dicendo che queste non possono affatto valere nel presente giudizio. E, in merito alla richiesta che al comparente non si debba dare assolutamente udienza se prima non sia compiuta la reintegrazione della Cappella in ciò che le spetta, egli osserva che indubbiamente quei beni in questo giudizio risultano essere controversi a causa della lunghezza del tempo, e da quel tempo che furono dati in dote a sua madre Rebecca Scatigna, furono sempre posseduti da detta Rebecca e da Cesare Pifano, suo marito, e in seguito dal medesimo comparente; ma nel caso, il che espressamente egli nega, la Cappella in un qualche spazio di tempo sia stata in possesso dei predetti beni, non per questo da ciò consegue che all'attuale totale possessore, non si debba dare udienza se non prima della conseguita reintegrazione. Infatti tale petizione diventa inopportuna nel giudizio del possessorio sommario, in conformità al quale si deve sempre concedere il possesso al possessore nel tempo della lite mossa: è sufficiente qualunque detenzione, anche quando non sia vera possessione, purché sia l'ultima, come affermano diversi giuristi, per i quali pretende di certo l'ingiusto, chi fa istanze con glosse annotate in capitoli che escono fuori dalla consuetudine. Né vale dire che, trattandosi oggi del giudizio del possesso da reintegrarsi,

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non si possa contrapporre l’eccezione della proprietà, non avendo il possesso nulla in comune con la proprietà. Invece nella Santa Chiesa, mai si decide la causa del possesso se non si viene a sapere dell'ultima causa di proprietà, affinché non si facciano liti senza ragione, e soprattutto quando si eccepisce sul buon diritto dello spogliatore (depredatore, usurpatore), e la spoliazione non è violenta. Infatti in quel caso l’eccezione della proprietà è senza dubbio da ammettersi, perché tale eccezione rettamente sorge quando risulta evidente dal possesso dell’usurpatore sulla base degli atti, infatti in tale circostanza la causa della proprietà assorbe quella della possessione.. Perciò se sulla base degli atti è ampiamente manifesto, e a fortiori, sia il possesso del comparente sia questo, che i beni di cui si è detto prima furono dati allo stesso dai suoi parenti, per cui proprio dall’autorità vescovile fu espedito il monitorio e la lettera conservativa di cui sopra; allora meritatamente e a buon diritto nel presente giudizio, insieme con il possessorio si deve trattare dell’istituto della proprietà come titolo. Né giova dire da parte del Grottola che non è evidente l’identità dei beni, per il fatto che se rettamente hanno la preponderanza la promessa fatta nel detto istrumento dotale e la disposizione fatta secondo il diritto legale a beneficio della Cappella, con chiarezza si riconosce (vero e giusto) che i beni, i lasciti della predetta Capella sono i medesimi beni che furono dati in dote ai predetti coniugi. Per la qual cosa, specialmente quando sulla base delle cose predette è vigorosamente evidente sia il buon diritto del comparente sia, all’opposto, l’insussistenza della petizione della parte avversa, risulta chiaro perché l’autorità vescovile abbia decretato che non si dà luogo alla reintegrazione voluta dall'avversario e, invece, si mantiene il comparente nel legittimo e pacifico possesso dei beni in cui si ritrova, fatti salvi i diritti nel petitorio. Il 26 novembre 1710, le due parti avverse sono chiamate a comparire, presso la Curia di Ostuni, nell'udienza del 2 dicembre 1710, insieme con i loro avvocati e procuratori per dire e allegare a voce o per iscritto quello che vorranno dire e allegare sia dal punto di vista del diritto che del fatto. E anche il giorno immediatamente successivo, se sarà legale, per ascoltare il decreto definitivo. Il Vicario Generale, il 9 dicembre 1710, pronuncia la sentenza definitiva stabilendo che Don Francesco Epifano sia mantenuto nel possesso in cui è, e ordinando a proposito di tale manutenzione che venga espedito quanto necessario e opportuno, fatti salvi, nel petitorio, i diritti che competono alla parte avversa. Il 10 dicembre 1710, il cursore curiale notifica il decreto a D. Giovanni Grottola, personalmente trovato, e gliene lascia una copia. E questi compare in Curia, il 15 dicembre 1710, dicendo di presentarsi per sé stesso, in qualità di affittuario dei beni della Cappella, e per Don Francesco Antonio Gavidone, Abate di detta Cappella, che dimora presso la Curia Romana. E dicendo altresì di appellarsi, come si appella, alla Santa Sede contro il decreto definitivo del Vicario generale a favore di Don Francesco Epifani. Per cui chiede la lettera di rinvio della causa alla giurisdizione superiore, con insistenza, con più insistenza e con la massima insistenza possibile, e nel frattempo che non si proceda a nessun atto. Il Vicario Generale, vista la suddetta comparizione e l'interposto appello, decreta ammissibile l'appello per quanto concerne l'atto devolutivo soltanto, ma non sospensivo, e altresì concedibile la lettera con la richiesta di appello, remissoria secondo la procedura legale, in considerazione della quale autorizza copia

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del decreto definitivo. Il 21 gennaio 1711 in Roma, il protonotario apostolico Carlo Cerro, dopo aver riconosciuto valido l'appello e approvato la petizione del ricorrente, emette il decreto di citazione con inibizione e dà incarico a chi di dovere di convocare perentoriamente l'appellato e il giudice, se questi vorrà difendere o sostenere la sua sentenza o il suo decreto, a Roma, al suo cospetto o davanti al luogotenente per le cause civili, di persona o tramite uno o più idonei procuratori, con tutti e i singoli atti, le difese, i diritti, le scritture, gli istrumenti e qualsiasi memoriale afferente alla causa o a cause di tal fatta, confacenti alla presente Causa e secondo giustizia. In pari tempo dà incarico di assicurare i medesimi così citati che, se nel prefissato termine, saranno o no comparsi, egli stesso o il detto luogotenente procederanno nel modo giusto alla decisione e al compimento della causa, fino alla sentenza definitiva e alla sua esecuzione, ovvero procederà la giustizia in contumacia o in loro assenza. E considerando inoltre che, con una siffatta lite e con una causa così come sopra mossa nel Tribunale della Santa Sede e ancora pendente e ingiudicata, nulla deve essere nelle parti infirmato o innovato. Infine dà incarico di inibire e, inibendo, di ammonire e ordinare nella misura in cui egli inibisce e, inibendo, espressamente ammonisce e ordina agli interessati citati e a tutti quelli che con qualunque autorità e facoltà esercitano ed eserciteranno degli incarichi, che non osino o congetturino, sotto pena di mille ducati d’oro della Reverenda Camera Apostolica, o sotto pena di un mandato esecutivo e, ove necessario, della scomunica e delle altre pene ecclesiastiche, nella causa, negli incidenti e nelle conseguenze della presente causa, di operare in pregiudizio dell'istante e in spregio e vilipendio della loro giurisdizione, davanti al suddetto e a chiunque altro giudice, invalidandola o innovandola nelle parti, o per altre ragioni in qualsiasi modo di molestare, vessare, perturbare, inquietare l'istante o di impedire, o fare che sia innovato, inficiato, molestato il presente atto, sia personalmente o per il tramite di uno o di altri, direttamente o indirettamente, tacitamente o espressamente, sotto qualsivoglia pretesto, causa, espediente o indagine, argomentazione. E se altrimenti sarà fatto, tutto ciò revocheranno e cureranno che sia riportato allo stato primigenio, e senza dubbio perverranno all'esecuzione delle pene comminate con lo strumento della giustizia, riservando solo a essi stessi o al loro superiore l’assoluzione di tutti i predetti. Il 19 febbraio 1711 in Curia, Don Giovanni Grottola presenta tale lettera di citazione e inibizione al Vicario Generale, il quale dà subito disposizioni in merito, ordinando la notifica alla parte avversa per il tramite anche del rilascio della copia. Il Cursore curiale adempì quanto ordinato il 28 febbraio, in Carovigno, trovato di persona l'Epifani. Cosa accadde dopo il 19 febbraio 1711, o meglio, entro i perentori 10 giorni stabiliti, non è dato sapere per mancanza della correlata documentazione. Tuttavia, è possibile arguire dagli atti successivi che, nulla innovandosi, fu mantenuto lo status quo: Don Francesco Epifani, possessore e proprietario delle controverse terre. ***

ANNI 1726-1727 Appresa la notizia della morte dell'Abate Francesco Antonio Gavedone (Napoli, Luglio 1726), il Marchese Nicola Granafei, il 12 settembre 1726, fa rogare dal

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Notaio Giuseppe Tommasuolo di Napoli l'atto col quale egli, avente come Barone della Terra di Carovigno lo jus patronatus e lo jus praesentandi, sceglie il Chierico Antonio Sisto de Britto, peraltro suo nipote (figlio della sorella), beneficiato del Beneficio di Belvedere e lo costituisce anche suo procuratore (con la facoltà di poter mettere uno o più procuratori al suo posto) affinché compaia nella Curia di Ostuni per esibire anzitutto la sua presentazione al Beneficio, e ivi richiedere quanto di competenza e pertinenza. A sua volta, il suddetto Chierico, il 20 settembre 1726 in Roma, mediante chirografo (cioè documento scritto e firmato di propria mano, che costituisce una prova legale) nomina suo procuratore il Notaio Francesco Paolo De Anna, col potere di rappresentarlo presso la Curia Vescovile di Ostuni negli atti che lo riguardano, e in particolare per: - essere investito del Beneficio di Santa Maria di Belvedere della Terra di Carovigno; - essere immesso nel possesso del Beneficio con tutti e i singoli beni ed effetti, in qualunque luogo posti e in qualsivoglia modo a esso spettanti; - essere riconosciuto, quale signore del Beneficio, dagli inquilini, coloni o affittuari dei suddetti beni. E altresì con la facoltà di poter comparire davanti a qualsiasi giudice per gli atti di qualsivoglia notaio, in tutte e le singole cause, attive e passive, mere e miste, mosse e da muoversi contro qualsivoglia persona. E in più con la facoltà di prestare il giuramento della calunnia, eleggere domicilio, sostituire uno o più procuratori, con la clausola assai ampia per le liti, e infine con le altre facoltà necessarie e opportune. Alcuni giorni dopo (il 24 settembre 1726), il detto beneficiato è dal Conservatore della Curia Capitolina che, nelle vesti di Notaio pubblico, redige l'atto col quale egli riconosce assolutamente vero e proprio il chirografo retroscritto di cui sopra. Finalmente il 31 ottobre 1726, il procuratore Notaio F. Paolo de Anna compare nella Curia di Ostuni e davanti al suo Provicario Generale presenta la copia autentica della sua procura, significando che il suo principale (D. Antonio Sisto de Britto) è stato presentato al beneficio di Belvedere dall’attuale Barone di Carovigno (D. Nicola Granafei, Marchese di Serranova), a seguito della morte dell'ultimo beneficiato (Abate D. Francesco Antonio Gavidoni). Ciò stante, esso comparente fa istanza che D. Antonio De Britto sia confermato beneficiato e immesso nel vero, reale possesso del beneficio con tutti gli onori, oneri, dignità, prerogative, emolumenti e introiti, spettanti al beneficio, e non dissimilmente da come i beneficiati del passato lo hanno tenuto e goduto, precisando che, in caso contrario, a nome del suo principale si appella alla Sacra Congregazione, e in più chiede, al fine di preservare i diritti del suo principale, copia autentica della sua comparizione e istanza. Nella stessa giornata, il Provicario Generale provvede al riguardo, ammettendo l'istanza ed emanando, nei confronti degli eventuali pretendenti al beneficio, l'editto da affiggersi al solito luogo della Chiesa Cattedrale (prontamente affisso, fu defisso l'8 novembre successivo, a cura del cursore curiale). Il 9 novembre 1726, il procuratore de Anna compare nuovamente in Curia e, tra l'altro, chiede che sia fissato il termine ultimo per produrre le prove. Il Provicario Generale dispone in merito e ordina di avvisare il promotore fiscale della Curia per gli adempimenti di sua spettanza. Documenti curiali conseguenti e successivi non ce ne sono: in ogni caso, presupponendo l'ordinario compimento dell'iter canonico, si ritiene che indub-

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biamente il Chierico D. Antonio Sisto de Britto abbia conseguito l'istituzione, l'investitura e l'immissione nel possesso del beneficio, sia pure per breve tempo, perché già due anni dopo si ha come beneficiato il Mons. Nicolò De Simone. [Per quanto concerne il De Simone, penso sia utile riportare quanto si legge nelle Notizie Istoriche intorno alla vita ed agli scritti di Monsignor Francesco Pacca, Arcivescovo di Benevento, scritte dal Cardinale Bartolomeo Pacca suo pronipote, Terza Edizione, Orvieto 1939: "Fra i camerieri segreti si nominao ancora uno di cognome Genovese ed un Clementi che si dice nato in Benevento, ma di questi non ho trovato memoria. Certamente gli altri tutti erano beneventani. Tre soli di nobili famiglie patrizie di Benevento erano in anticamera segreta di Benedetto XIII. monsig. Nicolò de Simoni vescovo di Mariana in partibus, e segretario della cifra, Nicolò Saverio Albini vescovo di Leuca in partibus ed elemosiniere segreto del Papa, e Francesco Pacca. Ma questi tre furono immuni da ogni macchia, rispettati dal pubblico e avuti in considerazione dal pontefice successore Clemente XII. Dei due prelati de Simoni, ed Albini fa una molto onorevole menzione monsig. Angelo Fabroni nell'opera elegantemente scritta <<De vita et rebus gestis Clementis XII. P. M. commentarius>>, dopo aver parlato delle punizioni ordinate contro gli autori dei disordini accaduti nel pontificato di Benedetto XIII. siegue a dire <<Esser cosa non pure sconvenevole, ma scellerata e malvagia il porre in vendita la repubblica. E poichè ben noto era a Clemente quel detto di Solone annoverato fra i sette sapienti, che qualsivoglia repubblica vien tenuta in dovere per mezzo di due cose specialmente, vale a dire con la pena e col premio, stimò esser suo officio l'onorar con illustri cariche coloro i quali avevano dato prova di fedeltà specchiatissima verso il suo antecessore. In questo voglio rammentare a titolo di onore, Nicola Albini, Nicola Maria De Simoni entrambi beneventati, uomini integerrimi, e di condotta irreprensibile, il primo dei quali confermò nell'officio di limosiniero apostolico, all'altro conferì il posto di votante di segnatura>>." (pp. 28-30)]

Occorre precisare che Don Antonio Sisto de Britto frequentò il Collegio Clementino di Roma (Collegio di Nobili), fondato da Clemente VIII con la Bolla "Ubi primum ad summi Pontificatus apicem" del 5 ottobre 1595, e generosamente concesso ai Padri della Congregazione di Somasca, il 1° novembre 1595. Per essere ammesso a tale Convitto, si richiedeva: a) nobiltà di nascita; b) non avere difetti fisici visibili, per essere abile a tutti gli esercizi cavallereschi (scherma, ballo, cavalletto, bandiera, picca, disegno, strumenti di suono, canto, lingue, e per le classi superiori la cavallerizza)

e per non essere esposto a tutti gli scherzi che offendono avviliscono chi abbia qualche difetto di conformazione fisica; c) non avere, all'ingresso, più di sedici anni d'età. La retta mensile era di 8 scudi romani, che si pagavano anticipatamente ogni sei mesi, cioè 48 scudi per ogni rata. E in più, ogni mese, un altro scudo, per pagare: scherma, ballo, carta, penne, inchiostro, candelle d'inverno e neve d'estate. In totale, la somma di 54 scudi per ogni semestre. Il Collegio venne soppresso dal Governo Napoleonico nel 1798. Ora "D. Antonio Sisto y Britto de' Duchi di Celia Convittore l'anno 1714. portava in Arcadia il nome di Cleonico, e viene registrato dal Morei tra quelli, che hanno recitate Prose in Arcadia. Componeva assai bene in versi Italiani, come si raccoglie dal lungo Capitolo che si legge nel libro: I Giuochi Olimpici celebrati dagli Arcadi in lode di Gio: V. Re di Portogallo. Roma 1726. Era anche Accademico Quirino, e diverse sue poesie si leggono nel libro: Componimenti de' Signori Accademici Quirini per l'esaltazione di Clemente XII. Roma 1730. Sue Rime si leggono pure nell'Adunanza degli Arcadi per le nozze di D. Giacinta Orsini, e D. Antonio Buoncompagni Lodovisi. Roma 1757." (pp. XCVII-XCVIII, in Ottavio Maria Paltrinieri, Elogio del nobile e pontificio Collegio Clementino di Roma, 1795). Il Nostro è presente con Componimenti Poetici: una Canzone "Seguir vorrei con l'armonia del canto / Le lucid'orme del gran Duce invitto" ecc. (pp. 116122) e un Sonetto "Alma Real di quel gran lume carca / Che Cristo infuse già nel sen di Piero" [2 quartine (ABBA) più 2 terzine (ABA, BAB)] (p. 123), in Componimenti de' Signori Accademici Quirini per la gloriosa Esaltazione di Nostro Signore Clemente XII. al Sommo Pontificato, in Roma 1730 E Michel Giuseppe Morei, nelle Memorie istoriche dell'adunanza degli arcadi, Roma 1761, nel Catalogo Degli Arcadi, che hanno dal principio della Istituzione recitate le Prose nelle Adunanze Generali della medesima, posti per ordine d'Alfabeto, a pag. 71 riporta alla voce Cleonico D. Antonio Sisto de Britto de' Duchi di Ceglie. (Morei fu Custode Generale dell'Arcadia dal 1743 al 1766).

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E parimenti con lo pseudonimo Cleonico Filleo, è presente nell'Adunanza tenuta nell'anno 1755 (p. 113) con il sonetto di 10 versi [2 quartine (ABBA) più 2 terzine (ABA BAB)] che inizia "Cintia, non sò quai fossero le Genti" (p. 159), in Adunanze degli arcadi pubblicate nelle nozze di sua Eccellenza la Signora D. Giacinta Orsini de' duchi di Gravina con sua Eccellenza il Signor Don Antonio Boncompagno Ludovisi duca d'Arce de' Princ. di Piombino, in Roma 1757 Ritroviamo il Nostro come interprete del personaggio Leonzio nella tragedia in 5 atti di Lagrange Chancel, Francois Joseph (1677-1758), L'Atenaide tragedia di Monsieur De La Grange, recitata da' signori cavalieri del collegio clementino nelle vacanze del carnevale dell'anno 1717, dedicata all'illustriss. ed eccellentiss. Signore D. Francesco Ravaschieri, Pubblicazione in Roma: nella stamperia di Gio. Francesco Buagni, 1717. Aggiungiamo che i Cavalieri del Collegio Clementino di Roma, nelle vacanze del Carnevale del 1728, recitarono la tragedia in cinque atti, INES Di CASTRO, tradotta dal francese di M. Houdard de la Mothe. L'Abate Don Antonio Sisto de Britto Napolitano, de' Duchi di Celia, detto Cleonico Filleo, partecipa a I Giuochi Olimpici celebrati dagli Arcadi per l'ingresso dell'Olimpiade DCXXVI. In lode della Sacra Real Maestà di Giovanni V. Re di Portogallo, Roma 1726, con la Canzonetta Visione (pp. 107-112) Pertanto, ritengo plausibile supporre che Don Antonio Sisto de Britto, a motivo della sua attività accademica, letteraria (Accademia dell'Arcadia) e teatral, abbia volontariamente rinunciato al beneficio di Belvedere, e consegnato lo stesso, per così dire, nelle mani del Pontefice. ***

ANNI 1728-1729 Il 4 novembre 1728, il Padre Carmelitano Giuseppe Maria Marrazzo, amministratore dei beni della Chiesa o Beneficio di Belvedere, fa presente alla Curia di Ostuni che il suo principale, Mons. Nicolò de Simone, gli ha ordinato di far fulminare la scomunica a chi indebitamente possiede beni appartenenti al Beneficio, e anche a chi sa e non rivela. La Curia, per il tramite del suo Provicario Generale, provvede in merito, decretando che venissero fatte le canoniche tre denunce nella Chiesa Madre di Carovigno durante il rito religioso della messa contro chi scientemente (con consapevolezza) non dichiara, detiene, occupa e non restituisce le indebite appropriazioni; e che le rivelazioni pervenissero alla Curia o a lui medesimo chiuse e sigillate. E Don Cesare Epifani, Arciprete della Chiesa Madre, attesta, l'11 dicembre 1728, di averle effettuate: la prima, Domenica 7 novembre; la seconda, Domenica 14; e infine la terza, Domenica 21 dello stesso mese; e altresì che non gli è stata presentata alcuna rivelazione al riguardo. Il Padre Carmelitano, il 18 dicembre 1728, preso atto che il minacciare di scomunica chi detiene abusivamente i beni della Chiesa, non aveva sortito alcun esito, rinnova l'istanza al Provicario Generale, il quale decreta di reiterare la minaccia, sospendendone al contempo l'efficacia per otto giorni a favore dei timorati di Dio. Il 26 gennaio 1729, l'arciprete Don Cesare Epifani dichiara d'aver eseguito siffatta commissione. Il 20 e il 21 febbraio, qui in Carovigno, alcune persone timorate si presentano davanti al Cancelliere della Curia Vescovile e, per avere la coscienza puli

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ta, asseriscono con cognizione di causa praticamente questo, che: - l'Arciprete Don Cesare Epifani è attualmente in possesso, al pari del defunto suo padre Oronzo Epifani, di una proprietà terriera appartenente al Beneficio, di cui precisano estensione, confini, caratteristiche; - quando era affittuario dei beni Don Giovanni Grottoli, la nipote Palma deteneva in casa sua una delle due campane della Chiesa di Belvedere; e quando cessò l'affitto, la stessa portò via gli ex voto: un paio di orecchini (pendenti) d’oro; due grosse torce (grosso cero); e anche una catena rossa che vendette per venti carlini a una persona di San Vito, sposata in Carovigno. Il 23 febbraio 1729, il Padre Carmelitano Marrazzo è ancora in Curia per avere, come ha, le copie delle rivelazioni di cui trattasi per servirsene, se necessario. Non ci è dato di sapere quali furono i conseguenti atti del Padre Carmelitano, ma è agevole supporre che si risolsero in un nulla di fatto, almeno per quel che riguarda l'Arciprete Don Cesare Epifani che, nel Catasto Onciario della Città di Carovigno formato nell'anno 1742, risulta ancora possessore a titolo di patrimonio dell'antico bene controverso, per il quale pagava 29 once e 6 tarì. *** ANNO 1739 Il 1739, il Monsignore de Simone è ancora beneficiato di Belvedere. Lo attesta Don Domenico Lo Cocciolo che, su delega del Vescovo di Ostuni, visita la Chiesa di Belvedere, che rileva essere ornata e assai dotata delle sacre suppellettili. ***

ANNI 1751-1752 - 1753 Il de Simone, al 31 gennaio 1751, è già defunto e i benefici che aveva in vita, sono da Benedetto XIV conferiti, il 31 gennaio 1751, mediante due bolle, al presbitero Nicola Tesoriere di Strongoli in virtù dei suoi meriti speciali. Il papa, infatti, si era riservato la provvista (eccl., provvista di un beneficio ecclesiastico, nomina del suo titolare) e la collazione (conferimento di un beneficio ecclesiastico o degli ordini sacri) dei benefici che fossero vacati per la morte di qualsivoglia notaio suo e della Sede Apostolica, in qualsivoglia luogo avvenuta. E il de Simone era appunto Notaio apostolico, e chiuse l’estremo giorno della sua vita trovandosi fuori della Curia Romana. Praticamente allo strongolese 51enne, da 25 anni presso la Curia Romana come aiutante di studio, particolare, del Maestro Claudio Francesco Caniglia, oltre alla Chiesa di Santa Maria (Lachionis) nella Diocesi di Gerace, sono assegnate le Chiese di San Lorenzo e Santa Lucia di Ostuni, e la Chiesa di Santa Maria di Belvedere Carovigno, Diocesi di Ostuni, che si configurano come benefici semplici, non richiedenti la presenza personale del beneficiato, e i cui frutti redditi e proventi non eccedono il valore annuo di 40 ducati d'oro di Camera. Un anno dopo, e precisamente il 2 febbraio 1752, le due bolle pontificie sono formalmente transuntate, in Roma, dall'ufficiale all'uopo deputato. Ai fini del Regio Exequatur - Napoli, il 12 maggio 1752 -, la Curia del Cappellano Maggiore, nella persona del Primo Cappellano (l'Arcivescovo di Tessalonica, a Celestino Galiano), in merito alla 3 delle 5 bolle papali inerenti ai benefici vacanti a

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seguito della morte del Monsignor de Simone, e specificamente a quella che riguarda il Tesoriere, dà parere sfavorevole a norma del Real Dispaccio del 22 novembre 1750 secondo cui si doveva negare il visto di esecutività alle provviste dei Benefici e dignità ratione affectionis (per la ragione dell'affezione) per i privilegi dei Protonotari Apostolici. Per il Cappellano, però, il visto si sarebbe dovuto concedere se la morte fosse avvenuta in un mese riservato, il che non risulta. Nondimeno, egli è del parere che, se il Re stimasse di doversi invece apporre, allora dovrebbe ordinare alla Reale Camera di Santa Chiara, dal momento che non risulta che il de Simone sia morto in un mese non riservato, di concedere il Regio Exequatur con la condizione di osservare inviolabilmente i Reali Rescritti del 22 novembre 1750 e 31 luglio 1751, in avvenire e in tutti i loro casi. Il 29 maggio 1752, in Napoli, la Real Camera di Santa Chiara provvede in merito, decidendo e specificando di concedersi l'Exequatur, previa eliminazione di qualunque parola denotante che la provvisione è fatta per la ragione dell’affezione in Curia (cioè per riserva personale del pontefice), e altresì dopo aver escluso le pensioni forse imposte a beneficio di estranei. Il giorno 11 luglio 1752, Don Nicolò Tesoriere significa per iscritto alla Curia di Ostuni di aver conseguito, mediante due Bolle pontificie, la nomina a beneficiato dei 3 benefici vacanti (la Chiesa di San Lorenzo, la Chiesa di Santa Lucia, in Ostuni; la Chiesa di Santa Maria di Belvedere, in Carovigno) e chiede di essere immesso nel possesso per il tramite del suo procuratore, Don Giuseppe Capriglia. Il Vicario Generale, in qualità di Delegato Apostolico, visti sia il supplice libello (domanda giudiziaria scritta) sia le lettere apostoliche del 31 gennaio 1752, esibite in transunto legale, dispose di ricavarsi da quanto in esso contenuto un'informazione limitata agli aspetti essenziali ai fini della causa da istruirsi in ordine all'investitura del beneficiato e alla sua immissione nel possesso. Il 13 luglio 1752, il procuratore Capriglia, a nome del suo principale, presenta in Curia un articolato in 4 punti, coi quali mira a provare che i benefici di cui trattasi, già posseduti dal de Simone, risultano vacanti per morte dello stesso, e che la rendita annua complessiva non eccede i 40 ducati d'oro di Camera, e infine che il suo principale è abile e idoneo a ottenere tali benefici, anche perchè ha 51 anni ed è aiutante di studio del De Caniglia, Auditore di Rota, e da 25 anni risiede in Roma, Su detto articolato, la Curia acquisisce le testimonianze, tra l'altro favorevoli, di due sacerdoti, di cui uno della Cattedrale di Ostuni e l'altro della Terra di Santa Caterina della Diocesi di Squillace. Parimenti nella stessa giornata (13 luglio 1752), il Vicario Generale, Delegato apostolico, stabilisce di assegnare e conferire i 3 benefici del defunto beneficiato a Don Nicola Tesoriere, e altresì di immettere lo stesso, o il suo procuratore, nel reale ecc. possesso. Il giorno successivo (14 luglio 1752), si adempiono praticamente, in Carovigno e in Ostuni, i canonici atti correlati con l'immissione del procuratore Capriglia, in nome e per conto del suo principale, nella vera, reale, corporale e attuale possessione delle 3 Chiese e dei relativi beni: entrando in chiesa, sistemando le mappe (i panni che coprono l’altare) e i candelabri dell’altare maggiore, aprendo e chiudendo la porta della chiesa in modo pacifico e tranquillo, senza che nessuno all’interno facesse opposizione, e compiendo queste operazioni, non divertendo, cioè non volgendosi a qualsivoglia altro atto che non fosse quello della presa di possesso.

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Il 20 febbraio 1753, i sigg. Andrea di Domenico Carlucci e Domenicantonio Valente, ambedue di Carovigno, al cospetto del regio pubblico notaio, del regio giudice a contratti e dei testimoni, a richiesta fatta loro da Don Francesco Prima, attestano che, il mese di Aprile 1752, essendosi proceduto da parte del commissario apostolico, Can. Don Felice Ceglie, all'affitto del Beneficio di Belvedere, stante la morte dell'ultimo beneficiato Mons. de Simone, mediante l'accensione della candela sull'offerta del Magn. Tommaso Brandi, fu, tale affitto a essi aggiudicato, allo spegnersi della candela, per il canone annuo di 112 ducati, franco da ogni peso; e che a favore di essi, i quali all'atto dell'accensione avevano dichiarato di non voler soggiacere ad alcun peso gravante sul detto beneficio, ma unicamente al solo affitto, fu proprio in questi termini deliberato nella pubblica piazza dal canonico commissario. Tuttavia, essendo nuovamente venuto a Carovigno, in un giorno festivo, il detto canonico commissario procedeva nuovamente all'accensione della candela sopra l'offerta di decima. All'atto dell'accensione però, Don Francesco Prima, davanti al detto commissario, protestò pubblicamente che lui non intendeva acconsentire all'accensione della candela tutte le volte che si cercasse di farla a suo nome, perché da parte sua non vi era alcuna offerta di decima; e che si doveva invece fare per conto di chi avesse prima di lui presentato una tale offerta. Nonostante ciò, il canonico procedette all'accensione della candela senza spiegare per conto di chi. Domanda: Ma non c'era già stata l'immissione del legittimo beneficiato (Don Nicola Tesoriere) per il tramite del suo procuratore, Don Giuseppe Capriglia, il 14 luglio 1752, nella vera, reale, corporale e attuale possessione della Chiesa di Santa Maria di Belvedere e dei suoi beni? ***

ANNO 1767 L'8 Giugno 1767, al cospetto del regio notaio pubblico, del regio giudice a contratti e dei testimoni, i sigg. Don Vincenzo Epifani, Francesco Saponaro, Pasquale Minnelli e Filippo Carellla, tutti della Terra di Carovigno, su richiesta fatta loro da Francesco Trisolini, attuale conduttore del Beneficio di Belvedere, attestano che: la mattina del 5 giugno 1767, Don Vincenzo, Francesco Saponaro e Pasquale Trisolino (figlio di Francesco, il conduttore) si sono recati alla Chiesa di Belvedere per celebrare, Don Vincenzo, la messa. Quivi giunti, non trovarono né l'eremita né altra persona che potesse dar loro la chiave della Chiesa. Al suono della campanella, però, compare l'eremita che, rispondendo ai presenti, dice che la chiave, la tiene Don Vito Pomes, ultimo conduttore del Beneficio. Mandato a prenderla, riporta la risposta del Pomes: "che se don Vincenzo voleva dire la messa, che andasse a dirla alla chiesa di Carovigno". Dopo siffatte parole, Pasquale Trisolini pensò di aprire la porta della Chiesa senza la chiave. E così Don Vincenzo potè celebrare la messa. Finita la quale, Don Vincenzo era già davanti alla porta, quando arrivò il Pomes che gli chiese se Pasquale Trisolino fosse andato in chiesa per prenderne possesso per conto del padre. Alla risposta affermativa del reverendo, il Pomes entrò in casa dell'eremita, dove c'erano Pasquale Trisolino e Francesco Saponaro, e ordinò all'eremita di consegnare a Pasquale Trisolino la chiave. Quindi se ne andò. Essi attestanti, andandosene, videro il Pomes che cacciava il suo bestiame da dentro la difesa del Beneficio. Don Vincenso, Francesco e Pasquale aggiungono che, ritornati sabato mat

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tina (il 6 giugno) per la celebrazione della messa, vi trovarono il Pomes con molti suoi parenti, che con violenza e a forza tolse dalle mani di Pasquale la chiave della Chiesa. Pasquale Minelli e Filippo Carella attestano che, domenica mattina (il 7 giugno), videro il Pomes con dodici persone armate di mazza e schioppetta, che cercavano con violenza, e minacciando il pastore, di cacciare le vacche di Francesco Trisolino che pascolavano dentro la Difesa di Belvedere. Il Trisolino e il Pomes, se ne andarono poi per i fatti loro senza che succedesse alcunché di sconveniente. ***

ANNO 1783 L'8 Marzo 1783, l'Università di Carovigno, per festeggiare solennemente la Madonna di Belvedere, i giorni di Pasqua, delibera l'acquisto di due corone indorate d'argento, una per la Madre, l'altra per il Figlio; una abito di seta di Francia; un mantello. Per il mantello però, i 30 ducati necessari, già offerti da un devoto che, stante l'annata calamitosa, ora non è più in grado di pagare, su proposta del sindaco e parere conforme degli eletti e dei galantuomini presenti, l'Università delibera di prelevarli dalla cassa comunale. ***

ANNO 1786. Il 3 Gennaio 1786, al cospetto del regio pubblico notaio, del regio giudice a contratti e dei testimoni: il Magnifico Vito Cataldo Ruggiero, Mastro Francesco Brecia, il Magnifico Francesco Paolo Santoro, tutti della Terra di Carovigno, si sono personalmente presentati il Rev. Sac. secolare Don Santo Jaja di Carovigno, procuratore del Rev. Don Giovanni Battista Scoppa, attuale beneficiato del Beneficio di Belvedere, e Vito Pomes di Carovigno dall'altra, per stipulare il contratto di affitto dei corpi beneficiali del detto Beneficio. Praticamente, Don G.B. Scoppa, per il tramite del suo procuratore, dà in affitto al Pomes i beni del Beneficio (consistenti in: oliveti, terreni seminativi, erbaggi, censi enfiteutici, pigioni di case e botteghe) per 10 anni a decorrere da Settembre 1786, per la somma di 160 ducati. Si rileva in particolare, 1° punto contrattuale, che tutti i donativi e oblazioni di ori, argenti, tovaglie di altari e altro che i devoti fedeli fanno alla Chiesa di Belvedere, il conduttore Pomes deve consegnarli all'Arciprete perchè li faccia pervenere nelle mani del beneficiato Scoppa, che li utilizerà - così si è pattuito - a vantaggio delle Chiesa di Belvedere. Si rileva altresì, nell'atto notarile, che il precedente contratto di affitto fu concluso il 3 aprile 1775 con istrumento del notaio F. Savero Spani di Ostuni (Atto che risulta mancante nel Fondo Notarile di Ostuni, Notaio S. Spani, Anno 1775. Archivio di Stato di Brindisi). Congetturo che il Rev. Scoppa sia stato il beneficiato del Beneficio di Belvedere dal 3 Aprile 1775. E verosimilmente lo sarà fino a 30 Giugno 1788 (il 1° Luglio 1788, infatti, il nuovo beneficiato sarà Don G. Carrano). ***

ANNO 1788 Con la Real Carta del 1° Luglio 1788, il Re concede il beneficio di Santa

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Maria di Belvedere, che risulta essere di Patronato Regio, al Reverendo Don Giuseppe Carrano di Napoli. E questi, con atto notarile steso in Napoli il 5 luglio 1788, costituisce suo legittimo e indubitato procuratore il Reverendo Don Domenico di Netto di San Vito, al quale assegna fondamentalmente 3 compiti: - misurare e far misurare tutti i terreni appartenenti al Beneficio, da agrimensori regi forniti di titoli validi; - quindi affittarli a persone, a suo avviso, degne, e alle condizioni migliori, in ogni caso correlate con il giusto vantaggio: per 4 anni gli oliveti, e per 3 anni le terre o masseria che non sono oliveti; e in più con l'obbligo di inserire negli istrumenti di affitto la rateizzazione del pagamento in tre rate; - infine fare ogni altra cosa che lo stesso costituente farebbe se fosse presente, o se fosse investito della carica di procuratore. Conseguentemente il procuratore affitta, con strumento del 14 settembre 1788, redatto in Carovigno dal regio notaio, al cospetto del regio giudice a contratti e dei testimoni, tutti di Carovigno, a Salvatore Pomes i beni del Beneficio o Cappellania di Belvedere consistenti in: oliveti, terreni seminativi, erbaggi (terreni erbati, con la possibilità di far erba e di far pascolare il bestiame), censi enfiteutici, pigioni di case e botteghe, unitamente a tutti i diritti appartenenti alla Cappellania; per 4 anni consecutivi (1° Settembre 1788-31 Agosto 1792); e per il canone di 240 ducati, che esso Pomes, conduttore, promette e s'impegna solennemente a pagare, ogni anno, al procuratore mediante la rateizzazione della somma pattuita in tre rate di 1/3 cad., con la prima parte (1/3) alla fine di dicembre 1788, e così successivamente secondo la medesima modalità nel quadriennio, rimanendo a carico del beneficiato tutti e qualsivoglia pesi, naturali e accidentali, annessi e connessi al Beneficio o Cappellania (ad es.: messe, cera, olio per la lampada della Chiesa, catasto, imposizioni e risarcimenti di detta Chiesa, case, botteghe e altro). E queste le condizioni pattuite: - il conduttore deve consegnare tutti i doni e le offerte (oggetti d'oro, d'argento; tovaglie d'altare, ecc.) che i devoti fanno alla Chiesa di Belvedere, nelle mani del Reverendo Don Domenico di Netto, perché per il suo tramite pervengano al cappellano (Reverendo Don Giuseppe Carrano), che li utilizzerà a vantaggio della Chiesa di Belvedere, fatti salvi gli obblighi di legge; - in caso di vendita, alienazione di corpi soggetti al Beneficio o Cappellania, i censi, le decime e i laudemi devono essere interamente dati al beneficiato, per il tramite del suo procuratore; - il letame che si forma nei fondi beneficiali, deve essere conservato e, a cura e a spese del conduttore, spanto ogni anno nei medesimi fondi, a eccezione del letame dell’ultimo anno di affitto, che deve essere lasciato tutto ammassato; - il conduttore è tenuto, a sue spese, ogni anno, a effettuare le dovute colture in tutti gli oliveti, quali: l’arare (ordinario) e l’arare di traverso, e potare gli olivi a regola d’arte; e altresì, sempre a sue spese, a disboscare, ovvero liberare dalla macchia gli oliveti, e a innestare, ove possibile, l'olivo sugli oleastri; - il conduttore Pomes è tenuto a invigilare e custodire i fondi e i beni del Beneficio, e, nel caso risultino dei danni nei fondi, è ugualmente tenuto a darne notizia al beneficiato, e per esso al suo procuratore, per i debiti provvedimenti; e nel caso il conduttore incontri difficoltà e opposizioni in merito alla riscossione delle decime o dei censi, o di altri tributi spettanti al Beneficio, il beneficiato stesso è tenuto a difenderlo, assumendo a sue spese gli oneri del giudizio, liberando il conduttore da tali obblighi; - il procuratore è tenuto a far ratificare dal suo principale il presente strumento d’affitto, nel termine di un mese a decorrere da oggi, e in pari tempo a presenta-

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re al notaio il valido documento della ratifica per il suo inserimento in questo atto notarile per garantirsi, in futuro, con tutte le cautele del caso. (La ratifica di cui trattasi, formalmente compiuta con atto notarile redatto in Napoli, è stata esibita al notaio, e quindi inserita nel documento ufficiale). In ultimo, il patto stabilisce che, nel caso il conduttore non assolva il pagamento annuo della somma fissata, come sopra stabilito e promesso, contro di lui il Procuratore può rescindere e liquidare il presente strumento presso ogni Corte di Giustizia, luogo o Foro, o meglio, può annullare e risolvere il contratto realmente e personalmente in conformità del Ritus Magnae Curiae Vicariae, oppure alla maniera delle pigioni delle case della Città di Napoli, in modo da poter avere e ottenere subito la pronta e sollecita esecuzione sia per quanto concerne le cose principali che per tutte le altre (danni, spese, interessi ecc.). Scrive l'Andriani (Carbina e Brindisi - Memorie, 1888, pp. 116-117) che il detto regio beneficiato fece stampare un libricino di preghiere con la novena della Madonna di Belvedere, e altresì produrre un fac-simile (cioè un calco) in rame con la seguente scrittura: Effigies B. Virginis de Belvedere nuncupatae in agro, et Diocaesi Ostunen: Salentin: Provin: Cultu Celebris, quae, ut exacte, affabreq: exprimeretur Fr. Iosephus Carrano Neapolit. Ecclesiae S. Ioannis ad Mare S. M. O. Hyerosolim: Vicarius a Clementissimo Siciliarum Rege Ferdinando IV. hoc titulo et Sacerdotio auctus Curavit Anno 1789; Effige della Beata Vergine, denominata di Belvedere in agro (di Carovigno) e Diocesi di Ostuni, Provincia del Salento, celebre per il culto, che è impressa (quale immagine su una superficie) nella maniera in cui (è) con precisione e con maestria. Il Fr. Giuseppe Carrano di Napoli, della Chiesa di San Giovanni a Mare (Chiesa monumentale di Napoli, nei pressi della zona portuale), Vicario (nominato) dal Sovrano Militare Ordinario di Gerusalemme, il Molto Clemente Re delle Sicilie, Ferdinando IV, con questo titolo e il sacerdozio ne accrebbe ampiamente il culto, l’anno 1789. (Traduzione è mia)

Giova sapere, a questo proposito, che il nostro Vigile Urbano Mimmo Anglani è in possesso di una lastra in rame [(15 x 12,5) cm x 1 mm di spessore] specularmente incisa, riportante in primo piano l'immagine della Madonna che sorregge col braccio (dx) Gesù Bambino, il quale benedice con la sinistra e con la destra tiene un uccellino. Sullo sfondo, a dx, la Chiesa di Belvedere con il campanile; e a sx il paese, con sotto, nell'ordine, un delfino cavalcato da un fanciullo (genio ?) che ha in mano una lira, e l'iscrizione "Carb = Brun". Nel rettangolo inferiore della lastra si ha, a sx: De angelis inc. Al centro: MARIA SS. DI BELVEDERE VENERATA DAI CARVIGNESI Sin dal secolo 9° dell'E.V. ****

SECOLO XIX ANNI 1817-1818-1827 Dopo il regio beneficiato Carrano - scrive l'Andriani -, il regio beneficiato Spaventa. Questi, con il Real Diploma del 28 ottobre 1817, ebbe il pieno possesso di tutti i beni che costituivano il ricco patrimonio del Santuario. Il 13 giugno 1818, il Ministro degli Affari Ecclesiastici (Napoli) scrive al Vicario Capitolare della Curia di Ostuni significandogli, per quanto di sua spettanza, che il Beneficio di Belvedere, giacché riconosciuto del patronato dei

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Dentice, alla morte del regio beneficiato Spaventa, deve ritornare al patrono legittimo, il Dentice. Il 15 Agosto 1827, il direttore del Ministero degli Affari Ecclesiasti, a seguito delle doglianze del Sindaco di Carovigno per le precarie condizioni in cui è il Santuario di Belvedere, scrive all'Arcivescovo di Brindisi e Amministratore perpetuo di Ostuni, Pietro Consiglio (13 marzo 1826-23 novembre 1839), affinché si renda conto dell'esposto sindacale, verifichi la sussistenza di quanto segnalato e, dopo aver effettuato un'ispezione sul luogo, appresti i correlati necessari interventi. Il 30 agosto 1827, l'Arciprete Giuseppe Trisolini relaziona l'Arcivescovo sul sopralluogo effettuato, come da sua richiesta, nel Santuario di Belvedere, insieme con un mastro fabbro di fiducia: - in primo luogo, mette in evidenza che la struttura è assolutamente fatiscente: il soffitto di legno è del tutto rovinato, le pareti laterali lesionate (visibilmente aperte) e prossime a crollare dalle basi. E parimenti sta rovinando la sacrestia e la casa del Cappellano e dell'Eremita; - in secondo luogo, che il sacrestano ha da moltissimi anni abbandonato il Santuario e il Cappellano che teneva aperta la Chiesa, da più giorni si è ritirato in Carovigno, temendo di rimanere vittima dei crolli; - infine, che la pietà dei fedeli fornì il Santuario, fin dall'invenzione della Sacra Immagine, di ricchi legati pii e di copiose entrate che ancora sussistono, e questo per mantenere vivo il culto e il debito decoro. Oggi si trova spogliato dei suoi averi e il culto è caduto nella peggiore abiezione, malgrado la devozione dei fedeli che giungono da ogni dove a visitarlo. Ciò stante, prega caldamente l'Arcivescovo di far valere il suo Apostolico zelo presso il Re affinché il Santuario acquisti il lustro che gli è dovuto non solo effettuando i necessari lavori di riattamento, ma soprattutto edificando una nuova chiesa, più propria e più degna. Il 30 Agosto 1827, il Vicario Foraneo di Carovigno, in merito alla domanda dell'Arcivescovo se la Chiesa di Belvedere stesse per rovinare, scrive che non solo attraverso la semplice e immediata ispezione oculare, ma anche con la consulenza di esperti muratori, ha verificato che sia la Chiesa sia la Sacrestia, e sia l'abitazione adiacente dell’Eremita, abbisognano di urgenti riparazioni, senza le quali rovineranno completamente. Di certo furono apprestati i debiti interventi se, come scrive l'Andriani, "il Beneficiato D. Vincenzo Spaventa, volendo ingrandire e rendere più magnifica la Chiesa superiore, cui il tetto minacciava rovina, ne diede facoltà ad un suo amministratore, il quale ebbe tutta la premura a farla subito restaurare" (p. 117). Sorge allora spontanea la domanda: "Ma dov'era l'Andriani nell'Agosto del 1827?" ***

ANNO 1834 Il 29 Gennaio 1834, i Sacerdoti Don Andrea Valente e Don Vito Pomes, deputati dall'Arcivescovo al tempo della sua visita pastorale a verificare lo stato attuale degli altari delle chiese presenti in Carovigno e nelle Campagne, per quanto riguarda la Chiesa di Belvedere con immenso dolore rilevano che l’intero soffitto della Chiesa Superiore è tutto infracidito, l’acqua vi penetra da tutte le parti, e se non si interviene prontamente, rovinerà (cioè cadrà giù crollando) di sicuro. I tre altari ivi esistenti mancano assolutamente di candelieri,

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fiori, crocifissi, carteglorie, tovaglie, e tutto l'occorrente per celebrare la messa. In breve, ci sono solo gli altari colle rispettive pietre sacre, ancor mal custodite, tranne uno sul quale vi sono tre tovaglie e quattro fiori portati dai fedeli. Nondimeno è anch'esso malamente tenuto, perchè tra le altre mancanze si segnala quella delle ampolline, non vi sono corporali, non vi è bacile, né asciugamano per la purificazione, mancano le carteglorie, e le carte di preparazione; vi è una sola pianeta, ormai consunta dal tempo e dall’umidità. Insomma tutta la Chiesa si presenta non dissimilmente da una vera spelonca, e senza lampade, nonostante il beneficiato abbia una rendita annua di 300/400 ducati. A malapena si è trovato un Eremita che potesse alla meglio mantenere la Chiesa; ma non vi può assolutamente stare a motivo degli ambienti che minacciano di rovinare. I due sacerdoti pregano infine l'Arcivescovo di rapportare ciò a chi di dovere, affinché il Santuario cotanto antico, riprendesse il suo primitivo splendore. Circa 9 mesi dopo, il 3 ottobre 1834, i suddetti Valente e Pomes fanno presente all'Arcivescovo di essere stati impossibilitati a consegnargli la relazione scritta sullo stato delle chiese di Carovigno e soprattutto lamentano ancora lo stato assai infelice della Chiesa di Belvedere. In breve, essi dicono che hanno subito eseguito l'ordine ricevuto, ma quando stavano per consegnare, in Brindisi, il rapporto all'Arcivescovo, questi era partito e il Vicario si rifiutava di prenderlo. E per non disturbare l'Arcivescovo nel suo lungo viaggio, si erano ripromessi di presentarglielo di persona in Ostuni, ma la sua venuta qui era stata annullata. Conclusivamente pregano in particolare l'Arcivescovo di considerare il pessimo stato in cui si trova la Chiesa di Belvedere, la quale merita tutta l’attenzione del Superiore per un pronto restauro, non essendo giusto che il beneficiato percepisca le rendite senza curare almeno gli acconci necessari. ***

ANNO 1837 Il 26 Gennaio 1837, muore nel suo casino (villino signorile di campagna) nella contrada Satrino (fraz. di Atessa-Chieti) il regio beneficiato D. Filippo Vincenzo Spaventa, di anni 82. Il 12 Aprile successivo, la Commissione diocesana, prende possesso del Beneficio di Belvedere. Il 17 Aprile 1837, il Procuratore Generale presso la Gran Corte dei Conti di Napoli chiede alla Curia di Ostuni l'incartamento relativo al Processo del Beneficio di S. Maria di Belvedere Il 25 Aprile 1837, Don Vito Pomes e Don Vito Rondelli, deputati dal Capitolo di Carovigno a reperire presso la Curia di Ostuni tutte le informazioni riguardanti il Beneficio di Belvedere, dichiarano di ricevere in consegna dal Cancelliere, il Canonico Tolla, il carteggio degli antichi processi, dal 1581 al 1726. E successivamente, il 20 aprile 1839, dichiarano altresì di aver ricevuto dal Vicario l'antico processo dell'anno 1581, unitamente a una inter caetera di 17 fogli, riguardante le bolle di investitura del beneficio a favore del capitolo. E dichiarano infine di aver rimesso tutto nell'incartamento da inviare al Procuratore Generale della Real Corte dei Conti di Napoli. Il 10 maggio 1837, Don Vito Pomes, procuratore del Capitolo, cogliendo il momento propizio (la morte cioè dell'ultimo e immediato beneficiato), presenta alla Commissione diocesana una memoria storica sul Beneficio, precisando anzitutto che i Beni dell’Abbazia di S. Maria di Belvedere in origine furono offerte gratuite, elargite dai fedeli di Carovigno, come confermato dal P. Serafino Montorio (Zodiaco di

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Maria, Segno VII, Stella XXVIII, Napoli 1715). Ma i Baroni di Carovigno, approfittando della negligenza dei Vassalli e della propria prepotenza, agli inizi del XVI secolo cominciarono a usurpare detti beni, prima col titolo di semplici amministratori, poi col titolo di fondatori e infine di patroni, aventi il diritto di nominare il Beneficiato. Nondimeno, il 26 Luglio 1837, gli eredi del principe Gerardo Dentice (cioè Luigi, Francesco e Antonio), attraverso il loro agente generale D. Pietro Valente di Carovigno, presentano un esposto contro l'Arcivescovo di Brindisi Pietro Consiglio, Presidente della Commissione Diocesana di Ostuni, e contro Pasquale Talliento, procuratore della stessa Commissione, per aver, in nome della detta Commissione diocesana di Ostuni, proceduto malamente al sequestro dei beni appartenenti al Beneficio di Belvedere: secondo l'istrumento pubblico stipulato dal notaio Filippo Palomba in Napoli, il 25 Febbraio 1792, il defunto Principe Gerardo acquistò dal Regio Fisco i fondi e i diritti compresi negli ex feudi di Carovigno e Serranova, e fra gli altri il diritto di nominare sempre e tutte volte gli piacerà, e in ciascuna vacanza, i beneficiati: nel beneficio detto di Don Ciccio, eretto dal defunto Scipione Granafei; nel Beneficio di Santa Caterina; e nel Beneficio della Madonna di Belvedere. Ius nominandi, da esercitarsi subito per quelli già vacanti, per gli altri dopo la morte degli attuali beneficiati, fermo restando l'obbligo del principe di mantenerli nel possesso di cui trattasi, vita natural durante. Per cui, impropriamente ha proceduto la Commissione Diocesana con il sequestro del 12 Aprile 1837: secondo il patto stipulato tra il Regio Fisco e il Principe Gerardo, quei due Benefici non sono soggetti alla Giurisdizione Ecclesiastica, di conseguenza la Commissione Diocesana non può esercitare su di essi alcun dritto e, anche per questa ragione, è assolutamente nullo il sequestro, in quanto la Commissione Diocesana, senza rispettare le regole canoniche, si è permessa d’imporre tale sequestro sui beni assegnati ai beneficiati, e costituenti una parte di quel franco allodio con cui il Principe Gerardo fece acquisto dei due feudi di Carovigno e Serranova. Gli istanti si rivolgono quindi al Direttore del Pubblico Demanio affinché, in rappresentanza del Fisco Allodiale, li sostenga e difenda per essere garantiti riguardo a tutti i danni che potrebbero soffrire in merito. Carlo Pomes, usciere presso la Regia Giustizia del Circondario di Ostuni, dopo aver rappresentato quanto sopra al Presidente e al Procuratore della Commissione Diocesana di Ostuni, li ha citati, consegnando di persona a essi, presso i rispettivi domicili, copia del presente atto, a comparire presso il Tribunale Civile di Lecce, per l'annullamento del detto sequestro e, conseguentemente, per la condanna al rimborso di tutti i danni, spese e interessi. ***

ANNI 1838-1839 Il Sindaco, con delibera decurionale del 22 Giugno 1838, rispondendo al Sottintendente del Distretto in merito alla supplica dell'eremita di Belvedere volta a ottenere gli arredi sacri di cui la Chiesa necessitava e in più ad avere certezze circa il patronato della chiesa, scrive solo questo, che dopo la morte dell'ultimo regio beneficiato, la Chiesa e i beni stabili componenti il ricco Beneficio di Belvedere sono amministrati dalla Commissione Diocesana di Ostuni. E il 6 Luglio successivo, alla replica del Sottintendente, il Sindaco con una

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seconda deliberazione decurionale fa presente che compete all'Amministrazione Diocesana ciò che l'eremita di Belvedere richiede. E altresì che egli stesso, preoccupato per lo stato di abbandono in cui è il Santuario, aveva ottenuto dal Sottintendente l'autorizzazione a convocare il Decurionato per segnalarlo all'Arcivescovo. E se i regi beneficiati pro tempore hanno rinnovato e provveduto la Chiesa di arredi sacri, e se i medesimi, secondo le necessità, hanno riattato la chiesa stessa, allora spetta alla Commissione Diocesana di Ostuni che amministra il Beneficio provvedere immediatamente alle spese indispensabili, e soccorrere l’eremita Francesco Palma. In ultimo, il Decurionato delibera alla unanimità di chiedere all'Intendente di rappresentare all'Arcivescovo quanto esposto in relazione al patronato del Beneficio di Belvedere, affinché, in qualità di Presidente dell’Amministrazione Diocesana, si occupi delle ragioni del Capitolo, cui in origine furono dati i beni beneficiali di Belvedere, come peraltro emerge dal Processo esistente presso la Curia di Ostuni; e anche del totale abbandono in cui versa la Chiesa di Belvedere, dove gli altari sono privi di candelieri, crocefissi, carteglorie e leggii; mancano le tovaglie e quanto serve alla Sacrestia. Nella chiesa posta al piano superiore, la porta sta rovinando, e nella chiesa di mezzo e in quella della grotta sono necessari i pavimenti. Ed è indispensabile rendere agevole la strada che porta a Belvedere. E poi, perdendo il Capitolo, a causa degli abusi baronali, la proprietà del Beneficio interamente risultante da volontarie donazioni, tutte le spese per il santuario sono state sempre sostenute dai beneficiati pro tempore, come le ha sostenute l’ultimo Beneficiato Regio, Don Vincenzo Spaventa. Il 12 Aprile 1839, in seguito alla supplica, ovvero, alla memoria storica che don Vito Pomes, in qualità di Procuratore del Capitolo di Carovigno, aveva per via gerarchica inoltrato al Ministero degli Affari Ecclesiastici di Napoli, e con la quale reclamava il patronato sul beneficio di Belvedere, vacato per morte dell'ex religioso Padre Spaventa, il Procuratore Generale della Gran Corte dei Conti di Napoli, chiede all'Arcivescovo di Ostuni l'invio del correlato voluminoso processo. E l'Arcivescovo provvede immediatamente, incaricando il Vicario di Ostuni di estrarre dall'Archivio Vescovile di Ostuni il processo in parola, e di inviarlo con le debite cautele. Il 4 Maggio 1839, in Napoli, dal Ministero e Real Segreteria di Stato degli Affari Ecclesiastici si comunica formalmente al Principe Dentice Gentiluomo di Camera di Sua Maestà che, essendo morto il regio beneficiato ex religioso D. Vincenzo Spaventa, la Commissione dei Presidenti della Gran Corte dei Conti ha unanimemente deliberato, e il Re approvato nella seduta ordinaria del Consiglio di Stato del 29 Aprile precedente, che il beneficio di S. Maria di Belvedere: a) non è più soggetto alle pretensioni della Real Corona; b) appartiene ai Dentice, così come enunciato nell'istrumento del 25 Febbraio 1792. Il 28 Giugno 1839, in Ostuni, la Commissione Diocesana prende atto della sovrana determinazione di cui sopra, per la quale il patronato sul Beneficio di S. Maria di Belvedere si dichiara appartenere al Dentice, e dispone subito il dissequestro dei relativi beni beneficiali a favore del Dentice. ***

ANNO 1842 Il 17 Ottobre 1842, al cospetto del pubblico notaio Andrea Gennaro Carlucci e dei testimoni: Sac. Don Vito Rondelli e Savaltore Carlucci, tutti di Carovigno, si sono personalmente costituiti il Sac. Don Andrea Valente, Cappella

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no del Beneficio di Belvedere, e i fratelli germani: il sac. Don Luigi, Don Diomede e Don Ignazio del Prete, per stipulare il contratto di affitto della Difesa di Belvedere (tenuta prima in affitto da Don Pietro Zaccaria), appartenente al detto Beneficio, per 7 anni (incluso l'anno corrente) e per il canone annuo di 250 ducati. Vengono esclusi dal fitto: la Chiesa rurale e le case annesse, l'atrio antistante, e un grande albero di fico (detto di tre volte l'anno) esisente nel giardino. Si precisa che Don Andrea Valente è morto il 7 Febbraio 1843. N.B.: Nel paragrafo Cappellanie delle Storie di Famiglie e Storie di Carte Inventario dell'archivio dei principi Dentice di Frasso (a cura di Antonella De Lucia), Busta 210, Fasc. 58, si ha la "Procura colla quale si nomina il nuovo beneficio [di Santa Maria di Belvedere di Carovigno] in persona del signor Don Andrea Valente", cantore e vicario foraneo. Per cui Don Andrea Valente è da ritenersi, a mio avviso, Cappellano e anche Beneficiato della Chiesa e Beneficio di Belvedere. ***

ANNO 1844 Salvatore Morelli pubblica le notizie storiche sul romitorio di Belvedere, resocontando, in particolare, lo svolgimento della festa in onore della Madonna di Belvedere. ***

ANNO 1851 (o 1852) Nella visita pastorale fatta alle Chiese Rurali, l'anno 1851 (o 1852), l'Arcivescovo Giuseppe Rotondo rilevava che la Cappella di S. Maria di Belvedere, in passato di patronato comunale, era a quel tempo amministrata unitamente al Beneficio dai Dentice. E altresì: l'altare della Chiesa superiore, ben corredato, con sopra una statuetta di pietra della Vergine di Belvedere; i due confessionali esistenti, in mediocre stato; e in sacrestia, una cassapanca con dentro: un calice con coppa, e patena d'argento dorato, e piede di rame dorato; un camice di lino con corporali, palle una pianeta col fondo celeste variamente fiorita e due messali servibili. Sul lato destro, l'antica magnifica grotta, con altare spoglio, ma con la pietra sacra; in fondo, la scalinata d’ingresso alla grotta sottostante, solennemente arricchita dalla natura, avente nella parte centrale l’Altare ben corredato, e con la preziosa immagine dipinta sul muro, ereditata dal Comune fin da dieci secoli dalla sua invenzione, e venerata dagli abitanti col titolo di S. Maria di Belvedere. ***

ANNO 1854 Il 28 Giugno 1854, mediante un atto pubblico stipulato con il Sindaco Don Michele Sacchi, e redatto in Carovigno dal regio notaio Andrea Gennaro Carlucci, assistito da testimoni, i proprietari dei fondi lungo la primitiva strada di Belvedere, dichiarano di essersi risolti, come proprietari delle terre al limite e lungo la strada che porta al Santuario, al fine di agevolare la visita degli abitanti al luogo sacro, promuovere più intensamente il culto, e altresì al fine di accrescere in modo speciale la loro venerazione per la Madonna, ma anche pensando

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al proprio tornaconto, a costruire e riformare tale strada concorrendo alle spese occorrenti in misura proporzionale ai beni personali di ciascuno. Praticamente dichiarano di essere addivenuti a stipulare il presente istrumento per realizzare questo loro progetto di pubblica e privata utilità, i cui termini sono, fondamentalmente, questi: - La strada sarà costruita in conformità del progetto da farsi, iniziando dal fondo Cocevolini e terminando proprio davanti alla porta d'ingresso del Chiesa. - Il Sindaco è autorizzato a dare in appalto la costruzione e gli appaltatori devono servirsi anzitutto delle pietre dei fondi limitrofi, nel caso ve ne fosse bisogno per gli eventuali riempimenti. Gli alberi sulla strada e costituenti impedimento, devono essere tagliati o sradicati, le relative spese saranno a carico di tutti i complateari. - I lavoratori devono essere locali, sono esclusi quindi i forestieri. - Il Sindaco è altresì autorizzato a incaricare un perito di fiducia per la misurazione dell’estensione dei fondi limitrofi alla strada, per conoscere la somma complessiva da pagarsi in misura proporzionale da ciascun possidente. - Gli appaltatori, dopo aver ricostruito un pezzo di strada adiacente a un dato fondo, portando avanti il lavoro, non possono più prendere terra dallo stesso, bensì dal fondo che viene dopo, ove si continua la ricostruzione. - In siffatto lavoro, gli imprenditori devono prima di tutto raccogliere le pietre esistenti nei fondi contigui per i necessari riempimenti, qualora ve ne siano, altrimenti prenderanno terra. - Tale costruzione dovrà essere compiuta entro due anni dal giorno dell’approvazione da parte delle competenti Autorità Superiori. ***

ANNO 1857 Il 25 Maggio 1857, il Decurionato delibera all'unanimità l'istituzione de "La Fiera di Belvedere", da tenersi ogni anno i gg. 17 e 18 agosto, rievocanti il miracolo che operò la Madonna di Belvedere, protettrice seconda del Comune, a favore dei cittadini di Carovigno salvandoli dall' orribile uragano del 17 Agosto 1841, che minacciava di distruggere completamente il paese. ***

ANNI 1872-1873 Il 6 Dicembre 1872, a seguito del reclamo di Ernesto Dentice, volto a ottenere la restituzione delle tasse di manomorta e di annuo concorso, a suo avviso, pagate indebitamente dal suo Amministratore Generale, Pietro Valente, il Segretario dell'Intendenza di Finanza di Lecce nel rimettere, per competenza, le carte alla Sezione Asse Ecclesiastico, chiede di conoscere le determinazioni di detta Sezione sulla questione. Le dette carte includevano: Nota dell'Ispettore della Ispezione Demaniale del Circolo di Brindisi (Francavilla, li 27 Novembre 1872, avente per oggetto: Tassa di manomorta. Reclamo Dentice Ernesto); Nota dell'Ufficio del Registro di San Vito dei N. (San Vito N., li 5 Ottobre 1872, avente per oggetto: Tassa di manomorta. Reclamo Dentice Ernesto); Copia della Denuncia delle rendite spettanti al Beneficio di Belvedere, fatta il 15 Febbraio 1863 da Pietro Valente al Ricevitore di San Vito. Con una nota, verosimilmente scritta in Dicembre 1872 o in Gennaio 1873, il Dentice argomenta presso il Tribunale Civile di Lecce le sue ragioni contro

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l'Amministrazione del Fondo per il Culto che ha preso possesso dei beni appartenenti al Beneficio di Belvedere. Il 17 Febbraio 1861, fu promulgata la legge di soppressione di tutti i Benefici e Cappellanie, cui seguirono le istruzioni del 4 Maggio 1862 e dell'8 Dicembre 1863 con le quali s'incaricavano i Ricevitori del Registro e Bollo di rinvenire i Benefici e Cappellanie soppresse e prendere possesso dei beni che ne formavano le dotazioni, tenendo conto specialmente delle denunzie cui erano tenuti gli attuali godenti. Il 15 Febbraio 1863, Pietro Valente di Carovigno denunciava al Ricevitore del Registro e Bollo di S. Vito dei Normanni le rendite spettanti al Beneficio Belvedere in territorio di Carovigno, di cui era padrone diretto il Principe di Frasso Ernesto Dentice del quale il Valente si dichiarava Amministratore. E aggiungeva che al Beneficio erano annessi sei beni immobili, quattro Botteghe e una Stalla, di cui al titolo di divisione del 1863. Il Ricevitore, previa investigazione, non prima del 12 Agosto 1869, avvisava Geremia Fagiani, Agente Generale di Ernesto Dentice, che, il 20 Agosto, avrebbe preso possesso del Beneficio di Belvedere. Dopo tale avviso, ci fu una fitta corrispondenza tra Ernesto Dentice, per il tramite del suo Amministratore (Geremia Fagiani), e l'Amministrazione del Fondo pel Culto, avente per contenuto questo, che: - Ernesto Dentice non era il possessore degli immobili di cui l'Amministrazione voleva prendere possesso, in quanto ne era proprietario Alfredo; - non era mai esistito un Beneficio col titolo di Santa Maria di Belvedere. Ciò nonostante l'Amministrazione, nell'incertezza se si trattasse di un Beneficio o di una Cappellania, volle risolvere la questione, ai sensi della Legge del 1867, con una coazione per la tassa di manomorta contro Ernesto Dentice che, per evitare l'esecuzione nel momento in cui l'usciere si presentava in casa sua, pagò quanto doveva, fatto salvo ogni suo diritto contro siffatto abuso, per il quale produsse i debiti reclami. Ma l'Amministrazione del Fondo per il Culto si avvide dell'errore, e credendo di porvi rimedio, il 14 Agosto 1872, invitò Ernesto Antelmy, Procuratore di Alfredo Dentice, a presentarsi, il 15 Agosto, sulla Casa Municipale in Carovigno per assistere alla presa di possesso del Beneficio Belvedere. Nessuno si presentava per parte di Alfredo Dentice, eppure il Ricevitore verbalizzava la presa di possesso. E per di più, il 16 Agosto, con inibitoria, imponeva a tutti gli affittuari dei sei immobili, delle quattro Botteghe e della Stalla, conduttori per contratto stipulato con Alfredo Dentice, di pagare estagli e pigioni all'Amministrazione del Fondo pel Culto. Alfredo Dentice si oppose subito all'abusivo verbale (di presa di possesso) e adì il Magistrato per ottenerne l'annullamento, e conseguentemente il rilascio dei beni di cui si era impossessato il Fondo per il Culto. L'istanza fu notificata all'Intendente delle Finanze in Lecce, e al Direttore Generale del Fondo per il Culto. Così con atto del 4 Novembre 1872, si contestò la lite intimando costui direttamente, e se ne diede avviso all'Intendente di Finanza di Lecce con atto dell'8 Novembre. Il procedimento è stato regolarizzato giacché l'Amministrazione del Fondo per il Culto ha costituito come Procuratore il Signor Lupinacci. Sono ora presi in esame i documenti in forza dei quali l'Amministrazione del Fondo per il Culto ha preso possesso dei beni beneficiali di Belvedere: 1° Estratto della Mappa generale dei Benefici, conservata presso la Curia Vescovile di Ostuni in cui all'Art. 3° si trova scritto = "Beneficio di Belvedere -

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2a Classe di patronato particolare N. 2° = Provveduto N. 387 = Carovigno". Quindi segue la indicazione degl'immobili (che sono appunto quelli in questione) e più una Cappella contrada Belvedere. Il Dentice osserva che questo documento non solo è inefficace, ma perfino inficia le pretese dell'Amministrazione: - Nel documento non si enuncia affatto il titolo di fondazione, da cui solo potersi evincere la qualificazione di Beneficio: né vi è indicazione della data in cui il Beneficio fosse stato rivelato nella Curia, e gli obblighi allo stesso inerenti; - l'essere patronato particolare esclude del tutto l'idea di Beneficio Ecclesiastico. Quindi o Beneficio semplice o Cappellania o Legato Pio di privata famiglia. E non vi è altresì alcuna indicazione in merito al patrono privato. Ma nella colonna delle osservazioni è scritto che "Questo Beneficio dopo la morte dell'attuale titolare D. Vincenzo Spaventa deve passare in Proprietà alla famiglia del Principe Dentice in virtù di Real Decreto". Di conseguenza quando fu fatta l'annotazione, era titolare Spaventa come ultimo Cappellano; ma, morto costui, il vincolo era sciolto, e la proprietà ritornava alla famiglia Dentice che poteva servirsene a piacere, e senza obbligo di destinare un ulteriore beneficiario, estinguendosi ogni patronato attivo e passivo. Riguardo alla dichiarazione dell'Amministrazione secondo cui cesserebbe da ogni pretesa allorché il Dentice esibisse quel tale Decreto, il Dentice ha risposto, e continua a dire, che il termine Decreto in casi siffatti, e che riflettono individualità speciali, deve intendersi per Rescritto: e tale Rescritto non lo ha, nè può averlo, in quanto simili atti si comunicavano alle Curie Vescovili che facevano le connesse annotazioni nelle Mappe corrispondenti. Ma in ogni modo: l'Amministrazione, se vuole avvalersi di questa Mappa, deve eliminarla dagli elementi che Ella stessa presenta; se vuole avvalersene, di certo non può dimezzarla, e deve attenersi a tutto ciò che contiene sia pro sia contro. Riguardo al titolo di fondazione che, come pretende l'Amministrazione, deve esibire, il Dentice appunto ripete che lo ignora e non lo rinviene nelle carte di famiglia. E per di più è la stessa Amministrazione che dovrebbe rintracciarlo, secondo il regolamento del 18 Dicembre 1863 che, giusta l'Art. 3 del Decreto del 1° Febbraio 1861, soppresse i Benefici, le Abbazie e le Cappellanie, e che per poterlo distinguere era indispensabile consultare i titoli di fondazione, ragione per cui quando questi non presentassero i requisiti opportuni non dovevano ritenersi come soppressi. E chiaramente l'Art. 16 stabilisce che non sono compresi nella soppressione nè i Legati Pii o di Messe nè le Cappelle, perchè non sono cappellanie, e queste, e non quelle, ha soppresso la Legge. Tra l'altro, l'Art. 22 disponeva che i Ricevitori, se non avessero dalla Direzione l'indicazione precisa e individuale dei Benefici e delle Cappellanie, dovrebbero procacciarsi le occorrenti notizie rivolgendosi ai funzionari ivi indicati: quindi, giusta l'Art. 24, mettersi in relazione col Beneficiato, coll'Amministratore e col Patrono per ottenere la copia delle tavole di fondazione, dotazione, e simili. L'Art. 25 disponeva infine che ove sorgessero gravi dubbi sulla soppressione, si dovrà ritenere non soppresso. Giova pure far notare che il Ricevitore avrebbe dovuto considerare che il termine Benefizio ordinariamente comprende i Benefici puri e semplici, le Cappellanie, le Cappelle e i Legati Pii. Ora, se, effettuate tutte le investigazioni, non si sono rinvenuti i titoli, eccezion fatta per l'annotazione sulla Mappa che si è ritenuta priva di fondamento; se non può ritenersi neanche come Cappellania, perchè manca il titolo di fondazione, e invece esiste materialmente un Cappella campestre, ove non per i frutti

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della dotazione, che non ha, ma unicamente per una devozione di famiglia, i Dentice fanno celebrare in ogni sabato una Messa, e talvolta con interruzione, retribuendo il celebrante con una Lira; se i Dentice hanno fatto rilevare tutte le ragioni contrarie alle pretese dell'Amministrazione, allora non può altrimenti ritenersi la presa di possesso, se non come abusiva. 2. In relazione all'altro documento col quale l'Amministrazione vuol legittimare la presa di possesso, vale a dire la dichiarazione o denuncia del 15 Febbraio 1863 fatta da Pietro Valente, il Dentice osserva anzitutto che esso riporta scritto: "Denunzia delle rendite spettanti al Beneficio laicale sotto il titolo la Vergine di Belvedere". Ma la legge non ha parlato di questi Benefici laicali, e in ogni caso sarebbe in contraddizione con l'indicazione della Mappa e con la realtà di fatto permanente, in quanto, come già detto, in quella Cappella si celebra una Messa in ogni Sabato, e da un Sacerdote. E tra l'altro il Valente fa una dichiarazione spontanea senza essere stato invitato o interpellato, e in veste di Agente e Procuratore del Principe di Frasso Ernesto Dentice padrone diretto del Beneficio Belvedere. E questa è una bugia colossale, perchè gli immobili che egli asserisce come dotazione del Beneficio erano comuni e indivisi fra tutti gli Eredi Dentice prima e dopo la morte di Spaventa, e vennero assegnati come quota ereditaria libera ad Alfredo Dentice. Inoltre il Valente che, nel 1863 aveva ottantasette anni (egli è morto al Giugno 1869 di anni novantatre), era rimbambito e non era l'Amministratore di fatto di Ernesto Dentice, perché, a motivo della sua età avanzata, gli era stato assegnato un coadiutore, Geremia Fagiani: il Valente in Carovigno non usciva più di casa sua, e Fagiani stava in San Vito, sede dell'Amministrazione. In ogni caso, siffatta a denuncia del Valente mancava dell''unico requisito che avrebbe potuto renderla produttiva di effetti giuridici. Secondo l'Art. 4 del Regolamento approvato con Decreto del 4 Maggio 1862, la denuncia potrà essere presentata o direttamente dagli Amministratori o rappresentanti dei Corpi Morali, ovvero per mezzo di persona munita di mandato o incarico speciale per iscritto, ma in questo caso lo scritto contenente il mandato o l'incarico speciale deve rimanere unito alla denunzia. Il Valente non era certamente un rappresentante o amministratore dei beni di un Corpo Morale: era l'Amministratore, di nome, di Ernesto Dentice unicamente per esigere, versare e fare gli atti di amministrazione, ma non poteva certamente fare atti di dominio senza mandato espresso, giusta il disposto dell'Art. 1860 delle Leggi Civili abolite, uniforme all'Art. 1741 del Codice Civile vigente: da queste disposizioni che trae origine il contenuto nell'Art. 4 del detto Regolamento. Dunque non essendovi mandato speciale conferito a Valente, quella dichiarazione non può produrre effetti giuridici. 3. L'altro elemento su cui si basa l'Amministrazione, è il pagamento che Ernesto Dentice ha fatto della tassa di mano morta per il secondo semestre 1870, per il primo e secondo semestre 1871. Ma l'Amministrazione non ha tenuto conto nè della individualità del pagante, nè del perchè e percome questi pagava. Il Ricevitore locale volle spedire una ingiunzione, il 31 Gennaio 1872, resa esecutoria il 17 del successivo Febbraio, a carico di Geremia Fagiani, Agente del Principe di Frasso Ernesto Dentice, e al Fagiani notificata. Ernesto Dentice, il 29 Febbraio, reclamava di non aver mai denunciato l'esistenza di un Beneficio e di non essere affatto il possessore di beni che si pretendevano come dotalizi del medesimo, dei quali si trovava in possesso a titolo di proprietà il Commendatore Alfredo Dentice (Reclamo inviato al Ministero delle Finanze). Ma quando lo stesso Ricevitore fece presenta-

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re l'Usciere, il 21 Maggio 1872, nel palazzo di Ernesto Dentice in S. Vito per procedere al pignoramento dei mobili, non vi era altro mezzo se non che quello di pagare per evitare ogni esecuzione, e fare salvo i propri dritti per questa violenta indebita esazione. E una volta che il debitore non era Ernesto Dentice: assodato che se vi era luogo al pagamento della tassa di mano morta doveva pagarla Alfredo Dentice, il di cui Amministratore è Ernesto Antelmy e non Geremia Fagiani; una volta che la stessa Amministrazione ha riconosciuto Alfredo Dentice come possessore degl'immobili tanto che lo ha invitato ad assistere alla presa di possesso del 5 Agosto 1872: è davvero strano il voler ritenere come una delle ragioni della presa di possesso, la violenta estorta somma di tassa di mano morta da un terzo. Sotto tutti i riguardi, de facto e de jure, non hanno alcun valore gli elementi che l'Amministrazione del Fondo per il Culto vuol ritenere a giustificazione del proprio operato. Ma oltre alla siffatta confutazione, vi sono altre ragioni giuridiche che sostengono favorevolmente la tesi di Alfredo Dentice. Anche se in Carovigno esisteva prima della Legge 1861 una Cappellania sotto il titolo della Madonna di Belvedere con degli immobili dotali (escludiamo ogni idea di Beneficio perchè sarebbe una stoltezza), è certo che dopo la morte di Silvio Spaventa, avvenuta nel 1837, non vi è stata provvista (atto con cui viene conferito un ufficio ecclesiastico) di ulteriore Cappellano come risulta dal certificato della Curia del 19 Settembre 1872, e la dotazione di cui trattasi è stata sempre nel pacifico e pubblico possesso della famiglia Dentice (giusta la notata nella Mappa), la quale ha ritenuto quei supposti immobili dotali di sua proprietà esclusiva e particolare. Dunque dal 1837 al 1867 era compiuta la prescrizione trentennale che impossibilita chicchessia l'adire le vie legali e che ha dato ai Dentice un titolo acquisitivo (che mette in condizioni di acquisire) a norma di Legge. Vuol forse nel 1872 il Fondo pel Culto far continuare a esistere una Cappellania cessata da trentasei anni? Contro la prescrizione trentennale che si eccepiva e che si continua a eccepire, non si può in alcun modo replicare. Qualora si dica che quando fu promulgata la Legge di soppressione nel 1861, non erano decorsi i trent'anni dal 1837, il Dentice ripete che quella Legge colpiva le Cappellanie famigliari o laicali che si trovavano nella loro integrità e attuazione, non già quelle in cui non esistevano né il patronato attivo né il passivo col Cappellano. Il Dentice precisa altresì che è unicamente una devozione religiosa quella praticata dalla famiglia Dentice, facendo celebrare una Messa ogni Sabato, consigliata dalla necessità di tutelare la materialità della Cappella campestre: praticamente vi si mandava, ogni Sabato, un Sacerdote a celebrarla, quando sì e quando nò, pagandogli una lira per la sua opera personale. Per cui quando si promulgò la Legge, non vi era neanche un Legato Pio cum onere missarum, in modo da potersi applicare la Legge del 1867. Ma non può una Legge eccezionale che ha in generale soppresso una qualunque istituzione, interrompere una prescrizione incominciata quando vigeva la Legge comune concernente diritti e obblighi tra lo Stato e il privato. Gli atti interruttivi hanno inizio dal momento in cui lo Stato, in quanto individualità giuridica, incomincia la sua attuazione contro l'altro individuo particolare. Ora nella fattispecie il primo atto dell'Amministrazione è del 12 Agosto 1869, diretto non già contro Alfredo Dentice che è il vero interessato, ma contro Ernesto Dentice che è un estraneo: e in ogni modo dal 1837 al 1869 erano decorsi trentadue anni, e per giunta con la Legge 1861 non furono soppressi i Legati Pii della cui soppressione parla la Legge del 1867, quando cioè erano decorsi i

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trent'anni. Relativamente a quanto sostiene l'Amministrazione che la denuncia fu fatta nel 1863 quando non erano compiuti i trent'anni, si risponde che Pietro Valente (cioè il denunciante) si riferiva a Ernesto, non ad Alfredo: Valente non aveva né la facoltà di farlo e né le facoltà mentali nella loro interezza: e questa dichiarazione dopo tutto era priva del mandato speciale richiesto dalla legge eccezionale. Tale dichiarazione perciò non è produttiva di effetti giuridici, e di per sé non può certamente ritenersi come un atto interruttivo in danno di un terzo. Tra l'altro, la stessa Amministrazione non si è valsa di questa dichiarazione dal Febbraio 1863 all'Agosto 1869, quando ha incominciato a importunare Ernesto Dentice, e non si è data la pena di verificare che nel Catasto e nella Tabella dei Fabbricati gli immobili di cui prendeva possesso erano intestati in forza di titolo autentico ad Alfredo Dentice. Questa pigrizia appunto e questo silenzio sono gli elementi che costituiscono la prescrizione estintiva. Ciò stante, si conclude e si richiede al Tribunale di rendere giustizia al Commendatore Alfredo Dentice, in base ai suoi Atti dell'11 Ottobre, 4 e 8 Novembre 1872, sentenziando di: 1. Annullare il verbale di possesso eseguito dall'Amministrazione del Fondo pel Culto, il 5 Agosto 1872, e annullare gli atti inibitori fatti dalla stessa, il 16 Agosto, a Giuseppe Prima, Giuseppe Ugenti, Giovanni Baccaro,Giuseppe de Biasi, Abele Iaia, Alessandro Vacca, e Francesco Iaia. 2. Condannare l'Amministrazione a rilasciare ad Alfredo Dentice i beni di cui trattasi (terreni, botteghe, stalla); 3. Condannare l'Amministrazione a restituire a Dentice le somme riscosse dai Conduttori dei suddetti immobili, e condannarla altresì ai danni e interessi e a tutte le spese del giudizio. Munire la sentenza della esecuzione provvisionale. ***

ANNI 1876-1879 La Visita Pastorale alle cappelle pubbliche rurali (ivi compresa quella di Belvedere) che l'Arcivescovo Aguilar aveva programmato per il 12 agosto 1876, non si fece sia per la stagione troppo calda, sia perché non si conoscevano le relative contrade. L'Arcivescovo incaricò comunque alcuni preti di Carovigno, curando di serbarne memoria nella visita successiva, di ispezionare le dette cappelle e riferire gli esiti al segretario della visita pastorale affinché si provvedesse, ove necessario, alle riparazioni. Tre anni dopo, il 9 agosto 1879, l'Arcivescovo fa finalmente insieme coi suoi convisitatori la visita pastorale al Santuario, perfettamente e dettagliatamente riportata dal cronista, celebrando poi la santa messa. Al termine, una nutrita rappresentanza della Casa Dentice offrì ai presenti un rinfresco, nel corso del quale fu letto un telegramma che il Comm. Alfredo Dentice inviava dalla Germania per ringraziare l’Arcivescovo di avere accordato "al Suo diletto Belvedere l’onore della Sua visita pastorale" ecc. ecc.. Il cronista della santa visita, il tesoriere Iurleo, annotava puntualmente ogni cosa non solo per rendere al Dentice il più solenne attestato della sua amministrazione, ma per ricordare altresì ai presenti e ai posteri che la nobiltà, anche congiunta con la più chiara intelligenza, se non si accompagna alla religione, non basta per riscuotere la pubblica stima. Vale la pena di riportare cosa egli scrive, anche per far risaltare di più la contraddizione con gli avvenimenti successivi:

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"Al Distinto Gentiluomo Alfredo Com.e Dentice Ill.mo Signore Germe glorioso di una illustre prosapia predestinata a conservare nella grande famiglia umana il principio del Cristianesimo, che illuminò il mondo, e felicitò gli umani destini, Ella non degenere dà Suoi Maggioni (: magioni, casa considerata come sede e centro della famiglia, abitazione, dimora), mostra nelle sue opere il sentimento religioso, che la informa e lo splendore di quella vera civiltà, che dalla fonte della divina luce limpida scaturisce. Elevata sulla scuola moderna che alletta l’errore, e circonda di rose la corruzione, Ella attende a nutricare (alimentare, coltivare) la Fede cattolica coll’innalzare un Tempio alla madre del Vero Dio, e col brillantissimo esempio delle sue cristiane osservanze. Questa Sua illustre condotta, animata dallo Spirito della Verità, e della fede, mentre accoglie gli omaggi del mondo cattolico, debbe altresì riscuotere l’ammirazione degli stessi nemici della nostra augusta religione, imperocchè anche gl’ingegni più corrotti, o traviati benchè posseduti dal demone della menzogna non potranno sconoscere il lume della Verità eterna, e non sentire la pressione che Dio incessantemente esercita sul cuore umano. Prosiegua adunque, Signore Commendatore a tracciare i sentieri della nostra religione, e ad accelerarne il trionfo colle Sue opere, che scintillano di Fede, e che sono la più sollenne smentita alle massime di questo secolo corruttore. Viva sicura, e superba del Suo cattolico principio, poichè chi va con Dio, va colla Verità, e colla giustizia. Epperò deve assolutamente meritare l’ossequio, e l’ammirazione di tutti coloro, che si trovano al posto dell’onestà, e del Vero. Accolga intanto i sensi della mia già alta considerazione colla quale mi pregio di protestarmi (attestare, dichiarare apertamente) Suo Umilissimo Servo - Stefano Tesoriere Iurleo" ***

ANNO 1883 Alcuni anni più tardi, il 13 maggio 1883, il Sindaco di Carovigno, nel segnalare gli ostacoli frapposti dai Dentice al libero esercizio del culto nel Santuario di Belvedere, fa anzitutto presente che prima di intraprendere gli atti legali protestativi, così come deliberato dall'amministrazione comunale, sarebbe auspicabile che l'Arcivescovo esercitasse la sua autorità a sostegno del diritto che da secoli il clero e i fedeli vantano sul santuario. In secondo luogo, che la Curia, dopo la morte del rettore Don Francesco Morelli, non ha ancora nominato il sostituto. Infine, e soprattutto, che occorre valutare la pericolosità di siffatti ostacoli, nell'interesse dei cittadini e anche della famiglia Dentice. Cinque giorni dopo (il 18 maggio 1883), l'Arcivescovo risponde che non gli è pervenuto alcun ricorso formale in merito e che, al presente, non è informato sui particolari. E, in ogni caso, il Municipio è libero di procedere come crede, e che egli stesso non mancherà di adempiere quanto è di sua competenza. Dopo le doglianze sindacali, ecco quelle del Capitolo e del Clero. Il 22 maggio 1883, il Capitolo, per il tramite del suo procuratore, lamenta che, non potendo più sopportare, perché ha già portato pazienza per due anni, il sopruso dell’Agente del Dentice che pretende assolutamente che ogni Sacerdote chieda il permesso per celebrare nel Santuario di Belvedere, si è risolto a pregare l'Arcivescovo di volersi interporre al fine di far cessare, una buona volta, sif

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fatto scandalo. Dubita egli che il Dentice ne sia a conoscenza, ma se ciò si pratica per volontà sua, allora non si è certi della sua Religione, dal momento che il vero Cristiano, se si accorge che il suo operato è di pregiudizio alla Religione, subito si emenda. E nella presente congiuntura accade che i Sacerdoti, per non umiliarsi a chiedere questo permesso, si rifiutano di recarsi al Santuario. E non possono in coscienza (onestamente) chiederlo, perché così riconoscerebbero il dritto di padronanza che la Casa Dentice non ha, avendo comprato il Beneficio di Belvedere, un tempo Prebenda dei Canonici di Carovigno, e non già il Santuario che come è universalmente noto, non si può né vendere né comprare, perché vietato dalle leggi canoniche e dalle leggi civili. Ciò stante, il Cavaliere dovrebbe avere presente che per le cose che attengono alla religione, non è prudente contrastare un popolo; e che il Santuario potrebbe andare in eredità a un suo nipote poco amico della Religione, il quale farebbe del Santuario altro uso, e con ciò gli resterebbe un rimorso eterno. Non dissimilmente, l'arciprete e 17 sacerdoti scrivono all'Arcivescovo che non è la prima volta che si reclama per l’onta recata al Clero dagli Agenti del Dentice, i quali hanno inibito a tutti di celebrare al Santuario, senza il permesso scritto da essi stessi rilasciato. E alcuni di essi non hanno potuto ivi celebrare perché privi della scheda, per così dire, autorizzante. Ora poichè lo scandalo è tale che anche il Municipio ha dovuto interessarsi, vien richiesto l'autorevole intervento del Superiore affinché ponga rimedio allo scandalo, facendo rispettare i diritti ecclesiastici. E l'Arcivescovo, rispondendo prontamente (23 maggio 1883) al procuratore del Capitolo e al Clero, precisa che prima di ogni altra cosa occorre distinguere il diritto dal fatto. Per quanto attiene al diritto, egli dice di non sapere se il clero o il municipio abbiano o meno dei diritti sul Santuario. In ogni caso, già nel corso della sua prima visita pastorale (1876) aveva richiesto i documenti comprovanti quanto essi vantavano, e vantano. E in ogni caso i diritti si sostengono non con intimidazioni o tumulti, bensì con prove documentali nei tribunali, ecclesiastici e secolari. Per quanto attiene invece al fatto, egli fa nuovamente presente di aver dal principio raccomandato che una delegazione di preti si recasse dal Principe, a San Vito, per perorare la loro causa. Il che non si fece: di certo non per incuria altrui, ma di loro stessi, che dovevano seguire il suggerimento del loro Prelato. Invita quindi il Procuratore a fare un reclamo al Commendatore Dentice, ovunque egli si trovi, perché adempirà ciò che la giustizia e la convenienza richiedono; e a riferire a lui la risposta così da potersi regolare in merito. E i sottoscrittori a riflettere sul fatto che solo adesso egli ha saputo del Rettore che dovrebbe avere la Chiesa di Belvedere, altro dal Cappellano nominato dal Patrono. E imputa le responsabilità al capo del Clero, che si ricorda di ciò dopo qualche anno, e secondo le circostanze. E li rassicura che quando gli saranno presentati i documenti richiesti al Vicario foraneo, procederà con efficacia a norma di legge. Diligentemente (dopo il 23 maggio 1883, e prima dell'8 gennaio 1884) il Capitolo produce all'Arcivescovo una memoria sul Santuario e sul Beneficio di

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Belvedere, articolandola, sul fondamento dei documenti esistenti presso l'Archivio Vescovile di Ostuni e del manoscritto di Vincenzo Andriani, in due parti: questioni di diritto e questioni di fatto. In ordine al diritto, scrive che ai primordi del X sec., in un fondo (Difesa di Belvedere) di proprietà comunale, fu rinvenuta in una grotta l'immagine della Vergine. I Carovignesi accorsero riverenti a venerarla, eleggendola protettrice del paese; eressero ivi l’Altare e la Chiesa, e ossequiosi incominciarono a contribuire alla dotazione del Santuario. Serafino Montorio nello Zodiaco di Maria, secondo la relazione del Vescovo del 21 Novembre 1710 , riferisce che "Pubblicata l’invenzione di quella miracolosa Immagine fu incredibile il concorso dei popoli alla Sacra Grotta, e basterà dire che non solo vi andarono i fedeli della Iapigia ma di tutte le Provincie del Regno e furono così numerosi i prodigi che per li meriti della SS. Sua Madre operò il Signore, che in poco tempo fu arricchita di donativi, di legati Pii, di circa 700 vacche, di poderi, di oliveti, censi, e decime. Divenne un Santuario rinomato.” Ora, poiché il ritrovamento avvenne grazie a una vacca che s'era perduta, e che fu trovata adorante l'Immagine con le ginocchia piegate a terra, i fedeli donavano anche vacche che, quando raggiunsero il numero di 700 unità, furono vendute da una apposita Commissione Comunale, e l’importo utilizzato per l'acquisto di altri fondi rustici e urbani, costituenti complessivamente un Beneficio ricco e abbondante. Per cui, i beni dell’Abbazia di Belvedere originariamente furono pie offerte ed elargizioni dei fedeli. Il Beneficio perciò ab antiquo fu di Patronato Comunale per fondazione, edificazione e dotazione del Santuario. Ma col consenso dell’Autorità Ecclesiastica fu ceduto dal Comune al Capitolo con l’obbligo di amministrarlo e di impiegare le rendite per celebrare le messe in suffragio di chi avesse fatto il legato pio, per dare dignità e solennità al culto della Madonna (di Belvedere), per provvedere alla manutenzione e ai bisogni del Santuario, col diritto di nominare un cappellano approvato dall’ordinario. Il che si rivela da titoli autentici inseriti nel voluminoso processo della causa iniziata contro i Baroni nel 1581. Il Beneficio divenne così ecclesiastico semplice, e il Capitolo lo ebbe pacificamente in possesso sino alla fine del XV sec.. Ma proprio all'inizio del 1500, i prepotenti baroni usurparono i beni beneficiali dapprima adducendo il pretesto di doverli amministrare, in veste di semplici amministratori, per migliorarne la condizione, e poi arrogandosi il diritto, in quanto fondatori, di nominare il beneficiario. Contro la baronale usurpazione, il Capitolo fece le sue rimostranze, alle quale i prepotenti baroni non dettero ascolto. Il vescovo Giovanni Carlo Bovio di Ostuni, nella visita pastorale (8 Giugno 1558) chiese "il rivelo" dei beni (una sorta di dichiarazione dei redditi di allora), riservandosi di provvedere opportunamente su tanto abuso. Ma, siccome attiene proprio alla natura della prepotenza, non cedere alle ragioni, in quanto sarebbe comunque un atto di viltà non consentito da un illimitato orgoglio, fu inevitabile che il Capitolo intentasse causa. Presentò alla Curia Vescovile di Ostuni i titoli autentici di fondazione, nonché la Bolla pontificia del 5 Aprile 1576 (e relativo Regio Exequatur del 4 Aprile 1578), con la quale Gregorio XIII univa alla Chiesa e al Capitolo di Carovigno il Santuario e l’Abazia di Belvedere. E, con siffatta canonica investitura, anche l'atto della presa di possesso del Santuario e dei beni beneficiali, il 2 Gennaio 1579 (f. n. 289 del processo).

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Nondimeno, con una inconcludente sentenza, la Curia ostunese, il 28 aprile 1583, decise a favore del Capitolo per quanto concerne il petitorio, e a favore dei Baroni per il possessorio. Il Capitolo reclamò subito alla Santa Sede che, con la Bolla del 7 Maggio 1583, delegò la Curia Metropolitana di Brindisi a ricevere l’appello, che fu presentato il 26 Maggio successivo, e notificato il giorno dopo alla Curia di Ostuni. Stanco per una così lunga lotta, rimasto senza mezzi, sopraffatto dalla prepotenza baronale tanto temuta, il Capitolo non proseguì la causa e, ritenendo fermo il diritto nel petitorio, non vi ha mai né tacitamente né espressamente rinunciato. Anzi più volte ha tentato far valere dritti e ragioni, come si rileva dai processi del 1726, 1770 e da due altri del 1728 esistenti nella Curia di Ostuni. Giova puntualizzare che nelle secolari cause sostenute, giammai i Baroni negarono la natura beneficiale dei beni della Chiesa; ma si adoperarono con ogni mezzo per esercitare lo jus nominandi, cioè il diritto nominare il beneficiario (volendo così rendere laicale il Beneficio), e talvolta per favoritismo eleggevano i meno idonei, e i più servili alla casa baronale. In prosieguo di tempo, i Baroni si arrogarono il diritto di possedere i beni costituenti il Beneficio, riscuotendo le rendite e versando a proprio piacimento un salario annuo al beneficiario, il quale, per cancellare ogni idea di Beneficio, fu poi semplicemente designato col titolo di Cappellano del Santuario. Infine si venne a omettere la celebrazione delle messe annesse ai legati, si cercò di far perdere la conoscenza dei beni del Beneficio e si giunse a togliere la Campana dal Santuario. Il Capitolo non poteva arginare siffatti abusi; ma la Santa Sede, vigile, custode dei dritti della Chiesa, delegò un Padre Carmelitano a prendere possesso del Santuario e dei beni. Questi, per gli intrighi e il timore della prepotenza, fu impossibilitato a conoscere e elencare i fondi. Per cui Benedetto XIII, il 1° Novembre, fulminava la scomunica contro coloro che tengono occupati beni, stabili e mobili case, censi, decime non pagate, scritture occupate (cioè tenute da altri), contra detinentes, scientes, et non revelantes supradicta et alia bona spectantia ad dictum Beneficium Sact.ri M.ie de Belvedere. L'11 Novembre 1728, l’Arciprete Don Cesare Epifani attestava di aver fatto le tre Canoniche notificazioni della scomunica, in tre giorni distinti, nella Chiesa Parrocchiale, ma senza alcun esito. Il Vicario Generale ordinava allora la fulminazione della scomunica in forma Ecclesiae contra scientes, detinentes, occupantes et non revelantes. Infine l’Arciprete Epifani attestava di aver fulminato la scomunica in forma Ecclesiae nella Chiesa Parrocchiale, il giorno festivo del 16 Gennaio 1729. Così, spaventati dai fulmini della scomunica, molti rivelarono all’autorità ecclesiastica quanto apparteneva al Santuario ed al Beneficio (i donativi, la campana tolta ecc.), di cui fu compilato l'inventario. Ciò nonostante, la prepotenza Baronale si mantenne forte nell’usurpazione, cosicché Benedetto XIV nel 1751 Iure plenario conferiva il Beneficio a Nicola Tesoriere di Strongoli, fulminando la scomunica contra opponentes, e la Bolla si conserva nella Curia Vescovile di Ostuni. Ma tutte queste misure furono del tutto in efficaci. Morto ab intestato il Principe di Francavilla, il feudo di Carovigno che egli possedeva, insieme al Beneficio, passò al Regio Fisco che volle ugualmente mantenersi nell’usurpazione, malgrado i reclami del Capitolo e del Comune sulla base di diritti convalidati da titoli autentici. Anche al Principe di Frasso (Don Gerardo Dentice) che si proponeva di comprare il

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feudo di Carovigno, il Capitolo presentò reclamo, esponendo le ragioni e i suoi dritti sul nominato Beneficio; ma inutilmente. Fatta la vendita dei beni Demaniali nel 1792, al feudo di Carovigno, acquistato dal Principe di Frasso, si volle fare annettere il Beneficio di Belvedere, nel quale non poteva di certo essere compreso il Santuario, perché in ogni legislazione le Chiese addette al Culto pubblico sono inalienabili. Inoltre la vendita fatta dal Fisco al Dentice avvenne con la precisa formula sanzionata nel titolo di compra-vendita e con le testuali parole che vendeva uti tenebat et possidebat; condizione accettata dal compratore Dentice. Il che lascia intendere che il Fisco non ne era il legittimo proprietario, e che dichiarava di cedere senza voler ledere i diritti del terzo. Dichiarava di cedere una proprietà su cui la parte avversa vantava un diritto secolare non cassato né annullato da nessun tribunale, civile e ecclesiastico. Dichiarava di vendere senza farsi garante, mallevadore e responsabile di qualunque evizione degli aventi dritto. È certo però che il possesso in mala fede non stabilisce mai diritto sulla cosa posseduta, nè può in coscienza favorirlo la prescrizione. E siccome in tal caso l’alienazione non può trasferire un diritto, così la compera non può mai farlo acquistare. quod vitiosum fuit ab initio, non potest tractu temporis convalescere (ciò che è irregolare dall'inizio, non può acquistare valore nel lasso di tempo).

Il Capitolo, anche su ciò presentò reclamo nel 1837 al Ministro degli Affari Ecclesiastici in Napoli, e nel 1839 spedì al Procuratore Generale della Corte dei Conti l’antico voluminoso processo del 1581 in cui sono annessi i titoli legali di fondazione, e le intercaetera riguardanti le bolle Pontificie d’investitura a favore del Capitolo. In merito alla questione se un possesso iniziato con l’usurpazione, e in seguito mantenuto e sostenuto con l’intrigo e con la forza della prepotenza contro il debole, trasfonda e stabilisca un diritto, il Capitolo lascia la risposta al buon senso, al retto criterio e ai principî di giustizia. Per quanto attiene alle questione di fatto, il Capitolo rappresenta che il Commendatore Dentice, sin dal 1880, disponeva che nessun Sacerdote di Carovigno potesse accedere al Santuario di Belvedere per esercitare il suo ministero, senza il permesso da chiedersi al fattore, e da esibirsi al custode del Santuario: misura, che tende ad allontanare i fedeli dal Santuario, e a sminuire il culto verso la Vergine di Belvedere Protettrice del paese. Il Capitolo, dopo aver per tanto tempo tollerato siffatta disposizione nella speranza che il Commendatore l'annullasse, si trova ora a dover invocare la paterna autorità dell’Arcivescovo, non per intraprendere un'azione giudiziaria o per svolgere un’opposizione ostile, ma semplicemente per interporsi, e per far revocare una disposizione assai umiliante, offensiva, denigrante della dignità sacerdotale, nonché arbitraria e contraria ai decreti della Chiesa. Difatti il Santuario di Belvedere ha i caratteri canonici di una Chiesa pubblica: ha un campanile e campana per convocare i fedeli ad ascoltar la messa, diversi altari e confessionali; tutti possono intervenire per ascoltar la messa, e, degnamente disposti, ricevere l'eucaristia; possono celebrarsi molte messe consecutive; e finalmente ha la porta che dà sulla pubblica via, nonostante l’atrio o l'area situata davanti alla facciata della Chiesa. Ora se il Santuario di Belvedere ha i caratteri di Chiesa pubblica, ogni fedele e, a fortiori, ogni Sacerdote deve potervi liberamente accedere. È davvero sconcertante, nonché umiliante, quanto capitò ad alcuni sacerdoti, tra cui Don Pietro Greco che si era recato al santuario per celebrare con molti fedeli che ivi

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volevano sciogliere i loro voti (confessarsi e ricevere il pane Eucaristico). Poiché non poteva esibire il biglietto di permesso, il Custode ne impedì l’ingresso. A nulla valsero le più calde e umilianti preghiere del sacerdote, e le lacrime dei fedeli che si erano recati lì a piedi scalzi per adempiere un loro voto. Così il custode chiuse le porte del santuario in faccia al sacerdote e ai fedeli. Inoltre il Patrono non può assolutamente, a norma del Concilio tridentino, ingerirsi nelle cose che attengono agli uffici del ministero sacerdotale, e all’amministrazione dei sacramenti, che spettano unicamente al vescovo. In osservanza al saggio consiglio dell'Arcivescovo, un sacerdote incaricato dal Vicario Foraneo si presentò dal Commendatore Dentice per anticipargli con modi urbani che una commissione del Capitolo gli avrebbe presentato dei reclami circa il fatto di Belvedere, e rivolgergli umilmente le loro istanze. Egli recisamente rifiutò di ricevere e Commissione e reclami; ma poi soggiunse che si dovesse reclamare all'Arcivescovo, o che questi dovesse scrivere a lui. Ecco perché il Capitolo ricorse all'Arcivescovo affinché si interponesse, e con modi paterni inducesse il Commendatore Dentice ad annullare un divieto umiliante sia per i sacerdote sia per lui stesso che si nutre di principi cattolici. Riguardo poi al Rettore del Santuario, l’Arcivescovo Ferrigno (16 giugno 1856 - 1875 deceduto), nella sua visita pastorale del 1867, motu proprio lo nominò nella persona del Sacerdote Don Francesco Morelli; alla morte del quale (il Morelli morì il 15 aprile 1879), dal momento che non vi era la presente controversia, non si ritenne di dover promuovere l'elezione di altri. Lo stesso fu praticato da altri predecessori, e la Bolla di Gregorio XIII (15 Aprile 1576) menziona un certo Angelo De Perna, Rettore di Belvedere. Il Capitolo dichiara che non intende in alcun modo ledere i dritti altrui, ma si limita solo a esigere ciò che spetta di diritto, così come stabilito dai decreti, dalla natura del santuario e dall'uso pio, incontrastato nei secoli. Se il Commendatore crede che, avendo il dritto di patronato, abbia anche quello di dichiarare privata la Chiesa, e quindi di proibire l’accesso senza il permesso, cadrebbe allora in inganno, perché il dritto di Patronato non si estende a tanto, la sua attribuzione è circoscritta dalle leggi canoniche, e chi lo possiede non può affatto ingerirsi nelle cose che riguardano l'ufficio divino, appartenente alla giurisdizione episcopale, a norma del Concilio di Trento. Se poi nel Santuario i sacerdoti commettessero degli abusi, egli come cattolico può denunciarli all’Arcivescovo che di certo non tarderebbe a reprimerli dietro coscienziose informazioni. Se infine il Commendatore crede che il Capitolo gli voglia far guerra e che ecciti gli animi contro i suoi diritti, il Capitolo non può che protestare per siffatta calunnia. In realtà, D. Alfredo Dentice è degno di stima e meritevole di rispetto, e i Sacerdoti lo sanno, lo dichiararono e non vengono meno a un tal dovere. I diritti non si acquistano e non si difendono con le illegalità e con gli eccitamenti: essi mai hanno abusato dell’influenza che vien loro dal Ministero che esercitano. Ora, poiché il divieto in parola si configura: - come una violazione del diritto sancito dai Decreti, dalla natura del santuario, e dall’uso pio di tanti secoli; - come un grave sfregio e oltraggio alla dignità sacerdotale;. - come uno strazio del buon senso in quanto si appoggia su motivi della violabilità dei diritti del Commendatore; - come un'inqualificabile offesa ai sentimenti religiosi. come motivo di pubblici malintesi, che il Capitolo deplora, condanna e desidera

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che siano cancellati. il Capitolo, nell'umiliare (cioè rivolgere con umiltà e rispetto) all’Arcivescovo le più calde preghiere affinché si interponga e faccia revocare un tale divieto, gli esprime assoluta fiducia. E se il Commendatore cercherà di prendere tempo, il Capitolo, previa approvazione dell'Arcivescovo, si appellerà al Tribunale di Roma, e ossequioso ne accoglierà la decisione. ***

ANNO 1884 Il giorno 8 Gennaio 1884, l'Arciprete di San Vito mette al corrente l'Arcivescovo sugli esiti della domanda fatta all'Agente dei Dentice circa i titoli relativi al patronato di Belvedere. L'arciprete, che esordisce con la formula latina Maximus in minimis, secondo la quale il massimo si trova nelle cose più insignificanti, racconta di aver, sabato mattina, portato al citato Agente l'ambasciata dell'Arcivescovo, nel modo più garbato e gentile che si possa immaginare. L'agente però, noncurante nei confronti di chi rappresentasse e anche di chi egli fosse, rispondeva risolutamente che non intendeva scrivere al Commendatore per significargli la buona volontà dell’Arcivescovo di Brindisi. L'arciprete rimarca al riguardo: - non all'Arcivescovo, per dare almeno un cenno storico dei motivi del patronato di Belvedere, devoluto al Commendatore Dentice; - non alla Curia di Ostuni, ove asseriva che si trovassero le tavole di fondazione con la favorevole sentenza (sic) della Sacra Congregazione ecc. ecc. Praticamente, l'agente riteneva superflua la richiesta dell'Arcivescovo, perchè era incontestabile il diritto di patronato del Commendatore sul Santuario. Non voleva pertanto prestarsi a nulla. Al termine, l'arciprete dice d'aver poi inteso che l'agente si era risolto a scrivere di ciò all'Arcivescovo. Il 1884, Alessandro Massimo Cavallo pubblica la sua memoria su Il Santuario di Belvedere e le Pretensioni del Comm. Alfredo Dentice, suddivisa in 6 parti più le note: IL SANTUARIO, IL BENEFICIO, L’USURPAZIONE, CIRCA OTTAN’ANNI DOPO, IL DIRITTO, CONCLUSIONE, NOTE. Si sorvola sulle prime tre parti, il cui contenuto non è dissimile da quello della precedente memoria del Capitolo; ma non su L'Usurpazione, a mio avviso, assai utile per dare rilievo al fatto che per molto tempo i baroni non si servirono del possesso del beneficio in modo assoluto, non lo distrussero cioè, ma si attribuirono solo il diritto esclusivo di nominare il beneficiato, sia per dare tale carica a persone fidate, sia per godere indirettamente di parte delle rendite. E non tardarono a tralasciare gli obblighi inerenti al Beneficio, a far disperdere le tracce legali delle varie proprietà costituenti il Beneficio medesimo, e finalmente a togliere la campana dall’Oratorio. Per arrestare la totale usurpazione a discapito del Capitolo e del Comune, occorsero le scomuniche di Benedetto XIII prima, di Benedetto XIV poi, il cui risultato fu la rivelazione delle cose occultate per paura della forza baronale, e mercé la quale si ottennero le notizie richieste per un regolare inventario dei beni beneficiali, il quale si conserva ancora nell’archivio di Ostuni. Relativamente alla quarta parte, Circa ottant'anni dopo, lo storico locale

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dice che, acquistato il feudo e acquisiti gli stessi diritti del Fisco Allodiale, la Casa Dentice incominciò non solo a usufruire di quelli, ma a impossessarsi via via dei diritti del Comune. Riguardo al Santuario però, rispettò sempre il libero esercizio del culto e della devozione cittadina, senza manifestare pretese di dominio. E questo fino al 1874, quando, compiuto l’Atto di transazione con l’Amministrazione del Fondo per il Culto (30 Novembre 1878), il Comm. Alfredo Dentice cambiò atteggiamento e, ritenendosi padrone incontrastabile del Beneficio, cioè della proprietà materiale, si volse all’appropriazione della proprietà spirituale, cioè del Santuario. Prima, però, per dare maggior valore all'opinione pubblica che egli era un gentiluomo e cattolico sincero, si mise a restaurare, ampliare ed abbellire la Chiesa, senza richiedere l'autorizzazione, né all’autorità religiosa né a quella amministrativa. Sul frontespizio fece scolpire lo stemma della Casa Dentice, con la seguente iscrizione: A.D. 1875 IL COMMENDATORE ALFREDO DENTICE DE’ PRINCIPI DI FRASSO QUESTO TEMPIO DI SUO PATRONATO SACRO ALLA VERGINE DI BELVEDERE RESTAURÒ, AMPLIÒ, ABBELLÌ. Queste novità furono tollerate da tutti - il popolo, l'amministrazione comunale, il clero -, perché attribuite a un'ingenua manifestazione d'amor proprio del Dentice gentiluomo e sincero cattolico. Un bel giorno, però, per ordine di detto gentiluomo e cattolico sincero, il sacerdote che era andato a Belvedere per celebrare la messa, venne a sapere <<qualmente non potersi dire Messa in quel luogo da preti di Carovigno che non fossero muniti di regolare permesso rilasciato dal Fattore del padrone Alfredo Dentice>>. E da quel giorno, chi voleva dire la messa al Santuario, doveva provvedersi del permesso. Il primo sabato successivo alla Pasqua del 1883 (31 marzo 1883), essendosi recato il popolo a Belvedere per festeggiare com'è costume antico, toccò anche alla Deputazione delle feste sentirsi dire che per le funzioni religiose occorreva il permesso. A seguito del rapporto della deputazione, il Consiglio Comunale, il 15 Aprile 1883, deliberò di autorizzare << il Sindaco a notificare Atto Giudiziario onde dar termine a tale erroneo procedere, e, nella negativa, incoare Giudizio in possessivo>>. Nello stesso tempo, l’Assessore Delegato facente funzione di Sindaco (lo stesso A.M. Cavallo]) scriveva di motuproprio (cioè di propria iniziativa) una lettera all’Arcivescovo di Brindisi, con la quale, mentre lo informava sul fatto, ne invocava l'autorevole intervento nell’interesse della quiete pubblica, non potendosi prevedere a quali turbamenti si poteva andare incontro con quegli abusi del Comm. Dentice. L’Arcivescovo, preso atto dell’autografo sindacale, chiede al Vicario Foraneo di Carovigno ragguagli sullo stato reale delle cose, e questi subito lo aggiorna, e reclama, e insieme con lui tutti i preti. L’Arcivescovo, che non poteva credere il gentiluomo e cattolico sincero capace di tanto, supponendo che gli ordini provenissero dal fattore, incaricò il Procuratore del Capitolo (D. Francesco Devita) di scrivere direttamente al Commendatore a Parigi, pregandolo di far cessare lo scandalo. E il Procuratore scrive, e torna a scrivere il 22 Giugno 1883, e il Commendatore da Parigi risponde, il 26 dello stesso mese, dicendo fra le altre cose che <<se ò dato quelle disposizioni risapute, lo scopo ne è stato per provare l’Assoluto Padronato sul mio Santuario, dritto che nessuno può togliermi>>. L’Arcivescovo pensò allora di aggirare l'ostacolo ordinando ai preti che si

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recavano al Santuario di esibire al custode la sua tessera vescovile. Ma tale espediente non ebbe l'esito sperato, per cui l’Arcivescovo (Luigi M. Aguilar), il 13 Dicembre 1883, decretava l’interdizione dell’Oratorio, e la sospensione per i Sacerdoti che in quello si recassero a celebrare i sacri uffici. La fermezza dell'ordinario induce il Dentice a rimodulare quelle sapute disposizioni che avevano <<lo scopo di provare l’assoluto Padronato sul suo Santuario>> nel senso che i sacerdoti potevano accedere al Santuario senza il permesso del fattore, ma con la sola tessera dell’Arcivescovo, portando però l’occorrente, in quanto è a loro espressamente negato ciò che è a loro necessario per l’esercizio del culto. In merito alla quinta parte, Il Diritto, richiamandosi al Lacordaire per il quale il diritto è ciò ch’è dovuto a ciascuno, il Nostro afferma che è dovuto: - al Comune, il Patronato, legittimo e assoluto, sul Santuario di Belvedere; - al Clero, la padronanza religiosa dell’Oratorio; - ai cittadini, la libertà di andare in quel luogo di devozione; rispettivamente, - perché acquistato ab antiquo per fondazione, edificazione e dotazione (La grotta, come si è detto, fu rinvenuta nella Difesa di Belvedere di proprietà del Comune);

- perchè solo il clero e l'ordinario possono esercitare il potere su ciò che è sacro; - perchè la religione è un bisogno incontrastabile finché l’uomo possederà una forza mistica, così come è un bisogno incontrastabile la scienza finché in lui ci sarà una forza razionale. Infatti il Santuario giammai è stato da alcuno venduto e comperato. Non fu perciò incluso nella vendita in burgensatico (cioè esente da obblighi feudali) eseguita nel 1792 dal Fisco allodiale, dal momento che questo non prese possesso del Santuario; e nemmeno fu menzionato nell’Atto di transizione del 1874, in quanto l’Amministrazione del Fondo per il Culto che divenne possessore dei fondi beneficiali, il 15 Agosto 1872, per il tramite del Ricevitore di S. Vito, lasciò stare non solo il Santuario, ma altresì il giardino attiguo e il piazzale antistante all’Oratorio. E non poteva essere altrimenti, perchè il Fisco e il Ricevitore sapevano bene che quell’Oratorio era, ed è, pubblico: - perché ha più altari fissi e stabili alla foggia antica, una antica sepoltura, una campana fissa sopra apposito campanile, una speciale denominazione; - altresì perché vi si celebrano più messe, e si svolgono processioni nella solennità del giorno della dedicazione; - infine perchè la sua porta è contigua alla pubblica strada, il pubblico vi accede liberamente, e molti pontefici hanno decretato in merito. Insomma è un Santuario Storico. E dato che a ogni dritto corrisponde un dovere, il Comm. Alfredo Dentice ha l’obbligo di rispettare l’altrui proprietà. E vige per lui questo dovere perché: - "un Oratorio pubblico o sacro è sottratto al commercio umano in forza della perpetua sua destinazione al culto divino ed all’uso de’ fedeli; non è quindi suscettibile di alcun legittimo privato possesso, nè può acquistarsi per contratto, nè per usucazione" (sic); - egli non ha fatto mai un tale acquisto, e se la compera del Beneficio, anche assoluta, avesse comportato la revoca della dote "se possibile in dritto ed avverata nel fatto, non toglierebbe al tempio la sacra destinazione"; - l’art. 9 dell’Atto di transazione stabilisce che "Lo svincolo dei beni di Santa Maria di Belvedere, viene consentito sotto la espressa condizione che tutti gli obblighi religiosi e tutti gli oneri civili alla medesima inerenti debbono stare ad esclusivo carico dello svincolante", e se in questo Atto non fosse stata dalle par

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ti contraenti riconosciuta la natura pubblica dell’Oratorio, di certo siffatta condizione non sarebbe stata né imposta dall’una né accettata dall’altra. Ecco perché gli atti di padronanza del Commendatore furono con molta esattezza caratterizzati dall’Arcivescovo L. M. Aguilar come uno scandalo inaudito. I Signori Dentice senza dubbio miravano a ottenere, mercé il rispetto Comunale, quella tacita acquiescenza dalla quale dovrebbe poi cominciare quel periodo di possesso e di usucapione necessaria per stabilire la voluta prescrizione. Parimenti assurdo è il diritto di patronato accampato dal Dentice, perché come dritto in re aliena accordato dalla Chiesa ex virtute gratitudinis, si acquista a tutti gli effetti per fondazione o dotazione. Invece, in questo caso, è proprio il Commendatore che fruisce della dotazione fatta dagli antichi devoti; e non ha per nulla fondato la chiesa, ma solamente ingrandita un po', e per di più sul suolo del piazzale non suo. E quandanche il Commendatore avesse sostenuto le spese occorrenti coi propri soldi, non provenienti cioè dalla rendite beneficiali, di certo non potrebbe meritare altro che la qualifica di devoto benemerito e una modesta iscrizione a perpetua memoria (affinché non si perda il ricordo). Ma quandanche si volesse concedere il patronato, un tale diritto in re aliena non potrebbe mai configurarsi come dritto di padronanza, per cui l’Oratorio non potrebbe mai essere soggetto alla potestà del Commendatore, bensì a quella dell’Ordinario. Pertanto, la lettera del Dentice - Parigi, 26 Giugno 1883 - è non solo illogica, ma anche, con l'uso del possessivo suo, illegittima, per il fatto che non si può essere padrone e patrono nel tempo stesso della medesima cosa, e molto meno può un Santuario o pubblico Oratorio sottostare al commercio umano. E nemmeno potrebbe il Dentice cavillare che, essendo l’Oratorio insieme col piazzale e l'annesso giardino compresi nel N. 1 della Platea dei fondi componenti il Beneficio su cui è stata fatta la transazione, debbano essere inclusi in questa. E ciò perchè non solo non si fa alcuna menzione dell’Oratorio nel Verbale di presa di possesso, neanche con la nota clausola nec non cum Cappella, ma anzi i detti fondi sono per maggiore chiarezza contrassegnati dai nomi degli ultimi affittuari. In ultimo, se il Commendatore si pentisse d’avere speso del danaro per un fine non conseguibile, demolisca pure il già fatto, perchè il popolo di tanto lo ringrazierebbe, contento solo di poter liberamente continuare il suo pellegrinaggio a quella grotta, per godere del bellissimo panorama di quell’orizzonte, e il misterioso raccoglimento dei sotterranei recessi. IN CONCLUSIONE, il Tempio di Belvedere non è del patronato del Comm. Dentice come egli pretende; e, molto meno, il Santuario è suo come scrive nella lettera citata. Gli atti consumati in suo nome sono veramente uno scandalo inaudito, e la successiva incompleta revoca di quegli ordini ha implicitamente dimostrato il tentativo di una novella appropriazione. L’Oratorio è così tornato sotto la regolare giurisdizione dell’ordinario; tuttavia si nega ai Sacerdoti del paese l'occorrente per l’esercizio del culto. E questo prova che non si vuol riconoscere il compromesso fatto nell’Art. 9 dell’Atto di transazione. E per di più l'iscrizione sul frontespizio, ancora intatta, sta a dichiarare come si è detto, ciò che non gli può competere. Il Comune ha dunque l’obbligo di far rispettare il suo legittimo patronato contro l’intruso, così come l’autorità ecclesiastica ha fatto rispettare il suo diritto legittimo

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Delle 7 NOTE, è assai utile, ai fini della ricostruzione storica del Beneficio di Belvedere, la C) che concerne l’Atto di transazione per lo svincolo, a favore del Comm. Alfredo Dentice, dei beni costituenti la dotazione della Cappellania di Santa Maria di Belvedere in Carovigno, mediante il versamento del convenuto corrispettivo di L. 5000,00 (30 novembre 1874). Il Sig. Pietro Valente, amministratore generale del principe Ernesto Dentice, ai sensi della normativa sulla tassa di manomorta (imposta di manomorta, imposta sul reddito dei beni di proprietà di province, comuni, fondazioni, istituti ecclesiastici e sim., in luogo dell'imposta di successione nei confronti dei patrimoni di corpi ed enti morali), denunciava, il 15 aprile 1863, le rendi-

te della Cappellania o Beneficio laicale di Santa Maria di Belvedere per l'ammontare complessivo di L. 1551,69, e il Ricevitore del Registro di S. Vito dei Normanni liquidava (decideva, risolveva) la tassa annua dovuta in L. 62,07 con l’applicazione della penalità per la tardiva denunzia. La tassa fu pagata fino al 1° Semestre 1872, allorché il Sig. Ernesto Antelmi, nuovo procuratore del Dentice, con l'istanza del 27 Settembre 1872, ne chiese la restituzione, adducendo il pretesto che la denuncia di cui trattasi era da ritenersi nulla, inefficace e improduttiva di effetti giuridici, perché: - l’Amministratore Valente aveva effettuato quella rivela (ovvero dichiarazione dei redditi) senza il mandato speciale prescritto dal Regolamento (R. Decreto 4 Maggio 1862); - i beni denunciati appartenevano al Comm. Alfredo Dentice e non al fratello Ernesto, giusta la divisione del 1834; - il Beneficio di S. Maria di Belvedere non esisteva più con la morte dell’ultimo beneficiato, il Sac. D. Filippo Vincenzo Spaventa, avvenuta il 26 gennaio 1837. In seguito a tale opposizione, il Ricevitore di S. Vito prendeva possesso dei beni della Cappellania, 15 Agosto 1872 (ai sensi del Decreto Luogotenenziale del 17 Febbraio 1861 N. 251), nell’interesse del Fondo per il Culto. In conseguenza di ciò, il Comm. Alfredo Dentice, con gli atti dell’11 Ottobre e 4 novembre 1872, citava in giudizio l’Amministrazione del Fondo per il Culto davanti al Tribunale Civile di Lecce per l'annullamento e l'invalidamento dell'avvenuta presa di possesso. Egli sosteneva che: - malamente fu ritenuta l’esistenza del preteso Beneficio di S.M. di Belvedere, poichè mancavano e mancano le tavole di fondazione, il titolo della canonica erezione e l’atto di investitura del Sac. Spaventa; - sulla Mappa Beneficiale vi era l'annotazione: "Questo Beneficio, dopo la morte dell’attuale titolare Don Vincenzo Spaventa dovrà passare in proprietà alla famiglia Dentice in virtù di Reale Decreto"; - dopo la morte del beneficiato Spaventa, la famiglia Dentice unì di fatto alla proprietà dei beni anche il libero godimento delle loro rendite; e dal momento che sin da allora (cioè dal 26 gennaio 1837) si era sempre mantenuta nel possesso libero, continuo e pacifico, si era comunque concretizzata a suo vantaggio la lunga prescrizione (acquisitiva). E, obiettando l'inefficacia della rivela, finiva col dire che nell'ipotesi peggiore il preteso Beneficio, mancante degli atti della sua regolare costituzione, era da configurarsi come un semplice Legato pio di messe, il cui adempimento era lasciato alla sola coscienza del Legatario (beneficiario di una particolare disposizione testamentaria). Per converso, l’Amministrazione del Fondo per il Culto, oltre alla regolarità della presa di possesso e della denunzia, affermava decisamente che: - l’esistenza del Beneficio doveva essere desunta dalla Mappa Beneficiale esi

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stente presso la Curia di Ostuni e dall’ultima investitura del Sac. Spaventa; - dato e non concesso che con la morte del cappellano Spaventa fosse avvenuta la soppressione del Beneficio, lo stesso aveva acquistato una nuova esistenza in forza della rivela e per il continuato pagamento di un decennio; - la prescrizione massima di 35 anni era stata interrotta dell’avvenuta denunzia. Il Tribunale, con sentenza del 12 marzo 1873, dichiarava che l’Amministrazione del Fondo Culto aveva legalmente preso possesso dei beni denunciati come appartenenti al Beneficio di Belvedere. Nondimeno, prima di provvedere sul merito, ordinava alla detta Amministrazione, entro cinquanta giorni dalla notifica della Sentenza e decorso il termine per l'appello, di esibire copia della Mappa dei Benefici della Diocesi di Ostuni per quel che concerne il beneficio di cui trattasi e copia dei verbali dell’investitura di esso o qualunque equipollente. Dopo la sentenza, le parti contendenti, per porre fine a ogni contestazione, addivennero (il 30 Novembre 1874), per via amministrativa, a una bonaria conciliazione. L’Amministrazione del Fondo per il Culto, il 12 Giugno 1873, dichiarava la propria disponibilità a venire a una transazione bonaria della vertenza, a patto che il Dentice stesso fosse disposto a corrispondere per lo svincolo o rivendicazione dei beni dodalizii del Beneficio di Belvedere la tassa del 30 %. Si formalizzò così la fine della controversia mediante l'atto di transazione, di cui l'Articolo 8 stabiliva che: "Il Sig. A. Dentice si obbliga nelle più ampie e valide forme di mantenere indenne e rilevato, così il Demanio come il Fondo Culto, da ogni domanda, molestia, pretesa, ragione ed azione, a cui fosse per farsi luogo quando che sia da parte de’ terzi in dipendenza e contro l’operato svincolo. ..." E l'Art. 9, che "Lo svincolo de’ Beni di Santa Maria di Belvedere viene consentito sotto la espressa condizione che tutti gli obblighi religiosi e tutti gli onori civili alla medesima inerenti, debbano stare ad esclusivo carico dello svincolante". La nota D) riguarda l'Arcivescovo Aguilar. Questi, il 23 dicembre 1883, mentre definisce scandaloso (scandalo inaudito) l'aver, da parte del custode, impedito ai Sacerdoti di celebrare nella Chiesa di Belvedere, perchè sprovvisti del permesso del Dentice sedicente proprietario di detta Chiesa, decreta: - di dichiarare nullo e invalido il divieto disposto dal fattore Russo, e messo in atto dal custode del Santuario (l’eremita di Belvedere); e che tutti i sacerdoti diocesani e non che presentino la tessera dell’Arcivescovo, debbano essere ammessi a celebrare i sacri misteri in qualunque Santuario; - di confermare la proibizione per i sacerdoti diocesani e non di chiedere al fattore il permesso per celebrare, pena, rispettivamente, la sospensione e l'interdetto; - di intimare al fattore di revocare, entro otto giorni dal decreto, gli ordini dati al custode, e di dare invece nuove istruzioni in conformità del decreto arcivescovile; - in caso di mancata esecuzione di quanto intimato, di interdire assolutamente la celebrazione della Santa Messa e l’amministrazione dei Sacramenti in quella Chiesa a qualsivoglia Sacerdote, compreso l’odierno Cappellano; - di consegnare una copia del decreto al Fattore per il tramite di persona in modo speciale incaricata, e un'altra copia al Vicario Foraneo di Carovigno da ren-

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dere nota, appena ricevuta, a tutto il Clero congregato, affinché ne abbiano conoscenza legale tutti i Sacerdoti, e all'occorrenza anche il popolo sia edotto delle ragioni per le quali non si celebra la messa nel Santuario fintantoché non ritorni tutto all'ordine. LA NOTA E), invece, riguarda il Verbale della presa di possesso e formazione dell’inventario dei beni già spettanti al Beneficio di Belvedere per conto dell’Amministrazione del Fondo del Culto, datato 15 Agosto 1872, nel quale si trovano elencati e convenientemente descritti undici proprietà, delle quali la prima ha più attinenza con la questione in esame: "Predio rustico semensabile ed olivato denominato difesa Belvedere in agro di Carovigno della estensione di ettare 71,40, riportato in Catasto al N. 2315 Sez. A n. 53 a 55 con l’imponibile di Doc. 196,40". Qui non si fa menzione di altro, sono quindi esclusi dall'inventario e dalla presa di possesso: il Santuario (in quanto oratorio pubblico), il piazzale (come parte essenziale dell'oratorio, i giorni delle pubbliche feste) e il giardino annesso (una piccola proprietà coltivata e usufruita dal custode). L'incongruenza tra i fondi componenti l’antico Beneficio e quelli che risultano nel suddetto inventario, potrebbe, secondo il Cavallo, essere spiegata così: "Nel 1819, allorché fu destinato in questa provincia il Consigliere Galli qual Delegato per le operazioni demaniali, il Beneficio era diviso tra i beneficati Spaventa e Lavecchia o meglio, vi erano due Benefici di Belvedere l’uno e di S. Caterina l’altro. Quel delegato, al proposito, emise il parere che del primo era dovuta la metà al Comune, e del secondo la quarta parte. Non è quindi difficile che vi sia stata una confusione tra i fondi che appartenevano all’uno con quelli dell’altro". LA NOTA F) riprende i tratti essenziali di una sentenza del Tribunale Civile e Correzionale di Padova del 16 Aprile 1879, secondo la quale: - per provare l’erezione episcopale di un oratorio, ove manchi il documento, che non è di rigore, vale un'iscrizione lapidaria non sospetta, coeva all’erezione e destinata a perpetuare la memoria del fatto; - non è quindi concepibile dotazione, che sia donazione, a un Oratorio privato che è un bene patrimoniale. - anche le oblazioni pro fabrica fanno arguire il carattere pubblico dell'Oratorio; - la revoca della dote, anche se possibile in dritto e avverata nel fatto, non toglierebbe al tempio la sacra destinazione; - il libero accesso per il pubblico, che non meno dell’erezione vescovile è qualità principale di un Oratorio pubblico, sussiste anche quando la porta di esso tocchi un fondo privato soggetto a servitù di passaggio; - assai importante è l’esistenza di un campanile con campane, il cui ufficio è naturalmente quello di chiamare il pubblico alle sacre funzioni. Sono parimenti indizi della pubblicità di un Oratorio: - l’avere più altari fissi e stabili alla foggia antica, e una o più sepolture; - l’aver assunto una speciale denominazione, - la celebrazione di più messe non conciliabile con gli usi e bisogni di una privata famiglia, - la solennità del giorno della dedicazione secondo i riti ecclesiastici e le pubbliche processioni, che non si fanno in oratorii privati. Il Patronato è diritto in in re aliena, accordato dalla Chiesa ex virtute gratitudinis, e legittimamente acquistabile per fondazione o dotazione. Non occorre una espressa riserva del fondatore o donatore di una Chiesa per acquistarne il

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patronato. La riserva, se fatta, vale a constatarlo. Un Oratorio pubblico o sacro è sottratto al commercio umano in forza della perpetua sua destinazione al divin culto ed all’uso dei fedeli, non è quindi suscettibile di alcun legittimo privato possesso, né può acquistarsi per contratto né per usucapione. Tale possesso e la conseguente possibilità di usucapione comincerebbero soltanto allorché venisse meno il carattere sacro e pubblico. La clausola nec non cum Cappella, inserita in atti di vendita d’immobili patrimoniali, non significa alienazione della Chiesa, ma menzione della esistenza di essa in relazione al fondo venduto. In ogni caso, anche senza altri precedenti storici, per riconoscere un Oratorio come possesso pubblico e come ente autonomo, basterebbero i vari e molteplici atti, specialmente quelli del Sommo Pontefice e dei suoi ministri, che attestano la perpetuità della sacra destinazione e l'inalterata sussistenza della sua primitiva qualità e condizione. La NOTA G), infine, chiarisce come l’Oratorio di Belvedere, prima delle ultime modifiche, era stato ricostruito su quello più piccolo antico, mercé le cure dell’ultimo beneficiato Spaventa che aveva incaricato di ciò il Sig. Ferdinando Delprete. Ora, supposto che la chiesa sia stata edificata o riedificata dal beneficiato pagando di tasca propria, dovrebbe allora essere considerata di suo patronato, e tale diritto dovrebbe essere poi ereditato dal Sig. Alfredo Dentice. Dato ma non concesso tutto ciò, il patronato così riguarderebbe la Chiesa (per edificazione), fermo restando sempre che il suolo era Comunale; ma il Santuario, propriamente detto, è la Sacra grotta non già la Chiesa. Di conseguenza, si dovrebbero alla fine nettamente separare i diritti rispettivi. Nondimeno a tale supposizione osta sempre il fatto, continuo e non interrotto per lungo lasso di tempo, dell’esercizio e usucapione libera da parte dei cittadini e del Clero sull’Oratorio e sul Santuario propriamente detto. Quindi gli atti del Commendatore sono sempre un controsenso, e lo manifestano chiaramente le parole mio assoluto Patronato mio santuario, e Tempio sacro alla Vergine di Belvedere dallo stesso usate. Se il Tempio è sacro alla Madonna di Belvedere, vuol dire che vi è l’assunzione di una speciale denominazione, il che costituisce carattere di pubblicità (com'è detto nella nota precedente) quindi non è suo; e se questo suo si annette al Tempio, non si potrà applicare al Patronato che è, si ripete, dritto in re aliena, non in re propria. ***

ANNO 1885 Il 20 maggio 1885, il De Giorgi visita il Santuario di Belvedere. A tale riguardo scrive che verso il IX secolo, vi era qui, secondo la tradizione, una badia di Basiliani, poi abbandonata e quasi ignorata fino al tempo dei Normanni, quando un pastore di Conversano, scoperta casualmente la cripta della badia, dette l'annuncio ai carbinati che vi edificarono una chiesa in onore della Vergine che trovarono effigiata nella grotta, e dal luogo fu detta Madonna di Belvedere. L'oratorio che sta sopra la cripta, dapprima ristretto, fu poi ampliato sul finire del XV secolo. A livello del suolo sorge l'oratorio, ricostruito nel 1875 dal principe Dentice. Non si rileva nulla di particolare, fuorché una barocca e balorda iscrizione,

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un tempo esistente nella cappella e ora inquadrata sull'architrave di una porta presso la scala che porta al piano superiore dell'oratorio, la quale attesta che Pirro de Loffreda fece fare questa opera nell'anno del Signore 1500, il 6 aprile dal Maestro A. Gallo. Sulla parete esposta a sud, si apre nel monte una buca, parte naturale e parte scavata nel calcare compatto; e da questa si scende per una larga gradinata al primo piano di una grotta sotterranea, dove si trova un altare con l'effigie della Vergine dipinta a fresco sul muro. La Vergine colla sinistra regge il Bambino e con la destra lo presenta ai devoti. Qui nulla di stile greco, ma pare che la pittura sia stata rinnovata nel secolo XVI, a giudicare dalle larghe pieghe e dall'aspetto delle due figure ivi esistenti. Davanti a questa immagine posta in una nicchia incavata nel monte, sorge un altare coperto da un baldacchino di pietra sorretto da colonne; e nel fregio dell'architrave si legge questa iscrizione (da me tradotta così): Questa opera con la chiesa fece fare l'eccellente Signore Pirro de Loffreda di Napoli, sotto il dominio dell'eccellente Signore Giovanni Gaspare de Loffreda, suo nipote, Signore della Terra di Carovigno, per mezzo di Giovanni Lombardo di Ostuni, nell'anno del Signore 1501. Sulla cornice vi è uno scudo lapideo nel quale è incisa l'arma dei Loffreda, quella stessa che si vede sulla torre ellittica del castello, e che secondo l'araldica si blasona: Vajo pieno azzurro. Ai due lati del baldacchino è ripetuto lo stesso stemma inquartato con una croce. Dalla prima sala si scende per altri trenta gradini nella seconda, lungo l'asse Est-Ovest. In questa v'è un secondo altare di stile barocco del XVII secolo, edificato da Gio. Maratto e Placito Colucci. Dietro l'altare, in altra nicchia, si vede dipinta la stessa immagine della Vergine col Putto che ha in mano un uccellino, come nell'affresco dell'abbazia basiliana di S. Maria di Civo, presso Taviano. Anche questa pittura non ha più nulla di stile greco essendo stata barbaramente restaurata nel 1600. Nel resto della cripta la calce ha ricoperto tutto. Mancano quindi gli elementi per indagare la vera antichità della cripta e in quale secolo sia stata ridotta ad uso cristiano. Fuori, salendo sul terrazzo della chiesa, si gode il bellissimo panorama di tutta la pianura che scende verso il basso della collina di Belvedere. Là di fronte vi è la rada di Guaceto, dove sbarcarono nel 1483 i Veneziani condotti dal generale Marcello. Più in là, a sinistra, è la Masseria Dono Santo o Messer Donato, dietro la quale corre una larga via vicinale, detta oggi Carrera, nella quale si scorgono i ruderi dell'antica via Appia. Indi segue, nella stessa direzione, la Torre di Santa Sabina, col suo piccolo porto interrato dalle sabbie, dal quale nel 1342 Giovanna I D'Angiò permise ai Mesagne l'esportazione del vino. E a breve distanza dal mare si trovano grotte e rovine di edifici probabilmente romani, nel luogo detto Case vecchie, ed è stata rinvenuta anche un'iscrizione lapidaria romana e tombe e monete. Il panorama giustifica veramente il nome dato alla collina; e l'occhio si spazia in un gran piano verde, mentre a destra del santuario e sul vertice della collina sorgono i ruderi di un'antica Specchia, denominata lo Specchione, e già mezzo diroccata. (La Provincia di Lecce - Bozzetti di viaggio del Cav. Dott. Cosimo De Giorgi, Volume II, Lecce, Editore Giuseppe Spacciante - MDCCCLXXXVIII, pp. 176-178)

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ANNO 1886 Il 1886, il sac. Antonino Brandi pubblica il suo Carmen Sacrum (De Sanctuarii

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D. M. V. de Belvedere, in Terra Carbynen ORIGINE-INVENTIONE-ET PROGRESSU) con la traduzione in a a

versi liberi italiani del nipote Pasquale Brandi-Lotti, in 8 parti. Alla 7 e 8 si dà ora risalto, omettendo le altre che attengono ai fatti che si tramandano nei racconti dei nostri padri (cioè all'origine e scoprimento della grotta e dell'immagine della Madonna di Belvedere). Dopo il prodigioso rinvenimento, i cuori restarono così saldamente fissati all'altare, che nessuno poté distaccarli per ben mille anni. Rientrano quindi stupiti alle loro case, esprimendo a ogni passo gratitudine e riconoscenza verso la Regina dei Cieli. La voce si diffonde rapidamente e arriva ben presto ai paesi circonvicini. Le genti accorrono in massa e molto spesso assistono agli eventi portentosi di cui furono spettatori gli antichi carbinati. E gli stessi abitanti di Brindisi che, un tempo, con Carbina aveva stretto un patto eterno, venendo qui a vedere la Madonna nella grotta, hanno inteso solennizzare uno nuovo patto, un patto santo sull’altare della Vergine. E tutti, componendosi concordemente l’un l’altro, stipulano un’eterna alleanza, impegnandosi a far edificare, in questi luoghi, o meglio, nella grotta, il culto della Vergine e, al contempo, promuoverlo nei paesi vicini. Per onorare la Madonna, si porta oro in quantità e chi è riconoscente dona, secondo le proprie possibilità, fertili terreni e ogni specie di animali. Con tali offerte, a poco a poco, si acquista un feudo, cioè un grande possedimento terriero, un’ampia vasta campagna, il cui diritto appartiene integro alla Vergine, sempre, e neppure una volta qualcuno pensò di violarlo. Però, abolito l’antico diritto feudale, al presente altri hanno il suddetto feudo in possesso per diritto baronale. Finora il sindaco, come adempimento ordinario fin dai tempi antichi, nominava il custode della grotta come salariato comunale. Il che è notorio, e il sacerdote godeva dei frutti del feudo, non dissimilmente da colui che per primo fondò il tempio dotandolo del necessario per le funzioni sacre. Fino a questo momento, in ogni giorno e in ogni tempo, antico e presente, senza impedimenti, restrizioni o formalità, insomma liberamente, i fedeli si recavano al santuario e il prete diceva messa, al quale non incombeva alcun obbligo, quale quello di far vedere al sacrestano l’autorizzazione scritta, senza la quale a nessuno ora è permesso di celebrare. Il Vescovo così prescrisse, perché così aveva ordinato il Principe. Ma come avvenne un cambiamento di tal fatta? Praticamente qui si avvera la favola del leone che volle tutto per sé col diritto della forza. Come una nave sbattuta dai venti, avvolta da nuvole che di solito apportano tempeste, indubbiamente fuor della sua rotta va in balia delle onde, così nella lotta tra il diritto e il culto, lo stesso santuario è ora scosso da molte aspre vicende. È davvero mutata la grotta, è altra da quella delle origini, e non ha ora nessun padrone. Sebbene sia migliorato il romitorio e l’altare è fatto non di pietra ma di marmo; le pareti e le volte siano piacevolmente affrescate da pittori, valenti artisti; il suolo sia ammattonato e la facciata orientale, decorosamente ornata; non ugualmente è progredito il decoro della grotta che, all'opposto, è diminuita d’importanza, di prestigio e di grandezza. E contestualmente tanta libertà è stata tolta al culto e al popolo. Cosa mai vuol rimbombare il muro che circonda la grotta al di sopra, impedendo il transito e l’accesso? Cosa mai vuol rimbombare l’iscrizione di sopra che reca il nome del barone e nello stesso tempo parla dei diritti violati? Cosa mai vuol rimbombare inoltre tutto il male che quell'essere pio, secondo il costume antico, ha perpetrato fino a questo momento?

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Sia maledetta la mano di chi brutalmente compì cose siffatte, mutando così la forma originaria che dà la vita! In questo luogo non risplende più la semplice antica bellezza della grotta, e né vi è più quel sacro terrore religioso dei tempi andati. Stirpe degenere, che hai tollerato e sofferto questi mali infami! E razza imbelle, che tanto hai disonorato il patrio suolo! E tu, ipocrita, che fingi con l’inganno un interesse religioso, smettila di calpestare deliberatamente, secondo il costume baronale, i diritti dei popoli. Desisti dai tuoi propositi, affinché il tempo che volge al meglio non ti renda una equa punizione Dopo il Carmen Sacrum, Antonino Brandi pone, nello stesso volumetto, due Odi (I e II) composte per il decimo centenario dell'invenzione della Madonna di Belvedere, e un Inno alla stessa, datato 1° marzo 1886. Il 18 Marzo 1886, il Comm. Alfredo Dentice scrive al Padre provinciale dei Cappuccini di Bari, pregandolo di richiedere alla Santa Sede che il laico cappuccino Fra Giacomo Tedeschi, custode del Santuario di Belvedere, sia esonerato dall'obbligo, imposto a tutti i frati, laici e secolari, di riunirsi in numero non minore di sei. Per cui, Fra Giacomo dovrebbe, conformemente a tale disposizione, lasciare il Santuario per un'altra destinazione. In pratica, il Dentice non vuole privarsi del devoto e zelante eremita e per di più ha difficoltà a rimpiazzarlo degnamente Il giorno 11 aprile 1886, invece, la Confraternita di S. Anna delibera alla unanimità un contributo di £ 30,00 per i festeggiamenti del nono centenario dello scoprimento della grotta di Belvedere. Il 12 maggio 1886, in San Vito dei Normanni, il Notaio Greco Benedetto provvede a dissuggellare e pubblicare il testamento olografo del Commendatore Alfredo col quale, il 31 marzo 1878, nominava e istituiva suo erede universale, per quanto concerne l'usufrutto, il fratello Ernesto e, alla sua morte, suoi eredi universali, per quanto concerne la proprietà, i suoi due nipoti Alfredo e Luigi, figli di Ernesto. Specificatamente: due terzi (2/3) ad Alfredo, e un terzo (1/3) a Luigi. E disponeva di ordinare ai due nipoti, nella divisione dei beni da farsi, di includere il Fondo Belvedere nella quota di Luigi, al quale raccomanda il Santuario che ha ricostruito e che tanto ama. E parimenti di ordinare a tutti e due i nipoti di far celebrare in suo suffragio delle messe nel numero che riterranno giusto e in più, il giorno anniversario della sua morte, una messa solenne da celebrarsi a Belvedere. Il 4 giugno 1886, il Procuratore del Capitolo (Don Francesco De Vita) scrive all'Arcivescovo per esprimere il suo disappunto per quanto accaduto domenica (2 maggio 1886) a Belvedere; per ribadire che egli con Antonino Brandi non aveva combinato alcunché prima; infine per sollecitare la nomina del Rettore della Chiesa. Il 21 giugno 1886, il promotore fiscale Giuseppe Lofino denuncia alla Curia di Ostuni la condotta, a suo dire, biasimevole tenuta dal Sac. Antonino Brandi in occasione della Festa Centenaria della Madonna di Belvedere. Praticamente - egli dice - il Brandi assai intemperante, invece di tessere le lodi della

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Vergine, si svelenì (cioè sfogò il suo rancore, il suo risentimento) con parole aspre e calunniose avverso l'Arcivescovo, e senza alcuna carità parlò molto male pure della famiglia Dentice. E poiché un comportamento di tal fatta configura un reato canonicamente perseguibile, fa istanza perché si proceda nei suoi confronti. Prontamente (il 22 giugno, lo stesso giorno in cui viene depositata l'istanza), il Provicario Generale dispone di convocare il Brandi in Curia, il 26 giugno alle 10 antimeridiane. E il 26 giugno 1886, al cospetto del Provicario Generale e del Cancelliere si presenta il Brandi per essere interrogato in merito all'imputazione ascrittagli dal Pr. Fiscale. Egli dichiara quanto segue: L'accusa che gli viene mossa è assolutamente falsa e calunniosa. A comprova di ciò presenta lo scritto che lesse in quella circostanza e invoca la testimonianza dei canonici che erano presenti e che ascoltavano. Giammai ha inteso scendere a tali bassezze, indegne di un uomo maturo qual egli è, che ha sempre portato, e porta, ossequio e rispetto ai suoi Superiori, e si è sempre comportato con morigeratezza e sobrietà anche verso i nemici. In ogni caso, anche se si volesse interpretare malamente una cosa sfuggitagli inavvertitamente nello scrivere, non ha mai avuto l'intenzione di offendere chicchessia, e tanto meno alludere per nulla alla persona del suo degnissimo Arcivescovo, che egli ha tenuto sempre in altissima considerazione e stima, com'è ampiamente dimostrato dai suoi diversi scritti in prosa e in versi a favore dell'Arcivescovo. E che se qualcosa gli è scappata nello scrivere, a causa della ristrettezza del tempo non ha potuto rileggere il suo scritto e così moderare qualche espressione non ben ponderata. E in un componimento poetico più che la ragione e la fantasia impone (cioè detta) lo scritto. Insomma, è assolutamente innocente, e non si sente colpevole di alcunché, neppure di colpa veniale, né dinanzi a Dio né dinanzi agli offesi da quella predica. Il Fiscale, nonostante le belle dichiarazioni del Brandi, insiste a chiedere alla Curia di procedere contro in conformità della sua istanza, e inoltre di fissare un termine entro il quale egli, dichiarante, possa presentare la prova di cui trattasi. ***

ANNO 1887 L'anno 1887, Antonino Brandi manoscrive la sua Breve Istoria del Santuario di S. Maria di Belvedere, così composta: Prefazione, Origine delle Grotte, Origine del Santuario di Santa Maria di Belvedere, Invenzione della Grotta di Belvedere, Continuazione, Continuazione e fine, Primi passi del Culto di Maria SS.ma di Belvedere. Ora si sorvola sulla origine e sulla invenzione, e si considerano solamente i primi passi del culto, rilevando che da ogni parte andavano i fedeli ad adorare la Madonna che tante meraviglie in quella grotta aveva compiuto, e a portarle doni d'ogni genere e valore: oro, argento, vacche e terreni, a seconda delle possibilità di ciascuno. Fu quindi fu scavata la gradinata ampia e comoda per scendere agevolmente nella prima e seconda grotta. Fu quindi formata una ricca proprietà fondiaria,

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che costituisce il beneficio di Belvedere. E tutto questo era, un tempo, in possesso della Vergine, e ora è naufragato nel mare immenso della prepotenza baronale, dalle cui fauci ingorde si è cercato, e si cerca ora a tutt'uomo (a tutta forza) di strappare. Il 21 aprile 1887, il Vicario Foraneo riscontra la nota arcivescovile del precedente 19 aprile, assicurando che il movimento popolare organizzato nelle ore pomeridiane di Domenica 17 aprile, aveva un carattere essenzialmente religioso, e gli atti compiuti in Chiesa, solo opera di alcuni sconsiderati avvinazzati. E altresì che nessuno dei sacerdoti né direttamente né indirettamente vi ha preso parte. E la colpa di quanto avvenuto è da attribuirsi sicuramente ai subalterni di Casa Dentice che, giorni prima, avevano negato ad alcuni devoti di poter pregare in Chiesa. Per quanto attiene ai danni fatti, segnala che in sacrestia fu rotto un baule che veniva usato nelle funzioni funebri; e nel frontespizio della chiesa fu cancellata l'iscrizione ivi posta dal Commendatore, nonché lo stemma di Casa Dentice. E segnala infine la necessità che l'Arcivescovo nomini il Rettore del Santuario e che i Dentice concedano ai sacerdoti di celebrare liberamente la messa appunto nel Santuario. Il medesimo giorno (21 aprile 1887), per conto del giovane Principe Luigi, Arcangelo Epifani denuncia all'Arcivescovo i danni arrecati all'interno del Santuario, la Domenica di Pasqua (17 aprile 1887): - 1° la rottura dello stemma dei Loffredo, incastrato sotto la mensa (: la parte superiore dell'altare) dell'altare, posto nel mezzo della scala che porta al fondo della grotta; - 2° la rottura della vetriata che chiudeva l'immagine della Madonna; - 3° lo sconquassamento delle pareti della Sagrestia ove erano le scritture attestanti il diritto di proprietà del luogo da parte della Casa Dentice. Il giorno successivo (22 Aprile 1887), il Vicario foraneo rassicura l'Arcivescovo di aver eseguito il suo ordine del 21 c.m., comunicando a tutti i sacerdoti di non poter celebrare la messa al Santuario fino a nuove disposizioni. E in più di aver ritirato le tessere (arcivescovili). Il 23 Aprile 1887, il Vicario foraneo mette al corrente l'Arcivescovo del malevolo pellegrinaggio che alcuni scapestrati intendevano fare a Belvedere, del suo immediato avviso ai Carabinieri e della sua dissuasiva predica in Chiesa, che non piacque affatto ai pochi caporioni che proponevano, uscendo dalla chiesa, di gridare: Abbasso l'Arciprete. Ma non ardirono farlo, per paura forse delle conseguenze. Qui da parte del Brandi-Lotti si è fatto girare un foglio a favore del Camassa, raccattando firme per smentire quel che si era detto di lui, anche le firme di chi non lo aveva ascoltato. Verosimilmente nel Maggio 1887, il Dentice produce una memoria al Ministro dell'Interno intorno alla Chiesa di Belvedere o, piuttosto, avverso il sindaco Alessandro Massimo Cavallo che, a suo avviso, è il principale responsabile dell'ondata di odio che coinvolse il popolo carovignese contro la famiglia Dentice, negligendo però che le più gravi responsabilità sono da ascriversi proprio a essi stessi, avendo vietato ai fedeli di accedere al Santuario e ai preti di celebrare se non muniti della tessera, dagli stessi Dentice imposta, da richieder-

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si e da presentarsi al custode della Chiesa, in quanto - come ebbero a dire - di loro esclusiva proprietà. Perciò, il moto popolare del 17 Aprile 1887, in verità affatto spontaneo, fu causato da siffatte proibizioni, non certo da A. M. Cavallo o dal Clero. E soprattutto il Dentice neglige che lo svincolo dei beni beneficiali non contemplava affatto né la Chiesa con la grotta, né la costruzione dell'abitazione del custode e del cappellano, né il piazzale antistante, né il giardino annesso (a disposizione del custode o del cappellano). Il giorno 8 Agosto 1887, il Cardinale Prefetto scrive all'Arcivescovo significandogli che la Sacra Congregazione del Concilio, prima di rispondere all'esposto del Sindaco, deve ascoltare la sua versione. L'arcivescovo risponderà il 29 agosto (v. oltre). Il 9 Agosto 1887, il Cancelliere don Pasqualino Radisi invia all'Arcivescovo copia della Conclusione capitolare del 9 Agosto con la quale il Capitolo denuncia gli abusi di Casa Dentice sul Santuario di Belvedere e supplica l'autorità ecclesiastica di voler opportunamente intervenire per la pace e la tranquillità di tutti. Il Capitolo riafferma decisamente che il Santuario sussiste nella storia, nel diritto canonico e civile, e soprattutto nella coscienza del popolo carovignese, da ben 9 secoli. E, anche se sono in atto controversie sul diritto di patronato, il Santuario è sempre tutelato dalle leggi vigenti. La Chiesa, come edificio destinato a uso pubblico, è proprietà Comunale; e come luogo consacrato al culto, proprietà Ecclesiastica. Se al presente il Santuario è chiuso al culto, non lo è né per ordine dell'Autorità Civile o Giudiziaria, né tanto meno dell'Autorità Ecclesiastica. È dunque un abuso, da qualsivoglia parte esso provenga, quello che toglie ai fedeli l'oggetto del secolare culto. E il Potere Ecclesiastico, vigile custode di tutto quanto vi è di sacro sulla terra, non può restare indifferente di fronte a simili fatti. Il 13 Agosto 1887, il Procuratore dei Dentice comunica all'Arcivescovo il desiderio espresso dal Sotto Prefetto, previamente sollecitato della Giunta Comunale di Carovigno, in merito all'apertura del Santuario nei giorni 15, 16 e 17 agosto, salvo chiuderlo subito dopo la festa, per essere riaperto quando il Principe avrà restaurato la Chiesa, rimettendo l'iscrizione, lo stemma e quant'altro fu distrutto durante l'agitazione popolare del 17 aprile. E chiede al contempo sue disposizioni in merito. Lo stesso giorno (13 agosto 1887), l'Arcivescovo, aderendo alle istanze del clero e del popolo, concede la riapertura al culto della Chiesa della Madonna di Belvedere, i gg. 15, 16 e 17 agosto, per essere poi subito dopo richiusa fino a nuovi ordini. Incarica quindi il Vicario foraneo di comunicare l'ordine al Cappellano Rettore che sarà responsabile della esecuzione insieme con lo stesso Vicario. Il 29 Agosto 1887, l'Arcivescovo Aguilar scrive al Prefetto della Sacra Congregazione del Concilio in Roma, dicendo prima di ogni altra cosa che per valutare il ricorso informe (come egli lo qualifica) che a lui rimette, è sufficiente conoscere il carattere generale dei Carovignesi. E soprattutto sapere che non è tutta devozione la molla che spinge i ricorrenti; che il Santuario resti ancora chiuso, lo può sostenere solo il sindaco e chi è lontano, in quanto qui è notorio che sarà ben presto riaperto, dopo la riparazione dei danni fatti dai vandali, se-

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dicenti devoti, il 17 aprile (1887). Anzi il Santuario fu aperto i giorni 15, 16 e 17 agosto, e l'ordine pubblico, assicurato dall'Autorità politica che ivi raddoppiò i suoi militi, con l'assistenza del Vicario Foraneo e del Cappellano Rettore. E di sicuro - egli ribadisce - sarà definitivamente riaperto, principalmente (ma non assolutamente) per la sua autorità. Il Sindaco, o chi ha dettato il ricorso, ha totalmente dimenticato ciò, e non ha colto, o meglio, non ha voluto cogliere il significato, abbastanza ovvio, della proposizione forse usata dal sottoprefetto, altrimenti non avrebbe potuto vantarsi di aver denunziato l'Arcivescovo e tanto meno avrebbe potuto far apparire il Clero oppresso dall'Arcivescovo troppo ligio alla Casa Dentice o forse nemico del Santuario della Madonna. Prega infine il Prefetto di inviargli le comunicazioni per il tramite del suo agente in Roma, visto che ricevuto il suo onorevole foglio del 8 Agosto, da Carovigno, il 28 dello stesso mese. Il 5 settembre 1887, l'Arcivescovo, per soddisfare la sincera devozione di molti, dispone l'apertura della Chiesa di Belvedere per il giorno 8 settembre, Festa della Natività di Maria Santissima. E raccomanda al Vicario foraneo di fare in modo, insieme con il diligente Cappellano Rettore, che tutto proceda senza problemi, nel rispetto del Tempio e dei suoi ordini, in particolare l'ordine relativo alla tessera di cui devono dotarsi i buoni sacerdoti per celebrare al santuario. Il 7 settembre 1887, il Sindaco prega l'Arcivescovo di comunicargli ufficialmente i provvedimenti che ha impartito riguardo alla riapertura del Santuario di Belvedere: secondo l'economo, gli sono stati comunicati solo verbalmente. Lo stesso giorno (7 settembre 1887), l'Arcivescovo, rispondendo alla lettera del Sindaco, dà per certo il suo impegno per la Chiesa di Belvedere e si dice dispiaciuto che egli si sia disturbato a mandargli un corriere apposta per qualcosa di cui era stato informato dal Vicario foraneo, col quale ha - sottolinea -, per le questioni ecclesiastiche, la sua corrispondenza ufficiale. L'11 settembre 1887, i sacerdoti componenti il Capitolo, mentre plaudono alla riapertura stabile del Santuario voluta da tutti e non, come si dice, da pochi preti e pochi secolari, non comprendono perché debbano munirsi di una tessera (la tessera arcivescovile) per celebrare, assai umiliante per essi. Basterebbe rifarsi - essi dicono - alla bolla pontificia del 1576 e correlato regio exequatur per non adottare per il santuario misure eccezionali, che non sono praticate per le altre chiese pubbliche del paese. A ragione, in conformità di detta bolla, il pubblico e secolare oratorio di Belvedere deve ritenersi non dissimile dalle altre chiese, e ciò indipendentemente dal beneficio che vi era annesso, dallo svincolo ottenuto e da qualunque altra pretesa di patronato, perché è universalmente noto che le Chiese sono direttamente sottoposte alla giurisdizione episcopale, almeno finché sono Chiese. Se la condizione imposta al Sacerdote che vuol celebrare, fosse un atto di deferenza o di riconoscimento dell'altrui diritto privato, allora dovrebbe valere per ogni credente che va a pregare. Appare chiaro che è stata dettata per umiliare il sacerdote cattolico, e segnatamente i sacerdoti di Carovigno.

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Non può quindi il clero che tiene al proprio decoro, assoggettarsi a siffatta umiliazione, e prega l'arcivescovo di revocare l'ordinanza della tessera, nel caso - come si vocifera - l'abbia emanata. Tuttavia, se l'arcivescovo intenda persistere in tale determinazione per motivi che essi ignorano, lo pregano parimenti di compiacersi di manifestarli, perché essi possano addurre le loro ragioni o discolpe. I sacerdoti infine mettono in evidenza che quanto da essi esposto, è anche il voto e l'intendimento di tutto il popolo carovignese, che vuole il libero culto nel Santuario della sua Protettrice, e nello stesso tempo non vuole che i propri sacerdoti, perché indegno, vengano umiliati. Conclusivamente, chiedono all'Arcivescovo di interessarsi di quanto esposto e restituire al clero e al popolo la tranquillità da qualche tempo perduta. Il 12 settembre 1887, il Procuratore Don Francesco De Vita rimette all'Arcivescovo un esposto sottoscritto da tutto il Clero, che è assai stanco di essere da parecchi anni insultato, calunniato e umiliato dai Dentice, e segnatamente dai suoi incivili rappresentanti. Chiede venia se alcune volte discute con veemenza, ma il paese soffre il furto dei sacrosanti diritti che vantava su sei mila e cinquecento tomoli di estensione, e di un pingue beneficio formato dai lasciti degli antenati, senza saper come; e da ultimo la spudoratezza del Dentice che dice: "Il Santuario è mio". Se si afferma che per tutto ciò vi è la giustizia, si obietta che purtroppo non è quella divina, della quale non si può dubitare. Quando il debole lotta con il forte, il debole deve sempre soccombere, anche se il forte deve aver paura della sua vittoria. Il popolo insomma non può essere freddo spettatore dello scempio che vien fatto dei suoi diritti sacrosanti, e non può essere sottoposto a continue provocazioni: sabato scorso (10 settembre) infatti, com'è usanza, la gente è andata al Santuario per pregare, ma il monaco (cioè il custode), colla sua solita superbia, ha detto che essi non avevano il permesso per entrare in chiesa, e così tutti dovettero rientrare in paese. Di certo la Madonna con un miracolo uscirà dalla prigionia in cui è tenuta, il clero acquisterà la sua piena libertà, e il popolo la pace che da tanto tempo desidera. Tutti lotteranno per Lei e con Lei trionferanno. Nel dichiarare infine di essere tutti usi a dire al superiore la verità, il procuratore anche a nome dell'intero Capitolo chiede la pastorale benedizione. Il 12 settembre 1887, l'Arcivescovo scrive all'Agente di Casa Dentice e si duole che il Vicario foraneo non lo abbia informato del suo ordine di aprire la Chiesa di Belvedere, il giorno della Natività di Maria Santissima (8 settembre). Nondimeno - osserva l'arcivescovo - questo fatto, anche interpretato in senso lato, non può dispiacere a nessuno, mentre acquieta e soddisfa la popolazione. A suo avviso, l'agente deve lasciar fare al cappellano senza preoccuparsi dell'ostacolo che potrebbero rappresentare i lavori di restauro, eseguiti forse per ordine del Principe, dei quali egli non era affatto a conoscenza. Questo sarà senza dubbio gradito sia al principe sia alle autorità, ormai stanche delle pressioni per la riapertura del santuario. Il 24 Settembre 1887, il Clero, per il tramite del suo Procuratore, oltre a rimarcare che i Dentice si contraddistinguono per l'essere meri usurpatori del Santuario, fa sapere all'Arcivescovo di non poter più accettare la regola della tessera da presentarsi per celebrare a Belvedere, per tre motivi:

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- primo, perchè è un'umiliazione per un sacerdote doverla presentare a un salariato dei Dentice, al cappellano o al monaco; - secondo, perchè si avvalgono di questo pretesto per calunniare un Corpo Morale; - terzo, perchè con tale atto si finisce per riconoscere un diritto di padronanza che Casa Dentice pretende assolutamente assodato. Infatti, apre e chiude a suo piacimento il Santuario, non tenendo per nulla conto delle disposizioni dell'Arcivescovo, né del sacrosanto diritto che il popolo vanta da dieci secoli. Una prepotenza baronale di tal fatta non si era mai vista nei secoli passati. Il clero perciò non mira a opporsi al suo arcivescovo, visto che ha ubbidito per ben 5 anni, ma solo ad affermare il proprio decoro nei confronti degli avversari. E altresì a ribadire che il Santuario di Belvedere è una Chiesa pubblica, anzitutto perchè ne ha tutti i caratteri, in secondo luogo perchè tale è stata ritenuta per dieci secoli, e infine perchè vi è la Bolla di Gregorio XIII che la unì alla Chiesa di Carovigno, e l'atto dello svincolo dei beni componenti la dotazione del Beneficio, che per legge è consentito appunto per le fondazioni pie aventi i caratteri di pubblicità e perpetuità. Non fa quindi alcuna questione sul diritto di patronato, ma fa solo osservare che chiunque fosse stato il patrono, legittimo o illegittimo, con il detto svincolo il patronato è finito, perchè il diritto si è tramutato in quello di svincolo, secondo la giurisprudenza civile; e parimenti secondo il diritto canonico, il patronato cessa quando la chiesa soggetta al patronato è unita a una chiesa di libera collazione. Pertanto tutto quello che seguì, è stata una spudorata usurpazione che il Tridentino sconfessa categoricamente. E il clero non può di certo riconoscerla. Nondimeno, quando i baroni, esercitando dispoticamente il maledetto feudalesimo, usurparono il patronato, non imposero mai restrizioni di sorta al libero culto. Ora, invece, si vuole che si esegua la volontà di un patrono, che è un intruso. Peraltro questa discussione non è di alcuna utilità, dal momento che non si tratta più di patronato, bensì di padronato, o meglio, di padronanza. Il Clero poi si domanda perchè non debba anche il Cappellano di Casa Dentice presentare la tessera. Se la risposta è che egli appartiene alla Casa, allora la verità è questa, che il clero deve, perché non è il servitore dei Dentice. È palese che se il clero sottostà a tale obbligo, riconosce apertamente al Dentice un diritto di padronanza, che non ha. Nelle chiese, in verità, nessuno è padrone, fuorché la fede dei credenti. In conclusione, si chiede all'arcivescovo di voler mantenere alto il prestigio dell'autorità episcopale, e conseguentemente la dignità e libertà del clero. E dare concretamente la pace e la tranquillità al Capitolo e al popolo, ordinando la riapertura della Chiesa, e abolendo la tessera. Lo stesso giorno (Sabato 24 settembre 1887), il Vicario Foraneo fa sapere all'Arcivescovo che il Clero e il Capitolo intendono ricorrere alla Santa Sede per la tessera da esibirsi per celebrare a Belvedere. E che hanno indetto per la domenica (25 settembre) una riunione per autorizzare il procuratore a recarsi a Roma. E infine riferisce che, secondo alcuni, il plico è stato già spedito, e che presto sarà l'arcivescovo trasferito. Parimenti lo stesso 24 settembre 1887, l'Arcivescovo incarica il Vicario Foraneo (Don Anacleto Pomes) di notificare all'Agente di Casa Dentice il suo ordine di riapertura della Chiesa di Belvedere, anche perché non conosce le ra-

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gioni per le quali sia ancora chiusa; e altresì al Cappellano Rettore del Santuario perché dia l'assistenza necessaria affinché tutto proceda secondo il costume. L'arcivescovo precisa di aver scoperto l'equivoco nel quale sono caduti i sacerdoti. Egli non li ha affatto obbligati a presentare la tessera tutte le volte che si recano al Santuario per celebrare, è sufficiente che siano già stati riconosciuti (siano essi di Carovigno o forestieri), tramite la sua tessera, dal rettore o dal custode. Anche questo il Vicario deve comunicare a chi deve. Il 1° ottobre 1887, il Vicario Foraneo (Don Anacleto Pomes) rassicura l'Arcivescovo di aver adempiuto gli incarichi di cui alla sua lettera del 24 settembre: - in primo luogo, l'ha presentata e letta al clero, martedì 27 Settembre, e che tutti, tranne qualcuno, si sono dichiarati soddisfatti e contenti. E che per conto del Clero il procuratore verrà di persona a ringraziarla; - in secondo luogo, ha dato avviso al cappellano rettore perché prestasse l'assistenza necessaria. - in terzo luogo, ha intimato all'agente dei Dentice Sig. Rubini la riapertura della Chiesa. Ne ebbe il riscontro, la sera del 30 (venerdì 30 settembre), alle ore 22.00. L'agente del Principe rispondeva di essersi affrettato a comunicare al suo principale gli ordini dell'arcivescovo, ma di non avere l'autorizzazione a far aprire il Santuario se prima non fossero completati i lavori di restauro, che ha vivamente sollecitato. E che di tutto ciò l'arcivescovo era al corrente. Il Vicario asserisce, invece, che i lavoranti per i benedetti restauri non ci sono. E aggiunge che ha prudenzialmente tenuto riservato un tale riscontro per non ingenerare altri malintesi nella popolazione così impaziente per la riapertura del Santuario. Il 3 ottobre 1887, l'Arcivescovo, preso atto della puntuale osservanza dei suoi ordini, conferma al Vicario di aver effettivamente preso conoscenza delle dichiarazioni dell'agente del Principe, fattegli pervenire tramite il Notaio Greco, ma che egli, non tollerando dilazione alcuna, ha riaffermato l'ordine. Ciò stante, intima al Vicario, a suo nome, di aprire il Santuario, sabato 8 ottobre, e così in tutti i giorni, secondo l'usanza. Il 7 ottobre successivo, però, il Vicario Foraneo (Don Anacleto Pomes) segnala all'Arcivescovo gli ostacoli che si frappongono alla riapertura del Santuario. Aveva ordinato, giorni addietro, al Giannotti di recarsi a San Vito dall'agente del Dentice per ricevere disposizioni in merito all'apertura del Santuario, ma si è rifiutato dicendo che già prima, per lo stesso motivo, l'agente del Principe lo aveva fortemente rimproverato per la premura avuta, e che di ciò il principe aveva già preso nota. E questa mattina, il Giannotti è andato a Belvedere per avere in consegna gli arredi sacri dal monaco, cioè dal custode, il quale però era partito per malattia. E non ha potuto dire la messa, perché la chiave era stata mandata a S. Vito. Nel poscritto aggiunge che, Domenica mattina (il 2 ottobre), al notaio Greco che lo pregava di dilazionare l'apertura del santuario fino a quanto non saranno completati i riattamenti, aveva risposto che non poteva egli cambiare gli ordini ricevuti. E al Greco che soggiungeva che l'Arcivescovo ne era a cono-

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scenza, aveva lamentato con forza il ritardo delle riparazioni, non ancora iniziate, e sempre promesse. Il giorno dopo (8 Ottobre 1887), l'Arcivescovo esprime al Vicario Foraneo la sua scontentezza per l'incomodo che le sue lettere gli arrecano. Se ha già impartito l'ordine di riaprire la Chiesa di Belvedere, se è notorio che egli non muta facilmente proposito, allora deve solamente eseguirlo e, in quanto suo rappresentante, farlo eseguire con energia. A suo avviso, gli ostacoli son posti da chi rappresenta il patrono, e vuol fare il padrone, non certo dal principe, che se fosse presente vedrebbe quanto sia servito male. Nel rinnovare l'ordine già impartito, incarica il vicario di intimarlo formalmente e ufficialmente all'agente del Dentice; di fissare il giorno della riapertura del Santuario; e soprattutto di scrivergli solo se, il giorno fissato, in presenza di nuovi ostacoli, avrà fatto ricorso, come suo agente, al regio pretore. Il 17 Giugno 1887, il Sindaco R. Filomena, giusta delibera consigliare dell'8 aprile 1884, resa esecutiva il 25 giugno successivo, dà mandato al Cons. Alessandro Massimo Cavallo di redigere una relazione sul Santuario di Belvedere. E questi la scrive, e la dà anche alle stampe col titolo: Al Consiglio Comunale di Carovigno - SUL SANTUARIO DI BELVEDERE (Ostuni, Tip. Ennio di G. Tamborrino, 1887, pp. 24). Passiamo sopra alle prime parti della relazione, il cui contenuto non è dissimile da quello de Il Santuario di Belvedere e le Pretensioni del Comm. Alfredo Dentice; e della Memoria sul Santuario e sul Beneficio di S. Maria di Belvedere, scritta dal Capitolo, l'anno 1883, all'Arcivescovo Aguilar. E fissiamo invece l'attenzione su quelle finali riguardanti le questioni connesse con il diritto patronato: Laicale, Ecclesiastico, o Misto? É Regio, Feudale o privato? É Personale o reale? attivo, passivo, famigliare, gentilizio, lineale ecc.? È indubbio - scrive il Cavallo - che i beni dotali della Pia fondazione di Santa Maria di Belvedere provenissero da largizioni di devoti, perchè i titoli di fondazione, conservati nell’Archivio di Ostuni, lo attestano, e perciò il Patronato è laicale e Comunale fin dalla sua origine, e conseguentemente anche personale. Pur senza una primitiva canonica istituzione, il patronato si acquisisce di diritto per fondazione e dotazione, e non occorre neanche un'espressa riserva del fondatore e donatore della Chiesa. Con la Bolla di Gregorio XIII, sembra che la Cappellania da Laicale sia diventata Ecclesiastica, e quindi anche il Patronato, sebbene non si abbia notizia dell'atto di donazione, o cessione di sorta, da parte del Comune a favore del Capitolo, come il diritto Canonico insegna. L'ingerenza, o meglio, la prepotenza dei baroni avrebbe poi modificato la natura del Patronato, tramutandolo in Feudale, vale a dire reale, attaccato cioè alla cosa e non più alla persona. Ora, stante la lunga giammai risolta contesa tra il Capitolo di Carovigno e i Feudatari, il possesso dei Baroni non fu pacifico e neanche continuo, perché interrotto dal possesso del Capitolo, il 2 Gennaio 1579, in esecuzione di detta Bolla. Oltre a ciò, Benedetto XIV nel 1751, Iure plenario, conferì il Beneficio allo strongolese Nicola Tesoriere, fulminando la scomunica “contra opponentes”;

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ma non si sa veramente se il Barone del tempo ne cedette il possesso. Si aggiunge che il Patronato Feudale non può fondare il suo diritto sulla prescrizione, dal momento che il Tridentino, alludendo appunto alla prescrizione, fa derivare il Patronato anche da presentazioni che si siano ripetute per un tempo lunghissimo che ecceda la memoria d'uomo. In ogni caso, anche se i Baroni avessero fatto le molteplici presentazioni dei chierici, come vuole il Concilio e, ovviamente, secondo le norme canoniche, nondimeno con le leggi eversive della Feudalità, il Patronato fu Regio, per effetto della devoluzione. Infatti, il Re, in forza del suo diritto, ne investì il Sacerdote Spaventa, come si è detto. In esecuzione, però, del Concordato del 1818, il Decreto, 20 Luglio 1818, stabilisce all'Art. 2: “Che i patronati, sieno ecclesiastici, siano laicali, sopra beneficii di qualunque natura, fossero ristabiliti a favore de’ legittimi padroni, ai quali appartenessero secondo le regole del diritto Canonico coll’esercizio di tutti i dritti utili ed onerosi". Perciò, a stretto rigore, il Patronato sarebbe stato di diritto, in virtù di tale decreto, restituito al Comune, tanto più che proprio quello è posteriore al Diploma a favore di Spaventa. E anche perché non si verifica qui il caso che, con la devoluzione, il patronato sia reintegrato, cioè restituito nella sua primitiva interezza, così come avviene quando il patronato Regio è anteriore alla infeudazione; tuttavia, se il Patronato fosse stato Regio, non ci sarebbe stato il Regio exequatur alla Bolla pontificia del 1576. Come, morto il beneficiato Spaventa, i beni dotali della Pia fondazione di Santa Maria di Belvedere siano in possesso dei Dentice, veramente non si sa. Pare, anzi, che non lo sapesse neppure il possessore, perché in Tribunale, in contraddizione con il Fondo Culto, ha solo citato una nota scritta sulla Mappa Beneficiale, di cui prima aveva negato l’esistenza. Se ci fosse stato il Reale Decreto, cui la nota accenna, sarebbe stato certamente presentato dalla parte nel proprio interesse. Se, nel Diploma d’investitura dello Spaventa, fosse stata disposta la successione della Cappellania, il Dentice ne avrebbe avuto legale conoscenza. Invece egli ha negato l'investitura Spaventa, o altra successiva, e ha solo sostenuto il possesso più che trentennale. Ciò che c'è di vero nell'affermazione del possessore Dentice, è questo, che, dall'immissione nel godimento dei beni in questione, egli si sia comportato, in realtà, non come un vero beneficiato, ma come chi possieda un semplice Legato Pio di Messe, il cui adempimento è lasciato unicamente alla coscienza del legatario, secondo il Reale Decreto del 5 Agosto 1817. Per cui egli lo adempiva in realtà per obbligo di coscienza, non per altra ragione. Per questo non pretese mai dirsi Patrono, e regolarmente pagò il Sacerdote che celebrava la messa il sabato, mantenne il custode e tutto quanto era inerente al culto o altro nel Santuario. Quando poi, operato lo svincolo, riconobbe che i beni posseduti erano dotali della Pia fondazione e accettò l'obbligo di cui all'Articolo 9, allora solamente volle essere Patrono, e tale si denominò con l'iscrizione riportata sulla porta dell'Oratorio. In merito alla questione se possa dirsi veramente patrono, si osserva prima di tutto che, quandanche il patronato fosse stato de jure a favore del possessore, ai sensi norme giurisprudenziali connesse con la legge 15 agosto 1867, si proverebbe che: "Per effetto delle leggi di soppressione degli enti morali ecclesiastici, il patronato laicale su i medesimi si è convertito nel dritto di rivendicazione o di svincolo de' beni rispettivi".

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In altre parole, se per le canoniche istituzioni il patrono non può esercitare alcuna ingerenza sull'amministrazione de' beni co' quali egli, o altri prima, à dotato la Chiesa, con lo svincolo ne diviene padrone reale, venendo così meno il significato vero del termine patrono, come puro patrocinio a prò della Chiesa. Insomma, finisce il giuspatronato accordato dalla Chiesa ex virtute graditudinis, il diritto di presentazione del chierico, gli obblighi religiosi, e gli oneri civili assunti dallo svincolante restano come gravosità imposte dalla legge. Pare proprio che il possessore dei beni in parola abbia agito al contrario di quanto volesse sostenere, perché ha disconosciuto il patronato quando forse poteva competergli, e lo vuole quando non lo può assumere. In sostanza, il Dentice, mirando a far scomparire perfino l'idea di Beneficio, o credendo veramente che non esistesse perché c'era stata una regolare investitura, non ha fatto nessuna presentazione da quando fu in possesso dei beni dotali della pia fondazione. Secondo le norme canoniche vigenti, il tempo utile per la presentazione, relativamente al patronato laicale, è di quattro mesi, a decorrere dal giorno in cui si è venuti a conoscenza della vacanza del beneficio: nella fattispecie, dal 26 Gennaio 1837, data della morte del beneficiato Spaventa. Quindi, per il Dentice ci sarebbe stata la perdita parziale del patronato, in quanto ha fatto decorrere il tempo utile per la presentazione, e la perdita assoluta in forza della prescrizione quadragenaria (cioè di 40 anni). La prescrizione quadragenaria sarebbe giustamente invocata perchè, posto che fosse patrono legittimo, non solo non curava di presentare il chierico, ma lasciava che l'Ordinario, Monsignor Ferrigno, nominasse il Rettore, il Sac. Francesco Morelli (l'anno 1857) e questi scegliesse poi il Cappellano per celebrare le messe d'obbligo. Il Morelli restò in carica fino al giorno della sua morte, il 15 aprile 1879. Il patronato, sia esso reale o personale, sarebbe in ogni caso decaduto: rispettivamente, per il mutamento della condizione giuridica dei beni, per effetto delle leggi di soppressione e per la perdita del diritto stesso, in conseguenza dell'avverata prescrizione. E per di più gli atti contro la libertà di culto sono di per sé sufficienti a provocarne la decadenza; tanto che perché il Santuario ora è tenuto completamente chiuso al pubblico culto. Secondo la dottrina sul patronato, è da ritenersi Regio il patronato se tale è definito da una sentenza della Curia del Cappellano Maggiore. E non costituisce prova completa e indubitata il solo fatto che è esercitato da un ex feudatario. La qualità di feudatario potrà offrire unicamente una presunzione, la quale ha valore fino a prova contraria. Né può reintegrarsi (cioè tornare intero) alla Real Corona il patronato, privo della qualità feudale, che non si eserciti sopra beni ecclesiastici. Ora, non è supponibile che la Curia del Cappellano Maggiore abbia potuto definire Regio il patronato in parola, quando Gregorio XIII aveva unito la Cappellania al Capitolo, e aveva ugualmente detto il nome del Rettore di Belvedere, D. Angelo de Perna. Come non è patrono chi è semplicemente possessore dei beni di una Cappellania al solo scopo di provvedere alla loro conservazione, e all'esecuzione degli oneri di culto imposti al Cappellano.

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E se gli scrittori includono fra i titoli comprovanti il patronato le antiche iscrizioni esistenti sulle porte delle Chiese, allo stesso tempo chiariscono che se fossero recenti, comunque fatte sui marmi, allora sarebbero necessari altri indizi e presunzioni per completare la prova. E non è pretendibile, a buon diritto, che il possessore dei beni dotali della Pia fondazione possa dirsi legittimo patrono, solo perchè ne ha operato lo svincolo, consentito in forza dell'Art. 3 Legge 15 Agosto 1867, in quanto si ritenne il Dentice come odierno investito. L'Amministrazione del Fondo per il Culto, però, non considerò con attenzione il criterio della legge, se cioè il possessore si trovasse legalmente investito, giacché l'odierno investito, ai sensi del citato articolo, era colui che, nel momento in cui la legge entrava in vigore, si trovava legalmente nominato al Beneficio o Cappellania. Il che differisce dall'odierno partecipante del medesimo articolo, riferentesi a colui che nello stesso punto si trovava nel possesso della partecipazione: così per il primo occorreva il titolo legale d'investitura, per il secondo il possesso della partecipazione. In conclusione, mancando la prescritta definizione, il patronato non poteva legalmente divenire Regio; né legittimamente reintegrarsi alla Real Corona, mancando la vera qualità Feudale, da provarsi non già col lungo possesso, ma con una lunga prescrizione corroborata da molteplici presentazioni. Perciò, dopo le varie fasi, il patronato in parola si doveva ristabilire a favore del legittimo padrone (Art. 2., Decreto 20 Luglio 1818). E il legittimo padrone non poteva essere altri che il Comune o, al massimo, il Capitolo, se in vigore la Bolla di Gregorio VIII; e in questo caso anche, dopo le ultime leggi per la conversione, l'Oratorio di Belvedere doveva restare di proprietà del Comune. Invece, è assolutamente indiscutibile il diritto dei fedeli, in generale, e dei carovignesi, in particolare, al libero esercizio del culto nel Santuario in parola. E si evince da questo: In primo luogo, "nella esenzione dalla conversione stabilita nell'art. 18 della Legge 7 Luglio 1866 sono compresi: a) Gli edifizi ad uso di culto; b) Gli edifizi necessari ad uso di uffizio delle rispettive Amministrazioni, o di abitazione dei Rettori, Coadiutori, Cappellani, custodi ed inservienti della Chiesa, con limitazione alla parte strettamente necessaria." Il possessore dei beni dotali non potrebbe, perciò, avanzare delle pretensioni sul possesso dell'oratorio e luoghi annessi, perché, ai sensi dell'art. 690 Cod. Civ., non ha effetto giuridico il possesso di ciò di cui non si può acquistare la proprietà. L'oratorio pubblico o Cappella è altro dall'oratorio privato, in quanto, il primo, non può volgersi a usi profani, essendo stato definitivamente dedicato a Dio, il secondo invece sì, perchè quod hodie privatum oratorium est, cras poterit fieri camera, cum non sit locus Deo dicatus" (un oratorio che oggi è privato, domani potrà diventare camera, non essendo stato dedicato a Dio). Inoltre, l'Oratorio pubblico deve avere la forma di una piccola Chiesa, e avere la campana che chiama i fedeli ad ascoltare la Messa, e a pregare pubblicamente il Signore. L'oratorio privato deve essere semplicemente chiuso almeno da tre lati. Celestino III, tra l'altro, interdisse l'uso delle campane negli oratori privati. L'Oratorio pubblico, più propriamente Cappella (piccola Chiesa), ha l'ingresso sulla pubblica strada, in modo che tutti vi possano accedere. Il libero accesso per il pubblico, che al pari della erezione vescovile è la qualità principale

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dell'Oratorio pubblico, sussiste anche quando la porta dà su un fondo privato soggetto a servitù di passaggio. L'Oratorio privato è costruito all'interno di un edificio, senza avere immediata uscita o ingresso per la pubblica via. Altri elementi differenziano ancora l'oratorio pubblico da privato: più altari fissi e stabili alla foggia antica, una o più sepolture; una speciale denominazione, la celebrazione di più messe non conciliabile con gli usi e bisogni di una famiglia privata, la solennità del giorno della dedicazione secondo i riti ecclesiastici, e le processioni pubbliche. Di certo, tutte le condizioni che definiscono il carattere pubblico di un oratorio, possono riferirsi a quello di Belvedere, che è anzi un insieme di più Oratorii, perchè ogni galleria della grotta forma un distinto Oratorio col proprio altare fisso, oltre alla Cappella edificatavi accanto. Il Santuario di Belvedere non solo ha l'entrata immediata sulla pubblica strada, ma questa venne precisamente tracciata allo scopo precipuo di portare al Santuario, denominata perciò Strada di Belvedere. La sua sistemazione e manutenzione fu ed è a spese del Comune, dal paese fino al Santuario, da cui, protraendosi, è solamente vicinale, e le relative spese sono sopportate dai particolari compadroni. Il Santuario di Belvedere vanta un culto antichissimo, millenario; ha una speciale denominazione, come ben lo chiarisce l'iscrizione messa dal Dentice su la porta, la solennità del giorno della dedicazione secondo i riti ecclesiastici, le processioni, i pellegrinaggi, e quanto altro possa esserci per accertarne la pubblicità. Anzi, sarebbe già sufficiente l'operato svincolo dei beni dotali della Pia fondazione di Santa Maria di Belvedere, e l'obbligo imposto al possessore, in qualsivoglia modo esso lo sia, di adempiere tutti gli obblighi religiosi e tutti gli oneri civili inerenti alla stessa, per assicurare la pubblicità del Santuario. E ciò in conseguenza della legge che ha permesso lo svincolo per i beni delle istituzioni che hanno carattere di perpetuità. Possono ora i fedeli di tutto il mondo, e i carovignesi in particolare, recarsi al Santuario di Belvedere a pregare, far celebrare le messe, e tutto quanto la religione richiede? E i Sacerdoti, celebrare i sacri uffici, senza dover esibire la tessera al custode o a chicchessia, come è stato sempre? E i devoti, accendere ceri su gli altari; le deputazioni delle feste religiose, esercitare il diritto di questua, solennizzare il giorno della dedicazione, o invenzione, secondo i riti cattolici; i commercianti, vendere i loro rinfreschi, i dolciumi, il caffè, il pane, il cacio nello spazio antistante al Santuario. E può farsi ogni cosa come per il passato, e da tempo immemorabile è stato fatto? Se questo è davvero un diritto che nessuno può togliere, perchè ora la Famiglia Dentice impossibilita con tanto astio il popolo di Carovigno al culto degli avi? Forse l'odio, a causa dell'azione giudiziaria che il Comune ha intrapreso per la rivendicazione del Demanio? O il desiderio di togliere il carattere della pubblicità al Santuario, per esimersi dall'obbligo contratto col noto art. 9. dello svincolo per cui esita circa L. 500,00 annue? o l'una cosa e l'altra insieme? Se fosse solo una questione di interesse (o meglio, di soldi), è certo che la

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fede che spinse i fedeli a fondare e dotare la Pia istituzione di Santa Maria di Belvedere circa mille anni fa, li spingerebbe ancora a sopportare volentieri gli esiti occorrenti per tenere il custode, far celebrare la messa di ciascun sabato, e quanto altro necessario al mantenimento del culto, lasciando godere a discrezione i beni dotali al possessore, comunque acquistati, purché il popolo non fosse molestato nel libero godimento di quanto forma oggetto del suo culto speciale, il Santuario di Belvedere. Pertanto, se il possessore dei beni svincolati non volesse riaprire al culto pubblico il Santuario, o persistesse a ostacolare in qualsiasi modo i diritti di questa popolazione sullo stesso, l'Amministrazione Comunale e l'Ordinario Diocesano hanno il sacro dovere di farli rispettare, impiegando all'uopo i mezzi che la Legge consente, e di cui l'autorità religiosa dispone; come è ugualmente tenuta l'Amministrazione del Fondo per il Culto a far rispettare la condizione sine qua non dell'atto di svincolo di cui al citato Art. 9. E ciò anche al fine di tranquillizzare le coscienze, e assicurare l'ordine pubblico; essendo risaputo che la Religione è stata in ogni tempo motivo di ordinato vivere civile, e che ostacolarla equivalga a provocare le masse ai disordini. ***

ANNO 1888 Il 1888, il Sac. Francesco Maria Andriani dà alle stampe il manoscritto del padre Vincenzo (10 novembre 1788 - 29 aprile 1851): CARBINA E BRINDISI MEMORIE del Dott. VINCENZO ANDRIANI, Ostuni, Tipografia Ennio, 1888 (Volume gentilmente messo a mia disposizione dai coniugi Nice Braga e Ruggiero Tamborrino). Qui si fa riferimento alle pp. 113-122, ossia al CAPO UNDECIMO Santuario di Belvedere. Per quanto concerne l'origine del Santuario, l'Andriani si rifà alla tradizione, a suo avviso, confermata dagli esami registrati nel processo sul Beneficio di Belvedere, secondo cui un pastore di Conversano si era prodigiosamente imbattuto in questo dimenticato Santuario, e poiché ciò avvenne al tempo dei Normanni, è credibile che guidasse gli armenti del Conte di Conversano che aveva la Signoria del Contado di Brindisi. La parte anteriore della grotta fu ben presto trasformata in Chiesetta. La Sacra Immagine di Maria SS.ma di Belvedere col Bambino che ha in mano un uccelletto, seduto sul braccio destro della sua Vergine Madre, come tutte le pitture greche, è dipinta sul muro nel più profondo della grotta posteriore. La Chiesa attuale, però, che serve da vestibolo alla Chiesetta, riacquistò una forma migliore nel secolo XVI, come appare dall'epigrafe posta sul baldacchino dell'altare. I beni dell'Abazia, donati dai fedeli della Madonna, da Gregorio XIII con bolla dei 3 Aprile 1576 furono dati al Clero della Collegiata Chiesa di Carovigno, e la bolla fu corroborata dal Regio exequatur dei 4 aprile 1578. I prepotenti baroni, però, si opposero al possesso, basandosi sulla epigrafe suddetta. La Curia in quella circostanza decise a favore del Barone; ma il Capitolo si appellò alla Curia Arcivescovile di Brindisi. In seguito s’impadronì dell’Abazia la Camera Apostolica, come scrive il P. Montorio, e passato il Feudo al Regio Fisco, il beneficio rimase di nomina Regia.

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Il Regio Beneficiato D. Giuseppe Carrano fece fare un calco in rame e stampare un libricino di preghiere con la novena della Vergine di Belvedere. L’altro Beneficiato D. Vincenzo Spaventa, volendo ingrandire e migliorare la Chiesa superiore, il cui il tetto minacciava rovina, incaricò un suo amministratore che si premurò subito di farla restaurare. I beni costituenti il ricco patrimonio del Santuario furono da costui pacificamente posseduti, vita natural durante, avendone avuta l'investitura con il Real Diploma del 28 ottobre 1817. Il possesso gli fu dato da D. Vito Cataldo Andriani (che fungeva da Vicario Foraneo), a ciò delegato dal Vicario Capitolare di Ostuni (D. Agostino Cantore Ayroldi). Il che si ricava dal Verbale della presa di possesso, che si conserva nella Curia Vescovile di Ostuni (ma che non c'è). Morto Spaventa, subentrò nel possesso del Beneficio la Casa Dentice. L'Andriani si rifà altresì alla tradizione, secondo la quale ogni anno, il giorno del ritrovamento, un devoto, per sciogliere un voto, imbandiva una mensa con una vacca macellata a beneficio della moltitudine che conveniva appunto il Martedì dopo Pasqua. E queste imbandigioni, i due giorni dopo la Pasqua, rese sempre più ricche, ancora oggi costuma offrirsi dai carovignesi che ricevono una grazia a quelli che vi vogliono prendere parte. E parimenti costuma giocare, in luoghi determinati del paese, e davanti alla statua della Madonna portata in processione, una bandiera a diversi colori. Fu questa bandiera un uso introdotto dai Veneziani, che s’intrattennero in tempo del Turco che poi prese Otranto. Infine uno o più buoi ben pasciuti, con le corna adornate di nastri e piccole campane argentate, si fanno girare per il paese, e li vedi tra i plausi e l’allegria per essere poi il cibo principale per questo pranzo. In ordine al perché si scelse proprio quel luogo, in quella profondissima grotta, per adorare l'immagine della Madonna, l'Andriani risponde richiamandosi agli avvenimenti assai tristi dell’Italia, il secolo 8°, alle persecuzioni cioè delle sacre immagini, quando i Longobardi combatterono contro i Greci dell'imperatore Leone Isaurico, l'Iconoclasta. Senza dubbio i Greci Iconoclasti esercitarono il loro maggiore potere in questa provincia, perchè più vicina a Bisanzio, Capitale del loro vacillante Impero, e perchè più lontana da Benevento, sede del Ducato Longobardo. È naturale, perciò, argomentare che i Cattolici nel loro culto si nascondessero nelle grotte (o caverne) più nascoste, e nei luoghi meno frequentati dai Greci dominanti, nemici delle sacre immagini. Anzi il Cronista Teofane credette che la peste del 745-48 che afflisse principalmente questa parte meridionale del Regno, fosse stata un castigo divino, perché Costantino Copronico che succedette a Leone Isaurico, non cessava, al pari del suo predecessore, di perseguitare quelli che adoravano le immagini sacre. Nel IX secolo, ai Greci successero i Saraceni, ladri e feroci, che stanziarono per molto tempo in Brindisi e, conseguentemente, in Carovigno. È presumibile che sotto le orde di tali nemici dei cristiani, non altrove che nei sotterranei, come ai primordi della Chiesa, i fedeli potessero riunirsi per pregare. E l'Andriani lo corrobora con un brano della versione francese dell’opera dell'inglese Enrico Swinburne, Voyage dans les deux Siciles dans les années, 1777, 1778, 1779, 1780; di seguito da me tradotto in italiano: "La quantità di questi dipinti devozionali che abbondano negli Stati di Napoli e che sono stati trovati in alcune caverne, boschi, pozzi, non ci dovrebbe sorprendere, se si ricorda che i Saraceni hanno più volte saccheggiato queste province. È naturale pensare che all’avvicinarsi di questi barbari, i Greci, che sono stati senza dubbio autori di questi dipinti, avessero nascosto ciò che essi

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avevano di più prezioso, e ciò che essi credevano che sarebbe stato essere più esposto agli insulti degli infedeli. Questi nascondigli sono stati dimenticati sia per la lunga permanenza dei Saraceni nel paese sia per la morte di coloro che se ne sono serviti". ***

ANNI 1893-1894 Nell'ottobre del 1893, il Rettore del Santuario, D. Domenico Giannotti, dà al Cancelliere del Vicario foraneo l'elenco degli arredi sacri posseduti (due calici, una pianeta bianca, una pianeta violacea, un parato bianco e un altro nero di lusso per le funzioni della famiglia Dentice, due camici ordinari e tre di lusso, due messali). E un anno dopo (1894), l'Arcivescovo Palmieri, in visita pastorale a Belvedere, fa rilevare solo che devono essere apposte le immagini ai confessionali. Il 1894, A. M. Cavallo pubblica: Al Sac. Antonino Brandi - Memoria dell'amico Alessandro M. Cavallo, Ostuni, Tip. Ennio G. Tamborrino, 1894, pp. 12. Originale presso la Biblioteca Comunale di Carovigno. Cartella Manoscritti – Poesie Edite e inedite di Pasquale Brandi Lotti. Dopo la prefazione e cenni biografici, il Cavallo si sofferma su ciò che avvenne nel 1885, quando il possessore dei beni già appartenuti al pio legato Santa Maria di Belvedere, pensò di limitare il libero e secolare esercizio del culto nel Santuario, di cui aveva preso il titolo di patrono, e l'Arcivescovo Aguilar lasciò fare. Il malcontento generale (popolo e clero), dapprima nascosto, sfociò nei gravi incidenti del 17 aprile 1887, anche perché l'Ordinario non si era curato di far valere la sua autorità. L'offesa alla libertà di culto nel Santuario aveva già sollecitato l'estro poetico del Brandi, che aveva composto il suo magnifico Carmen Sacrum, in cui dolcemente riprendeva (cioè biasimava) la condiscendenza dell'Ordinario nei confronti del patrono. Il libro, con la traduzione in volgare del nipote Pasquale Brandi-Lotti, fu pubblicato nel 1886. Di certo Monsignor Aguilar se ne dispiacque, ma non poté far nulla perché il libro era stato pubblicato non solo col consenso del Vicario, ma con l'espressa lode del teologo Teodoro Trinchera, al quale la revisione era stata affidata. Poi, a causa della dimostrazione popolare del 17 aprile, il Clero e il Comune fecero ricorso alla Sacra Congregazione dei Vescovi, e Monsignore Aguilar si prese due Moniti gravi, che gli furono trasmessi per il tramite del Sindaco. Fu così ripristinato l'ordine antico del culto nell'Oratorio di Belvedere, e il Brandi, nella ricorrenza della presa del Crocifisso da Serranova, in una splendida orazione accennò ancora alla condotta dell'ordinario e, in conseguenza di ciò, gli fu mossa un'accusa formale, e citato davanti al Foro ecclesiastico per essere condannato come eccitatore di odi verso l'autorità legittima dell'Arcivescovo. Il Brandi rise della citazione, ma la cosa non era da prendersi alla leggera, e ci volle tutta l'influenza di ragguardevoli sacerdoti, come il Trinchera predetto, Francesco Andriani e altri, per far fallire il processo. ..... Era nato all'alba del 17 aprile 1823, e spirò alla sera del 10 settembre 1894, lasciando molti lavori inediti, tanto in poesia, quanto in oratoria sacra e in drammatica, e più di tutto la carissima memoria di sè. ***

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ANNO 1897 Il 13 Gennaio 1897, in San Vito dei Normanni, presso il Notaio Giovanni Greco di Benedetto, Luigi ed Ernesto, rispettivamente, figlio primogenito e secondogenito del defunto Ernesto, dopo aver premesso di aver posseduto, fin dal decesso dell'usufruttuario loro genitore, la massa dei beni di cui trattasi e di aver regolarmente percepito e diviso le rendite annuali in proporzione e in conformità dei rispettivi diritti, stabiliti con la disposizione testamentaria, condividono che il Santuario con il caseggiato annesso e l'attiguo giardino, per rispetto del testatore, resti assegnato al Principe Luigi Dentice che si assume la cura del Santuario. ***

ANNO 1899 Il 14 Marzo 1899. La Confraternita del SS. Rosario di San Vito dei N. delibera che la deputazione della Festa della Madonna di Belvedere è tenuta a versare un contributo, secondo le tariffe vigenti, per le funzioni da celebrarsi in chiesa. Delibera altresì di fare istanza all'Arcivescovo perché la statua della Madonna di Belvedere non venga trasportata e festeggiata in altre Chiese fuorché nella propria di S. Domenico, o nella Chiesa parrocchiale; in questo secondo caso, che sia accompagnata da essa Confraternita, previo pagamento del dritto di processione secondo la Tariffa, sia per portarsi che ancora per ritornarsi. In breve, nella Chiesa di San Domenico era stata eretta (presumibilmente, il 1890) una Cappella in onore della Madonna di Belvedere, la cui festa veniva celebrata solennemente (banda, spari, fuochi ecc.), ogni anno, il Martedì di Pasqua, e di certo fino al 1936, come scrive D. Giuseppe Santoro. ***

SECOLO XX ANNO 1907 Il 1907, Pasquale Brandi-Lotti dà alle stampe Il Santuario di Belvedere in Carovigno e Canti Belvederiani. Si metta in parentesi la parte dei Canti Belvederiani, e si metta attenzione invece a Il Santuario di Belvedere in Carovigno: si rileva composto di 3 Canti, ciascuno in strofe di 6 versi, di cui i primi 4 a rima alternata (AB AB), gli ultimi 2 a rime baciate (CC). Il Primo Canto e il Secondo riguardanti le cose che già tutti sanno (lo scoprimento della grotta e dell'immagine della Madonna, la miracolosa guarigione del Signore di Conversano, la nzegna, i miracoli, le usanze, nonché l'uragano del 1841 ecc.), si tralasciano, e si dà risalto invece al Canto Terzo che mette l'accento sulla grande devozione del popolo carovignese verso la Madonna di Belvedere, sulla ribellione del popolo carovignese che, buono, umile e docile, diventa una bestia quando è ostacolato nella fede e nell'attaccamento alla Mamma sua di Belvedere, sulla causa tra il Comune e il Principe di Frasso in merito al diritto di patronato, e, dando a Cesare e a Dio ciò che spetta a ognuno, sulla composizione della stessa. ***

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ANNO 1910 Il 1910, A. M. Cavallo manoscrive: Carovigno Dati preistorici e ricordi storici per A. M. Cavallo, e tratta del Santuario della Madonna, come egli dice, nel paragrafo Belvedere e nella Nota VIII. Spiega anzitutto che verso il X secolo, un mandriano smarrisce una giovenca, e dopo aver tanto cercato, scopre una caverna, vi penetra dentro, e trova lì non solo l'animale ma anche un altare con l'effige della Madonna, la cui erezione, egli dice, è da attribuirsi alle persecuzioni cui furono soggetti i cristiani nei tempi andati: un manipolo di fedeli scelse proprio questa caverna per professare nascostamente il nuovo culto. Cessate le persecuzioni, la caverna restò dimenticata, e le piante selvatiche ne ostruirono anche l'entrata. Ovviamente la scoperta fu attribuita a un miracolo, ma certo è invece che, qualunque sia stata la credenza, Carovigno entrò nella storia proprio in conseguenza di essa, visto che non si rinvengono documenti che ne parlino esplicitamente prima di allora; ma, dopo, a motivo del Santuario si parlò molto di Carovigno. I forestieri accorsero numerosi al Santuario, e grande fu la sua importanza; il culto non restò entro i limiti del paese, si diffuse grandemente, piovvero così numerose le offerte che la Madonna divenne proprietaria di terre e di mandrie di vacche. Alla domanda su quale sia stata la sorte di dette terre e vacche, il Nostro risponde (Nota VIII) che sopra i beni della Madonna di Belvedere, i Baroni non mancarono di mettere le mani, attribuendosi, in quanto feudatari, il diritto di patronato per avere così l'autorità di nominare il beneficiario, e usufruire indirettamente delle rendite. Il Capitolo si oppose, e ricorse al Papa, e questi unì alla Chiesa Madre e al Capitolo di Carovigno l'Abbazia di S. Maria di Belvedere, ordinandone il possesso. Ma fu inutile, perchè la prepotenza baronale ne mantenne il possesso con la forza, non senza l'appoggio del Vescovo. Per inciso si fa notare che il barone dell'epoca era Scipione Loffredo, col quale l'Università sostenne la lite che le costò 20.000 ducati. Al patronato seguì il padronato, e le usurpazioni che decimarono i beni beneficiali. Il paese ricorse perciò al Papa, e Benedetto XIII fulminò la scomunica maggiore, il 1° Novembre 1728, contro gli usurpatori. Vennero così alla luce tutti i beni indebitamente posseduti, e si potè fare una Mappa. Il che non intaccò comunque il potere baronale. La scomunica venne minacciata quando era feudatario un Granafei da Mesagne. Da ultimo, con la devoluzione del feudo, il Regio Fisco devolse a sé il Beneficio. E poi il Beneficiario, di nomina Regia, istituì erede, nel Beneficio, il Principe di Frasso. Fino al 1861, il Beneficio fu posseduto dai Dentice che mantenevano aperto il Santuario alla pubblica devozione, sopportando le spese occorrenti per la custodia e la celebrazione delle messe domenicali, e i cittadini erano liberi di esercitarvi il culto. Venuta poi la soppressione, e ritenuto laicale il Beneficio di Belvedere, il Ricevitore di San Vito, il 1870, prese possesso del Beneficio a nome del Demanio dello Stato. Ne seguì una causa con i Dentice, che fu poi amichevolmente composta. Il 1884, il Cavallo aveva pubblicato un opuscolo sul Santuario per lamentare le restrizioni della libertà di culto imposte dai Dentice con la compiacenza dell'arcivescovo Aguilar, che causavano pubbliche odiosità. Si intentò (in realtà nel Giugno 1886) anche un processo inquisitorio contro il Sac. Antonino Brandi, perché, in una predica, aveva stigmatizzato la condotta dell'Arcivescovo; processo, che sfumò con danno morale dell'Arcivescovo

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stesso. Il 1885, il Cavallo ricevette il decreto di sindaco; l'anno successivo impiantò in Carovigno la stazione dei carabinieri; la mattina della prima Domenica dopo la Pasqua del 1887 (cioè il 17 aprile 1887), il Brigadiere lo mise al corrente che il Sabato precedente vi erano stati dei torbidi al Santuario appunto per certe proibizioni mal tollerate, specialmente nei confronti di preti forestieri, ai quali fu precluso di celebrare perché mancanti della tessera richiesta. La presenza dei carabinieri aveva sedato la sommossa (ovvero gli animi concitati), ma quella Domenica, dopo pranzo, con il vino a buon prezzo, il popolo insorse come un sol uomo, fece uscire la Banda musicale, andò a prendere il sindaco di forza e con i carabinieri da questi chiamati, si recarono tutti in processione al Santuario. Intanto alcuni ubbriachi avevano danneggiato alcune cose del Dentice, il quale giunse proprio in quel momento critico. Ma poiché c'erano i Carabinieri, non accadde null'altro di male, e la processione ritornò in buon ordine al paese. In questa circostanza particolare, il telegrafo aveva ben funzionato, e molta forza pubblica si vide piombare. Si era detto infatti che Carovigno era in rivoluzione, e la rivoluzione era stata promossa dallo stesso sindaco che - si telegrafò - aveva addirittura ucciso il Principe. A ogni modo fu istruito un processo contro il sindaco per l'opuscolo che aveva pubblicato, come se fosse stato quello scritto a far nascere la immaginaria rivoluzione che in realtà, in base alle risultanze del processo, fu solo una dimostrazione religiosa. Nondimeno, il Crispi lo sospese dalla carica di sindaco. In conseguenza dell'immaginaria rivoluzione, il Santuario fu chiuso, e un contingente di militari ne custodiva l'entrata, col beneplacito dell'Arcivescovo Aguilar. Il Capitolo però, dietro sollecitazione dei Sacerdoti Francesco Andriani e Antonino Brandi, si appellò alla Sacra Congregazione dei Vescovi, che inviò al Sindaco ff. un Monito perché lo consegnasse all'ordinario diocesano. Sicché l'Aguilar fu doppiamente umiliato. Così il Santuario venne riaperto - riaperto liberamente cioè - e non se ne parlò più. ***

ANNO 1911 Il 10 Marzo 1911, il Sac. Michele Russo, Cappellano di Belvedere, invia alla Cancelleria della Curia Vescovile di Ostuni il questionario compilato per la visita pastorale indetta dall'Arcivescovo Tommaso Valeri. Praticamente egli scrive che il Santuario di Belvedere appartiene al Principe Dentice di Frasso. Lo scoprimento della grotta risale al IX secolo, ma s'ignora da chi fu consacrata, e quando. Il padrone (sic) [In realtà il quesito riguardava il patrono] è il Principe Dentice che ha nominato lui come cappellano, nell'agosto 1903. Attiguo alla Chiesa vi è un locale utilizzato per rimessa e un altro per deposito foraggi, che appartengono allo stesso padrone, e sopra i quali vi sono alcune stanze di abitazione per il Cappellano e per il Custode del Santuario che vi abita sempre con la famiglia. Sotto la Chiesa vi è una grotta profonda ove si trovano due Immagini della Madonna di Belvedere e vi si celebra la Messa. I restauri, all'occorrenza, sono eseguiti dal padrone a sue spese. La Chiesa è ben custodita con porte sicure. Le chiavi sono in mano del custode che ne cura la nettezza e la biancheria. La Chiesa si apre la mattina, quando occorre, e vanno le persone per visitare il Santuario.

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Nella Chiesa vi è un altare di marmo con la pietra sacra. A metà della scalinata che porta giù nella grotta, vi è un altro altare in pietra; nel centro, in una nicchia, è dipinta la SS. Vergine delle Grazie, vi è anche la pietra sacra. In fondo alla grotta, un terzo altare; e nel centro, in una nicchia, dipinta l'immagine della SS. Vergine di Belvedere. Detto altare è di pietra ed è provvisto della pietra sacra. Sull'altare di marmo, il primo nella Chiesa, si trova il Tabernacolo fisso, rivestito di legno e metallo, con solida portella a chiave, ove rare volte, nelle grandi ricorrenze quando c'è concorso di popolo, si tiene per qualche giorno il SS. Sacramento dietro permesso del Vicario diocesano. All'altezza del Tabernacolo, c'è nella parte posteriore una statuetta in pietra della SS. Vergine di Belvedere. Nel secondo altare, una lampada; e nel terzo, due lampade sempre accese: l'olio è fornito dal Padrone, il Principe. Non mancano le tre tovaglie prescritte. L'altare maggiore è disposto in fondo alla Chiesa. Il pavimento è di mattoni in ottimo stato. Ove si trova il 2° altare nella gradinata per andare giù alla grotta, vi sono delle antiche sepolture ben chiuse. Vi sono altresì due confessionali ben posizionati, puliti e non mancano di nulla. E due pile di acqua santa di marmo vicino alla porta della Chiesa La facciata della Chiesa è decorosa e pulita, ha la croce, è lo stemma dei Dentice (il padrone). Vi è il campanile con una sola campana che serve unicamente per le funzioni religiose. Vi si può salire solo con scale di legno. La sagrestia è pulita e sicura, con un armadio per gli arredi e il banco per appararsi i sacerdoti. Il cappellano provvede per le ostie e il vino. Vi è il lavabo per i sacerdoti, e il sacrario è tenuto con la dovuta nettezza. La Chiesa è provvista di tutti gli arredi sacri. E fu arricchita di indulgenze (Bolla di Pio X, già scadute il 12 marzo 1904). La festa solenne al Santuario si fa il Sabato dopo la Pasqua a spese della Deputazione delle feste del paese. E la notte dell'Assunta in Cielo vi è l'antica abitudine di tenere la Chiesa aperta, perchè grande è la partecipazione dei fedeli. Da due anni, i sabati della Quaresima, si pratica fare la Via Crucis dal paese al Santuario, segnata da 14 colonne con le stazioni, regolarmente benedette. Il Cappellano è il Sac. Russo Michele fu Giuseppe, di anni 33, qui domiciliato. All'occorrenza, per celebrare le messe vengono altri sacerdoti anche da altri paesi percependo l'elemosina dai devoti. Il Cappellano percepisce lire 2.75 per ogni sabato che si reca a celebrare e la spesa è sostenuta dal Principe. Il custode è il Sig. Leonardo Spagnolo fu Valentino, ammogliato con figli e vive sempre al Santuario, e svolge anche le funzioni di guardiano delle proprietà limitrofe dello stesso padrone. È pagato dal Principe con lo stipendio di lire 30.00 mensile. ***

ANNO 1920 La Pasqua del 1920 venne funestata da una insurrezione popolare contro l'economo curato Don Giovanni Lamazza, il quale uscì miracolosamente incolume dall'ira del popolo che gli distrusse tutte le suppellettili di casa. La colpa del Lamazza? Il maldestro infelice ritocco della Statua della Madonna di Belvedere, che ne cambiò totalmente il viso. La impressionante rivoluzione, come si legge nel Libro delle Conclusioni Capitolari della Chiesa Madre, fu sedata da Don Giovanni Lanzillotti, che, la notte, provvide a far eseguire la dovuta corre

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zione da un altro pittore. ***

ANNO 1936 Il 5 Aprile 1936, il Sac. Giuseppe Santoro dà alle stampe l'opuscolo, Il Tesoro di un Colle. Dei paragrafetti che lo compongono, utile ai fini del presente lavoro è Il Culto, in cui è detto questo: - che la festa principale in onore della Madonna di Belvedere si celebra la domenica, il lunedì e il martedì di Pasqua, in Carovigno. Al Santuario si va il Sabato successivo, cioè l'ottava di Pasqua, e in quel giorno accorrono a Belvedere non soltanto i Carovignesi ma anche i cittadini dei paesi vicini; - che molti fedeli, per antica tradizione, La notte delle grazie, 14-15 di agosto, si recano in pellegrinaggio al Santuario, recitando il Rosario; - che un'altra festa in onore della Vergine di Belvedere si usa celebrare in Carovigno, il 17 agosto di ogni anno, in memoria dell'uragano del 1841. - che in San Vito dei Normanni, il culto di Maria SS. di Belvedere va sempre più estendendosi permeando l'animo di quel popolo che, ogni anno nel Martedì di Pasqua, festeggia la nostra Madonna, dalla quale ha ottenuto, in diverse circostanza, grazie divine. ***

ANNO 1990 Davvero interessante, oltreché sconosciuto ai locali, è il rito della incubazione che un tempo si praticava nel Santuario di Belvedere. Lo dice Irene Maria Malecore nella relazione Persistenze e Cambiamenti nelle feste tradizionali e nella cultura popolare del Salento, tenuta al Papers II - Sief 4th Congress Bergen, June 19th - 23rd 1990 [Società Internazionale di Etnologia e Folklore, 4° Congresso, Bergen (Norvegia), 19-23 Giugno 1990]: "E ancora nella provincia, in Carovigno, la festa della Madonna del Belvedere, che mostra conservazione e persistenze attuali della cultura bizantina e romana, giacché ha inizio il lunedì dell'Angelo, con la trasgressione liberatoria della Pasquetta (colazione e festa in campagna) e termina nei giorni della Pasqua greca, all'ottava, in cui viene accettata la liturgia ortodossa; ma ancora un altro elemento di persistenza è il fatto che in questa festa si pratica l'incubatio (il dormire dei fedeli nel Santuario la notte che precede la festa), che resiste anche in altre feste della regione. Si precisa che l'incubazione è una sorta di pratica divinatoria, consistente nel dormire in un tempio (all'interno o sulla soglia) per ricevere in sogno le rivelazioni divine, attestata principalmente nell'antica Grecia, ma anche nell'Antico Egitto, nel Perù precolombiano, nelle popolazioni dell'area subartica. Per quanto attiene alla incubazione a Carovigno, non è stato possibile trovare riscontro, altro da quanto affermato dalla Malecore. ***

EPOCA DON GIOVANNI DI LATTE

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ANNO 1979 Il 29 Dicembre 1979, l'Arcivescovo D. Settimio Todisco, - Preso atto che la Chiesa di Santa Maria di Belvedere in agro di Carovigno e Diocesi di Ostuni, un tempo denominata <<di luco>> (luogo sacro e alberato), è sempre stata particolare meta di pellegrinaggi; e che è tuttora vivo il legame di fervida devozione che unisce i fedeli di Carovigno a detta Chiesa; - Preso atto altresì che il Vescovo Bisanzio Antonio Filo (1707-1720) la configurava come centro di devozione e punto d'incontro di pellegrinaggi provenienti da varie regioni del Regno di Napoli, e che ha assunto nel tempo un marcato carattere di culto mariano non solo per i carovignesi ma anche per i forestieri che vi si recano per scogliere voti e impetrare grazie, animati da singolari sentimenti di pietà verso la Madonna; Vista la richiesta del Rettore D. Giovanni di Latte e dei laici collaboratori, e il parere favorevole e concorde dei sacerdoti del luogo; Continuando le attenzioni che i predecessori Arcivescovi, Palmieri e Valeri, ebbero, rispettivamente, nel 1904 e nel 1936, per il culto della Vergine di Belvedere; Decreta di attribuire alla Chiesa di Maria Santissima di Belvedere la qualifica di Santuario Cittadino. ***

ANNO 1991 Il 10 Gennaio 1991, mediante l'istrumento redatto in Brindisi dal Notaio V. Loiacono, Don Giovanni Di Latte, in qualità di procuratore speciale del Sig. Luigi Dentice di Frasso (Nizza, 14/9/1924-), vende e trasferisce a sé stesso l'immobile rustico di proprietà del suo mandante (che lo aveva acquistato dal Sig. Primicerio Oronzo Pasquale, il 16 Novembre 1984; Atto del Notaio Lupi Mario di Roma), sito in Carovigno alla Contrada Belvedere: Terreno di Ha 1.21.59, confinante con la Chiesa di Belvedere e, in senso orario, con i beni di Pepe Faustina e altri. Nello stesso tempo l'acquirente Di Latte dichiara di aver già pagato la somma convenuta di £ 10.000.000 (diecimilioni) al venditore Luigi Dentice, per conto del quale, così come facoltato, rilascia a sé stesso ampia, finale e liberatoria quietanza, con dichiarazione che il suo mandante null'altro ha da pretendere per la causale suddetta ed espressamente rinunzia a ogni e qualsiasi iscrizione legale, esonerando il Conservatore dei Registri Immobiliari da ogni sua responsabilità al riguardo. ***

ANNO 1992 Il 13 luglio 1992, l'ERSAP (Ente Regionale di Sviluppo Agricolo della Puglia), Sede in Bari, cede a titolo gratuito alla Parrocchia S. Pietro Apostolo, o meglio, al suo legale rappresentante D. Giovanni Di Latte, ai fini della realizzazione di un centro di accoglienza e di assistenza dei fedeli in pellegrinaggio al Santuario di Belvedere: l'appezzamento di terreno in località Belvedere di 4830 (quattromilaottocentotrenta) m2, confinante con la strada Carovigno-Belvedere, con i beni dell'Ente da assegnare a Semeraro Salvatore e con i beni Dentice di Frasso [Catasto: Partita 15836; Foglio 42, Particella 180, are 42.10 (ficheto); Particella 181, are 6.20 (ficheto)].

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Il 21 Luglio 1992, il Vicario Generale, Mons. Angelo Catarozzolo, dichiara al Sindaco di Carovigno che: - il Santuario di Belvedere, con decreto arcivescovile n. 23 del 14.2.1989, è stato assegnato all'Ente Ecclesiastico Parrocchia S. Pietro Apostolo di Carovigno, rappresentato legalmente dal Parroco Don Giovanni Di Latte; - le strutture esistenti e i terreni adiacenti sono destinati a opere pastorali e sociali, come l'accoglienza di pellegrini, ritiri spirituali, incontri di giovani e adulti ecc.; - le opere che sorgeranno nel comprensorio del Santuario avranno valenza altamente sociale, sia per la cittadinanza che per i pellegrini in visita; - il detto Parroco può assumere, al riguardo, ogni impegno sia di rappresentanza legale che di firma, per quanto concerne l'attuazione delle opere indicate. ***

ANNO 1995 Il 29 Aprile 1995, il Pretore Dr. Luigi Forleo - Pretura Circondariale di Brindisi, Sezione Distaccata di S. Vito dei Normanni - , in relazione alla causa civile promossa da D. Giovanni Di Latte come legale rappresentante della Parrocchia S. Pietro Apostolo di Carovigno (per il tramite del suo procuratore, Locorotondo), emetteva sentenza contro i Sigg. Dentice contumaci, avente per oggetto usucapione. Il procuratore Locorotondo aveva richiesto al Pretore di voler "dichiarare e riconoscere che la Parrocchia San Pietro Apostolo è proprietaria per diritto di usucapione, avendone il possesso pacifico, continuato e non interrotto da oltre 40 anni del fabbricato rurale adiacente alla Chiesa del Santuario di Belvedere, riportato in Catasto alla Partita 481 foglio 2, ver. 1, mut. A cat. A/3, cl. 1, cons. 5.5, rendita 583, in testa alla ditta Dentice Luigi fu Ernesto; autorizzare il competente Conservatore dei Registri Immobiliari alla trascrizione dell'emananda sentenza, esonerandolo da ogni e qualsiasi responsabilità; condannare i convenuti, in caso di opposizione, al pagamento delle spese e competenze del giudizio". Con atto di citazione del 25.3.1993 la Parrocchia S. Pietro Apostolo, in persona del legale rappresentante Sac. Don Giovanni Di Latte, conveniva davanti al Pretore i Sigg. Dentice, affermando in primo luogo che, a seguito della costituzione nel 1980 delle tre parrocchie di Carovigno, le era stata assegnata, fra le altre, la Chiesa Santuario di Belvedere, adiacente alla quale vi era il fabbricato rurale riportato in Catasto alla Partita 481, Foglio 43 ecc., intestato alla ditta Dentice Luigi fu Ernesto. E in secondo luogo che tale fabbricato era stato, da oltre 40 anni, posseduto pacificamente ininterrottamente e continuativamente: sino al 1980, dalla Parrocchia Santa Maria Assunta; e dal 1980 in poi, dalla Parrocchia S. Pietro Apostolo, a uso di abitazione del custode. Assolte le formalità di rito, il pretore dichiarava in via preliminare la contumacia dei convenuti che, nonostante avessero ricevuto la rituale citazione, non si erano costituiti in giudizio; e, nel merito, dichiarava la domanda fondata e da accogliersi. Tutti i testi esaminati riferirono concordemente sotto il vincolo del giuramento che il fabbricato rurale attiguo alla chiesa del Santuario era stato ininterrottamente, pacificamente e continuativamente posseduto, per circa 40 anni,

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prima dalla parrocchia Santa Maria Assunta fino al 1980 e successivamente dall'avente causa e odierna attrice Parrocchia San Pietro Apostolo. E aggiunsero che il fabbricato di cui trattasi era stato sempre adibito ad abitazione del custode della chiesa; e uno degli stessi testi dichiarò di averlo lui stesso occupato, in quanto custode della chiesa, dal 1970 al 1984. Ulteriori elementi di convincimento circa il fondamento della domanda fu possibile trarli, ai sensi dell'art. 232 C.P.C., dal comportamento processuale dei convenuti che non si erano costituiti in giudizio e non si erano presentati all'udienza fissata perché rendessero l'interrogatorio formale loro deferito sulla circostanza del pacifico possesso ultraventennale del fabbricato da parte della parrocchia attrice. A tale qualificato e continuato possesso è, pertanto, conseguito, ai sensi dell'art. 1158 C.C., l'acquisto a titolo originario del diritto di proprietà sull'immobile. Per questi motivi, il Pretore dichiarava che la Parrocchia S. Pietro Apostolo, in persona del legale rappresentante Sac. Don Giovanni Di Latte, ha acquistato per usucapione ultraventennale la proprietà del fabbricato rurale attiguo alla chiesa del Santuario di Belvedere, sito in agro di Carovigno alla contrada Belvedere, in Catasto alla Particella 481, Foglio 43, num. 2, var. 1, mut. A, cat. A/3, cl. 1, cons. 5.5, rendita 583, in testa alla ditta Dentice Luigi fu Ernesto. E ordinava al competente Conservatore dei registri immobiliari di trascrivere la presente sentenza con esonero da ogni e qualsiasi sua responsabilità al riguardo. Il Conservatore dei Registri Immobiliari di Brindisi, il 21 Agosto 1995, provvede alla trascrizione della sentenza pretoria a favore della Parrocchia San Pietro Apostolo di Carovigno, con la quale si dichiara che detta Parrocchia è divenuta proprietaria per usucapione ultraventennale del fabbricato rurale attiguo alla Chiesa del Santuario di Belvedere. Il 18 Maggio 1995, Don Giovanni Di Latte fa presente all'Arcivescovo: - che ha acquisito il diritto di proprietà sia dei locali facenti corpo unico con la Chiesa sia della pineta che si estende a est della costruzione di cui trattasi, già di proprietà dell'ERSAP; - che l'acquisizione di detti beni ha comportato, tra l'altro, un notevole dispendio di denaro. Stante la scarsità di mezzi finanziari che caratterizza il bilancio parrocchiale, egli stesso si è sobbarcato tutte le spese connesse con la stipula degli atti. - che occorre subito effettuare la manutenzione straordinaria dei locali attigui alla chiesa, perché sono fatiscenti, e di pericolo per gli stessi fedeli; e anche della pineta: ridefinire i viottoli, sistemare le panchine e i contenitori delle immondizie, apporre i cartelli ecc.; - che un ingegnere amico ha dichiarato la propria disponibilità a elaborare i relativi progetti, senza alcun onere per la parrocchia. E per il reperimento dei fondi necessari, alcuni parrocchiani di buona volontà hanno espresso l'intenzione di costituire un Comitato pro-santuario di Belvedere. Pertanto, al fine di corrispondere alle aspettative dei fedeli che legano la bontà delle iniziative all'efficienza ed efficacia delle azioni del loro parroco, e anche al giudizio favorevole che essi stessi esprimono in merito all'impegno dal loro parroco profuso nel far acquisire dalla parrocchia beni così importanti, rivolge all'Arcivescovo la preghiera perché dia il Nulla Osta per la costituzione del suddetto Comitato e affidi a lui la responsabilità della promozione e della gestione dei lavori sopra indicati.

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Il 16 Giugno 1995, la Curia Arcivescovile di Brindisi, preso atto che il Comune di Carovigno ha devoluto a essa stessa la somma di £ 21.860.787 corrispondente al 7% degli oneri di urbanizzazione secondaria incassati negli anni 1993-1994, dispone che l'80% di tale somma, utilizzabile per lavori su immobili destinati o connessi all'esercizio di culto o adibiti nell'esercizio di ministero pastorale, ad attività educative, sociali, culturali e ricreative, sia impiegata per il ripristino degli ambienti del Santuario Madonna del Belvedere. Per quanto concerne la costituzione del Comitato, Pro-Santurario, il Consiglio Diocesano per gli Affari Economici, il 27 Giugno 1995, dichiara che non è di sua competenza Il 14 Luglio 1995, il Soprintendente per i B.A.A.A.S. di Bari fa presente al Sindaco e all'Arciprete (in quanto detentore del bene) di Carovigno che, a motivo dell'interesse storico-architettonico, il Santuario della Madonna di Belvedere, sorto al di sopra di un sistema di cavità rupestri ornate di affreschi e utilizzato nell'alto Medioevo da monaci basiliani, è assoggettato ope legis alle disposizioni di tutela di cui agli artt. 1, 2, 4 e 11 della Legge 1089/1939. E che, per la salvaguardia del sacro edificio e dei luoghi esterni, dove si rinvengono tracce di frequentazioni umane e segni antropici connessi con l'insediamento monastico, ancorché ricoperte da macchia mediterranea ed essenze arboree, o parco, assoggettati alle disposizioni di tutela a norma delle lett. (d) e (g) dell'art. 1 della L. R. 30 del '90, ha avviato la procedura di declaratoria e vincolo (di particolare interesse storico e artistico dell'immobile) in conformità della citata legge 1089. Invita quindi l'Amministrazione comunale e il Parroco detentore a voler sottoporre all'esame della stessa Soprintendenza qualsiasi progetto di intervento sui luoghi di cui trattasi. Il 20 Ottobre 1995, la Soprintendenza per i B.A.A.A.S. di Bari esprime in primo luogo apprezzamento al Parroco Di Latte, al Sindaco e alla Curia Arcivescovile per l'iniziativa di ridurre le condizioni di degrado in cui si trova il Santuario di Belvedere. Quindi, presa in esame, a seguito di sopralluogo, la documentazione tecnica prodotta, finalizzata all'esecuzione di essenziali lavori di manutenzione straordinaria; riservandosi di dare ulteriori prescrizioni nel corso dei lavori da affidarsi a Ditte iscritte alla A.N.C.E. cat. 3/A del cui inizio dovrà essere data tempestiva comunicazione, concede il proprio nullaosta stabilendo che: - considerata la presenza di scialbi sulle superfici murarie e intradossi dei vani denominati A e B, è opportuno, a seguito dei lavori di pulitura, ripristinare l'originaria finitura, escludendo la prevista intonacatura; - prima della posa in opera del pavimento nei suddetti locali, per il quale si raccomanda l'uso di chianche, è necessario eseguire saggi di scavo volti a verificare l'eventuale presenza di strutture interrate e/o reperti. Il 30 Novembre 1995, Don Giovanni Di Latte, Parroco della Chiesa San Pietro Apostolo e unico legale rappresentante del Santuario di Belvedere e dei manufatti adiacenti, comunica al Sindaco che: - conformemente alla nota della Soprintendenza per i B.A.A.A.S., e al parere espresso dall'Arch. Matichecchia a seguito del sopralluogo effettuato nel Santuario;

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-visto lo stato di degrado avanzato degli affreschi presenti nella grotta; sono in corso questi lavori: - asportazione di materiale superfluo presente all'interno di una nicchia ubicata all'ingresso della grotta; - al primo livello della grotta, asportazione di lastre di pietra sul manto di pavimentazione; - al secondo livello della grotta, sostituzione del vecchio manto di pavimentazione con manto di pavimentazione con lastre di pietra locale, perché quello attuale in tavelle di cemento non consente un sufficiente assorbimento dell'enorme umidità che è causa del degrado degli affreschi; e installazione di un deumidificatore. Comunica inoltre che la Soprintendenza ha inviato, dietro sua sollecitazione, degli esperti che stanno eseguendo dei saggi sulle pareti alla ricerca di ulteriori affreschi, già trovati, da recuperare. ***

ANNO 1996 Il 20 agosto 1996, Don Giovanni Di Latte rappresenta all'Arcivescovo di aver ricevuto, nell'Ottobre 1995, dalla Soprintendenza per i B.A.A.A.S. di Bari, in quanto parroco della Chiesa San Pietro Apostolo di Carovigno e unico legale rappresentante del Santuario di Belvedere e dei manufatti adiacenti, il parere favorevole, dietro specifica sua richiesta, riguardo ai lavori di manutenzione del manufatto suddetto. Parere espresso dall'Arch. Matichecchia, previo sopralluogo. I lavori, previsti solo per i locali ubicati al piano terra e prospettanti a sud, prevedevano: l’impermeabilizzazione del lastrico solare del Santuario e del manufatto adiacente; il consolidamento di parte delle fondamenta; la pulitura e ripristino degli intonaci dell'intradosso delle due volte; la realizzazione del manto di pavimentazione del locale A; il consolidamento di parte dell'architrave del portone di ingresso al locale indicato con lettera B; la sistemazione del manto di pavimentazione; la stonacatura e pulitura della parete esterna; lo svellimento e il rifacimento del manto di pavimentazione; la creazione di un marciapiede, per evitare infiltrazioni di acqua dalla stradina. Intervenuti però sul posto per l'esecuzione dei lavori, si è costatato che gran parte delle strutture portanti in pietra, sia al piano terra sia al primo piano, aveva bisogno di urgenti opere di consolidamento. In stretto rapporto con la Soprintendenza, si eseguivano i lavori, già portati a termine, che hanno però richiesto maggiori tempi di esecuzione e maggiori spese non preventivate. Così sotto la responsabilità dell'Arch. Scaligeri e dell'Ing. Sforza e con l'impresa Pagano di Squinzano si sono compiuti questi interventi: svellimento del manto di pavimentazione dei due locali; stonacatura e sabbiatura delle volte; realizzazione di micropali di diametro di cm 8 per una lunghezza pari a m l.40 a parte delle fondamenta e precisamente allo spigolo del manufatto posto a sudovest; realizzazione di due micropali di diametro di cm 6 per una lunghezza pari a m l.16 all'imposta dell'architrave, pericolante, del portone d’ingresso al locale indicato con lettera B; iniezione di miscela cementizia alle pareti e alle volte nell'ambiente al piano terra indicato con lettera A; stilatura dei giunti fra i conci ai due ambienti al piano terra; iniezioni di miscela cementizia, pulitura e

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stilatura dei giunti alla parete esterna al piano terra prospettante a sud; eliminazione dei contrafforti esistenti sempre sulla parete suddetta; creazione di due capriate in c.a., sulle volte dei due ambienti al piano terra, nascoste nel manto di copertura, questo per garantire un ulteriore equilibrio e stabilità a parte della struttura; iniezioni di miscela cementizia alle pareti di due ambienti posti al primo piano che presentavano uno stato di degrado avanzato preoccupante, a esse inoltre è stato effettuato un altro intervento molto importante e allo stesso momento anche dispendioso; la creazione, dopo aver smontato la vecchia copertura in coppi, di due controvoltine in c.a. agganciate alle volte in pietra esistenti e la creazione, di un nuovo manto di copertura così composto: a) riempimento di argilla espansa; b) massetto in c.a. a pendio; c) lastre di guaina in catrame; d) posatura di nuovi coppi con nuova pendenza. Attualmente il manufatto abbisogna ancora di altri interventi per frenare lo stato di degrado e salvaguardare i lavori effettuati, modesti, ma assai importanti: la stonacatura, pulitura e rintonacatura delle pareti esterne poste a est e nord; manto di pavimentazione ai due locali A e B; la stonacatura e l'intonacatura interne; gli infissi esterni per evitare le infiltrazioni di acqua. Tutti i lavori di cui sopra sono compresi in un progetto di consolidamento e restauro dell'intero manufatto che l'Arch. Scaligeri sta redigendo per attingere fondi dalla Regione Puglia (Legge n. 537 del 24 Dicembre 1993, ex lege n. 292/68 e 37/79). A questo riguardo, rappresenta di avere già, il 6 Luglio 1996, presentato la correlata istanza. In breve: a fronte di una spesa preventivata di circa £ 35.000.000 (Trentacinquemilioni), la parrocchia ha riscosso £ 28.000.000 (Ventottomilioni) dai fedeli, e £ 14.000.000 (Quattordicimilioni) dalla Curia di Brindisi. Complessivamente £ 42.000.000 (Quarantaduemilioni). Invece, la spesa, come è documentato, è stata di £ 60.000.000 (Sessantamilioni), con un disavanzo di £ 18.000.000 (Diciottomilioni), cui sta provvedendo con una nuova richiesta ai fedeli. Aggiunge infine che occorre fare altri lavori di completamento, il cui costo è di £ 25.000.000 (Venticinquemilioni). Chiede pertanto al suo Arcivescovo di voler elargire alla Parrocchia un contributo finanziario per far fronte alle connesse impellenti necessità amministrative. Il 23 Ottobre 1996, la Soprintendenza per i Beni A.A.A.S. di Bari dichiara alla Curia (Br), al Sindaco di Carovigno, al Prefetto (Br) e al Ministero per i B.C.A. (Roma) che il Santuario di Belvedere in agro di Carovigno (Br) - Catasto: Fg. 32, Particella A, confinante con le Particelle 1-2 -, di proprietà dell'Ente Ecclesiastico, riveste importante interesse storico-artistico ai sensi della Legge 1.6.1939 n. 1089. Il Santuario sorge a circa 4 km. sulla direttrice Nord-Est del centro urbano di Carovigno, su una fascia collinare pedemurgiana, al di sopra di un sistema di cavità di grotte naturali, adibita a cripta dai Basiliani, nel IX secolo. Da un punto di vista topologico, l'immobile è caratterizzato da due livelli di grotte, collegate da scalinata in pietra naturale, cui si accede da una parete volta a sud all'interno della Chiesa sub-divo ottocentesca, costruito nel 1875 dal principe Dentice ad aula unica coperta da crociere con facciata in stile neoclassica con unico portale a timpano. I due livelli ipogei presentano tracce di affreschi bizantineggianti, raffiguranti scene sacre fra cui Madonne e Bambino, in gran parte coperti da scialbi di

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calce, recentemente interessati da saggi di pulitura che hanno permesso di rilevare l'effettiva estensione e la notevole qualità dei dipinti, ascrivibili a un periodo compreso fra il XII e XVI secolo. Al centro della scalinata, vi è un altare con baldacchino in pietra sorretto da colonne, edificato nel XVI secolo, così come si evince dall'epigrafe incisa sul fregio. Sulla cornice, lo stemma dei Loffreda. Nella cripta inferiore, un secondo altare in pietra in stile barocco (XVII sec.), realizzato da Giovanni Maratto e Placido Colucci, sovrapposto a una nicchia che conserva l'affresco bizantineggiante di una Vergine col Bambino che ha in mano un uccellino, similare al dipinto murale esistente nell'abazia basiliana di S. Maria di Civo presso Taviano. Nel XII secolo, sopra le cripte si edificava una cappella sub divo con aula unica coperta da volta a botte, con facciata a capanna orientata a nord. Di particolare pregio, una statua lignea raffigurante la Vergine di squisita fattura cinquecentesca. Ragione per cui, la Soprintendenza ritiene opportuno esplicitare l'importanza dell'immobile sottoposto a tutela ope legis, inserendolo tra i beni d'interesse storico-artistico del Comune di Carovigno. La Soprintendenza significa altresì che il Santuario, tra il centro urbano e la costa, rappresenta una delle più interessanti espressioni di architettura rupestre del Salento, composto di ambienti ipogei sovrapposti, legati da scalinata, sui quali dal XIII-XIV sec. si è costruita la Chiesa sub divo. Il sistema di grotte ipogee, in parte inaccessibile, probabilmente frequentato da anacoreti basiliani, presenta un pregevole ciclo di affreschi in stile bizantino, ascrivibili al 1200-1400, in parte coperto da scialbi di calce, ultimamente oggetto di saggi di pulizia che ne hanno svelato l'importanza e interesse. Tali ambienti si collegano al luogo ecclesiastico superiore per mezzo di un'ampia scalinata, lungo la quale vi è un altare a baldacchino in pietra del periodo barocco, e altri cicli di affreschi posteriori di scene sacre. I corpi sub divo sono caratterizzati da due aule ecclesiastiche parallele volte in direzione est-ovest, la prima ascrivibile al XII-XIII sec. di più modeste dimensioni, associata a romitorio sul fianco orientale, con muri e crociere a vista, l'altra, di più recente fattura otto-novecentesca, ad aula unica, posta sul fianco occidentale, edificata dai Principi Dentice di Frasso. Poiché sul retro del Santuario si rinvengono una depressione morfologica del suolo (antica lama) e frammenti di tegole oltre che un forno in pietra, è probabile che la struttura costituisca la superstite testimonianza di un insediamento abitativo medievale scomparso. Al fine di consentire la salvaguardia e tutela dell'immobile che domina la sottostante vallata, con ampia visuale sino al mare, unitamente alle caratteristiche ambientali circostanti, la Soprintendenza ritiene necessario e opportuno vincolare l'area tutt'intorno a tutela anche del sottostante sistema criptologico ancora inesplorato. Il 18 Novembre 1996, Don Giovanni Di Latte fa le proprie rimostranze all'Arcivescovo contro la nomina di D. Franco Maldarella a rettore della Chiesa di Belvedere, perché, a suo avviso, incongrua con l'acquisizione da parte della Parrocchia S. Pietro Apostolo della proprietà: della Chiesa e dei locali attigui (ex casa custode), nonché del terreno adiacente al Santuario di circa 4830 m2. Il neo rettore Maldarella dovrebbe paradossalmente amministrare i beni del Santuario che sono di proprietà dell'Ente Parrocchia S. Pietro Apostolo; e per con-

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verso l'Ente Parrocchia dovrebbe rispondere di beni di cui non è in possesso. Il che, con rilevanti responsabilità di ordine burocratico e fiscale. Il 21 Novembre 1996, la Soprintendenza per i B.A.A.A.S. di Bari, in considerazione dell'importante interesse storico e artistico della Chiesa di Belvedere, informa il Parroco Di Latte, il Sindaco e l'Arcivescovo che, a seguito di sopralluogo, ha rilevato che il fumo dei numerosi ceri nelle citate cripte è motivo di danneggiamento delle pareti naturali degli ambienti ipogei e dei dipinti. Per questo, al fine di assicurarne la conservazione e l'integrità, invita il Parroco Di Latte, detentore del bene ecclesiastico, a interdire l'uso dei ceri nelle cripte. ***

ANNO 1997 Il 19 Marzo 1997, la Soprintendenza riscontra la nota di prot. n. 249 della Regione Puglia (Assessorato al Turismo Cultura e Beni Culturali - Bari), datata 27.1.1997, relativa alla richiesta di parere sul progetto di restauro del Santuario di Maria SS. di Belvedere presentato dal Parroco Di Latte, la cui spesa complessiva si quantifica in £ 300.000.000. Anzitutto mette in risalto l'importante interesse storico e artistico del Santuario sorto nei corpi sub divo a iniziare dal XVI sec. al di sopra di un sistema di cavità rupestri naturali, già frequentati dai basiliani sin dal VII sec. appartenente ai primi insediamenti monastici cristiani, poiché dedicato al culto dell'Arcangelo. In secondo luogo precisa che in tali vani ipogei, ornati da cicli di palinsesti pittorici di fattura bizantineggiante, ascrivibili a un periodo fra il XII e il XVI sec., ha di recente attivato interventi di saggi atti a conoscere la reale consistenza e valore dei medesimi affreschi. Pertanto, visto lo stato dei luoghi, presa in esame la documentazione tecnica esibita che illustra un'esauriente ricerca sotto il profilo storico-costruttivo, unitamente a valide proposte d'intervento mirate alla valorizzazione del complesso religioso; considerata l'indifferibilità dei lavori e la congruità dei prezzi; riservandosi di indicare altri provvedimenti nel corso dei lavori da affidarsi a Ditte iscritte all'ANCE cat. 3/A, e del cui inizio deve essere data tempestiva segnalazione; dà il nullaosta, per quanto di competenza, alle seguenti condizioni: - devono essere escluse le previste colate di miscela cementizia nelle strutture rocciose. È necessario, al fine di addivenire a una più corretta metodologia, avviare un'indagine sulle caratteristiche geologiche della cavità grottale, utile a conoscere le reali condizioni, per i cui interventi devono essere impiegati materiali e tecniche a secco, di carattere perfettamente reversibile, compatibile altresì con le caratteristiche igrometriche; - preliminare alle operazioni di consolidamento con miscele iniettate entro perfori, è il monitoraggio statico delle strutture murarie, mediante l'apposizione di biffe e deformometri sui capisaldi delle lesioni, atte a verificare l'attività deformativa. Comunque, secondo le particolari sedimentazioni architettoniche e geologiche, per non alterare equilibri e/o assestamenti dell'insieme, occorre ridurre le previste colate cementizie, a favore di micro imperneazioni e/o rinzeppature, di natura reversibile; - le pavimentazioni in maioliche bicrome ottocentesche presenti nell'aula e al primo piano, devono essere conservate e integrate con analogo materiale; - i lavori di restauro dei dipinti e affreschi, devono essere eseguiti da esperti re

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stauratori d'arte, di fiducia della Soprintendenza. Il 18 Novembre 1997, il Vicario Generale attesta che il Santuario di Belvedere, unitamente ai locali annessi alla Chiesa, è di proprietà della Parrocchia di S. Pietro Apostolo e che Don Giovanni ne è il legale rappresentante. ***

ANNO 1998 Il 5 Maggio 1998, con istrumento redatto in Brindisi dal Notaio Errico, Don Giovanni Di Latte dona alla Parrocchia S. Pietro Apostolo di cui è Parroco l'appezzamento di terreno attiguo alla Chiesa di Belvedere (Foglio 43, Particella 357, are 12.93), avente il valore di £ 2.000.000 (duemilioni). La donazione di tale bene, da intendersi a corpo con ogni accessione, dipendenza, pertinenza e attinenza, servitù attive e passive, oneri, diritti, ragioni e azioni, è finalizzata alla realizzazione delle opere di Istituto dell'Ente Parrocchia (religiosi, socioculturali, assistenziali ecc.). ***

ANNO 2000 L'8 Gennaio 2000, Don Giovanni inaugura il complesso Centro di Accoglienza "Oasi di Belvedere - Giubileo 2000". E, rivolgendosi agli interventi (Arcivescovo, Sindaco, Autorità civili e militari, fedeli) precisa in primo luogo che tutta l'area del Santuario ricade sotto la giurisdizione della Parrocchia San Pietro Apostolo, la quale è anche titolare dei beni annessi: il locale adiacente al Santuario (N. 5 vani), la pineta, il piazzale, il terreno in cui insiste la nuova costruzione ricettiva. Spiega quindi che il Santuario è stato inserito nelle "Vie dei pellegrini Giubileo 2000", perché importante monumento di rilevante interesse storico e artistico, sorto sui corpi sub-divo a iniziare dal XVI sec. al di sopra di cavità rupestri naturali, già frequentati dai Basiliani sin dal VII sec. appartenenti ai primi insediamenti monastici cristiani. Molti vescovi diocesani hanno prestato attenzione alla Chiesa di Belvedere, in particolare l'Arcivescovo Don Settimo, che nel dicembre 1979 ha decretato di denominare il Santuario "Santuario Cittadino". Anche alcuni Papi, tra cui il papa Pio X che nel 1904 concesse l'indulgenza plenaria ai fedeli che veramente pentiti, confessati e comunicati avrebbero visitato il Santuario in determinate feste dell'anno. Il 19 Marzo 1997, la Regione Puglia (Assessorato ai Beni Culturali e Ambientali) approvava il progetto esecutivo riguardante il solo restauro di tutto il complesso del Santuario per una somma di L. 300.000.000. ai sensi della legge 37. Si trattava in breve del recupero statico e architettonico del Santuario e degli immobili a esso adiacenti. E anche del restauro e recupero delle cripte in roccia calcarea sottostanti; realizzazione e adeguamento degli impianti secondo le normative vigenti; costruzione di struttura ricettiva (compreso il tutto n. 25 posti letto) per accoglienza pellegrini e dopo destinata a scopi sociali assistenza anziani. Il 21 Aprile 1998, il Ministero dei Lavori Pubblici approvava il "Piano de

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gli interventi d’interesse nazionale e relativi percorsi giubilari e di pellegrinaggi in località al di fuori del Lazio", nel quale piano, il progetto "RECUPERO RESTAURO DEL SANTUARIO DI MARIA SS. DI BELVEDERE, DEGLI IMMOBILI ADIACENTI CON NUOVA STRUTTURA RICETTIVA" nel Comune di Carovigno (Br), presentato dalla Parrocchia San Pietro Apostolo, veniva ammesso al finanziamento ex art. 3 Legge 7 Agosto 1997, n. 270, per un importo di L. 1.380.000.000 comprensivo degli oneri di Legge. Don Giovanni illustra poi dettagliatamente il quadro economico generale, e i lavori eseguiti (Chiesa e ambienti annessi). In merito alla nuova struttura ricettiva esplicita che essa si compone di: un seminterrato di circa 300 mq; un piano terra comprendente una sala per la mensa, ingresso, veranda, cucina e bagni di servizio; un primo piano comprendente n. 7 stanze da 2 o 3 posti letto per un totale di 19 + ampia terrazza, una stanza per portatore di handicap. E altresì che il lotto sul quale insiste il nuovo fabbricato è stato donato dalla famiglia Semeraro Pasqua alla Parrocchia San Pietro Apostolo. E infine la ditta che ha eseguito i lavori e i tecnici progettisti e direttori dei lavori. Conclusivamente, dopo aver rimarcato le numerose e notevoli difficoltà che ha dovuto superare, ringrazia caldamente tutti i soggetti (politici, amministratori e non), che hanno fattivamente partecipato al compimento dell'opera.

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APPENDICE DOCUMENTARIA

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-IOSTUNI, MAGGIO 1160 Il Vescovo Mammuni concede la Chiesa di S. Angelo di Luco al Castellano di Ostuni Ottone Cane e al figlio Guidelmo, unitamente a tutti i beni a essa annessi e connessi a queste condizioni: edificare le necessarie e opportune migliorie; versare alla Mensa Vescovile la decima del frumento, vino ecc.; da restituirsi i beni così migliorati, alla loro morte, al Vescovo. Edizioni: Prof. Don Luigi Roma, Codice diplomatico ostunese, Vol. I “LE PERGAMENE DELL’ARCHIVIO CAPITOLARE DI OSTUNI (1099-1455), 1991 - pp. 22-23 Ludovico Pepe, Il libro rosso della Città di Ostuni, Valle di Pompei, 1888, pp. 196-197 Enzo Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere – La Nzegna di Carovigno, Grafischena Fasano, s.d., pp. 185-186 Cosimo Damiano Poso, Ostuni nel Medioevo – Lo sviluppo urbano dall’XI alla metà del XIII secolo – Le pergamente più antiche dell’Archivio Capitolare di Ostuni (1137-1241), Mario Congedo Editore, 1997, pp. 162-164 Trascrizione e traduzione della pergamena originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. *** In nomine Sancte et individue trinitatis anno salutifere incarnationis domini nostri Jhesu Christi millesimo centesimo sexagesimo mense madii indictione octava. Quoniam ecclesias rehedificare, pauperes relevare, captivos redimere, bonis operibus insistere, aut premium aut remedium est; Iccirco Ego Johannes dei gratia ostunensis episcopus vicesimo anno presulatus mei una cum consilio, consensu, et voluntate domini michahelis nostri archidiaconi et aliorum nostrorum clericorum subscriptorum testium, tibi otoni cani ostunensi castellano, et filio tuo Guidelmo, bonis tuis servitiis promerentibus concedimus ecclesiam Sancti Angeli de luco que est in carbiniensi territorio cum vineis, terris, cisternis, olivis, termitetis, cultis et incultis, et cum omnibus stabilibus et mobilibus que circa se habet et continet, ea videlicet ratione ut ipsam ecclesiam cunctis diebus vite vestre teneatis, et ad melio[rem] statum pro posse et scire vestro proferre debeatis, atque de mobilibus rebus ipsius ecclesie quas dominus deus famulorum vestrorum labore et sudore ibidem [concess]erit, licentiam habeatis vendendi, donandi, commutandi, ad proficuum vestrum et honorem ecclesie. Et quicquid aut pontificum donatione [aut] principum largitione, vel fidelium oblatione, vobis ad opus ecclesie donatum oblatumve fuerit, et quod iuste et canonice potueritis ad[ipi]sci, seu si aliquis fidelium cum rebus suis se ibidem offerre voluerit, suscipiendi licentiam tam a nobis quam a nostris successoribus habeatis, [con]cedimus etiam ut si vobis placuerit homines ibidem affidare ad opus ecclesie, et proficuum vestrum et honorem potestatem habeatis. Sed tamen ut ipsam ecclesiam cum omnibus rebus suis stabilibus et mobilibus nullomodo vel ingenio aut inventa ratione a potestate nostra nostrorumque successorum subtrahere seu alienare presumatis sed semper nobis nostrisque successo

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ribus quasi boni filii obedientes sitis tali videlicet modo, ut integram decimationem frumenti, vini, ordei, fabe et lini, et de nutrimine animalium, atque de omnibus rebus quas in ipso loco consecuti fueritis et etiam si alibi in tota nostra diocesi in campo laborare feceritis, integram decimam nobis nostrisque successoribus sine aliqua diminutione fideliter tribuatis, excepto oleo quod vobis dimittimus. Et quoniam vos in fraternitate nostra fratres et filios suscepimus, et nostrarum orationum beneficiorum, et elemosinarum, participes effecimus volumus ut sicut promisistis secundum posse et scire vestrum in omnibus oportunitatibus nostris nobis boni adiutores sitis. Et si tu frater oto de hac fragili vita antequam predictus filius tuus Guidelmus decesseris, simili modo Guidelmus aut aliquis ex aliis filiis tuis quos deus tibi oto concesserit qualem volueris eam habeat, teneat, et gubernet. Et si quod absit ambo videlicet pater et filius per plenitudinem dierum vos deus de hoc mundo ad suum regnum vocaverit, tunc eadem ecclesia sicut fuerit aptata, meliorata et amplificata cum omnibus rebus suis stabilibus et mobilibus subiure et potestate nostri episcopii, sine aliqua contrarietate et controversia libere et quiete redeat. Et ut nos nostrique successores vobis ambobus [abobus (?) = a'bobus, cioè ambobus] defensores existamus contra omnem humanam personam que voluerit exinde contendere vel causari presumpserit. §*§*§*§*§ Nel nome della Santa e Individua (indivisa e indivisibile) Trinità, nell’anno salutifero (cioè di giovamento alla salute del corpo e dello spirito) dell’Incarnazione del Signore Gesù Cristo, 1160, il mese di Maggio, Indizione Ottava. Poiché ricostruire le chiese, risollevare i poveri, redimere i cattivi, attendere alle opere buone, è o premio o rimedio, per questa ragione, io Giovanni (Mammuni), per grazia di Dio, Vescovo di Ostuni, nel 20° anno del mio vescovado, conformemente al consiglio, al consenso e alla volontà di Don Michele, Nostro Arcidiacono, e degli altri nostri chierici, testi sottoscrittori, a te Ottone Cane, castellano di Ostuni, e a tuo figlio Guidelmo, per i tuoi meritori buoni servigi, concediamo la chiesa di Sant’Angelo di Luco che si trova in territorio carovignese con i vigneti, le terre, le cisterne, gli oliveti, gli olivastreti [terreni ricoperti di oleastri, cioè di olivi selvatici (Olea europea oleaster), più piccoli dell'olivo coltivato e con frutti poco sviluppati],

colti e incolti, e con ogni bene mobile e immobile che intorno a sé abbia e contenga, ovviamente per questa ragione, che teniate la stessa chiesa in tutti i giorni della vostra vita, e che dobbiate portarla al migliore stato possibile secondo le vostre capacità e le vostre conoscenze. E per quanto concerne i beni mobili della stessa chiesa che il Signore Iddio avrà concesso a voi di conseguire con il lavoro e il sudore dei vostri servitori proprio in quel luogo, che abbiate la licenza (libertà, facoltà) di vendere, donare, commutare a vostra utilità e a onore della chiesa. E qualunque cosa, o per donazione di pontefici o per elargizione di principi o per oblazione (offerta) di fedeli, a voi sarà donata o offerta per il bene della chiesa; e qualunque cosa voi potrete ottenere giustamente e canonicamente (secondo le regole della Chiesa), o se uno dei fedeli vorrà presentarsi con le sue ricchezze proprio lì, abbiate voi, tanto da noi quanto dai nostri successori, la licenza di prendere tutto; e concediamo anche, se a voi piacerà, di avere la potestà di assicurare stabilmente ivi stesso uomini (di fiducia) per le sante azioni della chiesa e per il vostro onorevole giovamento. Nondimeno, che, in nessun modo, con una trovata ingegnosa o escogitata (architettata), presumiate di sottrarre o alienare la chiesa medesima con tutti i suoi

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beni mobili e immobili dalla potestà nostra e dei nostri successori; ma sempre per noi e i nostri successori siate quasi dei buoni figli obbedienti, e naturalmente in modo tale da tributare la decima per intero del frumento, vino, orzo, fave e lino e la decima sul nutrimento degli animali e di ogni cosa che nello stesso luogo voi avrete ottenuto, e anche se altrove, in tutto il territorio della diocesi, avrete fatto lavorare in campagna, tributiate fedelmente la decima per intero a noi e ai nostri successori senza diminuzione alcuna, eccetto l’olio che a voi lasciamo. E poiché vi abbiamo accolto come fratello nella nostra fraternità insieme con i vostri figli, e vi abbiamo reso partecipe delle nostre preghiere, dei benefici e delle elemosine, vogliamo, proprio come prometteste secondo le vostre possibilità e conoscenze, avervi fautori di bene in tutte le nostre opportunità. E se tu, fratello Ottone, morirai prima del predetto tuo figlio Guidelmo, in modo simile Guidelmo o uno degli altri tuoi figli che Dio a te Ottone avrà concesso, quello che tu avrai preferito, che abbia, possieda e governi detta chiesa. E se, il che sia ben lontano nel tempo, entrambi, cioè padre e figlio, per il compimento dei giorni, il Signore da questo mondo al suo regno vi avrà chiamato, allora che la chiesa medesima proprio come sarà stata sistemata, migliorata e ampliata con tutti i suoi beni mobili e immobili, ritorni sotto la giurisdizione e la potestà del nostro episcopio (vescovado) senza alcuna contrarietà e controversia, liberamente e tranquillamente. E che (piaccia al cielo che) noi e i nostri successori siamo difensori per entrambi voi contro ogni umana persona che poi avrà preteso di contendere o avrà presunto di intentare causa (una lite, un processo, un'azione giudiziaria).

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- II OSTUNI, 22 GENNAIO 1513 Il Vicario Generale, Abate Donato Cimino, istituisce il presbitero Raffaele Bello Cappellano della Chiesa di Belvedere. Trascrizione e traduzione della pergamena originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, fl. 12 *** Nos Abbas donatus Ciminus thesaurarius et vicarius generalis Reverendissimi C. (Corradi) episcopi ostunensis Dilecto nobis in Christo fratri presbitero rafaeli bello de Carvineo salutem in domino: probitatis et honestatis tuarumque virtutum merita quibus apud nos dignis testibus commendaris nos inducunt erga te liberales, vacante igitur Cappella sancte marie de bellovidere per mortem presbiteri petri de chyufuni ultimi cappellani dicte cappelle: in qua cappella excellens dominus Jo Loffreda dominus terre Carvinei habet ius eligendi in ea quoties vacare contingerit et per eum electus fuisti in dicta Cappella: prout per literas manu ipsius domini Johannis scriptas et nobis praesentatas vidimus contineri attentis tuis virtutibus te tamque idoneum et sufficientem in dicta cappella eiusque iuribus et utilitatibus admisimus et Canonice confirmavimus investientes te propterea et per decretum et praesentium expeditionem ut moris est Ita tamen et tenearis orare deum pro anima primi fundatoris. In quorum testimonium praesentes literas tibi fieri mandavimus nostri igitur utrinque sigilli impressionibus et nostre proprie manus subscriptionibus munitas.Datum hostunei 22° Januarij 1513 pontifici Sanctissimj in Christo patris et domini nostri Iulii papae secundi, anno nono presulatus vero prefati Reverendissimi C. (Corradi) episcopi ostunensis anno tertio feliciter amen Ita est Abbas Donatus Ciminus thesaurarius et Vicarius Generalis cum propria manu subscripsi [.?.] Angelus Sahtatus [.?.] [scripsit .?.] §*§*§*§*§ Noi, Abate Donato Cimino, Tesoriere e Vicario Generale del Molto Reverendo Corrado (Caracciolo, 1509-1516) Vescovo di Ostuni. Al fratello, a noi diletto in Cristo, presbitero Raffaele Bello di Carovigno. Salute nel Signore. I meriti delle tue virtù di probità e onestà, in ordine ai quali ti raccomandi presso di noi tramite degni testimoni, ci inducono a essere magnanimi nei tuoi confronti. Vacante perciò la Cappella di Santa Maria di Belvedere per la morte del presbitero Pietro de Cifuno, ultimo cappellano della detta Cappella, sulla quale l’eccellente Signore Gaspare Loffreda (8 agosto 1492-1 gennaio 1530), Signore della Terra di Carovigno, esercita il diritto di eleggere in essa, tutte le volte che capiti essere vacante, e per mezzo di esso fosti eletto in detta Cappella, nella misura in cui vediamo essere (tale elezione) contenuta nella lettera, e tramite la stessa, scritta di propria mano dallo stesso Signore Giovanni e a noi presentata. Dopo aver posto mente alle tue virtù, ammettiamo te, tanto idoneo quanto adatto, nella

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suddetta cappella con i suoi diritti e utilità, e canonicamente ti confermiamo, investendo (cioè: mettendoti in possesso del beneficio ecclesiastico) te perciò e per mezzo del decreto e dell'espedizione (compimento, sbrigamento, disbrigo) della presente lettera com'è usanza, così da essere tu, e in particolare, tenuto nondimeno a pregare il Signore per l’anima del primo fondatore. In testimonianza delle quali cose, abbiamo ordinato che sia per te fatta la presente lettera munita perciò della impressione da entrambe le parti del nostro sigillo, e della sottoscrizione di nostro proprio pugno. Dato in Ostuni, il 22 Gennaio 1513, il nono anno di Pontificato del Santissimo in Cristo, Padre e Nostro Signore Giulio, Papa II. E proprio il terzo anno del vescovado, in verità, del prefato (nominato in precedenza) Reverendissimo Corrado, Vescovo di Ostuni. Felicemente, amen. Così è. Abate Donato Cimino, Tesoriere e Vicario Generale, di propria mano sottoscrissi [.?.] [Ludovico Pepe, in Memorie storico-diplomatiche della CHIESA VESCOVILE DI OSTUNI, VALLE DI POMPEI, SCUOLA TIPOGRAFICA EDITRICE BARTOLO LONGO, 1891, XXXV. - Corrado Caracciolo (1509-1516), pp. 8788, scrive che Corrado Caracciolo fu creato Vescovo di Ostuni nel 1509, come si evince da un documento del 1516 (il 7° anno del suo Vescovado). Il Caracciolo non andò a Ostuni, dove mandò il Vicario Generale Paolo Ferro; rimase in Roma per partecipare al Concilio Lateranense V del 1512. Si rinviene la sua firma fra quelle dei Vescovi intervenuti: "Reverendus pater Dominus Corradus Astunensis". Terminato il Concilio, venne in Ostuni nel Gennaio del 1516, e qui accolto con tutti gli onori.]

*** Retroscritto del fl. 12 Ius presentandi del ius patronato [Gaspare] de [loffreda] de providere In persona domini rafaele Bello nell anno 1513 §*§*§*§*§ Diritto di presentare del giuspatronato di Gaspare de Loffreda Da provvedere nella persona del Signor Raffaele Bello, nell’anno 1513

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- III NAPOLI, AGOSTO 1530 Petizione di Relevio che Donato Antonio Loffreda presenta alla Regia Camera della Sommaria di Napoli dopo la morte del padre Giovanni Gaspare. Da: N. Bodini, Documenti, cit. pp. 158-9; Volume documenti, cit. pp. 6-11, in E. Filomena, Il Libro Magno di Carovigno, pp. 20-21 *** Presentatum in Regia Camera die mensis Augusti 1530 per infras.m magnif.m Donatum Antonium De Loffredo una cum lista Introitu [In realtà: Introitum] quam juravit esse veram et p. (per) eccellentem dominum locumtenentem fuit commissa magnifico Pirro Antonio Lanfranco. Exponit in regia camera summarie pro parte magnifici Antonii De Loffrede de Neapoli dicentis qualiter die prima mensis Januari 1530 presentis anni quondam magnificus Ioannes Gasper delli Offreda ejus pater utilis dominus Carovinei provincie terre Hydrunti sicut p. (prout) domino placuit suum diem clausit extremum relicto dicto magnif.o Donato Antonio ejus filio primogenito herede, et legitimo successore in dicto castro, quam ob rem cum primum petuit [In realtà: pom i e tuit] exponens ipse mortem dicti q. (quondam) sui magnif. Patris dictae R. Camerae, denunciat et petit expediri litterars investituriales in sui persona informa (in forma) cum paratus est solvere relevium et ad implere ad implenda iuxta forma pregt.e pragmatice et per presentes presentat listam Introitum dicti castri petens ad predicti [In realtà: ad predicta] admitti omni meliori modo etc. et hanc suam petitionem. Et ad predicta petit admitti. LISTA DEL RILEVIO DI CAROVINEO In primis lo forno ................................................ 32 [docati] Li censi ............................................................... 15 [docati] Li fiumi de curare lino ........................................ 18 [docati] La taberna se vende docati venti, ma ne sono dodici dell'Episcopo di Hostuni ...... 08 [docati] Le vettovaglie de ogni sorte, tummula settanta Lo trappito .......................................................... 50 [docati] Le olive de olio salme quindici. Lo Demanio seu Baglia ...................................... 20 [docati] La Defesa della Coltura et Enziti ....................... 06 [docati] La Defesa de lo Palombaro ................................ 01 [docati] Extracta est presens copia a partium reliviorum terzo de anno 1528 cum quo facta collatione concordat meliori semper salva et in fidem datum Neapoli 26 Martii 1675. Onofrius Vecchio act.m Paolus Maiolinus locus sigilli. Adest ordo spettabilis regis locumt.is Reg.e Camere. Extracta est presens copia ex alia autentica mihi exibita et exhibenti restituita collationata salva et. Extracta est presens copia vigore commissioni eximi domini Ducis Cantalupi intendentis generalis realium allodialum mihi in scriptis concep.t ab alia consimili autentica sistente in volumine cuius titulus tomo 195 quod conserva

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tur in Archivio dict.m Allodialum mihi exibito a Domino Aloysio Tergioni Adiutore, et Visitatore gn.li allodialum supradict.m et ab eodem restituito in archivio supradicto domino Archiviario D. Domenico del Toro - facta collazione concordat salva etc. - Et in fedem ego Bernardus Capobianco regius Notarius de Neapoli sig. etc. §*§*§*§*§ Relevio presentato presso la Regia Camera, il giorno del Mese di Agosto 1530, dall'infrascritto Magnifico Donato Antonio Loffreda unitamente alla lista degli introiti che giurò essere rispondente al vero e per mezzo dell'eccellente Signore Luogotenente fu consegnata al Magnifico Pirro Antonio Lanfranco. Espone nella Regia Camera della Sommaria per conto del Magnifico Antonio Donato Loffreda di Napoli, dicendo come, il 1° Gennaio del corrente anno 1530, il fu Magnifico Giovanni Gaspare Loffreda, suo padre, Signore di Carovigno in Provincia di Terra d'Otranto, come veramente piacque al Signore, finì il suo ultimo giorno (cioè morì), lasciando il detto Magnifico Donato Antonio, suo figlio primogenito, erede e legittimo successore nel detto castro (centro giuridico e territoriale raccolto intorno a un castello), per la qual cosa, non appena poté, lo stesso esponente dichiara alla suddetta Regia Camera la morte del succitato suo magnifico padre, appunto defunto, e chiede che sia espedita la lettera della sua investitura secondo la legge poiché si è preparato a pagare il relevio e a compiere quanto occorre conformemente all'editto della pregiata Prammatica, e per mezzo della presente sottopone all'attenzione (della Regia Camera) la lista degli introiti del detto castro, chiedendo che sia presa in considerazione nel migliore dei modi ecc. insieme alla presente sua petizione. E alle cose predette chiede che sia allegata. LISTA DEL RELEVIO DI CAROVIGNO In primis il forno .................................................. 32 [ducati] I censi ................................................................... 15 [ducati] I fiumi per curare il lino........................................ 18 [ducati] La taverna per 20 ducati, di cui 12 sono per il Vescovo di Ostuni........................................... 08 [ducati] Le vettovaglie di ogni sorta, tomolo 70 il trappeto .......................................................... 50 [ducati] Le olive per 15 salme di olio. Il Demanio o Bagliva ...................................... 20 [ducati] La Difesa della Coltura ed Enziti....................... 06 [ducati] La Difesa del Palombaro ................................ 01 [ducati] Estratta è la presente copia dal Registro dei Relevi (Parte 3^) dell'anno 1528, con cui, fatta la collazione, concorda nel miglior modo e per sempre salva. E in fede, dato in Napoli, il 26 Marzo 1675. Onofrio Vecchio attuario (nel Medioevo, pubblico ufficiale incaricato di trascrivere e custodire gli atti), Paolo Maiolino. Luogo del sigillo. C'è l'ordine dello spettabile Regio Luogotenente della Regia Camera. Estratta è la presente copia dall'altra autentica, a me esibita, e all'esibente restituita, fatta salva la collazione ecc. Estratta è la presente copia in forza dell'incarico dell'esimio Signore Duca Cantalupo, Intendente Generale della Reale Intendenza degli Allodiali, a me produsse per iscritto, dall'altra del tutto simile, autentica, esistente nel volume il cui titolo è Tomo 195 che si conserva nell'Archivio della detta Intendenza degli Allodiali, a me esibito dal Signore Aloisio Tergione, adiutore (aiutante o coadiutore), e

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visitatore della suddetta Generale Intendenza degli Allodiali e dallo stesso restituito nel detto archivio al Signor Archivista D. Domenico del Toro. Fatta collazione, concorda, salva ecc. E in fede io Bernardo Capobianco, Notaio regio di Napoli, segnai ecc..

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- IV OSTUNI, 20 SETTEMBRE 1533 Il Vescovo Bovio istituisce il sacerdote Don Vito Sacco Cappellano e Rettore della Chiesa di Belvedere, dietro presentazione del Barone Donato Antonio Loffreda. Edizioni: E. Filomena, Il Santuario di Belvedere - La Nzegna di Carovigno, Grafischena, Fasano (Br), 1982; pp. 186-187 Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 257 e 260: mancano i ff. 258 e 259. [N.B.: le integrazioni delle parti mancanti, in parentesi quadre e in corpo 12, sono puramente congetturali]

*** Copia &c. Pro Presbitero Vito Sacco Petrus Bovius U.I.D. Miles Sancti Petri, Dei misericordia, et apostolicae sedis gratia Episcopus Hostunensis &c. Dilecto nobis in Christo filio, Vito Sacco de Carovineo, diocesis nostrae, in maioribus constituto, Salutem in Domino sempiternam. Probitatis, et honestatis tua merita, quibus apud nos, fide digno commendaris testimonio, nos inducunt erga te liberales. Vacante igitur cappella Sanctae Mariae de Bello vedere, per mortem quondam Presbiteri Raphaelis de perna, de eodem Carvineo, ultimi Cappellani et immediati possessoris dictae cappellae, et beneficij: in qua Cappella electus fuisti in Cappellanum, et rectorem per Excellentem Dominum Donatum Antonium de Loffredo de Neapoli, utilem Baronem redictae terrae Carovinei, in qua habere dixit ius eligendi Cappellanum, toties quoties vacare contingerit, pro ut per litteras manu ipsius Excellentis Domini subscriptas, et nobis presentatas, vidimus contineri. Ergo attentis tuis virtutibus, te tanquam idoneum, et sufficientem, in dicta Cappella, et eius bonis, iuribus, redditibus, introitibus et utilitatibus admisimus, et Canonice confirmavimus, expedito prius per nos et nostram Curiam, ad tui instantiam, publico edicto, affixo in valvis Ecclesiae maioris, dictae terrae, statuendo in eo terminum [ultimum perhemptorium ut coram nobis comparerent] contradicere volentes, ut infra praefixum [terminum aliquid dicere contra dictam electionem sive presentationem et formam eius aut personas eligentes sive presentantes seu electum sive presentatum predictum, vel contra aliquod predictorum] habeant. Et cum nemo extitisset [ad comparendum et nisi coram nobis dicto termino perhemptorio co]mpareret, processimus ad [confirmationem et institutionem dictae Cappellae et beneficij in] personam [tuam, et fecimus et petivimus fieri de predictis omnibus et singulis] tuo capiti et presentium expeditionem, ut moris est. *Nell'Archivio della Curia Vescovile, mancano i fogli 258 e 259: la parte sottostante è tratta dall'edizione di Enzo Filomena. Ita tamen quod tenearis orare Deum, pro anima primi constituentis, et suorum parentum. In quorum omnium, et singulorum fidem, atque tui cautelam, et peti-

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tionem, presentes tibi fieri iussimus, nostra propria manu subscriptas, et soliti siggilli appensione munitas. Datas Hostunij, in Episcopali palatio – XX. a die mensis septembris, septime indictionis, 1533 Pontificatus SS.mi in Christo patris et Domini nostri D. Clementis divina providentia P.P. VII anni decimo. Presulatus vero nostri tertio feliciter amen. Petrus Bovius Episcopus Hostunensis qui supra sua propria manu. (Segue l’autentica del notaio Aloisio Cimino di Ostuni) (L.S.N.) [Fl. 260:] Copia bulle domini Viti Sachi de carovineo de beneficio s.te m.e de bellovedere anno 1533 §*§*§*§*§ Copia ecc. Pro Presbitero Vito Sacco Pietro Bovio U.I.D. (Dottore in entrambe le leggi, canonica e civile), Soldato di San Pietro, Vescovo di Ostuni, per misericordia di Dio e grazia della Sede Apostolica ecc.. Al nostro diletto figlio in Cristo, Vito Sacco di Carovigno, della nostra diocesi, costituito per il meglio (nel modo più utile e vantaggioso). Salute Eterna nel Signore. I tuoi meriti di probità e onestà, per i quali ti raccomandi a noi con una testimonianza degna di fede, ci inducono ad essere magnanimi nei tuoi confronti. Ora, vacante la Cappella di Santa Maria di Belvedere, per la morte del fu Presbitero Raffaele de Perna, ugualmente di Carovigno, ultimo cappellano e immediato possessore di detta cappella e beneficio: nella quale Cappella fosti eletto cappellano e rettore dall’Eccellente Signore Donato Antonio de Loffedo di Napoli, utile Barone della predetta Terra di Carovigno, sulla quale egli ha detto di avere il diritto di elezione dei Cappellani tutte le volte che accadrà che vachi, come vediamo essere contenuto (tale diritto di elezione e presentazione) nella lettera, a noi presentata, sottoscritta di propria mano dallo stesso Eccellente Signore. Perciò, attenti alle tue virtù, ammettiamo te, tanto idoneo quanto adatto, in detta Cappella e nei suoi beni, diritti, redditi, introiti e utilità, e canonicamente (ti) confermiamo, avendo prima espedito, per il tramite nostro e della nostra Curia, a tua istanza, l’editto pubblico, affisso alle porte della Chiesa Maggiore, statuendo in esso il termine, ovvero il limite estremo di tempo entro cui chi volesse opporsi, comparisse davanti a noi e, nel tempo prefissato, presentasse le proprie osservazioni contro l’elezione, la presentazione, la sua forma, la persona dell’elettore presentatore e contro lo stesso eletto, ovvero contro qualsiasi altra cosa di quanto predetto. Non essendo apparso e comparso nessuno al nostro cospetto nel termine perentorio prefissato, abbiamo proceduto all’istituzione e conferma nella tua persona. (Per cui) facciamo e ordiniamo che sia fatta per te, in ordine a tutte e alle singole cose di cui trattasi, l’espedizione della presente, come è d’uopo. Allo stesso tempo che tu sia tenuto nondimeno a pregare il Signore, per l’anima del primo costituente e dei suoi parenti. Concludendo e confermando tutte e le singole cose dichiarate, a tua cautela e richiesta, deliberiamo che in tuo favore sia fatta la presente lettera, sottoscritta di nostra propria mano e munita dell’appensione del solito sigillo. Data in Ostuni, nel palazzo episcopale - il 20° giorno del mese di settembre, 7° anno indizionale, 1533. Il 10° anno del Pontificato del Santissimo, in

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Cristo, Padre e Signore nostro Clemente, per divina provvidenza, Papa VII. Proprio il 3° anno del nostro vescovado, felicemente, amen. Pietro Bovio, Vescovo di Ostuni, il quale sopra (sottoscrisse), con la sua stessa mano. L.S.N. (Luogo del Sigillo del Notaio) Fl. 260: Copia della Bolla di Don Vito Sacchi di Carovigno, in ordine al Beneficio di Santa Maria di Belvedere, nell'anno 1533

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-VNAPOLI, 1550 (?) Privilegio a favore dell'Università di Carovigno: istituzione regia di una Fiera a Belvedere. Da: Carmela Buonaguro-Iolanda Donsì Gentile, I fondi di interesse medievistico dell'Archivio di Stato di Napoli, CAR Carlon Editore, Salerno 1999, pp. 67, 83, 84. *** "PROCESSI ANTICHI La documentazione di seguito riportata è costituita dagli atti prodotti dalle magistrature giudiziarie del regno di Napoli: la Regia Camera della Sommaria, il sacro Regio Consiglio e la Gran Corte della Vicaria. Con il titolo di <<Processi antichi perduti>> si riportano innanzitutto quelli andati perduti e di cui si conserva una breve notizia in un inventario in 12 volumi, consultabile nella Sala Inventari. ..... omissis ..... pp. 83-84 Processi antichi perduti. "6930. <<Atti del regio Fisco contro diverse Università del regno. Sopra il reggere delle fere seu fiere a tempi stabiliti, e vi sono diversi privilegi a favore .... omissis .... Privilegio a favore dell'Università di Carovigni della fiera si fa nel territorio di Santa Maria di Bellovedere, fatto dal serenissimo imperatore Carlo V; .... omissis .....". [Carlo V d'Asburgo (Gand, 24 febbraio 1500 - Cuacos de Yuste, 21 settembre 1558), re di Spagna e sovrano del Sacro Romano Impero.]

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- VI CAROVIGNO, 7 GIUGNO 1558 BELVEDERE, 8 GIUGNO 1558 Il Vescovo Giovanni Carlo Bovio, nel corso della visita pastorale in Terra di Carovigno, ingiunge all'arciprete, al cantore e agli altri sacerdoti convenuti nella Chiesa Maggiore, di adempiere i compiti connessi con l'ufficio sacerdotale e, in particolare, li interroga sui beni, sul possessore, sul rettore e sul cappellano della Chiesa di S. Maria di Belvedere. Indi si reca al Santuario. Edizioni: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere ..., pp. 187-189 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni, Acta S. Visitationis Episcopi Bovii, ff. 139-147 * * * Die 7 Iunij primae indictionis 1558. in Terra Caravinei Accexsitis [In verità: accersitis] per Reverendissimum Dominum Episcopum Archipresbitero, Cantore et reliquis presbiteris Maioris Ecclesie dicte Terre fuit eis iniunctum quatenus fieri faciant autenticum inventarium bonorum et iurium ditte Ecclesie: Nec non fuit eisdem iniunctum et mandatum quatenus exigere habeant census non exactos, et reintegrare quedam bona alienata secundum notam eis per eundem Dominum Episcopum assignatam. Fuerunt moniti confessores ibidem presentes quatenus emere habeant et legere summam vulgarem Beati Antonini. Fuit iniunctum Archipresbitero ibidem presenti quatenus infra terminum unius mensis conficere habeat librum, et in eo annotare numerum omnium animarum dicte terre cum eorum nominibus et cognominibus: ad hoc ut in futurum facile inveniri possint penitentes et impenitentes. Fuit iniunctum Archipresbitero ibidem presenti, quatenus tenere habeat clausam Ecclesiam post celebrata offitia et missas. Et quod non permictat ut iuratus seu camerarius hora nocturna vadat ad Ecclesiam pro pulsatione 3ie (trie) campane [In verità: trium campanarum]. Alia precepta dabant suo tempore in constitutionibus sine datibus. Presentibus supradittis Archipresbitero Cantore et toto Capitulo audentibus e preditta precepta humiliter recipientibus et acceptantibus: Interrogatus quis possidet Ecclesiam S.te Marie de Belvedere dixit quod D. Vitus Saccus in qualibet ebdomada celebrat missam unam. Interrogatus qui est rector ditte Ecclesie dixit quod nemo est rector et quod Dominus oppidi gubernat dictam Ecclesiam et facit celebrare missam in ditta Ecclesia per dictum D. Vitum. Interrogatus que bona possidet dicta Ecclesia, dixit quod habet possessionem olivarum in loco nuncupato Cultura. Interrogatus quae alia bona possidet in specie ditta Ecclesia, dixit quod possidet diversas portiones olivarum in diversis locis sitas à diversis personis legatas: Item possidet census et redditus varios intus et extra dictam Terram, De quibus ipse nescit reddere specialem rationem.

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Item possidet armentum vaccarum que vacce fuerunt relicte à diversis personis elemosinaliter ditte Ecclesie. Interrogatus quis possidet ditta bona dixit quod Dominus Oppidi seu Baro possidet et annis preteritis constituebat unum procuratorem dictorum bonorum nomine Antonium Spinellum sed in presenti anno predittus Dominus Oppidi dedit administrationem predittorum bonorum et Ecclesie erario suo qui, nuncupatur Iannottus de Iannotto. Interrogatus à quanto tempore Dominus oppidi possedit et administravit bona ditte Ecclesie, dixit quod semper possedit et administravit predicta bona, ab obitu olim quondam Donni Petri De Gifuno, et quod sunt fere anni quadraginta. De causa scientie dixit quod vidit interfuit et audivit et scit ut civis De loco in Terra Carvinei. De tempore per lo passato et al presente et ut supra. Eodem die Presbiter Baptista de Pressa testis cum iuramento interrogatus et examinatus super titulo bonis et administratione et perceptione fructuum et reddituum Ecclesie Sante Marie de Belvedere. Dixit quod Donnus Vitus Saccus servit Ecclesie preditte pro Cappellano. Et fuit constitutus per Dominum Donatum Antonium Loffredum Dominum Oppidi Carovinei. Et quod procurator et yconomus bonorum dictae Ecclesie est Antonius Spinellus laycus dicte Terre et fuit deputatus ad id per predittum Dominum Oppidi. Et fructus et redditus percepit predittus Dominus Donatusantus Dominus dicti oppidi mediante persona preditti Antonij Spinelli sui procuratoris. Interrogatus de causa scientie dixit scire ut civis et clericus Terre Carovinei et quod vidit predicta fieri de loco in Terra Carovinei. De tempore da sei anni in cquà. Interrogatus que bona possidet dicta Ecclesia dixit quod habet unam possessionem terrarum et olivarum in loco de la Cultura Nec non alias olivas et curtes iuxta Ecclesiam preditte Sancte Marie. habet etiam Apoteghas duas vel tres intus Carvineum in platea, habet census et vaccas et nescit quantitatem. De causa scientie dixit quod vidit interfuit et audivit et scit ut civis, de loco in Terra Carovinei De tempore per lo passato et al presente. Eodem die Presbiter Mattheus Caliolus de Terra Carovinei cum iuramento interrogatus et examinatus super titulo, bonis administratione et perceptione fructuum et reddituum Ecclesie S.te Marie de Bellovedere. Dixit quod in preteritis annis ab annis triginta in circa bona Ecclesie S.te Marie de Bellovedere per procuratorem deputatum per Dominum oppidi fuerunt administrata: Et quod ultimus procurator usque in preteritum annum fuit Antonius Spinellus laycus terre Carovinei qui usque in presentem diem conservat penes se omnia vasa sacra et paramenta ditte Ecclesie. Verum est quod oleum presentis anni non pervenit in posse procuratoris predicti sed in posse Domini Marcelli filij Baronis oppidi. Sed in preteritis annis predictus procurator deputatus per Dominum Oppidi percepit omnes fructus dicte Ecclesie. Et quod Cappellanus est Donnus Vitus Saccus, cui procurator Domini Oppidi dat sex ducatos annuos pro servitio missarum. Interrogatus que bona habet preditta Ecclesia, dixit quod habet possessionem unam olivarum in loco nominato la Cultura in via qua itur Brundusium. Clausorium unum olivarum quod fuit relictum predicte Ecclesie per Gemmam uxorem Ambrosii Cavalli. Annuum canonem carlenorum septem super olivis

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Nardi Carruzzi, et heredum Roberti Scrascia in loco nominato de fuggiano. Terras et olivas prope Ecclesiam predictam Sante Marie cum clausoriis. Duas apoteghas intus terram Carovinei Census intus dictam Terram. Armentum vaccarum quarum numerum nescivit. Et quod habet alia que specialiter non potuit numerare. Et sin de causa scientie dixit quod vidit interfuit et audivit. Et scit ut civis De loco in Terra Carovinei De tempore per lo passato al presente. Eodem die Presbiter Angelus Morella de Terra Carovinei cum iuramento interrogatus et examinatus super titulo, bonis, administratione et perceptione fructuum et reddituum Ecclesie S.te M.e de Bellovidere. Dixit quod possessiones olivarum possedit Dominus Donatus Antonius Loffredus Baro oppidi Carovinei usque in presentem annum. Et in presenti anno percepit fructus Dominus Marcellus eius filius, et quod armentum vaccarum etiam possidetur per predictum Dominum oppidi et in specie scit quod sunt anni duodecim quod Antonellus Morella eius frater fuit procurator seu conservator bonorum Baronalis Curie. Et in illo anno percepit fructus bonorum dicte Ecclesie pro Baronali Curia. Et postea fuerunt alij Procuratores etiam percipientes alios fructus pro Baronali Curia. Et quod Cappellanus ditte Ecclesie est Donnus Vitus Saccus. Et quod paramenta et vasa ditte Ecclesie conservat procurator deputatus per Baronalem Curiam. Interogatus de causa scientie dixit scire ut civis de loco in Terra Carovinei de tempore ut supra. Interrogatus que bona obtinet preditta Ecclesia dixit quod bona ditte Ecclesie nunc possidet Dominus Marcellus filius Domini ipsius oppidi, et sunt haec Vd.: Tres apotece, quarum una servit Domino Baroni et filio pro hostaria. Una possessio olivarum cum curtibus circa Ecclesiam S.te M.e B.re Alia possessio olivarum in loco La cultura nuncupato. Clausorium olivarum relictum per Gemmam de Carruzzia in loco de li barrati. Dixit quod habet aliis petias olivarum in diversis partibus quas ipse nescit numerare in specie. Armentum vaccarum quarum numerum ipse nescit. Census seu Canones super domibus et bonis diversis quorum nescit in specie quantitatem et numerum. De causa scientie dixit quod vidit interfuit et audivit et scit ut civis De loco in Terra Carovinei De tempore per lo passato et al presente: Eodem Die Presbiter Guglielmus de Brando de Terra Carovinei cum iuramento interrogatus et examinatus super titulo bonis, administratione perceptione fructuum et reddituum Ecclesie Sante Marie de Bellovidere dixit quod bona preditte Ecclesie possidentur per Dominum Donatum antonium Dominum oppidi Carovinei et sui procuratores administrant dicta bona colligendo olivas, et exigendo census. Et paramenta et vasa sacra servantur penes procuratorem deputatum per Dominum Baronem dicti Oppidi nomine Antonius Spinellum et per alios ministros dicti Baronis etiam administrantur predicta bona. De causa scientie dixit quod vidit interfuit et audivit et scit ut civis. De loco in Terra Carovinei De tempore per li anni passati et al presente: Interrogatus que bona dicte Ecclesie possidet predittus Dominus Donatus Antonius Baro dicti oppidi dixit Apoteghas tres in platea Carovinei quarum una servit pro Hostaria. Possessionem olivarum in loco nuncupato la Cultura.

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Possessionem aliam cum curtibus prope Ecclesiam predictam Sante Marie. Clausorium olivarum relictum per Gemma de Carruzza in loco de li barrati. Habet etiam alias petias olivarum in diversis partibus quas ipse nescit numerare in specie. Armentum Vaccarum quarum numerum nescit. Census seu canones super domibus et diversis bonis quorum nescit in specie quantitatem et numerum. Eodem die Presbiter Francescus de Perna de Terra Carovinei testis cum iuramento interrogatus et examinatus super titulo, bonis, administrazione fructuum, et perceptione fructuum et reddituum Ecclesie Sante Marie de Bellovedere, Dixit quod possessiones olivarum scit et vidit possideri per Dominum Donatum Loffreda Dominum terre Carovinei et percipi fructus per predictum Dominum oppidi. Et quod census preditte Ecclesie vidit exigi per procuratores et ministros deputatos per dictum Dominum oppidi, et in specie per Antonium Spinella sororium ipsius testis. Et vestimenta et vasa sacra dicte Ecclesie etiam conservantur per predictum Antonium in eius domo. Et Donnus Vitus Saccus servit dicte Ecclesie, et per eius labore dictus procurator preditti Domini oppidi dat ditto D. Vito sex ducatos. Interrogatus de causa scientie dixit quod vidit interfuit et audivit, et scit ut civis. De loco in Terra Carovinei De tempore olim et in presentiariis: Interrogatus que bona dicta Ecclesia habet que per Dominum oppidi detinentur. dixit quod habet infra bona Vd.: Apoteghas tres intus Terram Carovinei quarum una servit pro Hostaria. Possessionem unam magnam in loco nuncupato la Cultura. Possessionem aliam cum curtibus prope Ecclesiam predictam Sante Marie: Clausorium unum olivarum relictum dicte Ecclesie per Gemmam de Carruzzo in loco de li barati. Habet etiam alias petias olivarum in diversis partibus quas ipse nescit in specie numerare. Armentum Vaccarum quarum numerum nescit. Habet etiam census seu canones super diversis domibus et bonis quorum nescit in specie quantitatem et numerum. Interrogatus de causa scientie dixit quod vidit interfuit et audivit et scit ut civis De loco in Terra Carovinei De tempore per lo passato et al presente. Eodem die Reverendus Donnus Rentius Pilella Cantor Terre Carovinei testis cum iuramento interrogatus et examinatus super titulo bonis administratione et perceptione fructuum er reddituum Ecclesie Sante Marie de Bellovidere dixit quod bona Ecclesie Sante Marie preditte fuerunt semper administrate per procuratores et ministros deputatos per Dominum Donatum Antonium Loffreda Dominum Terre Carovinei quod predittus Dominus oppidi etiam percepit fructus et audivit ab ipso quod ex fructibus perceptis intendit edificare Turrim in dicta Ecclesia. Et procuratores fuerunt layci et per decem annos in circa fuit Antonius Spinella, et quod vestimenta sacerdotalia et vasa reperuentur in posse procuratoris predicti. Interrogatus de causa scientie dixit scire ut civis et quod vidit interfuit et audivit. De loco in Terra Carovinei De tempore per lo passato et al presente. Interrogatus que bona possidet dicta Ecclesia dixit quod sunt infrascripta

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Vd.: Possessio olivarum nuncupata de S.ta M.a prope culturam Clausorium olivarum relictum à Gemma de Ambrosio. Petiam unam terrarum cum diversis arboribus olivarum in loco nuncupato la pezza di Domini chizio. Aliam possessionem olivarum cum cisterna curtibus terrarum circa Ecclesiam predictam. Quatuor Apoteghas intus Terram Carovinei in platea publica quarum una servit pro Hostaria preditti Domini Armentum vaccarum numero circa triginta. Habet alios census Decimas fructuum et alias arbores olivarum dispersim quorum particularitatem ignorat. De causa scientie dixit quod vidit interfuit et audivit et scit ut civis. De loco Carovinei De tempore per lo passato et al presente. Dies 8 Iunij 1558 Dominus Episcopus se contulit ad Ecclesiam S.te M.e de Bellovedere nuncupatam. Paramenta et calices fuerunt reperti in posse Antonii Spinelli economi dictae Ecclesiae deputati per Dominum Donatum Antonium Dominum oppidi Carovinei. Et per Dominum Episcopum fuit dictum quod suo loco et tempore oportune providebitur super omnibus. Pro procuratione capituli et Cleri Ecclesie Carovinei Dominus Episcopus habuit expensas quibus fuit contentus: // §*§*§*§*§ Il giorno 7 Giugno 1558, Anno indizionale primo, in Terra di Carovigno. Chiamati (mandati a chiamare, fatti venire) l’Arciprete, il Cantore e gli altri sacerdoti della Chiesa Madre della Terra di Carovigno, per mezzo del Molto Reverendo Signore Vescovo fu imposto loro di, e come, fare l’inventario autentico dei beni e dei diritti della detta Chiesa. Impose altresì e ordinò fino a qual punto essi dovessero esigere il censo non esatto, e reintegrare quei beni alienati conformemente alla nota loro consegnata dallo stesso Vescovo. Insegnò ai confessori, ivi presenti, come redimere, e leggere la summa volgare del Beato Antonio. Impose all’Arciprete, ivi presente, come dovesse, entro il termine di un mese, preparare un libro e annotare in esso il numero di tutte le anime di detta Terra con i loro nomi e cognomi, e questo perché in futuro si potesse facilmente rinvenire i penitenti e gli impenitenti. Impose all’Arciprete, ivi presente, come dovesse tenere chiusa la chiesa dopo aver celebrato le funzioni e la messa. E come non dovesse permettere che il giurato o il camerario in ora notturna andasse in chiesa per suonare le 3 campane. Altri precetti aveva dato a suo tempo nelle costituzioni senza data. Presenti i sopraddetti Arciprete, Cantore e tutto il Capitolo, che hanno ascoltato e umilmente recepito e accolto detti precetti. [L'arciprete]:

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Interrogato su chi possieda la Chiesa di Santa Maria di Belvedere, disse che Don Vito Sacco celebra in essa una messa alla settimana, a suo piacimento. Interrogato su chi sia il rettore di detta Chiesa, disse che nessuno è rettore e che il Signore dell’oppido (città, luogo fortificato, fortezza, castello) amministra detta chiesa e fa celebrare la messa in detta chiesa dal citato Don Vito. Interrogato su quali siano i beni che detta Chiesa possiede, disse che essa ha una possessione di olivi nel luogo denominato "Cultura". Interrogato su quali siano, in particolare, gli altri beni che detta Chiesa possiede, disse che essa possiede diverse parti di olivi site in diversi luoghi, da diverse persone legate (lasciate in eredità). Possiede altresì vari censi e redditi dentro e fuori la detta Terra, dei quali egli stesso non sa in modo particolare rendere ragione. E infine possiede una mandria di vacche, le quali furono offerte da diverse persone come elemosina (offerta) a detta chiesa. Interrogato su chi possieda detti beni, disse che il Signore dell’oppido, cioè il Barone, (li) possiede e negli anni passati nominava il procuratore dei detti beni, di nome Antonio Spinelli, ma nel corrente anno il predetto Signore dell’oppido ha affidato l’amministrazione di detti beni e chiesa al suo cassiere, che di nome fa Giannotto di Giannotto. Interrogato su e da quanto tempo il Signore dell’oppido possegga e amministri i beni di detta chiesa, disse che da sempre possedette e amministrò detti beni, dalla morte, tempo fa, del fu Don Pietro De Gifuno, e che sono quasi 40 anni. In merito al perché e come di tale sapere, rispose: perché vide, fu presente e sentì e (lo) sa in quanto cittadino del luogo, in Terra di Carovigno, da tempo, per quanto attiene al passato, e al presente, e come sopra. Il medesimo giorno Il sacerdote Battista De Pressa, in qualità di teste, previo giuramento: Interrogato ed esaminato in merito al titolo (ovvero al diritto), ai beni, all’amministrazione e alla percezione (esazione, riscossione) dei frutti e dei redditi della Chiesa di Santa Maria di Belvedere, disse che Don Vito Sacco servì la chiesa predetta con la funzione di cappellano, della quale fu investito dal Signore Donato Antonio Loffredo, Signore dell’oppido di Carovigno. E che procuratore ed economo dei beni di detta chiesa è Antonio Spinello, laico di detta Terra, e fu a ciò deputato dal Signore dell’oppido. E il predetto Signor Donato Antonio, Signore di detto luogo, percepisce i frutti e i redditi tramite la persona del citato Antonio Spinelli, suo procuratore. Interrogato sul perché e come di tale sapere, disse di sapere ciò come cittadino e chierico della Terra di Carovigno, e che vide quanto predetto verificarsi nel luogo di detta Terra di Carovigno, dal tempo di 6 anni in qua. Interrogato su quali siano i beni che detta chiesa possiede, disse che essa ha una possessione di terre e olivi nel luogo "La Cultura", e anche altri olivi e corti nei pressi della Chiesa di Santa Maria; ha anche due o tre botteghe (magazzini, ripostigli, dispense, cantine) dentro Carovigno, in piazza; ha il censo (tassa, tributo) e le vacche; non ne conosce la quantità. In merito al perché e come di tale sapere, disse: perché vide, fu presente, e sentì e (lo) sa come cittadino del luogo in terra di Carovigno, da tempo, per quanto riguarda il passato, e al presente. Il medesimo giorno Il sacerdote Matteo Caliolo della Terra di Carovigno, previo giuramento, interrogato ed esaminato sul titolo, i beni, l’amministrazione e la percezione dei frutti e dei redditi della Chiesa di Santa Maria di Belvedere, disse che negli anni passati, da circa 30 anni, i beni della Chiesa di Santa Maria di Belvedere furono

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amministrati dal procuratore deputato dal Signore dell’oppido; che l’ultimo procuratore, fino all’anno scorso, fu Antonio Spinelli, laico della Terra di Carovigno, il quale fino ad oggi conserva in casa sua tutti i vasi sacri e i paramenti della detta chiesa. Vero è che tale procuratore non ebbe il possesso dell’olio di quest'anno, del quale fu invece possessore il Signor Marcello, figlio del Barone dell’oppido. Ma negli anni passati il predetto procuratore, nominato dal Signore dell’oppido, percepì tutti i frutti di detta chiesa. E che il cappellano è Don Vito Sacco, cui il procuratore del Signore dell’oppido dà sei ducati per il servizio delle messe. Interrogato su quali beni abbia la predetta chiesa, disse che essa ha una possessione di olivi nel luogo denominato "La Cultura", sulla strada per la quale si va a Brindisi; una chiusura di olivi che fu lasciata alla Chiesa da Gemma, moglie di Ambrosio Cavallo; il canone annuo di sette carlini sugli olivi di Nardo Carruzzi, e degli eredi di Roberto Scrascia nel luogo denominato "de Foggiano"; terre e olivi vicino alla predetta Chiesa di Santa Maria con chiuse; due botteghe dentro la Terra di Carovigno; il censo dentro detta Terra; una mandria di vacche di cui ignora il numero. E che ha altri (beni) che non può numerare distintamente. E se invece (interrogato) in merito a queste sue conoscenze, disse: perché vide, fu presente, e sentì. E (lo) sa come cittadino del luogo, in Terra di Carovigno, da tempo, per il passato, e al presente. Il medesimo giorno Il sacerdote Angelo Morella della Terra di Carovigno, previo giuramento, interrogato ed esaminato sul titolo, i beni, l’amministrazione e la percezione dei frutti e dei redditi della Chiesa di S.ta Maria di Belvedere, disse che il Signore Don Donato Antonio Loffredo, Barone della Città di Carovigno, ha le possessioni degli olivi fino al presente anno. E in questo anno, suo figlio Marcello ne percepisce i frutti; e che un armento di vacche anche si possiede dal detto Signore dell’oppido, e in particolare sa che, 12 anni fa, Antonello Morella, suo fratello, fu procuratore o conservatore (cioè che ha la consegna) dei beni della curia (corte) baronale. E in quell’anno percepì i frutti dei beni di detta chiesa nell’interesse della curia baronale. E poi ci furono altri procuratori e percipienti gli altri frutti per la curia baronale. E che il cappellano di detta chiesa è Don Vito Sacco. E che i paramenti e i vasi di detta chiesa, (li) conserva il procuratore deputato dalla curia baronale. Interrogato in ordine al perché e percome di tale sapere, disse di sapere ciò come cittadino del luogo, in Terra di Carovigno, da tempo, come sopra. Interrogato su quali siano i beni che la Chiesa possiede, disse che i beni di detta Chiesa, ora li possiede il Signor Marcello, figlio del Signore dello stesso oppido, e sono questi, vale a dire: - 3 magazzini, dei quali uno è utilizzato dal Signor Barone e suo figlio come osteria; - una possessione di olivi con corti nei pressi della Chiesa di Santa Maria di Belvedere; - un’altra possessione di olivi nel luogo denominato "La Cultura"; - una chiusa, ovvero un terreno coltivato a olivi, lasciata da Gemma di Carruzia nel luogo denominato "Li Barrati"; - altri appezzamenti di olivi che possiede, egli disse, in diverse parti che non sa elencare nello specifico; - una mandria di vacche, di cui ignora il numero; - i censi o canoni relativi a case e a beni diversi di cui non sa distintamente né

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quantità né numero. In merito al perché e percome di tale sapere, disse: perché vide, fu presente, e sentì, e lo sa come cittadino del luogo, in Terra di Carovigno, da tempo, per il passato, e al presente. Il medesimo giorno Il sacerdote Guglielmo de Brando della Terra di Carovigno, previo giuramento, interrogato ed esaminato in merito al titolo dei beni, all'amministrazione e alla percezione dei frutti e dei redditi della Chiesa di S. Maria di B., disse che i beni di detta Chiesa si possiedono dal Signor Donato Antonio, Signore dell’oppido; e i suoi procuratori amministrano detti beni, raccogliendo le olive ed esigendo i censi. I paramenti e i vasi sacri si conservano in casa del procuratore, deputato dal Signore Barone del detto oppido, il cui nome è Antonio Spinello; e detti beni sono altresì gestiti per mezzo di altri amministratori del Barone. In merito al perché e percome di tale sapere, disse: perché vide, fu presente e sentì, e (lo) sa come cittadino del luogo, in Terra di Carovigno, da tempo degli anni passati e al presente. Interrogato su quali siano i beni di detta Chiesa che il citato Signor Donato Antonio, Barone del detto oppido, possiede, disse: - 3 botteghe nella piazza di Carovigno, di cui una utilizzata per osteria; - una possessione di olivi nel luogo denominato "La Cultura"; - un’altra possessione di olivi con corti non lontano della predetta Chiesa di S. Maria; - una chiusa di olivi, lasciata da Gemma de Carruzza, nel luogo denominato "Li Barrati"; - altri appezzamenti di olivi in diverse parti, che egli stesso non sa elencare nello specifico; - una mandria di vacche, di cui ignora il numero; - i censi o canoni sulle case e diversi beni, di cui ignora nello specifico e la quantità e il numero. Il medesimo giorno Il sacerdote Francesco de Perna della Terra di Carovigno, in qualità di teste, previo giuramento, interrogato ed esaminato in merito al titolo dei beni, all'amministrazione dei frutti e alla percezione dei frutti e dei redditi della Chiesa di S. Maria di Belvedere, disse che le possessioni di olivi, come sa e ha visto, si possiedono dal Signor Donato Loffreda, Signore della Terra di Carovigno, e i frutti si percepiscono dal predetto Signore dell’oppido. E che i censi della detta Chiesa, ha visto che si esigevano per mezzo dei procuratori e amministratori, deputati dal medesimo Signore del Luogo, e nella fattispecie per mezzo di Antonio Spinello, figlio della sorella dello stesso teste. E i paramenti e i vasi sacri di detta Chiesa si conservano dal predetto Antonio in casa sua. E Don Vito Sacco serve detta Chiesa, e per tale servizio il detto procuratore del predetto Signore dell’oppido dà a Don Vito sei ducati. Interrogato in merito al perché e percome di tale sapere, disse: perché vide, fu presente e sentì, e lo sa in quanto cittadino del luogo, in Terra di Carovigno, da tempo, da molto tempo, e al presente. Interrogato su quali siano i beni che detta Chiesa possiede e che dal Signore del luogo si detengono, disse che ha gli infrascritti beni, cioè: - 3 botteghe nella Terra di Carovigno, una delle quali serve per osteria;

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- un'estesa possessione nel luogo denominato "La Cultura"; - un’altra possessione con corti, non lontano dalla Chiesa predetta di S. Maria; - una chiusa di olivi, lasciata a detta Chiesa da Gemma de Carruzzo, nel luogo denominato "Li Barati"; - altri appezzamenti di olivi in diverse parti che nello specifico non è in grado di elencare; - una mandria di vacche, di cui ignora il numero; - i censi o canoni su diverse case e beni dei quali nello specifico non conosce né quantità né numero. Interrogato sul perché e percome di tale sapere, disse: perché vide, fu presente e sentì, e lo sa come cittadino del luogo, in Terra di Carovigno, da tempo, per il passato, e al presente. Il medesimo giorno Il Reverendo Don Renzo Pilella, cantore, della Terra di Carovigno, in qualità di teste, previo giuramento, interrogato ed esaminato in merito al titolo dei beni, all'amministrazione e alla percezione dei frutti e dei redditi della Chiesa di S. Maria di B., disse che i beni della Chiesa di S. Maria predetta sempre furono amministrati per mezzo dei procuratori e amministratori, deputati dal Signor Donato Antonio Loffreda, Signore della Terra di Carovigno; che il detto Signore dell’oppido anche percepisce i frutti e dallo stesso sentì che con i frutti percepiti intendeva edificare una Torre in detta Chiesa. I procuratori furono laici e per dieci anni circa fu procuratore Antonio Spinella, e che i paramenti sacerdotali e i vasi (sacri) si trovano in possesso del predetto procuratore. Interrogato in merito al perché e percome di tale sapere, disse di sapere ciò come cittadino, e che vide, fu presente e sentì dal luogo, in Terra di Carovigno, da tempo, per il passato, e al presente. Interrogato su quali siano i beni che detta Chiesa possiede, disse che sono quelli infrascritti, e cioè: - una possessione di olivi denominata di Santa Maria non lontano da "La Cultura"; - una chiusa di olivi lasciata da Gemma di Ambrosio; - un appezzamento di terra con diversi alberi di olivi nel luogo denominato "La pezza del Signore Chizio"; - un’altra possessione di olivi con cisterna e corti, e di terre nei pressi della predetta Chiesa; - 4 botteghe nella Terra di Carovigno, nella pubblica piazza, di cui una è utilizzata come osteria dai predetti Signori; - una mandria di circa 30 vacche; - i censi, le decime dei frutti e altri alberi di olivi dispersi, che particolareggiatamente non sa. In merito al perché e percome di tale sapere, disse: perché vide, fu presente e sentì, e lo sa come cittadino del luogo, in Terra di Carovigno, da tempo, per il passato, e al presente. Il giorno 8 Giugno 1558 Il Signore Vescovo si portò alla Chiesa di Santa Maria, chiamata di Belvedere. I paramenti e i calici furono rinvenuti in possesso di Antonio Spinelli, economo della detta Chiesa, deputato dal Signore Donato Antonio, Signore del'oppido di Carovigno.

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E dal Signore Vescovo fu detto che a suo tempo e luogo si sarebbe dovuto provvedere in modo opportuno su ogni cosa. Come procurazione (obbligo del vassallo di fornire alloggio e vitto al signore di passaggio per le sue terre, o del parroco al prelato in visita pastorale; mansionatico), il Signor Vescovo ebbe il rimborso delle spese da parte del Capitolo e della Chiesa di Carovigno, e ne fu soddisfatto.

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- VII CAROVIGNO (BELVEDERE), 20 MARZO 1576 Sopralluogo nella Chiesa di Belvedere, ordinato dal barone Scipione Loffreda ed eseguito dal suo cassiere alla presenza del notaio, il giudice e i testimoni. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio di Casa Dentice, Castello di San Vito dei Normanni. Busta n. 138 "Per il beneficio di Belvedere". Fascicolo "Carte riguardanti il Beneficio di Belvedere" *** Copia Fol. 234 Mense Martij Die vero vigesimo eiusdem M.s quarte Inditionis 1576 - In Terra Carovinei di Provincia Terrae Hydrunti Nos etc. fatemur etc. ad predicto die ad istantiam nobis etc. factam etc. per onorabilem Mazullum de Carluccio eiusdem Terrae Carovinei, ac Erarij Ill.mi Domini Scipionis de Loffredo de Neapoli utilis Domini Terrae predictae Carovinei, personaliter asserimus in Loco vulgariter nuncupato Santa Maria de Bellovedere extra menia dictae Terrae a qua ad terram predictam Car.ei distant miliaria tria vel circa, et accedentes intus d.m Ecc.am ibi imp.- (in primis) à parte destra: os antri cuiusdam invenimus ad quod antrum mediantibus gradibus lapideij num. septem supra decem discessimus et intus antrium aspicientes luminibus accensis primo occurrit nobis latitudo quaedam plana à cuius parte leva oriente versus imaginem Santissimae Virginis aspessimus intus finestram ipsius antri insignatam ex coloribus pittam, et in medio Cappelli tegentis imaginem ipsam erat scutum quoddam designatum continens signum montibus ornatum quo Ill. Dominus seu familia de Loffredo uti solet in eius armis pannamentis et siggillis. Posmodum reversi ad partem destram Cappella supra dicti vidimus aliud scutum in cuius medietate signum sup.tte Ill.ae Familiae del loffreda iterum erat insignitum cum additione à parte altera ipsius scuti cuiusdam Crucis in cuius angulis, et lateribus erant quinque lilia insignita, et sculta, et aliud scutum apparebat à parte leva heisdem montibus cruce, et lilijs ornatum, et sub scuto del loffredo, in quo nec lilia nec cruce erat designata, erant verba notata, et sculta in lapide quorum tenor talis est ut sequitur: + hoc opus cum ecclesia ff. Ecc.ns Dominus Pirrus del loffreda de Neap. sub dominio Ecc.tis Domini Ioannis Gasparis Delloffreda eius Nepotim Dominus Terrae Carovinei per Ioanne Lombardo de' Ostuneo sub anno 1501. Quibus omnibus sic per nos N. predicitur visis inventis et recognitis atque peractis statim predictus honorabilis Mazullus Erarius V.R.S. per dictos iudicem notarium et subscriptos testes ex patronata parte requisivit et ex sua rogavit attente nostrum super hoc officium quod pub.m est implorando, quod de predictis omnibus ex eorum singulis ut quatenus, et quando opus fuerit possit, et valeat exinde facere plenam fidem conficere deberemus pubblicum instrumentum Nos autem unde presentibus in n.° sufficienti, et opportuno. Et facta diligenti collatione cum suo proprio originali in actis, et sched LV = mei Notarij Antonij Angeli Caragnani de Terra Loco Rutundi cum eo concordat de verbo ad verbum ut iacet meliori tamen semper salva etc. Et ad fidem premissorum Ego idem qui d.s Notarius manu propria scripsi, et me subscripsi signum meum

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solitum, et consuetum, quo utor in pu.cis (in pubblicis) apposui Locus Signi §*§*§*§*§ COPIA - FOGLIO 234 Il mese di Marzo, esattamente il 20° giorno del medesimo mese, Indizione quarta (o Anno indizionale quarto), 1576. Nella Terra di Carovigno, Provincia di Terra d'Otranto. Noi ecc., dichiariamo ecc., il predetto giorno, a istanza a noi ecc. fatta per mezzo dell'onorevole Mazullo di Carluccio della stessa Terra di Carovigno, ed Erario (cioè cassiere) dell'Illustrissimo Signore Scipione de Loffredo di Napoli, utile Signore della predetta Terra di Carovigno, personalmente asseriamo nel luogo volgarmente denominato Santa Maria di Belvedere, extra moenia (fuori delle mura) di detta Terra, dalla quale alla predetta Terra di Carovigno ci sono tre miglia circa di distanza, ed entrando dentro la Chiesa, ivi anzitutto dalla parte destra: troviamo l'entrata di un certo antro (grotta, caverna), al quale antro siamo scesi attraverso (diciassette) gradini di pietra in numero di sette oltre dieci e dentro l'antro volgendo lo sguardo verso delle lampade accese, dapprima si presenta a noi una certa ampiezza (estensione in larghezza) piana (che cioè non presenta dislivelli) dalla cui parte nella direzione dell'est, l'immagine della Santissima Vergine abbiamo scorto dentro una finestra dello stesso antro, chiaramente riconoscibile, abbellita con colori, e nel mezzo della Cappella che proteggeva la stessa immagine, era stato fissato uno certo scudo contenente un contrassegno (cioè, segno distintivo) ornato di monti, che l'illustre Signore o la famiglia de Loffredo è solito impiegare nelle sue armi, pannamenti (vestiario, biancheria), e sigilli. Ritornati poi alla parte destra della Cappella suddetta, abbiamo visto un altro scudo, e nella cui metà lo stemma della suddetta Illustre Famiglia de Loffreda era di nuovo decorato con aggiunta, dall'altra parte dello stesso scudo, di una certa croce, nei cui angoli e lati erano ben caratterizzati cinque gigli, scolpiti, e un altro scudo appariva dalla parte est, ornato dei medesimi monti, croce e gigli, e sotto lo scudo (cioè lo stemma) del Loffredo, in cui né i gigli né la croce erano raffigurati, vi erano impresse delle parole, scolpite nella pietra, il cui tenore è tale come segue: + Questa opera con la chiesa fece fare l'Eccellente Signore Pirro de Loffreda di Napoli, sotto il dominio dell'Eccellente Signore Giovanni Gaspare de Loffreda, suo nipote, Signore della Terra di Carovigno, per mezzo di Giovanni Lombardo di Ostuni, sotto l'anno 1501. Viste, trovate ed esaminate e anche portate a compimento tutte le quali cose, così come si dichiara per mezzo di noi Notaio, subito il predetto onorevole Mazullo Erario V.R.S. per mezzo dei suddetti: giudice, notaio e i sottoscritti testi, da parte del patrono richiese, e da parte sua esigette con cura questo nostro ufficio che è pubblico, implorando che, in ordine a tutte e alle loro singole cose predette, affinché, fin dove e quando ci sarà bisogno, possa e valga poi far fede piena, dovessimo produrre il pubblico istrumento. Noi poi ecc, onde, tramite i presenti (atti) in numero sufficiente e opportuno. E fatta diligente collazione con il suo proprio originale di cui agli atti Scheda LV - di me Notaio Antonio Angelo Caragnani della Terra di Locorotondo, concorda con il quale letteralmente come si trova, nel migliore dei modi sempre salva e in fede di quanto premesso. Io stesso, qual detto Notaio, di propria mano scrissi, e mi sottoscrissi; il segno mio solito e consueto del quale mi servo negli atti pubblici, posi ecc. Luogo del segno.

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- VIII ROMA, 1° APRILE 1576 NAPOLI, 4 APRILE 1578 Bolla pergamenacea con la quale Gregorio XIII unisce il Beneficio di Belvedere al Capitolo della Chiesa Collegiata della Terra di Carovigno, corroborata dal Regio exequatur. Edizioni: - Vincenzo ANDRIANI (1888, pp. 95-97): "La Bolla di Papa Gregorio XIII.° convalidata di Regio Assenso, benchè cancellata in più luoghi per i danni del tempo, esiste nell'archivio Vescovile di Ostuni nel voluminoso processo sul Beneficio di Santa Maria di Belvedere, compilato nell'anno 1579, e per non perdersi dell'intutto la memoria qui amo trascrivere le parti più essenziali". - Enzo FILOMENA, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, IV, p. 190 *** Gregorius E.pus Servus Servorum Dei ad perpetuam rei memoriam. Ecclesiarum omnium Collegiatarum statum Decorem sinceris desiderantes affectibus ea [vota] ad esauditiones [exauditionis] gratiam libenter admittimus perque [per quae] in eis Altissimo debite famulantium rerum tenuitate laborantium statui opportune consulit [consulitur] per [amplius], et in his Nostri pastoralis officii partes favorabiliter impartimur pro ut in Domino conspicimus salubriter expedire. Cum itaque, sicut accepimus, Ecclesia Beatae Mariae de Belvedere nuncupate prope, et extra muros Terrae Caroviniae Ostunen Diaecosis [Dioecesis] quam quidem Angelus de Perna ipsius Ecclesiae Rector, dum viveret, obtinebat, [cuius ecclesiae fructus, redditus et proventus viginti quatuor ducatorum auri de camera secundum communem exstimationem valorem annuum non excedebant, ut expressum fuit, vacavisset; siquidem] exhibita Nobis nuper pro parte Secularis, et Collegiatae Ecclesiae dictae Terrae petitio continebat si dicta Ecclesia Beatae Mariae Mensae Capitulari dictae Secularis, et Collegiatae Ecclesiae, cujus Canonicatus adeo tenues habent praebendas ut ex illis Canonici ejusdem Secularis et Collegiatae Ecclesiae alere se nullo modo possint, perpetuo uniretur. ... [Contraddictores per Censuram Ecclesiasticam compescendo, dicta Ecclesia, cum omnibus et singulis bonis, iuribus, fructibus, pertinentiis et dependentiis suis perpetuo uniatur, annectatur et incorporetur eidem Mensae Capitulari secularis et Collegiatae Ecclesiae. Volumus autem quod propter unionem annexionem et incorporationem huiusmodi, ecclesia Sanctae Mariae de Belvedere debitis non fraudetur obsequiis, et animarum cura in ea et cultus divinus nullatenus negligantur, sed illius congrue supportentur onera consueta. Denique ad effectum praedictum concessum sit ut petitur.] Anno incarnationis quinquagesimo septuagesimo sexto. Quinto nonas Aprilis, Pontificatus nostri anno quarto. C.P.D. Baldus Cornelius Laparve – C. Conventinus – C. Rodriguez – a tergo. Exp. f. quinquaginta C. Conventinus – B. Degrata Reg.

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Extracta est praesens copia a suis originalibus Bullis in carta pergamena scriptis, ac debiti subscripionibus roboratis cum sigillo plumbeo in cordulis pendente, sistentibus penes Procuratores dicti Capituli Terrae Carovinei cum quibus facta collatione concordat, salva sempre meliori etc. Ideo ad fidem Ego Notarius Horatius Alianus de Ostuneo hic me subscripsi et signo solito signavi. Illustrissimo et Excellentissimo Signore. Vacò li mesi passati nella Diocesi di Ostuni vicino ad un Castello chiamato Carovigno un beneficio semplice, non de Iure patronato Regio per morte di D. Angelo de Perna, e Sua Santità ha unito detto Beneficio al Capitolo della Chiesa Collegiata di detta Terra di Carovigno, se n’è spedita Bolla. Si supplica V. E. voglia dare il Regio Exequatur, ut Deus – Exequatur Saternitanus R. (Regens) Provisum per Illustrem Dominum Pro Regem – Neapoli 4 aprilis 1578 – Russus. §*§*§*§*§ Gregorio XIII, Vescovo, Servo dei Servi di Dio. A perpetua memoria della cosa. Noi, desiderando con sincero affetto il decoro e il prestigio di tutte le chiese collegiate, accordiamo volentieri la grazia del benigno accoglimento a quei voti (suppliche, preghiere, desideri) per mezzo dei quali giustamente si ha cura dello stato di chi è, in queste (chiese), debitamente al servizio dell'Altissimo, e che è in difficoltà per carenza di mezzi; per di più, e relativamente a questi (servitori di Dio), con favore dedichiamo parte del nostro ufficio pastorale, nella misura in cui intendiamo giovare salutarmente in Dio. Pertanto non appena, come effettivamente apprendiamo, vacò la Chiesa della Beata Maria di Belvedere, non lontano dalle mura della Terra di Carovigno, Diocesi di Ostuni, che Angelo de Perna senza dubbio reggeva in qualità di Rettore della stessa Chiesa finché era in vita, [i cui frutti, redditi e proventi non eccedevano, come fu espressamente detto, 24 ducati d'oro di Camera; poiché] la supplica a Noi esibita di recente per conto della Secolare (che appartiene al secolo, cioè alla vita laica, civile, in contrapposizione a ecclesiastico, religioso) e Collegiata Chiesa (chiesa con un capitolo di canonici ma senza vescovo) di detta Terra, conteneva questo, che detta Chiesa della Beata Maria fosse senza interruzione unita alla Mensa capitolare (amministrazione del patrimonio capitolare, gestendo le spese che riguardavano l’intero capitolo) di detta Secolare e Collegiata Chiesa, il cui Canonicato (Collegio dei canonici) possiede modeste prebende (mezzi di sussistenza) sino al punto che con quelle (prebende) i canonici della medesima Secolare e Chiesa Collegiata non possano vivere in alcun modo... [Reprimendo gli oppositori con la censura ecclesiastica, la stessa chiesa e con tutti i suoi e singoli beni, diritti, frutti, pertinenze e dipendenze, sia unita, annessa e incorporata alla Mensa Capitolare della Secolare e Collegiata chiesa. Vogliamo poi che a causa di tale unione, annessione e incorporazione la Chiesa di Santa Maria di Belvedere non si defraudi dei doverosi ossequi, e in essa la cura delle anime in nessun modo sia negletta, ma di essa si sostengano in misura congrua i consueti oneri. In conclusione ai fini di quanto predetto, si conceda come richiesto.] L’anno dell’Incarnazione 1576, il 1° aprile (none = il nono giorno prima delle Idi, quindi il 5 del mese, per cui quinto nonas = 5-4-3-2-1 = 1° aprile), il 4° anno del nostro Pontificato. C.P.D. Baldo Cornelio Laparve – C. Conventino – C. Rodriguez – a tergo. Exp. f. cinquanta C. Conventino – B. Degrata Reggente. La presente copia è estratta dalla Bolla pontificia originale, scritta in carta pergamena, convalidata con le dovute sottoscrizioni mediante il sigillo di piom-

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bo pendente in cordigli, esistente presso i Procuratori di detto Capitolo della Terra di Carovigno con cui, previa collazione (riscontro delle copie di un testo con l’originale) si accorda, sicura per sempre nel migliore dei modi. Perciò io, Notaio Orazio Aliano di Ostuni, qui di persona ho sottoscritto e ho suggellato con il consueto segno. Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore. É venuto a mancare nei mesi passati, nella Diocesi di Ostuni, vicino a un Castello, chiamato Carovigno, un beneficio semplice, non di patronato regio (diritto spettante al re, consistente nel designare l’ecclesiastico cui spetta la titolarità dell’ufficio di una cappella o di una chiesa), per la morte di D. Angelo de Perna, e Sua Santità ha unito tale beneficio al Capitolo della Chiesa Collegiata di detta Terra di Carovigno. Se n’è spedita Bolla. Si supplica V.E. voglia dare il Regio Exequatur (visto di esecutività), come Dio (senza obblighi, cioè a titolo di grazia) – Si concede l’esecutività, Saternitano Reggente Provvisione (Provvedimento legislativo o amministrativo, deliberazione di una pubblica autorità o magistrato, e sim.- Testo approvato - Provisum: supino latino di providere “prevedere, provvedere”) per l’Illustre Signore Vicerè – Napoli, 4 aprile 1578 – Russo

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- IX OSTUNI, 1576-1583 Elenco degli atti da estrarre dal Processo di S. Maria di Belvedere, e da riprodurre, riferibili agli anni 1576-1583. Segue relazione riassuntiva di quanto in merito acquisito dal Notaio Regio Bernardo Capobianco di Napoli. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio di Casa Dentice, Castello di San Vito dei Normanni. Busta n. 138 "Per il beneficio di Belvedere". Fascicolo "Carte riguardanti il Beneficio di Belvedere". *** Copia Fol. 232 Dal Processo di Santa Maria de Belvedere vi bisognano la Copia delle Revoluzioni fatte da diversi particolari per via di Capi di escomunica, e tre testimonij esaminati ad istanza del Capitolo di Carovigno et anco copia della Bulla spedita ad istanza del Reverendo Capitolo da notare che detto Benef.o si unischi con la Massa Capitulare, come già si unì. Copia anco de Brevi ottenuti da S. Santità ad istanza de' Sig.r Pirro Loffreda, e Giovanni Geronimo de Mauro ultimo Cappellano eletto da SS.i Loffreda, con la Copia della nomina, et altri Cappellani, e particolarmente quella di D. Angelo di Pirna. Et anco due, o tre Copie delli Testimonij esaminati ad Istanza di Giovan Geronimo di Mauro. Una fede come in Processo non si trova essere stato fondato, si eretto da SS.i Loffreda e che benche habbino eletto li Cappellani è stato per A titolo della Porta della Chiesa, che dice Aloijsio Loffreda e nello Altare della Vergine vi è A titolo hoc opus non è altrimenti beneficio Reggio, ma semplice, e che le Fabriche e rendite siano state tutte elemosine, conforme appare in Processo. Copia di due Testimonij esaminati ad Istanza di Giovan Geronimo di Mauro Cappellano, eletto da Signori Loffreda, che poi dalla Vescovale per due dottori napoletani si disse sumus voti per dictus di Mauro esse manuendo in Possessione salvis iuribus in Patitorio [= Petitorio] con la Copia del decreto che sta inserito *** Copia Fol. 235 Fatto del processo della Corte Vescovale della Città di Ostuni per l'immagine di Santa Maria di Belvedere, ritrovata nella Massaria di Lucola da persona di Conversano per revelazione per la lite tra il Reverendo Capitolo di Carovigno e Signori de Loffreda in questo modo. Videlicet. In detto processo non si espone di che tempo fù trovata detta Immagine da una persona di Conversano per revelazione in sonno se ne venne in Carovigno dicendo che nella Massaria di Lucola sita in Territorio di Carovigno vi è un Roveto nominato alla paesana Scrasciale con una Vora, disse che dentro di questa v'è una Immagine della Madonna appresso del quale andorno molte persone con zappe et altri ordegni incominciarono a rompere e tagliare la fratta e il Roveto trovarno l'Immagine della Beata Vergine di Belvedere. La quale ritrovata che fù incominciò a far molti miracoli con molto concorso di

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Popolo, e devozione grande, et accrescendosi la devozione si accrescerno l'elemosine tanto che unirno una quantità di vacche, e poderi che li Procuratori che pro tempore stavano per Governatori in detta Cappella, alle volte maritavano alcune poverette, e le devano qualche animale vaccino, conforme dalle revelazioni apparono in processo fog. 76 usque a fol. 94, vi sono 15. revelationi de persone vecchie de 70. 80. e 90. anni, che reculano, che detta Chiesa è stata fatta per elemosina, e ci stava uno D. Pietro ch'era uno delli Procuratori dopo successero altro in suo luogo D. Rafaele, e uno mastro Domenico Jacovo di Pressa, che havevano pensiero di detta Chiesa radunar, l'entrade e far la fabrica. Fol. 95. Dechiara molti beni che sono pervenuti da diversi lasci e ve ne sono alcuni comprati delle medesime entrade di detta Chiesa di Santa Maria di Belvedere. Eodem fol. dopo la morte di detti fattori il quondam Signor Donato Antonio del Lofreda Padrone se impossessò delle rendite, et entrade di detta Chiesa e ne deponeva a suo arbitrio e ci pose per Cappellano D. Vito Sacco e dopo fè Preite uno suo figlio nominato Marcello, e diede a detto figlio detto beneficio, che poi se ne andò in Napoli, e fu ammazzato. Fece la nomina anco dopo la morte di detto Marcello ad un'altra persona ecclesiastica, e vi furno quattro altri Cappellani successivamente eletti del Loffreda et ultimamente fu eletto D. Angelo de Perna, asserendo nella nomina essere de Jure patronato di detti signori Loffredi. Dopo la morte dell'ultimo Cappellano che fu D. Angelo de Perna il Reverendo capitolo di Carovigno espone a Sua Santità che vaca il beneficio di Santa Maria di Belvedere per morte del quondam D. Angelo de Perna, et ottengono le bulle mediante loro supplica che si unisca detto beneficio alla messa Capitulare conforme si unì et appare da detto processo. Il quondam Signor Scipione del Loffreda a quel tempo Padrone, e possessore di Carovigno immediatamente et extra legitima tempora senza che fusse prescritto l'atto dell'elezione elesse e nominò per Rettore e Cappellano Giovan Geronimo de Mauro Clerico Napoletano, et havuto notizia delle Bulle Apostoliche e possesso preso dal Reverendo Capitolo di Carovigno supplicorno Sua Santità che detto Reverendo Capitolo aveva ottenuto suborrettitie, et obrettitiamente le bulle à suo beneficio avendo esposto il falso cum Reato che tacque di dire che sia de Iure patronato de' Famiglia del Loffreda, che remettesse al Nunzio Apostolico di Napoli la cognizione della causa al quale fu da Sua Santità Gregorio XIII, e da Cardinal Sforza con più e diverse suppliche spedite li brevi Apostolici che detto Nunzio proceda ad ulteriora, decida e faccia compimento di giustizia intese le parti. Citato in omnibus il Reverendo Capitolo di Carovigno si altercorno ad invicem e finalmente pervenuto a notizia al Vescovo di Ostuni in quel tempo compare nella Nunziazione asserendo che la cognizione della Causa spetta alla sua Corte, per tanto fa Istanza trasmettersi l'atti dal quale Nunzio fu rimessa nella Vescovale di Ostuni procedutasi per essa Corte d'Ostuni si diede il termine ad probandum eorum incumbentia. Dal Reverendo Capitolo di Carovigno si va articolando che la detta Chiesa è stata fabricata dalle sue rendite pervenute elemosinaliter Sopra de' quali articoli vi sono meditate relazioni e testimonj a prova di questo. In quanto al Capitolo di Carovigno il detto D. Geronimo de Mauro va articolando che la Chiesa è stata edificata da' Signori Gio: Gasparre del Loffreda, dal Signor Pirro et altri suoi Predecessori spesi de proprio nella qual Chiesa vi mese due inscriptioni, una nella Porta in faccia di quella qual è del tenore seguente Videlicet. Questa opera hà fatto fare Pirro del Loffredo Illustri Domini

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M. quincentesimo a sei d'Aprile e l'altro nella Cappella che è avanti la figura della Madonna del tenor seguente. Videlicet. hoc opus cum ecc.a fieri fecit Ecc. Dominus Ioannis Gasparri del Loffreda eius nepotei D.ni Terrae Carovinei per Joannem Lombardo de' Ostuneo sub anno Domini 1501. Sopra de' quali articoli vi sono le loro esamine, conforme al processo appare. Fol. 261. à requisitione di Marcello di Carluccio Erario del Sig.r Scipione del Loffreda portò Notar Antonio Angelo Caragnano de' Locoretundo Giodice et testimonij mediante l'accesso in detta Chiesa di Belvedere è nota l'atto detto di sopra articolato della descrizione della porta e l'altro avanti l'Immagine della Madonna, tutta la descrizione per estensam con il scudo dell'arme di detti Signori del loffreda. S'asserisce ancora per detto de Mauro che vi sia stata fatta fondatione à detti Signori Del Loffreda quale non appare in processo. Compilato detto processo il Vicario Generale d'Ostuni mandò in Napoli à Paulo Fassi Canonico Napolitano, e Carlo Baldino medesimamente Canonico Napolitano, ambedue Dottori dalli quali fù provolgato il loro voto tenoris seguentis. Videlicet. Sumus voti predictos Dominos Ill.es Patronos Del loffreda esse manutenendos in possessione seu quasi presentandi, et propterea dictum Dominum R.dum de' Mauro esse instituendum salvis tamen Juribus utrique parti quoad petitorio, et Ita iuris esse censemus qual voto, e parere d'essi Dottori sta in Processo e nell'ultima sentenza diffinitiva. Letta e promolgata dalla Corte Vescovale sta annessa tal sentenza e parere di detti Dottori conforme da quella appare. Della qual sentenza il Capitolo di Carovigno ne reclamò e ne disse da nullità seguitandorno, medianti atti li quali non proseguirno ad altro. La quale sentenza, è del tenor seguente. Videlicet. In Dei nomine amen. Julius Cesar Carafa U.I.D. Dei et Apostolicae Sedis gratia Episcopus Ostunensis - Camillus Petrarolus Canonicus Ostunensis eiusdem Ill.mi et R.mi Domini Episcopi in spiritualibus, et temporalibus generalis Vicarius etiam infra predetta causa per Sanctam Sedem Apostolicam Commissarius Deputatus. Viso processu causae vertentis inter Reverendum Capitulum et Clerum Terrae Carovinei et una et R. ac Eccellentem Dominum Hieronimum de Mauro ex altera super Beneficio Sanctae Mariae de Belvedere ac ipso trasmitto ad consulendum infrascriptis Magnifici et R.dis Consultoribus de quorum Consilio fuit provisum ut infra viso denique dicto consilio ac voto visis videndis et consideratis considerandis, premissa citatione pro hac die et hora, dicimus, et diffinitive sententiamus iuxta formam continentiam et tenorem infrascripti voti. Videlicet = In causa Reverendi Capituli Carovinei cum Ecc.e et R.do Domino Hieronimo de Mauro super benefitio Sanctae Mariae de Belvedere prout in actis, sumus voti predictos Dominos Illustres Dominos de Loffredo esse manutenendos in possessione seu quasi prout in processu presentandi et propterea dictum dominum R. de Mauro esse instituendum salvis tamen iuribus utrique parti quoad petitorium, et Ita iuris esse censemus etc. Paulus Fassus Canonicus Neapolitanus = Carolus Baldinus Canonicus Neapolitanus cuius sententiae et voti prout iacet acquiescimus et assensimum et ita diffinitive pronunciando dicimus et sententiamus omni meliori modo et hanc nostram etc. qua solvere volumus etc Camillus Petrarolus generalis Vicarius et Commissarius Apostolicus. Die 29 mensis Aprilis 1583. Hostunij Lecta Lata et promulgata fuit presens retroscripta sententia hodie predecto die in Banca Iuris in Episcopali Palatio per me Antonium de Benedictis Canonicus Ostunen. Notarium Ordinarium Curiae Episcopalis Ostunen' Curia etc. Presentibus R. Abb. Ioanni Calcaneo, Abbate

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Laurentio Picoco, Abbate Francesco Argentiero, Abbate Ioanni Carissimo et aliis. etc. Die ultimo mensi Aprilis 1583 Ostunii Donatus de Parata Iuratus Curiae Episcopali Ostunen. retulit intimasse heri 29 presentis mensis Aprilis. Ego - Notarium Franciscum Manfredonium et Notarium Antonium de' Meli in eorum domibus. etc. §*§*§*§*§ Dal Processo di Santa Maria di Belvedere bisogna acquisire: la Copia delle rivelazioni fatte da diversi (soggetti) particolari a causa dei Capi di scomunica; le testimonianze rese da tre testi esaminati a istanza del Capitolo di Carovigno; e anche la Copia della Bolla espedita a istanza del Reverendo Capitolo, e volta a unire il detto beneficio alla Massa Capitolare, come già si unì. Copia anche dei brevi (lettera, rescritto papale, meno solenne della Bolla) ottenuti da S. Santità a istanza dei Sig. Pirro Loffreda e Giovanni Geronimo de Mauro, ultimo cappellano eletto dai Sigg. Loffreda, con la Copia della nomina (dello stesso), e degli altri cappellani, e particolarmente quella di D. Angelo de Perna. Ed anche due o tre Copie delle testimonianze rese da testi esaminati a istanza di Geronimo di Mauro. Una fede (cioè, testimonianza certa) come nel Processo non si trova che sia stata fondata, né eretta dai Sigg. Loffreda, i quali, sebbene avessero eletto i Cappellani, fecero ciò in virtù del titolo iscritto sulla Porta della Chiesa, ove si nomina Luigi Loffreda, e sullo stesso altare vi è il titolo hoc opus; nondimeno il beneficio non è regio, ma semplice, e le fabbriche e le rendite sono da ascriversi tutte alle elemosine, secondo quanto risulta dal processo. Copia delle testimonianze rese da due testimoni - due dottori di Napoli -, esaminati a istanza di Giovanni Geronimo de Mauro, cappellano eletto dai Sigg. Loffreda, per effetto delle quali testimonianze si decretò dalla Curia Vescovile di mantenerlo nel possesso, fatti salvi i diritti nel petitorio, con la Copia del decreto che vi è inserito. *** Relazione del Notaio Regio B. Capobianco Nel processo celebrato presso la Corte Vescovile di Ostuni sulla lite esistente tra il Reverendo Capitolo di Carovigno e i Signori Loffreda, per quanto concerne l'immagine di Santa Maria di Belvedere, ritrovata nella Masseria di Lucola da una persona di Conversano, non vi è notizia alcuna del tempo in cui ciò avvenne. Praticamente, la Madonna appare in sogno a un Signore, appunto, di Conversano, dicendogli questo, che nella Masseria di Lucola, in territorio di Carovigno, c'è un roveto (in lingua locale scrasciale) con una vora (cioè voragine, dovuta all'erosione operata dalle acque sui terreni calcarei), nella quale vi è l'immagine della Madonna. Appresso a costui andarono lì sul posto molte persone che con zappe e altri attrezzi cominicarono a rompere e tagliare la fratta (macchia folta e intricata di sterpi) e il roveto. Vi trovarono l'immagine della Beata Vergine. Dopo il ritrovamento, la Madonna fece molti miracoli. E moltissimi devoti vi accorsero a vedere e a venerare. E grande fu la loro devozione, e con l'accrescersi della devozione, si accrebbero le elemosine, tanto da costituire un considerevole bene di animali e poderi. I Procuratori che nel tempo fungevano da Governatori nella Cappella, di tanto in tanto davano qualche animale vaccino a delle donne perché si sposassero, come risulta da testimonianze acquisite agli atti. E persone anziane di 70, 80, 90 anni, che vanno indietro nel tempo con la

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memoria, hanno attestato che la Chiesa di Belvedere è stata edificata con il denaro delle elemosine. Dei vari procuratori che si sono succeduti, essi ricordano un Don Pietro, un Don Raffaele e mastro Don Domenico Jacovo di Pressa, i quali si davano molto pensiero per la Chiesa, sia per ciò che concerne le entrate che per i lavori di restauro. Molti beni sono da ascriversi a diversi lasciti, e altri ad acquisti fatti con le entrate della detta Chiesa di Santa Maria di Belvedere. Dopo la morte dei suddetti fattori (procuratori), il defunto Signor Donato Antonio de Loffreda si impossessò delle rendite e delle entrate della Chiesa, disponendo delle stesse a suo arbitrio. Vi pose per Cappellano Don Vito Sacco. Ma quando diventò prete suo figlio Marcello, diede a lui il Beneficio di Belvedere. Marcello poi se ne andò a Napoli, e qui venne ammazzato. Dopo la morte dell'ultimo Cappellano, Don Angelo de Perna, il Reverendo Capitolo di Carovigno, mediante supplica, ottenne dalla Sede Apostolica una bolla, con la quale il detto Beneficio fu annesso alla Mensa Capitolare. Il che appare in detto processo. Il Signor Scipione del Loffreda, a quel tempo Padrone e possessore di Carovigno, immediatamente (cioè subito dopo la morte di Don Angelo de Perna), al di fuori dei tempi legittimi, senza che fosse prescritto l'atto della elezione, elesse e nominò come Rettore e Cappellano Giovani Geronimo de Mauro, Chierico Napoletano. Avuta notizia della Bolla Apostolica, e del possesso preso dal Reverendo Capitolo di Carovigno, il Loffreda e il de Mauro, nel dichiarare che il Rev. Capitolo in modo surrettizio e orrettizio aveva ottenuto la bolla di tal natura, avendo dichiarato il falso tacendo di dire che il Beneficio era del diritto di patronato della famiglia del Loffreda, supplicarono Sua Santità di rimettere la causa al Nuzio Apostolico di Napoli al quale fu da Sua Santità Gregorio XIII e dal Cardinale Sforza con diverse e più suppliche spedite i brevi apostolici; e che il detto Nunzio proceda ad ulteriora, decida e facca il compimento della giustiza, dopo aver inteso le parti. Citato in omnibus, il Reverendo Capitolo di Carovigno proseguì la lite con il de Mauro, e viceversa. Pervenuta finalmente notizia di quanto sopra al Vescovo di Ostuni di quel tempo, questi compare nella Nunziatura Apostolica asserendo che la cognizione della causa è di competenza della sua Corte, e pertanto fa istanza affinché gli atti vengano trasmessi dal detto Nunzio (apostolico) alla Corte Vescovile di Ostuni. Come di fatti avvenne. La Corte di Ostuni fissò quindi un termine alle parti ad probandum eorum incumbentia. Il Rev. Capitolo mediante un insieme di articoli argomentò che la Chiesa fu edificata con le rendite derivanti dalle offerte fatte elemosinaliter, cioè a titolo di elemosina. In merito ai quali articoli vi sono meditate relazioni e testimonianze. Il de Mauro, invece, replicò argomentando che la Chiesa fu edificata dai Signori Gio. Gaspare del Loffreda, dal Signor Pirro e altri suoi predecessori con il proprio denaro, come si legge nelle due iscrizioni poste, una sulla porta in faccia a detta Chieaa del seguente tenore: "Questa opera ha fatto fare Pirro del Loffredo, nell'anno del Signore, 6 aprile 1506", e l'altra nella Cappella eretta davanti all'immagine della Madonna: "Questa opera con la chiesa fece fare l'Eccellente Signore, nipote di Giovanni Gaspare del Loffreda, Signore della Terra di Carovigno, per mezzo di Giovanni Lombardo di Ostuni nell'anno del Signore 1501". Parimenti in merito ai quali articoli si rinviene la loro disamina, conformemente a quanto appare nel processo. A richiesta di Marcello di Carluccio, erario (cassiere) del Signor Scipione del

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Loffredo, il notaio Antonio Angelo Caragnano di Locorotondo, il giudice e testimoni, insieme con il detto cassiere, si recano di persona nella Chiesa di Belvedere, e per conoscenza diretta verificano quanto riferito sopra sulle iscrizioni poste sulla porta della Chiesa e sulla Cappella davanti all'immagine della Madona, per esteso e con lo scudo dell'arme (stemma) dei Signori del Loffrea. Il de Mauro afferma altresì che vi sia stata fondazione da parte dei Signori del Loffreda: il che non appare nel processo. Compilando il processo, il Vicario Generale di Ostuni intese consultare, come di fatti consultò, due Canonici napoletini, entrambi dottori, Paolo Fasso e Carlo Baldino, il cui giudizio è questo, che i Signori del Loffreda siano da mantenersi nel possesso, o per così dire (nel potere) di presentare, e per questo motivo il detto Signor Reverendo de Mauro sia da istituire, salvi tuttavia i diritti di entrambe le parti in ordine al petitorio. La Corte pronunciò la sentenza definitiva, attenendosi espressamente al predetto giudizio. Il Rev. Capitolo prontamente reclamò, e richiese urgentemente l'annullamento della sentenza. Seguirono altri atti e processi, ma non si approdò ad altro di diverso.

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-XNAPOLI, 5 DICEMBRE 1577 Il protonotario apostolico Lorenzo Campeggi conferma D. Vito Antonio Farina, cantore della Cattedrale di Ostuni e subcollettore, nel possesso del Beneficio di Belvedere. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio di Stato di Brindisi. Scritture delle Università e Feudi – Serie I: Instrumenti e Liti - Ostuni. Busta 6 – Fasc. 8 – S. Fas. I., – cc. 21-21 t - 1577. *** Laurentius Campegius U.I.D. Prothonotarius apostolicus Sanctissimi domini nostri Papae utriusque Signaturae Referendarius et in regno Neapolitano Patri Santissimi domini nostri Papae, et Sedis apostolicae Nuntius et collector generalis Domino Reverendo Vito Antonio Farinae Cantori Cathedralis ecclesiae Hostunensis, Commendatario, et sub collectori per nos deputato, salutem et in commissis diligentiam noveritis, qualiter mensibus seu annis preteritis vacante ecclesia seu simplici beneficio Santa Maria de Belvedere Terrae Carovignae per mortem quondam Domini Angeli Perna de terra Carovigni, ultimi beneficiati et possessoris, fuit per te, nomine dictae Reverendae Camerae apostolicae de ea capta possessio et deinde ut ad nostras aures pervenit, Reverendissimus Episcopus Hostunensis, nescitur quo iure suffultus non obstante dicta possessione per te, nomine dictae Reverendae Camerae apostolicae pretendens collationem dictae ecclesiae ad se ipsum spectare, iactavit et iactat illam velle iure ordinario conferre, nec non Reverendus Capitulus Hostunensis vigore supplicationis a sede apostolica obtentae, Pretendit, dictam possessionem nomine Reverendae Camerae ut supra captam, turbans in non modicum damnum, preiudicium, et interesse dictae Reverendae Camerae cuius indemnitati oportune, previdere intendentes; tibi Praelato Reverendo Vito antonio ut supra Commendatario et sub collectori per nos deputato per presentes commictimus et apostolica qua fungimur auctoritate mandamus quatenus receptis presentibus continuando possessionem iam captam dictae ecclesiae ut supra, Item et de novo, nostro et dictae Reverendae Camerae apostolicae nomine, eiusdem ecclesiae seu beneficii Sanctae Mariae de Belvedere et possessionem capias, conficiendo, seu confici faciendo de possessione huiusmodi publicum instrumentum ac in eadem creando et constituendo economum tibi bene visum ad recolligendum et recuperandum fructus et introitus dictae ecclesiae seu beneficii tam preteritos quam pendentes et futuros, amoto exinde quolibet alio detemptore quem nos tenore presentium amovemus et denuntiamus amotum, verum si dicti Reverendissimus Episcopus ac Reverendum capitulum nec non Illustrissimus Dominus Scipio de Loffredo utilis dominus dictae terrae et jus patronatum habere pretendens in dicta ecclesia seu beneficio, aliquod Ius super dicta ecclesia seu beneficio prendunt post dictam possessionem per vos captam et continuatam ut supra ipsos cites moneas et requiras ut infra aliquem terminum tibi bene visum coram nobis compareant in domibus nostrae solitae residentiae hora audientiae ad illud proponendum, quoniam eis et unicuique ipsorum iustitiae complementum ministrabimus et interim sub penis et censuris ecclesiasticis et pecuniariis per te imponendis in dic

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ta possessione, et perceptione fructuum non se intromictant. Dantes tibi et concendentes in premissis gerendis et exequendis vices nostras per presentes invocato et ad hoc, si opus fuerit, auxilio brachii secularis. Datum Neapolis die quinto decembris 1577 Laurentius Campegius Nuntius (In basso a destra: Hieronimus Digos) §*§*§*§*§ Lorenzo Campeggi, U.I.D. (Dottore in entrambe le leggi, canonica e civile), Protonotario apostolico del Santissimo Papa, Padre Nostro Signore, Referendario di entrambe le Segnature, e nel Regno di Napoli Nunzio e Collettore generale (agente fiscale, detto anche collettore apostolico o collettore ufficiale, che la Santa Sede inviava alle varie nazioni per raccogliere le decime; in seguito fu anche rappresentante diplomatico), del Santissimo Papa, Padre Nostro Signo-

re, e della Sede Apostolica; al Reverendo Don Vito Antonio Farina, Cantore della Chiesa Cattedrale di Ostuni, per mezzo di noi deputato alla carica di Commendatario (chi riceve una commenda ecclesiastica) e sub-collettore, salute, e (visto) che negli incarichi affidati (devoluzione al fisco, confisca) avrete imparato a conoscere la diligenza (e cioè, meglio, avrete imparato ad operare con diligenza e oculatezza): come, nei mesi o anni passati, vacante la chiesa o beneficio semplice di Santa Maria di Belvedere della Terra di Carovigno, per morte del fu Donn’Angelo Perna della Terra di Carovigno, ultimo beneficiario e possessore, fu da te preso possesso di questa a nome della detta Reverenda Camera Apostolica, e in seguito, come pervenne alle nostre orecchie, il Molto Reverendo Vescovo di Ostuni, non si sa da quale diritto supportato, nonostante tale possesso in tuo favore a nome della detta Reverenda Camera Apostolica, pretendendo che la collazione (conferimento di beneficio e di ufficio vacanti) di detta chiesa spettasse a sé, proferì, e proferisce, di volerla conferire con il diritto ordinario (ovvero vescovile); e anche il Rev. Capitolo di Ostuni [In realtà: di Carovigno] in forza della supplicazione ottenuta dalla Sede Apostolica, pretende detto possesso, come sopra preso a nome della Reverenda Camera; turbando, fino a un non modico danno e pregiudizio, persino l’interesse della detta Reverenda Camera alla cui indennità in modo opportuno noi intendendo provvedere; a te Prelato Reverendo Vito Antonio, per noi candidato, come sopra, alla carica di commendatario e sub-collettore, mediante la presente affidiamo, e, con l’apostolica autorità che esercitiamo, ordiniamo, come ricevuta la presente lettera, di continuare il possesso già preso della chiesa di cui sopra. Parimenti e di nuovo, a nome nostro e della Reverenda Camera Apostolica, che tu prenda possesso della medesima chiesa o beneficio di Santa Maria di Belvedere, preparando, o facendo che venga preparato in merito a tale possesso, un atto pubblico, e nel medesimo nominando e costituendo un economo a te ben visto al fine di riprendere e recuperare i frutti e gli introiti di detta chiesa o beneficio, tanto i passati, i pendenti e i futuri, rimosso perciò qualsiasi altro detentore, che noi con il tenore della presente rimuoviamo, e che dichiariamo rimosso. Ma se i detti, il Molto Reverendo Vescovo e il Molto Reverendo Capitolo, e l’Ill.mo Signore Scipione de Loffredo, utile Signore di detta Terra, il quale pretende di avere il diritto di patronato su detta chiesa o beneficio, ritengono di avere un qualche diritto su detta chiesa o beneficio dopo il detto possesso da voi

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preso e continuato come sopra, che gli stessi tu citi, ammonisca e richieda che, entro un qualche termine da te benvisto, compaiano davanti a noi, nell’edificio della nostra ordinaria residenza, all’ora di udienza, a esporlo, poiché per essi e per ciascuno di essi daremo compimento alla giustizia, e nel frattempo, con la minaccia e della censura ecclesiastica e di una pena pecuniaria da imporsi per te, in detto possesso e in ordine alla percezione dei frutti non s'intromettano. Noi che a te diamo e concediamo, in ordine alle cose predette da farsi e da eseguirsi, le nostre veci per mezzo della presente, invocato, e a ciò se sarà necessario, l’ausilio del braccio secolare. Dato in Napoli, il giorno 5 di dicembre 1577 NOTE: www.archive.org/stream/.../dellafamigliadec00fari_djvu.txt - “Della Famiglia de’ Campeggi di Bologna – Memorie storiche”: <<Lorenzo del senatore conte Vincenzo, fu detto il iuniore per non confonderne le memorie con altri del medesimo nome. Ne porse notizie il Fantuzzi e schiarimenti di abbagli presi dagli scrittori circa la sua paternità, e circa le relazioni di parentela cogli altri Campeggi. Si pone per certo la nascita sua nel 1547. Fu a Roma per qualche tempo avanti il 1563, tornato a Bologna divenne egli arcidiacono della cattedrale per la rinuncia a tal dignità del predetto Tommaso, divenuto vescovo di Feltre. Esso Lorenzo si addottorò nelle leggi del 1571 in questo studio di Bologna, nel quale fu professore nell'anno seguente e tornò a Roma nel 1573, e colà tenne magistrale disputa, per cui estimossi, com'era di assai ingegno e dottrina: laonde da Papa Gregorio XII fu prescelto per avvocato concistoriale ed avvocato dei poveri; indi fu protonotario apostolico, refferendario dell'una e dell'altra segnatura, ed abate di Corace nella Calabria. Lo stesso Papa rinviava nunzio apostolico a Napoli, dove stette quattro anni riportandone encomio di singolare prudenza. Si ebbe poi la nunziatura di Napoli, per la quale furongli date speciali istruzioni, e quella ancora di Venezia, dove insieme a monsignor Agostino Valerio vescovo di Verona, essendo in visita apostolica, si diedero esortazioni pastorali al clero veneto : nelle quali nunziature diportossi in guisa che, siccome il nome portava del gran Lorenzo, così si sperava ne rinoverebbe la gloria. Il detto Papa che assai bene conosceva di questo iuniore Lorenzo i meriti speciali, diedegli nel 1582 il Vescovato di Cervia, (^) del quale prese possesso a nome suo il conte Baldassarre Campeggi, conte di Dozza suo fratello. Per breve tempo egli tenne quella dignità episcopale cioè tre anni, dopo i quali moriva nel 1585 in Ferrara in età d'anni 38 ancor giovane: lasciando desiderio di se, perciocché se avesse avuta più lunga vita forse sarebbe salito a maggiore dignità ecclesiastica. Il suo cadavere fu trasportato a Bologna per essere sepolto nella già nominata chiesa monacale dei Ss. Bernardino e Marta, fatta restaurare dal cardinale Lorenzo il seniore, ed anche da Giambattista vescovo di Maiorica, nella quale chiesa egli parimenti ebbe sepoltura.>> Vescovo di Ostuni: Vincenzo Cornelio Gaetani 1564-; Giulio Cesare Carafa 1578-1603

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- XI ROMA, 13 MARZO 1580 OSTUNI, 15 FEBBRAIO 1581 CAROVIGNO, 16 FEBBRAIO 1581 Il chierico napoletano Giovanni de Mauro, poiché, in relazione al conferimento del Beneficio di Belvedere, non aveva avuto esito la sua presentazione, fatta dal Barone Scipione Loffredo al Vescovo di Ostuni, si appella al re, e questi gli accorda il Regio exequatur che egli allega alla supplica che, così corroborata, invia alla Santa Sede. Qui, il Cardinale Sforza, acconsentendo alla richiesta del supplicante, manda un breve con la supplicazione interclusa al Vicario Generale della Curia Vescovile di Ostuni, il quale, in veste di Commissario apostolico all'uopo deputato, ascolta le doglianze del de Mauro e assegna al Clero e al Capitolo di Carovigno, che prima aveva ottenuto dalla Sede Apostolica, indebitamente secondo il supplicante, l'unione del Beneficio di Belvedere alla Chiesa Collegiata di Carovigno, 3 giorni di tempo per sostenere le proprie ragioni. Trascrizione e traduzione del Breve apostolico originale esistente presso la Biblioteca Comunale di Ostuni - Fondo L. G., Busta n. 2, Fasc. n. 2. *** Ostunen' Commissarius cancellarius ad partes A Glorierius Beatissime Pater Reverendissime Ecclesia Beate Marie del Belvedere Terre Calvignij Ostunensis [Dioecesis] per obitum quondam ultimi illius possessoris extra romanam curiam defuncti vacans ad illam sic vacantem nobilis vir Scipio del Offredo tunc Baro eiusdem terrae de cuius Jure patronatus eadem ecclesia existit devotum S. V. oratorem Joannem hyeronimum de Mauro clericum Neapolitanum, loci ordinario presentavit institutione ab eo petita qui non solum illam denegavit sed etiam curavit ut eadem ecclesia clero eiusdem Terre a sede ap.ca uniretur nulla mentione de iure patronatus laicorum nobilium huiusmodi facta. Et licet his desuper coram eodem tunc existenti episcopo Ostunensi introducta fuerit, nihilominus ipso vincente ab eo iustitiae complementum ipse orator consequi non potuit. Cum autem pater sancte ipsius oratoris plurimum intersit dictae ecclesiae possessionem ad presentationem huiusmodi consequi et de surreptione literarum apostolicarum pretense unionis eiusdem Ecclesie coram moderno episcopo ostunensi docere. Dignetur igitur S(anctitas) V(estra) ad ipsius oratoris preces causam et causas quam et quas ipse orator habet et movet habereque et movere vult et intendit contra et adversus clerum huiusmodi tectos adversarios omnesque alios et singulos sua in praemissis quomodolibet interesse putantes de et super institutione ad presentationem huiusmodi in eadem ecclesia sibi facienda ac subreptione et obreptione pretensarum literarum huiusmodi unionis rebusque aliis in actis causae et causarum huiusmodi latius deductis et deducendis et illorum occasione. [Dignetur S. V.] eodem moderno episcopo ostunensi seu eius vicario in specialibus generali una cum omnibus et singulis eorum incidentibus dependen

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tibus emergentibus annexis et connexis et summarie et prout in beneficialibus tam coniunctim quam divisim committere et mandare audiendi cognoscendi decidendi fineque fineque debito terminandi. Cum potestate dictos adversarios citandi omnesque alios et singulos in decreto sive executione citationis presentis commissionis vigore ad partes decernendas nominandum et cognominandum etiam per edictum publicum constito summarie et extraiudicialiter de non tuto accessu citandi ac quibus et quoties inhibendum erit etc. per simile edictum ac sub excomunicatione aliisque ecclesiasticis sententiis censuris et poenis etiam pecuniariis eorum arbitrio imponendis moderandis et applicandis inhibendi inobedientesque et rebelles quoscumque sententias censuras et poenas praedictas incurrisse et in illis incidisse declarandi, aggravandi, reaggravandi et interdicendi invocato etiam ad hoc si opus fuerit brachij saecularis auxiliio. Caeteraque omnia alia et singula faciendi dicendi gerendi exercendi et exequendi quae in premissis et circa ea necessaria fuerint seu quomodolibet oportuna Praemissis ac foe(licis) re(cordationis) Bonifacii Papae VIII S.V. praedecessoris Nostri, de una, et concilii generalis de duabus dietis dummodo non ultra tres, et quibuscumque aliis constitutionibus, et ordinationibus apostolicis, caeterisque in contrarium faciendis non obstantibus quibuscumque. Servata forma concilij tridentini __________ Concessum ut petitur in presentia D(omini) N(ostri) pp. (pape) A. Card.lis Sfortia {Et cum absolutione a censuris ad effectum etc. per brevem S.V. ac supplicatione Introclusa seu officium contradictarum et prout de jure} Concessum A. Car.lis Sfortia Datum Romae apud Sanctum Petrum Tertio idibus Martij Anno octavo *** Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio Privato del Cap. Prof. Ninì Sacchi di Carovigno - Cartella Casato Andriani. A mio avviso, una copia, tra l'altro non completa, fatta da Vincenzo Andriani e pervenuta al prof. Ninì Sacchi per eredità. Edizione: Enzo FILOMENA, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, V, pp. 191193 *** [Constitutionibus et ordinationibus Apostolicis] ceterisque in contrarium faciendis non obstantibus quibuscumque [Servata forma] consilii Tridentini concessum ut petitur in praesentia Domini Nostri [Papae], [Cardinalis Sfortia] et cum absolutione a censuris ad effectum etc. Per [breve S.] vestrae ac supplicatione introclusa, seu officium contradictarum et prout [de jure con]cessum. A. (Alexander) Cardinalis Sfortia. Datum Romae apud Sanctum [Petrum] tertio idibus Martij anno octavo (id est, anno Domini millesimo quingentesimo octogesimo, Pontificatus Nostri Domini, Papae, divina providentia, Gregorii XIII)

A. Glorierius. Commissarius [Cancellariius] Hostunen. Tenor Regij exequatur: Ill.mo (Illustrissimo) et Ecc.mo (Eccellentissimo) S.r (Signor) Gio: Ger [onimo] de Mauro clerico Napolitano oratore de V.E. li fà intendere [come]

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l'anni passati essendo vacato il benefitio di S.a Maria de belvedere sito in La terra di Carovigno della diocesi di Hostuni quale è patronato del utile patrono di detta terra il s.or Scipione de Loffredo hora Barone di quella presentò esso supplicante in detto benefitio [et essendosi] per parte sua dimandata l’institutione in la corte [Episcopale d'Hostuni]; per parte del clero di detta terra di Carovigno fu lo detto benefitio impetrato dalla Sede Apostolica, et unitosi in perpetuum con esso clero estinguendo lo benefitio predetto con molta diminutione di detto feudo de Carovigno et perché esso supplicante sequita la [lite] contra detto clero sopra la detta institutione avante la detta corte d’Hostuni, et per togliere ogni scrupolo have [ottenuto da] la Sede Apostolica uno breve diretto al Molto R.ndo [Episcopo] di detta città d’Hostuni che proceda in detta causa [compe]scendo la sorrettione della impetrazione fatta dal [Clero, et perchè] vole quello [breve] presentare Supplica V.E. li conceda [il suo regio exequatur et l'haverà a gratia ut Deus]. Salernitanus Regens..... [Tenor comparitionis] est Videlicet: Coram Reverendo generale Vicario civitatis hostunensis [comissario apostolico comparet] magnificus U.I.D. (Utriusque Juris Doctor) Thimotheus Sant’Angelus legitimus procurator [Eccellentis Reverendi] Abatis Joannis Hjeronimi de mauro U.I.D. clerici neapolitani dicens quod cum per obitum quondam Domini Angeli de Perna de terra carovinei vacasset [Ecclesia et bene]fitium sub invocatione Sante Marie del belvedere situm in teritorio dictae terrae carovinei diocesis dictae civitatis Hostunij quod benefitium fuit et est de iure patronatus Illustris domini et familiae de loffredo utilium [dominorum] dictae terrae Carovinei in qua Ecclesia et benefitio dictus Dominus eius Principalis fuit electus et presentatus per Illustrem Dominum Scipionem de loffredo tunc dominum dictae terrae carovinei et licet pro parte dicti sui Domini principalis fuisset petitum in curia Reverendissimi predecessoris Episcopi eiusdem civitatis debere expediri debitas Provisiones institutionis et confirmationis in dicta Ecclesia et benefitio stante dicta presentatione in eius persona facta per dictum Illustrem Scipionem minime à dicto R.mo Episcopo obtinere potuit eum cum Reverentia pluribus gravaminibus gravando [et ita ad praesens reperitur cum dicta] indecisa pendente institutione et confirmatione facienda in persona dicti sui principalis; datur intelligi quod R. Clerus et capitulum dictae terrae carovinei obtinuit quasdam pretensas bullas à sede apostolica super unione ecclesie et benefitij preditte S.te Marie di belvedere, quas bullas impetravit et obtinuit subretticie et obretticie etc. non facta in eis mentione nec de dicto iure patronatus dictorum Ill.ium (Illustrium) de Loffredo nec de pendentia dictae institutionis. Qua de re à dicto Domino Joanne Hieronimo eius principali habitus fuit recursus ad dictam Sedem apostolicam supplicavit causas predittae institutionis et confirmationis et sure[pticiae] [surrepticiae] annexionis etc., committi R.mo moderno Episcopo et eius Reverendo Generali [Vicario] omnia preditta obtinuit mediante brevi Apostolico cum [regio] exequatur petens quod constituto summarie simpliciter et de plano preditto iure patronatus dictorum Ill.um (Illustrium) de Loffredo declaratisque subrectitijs bullis dicti Reverendi capituli carbiniensis velit, et placeat, dictum Dominum Jo: (Joannem) Hieronimum ejus principalem institui confirmari et in poxessionem dictae Ecclesiae et benefitij una cum earum fructibus proventibus oneribus, et honoribus mitti, et manuteneri [post] presentationem in eius favorem factam, dictumque capitulum et clerum condemnari ad restitutionem fructuum perceptorum ab eis indebite à dicta Ecclesia et beneficio. Super quibus omnibus petit ius, et iustitiam ministrari non solum modo preditto sed omni alio meliori modo etc. deductis etc. et protestatur de expensis etc.

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Die XV. mensis Februarij 1581. Hostunij presentrata in Episcopali curia Hostunensi per magnificum U.I.D. Thimoteum Sant’Angelum procuratorem etc. Propterea volentes nos ut tenemur apostolicis obediri mandatis inspecto tenore supraditti brevis et Commissionis coram nobis ut predicitur exhibitis et per nos supra caput ac omni debita Reverentia receptis tenore presentium commictitur et mandatur uni ex predittis Nuntijs et servientibus Curiae [Episcopalis Hostunensis et] aliarum quarumvis curiarum quod receptis presentibus ad instantiam et requisitionem supraditti magnifici U.I.D. Thimotei S.ti Angeli Procuratoris preditti Abbatis Jo: Hieronimi si personaliter conferat ad presentiam Reverendi Capituli et cleri [Terrae Carbiniensis] si de persona ipsum reperiri contingerit sin [autem habeatur, se conferat] ubi eum solitum est congregari ipsumque [edoctum (id est, certiorem) fieri] / trium dierum spatium quorun unum pro primo unum pro secundo et reliquum unun pro tertio, et ultimo perentorio termino unica pro trina canonica monitione premissa assignamus legitime compareat et comparere debeat coram nobis hora causarun solita ad dicendum oppo[nendum] et obligandum quicquid dicere appellare et alligare voluerit [super] preditta et quare ea fieri non debeant. Nec non ad litem contestandum, et recipiendum terminum, ad defendendum testium iuramenta videndum publicandum, et concludendum, et demum ad omnes et singulos alios actus iuridicos necessarios et oportunos in causa praeditta faciendos usque ad sententiam seu decretum intra iurisdictionem inclusive aliter non cedet referatur [res] quamprimum Datum Hostunij in Episcopali Palatio Die XV mensis februarij 1581 – Camillus Petrarolus Vicarius et Commissarius. (L.S.) Die XVI. mensis februarij 1581. Hostunij Donatus Deparata Iuratus Episcopali Curiae Hostunensis retulit hodie preditto die intimavisse R. Capitulum Terrae carovinei intus ecclesiam matricem dictae Terrae carovinej, congregatum ubi erant [inter] alios D. Guglielmus di brando Archip.r, D. Angilus morella cantor, [D. Antone]llus Saccus, D. Scipio brancatus, D. Andreas de Carluccio, D. Matheus [Caliolus], D. Vitus Saccus, D. Donatus Ant.s di brando, D. Grego[rius d'Erricus] dicti Reverendi capituli et cleri. §*§*§*§*§ Ostuni Commissario Cancelliere alle parti A. Glorierio Beatissimo Padre Reverendissimo Vacando la chiesa della Beata Maria di Belvedere della Terra di Carovigno - Diocesi di Ostuni -, per la morte del suo ultimo possessore, defunto extra romanam curiam, a quella così vacante, il nobile Signore Scipione de Loffredo, allora barone della medesima Terra, del cui diritto di patronato la medesima chiesa è, presentò all'ordinario del luogo l'oratore Giovanni Geronimo de Mauro, chierico napoletano, devoto della S. V.. Essendo stata richiesta da questo l'istituzione, l'ordinario del luogo non solo la negò, ma curò anzi che la stessa chiesa fosse unita dalla Sede Apostolica al clero della medesima Terra, senza aver fatto menzione alcuna di siffatto diritto di patronato dei laici nobili. E benché, (stante) quanto sopra, dinanzi all'allora esistente vescovo di Ostuni fosse stata avviata un'azione giudiziaria, nondimeno il medesimo oratore, esso stesso vincente in giudizio, non poté da quello (ordinario del luogo) ottenere l'adempimento del-

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la giustizia. Invece, Padre Santo, essendo vantaggioso nel maggior grado per lo stesso oratore conseguire il possesso di detta chiesa per la presentazione di tal fatta, e costituire un avvocato dinanzi all'attuale vescovo di Ostuni per quanto concerne la surrezione della lettera apostolica della pretesa unione della medesima chiesa; La Santità Vostra giudichi perciò degne, a seguito della supplica dello stesso oratore, la causa e le cause che lo stesso oratore ha e muove, vuole e intende avere e muovere contro e avverso il clero di tal fatta, gli avversari cauti (circospetti, guardinghi), e tutti gli altri e i singoli che credono di avere in qualunque modo un proprio interesse nelle premesse cose, in merito a e sulla istituzione da farsi a suo beneficio nella medesima chiesa, a seguito di tale presentazione, e sulla surrezione e orrezione della pretesa lettera (apostolica) dell'unione di tal natura; e sulle altre cose negli atti della causa e delle cause di tal fatta più ampiamente dedotte e da dedursi (in giudizio), e sul loro appiglio, [la S. V. giudichi altresì degno] al medesimo attuale vescovo di Ostuni o al suo vicario generale nelle cose speciali insieme con tutti e i singoli loro incidenti, dipendenze, emergenze, annessi e connessi, e sommariamente e come nelle cause beneficiali (che concernono un beneficio ecclesiastico) tanto congiuntamente quanto separatamente, rimettere e prescrivere di ascoltare, conoscere, decidere e con il fine, con il fine doveroso di terminare. Con la facoltà di citare i detti avversari e tutti gli altri e i singoli nel decreto, o piuttosto, nel procedimento giudiziario di citazione, con il vigore (valore legale) del presente mandato, riguardo alle parti da determinarsi nominando e cognominando anche per mezzo di editto pubblico dopo aver constatato sommariamente e in maniera extragiudiziale circa il non sicuro accesso del citare; e anzi ai quali, e tutte le volte, dovrà essere imposto (il citare) anche per mezzo di simile editto e sotto pena della scomunica e delle altre ecclesiastiche sentenze, censure e pene anche pecuniarie a loro arbitrio da imporsi, moderarsi (contenersi entro la misura) e applicarsi; di reprimere e i disobbedienti e qualsiasi ribelle ai quali fossero capitate ecclesiastiche sentenze, censure e pene predette e nelle quali fossero incappati; di dichiarare, aggravare, riaggravare, interdire, invocando all'uopo, se sarà necessario, anche l'ausilio del braccio secolare. E di fare, dire, gestire, esercitare, eseguire tutte e le altre singole cose che nelle premesse e circa quelle saranno state necessarie o in qualsivoglia modo opportune. Nonostante le premesse costituzioni e (la costituzione) di Bonifacio VIII di felice memoria Nostro predecessore di una (dieta), e del Concilio Generale di due (diete), purché non oltre tre diete; e qualsivoglia altra costituzione e ordinazione apostolica; e tutte le altre da farsi in contrario. Osservata la forma del Concilio di Trento. Concesso come si richiede in presenza del Papa Nostro Signore, Alessandro Cardinale Sforza. {Con assoluzione dalle censure a compimento ecc. per mezzo del breve di S. V. e con supplica interclusa, o meglio, tramite l'ufficio delle contraddette} E come de jure Concesso A. Cardinale Sforza Dato a Roma presso San Pietro, il 13 marzo 1580, l'8° anno del Pontificato di Papa Gregorio XIII (Idibus Martiis: 15 marzo // Pridie: 14 marzo; Tertio: 13 marzo) [Cardinale Alessandro Sforza. In luogo della segnatura del papa (segnare = approvare), si ha quella del referendarius domesticus, stante la formula: Concessum, ut petitur, in presentia domini nostri pa-

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pe, N. N. Questi, nella fattispecie, è Alessandro Sforza di Santa Fiora. Figlio del conte Bosio II di Santa Fiora e di Costanza Farnese (figlia naturale di Paolo III), era fratello minore del cardinale Guido Ascanio. Godette della fiducia di Paolo IV, che gli conferì numerosi benefici ecclesiastici: fu chierico della Camera Apostolica e canonico del capitolo di Santa Maria Maggiore dal 1554. Nel 1560 fu eletto vescovo di Parma. Per aver ben meritato come portavoce pontificio nell'ultima fase del Concilio di Trento, e poi nell'attuazione dei decreti conciliari nella sua diocesi, papa Pio IV lo innalzò al cardinalato nel Concistoro del 12 marzo 1565. Nel 1573 abbandonò il governo della Chiesa di Parma e si stabilì a Roma, e qui nominato arciprete della Basilica Liberiana. Gregorio XIII gli affidò numerosi incarichi nell'amministrazione civile dello Stato della Chiesa, soprattutto riguardo alla repressione del fenomeno del brigantaggio. Fu prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica dal 1575. Morì improvvisamente a Macerata nel 1581: il suo corpo, traslato a Roma, fu sepolto nella Basilica di Santa Maria Maggiore.]

*** Nonostante le premesse costituzioni ...... omissis ..... [Alessandro Glorieri. ["Glorieri (Gloriero, Glorierio) Alessandro - Nacque probabilmente a Roma, intorno al 1540, da Cesare; non si conosce il nome della madre, una nobile toscana. ... Intrapresi gli studi giuridici, il G. frequentò all'Archiginnasio i corsi di diritto, teologia e filosofia, ottenendo nel 1564, dopo una lunga attività di praticantato avvocatizio, la libera docenza in diritto civile. Contemporaneamente, inizia la carriera ecclesiastica, nella quale, grazie alla posizione paterna, esordì nel 1567, quando fu ammesso nella Cancelleria pontificia come membro del Collegio degli abbreviatores de parco minori. L'anno seguente ottenne l'ufficio di referendario e fu quindi addetto all'esame delle suppliche in materia di grazia e giustizia. La buona conduzione dei suoi uffici gli consentì di salire, nel 1578, al rango di corrector litterarum contradictarum. ..." Vd. Enciclopedia Treccani. Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 57 (2001)]

Il disposto del Regio Exequatur: Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, Giovanni Geronimo de Mauro, chierico napoletano, oratore di Vostra Eccellenza, fa intendere come, gli anni passati, essendo vacato (cioè privo del beneficiato) il Beneficio di Santa Maria di Belvedere in Terra di Carovigno, Diocesi di Ostuni, che è di diritto di patronato dell’utile padrone di detta Terra; il Signore Scipione de Loffredo (o Loffredo o Loffreda), ora Barone di quella Terra, presentò il sunnominato supplicante per l'investitura del beneficio; ed essendo stata chiesta da parte del supplicante l'istituzione (cioè la sua investitura) presso la Corte Vescovile della Città di Ostuni; da parte del Clero della Terra di Carovigno, il beneficio di cui trattasi fu impetrato (ottenuto con supplica) dalla Sede Apostolica e per sempre unito a tale clero, estinguendo così detto beneficio con una notevole diminuzione del feudo di Carovigno. E poiché il suddetto supplicante seguita (cioè continua) la lite contro il detto clero riguardo alla suddetta istituzione presso la Corte di Ostuni, e al fine di sciogliere ogni dubbio, ha ottenuto dalla Sede Apostolica un breve apostolico (cioè una lettera pontificia) diretto al Molto Reverendo Vescovo della Città di Ostuni affinché proceda in detta causa reprimendo (facendo cioè cessare il fatto illecito del) la surrezione (nel diritto canonico, in una controversia o in una domanda di grazia, reticenza nell'esposizione dei fatti con omissione degli elementi in grado di precludere l'atto giuridico) dell'impetrazione fatta dal Clero e Capitolo di Carovigno. E poiché vuole quel breve presentare (e avvalersene), supplica Vostra Eccellenza di concedergli il suo Regio exequatur, e l'avrà per grazia di Dio. [Tommaso] Salernitano Reggente [del Collaterale] [Tommaso Salernitano: Reggente del Collaterale, Reggente di Cancelleria e Vice-Protonotario del Regno, in http://books.google.it, Riforme e miti nella Chiesa del Cinquecento, di Romeo De Maio, Napoli, Guida Editori, 1a Edizione 1973, p, 214. Reggente Collaterale: ciascun membro del consiglio collaterale, inizialmente due e successivamente cinque. Consiglio Collaterale: supremo consiglio del regno di Napoli, creato da Ferdinando II il Cattolico nel 1516, che deliberava sugli affari di stato insieme al viceré; in Tullio De Mauro, Grande Dizionario dell'Uso, Utet, Torino, 1999]

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Il tenore della comparizione è questo, vale a dire: Al cospetto del Reverendo Vicario Generale della Città di Ostuni, in veste di Commissario Apostolico, compare il magnifico U.I.D. (Dottore in diritto canonico e in diritto civile), Timoteo Sant’Angelo, legittimo procuratore dell’eccellente e reverendo abate Giovanni Geronimo de Mauro U.I.D., chierico napoletano, il quale dice che: - essendo vacata (cioè priva del beneficiato), per la morte del fu Signor Angelo de Perna della Terra di Carovigno, la chiesa o il beneficio sotto l’invocazione di Santa Maria di Belvedere, nel territorio della Terra di Carovigno, nella diocesi della Città di Ostuni; - poiché il beneficio fu, ed è, del giuspatronato dell’illustre signore e della famiglia de Loffredo, utili signori di detta Terra di Carovigno, alla quale chiesa e beneficio, il detto Signore Abate Giovanni Geronimo, cioè il suo principale, è stato eletto e presentato dall’Illustre Signore Scipione de Loffredo, allora Signore della Terra di Carovigno; - e sebbene il suddetto suo signor principale, Abate Giovanni Geronimo, avesse richiesto presso la Curia del Molto Reverendo predecessore Vescovo della città medesima che fossero espediti i dovuti provvedimenti connessi con la sua istituzione e conferma nella detta chiesa e beneficio, in virtù della detta presentazione a suo favore fatta dall’illustre Scipione; - in nessun modo dal detto Molto Reverendo Vescovo poté ottenere ciò, gravando, con rispetto parlando, con più gravami (impugnazione di un provvedimento giudiziario presso l'organo superiore competente, quando cioè la parte soccombente si oppone a una sentenza ritenuta ingiusta), e così al presente si ritrova con detta lite impregiudicata, e pendente l'istituzione e la conferma da farsi nella persona del detto suo principale Abate Giovanni Geronimo de Mauro. Si dà per certo e intelligibile: - che il Reverendo Clero, e il Capitolo di detta Terra di Carovigno, ottenne dalla Sede Apostolica una certa bolla pretesa sull'unione della chiesa e beneficio di detta Santa Maria di Belvedere; - che impetrò e ottenne tale bolla in modo surrettizio (abusivamente, indebitamente) e orrettizio (di atto, affetto da vizio di orrezione, cioè con dichiarazione di fatti falsi per ottenere un privilegio personale) ecc.; - che in essa non fu fatta menzione né del diritto di patronato degli illustri de Loffredo né della pendenza dell'istituzione di cui sopra. Per la qual cosa, dal suddetto suo principale, Sig. Giovanni Geronimo, fu fatto ricorso alla Sede Apostolica: egli supplicò che fossero trattate le cause dell'istituzione e conferma, e della surrettizia annessione ecc.. Ottenne, per mezzo di un breve apostolico con interclusa supplicazione, che ogni predetta cosa fosse rimessa all’attuale Molto Reverendo Vescovo e al suo Reverendo Vicario Generale. Poiché l’Exequatur richiede che, stabilito puramente, in modo semplice e comprensibile, il predetto diritto di patronato dei suddetti illustri de Loffredo, e dichiarata surrettizia la bolla del reverendo capitolo carovignese, vorrà, e piaccia: - che il Signore Giovanni Geronimo, suo principale, sia istituito e confermato nel possesso della chiesa e beneficio suddetti con i relativi frutti, proventi, oneri e onori; - che egli sia immesso e mantenuto in tale possesso dopo la presentazione fatta in suo favore; - che il capitolo, e il clero, sia condannato alla restituzione dei profitti che ha

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indebitamente ricavato dalla (e a motivo della) chiesa e beneficio. In merito a tutte le quali cose richiede che il diritto e la giustizia siano amministrati non solo nel modo predetto, ma in ogni altro modo migliore, dedotti ecc.; e protesta per quanto concerne le spese. Ostuni, 15 Febbraio 1581. Presentata presso la Curia Vescovile di Ostuni dal magnifico U.I.D. Timoteo Sant’Angelo procuratore ecc.. Perciò, volendo noi, come siamo tenuti, che si ubbidisca agli apostolici mandati, esaminato il tenore del breve e della commissione, esibiti a noi com'è detto sopra, e per quanto ci riguarda personalmente recepiti e con ogni debita riverenza, secondo il tenore della presente si commette (si ordina, si impone) e si dà mandato a uno dei predetti nunzi e servienti della Curia Vescovile e di qualsivoglia altra Curia che, ricevuta la presente lettera, a istanza e richiesta del suddetto magnifico U.I.D. Timoteo Sant’Angelo, procuratore del predetto Abate Giovanni Geronimo, che/se personalmente si porti al cospetto del reverendo capitolo e del clero della Terra di Carovigno, se accadrà di trovarli direttamente, se invece ciò non accade, si porti dove sono soliti radunarsi e gli stessi siano resi edotti. Assegniamo lo spazio temporale di 3 giorni dei quali: - uno per il primo, - uno per il secondo, - e uno che residua per il terzo e ultimo termine perentorio ai fini dei soli tre canonici avvertimenti detti avanti; affinché esso capitolo, e clero, si presenti, anzi deve presentarsi, come la legge prescrive alla consueta ora delle cause davanti a noi per dire, replicare, impegnare (con vincolo giuridico e morale) qualunque cosa vorrà dire, menzionare e allegare sulle cose predette e per quale motivo quelle (elezione, presentazione, istituzione) non debbano essere fatte; nonché per contestare la lite (nell'antico diritto romano e medievale: primo atto processuale nel quale le parti definivano in forma precisa e solenne, davanti ai giudici e alla presenza dei testimoni, i termini della lite) e recepire il termine temporale prescritto, per difendere, cioè per ri-

battere le accuse con prove giuridiche, verificare i giuramenti dei testimoni, rendere di pubblica conoscenza e giungere a una conclusione. E infine per tutti e i singoli altri atti giuridici necessari e opportuni che occorre compiere in detta causa fino a sentenza o decreto, che la causa (controversia giudiziaria) sia inclusivamente riportata quanto prima nell'ambito della giurisdizione (ecclesiastica), altrimenti non avrà esito alcuno. Dato in Ostuni, nel Palazzo Vescovile, il 15 Febbraio 1581. Camillo Petrarolo, Vicario e Commissario. (L.S.) Il giorno 16 Febbraio 1581, in Ostuni, Donato Deparata, giurato della Curia Vescovile di Ostuni, ha riferito di aver reso noto (ciò che doveva), oggi, nel giorno stabilito, al Reverendo Capitolo della Terra di Carovigno, nella Chiesa Madre di detta Terra di Carovigno, ove erano congregati tra gli altri: Don Guglielmo di Brando, Arciprete, Donn’Angelo Moriella, cantore, Donn'Antonello Sacco, Don Scipione Brancato, Donn’Andrea de Carluccio, Don Matteo Caliolo, Don Vito Sacco, Don Donato Antonio De Brando, Don Gregorio d'Errico, tutti dell'anzidetto reverendo capitolo e clero della Terra di Carovigno.

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=.=.=.=.=.=.=.=.= [N.B.: Breve apostolico con interclusa supplicazione. Trattasi di brevi istruzioni o mandati, con i quali il Papa affidava la soluzione di un determinato assunto (tesi, asserzione) o l’esecuzione di un suo preciso volere (o desiderio o disposizione), espresso nel documento incluso, a una persona dotata di autorità necessaria e di precisi poteri. I destinatari, abitualmente, erano legati, vescovi, abati, governatori o tesorieri della città e provincia del Patrimonio Romano. Il Papa inviava all’esecutore anche la supplica originale approvata, oppure una sintesi del suo contenuto. Praticamente, per breve supplicatione introclusa, è da intendersi un breve sigillato con l’anello piscatorio del papa mostrando solamente l’indirizzo del destinatario, mentre il contenuto giuridico si trovava nella supplica annessa N.B.: Ufficio delle contraddette. Officium contradictarum: in origine Audientia litterarum contradictarum. All'interno della Cancelleria pontificia vi erano due funzionari molto importanti: corrector litterarum apostolicarum, che aveva il compito di revisionare le minute scritte dai notai e dagli abbreviatori nell'officium correctorie; auditor litterarum contradictarum, che svolgeva particolari compiti nell'Audientia litterarum contradictarum. Questa era inizialmente un'as-semblea che si riuniva in occasione di una necessità. Con Innocenzo III, invece, si strutturò come ufficio specifico. Tale ufficio comprendeva oltre alla figura dell’auditor litterarum contradictarum (o un suo sostituto), due lectores e, nel corso del XIII secolo, un notaio, scelto personalmente dal vicecancelliere. L'auditor divenne, sotto il papato di Papa Giovanni XXI (Lisbona, circa 1205-1220 – Viterbo, 20 maggio 1277 - il 187º papa della Chiesa cattolica dal 1276 alla morte), il giudice più importante di tutta la Curia. A lui sottostavano, tra l'altro, i procuratores, cioè quelli che richiedevano alla Cancelleria pontificia un documento o ne contestavano la validità. Per presenziare all’Audientia, i procuratori dovevano essere autorizzati dall’auditor che poteva anche allontanarli per un periodo limitato di tempo oppure definitivamente. L’auditor controllava l’inserimento dei procuratores all’interno dell’audientia: compilava le lettere di accreditamento, procuratoria; ove necessario, le rinnovava; e verificava la validità delle nomine dei sostituti. Praticamente gli auditores erano prelati con il compito di istituire le cause e preparare gli atti delle controversie portate al giudizio del Pontefice, al quale spettava la definizione. Innocenzo III concesse agli auditores di emettere anche sentenze a nome del Pontefice. La lettera originale, stilata dalla Cancelleria pontificia, era letta nell'assise pubblica, Audientia publica, e quindi spedita, amenoché non fosse richiesta la revisione della stessa. Infatti la lettera, in Audientia publica, poteva essere soggetta alla contradictio da parte dell'imputato o del suo procuratore. In tal caso, la controversia passava dall’Audientia publica all’Audientia litterarum contradictarum: il negoziare avveniva così direttamente davanti all’auditor litterarum contradictarum. Se l’auditor giudicava valido il contenuto della contradictio, allora la lettera papale era invalidata e distrutta. Se la protesta, al contrario, era respinta, la lettera era spedita al richiedente: molto spesso era proprio il papa, o un'autorità curiale, che respingeva la contradictio. Infine era anche possibile, il che accadeva molto di frequente, che le parti concordassero le modifiche da apportare al documento, in presenza dell’auditor che, in qualità di estensore, emetteva l'atto su cui imprimeva il sigillo dell’Audientia litterarum contradictarum. Il Concilio di Trento con la decentralizzazione della giurisdizione ecclesiastica determinò una consistente riduzione degli affari di giustizia della Curia pontificia. Al tempo di Innocenzo VIII (1484-92), una parte delle lettere di giustizia semplice erano spedite come breve, e quindi sottratte all’Audientia. In merito ai rescritti afferenti alla materia giuridica mista (cioè giustizia e grazia), la Signatura iustitiae emetteva sempre più lettere pontificie, che prima competevano alla Audientia, per breve supplicatione introclusa, vale a dire per mezzo di un breve sigillato con l’anello piscatorio del papa, unicamente con l’indirizzo del destinatario, il contenuto giuridico si trovava invece nella supplica annessa. I documenti dell’Audientia, tra l'altro, con l'andare del tempo degenerarono: la scrittura era assai spesso illeggibile; la carta utilizzata, di qualità scadente; i rescritti erano spediti danneggiati. Pio IV, nel denunciare la cattiva amministrazione e la corruzione in cui era piombata l'Audientia, ritirò nel 1562 dall’ufficio delle contraddette una serie di documenti, spediti sin dal Medioevo. Anche Pio V [si interessò dell’Audientia nell’ambito della riforma della Curia del 1569, e

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ne limitò ulteriormente le competenze. Per porre fine alla corruzione, Pio V ordinò ai 14 procuratori, 12 in seguito, di raccogliere, ciascuno in un suo registro, i documenti da lui redatti, e che essi avevano in cura. I procuratori dovevano deporre i registri nell’ufficio delle contraddette; il correttore poi collezionava l’originale con la copia eseguita nel registro, e segnava entrambi. Alla fine, l’officium contradictarum era costituito da un solo funzionario, il substitutus contradictarum (sostituto delle contraddette). Pio X con la Constitutio 'Sapienti Consilio' del 29 giugno 1908, cancellò del tutto l'ufficio delle contraddette creato da Innocenzo III. Cfr.: PETER HERDE, La giurisdizione delegata pontificia nel Medioevo e nell’Età Moderna e le lettere di giustizia della Cancelleria Apostolica, in Giovanna NICOLAJ (a cura di), La diplomatica dei documenti giudiziari (dai placiti agli acta) - secc. XII-XV), in archivi.inroma.roma.it/DGA-free/Saggi/Saggi_83.pdf Gerardo BIANCHI da Parma, La biografia di un cardinale duecentesco, Dottorato di ricerca in Storia. XXI Ciclo, in dspace-unipr.cilea.it/.../Gerardo%20Bianchi%20da%20Parma.......pdf

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- XII OSTUNI, 29 APRILE 1581 Articolato che il Capitolo e Clero di Carovigno sottopone all'attenzione e al giudizio della Curia Vescovile di Ostuni in relazione alla causa mossa loro dal chierico napoletano Gio: Geronimio de Mauro, presentato come beneficiato dal barone Scipione de Loffreda. Trascrizione e rielaborazione dell'originale esistente presso l'Archivio di Casa Dentice, Castello di San Vito dei Normanni. Busta n. 138 "Per il beneficio di Belvedere". Fascicolo "Carte riguardanti il Beneficio di Belvedere". *** Copia Fol. 226 Presentati in Episcopali Curia Ostunei sub die XXVIIII Mensis Aprilis 1581 Infrascripta offerentur probanda per Reverendum Capitulum, et Presbiteros Terrae Carovinei coram Reverendo Domino Generali Vicario Civitatis Ostunei Commissario Deputato in causa vertente inter ipsos reos conventos et una, et Excellentissimum Dominum Hyeronimum de Mauro de Neapoli Actorum ex altera sup. beneficio, et Ecclesia Sanctae Mariae de Belvedere sita in territorio Terrae Carovinei prout in actis. In primis in quantum dictus Excellentissimus Dominus Hyeronimus de Mauro pretendit che il beneficio or Ecclesia di Santa Maria di Belvedere della Terra di Carovigno sia Iure patronato del Signor Scipione de' Loffredo, e successive pretendesse che li Signori de Loffredo predecessori Baroni della detta Terra di Carovigno à quali detto Signor Scipione è successo havessero dotata, costrutta, e fundata d.a Ecclesia delli loro propri beni, e per questo deve essere ammesso, et instituito esso Eccellentissimo Signor Geronimo, come presentato dal detto Signor Scipione. 1. Excipiendo ponitur come da anni 10.20.30.40.100. e più e da tanto tempo che non ci è memoria d'huomo in contrario, l'antiqui tanto della Terra di Carovigno di Santo Vito ed Ostuni, quanto delle Terre convicine, dicono haverno visto, ed inteso dalli altri loro più antichi, li quali similmente dicono haver visto, ed inteso dalli altri loro più antichi tanto tempo, che non ci è memoria d'homo in contrario che in un loco chiamato la Massaria di Lucula nel Territorio di detta Terra di Carovigno era un loco selvaggio ed inpratticabile pieno d'arbori rustici e selvaggi, e dirute seu scrasci e ci era una voragine, dentro del quale luoco era una grotta anticha ed incognita la quale hoggi è chiamata Santa Maria di Belvedere in Rubrica descritta, e mai è stato visto ne inteso il contrario, e così sempre s'è tenuto, e creduto quod fuit. 2. Item come da anni 10.20.30.40 Cento e più, et da tanto tempo che ci è memoria d'huomo in contrario li Antiqui tanto della d.a Terra di Carovigno, Santo Vito e della Citta d'Ostuni, quanto delle Terre convicine, dicono aver visto ed inteso dalli altri loro più antichi, li quali similmente dicevano haver visto ed inteso dalli altri loro più antichi tanto tempo, che non ci è memoria de homo in contrario che uno della città di Conversano hebbe per revelaz.e in sonno che nel so

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prad.o loco d.o la Massaria di Lucula dentro del sopradetto roveto, seu scrasciale, e vora era la soprad.a Ecc.a de Santa Maria di Belvedere, il quale da d.a Terra di Conversano venne nella d.a Terra di Carovigno e si fece mostrare d.o Loco et esso con li altri huomini della d.a Terra di Carovigno annetorno (cioè: vanno intorno a) d.o luoco e tagliorno li detti rovi, seu scrasci, et arbori e recorno (cioè: ritornano a cercare) detta voraggine, e trovarono la detta grotta, nella quale trovarono la detta figura, seu Immagine de Santa Maria di Belvedere in Rub.a descritta, e mai e stato visto ne inteso il contrario e così sempre si è tenuto e creduto. 3. Item come da anni 10.20.30.40. Cento e più e da tanto tempo che non ci è memoria d'homo in contrario li Antiqui tanto della d.a Terra di Carovigno, Santo Vito e della Città d'Ostuni, quanto delle Terre convicine dicono averno visto ed inteso dalli altri loro più antichi, li quali similmente dicevano haver visto ed inteso dalli altri loro più antichi tanto tempo che non ci è memoria d'huomo in contrario che li uomini animati e mossi a devozione dal soprad.o novo modo comechè fù ritrovata d.a Chiesa e figura di S.a M.a di Belvedere in Rub.a descritta e dalli miracoli che faceva incominciarono à frequentare d.a ecclesia concorrendoci da diverse Terre e Luoghi convicini e facevano elemosina a detta Chiesa e non si è visto né inteso il contrario. 4. Item da anni 10.20.30.40.100 e più, e tanto tempo che non vi è memoria d'huomo in contrario Li antiqui tanto della d.a Terra di Carovigno Santo Vito e della Città d'Ostuni quanto dell'altre Terre convicine, dicono averno visto ed inteso il contrario dalli altri loro più antichi, li quali similmente dicevano haver visto ed inteso dalli altri loro più antichi tanto tempo che non ci è memoria d'homo in contrario, che dopo che augumentò la d.a devozione de' Cittadini verso la soprad.a Chiesa di S.a M.a di Belvedere e cresciute l'elemosine e robbe si destinava al governo di d.a Chiesa e delle d.e elemosine un Prete et signanter ci fù destinato un Preite nomine Donno Pietro de Chifuno e dopo la morte del detto ci furno destinati al Governo di d.a Chiesa et elemosine uno Antonio di Presta, e M.r d. Domenico d'Epifanio, li quali delle d.e elemosine facevano beneficio, et augum.to in d.a Chiesa di S. M.a di Belvedere in Rubrica descritta, e mai s'è visto ne inteso il contrario. 5. Item come da anni 10.20.30.40 e 100 anni e più, e da tanto tempo che non ci è memoria d'homo in contrario, Li antiqui tanto della d.a Terra di Carovigno S. Vito e della Città d'Ostuni, quanto delle altre Terre convicine dicono averno visto ed inteso dalli altri loro più antichi, li quali similmente dicevano haver visto et inteso dalli altri loro tanto tempo che non ci è memoria d'huomo in contrario che tanto li pred.i D. Pietro Antonio di Presso e M.ro Domenico, quanto li altri successivi deputati al Governo di d.a Chiesa e di d.e elemosine di quelli ne facevano elemosine a Donne poverelle che si maritavano, dando a chi una vacca, ò Genga, o due secondo il bisogno quod fuit. 6. Item da anni 10.20.30.40.100, e più e da tanto tempo che non è memoria d'huomo in contrario li antiqui tanto della detta Terra di Carovigno S. Vito e della Città d'Ostuni quanto delle Terre convicine, dicono averno visto ed inteso dalli altri loro più antichi li quali similmente dicevano haver visto et inteso dalli altri loro più antichi tanto tempo che non ci è memoria d'huomo in contrario, che la fabrica di detta Chiesa di Santa Maria di Belvedere, fatta sopra la sopra-

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detta grotta è stata cresciuta ampliata e magnificata a quel'esser quel'hoggi si trova e si vede e stata vista crescere ampliare et magnificare, e fatta crescere ampliare e magnificare, tanto dalli soprad.i D. Pietro de Chifuni Ant.o di Pressa, e Mr. d. Domenico Epifano quanto dalli altri successivi Deputati al governo di d.a Chiesa, e dette elemosine, come Proc.i fattori et administratori di detta chiesa con elemosine e robbe di detta Chiesa, e mai è stato visto ne inteso il contrario. 7. Item come da anni 10.20.30.40.100 e più e tanto tempo che non ci è memoria d'homo in contrario è stata fama publica e comune opinione tra la maggiore e senior parte delli homini della Terra di Carovigno e di detti luochi convicini Santo Vito et Ostuni come la fabrica di detta Chiesa de Santa Maria di Belvedere fatta sopra la d.a grotta è stata fatta cresciuta ampliata e magnificata in quel termine in che hoggi si ritrova e si vede con l'elemosine date a detta Chiesa, e con le robbe proprie di d.a Chiesa per li soprad.i D. Pietro di Chifuni, Ant.o di Pressa e Mastro Domenico di Epifano, e da altri successivi deputati al governo di detta Chiesa di Santa Maria di Belvedere, e delle sue elemosine e così sempre comunemente si è tenuto, e creduto non mai si è tenuto né creduto il contrario. 8. Item in quanto si pretendesse dal d.o Sig. Geronimo de Mauro, che la detta Chiesa di Santa Maria di Belvedere in Rubrica descritta sia stata dotata delli propri beni e robbe dalli Sig.i de Loffredo antecessori del d.o Sig.r Scipione e che per questo spetta il Jus patronato in detta Chiesa à d.o Sig.r Scipione Excipiendo ponitur come la d.a Chiesa tene, e possede le robbe e beni servibili in Rubrica descritti e non altri et alcune vacche delle quali robbe alcune sono stati dotati alla detta Chiesa elemosinaliter da diversi Uomini e Persone et alcuni ne sono stati comprati con denari proprij di detta chiesa, et primo probari intendono, come nell'anno 1511 fu lassato in testamento a detta Chiesa di Santa Maria di Belvedere da Pasca della Matella le olive e terreni con li termiti colti et incolti in loco nominato Foggiano inta li suoi confini Videlicet Le olive di Paparella, vicino le olive di Cristofaro de Caliolo e vicino le olive di Nicolo Pansuto e Fabiano di Lanzilotto et una casa terragna dentro della terra di Carovigno vicino la casa di Stefano di Rugiero, vicino la casa di Laurenza di Casternino, et altri confini come appare per test.o della detta Pasca testibus tamen non renunciando. 9. Item come la detta Pasca della Matella in suo ultimo testamento lasciò alla detta Chiesa di Santa Maria di Belvedere in Rubrica descritta due pezze di vigne et una di terreno siti e posti nelli pertinentij della Terra di Carovigno, vicino le vigne di Urso Rizzo e vicino le vigne d d. q. Sicismondo Rizzo et altri confini come appare per testamento della detta Pasca testibus tamen non renunciando. X. Item come la pezza de Stramando alias di Minichio confina con lo vignale dell'Eredi di Gio: de' Perna, e con le vigne dell'Eredi di M.ro And.a Pagliare, e con l'olive d.e la Coltura, ed altri confini, la detta chiesa di Santa Maria di Belvedere la comprò per docati nove da Battista di Pilella, e Lucia di Pilella con li danari proprij di d.a Chiesa come n'appare Istrumento di d.a compra quali si produce testibus tamen non renunciando. 11. Item come lo terragno seu casa sita e posta dentro detta Terra di Carovigno,

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e proprio vicino la Piazza vicino con la casa di D. Gugliemo di Brando, ed altri confini che la d.a Chiesa di S. M.a di Belvedere tiene e possiede fù donata elemosinaliter alla d.a Chiesa dalla q.m Sollenna di Frezze nell'anno 1516 = come n'appare istrom.to di donazione testibus tamen non renunciando. 12. Item quatenus per D.m Ecc. Hieronimum de Mauro diceretur che la potegha che oggi la d.a Chiesa di S. M.a tiene e possiede nella Terra di Carovigno e propria nella Piazza confina con le altre poteghe di detta Chiesa fusse stata comprata per il q.m Ecc. Sig. Gio: Gaspare Loffreda del q.m Gio: quarturlo e poi dal d.o Sig. Gio: Gasparo donata alla d.a chiesa di S. Maria. Excipiendo ponitur come il detto Gio: Gasparo la comprò in nome d'essa chiesa con li denari del Capitulo e Clero della Terra di Carovigno quali denari il d.o Sig.r Gio: Gasparro li doveva dare a d.o Capitulo com'erede del q.m s.o Pietro di Chifuni, come appare dall'istrom.to di d.a compra testibus non renunciando. 13. Item come le case d.e l'Ospedale site e poste dentro la Terra di Carovigno vicino la porta di d.a Terra giusta li suoi confini, quali sono di d.a Chiesa di S.ta Maria di Belvedere erano case scarrate e diruti ed erano dell'Università di d.a Terra di Carovigno dalla quale Università furono donate per elemosina alla d.a Chiesa di S. M.a di Belvedere come n'appare per l'istrom.to di d.a donazione fatta nell'anno 1514 = tamen testibus non renunciando. 14. Item in quanto si dicesse che li SS.ri de Loffredo havessero alcuna volta presentato in detta chiesa e che a loro petiz.e sia stato ammesso, ed istituito il rettore, e Cappellano quod negatur. Ex.do (excipiendo) ponitur come dopo la d.a Chiesa di S. Maria di Belvedere si ritrovò fabbricata ed augumentata dalle robbe sop.tti quale elemosine che l'erano state date, ed haveva comprati con denari suoi proprij il s.a q.m S.r Gio: Gasparro e Sig.r Donato Antonio de' Loffreda Barone, e Sig.ri della d.a Terra di Carovigno s'ingerirono ed intrussero nell'amministraz.ne della robbe tanto mobili come stabili della detta Chiesa in Rub.ca descritta e de fatto sè l'occuparono servandosi delli frutti e vacche e bovi di d.a Chiesa à loro volontà ed applicandoli a loro proprij usi e commodi e mai s'è visto né inteso il contrario come meglio appare dalla Santa visita fatta dal q.m R.mo Gio: Carlo Bovio Vescovo d'Ostuni nell'anno 1558 = quale si produce testibus non renunciando. 15. Item come li predetti Sig.ri Gio: Gasparro e Sig. Donato Ant.o e successone l'altri Sig.ri dell'Offredo erano, e sono stati Baroni e Sig.ri della Terra d.a di Carovigno e come Sig.ri e Baroni facilm.te de fatto si pottero usurpare ed occupare d.a Chiesa e le robbe e raggioni di d.a Chiesa di S. M.a di Belvedere ritrovandosi d.a Chiesa di S. Maria di Belvedere senza Bett.te [.?.] che defensasse le sue ragioni ed essendo allora governata da persona laici e sudditti e vassalli delli d.i Sig.r Barone come appare dalla soprad.a visita testitbus non renunciando. 16. Item come è stata ed è fama publica e comune opinione tra la magg.re e Senior parte dell'huomini della Terra di Carovigno San Vito e Città d'Ostuni e delle Terre convicine che li d.i Sig.i Gio: Gasparro e Sig.r Donato Ant.o de Loffreda si sono ingeriti ed intrusi in d.a chiesa e hanno usurpato le robbe mobili e stabili di d.a chiesa ponendo un cappellano che servisse e celebrasse una messa la settimana in d.a Chiesa di S. M.a di Belvedere senza instituire i' titolo canonico e d.i Sig.i occuparono li frutti ed entrate spettanti a d.a Chiesa e non si è visto ne

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inteso il contrario. 16. 17. Item come frà la morte di D. Raffaele Bello e di D. Angelo di Perna vi sono stati molti anni intermedij circa anni 50 nel qual detto tempo di d.i anni 50 furono in detta Chiesa molti Rettori, Cappellani e Procuratori, Preti e Secolari quali administravano e governavano detta Chiesa e sue robbe frà quali Preti ci fù uno chiamato Donno Vito Sacco, ed altri quali non hebbero titulo canonico in d.a chiesa nè instituz.e ne presentaz.e ma per il loro servizio ne havevano tanto l'hanno e loro servevano per Cappellano e Procuratore di detta Chiesa il che appare contrario non probato, et ex santa Visitazione predetta testibus tamen non renunciando 18. Item come è stato visto e inteso dalli homini della Terra di Carovigno S. Vito, e della Città d'Ostuni e delle Terre convicini come dopochè li d.i Sig.i Gio: Gasparro, e Sig.r Donato Ant.o del Loffredo s'ingerirono, et occuparono d.a Chiesa di S. M.a, e sue robbe quelli applicandoli ad usi e comodi proprij raffredò la devoz.e delli homini verso d.a Chiesa di S. M.a, e non ci fecero più elemosine come p.a facevano ne frequentavano d.a Chiesa dimodochè dall'hora in qua le robbe di d.a Chiesa non augumentarono più e mai s'è visto nè inteso il contrario. 19. Item come è stata ed è publica fama e comune opinione frà la mag.r o senior parte dell'huomini della Terra di Carovigno S.Vito e della Città d'Ostuni e delle Terre convicine, e dopo che li d.i Sig.i Gio: Gasparro e Sig.r Donato Ant.o de Lofrreda s'occuparono la d.a Chiesa di S.a Maria di Belvedere, e sue robbe rafredò la devozione dell'homini verso d.a Chiesa e non la frequentarono come prima né si fecero più elemosine e dall'hora in qua non sono augumentate più e così sempre è stato detto e tenuto. Item de predictis omnibus etc. item hec et alia iterum actentis predittis protestatur in forma et reservat sibi Iuris benefi.m = licet aliena manu presentis Copia cartar.m scriptavi una cum presente num.° quattuor exemplata cum Articulis originalis Processus Episcopali Curia Civitatis Ostunei in causa vertente inter Reverendum Capitulum Terrae Carovinei et I.I. D. hieroninum de Mauro Clericum Neapolitanum super benef.o S.ae M.ae de Belvedere mihi esibito per Andream Bucichio Erarium Curiae Baronalis Terrae Carovineij eidem restituto facta col. che concordat meliori, et da fidem. Ego N. Angelus Temporello de Terra Carovinei, me subscripsi signavi rogatus adest signum Notarij Extracta est presens copia vigore commissionis eximi Domini Ducis Cantalupi Intendentis Generalis Realium Allodialium ab alia consimili autentica sistente in Volumine cuius Titulus = Tomo 225, quod conservatur in Archivio Allodiali mihi exhibito a Domino D. Aloysio Targioni Adiutore e Visitatore generali Allodialium supradictorum et ab eodem restituto in Archivio supradicto; facta collatione concordat meliori semper salva. Et in fidem Ego Notarius Bernardus Capobianco de Neapoli Regius Notarius [Locus Signi] Sunt carte scripte n.° decem, unum subscriptione mei Cognomini in qua B. C. §*§*§*§*§

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Presentati nella Curia Vescovile di Ostuni il giorno 29 del mese di Aprile 1581. Gli infrascritti articoli che devono essere provati (o, meglio, aventi valore di prova) sono stati presentati per mezzo del Reverendo Capitolo e i Presbiteri della Terra di Carovigno alla presenza del Reverendo Signore Vicario Generale della Città di Ostuni, Commissario deputato nella causa vertente tra gli stessi convenuti, parte in causa, da una parte; e l'Eccellentissimo Signore Geronimo de Mauro di Napoli, attore, dall'altra parte, sul Beneficio e Chiesa di Santa Maria di Belvedere, sita nel territorio della Terra di Carovigno, come agli atti acquisito. Anzitutto, in merito a quanto pretende il detto Eccellentissimo Signore Geronimo de Mauro, che il beneficio o Chiesa di Santa Maria di Belvedere della Terra di Carovigno sia di diritto di patronato del Signor Scipione de Loffredo, e quindi che i Sigg. de Loffredo predecessori baroni di detta Terra di Carovigno ai quali il detto Signor Scipione è succeduto, avessero dotata, costruita e fondata detta Chiesa con i loro propri mezzi, ragion per cui deve essere istituito lui, Eccellentissimo Signor Geronimo, in quanto presentato dal detto Signor Scipione: 1. Eccependo, si pone come da 10, 20, 30, 40, 100 anni e più, e dai tempi più lontani di cui si abbia ricordo non si annovera il contrario, gli antichi tanto della Terra di Carovigno, San Vito e di Ostuni, quanto delle Terre circostanti, dicono di aver visto e inteso dagli altri loro più antichi, i quali similmente dicono di aver visto e inteso dagli altri loro più antichi di tanto tempo fa, che a memoria d'uomo non si ricorda il contrario, che nel luogo denominato la Masseria di Lucula, nel territorio della Terra di Carovigno, vi era un luogo selvaggio e impraticabile, pieno di alberi rustici e selvatici, dirupi (scoscendimenti, precipizi, burroni) e rovi (cioè scrasci), e vi era una voragine. Nel quale luogo vi era altresì una grotta antica e incognita, che oggi è chiamata Santa Maria di Belvedere, descritta in Rubrica, e mai è stato visto né inteso il contrario, e così sempre si è ritenuto, e creduto. Ciò che fu. 2. Parimenti da 10, 20, 30, 40 100 e più anni, e non dissimilmente a memoria d'uomo, gli antichi, tanto della detta Terra di Carovigno, San Vito e della Città di Ostuni, quanto delle Terre circostanti, dicono di aver visto e inteso dagli altri loro più antichi, i quali similmente dicevano di aver visto e inteso dagli altri loro più antichi, tanto tempo fa che a memoria d'uomo non si ricorda il contrario, che uno della città di Conversano ebbe per rivelazione in sogno che nel suddetto luogo, Masseria di Lucula, dentro il suddetto roveto o, meglio, scrasciale, e voragine, vi era la Chiesa di Santa Maria di Belvedere. Questi dalla Terra di Conversano venne nella Terra di Carovigno e si fece mostrare il luogo. Egli stesso unitamente agli altri uomini della Terra di Carovigno andarono in giro nel luogo siffatto, tagliarono i rovi, o scrasci, e tornarono a cercare la voragine, individuarono la detta grotta nella quale rinvennero la figura o immagine di Santa Maria di Belvedere, in Rubrica descritta, e mai è stato visto né inteso il contrario, e così sempre si è ritenuto e creduto. 3. Parimenti come da 10, 20, 30, 40, 100 e più anni, e da tanto tempo che a memoria d'uomo non si ricorda il contrario, gli antichi, tanto della Terra di Carovigno, San Vito e della Città d'Ostuni, quanto delle Terre circostanti, dicono di aver visto e inteso dagli altri loro più antichi, i quali similmente dicevano di aver visto e inteso dagli altri loro più antichi che non v'è memoria d'uomo in contrario che le persone, animate e mosse a devozione dal modo in cui fu ritrovata la Chiesa e l'Immagine di Santa Maria di Belvedere, descritta in Rubrica, e

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dai miracoli che la Madonna faceva, incominciarono a frequentare la chiesa, ivi convenendo da altre terre e luoghi vicini, e facevano le elemosine alla Chiesa, e non si è visto né sentito il contrario. 4. Parimenti come da 10, 20, 30, 40, 100 e più anni, e da tanto tempo che a memoria d'uomo non si ricorda il contrario, gli antichi, tanto della Terra di Carovigno, San Vito e della Città d'Ostuni, quanto delle Terre circostanti, dicono di aver visto e inteso dagli altri loro più antichi, i quali similmente dicevano di aver visto e inteso dagli altri loro più antichi che non v'è memoria d'uomo in contrario che, dopo che aumentò la devozione dei cittadini verso la Chiesa di S. Maria di Belvedere e aumentarono le elemosine e la roba (l'insieme dei beni), si destinava un prete al governo della Chiesa e delle elemosine, e segnatamente fu destinato il sacerdote Don Pietro de Chifuni e dopo la sua morte Don Antonio di Pressa (non di Presto) e Mastro Don Domenico d'Epifano (o, meglio, Epifano), i quali impiegarono le elemosine nell'interesse della Chiesa di S. Maria di Belvedere, descritta in Rubrica; e mai si è visto né inteso il contrario. 5. Parimenti come da 10, 20, 30, 40, 100 e più anni, e da tanto tempo che non v'è memoria d'uomo in contrario, gli antichi, tanto della Terra di Carovigno, San Vito e della Città d'Ostuni, quanto delle Terre circostanti, dicono di aver visto e inteso dagli altri loro più antichi, i quali similmente dicevano di aver visto e inteso dagli altri loro più antichi, tanto tempo fa che non v'è memoria d'uomo in contrario, che sia i predetti Don Pietro, Antonio di Pressa e Mastro Don Domenico sia gli altri successivi, deputati al governo della Chiesa e delle elemosine, distribuivano le elemosine alle donne povere che si maritavano, dando loro una vacca o una giovenca, o due secondo il bisogno. Ciò che fu. 6. Parimenti come da 10, 20, 30, 40, 100 e più anni, e da tanto tempo che non v'è memoria d'uomo in contrario, gli antichi, tanto della Terra di Carovigno, San Vito e della Città d'Ostuni, quanto delle Terre circostanti, dicono di aver visto e inteso dagli altri loro più antichi, i quali similmente dicevano di aver visto e inteso dagli altri loro più antichi, tanto tempo fa che non v'è memoria d'uomo in contrario, che la fabbrica (edificazione, edificazione di un edificio; l'edificio stesso) della Chiesa di S. Maria di Belvedere, fatta sulla grotta, è stata accresciuta, ampliata e magnificata così come oggi si trova e si vede, ed è stata vista accrescere, ampliare e magnificare, e fatta accrescere ampliare e magnificare tanto dai suddetti Don Pietro de Chifuni, Antonio di Pressa, e Mastro Don Domenico Epifano quanto dagli altri successivi deputati al governo della Chiesa e delle elemosine, come Procuratori, Fattori e Amministratori della Chiesa, delle elemosine e della roba della Chiesa; e mai è stato visto né inteso il contrario. 7. Parimenti come da 10, 20, 30, 40, 100 e più anni, e da tanto tempo che non v'è memoria d'uomo in contrario, secondo la fama pubblica (notizia largamente conosciuta, voce) e l'opinione comune che correva tra la maggior parte delle persone anziane della Terra di Carovigno, San Vito e d'Ostuni, la fabbrica della Chiesa di Santa Maria di Belvedere, realizzata sulla grotta, è stata fatta, accresciuta, ampliata e magnificata come oggi è, e si vede, con le elemosine offerte alla chiesa e con la roba propria della Chiesa per mezzo dei suddetti Don Pietro de Chifuni, Antonio di Pressa e Mastro Domenico Epifano, e da altri successivi deputati al governo della Chiesa di Santa Maria di Belvedere e delle sue elemosine, e così sempre comunemente si è ritenuto e creduto; e giammai si è ritenuto né creduto il contrario. 8. Parimenti, poiché si pretende dal detto Sig. Geronimo de Mauro che la Chiesa di Santa Maria di Belvedere, descritta in Rubrica, sia stata dotata dei propri beni e proprietà dai Sigg. de Loffredo, predecessori del detto Signor Sci-

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pione, e che per questo spetta al detto Signor Scipione il diritto di patronato su detta Chiesa, eccependo si pone come la detta Chiesa tiene e possiede la roba e i beni servibili, descritti in Rubrica, e non altri, e alcune vacche: dei quali beni, alcuni sono stati elemosinaliter (per elemosina) donati alla Chiesa da diverse persone; alcuni sono stati comprati con i denari propri della Chiesa. E in primo luogo intendono provare come nel 1511 furono lasciati per disposizione testamentaria da Pasqua della Matella alla Chiesa di S. Maria di Belvedere gli olivi e i terreni con olivastri, colti e incolti, nel luogo denominato Foggiano, giusto i suoi confini, vale a dire: gli olivi di Paparella, vicino agli olivi di Cristofaro de Caliolo e gli olivi di Nicola Pansuto e Fabiano Lanzilotto, e una casa a pian terreno dentro la Terra di Carovigno, vicino alla casa di Stefano di Rugiero, vicino alla casa di Laurenza di Casternino, e altri confini come si evince dal testamento della detta Pasqua, senza tuttavia rinunciare ai testi. 9. Parimenti come detta Pasqua della Matella, nel suo ultimo testamento, lasciò alla Chiesa di S. Maria di Belvedere, descritta in Rubrica, tre appezzamenti di terreno, due dei quali coltivati a vite, siti e posti nelle pertinenze della Terra di Carovigno, vicino alle vigne di Urso Rizzo e alle vigne del defunto Don Sigismondo Rizzo, e altri confini com'è nel testamento della suddetta Pasqua, senza tuttavia rinunciare ai testi. 10. Parimenti come l'appezzamento di terreno di Stramando, alias di Minichio, confinante con il vignale (vigna, vigneto) degli eredi di Giovanni de Perna, e con le vigne degli eredi di Mastro Andrea Pagliara, e con l'oliveto la Coltura e altri confini, fu comprato dalla Chiesa S. Maria di Belvedere per 9 ducati da Battista e Lucia di Pilella con i denari propri della stessa Chiesa, come risulta dall'istrumento di acquisto che si produce (presenta, esibisce), senza tuttavia rinunciare ai testi. 11. Parimenti come la casa terranea, sita e posta dentro la Terra di Carovigno, e proprio vicino alla Piazza, vicino alla casa di Don Guglielmo di Brando e altri confini, che la Chiesa di S. Maria di Belvedere tiene e possiede, fu donata elemosinaliter alla Chiesa predetta dalla defunta Sollenna di Frezze nel 1516, come risulta dall'istrumento di donazione, senza tuttavia rinunciare ai testi. 12. Parimenti, in merito a quanto dice l'Ecc. Geronimo de Mauro, che la bottega, che oggi la Chiesa di S. Maria tiene e possiede nella Terra di Carovigno, proprio nella Piazza, confinante con le altre botteghe della Chiesa, sia stata comprata per mezzo dell'Ecc. Sig. Giovanni Gaspare Loffreda dal defunto Giovanni Quarturlo, e poi donata dal detto Sig. Giovanni Gaspare alla Chiesa di S. Maria; eccependo, si pone come il detto Giovanni Gaspare la comprò in nome di detta chiesa con i denari del Capitolo e Clero della Terra di Carovigno, denari che il detto Sig. Giovanni Gaspare doveva dare al Capitolo in quanto erede del defunto suddetto Pietro di Chifuni, come risulta dall'istrumento di detto acquisto, senza rinunciare ai testi. 13. Parimenti come le case dette l'Ospedale, site e poste dentro la Terra di Carovigno vicino alla porta di detta Terra, giusta i suoi confini, sono della Chiesa di S. Maria di Belvedere: case fatiscenti e dirute, appartenenti all'Università della Terra di Carovigno, dalla quale furono donate in elemosina alla Chiesa di S. Maria di Belvedere, come risulta dall'istrumento di donazione del 1514, senza tuttavia rinunciare ai testi. 14. Parimenti, in merito a quanto si dice, che i Signori de Loffredo avessero qualche volta presentato in detta chiesa e che in seguito alla loro petizione fosse stato ammesso e istituito il rettore e cappellano - ciò che si nega - ; eccependo, si pone come, dopo che la Chiesa di S. Maria di Belvedere si ritrovò fabbricata

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e arricchita della roba suddetta, con le elemosine che le erano state date, e che aveva comprato con i suoi propri denari, il fu Sig. Giovanni Gaspare e Sig. Donato Antonio dei Loffreda, Baroni e Signori della Terra di Carovigno, si ingerirono e si intromisero nell'amministrazione dei beni mobili e immobili della Chiesa, descritta in Rubrica, e di fatto se ne impossessarono, si giovarono a loro piacere dei frutti e delle vacche e dei buoi della Chiesa, a proprio uso e consumo, e mai si è visto né inteso il contrario, come meglio emerge dalla santa visita fatta dal defunto Rev. Giovanni Carlo Bovio, Vescovo di Ostuni, nel 1558, che si produce, senza tuttavia rinunciare ai testi. 15. Parimenti come i predetti Sigg. Giovanni Gaspare e Donato Antonio, e gli altri successori Sigg. de Loffredo, erano e sono stati Baroni e Signori della Terra di Carovigno, e in veste di Baroni e Signori facilmente potettero di fatto usurpare e occupare la Chiesa, la roba e le ragioni della Chiesa di S. Maria di Belvedere, ritrovandosi la Chiesa di S. Maria di Belvedere senza betlemita (ordine cavalleresco) che difendesse le sue ragioni, ed essendo allora governata da persone, laici e sudditi e vassalli di detti Signori e Baroni, come risulta dalla suddetta visita, senza rinunciare ai testi. 16. Parimenti come è stata, ed è pubblica fama e comune opinione tra la maggior parte delle persone anziane della Terra di Carovigno, San Vito e Città d'Ostuni, e delle Terre circostanti, che i detti Sigg. Giovanni Gaspare e Donato Antonio de Loffreda si sono ingeriti e intromessi in detta Chiesa, hanno usurpato i beni mobili e immobili della Chiesa, ponendo un cappellano che servisse, e celebrasse una messa la settimana nella Chiesa di S. Maria di Belvedere, senza la canonica istituzione, e i detti Signori s'impossessarono dei frutti e delle entrate spettanti alla Chiesa, e non si è visto né inteso il contrario. 17. Parimenti come fra la morte di D. Raffaele Bello e la morte di D. Angelo di Perna, intercorsero 50 anni circa, nel quale tempo di 50 anni, ci furono in detta Chiesa molti Rettori, Cappellani e Procuratori, Preti e Secolari, i quali amministravano e governavano la Chiesa e le sue proprietà. Fra i quali preti si annovera Don Vito Sacco, e altri che non ebbero la canonica istituzione e presentazione, ma che per il loro servizio sacerdotale ricevevano un dato compenso l'anno, e loro svolgevano l'ufficio di Cappellano e Procuratore di detta Chiesa: e risulta, il contrario non è provato, dalla santa visita predetta, senza tuttavia rinunciare ai testi. 18. Parimenti come è stato visto e inteso dagli uomini della Terra di Carovigno, San Vito, della Città di Ostuni e delle Terre circostanti, dopo che i detti Sigg. Giovanni Gaspare e Donato Antonio de Loffredo s'ingerirono e occuparono la Chiesa di S. Maria di Belvedere e la sua roba, utilizzando i beni nel loro esclusivo interesse e vantaggio, venne meno la devozione delle persone verso la Chiesa di S. Maria e non furono più fatte le elemosine come prima, e né frequentarono la Chiesa, dimodoché d'allora in qua, i beni di detta Chiesa non aumentarono, non si mai più visto né inteso il contrario. 19. Parimenti come è stata, ed è pubblica fama e comune opinione tra la maggior parte delle persone anziane della Terra di Carovigno, San Vito, della Città d'Ostuni e delle Terre circostanti, che dopo che i Sigg. Giovanni Gaspare e Donato Antonio de Loffreda s'impossessarono della Chiesa e delle sue proprietà, si raffreddò la devozione delle persone verso la Chiesa, non la frequentarono più come prima, le elemosine non si facevano più e dall'allora in qua non sono aumentate; così è sempre stato, detto e ritenuto. Parimenti riguardo a tutte le cose predette ecc. - parimenti queste e altre -,

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e fatta nuovamente attenzione alle predette, dichiara pubblicamente secondo la legge e riserva a sé il beneficio del diritto. Sebbene con mano d'altri ho scritto la presente copia delle carte insieme con la presente n. 4 trascritti con gli articoli del processo originale della Curia Vescovile della Città di Ostuni, nella causa vertente tra il Rev. Capitolo della Terra di Carovigno, e l'Ill. D. Geronimo de Mauro Chierico napoletano sul beneficio di Santa Maria di belvedere, a me esibito per mezzo di Andrea Bucichio Erario della Curia Baronale della Terra di Carovigno, al medesimo restituito, fatta collazione concorda nel migliore e in fede. Io Notaio Angelo Temporello della Terra di Carovigno, sottoscrissi, segnai, richiesto, è presente il segno del Notaio Estratta è la presente copia in forza dell'incarico dell'esimio Signore Duca Cantalupo, Intendente Generale della Reale Intendenza degli Allodiali, dall'altra del tutto simile, autentica, esistente nel volume il cui titolo è Tomo 225 che si conserva nell'Archivio della detta Intendenza degli Allodiali, a me esibita dal Signore Aloisio Targione, adiutore (aiutante o coadiutore), e visitatore della suddetta Generale Intendenza degli Allodiali e dallo stesso restituito nel suddetto archivio Fatta collazione, concorda, salva ecc. E in fede io Notaio Bernardo Capobianco, Regio Notaio di Napoli [Luogo del segno del tabellionato] Le carte scritte sono n. 11 (undici) Sottoscrizione del mio cognome in qua B. C.

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- XIII OSTUNI, 30 OTTOBRE 1581 / 3 NOVEMBRE 1581 Relata di notifica. Trascrizione e traduzione dall'originale esistente C/O l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 12 *** Die’ 30. Mensis ottobris 1581. Hostunij presentata in episcopali Curia Hostunensi per magnificum U.I.D. Thimoteum Sant’angelum etc. Donatus De parata iuratus curiae episcopalis Hostunensis retulit intimasse egregium Notarium Franciscum de monfridonio procuratorem prout in actis de persona repertum sub die tertio mensis Novembris 1581 [.?.] §*§*§*§*§ Il giorno 30 del mese di Ottobre 1581, in Ostuni. Presentata nella Curia Vescovile di Ostuni per mezzo del Magnifico Timoteo Sant’Angelo, Dottore in entrambe le leggi, etc. Donato De Parata, giurato della Curia Vescovile di Ostuni, riferì di aver fatto conoscere (quanto si doveva) all’egregio Notaio Francesco de Monfridonio procuratore come acquisito agli atti, trovato di persona il giorno 3 del mese di Novembre 1581. [.?.]

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- XIV CAROVIGNO, 29 MAGGIO 1585 Atto notarile con il quale il Clero e il Capitolo della Terra di Carovigno costituiscono come loro procuratori: l'Arciprete G. G. Mezzocapo, Don A. Morrella, Don M. Caliolo e Don A. de Leo, nella lite e causa vertente tra essi e Don G. Geronimo de Mauro sul Beneficio di Belvedere. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio di Stato di BRINDISI, Fondo Notarile di Ostuni, Notaio ALIANO ORAZIO, anno 1585, inv. 5794, c. 71r/v *** PROCURATIO Pro Venerabili Capitolo e clero Terrae Carovinei In personam Rev. Archipresbiteri dictae Terrae et Sotiorum Mense maij die vigesimonono eiusdem decimae tertiae Indictionis 1585. In Terra Carovinei. Regnante etc. Constituti personaliter coram nobis Rev. Donnus Vitus Saccus, D. andreas de carluccio, D. Nicolaus de Brando, D. Gregorius d'Errico, D. Leonardus Lombardo, D. Franciscus morrella, D. Sanctorus de Sanctore, Diaconus Marcus de guida, Subdiaconus Detius Carrone, et subdiaconus Joannes de pifano omnes de dicta Terra in unum congregati, et coadunatj ad sonum campanae, ut moris est, intus Maiorem ecclesiam dictae Terrae, facientes et representantes ut dixerunt pro maiori et seniori parte totum capitulum et clerum dictae Terrae agentes etc. ad infrascripta tam nomine et pro parte dicti capituli et cleri et successorum in eodem, quam eorum et cuiuslibet ipsorum propriis privatis principalibus et particularibus nominibus et in solidum etc. Qui quidem Donnus Vitus et sotii ut supra nominati nominibus praedictis stantes ad infrascripta eorum et cuiuslibet ipsorum bonis voluntatibus etc. et nihilominus cum expresso consensu Reverendi D. Jo. gasparis medicapij Vicarij foranei presentis et eius consensus eisdem prestantis sponte consentientes in nos prius constituerunt eorum nominibus predictis ac dicti Venerabili capituli procuratores Reverendum D. Joannem gasparem medicapium Archipresbiterum dictae Terrae , D. Angelum morrella cantore, D. mattheum Caliolum et D. Antonium de Leo de ea dicta Terra presentes et onus infrascriptae procurationis in se ipsos sponte suscipientes Ad nomine et pro parte ipsorum constituentium ac dicti Venerabili Capituli conveniendum et tractandum conventionem et concordiam cum Rev. domino Joanne Jheronimo de Mauro, seu eius procuratore super lite et causa vertente inter dictum capitulum ex una, et dictum Jo: Jheronimum ex altra super cappellania Sanctae Mariae de belvedere, et alias prout in processu et actis, et cum eo dicto domino Jp: Jheronimo, sive eius legitimo procuratore tractandum concordandum paciscendum prout dictis Reverendibus Procuratoribus melius videbit et placebit, et in premissis et circa premissa cautelas quaslibet tam publicas quam privatas conficiendum prout eis expediens visum fuerit, Dantes et concedentes ampliam et omnimodam potestatem de rato et generaliter sub obligatione omnium ipsorum ac dicti capituli et successorum in eodem, et bonorum ac sub

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omnibus juris et facti renunciatione ad hec necessaria pariter et cautela et perinde Iurans etc. In cuius rei testimonium Coram nobis Antonio de Vienere de Meyaneo, Regio ad contractus Iudice Me Horatio Aliano publico etc., testibus, magnifico Mario Pilella de Carovineo, Mattheo preite de casalnovo, clerico Roberto forleo, et Marsilio forleo de Francavilla. §*§*§*§*§ PROCURA da parte del venerabile Capitolo e Clero della Terra di Carovigno nella persona del Rev. Arciprete di detta Terra e soci Il 29 maggio 1585, Anno indizionale 13°, in Terra di Carovigno. Regnante ecc. Al nostro cospetto si sono personalmente costituiti: - il reverendo don Vito SACCO, - don Andrea de Carluccio, - don Nicola de Brando, - don Gregorio d'Errico, - don Leonardo Lombardo, - don Francesco Morrella, - don Santoro de Santore, - il diacono Marco de Giuda, - il suddiacono Dezio Carrone, - e il suddiacono Giovanni de Pifano, tutti di detta Terra, insieme congregati e adunati al suono della campana, come è costume, nella Chiesa Maggiore di detta Terra, facendo e rappresentando, come dissero, in luogo dei superiori e dei più anziani, tutto il capitolo e il clero di detta Terra, agendo alle cose infrascritte tanto a nome e per conto del detto capitolo e clero e successori nel medesimo (capitolo e clero), quanto di essi e di qualsivoglia degli stessi con i propri privati principali e particolari nomi e in solido. I quali, e precisamente don Vito e soci, come sopra nominati con i suddetti nomi, che stanno alle cose infrascritte con i beni e le volontà di loro e di ciascuno degli stessi, e nondimeno con l'espresso consenso del reverendo don Giovanni Gaspare Mezzocapo, vicario foraneo, il quale, presente, conferma il suo consenso, spontaneamente, dando il proprio consenso prima a noi, costituirono, con i loro nomi predetti e del detto venerabile capitolo, quali procuratori: il reverendo don Giovanni Gaspare Mezzocapo, arciprete di detta Terra; don Angelo Morrella, cantore; don Matteo Caliolo e don Antonio de Leo della medesima Terra; che, presenti, assumono, proprio su di sé stessi, spontaneamente, l'onere dell'infrascritta procura, e cioè quello, a nome e per conto degli stessi costituenti e del detto venerabile capitolo, di convenire e trattare la convenzione e la concordia con il reverendo don Giovanni Geronimo de Mauro o con il suo procuratore sulla lite e causa vertente tra il detto capitolo da una parte e il detto Giovanni Geronimo dall'altra relativamente alla cappellania di Santa Maria di Belvedere e per altri motivi come nel processo e negli atti; e con il medesimo don Giovanni Geronimo o con il suo legittimo procuratore di trattare, concordare e pattuire come ai detti rev. procuratori meglio sembrerà e piacerà; e sopra le cose

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premesse e riguardo alle stesse procurare qualsivoglia cautela tanto pubblica quanto privata come a essi sembrerà utile; dando e concedendo ogni e ampia potestà di ratificare e generalmente sulla base dell'obbligazione dei beni di tutti gli stessi e del detto capitolo e successori in esso (capitolo), e sulla base di ogni rinuncia di diritto e di fatto a queste cose necessarie, allo stesso modo e sulla base della cautela. E parimenti giurando ec. In testimonianza della quale (concordia e convenzione) ecc. Al nostro cospetto: Antonio de Vienere di Mesagne, regio giudice a contratti, e Orazio Aliano, notaio pubblico; il magnifico Mario Pilella di Carovigno, Matteo Preite di Casalnuovo, il chierico Roberto Forleo e Marsilio Forleo di Francavilla.

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- XV Ostuni, 5 giugno 1585 Ostuni, 29 aprile 1583 Tuscolo, 3 marzo 1581 Neapoli, 8 giugno 1582 Napoli, 17 settembre 1582 Napoli, 21 ottobre 1582 Napoli, 23 marzo 1585 Napoli, 10 maggio 1585 Convenzione stipulata, il 5 giugno 1585, dal Capitolo e Clero di Carovigno con Gio: Geronimo de Mauro, per porre fine alla lite e alle cause intraprese da entrambe le parti in merito al Beneficio di Belvedere. Il relativo atto notarile comprende, nell'ordine: la sentenza del 29 aprile 1583 con la quale il Vicario Generale di Ostuni, in veste di commissario apostolico, decide di attribuire il possesso del Beneficio al de Mauro, fatti salvi i diritti delle parti per quanto attiene al petitorio; la bolla del 3 marzo 1581, con la quale Gregorio XIII, rivolgendosi ai vescovi di Amelia, di Macerata e di Ostuni, ordina loro di informarsi diligentemente sulla materia e il motivo del contendere, e comunque di anteporre il de Mauro a tutti i pretendenti nell'acquisizione della Chiesa di che trattasi; la richiesta del g. 8 giugno 1582, fatta dal Reggente Salazar al Regio Maggiore Cappellano perché questi dia il suo parere sulla concessione del Regio Exequatur al supplicante de Mauro; il parere espresso in merito, il 17 settembre 1582, dal detto Maggiore Cappellano; la concessione del Regio Exequatur, il 21 ottobre 1582, da parte di Salernitano, Reggente di Cancelleeria; l'atto del 23 marzo 1585, con il quale il de Mauro costituisce quale suo procuratore Camillo Petrarolo, Vicario Generale di Ostuni, nella stipula della convenzione da concludersi con il reverendo Capitolo e Clero di Carovigno, non volendo ulteriormente litigare; l'atto del 10 maggio 1585, con la quale il de Mauro riconferma la procura precedente fatta al detto Petrarolo, con più ampie facoltà negoziali. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente C/O l'Archivio di Stato di BRINDISI - Fondo Notarile di Ostuni, Notaio ALIANO ORAZIO, anno 1585, inv. 5794, cc. 77v-83r. *** Pro Reverendo et Eccellente Domino Jo: Jheronimo de Mauro Cum Venerabile capitulo et clero Terrae Carovinei. Mense Junij die quinto eiusdem 13ae Indictionis 1585. In Civitati Hostunij. Re-

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gnante etc. Constitutis personaliter coram nobis magnifico et Reverendo Camillo Petrarolo canonico hostunen' procuratore ad infrascripta spetialiter deputato per magnificum et Reverendum Ioannem Hyeronimum de Mauro U.I.D. Presbiterum Neapolitanum prout de dicta eius procuratione nobis constare fecit per publica instrumenta confecta Neapoli per manus Reverendi Jo: Leonardi grignetta apostolica auctoritate notarii tenoris, et continentiae inferius inserenda, agente et interveniente ad infrascripta omnia procuratorio nomine et pro parte dicti Rev. Jo: Jheronimi pro quo promisit de rato ut infra, parte ex una; et Reverendis Jo: gaspare medicapio Archipresbitero Terrae Carovinei, D. Angelo morrella cantore, Donno mattheo caliulo, et D. Antonio de Leo procuratoribus ad infrascripta spetialiter deputatis per Rev. Capitulum et Clerum dictae Terrae mediante procuratione manu mei predicti notarij sub die Vigesimonono mensis Maij proxime elapsi, agentibus et intervenientibus ad infrascripta omnia procuratorio nomine et pro parte dicti Reverendi capituli et cleri Terrae predictae Carovinej et successoribus in eodem pro quibus promiserunt de rato ut infra, parte ex altera. Predictae vero partes nominibus predittis consensientes prius in nos etc. asseruerunt pariter coram nobis qualiter [o quod, que] cum annis elapsis vacasset Beneficium Ecclesiasticum situm in dicta Terra Carovinei sub invocatione Sanctae Mariae de Bellovedere per mortem Reverendi quondam Donni angeli de perna ultimj et immediati possessoris, in quo beneficio dictus Donnus angelus fuerat presentatus per Ill.m Scipionem di Loffreda tunc utilem dominum Terrae predittae et demum institutus mediantibus Bullis per Rev.mum tunc episcopum Hostunensem in cuius Diocesis situm est Beneficium predictum. Fuit in illo presentatus dictus Jo: Hyeronimus à predicto Ill. domino Scipione tunc similiter utili Domino dictae Terrae, et dum pro eius parte fuisset petita institutio in dicta episcopali Curia hostunense, pendente tali petitione indecisa, dictus R. Clerus obtinuit à Sede Apostolica unionem Beneficij predicti, in comodum, et utilitatem ipsius nulla facta mentione quod erat de Jurepatronatus Laicorum, ob quod fuit diu litigatum inter partes predictas et demum fabricato magno processu per Ill.m et Rev.mum episcopum civitatis predictae, ad id per Sedem Apostolicam spetialiter deputatum auditis partibus fuit provisum, ed diffinitive sententiatum dictum magnificum et R. Jo: Heronimum tanquam presentatum in benefitio predicto esse instituendum, salvo in Jure in proprietate, tam dicte R. Curie Episcopali quam dicto R.do clero prout Latius ex dicta sententia apparet, tenoris sequentis; COPIA. In Dei nomine Amen. Julius Cesar Carafa U.I.D. Dei et Apostolicae Sedis gratia Episcopus Hostunensis etc. Camillus Petrarolus canonicus hostunensis eiusdem Ill.mi et Rev.mi Domini Episcopi in spiritualibus, et temporalibus Generalis Vicarius et ad infrascriptam causam per Sanctam Sedem Apostolicam commissarius deputatus. Viso processu causae vertentis inter R. Capitulum et Clerum Terrae Carovinei ex una; et Rev. ac Eccellentem Dominum Hyeronimum de Mauro ex altera super beneficio S.tae Mariae de Belvedere, ac ipso transmisso ad consulendum infrascriptis m.cis et R.dis Consultoribus, de quorum consilio fuit provisum ut infra. Viso denique dicto consilio ac voto, Visis videndis, et consideratis considerandis, premissa Citatione pro hac die, et hora, dicimus, et diffinitive sententiamus iuxta formam continentiam, et tenorem infrascritti voti Videlicet:

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In causa Rev.di Capituli Carovinej cum exellente R. Domino Hyeronimo de Mauro super benefitio Sanctae Mariae de Belvedere prout in actis Sumus voti predictos Dominos Ill.es Patronos de Loffredo esse manutenendos in poxessione seu quasi, prout in processu presentandi et propterea dictum Dominum R. De Mauro esse instituendum, salvis in Juribus utrique parti quoad petitorium, et ita iuris esse censemus etc. Paulus Fassus canonicus Neapolitanus; Carolus Baldinus canonicus Neapolitanus cuius sententiae et votis prout iacet acquiescimus et assentimus et ita diffinitive pronuntiando dicimus, et sententiamus omni meliori modo hanc nostram etc. quam valere volumus etc. Camillus Petrarolus generalis Vicarius et commissarius apostolicus. Die 29: mensis Aprilis 1583: Hostunij lecta lata, et promulgata fuit presens retroscritta sententia hodie predicto die In Banca Juris in episcopali Palatio per me Antonium de Benedictis canonicum Hostunensem Notarium ordinarium curiae episcopalis hostunensis Curia etc. Presentibus Rev. Ab. Joanne calcaneo, Ab. Laureto Picoco, Ab. Franc.o argenterio, Ab. Joanne Carissimo, et alijs etc. Et in fidem ego Antonius de Benedictis canonicus hostunensis Apostolica auctoritate Notarius in Archivio Romanae curiae descriptus hic me subscripsi et signum meum consuetum apposui, requisitus salva semper meliori collatione etc. locus signi. À qua sententia cum fuisset appellatum pro parte dicti R. cleri fuit talis causa appellationis commissa R.mo episcopo Civitatis Monopolis, coram quo, seu eius Reverendo Vicario fuit compilatus, et instructus processus dictae appellationis usque ad limen expeditionis, fuitque pretensum per dictum R. Clerum prout pretenditur sententiam predictam debere revocari, ex quo nullum aderat Jus patronatus in beneficio predicto et si forte aliquod fuisset, illud fuisse extinctum, et patronos illius fuisse privatos Jure patronatus predicto et facultate presentandi in dicta ecclesia ob usurpationem bonorum ecclesiae factam à dictis utilibus dominis dictae Terrae Carovinej, et ex alijs causis in dicto processu deductis et allegatis, Ex adverso dictus magnificus R. Jo: Jheronimus pretendebat, prout pretendit, dictam sententiam debere confirmarj tanquam iustissime latam ex quo docuit de vero Jure patronatus Dominorum de Domo de Loffredo, et per fundationem dictae ecclesiae ac illius dotationem et successive per multas presentationes, et institutiones subsecutas fuisset demostratum de dicto Jure patronatus in cuius quasi poxessione reperiri dictum Ill.em Dominum Scipione per presentationem supradicti Donni Angeli de perna, et successive stante dicta quasi possessione presentandi fuisse bene provisum debere institui, et proinde dictum clerum debere condemnarj ad omnes fructus perceptos, et expensas factas per ipsum magnificum et R. Jo: Heronimum ad omnia alia damna, et interesse, et similiter in omnem eventum pretendere quod postquam dictus R. clerus in processu predicto allegavit et probavit fructus dictae ecclesiae ascendere quolibet anno ad ducatos annuos ducentum quia in impetrazione in sui beneficium obtenta à Sede Apostolica expressit illius valorem annuum non excedere ducatos viginti quatuor de Camera, supprimendo verum valorem, ob talem causam, et subreptionem debere privari dictae ecclesiae, seu beneficio et debere etiam ex tali capite illius poxessionem consignari sibi, stante impetrazione per eum facta, et obtenta à dicta Sede Apostolica prout latius per bullas talis impetrationis apparet que sunt tenoris sequentis Videlicet. Gregorius Episcopus Servus Servorum Dei, Venerabilibus fratribus Amerinae, et Maceratae ac Hostunei episcopis Salutem et Apostolicam Beneditionem: Vite, ac morum honestas, aliaque laudabilia probitatis, et virtutum merita super quibus dilectus filiius Joannes Heronimus de Mauro clericus Neapolita-

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nus apud nos fidedigno commendatur testimonio nos inducunt ut sibi reddamur ad gratiam liberales Dudum siquidem Ecclesia S.tae Mariae de Belvedere nuncupata prope et extra muros Terrae Carovinij Hostunensis Diocesis tunc per obitum quondam Angeli Pernatij olim ipsius ecclesiae Rectoris extra Romanam Curiam de Mense martij Anni Domini Millesimi Quingentesimi septuagesimi sexti defuncti vacante Nos illam sic vacantem Mense Capitulari secularis et collegiatae Ecclesiae dictae Terrae per alias nostras literas perpetuo univimus, anneximus, et incorporavimus, prout in ipsis literis in quibus quod dictae Ecclesiae S.ae Mariae fructus, redditus, et proventus Viginti quatuor ducatorum Auri de Camera, secundum communem exstimationem, valorem annuum non excedebant expressum fuit plenius continetur. Cum autem sicut exhibita nobis nuper pro parte eiusdem Joannis Heronimi petitio continebat fructus, redditus, et proventus prefati longe plus valebant, et nunc valebunt, Licet valorem annuum Ducentorum Ducatorum similium secundum extimationem eamdem non excedant ad illum tamen ascendant. Nos attendentes que [o quod] veris existentibus premissis litere predicte subreptitie sunt censende ac unio, annexio, et incorporatio huiusmodi nullius roboris, vel momenti existunt, ac volentes eidem Joanni Heronimo qui examinatus et idoneus repertus fuit, ac testimonio ordinarij sui Neapolitani, de vita, et moribus prefatis, ac etiam idoneitate commendatus premissorum meritorum suorum intuitu spetialem gratiam facere volentes, Ipsum Jo: Heronimum à quibusvis excomunicationis, suspensionis, et interdicti alijsque ecclesiasticis sententijs, censuris, et penis à Jure, vel ab homine quavis occasione, vel causa latis si quibus quomodolibet innodatus existit ad effectum presentium dumtaxat consequendum harum serie absolventes, et absolutum Fore censentes discretioni vestre per apostolica scripta mandamus quatenus Vos vel duo, aut Unus vestrum Vocatis dictis capitulo, et alijs qui fuerint evocandi de premissis nobis expositis auctoritate nostra vos diligenter informetis, et si per Informationem huiusmodi ita esse repereritis literas ipsas subreptionis vitio subiacere necnon Unionem, annexionem, et incorporationem predictas ac inde secuta quecumque nulla, et invalida, nulliusque roboris, vel momenti fuisse, et esse eadem auctoritate nostra declaretis prout de Jure fuerit faciendum, et nihilominus si declarationem husiusmodi ut prefertur fieri contingerit ecclesiam S.tae Mariae predictam que sine cura est, sive ut premictitur, sive aliter quovis modo aut ex alterius cuiuscumque persona seu per liberam resignationem dicti angeli vel cuiusvis alterius de illa extra dictam Curiam et Coram Notario publico et testibus sponte factam vacet; etiam si tanto tempore vacaverit quod eius collatio iuxta Lateranensis statuta Concilij ad sedem apostolicam legitime devoluta ipsaque Ecclesia S.tae Mariae dispositioni Apostolice spetialiter reservata existat, et super ea inter aliquos litis cuius statum, presentibus haberi volumus pro expresso pendeat indecisa, dummodo tempore datae presentium non sit in ea alicui spetialiter Jus quesitum cum annexis husiumodi, ac omnibus juribus et pertinentijs suis eidem Jo: Heronimo conferri, et assignari auctoritate nostra curetis inducentes per vos, vel alium, seu alios, ipsum Jo: Hyeronimum, vel procuratorem suum eius nomine in corporalem possexionem ecclesiae S.tae Mariae ac annexorum, iuriumque, et pertinentiarum predictorum et defendens inductum amoto exinde quolibet illicito, fancientes eidem Jo: Heronimo de Ecclesiae S.tae Mariae, ac annexorum eorum fructibus, redditibus, proventibus, Iuribus et obventionibus universis integre responderi, contradictores eadem auctoritate nostra appellaione posposita compescendo non obstantibus felicis recordationis Bonifgatij PP. VIII, predecessoris nostri et alijs apostolicis constitutionibus contrariis quibu-

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scumque, Aut si aliqui super provisionibus sibi faciendis de huiusmodi, vel alijs Benefitijs Ecclesiasticis in illis partibus spetiales, vel generales dictae Sedis vel legatorum eius licteras impetrarint et si per eas ad inibitionem, reservationem, et decretum vel alias [litteras] quomodolibet sit processum Quibus omnibus eiusdem Jo: Hyeronimum in assecutionem dictae ecclesiae volumus anteferri, sed nullum per hoc eis quoad assecutionem benefitiorum aliorum preiudicium generari, seu si pro tempore existenti episcopo Hostunensi vel quibusvis alijs communiter, vel divisim à prefata sit sede indultum quoad receptionem, vel provisionem alicuius minime teneantur, et ad id compelli, aut quod interdici, suspendi, vel excommunicari non possint, quodque de huiusmodi, vel aliij benefitijs ecclesiasticis ad eorum collationem, provisionem, presentationem seu quamvis aliam dispositionem coniunctim, vel separatim spectantibus nulli valeat provideri per literas apostolicas non facientes plenam, et expressam ac de verbo ad verbum de indulto huiusmodi mentionem et qualibet alia dictae sedis indulgentia generali vel spetiali cuiuscumque tenoris existat per quam presentibus non expressam, vel totaliter non insertam effectus huiusmodi gratiae impediri valeat quomodolibet vel differri, et de qua cuiusque toto tenore habenda sit in nostris literis mentio spetialis, Nos enim ex nunc irritum decernimus, et inane si secus super his à quocumque quavis auctoritate scienter vel ignoranter contingerit attemptari. Datum etc. Tusculi Anno Incarnationis Dominice Millesimo quingentesimo octuagesimo primo, Quinto Kalendae Martijs [Tuscolo, 3 marzo 1581]: Pontificatus Nostri Anno Decimo, X A. Rodriguez, Franiscus Bellottus pro magistris, L. decampo Philippus Florellus pro An(nnata) Obl(igavit) se O. Cittad.s C. Pamplilius, A. Gaellart. Q. Maronus, C. Gironus pro annata obl. se. Gaius scip.o mad.is pro an. et obl. se J. Vignodes, pro an. obl. se. G. Argenti, Antonius Bonuamus pro an. sol. in provisione F. Fanti, C. Burgat per ann. oblig. se O. Bonisengni, ex Duc. decemsette O. Bonisegni: Helenus. Affigatur Valvis pro reverendissimo D. Vicecancellario B. Amerinus, Affixa Hic Cor: Ja: Burlurault et Deinde ad instantiam dicti Reverendi Jo: Hyeronimi fuisse obtemputm Regium exequatur preinsertarum bullarum ab Ill.mo et Eccellentissimo Domino generali Proregi, cuius Regius exequatur tenor talis est: Illustrissimo et eccellentissimo Signore, l'Abbate Gioan Geronimo de Mauro Oratore de V. Eccellentia Li fa intendere, come essendo vacato l'anni passati il Beneficio di Santa maria de Belvedere sito nella Terra de Carovigno della Diocesa d'Hostuni, qual'è Jus patronato delli Utili patronj di detta Terra, lo Signor Scipione Loffredo all'hora Barone di quella presentò esso supplicante in detto beneficio et essendosi per parte sua dimandata l'institutione in la corte episcopale de Hostuni, fù per parte del clero di detta Terra de Carovigno lo detto beneficio impetrato dalla Sede Apostolica, et unitosi perpetuamente con esso clero asserendo quello non essere de più entrata che de Scudi vintiquattro d'oro de Camera l'anno, Il che è con ogni debita Reverentia falso, Atteso è di rendita maggiore, et forsi ascende à ducati Duicento, et perciò dovendose detta impetratione e bulle come subrettitiamente impetrate de ragione annullare, et darsi ad esso supplicante il possesso di detto Beneficio nonobstante l'unione predetta Have ottenuto breve dalla detta Sede Apostolica diretto al molto Reverendo Vescovo di detta città d'Hostuni, che constandole per informatione vocatis vocandis il detto Beneficio essere di magiore rendita, et entrata che delli detti scudi Vintiquattro l'anno, declari detta impetratione unione, incorporatione, et bulle nulle et invalide, et de nulla effi-

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catia, e momenti e successive reponga esso supplicante nella possessione del beneficio predetto. Et perchè vole presentare detto breve, et de quello avvalersi, La supplica sia servita concederli il suo Regio Exequatur et l'haverà à gratia ut Deus et. Reverendus Regius Mayor cappellanus Videat, et referat, Salazar Regens provisum per Illustrissimum et exellentissimum dominum Proregem Neapoli VIII Junij 1582: De Julijs. Illustrissimo et eccellentissimo Signor per parte del retroscritto supplicante m'è stato presentato il retroscritto memoriale con la Regia decretatione de V. E. de mia commissione ut viderem, et referrem, Et Volendo dell'exposto informarmi come V.E. mi comanda hò visto Una bulla subplumbo expedita da Sua S.tà in persona di esso supplicante del beneficio de S.ta Maria de Belvedere della Terra di Carovigno Diocesi di Hostuni per morte del quondam D. angelo pernacij ultimo possessore di quello à presentatione del Barone di detta Terra, et pendente la institutione da farse il Clero di detta Terra se l'impetrò di Sua Santità, et selli unìo al capitulo, il che havendo inteso esso supplicante ottenne dette bulle da Sua santità dirette al R. Vescovo d'Hostuni, per le quali le commette che vocatis vocandis constito della subrettione delle bulle spedite da detto capitolo voglia dette bulle, et unioni annullare, et conferire à detto supplicante detto beneficio come per dette bulle più amplamente appare per exequtione delle quale supplica per il Regio exequatur. Per tanto visto, e considerati il tutto adhibito in cio il Voto del magnifico Francisco Antonio de David. U.I.D. Presidente della Regia Camera de la Summaria et mio ordinario Auditore sono de parere che V. E. può concedere detto Regio exequatur petito per trattarsi inter ecclesiasticas personas tal negotio, et questo è quanto me occorre referire alla Eccellentia Vostra alla cui bona gratia me racomando sempre Da Casa a 17 di settembre 1582 Di Vostra Eccellenza Servidor y cappellan Don Gabriel sanchez Franciscus Antonius de David. Presens copia retroscritti memorialis et relationis extratta est ab originali registro Relationum folio 186. et facta collatione concordat et in fidem ego infrascriptus attestator hic me subscripsi propria manu ad requisitionem supradicti Reverendi Supplicantis Jo. Mattheus Venetia peracto exequatur iuxta formam retroscriptae relationis Salernitanus Regens provisum per suam excellentiam Neapoli XXI octobris 1582. Tagliavia. Ob que omnia, et eorum singula fuit pretensum, et pretenditur dictam sententiam debere confirmari, et ipsum esse immittendum in corporalem possessionem dictae Ecclesiae vel saltim debere procedi ad sequestrationem fructuum ipsius Ecclesiae et ad liquidationem dictorum fructuum percpeptorum per ipsum clerum; Quibus omnibus sic assertis, Nolentes partes ipse ulterius litigare devenerunt ad infrascriptam conventionem, prout sponte et voluntarie coram nobis deveniunt. Videlicet: Quod dictus R. Jo: Hyeronimus, salvo semper, et expresse reservato Assensu sedis Apostolicae et non aliter, obtinendo, et impetrando ut infra, Ac cum expressa protestatione que per presentem conventionem et omnia in ea contenta nullum intelligatur, et sit factum preiuditium utili Domino dictae Terrae Carovinei Super Jure patronatus, itaque possint inter dictum clerum et utilem Dominum dictae Terrae Carovinei prosequi causam appellationis predictae prout melius sibi ipsis videbitur, nec alias sine presenti reservatione Iurium ipse Ioannes Hyerominus fecisset talem conventionem. Reservat sibi omnes fructus et introytus ecclesiae predictae tam in stabili-

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bus consistentes quam in mobilibus, ac sese moventibus, et obventionibus, et oblationibus, et aliis quibuscumque loco pensionis vita durante ipsius Joannis Hyeronimi tantum ac possexio dictae Ecclesaie remaneat prout ad presens est in manibus et posse dicti Cleri virtute unionis prius facte per Sanctam Sedem Apostolicam, cui unioni nullum intelligatur preiuditium esse factum per presentem conventionem, Itaque illius administratione utatur, et fruatur libere et sine controversia aliqua in hoc tantum, et non aliter. Cedendo Liti, et cause predictis, ac dicte sententie in eius favore late, et toti cause, itaque nullum Jus sibi remaneat, nisi percipiendi fructus, et introytus perceptos ac illos affictandi et disponendi ad sui libitum dicta eius vita durante tantum, Itaque post eius mortem bona predicta omnia revertantur ipso Jure ad dictum Clerum. Et quia in bonis dictae Cappellae reperiuntur animalia vaccina numero decem, et octo consistentia in vaccis decem, tauro uno, duobus Juvencis, et vitulis quinque scilicet tribus masculis, et duabus feminis promisit dictus procurator quo supra nomine que tempore mortis dicti Reverendi Jo: Hyeronimi restituantur dicto capitulo et clero tot animalia numero et qualitatibus predictis Cedendo etiam ipse Joannes Hyeronimus Clero predicto omnes fructus perceptos ex dicta Ecclesia, ac omne Jus sibi competens per illis recuperandis stante etiam paupertate dicti cleri, à quo esset illorum recuperatio difficilis, et ne contingat dictum clerum administrare, ac servire in divinis in dicta ecclesia suis sumptibus, contentatur ipse Jo: Hyeronimus prout procurator ipse nomine quo supra promisit solvere annuatim vita durante ipsius Jo. Hieronimi ducatos triginta monetae etc. Clero predicto pro dictis servitijs, quos exigere et recuperare valeat dictus Clerus tam ab affictatore introytuum predictorum quam ab ipso Jo: Heronimo ad ipsius cleri electionem. In pace etc. Cum pacto etiam quod Assensus predictus obtinendus et impetrandus à Sede apostolica impetretur, et expediatur communibus expensis infra menses quatuor à presenti die numerandos. Nec non promiserunt ambe partes ipse nominibus predictis presens instrumentum iuxta ipsius seriem, continentia et tenorem ratificari facere infra mensem unum ab hodie numernadum Scilicet Predictus Reverendus Ab. Camillus à Suprascripto Domine Jo: Heronimo de Mauro eius principale et predicti D. Jo: Gaspar medicapius archipresbiter et sotiis à dicto Reverendo Capitulo et clero dictae Terrae Carovinei; Tenor vero procurationum dicti R. Camilli Petraroli, talis est. In Dei nomine Amen. Per hoc presens publicum procurationis instrumentum Cuntis pateat evidenter, et sit notum quod anno à Nativitate domini Millesimo quingentesimo octuagesimo quinto Die vero Vigesimatertia mensis martijs 13e Indictionis, Pontificatus Sanctissimi in Christo Patris et Domini nostri Domini Gregorij Divina Providentia Pape XIII: Neapolis. In mei Notarij publici testiumque infrascriptorurm ad hoc vocatorum et rogatorum presentia presens et presentialiter constitutus exellens et R. Dominus Joannes Hyeronimus de Mauro de neapoli principalis principaliter pro se ipso, qui sponte coram nobis omnibus melioribus modo via jure, causa et forma quibus melius magis aptius et de jure fieri potuit, et debuit, potest que et debet, fecit, constituit, suum verum carum, legitimum. et indubitatum procuratorem actorem, factorerm, negotiorumque suorum infrascriptorm ac nuntium specialem, Ita tamen quod generalitas spetialitati non deroget nec è contra, Videlicet. Dominum et Reverendum Ab. Camillum Petrarolum generalem Vicarium reverendissimi domini Episcopi Civitatis Hostunensis absentem tanquam presentem solum, et in solidum Videlicet spetialiter et expesse ad eius Reverendi Dominis constitutis et pro eo ut valeat intervenire et adesse ad stipulandum, et stipulari

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faciendum coram notario publico et testibus conventionem factam inter ipsum excellentem et Reverendum Dominum constituentem ex una, et Reverendum Capitulum et Clerum Terrae Carovinei Hostunensis Diocesis de et super causa et lite mota in Curia Illustris et reverendissimi domini episcopi Hostunensis loci ordinarij, de benefitio sub vocabulo Sanctae Mariae de Bellovedere sito in dicta Terra Carovinei, iuxta formam seriem, continentiam, et tenorem minutae predictae conventionis subscriptae propriae manus ipsius domini constituentis et non aliter nec alio modo, Verumque dicta conventio ut supra fieri et stipulari ac in publicam formam redigi debeat hinc et per totum mensem Aprelis primi futuri presentis anni: 1585. alias dicta procuratio ex nunc pro tunc elapso dicto mense Aprelis sit irrita, nulla et cassa, et diroget potestas dicto domino procuratore illam conventionem amplius faciendi, quam conventionem, modo quo supra expressam et factam infra terminum ut supra promissum promisit, et se obligavit habere ratam, gratam et firmam eamque non revocare omne id et quicquid per dictum R. Dominum procuratorem fuerit actum, et gestum, ac procuratum in premissis, aut quolibet premissorum Relevans nihilominus et Rellevare volens eius dominum procuratorem ad omni onere satis dandi juditioque sisti et judicatum solvi, sub epressa hipoteca et obligatione omnium et singulorum bonorum mobilius et stabilius, ac presentium, et futurorum ac sub omni iuris et facti renunciatione ad hec necessaria pariterque et cautela De et super quibus omnibus et eorum singulis predictus dominus constituens sibi à me notario publico infrascripto fieri, atque confici petijt publicum instrumentum Acta fuerunt hic Neapoli sub die mense Anno, et Pontificatu ut supra Presentibus eg. g Joseph Saviano et Antonio gargano testibus ad predicta rogatis et vocatis. Ego Jo: Leonardus grignecta clericus neapolitanus publicus apostolica auctoritate notarius Curiaeque Archiespicopali Neapolis in officio magnifici Jo: baptistae Carbonis quia premissis ombibus et singulis, dum sic agerent et fierent pro notaro publico rogatus interfui Ideo hoc presens publicum procurationis instrumentum manu mea scriptum subscripsi, et meo solito signo signavi Rogatus et requisitus. Locus signi. In Dei nomine, Amen. Per hoc presens publicum procurationis instrumentum Cuctis Pateat evidenter, et sit notum, quod Anno à Nativitati Dominis Millesimo quingentesimo octuagesimo quinto, Die vero Decimo mensis Maij Pontificatus S.mi in Christo Patris et Domini nostri Domini Sixti Divina Providentia Pape Quinti, Anno eius primo, Neapoli. In mei notarij testimoniumque infrascriptorum ad hoc vocatorum, et rogatorum presentia presens, et presentialiter, constitutus excellens et Reverendus Dominus Jo: Hyeronimus de Mauro de Neapoli, principalis personaliter pro se ipso, qui sponte etc. mediante procuratione facta manu mei subscripti notarij mensibus elapsis per excellentem et Reverendum ipsum constituentem in persona magnifici et Reverendi Domini Ab. Camilli Petraroli generalis Vicariij Illustris et Reverendissimi domini episcopi Civitatis Hostunensis absentis tanquam presentis cun potestate quod possit intervenire ad stipulandum quamdam conventionem inter ipsum Dominum constituentem ex una, et R. Capitulum et Clerum Terrae Carovinei hostunensis Diocesis super quadam causa agitata coram Illustre et Reverendissimo Domino Episcopo Hostunensi cuiusdam benefitij sub vocabulo Sanctae Mariae Bellovedere iuxta formam predictae procurationis transmissae per ipsum dominum constituentem Et quia in dicta procuratione adest terminum quod sit valitura per totum mensem Aprelis proximi preteriti presentis anni 1585: etiam elapsi, et volens ad presens ipse dominus constituens prorogari dictum terminum per to-

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tum mense Junij primi venturi presentis annj. Ideo De novo confirmando dictam procurationem primo loco factam ut supra et quia in dicta procuratione adest pactum expressum quod non possit stipulari alia minuta conventionis [: conventio] Nisi illa transmissa, et subscripta manu ipsius domini constituentis Nunc vero ad presens contentat [: contenta] casu quo dicta prima conventio non sit stipulata iuxta formam prout in dicta prima compilatione apparet, et continetur, quod possit et stipulari alia minuta conventionis predictae ad beneplacitum ipsius Illustris Reverendissimi episcopi dummodo sit firmata prioprie manus ipsius domini episcopi et non alio, nec alio modo per totum predictum mensem Junij ut supra Praesenti tamen procuratio in suo semper robore et efficatia duraturo et permansuro ut supra Et generalia omnia et singula in premissis et circa ea necessaria, seu quomodlibet in futurm faciendi dicendi exercendi et gerendi et que ipsemet excellens Reverendus Dominus constituens faceret, facereque posset si presens et personaliter interesset - et si talia forent que mandatum exigerent magis spetialem quam presentibus est expressum Promictens mihi notario publico infrascripto tanquam publice et autentice persone rite, et legitime recipienti et stipulanti vice, et nomine omnium et singulorum quorum interest, intererit, aut interesse poterit quomodolibet in futurum se ratum, gratum, atque firmum perpetuo habiturum omne id et quicque per dictum eius dominum procuratorem actum gestum et procuratum fuerit in premissis, Relevans et relevare volens eius dominum procuratorem ut supra constitutum ab omni onere satisdandi, Juditio sisti et iudicatum solvi, sub hypoteca, et obligatione omium bonorum suorum mobilium et immobilium presentium et futurorum, ac sub omni iuris et facti renunciatione ad hec necessaria pariter, et cautela de et super quibus omnibus et singulis predictus dominus constituens sibi à me notario publico infrascripto: Unum, duo, plura, publicum vel publica (instrumenta) fieri, atque confici petijt instrumentum seu instrumenta. Acta fuerunt hec Neapoli sub anno, Die, mense Indictione et Pontificato quibus supra Presentibus magnificis Viris, Magnifico Jo: Baèptista Carbone et Josephus Saviano Neapolis Testibus ad premissa rogatis et vocatis Et ego Jo: Leonardus grignetta clericus Neapolitanus publicus apostolica auctoritate notarius quia premissis omnibus una cun prenominatis testibus presens pro notario rogatus interfui Idem hoc presens publicum procurationis instrumentum mea propria manu scriptum subscripsi et meo solito signo signavi, rogatus et locus signi - Pro quibus omnibus etc. dicte ambe partes nominibus predictis et quelibet ipsarum prout ad unamquamque ipsarum spectat et pertinet, actentis promissionibus predictis sponte obligaverunt se ipsas, et quambilbet ipsarum quibus supra nominibus dictumque R. Dominum, Jo: Hyeronimum de Mauro, ac Capitulum et Clerum dictiae Terrae Carovinei, eiusdemque domini Jo: Hyeronimi ac predicti Capituli et Cleri heredes et successores etc. ac bona etc. dicto assensu apostolico ut supra impetrando super dicta conventione ac presenti instrumento semper salvo, et reservato, Una pars alterj et altera alterj nominibus predictis ac mihi ratione mei publici offitii presentibus sub pena et ad penam untiarum quinquaginta potestate capiendi etc. constitutione preacarij renuncians et jurans Coram Ludovico Farina Regio ad contractus Judice Me Horatio Aliano publico et testibus R. Ab. Donatus Antonio Triario Thesaur. Hostunensi, Magnifico Jo: Mattheo miLeto U.I.D. R. Ab. Leonardo Clemente, R. Ab. Antonio Benedetti et Clerico Antonio Bagnolo de Hostunio, etc_____________________ §*§*§*§*§

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[Ostuni, 5 giugno 1585 - Ostuni, 29 maggio 1585] Pro Rev. ed Eccellente Signor Giovanni Geronimo de Mauro con il Venerabile Capitolo e Clero della Terra di Carovigno Il mese di giugno, il giorno 5 del medesimo, 13° Anno indizionale, 1585, nella città di Ostuni. Regnante ecc. Personalmente presentatisi al nostro cospetto: - il magnifico e reverendo Camillo Petrarolo, canonico di Ostuni, procuratore, specialmente deputato alle cose infrascritte dal magnifico reverendo Giovanni Geronimo de Mauro, U.J.D., presbitero napoletano, come in merito a detta sua procura ci fece constatare tramite l'istrumento pubblico redatto in Napoli per mano del reverendo Giovanni Leonardo Grignetta, notaio con autorità apostolica, il cui tenore e contenuto è da inserirsi più sotto; agente e interveniente a tutte le cose infrascritte in veste di procuratore e per conto del detto reverendo Giovanni Geronimo per il quale promise su autorizzazione come (risulterà) più avanti, da una parte; - e i reverendi Gio. Gaspare Mezzocapo arciprete della Terra di Carovigno, don Angelo Morrella cantore, don Matteo Caliolo e don Antonio de Leo procuratori, specialmente deputati alle cose infrascritte dal reverendo Capitolo e Clero di detta Terra mediante procura di mia mano (scritta), cioè da me predetto notaio, il giorno 29 del mese di maggio u.s., agenti e intervenienti a tutte le cose infrascritte in qualità di procuratori e per conto del Reverendo Capitolo e Clero della predetta Terra di Carovigno e successori in esso (Capitolo e Clero), per i quali promisero su autorizzazione come (risulterà) più avanti, dall'altra. Per certo le parti predette con i predetti nomi, dando il consenso prima a noi, asserirono parimenti al nostro cospetto che, essendo vacato, gli anni passati, il beneficio ecclesiastico sito in detta Terra sotto l'invocazione di Santa Maria di Belvedere per morte del reverendo donn'Angelo de Perna, ultimo e immediato possessore, nel quale beneficio il detto Don'Angelo era stato presentato dall'illustrissimo Scipione di Loffreda allora utile signore della predetta Terra e finalmente istituito mediante bolla dal reverendissimo vescovo ostunese di allora nella cui diocesi si trova il beneficio predetto. In quello (cioè beneficio) fu presentato il detto Gio. Geronimo dal predetto illustrissimo signore Scipione, allora similmente utile signore di detta Terra, e durante il tempo che era stata, da parte sua, richiesta l'istituzione presso la curia vescovile di Ostuni, e pendente (che non ha prodotto ancora l'effetto giuridico suo proprio) indecisa (cioè non ancora risolta o definita) tale petizione, il detto reverendo clero ottenne dalla Sede Apostolica l'unione del predetto beneficio a suo vantaggio e utilità, senza aver fatto menzione che era del diritto di patronato dei laici; a causa di ciò furono a lungo in lite le predette parti, e finalmente (fu) istruito un grande processo dall'illustrissimo e reverenissimo vescovo della predetta città, specialmente deputato a ciò dalla Sede Apostolica. Ascoltate le parti, fu provveduto e in modo definitivo sentenziato che il detto magnifico e reverendo Giovanni Geronimo in quanto presentato a detto beneficio dovesse essere istituito, fatto salvo in giudizio quanto atteneva al diritto di proprietà, tanto per detta reverenda curia episcopale quanto per detto reverendo clero, come più ampiamente appare da detta sentenza dal tenore seguente:

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[Ostuni, 29 aprile 1583] COPIA. Nel nome di Dio, Amen. Giulio Cesare Carafa U.J.D. per grazia di Dio e della Sede Apostolica vescovo di Ostuni ecc. Camillo Petrarolo, canonico ostunese, del medesimo illustre e reverendissimo sig. vescovo, Vicario Generale nelle cose spirituali e temporali, e all'infrascritta causa commissario deputato dalla Santa Sede Apostolica; Visto il processo della causa vertente tra il reverendo capitolo e clero della Terra di Carovigno da una parte; e il reverendo eccellente Sig. Geronimo de Mauro dall'altra sul beneficio di Santa Maria di Belvedere, e lo stesso consegnato ai fini della consultazione ai magnifici consultori, sulla base del loro consiglio fu provveduto come sotto (riportato); Visto infine detto consiglio e voto; Visto ciò che bisogna vedere, e considerato ciò che bisogna considerare; Premessa la citazione per questo giorno e ora, diciamo e in modo definitivo sentenziamo secondo la forma, il contenuto e il tenore dell'infrascritto voto. Vale a dire: Nella causa del reverendo capitolo di Carovigno con l'eccellente e reverendo sig. Geronimo de Mauro sul beneficio di Santa Maria di Belvedere, formuliamo il voto, com'è negli atti, che i predetti signori illustri patroni de Loffredo siano da mantenersi nel possesso o quasi, come nel processo, (nel diritto) di presentare; e perciò che il detto sig. de Mauro sia da istituire, salvi tuttavia in giudizio i diritti di entrambe le parti quanto al petitorio, e così riteniamo sia di diritto ecc. Paolo Fasso canonico napoletano, Carlo Baldino canonico napoletano, Al cui parere e voto, nella misura in cui si trovano espressi, prestiamo fede e assentiamo, e così definitivamente, pronunziando, diciamo e sentenziamo nel migliore dei modi ecc. questa nostra (decisione) ecc., che vogliamo abbia validità ecc. Camillo Petrarolo, Vicario generale e commissario apostolico. Il giorno 29 aprile 1583 in Ostuni. La presente retroscritta sentenzia fu letta, consegnata e promulgata, il giorno predetto, nella banca del diritto - vale a dire in tribunale -, nel palazzo vescovile, tramite me, Antonio de Benedictis, canonico ostunese, notaio ordinario della Curia Vescovile di Ostuni. Presenti in Curia: il reverendo abate Giovanni Calcagno, l'abate Laureto Picoco, l'abate Francesco Argentieri, l'abate Giovanni Carissimo e altri. E in fede io Antonio de Benedictis, canonico ostunese con apostolica autorità notaio, descritto nell'archivio della Curia Romana, qui mi sottoscrissi e il mio solito segno apposi, rogato, salva sempre la migliore collazione. Luogo del segno. Subito dopo questa sentenza, essendo stato presentato appello da parte del detto reverendo clero, questa causa di appello fu affidata al reverendissimo vescovo della città di Monopoli al cui cospetto o al cospetto del suo reverendo vicario fu compilato e istruito il processo di detto appello fino al principio della espedizione; si pretese da detto reverendo clero, come si pretende, che la predetta sentenza si dovesse revocare per il fatto che non vi era nessun diritto di patronato sul predetto beneficio, e se per caso qualche diritto vi fosse stato, si sarebbe estinto, e i patroni di quello sarebbero stati privati del diritto di patronato predetto e della facoltà di presentare in detta chiesa, a causa dell'usurpazione dei beni della chiesa operata dai detti utili signori di detta Terra di Carovigno e per altre cause in detto processo dedotte e allegate.

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E, di contro, il detto magnifico e reverendo Gio. Geronimo pretendeva, come pretende, che detta sentenza si debba confermare così come molto giustamente pronunciata, con che informò del vero diritto di patronato dei signori di Casa de Loffredo: che sia per fondazione di detta chiesa sia per dotazione della stessa, e successivamente per molte presentazioni e susseguite istituzioni, fosse stato dimostrato il detto diritto di patronato, nel cui quasi possesso si ritrova il detto illustre signore Scipione con la presentazione del suddetto donn'Angelo de Perna e successivamente, stante detto, per così dire, possesso di presentare, ben si fosse provveduto che si debba istituire. E quindi detto clero debba essere condannato a (restituire) tutti i frutti percepiti, alle spese sostenute dallo stesso magnifico e reverendo Giovanni Geronimo, a (risarcire) tutti gli altri danni e interessi, e similmente in ogni caso pretendere che, visto che il detto reverendo clero - nel predetto processo allegò e provò [cioè il de Mauro] che i frutti di detta chiesa ascendono ogni anno a ducati 200 - visto che nell'impetrazione in suo favore ottenuta dalla sede apostolica ha detto espressamente che il valore annuo di quella non eccede 24 ducati di Camera, nascondendo il vero valore, per tale causa e surrezione debba essere privato di detta chiesa o beneficio, e anche per tale capo d'imputazione il possesso di quella debba essere dato allo stesso [de Mauro], stante l'impetrazione da esso (clero) fatta e ottenuta dalla sede apostolica come più ampiamente appare attraverso la bolla dell'impetrazione, che è del seguente tenore. Vale a dire: [Tuscolo, 3 marzo 1581] GREGORIO [GREGORIO XIII (Bologna, 7 gennaio 1502 - † Roma, 10 aprile 1585)] Vescovo, Servo dei Servi di Dio. Ai venerabili fratelli vescovi di Ameria (oggi Amelia, prov. di Terni, Umbria), di Macerata e di Ostuni, salute e apostolica benedizione; L'onestà della vita e dei costumi, e altri encomiabili meriti di probità (integrità morale, onestà, rettitudine) e virtù relativamente ai quali il diletto figlio Giovanni Geronimo de Mauro chierico napoletano presso di noi si raccomanda con testimonianza degna di fede, ci inducono a essere generosi nel concedergli la grazia ((cioè il beneficio richiesto); Da qualche tempo, poiché vacante la chiesa dedicata a Santa Maria di Belvedere, vicino ed extra le mura della Terra di Carovigno, diocesi di Ostuni, allora per morte del fu Angelo de Perna, un tempo rettore della stessa chiesa, defunto al di fuori della curia romana nel mese di marzo dell'anno del Signore 1576 [Marzo 1576]; Noi, quella così vacante, alla mensa capitolare secolare e alla chiesa collegiata della detta Terra con altra nostra lettera in perpetuo unimmo, annettemmo e incorporammo com'è pienamente contenuto nella stessa lettera, nella quale fu espresso che i frutti, i redditi e i proventi di detta chiesa di Santa Maria non eccedevano il valore annuo, secondo la comune estimazione, di ventiquattro ducati d'oro di camera; Valendo invece, come conteneva la petizione di recente esibita a noi da parte del medesimo Giovanni Geronimo, i frutti, i redditi e i proventi predetti molto di più, e varranno ora, benché non eccedano il valore annuo di duecento ducati simili, secondo la medesima estimazione, a quel (valore) tuttavia ascendono; Considerando che, rivelatesi vere le premesse, la lettera predetta è da ritenersi surrettizia, e l'unione, l'annessione e l'incorporazione di tal fatta di nessuna validità giuridica o efficacia;

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Volendo fare al medesimo Giovanni Geronimo, il quale fu esaminato e trovato idoneo, e per di più con la testimonianza del suo ordinario napoletano raccomandato per la vita, i predetti costumi e l'idoneità, una speciale grazia in considerazione dei suoi premessi meriti; Assolvendo lo stesso Giovanni Geronimo da qualsivoglia scomunica, sospensione e interdetto (pena spirituale inflitta dalla Chiesa a unfedele, consistente nel vietare gli uffici divini, l'uso dei sacramenti e le esequie religioe) e da altre ecclesiastiche sentenze, censure e pene, pronuncati da tribunale o da uomo per qualsivoglia occasione o causa, se in qualsivoglia modo dai quali si presenti avviluppato; e a compimento della presente, limitatamente al conseguire (quanto richiesto), dalla serie di queste (cose); Decretando che sarà assolto; Ci affidiamo al vostro discernimento per mezzo della lettera apostolica affinché voi, o due o uno di voi, convocati i detti capitolo e altri che dovranno essere chiamati, riguardo a quanto premesso a noi esposto, con la nostra autorità voi diligentemente vi informiate, e se attraverso tale informazione avrete trovato che è così, che la lettera stessa soggiaccia al vizio della surrezione e parimenti l'unione, l'annessione e l'incorporazione predette, e che da ciò qualunque cosa susseguita sia stata, ed è, nulla, invalida e di nessun valore o efficacia, con la medesima nostra autorità dichiariate come de iure dovrà essere fatto. E nondimeno se avrà riguardato una tale dichiarazione, come si anticipa che avverrà, che la chiesa di Santa Maria predetta che è sine cura, o come si premette o altrimenti in qualsivoglia modo o da chiunque altro o per libera resignazione (Dir.can., La resignazione è l'abdicazione o rinuncia di un ufficio o di un beneficio fatta da quello che ne è titolato. La resignazione di un beneficio in particolare è la rinuncia volontaria, che si fa nelle mani del superiore, che ha il diritto di riceverla o di autorizzarla) del detto Angelo o di qualsivoglia altra persona al di

fuori della detta Curia e spontaneamente fatta davanti a notatio pubblico e testimoni, risulti vacante, anche se per tanto tempo sarà risultata vacante, sebbene la sua collazione (dir.can., conferimento di un beneficio ecclesiastico) conformemente agli statuti del concilio lateranense sia legittimamente devoluta alla Santa Sede e la stessa chiesa di Santa Maria sia a disposizione apostolica specialmente riservata, e sulla quale penda indecisa lite tra alcuni, vogliamo con la presente che lo stato della lite si abbia come chiaramente definito. Purché, al tempo della data della presente, qualcuno non vanti specificatamente diritto su di essa, richiesto con annessi di tal natura e con ogni diritto e sue pertinenze, provvediate con la nostra autorità a che al medesimo Gio: Geronimo si conferisca e si assegni (il beneficio richiesto), immettendo tramite voi o un altro o altri lo stesso Gio Geronimo, o il suo procuratore a suo nome, nel corporale possesso della chiesa di Santa Maria, degli annessi, dei diritti e delle pertinenze predette; e difendendo l'immesso nel possesso, dopo aver perciò allontanato qualisvoglia illecito detentore; e facendo in modo che al medesimo Gio Geronimo si risponda onestamente in ordine ai frutti, ai redttiti, ai proventi, ai diritti e a tutti i profitti della chiesa di Santa Maria e dei suoi annessi; e reprimendo gli oppositori con la nostra medesima autorità; non previste impugnazioni (cioè senza diritto di appello); non costituisce ostacolo la costituzione di Papa Bonifacio VIII, di felice memoria, e altre apostoliche costituzioni e qualsiasi disposizione contraria. In caso contrario, se alcuni sui provvedimenti da prendersi a loro favore riguardo a benfici ecclesiastici di tal natura o ad altri, in quelle parti avrà impetrato lettere speciali o generali di detta Sede (apostolica) o dei suoi legati, e se per mezzo di esse o di altre (lettere) in qualsivoglia modo si pervenga alla inibizione, riserva e decreto;

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A tutti questi vogliamo che sia anteposto il medesimo Gio: Geronimo nell'acquisizione di detta chiesa, ma che con questo non si rechi a essi alcun pregiudizio per quanto concerne l'acquisizione di altri benefici; O se per un certo tempo all'esistente vescovo di Ostuni o a qualsiasi altro, congiuntamente o separatamente, da parte di detta sede apostolica ci sia una qualsiasi concessione favorevole fino alla ricezione o al provvedimento, in nessun modo siano essi colpevoli di qualcosa; e a ciò non possano essere costretti e, altrimenti, interdetti, sospesi o scomunicati. E che in ordine ai benefici ecclesiastici di tal natura o di altra, alla loro collazione, provvisione, presentazione o a qualsivoglia altra disposizone, congiuntamente o separatamente spettanti, non valga per nessuno provvedere tramite lettera apostolica che non faccia piena ed espressa menzione, parola per parola dell'indulto (atto di indulgenza, di benigna concessione) e di qualsivoglia altra indulgenza generale o speciale della detta Sede, di qualsivoglia tenore essa sia; a motivo della quale (menzione) non completamente espressa o totalmente non inserita, valga con la presente impedire, o differire, in qualunque modo gli effetti di tal natura della grazia (benevolenza, concessione), e in merito alla quale e al suo completo tenore si debba avere una menzione speciale nelle nostre lettere. Noi infatti fin da ora dichiariamo irrito e inane nel caso capiti che si tenti diversamente da queste cose da chiunque e con qualsivoglia autorità, scientemente o ignorantemente. Dato a Tuscolo, Anno dell'incarnazione del Signore 1581, 3 Marzo, Anno decimo del nostro Pontificato. [Tuscolo, 3 marzo 1581] A. Rodriguez, Francesco Bellotto pro-maestri, L. Decampo, Filippo Fiorello per l'annata obbligò Sé 0, Cittad.s C. Panfilo, A. Gaellart. 0. Marono, C. Girono per l'annata obl. Sé, Gaio Scipio Mad.s, J. Vignod per l'annata obbl. sé, G. Argenti, Antonio Bonuamo per l'annata sol. in provvisione, F. Fanti, C. Burgat, per ann. obbl. sé 0, Binesegni, ex Ducati diciassette 0, Bonisegni Eleno. Sia affisso alle porte per mezzo del Reverendissimo Sig. Vicecancelliere B. Amerino. Affissa qui al cospetto di Jacobo Burlurault e poi a istanza del detto Reverendo Gio. Geronimo, ottenuto il Regio Exequatur della preinserta bolla dall'illustrissimo ed eccellentissimo Signore Generale Prorege, il cui Regio Exequatur è di questo tenore: [Napoli, 8 giugno 1582] Illustrissimo ed eccellentissimo Signore, L'ABATE GIOVANNI GERONIMO DE MAURO, oratore di vostra eccellenza, fa intendere come essendo vacato, gli anni passati, il beneficio di Santa Maria di Belvedere sito nella Terra di Carovigno - Diocesi di Ostuni, che è del diritto di patronato degli utili patroni di detta Terra, il Signore Scipione Loffredo, il barone di allora di quella Terra, presentò esso supplicante in detto beneficio e nel tempo in cui, presso la Corte Vescovile di Ostuni, da parte sua veniva domandata l'istituzione, fu da parte del clero di detta Terra di Carovigno impetrato dalla Sede Apostolica e unito perpetuamente con il clero asserendo che le entrate di quello (beneficio) ammontavano a non più di 24 scudi d'oro di camera, l'anno: il che è con ogni debita riverenza falso, atteso che la rendita è maggiore e forse ascende a 200 ducati. Perciò dovendosi a giusta ragione annullare detta impetrazione e bolla in quanto surrettiziamente impetrate, e dare a esso supplicane il possesso del detto beneficio nonostante l'unione predetta; Ha ottenuto un breve (lettera pontificia, meno solenne della bolla per affari di minore importanza)

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dalla sede apostolica diretto al molto reverendo vescovo della Città di Ostuni, affinché questi, costatato mediante informazioni, vocatis vocandis, che il detto beneficio ha una rendita ed entrata maggiore dei detti 24 scudi l'anno, dichiari detta impetrazione, unione, incorporazione e bolla nulle e invalide e di nessuna efficacia e peso, e successivamente riponga esso supplicante nel possesso del beneficio predetto. E poiché vuole presentare detto breve e di questo avvalersi, sia la supplica servita a concedergli il suo Regio Exequatur, e l'avrà per grazia di Dio. Il Reverendo Regio Maggiore Cappellano, veda e riferisca. Salazar Reggente. Si provvede per mezzo dell'illustrissimo ed eccellentissimo signore Prorege. Napoli 8 giugno 1582. De Giulio. [Napoli, 17 Settembre 1582 - Napoli, 21 ottobre 1582] All'Illustrissimo ed eccellentissimo signore, da parte del retroscritto supplicante mi è stato presentato il retroscritto memoriale con la regia decretazione di Vostra Eccellenza riguardo alla mia commissione di vedere e riferire, e volendo informarmi dell'esposto come V. E. mi comanda, ho visto una bolla con il sigillo di piombo, espedita da Sua Santità alla persona del supplicante del beneficio di S. Maria di Belvedere della Terra di Carovigno - Diocesi di Ostuni. Per la morte del fu Donn'Angelo de Perna, ultimo possessore di quel beneficio, a seguito della presentazione fatta dal barone di detta Terra, e pendente l'istituzione da farsi, il clero di detta terra lo impetrò per sé da Sua Santità e se lo unì al capitolo: avendo ciò inteso, il supplicante ottenne detta bolla da sua Santità diretta al Reverendo Vescovo di Ostuni, con la quale gli commette (ordina, impone), vocatis vocandis, dopo aver costatato la surrezione della bolla spedita dal detto capitolo, di voler siffatta bolla e unione annullare e conferire al supplicante il beneficio come per mezzo di detta bolla più ampiamente appare. Per l'esecuzione della stessa, supplica per il Regio Exequatur. Pertanto, visto e considerato il tutto, accolto riguardo a ciò il voto del Magnifico Francesco Antonio de David, U.J.D., Presidente della Regia Camera della Sommaria e mio ordinario uditore, sono del parere che vostra Eccellenza possa concedere il Regio Exequatur richiesto affinché si tratti il negozio (processo, attività giudiziaria, affare, faccenda) tra persone ecclesiastiche. E questo è quanto mi preme riferire all'Eccellenza Vostra, alla cui buona grazia sempre mi raccomando. Da casa, il 17 Settembre 1582. [17 Settembre 1582] Di Vostra Eccellenza servitore e cappellano, Don Gabriel Sanchez Francesco Antonio de David. La presente copia del retroscritto memoriale e della relazione è estratta dal Registro originale delle Relazioni, foglio 186. E, fatta collazione, concorda. In fede, io infrascritto attestatore qui mi sottoscrissi di propria mano, a richiesta del suddetto Reverendo Supplicante Jo. Matteo Venezia, dichiarato l'exequatur secondo la forma della retroscritta relazione. Salernitano Reggente, si provvede per Sua Eccellenza. Napoli, 21 ottobre 1582. [Napoli, 21 ottobre 1582] Tagliavia. E per ogni cosa e singola di essi si pretese, come si pretende, che detta sentenza si debba confermare e lo stesso sia da immettere nel corporale possesso della chiesa o per lo meno si debba procedere al sequestro dei frutti della stessa chiesa e alla liquidazione dei detti frutti percepiti dallo stesso clero. Le parti stesse, asserito così tutto quanto, non volendo ulteriormente litiga-

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re, giunsero all'infrascritta convenzione come spontaneamente e volontariamente al nostro cospetto giungono. Vale a dire. Il detto reverendo Gio: Geronimo, fatto sempre salvo ed espressamente riservato l'assenso della sede apostolica e non altrimenti, da ottenersi e impetrarsi come più avanti, e con l'espressa solenne dichiarazione, con la presente convenzione o con ogni cosa in questa contenuta, che nessun pregiudizio s'intenda e sia fatto all'utile signore di detta Terra di Carovigno per quanto concerne il diritto di patronato, e così possano, e il detto clero e l'utile signore di detta Terra di Carovigno, proseguire la causa di appello predetto come loro meglio sembrerà, né per altre ragioni, senza la presente riserva di diritti, esso stesso Gio: Geronimo avrebbe fatto tale convenzione. Riserva solamente a sé tutti i frutti e gli introiti della chiesa predetta, consistenti tanto in beni stabili quanto in beni mobili e semoventi, redditi (proventi), oblazioni e qualsivoglia altri come pensione (onere di cui erano gravati i benefici ecclesiastici) per tutta la vita dello stesso Giovanni Geronimo; e il possesso di detta chiesa rimanga, come al presente è, nelle mani e in potere di detto clero in virtù dell'unione precedentemente fatta dalla Santa Sede Apostolica, alla quale unione nessun pregiudizio si intenda sia fatto con la presente convenzione. E così si serva (esso clero) dell'amministrazione di quello (beneficio) e ne fruisca liberamente, senza alcuna controversia, in questo soltanto e non altrimenti. Rinunciando sia alla lite e alla causa predette, sia alla sentenza a suo favore pronunciata, sia a tutta quanta la causa, nessun diritto perciò a sé rimanga, se non quello di percepire i frutti e gli introiti predetti e solo quelli di affittare e di disporre a suo piacimento durante la sua vita. Pertanto, dopo la sua morte, tutti i beni predetti tornino indietro al detto clero con lo stesso diritto. E poichè tra i beni della cappella vi sono animali vaccini di numero 18, consistenti in 10 vacche, 1 toro, 2 giovenche e 5 vitelli (tre naschi e due femmine), il procuratore a nome del suo principale ha promesso che al tempo della morte del reverendo Gio: Geronimo si restituiscano al detto capitolo e clero tutti gli animali, nel numero e qualità predetti, cedendo anche, lo stesso Giovanni Geronimo, al predetto clero tutti i frutti percepiti da detta chiesa e ogni diritto a sé competente; per quanto concerne quelli da recuperare, stante anche la povertà del detto clero, da parte del quale sarebbe difficile il loro recupero, e affinché non avvenga che detto clero amministri e serva nelle cose divine in detta chiesa a sue spese, lo stesso Gio: Geronimo, come il procuratore stesso a nome del quale, ha promesso di pagare annualmente, durante la vita dello stesso Gio: Geromino, 30 (trenta) ducati di moneta al predetto clero per detto servizio, che il detto clero possa esigere e recuperare tanto dall'affittatore dei predetti introtiti quanto dallo stesso Gio: Geronimo, a scelta dello stesso clero. In pace. Con il patto anche che il predetto assenso da ottenersi e impetrarsi dalla Sede Spostolica, s'impetri e si espedisca a spese comuni entro 4 mesi a contare dal presente giorno. E hanno anche, ambo le parti sunnominate, promesso che il presente istrumento, in conformità con la serie (ordine, successione) dello stesso (patto), con il contenuto e tenore, sia fatto ratificare entro un mese a contare da oggi. Ovviamente: il predetto reverendo abate Camillo dal sopranominato Sig. Gio: Geronimo de Mauro, suo principale; e i predetti Don Gio: Gaspare Mezzocapo arciprete e soci dal detto reverendo capitolo e clero di detta Terra di Carovigno. Questo in verità è il tenore della procura del Rev. Camillo Petrarolo.

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[Napoli, 23 marzo 1585] In nome del Signore, amen. Mediante il presente pubblico istrumento (atto pubblico redatto da un notaio) di procura sia a tutti chiaro ed evidente, e sia noto che nell'anno dalla Natività del Signore 1585, esattamente il 23 marzo, 13a Indizione, essendo papa, per provvidenza divina, GREGORIO XIII, Pontefice Santissimo in Cristo Padre e Signore Nostro; In Napoli, alla presenza di me notaio pubblico e degli infrascritti testimoni, appositamente convocati e interrogati, presente e presenzialmente (personalmente) costituitosi il Rev. Sig. Giovanni Geronimo de Mauro di Napoli, principale soprattutto per sé stesso, il quale spontaneamente, al nostro cospetto, in ogni miglior modo, diritto, via, causa e forma con cui meglio, più validamente, più efficacemente e de jure ha potuto e può, ha dovuto e deve, fece, costituì il suo vero, caro, legittimo e indubitato procuratore, attore, fattore, e dei suoi negozi infrascritti e nunzio speciale. E tuttavia perché la generalità non deroghi alla specialità né viceversa, e cioè: il Sig. e Rev. Abate Camillo Petrarolo Vicario Generale del Reverendissimo Sig. Vescovo della Città di Ostuni, assente tanto quanto presente, solo e in solido, cioè in modo speciale ed espresso; che valga per il suo reverendo signore costituente e a suo favore, intervenire e partecipare alla stipulazione, e a fare che si stipuli, al cospetto del notaio pubblico e testimoni, la convenzione conclusa tra lo stesso eccellente e reverendo costituente da una parte, e il reverendo capitolo e clero della Terra di Carovigno - Diocesi di Ostuni [dall'altra], in merito e sulla causa e lite mossa nella Curia dell'Illustrissimo e Reverendissimo Sig. Vescovo di Ostuni, ordinario del luogo, concernente il beneficio intitolato a Santa Maria di Belvedere, sito in detta Terra di Carovigno, secondo la forma, la serie (successione, ordine), il contenuto e il tenore della minuta predetta convenzione, sottoscritta di propria mano dallo stesso sign. costituente, e non altrimenti né in altro modo. E tuttavia sia, la convenzione di cui sopra, da farsi, da stipularsi e da redigersi in forma pubblica da questo momento e per tutto il mese di aprile, prossimo venturo, del presente anno 1585, altrimenti, detta procura, ex nunc pro tunc (da ora per allora), passato tale mese di aprile, sia irrita, nulla e cassa (cancellata, distrutta) e scemi di valore ed efficacia la potestà di fare più tardi con detto signore procuratore quella convenzione, la quale convenzione espressa nel modo di cui sopra e conclusa entro il termine come sopra promesso, [lo stesso] ha promesso, e si è obbligato, di avere per rata, grata e ferma e di non revocarla; (e) tutto ciò e qualunque cosa trattata, compiuta e curata (per delega) nelle premesse o dove si voglia delle premesse, sia stata tramite il Rev. Sig. procuratore. Nondimeno, rilevando (dir.civ., liberare una persona da una responsabilità o da un obbligo), e volendo rilevare il medesimo signore procuratore da ogni onere di fornire garanzia, [vogliamo che] e si presenti in giudizio e si dispensi il giudicato, sulla base dell'espressa ipoteca e obbligazione di tutti e dei singoli beni mobili e immobili, sia del presente che del futuro, e sulla base di ogni riuncia di diritto e di fatto a quelle cose necessarie e con la cautela in ordine e in merito alle quali tutte e singole cose di essi, il predetto signore costituente ha per sé richiesto che da me pubblico notaio infrascritto si facesse e redigesse un istrumento pubblico. Ogni cosa fu adempiuta qui a Napoli, il giorno mese anno e Pontificato, come sopra. Presenti gli egregi Sigg. Giuseppe Saviano e Antonio Gargano testi, a quanto predetto, rogati e convocati. Io Gio: Leonardo Grignetta, chierico napoletano, notaio pubblico con apo-

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stolica autorità e nell'ufficio del magnifico Gio. Battista Carbone della Curia Arcivescovile di Napoli, in quanto rogato, fui presente in qualità di notaio pubblico a tutte e alle singole cose premesse, per il tempo che così hanno agito e fatto. Perciò, questo presente pubblico istrumento di procura, scritto di mia propria mano, sottoscrissi e segnai con il mio solito segno, rogato e richiesto. Luogo del segno. [Napoli, 10 maggio 1585] In nome di Dio, Amen. Mediante questo presente istrumento pubblico di procura, sia con evidenza manifesto a tutti, e sia noto che l'anno 1585 dalla Natività del Signore, esattamente il giorno 10 del mese di maggio, il 1° anno del Pontificato del Santissimo in Cristo Padre e Nostro Signore, Sisto V, per divina provvidenza, Papa; In Napoli, alla presenza di me notaio e degli infrascritti testi, appositamente convocati e interrogati, si è costituito l'Eccellente e Rev. Sig. Gio: Geronimo de Mauro di Napoli, principale principalmente per sé stesso, il quale spontaneamente con la procura, scritta di propria mano dal sottoscritto notaio, i mesi passati, conferita dall'eccellente e reverendo stesso costituente alla persona del magnifico reverendo abate Camillo Petrarolo, Vicario Generale dell'Illustrissimo e Reverendissimo Signore Vescovo della Città di Ostuni, assente tanto quanto presente; con la potestà di poter prendere parte alla stipulazione della convenzione tra lo stesso signore costituente da una parte e il reverendo capitolo e clero della detta Terra di Carovigno - Diocesi di Ostuni [dall'altra], su una certa causa agitata presso l'Illustrissimo e Reverendissimo Vescovo di Ostuni, concernente un certo beneficio intitolato a Santa Maria di Belvedere, secondo la forma della predetta procura, trasmessa dallo stesso signore costituente; e poiché in detta procura c'è il termine per il quale sarebbe stata vadida per tutto il mese di aprile ultimo scorso del presente anno 1585, anche trascorso; e volendo al presente lo stesso signore costituente che sia detto termine prorogato per tutto il mese di giugno prossimo venturo del presente anno; per questa ragione, col riconfermare la procura fatta precedentemente come sopra; e poiché in detta procura vi è il patto esplicito che non si possa stipulare altra minuta convenzone, se non quella trasmessa e sottoscritta di propria mano dallo stesso signore costituente, che ora, in verità, si limita, nelle attuali circostanze, al caso in cui detta prima convenzione non sia stata stipulata secondo la forma come nella prima compilazione appare ed è contenuta; che si possa anche stipulare un'altra minuta (bozza, prima stesura) della convenzione predetta a beneplacito dello stesso illustre signore reverendissimo vescovo, purché sia firmata di propria mano dallo stesso vescovo, e non altrimenti né in altro modo, per tutto il predetto mese di giugno come sopra; in questo momento però la procura [esiste] nella sempre sua validità legale ed efficacia, durevole e destinata a permanere a lungo, di fare, dire, esercitare e gestire e le cose generali e tutte le singole di cui in premessa e circa quelle cose necessarie, o piuttosto, in qualunque modo in futuro, e che lo stesso eccellente reverendo signore costituente farebbe, e potrebbe fare se, presente, intervenisse personalmente; e se fossero tali da richiedere un mandato più speciale di quello che al momento viene espresso; promettendo a me notaio pubblico infrascritto come a persona pubblica e autorevole, nel modo dovuto e come la legge prescrive, ac-

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cettante e stipulante, al posto e a nome di tuttti e i singoli ai quali interessa, interesserà, o potrebbe interessare in qualunque modo in futuro, che avrà per rata, grata e ferma sempre ogni e qualunque cosa per mezzo del detto suo signore procuratore sarà stata fatta, compiuta e procurata relativamente alle cose premesse. Rilevando (dir.civ., liberare una persona da una responsabilità o da un obbligo), e volendo rilevare il medesimo signore procuratore, come sopra costituito, da ogni onere di fornire garanzia, [vogliamo che] e si presenti in giudizio e si dispensi il giudicato, sulla base dell'ipoteca e obbligazione di tutti i suoi beni mobili e immobili, sia del presente che del futuro, e sulla base di ogni riuncia di diritto e di fatto a quelle cose necessarie e con la cautela in ordine e in merito alle quali tutte e singole cose; il predetto signore costituente ha per sé richiesto che da me pubblico notaio infrascritto si facesse e redigesse un istrumentio pubblico o due o più pubblici istrumenti. Ogni cosa fu compiuta qui a Napoli, l'anno, il giorno, il mese, l'indizione e pontificato, di cui sopra. Presenti i magnifici sigg. Marco Giovanni Battista Carbone e Giusppe Saviano di Napoli, in qualità di testimoni, ai fini delle cose predette interrogati e convocati. E io Gio: Leonardo Grignetta, chierico napoletano, notaio pubblico con apostolica autorità, poiché rogato, a tutte e alle singole cose premesse unitamente ai sunnominati testimoni, presente in veste di notaio, ho preso parte. Perciò, questo presente pubblico istrumento di procura, scritto di mia propria mano, sottoscrissi e segnai con il mio solito segno, rogato ecc. Luogo del segno. Relativamente a tutte le quali cose, ambo le parti, come sopra denominate, e qualsivoglia di esse come a ciscuna di esse spetta ed è pertinente, fatta attenzione alle predette promesse, hanno spontaneamente obbligato sé stesse e qualsivoglia di esse, come sopra nominate, sia il detto Rev. Sig. Gio: Geronimo de Mauro, sia il capitolo e clero della detta Terra di Carovigno, e del medesimo Sig. Gio: Geronimo e del predetto Capitolo e clero gli eredi e successori, e i beni ecc., sempre salvo e riservato il detto assenso apostolico come sopra da impetrarsi in ordine a detta convenzione e al presente istrumento. Una parte all'altra e l'altra all'altra, coi nomi predetti, e anche a me per il mio pubblico ufficio e ai presenti, sotto pena di e alla pena di 50 once, con la facoltà di prendere (formalmente per propria autorità) e con la costituzione del possesso precario (vale a dire provvisorio e revocabile, in una parte, e con la corrispondente potestà di impossessarsi di un bene con piena efficacia giuridica e in forma legalmente valida, soltanto per propria autorità, nell'altra), rinunciarono e giurarono. Al cospetto di Ludovico Farina, regio giudice a contratti, di me Orazio Aliano pubblico notatio, e dei testi Rev. ab. Donato Antonio Triarico tesoriere ostunese, il Magnifico Matteo Mileto U.J.D., il Rev Ab. Leonardo Clemente, il Rev. Ab. Antonio Benedetti e il chierico Antonio Bagnolo di Ostuni. ==> Rogare: "Da Rogare, in senso d'interrogare o di chiedere, sia perchè il notajo viene rogato, o richiesto di ricevere e notare le volontà delle parti, ed alla sua volta interroga le parti intoro a ciò che voglion pattuire, sia perchè in alcuni atti i testimoni debbono essere rogati cioè richiesti, e non giò fortuiti." (TommaseoBellini, p. 558)

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- XVI CAROVIGNO, 8 OTTOBRE 1585 Il Clero e il Capitolo di Carovigno danno il proprio assenso a quanto i loro procuratori e il procuratore di Gio: Geronimo de Mauro hanno concordemente convenuto sul Beneficio di Belvedere. In pari tempo costituiscono come procuratore, nunzio speciale e generale, Don Scipione Indello, chierico monopolitano residente a Roma. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio di Stato di BRINDISI, Fondo Notarile di Ostuni, Notaio ORAZIO ALIANO, anno 1585, inv. cc. 177r-178v. *** PROCURATIO Pro Reverendo Capitulo, et Clero Terrae Carovinej In personam Reverendi Scipionis Indello de Monopoli Mense Octobris Die octavo eiusdem 14e Indictionis 1585: In Terra Carovinei Regnante etc. Accersitis nobis infrascrittis Iudice, notario et testibus intus maiorem ecclesiam dictae Terrae ad requisitionem et instantiam nobis factas pro parte infrascritti capituli et Cleri eiusdem Terrae, et dum essemus ibidem, ac in nostri presentia personaliter constituti Rev. D. Jo: gaspar medicapio Archipresbiter, D. Angelus Morrella cantor, D. Mattheus caliolus, D. Antonius de Leo, D. Antonellus Sacco, D. Andrea de Carluccio, D. Nicolaus de brando, D. gregorio d'Errico, D. Santorus de Santoro, D. Vitus morrella, Dominus Leonardus Lombardus, D. Nardus caliolus, D. Resta caballo, et Dominus Franciscus Morella, Omnes presbiteri, et totus clerius Terrae Carovinei Hostunensis Diocesis consentientis prius in nos etc. Ratificando prius laudando, et approbando concordiam inter ipsos presbiteros, et clerum mediantibus personis eorum procuratorum et D. Jo: Hyeronimum de Mauro U.I.D. presbiterum Neapolitanum mediante persona eius procuratoris de et super sine causa [cioè: sine cura] ecclesia cappella, seu beneficio ecclesiastico sito in dicta Terra carovinei sub invocazione Sanctae Mariae de Bellovedere in quaquidem concordia ipsi procuratores salvo semper et reservato Assensu Sedis Apostolicae, et sine preiuditio Jurium utilis Domini dictae Terrae convenerunt prout infra videlicet. Procurator nomine dicti D. Jo: Hyeronimi reservavit sibi omnes fructus, et introytus ecclesiae predictae tam in stabilibus consistentes quam in mobilibus, et sese moventibus, et obventionibus, et oblationibus, et alijs quibuscumque Loco pensionis vita durante ipsius D. Jo: Hyeronini tantum et poxessio dictae Ecclesiae remaneat, prout ad presens est in manibus et posse dicti cleri virtute unionis prius factae per Sanctam Sedem Apostolicam, cui unionj nullum intelligitur preiuditium esse factum per dictam conventionem, Itaque illius administratione utatur, et fruatur libere, et sine controversia aliqua in hoc tantum, et non aliter cedendo liti, et cause inter eos desuper vertenti ac sententie desuper in eius favorem Late, et toti cause, itaque nullum Jus sibi remaneat, nisi percipiendi fructus, et introytus predictos, ac illos affictandi, et disponendi ad sui libitum dicta eius vita durante tantum, ita

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que post eius mortem bona predicta omnia revertantur ipso Jure ad dictum clerum, et quia in bonis dicti benefitij seu cappella reperiuntur animalia vaccina numero decem et octo consistentia in vaccis decem, tauro uno, duobus Juvencis et vitulis quinque, scilicet tribus masculis, et duabus feminis promisit dictus eius procurator quod tempore mortis ipsius D. Jo: Hheronimi restituet dicto capitulo et clero tot animalia numero et qualitatibus, cedendo ipse D. Jo: Hieronimus clero predicto omnes fructus perceptos ex dicta ecclesia et omnes jus sibi competens pro illis recuperandis stante etiam paupertate dicti cleri, à quo esset illorum recuperatio difficilis, et ne contingat dictum clerum administrare, ac servire in divinis in dicta ecclesia, suis sumptibus, contentatur ipse D. Jo: Hieronimus prout eius procurator promisit solvere annuatim durante vita ipsius D. Jo. Hyeronimi Ducatos triginta monetae clero predicto pro dictis servitijs, quos exigere, et recuperare valeat dictus clerus tam ab affittatore introytuum predictorum quam ab ipso D. Jo: Hyeronimo ad ipsius clerj electionem, cum pacto etiam que Assensus predictus obtinendus, et impetrandus à Sede Apostolica impetretur, et expediatur communibus expensis infra menses quatuor prout constat ex instrumentum desuper celebrato per d. Horatium Alianum Notarium sub die quinta Junij proxime preteriti, principales principaliter pro se ipsis, citra tamen quorumcumque procuratorum suorum per eos hactenus quomodolibet constitutorum revocationem, sponte, et ex eorum certa scientia, animoque deliberato, et omnibus melioribus modo Jure via, causa et forma, quibus melius, validius et efficatius potuerint, et possunt, fecerunt, constituerunt, creaverunt, nominaverunt, deputaverunt, et sollemniter ordinarunt eourm, et totius dicti cleri procuratorem, actorem, factorem, negotiorumque infrascriptorum, gestorem, et nuntium spetialem, et generalem Ita tamen quod specialitas generalitati non deroget, nec e' contra Videlicet: Magnificum D. Scipionem Indellum clerum Monopolitanum Rome Residentem absentem tamquam presentem, solum et in solidum spetialiter et expresse ad ipsos Dominorum Presbiterorum, et totius dicti cleri nominibus et pro eis qua supradicta concordia auctoritate apostolica confirmetur, et approbetur omnesque et singuli tam iuris quam facti difictus si qui intervenerint in eisdem suppleantur supplicandum, petendum, instandum, et obtinendum, et dicte concordie confirmationi, et pro illius complemento pro dicto D. Jo: Hieronimo nec ex sua cessione nimium dispendium patiatur omnium et singulorum sine cura Ecclesiae predictae fructuum et introytuum tam in stabilibus, quam in mobilibus, et sese moventibus bonis consistentibus nec non et obventionibus, et oblationibus, que omnia insimul octuaginta, octuaginta ducatorum moneate Regni Neapolitani secundum communem extimationem valorem annuum non excedunt per eumdem Jo: Hyeronimum quoad vixerit, seu alium, vel alios, eius nomine propria auctoritate vigore litterarum apostolicarum super huiusmodi reservatione conficiendarum nec antea percipiendorum, exigendorum, levandorum, et recuperandorum ac locandorum, affictandorum, et ad sui libitum disponendum: ac in suos usus et utilitatem convertendum loco pensionis annuae, demptis tamen ex eis triginta ducatis monetae Regni Neapolitani annuatim pro ipsis clero, et presbiteris, et per eos tam ab affictatore introytuum predictorum quam ipsomet Jo: Hyeronimo ad ipsorum cleri, et presbiterorm electione exigendum, et recuperandum. Itaque ipse Dominus Jo: Hyeronimus nequeat desuper à predictis clero et presbiteris quomodolibet molestari, perturbarj, seu inquietari, vel impediri, reservationi, constitutioni, et assignationj in omnibus et per omnia iuxta formam supplicationis desuper signatae, vel signandae ac litterarum apostolicarum de super opportunarum expeditioni consentiendum, et quosvis consensus de super opportunos prestandum, et que in

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predittis omnibus et singulis non intervenit, nec interveniet fraus, dolus, nec simoniae, labes, aut quevis alia illicita pactio, seu coruptela Jurandum, et quodlibet licitum, et honestum Juramentum in animam ipsorum dominorum constituentium, et eorum nominibus prestandum, et genealiter ad omnia et singula alia faciendum, dicendum, gerendum, et exercendum que in predictis et circa ea necessaria fuerint, seu etiam quomodolibet opportuna, et que ipsimet Domini constituentes facerent, vel facere possent sic premissis omnibus, et singulis presentes et personaliter interessent, et si talia forent quem mandatum exigerent magis spetialem quam presentibus sit expressum, Promictentes in super dicti Domini Constituentes mihi notario infrascripto uti publice persone sollemniter stipulanti et recipienti vice, et nomine omnium et singulorum quorum interest intererit aut interesse poterit quomodolibet in futurum sese, et dictum clerum perpetuo ratum, gratum, validum, et firmum habituros totum id, et quicquid per dictum eorum procuratorem actum dictum factum procuratum fuerit in premissis, seu aliquo premissorum sub hypoteca, et obligatione sui, et omnium et singulorum bonorum suorum mobilium et inmobilium presentium et futurorum, et qualibet alia iuris et facti Renunciatione ad hec necessaria pariter, et cautela, et Jurans, et In cuius rei testimonium etc. Coram Ludovico Farina de Hostunio Regio ad contrattus Judice Me Horatio Aliano publico etc. et testibus Magnifico Marcello Pilella, Magnifico Liberio Pilella, Magnifico Theodoro Monticello de Brundisio, et Magnifico guglielmo caliulo de Carovineo. §*§*§*§*§ PROCURA da parte del Reverendo Capitolo e Clero della Terra di Carovigno nella persona del Rev. Scipione Indello di Monopoli. Il giorno 8 ottobre 1585, 14° Anno Indizionale. In Terra di Carovigno. Regnante ecc. Andati noi infrascritti: giudice, notaio e testi, dentro la Chiesa Maggiore di detta Terra a richiesta e istanza a noi fatta a nome degli infrascritti capitolo e clero della medesima Terra e, mentre eravamo lì e in nostra presenza, (si sono) personalmente costituiti: il rev. Don Gio. Gaspare Mezzocapo arciprete, don Angelo Morrella cantore, don Matteo Caliolo, don Antonio de Leo, Don Antonello Sacco, don Andrea de Carluccio, don Nicola de Brando, don Gregorio d'Errico, don Santoro de Santoro, don Vito Morrella, don Leonardo Lombardo, don Nardo Caliolo, don Resta Cavallo e don Francesco Morrella, tutti presbiteri e tutto il clero della Terra di Carovigno, della diocesi di Ostuni. Dando il consenso prima a noi ecc., ratificando, prima lodando e approvando la concordia tra gli stessi presbiteri e clero, tramite i loro procuratori, e don Gio. Geronimo de Marco U.J. D., presbitero napoletano, tramite il suo procuratore, in merito e sulla sine cura chiesa, cappella, ovvero beneficio ecclesiastico sito in detta Terra di Carovigno sotto l'invocazione di Santa Maria di Belvedere, perché di comune accordo gli stessi procuratori, fatto sempre salvo e riservato l'assenso della Sede Apostolica e senza pregiudizio dei diritti dell'utile signore della detta Terra, convennero come di seguito riportato. Vale a dire. Il procuratore, a nome del detto d. Gio. Geronimio, riservò a sé tutti i frutti e gli introiti della Chiesa predetta, consistenti tanto in beni stabili (cioè immobili) quanto in beni mobili, in beni semoventi (il bestiame: le pecore, l'asino, il bue ecc.), in proventi e oblazioni (offerte), e qualsivoglia altro bene a titolo di pensione (affitto, pigio-

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ne), finché vive lo

stesso d. Gio. Geronimo. Che il possesso di detta chiesa rimanga soltanto, come al presente è, nelle mani e in potere del detto clero, in virtù dell'unione fatta prima dalla Santa Sede Apostolica, alla quale unione nessun pregiudizio si intende arrecato con questa convenzione. Che si avvalga perciò dell'amministrazione di quei beni, ne fruisca liberamente, e senza controversia alcuna in ciò soltanto e non altrimenti, rinunciando alla lite e alla causa tra essi dall'alto pendente (non ancora cioè giudicata dall'alto), e alla sentenza dall'alto emessa in suo favore, e a tutta la causa. Pertanto, che nessun diritto a sé rimanga, se non il diritto di percepire i predetti frutti e introiti e il diritto di affittarli (Vd. affittatore degli introiti) e il diritto di disporne a suo piacimento soltanto finché vive; conseguentemente dopo la sua morte tutti i beni predetti ritornino, ipso iure, al detto clero. E poiché tra i beni del beneficio o cappella si rinvengono 18 bestie vaccine, che sono: 10 vacche + 1 toro + 2 giovenche + 5 vitelli (di cui 3 maschi e 2 femmine), promise il detto suo procuratore che, al momento della morte dello stesso d. Gio. Geronimo, le restituirà al detto capitolo e clero, nel numero e nella qualità predetti; cedendo, lo stesso D. Gio Geronimo, al detto clero tutti i frutti percepiti da detta chiesa, e tutti i diritti che gli spettano su quei frutti da recuperarsi, stante anche la povertà del detto clero per il quale sarebbe difficile il loro recupero. E affinché non capiti che detto clero amministri (i sacramenti) e serva nei riti sacri in detta chiesa a proprie spese, sia lo stesso d. Gio. Geronimo legato, come il suo procuratore promise, a corrispondere annualmente, nel corso della vita dello stesso D. Gio. Geronimo, 30 ducati di moneta del Regno di Napoli al clero predetto per detti servizi; denaro che il detto Clero può esigere e recuperare, a sua scelta, tanto dall'affittatore degli introiti predetti quanto dallo stesso d. Gio Geronimo, con il patto: che sia impetrato l'assenso predetto, da ottenersi e impetrarsi dalla sede apostolica; e che si porti a termine, sostenendo insieme le relative spese, entro 4 mesi come consta dall'istrumento di cui sopra redatto dal notaio Orazio Aliano il giorno 5 giugno u.s.. I principali, principalmente per sé stessi, senza però arrivare alla revoca di qualsivoglia loro procuratore, da essi fino a questo momento in qualunque modo costituito, spontaneamente, scientemente e coscientemente, in ogni miglior modo, diritto, via, causa e forma con cui meglio, più validamente e più efficacemente abbiano potuto, e possono, fecero, costituirono, crearono, nominarono, deputarono e solennemente ordinarono, di essi e di tutto il detto clero, procuratore, attore, fattore, gestore degli infrascritti negozi giuridici, nunzio speciale e generale, in questo modo però che la specialità non deroghi alla generalità, né la generalità alla specialità, vale a dire: il magnifico d. Scipione Indello, chierico monopolitano residente a Roma, assente tanto quanto presente, solo e in solidum (in solido); specificatamente ed espressamente, per gli stessi e a loro favore con i nomi dei signori presbiteri e di tutto il detto clero, la suddetta concordia sia dall'apostolica autorità confermata e approvata; e ogni e singola mancanza (o cessazione) tanto de jure quanto de facto, se alcuni saranno intervenuti contro di essi, sia colmata, supplicando, reclamando, facendo pressione e ottenendo; e, a conferma della detta concordia e come suo complemento, nell'interesse del detto D. Jo: Geronimo, affinché non subisca dalla sua rinuncia una perdita eccessiva per quanto concerne i frutti e gli introiti della predetta chiesa che è sine cura, consistenti tanto in beni immobili quanto in beni mobili e semoventi, e anche in proventi e oblazioni, che tutti insieme, secondo la comune estimazione

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(valutazione, determinazione del valore di un oggetto), non superano il valore annuo di 80 ducati

di moneta del Regno di Napoli, per lo stesso Jo. Geronimo finché vive o per un altro o per altri a suo nome con la propria autorità, con il vigore (validità, valore legale) della Lettera Apostolica da farsi sulla riservazione (= restrizione, limite) di tal natura, ma non per l'addietro, [dei frutti e degli introiti di cui trattasi, ovvero degli 80 ducati] da percepirsi, esigersi, ridursi, recuperarsi, da prestarsi a interesse, da darsi in affitto, di disporre a proprio piacimento, e di volgerli a proprio uso e utilità come pensione (affitto, pigione) annua, tolti tuttavia da essi 30 ducati di moneta del Regno di Napoli annualmente a favore dello stesso clero e presbiteri, i quali potranno esigerli e recuperarli, a loro scelta, tanto dall'affittatore degli introiti predetti quanto dallo stesso Jo: Geronimo. Quindi, che dall'alto lo stesso Signore Jo: Geronimo non si possa, dai predetti clero e presbiteri, in qualsiasi modo molestare, perturbare, inquietare o mettere in difficoltà, accondiscendendo alla riservazione, costituzione e assegnazione in tutto e per tutto secondo la forma della supplica dall'alto segnata o da segnarsi, e alla espedizione (compimento, disbrigo) dall'alto della opportuna lettera apostolica, e prestando dall'alto qualsivoglia opportuno consenso; e giurando che in tutte e le singole cose non vi è, né vi sarà, frode, dolo, e macchia (infamia, onta, vergogna) di simonia, o qualsivoglia altro illecito patto (accordo illecito, intesa segreta) o corruzione; e prestando qualsivoglia lecito e onesto giuramento sull'anima degli stessi signori costituenti e a loro nome; e in generale, per fare, dire, gestire, esercitare ogni e singola altra cosa che nelle cose predette e in ordine a quelle saranno necessarie o anche in qualsiasi modo opportune, e che gli stessi costituenti farebbero, o potrebbero fare, se, presenti, personalmente intervenissero a tutte e alle singole cose premesse, e se fossero tali da richiedere un mandato più speciale di quello che al presente sia espresso; promettendo in più, i detti signori contraenti, a me notaio infrascritto, come a persona pubblica solennemente stipulante e accettante, e al posto e a nome di tutti e i singoli ai quali interessa, interesserà, o potrà interessare in qualsiasi modo in futuro, che essi e il detto clero avranno, in perpetuo, per rato, grato, valido e fermo, tutto quello e qualunque cosa che da detto loro procuratore sarà stato compiuto, detto, fatto e procurato in relazione alle cose premesse o in qualche direzione delle premesse, sotto ipoteca e obbligazione di sé e di tutti e i singoli suoi beni, mobili e immobili presenti e futuri e di qualsivoglia altro di diritto e di fatto. Con la rinuncia a queste necessarie parimenti, e con la cautela, e giurando ecc. In testimonianza della qual cosa (cioè della presente convenzione) ecc. Al cospetto di Ludovico Farina di Ostuni, regio giudice a contratti, di me Orazio Aliano pubblico ecc., e i testi: il magnifico Marcello Pilella, il magnifico Liberio Pilella, il magnifico Teodoro Monticello di Brindisi e il magnifico Guglielmo Caliolo di Carovigno.

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- XVII ROMA, 25 AGOSTO 1585 NAPOLI, 2 OTTOBRE 1585 CAROVIGNO, 29 OTTOBRE 1585 Istrumento della presa di possesso di proprietà terriere afferenti al Beneficio di Belvedere da parte del beneficiato G. Geronimo de Mauro per il tramite del suo procuratore ostunese, previa presentazione ai testimoni, convocati e convenuti, della copia autentica della bolla pontificia munita di Regio exequatur. Edizioni: E. FILOMENA, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XIII, pp. 201205 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni (ff. 76-87) *** In Dei nomine Amen. Anno Nativitatis eiusdem Millesimo quingentesimo octuagesimo Quinto Pontificatus Sanct.mi in Christo Patris, et D.N.D. Sixti Papae Quinti, Anno primo feliciter amen, Mense octobris, die vigesimo nono eiusdem decimae quartae Indictionis. In Maritima terrae Carvinei. Nos Antonius de Benedictis Canonicus Hostunen' apostolica aucthoritate Notarius In Archivio Romanae Curiae descriptus et Judex ordinarius, et testes infrascripti Videlicet Magnificus U.I.D. (Utriusque Iuris Doctor) Joannes Matheus Miletus, R. Abb. Franciscus Venetus Canonicus Monopolitanus, R. D. Jo: Gaspar Medicapius Archipresbiter Carbinen', et Clericus Paulus grimanus eiusdem terrae Carvinei ad haec habiti, vocati, atque rogati fatemur notum facimus, atque testamur quod eodem praedicto Die accersitis nobis Notario Judice et testibus ad requisitionem, et instantiam nobis factam per Magnificum et Reverendum D. Abb. Camillum Petrarolum Canonicum Hostunen' legitimum Procuratorem ad infrascripta signanter, specialiter, et expresse deputatum per Eccellentem Dominum R. Abb: Joannem Hieronymum de Mauro clericum Neapolitanum prout nobis de eius procuratorio mandato plene constare fecit per Instrumentum autenticum dictae procurationis confectae in Civitate Neapolis manu Egregij Ambrosij Georgij Laici Neapolitani Notarij apostolici sub [die] secundi presentis mensis octobris, quod vidimus inspeximus non abolitum sed omni vitio et suspitione carens et post visum, et inspectum restitutum dicto Magnifico et Reverendo Domino Camillo Petrarolo intus Maritimam terrae praedictae Carvinei, et proprie intus possessionem Beneficialem terrarum et olivarum cum eius solo S.tae Mariae de bellovedere vulgariter nominatam La chiusarella di Gemma di Ambrosio Iuxta olivas Petri Sachi, et Iuxta olivas Petri de herrico et dum ibidem essemus dictus Magnificus et Reverendus D. Abb. Camillus Petrarolus Procurator, procuratorio nomine quo supra nobis exhibuit infrascriptas Bullas apostolicas in pergameno scriptas cum sigillo plumbeo pendenti in cordulis crocei, et rubei coloris munitas, et roboratas sub Datum Romae apud Sanctum Marcum Octavo Calendis septembris 1585. Quas vidimus, legimus, et inspeximus sanas et integras, non cancellatas, sed omni prorsus vitio et suspitione carentes, una cum Regio exequatur sub datum Neapoli die secundo octobris 1585. Erant prout sunt tenoris sequentis Videlicet: Sixtus Episcopus Servus Servorum Dei, Dilecto filio Jo: Hieronimo de Mauro Rectori Ecclesiae Sancti Angeli de

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Cicinis Neapolitanae Diocesis U.I.D. salutem, et Apostolicam benedictionem, literae, scientia, vitae, ac morum honestas, aliaque laudabilia et virtutum merita super quibus apud nos fide digno commendaris testimonio nos inducunt, ut illa tibi favorabiliter concedamus, quae tuis commoditatibus fore conspicimus opportuna. Cum itaque hodie tu inter quem sicut exhibitae nobis nuper pro parte tua petitio continebat et dilectos filios clerum, et Presbiteros terrae carovinen' Hostunen' Diocesis, lis et causa super sine cura Ecclesia Sanctae Mariae de Bellovedere nuncupatae terrae et Diocesis praedictarum quae de Jure patronatus laicorum Videlicet: Dilectorum filiorum eorum de Loffredis ex fundatione, vel dotatione, ut asseritur, seu pretenditur existit, et quam tu ad te de jure spectare, dicti vero clerus, et Presbiteri maiori Ecclesiae terrae et Diocesis praedictarum unitam esse asserebatis coram loci ordinario Monopolitan' pendebat indecisa liti, et causae huiusmodi, ac sententiae desuper in tui favorem latae nec non cuicumque iuri, et actioni tibi In dicta Ecclesia vel ad illum quomodolibet competenti in favorem dictae unionis pro bono pacis, et concordiae inter nos de super initae in manibus nostris sponte et libere cesseris, nosque cessionem, huiusmodi duxerimus admittendam: Nos qui hodie causam ad nos advocavimus, et litem huiusmodi extinsimus qui ad te tantum, prout in supplicatione manu nostra desuper signata cuius solam signaturam quoad hoc sufficere voluimus plenius continetur tibi Presbitero Neapolitan' asserenti te unam S.ti Angeli de Cicinis, et aliam S.ti Valentini Neapolitan', nec non aliam Sanctae Mariae Montechiari Surrentin', ac aliam S.ti Martini Casalis Casignani et aliam eiusdem Sanctae Mariae de fontibus, ac Corporis christi Aversan', nec non aliam sancti Ameli, et aliam eiusdem S.tae Mariae de Vitalorno, et reliquam S.ti Nicolai de li Principi et casapulla Capuan' Diocesis Ecclesias, seu Cappellas quae sine cura sunt, ac quae in titulum unius, vel plurium beneficiorum ecclesiasticorum uni, seu pluribus clericis secularibus conferri solent terrarum petias dictae Aversan' Diocesis, quae personalem residentiam non requirunt ac quorum insimul fructus, redditus et proventus centum et sexaginta ducatorum auri de Camera secundum communem extimationem, valorem annuum non excedunt obtinere ne ex cessione huiusmodi nimium dispendium potiaris de alicuius subventionis auxilio providere ac premissorum meritorum tuorum intuitu specialem gratiam facere volentes, teque à quibusvis excommunicationis, suspensionis et interdicti, alijsque ecclesiasticis sententijs censuris, et poenis à iure vel ab homine quavis occasione vel causa latis siquibus quomodolibet innodatus exsistis ad effectum presentium dumtaxat consequendum harum serie absolventes et absolutum fore censentes tibi omnes, et singulos primo dictae Ecclesiae fructus et introitus, tam in stabilibus quam in mobilibus sese moventibus bonis consistentes; Nec non obventiones et oblationes, quae omnes insimul octuaginta ducatos monetae Regni neapolitani secundum extimationem prefatum valorem annuum, ut etiam asseris non excedunt quoad vixeris per te vel alium, seu alios nomine tuo propria aucthoritate vigore presentium, nec antea alias presens reservatio nulla sit et ipso percipiendos exigendos, levandos, recuperandos, locandos, affictandos, et ad tui libitum disponendos, ac in tuos usus, et utilitatem convertendos loco pensionis annuae demptis ex eis triginta ducatis similis monetae annuatim pro eisdem clero, et Presbiteris, ac pro eos tam ab affictatore introituum Presbiterorum quam te ad cleri et Presbiterorum eorumdem electionem exigendis, et recuperandis ita quod tu desuper à prefatis clero, et presbiteris quomodolibet molestari, perturbari, seu inquietari vel impediri nequeas ipsorum Cleri, et Presbiterorum ad hoc expresso accedente consensu aucthoritate Apostolica tenore eorumdem presentium reservamus, concedimus et assignamus; quo circa Venera-

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bili Nostro Frati Episcopo Amerin' et dilectis filijs Vicarijs Venerabilium fratrum nostrorum Archiepiscopi Baren', ac motulan' in spiritualibus generalibus per Apostolica scripta mandamus quatemus ipsi, vel duo aut unus eorum per se vel alium, seu alios faciant auctoritate nostra te libera perceptione, fructuum, introituum, obventionum, oblationum huiusmodi iuxta pesentium continentiam et tenorem pacifice frui, et gaudere non promictentes te desuper per clerum et presbiteros praedictos seu quoscumque alios quomodolibet indebite molestari, contradictores per censuram ecclesiasticam applicatione postposita compescenda, non obstantibus constitutionibus et ordinationibus Apostolicis contrarijs quibuscumque aut si clero et presbiteris praedictis, vel quibusvis alijs communiter, vel divisim ab apostolica sit sede indultum, quod interdici suspendi vel excommunicari non possint per literas Apostolicas non facientes plenam et expressam, ac de verbo ad verbum de indulto huiusmodi mentionem, volumus autem quod ex fructibus introitibus, obventionibus et oblationibus praefatis onera primo dictae Ecclesiae incumbentia praeferre omnino tenearis per presentes quoque non intendimus dictum ius patronatus approbare, et novum ius eidem maiori Ecclesiae, in primo dicta Ecclesia et unione huiusmodi acquirere; Nulli ergo omnino hominuum liceat hanc paginam nostrae absolutionis, reservationis, concessionis, assignationis, mandati, et voluntatis infringere, vel ei ausu temerario contraire; si quis autem hos attentare presumpserit indignationem omnipotentis Dei, et Beatorum Petri, et Pauli apostolorum eis se noverit incursurum. Datum Romae apud Sanctum Marcum Anno Incarnationis Dominicae Millesimo quigentesimo octuagesimo quinto, octavo Calendas septembris Pontificatus nostri Anno primo: Sep. XX P. Arans P. Pultrius S. de campo C. Pamphilius N. Ferratius Pet.s Piat.s pro ann. d. 6. B. frondis Iul. Rug.rius Iul. Palmarius pro ann. d. 3’. D. Bal. pro ann. d. 6. D. Avila pro ann. d. 3. et Jul. 6. G. Argen’, P. fagit pro ann. d. 9. G. Argent. Sivius convex, pro ann. d. 1. et Jul. 6. A. Gallae Rodri XX Goret; Tenor Regij exequatur est Videlicet: Ill.mo et Ecc.mo S.re l'Abb: Gio: Ger.mo de Mauro oratore di V.E. li fa’ intendere come havendo litigato molti anni col clero, et capitolo de la terra di Carvigno sopra il Beneficio di S.ta Maria di Belvedere Ius patronato del utile Padrone di detta terra dal quale esso supplicante è stato presentato in virtù della quale presentatione have ottenuto sententia in favore dal R.mo Vescovo d’Hostuni delegato in ciò dalla sede apostolica et pendendo la causa d’appellatione avante del R.mo Vescovo di Monopoli similmente delegato da detta sede Apostolica se è convenuto con detto clero, ch’esso supplicante in vita sua si percepa li frutti del detto beneficio non pregiudicando punta à detto Ius patronato; reservando in ciò l’assenso apostolico sopra il quale già ottenuto se desidera il Regio exequatur il che ben che sia giusto lo reputerà à gratia etc. Exequatur: Lariarius per R.te Provisum per nostram Ecclesiam Neapolitanam Die secundo octobris 1585. Tagliavia – Quarum quidem preisertarum Bullarum vigore dictus M.cus et R.dus d. Camillus Petrarolus Procurator ut Procurator ac procuratorio nomine et pro parte dicti Eccellentis D. Abb. Jo: hieronjmi eius principalis coram nobis cepit et apprehendit veram, realem, actualem, et corporalem possessionem dictae possessionis olivarum cum eius solo per glebas terrae et frascas arborum intrando dictam possessionem, et in ea permanendo, et ambulando, et alia faciendo denotantia actum verae, realis, actualis, et corporalis possessionis pacifice et quietè, ac nemine contradicente: Et continuando actus possessionis praedictae personaliter accessimus ad quoddam aliud petium terrarum cum aliquibus arbo-

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ribus olivarum intus vulgariter dictum la Pezza di Minichio Iuxta clausorium D. Raphaelis de Perna, Iuxta bona D. Santori de Santore et alios confines, et dum ibidem essemus supradictus Magnificus et R. D. Abb: Camillus Procurator ut Procurator, ac procuratorio nomine et pro parte dicti Eccellentis et R. D. Abb. Jo: hieronimi de Mauro eius principalis vigore preinsertarum bullarum coram nobis cepit et apprehendit veram realem, actualem et corporalem possesionem ditti petij terrarum cum dictis arboribus olivarum intus cum eius solo per glebas terrae, et frascas arborum intrando dictum petium olivarum cum dictis arboribus olivarum intus, et in eo permanendo et ambulando et alia faciendo denotantia actus verae realis, actualis, et corporalis possessionis pacifice et quiete ac nemine Contradicente. Et continuando actus possessionis predictae personaliter accessimus ad aliam possessionem terrarum, et olivarum in loco vulgariter dicto la coltura del Barone Iuxta terras Theodori rizij iuxta olivas Curiae Baronalis et alios confines et dum ibidem essemus supradictus Magnificus et R. Abbas Camillus Petrarolus procurator ut procurator ac procuratorio nomine et pro parte dicti Eccellentis et R. Domini Jo: hieronimi de mauro eius principalis vigore preinsertarum Bullarum coram nobis cepit, et apprehendit veram, realem, actualem et corporalem possessionem dictae possessionis olivarum cum eius solo per glebas terrae et frascas arborum intrando dictam possessionem, et in ea permanendo et ambulando, et alia faciendo denotantia actum verae realis, actualis et corporalis possessionis pacifice, et quiete, ac nemine contradicente; Et continuando actus possessionis praedictae personaliter accessimus ad aliam possessionem terrarum et olivarum in loco vulgariter dicto montesciugo alias le tagliate Iuxta bona Donati de Giannotta Juxta bona Petri Sachi et alios confines et dum ibidem essemus supradictus Magnificus et R. Abbas Camillus petrarolus procurator ut procurator ac procuratorio nomine et pro parte dicti Ecc.tis Domini Jo: hieronimi demauro eius principalis vigore preinsertarum Bullarum coram nobis cepit, et apprehendit veram realem actualem, et corporalem possessionem dictae possessionis olivarum cum eius solo iuxta formam, tenorem, et continentiam preinsertarum bullarum apostolicarum tantum non aliter nec alio modo per glebas terrae et frascas arborum intrando dictam possessionem et in ea permanendo, et ambulando, et alia faciendo denotantia actum verae realis actualis et corporalis possessionis pacifice et quiete ac nemine contradicente. Quibus omnibus sic peractis gestis et exequutis fuimus requisiti pro parte supradicti Eccellentis et R. Domini Jo: hier.mi demauro ut de predictis omnibus publicum conficere deberemus actum pro futura eius cautela unde ad futuram rei memoriam et cautelam supradicti Ecc.tis et R. Domini Jo: Hieronimi factum est de praedictis hoc presens publicum instrumentum per manus mei supradicti Notarij et iudicij ordinarii meoque solito signo signatum ac debitis subscriptionibus infrascriptorum testium roboratum__________________ Locus signi_____. Joannes Mattheus Miletus interfuit______________ Ego Joannes Gaspar mezacapo Archipresbiter terrae Carovinei interfui manu propria.___________________________________________ Ego Paulus grimanus pro teste interfui manu propria. ______ Ego Abbas Franciscus Venetianus Canonicus Monopolitanus ut supra testis manu propria____________________________________________ [In calce al documento, proprio nel fl. 86, sono riportate queste 2 scritte: sotto la prima, in fondo a destra, vi è il segno del notaio; alla sua sinistra, la seconda scritta]

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Fidem facio ego Notarius Donatus Albertus de Neapoli in Curia notarij Lucae Sparani civitatis predictae presentem copiam fuisse extractam et exemplatam ab eius originali scriptura in pergameno scripta prout mihi visum fuit mihi producta per Petrum Paulum Caputum et eidem restituta cum qua fatta collatione concordat meliori semper salva, Et in fidem signavi requisitus. Neapoli die decimo tertio aprilis 1619 (S. N.) Die 12 Aprilis 1619 Hostunei presentata in Curia Episcopali per R. Clericum Marcum Antonium Palmerium procurator ut in actis etc. [Nel fl. 87, compaiono 5 scritte.] Die 12 eiusdem nominis mensis Aprilis 1619 Hostunei penes acta presentis causae comparet Rev. Clericus Marc. Antonius Palmerius Procurator ut in actis, et petit in preditta causa terminum probatorium prefigi stante defissione Edicti ex quo nemo comparuit etc. Die quo supra Hostunei Clericus Caesar Vento Iuratus retulit se citasse Promotorem fiscalem de persona Die 13 eiusdem mensis supradictus Procurator petit prout alias petijt terminum probatorium in presenti causa etc. Et per ipsam curiam episcopalem fuit provisum quod detur prout presenti decreto datur, terminus probatorius utrique parti dierum sex ad probandum eorum iura, prout presenti decreto datur hoc suum, et intimetur. Datum Hostunei in Episcopali Palatio 13 Aprilis 1619 (S.N.) Joannes Mattheus miLetus Consultor Die quo supra Hostunei Clericus Caesar Vento Iuratus retulit se citasse Promotorem fiscalem de persona §*§*§*§*§ Nel Nome di Dio, Amen. L’anno 1585 d.C., (il 1585° anno dalla Natività del Signore Iddio Medesimo), il primo anno del Pontificato del Santissimo, in Cristo, Padre e Nostro Signore, Papa Sisto V (Eletto il 24 aprile 1585 – Morto a Roma nel 1590), felicemente, amen. Il mese di ottobre, il giorno 29 del medesimo, Anno Indizionale decimo quarto. Nella Marina della Terra di Carovigno. Noi, Antonio De Benedetto, canonico ostunese grazie all'apostolica autorità, notaio descritto nell’Archivio della Romana Curia e giudice ordinario, e gli infrascritti testi, vale a dire: il Magnifico Giovanni Matteo Mileto, dottore in entrambe le leggi (civile e canonica); il Reverendo Abate Francesco Veneto, canonico monopolitano; il Reverendo Don Giovanni Gaspare Mezzacapo, arciprete carovignese; e il Chierico Paolo Grimano, della medesima Terra di Carovigno; in relazione alle cose infrascritte avuti (presenti), convocati e interrogati, manifestiamo, facciamo noto e attestiamo che, convenuti lo stesso predetto giorno, noi Notaio Giudice e i testi, su istanza e insistente richiesta a noi fatta dal Magnifi-

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co e Reverendo Don Abate Camillo Petrarolo, canonico ostunese, legittimo procuratore, alle cose infrascritte segnatamente, specialmente ed espressamente deputato dall’Eccellente Signore Reverendo Abate Giovanni Geronimo de Mauro, chierico napoletano, come ci fece essere del tutto certi del suo mandato di procuratore per mezzo dell’autentico atto di procura, redatto nella Città di Napoli per mano dell’Egregio Ambrosio Giorgio, laico napoletano, notaio apostolico, il 2 ottobre; atto che vediamo, ispezioniamo (essere) non cancellato, bensì di ogni difetto e suspicione (sospetto) privo, e dopo la visione e l’esame, l’abbiamo restituito al detto Magnifico e Reverendo Don Camillo Petrarolo nella Marina della predetta Terra di Carovigno, e propriamente nella possessione (possedimento terriero, proprietà terriera) beneficiale (relativa al beneficio ecclesiastico) di terre, olivi e connesso suolo, di Santa Maria di Belvedere, comunemente (volgarmente, nel linguaggio comune) detta “La Chiusarella” di Gemma di Ambrosio, vicino agli olivi di Pietro Sacchi e agli olivi di Pietro de Errico e, mentre eravamo lì, il suddetto Magnifico e Reverendo Don Abate Camillo Petrarolo Procuratore, munito del titolo di procuratore di cui sopra, a noi mostrò l’infrascritta bolla apostolica scritta su carta pergamena, corredata (del) e corroborata con il sigillo di piombo pendente in cordicelle a forma di croce di colore rosso, data a Roma presso la Chiesa di San Marco, il 25 agosto 1585 (Ottavo Calendis Septembris = a.d. VIII Kalendas Septembres = 25 agosto). La quale bolla, vediamo, leggiamo e accertiamo che è sana e integra, non cancellata, bensì assolutamente priva di ogni difetto e suspicione, insieme con il Regio Exequatur dato a Napoli, il 2 ottobre 1585. Era, nella misura in cui è, del seguente tenore, vale a dire: Sisto Vescovo, Servo dei Servi di Dio, al Diletto figlio Giovanni Geronimo de Mauro, rettore della Chiesa di Sant’Angelo di Cicino (quartiere del Centro Storico di Napoli) della Diocesi di Napoli, Dottore in entrambi le leggi (canonica e civile), salute e apostolica benedizione. La dottrina acquisita in ambito letterario e nella scienza, l’integrità di vita e di costumi e ogni altra lodevolezza, i meriti delle virtù, riguardo ai quali sei raccomandato presso di noi da testimonianza fededegna, ci inducono a concederti favorevolmente quelle commende che, possiamo vedere, saranno utili per le tue necessità. Perciò la petizione (istanza scritta, supplica, ovvero reclamo), al pari delle altre esibite a noi di recente da parte tua, comprendeva la lite e la causa sulla sinecura (antico beneficio ecclesiastico che non comportava cura d'anime, cioè senza obbligo di celebrare i sacri uffizi e di assistere i fedeli) della Chiesa dedicata (intitolata) a Santa Maria di Belvedere, della Terra e Diocesi predette, la quale è del patronato dei laici, cioè di quei diletti figli de Loffredo per fondazione o dotazione, come si asserisce o si pretende, e che, tu affermi, ti spetti di diritto; e anche i diletti figli, clero e presbiteri (sacerdoti, preti), della Terra di Carovigno, Diocesi di Ostuni; ma in realtà voi, clero e presbiteri anzidetti della Chiesa Maggiore della Terra e Diocesi predette, dichiaravate che era unita al Capitolo della Chiesa Collegiata di Carovigno; presso l’ordinario del luogo di Monopoli pendeva ingiudicata, non definita e non risolta la causa d'appello; Ciononostante, se tu oggi, intanto, alla lite, alla causa di tal fatta, alla sentenza espressa dall’alto a tuo favore e anche a qualunque diritto, e azione, a te in qualche modo spettante in relazione a detta chiesa o a quello (diritto), avrai rinunciato, spontaneamente e liberamente, a favore dell'unione di cui trattasi, per il bene della pace e della concordia tra di noi, giunte dall'alto nelle nostre mani, allora noi valuteremo ammissibile una tale rinuncia. Noi, che oggi abbiamo avocato a noi la causa e fatto cessare una tale lite, che

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per te soltanto, come nella supplicazione soprassegnata dalla nostra mano, la cui sola segnatura, per quel che riguarda ciò, abbiamo voluto essere sufficiente, più riccamente si provvede al sostentamento di te presbitero napoletano che asserisci di reggere: la Chiesa di Sant’Angelo di Cicino; la Chiesa di San Valentino a Napoli; la Chiesa di Santa Maria di Montechiaro a Sorrento; la Chiesa di San Martino del Casale Casignano; e inoltre un’altra del medesimo, la Chiesa di Santa Maria delle Fonti; e la Chiesa del Corpo di Cristo di Aversa; e anche un’altra, la Chiesa di Sant’Amelio (a Caponapoli), e un’altra del medesimo, Santa Maria di Vitalorno; e la rimanente, la Chiesa di San Nicola dei Principi e la chiesa di Casapulla (Na) della diocesi di Capua; chiese o cappelle che sono sinecure e che, in qualità di uno o più benefici ecclesiastici, a uno o a più chierici secolari sogliono essere assegnati appezzamenti di terreno della detta diocesi di Aversa che non richiedono la personale residenza e per giunta i cui frutti, redditi e proventi assieme non superano il valore annuo di 160 ducati d’oro secondo la comune estimazione (determinazione del valore economico) della Camera Apostolica (amministrazione finanziaria dello Stato pontificio). Affinché tu non subisca troppo danno dalla rinuncia di cui sopra, volendo procurare l’ausilio di qualche sovvenzione e volendo fare una speciale grazia in considerazione dei tuoi meriti: per effetto della presente, con questo mezzo (ovvero mediante la serie di queste cose) assolvendo, e considerando assolto, te da qualunque sentenza ecclesiastica di scomunica (condanna ecclesiastica che comporta l’esclusione dalla possibilità di ricevere e di impartire i sacramenti), di sospensione (a divinis, diritto canonico, pena che vieta al sacerdote, temporaneamente o definitivamente, di esercitare gli uffici e di celebrare la messa) e di interdetto (nel diritto canonico, censura o pena consistente nella proibizione di accostarsi agli uffici divini, a taluni sacramenti e di avere sepoltura cristiana, senza tuttavia che si interrompa la comunione con la chiesa come avviene nella scomunica), da ogni altra censura e pena inflit-

te da tribunale o da uomo per qualsiasi appiglio o causa in cui risulti invischiato in qualche modo; a te tutti e i singoli frutti e introiti della chiesa, consistenti tanto in beni immobili che in beni immobili semoventi; e anche i proventi e le oblazioni che tutti assieme, come anche tu asserisci, non superano 800 ducati della moneta del Regno di Napoli, appunto, secondo l'estimazione, il predetto valore annuo; finché sarai in vita, per il tuo tramite o di un altro o di altri a nome tuo, con la propria autorità in forza della presente, né prima d’ora per altre ragioni, sia nullo il presente limite; e a te stesso di percepire, esigere, ridurre, recuperare, locare, affittare e disporre a tuo piacere e anche per i tuoi bisogni e interessi, stornando annualmente a mo’ di pensione annua (onere di cui erano gravati i benefici ecclesiastici), detratti da quelli, trenta denari, cioè 30 ducati di simile conio in favore del clero e dei presbiteri medesimi, e a loro beneficio tanto dall’affittuario delle entrate dei presbiteri quanto da te, esigibili e recuperabili a scelta del clero e dei medesimi presbiteri, così che tu non possa essere, dall’alto, molestato, perturbato o disturbato o impedito in qualche modo dal clero e dai presbiteri predetti; con il conforme consenso dello stesso clero e degli stessi presbiteri a tal fine espresso, con l’autorità apostolica, secondo il tenore della presente, riserviamo concediamo e assegniamo. Ciò stante, al Venerabile Nostro Fratello Vescovo di Amelia (cioè: Graziani Anton Maria, Vescovo di Amelia e Segretario di Sisto V), e ai diletti figli Vicari dei Venerabili Nostri

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Fratelli Arcivescovi di Bari e Mottola, nelle cose spirituali generali, con questa lettera apostolica ordiniamo che gli stessi, o due o uno di essi, personalmente o per il tramite di un altro o di altri, con la nostra autorità facciano in modo che tu fruisca e goda pacificamente della libera percezione dei frutti, delle rendite, dei proventi e delle oblazioni di tale natura secondo il contenuto e tenore della presente, e che non permettano che tu venga, in qualche modo, tormentato ingiustamente dall’alto, (cioè) dal clero e dai predetti presbiteri o da chiunque altro oppositore mediante una ritardata applicazione da reprimersi con censura ecclesiastica. Non costituendo ostacolo qualsivoglia decreto e disposizione apostolica contrari e qualunque cosa o l'indulto, nel caso in cui al clero e ai presbiteri predetti o a chiunque altro in solido o separatamente sia stato concesso dalla Sede Apostolica, poichè non si possono interdire, sospendere o scomunicare con lettera apostolica che non fa piena ed espressa menzione, parola per parola di tale indulto. Vogliamo poi che tu sia tenuto nel proprio spirito ad anteporre decisamente ai predetti frutti, rendite, proventi e oblazioni, gli oneri e primariamente le incombenze della chiesa. E con la presente inoltre non intendiamo approvare il detto diritto di patronato, e aggiungere per la prima volta un nuovo diritto alla medesima Chiesa Maggiore con detta chiesa e con siffatta unione. Pertanto a nessuno degli uomini, in maniera assoluta, sia lecito infrangere questa pagina della nostra assoluzione, riservazione (restrizione, limite), concessione, assegnazione, mandato e volontà o a essa opporsi con temerario atto di audacia; ma se qualcuno invece immaginerà presuntuosamente di poter attentare a ciò, imparerà che si espone all'indignazione di Dio Onnipotente e a quella dei Beati Apostoli Pietro e Paolo. Dato in Roma presso la Chiesa di San Marco, il 25 agosto 1585 dall'Incarnazione del Signore, il Primo anno del nostro Pontificato. [... omissis ...] Il tenore del Regio Exequatur è, vale a dire: L’Ill.mo ed Ecc.mo Signore Abate Giovanni Geronimo de Mauro, oratore di V.E., fa intendere come, avendo litigato molti anni con il Clero e il Capitolo della Terra di Carovigno sopra il Beneficio di Santa Maria di Belvedere, patronato dell’utile Padrone di detta Terra, dal quale esso supplicante (Gio: Geronimo de Mauro) è stato presentato, in virtù di tale presentazione ha ottenuto sentenza favorevole dal Molto Reverendo Vescovo di Ostuni, a ciò delegato dalla Sede Apostolica, e pendendo la causa di appello davanti al Molto Reverendo Vescovo di Monopoli, similmente delegato dalla Sede Apostolica, ha convenuto con il suddetto Clero che esso supplicante, finché è in vita, percepisca i frutti del detto beneficio non pregiudicando affatto il diritto di patronato, riservando in merito a ciò l’assenso apostolico sopra il quale, già ottenuto, desidera il Regio Exequatur che, benché sia giusto, lo reputerà (concesso) a titolo di grazia (senza alcun onere). Exequatur: Lariario Pro-reggente - Provvedimento per la nostra Chiesa di Napoli, 2 ottobre 1585 - Tagliavia Con il vigore (validità, piena efficacia giuridica) della quale Bolla preinserta (acclusa cioè all’inizio del documento), il detto Magnifico e Reverendo Don Camillo Petrarolo, procuratore, in veste di procuratore e con la nomina di procuratore, e per conto dell'Eccellente Don Abate Giovanni Geronimo, suo principale, davanti a noi ha assunto (il possesso) e ha preso possesso, vero, reale, attuale e tangibile della detta possessione (possedimento, proprietà di terre e di beni immobili) con il suo terreno coltivato a olivi, entrando per glebe (attraversando zolle di terra) e frasche d'alberi in detta possessione, e in essa permanendo, e ambulando (camminando), e compiendo con altra de-

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notazione (significazione oggettiva e univoca) l’atto del vero, reale, attuale e tangibile possesso, in modo pacifico e tranquillo, senza che nessuno si opponesse. E continuando l’atto di tale possesso, siamo entrati direttamente in un certo altro appezzamento di terra con dentro alcuni alberi di olivo, volgarmente detto “La Pezza di Minichio”, vicino alle chiuse (chiusure, terreni chiusi, compresi entro un recinto) di Don Raffaele de Perna, vicino ai beni di Don Santoro de Santoro e ad altri confini (o vicini di proprietà), e mentre eravamo lì, il detto Magnifico e Reverendo Abate Camillo, procuratore, come procuratore e con nomina di procuratore, e da parte del detto Eccellente e Reverendo Signore Abate Giovanni Geronimo de Mauro, suo principale, con il vigore della preinserta bolla, davanti a noi, ha preso e acquisito il vero, reale, attuale e tangibile possesso del detto appezzamento di terra con dentro i detti alberi di olivo unitamente al terreno; entrando per glebe di terra e frasche d'alberi in detto appezzamento di olivi con dentro i suddetti alberi di olivo, e in esso permanendo e ambulando e compiendo con altra denotazione l’atto del vero reale, attuale e tangibile possesso, in modo pacifico e tranquillo, senza che nessuno si opponesse. E continuando l’atto di possesso, siamo entrati direttamente in un certo altro appezzamento di terra e olivi, nel luogo volgarmente detto “La Coltura del Barone”, vicino alle terre di Teodoro Rizzo, vicino agli olivi della Curia Baronale e ad altri confini, e mentre eravamo lì, il suddetto Magnifico e Reverendo Abate Camillo Petrarolo, procuratore, come procuratore e con nomina di procuratore, e per conto del detto Eccellente e Reverendo Signore Abate Giovanni Geronimo de Mauro, suo principale, con il vigore della preinserta bolla, davanti a noi, ha preso e acquisito il vero, reale, attuale e tangibile possesso della detta possessione con il suo terreno di (coltivato a) olivi, entrando per glebe di terra e frasche d'alberi in detta possessione e in essa permanendo e ambulando e compiendo con altra denotazione l’atto del vero, reale, attuale e tangibile possesso, in modo pacifico e tranquillo, senza che nessuno si opponesse. E continuando l’atto della possessione predetta, siamo entrati personalmente in un’altra possessione di terra e olivi, nel luogo volgarmente detto “Montesciugo”, alias “Le tagliate”, vicino ai beni di Donato de Giannotta, vicino ai beni di Pietro Sacchi e ad altri confini; e mentre eravamo lì, il suddetto Magnifico e Reverendo Abate Camillo Petrarolo, procuratore, come procuratore e con nomina di procuratore, e per conto del detto Eccellente Signore Abate Giovanni Geronimo de Mauro, suo principale, con il vigore della preinserta bolla, davanti a noi, ha preso e acquisito il vero, reale, attuale e tangibile possesso della detta possessione con il suo terreno (coltivato a) di olivi, secondo la forma, tenore e contenuto della bolla apostolica preinserta, tanto, non altrimenti né in altro modo, entrando attraverso glebe di terra e frasche d'alberi in detta possessione, e in essa permanendo e ambulando, e compiendo con altra denotazione l’atto di vero reale, attuale e tangibile possesso, in modo pacifico e tranquillo, senza che nessuno si opponesse. Per tutte le quali cose così ultimate, compiute, eseguite, a noi fu richiesto per conto dell'Eccellente e Reverendo Signore Giovanni Geronimo de Mauro di dover fare, riguardo a ogni cosa predetta, l’atto a futura sua garanzia e quindi a futura memoria del fatto; e a garanzia dell'Eccellente e Reverendo Signore Giovanni Geronimo vien fatto, sopra quanto predetto, questo presente pubblico atto per il mio tramite, Notaio e giudice ordinario, col mio solito segno segnato e roborato (avvalorato, convalidato, confermato) con le debite sottoscrizioni degli infrascritti testi: (Luogo del segno) Giovanni Matteo Mileto fu presente.

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Io Giovanni Gaspare Mezacapo, arciprete della Terra di Carovigno, fui presente, di propria mano. Io Paolo Grimano, in qualità di teste, fui presente, di propria mano. Io Abate Francesco Veneziano, Canonico Monopolitano, come sopra teste, di propria mano. [In calce al documento, fol. 86, 2 scritte:] Io Notaio, Donato Alberto di Napoli, faccio fede che, nella curia (cioè nella sede) del Notaio Luca Sparano della suddetta città, la presente copia è stata estratta e riprodotta dalla sua scrittura originale, scritta in carta pergamena; nella misura in cui fu da me visionata, fu da me riprodotta per parte di Pietro Paolo Caputo, e al medesimo restituita, con la quale, previa collazione (riscontro della copia di un testo con l’originale), concorda, sicura per sempre nel migliore dei modi, e in fede segnai, richiesto. Napoli, 13 aprile 1619. Il giorno 12 aprile 1619, in Ostuni, presentata nella Curia Vescovile dal R. Chierico Marco Antonio Palmieri, procuratore come agli atti (è acquisito) ecc.. [Nel fl. 87, compaiono queste 5 scritte:] Il giorno 12 dell'omonimo mese di Aprile 1619, in Ostuni, presso l’ufficio competente della presente causa, compare il Rev. Chierico Marco Antonio Palmieri, Procuratore, come agli atti acquisito, e chiede in merito alla predetta causa che sia prefissato il termine probatorio (durante il quale vengono raccolte le prove), stante l’avvenuta defissione dell’editto, avverso il quale nessuno si oppose. Il giorno di cui sopra, in Ostuni, il Chierico Cesare Vento, giurato, riferì di aver personalmente citato il promotore fiscale. Il giorno 13 del medesimo mese, il suddetto Procuratore chiede come un’altra volta chiese, il termine probatorio afferente alla presente causa ecc. E per mezzo della stessa Curia Vescovile fu provveduto questo: che si dia ad entrambe le parti, nella misura in cui col presente decreto si dà, il termine probatorio di giorni 6 per provare i loro diritti, come con il presente decreto si dà questo suo, e si intima. Dato in Ostuni, nel Palazzo Vescovile, il 13 aprile 1619. Giovanni Matteo Mileto, Consultore Il giorno di cui sopra, in Ostuni, il Chierico Cesare Vento, giurato, riferì di aver citato il promotore fiscale di persona

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- XVIII NAPOLI, 1° GIUGNO 1596 Apprezzo della Terra (Feudo) di Carovigno, eseguito, il 24 maggio 1596, dal Tabulario Francesco Antonio Pittella dietro ordine della Regia Corte, e alla stessa presentato, il 1° Giugno successivo, in relazione alla causa tra il Barone Pirro Loffreda e alcuni suoi creditori. Vi si rileva, in particolare, il possesso da parte dell'utile padrone di due ius patronati. Il feudo fu confiscato e venduto all'asta, un anno dopo, al Barone Agostino Caputo (il 29 Maggio 1597). Edizioni: N. Bodini, Documenti, cit. pp. 186-93, in Enzo Filomena, Il Libro Magno di Carovigno, pp. 36-38: *** "1596 - A. Processu f.ro Ill.e Barone Carovingi [In realtà: Carovigni] eud [.?.] nonnullis. Die 24 mens. Maij 1605 Neapoli per Joannem Jacobum de la Rossa Procuratorem. Die p.mo Junij 1596 Neapoli presentatum fuit presens appretia per Dittellam [In realtà: Pittellam]. La terra di Carovigna nella Provintia d'Otranto sta situata sopra un montetto di bonissimo aere, et di bello aspetto, circundato di muraglie, terre, et fossi, et cum uno Castello con bonissima et commodissima habitatione per qualsivoglia titulo, poichè vi è ogni commodità, e cum molte fosse, lustre, che sono cioè magazeni p. tenere vittuaglie, et anco per reponere ogli; et dicta terra e [In realtà: è] di fuochi secondo l'ultima numeratione di [tomola .?.] 270, di facultà, li citadini di essa mediocri, poichè tutti si exercitano nelli campi, et hanno oliveti assai, et viveno comodamente, et ogni in d.a terra vi si subastante, e se ne vendè de più. Ma al presente per li debiti d.a Università che deve dare da vintimilia ducati in circa, li citadini vanno dispersi, ma con aiutarli si potriano fare gran cose per essere il terreno fertilissimo, atto ad ogni industria, et de animali, et de vittuaglie, et in particolare de ogli assaissimi, ve ne sono molte cesterne dentro la terra et fore ad abstante, ma verso la marina distante della terra de tre miglia vi sono fontane di acqua viva, et bone et abundante; vi è dentro detta terra la madre Chiesa comodissima et bene offitiata p. essere servita da Petri [cioè Preti] di messa di numero quattordici, diaconi e subdiaconi num.o otto, et altri tanti clerici, li quali tutti vivono commodamente dell'entrate della Chiesa, et dell'elemosine hanno, alcuni hanno de patrimonio; l'utile Padrone di Terra vi ha dui jus patronati che li conferisce uno della Chiesa nominata Santa Maria S. M. del Ben Videre, che è devotissima, et che have fatto molti miracoli, et tiene d'intrata docati cento venti d'ogli, altre possessioni, et è ditro jus patronato che si nomina di Santa Chatarina che rende da docati quindici l'anno, tal che detta terra oltra di essere di buon aere, fertile, vi si può fare grandissima industria di ogni cosa, et in particolare di Ogli assaisssimi; ma anco have una Marina bellissima, dove sono Pesci bonissimi et in quantità, et altri frutti di mare, et in detta Marina vi è porto alquanto buono, et anco una Torre al lite del Mare molto forte, che vi habitano li pescatori che pescano et altri; la quale Torre primo che la regia corte havesse fatte l'altre Torre da mezzo miglio distante da la predetta Torre la volse pagare da docati Mille al Barone de Carovigna per essere la torre comodissima; talchè la marina predetta è distante dalla detta terra de miglia quattro; detta terra ha grandissimo territorio, tiene de circuito da miglia trentacinque in circa, et confina con detta Marina e con la cità de Hostune de miglia quattro, e da Ce

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glio miglia otto, da Santa miglia dodici, da Oria miglia sedici, da Brindisi miglia sedici, da Misagne miglia dodici, che sono anco confini di detta terra de Carovigne, e distante da questa Citta di Napoli da miglia duecento, distante dalle Grottaglie miglia ventiquattro, da Taranto miglia trentadue, da Lecce miglia trentasei; et il Procaccio che passa et va a Lecce, passa per il territorio di Carovigna da mezzo miglio distante dalla terra, che facilmente ve se potrà fare una Taberna, et sarria de grandissima intrata, et giovamento, l'utile Padrone di detta Terra vi ha la iurisdictione Civile Criminale et miste, et il mero et misto imperio et cum il Banco di ogni Giustizia, e tiene l'infrascritte entrate, segnate per il passato sincome p. li libri delli Erarii hanno renduto nel modo seguente, poichè dall'anno 1589 in qua delle entrate foreno affittate, et non ho ritrovato libri degli affittatori ne ho possuto sapere la certezza solo che per li affitti, e sincome appresso po se deria. .....omissis.. Tal che havendo considerato tutto quello debitamente se deve con avere avante gli occhi la Maestà di Nostro Signore et la pura conscientia, detta Terra con sua jurisditione, intrata, et vasselli [.?.] et come si possiede al presente le ho apprezzato et apprezzo per docati settantaseimila et quattordici et tari tre 76014, 3 A questo se referisce remettendomi al sano iuditio de V.a S.a al quale nostro Signore lo feliciti come debbia Da Napoli a 24 de Maggio 1596 Francesco Antonio Pittella Tabulario. ... omissis ... " §*§*§*§*§ Napoli, 1° Giugno 1596. Fu presentato il seguente apprezzo (stima dei beni, estimo di immobili) fatto da Pittella, Notaio Regio.

La Terra di Carovigno, in Provincia d'Otranto, si trova su una collina, circondata da muraglie, terre e fossati: l'aria è buonissima e ottimo l'aspetto. Vi è un Castello assai adatto all'abitazione, comodissimo a ogni scopo, fornito d'ogni agio, con fosse, lustre (ant., tana, nascondiglio di belve), che sono magazzini, cioè locali adibiti al deposito di vettovaglie, e soprattutto per conservare l'olio. Detta Terra, secondo l'ultimo censimento dei fuochi (Nel Medioevo e all'inizio dell'età moderna, termine usato nei censimenti per indicare il nucleo familiare. Lorenzo GIUSTINIANI, nel DIZIONARIO GEOGRAFICO DEL REGNO DI NAPOLI RAGIONATO, riporta, per Carovigno, n. 286 fuochi nell'anno 1595: V. Andriani, p. 62), è di

270. Per quanto attiene alle facoltà (per così dire, intellettuali), ovvero riguardo alla cultura (o istruzione), i cittadini sono di livello mediocre perché tutti vanno a lavorare nei campi. Possiedono, infatti, molti oliveti e vivono agiatamente; i prodotti della terra sono sufficienti per i loro fabbisogni; l'eccedenza viene venduta. Ma attualmente i cittadini emigrano a causa dei debiti dell'Università che ammontano a circa 20.000 (ventimila) ducati. Se in qualche modo si potesse dar loro un aiuto, potrebbero realizzare grandi cose dato che il terreno è fertilissimo, atto a ogni genere di attività, sia all'agricoltura (in particolare, si sottolinea la sovrabbondante produzione di olio) sia alla pastorizia. Vi sono dentro e fuori la Terra molte cisterne che bastano a soddisfare le necessità. E verso la Marina, distante dalla Terra 3 miglia (il miglio, prima del 1840, nella zona di Napoli, corrispondeva a 1845,69 m), vi sono fontane di acqua viva, buona e abbondante. Nella Terra vi è la Chiesa Madre, assai comoda e ben officiata, servita da 14 preti che celebrano la messa, da 8 diaconi e suddiaconi, e altrettanti chierici, i quali tutti vivono in condizione di benessere fruendo delle entrate della Chiesa e delle elemosine; alcuni sono possessori di patrimonio (cioè di beni mobili e immobili). L'utile Padrone di detta Terra ha, in quanto spettantigli, due patronati:

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- il primo riguarda la Chiesa denominata Santa Maria, Santa Maria del Ben Vedere, la quale è molto venerata, ha fatto molti miracoli e dà come utile 120 ducati di entrata per l'olio, ed ha altre possessioni; - il secondo, la chiesa di Santa Caterina che rende 15 ducati l'anno. Per cui tale Terra, oltre a godere di buonissima aria, è fertile, e in essa si può grandemente esercitare l'industria di ogni cosa, e soprattutto dell'olio, prodotto davvero in gran quantità. Ha anche una bellissima Marina, dove ci sono pesci buonissimi e in quantità, ed altri frutti di mare. In detta Marina vi è un porto piuttosto buono, ed anche una Torre sul litorale, molto solida, vi abitano i pescatori che pescano ed altri. La Regia Corte, prima che avesse edificato altre torri, a mezzo miglio da detta Torre, volle pagarla al Barone di Carovigno 1000 ducati, per il fatto che era comodissima. Inoltre la Marina predetta dista 4 miglia dalla Terra, il cui territorio è vastissimo, avente circa 35 miglia di perimetro. I confini e le distanze da detta Terra sono così definiti: la Marina suddetta 4 miglia (= 7,383 km) Ostuni 4 miglia (= 7,383 km) Ceglie 8 miglia (= 14,766 km) Santa (?) 12 miglia (= 22,148 km) Oria 16 miglia (= 29,531 km) Brindisi 16 miglia (= 29,531 km) Mesagne 12 miglia (= 22,148 km) Città di Napoli 200 miglia (= 369,138 km) Grottaglie 24 miglia (= 44,297 km) Taranto 32 miglia (= 59,062 km) Lecce 36 miglia (= 66,445 km) E il Procaccia (postino, corriere) che deve andare a Lecce, attraversa il territorio di Carovigno a mezzo miglio dalla Terra (centro abitato). E di certo vi si potrebbe impiantare una Taverna, che darebbe un grandissimo utile e oltretutto sarebbe di grande giovamento. L'utile Padrone di detta Terra vi esercita la Giurisdizione Civile, Criminale (Penale) e mista, il mero e misto imperio (locuzione latina medievale significante il delegare al feudatario l’esercizio del potere politico, amministrativo, fiscale, militare, giudiziario) e con il Banco di Giustizia (di ogni Giustizia). Ed ha le infrascritte entrate, segnate per il passato e registrate nei libri erariali nel modo che segue, in quanto dal 1589 ad oggi la riscossione di tali entrate fu "data in affitto" a terzi, e non ho trovato i libri di tali "affittatori", per cui ho potuto accertare solo gli "affitti" come si dirà in seguito. ... omissis ... Talché, avendo considerato tutto ciò nel modo dovuto, avendo davanti agli occhi la Maestà di Nostro Signore e la pura coscienza, ho apprezzato e apprezzo detta Terra insieme con la sua giurisdizione, le entrate, [.?.] e il modo in cui al presente si gestiscono, per 76.014 ducati e 3 tarì. In ordine a quanto viene riferito, mi rimetto al sano giudizio della Vostra Signoria, cui nostro Signore renda la felicità che merita. Francesco Antonio Pittella, Tabulario (Notaio) ... omissis ...

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- XIX NAPOLI, 19 FEBBRAIO 1619 Procura con la quale Giovanni Caputo di Napoli, utile Signore della Terra di Carovigno, conferisce ad Alessandro Grandone di Ostuni il potere di rappresentarlo presso la Curia Vescovile di Ostuni come titolare del diritto di nominare e presentare il beneficiato del Beneficio di S. Maria di Belvedere. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, VII, pp. 195-196 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 54-55 *** In Nomine Domini, Amen etc. Per hoc praesens publicum paesentationis instrumentum, cuntis [In realtà: cunctis] pateat evidenter, et sit notum quod anno, a nativitate eiusdem Domini Nostri Jesu Christi millesimo sexcentesimo decimo nono, die vero 19 mensis febrarij Indictione 2.a, Pontificatus S.mi in Christo patris et D. Nostri, Domini Pauli divina providentia Papae quinti anno eius 14.o feliciter etc. In mei notarij publici infrascritti, testiumque infrascrittorum ad haec specialiter vocatorum et rogatorum praesentia, praesens personaliter constitutus admodum Ill.is Dominus Joannes Caputus de neapoli utilis dominus Terrae Carovigni, ostunensis dioecesis asserens uti dominus et Baro dictae Terrae ad ipsum dominum Joannem spettare Juspatronatus nominandi, et praesentandi Cappellanum, et beneficiatum in ecclesia seu beneficio S.ae Mariae de belvedere esistente in ditta Terra Carovigni, dittae dioecesis, qui sponte voluntarie, ex certa eius scientia fecit constituit, creavit, ordinavit, et deputavit, et deputat eius certum verum, et indubitatum Nuntium et procuratorem liberum generalem et specialem et quicquid melius dici, fieri, et esse possit, Ita quod specialitas generalitati non deroget, nec e’ contra Videlicet Dominum Alesandrum grandone ostuni Comorantem, absentem, tamquam praesentem, ad ipsius domini Constituentis nomine, et pro eo, nominandi, et praesentandi Ill.rem, et R. dominum Petrum Paulum Caputum notissimum clericum Neapolitanum S.T.D., Abbatem Sancti Joannis Maioris huius Civitatis Neapolis, in beneficiatum et Cappellanum in dicta ecclesia, seu beneficio S.tae Mariae di belvedere, illiusque annexis, vacante per obitum quondam Abbatis Joannis Jeronimi de Mauro de neapoli ultimi Illius possessoris; iurandumque in animam ipsius domini Constitituentis quod in praemissis omnibus non intervenit neque intevenire speratur fraus, dolus vel simonia, labes vel aliqua alia illicita pattio, seu corruptela et generaliter omnia alia, et singula faciendi, gerendi et exercendi, quae in praemissis et circa ea necessaria, et oportuna fuerint si et prout ipsemet Dominus Constituens praesens, et personaliter interesset, et si talia forent, quae mandatum exigent magis speciale, quam e praesentibus est expressum, promittens habere ratum, gratum, et firmum ac totum, et quicquid fuerit actum gestum dictum, et procuratum, et iuravit etc. Relevans etc. Atta fuerunt haec neapoli sub anno, die, mense, indictione, et pontificatu praedictis, praesentibus U.I.D. Gregorio piccirillo de capua, Fran.co d’evitabile U.I.D. de neapoli, Jobattista domitro, et Ottavio Caselli U.I.D. similiter de neapoli, testibus ad praemissa vocatis, habitis atque rogatis, Pro quibus omnibus

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petitum fuit a me notario publico infrascritto plura publicum seu publica fieri, atque confici instrumentum et instrumenta, et Ego JoAngelus Russus Curiae Ill.mi et R.mi D. Nuntii Apostolici Notarius Apostolicus ordinarius hoc praesens publicum instrumentum feci, et meo solito signo signavi rogatus et requisitus (Sigillo del notaio) §*§*§*§*§ Nel nome del Signore, Amen ecc. Per mezzo di questo presente atto pubblico di presentazione, a tutti con evidenza e con chiarezza sia noto che, l’anno 1619 dalla natività del Nostro Signore Gesù Cristo, esattamente il giorno 19 febbraio, Seconda Indizione, e il 14° anno del Pontificato del Serenissimo in Cristo, Padre e Signore Nostro, Signor Paolo, per provvidenza divina, Papa V (quinto), felicemente ecc., Alla presenza di me sottoscritto Notaio pubblico e dei sottoscritti testimoni, per queste cose appositamente convocati e rogati, (è) presente, personalmente costituitosi, il molto Illustre Sig. Giovanni Caputo di Napoli, utile signore della terra di Carovigno, Diocesi di Ostuni, il quale asserisce che spetta proprio a lui, don Giovanni, in quanto Signore e Barone di detta Terra, il diritto di patronato di nominare e presentare il Cappellano e il Beneficiario nella Chiesa e Beneficio di Santa Maria di Belvedere, esistente in detta Terra di Carovigno della detta diocesi. Il quale (barone) di sua spontanea volontà e in piena consapevolezza fece, costituì, creò, ordinò e deputò, e deputa, come suo certo, vero e indiscusso nunzio e procuratore, con piena autonomia sia per le cose generali che per quelle speciali, e per qualunque cosa che meglio si possa dire, fare, e che possa essere. In modo che la specialità non deroghi alla generalità, né al contrario, vale a dire: il Sig. Alessandro Grandone, dimorante e abitante in Ostuni, assente e tuttavia presente, a nome dello stesso signore costituente e in sua vece, (ha la potestà) di nominare e presentare l’Illustre e Reverendo Sig. Pietro Paolo Caputo, notissimo chierico di Napoli, Dottore in Sacra Teologia, Abate della Chiesa di San Giovanni Maggiore della sua Città di Napoli, quale beneficiario e Cappellano della detta chiesa o beneficio di Santa Maria di Belvedere, e dei relativi annessi, vacante per la morte del fu Abate Giovanni Geronimo de Mauro di Napoli, ultimo possessore di quel beneficio. E giurando, sull’anima dello stesso signore costituente, che in tutto ciò premesso non c’è, e né si spera che ci sia frode, dolo o simonia, infamia o qualche altro illecito accordo, o corruzione. E (altresì giurando) in senso generale di fare, svolgere ed esercitare ogni altra e singola cosa di cui in premessa e, in ordine a queste, quanto sarà stato necessario e opportuno non altrimenti che se intervenisse personalmente lo stesso Signore costituente, se fosse presente, e se fossero tali da richiedere un mandato più speciale di quello che dalla presente viene espresso, assicurando di tenere per certo, grato, fermo e sicuro, e qualunque cosa sia stata fatta, compiuta, detta e procurata. E giurò ecc. rilevando (verificando legalmente) ecc. Tutte queste cose si adempirono in Napoli, l’anno, il giorno, il mese, l’indizione e il pontificato predetti. Presenti in qualità di testi alle cose predette chiamati, avuti e rogati: U.I.D. (Dottore in entrambe le leggi, canonica e civile) Gregorio Piccirillo di Capua; Francesco d’Evitabile U.I.D. di Napoli: Gio: Battista Domitro, e Ottavio Caselli U.I.D., parimenti di Napoli. Per tutte le quali suddette cose, fu richiesto a me notaio pubblico sottoscrit-

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to di fare e redigere uno o più istrumenti pubblici. Ed Io, Gio: Angelo Russo della Curia dell’Ill.mo e Rev.mo Signore Nunzio Apostolico, Notaio Apostolico ordinario, questo presente atto pubblico redassi e con il mio solito sigillo segnai, rogato e richiesto. (L.S.) §*§*§ Estratto da: Discorsi delle Famiglie Nobili del Regno di Napoli del Signor CARLO DE LELLIS, Parte Seconda, in Napoli, Nella Stampa di Gio: Francesco Paci, 1663, pp. 264-265. "Petro Paolo fratello secondogenito del Marchese della Petrella, dopo haver fatto nella patria acquisto delle scienze, trasferitosi assai giovane nella Corte di Roma negli ultimi anni del Pontificato di Paolo Quinto, ottenne l'Abbadia di S. Giovanni Maggiore di Napoli, rassignatali da D. Gabriele Sanches de Luna Cappellano maggiore del Regno, oltre à quella di Santa Maria della Strada presso la Terra della Petrella, ambedue d'assai grosse rendite. Indi fù eletto Referendario delle due Signature, & Auditore delle confidenze. Governò nell'anno 1625, la Sabina, nel 1626 Foligno, nel 1627 Narni, e nel 1628 Imola, e per la dolcezza de' suoi costumi, e soddisfattione del publico, ottenne da Foligno, Narni, & Imola nella fine di ciascheduna delle loro amministrazioni, pubbliche attestationi, con le quali tutte e tre queste città aggregarono la Casa Caputo (Privilegi originali in poter del Marchese della Petrella) alle loro nobiltà. Nell'anno 1628 poi, fù da Papa Urbano Octavo nominato Vescovo di Larina, nella Provincia di Capitanata, ma fra gli ossequij d'una fortuna, che l'arrideva, vedendosi poco prima destinato Vicelegato all'Arciduca d'Austria nella Germania, e ch'il Pontefice delle sue virtù invaghito al sicuro promosso l'havrebbe a dignità maggiori, nell'anno sequente del mese d'Agosto 1629 ne morì, havendo la Parca à lui stroncato la vita, & a suoi parenti la speranza di vederlo un giorno forse in dignità non ordinaria".

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- XX NAPOLI, 19 FEBBRAIO 1619 Procura con la quale Pietro Paolo Caputo conferisce a Marcantonio Palmieri il potere di rappresentarlo presso la Curia Vescovile di Ostuni ai fini dell'investitura del Beneficio di Santa Maria di Belvedere. Edizione: Enzo Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, VI, pp. 193195 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 70-71-72 *** Dei nomine Amen etc. Per hoc praesens publicum procurationis instrumentum notum facimus et attestamus quod anno a nativitate eiusdem Domini Millesimo sexcentesimo decimo nono, die vero 19 Mensis Februarij Indictione secunda Pontificatus S.mi in Christo patris, et Domini Nostri, Domini Pauli, divina providentia Papae V. anno eius 14°. In mei Notarij publici infrascritti, et testiumque infrascrittorum ad haec specialiter vocatorum et rogatorum praesentia, praesens personaliter constitutus adomodum Illustris et R. D. Petruspaulus Caputus clericus Neapolitanus S.T.D. (Sacrae Theologiae Doctor) Abbas S.ti Ioannis Maioris huius Civitatis Neapolis, qui sponte ex certa scientia, et omni meliori modo fecit, constituit, creavit, ordinavit et sollemniter deputavit et deputat, suum verum, certum, et indubitatum procuratorem, attorem, fattorem, negotiorumque suorum infrascrittorum gestorem, et Nuntium specialem et generalem, et quicquid melius dici, fieri, et esse possit. Ita quod specialitas generalitati non deroget nec e’ contra Videlicet R. D. clericum Marcum Antonium palmerium Ostuni commorantem, absentem, tamqam praesentem solum, et in solido ad ipsius D. constituentis nomine et pro eo acceptandum nominationem et praesentationem in personam ipsius R. Domini constitue(n)tis ecclesiae, seu beneficij iurispatronatus S.tae Mariae de Belvedere esistentis in terra Carovigni ostunensis diocesis fattam per Dominum Joannem Caputum Neapolis uti Dominum, et Baronem dictae terrae Carovigni vacantis per obitum quondam Abb. Jo: Jeronimi de Mauro de neapoli illius ultimi possessoris, et comparendum coram admodum Illustre et R.mo Domino Episcopo eiusdem Civitatis Hostunensis, eiusque Ill.re et R. D. Generale Vicario, seu locumtenente, ad quem confirmatio seu institutio huiusmodi praesentationis spettat et pertinet, et petendum instandum, et requirendum ab eo confirmationem et institutionem Ecclesiae seu beneficij praeditti S.ae Mariae de Belvedere, in personam ipsius R. Domini Constituentis et faciendum, et fieri petendum de praedittis omnibus et singulis omnes et quascumque espeditiones, Bullas, et scripturas necessarias et oportunas, et a denegata institutione et confirmatione ecclesiae seu beneficij praeditti, a prefato admodum Ill.re et R.mo D. Episcopo vel ab eodem Generale Vicario, et locumtenente, appellandum ad S.m Dominum Nostrum Papam, et ad quemcumque alium superiorem ad quem spettabit et spettat, et cum potestate etiam quod sequuta institutione, et confirmatione praeditta possessionem veram, et actualem capiendi ecclesiae seu beneficij praeditti, nomine ipsius R. Domini constituentis illiusque territoria et alia dictae ecclesiae seu beneficij praeditti affitandum cui vel quibus dicto Domino Procuratori melius videbitur et placebit, et generaliter omnia alia, et singula facien-

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dum gerendum et exercendum que in premissis et circa ea necessaria fuerint, et oportuna pro habenda et obtinenda dicta institutione et confirmatione si et prout ipsemet constitituens praesens et personaliter interesset, et si talia forent, que mandatum exigerent magis spetiale, quam praesentibus est espressum; Promittens habere ratum, gratum, et firmum ac totum, et quicquid per dictum eius procuratorem fuerit factum, actum gestum, dictum, et procuratum prout sic coram nobis iuravit sub obligatione eius bonorum etc. Relevans etc. praesentibus U.I.D. D Greg.o piccirillo de Capua, D.D. Roberto azzurro, clerico Fran.co Je:mo profeta et mutio d’eustachio curiae Ill.mi Nuntij Notariis testibus ad praemissa vocatis, habitis, atque rogatis, pro quibus omnibus atta fuerunt hec Neapolis in palatio Apostolico sub anno, die mense Indictione et pontificatu praedittis proinde petitum fuit a me notario publico infrascripto ut plura publicum seu publica fieri atque confici instrumentum et instrumenta et Ego Jo: Angelus Russus Curiae Ill.mi et R.mi D. Nuntij Apostolici Notarius Apostolicus ordinarius hoc praesens publicum instrumentum feci et solito meo sigillo signavi rogatus et requisitus. (Locus Signi Notarii) §*§*§*§*§ Nel Nome del Signore Amen Per mezzo di questo presente atto pubblico di procura rendiamo noto e attestiamo che, l’anno 1619 dalla natività del Signore, il giorno 19 del mese di febbraio, Indizione seconda, il 14° anno del Pontificato del Serenissimo, in Cristo, Padre e Nostro Signore, Sig. Paolo, per provvidenza divina, Papa Paolo V, al cospetto di me sottoscritto Notaio pubblico e dei sottoscritti testimoni per queste cose appositamente convocati e fatti venire, si presenta e personalmente si costituisce il molto Illustre e Reverendo Signore Paolo Caputo, chierico napoletano, Dottore in Sacra Teologia, Abate della Chiesa di San Giovanni Maggiore della stessa Città di Napoli, il quale spontaneamente, in piena consapevolezza e nel migliore dei modi, fece, costituì, elesse, ordinò e solennemente deputò, e deputa, come suo vero, certo e incontestabile procuratore, curatore, autore e amministratore dei suoi infrascritti negozi giuridici, e Nunzio (soggetto cui si dà incarico di portare a conoscenza della controparte la propria volontà diretta alla conclusione di un negozio giuridico) speciale e generale, e qualunque cosa meglio possa essere, possa dirsi e possa farsi, così che la specialità non deroghi alla generalità, né al contrario, cioè: il Rev. Signore Chierico Marco Antonio Palmieri, dimorante in Ostuni, assente e tuttavia presente, unico e con vincolo solidale, a nome e per conto dello stesso Signore costituente (mandante, chi dà un mandato, chi affida al mandatario il compimento di una determinata attività giuridica), il quale curerà di: - accettare la nomina e la presentazione in persona dello stesso Reverendo Signore costituente alla chiesa o beneficio di giuspatronato di Santa Maria di Belvedere, esistente in Terra di Carovigno, nella diocesi di Ostuni; (nomina e presentazione) fatta dal Signore Giovanni Caputo di Napoli, utile Signore e Barone di detta Terra di Carovigno; (Chiesa e beneficio) vacanti per la morte del fu Abate Giovanni Geronimo de Mauro di Napoli, suo ultimo possessore; - presentarsi davanti al molto Illustre e molto Reverendo Signore Vescovo della medesima Città di Ostuni, e al suo Molto Reverendo Vicario Generale o, per meglio dire, luogotenente, del quale la conferma o istituzione connesse con il diritto di presentazione è di spettanza e pertinenza; - richiedere, insistere e cercare di ottenere dallo stesso la conferma e la nomina riguardo alla chiesa o beneficio della predetta Santa Maria di Belvedere, in per

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sona dello stesso Reverendo Signore costituente; - fare e richiedere che si faccia in merito a tutte e le singole cose predette ogni e qualsiasi espedizione, bolla, scrittura necessaria e opportuna; - nel caso tale istituzione e conferma relative alla Chiesa e Beneficio della predetta Santa Maria di Belvedere venga negata proprio dal predetto Illustre e Molto Reverendo Signore Vescovo o dallo stesso Vicario Generale e luogotenente, di appellarsi al Serenissimo Signore Nostro Papa, e a qualunque altro superiore al quale spetterà e spetta (il conferimento di tale ufficio), con la potestà anche, unitamente alla conseguita istituzione e conferma, di prendere possesso reale e attuale della chiesa o beneficio suddetto, a nome dello stesso Reverendo Signore costituente; e di affittare i territori e altri beni di detta chiesa o beneficio predetto a colui o a coloro che al detto Signore Procuratore meglio risulteranno graditi o sembreranno buoni; - e, in genere, fare, svolgere ed esercitare tutte le altre e singole cose di cui in premessa e, riguardo alle quali, quanto sarà necessario e opportuno per avere e mantenere detta istituzione e conferma, proprio come se intervenisse di persona lo stesso costituente se presente, e anche se fossero tali da richiedere un mandato (procura) più speciale di quello che dalla presente viene espresso. Assicurando di tenere per certa, gradita, ferma e sicura qualunque cosa sarà, tramite detto suo procuratore, fatta, compiuta, realizzata, detta e procurata, per quanto così affermato al nostro cospetto giurò sotto il vincolo dei suoi beni etc. Rilevando (cioè verificando legalmente) ecc. .. Presenti, convocati, avuti e interrogati come testimoni: U.I.D. Sig.r Gregorio Piccirillo de Capua, Sig.r Don Roberto Azzurro, chierico Francisco Geronimo Profeta, e Muzio d’Eustachio della curia dell’Illustrissimo Sig. Nunzio Notaio. In relazione a tutte le quali cose, furono queste trattate a Napoli, nel Palazzo Apostolico, l’anno, il giorno e il mese, l'Indizione e il Pontificato predetti. Pertanto fu richiesto a me notaio che fossero fatti e redatti uno o più istrumenti pubblici. Ed io, Gio: Angelo Russo, della Curia dell’Ill.mo e Rev.mo Signor Nunzio Apostolico, Notaio Apostolico ordinario, questo presente atto pubblico feci e con il mio solito sigillo segnai, rogato (richiesto di compiere determinate incombenze processuali) e richiesto. (Luogo del segno del notaio)

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- XXI OSTUNI, 6 MARZO 1619 OSTUNI, 8 APRILE 1619 Alessandro Grandone presenta al Notaio Spennati di Ostuni la procura con la quale Giovanni Caputo, Barone di Carovigno, gli conferisce il potere di rappresentarlo presso la Curia di Ostuni nella presentazione e investitura del beneficiato Pietro Paolo Caputo. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, VIII, pp. 196-197 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 55 sub - 56. *** Copia Mense Martij die sexto eiusdem 2.ae Indictionis Millesimo Sexcentesimo decimo nono in Civitate Hostunij constitutus personaliter coram nobis Alexander Grandone Januensis Hostunij Civis uxoratus et commorans legittimus Procurator ad infrascritta specialiter constitutus per Joannem Caputi de Neapoli utilem Dominum Terrae Carovinei huius procurator idest nomine mediante procuratione confetta in Civitate Neapolis manu Joannis Angeli Russi Curiae Ill.mi et R.mi D. Nuntij Apostolici notarij ordinarij sub datum Neapoli die decimo nono mensis februarii 2.ae Indictionis presentata statim, quam vidimus sanam et ditto procuratori restituimus, et decreto tenoris ut infra, Agens etc. ad infrascripta procuratorio nomine quo supra et pro ditto suo principale et successoribus Dominis in ditta Terra Carovinei in perpetuum qui Alexander sponte asseruit coram nobis quod vacante ecclesia seu benefitio Santae Mariae de Belvedere existente in dicta Terra Carovinei, Hostunensis diocesis, ob mortem quondam Abbatis Joannis Heronimi de Mauro de Neapoli ultimi illius Poxessoris, in qua ecclesia seu benefitio toties, quoties vacare contingerit ipse Joannes utilis Dominus dittae Terrae Carovinei habuit, et habet, ac sibi spectavit, et spectat Ius patronatus nominandi, eligendi, et presentandi Cappellanum, et benefitiatum in Ecclesia seu benefitio praedicto cum omnibus suis iuribus qua propter ne anime fundatorum debitis careant suffragijs, sponte coram nobis suprascriptus Alexander ut supra procurator procuratorio nomine quo supra et vigore potestatis sibi attributae in mensionata procurattione omnibus melioribus viis quibus et pro ditto suo principali eiusque successoribus ut supra nominavit, elegit, et presentavit etc. D. Petrum Paulum Caputum clericum neapolitanum S.T.D. Abbatem Santi Joannis maioris dittae Civitatis neapolis absentem, et pro illo [per] me notarium publicum presentem in Cappellanum et benefitiatum in ditta ecclesia seu benefitio Santae Mariae de Belvedere vacante ut supra per mortem ditti Abbatis Jo: Heronimi de Mauro de Neapoli ultimi illius Poxessoris, cum omnibus suis iuribus, introjtibus, redditibus, emolumentis, honoribus ac oneribus suis una cum annexis, et connexis etc. et prout alii Praedecessores Cappellani, et benefitiati illam possiderunt etc., Rogans humiliter Ill.mum et R.mum D. Episcopum Hostunensem eiusque R.m Vicarium ut dignentur praesentem elettionem, nominationem, et praesentationem, supradittumque praesentatum et elettum admittere, Bullas necessarias expedire, in possessionem mittere, et positum defendere quae omnia dittus Alexander procuratorio nomine quo supra promittit

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habere rata et non contra venire Pena unciarum 25 etc. Pro quibus etc. antepositis etc. se et bona [sua omnia, et ad dictam penam, obligavit] dittique sui principalis cum auctoritate licentia et praecarij constitutione etc. Renuntiavit etc Iuravit etc. __Inseratur procuratio_____ Praesentibus opportunis Concordat cum originali collatione meliori facta etc. Ideo in fidem ego notarius Jacobus Spinnatus Hostunensis Hic me subscripsi et signavi rogatus. (L.S.) Die 8 Aprilis 1619 Hostunei praesentata in Curia Episcopali per Rev. Clericum Marcum Antonium Palmerium procuratorem §*§*§*§*§ Il 6 marzo 1619 (il mese di marzo, il sesto giorno del medesimo, l’anno 1619), Secondo anno indizionale, nella Città di Ostuni, si è personalmente costituito al nostro cospetto il genovese Alessandro Grandone, cittadino ammogliato e dimorante in Ostuni, in qualità di legittimo procuratore specificatamente costituito riguardo alle cose infrascritte da (per mezzo di) Giovanni Caputo di Napoli, utile signore della Terra di Carovigno, del quale è procuratore, cioè con nomina conferita mediante procura nella città di Napoli per mano di Giovanni Angelo Russo della Curia dell'Ill.mo e Rev.mo Sig. Nunzio Apostolico, notaio ordinario, il giorno 19 del mese di febbraio, Seconda Indizione. Tale procura, subito presentata, noi riscontrammo essere non corrotta e al detto procuratore restituimmo, e con il decreto del tenore di cui in seguito. Il quale Alessandro (Grandone), agente in ordine a quanto infrascritto col titolo procuratorio di cui sopra e nell’interesse del suo principale e successori, Signori in perpetuo (eternamente) in detta Terra di Carovigno, spontaneamente asserì davanti a noi che, vacante la chiesa o beneficio di Santa Maria di Belvedere, esistente in detta Terra di Carovigno, Diocesi di Ostuni, per la morte del fu Abate Giovanni Geronimo de Mauro di Napoli, ultimo possessore di quella chiesa o beneficio, sulla quale, tutte le volte che capiterà essere vacante, lo stesso Giovanni (Caputo), utile Signore della Terra di Carovigno, ebbe, e ha, e per di più a sé spettò, e spetta, il diritto di patronato di nominare, eleggere e presentare il Cappellano e il beneficiato nella Chiesa o beneficio predetto con tutti i suoi diritti, per la qual cosa, affinché non accada mai che le anime dei fondatori siano prive dei debiti suffragi; spontaneamente davanti a noi il sunnominato Alessandro (Grandone), come detto prima procuratore, col titolo di procuratore di cui sopra e con il valore legale della potestà attribuitagli nella menzionata procura di procuratore in ogni miglior modo, via, diritto, causa e forma con cui e nell’interesse del suo principale e dei suoi successori di cui sopra nominò, elesse e presentò ecc. il Sig. Pietro Paolo Caputo, chierico napoletano, S.T.D. (Dottore in Sacra Teologia), Abate di San Giovanni Maggiore della Città di Napoli, assente e, al posto di quello, quanto a me notaio pubblico, presente, come cappellano e beneficiato di detta chiesa o beneficio di Santa Maria di Belvedere, vacante come anzidetto per la morte dell’Abate Giovanni Geronimo de Mauro di Napoli, ultimo possessore, con tutti i suoi diritti, introiti, redditi, emolumenti, onori e oneri insieme con gli annessi e connessi, e come gli altri predecessori cappellani e beneficiati possedettero tale chiesa o beneficio. Pregando umilmente il Molto Illustre e Reverendo Sig. Vescovo di Ostuni e il suo Molto Reverendo Vicario affinché si degnino di ammettere la presente elezione, nomina e presentazione e il suddetto presentato ed eletto, di espedire

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le bolle necessarie, di immetter(lo) nel possesso e, una volta immesso, di difender(lo). Tutte le quali cose, il detto Alessandro col titolo di procuratore di cui sopra assicura di tenerle per certe e di non violarle, sotto la pena di 25 once. Relativamente alle quali ecc. anteposte e alla detta pena obbligò sé stesso e tutti i suoi beni; (assicurò altresì di adempiere la procura) con l'autorità e licenza del detto suo principale, e con la costituzione del possesso precario (vale a dire provvisorio e revocabile, in una delle parti, e con la corrispondente potestà di impossessarsi del bene con piena efficacia giuridica e in forma legalmente valida, soltanto per propria autorità, nell'altra) ecc. Rinunciò e Giurò. ___________ Si inserisca la procura________________ ___________Presenti e opportuni__________________ (La presente copia) concorda con l’originale, collazione (fatta) nel migliore dei modi ecc. Perciò in fede io Notaio Giacobbe Spinnato di Ostuni qui mi sottoscrissi e segnai, in quanto richiesto. (L.S.) Il giorno 8 aprile 1619, in Ostuni, presentata presso la Curia Vescovile a cura del Rev. Chierico Marco Antonio Palmieri, procuratore.

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- XXII NAPOLI, 16 MARZO 1619 Attestazione sulla dottrina e buona condotta morale del Chierico Pietro Paolo Caputo ai fini dell' investitura del Beneficio di Belvedere. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, X, pp. 197-198 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, fl. 60 *** Alexander Boschius U.I.D. Bononiensis Prothonotarius Apostolicus Ill.mi et R.mi D. D. Decij Miseratione divina tituli SS.rum Joannis et Pauli S.R.E. Presbiteri Cardinalis Carafa Archiepiscopali Neapolitani in spiritualibus et temporalibus Vicarius, et officialis Generalis etc. Universis et singulis praesentes inspecturis etc. testamur qualiter Admodum Ill.s et R. Dominus Petrus Paulus Caputus Clericus Neapolitanus et Rector Abbas nuncupatus Ecclesiae Sancti Joannis Maioris de Neapoli previo examine à solitis examinatoribus Sjnodalibus fatto; fuit repertus idoneus quoad doctrinam ad obtinendum omnia beneficia ecclesiastica semplicia, etiam de jurepatronatus etiam in super testamur dictum Clericum Petrum Paulum, esse moribus, vita, doctrina, alijsque bonis qualitatibus à jure requisitis preditum ad hoc effectum et in fidem etc. Datum Neapolis in palatio Archiepiscopali Neapolitano Die decima sexta mensis martij 1619. A. Boschus Vicarius Generalis §*§*§*§*§ Alessandro Boschio, U.I.D. (Dottore in entrambe le leggi, canonica e civile), bolognese, Protonotario Apostolico dell’Illustrissimo e Reverendissimo Signore Don Decio Cardinale Carafa (Cardinale dal 7 gennaio 1613 – deceduto il 23 gennaio 1626), per misericordia divina, col titolo di Presbitero (cioè: Cardinale Prete) della Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo della Sacra Romana Chiesa dell’Arcivescovado di Napoli, nelle cose spirituali e nelle cose terrene Vicario e Ufficiale Generale, ecc. A tutti e ai singoli che leggeranno la presente (lettera), attestiamo come il molto Illustre Rev. Sig. Pietro Paolo Caputo, Chierico Napoletano, nominato Rettore Abate della Chiesa di San Giovanni Maggiore di Napoli, previo esame fatto dagli ordinari giudici sinodali, fu trovato idoneo, per quanto attiene alla dottrina, a ottenere ogni beneficio ecclesiastico semplice, anche di giuspatronato, e in più attestiamo che detto Chierico Pietro Paolo, per i buoni costumi, la vita, la dottrina e tutte le altre buone qualità richieste dal diritto, è a tal fine dotato. E in fede. Dato in Napoli, nel Palazzo Arcivescovile napoletano, il giorno 16 del mese di marzo 1619 A. Boschio, Vicario Generale

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- XXIII NAPOLI, 16 MARZO 1619 Certificato di morte dell'Abate Gio: Geronimo de Mauro, rilasciato dal Vicario della Sacrestia della Chiesa di San Severino in Napoli. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, X, pp. 198-199 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, fl. 66 *** Io Don Placido de Napoli Vicario della Sacristia del Venerabile Chiesa de San Severino de Napoli dell’ordine de San’ Benedetto fò piena et indubitata fede à chi la presente spettarà che à otto del prossimo passato mese de febraro del presente anno 1619 in questa nostra chiesa, e precisamente alla Cappella delli mauri fù sepolto il quondam Abbate Gio: geronimo de mauro, che perciò s’è fatta la presente sottoscritta de mia propria mano et sigillata col sugello del nostro Monasterio; In Napoli 16 de marzo 1619 etc. Io D. placido di Napoli Vicario della sacrestia di S. Severino di napoli affirmo ut supra. Fò fede Io notario Thomas aniellai [.?.] De Napoli la sudetta fede che è stata sottoscritta de propria mano dal suddetto Don Placido de Napoli Vicario della suddetta Sacristia, et rechiesto l' hò signata del mio segno ecc. §*§*§*§*§ Io, Don Placido di Napoli, Vicario della Sagrestia della Venerabile Chiesa di San Severino di Napoli dell’Ordine di San Benedetto, faccio piena e indubitabile fede a chi la presente spetterà, che il giorno 8 febbraio 1619 u.s., in questa nostra chiesa, e precisamente nella Cappella de(lla Famiglia) de Mauro, fu sepolto il fu Abate Gio: Geronimo de Mauro. Per la qual cosa si è scritta la presente lettera sottoscritta di mia propria mano e sigillata col suggello (: sigillo) del nostro monastero. Napoli, li 16 marzo 1619. Io, Don Placido di Napoli, Vicario della sacrestia di San Severino, affermo (e confermo) come sopra. Io Notaio Tommaso Aniello [.?.] di Napoli certifico che la suddetta fede (cioè attestazione) è stata da Don Placido di Napoli, Vicario della Sagrestia di San Severino, sottoscritta di propria mano. E richiesto, l’ho segnata del mio segno. (L. S. N.)

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- XXIV OSTUNI, 8 APRILE 1619 Marco Antonio Palmieri, procuratore del beneficiato Pietro Paolo Caputo, chiede al vescovo di Ostuni l'espedizione dell'editto nei confronti dei pretendenti aventi interesse all'investitura del Beneficio di Belvedere. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XI, p. 199 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 50 *** Coram admodum Ill.mo et R.mo Domino Episcopo Ostunensi et coram eius Vicario Generale exponit Marcus Antonius palmerius procurator Domini Reverendi Abb. Petri Pauli Caputi clerici Neapolitani et Rectoris Abbatis nuncupatae S.ti Joannis maioris de Neapoli dicens supradictum Petrum Paulum Caputi eius principalem fuisse praesentatum a Domino Joanne Caputo Barone Carovinei ostunensis dioecesis beneficio simplici et sine cura S.tae Mariae de Belvedere iuris patronato supradicti Domini Caputi utilis Baronis dictae Terrae, et quamquam notitiam habuit a primo dictae praesentationis illam acceptaret instat expediri Bullas institutionis in personam sui principalis stante quod est clericus notorius Neapolis et Rector Ecclesiae S. J.nis Maioris de Neapoli Sacrae Theologiae Doctor, instando expediri edictum contra interesse praetendentes, stante quod satis Curiae constat de praedicto iure patronatus prout in processu alias in dicta Curia agitato, ex quo apparet Baronem Terrae praedictae esse in quasi possessione praesentandi Rectorem in beneficio protestat et ita instat omni meliori (modo). Die 8 Aprilis 1619 Hostunei praesentata in Curia Episcopali per Reverendum Clericum Marcum Antonium Palmerium procuratorem ut in actis et per ipsam curiam episcopalem provisum est quod expediatur edictum in forma contra interesse praetendentes prout expediri mandat hoc suum etc. – Datum Hostunei in Episcopali Palatio sub die mense, et anno quibus supra. Joannes Matthaeus Miletus Consultor §*§*§*§*§ Al cospetto del Molto Illustre e Molto Reverendo Signor Vescovo di Ostuni e del suo Vicario Generale, espone Marco Antonio Palmieri, procuratore del Reverendo Abate Pietro Paolo Caputo, chierico napoletano e rettore abate di San Giovanni Maggiore di Napoli, dicendo che il suddetto suo principale, Pietro Paolo Caputo, era stato presentato dal Sig. Giovanni Caputo, Barone di Carovigno, Diocesi di Ostuni, al beneficio semplice e senza cura (delle anime: beneficio ecclesiastico senza obbligo di celebrare i sacri uffizi e di assistere i fedeli) di Santa Maria di Belvedere del diritto di patronato del succitato Signore Caputo, utile Barone di detta Terra, e sebbene avesse accettato quella presentazione già (da subito) quando ne ebbe conoscenza, è qui ora a dover con insistenza chiedere che sia apprestata la bolla dell'istituzione (cioè: la bolla istitutiva) a favore del suo principale, visto che è un noto chierico napoletano, rettore della Chiesa di San Giovanni Maggiore di Napoli e S.T.D. (Dottore di Sacra Teologia); e in pari tempo insiste a chiedere che sia espedito l’editto contro coloro che pretendono di avere interesse (al beneficio), dato che alla curia consta

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abbastanza il menzionato diritto di patronato come nel processo in altro tempo trattato nella stessa curia, dal quale appare evidente che il Barone della Terra predetta è non altrimenti che nel potere di presentare (proporre) il Rettore per il beneficio. Protesta (cioè dichiara pubblicamene) e così fa istanza nel modo migliore possibile. Il giorno 8 aprile 1619, in Ostuni, presentata presso la Curia Vescovile dal Reverendo Chierico Marco Antonio Palmerio, procuratore come (acquisito) agli atti, e per mezzo della stessa curia vescovile si provvide a espedire formalmente l’editto contro i pretendenti aventi interesse, come (la stessa curia) ordina che sia espedito questo suo (editto) ecc. Dato in Ostuni, presso il Palazzo Vescovile, il giorno, mese e anno di cui sopra. Giovanni Matteo Mileto, Consultore (eccl., esperto laico o religioso, di nomina papale, che nelle congregazioni della curia e nel concilio esprime pareri su questioni di particolare rilievo)

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- XXV OSTUNI, 8 APRILE 1619 OSTUNI, 9 APRILE 1619 Istanza del procuratore Marco Antonio Palmieri alla Curia Vescovile di Ostunese affinché adempia quanto dovuto per investire il suo principale del beneficio di Belvedere. Segue contestuale editto emanato dal Vicario generale contro i pretendenti a tale investitura. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XII, pp 199-201 Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 74-75 *** Vincentius Melingius S.T. et U.I.D. Dei, et Apostolicae Sedis Gratia Episcopus Hostunensis Paulus Venetus Archipresbiter in spiritualibus et temporalibus Generalis Vicarius Hostunensis. Universis, et singulis, etc. significatur qualiter per Rev. D. Clericum Marcum Antonium Palmerium Procuratorem Rev. D. Petri Pauli Caputi de Neapoli fuit in Curia Episcopali exibita, et presentata infrascritta petitio tenoris sequentis Videlicet: Coram Admodum Illustre et Reverendissimo Domino Episcopo Hostunensi, ac coram eius Vicario Generali exponit Marcus Antonius Palmerius procurator Admodum Rev. Abbatis Petri Pauli Caputi Clerici Neapolitani et Rectoris Abbatis nuncupati S.ti Joannis Maioris de Neapoli, dicens suprascrittum Petrum Paulum Caputum eius principalem fuisse praesentatum à Domino Joanne Caputo Barone Carovinei Ostunensis Diocesis in benefitio simplici, et sine cura, S.tae Mariae de Belvidere iuris patronatus supraditti Joannis Caputi uti Baronis dictae terrae, et quam primum notitiam habuit supradittae praesentationis, illam acceptat, et instat expediri bullas institutionis in personam sui principalis stante quod est Clericus notorius Neapolitanus et Rector Ecclesiae S.ti Joannins Maioris de Neapoli et Sacrae Theologiae Doctor, instando expedire edictum contra interesse praetendentes stante quod satis Curiae constat de praeditto iure patronatus, prout in processu alias in dicta curia agitato, ex quo apparet Baronem terrae praedittae esse in quasi possessione praesentandi Rectorem in benefitio praeditto, et ita instat omni meliori etc.. Die 8 aprilis 1619 Hostunei praesentata in Curia Episcopalis per Rev. Clericum Marcum Antonium Palmerium procuratorem ut in actis etc.. Et per ipsam curiam Episcopalem provisum est quod expediatur edictum in forma contra interesse praetendentis prout expediri mandatum hoc suum, etc.. Datum Hostunei in Episcopali Palatio sub die, mense, et anno quibus supra. Paulus Venetus Archipresbiter et Vicarius Generalis Ostunensis, Joannes Mattheus Miletus Consultor Post cuius quidem decreti interpositionem, fuimus maxima cum instantia requisiti per supradittum R. Clericum Marcum Antonium Palmerium ut supra Procuratorem pro ipsius observantia, et praesentium expeditione. Nos enim debite providere volentes, monemus, citamus, et peremptorie requi-

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rimus omnes et singulos sua interesse putantes quod infra terminum dierum trium proximante, et inmediate sequentium quorum unum pro primo, unum pro 2.do, et reliquum unum pro tertio, et ultimo peremptorio termino assignamus legitime compareant coram nobis et nostra curia hora solita causarum ad dicendum, opponendum, et allegandum, quicquid dicere etc. adversus praeditta, et quare ea sic fieri non debeat et ad omnes, et singulos actus etc. alias dicto termino elapso procedetur ad ea quae iuris fuerit. Datum Hostunei in Episcopali Palatio 9 aprilis 1619. Paulus Venetus Archipresbiter et Vicarius Generalis Ostunensis Die quo supra praesens edictum fuit affissum in columna Cathedralis Ecclesiae per me Clericum Joannem Mattheum Baniardum actuarium Praesentibus pro testibus Abb: Ostunei D. Julius Melleo, et D. Detio Ursellus. Clericus Baniardus Notarius *** Die 12 Aprilis 1619 Hostunei praesens edictum fuit defixum à columna dictae Ecclesiae Cathedralis ubi affixum erat per me Clericum Baniardum actuarium Praesentibus pro testibus Sac. Carolo Martutio, et Abb: Jacobo Carissima §*§*§*§*§ Vincenzo Meligne S.T. e U.I.D (Dottore in Sacra Teologia e in Entrambe le leggi, canonica e civile), per grazia di Dio e della Sede Apostolica, Vescovo di Ostuni. Paolo Veneto Archipresbitero (Arciprete), nelle cose spirituali e temporali, Vicario Generale di Ostuni. A tutti e ai singoli (che leggeranno questa lettera, o meglio, provvisione), si comunica ufficialmente come per mezzo del Reverendo Chierico Don Marco Antonio Palmieri, procuratore del Reverendo Don Pietro Paolo Caputo di Napoli, fu esibita e presentata presso la Curia Vescovile l’infrascritta petizione del seguente tenore, e cioè: Alla presenza del Molto Illustre e Molto Reverendo Signor Vescovo di Ostuni e alla presenza del suo Vicario Generale, espone Marco Antonio Palmieri in qualità di procuratore del molto Reverendo Abate Pietro Paolo Caputo, Chierico napoletano e Rettore Abate della Chiesa di San Giovanni Maggiore di Napoli, dicendo che il succitato suo principale Pietro Paolo Caputo fu presentato da Don Giovanni Caputo, Barone di Carovigno, Diocesi di Ostuni, nel beneficio semplice e sinecura (: beneficio ecclesiastico senza obbligo di uffizi e di cura spirituale dei fedeli) di Santa Maria di Belvedere del diritto di patronato del suddetto Giovanni Caputo, in quanto Barone di detta Terra, e che aveva (egli Pietro Paolo Caputo) accettato tale presentazione subito, non appena ne ebbe notizia. Ora insiste a chiedere che sia apprestata la bolla dell’istituzione nella persona del suo principale, stante che è Chierico Napoletano ben conosciuto e Rettore della Chiesa di San Giovanni Maggiore di Napoli, e dottore in Sacra Teologia. Insistendo altresì a chiedere l’apprestamento dell’editto nei confronti di coloro che pretendono di avere interesse, considerato che alla Curia consta abbastanza quello che concerne il predetto diritto di patronato, come nel processo trattato già in detta curia, dal quale risulta chiaramente che il Barone della predetta terra sia non altrimenti che nel potere di presentare il Rettore nel beneficio menzionato. E così insiste nel migliore dei modi ecc. Il giorno 8 aprile 1619, in Ostuni, (tale petizione fu) presentata presso la Curia Vescovile per il tramite del Reverendo Chierico Marco Antonio Palmieri,

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procuratore come agli atti (acquisito). E per il tramite della stessa Curia Vescovile si è provveduto: che sia espedito formalmente l’editto nei confronti de pretendenti aventi interesse, nella misura in cui si è provveduto che sia espedito questo suo mandato, ecc. Dato in Ostuni nel Palazzo Vescovile, il giorno, il mese e l’anno di cui sopra. Paolo Veneto, Archipresbitero (arciprete) e il Vicario Generale Ostunese, Giovanni Matteo Mileto, Consigliere. Inoltre dopo l’interposizione del quale decreto, il suddetto Chierico Marco Antonio Palmieri richiese a noi con la massima insistenza, in qualità di procuratore come sopra, l'osservanza dello stesso decreto e l’espedizione della presente. Noi, infatti, che vogliamo debitamente provvedere, ammoniamo, citiamo ed esigiamo perentoriamente che tutti e i singoli che suppongano di avere interesse, nei prossimi immediati e successivi 3 giorni, di cui assegniamo uno per il primo, uno per il secondo, e uno residuo per il terzo e ultimo come termine perentorio, legalmente (cioè secondo le regole) si presentino davanti a noi e alla nostra curia, all’ora solita delle cause, per dire e obiettare e allegare, e che dicano (obiettino e alleghino) qualsiasi cosa avverso la predetta e per quale motivo essa non debba essere fatta, e avverso tutti e i singoli atti, ecc.. Dopo, decorso tale termine, si procederà all’istituzione che sarà stata di diritto. Dato in Ostuni, nel Palazzo Vescovile, il 9 aprile 1619. Paolo Veneto, Archipresbitero (arciprete) e Vicario Generale di Ostuni. Il giorno di cui sopra, il presente editto fu affisso sulla colonna della Chiesa Cattedrale tramite me, chierico Giovanni Matteo Bagnardi, in veste di attuario (pubblico ufficiale che aveva il compito di ricevere e custodire gli atti giudiziari, cancelliere) e alla presenza dei testimoni Abati di Ostuni, Don Giulio Melleo, Don Decio Ursello. Chierico Bagnardi Notaio §*§*§*§*§ Il giorno 12 Aprile 1619, in Ostuni, il presente editto fu defisso dalla colonna della detta Chiesa Cattedrale dove era stato affisso da me Chierico Bagnardi, attuario, alla presenza dei testimoni: Sac. Carlo Martuzio e Abate Jacobo Carissima.

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- XXVI OSTUNI, 12 APRILE 1619 OSTUNI, 13 APRILE 1619 Il procuratore Marco Antonio Palmieri si presenta presso il competente ufficio della Curia di Ostuni, e chiede che sia fissato il termine probatorio nella causa d’investitura del suo principale del beneficio di Belvedere. La Curia dà quindi alle parti 6 giorni di tempo. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 87 *** Die 12 praesentis mensis Aprilis 1619 Hostunei penes acta praesentis causae comparet Rev. Clericus Marc. Antonius Palmerius Procurator ut in actis, et petit in preditta causa terminum probatorium prefigi stante defissione Edicti ex quo nemo comparuit etc. Die quo supra Hostunei Clericus Caesar Vento Iuratus retulit se citasse Promotorem fiscalem de persona Die 13 eiusdem mensis supradictus Procurator petit prout alias petijt terminum probatorium in praesenti causa etc. Et per ipsam curiam episcopalem fuit provisum quod detur prout presenti decreto datur, terminus probatorius utrique parti dierum sex ad probandum eorum iura, prout praesenti decreto datur hoc suus, et intimetur. Datum Hostunei in Episcopali Palatio 13 Aprilis 1619 Joannes Mattheus miLetus Consultor Die quo supra Hostunei Clericus Caesar Vento Iuratus retulit se citasse Promotorem fiscalem de persona §*§*§*§*§ Il giorno 12 del presente mese di Aprile 1619, in Ostuni, presso l’ufficio competente della presente causa, compare il Rev. Chierico Marco Antonio Palmieri, Procuratore, come agli atti acquisito, e chiede a proposito della predetta causa che sia prefissato il termine probatorio (durante il quale sono raccolte le prove), stante l’avvenuta defissione dell’editto, in seguito al quale nessuno comparve Il giorno di cui sopra, in Ostuni, il Chierico Cesare Vento, giurato, riferì di aver di persona citato il promotore fiscale Il giorno 13 del medesimo mese, il suddetto Procuratore chiede, come un’altra volta chiese, il termine probatorio riguardo alla presente causa ecc. E per mezzo della stessa Curia Vescovile fu provveduto questo: che si dia a entrambe le parti, nella misura in cui col presente decreto si dà, il termine probatorio di giorni 6 per provare i loro diritti, come con il presente decreto è dato questo suo termine; e che si intimi (cioè che si ordini in modo reciso e con autorità). Dato in Ostuni, nel Palazzo Vescovile, il 13 aprile 1619 Giovanni Matteo Mileto, Consultore Il giorno di cui sopra, in Ostuni, il Chierico Cesare Vento, giurato, riferì di aver citato il promotore fiscale di persona

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- XXVII OSTUNI, 15 APRILE 1619 Marco Antonio Palmieri, procuratore del beneficiato Pietro Paolo Caputo, presenta alla Curia Vescovile di Ostuni gli articoli comprovanti il diritto del suo principale alla investitura del beneficio di Belvedere. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XIV, pp. 205-207 Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 88-89-90 *** Die 15 Aprilis 1619. Hostunei praesentati fuerunt [infrascripti articuli] in Curia Episcopali per Reverendum Clericum Marcum Antonium Palmerium procuratorem ut in actis, Que offeruntur probanda in Episcopali Curia Civitatis Ostunei pro parte Illustris et Reverendi Domini Ab: Petri Pauli Caputi Neapolitani in causa petitae confirmattionis, et institutionis Cappellae seu Ecclesiae sub vocabulo S.tae M.ae de Belvidere sitae in territorio Terrae Carovinei praesentati et eletti per Illustrem Dominum Joannem Caputum Baronem dictae Terrae Carovinei et patronum dicti Beneficii vacantis per obitum Ab: Joannis Jeronimi de Mauro de Neapoli etc. Imprimis pone et vuol provare, come la detta Chiesa, seu Cappella nuncupata Santa Maria de belvedere sita nel territorio di detta Terra di Caruigno in loco dicto Lucala, quale al presente è in essere, è, et è stata sempre de iure patronato laicorum spettante alli Baronj di detta Terra, come appare dal processo sistente in detta Vescovile Corte agitato trà l’Ab: Gio. Geronimo de Mauro col Capitolo di detta Terra di Carovigno quale si produce in vim probationis; Item come la detta Chiesa fu edificata, e fundata dal quondam S.r Gio: Gasparro dell’offredo olim Barone di detta Terra, et dal quondam S.r Pirro l’offredo intra l’anno 1500 et 1501 con la conditione che fusse in perpetuo de iure patronato delli suoi descendenti Baroni di detta Terra e loro successori com’appare da detto processo quo supra; Item come per il tempo, che in detta Terra di Carovigno furono Baroni li successori della famiglia l’offreda sempre presentarono quando occorreva vacanza li Cappellani in detta Chiesa di Santa Maria di Belvedere, et in virtù di dette presentationi li R.mi Vescovi della Città di Ostunj, de la quale è diocese la detta Terra di Carovigno hanno confirmato, et investiti li eletti nominati, et presentati da detti Baroni, e gli hanno spedite le Bolle, et posti in possessione di detta Chiesa, e beni di quella, e gli hanno fatto godere li frutti, rendite, prerogative che li spetta, come Cappellani com’appare da detto processo quo supra; Item come li predetti Baroni di detta Terra sono stati sempre e stanno in possessione pacifica et quieta di eliggere et presentare li Cappellani à detta Chiesa, come veri patroni di detto beneficio di S.ta maria di Belvedere, et per spettarli il iuspatronato di quella, com’appare per le continuate presentationi, e processo predetto etc.; Item come l’ultimo et inmediato Cappellano di detta Chiesa di S.ta Maria di Belvedere è stato l’Abb: Gio: Geronimo de Mauro de Neapoli il quale fu’ presentato l’anno 1576 dal quondam Scipione l’offredo allhora Barone di detta Terra; E vacando per morte del detto Abb: de Mauro il detto beneficio dal’Ill.

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S.r Gio: Caputo al presente Barone di detta Terra e stato eletto e presentato alla Cappella, e Chiesa predetta l’Ill.e et R.do S.r Ab: Pietro Paolo Caputi, com’appare dall’instrumento che senne produce quo supra; Item come il detto Ab: Gio: Geronimo de Mauro passò da questa vita alli 8 del mese di febraro del presente anno 1619 e fu’ seppellito alla Chiesa di S. Severino in Napoli, com’appare dalla fede che senne produce quo supra; Item come l’ultimo Barone di detta Terra di Carovigno de la famiglia di l’offredo fu’ il S.r Pierro l’offreda al quale succese il S.r Agostino Caputo, e dopo sua morte è succeduto à detta Terra per Barone il detto S.r Gio: Caputi, figlio di detto S.r Agostino e però al detto S.r Gio: spetta il ius presentandi a detta Chiesa e Cappella di Santa Maria di Belvedere quo supra; Item come il detto S.r Ab. Pietro Paolo Caputi è clerico napoletano habile, e sufficiente per la detta Cappellania, e Chiesa virtuoso literato di buona conscientia, tanto più, che la Chiesa non tiene cura di anime, ma’ è beneficio semplice, com’appare per la fede, che senne produce, et è notorio quo supra; Item come stante le cose predette si deve ammettere, et investire il detto Ab: Pietro paolo alla Chiesa predetta di Santa maria di Belvedere, espedirseli le bolle, e darseli il possesso quo supra Hec et alia. etc. Non se astringens etc. deducens etc. §*§*§*§*§ Il giorno 15 aprile 1619. In Ostuni, nella Curia Vescovile, furono presentati dal Reverendo Chierico Marco Antonio Palmieri, procuratore come (acquisito) agli atti, gli infrascritti articoli, (ovvero) si espongono le cose che devono essere provate nella Curia Vescovile della Città di Ostuni nell’interesse dell’Illustre e Reverendo Sig. Abate Pietro Paolo Caputo di Napoli, nella causa riguardante la richiesta di conferma e istituzione alla Cappella o Chiesa, intitolata a Santa Maria di Belvedere, sita nel territorio della Terra di Carovigno, quale (P. Paolo Caputo) presentato ed eletto dall’Illustre Sig. Giovanni Caputo, Barone di detta Terra di Carovigno e patrono del detto Beneficio, vacante per la morte dell’Abate Giovanni Geronimo de Mauro di Napoli ecc.. Anzitutto pone, e vuol provare, come la detta Chiesa o Cappella, intitolata a Santa Maria di Belvedere, sita nel territorio della detta Terra di Carovigno, nel luogo detto “Lucala” (o Lucola), al presente è in essere, è ed è sempre stata del diritto di patronato dei laici, spettante ai Baroni di detta Terra, come risulta dal processo esistente in detta Corte Vescovile, agitato (dibattuto, trattato) tra l’Abate Giovanni Geronimo de Mauro e il Capitolo di detta Terra di Carovigno, il quale (documento) si produce a titolo di prova. Parimenti come la detta Chiesa fu edificata e fondata dal fu Sig. Giovanni Gaspare Loffreda, un tempo Barone di detta Terra, e dal fu Sig. Pirro Loffreda, tra il 1500 e il 1501, con la clausola (condizione) che fosse in perpetuo del giuspatronato dei suoi discendenti Baroni di detta Terra, e loro successori, come risulta dal suddetto processo di cui sopra. Parimenti come, per tutto il tempo che nella Terra di Carovigno furono Baroni, i successori della famiglia Loffreda presentarono sempre, occorrendo la vacanza, i Cappellani in detta Chiesa di Santa Maria di Belvedere e in virtù di siffatte presentazioni i Molto Reverendi Vescovi della Città di Ostuni, della quale è diocesi la Terra di Carovigno, hanno confermato e investito (del benefi-

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cio) gli eletti, nominati e presentati dai Baroni suddetti; hanno per essi espedito le Bolle, immesso gli stessi nel possesso di detta Chiesa e dei beni connessi; hanno consentito a che gli stessi godessero i frutti, le rendite e le prerogative loro spettanti in quanto Cappellani, così come risulta dal detto processo di cui sopra. Parimenti come i predetti Baroni di detta Terra sono sempre stati, e sono, nel pacifico e tranquillo diritto di eleggere e presentare i Cappellani a detta Chiesa come veri patroni di detto Beneficio di Santa Maria di Belvedere, in quanto spettante a loro il giuspatronato, come risulta dalle continuate presentazioni e dal processo predetto. Parimenti come l’ultimo e immediato Cappellano di detta Chiesa di Santa Maria di Belvedere, è stato l’Abate Giovanni Geronimo de Mauro di Napoli, il quale fu presentato, nell’anno 1576, dal fu Scipione Loffreda, allora Barone di detta Terra. E vacando detto beneficio per la morte dell’Abate de Mauro, dall’Illustre Sig. Giovanni Caputo, attualmente Barone di detta Terra, alla Cappella e alla Chiesa predetta è stato eletto e presentato l’Illustre Reverendo Sig. Abate Pietro Paolo Caputo, come risulta dall’istrumento che si produce a titolo di prova documentaria. Parimenti come il detto Abate Giovanni Geronimo de Mauro morì il giorno 8 febbraio del presente anno 1619, e fu seppellito nella Chiesa di San Severino a Napoli, come risulta dalla fede (certificato, attestato, documento che fa fede) che si produce. Parimenti come l’ultimo Barone di detta Terra di Carovigno, appartenente alla famiglia Loffreda, fu il Sig. Pirro Loffreda, al quale successe il Sig. Agostino Caputo e, dopo la sua morte, gli è succeduto come Barone di detta Terra il Sig. Giovanni Caputo, figlio del detto Sig. Agostino, per cui spetta al detto Giovanni il diritto di presentazione alla Chiesa e Cappella di Santa Maria di Belvedere. Parimenti come il detto Sig. Abate Pietro Paolo Caputo è Chierico napoletano, abile e idoneo per detta Cappellania (cappella, sorta di beneficio ecclesiastico) e Chiesa, virtuoso letterato e di buona coscienza, tanto più che la Chiesa non ha la cura delle anime, ma è beneficio semplice, come risulta dalla fede, che si produce, ed è ben notorio ecc.. Parimenti come, stante le cose predette, si deve ammettere e investire il detto Abate Pietro Paolo della Chiesa predetta di Santa Maria di Belvedere, espedire a suo favore le Bolle e dargli il possesso di cui sopra. Queste e altre. Senza riduzioni e senza sottrazioni ecc..

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- XXVIII OSTUNI, 15 APRILE 1619 Testimonianza resa da F. Antonio Zaccaria in merito agli articoli presentati nell'interesse del beneficiato Pietro Paolo Caputo Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 92. *** Die 15 mensis Aprilis 1619 Ostunensis Curia Franciscus Antonius Zaccaria de ostunei testis suo medio iuramento et suae annorum aetatis 32 incirca vocatus interrogatus et examinatus super articulis praesentatis ad instantiam Ill.s et Admodum Reverendi Petri Pauli caputi Clerici Neapolitani in causa confirmationis petitae in Ecclesia, seu Cappella nuncupata S.te Marie de belvedere sita in territorio Terrae Carovinei, et primo super septimo omissis aliis etc. dicit sapere esso teste haec il quondam Pyrro de loffreda e stato l’ultimo Barone di detta Terra de Carovigno della detta famiglia Loffreda e dopo il detto S.r Pyrro e stato barone di detta Terra il Sig. Agostini Caputi di Napoli et al Sr Agostini è succeduto per Barone di detta Terra Ill. S.r Gio caputi il quale al presente è Barone di detta Terra et li spettano tutto quello che spettava e può spettare alli baroni di detta Terra de causa scientiae dixit scire predittum hoc pratticum in Carovigno per essere stato il quale suo tempore in detta Terra per sapere et conoscere il detto S. Agostini e Gio: etc. Io Francesco antonius Zaccaria ho deposto ut supra §*§*§*§*§ Il giorno 15 del mese di Aprile 1619, presso la Curia di Ostuni. Francesco Antonio Zaccaria di Ostuni, in qualità di teste, previo suo giuramento, dell’età di 32 anni circa, convocato, interrogato ed esaminato sugli articoli presentati a istanza dell’Ill. e molto Reverendo Pietro Paolo Caputo, chierico napoletano, nella causa della domandata confermazione nella Chiesa o cappella intitolata a Santa Maria di Belvedere, sita nel territorio della Terra di Carovigno, e innanzi tutto sul settimo articolo, omessi gli altri ecc., disse di sapere, esso teste, queste cose: Ø il fu Signor Pirro Loffreda è stato l’ultimo barone di detta Terra di Carovigno, della detta famiglia Loffreda; Ø e dopo il detto Signor Pirro è stato barone di detta Terra il Signor Agostino Caputo di Napoli; Ø al quale Signor Agostino è succeduto come barone di detta Terra, il Signor Giovanni Caputo, che, al presente, è barone di detta Terra, e a lui spetta tutto quello che spettava e può spettare ai baroni di detta Terra. Sulle ragioni di siffatta conoscenza, dice di sapere ciò predetto, (perché) pratico del luogo in Carovigno, per essere stato il quale suo tempo in detta Terra per sapere e conoscere il detto Signor Agostino e Giovanni ecc. Io Francesco Antonio Zaccaria ho deposto come sopra (scritto)

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- XXIX OSTUNI, 15 APRILE 1619 Testimonianza resa da P. Giacomo Pellicano di Ostuni in merito agli articoli presentati nell'interesse del Beneficiato Pietro Paolo Caputo. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Cura Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 93 *** Eodem retroscritto die Petrus Jacobus pellicanus de ostunei sue annorum aetatis 50 incirca vocatus testis suo medio iuramento interrogatus et examinatus super articulis presentatis in ipsa curia pro parte Ill.s et admodum Reverendi Petri pauli caputi Clerici Neapolitani In causa confirmationis petitae in ecclesia seu cappella nuncupata S.ae Mariae di belvedere sita in territorio Terrae Carovinei et primo super septimo omissis aliis etc. dixit sapere esso teste haec Il S.r Pyrro Loffreda e stato l’ultimo Barone di ditta Terra di Carovigno della famiglia di de loffreda e dopo il S.r Pyrro e stato Barone di detta Terra il S.r Agostini caputo di Napoli e dopo detto S.r Agostino e succeduto il S.r Gio: caputi il quale al presente e Barone di detta Terra di Carovigno e li spettano tutto quello che spettava e può spettare alli baroni di detta Terrra In causa scientiae dixit scire praedictum quod ita scit tamquam pratticus in detta Terra et vidit et scit ut supra de loco, e tempore ut supra etc. Io Pietro Giacomo pellicano ho deposto ut supra. §*§*§*§*§ Il medesimo giorno retroscritto. Pietro Giacomo Pellicano di Ostuni, dell’età di circa 50 anni, convocato come teste, previo suo giuramento, interrogato ed esaminato sugli articoli presentati nella stessa Curia per parte dell’Ill. e molto Reverendo Pietro Paolo Caputo, Chierico Napoletano, in relazione alla causa della richiesta conferma nella chiesa o cappella intitolata a Santa Maria di Belvedere sita in territorio della Terra di Carovigno, e innanzi tutto sul settimo (articolo), omessi gli altri ecc., disse di sapere, esso teste, queste cose: il Sig. Pirro Loffreda è stato l’ultimo barone di detta Terra di Carovigno, della famiglia De Loffreda; e dopo il Sig. Pirro è stato barone di detta Terra il Sig. Agostino Caputo di Napoli; e dopo il Sig. Agostino è succeduto il Sig. Giovanni Caputo, il quale al presente è barone di detta Terra di Carovigno, e in quanto tale, gli spetta tutto quello che spettava e può spettare ai baroni di detta Terra. Sul perché e percome di siffatta conoscenza, disse di sapere ciò predetto perché così sa come pratico in detta Terra, e vide e sa come sopra sia per quanto attiene al luogo che al tempo, come sopra Io Pietro Giacomo Pellicano ho deposto come sopra.

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- XXX OSTUNI, 15 APRILE 1619 Testimonianza resa da M. Antonio Santangelo sugli articoli presentati nell'interesse del beneficiato Pietro Paolo Caputo. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 93 sub - 94. *** Eodem retroscritto Die. Marcus Antonius Santangelus [.?.] de ostuni aetatis sue annororum 55 incirca vocatus testis suo medio iuramento interrogatus et examinatus super articulis in ipsa Curia presentatis pro parte Ill.s et admodum Reverendi Petri pauli caputi Clerici Neapolitani in causa confirmationis petitae in ecclesia seu Cappella nuncupata S.ae Mariae de bel vedere sita in territorio Terrae Carovinei et primo super septimo (articulo) omissis aliis etc. dixit sapere esso testis videlicet Il S.r Pyrro Loffreda e stato l’ultimo barone della Terra di Carovigno della famiglia detta de loffreda e dopo il detto S.r Pyrro e stato barone di detta Terra il S.r Agostino caputi di Napoli e dopo detto S.r Agostino è succeduto il S.r Gio: caputi, il quale al presente e Barone di detta Terra e li spettano tutto quello che spettava e può spettare alli baroni di detta Terra e questo è quanto sa’ esso teste In causa scientiae dixit scire praeditta quod ita scit tamquam pratticus audivit et interfuit ut supra de loco et tempore dixit ut supra Io Marcantonio Santangelo ho deposto ut supra §*§*§*§*§ Il medesimo giorno retroscritto. Marco Antonio Santangelo [.?.] di Ostuni, dell’età di 55 anni circa, convocato in qualità di teste, previo suo giuramento, interrogato ed esaminato sugli articoli nella stessa Curia presentati nell'interesse dell’Ill. e Molto Rev. Pietro Paolo Caputo, Chierico Napoletano, in relazione alla causa della richiesta conferma nella chiesa o cappella intitolata a Santa Maria di Belvedere sita in territorio della Terra di Carovigno, e innanzi tutto sul settimo articolo, omessi gli altri ecc., disse di sapere, esso testo, cioè: il Sig. Pirro Loffreda è stato l’ultimo barone della Terra di Carovigno, della famiglia De Loffreda; e dopo il Sig. Pirro è stato barone di detta Terra, il Sig. Agostino Caputo di Napoli; e dopo il Sig. Agostino è succeduto il Sig. Giovanni Caputo, il quale è, al presente, barone di detta Terra, per cui gli spetta tutto quello che spettava e può spettare ai baroni di detta Terra; e questo è quanto sa esso teste. Sul perché e percome di tale sapere, disse di sapere le cose predette, perché così sa come pratico, sentì e fu presente come sopra. Riguardo al luogo e al tempo rispose come sopra Io Marcantonio Santangelo ho deposto come sopra.

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- XXXI OSTUNI, 16 APRILE 1619 Il procuratore Marco Antonio Palmieri si presenta presso il competente ufficio della Curia di Ostuni e chiede che sia fatta la pubblicazione concernente la causa di cui trattasi. Il giurato Cesare Vento, lo stesso giorno, riferisce di aver personalmente citato il promotore fiscale. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo beneficio di Belvedere, f. 94 sub. *** Die 16 presentis mensi Aprilis 1619 Ostunei Penes acta presentis causae comparet Rev. Clericus Marcus Antonius Palmerius ut Procurator ut in actis, et petit publicationem fieri in presenti causa ecc. Eodem suprascritto die Clericus Caesar Venta Iuratus etc. retulit se citasse Promotorem fiscalem de persona etc. §*§*§*§*§ Il giorno 16 del corrente mese di Aprile 1619, in Ostuni, presso l'ufficio degli atti della presente causa, compare il Rev. Chierico Marco Antonio Palmieri, in qualità di procuratore, come agli atti è acquisito, e chiede che venga fatta la pubblicazione di cui alla presente causa ecc. Il medesimo giorno suddetto, il Chierico Cesare Venta, Giurato ecc., riferisce di aver citato il promotore fiscale di persona ecc.

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- XXXII OSTUNI, 17 APRILE 1619 Marco Antonio Palmieri chiede alla Curia Vescovile di Ostuni, come già un'altra volta chiesto, che sia fatta la pubblicazione attinente alla causa di cui trattasi. E la Curia fissa giorni 2 di tempo per informarsi sugli atti. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 95 (prima parte) *** Die 17 eiusdem mensis supradittus Rev. Clericus Marcus Antonius Palmerius Procurator ut in actis petit prout alias petijt publicationem fieri in praesenti causa omni modo meliori etc. Et per Curiam Episcopalem fuit in praesenti causa facta petita publicatio, prout praesenti decreto fit cum termino dierum duorum ad percuntandum acta hoc suum etc., et intimetur. Datum Hostunei in Episcopali Palatio 17 aprilis 1619. Die quo supra Clericus Caesar Venta Iuratus etc. retulit se citasse Promotorem fiscalem de persona etc. §*§*§*§*§ Il giorno 17 del medesimo mese, il succitato Rev. Chierico Marco Antonio Palmieri, procuratore come (acquisito) agli atti, chiede, come ha già chiesto un’altra volta, che venga fatta la pubblicazione relativa alla presente causa nel migliore dei modi. E per mezzo della Curia Vescovile fu fatta, riguardo alla presente causa, la pubblicazione richiesta, come col presente decreto si fa questo suo atto, con il termine di due giorni per informarsi sugli atti. E sia intimato. Dato in Ostuni, nel Palazzo Vescovile, il 17 aprile 1619 Il giorno di cui sopra, il Chierico Cesare Vento, Giurato, riferì di aver citato il promotore fiscale di persona.

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- XXXIII OSTUNI, 20 APRILE 1619 Il procuratore Marco Antonio Palmieri chiede alla Curia Vescovile di Ostuni che si concluda la causa. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 95 (seconda parte) *** Die 20 suprascritti mensis Penes acta praesentis causae comparet suprascrittus Procurator ut in actis et petit conclusionem fieri in praesenti causa etc. Die quo supra Clericus Caesar Venta Iuratus etc. retulit se citasse Procuratorem fiscalem de persona. §*§*§*§*§ Il giorno 20 del suddetto mese, presso l'ufficio competente della presente causa, compare il succitato Procuratore, come (acquisito) agli atti, e chiede la conclusione della causa presente. Il giorno di cui sopra, il Chierico Cesare Venta, Giurato ecc. riferì d'aver citato il procuratore fiscale di persona.

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- XXXIV OSTUNI, 22 APRILE 1619 Il Chierico M. Antonio Palmieri chiede alla Curia Vescovile di Ostuni la conclusione perentoria della causa. E la Curia stabilisce n. 1 (uno) giorno di tempo per presentare le scritture. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 95 (terza parte) *** Die 22 mensis suprascritti suprascrittus Procurator petit prout alias petijt conclusionem fieri in praesenti causa etc. et inde in processum agitatum in detta curia episcopali per causam praedittam omni meliori modo Per curiam episcopalem provisum est quod fiat prout praesenti decreto fit in praesenti causa petita conclusio in termino unius diei ad praesentandum scripturas si quas habet nec non [.?. ...] Aprilis 1619 Ioannes Mattheus miletus consultor §*§*§*§*§ Il giorno 22 del mese succitato, il suddetto Procuratore chiede, come un’altra volta chiese, che sia fatta la conclusione in ordine alla presente causa ecc., e in ordine al processo quindi dibattuto in detta Curia Vescovile sulla causa predetta. Nel migliore dei modi. Per mezzo della Curia Vescovile si provvide a che sia fatta, nella misura in cui con il presente decreto si fa, la conclusione richiesta relativa alla presente causa nel termine di un giorno per presentare le scritture; se ha le quali ed anche [.?. ...] Aprile 1619. Giovanni Matteo Mileto Consigliere

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- XXXV OSTUNI, 24 APRILE 1619 Sentenza definitiva con la quale il Vicario Generale, Paolo Veneto, dichiara legittima l'investitura del beneficiato P. Paolo Caputo, e quindi l'espedizione della connessa bolla istitutiva. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XV, pp. 207-208 Trascrizione dell'originale esistente presso la Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 96-97 *** In Dei Nomine Amen In causa vertente in hac Episcopali Curia inter Illustrem et Reverendum S.T.D. (Sacrae Theologiae Doctorem) Abb. Petrum Paulum Caputum Neapolitanum ex una, et Promotorem Fiscalem dictae Episcopalis Curiae ex altera, super institutione benefitij seu Cappellae, sub titulo S.tae Mariae de Belvedere extra moenia Terrae Carovinei de iure patronatus laicorum Baronis, utilis Domini dictae Terrae, vacantis per obitum Abb: Jo: Jeronimi de Mauro Neapolitani, ultimi Cappellani et beneficiati illius prout in processu, et actis dictae causae etc. Visis actis, et presentatione facta in personam dicti Domini Abb:. Petri Pauli a Domino Joanne Caputo utile Domino et Barone dictae Terrae, nec non edicto de super expedito contra interesse pretendentes, termino in causa dato, probationibus factis per eundem Abb: Petrum Paulum, cum fidibus productis Domini Generalis Vicarij Illus.mi, et R.mi Archiepiscopi Civitatis Neapolis, super examine ipsius de doctrina, Vita, bonis moribus, et ad omnia Ecclesiastica benefitia simplicia obtinendum idonea reperti et commendati. Viso processu in presenti causa produtcto super institutionibus Cappellanorum praeteritorum ad praesentationes dictorum Dominorum utilium et Baronum dictae Terrae ex quo constat de multiplicatis et continuatis praesentationibus, sequutis institutionibus à tempore immemorabili. Visis videndis, et consideratis considerandis per hanc nostram diffinitivam sententiam dicimus decernimus et pronunciamus dictum Dominum Abb: Petrum Paulum instituendum esse prout ipsum hac diffinitiva sententia instituimus et investimus de dicto benefitio, seu Cappella cum iuribus, honoribus, oneribus, bonis censibus, et redditibus ad dictam Cappellam spectantibus, et ipsum vel eius nomine suum legitimum Procuratorem mittendum esse in actualem, et corporalem possessionem dictae Cappellae et bonorum, et missum in illis manuteneri mandamus, prout predictus Dominus de Mauro praedecessor Cappellanus tenebat, et possidebat et proinde in personam dicti Domini Abb. Petri Pauli bullas institutoriales dicti benefitij, et Cappellae ab Ill.mo et R.mo Domino Episcopo Ostunensi expediri posse declaramus. Paulus Venetus Archipresbiter et Vicarius generalis Ostunensis. Joannes mattheus Miletus consultor Die 24 mensis Aprilis 1619 Hostunei in Episcopali Palatio pro tribunali etc. Lecta lata, et publicata fuit supraditta diffinitiva sententia per me Clericum Joannem Mattheum Baniardum Hostunensem actuarium ordinarium dictae Curia et Notarium Apostolicum in Archivio Romanae Curiae descriptum Praesentibus pro testibus D. Fran.co de Catanea, Clerico Donato Antonio de Leonardo et Clerico Lutio Turco etc. §*§*§*§*§

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Nel nome del Signore, Amen Nella causa in corso presso questa Curia Vescovile: tra l’Illustre Reverendo, Dottore in Sacra Teologia, Signor Abate Pietro Paolo Caputo di Napoli, da una parte; e il Promotore Fiscale della detta Curia Vescovile, dall’altra; sull’istituzione (o investitura) del beneficio o Cappella, intitolata a Santa Maria di Belvedere, fuori delle mura della Terra di Carovigno, di giuspatronato laico, (cioè) del Barone, utile signore di detta Terra, vacante per la morte dell’Abate Giovanni Geronimo de Mauro, napoletano, ultimo Cappellano e beneficiato di quello (beneficio) come (risulta) nel processo e agli atti di detta causa ecc.. Visti gli atti, e la presentazione fatta nella persona del detto Signor Abate Pietro Paolo dal Sig. Giovanni Caputo, utile Signore e Barone della detta Terra, e anche l’editto dall'alto espedito contro i pretendenti aventi interesse (al beneficio ecclesiastico) nel termine indicato nella causa; Viste le prove (argomentazioni) addotte per conto del medesimo Abate Pietro Paolo, prodotte con la fede (attestazione) del Sig. Vicario Generale del Molto Illustre e Molto Reverendo Archiepiscopo della Città di Napoli in merito all’esame dello stesso, trovato essere raccomandabile per dottrina, vita, buoni costumi e per ottenere ogni idoneo ecclesiastico beneficio semplice. Visto il processo (ovvero gli atti del processo) prodotto nella presente causa sull’istituzione dei cappellani passati conformemente alle presentazioni dei detti utili Signori e Baroni di detta Terra, da cui si prende atto delle molteplici e continuate presentazioni e conseguenti istituzioni, da tempo immemorabile. Visto ciò che si deve vedere, e considerato ciò che si deve considerare, per il tramite di questa nostra sentenza definitiva, decidiamo, deliberiamo e dichiariamo che il detto Signor Abate Pietro Paolo sia da istituirsi, nella misura in cui con questa nostra definitiva sentenza istituiamo e (lo) investiamo del detto beneficio o Cappella con i diritti, onori, oneri, beni, censi e redditi spettanti a detta Cappella, e lo stesso, o a suo nome il suo legittimo procuratore, sia da immettersi nell’attuale e materiale possesso di detta cappella e beni; e stabiliamo che l’immesso in tal possesso sia da mantenersi (appunto, in tale stato) come il predetto Signor de Mauro, quale predecessore Cappellano, teneva e possedeva, e pertanto dichiariamo che nella persona del detto Signor Abate Pietro Paolo possono essere espedite le bolle istitutive del detto beneficio e Cappella a cura del Molto Illustre e Molto Reverendo Signore Vescovo di Ostuni. Paolo Veneto, Archipresbitero (Arciprete) e Vicario Generale ostunese. Giovanni Matteo Mileto, consigliere. Il giorno 24 del mese di aprile 1619, in Ostuni, nel Palazzo Vescovile come tribunale ecc. La suddetta sentenza definitiva fu letta, portata e pubblicata per il mio tramite, Chierico Giovanni Matteo Bagnardo di Ostuni, attuario ordinario della detta Curia e notaio apostolico, descritto nell’Archivio della Curia Romana. Presenti, in qualità di testimoni: Don Francesco de Catanea, Chierico Donato Antonio de Leonardo Chierico Lucio Turco.

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- XXXVI ROMA, 29 NOVEMBRE 1619 OSTUNI, 15 APRILE 1620 Paolo V assolve il beneficiato Pietro Paolo Caputo da ogni sentenza ecclesiastica di scomunica, sospensione e interdetto e altresì di censura e di pena, riservando infine parte delle entrate alla Camera Apostolica Romana. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XVI, pp. 208-211 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 107-108109-110 * * * Paulus Episcopus servus servorum Dei. Dilecto filio Vicario Venerabilis fratris nostri Episcopi Ostunensis salutem et Apostolicam benedictionem. Dignum arbitramur et congruenter [In realtà: congruens], ut illis se reddat Sedes Apostolica gratiam [In realtà: gratiosa] quibus ad id propriam [In realtà: propria] virtutum merita laudabiliter suffragantur. Exibita siquidem nobis nuper pro parte Dilecti filij Petri Pauli Caputi Rectoris Ecclesiae, seu Cappellae S. Jo: Maioris nunc dicti Neapolitani [In realtà: dictae Neapolitanorum] petitio continebat et alia Ecclesia, seu Cappella S. Mariae di Belvedere, etiam nuncupate extra menia Terrae Carovinei Ostunensis Dioecesis, que de jure patronatus laicorum nobilium et Illustrium ex fundatione, vel dotatione existit nunc per obitum quondam Hieronimi de Mauro olim secundo dictae Ecclesiae seu Cappellae Rectoris extra Romanam Curiam de mense Junii proxime preterito defuncto vacante, ac illarum sic vacantem dicteque sedi minime reservatam vel affectam, praedittus Petrus Paulus à dilecto filio Jo: etiam Caputo moderno illius Patrono existente in pacifica possessione, seu quasi iuris patronati personarum idoneum [In realtà: idoneus] ad secundo dictam Ecclesiam seu Cappellam dum pro tempore vacat infra legitimum tempus presentatus, ac presentantis huiusmodi vigore in rectorem secundo dictae Ecclesiae, seu Cappellae per ordinarium loci ordinaria sua auctoritate institutus fuit possessione forsan nullatenus fructuum perceptione subsequtis, cum autem sunt eadem petitio subiungebat predittus Petrus Paulus certis ex causis dubitat presentationem et institutionem huiusmodi cum inde sequtis quibuscumque viribus non subsistere et sicut accepimus secundo dicta Ecclesia seu Cappella ad huc predicitur vacare noscatur, nos volentes eundem Petrum Paulum asserentem ex Civitate vel Diocesis Neapolis oriundus [In realtà: oriundum] existere, ac primo dictarum cum mille et ducentorum ducatorum monetae Neapolis super quibus due pensiones annue, una dictarum mille ducatorum similium et altera octuaginta scutorum monetae Romanae duabus personis Ecclesiasticis, ac S. Mariae della Strada similiter nuncupatae Beneventanae Diocesis sine cura personalem residentiam non requirentes Ecclesias seu Cappellas, cuius ducentorum ducatorum, vel scutorum similium fructus, redditus, et proventus super quibus relique pensiones annuae centum et viginti scutorum parium. Dilecto filio magnifico Jo: Baptiste Indello in utraque signatura nostra Referendario illas [pensiones quae] annuatim percipientibus Apostolica auctoritate reservatae reperiuntur secundum communem extimationem valorem annuum non

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excedunt obtinere. Apud nos de vite, ac morum honestate, aliisque probitatis et virtutum meritis multipliciter comendatum, horum intuitu favore prosequi gratiose ipsumque Petrum Paulum à quibusvis excomunicationis, suspentionis, et interdicti aliisque Ecclesiasticis sententijs, censuris, et penis à iure, vel ab homine quavis occasione, vel causa latis, si quibus quomodolibet innodatus exsistit ad effectum presentium dumtaxat consequenduum harum serie absolventes, et absolutum fore censentes discrettioni tue per Apostolica scripta mandamus, quatenus verificato prius coram ordinario, quatenus dictum jus patronatus ex fundatione, vel dotatione huiusmodi existat ut predicitur, si per diligentem examinationem eundem Petrum Paulum ad huc idoneum esse repereris super quo conscientiam tuam oneramus secundo [ad] dictam ecclesiam, seu cappellam, que etiam sine cura est, similemque residentiam non requirit ac cuius, et illi forsan annuorum fructus, redditus et proventus 24 ducatorum auri de Camera secundum extimationem valorem annuum, ut ipse Petrus Paulus etiam asserit non excedunt, sive ut predicitur sive alio quovis modo, aut ex alterius cuiuscumque persona seu per liberam resignationem dicti Hieronimi, vel cuiusvis alterius de illa extra predittam Curiam, et coram notario publico et testibus sponte factam vacet etiam si tanto tempore vacaverit, quod eius collactio iuxta Lateranensis statuta Concilij ad sedem eandem legitime devoluta existit super ea quoque inter aliquos lis cuius statum presentibus haberi volumus pro expresso pendeat indecisa, dumodo tempore dato presentium non sit in ea alicui specialiter jus quesitum cum annexis huiusmodi, ac omnibus juribus et pertinentiis suis ipsi Petro Paulo auctoritate nostra conferat [In realtà: conferas], et assignes, inducens per se, vel alium, seu alios eundem Petrum Paulum, vel Procuratorem suum eius nomine in corporalem possessionem secundo dictae ecclesiae, seu Cappellae, ac annexorum iuriumque et pertinentiarum predittarum, nec non defendes inductum amoto exinde quolibet illicito detemptore, ac faciens ipsi Petru Paulo de secundo dictae ecclesiae, seu Cappellae et annexorum eorumdem fructibus, redditibus, proventibus, iuribus, et obventionibus, ut sis integre respondere. Contradictores auctoritate nostra preditta appellatione post posita compescendo non obstantibus felicis recordationis Bonifacij Papae VIII predecessoris nostri ac alijs Apostolicis constitutionibus contrariis quibuscumque, aut si aliqui super provisionibus sibi faciendis de huiusmodi vel alijs beneficiis ecclesiasticis in illis partibus spetiales vel generales dictae sedis, aut legatorum eius Litteras impetraverint, et si per eas ad inhibitionem, reservationem et decretum, vel alias quomodolibet sit processum quibus omnibus eundem Petrum Paulum in assecutione secundo dictae ecclesiae, seu cappellae, volumus anteferri, sed nullum per hoc eis quoad assecutionem bonorum aliorun preiudicium generari, seu si venerabili fratri nostro Episcopo Ostunensi, vel quibusvis aliis communiter aut divisim ab eadem sit sede indultum, quod ad receptionem vel provisionem alicuius minime teneantur, et ad id compelli aut quod interdici, suspendi, vel excomunicari non possint, quodque de huiusmodi, vel alijs beneficijs ecclesiasticis ad eorum collationem, provisionem, presentationem, seu quamvis aliam dispositionem coniunctim vel separatim spectantibus nulli valeat provideri per literas Apostolicas non facientes plenam, et expressam, ac de verbo ad verbum de indulto huiusmodi mentionem, et qualibet alia dictae sedis indulgentia generali vel spetiali cuiuscunque tenoris existat per quam presentibus non expressam, vel totaliter non insertam effices eadem impediri valeat quomodolibet, vel differri, et de qua cuiuscumque toto tenore habenda sit in nostris Litteris mentio specialis Nos enim si dictus Petrus Paulus ad hoc repertus fuerit idoneus, ut

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predicitur ex nunc perinde irritum decernimus etiam hanc [In realtà: et inane] si secus super his à quoquam quavis auctoritate scienter, vel ignoranter contingerit attentari ac si die dato eorundem presentium preditto Petro Paulo ad id reperto idoneo de secundo dicta ecclesia, seu Cappella cum interpositione decreti huiusmodi mandavissemus provideri. Datum Romae apud S. Mariam Maiorem anno Incarnationis Dominice millesimo sexcentimo decimo nono tertio Chalendas decembris Pontificatus nostri anno quinto decimo. [.?.] expedita mense febrarii anno XV. Thomas Bertus promagistrus [.?.] expedita die 13 di 13. extat sigillum plumbeum pendens in corda canapis alba. Cartesius S. Ganottus. Die XV mensis Aprelis 1620. Ostunei presentata fuit Rerendo Domino Generali Vicario Ostunensi per Clericum Marcum Antonium Palmerium Procuratorem supplentem, et instantem nomine, et pro parte sui principalis pro exequtione etc_______ Et per dittum Reverendum Generalem Vicarium fuit scripta hac copia et obtulit etc. et perinde provisum approbantur probanda et verificantur verificanda ad finem providendis Abb. Domenicus de Presbiteris Generalis Vicarius Ostunensis et delegatus Apostolicus §*§*§*§*§ Paolo Vescovo, Servo dei servi di Dio. Al diletto figlio Vicario del Venerabile nostro fratello Vescovo di Ostuni. Salute e apostolica benedizione. Giudichiamo degno e opportuno che la Sede Apostolica si renda graziosa (cioè che può concedere grazie) nei confronti di quelli che i meriti delle virtù, a ciò consoni, lodevolmente favoriscono. La petizione, anche se a noi recentemente esibita per conto del diletto figlio Pietro Paolo Caputo, rettore della Chiesa o Cappella di San Giovanni Maggiore, ora detta dei Napoletani, comprendeva anche l’altra Chiesa o Cappella dedicata a Santa Maria di Belvedere, fuori delle mura della Terra di Carovigno, Diocesi di Ostuni; la quale del giuspatronato dei laici nobili e illustri per fondazione o dotazione, risulta, ora, per la morte del fu Geronimo de Mauro, un tempo rettore per la seconda volta della detta Chiesa o Cappella, avvenuta fuori della Curia Romana, il decorso ultimo mese di giugno, vacante per decesso, e tra quelle così vacante e per nulla riservata a detta sede o gravata. Il predetto Pietro Paolo, dal diletto figlio Giovanni parimenti Caputo, attuale patrono che si trova nel pacifico possesso, o quasi, del diritto di patronato delle persone (cioè dei laici), idoneo per la seconda volta a detta Chiesa o Cappella mentre è temporaneamente vacante, presentato entro il tempo legittimo e con l'autorità di un tale presentante, fu dall’Ordinario del luogo, con la sua ordinaria autorità, istituito per la seconda volta rettore (sacerdote responsabile di una chiesa non parrocchiale; il rettore del santuario) della detta Chiesa o cappella, poiché susseguirono e il possesso e forse in nessun modo la percezione dei frutti, quando invece ci sono, la medesima petizione aggiungeva, dubita il predetto Pietro Paolo per motivi certi che la presentazione e istituzione di tal fatta abbiano valore con qualunque Signore poi susseguito. E come realmente siamo venuti a sapere, per la seconda volta si riconosca detta chiesa o Cappella,

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sino a ora si è detto sopra, essere vacante, noi volendo che lo stesso Pietro Paolo, asserente di essere oriundo della Città o Diocesi di Napoli, mantenga: e (il possesso) delle dette (chiese o cappelle) con mille e duecento (1200) ducati di moneta napoletana, oltre a due pensioni annue a due persone ecclesiastiche: una di esse di mille (1000) ducati di simile (moneta napoletana); l’altra di ottanta (80) scudi di moneta romana; e (il possesso della chiesa) di Santa Maria della Strada similmente della nominata diocesi di Benevento, i cui frutti, redditi e proventi sono di 200 ducati o scudi di simile valore, oltre ai quali restano due pensioni annue di 120 scudi di pari valore. le quali Chiese e Cappelle sono sinecure e che non richiedono la residenza di persona. Al diletto figlio, magnifico Giovanni Battista Indello, Referendario (funzionario della Curia romana) in entrambe le nostre Segnature, che ottenga annualmente quelle (pensioni, ovvero tasse gravanti sui benefici ecclesiastici) che dall’apostolica autorità si trovano riservate ai percipienti, e che non superano il valore annuo secondo la comune estimazione. Presso di noi, in molti modi raccomandato per l’onestà della vita e dei costumi e per le altre meritorie probità e virtù, in considerazione di ciò (volendo) continuare con compiacente benevolenza, lo stesso Pietro Paolo da qualunque sentenza ecclesiastica di scomunica (condanna ecclesiastica che comporta l’esclusione dalla possibilità di ricevere e di impartire i sacramenti), di sospensione (a divinis, diritto canonico, pena che vieta al sacerdote, temporaneamente o definitivamente, di esercitare gli uffici e di celebrare la messa) e d'interdetto (in diritto canonico, censura o pena consistente nella proibizione di accostarsi agli uffici divini, a taluni sacramenti e di avere sepoltura cristiana, senza tuttavia che si interrompa la comunione con la chiesa come avviene nella scomunica), e da ogni altra ecclesiastica sentenza, censura e pena, inflitte da un tribunale o da un uomo per qualsivoglia pretesto o motivo, se in qualche modo nei quali risulti invischiato; al fine di conseguire unicamente l’effetto della presente (lettera apostolica), con questo mezzo (o documento, ovvero la serie di queste cose), assolvendo e decretando che sarà assolto. Affidiamo alla tua discrezione, per il tramite di questa apostolica scrittura, in quanto affidiamo: verificato prima davanti all’ordinario fin dove tale diritto di patronato sia per fondazione o dotazione, come si è detto sopra; se attraverso un'accurata indagine avrai trovato che il medesimo Pietro Paolo è ancora idoneo, su cui impegniamo la tua coscienza, per la seconda volta [a] detta chiesa o cappella che è anche una sinecura e non richiede, in quanto tale, la residenza (di persona), ma della quale forse i frutti, i redditi, i proventi annui non eccedono il valore annuo di 24 ducati d’oro secondo la comune estimazione della Camera, come anche lo stesso Pietro Paolo afferma; o come è detto prima o in qualsivoglia altro modo o per il ruolo di chiunque altro o per libera restituzione del detto Geronimo o di chiunque altro fuori della predetta Curia (Romana), fatta spontaneamente davanti a un pubblico notaio e a testimoni; sia vacante, e anche se per tanto tempo sarà stata vacante, poiché la sua collazione (nel dir.can., conferimento di un beneficio ecclesiastico), secondo gli statuti del Concilio Lateranense, è legittimamente devoluta alla medesima sede (apostolica), e poiché sulla quale (collazione) pende ingiudicata tra alcuni una lite (controversia giudiziaria), il cui stato vogliamo con la presente si abbia per

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definito; purché nel dato tempo della presente (lettera) uno non abbia, soprattutto in relazione a quella, il diritto richiesto con tali annessi e con ogni diritto e sue pertinenze; con la nostra autorità, che tu conferisca e assegni (chiesa, cappella, beneficio) allo stesso Pietro Paolo, immettendo direttamente o per il tramite di un altro o di altri il medesimo Pietro Paolo o, a suo nome, il suo procuratore, nel tangibile possesso, per la seconda volta, della detta chiesa o cappella, degli annessi, dei diritti e delle pertinenze predette; e anche che tu in seguito difenda l’immesso (in tale possesso) da qualsivoglia illegittimo detentore rimosso, e facendo in modo che allo stesso Pietro Paolo, tu sia in grado di rispondere integramente (in modo completo, totale) sui frutti, redditi, proventi, diritti e utili (guadagni, entrate), per la seconda volta, di detta chiesa o cappella e dei loro annessi. Reprimendo con la nostra predetta autorità i contraddittori che hanno poi presentato appello, non costituendo ostacolo le qualsivoglia costituzioni apostoliche contrarie e del nostro predecessore, Bonifacio Papa VIII, felice ricordo, e altre. O se alcuni in merito alle provvisioni da farsi per loro circa i benefici ecclesiastici di tal natura o altra, abbiano impetrato, relativamente a quelle parti, lettere generali o speciali della detta sede (apostolica) o dei suoi legati, e se per mezzo di esse (lettere) si sia pervenuti all’inibizione (il proibire d’autorità), riservazione (restrizione, limite) e decreto, o se no in qualunque modo: ai quali tutti vogliamo che sia preferito il medesimo Pietro Paolo nell’acquisizione per la seconda volta di detta chiesa o cappella; ma che non si crei a loro, perciò, nessun pregiudizio per quel che riguarda l’acquisizione di altri beni. O se al venerabile nostro fratello Vescovo di Ostuni o a qualunque altro, congiuntamente o separatamente, dalla medesima sede (apostolica) sia stato concesso di attenersi il meno possibile alla riserva o alla provvisione di qualcuno, e a ciò non possono essere obbligati; visto che non possono essere interdetti o sospesi o scomunicati, e, in merito ai benefici ecclesiastici di tal o altra natura, spettanti congiuntamente o separatamente, non valga per nessuno che si provveda alla loro collazione (conferimento di un beneficio ecclesiastico), provvisione, presentazione o a qualsivoglia altra disposizione, mediante lettere apostoliche che non fanno piena ed espressa, parola per parola (cioè alla lettera, letteralmente), menzione di tale concessione. E in ordine a qualsiasi altra indulgenza (concessione) di detta sede (apostolica), generale o speciale, di qualunque tenore sia, per quanto nella presente non espressa o non totalmente inserita, che tu faccia in modo che sia resa inaccettabile (cioè che sia vietata o proibita) o, valga in qualunque modo, che sia differita (procrastinata, rinviata) e sulla quale nelle nostre lettere si debba avere una menzione speciale con il disposto integrale di ogni cosa (di cui trattasi). Noi in verità, nel caso il detto Pietro Paolo fosse trovato a ciò idoneo, come si è detto prima, decretiamo da ora ugualmente irrito e nullo se avvenisse altrimenti, che da qualcuno con qualsivoglia autorità, scientemente o per ignoranza, si attentasse a queste cose; e soprattutto se, il dato giorno della medesima lettera, avessimo prescritto che si pensasse, con l’interposizione di tale decreto, al citato Pietro Paolo, a ciò trovato idoneo per la seconda volta riguardo a detta chiesa o cappella. Dato in Roma, presso Santa Maria Maggiore, l’anno dell’Incarnazione del Signore, 1619, il 29 novembre, il 15° anno del Nostro Pontificato – ecc.

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[.?.] espedita nel mese di febbraio, Anno 15°, Tommaso Berto promagistro ecc. [.?.] espedita il giorno 13, e proprio il g. 13. Risulta evidente il sigillo di piombo pendente in corda di canapa bianca. Cartesio S. Gannotto. Il giorno 15 aprile 1620, in Ostuni, fu presentata al Reverendo Signor Vicario Generale di Ostunese per mezzo del Chierico Marco Antonio Palmieri, procuratore supplente e instante (ovvero persona che presenta un’istanza) per conto del suo principale per l'esecuzione ecc. E per mezzo del detto Reverendo Vicario Generale fu scritta la suddetta copia e mostrata ecc. e similmente fu provveduto questo: che si provino ciò che deve essere provato, e si verifichino ciò che deve essere verificato allo scopo di prendere i dovuti provvedimenti. Abate Domenico de Presbiteris, Vicario Generale di Ostuni, e delegato Apostolico *** Resignatio (Resignazione): "La Resignazione è l'abdicazione e rinunzia di un ufficio o di un benefizio fatta da quello che n'è titolato. La resignazione d'un benefizio in particolare è la rinunzia volontaria che si fa nelle mani del superiore avente il diritto di riceverla, o di autorizzarla". Da: Dizionario del diritto comune e Veneto, Volume 2 - Marco Ferro - Google Libri

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- XXXVII NAPOLI, 24 LUGLIO 1620 Procura con la quale Pietro Paolo Caputo conferisce a Marco Antonio Palmieri pieni poteri nella causa d'investitura, e nella presa di possesso del Beneficio di Belvedere. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XVII, pp. 211212 Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 98-99 *** In Nomine Domini Amen. Praesente publico procurationis Instrumento cunctis pateat quod Anno a Nativitate D. N. Jesu Christi Millesimo Sexcentesimo vigesimo Indictione tertia die vero vigesimo quarto Mensis Julij Pontificatus Serenissimi in Christo Patris et D. N. D. Pauli divina providentia Papae Quinti Anno 16°. In mei Notarij publici, testiumque infrascriptorum ad haec specialiter vocatus, habitus, et rogatus, praesentia praesens et publice Constitutus Admodum R.dus D. Petrus Paulus Caputus S.T. et U.I. Doctor Abbas S.ti Ioannis Maioris Neapolis mihi Notario notus sponte omni meliori modo etc. citra revocationem fecit eius Procuratorem etc. Admodum R.dum D. Marcum Antonium Palmerium Commorantem in Civitate Ostunensi absentem tamquam praesentem ad ipsius domini Constituentis nomine et pro eo coram Admodum Ill. et R.mo D. Episcopo Ostunensi, sive eius Vicario generali, vel quavis alia persona ad infrascripta facultatem habente comparens, et praesentandus bullas apostolicas beneficij S.tae Mariae de Belvedere existentis in territorio Terrae Carovinei Ostunensis diocesis cum potestate relaxandi copiam praedictarum bullarum, vel ratificans praesentationem bullarum forsan factam et exequtionem praedittarum bullarum petens et obtinens ut generalia et singula alia circa praedicta necessaria et oportuna faciens, gerens, et exercendo, et insuper possessionem ob capitulum dicti beneficij Continuans, et quo est opus si denuo, capiens et apprehendendus et quoscunque actus possessionis verum possessionum denotantes faciendus cum protestatione quod recessus non intendit illam dimittere, et relaxare, sed animo, et corpore magis continuans nec non locans affictans, et emendando bona dicti beneficij personae seu personis, corpore et Corporibus, ac cum pretio et pretijs sibi benevisis prout de iure ipse dictus Constituens facere posset, et generaliter ut alia, et singula faciens prout ipse dominus Constituens potest, in publicum interessem cum clara amplissima ac litis, et potestate substituendi unum vel plures procuratorem seu procuratores cum simili, vel limitata potestate, Promittens etc. relevans etc rogans me eundem Notarium pubblicum infrascriptum, ut unum vel plura publicum, sive publica traderem atque conficerem Instrumentum seu instrumenta prout opus fuerit et requisitus ero. Acta haec Neapolis in Curia Archiepiscopali praesentibus ibidem Ill. D. Vincentio de leonem et Joseffo Crisomio, et de moNastero Neapolitano testibus ad infra omnia et singula vocatis habitis specialiter ut supra rogatis. [SIGILLO DEL NOTAIO] Ego Salvator Amadorius Rev.s publicus Apostolica auctoritate Notarius et in Reverenda Curia descriptus Curiaeque Archiepiscopalis Neapolitanae Ordi

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narius scriba praesens publicum instrumentum procurationis Subscripsi et publicavi etc. §*§*§*§*§ Nel nome del Signore, Amen. Col presente pubblico istrumento (atto notarile) di procura, sia a tutti chiaro che: - l’anno 1620, dalla natività di Nostro Signore Gesù Cristo, - il 3° anno indizionale, - proprio il giorno 24 del mese di Luglio, - e il 16° anno del Pontificato del Santissimo in Cristo, Padre e Nostro Signore, Paolo V, Papa per divina provvidenza; - alla presenza di me Notaio Pubblico e degli infrascritti testi, per queste cose specialmente chiamato, avuto (quindi presente) e rogato, presente e pubblicamente costituito (è) il Molto Reverendo Sig. Pietro Paolo Caputo, Dottore in Sacra Teologia e in Entrambe le leggi (canonica e civile), abate della Chiesa di San Giovanni Maggiore di Napoli, noto a me Notaio. Spontaneamente e nel migliore dei modi ecc. senza revocazione (impugnazione straordinaria di sentenze civili, anche inappellabili, quando sopraggiunge la conoscenza di fatti che avrebbero determinato una decisione diversa) ecc., fece suo procuratore ecc. il Molto Reverendo Don Marco Antonio Palmieri, dimorante nella Città di Ostuni, assente e tuttavia presente. Questi, a nome dello stesso Signore Costituente e per esso, ha il potere di comparire al cospetto del Molto Illustre e Molto Reverendo Sig. Vescovo di Ostuni o del suo Vicario Generale o di qualsivoglia altra persona che abbia autorità in ordine alle cose infrascritte, e di presentare la bolla apostolica del Beneficio di Santa Maria di Belvedere esistente nel territorio della Terra di Carovigno, Diocesi di Ostuni, con la facoltà di rilasciare copia della predetta bolla. Egli ha altresì il potere di ratificare la presentazione della bolla eventualmente fatta; di richiedere e ottenere l’esecuzione della predetta bolla; di fare ed eseguire, esercendo, come le generali e le singole, le altre, a proposito delle predette cose, necessarie e opportune; e di persistere sopra il possesso di detto beneficio contro il Capitolo e, dove occorre se di nuovo, di occupare e prendendo possesso e di fare qualsiasi atto di possessione denotante la vera proprietà (ovvero le funzioni alle quali le possessioni alludono) unitamente alla protestazione (dichiarazione pubblica e solenne, asserzione esplicita e convinta riguardo a uno stato di cose, a una propria volontà ecc.) che l'allontanamento non significa quella lasciare o rifiutare, bensì prolungare di più con la mente e con il corpo. (E ha infine il potere di) di locare, affittare, migliorando, i beni di detto beneficio a persona o persone, a corpo o a più corpi, e a un prezzo o a prezzi a sé benvisi, come de iure (a buon diritto) lo stesso detto costituente potrebbe fare, e di fare in generale come le altre e singole per quanto può lo stesso Sig. Costituente, nel pubblico interesse, con la chiara e la più ampia potestà sia di (muovere) lite sia di sostituire uno o più, procuratore o procuratori, con simile o limitata potestà. Promettendo ecc., rilevando ecc., rogando me medesimo, Notaio pubblico infrascritto, affinché uno o più, istrumento o istrumenti, pubblico o pubblici, tramandassi (ai posteri) e producessi nella misura in cui sarà necessario e mi sarà richiesto. Queste sono state redatte in Napoli, presso la Curia Arcivescovile, ivi presenti: Don Vincenzo de Leone e Giuseppe Crisomio, (entrambi provenienti) dal Monastero di Napoli, in qualità di testimoni alle cose infrascritte, tutte e singole, chiamati, avuti, particolarmente, come sopra, rogati.

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[Nella parte inferiore destra, il simbolo del notaio: triangolo equilatero inscritto in un cerchio, a sua volta, inscritto in un quadrato, avente in alto la dicitura “SEMPER IN CENTRO”, e in basso “S · A”] Io Salvatore Amadori, Reverendo, pubblico notaio per autorità apostolica, e descritto nella Rev. Curia, e della Curia Arcivescovile di Napoli Ordinario Scrivano, il presente pubblico istrumento di procurazione, sottoscrissi e pubblicai ecc.

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- XXXVIII OSTUNI, 12 DICEMBRE 1620 Marco Antonio Palmieri si presenta presso il competente ufficio della Curia Vescovile di Ostuni e, in virtù della procura conferitagli, sostituisce il procuratore Donato Antonio De Leonardo. Infine chiede l'esecuzione delle bolle contenute nella procura di cui trattasi. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 100-101 *** Die 12 mensis decembris 1620. ostunei praesentata in episcopali Curia per Clericum Marcum Antonium Palmerium etc. Eodem die penes atta episcopalis Curiae praedittae costitutus suprascrittus Admodum [Reverendus] Marcus Antonius sponte iureque potestatis sibi attributae in suprascritta procurattione substituit etc. Clericum Donatum Antonium de leonardo absentem etc. et cum eadem potestate sibi attributa pro exequuttionem bullarum contentarum in ditta procurattione promittens etc. habere gratum etc. omne totum etc. et iuravit Ita est hoc Marselia actuarius (f. 101) Procurattio Rev.di Abb. Petri Pauli Caputi §*§*§*§*§ Il giorno 12 del mese di dicembre 1620. Ostuni, presentata nella Curia Vescovile per mezzo del Chierico Marco Antonio Palmieri ecc. Il medesimo giorno, presso il competente ufficio della Curia Vescovile predetta, si è costituito il suddetto Molto Rev. Marco Antonio, spontaneamente e in virtù del diritto di potestà attribuitogli nella suddetta procura, sostituisce (cioè: prende il posto) ecc. il Chierico Donato Antonio De Leonardo, assente e con il medesimo potere attribuitogli, per l'esecuzione delle bolle contenute in detta procura ecc. promettendo ecc. di avere grato ecc. tutto (quello che sarà ...) ecc., e giurò. Così è questo. Marseglia attuario Procura del Rev. Abate Pietro Paolo Caputo

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- XXXIX OSTUNI, 23 DICEMBRE 1620 Il Procuratore del beneficiato Pietro Paolo Caputo dimostra articolatamente il possesso da parte del suo principale dei requisiti richiesti per l'investitura del beneficio di Belvedere. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XVIII, pp. 212213 Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 102-103 *** Die 23 decembris 1620 Ostunei praesentati per Clericum Marcum Antonium de Leonardo Procuratorem Verificanda et probanda in Curia Episcopali Ostunensi pro parte Ill.ris et Reverendissimi Domini Petri Pauli Caputi pro exequtione Bullae Apostolicae per ipsum praesentatae. Imprimis come la Chiesa sub titulo S. Mariae di Belvedere in detta Bulla Apostolica espressa è de iure patronatus ex fundatione vel dotatione delli Baroni della Terra di Carovigno alli quali spettò et spetta il jus praesentandi di detta Chiesa, come appare per processo fabricato in essa Corte Vescovile ad instantiam di Gio: Geronimo di Mauro ultimo possessore di detta Chiesa, è reprodutto da esso S.r Abb. Pietro Paolo Caputo nel processo formato à sua instantia à fine della sua institutione per morte di detto di Mauro, quale in vim probationis de novo si reproduce. Item, come detti Baroni da più di 100 anni in qua hanno praesentato et sono in quasi possessione praesentandi li Cappellani in detta Chiesa, e così sono stati, et sono in quasi possessione praesentandi per moltiplicati praesentandi secutis institutionibus, come appare per detto processo, quale si produce in vim probationis. Item come il detto S.r Abb. Pietro Paulo è persona idonea, et qualificata per poter tenere detta Chiesa et altra qualsivoglia maggiore, come appare per fede del Vicario di Napoli che si presenta in detto processo et si riproduce in vim probationis oltra che notoriamente è conosciuto per tale da Monsignore Vescovo, e suo Vicario, e per tale è tenuto, e stimato. Item come detta chiesa di S. Maria di Belvedere è semplice sine cura et residentiam non requirit come da detto processo appare etc., et l’annui frutti, et rendita d’essa Chiesa non eccedeno 24. ducati d’oro di Camera come appare da l’instrumento d’affitto che si produce. Item come detta chiesa vacò per morte del quondam D. Geronimo di Mauro, [avvenuta il giorno 8 del mese] di febraro dell’anno prossimo passato 1619 in Napoli, et [sepolto] nella Chiesa di S. Laurentio appare per fede produtta, in detto processo. Item come detto S.r Abb. Caputo e stato praesentato à detta chiesa dal Sig.r Gio: Caputo ultimo Barone di detta Terra di Carovigno al qual spettava il jus praesentandi di detta Chiesa di S. M.a di Belvedere appare provato per il suddetto processo, che come si è detto in vim probationis si produce. Item come stante le cose predette per li quali appareno verificati li requisiti della Bulla Apostolica, deve il S.r Vicario Generale delegato auctoritate Apostolica à S. Sig.ria comessa di novo conferire detta Chiesa di S. Maria di Belvedere à detto Sig. Abb. Pietro Paulo Caputi, con farli le provisioni necessarie, et darli il

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possesso servata la forma di essa Bolla. Item haec, et alia etc. non se astringens etc deducens etc. §*§*§*§*§ Il 23 dicembre 1620, in Ostuni, presentati per mezzo del Chierico Marco Antonio De Leonardo, procuratore, (gli articoli concernenti) ciò che deve essere verificato e provato nella Curia Vescovile di Ostuni per conto dell’Illustre e Molto Reverendo Sig. Pietro Paolo Caputo ai fini dell’esecuzione della Bolla Apostolica da esso stesso presentata. Anzitutto come la Chiesa, dedicata a S. Maria di Belvedere, in tale Bolla Apostolica, viene rappresentata come di giuspatronato per fondazione o dotazione dei Baroni della Terra di Carovigno, ai quali spettò, e spetta, il diritto di presentazione a detta Chiesa, come si evince dal processo aperto in codesta Corte Vescovile a istanza di Giovanni Geronimo de Mauro, ultimo possessore di detta Chiesa; viene riprodotto dallo stesso Abate Pietro Paolo Caputo nel processo aperto su sua richiesta per la sua istituzione, stante la morte del suddetto Di Mauro; a titolo di prova viene nuovamente riprodotto. Parimenti come i detti Baroni da più di 100 anni in qua (cioè: fino ad oggi) hanno presentato e sono non altrimenti che nel diritto di presentare i Cappellani a detta Chiesa, e così sono stati, e sono, come nel diritto di presentare in virtù delle numerose presentazioni e successive istituzioni, come si evince da detto processo, che si riproduce a titolo di prova. Parimenti come il detto Signor Abate Pietro Paolo Caputo è persona idonea e qualificata per tenere detta Chiesa e qualsivoglia altra di maggiore (prestigio, importanza, o d’ordine superiore), come si evince dalla fede (attestato, certificato) del Vicario di Napoli che si presenta in detto processo e si riproduce a titolo di prova, oltre che notoriamente conosciuto per tale dal Monsignor Vescovo e dal suo Vicario, e come tale è tenuto e stimato. Parimenti come detta Chiesa di S. Maria di Belvedere è (beneficio) semplice, sinecura, e non richiede residenza, come si evince da detto processo, e i frutti annui e la rendita di tale Chiesa non eccedono 24 ducati d’oro (secondo l’estimazione della) Camera apostolica, come risulta dall’atto di affitto che si riproduce. Parimenti come detta Chiesa risultò vacante a causa della morte del fu Sig. Geronimo di Mauro, avvenuta il giorno 8 febbraio 1619 in Napoli, ed è sepolto nella Cappella di famiglia dei “de Mauro” nella Chiesa di S. Laurenzio; risulta tramite fede prodotta in detto processo. Parimenti come detto Sig.r Abate Caputo è stato presentato a detta Chiesa dal Signor Giovanni Caputo, ultimo Barone di detta Terra di Carovigno, al quale spettava il diritto di presentazione a detta Chiesa di S. Maria di Belvedere; risulta provato per il suddetto processo, come si è detto; a titolo di prova, si riproduce. Parimenti come, stante quanto predetto per cui risultano verificati i requisiti della Bolla Apostolica, deve il detto Signor Vicario Generale, delegato dall'Autorità Apostolica a Sua Signoria commessa (delegata), di nuovo conferire detta Chiesa di S. Maria di Belvedere al detto Signore Abate Pietro Paolo Caputo, compiendo in suo favore le necessarie provvisioni e dandogli il possesso, osservando la forma della Bolla (il disposto della Bolla; cioè: adempiendo ciò che in essa viene ordinato e prescritto). Parimenti queste e altre ecc., senza abbreviare o sottrarre ecc.

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- XL OSTUNI, 11 GENNAIO 1621 Citazione del procuratore del beneficiato Pietro Paolo Caputo e del promotore fiscale della Curia. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 104 *** De citatione fatta per subscrittum admodum Reverendum Dominum Generalem Vicarium Ostunensem delegatum apostolicum etc.. Per unum citentur etc subscritti quatenus adprime compareant cum eorum avocatis et procuratoribus coram ditto admodum Reverendo Domino delegato ad dicendum quicquid ore tenus vel in scriptis in Iure vel in fatto ad [.?.] exequuttione retroscrittarum bullarum apostolicarum et in eodem termino cum continuattione compareant ad audienda providenda provisione facienda pro exequuttione preditta citentur aliter etc. quod etc. Datum in episcopali palatio ostunei die 11 Ianuarij 1621 Citandi - Il Clerico Donato Antonio De leonardo procuratore del detto Abb. Pietro Paulo Caputi - il Promotore fiscale della Corte Vescovale d’ostuni Die quo supra Clericus Joe Lepulo serviens retulit citasse supraditti de persona inde et ad fidem etc. Ita est hoc Notarius §*§*§*§*§ Della citazione fatta per mezzo sottoscritto Molto Reverendo Signore Vicario Generale, Delegato Apostolico di Ostuni Singolarmente siano citati i sottoscritti affinché compaiano soprattutto con i loro assistenti e procuratori al cospetto del detto Molto Reverendo Signore Delegato per dire qualsiasi cosa solo a voce o per iscritto, sia dal punto di vista del diritto che del fatto, [.?.] riguardo all'esecuzione della retroscritta bolla apostolica, e nel medesimo termine senza interruzione compaiano per sentire, in ordine alla provvisione da predisporsi, le cose da farsi. Per la predetta esecuzione siano altrimenti citati ecc. perché ecc. Dato nel Palazzo Vescovile di Ostuni, il giorno 11 Gennaio 1621 Da citare Il Chierico Donato Antonio De Leonardo Procuratore dell’Abate Pietro Paolo Caputo Il Promotore fiscale della Corte Vescovile di Ostuni Il giorno di cui sopra, il Chierico Giovanni Lepulo, serviente, riferì di aver citato i suddetti di persona, indi e in fede ecc. Così è questo. Notaio

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- XLI OSTUNI, 4 FEBBRAIO 1621 Contratto di locazione dei beni del Beneficio di Belvedere tra il procuratore del beneficiato Pietro Paolo Caputo e i procuratori del Capitolo di Carovigno. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S.Maria di Belvedere, XIX, pp. 213-214 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 106 *** Die 4 febr. 1621. Ostunei praesentata coram Reverendo Vicario Ostunensi per Notarium Donatum Anonium de Leonardo procuratorem ut ex actis. Omnibus, et singulis praesentis seriem visuris fateor Ego Notarius Joannes Laurentius Marselia ostunens qualiter de anno proximo praeterito et proprie sub die septimo mensis februarij, 3.ae Indictionis 1620, in publico testimonio costitutus Clericus Marcus Ant. Palmerius de Ostuneo legitimus procurator Reverendi S.T.D. Abb. Petri Pauli Caputi de Neapoli benefitiati Ecclesiae S.ae Mariae del Belvedere sitae in territorio Carovinei Ostunensis Diocesis, ac illius bonorum sicut ad conventionem devenit cum Reverendo Capitulo terrae predittae Carovinei intervenientibus pro eo Reverendo Domino Antonio Sacco Cantore et Domino Francisco Caliulo procuratoribus eiusdem Reverendi Capituli locavit, et ad annuam locattionem, seu affittum deddit, et cessit ditto Reverendo Capitulo, et pro eo dittis procuratoribus, bona omnia Ecclesiae predittae sita in territorio dittae Terrae consistentia in terris seminatoriis, et maclosis, in possessionibus olivarum, iardenis, cisternis, domo, apotecis, et aliis diversis membris per annos tres continuos decurrendos et computandos in ea conventione inter eos habita à praeditto die seu anni 1619 et finiendos in die ultimo mensis Agusti 1622. Et hoc pro ducatis centum et quinque monetae actualis huius Regni Neapolis si licet ad rattionem ducatorum triginta quinque pro quolibet anno, quos annuos ducatos triginta quinque durante dicto triennio ditti conductores promiserunt solvere eidem Reverendo benefitiato Abb. Petro Paulo Caputo risico, periculo, sumptibus, et expensis ipsius Reverendi Capituli in Civitate Neapolis in duabus vicibus cum pattis rescissoris et aliis clausulis in similibus solitis pro instrumento mediante rogato manu mei Notarij sub ditto die et anno ad quod etc.. In quorum fidem et testimonium praesentem propria manu scripsi, et solito signo signavi rogatus. Datum Ostunei die 4 feb. 1621. 4.ae Indictionis. (L.S. Notarij) Donato Antonio De Leonardo §*§*§*§*§ Il giorno 4 febbraio 1621. In Ostuni, presentata alla presenza del Reverendo Vicario di Ostuni per mezzo del Notaio Donato Antonio de Leonardo, procuratore, come acquisito agli atti. A tutti e ai singoli che vedranno la serie della presente, io, Notaio Giovanni Lorenzo Marseglia di Ostuni, faccio conoscere come, sin dalll'inizio del decorso ultimo anno, e proprio il giorno 7 febbraio 1620, Terza Indizione, nella forma della testimonianza pubblica si è costituito il Chierico Marco Antonio Pal

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mieri di Ostuni, procuratore del Reverendo, Dottore in Sacra Teologia, Abate Pietro Paolo Caputo di Napoli, beneficiato della Chiesa di Santa Maria di Belvedere, sita in territorio di Carovigno, diocesi di Ostuni, e dei beni di quel (beneficio), come effettivamente pervenne alla convenzione (accordo, patto) con il Reverendo Capitolo della predetta Terra di Carovigno. A coloro che intervengono per esso (Capitolo), i Reverendi Donn’Antonio Sacco, Cantore, e Don Francesco Caliulo, procuratori del medesimo Reverendo Capitolo, dette in locazione, e in locazione annua o in affitto, e cedette al detto Reverendo Capitolo, e per esso ai detti procuratori, tutti i beni della Chiesa predetta, sita nel territorio di detta Terra, consistenti in terreni seminativi, in possedimenti di olivi, giardini, cisterne, case, botteghe, e altri diversi membri per 3 anni consecutivi a decorrere, e computando nella detta convenzione tra essi stipulata, dal predetto giorno o anno 1619 e terminando l’ultimo giorno del mese di Agosto 1622. E questo per ducati 105 di moneta attuale del Regno di Napoli, se si può in ragione di 35 ducati per ciascun anno, i quali annui 35 ducati, nel corso del detto triennio, i detti conduttori promisero di pagare al medesimo Reverendo beneficiato, Abate Pietro Paolo Caputo, a (loro) rischio e pericolo, con assunzione delle spese a carico dello stesso Reverendo Capitolo, nella Città di Napoli in due volte, con patti di rescissione e altre clausole di cui ai similari ordinari negozi (giuridici) secondo l'istrumento rogato di propria mano da me Notaio, il suddetto giorno e anno di cui sopra, ecc. In fede e testimonianza di quanto sopra detto, scrissi la presente di propria mano, e con il solito segno segnai, (così) richiesto. Dato in Ostuni, li 4 febbraio 1621. Quarta Indizione. (L.S. del Notaio Donato Antonio De Leonardo)

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- XLII OSTUNI, 5 FEBBRAIO 1621 Decreto definitivo emesso, nel Palazzo della Curia Vescovile di Ostuni, dal Vicario Generale e Delegato Apostolico sulla immissione del beneficiato, Pietro Paolo Caputo, nel pieno possesso del beneficio di Belvedere. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 110 sub-111112 *** In Domini nomine Amen In Causa exequtionis presentis bullae apostolicae mandati de providendo ad instantiam Illustris et admodum Reverendi Domini Abb. Petri Pauli Caputi [.?.] in [palatio Curiae] episcopalis et personaliter nominati pro collattione, et assignattione in eius persona ecclesie seu benefitij simplicis, et sine cura sub titulo S.te Marie de Belvedere prout in ipsa Bulla etc. Nos Abb. Domenicus de Presbiteris U.I.D., Vicarius generalis ostunensis et delegatus apostolicus Visa Bulla, et in forma ac processu et produtta pro verificattione contentorum in bulla preditta dicimus et declaramus fuisse, et esse verificata ea que in bulla ipsa mandatur verificari, ipsum Abb. Petrum Paulum idoneum esse quare Ecclesiam ipsam sive benefitium S.te Marie de Belvedere fore, et esse eidem Domino Abb. Petro Paulo conferendam et assignandam prout presente decreto deffinitivo et Statutione apostolica auctoritate quavisque eiusdem bulle fungimur conferimus et assignamus in omnibus eius bonis stabilibus et mobilibus iuridibus redditibus et obventionibus universis ac cum omnibus iuribus et attributionibus annexis et connexis ad dittam ecclesiam spettantibus et pertinentibus prout et modo et forma quibus ex ipsa bulla mandatur provideri cum clausulis condittionibus in ipsamet bulla contentis et propterea eundem ipsum D. Abb. Petrum Paulum fore et esse inducendum in possessionem ipsius Ecclesiae prout inducimus committemus omnibus et singulis canonicis singulis sacerdotibus nostrae Cathedralis et diocesi ac tabellionibus quibusqumque quatenus quilibet ipsorum requisitus eum D. Abb. Petrum Paulum vel Procuratorem suum tenore presentis decreti et provisionis nomine nostrum eadem apostolica autoritate in reale, attuale et corporale possessione eiusdem Ecclesiae et bonorum immittat ponat et inducat inductumque manuteneat et defendat amoto exinde quolibet illicito detemptore contradittores eadem autoritate apostolica post posita appellatione compescendo, non obstantibus iis que in bulla ipsa S.D.N. mandat non obstare atque ita dicimus, declaramus, et decernemus, conferimus, assignamus et providemus Hoc omni meliori modo etc. Datum in episcopali Palatio Ostunensi sub die quinto mensis febrarij anno Domini 1621. Pontificatus SS.mi in Christo Patris et D.N.D. Pauli Divina Providentia Pape V. anno16 feliciter amen Abb. Domenicus de Presbiteris Generalis Vicarius Ostunens et delegatus apostolicus §*§*§*§*§ Nel nome del Signore, Amen

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Nella causa dell'esecuzione della presente Bolla apostolica, incaricati di provvedere, a istanza dell’Ill. e molto Reverendo Signore Abate Pietro Paolo Caputo, [.?.] nel palazzo della Curia Vescovile, e personalmente nominati per la collazione e assegnazione nella sua persona della chiesa o beneficio semplice, e sinecura, sotto il titolo di Santa Maria di Belvedere per quanto nella stessa Bolla ecc.; Noi, Abate Domenico de Presbiteris U.I.D. (Dottore in entrambe le leggi, canonica e civile) Vicario Generale di Ostuni, e delegato Apostolico; Vista la bolla, e per quanto attiene alla forma e anche al processo, e prodotta (cioè presentata) per la verifica di quanto contenuto nella predetta bolla; diciamo e dichiariamo: che sono state, e sono, verificate quelle cose che nella bolla stessa si comanda che siano verificate; che lo stesso Abate Pietro Paolo è idoneo, per cui la stessa Chiesa o beneficio di Santa Maria di Belvedere sarà, ed è, da conferirsi e assegnarsi al medesimo Signore Abate Pietro Paolo. Nella misura in cui adempiamo con il presente decreto definitivo e statuizione (il fatto dello stabilire, affermazione di un diritto posta dall'autorità), con l’apostolica autorità e con qualsivoglia (autorità) della medesima bolla, conferiamo e assegniamo, in relazione a ogni suo bene mobile e immobile, diritti, redditi, proventi tutti senza eccezioni e con tutti i diritti e attribuzioni, annessi e connessi, a detta chiesa spettanti e pertinenti; nella misura in cui (provvediamo), e nel modo e nella forma, per mezzo dei quali, dalla stessa bolla si comanda che si provveda, con le clausole e condizioni nella stessa bolla contenute; e perciò il medesimo, per l’appunto, Signore Abate Pietro Paolo sarà, ed è, da immettersi, come immettiamo, nel possesso della stessa Chiesa. Affidiamo a tutti e ai singoli canonici e sacerdoti della nostra Cattedrale e diocesi e a qualsivoglia tabellione (colui che aveva l'incarico di redigere e conservare gli atti giudiziali e privati; notaio), fin dove a qualsivoglia degli stessi richiesto: di immetterlo, il Signore Abate Pietro Paolo o il suo procuratore, con il tenore del presente decreto e provvisione, a nome nostro, con la stessa apostolica autorità, nel reale, attuale e corporale possesso della medesima Chiesa e dei beni; di porre e mantenere l’immesso in tale possesso e di difenderlo da qualsivoglia illegittimo detentore poi rimosso. Reprimendo coloro che si oppongono ricorrendo dopo in appello, non costituendo ostacolo tutte quelle cose che nella stessa bolla il Santo Signore Nostro prescrive che non ostano; e così diciamo, dichiariamo e deliberiamo, conferiamo, assegniamo e provvediamo. Questo in ogni miglior modo. Dato nel Palazzo Vescovile di Ostuni, il giorno 5 del mese di febbraio, nell’anno del Signore 1621. Il 16° anno del Pontificato del Santissimo in Cristo, Padre e Signore Nostro, Signore Paolo, per divina provvidenza, Papa V. Felicemente, amen. Abate Domenico de Presbiteris, Vicario Generale di Ostuni, e delegato apostolico.

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- XLIII CAROVIGNO, 24 AGOSTO 1642 Investigazione sulla diceria del ritrovamento di un tesoro a Belvedere. Trascrizione, traduzione e rielaborazione dell'originale esistente presso l'Archivio di Stato di Brindisi. Inventario del Fondo notarile di Carovigno. Vol. 14, Notaio Scatigna Giovanni. Anno 1642 (N° CARTE: 27 - N° ATTI: 18 - FOGLIO: c. 14 v, 15). *** [In margine sx: Deposittio pro Horatio Mezzacapo] Die vigesimo quarto mensis Agusti sextae Indictionis millesimo sexcentesimo quatragentesimo secundo Carovinei, mediante accessu fatto ad Conventum S.ta Maria Montis Carmeli intus cameram ditti Conventus cum praesentia et intervento Magnifici Viti Stefani profilo Capitani dicte Terra ubi invenimus Horatium mediacapo eiusdem terra iacentem in lecto et ad interrogationem sibi factam per dictum Magnificum Capitanum dicendoli e sequidandolo che da lui si sia sparsa voce publica che dentro la Chiesa di S.ta Maria di Belvedere si sia ritrovato un tesoro, da chi l'have inteso e come possa tal fatto, che deponga la verità per extensum e che sorte di tesoro sia stato, chi siano stati li testimonij, per esaminarsi acciò se ne possa dare relatione in camera ò dove altro sara necessario, disse: Io non ho sparso tal voce ne sò chi l’habia ritrovato ne sò che sorte di tesoro sia, ma l’ho inteso avanti le carceri di questa terra dove mi ritrovava carcerato haverà da otto giorni incirca dal Reverendo D. Antonio Sacco Cantore di questa Terra il quale rifereva che si diceva publicamente in ostuni che a S.ta Maria di Belvedere il Sig. Agustino serra habia ritrovato un tesoro in detto loco, e questo e quello che io ne sò ne l’ho inteso da altro. a ché iuravit tactis scripturis medio iuramento sibi delato per dictum Magnificum Capitanum del quali atto ne siamo stati rechiesti da Gio: di Donato Caliulo baglivo che se n’haviesse fatto publico atto per futura cautela et indennità di chi spetta o potria spettare in futurum requirens etc. [.?.] etc. Presentibus Judice Antonio de perna Regio ad contractus de Carovineo, et Vito Iosepho serro, Ottaviano Carlucci, Ioanne Saponaro de Carovineo, et Franc.co Antonio Leo de terra Sancti Viti etc.. §*§*§*§*§ [In margine sinistro: Deposizione a difesa di Orazio Mezzacapo] Il 24 Agosto 1642, Anno indizionale sesto, in Carovigno, entrati nel Convento di Santa Maria del Monte Carmelo, dentro una camera dello stesso Convento, con la presenza e l’intervento del Magnifico Vito Stefano Profilo, Capitano della stessa Terra, troviamo, giacente nel letto, Orazio Mezzacapo della stessa Terra, il quale, interrogato dal Magnifico Capitano che persistentemente gli diceva: - che lui avesse sparso pubblicamente la voce - che dentro la Chiesa di Santa Maria di Belvedere fosse stato trovato un tesoro; - da chi l’avesse inteso, e come possa (aver inteso) tal fatto; - che deponesse la verità per esteso (cioè in modo esauriente); - e che sorta di tesoro fosse stato; - chi fossero stati i testimoni; - e questo al fine di fare una precisa relazione su quanto detto, o nella stessa camera o in qualsiasi altro luogo dove sarà necessario,

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così ripose: “Io non ho sparso tale voce, né so chi l’abbia ritrovato, né so che sorta di tesoro sia, ma l’ho inteso davanti alle carceri di questa Terra, dove mi ritrovavo carcerato, circa 8 giorni fa, dal Reverendo Don Antonio Sacco, Cantore di questa Terra, il quale riferiva che in Ostuni si diceva pubblicamente che a Santa Maria di Belvedere, il Sig. Agostino Serra avesse trovato un tesoro in detto luogo, e questo è quello che io ne so, e né l’ho inteso da altri”. Detto questo, giurò di dire la verità, ponendo le mani sulle sacre scritture, mediante giuramento da sé reso al Magnifico Signor Capitano. In merito a ciò, il balivo (cioè l’ufficiale che rendeva giustizia in nome del re o di un signore) Giovanni di Donato Caliulo ha richiesto a noi la redazione di un atto pubblico per la futura cautela e indennità di colui al quale spetta o potrebbe spettare, nel tempo che verrà. Cercando ecc. [.?.] ecc.. Presenti: Antonio de Perna, Giudice Regio a contratto di Carovigno, Vito Giuseppe Serro, Ottaviano Carlucci, Giovanni Saponaro di Carovigno, e Francesco Antonio Leo della Terra di San Vito.

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- XLIV OSTUNI, (Indicativamente) LUGLIO-AGOSTO 1656 Articolato presentato presso la Curia di Ostuni da Andrea Barretta prescelto dal Barone di Carovigno, Scipione Costaguti, per la Chiesa o Cappella di Belvedere. Trascrizione e traduzione dell'originale presente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 3-4 *** Quae summaria [fuit] presentata in episcopali curia [ostunensi] [per] Andream Barrettam Terrae Carovinei in causa [confirmationis et] institutionis Cappellae seu Ecclesiae Sanctae Mariae nuncupatae de belvedere sitae in territorio eiusdem terrae presentatum per Illustrem et Reverendum Scipionem Costaguti Arc[hiepiscopum] Cartaginensem et [baronem] eiusdem terrae vacantis per obitum quondam Joannis maria de amico ultimi et inmediati cappellani non se astringens etc. isto etc. [1] In primis etc. Item pone etc come la predetta chiesa seu cappella nominata Santa Maria di Belvedere costruita nel territorio di Carovignio in loco detto Locala è et è stata sempre de iure patronatus laicorum spettante alli baroni di essa terra come appare dalli processi fabricati in vacanze diverse di cappellani et presentati che si producono in vim probationis quod fuit etc. [2] Item come la chiesa predetta fuit edificata et fundata dal quondam Gio Gasparo de loffreda olim Barone di detta terrae et dal quondam pierro loffreda suo nipote l'anno 1500 1501 cum la condizione che fosse in perpetuo de iure patronatus delli suoi descendenti Baroni di essa terra et loro successori come appare dall [anzidetto] processo quod fuit etc. 3 Item Come per il tempo che furono baroni di detta terra di Carovigno li Sig. della famiglia loffreda sempre presentarono quando [occorreva] vacanza li cappellani per la chiesa di Santa Maria di Belvedere in virtù delle quali presentazioni l'Ill.mi Episcopi di questa città anno approvato li presentati da detti Baroni et dato la [vera] possessione di detta chiesa omni d'essa quod fuit etc. 4 Item come è solo li predetti Signori della famiglia Loffreda ma anco li altri Baroni successori nella detta terra sono stati sempre e stanno in [potere] quasi di eleggere et presentare li cappellani in detta chiesa come veri patroni di detto beneficio come consta dalli atti di presentazione quod fuit etc. 5 Item come l'ultimo e inmediato cappellano seu beneficiato della chiesa di Santa Maria di Belvedere è stato l'Abbate Gio maria damico di Caserta presentato dal quondam ottavio serra Barone di essa Terra di Carovignio et vacando al presente l'instesso beneficio per morte del detto Domino Gio Maria è stato eletto et presentato in esso esso articulante dall'Ill.mo Rev.mo Sig. Scipione Costaguti arcivescovo di Cartagine et Barone nella terra in supra quod fuit etc. 6 Item come il detto Gio Geronimo maria damico ultimo et inmediato cappellano passò da questa [all'altra] vita in Caserta sua patria octo di luglio de presente anno co[me] è et publica voce et fama q[uod fuit etc.] 7 Item come esso Ill.mo et Rev.mo Sig. Costaguti è Barone di essa terra di Carovigno et in .... al quale spetta il jus presentandi in detta chiesa et cappella di Santa Maria di Belvedere quod fuit etc. 8 Item come esso [articolante] è persona timorosa di Dio che frequenta li santi

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sacramenti essendo al servitio della chiesa et è capace in quanto alli [besogni] del detto beneficio maggiormente per essere simplice et [sine cura] d animi quod fuit etc. Et quod stantibus predictis deve esso articulante essere instituito in cappellano di detta chiesa spedirsi le bolle e darli il possesso. Ita haec et alia etc. educens etc salvis etc. isto etc. §*§*§*§*§ Il quale sommario (o meglio, articolato) fu esibito nella Curia Vescovile di Ostuni per mezzo di Andrea Barretta di Carovigno in relazione alla causa di conferma e istituzione (di esso stesso come beneficiato) della Cappella o Chiesa consacrata a Santa Maria di Belvedere, sita in territorio della stessa Terra, presentato dall'Illustre e Reverendo Scipione Costaguti, Arcivescovo di Cartagine e Barone della medesima Terra, vacante per la morte del fu Giovanni Maria De Amico, ultimo e immediato cappellano, senza vincolarsi ecc., e in questo (modo) ecc.. In primis ecc. Parimenti pone ecc. come la predetta Chiesa o Cappella dedicata a Santa Maria di Belvedere, costruita in territorio di Carovigno, nel luogo detto "Locala", è, ed è sempre stata, del diritto di patronato dei laici, spettanti ai baroni di questa Terra, come si evince dai processi istruiti nelle diverse vacanze di cappellani e presentati, che si producono a titolo di prova. Il che fu ecc. Parimenti come la Chiesa predetta fu edificata e fondata dal fu Gio. Gaspare Loffreda, un tempo Barone di detta Terra e dal fu Pirro Loffreda, suo nipote, l'anno 1500-1501, con la condizione che fosse in perpetuo del diritto di patronato dei suoi discendenti baroni di detta Terra, e dei loro successori, come appare dall'anzidetto processo. Il che fu ecc. Parimenti come per il tempo che furono baroni della Terra di Carovigno, i Signori della famiglia Loffreda presentarono sempre, quando si verificava la vacanza, i cappellani per la Chiesa di Santa Maria di Belvedere; in virtù di tali presentazioni, gli Illustri Vescovi di questa città hanno approvato i presentati da detti baroni e dato loro il vero possesso della Chiesa con tutti i suoi beni. Il che fu ecc. Parimenti come non solo i predetti Signori della famiglia Loffreda ma anche gli altri baroni successori, in detta Terra sono sempre stati, e sono, non altrimenti che nel potere di eleggere e presentare i cappellani in detta Chiesa come veri patroni del detto beneficio, come consta dagli atti di presentazione. Il che fu ecc. Parimenti come l'ultimo e immediato cappellano o beneficiato della Chiesa di Santa Maria di Belvedere è stato l'Abate Gio. Maria Damico di Caserta, presentato dal fu Ottavio Serra, Barone della Terra di Carovigno; e, vacando al presente per morte del citato Signor Gio. Maria tale beneficio, a questo è stato eletto e presentato proprio l'articolante dal Molto Illustre e Molto Reverendo Sig. Scipione Costaguti, Arcivescovo di Cartagine, e Barone nella Terra di cui sopra. Il che fu ecc. Parimenti come il detto Gio. Maria Damico, ultimo e immediato cappellano, morì in Caserta, sua patria, l'otto di luglio del presente anno, come è pubblicamente noto. Il che fu ecc. Parimenti come il Molto Illustre e Molto Reverendo Sig. Costaguti è Barone della Terra di Carovigno e a lui spetta il diritto di presentare per la Chiesa e Cappella di Santa Maria di Belvedere. Il che fu ecc. Parimenti come egli articolante è persona timorosa di Dio, frequenta i santi sacramenti, in quanto è al servizio della chiesa, ed è capace per quanto concerne i bisogni del beneficio, ancor più perché è un beneficio semplice, una sinecura. Il

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che fu ecc. E che, stante quanto predetto, esso articolante è da istituirsi cappellano della detta chiesa; si devono redigere e spedire a suo favore le bolle (appunto, istitutive), e gli si deve dare il possesso. Così, queste e altre cose ecc., senza sottrazioni ecc. salvi ecc. in questo (modo) ecc.

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- XLV OSTUNI, SETTEMBRE 1656 (Verosimilmente prima del 9 settembre 1656) Testimonianze rese da alcuni testi presso la Curia di Ostuni in merito all'articolato presentato da Andrea Barretta, eletto al Beneficio di Belvedere dal patrono Costaguti. Trascrizione e traduzione degli originali esistenti presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere. Fogli, leggibili solo in parte. *** A) Foglio n. 6 (?). Examinatus fuit [testis] ................................................... ......................................................................................... ......................................................................................... Andream Barettam ......................................................... Interrogatus super 6° articulo ommissi aliis .................. Dixit Ritrovandomi io alli servizi ......................... persona di questa Terra di Carovigno intesi detto [.?.] in Agosto prossimo passato che ................... della morte di D. Gio Maria de Amico beneficiato della Chiesa di Santa Maria di Belvedere sita in Locoli per quanto intesi in essa terra in qua si sparse voce che fosse morto detto D. Gio Maria e come fama publica. Stante [.?.] che come nel presente che per detta morte vaca il beneficio sub titulo di Santa Maria di Belvedere. De causa scientiae dixit quantum supra Interrogatus super 7° articulo. Dixit è vero anche ............................................................................................ che si vede e pratticato da tutti che detto [Andrea Barretta] è persona di questa terra di Carovigno stando io alli servitii [.?.] di detta [.?.] et ho visto far [.?.] ..... et esser in ............................................ Interrogatus super 8°. Dixit io per quanto ho visto da che ho pratticato in detta terra di Carovigno che sono cinque anni il Clerico Andrea Barretta ha servito alla Chiesa. §*§*§*§*§ Fu esaminato (il teste) ecc. Interrogato sull'art. 6, omessi gli altri, disse: trovandomi al servizio ecc., come persona di questa Terra di Carovigno ho sentito dire, nel mese di agosto u.s., della morte di Gio. Maria de Amico, beneficiato della Chiesa di Santa Maria di Belvedere, sita nel luogo detto di Lucoli, per quanto intese in detta Terra nella quale si sparse la voce che fosse morto Gio Maria, e perciò di dominio pubblico. Stante ciò, al presente risulta vacante il beneficio intitolato a Santa Maria di Belvedere. Interrogato sul perchè e percome di tale sua conoscenza, rispose come sopra. Interrogato sull'art. 7, disse che è vero anche che ....., e tutti lo sanno, che

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Andrea Barretta è persona di questa Terra di Carovigno, essendo io al servizio ecc. e ho visto ecc.... Interrogato sull'art. 8, disse: io, per quanto ho visto da quanto ho praticato detta Terra di Carovigno, ora sono 5 anni, che il Chierico Andrea Barretta ha servito la Chiesa (o meglio, Dio, il Signore, la Messa). *** B) Foglio n. (?) ................................................................................. Io Virgilio Bianchi ho deposto quanto di sopra. Vicarius Generalis depositionem recepit Eodem die retroscripto. Examinatus fuit [.?.] Terrae Carovinei etatis sue annorum 26 ut dixit. Testis ........................................... Iuratus ut ex actis, qui interrogatus super articulis presentatis in Curia Episcopali per Cl. Andream Barrettam dixit et deposuit. Interrogatus super sexto articulo ommissis aliis etc. Dixit perché Mons. Illustrissimo Costaguti padrone di questa Terra di Carovigno si ha servito di [tre] mesi incirca soltanto della persona mia per mandare a pigliare le sue lettere da Ostuni dal Procaccia ha voluto mostrarci alle volte le lettere che ha preso da Napoli per la curiosità (?) col contaggio (?) che come in quella città [.?.] si trova le lettere che li scriveva D. Gio: Maria d'Amico ha conosciuto il quale perché cessò di scriverli finalmente un tale chiamato [.?.] il quale l'avisava la morte di detto D. Gio. Maria d'Amico e nell'istesso tempo altri particolari di questa terra. §*§*§*§*§ Io, Virgilio Bianchi ho deposto come sopra. Il Vicario Generale recepì la deposizione. ................................................................................. ................................................................................. Il medesimo giorno retroscritto. Fu esaminato il teste [.?.] della Terra di Carovigno, di 26 anni di età come disse. ....... previo giuramento, come è agli atti, fu interrogato sugli articoli presentati nella Curia Vescovile dal Chierico Andrea Barretta. Interrogato sull'articolo 6, omessi gli altri, rispose questo, che il Molto Illustre Mons. Costaguti, padrone di questa Terra di Carovigno, si è servito, per circa 3 mesi, della mia persona per andare a prendere dal Procaccia, in Ostuni, le lettere che (questi) ha preso da Napoli. E talvolta ha voluto mostrarci per la curiosità (facendo toccare). Lettere, che gli scriveva Gio. D'Amico, che poi non scrisse più. E un tale di nome [.?.] lo avvisava che Gio. Maria d'Amico era morto e nello stesso tempo di altri particolari di questa Terra. *** C) Foglio n. (?). hebbero l'istesso [inteso] della morte in qua' si sparse ........ la voce publica ........ di esso detto D. Gio. Maria e che perciò [vacava] il Beneficio di Santa Maria di Belvedere De causa scentiae, dixit ut supra [.?.]

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Interrogatus super 7° articulo. Dixit questo è publico a tutti e essendo stato et essendo detto Monsignore Ill.mo Costaguti padrone di questa terra e conosciuto e stimato, tenuto e rispettato da tutti assistendo in detta terra facendo tutti quelli atti di giustizia o di gratia che [può compiere] subsistendo il suo diritto di Barone. Item; De causa scientiae dixit per essere cosa publica et esso teste ha visto tutto questo. Interrogatus super 8° articulo. Dixit essendo io Clerico della chiesa di questa terra ho visto il Clerico Andrea Barretta frequentare il servizio della chiesa in quanto chierico quello finora ch'è stato [.?.] confessarsi e communicarsi allo spesso e per quanto io ho visto e pratticato con lui lo tengo e stimo per persona degna e così anco e tenuto e stimato in questa terra di Carovigno. Et sic fuit dimissus et iussus etc. Io Clerico Leonardo Scatigno ho risposto quanto di sopra etc. §*§*§*§*§ .... ebbero lo steso inteso della morte, in quanto si sparse pubblicamente la voce, di esso Sig. Gio. Maria e perciò risultava vacante il Beneficio di Santa Maria di Belvedere. Sul perché e percome di tale suo sapere, disse come sopra. Interrogato sull'articolo 7, disse che questo è a tutti noto, essendo stato, ed essendo, detto Molto Illustre Monsignore Costaguti, padrone di questa Terra, e conosciuto e stimato, tenuto e rispettato da tutti, perché dà assistenza in questa Terra e compie tutti quegli atti di giustizia e di grazia che può compiere, sussistendo questo suo potere di Barone. Parimenti, sul perché e percome di tale sapere, disse che era cosa pubblica e che esso teste ha visto tutto. Interrogato sull'articolo 8, disse: essendo Chierico della Chiesa di questa Terra, ho visto il Chierico Andrea Barretta, frequentante il servizio della chiesa in quanto chierico, quello che finora che è stato, [.?.] confessarsi e comunicarsi spesso; e per quanto io ho visto e praticato con lui, lo tengo e stimo per persona degna e così anche è tenuto e stimato in questa Terra di Carovigno. E così fu congedato e salutato ecc. Io Chierico Leonardo Scatigno ho risposto quanto sopra. *** Foglio n. 10 Terra nella quale ho esercitato et esercito l'officio et ogni Cittadino mi tiene con iustitia per suo officiale et così ho fatto ogni anno, e detto Ill.mo ha fatto gratie giustitia spedito memoriali e constitutioni da vero padrone il che è cosa publica .... Super 8° articulo. Dixit per esso testimonio è persona timorosa di Dio frequentante il servizio della Chiesa e pertanto idoneo a fare ogni buon'atto di Clerico e vero capace [.?.] e reputato comunemente in questa città da tutti. De causa scientiae dixit quam vidit et sensit tamquam civis etc. et sic fuit dimissus etc. Io Franciscus Antonius Caliolo ho risposto ut supra §*§*§*§*§ Terra nella quale ho esercitato ed esercito l'ufficio e ogni cittadino mi tiene

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giustamente per suo ufficiale, e così ho fatto ogni anno, e il detto Molto Illustre ha concesso grazie e fatto giustizia, spedito memoriali e costituzioni da vero padrone, il che è pubblicamente risaputo .... Sull'articolo 8, rispose: per esso teste è persona timorosa di Dio, che frequenta il servizio della Chiesa e pertanto è idoneo a fare ogni buon atto di Chierico, e davvero capace [.?.] e (tale) è comunemente reputato da tutti in questa città. Sul perché e percome di tale suo sapere, rispose di aver detto quanto vide e sentì come cittadino ecc. E così fu congedato ecc. Io Francesco Antonio Caliolo ho risposto come sopra.

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- XLVI OSTUNI, 9/12/15 SETTEMBRE 1656 Petizioni presentate nella Curia Vescovile di Ostuni da Andrea Barretta, e conseguenti adempimenti della stessa. Trascrizione e traduzione degli originali esistenti presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere. Fogli leggibili solo in parte. *** Foglio n.15 Clericus Andreas Barretta instans in causa fuit ..... ac fuit in ........ Die nono mensis 7bris 1656. Dominus Vicarius Generalis mandavit [publicationem fieri] ....... Eodem supradicto die Antonius Capoccia [servientem retulit] citasse Leonardum [.?.] Curiae Promotorem fiscalem ...... §*§*§*§*§ Il Chierico Andrea Berretta, l'instante (cioè colui che presenta l'istanza) nella causa fu .... e fu ..... Il giorno 9 del mese di settembre 1656. Il Sig. Vicario generale ordinò che [che fosse fatta la pubblicazione] ...... Il medesimo suddetto giorno, il servente Antonio Capoccia riferì di aver citato Leonardo [.?.], Promotore fiscale della Curia *** Foglio n. 17 Iterum Clericus Andreas Barretta publicationem fieri in presenti causa depositionum testium examinatorum sic fiat inmortalis ad finem etc. Ista etc. Die 12 mensis 7bris 1656: Ostunei etc. presentata in Curia Episcopali per Comparentem petentem quae etc. Dominus Vicarius Generalis attentis etc, mandavit fieri petitam publicationem in presenti causa pro ut publicavit cum termino dierum duarum ad presentandum sive ad recipiendum copias quatenus etc. Nec non perquiri articulatim et acta si quidem fuerint vetera presentibus uniri ad finem etc. atque ita etc, et referri in forma. Provisum Ostunei die quo supra etc. presente et audiente ipsius Curiae episcopalis Promotore fiscali Donatus Antonius Clericus Leonardo [.?.] §*§*§*§*§ Per la seconda volta il Chierico Andrea Barretta, in relazione alla presente causa, (fa istanza) che sia fatta la pubblicazione delle deposizioni dei testimoni esaminati, così sia fatta imperitura allo scopo ecc. Questa ecc. Il giorno 12 del mese di settembre 1656. In Ostuni ecc., presentata nella Curia Vescovile per mezzo del comparente, petente (chi rivolge tale petizione). Il Sig. Vicario Generale, dopo aver prestato attenzione ecc., ordinò che fosse fatta la pubblicazione richiesta di cui alla presente causa, come pubblicò con il termine di due giorni per presentare o per ricevere le copie in quanto ecc. E così pure che s'indagasse punto per punto e gli atti, se anche fossero non recenti, si unissero allo scopo ecc., e così ecc., e ricondotti alla forma. Provvedimento adottato in Ostuni, il giorno di cui sopra ecc. presente e ascoltante il promotore fiscale della stessa Curia.

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Donato Antonio Chierico Leonardo [.?.] *** Foglio n. 18 Instante Clerico Andrea Berretta [.?.]Vicarius Generalis mandavit moneri huius Curiae Promotorem fiscalem ipsumque Clericum Andream Barrettam quatenus in biduo praecise [.?.] quilibet compareat coram eo in ipsa Curia Episcopali hora etc. ad dicendum et collegandum in iure et in facto quidquid etc. et deinde cum continuatione dierum ad audiendam diffinitivam sententiam in modo et in forma preferendam et referri in forma ad finem etc. Datum Ostunei ex Curia Episcopali die decima quinta mensis 7mbris 1656. Eodem supradicto die Antonius Capoccia servientem retulit se predicto die citasse Promotorem fiscalem ipsius Curiae Episcopalis et Clericum Andream Barretta personaliter repertos modo et forma et ad fidem etc. Ita est Donatus Antonius Clericus Leonardo etc. §*§*§*§*§ L'istante Andrea Barretta [.?.] il Vicario Generale ordinò che fossero avvisati il Promotore fiscale della stessa Curia e lo stesso Chierico Andrea Barretta, affinché in due giorni assolutamente [.?.] chiunque compaia al suo cospetto presso la medesima Curia Vescovile, all'ora ecc. per dire e collegare qualsiasi cosa, sia per quanto attiene al diritto che al fatto, e quindi in continuità per ascoltare la sentenza definitiva da pronunciarsi nel modo e nella forma; e che si riconduca al fine. Dato in Ostuni presso la Curia Vescovile il giorno 15 del mese di settembre 1656. Il medesimo suddetto giorno, il servente Antonio Capoccia riferì di aver citato il Promotore fiscale della stessa Curia Vescovile e il Chierico Andrea Barretta personalmente reperiti secondo il modo e la forma, e allo scopo. Così è. Donato Antonio Chierico Leonardo ecc.

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- XLVII OSTUNI, 6 MARZO 1660 Il Vicario Capitolare della Curia di Ostuni, Ferdinando Bisantizzi, pronuncia la sentenza definitiva relativa all'investitura del Rev. Davide Scribano di Genova del Beneficio e Chiesa di Belvedere, vacante per la morte dell’Abate Gio. Maria d’Amico della Città di Caserta. E 20 giorni dopo, lo immette nel materiale possesso. Edizione: E. Filomena, Il Sanuario di S. Maria di Belvedere, XX, pp. 214-216 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 1-2 *** F. Bisantizius U.I.D. (Utriusque Iuris Doctor) Canonicus Cathedralis Ecclesiae Ostunensis Vicarius in spiritualibus et temporalibus Capitularis Sede vacante. Diletcto nobis in Christo U.I.D. D. Davidi Scribano Ianuensi salutem in Domino. Vitae ac morum honestas aliaque tuae probitatis et virtutum merita, quibus apud nos fide dignorum testimonio co[mmen]daris nos inducunt ut tibi ad gratiam reddamur liberales. Hinc est quod vacante Cappella, seu Ecclesia Santae Mariae de Belvedere nuncupata sita in campis in territitorio Carovinei huius ostunensis Diocesis per obitum quondam Abb. Ioannis Mariae de Amico civitatis Casertae ultimi, et immediati rectoris, et Cappellani ipsius Ecclesiae extra Romanam Curiam defuncti, quae est de jurepatronatus laicorum per illos Domini Baronis utilis Domini eiusdem Terrae Carovinei. Tu qui praesentatus fuisti statim habita notitia mortis supradicti ultimi Cappellani et extra legitima tempora ab Illustrissimo Domino Joanne Baptista Costaguta Marchione Crescentini et Barone dictae Terrae habente jus presentandi et in quasi possessione praesentandi existente humiliter supplicasti, et supplicare fecisti, ut sic praesentatum admictere, confirmare, et canonice instituere dignaremur. Nos vero volentes canonice providere cum dicta institutio ad nos pleno iure spectet, et spectare dignoscatur ad tui instantiam tuo nomine factam per nostram Curiam fuit emanatum publicum edictum affixum in Ecclesia Maiori dictae Terrae ut moris est et demum servatis servandis in tui favorem sententia mediante fuit iudicatum tenoris sequentis Videlicet: Christi nomine invocato per hanc nostram diffinitivam sententiam, quam pro Tribunali sedente et solum Deum prae coculis [In realtà: oculis] habentes de iurisperitorum consilio pariter, et assensu, ferimus in his scriptis in causa et causis quae in hac Episcopali Curia Ostunensi sede vacante coram nobis iudice ordinario in primum seu alias de jure veriori versae fuerunt, et adhuc vertuntur instantiis inter Reverendum dominum Davidem Scribanum Ianuensem U.I.D. ex persona D. Francisci Antonij Urselli Ostunensis sui legitimi Procuratoris ex una, et

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Reverendum Promotorem fiscalem eiusdem Curiae partibus ex altera, de et super institutione ad Cappellam, seu Ecclesiam sub vocabulo Santae Mariae de Belvedere sitam in campis Territorij Carovinei huius Ostunensis Diocesis vacantem per obitum qondam Abbatis Joannis Mariae d Amico Civitatis Casertae ultimi et immediati illius possessoris extra Romanam Curiam vita functi, rebusque alijs in actibus causae et causarum huiusmodi latius deductis. Visis actis omnium praecedentium vacationum Cappellae seu Ecclesiae supradittae in praesenti causa unitis. Visa praesentatione facta in personam et ad favorem supraditti Domini Davidis Scribani U.I.D. per Illustrissimum Dominum Joannem Baptistam Costagutum Marchionem Crescentini, et novum Baronem dictae Terrae Carovinei verum Patronum dictae Cappellae, et in quasi possessione praesentandi existentem. Viso edicto affixo et defixo pro interesse pretendentibus, visis testium depositionibus, et denique omnibus videndis, et consideratis de iure considerandis si et quicque cum admissis Christi nomine repetito dicimus pronunciamus decernimus, sententiamus, diffinimus, et declaramus supradittum Reverendum Dominum Davidem Scribanum U.I.D. Ianuensem Sacerdotem supraditto Illustrissimo Barone, et dicti Beneficij Patrono statim habita notitia et scientia dictae vacationis, et sic infra legitima tempora praesentatum, et idoneum de iure, et facto probatum fore et esse in dicta Cappella Santae Mariae de Belvedere instituendum, et investiendum cum omnibus onoribus et oneribus annexis et connexis Bullasque institutoriales in eius favorem expediendas, in illiusque possessione eundemque vel eius nomine suum legitimum Procuratorem per nos sive nostrum actuarium immictendum, et inducendum fore, et esse, pro ut nos instituimus, et investimus Bullas expediri, et in possessionem per nos vel nostrum actuarium immicti mandamus et indicimus, pronunciamus, decernimus, sententiamus, diffinimus, et declaramus non solum isto sed omni alio modo meliori data et promulgata fuit supraditta diffinitiva sententia per me infrascrittum Actuarium Capitularem de verbo ad verbum ut iacet hac die 6 mensis martij 1660. praesentibus pro testibus Rev. Abb. Luca Bisantizio Cantore Abbate Ferdinando Valente ...... aliisque etc. testibus vocatis atque rogatis, et ad fidem etc., ita est Leus Carolus Carissimus Actuarius Capitularis et Notarius Apostolicus Cognita sententia sic stante tu ipse et pro te infrascrittus tuus legitimus Procurator instetit pro praesentium expeditione Nos igitur tuis precibus inclinati praemissorum tuorum meritorum intuitu volentes te favore prosequi gratioso te ipsum sic electum, et praesentatum ad praedittam Ecclesiam Santae Mariae de Belvedere nuncupatam sic ut praemictitur vacantem, iure nostro ordinario, et omni alio modo meliori admictimus confirmamus, et instituimus in rectorem et cappellanum per praesentes cum omnibus eius bonis stabilibus, mobilibus, et semoventibus, redditibus, proventibus, iuribus et actionibus universis honoribus quoque et oneribus annexis, et connexis ad praedittam Ecclesiam spectantibus et pertinentibus, teque de ea provvidemus, et instituimus. Ita tamen quod tenearis supportare eiusdem Ecclesiae et Cappellae onera et obsequia consueta. Etiam proinde volumus et mandamus te vel tuum legitimum Procuratorem fore et esse immictendum in verum corporalem actualem et realem possessionem

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ipsius Ecclesiae et Cappellae per nos vel nostrum Actuarium amoto quolibet illicito detentore, contradictores vero per censuras ecclesiasticas compescendo. In quorum fidem has praesentes fieri iussimus per infrascrittum Actuarium nostrum et Reverendi Capituli nostra manu subscriptas nostroque sigillo munitas. Datum Ostunei ex Curia Episcopali hac die sexta mensis Martij 1660. Pontificatus SS.mi in Christo Patris et Domini nostri Domini Alexandri divina providentia P. VII anno eius quinto feliciter amen. Abbas F Bisantizzius Vicarius Capitularis Ostunens etc. Fateor ego D. Leus Carolus Carissimus Sacerdos Cathedralis Ecclesiae Ostunensis Actuarius Capitularis et Apostolicus Au(ditor) Notarius qualiter sub die 26. mensis Martij 1660. facto personali accessu ad Ecclesiam Santae Mariae de Belvedere sitam in campis in territorio Terrae Carovinei huius Ostunensis diocesis per Reverendissimum Abbatem Ferdinandum Bisantittium Canonicum et Vicarium Capitularem immissus, et positus fuit Reverendus Dominus David Scribanus U.I.D. Januensis et pro eo Reverendum Dominum Franciscus Antonius Ursello Sacerdos Ostunensis eius legitimus Procurator ad infrascritta specialiter deputatus in veram, actualem corporalemque possessionem praesentae Cappellae servata forma suprascrittarum bullarum faciendo in ea actus verae et realis possessionis Ecclesiam ipsam aperiendo e claudendo, deambulando, e continuando actum praedittum possessionis idem Reverendissimus Dominus Vicarius Capitularis induxit et immisit eundem Dominum Franciscum Antonium Procuratorem in possessionem terrarum et olivarum dictae Ecclesiae cunctim quarum pacifice et quiete et nemine contradicente cum iuribus, actionibus, honoribus et honeribus annexis, et connexis praesentibus pro testibus Reverendo Abbate File Ferdinando Valente ...... alijsque etc. et in fidem etc ita est Dominus Leus Carolus Carissimus Actuarius et Notarius §*§*§*§*§ Ferdinando Bisantizzi U.I.D. (Dottore in diritto canonico e civile), Canonico della Chiesa Cattedrale di Ostuni, Vicario Capitolare (che funge da vescovo in una sede vacante; figura giuridica, prevista dalle leggi ecclesiastiche, che governa la diocesi quando questa non ha un vescovo titolare), nelle cose spirituali e temporali, essendo vacante la sede Al diletto a noi in Cristo, U.I.D., Sig. Davide Scribano, genovese, salute nel Signore. L’onestà della vita morale e gli altri tuoi meriti di probità e virtù, in virtù dei quali sei, da testimonianza attendibile, a noi raccomandato, ci inducono a renderci liberali a tuo favore. Ciò stante, vacante la Cappella o la Chiesa consacrata a Santa Maria di Belvedere, sita nelle campagne del territorio di Carovigno di questa diocesi di Ostuni, per la morte del fu Abate Giovanni Maria de Amico della Città di Caserta, ultimo e immediato Rettore e Cappellano della stessa Chiesa, defunto fuori della Curia Romana, la quale (Cappella o Chiesa) è del diritto di patronato dei laici, per essi (cioè nella fattispecie) del Signor Barone, utile Signore della medesima Terra di Carovigno; Tu che, appena avuta notizia della morte del detto ultimo cappellano, fosti presentato in tempo debito dal Molto Illustre Signore Giovanni Battista Costaguti Marchione Crescentini e Barone di detta Terra, avente il diritto di presentazione e non altrimenti che nell’effettivo potere di presentazione, umilmente supplicasti, e facesti supplicare, affinché così presentato noi ci degnassimo di ammettere, confermare e istituire secondo i canoni della Chiesa. Noi, in verità, volendo canonicamente provvedere, spettando tale istituzio-

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ne a noi di pieno diritto e riconoscendo che spetta, a tua istanza, a tuo nome fatta, per mezzo della nostra Curia fu emanato un pubblico editto, affisso nella Chiesa Maggiore di detta Terra com’è consuetudine, e infine, osservate le cose da osservarsi (cioè: rispettati gli obblighi di legge), a tuo favore, mediante sentenza, fu pronunciato un giudizio del seguente tenore. Vale a dire: Invocato il nome di Cristo, per mezzo di questa nostra definitiva sentenza che, come Tribunale sedente e avendo solo Dio davanti agli occhi, parimenti su consiglio e assenso degli esperti di diritto, portammo in questi scritti, nella causa e nelle cause che in questa Curia Vescovile di Ostuni, sede vacante, davanti a noi giudice ordinario, per la prima volta o un'altra volta de iure più rettamente furono trattate e, a causa delle istanze, ancora sono trattate: da una parte, tra il Rev. Sig. Davide Scribano, genovese, U.I.D., per il tramite della persona del Sig. Francesco Antonio Urselli di Ostuni, suo legittimo procuratore; dall'altra, il Rev. Promotore fiscale della medesima Curia; per e sulla istituzione alla Cappella o Chiesa dedicata a Santa Maria di Belvedere, sita nelle campagne del territorio della Terra di Carovigno di questa diocesi di Ostuni, vacante per la morte del fu Abate Giovanni Maria de Amico della città di Caserta, ultimo e immediato possessore di quella (Cappella o Chiesa), morto fuori della Curia Romana; e sulle altre cose più ampiamente prodotte negli atti della causa e delle cause di tal fatta. Visti gli atti di tutte le precedenti vacazioni della Cappella o Chiesa suddetta, uniti ai fini della presente causa; Vista la presentazione fatta nella persona e a favore del citato Sig. Davide Scribano U.I.D. dall’Illustrissimo Signore Giovanni Battista Costaguti Marchione Crescentini, nuovo Barone della Terra di Carovigno, vero patrono di detta Cappella, e che si trova come in potere di presentare; Visto l’editto, affisso e defisso, nei confronti dei pretendenti aventi interesse; Viste le deposizioni dei testimoni; e infine tutte le cose da vedersi, e considerate di diritto tutte le cose da considerarsi; Se e ogni cosa insieme con le cose permesse; Nel ridetto nome di Cristo, diciamo, pronunciamo, decidiamo, sentenziamo, definiamo e dichiariamo che: il sunnominato Rev. Sig. Davide Scribano, U.I.D., genovese, sacerdote, presentato dal citato Molto Illustre Barone e Patrono del detto Beneficio, appena avuta notizia e conoscenza di detta vacazione, e così nei tempi prescritti, idoneo di diritto e di fatto, sarà, ed è, giudicato favorevolmente per detta Cappella di Santa Maria di Belvedere, da istituirsi e da investirsi con tutti gli onori e oneri, annessi e connessi; la bolla istitutiva sarà, ed è, da espedirsi in suo favore; il medesimo o, a suo nome, il suo legittimo procuratore, tramite noi o piuttosto il nostro attuario (cancelliere nelle corti di giustizia) sarà, ed è, da immettersi e introdursi nel possesso di quella (Cappella o Chiesa); come noi istituiamo e investiamo; ordiniamo che la bolla sia espedita e che sia immesso in detto possesso per mezzo di noi o del nostro attuario; e informiamo, pronunciamo, decidiamo, sentenziamo, definiamo e dichiariamo non solo in questo ma in ogni altro modo migliore. La suddetta sentenza definitiva, tramite il sottoscritto attuario capitolare, fu data e promulgata letteralmente (parola per parola) come si trova, in questo giorno 6 del mese di marzo 1660, alla presenza dei testimoni:

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Rev. Abate Luca Bisantizio, cantore; Abate Ferdinando Valente; ...... e altri testimoni, convocati e rogati. E in fede ecc.. Così è. Leo Carlo, Carissimo Attuario Capitolare e Notaio Apostolico. Avuta cognizione della sentenza che così è, tu stesso, e per te l’infrascritto tuo legittimo procuratore ha insistito per l’espedizione della presente. Noi perciò, propensi (a corrispondere) alle tue preghiere, in considerazione dei tuoi meriti detti avanti, volendo che tu prosegua con favore grazioso (accordato per grazia), te medesimo così eletto e presentato alla predetta chiesa intitolata a Santa Maria di Belvedere, vacante così come si è detto in precedenza, con il nostro diritto (di) ordinario e in ogni altro e miglior modo, ammettiamo, confermiamo e istituiamo rettore e cappellano per mezzo della presente con tutti i suoi beni, stabili, mobili e semoventi, redditi, proventi, diritti e tutte quante le azioni legali, anche onori e oneri, annessi e connessi, alla predetta chiesa spettanti e pertinenti, e di essa te provvediamo e istituiamo così nondimeno che tu sia tenuto a sostenere gli oneri della medesima chiesa e cappella unitamente ai dovuti ossequi (omaggi, servizi). E perciò vogliamo e ordiniamo che tu, o il tuo legittimo procuratore, sarai, e sia, da immettersi nel vero, corporale, attuale e reale possesso della stessa chiesa e cappella, tramite noi o il nostro attuario, rimosso qualsiasi illecito detentore, reprimendo per di più i contraddittori con censure ecclesiastiche. A conferma di quanto sopra scritto, abbiamo ordinato che fosse fatta la presente lettera per mezzo dell’infrascritto Attuario Notaio e Reverendo Capitolare, di nostra propria mano sottoscritta, e munita del nostro sigillo. Data in Ostuni, presso la Curia Vescovile, il giorno 6 del mese di marzo 1660, il 5° anno del Pontificato del Santissimo, in Cristo, Padre e Signore Nostro, Signore Alessandro VII, per divina provvidenza, Papa. Felicemente, Amen. Abate Ferdinando Bisantizzi, Vicario Capitolare di Ostuni ecc. Io, Don Leo Carlo, Carissimo Sacerdote della Chiesa Cattedrale di Ostuni, Attuario Capitolare e Apostolico Uditore, Notaio, dichiaro come, il 26 marzo 1660, entrato personalmente nella Chiesa di Santa Maria di Belvedere, sita nelle campagne del territorio della Terra di Carovigno della Diocesi di Ostuni, per mezzo del Molto Reverendo Abate Ferdinando Bisantizzi, Canonico e Vicario Capitolare, fu immesso e posto (nel possesso) il genovese Rev. Sig. Davide Scrivano U.I.D. e, per esso, il Rev. Sig. Francesco Antonio Ursello, Sacerdote di Ostuni, suo legittimo procuratore alle infrascritte, deputato al vero, attuale e corporale possesso della presente Cappella, nel rispetto scrupoloso della forma della suddetta bolla, facendo in essa gli atti della vera e reale possessione, aprendo e chiudendo la Chiesa stessa, deambulando, e continuando l'atto di detto possesso. Allo stesso modo il Molto Reverendo Sig. Vicario Capitolare introdusse e immise lo stesso procuratore, Sig. Francesco Antonio, nel possesso delle terre e degli oliveti di detta Chiesa, nel complesso dei quali in modo pacifico e tranquillo, senza che nessuno si opponesse, con i diritti, le azioni, gli onori e gli oneri, annessi e connessi. Presenti come testi: il Rev. Abate Filo, Ferdinando Valente ______ e altri ecc.. E in fede ecc., Così è. Sig. Leo Carlo Carissimo Attuario e Notaio

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- XLVIII SANTUARIO DI BELVEDERE, 15 MAGGIO 1673 Visita ecclesiastica che il Vescovo Personè fa, l'anno 1673, alla Chiesa di Santa Maria di Belvedere. Edizioni: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXI, pp. 216-217. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Visita pastorale del vescovo Personé, a. 1673. *** Eodem retroscripto die Visitatio Ecclesiae Sanctae Mariae de Belvedere. Ecclesia sub vocabulo Sanctae Mariae de Belvedere distat bino ab ac terra Carovinei lapide. Contra portam invenio Altare lapideum firmum cum Ara Sacra desuper posita, sed mensae non infixa; Propterea mandavit Clerico Angelo Leo pro Cappellano stante absentia D. Ioannis Baptistae Leo Rectoris dictae Ecclesiae, quod infra quindecim dies sub pena librarum decem cerae albae laboratae dictam Aram Sacram mensae infingi, et firmiter conclusinari faciat Tectum vero dictae Ecclesiae quod erat vetustate collapsum nunc est noviter constructum ex ligno abetis, et tota Ecclesia ipsa est in pariete depicta et super Altare est immago B.M.V. de Costantinopoli ex lapide constructa. Visitavit paramenta Sacerdotalis ad usum Missae, et invenit quod dictum Missale nimis lacerum, in quod nullo modo potest ad missam deservire, proinde illud suspendit, et aliud novum infra duos menses emi iussit. Ex dicta ecclesia superiori discenditur per scalam lapideam ad cappellam sutterraneam intus griptam in qua aliud adest altare cum icona Beatae Mariae Virginis in pariete dipicta super cuius frontis lapidem legitur cum litteris tonsis infrascripta descriptio vid: Hoc opus cum Ecclesia fieri fecit Eccellens Dominus Pirrus de Loffreda de’ Neapoli sub Dominio Eccellentis Domini Joannis Gasparis de Loffreda eius Nepotim Dominus Terrae Carovineti per Joannem Lombardo de’ Ostuneo sub Anno Domini 1501. §*§*§*§*§ Il medesimo retroscritto giorno. Visita pastorale della Chiesa di Santa Maria di Belvedere. La Chiesa, denominata Santa Maria di Belvedere, dista dalla Terra di Carovigno due miglia (due volte la lapide - 2 x 1478,9 = 2957,8 m). Di fronte alla porta trovo l’altare lapideo ben fermo con sopra collocata la pietra sacra con le reliquie dei martiri, ma non assicurata al banco. Per questo motivo ordinai al Chierico Angelo Leo al posto del Cappellano, stante l’assenza di Don Giovanni Battista Leo, rettore della detta chiesa, che entro quindici giorni, sotto la pena di dieci libbre di cera bianca lavorata, fissasse detta pietra sacra nel e sul banco dell’altare. Il tetto in verità di detta chiesa che era crollato per vetustà, ora è di nuovo costruito in legno d'abete, e tutta la chiesa stessa è dipinta sulle pareti; e sull’altare vi è l’immagine della Beata Maria Vergine di Costantinopoli, realizzata in pietra. Verificai i paramenti sacerdotali per la messa, e trovai il detto Messale così

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talmente lacero (ossia strappato in più parti) che in nessun modo poteva essere utilizzato per la messa, perciò lo tenni in sospeso, e ordinai che se ne comprasse uno nuovo entro due mesi. Dalla chiesa superiore si scende lungo una scala di pietra alla cappella sotterranea, posta dentro una grotta, nella quale un ulteriore altare è presente con l’icona della Beata Maria Vergine dipinta sulla parete, e sulla cui estremità in alto (del coronamento lapideo) si legge in lettere intagliate l’infrascritta descrizione, cioè: "Questa opera con la chiesa fece fare l’Eccellente Signore Pirro de Loffreda di Napoli, sotto il Baronato dell’Eccellente Signore Giovanni Gaspare de Loffreda, suo nipote, Signore della Terra di Carovigno, per mezzo di Giovanni Lombardo di Ostuni, nell’anno del Signore 1501".

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- XLIX OSTUNI, 20 MARZO 1702 OSTUNI, 10 OTTOBRE 1710 Testimonianze a favore di Don Francesco Epifani sulla legittimità del possesso della proprietà terriera La Visazzara. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 142-143 *** Copia Mense Martij die vero vigesimo eiusdem X.mae Indictionis millesimo septicentesimo secundo in Civitate Ostunei, Videlicet In publico testimonio personaliter constituti Nicolaus Brancasi, Augustino Resta de Carluccio, Antonius de Ioanne Donato Siccardo, et Petrus Crapiglia de Oratio terrae Carovinei hic ostunei degentes qui non simul, et insuper previo giuramento iuraverunt tactis scripturis prò dicenda et obstendenda veritate asseruerunt coram nobis in vulgari eloquio Videlicet Come le terre con arbori diece d’olive nominate la pezza della Visazzara quale anche continuamente si chiama La pietra santa per esser l’istesso, sita, e posta in detto territorio di Carovigna, quale confina con la massaria beneficiale di Santa Maria di bel vedere dal oriente, e da tramontana al parco quali si dice della Pietra Santa del Venerabile Convento di Santa Maria del Carmine della suddetta terra hanno inteso sempre in tempo che erano giovani da persone più vecchie di detta terra di Carovigna, e prattiche nella campagna, e particolarmente da Nardo di Gugliemo de Brando, da Antonello Lancilotto, da Angelo de Leo, da Andrea Carluccio, e da Francisco Carluccio, come detta pezza con’olive nominata della Visazzara seu Pietra Santa si possedeva come Signore e Padrone dal quondam Vincenzo de Brando, e dopo la morte de questo si è posseduta dal quondam Ambrosio de Brando suo figlio, e da detto Ambrosio fu’ data in sua portione alla quondam Antonia de Brando, sua sorella, dalla quale detti constituti l'hanno vista possedere pacificamente unitamente con il quondam Antonio Scatigno suo marito, e dopo questi si è posseduta dalla quondam Ribecca Scatigno figlia di detta quondam Antonia moglie del quondam Cesare Pifano per causa di dote, e da detti Ribecca, e Cesare coniugi fù data in Patrimonio al Reverendo D. Francisco Epifano loro figlio, da chi li hanno visto possedere, come attualmente si possiede pacificamente senza ostaculo veruno, e percepitone li frutti, come vero Signore e Padrone e come tale il suddetto D. Francisco ha fatto in detta pezza molte quantità d’inserti d’olive, corte e pagliara in maniera che termiti ascendono deveniendo olive da arbori cento incirca, d'a pena arbori otto incirca etc. e questo è quanto detti constituti ponno sopra di cio’ testificare, et è la verità de causa scientiae etc. de quibus omnibus sic peractis etc. requisiverunt nos etc. nos (ut publicum conficere deberemus actum) suum etc. unde nosque etc. de cuius in fide’ etc.__ Concordat cum suo originali ab actis publicis mei Notarij Francisci Antonij Vincenti de Ostuneo etc. meliori semper salva et in fidem, signavi s.s. (solito signo) Die 10 m.s 8bris 1710 – Ostunei in Curia episcopali presentata per D. Franci

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scum Epifani §*§*§*§*§ Il mese di Marzo, proprio il giorno 20 del medesimo 1702, Decima Indizione, nella Città di Ostuni, per testimoniare in forma pubblica, si sono personalmente presentati: Nicola Brancasi, Agostino Resta di Carluccio, Antonio di Giovanni Donato Siccardo e Pietro Crapiglia di Orazio della Terra di Carovigno, che ora si trovano in Ostuni, i quali, non nello stesso tempo, e inoltre previo giuramento, giurarono di dire e opporre la verità, toccando le sacre scritture. Al nostro cospetto, in lingua volgare, asserirono come le terre con 10 alberi di olivo, denominate la Pezza della Visazzara, la quale continuamente si chiama La Pietra Santa per essere parimenti sita e posta in detto territorio di Carovigno, la quale confina con la masseria beneficiale di Santa Maria di Belvedere ad EST, a NORD con il parco detto della Pietra Santa del Venerabile Convento di Santa Maria del Carmine della suddetta Terra; Lo hanno sempre inteso dire, quando erano giovani, da persone più anziane della detta Terra di Carovigno e pratiche della campagna, e in particolare da: Nardo di Guglielmo de Brando, Antonello Lancilotto, Angelo de Leo, Andrea Carluccio Francesco Carluccio, come detta pezza con olivi, denominata della Visazzara o Pietra Santa fu posseduta dal fu Vincenzo de Brando come Signore e Padrone e, dopo la sua morte, dal fu Ambrosio de Brando, suo figlio. E da detto Ambrosio fu data come quota sua alla fu Antonia de Brando, sua sorella. Dalla quale, come essi costituiti hanno visto, fu posseduta pacificamente insieme con il fu Antonio Scatigno, suo marito. E dopo questi fu posseduta dalla fu Rebecca Scatigno, figlia della fu Antonia, moglie del fu Cesare Pifano per causa di dote. E dai suddetti coniugi, Rebecca e Cesare, fu data come patrimonio al Reverendo Don Francesco Epifano, loro figlio, da essi visto possedere tale bene come attualmente lo possiede pacificamente, senza alcun ostacolo, e percependone i frutti come vero Signore e Padrone, e come tale il citato Don Francesco ha fatto in detta pezza un gran numero di innesti di olivi, la corte e il pagliaio, cosicché gli oleastri (cioè gli olivi selvatici), diventando olivi, ascendono a 100 olivi circa, quando erano appena 8 circa. E questo è quanto essi possono attestare riguardo a ciò, ed è la verità, con cognizione di causa. In ordine alle quali cose così compiutamente esposte, si richiese a noi ecc. (di dover redigere un atto pubblico) e noi proprio (questo atto abbiamo redatto) ecc., relativamente al quale ecc. in fede. Concorda con il suo originale, acquisito dagli atti di me Notaio Francesco Antonio Vincenti di Ostuni ecc. nel migliore dei modi, sempre salvo e in fede segnai con il mio solito segno. Il giorno 10 del mese di ottobre 1710 – Ostuni, nella Curia Vescovile, presentata da Don Francesco Epifani

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-LCAROVIGNO, 12 NOVEMBRE 1702 OSTUNI, 26 SETTEMBRE 1710 Deposizioni rese da alcuni testimoni in merito al possesso di alcune terre appartenenti al Beneficio di Belvedere. Traduzione e trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 130-131 *** Copia. Die duodecima mensis 9mbris millesimo septingentesimo secundo in Terra de Carovinei obtenta licentia a Reverendo Vicario foranio ob festum Dominicae = In publico testimonio constituti coram nobis Magnificus Capitan Tomas de Brando magnificus Ioseph Errico Domenicus Epifano Ioannes Baptista Leo, e Mattheus Epifano de Terra preditta Carovinei, qui sponte non vi dolo etc. sed omni meliori via etc. cum iuramento confessi et attestati sunt Videlicet. Come sanno benissimo essi attestanti, et de causa scientiae come il Beneficio di Santa Maria di Belvedere fra gli altri beni, che possede nel territorio di questa Terra vi è una Corte detta La Visazzara con arbori d’olive con un’altra Corte diruta con un pezzo di terre aperte o demaniali site in detto luogo La Visazzara, attaccate dette terre alla Difesa di detto Beneficio in detto luogo nominato detto Pezzo di terre, curti et olive La Visazzara, contigue al Barco di Santa Maria del Carmine detto il Barco della Petra santa, giusta la via che và in Brindisi, Le terre dette La Pata [In realtà: La Piantata], e propriamente quelle della parte di sotto le dette terre della Pata [La Piantata] siendoci il Paretone che divide le terre del detto Beneficio con quelli della Pata [La Piantata] quali curti olive e terre li hanno essi attestanti visti possedere da trentacinque anni sono più o meno al detto Beneficio e propriamente quand’era Beneficiato il quondam D. Gio: Battista Leo et per il tempo che visse con seminarci a raccogliere l’olive li parenti di detto quondam Leo, come proprij a detto Beneficio, vivente ancora la quondam Antonia di Brando e suoi figli et esso Capitan Tomaso attesta di più sapere de causa scientiae che li suddetti Beni li sa’ possedere, e visti possedere al quondam D. Lionardo Lombardo affittattore di detto Beneficio prima, che quello sia conferito al detto quondam D. Gio: Battista come proprie di detto Beneficio e questo dice saperlo, come convicino in detto luogo per haverci li suoi beni attaccate alle dette terre, et il detto Gio: Battista attesta di più haverci seminato quando ne era beneficiato detto quondam Gio: Battista suo zio per lo spazio d’anni dieci otto, anzi di tre anni prima della morte di detto quondam suo zio vi seminò in dette terre, e curti à società con il quondam Cesare Epifano, e dopo la morte del detto suo zio, non vi seminò più stante il Beneficio fù conferito all’hodierno beneficiato e vi restò detto quondam Cesare, dal qual tempo essi attestanti sanno essere state dette terre Curti, et olive essere sciupate da detto quondam Cesare, et al presente si detengono da suoi figli non sapendo sia qual titolo, mentre sanno essere proprij di detto Beneficio, come è noto a tutti di questa Terra; et sic cum iuramento confessi, et attestati sunt ecc. rogaverunt Nos, ut de praedictis omnibus publicum conficere deberemus actum Nos enim etc. unde etc. et factum est etc.

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Coram opportunis Concordat cum suo originali in actis mei infrascripti meliori collactione semper salva et ad fidem Ego Notarius Donatus Antonius Calabretti de Carovineo signavi rogatus etc. Die 26 mensis 7mbris 1710 – Ostunei in Curia episcopali presentata per D. Ioannem Grottola [In basso a sinistra il simbolo notarile, nel cui riquadro centrale la scritta “NDA”, e sotto il simbolo la firma “Calabretti”] §*§*§*§*§ Copia – Il 12 novembre 1702, in Terra di Carovigno, previa licenza accordata dal Rev. Vicario Foraneo per il giorno festivo della domenica, nel corso di una pubblica testimonianza, costituiti al nostro cospetto: il Magnifico Capitano Tommaso de Brando, il Magnifico Giuseppe Errico, Domenico Epifano, Giovanni Battista Leo, Matteo Epifano, della Terra di Carovigno, questi, spontaneamente, senza costrizione o dolo, ma nel migliore dei modi, con giuramento, hanno confessato e attestato, vale a dire: Come essi attestanti sanno benissimo, e con cognizione di causa (per specifica, approfondita conoscenza dei fatti), che il Beneficio di Santa Maria di Belvedere, fra gli altri beni che possiede nel territorio di questa Terra, comprende una Corte, detta La Visazzara, con alberi di olivo, e un’altra Corte fatiscente, insieme con un appezzamento di terreno aperto o demaniale, sito nel luogo detto La Visazzara, contigue dette terre alla Difesa del detto Beneficio. Nel nominato luogo La Visazzara, il tale appezzamento di terreno con corti e olivi, è contiguo al Barco di Santa Maria del Carmine, detto il Barco della Pietra Santa; (parimenti contiguo) alla via che porta a Brindisi; e (infine) alle terre dette La Piantata (oliveto, piantagione), e propriamente quelle della parte di sotto delle suddette terre de La Piantata, essendoci il “Paretone”, cioè il muraglione che divide le terre del Beneficio con quelli de La Piantata. Le quali corti, olivi e terre, essi attestanti, hanno visto che appartenevano, da circa 35 anni, al detto Beneficio e in particolare quando il beneficiato era il fu D. Giovanni Battista Leo per il tempo che visse, giacché vi seminavano e raccoglievano le olive i parenti del defunto Leo, come propri del detto Beneficio, vivente ancora la fu Antonia de Brando e i suoi figli. E lo stesso Capitan Tommaso attesta con maggiore cognizione di causa che i suddetti beni, come egli ben sa e visto, erano posseduti dal fu Don Leonardo Lombardo, affittuario del Beneficio, prima che fosse conferito al defunto Don Giovanni Battista, quali propri di detto Beneficio, in quanto egli era convicino nel detto luogo per avere i suoi beni contigui a dette terre e al detto Don Giovanni Battista, e per di più vi aveva seminato quando il beneficiato era Don Giovanni Battista, suo zio, per lo spazio di 18 anni. Anzi 3 anni prima della morte di suo zio, vi seminò in dette terre e corti in società con il fu Cesare Epifano, e dopo la morte di suo zio, non vi seminò più, dato che il Beneficio fu assegnato all’odierno beneficiato; ma vi restò il detto fu Cesare. Da quel tempo, essi attestanti sanno essere stati, dette terre, corti e olivi, malridotti dal citato Cesare. E al presente sono detenute dai suoi figli. Non sanno a quale titolo. Sanno invece esser propri del detto Beneficio, come è noto a tutti di questa Terra. E così con giuramento hanno confessato e attestato. Richiesero che noi do-

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vessimo redigere su quanto sopra detto un pubblico atto; noi infatti ecc. onde ecc. fu fatto. Al cospetto dei presenti che convengono. Concorda con il proprio originale, acquisito agli atti di me infrascritto, fatta collazione migliore, sempre salva, e in fede. Io, Notaio Donato Antonio Calabretti di Carovigno, segnai, richiesto ecc. Il giorno 26 del mese di settembre 1710. Ostuni, nella Curia Vescovile, presentata per mezzo di D. Giovanni Grottola.

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- LI OSTUNI, 11 SETTEMBRE 1703 Attestato a favore di Antonio Caliolo, Capitano della Compagnia di Soldati costituita per solennizzare la festività della Madonna di Belvedere, in relazione a un fatto, per così dire, increscioso di cui fu protagonista. Trascrizione e rielaborazione dell'originale esistente presso l'Archivio di Stato di Brindisi. Notaio Agostino Farina, Anno 1703, Foll. 172r-172v-173r *** attestato Pro Bartolomeo Caliolo [In realtà: Pro Antonio Caliolo del quondam Bartolomeo] Mense 7mbris die vero undecima eiusdem duodecimae Indictionis Millesimo septingentesimo tertio in Civitate ostunei Regnante etc. In publico testimonio personalmente constituto nella nostra presenza Antonio del quondam Bartolomeo Caliolo della Terra di Carovigna al presente commorante in questa Città di Ostuni, cui delato iuramento veritatis dicendae ad Sancta Dei Evangelia pro ut tactis iuravit etc. et in eadem nostri presentia asseruit Videlicet come nel prossimo passato mese d'aprile, e proprie nel secondo, e terzo giorno festivo della Santa Pasqua di Resurettione nella detta Terra di Carovigna secondo, e costume antico di detta Terra si fà una compagnia di soldati, per sollennizzare la festività della Beatissima Vergine di Belvedere, la quale finita gli offficiali di quella, cioè Capitaneo, Alfiero, Camerlingo, e Sindico sono soliti caminare per detta Terra con suoni, e canti, che accogliono le riconoscenze dalli cittadini, ed in quel mentre, che si caminava il predetto Antonio del quondam Bartolomeo Caliolo attestante era Capitaneo di detta Compagnia vennero in parole con Francesco del quondam Stefano Caliolo all'hora sindico, senza però che dette parole fussero state pregiudiziale ne all'uno ne all'altro, ne meno venuto alle mani; Per la qual' causa sequitammo a caminare unitamente la Terra, e finito di caminare magiassimo unitamente con l'altri ne meno in detto tempo li dette parole havute da me, si nè fà instanza al Magnifico Governatore di detta Terra per non haversi inteso gravato, nè offeso, mentre in quel tempo andammo giocando, e burlando senza offesa di nessuno etc. de quibus omnibus sic per actis requisivit nos etc. nos autem in cuius rei fidem etc. Coram M. Donato Stefano Farina testibus vero D. Francesco Capriglia, D. Gioseppe Fontana, Orontio Fusco, et aliis ad fidem. §*§*§*§*§ Attestato in favore di Antonio Caliolo. Il giorno 11 settembre 1703, Anno indizionale undecimo, nella Città di Ostuni, regnante ecc., nella forma di una pubblica testimonianza si è personalmente presentato al nostro cospetto Antonio del defunto Bartolomeo Caliolo di Carovigno, attualmente abitante in Ostuni, il quale, sottoposto al giuramento di dire la verità, giurò ai Santi Vangeli di Dio, come toccate (le Scritture), ecc., e in nostra presenza asserì come nel passato mese di aprile e proprio il 2° e il 3° giorno festivo della Santa Pasqua di Resurrezione nella detta Terra di Carovigno, secondo l’antico costume di detta Terra, si fa una Compagnia di Soldati per solennizzare la festività della Beatissima Vergine di Belvedere. Finita la quale, gli ufficiali, cioè il Capitano, l'Alfiere, il Camerlengo e il Sindaco, sono

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soliti camminare per detta Terra con suoni e canti, accogliendo le riconoscenze dei cittadini, e mentre essi camminavano, l'attestante, cioè Antonio del defunto Bartolomeo Caliolo, che era il Capitano della Compagnia, venne a parole (cioè litigò, ebbe una discussione) con il Sindaco Francesco del defunto Stefano Caliolo, senza però che tali parole fossero state pregiudizievoli né all’uno né all’altro, e non vennero alle mani (cioè non si accapigliarono, non si azzuffarono). Seguitarono quindi a camminare insieme per la Terra e insieme, al termine della camminata, mangiarono con gli altri, e in detto tempo non si fece alcun cenno alle parole di cui sopra. Per cui fa istanza al Governatore di non considerare tale fatto un illecito, perché egli non si è sentito né offeso né gravato, in quanto allora si andava giocando e burlando senza offendere nessuno. Di tutte le quali cose, così compiute, richiese a noi ecc. e noi allora in fede della qual cosa ecc. Davanti al M. Donato Stefano Farina, testi in verità Don Francesco Capriglia, Don Giuseppe Fontana, Oronzo Fusco e altri, in fede.

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- LII OSTUNI, 12 MAGGIO 1710 Don Francesco Epifani dichiara alla Curia di Ostuni le proprietà possedute, e denuncia di essere soggetto a indebite vessazioni ecc.. Il Vicario Generale adotta i provvedimenti del caso. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso la Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 168, 169 *** Ex Provissione Curie Episcopalis Ostunei Cursoribus et servientibus nostris insuper etc. sive etc. significamus qualiter pro parte ad instantiam D. Francisci Epifani Terrae Carovinei nostrae Ostunensis Diocesis fuit nobis, nostraeque Curiae exhibita et praesentata conparittio tenoris praesentis, videlicet; nella Vescoval Corte della Città di Ostuni compare D. Francesco Epifani della Terra di Carovigno, e dice possedere pacificamente alcuni beni stabili, mobili e semoventino come da publico instromento di donattione fattali dal quondam Cesare Epifani e Rebecca Scatigno, Padre e Madre di detto comparente che impronto produce e perche alcuni figli d’iniquità si vantano volerlo molestare inquietare e perturbare nel detto pacifico possesso con volerlo farlo suggiacere a pesi universali però ricorre a questa Vescovale e fà instantia spedirseli monitorio, conservatorio, in forma secondo comandano li Sacri Canoni rito e etc. bona sunt videlicet - in primis arbore trecento d’olive in circa in loco detto “La piantata Giovanni Vincenzo, confina la lama della vera, e la via che và a bel vedere - item una chiusa che si chiama dell’aera con arbore d’olive cinquanta dentro, confina li parchi delli brandi; - item li fundicelli in detto loco con diversi arbore d’olive e mezza pezza di vigne; - Item il Vignale della fica con la cisterna nel Monte di Marco vicino li medemi parchi et il Vignale dell’acqua; - una casa terregna con tutti li suppellettili di casa con due altre camere appresso e cisterna, in loco detto S. Nicolò; - Item pezze sei di vigne in circa in loco detto Maresca nella via di S. Vito, confina Notaro Rinato Cavallo. - Item arbori trecento di olive loco detto la grotte del Monte di Marcella confina l’olive di S. Maria del Soccorso et altri confini; - Bovi numero cinque; Vacche numero sette grande e piccole una giumenta novella ammulata di pelo morella; - Item tumola diece di Terra in loco detto la Pietra Santa con diverse arbore d’olive uti altri arbori fructiferi vicino S. Maria di bel vedere die 12 mensis Maij 1710 Ostuni in Curia episcopali presentata per comparentem etc petentem etc. quae etc. Reverendissimus Dominus Vicarius Generalis visa supradicta comparittione viso pariter instrumento donattionis cum causula constituti et praecarii iurisque Videt mandat fore et esse reluctandum ad beneficium dicti domini Francisci Epifani monitorium et conservatorium in forma cum causula iustitiae et ita etc. Sangalaro Vicarius Generalis provisum die mense et anno quibus supra. Canonicus Saponaro Cancellarius. quo decreto sic preinserto fuimus inter uno

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instrumento pro expedittioni praesentium monitorij et conservatorij in forma e q. etc. unde nobis ut supra iam dictis insuper dicimus committimus, et mandamus quatenus visis seu scriptis presentibus ad omnem instantiam et requisittionem supra dicti Domini Francisci Epifano sive q. monentis ut monendo praecipiatis prout nos monemus et requisimus primo secundo tertio et ultimo peremptorio termino et sonata et etc. omnes et singulos officiales commissarios gabellores decimarios Argentarios et omnes alios ad quos spectat vel quomodolibet spectare potuerit in calce presentium nominum et cognominum quatenus sub pena excommunicattionis alisque ecclesiasticis censuris et poenis a sac. et can. bullis et costituttionibus apostolicis inflictis et impositis circa violentes immunitatem et libertatem ecclesiasticam nullo modo seu sub quovis pretestu quesito colore causa titulo occasione audeant vel presumant per se se vel per alium directe vel indirecte tacite vel occulte molestare vexare et perturbare dictum Dominum Franciscum super dictis bonis stabilibus mobilibus semoventibus et eorum fructibus natis et nascituris sed illum trahent francum et immunem a quovis datio Gabella et alia servitute sub iam dictis penis et censuris; si quis autem forsan gravatum se senserit in premissis aut aliquot in contrarium praetenderit legitime compareat coram nobis quoniam iustitiae complimentum universis unique ministrabimur et interim etc. de facto et propria autoritate super dictis bonis stabilibus mobilibus semoventibus, et eorum fructibus non molestare nec molestari faciant quovis modo etc., in grave eius damnum et interesse ac praeiudicium immunitatis et libertatis Ecclesiae et nostrorum mandatorum penarum et censurarum praedictarum spretum et vilipendium omnesque molestias vexattiones, et perturbattiones de facto per ipsos vel ad eorum instantiam forsan illatas occasione premissorum statim revocent et revocari faciant ac restituant at restitui faciant alias etc. quoniam etc. hortantes etc. rogantes etc. citentur et referantur in forma; Datum Ostunei ex Curia Episcopali Die 12 mensis Maij 1710; Sandalaro Vicarius Generalis, Canonicus Saponaro Cancellarius etc. Licet: extracta est presens copia monitorii a suo originali mihi exhibito per Can: Dominum Franciscum Epifani eidemque restituto cum quo collatione facta concordat meliori semper salva et ad fidem Ita est Canonicus D. Ioannes Saponaro Cancellarius Die 24 mensis 9mbris 1710 Ostunei In Curia episcopali presentata per D. Franciscum Epifani §*§*§*§*§ In conformità della provvisione (provvedimento di pubblica autorità, di magistrato) della Curia Vescovile di Ostuni Ai nostri cursori (messo incaricato della notifica degli atti giudiziari) e servienti inoltre ecc. ovvero ecc. significhiamo (comunichiamo ufficialmente) come conto e su istanza di Don Francesco Epifani della Terra di Carovigno della nostra Diocesi di Ostuni, fu a noi e alla nostra Curia esibita e presentata la comparizione (dir., mezzo processuale col quale ogni parte informa il giudice delle ragioni del contendere) del presente tenore, vale a dire: Nella Corte Vescovile della Città di Ostuni, compare Don Francesco Epifani della Terra di Carovigno, e dice di possedere pacificamente alcuni beni mobili, immobili e semoventi (il bestiame), come dall’istrumento pubblico della donazione fatta dal fu Cesare Epifani e Rebecca Scatigno, rispettivamente, padre e madre del comparente, il quale all’impronto (subito) produce (presenta, mostra, fa vedere), perché alcuni figli d’iniquità (individui iniqui, che offendono e violano i principi dell’equità e della giustizia; cioè malvagi, scellerati) si vantano di volerlo molestare, inquietare (turbare, recan-

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do noia o fastidio, o anche provocando preoccupazione grave) e perturbare (turbare profondamente, sconvolgere)

in merito al detto pacifico possesso, volendolo soggetto a pesi universali. Per la qual cosa ricorre a questa Curia Vescovile e fa istanza affinché sia espedito (portato a compimento) il monitorio (o lettera monitoria, lettera con cui l’autorità ecclesiastica, minacciando scomunica o altra pena, ingiunge di denunciare quanto si sa intorno a un fatto determinato), l’atto conservativo (dir., qualsiasi attività giuridica diretta a conservare un diritto attuale e assicurarne l’esercizio futuro) nelle forme di cui ai Sacri Canoni ecc. I beni sono, cioè: Anzitutto 300 alberi d'olivo circa, nel luogo detto “La Piantata di Giovanni Vincenzo”, confinante con la “Lama della vera”, e la via che porta a Belvedere; parimenti, una chiusa (terreno recintato), denominata “dell’era”, con 50 alberi d'olivo dentro, confina con i Parchi della famiglia Brandi; parimenti, dei piccoli fondi nel suddetto luogo con diversi alberi d’olivo e mezza pezza (appezzamento di terreno) di vigna; parimenti, il vignale (vigna, vigneto / ovvero spazio antistante a una masseria) “del fico” con cisterna, nel luogo detto “Monte di Marco”,vicino ai detti Parchi e al vignale “dell’acqua”; una casa a piano terreno con tutte le suppellettili domestiche, con due camere contigue e una cisterna, nel luogo detto “S. Nicolò”; parimenti, 6 pezze di vigna circa nel luogo detto “Maresca”, sulla via di San Vito, confinante con la proprietà del Notaio Renato Cavallo; parimenti, 300 alberi d'olivo, nel luogo detto “Le grotte del Monte di Marcella”, confinante con l’oliveto di Santa Maria del Soccorso e altri; n. 5 buoi + n.7 vacche, grandi e piccole; una giumenta nata da poco, non legata, di pelame color nero; parimenti, n. 10 tomoli di terra nel luogo detto “La Pietra Santa”, con diversi alberi d'olivo e altri, alberi fruttiferi, vicino a Santa Maria di Belvedere. Il giorno 12 del mese di Maggio 1710, in Ostuni, nella Curia Vescovile, presentata dal comparente e petente ecc. Il Molto Reverendo Sig. Vicario Generale, vista la suddetta comparizione e visto parimenti l’istrumento della donazione con la clausola del costituto del precario (dir., concessione del godimento di un immobile a titolo provvisorio e revocabile, con un corrispettivo irrisorio e quasi simbolico, da cui però si evince il pieno riconoscimento, da parte del concessionario, della sua qualità di

e del diritto; vede, ordina che si dovrà, e si deve, opporre a beneficio del detto Don Francesco Epifani il monitorio e l’atto conservativo secondo le regole con la clausola della giustizia e così ecc. Sangalaro, Vicario Generale, provvisione adottata il giorno, il mese e l’anno di cui sopra. Canonico Saponaro Cancelliere. Riguardo al quale decreto così preinserto, fummo (optammo) nel frattempo per un unico istrumento per l'espedizione della presente lettera del monitorio (lettera mero detentore del bene e, di conseguenza, dei diritti del concedente)

scritta da un'autorità ecclesiastica che, minacciando la scomunica, chiede, a chi ne abbia cognizione, di rendere palese un fatto) e dell’atto conservatorio, in modo formale

ecc. onde per noi, come sopra,

in relazione alle cose già dette ecc.. Inoltre stabiliamo, rendiamo esecutivo (poniamo in vigore, diamo applicazione) e ordiniamo, nella misura in cui vista o scritta la presente in risposta a ogni istanza e richiesta del suddetto Don Francesco Epifano, o meglio, per così dire, colui che ammonisce che, ammonendo, consigliate, nella misura in cui noi ammoniamo, e abbiamo voluto il primo, il secondo, il terzo e ultimo perentorio termine e suonata ecc., tutti e i singoli ufficiali, commissari, gabellieri (chi riscuoteva le gabelle), decimari (esattori delle decime), banchieri e tutti gli altri ai quali spetta o in qualche modo potrebbe spettare, a piè di pagina della presente nomi e cognomi, affin

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ché: pena la scomunica e altre censure (interdetto, sospensione a divinis ecc.) e pene ecclesiastiche, inflitte e imposte dalle sacre bolle canoniche e dalle costituzioni apostoliche nei confronti dei violenti contro l’immunità e la libertà ecclesiastica, per nessun motivo o qualsivoglia pretesto, quesito, motivo (argomento di difesa), causa, titolo e occasione, osino o presumano (di poter) per sé o per un altro, direttamente o indirettamente, in silenzio o di nascosto, molestare, vessare e perturbare il citato Don Francesco riguardo a detti beni, mobili, immobili e semoventi, e ai connessi frutti, attuali e a venire; al contrario, lo considerino franco e immune da qualsiasi dazio, gabella e altra servitù, pena le già citate censure e sanzioni; se poi qualcuno si sentirà gravato in relazione alle cose premesse o se alcuni avranno preteso il contrario, allora legittimamente curi di comparire al nostro cospetto poiché da noi si darà compimento alla giustizia per tutti e per ciascuno; nel frattempo ecc. di fatto e con la propria autorità, per quanto concerne i suddetti beni mobili, immobili e semoventi e loro frutti, in qualunque maniera possibile curino di non molestare e facciano che non sia molestato ecc. a suo grave danno e interesse, e in pregiudizio dell’immunità e libertà ecclesiastiche, in spregio e oltraggio dei nostri mandati delle predette pene e censure; che revochino subito e curino che sia revocata ogni molestia, vessazione e perturbazione effettivamente, tramite gli stessi o forse su loro istanza, arrecate a motivo di quanto premesso; e rimettano e curino che sia rimesso (nella condizione precedente) altrimenti ecc., poiché ecc., esortanti ecc., roganti ecc., siano citati (in giudizio) e siano riportati alla forma. Dato in Ostuni, presso la Curia Vescovile, il giorno 12 del mese di Maggio 1710 Sangalaro, Vicario Generale Canonico Saponaro Cancelliere ecc. Licet (è permesso): la presente copia del monitorio è estratta dal suo originale, a me esibito dal Canonico Don Francesco Epifani, e a lui restituito; e con il quale, fatta collazione, concorda nel migliore dei modi, sempre salva; e in fede Così è. Canonico D. Giovanni Saponaro Cancelliere Il giorno 24 novembre 1710, in Ostuni, presso la Curia Vescovile, presentata da Don Francesco Epifani.

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- LIII OSTUNI, s.d. (certamente il 20 settembre 1710) Denuncia contro Don Francesco Epifani sporta dal procuratore del beneficiato della Chiesa o Cappella di S. Maria di Belvedere, concernente il possesso di una proprietà terriera, secondo il denunciante, appartenente a detta Chiesa. Edizione: E, Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXIX, p. 227 Trascrizione e rielaborazione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 255 *** Il Reverendo Don Giovanni Grottola della terra di Carovigna al presente in questa di Ostuni revela, e da la nota a questa Curia Vescovale, come il Beneficio che tiene in affitto dall’Illustrissimo Monsignore Gavedone commorante in Roma sotto il titolo di Belvedere situato nel territorio di detta Terra, che fra gli altri beni che possiede si tiene occupato il Reverendo Don Francesco Epifani sono li seguenti Videlicet: In primis un territorio di tumola otto in circa con albori d’olive, e due corticelle attaccato alla defesa dell’istesso Beneficio di belvedere che potrebbero rendere dette terre, et olive da fertile ed infertile da docati 7 l’anno quale per scrupolo di mia coscienza dò, e revelo a detta Curia Episcopale etc. et le cose predette de causa scientiae le ponno sapere Capitan Thomaso Brandi, Giuseppe D’Errico, Antonio D’Errico, Matteo Pifani et altri di detta Terra etc.. §*§*§*§*§ Il Reverendo Don Giovanni Grottola della Terra di Carovigno, al presente in questa Città di Ostuni, rivela e comunica a questa Curia Vescovile come il Beneficio che ha preso in affitto dall’Illustrissimo Monsignore Gavedone, dimorante in Roma, e intitolato a S. Maria di Belvedere nel territorio di detta Terra, fra gli altri beni a esso appartenenti, contempla anche quelli occupati dal Reverendo Don Francesco Epifani. E sono i seguenti, come: In primis, un territorio di 8 tumoli circa con alberi di olivi, e due corti, attaccato alla difesa dello stesso Beneficio di Belvedere. Dette terre, e oliveti, comprendendo l’annata produttiva e quella improduttiva, rendono 7 ducati l’anno. Il che, per scrupolo di coscienza riferisco e rivelo a codesta Curia Vescovile ecc.. E quanto predetto, per conoscenza diretta, può essere attestato dai Sigg.: Capitan Tommaso Brandi, Giuseppe D’Errico, Antonio D’Errico, Matteo Pifani, e altri di detta Terra.

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- LIV OSTUNI, 20 SETTEMBRE 1710 LI 14 GENNAIO 1670 Il procuratore Don Giovanni Grottola esibisce alla Curia copia della disposizione testamentaria con la quale Antonia di Brando destina una sua proprietà terriera alla Chiesa di Belvedere. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 132 *** Inter caetera contenta in testamento quondam Antoniae de Brando de Carovineo condito sub die 14 mensis Ianuarii in protocollo anni Millesimi sexcentesimi septuagesimi Manu quondam Notarii Iosephi Ioannis debo[.?.]adest infrascriptum Capitulum Videlicet____________________________________ Si essa Antonia nostra testatrice iure legati et per remedio dell’anima sua lascia alla Madonna di belvedere le olive con terre vacue con la parte alla cisterna suoi dotali site e poste in loco detto la petra santa iusta li beni di belvedere et altri etc. e questo senza peso alcuno, q.a (quia) sic etc._________________ Pro ut haec et alia magis clare liquent ex dicto testamento rogato manu superscripti quondam Notarii Iosephi Ioveanni debo[.?.]ad presens (praesens tempus) penes me etc. Collactione meliori semper salva etc. et in fidem Ego Notarius Andreas Casciero de Neapoli [.?.] etc. requisitus signavi etc. Die 20 mensis 7mbris 1710 – Ostunei in Curia episcopali presentata per D. Ioannem Grottola etc. §*§*§*§*§ Tra le altre cose contenute nel testamento della fu Antonia de Brando di Carovigno, redatto il giorno 14 del mese di Gennaio e registrato nel protocollo dell’anno 1670, per mano del Notaio Giuseppe Giovanni Debo[.?.], si trova l’infrascritto capitolo, cioè: Che essa Antonia, nostra testatrice, secondo il diritto del legato e quale rimedio per la sua anima, lascia alla Madonna di Belvedere gli olivi con terre vacue (che non rendono) unitamente alla parte spettante della cisterna, suoi beni dotali, che si trovano situati nel luogo detto “La Pietra Santa”, confinante con i beni di Belvedere e altri confini, e questo senza peso alcuno, poiché così ecc. Come queste e altre più chiaramente sono certe secondo il detto testamento, rogato per mano del succitato fu Notaio Giuseppe Giovanni Debo [.?.] di Napoli, per il momento nelle mie mani ecc.. Collazione fatta nel migliore dei modi, sempre salva ecc. E in fede. Io Notaio Andrea Casciero di Napoli etc. richiesto, segnai (con il mio sigillo). [In basso a sinistra, il segno notarile, nel cui riquadro centrale le lettere “N·C”; e sotto il segno, la firma illeggibile] Il giorno 20 del mese di settembre 1710. Ostuni, nella Curia Vescovile, presentata per il tramite di Don Giovanni Grottola ecc.

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- LV CAROVIGNO, 25 SETTEMBRE 1710 Citazione dei testi in merito all'usurpazione di una proprietà terriera, ad avviso del procuratore del beneficiato, appartenenti alla Chiesa di Belvedere. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 124-125 *** De mandato Curiae Episcopalis Ostunensis. Per unum etc. citentur, moneantur, et requirantur prout nos citari, moneri, et requiri volumus, et mandamus infracripti testes in calce praesentium nominati et cognominati quatenus peremtorium crastinum diem qui erit vigesima sexta currentis mensis sub paena librarum viginta caerae albae elaboratae piis usibus etc. quo ad ecclesiasticos quo vero ad saeculares sub paena excommunicationis compareant coram nobis et nostra curia ad deponendum eourum testimonium veritatis super usurpatione teritorij Beneficij Sanctae Mariae de Belvedere quod teritorium possidetur per D. Franciscum Epifani, all’instantiam D. Ioannis Grottola procuratoris commmendatarij dicti Beneficij qui est Ill.mus Dominus Gavidone, alias etc. quoniam etc. citentur et referantur in forma Datum Carovinei ex nostra residentia die 25 mensis 7mbris 1710 Thomas Canonicus Cianci Vicarius Generalis Canonicus Saponaro Testes sunt Videlicet: Magnificus Thomas de Brando - Mattheus Epifano Ioseph d’errico Domenicus Epifano Die 25 mensis 7mbris 1710 – Carovinei – Domenicus Barnaba Cursor retulit mihi se hodie praedicto die citasse retroscriptos testes omnes personaliter repertos modo et forma etc. et ad fidem Ita est Canonicus D. Ioannes Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Conformemente al mandato della Curia Vescovile di Ostuni. Singolarmente ecc. siano citati in giudizio, avvisati e ricercati, nella misura in cui vogliamo che siano citati, avvisati e ricercati, gli infrascritti testi, in calce della presente nominati e cognominati, affinché, il perentorio giorno di domani che sarà il 26 del corrente mese, pena 20 libbra di cera bianca elaborata per usi pii ecc. nei confronti degli ecclesiastici, e pena la scomunica nei confronti dei secolari, che compaiano al cospetto nostro e della nostra Curia per fare la loro testimonianza di verità in merito all'usurpazione del territorio del Beneficio di S. Maria di Belvedere, che è tenuto, tale territorio, da Don Francesco Epifani. E questo su istanza di Giovanni Grottola, procuratore del commendatario (chi gomo de di una commenda ecclesiastica) del detto beneficio, il quale è l’Ill. Don Gavidone, altrimenti ecc. poiché ecc., siano citati e siano riportate le loro testimonianze secondo le formalità di rito. Dato in Carovigno, dalla nostra residenza, il giorno 25 del mese di settem

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bre 1710. Tommaso Canonico Cianci, Vicario Generale Canonico Saponaro Cancelliere I testi sono, cioè: Magnifico Tommaso de Brando Matteo Epifano Giuseppe d’Errico Domenico Epifano Il giorno 25 del mese di settembre 1710, in Carovigno, Domenico Barnaba, Cursore, mi riferì di aver, oggi predetto giorno, citato i retroscritti testi, tutti personalmente ritrovati secondo le modalità e formalità di rito, e in fede. Così è. Canonico Don Giovanni Saponaro Cancelliere

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- LVI CAROVIGNO, 26 SETTEMBRE 1710 Testimonianze rese nell'ambito della causa sulla controversa proprietà terriera de La Visazzara. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 134, 135. *** Die 26 mensis 7mbris 1710 – Carovinei, et coram R.mo Domino Vicario Generali Examinatus fuit Ioseph Errico de Carovineo aetatis suae annorum septuaginta circiter ut dixit, testis citatus, relatus, atqui receptus, cui delato iuramento veritatis dicendae, prout tactis etc. iuravit etc. et interrogatus super tenore comparitionis praesentatae per D. Ioannem Grottola Procuratorem etc. deposuit ut infra. Reverendissimum Signore per quanto sento dalla sopraddetta comparsa fatta da D. Gio: Grottola mi ricordo benissimo, che tanto io, quanto Capitan Tomaso Brando, Domenico Epifano, Gio: Battista Leo, Matteo Epifano di questa Terra fin dalli dodeci di 9mbre 1702 ci trovamo fatto un’attestato per atto publico, che è à punto quello che V.S. R.ma mi mostra, che mi si legge de verbo ad verbum da questo Sig.re Mastro d’atti, qual atto publico io confermo et emologo et al medesimo mi rimetto per esser così la verità e sapevo de causa scientiae, per essere prattico delle campagne di questa terra e precise delli luochi, e teritorij de Ssanta Maria di Belvedere. Interrogatus de causa scientiae - dixit mi rimetto à detto attestato Interrogatus de contestibus - dixit ut supra – quibus habitis etc. Io Giuseppe d’Errico hò deposto ut supra Thomas Canonicus Cianci Vicarius Generalis Canonicus Saponaro Cancellarius Eodem die ibidem, et coram eodemExaminatus fuit Domenicus Epifano Terrae Carovinei aetatis suae annorum quadraginta quinque circiter ut dixit testis citatus, relatus atque receptis cui delato iuramento veritatis dicendae prout tactis etc. iuravit. etc. et interrogtus super tenore comparitionis praesentatis per D. Ioannes Grottola Procuratorem etc. deposuit ut infra._ R. Signore Vicario per quanto V.S. Reverendissima mi domanda, e sento dalla lettura della comparsa fatta da D. Gio: Grottola, le dico per verità, come detto teritorio l'hò visto sempre possedere dalli Beneficiati di Santa Maria di Belvedere, e poi da D. Francesco Epifano, dal quale come si possedeva, io mi sono ammirato perche sapevo benissimo che detto teritorio è di Santa Maria di Belvedere, e mi ricordo benissimo che l’anno 1702 e proprio nel mese di 9mbre ne feci uno attestato con Matteo Epifano et altri, che non mi ricordo, et è l’istesso che V.S. R.ma presentemente mi ha mostrato, e che mi si legge dal Sig.r Maestro d’atti il quale attestato confermo presentemente ancora, approvo, et emologo et al medesimo mi rimetto per esser così la verità, qual verità è notoria a tutte le genti di questa Terra e particolarmente à Giuseppe d’Errico prattico di dette campagne di questa terra, e come vecchio, che è quanto io posso deponere per verità Interrogatus de causa scientiae – dixi mi rimetto à quanto hò detto di supra et à

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detto attestato Interrogatus de contestibus – dixit ut supra = quibus habitis etc. ┼ Signum Crucis propriae manus dicti Domenici Epifani s.n. ut dixit Thomas Canonicus Cianci Vicarius Generalis Canonicus Saponaro Cancellarius Eodem retroscripto die ibidem, et coram eodem Examinatus fuit Mattheus Epifano Terrae Carovinei aetatis suae annorum quinquaginta circiter ut dixit, testis citatus, relatus, atqui receptus cui delato iuramento veritatis dicendae prout tactis etc. iuravit. etc. et interrogatus super tenore comparitionis praesentatae per D. Ioannem Grottola Procuratorem, deposuit ut infra_ Di quanto V.S. R.ma mi domanda, e sento legere dalla comparsa fatta da D. Gio: Grottola di questa Terra, devo dirli con verità, come per esser prattico della campagna sò benissimo che il teritorio di tumula otto incirca con arbori d’olive nel luoco detto la Visazara che hoggi si possiede da D. Francesco Epifano, per il passato li sò sempre possedere dalli beneficiati di Sana Maria di Belvedere, et havendo anco inteso dire più volte dalli vecchi di questa Terra, anzi io mi sono sempre ammirato come dal beneficiato di Santa Maria di Belvedere non se ne parlava; benche mi ricordo benissimo che nell’anno 1702 e proprio nel mese di 9mbre per detto teritorio se ne fece da me, e da altri un’attestato, che è à punto l’istesso, che V.S. R.ma hà ordinato al Sig. Mastro d’atti di legermi presentemente, quale da me inteso parola per parola confermo, emologo, et approvo, et al medesimo mi rimetto per esser così la verità; e per esser cosa notoria à tutta questa Terra, che è quanto io posso deponere sopra tutto quello V.S. R.ma mi ha interogato – Interrogatus De causa scientiae – dixit mi rimetto à detto attestato Interrogatus De contestibus – dixit ut supra – quibus habitis – ┼ Signum Crucis propriae manus dicti Matthei epifani s.n. ut. dixit Canonicus Saponaro Cancellarius Per R.mum Dominum Vicarium Generalem cepta informatione ut supra fuit provisum quod in exequutione alterius decreti per nostram Curiam lati sub die 20 mensis elapsi 7mbris fiat cum effectu petitus accessus cum eisdem testibus peritis et examinatis super faciem loci controversi, die quinto mensis 8bris venturi hora decima quinta, in quo loco partes compareant ad interessendum cum iuribus suis, et ad videndum deferri iuramentum praedictis peritis et ita per hoc suum etc. et intimetur et referatur etc. Datum Carovinei ex Edibus nostrae residentiae die 27 mensis 7mbris 1710 Thomas Canonicus Cianci Vicarius Generalis Canonicus Saponaro Cancellarius Eodem die 27 ut supra Carovinei - Domenicus Barnaba Cursor retulit mihi se hodie praedicto die citasse Iosephum d’Errico, Mattheum Epifano, et Domenicum epifani peritos electos personaliter repertos nec non citasse Rev. D. Ioannem Grottola et D. Francescum Epifani ad videnda iuramenta testium etiam personaliter repertos modo et forma, et ad fidem etc. Ita est. Canonicus D. Ioannes Saponaro Cancellarius

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§*§*§*§*§ Il 26 settembre 1710. In Carovigno e al cospetto del Molto Reverendo Signor Vicario Generale, fu esaminato Giuseppe Errico di Carovigno, 70 anni circa d'età come egli disse, quale teste citato, portato di nuovo e ammesso, il quale, sottoposto al giuramento di dire la verità toccando (le sacre scritture) ecc. giurò e, interrogato in merito al tenore (contenuto, tono, spirito) della comparizione (o meglio, comparsa) presentata dal procuratore Don Giovanni Grottola ecc.; depose secondo quanto di seguito scritto: Molto Reverendo Signore, per quanto sento dalla suddetta comparsa fatta da Don Giovanni Grottola, mi ricordo benissimo che tanto io, quanto Capitan Tommaso Brando, Domenico Epifano, Giovanni Battista Leo e Matteo Epifano di questa Terra, fin dal 12 novembre 1702, abbiamo attestato per mezzo di un atto pubblico che è appunto quello che V.S. mi mostra, il quale, come a me testualmente letto dal Sig. mastrodatti, cioè come atto pubblico, confermo e riconosco e al medesimo mi rimetto in quanto è così la verità; e lo so con cognizione di causa, perché sono pratico delle campagne di questa Terra e precisamente dei luoghi e territori di Santa Maria di Belvedere. Interrogato sul perché di tale conoscenza, disse: mi rimetto al detto attestato. Interrogato in ordine ai contesti, disse: come sopra. Io Giuseppe d’Errico ho deposto come sopra, avendo compreso le quali cose. Tommaso Canonico Cianci, Vicario Generale Canonico Saponaro Cancelliere *§* Il medesimo giorno, ivi, e al cospetto del medesimo. Fu esaminato Domenico Epifano della Terra di Carovigno, 45 anni circa d’età come egli disse, quale teste citato, portato di nuovo e ammesso, il quale, sottoposto al giuramento di dire la verità, toccando le sacre scritture ecc. giurò e, interrogato in ordine al tenore della comparizione presentata dal procuratore Don Giovanni Grottola ecc., depose secondo quanto di seguito scritto: Rev. Signor Vicario, in merito a quanto V.S. mi domanda e sento dalla lettura della comparizione fatta da Don Giovanni Grottola, le dico, in verità, come detto territorio, io ho visto, sia stato sempre posseduto dai Beneficiati di Santa Maria di Belvedere, e poi da Don Francesco Epifani. E come questi ne fosse in possesso, io mi sono meravigliato perché sapevo benissimo che tale territorio appartiene a Santa Maria di Belvedere, e mi ricordo benissimo che, l’anno 1702, e proprio il mese di novembre, feci un attestato insieme con Matteo Epifano e altri che non ricordo, ed è lo stesso attestato che V.S. mi ha mostrato e che mi viene letto dal mastrodatti; il quale attestato, io confermo in questo momento, approvo e omologo e allo stesso mi rimetto, perché questa è la verità: la quale verità è ben nota a tutte le genti di questa Terra e in particolare a Giuseppe d’Errico, pratico delle dette campagne di questa Terra, e come persona anziana. Questo è quanto io posso deporre in quanto vero. Interrogato sul perché di tale conoscenza, disse: mi rimetto al detto attestato. Interrogato in ordine ai contesti, disse: come sopra, avendo comprese le quali cose. ┼ Segno di croce di propria mano del detto Domenico Epifani, non sa scrivere come disse (cioè analfabeta). Tommaso Canonico Cianci, Vicario Generale Canonico Saponaro Cancelliere

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*§* Il medesimo giorno retroscritto, ivi, e al cospetto del medesimo. Fu esaminato Matteo Epifano della Terra di Carovigno, 50 anni circa d'età come egli disse, quale teste citato, portato di nuovo e ammesso, il quale, sottoposto al giuramento di dire la verità toccando le sacre scritture ecc. giurò e, interrogato in ordine al tenore della comparizione presentata dal procuratore Don Giovanni Grottola ecc., depose secondo quanto di seguito scritto: In merito a quanto V.S. mi domanda e sento dalla lettura della comparazione fatta da Don Giovanni Grottola di questa Terra, devo dirle in verità che, in quanto pratico delle campagne, so benissimo che il territorio di 8 Tomoli circa, con alberi di olivo nel luogo detto La Visazzara che oggi è posseduta da Don Francesco Epifano, nel passato era stato sempre posseduto dai beneficiati di Santa Maria di Belvedere, e anche perché l’ho intesto dire più volte dalle persone anziane di questa Terra. Anzi, mi sono sempre meravigliato di questo, che il beneficiato di Santa Maria di Belvedere non facesse alcuna obiezione. E mi ricordo benissimo che l’anno 1702, e proprio il mese di novembre, per detto territorio, da me e da altri, fu fatto un attestato, che è appunto lo stesso che V.S. R.ma ha ordinato al mastrodatti di leggermi adesso, e che io confermo alla lettera, omologo e approvo, e al medesimo mi rimetto perché questa è la verità, e per essere cosa ben nota a tutta questa Terra. Questo è quanto io posso deporre sulle cose in relazione alle quali V.S. R.ma mi ha interrogato. Interrogato sul perché di tale conoscenza, disse: mi rimetto al detto attestato. Interrogato in ordine ai contesti, disse: come sopra, avendo le quali cose comprese ecc.. ┼ Segno di croce di propria mano del detto Matteo Epifani, non sa scrivere come disse (analfabeta). Tommaso Canonico Cianci, Vicario Generale Canonico Saponaro Cancelliere *§* Per mezzo del Molto Reverendo Vicario Generale, acquisite le informazione di cui sopra, fu preso questo provvedimento, che in esecuzione dell’altro decreto disposto dalla nostra Curia, il giorno 20 del decorso mese di settembre, sia fatto compiutamente il richiesto accesso con i medesimi periti testimoni ed esaminati sui punti controversi, il giorno 5 del mese di ottobre venturo, all’ora 15a, nel quale luogo le parti compaiano per intervenire con i loro diritti, e per vedere che sia deferito il giuramento ai predetti periti (deferire ad uno il giuramento: farlo giurare in giudizio); e così per questo suo ecc. E sia intimato e sia registrato. Dato in Carovigno dall’abitazione della nostra residenza, il giorno 27 del mese di settembre 1710 Tommaso Canonico Cianci Vicario Generale Canonico Saponaro Cancelliere *§* Il medesimo giorno 27 di cui sopra, in Carovigno. Domenico Barnaba, cursore (messo, corriere), mi riferì che oggi, predetto giorno, egli aveva citato Giuseppe d’Errico, Matteo Epifano e Domenico Epifani, periti (esperti, pratici,) scelti, personalmente trovati, e di aver citato anche il Rev. Don Giovanni Grottola e Don Francesco Epifani per assistere ai giuramenti dei testi; e anche personalmente trovati secondo le formalità e modalità di rito, e in fede. Così è. Canonico Don Giovanni Saponaro Cancelliere

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- LVII CAROVIGNO, 5 OTTOBRE 1710 Sopralluogo del Vicario Generale della Curia di Ostuni con i periti e le parti nel controverso fondo di Don Francesco Epifani. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 136-137 *** Die quinto mensis 8bris 1710 – Carovinei, et coram R.mo Domino Vicario Generale. Examinati fuerunt Ioseph Errico Terrae Carovinei, aetatis suae annorum septuaginta circiter ut dixit, et Domenicus Epifano dictae Terrae annorum quadraginta quinque, ac Mattheus Epifano dictae Terrae annorum quinquaginta circiter periti electi à Curia episcoali partium consensu ore tenus dato coram R.mo Domino, quibus delato iuramento veritatis dicendae prout tactis scripturis etc. iuraverunt etc. presentibus partibus super faciem loci controversi dixerunt ut infra: R.mo Sig.re essendoci noi questa mattina secondo l’ordine di V.S. R.ma col consenso dell’una e l’altra parte portati avanti V.S. R.ma nel luoco detto La Visazzara e proprio nel teritorio di tumola otto incirca con arbori d’olive, et frutti che si possiede da D. Francesco Epifano attaccato alla difesa del Beneficio di S. Maria di Belvedere e contiguo al Barco di Santa Maria del Carmine detto il Barco della petra Santa la via che si và à Brindisi, le terre della Pietra Santa, dove habbiamo trovato D. Francesco Epifano, et insieme col medesimo avanti V.S. R.ma habbiamo caminato, visto, e revisto detto teritorio con tutti li suoi confini, habbiamo conosciuto benissimo che questo teritorio sia l’istesso che sempre si è posseduto dalli Beneficiati di Santa Maria di Belvedere, e particolarmente dal quondam Gio: Battista Leo penultimo beneficiato, dopo la morte del quale habbiamo inteso, che si seminò à società detto teritorio da Capitan Tomaso Brando con il quondam Cesare Epifano, quale restò in possesso di detto teritorio, come habbiamo testificato ancora e deposto avanti V.S. R.ma giorni sono; quale teritorio sappiamo benissimo, che prima non stava in quella coltura, che sta presentemente, ne vi erano tanti arbori d’olive, mentre si vedono l’arbori vecchi, dall’arbori novi, seu termiti insertati da detto D. Francesco Epifano, per quanto esso hà detto, e così ancora dell’arberi della pera, però non ci è difficultà, che questo teritorio è l’istesso che sempre si è posseduto dalli Beneficiati di Santa Maria di Belvedere, e si vede che già sia stato usurpato da detto D. Francesco ò da suo Padre Cesare epifani et in quanto alla rendita annuale di detto teritorio per quanto possiamo conoscere da fertile ad infertile havrà sempre renduto sei, ò sette docati l’anno franco, che è quanto possiamo deponere per verità avanti V.S. R.ma. Interrogati de causa scientiae - dixerunt ut supra Interrogati de contestibus - dixerunt ut supra e ci rimettemo à quanto habbiamo deposto e testificato tanto avanti di V.S. R.ma quanto con altro nostro attestato Io Giuseppe d’Errico hò deposto ut supra ┼ Signum Crucis propriae manus Domenici Epifani s.n. (scribere nesciens) ut dixit ┼ Signum Crucis propriae manus Matthei Epifani s.n. ut dixit

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Thomas Canonicus Cianci Vicarius Generalis Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Il 5 ottobre 1710, in Carovigno e al cospetto del Molto Rev. Sig. Vicario Generale, furono esaminati: - Giuseppe Errico della Terra di Carovigno, 70 anni circa d'età come egli disse; - Domenico Epifani di detta Terra, 45 anni circa d'età, - e Matteo Epifani di detta Terra, 50 anni circa, in qualità di periti scelti dalla Curia Vescovile con il consenso delle parti, dato solo a voce davanti al Molto Rev. Signore, i quali, sottoposti al giuramento di dire la verità come toccando le sacre scritture ecc., giurarono, e alla presenza delle parti, in ordine ai punti controversi, dissero come di seguito riportato: R.mo Sig., poiché, questa mattina, secondo l’ordine di V.S. R.ma, con il consenso dell’una e dell’altra parte, ci siamo personalmente portati al cospetto della V.S. nel luogo detto La Visazzara e proprio nel territorio di 8 tomoli circa con alberi di olivo e alberi da frutto, che è posseduto da Don Francesco Epifano, contiguo alla Difesa del Beneficio di S. Maria di Belvedere, e parimenti contiguo al Barco di Santa Maria del Carmine, detto il Barco della Pietra Santa, alla via che porta a Brindisi e alle terre della Pietra Santa, dove abbiamo trovato Don Francesco Epifano, e insieme con il medesimo, avanti a V.S. R.ma abbiamo camminato, visto e rivisto detto territorio con tutti i suoi confini, abbiamo riconosciuto benissimo che questo territorio è lo stesso è stato sempre posseduto dai beneficiati di Santa Maria di Belvedere, e in particolare dal fu Don Giovanni Battista Leo, penultimo beneficiato, dopo la morte del quale abbiamo inteso che si è seminato dal Capitano Tomaso Brando in società con il fu Cesare Epifano, il quale restò in possesso di detto territorio come abbiamo testificato ancora e deposto davanti a V.S. R.ma, giorni fa. Sappiamo benissimo che detto territorio prima non era coltivato così come lo è adesso, non vi erano tanti alberi di olivo, mentre ora si vedono alberi vecchi distinti da quelli nuovi, ovvero olivastri innestati da detto Don Francesco Epifani, come egli ha detto, e così anche degli alberi della pera, non v'è dubbio che questo territorio è lo stesso che sempre si è posseduto dai Beneficiati di Santa Maria di Belvedere, e si vede come già sia stato usurpato da Don Francesco o da suo padre Cesare Epifani. Per quanto concerne la rendita annuale del detto territorio, per quanto ne possiamo sapere, considerando gli anni fertili e non fertili, avrà sempre reso 6 o 7 ducati l’anno, franco. Questo è quanto possiamo in verità deporre alla presenza della V.S. R.ma Interrogati in ordine al perché di siffatta conoscenza, dissero come sopra. Interrogati in ordine al contesto, dissero: come sopra, e ci rimettiamo a quanto abbiamo deposto e testificato avanti a V.S. R.ma con un altro nostro attestato. Io Giuseppe d’Errico ho deposto come sopra. ┼ segno di croce di propria mano di Domenico Epifani, analfabeta come disse di essere. ┼ segno di croce di propria mano di Matteo Epifani, analfabeta come disse. Tommaso Canonico Cianci, Vicario Generali Canonico Saponaro Cancelliere

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- LVIII OSTUNI, 10 OTTOBRE 1710 Controdeduzioni di Don Francesco Epifani in merito all'accusa d'aver usurpato una specifica proprietà della Chiesa di Belvedere. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 140-141 *** Nella vescoval Corte della Città di Ostuni, ad appresso gli atti contra fabricati ad instanzia del Rev. D. Gio: Grottola Cappellano della Cappella di S. Maria di Belvedere stente nella Terra di Carovigno, Compare D. Francesco Epifani della medesima, e dice, come havendo ricercato al R. Canonico Saponaro Mastro d’atti di detta Vescoval Corte, gli atti suddetti à fine di fargli conoscere al suo avocato, acciò fondatamente havesse poter respondere alle vane pretentioni di detto D. Grottola, quali li furo denegati col pretesto che prima devesi far il deposito dal Competente dell’accesso ricercato dal detto D. Grottola quando non è controvertibile, che l’accesso seppure si fà expensis petentis, et in damnum succumbentis; per il che detto accesso deve pagarsi da detto D. Grottola da chi fù ricercato e non dal Comparente, che il quale sinhora, non può chiamarsi sucombente per non essersi devenuto alla dicisione della causa: per quel che poi tocca alla pretesa relassattione del territorio ex actis dedocto, una con li fructi percecti, esso Comparente dice, che dalla lettura di Capitoli maritali quali esibisce initi (initus, a, um: concluso, stretto) nell’anno 1644: Tra Cesare Epifano, e Rebbecca Scatigno parenti di detto Comparente resta elisa la pretentione di detto D. Grottola; Poichè da detti Capitoli, seu instrumento dotale chiaramente si scorge, quanto tenevano e possedevano tempore prefato promiscui li suddetti Antonio Scatigna, et Antonia di Brando ut supra dotanti in loco detta La Pietra Santa seu la bisacciara, tutto si diede in dote à Rebecca Scatigna loro figlia, eo vigore dictae promissionis li suddetti coniugi, stiedero per mentre vissero pacificamente nel possesso ed hoggi detti beni, si possiedono dal Comparente come vero Signore e Padrone: con chè quantunque n’havesse disposto detta Antonia di Brando da pochi anni à questa parte in vostro testamento à beneficio di detta Cappella, come dalla parte adversa s'asserisce detta disposictione fu nulla, et invalida per haver disposto de bonis alienis, oltre che il legato fatto in detto testamento in beneficio di detta Cappella fu revocato dalla medesima testatrice in un altro suo testamento condito à 24 del mese di maggio 1676 come da copia qual timidamente produce, che perciò essendo la pretentione del suddetto D. Gio Grottola ut supra Cappellano, nulla, ed insussistente, citra preiudicium di facto, e qualsivogliano actioni, che quomodocumque et qualitercumque li competono, alle quali per la presente non s’intenda fatto pregiuditio alcuno, fa instantia non haversi riguardo della pretentione suddetta, mà serisce assolversi ab impetitis, con condennarsi il suddetto D. Grottola alle spese erogate et erogande, altrimente in caso contrario il che non crede, et nunc pro tunc appellat, et aeque principaliter de nullitate dicit alla Metropolitana audientia di Brindisi expensarum protestatione semper premissa, non solo in questo ma in ogni altro megliore modo etc. Die 10: mensis 8bris 1710 – Ostunei in Curia Episcopale presentata per comparentem ecc. petentem ecc. quae ecc. Per Reverendissimum Dominum Vicarium Generalem visis supradicta Instan

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tia, ac scripturis presentatis per D. Franiscum Epifani fuit dictum, quod omnia, et singula in eis contenta notificeatur Reverendo D. Joanni Grottola, ut de eis et contentis in ea notitiam habeat et ita etc. Thomas Canonicus Ciaci Vicarius Generalis Provisum die, mense et anno quibus supra Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Nella Curia Vescovile di Ostuni, in seguito agli atti in opposizione prodotti su istanza del Rev. Don Giovanni Grottola, Cappellano della Cappella di Santa Maria di Belvedere in Terra di Carovigno, compare Don Francesco Epifani della medesima Terra, il quale dice come: avendo richiesto al Rev. Canonico Saponaro, mastro d’atti (o mastrodatti: funzionario addetto alla ricezione, alla registrazione e alla custodia degli atti) di detta Corte Vescovile, gli atti suddetti al fine di farli conoscere al suo avvocato affinché fondatamente potesse rispondere alle vane pretensioni (l’esigere cose che con spettano) del detto Don Grottola, i quali atti gli furono negati col pretesto che prima doveva essere effettuato il deposito dal competente dell’accesso (sopralluogo), richiesto dal detto Don Grottola; quando non è controvertibile (discutibile) che l’accesso seppure si faccia a spese del richiedente, e in danno del soccombente, per tale accesso deve pagarsi dal detto D. Grottola, cioè da chi fu richiesto e non dal comparente, il quale finora non può dirsi soccombente, per non essersi piegato alla decisione della causa. Poi per quel che riguarda la pretesa remissione del territorio, dedotta dagli atti insieme con i frutti percepiti, esso comparente dice che dalla lettura dei Capitoli matrimoniali che esibisce, conclusi nell’anno 1644, tra Cesare Epifani e Rebecca Scatigna, parenti del detto comparente, risulta invalidata la pretensione del detto D. Grottola, perché dai capitoli, o meglio, dall’istrumento dotale, si evince con chiarezza quanto tenevano e possedevano insieme, nel tempo predetto, i suddetti Antonio Scatigna e Antonia di Brando di cui sopra, dotanti, nel luogo detto La Pietra Santa o “la bisacciara”. Tutto fu dato in dote a Rebecca Scatigna, la loro figlia, con il valore legale della detta promessa (impegno) i suddetti coniugi stettero, nel mentre che vissero, pacificamente nel possesso, e oggi tali beni si possiedono dal comparente, come vero Signore e Padrone, col che qualsiasi cosa avesse disposto detta Antonia di Brando da pochi anni a questa parte nel vostro testamento a beneficio di detta Cappella, come dalla parte avversa si asserisce, detta disposizione fu nulla e invalida per aver riguardato beni alieni; e per di più il legato (disposizione testamentaria che assegna un determinato bene a una persona diversa dall’erede) fatto in detto testamento a beneficio della Cappella, fu revocato dalla medesima testatrice in un altro suo testamento, stilato il 24 del mese di maggio 1676, come da copia che timidamente produce. Ciò stante, essendo la pretensione del suddetto cappellano D. Giovanni Grottola di cui sopra, nulla e insussistente, prescindendo dal danno di fatto (cioè effettivo, sostanziale) e da qualsivogliano azioni che comunque e in qualunque modo gli competono, alle quali per mezzo della presente non s’intende recar pregiudizio alcuno, fa istanza che non si tenga in considerazione la suddetta pretensione; ma, asserisce, che sia assolto dall’accusa, con la conseguente condanna del suddetto D. Grottola al pagamento delle spese sostenute e da sostenersi, altrimenti, in caso contrario, il che non crede, e ora per allora, fa appello, e ribadisce giustamente e soprattutto a causa della nullità, alla Metropolitana udienza giudiziaria di Brindisi con la semplice protestazione (cioè richiesta formale e decisa) delle spese, di cui in premessa, non solo in questo ma in ogni altro modo migliore.

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Il giorno 10 del mese di ottobre 1710, Ostuni, nella Curia Vescovile presentata dal comparente e petente ecc. Per mezzo del Molto Reverendo Vicario Generale, visti e la suddetta istanza e le scritture presentate da D. Francesco Epifani, fu detto che tutte e le singole cose in esse contenute siano notificate al Rev. Don Giovanni Grottola, affinché in merito a esse e a quanto in esse contenuto abbia notizia, e così ecc. Tommaso Canonico Cianci Vicario Generale. Provvisione: il giorno, il mese e l’anno di cui sopra. Canonico Saponaro Cancelliere

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- LIX OSTUNI, 10 OTTOBRE 1710 CAROVIGNO, 14 AGOSTO 1644 Contratto dotale che Don Francesco Epifani presenta in Curia, a comprova del suo diritto di proprietà sul controverso bene. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 144-145-146 *** Copia etc. Die decimo quarto mensis Agusti 12ae Indictionis 1644 Carovinei etc. petita venia a Reverendo Vicario foranio D. Domenico Gallo ob festum Dominicae etc. Robbe dotali che si promettono in dote per Antonio Scatigno et Antonia di brando a Cesare Epifano ac Rubecca Scatigna sua figlia legitima e naturale per il matrimonio da contrhaersi cum detto Cesare e Rubecca Scatigna secondo l’uso della Terra di Carovigno more loco [.?. Bandorvari] etc. Im primis esso dotante ita che cum si possa escusare haver promesso il fatto alieno e fatto tutto il suo sforzo che detta Rebecca sua figlia habbi da pigliare per suo vero legitimo sposo lo suddetto Cesare, cum quello contrharsi sollenne e legitimo matrimonio secondo ordina, et comanda la Santa Madre Chiesa, et il Concilio Tridentino etc.; E per contemplatione e causa di detto Matrimonio et per il peso et per potersi conmodamente scritturarsi promettono essi dotanti con dote ad essi futuri coniugi li fa preditte robbe mobili e stabili ecc. In primis li promettono una piantata d’olive di Vincenzo di Brando, confine con detto Leonardo Lombardo la via publica, che và alla Madonna di Belvedere, confine ad Antonio di Perna, ed altri confini etc. Item. Se li promettono uno vignale chiuso in detto loco confine ad Antonio Sacco Cantore, confina detta piantata di Vincenzo di Brando, et altri confini; Item. quanti tiene e possiede esso Antonio in loco detto La pietra Santa la via di Belvedere, confine a Gio: Donato di Brando, confine Andrea Lanzilotto, confine Antonio Sacco, con la parte che possiede alla Cisterna del Monte di Marco, esso dotante Antonio, benche quella sia stata comprata dal quondam D. Oratio Scatigno suo fratello; Item. Se li promette ancora la pretendenza che esso dotante tiene con li heredi di Oratio mezaCapo, e se detto Cesare se li guadagnarà sia la sua e cossi si cede per mé Antonio dotante; Item. Se li promette la massaria, chiamata di Francisco che esso Cesare futuro coniuge l’habbia da possedere in sino a tanto vengono à età legitima li figlij di detto Antonio dotante; Item. Se li promettono una casa palazziata in loco detto la pizzica franca e libera d’ogni peso confine ad Isabella pifana, confine li molini di esso dotante, et altri confini, con patto però che esso Cesare habbia da pagare denari venti à Antonio preite et s’intanto che viene a sborsare detti denari, cede esso dotante che habbia, et habbia da stare in una camera di esso dotante al burgo di questa terra alla strada del Carmine, confine Antonio Brancasi la via publica et altri confini; Item. Se li promette ancora quello che esso Antonio dotante have da consequire dà Angelo Leo, et D. Gio: Battista leo suo fratello una con l’interesse o terza

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de Corte sin come appare dall’instrumento rogato per Notaro Gio: Scatigno; Item. Se li promette due pezze di vigne dentro uno clausorio con scerzi d’intorno confine Matteo Scatigno, confine le vigne d’Isabella Scatigna, et altri confini; Irtem. Si dichiara se per caso l’heredi d'esso dotante Antonio ed essa Antonia sua moglie venissero a dare fastidio a dette robbe date in dote a detto Cesare e Rubecca vuole che habbiano da recorrere alle robbe di detto Antonio suo Padre, et di suo zio renunciando essi heredi alli sudetti futuri coniugi etc.; Item. Se li promettono panina quattro, et se l’assegnano__ Item. Se li promettono quattro lanzoli; Item. Se li promettono quattro coscini ; Item. Se li promettono quattro tovaglie di capo; Item. Se li prometto quattro tovagliole; Item. Se li promettono quattro camise di donna; Item. Se li promette quattro vantili; Item. Uno saccone tavoli e tristelli; Item. Se li promette quattro tovaglie di tavola; Item. Se li promette quattro mandiloni; Item. quattro bancali; Item. Due giraletti uno usato, e l’altro novo; Item. quattro tigliere; Item. Se li promette uno sproviero, come sen’ trova; Item. Se li promette una Manta come sen’trova; Item. Se li promette una banca come sen’trova; Item. Se li promette una Mattra; Item. Se li promette bancone e margelli; Item. uno spido una gratta caso; Item. una paletta di ferro per trovar fuoco; Item. uno paro di Camastre; Item. una cocchiara di Maccarroni; Item. una caldara e una firsora nove; Item. Due casce, una grande, et una piccola e dentro; Item. una Gonella (?) di posa secca; Item. uno dobletto conforme sen’trova; Item. uno postrano conforme sen’trova; Item. una Gonnella di lana nova; Item. Se li promette la meta della cisterna, che si possiede da esso Antonio nel burgo di detta terra alla strada del Carmine, confine la Chiesa del Carmine, et altri confini, promettendo essi dotanti l’evitione in forma di detti beni ut supra promessi; Io Clerico Leonardo Scatigno figlio di Antonio Scatigno dotante renuncio e spontaneamente ogni azioni che mi competesse e spectasse alle sudette robbe date per dote a Rubecca Scatigna mia sorella, et a Cesare pifano futuri coniugi e cossì renuncio e voglio che habbia tutto quello affetto che sen’cerca etc. Quae capitula matrimonialia per nostri perlata partes ipsae promiserunt habere etc. rata etc. sub obligatione suorum bonorum etc. sub poena etc. potestate etc. constitutione etc. renunciaverunt, et iuraverunt Presentibus contestibus Extratta est presens copia a suo proprio originale et à protocollo quondam [.?.] Petri Epifano Notarij Apostolici sub die quarta mensis Agusti 1678 in quo facta

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collatione concordat salvo semper etc. et ad fidem ego Clericus Franciscus Calabretti de Carovineo Apostolica Auctoritate Notarius me subscripsi et signavi rogatus ed requisitus (Segno del Notaio) Die 10 mensis 8bris 1710 –Ostuni, in Curia ep’ali p’ntata p (per) D.Francesco Epifani §*§*§*§*§ [Contratto dotale] Copia Il 14 Agosto 1644, 12° anno indizionale, in Carovigno, richiesto il permesso al Rev. Vicario Foraneo (parroco preposto a un vicariato che unisce più parrocchie) D. Domenico Gallo per la festività della domenica. Beni dotali che si promettono in dote da Antonio Scatigna e Antonia di Brando a Cesare Epifano e Rebecca Scatigna, loro figlia legittima e naturale, per il matrimonio da contrarsi con detto Cesare e Rebecca Scatigna secondo le usanze della Terra di Carovigno e il costume del luogo [.?.] In primis, esso dotante così da potersi scusare d'aver promesso il fatto alieno e fatto tutti i suoi sforzi perché sua figlia Rebecca prendesse quale suo vero, legittimo sposo il suddetto Cesare, col quale contrarre solenne e legittimo matrimonio secondo quanto ordina e comanda la Santa Madre Chiesa e il Concilio tridentino. E per contemplazione (in considerazione) e a causa di detto matrimonio, per l'onere e perché si possa agevolmente formalizzare mediante contratto, essi dotanti promettono come dote, a essi futuri coniugi, i presenti beni mobili e immobili. - In primis, promettono una piantagione di olivi di Vincenzo di Brando, confinante con: Leonardo Lombardo, la via pubblica che porta alla Madonna di Belvedere, Antonio di Perna, ed altri; - parimenti, promettono un vignale (vigneto, vigna) (ovvero: spazio antistante a una masseria) chiuso nel suddetto luogo, confinante con: il cantore Andrea Sacco, la detta piantagione di Vincenzo Brando e altri; - parimenti, quanto esso Antonio tiene e possiede nel luogo detto “La Pietra Santa”, lungo la via di Belvedere, confinante con: Giovanni Donato di Brando, Andrea Lanzilotto, Andrea Sacco; con la parte che esso dotante possiede alla Cisterna di Monte Marco, anche se quella fu comprata da suo fratello, il defunto Don Orazio Scatigno; - parimenti, promette anche la pretendenza (cioè la rivendicazione) che esso dotante ha insieme con gli eredi di Orazio Mezzacapo; se il detto Cesare se la guadagnerà, allora sarà sua; e così viene ceduta da Antonio, dotante; - parimenti, promette la masseria denominata di Francesco, della quale esso Cesare, futuro coniuge, avrà il possesso fino al raggiungimento dell’età legale dei figli del detto Antonio, dotante; - parimenti, promettono una casa-palazzo (cioè una palazzina, casa signorile) nel luogo detto “La Pizzica”, franca e libera da ogni peso, confinante con: Isabella Epifani, i mulini di esso dotante e altri. A patto però che esso Cesare debba pagare 20 denari ad Antonio Preite e fino a che non abbia versato tale somma, esso dotante acconsente a che egli stia in una camera che esso dotante ha nel borgo di questa Terra, alla strada del Carmine, confinante con Antonio Brancasi, la via pubblica e altri; - parimenti, promette anche quello che esso Antonio, dotante, deve conseguire da Angelo Leo e da Don Giovanni Battista Leo, suo fratello, unitamente

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all’interesse o alla terza della Corte come è nell’istrumento rogato per mano del Notaio Giovanni Scatigno; - parimenti, promette due pezze di vigna, ovvero due appezzamenti di terra coltivata a vite dentro una chiusa con terreni incolti intorno, confinante con: Matteo Scatigno, le vigne di Isabella Scatigna e altri; - parimenti, si dichiara, nel caso gli eredi di esso dotante Antonio e di sua moglie Antonia, accampassero pretese sui beni dotali dati a Cesare e a Rebecca, che debbano ricorrere ai beni del detto Antonio, loro padre e del loro zio, rinunciando essi eredi a vantaggio dei futuri coniugi; - parimenti, promettono “Panina 4 (unità di misura del corredo), per cui assegnano come corredo: 4 lenzuola, 4 cuscini, 4 fazzolettoni, 4 tovagliette, 4 camicie da donna, 4 grembiuli, 1 letto [cioè un saccone (grosso sacco di tessuto pesante riempito di paglia o di foglie di granturco o d’altro), tavole (assi di legno), cavalletti (in ferro o in legno che sostenevano le tavole del letto)], 4 tovaglie da tavolo, 4 mantelloni (accr. di mantello), 4 bancali (lungo banco in legno a più posti con schienale), 4 giraletti (ricamo o pizzo che orla un copriletto): 2 nuovi + 2 usati, 4 teglie (recipiente da cucina senza manici, rotondo o rettangolare, con bordi bassi, usato per cuocere vivande in forno), 1 tenda di quelle comuni, 1 coperta di lana di quelle comuni, 1 banca (panca) di quelle comuni, 1 madia (mobile di legno da cucina per impastare il pane e per custodirvi farina, lievito e altre sostanze alimentari, anche per riporvi il pane) di quelle comuni, 1 bancone (mobile a forma di tavolo) e bordi (“margelli”, dal lat. margo, inis: orlo, margine, bordo), 1 spiedo, 1 grattugia, 1 paletta di ferro per la brace, 1 paio di catene per appendere la caldaia sul fuoco, 1 cucchiaio per maccheroni, 1 caldaia + 1 padella di rame nuove, 2 casse: 1 grande +1 piccola con dentro una (?) di amido secco, 1 dobletto (antico panno napoletano di lino e bambagia) conforme di quelli comuni, 1 pastrano conforme di quelli comuni, 1 gonnella di lana nuova; - parimenti, promette la metà della cisterna che esso Antonio possiede nel borgo della Terra alla strada del Carmine, confinante con: la Chiesa del Carmine, e altri; e parimenti, essi dotanti promettono l’evizione (l’azione di recuperare in giudizio la proprietà di un legittimo bene passato indebitamente in proprietà di altri) in ordine a tutti i beni promessi di cui sopra. Io Chierico Leonardo Scatigna, figlio del dotante Antonio Scatigno, rinuncio, e spontaneamente, a ogni azione che mi competesse e spettasse riguardo ai suddetti beni dotali, dati a mia sorella Rebecca Scatigna e a Cesare Epifano, futuri coniugi, e così rinuncio e voglio che abbia tutto quell’affetto che merita ecc.. Le stesse parti assicurarono di ritenere per rati (cioè stipulati secondo la legge, e perciò giuridicamente validi) i siffatti capitoli matrimoniali, per il nostro tramite portati a termine, sotto l’obbligazione dei loro beni, ecc. sotto la pena ecc., con la potestà ecc., con la costituzione ecc., rinunciarono e giurarono. Estratta è la presente copia dall’originale e dal protocollo del fu [.?.] Pietro Epifano, Notaio apostolico, il giorno 4 del mese di agosto 1678, con cui fatta collazione concorda, sempre salva; e in fede, io Chierico Francesco Calabretti di Carovigno, Notaio con apostolica autorità, sottoscrissi e segnai, rogato e richiesto Il 10 ottobre 1710. Ostuni, presso la Curia Vescovile, presentata per mezzo di Don Francesco Epifani

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- LX OSTUNI, 10 OTTOBRE 1710 CAROVIGNO, 24 MAGGIO 1676 Don Francesco Epifani esibisce l'atto delle ultime volontà di sua zia, Antonia de Brando. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 148, 149, 150 *** Copia In nomine Domini Amen. Die vigesima quarta mensis Maij 1676 Carovinei etc. Nos Clericus Franciscus Calabretti de Carovineo Auctoritate Apostolica Notarius, et testes ad preces et requisitiones instantiam nobis Factam pro parte Antoneae quondam Vincentij de brando quomodo accessimus ad domum suae habitationis sitam et positam in suburbio dictae Terrae et propriae al vicinato dell’hospidale iusta domum dotale leonardi Padalino, iusta domum Francisci Scatigno et viam publicam, ibi invenimus dictam Antoniam in lecto iacentem infirmam corpore sanam tamen dei gratia mentis cum recta sua locutione et membratim pariter xistentem et ab intestata decedere nolentem, sed animae suae et eius bonis providere cupientem in tempore sui obitus aliqua questio his nec differentia inter posteros et heredes suos oriri possit etc. Ideo ipsa Antonia testatrix suum ultimum testamentum nuncupativum et ultimam volumptatem hunc modum et formam pro infra continetur facere procuravit hoc mandavit etc. Primo enim ipsa Antonia testatrix humiliter et devote Animam suam omnipotenti dei, eiusque toti Curiae Celesti comandavit et comandat ut postquam a corpore segregata fuerit eam in Celesti Regno collocare dignetur. Item, ipsa Antonia testatrix cassavit irritavit et annullavit omne aliud testamentum codicillum donationem causa mortis et ultimae volumptatis et mandat hoc esse, et esse debere suum verum validum et perfectum testamentum ultimamque volumptatem et despositionem supra ceteris valere et debere etc. Item, quia caput et fundamentum veri, validi et perfecti testamenti est heredis institutio, ideo dicta Antonia ore suo proprio nominavit fecit instituit et constituit in suum heredem et successorem universalem in omnibus et singulis bonis mobilis et immobilis ac debitorum nominibus sub et quod cum nomine appellentur et per ipsam Antoniam testatricem tempore mortis relinquitur li figli nati e nascituri da Francisco Scatigno suo legitimo naturale figlio, Leonarda Antonia e Gioseppe Scatigno figli d’Oratio Scatigna suo legitimo e natural figlio. Item, dichiara che se per accaso ritornasse il detto Oratio e venisse a fare altri figlij che quelli medesimi niente habbiano dà hereditare in detta heredità etc. Item, dichiara che detta heredità consiste in tutti li beni del quondam Oratio Scatigno suo cognato e di nardello scatigno suo socero, e detta heredità, con li beni dati in dote a Cesare Pifano e ribecca scatigna con forme della carta dotale detti beni sono franchi e liberi d’ogni peso etc. Item, vuole e comanda che detti heredi non habbiano Antonia dismaltire nessuno corpo di detta heredità, ma di quella ne siano usufructuarij tantum e che det

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ta heredità habbia da stare sempre ferma e che succeda da herede in herede delli sudetti heredi non aliter nec alio modo etc. Item, lascia al Chierico Francisco pifano suo nepote la possessione delli olive che essa testatrice possiede in loco detto del zoppolo iusta li suoi notorij confini, quale possessione la lascia per li denari venti che essa testatrice deve per l’acconcio della casa dotale, che hebbe in dote Cesare pifano padre d’esso Chierico Francisco, dechiarando che il detto Cesare è stato a pieno sodisfatto della sua dote che però vuole e comanda che detto Cesare non habbia da dare fastidio alli sudetti beni se havesse qualche pretentione per le sue dote essendo per intiero sodisfatto etc. Item, essa testatrice cassa et annulla tutte le donazioni fatte a favore di Geronima Binardi di S. Vito sua nuora essendo quelle state fatte comparatico e non altrimenti e cossì anco se per acaso li toccasse donatione fatta a favore d’oratio scatigna suo figlio quella ancora la cassa, e nulla etc. __ Item, dicta Antonia testatrix dixit voluit iussit et mandavit predicta omnia et singula et quodcunque in presente testamento contenta et declarata quod valeant et teneant iure testamenti et si non valerent iure testamenti, quod valeant et teneant iure codicillorum, et si non valerent iure codicillorum quod valeant et teneant iure donationis causa mortis ultimaeque volumptatis et despositionis et omni meliori modo, via iure conforma, que, et quibus melius valere poterunt et debebunt etc. actum et publicatum fuit hoc presens testamentum die et anno quibus supra Presentibus opportunis etc. Exstracta est presens copia à suo proprio originale cum quo facta collatione concordat salvo semper etc.. et ad fidem ego Clericus Franciscus Calabretti de Carovineo mi subscripsi etc. Io Clericus Franciscus Calabretti manu propria etc. Fidem facio ego Notarius Iosephe Carrone Terrae S. Viti presentem copiam fuisse exemplatam et exstractam propria manuu suprascritti Clerici Francisci Calabretti Terrae Carovinei in meo signo etc., et in fidem signavi Die 10 mensis 8bris 1710 – Ostunei in Curia Episcopali presentata per D. Francisco Epifani §*§*§*§*§ Copia Nel nome del Signore, Amen. Il 24 del mese di maggio 1676, in Carovigno ecc. Noi, Chierico Francesco Calabretti di Carovigno, notaio con autorità apostolica, e i testimoni, a seguito di preghiere e richieste, e su istanza a noi fatta per conto di Antonia del defunto Vincenzo de Brando, come siamo entrati nella casa della sua abitazione sita e posta nel suburbio (vale a dire, alla periferia) di detta Terra, e propriamente nel vicinato dell’Ospedale, accanto alla casa dotale di Leonardo Padalino, alla casa di Francesco Scatigno e la via pubblica, ivi troviamo la detta Antonia che giace nel letto inferma nel corpo, per grazia di Dio sana di mente, e che parimenti si mostra con la sua pronuncia retta e per piccole frasi, e non volendo morire senza aver fatto testamento, ma desiderando provvedere alla sua anima e ai suoi beni, e che al tempo della sua morte non potesse nascere riguardo a questi una qualche questione, né una differenza tra i posteri e i suoi eredi ecc. Per questo motivo, la stessa Antonia testatrice procurò di fare il suo cosiddetto ultimo testamento e ultima volontà in questo modo e forma come infra (sotto) è contenuto, e questo ordinò:

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Primo, infatti, la stessa Antonia testatrice, umilmente e devotamente, affidò, e affida, la sua anima all’onnipotente Dio e a tutta la sua Corte celeste, affinché si degni di collocarla nel Regno Celeste dopo che dal corpo si sarà separata. La stessa Antonia testatrice cassò, invalidò, annullò ogni altro testamento, codicillo, donazione a causa di morte e di ultima volontà, e comanda che questo sia, e debba essere, il suo vero, valido e perfetto testamento e che l’ultima volontà e disposizione prevalga, e debba prevalere, su tutti gli altri. Poiché principio e fondamento del vero, valido e perfetto testamento, è la nomina di un erede, per questa ragione la detta Antonia con la sua propria voce nominò, fece e costituì quale suo erede e successore universale in tutti e i singoli beni, mobili e immobili, e anche nei debiti dei debitori, e che sul debito siano chiamati a dar conto, e dalla stessa Antonia testatrice dopo la morte sono lasciati (quale eredi) i figli nati e nascituri da Francesco Scatigno, suo legittimo e naturale figlio; Leonarda, Antonia e Giuseppe Scatigna, figli di Orazio Scatigna, suo legittimo e naturale figlio. Dichiara che, se per caso ritornasse il detto Orazio e venisse a fare figli altri da quelli, i medesimi non hanno niente da ereditare in merito a tale eredità. Dichiara che detta eredità è costituita da tutti i beni del fu Orazio Scatigno, suo cognato, e del suocero Nardello Scatigno, e detta eredità unitamente ai beni dotali dati a Cesare Pifano e Rebecca Scatigna secondo quanto stabilito nel patto dotale, sono franchi e liberi di ogni peso. Vuole e comanda Antonia che detti eredi non abbiano da sperperare nessun corpo di detta eredità, ma di questa siano soltanto eredi usufruttuari (usufrutto: diritto reale di godere di un bene di proprietà altrui e dei relativi redditi, con l’obbligo di non alterare la sostanza e la finalità economica del bene stesso), e che detta eredità rimanga sempre intatta, e che per succes-

sione passi da erede a erede dei suddetti eredi, non altrimenti né in altro modo. Lascia a suo nipote, il Chierico Francesco Pifano, la possessione di olivi (cioè l’oliveto) che essa testatrice possiede nel luogo detto dello “zoppolo”, secondo i suoi ben noti confini; lascia (in eredità) tale possessione per i 20 denari che essa testatrice deve per il restauro della casa dotale che Cesare Pifano, padre del Chierico Francesco, ebbe in dote, dichiarando che il citato Cesare è stato soddisfatto appieno per quanto concerne la dote, per cui vuole e comanda che, appunto, il citato Cesare non debba dar fastidio ai suddetti beni, nel caso avesse qualche pretesa a motivo della sua dote, dato che è stato interamente (nella sua totalità) soddisfatto. Essa testatrice cassa e annulla tutte le donazioni fatte a favore di Geronima Binardi di San Vito, sua nuora, dato che quelle sono state fatte per compra e non altrimenti, e così anche se per caso toccasse a lei la donazione fatta a favore di Orazio Scatigna, suo figlio, anche quella è da ritenersi cassata e annullata. La detta Antonia testatrice disse, volle, comandò e ordinò: tutte le predette, singole e qualsiasi cosa contenute e dichiarate in questo testamento, che valgano e siano tenute secondo il diritto testamentario; e se non valessero secondo tale diritto, che valgano e siano tenute secondo il diritto dei codicilli (aggiunta scritta fatta a un atto legale, e in particolare a un testamento, per precisare, modificare le disposizioni in esso contenute); e se non valessero secondo tale diritto, che valgano e siano tenute secondo il diritto delle donazioni a causa di morte e di ultima volontà e disposizione, e in ogni miglior modo e via conforme alla legge, che dei quali meglio potranno e dovranno valere ecc. Fu compiuto e pubblicato questo presente testamento, nel giorno e l’anno di cui sopra. Presenti e opportuni.

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La presente copia è stata estratta dal suo proprio originale col quale, fatta la collazione (cioè il riscontro, il raffronto del testo manoscritto con l’originale), concorda, per sempre salva ecc. In fede, io Chierico Francesco Calabretti di Carovigno, mi sottoscrissi ecc. Chierico Francesco Calabretti, di propria mano ecc. Faccio fede, io Notaio Giuseppe Carrone della Terra di San Vito, che la presente copia è stata esemplata (copiata, trascritta) ed estratta di propria mano a cura del suddetto Chierico Francesco Calabretti della Terra di Carovigno. Nel mio segno ecc., e in fede, segnai ecc. Il giorno 10 del mese di ottobre 1710. Ostuni, nella Curia Vescovile presentata da D. Francesco Epifani.

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- LXI OSTUNI, 12 OTTOBRE 1710 Ritenendo di aver addotto prove sufficienti, il procuratore Don Giovanni Grottola presenta al Vicario Generale l'stanza per rientrare in possesso delle terre usurpate. E il Vicario Generale sancisce in merito. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 138-139 *** Nella Curia Vescovale d’Ostuni Compare D. Gio: Grottola affittatore, e Procuratore di Monsignor Gavedone beneficiato di S. Maria di Belvedere della Terra di Carovigno, e dicea come: credendo d’aver fatto bastantemente provare in essa Curia l’usurpatione fattosi di tumola otto in circa di Terra ed arbori d’olive del Beneficio suddetto in loco detto la Visazara iusta suos fines che presentemente si possedono dà D. Franesco Epifano di detta Terra, con scritture publiche, testimonij ed accesso fattosi dal Reverendissimo Sig. Vicario Generale super faciem loci cum expertis, et testibus, positamente citati, e presenti à detto accesso per tanto fà istanza mettersi in possesso di detto territorio esso Comparente come Procuratore di detto Beneficio, e procedersi contro l’usurpatore alle dovute censure ed’astringersi alla sodisfatione di tutti li frutti percetti à die usurpationis, una cum expensis, passis, et patiendis (da patior, eris, passus sum, pati) per la suddetta causa, et ante omnia pagare l’accesso fattosi dà essa Curia, e giornate vacate dal Reverendissimo Sig. Vicario per esaminare li testimonij Sopra detta causa, affinché non venghi gravato il Beneficiato di cosa alcuna, e così dice, e fà istanza non solum isto, sed omni ecc. Die 12 mensis 8bris 1710 – Ostuni in Curia Episcopali presentata per comparentem etc. petentem Per Reverendissimum Dominum Vicarium Generalem Visis Supradicta instantia testium depositionibus, scripturis in processu presentatis, ac accessu facto super faciem loci fuit provisum, et decisum, quod citra pregiudicium censurarum incursarum per usurpatorem bonorum beneficialium S. Mariae di Belvedere intimetur Rev. D. Franciscus Epifano ad videndum relaxari teritorium, de quo agitur, et quare petita contra eum exequi non debeant, alias et ita per hoc suum etc. Thomas Canonicus Cianci Vicarius Generalis Provisum die, mense, et anno quibus supra. Canonicus Saponaro Cancellarius Die 12 mensis octobris 1710 Carovinei etc. Franciscus Barretta servitor retulit mihi se hodie praedicto die citasse ac notificasse omnia et singula contenta in supradicto mandato D. Francisco Epifani personaliter reperto, et eique reliquisse copiam etc. et retulit etc. ad fidem etc. Franciscus Memmola Notarius §*§*§*§*§ Nella Curia Vescovile di Ostuni, compare Don Giovanni Grottola, affittuario e procuratore di Monsignore Gavedone, beneficiato di Santa Maria di Belvedere della Terra di Carovigno, e dice come: Credendo d'aver a sufficienza fatto provare in detta Curia l'usurpazione di

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circa 8 tomoli di terra e olivi del Beneficio suddetto nel luogo detto La Visazara, giusta i suoi confini, che presentemente sono occupati da Don Francesco Epifano di detta Terra, con scritture pubbliche, testimoni e accesso sul luogo (o meglio, sopralluogo) effettuato dal Molto Reverendo Sig. Vicario Generale con periti e testi, appositamente citati, e presenti a detto accesso; fa pertanto istanza, cioè chiede formalmente che egli comparente, quale legittimo procuratore di detto beneficio, sia immesso nel possesso di detto bene, e che, al contempo, si proceda contro l’usurpatore con le debite censure, e che lo si costringa al pagamento di tutti i frutti percepiti dal giorno dell’usurpazione insieme con le spese sostenute e da sostenersi per la suddetta causa; e prima di ogni altra cosa a pagare il sopralluogo fatto da essa Curia e le giornate impiegate dal Molto Reverendo Sig. Vicario Generale per esaminare i testimoni in relazione a detta causa, affinché non sia gravato il beneficiato di alcunché, e così dice, e fa istanza non solo in questo, ma in ogni miglior modo ecc. Il 12 ottobre 1710, Ostuni, nella Curia vescovile, presentata per mezzo del comparente ecc. petente ecc. Per il Molto Reverendo Signore Vicario Generale Vista la suddetta istanza; Viste le deposizioni dei testi; Viste le scritture presentate nel processo; Visto altresì il sopralluogo effettuato; fu preso questo provvedimento, e deciso che, prescindendo dal pregiudizio (dir.: danno derivante da un atto che possa compromettere una eventuale decisione favorevole del giudice) delle censure nelle quali incorre l'usurpatore dei beni beneficiali di Santa Maria di Belvedere, al Rev. Don Francesco Epifano sia intimato di procurare che il territorio di cui trattasi sia rilasciato (consegnato), e di conseguenza contro di lui che non debbano persistere nei petita (l'oggetto della richiesta o della pretesa avanzata in giudizio dalla parte), altrimenti e così per questo suo ecc. Canonico Tommaso Cianci, Vicario Generale Provvedimento adottato il giorno, il mese e l'anno di cui sopra. Canonico Saponaro Cancelliere. Il giorno 12 ottobre 1710, in Carovigno, Francesco Barretta, servitore, mi riferì di aver citato e notificato, oggi, predetto giorno, ogni e singola cosa contenuta nel suddetto mandato al Don Francesco Epifano, personalmente trovato, e al quale in particolare di aver rilasciato copia ecc. e riferì ecc. in fede. Francesco Memmola Notaio.

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- LXII OSTUNI, 19 OTTOBRE 1710 Ragioni addotte da Don Francesco Epifani presso la Curia di Ostuni avverso l'accusa d'aver usurpato una proprietà della Chiesa, che il procuratore del beneficiato di Belvedere gli ha mosso. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 152, 153, 154 *** Nella Vescoval Corte della Città d’Ostuni, et penes acta presentis causae di nuovo compare il Sacerdote D. Francesco Pifani, e dice che, quantumque il Rev. D. Gio: Grottola si sia affaticato tempore accessus far costare precipitosamente cum r.a [cum rapina], iuris ordine non servato e senza praecedere nota d’esperti suspetti medianti ne le depositioni di Toma di Brando, Giuseppe d’Errico, di Domenico, e Matteo Epifano, che le terre ed’olive in actis dedotte li abbiano viste possedere da 35. anni sono incirca alli beneficiati in quel tempo della Cappella di S. Maria di Belvedere, ad ogni modo, quando ciò fusse vero, il che si nega, legendosi il contrario dall’atto publico presentato fol: 10; dette depositioni non recano pregiudicio nessuno ad esso Comparente poiche ancorche à 14: del mese di Giugno dell’anno 1670, la quondam Antonia Brando in un suo testamento avesse disposto iure legali di detti beni in beneficio di detta Cappella, et sub eodem titulo la medesima avesse quelli posseduti come più volte in detta Vesconale s’è fatt’istantia da altri Procuratori, tuttavia legendosi nelli Capituli matrimoniali stipulato nell’anno 1644: che per il matrimonio contraendo e doppo contratto tra Cesare Epifani e Rebecca Scatigno Padre e Madre legittimi d’esso comparente, che detti beni in actis descritti, e quanto si teneva e possedeva da Antonio Scatigno, ed Antonia di Brando coniugi dotanti in loco detto la Pietra Santa seu la bisacciara, tutto si diede in dote, ed in nome di dote alla suddetta Rebecca Scatigno loro figlia, non posseva detta Antonia di Brando, tractu temporis, e doppo detta promissione e possesso delli suddetti Rebecca e Cesare disponere delli suddetti beni iure legali; onde essere d’il titulo di detta Cappella; il detto legato, come si vede dall’intercaetera di detto testamento presentato dal Rev. D. Gio: Grottola in vim probationis fol: 4: e detto titulo essendo nullo, invalido e vitioso, si rende peranche nullo, invalido e vitioso l’asserto possesso dalli suddetti testimonii esaminati fol: 5. 6 e 7. essendo certissimo in iure, quod quando titulus e’ reliqua defectione detectus, corruit quecumque longeva possessio tanquam ex tititulo vitioso male fidei inductivo iuxta theoria innocentis, in Capitulo dudum de decisionis: Burattus dec: 79a Videlicet parte 6: recentiorum dec: 29 e 56 parte 3: Cap. latro consult: art n.° 21. ibi: non possunt tenuenti prescriptiones tueri cum constare de titulo invalido et vitioso ad textum in Capitulo dudum et ibi Antonius de Butris et caeteri de decisionis et in Capitulo venie et de prescriptionibus Paulus de Castro consilia: 433: vol: 2: in [.?.] centuria: 2a art. 22 n. 155: Burrattus in tractato ultimo de Regalibus Capitulo ultimo n. 9. Nec afficeret dicere quod etiam predo è manutenendus in possessione ex vulgatis iuribus: quippe hoc limitandum quando talis appareret ex eisdem actis; quia

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tunc non esset manutenendus: Gratianus descettationorum forensium Cap. 889: n. 10 e 20: [.?.] decisione 240: cum addentibus Ridolfinus in praxi parte 2a Cap. 11, n. 136 e 137: Menochius de retinenda possessione remedia primo n. 16; ibi: Possessor pacificus non potest dici quoties tititulum invalidum et vitiosum, Cravetta Cons: 29, Codicillo antepenultimo ver. 2: responsio: con che evidentemente si deduce che al detto D. Gio. Grottola non li compete attione veruna in far’istantia che in detta Cappella li siano stati usurpati li suddetti beni ed in quelli debbia reintegrarsi una con li frutti percetti ed inoltre procedersi contro del comparente alla dichiaratione dell’incorso nelle censure espressate nelli Sacri Canoni e bolle Pontificie tanto maggiormente che detto legato dalla suddetta Antonia di Branno testatrice fu’ revocato irritato ed annullato con la confettione d’un’altro testamento in anno 1676: in virtù della quale revocattione, de iure, anche s’intende revocato detto legato, ancorche pio, non solo quia accessorium corruit corruente principali per textum: in L. preditta infine # de vulgari L. cum principalis # de regulis iuris, ma inoltre per la dispositione del testo nella L. preditta § sin atque C. de communi servo manumittendo tex: è etiam in L. sistente 11. C. de manumissis testamento L. 2a C. de omissa causa testamenti ubi totum legatum libertatis sit pium, libertas tamen non debetur testamento nullo. Jason in L. ac consullissima § [.?.] in quo lectio n. 10. C. de testamento. Quindi ex dictis vedendosi chiaramente che à detta Cappella non li compete actione veruna ed’all incontro conoscendosi la serissima giustitia ch’assiste ad esso Comparente in virtù del giustificato titulo e legitimo possesso à die prefatae promissionis causa dotis, qual possesso consta non solo dall’atto publico presentato fol: 10, mà peranche dalle suddette depositioni de testimonij, con le quali si certifica il possesso del fù Cesare Epifani e d’esso comparente. Perciò fa’ istantia non solo assolversi ab impetitis dal suddetto D. Gio: Grottola e il detto Comparente manutenersi nel pacifico possesso nel quale è stato e si ritrova mà similmente condannarsi alla refettione delle spese erogate ed’erogande usque ad decisionem diffinitivam eiusque executionem inclusive e questo citra praeiudicium di tutti e qualsivogliano altre attioni e ragioni che li competono e ponno competere etiam ex causa nullitatis praedicti accessus et testium examine alle quali per la presente non s’intenda fatto pregiudicio alcuno, petens super praedictis omnibus ius et iustitiam sibi ivi ritrovi non solo in questo ma in ogni altro miglior modo etc. Die 19 mensis 8bris 1710 – Ostunei, in Curia Episcopali presentata per Comparentem etc. petentem etc. Per il Reverendissimum Dominum Generalem Vicarium visa supradicta comparitione fuit dictum quod omnia, et singula in ea contenta notificeatur Rev. D. franc. Grottola, ad finem ut de eis, et contentis in ea notitiam habeat et ita et intimetur Thomas Can.cus Cianci Vicarius Generalis Provisum die quo supra Canonicus Saponaro Cancellarius Datum supradicto die - Ostunei in Curia Episcopali fuit per me infrascriptus iudicem monitus D. Joannes Grottola, personaliter repertus modo etc. ita est et ad fidem Ita est Canonicus Ioannes Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Nella Curia Vescovile della Città di Ostuni, e presso il competente ufficio della presente causa, compare nuovamente il Sacerdote D. Francesco Epifani, e

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dice che, quantunque il Rev. D. Giovanni Grottola si sia affaticato, al tempo del sopralluogo, a far costatare in modo precipitoso: con la rapina, senza aver osservato l’ordine giuridico e senza prevenire con nota critica di un esperto i sospetti che si annidano nelle deposizioni di Tommaso di Brando, Giuseppe d’Errico, Domenico e Matteo Epifano, i quali, appunto, depongono d’aver visto che le terre e gli olivi riportati negli atti, da circa 35 anni siano stati posseduti dagli allora beneficiati della Cappella di Santa Maria di Belvedere. Ad ogni modo, qualora ciò fosse vero, il che si nega, dalla lettura del contrario di cui all’atto pubblico presentato (fol. 10), si evince che siffatte deposizioni non arrecano alcun pregiudizio a esso comparente in quanto, sebbene il 14 giugno 1670, la defunta Antonia Brando in un suo testamento avesse, secondo il diritto legale, disposto dei suddetti beni in favore della Cappella di S. Maria di Belvedere, e sotto il medesimo titolo la stessa li avesse posseduti come più volte in detta Sede Vescovile si è fatta istanza da altri Procuratori, tuttavia, come si legge nell’atto dei capitoli matrimoniali, stipulato l’anno 1644, relativi al matrimonio da contrarsi, e successivamente contratto, tra Cesare Epifani e Rebecca Scatigno, rispettivamente, padre e madre legittimi di esso comparente, detti beni descritti negli atti e quanto si teneva e si possedeva da Antonio Scatigno e Antonia di Brando, coniugi dotanti, nel luogo denominato “La Pietra Santa”, ovvero “La Bisacciara”, furono interamente dati in dote, e come dote, alla suddetta Rebecca Scatigno, la loro figlia. Per cui non poteva Antonia di Brando, in questo lasso di tempo, e dopo siffatta promessa, e il possesso dei sunnominati Rebecca e Cesare, disporre legalmente dei beni suddetti. Onde, non potevano essere del titolo di detta Cappella. L’essere nullo, invalido e viziato (cioè che presenta vizi che ne inficiano la validità), sia tale legato (disposizione testamentaria che assegna un determinato bene a una persona diversa dall’erede), come si rileva dagli intercaetera inseriti nel testamento presentato dal Rev. Don Giovanni Grottola a titolo di prova (fol. 4), sia tale titolo, rende peraltro nullo, invalido e viziato l'asserito possesso dei suddetti testimoni esaminati (foll.: 5, 6 e 7), poiché è certissimo in diritto che, quando un titolo viene scoperto con una irregolarità che ha ancora, crolla qualsiasi longeva possessione così come da un titolo vizioso induttivo di credenza sbagliata (erronea persuasione) secondo la teoria dell’innocente nel capitolo di recente trattato da Matteo Buratti nelle "Decisiones" (dec. n. 79), cioè: Parte 6a, delle più recenti decisioni nn. 29 e 56; Parte 3a, Cap. “Ladro”, consult. art. n. 21, ivi: chi intende far valere le prescrizioni (l’estinzione di un diritto quando esso non venga esercitato per un periodo di tempo stabilito dalla legge), non può sostenere tale diritto fondandolo su un titolo invalido e viziato. Si veda il testo del Capitolo citato e ivi Antonio de Butris e tutti gli altri sulle decisioni; e nel Capitolo relativo alle cessazioni e alle prescrizioni di Paolo da Castro, Consiglio n. 433, vol. 2, in [.?.] Centuria 2a, art. 22, n. 155; Buratti nell’ultimo "Tractatus de Regalibus”, Cap. ultimo, n. 9. E né influirebbe dire che anche il ladro è da mantenersi nel possesso sulla base del diritto comune, giacché questo è da limitarsi quando apparisse tale dagli stessi atti; poiché allora non è sarebbe da mantenersi: Stefano Graziano, Disceptationes forensium iudiciorum,Cap. 889, nn. 10-20; [.?.] dec. 240, con aggiunte; Pietro Ridolfino in Praxis, Parte 2a , Cap. 11, nn. 136-137; Giacomo Menochio, De (adipiscenda, et) retinenda possessione (amplissima et doctissima commentaria), Rimedio primo n. 16, ivi: il possessore non può dirsi pacifico tutte le volte che il titolo è invalido e viziato; Aimone Cravetta, Consilia, Cons. 29, codicillo antepenultimo, verso 2. Responso: pertanto, in maniera evidente si deduce che a Don Giovanni

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Grottola non compete alcuna azione (procedimento giuridico a cui si dà corso per ottenere il riconoscimento di un diritto o la tutela di un interesse) per quanto concerne il fare istanze, sia in relazione all’usurpazione dei beni afferenti a detta cappella sia in relazione alla sua dovuta reintegrazione nel possesso (di detti beni) unitamente alle rendite percepite. E inoltre che si deve iniziare una azione legale contro la dichiarazione, fatta nei confronti del Comparente, di essere incorso nelle censure esplicitate nei Sacri Canoni e nelle Bolle pontificie, tanto più che tale legato fu revocato, invalidato e annullato dalla testatrice suddetta, Antonia di Brando, con la scritturazione di un altro testamento nell’anno 1676. In virtù di tale revoca, a buon diritto, è da intendersi revocato tale legato, ancorché pio, non solo per il fatto che l’accessorio cade col cadere del principale, ai sensi del testo di cui alla Legge predetta, infine sia secondo la comune legge (dell'accessorio che segue le sorti) del principale sia secondo le regole del diritto, ma oltre a ciò per la disposizione di cui al testo della L. predetta § se al contrario e anzi, il Capitolo "De communi servo manumittendo" [Vd. Codice di Giustiniano, Liber 7, CJ.7.7.0. De servo communi manumisso.], il testo è anche nella L. esistente 11, Capitolo "De manumissis testamento", L. 2a, Capitolo "De omissa causa testamenti": dove tutto il legato della libertà sia pio; la libertà tuttavia non è dovuta con un testamento nullo. Jason in "L., hac consultissima § [.?.] in quo [.?.] n. 10 De testamento". Quindi, sulla base di quanto predetto, si vede chiaramente che a detta Cappella non compete alcuna azione, bensì è vero il contrario, perché del Comparente è ben noto il suo rigoroso attenersi alle norme di giustizia che allo stesso sono di sostegno in virtù del giustificato titolo e legittimo possesso dal giorno della prefata promessa per causa di dote, il quale possesso risulta non solo dall’atto pubblico presentato (fl.: 10), ma peraltro dalle suddette deposizioni dei testimoni, con le quali viene certificato il possesso del fu Cesare Epifani e di esso Comparente. Perciò fa istanza perché non solo esso Comparente sia assolto dalle accuse mosse da D. Giovanni Grottola, e da mantenere nel pacifico possesso nel quale è stato e si ritrova, ma similmente perché sia da condannare il detto D. Giovanni Grottola al risarcimento delle spese erogate e da erogare fino alla decisione definitiva e sue esecuzioni comprese e questo senza pregiudizio a tutte e qualsivogliano altre azioni e ragioni che a lui competono e possono competere anche in conseguenza della causa di nullità del predetto accesso (sopralluogo) ed esame dei testimoni, alle quali predette (azioni e ragioni) la presente non intende essere di alcun pregiudizio, chiedendo in merito a ogni cosa predetta diritto e giustizia a suo favore, dove lui si trova, non solo in questo ma in ogni altro modo migliore. Il giorno 19 ottobre 1710. Ostuni, nella Curia Vescovile presentata dal Comparente etc. petente etc. Per mezzo del Molto Reverendo Vicario Generale, vista la suddetta comparizione, fu detto questo: che ogni e singola cosa in essa contenuta sia notificata al Rev. Don Francesco Grottola, affinché in merito a esse e a quanto in essa contenuto, abbia notizia. E così, e sia intimato. Tommaso Canonico Cianci Vicario Generale Si è provveduto, il giorno di cui sopra. Canonico Saponaro Cancelliere Dato il giorno suddetto. Ostuni, nella Cura Vescovile, da me giudice infrascritto fu avvisato Don Giovanni Grottola, personalmente trovato, in questo modo ecc.. Così è. In fede. Così è. Canonico Giovanni Saponaro Cancelliere

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- LXIII OSTUNI, 10 NOVEMBRE 1710 Il procuratore Don Giovanni Grottola controbatte le argomentazioni della parte avversa. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 158, 159, 160 *** Nella Reverenda Corte Vescovile d’Ostuni, e presso l’atti della reintegrattione cercata à beneficio della Cappella di S. Maria di belvedere di nuovo compare il Sacerdote Rev. Gio: Grottola nel nome, come da detti atti e dice, come già pienamente costa ad essa Rev. Corte coll’esame de testimonij e de Periti eletti ave di comune consenso, che detta Venerabile Cappella sia rimasta spogliata d’un comprensorio di tumuli: otto incirca di terre, con alberi d’olive, e due corti dentro, site in Luogo chiamato La Visazzara, contigue alla difesa beneficiale della medesima Cappella, e che di detti beni ne sia usurpatore c.r.a [cum rapina] il Rev. D. Francisco Epifani; E perche prima d’ogni altro atto deve detta Venerabile Cappella essere reintegrata tanto nella possessione suddetta quanto nelli frutti, danni, spese, cum interessi acciocche pienamente resti purgato il spoglio patito da detta Venerabile Cappella, e fra’ tanto non sarà fatta la suddetta reintegrattione si deve denegare l’audienza Con. decis. 4 n.° 4 Lo che deve seguire anche se costasse de bono iure alla parte nel petitorio, in Con. decis. 398. n.° 1. ed altri DD.ti (decreti) riferiti da Ridolfino in prax. p.e 2. Cap. 14 .n.° 147. Per tanto costando già dall’atti l’antica possessione di detta Venerabile Cappella nelli suddetti Beni, e la recente, benche ingiunsta repetita reprensa possessione, seu’ usurpattione di detto Epifani, qali dui estremi mi sono bastantissimi per dichiararsi manifestato lo spoglio Rot. decis. 119, n.° 1, p. 1, et decis. 113, n.° 8, p.e 7, recenti: e per competere à detta Venerabile Cappella il rimedio della reintegrattione Ridolfi p. 2. cap. 14. Fa’ instantia ordinarsi la reintegrattione nelli suddetti beni à beneficio di Santa Venerabile Cappella, una colli frutti, danni, spese, ed interessi usque ad minimum quadrentem, e denegarsi l’audienza alla parte, sino che sarà detta quanto prima reintegrata e ridotto il tutto al pristino stato, et ita dicit etc. intentando per tal’effetto il rimedio, che più pingue dalla legge se la permette omni meliori modo etc. citra pregiudicium delle censure nelli quali per detta usurpattione ave la parte incorsa. E benche l’istessa parte abbiasi voluta defatigare à questionare il titulo, che tiene detta Venerabile Cappella sopra detti territorij, non essendo questa eccettione che si puote addurre nel presente giudicio, come che riguarda il petitorio, non si deve ammettere, anche se prova concludente apportasse quia ex dispari causa non admittitur exceptio L. si ante, et L. sequenti de exceptionibus, et nelli proprij termini della presente causa, così apporta deciso Gregor. decis. 500. n.° 9, e così notano li DD.ti riferiti da Ridolfino nel loco cit. n.° 106., di chi sono le parole, alias per exceptiones respicientes petitorium reintegratio non retardatur, riserbando solamente quelle che portano tale chiarezza in modo tale, che il contrario non si possi provare, come se la spogliata parte lo confessasse, ò giudicatura fossesi fatta Gabr. cons. 5 L. n.° 17. Lib. 1; Ne le addotte dalla parte

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sono di tale natura ed in consequentia non possono le di loro discettattioni ritardare l’esecuttione del presente giudicio di reintegrattione, mentre non solo si può provare il contrario nel petitorio, ma anche nelli termini ove la causa si ritrova, se ne deduce, avvenga che dal pretendersi che trent'anni prima dall’ordinato legato si siano dati in doti à Rebecca Scatigno tutti li territorij della testatrice non se ne deduce l’identità delli suddetti territorij, come appare da detti Capituli matrimoniali; E doppo che anche tal’identità si manifestasse, lo che si niega, chi assicura che non si possi provare nel petitorio che dall’anno 1644. tempo della promessa dote, sino all’anno 1670:, che si legano detti beni à detta Venerabile Cappella, non siano ritornati detti beni alla quondam Antonia de Brando testatrice ò pure benche alieni detti territorij non siano stati dell’erede da quella instituto, e per ciò anco avuta potestà la testatrice di legare, claris iuribus, L. Butique essendosi dedotta anche secondo la lettura della parte, cosa, che ammetta prova in contrario, non è eccettione da proponersi nel presente giudicio di reintegrattione secondo le dottrine sopra apportate. Ne l’altra colla quale la parte presenta, che detto legato sia stato rivocato è anche capace, mentre non solo ammette prova in contrario, ma anche s’osserva essere vana stante col nuovo testamento supposto dalla parte, non appare essere stato rivocato tal legato come dalla lettura di quello mentre il susseguente testamento per contenere rivocattione di legati pij ordinati nel primo, non basta essere di natura ultimo, ma deve contenere espressa rivocattione, lo che non si legge nel caso presente, Caroc. decis. 85, Ricc. Collect. decis. 215 ibi, tertium privilegium, e parla egli del legato pio, esse, quolibet revocato testamento debentur legata pia e così in terminis apporta deciso dal Sacro Consiglio di Santa Chiara, Theor. in supp. vero legato pio, Guid. papa decis. 200., [.?.] Sacr. consil. 71. n.° 66. Meno le dottrine allegate dalla parte nella sua ultima instantia, colle quali pretende che constito [In realtà: constituo] de contrario sic ex eisdem actis sono adattabili mentre se s’osservaranno le medesime ritrovarassi aver portato li DD.ti; qualmente voler dall’istessi atti appare essere ladro chi cerca tal rimedio, lo che non è applicabile al caso del presente giudicio; con che non essendone eccettioni che devonsi ammettere di nuovo fà instantia ordinarsi la reintegrattione suddetta e tra tanto denegarsi l’audienza alla parte, protestandosi il comparente che le suddette cose allegate siano state per corrobborare il presente giudicio e non à fine di preggiudicarlo et ita dicit etc. salvis etc. super quibus omnibus etc. omni meliori modo etc. Die 10 mensis 9mbris 1710 – Ostunei in Curia episcopali presentata per comparentem petentem etc. quae etc. Per Reverendissimum Dominum Vicarium Generalem visa supradicta comparitione fuit dictum quod omnia, et singula in ea contenta notificeantur D. Francisco Epifani ut de ea et contentis in ea notitiam habeat ad fidem etc. et intimetur Thomas Canonicus Cianci Vicarius Generalis Provisum die quo supra Eodem die 10 mensis 9mbris Ostunei In Curia episcopali et in banco iuris fuit per me infrascriptum Cancellarium iudicialiter monitus D. Francisco Epifani personalmente modo et forma et ad fidem Ita est Canonicus Ioannes Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Nella Reverenda Corte Vescovile di Ostuni, presso il competente ufficio

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della reintegrazione richiesta a favore della Cappella di Santa Maria di Belvedere, compare nuovamente il Sacerdote Reverendo Don Giovanni Grottola, in nome (del suo principale) di cui agli atti, e dice che, come già pienamente consta alla Reverenda Corte mediante l’esame dei testi e dei periti scelti, si ha per consenso generale che la Venerabile Cappella sia stata spogliata (cioè privata in modo fraudolento) di una proprietà fondiaria di 8 tomoli circa di terre con alberi d’olivo e due corti all’interno, sita nel luogo denominato “La Visazzara”, contigua alla difesa beneficiale della Cappella medesima, e che dei suddetti beni è usurpatore con rapina il Reverendo Don Francesco Epifani. Per cui, prima d’ogni altro atto, la Venerabile Cappella deve essere reintegrata sia nel possesso suddetto sia nei frutti, danni, spese e interessi affinché sia purificato totalmente lo spoglio subito dalla Venerabile Cappella e, finché non sarà compiuta siffatta reintegrazione, non deve concedersi udienza (alla parte avversa): Consultare la Decisione 4, n.° 4. Il che deve avvenire anche se nel petitorio (azione giudiziaria volta a ricuperare un bene in base al diritto di proprietà) risultassero motivi buoni e giusti per l’altra parte: Cons. Decisione 398, n.° 1 e altri Decreti riferiti da Pietro Ridolfino, Praxis Recentior, Parte 2, Cap. 14 (De Spolio & Reintegratione), n.° 147. Pertanto, poiché consta agli atti l’antico possesso della Venerabile Cappella sui detti beni, e la recente, per quanto illegittima, ricordata ripresa possessione, ovvero usurpazione del detto Epifani, i quali due estremi sono per me assolutamente sufficienti perché sia dichiarato manifesto lo spoglio (appropriazione illecita di un bene); si veda: la Decisione 119 della Sacra Rota, n. 1, Parte 1; e la Decisione 113, n. 8, Parte 7, recenti. E si veda altresì, riguardo al diritto della Venerabile Cappella di ottenere il rimedio della reintegrazione: Ridolfino, Parte 2, Capitolo 14; fa istanza che sia ordinata in favore della Venerabile Cappella la reintegrazione nei beni suddetti e nei frutti, danni, spese, interessi, fino al minimo esattamente corrispondente, e che sia denegata l’udienza alla parte avversa, fino a quando non sarà, quanto prima, adempiuta tale reintegrazione e ripristinato lo stato primigenio. E così dice, cercando di ottenere a tal fine il rimedio più congruo che la legge contempli, nel migliore dei modi, ecc. senza peraltro pregiudicare la comminazione (sanzione) delle censure nelle quali, con l’usurpazione suddetta, la parte avversa è incorsa. E benché la stessa parte abbia voluto affannarsi (affaticarsi, darsi da fare freneticamente) a questionare sul titolo che la Venerabile Cappella possiede sui territori suddetti, non essendo questa l'eccezione che può addursi (presentare all’autorità giudiziaria a riprova o a sostegno) nel presente giudizio perché afferente al petitorio, non si deve ammettere anche se apportasse la prova concludente (cioè che riesce a dare i risultati), in quanto non si ammette l'eccezione derivante da causa diversa per la legge se antecedente e per la legge successiva sulle eccezioni, e nei termini propri della presente causa, così riferisce deciso Gregorio, Decisione 500, n. 9, e così rilevano i Decreti riferiti da Ridolfino nel passo citato n. 106, del quale sono le parole: in altre circostanze per il tramite di eccezioni riguardanti il petitorio, non si ritarda la reintegrazione, preservando solamente quelle che hanno una chiarezza tale che il contrario non si possa provare, come se la parte spogliata lo confessasse o fosse stato emesso il giudizio, Gabriel, Cons. 5, L. n. 17, Lib. 1. Né le eccezioni addotte dalla parte sono di tale natura, e di conseguenza le loro discettazioni (dissertazioni, disamine) non possono ritardare l’esecuzione del presente giudizio di reintegrazione, mentre non solo si può provare il contrario nel petitorio, ma anche nei termini in cui la causa si ritrova: se ne deduce, avvegnaché (benché) dal pretendersi che 30 anni prima dell’ordinato legato (disposizione testa-

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mentaria che assegna un determinato bene a una persona diversa dall’erede) si siano dati in dote a Re-

becca Scatigna tutti i territori della testatrice, non si ricava come conseguenza l’identità dei suddetti territori, come appare dai Capitoli matrimoniali. E anche se tale identità si manifestasse, il che si nega, chi può garantire che non si possa provare, nel petitorio, che dal 1644, cioè dall’anno della promessa dote, sino al 1670, detti beni siano stati legati (lasciati in eredità, appunto, con un legato) alla Venerabile Cappella; che detti beni non siano ritornati alla testatrice, la defunta Antonia de Brando, oppure, benché alieni, detti territori non siano stati dell’erede nominato (istituito) da quella. E perciò, anche avuta la testatrice la potestà di legare (lasciare in legato), stante diritti conclamati (chiari, evidenti a tutti), la legge e Buti, visto che si è dedotta anche secondo la lettura della parte: cosa che ammetta prova in contrario, non è eccezione da proporsi nel presente giudizio di reintegrazione secondo le dottrine sopra riferite. Neanche l’altra (eccezione), con la quale la parte mostra che detto legato sia stato revocato, è idonea, mentre non solo ammette prova in contrario, ma si osserva anche esser vana, stante che col nuovo testamento supposto dalla parte, non appare essere stato revocato tal legato come (appare) dalla lettura di quello (testamento precedente); per contro, il testamento successivo, per contenere la revocazione di legati pii ordinati nel primo, non basta che sia stato l’ultimo, ma deve contenere espressa revocazione, il che non si legge nel caso presente; si veda: Vincentius Carocius, Decisione 85; Giovanni Luigi Ricci [Collectanea Decisionum omnes fere casus in tribunalibus Italiae, praesertim Romanae Rotae, ac Curiae Archiepiscopalis Neapolitanae] Decis. 215, ivi: che è il terzo privilegio, e parla egli del legato pio, con qualsivoglia testamento revocato, i legati pii si devono, e così nei termini apporta deciso dal Sacro Consiglio di Santa Chiara, Teoria sul supposto vero legato pio; Guid. papa Decis. 200, [.?.] Sacro Consiglio 71, n. 66. E nemmeno le dottrine che la parte avversa ha addotto a propria difesa nell’ultima istanza, con cui ha preteso di poterle applicare in virtù del principio "prendo una decisione sul contrario così in base ai medesimi atti". Invece, nel caso si osservassero, si troverebbe che le stesse dottrine hanno portato i decreti a volere, lo si evince dagli atti stessi, che sia ladro chi cerca un rimedio di tal guisa. Il che non è applicabile al caso del presente giudizio. Per cui, dal momento che non vi sono eccezioni che possono essere ammesse, fa nuovamente istanza perché venga ordinata la suddetta reintegrazione e nel frattempo venga denegata alla parte l’udienza, e protestandosi (dichiarando fermamente) da parte del comparente che le suddette cose allegate siano state utilizzate per corroborare il presente giudizio e non per pregiudicarlo (comprometterlo). E così dice ecc. salvi ecc., su tutte le quali cose ecc., nel modo migliore ecc. Il giorno 10 del mese di Novembre 1710 – Ostuni, nella Curia Vescovile, presentata per mezzo del comparente e petente, etc. Per il tramite il Molto Reverendo Vicario Generale, vista la suddetta comparizione, fu detto: che tutte e le singole cose in essa contenuta siano notificate a Don Francesco Epifani affinché in merito ad essa e in merito a quanto in essa contenuto abbia notizia; in fede; e sia reso noto. Tommaso Canonico Cianci Vicario Generale Si è provveduto il giorno di qui sopra. Il medesimo giorno 10, in Ostuni, nella Curia Vescovile e presso il banco del giudice fu avvisato, tramite me infrascritto Cancelliere, Don Francesco Epifani, giudizialmente nel modo e nella forma, in fede etc. Così è. Canonico Giovanni Saponaro Cancelliere

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- LXIV OSTUNI, 19 NOVEMBRE 1710 CAROVIGNO, 20 LUGLIO 1662 Stralcio del testamento di D. Leonardo Lombardo che Don Francesco Epifani presenta in Curia quale prova del suo diritto di proprietà. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 156 *** Intercaetera contenta in testamento quondam D. Leonardi Lombardo Terrae Carovinei condito sub die vigesima mensis Iulij millessimo sexcentesimo sexagesimo secundo, rogato manu quondam D. Mattei Valente Notarij Apostolici adest infrascripta pars iusta tenoris sequentis. Item dichiara tenere in pegno per docati cinque ac tarì quindici Incirca d’olive con terre vacue e macchiose del Clerico Lonardo Scatigno, giusta li beni di S. Maria di Belvedere, li beni del Convento del Carmine, et altri confini, quali li lascia ad Angioletta Cavallo sua cognata per amor di Dio, et per tanti beneficij, et servitij ricevuti dalla suddetta, et in caso, che detto Clerico si venisse a ricattare dette olive, e terre, ordina e vuole ch’essa Angioletta di detti docati cinque sen’habbia da far l'esequie Prout haec et alia chen’ parono in detto testamento quod per me infrascriptum Notarium conseruntur et ad fidem ego Notarius Donato Antonio Calabretti de Carovineo, meo signo signavi locum signi Die 19: mensis 9mbris 1710 – Ostuni, in Curia episcopali presentata per D. Fran.co Epifani §*§*§*§*§ Tra le altre cose contenute nel testamento del fu Don Leonardo Lombardo della Terra di Carovigno, portato a termine il 20 Luglio 1662, rogato per mano del fu D. Matteo Valente, Notaio Apostolico, si trova la infrascritta parte del tenore seguente: Parimenti dichiara di aver ricevuto in pegno, per 5 ducati e 15 tarì, gli olivi con le terre vacue e macchiose (coperte di macchie di vegetazione) del Chierico Leonardo Scatigno, i cui confini sono: i beni di Santa Maria di Belvedere, i beni del Convento del Carmine, ed altri. E che li lascia ad Angioletta Cavallo, sua cognata, per amore verso Dio e per i tanti benefici e servizi ricevuti da essa. Nel caso il detto Chierico volesse riscattare (riprendere, ricuperare) detti olivi e terre, ordina e vuole che la stessa Angioletta se ne serva, di detti 5 ducati, per fare le esequie (cerimonia funebre, funerale). Nella misura in cui queste e altre cose che appaiono evidenti nel citato testamento, che per mezzo di me infrascritto notaio sono composte, in fede, io Notaio Donato Antonio Calabretti di Carovigno, con il mio segno segnai. Luogo del Segno. Il giorno 19 novembre 1710 – Ostuni, nella Curia Vescovile presentata per mezzo di Don Francesco Epifani.

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- LXV CAROVIGNO, 23 NOVEMBRE 1710 Dichiarazione spontanea rilasciata da 4 cittadini di Carovigno in merito alla duplice denominazione della Chiesa di Belvedere. Edizione. E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXII, pp. 217218 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 164, 165 *** S’attesta per Noi sottoscritti Francesco Antonio Sacco Geronimo Capriglia, et Antonio Siccardo Cittadini della Terra di Carovigno, etiam cum iuramento quatenus opus est etc. in iudicio vel extra etc. come sapemo benissimo come persone vecchie e prattici nel territorio di detta terra, che la Massaria, che hoggi si dice di Belvedere, tiene un’altro nome antico et che anche per tradizione hoggi pure si nomina col nome della Massaria di Lucula, nella quale vi è una Chiesa sotto il titulo di Santa Maria di Belvedere, e vi è anche l’altare seu Cappella nominata di S. Maria di Lucula, come tutto questo è publico et notorio in questa terra, che si nomina di tutti dui i nomi, e tanto dire S. Maria di Belvedere, quanto dire Santa Maria di Lucula essendoci, come di sopra la Cappella in detta medesima Chiesa col suddetto titolo di S. Maria di Lucula, come di sopra; onde in fede della verità habbiamo fatto fare la presente per mano del sottoscritto Notaro e sottoscritta, e signata col segno di croce di nostre proprie mani respettivamente. Carovigno, le 23. 9mbre 1710. . Io Francesco Antonio Sacco fò fede come sopra † Segno di croce di propria mano di Geronimo Capriglia s.n. (scribere nesciens) † Segno di croce di propria mano di Domenico Antonio Siccardo s.n. Io Clerico Nicolò Calabretti sono testimonio Supradictam fidem subscriptam, a supradicto francesco Antonio Sacco et signo crucis signatam a supradictis Jeronimo Capriglia et Antonio Siccardo huius Terrae Carovinei in mei presentia fateor. Ego Notarius Donatus Antonius Calabretti dictae Terrae et ad fidem meo signo signavi rogatus (L.S.N.) Die 24 mensis 9mbris 1710 – Ostunei in Curia Episcopali presentata per D. Franciscum Epifani. §*§*§*§*§ Noi sottoscritti cittadini della Terra di Carovigno, Francesco Antonio Sacco, Geronimo Capriglia, Antonio Siccardo, con giuramento attestiamo, fin dove è necessario, in giudizio o al di fuori (extragiudizialmente), e questo lo sappiamo molto bene come persone anziane e pratiche (cioè buoni conoscitori) del territorio di detta Terra, che: la Masseria che oggi è detta di Belvedere, ha un altro nome antico e che anche per tradizione oggi ugualmente è chiamata col nome di “Masseria di Lucula”, nella quale vi è una chiesa intitolata a Santa Maria di Belvedere e anche l’altare o Cappella dedicata a Santa Maria di Lucula; quanto sopra detto è noto a tutti in questo paese;

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viene denominata con ambedue i titoli; per cui dire “Santa Maria di Belvedere” equivale a dire “Santa Maria di Lucula”, dal momento che c’è la Capella nella stessa Chiesa con il suddetto titolo di Santa Maria di Lucula, come sopra detto; ragione per la quale, come attestazione di verità, abbiamo fatto fare la presente per mano del sottoscritto notaio, e sottoscritta e segnata con il segno di croce delle nostre proprie mani, rispettivamente: Carovigno, 23 novembre 1710 Io Francesco Antonio Sacco, faccio fede come sopra ┼ Segno di croce di propria mano di Geronimo Capriglia, il quale non sa scrivere ┼ Segno di croce di propria mano di D. Antonio Siccardo, il quale non sa scrivere. Io Chierico Nicolò Calabretti sono testimone La suddetta fede (attestazione, certificato) sottoscritta dal suddetto Francesco Antonio Sacco e col segno di croce segnata dai suddetti Geronimo Capriglia e Antonio Siccardo della Terra di Carovigno, in mia presenza, attesto. Io Notaio Donato Antonio Calabretti della detta Terra e in fede con il mio segno segnai, richiesto. (L.S.N.: nel riquadro del segno: “NDA”, e sotto: ACalabretti N.) Il giorno 24 del mese di Novembre 1710. In Ostuni, nella Curia Vescovile, presentata da Don Francesco Epifani.

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- LXVI OSTUNI, 24 NOVEMBRE 1710 Argomentazioni di Don Francesco Epifani avverso le adduzioni del Grottola. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 162, 163. *** In Episcopali Curia Civitatis Ostunensis, et adversus demum in actis adducta a Domino Ioanne Grottola fol: 18: et al:, inquit Dominus Franciscus Pifano, ea minimè in presenti iudicio locum sibi vindicare posse; itaque ut veritas magis liqueat, deveniendo ad presentium tempus comparentem audiri nequaquam debere, nisi prius cappella in eius possessione et in omnibus fuerit reintegrata: seu scitur per effatum de Pifano, quod asserita possessio potius è somniata quam veritati iuri ea quippe bona in hoc iudicio controversa, ex temporis diuturnitate et ex quo in dote data fuere Robeccae Scatigno eius matri, semper possessa fuere à dicta Rebecca et Cesare Pifano eius viro et successive ab eodem et Comparente: sed esto, ut expresse negavit, dictam Cappellam in aliquo temporis spatio stetisse in possessione praedictorum bonorum, non per hoc inde sequitur, quod comparens totus attualis possessor haud audiri debeat, nisi prius secuta reintegratione, nam talis petitio in iudicio possessorij summarissimi redditur inepta ex quo possessio semper est concedenda possessori tempore litis motae, ut praeter inmerita nos iactans voluit Fontanella de pactis nuptialibus clausula 7. glossa 3a parte 10: n° 8: ubi, possessorium summarissimum interim lite pendente concedi spolianti aliquem sua possessione dummodo hic spoliator in ea reperiatur tempore litis motae maxime quando adversarius confitetur se spoliatum ad quod allegattiones Rotae Romanae decisiones una penes Farinac. 118. n° 32: vol. 2°, et alias penes Seraphinus, in declinata 555: n.° 9, et 1471: n. 7., quinimmo citatus Fontanella n.° 51 et 52: asserit sufficere quamcumque detentionem, etiam quando non sit vera possessio dummodo sic ultima idemque refert Staibanus Iunior in eius resolutione forensi 27: Controv.: Capitulum 17. n.° 5 Menoch. de retinenda possessione remedio ultimo n° 116; Roderinus de menstruis redditibus questio: 17. n.° 25; Lib. primo et ita refert decisum de Franch. dec. 210 n° 6: infine versus sed qua in qua decisio n°15: fuit etiam ponderatum quod quis debet impossessione in qua reperitur manuteneri etiam quod pretendentur iniuxta pretens cum glossis in Capitulis cum exissent extra de institutione et in hoc articulo late Cancerius variarum resolutionum lib. 3. = cap. 14 n. 4, ver: istudque et Covarru. practicarum questionorum: cap. 17. n. 3, et 17. Nec deinde dicere capitulatim quod cum hodie agatur de iudicio reintegrandae possessionis opponi non possit proprietatis exceptio, cum possessio nihil commune habeat cum proprietate, ut praeter nonnullos DD. iunctis actis testatur de Franch. decisio 90, nam in S.C., non obstante praefata decisione et DD. edicta, nunquam deciditur causa possessionis nisi cognoscatur, aliquatenus de proprietatis ultima ne lites frustra fiant, ut inter innumeros DD. de recentioribus refert Martinus centuria 2a controversia 17, e Paulus Staibanus Iunior centuria 2a : resolut: 175: n° 67, idque fortius quando excipitur de bono iure spoliatoris, et spolium non est violentum, nam eo casu proprietatis exceptio procul dubio est admittenda ita Bellamer. decisio 36: Martinus ubi supra et de Marinis (Donatus Antonius) ad Reverteri observationem 493:, ubi dicit, quod talis exceptio recte procedit quando costaret de spoliatoris dominio ex actis ut ex istrumentis nam

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eo casu causa proprietatis absorbet eam possessionis, capitulo cum dilectus de causa possessionis et proprietatis Postius de manutentione observatione 32. n° 30, Riccius in praxi de probationibus iuris patronatus resolutio 217. n° 4: ubi dicit quod si quis sit in possessione presentandi et costaret praesentionem ad alium spectare, tunc fore proprietatis dicta quasi possessio nom suffragatur et ita decisum fuisse in Rota Ciarlinus controversia 233. n° 46. Igitur si ex actis late patet nedum de comparentis possessione et quod bona praefata eidem in patrimonium ab eius parentibus data fuere ac proinde ab auctoritate Episcopali fuit expeditum monitorium et conservatorium in supra ex et de dominio seu iuxto titulo: praevio istrumento fol: 11 ut supra, ubi per Bolle videtur enunciata bona fuisse promissa in dote dotisque nomine Rebeccae Scatigno et Cesari Pifano pro matrimonio contraendo et postea contracto, iure merito in presenti iudicio insumul cum possessiorio debet cognosci de proprietatis instituto sicut tituli. Nec prodest dicere dicto de Grottola, quod non costare de bonorum identitate; quia si recte propendent promissio facta in dicto istrumento dotali, et dispositio facta iure legali in beneficium dictae Cappellae clare noscitur bona legata praefatae Cappellae esse eadem bona quae in dote data fuere praedictis coniugibus. Quapropter cum ex dictis suculenter pateat bonum ius comparentis et a converso insussistentia petitionis partis adversae inerendo adductis fol. 15-16 costat per auctoritatem episcopalem decerni non esse locum petite reintegrationi per dictum de Grottola, verum quod dictus comparens manuteneatur in legitima seu pacifica possessione in qua reperitur predictorum bonorum, salvis iuribus in petitorio et ita istat et proinde ripetit, non solum isto, sed omni alio modo meliori etc. Die 24 mensis 9mbris 1710 – Ostunei in Curia episcopali presentata per D. Franciscum Epifani petentem, quae etc. §*§*§*§*§ Nella Curia Vescovile della Città di Ostuni, e precisamente in risposta alle adduzioni (di prove, fatti, ragioni) di Don Giovanni Grottola (foglio 18 e altri), Don Francesco Pifano dice che quelle, in questo giudizio, in nessun modo possono rivendicare a sé il luogo. Perciò, affinché la verità sia più chiara, volgendosi al tempo della presente, che al comparente non si debba dare in nessun modo udienza se prima la cappella non sia stata reintegrata nel suo possesso e in tutti i suoi beni; o piuttosto si sa con la sentenza nei confronti di Pifano, che l'asserito possesso afferisce al delirio piuttosto che alla verità e al diritto; senza dubbio quei beni in questo giudizio risultano essere controversi a causa della lunghezza del tempo, e da quel tempo che furono dati in dote a sua madre Rebecca Scatigna, furono sempre posseduti da detta Rebecca e da Cesare Pifano, suo marito, e successivamente dal medesimo comparente; ma sarà, come espressamente negò, che la detta Cappella in un qualche spazio di tempo sia stata in possesso dei predetti beni, non per questo da ciò consegue che al comparente, attuale totale possessore, non si debba dare udienza se non prima conseguita la reintegrazione. Infatti tale petizione diventa inopportuna nel giudizio del possessorio sommario, conformemente al quale (giudizio possessorio) si deve sempre concedere il possesso al possessore nel tempo della lite mossa come volle, eccetto le ingiustizie, scuotendoci, Giovan Pietro Fontanella [1576-1649, famoso giureconsulto e magistrato catalano, De pactis nuptialibus sive capitulis matrimonialis tractatus multis Regiae Audientiae Principatua Cataloniae et aliorum gravissime senctentiarum tomus prior et tomus posterior, Barcellona 1612, Colonia 1634 e Venezia 1645],

appunto in ordine ai patti nuziali, clausola 7, glossa 3, parte 10, n.° 8, dove: intanto il possessorio sommarissimo, lite pendente, si concede a chi deruba qual

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cuno del suo possesso purché questo depredatore si ritrovi in essa al tempo della lite mossa, soprattutto quando l’avversario confessa d'essere stato depredato; in relazione a ciò (cfr.) le allegazioni della Sacra Rota Romana (Tribunale della Santa Sede) unitamente alle decisioni presso Prospero Farinacci [Decisiones Sacrae Rotae Romanae, 118, n. 32, volume 2 ] ed altre presso Seraphinus de Seraphinis [De privilegiis juramentorum, Francoforte 1679] nella declinatoria (eccezione con cui si contesta un difetto di competenza o di giurisdizione di un giudizio) 555, n.° 9 e 1471, n.° 7; e anzi il citato Fontanella, n° 51 e 52, asserisce essere sufficiente qualunque detenzione, anche quando non sia vera possessione, purché sia l'ultima, e lo stesso riporta Paolo Staibano Iunior [Resolutionum forensium decisarum, Tomo I, Napoli 1719], appunto nella sua risoluzione forense 27, Controversia Capitolo 17, n.° 5; Giacomo Menochio [1532-1607, Pavia, doctor iuris di grano

de fama nella seconda metà del Cinquecento, De adipiscenda, et retinenda possessione amplissima et doctissima commentaria, 1572], Rimedio ultimo, n° 116; Caspar Rodericus [Tractatus de Annuis & Menstruis Reditibus, in tres Librops & 53 quaestiones divisus, ..... Lugduni 1672)], Questione 17, n° 25, Libro

predetto; e così riporta deciso Vincentius de Franchis [Decisionum S. Regii Concilii Neapolitani Partes IV una cum Praeludiis & Quaestionibus ad Feudorum usus Jacobutii de Franchis, Francoforte 1672]

Decisione 210, n° 6; infine nella direzione di, ma per dove, in cui, la decisione n° 7. Fu anche valutato con attenzione questo, che deve essere mantenuto nel possesso, chi (in esso) si ritrovi, e altresì che si pretenderà l'ingiusto presentando istanza con glosse (nei codici medievali, nota esplicativa o interpretativa che accompagnava i testi sacri o i testi di diritto; sten., annotazioni di commento, nota interpretativa, postilla) in capitoli che escono fuori dalla consuetudine (usanza, regola), e su questo articolo ampiamente ha trattato Jacobus Cancerius [Variarum Resolutionum Juris Caesarei, Pontificii, et Municipalis Principatus Cathaloniae. Partes Prima, Secunda et Tertia, Lugduni 1659, Libro 3, Capitolo 14, n.° 4]; e Didaco Covarruvias [Practicarum questionum liber, Capitolo 17, n.° 3 e 17]. Né quindi dire per sommi capi che, trattandosi oggi del giudizio del possesso da reintegrarsi, non si possa contrapporre l’eccezione della proprietà, non avendo il possesso nulla in comune con la proprietà, come, tranne alcuni decreti per atti giudiziari complessi, attesta Philippus de Franchis, Decisione 90. Infatti nel Santa Chiesa, non costituendo ostacolo la predetta decisione e i decreti emanati, mai si decide la causa del possesso se non si viene a sapere dell'ultima causa di proprietà, affinché non si facciano liti senza ragione, come tra gli innumerevoli decreti riguardo alle cause più recenti riporta Martinus De Fano [Tractatus de probanda negativa: quis scilicet teneatur probare negativam, et quibus modis negativa probetur, Duorum Clarissimorum Iurisconsultorum FRANCISCI HERCULANI PERUSINI, ET MARTINI DE FANO, Colonia, 1592)], a a

Centuria 2 , Controversia 17; e Paulo Staibanus Iunior, Centuria 2 , Risoluzione 175, n.° 67; e ciò con maggiore forza allorché si eccepisce sul buon diritto dello spogliatore (depredatore, usurpatore), e la spoliazione non è violenta. Infatti in quel caso l’eccezione della proprietà è senza dubbio da ammettersi, così Aegidius Bellameranus, Decisione 36; Martino di cui sopra; e de Marinis [Donatus Antonius de Marinis, author; Franciscus Reverterius author, Summa et observationes ad singulas decisiones manuscriptas Regiae Camerae Summariae Regni Neapolis, F. Reverterius, etc.] all’osservazione 493 di Reverterius, dove dice che tale eccezione rettamente sorge quando risulta evidente dal possesso dell’usurpatore sulla base degli atti, ad esempio gli istrumenti, infatti in quel caso la causa della proprietà assorbe quella della possessione: Capitolo VI Cum dilectus, Titolo XII De Causa possessionis et proprietatis, Libro II, Decretali di Gregorio IX, Corpus Juris Canonici; Ludovicus Postius [Ludovici Postii I. C. Perusini, Tractatus Mandati de Manutenendo] sulla manutenzione, Osservazione 32, n° 30; Riccius [Aloysius, Praxis Rerum quotidianarum fori ecclesiastici] sulla prassi delle prove (argomentazioni, dimostrazioni) del diritto di patronato, Risoluzione 217, n° 4, dove dice che se qualcuno sia nel potere di presentare, e constasse che la pre-

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sentazione spettasse a un altro, allora sarà della proprietà; tale quasi possessione non aiuta (favorisce, suffraga), e così fu deciso in Joannes Baptista Ciarlinus [Controversiarum forensium iudiciorum, Controversia 233, n° 46]. Perciò se sulla base degli atti è ampiamente manifesto, e a maggior ragione, sia il possesso del comparente sia questo, che i beni di cui si è detto prima furono dati allo stesso dai suoi parenti, per cui proprio dall’autorità vescovile fu espedito il monitorio e la lettera conservativa di cui sopra, conformemente a o a motivo del diritto di proprietà o giusto titolo, previo istrumento, fol. 11 di cui sopra, dove per mezzo della bolla si vede che i beni enunciati furono promessi in dote, e come dote, a Rebecca Scatigno e a Cesare Pifano, per il matrimonio da contrarsi, e successivamente contratto, meritatamente e a buon diritto nel presente giudizio, insieme con il possessorio si deve venire a sapere dell’istituto della proprietà come titolo. Né giova dire da parte del de Grottola che non è evidente l’identità dei beni, per il fatto che se rettamente hanno la preponderanza la promessa fatta nel detto istrumento dotale e la disposizione fatta secondo il diritto legale a beneficio della Cappella, con chiarezza si riconosce (vero e giusto) che i beni, i lasciti della predetta Capella sono i medesimi beni che furono dati in dote ai predetti coniugi. Per la qual cosa, specialmente quando sulla base delle cose predette è vigorosamente evidente sia il buon diritto del comparente sia, all’opposto, l’insussistenza della petizione della parte avversa, essendo intimamente connesso con gli addotti fogli 15 e 16, è chiaro che tramite l’autorità vescovile è stato decretato che non c'è luogo per la reintegrazione richiesta dal detto de Grottola e, al contrario, che il detto comparente sia mantenuto nel legittimo e pacifico possesso dei predetti beni nel quale si ritrova, fatti salvi i diritti nel petitorio e così con insistenza chiede, e altrettanto reclama, non solo in questo, ma in ogni altro migliore modo. Il giorno 24 del mese di novembre 1710. Ostuni, nella Curia Vescovile presentata da Don Francesco Epifani, in qualità di petente ecc.

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- LXVII OSTUNI, 24 NOVEMBRE 1710 CAROVIGNO, 1602 Proprietà di Vincenzo de Brando annotate nell'antico Catasto Onciario dell'Università di Carovigno (detto de Miccio). Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 166 *** Inter caetera contenta in libro Catasti Universitatis Terrae Carovinei, condito per Vincenzum de Miccio Commissarium destinatum per Reggiam Cameram Summariae in anno millesimo sexcentesimo, et duo cum assistentia et intervento Leonardi Cano Leonardi Scatineo Petri Antonij de Blano et Antonelli d’Epifano deputatorum, adest infrascritta particula Videlicet. Foglio ottuagesimo etc. Gio: Vincenzo de Brando d’età d’anni trenta sei {Cavallo leggiero} Polita moglie d’anni venti cinque Cum iuramento ha’ detto possidere l’infrascritte robbe Videlicet. Item possiede una possessione d’arbori d’olive n.° X con otto tumoli di territorio seminatorio con’una cisterna in commune con’altri quattro fratelli, sito in loco detto Lucula, confina dalla parte di grecale con le terre dell’Università e da scirocco con Cesare d’abraccio franca di cenzo, e x:ma (decima) estimata per onze sei etc Extratta est à suo proprio originali sistente in Libro Catasti Universitatis Terrae Carovinei, mihi exhibito et exhibenti restituito, cum quo collatione semper salva etc., et ideo ad fidem ego D. Mattheus Valente Apostolica Auctoritate Notarius me subscripti et signavi rogatus etc. hac die vigesima prima mensis Iunij 1683 Carovinei etc. [Nel riquadro del sigillo: D.M.V.] Notarius Apostolicus Die 24 mensis 9mbris 1710 – Ostuni in Curia episcopali presentata per D. franciscum epifani etc §*§*§*§*§ Tra tutte le altre cose contenute nel libro del Catasto della Università della Terra di Carovigno, formato da Vincenzo de Miccio, Commissario designato dalla Regia Camera della Sommaria nell’anno 1602, con l’assistenza e l’intervento dei seguenti delegati: Leonardo Cano, Leonardo Scatigno, Pietro Antonio de Blano Antonello d’Epifano, si trova l’infrascritta particola (particella), cioè: Foglio ottantesimo ecc. Giovanni Vincenzo de Brando, 36 anni di età {Cavallo leggero} Polita, moglie, 25 anni di età, il quale con giuramento ha detto di possedere gli infrascritti beni, cioè: Parimenti, possiede una possessione di alberi d’olivo, n. 10, con 8 tomoli di terreno seminativo con una cisterna in comune con altri 4 fratelli, sita nel luogo detto “Lucula”, confinante a Nord-est con le terre dell’Università e a Sud-est

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con Cesare d’Abbraccio, franca di censo, e di decima, valutata per 6 once etc. (La presente) è estratta dal suo proprio originale, esistente nel Libro del Catasto dell’Università della Terra di Carovigno, a me esibito e all’esibitore restituito, con il quale, fatta collazione, sempre salva ecc. E quindi in fede, io Donato Matteo Valente, Notaio con Apostolica Autorità (con autorità data dal Sommo Pontefice), mi sottoscrissi e segnai, rogato etc. in questo giorno 21 Giugno 1683, in Carovigno. Nel riquadro del sigillo: “D.M.V.” Sotto il sigillo: Notaio Apostolico Il giorno 24 del mese di Novembre 1710 – Ostuni, nella Curia Vescovile presentata da D. Francesco Epifani.

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- LXVIII OSTUNI, 24 NOVEMBRE 1710 CAROVIGNO, 12 DICEMBRE 1620 Don Francesco Epifani presenta in Curia l'istrumento riguardante la divisione delle proprietà tra gli eredi del defunto Vincenzo de Brando, utile ai fini del processo in corso. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 170, 171, 173 *** Copia Die 12 mensis Xbris 1620: Carovinei. In nostri presentia constituti Ambrosio de brando agente alle cose infrascritte per se, soi heredi, et successori da una parte, et Antonio Scatigno marito d’antonia de brando sua sorella agente similmente alle cose infrascritte per se, soi heredi et successori dall’altra parte. Le soprascritte parti volendone dividere li loro beni paterni, esso Ambrosio ha fatta l’infrascritta divisione Videlicet: Prima parte. La massaria alla marina et la parte della pezza, vigne della volpe, et la casa con la corte con tutti loro membri. Seconda parte. La piantata con circa trecento olivi et vignale alla via di Brindisi vicino la corte d’Antonio Sacco, et altri confini, un’altro vignale a’ monte di marco con cisterna, et altri membri, l’olive con terre di petra santa lo pastano la chiusura e terre di fora e cisterna la parte de la conca, la stalla al burgo alli trappiti arbori decesette d’olive alla chiusa di basile et lo debito paterno che ci e’ che si paga lo mità per uno. et con le condittioni e da una parte e l‘altra infrascritti Antonio Scatigno marito d’Antonia de brando ut supra si ha’ pigliata la seconda parte suddetta et amboduo suddetto la propria parte con le suddette condittioni et del resto si confermano alli capitoli et testamento di suo padre Gio: Vincenzo Brando, quia sic etc. Promittens ambae partes ipse coram nobis sottoscritti ecc. predicta omnia ecc. semper habere rata etc. sub obligatione omnium suorum bonorum et iuraverunt etc. unde etc. Presentibus oportunis etc. Concordat cum suo originali rogato manu mei infrascripti Notarij meliori ad fidem etc. ego me subscripsi Franciscus. Terentino requisitus signavi L.S.N. Die 26 mensis Augusti 1641 Ostunei presentata pro parte Clerici Francisci Ant. Calilli Die 24 mensis 9mbris 1710 – Carovinei presentata per D. Franciscum Epifani coram ab: (abate) Ioanne Saponaro Cancellario episcopalis Curiae ac delegato La divisione di Vincenzo di brando ed antonio scatigno §*§*§*§*§ Il giorno 12 del mese di dicembre 1620. In Carovigno, alla nostra presenza si sono costituiti: da una parte, Ambrosio de Brando, agente alle cose infrascritte per sé, i suoi eredi e successori; e dall’altra parte, Antonio Scatigno, marito di Antonia de Brando, sua sorella,

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agente similmente alle cose infrascritte per sé, i suoi eredi e successori. Stante la volontà delle parti di dividere i loro beni paterni, Ambrosio ha fatto l’infrascritta divisione, vale a dire: Prima parte. La masseria alla marina, e la parte della pezza, le vigne della volpe, e la casa con la corte con tutti i loro membri; Seconda parte. La piantata con circa 300 alberi d’olivo; il vignale alla via di Brindisi vicino alla corte di Antonio Sacco, e altri confini; un altro vignale a Monte Marco con cisterna e altri membri; gli olivi con le terre della Pietra Santa; il vigneto giovane, la chiusa e le terre all'esterno e cisterne; la parte della conca, la stalla al borgo alla via dei frantoi; 17 alberi d’olivo alla chiusa di Basile; - e il debito paterno che c’è, da pagarsi metà per ciascuno. Con le condizioni da una parte e dall’altra infrascritte, Antonio Scatigno, marito di Antonia de Brando, come sopra, ha scelto la seconda parte suddetta ed entrambi i suddetti la propria parte con le suddette condizioni, per il resto si conformano ai capitoli e al testamento del padre Giovanni Vincenzo Brando, poiché così ecc. Assicurando entrambe le parti davanti a noi sottoscritti ecc., ogni cosa predetta ecc. di avere sempre per rata ecc. sotto l’obbligazione di tutti i loro beni, e giurarono ecc, onde ecc. Presenti e accettanti ecc. Concorda con il proprio originale rogato per mano mia, infrascritto Notaio, nel migliore dei modi. In fede, io mi sottoscrissi Francesco Tarantino, requisito, segnai. Il giorno 26 di Agosto 1641, in Ostuni, presentata da parte del Chierico Francesco Antonio Calillo ecc. Il 24 novembre 1710. In Carovigno, presentata da Don Francesco Epifani davanti all’abate Giovanni Saponaro Cancelliere della Curia Vescovile e delegato La divisione: Vincenzo di Brando e Antonio Scatigno

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- LXIX OSTUNI, 26 NOVEMBRE 1710 Citazione di Don Francesco Epifani e Don Giovanni Grottola a comparire in udienza presso la Curia Vescovile di Ostuni. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 174 *** Moneantur ambae partes, quatenus die manis, quae erit secunda mensis errantis Decembris, compareant in hac Curia hora causarum solita cum eorum magnificis advocatis et procuratoribus ad dicendum, et alligandum voce, vel in scriptis quidquid dicere et allegare voluerint in iure et in facto super hinc inde adductis productis et replicatis et die immediate sequenti si fuerit iuridica ad audiendum quemcumque decretum difinitivum oportunum et necessarium et ita etc et intimentur Datum ex Curia episcopali die 26 mensis 9mbris 1710 Thomas Canonicus Cianci Vicarius Generalis Canonicus Saponaro Cancellarius Die 26 mensis 9bris 1710 – Ostunei in Curia episcopali fuerunt per me infrascriptum Cancellarium individualiter moniti Rev. D. Franciscus Epifani et D. Ioannes Grottola personaliter reperti et ad fidem etc. Ita est Canonicus D. Ioannes Saponaro Cancellarius Proseruimus decretum prout de iure. Ostunei ex Curia episcopali die tertia mensis Xmbris 1710 Thomas Canonicus Cianci Vicarius Generalis §*§*§*§*§ Si avvisino entrambe le parti a comparire presso questa Curia, domani del mese entrante, che sarà il 2 dicembre, all'ora solita delle cause con i loro magnifici avvocati e procuratori per dire e allegare (addurre ragioni valide a fine di prova o discolpa) a voce o per iscritto quello che vorranno dire e allegare sia dal punto di vista del diritto che del fatto, da una parte e dall’altra, addotto, prodotto e obiettato; e il giorno immediatamente successivo, se sarà legale, per ascoltare qualunque decreto definitivo, opportuno e necessario; e così ecc. e siano intimati Dato dalla Curia Vescovile, il giorno 26 Novembre 1710 Tommaso Canonico Cianci, Vicario Generale Canonico Saponaro Cancelliere Il giorno 26 del mese di Novembre 1710. Ostuni, nella Curia Vescovile, tramite me infrascritto Cancelliere, furono individualmente avvisati il Reverendo Don Francesco Epifani e Don Giovanni Grottola, personalmente trovati, e in fede. Così è. Canonico Don Giovanni Saponaro Cancelliere Abbiamo messo fuori il decreto come secondo la legge. Ostuni, dalla Curia Vescovile il giorno 3 del mese di dicembre 1710. Tommaso Canonico Cianci Vicario Generale.

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- LXX OSTUNI, 9 DICEMBRE 1710 OSTUNI, 10 DICEMBRE 1710 Decreto definitivo del Vicario Generale a favore di Don Francesco Epifani in relazione alla causa intentata da Don Giovanni Grottola. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 175 *** Per Reverendissimum Dominum Vicarium Generalem visa instantia pro parte Venerabilis Cappellae S. Mariae di Belvedere Terrae Carovinei, accessu iuridice fatto cum testibus et expertis in eo examinatis, visis adductis per D. Franciscum Epifano dictae Terrae Reverendum Concurrentem, scripturis per ambas partes in actis exhibitis, ac replicationibus hinc inde factis ex quibus constat de bono iure manutentionis ad favorem dicti D. Francisci, partibus pluries monitis, relatis, et auditis cum eorum magnificis advocatis et Procuratoribus fuit provisum, pariterque decretum quod dictus D. Franciscus Epifano manuteneatur in possessione in qua reperitur, teritorij de quo agitur prout presenti diffinitivo decreto manuteneri mandatur et quodcumque mandatur de manutenendo necessarium et oportunum expediri salvis iuribus in petitorio dictae Venerabili Cappellae competentibus et ita per hoc suum etc. intimetur ac referatur in forma Datum Ostunei ex Curia Episcopali die 9 mensis Xmbrs 1710 Thomas Canonicus Cianci Vicarius Generalis Provisum die quo supra Canonicus Saponaro Cancellarus Die 10 mensis decembris 1710 – Ostunei in Curia Episcopali Franciscus Barretta Cursor Vicarij Foranei Terrae Carovinei retulit mihi se hodie praedicto die notificasse supradictum decretum D. Ioanni Grottola personaliter repertum, relicta copia, et ad fidem etc. Ita est Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Per mezzo del Molto Reverendo Signor Vicario Generale; Vista l’istanza presentata per conto della Venerabile Cappella di S. Maria di Belvedere; Fatto giuridicamente l’accesso (cioè il sopralluogo) con testimoni ed esperti, nel medesimo luogo esaminati; Visti gli atti addotti da Don Francesco Epifano di detta Terra, quale Reverendo concorrente, le scritture da ambo le parti esibite di cui agli atti, e le repliche dall’una e dall’altra parte; dai quali consta il buon diritto della manutenzione a favore del detto Don Francesco, dopo aver le parti più volte avvisate, fatte ritornare, ascoltate con i loro magnifici avvocati e procuratori; fu provveduto e parimenti decretato che il detto D. Francesco Epifano sia mantenuto nel possesso nel quale si ritrova, e cioè del territorio di cui trattasi, come con il presente definitivo si ordina che sia mantenuto, e si ordina in merito a tale manutenzione (nel linguaggio giuridico, il mantenere o ristabilire nella piena efficienza il possesso

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di un immobile o di un diritto reale su un immobile altrui) che venga espedito quanto necessario e

opportuno, fatti salvi, nel petitorio, i diritti che competono a detta Venerabile Cappella; e così per questo suo ecc. si intimi e ufficialmente si riporti. Dato in Ostuni, presso la Curia Vescovile, il giorno 9 del mese di dicembre 1710 Tommaso Canonico Cianci, Vicario Generale Provvisione disposta il giorno di cui sopra. Canonico Saponaro Cancelliere Il giorno 10 del mese di dicembre 1710. Ostuni, Curia Vescovile, Francesco Barretta, Cursore del Vicario foraneo della Terra di Carovigno, mi ha riferito di aver, oggi predetto giorno, notificato il suddetto decreto a D. Giovanni Grottola, personalmente trovato, e rilasciato copia. E in fede, ecc. Così è. Canonico Saponaro Cancelliere

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- LXXI OSTUNI, 15 DICEMBRE 1710 Il procuratore Grottola si appella, per il tramite della Curia di Ostuni, alla Santa Sede contro il decreto definitivo del Vicario generale a favore di Don Francesco Epifani. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso la Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 176 *** In Curia Episcopali Ostunensi comparet D. Ioannes Grottoli affictuatarius bonorum Venerabilis Cappellae S. Mariae de Belvedere à Carovineo, et dicit fuisse ex parte Comparentis, nec non Illustrissimi Domini Abbatis Francisci Antonij Cavidonis Abbatis dictae Cappellae in Romana Curia commorantis petita reintegratio possessionis super bonis, pro ut in actis à Sacerdote Rev. Francisco Epifanio occupatis, et habita notitia de decreto, nullitatis c.r. emanato ab ipsamet Curia pro manutentione in bonis praedictis ad beneficium supradicti de Epifanio, de eo, tanquam gravatus rep. r.a, provocat, et appellat, et de nullitate dicit ad Sanctam Sedem, pro qua apostolos instanter, instantius et instantissime, petit, et interim ad actum aliquem non procedi alias etc. et quatenus non admissa etc. quod non credit etc. iterum de eo appellat, ad dictam Sanctam Sedem et apostolos petit, et ita etc., de expensis etc., omni etc. Die 15 mensis Xmbris 1710 Ostunei In Curia Episcopali presentata per comparentem etc. petentem etc. quae Per Reverendissimum Dominum Vicarium Generalem visa supradicta comparitione ac appellatione interposita per D. Ioannem Grottola fuit provisum, et decretum quod admittatur si, et in quantum dicta appellatio quo ad actum devolutivum tantum non autem suspensivum, ideoque fore, et esse concedendos apostolos, remissoriales in forma, quorum loro concedatur copia decreti diffinitivi, et ita per hoc suum etc. Thomas Canonicus Cianci Vicarius Generalis Provisum die, mense, et anno quibus supra Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Nella Curia Vescovile di Ostuni, compare D. Giovanni Grottoli, affittuario dei beni della Venerabile Cappella di S. Maria di Belvedere in Carovigno, e dice che si è presentato per sé stesso, quale comparente, e anche per l’Ill.mo D. Abate Francesco Antonio Gavidone, Abate di detta Cappella, che dimora presso la Curia Romana. La domandata reintegrazione nel possesso dei beni di cui agli atti, occupati dal sacerdote Don Francesco Epifanio, e avuta la notizia del decreto di nullità [.?.] emanato dalla stessa Curia per la manutenzione (dir., il mantenere o il ristabilire il possesso su un immobile) nei beni predetti a vantaggio del suddetto de Epifani, in merito al quale (decreto), quasi gravato [.?.], ricorre e si appella, e parla della nullità, alla Santa Sede, e per la quale chiede la lettera di rinvio della causa alla giurisdizione superiore, con insistenza, con più insistenza e con la massima insistenza possibile, e nel frattempo che non si proceda a nessun atto altrimenti ecc., e nella misura in cui non ammesso (l'appello) ecc., il che non crede, per la seconda

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volta in merito a ciò si appella a detta Santa Sede, richiede; e così ecc. per quanto concerne le spese, ecc. ogni ecc. Il giorno 15 del mese di dicembre 1710. Ostuni, nella Curia Vescovile presentata per il tramite del comparente e petente. Dal Molto Reverendo Signore Vicario Generale, vista la suddetta comparizione e l’appello interposto da D. Giovanni Grottola, fu provveduto e decretato che sia ammesso, se e in quanto, detto appello per quel che riguarda l'atto devolutivo soltanto, ma non sospensivo, e perciò sarà, ed è da concedersi la lettera con la richiesta di appello, remissoria secondo la procedura legale, in considerazione della quale si concede copia del decreto definitivo, e così, per questo suo ecc. Tommaso Canonico Cianci Vicario Generale Provvisione disposta il giorno, il mese e l’anno di cui sopra. Canonico Saponaro Cancelliere

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- LXXII ROMA, 21 GENNAIO 1711 Decreto di citazione con inibizione emesso, in Roma, dal protonotario apostolico Carlo Cerro in seguito al ricorso in appello presentato dal beneficiato di Belvedere. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere. Fondo Beneficiale – Cartella 2^ - Fascicolo 8, f. 178 *** CAROLUS CERRUS PROTHONOTARIUS APOSTOLICUS Utriusque Signaturae San.mi Domini nostri Papae Referendarius, Causarum Curiae Camerae Apostolicae Generalis Auditor, Romanaeque Curiae Iudex ordinarius, Sententiarum quoque, et Censurarum tam in eadem Romana Curia, quam extra eam latarum, ac Litterarum Apostolicarum quarumcumque universalis, et merus exequutor ab eodem San.mo Domino nostro Papa specialiter deputatus. UNIVERSIS, et singulis R.R.D.D. Abbatibus, Prioribus, Praepositis, Decanis, Diaconis, Archidiaconis, Scholasticis, Cantoribus, Thesaurarijs, Sachristis, tam Cathedralium, quam Collegiatarum Ecclesiarum Canonicis Parrocchialiumque Rectoribus, Plebanis, Vice Plebanis, Curatis, et non Curatis, caeterisque Presbyteris, Clericis, Notarijs, et Tabellionibus publicis quibuscumque salutem in Domino. NOVERETIS Coram nobis tamquam quarumcumque Appellationum et reclamationum ad San.mum Dominum nostrum Papam, eiusqe S. Sedem Apostolicam interpositarum Iudice ordinario, et Competenti fuisse Comparitum pro parte, et ad instantiam Ven’ Cappellae S. Mariae di Belvedere, Terrae Carovinei principalis appellantis, et expositum, quod licet, R’mus d. Vicarius Generalis Ostunen’, nullo quidem modo devenire potuisset, neque de Jure debuisset ad aliquam definitivam Sententiam, seu decretum, nisi ad favorem supradictae in Causa, et Causis coram ipso vertentibus inter dictam Appellantem ex una, et d. Franciscum Epifanum excellentissimum appellatum partibus ex altera, Nihilominus non minus nulliter, quam iniuste, et de facto procedens suam tulit, et promulgavit definitivam sententiam, sive decretum vim illius habens, tenoris inferius registrandi. A qua quidem sententia, seu decreto vim illius habente, totoque nullo, invalido, et inordinato Processu, omnibusque alijs gravaminibus desuper quomodolibet illatis sensiens dicta Instans valde laesa et gravata et timens in posterum magis laedi, et gravari posse, ad S.mum Dominum nostrum D. Papam Clementem XI eiusque Sanctam Sedem Apostolicam, ac ad Nos, et Curiam nostram, omnemque alium Iudicem Competentem humiliter, et devote appellavit provocavit et de nullitate dixit. Quam quidem Appellationem si et in quantum et non alias etc. admisimus. Subsequenter vero cum appellans ipsa appellationem huiusmodi prosequi velit et indendat fuimus pro eius parte de opportuno Iuris remedio requisiti, quatenus praesentem Citationem nostram cum Inhibitione in forma concedere dignaremur. Nos igitur Carolus Cerrus Auditor, et Iudex praefatus, petitioni huiusmodi tamquam iustae annuentes, Vobis omnibus supradictis, et vestrum cuilibet tenore praesentium commictimus, et virtute S. obedientiae mandamus, quatenus statim visis, seu receptis praesentibus, et postquam praesentium vigore fueritis requisiti, seu alter vestrum fuerit

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requisitus ex parte nostra, immo verius Apostolica authoritate supradictum Appellatum, et praefatum D. Iudicem, si ipse suam sententiam, seu decretum defendere et sustinere voluerit, omnesque alios, et singulos in exequutione praesentium nominandos, et cognominandos personaliter, si illos commode habere poteritis, sin autem Domi eorum solitae habitationis, si ad eas Vobis tutus patuerit accessus, sin minus per affixionem ad valvas maioris Ecclesiae loci, sub qua degunt, vel morantur, peremptorie CITETIS, citarique Curetis, prout Nos etiam per praesentes citamus, et citari mandamus quatenus decima die post praesentium exequutionem, si dies ipsa iuridica fuerit, alioquin prima die Iuridica ex tunc proxime futura, et immediate sequenti Compareant Romae coram Nobis, sive infrascripto in Civilibus R.P.D. Locumtenente nostro per acta infrascripti Notarij per se se, vel Procuratorem, seu Procuratores suos idoneos cum omnibus, et singulis actis, actitatis, Iuribus, scripturis, Instrumentis, et munimentis quibuscumqe ad Causam sive Causas huiusmodi facientibus in praesenti Causa et de Iustitia responsuri, aliaque dicturi, facturi, ostensuri, et recepturi, prout Iustitia suadebit, et ordo dictaverit rationis. CERTIFICANTES eosdem sic citatos, quod si in dicto termino, ut supra praefixo comparuerint, sive non, Nos nihilominus, sive R.P.D. Locumtenens noster infrascriptus ad huiusmodi Causae decisionem, et expeditionem, usque ad sententiam definitivam, illusque executionem debite procedemus, sive procedet Iustitia mediante, dictorum citatorum contumacia, vel absentia in aliquo non obstantibus. Insuper attendentes, quod huiusmodi lite, et Causa sic ut supra in Tribunali nostro introducta et adhuc indecisa pendente, nihil sit in partibus attentandum, vel innovandum, IDEO INHIBEATIS, et inhibendo praecipiatis et mandetis, prout Nos inhibemus, et inhibendo expresse praecipimus, et mandamus eisdem sic requisitis, et citatis, ac dicto D. Iudici, universisque et singulis alijs D.D. Iudicibus Delegatis, subdelegatis et Commissarijs, ac alijs quacumque authoritate, et facultate fungentibus, et functuris, ne sub mille Ducatorum auri Reverendae Camerae Apostolicae applicandorum, et pro illis mandati exequtivi, et in Iuris subsidium, quatenus opus sit, escommunicationis, alijsque arbitrio nostro poenis audeant, seu praesumant in Causa, et Causis praesentis, illarumque incidentibus, et dependentibus in dictae Instantis praeiudicium, ac in Iurisdictionis nostrae spraetum et vilipendium in partibus, et coram supradicto, et alijs quibuscumque Iudicibus attentare, seu innovare, vel alias quomodolibet dictam Instantem in et super praemissis, illorumque Causa, et occasione molestare, vexare, perturbare, inquietare, vel impedire, seu innovari, attentari, et molestari etc. facere per se se, alium, seu alios, directe, vel indirecte, tacite, vel expresse sub quovis praetextu Causa, ingenio, vel quaesito colore. Et si secus factum fuerit, id totum revocabimus, et in pristinum statum reduci curabimus, ac ad executionem poenarum desuper comminatarum omnino deveniemus Iustitia mediante. Absolutionem vero praemissorum Nobis, vel Superiori nostro tantummodo reservamus. In quorum omnium, et singulorum fidem etc. Datum Romae ex Curia Innocentiana Montis Citatorij Anno a Nativitate D. Nostri Jesu Christi 1711 Indictione 14 Die vero 21 Mensis Januarii Pontificatus autem SS.mi in Christo Patris, et D. nostri D. Clementis Divina Providentia Papae XI Anno eius undecimo. Tenor supradicti decreti talis ut videlicet = per Rev. D. Vicarium Generalem fuit provisum pariterque decretum quod dictus dominus Franciscus Epifano manuteneatur in possessione in qua reperitur territorii de quo agitur prout

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praesenti difinitivo decreto manuteneri mandatur et quodcumque mandatur de manutenendo necessarium et opportunum expediri salvis iuribus in petitorio dictae Venerabili Cappellae competentibus et ita per hoc suum etc. Franciscus Francischinus Ac notarius C Cerrus Vicarius Citatio cum Inhibitione vigore Appellationis §*§*§*§*§ CARLO CERRO Protonotario Apostolico, Referendario del Santissimo Nostro Papa (nella Curia romana, funzionario incaricato di esaminare le suppliche in ciascuna della due Segnature apostoliche) di entrambe (Grazia e Giustizia) le Segnature (in passato, nella Curia romana, atto originale della concessione di una grazia con provvedimento firmato dal papa stesso), Uditore generale (nei tribunali ecclesiastici, titolo attribuito al laico o al chierico cui è affidato il compito di istruire, ma non di definire una causa o una parte di essa) della Camera Apostolica (ufficio finanziario e amministrativo della Curia romana, che curava gli interessi patrimoniali della Chiesa romana) e della Curia delle cause (Curia Romana: insieme dei dicasteri di cui il pontefice si avvale, in via ordinaria, per trattare gli affari che riguardano la Chiesa cattolica), Giudice ordinario della Curia Romana, anche delle sentenze e delle censure presentate tanto nella stessa Curia romana quanto al di fuori di essa, universale e mero esecutore di qualsiasi lettera apostolica (ciascuno dei vari tipi di atti formulati ed emanati dal pontefice, es.: le encicliche papali), specificatamente deputato dal medesimo Santissimo Signore Nostro Papa; Salvezza nel Signore. A TUTTI e i singoli Reverendi Signori: Abati, Priori, Preposti, Decani, Diaconi, Arcidiaconi, Scolastici, Cantori, Tesorieri, Sacristi, tanto delle chiese cattedrali quanto delle collegiate; ai Canonici e i Rettori delle Chiese parrocchiali, i Plebani (pievano: sacerdote rettore di una pieve, cioè di una chiesa rurale), i Vice-pievani, i Curati e i non Curati; e a tutti gli altri Presbiteri, i Chierici, i Notai e i Tabellioni (nell’Alto Medioevo, magistrato con l’ufficio di notaio; estens., notaio) pubblici qualsiasi; Che abbiate ammesso che fosse presentato dinanzi a noi, per così dire, (il ricorso) di qualsivoglia appello e reclamo interposti (interporre: cioè presentare, inoltrare un appello o un ricorso per impedire che una precedente sentenza diventi esecutiva) da un giudice ordinario e competente al Santissimo Signore Nostro Papa e alla Sua Santa Sede Apostolica, per conto, e a istanza della Venerabile Cappella di Santa Maria di Belvedere della Terra di Carovigno, del principale appellante; ed esposto che, sebbene il Rev. Vicario Generale di Ostuni non avesse in alcun modo potuto veramente, né avesse dovuto secondo il diritto, addivenire a una sentenza definitiva o decreto se non a favore della suddetta parte in Causa, e nelle Cause vertenti davanti allo stesso: tra la detta (Cappella) appellante, da una parte; e Don Francesco Epifani eccellentissimo, appellato (che, chi è convenuto in giudizio in sede di appello), dall'altra parte; nondimeno altrettanto invalidamente, quanto ingiustamente, procedendo di fatto (in concreto), egli pronunciò e promulgò la sua sentenza definitiva o decreto avente valore di quella, da registrarsi di rango inferiore. Senza dubbio da siffatta sentenza o decreto avente valore di quella, e da un assolutamente nullo, invalido e inordinato (caotico, confuso) processo, e da ogni altro gravame in qualsivoglia modo arrecati dall'alto, sentendosi la detta istante fortemente lesa e gravata, e temendo che in futuro potesse essere maggiormente

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lesa e gravata, al Santissimo Signore Nostro Signore Papa Clemente XI e alla sua Santa Sede apostolica, a noi e alla nostra Curia e a ogni altro giudice competente umilmente e devotamente si appellò, ricorse e parlò di nullità (stato di un atto giuridico che sia privo di uno dei suoi requisiti basilari per essere produttivo di effetti). Indubbiamente tale appello, se e in quanto e non altrimenti ecc., abbiamo ammesso. In seguito però, volendo e intendendo la parte appellante continuare tale appello, fu a noi richiesto per suo conto in relazione al rimedio opportuno del diritto (nel diritto processuale, ciascuno dei mezzi di impugnazione che la legge mette a disposizione del cittadino per ottenere la riforma totale o parziale di un provvedimento giudiziario ritenuto ingiusto), di degnarci di concedere, nella misura in cui concediamo, la presente nostra citazione con inibizione secondo la procedura legale. Noi perciò Carlo Cerro, uditore e giudice prefato (cioè: già citato, nominato in precedenza), che approviamo tale petizione tanto quanto legittima, a voi tutti già nominati, e a ciascuno di voi, con il disposto della presente diamo incarico, e per la virtù della santa obbedienza ordiniamo, subito nella misura in cui vista o ricevuta la presente, e dopo che vi sarà stato richiesto con la forza (legale) della presente, o a un altro di voi sarà stato richiesto da parte nostra, anzi più rettamente dall’autorità apostolica, il suddetto appellato e il predetto Signor Giudice, se egli stesso vorrà difendere o sostenere la sua sentenza o il suo decreto, e tutti gli altri e singoli che, in esecuzione della presente, devono essere personalmente nominati e cognominati, se li potrete avere agevolmente, se no nella casa della loro residenza abituale, se vi sarà concesso di accedere in modo sicuro, altrimenti tramite affissione alle porte della Chiesa Maggiore del luogo, dove passano il tempo o si fermano; che perentoriamente CITIATE (in giudizio) e curiate che siano citati, come Noi anche per mezzo della presente citiamo e ordiniamo che siano citati fino al decimo giorno dopo l’esecuzione della presente, se lo stesso giorno sarà stato legale, altrimenti il primo giorno legale da allora prossimo futuro e immediatamente successivo. Che compaiano in Roma, al nostro cospetto o davanti all’infrascritto Reverendo Padre Signore Nostro Luogotenente, (quale amministratore di giustizia) nelle cause civili, per gli atti pubblici dell’infrascritto notaio, di persona o tramite un procuratore o i suoi procuratori idonei, con tutti e i singoli atti, le difese, i diritti, le scritture, gli istrumenti e qualsiasi documento (memoriale) afferente alla causa o a cause di tal fatta, e che sono confacenti alla presente Causa e secondo giustizia, coloro che replicheranno, che altro diranno, che faranno, che prospetteranno e che accetteranno: nella misura in cui la giustizia consiglierà, l’ordine della ragione prescriverà. ASSICURANDO i medesimi così citati che, se nel detto termine come sopra prefissato, saranno o no comparsi, Noi nondimeno o il Reverendo Padre Signore Nostro Luogotenente infrascritto, alla decisione e al compimento di tale Causa, fino alla sentenza definitiva e alla sua esecuzione, procederemo come si deve, o procederà la giustizia in contumacia o in assenza dei suddetti citati, non costituendo ciò in alcun modo ostacolo. Considerando inoltre che, con una lite di tal fatta e con una causa così come sopra mossa nel nostro Tribunale e ancora pendente e ingiudicata, nulla sia nelle parti da infirmarsi o innovarsi. Perciò CHE INIBIATE (proibiate, vietate) e, inibendo, ammoniate e ordiniate nella misura in cui Noi inibiamo e, inibendo, espressamente ammoniamo e ordiniamo ai medesimi così interessati e citati e al detto Signor Giudice, e a tutti e ai singoli altri Signori Giudici delegati, sottodelegati e commissari, e agli altri

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che con qualunque autorità e facoltà esercitano ed eserciteranno degli incarichi, che non osino o congetturino, sotto pena, da applicarsi, di mille ducati d’oro della Reverenda Camera Apostolica, e al posto di quei (ducati) (sotto pena) di un mandato esecutivo e, a sostegno del diritto, nella misura in cui sia necessario, della scomunica e, a nostro giudizio, sotto altre pene, nella causa e nelle cause, negli incidenti (questioni particolari che sorgono nel corso di un giudizio o riguardo all’esecuzione di un provvedimento e richiedono una decisione separata) e nelle conseguenze della presente (causa) e di quelle (altre cause), in pregiudizio della detta istante e in spregio e vilipendio della nostra Giurisdizione, davanti al suddetto e a chiunque altro giudice, di invalidare o innovare nelle parti, o per altre ragioni in qualsiasi modo, detta istante in quello e oltre quello detto prima, e a causa e pretesto di quello molestare, vessare, perturbare, inquietare o impedire (mettere in difficoltà), o fare che sia innovato, inficiato, molestato ecc., per sé stesso (cioè di persona), per (per il tramite di) un altro o di altri, direttamente o indirettamente, tacitamente o espressamente, sotto qualsivoglia pretesto, causa, espediente o indagine, argomentazione (argomento di difesa, scusa, pretesto). E se diversamente sarà stato fatto, tutto ciò revocheremo e cureremo che sia riportato allo stato primigenio, e senza dubbio perverremo all'esecuzione delle pene di cui sopra comminate con lo strumento della giustizia. E per di più riserviamo solo a noi o al nostro superiore l’assoluzione di tutti i predetti. In fede di tutte le quali cose e delle singole ecc. Dato in Roma, presso la Curia Innocenziana del Monte Citatorio (Montecitorio), nel 1711° anno dalla Natività del Signore Nostro Gesù Cristo; Indizione 4a; proprio il giorno 21 del mese di gennaio, appunto del Santissimo, in Cristo, Padre e Signore nostro, Signore Clemente, per Divina Provvidenza, Papa XI, l’anno XI del suo pontificato. Il disposto del suddetto decreto è il seguente, vale a dire: tramite il Reverendo Signore Vicario Generale fu preso il provvedimento e parimenti decretato che il detto D. Francesco Epifani sia mantenuto nel possesso in cui si trova, e cioè del territorio di cui trattasi, nella misura in cui con il presente definitivo decreto si ordina che sia mantenuto e che sia espedito quanto necessario e opportuno in ordine a tale manutenzione, fatti salvi, nel petitorio, i diritti che competono a detta Venerabile Cappella; e così per questo suo ecc., Francesco Franceschini Notaio C. Cerro Vicario Citazione con inibizione con la validità legale dell’appello [ANNUARIO PONTIFICIO: - Carlo Cerro, Romano, nato 3 maggio 1673. Fatto Uditore il 7 marzo 1713. - Papa CLEMENTE XI (1700-1721)]

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- LXXIII OSTUNI, 19 FEBBRAIO 1711 D. Giovanni Grottola presenta al Vicario Generale di Ostuni la lettera di citazione con inibizione del Protonotario Apostolico Carlo Cerro. E il Vicario dà disposizioni in merito. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Retroscritto della Pergamena Carolus Cerrus *** Die 19: mensis Februarij 1711 – Ostunei in Curia Episcopali – Retroscriptae litterae Inibitoriales, et Citatoriales Illustrissimi, et Reverendissimi Domini A.C. presentatae fuerunt per Procuratorem Venerabilis Cappellae Sanctae Mariae de Belvedere coram Reverendissimo Domino Vicario Generali = Qui quidem Reverendissimus Dominus Vicarius Generalis eas recepit supra caput omni qua decet reverentia et per eum fuit dictum quod observentur iuxta earum seriem, continentiam et tenorem, et quod omnia, et singula in eis contenta notificentur Rev: D. Francisco Epifani parti ex adverso ad finem etc. nec non mandavit exemplari copiam omnium cuctorum iusto mediante salario, et Ita est Thomas Canonicus Cianci Vicarius Generalis Cancellarius Episcopalis Curiae obediendo mandatis domini Reverendissimi Domini dixit se esse promptum exemplare copiam dummodo veniant veniendas etc. Die 28 mensis februarij 1711 – Ostunei In Curia Episcopali Donatus Antonius Sgura Cursor dictae Curiae retulit mihi se hodie praedicto die mediante accessu facto ad Terram Carovinei de ordine dictae Curiae citasse D. Franciscum Epifani personaliter repertum eique reliquisse copiam supradictarum litterarum Citatorialium Illustrissimi et Reverendissimi Domini A.C. presentibus pro testibus Clerico Domenico Santoro et Clerico Nicolao Biaso dictae Terrae et ad fidem etc. Ita est Canonicus D. Joannes Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Il giorno 19 del mese di Febbraio 1711, nella Curia Vescovile di Ostuni. La retroscritta lettera inibitoria e citatoria del Molto Illustre e Molto Reverendo Signor A.C. fu personalmente presentata dal Procuratore della Venerabile Cappella di Santa Maria di Belvedere al Molto Reverendo Signor Vicario Generale. Il quale, appunto, Molto Reverendo Sig. Vicario Generale, la prese su di sé con tutta la riverenza che si confà e per il suo tramite fu stabilito questo, che sia osservata in conformità del suo ordine, contenuto e tenore, e che ogni e singola cosa in essa contenuta sia notificata al Rev. D. Francesco Epifani, quale parte avversa, al fine ecc. e anche ordinò che si esemplasse copia di tutto quanto per mezzo del giusto onorario. Così è. Tommaso Canonico Cianci Vicario Generale Il Cancelliere della Curia Vescovile, obbedendo al mandato del detto Molto Reverendo Signore, disse di essere pronto a esemplare (riprodurre) copia purché avvenga ciò che avvenire ecc.. Il giorno 28 del mese di Febbraio 1711. Ostuni, Curia Vescovile. Donato Antonio Sgura, Cursore di detta Curia mi riferì di aver citato, oggi, predetto giorno, previo accesso alla Terra di Carovigno, per ordine di detta Curia, Don

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Francesco Epifani, personalmente trovato, e di aver a lui rilasciato copia della suddetta lettera citatoria dell’Ill.mo e Rev.mo A.C. Presenti come testi: il Chierico Domenico Santoro e il Chierico Nicola Biaso della detta Terra ecc. al fine ecc. Così è. Canonico D. Giovanni Saponaro Cancelliere

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- LXXIV OSTUNI, 28 FEBBRAIO 1711 Il Cursore della Curia riferisce di aver personalmente consegnato a Don Francesco Epifani la lettera citatoria. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f.180 *** Cancellarius Episcopalis Curiae obediendo mandatis dicti Reverendissimi Domini dixit se esse promptum exemplare copiam dummodo veniant venienda etc. Die 28 mensis februarij 1711 – Ostunei in Curia Episcopali Donatus Antonius Sgura Cursor dictae Curiae retulit mihi se hodie predicto die mediante accessu fatto ad Terram Carovinei de ordine dictae Curiae citasse D. Franciscum Epifani personaliter repertum, eique reliquisse copiam supradictarum litterarum citatorialium Ill.mi et Rev. mi Domine A. C. presentibus pro testibus Clerico Domenico Santoro, et Clerico Nicolao Biaso dictae Terrae, et ad fidem etc. Ita est Canonicus Dominus Franciscus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Il Cancelliere (funzionario incaricato di redigere, compilare, autenticare documenti pubblici legali) della Curia Vescovile, obbedendo ai mandati del detto Molto Reverendo Signore, disse di essere pronto a esemplare (riprodurre) copia purché accada ciò che deve accadere. Il giorno 28 del mese di febbraio 1711. Nella Curia Vescovile di Ostuni, Donato Antonio Sgura, Cursore (corriere, messo) di detta Curia mi ha riferito che oggi, predetto giorno, mediante accesso fatto alla Terra di Carovigno in seguito all’ordine di detta Curia, ha citato D. Francesco Epifani, personalmente trovato, e a lui ha lasciato copia della suddetta lettera citatoria (che contiene una citazione) del Molto Illustre e Molto Reverendo Signore A. C. Presenti come testi: il Chierico Domenico Santoro e il Chierico Nicolao Biagi di detta Terra. E in fede ecc. Così è. Canonico D. Francesco Saponaro Cancelliere

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- LXXV NAPOLI, 1715 Il Padre Serafino Montorio, facendo proprio il testo della relazione del Vescovo di allora, dà una descrizione della Chiesa di S. Maria di Belvedere Tratto dall'originale esistente presso la Biblioteca De Leo di Brindisi (pp. 541542). In parentesi quadre, e corpo 8, le annotazioni dello scrivente. ZODIACO DI MARIA ovvero Le Dodici Provincie del Regno di Napoli Come tanti Segni, illustrate da questo Sole per mezo delle sue prodigiosissime Immagini, che in esse quasi tante Stelle risplendono. Dedicato All’Ammirabile Merito della Stella MADRE DI DIO dal P. Predicator Generale F. Serafino Montorio Figlio del Convento di Santa Maria della Sanità di Napoli dell’Ordine de’ Predicatori - In Napoli, per Paolo Severini MDCCXV Con Licenza de’ Siuperiori. STELLA XXVIII Del Segno di Libra Santa Maria di Belvedere vicino Carovigno Terra della Diocesi di Ostuni Non è sempre vero, che le Caverne sotterranee servono di ricovro à scellerati ladroni, ò di covile alle fiere rapaci, mentre le vediamo onorate con lunga permanenza dalla Madre di Dio per mezo delle sue miracolissime Immagini, e se ivi aspetta i Popoli, è per far preda delle loro Anime, e portarle al Paradiso co’ lacci de’ suoi prodigi, ed eccone la sperienza. Due miglia lungi da Carovigno Feudo de’ Signori Loffredi, e sotto lo spirituale dominio del Vescovo di Ostuni, era anticamente una Grotta, circa cinquanta passi dentro della quale da un’uomo semplice, e come tale uomo di Dio, Cittadino di Conversano, fu trovata una Immagine di Maria di celebre pittura, e più oltre nel mezo di detta Grotta un’altra Effigie di Maria dentro una finestra con due Colonnette. Come quel tale la trovasse se à caso, ò con qualche modo prodigioso, non mi viene significato, forse dipersane la memoria per l’antichità di circa sette secoli. Pubblicata la invenzione di quelle miracolose Immagini, fu incredibile il concorso de’ Popoli alla Sagra Grotta: e basterà dire, che non solo vi andarono i fedeli della Iapigia ma di tutte le altre Provincie del Regno: e furono così numerosi i prodigi, che per li meriti della sua Santissima Madre operò il Signore, che in poco tempo fu arricchita di donativi, di legati pii, di circa 700 vacche, di Poderi, di Oliveti, di Censi, di Decime, e di altre entrate simili. Con tali ricchezze i Prencipi di Carovigno allora viventi ferono ivi edificare una magnifica Chiesa con una larga, e grande scalinata, per cui si scende nella Sagra spelonca. In quella nuova Chiesa, cooperandosi li suddetti Prencipi, furono da’ Pontefici concedute Indulgenze plenarie a tutti coloro che la visitano nel giorno Festivo dell’Assunta, e per la predetta scalinata si fanno le stazioni, come vien pratticato nella Scala Santa di Roma. Ambedue, le Sagre Immagini portano il titolo di Belvedere. Avanti quella che ritrovossi nella finestrina si celebra ogni giorno, non così avanti l’altra, ma solamente in tempo di gravissima necessità, e colla debita licenza del Vescovo. Stà situata la Chiesa sopra uno ameno poggetto di aria assai salubre, e perfetta, e di vaghissima veduta di Mare, e di Terra. I mobili donati da’ divoti beneficati da Maria sono già divorati dalla lunghezza degli anni; e de’ beni stabili s’impadronì la Camera Apostolica, fondan

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done un’Abbadia, ed oggi la possiede Monsignor Gavidone. Quanto alli miracoli operati quivi dal Signore à gloria della Vergine Madre, degli antichi non trovasi registrata cosa particolare. De’ moderni non vi è molto che dire, e solo abbiamo in confuso, che siano stati ivi liberati da Maria moltissimi ossessi da’ diavoli, tra’ quali si narra, che una donna della Città di Brindisi, essendo stata molti anni afflitta da quei Spiriti infernali, raccomandatasi alla Vergine di Belvedere, questa comparvele una notte, dicendole: Và alla mia Chiesa di Carovigno, ed ivi resterai libera, come avvenne tre anni sono, buttando dalla bocca un grosso chiodo. Abbiamo ancora che abbia guariti morbi insanabili, e disperati da’ medici, oltrecche molti sono stati anche liberati dalle mani de’ Turchi, come in particolare si sà ch’abbia fatto à D. Matteo Calcolo [cioè: Caliolo], il quale, invocandola in quel pericolo, ne restò prodigiosamente liberato; tanto è pur vero ciò, che disse alla stessa Vergine S. Bernardo (ser. 85, in Can.) Quis enim ò Domina mea speravit in Te, et pudore est affectus? aut quis, hominum omnipotentem tuam rogavit opem, et fuit derelictus unquam? Estratta da relazione del Vescovo come sopra. [Chi, infatti, o mia Regina, sperò in te, ed (ora) è affetto da pudore (cioè colpito da una sensazione di vergogna)? E quale uomo ha mai cercato il tuo onnipotente aiuto ed è restato abbandonato? I versetti sono tratti dal penultimo dei Sermones super Cantica canticorum (Sermoni sul Cantico dei Cantici) di S. Bernardo di Clairvaux), l’85°, ovvero l’ultimo tra quelli portati a termine da Bernardo. L’86° sermone, infatti, rimase incompiuto. Il sermone 85 che attiene alla reciprocità dell’amore, fu probabilmente scritto tra il 1148 e il 1153. È dedicato alla presentazione dei motivi per i quali l’anima va alla ricerca del Verbo: la correzione, la conoscenza, la virtù, la sapienza, la bellezza, la fecondità, la gioia. I motivi sono in progressione e costituiscono quasi un itinerario della vita cristiana. Presentando gli ultimi due di questi motivi – la fecondità e la gioia – Bernardo individua nel reciproco rapporto di amore tra Dio e l’uomo il vertice dell’esperienza cristiana. Lo fa con particolare efficacia e delicatezza: segno di questa reciprocità, infatti, è il momento nel quale non solo l’anima confida nel Verbo, ma anche il Verbo – che, in ragione della sua natura e della sua grandezza, non avrebbe nessun bisogno di farlo – confida nell’anima. Bernardo esprime in questo modo la profondità del rapporto reciproco di amore tra Dio e l’uomo e si pone in continuità con la “geniale” intuizione cistercense che, nel XII secolo, era stata capace di proporre la carità e la “salda unione nello spirito” come prospettive capaci di dare senso all’intera esperienza umana. Da http://books.goole.it - I.Biffi, L.Dal Prà, C.Marabelli, C. Stercal, H.-M. Uhl, Bernardo di Clairvaux, Epifania di Dio e parabola dell’uomo, Edizioni Eleniane – Editoriale Jaca Book SpA, Milano, 2007- Biblioteca di Cultura Medievale]

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- LXXVI NAPOLI, 12 SETTEMBRE 1726 OSTUNI, 31 OTTOBRE 1726 Davanti al Notaio Tommasuolo di Napoli, D. Nicola Granafei elegge il Chierico Don Antonio Sisto de Britto beneficiato della Chiesa o Cappella o Beneficio di Belvedere; e lo costituisce anche suo procuratore. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXIV, pp. 221222 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 28, 29, 30 *** Copia etc. Die duodecima mensis septembris millesimo septingentesimo vigesimo sexto Neapoli. In nostri praesentia constitutus Illustris Dominus D. Nicolaus Granafei Marchio Serraenovae, et Carovinei agens, et interveniens ad infrascripta omnia pro se, suisque heredibus et successoribus sponte asseruit coram nobis, et me notario publico ratione mei publici officij, et amplissimi privilegij interveniente, stipulante, et acceptante nomine, et pro parte Clerici Domini D. Antonij Sisto De Britto e Ducibus Celiarum, ad ipsum dominum Marchionem D. Nicolaum uti Baronem dictae Terrae Carovinei spettare, et legitime pertinere ius praesentandi simplex Beneficium sub titulo Sanctae Mariae dicta di Belvedere situm in territorio dictae Terrae Carovinei, Diocesis civitatis Ostunei ad praesens vacatum ob mortem quondam Abbatis D. Francisci Antonij Cavedoni Beneficiati Beneficij praedicti. Et facta assertione praedicta etc. praefatus Dominus Marchio D. Nicolaus volens praesentationem predictam conficere, et realiter ad effectum ducere, et beneficiatum ponere in beneficio praedicto ut tenetur, ne ipsum beneficium indeservitum remaneat, et ad finem ut omnes eiusdem Beneficij praedictum beneficiatum agnoscant, considerans, et attendens propterea multa benemerita, et bonum nomen ipsius Domini D. Antonij, ex nunc libere, et omni meliori via eidem Domino D. Antonio praesentavit, ac eum creavit, et fecit beneficiatum eiusdem Beneficij Santae Mariae dicta di Belvedere positi in dicto Territorio Terrae Carovinei, cum omnibus honoribus, et oneribus, dignitatibus, praerogativis, introitibus, et aliis quibusvis emolumentis ad praedictum beneficium spectantibus et quomodolibet pertinentibus, ac cum omnibus illis iuribus, quibus praefatus quondam Abbas D. Franciscus Antonius rexit et gubernavit, et pro ut alii praedecessores Beneficiati dicti Beneficij possiderunt, et tenuerunt. Ita quod ex nunc in antea ipse Clericus D. Antonius possit, et valeat dictum Beneficium cum praedictis honoribus, dignitatibus, praerogativis, et emolumentis regere, et gubernare, et ad propria sua commoda applicare, ponens praefatus Dominus Marchio D. Nicolaus dictum Clericum Dominum D. Antonium in eius locum, et constituens eum procuratorem veluti in rem propriam etc. cum potestate exigendi etiam per medium publicorum Bancorum huius civitatis quietandi, aliis cedendi, et renunciandi in judicio, et foro quocumque comparendi, omniaque alia, et singula faciendi quemadmodum fecit dictus D. Franciscus Antonius olim Beneficiatus Beneficij praedicti dum vixit. Volens amplius praefatus Dominus Marchio D. Nicolaus, quod praesens

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praesentatio valeat, et teneat, ac si facta fuisset coram Ill.mo Domino Episcopo Ostunei eiusque Rev.mo Vicario cum omnibus illis clausulis solitis, necessarijs, et opportunis quae in praesenti praesentazione requirere potuissent; Imo praefatus Dominus Marchio D. Nicolaus constituit procuratorem eundem Dominum D. Antonium absentem, tamquam praesentem ad comparendum in dicta Episcopali Curia Ostunei, et coram Ill.mo Domino Episcopo, eiusque Reverendo Domino Vicario praesentem praesentationem praesentare, et alias scripturas desuper necessarias, et opportunas, et debitas bullas expediri facere ad eius beneficium, et omnes alios actus iuridicos, iudiciarios, et opportunos fieri facere usque ad integram expeditionem praedictarum Bullarum, et non aliter, nec alio modo etiam cum potestate substituendi unum, vel plures procuratores loco sui. Pro quibus omnibus observandis praefatus Dominus Marchio D. Nicolaus sponte etc. obligavit se ipsum eiusque heredes, successores, et bona omnia mobilia, et stabilia praesentia, et futura etc. dicto Domino D. Antonio absenti, et mihi etc. pro eo praesenti, et acceptanti etc. sub poena, et ad poenam dupli etc. medietate etc. cum potestate capiendi etc. constitutione precarij etc. et renunciavit etc. et iuravit etc. Praesentibus opportunis Extracta est presens copia ad actis mei Notarij Joseph Tomasuolo de Neapoli cum quibus facta collatione concordat, meliori semper salva etc. et in fidem signavi etc. (Simbolo del Notaio in basso a destra) J Tomasuolo Die 31 mensis 8bris 1726 – Ostunei in Curia Episcopali praesentata per Notario Francisco Paulo de anna Procuratore §*§*§*§*§ Il giorno 12 del mese di settembre dell’anno 1726, in Napoli. Al nostro cospetto si è presentato l’Illustre D. Nicola Granafei, Marchese di Serranova e Carovigno, agente e interveniente in merito a tutte le cose infrascritte per sé, i suoi eredi e i suoi successori. E spontaneamente ha asserito davanti a noi e a me notaio pubblico, per la mia funzione pubblica e il grandissimo privilegio, interveniente, stipulante e accettante a nome e per conto del Chierico Signore D. Antonio Sisto De Britto dei Duchi di Ceglie, che allo stesso Signor Marchese D. Nicola, in quanto Barone della detta Terra di Carovigno, spetta, e legittimamente appartiene il diritto di presentazione, il beneficio semplice intitolato a Santa Maria di Belvedere, sito nel territorio di detta Terra di Carovigno della Diocesi di Ostuni, attualmente vacante per la morte del defunto Abate D. Francesco Antonio Cavedoni, beneficiario del predetto beneficio. E fatta la predetta asserzione ecc., il prefato Signor Marchese D. Nicola, che vuole compiere l’anzidetta presentazione e realmente portarla a termine, e, come è tenuto, porre il beneficiato nel beneficio suddetto affinché lo stesso beneficio non rimanga disservito e affinché tutti conoscano il predetto beneficiato del beneficio stesso, considerando e facendo attenzione perciò alle molte benemerenze (o ai molti benemeriti) e al buon nome dello stesso Signore D. Antonio (Sisto de Britto), da ora liberamente e in ogni miglior modo a suo favore, presentò il Sig. D. Antonio, e lo stesso creò e fece beneficiato del Beneficio di Santa Maria detta di Belvedere, sito nel territorio della Terra di Carovigno, con tutti gli onori, oneri, rango, prerogative, introiti e con ogni altro qualsivoglia utile, spettanti

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al predetto beneficio e in qualsiasi modo appartenenti, e con tutti quei diritti coi quali il prefato defunto Abate D. Francesco Antonio resse e governò, e come gli altri predecessori beneficiati possedettero e tenettero tale beneficio: in questo modo, che d’ora in poi lo stesso Chierico D. Antonio possa, e abbia il potere di reggere e governare il detto beneficio con i predetti onori, dignità, prerogative e vantaggi, e volgere a suo propria utilità. Mettendo, il predetto Signor Marchese D. Nicola, il detto Chierico D. Antonio nella sua condizione (posto, situazione) e costituendolo procuratore, per così dire, in rem propriam (cioè nell'interesse esclusivo del mandatario) ecc., con la potestà di esigere anche per mezzo dei Banchi (di giustizia) pubblici di quella città, di quietanzare, di cedere ad altri, di rinunciare, di comparire in giudizio e in qualunque foro, di fare tutte le altre e singole cose allo stesso modo in cui (le) fece il Signor D. Francesco Antonio, un tempo beneficiato del beneficio predetto, quando finché visse; Volendo inoltre il suddetto Marchese D. Nicola che tale presentazione valga e tenga (duri, continui) come se fosse stata fatta davanti al Molto Illustre Signor Vescovo di Ostuni e al suo Molto Reverendo Vicario con tutte quelle solite clausole, necessarie e opportune che in merito a tale presentazione potessero richiedere; In ultimo il predetto Signor Marchese D. Nicola costituì come procuratore il medesimo Signor D. Antonio, assente e tuttavia presente, affinché comparisse in detta Curia Vescovile di Ostuni, davanti al Molto Illustre Vescovo e al suo Molto Reverendo Vicario, e presentasse la presente presentazione, e facesse in modo che, dall’alto, le altre scritture necessarie e opportune e le debite bolle fossero espedite a suo vantaggio, e facesse in modo che fossero prodotti tutti gli altri atti giuridici, giudiziari e opportuni, fino alla completa espedizione delle predette, e non altrimenti e non in altro modo, anche con la potestà di sostituire uno o più procuratori in luogo di sé (al posto suo). All’osservanza di tutte le quali cose, il predetto Signor Marchese D. Nicola spontaneamente ecc. vincolò sé stesso, i suoi eredi e i suoi successori, e tutti i beni mobili e immobili presenti e futuri ecc., in favore del detto Signore D. Antonio, assente e per me ecc., e per esso presente e accettante ecc., sotto la pena e alla pena del doppio e mezzo, con la costituzione del possesso precario (cioè provvisorio e revocabile), e con la potestà (facoltà giuridicamente riconosciuta) di impossessarsi (del beneficio) ecc., rinunciò ecc., e giurò ecc.. La presente copia è estratta dagli atti di me, Notaio Giuseppe Tomasuolo di Napoli, con cui, fatta la collazione, concorda, per sempre salva. In fede segnai ecc. (Segue in basso a destra, il simbolo personale del notaio e sotto la firma) J Tomasuolo Il giorno 31 del mese di ottobre 1726, presso la Curia Vescovile di Ostuni presentata per il tramite del Notaio Francesco Paolo De Anna Procuratore

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- LXXVII ROMA, 20 SETTEMBRE 1726 Il Chierico Sisto De Britto costituisce suo procuratore il Notaio Francesco Paolo De Anna, che deve comparire presso la Curia Vescovile di Ostuni per domandare e ottenere a favore del suo principale l'investitura del Beneficio di Belvedere, e che ha la facoltà di nominare anche altri procuratori. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXV, p. 223 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Proces so Beneficio di Belvedere, f. 32 *** Io infrascritto col presente chirografo di mandato di procura da valere come pubblico e giurato istrumento rogato per gl’atti di qualsivoglia notaro constituisco mio Procuratore il Sig. Notaro Francesco Paolo de Anna a potere comparire nella Curia Vescovale d’Ostuni, ed ivi domandare ad ottenere l’istituzione al Beneficio sotto l’invocazione di S. maria di Belvedere della Terra di Carovigno di Juspatronato dell’Illustrissimo Sig. Marchese di Serranova Barone di detto luogo di Carovigno, ed in seguito di tale instituzione di poter prendere il possesso di detto Beneficio, e di tutti e singuli beni, ed effetti in qualunque luogo posti, ed in qualsivoglia modo spettanti al medesimo beneficio, come pure di farsi riconoscere in dominum dall’inquilini coloni o affittuarij di detti beni e sopra ciò rogarne uno, o più instrumenti per gl’atti di pubblico notario, e fare ogn’altr’atto in ciò necessario, ed opportuno; ed in oltre gli dò facoltà di poter comparire avanti qualsivoglia giudice per gl’atti di qualsivoglia notaro in tutte, e singole cause attive, e passive, mere e miste, mosse, e da moversi contro qualsivoglia persona, dandogli a tale effetto ancor la facoltà di giurar di calunnia, eligger domicilio sostituire uno, o più Procuratori con la clausola amplissima ad lites, ed altre facoltà necessarie, ed opportune; promettendo etc. rilevando etc. In fede etc. In Roma questo di 20 7bre 1726 Antonio Sisto De Britto costituisco come sopra per mano propria scrissi In Nomine Domini, Amen = Fidem facio per pns. §*§*§*§*§ Io infrascritto, con la presente chirografa procura (chirografo: atto, documento scritto e firmato dall’autore; scrittura autografa) avente valore di atto pubblico, giurato e rogato per gli atti di qualsivoglia notaio, costituisco il Sig. Notaio Francesco De Paola mio procuratore per poter comparire al cospetto della Curia Vescovile di Ostuni, e ivi richiedere: di ottenere la sua istituzione (investitura) al Beneficio dedicato a Santa Maria di Belvedere della Terra di Carovigno, in quanto giuspatronato del Molto Illustre Marchese di Serranova, Barone del detto luogo di Carovigno; in conseguenza di tale istituzione, di poter prendere possesso del detto Beneficio e di tutti e i singoli beni ed effetti, in qualunque luogo posti e in qualsivoglia modo al medesimo spettanti; in pari tempo, di farsi riconoscere quale signore del beneficio dagli inquilini, coloni o affittuari di detti beni; relativamente ai quali, di rogare uno o più atti a cura di un pubblico notaio;

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e di fare in merito a ciò ogni altro atto necessario e opportuno. Inoltre gli conferisco la facoltà di poter comparire davanti a qualsiasi giudice per gli atti di qualsivoglia notaio, in tutte e singole cause, attive e passive, mere e miste, mosse e da muoversi contro qualsivoglia persona, dando a lui, a tal fine, in più la facoltà di prestare il giuramento della calunnia (Nel diritto romano, giuramento che il promovente una lite, oppure ambedue gli attori, era tenuto a prestare e mediante il quale si faceva garante della propria sincerità e buona fede), eleggere domicilio, sostituire uno o più procurato-

ri, con tutte la clausola assai ampia per le liti, e altre facoltà necessarie e opportune, promettendo ecc., rilevando ecc. In fede ecc. In Roma, il g. 20 settembre 1726 Antonio Sisto De Britto costituisco come sopra di propria mano sottoscrissi In Nome di Dio, Amen. Faccio fede per la presente

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- LXXVIII ROMA, 24 SETTEMBRE 1726 OSTUNI, 31 OTTOBRE 1726 D. Antonio Sisto De Britto, presso il Conservatore della Curia Capitolina, riconosce come proprio il chirografo retroscritto. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 33, 34 *** [Foglio precedente: "In Nomine Domini, Amen = Fidem facio per praesens"] Ego Conservator Curiae Capitolinae Notarius publicus Infrascriptus, qualiter die vigesima quarta septembris 1726. retroscriptus Illustrissimus D. Antonius Sisto de Britto filius clemens Exc.mi D. Ducis Dominici mihi etc. cognitus stante ac alias omni etc. medietati etc. recognovit et recognoscit retroscriptam eius manum, licteras, caracterem, et subscriptionem in forma, similique iuramenta omnia et singula in rectoscripto chirografo contenta, et expressa vera fuisse, et esse affirmavit, et sic tactis etc. Iuravit etc. In quorum fidem etc. Datum Romae hiis die et anno praedictis Ita est Caesar de Parchettis Romanae Curiae Conservator Curiae Capitolii. Ita est In fidem etc. Nos Almae Vobis, inclitique Populi Romani Conservatores, Universis fidem facimus verboque veritatis testamur suprascriptum D. Caesarem de Parchettis esse nostrae Curiae Capitolij Notarium publicum autenticum legalem fideque, et fama dignum, ac talem, qualem se scientia facit, eiusque consimilibus scripturis semper, adhibitam fuisse, et de praesenti magis indubiam adhiberi fidem. In quorum testimonium etc. Datum Romae ex Aedibus Nostris Capitulinis hac die 24: settembris 1726. Pro D. Secretario Abb. Conservatorum DD. Curiae Capitolii Notarum Joseph Mondellius de‘mte Die 31 mensis 8bris 1726. Ostuni in Curia Episcopali praesentata per Notarirum Instructorem Paulum de anna Procuratorem §*§*§*§*§ Io Conservatore della Curia Capitolina, Notaio pubblico infrascritto, attesto come precisamente, il giorno 24 Settembre 1726, il retroscritto Ill.mo D. Antonio Sisto de Britto, clemente figlio dell’Ecc.mo D. Duca Domenico, a me noto, seduta stante (lì per lì) e per altre ragioni in ogni ecc. mezzo ecc., riconobbe e riconosce la retroscritta sua mano, le lettere, il carattere e la sottoscrizione nella forma e nella simile i giuramenti tutti e singoli contenuti ed espressi nel retroscritto chirografo, e affermò essere veri, e così toccate ecc., giurò ecc.. In fede dei quali ecc. Dato in Roma, in questi predetti giorno e anno. Così è. Cesare de Parchetti della Curia Romana Conservatore della Curia Capitolina. Così è. In fede ecc. Noi ben disposti nei vostri confronti e Conservatori dell’inclito Popolo Romano, a tutti quanti attestiamo e con parola di verità testimoniamo essere, il sunnominato D. Cesare de Parchetti, della Nostra Curia Capitolina (del Campidoglio, cioè Romana), Notaio pubblico e autentico legale, degno per fede e fama; e tal è,

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qual scientemente si comporta; ai suoi scritti del tutto simili l'attendibilità è stata sempre congiunta, e di più è congiunta certa nelle circostanze presenti. A testimonianza di tutte le quali cose ecc. Dato in Roma, dai Nostri Edifici Capitolini in questo giorno, 24 settembre 1726. In luogo del D. Segretario Abate dei Conservatori Signori della Curia Capitolina Notaio Giuseppe Mondello del Monte Il giorno 31 del mese di ottobre 1726. Ostuni, nella Curia Vescovile presentata per mezzo del Notaio Istruttore (dir.can., istruttore degli atti) Paolo de Anna, Procuratore

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- LXXIX OSTUNI, 31 OTTOBRE 1726 Il procuratore Notaio F. Paolo de Anna fa istanza presso la Curia di Ostuni affinché adempia quanto di pertinenza per investire il suo principale del Beneficio di Belvedere. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 122, 123 *** Nella Corte Vescovale di Ostuni, et avanti il suo Reverendissimo Signor Vicario Generale Archidiacono Abb. Francisco Antonio Zaccaria, comparisce Notar Francisco Paolo de Anna Procuratore dell’Illustrissimo Signor D. Antonio Sisto de Britto commorante in Roma, come da mandato di Procura sotto le 20 di 7mbre del corrente Anno 1726 stipulato in detta Città di Roma per mano di Notar D. Cesare de Parchettis, che presenta prontamente, e dice come per morte del quondam Abbate D. Francisco Antonio Cavedoni, essendo in questo Regno di Napoli vacato un Beneficio semplice sotto il titolo di S. Maria di Belvedere sito nella Terra di Carovigno Diocesi di detta Città d’Ostuni, de iurepatronatus de Baroni d’essa Terra di Carovigna, come dalle presentationi sistenti in essa Corte Vescovale legitimamente appare, fatte dall’Illustri Baroni di detta Terra di Carovigno, che pro tempore sono stati, e fra gli altri dal fu Barone Marchese Goffredi, e Costauti; ave detto D. Antonio Sisto de Britto suo Principale ottenuto la presentazione nella sua persona dall’attual Barone di detta Terra di Carovigno D. Nicolò Granafei Marchese di Serranova di detto Beneficio sotto il titolo di S. Maria di Belvedere per atto publico stipulato nella Città di Napoli, ove quello presentemente si trova per mano di Notar Gioseppe Tomasuolo d’essa Città sotto le 12 del suddetto prossimo passato mese di 7mbre del corrente Anno 1726 – Copia del quale authentica all’impronto presenta. Che però esso comparente in nome di detto suo principale D. Antonio Sisto de Britto fà istanza, che stante la detta presentatione legitimamente fatta da esso Illustrissimo Marchese di Serranova, e Barone di Carovigno, cui per detto Jus patronatus hà spettato, e spetta il Jus di presentare, sia il medesimo D. Antonio di Britto confirmato per Beneficiato di detto Beneficio e per essa Corte immettersi nel vero, e reale possesso di esso Beneficio, con tutti gli onori, pesi, dignità, prerogative, emolumenti, et introiti al medesimo beneficio spettanti, e come i Beneficiati passati l’hanno tenuti, e goduti, e da ogni decreto contrario, il che non crede, di non ammissione, o confirma, o negativa d’immissione ne appella in nome di detto suo Principale, come notoriamente gravato, ne provoca, e dice di nullità alla Sacra Congregazione, et ad ogni altro Giudice Ecclesiastico competente protestandosi d’ogni lecito protestabile, d’ogni danno, et interesse, con fare istanza che della presente comparizione seu istanza se le conceda Copia fedele, et authentica pro servandis iuribus di detto suo Principale e così dice, si protesta e fà istanza non meno in questo, che in ogn’altro melior modo, asserens etc. isto etc. Die ultima mensi octobris 1726. Ostuni in Curia Episcopali presentata per comparentem petentem etc. quae etc. Per Reverendissimum Dominum Provicarium Generalem visa supradicta Instantia, quam admisit, si, et in quantum, ac scripturis presentatis fuit provisum, et decretum, quod expediatur edictum infra prò interesse praetendentibus et affiggatur ad loca solitia huius Ecclesiae Cathedralis

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ad finem etc. et ita etc. Archidiaconus Zaccaria ProVicarius Generalis Provisum die, mense, et anno quibus supra - Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Nella Corte Vescovile di Ostuni e davanti al suo Molto Reverendo Sig. Pro-Vicario Generale, Arcidiacono Abate Francesco Antonio Zaccaria, compare il Notaio Francesco Paolo d’Anna, procuratore dell’Ill.mo Sig. D. Antonio Sisto de Britto, dimorante in Roma, come da procura stipulata il 20 settembre del corrente anno 1726 nell’anzidetta città di Roma per il tramite del Notaio D. Cesare de’ Parchettis, di cui egli prontamente presenta copia autentica e dice: come per la morte del fu Abate D. Francesco Antonio Cavedoni (cioè Gavidoni), essendo risultato vacante, in questo Regno di Napoli, un Beneficio semplice intitolato a Santa Maria di Belvedere, sito nella Terra di Carovigno della Diocesi di Ostuni, del patronato del Barone di detta Terra di Carovigno; come dalle presentazioni esistenti nella Curia Vescovile, appaiono esse legittimamente fatte dagli Ill.mi Baroni di detta Terra di Carovigno, che pro tempore sono stati, e fra gli altri dal fu Barone Marchese Goffredi (cioè Loffreda) e Costaguti; che il detto D. Antonio Sisto de Britto, suo Principale, ha ottenuto la presentazione nella sua persona dall’attuale Barone della Terra di Carovigno, D. Nicola Granafei, Marchese di Serranova, al suddetto Beneficio intitolato a Santa Maria di Belvedere, mediante un atto pubblico stipulato nella Città di Napoli dov’è adesso, per mano del Notaio Giuseppe Tomasuolo della medesima Città, il 12 del mese di settembre ultimo scorso del corrente anno 1726; - e subito presenta copia autentica del detto atto pubblico -; che perciò esso comparente, a nome del suo principale D. Antonio Sisto de Britto, fa istanza, stante la presentazione legittimamente fatta dall’Ill.mo Marchese di Serranova e Barone di Carovigno cui, in virtù del detto patronato, è spettato e spetta il diritto di presentazione: che lo stesso D. Antonio De Britto sia confermato quale beneficiario del detto beneficio e che tramite la Corte stessa sia immesso nel vero, reale possesso del beneficio con tutti gli onori, oneri, dignità, prerogative, emolumenti e introiti, spettanti al beneficio e nei modi nei quali i beneficiati del passato lo hanno tenuto e goduto; che relativamente a ogni decreto contrario, e non crede che ciò possa accadere, di non ammissione o conferma o di non immissione (nel possesso), a nome del suo principale si appella, come notoriamente il gravame lo (appello) provoca e parla di nullità, alla Sacra Congregazione e a ogni altro giudice ecclesiastico competente, protestando contro ogni illecito avverso il quale si possa protestare, ogni danno e interesse; e richiede che della presente comparizione o istanza gli sia concessa copia fedele e autentica al fine di preservare i diritti del suo principale. E così dice, reclama, e fa istanza in questo modo, asserendo che meglio non avrebbe potuto fare, ecc. Il giorno ultimo del mese di ottobre 1726, nella Curia Vescovile di Ostuni, presentata per mezzo del comparente, petente. Visionata per mezzo del Molto Reverendo Signore Pro-Vicario Generale, la suddetta istanza egli ammise, se e in quanto, e sulla base delle scritture presentate si presero provvedimenti e si decretò questo: che si espedisca l’editto per i pretendenti aventi interesse e che tale editto sia affisso al solito luogo di questa Chiesa Cattedrale. Provisione: il giorno, il mese e l’anno di cui sopra. Canonico Saponaro Cancelliere

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- LXXX OSTUNI, 31 OTTOBRE 1726 Il ProVicario prende atto della comparizione in Curia del procuratore del beneficiato D. Antonio Sisto, e dà disposizioni in merito. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXVI, pp. 223225 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. s.n. *** Conus Luchinus de Verme Dei, et Apostolicae Sedis Gratia Episcopus Ostunensis Praelatus Domesticus et Pontificio Solio Assistens. Abbas Franciscus Antonius Zaccaria U.I.D. (Utriusque Iuris Doctor), Archidiaconus Ecclesiae Cathedralis Ostunensis et praefati Illustrissimi, ac Reverendissimi Domini in spiritualibus et temporalibus ProVicarius Generalis Universis, et singulis notum facimus qualiter pro parte, et ad instantiam Notarij Francisci Pauli de Anna Procuratoris Illustrissimi Domini D. Antonij Sisto de Britto Romae commorantis fuit nobis, nostraeque Curiae exhibita, et presentata comparitio tenoris sequentis Videlicet Nella Corte Vescovale d'Ostuni, et avanti il suo Reverendissimo Signore ProVicario Generale Archidiacono Francisco Antonio Zaccaria comparisce Notaro Francisco Paolo de Anna Procuratore dell’Illustrissimo Signore D. Antonio Sisto de Britto commorante in Roma, come da mandato di Procura sotto il 20 di 7mbre del corrente anno 1726 stipulato in detta Città di Roma per mano di Notaro D. Cesare de Parchettis, che presenta prontamente, e dice come per morte del prefato Ab. D. Francisco Antonio Gavedoni, essendo in questo Regno di Napoli vacato un Beneficio semplice sotto il titolo di S. Maria di Belvedere sito nella Terra di Carovigna Diocesi di detta Città d’Ostuni de Jurepatronatus de Baroni d’essa Terra di Carovigna, come dalle presentationi sistenti in essa Corte Vescovale legitimamente appare fatte dall’Illustrissimi Baroni di detta Terra di Carovigna, che pro tempore sono stati, e fra gli altri dal fu Barone Marchese Goffredi, e Costauti have detto D. Antonio Sisto de Britto suo Principale ottenuta la presentatione nella sua persona dall’attual Barone di detta Terra di Carovigna D. Nicolò Granafei Marchese di Serranova di detto Beneficio sotto il titolo di S. Maria di Belvedere per atto publico stipolato nella Città di Napoli, ove quello presentemente si ritrova per mano di Notar Giuseppe Tomasuolo d’essa Città sotto li duodeci del suddetto praefato mese di 7mbre del corrente anno 1726 - copia del quale autentica all’impronto presenta. Che però esso comparente in nome di detto suo principale D. Antonio Sisto de Britto fà instantia, che stante la detta presentatione legitimamente fatta da esso Illustrissimo Marchese di Serranova, e Barone di Carovigna, cui per detto Juspatronato hà spettato, e spetta il Jus di presentare sia il medesimo D. Antonio di Britto confirmato per beneficiato di detto beneficio e per essa Corte immettersi nel vero, reale possesso di esso beneficio con tutti li honori, pesi, dignità, prerogative, emolumenti, et introiti al medesimo beneficio spettanti, e come i beneficiati passati li hanno tenuti, e goduti, e da ogni decreto contrario, il che non crede, di non ammissione, o confirma, o negativa d’immissione si appella in nome di detto suo Principale, come notoriamente gravame ne provoca, e dice

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di nullità alla Sacra Congregazione, et ad ogni altro giudice ecclesiastico competente protestandosi d’ogni lecito protestabile, d’ogni danno, et interesse, con fare instantia che della presente comparitione seu instantia se le conceda copia fedele, et authentica pro servandis iuribus di detto suo principale e così dice, si protesta e fà instantia non meno in questo, che in ogni altro melior modo, asserens etc. isto etc. Die ultimo mensis 8bris 1726 - Ostuni in Curia Episcopali presentata per comparentem petentem etc. quae etc. Per Reverendissimum Dominum Pro Vicarium Generalem visa supradicta quam admisit, si, et in quantum, ac scripturis presentatis fuit provisum, et decretum, quod expediatur edictum infra pro interesse praetendentibus et affiggatur ad loca solitia huius Ecclesiae Cathedralis ad finem etc. et ita etc. Archidiaconus Zaccaria ProVicarius Generalis - Provisium die, mense, et anno quibus supra = Canonicus Saponaro Cancellarius Et volens ad exquutionem procedere, id circo per has nostras litteras edictales dicimus, requirimus, et citando mandamus, quod omnes interesse habentes, ac jus praetendentes super praedicto beneficio infra terminum dierum sex compareant, et comparere habeant et debeant coram nobis et nostra Curia Episcopali ad dicendum, opponendum, et allegandum quidquid dicere opponere et allegare voluerint, quorum justitiae complementum unicuique ministrabitur, et ut facile ad eorum notitiam pervenerint, volumus quod praesens nostrum edictum affigatur in loco patenti, et solito nostrae Ecclesiae Cathedralis ubi per dictum tempus remaneat affixum quorum etc. Datum Ostunei ex Curia Episcopali die ultima mensis 8bris 1726. Archidiaconus Zaccaria ProVicarius Generalis Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Cono Luchino Del Verme, per grazia di Dio e della Sede Apostolica, Vescovo di Ostuni, Prelato Domestico e Assistente al Soglio Pontificio. L’Abate Francesco Antonio Zaccaria, Dottore in entrambe le leggi (Canonica e Civile), Arcidiacono della Chiesa Cattedrale di Ostuni e del prefato Molto Illustre e Molto Reverendo Signore, nelle cose spirituali e temporali, ProVicario Generale. A tutti e ai singoli facciamo noto come per conto e a istanza del Notaio Francesco Paolo de Anna, procuratore dell’Ill.mo Signore D. Antonio Sisto de Britto, dimorante in Roma, fu a noi e alla nostra Curia esibita e presentata una comparizione del tenore seguente. Vale a dire: Nella Corte Vescovile di Ostuni e davanti al suo Molto Reverendo Sig. ProVicario Generale, Arcidiacono Francesco Antonio Zaccaria, compare il Notaio Francesco Paolo d’Anna, procuratore dell’Ill.mo Sig. D. Antonio Sisto de Britto, dimorante in Roma, come da procura stipulata, il 20 settembre 1726, nell’anzidetta Città di Roma per il tramite del Notaio D. Cesare de’ Parchettis, che egli prontamente presenta e dice: - come per la morte del fu Abate D. Francesco Antonio Gavedoni, essendo risultato vacante, in questo Regno di Napoli, un Beneficio semplice intitolato a Santa Maria di Belvedere, sito nella Terra di Carovigno della Diocesi di Ostuni, del patronato del Barone di detta Terra di Carovigno; - come dalle presentazioni esistenti nella Corte Vescovile, appaiono esse legittimamente fatte dagli Ill.mi Baroni di detta Terra di Carovigno che pro tempore sono stati, e fra gli altri dal fu Barone Marchese Loffreda e Costaguti;

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- che il detto D. Antonio Sisto de Britto, suo Principale, ha ottenuto la presentazione nella sua persona dall’attuale Barone della Terra di Carovigno, D. Nicola Granafei, Marchese di Serranova, al suddetto Beneficio intitolato a Santa Maria di Belvedere, mediante un atto pubblico stipulato nella Città di Napoli dov’è adesso, per mano del Notaio Giuseppe Tomasuolo della medesima Città, il 12 del decorso mese di settembre del corrente anno 1726 - copia autentica del quale atto pubblico subito presenta ; - che perciò esso comparente, a nome del suo principale, D. Antonio Sisto de Britto, fa istanza che, stante la presentazione legittimamente fatta dall’Ill.mo Marchese di Serranova e Barone di Carovigno cui, in virtù del detto patronato, è spettato e spetta il diritto di presentazione, lo stesso D. Antonio De Britto sia confermato quale beneficiario del detto beneficio e che tramite la Corte stessa sia immesso nel vero, reale possesso del beneficio con tutti gli onori, oneri, dignità, prerogative, emolumenti e introiti, spettanti al beneficio e nei modi nei quali i beneficiati del passato lo hanno tenuto e goduto; - che relativamente a ogni decreto contrario, e non crede che ciò possa accadere, di non ammissione o conferma o di non immissione (nel possesso), a nome del suo principale si appella, come notoriamente il gravame (atto con cui la parte soccombente impugna una sentenza ritenuta ingiusta) lo (appello) provoca e parla di nullità, alla Sacra Congregazione e a ogni altro giudice ecclesiastico competente, protestando contro ogni illecito avverso il quale si possa protestare, ogni danno e interesse; e richiede che della presente comparizione o istanza gli sia concessa copia fedele e autentica al fine di preservare i diritti del suo principale. E così dice, reclama e fa istanza in questo modo, asserendo che meglio non avrebbe potuto fare ecc. Il giorno ultimo del mese di ottobre 1726, nella Curia Vescovile di Ostuni, fu presentata per mezzo del comparente, petente. Il Molto Reverendo Signore Pro-Vicario Generale, vista la suddetta istanza, la ammise se e in quanto. E sulla base delle scritture presentate provvide e decretò, che fosse espedito l’editto per i pretendenti aventi interesse e che l'editto fosse affisso al solito luogo di questa Chiesa Cattedrale. Provisione: il giorno, il mese e l'anno di cui sopra. Canonico Saponaro, cancelliere E volendo perciò dare avvio all’esecuzione, per mezzo di questa nostra lettera edittale (cioè relative a un editto), diciamo, richiediamo e, citando, ordiniamo che tutti quelli che abbiano interesse e accampino un diritto su tale beneficio, entro 6 giorni compaiano, tengano a comparire, e debbano, appunto, comparire davanti a noi e alla nostra Curia Vescovile per dire, opporre e allegare quello che vorranno dire, opporre e allegare, per ciascuno di essi si darà compimento alla giustizia, e affinché agevolmente essi pervengano a tali informazioni, vogliamo che il presente nostro editto venga affisso nel luogo visibile e solito della nostra Chiesa Cattedrale ove per il detto tempo rimanga affisso ecc.. (In fede) delle quali (cose suddette) etc. Dato in Ostuni, nella Curia Vescovile, l'ultimo giorno del mese di ottobre 1726. Arcidiacono Zaccaria Pro-Vicario Generale. Canonico Saponaro, cancelliere.

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- LXXXI OSTUNI, 1726 Articolato che il procuratore F. Paolo de Anna produce presso la Curia di Ostuni in merito alla causa per il conferimento del Beneficio di Belvedere a Don Antonio Sisto De Britto. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXIII, pp. 218221 Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 40, 41, 42, 43, 44. *** I.M.I. Quae in Curia Episcopali Ostunensi probanda efferuntur pro parte Ill.mi Domini D. Antonij Sisto de Britto e Ducibus Terrae Caeliarum in Hydruntina Provincia ex persona Notarij Francisci Pauli de Anna sui Procuratoris in actis constituti in causa institutionis, confirmationis, et immissionis in possessionem Beneficij absque Curae, et residentiae obligatione Cappellae divae Mariae vulgariter nuncupatae de Belvedere, sitae in territorio, et extra moenia Terrae Carovinei Diocesis Ostunei, electi, in ipsoque Beneficio praesentati ab Ill.mo Domino D. Nicolao Granafei in praesentiarum [= in presentia harum rerum] utili Domino, Barone ipsius Terrae Carovinei, et praefati Beneficij Patrono, nunc vacantis per obitum Abbatis Francisci Antonij Gavidone sequutum in Civitate Neapolis ultimi Cappellani, et mentionati Beneficij Rectoris, cum facultate alios addendi, vel minuendi articulos, corrigendi, eosdemque revariandi, expensarum, et damnorum contra quoscumque quovis modo obstantes protestatione praemissa; non se adstringens etc. isto, omnique alio meliori modo, et via etc. In primis esso Notar Francisco Paolo de Anna in nome, e parte dell’Ill.mo Signore D. Antonio Sisto de Britto de Duchi di Ceglie suo Principale, degente nell’alma città di Roma, pone, e vuole provare, come la Chiesa Benefiziale, seu Cappella di S. Maria di Belvedere sita nel territorio, et extra moenia della Terra di Carovigno, Diocese della Città di Ostuni, è sempre stata de Iurepatronatus Laicorum ex fundatione, vel dotatione de Baroni, et utili Signori che pro tempore sono stati di essa Terra di Carovigno; anche mediante sentenza di manutenzione lata da essa Vescovil Corte d’Ostuni; e perciò ad essi utili Signori e Baroni, che pro tempore sono stati, sono e saranno, è spettato, spetta, e spetterà di presentare il Cappellano, come lo han presentato qualunque volta è occorso vacare detto Benefizio, quod est verum, et notorium, et apparisce da detta sentenza di manutenzione; la quale si produce, e riproduce in vim probationis. 2.a Pone, et intende provare, come così prima, come doppo di detta sentenza di manutenzione i Baroni, et utili patroni, li quali pro tempore sono stati della prefata Terra di Carovigno si sono mantenuti nel pacifico, et antico possesso, vel quasi di presentare, et eliggere quei Cappellani, che è a loro paruto, e piacciuto nella detta Chiesa, seu Cappella di S. Maria di Belvedere, quando è occorso di vacarne per morte de Cappellani, che pro tempore sono stati, il Benefizio suddetto, quod est verum, et probatur testibus ecc. 3.a Ad idem pone, e vuol provare, esser tanto vero il pacifico, e continuato possesso di presentare a benefizio de Baroni, et utili patroni di detta Terra di Carovigno, li Cappellani, che à loro è paruto, e piacciuto, che nell’anno 1533 sendo

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esso Benefizio vacato per il passaggio all’altra vita di D. Rafaele Perna della predetta Terra di Carovigno, fù in quello eletto, e presentato il Sacerdote D. Vito Sacco dal quondam Signor Donantonio de Loffredo allora Barone, et util Signore d’essa Terra, per virtù della quale presentazione ne fù istituito, e confirmato dal Vescovo di quel tempo Ill.mo Monsignore D. Pietro Bovio: il che è vero, e viene provato con bolla, la quale in conferma di tal veritade si produce, e riproduce, sendo stata spedita a 20 del mese di 7bre di detto anno 1533. 4.a Intende provare, come essendo successivamente vacato il detto Benefizio nel 1563 per morte del mentovato D. Vito Sacco della stessa Terra di Carovigno, ne fù D. Lorenzo, seu Renzo pilella allora di quella Cantore presentato dal quondam D. Scipione Loffredo Barone, che egli era, et utile Signore della medesima Terra, e ne fù istituito, e confirmato nel prefato Benefizioo di S. Maria di Belvedere dal Rev.mo Vicario generale di quel tempo di Monsignore Ill.mo D. Carlo Bovio Vescovo di Ostuni a 12 Giugno 1563, con esserne stato immesso in virtude della detta presentazione ed istituzione nel pacifico possesso di tutti i beni, così stabbili, come mobili, appartenenti a detta Cappella; seu Benefitio; il che è vero e provasi colla Bolla di detto Benefitio, la quale producesi, e riproducesi in vim probationis ecc.. 5. Pone, et intende provare, come, sendo seguita dal sovradetto D. Lorenzo, seu Renzo Pilella Cappellano la morte; lo stesso D. Scipione Loffredo Barone di detta Terra, presentò D. Angelo di Perna Arciprete della stessa Terra di Carovigno, e talmente presentato, fù istituito, e confirmato dall’Ill.mo Vescovo tunc temporis di detta città di Ostuni D. Cornelio Coietano, et a guisa del suo Cappellano predecessore, ne fù pacificamente immesso nel possesso de beni benefiziali; come dalla Bolla Benefiziale a 11 marzo 1567 la quale in vim probationis si produce, e si riproduce ecc.. 6. Pone, e vuole provare, come sendo all’altra vita passato il detto D. Angelo Perna; D. Scipione Loffredo suddetto Barone, et utile Signore di Carovigno presentò a detto Benefizio D. Geronimo di Mauro nell’anno 1583, et in virtù di tale presentazione dal Canonico D. Camillo Petrarolo, Vicario Generale di Monsignore Ill.mo D. Cesare Carrafa Vescovo di Ostuni a 28 di Aprile dello stesso anno 1583 ne fù detto D. Geronimo de Mauro istituito, e confirmato come apparisce dalla Bolla che si produce, e per prova si riproduce ecc.. 7.o Pone, e vuole provare, come il 1661 sendo morto D. Giammaria de Amicis Cappellano di allora e Rettore di detto Benefizio di S. Maria di Belvedere, fù a 17 Giugno del medesimo Anno presentato da D. Benedetto Castaldo, utile Signore di detta Terra di Carovigno D. Geronimo Castaldo, et in virtù di tal presentazione fù successivamente a 20 di 7bre dello stesso anno 1661 istituito, e confirmato in detto Benefizio dal Rev. mo Vicario Generale di Ostuni di quel tempo D. Scipion Muscava mediante sentenza che si produce, e riproduce in vim probationis, et in detta sentenza vengono enunziate tutte le suddette antiche Bolle, et altre ancora dalla quale sentenza, e Bolle apparisce il pacifico, antico e continovato possesso del Iuspatronatus di detta Cappellania a prò de Baroni, et utili Signori di detta Terrra di Carovigno. 8.o Pone, e vuol prov.re, come oggi il suddetto Benefizio di S. Maria di Belvedere sito, e posto, come si è articolato, extra moenia di detta Terrra di Carovigno, et in suo territorio trovasi vacante per la morte nel mese di Luglio del corrente Anno 1726 seguita in Napoli dell’Abb. Francescantonio Gavidone ultimo Cappellano, e Rettore di essa Chiesa di S. Maria di Belvedere, il che è vero, pubblico, e notorio. 9.o Pone, ed intende provare, come tenutasi la notiz.a nella stessa città di Napo-

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li, ove dimora l’Ill.mo Signore D. Nicola Granafei Barone, et utile Patrone di detta Terra di Carovigno, della morte ivi seguita di esso Ab. Francisco Antonio Gavidone ultimo Cappellano, e Rettore di detta Chiesa Benefiziale di S. Maria di Belvedere; fù da esso D. Nicola Granafei a 20. del mese di settembre del stante anno 1726 presentato il predetto suo Principale Ill.mo D. Antonio Sisto de Britto in esso Benefizio in virtù del Iuspatronatus goduto da suoi Ill.mi predecessori Baroni, et utili Signori della suddetta Terra di Carovingo, che pro tempore sono stati, e da detti Signori Castaldi, dalli quali riconosce detta Baronia e Signoria di Carovigno, come apparisce da instrumento di detta presentazione in actis presentato da esso articolante Procuratore ut supra, che per prova riproducesi. X° Esso Procuratore Notaro Francisco Paolo de Anna articolante pone, e vuol provare, come detto suo Principale D. Antonio Sisto de Britto de Duchi di Ceglie suo Principale è di buona vita, e fama, ed ottimi costumi, e virtuoso, e che dimora in Roma, attendendo ivi a studij, et è meritevole non solo di detto Benefizio, in che è stato presentato, ma d’altri maggiori e di maggiori dignitadi, et onori, il che è vero e si prova ecc.. XI° Come in virtù di detta presentazione, deve de jure essere istituito e confirmato in detto Benefizio di S. Maria di Belvedere il detto D. Antonio Sisto de Britto figlio del quondam D. Domenico Sisto de Britto Duca di detta Terra di Ceglie, per il juspatronatus pertinente a detta Baronia, e Signoria di Carovigno, giusta l’antico e pacifico possesso, che han goduto, anche per sententia manutentionis i predecessori, et antichi Patroni, e Baroni di detta Terra di Carovigno, e detti Signori Castaldi, dalli quali il presentante suddetto D. Nicolò Granafei attual Patrone, e Barone di detta Terra di Carovigno riconosce essa Signoria e Baronia, quod est verum et probatum ecc. Item haec et alia ecc. Die 8: mensis 9mbris 1726 – Ostunei in Curia Episcopali [.?.] Cursor retulit mihi coram Curiam se hodie praedicto die defixisse retroscriptum edictum per eum affixum sub die ultimo 8bris et ad fidem. Ita est Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ I.M.I. E queste cose da provarsi sono prodotte nella Curia Vescovile di Ostuni nell’interesse del Molto Illustre Signore D. Antonio Sisto De Britto dei Duchi della Terra di Ceglie, in Provincia d’Otranto, tramite la persona del Notaio Francesco Paolo De Anna, suo procuratore di cui agli atti, che si presenta a proposito della causa dell’istituzione, conferma e immissione nel possesso del Beneficio, una sinecura (beneficio ecclesiastico che non comporta obbligo di uffizi e di cura delle anime) senza obbligo, tra l'altro, della residenza, della Cappella della Divina Maria, volgarmente denominata di Belvedere, sita nel territorio e fuori delle mura della Terra di Carovigno della Diocesi di Ostuni, eletto e presentato allo stesso Beneficio dal Molto Illustre Signore D. Nicola Granafei, al momento utile Signore e Barone della stessa Terra di Carovigno, e patrono del predetto beneficio, ora vacante per la morte dell’Abate Francesco Antonio Gavidone, avvenuta nella Città di Napoli, ultimo Cappellano e Rettore del menzionato Beneficio, con la facoltà di aggiungere altri articoli o ridurli, correggere e nuovamente i medesimi di variare, con la preavvertita protestazione (richiesta decisa e formale, ingiunzione, intima-

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zione, minaccia) delle spese e dei danni avverso chiunque in qualsivoglia modo si

opponga; senza vincolarsi ecc. in questo e in ogni altro modo migliore, e via ecc. Per prima cosa egli, Notaio Francesco Paolo De Anna, a nome e per conto del Molto Illustre Signore D. Antonio Sisto De Britto dei Duchi di Ceglie, suo principale, degente (cioè che vive) nell’alma (benefica) città di Roma, pone e vuole provare come la Chiesa beneficiale o Cappella di Santa Maria di Belvedere, sita nel territorio e fuori delle mura della Terra di Carovigno della Diocesi della Città di Ostuni, è sempre stata del giuspatronato dei laici per fondazione o dotazione, (nella fattispecie) dei Baroni e utili Signori che pro tempore sono stati della Terra di Carovigno; anche per la sentenza relativa alla manutenzione pronunciata dalla Corte Vescovile di Ostuni. E perciò a essi, utili Signori e Baroni, che pro tempore sono stati, sono e saranno, è spettato, spetta e spetterà il diritto di presentare (diritto di scegliere la persona a cui si vuole sia conferito un ufficio ecclesiastico, e di indicarla all’autorità ecclesiastica a cui spetta di conferire quell’ufficio e che ha l’obbligo di accettare il candidato presentato, purché questi abbia tutti i requisiti prescritti) il Cappellano, come lo hanno presentato tutte le

volte che il Beneficio è risultato vacante. Il che è vero e notorio, e si evince dall'anzidetta sentenza di manutenzione, che si produce, e riproduce a titolo di prova. Pone e intende provare come, sia prima che dopo tale sentenza di manutenzione, i Baroni e utili patroni, che pro tempore sono stati, della Terra di Carovigno si sono mantenuti nel pacifico e antico possesso o non altrimenti che nel diritto di eleggere e presentare, a loro piacere (ovvero per loro libera scelta, criterio personale di decisione) i Cappellani alla Chiesa o Cappella di Santa Maria di Belvedere, quando il Beneficio è risultato vacante per la morte dei Cappellani pro tempore (cioè in carica). Il che è vero, e provato con testimoni. Parimenti pone e vuole provare che è tanto vero e reale il detto pacifico e continuato possesso e il diritto dei Baroni e utili patroni della Terra di Carovigno di presentare i Cappellani che a loro è parso e piaciuto, che nell’anno 1533, vacante il Beneficio per la morte di Don Raffaele Perna della predetta Terra di Carovigno, fu a quello (beneficio) eletto e presentato il Sacerdote Don Vito Sacco dal defunto Donatantonio De Loffredo, allora Barone e utile Signore di detta Terra, in forza della quale presentazione fu investito del Beneficio e confermato dal Vescovo di quel tempo, il Molto Illustre Monsignore D. Pietro Bovio. Il che è vero e si prova con la bolla che a conferma di siffatta verità si produce e riproduce, essendo stata espedita il 20 settembre del 1533. Intende provare come, essendo poi il Beneficio, nel 1563, risultato vacante per la morte del citato Don Vito Sacco della stessa Terra di Carovigno, per tale Beneficio fu presentato Don Lorenzo, ovvero Renzo Pilella, allora Cantore di quella Terra, dal defunto Don Scipione Loffredo, quale Barone e utile Signore della Terra medesima, e fu investito del Beneficio di Santa Maria di Belvedere, e confermato nel prefato Beneficio, dall’allora Molto Reverendo Vicario Generale del Vescovo di Ostuni, Monsignore D. Carlo Bovio, il 12 giugno 1563; e immesso, in virtù della detta presentazione e istituzione, nel pacifico possesso di tutti i beni, mobili e immobili, appartenenti alla Cappella o Beneficio. Il che è vero, e si prova con la Bolla del Beneficio, che si produce e si riproduce a titolo di prova. Pone e intende provare come, essendo poi morto il sunnominato cappellano Don Lorenzo, ovvero Renzo Pilella, lo stesso D. Scipione Loffredo, Barone di detta Terra, presentò D. Angelo di Perna, Arciprete della Terra di Carovigno, il quale, così presentato, fu istituito e confermato dal Molto Illustre Vescovo del tempo della detta Città di Ostuni, D. Cornelio Coietano, e al pari del suo prede

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cessore Cappellano fu pacificamente immesso nel possesso dei beni beneficiali, come da Bolla beneficiale dell'11 marzo 1567, che a titolo di prova si produce e riproduce ecc.. Pone e vuol provare come, essendo morto il citato D. Angelo Perna, D. Scipione Loffredo, Barone e utile Signore di Carovigno, a detto Beneficio presentò D. Geronimo de Mauro, nell’anno 1583; in virtù di tale presentazione, dal Canonico Don Camillo Petrarolo, Vicario Generale del Vescovo di Ostuni, il Molto Illustre Monsignor D. Cesare Carrafa, il 28 aprile 1583, il detto D. Geronimo de Mauro, fu istituito e confermato come si evince dalla bolla che si produce, e a titolo di prova di riproduce ecc.. Pone e vuole provare come, nel 1661, morto D. Giammaria de Amicis, l’allora Cappellano e Rettore del Beneficio di Santa Maria, il 17 giugno dello stesso anno, da D. Benedetto Castaldo, utile Signore della Terra di Carovigno, fu presentato D. Geronimo Castaldo, il quale, in virtù di tale presentazione fu poi, il 20 settembre 1661, istituito e confermato in detto Beneficio dal Molto Reverendo Vicario Generale di Ostuni di quel tempo, D. Scipione Muscava, con una sentenza che si produce e riproduce a titolo di prova. In detta sentenza vengono enunciate tutte le bolle suddette, e altre ancora. Risulta dalla sentenza e dalle bolle l’antico, pacifico e continuato possesso del giuspatronato di detta Cappellania a favore dei Baroni e utili Signori della Terra di Carovigno. Pone e vuole provare come, oggi, il suddetto Beneficio di Santa Maria di Belvedere, sito e posto, così come si è articolato, fuori delle mura della Terra di Carovigno e nel suo territorio, risulti vacante per la morte dell’Abate Francescantonio Gavidone, ultimo Cappellano e Rettore della Chiesa di Santa Maria di Belvedere, avvenuta in Napoli nel mese di luglio del 1726. Il che è vero, pubblico e notorio. Pone e intende provare come il Molto Illustre Sig. D. Nicola Granafei, utile Barone della Terra di Carovigno, appresa la notizia, nella stessa Città di Napoli ove dimora, della morte, ivi avvenuta, dell’Abate Francesco Antonio Gavidone, ultimo Cappellano e Rettore della Chiesa beneficiale di Santa Maria di Belvedere, il 20 settembre 1726, presentò a detto Beneficio il succitato suo principale, cioè il Molto Illustre D. Antonio Sisto de Britto, in virtù del diritto di patronato goduto dai suoi Ill.mi predecessori Baroni e utili Signori della Terra di Carovigno, che pro tempore sono stati, e dagli stessi Signori Castaldi dei quali riconosce la Baronia e la Signoria di Carovigno, come si evince dall’atto di presentazione di cui agli atti, esibito da esso articolante procuratore, come sopra, che a titolo di prova si riproduce. Esso Procuratore Notaio Francesco Paolo de Anna, articolante, pone e vuole provare come il suo principale, D. Antonio Sisto de Britto dei Duchi di Ceglie fa una vita onesta, gode una buona fama, è di ottimi costumi ed è virtuoso. Per di più dimora in Roma, dove attende agli studi, ed è meritevole non solo del Beneficio al quale è stato presentato, ma di altri maggiori e di maggiore dignità e onori. Il che è vero, e si prova ecc.. Come in virtù di detta presentazione, deve de iure essere nel Beneficio di Santa Maria di Belvedere istituito e confermato D. Antonio Sisto de Britto, figlio del defunto D. Domenico Sisto de Britto, Duca della Terra di Ceglie, in virtù del giuspatronato appartenente a detta Baronia e Signoria di Carovigno, conformemente all’antico e pacifico possesso che hanno goduto, anche per la suddetta sentenza di manutenzione, i predecessori e antichi Patroni e Baroni della Terra di Carovigno, e i citati Sigg. Castaldi, dei quali il presentante suddetto, D. Nicolò Granafei, attuale Barone di Detta Terra di Carovigno, riconosce la Si-

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gnoria e Baronia. Il che è vero e provato. Allo stesso modo queste e altre. Il giorno 8 del mese di Novembre 1726. In Ostuni, presso la Curia Vescovile [.?.] cursore riferì a me al cospetto della Curia che oggi, prefatto giorno, aveva defisso il retroscritto editto per il suo tramite affisso l'ultimo giorno del mese di ottobre, e in fede. Così è. Canonico Saponaro Cancelliere

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- LXXXII OSTUNI, 9 NOVEMBRE 1726 Il procuratore F. Paolo de Anna compare in Curia e, tra l'altro, chiede che venga fissato il termine per le prove da produrre. Il pro-Vicario Generale dispone in merito e ordina di avvisare il promotore fiscale della Curia per gli adempimenti di competenza. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXVII, pp. 225226 Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedre, ff. 36, 37. *** Nella Vescoval Corte della Città d’Ostuni, comparisce il Procuratore dell’Illustre Chierico D. Antonio Sisto de Britto, et penes acta etc., e dice, qualmente essendo passato il termine della cittatione per edictum fatta da essa Curia pro interesse pretendentibus per il beneficio vacato sotto il titolo della Gloriosisima Vergine di Belvedere, de jure patronatus de familia laicorum dell’Illustri Marchesi di Carovigno, come dagl’atti resi etc., fà istanza della defissione suddetta, e nell’istesso tempo il comparente suddetto cerca il termine ad probandum etc. e così dice etc. si protesta etc. de expensis etc. Isto et omni alio meliori modo, etc. Die 9 mensis 9bris 1726. Ostunei in Curia Episcopali praesentata per comparentem etc. petentem etc. quae etc. E per Illustrissimum Dominum Pro Vicarium Generalem visa supradicta instantia fuit provisum, et decretum, quod stante lapsu termini in edicto appositi, edictum praedictum defigatur per cursorem huius Curiae et reproducatio in actis cum debita relatione affixionis, et defixionis in forma et intimetur Promotor fiscalis eiusdem Curiae prò iuribus quibuscumque ipsi competentibus, et ita. etc. Archidiaconus Zaccaria Pro Vicarius Generalis Provisium die, mense, et anno quibus supra D. Gio: Baptista Saponaro Abbas a secretis. Procurator Illustri Clerici D. Antonij Sisto De Britto, ut ex actis instat in praesenti causa impartiri terminum etc. Ita instat. Isto, et omni alio meliori modo, etc. §*§*§*§*§ Nella Corte Vescovile della Città di Ostuni, compare il procuratore dell’Illustre Chierico D. Antonio Sisto de Britto e, presso il competente ufficio ecc., dice come, essendo trascorso il termine della citazione fatta tramite editto nei confronti dei pretendenti eventualmente interessati al beneficio risultato vacante, intitolato alla Gloriosissima Vergine di Belvedere, del diritto di patronato della famiglia dei laici degli Illustri Marchesi di Carovigno, come dagli atti depositati ecc., fa istanza perché sia defisso il suddetto editto, e al contempo il comparente sunnominato richiede (che sia fissato) il termine affinché si provi ciò che deve essere provato ecc., e così dice ecc.. si protesta ecc. in ordine alle spese ecc. In questo e in ogni altro migliore modo, ecc. Il giorno 9 del mese di novembre 1726, nella Curia Vescovile di Ostuni, presentata (l’istanza) per mezzo del comparente ecc., e petente ecc.. E per il tramite del Molto Illustre Signore Pro-Vicario Generale, preso atto

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della suddetta istanza, si è provveduto e si è decretato che, stante lo scorrimento del termine stabilito nell’editto, lo stesso editto sia defisso per mezzo del cursore (messo incaricato della notifica degli atti giudiziari) di questa Curia e la copia riprodotta sia acquisita agli atti con la debita relazione dell’affissione e defissione secondo la legge, e sia intimato il promotore fiscale della Curia medesima per qualsivoglia diritto allo stesso spettante, e così, ecc.. Arcidiacono Zaccaria Pro-Vicario Generale. La provvisione (fu presa) il giorno, il mese e l’anno di cui sopra. D. Gio. Battista Saponaro, senza testimoni Il Procuratore dell’Illustre Chierico D. Antonio Sisto De Britto, come è agli atti, incalza, in merito alla presente causa, che sia comunicato il termine ecc.. Così insiste. In questo e in ogni altro modo migliore, ecc.

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- LXXXIII OSTUNI, 4 NOVEMBRE 1728 CAROVIGNO, 11 DICEMBRE 1728 Il Padre Carmelitano Giuseppe Maria Marrazzo, amministratore del Beneficio di Belvedere, fa presente alla Curia Ostunese che il suo principale, Mons. Nicolò De Simone, gli ha ordinato di far scomunicare chi indebitamente occupa beni appartenenti al Beneficio. La Curia dà disposizioni al riguardo. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXX, pp.228-231 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 205, 206, 207, 208, 209. *** Illustrissimo e Reverendissimo Signore Il Padre Maestro Giuseppe Maria Marrazzo Carmelitano della Terra di Carovigno Amministratore del Beneficio di Santa Maria di Belvedere della sudetta Terra, e Diocesi d’Ostuni, umilissimo servo, ed’Oratore di V.S. Illustrissima e Reverendissima con supplica l’espone, come dall’Illustrissimo Monsignor Nicolò de Simoni Intimo Familiare, e Segretario della cifra di Sua Santita Regnante Papa Benedetto XIII, li aver’ordinato, che facesse far fulminare scommunica contro di tutte quelle persone che tengono occupati beni stabili, e mobili, come sarebbero arbori d’olive, teritorij seminatorij, case, cenzi enfiteusi, decime non pagate, scritture occupate, et contra detinentes, scientes, et non revelantes supradicta, et alia bona spectantia ad dictum Beneficium. Che per tanto il sudetto supplicante ricorre alla bonta, e benignita di V.S. Illustrissima e Reverendissima di dare gl’ordini opportuni per la fulminatione della sudetta scommunica, accio si potessero recuperare tutti quelli beni che spettano al sudetto Beneficio, a causa, che si porta il peso delle messe, ed’altro. ed il tutto lo riceverà da V.S. Illustrissima e Reverendissima quam Deus. Die 4 mensis 9bris 1728 - Ostunei in Curia Episcopalis presentata per comparentem etc. petentem, etc. Per Reverendissimum Dominum ProVicarium Generalem viso supradicto supplici libello fuit provisum, et decretum, quod fiant tres solitae denunciationes in Ecclesia Matrici Terrae Carovinei inter Missarum Solemnia contra scientes, et non revelantes, detinentes, occupantes, et non restituentes, verum sique fuerint revelationes clausas, et sigillatas ad nos, nostramque Curiam producant ad fidem. Abbas Franciscus Piscopo Vicarius Generalis. Provisum die, mense, et anno quibus supra D. Jo: Baptista Saponaro actuarius a secretis etc. Li beni occupati sono qui retroscritti: - Un’orto in luogo detto il Campo di Sibilia, che fu’ del quondam Don Sigjsmondo Rizzo, deve pagare grana cinque l’anno a S. Maria di Belvedere, come appare dall’Inventario del Beneficio di detta S. Maria di Belvedere; - Una chiusura in luogo detto Grottoli, che fu’ del quondam Cesare Pilella che hoggi si possiede dagl’heredi di Salvatore de Mattheis, deve pagare grana venti l’anno, e xma di frutti al sudetto Beneficio, come appare dall’Inventario del sudeto Beneficio;

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- Un’orto alla via d’Ostuni, che fu’ del quondam Gio: Battista Iaija deve pagare annui grana quattro al sudeto Beneficio, come appare dal sudeto Inventario; - Un’orto che fu’ del quondam Stefano Grasso, e doppo del quondam Gregorio Ferro, deve pagare annui grana sei al sudeto Beneficio, come appare dal sudeto Inventario; - Una chiusura d’olive alla via d’Ostuni, che fu’ del quondam Raniero di Perna, metà della quale fu’ comprata dal Padre Giovanni Iaija da Scipione Mezza capo, come appare dalla Platea del Carmine Maggiore di questa Terra, e l’altra metà si possiede dagl’heredi del quondam D. Gio: Battista di Leo: e le dette due metà della detta chiusura pagano annui grana dodici e mezzo l’anno l’uno ad sudeto Beneficio, e pignatelle otto d’oglio per ciasch’una l’anno come appare dal sudeto Inventario, ed anche dall’inventario del Reverendissimo Capitolo di detta Terra; - Una possessione d’olive in loco detto di D. Pietro, che fu’ degl’heredi di Roberto Sasso, paga grana dieci l’anno, e decima di frutti al Beneficio sudetto, come appare dal sudeto Inventario; - La parte delle vigne del quondam Mirillo di Morella, in luogo detto la Gauda deve pagare grana undeci l’anno al sudeto Beneficio, come dal sudeto Inventario; - La chiusura che fu’ del quondam Giacomo Rizzo, e degl’heredi del quondam Agostino Rizzo, deve pagare grana cinque l’anno al sudeto Beneficio, come appare dal sudeto Inventario; - Una pezza di vigne dentro della detto Chiusura, che fu’ del quondam D. Gismondo Rizzo, deve pagare grana cinque, come appare dal sudeto Inventario; - Una casa che fu’ del quondam Battista di Perna de Agnus Dei, ed heredi del quondam Gio: Sacco, deve pagare grana venticinque, come appare dal sudeto Inventario; - Li territorij alli Curti vecchie, terre fattizze, e macchiose, et olive, che furono del quondam Salvatore l’Ansilotto, devono pagare grana dui, e mezzo, e xma de frutti; - Una pezza di vigne dentro la Padula grande, che fu’ del quondam Petro di Ruggiero, deve pagare grana dieci, e xma di frutti al sudeto Beneficio, come appare dal sudeto Inventario; - Un orto in luogo detto alle Carrare di Carovigno, che fu’ del quondam Vito di Stefano, deve pagare grana quattro al Sudeto Beneficio come appare dal sudeto Inventario; - L’olive in luogo detto Fuggiano, che furono del quondam Giuliano Angelotto, devono grana settanta l’anno, quali si possedono dal Carmine Maggiore di detta Terra, da Silvestro di Brando, e dal suddiacono Nicolo Sacco, come appare dal sudeto Inventario, e Catasto de Miccio; - Una casa che fu’ del quondam Cola Pupino deve annui al sudetto Beneficio carlini tre, e mezzo, come appare dal sudeto Inventario; Una corte d’olive che fu’ del quondam Giovanni Sacco si deve pagare dall’heredi di Francesco Caliolo grana dieci al sudeto Beneficio, come appare dal sudeto Inventario; - Due pezze di vigne deserte in luogo detto la Padula grande, che furono del quondam D. Giorgio Errico devono pagare grana dieci l’anno al sudeto Beneficio come appare dal Catasto detto de Miccio; - Una casa terranea in luogo detto S. Angelo, confina con Don’Antonio Giannotta e detta chiesa, che fu’ del quondam Geronimo Ferro, ed hoggi si possiede da Giuseppe Epifani, e da Don Salvatore Epifani fratelli, paga annui grana tren-

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ta cinque al sudeto Beneficio come appare dal Catasto di Miccio; - Una chiusura d’un quartullo di terreno seminatorio, con alberi d’olive num.o 15. in luogo detto Le urti vecchie, che fu’ del quondam Pretiosa d’Alesio, confina da scirocco con la via publica, che si và a Brindisi, e da provenza con Renda d’Alessio, deve pagare la xma delli frutti al sudeto Beneficio e grana dui, e mezzo l’anno, ut in Catasto de Miccio; - Una massaria di tre quartulli di terreno seminatorio con alberi d’olive num.o 20, sita in luogo detto Luparello, confina da provenza con le possessioni di Donato Pilella, e con gl’heredi di Gio: Donato di Leo, che fu’ del quondam Pietro Azzarito, deve pagare la xma delli frutti, e grana uno, ed'un 4. al sudeto Beneficio, ut in Catasto de Miccio; - Una pezza di vigne coltivate, con un stoppello di terreno seminatorio, che fu’ del quondam Giorgio de Carluccio, sita in luogo detto la vigna della Guada, confina da provenza con le possessioni d’Angioletta Pagliara, e da scirocco con Donato Giannotti, deve pagare grana uno l’anno al sudeto Beneficio, ut in Catasto de Miccio; - Un orto con alberi di frutti diversi sito in loco detto la strada di Ostuni, confina dalla parte di provenza con la muraglia della Terra, e con Donato di Leo, fu’ del quondam Orazio Riccio, paga lo censo di grana due, e mezzo alla Baronal Corte, et altri grana quattro l’anno al sudeto Beneficio, ut in Catasto de Miccio; - Un orticello con uno albero di oliva, et alberi di frutti communi, n.o 4 serrato à torno, sito in loco detto lo Castiello, confina dalla parte di scirocco con l’orto del Cantorato, che fu’ del quondam Antonio Maglio, paga la decima delli frutti, e censo al sudeto Beneficio grana 4 l’anno ut in Catasto de Miccio; - Tre’ pezze di vigne in circa in loco detto Polinisso, dentro lo territorio d’Ostuni, che paga la bonatenenza al detto Ostuni, censi alla Matrice Chiesa di Carovigno un tarì l’anno et un carlino al sudeto Beneficio, ut in Catasto de Miccio, che fu’ del quondam Donato Antonio di Perna; - Una massaria di tomola 4 di territorio seminatorio, con albori di olive n.o 20, con una corte dentro, sita in loco detto de Vito, confina da la parte di girocco con le possessioni di Gio: Lorenzo di Brando, e la strada di S. Maria di Belvedere, che fu’ del quondam Ambrosio Capriglia, deve pagare la decima delli frutti, e grana due e mezzo di censo l’anno al sudeto Beneficio, ut in Catasto de Miccio. come anche delle. Testor ego infrascriptus Archipresbiter Ecclesiae Matricis Terrae Carovinei, qualiter vigore supplicis libelli in Episcopali Curia porrecti per Patrem Magistrum Ioseph Maria Marrazzo Carmelitanum dictae Terrae habitae fuerunt in prefata Ecclesia tres Canonicae denuntiationes, excommunicationis in tribus diebus festivis; quarum prima fuit sub die 7.a mensis 9bris in die Dominico; 2.a sub die decima quarta in die Dominico; et denique 3.a sub die vigesima prima eiusdem mensis in die pariter Dominico, et nullum mihi fuit revelatum, neque detectum; unde ad fidem etc. Datum Carvinei die 11. mensis Xbris 1728 D. Caesar Epifani Archipresbiter §*§*§*§*§ Ill.mo e Rev.mo Signore Il Padre Maestro Giuseppe Maria Marrazzo, Carmelitano della Terra di Carovigno, Amministratore del Beneficio di Santa Maria di Belvedere della Terra suddetta, Diocesi di Ostuni, umilissimo servo e oratore di V.S. Ill.ma e Rev.ma, con la supplica fa presente come dall’Ill.mo Monsignor Nicolò De Simone, Inti-

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mo Familiare e Segretario della Cifra di Sua Santità Regnante Papa Benedetto XIII, gli è stato ordinato di far fulminare la scomunica a tutte quelle persone che occupano i beni mobili e immobili, quali uliveti, terreni seminativi, case, censi enfiteutici, decime non pagate, scritture occupate (nel senso di prese con la forza o con metodi e mezzi non leciti), e parimenti tutti quelli che scientemente tengono in possesso, e non dichiarano, i suddetti beni e altri spettanti al detto Beneficio. E pertanto il suddetto supplicante si rivolge alla bontà e benignità di V.S. ma Ill. e Rev.ma affinché impartisca gli opportuni ordini per fulminare la detta scomunica, al fine di poter recuperare tutti i beni spettanti al detto Beneficio, perché deve sopportare il peso delle messe ecc.. E il tutto, lo riceverà da V.S. Ill.ma e Rev.ma, senza onere alcuno. Il 4 novembre 1728, in Ostuni, presso la Curia Vescovile, presentata per mezzo del comparente ecc. richiedente ecc. Per mezzo del Molto Reverendo Provicario Generale, visto il suddetto supplice libello, furono presi i dovuti provvedimenti e si decretò che venissero fatte le tre solite denunce nella Chiesa Madre della Terra di Carovigno, durante il rito religioso delle messe, avverso chi scientemente (con consapevolezza) non dichiara, detiene, occupa e non restituisce quanto dovuto. Comunque se ci saranno, producano le rivelazioni chiuse e sigillate sia a noi sia alla nostra Curia. In fede. Abate Francesco Piscopo, Vicario Generale. Il provvedimento è stato adottato, il giorno, il mese e l’anno di cui sopra. Don Giovanni Battista Saponaro, attuario (pubblico ufficiale incaricato di trascrivere e custodire gli atti giudiziari), senza testimoni. I beni occupati sono qui retroscritti: Un orto nel luogo detto “Il campo di Sibilla”, che fu del defunto Don Sigismondo Rizzo. Da pagare: Grana 5 l’anno a Santa Maria di Belvedere come appare dall’Inventario del Beneficio, appunto, di S. Maria di Belvedere; Una chiusura (podere recintato) nel luogo detto “Grottoli”, che fu del defunto Cesare Pilella, oggi posseduta dagli eredi di Salvatore de Matteis. Da pagare: Grana 20 l’anno e la decima dei frutti al detto Beneficio, come appare dall’Inventario suddetto; Un orto sulla strada per Ostuni, che fu del defunto Giovan Battista Iaia. Da pagare: Grana 4 l’anno al detto Beneficio, come appare dall’Inventario suddetto; Un orto che fu del defunto Stefano Grasso, e successivamente del defunto Gregorio Ferro. Da pagare: Grana 6 l’anno al detto Beneficio, come appare dall’Inventario suddetto; Una chiusura di ulivi sulla strada per Ostuni, che fu del defunto Raniero di Perna, metà della quale fu comprata dal Padre Giovanni Iaia da Scipione Mezzacapo, come appare dalla Platea del Carmine Maggiore di questa Terra; e l’altra metà è posseduta dagli eredi di Don Giovanni Battista di Leo. Da pagare, a cura delle due metà: Grana 12 e ½ l’anno cad. al detto Beneficio e n. 8 pignattelle di olio l’anno cad., come appare dall’Inventario suddetto e anche dall’Inventario del Reverendo Capitolo di detta Terra; Una possessione (possedimento terriero) di olivi nel luogo detto “di Don Pietro”, che fu degli eredi di Roberto Sasso. Da pagare: Grana 10 l’anno e la decima dei frutti al detto Beneficio, come appare dall’Inventario suddetto; La parte delle vigne del defunto Mirillo di Morella, nel luogo detto “la Gauda”. Da pagare: Grana 11 l’anno al suddetto Beneficio, come appare dall’Inventario suddetto; La chiusura che fu del defunto Giacomo Rizzo e degli eredi del defunto Agosti-

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no Rizzo. Da pagare: Grana 5 l’anno al detto Beneficio, come appare dall’Inventario suddetto; Un appezzamento di terreno coltivato a viti, detto “La chiusura”, che fu del defunto Don Gismondo Rizzo. Da pagare: Grana 5 al detto Beneficio, come appare dall’Inventario suddetto; Una casa che fu del defunto Battista di Perna de Agnus Dei e degli eredi del defunto Giovanni Sacco. Da pagare: Grana 25 al detto Beneficio, come appare dall’Inventario suddetto; I terreni “Alle Corti vecchie”, terre fattizie e macchiose (cosparse o coperte di macchie di vegetazione, ovvero terreno boschivo coperto di macchia mediterranea), e oliveti che furono del defunto Salvatore l’Anzilotto. Da pagare: Grana 2 e ½ l’anno e la decima dei frutti al detto Beneficio, come appare dall’Inventario suddetto; Un appezzamento di terreno coltivato a viti, dentro la “Padula Grande”, che fu del defunto Pietro di Ruggiero. Da pagare: Grana 10 e la decima dei frutti al detto Beneficio, come appare dall’Inventario suddetto; Un orto nel luogo detto “Alle Carrare di Carovigno”, che fu del defunto Vito di Stefano. Da pagare: Grana 4 al detto Beneficio, come appare dall’Inventario suddetto; Gli ulivi nel luogo detto “Foggiano”, che furono del defunto Giuliano Angelotto. Da pagare: Grana 70 l’anno. Si possiedono dal Carmine Maggiore di detta Terra, in particolare da Silvestro di Brandi e dal suddiacono Nicolò Sacco, come appare dall’Inventario suddetto e dal Catasto di Miccio; Una casa che fu del defunto Cola Pupino. Da pagare: Carlini 3 e ½ al detto Beneficio, come appare dall’Inventario suddetto; Una corte (Nella economia agraria dell’alto medioevo, lat. curtis, il complesso del fondo dominante e dei fondi annessi) di olivi che fu del defunto Giovanni Sacco, e ora degli eredi di Francesco Caliolo. Da pagare: Grana 10 al detto Beneficio, come appare dall’Inventario suddetto; Due appezzamenti di terreno coltivati a viti, deserti, nel luogo detto la “Padula Grande”, che furono del defunto Don Giorgio Errico. Da pagare: Grana 10 l’anno al detto Beneficio, come appare dal Catasto di Miccio; Una casa a piano terreno nel luogo detto “Chiesa di S. Angelo”, confinante con Don Antonio Giannotta e con la stessa chiesa; la quale casa fu del defunto Geronimo Ferro, e oggi dei fratelli Giuseppe Epifani e Don Salvatore Epifani. Da pagare: Grana 35 l’anno al detto Beneficio, come appare dal Catasto di Miccio; Una chiusura di un quartullo (unità di misura di superficie agraria, pari a 4.286,5 mq, ossia a ½ Tomolo; Tomolo: unità di misura di superficie agraria, pari a 8.573 mq) di terreno seminativo con 15 alberi di olivo nel luogo detto “Le corti vecchie”, che fu del defunto Prezioso d’Alesio, confinante a Sud-Est con la via pubblica che porta a Brindisi, e a Ovest (provenza: forte vento di ponente) con Renda d’Alesio. Da pagare: Grana 2 e ½ l’anno e la decima dei frutti al detto Beneficio, come appare dal Catasto di Miccio; Una masseria di 3 quartulli di terreno seminativo con 20 alberi di ulivo, sita nel luogo detto “Luparello”, confinante a Ovest con i possedimenti di Donato Pilella e con quelli degli eredi di Gio: Donato di Leo; la quale masseria fu del defunto Pietro Azzarito. Da pagare: Grana 1 e ¼ e la decima dei frutti al detto Beneficio, come appare dal Catasto di Miccio; Un appezzamento di terreno coltivato a viti, coltivato, con uno stoppello di terreno seminativo, che fu del defunto Giorgio di Carluccio, sito nel luogo detto “La vigna della Guada”, confinante a Ovest con i possedimenti di Angioletta Pagliara e a Sud-Est con Donato Giannotti. Da pagare: Grana 1 l’anno al detto Beneficio, come appare dal Catasto di Miccio;

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Un orto con alberi da frutto (frutti diversi), sito nel luogo detto “La strada di Ostuni”, confinante a Ovest con la muraglia della Terra e con Donato di Leo; il quale orto fu del defunto Orazio Riccio. Da pagare: Grana 2 e ½, quale censo, alla Corte Baronale, e Grana 4 l’anno al detto Beneficio, come appare dal Catasto di Miccio; Un orticello con 1 albero di ulivo, e 4 alberi da frutto (frutti comuni), serrato attorno, sito nel luogo detto “Il Castello”, confinante a Sud-Est con l’orto del Cantorato che fu del defunto Antonio Maglio. Da pagare: Grana 4 l’anno e la decima dei frutti e il censo al detto Beneficio, come appare dal Catasto di Miccio; Tre appezzamenti di terreno coltivati a viti nel luogo detto “Polinisso”, in territorio ostunese, che furono del defunto Antonio di Perna. Da pagare: la bonatenenza (imposta fondiaria) alla città di Ostuni; il censo di Tarì 1 alla Chiesa Madre di Carovigno; Carlino 1 al detto Beneficio, come appare dal Catasto di Miccio; Una masseria di tomoli (unità di misura della superficie agraria: 85 are) 4 di terreno seminativo, con 20 alberi di olivo, con una corte dentro, sita nel luogo detto “de Vito”, confinante a Sud-Est con i possedimenti di Gio: Lorenzo Di Brando e la strada di Santa Maria di Belvedere; la quale masseria fu del defunto Ambrosio Capriglia. Da pagare: Grana 2 e ½, quale censo annuo, e la decima dei frutti, al detto Beneficio, come appare dal Catasto di Miccio. Io, infrascritto Arciprete della Chiesa Madre della Terra di Carovigno, attesto che, per il vigore del supplice libello presentato alla Curia Vescovile dal Padre Maestro Giuseppe Maria Marrazzo, Carmelitano della Terra medesima, sono state effettuate le tre canoniche denunce di scomunica nella predetta Chiesa nei seguenti tre giorni festivi; la prima, Domenica 7 novembre; la seconda, Domenica 14; e infine la terza, Domenica 21 dello stesso mese; e che niente mi è stato rivelato, né svelato, onde in fede. Dato in Carovigno, il giorno 11 dicembre 1728 Don Cesare Epifani, Arciprete.

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- LXXXIV OSTUNI, 18 DICEMBRE 1728 CAROVIGNO, 26 GENNAIO 1729 Preso atto dell'inefficacia della minaccia di scomunica avverso chi indebitamente occupa beni della Chiesa (Beneficio) di Belvedere, il Padre Carmelitano, amministratore del Beneficio di Belvedere, rinnova la richiesta presso la Curia di Ostuni. Segue dichiarazione dell'arciprete di Carovigno d'aver fulminato la scomunica avverso chi sa e non rivela ecc. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 211 *** Di nuovo comparisce in questa Curia il Padre Maestro Marrazzo Carmelitano Amministratore del Beneficio di S. Maria di Belvedere della Terra di Carovigno, e dice, come avendo fatto publicare alcuni capi di scommunica nella Chiesa Matrice di detta Terra contra scientes, et non revelantes, detinentes, occupantes, et non restituentes, nessuno ha’ rivelato cosa veruna, che però ricorre in essa Curia e fà Istantia fulminarsi la scommunica inter missarum sollemnia e così dice, isto etc. Die 18 mensis Xmbris 1728 – Ostunei in Curia episcopali presentata per Comparentem etc. petentem etc. quae etc. Per Reverendissimum Dominum Vicarium Generalem visa supradicta Instantia fuit provisum et decretum quod fiat petita fulminatio excommunicationis inter Missarum sollemnia in Ecclesia Matrici Terrae Carovinei contra scientes et non revelantes, detinentes, occupantes et non restituentes, suspenso vero eius effectu per otto dies pro conscientiae timoratis et ita etc. Ab. Franciscus Piscopo Vicarius Generalis Provisum die, mense et anno quibus supra Canonicus Saponaro Cancellarius Fidem faccio ego D. Caesar Epifani Archipresbiter vigore suprascriptae commissionis fulminasse excomunicationem sub die decima sesta mensis Ianuarij in die dominico contra scientes et non revelantes, detinentes et non restituentes, unde ad fidem etc. datum Carovinei die 26 mensis Januarii 1729 §*§*§*§*§ In questa Curia compare nuovamente il Padre Maestro Carmelitano Marrazzo, amministratore del Beneficio di Santa Maria di Belvedere della Terra di Carovigno, il quale dice che, avendo fatto pubblicare alcuni capi di scomunica nella Chiesa Madre di detta Terra contro coloro che sanno e non rivelano, contro coloro che detengono (avere la disponibilità materiale di un bene senza averne il possesso) e occupano, e non restituiscono, nessuno ha rivelato alcunché. Per cui ricorre a Codesta Curia e fa istanza che sia fulminata la scomunica durante il rito delle messe, e così dice, in questo ecc. Il 18 dicembre 1728. Ostuni, nella Curia Vescovile, presentata per mezzo del comparente e petente ecc. Per il tramite del Molto Reverendo Signore Vicario Generale, vista la suddetta istanza, fu provveduto e decretato: che avvenga la richiesta fulminazione

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di scomunica durante le messe solenni nella Chiesa Madre della Terra di Carovigno contro coloro che sanno e non rivelano, contro coloro che detengono e occupano, e non restituiscono, allo stesso tempo (che si tenga) in sospeso il suo effetto per 8 giorni a favore dei timorati di Dio, e così ecc.. Abate Francesco Piscopo, Vicario Generale Provvisione: il giorno, il mese e l’anno di cui sopra. Canonico Saponaro Cancelliere Faccio fede, io Don Cesare Epifani, arciprete, in forza della suddetta commissione di aver fulminato la scomunica il giorno 16 del mese di Gennaio, nel giorno di domenica, contro coloro che sanno e non rivelano, e contro coloro che detengono e non restituiscono, onde per cui, in fede, ecc. Dato in Carovigno, il 26 Gennaio 1729

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- LXXXV CAROVIGNO, 20 FEBBRAIO 1729 Prima rivelazione resa a seguito della minaccia di scomunica. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 213, 214, 215 *** Die 20 mensis Februarij 1729. Carovinei, et coram Reverendo Ab. Ioanne Saponaro Cancellario episcopalis Curiae Ostunensis. Comparuit Orontius Sacco Terrae Carovinei etatis suae annorum septuaginta cinque circiter ut dixit qui prò exoneratione suae conscientiae asseruit coram nobis in vulgari sermone Videlicet: Come esso Orontio Sacco havendo inteso fulminarsi capi di scommunica in questa Chiesa Matrice di Carovigna ad istanza del Padre Maestro Giuseppe Maria Marrazzo Carmelitano, come amministratore del Beneficio di S. Maria di Belvedere posto in Teritorio di questa Terra, che si possiede hoggidi dall’Illustrissimo Monsignore Nicolò de Simoni, contro quelli, che tenessero occupati beni stabili, e mobili, di detto Beneficio come sono arbori d’olive, teritorij seminatorij, case, cenzi enfiteutici, decime, che non si pagano, scritture, et altro appartenente à detto Beneficio, per scrupolo di sua coscienza, e per non incorrere alle censure revela, e dice come sà benissimo esso revelante, che in tempo si amministrava detto Beneficio di S. Maria di Belvedere dal quondam D. Gio: Battista di leo di questa Terra, guardando esso Orontio Sacco le vacche che havea detta Chiesa, de quali ne havea il pensiero detto D. Gio: Battista Leo assieme con Angelo, Gio: Battista leo suoi nepoti, questi mi dissero che fuora la difesa delli Teritorij di detta Chiesa, vi era un pezzo di teritorio demaniale seminatorio con una corte di tumola due incirca con arbori d’olive fuora di detta Difesa di detto Beneficio e detto pezo di terra era vicino la Conella alla parte di ponente, e passagio Regio in luoco detto la pietra santa, confinante dalla parte di Tramontana col Parco di S. Maria del Convento Magiore, e da ponente con li beni del quondam Oronzio Epifani e così anco da Gerocco dove si vedeva mezo paritone dell’istessa difesa, e da levante confina coll’istessa difesa, qual pezzo di teritorio sò de causa scientiae, che era di detto beneficio, siccome mi fu detto dalli sopradetti Angelo, e Gio: Battista leo, e lo seminavano D. Gio: Battista leo, e suoi nepoti senza veruna contraditione, qual teritorio hoggidi hò inteso, che se lo possedano li heredi del quondam Oronzio Epifani, e sà esso revelatore, che il quondam Monsignor Gavidone Rectore di detta Chiesa pretendeva detto teritorio dalli heredi di detto Orontio Epifani come beni di detta Chiesa di Belvedere, della quale n’era beneficiato. Sà anco esso revelatore, come detto Beneficio possiede anche dui arbori d’olive alla Coltura del Signor Marchese di Carovigna, e proprio al vado delli Chiusarelli quando si và per la strada di S. Maria di Belvedere, e ciò lo sà de causa scientiae perche havendo tenuto la compra della Coltura di questo Signor Marchese, cioè delle olive, quando si coglievano le olive, veniva Palma Grottoli come nepote di D. Gio: Grottoli, che teneva in affitto detto beneficio e si coglieva il frutto di detti dui arbori d’olive. Rivela medesimamente, come Palma Grottola tiene in sua casa una campana di detta Chiesa, e così per scrupolo di sua coscienza revela quanto di sopra per essere così la verità. Io orontio sacco revela come sopra

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Quam revelationem scripsi ego Canonicus D. Jo: Saponaro Cancellarius de ordine et voluntate supradicti revelantis, et ad fidem etc. Ita est Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Il 20 Febbraio 1729, in Carovigno, e al cospetto del Reverendo Abate Giovanni Saponaro Cancelliere della Curia Vescovile di Ostuni, comparve Oronzo Sacco della Terra di Carovigno, di circa 75 anni d'età come egli disse, il quale per avere la coscienza tranquilla ha asserito, davanti a noi, in lingua volgare: Com'egli Oronzo Sacco, avendo inteso in questa Chiesa Madre di Carovigno, e a istanza del Padre Maestro Giuseppe Maria Marrazzo Carmelitano, amministratore del Beneficio di Santa Maria di Belvedere in territorio di questa Terra, oggi posseduto dall’Ill.mo Monsignore Nicolò de Simoni, che si fulminava la scomunica contro quelli che tenessero occupati beni mobili e immobili del detto Beneficio, come alberi d'olivo, terreni seminativi, case, censi enfiteutici, decime che non si pagano, scritture e altro appartenente al Beneficio, per scrupolo di coscienza e per non incorrere nelle censure, rivela e dice che, come esso rivelatore sa benissimo, quando il Beneficio di Santa Maria di Belvedere era amministrato dal defunto D. Giovanni Battista di Leo di questa Terra, egli era guardiano delle vacche di proprietà della Chiesa, delle quali si prendeva cura il detto D. Giovanni Battista di Leo insieme con i suoi nipoti, Angelo e Giovanni Battista Leo, e questi gli dissero che al di fuori della difesa dei territori di detta Chiesa, vi era un appezzamento di terreno demaniale seminativo con una corte, circa 2 tomoli con alberi di olivo fuori della difesa di detto Beneficio, e detto appezzamento di terra era vicino alla Conella dalla parte di potente (Ovest), e al passaggio regio nel luogo detto La Pietra Santa, confinante dalla parte di tramontana (Nord) con il Barco di Santa Maria del Convento Maggiore, e da ponente (Ovest) con i beni del defunto Oronzo Epifani e così anche da scirocco (Sud-Est) dove si vedeva mezzo muraglione della stessa difesa, e da levante (Est) confinante con la stessa difesa. Tale terreno - sa egli con cognizione di causa - apparteneva al detto Beneficio come gli fu detto dai nominati Angelo e Giovanni Battista Leo, e lo seminavano Don Giovanni Battista Leo e i suoi nipoti senza alcuna opposizione. Tali terreni, oggi - ha inteso -, sono posseduti dagli eredi del defunto Oronzo Epifani. Ed esso rivelatore sa che il defunto Monsignore Gavidone, rettore di detta Chiesa, pretendeva tali territori dagli eredi del citato Oronzo Epifani, in quanto beni della Chiesa di Belvedere di cui egli era il beneficiato. Esso rivelatore sa altresì che detto Beneficio possiede anche due alberi di olivo nella Coltura del Signor Marchese di Carovigno, e proprio al passaggio delle Chiusarelle quando si va per la strada di Santa Maria di Belvedere, e questo egli lo sa con cognizione di causa per aver acquisito, previo compenso pattuito, il diritto di raccogliere le olive della Coltura del Signor Marchese. E quando si coglievano le olive, veniva Palma Grottoli, in qualità di nipote del detto G. Grottoli, affittuario del detto beneficio e coglieva il frutto dei due suddetti alberi d'olivo. Rivela ugualmente come Palma Grottoli tiene in casa sua una campana della detta Chiesa. E così per scrupolo di coscienza rivela quanto sopra detto, perché è la verità. Io Oronzo Sacco, rivelo come sopra. La quale rivelazione, io Canonico D. Giovanni Saponaro Cancelliere scrissi per ordine e volontà del suddetto rivelatore, e in fede. Così è, Canonico Saponaro Cancelliere

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- LXXXV bis CAROVIGNO, 20 FEBBRAIO 1729 Seconda rivelazione. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 217, 218 *** Eodem retroscripto die Ibidem et coram eodem Comparuit coram Reverendo Ab. Jo. Saponaro Cancellario episcopalis Curiae Ostunensis Franciscus Ioannij Carlucci Terrae Carovinei etatis suae annorum quadraginta circiter ut dixit, qui pro exoneratione suae conscientiae asseruit in vulgari sermone Videlicet. Come esso Franciscus di Gio: Carlucci havendo inteso publicarsi capi di scommunica in questa Chiesa Magiore di Carovigna nei giorni festivi contra quelle persone, che tenessero occupati beni stabili, come teritorij, oliveti, cenzi, decime, beni mobili della Chiesa di S. Maria di Belvedere, o chi sapesse chi li tenesse, che andassero a rivelarlo. Per non incorrere nella scommunica revela esso Francisco di Gio: Carlucci per scrupolo di sua coscienza, come essendo stato à cominanza con D. Gio: Grottoli di questa Terra, che hà tenuto per molto tempo in affitto li beni di detta Chiesa, una sera, ò un giorno secondo si ricorda, che havra’ da sei ò sette anni andò con Palma Grottoli nepote di detto D. Gio. Grottoli à pigliare grano, e altre robbe da seminare e mangiare dalla casa del Reverendo Capitolo, che è alla strada del Carmine Magiore di questa Terra, che si teneva in affitto da detto D. Gio., viddi dentro detta casa una campana piccola, e domandando detta Palma Grottoli, mi disse che detta Campana era della Chiesa di Belvedere, et intanto la teneva in detta Casa, perche suo zio D. Gio. Grottoli ne l’aveva fatta levare per non esse portata o rubata dalli Turchi, che è quanto si rileva per scrupolo di mia coscienza, e per non saper scrivere si è fatto fare il segno di croce di propria mano ┼ Segno di croce di propria mano di S.r Francisco di Gio. Carlucci per non saper scrivere Quam scripsi ego Canonicus D. Jo. Saponaro Cancellarius de ordine et voluntate supradicti revelantis. Ita est Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Il medesimo giorno retroscritto, ivi e al cospetto del medesimo Comparve davanti al Rev. Abate Giovanni Saponaro, Cancelliere della Curia Vescovile di Ostuni, Francesco di Giovanni Carlucci della Terra di Carovigno, 40 anni circa di età come egli disse, il quale per avere la coscienza tranquilla, asserì in lingua volgare, cioè: Come esso Francesco di Giovanni Carlucci venuto a sapere in questa Chiesa Maggiore di Carovigno, nei giorni festivi, del minacciare di scomunica quelle persone che tenessero occupati beni stabili, come terreni, oliveti, censi, decime e beni mobili della Chiesa di Santa Maria di Belvedere, o chi conoscesse quelli che li tenevano, e parimenti chi sapesse e non lo rivelasse. Per non incorrere nella scomunica, esso, Francesco di Giovanni Carlucci, per suo scrupolo di coscienza, rivela come essendo stato servitore agricolo avente titolo a mangiare con la famiglia del padrone, e cioè di Don Giovanni Grottoli di questa Terra che è stato per molti anni affittuario dei beni di detta

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Chiesa, una sera o un giorno come si ricorda, quando aveva sei o sette anni, andò insieme con la nipote del detto D. Giovanni Grottoli, cioè Palma Grottoli, a prendere il grano e altro da seminare e da mangiare proprio dalla casa del Reverendo Capitolo che Don Giovanni Grottoli aveva in affitto, e che si trova sulla strada del Carmine Maggiore di questa Terra. Dentro la casa vide una campana piccola, e domandando a Palma Grottoli, ella gli disse che la campana era della Chiesa di Belvedere, intanto la teneva in casa perché suo zio, Don Giovanni Grottoli, l’aveva fatta levare per non essere portata via o rubata dai Turchi. Questo è quanto egli rivela per scrupolo di coscienza. Dato che non sa scrivere, si è fatto aiutare per tracciare il segno di croce di propria mano. ┼ Segno di croce di propria mano di Francesco di Giovanni Carlucci, per non saper scrivere La quale rivelazione, io Don Giovanni Saponaro, Canonico Cancelliere, scrissi per ordine e volontà del suddetto rivelatore. Così è. Canonico Saponaro Cancelliere

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- LXXXV ter CAROVIGNO, 20 FEBBRAIO 1729 Terza rivelazione. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni.Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 219, 220 *** Eodem retroscripto die ibidem, et coram eodem Comparuit coram Reverendo Ab. Jo. Saponaro Cancellario episcopalis Curiae Ostunensis Donatus Caliolo Terrae Carovinei etatis suae annorum sexaginta duorum circiter ut dixit qui pro exoneratione suae conscientiae asseruit in vulgari sermone Videlicet. Come havendo inteso publicare capi di scommunica in questa Chiesa Magiore di Carovigno contra le persone, che tenessero occupate, ò chi sapesse chi tenesse occupati beni stabili, come teritorij, oliveti, cenzi, decime, o beni mobili della Chiesa di S. Maria di Belvedere, in teritorio di questa, per disgravio di sua coscienza per non cascare alla scommunica revela, come essendo stato per anni otto per sacristano di detta Chiesa, et attualmente stà; à tempo che teneva in affitto li beni di detto Beneficio D. Gio. Grottoli, et havea pensiero di detta Chiesa sul primo anno della mia servitù in detta Chiesa e sussequentemente venivano grati e portavano voti alla Beatissima Vergine e particolarmente vi venne Lonardo Jaja di questa Terra e vi portò un paro di scioccaglie di oro di sua moglie e si posero avanti la Beatissima Vergine appesi, ne stavano anco appese per voto due grosse intorcie; quali scioccaglie d’oro se le prese Palma Grottoli nepote di D. Gio. Grottoli à tempo, che finì l’affitto detto suo zio et anco se ne portò le due Intorcie. Vi era dentro una catena rossa appesa, et anco la vende’ detta Palma per carlini venti ad una persona di S. Vito casata in Carovigna, che è quanto io sò de causa scientiae puo’ rivelare per disgravio di sua coscienza e per non sapere scrivere se li è fatto fare il segno di croce di propria mano ┼ Segno di Croce di propria mano di Donato Caliolo s.n. (scribere nesciens) Quam revelationem scripsi ego Canonicus D. Jo. Saponaro de ordine et voluntate supradicti revelantis Ita est Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Il medesimo giorno retroscritto, ivi e alla presenza del medesimo ... Comparve davanti al Reverendo Abate Giovanni Saponaro, Cancelliere della Curia Vescovile, Donato Caliolo della Terra di Carovigno, 62 anni circa di età come egli disse, il quale per avere la coscienza tranquilla, asserì in lingua volgare, cioè: Come, venuto a sapere in questa Chiesa Maggiore di Carovigno del minacciare di scomunica le persone che tenessero occupate, o sapessero chi tenesse occupati beni stabili, come terreni, oliveti, censi, decime, o beni mobili della Chiesa di Santa Maria di Belvedere, in territorio di questa Terra, per sgravio di coscienza e per non incorrere nella scomunica, rivela come, essendo stato per 8 anni, come attualmente è, sagrestano con l’incarico di occuparsi della cura e custodia di detta Chiesa, al tempo in cui era affittuario dei beni del Beneficio Don

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Giovanni Grottoli, e precisamente il primo anno del suo servizio in detta chiesa, a seguito della grazia ricevuta si portavano i propri voti alla Beatissima Vergine, in particolare venne Leonardo Iaia di questa Terra e portò un paio di orecchini (pendenti) d’oro di sua moglie e furono appesi, e stavano anche appese per voto due grosse torce (grosso cero). Detti pendenti d’oro, se li prese Palma Grottoli, nipote di Don Giovanni Grottoli, quando ebbe termine l’affitto di suo zio, e si portò via anche le due torce. In Chiesa vi era anche una catena rossa appesa, che la stessa Palma vendette per venti carlini a una persona di San Vito, sposata in Carovigno. E questo è quanto sa con cognizione di causa, e rivela per sgravio di coscienza, e per non sapere scrivere si è fatto guidare a fare il segno di croce con la propria mano. ┼ Segno di croce di propria mano di Donato Caliolo che non sa scrivere La quale rivelazione, io, Don Giovanni Saponaro, Canonico Cancelliere scrissi per ordine e volontà del suddetto rivelatore. Così è. Canonico Saponaro Cancelliere

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- LXXXV quater CAROVIGNO, 20 FEBBRAIO 1729 Quarta rivelazione. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 221, 222 *** Eodem retroscripto die Ibidem et coram eodem Comparuit Reverendus D. Sigismundus Grottoli Sacerdos Matricis Ecclesiae Terrae Carovinei etatis suae annorum septuaginta unius, qui pro exoneratione suae conscientiae revelavit in hunc modum Videlicet. Come esso Sacerdote havendo inteso publicarsi capi di scommunica nella Chiesa Matrice di questa Terra inter missarum sollemnia continenti capi contra quelle persone, che tenessero occupati beni stabili, teritorij, oliveti, cenzi decime e mobili appartenenti alla Chiesa di Belvedere, o chi sapesse, chi li tenesse occupati, per disgravio di sua coscienza per non incorrere alle censure, revela come da persone più vecchi di me, e degne di fede, e tra gli altri da bocca di Frà Gio. Battista epifani Carmelitano mio zio, e da mio padre intendeva à tempo detto Frà Gio. Battista Epifani era economo di detta Chiesa di Belvedere destinato dal quondam D. Gio. Battista di leo beneficiato di detta Chiesa, che detto Beneficio oltre della difesa serrata vi era da fuora nel passaturo Regio un pezzo di terra di capacità di tumola due incirca di terre seminatorie con una corte da parte di levante con arbori d’olive da fuora in luoco detto la pietra Santa, e da parte di tramontana col parco di S. Maria del Carmine, e da parte di ponente, e girocco con li beni del quondam Orontio Epifani, e si vede un mezzo paritone, e detti Frà Gio: Battista Epifani mio zio, et anco Tomaso Grottoli mio Padre quando io andava colli medesimi mentre si fabricava il tetto di detta Chiesa che havrà da settanta anni, mentre andavamo alcune volte caminando li teritori di detta Chiesa, mi dicevano che detto teritorio di tumola due incirca con arbori d’olive fuor la difesa, e corte erano beni di detto beneficio e così ho inteso da altri vecchi di questa Terra, e sà esso revelante che detto teritorio con corte et arbori d’olive hogidi si possedono dal figlio D. D. Cesare Epifani, figlio del quondam Orontio, e sà de causa scientiae, che detto teritorio con corte, et arbori d olive li pretendeva D. Gio. Grottoli, che è stato per molti anni affittatore di detto beneficio, e si è litigato con detto Signor D. Cesare Epifani, mà che si è ultimato, io non lo sò. Revela anco come in detta Chiesa vi erano due campane piccole, e hogi solamente ven’è una, chi habia l’altra non lo sà, et sic revalavit pro’ exoneratione suae conscientiae Io D. Sigismondo Grottoli revelo ut supra Quam scripsi ego Canonicus D. Jo. Saponaro de ordine et voluntante sopradicti revelantis et ad fidem. Ita est Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Il medesimo giorno retroscritto, ivi e alla presenza del medesimo ... Comparve il Reverendo Don Sigismondo Grottoli, sacerdote della Chiesa Madre della Terra di Carovigno, di 71 anni circa di età, il quale per togliersi un peso dalla coscienza rivela in questo modo, cioè:

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Come esso Sacerdote, venuto a sapere nella Chiesa Madre di questa Terra, durante il solenne rito della Messa, del minacciare di scomunica le persone che tenessero occupati beni stabili, terreni, oliveti, censi, decime e beni mobili appartenenti alla Chiesa di Belvedere, o che sapessero chi li tenesse occupati, per sgravio di coscienza e per non incorrere nelle censure, rivela come da persone più anziane di lui e degne di fede, e tra gli altri dalla viva voce del Carmelitano Fra’ Giovanni Battista Epifani, suo zio, e da suo Padre, era venuto a sapere, quando detto Fra' Giovanni Battista Epifani era economo della Chiesa di Belvedere, a ciò incaricato dal defunto Don Giovanni Battista di Leo, beneficiato di detta Chiesa, che il detto Beneficio, oltre alla difesa serrata, comprendeva da fuori, nel passaggio regio, un appezzamento di terreno seminativo, due tomoli circa, con una corte dalla parte di levante (Est) con alberi di olivo da fuori, nel luogo detto La pietra santa, e da parte di tramontana (Nord) con il Parco di Santa Maria del Carmine, e da parte di ponente (Ovest) e scirocco (Sud-est) con i beni del defunto Oronzo Epifani, e vi si vede mezzo muraglione, e detti Fra' Giovanni Battista Epifani, mio zio, e anche Tommaso Grottoli, mio padre, quando io andavo con loro allorché era in corso la fabbricazione del tetto di detta Chiesa, settanta anni fa, mentre alcune volte si andava camminando (cioè percorrendo) i territori di detta Chiesa, mi dicevano che tale territorio di tomoli due circa con alberi di olivo, fuori della difesa, e corte erano beni del Beneficio. E così ho inteso da altri vecchi di questa Terra, e sa esso rivelatore che detto territorio con corte e alberi di olivo, oggi, è posseduto dal figlio, Don Cesare Epifani, figlio del defunto Oronzo, e sa con cognizione di causa che detto territorio con corte e alberi di olivo erano pretesi da Don Giovanni Grottoli che è stato per molti anni affittuario del Beneficio, e che si è litigato con Don Cesare Epifani; ma se tale lite sia conclusa, egli non lo sa. Rivela anche come in detta Chiesa vi erano due campane piccole, e oggi ve n'è solo una, chi abbia l’altra, non lo sa. E così rivelò per scrupolo di coscienza. Io Don Sigismondo Grottoli rivelo come sopra. La quale (rivelazione), io Canonico Don Giovanni Saponaro scrissi per ordine e volontà del suddetto rivelatore, e in fede. Così è. Canonico Saponaro Cancelliere.

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- LXXXV quinquies CAROVIGNO, 20 FEBBRAIO 1729 Quinta rivelazione. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 223, 224 *** Eodem retroscripto die ibidem et coram eodem Comparuit Domenicus Fagiano Terrae Carovinei etatis suae annorum septuaginta circiter qui prò exoneratione suae conscientiae asseruit ut infra. Deve sapere V.S. come havendo inteso publicare capi di scommunica in questa Chiesa Matrice di Carovigno, contra quelle persone, che tenessero occupati beni stabili, oliveti, teritorij, cenzi, decime, e beni mobili della Chiesa di Belvedere, per non incorrere alla scommunica, e per disgravio di mia coscienza, rivelo come a tempo di D. Gio. Battista di Leo, che era beneficiato di detta Chiesa io stava à comminanza con Angelo, e Gio. leo nepoti di detto D. Gio. Battista guardando le vacche di detta Chiesa, e so che Isabella Pupino di questa Terra madre di Dea, che non mi ricordo il cognome, essendo cascata am’alata detta Dea, la madre Isabella fece voto alla Beatissima Vergine di Belvedere per la sua salute di farci un panno buono all’altare ma perche non potè sodisfare detto Voto, assignò un teritorio di tumula due di terre incirca con una corte dentro, e diversi arbori di olive à detta Chiesa, qual teritorio è fuora la difesa delli beni di detta Chiesa, e proprio vicino la Conella, alla parte di ponente in luoco detto la pietra Santa, e confina col parco di S. Maria del Carmine da Tramontanta, e da ponente con li beni del quondam Oratio epifani, et anco da Gerocco e si ci vede un mezzo paritone e detto teritorio lo possede detto D. Gio. Battista di leo Beneficiato e si coglieva li frutti dell’olive, e le terre li seminavano senza contraditione alcuna di persona veruna, e dopo morto detto D. Gio. Battista di leo, il quondam Cesare epifani, e Oratio suo figlio si posero in possesso di detto teritorio, Cesare et Oratio, e vi era un paritone, e lo guastarono et hogi detti beni li possiede il Signor Arciprete D. Cesare epifani di questa Terra. Rivela ancora, come sà che quando io pratticava in detti beni di Belvedere, una volta vennero li porci del quondam Ab. Andrea Barnaba di questa Terra à pascolare detto teritorio ut supra descritto, e pascolando si mangiavano le olive, et il Clerico Gio. leo nepote di D. Gio. Battista ci fece il carnagio, e se lo porta in sua casa, che è quanto sò de causa scientiae e sò ancora che in detta Chiesa vi erano due campane piccole, e hogi vi è una sola e così revelo per scrupolo di mia conscienza. Segno di croce di propria mano di Domenico Fagiano scribere nescientis ut dixit. Quam scripsi ego Canonicus Saponaro Cancellarius de ordine et voluntate revelantis et ad fidem Ita est Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Il medesimo giorno retroscritto, ivi e alla presenza del medesimo .... Comparve Domenico Fagiano della Terra di Carovigno, di 70 anni circa di età, il quale per sgravio di coscienza, asserì quanto infrascritto. Deve sapere V.S. che, essendo venuto a sapere in questa Chiesa Madre di

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Carovigno del minacciare di scomunica le persone che tenessero occupati beni stabili, oliveti, terreni, censi, decime, e beni mobili della Chiesa di Belvedere, per non incorrere nella scomunica e per non avere nulla da rimproverarsi, rivelo come quando Don Giovanni Battista di Leo era il beneficiato di detta Chiesa, io ero al suo servizio come guardiano delle vacche della Chiesa nella veste del servitore che ha titolo a mangiare alla mensa della famiglia del padrone, insieme con Angelo e Giovanni Leo, nipoti del detto Don Giovanni Battista. E so che Isabella Pupino di questa Terra, per la malattia della figlia Dea, della quale non ricordo il cognome, fece il voto alla Beatissima Vergine di Belvedere di fare un panno buono per l’altare, ma poiché non poté adempiere tale voto, assegnò a detta Chiesa un terreno di 2 tomoli circa con una corte dentro e diversi alberi di olivo. Tale terreno è fuori della Difesa dei Beni della Chiesa e proprio vicino alla Conella dalla parte di ponente nel luogo detto La pietra Santa, e confina con il Parco di Santa Maria del Carmine da Tramontana, e da Ponente con i beni del defunto Oronzo Epifani, e anche da Scirocco, e ivi si vede mezzo muraglione. E tale territorio, lo possedeva il detto Don Giovanni Battista di Leo, beneficiato, e coglieva le olive e seminava le terre senza alcuna opposizione. E dopo la morte del beneficiato Don Giovanni Battista di Leo, il defunto Cesare Epifani e suo figlio Orazio se ne impossessarono, Cesare e Orazio, e vi era un muraglione, e lo rovinarono, e oggi detti beni li possiede il Sig. Arciprete Don Cesare Epifani di questa Terra. Rivela altresì, come sa, che quando praticava in detti beni di Belvedere, una volta vennero a pascolare i porci del defunto Abate Andrea Barnaba di questa Terra, e pascolando si mangiarono le olive. Allora il Chierico Giovanni Leo, nipote di Don Giovanni Battista, se lo prese e portò a casa sua come carnaggio (compenso in natura pagato per esercitare il diritto di pascolo). E questo è quanto so con cognizione di causa, e so infine che in detta Chiesa vi erano due campane piccole, e oggi ve n'è una sola. E questo io rivelo per scrupolo di coscienza. ┼ Segno di croce di propria mano di Domenico Fagiano, che non sa scrivere come egli stesso disse La quale (rivelazione), io Canonico Saponaro Cancelliere scrissi per ordine e volontà del rivelatore, e in fede. Così è. Canonico Saponaro Cancelliere

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- LXXXV sexies CAROVIGNO, 20 FEBBRAIO 1729 Sesta rivelazione. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 225, 226 *** Eodem die 20 Februarij 1729 – Carovinea etc. Comparuit coram Reverendo Ab. Jo. Saponaro Cancellario episcopalis Curiae Ostunensis Petrus quondam Ambrosij Brando Terrae Carovinei etatis suae annorum septuaginta circiter qui exoneratione suae consciientiae asseruit in vulgari sermone Videlicet. Come esso Pietro Brando havendo inteso publicarsi capi di scommunica in questa Chiesa Matrice di Carovigna, contro quelli che tenessero occupati beni stabili, teritorij, oliveti, cenzi, decime et altri mobili appartenenti al Beneficio della Chiesa di Belvedere posta in Teritorio di questa terra, per scrupolo di sua coscienza per non incorrere alle censure, revela, come à tempo era Giovanetto di anni venti stando à comminanza con il quondam D. Gio. Battista di leo, amministratore delli beni di detta Chiesa di Belvedere guardando le vacche di detta Chiesa, la sera, nell’accurtare dette Vacche, alle volte l’accurtava nella Corte della difesa, et alle volte in un’altra corte fuor la difesa vicino la Conella alla parte di ponente in loco detto la pietra santa, dove vi era un teritorio demaniale di detta Chiesa di capacità di tumola due di terra vicino li beni del quondam Oratio epifani da ponente, e girocco, e da parte di tramontana col parco di S. Maria del Carmine, e fuora la difesa vi sono diversi arbori, il frutto de quali si coglieva dalle genti, che mandava a cogliere detto D. Gio. Battista di leo, e quando si seminava detto pezzo di terre di tumola due, sempre lo facea seminare detto quondam D. Gio. Battista di leo, come beni della Chiesa di Belvedere, senza contraditione di chi si sia persona, e ciò lo sà de causa scientiae, qual teritorio hogidi si possiede dal Sig. Arcipretee D. Cesare epifani figlio del quondam Orontio epifani. Revela ancora come in detta Chiesa vi erano due campane et hogidi ve nè una sola, quale hà inteso, che la tiene in sua casa Palma Grottola, come nepote di D. Gio. Grottola, che per molti anni hà tenuto in affitto li beni di detto Beneficio e così revela per scrupolo di sua conscienza per esser la verità e per non saper scrivere, se li è fatto fare il segno della croce di propria mano ┼ Segno di croce di propria mano di detto Pietro Brando s.n. ut dixit Quam scripsi ego Canonicus D. Jo. Saponaro Cancellarius de ordine et voluntate supradicti revelantis, et ad fidem. Ita est Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Il medesimo giorno, 20 Febbraio 1729, in Carovigno ecc. Comparve al cospetto del Reverendo Abate Giovanni Saponaro Cancelliere della Curia Vescovile di Ostuni, Pietro del defunto Ambrosio Brando della Terra di Carovigno, 70 anni circa di età, il quale per avere la coscienza pulita asserì in lingua volgare, vale a dire: Come esso Pietro Brandi, essendo venuto a sapere in questa Chiesa Madre di Carovigno del minacciare di scomunica quelli che tenessero occupati beni stabili, terreni, oliveti, censi, decime e altri beni mobili appartenenti al Benefi

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cio della Chiesa di Belvedere in territorio di questa Terra, per scrupolo di coscienza e per non incorrere nelle censure, rivela, come quando era Giovanetto di 20 anni e al servizio del defunto Don Giovanni Battista di Leo, amministratore dei beni della Chiesa di Belvedere, come di servitore avente titolo a mangiare con la famiglia del padrone, in quanto guardiano delle vacche della Chiesa, la sera, alcune volte le rinchiudeva nella corte della difesa, e altre volte in un’altra corte, fuori della difesa, vicino alla Conella, dalla parte di ponente nel luogo detto La Pietra Santa, dove vi era un terreno demaniale di detta Chiesa di 2 tomoli circa vicino ai beni del defunto Orazio Epifani da ponente e scirocco, e da tramontana con il Parco di Santa Maria del Carmine, e fuori della difesa ci sono diversi alberi, il frutto dei quali era colto dalle persone che Don Giovanni Battista di Leo mandava a raccogliere, e quando detto appezzamento di terreno si seminava, il detto defunto Don Giovanni Battista di Leo lo faceva seminare come bene della Chiesa di Belvedere, senza che ci fosse chicchessia che si opponesse. E ciò lo sa con cognizione di causa. E tale territorio oggi è posseduto dal Sig. Arciprete Don Cesare Epifani, figlio del defunto Orazio Epifani. Rivela altresì che in detta Chiesa vi erano due campane piccole, e oggi ve n'è una sola, Palma Grottola tiene in casa l'altra, come nipote di Don Giovanni Grottola che per molti anni è stato affittuario dei beni del Beneficio, e così rivela per scrupolo di coscienza, per essere la verità e poiché non sa scrivere, si è fatto guidare la mano per fare il segno di croce. ┼ Segno di croce di propria mano del detto Pietro Brando, il quale non sa scrivere come egli stesso disse La quale (rivelazione), io Canonico Don Giovanni Saponaro, Cancelliere, scrissi per ordine e volontà del suddetto rivelatore, e in fede. Così è. Canonico Saponaro Cancelliere.

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- LXXXV septies CAROVIGNO, 21 FEBBRAIO 1729 Settima rivelazione. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 227, 228 *** Die 21 mensis Februarij 1729 Carovinei, et coram Ab. Jo. Saponaro Cancellario episcopalis Curiae Ostunensis Comparuit Ambrosius Cavallo Terrae Carovinei etatis suae annorum quinquaginta circiter ut dixit, qui prò exoneratione suae conscientiae asseruit ut infra. Come esso Ambrosio Cavallo havendo inteso publicarsi in questa Chiesa Matrice alcuni capi di scommunica ad istanza del Beneficiato di S. Maria di Belvedere contra quelle persone che tenessero occupate, o chi sapesse, che tenesse occupati alcuni beni stabili, come oliveti, teritorij, cenzi, decime e altri beni mobili della Chiesa di Belvedere, per non incorrere alla scommunica revela in presenza di V.S., come da bocca di Francisco Antonio Cavallo mio Padre, e da D. Donato Cavallo mio zio in tempo che io era giovanotto indendeva, che Orontio Epifani di questa Terra senza scrupolo di conscienza si era impossessato di un teritorio seminatoriale di tumola due incirca di terre con una Corte, e diversi arbori di olive, che erano di S. Maria di Belvedere, stante che mi dicevano detto mio Padre, e Zio, che D. leonardo lombardo di questa terra lui l’haveva colto le olive, e seminato detto teritorio perche haveva tenuto ad affitto li beni di detta Chiesa e detto teritorio con detta Corte et olive è fuora la difesa che possiede detta Chiesa vicino la Conella in luogo detto la pietra Santa, che io lo sò benissimo. Revelo ancor come in detta Chiesa vi erano due campane piccole et hogi solamente ve ne stà una, et à tempo che hà tenuto in affitto li beni di detta Chiesa D. Gio. Grottoli vi erano le dette due campane, e questo è quanto sò in conscienza, e revela esso revelante. Io Ambrosio Cavallo revelo quanto di sopra Quam feci ego Canonicus D. Jo. Saponaro de ordine et voluntate revelantis et ad fidem. Ita esta Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Il giorno 21 del mese di Febbraio 1729, in Carovigno, e alla presenza dell’Abate Giovanni Saponaro, Cancelliere della Curia Vescovile di Ostuni, comparve Ambrosio Cavallo della Terra di Carovigno, di 50 anni circa di età come disse, il quale per sgravio di coscienza di coscienza, asserì quanto infrascritto. Come esso Ambrosio Cavallo, essendo venuto a sapere in questa Chiesa Madre del minacciare di scomunica, a istanza del Beneficiato di Santa Maria di Belvedere, le persone che tenessero occupati, o che sapessero chi tenesse occupati alcuni beni stabili, come oliveti, terreni, censi, decime e altri beni mobili della Chiesa di Belvedere, per non incorrere nella scomunica rivela in presenza di V.S. come dalla viva voce di Francesco Antonio Cavallo, suo padre, e da Don Donato Cavallo, suo zio, quando era giovanotto, sentiva che Oronzo Epifani di questa Terra, senza alcuno scrupolo di coscienza, si era impossessato di

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un terreno seminativo di tomoli 2 circa con una corte e diversi alberi di olivo, che appartenevano a Santa Maria di Belvedere, stante che, gli dicevano suo padre e suo zio, Don Leonardo Lombardo di questa Terra aveva raccolto egli stesso le olive e aveva seminato detto terreno in quanto aveva tenuto in affitto i beni della Chiesa. E detto terreno con detta corte e olivi, è fuori della difesa che possiede detta Chiesa, vicino alla Conella nel luogo detto La Pietra Santa, e questo egli sa benissimo. Rivela pure che in detta Chiesa vi erano due campane piccole, e oggi ce n’è solamente una e quando ha tenuto in affitto i beni della Chiesa Don Giovanni Grottoli, vi erano le dette due campane. E questo egli sa in coscienza, e questo rivela esso rivelatore. Io Ambrosio Cavallo rivelo quanto sopra. La quale (rivelazione) io, Canonico Don Giovanni Saponaro, secondo l'ordine e la volontà del suddetto rivelatore, scrissi, e in fede. Così è. Canonico Saponaro Cancelliere.

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- LXXXV octies CAROVIGNO, 21 FEBBRAIO 1729 Ottava rivelazione. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 229, 230 *** Die 21 mensis Februarij 1729 – Carovinei, et coram Ab. Jo. Saponaro Cancellario Comparuit Domenicus Epifani Terrae Carovinei etatis suae annorum septuaginta circiter ut dixit, qui prò exoneratione suae conscientiae asseruit infra. Qualiter esso Domenicus epifani havendo inteso publicarsi in questa Chiesa di Carovigno capi di scommunica contro quelle persone che tenessero ò sapessero chi tenesse occupati beni stabili, come oliveti, teritori, cenzi, decime, et altri beni mobili della Chiesa di S. Maria di Belvedere posta in Teritorio di questa Terra, revela in sua conscienza come essendo stato à cominanza con Angelo di leo nepote di D. Gio. Battista leo Beneficiato di detta Chiesa, si ricorda benissimo haversi seminato grano in un teritorio di tumola due di terre seminatoriali, dove vi è una corte con diversi arbori d’olive, che sono fuora la difesa di Belvedere, e si seminava per conto di D. Angelo leo, e del Clerico Gio. leo fratello di detto Angelo, e questo teritorio con detta corte, et olive è vicino la Conella, dove si dice la pietra Santa, vicino li beni del quondam Orontio epifani, da ponente e girocco, e confina col parco di S. Maria del Carmine Magiore di questa Terra e detto Angelo Leo, se lo seminava come beni della Chiesa di Belvedere, senza contraditione di persona alcuna, qual teritorio hogidi si possiede dal Sig. Arciprete Cesare epifani di questa terra figlio del quondam Orontio epifani e sà ancora e revela come in detta Chiesa vi erano due campane piccole, et hogi ve ne sta una sola, e dette campane anco vi sono state à tempo, che teneva in affitto li beni di detta Chiesa D. Gio. Grottoli, e questo è quanto esso revelante sà de causa scientiae e revela per scrupolo di sua conscientia e per non saper scrivere se li è fatto fare il segno di croce di propria mano ┼ Segno di croce di propria mano di detto Domenico Epifani s.n. ut dixt Quam scripsi ego Canonicus D. Jo. Saponaro de ordine et voluntate supradicti revelantis, et ad fidem Ita est Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Il 21 Febbraio 1729, in Carovigno e alla presenza dell’Abate Giovanni Saponaro Cancelliere, comparve Domenico Epifani della Terra di Carovigno, di 70 anni circa di età come egli disse, il quale per sgravio di coscienza, asserì quanto infrascritto. Come esso Domenico Epifani, essendo venuto a sapere in questa Chiesa di Carovigno del minacciare di scomunica quelle persone che tenessero o sapessero chi tenesse occupati beni stabili, come oliveti, terreni, censi, decime e altri beni mobili della Chiesa di Santa Maria di Belvedere in territorio di questa Terra, rivela in coscienza che, avendo prestato servizio, con diritto a mangiare con la famiglia del padrone, presso Angelo di Leo, nipote di Don Giovanni Battista di Leo, beneficiato di detta Chiesa, ricorda benissimo di aver seminato grano in

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un terreno seminativo di tomoli due circa, dove c’era una corte con diversi alberi di olivo, fuori della difesa di Belvedere, e che si seminava per conto di Don Angelo Leo e del Chierico Giovanni Leo, fratello di detto Angelo. Tale terreno con detta corte e olivi, è vicino alla Conella, dove si dice La Pietra Santa, vicino ai beni del defunto Oronzo Epifani, dalla parte di ponente e di scirocco, e confinante con il Parco di Santa Maria del Carmine Maggiore di questa Terra. E Don Angelo Leo lo seminava come bene della Chiesa di Belvedere senza l'opposizione di chicchessia. Tale terreno oggi è posseduto dal Sig. Arciprete Cesare Epifani di questa Terra, figlio del defunto Oronzo Epifani. E sa anche che in detta Chiesa vi erano due campane piccole, e oggi ce ne sta una sola, e dette campane stavano anche quando Don Giovanni Grottoli teneva in affitto i beni di detta Chiesa. E questo è quanto esso rivelatore sa con cognizione di causa, e per scrupolo di coscienza e per non saper scrivere si è fatto guidare la mano per il segno di croce. ┼ Segno di croce di propria mano di Domenico Epifani, che non sa scrivere come egli stesso disse. La quale (rivelazione), io Canonico Don Giovanni Saponaro, per ordine e volontà del suddetto rivelatore, scrissi, e in fede. Così è. Canonico Saponaro Cancelliere

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- LXXXV novies CAROVIGNO, 21 FEBBRAIO 1729 Nona rivelazione. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 231, 232, 233 *** Eodem retroscripto die Ibidem, et coram eodem Comparuit Orontius Locorotondo Civitatis Ostunei ab adolescentia in Terra Carviniati uxoratus etatis suae annorum septuaginta circiter ut dixit, qui prò exoneratione suae conscientiae asseruit ut infra. Signor Mastro d’atti io ho inteso da diverse persone di questa terra, che nella Chiesa Matrice della medesima si stanno publicando alcuni capi di scommunica contra quelle persone, che tenessero, ò sapessero, chi tenesse occupati beni stabili della Chiesa di S. Maria di Belvedere posta fuori lo Teritorio di questa Terra, ò mobili per non incorrere nella scommunica, sono venuto à rivelare avanti di V.S. come sà esso revelante che sù li principii, che pigliò in affitto li beni della Chiesa di Belvedere D. Gio. Grottoli, si trovò fra gli altri beni lasciati dal quondam D. Gio. Battista di leo Beneficiato di detta Chiesa una Gencarella quale era di due anni incirca che si taurì e fece un vitello, e ciò lo sò perche io pratticava con detto D. Gio. Grottoli, e guardava le vacche di Giuseppe d’errico, e detto Gio. mi diceva, che detta Genca col vitello era di S. Maria di Belvedere. Sò ancora e revelo come il cognato di Gio. Grottoli chiamato Pietro alias Fernando lasciò à detta Chiesa un’altra Gencarella in potere di detto D. Gio. Grottoli, de quali bestiami iò non sò, che vi hà fatto detto D. Gio. Grottoli. Rivelo ancora, come à tempo, che io era d’età d’anni tredeci, venne in mia casa Gio. di leo, nepote di D. Gio. Battista di leo Beneficiato di detta Chiesa, e disse à mio Padre, che voleva me per menare il parecchio suo, stante dovea seminare fave, e così mio Padre li disse di sì, e la mattina sequente mi portò alli beni di Belvedere, e proprio fuora la difesa di detta Chiesa, dove vi era un teritorio demaniale con una corte dentro, e diversi arbori d’olive in luogo detto la pietra Santa, che confinava col Barco di S. Maria del Carmine Magiore, e con li beni di Orontio epifani, e io cominciando a seminar le fave in detto Teritorio, e quando ni posimo à mangiare, mi disse detto D. Gio. di Leo, che quel teritorio con la Corte, et olive era di S. Maria di Belvedere, e sinche si seminavano le fave in detto Teritorio non si hebbe impedimento alcuno da nessuna persona e hogi detto Teritorio lo possiede il Signore Arciprete di questa terra figlio di Oronzio epifani ma per quali causa, io non lo sò. Rivelo ancora, come hò inteso dalli vecchi di questa terra, che dentro li beni del Barco [.?.] comprato dal quondam Giuseppe d’errico dal quondam Domenico Donato epifani di questa terra, vi era una Chiusarella di capacità di un tumolo di terra, dentro la quale vi era una fica detta di Mastro leone et un’arbore di columbi "a falujuru negro" (?), e che detta Chiusura era renditia della Chiesa di Belvedere. Rivelo ancora, come mio figlio Giuseppe Locorotondo anni à dietro stando ammalato fè voto alla Beatissima Vergine di portarci una Intorcia alta quanto esso, come già la fè comprare da Gio. andriola d’ostuni per carlini diecesette, o dieceotto, e portata à detta Chiesa, l’appese avanti la Beatissima Vergine dove ci stiede per un’anno appesa, e poi ho inteso che Palma Grottola nepote di D. Gio. Grottoli affittata

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rio delli beni di detta Chiesa, se l’abbia presa, che è quanto per scrupolo di mia conscienza, posso revelare e per non saper scrivere hò fatto il segno di croce di mia propria mano ┼ Segno di croce di propria mano di detto Orontio Locorotondo s.n. Quam scripsi ego Canonicus D. Jo. Saponaro de ordine et voluntate supradicti revelantis et ad fidem Ita est Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Il medesimo giorno retroscritto, ivi e alla presenza del medesimo, comparve Oronzo Locorotondo della Città di Ostuni, dalla adolescenza in Terra di Carovigno, sposato, di 70 anni circa di età come egli disse, il quale per scrupolo di coscienza, asserì quanto infrascritto. Signor Mastrodatti, sono venuto a sapere da diverse persone di questa Terra che nella Chiesa Madre della medesima si sta fulminando la scomunica contro quelle persone che tenessero o sapessero chi tenesse occupati beni stabili della Chiesa di Santa Maria di Belvedere in territorio di questa Terra, o beni mobili, per non incorrere nella scomunica, sono venuto a rivelare davanti alla V.S., come esso rivela, che agli inizi, quando Don Giovanni Grottoli prese in affitto i beni della Chiesa di Santa Maria di Belvedere, si trovò fra gli altri beni lasciati dal defunto Don Giovanni Battista di Leo, beneficiato della Chiesa, una piccola giovenca di 2 anni circa, la quale si ingravidò e partorì un vitello. E questo io so perché praticavo con (avevo rapporti abituali con) Don Giovanni Grottoli ed ero guardiano cioè addetto alla custodia delle vacche di Giuseppe d’Errico. E il detto Giovanni mi diceva che la giovenca e il vitello appartenevano alla Chiesa di Santa Maria di Belvedere. So anche e rivelo che il cognato di Giovanni Grottoli, chiamato Pietro alias Fernando, lasciò a detta Chiesa un’altra giovenca nelle mani di detto Don Giovanni Grottoli, dei quali bestiami io non so cosa ne abbia fatto il detto Don Giovanni Grottoli. Rivelo altresì come, quando avevo tredici anni, venne in casa mia Giovanni di Leo, nipote di Don Giovanni Battista di Leo, beneficiato di detta Chiesa, e disse a mio padre che voleva me come aratore (o meglio, come chi ara con una pariglia di cavalli), dato che doveva seminare le fave, e mio padre acconsentì. Così la mattina seguente mi portò ai beni di Belvedere, e proprio fuori della difesa di detta Chiesa, dove c’era un terreno demaniale con una corte dentro e diversi alberi d'olivo nel luogo detto La Pietra Santa, che confinava con il Barco (luogo recintato, cioè Parco) di Santa Maria del Carmine Maggiore e con i beni di Oronzo Epifani. Io mi misi a seminare le fave in detto territorio, e quando ci fermammo per mangiare, il detto Don Giovanni di Leo mi disse che quel territorio con la corte e gli olivi era di Santa Maria di Belvedere, e per tutto il tempo che abbiamo seminato le fave in detto territorio, non incontrammo alcun ostacolo da parte di chicchessia. Oggi detto territorio, lo possiede il Sig. Arciprete di questa Terra, figlio di Oronzo Epifani, ma a che titolo io non lo so. Rivelo altresì che ho inteso dai vecchi di questa terra, che dentro i beni del Barco [.?.] comprato dal defunto Giuseppe d’Errico e dal defunto Domenico Donato Epifani, di questa Terra, vi era una Chiusarella di un tomolo circa di terra, dentro la quale vi era un fico della specie Mastroleone, e un albero di fioroni "a falujuru negro" (?), e che detta Chiusura rientrava nel reddito della Chiesa di Belvedere. Rivelo infine che mio figlio Giuseppe Locorotondo, anni addietro, stando ammalato, fece voto alla Beatissima Vergine di portare una torcia alta quanto esso stesso. Non appena comprata per il tramite di Giovanni Andriola di Ostuni per carlini 17 o 18, fu portata a Belvedere e appesa davanti alla Beatis-

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sima Vergine, e lì stette per un anno. Poi ho inteso che Palma Grottoli, nipote di Don Giovanni Grottoli, affittuario dei beni di detta chiesa, se la portò via. E questo io so per scrupolo di coscienza, ed è quanto posso rivelare. Per non saper scrivere ho fatto il segno di croce di mia propria mano ┼ Segno di croce di propria mano di Oronzo Locorotondo s.n. La quale (rivelazione), io, Canonico Don Giovanni Saponaro, scrissi per ordine e volontà del suddetto rivelatore. E in fede. Canonico Saponaro Cancelliere.

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- LXXXVI OSTUNI, 23 FEBBRAIO 1729 Il Padre Carmelitano Marrazzo fa istanza presso la Curia per avere copia delle rivelazioni rese da persone timorate di Dio a seguito della minaccia di scomunica contro chi possedeva indebitamente beni della Chiesa di Belvedere. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 235, 236 *** Il Padre Maestro Giuseppe Maria Marrazzo Carmelitano della Terra di Carovigno, ed’Aministratore del Beneficio della Chiesa di Santa Maria di Belvedere della medesima Terra compare in questa Curia Vescovale d’Ostuni, e dice come per ordine di Monsignor Nicolò de Simoni Beneventano Beneficiato di detto Beneficio, havendo fatto publicare capi di scomunica, che anche proceduto alla fulminatione contro delle persone, che tenessero ò sapessero chi tenessero occupati beni stabili e mobili del sudetto Beneficio, hà preinteso, che vi siano state alcune revelationi da persone timorate di Dio, e che habbiano revelato a beneficio di detta Chiesa che però ricorre alla bonta, e benignità di V.S. Reverendissima, con ordinare al suo Cancelliere, che se le diano le copie di dette revele, per servirsene ove bisognava e il tutto lo riceverà a gratia quam Deus. Viso supradicto supplici libello et attentis expositis fuit dictum quod manderetur prout mandatur Cancellarius huius episcopalis Curiae, quodd exemplificet copias dictarum revelatioum et tradenturr supradicto oratori ad finem etc. nec illis utatur nisi in Causa civili tantum sub paena excommunicationis tam praesenti quam futuri Datum Ostuni ex Curia episcopali die 23 februarii 1729 Abbas Francisco Piscopo Vicarius Generalis Canonicus Saponaro Cancellarius §*§*§*§*§ Il Padre Maestro Giuseppe Maria Marrazzo, Carmelitano, della Terra di Carovigno, in qualità di amministratore del Beneficio della Chiesa di Santa Maria di Belvedere della medesima Terra, compare in questa Curia Vescovile di Ostuni e dice come per ordine del beneventano Monsignore Nicolò de Simone, beneficiato di detto Beneficio, avendo fatto pubblicare capi di scomunica e anche proceduto alla fulminazione contro quelle persone che tenessero o sapessero chi avesse occupato i beni stabili e mobili del detto Beneficio, è venuto a sapere che ci sono state alcune rivelazioni da parte di persone timorate di Dio, le quali hanno rivelato in favore della detta Chiesa. Per cui ora ricorre alla bontà e benignità della V.S. Reverendissima affinché venga ordinato al Cancelliere di produrre per lui copie di dette rivelazioni, per servirsene ove bisogna. E questo lo riceverà per grazia di Dio. Visto il suddetto supplice libello, e dopo attento esame di quanto esposto, fu detto che si ordinasse, come si ordina, al Cancelliere della Curia Vescovile di esemplare le copie delle dette rivelazioni e di consegnarle al nominato petente al fine di ecc.; e che non faccia uso di quelle se non nelle cause civili sotto la pena della scomunica tanto nel presente quanto in futuro. Dato in Ostuni, dalla Curia Vescovile il giorno 23 febbraio 1729. Abate Francesco Piscopo, Vicario Generale Canonico Saponaro Cancelliere

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- LXXXVII CAROVIGNO, 9 GIUGNO 1739 Visita pastorale di Don Domenico Lo Cocciolo, su delega del Vescovo, alla Chiesa di Serranova e alla Chiesa di Belvedere. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXXI, p. 231 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Visita pastorale Mons. Luchino Del Verme, f. 6 *** Die Nona Mensis Iunij 1739 Carovinei praedictus Reverendus D. Dominicus Lo Cocciolo ex Speciali delegatione Illustrissimi et Revendissimi Domini Episcopi una cum me infrascripto Notario Gomitatus [In realtà: comitatus] à R. D. Nicolao Cavallo, et D. Horatio Grottoli, visitavit Ecclesiam SS.rum Martirum Crisanti, et Dariae in loco dicto Serra Nova, cuius est Capellanus Dominus Reverendus D. Grottoli, et in ea invenit omnia bene disposita ad ornatum et cultum eiusdem. Eodem die etc. supradictus Reverendus D. Dominicus delegatus ut supra, cum ijsdem visitavit Ecclesiam Sanctae Mariae de Belvedere in Maritima huius terrae, cuius est beneficiatus Illustrissimus Dominus de Simone et eam invenit decenter ornatam, et de’ omnibus suppelectibus Sacris bene’ provisa. ....omissis.... etc. Datum Carovinei in S.a Visitazione hodie die decima septima Junij 1739 Conus Luchinus Episcopus Ostunensis D. Vincentius Farina Sanctae Visitationis Notarius §*§*§*§*§ Il 9 Giugno 1739, in Carovigno, il predetto Reverendo Don Domenico Lo Cocciolo per speciale delega del Molto Illustre e Molto Reverendo Signore Vescovo, unitamente a me infrascritto Notaio, accompagnato dal R. D. Nicola Cavallo e D. Orazio Grottoli, visitò la Chiesa dei Santissimi Martiri Crisanto e Daria nel luogo detto Serranova, di cui è cappellano il Signor Reverendo Don Grottoli, e in essa trovai ogni cosa ornatamente ben disposta per quanto attiene al culto. Il medesimo giorno (cioè il 9 giugno 1739), il suddetto Reverendo Don Domenico, delegato come sopra scritto, con i medesimi di cui sopra, visitò la Chiesa di Santa Maria di Belvedere nella zona marittima di quella Terra, di cui è beneficiato il Molto Illustre Signore de Simone, e la trovò decentemente ornata, e assai dotata delle sacre suppellettili. ... omissis ... Dato in Carovigno, nella Santa Visitazione di oggi 17 giugno 1739. Cono Luchino, Vescovo di Ostuni. Don Vincenzo Farina, Notaio della Santa Visitazione.

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- LXXXVIII CAROVIGNO, 1742 I beni del Beneficio di Santa Maria di Belvedere, nel Castasto Onciario di Carovigno, Anno 1742 Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio di Stato di Brindisi. Catasto Onciario di Carovigno, pp. 427-428 *** Beneficio di Santa Maria di Belvedere Possiede una difesa d’erbaggio, parte macchiosa e parte con alcuni alberi d’olive al num.o di cinquanta circa con chiesa, casa, e due cisterne, detta La difesa di Belvedere franca, giusta li beni della Baronal Corte da Levante, e li beni di Spatarisco da Ponente, apprezzata di rendita docati venti trè, e grana trenta. Sono onze ___________________________________________on: 77: Tarì 20 Sul margine sx è scritto: Esso si possiede da Sacerdote Giambattista Scoppa commorante in Napoli Possiede in luogo detto S. Maria, e pezza di Minichicchio alberi trè cento circa olive franche, e riserba di poche terre in detta pezza di Minichicchio attaccate alla chiusa di Reverendo Angelo di Perna sono redditizie di Xma (decima) di terraggio tantum alla Baronal Corte, apprezzate di rendita annuj docati sette, e grana quaranta _______________________________________ on: 24: Tarì 20 Possiede in Luogo detto Le Tagliate alberi trè cento circa olive, con corte dentro, giusta li beni del Convento del Carmine di Brindisi da Levante, e da Gerocco (cioè Scirocco) li beni del Convento del Soccorso, apprezzate di rendita annuj docati diece, e grana di_________________________________ on: 33: Tarì 20 ........................................................................................................on: 137 ___ Possiede in Luogo detto Le barrate alberi diecenove olive, con un mezzo tumolo di terre vacue, e due inserti (: innestati) franche, giusta li beni delli eredi del quondam Francisco Caliolo da Tramontana, e da Gerocco li beni del Reverendo Capitolo, apprezzate di rendita annuj grana cinquanta quattro _ on: 001: Tarì 24 Possiede in Luogo detto Li scozzi di volonna alberi diece otto olive franche, giusta li beni di Salvatore Brancasi da Levante, Gerocco e Tramontana, apprezzate di rendita annuj grana cinquanta quattro _________on: 001: Tarì 24 Possiede alberi due olive, cioè uno dentro Lo Specchiolino del Reverendo Capitolo ed un’altro sopra il pariete della chiusa della Candarella, apprezzati di rendita annuj grana diece ______________________________ on: ___ Tarì 10 Possiede dentro la Massaria di Francesco alberi otto olive, apprezzate di rendita annuj grana quattro ____________________________ on: ___: Tarì 24 ..................................................................................................... on: 141: Tarì 22 Possiede alla publica piazza quattro botteghe una attaccata all’altra affittate per annuj docati otto, de’ quali dedotto il quarto per spese di reparazioni restano annuj docati sei ____________________________________ on: 08 Tarì _____ Esigge annuj Carlini tredeci, e grana sette e mezza da diversi cittadini per

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cenzo enfiteotico sopra j di loro beni stabili _____________ on: 04: Tarì 17:10 Sono in tutto onze cento sessanta quattro, e Tarì diece ______on: 164: Tarì 10 Pesi Deve celebrare numero cinquanta quattro messe in tutti li sabbati dell’anno nella chiesa della Madonna di Belvedere – E perché la rendita del suddetto Beneficio si trova affittata al Convento del Carmine di questa terra per annuj docati sessanta due, e grana settanta, franche di ogni peso di messe, e d’altro, per ciò non se ne fà deduzzione alcuna, mà restano le suddette onze cento sessanta quattro, e tarì diece ___________________________________on: 164: Tarì 10 §*§*§*§*§ I beni dell'Arciprete Epifani, nel Catasto Onciario di Carovigno, Anno 1742 Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio di Stato di Brindisi - Catasto Onciario di Carovigno, Anno 1742 *** D. CESARE EPIFANI ARCIPRETE Possiede a titolo di Patrimonio una possessione di alberi duecento novanta due olive detta La piantata franche etc. Giusta li beni del Detto Fisico Don Gio. Francisco Brandi da tramontana, e gerocco, e la Strada publica per la quale si va a Belvedere apprezzata di rendita annuj docati otto, e Grana settanta sei__________________________________________________on: 29 Tarì 06 Possiede patrimoniali come sopra quattro chiuse una continua all'altra di capacità di tumola otto circa di terre con cisterna, palmento, lamia, curti, pezze sei di vigne, ed alberi cento settanta olive franche etc. giusta li beni del detto Fisico Don Gio. Francisco Brandi da Levante, Gerocco, e ponente, apprezzate di rendita annuj docati sette, e Grana settanta quattro _____________on: 25 Tarì 27 Possiede una giumenta per uso proprio Sono in tutto onze cinquanta cinque ______________________ on: 55 _____

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- LXXXIX ROMA, 31 GENNAIO 1751 ROMA, 2 FEBBRAIO 1752 Bolle pontificie concernenti il conferimento a Don Nicola Tesoriere delle Chiese e/o Benefici vacanti a seguito della morte del Mons. Nicolò de Simone. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 263, 264, 265. *** In Nomine Domine Amen Cunctis ubique pateat evidenter et sit notum quod anno a Nativitate Domini nostri Jesu Christi MDCCLII die vero secundo Mensis Februarij Pontificatus autem SS.mi in Christo Patris et Domini nostri Domini Benedicti Divina providentia P.P. XIV. Anno eius XII. Ego officialis deputatus infrascriptus vidi et legi quasdum litteras apostolicas sub Plumbo ut moris est expeditas tenore sequenti videlicet = Benedictus Episcopus Servus Servorum Dei Dilecto figlio Nicolao Tesoriere presbitero perpetuo Beneamato in Parochiali seu alia Ecclesia Sante Marie seu alterius Santi Hieracensis Diocesis Iuris utriusque Doctori Salutem et Apostolicam beneditionem. Literarum scientia vite ac morum honestas aliaqua laudabilia probitatis et virtutum merita super quibus apud nos fide degno commendaris testis Nos inducunt ut tibi reddamur ad gratiam liberales. Dudum siquidem omnia Beneficia Ecclesiastica per obitum quorumcumqu nostrorum et Sedis Apostolicae Notariorum ubicumque decedentium hinc vacantia et in antea vacatura collationi et dispositioni nostre reservavimus decernentes ex tunc irritum et inane si sceus [scelus] super his a quoquam quavis auctoritate scienter vel ignoranter contingeret attentari cum itaque post modum unum ad vel sub Sante Marie Lachionis nuncupate in eiusdem Sante Marie seu alterius Santi Hieracensis Diocesis ac aliud ad vel sub Santi Laurentij et Sante Lucie in eiusdem Santi Laurentij seu alterius Santi Civitatis Ostunensis ac reliquum perpetua simplicia et personalem residentiam non requirentia beneficia Ecclesiastica ad vel sub Sante Marie di Belvedere etiam nuncupate respective altaria seu respective invocationibus in eiusdem Sante Marie seu alterius Santi Terre Carovigni Ostunensis diocesis Parochialibus seu aliis respective Ecclesiasticjs que quondam Magister Nicolaus de Simone presbitero in dictis respective Ecclesijs perpetuus Beneamatus dum viveret obtinebat per obitum dicti Magistri Nicolaj qui illa obtinens noster et Sante Sedis notarius et in utraque signatura nostro referendarius et signatura iustitie votans existens extra Romanam curiam diem clausit extremum vacaverint et vacent ad presens nullusque de illis preter nos hac vice disponere potuerit sive possit revervatione et decreto obsistentibus supradictis Nos tibi presbitero strongolensi asserenti te in quinquagesimo primo suae etatis anno constitutum et ad viginti quinque annis in Romana Curia predicta presentem ac dilecti filii Magistri Claudij Francisci de Canilliae unius ex Causarum Palatij Apostolici Auditorij Auditoribus et Cappellani nostri in studijs adiutorem secretum existere premissorum meritorum tuorum intuitu specia

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lem gratiam facere volentes teque à quovis Excommunicationis suspensionis et interdicti aliisque ecclesiasticis sententiis censuris et penis si quibus quomodolibet innnodatus exsistis ad effectum presentiorum nostrorum consequendum harum serie absolventes et absolutum fore censentes Beneficia predicta quorum insimul et illis fructibus respective annexorum fructus redditus et proventus quadraginta ducatorum auri de Camera secundum communem estimationem valorem annuum ut etiam asseris non excedunt sive premisso sive alio quovismodo aut ex alterius cuiuscumque persona seu per literam dicti Magistri Nicolaj vel cuiusvis alterius resignationem de Aliis in dicta Curia vel extra eam etiam coram Notario publico et testibus sponte factam aut assequtionem alterius beneficij ecclesiastici quavis auctoritate collati vacent etiam si tanto opere vacaverint quod eorum collatio iuxta Lateranensis statuta Concilij ad sedem apostolicam predictam legitime devoluta dictaque beneficia dispositioni apostolice spectato vel assignato reservata existent et super eis inter aliquos lis cuius statum presentibus haberi volumus pro expresso pendeat indecisa dummodum eorum dispositio ad nos hac vice pertineat cum annexis huiusmodi ac omnibus iuribus et pertinentijs suis apostolica tibi auctoritate conferimus et de illis etiam providemus Decernentes prout est irritum et inane si scelus super his a quoquam quavis auctoritate scienter vel ignoranter attentatum factum est hactenus vel imposterum [in posterum] contigerit attentari Non obstantibus felicis recordationis Bonifacij PP VIII predecessoris nostri et alijs apostolicis constitutionibus contrariis quibuscumque aut si aliqui super provisionibus sibi faciendis de huiusmodi vel aliis beneficijs ecclesiasticis in illis partibus spetiales vel generales dicte sedis aut legatorum eius litteras iimpetraverint etiam si per eas ad inhibitionem reservationem et decretum vel alias quomodolibet sit processum quibus omnibus te in assequtione dictorum benefitiorum volumus anteferri sed nullum per hoc eis quo ad assequtionem beneficiorum aliorum preiudicium generari seu si Veneralibus fratibus nostris Hieracensis et Ostunensis Episcopis vel quibusvis aliis communiter aut divisim ab eadem sit sede indultum quod ad receptionem vel provisionem alicuius minime teneantur et ad id compelli non possint quodque de huiusmodi vel aliis beneficiis ecclesiasticis ad eorum collationem provisimem presentationem seu quamvis aliam dispositionem coniuctim vel separatim spectantibus nulli valeat provideri per Literas apostolicas non facientes plenam et expressam ac de verbo ad verbum de indulto huiusmodi mentionem. Nulli ergo omnino Hominum liceat hanc paginam nostre absolutionis collationis provisionis decreti et voluntatis infringere’ vel ei ausu temerario contraīre (da contraeo) si quis autem hoc attentare presumpserit indignationem Omnipotentis Dei ac Beatorum Petri et Pauli Apostolorum eius se noverit incursuum. Datum Rome apud Sanctam Mariam Majorem Anno Incarnationis Dominice Millesimo septingentesimo quinquagesimo primo Pridie kalendas Februarij Ponificatus nostri Anno duodecimo = Loco [Simbolo] Plumbi = Simili modo = Benedictus Episcopus Servus Servorum Dei Dilectis filijs Magistro Hyacintho Sen[.?.] in utraque Signatura nostra Referendario ac Venerabilium fratruum nostrorum Hieracensis et Ostunensis Episcoporum respective Vicarijs in Spiritualibus generalibus salutem et Apostolicam beneditionem. Hodie Dilecto filio Nicolao Tesoriere presbitero perpetuo Beneamato in Parochiali seu alia Ecclesia Sante Marie seu alterius Santi Hieracensis Diocesis, Iuris utriusque Doctori. Unum ad vel sub Sante Marie Laclionis nuncupate ac Aliud ad vel sub Santi Laurentij et Sante Lucie in eiusdem Santi Laurentij seu

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alterius Santi Civitatis Ostunensis ac reliquum perpetua simplicia et personalem residentiam non requirentia beneficia ecclesiastica ad vel sub Sante Marie di Belvedere etiam nuncupata respective altaria seu respective invocationibus in eiusdem Sante Marie seu alterius Santi Terre Carovigni Ostunensis diocesis Parochialibus seu aliis respective ecclesijs certo tunc expresso modo vacantia et antea dispositioni Apostolice reservata cum illis fructibus respective annexis ac omnibus iuribus et pertinentiis suis apostolica auctoritate contulimus et de illis etiam providimus prout in nostris inde confectis Litteris plenius continetur. Quocirca discretioni vestre per apostolica scripta mandamus quatenus vos vel duo aut unus vestrorum si et postquam dicte litere vobis presentate fuerint per vos vel alium seu alios eumdem Nicolaum vel procuratorem suum eius nomine in corporalem possessionem dictorum beneficiorum ac annexorum iuriumque et pertinentiarum predictorum inducatis auctoritate nostra et defendatis inductum amotis quibuslibet detentoribus ab eisdem ac facientes eumdem Nicolaum vel pro eo procuratorem predictum ad beneficia huiusmodi ut est moris admitti ubique de illorum ac annexorum eorumdem fructibus redditibus et proventibus iuribus et obventionibus nimis integre responderi contradictores auctoritate nostra predicta appellatione postposita compescendo Non obstantibus omnibus illis que in dictis Literis voluimus non obstare seu si Veneralibus Fratribus Hieracensis et Ostunensis Episcopii vel quibusvis aliis commmuniter aut divisim ab apostolica sit sede indultum quod interdici suspendi vel excommunicari non possint per literas apostolicas non facientes plenam et expressam ac de verbo ad verbum de indulto huiusmodi mentionem. Datum Rome apud Sanctam Mariam Majorem Anno Incarnationis Dominice Millesimo septingentesimo quinquagesimo primo Pridie Kalendas Februarij Pontificatus nostri Anno duodecimo = Loco Sigillo Plumbi = C. Fattori = quibus quidem Literis inspectis presens transumptum confeci ut illi [In realtà: illis] firmiter stetur perinde ac suis originalibus actum [etiam Romae] ut supra presentibus D. Franciscco Pediconi et Iulio Piazzale testibus etc. Concordat cum originalibus Joannes Baptista Riganti Officialis Deputatus Pro Datarius Ita est Filippus Pinelli [.?.] = Fattori = §*§*§*§*§ Nel Nome del Signore, Amen. A tutti e in ogni luogo sia noto con chiarezza ed evidenza che l’anno 1752 dalla Natività del Signore nostro Gesù Cristo, esattamente il secondo giorno del mese di Febbraio, ora XII anno del Pontificato del Santissimo in Cristo, Padre e Signore nostro, Signore Pontefice Benedetto Papa XIV, per divina provvidenza. Io, ufficiale deputato alle cose infrascritte, vidi e lessi una lettera senza dubbio apostolica con sigillo pendente di piombo espedita, come è usanza, del seguente tenore. Vale a dire: "Benedetto, Vescovo, Servo dei Servi di Dio, al diletto figlio Nicola Tesoriere, presbitero sempre beneamato nella Parrocchiale o nell’altra Chiesa di Santa Maria o dell’altro Santo della Diocesi di Gerace; Dottore in entrambe le leggi. Salute e Apostolica Benedizione. L’approfondita conoscenza delle Sacre Scritture, l'onestà di vita e dei costumi, le lodevoli altre azioni di probità (integrità morale), le meritorie virtù, sui quali

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presso di noi tu ti raccomandi con testi degni di fede, ci inducono a essere per riconoscenza liberali nei tuoi confronti. Di recente, poiché tutti i benefici ecclesiastici che per morte di qualsivoglia notaio nostro e della Sede Apostolica, in qualunque luogo deceduto, da questo momento vacanti e che risulteranno vacanti in futuro, abbiamo riservato per noi stessi, a nostra disposizione e collazione (dir.can., conferimento degli ordini sacri o di un beneficio ecclesiastico), giudicando ex tunc (da allora, cioè con effetto retroattivo) irrito e inane se capitasse la sventura che su questi qualcuno con qualsivoglia autorità, scientemente o per ignoranza, ponesse le mani. Pertanto, essendo poi vacati: - (la chiesa dedicata) a, o sotto (il titolo di), Santa Maria "Lachionis" nel territorio della medesima Santa Maria o dell’altro Santo della Diocesi di Gerace; - (la chiesa dedicata) a, o sotto (il titolo di), San Lorenzo e Santa Lucia nel territorio del medesimo San Lorenzo o dell’altro Santo della Città di Ostuni; - benefici ecclesiastici sempre semplici e che non richiedono la personale residenza; - (la chiesa dedicata) a, o sotto (il titolo di), Santa Maria di Belvedere; anche denominate, rispettivamente, altari o, rispettivamente, sotto le invocazioni, nel territorio della medesima Santa Maria o dell’altro Santo della Terra di Carovigno della Diocesi di Ostuni, parrocchiali o altre, rispettivamente, ecclesiastiche, che il defunto Maestro Nicolò de Simone, presbitero in dette rispettive chiese, sempre beneamato finché visse, otteneva; a causa della morte del detto Maestro Nicolò che, possedendo quei benefici come notaio nostro e della detta S. Sede, nostro referendario di entrambe le Segnature e votante della Segnatura della giustizia, chiuse l’estremo giorno della sua vita trovandosi fuori della Curia Romana; e risultano attualmente vacanti, e non avendo nessuno, eccetto noi, potuto, e potrebbe, disporre, in questa circostanza, di quelle, opponendosi la riserva e il decreto suddetti; Noi, a te presbitero strongolese (di Strongoli, località in provincia di Crotone) che dici di essere nel 51° anno di età e da 25 anni presente nella predetta Curia Romana; aiutante di studio (eccl., impiegato di concetto delle congregazioni pontificie), particolare, del diletto figlio Maestro Claudio Francesco de Caniglia, uno degli uditori (dir.can., nei tribunali ecclesiastici, titolo attribuito al laico o al chierico cui è affidato il compito di istruire, ma non di definire una causa o una parte di essa) dell'Auditorio del Palazzo Apostolico delle Cause e nostro cappel-

lano; in considerazione dei tuoi premessi meriti, volendo fare una speciale grazia, da qualsivoglia scomunica, sospensione e interdetto e da altre ecclesiastiche sentenze, censure e pene, se in qualche modo in essi ti trovi invischiato, agli effetti della presente nostra (lettera) tramite la sequela di queste cose, assolvendo giust’appunto te e deliberando che sarai assolto; i predetti benefici, i cui frutti, redditi e proventi insieme e con quei frutti rispettivamente degli annessi, non eccedono il valore annuo, come tu asserisci, di 40 ducati d’oro di Camera secondo la comune estimazione; o nel modo premesso o in qualsiasi altro modo o per la persona di chiunque altro o per lettera del detto Maestro Nicolò o di chiunque altro, per resignazione (restituzione, annullamento) di chiunque altro in detta Curia o fuori di essa, anche davanti a un pubblico notaio e testimoni, spontaneamente fatta, o per il conseguimento di altro beneficio ecclesiastico da qualsiasi autorità conferito; che risultino vacanti, quand’anche fossero stati fino a tal punto vacanti che la loro collazione secondo i decreti del Concilio Lateranense, legittimamente devoluta alla predetta Sede apostolica, e detti benefici si trovino a disposizio

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ne apostolica, riservati per spettanza o per conferimento, e sui quali, tra l’altro, la lite, il cui stato vogliamo si abbia con la presente per definito, pende indecisa purché la loro disposizione, in questa circostanza, sia di nostra pertinenza unitamente a tali annessi e a ogni diritto e sue pertinenze; con la nostra apostolica autorità a te conferiamo e riguardo a essi anche provvediamo, deliberando essere, nella misura in cui è, irrito e inane se capitasse la sventura che a quelli, con qualsivoglia autorità, coscientemente o per ignoranza, da parte di un qualche uomo si fosse attentato, (come) è fatto fino a questo momento, o per l’avvenire si attentasse, non costituendo ostacolo le qualsivoglia costituzioni apostoliche contrarie e del nostro predecessore, felice ricordo, Bonifacio P. Papa VIII; o se alcuni su tali provvisioni che essi stessi devono fare o sui benefici di tal fatta o su altri benefici ecclesiastici, in quelle parti abbiano impetrato le speciali o generali lettere della Santa Sede o dei suoi legati, anche se per mezzo di esse si sia pervenuti alla inibizione, riserva e decreto, o altrimenti in qualsivoglia modo; a tutti questi vogliamo che tu sia anteposto nella acquisizione dei benefici predetti, ma senza per questo arrecar a essi pregiudizio alcuno per quel che riguarda l’acquisizione di altri benefici; o se ai Venerabili nostri Fratelli Vescovi di Gerace e di Ostuni, o a chiunque altro, insieme o separatamente, dalla medesima Sede sia stato concesso di (non) essere per nulla tenuti alla ricezione o alla provvisione di qualche cosa, e a ciò non possano essere costretti; e che in merito ai benefici ecclesiastici di tal natura o di altra, congiuntamente o separatamente spettanti, che non valga per nessuno che si provveda alla loro collazione, provvisione, presentazione o a qualsivoglia altra disposizione tramite lettera apostolica che non fa piena ed espressa menzione, parola per parola, di tale concessione. Perciò che non sia assolutamente permesso a nessuno degli uomini di stracciare questo scritto della nostra assoluzione, collazione, provvisione, decreto e volontà o a essa opporsi con ardimento temerario; se qualcuno poi penserà di attentare a questo, imparerà a conoscere cosa vuol dire l’essere incorso nell’indignazione dell’Onnipotente Dio, e dei suoi beati apostoli, Pietro e Paolo. Dato in Roma presso la Chiesa di Santa Maria Maggiore, il 1751° anno dell’Incarnazione del Signore, il 31 gennaio, il 12° anno del Pontificato. Luogo del sigillo di piombo – Benedetto, Vescovo, Servo dei Servi di Dio, ai diletti figli, Maestro Giacinto Sen[.?.], referendario di entrambe le segnature, e ai Vicari Generali dei Venerabili nostri fratelli, rispettivamente, Vescovi di Gerace e di Ostuni, nelle cose spirituali. Salute e Apostolica benedizione. Oggi, al diletto figlio Nicola Tesoriere, presbitero sempre caro nella Chiesa parrocchiale o nell’altra Chiesa di Santa Maria o dell’altro Santo della Diocesi di Gerace; Dottore in entrambe le leggi: (La chiesa dedicata) a, o sotto (il titolo di), Santa Maria di Porto Lachio (Siracusa); (la chiesa dedicata) a, o sotto (il titolo di), San Lorenzo e Santa Lucia nel luogo del medesimo San Lorenzo o dell’altro Santo della Città di Ostuni; - benefici ecclesiastici sempre semplici non richiedenti la residenza personale; - (la chiesa dedicata) a, o sotto (il titolo di), Santa Maria di Belvedere, denominate rispettivamente, altari o, rispettivamente, sotto le invocazioni, nel luogo della medesima Santa Maria o dell’altro Santo della Terra di Carovigno della Diocesi di Ostuni, parrocchiali o altre, rispettivamente, ecclesiastiche; senza dubbio allora nel rilevato modo vacanti e, in passato, riservate all’apostolica disposizione insieme con quei frutti, rispettivamente, annessi, e

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con tutti i suoi diritti e pertinenze, con apostolica autorità abbiamo conferito e in merito a esse abbiamo provveduto nella misura in cui nella nostra lettera, quindi portata a termine, più ampiamente si comprende. Di conseguenza alla vostra discrezione, per mezzo dell’apostolica lettera, ordiniamo nella misura in cui voi, o due o uno di voi, se e dopo che detta lettera (apostolica) a voi sarà stata presentata, per mezzo di voi o di un altro o di altri, con la nostra autorità, immettiate il medesimo Nicola o il suo procuratore in suo nome nel corporale possesso dei suddetti benefici, annessi, diritti e pertinenze predette, e difendiate l’immesso nel possesso, rimosso qualsivoglia detentore dai medesimi, e facendo che il medesimo Nicola o per esso il procuratore predetto venga ammesso, come è usanza, a tali benefici in ogni luogo, e per quanto attiene ai loro, e dei medesimi annessi, frutti, redditi, proventi, diritti ed entrate, si risponda alle sue aspettative con molta onestà, reprimendo con la nostra autorità coloro che si oppongono interponendo appello, non costituendo ostacolo tutte quelle cose che in detta lettera vogliamo che non siano di ostacolo o se ai venerabili fratelli Vescovi di Gerace e di Ostuni o a chiunque altro, congiuntamente o separatamente, dalla Sede apostolica sia stato concesso che non possono essere interdetti, sospesi o scomunicati per lettera apostolica che non fa piena ed espressa menzione parola per parola di tale concessione. Dato in Roma presso Santa Maria Maggiore l’anno dell’Incarnazione del Signore, 1751, 31 Gennaio, il 12° anno del nostro Pontificato, Luogo del sigillo plumbeo = C. Fattori = " Esaminate, appunto, queste lettere, eseguii il presente transunto (compendio, sintesi, sunto di uno scritto di notevole ampiezza) in modo da essere saldamente aderente a quelle (lettere) come ai suoi originali. Atto [anche a Roma] come sopra. Presenti Don

Francesco Pediconi e Giulio Piazzale, in qualità di testi. Concorda con l'originale. Giovanni Battista Riganti, Ufficiale deputato. Prodatario (Cardinale che presiedeva all'Ufficio della dataria apostolica nella Curia Romana, dataria: Ufficio della Curia Romana addetto anticamente alla datazione dei documenti pontifici)

Così è. Filippo Pinelli [.?.] = Fattori =

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- XC NAPOLI, 10 GIUGNO 1752 Parere espresso e dalla Curia del Cappellano Maggiore e dalla Real Camera di Santa Chiara sulla concessione del Regio Exequatur a 5 bolle pontificie inerenti al conferimento dei benefici vacanti per morte del beneficiato Mons. D. Nicolò di Simone. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXXIV, pp. 234236 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 267, 268, 269, 270 *** Copia etc. S.R.M. = Cinque Bolle sono state presentate in questa Curia per lo Regio Exequatur, colle quali si conferiscono alcuni Beneficij vacati per morte di Monsignor D. Nicolò di Simone à varij soggetti, e con varie clausole; La prima è spedita à favore di Serafino Cameretti, colla quale si commette al Referendario Simonetti, all’Archidiacono, ed al Vicario Generale di Venafra, che verificato il Patronato del Beneficio Ecclesiastico sotto il titolo di S. Croce delle Pagliare di Prata Diocesi di Alife de jure patronatus Laicorum, al quale era stato il detto Cameretti dalla mettà dè Padroni nominato, in nome della S. Sede conferito gli avessero tal Beneficio, che vacato era per morte di Monsignor D. Nicolò di Simone, derogando per tal’effetto all’altra mettà de Padroni non consenzienti: La seconda si è spedita à favore di D. Felice Sollazzo Castriota Arcivescovo di Tebe per la provvista, ò sia commenda del Monastero chiamato Badia di S. Maria in Fonec Laureato della Terra di Fiume freddo diocesi di Tropea, che dà D. Nicolò di Simone Vescovo di Marciano si possedeva in commenda ex concessione Apostolica, e per la morte del medesimo Simone commendatario sortita extra Romanam Curiam cessante tale commenda vacata era la detta Badia, che non ha cura, né convento, e molto meno è stato solito disporsene concistorialmente: La 3.a è spedita à favore di Nicola Tesoriero, nella quale si esprime, che avendosi dà gran tempo S.S.tà (Sua Santità) riservata la provista di tutti i Beneficij vacanti per morte di Notari Apostolici, poiché erano vacati alcuni per morte di Monsignore D. Nicolò di Simone sortita extrà Romanam Curiam, che nel mentre vivea, egli possedea, era Notaro Apostolico referendario dell’una, e l’altra Signatura, e votante della Signatura di Giustizia, S.S.tà (Sua Santità) per ciò gli conferisce al d:o Tesoriero; La 4.a è spedita a favore di Giuseppe Pitocco, nella quale si esprime anch’essere stato il Simone Notaro Apostolico referendario dell’una, e l’altra signatura, e votante della Signatura di Giustizia, e si aggiunge, che lo stesso fù anche Legionario della Congregazione della Disciplina; La 5.a, ed ultima è spedita à favore di Vincenzo dell’Aquila, in cui dopo essersi asserito, che da gran tempo si avea il Sommo Pontefice riservata la provista di tutti i Beneficij vacanti per morte dè referendarij della Signatura, si soggiunge; ch’essendo per morte di Monsignor di Simone sortita extrà Romanam Curiam,

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che nel mentre vivea, egli possedea, fù Referendario dell’una, e l’altra Signatura, e votante della Signatura di Giustizia vacati alcuni altri Beneficij S.S.tà per ciò gli conferisce al detto dell’Aquila colla dispensa di potergli ritenere assieme cogl’altri, che prima godea___ Avendo questa Curia riconosciuto tai [cioè: tali] Bolle non incontra difficoltà per le prime due, che s'interponga il Regio Exequatur. Circa poi le altre trè rimanenti Bolle, le prime due spedite à favore di Nicola Tesoriero, e di Giuseppe Pitocco contengono la causale di essere vacati i Beneficij per morte del riferito Monsignor di Simone che fu Notaro Apostolico; onde questa Curia è di sentimento niegarsi il Regio Exequatur perche tali proviste incontrano l’espressa ripugnanza del Real Dispaccio di V.M. dè 22 9mbre 1750, col quale si degnò comandare, che niegato si fosse il Regio Exequatur alle proviste de’ j Beneficij, e dignità in virtù della pretes’affezzione per i Privilegj de i Protonarj Apostolici. La quinta, ed ultima à favor di Vincenzo dell’Aquila contiene per causale, che S.S.tà provede j Beneficj al medesio dell’Aquila per essere stato Monsignor di Simone Referendario dell’una, e l’altra Signatura, e Votante della Signatura di giustitia, e perciò sente pure questa Curia doversi niegare il Regio Exequatur, perche si trova prescritto dà V.M. con Real Dispaccio de’ 31. Luglio 1751., che niegato si fosse il Regio Exequatur alle proviste della Corte di Roma, à motivo di vacanza per affezione in Curia: Para quietarse en adelante qual quier otra duda que pueda offrecerse. Il solo motivo di ragione, che potrebbe assistere alla Corte di Roma per la validità della provista dè Beneficij con dette 3. ultime Bolle, potrebbe essere, se seguita fosse la morte di Mons.r di Simone in mense reservato / giacchè dal tenore delle stesse Bolle si vede di essere morto extrà Romanam Curiam / ma à questa Curia non consta il tempo della morte del detto Simone, e non si legge in dette tre bolle essersi fatta la provista à tal motivo: Con che qualora la M.V. stimasse per lo riferito motivo, ò altri Sovrani riflessi doversi impartire il Regio Exequatur, potrebbe degnarsi ordinare alla Real Camera di S. Chiara, che non constando à questa Curia di essere morto il riferito Monsignor di Simone in mense non riservato, conceda il Regio Exequatur alle tre riferite Bolle di Nicola Tesoriero, Giuseppe Pitocco, e Vincenzo dell’Aquila colla condizione di doversi avere per non iscritte le parole indicanti affezzione, e doversi eseguire inviolabilmente i suddetti suoi Sovrani Reali Rescritti in data dè 22. 9mbre 1750., e 31. Luglio 1751. nello avvenire in tutti i loro casi. E questo è quanto occorre riferire à V. M. Da casa in Napoli à 12. Maggio 1752.= D: V.M. (Vostra Maestà) Umilissimo Vassallo e Cappellano Celestino Galiano Arcivescovo di Tessalonica = Onofrio Scassa = Francisco Albarelli = Die 29. Maij 1752. Neapoli Venerabilis Camera S. Clarae providet, decernit, atque mandat, quod exequatur servata forma relationis, scilicet demptis quibuscumque verbis denotantibus, provisionem factam esse ratione affectionis in Curia, et exceptis tamen pensionibus forsan impositis in beneficium exterorum = Castagnola = Andreassi = Gaeta = Athanasius = Coeteri Illustres Aularum Praefecti non interfuerunt Concordat cum suo originali, meliori revisione semper salva, et in fidem etc. Neapolis die 10 Mensis Iunij 1752. Ioannes Antonius Athanasius

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§*§*§*§*§ Copia ecc. Sua Reale Maestà, Sono state presentate in questa Curia per il Regio Exequatur n. 5 bolle con le quali si conferiscono a vari soggetti, e con varie clausole, alcuni benefici risultati vacanti in seguito alla morte del Monsignor Don Nicolò di Simone. La prima è espedita a favore di Serafino Cameretti, con la quale si delega il Referendario Simonetti, l’Arcidiacono e il Vicario Generale di Venafra a verificare il patronato del Beneficio Ecclesiastico intitolato a Santa Croce delle Pagliare di Prata, Diocesi di Alife, del diritto di patronato laico, al quale (beneficio) era stato designato il detto Cameretti dalla metà dei Patroni. In nome della Santa Sede gli era stato conferito tale beneficio risultato vacante per la morte di Monsignor Don Nicolò di Simone, in deroga, ai fini di cui trattasi, al titolo spettante alla metà dei Patroni dissenzienti. La seconda è espedita a favore di Don Felice Sollazzo Castriota, Arcivescovo di Tebe, per la provvista (dir.can.: provvisione, cioè atto con cui viene conferito un ufficio ecclesiastico), ovvero per la commenda (concessione dell’uso di un beneficio ecclesiastico vacante a un sacerdote o a un laico che non ne diveniva titolare pur conservandolo a vita / il beneficio stesso) del Monastero, detto Badia di Santa Maria di Fonte Laureato della Terra di Fiume Freddo, Diocesi di Tropea, che da Don Nicolò di Simone, Vescovo di Marciano, era posseduta come commenda per concessione apostolica, e per la morte dello stesso commendatario avvenuta fuori della Curia Romana, cessata la commenda, conseguentemente risultava vacante la Badia, la quale non ha né la cura delle anime né il convento, e molto meno se n’è solitamente disposto come beneficio concistoriale (beneficio ecclesiastico conferito in concistoro dal papa, e solo da lui suscettibile di cambiamenti o soppressione). La terza è espedita a favore di Nicola Tesoriero nella quale si dice che, avendo da tempo Sua Santità riservato a sé la provvista (cioè provvisione) di tutti i Benefici vacanti per morte di Notai Apostolici, poiché risultavano vacanti i Benefici per la morte di Monsignor Nicolò di Simone avvenuta fuori della Curia Romana, il quale, quando era in vita e possessore di detti benefici, era Notaio Apostolico, Referendario di Entrambe le Segnatura, e votante della Segnatura di Giustizia; Sua Santità perciò conferisce tale beneficio al detto Tesoriero. La quarta è espedita a favore di Giuseppe Pitocco, in quanto, è detto in essa, è stato Monsignor di Simone, Notaio Apostolico, Referendario di entrambe le Segnature, e votante della Segnatura della Giustizia, e in più Legionario della Congregazione della Disciplina. La quinta e ultima è espedita a favore di Vincenzo Dell’Aquila nella quale, dopo che si asserisce che da gran tempo il Sommo Pontefice aveva riservato a sé la provvista di tutti i Benefici vacanti per morte dei Referendari della Segnatura, si aggiunge che, stante la morte di Mons. di Simone avvenuta fuori della Curia Romana, il quale, mentre era in vita e in possesso di detto Beneficio, fu Referendario di Entrambe le Segnature e votante della Segnatura della Giustizia. Perciò, vacanti alcuni altri Benefici, Sua Santità conferisce al detto Dell’Aquila il beneficio si cui trattasi con la dispensa di poterli tenere insieme con gli altri che prima godeva. Ora, avendo questa Curia preso atto delle Bolle suddette, non incontra alcuna difficoltà per le prime due ai fini della concessione del Regio Exequatur (concessione con cui uno stato permetteva l’esecutività di atti ecclesiastici sul proprio territorio). Per quanto attiene, invece, alle 3 Bolle restanti, le prime due espedite a favore di Nicola Tesoriero e Giuseppe Pitocco, contengono la causale che i Benefici risultano vacanti per la morte del citato Mons. di Simone che fu Notaio

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Apostolico. Per cui questa Curia è del parere che si debba negare il Regio Exequatur poiché la concessione confligge con il disposto di cui al Real Dispaccio di V.M. del 22 novembre 1750 col quale V.M. si degnò di comandare che fosse negato il Regio Exequatur alle provviste dei Benefici e dignità, in virtù della pretesa affezione per i privilegi dei Protonotari Apostolici (in altre parole: dovevasi negare il Regio Exequatur in esecuzione del Reale Dispaccio vietante il motivo dell’affezione.)

La quinta e ultima a favore di Vincenzo dell’Aquila contiene la causale che S. Santità assegni i Benefici al Dell’Aquila medesimo, in quanto Mons. di Simone è stato Referendario di entrambe le Segnature e Votante della Segnatura della Giustizia. Nondimeno questa Curia è del parere che si debba negare il Regio Exequatur perché così prescritto da V.M. con il Real Dispaccio del 31 luglio 1751, vietante, appunto, il motivo dell’affezione (benevolenza, predilezione) in Curia: Al fine di tranquillizzarsi, d’ora in avanti qualsiasi altro dubbio che può presentarsi ….. L’unico motivo ragionevole che potrebbe soccorrere la Corte di Roma per quanto concerne la validità della provvista relativa ai Benefici connessi con le ultime 3 Bolle, sarebbe questo, che la morte di Monsignore di Simone fosse avvenuta in mese riservato - dato che dal tenore delle bolle si evince che egli sia morto fuori della Curia Romana -, tuttavia a questa Curia non consta quando effettivamente Mons. di Simone sia morto, e né si legge nelle dette 3 Bolle che la provvista sia stata disposta per questo motivo. Tuttavia, qualora la M.V. stimasse per il detto motivo o per altre reali riflessioni che si dovesse apporre il visto di esecutività (cioè il Regio Exequatur), potrebbe degnarsi di ordinare alla Reale Camera di Santa Chiara che, dal momento che non risulta a questa Curia che il citato Mons. di Simone sia morto in un mese non riservato, conceda il Regio Exequatur alle 3 Bolle, e cioè a quella di Nicola Tesoriero, di Giuseppe Pitocco e di Vincenzo Dell’Aquila con la condizione che si devono osservare in modo inviolabile i Sovrani Reali Rescritti del 22 novembre 1750 e 31 luglio 1751, in avvenire e in tutti i loro casi. E questo è quanto occorre riferire a V.M. Da Napoli, 12 maggio 1752. Di Vostra Maestà Umilissimo Vassallo e Cappellano, Celestino Galiano, Arcivescovo di Tessalonica - Onofrio Scassa - Francesco Albarelli Il giorno 29 maggio 1752, in Napoli. La Venerabile Camera di Santa Chiara provvede, decide e specifica che esegua (cioè che si conceda il Regio Exequatur), osservato il tenore della relazione, ben inteso, dopo aver eliminato qualunque parola denotante che la provvisione è fatta per la ragione dell’affezione in Curia (per riserva personale del pontefice), e nondimeno dopo aver escluso le pensioni probabilmente imposte a beneficio di estranei. Costagnola, Andreassi, Gaeta, Attanasio. Gli altri illustri Prefetti delle Aule non intervennero. Fatta la collazione, concorda col suo originale, nella migliore revisione, sempre salva ecc. e in fede. Napoli, 10 giugno 1752 - Giovanni Antonio Attanasio <<Celestino Galiano - San Giovanni Rotondo, 27 ottobre 1681 - Napoli, 26 luglio 1753 -, entrò giovanissimo nei celestini. Docente di storia ecclesiastica alla Sapienza di Roma. Dopo alcuni anni venne nominato Primo Cappellano, Prefetto agli Studi e Consigliere dell'Ordine di san Carlo. Svolse il ruolo di mediatore tra papa Benedetto XIII e l'Imperatore Carlo VI e tra Papa Clemente XII e il Re di Napoli. Il 30 aprile 1731 fu nominato arcivescovo di Taranto. L'anno successivo lasciò la diocesi tarantina e fu arcivescovo titolare di Tessalonica fino alla morte, avvenuta nel 1753. //it.wikipedia.org >> <<Real Camera di Santa Chiara, organo del Regno di Napoli nel periodo borbonico, con funzioni giurisdizionali e consultive, incaricato di conservare gli atti della Cancelleria del Regno in sostituzione del Consiglio Collaterale, di estrazione vicereale. La Real Camera fu istituita con una prammatica sanzione di Carlo di Borbone, datata 8 giugno 1735, quando il sovrano era da pochissimo salito al trono ed era intenzionato ad istituire un governo giusto, forte, uniforme e tranquillo, duraturo e incorruttibile. Gli uffici che componevano l'organo erano: la Cancelleria, il Consiglio e la Segreteria, oltre al Tribunale". ... La Real Camera deliberava su questioni di natura ecclesiastica e laica, relativi ai benefici, ai regi patronati e alle libere collazioni. ... //it.wikipedia.org>>

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- XCI OSTUNI, 11 LUGLIO 1752 D. Nicolò Tesoriero fa presente alla Curia di Ostuni di avere le Bolle pontificie di nomina a Beneficiato dei 3 benefici vacanti (Ostuni e Carovigno) e chiede di essere immesso nel possesso per il tramite del suo procuratore. Ediz.: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXXV, pp. 236-237 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 253 *** Ostuni, 1752 luglio 11. Reverendo Signore, D. Nicolò Tesoriero della Città di Strongoli espone a V.S. Reverendissima, come dalla Santità di Nostro Signore Benedetto XIV: hà ottenute Bolle Apostoliche, con le quali sotto la data di pridie Kalendas Februarij del corrente anno li sono stati conferiti il Beneficio di S.a Maria di Belvedere, sito nella Terra di Carovigno Diocesi di questa Città d’Ostuni, come pure li sono stati conferiti li Benefici, e chiese di S. Lorenzo, e S.ta Lucia, siti nel territorio di questa Città d’Ostuni, come apparisce da originale transunto, che presenta cum potestate relaxandi copiam, che però supplica V.S. Reverendissima degnarsi, verificato l’esposto, immetterlo nel possesso di detti Beneficij per la persona del R. D. Giuseppe Capriglia suo Procuratore, e l’avrà a gratia ut Deus. Reverendissimus Vicarius Generalis Ostunensis Apostolicus Delegatus viso supradicto supplici libello, ac literis apostolicis Romae expeditis apud S.a Maria Maiorem anno incarnationis Dominicae 1752 pridie Kalendas februarij in transumpto legali exibitis mandavit, prout etc. quod de contentis in eis capiatur Summaria informatio ad finem etc. Ita est etc. Datum Ostunei ex Curia Episcopali die undecima mensis Iulij 1752. - Horatius Canonicus Theologus Cellie Vicarius Generalis et Delegatus Apostolicus. Canonicus Farina Cancellarius §*§*§*§*§ Reverendo Signore, Don Nicolò Tesoriero della città di Strongoli rappresenta a V.S. Reverendissima che ha ottenuto dalla Santità di Nostro Signore Benedetto XIV le bolle con le quali, il 31 gennaio del corrente anno, gli sono stati conferiti il Beneficio di Santa Maria di Belvedere, sito nella Terra di Carovigno (Diocesi di Ostuni), e anche i Benefici e Chiese di San Lorenzo e di Santa Lucia, siti nel territorio di questa Città di Ostuni. Il che emerge dall’originale transunto che presenta con la potestà di rilasciarne copia. E al contempo, però, supplica V.S. Reverendissima di degnarsi, verificato l’esposto, di immetterlo nel possesso di detto beneficio per il tramite della persona del reverendo Don Giuseppe Capriglia, suo procuratore, e che conseguirà (tale possesso) senza alcun onere. Il Reverendissimo Vicario Generale di Ostuni, in qualità di Delegato Apostolico, visti il suddetto supplice libello (domanda giudiziaria scritta) e la lettera apostolica, espedita in Roma, presso la Chiesa di Santa Maria Maggiore, il 31 gennaio 1752 dall’anno dell’Incarnazione del Signore, esibita in transunto legale, ordinò, nella misura in cui ordina ecc., che da quanto in essi contenuto si ricavi una informazione limitata agli aspetti essenziali al fine ecc. Dato in Ostuni, presso la Curia Vescovile, il giorno 11 luglio 1752. Orazio Cellie, Canonico Teologo, Vicario Generale e Delegato Apostolico. Canonico Farina, Cancelliere

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- XCII OSTUNI, 13 LUGLIO 1752 Articolato presentato presso la Curia di Ostuni dal procuratore Don G. Capriglia a nome del suo principale, D. Nicola Lotesoriere, in relazione alla causa per l'investitura del Beneficio di Belvedere. Seguono le testimonianze rese in Curia sul detto articolato. Ediz.: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXVIII, pp. 226-227 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 271 *** Articulos infrascriptos dat, exhibet, atque producit Sacerdos D. Joseph Capriglia de Ostuneo in hac Curia Episcopali delegato Apostolico uti Procurator D. Nicolai Lotesoriero prò verificatione expositorum SS.mo Domino Nostro ut infra. Primum intende, e vuol provare, come il fù Mons.r D. Nicolò di Simone possedeva pacificamente nel territorio di questa città d’Ostuni due Beneficij colle di loro Chiese, cioè una sotto il titolo di S.a Lucia, e l’altra sotto il titolo di S. Lorenzo; come anche possedeva il Beneficio sotto il titolo di S.a Maria di Belvedere con sua Chiesa sita nel territorio di Carovigno quod est verum, testibus etc. 2.o Intende provare, come essendo passato a miglior vita il suddetto D. Nicolò di Simone sono vacati li suddetti trè Beneficij colle di loro respettivè Chiese, quod est verum, testibus etc. 3.o Vuol provare, come li suddetti trè beneficj computato l’anno fertile coll’infertile, e dedotti j pesi rendono ogn’anno docati quaranta di oro di Camera, quod est verum, testibus, et non passano il valore suddettto quod (est verum, etc.) 4.o Vuol provare, come detto D. Nicolò Tesoriero suo Principale è abile et idoneo a poter consequire detti beneficj, tanto più che si ritrova di anni cinquanta uno, ed è aggiutante di studio di Claudio Francesco De Canilliae Auditore di Rota, e da anni venti cinque in circa si ritrova presente in Roma, quod est verum, testibus, et patet ex eisdem Bullis. §*§*§*§*§ Il Sacerdote D. Giuseppe Capriglia di Ostuni, in questa Curia Vescovile, in qualità di procuratore di Don Nicola Lotesoriere, dà, esibisce e produce al delegato apostolico gli infrascritti articoli per la verifica di quanto esposto a cura del S.mo Signore Nostro, come di seguito: Anzitutto intende e vuol provare come il defunto Monsignor D. Nicolò di Simone possedeva pacificamente nel territorio di questa città di Ostuni, due benefici insieme con le loro chiese, cioè: una intitolata a Santa Lucia, l’altra a San Lorenzo, come anche possedeva il Beneficio intitolato a Santa Maria di Belvedere insieme con la sua Chiesa, sita in territorio di Carovigno. Il che è vero, con testi ecc. Intende provare come, a causa della morte del nominato Don Nicolò di Si

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mone, sono risultati vacanti i suddetti 3 benefici, insieme con le loro rispettive chiese. Il che è vero, con testi ecc. Vuol provare come i suddetti 3 benefici, computato l’anno produttivo con quello improduttivo e dedotti gli oneri, rendono ogni anno 40 ducati d’oro della Camera. Il che è vero, e comprovato da testi, e non superano il suddetto valore, il che corrisponde a verità ecc. Vuol provare come tale Don Nicolò Tesoriero, suo principale, è abile e idoneo a poter conseguire tali benefici, anche perché ha 51 anni ed è aiutante di studio di Claudio Francesco De Caniglia, Auditore di Rota, e da circa 25 anni risiede a Roma. Il che è vero, comprovato da testi, e appare manifesto in base alle medesime bolle. *** Ediz.: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXXII, pp. 232-233 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 273, 274 Die decima tertia mensis Iulij 1752 = Ostunei in Curia Episcopali, et coram Reverendo Domino Vicario Generali eiusdem apostolico delegato. Examinatus fuit R. D. Julius Cesar Mancini Sacerdos Cathedralis Ecclesiae Ostunensis aetatis suae annorum quadraginta duorum ut dixit testis summarie productus etc. cui delato iuramento veritatis dicendae prout tactis scripturis iuravit etc. et pro Reverendissimo Domino fuit. Interrogatus super primo articulo dixit è vero che Monsignor de Simone possedeva in questa Città due beneficj, uno sotto il titolo di S. Lorenzo, e l’altro sotto il titolo di S. Lucia, come anche possedeva il beneficio sotto il titolo di S. Maria di Belvedere sito nella Terra di Carovigno. Super 2° articulo dixit seppi mesi addietro che detto Mons. Simone era morto nella città di Napoli, e perciò restarono vacanti, come vacano presentemente li suddetti trè beneficj. Super 3° articulo dixit io sò molto bene, che li beneficj sudetti di S. Lucia, e S. Lorenzo sono stati affittati per molti e molti anni per lo annuo affitto di docati venti sei, ed il beneficio di S. Maria di Belvedere è stato affittato per ducati sessantadue l’anno, quali due partite unite fanno la somma di docati ottanta otto, quali docati ottanta otto non arrivano a fare la somma di scudi quaranta d’oro di Camera, e perciò li beneficj suddetti non rendono, ne eccedono la rendita annuale di scudi quaranta d’oro di Camera. Super 4° articulo dixit supposto che D. Nicolò Tesoriero nella Città di Strongoli sia Ajutante di studio d’un Auditore di Roma, senza dubbio è abilissimo a poter possedere li suddetti beneficj. Interrogatus de causa scientiae dixit jure predicto in modum ut supra. Interrogatus de contestibus dixit di quanto io hò deposto, ne può deponere il R. Canonico D. Domenico Giannino quibus habitis. Eodem retroscripto die, ibidem et coram eodemque etc. Examinatus fuit R. Canonicus D. Dominicus Giannini Terrae S. Cathaerinae Squillacensis dioecesis aetatis suae annorum quadraginta quinque testis summarie productus, cui delato juramento veritatis dicendae prout tactis scripturis iuravit, et pro Reverendissimum Dominum fuit. Interrogatus super primo articulo dixit Hò inteso Mons. D. Nicolò de Si-

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mone possedea in questa Città li beneficj di S. Lorenzo, e S. Lucia e nel teritorio di Carovigno possedeva il beneficio sotto il titolo di S.a Maria di Belvedere. Super 2° articulo dixit alcuni mesi adietro intesi pubblicamente per questa Città che detto D. Nicolò de Simone era morto nella Città di Napoli, e perciò li beneficj sudetti sono restati vacanti. Super 3° articulo dixit per questa ho inteso il beneficio di S.a Maria di Belvedere di Carovigno si ritrova affittato per docati sessantadue l’anno e quelli di S. Lucia, e S. Lorenzo si trovano affittati per docati venti sei, che in uno fanno la somma di docati ottanta otto, che perciò non eccedono la somma di docati quaranta d’oro di Camera. Super 4° dixit supposto che detto D. Nicolò Tesoriero sia Aggiutante di studi d’un Auditore della Sacra Rota di Roma, lo stimo abbilissimo a poter conseguire detti beneficj. Interrogatus de causa scientiae dixit ut supra. Interrogatus de contestibus dixit di quanto io hò deposto, nè può deponere il R. D. Giulio Cesare Mancino, et altri etc. Quibus habitis etc. Io D. Dominico Antonio Canonico Giannini hò deposto come sopra etc. Canonicus Farina Cancellarius §*§*§*§*§ Il 13 luglio 1751, presso la Curia Vescovile di Ostuni e alla presenza del Molto Reverendo Vicario Generale, delegato apostolico della stessa, fu esaminato il Reverendo Don Giulio Cesare Mancini, Sacerdote della Chiesa Cattedrale di Ostuni, di anni 42 come egli disse, fatto comparire al cospetto del Molto Reverendo Signore come teste in modo sommario (dir., di procedimento, svolto con rito abbreviato e in modo non ordinario), il quale, sottoposto al giuramento di dire la verità, ponendo la mano sulle sacre scritture, giurò. Interrogato sul Primo Articolo, disse: È vero che Mons. de Simone possedeva in questa Città due benefici, intitolati, rispettivamente, a San Lorenzo e a Santa Lucia, e parimenti possedeva il beneficio intitolato a Santa Maria di Belvedere, sito nella Terra di Carovigno. Sul Secondo Articolo disse: Seppi, mesi addietro, che il citato Mons. de Simone era morto nella Città di Napoli. Per cui restarono vacanti, come sono attualmente vacanti, i 3 benefici suddetti. Sul Terzo Articolo disse: So molto bene che i benefici di Santa Lucia e di San Lorenzo sono stati affittati per moltissimi anni con un canone annuo di 26 ducati; il beneficio di Santa Maria di Belvedere, invece, con un canone annuo di 62 ducati. Le due quantità, cumulate, raggiungono la cifra di 88 ducati, che non raggiungono la somma di 40 scudi d’oro di Camera. Perciò i 3 benefici suddetti non rendono né superano la rendita annuale di 40 scudi d’oro di Camera. Sul Quarto Articolo disse: Posto che detto Nicolò Tesoriere sia nella Città di Strongoli aiutante di studio di un uditore di Roma (titolo di prelati con funzioni giudiziarie all'interno di organismi della Chiesa: uditore del tribunale ecclesiastico, della Sacra Rota, della Segnatura), senza dubbio è abilissimo a poter condurre (amministrare, dirigere, gestire) i benefici di cui trattasi. Interrogato in ordine al perché e percome di tale sua conoscenza, disse secondo il diritto predetto nel modo di cui sopra. Interrogato in ordine ai contesti (contestimoni, testimoni insieme ad altri), disse: su quanto ho deposto, può altresì deporre il Reverendo Don Domenico Giannino. Acquisite queste testimonianze ecc.

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Il medesimo giorno retroscritto, ivi e davanti al medesimo ecc. Fu esaminato il Reverendo Canonico Don Domenico Giannini della Terra di Santa Caterina, Diocesi di Squillace, di anni 45, fatto comparire presentato come teste in modo sommario, il quale, sottoposto al giuramento di dire la verità, ponendo le mani sulle sacre scritture, giurò, ecc. Interrogato sul Primo Articolo disse: Ho inteso che Monsignor Don Nicolò de Simone possedeva in questa città i benefici di San Lorenzo e di Santa Lucia, e, nel territorio di Carovigno, il Beneficio intitolato a Santa Maria di Belvedere. Sul Secondo Articolo disse: Alcuni mesi addietro, intesi pubblicamente, in questa città, che Don Nicolò de Simone era morto nella Città di Napoli, e perciò i 3 benefici sono risultati vacanti. Sul Terzo Articolo disse: Ho sentito che il Beneficio di Santa Maria di Belvedere di Carovigno è stato affittato per 62 ducati l’anno, e quelli di Santa Lucia e di San Lorenzo, per ducati 26 l’anno, e che addizionati quantificano la somma di 88 ducati, che non superano la somma di 40 ducati d’oro di Camera. Sul Quarto Articolo disse: Posto che detto Don Nicola Tesoriere sia aiutante di studio di un uditore della Sacra Rota di Roma, giudico che possa essere assai abile a condurre detti benefici. Interrogato in ordine al perché e percome di tale sua conoscenza, disse: come sopra. Interrogato riguardo ai contesti, disse: Quanto io ho deposto, lo può deporre il Reverendo Don Giulio Cesare Mancino e altri. Acquisite queste testimonianze ecc. Io D. Domenico Antonio Canonico Giannini ho deposto come sopra. Canonico Farina, Cancelliere

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- XCIII ROMA, 2 FEBBRAIO 1752 OSTUNI, 13 LUGLIO 1752 Lettera apostolica con la quale il Vicario Generale di Ostuni stabilisce di conferire i Benefici di San Lorenzo e Santa Lucia, in territorio di Ostuni, e di Santa Maria di Belvedere, in territorio di Carovigno, a Don Nicola Tesoriero di Strongoli (Provincia di Crotone, Calabria). E altresì di immettere lo stesso, o il suo procuratore, nel reale possesso dei Benefici suddetti. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXXIII, pp. 233234 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 275, 276 *** Abbas D. Horatius Cellie U.I. et S. Theologiae doctor (Utriusque Iuris et Sacrae Theologiae doctor) Canonicus et Thesaurarius Cathedralis Ecclesiae Ostunensis Illustrissimi et Reverendissimi Domini Francisci Antonij Scoppa Episcopi dictae Civitatis in spiritualibus et temporalibus Vicarius Generalis et ad infrascripta Apostolicus delegatus. Visis Apostolicis literis Romae speditis in forma transunti apud Sanctam Mariam Maiorem anno Incarnationis Dominicae millesimo septingentesimo quinquagesimo secundo pridie Kalendas Februarij Pontificatus autem SS.mi in Christo Patris, et Domini Nostri Domini Benedicti P.P. XIV: anno eius duodecimo. Nobis directis, et prò executione praesentatis per Reverendum Dominum Josephum Capriglia Civitatis Ostunei Procuratorem Reverendi Domini Nicolai Tesoriero Civitatis Strongoli provisum Apostolicum [In realtà: provisi apostolici] de beneficijs S. Laurentij, et S.ae Luciae sitis in territorio huius Civitatis Ostunei et de beneficio sub titulo S.ae Mariae de Belvedere sito in territorio Terrae Carovinei Nostrae Ostunensis dioecesis vacantibus per obitum quondam Illustrissimi D. Nicolai de Simone extrà Romanam Curiam defuncti. Visis etiam alijs videndis, et consideratis considerandis, Nos Horatius Cellie, Cathedralis Ecclesiae praedictae Canonicus Thesaurarius, et supradicti Illustrissimi et Reverendissimi Domini Episcopi in spiritualibus, et temporalibus Generalis Vicarius Apostolicus executor, dicimus, decernimus, et providemus praefata beneficia sub titulo S. Laurentij, et S. Luciae, S.ae Mariae de Belvedere vacantia per obitum supradicti Illustrissimi Domini Nicolai de Simone, cum omnibus eorum iuribus, et pertinentijs, fore et esse conferenda, et assignanda prout conferimus et assignamus supradicto R. D. Nicolao Tesoriero Civitatis Strongulae Apostolico proviso, eundemque propterea sive supradictum R. D. Josephum Capriglia suum Procuratorem admittendum fore, et esse in veram, realem, actualem, et corporalem possessionem praedictorum beneficiorum cum omnibus eorum iuribus, honoribus, et oneribus annexis, et connexis, servata in omnibus forma literarum Apostolicarum praedicta, per R. Canonicum Vincentium Farina Curiae Nostrum Cancellarium, et Apostolicum Notarium immitti decernimus, et mandamus, amoto ad ipsis quolibet illicito detentore, contradictores, vero per censuras Ecclesiasticas, compellandos etc et ita etc omni etc. Datum Ostunei ex Curia Episcopali die decima tertia mensis julij 1752:

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Horatius Canonicus Thesaurarius Cellie Vicarius Generalis et Delegatus Apostolicus Canonicus Farina Cancellarius. §*§*§*§*§ L’Abate Don Orazio Cellie, Dottore in Sacra Teologia e in entrambe le leggi (canonica e civile), Canonico e Tesoriere della Chiesa Cattedrale di Ostuni, dell’Illustrissimo e Reverendissimo Don Francesco Antonio Scoppa, Vescovo della Città (di Ostuni), nelle cose spirituali e temporali, Vicario Generale e, in merito a quanto infrascritto, Delegato Apostolico. Vista la lettera apostolica espedita in Roma sotto forma di transunto (compendio, sintesi, sunto di un documento, discorso o scritto di notevole ampiezza) presso la Chiesa di Santa

Maria Maggiore, il 31 gennaio 1752 dall’anno dell’Incarnazione del Signore, il 12° anno del Pontificato del Santissimo, in Cristo, Padre e Nostro Signore, Signore Pontefice Papa Benedetto XIV; a noi diretta e presentata dal Reverendo Don Giuseppe Capriglia della Città di Ostuni, procuratore del Reverendo Don Nicola Tesoriero della Città di Strongoli (Comune in provincia di Crotone), per l’esecuzione del provvedimento apostolico concernente i benefici intitolati a San Lorenzo e Santa Lucia, siti nella città di Ostuni, e il Beneficio intitolato a Santa Maria di Belvedere, sito nel territorio della Terra di Carovigno della nostra diocesi di Ostuni, vacanti per la morte del fu Illustrissimo Don Nicola de Simone, fuori della Curia Romana, defunto. Visti anche le altre cose da vedersi, e considerate le cose da considerarsi, Noi, Orazio Cellie, Canonico Tesoriere della Chiesa Cattedrale predetta e del suddetto Illustrissimo e Reverendissimo Signor Vescovo, nelle cose spirituali e temporali, Vicario Generale, Apostolico esecutore, diciamo, decidiamo e provvediamo che i predetti benefici intitolati a San Lorenzo, Santa Lucia e a Santa Maria di Belvedere, vacanti per la morte del citato Illustrissimo Signore Nicolò de Simone, con tutti i loro diritti e pertinenze, saranno e sono da conferirsi e assegnarsi nella misura in cui conferiamo e assegniamo al suddetto Reverendo Don Nicola Tesoriero della Città di Strongoli, mediante l’apostolica provvisione, e che lo stesso per questo motivo o il suddetto Reverendo Signore Giuseppe Capriglia, suo procuratore, sarà ed è da immettersi nella vera, reale, attuale e corporale possessione dei predetti benefici con tutti i loro diritti, onori, oneri, annessi e connessi, in tutti osservata la predetta forma della lettera apostolica. Per mezzo del Reverendo Canonico Vincenzo Farina della Curia nostro Cancelliere e Notaio Apostolico, decretiamo che sia immesso (nel possesso reale ecc.), e ordiniamo che, rimosso qualsivoglia illecito detentore dagli stessi (benefici), reprimendo allo stesso tempo gli oppositori con le censure ecclesiastiche, ecc. così ecc. in ogni (miglior modo) ecc. Dato in Ostuni, presso la Curia Vescovile, il 13 luglio 1752. Orazio Cellie, Canonico Tesoriere, Vicario Generale e delegato apostolico. Canonico Farina cancelliere.

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- XCIV OSTUNI, 14 LUGLIO 1752 Atti della Curia di Ostuni afferenti all'investitura del procuratore Capriglia, e sua immissione nel possesso dei 3 benefici vacanti, in nome e per conto del beneficiato Tesoriere. Ediz.: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXXVI, pp. 237-239 Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 277, 278 *** In Nomine Domini Nostri Iesu Christi Amen. Presenti publico instrumento cunctis ubique pateat evidenter et notum sit, qualiter anno à nativitate eiusdem Millesimo septingentesimo quinquagesimo secundo, Indictione decima quinta, die vero decima quarta mensis Iulij; In Civitate Ostunei etc. Pontificatus autem SS.mi in Christo Patris, et Domini Nostri Domini Benedicti Divina Providentia Papae XIV: anno eius duodecimo feliciter amen. Ad instantiam, et requisitionem nobis Canonico D. Vincentio Farina de Ostuneo Apostolica auctoritate Notario, àc Curiae Episcopalis Civitatis praedictae Ordinario Cancellario, àc Reverendissimo Domino U.I. (utriusque iuris) et Sacrae Theologiae Doctore Abbate Horatio Cellie Generali Vicario eiusdem specialiter delegato perfactam per R. D. Josephum Capriglia Procuratorem Reverendi D. Nicolai Tesoriero Civitatis Strongoli provisi Apostolici de Beneficijs Ecclesiasticis sub titulo S. Laurentij, et S.ae Luciae sitis in territorio huius praedictae Civitatis Ostunei, àc de Beneficio Ecclesiastico sub titulo S.ae Mariae de Belvedere sito in territorio Terrae Carovinei Ostunensis Dioecesis, vacantibus per obitum quondam Ill.mi Domini D. Nicolai de Simone extrà Romanam Curiam defuncti, vigore Bullarum Apostolicarum Romae expeditarum apud Sanctam Mariam Maiorem sub datum pridie Kalendas Februarij currentis anni 1752; eidem R.mo Domino Generali Vicario Ostunensi pro exequutione directarum etc. facto accessu ad praedictam Terram Carovinei, et propriè ad Ecclesiam sub titulo S.ae Mariae de Belvedere, distantem duo milliaria à Terra praedicta versus orientem et una nobiscum R.R.D. Francisco Prima, et D. Francisco de Adamo testibus terrae praedictae rogatis etc., et cum ibidem essemus, vigore praedictarum Bullarum, àc exequutionis decreto per eundem Reverendissimum Dominum Generalem Vicarium expedito heri die decima tertia dicti mensis, posui et immisi supradictum R. D. Josephum Capriglia Procuratorem R. D. Nicolai Tesoriero praedictae Civitatis Strongoli in veram, realem, corporalem, et actualem possessionem, Ecclesiae praedictae àc eius bonorum, mappas, et candelabra Altaris Maioris accomodando, ianuam Ecclesiae praedictae aperiendo, et claudendo pacificè, et quiete, àc nemine penitus contradicente etc. quibus peractis, non divertendo ad alios extraneos actus, sed actum possessionis praedictae continuando etc. accessimus ad Civitatem Ostunei, et propriè, ad Ecclesiam S. Laurentij, sita extra moenia Civitatis antedictae, et per unum milliare, ab ea distante, ibique vigore praedictarum litterarum Apostolicarum, àc praedicto exequutionis decreto, àc coram R.R.D. Orontio Trombacca et D. Orontio Marseglia de Ostuneo testibus rogatis etc. posui, et immisi praedictum R. D. Josephum Capriglia, ut supra Procuratorem dicti D. Nicolai Tesoriere, in veram, realem,

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actualem, et corporalem possessionem Ecclesiae praedictae S. Laurentij, et bonorum eius, mappas, et candelabra accomodando altarium praedictae Ecclesiae, àc ianuas eiusdem claudendo, et aperiendo, pacifice, et quiete, àc nemine contradicente etc. et continuando actum possessionis praedictae, et non divertendo ad alios extraneos actus, accessimus ad Ecclesiam S.ae Luciae, sitam duo milliaria extra moenia Civitatis praedictae, ibiqe etiam coram eisdem testibus, posui, et immisi dictum R. D. Josephum Capriglia, ut supra procuratorem in veram, realem actualem, et corporalem possessionem Ecclesiae praedictae et bonorum eius, mappas, et candelabra altaris accomodando, et ianuam praedictae Ecclesiae aperiendo, et claudendo, quae omnia denotant actus verae, pacificae et quietae possessionis dictarum ecclesiarum et bonorum earumdem, pacificè, et quietè, àc nemine poenitus contradicente etc. De quibus omnibus sic peractis requisitus fui ego Canonicus Vincentius Farina de Ostuneo dictae Curiae Episcopalis Ordinarius Cancellarius, et Apostolicus Notarius à praedicto R. D. Josepho Capriglia, ut supra Procuratore, ut de praedictis unum vel plura conficere deberem instrumentum, seu instrumenta, ideoque praesentibus testibus praedictis praesens publicum confeci instrumentum etc. Acta Beneficiorum S.ae Mariae de Belvedere, S. Laurentij et S.ae Luciae, et acta Possessionis eorundem favore D. Nicolai Tesoriero. §*§*§*§*§ Nel Nome del Nostro Signore Gesù Cristo, Amen Con il presente atto pubblico sia chiaro a tutti, con evidenza e in ogni luogo, e sia noto come, l’anno 1752 dalla natività, XV anno indizionale, proprio il giorno 14 del mese di luglio, nella Città di Ostuni ecc., il XII anno del Pontificato del Santissimo, in Cristo, Padre e Signore Nostro Signore Benedetto, per Divina Provvidenza, Papa XVI. Felicemente, Amen. A istanza e a richiesta: - a noi, Canonico Don Vincenzo Farina di Ostuni, Notaio con autorità apostolica e Ordinario Cancelliere della Curia Vescovile della predetta Città; - e al Molto Reverendo Signore, Dottore in Sacra Teologia e in Entrambe le leggi (canonica e civile), Abate Orazio Cellie, Vicario Generale, in particolare delegato della medesima (Curia); fatta, per il tramite del Reverendo Don Giuseppe Capriglia, procuratore del Reverendo Don Nicola Tesoriero della Città di Strongoli, dell'apostolico provvedimento circa: i Benefici ecclesiastici intitolati a San Lorenzo e Santa Lucia, siti nel territorio della Città di Ostuni; e parimenti il Beneficio ecclesiastico intitolato a Santa Maria di Belvedere, sito nel territorio della Terra di Carovigno, Diocesi di Ostuni, vacanti per la morte del fu Illustrissimo Signore Don Nicola de Simone, defunto fuori della Curia Romana; In forza delle Bolle Apostoliche espedite a Roma presso la Chiesa di Santa Maria Maggiore in data 31 gennaio 1752; e per l'esecuzione delle bolle dirette al medesimo Molto Reverendo Signore Vicario Generale di Ostuni; entrati in Carovigno, predetta Terra, e proprio nella Chiesa intitolata a Santa Maria di Belvedere, distante due miglia dalla Terra predetta verso oriente, insieme con noi i Reverendi Don Francesco Prima e Don Francesco de Adamo, richiesti come testimoni della predetta terra ecc. e ivi essendo, in forza delle predette bolle e con il decreto di esecuzione espedito ieri dallo stesso Molto Reverendo

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Signore Vicario Generale, proprio il giorno 13 del detto mese, posi e immisi il citato Reverendo Don Giuseppe Capriglia, procuratore del Reverendo Don Nicola Tesoriero della Città di Strongoli, nella vera, reale, corporale e attuale possessione della Chiesa predetta e dei suoi beni, sistemando le mappe (i panni che coprono l’altare) e i candelabri dell’altare maggiore, e aprendo e chiudendo la porta della predetta chiesa in modo pacifico e tranquillo, senza che nessuno all’interno facesse opposizione, e compiute queste operazioni, non divertendo, cioè non volgendoci a qualsivoglia altro atto estraneo, ma continuando l’atto della predetta possessione ecc. accedemmo alla Città di Ostuni, e proprio nella Chiesa di San Lorenzo, sita fuori delle mura della Città di Ostuni e distante un miglio da essa, e ivi in forza delle predette lettere apostoliche e con il predetto decreto esecutivo, davanti ai Reverendi Don Oronzo Trombacca e Don Oronzo Marseglia di Ostuni, richiesti come testimoni ecc. posi e immisi il predetto Reverendo Don Giuseppe Capriglia, come sopra procuratore del Reverendo Don Nicola Tesoriero, nella vera, reale, attuale e corporale possessione della predetta Chiesa di San Lorenzo e dei suoi beni, sistemando le mappe e i candelabri degli altari della detta Chiesa, e in più chiudendo e aprendo le porte della medesima in modo pacifico e tranquillo, senza che nessuno all’interno facesse opposizione, e continuando l’atto della detta possessione, e non volgendoci ad altro atto estraneo, accedemmo alla Chiesa di Santa Lucia, sita due miglia fuori delle mura della predetta Città, e ivi anche alla presenza dei medesimi testimoni, posi e immisi il detto Giuseppe Capriglia, procuratore come sopra, nella vera, reale, attuale e corporale possessione della detta Chiesa e dei suoi beni, accomodando le mappe e i candelabri dell’altare, e aprendo e chiudendo la porta della Chiesa, le quali cose tutte denotano gli atti della vera, pacifica e tranquilla possessione delle dette chiese e dei loro beni, pacificamente e tranquillamente, senza che nessuno all’interno facesse opposizione ecc. Di tutte le quali cose così compiute, fu richiesto a me Canonico Vincenzo Farina di Ostuni, Ordinario Cancelliere e Apostolico Notaio della Detta Curia Vescovile, dal predetto R. Don Giuseppe Capriglia, procuratore come sopra, di dover necessariamente produrre in relazione a quanto compiuto uno o più istrumenti. E perciò, alla presenza dei sunnominati testimoni, feci questo atto pubblico. - Atti dei Benefici di Santa Maria di Belvedere, di San Lorenzo e di Santa Lucia, e atti della di essi (benefici) possessione a favore di Don Nicolò Tesoriero.

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- XCV CAROVIGNO, 20 FEBBRAIO 1753 Don Francesco Prima, in relazione all'affitto del Beneficio di Belvedere dopo la morte del de Simone, assegnato con il sistema "incanto a candela vergine" dal Commissario Apostolico, il mese di Aprile 1752, ai sigg. Andrea Domenico di Carlucci e Domenicantonio Velente, protesta pubblicamente davanti al detto commissario che da parte sua non vi era mai stata, né vi è, alcuna offerta di decima. Ciò nonostante, l'apostolico commissario procede nuovamente all'accensione della candela sull'offerta della decima, senza spiegare per conto di chi. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio di Stato di BRINDISI, Fondo Notarile di Carovigno, Notaio Antonio SACCHI, Anno 1753, inv. 1108, cc. 33v.-34r. *** TESTIFICATIO PRO REVERENDO DON FRANCISCO PRIMA Die vigesimo mensis Februarij primae Indictionis millesimi Septingentesimi quinquagesimi tertij in Terra Carovinei regnante etc. Avanti di Noi Regio e publico Notare Antonio Sacchi della Terra di Carovigno in Otranto, Donatantonio Valente Regio Giudice a contratti della medesima, e testimonj Videlicet: magnifico Vitocataldo Ruggieri, Domenico Baccarelli e Vitantonio Caliolo della detta Terra di Carovigno. In pubblico testimonio personalmente costituiti Andrea di Domenico Carlucci di età sua d'anni trenta due circa, e Domenicantonio Valente di età sua d'anni trentatre circa, come dissero, ambedue dictae suddectae Terra di Carovigno, li quali previo iuramento eis delato tactis scripturis favore veritatis dicendae a richiesta fattali dal sacerdote D. Francesco Prima di detta Terra, attestano, qualmente dentro il passato mese di Aprile del caduto Anno mille settecento cinquantadue essendosi proceduto all'affitto del Beneficio di Santa Maria di Belvedere in Carovigno dal Reverendo Canonico D. Felice Ceglie Commissario Apostolico per la morte seguita del passato Beneficiato Monsignor de Simone, con essersi accesa la candela supra l'offerta del magnifico Tommaso Brando, restò detto affitto ad estinto di candela liberato in beneficio di essi attestanti Andrea, e Domenicantonio per l'annuo estaglio di ducati cento dodici franco da ogni peso a favore di essi Oblatori, che nell'atto di detta accenzione dispiegarono non voler soggiacere a peso alcuno imposto sopra detto Beneficio, ma al solo affitto, ed in tal maniera da Esso Sig. Canonico Commissario li fu liberato in pubblica Piazza; Indi poi preintesero Essi attestanti, che si era avanzata la decima sopra detto Affitto, e per quanto si poterono informare, si diceva essere stata data detta offerta di decima dal Sacerdote D. Francesco Prima, ma poi informatisi l'Attestanti suddetti dal reverendo Sig. D. Nicola Cavallo Vicario Foraneo in detta Terra, sostituto per parte di D. Canonico Ceglie, dalla bocca del medesimo Sig. D. Nicola Sentirono, che il Sacerdote D. Francesco prima non era legittimo oblatore di Decima, e che perciò non doveva restare per lui detto Beneficio, ma per altri legittimi Oblatori di decima, che prima di Lui, ed in

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tempo opportuno avevano fatto offerta di detta Decima, ma ciò non ostante, essendosi nuovamente conferito in Carovigno il detto canonico Ceglie Commissario, il medesimo in un giorno festino procedè all'accenzione della candela sopra l'offerta di Decima, e nell'atto di detta nuova accenzione si presentò il detto Sig. D. Francesco Prima, ed avanti il d. Commissario publicamente si protestò, che lui non intendeva acconsentire all'atto di detta accenzione, quante volte si cercava quella fare in nome suo per motivo di non esserci sua offerta di decima, ma che detta accenzione si avesse dovuto fare per conto di quelli, che prima di lui avevano detta offerta di decima fatta, e non ostante tale protesta, il d. Sig. Canonico Commissario procedè all'atto della detta accenzione, senza spiegare per conto di chi. Et sic cum iuramento ut supra attestati sunt Quibus omnibus sic peractis, praefati Attestantes requisiverun Nos, ut de praedictis publicum conficere deberemus actum etc. Nos enim etc. Unde Nos etc et factum est. §*§*§*§*§ Testimonianza a favore del rev. Don Francesco Prima Il 20 febbraio 1753 Anno indizionale primo, in Terra di Carovigno. Al nostro cospetto: regio e pubblico notaio Antonio Sacchi della Terra di Carovigno in Otranto; Donatantonio Valente, regio giudice a contratti della medesima Terra; e testimoni: il magnifico Vito Cataldo Ruggieri, Domenico Baccarelli e Vitantonio Caliolo, della detta Terra di Carovigno; Nella pubblica testimonianza, si sono personalmente costituiti: Andrea di Domenico Carlucci, 32 anni di età circa; Domenicantonio Valente, 33 anni di età circa, come dissero, entrambi di questa Terra di Carovigno, i quali, previo giuramento, a essi deferito (cioè facendoli giurare) toccando le sacre scritture per dire la verità; a richiesta, fatta loro, del sacerdote don Francesco Prima di detta Terra, attestano come nel mese di aprile del decorso anno 1752, essendosi proceduto all'affitto del beneficio di Santa Maria di Belvedere in Carovigno a cura del reverendo canonico don Felice Ceglie, commissario apostolico, a causa della morte dell'ultimo beneficiato monsignor de Simone, con l'accensione della candela sull'offerta fatta dal magnifico Tommaso Brando, restò detto affitto, allo spegnersi della candela, aggiudicato a essi attestanti Andrea e Domenico Antonio per il canone annuo di 112 ducati, franco da ogni peso e a favore di essi oblatori (chi offre un prezzo nelle vendite all'asta) che all'atto di detta accensione dichiararono di non voler soggiacere ad alcun peso imposto su detto beneficio, ma al solo affitto e in questi termini dal signor canonico commissario fu deliberato in pubblica piazza. Da quel luogo intesero in seguito, essi attestanti, che era stata avanzata la decima su detto affitto; e, per quanto poterono informarsi, si diceva che fosse stata data, tale offerta di decima, dal sacerdote don Francesco Prima; ma poi gli attestanti suddetti, informatisi dal reverendo signor Don Nicola Cavallo, vicario foraneo, dalla bocca dello stesso don Nicola sentirono che il sacerdote don Francesco Prima non era legittimo oblatore di decima, e che perciò non poteva restare per lui detto beneficio, ma per gli altri legittimi oblatori di decima che prima di lui e in tempo opportuno avevano fatto offerta di detta decima. Ma ciò nonostante, essendo nuovamente venuto a Carovigno il canonico commissario Ceglie, il medesimo in un giorno festivo procedette all'accensione della candela sopra l'offerta di decima e all'atto di detta nuova accensione si presentò il signore don Francesco Prima, il quale davanti al commissario prote-

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stò (dichiarò apertamente) pubblicamente che lui non intendeva acconsentire all'atto di detta accensione tutte le volte che si cercasse di farla a nome suo, perché non c'era nessuna sua offerta di decima; ma che si dovesse fare, appunto l'accensione, per conto di quelli che prima di lui avevano fatto tale offerta di decima. Nonostante siffatta protesta, il signor canonico commissario procedette all' accensione senza spiegare per conto di chi. E così con giuramento, attestarono come sopra. Compiute così tutte le quali cose, i predetti attestanti richiesero a noi di dover redigere in merito a quanto predetto un pubblico atto ecc. Noi infatti ecc. Donde Noi ecc. e factum est. ecc.

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- XCVI CAROVIGNO, 8 GIUGNO 1767 Don Francesco Trisolini, ultimo conduttore del Beneficio di Belvedere, reclama contro i soprusi compiuti dal precedente conduttore, Vito Pomes, ostacolando la celebrazione della messa nella Chiesa e pascolando, illegalmente, le sue vacche nella difesa del Beneficio. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio di Stato di BRINDISI, Fondo Notarile di Carovigno, Notaio Pasquale DE MILATO, Anno 1767, inv. 1137, cc. 86v-89r. *** Testificatio aliquorm civium Terrae Carovinei pro Francisco Trisolino Die octavo Mensis Junij decimae quintae Indictionis millesimi septingentesimi sexagesimi septimi, in Terra Carovenei, habita prius licentia a Reverendo Domino Vicario Foraneo, ob festum Pentecostis. Avanti di noi Regio, e publico Notario Pasquale de Milato della Terra di Carovigno, Giuseppe di Lorenzo Santoro Regio Giudice a contratti della medesima, e testimonj Videlicet: Pasquale Santoro, e Francesco de matteis di detta Terra. In publico testimonio personalmente costituiti il Reverendo Sacerdote D. Vincenzo Epifani, Francesco Saponaro, Pasquale Minnelli, e Filippo Carella della suddetta Terra, Li quali a legitima richiesta fattali da Francesco Trisolini della predetta Terra, spontaniamente, non per forza, inganno, o dolo ma per ogni miglior via con giuramento rispettivamente deferitoli, cioè ad esso sacerdote in pectore, previa Licentia obtenta dalla Reverendissima Curia di Ostuni, inferius inserenda, e ad essi laici tactis scripturis, anno attestato, conforme attestano, cioè essi D. Vincenzo, e Francesco Saponaro, qualmente La mattina del venerdì prossimo passato cinque del corrente Giugno, essendono andati alla Chiesa Rurale sotto il titolo di Belvedere, per celebrare detto D. Vincenzo La messa in detta Chiesa, mandato a tal fine da Francesco Trisolino, nuovo conduttore del Beneficio di Belvedere, ed essendono ivi giunti assieme con Pasquale Trisolino figlio di detto Francesco, non vi trovarono il Romita, nè altra persona per farsi dare la chiave di detta chiesa, ma sonarono la campana, affinche fusse venuto detto Romita per darli la chiave, come in fatti al suono di detta campana si vidde venire detto Romita, e si richiese al medesimo la chiave suddetta, il quale rispose, che la teneva il massaro Vito Pomes passato conduttore il detto Beneficio, ed in ciò sentire si mandò detto Romita per andare a prendere la chiave dal detto Pomes, ed essendo ritornato esso Romita, disse, che detto Pomes non voleva dare detta Chiave, e se detto D. Vincenzo voleva dir messa, che fusse andato a dirla alla Chiesa di Carovigno. Intesa tal risposta si pensò da detto Pasquale Trisolino di aprire la porta di detta Chiesa di Belvedere senza la chiave suddetta, come in fatti si aprì, ed essendo ivi entrati, esso D. Vincenzo si preparò per celebrare la messa, come in effetto la celebrò nell'Altare di sopra di detta Chiesa, e dopo celebrata detta messa, nel mentre esso D. Vincenzo stava avanti la porta di detta Chiesa, venne il predetto Vito Pomes, il quale domandò D.

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Vincenzo, se detto Pasquale Trisolino si era portato in detta Chiesa per prendere il possesso per parte di suo padre, e il medesimo li rispose, che appunto per tal fine si era ivi portato, e detto Pomes in ciò sentire si portò dentro la casa del Romita, di unita con esso D. Vincenzo dove vi stavano li suddetti Pasquale Trisolino, e Francesco Saponaro, ed ordinò al suddetto Romita, che avesse consegnato la chiave al predetto Pasquale Trisolino, come già ce la diede, e dato un tal ordine se n'andiede, ed essendono andati essi D. Vincenzo, e Francesco attestanti sopra la detta Chiesa, viddero, che detto Pomes stava cacciando il suo bestiame da dentro La difesa di detto Beneficio soggiungendo esso D. Vincenzo, che nel mentre Sabbato mattina sei del corrente mese andiede in detto Belvedere con il suddetto Pasquale Trisolino, per celebrare la messa, ivi trovò detto Vito Pomes con molte persone suoi parenti, i quale con violenza, ed a forza tolse dalle mani di detto Pasquale la chiave di detta Chiesa. E li suddetti Pasquale Minnelli, e Filippo Cavallo attestano, qualmente Domenica mattina sette del corrente Giugno, essendosi trovati in detta Difesa di Belvedere per alcuni loro affari viddero venire il suddetto Pomes con una comitiva di dodici persone armate con mazza, e schioppetta, e giunti sopra le vacche di detto Francesco Trisolino, che stavano pascolando entro detta Difesa, cercarono con violenza, e minaccia fatte al custode di quelle, di discacciarnele ma finalmente tanto detto Francesco Trisolino, quanto detto Pomes se n'andiedoro per il fatto loro, senza seguire veruno inconveniente, e questa è la verità, et sic cum iuramento ut supra respettivamente testificaverunt. Quibus ombibus sic peractis etc. prefati attestantes requisiverunt nos etc. ut de praedictis omnibus publicum conficere deberemus actum, nos cuiusdem, unde etc. Il tenore di detta Licenza ottenuta dalla Vescovil Curia di Ostuni è il seguente. Videlicet: Reverendissimo Sig.e Francesco Trisolini da Carovigno, umilissimo servo ed oratore di V. S. Reverendissima, supplicando umilmente L'espone come in una causa civile, che tiene nella Corte Locale di detta Terra, tien bisogno di un Attesto giurato di due chiesiastici cioè di D. Vincenzo Epifani, e D. Francesco Giannotti di detta Terra, che sono intesi della verità; che però supplica V. S. Rev.ma accordarli la licenza di poter fare detto attestato giurato per onore della verità, e l'avrà ut Deus. Reverendus Dominus Vicarius Generalis licentiam concessit, prout concedit supra scriptis ecclesiasticis petitam Attestationem veritatis facere et ita etc. Datum Ostunei ex Curia Episcopali die octavo Junii 1767. Carolus Archipresbiterus Petrarolo Vicarius Generalis Cand.us Farina Cancellarius §*§*§*§*§ TESTIMONIANZA di alcuni cittadini della terra di carovigno a favore di Francesco Trisolino Il giorno 8 giugno 1767, Anno indizionale quindicesimo, previa licenza ottenuta dal Reverendo Signore Vicario Foraneo per la festa di Pentecoste. Al nostro cospetto: Pasquale de Milato, regio e pubblico notaio della Terra di Carovigno; Giuseppe di Lorenzo Santoro, regio giudice a contratti della medesima Terra; e dei testimoni: Pasquale Santoro e Francesco De Matteis di detta

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Terra; Nella pubblica testimonianza si sono personalmente costituiti: - il Reverendo Sacerdote Vincenzo Epifani, - Francesco Saponaro, - Pasquale Minnelli - e Filippo Carella, della suddetta Terra. I quali, a legittima richiesta fatta loro da Francesco Trisolino della predetta Terra, spontaneamente, non per forza, inganno o dolo, ma per ogni migliore via, con giuramento, a essi deferito, rispettivamente, cioè a esso sacerdote in pectore, previa licenza ottenuta dalla Reverendissima Curia di Ostuni, da inserirsi più sotto; e a essi laici tactis scripturis, ecc., hanno attestato, e conformemente attestano, cioè questo: che don Vincenzo e Francesco Saponaro, la mattina di venerdì 5 Giugno u.s., recatisi alla chiesa rurale intitolata a Belvedere per celebrarvi, don Vincenzo, la S. Messa, mandato a tal fine da Francesco Trisolino, nuovo conduttore del Beneficio di Belvedere, ed essendo ivi giunti insieme con Pasquale Trisolino, figlio del suddetto Francesco, non vi trovarono né l'eremita né altra persona da cui avere la chiave della chiesa; ma suonarono la campana affinché venisse l'eremita per dar loro la chiave, e infatti al suono della campana arrivò l'eremita, al quale si richiese la chiave. Quello rispose che la teneva il massaio Vito Pomes, ultimo conduttore del Beneficio. Sentito ciò, si mandò detto eremita a prendere la chiave dal detto Pomes. L'eremita, di ritorno, riferì che il detto Pomes non voleva dare la chiave, e che se don Vincenzo voleva dire la messa, che andasse a dirla alla chiesa di Carovigno. Dopo aver inteso tale risposta, Pasquale Trisolino pensò di aprire la porta della Chiesa di Belvedere senza la chiave, come infatti si aprì; ed essendo ivi entrati, don Vincenzo si preparò per celebrare la Messa, come in effetti la celebrò sull'altare di sopra di detta chiesa. Dopo la celebrazione della messa, nel mentre che esso don Vincenzo stava davanti alla porta, venne il predetto Vito Pomes, il quale domandò a don Vincenzo se il detto Pasquale Trisolino si fosse portato in detta chiesa per prenderne il possesso per conto di suo padre, e il medesimo rispose che appunto per questo vi si era portato. Il detto Pomes, nel sentire ciò, entrò in casa dell'eremita con don Vincenzo, dove c'erano i suddetti Pasquale Trisolino e Francesco Saponaro, e ordinò all'eremita di consegnare la chiave a Pasquale Trisolino, come difatti gliela diede, e dopo aver dato un tale ordine se ne andò. Ed essendosene andati, essi attestanti, don Vincenzo e Francesco, nella parte di sopra della detta chiesa, videro che il Pomes stava cacciando il suo bestiame da dentro la difesa del Beneficio, soggiungendo esso don Vincenzo che quando, sabato mattina 6 del corrente mese, andò a Belvedere con Pasquale Trisolino per celebrare la messa, vi trovò Vito Pomes con molti suoi parenti, il quale con violenza e a forza tolse dalle mani di detto Pasquale la chiave della chiesa. E i suddetti Pasquale Minelli e Filippo Carella attestano come, domenica mattina, 7 giugno c.m., trovandosi in detta difesa di Belvedere per alcuni loro affari, videro venire il suddetto Pomes con una comitiva di dodici persone armate con mazza e schioppetta, i quali, giunti sopra le vacche di Francesco Trisolino che pascolavano dentro detta Difesa, cercarono con violenza e minacce fatte al custode di quelle, di scacciarle; ma finalmente sia don Francesco Trisolino sia detto Pomes se ne andarono per i fatti loro, senza che seguisse alcun in-

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conveniente. E questa è la verità. E così con giuramento, rispettivamente come sopra, testimoniarono. Tutte le quali cose così compiute, i predetti attestanti richiesero a noi dover redigere, in merio a quanto predetto, un pubblico atto, Noi del quale, Donde ecc. Il tenore della licenza ottenuta dalla Curia Vescovile di Ostuni è il seguente. Cioè: Rev.mo Sig.e Francesco Trisolino di Carovigno, umilissimo servo ed oratore di V. S. Rev.ma, supplicando umilmente, fa presente che in una causa civile, che ha nella Corte Locale di detta Terra, ha bisogno dell'attestazione giurata di due ecclesiastici, cioè di Don Vincenzo Epifani e Don Francesco Giannotti di detta Terra, che sono a conoscenza della verità. Supplica perciò V. S. di accordar loro la licenza di poter fare detto attestato giurato per onore della verità, e l'avrà ut Deus. Il reverendo Signore Vicario Generale ha concesso la licenza, come concede, sopra i suddetti ecclesiastici, per fare la richiesta attestazione di verità, e così ecc. Dato in Ostuni dalla Curia Vescovile, il giorno 8 giugno 1767. Carlo Archipresbitero Petrarolo, Vicario Generale Candido Farina, Cancelliere.

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- XCVII CAROVIGNO, 8 MARZO 1783 Deliberazione dell'Università di Carovigno per solennizzare la festività della Madonna di Belvedere. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio di Stato di Brindisi, Fondo Conclusioni dell'Università di Carovigno: Scritture dell'Università e Feudi (poi Comuni) di Terra d'Otranto Anni 1722-1847. Anno 1783, c. 56 *** Il giorno 8 Marzo 1783 Congregato il Consiglio dal notaio Don Renato Cavallo, attuale sindaco di questa magnifica Università e suoi magnifici eletti, con l'assistenza e alla presenza del signor Marcello Lombardi, Regio governatore, in presenza di più galantuomini e benestanti per trattare e concludere alcune cose concernenti il buon regolamento di detto pubblico. Con chiarezza il magnifico sindaco propone questo, che per solennizzare la festività della Beatissima Vergine di Belvedere nelle prossime vegnenti feste di Pasqua di Resurrezione, sono state acquistate, a spese di alcuni devoti e con certi donativi esistenti nella nicchia della Beatissima Vergine: - due corone, indorate di argento, una per la Madre, l'altra per il figlio; - e un abito di stoffetta di Francia in seta. Manca, ai fini del compimento dell'opera, il manto. E siccome si è saputo che la roba (tessuto, stoffa) occorrente per detto mano, la tiene la signora d. Palma Zaccaria di Ostuni, e perché è venuto meno un devoto, che si era offerto di sborsare, per tale opera pia, la somma di 30 ducati, a causa della corrente annata calamitosa, ma che lo farà il prossimo anno; così affinché l'opera non resti imperfetta, dopo aver previamente discusso con la maggior parte dei cittadini galantuomini e benestanti, si è stimato opportuno che quella somma mancante, sia per l'acquisto del manto sia per il residuo delle corone, si dovesse prendere dal denaro esistente in cassa, da utilizzarsi per la formazione del catasto e poi da restituirsi, oppure dalle oblazioni e donativi di altri devoti, oppure dall'avanzo che resterà in questo anno dal peculio (fondo di riserva) universale, per così restare salva e intera quella piccola quantità di denaro incassato. La quale proposta si è intesa accettata non solo dagli eletti ma anche dai galantuomini è stata all'unanimità votata, conclusa e confermata. Il dottor Renato Cavallo, sindaco; Francesco Saponaro, eletto; Vincenzo Maria Brancasi, eletto; segno di croce di Battista Carlucci, eletto; Marcello Lombardi, Regio Governatore; dottor Sebastiano Faraone; notaio Vincenzo Carlucci; Giuseppe Carlo Epifani, dottore fisico Nicola Marinò, notaio Pasquale Trisolino, io Michele Errico, io Michele Carlucci, dottore fisico Pasquale Brandi, cancellerie.

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- XCVIII CAROVIGNO, 3 GENNAIO 1786 NAPOLI, 9 DICEMBRE 1785 Don Giovanni Battista Scoppa, attuale beneficiato di Belvedere, tramite il suo procuratore (vd. procura annessa), il sacerdote secolare Don Santo Iaia, dà in affitto i beni beneficiali a Vito Pomes di Carovigno. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio di Stato di BRINDISI, Fondo Notarile di Carovigno, Notaio Pasquale DE MILATO, Anno 1786, inv. 1154, cc. 5r-11r. *** Affictus bonorum beneficialium Pro Reverendo D. Joanne Baptista Scoppa a Vitum Pomes Die tertio Mensis Januarij quartae Indictionis millesimi septingentesimi octuagesimi sexti in Terra Carovinei. Avanti di noi Regio e pubblico Notare Pasquale Demilato della Terra di Carovigno, Michele Carlucci Regio Giudice a contratti della medesima, e testimoni. Videlicet magnifico Vito Cataldo Ruggiero, mastro Francesco Brescia, e magnifico Francesco Paolo Santoro di detta Terra; Personalmente costituiti il Reverendo Sacerdote secolare D. Santo Jaja della suddetta Terra Procuratore costituito dal reverendo Sig. D. Giovanni Battista Scoppa attual Beneficiato del Beneficio di S. M.a di Belvedere di detta Terra Diocesi di Ostuni, come da mandato di Procura a me Notare esibito inferius inserendo etc. il quale agge, ed interviene alle cose infrascritte in nome, e per parte di esso Sig. D. Giovan Battista, per lo stesso, suoi Eredi e successori ex una; e Vito Pomes della predetta Terra di Carovigno, il quale similarmente agge, ed interviene alle medesime cose infrascritte per se, suoi Eredi e Successori, ex alia; Il prefato reverendo D. Santo nel nome suddetto spontaniamente ave asserito in presenza nostra qualmente in virtù di facoltà avuta da detto Sig. Scoppa suo principale, è venuto in convenzione col detto Vito Pomes di affittarli siccome l'ave affittato li corpi Beneficiali di detto Beneficio di Belvedere, consistenti in oliveti, terreni seminatoriali, erbaggi, censi enfiteutici, piggioni di case, e botteghe, e giussi tutti appartenenti allo stesso Beneficio per anni dieci continui, cioè sei forzati, o sia di fermo, e quattro di rispetto, incominciando a decorrere dal mese di Settembre corrente anno 17ottantasei in poi; E questo per lo convenuto annuo estaglio di docati cento sessanta franchi, e liberi da tutti, e qualsivogliono pesi così naturali, che accidentali, pagabile l'estaglio suddetto in due semestri, il primo in docati ottanta in fine di ciascun mese di Febraio, e gli altri docati ottanta in fine di ciascuno mese di Agosto, e così continuare durante detto affitto, senza non però pregiudizio delle due terze di Aprile ed Agosto 17ottantasei a tenore del passato istrumento d'affitto stipulato a tre aprile 1775, per mano del Reg. Notare Francesco Saverio Spani di Ostuni, con rinunciare, come rinuncia esso fittuario Pomes all'affitto ad longum tempus e pagare qualsivogliono pesi di catasto, ed ogn'altro annesso al detto Beneficio, e coll'infrascritti patti, e condizioni. Videlicet:

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Primo = che tutti li donativi, e oblazioni d'ori, argenti, tovaglie di altare, ed altro, che da pii fedeli si fanno alla Chiesa di detto Beneficio di Belvedere, il Conduttore suddetto non possa approfittarseli, e disporne, ma che tutti dovessero passare in mano del Reverendo Arciprete di questa suddetta Terra D. Gaspare Spagnolo, acciò lo Stesso li faccia pervenire in potere di detto Beneficiato D. Gio: Battista Scoppa, per farne benefici a detta Chiesa di Belvedere, servati de jure servandi; Secondo = che occorrendo vendite, ed alienazioni di corpi soggetti a detto Beneficio di censi, e decime, li laudemi dovessero per intiero passare in mano di detto Beneficiato; Terzo = che tutto quel letame nascerà nelli fondi di detto Beneficio debba esser tenuto, siccome si obbliga esso conduttore Pomes in ogni anno a sue spese spanderlo nelli stessi fondi, a riserba soltanto di quel letame, che nascerà nell'ultimo anno di detto affitto, quale debba lasciarlo tutto ammassato; Quarto = che detto conduttore debba esser tenuto a sue spese in ogni anno dare a tutti i corpi olivetati le solite colture di arare e traversare a tempo proprio, e rimondarli tre volte durante detto affitto; come altresì sia tenuto a sue spese di smacchiare tutte le macchie de corpi olivetati per due volte durante il detto affitto, ed innestare tutti quelli alberi di termiti, che son capaci ad essere innestati; Quinto = che debba esser tenuto esso conduttore a sue spese in tutti gli Sabati dell'anno, durante detto affitto, far celebrare una messa nella Chiesa di detto Beneficio, ed accendere la lampada anche in ogni Sabato, e tutt'altro solito farsi per servizio dell'Altare di detta Chiesa, e che tutti gli utensili occorrenti tanto a detta Chiesa, che all'Altare si dovessero questi fare per la prima volta da detto Beneficiato, e mancandono in appresso si dovessero fare a spese del detto conduttore, ed indi lasciarle servibili; Sesto = che il peso del catasto debba per intiero cadere a carico, e danno di esso Pomes conduttore, e quello ancora del jus proibitivo del tabbacco; Settimo = che siccome il Beneficio predetto di Belvedere è stato tassato dalla regia Corte per docati ventinove da pagarsi nel termine di anni quattro terziatamente, così un tal peso per metà si debba pagare da esso Beneficiato, e per un'altra metà da detto conduttore, cioè da settembre in avanti; Ottavo = che non piacendo ad esso conduttore di continuare in detto affitto per l'intiero decennio, sia tenuto sei mesi prima di terminare il sessennio forzoso, o sia di fermo prevenirne esso Beneficiato, o detto Reverendo D. Santo Procuratore, o il Sig. Archidiacono D. Carlo Petrarolo in sua assenza; Nono, ed ultimo = che esso conduttore Pomes sia tenuto invigilare, e custodire tutti gli fondi, e beni di detto Beneficio, e sortendo qualunque danno in essi fondi, sia tenuto subito denunciarlo ad esso Sig. Scoppa Beneficiato per l'espedienti necessari da prendersi, ed all'incontro incontrandosi da detto conduttore Pomes difficoltà, ed opposizioni nell'esazione delle decime, o de censi, o di altri jussi appartenenti al detto Beneficio, che sia tenuto esso Beneficiato difenderlo, con assumere egli il peso del giudizio, a sue proprie spese e rilevare da quelle esso conduttore, quia sic in pace; Con patto espresso, che mancando esso Pomes conduttore dal pagamento di detto annuo estaglio nella maniera di sopra stabilito, e promesso, il presente istrumento si possa contro del medesimo incusare, e liquidare in ogni Corte Luogo e Foro, ed eseguirsi realmente, e personalmente Via Ritus M.C.V. et more pensionum domorum Civitatis Neapolis, e che subito abbia, ed ottenga la pronta e parata esecuzione tanto per la sorte principale, quanto per tutti li danni,

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spese, ed interessi; Restando con ciò casso, irrito, e nullo ogn'altro istrumento che trovasi stipulato per causa di detto affitto presso di qualsivoglia regio Notare, volendo che solamente resti fermo, e nel suo robore, e vigore il presente nuovo istrumento una coll'enunciati patti, vincoli e condizioni avendo così convenuto; Promettendo esse parti rispettivamente con solenne stipulazione, siccome son tenute, tutte le cose predette, espressate, e convenute aver sempre ed in ogni futuro tempo per rate, valide e ferme, ed a quelle mai controvenire per qualsiasi causa o raggione, quia sic etc. Pro quibus omnibus observandis praefatae partes respective, prout ad unamquamque ipsarum spectat sponte obligaverun sese, earumque haeredes, successores, ac bona omnia ad poenam dupli medietate cum potestate capiendi, cum clausula constituti et precarii et iurandum respective scilicet dictus Pomes tactis scripturis et dictus Reveendus D. Santus Jaja nomine ut supra in pectore more sacerdotali. Il tenore di detto mandato di Procura è il seguente. Videlicet = inserens Col presente mandato di procura a moto d'Epistola io quì sotto D. Gio: Battista Scoppa attual Beneficiato del Beneficio di S. Maria di Belvedere della Terra di Carovigno Diocesi d'Ostuni in Provincia di Lecce, non potendo essere di persona alle cose infrascritte, fidato pertanto nella fede del Sig.r D. Santo Jaja, lo stesso conche assente, come presente, costituisco, deputo, e fò mio speciale, e Generale Procuratore, a potere in mio nome dare, in affitto una speciosa massaria, che porta lo stesso titolo, olivetata, e ricca di terre aratorie, erbaggi, cenzi, piggioni di case, e jussi tutti appartenenti allo stesso Beneficio, e ciò in beneficio della persona di Vito Pomes di Carovigno, e questo per il tempo d'anni dieci, cioè sei forzosi, e quattro di rispetto, incominciando a decorrere dal mese di settembre dell'antecedente anno 1786 in poi, per l'anno estaglio di ducati cento sessanta franchi da tutti e qualsivogliono pesi, così naturali che eventuali, pagabili terziatamente, cioè ducati cinquantatre in Decembre di detto anno 1786; simili ducati cinquantatre, in Aprile, e docati cinquantaquattro in Agosto 1787 e così continuare in poi terzo per terzo durante detto affitto o pure quando così piacesse al fittuario dividere l'estaglio in due semestri il primo in ducati ottanta in fine di ciascun mese di Febbraio, e gl'altri ducati ottanta in fine di ciascuno mese d'Agosto senza però pregiudizio delle due terze d'Aprile ed Agosto 1786; a tenore del passato istrumento d'affitto stipulato a tre aprile 1775 per il per il N.° R. D. Francesco Saverio Spani d'Ostuni, con rinunciare esso fittuario all'affitto ad longum tempus, e pagare qualsivogliaono pesi, catasto, ed ogn'altro annesso al detto Beneficio, e ciò sotto l'infrascritti patti, cioè primo che tutti i donativi ed obblazioni d'ori, argenti, tovaglie di Altare, che da Pii fedeli si faranno alla Chiesa di detto Beneficio di Belvedere, il conduttore suddetto non possa approfittarseli, e disponerne, ma che tutti dovessero passare in mano del Reverendo Arciprete di detta Terra di Carovigno D. Gaspare Spagnolo, acciò lo stesso li facesse pervenire in potere di me sotto per farne beneficii alla detta Chiesa di Belvedere servatis de jure servandis. Secondo, che occorrendo vendite ed alienazioni di corpi soggetti a detto Beneficio di cenzi, e decime, li laudemii dovessero per intiero passare per mano di me sotto. Terzo, che tutto quel letame nascerà nelli fondi di detto Beneficio, debba esser tenuto detto conduttore in ogni anno a sue spese spanderlo nelli stessi fondi a riserba soltanto di quel letame che nascerà nell'ultimo anno di detto affitto, quale debba lasciarlo tutto ammassato. Quarto, che detto conduttore debba esser tenuto a sue spese in ogni anno dare tutti i corpi olivetati le solite col-

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ture di arare e traversare a tempo proprio, e rimondarli tre volte durante detto affitto, come altresì debba esser tenuto a sue spese di smacchiare tutte le macchie de corpi olivetati per due volte durante il detto affitto, e d'innestare tutti quelli alberi di termiti, che son capaci ad essere innestati. Quinto, che debba esser tenuto esso conduttore a sue spese in tutti gli sabbati dell'anno, durante detto affitto, far celebrare una messa nella Chiesa di detto Beneficio, ed accendere la lambada, anche in ogni sabbato, e tutto altro solito farsi per servizio dell'Altare di detta Chiesa, e che tutti gli utenzili occorrenti tanto a detta Chiesa che all'Altare dovessero anche cadere a danno d'esso conduttore il quale in fine dell'affitto debba lasciarli servibili. Sesto, che il Peso del catasto debba per intiero cedere a carico e danno d'esso conduttore, e quello ancora del jus proibitivo del tabbacco. Settimo, che siccome il beneficio predetto di Belvedere è stato tassato dalla Regia Corte per ducati ventinove da pagarsi nel termine d'anni quattro 3erziatamente, così un tale peso per metà si debba pagare da me sotto, e per un'altra metà dal riferito conduttore. Ottavo, che non piacendo ad esso conduttore di continuare in detto affitto per l'intiero decennio, sia tenuto sei mesi prima di terminare il sessennio forzoso prevenirne me sotto, e per me il Signor Arcidiacono D. Carlo Petrarolo. E finalmente che esso conduttore sia tenuto inviggilare e custodire tutti gli fondi e beni di detto Beneficio, e sortendo qualunque danno in essi fondi, sia tenuto subito denunciarlo a me sotto, per gli espedienti necessari da prendersi. E di tutte le cose suddette farne stipulare pubblico istrumento per mano di qualunque Notaro, senzacché vi sia bisogno di mia ratifica, che da ora lo dò per rato e fermo, e perciò concedo a detto mio Procuratore l'omnimoda potestà etc. e prometto de rato sotto l'obbligazione etc. Napoli 9 Xmbre 1785 [F.to] GiamBattista Scoppa costituente (La detta firma è del Rev. Sig. Don Gio: Battista Scoppa, ed in fede etc. Not. Luigi Mastrocinque di Napoli. Locus Signi) # Alfonso Perrone T. # Nicola Cucci T. §*§*§*§*§ Affitto dei beni beneficiali da parte del Rev. Don Giovanni Battista Scoppa a Vito Pomes Il 3 gennaio 1786, Anno indizionale quarto, in terra di Carovigno. Al cospetto nostro: Pasquale De Milato, regio e pubblico notaio della Terra di Carovigno; Michele Carlucci, regio giudice a contratti della medesima Terra; e dei testimoni: il magnifico Vito Cataldo Ruggiero, mastro Francesco Brescia, il magnifico Francesco Paolo Santoro, di detta Terra; si sono personalmente costituiti: - da una parte, il reverendo sacerdote secolare don Santo Iaia della suddetta Terra, procuratore costituito dal reverendo Sig. don Giovanni Battista Scoppa, attuale beneficiato del Beneficio di Santa Maria di Belvedere di detta Terra, diocesi di Ostuni, come da mandato di procura a me notaio esibito, inferius inserendo, il quale agisce e interviene alle cose infrascritte in nome e per parte di esso Sig. Don Giovanni Battista, per lo stesso, i suoi eredi e successori; - e dall'altra, Vito Pomes della predetta Terra di Carovigno, il quale similmente agisce e interviene alle medesime cose infrascritte per sé stesso, i suoi eredi e successori..

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Il predetto Reverendo Don Santo, a nome del suddetto (suo principale), spontaneamente, ha in presenza nostra asserito come in virtù della facoltà avuta dal detto Signor SCOPPA, suo principale, ha stipulato una convenzione con il detto Vito POMES, quale quella di affittargli, come ha affittato, i corpi beneficiali del beneficio di Belvedere, consistenti in: oliveti, terreni seminativi, erbaggi, censi enfiteutici, pigioni di case e botteghe, e diritti, tutti appartenenti allo stesso Beneficio, per 10 (dieci) anni continui, di cui: 6 forzosi ossia di fermo, e 4 di rispetto, a decorrere dal mese di settembre del corrente anno, 1786, in poi. E questo per la somma di Ducati 160 (centosessanta), franchi e liberi da tutti e qualsivoglia pesi, naturali o accidentali, pagabile in due semestri: - il primo di 80 ducati, alla fine di ciascun mese di febbraio; - il secondo, di 80 ducati, alla fine di ciascun mese di agosto, e così di seguito per tutto il periodo di affitto, senza pregiudizio alcuno delle 2/3 di aprile e agosto 1786 secondo il passato istrumento d'affitto, stipulato il 3 aprile 1775 per mano del regio notaio Francesco Saverio Spani di Ostuni, col rinunciare, come rinuncia, esso affittuario Pomes, all'affitto ad longum tempus, e col pagare qualsivoglia peso di catasto e ogni altro peso annesso al detto Beneficio, e con gli infrascritti patti e condizioni: 1° - che di tutti i donativi e oblazioni di ori, argenti, tovaglie di altare e altro che dai pii fedeli si fanno alla Chiesa del detto Beneficio di Belvedere, il conduttore suddetto non possa approfittarsi e disporre, ma che tutti dovessero essere consegnati nelle mani del Rev. Arciprete don Gaspare Spagnolo, affinché lo stesso li facesse pervenire in possesso del beneficiato don Gio: Battista Scoppa per utilizzarli a vantaggio della Chiesa di Belvedere; 2° - che occorrendo vendite e alienazioni di corpi soggetti al detto Beneficio di censi e decime, i laudemi dovessero per intero passare nelle mani del detto beneficiato; 3° - che tutto il letame che si produrrà nei fondi del detto Beneficio, il conduttore Pomes è tenuto, così come si obbliga, ogni anni a sue spese, a spanderlo negli stessi fondi, eccetto quel letame prodotto nell'ultimo anno dell'affitto, che si deve lasciare tutto ammassato; 4° - che detto conduttore debba essere tenuto, ogni anno e a sue spese, a dare a tutti i corpi olivetati le solite colture di arare e traversare a tempo debito, e potarli 3 volte durante gli anni di affitto, come anche debba essere tenuto a sue spese di smacchiare tutte le macchie dei corpi olivetati per due volte durante il detto affitto, e innestare tutti quegli olivastri, che possono esserlo; 5° - che detto conduttore sia tenuto a sue spese, in tutti i sabati dell'anno, durante gli anni di affitto, a far celebrare una messa nella Chiesa del Beneficio; e in ogni Sabato ad accendere anche la lampada, e a fare tutto quanto si è soliti fare per il servizio dell'Altare di detta Chiesa e che tutti gli utensili occorrenti tanto a detta chiesa che all'Altare si dovessero fare per la prima volta dal detto beneficiato e mancandone in appresso si dovessero fare a spese del detto conduttore e quindi lasciarli servibili; 6° - che il peso del catasto debba per intero essere a carico e danno di esso Pomes conduttore, e quello ancora dello ius proibitivo del tabacco; 7° - che, siccome il Beneficio predetto di Belvedere è stato tassato dalla regia corte per ducati 29, da pagarsi nel termine di 4 anni terziatamente, così un tal peso per metà si debba pagare da esso beneficiato e per un'altra metà dal detto conduttore, cioè da settembre in avanti; 8° - che non piacendo a esso conduttore di continuare l'affitto per l'intero decennio, sia tenuto sei mesi prima di terminare il sessennio forzoso, ossia di

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fermo, prevenire esso beneficiato o detto reverendo don Santo procuratore, o il signor Arcidiacono don Carlo Petrarolo in sua assenza; 9° e ultimo - che esso conduttore Pomes sia tenuto a invigilare e custodire tutti i fondi e i beni di detto Beneficio, e sortendo qualunque danno in detti fondi, sia tenuto subito a denunciarlo al Beneficiato Sig. Scoppa per gli espedienti necessari da prendersi; e, al contrario, incontrandosi da detto conduttore Pomes difficoltà e opposizioni nell'esazione delle decime o dei censi o di altri jus appartenenti al detto Beneficio, che sia tenuto esso Beneficiato a difenderlo con assumersi egli il peso del giudizio, a sue proprie spese, e rilevare da quelle esso conduttore. Col patto espresso che mancando, esso Pomes conduttore, al pagamento di detto annuo estaglio così come sopra stabilito e promesso, il presente istrumento possa impugnarsi e liquidarsi - incusando appunto esso conduttore -, in ogni corte, luogo e foro; ed eseguirsi realmente e personalmente secondo il Rito della Gran Corte della Vicaria e alla maniera delle pigioni delle case della Citta di Napoli (praticamente con esecutività immediata), e che abbia subito e ottenga la pronta e parata esecuzione tanto per la sorte principale, quanto per tutti i danni, spese ed interessi. Restando con ciò, casso, irrito e nullo ogni altro istrumento che si trova stipulato in relazione a detto affitto da qualsivoglia notaio, volendo che resti solamente fermo e nella sua solidità e validità legale il presente nuovo istrumento unitamente agli enunciati patti, vincoli e condizioni, perché così convenuto. Promettendo, esse parti, rispettivamente, con solenne stipulazione, come sono tenute, di avere tutte le cose predette, espresse e convenute sempre e in futuro per rate, valide e ferme, e di non contravvenire mai a queste qualsivoglia sia la causa o ragione, perché così ecc. Per l'osservanza di tutte le quali cose, le predette parti, rispettivamente, come a ciascuna di esse spetta, spontaneamente hanno obbligato sé stesse, i loro eredi e successori, e tutti i beni sotto pena del doppio e mezzo, con la facoltà di prendere formalmente per propria autorità, e con la costituzione del possesso precario; e giurando, rispettivamente, ovviamente, il detto Pomes tactis scrtipturis, e il detto reverendo D. Santo Iaia, a nome del suo principale di cui sopra, in pectore, more sacerdotali. Il tenore del detto mandato di procura è il seguente. Cioè .... omissis .....

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- XCIX NAPOLI, 1° LUGLIO 1788 NAPOLI, 5 LUGLIO 1788 CAROVIGNO, 14 SETTEMBRE 1788 Affitto dei beni della Cappellania di Belvedere per conto del beneficiato Don Giuseppe Carrano della Città di Napoli a favore di Salvatore Pomes. E procura conferita a Don Domenico di Netto di San Vito da parte del beneficiato. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio di Stato di Brindisi. Fondo Notarile di Carovigno. Notaio Pasquale DE MILATO. Volume: 26. Anno: 1788. N° Carte: 204. N° Atti: 80. Fogli: cc. 154, 155, 156, 157 *** Affictus bonorum Cappellaniae De Belvedere Pro Reverendo D. Iosepho Carrano Civitatis Neapolis a Salvatorem Pomes Die decimo quarto mensis septembris septimae Indictionis millesimi septingentesimi octuagesimi octavi, in Terra Carovinei etc. Habita Licentia ob festum Dominicae; Avanti di noi Regio, e publico Notare Pasquale Demilato della Terra di Carovigno, Michele Carlucci Regio Giudice a contratti della medesima, e testimoni Videlicet: Vito Pennello di S. Vito al presente etc., Giuseppe Carlucci quondam Andrea, e Francesco D’Adamo di detta Terra di Carovigno. Personalmente costituti il Reverendo Sacerdote Secolare D. Domenico di Netto della Terra di S. Vito al presente in questa suddetta di Carovigno Procuratore costituito dal Reverendo Sacerdote D. Giuseppe Carrano della Città di Napoli attuale Beneficiato, e Cappellano del Beneficio o sia Cappellania sotto il titolo di S. Maria di Belvedere, sito nelle pertinenze della riferita Terra di Carovigno, Diocesi di Ostuni, come da mandato di Procura a me Notare esibito inferius inserendo etc. il quale agge, ed interviene alle cose infrascritte in nome, e parte di esso Reverendo D. Giuseppe, per lo stesso, suoi Posteri, e Successori, ex una; E Salvatore Pomes della suddetta Terra di Carovigno, il quale similmente agge ed interviene alle medesime cose infrascritte per se stesso, suoi Eredi, e Successori ex alia; Il prefato Reverendo D. Domenico nel nome suddetto spontaniamente ave asserito in presenza nostra, qualmente in virtù di facoltà avuta dal detto Reverendo D. Giuseppe Carrano, è venuto in convenzione col detto Salvadore Pomes di affittarli, come l’avi affittato li corpi beneficiali di detto Beneficio, o sia Cappellania di Belvedere, consistenti in oliveti, terreni seminatoriali, erbaggi, cenzi enfiteotici, piggioni di case, e botteghe, una con tutti li jussi appartenenti alla detta Cappellania, per anni quattro continui, intendendosi principiati a decorrere dal primo corrente mese di Settembre, ed anno 17ottantotto, e finiendi a tutto Agosto dell’anno 17novantadue; E questo per lo convenuto annuo estaglio di docati duecento quaranta, quali es

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so Pomes conduttore promette, e sollennemente s’obbliga pagare in ogni anno al detto Reverendo D. Domenico in detto nome terza per terza, con fare il pagamento della prima terza alla fine di Dicembre presente anno, e così successivamente continuare terzo per terzo durante detto quadriennio, con andare a carico di esso Reverendo D. Giuseppe Beneficiato tutti, a qualsivogliono pesi così naturali, che accidentali annessi, e connessi al detto Beneficio, o sia Cappellania, come di messe, cera, oglio, per la lampada della chiesa, catasto, ed imposizioni, risarcimenti di detta chiesa, case, botteghe, ed altro, coll’infrascritti però patti e condizioni Videlicet: Primo= che tutti i donativi, ed oblazioni di ori, argenti, tovaglie di altare, ed altro che da pii fedeli si fanno alla chiesa di detto Beneficio di Belvedere, il detto Pomes conduttore non possa approfittarseli, e disporre, ma che tutti dovessero passare in mano di esso Reverendo D. Domenico di Netto, acciò lo stesso li faccia pervenire in potere di detto Reverendo D. Giuseppe Carrano Cappellano, per farne benefici, a detta chiesa di Belvedere servatis de jure servandis; Secondo= che occorrendo vendite, ed alienazioni di corpi soggetti a detto Beneficio, o sia Cappellania di cenzi, e decime, Li laudemj dovessero per intiero passare in mano di detto Beneficiato, e per esso di detto suo Procuratore; Terzo= che tutto quel letame nascerà nelli fondi di detto Beneficio debba esser tenuto, siccome si obliga esso conduttore Pomes in ogni anno a sue spese spanderlo nelli stessi fondi, a riserba soltanto di quel letame, che nascerà nell’ultimo anno di detto affitto, quale debba lasciarlo tutto ammassato; Quarto= che detto conduttore debba esser tenuto a sue spese in ogni anno a tutti i corpi olivetati le solite colture di arare, e traversare, e rimondarli secondo la regola dell’arte; come pure sia tenuto fra detto tempo di smacchiare a sue spese le macchie de’ corpi suddetti olivetati ed innestare tutti quegli alberi di termiti che son capaci di essere innestati; Quinto= che esso conduttore Pomes sia tenuto invigilare, e custodire tutti li fondi, e beni di detto beneficio, e sortendo qualunque danno in essi fondi, sia tenuto subito denunciarlo ad esso Reverendo D. Giuseppe Beneficiato, e per esso al detto suo Procuratore per li espedienti necessari da prendersi; Ed all’incontro incontrandosi da detto conduttore Pomes difficoltà, ed opposizoni nell’esazione delle decime o de cenzi, o di altri jussi appartenenti a detto Beneficio, che sia tenuto esso Beneficiato difenderlo, con assumersi egli il peso del giudizio a sue proprie spese, e rilevarne da quelle esso Pomes Conduttore; Sesto= che sia tenuto esso Reverendo D. Domenico Procuratore, come si obbliga di far ratificare da detto suo Pncipale D. Giuseppe Carrano il presente istrumento di affitto, fra il termine di un mese da oggi decorrendo, ed esibirne di detta ratifica valido documento a me presente Notare per inserirsi in quello per futura cautela quia sic in pace; [In margine sx: Si nota, qualmente si è fatta la ratifica, copia della quale è stata esibita a me Notare, e si è inserita nel presente istrumento In fede. Notare Demilato.] Patto espresso, che mancando esso Pomes Conduttore dal pagamento di detto annuo estaglio nella maniera di sopra stabilito, e promesso, il presente istrumento si possa contro dal medesimo per detto Reverendo Procuratore di Netto incusare, e liquidare in ogni Corte, luogo, e Foro, ed eseguirsi realmente e personalmente via ritus M.C.V. et more pensionum domorum civitatis Neapolis, e che subito abbia ed ottenga la pronta, e parata esecuzione tanto per la sorte

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principale, quanto per tutti. Col presente mandato di Procura io qui sotto’ Reverendo D. Giuseppe Carrano di questa Città di Napoli, non potendo essere di persona nella Terra di Carovigno, per la distanza del luogo, fidato perciò nella bontà e somma integrità del Reverendo Canonico D. Domenico di Netto della Terra di S. Vito Assente, come se fusse presente, lo fo’, e costituisco per mio legittimo, ed indubitato Procuratore il quale possa, e voglia in mio nome ed in nome e parte di me predetto costituente misurare e far misurare tutti i Territori che appartengono alla mia Cappellania di Regio Patronato beneficio sotto il titolo di S. Maria di Belvedere fuori le mura di detta Terra concedutomi da S.M. D.G. [Sua Maestà Dio Guardi] con real Carta del primo del Corrente Mese di Luglio, ed anno 1788, da Regii Agrimensori con validi documenti; e quelli affittare a quella meglior ragione che li potrà riuscire, e con quel vantaggio che sarà proprio, a quelle persone che meglio stimerà e per il tempo cioè gli oliveti per anni quattro, e le Terre o Massarie che non sono oliveti per anni trè, con far promettere negl’istrumenti di tali affitti il pagamento terziatamente e far ogni altro che potria fare Io predetto costituente se di persona fussi, e personalmente costituito dando, e concedendo al detto mio Signor Procuratore l’omnimoda potestà e facoltà circa le cose suddette, promettendo il tutto aver rato, e fermo. Napoli li 5 Luglio 1788 Io D. Giuseppe Carrano Costituisco come sopra La suddetta firma è del suddetto Reverendo D. Giuseppe Carrano Costituente; ed in fede Notar Aniello M.a Casaburo di Napoli ha Segnato suo sigillo etc. [Segno del sigillo] Casaburo Io Fedele Samarco Testimonio Io Salvatore Florio Testimonio *** Copia etc. Die Decima secunda [Sic!] [In realtà, di certo dopo il 14 e verosimilmente il 17] Mensis septembris Millesimo septingentesimo octuagesimo octavo in Casali Barrae hora quarta noctis tribus luminibus accensis pro agnoscendis personis, et observandis sollemnitatibus in nocturnis actibus a jure requisitis; Nella nostra presenza costituito il Reverendo Signore D. Giuseppe Carrano, figlio del quondam Dottore D. Giulio di questa Città, attuale beneficiato, o sia Cappellano del Beneficio, o sia Cappellania sotto il titolo di S. Maria di Belvedere sito in pertinenze della Terra di Carovigno, Diocesi di Ostuni, il quale agge, ed interviene alle cose infrascritte per se, suoi Eredi e successori; spontaneamente questo di ave asserito avanti di Noi, qualmente M. Reverendo D. Domenico di Netto della Terra di S. Vito per Procura fattali da esso D. Giuseppe in data de 5 Luglio corrente anno, con istrumento stipulato per mano del medesimo Notare D. Pascale Demilato della detta Terra di Carovigno sotto il di 14 del passato Mese di settembre Corrente anno 17ottant’otto, in nome di detto D. Giuseppe come attuale Beneficiato, e Cappellano ut supra; affittò a Salvatore Pomes della suddetta Terra di Carovigno li corpi beneficiali di detto Beneficio o sia Cappellania di Belvedere consistente in oliveti, terreni seminatoriali, erbaggi, cenzi enfeutici [In realtà: enfiteutici], pigioni di Case, e Botteghe, una con tutti li jussi appartenenti alla detta Cappellania per anni quattro continui intendendosi principiati a decorrere dal detto passato mese di settembre 17ottant’otto e finiendo a tutto Agosto dell’anno 17novantadue colla promessa

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di far ratificare da detto Signor D. Giuseppe il suddettto istrumento frà lo termine di un mese decorrendo dal di della stipula di detto istrumento d’affitto, ed esibire di detta ratifica valido documento per inserirsi in quello, per futura cautela. Per lo convenuto annuo estaglio di Ducati Duecentoquaranta, che esso Pomes affittatore promise pagarli al detto D. Domenico in detto nome terza per terza da fare il pagamento della prima terza alla fine di Decembre presente anno 1788, e così successivamente durante detto quadrienno, con andare a carico di esso Signor D. Giuseppe Beneficiato tutti, e qualsivogliano pesi così naturali, che accidentali annessi, e connessi al Beneficio o sia Cappellania; come di Messa, Cera, Oglio per le Lampade della Chiesa, catasto, ed imposizioni, risarcimenti di detta Chiesa, Case, Botteghe, ed altro, e con varij altri patti in detto istrumento convenuti siccome questo ed altro da detto Istrumento hà detto apparire al quale etc.; E fattasi la detta assertiva etc. volendo il detto Signor D. Giuseppe delle cose suddette ed infrascritte cautelare il detto Salvatore Pomes affittatore ut supra quindi è che oggi predetto giorno non per forza o dolo alcuno, ma per ogni miglior via etc. essendoli stato da me Notaro letto il suddetto Istrumento stipulato per detto Notar de Milato ad di 14 settembre presente anno 1788 Copia del quale estratta nel presente Istrumento conservasi, ed il suo tenore appresso s’inserirà, hà quello ratificato, omologato, ed accettato, e col presente Istrumento, lo ratifica, omologa, ed accetta de verbo ad verbum, ac de syllaba ad syllabam, e quanto in esso si contiene dal principio, mezzo e fine, giusta la sua forma serie continenza, e tenore; E promette e conviene il detto Signor D. Giuseppe per sottoscritta stipulazione etc. al detto Salvatore Pomes assente, e me Notaro per quello presente etc. la ratifica suddetta e tutte le cose predettte sempre, ed in ogni futuro tempo avere rate grate, e ferme ed a quelle non controvenire per qualsivoglia ragione e causa. Il tenore di detta Copia d’Istrumento come sopra si è fatta menzione è tale Videlicet. Copia Diecimoquarto Mensis septembris septime Indictionis Millesimiseptingentesimi octuagesimi octavi in Terra Carovinei, habita prius licentia ob festum Dominicae; Avanti di noi personalmente Costituito il Reverendo Sacerdote Secolare D. Domenico di Netto della Terra di S. Vito al presente in questa di Carovigno Procuratore costituito dal Reverendo D. Giuseppe Carrano della Città di Napoli attual Beneficiato, e Cappellano del Beneficio o sia Cappellania sotto il titolo di S. Maria di Belvedere, sito nelle pertinenze della riferita Terra di Carovigno Diocesi di Ostuni, come da mandato di Procura a me Notaro esibito, inferius inserendo etc. il quale agge, ed interviene alla cose infrascritte in nome e parte di esso Reverendo D. Giuseppe; per lo stesso suoi Eredi, e successori ex una; E Salvadore Pomes della suddetta Terra di Carovigno il quale similmente agge ed interviene alle cose infrascritte per se stesso, suoi Eredi, e successori ex alia; Il prefato Reverendo D. Domenico nel nome suddetto spontaneamente ave asserito in presenza nostra, qualmente in virtù di facoltà avuta dal detto Reverendo D. Giuseppe Carrano è venuto in convenzione col detto Salvadore Pomes di affittarli, come l’ave affittato li corpi beneficiali di detto Beneficio, o sia Cappellania di Belvedere, consistente in oliveti, terreni seminatoriali, erbaggi, cenzi enfiteutici, piggioni di Case, e botteghe; una con tutti li jussi appartenenti alla detta Cappellania per anni quattro continui, intendendosi principiati a decorrere dal primo corrente mese di settembre ed anno 1788 e finiendi a tutto Agosto di-

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co Agosto dell’anno 17novantadue. E questo per lo convenuto annuo estaglio di Ducati Duecentoquaranta, quali esso Pomes conduttore promette e sollennemente s’obliga pagare in ogni anno al detto Reverendo D. Domenico in dettto nome terza per terza, con fare il pagamento della prima terza alla fine di Xbre presente anno, e così successivamente continuare terza per terza durante detto quatriennio, con andare a carico di esso Reverendo D. Giuseppe Beneficiato tutti e qualsivogliano pesi, così naturali, che accidentali annessi, e connessi al detto Beneficio o sia Cappellania, come di Messe, cera, oglio per le lampade della Chiesa, catasto, ed imposizioni; risarcimenti di detta Chiesa, case, e Botteghe, ed altro coll’infrascritti però patti, e condizioni Videlicet: Primo che tutti li donativi, ed oblazioni d’oro, d’argenti, tovaglie d’altare ed altro, che da pii fedeli si fanno alla Chiesa di detto Beneficio di Belvedere, il detto Pomes conduttore non possa approffittarseli, e disporne, ma che tutti dovessero passare in mano di esso Reverendo D. Domenico di Netto, acciò lo stesso li faccia pervenire in potere di detto Reverendo D. Giuseppe Carrano Cappellano, per farne beneficj a detta Chiesa di Belvedere servatis de jure servandis; Secondo= che occorrendo vendite, ed alienazioni di corpi soggetti a detto Beneficio, o sia Cappellania di Cenzi, e Decime, li laudemi dovessero per intiero passare in mano di detto Beneficiato e per esso di detto suo Procuratore; Terzo che tutto quel letame nascerà nelli fondi di detto Beneficio debba esser tenuto siccome s’obbliga esso conduttore Pomes, in ogni anno a sue spese spanderlo nelli stessi fondi a riserba soltanto di quel letame che nascerà nell’ultimo anno di detto affitto, quale debba lasciarlo tutto ammassato. Quarto= che detto conduttore debba esser tenuto a sue spese in ogni anno dare a tutti i Corpi Olivetati le solite colture di arare e traversare, e rimondarli secondo la regola dell’arte, come pure sia tenuto frà detto tempo di smacchiare a sue spese le macchie de corpi suddetti Olivetati, ed innestare tutti quegl’alberi di termiti, che sono capaci ad essere innestati. Quinto= che esso conduttore Pomes sia tenuto invigilare, e custodire tutti gli fondi e beni di detto Beneficio e sortendo qualunque danno in essi fondi sia tenuto subito denunciarlo ad esso Reverendo D. Giuseppe Beneficiato e per esso al detto suo Procuratore per l’espedienti necessarij da prendersi, ed all’incontro incontrandosi da detto conduttore Pomes difficoltà ed opposizioni nell’esazione delle decime, o da cenzi, o d’altri cenzi / dico / di altri jussi appartenenti a detto Beneficio, che sia tenuto esso Beneficiato difenderlo con assumersi egli il peso del giudizio a sue proprie spese, e rilevarne da quelle esso Pomes Conduttore. Sesto= che sia tenuto esso Reverendo D. Domenico Procuratore come s’obbliga di far ratificare da detto suo Principale D. Giuseppe Carrano il presente istromento d’affitto frà il termine di un mese da oggi decorrendo, ed esibirne di detta ratifica valido documento a me infrascritto Notaro, per inserirsi in quello per futura cautela quia sic in pace etc.. Patto espresso che mancando esso Pomes conduttore dal pagamento di detto annuo estaglio nella maniera di sopra stabilito, e promesso, il presente Istromento si possa contro del medesimo detto Reverendo Procuratore di Netto incusare e liquidare in ogni Corte, luogo e Foro, ed eseguirsi realmente e personalmente via ritus M.C.V. more pensionum domorum Civitatis Neapolis perche subito abbia ed ottenga la pronta, e parata esecuzione tanto per la sorte principale, quanto per li danni, spese ed interessi. Promettendo esse Parti respettivamente con sollenne stipulazione; siccome sono tenute aver le cose predette convenute, ed espresse per rate, valide e ferme, ed a

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quelle mai controvenire per qualsivoglia causa o raggione etc. quia sic etc.. Pro quibus omnibus observandis etc., praefatae partes respective’ sponte obligaverunt sese earumque heredes successores ac bona omnia ad penam dupli e medietate etc. cum potestate capiendi e cum clausola constituti et precarii etc. et juraverunt respective’ scilicet dictus Pomes tactis scripturis, et dictus Reverendus D. Domenicus nomine ut supra in pectore more sacerdotali. Il tenore di detto mandato di Procura è il seguente, Videlicet inseratur = Col presente mandato di Procura Io qui sottoscritto Reverendo D. Giuseppe Carrano di questa Città di Napoli non potendo essere di persona nella Terra di Carovigno per la distanza del luogo, fidato perciò nella bontà e somma integrità del Reverendo Canonico D. Domenico di Netto della Terra di S. Vito assente, come se fusse presente lo fo’, e costituisco per mio legittimo ed indubitato Procuratore, il quale possa in nome, e parte di me predetto costituente misurare, e far misurare tutti li territorij che appartengono alla mia Cappellania di Regio patronato Beneficio sotto il titolo di S. Maria di Belvedere fuori le mura di detta Terra concedutomi da S.M. /Dio Guardi/ con real carta del primo del Corrente mese di Luglio ed anno 1788 da Regi agrimensori con validi documenti e quelli affittare a quella miglior ragione che li potrà riuscire, e con quel vantaggio che sara proprio, a quelle persone che meglio stimerà, e per il tempo cioè gl’oliveti per anni quattro, e le terre, o massarie che non sono oliveti per anni trè, con far promettere negl’Istromenti di tali affitti il pagamento terziatamente; e fare ogni altro che potria fare Io predetto costituente se di persona fussi, e personalmente costituito, dando, e concedendo al detto mio signore Procuratore l’omnimoda potestà, e facoltà circa le cose suddette promettendo il tutto aver rato, e fermo = Napoli li 5 Luglio 1788 = Io D. Giuseppe Carrano costituisco come sopra = La suddetta firma è del suddetto Reverendo Sacerdote D. Giuseppe Carrano costituente et in fide Notaro Aniello M.a Casaburo di Napoli ho segnato richiesto = adest signum Notaris Io Fedele Samarco testimonio = Io Salvatore Florio testimonio = = Coram Opportunis = Ab actis meis extracta est presens Copia facta collatione meliori semper salva et in fidem Ego Notarus Paschalis de Milato de Terra Carovinei Hisdem Procuratore meo signo signavi: Rogatus = adest signum. E per la Reale osservanza delle cose predette il detto Signore D. Giuseppe spontaneamente ave obligato se, suoi Eredi e successori e beni tutti qualsivogliano presenti e futuri al detto Salvatore assente, e me presente sub pena dupli e medietate cum potestate capiendi e Constitutione praecarii et renunciavit, et iuravit tacto pectore more sacerdotali etc. inde etc. Presentibus Opportunis ... Extracta est praesens copia ab actis meis cum quibus facta collatione concordat meliori revisione semper salva, et in fidem etc. Notarius Agnellus M.a Casaburo de Neapoli Signavi solito sigillo [In basso a dx, sigillo del notaio, e sotto la sua firma] Casaburo §*§*§*§*§ Affitto dei beni della Cappellania di Belvedere al posto del Reverendo D. Giuseppe Carrano di Napoli a favore di Salvatore Pomes Il 14 settembre 1788, Anno indizionale settimo, nella Terra di Carovigno

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ecc., ottenuta la licenza per il giorno festivo della domenica, davanti a noi, regio e pubblico notaio Pasquale De Milato della Terra di Carovigno e Michele Carlucci regio giudice a contratti della medesima terra, e ai testimoni, cioè: Vito Pennello di San Vito, al presente ecc. (cioè in Carovigno), Giuseppe Carlucci fu Andrea e Francesco D’Adamo della detta Terra di Carovigno, si è personalmente presentato il Reverendo Sacerdote Secolare Don Domenico di Netto della Terra di San Vito, per ora in detta Terra di Carovigno, in veste di Procuratore costituito (cioè: eletto, nominato, riconosciuto legalmente) dal Reverendo Sacerdote Don Giuseppe Carrano della Città di Napoli, attuale beneficiato e cappellano del Beneficio, o Cappellania, intitolato a Santa Maria di Belvedere, sito nelle pertinenze della riferita Terra di Carovigno, Diocesi di Ostuni, come da mandato di procura a me, notaio, esibito per essere inserito più sotto, il quale agisce e interviene alle cose infrascritte in nome e per conto del Reverendo Don Giuseppe, per lo stesso, i suoi posteri e successori, da una parte e Salvatore Pomes della detta Terra di Carovigno, il quale similmente agisce e interviene alle medesime cose infrascritte per sé, i suoi eredi e successori, dall’altra. Il predetto Reverendo Don Domenico, a nome del suddetto (suo principale), ha in nostra presenza spontaneamente asserito che, in virtù della facoltà avuta dal Reverendo Don Giuseppe Carrano, ha stipulato una convenzione (ovvero un accordo, un patto) con Salvatore Pomes, concernente l’affitto, come in verità ha affittato, dei corpi beneficiali del Beneficio o Cappellania di Belvedere, consistenti in: oliveti, terreni seminativi, erbaggi (terreni erbati, con la possibilità di far erba e di far pascolare il bestiame), censi enfiteutici, pigioni di case e botteghe, unitamente a tutti i diritti appartenenti alla Cappellania, per 4 (quattro) anni consecutivi a decorrere dal 1° del corrente mese di Settembre, e anno 1788, e terminanti alla fine del mese di Agosto 1792. E questo per il convenuto annuo estaglio (tipo di contratto a cottimo in uso nell’Italia meridionale, ovvero computo sommario di un conto da saldare, prezzo di affitto di un bene immobile) di 240 (duecentoquaranta) ducati, che esso Pomes, conduttore, promette e solennemente si obbliga (quindi s’impegna in modo formale) a pagare, ogni anno, al Reverendo Don Domenico secondo la modalità del terzo per terzo (cioè mediante la rateizzazione della somma pattuita in tre rate di 1/3 cad.), col pagamento della prima parte (1/3) alla fine di dicembre del presente anno, e così successivamente secondo la medesima modalità, durante il quadriennio, rimanendo a carico di esso beneficiato, Don Giuseppe, tutti e qualsiavogliano pesi, naturali e accidentali, annessi e connessi al detto Beneficio o Cappellania, come: messe, cera, olio per la lampada della Chiesa, catasto, imposizioni e risarcimenti di detta Chiesa, case, botteghe e altro, però con gli infrascritti patti e condizioni, vale a dire: PRIMO: che di tutti i donativi e le oblazioni di ori (oggetti d’oro) e di argenti (oggetti d’argento), le tovaglie di altare e altro, che i devoti fanno alla Chiesa del detto Beneficio di Belvedere, il conduttore Pomes non possa approfittarsi, né disporre, ma che tutti dovessero essere consegnati nelle mani del Reverendo Don Domenico di Netto, perché lo stesso li facesse pervenire al cappellano, il Reverendo Don Giuseppe Carrano, per utilizzarli a vantaggio della Chiesa di Belvedere, servatis de iure servandis (fatti salvi gli obblighi di legge); SECONDO: che, in caso di vendite, alienazioni di corpi soggetti al detto beneficio o Cappellania, i censi, le decime e i laudemi (dir. feudale: prestazione, generalmente in denaro, dovuta dal vassallo al signore quando saliva al trono un nuovo sovrano; successivamente, tassa dovuta dall’enfiteuta al padrone) dovessero essere per intero consegnati al detto beneficiato, per

il tramite del detto suo procuratore; TERZO: che tutto il letame che si formerà nei fondi del Beneficio, debba essere conservato, dato che lo stesso conduttore Pomes s'impegna formalmente

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a spanderlo a sue spese, ogni anno, negli stessi fondi, fatta eccezione soltanto del letame che si formerà nell’ultimo anno di affitto, che deve essere lasciato totalmente ammassato; QUARTO: che lo stesso conduttore sia tenuto, a sue spese, ogni anno, a effettuare le dovute colture (coltivazione di piante e opportuna lavorazione del terreno) in tutti gli oliveti, quali: l’arare (ordinario) e l’arare di traverso, e potare gli olivi a regola d’arte; e al contempo sia tenuto, a sue spese, nel tempo suddetto, a disboscare, ovvero liberare dalla macchia gli oliveti, e a innestare, ove possibile, l'olivo sugli oleastri (olivo selvatico); QUINTO: che lo stesso conduttore Pomes sia tenuto a invigilare (sorvegliare, controllare) e custodire tutti i fondi e i beni del Beneficio, e, nel caso risultino dei danni nei fondi, sia ugualmente tenuto a darne notizia al beneficiato, Reverendo Don Giuseppe, e per esso al suo procuratore, per i provvedimenti necessari da prendersi; e nel caso lo stesso conduttore Pomes incontri difficoltà e opposizioni in merito all’esazione (riscossione per conto proprio o di terzi di denaro dovuto obbligatoriamente, il denaro riscosso) delle decime o dei censi, o di altri tributi appartenenti al Beneficio, il beneficiato stesso sia tenuto a difenderlo, assumendo a sue spese gli oneri del giudizio, liberando lo stesso Pomes conduttore da tali obblighi; SESTO: che lo stesso procuratore, Reverendo Don Domenico, sia tenuto, come di fatto formalmente s'impegna, a far ratificare dal suo principale, Don Giuseppe Carrano, il presente strumento (atto notarile) d’affitto, nel termine di un mese a decorrere da oggi, e in pari tempo a presentare a me notaio il valido documento della ratifica per il suo inserimento in questo documento per garantirsi, in futuro, con tutte le cautele del caso, poiché così in pace. [Nota: la ratifica di cui trattasi, debitamente eseguita, è stata a me notaio esibita, e quindi inserita nel presente documento ufficiale. Notaio De Milato] Il patto stabilisce altresì che, nel caso il conduttore Pomes non assolva il pagamento annuo della somma fissata, come sopra stabilito e promesso, nei suoi confronti il Reverendo Procuratore di Netto possa rescindere e liquidare il presente strumento presso ogni Corte (di giustizia), luogo e Foro (tribunale), o meglio, lo possa eseguire (cioè annullare e risolvere il contratto) realmente e personalmente secondo il Ritus Magnae Curiae Vicariae (Compilazione di carattere privato, da attribuire nel suo nucleo originario probabilmente al giurista Niccolò Caposcrofa nella prima metà del secolo XIV. Essa attuava una organica sistemazione di norme processuali, formatesi attraverso successive stratificazioni nel Regno di Napoli e Sicilia. http://www.simone.it), oppure alla maniera delle pigioni delle case della Città di Napoli (dicesi di atti ai quali si vuole conferire esecutività immediata), affinché possa avere e ottenere subi-

to la pronta e sollecita esecuzione sia per quanto concerne le cose principali che per tutte le altre. ATTO DI PROCURA Con il presente atto di procura, io qui sottoscritto Reverendo Don Giuseppe Carrano di questa Città di Napoli, non potendo essere di persona nella Terra di Carovigno a motivo della distanza del luogo, fidando però nella bontà e assoluta integrità del Reverendo Canonico Don Domenico di Netto della Terra di San Vito, assente ma come se fosse presente, faccio e costituisco il Reverendo di Netto quale mio legittimo e indubitato (indubitabile, indiscusso, sicuro) procuratore, che possa e voglia, in nome e per conto di me costituente, misurare e far misurare tutti i territori appartenenti alla mia Cappellania, Beneficio di Regio Patronato intitolato a Santa Maria di Belvedere, fuori delle mura della detta Terra, che mi è stato concesso da Sua Maestà, Dio Guardi, con Reale Carta del 1° Luglio

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1788, da Agrimensori Regi forniti di validi documenti; e quindi dare in affitto alle migliori condizioni possibili, e ricavando il giusto vantaggio, a quelle persone che meglio stimerà, e cioè: per 4 (quattro) anni, gli oliveti; e per 3 (tre) anni, le terre o masserie che non sono oliveti, con l’obbligo di far inserire negli strumenti di tali affitti la rateizzazione del pagamento in tre rate, e di fare ogni altra cosa che io stesso costituente potrei fare se fossi personalmente presente, o fossi stato investito della carica, dando e concedendo al mio Signor Procuratore la potestà e la facoltà totale (di ogni genere) in ordine alla cose suddette, assicurando di aver tutto confermato e sancito. Napoli, li 5 luglio 1788. Io Don Giuseppe Carrano, costituisco come sopra. La suddetta firma è del suddetto Reverendo Don Giuseppe Carrano, costituente. E in fede io, Agnello Maria Casaburo, Notaio di Napoli, ho segnato con il mio sigillo. [In basso a destra, il Sigillo notarile, e sotto la firma] CASABURO M. Io Fedele Samarco, testimone Io Salvatore Florio, testimone. COPIA ecc. Il 12 settembre 1788 [In realtà, verosimilmente: il 17 settembre 1788], in Casale di Barra (Napoli), all’ora quarta della notte, accesi tre lumini (piccole lampade contenenti olio su cui galleggia uno stoppino) per il riconoscimento delle persone e per l’osservanza delle formalità di rito, prescritte dalla legge per gli atti che si adempiono di notte; al nostro cospetto si è costituito il Reverendo Signor Don Giuseppe Carrano, figlio del defunto D. Don Giulio di questa città, attuale beneficiato, ovvero Cappellano del Beneficio, o Cappellania, intitolato a Santa Maria di Belvedere, sito nelle pertinenze della Terra di Carovigno, Diocesi di Ostuni, il quale agisce e interviene alle cose infrascritte per sé, i suoi eredi e successori. Questi ha spontaneamente asserito davanti a noi come il Molto Reverendo Don Domenico di Netto della Terra di San Vito, per procura conferitagli dallo stesso Don Giuseppe, il 5 luglio c.a. (1788), con strumento (atto notarile) stipulato dal medesimo notaio Signor Pasquale De Milato della Terra di Carovigno, in data 14 settembre 1788, in nome del detto Don Giuseppe, attuale Beneficiato e Cappellano come sopra, abbia affittato a Salvatore Pomes della suddetta Terra di Carovigno i corpi beneficiali del Beneficio o Cappellania di Belvedere, consistenti in: oliveti, terreni seminativi, erbaggi, censi enfiteutici, pigioni di case e botteghe, insieme con tutti i diritti appartenenti alla succitata Cappellania, per 4 (quattro) anni continui, a decorrere dal 1° del passato mese di settembre 1788 e terminanti alla fine di Agosto 1792, con l’impegno formale di far ratificare dal Signor Don Giuseppe il detto atto entro un mese a decorrere dal giorno della stipula dello stesso strumento di affitto, e in più con l’obbligo di esibire valido documento della ratifica da inserirsi in esso (strumento), per futura cautela. E il tutto per il convenuto annuo a staglio di 240 (duecentoquaranta) ducati che lo stesso Pomes, in qualità di affittuario, ha garantito di pagare a Don Domenico rateizzando quanto dovuto in tre rate, la prima da versare alla fine di dicembre del presente anno 1788, e così successivamente nel corso del quadriennio. Resta comunque a carico dello stesso beneficiato, Signor Don Giuseppe, tutti e qualsivogliano pesi, naturali e accidentali, annessi e connessi al Beneficio o Cappellania, quali: messe, cera, olio per le lampade della Chiesa, catasto, imposizioni, risarcimenti di detta Chiesa, case, botteghe e altro, e con altri vari patti nello strumento stabiliti, come questo e altro in modo evidente da tale strumento si ricava.

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Il Signor Don Giuseppe, fatta questa assertiva e volendo, in ordine alle cose suddette e infrascritte, cautelare l’affittuario Salvatore Pomes, oggi, non per forza o per dolo, ma per ogni migliore via, poiché gli è stato da me notaio letto lo strumento stipulato dal Notaio De Milato, il 14 settembre 1788, copia del quale, estratta, si conserva nel presente strumento, e il suo tenore sarà in seguito esplicitato, ha quello ratificato, omologato e accettato, e con il presente strumento lo ratifica, omologa e accetta alla lettera, parola per parola, sillaba per sillaba, unitamente a quanto in esso è contenuto, principio-mezzo-fine, conformemente alla sua forma, serie, contenuto e tenore. E infine il detto Signor Don Giuseppe garantisce e decide, per quanto riguarda la stipulazione sottoscritta in favore di Salvatore Pomes assente, ma per me notaio presente, di ritenere, e la ratifica e tutte le cose predette, sempre e in ogni tempo futuro, rate (cioè stipulate secondo la legge e perciò giuridicamente valide), grate e ferme, e parimenti di non violarle per nessuna ragione o causa. Il tenore della copia dello strumento, come sopra si è menzionato, è questo, vale a dire: Copia. Il 14 settembre 1788, Anno indizionale settimo, nella Terra di Carovigno, previa licenza ottenuta per il giorno festivo della domenica, davanti a noi, si sono personalmente presentati il Reverendo Sacerdote Secolare Don Domenico di Netto della Terra di San Vito, al presente in questa Terra di Carovigno, in qualità di Procuratore costituito dal Reverendo Don Giuseppe Carrano della Città di Napoli, attuale beneficiato e cappellano del Beneficio, o Cappellania, intitolato a Santa Maria di Belvedere, sito nelle pertinenza della succitata Terra di Carovigno, Diocesi di Ostuni, come da mandato di procura a me notaio esibito, da inserirsi di seguito, il quale agisce e interviene alle cose infrascritte in nome e per conto del Reverendo Don Giuseppe, per lo stesso, i suoi eredi e successori da una parte; e Salvatore Pomes della suddetta Terra di Carovigno, il quale parimenti agisce e interviene alle cose infrascritte per sé, i suoi eredi e successori, dall’altra. Il predetto Reverendo Don Domenico, a nome del suddetto (suo principale), ha spontaneamente asserito in nostra presenza come in virtù della facoltà avuta dal Reverendo Don Giuseppe Carrano della Città di Napoli, ha stipulato con Salvatore Pomes la convenzione concernente l’affitto dei corpi beneficiali del Beneficio o Cappellania di Belvedere, come di fatto ha affittato, consistenti in: oliveti, terreni seminativi, terreni erbati, censi enfiteutici, pigioni di case e botteghe, unitamente a tutti i diritti appartenenti alla detta Cappellania, per 4 (quattro) anni, a decorrere dal 1° del corrente mese di settembre, e anno 1788, e terminanti alla fine del mese di Agosto 1792. E questo per il convenuto annuo estaglio di 240 (duecentoquaranta) ducati, che esso Pomes conduttore promette e solennemente si obbliga a pagare, ogni anno, al detto Reverendo Don Domenico secondo la modalità del terzo per terzo (rateizzando la somma da versare in 3 rate di 1/3 cad.), col pagamento della prima rata (1/3) alla fine di dicembre del presente anno, e così successivamente, secondo la stessa modalità, durante il quadriennio, rimanendo a carico di esso Don Domenico, beneficiato, tutti e qualsivogliano pesi, naturali e accidentali, annessi e connessi al Beneficio o Cappellania, come: messe, cera, olio per le lampade della Chiesa, catasto, imposizioni e risarcimenti di detta Chiesa, case, botteghe e altro, però con gli infrascritti patti e condizioni, vale a dire: PRIMO: che, di tutti i donativi e le oblazioni d’oro e d’argento, le tovaglie di altare e altro che i devoti fanno alla Chiesa di detto Beneficio di Belvedere, il

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detto Pomes conduttore non possa approfittarsi, né disporre, ma che tutti dovessero essere consegnati nelle mani del Reverendo Don Domenico di Netto, perché lo stesso li facesse pervenire al Reverendo Don Giuseppe Carrano, cappellano, per utilizzarli a vantaggio della Chiesa di Belvedere, servatis de jure servandis. SECONDO: che, in caso di vendite, alienazioni di corpi soggetti al Beneficio o Cappellania, i censi, le decime e i laudemi dovessero essere per intero consegnati al detto beneficiato, per il tramite del suo procuratore. TERZO: che tutto il letame che si formerà nei fondi del Beneficio, debba essere conservato, dato che lo stesso conduttore Pomes s'impegna formalmente a spanderlo a sue spese, ogni anno, negli stessi fondi, fatta eccezione soltanto del letame che si formerà nell’ultimo anno di affitto, che deve essere lasciato tutto ammassato. QUARTO: che lo stesso conduttore sia tenuto a sue spese, ogni anno, a effettuare le dovute colture in tutti gli oliveti, quali: l’arare e il traversare, e potare gli olivi a regola d’arte; e parimenti sia tenuto, a sue spese, nel tempo suddetto, a disboscare, ovvero a liberare dalla macchia gli oliveti, e a innestare, ove possibile, l'olivo sugli oleastri. QUINTO: che esso conduttore Pomes sia tenuto a invigilare e custodire tutti i fondi e i beni del Beneficio, e, nel caso risultino dei danni nei fondi, sia ugualmente tenuto a darne notizia al beneficiato, Reverendo Don Giuseppe, e per esso al detto suo procuratore per i provvedimenti necessari da prendersi; e, nel caso lo stesso conduttore Pomes incontri difficoltà e opposizioni in merito all’esazione delle decime o dei censi, o di altri tributi appartenenti al Beneficio, il beneficiato stesso sia tenuto a difenderlo, assumendo a sue spese gli oneri del giudizio, liberando lo stesso Pomes conduttore da siffatti obblighi. SESTO: che lo stesso procuratore Reverendo Don Domenico sia tenuto, come di fatto formalmente si impegna, a far ratificare dal suo principale, Don Giuseppe Carrano, il presente strumento d’affitto nel termine di un mese a decorrere da oggi, e in pari tempo a presentare a me notaio il valido documento della ratifica ai fini del suo inserimento in questo atto per garantirsi, in futuro, con tutte le cautele del caso, poiché così in pace. Il patto stabilisce altresì che, nel caso il conduttore Pomes non assolva il pagamento annuo della somma fissata, come sopra stabilito e promesso, nei suoi confronti il Procuratore Reverendo di Netto possa rescindere e liquidare il presente contratto presso ogni Corte (di giustizia), luogo e Foro (tribunale), o meglio, che possa eseguire realmente e personalmente (la rescissione e la liquidazione del contratto) in conformità del Ritus Magnae Curiae Vicariae, oppure alla maniera delle pigioni delle case della Città di Napoli, affinché possa avere e ottenere subito la pronta e sollecita esecuzione sia per quanto concerne la parte principale che per i danni, le spese e gli interessi. Le parti assicurano, rispettivamente, con la solenne stipulazione, come in verità sono tenute, di aver le cose predette convenute ed espresse per rate, valide e ferme; e assicurano altresì di non contravvenire mai a quelle per qualsivoglia causa o ragione, perché così è ecc. Ai fini dell’osservanza di tutte le quali cose, le predette parti, rispettivamente, spontaneamente, in ordine alle stesse, obbligarono sé, gli eredi, i successori e tutti i loro beni, sotto la pena del doppio e mezzo, con la potestà di impossessarsi del bene e con la clausola della costituzione del possesso precario (cioè provvisorio e revocabile), giurarono, nello stesso ordine, ovviamente il Signor Pomes, ponendo la mano sulle sacre scritture, e il Signor Reverendo Don Dome-

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nico, a nome del suddetto (suo principale) come sopra, toccandosi il petto secondo l’usanza sacerdotale Il tenore del detto mandato di procura è il seguente, vale a dire, che si inserisca: Col presente mandato di procura, io qui sottoscritto Reverendo Don Giuseppe Carrano di questa Città di Napoli, non potendo essere di persona nella Terra di Carovigno a motivo della distanza del luogo, fidando perciò nella bontà e assoluta integrità del Reverendo Canonico Don Domenico di Netto della Terra di San Vito, il quale assente, ma è come se fosse presente, faccio e costituisco il Reverendo di Netto quale mio legittimo e indubitato procuratore, che possa e voglia in nome e per conto di me stesso costituente, misurare e far misurare tutti i territori appartenenti alla mia Cappellania o Beneficio di Patronato Regio, intitolato a Santa Maria di Belvedere, fuori delle mura della detta Terra, che mi è stato concesso da Sua Maestà, Dio Guardi, con Reale Carta del 1° luglio 1788, da Agrimensori Regi, forniti di validi documenti; e quindi darli in affitto alle migliori condizioni possibili, e ricavando il giusto vantaggio, a chi stimerà persone assai perbene, e cioè: per 4 (quattro) anni, gli oliveti; e per 3 (tre) anni, le terre o masseria che non sono oliveti; con l’obbligo di far inserire negli strumenti di tali affitti la rateizzazione del pagamento in tre rate, e di fare ogni altra cosa che io stesso costituente potrei fare se fossi personalmente presente, o fossi stati investito del beneficio, dando e concedendo al detto mio Signor Procuratore la totale (di ogni genere) potestà e facoltà in ordine alle cose suddette, assicurando di aver tutto confermato e sancito. Napoli, li 5 luglio 1788 Io Don Giuseppe Carrano costituisco come sopra. La suddetta firma è del suddetto Reverendo Sacerdote Don Giuseppe Carrano, costituente. E in fede io, Agnello M. Casaburo, Notaio di Napoli, ho segnato (con il mio solito segno), richiesto. Presente il segno (notarile). Io Fedele Samarco, testimone Io Salvatore Florio, testimone. Davanti ai soggetti a disposizione e favorevoli La presente copia è estratta dai miei atti, fatta la migliore collazione, sempre salva, e in fede. Io Notaio Pasquale De Milato della Terra di Carovigno, qui, con il mio segno ho segnato, richiesto. Presente il segno. E, ai fini della reale osservanza delle cose predette, il Signor Don Giuseppe ha spontaneamente obbligato sé, i suo eredi e successori e tutti i suoi beni, qualsivoglia essi siano, presenti e futuri, in favore del detto Salvatore assente, e per me presente, sotto la pena del doppio e mezzo, con la potestà di impossessarsi del bene, e con la costituzione del possesso precario, rinunciò e giurò toccandosi il petto secondo l’usanza sacerdotale, ecc. Presenti i soggetti a disposizione e favorevoli La presente copia è estratta dai miei atti con cui, fatta collazione, concorda nel modo migliore delle revisioni, sempre salva. In fede. Notaio Agnello Maria Casaburo di Napoli (Segno e sigillo, e sotto la firma) Casaburo

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-CCAROVIGNO, 6 APRILE 1790 Il Capo Trombetta Mastro Pasquale Franzosi dichiara di riscuotere dal Cassiere dell'Università di Carovigno il compenso di 14 ducati e 16 grana, per aver suonato con altri musicanti, i giorni di festa, dal Sabato Santo, in onore della Madonna di Belvedere. Ediz.: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXXVII, p. 239 Trascrizione e rielaborazione dell'originale esistente presso l'Archivio del Comune di Carovigno. Conti dell'Università. Anni 1789-1790. Cartella Cat. 5, Classe 2, Fasc. 2, p. 44r-44v. * * * Carovigno Li 6 Aprile 1790 Dichiaro Io quì sottocrocesegnato Mastro Pasquale Franzosi di Casalnuovo al presente in Carovigno Capo Trombetta aver ricevuto dal Magnifico Giacomo demilato di questa predetta Terra Cassiere di questa Magnifica Università, la somma di ducati quattordici, e grana sedici; e sono per mercede, cibarii e stanza di mè medesimo come Capo Trombetta, e dell’infrascritti altri sonatori, che hanno sonato per quattro giorni principiando dal Sabato Santo sino a tutto il dì ultimo di Pasqua di Resurrezione nella festa celebrata da detta Università in onore della BB. Vergine Madre di Belvedere a tenore del solito praticato in ogni anno, quali ducati quattordici si sono da mè stribuiti trà mè predetto e Mastro Francesco Franzosi di Ostuni Trombetta, Giuseppe Rullini di Castellana Tamburro, Domenico Carella di S. Vito Tamburro, Vitoronzo Manca di Ostuni Tamburro, Rafaele Caforio di Martina Tamburro, e Paolo della Porta di Ostuni Piffero. Onde in fede del vero ho fatto la presente, e l’ho crocesegnata di mia propria mano in presenza dell’infrascritti Notajo e testimonii etc. Dico _______________________________________________14:16 ┼ segno di croce di propria mano di Pasquale Franzosi s.n. (Scribere nescientis) In mei praesentia etc. et ad fidem Ego Notarius Nicolaus Bruni a Carovineo Requisitus Signavi (L.S.) N. NB. §*§*§*§*§ Carovigno, li 6 Aprile 1790 Io sotto crocesegnato Mastro Pasquale Franzosi di Casalnuovo, al presente in Carovigno, dichiaro di aver ricevuto, in qualità di Capo Trombetta, dal Magnifico Giacomo De Milato di questa predetta Terra, Cassiere di questa Magnifica Università, la somma di 14 Ducati e 16 Grana (ant. pl. f. di grano), per mercede (denaro o compenso corrisposto in cambio di una prestazione), vitto e alloggio di me medesimo come Capo trombetta, e degli infrascritti suonatori, che hanno suonato per 4 giorni a iniziare da Sabato Santo sino a tutto l’ultimo giorno di Pasqua di Resurrezione, nella festa celebrata da detta Università in onore della Beatissima Vergine Madre di Belvedere, secondo quanto di solito si pratica annualmente. La somma di cui trattasi è stata da me distribuita a: me stesso, Mastro Pasquale Franzosi di Casalnuovo, Capo Trombetta;

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Mastro Francesco Franzosi di Ostuni, Trombetta; Giuseppe Rullini di Castellana, Tamburo; Domenico Carella di S. Vito, Tamburo; Vitoronzo Manca di Ostuni, Tamburo; Raffaele Caforio di Martina, Tamburo; Paolo Della Porta di Ostuni, Piffero. Per la qual cosa, in fede del vero, ho fatto la presente (dichiarazione) e l'ho crocesegnata di mia propria mano in presenza degli infrascritti, notaio e testimoni. Ripeto: 14 ducati e Grana 16. ┼ segno di croce di propria mano di Pasquale Franzosi, il quale non sa scrivere Alla mia presenza ecc., e in fede. Io Notaio Nicola Bruni, in Carovigno, Richiesto, Segnai (con il mio solito sigillo). [Segno del notaio] N. NB

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- CI CAROVIGNO 1790 I beni del Beneficio di Santa Maria di Belvedere, nel Catasto Onciario di Carovigno, Anno 1790. Catasto Onciario della Città di Carovigno, pubblicato in Napoli il 24 Luglio 1790. Archivio di Stato di Brindisi, pp. 414-415b *** Beneficio di S. Maria di Belvedere Possiede nel luogo detto Belvedere una Difesa di Terre chiuse di Tomola ottanta, con Alberi 200. di olive frà grandi, e piccioli, con Chiesa, Grotta della Beatissima Vergine e casa, giusta li Beni di Vito Pomes, stimata la rendita dedotte le spese di colture per annui 75______________________________________________________on: 2: 50 Più nel luogo detto le Tagliate tomola otto di Terre demaniali con alberi 680. olive dentro, giusta li Beni del Convento del Soccorso, stimata la rendita nel caso che si serreranno per anno e giusta lo stato presente per anno 60 ____________________________________________________on: 200______ Più nel luogo detto S. Maria, e Pezza detta di minnicchio Alberi 440. olive, con Tomola quattro, e mezzo di Terra vacua, giusta li Beni della Camera Allodiale stimata la rendita per anno 40_______________________on: 133 Tarì 10 Più nel luogo detto Via della Jannozza stoppelli quattro di Terre, con Alberi ventuno olive, giusta li beni di Domenico Valente, stimata la rendita per anno 2.___________________________________________________on: 6. Tarì 20 Più nel luogo detto li Scozzi di Giovanni Alberi venti olive, stimata la rendita per anno1.40______________________________________ on: 4 Tarì 20 ..................................................................................on: 594. Tarì 20 Più dentro la Massaria detta di S. Francesco Alberi otto olive, stimata la rendita per anno Grana 10 ______________________________ on: 2. Tarì 10 Più dentro lo Specchiolino Alberi due olive, stimata la rendita per annue Grana 30 _____________________________________________on: 1. ______ Più alla pubblica Piazza n° quattro botteghe una adjacente all’altra, affittate per anno 12:10, da quali dedotto il quarto per le spese di reparazioni, restanto anno 9.06 2/3 _________________________________________on: 30. Tarì 06 Esigge anno 2 di cenzi enfiteotici da diversi cittadini sopra i di loro Beni__________________________________________________ on: 6. Tarì 20 ............................................................................................Sono in uno 634. Tarì 28 Pesi Tiene il peso di messe lette n° cinquantaquattro l’anno da celebrarsi una per ogni sabato nella chiesa della Madonna di Belvedere, che alla ragione di Grana 12 ½ l’una, importano (una deduzione di) 6.75______________on: 22. Tarì 15 Resta la suddetta partita____ on: 612. Tarì 11

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- CII NAPOLI, 13 GIUGNO 1818 Lettera con la quale il Ministro degli Affari Ecclesiastici informa il Vicario della Curia di Ostuni che il Beneficio di Belvedere, alla morte del regio beneficiato Spaventa, deve ritornare ai Dentice. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXXVIII, p. 240 Trascrizione e rielaborazione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 289 *** Napoli, li 13 Giugno 1818 Ministero di Stato Degli Affari Ecclesiastici 2° Dipartimento N: Sig.r Vicario Essendosi riconosciuto essere di patronato del Principe Dentice il Beneficio di S. Maria di Belvedere in Carovigno, che trovasi da S.M. conferito all’ex. domenicano P. Vincenzo Spaventa, il medesimo per non derogare alla Sovrana collazione, e serbare insieme intatto il suo diritto, ha nominato lo stesso P. Spaventa per lo suddetto Beneficio. E la MS. nel rimanere intesa vuole che dopo la morte di esso P. Spaventa il detto Beneficio ritorni alla famiglia del Principe Dentice. Il che partecipo a lei per l’uso corrispondente. Il Segretario di Stato Ministro degli Affari Ecclesiastici Tommasi r Sig. Vicario Capitolare di Ostuni §*§*§*§*§ Napoli, 1818 giugno 13 MINISTERO DI STATO DEGLI AFFATI ECCLESIASTICI - 2° Dipartimento N: (s.n.) Sig. Vicario, Poiché il Beneficio di Santa Maria di Belvedere, riconosciuto del giuspatronato del Principe Dentice, è stato da Sua Maestà conferito all’ex domenicano Padre Vincenzo Spaventa; Lo stesso Principe Dentice, per non contravvenire alla Sovrana Collazione, e al fine anche di preservare intatto il suo diritto, ha nominato lo stesso P. Spaventa per detto beneficio. E Sua Maestà, nell'essere d'accordo su questo, vuole che dopo la morte di Padre domenicano Spaventa, tale beneficio ritorni alla famiglia Dentice. Il che si partecipa a lei per gli atti di competenza. Il Segretario di Stato / Ministro degli Affari Ecclesiastici F.to Tommasi Sig.r Vicario Capitolare di Ostuni [N.B.: Nell'Archivio di Casa Dentice, Castello di San Vito dei Normanni, Busta n. 138 e Fascicolo "Carte riguardanti il Beneficio di Belvedere", vi è questa nota: "Terzi pensionabili de Vescovati pel Beneficio di S. Maria di Belvedere in Carovigno nominato a favore dell'Ex Domenicano P. Vincenzo Spaventa conferito dalla M. S. al medesimo e dopo la morte del quale ritorni alla Famiglia Dentice giusta la Minis. degli Affari Ecclesiastici de' 3 Giugno 1818. N.° dell'inventario nove - V.° per inventario F.to illegibile]

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- CIII NAPOLI, 15 AGOSTO 1827 A seguito delle doglianze del Sindaco di Carovigno, l'Ufficio Ministeriale per gli Affari Ecclesiastici scrive all'Arcivescovo di Brindisi per gli adempimenti di competenza. Trascrizione e rielaborazione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere. *** [Su carta intestata. In alto a sx:] Ministero e Real Segreteria di Stato degli Affari Ecclesiastici .......................................................... 3.° Ripartimento ______________________________ N.° 1805 Napoli 15 Agosto 1827 Illustrissimo e Reverendissimo Signore Dolendosi il Sindaco del Comune di Carovigno di non accorrervi sul Beneficiato, che nomina, alle riparazioni urgenti, che specifica, del Santuario della Vergine SS.a di Belvedere dal Beneficio dipendente; acchiudo a VS. Illustrissima e Reverendissima il ricorso del Sindaco suddetto; perchè prenda conto dell'esposto, e trovandolo sussistente adempia a quelle parti, che convengano, e sieno della sua ispezione. Pel Consigliere Min.o di Stato Ministro Segretario di Stato degli Affari Ecclesiastici; impedito Il Direttore Antonio Franco [In basso a sx:] Monsignor Arcivescovo di Brindisi ed Amministratore della Chiesa Vescovile di Ostuni §*§*§*§*§ Napoli, 15 Agosto 1827 All’Ill.mo e Rev.mo Monsignor Arcivescovo di Brindisi e Amministratore della Chiesa Vescovile di Ostuni Il Sindaco del Comune di Carovigno lamenta che il Beneficiato, che egli nomina, non provvede alle urgenti riparazioni delle quali, come egli specifica, abbisogna il Santuario della Vergine SS. di Belvedere, dipendente dal Beneficio. Ciò stante, invio alla V.S. Ill.ma e Rev.ma l’allegato ricorso del Sindaco affinché Ella si renda conto dell’esposto, e nel caso lo trovasse sussistente (cioè fondato), appresti quanto è necessario riguardo a ciò che la sua ispezione rileverà. Per il Consigliere del Ministro di Stato (che è impedito) Il direttore Antonio Franco

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- CIV CAROVIGNO, 30 AGOSTO 1827 Sopralluogo nel Santuario di Belvedere effettuato dall'Arciprete Trisolini su incarico dell'Arcivescovo di Brindisi. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Cartella: 1800, Atti riguardanti Sacerdoti: San Vito, Carovigno, San Michele. Confraternite S. M. di Belvedere ... *** [A margine (sx – centrale)]: A Ill.mo Rev.mo M. Arciv. di Brindisi, ed Amministratore della Chiesa di Ostuni Arcipretura di Carovigno li 30 Agosto 1827 Ill.mo e R.mo Sig.re Appena ricevuto l’Ufficio di V.a S. Ill.ma e R.ma della data de’ 22 del corrente Mese mi ho dato la premura di verificare personalmente sopraluogo, anche coll’intervento di un Mastro Fabro di tutta fiducia, lo stato attuale del Santuario di Belvedere appartenente a questo Comune. In conseguenza di questa ispezione si è osservato ad occhio nudo franta interamente la soffitta della Chiesa, fatta tutta di legno, le pareti laterali visibilmente aperte e vicinissime a crollare dalle basi. Si è osservato dippiù prossima alla ruina la Sagrestia, e la casa del Cappellano, e dell’Eremita in modo tale che il primo sono già moltissimi anni, have abbandonato il domicilio del detto Santuario con grave discapito del culto, e della divozione de Fedeli, ed il secondo, che teneva aperta la Chiesa, si è ritirato già da più giorni in Carovigno, temendo di rimanere vittima delle pietre: vale a dire, che il Santuario di Belvedere, tanto rinomato per la sua antichità, per le plenarie indulgenze accordate da Sommi Pontefici a coloro, che lo visitano, e per le Stazioni che si fanno nella famosa scalinata come nella Scala Santa di Roma, non che per li numerosi prodiggi, ivi praticati dal Signore per i meriti della Sua Divina Madre, e conseguentemente per la venerazione non solo di tutta la Japigia, ma ben anche di tutto il nostro Regno, è presso che a seppellirsi nell’oblio, e nella totale dimenticanza. Monsignore Arcivescovo la pietà de’ Fedeli fornì il Santuario di Belvedere, fin dalla invenzione della prodiggiosa Immagine di ricchi legati Pii, e de’ copiose entrate, che sussistono ancora; e ciò per mantenersi in esso Santuario, che spira singolare venerazione, il dovuto culto, e la necessaria decenza. Oggi si trova spogliata de’ suoi averi ed il culto perito nella maggiore abiezione, malgrado la divozione de’ Fedeli, che corrono da tutte le vie a visitarlo. Se si permette, che la Chiesa rovini affatto, cesserà ogni divozione verso Maria S.S. di Belvedere, e si perderà la memoria del più famoso Santuario della Japigia. Nel momento perciò che io adempio all’incarico datomi col prelodato Ufficio de’ 22. la prego caldamente Monsignore Ill.mo, e R.mo, a nome di tutta questa popolazione a far valere il suo Apostolico zelo presso S. M. (Sua Maestà) Dio guardi, onde il Santuario indicato vi acquisti il lustro, che li è dovuto non solo col ripararsi le sue rovine, ma ben anche con fabbricarseli una Chiesa più propria, e più degna di lui. L’Arciprete Giuseppe Trisolini

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- CV CAROVIGNO, 31 AGOSTO 1827 Risposta scritta del Vicario Foraneo di Carovigno alla richiesta dell'Arcivescovo di Brindisi sullo stato della Chiesa e Sagrestia di Belvedere. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere. *** Vicario Foraneo di Carovigno Diocesi di Ostuni.

Carovigno li 31 Agosto 1827

Eccellentissima Reverendissima Di risposta al suo ufficio in data de 27 spirante Agosto, col quale m’incaricava di verificare se il Santuario della Vergine SS. di Belvedere minaccia imminente rovina, sono a riferirle: che non solo colla ispezione oculare, ma coll’essermi ancora informato da muratori periti ho verificato, che tanto la Chiesa, quanto la Sacrestia, e abitazione adiacente dell’Eremita hanno bisogno di prontanea riparazione, senza della quale presagiscono una intiera rovina, e crollamento. Il Vicario Foraneo P. Cantore De Milato *** [In basso a sx:] A Sua Eccellentissima Reverendissima Monsignor Arcivescovo di Brindisi [E sotto:] [.?.] *** [Sul retro, in basso:] A S.E.R. Monsignor Arcivescovo di Brindisi in Ostuni [Nell'angolo in basso a sx:] Dal Vicario Foraneo di Carovigno

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- CVI CAROVIGNO, 29 GENNAIO 1834 Relazione sullo stato delle Chiese di Carovigno, ivi compresa quella di Belvedere, scritta dai sacerdoti a ciò deputati Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere. *** Oggi che sono Li 29 Gennaio del 1834 in Carovigno, Noi Sacerdoti Andrea Valente, e Vito Pomes nominati con Lettera di Ufficio del dì 13 Novembre 1833 da Monsignore Arcivescovo in tempo di Santa visita; onde verificare lo stato attuale di tutti gli altari delle chiese sistenti in Carovigno, e nelle Campagne; essendoci accinti all’operazione abbiamo incominciato dalla Chiesa Parrocchiale, di cui siegue la descrizione. Gli altari furono visitati da Monsignore in persona, perciò non abbiamo che osservare sopra gli stessi. Dobbiamo solo farle conoscere, che il tetto minaccia ruina, e che piove da ogni parte in modo che se non vi si apprestasse un pronto riparo, precipiterà senza dubio. Ci siamo trasferiti nella Chiesa del Carmine, ed abbiamo trovato quanto appresso. L’altare maggiore col Sagramento non manca delle tre tovaglie, sebbene di cottone. Il suggello della Pietra Sagra è intatto. La custodia colla pisside sono in perfetta regola, manca il purificatojo, e quello esistente è intieramente sporco, ed indecente; vi manca un bicchiere per purificarsi le dita. Vi sono i Candelieri, ma vecchi, e pochi ostensorj malacconci, le Carte di gloria mezze logore dal tempo. Per gli altri altari dobbiamo rassignarle, che mancano di candelieri, fiori, e tovaglie, e quelli che vi sono, sono sporche, e mal tenute. Le vitrine finalmente si sono accommodate alla meglio. Gli arredi della sagrestia sono di antichissima data, e consunte a segno che si dice messa de’ morti colla pianeta violacea, nell’atto che le pianete buone appartenenti a quella Chiesa sono nelle mani di un certo ex Carmelitano per nome D. Pasquale Carlucci. Nelle altre Chiese gli arredi sagri sono passabili, nè abbiamo che osservare. Per la Chiesa poi di Belvedere posta in Campagna due miglia dal Paese distante dobbiamo osservarle col massimo dolore, che l’intiero soffitto della Chiesa Superiore è tutto infracidito, l’acqua vi penetra da tutte le parti, e se non vi si appresta un pronto riparo precipiterà senza dubio. I tre altari ivi esistenti mancano affatto affatto di candilieri, fiori, crocifissi, carte di gloria, tovaglie, e tutto quanto è necessario per il Santo Sagrificio della Messa, in una parola vi esistono solo gli altari colle respettive pietre Sagre mal custodite ancora, a meno di uno nel quale sebbene vi sieno le tre tovaglie, e quattro fiori fatti dalla pietà dei Fedeli, pure è malamente tenuto, perchè tra le altre mancanze vi è quella delle ampolline, non vi sono corporali, non vi è bacile, nè sciugamano per la purificagione, mancano le Carte di gloria, nè carte di preparazione; una sola pianeta vi esiste consunta dal tempo, e maltrattata dall’umido. In una parola tutta la Chiesa non presenta, che una vera spelonca, lampadi non ve

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n’esistono ad onta, che il Beneficiato abbia una rendita vistosa di Docati n. 300 in 400 annui. A stento si è potuto ritrovare un’Eremita (sic), che potesse alla meglio manutenere la Chiesa, ma come poterci stare, se le case di abitazioni minacciano da tutte le parti ruina? Preghiamo Monsignore a rapportarlo a chi si conviene, acciò un Santuario cotanto antico, e frequentato ripigliasse il suo antico splendore. Andrea Valente Deputato Vito Pomes Deputato

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- CVII CAROVIGNO, 3 OTTOBRE 1834 I sacerdoti Valente e Pomes fanno presente di essere stati impossibilitati a consegnare di persona all'Arcivescovo la relazione scritta sullo stato delle chiese di Carovigno e, in particolare, lamentano lo stato assai infelice in cui si trova la Chiesa di Belvedere. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere. *** Carovigno Li 3 ottobre 1834 Eccellenza Reverendissima Nel passato Gennaro Le rassegnammo il rapporto della visita eseguita in esecuzione de’ Suoi riveriti ordini, ma quando il nostro rapporto arrivava in Brindisi, V. E. partiva, e quindi il Signore Vicario Chimienti ce lo respinse. Per non seccarla nel Suo lungo viaggio ci riserbammo presentarglielo colle nostre mani, ma il Suo passaggio non fù da noi conosciuto, abbiamo atteso la Sua venuta in Ostuni, La quale per quanto si dice, essendo svanita, ci abbiamo fatto un dovere rimetterglielo per l’uso conveniente, e La preghiamo, Monsignore, avere avanti gli occhi lo stato infelicissimo della Chiesa di Belvedere, la quale merita tutta l’attenzione del Superiore, per un pronto riparo, non essendo giusto che il beneficiato ne percepisca le rendite senza curarne almeno gli acconci necessari. L’Economo Curato Andrea Valente Il Sacerdote Vito Pomes [In basso a sx:] A Sua Ecc. R.ma Monsignore Arcivescovo di Brindisi

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- CVIII ATESSA (Chieti), 26 GENNAIO 1837 Estratto dell'atto di morte del regio beneficiato Spaventa. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio di Casa Dentice, Castello di San Vito dei Normanni. Busta n. 138 "Per il beneficio di Belvedere". Fascicolo "Carte riguardanti il Beneficio di Belvedere". *** Estratto del registro degli atti di morte dello Stato Civile del Comune di Atessa. Numero d'ordine ventisette, Pagina quattor deci = L'anno milleottocentotrentasette, il dì ventisette del mese di Gennajo alle ore diciotto d'Italia, avanti di noi Girolamo Draghi Secondo Eletto pel Sindaco impedito, ed Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Atessa, Distretto di Vasto, Provincia di Abruzzo Citeriore sono comparsi Giuseppe Carlucci, di anni quarantuno, di professione contadino, regnicolo, domiciliato in questo Comune nel nome di Santa Giusta, ed Emmanuele Natale, di anni trentasei, di professione contadino, regnicolo, domiciliato in questo medesimo Comune nel nome del Carmine, i quali han dichiarato, che nel giorno ventisei del mese di Gennajo anno corrente alle ore due è morto nel suo casino D. Filippo,Vincenzo Spaventa, di anni ottantadue, nato in Atessa, di professione Maestro Lettore di Domenicani, domiciliato ivi nella contrada di Satrino, figlio del fù Don Nicola Spaventa, di professione proprietario, e della quondam Donna Teodora Romanelli = Per esecuzione della Legge ci siamo trasferiti insieme coi detti Testimoni presso la persona defunta; e ne abbiamo riconosciuta la sua effettiva morte. Abbiamo indi formato il presente atto, che abbiamo inscritto sopra i due registri, e datane Lettura ai dichiaranti, si è nel giorno, mese, ed anno come sopra, segnato da noi, avendo asserito i dichiaranti di non saper scrivere = Firmato = Girolamo Draghi = Il Cancelliere. = Giovannantonio Bassani Cancelliere. Atessa li 18 Marzo milleottocentotrentasette 1837 Per estratto conforme Il Cancelliere Archivario Giovannantonio Bassani V.o Il Sindaco *illeggibile*

371 Reg.o in Atessa il 16 Marzo 1837 Vol. 37 N.° 1° foglio ............................... Leonardo *illeggibile*

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- CIX OSTUNI, 17 APRILE 1837 OSTUNI, 25 APRILE 1837 OSTUNI, 20 APRILE 1839 *** OSTUNI, 17 APRILE 1837 Richiesta dell'incartamento relativo al Processo del Beneficio di Belvedere. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, f. 296 §*§*§*§*§ 17 Aprile 1837 Il Procuratore Generale presso la G.C. (Gran Corte) dei Conti chiede il Processo del Beneficio di S. Maria di Belvedere *** OSTUNI, 25 APRILE 1837 OSTUNI, 20 APRILE 1839 Dichiarazione resa da Don Vito Pomes e Don Vito Rondelli, deputati dal Capitolo di Carovigno, in merito al carteggio degli antichi processi attinenti al Beneficio di Belvedere che ricevono dalla Curia di Ostuni. Ediz.: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XLIII, pp. 246-247 Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni.Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 293, 294. §*§*§*§*§ Dichiariamo noi qui sottoscritti Sacerdoti Capitolari D. Vito Pomes, e D. Vito Rondelli di Carovigno qualmente essendoci di persona conferiti in qualità di Deputati spediti dal prelodato Capitolo a Causa di accapare delle notizie riguardanti il beneficio di Santa Maria di Belvedere del Comune anzidetto, e perciò che nell’archivio della Curia Vescovile amministrata di Ostuni abbiamo rinvenuto de’ varj processi relativamente all’oggetto in parola, i quali ce l’abbiamo ricevuti in consegna da quello Cancelliere Canonico Tolla, e che sono i seguenti, che si trascrivono colla loro rispettiva foliazione: 1. Processo del 1581 che principia dal fol: 45, e continua sino a 57, quindi principia al fol: 68 sino a 264; poi dal fol: 271 termina al fol: 300. 2. Processo del 1710 dal fol: 2 al 27 con quattro fogli sciolti 3. Processo del 1728 num.ro fol: 19 più 10 sciolti 4. Processo del 1752 fol: 9 più intercaetera beneficii S.ae M.ae di Belvedere fol: 17 5. Processo del 1726 fol: 10. Si è sottoscritto il presente da noi suddetti deputati e rilasciato a cautela. Oggi che si contano li 25 di Aprile 1837 D. Vito Pomes Deputato D. Vito Rondelli Deputato

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Oggi che si contano li venti del mese di Aprile 1839 io quì sottoscritto Sacerdote del Capitolo di Carovigno dichiaro avermi ricevuto da Monsignor Vicario di Ostuni D. Domenico Canonico Ventrera un’antico processo, che riguarda il Beneficio di Belvedere dell’anno 1581, fogliato come dietro; E più un’intercetera di fol: 17 riguardante le Bolle d’investitura del detto Beneficio a favore del detto Capitolo, e detti due processi l’ho immessi nel Procaccio per esser rimessi al Procuratore Generale della Regale Corte de’ Conti, dal quale ne ho ritratto il corrispondente tallone, che ho consignato al suddetto prelodato Sig.r Vicario Ostuni 20 Aprile 1839 Il Sacerdote Vito Pomes

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- CX CAROVIGNO, 10 MAGGIO 1837 Memoria sul Beneficio di Belvedere scritta da Don Vito Pomes, Procuratore del Capitolo. Ediz.: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XXXIX, pp. 240242. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 297, 298, 299 *** Memoria sul Beneficio di Belvedere I Beni dell’Abbazia di S. Maria di Belvedere in origine furono gratuite offerte e Largizioni de’ Fedeli di Carovigno, come ci fa conoscere il P. Serafino Montorio nel Zodiaco di Maria, segno VII. Stella XXVIII stampato in Napoli nel 1715, il quale scriveva Le sue Leggende dietro Le relazioni de’ respettivi Vescovi delle Diocesi del Regno. Ma i Baroni di Carovigno profittando della negligenza de’ Vassalli, e della propria prepotenza verso il principio del secolo XVI principiarono ad usurpare i detti beni, prima col titolo di semplici amministratori, e poi dichiarandosi fondatori dell’Abbazia, sostennero successivamente il diritto di nominare il Beneficiato. Verso la metà dell’enunciato secolo, il Vescovo di Ostuni, Monsignor Bovio aprì gli occhi sopra tale usurpazione, e nella Santa Visita che fece in Carovigno agli 8 Giugno 1558 conosciuto L’evidente abuso di una intrusa, ed illegale amministrazione per parte de’ Baroni, domandò il rivelo de’ beni, ed opportunamente si riserbò di provvedere sull’abuso introdotto. Col processo di tempo il Capitolo di Carovigno reclamò alla Santa Sede l’amministrazione dell’abadia di Belvedere, e verso il tramonto del suddetto secolo ne ottenne Legale investitura. Però i Baroni secondati dai Vescovi protempore non vollero rilasciare L’abusivo possesso del diritto di nominare il Cappellano, e perciò s’introdusse nel 1580 formale lite nella Curia Vescovile di Ostuni, ove esiste un voluminoso processo, decimato però, e non intiero. Il Capitolo provò che Papa Gregorio XIII. con Bolla de’ 5 Aprile 1576 unì alla Chiesa, e Capitolo di Carovigno la Chiesa, ed Abazia di Santa Maria di Belvedere, e la Bolla fù corroborata dal Regio exequatur del dì 4 Aprile 1578. Ed opportunamente produsse ancora l’atto del possesso de’ 2. Gennaio 1579 come appare dal fol: 289 a 290 del processo mentovato. Il Capitolo produsse inoltre i titoli di fondazione, e con tante copie conformi provò che i beni dell’Abazia erano pie Largizioni de’ fedeli, come risulta da’ fol: 275 a 283 dell’enunciato processo. La Curia di allora scrupolosa a decidere da se, o tirata d’altri principj volle sentire il parere di due Canonici Napolitani, i quali furono di voto, che in quanto al petitorio Le parti si avvalessero del proprio diritto, che ch’era giusto decidere favorevolmente al Barone in quanto al possessorio, come dal fol: 302. Invano il Capitolo si dolse della irregolare scelta de’ giusperiti, e dimostrò, che i Canonici consultasiti [consultatisi] erano amici, ed attinenti del Barone. La Curia nulla curando La giusta protesta del Capitolo decise favorevolmente a costui con sentenza de’ 28 Aprile 1583, come dal fol: 303. Dietro una tale sentenza il Capitolo reclamò subito alla Santa Sede, la quale

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con Bolla de’ 7 Maggio 1583, corroborata di analogo Regio assenzo delegò la Curia Metropolitana di Brindisi a ricevere l’appello del Capitolo di Carovigno, il quale a 26 Maggio 1583 legalmente appellò la causa alla detta Metropolitana, il quale atto fù notificato alla Curia di Ostuni il giorno 27 dello stesso mese, come dal fol: 305 a 308. E perchè è conosciutissima la prepotenza Baronale di quei tempi, perciò il Capitolo non portò innanzi la causa, contentandosi di rimanergli intatto il diritto nel petitorio. Per la naturale poi incuria degli uomini, e per i danni del tempo non si è in seguito innoltrata istanza alcuna per parte di questo Capitolo, il quale avendo saputo la morte dell’ultimo Cappellano Sig.r Spaventa, ed avendo veduto sequestrare dalla Commissione Diocesana i beni dell’Abadia di Belvedere; ha stimato colpire questo tempo opportuno per reclamare i suoi giustissimi diritti sopra i detti beni, e Chiesa, e quindi prega la Commissione a riferirne analogamente a S.E. il Ministro degli Affari Ecclesiastici per la giustizia, essendo chiaro abbastanza: 1° Che i Baroni nessun diritto ci vantavano, e ci vantano sopra dei beni della Chiesa, e Beneficio di Belvedere, e che la sola prepotenza Baronale ce le ha intrusi. 2° Ch’essendo la Chiesa di Belvedere un Santuario, ove ci concorrono tutti i paesi limitrofi, essere della giustizia, che il Capitolo ne adempisse tutti i pesi annessi alla medesima, anzi che vederla nelle mani di Cappellani, o Beneficiati forastieri, i quali a null’altro pensano, se non ad introitare le rendite, lasciando alla non curanza non solo la manutenzione della Chiesa, ma tutti gli atti di religione ancora, come si è visto in quest’ultimi tempi, essendo la chiesa sprovvista di tutti gli utensili necessari al culto, ed alla celebrazione degli Ufficj Divini con iscandalo di tutte le popolazioni vicine. Carovigno li 10 Maggio 1837 Il Procuratore del Capitolo Il Sacerdote Vito Pomes.

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- CXI OSTUNI, 16 LUGLIO 1837 OSTUNI, 26 LUGLIO 1837 La Commissione Diocesana prende atto dell'opposizione del Principe Dentice al sequestro dei beni beneficiali di Belvedere da essa stessa effettuato, e provvede in merito. Trascrizione dell'atto esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Registro dei Verbali della Commissione Diocesana. *** Oggi che sono li 16 del mese di Luglio Anno 1837 in Ostuni. Riunitasi la Commissione Diocesana nel Palazzo del Presidente con l'intervento del Regio Procuratore previo avviso. Il prelodato Presidente ha fatto conoscere esser stato notificato all'Amministrazione un atto di appropriazione per parte del Sig. Principe Dentice al sequestro opposto sopra i Beni de' Benefici vacati per la morte del D. Vincenzo Spaventa e propriamente per quello di Belvedere, asserendosi di essere di patronato di esso Principe, quindi ha dimandato la risoluzione per quello debba farsi di tal atto. Il Regio Procuratore ha chiesto che l'atto legale si rimetta al Procuratore del Re presso il tribunale civile di Lecce per sostenere i dritti della Real Corona, ed una copia in carta libera del medesimo si rimetta S.E. il Ministro per darnele conoscenza e dimandarsi contemporaneamente i titoli e documenti per la difesa specialmente l'istrumento che si asserisce del 25 Febbraio 1792 per conoscere la natura del contratto avvenuto tra detto Principe e il Regio Fisco ed osservarsi se abbia luogo nella circostanza il Real decreto abolitivo della feudalità del dì 20 Luglio 1818. La Commissione ha aderito al parere del Regio Procuratore ed ha ordinato che il segretario esegua quanto si è proposto. Cataldo Canonico Tanzarella Deputato Il Segretario Giovanni Canonico Tamburini Visto Il Regio Procuratore Diocesano Matteo Urgelli N *** Istanza con la quale i Sigg. Dentice chiedono l'annullamento del sequestro del Beneficio di Belvedere operato dalla Commissione Diocesana. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere. *** Copia: L’anno mille ottocento trentasette, il giorno ventisei luglio, in Ostuni. Ad istanza de Signori Principi D. Luigi, D. Francesco, e D. Antonio Dentice figli, ed eredi del fù Principe D. Gerardo, domiciliati in Napoli, ed elettivamente per la presente procedura presso il di loro Agente Generale D. Pietro Valente,

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domiciliato in Carovigno. Io Carlo Pomes usciere presso la Regia Giustizia del Circondario di Ostuni, qui domiciliato, strada di Castello; ho dichiarato a Monsignore Arcivescovo di Brindisi D. Pietro Consiglio, attualmente dimorante in Ostuni nel suo Palazzo Arcivescovile, qual Presidente della Commissione Diocesana di Ostuni, ed al Sig. Pasquale Talliento Procuratore asserto della detta Commissione di Ostuni, quivi domiciliato, che malmente si è proceduto ad un sequestro, in nome della suddetta Diocesana di Ostuni su li beni dipendenti dal Beneficio di Belvedere. Imperocchè da pubblico istrumento, stipulato pel fù Notajo Filippo Palomba di Napoli il dì venticinque Febbraro mille settecento novantadue si ha, che il fù Duca Cantalupo Don Domenico de Gennaro intendente Generale delli stati allodiali, e specialmente delegato dal Sovrano per la stipula dell’istrumento in nome e parte del medesimo Sovrano, e de suoi serenissimi eredi e successori di questo Regno, e della sua Regia Corte, e Fisco di questo Regno, e della sua Serenissima Real Camera Allodiale vendè liberamente per fustim jure proprie, ed in perpetuum, colla promessa dell’evezzione a beneficio del fù Principe di Frasso D. Gerardo Dentice Padre dell’istante, suoi Eredi e successori in perpetuo, ed in infinito in burgensatico, ed in franco e libero allodio escluso qualunque Feudalità, e Devoluzione, sub verbo signanter li fondi, li dritti compresi negli ex feudi di Carovigno, e Serranova, e fra li diversi jussi, si rileva il seguente: “Il jus di nominare sempre e quante voltte (sic) li piacerà, ed in ciascuna vacanza di beneficiati nei benefici eretti dal quondam Scipione Granafei, sotto il titolo di D. Ciccio, e nell’altro sotto il titolo della Madonna di Belvedere, ed in quello sotto il titolo di Santa Caterina, da doversi un tale jusso di nominare, esercitare immediatamente per quelli che si trovassero vacanti, e per quelli che si sono trovati proveduti prima di esponersi venali li detti feudi, seguita ne sarà la morte degli attuali beneficiati, li quali dovranno essere da essi Fratelli Principi mantenuti nel possesso delli stessi durante la loro vita naturale” Or chi non vede quanto impropriamente abbia proceduto la Commissione Diocesana con quel sequestro del dì dodici aprile mille ottocento trenta sette, in copia, e senza Registro per l’usciere Costantino Però, il quale sequestro a fronte della sù descritta concessione da per se stesso appare senza alcuna base di dritto, e di ragione, poichè da tal trascritto patto stipulato tra il Fisco allodiale, e il babbo fù Principe D. Gerardo si conosce, che quei due Benefici sono esenti da ogni Giurisdizione Ecclesiastica, e per consequenza la divisata Commissione Diocesana non puote sù di quelli esercitare verun dritto, e veruna ragione, e per altra consequenza ancora si conosce l’intrinsica nullità di quel sequestro, che la Commissione Diocesana mettendo in oblio la liturgia dei Canoni si è permessa d’imporre sù li beni a quei beneficiati addetti, e che formarono una parte di quel franco allodio, onde il ridetto Principe D. Gerardo di quei due feudi Carovigno, e Serranova fece acquisto. Si riserbano l'istanti di lodare in autore il Sig. Direttore del Pubblico Demanio, acciò in nome del Fisco Allodiale li sostenga e difenda per essere garantiti per tutti li danni che soffrire potrebbero in esito del medesimo. Ho quindi citato il prelodato Monsignore Arcivescovo per l’intiera Commissione Diocesana ed esso Pasquale Talliento nel nome come sopra a comparire nel Tribunale Civile di questa Provincia di Lecce nel termine voluto dalla legge per sentire emettersi sentenza munita della clausula provisionale colla quale sarà dichiarato nullo ed insussistente il suddetto sequestro, e come non avvenuto, ed essere condannati li detti citati nel nome come sopra al rim-

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borso di tutti li danni, spese, ed interessi. Gli ho dichiarato infine, che il Sig. D. Domenico Tardio Avvocato, e Patrocinatore nel Tribunale Civile di Lecce procederà per l’istanti. Due copie del presente atto firmate, e collazionate, sono state da me lasciate nei rispettivi domicilj di essi Monsignore D. Pietro Consiglio, e Pasquale Talliento, consegnandole separatamente nella mani proprie dell’istessi. L’importo è come siegue: Carta bollata grana: 18 Usciere e Repertorio: 42 Registro: 10 Totale ............................ 70 Carlo Pomes Usciere

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- CXII CAROVIGNO, 22 GIUGNO 1838 Risposta decurionale al Sottintendente del Distretto in ordine alla supplica dell'Eremita di Belvedere. Ediz.: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XL, pp. 242-243 Trascrizione e rielaborazione dell'originale esistente presso l'Archivio Comunale di Carovigno. Deliberazioni del Decurionato, Anni 1822-1847, Reg. n.3, ff. 40r, 40v, 41r, 41v. *** N.° 28 Seduta decurionale del giorno ventidue giugno dell’anno mille ottocento trentotto, in Carovigno – Preseduta dal Signor Sindaco, e composta dal numero dei decurioni richiesti dalla legge. Il Sindaco presidente disse Signori Decurioni Il Sig.r Sotto Intendente del nostro distretto con suo autorevole foglio dè 18 di questo corrente mese Serie 1a n. 1060 mi rimette una supplica dell’Eremita della Chiesa di S. Maria di Belvedere, sita nel tenimento di questo comune, colla quale espone il bisogno che detta Chiesa rurale ha di arredi sacri, ed inoltre m’impone di voler conoscere da questo consesso decurionale il patronato della detta Cappella. Il Decurionato Intesa la proposizione del Signor Sindaco Presidente Letto il pregevolissimo ufficio del Sig.r Sotto Intendente Letta la supplica dell’Eremita di Belvedere, e versando sul Padronato della Chiesa del Santuario di Santa Maria di Belvedere sita a due miglia dall’abitato di questo comune, rappresenta alli Signori Superiori del Distretto e della Provincia Che nel XV secolo quella chiesa rurale fu a miglior forma ridotta dalle pie largizioni dè fedeli di Carovigno, e che dalla pietà dei medesimi fu arricchita di beni stabili, ma di ogni cosa si impadronì il feudatario. Che nel XVI secolo il Pontefice Gregorio XIII con Bolla investì i canonici della Chiesa colleggiata di Carovigno di detta Chiesa, e dè beni alla stessa annessi, e la Bolla fu convalidata dal Regio exequatur. Che il feudatario non cedendo l’usurpato possesso introdusse lite nella curia vescovile di Ostuni contro il Capitolo di Carovigno rappresentando nella sua istanza, che perdendo il possesso della nomina del Beneficio di Belvedere si recava grave danno agl’interessi del Feudo, e che perciò quel Beneficio doveva riguardarsi come beneficio feudale. Che la Curia di Ostuni per deferenza verso del Feudatario decise favorevolmente allo stesso in quanto al possessorio; e che il Capitolo di Carovigno poteva far valere le sue ragioni rispetto al petitorio; Che nel XVII secolo per lo più della Chiesa, e Beneficio di Belvedere ne disponeva la Camera apostolica. Che fino alla morte dell'ultimo beneficiato il Beneficio fu di nomina regia. E che ora la Chiesa, e Beni stabili componenti il ricco Beneficio di S. Maria di Belvedere sono amministrati dalla Commissione Diocesana di Ostuni.

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E finalmente perché i beni del beneficio suddetto erano demaniali, perciò nel 1819 il Comune ne reclamò la divisione presso del Consigliere ripartitore Sig.r Galli; ed il beneficiato avendo prodotto appello avverso dell’ordinanza, nel 1822. il comune indifeso perdette non solo quanto aveva ottenuto colla divisione ordinaria, ma fu anche obbligato a pagare tutte le spese e gl’introiti fatti, per sentenza contumaciale della G.C. di Trani. Il Sindaco Presidente Ferdinando Del Prete Vincenzo Andriani Ferdinando Carlucci Giuseppe Bandi Domenico Brandi Casimiro Morelli Matteo Sacchi Francesco Dragone

Decurione Decurione Decurione Decurione Decurione Decurione Decurione Segretario

§*§*§*§*§ N. 28. Seduta decurionale del 22 giugno 1838, in Carovigno, presieduta dal Signor Sindaco, e composta dal numero dei decurioni richiesto dalla legge. Il Sindaco, Presidente, disse: Signori Decurioni, Il Signor Sottintendente (carica immediatamente inferiore a quella dell’Intendente che, in alcuni stati italiani prima dell’unità, era un funzionario posto a capo delle circoscrizioni amministrative provinciali) del nostro distretto, con il suo autorevole foglio del 18 c.m., Serie 1a n. 1060, mi rimette la supplica dell’Eremita della Chiesa di Santa Maria di Belvedere sita nel territorio di questo Comune, con la quale significa che la Chiesa rurale abbisogna di arredi sacri, e in più esige che questo consesso decurionale fornisca precise informazioni in merito al diritto di patronato della Cappella. Il decurionato, - Intesa la proposizione del Signor Sindaco Presidente; - Letto il pregevolissimo foglio del Sig. Sottintendente; - Letta la supplica dell’Eremita di Belvedere, e trattando l’argomento del Patronato della Chiesa del Santuario di Santa Maria di Belvedere, sita a due miglia dall’abitato di questo Comune, ai Signori Superiori del Distretto e della Provincia, rappresenta: Che nel XV secolo, la chiesa rurale ebbe un notevole miglioramento grazie alle pie elargizioni dei fedeli di Carovigno, e dalla la pietà degli stessi fu altresì arricchita di beni immobili; ma il feudatario si impadronì d’ogni cosa. Che, nel XVI secolo, il Papa Gregorio XIII, con Bolla pontificia, della nominata Chiesa rurale e dei suoi annessi beni, investì i canonici della Chiesa Collegiata di Carovigno; e la Bolla su convalidata dal Regio Exequatur. Che il feudatario, non cedendo l’usurpato possesso, intraprese un’azione giudiziaria nella Curia Vescovile di Ostuni contro il Capitolo di Carovigno, rilevando nella sua istanza che la perdita del diritto di presentazione del beneficiato alla Chiesa o Beneficio di Belvedere, causava un grave danno agli interessi del feudo, e che perciò detto Beneficio era da considerarsi come beneficio feudale. Che la Curia di Ostuni, per deferenza nei confronti del feudatario, decise a favore dello stesso in ordine al possessorio; e parimenti che il Capitolo di Caro-

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vigno poteva far valere le sue ragioni rispetto al petitorio. Che nel XVII secolo, per lo più, la Camera Apostolica disponeva della Chiesa e del Beneficio di Belvedere. Che fino alla morte dell'ultimo beneficiato, il Beneficio fu di nomina regia (con il passaggio del feudo al Regio fisco, ne disponeva, appunto la Corona, con nomina regia) . E che ora la Chiesa e i beni immobili, costituenti il ricco Beneficio di Santa Maria di Belvedere, sono amministrati dalla Commissione Diocesana di Ostuni. E infine, dato che i beni del detto beneficio erano demaniali, nel 1819, il Comune ne reclamò la divisione (cessazione della comunione su un diritto di proprietà o altro diritto reale, in seguito alla quale ogni avente diritto acquista la titolarità esclusiva di una parte dei beni) presso il Consigliere ripartitore, Signor Galli. E il beneficiato produsse appello avverso l’ordinanza e, nel 1822, il Comune, indifeso, perdette non solo quanto aveva ottenuto con la divisione ordinaria, ma fu anche obbligato a pagare tutte le spese e gli introiti fatti, per sentenza contumaciale (relativa cioè a giudizio con parte in contumacia, che si definisce come assenza deliberata, o comunque non giustificata di una delle parti in un processo civile) della Gran Corte Civile di Trani. Il Sindaco Presidente Ferdinando Del Prete Vincenzo Andriani Decurione Ferdinando Carlucci Decurione Giuseppe Brandi Decurione Casimiro Morelli Decurione Matteo Sacchi Decurione Francesco Dragone Decurione Segretario

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- CXIII CAROVIGNO, 6 LUGLIO 1838 Seconda deliberazione decurionale con la quale, in risposta alla replica del Sottointendente, si significa che compete all'Amministrazione Diocesana quanto richiesto dall'Eremita di Belvedere. Ediz.: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XLI, pp. 244-245 Trascrizione e rielaborazione personale dell'originale esistente presso l'Archivio Comunale di Carovigno. Deliberazioni Decurionali, Anni 1822-1847, Reg. 3, ff. 45v, 46r, 46v, 47r. *** n. 31. seduta decurionale del giorno sei luglio dell’anno mille ottocento trentotto in Carovigno. Preseduta dal Sig.r Sindaco, e composta dal numero dei decurioni dalla legge richiesti. Il Sindaco presidente disse = Signori Decurioni. Il Sig.r Sotto Intendente del Distretto con suo autorevole foglio de' 4. del corrente mese Ser.e 1.a N.° 1147. replicando al mio rapporto de' 23. dello scorso mese n.° 560, mi restituisce il ricorso di Francesco Palma eremita della Chiesa di S. Maria di Belvedere, perchè questo Consesso decurionale nel suo voto de' 22 di giugno ultimo non adempì intieramente al rescritto del Sig.r Intendente della Provincia. Le SS.LL. conoscendo che giammai questo comune si è occupato degli esiti di detta chiesa, s’intrattennero perciò a fare conoscere solamente il padronato della stessa, poiché conosciuto questo dal Sig.r Intendente si sarebbe data intiera providenza alla supplica in parola, e perchè i beni del beneficio sono oggi amministrati dalla Diocesana di Ostuni, perciò anche io interessandomi dello stato di abbandono in cui trovasi il Santuario di Belvedere con altro mio rapporto de' 3. corrente n. 610 pregai il Sig.r Sotto Intendente autorizzarmi a convocare questo Decurionato per rappresentare a Monsignore Arcivescovo li bisogni in cui quella Chiesa trovasi per mancanza di sacri utensili, e di quanto altro abbisognar potrebbe alla decenza del culto. Se i Regi Beneficiati pro tempore hanno rinnovato e provveduto la chiesa di arredi sacri, e se i medesimi hanno secondo il bisogno riattato la chiesa stessa, è giusto che la Commissione l'Amministrazione Diocesana di Ostuni, Amministratrice del beneficio accorra prontamente alle spese necessarie, ed alle giuste domande dell’Eremita Francesco Palma, e credo che le SS.LL. sieno ancora dello stesso avviso. Il Decurionato In continuazione dell’altra deliberazione de' 22 dello scorso mese di giugno, tenendo presente il rescritto del Sig.r Intendente della Provincia, e l’autorevole ufficio del Sig.r Sotto Intendente, unanimemente delibera, che si pregasse il detto Sig.r Intendente di far conoscere a Monsignor Arcivescovo quanto nella mentovata deliberazione rappresentò rispetto al padronato del Beneficio di Belvedere, acciò quel degno prelato presidente della Commissione Amministrazione Diocesana s’interessasse delle ragioni di questo Reverendo Capitolo al quale i beni del Beneficio di Belvedere furono donati in origine, e come tutto rilevasi dal Processo esistente in quella Curia Vescovile di Ostuni, ed inoltre s’interessasse dello stato attuale della chiesa di Belvedere, la quale trovasi in uno stato di perfetto abbandono. Ivi sono mancanti gli altari di candelieri, crocefissi, carte di

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glorie, e legii; vi mancano le tovaglie, e quanto è necessario alla Sacrestia. Nella Chiesa di sopra, la porta sta per rovinare, nella chiesa di mezzo, ed in quella della grotta vi bisognano i pavimenti, e perciò dietro una regolare perizia si potrebbe conoscere quanta spesa sarebbe alle dette cose necessaria da farsi. Dopo di ciò sarebbe ancora dovere dell’amministrazione Diocesana di rendere facile, ed a guisa delle strade nuove interne quella che dal paese mena alla detta chiesa, mentre non manca mai la popolazione di Carovigno, ed anche de' paesi limitrofi di recarvisi in ogni Sabato per venerare la Vergine Santissima sotto il titolo di Belvedere. Conchiude adunque che dal momento che questo Reverendo Capitolo per gli abusi degli ex Baroni perdette la proprietà di detto beneficio, che rivenne intieramente dalle volontarie donazioni de' nostri antenati, gli esiti occorrenti a quel Santuario furono tutte portate dai beneficiati pro tempore, come lo ha eseguito perfettamente l’ultimo Regio beneficiato Abate D. Vincenzo Spaventa. Ciò fatto si è dichiarata sciolta la seduta. Il Sindaco Presidente Ferdinando Del Prete, Domenico Brandi Decurione, Francesco Dragone Decurione, Ferdinando Carlucci Decurione, Giuseppe Brandi Decurione, Casimiro Morelli Decurione, Nicola Cavallo Decurione, Vincenzo Andriani Decurione Segretario. §*§*§*§*§ Delibera decurionale n. 31. Seduta del 6 luglio 1838, in Carovigno, presieduta dal Signor Sindaco, e validamente costituita per la presenza del numero legale dei decurioni. Il Sindaco Presidente disse: Signori Decurioni, il Signor Sottintendente del Distretto, con il suo autorevole foglio del 4 c.m., Serie 1a n. 1147, in risposta al mio rapporto del 23 dello scorso mese, n. 560, mi restituisce il ricorso di Francesco Palma, l’eremita della Chiesa di Santa Maria di Belvedere, in quanto questo consesso decurionale, nella delibera del 22 giugno u.s., non adempì pienamente ciò che ordinava il rescritto emanato dal Signor Intendente della Provincia. Le SS.LL. sanno bene che questo Comune, mai e poi mai, si è occupato degli esiti (vendita, smercio, spesa) della detta Chiesa. Questo Decurionato, in verità, si è solo limitato a dare al Sig. Intendente informazioni in merito al patronato della chiesa, affinché egli, presone atto, esaudisse pienamente la supplica di cui trattasi, visto che i beni beneficiali, oggi, sono amministrati dalla Commissione Diocesana di Ostuni. Io stesso, preoccupandomi dello stato di abbandono in cui versa il Santuario di Belvedere, con un altro mio rapporto del 3 c.m., n. 610, chiesi al Signor Sottintendente l’autorizzazione a convocare questo Decurionato per rappresentare a Monsignore Arcivescovo le condizioni in cui la Chiesa si trova per mancanza di sacri utensili, e di quanto è necessario per la decenza del culto. Se i Regi Beneficiati pro tempore hanno rinnovato e provveduto la Chiesa di arredi sacri, e se i medesimi, secondo le necessità, hanno risistemato la chiesa stessa, è giusto che sia ora la Commissione Diocesana di Ostuni, Amministratrice del Beneficio a provvedere subito alle indispensabili spese, e a correre in aiuto dell’Eremita Francesco Palma. Credo che le SS.LL. siano ancora del mio stesso avviso. Il Decurionato In continuazione della delibera precedente del 22 giugno scorso, e tenendo

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presente il rescritto del Signor Intendente della Provincia, e l’autorevole ufficio del Signor Sottintendente, alla unanimità delibera di pregare il Signor Intendente di far conoscere a Monsignor Arcivescovo quanto espresso nella citata delibera in relazione al patronato del Beneficio di Belvedere, affinché il degno Prelato, Presidente dell’Amministrazione Diocesana, si occupi delle ragioni di questo Reverendo Capitolo, al quale i beni del Beneficio di Belvedere furono donati in origine, e come emerge dal Processo esistente nella Curia Vescovile di Ostuni, e inoltre mostri interesse allo stato attuale, di totale abbandono, della Chiesa di Belvedere. Nella chiesa, gli altari sono privi di candelieri, crocefissi, carteglorie (le tre cartelle o tabelle poste sull’altare di una chiesa, su cui erano riportate alcune parti fisse della messa in latino) e leggii (mobiletto fisso o portatile, supporto da appoggio, costruito in legno per reggere un libro, un foglio ecc, per non doverli tenere in mano durante la lettura); mancano altresì le tovaglie, e quanto è necessario alla Sacrestia. Nella chiesa posta al piano superiore, la porta sta rovinando, e nella chiesa di mezzo e in quella della grotta sono necessari i pavimenti. Per cui, dietro una regolare perizia si potrebbe conoscere l’ammontare delle spese da sostenere. Successivamente sarebbe ancora dovere dell’Amministrazione Diocesana di agevolare la strada che porta alla chiesa, alla maniera di quelle nuove interne del paese, visto che non manca mai la popolazione di Carovigno e anche dei paesi limitrofi di recarsi, ogni sabato, a Belvedere per venerare la Vergine Santissima. Conclude dunque che, dal momento che questo Reverendo Capitolo, a motivo degli abusi degli ex Baroni, perdette la proprietà del Beneficio, interamente risultante dalle volontarie donazioni dei nostri antenati, gli esiti (spese) occorrenti per il santuario, furono tutti sostenuti dai beneficiati pro tempore, come tutti li ha sostenuti l’ultimo Regio Beneficiato, Abate Don Vincenzo Spaventa. Ciò detto, si è dichiarata sciolta la seduta. Il Sindaco Presidente Ferdinando Del Prete, Domenico Brandi Decurione, Francesco Dragone Decurione, Ferdinando Carlucci Decurione, Giuseppe Brandi Decurione, Casimiro Morelli Decurione, Nicola Cavallo Decurione, Vincenzo Andriani Decurione Segretario.

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- CXIV NAPOLI, 12 APRILE 1839 Il Procuratore Generale della Gran Corte dei Conti di Napoli, in seguito alla supplica del Sacerdote Pomes, chiede al Vescovo di Ostuni l'invio del processo sul Beneficio di Belvedere. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XLII, pp. 245246 Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Processo Beneficio di Belvedere, ff. 291, 292. *** [Su carta intestata] GRAN CORTE DEI CONTI Segreteria Generale 3° Dipartimento N. 13677

Napoli, 12 Aprile 1839

Reverendissimo Monsignore, S. E. (Sua Eccellenza) il Ministro Segretario di Stato degli Affari Ecclesiastici ha inviato per esame alla Commissione de' Presidenti di questa Gran Corte una supplica del Sacerdote Don Vito Pomes, il quale, nella qualità di Procuratore del Capitolo della Chiesa di Carovigno, reclama (ovvero esige, perché spettante di diritto) il patronato sul beneficio di Santa Maria di Belvedere, vacato per morte dell’ex Religioso Padre Spaventa. Occupatasi la mentovata Commissione ad esaminare quanto in detta supplica ha il Pomes esposto, ha la medesima tra l'altro rilevato che in cotesta Curia Vescovile, come lo stesso Pomes asserisce, ci esista un voluminoso processo. Quindi, rendendosi indispensabile tenersi presente per tal vertenza il processo in parola, io la prego a dare le convenienti disposizioni per farmelo inviare, assicurandola della restituzione cessato ne sarà il bisogno. Il Procuratore Generale [.?.]urante [A margine, in alto a sx:] Il Nostro Vicario di Ostuni è incaricato di estrarre dal nostro Archivio Vescovile di Ostuni il processo in parola, e curare di farlo pervenire in Napoli al Sig.r Procuratore Generale della Gran Corte dei Conti, in Napoli, con le debite cautele. Brindisi, li 17. Aprile 1839 [In realtà: 17 aprile 1837] L’Arcivescovo Amministratore Pietro Consiglio [A margine, in basso a sx:] All'Illustriss.o Arcivescovo Monsignore Vescovo di Ostuni.

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- CXV CAROVIGNO, 17 OTTOBRE 1842 Don Andrea Valente, Cappellano del Beneficio di Belvedere, dà in affitto ai fratelli Del Prete (Don Luigi, Don Diomede, Don Ignazio) la difesa di Belvedere, appartenente al Beneficio omonimo, precedentemente presa a fitto da Don Pietro Zaccaria Trascrizione e rielaborazione dell'originale esistente presso l'Archivio di Stato di BRINDISI, Fondo Notarile di Carovigno, Notaio Andrea Gennaro CARLUCCI, anno 1842, inv. 1336, cc. 13r. - 16r. *** Numero 10 del Repertorio Affittanza Regno delle due Sicilie Il giorno diciassette Ottobre mille ottocentoquarantadue in Carovigno. Regnando Ferdinando secondo, per la grazia di Dio, Re del Regno delle due Sicilie, di Gerusalemme, Duca di Parma, Piacenza, Castro e Gran Principe ereditario di Toscana. Avanti di noi Andrea Gennaro Carlucci del fu notar Vincenzo, notajo pubblico di residenza in Carovigno, ed abitante in strada Soccorso, ove teniamo il nostro studio, ed in presenza degl'infrascrivendi testimoni idonei, e da noi conosciuti, si sono personalmente costituiti: Don Andrea Sacerdote Valente del fu Domenicantonio Cantore, e Cappellano del Beneficio sotto il titolo della Vergine di Belvedere domiciliato in Carovigno; E li fratelli germani Don Luigi Sacerdote, Don Diomede, e Don Ignazio del Prete, proprietari domiciliati nello stesso Comune, del fu Placido. Tutti detti comparenti maggiori di età, abili a contrattare, stipulanti per essi, loro rispettivi eredi, ed aventi causa, e da noi notajo, e testimoni ben conosciuti. Detti fratelli germani del Prete nel solido prendono in affitto dal cennato Cappellano Signor Valente, la così detta difesa di Belvedere, appartenente al detto beneficio, quell'istesso che si è tenuto in fitto da Don Pietro Zaccaria, consistente in terreni seminatoriali, ed olivi con esclusione solamente della Chiesa rurale, e case ivi attaccate, atrio d'avanti, ed un albero grande di fico detto di tre volte l'anno nel giardino, che s'intendono esclusi e riserbati dalla presente affittanza. Detta affittanza si è fatta per anni sette incluso l'anno corrente, già cominciati per l'oliveto dal primo passato Gennaio corrente anno, e pel terragio dal primo di Agosto dell'anno istesso, e per l'annuo estaglio di docati duecentocinquanta; cosicchè per l'oliveto finirà a Dicembre milleottocentoquarantotto, e per il terragio a tutto Agosto milleottocentoquarantanove, e detto estaglio in annui ducati duecentocinquanta, essi germani fratelli del Prete, solidamente, colla rinuncia ai beneficii d'ordine, escussione, e divisione, si obbligano pagare qui in Carovigno al detto Cappellano signor Valente, o a chi succederà, metà a tutto Dicembre, e metà a tutto Luglio di cadaun Anno; cosicchè la prima tanda di docati centoventicinque la pagheranno in Dicembre del corrente anno, e così in prosieguo, senza poter domandare escomputo pei casi fortuiti previsti o nò, divini o umani, e senza doverne essere costituiti in mora, alla quale rinunciano. ---------Patti, e condizioni --------

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1° - Sebbene la scadenza de' pagamenti fossero il Dicembre, e Luglio di cadaun anno, non sarà proibito al detto Cappellano al maturo legale de' frutti nascenti sulla cosa locata, precedente un precetto preventivo, far sequestrare li frutti pendenti, servendosi delle disposizioni dell'articolo 902 della procedura civile; senza ch'essi fittajuoli del Prete potessero eccepire, che non fosse scaduto il pagamento; anzi se li detti frutti fossero sufficienti, e superanti del totale dell'estaglio dell'intiero anno, allora non vi sarà divisione di pagamento nelle dande, ma sarà esigibile l'estaglio dell'intiero anno colonico pel corrente, e per l'anno successivo, che scaderà, dovendo il detto frutto, come l'è la garantia del presente affitto Conseguentemente restano con privilegio ipotecati a favore del locatore, giusta l'articolo 1971 del Codice Civile. Quale facoltà a favore del locatore, s'intenderà estesa contro li subaffittajuoli, li quali debbonsi considerare come principali fittajuoli, e sottoposti al patto intero, come sopra dettagliato. 2° - Saranno in obbligo essi fittaioli del Prete riporre il frutto delle olive nelli cameni de' trappeti in Carovigno del signor Principe Dentice, dove dovranno essere molite; ancorchè le dette olive essi fittajuoli le vendessero a terze persone, contro delle quali avrà vigore lo stesso patto, e ciò sempre per la sicurezza del detto estaglio; facendosi il contrario potranno le dette olive essere sequestrate, non ostante che non fosse scaduto il pagamento, come sta' detto nell'articolo antecedente. 3° - Le spese giudiziarie che si faranno per gli enunciati sequestri, di cui si è parlato nei due antecedenti affitti dico articoli cadranno a carico di essi conduttori del Prete; non ostante che riguardassero sequestri assicuratori. 4° - Essi del Prete, non ostante il detto estaglio, si obbligano solidamente pagare per una sola fiata a tutto Dicembre corrente docati trentadue e grani cinquantanove, per la rimonda che si trova anticipata dal detto Cappellano, ed aje fatte sotto degli alberi, senza doverne anche essere costituiti in mora. 5° - Quindi dovranno essi signori del Prete al terzo anno del detto affitto, fare la rimonda generale dell'intiero oliveto affittato, e ciò mediante li mondatori del signor Principe Dentice, senza potersi servire di altri, o di quelli che designerà il cennato Cappellano Valente. In ogni anno poi dovranno scavallarli, e levarli i polloni, sotto la penale di rispondere di tutti i danni, a giudizio del fattore del signor Principe Dentice. 6° - Per quelli alberi che non ammettono coltivo dell'aratro dovranno zapparli; ed anche terranno in coltivo, e ad uso di giardino l'orto ivi esistente. 7° - Non sarà proibito al detto Cappellano fare innestare tutti gli olivastri e termiti, non che i calaprici ivi esistenti, senza alcuna indennità; e solamente le legna caderanno a favore de' conduttori, per il frutto che loro manca, e quando l'istesso appartenesse ai medesimi. Detta facoltà è restrittiva per detto Cappellano, cioè di poter fare gl'innesti da' termiti ed olivastri, cioè per una metà nell'anno veniendo, e l'altra metà al quarto anno di affitto; come non sarà proibito all'istesso Cappellano farvi fabbricati nuovi, mura a crudo, o altri migliorie; potendosi servire dell'acqua, e delli materiali, che potrà far cavare nei terreni della detta difesa, fare calcaje, e servirsi dell'acqua bisognevole come se ne servirà di questo per l'uso della Chiesa, e della famiglia dell'eremita, e tutto ciò senza alcuna indennità. 8° - Sarà proibito a detti fittajuoli del Prete mettere fuoco nella cosa locata, nè produrre altri danni nell'arbustato, rispondendo essi direttamente; ancorché provenienti dalli terzi, quando non ne avranno dimostrato l'autore del danno. 9° - Fuori di tutto ciò, essi conduttori, manterranno la cosa locata da buoni padri di famiglia, servendosi degli usi ricevuti nel paese, per la regolarità de'

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detti coltivi. 10° - Oltre la clausola risolutiva di diritto, è convenuto anche, ed è sott'intesa, quando essi conduttori del Prete mancassero alle obbligazioni, e patti di sopra fissati, senza ammettersi purgazione. 11° - Per la esatta esecuzione di tutto quanto stà convenuto di sopra, essi conduttori del Prete si assoggettono all'arresto personale, non però per il signor Don Luigi Sacerdote. Le spese del presente atto, con la copia di prima edizione per il detto Cappellano, a carico comune. E per la esecuzione di quanto di sopra le parti eligono per legale domicilio le case delle di loro rispettive abitazioni. Di tutto ciò ne abbiamo formato il presente atto letto per intiero da noi notajo alle suddette parti contraenti con voce chiara ed intelligibile in presenza degl'infrascrivendi testimoni. Fatto, e solennizzato nella Comune di Carovigno, Provincia di Terra d'Otranto, nella casa del contraente cantore Valente, terza camera a pian terreno, alla strada del Pozzillo, nella contemporanea presenza del sacerdote Don Vito Rondelli di Antonio, proprietario, e Don Salvatore del fu Domenicantonio Carlucci, proprietario, domiciliati in Carovigno, testimoni idonei, e conoscenti le parti, i quali con gli anzidetti contranti sottoscrivono il presente atto, unitamente a noi notajo, anche in ogni margine. ----------Postilla incontanente ------La statotica a tutto Agosto dell'ultimo anno della Locazione, e li fichi, e profichi apparterranno ai detti conduttori. Della presente postilla se n'è data lettura alle dette parti, ed ai testimoni suddetti Andrea Cantore Valente Sacerdote Luigi del Prete Diomede del Prete Ignazio del Prete Sacerdote Vito Rondelli Testimonio Salvatore Carlucci Testimonio Andrea Gennaro Carlucci del fu Notar Vincenzo notajo residente in Carovigno ha rogato il presente atto, ed in fede imprime il segno del suo tabellionato §*§*§*§*§ 17 OTTOBRE 1842 AFFITTO DELLA DIFESA DI BELVEDERE Regno delle Due Sicilie. Regnante Ferdinando II, per grazia di Dio, Re del Regno delle Due Sicilie, di Gerusalemme, Duca di Parma, Piacenza, Castro, e Gran Principe ereditario di Toscana. Il 17 ottobre 1842, in Carovigno, al cospetto di me notaio pubblico, Andrea Gennaro Carlucci del fu Notaio Vincenzo, si sono personalmente costituiti: - il sacerdote don Andrea Valente del fu Domenicantonio, cantore e cappellano del Beneficio intitolato alla Vergine di Belvedere, domiciliato in Carovigno; - e i fratelli germani: il sacerdote don Luigi, don Diomede e don Ignazio del Prete fu Placido, proprietari, domiciliati nello stesso comune.

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I detti fratelli del Prete prendono, solidalmente in affitto dal cappellano Signor Valente, la cosiddetta difesa di Belvedere, appartenente all'omonimo beneficio, la stessa già tenuta in affitto da don Pietro Zaccaria, e che consiste: - in terreni seminativi e olivati (cioè coltivati a olivi), tranne soltanto la chiesa rurale e le case annesse, l'atrio antistante e un albero grande di fico, detto di tre volte l'anno nel giardino, che s'intendono, appunto, esclusi dal presente contratto di affitto. Il contratto d'affitto viene stipulato per 7 anni, incluso l'anno corrente, già incominciati, per l'uliveto, già dal 1° gennaio c.a.; e, per i terreni, a decorrere dal 1° agosto dello stesso anno, per il canone annuo di 250 ducati. Perciò, per quanto concerne l'uliveto, avrà termine il 31 Dicembre 1848; e, per i terreni, il 31 Agosto 1849. La somma di 250 ducati annui, i detti fratelli del Prete, in solido, con la rinuncia ai benefici: d'ordine (beneficio d'ordine: onere per il creditore di chiedere ai debitori solidali l'adempimento dell'obbligazione, attenendosi all'ordine previsto), escussione [beneficio di escussione: facoltà che il creditore può accordare ai fideiussore di non richiedergli il pagamento prima dell'escussione del debitore principale (azione esecutiva intentata dal creditore per ottenere la soddisfazione coattiva del suo credito), in deroga al principio di solidarietà] e divisione (beneficio di divisione: dir., in una fideiussione prestata da più persone, diritto del fideiussore di rispondere unicamente per la parte del credito da lui garantita), si obbligano a pagare qui, in Ca-

rovigno, al cappellano sig. Valente, e a chi gli succederà: una metà alla fine di dicembre, e l'altra alla fine di luglio di ciascun anno. In altre parole, essi pagheranno la prima tranche di 125 ducati, a dicembre del corrente anno, e così di seguito senza poter chiedere alcuno scomputo per casi fortuiti, previsti o meno, divini o umani, e senza dover essere, in merito a ciò, costituiti in mora (cioè dichiarati legalmente morosi), alla quale rinunciano. PATTI E CONDIZIONI: 1° - Sebbene le scadenze siano stabilite in dicembre e luglio di ciascun anno, non è vietato al detto cappellano, all'epoca ordinaria della maturazione dei frutti, previo preventivo precetto, di far sequestrare i frutti pendenti (dagli alberi), servendosi delle disposizioni dell'articolo 902 della procedura civile; senza che gli affittuari del Prete possano eccepire che non è scaduto il pagamento; anzi se detti frutti fossero sufficienti ed eccedenti il totale del canone di affitto dell'intero anno colonico, allora non ci sarà divisione di pagamento per quanto concerne le tranche, ma lo staglio (affitto, prezzo di affitto di un bene immobile) sarà esigibile per il corrente anno e per il successivo che scadrà, dovendo essere, il detto frutto, come lo è, la garanzia del presente affitto: di conseguenza restano ipotecati mediante privilegio a favore del locatore (chi cede un bene in locazione), ai sensi dell'art. 1971 del codice civile. Questa facoltà a favore del locatore, s'intende estesa anche ai subaffittuari, che devono considerarsi come principali affittuari e sottoposti al patto intero, come sopra precisato. 2° - Gli affittuari del Prete sono obbligati a riporre le olive negli olivai (locali del frantoio utilizzato per il deposito delle olive prima di frangerle, cioè prima della lavorazione) dei frantoi, in Carovigno, del signor principe Dentice, dove dovranno essere macinate; se gli affittuari venderanno le olive a terzi, avrà vigore nei loro confronti lo stesso patto, e ciò sempre per la garanzia del canone di affitto; facendosi il contrario, potranno le dette olive essere sequestrate, quantunque non scaduto il pagamento di cui all'articolo precedente. 3° - Le spese giudiziarie connesse con i sequestri sopra enunciati, sono a carico dei conduttori del Prete, nonostante riguardino sequestri conservativi (concesso quando il creditore ha il fondato timore di perdere il proprio credito). 4° - I signori del Prete, nonostante il detto canone annuo, si obbligano in

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solido a versare una tantum alla fine di dicembre del corrente anno 32 ducati e 59 grani al suddetto cappellano per la potatura già fatta, e per le aree sotto gli alberi, senza potersi costituire in mora. 5° - Al terzo anno di affitto, perciò, i signori del Prete dovranno fare la potatura dell'intero oliveto preso in affitto, facendo ricorso esclusivamente ai potatori del signor principe Dentice, e non ad altri, o a quelli designati dal cappellano Valente. In ogni caso, dovranno togliere i succhioni e i polloni, sotto pena di dover rispondere di tutti i danni, a giudizio del fattore del signor Dentice. 6° - Gli alberi del seminativo alberato si devono zappare; e si deve mettere a coltura e a uso di giardino l'orto ivi esistente. 7° - Non sarà vietato al cappellano far innestare tutti gli olivastri (varietà selvatica di olivo, spontanea nei litorali mediterranei e usata come portainnesto per le varietà coltivate), e anche i fichi selvatici [caprifico, varietà spontanea di fico (Ficus carica caprificus) con infiorescenza formate da fiori femminili e maschili] ivi esistenti, senza alcuna indennità: cederanno ai conduttori solo la legna per il frutto che loro manca, e se tale frutto appartenga agli stessi. La facoltà di poter fare gli innesti degli olivastri è per il cappellano restrittiva (clausola restrittiva di un contratto, che restringe entro determinati limiti i diritti o i doveri dei contraenti): per una metà nell'anno che viene, e l'altra metà al quarto anno di affitto. Non sarà parimenti vietato al cappellano di edificare fabbricati nuovi, muri a crudo o altre migliorie. E potrà servirsi dell'acqua e del materiale che farà eventualmente scavare nei terreni della detta difesa, fare la calce viva e servirsi dell'acqua necessaria. Di questa se ne servirà per le necessità della chiesa e della famiglia dell'eremita, e tutto ciò senza alcuna indennità. 8° - Sarà vietato agli affittuari del Prete di accendere fuochi nella cosa locata, e produrre altri danni nell'arbusteto (terreno coperto di arbusti), rispondendone essi personalmente, anche se proveniente da terzi, qualora non riescano a trovare l'autore del danno. 9° - All'infuori di tutto ciò, gli affittuari manterranno la cosa locata come il buon padre di famiglia, attenendosi agli usi vigenti in paese per la regolarità delle coltivazioni. 10° - Oltre la clausola risolutiva di diritto, si è convenuto anche, come sottintesa, quando gli affittuari mancassero alle obbligazioni: i patti di cui sopra, senza ammettersi purgazione (della mora). 11° - Per l'esatta esecuzione di quanto sopra convenuto, gli affittuari del Prete si assoggettano all'arresto personale, fatta eccezione per il sacerdote don Luigi. Le spese del presente atto, con la copia di prima edizione per il Cappellano, a carico comune. E per la esecuzione di quanto sopra, le parti eleggono, come domicilio legale , le case di propria abitazione. Di tutto ciò, abbiamo redatto il presente atto, da noi interamente letto e con voce chiara e intelligibile alle parti contraenti, in presenza degli infrascritti testimoni. Fatto e solennizzato nel Comune di Carovigno, Provincia di Terra d'Otranto, nella casa del contraente Cantore Valente, terza camera a piano terreno, alla strada del Pozzillo, alla presenza contemporanea del Sacerdote Don vito Rondelli di Antonio, proprietario, e Don Salvatore del fu Domenciantonio Carlucci, proprietario, domiciliati in Carovigno, testimoni idonei, e che conoscono le parti, i quali con i predetti contraenti sottoscrivono il presente atto, unitamente a noi notaio, anche in ogni margine. -------Postilla incontanente (subito, immantinente) ---

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Le colture erbacee estive a tutto agosto dell'ultimo anno di locazione, i fichi e caprifichi apparterranno agli affittuari. [F.to] Andrea Cantore Valente Sacerdote Luigi del Prete Diomede del Prete Ignazio del Prete Sacerdote Vito Rondelli Testimonio Salvatore Carlucci Testimonio. Andrea Gennaro Carlucci del fu Notaio Vincenzo, notaio residente in Carovigno ha rogato il presente atto, ed in fede imprime il segno del suo tabellionato.

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- CXVI CAROVIGNO, 1844 Rielaborazione del testo di Salvatore MORELLI, Sul Romitorio di Belvedere in Carovigno Terra d’Otranto - Notizie storiche, Napoli, Stabilimento tipografico di Gaetano Nobile, Via Concezione A Toledo n. 3, 1844 - Anche in: STRENNA CAROVIGNESE, pubblicata a cura di P. Brandi Lotti. Ostuni Tip. Ennio di G. Tamborrino 1884, pp. 45-62 *** Io non posso ritrar di tutti appieno Perocchè sì mi caccia il lungo tema Che molte volte al fatto il dir viene meno. D. Alighieri. – Par. [Incidentalmente si rileva che tali versi sono tratti, non dal Paradiso, bensì dall’Inferno, Canto 4, vv. 145-147: Io non posso ritrar di tutti a pieno, però che sì mi caccia il lungo tema che molte volte al fatto il dir viene meno. Non posso riferire su tutti in modo esauriente, poiché l’ampia materia del poema m'incalza tanto che molte volte ai fatti non vengono dietro le parole. In altre parole: non posso raccontare tutto quello che vidi, la vastità della materia mi costringe ad affrettarmi]

*** ..... A 3,5 km dal paese, accade spesso di veder passare un anziano signore assai degno di onore, che in totale solitudine attraversa i pianeggianti campi in fiore esposti a Oriente. Per i bianchi capelli e il camminare solenne e curvo, egli rappresenta l’immagine di quegli antichi che nelle selve oscure e silenziose composero i primi inni, e per primi fecero vibrare le corde del loro cuore con le dita mosse, quasi pizzicandole per così dire, dalla religione. È l’eremita, il custode di una delle più belle devozioni popolari che richiamano alla mente un'antica tradizione, la quale, oggi, è tanto più da rievocare perché in modo straordinario ornata delle singolari peculiarità che si svilupparono nei secoli passati e che, attraverso le ceneri senza voce dei nostri avi, con affetto ci trasmettono il ricordo. L’eremo è a Belvedere, dove ancora oggi è possibile scoprire le tracce e i ruderi della magnifica strada che da Roma conduceva a Brindisi. Si trova sopra una lunga spianata il cui orizzonte mette in risalto una condizione di pace e di felicità, circondata a lunga distanza da valli, colline, monti, sulle cui alte cime torreggiano i bianchi abitati dei paesi vicini. L’Adriatico, con le acque azzurre e gorgoglianti, si configura come un muro, lo sfondo di un dipinto, che racchiude in sé un ambiente completamente ricoperto di vegetazione, e concorre esso stesso con la sua brezza lieve e fresca ad accrescere l’atmosfera romantica di quei luoghi. E gli alti monti dell’Epiro, che in modo gigantesco s'innalzano fra le nubi, offrono l’immagine di qualcosa di affascinante, ma di indefinibile, e tuttavia degno di rispetto e venerazione, impressa dal tempo sulla facciata di un monumento antico. Qui c’è una cappella e un cimitero. Una grotta e una Vergine. Il silenzio e la religione rendono particolarmente puro l’eremita, cancellando la sua veste di argilla macchiata delle colpe e delle miserie umane, e lo invi-

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tano a condurre una vita misera, e a desiderare le privazioni. Non vi è alcuno tra i carovignesi che non trovi nelle innocenti sue parole la risoluzione di un enigma, rendendo così reale la speranza di un futuro migliore. La sua presenza e la sua parola valgono a recuperare, proprio nel tempo presente, quella purezza benefica e ristoratrice di cui il popolo carovignese si nutre da più secoli. Viene in mente il ricordo di chi lo precedette nella celebrazione delle sacre funzioni, sollevando nei gironi della grotta la croce della redenzione e della liberazione da una condizione di oppressione. La grotta del santuario è scavata nella roccia viva, nel seno profondo di una collina. È di forma irregolare e dalla volta, alquanto bassa, pendono stalattiti che minacciano di cadere rovinosamente sul capo. A uno dei lati, vi è un umile altare che rischiara coi bagliori dei sui lumi il dipinto raffigurante Il volto di Colei che sua diva e madre e face Quel vulgo del suo Dio nato e sepolto. [Si osserva che tali versi sono tratti da La Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, e precisamente dal Canto II, V ottava: Nel tempio de’ Cristiani occulto giace Un sotterraneo altare; e quivi è il volto Di Colei che sua Diva, e madre face Quel vulgo del suo Dio nato e sepolto. Dinanzi al simulacro accesa face Continua splende; egli è in un velo avvolto Pendono intorno in lungo ordine i voti, Che vi portaro i creduli devoti. Nel tempio dei Cristiani giace nascosto un altare sotterraneo. E qui vi è il volto di Colei che il volgo (cioè i cristiani) ritiene dea e madre del suo Dio (Cristo), nato e sepolto. Davanti all’immagine divina della Madonna, una lampada accesa splende permanentemente. Egli è avvolto in un velo. Pendono intorno, in ordine e in lungo, ex voto offerti dai devoti credenti per grazie ricevute]

Per una serie di gradini si scende giù, nel luogo dove, nel mezzo, è collocato un altro altare e alla fine vi è una piccola cappella, la quale si presenta in forme semplici e ornata solo degli arredi che servono alla celebrazione della santa messa, e a renderla casa di preghiera. Una lunga schiera di pie donne si partono a piedi dal paese al santuario, recitando, lungo il cammino, le preghiere che devotamente rivolgono alla Madonna. Qui giunte, sia nello scendere che nel salire, sostano su ogni scalino il giusto tempo, e non passano all’altro se non dopo che hanno detto a bassa voce una preghiera. Sciolgono infine i loro voti ascoltando la santa messa, pregando e cantando ad alta voce. Chi non ha mai assistito a siffatta manifestazione di fede, non potrà mai veramente immaginare qual è il sentimento che si diffonde nei luoghi solitari e remoti quando la fede sprona l’uomo a edificare un altare nel silenzio dei campi. Quella ristretta povertà (così chiusa e raccolta nel luogo), il frequente gocciolare delle acque, la debole luce delle lampade, sono cose che elevano l’uomo alla meditazione spirituale e all’ascesi mistica. E lo portano a desiderare una vita ideale, senza lacrime e senza dolori. Le voci pronunciate in silenzio sotto terra, penetrano, come un’eco della voce di Dio: - nell’anima dell’infelice e lo consolano, - nell’anima della donna e la elevano spiritualmente, - nell’anima del fanciullo e gli prospettano un roseo avvenire. Un piccolo arco vicino alla cappella dà sull’angusta casetta dell’eremita. È bello vederla, quand’è festa, da solitaria diventare popolata! C’è chi viene e c’è

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chi va! E in mezzo a quella moltitudine di persone, si vede tutto affaccendato l’uomo solitario nella sua bianca veste. Varie sono le cose che si raccontano intorno alla scoperta del Santuario, ma è quasi certo, in base a testimonianze storiche, che essa sia avvenuta nel seicento [(?) In realtà, è certa l'esistenza del Santuario solo dal XII secolo], tempo in cui gli aspri combattimenti per nulla diminuivano e la lotta che si scatenava sembrava non avere termini o limiti. Feudalesimo e asservimento erano le voci che come un’eco risuonavano nell’aria dall’alto dei superbi castelli, testimoni delle spaventevoli nefandezze (atrocità, infamie, mostruosità, scelleratezze) che venivano compiute contro il genere umano. Sighelgaide (moglie del conte normanno Goffredo), allora duchessa di Brindisi, non solo possedeva per diritto di baronaggio, come i suoi pari, buona parte del feudo di Brindisi, ma dominava parimenti Belvedere, luogo ritornato di nuovo selvoso e fitto di grossi alberi, abitato unicamente da pastori, i soli ai quali i segreti contenuti nel gelo dei sassi si manifestano. Eppure, se ben si ricorda, in questa vasta zona il clamore dei tempi si sollevò principiando dalla gente più umile. Il grido sorge, per la prima volta, da ambienti angusti e squallidi, e proprio da questi lo spirito del cristianesimo (e la civiltà cristiana) si propaga tra gli uomini. Le grandi masse accettano il combattimento, scendono in lotta, da Oriente a Occidente, desiderosi di gloria e di conquiste. Si pongono così le basi di una nuova religione, sul segno della croce e sul fatto sorprendente dei miracoli che ai crociati e ai pellegrini sovente si palesavano con assoluta chiarezza. O quanti e quali deboli mezzi cooperano alle più belle imprese sociali, leggieri avvenimenti, misero talvolta in essere un culto! Un giorno, uno dei suddetti mandriani che si era messo in cerca di una vacca smarrita, sentì rauco e lontano il suo muggito nel folto di alcuni cespugli. Quindi, avvicinatosi, si accorse che era rovinata giù in un luogo assai profondo. Si dette molto da fare per trarla in salvo, ma non riuscendoci con le sue sole forze, chiese aiuto ai compagni, i quali accorsero subito a liberarla. [In parentesi si riporta, relativamente alla locuzione del Morelli: “.. uno tra quei Mandriani”, quanto P. Brandi-Lotti scrive nella Nota 1) della pubblicazione da esso stesso curata, Strenna Carovignese (Ostuni, Tip. Ennio di G. Tamborrino, 1884), inclusiva, appunto, delle notizie storiche del Morelli sul Romitorio di Belvedere: “È tradizione popolare che un signore di Conversano, in quel di Bari, travagliato da lunga e penosa malattia fece un sogno in cui gli apparve la Madonna che a lui parlò (dovea parlare tanto bene la Madonna!) di recarsi alla contrada Belvedere, nel feudo di Carovigno ove nel fondo d’una grotta, trovata la sua sacra immagine, innanzi ad essa, non appena arrivato, avrebbe ottenuto la sperata guarigione. E il Conversanese recatosi quivi di buon mattino con tutta la famiglia non riuscì mai, dopo molte ricerche, a trovare il luogo della grotta annunziatogli dalla santa apparizione. Sicché era in procinto di far ritorno in patria, quando unitosi ad alcuni mandriani che ivi erravano in cerca d’una loro vacca smarrita, si aggirò con essi di bel nuovo per la selva selvaggia. Ed ecco che un sordo e lamentevole muggito li avverte che la vacca era precipitata a dirittura in un burrone, cinto intorno da folti e inestricabili cespugli. Colà dopo aver estratto il contuso animale, il Conversanese, visto che laggiù in fondo al burrone si apriva, tra le siepi, una larga ed oscura buca, s’internò per essa carponi, finché al debole chiarore d’un lumicino, scorse dipinta sul muro esterno della grotta, la immagine della Madonna, dinanzi alla quale egli, prostrandosi, guariva immediatamente dalla sua malattia. (pp. (54-55)]

Mossi poi più da curiosità che da altro, e fortemente colpiti dal modo in cui aveva avuto origine l’apertura della grotta, tutti vi scesero e si accorsero senza difficoltà di un dipinto (affresco) su uno dei lati della grotta, nel quale riconobbero l’immagine della Madonna. Si può agevolmente immaginare quanta gioia provarono quei poveri compaesani per questa grande scoperta, quando la voce di Pietro l’Eremita, trasportata sulle ali del vento, rispondeva in tutti i cantoni dell’universo, infervorava gli animi ad accostarsi al viatico santo (conforto, sostegno spec. morale con cui si cerca di aiutare

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qualcuno prima che intraprenda una qualche impresa).

La notizia volò di bocca in bocca e prontamente si diffuse tra i carovignesi. Sul luogo giunse quindi il parroco seguito dal clero e da una folla festante, per benedirla. Da allora in poi, quei luoghi, prima nefasti perché ritenuti infestati da spiriti e fantasmi, ingannevoli menzogne e mezzi per smorzare il coraggio dei cittadini, furono frequentati e adattati alla condizione in cui noi oggi li vediamo. Il popolo devoto vi eresse la cappella e il romitorio (eremo), sopra descritti. In ordine al tempo in cui tale pittura fu realizzata, non si ha alcuna notizia certa. La credenza popolare accetta per vera l’opinione in base alla quale il dipintore sia venuto dal mare e giunto alla grotta per una via sotterranea. Noi, invece, che non crediamo a cose così indeterminate e incerte, fondiamo il nostro convincimento su quella di altri, quale quella del Chiarissimo Dottor Vincenzo Andriani, per il quale il dipinto nella grotta sarebbe stato realizzato durante il regno di Leone III, l’Isaurico Iconoclasta [Morto a Costantinopoli, nel 741. Imperatore dal 717, difese Costantinopoli dagli Arabi (718). Proibì il culto delle immagini dando origine alla lotta iconoclasta. Con lui ebbe inizio la dinastia isaurica], quando i primi annunziatori del cristianesimo, volendo sfug-

gire alla sua vendetta, spargevano qua e là il santo germe nelle profonde gole della terra. La festa che si celebra ogni anno per mantenere la fede nella Madonna, e l’attaccamento affettivo al sacro luogo del Santuario, si connota in tutti i suoi aspetti della vivacità che contraddistingue ogni altra festa popolare. Si presenta nella semplicità del suo candore, in tutta la solennità rifulgente dei raggi che mandano splendore nelle ore del mezzogiorno e del primo pomeriggio quando il sole è più alto all’orizzonte, e gli animi si accendono di passione, resa pura dal peso delle fatiche. Essa conserva le tracce dell’originalità e del religioso, della sontuosità e del lusso dei tempi del suo esordio, ma ciò non indica che povertà e innocenza, intimamente connesse con l’adempimento di una sola idea, quella di sciogliere un voto sacro, e tutto questo contribuisce ad appagare la fantasia. Senza l’arte che con i suoi colori vari e copiosi le racchiude in sé, le gemme della natura sarebbero pallide e smorte. Questa signora non è affatto riconosciuta, i voti sono semplici e la loro espressione deve seguire nello svolgimento degli atti l’innocenza dei primi. Tutte le innovazioni che si volessero indebitamente introdurre in essa (festa), sarebbero del tutto inefficaci, in quanto per la madonna non produrrebbero alcun effetto, qual è, per così dire, il suo ricco corteo. La stessa festa si arresterebbe di colpo al solo sentirsi chiamare profana dalle mille voci che da secoli custodiscono la santità di una tradizione. *** Il giorno di Pasqua e i due giorni successivi (praticamente Domenica, Lunedì e Martedì di Pasqua) sono riservati alla sua celebrazione, avente scopi filantropici, e volta a placare la fame di tanti infelici che non hanno per tetto che il cielo e la terra. Allo spuntar dell’alba, uno strepito di tamburi e pifferi dà l’annuncio e suol sempre esordire con preludi di tempo sereno. A mezzogiorno circa, quando la piazza è stipata di gente, il suono delle bande (musicali) precede una lunga schiera di giovanetti e giovanette che portano sulla testa quanto occorra per imbandire una lauta mensa. Una vergine, familiare di colui che ha fatto il voto religioso, chiude la lunga schiera portando tra le mani il quadro della Madonna, passa lungo la strada principale del paese, manifestando, per così dire, al pubblico l’adempimento del voto, accompagnata da grida di gioia fino al luogo dove viene depositato il necessario per la mensa (cibo, vivande). Qui giunti, sistemano il tutto in ordine sulle caselle di un'imponente struttura edificata a forma di tempio, sul

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la cui sommità, ornata di doni e illuminata da lampade, è collocata l’immagine della Madonna, e finché non si dà l’ordine di sospendere, le bande suonano a distesa, armonizzando le note con il fragoroso gridio dei monelli. Accanto al tempio, lunghi corridoi contengono la povera gente cittadina e anche quella che giunge dai paesi vicini, ed è accolta con tanto rispetto che viene servita a mensa dalle autorità municipali, dal clero e da altri gentili personaggi. Il primo giorno dopo Pasqua (il Lunedì di Pasqua), la festa è solennizzata nel modo che più desta la pubblica curiosità. Una o due vacche, floride e ben nutrite, meravigliosamente ricoperte con ricchi drappi decorati con arabeschi d’oro, abbellite con splendide corone di fiori intrecciate dalle mani delle virtuose giovanette, e con campanelli d’argento attaccati alle corna con lunghi nastri, vengono condotte al suono delle bande in mezzo a una folla di persone ammassate che si spingono, per le strade principali del paese. La medesima verginella del giorno prima (ovvero la congiunta del votante), vestita di bianco si caccia tra la folla e conduce al macello le bestiole che, strepitando poco o niente, fra i tumulti e la gioia del pubblico, vengono così ammazzate divenendo anche esse cibo dei poveri. Il terzo giorno (il Martedì di Pasqua), l’animazione generale perviene al suo perfetto completamento. In quest'ultimo giorno è santificato il Nome della Vergine di Belvedere. In massa va la gente al Santuario, dove buona parte del Clero solennizza la festa, giammai disgiunta dal frastuono dei tamburi e dei fuochi artificiali. O come si delizia il popolo in quei campi! Quante gioie, quante risa! Quivi trova l’abitacolo della sua natura, quivi rinunziando ad ogni fasto di arte fa di un prato il suo letto, di un sasso i nobili sedili d’Oriente, sotto di una rupe, all’ombra di un cespuglio intavola le sue dilette mense, finite le quali contenta torna nuovamente al paese. Quando il sole volge al tramonto, una lunga processione di preti porta in giro la statua della Madonna, seguita da un lungo codazzo di donne. Quindi si fermano in un luogo pubblico, chi ha fatto il voto religioso e il suo congiunto dispiegano da due grossi bastoni, piombati a un'estremità, due larghe bandiere di seta variopinta, formate di tanti pezzi cuciti assieme, e al suono di un piffero e di un tamburo, le sventolano e le lanciano più volte in aria. Poi le depongono così come sono ai piedi della Madonna, sciogliendo in tal modo il voto. A questo punto accorre un altro devoto che, dopo aver fatto la riverenza alla statua e al popolo, ghermisce le lunghe ali delle banderuole, e rende con ciò la solenne promessa di mantenere viva, l’anno successivo, la bella istituzione.

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- CXVII CAROVIGNO, 1851-1852 Visita pastorale a Belvedere dell'Arcivescovo Rotondo. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Visite Pastorali. Cartella XI, Fasc. I. Giuseppe Rotondo 1851-1852., f. 142r *** Chiese Rurali La Cappella così detta di S. Maria di Belvedere un tempo era di padronato del Comune, ora amministrata una col Beneficio dai Signori Dentice. Nella Chiesa al di sopra vi è un Altare ben corredato, con sopra una statuetta di pietra della Vergine di Belvedere. In questa Cappella vi sono due Confessionili in mediocre stato. Nella Sacrestia vi è una Cassapanca dove sono riposti i seguenti oggetti. Un Calice con coppa, e patena di argento dorato, e piede di rame dorato. Un Camice di lino, con corporali, palle e purificatoj; più una Pianeta col fondo celeste vario fiorita. Due Messali servibili. Al lato destro vi è un’antica grotta magnifica, con Altare spogliato, ma vi esiste la pietra sacra; in fondo scalinata d’ingresso alla grotta sottoposta, sollennemente arricchita da natura, che ha in mezzo l’Altare ben corredato, con sopra il prezioso deposito dell’Immagine a pittura vicino al muro, ereditata da questo Comune fin da dieci secoli, dalla sua invenzione, e venerata da questi abitanti in particolar modo col titolo di S. Maria di Belvedere.

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- CXVIII CAROVIGNO, 28 GIUGNO 1854 Realizzazione e riformazione della strada che porta a Belvedere a cura (e a carico) dei proprietari dei fondi esistenti lungo la strada primigenia. Trascrizione e rielaborazione dell'originale esistente presso l'Archivio di Stato di Brindisi. Inventario del fondo notarile di Carovigno, Notaio Carlucci Andrea Gennaro, Atto 13 novembre 1854 “Ampliamento strada che va al Santuario di Belvedere” (pg. 103 dell’Inventario ...). *** Convenzione 410 Numero 166 del Repertorio Fagiani Regno delle due Sicilie Oggi che sono li ventotto del mese di Giugno, dell’anno milleottocentocinquantaquattro: in Carovigno. Regnante Ferdinando Secondo, per la Grazia di Dio, Re del Regno delle due Sicilie, di Gerusalemme Ec. E avanti di noi Andrea Gennaro Carlucci del fu Notar Vincenzo Regio e pubblico Notajo, di residenza nel Comune di Carovigno, abitante strada Soccorso dove teniamo studio, assistiti dagl’infrascrivendi testimoni idonei, e da noi conosciuti Si sono volontariamente di persona costituiti. Li Signori Don Gregorio Faraone Azzariti fu Vito, Don Carmine, Don Nicola fratelli Cavallo fu Renato, D.a Maria Teresa Epifani fu Donatantonio, D. Francesco Dragone fu Vit’Antonio, D. Vincenzo de Vita fu Vito, D. Ignazio e D. Diomede fratelli del Prete fu Placido, D.a Marianna del Prete fu Ignazio, D. Giacomo Sacchi di Donat’antonio, Giovanni Padalino fu Francesco, Silvestro de Biasi fu Donatantonio, D.a Vittoria Brandi di Angelo Donato D. Vincenzo Giannotti fu Domenico, Angelo Carlucci fu Nicola, Pasquale Radisi fu Paolo, Santo Lanzilotti di Francesco, Pasquale Lanzilotti fu Giuseppe, Vito Lanzilotti, Giacomo e Domenico fratelli Barretta fu Cataldo, Odorisio Tateo fu Giuseppe, Salvatore Barella di Pasquale Antonio Cinieri fu Giuseppe Cataldo, Teodosio Lanzilotti di Giuseppe, Pasqua Pignatelli fu Vincenzo, Antonio Tateo fu Giuseppe,

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Francesco Melone fu Vito, Vincenzo Carlucci fu Tommaso, Giuseppe Vita fu Pasquale D. Giovanni Iaia fu Nicola, e Pasquale Albanese fu Diego, col Sindaco Don Michele Sacchi fu Giuseppe Paolo. [Sul margine sinistro dei fogli 410 r. et v., vi sono, nell’ordine, le firme dei sigg.: Gregorio Faraone Azzariti Carmine Cavallo Nicola Cavallo Maria Teresa Epifani Francesco Dragone Vincenzo de Vita Ignazio del Prete Diomede del Prete Giacomo Sacchi Giovanni Padalino Silvestro de Biasi Vincenzo Giannotti si obbliga per d.a strada pagare grana quaranta Angelo Carlucci Pasquale Radisi Santo Lanzilotti Pasquale Lanzilotti fu Giuseppe, Giacomo Barretta Teodosio Lanzilotto Vincenzo Carlucci Giuseppe Candita Giovanni Iaia Pasquale Albanese Il Sindaco Michele Sacchi Giuseppe d’Adamo Testimone Salvatore Carlucci Testimone Notar Andrea Gennaro Carlucci Fagiani] Li costituiti sono capaci a contrattare, di condizione proprietari, domiciliati a Carovigno, e conosciuti da noi Notaio, e sottoscrivendi testimoni. E ci han dedotto che essi possedendo delle proprietà a limite e lungo la strada che mena al Santuario sotto il titolo della Santissima Vergine di Belvedere, onde facilitare l’accesso dei naturali di questo comune, e promuoverne maggiormente il culto, per essere ciò di speciale loro venerazione, si sono determinati, anche per di loro comodo rispettivo di costruire e riformare la strada sudetta; concorrendovi essi alle spese necessarie in proporzione delle possidenze di ciascheduno. Ed a menare ad effetto questo lodevole di loro progetto di pubblica e privata utilità son devenuti a stipulare quanto appresso. Tutti i proprietari di sopra costituiti si obbligano a di loro spese di riformare la strada Belvedere a strada nuova secondo il progetto che ne sarà stabilito; da cominciare dal fondo denominato Cocevolini e terminare avanti la porta della

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chiesa del Santuario Belvedere. Per eseguir ciò rimane autorizzato il Sindaco Don Michele Sacchi a dare in appalto la costruzione della strada in parola, e gli appaltatori per tal costruzione dovranno servirsi prima delle pietre dei fondi limitrofi se ve ne fosse bisogno per le solite colmature. Essendovi qualche albero piazzato sulla strada a costruirsi e facendo impedimento, dovrà essere tagliato o svelto; e dopo la dovuta valutazione, sarà pagato dalla massa di complateari. Nella esecuzione di tal lavoro, gli’intraprenditori saranno nell’obbligo servirsi di travagliatori di questo Comune di Carovigno, ed esclusi i forestieri. Il Sindaco anzidetto rimane autorizzato incaricare un perito di fiducia per fare uno stato della estenzione dei fondi limitrofi alla strada, e li farà dare prio giuramento per fedelmente eseguire l’operazione; onde conoscersi quanto pagar si debbe per ogni tomolo di terreno. Gli appaltatori, ricostruita che avranno quel pezzo di strada limitrofa al fondo del proprietario, passando innanzi, non potranno più prender terra da quello; ma bensì dal fondo appresso ove si continua la ricostruzione. In tal travaglio, gl’intraprenditori dovranno prima raccogliere tutte le pietre esistenti nei fondi limitrofi per i necessari riempimenti, qualora ve ne fossero; in caso contrario prenderanno terra. Questa formazione di strada pubblica sarà mandata a termine frà lo spazio di anni due a contare dal dì della superiore approvazione. E così è rimasto stabilito e convenuto; al chè i sopra costituiti proprietari se ne obbligano rispettivamente, ed a seconda delle di loro particolari possidenze. Di tutto ciò se n’è rogato il presente atto pubblicato per intiero mercè lettura fatta da noi Notaio con intelligibile e chiara voce alle parti contraenti, ed ai sottoscrivendi testimoni. Fatto solennizato e letto nella Comune di Carovigno Provincia di Terra d’Otranto nella Cancelleria Comunale sita nel soppresso Monastero del Carmine, e propriamente nella prima stanza d’ingresso a secondo piano; presenti per testimoni idonei forniti dei requisiti di legge, domiciliati a Carovigno, Don Giuseppe D’adamo di Francesco, e D. Salvatore Carlucci fu Domenicoantonio ambi civili proprietari, che dichiarano di conoscere le parti, che in unione dei contraenti Signori Don Gregorio Faraone Azzariti, Don Carmine e D. Nicola Cavallo, D.a Maria Teresa Epifani, D. Francesco Dragone, D. Vincenzo de Vita, D. Ignazio e D. Diomede del Prete, D. Giacomo Sacchi, Giovanni Padalino, Silvestro de Biasi, D. Vincenzo Giannotti, Angelo Carlucci, Pasquale Radisi, Santo Lanzilotti, Giacomo Barretta, Teodosio Lanzilotti, Vincenzo Carlucci, Giuseppe Candita, D. Giovanni Iaia, Pascale Albanese, ed il Sindaco Don Michele Sacchi firmano il presente atto anche nel margine dei fogli, e così noi Notaio; e non già gli altri contraenti D.a Marianna del Prete, D.a Vittoria Brandi, Pasquale Lanzilotti, Vito Lanzilotti, Domenico Barretta, Odorizio Tateo, Salvatore Barella, Antonio Cinieri, Pasqua Pignatelli, Antonia Tateo e Francesco Melone, che da noi richiesti a firmare hanno dichiarato di non sapere scrivere nè firmare. Il tutto con chiara lettura fatto. Gregorio Faraone Azzariti Carmine Cavallo Nicola Cavallo Maria Teresa Epifani Francesco Dragone Vincenzo de Vita

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Ignazio del Prete Diomede del Prete Giacomo Sacchi Giovanni Padalino Silvestro de Biasi Vincenzo Giannotti si obliga per da strada pagare grana quaranta Angelo Carlucci Pascale Radisi Santo Lanzilotto Giacomo Barretta Teodosio Lanzilotto Vincenzo Carlucci Giuseppe Candita Giovanni Iaia Pasquale Albanese Il Sindaco Michele Sacchi Giuseppe D’adamo Testimonio Salvatore Carlucci Testimonio Andrea Gennaro Carlucci fu Vincenzo, Notajo residente in Carovigno, ha rogato il presente atto: in fede imprime il segno del suo tabellionato (segno del tabellionato: il segno che garantiva l’autenticità della firma del notaio). Specifica Carte fogli due grani 12 Registro grani 80 Archivio grani 10 Repertorio grani 14 Redazione grani 20 Onorario gratis === == Totale carlini tredici, g.a sei 1.36 Notar Carlucci N. 696 – 9 Reg.to in S. Vito a Trenta Giugno 185quattro, dico a trenta Giugno 185quattro. Lib. 1.o Vol. 50, Fol. 52 Cas.a 4.a Esatto grana ottanta 80 R.o 317 Lib. 39, vol. 5° Es.a [.?.] g.a dieci 10 Summa g.a novanta 90 Ricevitore Raffaele Fagiani §*§*§*§*§ Convenzione Regno delle Due Sicilie Numero 166 del Repertorio Oggi, 28 giugno 1854, in Carovigno, regnante Ferdinando II, per grazia di Dio, Re delle Due Sicilie, di Gerusalemme ecc.. Davanti a noi, Andrea Gennaro Carlucci del defunto Vincenzo, regio e pubblico notaio, residente nel Comune di Carovigno e ivi abitante alla Strada del Soccorso dove abbiamo lo studio, assistiti dagli infrascritti testimoni, idonei e da noi conosciuti, di propria spontanea volontà si sono personalmente costituiti i Sigg.:

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Don Gregorio Faraone Azzariti fu Vito, Don Carmine, Don Nicola fratelli Cavallo fu Renato, Donna Maria Teresa Epifani fu Donatantonio, Don Francesco Dragone fu Vitantonio, Don Vincenzo de Vita fu Vito, Don Ignazio e D. Diomede fratelli del Prete fu Placido, Donna Marianna del Prete fu Ignazio, Don Giacomo Sacchi di Donatantonio, Giovanni Padalino fu Francesco, Silvestro de Biasi fu Donatantonio, Donna Vittoria Brandi di Angelo Donato Don Vincenzo Giannotti fu Domenico, Angelo Carlucci fu Nicola, Pasquale Radisi fu Paolo, Santo Lanzilotti di Francesco, Pasquale Lanzilotti fu Giuseppe, Vito Lanzilotti, Giacomo e Domenico fratelli Barretta fu Cataldo, Odorisio Tateo fu Giuseppe, Salvatore Barella di Pasquale Antonio Cinieri fu Giuseppe Cataldo, Teodosio Lanzilotti di Giuseppe, Pasqua Pignatelli fu Vincenzo, Antonio Tateo fu Giuseppe, Francesco Melone fu Vito, Vincenzo Carlucci fu Tommaso, Giuseppe Vita fu Pasquale Don Giovanni Iaia fu Nicola, e Pasquale Albanese fu Diego, insieme col sindaco Don Michele Sacchi fu Giuseppe Paolo. I suddetti proprietari, capaci di contrattare, domiciliati in Carovigno, conosciuti da noi notaio e dai sottoscritti testimoni, ci hanno reso noto che, possedendo delle proprietà al limite e lungo la strada che porta al Santuario della Santissima Vergine di Belvedere, al fine di agevolare l’accesso degli abitanti del luogo, promuoverne con più intensità il culto, e altresì al fine di accrescere in modo speciale la loro venerazione per la Madonna, ma anche pensando al proprio tornaconto, si sono decisi a costruire e riformare tale strada, concorrendo alle spese necessarie proporzionalmente ai beni personali di ciascuno. Sono addivenuti pertanto a stipulare il presente atto, appunto per realizzare questo loro lodevole progetto di pubblica e privata utilità. Tutti i proprietari come sopra costituiti, si obbligano a proprie spese di riformare, e cioè rendere migliore e nuova, la strada di Belvedere secondo il progetto che sarà fatto, iniziando dal fondo denominato Cocevolini e terminando proprio davanti alla porta della Chiesa del Santuario di Belvedere. Per l’esecuzione, si autorizza il Sindaco Don Michele Sacchi a dare in appalto la costruzione della strada, e gli appaltatori, per la costruzione, devono servirsi anzitutto delle pietre dei fondi limitrofi, nel caso ve ne fosse bisogno per gli eventuali necessari riempimenti. Gli alberi esistenti sulla strada e costituenti impedimento, devono essere tagliati o sradicati. Dopo debita valutazione, saranno pagati da tutti i complateari (ovvero dai proprietari dei fondi che insistono sulla stessa platea, cioè sulla stessa via). Nell’esecuzione del lavoro, gli imprenditori devono servirsi di

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lavoratori locali, con esclusione cioè dei forestieri. Il Sindaco è altresì autorizzato a incaricare un perito di fiducia per la misurazione dell’estensione dei fondi limitrofi alla strada, giurando previamente di eseguire fedelmente tale operazione, allo scopo di conoscere la somma complessiva che ciascuno deve pagare per ogni tomolo di terreno. Gli appaltatori, dopo aver ricostruito un pezzo di strada adiacente a un dato fondo, portando avanti il lavoro, non possono più prendere terra dallo stesso, bensì dal fondo che viene dopo, ove, appunto, si continua la ricostruzione. In siffatto lavoro, gli imprenditori devono prima di tutto raccogliere le pietre esistenti nei fondi contigui per i necessari riempimenti, qualora ve ne siano, altrimenti prenderanno terra. Tale costruzione dovrà essere compiuta entro due anni dal giorno dell’approvazione da parte delle competenti Autorità Superiori. I suddetti costituiti proprietari, così come stabilito e convenuto, si obbligano, rispettivamente, a seconda delle loro personali possidenze. Di tutto ciò, si è integralmente rogato il presente atto pubblico, mediante lettura fatta da noi notaio con voce chiara e intelligibile alle parti contraenti e ai sottoscritti testimoni. Detto pubblico atto è stato redatto, solennizzato e letto nel Comune di Carovigno, Provincia di Terra d’Otranto, nella Cancelleria Comunale, sita nel soppresso Monastero del Carmine, e proprio nella prima stanza di ingresso al secondo piano, alla presenza dei testimoni, idonei e forniti dei requisiti di legge, domiciliati a Carovigno. Don Giuseppe D’adamo di Francesco e Don Salvatore Carlucci fu Domenicoantonio, entrambi civili proprietari, che dichiarano di conoscere le parti, che insieme con i contraenti Signori Don Gregorio Faraone Azzariti, Don Carmine e Don Nicola Cavallo, Donna Maria Teresa Epifani, Don Francesco Dragone, Don Vincenzo de Vita, Don Ignazio e Don Diomede del Prete, Don Giacomo Sacchi, Giovanni Padalino, Silvestro de Biasi, Don Vincenzo Giannotti; Angelo Carlucci, Pasquale Radisi, Santo Lanzilotti, Giacomo Barretta, Teodosio Lanzilotti, Vincenzo Carlucci, Giuseppe Candita, Don Giovanni Iaia, Pascale Albanese, ed il Sindaco Don Michele Sacchi firmano il presente atto anche nel margine dei fogli, e così noi Notaio. E non già gli altri contraenti: Donna Marianna del Prete, Donna Vittoria Brandi, Pasquale Lanzilotti, Vito Lanzilotti, Domenico Barretta, Odorisio Tateo, Salvatore Barella, Antonio Cinieri, Pasqua Pignatelli, Antonia Tateo e Francesco Melone, i quali, da noi richiesti di firmare, hanno dichiarato di non sapere scrivere né firmare. Il tutto è stato adempiuto con chiara lettura. [Seguono le firme:] Gregorio Faraone Azzariti Carmine Cavallo Nicola Cavallo Maria Teresa Epifani Francesco Dragone Vincenzo de Vita Ignazio del Prete Diomede del Prete Giacomo Sacchi Giovanni Padalino Silvestro de Biasi Vincenzo Giannotti si obbliga a pagare per detta strada 40 Grana

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Angelo Carlucci Pascale Radisi Santo Lanzilotto Giacomo Barretta Teodosio Lanzilotto Vincenzo Carlucci Giuseppe Candita Giovanni Iaia Pasquale Albanese Il Sindaco Michele Sacchi Giuseppe D’adamo Testimone Salvatore Carlucci Testimone Andrea Gennaro Carlucci fu Vincenzo, Notaio residente in Carovigno, ha rogato il presente atto. In fede, imprime il segno del suo tabellionato (il segno, cioè, che garantiva l’autenticità della firma del notaio). SPECIFICA Carte, fogli due grana 12 Registro grana 80 Archivio grana 10 Repertorio grana 14 Redazione grana 20 Onorario gratis === == Totale: 13 Carlini (1 Carlino = 10 Grana), e 6 Grana = 1.36 Notaio Carlucci *** N. 696 – 9 Registrato in S. Vito, 30 Giugno 1854 (dico 30 Giugno 1854) Lib. 1.° Vol. 50, Fol. 52 Cas.a 4a Esatto grana ottanta 80 o R. 317 Lib. 39, vol. 5°, Es.a [.?.] g.a dieci 10 Somma grana novanta 90 Ricevitore Raffaele Fagiani

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- CXIX CAROVIGNO, 25 MAGGIO 1857 Delibera decurionale istitutiva della fiera, il 17 e il 18 agosto, in onore della Madonna di Belvedere. Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XLV, pp. 248249. Trascrizione e rielaborazione dell'originale esistente presso l'Archivio del Comune di Carovigno. Registro delle deliberazioni decurionali dal 25 maggio 1857 al 2 giugno 1860. Foglio 2 *** N.° 2. L’Anno mille ottocento cinquantasette, il giorno 25 maggio in Carovigno, e sulla Casa Comunale. Riunitosi il Decurionato del suddetto Comune in numero legale previo invito del Signor Sindaco Presidente, il medesimo ha detto. Signori Decurioni Presento, e dò lettura alle SS.LL. di un autorevole foglio del Signor Sotto Intendente del Distretto di Brindisi portante la data dei 3 Maggio corrente Anno n. 2713, col quale la prelodata autorità essendosi degnata secondare la mia richiesta di potersi cioè qui stabilirsi un'annua Fiera da solennizzarsi nel dì 17. e 18 Agosto di ciascun anno epoca questa che rammento tanto ai presenti che ai posteri il gran miracolo ricevuto dalla Beata Vergine di Belvedere protettrice 2.a di questo Comune coll’averlo liberato da un'orribile uracano, che minacciava allo stesso la totale Distruzione, ed a tal fine osino darsi alla detta Fiera il titolo di Belvedere. Prego perciò le SS.LL deliberare su tal proposito, riflettendo, che con ciò si viene ad aumentare la posizione di ciascun proprietario, col mettere in commercio il suo proprio capitale tanto d’animali, che di altro. Il Decurionato Intesa la proposta del Signor Sindaco Presidente Visto, e letto, l’autorevole foglio nella stessa citato Considerando, che coll’aversi qui la sopracitata Annua Fiera nei giorni 17. e 18 Agosto di ciascun Anno a dati certi si viene ad immegliorare la condizione di quei cittadini che vorranno ricevere un ritratto dalle loro annue ed incessante vere impiegate tanto per gli animali, che ad altro. Considerando, che collo stabilirsi la suddetta Fiera non solo arreca un vantaggio positivo ai propri cittadini, ma lo apporta ancora agli abitanti dei circonvicini paesi, giacchè il commercio per il ramo predetto che in queste vicinanze si sia già messo in non cale proveniendo ciò dalla scarsezza di dette Fiere. Attese tali, ed altre ragioni all’uopo confacenti, il Decurionato, ringraziando il rappresentante questo Comune di tanta cura, e pensiero, che ha avuto in mente per il bene dei suoi amministrati, unanimemente delibera, approva, e ritiene alla lettera tutto quanto dal medesimo di sopra si è proposto, pregandolo spedire subito l’analogo incartamento, onde i Degni Superiori, e del Distretto, e della Provincia si compiacessero effettuare un tale interessante affare. Fatto, e sottoscritto [Sul margine sx, in verticale:] Predetta è spedita con rapporto del 1.° Giugno N. 212 Il Sindaco Michele Sacchi

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Carmine Cavallo Giuseppe Dadamo Giuseppe Lanzilotto Salvatore Leo Vincenzo Scarano Salvatore Carlucci Vincenzo Carlucci Nicola Brandi Giuseppe Bruni

Decurione Decurione Decurione Decurione Decurione Decurione Decurione Decurione Decurione Segretario §*§*§*§*§

Foglio 2. Il 25 maggio 1857, in Carovigno e sulla Casa Comunale, si è riunito il Decurionato del detto Comune nel numero legale, previo invito del Signor Sindaco Presidente, il quale ha detto: Signori Decurioni, presento, e do lettura alle SS.LL. dell’autorevole foglio del Sottintendente del Distretto di Brindisi, datato 3 maggio c.a., n. 2713, con cui la prelodata autorità, degnandosi di assecondare la mia richiesta concernente lo stabilimento di una Fiera, da tenersi i giorni 17 e 18 agosto di ciascun anno, giorni rievocanti, lo rammento ai presenti e ai posteri, il grande miracolo fatto dalla Beata Vergine di Belvedere, quale Protettrice Seconda del Comune, della salvazione dall’orribile uragano che minacciava di distruggere completamente il paese, e a tal fine si avanza la richiesta di denominarla “Fiera di Belvedere”. Invito pertanto le SS.LL. a deliberare in merito, considerando che questo mira a migliorare la posizione di ogni proprietario, il quale metterebbe in commercio il suo capitale, non solo di animali, ma di ogni altro bene. Il Decurionato - Intesa la proposta del Signor Sindaco Presidente; - Visto e letto l’autorevole foglio nella stessa citato; - Considerando che col tenersi qui la detta Fiera, il 17 e il 18 agosto di ogni anno, è indubbio che si migliori la condizione dei cittadini che vorranno ricevere un ritratto (ciò che si ricava da una vendita, da un'esazione), o meglio, ricavare degli utili (proventi, guadagni, introiti) dalle loro annue e incessanti primavere impiegate tanto per gli animali che per altri prodotti e beni; - Considerando altresì che con lo stabilimento della Fiera, conseguono un vantaggio non solo i cittadini del paese, ma anche quelli dei paesi viciniori, giacché al commercio dei beni di cui trattasi non si dà assolutamente perso per la scarsezza di tali Fiere; - Attese tali e altre ragioni all’uopo confacenti, il Decurionato, ringraziando il rappresentante del Comune per essersi curato grandemente del benessere dei propri amministrati; alla unanimità delibera, approva e tiene alla lettera tutto quanto dal Sindaco è stato proposto, pregandolo di spedire immediatamente il relativo incartamento, affinché i Degni Superiori del Distretto e della Provincia, si compiacciano di approvare un tale interessante affare. [Sul margine sinistro, in verticale:] La predetta è spedita con il rapporto del 1° Giugno, m. 212. Fatto e sottoscritto Don Michele Sacchi

Sindaco

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Carmine Cavallo Giuseppe Dadamo Giuseppe Lanzilotto Salvatore Leo Vincenzo Scarano Salvatore Carlucci Vincenzo Carlucci Nicola Brandi Giuseppe Bruni

Decurione Decurione Decurione Decurione Decurione Decurione Decurione Decurione Decurione Segretario

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- CXX LECCE, 6 DICEMBRE 1872 FRANCAVILLA, 27 NOVEMBRE 1872 SAN VITO DEI NORMANNI, 5 OTTOBRE 1872 SAN VITO DEI NORMANNI, 15 FEBBRAIO 1863 A seguito del reclamo di Ernesto Dentice, volto a ottenere la restituzione delle tasse di manomorta e di annuo concorso pagate, il segretario dell'Intendenza di Finanza di Lecce invia le carte alla Sezione Asse Ecclesiastico e chiede di conoscere le determinazioni della detta Sezione sulla questione. Segue il riscontro dell'ispettore della Ispezione Demaniale del Circolo di Brindisi e la risposta del Ricevitore dell'Ufficio del Registro di San Vito dei N. Infine la denuncia delle rendite spettanti al Beneficio di Belvedere fatta da Pietro Valente, procuratore dei Dentice, a suddetto Ufficio. Trascrizione degli atti originali esistenti presso l'Archivio di Stato di Lecce INTENDENZA DI FINANZA - Benefici e Cappellanie: Busta N. 143 - Fasc. 1554 (1872) *** Lecce 6 Dicembre 1873 INTENDENZA DI FINANZA DELLA PROVINCIA DI LECCE N. di Protocollo - Generale/Divisionale 58441/2609 Carte annesse Num. 5 OGGETTO: Tassa di manomorta e di annuo concorso. Reclamo di Ernesto Dentice. ______________________________________ [Margine sx, sotto l'Oggetto:] Santuario di S. M.a di Belvedere in Carovigno. Vedi 4/8/1 [in corrispondenza:] 36293/12/9 -87 Tassa svincolo Lire 5000. cogl'interessi a [rateare ?] in 4 rate annuali ______________________________________ Onorevole Sezione Asse Ecclesiastico. Coll'unito reclamo il Signor Ernesto Dentice Principe di Frasso, chiede la restituzione della tassa di manomorta e della quota di annuo concorso, da lui pagate sui redditi del Beneficio della Vergine di Belvedere in Carovigno, stato nel dì 15 u.o s.o agosto, appreso dalla Amministrazione del Fondo per il Culto. La risoluzione di siffatto ricorso è in parte di competenza di questa ed in parte di Codesta Sezione, e siccome tale vertenza potrebbe aver relazione con

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quella della apprensione, come sopra operata, così, onde non pregiudicare per avventura gl'interessi della prefata Amministrazione, sembra più conveniente che codesta Sezione emetta per la prima le proprie determinazioni. Quindi è che le si rimettono tutti gli atti relativi al ricorso in parola, con preghiera perché, nel ritornarli con questo alla scrivente, voglia manifestare il tenore delle prese determinazioni. Il Segretario F.to illeggibile *** Francavilla 27 Novembre 1872 INTENDENZA DI FINANZA DI LECCE ISPEZIONE DEMANIALE DEL CIRCOLO DI BRINDISI N.° di protocollo 225 Risposta a Nota delli 9 ottobre 1872 Sezione Tasse Divisione Al N. 58441/2605 OGGETTO: Tassa di manomorta. Reclamo Dentice Ernesto. [Margine sx, sotto l'Oggetto:] Rto Lecce Intendenza di Finanza Prescindendo che, ha (sic) termini dell'articolo 14 Legge su tassa di manomorta, l'azione del Sig. Dentice su la restituzione delle somme dalla stessa pagate sino al 7 Giugno 1870, sarebbe di già prescritta, lo scrivente non può al meno, quanto al merito delle quistioni sollevate dal reclamante di correre nel parere espresso del contabile. È vero infatti che su la presentazione della denunzia per l'applarazione di tassa di manomorta l'art. 4 del regolamento richiede che il mandatario sia munito di mandato speciale, ma, altresì che questa disposizione è a ritenersi dettata piuttosto nell'interesse dell'amministrazione che delle parti cui rimarrebbe sempre l'obbligo del pagamento, non ostante la non fatta denunzia, è fuori di dubbio che qualunque irregolarità a questo riguardo è stato sanato (sic) dal tacito consenso del contribuente che ha costantemente pagato. E qui giova osservare che le pretese all'atto dei pagamenti alle quali si accenna dal ricorrente sono affatto gratuite. Gratuito è pure che la proprietà del beneficio Belvedere sia del Fratello del reclamante, nulla risultando in proposito dagli atti, che ove così fosse, l'azione d'indebito il Sig. Dentice dovrebbe più opportunamente esercitarla contro l'amministrazione che ha riscosso quello che era dovuto e da chi ha tacitamente consentito a farsi ritenere debitore dal 1862 fin oggi, prestandosi al pagamento, alle successive scadenze. Il ricorso quindi non pare che meriti accoglienza, e deve essere rigettato. Si ritornano le carte. L'Ispettore Meanari ***

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San Vito de' Norm. 5 Ottobre 1872 INTENDENZA DI FINANZA IN LECCE UFFICIO DEL REGISTRO DI SAN VITO DEI NORMANNI N. PROT. 886 Risposta alla Nota del 28 Settembre 1872 N. 56122/2494 Div. A - Sez. Tasse OGGETTO: Tassa di manomorta. Reclamo Dentice Ernesto. [Margine sx, sotto l'Oggetto:] Intendenza di Finanza Lecce Valente Pietro già defunto era procuratore generale dei Signori Dentice Ernesto ed Alfredo ed al 26 Febbraio 1863 presentò in quest'Ufficio a nome del primo la denunzia per la tassa di manomorta del Beneficio Belvedere sito in agro di Carovigno, di cui l'Amm.e del Fondo Culto prese possesso al 15 Agosto stante anno. La elevata nullità della denunzia per la mancanza del mandato speciale non può reggere di fronte all'acquiescenza ed al lungo silenzio del Signor Dentice, il quale ha volontariamente pagati tutti i semestri di tassa tranne qual di uno. Se la proprietà del beneficio è del fratello gli resterebbe l'azione di regresso contro lo stesso, ma detta azione non potrà aver luogo, perchè è da ritenersi da i pagamenti quantunque fatti nel nome di Dentice Ernesto saranno stati nel fatto compresi nei conti del s.o Dentice Alfredo. Ritorno alla Intendenza la istanza accompagnata dalla copia della denunzia e dalla copia del campione. Il Ricevitore F.to Illeggibile *** Ufficio di S. Vito N.° 23 d'ordine Art.o d 23 del campione DENUNZIA DELLE RENDITE Spettanti al Beneficio Laicale sotto il titolo la Vergine di Belvedere in territorio di Carovigno. ___________________________ Il sottoscritto Pietro Valente fu Domenico Antonio residente a Carovigno nella qualità di Agente Generale e Procuratore del Principe di Frasso Ernesto Dentice padrone diretto del Beneficio Belvedere dichiara e consegna che il detto Beneficio trovasi provvisto delle rendite entro descritte. A Carovigno il 15 Febbraio 1863 Il Denunciate S.to Pietro Valente ================================================== Ricevuta la presente denunzia questo dì Ventisei Febbraio 1863 e registrata

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contemporaneamente al n. 12 volume 1° fol. 6.° Il Ricevitore G. Fagiani *** [Pagina sx: gli oggetti dai quali deriva la rendita, numerati da 1 a 12, in corrispondenza dei quali sono indicati, nella Pagina dx: (Prima parte) le deduzioni per contribuzioni dirette e per riparazioni; (Seconda Parte), il totale delle deduzioni, la rendita tassabile per ciascun oggetto, la rendita tassabile per ogni categoria] DESIGNAZIONE DEGLI OGGETTI DAI QUALI DERIVA LA RENDITA 1° Beni urbani [In verità: Beni rurali] 1 - Fondo semensabile detto Difesa sito in agro di Carovigno tenuto in fitto da Sacchi Donato Antonio come dall'annessa copia per annue ... 2 - Fondo semensabile detto Tagliate in detto agro tenuto in fitto da Iaia Francesco per annue £ 212,50 come dall'annessa copia ... 3 - Altro denominato Minichio in detto agro tenuto in fitto da Barella Giuseppe come da titolo annesso per annue ... 4 - Oliveto contrada S.ta Maria fittato a de Biasi Giuseppe come dall'annessa copia per annue £ ... 5 - Oliveto denominato Scocozzata tenuto verbalmente in fitto da Valente Giovanni giusta l'annessa dichiarazione per annue ... 6 - Oliveto Scozzi fittato a Iaia Giovanni come da contratto verbale giusta l'annessa dichiarazione per annue ... 2.° Predì urbani 7 - Bottega strada Chiesa in Carovigno fittata verbalmente a Recchia Giuseppe per annue ... 8 - Altra sita come sopra tenuta in economia e da la rendita di annue ... 9 - Altra sita come sopra fittata verbalmente a Vacca Giuseppe per annue ... 10 - Altra sita come sopra fittata verbalmente a Iaia Giuseppe per ... 11 - Stalla sita come sopra verbalmente fittata a Iaia Francesco per annue ... 3.° Censo enfiteutico 12 - Censo enfiteutico [.?.]pagabile da Luigi a Giuseppe in £ ... [Sotto la descrizione dei beni rurali, i predii urbani e il censo enfiteutico, la dichiarazione:] Questa copia è conforme all'originale S. Vito li 4 ottobre 1872 Il Ricevitore Fagiani [Pagina dx, Prima parte:] Deduzioni per

N.

Rendita reale o presunta per ciascun oggetto

1

917,50

contribizioni dirette

riparazioni

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2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Tt.

212,50 170,00 348,50 29,75 6,38 21,25 17,00 17,00 17,00 12,75 3,83 1833,26

N.

11 12 Tot.

268,83 3,18 2,55 2,55 2,55 1,91 268,83

12,74

Totale delle deduzioni

Rendita tassabile per ciascun oggetto

Rendita tassabile per ogni categoria

1547,8 6

1547,8 6 3,83 1551,6 9

1547,8 6 3,83 1551,6 9

1547,8 6

[Sull'ultima pagina, ovvero sul retro:] DICHIARAZIONE DI CONSENSO O DI DISSENSO DEL RICEVITORE Il sottoscritto dichiara consentire il reddito consegnato nella presente in £ 1551,69 e propone la tassa del 4 per 100. E perchè non fatta entro i termini la sottopone anche alla sopratassa Art. 10 della legge. A S. Vito il 5 Marzo 1863 Il Ricevitore f.to G. Fagiani

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- CXXI DICEMBRE 1872-GENNAIO 1873 (verosimilmente) Serie di argomenti che il Dentice presenta al Tribunale di Lecce, adito contro l'Amministrazione del Fondo per il Culto, la quale ha presso possesso dei beni appartenenti al Beneficio di Belvedere. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio di Casa Dentice, Castello di San Vito dei Normanni. Busta n. 138 "Per il beneficio di Belvedere". Fascicolo "Carte riguardanti il Beneficio di Belvedere". *** A prò del Sig.r Commendatore Alfredo Dentice Contro L'Amministratore del Fondo pel Culto Nel Tribun.e Civ.e di Lecce *** Pel Commendatore Sig.r Alfredo Dentice Contro L'Amministrazione del Fondo pel Culto _________ Fatto. Trapassato nel 1811 il Principe Gerardo Dentice, il di lui asse rimase comune ed indiviso tra i suoi figli, anche perchè uno di questi, cioè Francesco, si trovava in Parigi. Ma nel 3 Marzo 1828, essi procederono alla divisione, ed il primogenito Luigi v'intervenne tanto nel nome proprio, che qual cessionario delle quote ereditarie delle germane; v'intervenne; v'intervennero l'altro Figlio Francesco, maggiore; ed il terzo figlio Antonio ch'era minore, e quindi rappresentato dalla madre, coll'obbligo che giunto alla maggior età avrebbe dovuto ratificarla. E col fatto trapassata la Signora Principessa tutrice, ed addivenuto maggiore il Sig.r Antonio si volle con altro stipulato del 1° Luglio 1834 ratificare l'antecedente divisione provvisoria, e si provvide benanche alla ripartizione dell'asse materno. In questi due rogiti non caddero in divisione nè i Censi e Canoni dell'ex Feudo Gaeta Piccolo, nè quelli in Somma, nè un Capitale in Torre Annunziata, nè i beni siti in Gallipoli, e neanche i sei piccoli immobili denominati Difesa, Tagliate, Minichicchio, Santa Maria, Scocozzata e Scozzi siti in tenimento di Carovigno; e neanche quattro Botteghe ed una Stalla siti nell'abitato di quel Comune. Morto Francesco ne fu erede testamentario Ernesto Dentice figlio primogenito di Luigi, e di poi trapassato Luigi si dava efficacia al di costui testamento col quale prelegava il disponibile ad Ernesto, e nel dippiù istituiva erede tanto costui, quanto gli altri figli Alfredo, Ippolita, e Maria. Questi quattro adunque liquidarono la massa ereditaria del comune genitore; e nel comporla tennero calcolo di ciò che si era omesso e segnatamente del territorio detto il Beneficio di Belvedere indicandone i sei immobili rurali cioè Difesa, Tagliate, Minichicchio, Santa Maria, Scocozzata e Scozzi; le quattro Botteghe e la Stalla. Tutto ciò venne attribuito ad Alfredo Dentice come parte della sua quota ereditaria. Sul proposito se ne compilava pubblico atto nel 23 Febbraio 1863.

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L'è perciò che i cennati immobili si eran sempre posseduti a titolo di proprietà dalla famiglia Dentice come comuni ed indivisi; e dal 1863 addivennero di proprietà esclusiva del coerede Alfredo Dentice. _____________ Nel 17 Febbraio 1861 venne promulgata la legge di soppressione di tutti i Benefici e Cappellanie; ed alla quale fecero seguito le analoghe istruzioni del 4 Maggio 1862 e dell'8 Dicembre 1863 con cui s'incaricavano i Ricevitori del Registro e Bollo di rintracciare i Benefici e Cappellanie soppresse, e prendere possesso dei beni che ne formavano le dotazioni, tenendo calcolo specialmente delle rivele o denunzie cui eran tenuti gli attuali godenti. Epperò un tale Pietro Valente di Carovigno nel 15 Febbraio 1863 firmava una rivela al Ricevitore del Registro e Bollo di S. Vito dei Normanni dicendo che avea conoscenza del Beneficio Belvedere sito nel tenimento di Carovigno di cui era padrone diretto il Principe di Frasso Ernesto Dentice del quale il Valente se ne dichiarava Amministratore: e soggiungeva che a tale Beneficio erano annessi quei sei immobili, le quattro Botteghe e la Stalla che leggonsi nel titolo di divisione del 1863 e coi valori ivi ritenuti. Ma oltre questa rivela il Ricevitore del Registro e Bollo, che certamente non poteva accontentarsi di questa dichiarazione dovè proseguire le investigazioni, di talchè non prima del 12 Agosto 1869, il Sig.r Ricevitore avvisava Geremia Fagiani Agente Generale del Sig.r Ernesto Dentice, che nel 20 di quel mese deverrebbe alla presa di possesso del Beneficio di Belvedere in Carovigno. Dopo questo invito avvenne una lunga corrispondenza tra Ernesto Dentice col mezzo del suo Amministratore Sig.r Geremia Fagiani e l'Amministrazione del Fondo pel Culto, sia per l'oggetto, sia pel soggetto, comechè Ernesto Dentice non era il possessore degl'immobili di cui l'Amministrazione voleva prendere possesso essendone proprietario il Sig.r Alfredo; e perchè non aveva esistito giammai un Beneficio col titolo di Santa Maria di Belvedere. Ciò non ostante l'Amministrazione nell'incertezza se si trattasse di un Beneficio o di una Cappellania volle risolvere la cosa colla Legge del 1867 e spinse una coazione per la tassa di manomorta e di annuo concorso contro Ernesto Dentice, il quale per evitare la esecuzione nel momento in cui l'Usciere si presentava in sua Casa, dovè pagare con offerta reale e colla salvezza di ogni dritto contro di questo abuso, pel quale ne produsse analoghi reclami. L'Amministrazione del Fondo pel Culto si avvide dell'errore, e credendo ripararlo fece invito nel 14 Agosto 1872 al Sig.r Ernesto Antelmy qual Procuratore di Alfredo Dentice (che nulla sapeva di tutti gli antecedenti) onde si presentasse domani 15 Agosto sulla Casa Municipale in Carovigno per assistere alla presa di possesso del Beneficio Belvedere. Veruno si presentava per parte di Alfredo Dentice, e ciò non ostante il Ricevitore verbalizzava prendendo possesso: nè contento di ciò faceva al 16 Agosto atti inibitori a tutti i fittaiuoli di quei sei immobili e delle quattro Botteghe e Stalla siti in Carovigno, i quali erano conduttori per contratti con Alfredo Dentice, richiedendo che gli estagli e le pigioni si pagassero all'Amministrazione del Fondo pel Culto. __________ In questa posizione non rimaneva altro ad Alfredo Dentice, se nonchè opporsi a quell'abusivo verbale di possesso ed adire il Magistrato per l'annullamento dello stesso e pel rilascio degl'immobili de' quali il Fondo pel Culto se n'era impossessato. Questa istanza venne notificata al Sig.r Intendente delle Finanze in Lecce, ma poscia essendosi avvertito che nei giudizj in cui è interessato il Fondo pel Culto il rappresentante legale dell'Amministrazione si è il Direttore Generale, così con atto del quattro Novembre 1872. si contestò la lite intimando costui direttamente, e se ne diede partecipazione al Signor Intendente di Finanza di Lecce con altro atto degli otto Novembre.

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Il procedimento è stato regolarizzato imperciocchè l'Amministrazione del Fondo pel Culto ha costituito il di lui Procuratore nella persona del Signor Lupinacci. - Analisi della Vertenza Procedendo con metodo in questa disamina è d'uopo discutere ad uno ad uno i documenti in forza dei quali l'Amministrazione del Fondo pel Culto ha creduto di poter procedere alla presa di possesso. 1° Innanzi tutto si presenta un estratto della Mappa generale dei Benefici che si conserva presso la Curia Vescovile di Ostuni in cui all'Art. 3° si trova scritto = "Beneficio di Belvedere - 2a Classe di patronato particolare N. 2° = Provveduto N. 387 = Carovigno". Quindi segue la indicazione degl'immobili (che sono appunto quelli in questione) e più una Cappella contrada Belvedere. Il Sig.r Dentice osserva che questo documento non solo è inefficace, ma eziando sta contro le pretese dell'Amministrazione = Eccone le ragioni. In tale documento non si enuncia affatto il titolo di fondazione, d'onde unicamente può attingersi la qualità di quello che si chiama Beneficio: non vi è indicazione della data in cui questo Beneficio fosse stato rivelato nella Curia, e gli obblighi inerenti al Beneficio istesso. L'essersi poi detto che sia di patronato particolare esclude all'intutto l'idea di Beneficio Ecclesiastico. Quindi o Beneficio semplice, o Cappellania, o Legato Pio di privata famiglia. Aggiungi la niuna indicazione di chi fosse il patrono privato. Se nonchè nella colonna delle osservazioni vi sta scritto = "Questo Beneficio dopo la morte dell'attuale titolare D. Vincenzo Spaventa deve passare in Proprietà alla famiglia del Principe Dentice in virtù di Real Decreto". Sicchè quando fu fatta la notata il godente si era Spaventa, come l'ultimo Cappellano; ma trapassato costui il vincolo era sciolto, e la proprietà ritornava alla famiglia Dentice in modo da usarne a piacimento, e senza obbligo di destinare ulteriore godente estinguendosi ogni patronato attivo e passivo. Intanto l'Amministrazione ha osservato che cesserebbe da ogni ulteriore pretesa quando il Sig.r Dentice esibisse quel tale Decreto. Ma Dentice ha risposto e prosiegue a dire che la parola Decreto in casi siffatti e che riflettono individualità speciali deve intendersi per Rescritto: e che questo Rescritto non lo ha nè può averlo perchè simili atti si comunicavano alle Curie Vescovili le quali in tali emergenze ne facevano le analoghe annotazioni nelle Mappe corrispondenti. Ma in ogni modo, un dilemma: Non vuole l'Amministrazione avvalersi di questa Mappa? Ed in tal caso bisogna eliminarla dagli elementi che Ella stessa presenta". Vuole avvalersene? E certamente non può dimezzarla e bisogna che stasse a tutto ciò che contiene sia prò, sia contro. Dice pure l'Amministrazione che Dentice deve esibire il titolo di fondazione. Ma Dentice prosiegue a rispondere che questo titolo non lo sa, non lo rinviene nelle sue carte di famiglia, ed è l'Amministrazione nel dovere di rintracciarlo, giusta il regolamento del 18 Dicembre 1863. In questo stà detto che giusta l'Art. 3 del Decreto del 1° Febbraio 1861, vennero soppressi i Benefici e le Abbazie, e le Cappellanie, e che per poterlo distinguere era indispensabile consultare i titoli di fondazione, imperciocchè quando questi non presentassero i requisiti opportuni non dovevano ritenersi come soppressi. E chiaramente sta scolpito nell'Art. 16 che non van compresi nella soppressione nè i Legati Pii o di Messe nè le Cappelle, perchè non sono cappellanie e queste e non quelle ha soppresso la Legge. E coll'Art. 22 venne ordinato che quando i Ricevitori non abbiano dalla Direzione la indicazione precisa ed individuale dei Benefici e delle Cappellanie debbono procacciarsi le occorrenti notizie rivolgendosi a tutti quei funzionari ivi indicati: quindi giusta l'Art. 24 mettersi in relazione col Beneficiato, coll'Amministratore, e col Patrono per ottenere la copia

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delle tavole di fondazione, dotazione, e simili: e nell'Art. 25 si disponeva che ove sorgessero gravi dubbi sulla soppressione s'inclinerà a ritenerlo non soppresso. Giova pure far notare che il Ricevitore non si doveva far imporre dalla parola Benefizio imperciocchè in questa espressione si confondono ordinariamente coi Benefici puri e semplici le Cappellanie, le Cappelle, ed i Legati Pii. Epperò una volta che dopo tutte le investigazioni non si sono rinvenuti i titoli, meno della notata in quella Mappa, e questa è di risultato evanescente: una volta che non può ritenersi neanche come Cappellania, perchè manca il titolo di fondazione, ed invece esiste una materiale Cappella campestre, ove non pei frutti della dotazione, che non ha, ma unicamente per una divozione di famiglia, i Sig.ri Dentice fanno celebrare in ogni sabato una Messa, e talvolta con interruzione, retribuendo il celebrante con una Lira: una volta che i Sig.ri Dentice han fatto rilevare tutte le ragioni in contrario alle pretese dell'Amministrazione non può altrimenti ritenersi la presa di possesso, se non come abusiva. 2° L'altro documento col quale l'Amministrazione vuol coonestare questa presa di possesso è la dichiarazione o denunzia che fece Pietro Valente nel 15 Febbraio 1863. Il Sig.r Dentice osserva innanzi tutto che in quella rivela trovasi scritto = "Denunzia delle rendite spettanti al Beneficio laicale sotto il titolo la Vergine di Belvedere". Di questi Benefici laicali non ha potuto parlare la Legge, perchè sarebbe una invenzione novella; ed in ogni modo starebbe in contraddizione colla indicazione della Mappa, e col fatto permanente perchè come abbiamo detto disopra in quella Cappella si celebra una Messa in ogni Sabato, e da un Sacerdote quidam. E di poi il Sig.r Valente fà la dichiarazione spontanea senza verun invito o interpellanza, e colla qualità di Agente e Procuratore del Principe di Frasso Sig.r Ernesto Dentice padrone diretto del Beneficio Belvedere. E questa è una bugia sollennissima, perchè gli immobili che egli asserisce come dotazione di tale Beneficio erano comuni ed indivisi fra tutti gli Eredi Dentice prima e dopo la morte di Spaventa, e vennero assegnati come quota ereditaria libera ad Alfredo Dentice. Ancora: Valente che nel 1863 aveva ottantasette anni (egli è morto al Giugno 1869 di anni novantatre) era rimbambito, non era l'Amministratore di fatto di Ernesto Dentice, e rispettandolo per la sua avanzata età gli si era dato per coadiutore il Sig.r Geremia Fagiani: il Valente in Carovigno non usciva più di casa sua, e Fagiani stava in San Vito centro dell'Amministrazione. Ma in ogni modo che cosa potrà farsene della rivela di Valente, quando manca l'unico requisito che può determinarla produttiva di effetti giuridici? Questa denunzia, dice l'Art. 4 del Regolamento approvato con Decreto del 4 Maggio 1862, potrà essere presentata o direttamente dagli Amministratori o rappresentanti dei Corpi Morali, ovvero per mezzo di persona munita di mandato, o incarico speciale per iscritto, ma in questo caso lo scritto contenente il mandato, o l'incarico speciale deve rimanere unito alla denunzia". Il Sig.r Valente non era certamente un rappresentante, o Amministratore de' beni di un Corpo Morale: era l'Amministratore di nome di Ernesto Dentice unicamente per esigere, versare, e fare gli atti di amministrazione, ma non poteva certamente fare atti di dominio senza mandato espresso giusta il disposto dell'Art. 1860 delle Leggi Civili abolite, uniforme all'Art. 1741 del Codice Civile vigente. Ed è da queste disposizioni che trae origina il contenuto nell'Art. 4 del cennato Regolamento. Dunque non essendovi mandato speciale conferito a Valente, quella dichiarazione non può produrre effetti giuridici. 3. L'altro elemento su cui si poggia l'Amministrazione si è il pagamento che Ernesto Dentice ha fatto della tassa di mano morta pel secondo semestre 1870 e primo e secondo semestre 1871. Ma l'Amministrazione non ha posto mente nè alla individualità di chi pagava, nè al perchè ed al come si pagava. Il Ricevitore locale volle spedire una ingiunzione al 31 Gennaio 1872, esecutoriata al 17 del successivo Febbraio ed a carico di Geremia Fagiani Agen-

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te del Principe di Frasso Sig.r Ernesto Dentice, ed al Fagiani notificata. Ernesto Dentice nel 29 Febbraio reclamava dicendo che non mai avea rivelato la esistenza di un Beneficio e molto meno di essere possessore di beni che si pretendevano come dotalizi del medesimo, dei quali si trovava in possesso a titolo di proprietà il Commendatore Alfredo Dentice, e questo reclamo lo spinse sino al Ministero delle Finanze. Ma come che lo stesso Ricevitore fece presentare l'Usciere nel 21 Maggio 1872 nel palazzo del Sig.r Ernesto Dentice sito in S. Vito onde procedere ad un pignoramento di mobili non vi era altro mezzo se non che quello di pagare per evitare ogni esecuzione, e far salvo i propri dritti per questa violenta indebita esazione. Ed una volta che il debitore non era Ernesto Dentice: assodato che se vi era luogo al pagamento della tassa di mano morta doveva pagarla Alfredo Dentice, il di cui Amministratore è Ernesto Antelmy e non Geremia Fagiani: una volta che la stessa Amministrazione ha riconosciuto Alfredo Dentice come possessore degl'immobili in modo che lo ha invitato ad assistere alla presa di possesso del 5 Agosto 1872; lo è veramente strano voler ritenere come una delle ragioni della presa di possesso la violenta ed estorta somma di tassa di mano morta da un terzo. Sotto ogni rapporto dunque sia per fatto, sia per dritto nulla valgono gli elementi che l'Amministrazione del Fondo pel Culto vuol ritenere a giustificazione del proprio operato. Ma oltre alla fatta confutazione vi sono altre ragioni in dritto che assistono Alfredo Dentice. E di vero, sia pure che in Carovigno vi esisteva prima della Legge 1861 una Cappellania sotto il titolo della Madonna di Belvedere con degl'immobili dotalizi (escludiamo ogni idea di Beneficio perchè sarebbe una stoltezza), certo si è che dopo la morte di Silvio Spaventa avvenuta nel 1837 non vi è stata provvista di ulteriore Cappellano come risulta dal certificato della Curia del dì 19 Settembre 1872, e la voluta dotazione è stata sempre nel pacifico e pubblico possesso della famiglia Dentice (giusta la notata nella Mappa) la quale famiglia ha ritenuto quei supposti immobili dotalizi come proprietà esclusiva e particolare. Dunque dal 1837 al 1867 era compita la prescrizione trentenaria che fuor chiude l'adito ad ogni pretesa contro chicchesia, ed ha dato alla famiglia Dentice un titolo acquisitivo per ministero di Legge. E cosa vuole ora, e precisamente nel 1872, il Fondo pel Culto? Può far redivivere la esistenza di una Cappellania che era cessata da trentasei anni? Contro la prescrizione trentenaria che si eccepiva e che si prosiegue ad eccepire non ci è a replicare. Ma si può dire che quando si è promulgata la Legge di soppressione nel 1861, non erano decorsi i trent'anni dal 1837. E Dentice ripete che quella Legge colpiva le Cappellanie famigliari, o laicali che si trovavano nella loro integrità ed attuazione non già quelle in cui non esistevano nè il patronato attivo, nè il passivo col Cappellano. Lo ripetiamo. È una divozione religiosa quella che si è praticata dalla famiglia Dentice col far celebrare una Messa in ogni Sabato, consigliata dalla necessità di tutelare la materialità della Cappella campestre: val dire che si mandava ivi in ogni Sabato un Sacerdote a celebrarla quando sì, e quando nò, pagandosi a costui una lira per la di lui opera personale. Laonde nel promulgarsi la Legge non si trovava neanche un Legato Pio cum onere missarum, in modo da potersi applicare la Legge del 1867. Ma poi, sol perchè una Legge in massima abbia soppresse in generale una istituzione qualunque, si può mai sostenere che questa legge eccezionale sia un atto interruttivo della prescrizione incominciata sotto lo impero della Legge comune in quanto ai vicendevoli dritti ed obblighi tra lo Stato ed il privato? Certo che nò. Gli atti interruttivi incominciano dal momento in cui lo Stato, che in questi casi prende il posto di una individualità giuridica, incomincia la sua attuazione contro l'altro individuo particolare. Ora nel soggetto caso il primo atto dell'Amministrazione è del 12 Agosto 1869, ed è diretto non già contro ad Alfredo Dentice, ch'è il vero interessato, ma contro Ernesto Dentice che è un estraneo:

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ed in ogni modo dal 1837 al 1869 erano decorsi trentadue anni. Aggiungi che colla Legge 1861 non vennero soppressi i Legati Pii della di cui soppressione ne parla la Legge del 1867 quando erano decorsi i trent'anni. Può dirsi ancora dall'Amministrazione che la denunzia si è fatta nel 1863 quando non erano compiti i trent'anni. E qui si risponde che il denunciante Pietro Valente pubblicava il nome di Ernesto, e non di Alfredo: Valente non aveva facoltà di farlo e molto meno aveva le facoltà mentale nella loro integrità: e questa dichiarazione al postutto non era munita di verun mandato speciale richiesto dalla legge eccezionale. Questa dichiarazione adunque è improduttiva di effetti giuridici da per se stessa non può certamente ritenersi come un atto interruttivo in danno di un terzo. E poi, per qual motivo l'Amministrazione non ha fatto uso di questa dichiarazione dal Febbraio 1863 all'Agosto 1869, quando ha incominciato ad importunare Ernesto Dentice e non si è data la pena di verificare che nel Catasto, e nella Tabella de' Fabbricati, quei tali immobili di cui prendeva possesso si trovavano intestati in forza di titolo autentico ad Alfredo Dentice? Questa desidia appunto, e questo silenzio sono gli elementi che costituiscono la prescrizione estintiva. Laonde ed in qualunque modo volesse svolgersi la questione sia coi fatti antecedenti e susseguenti, sia colle Leggi eccezionali sulla materia, starà sempre ferma la domanda di Alfredo Dentice. Per tutto ciò si Conchiude Che piaccia alla giustizia del Tribunale far dritto alla domanda spiegata dal Commendatore Sig.r Alfredo Dentice cogli atti degli 11 Ottobre, 4 ed 8 Novembre 1872, e per lo effetto sentenziare come appresso. 1. Annullare il verbale di possesso eseguito dall'Amministrazione del Fondo pel Culto nel 5 Agosto 1872, ed ancora annullare gli atti inibitori fattisi dalla stessa Amministrazione nel 16 del cennato Agosto a Giuseppe Prima, Giuseppe Ugenti, Giovanni Baccaro,Giuseppe de Biasi, Abele Iaia, Alessandro Vacca, e Francesco Iaia. 2. Condannare la cennata Amministrazione del Fondo pel Culto a rilasciare al Sig.r Alfredo Dentice i seguenti Stabili: Semensabile ed Olivato denominato Difesa = Oliveto e Semensabile denominato Tagliate = Semensabile denominato Minichicchio = Oliveto denominato Santa Maria = Oliveto denominato Scocozzata = ed oliveto denominato Scozzi: ancora le quattro Botteghe site in abitato di Carovigno, ed una casa ad uso di Stalla nell'abitato istesso: riportati i primi nel Catasto di Carovigno all'Art. 2315 intestati ad Alfredo Dentice Sezio. A.B.D. ed F. N.i 53.54.55.181.200.201.459.525.436: e le altre alla Tabella de' Fabbricati n. 251 in testa allo stesso Sig.r Dentice. 3. Condannare l'Amministraz.e sudetta a restituire a Dentice le somme che ha potuto riscuotere dai Conduttori di tutti i cennati immobili, e condannarla ai danni ed interessi a liquidarsi, ed a tutte le spese del giudizio. Munire la sentenza della esecuzione provvisionale.

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- CXXII CAROVIGNO, 12 AGOSTO 1876 CAROVIGNIO, 9 AGOSTO 1879 CAROVIGNO, 10 AGOSTO 1879 Visita pastorale dell'Arcivescovo Aguilar. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Volume Visite Pastorali. Cartella XII, Fascicolo III, CAROVIGNO, f. 336v. *** Visita della chiesa matrice fatta dall'Arcivescovo seguito da due Convisitatori. Altari, e Fonte battesimale tutti in regola. Visita degli arredi Sacri, ed altri utensili appartenenti al Clero. 1 Arciprete, e fratello D.n Gaspare Sacchi in regola 2 D.n Luigi Del Prete idem n 3 D. Vito Perrini idem 4 D.n Carlo, D.n Donato, D.n Cesare frat.i Epifani idem 5 D.n Vitantonio Dragone idem n 6 D. Federico Vacca idem 7 D.n Anacleto, D.n Odorico frat.i Pomes idem n 8 D. Pasquale Radisi idem 9 D.n Angelo De Vita idem n 10 D. Giovanni Lanzilotti idem 11 D.n Francesco De Vita idem n 12 D. Argimiro Lanzilotti idem 13 D.n Alessandro Saponaro idem 14 D.n Pasquale Palma idem n 15 D. Vincenzo Carlucci idem 16 D.n Francesco e D.n Raffaele frat.i Andriani idem n n i 17 D. Vincenzo, e D. Angelo frat. Sbano idem 18 Cantore D.n Giacinto Spagnolo idem n 19 D. Emilio Spagnolo idem 20 D.n Giovanni Padalino idem n 21 D. Pietro Greco idem Cappelle pubbliche rurali di Carovigno - da visitarsi 1.a Madonna di Belvedere 2.a Montemetto o Grottascigliara 3.a Serranova 4.a Valente 5.a Colacavallo 6.a Campo = Senna I Sopradetti Convisitatori prima di partire da Carovigno verificarono i sopra cenni risarcimenti. Non visitarono le cappelle rurali sì per la stagione troppo calda, sì perché non

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conoscevano le contrade ove erano site le dette chiese - ricordano però di essersi data dall'Arcivescovo la facoltà a taluni preti di Carovigno di visitare quelle Cappelle, e riferire al Secretario della S.a Visita per provocare dall'Arcivescovo le analoghe provvidenze in caso di necessarie riparazioni. si abbia di ciò memoria nella prossima Visita. §*§*§*§*§ Visita pastorale dell'Arcivescovo Aguilar a Belvedere. E pagamento delle relative spese. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Visite Pastorali. Cartella XII, Fascicolo III, ff. 395r, 395v, 396r, 396v, 397r, 397v, 398r. *** 9 Agosto 1879 Visita pastorale fatta al Santuario di Belvedere dall’Arcivescovo Amministratore Monsignor D. Luigi Maria Aguilar e dà Suoi Convisitatori della Diocesi di Ostuni Scendendo dalla modesta Collina dell’antica Carovigno, e volgendo il cammino verso la parte orientale di quell’Agro, alla distanza di una lega italiana, sopra di un poggio ameno, e sotto un cielo leggiadro, siede, e sorride il Sacro edificio di Belvedere. Accostandoti al bel Santuario, s’incontra un largo, e rispettoso recinto che ammette l’accesso à fedeli divoti, e respinge da se ogni orma profana. Nel lato sinistro dell’Edificio si trova la porta di una chiesa rettangolare, nel cui fondo sorge un brillante altare riccamente adorno di paramenti argentei pregevolissimi per materia, e per forma, dal corno dell’Epistola (lato dell’altare a destra di chi guarda, dove un tempo avveniva la lettura dell’epistola) si accede ad una bella, e lucida Sacrestia, ove il Sacerdote si prepara per accostarsi degnamente all’altare, e rende a Dio, dopo la sua messa, l’omaggio delle sue grazie, assai pregiate, ed eleganti sono le vesti sacerdotali, il di cui lavoro si rivela ad evidenza il pregio delle mani principesche, che divotamente lo eseguirono. Accanto alle due parieti della chiesa sono situati due confessionili simmetrici, dignitosamente coloriti a sembianza di noce. Sul lato dritto della Chiesa, quasi vicino all’ingresso si trova una scalinata in giù, che dopo parecchi gradini ti presenta una piazzetta con un’altarino dicato (consacrato) alla Vergine di Belvedere. Da quel piano si scende per un’altra scalinata quasi doppia della prima in profondità, sempre però con gradi di largo sporto onde evitarsi qualche precipizio per fallenza di piede. Giunto nel fondo della spelonga, il pellegrino scorge un largo piano nel cui lato sinistro trova un secondo altare sopra di cui scorgesi l’Effigie della Madonna dipinta nel muro con tinte di tanto effetto da mostrarti il volto della Vergine rilevato dal quadro, ed irradiato di un pio, e dolce sorriso. La Cronaca del Santuario e la costante tradizione di nove secoli concordemente attestano che un mandriano ricercando per quelle selve, una vacca da lui smarrita, la trovò genuflessa innanzi a quella Effigie adorando in quella romita dimora la madre del Suo Creatore.

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Da questa Sacra invenzione tira la sua origine il Sagrificio della giovenca, che si rinnova in Carovigno nella festa della Signora di Belvedere. Al termine di quest’ultimo piano della grotta, si osserva la bocca di una caverna tenebrosa, ove lo sguardo si perde in un’abisso di tenebre, par, che sia la gola di una voragine aperta dalla potenza dell’elettricismo (elettricità) che si va a perdere nel mare non molto lontano. Osservazione La parte più notabile di quel Santuario è la profonda, e romita Spelonga. Ora a questa dimora sotterranea, ove avvenne la fortunata invenzione della Vergine del Campo di Belvedere, fu involata la sua antica bellezza, o avvolto nel bujo il pregio del suo originale aspetto. I custodi di quel Santuario profani della scienza, e del culto del Bello, volendo illuminare quell’antro oscuro, e renderlo più accessibile alla gran folla de’ pellegrini, che vanno spesso a visitarlo, ebbero l’inestetico pensiero di biancheggiare la Grotta, e seppellire sotto il denso velo della calce, quel Sacro e venerando orrore, che rendeva più sublime quella romita dimora, che aveva eletta la Madre di Dio. L’osservatore di quel religioso monumento, è convinto a bastanza che un tal fallo sia avvenuto indipendentemente dalla volontà del Signore di quel Feudo, e farsi in opposizione delle sue naturali, e gentili ispirazioni; epperò confida, che spinto dalla gloriosa premura di restituire a quella Grotta il Suo antico decoro, sarà sollecito di ordinare al custode di Belvedere perchè in avvenire non voglia più imbiancare quella Sacra spelonga, affinchè cancellata dall’umido, e dal tempo quella spoglia bianca, potesse riprodursi quella brunezza originale, che riesce tanto pregevole all’occhio dell’Arte, e tanto gradita al Sentimento religioso. Abitazione del Santuario. Oltre di un treno di stanze necessarie per tutti i bisogni de’ custodi del Santuario, l’Osservatore notava due nobili stanze, che sembravano esclusivamente destinate pel Signore di Belvedere, a dritta dell’ultimo ballatojo si trova una stanza di ricevimento elegantemente dipinta di ornati affresco. A sinistra se ne trova un’altra da letto, ove si vede spiegato un bel lettino di ferro color mogano, e due piccoli sofà alla turca. Sul capezzale del tetto pende un Crocifissino di argento, posto in mezzo a Sacri cuori di Gesù, e di Maria, belli quadrini ornati di cornici dorate. Nel muro dritto di questa medesima stanza è appeso un’altro elegante quadrello colla fotografia colorita del regnante Pontefice Leone XIIIo. In fine sul prospetto sorge un brillante campanile dal quale pende una campana di squillo allegro, e sonoro. Rappresentanza Dentice, e Complimenti. Terminata la celebrazione della messa dell’Arcivescovo, e dei sacri Convisitatori diocesani, un nobile treno di signori composto dal marchese di Bugnano, dal Contino di S. Giacomo da’ Signori Agenti Giacinto ed Ernesto padre, e figlio Antelmi non che dall’Avvocato, dal Notajo, e dà Razionali (amministratori) dell’illustre Casa Dentice invitava il prelodato Arcivescovo, ed il Suo ecclesiastico Corteggio ad accettare un servizio di caffè, e poi di pezzi gelati. In quella brillante ricorrenza non è a dire con quale tenera allegrezza fu ricevuto dalla Germania un telegramma del Commendatore Signor Alfredo Dentice, col quale rendeva le sue azioni di grazie all’Arcivescovo per avere accordato al Suo diletto Belvedere l’onore della Sua visita pastorale, ed aggiungeva, che mentre Egli trovavasi a bagni di Kisigenn (Baviera) il Suo Spirito colle ali

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del desio volava in Belvedere a conversare con Monsignore Aguilar, ed a felicitarsi tutto della cara presenza della Sua Celeste Signora. Benediceva all’aurora del 9 agosto, che gli aveva aperto un giorno tanto lieto al Suo cuore, e tanto caro alla Sua memoria. Da ultimo la eleganza del Santuario, la gentilezza del ricevimento il nobile servizio de’ ristori esibito con tanta galanteria all’Arcivescovo ed alla Sua corte dà rappresentanti della Casa Dentice, mentre felicitavano tanto i momenti di quella campestre sortita, ti mostravano altresì la grande civiltà di quel fiore principesco, che dalla Baviera coll’accento elettrico conversava coll’Arcivescovo e lo splendore di quel principio religioso, che maggiormente illustra tutte le umane grandezze. Il cronista della Santa Visita pastorale prendeva conto delle più minute circostanze; che rallegrarono tanto la Visita di Belvedere, non solo per rendere al Signor Dentice il più sollenne attestato della Sua amministrazione, ma per ricordare altresì à presenti, ed ai posteri, che non basta la sola nobiltà anche illustrata dalla più chiara intelligenza per riscuotere la pubblica estimazione, quando questa non abbia per intima sua compagnia la Religione. Al Distinto Gentiluomo Alfredo Com.e Dentice Ill.mo Signore Germe glorioso di una illustre prosapia (stirpe, lignaggio) predestinata a conservare nella grande famiglia umana il principio del Cristianesimo, che illuminò il mondo, e felicitò gli umani destini, Ella non degenere dà Suoi Maggioni (: magioni, casa considerata come sede e centro della famiglia, abitazione, dimora), mostra nelle sue opere il sentimento religioso, che la informa e lo splendore di quella vera civiltà, che dalla fonte della divina luce limpida scaturisce. Elevata sulla scuola moderna che alletta l’errore, e circonda di rose la corruzione, Ella attende a nutricare (alimentare, coltivare) la Fede cattolica coll’innalzare un Tempio alla madre del Vero Dio, e col brillantissimo esempio delle sue cristiane osservanze. Questa Sua illustre condotta, animata dallo Spirito della Verità, e della fede, mentre accoglie gli omaggi del mondo cattolico, debbe altresì riscuotere l’ammirazione degli stessi nemici della nostra augusta religione, imperocchè anche gl’ingegni più corrotti, o traviati benchè posseduti dal demone della menzogna non potranno sconoscere il lume della Verità eterna, e non sentire la pressione che Dio incessantemente esercita sul cuore umano. Prosiegua adunque, Signore Commendatore a tracciare i sentieri della nostra religione, e ad accelerarne il trionfo colle Sue opere, che scintillano di Fede, e che sono la più sollenne smentita alle massime di questo secolo corruttore. Viva sicura, e superba del Suo cattolico principio, poichè chi va con Dio, va colla Verità, e colla giustizia. Epperò deve assolutamente meritare l’ossequio, e l’ammirazione di tutti coloro, che si trovano al posto dell’onestà, e del Vero. Accolga intanto i sensi della mia già alta considerazione colla quale mi pregio di protestarmi (attestare, dichiarare apertamente) Suo Umilissimo Servo Stefano Tesoriere Iurleo *** CAROVIGNO, 10 AGOSTO 1879 (f. 398r) Diritto di procurazione

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esatto dopo la 2.a Santa Visita pastorale di Carovigno Oggi 10 Agosto 1879 in Carovigno nella stanza di studio del Sacerdote D. Giovanni Padalino, si è presentato il Reverendo D.n Argimiro Lanzillotti colla divisa di Procuratore del Clero, ed ha consegnato nelle mani del Canonico D.n Biagio Roma qual procuratore dell’Arcivescovo la somma di ducati cinquanta, pari a £ 212,50 in adempimento del dritto di procurazione (stor., in età medievale, obbligo del vassallo di fornire ospitalità al signore quando passava per le sue terre / successivamente l'analogo obbligo dei parroci verso i prelati in visita nelle loro diocesi) spettante al vescovo per gli esiti sopportati per

se, per la sua servitù, e per i suoi convisitatori nel tempo della Santa Visita pastorale eseguita in Carovigno. Onde ecc. – Tesoriere Iurleo Convisitatore

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- CXXIII CAROVIGNO, 13 MAGGIO 1883 BRINDISI, 18 MAGGIO 1883 Il Sindaco di Carovigno scrive all'Arcivescovo in merito agli ostacoli frapposti dal Cav. Dentice al libero esercizio del culto nel Santuario di Belvedere. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. [Su foglio intestato, in alto a sx:] Circolo Franklin di Carovigno Gabinetto del Presidente Oggetto Santuario di Belvedere Carovigno li 13 Maggio 1883 [In fondo a sx:] A Sua Eccellenza Rever.ma Monsignor D. Luigi M.a Aguilar Arcivescovo di Brindisi Trovandosi il sottoscritto nelle funzioni di Sindaco crede necessario interessare l’E. S. sul fatto relativo all’ostacolo, interposto dal Cav. Dentice al libero esercizio del culto nel Santuario di Belvedere. Al proposito, quest’Amministrazione à creduto deliberare l’iniziamento di atti legali protestativi; ma prima di procedere a questi, sarebbe desiderabile che anche la E. S. spiegasse la propria autorità in sostegno del dritto secolare che Clero e fedeli ànno esercitato su detto Santuario. E si potrebbe al proposito ricordare come detta Curia, dopo la morte del Sac. Francesco Morelli, non abbia pensato a nominato altro Rettore per questa Chiesa. Intanto, qualunque siano i mezzi co’ quali la E. S. crederà interporsi in questo affare, il sottoscritto le umilia la considerazione che con le masse popolari non sempre si può prevedere a quali conseguenze certi ostacoli possono condurre = E ciò nell’interesse della tranquillità di questi amministrati e pure del Cav. Dentice. Con la speranza di non essersi invano raccomandato all’E. S., con rispetto si afferma Devotissimo Alessandro Cavallo [Retroscritto:] Carovigno 13 Mag. 83 Aless. Cavallo *** Brindisi 18/5/83 Nessun formale ricorso mi è giunto finora sul fatto di cui parla V. S. nella sua pregevole nota de’ 13 corrente, e nemmeno al presente ne conosco i particolari. Ben mi fu riferito nella 1a S. Visita la contestazione relativa al Santuario di Belvedere.

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Libero il Municipio a fare quel che crede, non mancherà a se stessa l’Autorità Ecclesiastica per tutto quello che possa interessarle. [In fondo a sinistra:] Illustrissimo Sig.r Sindaco di Carovigno

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- CXXIV CAROVIGNO, 22 MAGGIO 1883 Reclamo del Capitolo, per il tramite del suo procuratore, avverso la pretesa dei Dentice di fornirsi della sua autorizzazione scritta per celebrare la Messa al Santuario. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. [Retroscritto:] Carovigno 22 Mag. 83 Clero – Reclamo per Belvedere *** Eccellenza Reverendissima Il Clero non potendo più sopportare, poichè ha pazientato per quasi due anni, il sopruso dell’Agente del Cavaliere Dentice, nel pretendere onninamente da ciascun Sacerdote di doversi chiedere il permesso per poter celebrare nel Santuario di Belvedere; così ha preso determinazione di pregare l’Eccellenza Sua, affinchè si compiaccia interporsi d'interporsi, onde cessi una buona volta questo scandalo. E quante fiate non vorrà sentire l’avviso paterno del Superiore, che per il bene della chiesa si frappone, allora il Capitolo si unirà col Municipio e col popolo e camminerà innanzi, interessandone anche Roma. Ci auguriamo che l’Autorità e la gran prudenza dell’Eccellenza Sua potrà arrivarsi a far cessare questo serissimo sconcio. Eccellenza io son per credere che il Cavaliere Dentice, di questo fatto ne saprà pochissimo, e se ciò si sta praticando per sua volontà, da questo momento incomincio a dubitare anche della sua Religione; poichè il vero Cristiano, quando si accorge che il suo operare pregiudica alla Religione, in un’istante modifica se stesso e si richiama. E nella presente congiuntura si avvera questo, che i Sacerdoti, per non umiliarsi a chiedere questo permesso, si rifiutano ad andare al Santuario. E questo permesso noi non sappiamo chiederlo in buona coscienza, poichè in tal maniera riconosceremmo il dritto di padronanza che non ha; poichè il Cavaliere ha comprato il Beneficio di Belvedere, un tempo Prebenda de’ Canonici di Carovigno, e non già il Santuario; poichè è risaputo che i Santuarii non si vendono, essendo questo espressamente vietato dalle leggi della Chiesa e dalle leggi civili. Il Cavaliere dunque dovrebbe ricordarsi due cose 1a che per cose di Religione è imprudenza urtare un popolo. 2^ che questo Santuario potrebbe andare in eredità ad un suo nipote poco amico della Religione e ne farebbe del Santuario altro uso. E con ciò gli resterebbe un rimorso eterno. Rinnoviamo di bel nuovo la preghiera all’Eccellenza Sua, onde potessimo metterci in pace. Per me ed a nome del Capitolo baciamo la mano all’Eccellenza Sua e ne implo

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riamo la benedizione. Dell’Eccellenza Sua Devotissimo servitore Sacerdote Francesco de Vita Procuratore

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- CXXV CAROVIGNO, 22 MAGGIO 1883 L'arciprete e 17 sacerdoti esprimono all'Arcivescovo le proprie doglianze in merito all'impossibilità di celebrare la Messa al Santuario di Belvedere senza la previa autorizzazione scritta dei Dentice. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** A Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Arcivescovo di Brindisi Eccellenza Reverendissima Non è la prima volta, che taluni dei sottoscritti han reclamato, perchè sia tolta l’onta recata a questo Clero dagli Agenti di Casa Dentice, i quali hanno inibito a tutti di celebrare la Messa nel Santuario di Belvedere, senza il permesso in iscritto rilasciato dai medesimi; avvenendo pur tal volta, che alcuni dei sottoscritti non han potuto ivi celebrare per mancanza della scheda, che ne li avesse autorizzati e facoltati. Ora perchè lo scandalo è arrivato a tale, che anche questo Municipio ne prende interesse, i sottoscritti, come un sol nome, reclamano all’Autorità di Lei, acciò metta riparo a tanto scandalo col far rispettare i dritti della Chiesa. Il Santuario di Belvedere è di Culto pubblico, nè mai da tempo immemorabile si è praticato un tale sopruso, come ora, sol perchè la Casa Dentice vi vanta, comunque sia, il dritto di padronato; e in ogni tempo, esistono i documenti, i nostri Vescovi ne nominavano il Rettore; ultimo fra tutti il defonto (cioè: defunto) Sacerdote Morelli. Eccellenza. Il dritto di questo Clero non mai contrastato in passato vorrebesi difeso dai sottoscritti, i quali all’uopo ne interpongono l’Autorità di Lei, che sola può farlo valere, come Quegli che è il tutore ordinario dei dritti della Chiesa, che si vorrebbero manomettere, non si sa perchè. Qualora Ella vorrà efficacemente occuparsene, provvederà insieme al decoro della Chiesa, ed alla libertà del Culto religioso, che per tale inibizione è stato quivi sommamente affievolito, mentre, tranne pochissimi, non v’ha dei sottoscritti chi soffra l’onta di sì arbitrario divieto. Coi sensi di profonda stima le baciono (cioè baciano) la Sacra Destra. Carovigno 22 Maggio 1883 Felice Arciprete Sacchi Sacerdote: Vito Perrino Vicario Foraneo Sacerdote: Federico Vacca Sacerdote: Luigi Del Prete Sacerdote: Angelo de Vita Sacerdote: Antonino Brandi Sacerdote: Anacleto Pomes Sacerdote: Francesco Andriani Sacerdote: Vincenzo Sbano Sacerdote: Giovanni Padalino Sacerdote: Donato Antonio Epifani Sacerdote: Francesco de Vita Sacerdote: Argimiro Lanzilotti Sacerdote: Alessandro Saponaro Sacerdote: Cesare Epifani Sacerdote: Angelo Pignatelli Sacerdote: Angelo Sbano Sacerdote: Simone Jaja

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- CXXVI BRINDISI, 23 MAGGIO 1883 L'Arcivescovo risponde alla lettera del procuratore del Capitolo e all'istanza del Clero di Carovigno. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** Brindisi 23 maggio 1883 Ho ricevuto la sua lettera senza data colla quale accompagna l’istanza di codesto Clero relativa alla Chiesa di Belvedere. Si vuol distinguere, innanzi tutto, il diritto dal fatto. Se codesto Clero, od il Municipio abbiano diritti su quel Santuario, io non so; e se le SS.LL. non debbano aver dimenticato che sin dal 1876, cioè nella mia prima S. Visita, io ne chiesi i documenti che nè a me nè ai Convisitatori furono mai presentati. Del resto i diritti si sostengono non già co’ rumori e colle intimidazioni / armi troppo facili / ma co’ documenti e ne' Tribunali Ecclesiastici o secolari. Venendo poi al fatto, che tanto lamentano, [In fondo a sinistra del foglio:] Rev. Signore Procuratore del Clero Carovigno dovranno parimenti le SS.LL. ricordare il consiglio che io diedi fin da principio, che cioè una deputazione di Preti andasse a richiamarsene col Commendatore Dentice, quando egli era presente in S. Vito. Questo non si fece, e di questa maniera le cose sono andate avanti, non certo per incuria altrui ma di loro medesimi, che doveano seguire il suggerimento del loro Prelato. Ora Ella medesima, Sig. Procuratore, faccia con garbo e per iscritto a nome del Clero i suoi reclami al detto Commendatore: ovunque egli si trovi, non si negherà a quello che domanda la giustizia e la convenienza. Riferisca poi a me la risposta che otterrà, ed io saprò come regolarmi. Finalmente dovranno le SS.LL. riflettere che solo adesso ho saputo di un Rettore che dovrebbe avere la Chiesa di Belvedere, diverso dal cappellano nominato dal Patrono. Chi doveva [continua sul margine sx in verticale:] promuovere quella elezione dopo la morte del Sacerdote Morelli? Nessun altro che il Capo di codesto Clero, [continua sul margine dx in verticale:] il quale se ne ricorda dopo qualche anno, secondo le circostanze! Tuttavolta, [continua sul margine sx in verticale:] quando mi saranno presentati i documenti che ho chiesti al Vicario Foraneo, ordinerò che si proceda utiliter (con efficacia) iure (a norma di legge). E vi benedico.

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- CXXVII CAROVIGNO, 1883 Memoria sul Santuario e Beneficio di Belvedere prodotta dal Capitolo di Carovigno all'Arcivescovo Aguilar. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** A Sua Eccellenza Reverendissima D. Luigi M.a Aguilar Arcivescovo di Brindisi 1883 A Sua Eccellenza D. Luigi Maria Aguilar Arcivescovo di Brindisi Memorie sul Santuario e Beneficio di S. Maria di Belvedere Desunte da documenti esistenti nella Curia Vescovile di Ostuni, e dalle Memorie Storico-patrie del Chiarissimo Dottor fu D. Vincenzo Andriani: Raccolte per cura del Capitolo di Carovigno. Quistione in quanto al diritto. Nei primordi del X Secolo in un fondo di proprietà Comunale denominato Difesa di Belvedere, apparve prodigiosamente l’Immagine della Vergine SS. in una Cripta ove ancora si venera, e contro la quale non valsero i secoli. I Carovignesi riverenti accorsero a venerarla sotto il Titolo di Belvedere, la preelessero a Protettrice del Paese, vi piantarono l’Altare alla soprapposta apparsa Immagine, vi eressero il Tempio, ed ossequiosi incominciarono a contribuire alla dotazione del Santuario. Scrive il P. Serafino Montorio nel Zodiaco di Maria Segno VII Stella XXIII dietro relazione ricevuta dal Vescovo di Ostuni nel 21 Novembre 1710 che "Pubblicata l’invenzione di quella miracolosa Immagine fu incredibile il concorso dei popoli alla Sacra Grotta, e basterà dire che non solo vi andarono i fedeli della Iapigia ma di tutte le Provincie del Regno e furono così numerose i prodigi che per li meriti della SS. Sua Madre operò il Signore, che in poco tempo fu arricchita di donativi, di legati Pii, di circa 700 vacche, di poderi, di oliveti, censi, e decime. Divenne un Santuario rinomato.” E siccome la scoverta dell’Immagine era dovuta ad una vacca che fu trovata con le ginocchia piegate a terra in atto di adorare l’Immagine, così i fedeli che accorrevano a venerarla donavano anche delle vacche, che raggiunte al N° di 700 furono vendute da una apposita Commissione Comunale, e l’importo fu impiegato all’acquisto di altri fondi rustici ed urbani, che insieme costituirono un Beneficio divozioso. In tal modo i beni dell’Abbazia di S.a M.a di Belvedere in origine furono pie offerte e largizioni dei fedeli. Il Beneficio ab antiquo fu di Patronato Comunale acquistato per fondazione, per edificazione e per dotazione del Santuario. Ma col consenso dell’Autorità Ecclesiastica fu ceduto dal Comune al Capitolo con l’obbligo di amministrarlo e di impiegare le rendite necessarie alla celebrazione delle messe per i legati, alla maestà del Culto dovuto alla Vergine di Belvedere, alla manotenzione e bisogni del Santuario, col diritto di nominare un Cappellano appro

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vato dall’Ordinario. E tutto ciò si rivela da titoli autentici inseriti nel voluminoso processo della causa iniziata contro i Baroni nel 1581. In tal modo il Beneficio divenne Ecclesiastico semplice. Il Capitolo si mantenne nel suo pacifico possesso sino alla fine del secolo XV. Ma nel principio del Secolo XVI i beni del Beneficio venivano usurpati dalla prepotenza dei Baroni del medio evo prima col pretesto di semplici amministratori per migliorarne la condizione, e poi col pretesto di fondatori si arrogarono il diritto di nominare il Beneficiario. A un’atto di usurpazione il Capitolo avanzò le sue rimostranze alle quale i Baroni nella loro prepotenza non diedero ascolto, di modochè Monsignor Giov. Carlo Bovio Vescovo di Ostuni, conosciuta e liquidata la usurpazione nella Santa Visita fatta in Carovigno agli otto Giugno 1558 chiese il rivelo dei beni, e si riserbò di provvedere opportunamente su tanto abuso. Ma è natura della prepotenza di non cedere alle ragioni, per essa sarebbe sempre un’atto di viltà non consentito da un illimitato orgoglio. Perciò il Capitolo si vide nella necessità di iniziare la causa nella Curia Vescovile di Ostuni, presentando i titoli autentici di fondazione, nonchè la Bolla del Pontefice Gregorio XIII del 5 Aprile 1576, corroborata dal Regio Exequatur del 4 Aprile 1578, la quale univa alla Chiesa ed al Capitolo di Carovigno il Santuario e l’Abazia di S. Maria di Belvedere. Ottenuta tale Canonica investitura, il Capitolo riprendeva possesso sul Santuario e sui beni del Beneficio nel 2 Gennaio 1579 e l’atto di possesso venne registrato nel fol° 289 del processo. Dopo vari incidenti finalmente la prepotenza Baronale non ostante le giuste pretenzioni del Capitolo avvalorate da autentici ed indiscutibili documenti, ottenne dalla Curia di Ostuni nel 28 Aprile 1583 una sentenza che decise in quanto al possessorio a favore dei Baroni, ed in quanto al petitorio a favore del Capitolo. Sentenza inconcludente, perchè mentre la prima Potestà competente, il Pontefice Gregorio XIII nel 4 Aprile 1578 dava l’investitura al Capitolo, il quale Canonicamente prendeva possesso, la Curia Vescovile influenzata, sette anni dopo, sentenziava il possessorio a favore di Baroni. Illazione diametralmente opposta ai principii. Dietro reclami fatti alla S. Sede, questa con Bolla del 7 Maggio 1583 delegò la Curia Metropolitana di Brindisi a ricevere l’appello che fu presentato alli 26 Maggio dello stesso anno, ed il giorno dopo fu notificato alla Curia di Ostuni, come risulta dal fol° 305 a 309 del Voluminoso processo. Ma il povero Capitolo stanco di una si lunga lotta, esausto di mezzi, e sopraffatto dalla prepotenza Baronale tanto temuta non portò innanzi la causa, e ritenendo fermo il diritto nel petitorio non ha mai fatta tacita ed espressa resignazione ratificata dall’autorità Ecclesiastica. Anzi per più volte ha tentato far valere i suoi dritti, e le sue ragioni, come si rileva dai processi del 1726, 1770, e da due altri del 1728 esistenti nella Curia di Ostuni. È da osservarsi che nelle cause sostenute in più secoli i Baroni non mai han negato la natura dei beni di Belvedere, cioè di essere un Beneficio; ma lottarono sempre sul dritto di nominare il Beneficiario (volendo così rendere laicale il Beneficio) e che delle volte per favoritismo elegevano soggetti meno idonei, avuto solo riguardo alla servile soggezione che mostravano alla casa Baronale. I Baroni procedendo innanzi si arrogarono il diritto di possedere i beni costituenti il Beneficio, riscuotendo le rendite e versando a loro talento, un’annua pensione al Beneficiario, che in prosieguo per cancellare ogni idea di Beneficio vennero a dargli il titolo di semplice Cappellano del Santuario. Poi si venne ad omettere la celebrazione delle messe annesse ai legati, e si cercava di far perde-

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re la conoscenza dei beni del Beneficio, si giunse a togliere la Campana dal Santuario. Il Capitolo non poteva mettere un argine a questi abbusi, perciò la Santa Sede, vigile, custode dei dritti della Chiesa, delegò un Padre dell’Ordine Carmelitano a prendere possesso del Santuario e dei beni. Ma per gl’intrighi ed il timore della prepotenza non gli fu possibile di conoscere ed elencare i fondi. Per il che il sommo Pontefice, Benedetto XIII nel 1° Novembre fulminava la scomunica contro coloro che tengono occupati beni, stabili e mobili case, censi, decime non pagate, scritture occupati, contra detinentes, scientes, et non revelantes supradicta et alia bona spectantia ad dictum Beneficium Sact.ri M.ie de Belvedere. Con la data degli undici Novembre 1728 dall’Arciprete Don Cesare Epifani si attestava che avendo fatto le tre Canoniche notificazioni della scomunica in tre giorni distinti nella Chiesa Parrocchiale, non gli fu niente rilevato e manifestato. Perciò dal Vicario Generale si ordinava, che si fulminasse la scomunica in forma Ecclesiae contra scientes, detinentes, occupantes et non revelantes. Quindi dall’Arciprete Don Cesare Epifani si attestava di aver fulminata la scomunica in forma Ecclesiae nella Chiesa Parrocchiale nel giorno festivo 16 Gennaio 1729. In prosieguo molti intimiditi dai fulmini della scomunica deposero all’autorità Ecclesiastica, sotto la Santità del giuramento, e rivelarono tutto quanto si apparteneva al Santuario ed al Beneficio. Si giunse a rivelare i donativi e la Campana tolta. Così potè redigersi l’inventario di ciò che si apparteneva al Beneficio, ed al Santuario. Tutto ciò si è estratto dall’incartamento esistente nella Curia Vescovile di Ostuni, ove vi è anche il detto inventario. Non ostante tutto questo la prepotenza Baronale si mantenne forte nell’usurpazione, di modo che il Sommo Pontefice Benedetto XIV nel 1751 Iure plenario conferiva il Beneficio ad un tale Nicola Tesoriere di Strongoli, fulminando la scomunica contra opponentes, e la Bolla si conserva nella Curia Vescovile di Ostuni. Ma tutte queste misure a niente valsero. Morto ab intestato il noto famigeroso Principe di Francavilla, il feudo di Carovigno da lui posseduto, insieme al Beneficio in parola passò al Regio Fisco, il quale volle anche mantenersi nell’usurpazione, non ostante i reclami del Capitolo e del Comune, esponendo i dritti convalidati da titoli autentici. Il Principe di Frasso Don Gerardo Dentice si proponeva di comprare il feudo di Carovigno: ed allora anche a lui reclamò il Capitolo, esponendo le ragioni ed i suoi dritti sul nominato Beneficio: ma i reclami non valsero a nulla. Fatta la vendita dei beni Demaniali nel 1792, al feudo di Carovigno acquistato dal Principe di Frasso, si volle fare annettere il Beneficio di Belvedere; nel quale non poteva alcerto comprendersi il Santuario, perché in ogni legislazione le Chiese addette al Culto pubblico sono inalienabili. Inoltre la vendita fatta dal Fisco a Don Gerardo Dentice avvenne con la precisa formola sanzionata nel titolo di compra-vendita e con le testuali parole che vendeva uti tenebat et possidebat; condizione accettata dal compratore Dentice. Ciocchè chiaramente lascia intendere che il Fisco non ne era il legittimo proprietario, e che dichiarava di cedere senza voler ledere i dritti del terzo: dichiarava di cedere una proprietà su cui la parte avversa vantava un dritto secolare non casso ed annullato da verun Tribunale, nè Civile, nè Ecclesiastico; di-

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chiarava di vendere senza rendersi garante, costituirsi mallevadore, e responsabile di qualunque evizione degli aventi dritto. È certo però che il possesso in mala fede non stabilisce mai dritto sulla cosa posseduta, nè può in coscienza favorirlo la prescrizione. E siccome in tal caso l’alienazione non può trasferire dritto, così la compra non può mai farlo acquistare. quod vitiosum fuit ab initio, non potest tractu temporis convalescere (ciò che è irregolare dall'inizio, non può acquistare valore nel lasso di tempo).

Il Capitolo non mancò anche reclamare su di ciò nel 1837 al Ministro degli Affari Ecclesiastici in Napoli, e nel 1839 spedì al Procuratore Generale della Corte dei Conti l’antico voluminoso processo del 1581 in cui sono annessi i titoli legali di fondazione, e le inter caetera riguardanti le bolle Pontificie d’investitura a favore del Capitolo. Fin qui in quanto al dritto. Conclusione Su quanto si è detto si eleva la seguente quistione: Un possesso iniziato con l’usurpazione, ed in prosieguo mantenuto e sostenuto con l’intrigo e con la forza della prepotenza contro il debole, trasfonde e stabilisce un dritto? La risposta al buon senso, al retto criterio, ed ai principî di giustizia. Quistione in quanto al fatto Il Commendatore Don Alfredo Dentice sin dal 1880 disponeva che nessun Sacerdote di Carovigno potesse accedere al Santuario di Belvedere per esercitare gli Uffici del suo Ministero, senza il permesso da chiedersi al Fattore, ed esibirsi al custode del Santuario. Questa misura tende ad allontanare i fedeli dal Santuario, ed a menomare il culto verso la Vergine di Belvedere Protettrice del paese. Il Capitolo per più tempo ha tollerato siffatta disposizione nella speranza che il Commendatore, venuto a miglior consiglio, l’avesse richiamata. Ma la speranza è stata vana. Ed è perciò che il Capitolo, pregando, invoca la paterna autorità dell’Eccellenza Sua, non con l’intento d’iniziare una causa, o di spiegare un’opposizione ostile, ma con la semplice idea di doversi interporre, e far richiamare una disposizione troppo umiliante, offensiva, denigrante la dignità del Sacerdote, arbitraria e contraria ai Decreti della Chiesa. Di fatti: Il Santuario di Belvedere ha tutti i caratteri di una Chiesa pubblica stabiliti da molti Decreti delle Sacre Congregazioni, esposti da Lucio Ferraris nella sua Bibblioteca Canonica nel Titolo Oratorium dal N° 86 fino al N° 94 – di vero – La Chiesa di Belvedere ha campanile a campana per convocare i fedeli ad ascoltar la messa; ha più altari; ha dei Confessionali, ove può confessarsi ognuno; può intervenire chicchessia per ascoltar la messa; può ognuno degnamente disposto ricevere il pane Eucaristico; possono celebrarsi molte messe consecutive; e finalmente ha la porta che corrisponde alla via pubblica, non ostante l’atrio o area sita innanzi la Chiesa. Perciò il Santuario di Belvedere è pubblico di sua natura. Un caso simile avvenne in Ostuni, nel 1698 per una Cappella sita nell’atrio del palazzo di un Signor. Proposta la quistione a Roma, si dichiarò pubblica e non privata la Cappella: Ex decret Sac: Congregat: Episcop. et Regul: in Ostunen 20. Martii 1698: Fatte delle istanze la medesima Sacra Congregazione confirmò il Decreto alli 9 di Marzo 1702. Lo stesso fu dichiarato ancorchè l’aera sia di privata pertinenza: Ex decret Sac. Congregat: Concil: in Savonen: die 28 Iulii 1724. Con l’obbligo di tener aperte nel giorno le parti dell’area o atrio: Ex decret. Sac. Congregat: Concil: in Mitrien: die 2 Februar 1735: E molti altri

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Decreti riportati dal citato autore. Ora se il Santuario di Belvedere ha tutti i caratteri di Chiesa pubblica, ogni fedele, e molto più ogni Sacerdote ha dritto di accedervi per esercitare gli Uffici rispettivi di religione. Perchè al Sacerdote dovrà inibirsi? Forse è inferiore agli altri? Se in una Chiesa pubblica ogni fedele ha dritto di ascoltare la Messa, confessarsi e comunicarsi, e dispensare il pane Eucaristico? È un fatto troppo umiliante, come avvenne al defunto Sacerdote Don Pietro Greco, che vi si recò anche accompagnato da molti fedeli, i quali si conducevano per sciogliere i loro voti di confessarsi nel Santuario, farsi celebrare la messa, e ricevere il pane Eucaristico. E perchè non si esibiva il biglietto di permesso, il Custode ne impedì l’ingresso. Non valsero le più calde ed umilianti preghiere del Sacerdote, e le lagrime dei fedeli che a piedi scalsi eransi colà reati per sciogliere i loro voti. L’intento ottenuto si fu che il Custode chiuse le porte del Santuario in faccia al Sacerdote ed ai fedeli. Lo stesso avvenne a qualche altro Sacerdote. Questi fatti sono troppo umilianti, offensivi e denigranti la dignità del Sacerdote. Inoltre il Patrono qualunque sia di una Chiesa non può affatto ingerirsi in quelle cose che riguardano gli Ufficii del Ministero Sacerdotale, e l’amministrazione dei Sacramenti, appartenendo ciò al solo Vescovo, come dichiarò il Concilio di Trento. Sess. 24 De Reform: Cap. 3° circa finem: Patronii, in iis quae ad sacramentorum administrationem spectant, nullatenus se praesumant ingerere; sed Episcopi ipsi haec faciant [In realtà: Patroni vero in his quae ad sacramentorum administrationem spectant nullatenus se praesumant ingerere; ... sed episcopi ipsi haec faciant et .... Canon III, Decretum de reformatione, Sessio XXIV, 11 nov. 1563 - I patroni non pretendano in nessun modo di ingerirsi nell'amministrazione dei sacramenti; ma gli stessi Vescovi facciano queste cose).

Questo divieto allontana dal Santuario i fedeli, ed i Sacerdoti, i quali nel loro grado non sentono la forza di umiliarsi ad un fattore, nella possibilità di ricevere una mortificata negativa. Il Capitolo non mancò di mettere in esecuzione il saggio consiglio dell’Eccellenza Sua. Un sacerdote incaricato dal Vicario Foraneo si presentò al Commendatore Dentice, prevenendolo con modi urbani che si sarebbe presentata a lui una commissione del Capitolo per rassegnargli dei reclami circa il fatto di Belvedere, ed umigliargli le loro istanze. Egli recisamente rispose di non [a margine sx: e di tuttocciò nulla mi si fece sapere? E si doveva, almeno quando ricordai il dato consiglio ....] ricevere nè Commissione, nè reclami. Ma poi soggiunse di doversi reclamare a Monsignore Arcivescovo, o che questi dovesse scrivere a Lui. Allora si fu che il Capitolo reclamò all’Eccellenza Sua per interporsi presso il medesimo e con modi paterni lo inducesse a richiamare un divieto non solo umiliante ai Sacerdote, ma anche a Lui medesimo che è informato di principii cattolici. Riguardo poi al Rettore del Santuario, si assicura che l’Arcivescovo Ferrigni nella sua prima Santa Visita fatta in questo paese 1867- Motu proprio lo nominò nella persona del Sacerdote Don Francesco Morelli; nella morte del quale siccome non esistiva la presente controversia, così non si pensò a promuovere la elezione di un’altro. Lo stesso fu praticato da altri predecessori, e nella Bolla del Pontefice Gregorio XIII del 15 Aprile 1576 si fa menzione di un certo Angelo De Perna Rettore di Belvedere. Il Capitolo dichiara di non voler in alcun modo ledere i dritti di cicchessia (cioè: chicchessia), ma si restringe a reclamare un dritto stabilito da Decreti, dalla natura del Santuario, e dall'uso Pio non mai contrastato di tanti secoli. Forse al Commendatore gli han fatto credere che avendo il dritto di Patronato vi abbia

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anche quello di costituire privata anche la Chiesa, e quindi di inibire l’accesso senza il permesso, e che con ciò si raffermerebbe nel suo dritto. Ma questo è un inganno, il dritto di Patronato non si estende a tanto, la sua attribuzione è circoscritta dalle leggi Canoniche e chi lo possiede non può affatto ingerirsi in quelle cose che riguardano gli Ufficii Divini, appartenendo ciò alla giurisdizione Episcopale, giusta il Concilio di Trento. Se poi nel Santuario avvenissero degli abbusi per parte dei Sacerdoti, egli come cattolico può denunziargli all’Arcivescovo, il quale certamente non tarderebbe a reprimergli dietro coscienziose informazioni. Anche han fatto credere al Commendatore che il Capitolo gli voglia far guerra e che ecciti gli animi contro i suoi dritti. Il Capitolo reclama contro questa calunnia. Il Signor D. Alfredo Dentice è degno di stima, e meritevole di rispetto, ed i Sacerdoti lo sanno, lo dichiararono, e non mancono (cioè: mancano) ad un tal dovere. Eglino ben conoscono che i dritti non si acquistano e non si difendono con le illegalità: e con gli eccitamenti, non mai hanno abusato dell’influenza che loro viene dal Ministero che esercitano. E nella umiliante inibizione di accedere al Santuario per quanto notevole sia stato il loro contegno nello spazio di quattro anni, altrettanto si è mostrato molto riprovevole la condotta di chi, abusando della buona fede e ingenuità del Commendatore D. Alfredo, ha cercato e non cessa di denigrare con acerbe e molto ignominiose detrazioni (cioè: maldicenze, diffamazioni, calunnie): armi troppo facili adoperate da chi già si è dichiarato avverso a coloro che di rimando rispondono con la subblime preghiera di Cristo: Pater ignosce illis, quia nesciunt quid faciunt. Si conchiude Essere il divieto in parola una violazione del dritto sancito da Decreti, dalla natura del Santuario, e dall’uso Pio di tanti secoli. Essere un grave sfregio ed oltraggio alla dignità del Sacerdozio. Essere uno strazio del buon senso in quanto si appoggia a motivi della violabilità dei diritti del Commendatore. Essere una inqualificabile offesa ai sentimenti religiosi. Essere un motivo di pubblici malintesi, che il Capitolo deplora, condanna, e desidera che siano cancellati. Il Capitolo quindi umilia all’Eccellenza Sua Reverendissima le più calde preghiere per interporsi a far richiamare un tale divieto, ed ha ferma fiducia nell’innata bontà di Lei. Qualora il Commendatore influenzato, ora renitente, o cercherà di procrastinare, il Capitolo (chiesto l’annuenza dell’Eccellenza Sua) esporrà la quistione al Tribunale di Roma, ne proporrà i dubbii, ed ossequioso ne accoglierà la decisione. Ultima Riflessione. La potestà secolare, contro la libertà del Culto Cattolico, senza il permesso chiesto e da essa concesso, inibisce le processioni pubbliche religiose introdotte e praticate sempre dalla Chiesa per eccitare maggiormente i fedeli alla divozione ed alla pietà. Non si fa lo stesso con l’arbitrario divieto di accedere al Santuario senza il preteso permesso? Si richiede il permesso di un secolare per l’esercizio degli atti religiosi Sacerdotali in un Oratorio pubblico? Dei due voluti permessi l’uno può servire di giustificazione all’altro. [Retroscritto nell'ultima pagina, in alto e in basso a dx] S. M. S. Belvedere Carovigno 83 / Carovigno 1883 Memorie sul Santuario di Belvedere

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- CXXVIII SAN VITO, 8 GENNAIO 1884 L'Arciprete di San Vito scrive all'Arcivescovo in merito agli esiti della richiesta espressa all'Agente di Casa Dentice sui titoli del patronato di Belvedere. E altro. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** [Su foglio intestato, in alto a sx:] ARCIPRETURA CURATA di San Vito dei Normanni N. ___ San Vito li 8 Gennaro 1884 Eccellenza Reverendissima Il motto notissimo Maximus in minimis l’ho proprio visto questa volta personificato in quest’Agente di Casa Dentice. Sabato mattina feci a lui l’imbasciata di Vostra Eccellenza nei modi più garbati e gentili che si possano immaginare! Intanto egli, dimentico di chi rappresentavo, ed anche direi di chi gli era dinanzi, francamente rispondevami non intendere scrivere al Commendatore per significargli la buona volontà dell’Arcivescovo di Brindisi - non a Vostra Eccellenza per farle almeno, come io ne lo pregava, un cenno storico dei motivi del patronato di Belvedere, devoluto al Commendatore Dentice - non alla Curia di Ostuni, ove asseriva trovarsi le tavole di fondazione colla favorevole sentenza (sic) della Sacra Congregazione ecc. ecc. Diceva essere superfluo un tal Decreto di Vostra Eccellenza perchè incontestabile nel Commendatore il diritto di Patronato nel Santuario, e quindi non volersi prestare a nulla - Ho inteso però poi di essersi risoluto a scriverne a Vostra Eccellenza - e perciò fo punto su questo fatto, e passo ad altro. La conciliazione tra lo De Leonardis e Chionna pare impossibile per ora. Giacchè per essere essa rivalsa dal Chionna delle spese erogate in Ostuni ed in Brindisi, per essere compensata dei danni morali, e per ottenere un giusto mensile per la educazione della figlia, ha da qualche tempo adito il Tribunale di Lecce, il quale, com’ella stessa buccina (comunica), condannerà il Chionna a pagare a lei per danni morali la bella cifra di £ cinquemila ed a più di £ 20 al mese per la educazione della ragazza, oltre le spese sino all’ultimo centesimo !!! S’immagini Vostra Eccellenza che impressione dovette fare alla predetta De Leonardis l’offerta di £ 1500 per se e di £ 15 al mese per la figlia! S’immagini che fuoco, che parole d’inferno uscirono dalla sua bocca e da quella del padre mentre io parlava loro! Crederei di doversi per ora soprassedere fino alla sentenza del Tribunale Civile di Lecce, dal quale ha pure ottenuto il Patrocinio gratuito. Restituisco intanto il Rescritto di Roma. Le bacio in gin. il S. Anello. Umilissimo servo devotissimo Arciprete. A. Epifani [Retroscritto, in alto a dx:] Carovigno S. Vito 8 Gen. 84 - Arcipr. Epifani

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- CXXIX OSTUNI, 1884 Da: Alessandro Massimo CAVALLO, Il Santuario di Belvedere e le Pretensioni del Comm. Alfredo Dentice - MEMORIA compilata per cura di Alessandro M. Cavallo, Ostuni Tip. Ennio di G. Tamborrino, 1884, pp. 25. Originale presso Biblioteca Comunale di Carovigno [N.B.: Le note poste nell’originale a piè di pagina, sono riportate, in questa trascrizione, nel testo, in corpo otto, racchiuse in parentesi quadre. Non si segnala, in quanto di per sé evidente, ciò che per noi è errore ortografico (es.: accento, raddoppiamento consonante, np ecc.)] *** I IL SANTUARIO A circa tre chilometri Nord Est del paese accanto alla pubblica via, si trova una Chiesa grande più assai che un Oratorio di campagna possa essere. Entrando in quella, a man dritta si apre l’entrata di una grotta a stalattiti, che per piano inclinato s’addentra nelle viscere della terra. Si discende in essa per una ben grande e comoda gradinata, e si perviene in una prima galleria di forma quasi circolare, avente un altare a sinistra con la effigie della Madonna col Bambino. Scendendo ancora altri 30 gradini, si giunge nella seconda galleria molto più ampia della prima, misurando in media sei metri di diametro: poi ad un tratto la grotta si stringe in modo che si rende inesplorabile [Il numero de’ gradini è in tutto di 47. Oltre la effigie della Madonna, mediocremente conservata, in questa seconda galleria vi erano dipinte altre figure rese appena discernibili. Questa grotta, per le modifiche subite, à molto perduto della sua naturale bellezza, ma è però degna di essere visitata per molti riguardi. Il Sig. Luigi Desimone, Presidente di Tribunale, tanto competente in cose di antichità, essendo stato a visitare questa grotta nell’Agosto p.p. 1883, dichiarò che la stessa era veramente degna di nota, e prese varii appunti all’oggetto]. È proprio in questa seconda galleria che fu rinvenuta la primitiva ef-

figie della Madonna in una cripta, e dove venne costrutto il primo altare. È questo il Santuario di Belvedere meritatamente così appellato per il bellissimo panorama che, dal piazzale della Chiesa, si prospetta sull’azzurra marina dell’Adriatico da circa cento metri di altezza. Naturalmente, una grotta profonda con l’entrata nascosta nel frascame della foresta, una cripta scavata nel più recondito dell’ultima galleria, ed un immagine, piuttosto dozzinale, fan convincere che l’origine di tal Santuario si rapporti ai tempi che dall’Imperatore Decio passarono fino a Costantino. Vuol dire, quando le persecuzioni per il culto Cristiano obbligavano i fedeli a nascondersi ove meglio potevano, per esercitare la loro libertà di pregare Dio a modo, e facevan loro cercare o scavare i sotterranei onde, staccati da una società che avevano in orrore, potersi in quelle catacombe raccogliere, pregare insieme e stabilirvi da ultimo le prime sepolture. [L’Arcidiacono G. Tarantini fa cenno di altre grotte con cripte nella nostra Provincia e principalmente tratta di quella S. Biagio nella Masseria Giannuzzo, e di quella S. Giovanni nella Masseria Cafaro, ambi nel territorio di Brindisi. Circa alla loro epoca nulla si può dire di certo, dice il Tarantini, ma è probabile che siano state abitate da’ Cenobiti verso il secolo VIII, con la venuta in Italia de’ Basiliani. Il Santuario di Belvedere però pare che debba essere anche anteriore; perché, se questa grotta era affatto sconosciuta nel X secolo allor che fu scoperta, certo non è a supporre che si poteva perdere la tradizione popolare dopo due secoli ammettendo che fosse stata abitata da Cenobiti per più anni dal secolo XVIII, quindi doveva essere conosciuta, perchè la vita cenobia non era allora cosa segreta. Se questa grotta, invece era sconosciuta, bisogna ammettere che sia stata abitata in tempi più remoti.]

È perciò facile a comprendere come lo scoprimento della immagine della Madonna in una grotta sconosciuta, e mercè l’opera del caso [La tradizione dice che in un fondo di proprietà Comunale, denominato Difesa di Belvedere, verso il principio del X secolo, un mandriano andando in cerca di una giovenca smarrita, s’avvide di quella grotta e colà dentro rinvenne ginocchioni l’animale cercato, e scoprì quindi la cripta col dipinto. Nelle Memorie Storiche su Carovigno del cittadino Dottor Vincenzo Andriani si asserisce che quel mandriano era di Conversano. (queste Memorie inedite custodisce scrupolosamente il figlio di lui Sac.

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Francesco Andriani) Da questo venne l’uso d’immolare una giovenca nel giorno Solenne della Madonna di Belvedere e d’imbandirla, una ad altre cibi, ai poveri ciò che oggi è disusato.] avesse poi dovuto in quell’epoca

destare grande rumore non solo nel paese e vicinato, ma in luoghi lontani altresì. Il P. Serafino Montorio [Zodiaco di Maria, Segno VII, Stella XXIIIX] di fatto dice che <<Pubblicata l’invenzione di quella miracolosa Immagine, fu incredibile il concorso de’ popoli alla Santa Grotta, e basterà dire che non solo vi andarono i fedeli della Iapigia, ma di tutte le provincie del Regno>>. A commemorare poi il giorno di quella invenzione, che fu il secondo dopo la Pasqua di Risurrezione, i fedeli stabilirono una festa solenne in quello, oltre un altra festa alla grotta il primo Sabato immediato ed un pellegrinaggio in ogni altro sabato dell’anno come tuttodì si pratica. II IL BENEFICIO Aggiunge il medesimo P. Serafino Montorio che <<furono così numerosi i prodigi che per li meriti della SS. Sua Madre operò il Signore, che in poco tempo fu arricchita di donativi, di Legati Pii, di poderi, censi, decime, oliveto e più di settecento giovenche, divenne insomma un Santuario rinomato>>. [Luogo citato – Le vacche poi, di che è parola, vennero vendute da apposita Commissione Comunale, ed il ricavato denaro impiegato in acquisto di beni stabili.]

È appunto da tali pie largizioni che ricava la sua origine il Beneficio di Belvedere, e perciò ab antiquo fu di Patronato Comunale, acquistato per fondazione edificazione e dotazione del Santuario. In seguito però venne ceduto al Capitolo con l’obbligo di amministrarlo, e d’impiegare le rendite alla celebrazione delle messe per i Legati, alla manutenzione e bisogni del Culto e a tutto quanto potesse prosperarlo, compreso anche l’obbligo di nominare e pagare il Cappellano. Per tale rinunzia a favore del Capitolo, il Beneficio divenne poi Ecclesiastico semplice, ed il Capitolo di Carovigno si mantenne nel pacifico possesso sino al finire del XV secolo.[La maggior parte delle notizie all’oggetto necessarie sono state prese dall’Archivio Vescovile di Ostuni.]

III L’USURPAZIONE Nel principio del XVI secolo però il Feudalesimo, quel parassita gigante del dritto e della libertà, quel mostro che tuttora coll’ultimo suo strascico avvinghia i più vitali interessi di questo Comune [Si allude alla causa che il Comune sostiene ancora contro il Princ: di Frasso e componenti la Casa Dentice.], usurpava il ricco Beneficio di Belvedere. Col pretesto di volerne migliorare le condizioni, i Baroni del tempo si arrogarono il dritto di Fondatori e di Amministratori, ed il privilegio ancora di nominare il Beneficiario. Contro al dritto della forza, il Capitolo oppose la forza del dritto, ma senza alcun risultato, quantunque sostenne la lotta per secoli. Si trova registrato in fatti che Monsignor Giov. Carlo Bovio, Vescovo di Ostuni, nella Santa Visita fatta in Carovigno agli 8 giugno 1558, chiese la rivela de’ beni e cominciò ad occuparsi in proposito. In seguito Gregorio XIII, con Bolla del 5 Aprile 1576 [Questa Bolla fu corroborata dal regio exequatur del 4 Aprile 1578.] univa alla Chiesa ed al Capitolo di Carovigno il Santuario e l’Abazia di S. Maria di Belvedere e ne ordinava il possesso, che fu effettuato il 2 Gennaio 1579. [L’atto di possesso, in forza della Canonica Investitura, è registrato nel foglio 289 del Processo.] Dopo ciò, la prepotenza Baronale, unendo alla propria la forza della seduzione, ottenne dalla Curia di Ostuni una Sentenza, in data del 28 Aprile 1583, mercè la quale si decideva il possessorio a favore de’ Baroni, lasciando il petitorio per il Capitolo – Così la

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Curia distruggeva quello che il Papa aveva fatto sette anni prima – Interessata ancora la S. Sede con Bolla del 7 maggio 1583, ordinava che l’appello fosse portato alla Curia Metropolitana di Brindisi, come di fatto fu portato il 26 dello stesso mese, e restò seppellito. [Fol 305 del Processo.] Fu poi ripreso ancora il Processo nel 1726 1728 e finalmente nel 1770 senza approdare mai a nulla, così che l’usurpazione restò fatto compiuto senza potersi mai definire nel dritto [Archivio di Ostuni].

Di questo possesso i Baroni, per lungo volgere di tempo, non si valsero in modo assoluto; vuol dire che non distrussero il Beneficio, ma si attribuirono il dritto esclusivo della nomina del Beneficiato, sia per dare tale carica a persone divote al loro dominio, sia per godere di porzione di rendite indirettamente. Siccome però l’appetito viene mangiando, così non tardarono ad omettere gli obblighi inerenti al Beneficio, a fare sperdere le tracce legali delle varie proprietà costituenti il Beneficio medesimo, e finalmente a togliere la campana dall’Oratorio. Ad arrestare l’usurpazione completa, non a danno del solo Capitolo, ma del Comune altresì, vennero le Scommuniche di Benedetto XIII prima, di Benedetto XIV poi, il cui risultato fu la rivelazione delle cose occultate per paura della forza Baronale, e mercè la quale si ottennero le notizie richieste per un regolare inventario de’ beni del Beneficio, il quale si conserva ancora nell’archivio di Ostuni. [Dalla S. Sede venne delegato un Padre Carmelitano a prendere possesso del Santuario e dei beni. La prepotenza Baronale aveva però incusso tale paura, che non fu possibile al Delegato venire a capo della notorietà de’ fondi componenti il Beneficio. Fu allora che Benedetto XIII nel 1. Novembre 1728 fulminava la scomunica contro i possessori non solo, ma pure contro i conoscenti che non rivelavano le dette proprietà <<contra detinentes, scientes et non revelantes supradicta et alia bona spectantia ad dictum Beneficium Sancta M. de Belvedere>> Con la data 11 Novembre 1728, dall’Arciprete D. Cesere Epifani si attestava che, avendo fatto le tre Canoniche notificazione della Scommunica, in tre giorni distinti, nella Chiesa Parrocchiale niente gli venne rivelato o manifestato. Perciò il Vicario Gel (generale) ordinava che si fulminasse la scommunica in forma <<Ecclesiae contra scientes, detenentes, occupantes et non revelantes>> e dal medesimo Arciprete veniva pubblicata nel giorno festivo 16 Gennaio 1729 – In seguito di questa scommunica, si ottennero, sotto la santità del giuramento, le rivelazioni che si richiedevano, e potè formarsi l’inventario di beni che tutto dì sussiste nella Curia di Ostuni. Così si rinvenne e fu rimessa anche la campana Benedetto XIV poi nel 1751, Iure plenario, conferiva il Beneficio ad un tal Nicola Tesoriere di Strongoli, fulminando la scomunica <<contra opponentes>>.]

Finalmente, morto senza eredi e senza testamento (ab intestato) il famigerato Principe di Francavilla, il feudo da lui posseduto in Carovigno una al beneficio, passò al Reggio Fisco, il quale nel 1791 lo esponeva in vendita. Fu in questa circostanza che tanto il Capitolo che il Comune credettero di avvanzare le proprie ragioni, il primo riguardo al Beneficio ed il secondo rapporto all’intiero Feudo [Vedi in fine la nota A]. Il Fisco però credè meglio per allora di vendere tutto in burgensatico al Principe D. Gerardo Dentice con la clausola <<uti tenebat et possidebat Fiscus>> (così come dal Fisco era tenuto e posseduto) ed il contratto venne stipulato nel 15 Febbraio 1792 [Nel 30 Aprile 1792 un pubblico istrumento determinava il modo dello esercizio de’ rispettivi dritti tra il Comune e il Principe Dentice riguardo all’intiero feudo del quale faceva anche parte il beneficio, e ciò in seguito alle serie rimostranze del Comune che vedeva invasi i suoi dritti dal compratore. Come poi venne rispettato questo istrumento lo provano i fatti che il Comune si trova nel possesso di un bel nulla, e la Casa Dentice di un bel tutto].

IV CIRCA OTTAN’ANNI DOPO Eseguito l’acquisto del Feudo e subentrata ne’ medesimi dritti del Fisco allodiale, la Casa Dentice si diede ad usufruire di quelli non solo, ma ad invadere mano mano i dritti del Comune [Vedi in fine la Nota B]. Riguardo al Santuario però, rispettò sempre il libero esercizio del culto e della divozione cittadina, senza affacciar pretese di dominio anche su quello [In fede di ciò si può allegare che Monsignor Ferrigno, nella sua prima Santa Visita in Carovigno, nel 1857, nominò Rettore di quell’Oratorio il Sac. Francesco Morelli, il quale durò in quella carica fino alla sua morte, avvenuta a 15 Aprile 1879, e ciò senza opposizione alcuna. Anche altri predecessori avevano praticato lo stesso, e tra le altre, si conserva una Bolla di Gregorio XIII del 5 aprile 1576 con la quale veniva a nominarsi rettore di Belvedere un tal Angelo de Perna]. E ciò fino al 1874. Compiuto però

l’Atto di transazione con l’Amministrazione del Fondo per il Culto, nel 30 No

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vembre detto anno [Vedi in fine la Nota G.], il Comm. Alfredo Dentice cambiò registro, e, tenendosi padrone incontrastabile del Beneficio, cioè della proprietà materiale, volse l’animo all’appropriazione della proprietà spirituale, cioè del Santuario - Il che è consentaneo allo spirito insaziabile di dominio. Da prima, per avvalorare l’opinione goduta di gentiluomo e sincero cattolico, si pose a <<restaurare, ampliare ed abbellire la Chiesa>> senza aver domandato permesso nè all’Autorità religiosa, nè a quella Amministrativa. Appena poi che ebbe completato il nuovo frontespizio, si vide apparire su quello scolpito lo stemma della Casa Dentice, una alla seguente iscrizione: A.D. 1875 IL COMMENDATORE ALFREDO DENTICE DE’ PRINCIPI DI FRASSO QUESTO TEMPIO DI SUO PATRONATO SACRO ALLA VERGINE DI BELVEDERE RESTAURÒ, AMPLIÒ, ABBELLÌ. Queste novità (prolegomeni) gettarono, come suol dirsi, una pulce negli orecchi del pubblico, ma l’Amministrazione Comunale del tempo non se ne diè per intesa; ritenendo anzi che il Commendatore, sempre come gentiluomo e sincero Cattolico, era da rispettarsi in questa ingenua manifestazione di amor proprio - Anche i preti tacquero, aspettando il futuro, ma come un passo tira l’altro, e mandata buona la prima sgarbatezza, il fanciullo commette poi più facilmente la seconda e la terza, così un bel giorno, per ordine del Commendatore gentiluomo e Cattolico sincero, il primo Sacerdote che si recava a celebrare in quell’Oratorio ebbe a sapere, <<qualmente non potersi dire Messa in quel luogo da preti di Carovigno che non fossero muniti di regolare permesso rilasciato dal Fattore del padrone Alfredo Dentice>>. Quel primo prete tornò dunque mogio mogio e grullo grullo; e da quel dì, chi volle dire messa all’Oratorio di Belvedere, dovette assoggettarsi a chiedere il domandato permesso. [Quel primo prete fu D. Pietro Greco.] Se il pubblico ne borbottasse non è a dire; ma così è; la natura del dispotismo è quella d’imporsi da sè, mentre il dritto vuol procedere con le norme regolari del giusto, e soccombe finchè la pazienza, toccando gli estremi, non si converte in furore per vendicare in un giorno solo i secoli di oltraggio. Procedendo innanzi in tale via, il primo sabato immediato alla Pasqua 1883, essendosi recato il popolo per festeggiare al Santuario, secondo il costume secolare, toccò anche alla Deputazione delle feste di sentirsi intuonare all’orecchio la medesima antifona, della necessità del permesso per eseguire le funzioni religiose. Fu quindi in conseguenza del rapporto di questa deputazione delle feste, che il Consiglio Comunale, nelle sedute ordinarie di Primavera dell’anno prossimo passato, con Deliberazione del 15 Aprile detto anno 1883 <<Autorizza il Sindaco a notificare Atto Giudiziario onde dar termine a tale erroneo procedere, e, nella negativa, incoare Giudizio in possessivo>>. Nel contempo l’Assessore Delegato funzionante da Sindaco [A.M. Cavallo], non senza maturo accorgimento, scriveva di moto proprio una lettera all’Arcivescovo di Brindisi, nella quale, mentre si dava conoscenza de’ fatti, s’invocava la sua autorità nell’interesse della quiete degli amministrati, non potendosi certo prevedere a quali turbamenti poteasi andare incontro con quegli abusi da parte del Comm. Dentice. L’Arcivescovo, in vista dell’autografo, scrive al Vicario Foraneo in Carovigno per chiedere informi su lo stato reale delle cose, e questi prontamente informa; e con esso tutti i preti reclamano. E siccome neanco l’Arcivescovo si potea dar pace, e credere che un gentiluomo e cattolico sincero fosse capace di

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tanto, così, nella supposizione che quegli ordini venissero dal Fattore, diè incarico al Procuratore del Capitolo D. Francesco Devita di scrivere direttamente al Commendatore a Parigi, onde pregarlo a far cessare lo scandalo. E il Procuratore scrive, e torna a scrivere con la data del 22 Giugno p. passato, ed il Commendatore da Parigi risponde, con la data del 26 dello stesso mese, dicendo fra le altre che <<se ò dato quelle disposizioni risapute, lo scopo ne è stato per provare l’Assoluto Padronato sul mio Santuario, dritto che nessuno può togliermi>>. Dietro questa risposta baronale, l’Arcivescovo credè ancora di tentare un mezzo termine, cioè di ordinare ai preti di recarsi al Santuario coll’esibire la sua tessera Vescovile al Custode. Ma siccome anche questo espediente riuscì infruttuoso, così l’Arcivescovo Luigi M. Aguilar, in data del 13 Dicembre p. p. 1883, decretava l’interdizione dell’Oratorio, e la sospensione per i Sacerdoti che in quello si recassero a celebrare i sacri uffici [Vedi la Nota D.] Questo passo fermo e serio da parte dell’Ordinario à portato per ultima conseguenza il richiamo, da parte del Sig. Alfredo Dentice, di quelle sapute disposizioni che avevano <<lo scopo di provare l’assoluto Padronato sul suo Santuario>> e la modifica nel senso che <<i Sacerdoti possono andare all’oratorio senza il permesso del Fattore del Sig. Dentice e con la sola tessera dell’Arcivescovo, ma debbono portare tutto l’occorrente, essendo loro espressamente negato tutto ciò che è loro necessario per l’esercizio del culto>> E sin qui i fatti. V IL DIRITTO Il Lacordaire disse con molto senno pratico che il Diritto è ciò ch’è dovuto a ciascuno. Ora, quello che è dovuto al Comune di Carovigno, riguardo al soggetto in esame, si è il Patronato, legittimamente assoluto, sul Santuario di Belvedere; quello che è dovuto al Clero è la padronanza religiosa dell’Oratorio, e quello che è dovuto ai cittadini tutti è la libertà di andare in quel luogo di devozione. È dovuto al Comune il Patronato perché <<acquistato ab antiquo per fondazione, edificazione e dotazione [La grotta, come si è detto, fu rinvenuta nella Difesa di Belvedere di proprietà del Comune.]; è dovuta al Clero di Carovigno la padronanza religiosa perchè esso, insieme all’Ordinario, possono esercitare il solo dominio su quella cosa sacra [Sentenza della Cassazione di Milano 23 Aprile 1862, e Corte di Appello di Napoli 27 Maggio 1881.]; ed è dovuta al popolo la libertà di accesso, perchè la religione è un bisogno incontrastabile finchè l’uomo possederà una forza mistica, così come è un bisogno incontrastabile la scienza finchè in lui ci sarà una forza razionale. Il Santuario di fatto non è stato mai messo in commercio, e per conseguenza non è stato nè venduto mai nè comperato mai da alcuno. Non venne quindi compreso nella vendita in burgensatico, eseguita nel 1792 dal Fisco allodiale, perchè il Fisco non prese possesso del Santuario, e non venne molto meno menzionato nell’Atto di transizione del 1874, perchè l’Amministrazione del Fondo per il Culto, che prese possesso de’ fondi del Beneficio il 15 Agosto 1872 per mezzo del Ricevitore di S. Vito, lasciò stare il Santuario non solo, ma il giardino attiguo ed il piazzale avanti l’Oratorio [V. la n. E.]. E non poteva essere altrimenti, perchè il Fisco ed il Ricevitore sapevano bene che quell’Oratorio era ed è pubblico. Pubblico, perchè contiene più altari fissi e stabili alla foggia antica, una antica sepoltura, ed una campana fissa sopra apposito campanile, perchè tiene una speciale denominazione, si celebrano più messe, e si eseguono pro-

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cessioni nella solennità del giorno della dedicazione; perchè la sua porta è contigua alla pubblica strada, vi à libero accesso il pubblico, vi sono atti vari e molteplici di Pontefici, insomma è un Santuario Storico [Nota F.]. E siccome ad ogni dritto corrisponde un dovere, così pel Comm. Alfredo Dentice sta l’obbligo di rispettare l’altrui proprietà. E sta il dovere in lui perché <<un Oratorio pubblico e sacro è sottratto al commercio umano in forza della perpetua sua destinazione al culto divino ed all’uso de’ fedeli; non è quindi suscettibile di alcun legittimo privato possesso, nè può acquistarsi per contratto, nè per usucazione>>. Sta questo dovere perchè egli non à fatto mai un tale acquisto; e se la compra del Beneficio, anche assoluta, avesse portata la revoca della dote <<se possibile in dritto ed avverata nel fatto, non toglierebbe al tempio la sacra destinazione>> [Nota idem.]. Sta questo dovere in fine perchè nell’art. 9, dell’Atto di transazione è detto che <<Lo svincolo dei beni di Santa Maria di Belvedere, viene consentito sotto la espressa condizione che tutti gli obblighi religiosi e tutti gli oneri civili alla medesima inerenti debbono stare ad esclusivo carico dello svincolante <<chè se in questo Atto non fosse stato dalle parti contraenti riconosciuta la pubblicità dell’Oratorio, certo che quella condizione non sarebbe stata nè imposta dall’una nè accettata dall’altra.>> È perciò che gli atti di padronanza, iniziati dal Commendatore, furono con molta esattezza caratterizzati dall’Arcivescovo L. M. Aguilar come <<uno scandalo inaudito:>> Essi indubitatamente tendevano ad ottenere, mercè il rispetto Comunale, quella certa tacita acquiescenza dalla quale dovrebbe poi cominciare quel periodo di possesso e di usucazione necessaria per stabilire la voluta prescrizione. Nè meno assurda è la pretesa del Patronato, quando si considera che questo, come dritto in re aliena accordato dalla Chiesa ex virtute gratitudinis, si acquista di pieno dritto per causa di fondazione o di dotazione. Invece qui il Commendatore è lui che usufruisce della dotazione fatta da antichi devoti, ed invece di fondare, à solamente ingrandita la Chiesa un pochino sul suolo dello piazzale non suo. Chè anche a ritenere quello spesato occorso come denaro proprio, e non proveniente dalla rendite del Beneficio, certamente ciò non potrebbe meritargli altro fuori la qualifica di devoto benemerito, ed una modesta iscrizione a memoria de’ posteri. Ma a volergli concedere anche per poco questo Patronato, un tale <<dritto in re aliena>> non potrebbe mai confondersi col dritto di padronanza; e per conseguenza l’Oratorio non starebbe sottomesso alla potestà del Commendatore, ma sì bene a quella dell’Ordinario [Nota G.]. Dunque il senso della lettera del Sig. Alfredo Dentice, datata da Parigi col 26 Giugno, non è solamente un errore di logica, ma chiarisce, con quell’addiettivo possessivo suo, una vera sgrammaticatura di dritto; avvegnacchè non si possa essere padrone e patrono nel tempo stesso della medesima cosa, e molto meno un Santuario o pubblico Oratorio può essere sottomesso al <<commercio umano>>. E non potrebbesi neanche cavillare chè essendo l’Oratorio una al piazzale e giardino attiguo, compresi nel N. 1 della Platea de’ fondi componenti il Beneficio, su cui è stata effettuata la transazione, debbano essere in questa compresi. E ciò perchè non solo non si fa alcuna menzione dell’Oratorio nel Verbale di presa di possesso, neanche con la nota clausula <<nec non cum Cappella>> ma che anzi i detti fondi son, per maggiore chiarezza contrassegnati dai nomi degli ultimi fittuari. Torni dunque il Commendatore a calcare la via di gentiluomo e sincero Cattolico; e, rispettando le cose altrui, sacre o profane che sieno, guadagnerà molta più stima ed affetto. Che ove in fine si pentisse d’avere speso del danaro

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per un fine non conseguibile, demolisca pure il già fatto chè di tanto il popolo ne lo ringrazierebbe, contento solo di poter liberamente continuare il suo pellegrinaggio a quella grotta, per godere del bellissimo panorama di quell’orizzonte, ed il misterioso raccoglimento di que’ sotterranei recessi. VI. CONCLUSIONE Il Tempio di Belvedere non è di Patronato del Comm. Alfredo Dentice come pretende, e, molto meno, il Santuario è suo, come dice nella lettera citata. Gli atti consumati in suo nome sono dunque un vero <<scandalo inaudito>> ed il posteriore incompleto richiamo di quegli ordini à implicitamente addimostrato il tentativo di una novella appropriazione! L’Oratorio è così tornato sotto la regolare giurisdizione dell’Ordinario; tuttavia si nega ai Sacerdoti del paese tutto quello che occorre per l’esercizio del culto, il che è uno sconoscere il compromesso fatto nell’Art. 9 dell’atto di transazione, e la iscrizione sul frontespizio è ancora intatta per dichiarare ciò che si è detto che non può competergli. Il Comune à dunque l’obbligo di far rispettare il suo legittimo patronato contro all’intruso, così come l’autorità ecclesiastica à fatto rispettare il suo dritto legittimo [La deliberazione del Consiglio non è stata ancora resa esecutoria pel manco de’ documenti necessari, ond’è che si è redatta la presente Memoria.]. In tal modo si mostrerà una volta, che il volere di un Feudalesimo travestito debba finalmente cadere. Che questo paese è stanco de’ secolari soprusi, e che dopo circa ottantanni di lotta per rivendicare il suo Demanio dalle mani della Casa Dentice, deve sorgere questo giorno sospirato per il trionfo della sua giusta causa. E come potrebbe tardare più ancora questo giorno, in un epoca in cui i più grandiosi e secolari destini della patria, sono pure scappati fuori dalle mani convulse del destino?! Più avaro del destino potrebbe il pugno dell’Onorevole Brunetti tener chiuso l’avvenire di questa nostra terra natale? [L’onorevole Brunetti. G. fu Fran. è l’Avocato di Carovigno contro Dentice, e fu nominato da questo Consiglio nel 1874 a proposta del Sign. Giuseppe Cavallo – Siccome poi il fatto in parola entra nella grande causa del Comune, essendo che sul beneficio vi sono dritti demaniali, così non è estraneo che qui rivolgessimo la nostra preghiera all’Onor. Brunetti.]

Tu dunque, o Gaetano, pensa (chè il puoi) come anche questa è causa di oppressi, che il nostro è pur dritto di popolo, e che qui ancora vi è la gloria di combattere legalmente le ultime barriere di un ex feudalesimo che non si rassegna del tutto a subire la condanna dell’umanità [Questo paese si trova a tal riguardo in condizioni eccezionalissime vuol dire che non à usufruito delle leggi abolitive, perchè la divisione del Demanio non à avuto ancora luogo, e non gode delle leggi Feudali perchè non esercita sul Demanio i dritti che vi esercitava. Intanto il secolo XIX volge al suo fine, ed il giudizio finale de’ dritti del nostro Comune non arriva ancora! Potremmo supporre, come suppose Guerrazzi, (nell’Asino) che per lui no ci doveva essere giudizio?!].

Carovigno_____________1884 NOTE A) Il Comune di Carovigno era in origine ricco di un Demanio vasto, che rimontava alla sua grande antichità [Il Prof. Cosimo Degiorgi, Direttore dell’Osservatorio Metereologico di Lecce, nella sua visita fatta a Carovigno (l’antica Carbina) nel Settembre p.p. dichiarò che gli avanzi della cinta Messapica addimostrano un’antichità che si lascia molto indietro quella di altri paesi della Provincia, come a dire Manduria, Ceglie ecc. Questa cinta di tipo titanico misura un raggio medio di circa 500 metri.]. Anche anterior-

mente a Romolo, le terre occupate si partivano tra i Templi, i Comuni e i Cittadini; quindi le prime erano di carattere Sacro, le seconde Demaniali, e le terze proprietà particolari. A norma dell’Art. 1. decreto 8 Giugno 1807 <<sotto il nome di Demanio dovevano comprendersi tutti i terreni aperti, culti o inculti, qualunque ne sia il proprietario su’ quali abbian luogo gli usi civici e la promiscuità>>. Man mano poi i principi ed i conquistatori si appropriarono parte o tutti i demani, che in diversi modi o serbarono o concessero a’ loro seguaci.

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Sorta così la Feudalità [Credono vari Storici che al Feudalesimo si deve la causa dell’inizio all’indipendenza d’Italia, in quanto cessa per esso il dominio diretto degli stranieri, come se non fu questa una piaga inoculata per cancrenizzare il corpo sociale – Di fatto è stato dopo la sua abolizione che il lavoro redentivo cominciò a farsi serio.], fu-

rono ritenuti gli usi civici su i Demani per la necessità di non poter diversamente sussistere le popolazioni. È perciò che all’epoca dell’abolizione feudale, ogni terreno aperto, sul quale si esercitavano usi cittadini, fu ripristinato al suo natio carattere, ed assoggettato a divisione, qualunque ne fosse il proprietario. Ora, a quest’epoca il Demanio di Carovigno, roso dal tarlo di un Feudalesimo, che rimontava ai Principi di Taranto fin dal 1128 [Questa dominazione feudale rimonta al tempo in che il Conte Ruggero occupava Taranto ed Otranto. In questo Feudalesimo, il Feudatario era considerato come il primo cittadino, e con questo carattere continuò. Nel 1464 l’Aragonese Re Ferrante lo donò a Bartolomeo de Ursinis, e se ne conserva l’investitura. In seguito pervenne all’Arcivescovo Castiguti, col quale il Comune stipulò un atto di transazione, per limitare le ognora crescenti usurpazioni, nel marzo 1653. Poi il Feudo passò a Benedetto Castaldo; quindi al Principe di Francavilla, e da ultimo al Fisco], non presentava che una estensione aperta

di circa 5000 tomola, de’ quali il Principe Dentice ne possedeva più di 3200; e su tutta la intera estensione il Comune vi esercitava gli usi civici essenziali, cioè pascere, legnare ecc. Questo Principe, che aveva comprato dal Fisco allodiale il feudo a censo redimibile, cioè in burgensatico [Il Principe Dentice comperò dal Fisco; e malgrado le diverse stipolazioni di questo Principe col Comune, e l’esercizio de’ suoi dritti demaniali esercitati da questo fin oltre il 1806, la Casa Dentice si appropriò di fatto il possesso di ogni cosa chiudendo il Demanio.], ebbe però

tanti rapporti, ed il Comune tanti nemici, che la divisione decretata dal Governo non ebbe mai effetto. Mercè questi rapporti, il Consigliere Galli, Delegato per la divisione de’ Demani, con le migliori intensioni del mondo venne richiamato, venne sospesa la Delegazione del Consiglio provinciale, gli atti furono richiamati al Ministero, da questo ritornati alla Procura Generale della Corte de’ Conti, e quindi di nuovo al Ministero, in somma da Erode a Pilato finchè, questo martire di Comune, fu condotto di nuovo alla Corte de’ Conti, quando un Procuratore Generale, a differenza de’ suoi predecessori aveva già deciso di crocifiggerlo. È così che condannato circa al possessorio, verso il 1849, il Comune dovette prepararsi a dar nuova battaglia alla Casa Dentice intorno al dritto [Fra le difese a pro del Comune, nella Casa (cioè: causa) agitata per il possesso, merita principale stima quella del Sig. Vincenzo Balsamo.]. Non è certo qui dell’occasione parlare della Causa del Comune, ma fa

duopo riferire come l’illustre Pisanelli consultato nel 1859 dal Sindaco Sig. Fedele Cavallo una ad altri Consiglieri, sul proposito rispose: <<Dispiacergli che il Comune di Carovigno aveva a fare con un Principe crudele, ma che stessero di buon animo perchè egli, Pisanelli, accetterebbe volentieri la parte di difensore del Comune, appena la Causa fosse uscita dalla prima istanza. Raccomandava quindi di promuovere il giudizio senza curarsi di una prima sentenza anche sfavorevole, essendo che in appello egli si teneva in pugno la vittoria>>. E assicurava che << al Comune non potevano mancare i due terzi del Demanio, oltre il rimborso delle rendite, dal 1806 in poi, che non potevano essere calcolate a meno di ducati 60000,00 – Dico sessantamila.>> [L’illustre Pisanelli espressamente mandava all’indirizzo della casa dentice la parole crudele, perchè la sola ad essersi negata per un equa transazione col Comune.]

B) Il Comune, allo scopo di mettere un argine alle usurpazioni, veniva di tanto in tanto a stipulare qualche transazione; ma oggi ne stipulava una, rinunziando a qualche dritto, e domani si tornava da capo con gli usurpatori, per quindi venire a legalizzare l’usurpazione con qualche nuova transazione!! È così che, mentre con pubblico istrumento del 30 Aprile 1792 il Principe Dentice in futurum, et in perpetuum mundo durante riconosceva dettagliatamente e sanzionava i dritti ed usi civici del Comune, in armonia dell’Art. 7 della vendita, e sia in conformità de’ dritti del Comune, secondo le antiche capitolazioni fra esso ed il Feudatario, nel fatto poi disconosceva ogni dritto ed ogni possesso.

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C) Togliamo quanto segue dall’Atto di transazione per lo svincolo a favore del Comm. Alfredo Dentice fu Luigi de’ beni costituenti la dotazione della Cappellania di Santa Maria di Belvedere in Carovigno verso il convenuto corrispettivo di L. 5000,00, del 30 novembre 1874 <<Che il fu Pietro Valente, nella qualità di amministratore generale del Sig. Ernesto Dentice Principe di Frasso, per gli effetti della Legge 21 Aprile 1862 N. 587 su la tassa di mano-morta, denunziava addì 15 Aprile 1863 le rendite di una Cappellania o Benefizio laicale sotto la invocazione di Santa Maria di Belvedere in Carovigno pel complessivo ammontare di L. 1551,69, ed il Ricevitore del Registro di S. Vito de’ Normanni liquidava la dovuta annua tassa in L. 62,07 con l’applicazione della incorsa penalità per la tardiva denunzia. Questa tassa venne pagata fino al 1. Semestre del 1872, quando, in seguito ad atti esecutivi inviati nell’interesse del Demanio, il Sig. Ernesto Antelmi qual altro Procuratore del Principe Dentice, facevasi a domandare, con istanza del 27 Settembre 1872, la restituzione delle tasse pagate, col pretesto che la denunzia fatta si avesse a ritenere nulla inefficace ed inproduttiva di effetti giuridici, sia perchè l’Amministratore Valente faceva quella rivela senza averne avuto speciale mandato voluto dal Regolamento approvato con R. Decreto 4 Maggio 1862, sia perchè i denunziati beni appartenevano al Comm. Alfredo Dentice e non al fratello Ernesto giusta la divisione del 1834, e sia in fine perchè il Beneficio di S. M. di Belvedere era cessato di esistere con la morte dell’ultimo investito Sac. D. Filippo Vincenzo Spaventa, avvenuta nel 26 gennaio 1837. Per queste opposizioni, il Ricevitore di S. Vito prendeva possesso dei beni della Cappellania con Verbale del 15 Agosto 1872 in base al Decreto Luogotenenziale del 17 Febbraio 1861 N. 251, nell’interesse del Fondo per il Culto. Che, in seguito a ciò, il Comm. Alfredo Dentice, con due Atti separati, uno dell’11 Ottobre 1872 e l’altro del 4 Novembre successivo, evocava in Causa l’Amministrazione del Fondo per il Culto innanzi al Tribunale Civile di Lecce, all’oggetto di sentirsi dichiarare nulla e di niun effetto la operata presa di possesso. Si sosteneva dall’Attore: 1. Che malamente fu ritenuta l’esistenza del preteso Beneficio di S.M. di Belvedere, poichè mancavano e mancano le tavole di sua fondazione, il titolo di canonica erezione e l’atto di investitura del Sac. Spaventa. 2. Che sulla Mappa Beneficiale stava scritta, del resto, la seguente annotazione. << Questo Beneficio, dopo la morte dell’attuale titolare Don Vincenzo Spaventa dovrà passare in proprietà alla famiglia Dentice in virtù di Reale Decreto>>. 3. Che, dopo la morte di detto investito, la famiglia Dentice riunì di fatto alla proprietà de’ beni in questione anche il libero godimento delle rendite loro; ed essendosi d’allora in poi, cioè dal 26 gennaio 1837, sempre mantenuta nel possesso libero, continuo e pacifico de’ medesimi beni, sarebbesi, in ogni modo, al postutto verificata a suo vantaggio la più lunga prescrizione. Ripeteva la inefficacia della rivela, e finiva col dire che tutt’al più il preteso Beneficio, mancante degli Atti della regolare Costituzione, potevasi ritenere come un semplice Legato pio di messe, il cui adempimento era lasciato alla sola coscienza del Legatario, giusta il Decreto Reale del 5 Agosto 1817 [Le eccezioni in parola erano proprio convenienti ad un gentiluomo e cattolico sincero!!].

Per lo incontro veniva sostenuto nell’interesse dell’Amministrazione del Fondo per il Culto, oltre la regolarità della presa di possesso e della denunzia: Che l’esistenza del Beneficio dovevasi desumere dalla Mappa Beneficiale esistente presso la Curia di Ostuni (Diocesana) e dall’ultima investitura del Sac. Spaventa. Che dato e non concesso che con la morte del Cappellano Spaventa fosse avvenuta la soppressione del Beneficio, lo stesso acquistata aveva novella esistenza per l’effetto della rivela e pel continuato pagamento di un decennio.

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Che la prescrizione massima di 35 anni era stata interrotta dell’avvenuta denunzia. Il Tribunale quindi, con sentenza del 12 marzo 1873, dichiarava <<Avere l’Amministrazione del Fondo Culto legalmente proceduto alla presa di possesso de’ beni che si rivelavano come appartenenti al così detto Beneficio di Belvedere>> Prima però di provvedere sul merito, ordinava, Che la detta Amministrazione, entro il termine di cinquanta giorni dalla notifica della emanata Sentenza e decorso quello per lo appello, avesse ad esibire copia della Mappa de’ Benefici della Diocesi di Ostuni per quel che concerner potesse il Beneficio in disputa, e copia de’ Verbali dell’investitura di esso o qualunque equipollente. Dopo tale Sentenza, desiderando le parti contendenti di dar fine ad ogni contestazione, furono iniziate a questo scopo le pratiche opportune, nelle vie Amministrative, per un amichevole componimento. L’amministrazione del Fondo per il Culto, con sua nota del 12 Giugno 1873 N. 8098 – 30764 dichiarava che non sarebbe stata alienata dal prestarsi ad una bonaria transazione della vertenza, quando però il Comm. Alfredo Dentice stesso fosse stato a sua volta disposto a corrispondere per lo svincolo o rivendicazione de’ beni dodalizii del Beneficio di Belvedere la tassa del 30 %>>. L’atto di transazione vene effettuato tra Ferdinando Blanco Intendente di Finanza ed Eustachio Pistoia Avv. rappresentante il Sig. Alfredo Dentice, ed il Sig. Eduardo Mastiacchi e Pietro Sabatelli testimoni. Tra gli articoli importa riportare i due seguenti. Articolo 8. Il Sig. A. Dentice si obbliga nelle più ampie e valide forme di mantenere indenne e rilevato, così il Demanio come il Fondo Culto, da ogni domanda, molestia, pretesa, ragione ed azione, a cui fosse per farsi luogo quando che sia da parte de’ terzi in dipendenza e contro l’operato svincolo. ... Art. 9. Lo svincolo de’ Beni di Santa Maria di Belvedere viene consentito sotto la espressa condizione che tutti gli obblighi religiosi e tutti gli onori civili alla medesima inerenti, debbano stare ad esclusivo carico dello svincolante. Resta così provato che i Signori della Casa Dentice vengono facilmente a patti allora che debbono lottare con forze pronte ed efficaci, e si fanno sordi quando il Comune domanda i suoi dritti, perchè hanno avuto favorevoli ora i tempi ed ora la neghittosità degli Avvocati del Comune. LUIGI M. AGUILAR Arcivescovo di Brindisi ed Amministratore p. di Ostuni D) Con la data del 13 Dicembre 1883 dal Palazzo Arcivescovile. Mentre dichiarava scandalo inaudito quello consumato dal Custode della Chiesa di S.M. di Belvedere, del non permettere che i Sacerdoti potessero celebrare in quella se non muniti di permesso del Comm. Alfredo Dentice che si dice proprietario della Chiesa. Ordina quanto segue: 1. Dichiarando nullo e di nessun valore il divieto che si dice fatto al custode del Santuario, detto l’eremita di Belvedere, dal Fattore Giuseppe Russo, tutti i Sacerdoti Diocesani o non Diocesani che presentino la tessera dell’Arcivescovo dovranno quindi innanzi essere ammessi alla celebrazione de’ Divini Misteri in qualunque Santuario. 2. Rimane proibito, sotto pena di sospensione per i Sacerdoti Diocesani e interdetto per i non Diocesani, di chiedere al Fattore sudetto il permesso della Celebrazione. 3. Anzi il Fattore, tra otto giorni della data del presente Nostro Decreto, rivocherà gli ordini che si vuole aver lui dato al Custode, ed invece comunicherà

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nuove istruzioni a norma del presente decreto. 4. Spirati gli otto giorno, e non costando a Noi in modo legittimo la revoca del precedente divieto, Noi, in virtù della Nostra Autorità ordinaria interdiciamo affatto la celebrazione della Santa Messa e l’amministrazione de’ Sacramenti in quella Chiesa a qualunque Sacerdote compreso l’odierno Cappellano. 5. Una copia di questo Nostro Decreto sarà consegnato al suddetto Fattore da persona specialmente da Noi incaricata, ed un altra copia sarà consegnata al Nostro Vicario Foraneo in Carovigno da pubblicarsi, appena ricevuta, a tutto il Clero insieme raccolto, acciocchè ne abbiano conoscenza legale tutti i Sacerdoti, ed il popolo ancora al bisogno sia istruito della ragione perchè mancherebbe la Santa Messa nel Santuario, fino a che tutto non ritornasse nell’ordine. N.B. Se non vi fossero state le due lettere del Comm. Alfredo Dentice al Procuratore del Capitolo Sig. Francesco Devita (che le conserva) la colpabilità dello scandalo inaudito sarebbesi rimenata sul Fattore (!). E) Nel Verbale di presa di possesso e formazione d’inventario de’ beni già spettanti al Beneficio di Belvedere per conto dell’amministrazione del Fondo del Culto, succeduto alla disciolta Cassa Ecclesiastica, datato col 15 Agosto 1872, si trovano elencati undici proprietà, cioè sette predi rustici e quattro urbani, convenientemente descritti. Di questi riporteremo solamente il primo che può avere più attinenza con la questione in esame. 1. Predio rustico semensabile ed olivato denominato difesa Belvedere in agro di Carovigno della estensione di ettare 71,40, riportato in Catasto al N. 2315 Sez. A n. 53 a 55 con l’imponibile di Doc. 196,40 fittato a Prima Giuseppe fu Alberto con istrumento 28 Febbraio 1869 rogato Carbotti per la durata di anni 6 dal 1. Giugno 1869 per l’oliveto e dal 25 Luglio stesso anno per la parte sativa, per annue L. 1742,50, lordo, e con l’ammontare de’ pesi da dedursi L. 348,84. Quì non si fa mensione dunque di altro, quindi sono esclusi dall’inventario e dalla presa di possesso il Santuario, il piazzale ed il giardino annesso. Il Santuario perchè Oratorio pubblico, il piazzale come parte essenziale all’oratorio ne’ giorni di pubbliche feste, il giardino come piccola proprietà coltivata ed usufruita dal Custode dell’Oratorio. Non sarà superfluo notare inoltre che i fondi componenti l’antico Beneficio sono più di quanti ne figurano nell’inventario riferito, per quanto si assicura, il che potrebbe spiegarsi nel modo seguente: Nel 1819, allorchè fu destinato in questa provincia il Consigliere Galli qual Delegato per le operazioni demaniali, il Beneficio era diviso tra i beneficati Spaventa e Lavecchia o meglio, vi erano due Benefici di Belvedere l’uno e di S. Caterina l’altro. Quel delegato, al proposito, emise il parere che del primo era dovuta la metà al Comune, e del secondo la quarta parte. Non è quindi difficile che vi sia stata una confusione tra i fondi che appartenevano all’uno con quelli dell’altro. F). Dalla Sentenza del Tribunale Civile e Correzionale di Padova del 16 Aprile 1879, riportata nel Foglio Periodico della R. Prefettura di Lecce al N. 18 del 1879, Massime di Giurisprudenza Amministrativa, togliamo quanto segue: Per provare l’erezione episcopale di un oratorio, ove manchi il documento, che non è di rigore, vale una lapide iscrizione, non sospetta, coeva all’erezione e destinata a perpetuare la memoria del fatto. Le cose sono materia di dritti e di obbligazioni, non soggetto capace delle medesime. Non può quindi concepirsi dotazione, che vale donazione, a un Oratorio privato, ch’è un bene patrimoniale.

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Anche le obblazioni pro fabrica fanno arguire il carattere Oratorio pubblico. La revoca della dote, anche se possibile in dritto ed avverata nel fatto, non toglierebbe al tempio la sacra destinazione. Il libero accesso pel pubblico, che non meno dell’erezione vescovile è qualità principale di un Oratorio pubblico, sussiste anche quando la porta di esso tocchi un fondo privato soggetto a servitù di passaggio [Sac. Congreg. Episcop. 20 Martii 1698 – Decr. 9 Martii 1702 – e Sac. Cong. Conc. 2 febbraio 1735].

Importantissima è quella dell’esistenza di un campanile con campane, il cui ufficio è naturalmente quello di chiamare il pubblico alle sacre funzioni. Sono pure indizi della pubblicità di un Oratorio l’avere più altari fissi e stabili alla foggia antica, ed una o più sepolture; l’aver assunta speciale denominazione, la celebrazione di più messe non conciliabile con gli usi e bisogni di una privata famiglia, la solennità del giorno della dedicazione secondo i riti ecclesiastici e le pubbliche processioni, che non si fanno in oratorii privati. Il Patronato è diritto in in re aliena, accordato dalla Chiesa ex virtute gratitudinis, ed acquistabile di pien dritto per causa di feudazione (in realtà: fondazione) o di dotazione. Non occorre espressa riserva del fondatore o donatore di una Chiesa per acquistarne il Patronato. La riserva, se fatta, vale a constatarlo. Un Oratorio pubblico o sacro è sottratto al commercio umano in forza della perpetua sua destinazione al divin culto ed all’uso de’ fedeli, non è quindi suscettibile di alcun legittimo privato possesso, nè può acquistarsi per contratto nè per usucazione. Tale possesso e la conseguente possibilità di usucazione comincerebbero all’ora soltanto che fosse cessato il carattere sacro e pubblico, sia per alcuna legge o fatto di Principe, sia per una inversione di volontà, od espressa in modo avente i requisiti necessari per la giuridica sua efficacia, o che potesse essere per usucazione dedotta dalla tacita acquiescenza, mista al disuso diuturno della primitiva destinazione dell’edifizio ed all’abbandono della ingerenza ecclesiastica. La clausula nec non cum Cappella, inserita in atti di vendita d’immobili patrimoniali, non importa alienazione della Chiesa, ma menzione della esistenza di essa nel circuito del fondo venduto. Anche senza altri precedenti storici, per far conoscere un Oratorio come possesso pubblico e come ente autonomo, basterebbero atti vari e molteplici, specialmente quelli del Sommo Pontefice e suoi ministri, che accertano la perpetuità della sacra destinazione e la inalterata sussistenza della sua primitiva qualità e condizione. G) L’Oratorio di Belvedere, tale qual era prima delle ultime modifiche, si vuole che sia stato ricostruito, su quello più piccolo antico, mercè le cure dell’ultimo beneficiato Spaventa, il quale diè tutto l’incarico per ciò fare al Sig. Ferdinando Delprete [Memorie Storiche del concittadino Dottor Vincenzo Andriani]. Se si supponesse quindi che il Sig. Spaventa abbia con suo danaro edificata o riedificatala Chiesa, dovrebbe ritenersi che questa fosse stata di suo patronato, e che questo dritto fosse stato poi ereditato dal Sig. Alfredo Dentice. Dato, ma non concesso tutto ciò, ne seguirebbe che tale Patronato riguardasse la Chiesa (per edificazione), restando sempre fermo che il suolo era Comunale. Ora il Santuario, propriamente detto, è la Sacra grotta non già la Chiesa, per conseguenza, al postutto, dovrebbesi addivenire alla demarcazione de’ dritti rispettivi. A questa supposizione osterebbe però sempre il fatto, continuo e non interrotto per lungo

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volgere di anni, cioè dell’esercizio ed usucazione libera da parte de’ cittadini e del Clero su l’Oratorio e sul Santuario propriamente detto. Quindi gli atti del Commendatore sono sempre un controsenso, e lo manifestano chiaro le parole, mio assoluto Patronato mio santuario, e Tempio sacro alla Vergine di Belvedere dallo stesso usate. Che se il Tempio è sacro alla Madonna di Belvedere, vuol dire che vi ha l’assunzione di una speciale denominazione, ciò che costituisce carattere di pubblicità (come è detto nella nota precedente) quindi non è suo; e se questo suo si mette al Tempio non si potrà applicare al Patronato, che è, si ripete dritto in re aliena, non in re propria.

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- CXXX CAROVIGNO (Belvedere), 20 MAGGIO 1885 Il Santuario di Belvedere secondo il De Giorgi. Da: La Provincia di Lecce - Bozzetti di viaggio del Cav. Dott. Cosimo De Giorgi, Volume II, Lecce, Editore Giuseppe Spacciante - MDCCCLXXXVIII, pp. 176-178 *** II. DA SAN VITO A CAROVIGNO ..... omissis ..... Prima di lasciar queste contrade muoveremo a visitare il santuario della Madonna di Belvedere, che resta quattro chilometri lontano dal paese, al N.E. dell'abitato, e sull'orlo della collina antemurale dell'Adriatico. Su questo luogo è tradizione che verso il IX secolo vi fosse una badìa di Basiliani, che restò poi abbandonata e quasi ignorata fino al tempo dei Normanni. Nel qual tempo, narra una leggenda, che avendo un pastore di Conversano scoperto a caso la cripta della badìa, questi ne diè avviso ai carbinati, i quali vi edificarono una chiesa in onore della Vergine che trovarono effigiata nella grotta, e dal luogo fu detta Madonna di Belvedere. L'oratorio soprastante alla cripta, da prima ristretto fu poi ampliato sul finire del XV secolo. Ecco quel che vi ho trovato io visitandolo il 20 maggio 1885. Sul piano del suolo sorge l'oratorio, ricostruito nel 1875 dal principe Dentice; ed in questo non vi è nulla da notare (I) (I) Vi è soltanto una barocca e balorda iscrizione, un tempo esistente nella cappella, che ora trovasi inquadrata sull'architrave di una porta presso la scala che mena al piano superiore dell'oratorio. La riferiremo non già nella sua forma originale, perchè per una bizzarria dell'incisore molte lettere furono cambiate con altre, ma nel modo come noi l'abbiamo interpretata: QUESTA OPERA FECE FARE PIRRO DE LOFFREDA A.° DO. M. QUINCENTESIMO. À DI 6 APRILE. DA M.° A. GALLO.

Sulla parete volta a mezzogiorno si apre nel monte una buca parte naturale, parte scavata nel calcare compatto; e da questa si discende per una larga gradinata al primo piano di una grotta sotterranea, dove si trova un altare con l'effigie della Vergine dipinta a fresco sul muro. La Vergine colla sinistra regge il Bambino e con la destra lo presenta ai divoti. Qui nulla di stile greco, ma pare che la pittura sia stata rinnovata nel secolo XVI, a giudicarlo dalle larghe pieghe, e dall'aspetto delle due figure ivi esistenti. Dinanzi a questa imagine, messa in una nicchia incavata nel monte, sorge un altare coperto da un baldacchino di pietra sorretto da colonne; e nel fregio dell'architrave si legge questa iscrizione che trascriveremo qual'è (sic): † HOC OPUS CUM ECCLESIA FE. ECCELLENS DOMINUS PIRRUS DE LOFFREDA DE NEAPOLI SUB DOMINIO ECCELLENTIS. DOMINI IOANIS GASPARIS DE LOFFREDA EIUS NEPOTIM DOMINUS TERE CAROVINETI PER IOANE LOMBARDO DE HOSTUNIO SUB ANNO DOMINI 1501 Sulla cornice sorge uno scudo lapideo nel quale è incisa l'arma dei Loffreda, quella stessa che abbiam veduta sulla torre ellittica del castello, e che araldicamente si blasona: Vajo pieno azzurro. Nei due lati del baldacchino è ripetuto lo stesso stemma inquartato con una croce. Dalla prima sala si scende per altri trenta gradini nella seconda, ch'è diretta nel suo asse da E. a W. In questa v'è un secondo altare di stile barocco del XVII

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secolo, edificato da Gio. Maratto e Placito Colucci. Dietro l'altare, in altra nicchia si vede dipinta la stessa figura della Vergine col Putto che ha in mano un uccellino, come nell'affresco dell'abbazia basiliana di S. Maria di Civo, presso Taviano. Anche questa pittura non ha più nulla di stile greco essendo stata barbaramente restaurata nel 1600. Nel resto della cripta la calce ha ricoperto tutto! Ci mancano quindi gli elementi per indagare la vera antichità della cripta e in qual secolo sia stata ridotta ad uso cristiano. Riuscendo fuori, saliremo sull'altana della chiesa e da questa godremo un bellissimo panorama di tutta la pianura che si adima alla base della collina di Belvedere. Là, di fronte a noi, è la rada di Guascito, dove sbarcarono nel 1483 i veneziani condotti dal generale Marcello. Più in là, a sinistra, è la Masseria Dono Santo o Messer Donato, dietro la quale corre una larga via vicinale, detta oggi Carrera, nella quale si scorgono i ruderi dell'antica via Appia. Indi segue, nella stessa direzione, la Torre di S.a Sabina, col suo piccolo porto interrato dalle sabbie, dal quale nel 1342 Giovana I D'Angiò permise a quei di Mesagne l'esportazione del vino. E a breve distanza dal mare si trovano grotte e rovine di edifizii probabilmente romani, nel luogo detto Case vecchie, ed è stata rinvenuta anche un'iscrizione lapidaria romana e tombe e monete. Il panorama giustifica veramente il nome dato alla collina; e l'occhio si spazia in un gran piano verde, mentre a destra del santuario e sul vertice della collina sorgono i ruderi di un'antica Specchia, denominata lo Specchione, e già mezzo diroccata. Che messe larghissima per gli archeologi che vorranno occuparsene! MAGGIO MDCCCLXXXV

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- CXXXI OSTUNI, 1886 Il Sacro Carme di Antonino Brandi sul Santuario di Belvedere. Segue l'ode scritta dallo stesso per il 10° centenario dello scoprimento della grotta. Varie sono le cose che si raccontano intorno alla scoperta del Santuario. Ecco la rielaborazione della traduzione in versi liberi italiani di P. Brandi Lotti del Carmen Sacrum di Antonino Brandi (DE SANCTUARII B. M. V. DE BELVEDERE In Terra Carbynen ORIGINE – INVENTIONE - ET PROGRESSU per sac. Antoninum Brandi – CARMEN SACRUM, Ostunen, Ex Tipographia Ennio C. Tamborrino, MDCCCLXXXVI), pp. 28-47 *** .... omissis ..... Carovigno, città antica sempre gradita a Dio per la sua eccezionale devozione e il suo valore in guerra. Edificata in cima a un sassoso colle, ha la vista sul tranquillo mare dell’Adriatico. Ciò che essa fu nella lontana e gloriosa antichità, è provato dai vasi, le monete, i sepolcri e quant’altro di vetusto portato alla luce dalla terra ove sepolto, e altresì dalle gesta eroiche degli avi, dalle battaglie sanguinose combattute contro Taranto quando il valoroso Pirro, con i suoi elefanti, ivi si recò per sconfiggere gli eserciti della superba Roma. Nei tempi passati si confederò con Brindisi, Signora del mare e del Salento. Qui stette Ennio, o almeno trascorse qui un periodo di tempo in campagna per respirare l’aria assai pura e salubre; e venne anche Pacuvio per prendere in affitto una casa di campagna dove stare al sicuro dai miasmi pestilenziali (ovvero dalle irrespirabili esalazioni malsane) della sua patria, perché qui i vigneti attiravano i celesti benefici influssi e tutti i contadini godevano una vita sana e bella. Questo luogo rende più lieta la luce divina. Praticamente, grazie ai numerosi doni del Signore, è un dolce paradiso. La natura rivela appieno i suoi tesori, e con le ricchezze mostra copiosamente le sue forze. In nessun altro luogo si trova una bellezza simile, né un bene celeste né un terreno più fertile. Tutte le mattine, il Dio greco del Sole coi suoi cavalli dorati saluta questa nostra terra, e nel suo seno riposa quando finalmente volge al tramonto. Ed ella gli sorride come la casta innocente fanciulla, e con dolcezza corrisponde ai misteriosi sacrali sentimenti del suo amante. Qui, danzando, si trattengono a lungo le 3 Grazie, le leggiadre divinità femminili che incarnano la perfezione cui tende l’uomo nonché le qualità splendore, gioia, prosperità - che ogni donna deve avere. Qui alligna la gioia di vivere, il canto, la bellezza e la dignità. È bello vedervi scendere le schiere dei cori angelici e deliziarsi di questo luogo, bello e incantevole, come per la scala di Giacobbe (il quale in sogno vide, appunto, una scala protendersi da terra fino al cielo, con angeli che salivano e scendevano. Nel sogno, Dio gli parlava promettendogli la terra sulla quale era coricato e una immensa discendenza).

A circa duemila passi [(1,86 x 2.000) m = 3720 m] dalle mura della città e a eguale distanza dal mare, vi è una contrada esposta a oriente, dove si trova una profonda grotta che la mano di Dio ha realizzato fin dai primordi dell’umanità per la Vergine Maria, Compagna del suo Fattore (Artefice) nella creazione. Qui, come sugli altari, si brucia l’incenso, e fino al cielo sale il profumo dei fiori, graditi a Maria, rivelando a tutte le generazioni che è certa e imminente la

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speranza di vita eterna per tutti i poveri di Carovigno. Qui sorge un altare dedicato alla Madre di Dio, donde s’alzano al cielo umili preghiere e subito vi discendono le grazie che i fedeli chiedono al Signore per intercessione della Madonna, così come in breve si dirà in questo canto. È notte! Uno scuro velo avvolge la terra, e silenzi misteriosi rendono tristi i cuori. Non si sente né un soffio di vento né una brezza leggera. Il sonno vaga tranquillo per l’infinito universo, pian pianino si diffonde qua e là e in modo quasi impercettibile addormenta tutti. In terra, in cielo e in mare, impera assoluta la quiete, e in ogni luogo si colgono placidi silenzi, quando all’improvviso un suono lamentoso, un grido di tremendo dolore rompe la calma notturna, facendo dileguare il sonno. Il passante si avvicina alla porta di colui che soffre, tende gli orecchi, e quasi scoppia in pianto. È vero! Vi è un malato grave che si lamenta, e che esterna la sua sofferenza fisica con urla strazianti. Un uomo di Conversano, in Terra di Bari, certamente nobile e ricco (come si ricava dalla tradizione antica), geme per il dolore. Lo stesso, un tempo persona allegra, da molti anni era afflitto alle mani e ai piedi da una brutta malattia. Il male che l’aveva permanentemente inchiodato a letto, giorno e notte, sovente gli causava atroci sofferenze. Che il Cielo benigno ti sia propizio, ti aiuti e ti ridoni la pace e il riposo! Oh, meraviglia! Un sonno dolcissimo che discende dal cielo più veloce della luce, del vento e dello stesso fulmine, assale ben presto l’infermo. Ed ecco, nel dolce sonno, gli appare la Vergine con le vesti intessute di fili d’oro e ornate di pietre preziose, sfavillante di luce viva che promana da tutto il corpo, e che abbagliante, circondata da una folta schiera di angeli, e ridente perché tiene in braccio il Bambino Gesù Che gioca felice con un uccellino. “Figlio mio, non piangere più, gli dice Ella con gli occhi e il volto di cui gioisce il Cielo. Avrai sicuramente il sollievo che chiedi e io ti guarirò, ma devi recarti a Carovigno dove, sul pendio di una collina, nella parte più profonda, vi è un mio piccolo santuario e, nella grotta, l’immagine antica, famosa per il culto e venerata da tempo immemorabile. La salute che chiedi e vuoi, lì l’avrai”. Così disse e all’istante ascese al cielo. Come colui che, immerso in un sonno profondo, crede di varcare le soglie del paradiso e rapidamente è tirato giù sulla terra, restando così in ansia tra le due possibilità; e quando rientra in sé, non sa a cosa rivolgere l'attenzione, lieto e, al contempo, molto incerto sul futuro; così l’infermo, svegliatosi dal sogno, sebbene sfinito, non si ferma neanche un po' a pensare se gli convenga o meno partire. S’alza dal letto e, parlando ai suoi, rivela loro ogni cosa. Ordina quindi ai servi di preparare il viaggio che si prospettava alquanto lungo e accidentato a motivo dei sentieri cosparsi di sassi e spine. E i servi eseguono, appunto, gli ordini in modo misterioso e quasi magico, come per incanto. I cavalli e i cavalieri, e i carri d’un tratto sono pronti; gli acuti e prolungati nitriti dei cavalli, da una parte e dall’altra, si mescolano insieme; tutti sono in fermento, c’è chi va e c’è chi viene, non si coglie altro che una generale eccitazione e una tensione incontenibile. Alle prime luci dell’alba, ecco il corteo procedere per le impervie vie con il nobile che sta disteso privo di forze su un piccolo carro. Al suo fianco, la moglie, in lacrime, con dolci parole gli allevia i tormenti del viaggio. Fulgido esempio di costante amore! L’amore che la fedele consorte nutriva nel suo seno per lo sposo ammalato,

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non ha l’uguale! Quante volte in lacrime mitigava il suo dolore con parole dolci, fugando così ogni tristezza! Se per caso il carro sobbalza su un masso o frena scuotendo l’infermo, ella con i modi consueti ne lenisce la sofferenza. Spesso, mentre si avanza su sentieri scoscesi pieni di dirupi, gli stringe la mano, e sempre gli somministra, per così dire, i balsami benefici. Vi era al loro seguito un buffone che, piacevolmente spiritoso per indole, scacciava i disagi e la stanchezza, saltando tra sassi, spine e rovi; simulava di piangere e dagli occhi cadevano giù lacrime finte; con le mani a terra e i piedi in aria, faceva altre cose buffe per suscitare il riso. Indossava una casacca variopinta, a foggia teatrale, dalla quale pendevano da ogni parte stracci di diversi colori. Più volte, per dare sollievo agli afflitti, torceva spiritosamente le labbra, gli occhi e la lingua. Giunsero nondimeno incolumi a Carovigno, e qui chiesero del luogo che a ragione è detto Belvedere, anche perché qui dimora la Beata Vergine che risplende nella sacra immagine. Il nobile, benché oppresso dalla malattia, giammai aveva perso la speranza di riacquistare la salute per intercessione della Madonna. La fede, vera e viva, non dubita mai, si aspetta sempre che il sollievo arrivi. Ed egli spera di far ritorno a casa, liberato dal morbo. Noleggiata una guida, giunsero quindi alla meta tanto agognata: un bosco sopra un’altura, fitto d’alberi, impraticabile per i folti arbusti, orrendo e inaccessibile per gli sterpi pungenti. Nessun varco, nessun passaggio attraverso il quale transitare. Sassi enormi si rizzano, e le rocce e le rupi raddoppiano la paura che il bosco stesso incute. Quella moltitudine di uomini non si perde affatto d’animo. Come un branco di cani che riempie l’aria di latrati, esplora per ogni dove la selva cercando la selvaggina, fiutando per scoprire le orme e andando avanti e indietro per meglio investigare; e il cacciatore previdente li incita a far presto spronandoli verso i cespugli, dove crede si nasconda l’animale; così quella moltitudine di uomini perlustra, in ogni parte, quel territorio alla ricerca di un indizio, e il padrone in particolare spinge i servitori verso dove egli, per un'illuminata intuizione, ritiene che il passaggio segreto possa trovarsi. Si scruta quindi dappertutto, di qua e di là, in cerca di un segno, di un indizio; ma non si scorge alcunché. Ciononostante moltiplicano le indagini e le fatiche; ma invano. E già si era stabilito, col consenso del padrone, di rientrare, che da lontano sentono invocazioni di soccorso. Davanti a un’apertura che nascostamente porta in basso, caduta tra i folti cespugli di rovi, una vacca era in ginocchio in un groviglio di rami e spine, come narra la storia degli avi. La gente, mossa a pietà, prontamente accorre e taglia le spine con la zappa e l’ascia. Nella roccia viva, nella nuda pietra non ricoperta da terra, ecco apparire una cavità. Di qui il dubbio e la fede, e il cuore nuovamente arde di speranza. Tutti si dispongono ad agire, accendono le fiaccole fatte con quello che la selva offriva, e coraggiosamente entrano negli angusti spazi e s’addentrano nel buio alla sola luce delle torce. Giunti nello spazio che in mezzo all’antro s'apre, son colti da paura e, una seconda volta, sono in preda a vivo stupore. Oh, meraviglia! Scorgono in fondo un’altra apertura che, scendendo giù a precipizio, conduce a sua volta a un’altra cavità. Si dice che una luce risplendesse all’entrata della stessa, fortemente illuminante e brillante, e che venisse dal fondo Giungono infine allegri nell’altra grotta, preceduti da una chiara luce. Qui sono profondamente meravi-

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gliati, piangono, ansimano e fremono alla vista delle cose portentose rinvenute. Risalgono immediatamente, portando la lieta notizia, e si mettono in cammino, ciascuno desiderando vivamente di essere il primo a dare l’annuncio. Nel medesimo tempo, l’infermo, preso da ansia incontenibile, ancor più nutriva la speranza di guarire, in quanto il suo cuore ne aveva il presentimento. E ora, richiamando alla mente la notte in cui ammirò cose tanto dolci, più e più ancora nel suo cuore alimentava la fede. Ed era impaziente di rimuovere con le sue forze gli ostacoli che gli impedivano di entrare nella grotta. E diceva: “O vergine, liberami da ciò che mi impossibilita il movimento delle mani e dei piedi”. Aveva appena finito questa sua preghiera che dall’antro voci di grande gioia annunciarono il prodigioso ritrovamento di un altare in fondo alla grotta con l’immagine della Madonna. Come colui che colpito dal fulmine perde quasi i sensi che poi lentamente riprendono le loro funzioni, e pertanto si rallegra con chi è gli vicino, così si sentiva l’infermo dopo il lieto annuncio di salvezza che gli amici recavano dalla grotta. Tremante, salta giù dal letto e, sostenuto dai compagni, scende fino in fondo alla grotta. Spera fortemente e, con il soccorso della fede, avanza carponi per il luogo scosceso e roccioso della spelonca, soffrendo atrocemente. Giunge infine all’altare, dove, per intercessione della Madonna, miracolosamente spera di guarire. Non vi sono parole per narrare quante e quali lacrime egli abbia versato, e quante preghiere e voti abbia alzato al cielo. Le fiaccole emanano una luce intensa che rende luminosa la grotta, dalle cui pareti, ovvero dal soffitto, pendono giù le stalattiti grazie all’antico, lento e costante gocciolamento. Le volte e i muri sono anneriti, e il suolo è bagnato dalle gocce d’acqua che cadono dalla roccia. Un timore reverenziale è presente e diffuso qui nell’aria, ma l’altare della Vergine dipinta sulla parete, all’infermo e ai suoi compagni infonde amore, rende la loro fede più grande con gli ardenti incendi del cuore, con l’intensità improvvisa e travolgente del sentimento e dell’affetto. In mezzo a tante meraviglie, la folla stava zitta, non si percepiva né un qualche movimento né un respiro lieve. Parlava in modo eloquente solo l’affetto dal profondo del cuore, da quel cuore ardente che, silenziosamente, portava alla luce voti e preghiere. All’improvviso una luce sovrannaturale scende dall’alto e illumina la caverna. I presenti, presi da grande stupore, restano attoniti; un tremore penetra profondamente nelle ossa e corre gelido per le membra. Un fremito incontrollabile prende alle ginocchia, il volto impallidisce e la lingua non ha più parole. Era discesa là, dal Cielo, la Vergine misericordiosa, e come per incanto, davanti alla grande folla, compie il miracolo. Il noto infermo che prima camminava appoggiandosi alle stampelle, e sovente giaceva a letto con le mani e i piedi rattrappiti, miracolosamente torna a essere sano, guarisce cioè. Appoggia le stampelle all’altare, e salta e, cantando inni di lode, rende grazie al Signore. I presenti, alla vista di tal evento prodigioso, dopo aver pianto di felicità, immediatamente riempiono l’aria di grida di gioia, battendo le mani, e i piedi ripetutamente a terra sul sacro suolo, esprimendo in tal modo la gioia del cuore. Usciti dalla grotta, tutti all’unisono cantano gli splendidi prodigi della Madre di Dio. Il nobile, desiderando esternare la sua riconoscenza, compra l’opulenta vacca che era in ginocchio di fronte alla caverna. Le mettono subito addosso indumenti dorati, alle corna ricurve appendono sonagli, e circondano il corpo di ghirlande di fiori. Dal collo pendono monili legati con nastrini. Così ornata, la conducono a Carovigno. Appena qui giunti, numerose persone si accalcano attorno al corteo, e attonite ascoltano la storia dell’evento miracoloso. Allora, in

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lacrime, tutti s’inginocchiano, adorando il Signore per i doni già elargiti poco prima nella grotta, e, intimamente presi da un profondo sentimento di pietà, offrono in voto un giorno di festa ogni anno. In seguito conducono la vacca per ogni dove nel paese, finché non giungono, percorrendo viottoli e sentieri aperti, in uno spazio libero. Qui un uomo, da una lunga asta piombata a una estremità, dispiega un telo di seta variopinta, formato di tanti pezzi cuciti assieme (la nzegna), la lancia in aria, l’afferra e di nuovo, dopo ancora la muove a destra e a sinistra, agitandola velocemente. Quindi la fa passare tra le gambe, e la gira attorno ora per il collo ora per il petto. Inoltre la sventola da ogni parte, da dietro, tra le gambe, avanti e dietro, in modo alternato. Detta usanza si rinnova a Pasqua, allorquando, ogni anno, si celebra la festa con grande pompa, mediante un apparato solenne in una pubblica cerimonia. Dopo che ebbero goduto dei giochi della bandiera, tutti si volsero, recitando a turno i Salmi, a sacrificare la giovenca alla Vergine Maria. Tenuta da una fanciulla vestita di bianco, la vacca è tratta con funi dorate per il paese, col capo chino. Come un cane che segue ben volentieri il padrone e che perciò poco strepita, così la vacca, ubbidiente, non va né avanti né indietro, ma segue di buon grado i passi della casta fanciulla. Alle spalle il popolo indigente segue cantando con devota contentezza, salutando la Madre di Dio. In piazza, la vacca viene spogliata di ogni ornamento, in fretta e in silenzio. Intanto gli altri, in ginocchio e con grande devozione, recitano un’Ave Maria. Un giovane macellaio a braccia nude, si avvicina armato di coltello tagliente, afferra la giovenca per le corna con una forte presa e le configge la lama nel cervello, spezzandone i legamenti del collo. La povera bestia, china come se pregasse la Vergine presso l’altare, cade finalmente qual vittima sacrificale. Si alza allora un grido e lo strepito sale fino alle stelle. Ogni anima pia si scioglie in lacrime. La Vergine ne ode le preghiere e, scrutando con pietà i segreti del cuore, esaudisce i loro desideri votivi. Si fa sera. Sorge il pianeta Venere e diventa più fitto il buio della notte. Ognuno giace e riposa in preda al sonno. Allora, più chiara del sole, appare la Vergine all’infermo che da poco ha sanato, e lo esorta a distribuire ai poveri le carni della vacca così sacrificata. Il nobile, alzatosi assai presto, invita a mensa i poveri e gli infelici. Non di sola carne però egli imbandisce il pranzo, bensì di ogni altra vivanda che egli aveva ordinato di apparecchiare. Ecco in un’altra stanza viene preparato un lauto pranzo, così abbondante che si erge sino alla volta, qual ricco altare. Grato a Maria, e lieto, lo stesso porgeva agli invitati carni e vivande, e il cibo con sontuosità preparato. Ciò avvenne il primo giorno e anche il giorno seguente. E di certo nessuno si alzò dalla mensa se prima non si fosse completamente sfamato. Allora, benedicendo il Signore, quei miseri fanno voti e consacrano il loro cuore alla Vergine Maria. Ciascuno poi, finito il giorno, contento di quanto accaduto, rincasa colmo d’indicibile gioia per essere stato presente a siffatti prodigi. Al sorgere del sole, quegli uomini, accompagnati dai piacevoli e graditi scherzi del buffone di cui sopra, ritornano per le impervie vie alle loro case, intonando un dolce canto d’addio. Oh, con quanto affetto la moglie si pone accanto al marito! Così contenta come se proprio allora si accostasse all’altare delle nozze! Tre giorni dopo, i cittadini corrono in fretta alla grotta, cantando alla Vergine inni di lode. Tra quelli vi sono zoppi, ciechi, muti e altri affetti da gravi malattie. Vi erano anche due portantini con sulle spalle lettighe dove giacevano

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gli infermi. Molti uomini e donne li seguivano gemendo. Procedono pregando con fervore, fino a che non arrivano alla grotta. Qui si fa subito avanti festoso un pastore che indica l’ingresso dell’oscura sacra grotta. Egli stesso mostra come introdursi in quei luoghi misteriosi, fino agli spazi estremi e profondi della seconda cavità. Costui, ben lieto, precede tutti con una fiaccola luminosa, indica il sentiero e li conduce fino all’altare della Vergine, dove i cuori fremono e manifestano col pianto i loro pensieri. La Vergine dà ascolto più ai cuori dei supplicanti che alle parole. Quando gli ammalati, da qualsivoglia male afflitti, implorano il soccorso di Maria, ecco che subito a tutti si sciolgono gli impedimenti del male. Quindi così sanati, celebrano i prodigi del Signore. I ciechi vedono, i muti parlano, subito i sordi sentono, gli zoppi si muovono ovunque liberamente. Tutti esultano e piangono. Allora essi, perennemente grati, da quel giorno in ogni anno organizzano come voto la festa. I cuori restano così inchiodati all’altare, da cui nessuno poté staccarli per ben mille anni. E già rientrano alle loro case, pieni di stupore per tali meraviglie, esprimendo, a ogni passo, gratitudine e riconoscenza verso la Regina dei Cieli. La fama vola e con un battito d’ali oltrepassa ogni ostacolo arrivando in breve tempo ai paesi circonvicini. Le genti accorrono in massa a visitare la grotta della Vergine e la sua magnifica immagine. Assai frequentemente, assistono agli eventi prodigiosi di cui furono spettatori gli antichi carbinati. E gli stessi abitanti di Brindisi che, un tempo, con Carbina aveva stretto un patto imperituro, quando sono venuti qui a vedere la Madonna nella grotta, non hanno affatto inteso rinnovare il patto primitivo, bensì solennizzare uno nuovo, il patto santo sull’altare della Vergine. E qui, l’un l’altro ci componiamo in assoluta concordia e desiderosi stipuliamo un’eterna alleanza. Cosicché si impegnarono perché venisse, in questi luoghi, o meglio, nella grotta, edificato il culto della Vergine e, al contempo, promosso nei paesi vicini. Per rendere onore alla Madonna, si porta oro in grande quantità, e ciascuno, secondo le proprie possibilità, per riconoscenza, dona fertili terreni e ogni specie di animali. Con tali offerte, a poco a poco, si acquista un feudo, ovvero un grande possedimento terriero, un’ampia vasta campagna, il cui diritto appartiene inviolatamente alla Vergine, sempre, e neppure una volta qualcuno pensò di violarlo. Sennonché il feudo (abolito l’antico diritto feudale), al presente è posseduto da altri per diritto baronale, com'è provato dall’avanzare dei campi. Finora il sindaco, come adempimento ordinario, fin dai tempi antichi, nominava il custode della grotta, quale salariato comunale. Il che è a tutti noto. Il sacerdote godeva dei frutti del feudo, non dissimilmente da colui che per primo fondò il tempio dotandolo del necessario per le funzioni sacre. Fino a questo momento, in ogni giorno e in ogni tempo, antico e recente, senza impedimenti, restrizioni o formalità, insomma liberamente, i fedeli si recavano al santuario e il prete diceva messa, al quale non incombeva alcun obbligo, quale quello di far vedere al sacrestano l’autorizzazione scritta, senza la quale a nessuno ora è permesso di celebrare. Il Vescovo così prescrisse, perché così aveva ordinato il Principe! Oh, meraviglia! Come avvenne una mutazione di tal fatta! Praticamente qui si avvera la favola del leone, che volle tutto per sé col diritto della forza. Ahi, come una nave sbattuta dai venti, avvolta da nuvole che di solito apportano tempeste, indubbiamente fuor della sua rotta va in balia delle onde, così nella lotta tra il diritto e il culto, lo stesso santuario è ora scosso da molte aspre vicende. Ahimè, quanto è mutata ora la grotta, così diversa da quella delle origini, non avendo al presente nessun padrone! Sebbene sia migliorato il romitorio e l’altare è fatto non di pietra ma di

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marmo; Sebbene le pareti e le volte siano piacevolmente affrescate da pittori, valenti artisti; Sebbene il suolo sia ammattonato e la facciata orientale, decorosamente ornata; non così il decoro della grotta sacra! Ahi, quanto diminuì d’importanza, di prestigio e di grandezza ! E quanta libertà è stata tolta al culto della Vergine e al popolo! Cosa mai vuol rimbombare il muro che circonda la grotta al di sopra, impedendo il transito e l’accesso? Cosa mai vuol rimbombare l’iscrizione posta di sopra, che reca il nome del barone e, al contempo, parla dei diritti violati? Cosa mai vuol rimbombare inoltre tutto il male che quello (il pio!), secondo il costume antico, ha perpetrato fino a questo momento? Maledetta sia la mano di chi brutalmente compì cose di tale specie, mutando così la forma originaria che dà la vita!! In questo luogo non risplende più l'antica semplice bellezza della grotta, e né vi è più quel sacro terrore religioso dei tempi andati. Ohimè, stirpe degenere, che hai tollerato e sofferto questi mali infami! E razza imbelle, che tanto hai disonorato il patrio suolo! E tu, ipocrita, fingendo con l’inganno interesse religioso, smettila di calpestare deliberatamente, secondo il costume baronale, i diritti dei popoli. Desisti dai tuoi propositi, affinché il tempo che volge al meglio non ti renda una equa punizione. O Musa, lascia la lira, le dita si rifiutano di suonare. Invano mi costringi a raccontare ogni cosa in versi. Perciò sia per me sufficiente ciò di cui poco fa ho versificato, e cioè della origine e progresso della grotta e di come la meravigliosa immagine della Vergine sia stata trovata. *** Ode di Antonino Brandi per il decimo centenario dello scoprimento della Grotta di Belvedere. In DE SANCTUARII B. M. VERGINE DE BELVEDERE In Terra Carbynen ORIGINE – INVENTIONE – ET PROGRESSU Per Sac. Antoninum Brandi – CARMEN SACRUM, Ostunen ex Tipographia Ennio C. Tamborrino, MDCCCLXXXVI, pp. 21-22 *** .....omissis ..... PRO DECIMO CENTENARIO INVENTIONIS B. M. V. DE BELVEDERE. ODE I.a Cantemus Domino: dulcia Virgini, Carbynen Populi, solvite carmina; Centenario in isto Omnes nunc decimo canant. Cantate, o Iuvenes, pectus amabile Nunc Matris Domini, et Virginis integrae; Vos Cantate, Senesque, Nuptae et, dicite, Virgines.

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O Sol, splendidior irradia hunc diem; Coelum, caerulius desuper emica; Vestris nunc radiisque Nobis addite gaudia. Et donec canimus carmina Virgini, Frenis sat validis stringite sibila, Vos Auster, Boreasque. de Coelo Angeli et audiant. ODE II.a Eja festivis recinamus almam Laudibus, Cives, Domini, Parentem; Ipsa pro nobis habitare gaudet

Ima Cavernae.

Ipsa Reginae diadema texit, Monstret ut nobis studiu benignum, Quo et sub obscura voluit latere

Rupe profunda.

Quid dees nobis Cavitate in illa, Quando et aerumnas patimr molestas? Ecce adest nobis ibi Virgo praebens

Munera quaeque.

Eja, Carbynen pia Gens, agrestem Saepe ne cesses properare ad Aedem Virginis Matris; ibi vota prome,

Spemque resume.

§*§*§*§*§ Traduzione a cura dello scrivente. Per il decimo centenario dell'invenzione (cioè ritrovamento) della Beata Maria Vergine di Belvedere PRIMA ODE. Cantiamo al Signore: elevate alla Vergine le dolci poesie del popolo carovignese. Tutti ora cantano in questo decimo centenario. Cantate, giovani, il cuore gentile della Vergine Immacolata, ora Madre del Signore. Cantate, voi vecchi e spose, e, celebrate, voi vergini. O fulgido sole, irradia questo giorno; cielo, risplendi in alto più ceruleo. Date a noi gioia con i vostri raggi di luce. E finché recitiamo la poesia alla Vergine, tenete abbastanza a freno, e con forza, i sibili, o austro (vento che soffia da sud), o borea (vento che da nord nord-est): gli angeli dal cielo ascoltano. SECONDA ODE

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Orsù! ricantiamo, o cittadini, con lodi di festa la benigna madre del Signore. La stessa si compiace di abitare per noi la parte più profonda della caverna. La stessa intreccia la regale corona. Che insegni come una cura benigna, e a che scopo, volle celarsi alla nostra vista sotto una profonda oscura rupe. Che cosa ci manca in quella cavità, quando soffriamo gli atroci tormenti? Ecco là c’è per noi la Vergine che offre ogni dono. Orsù! pia gente carvignese, non indugiare, vai rapidamente, e spesso, verso l’agreste santuario della Vergine Madre; manifesta in quel luogo i tuoi desideri e riprenditi la speranza.

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- CXXXII SAN VITO DEI NORMANNI, 18 MARZO 1886 Il Dentice prega il Padre Prov. dei Cappuccini di Bari di voler proporre alla Santa Sede l'esonero di Fra Giacomo Tedeschi, custode del Santuario di Belvedere, dai nuovi obblighi decretati dal Santo Padre. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio di Casa Dentice, Castello di San Vito dei Normanni. Busta n. 138 "Per il beneficio di Belvedere". Fascicolo "Carte riguardanti il Beneficio di Belvedere". *** Copia. San Vito de' Normanni 18 Marzo 1886 Al Molto Rev.o Padre Provinciale dei Cappuccini - Bari Il Commendatore Alfredo Dentice de' Principi di Frasso possiede in agro di Carovigno un Santuario sotto il titolo di S.a Maria di Belvedere, alla custodia del quale da parecchi anni trovasi adibito il Laico Cappuccino Fra Giacomo Tedeschi di Conversano, che adempie il suo incarico con zelo e con soddisfazione del Padrone e dei fedeli. È venuto a conoscenza del prelod.o Commendatore avere la Santa Sede ordinato che tutti i frati, sia laici che sacerdoti, debbano riunirsi in numero non minore di sei, e che di conseguenza il nominato fra Giacomo, se chiamato dai Superiori, dovrebbe, in omaggio al voto dell'obbedienza lasciare il Santuario, e seguire la sua nuova destinazione. Ciò ha impensierito il Sig.r Commend.e pel duplice fatto, di privare cioè il Santuario di un eremita devoto e zelante, e della difficoltà a trovare fra i secolari chi lodevolmente possa supplirlo. Però avendo fatto delle pratiche in Roma per ottenere una deroga alle giuste disposizioni di cui sopra si è parlato, gli si è fatto sapere che la Santa Sede non può emettere alcun provvedimento se non Le venga fatta una proposta formale dal Provinciale dell'Ordine, con delle motivazioni giustificate. Il sottoscritto perciò, qual rappresentante del prelod.o Commendatore, prega V.a Rev.a volersi compiacere di fare in via gerarchia la proposta, acciò il frate laico Giacomo Tedeschi da Conversano venga mantenuto alla custodia del Santuario di Belvedere ove si ebbe da parecchi anni pane e ricovero. I motivi che giustificano tale proposta la Rev.a V.a li troverà nel presente esposto; quelli cioè di non privare il Santuario di Belvedere di un devoto eremita, e della difficoltà di trovare tra i secolari chi degnamente lo rimpiazzi. Qualora la S.a Sede non possa interamente esaudire la preghiera del Commend.e Dentice, si degni almeno concedergli che possa tenere il sudetto laico pel termine di un anno onde avere così l'agio di fare le pratiche per rintracciargli un successore. Nella fiducia che V.a Rev.a voglia spingere questa pratica con zelo pari alla sua devozione, il Commend.e Dentice ne La ringrazia anticipatamente baciandole la mano. Firmato Principe Luigi Dentice.

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- CXXXIII CAROVIGNO, 11 APRILE 1886 La Confraternita di S. Anna delibera un contributo di £ 30,00 per i festeggiamenti del nono centenario dello scoprimento della grotta di Belvedere. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Chiesa di S. Anna in Carovigno. Libro delle Conclusioni. 15 Giugno 1856-24 febbraio 1889, pp. 539, 540 *** L'anno milleottocento ottantasei il giorno undeci del mese di Aprile in Carovigno, e nella Chiesa di S. Anna Radunatasi la Confraternita al suon della Campana per le sacre funzioni del giorno festivo giusto il solito, e dopo terminate le stesse il Priore Signor Giuseppe Prodi dopo di aver veduto che la Confraternita era in Numero legale à poter deliberare, egli ha detto ___ - Signori fratelli Vi presento una domanda della Deputazione delle feste Religiose del nostro paese, e atteso che in questo anno ricorre il nono Centenario dello scovrimento della miracolosa grotta della Vergine SS.a Maria di Belvedere, e per sollennizare (cioè: solennizzare) con gran pompa detto Centenario che cade nei giorni di Domenica di Pasqua ventura, e il Lunedì, e Martedì dopo, si vorrebbe che anche la nostra Confraternita dovesse concorrere in parte a detta festa, per come àn fatto tutti gli altri corpi Morali e proprietari del paese. Le S.e L.o vorranno decidere se intendono ò pur nò concorrere ed accordare qualche somma sulla presente domanda e nel caso affermativo, assegnare quanto è la somma che si destina, e da quale Articolo del Bilancio del corrente anno 1886. - La confraternita - Intesa la proposta del Signor Priore. - Intesa la domanda della Deputazione delle feste Religiose del nostro Comune. - Considerato che la divozione e venerazione che si ha nel nostro Comune da tutti quanti i connaturali di quì (sic) e (: è) grande per la quale sopra detta Vergine SS.a sotto il titolo di Belvedere, nostra Avvocata Protettrice, e Padrona. - Considerando ancora che trattandosi di Centenario, e che la generazione presente non ne vedra (: vedrà) più un'altro (sic) festegiare (: festeggiare) con tutta quella pompa e sontuosità che si sta preparando dalla detta Deputazione, e che per conseguire ciò si ha di bisogno di molte spese. - Ad unanimità delibera ed accoglie detta domanda, e faculta il Priore a che parare mandato della somma di lire trenta dall'Articolo ventiquattro del Bilancio del corrente anno 1886, addetto per manutenzione della chiesa, case e fondi rustici. Dopo così deliberato la Confraternita così radunata, passa ad altra deliberazione. Il Priore: Giuseppe Prodi Il 1° Assistente: Pasquale del Prete Il 2° Assistente: Pasquale Laveneziana Il Segretario: Giuseppe Luigi Iaia

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- CXXXIV SAN VITO DEI N., 12 MAGGIO 1886 Testamento olografo del Commendatore Dentice. Trascrizione del Verbale di Apertura e Pubblicazione del Testamento Segreto del Commendatore Dentice, e dello stesso testamento olografo (Archivio personale di Don Giovanni Di Latte) *** "Archivio Notarile Distrettuale Lecce [Copia xerografica autentica] Numero 1349 del Repertorio Notarile, Numero 45 del Repertorio del Registro. Regnando Umberto Primo per grazia di Dio, e per volontà della Nazione Re d'Italia. Verbale di Apertura e pubblicazione di Testamento segreto. L'anno mille ottocento ottantasei il giorno dodici Maggio in San Vito dei Normanni e nel mio Studio posto in casa di mia abitazione alla Via Indaco. Innanzi a me Giovanni Greco di Benedetto Notaio in questa residenza iscritto nel ruolo dei Notai presso il Consiglio Notarile del Distretto di Lecce alla presenza dei Signori: Vincenzo Roma fu Vincenzo, ceraiolo, e Vito Maria Pecoraro fu Francesco, funaro, ambi qui nati e domiciliati, testimoni noti, idonei richiesti ed aventi le qualità volute dalla legge, si è costituito Marrazzo Francesco fu Giuseppe Vito civile e proprietario. Ed in presenza del Signor Ruggiero Avvocato Giovanni del fu Vitantonio nella qualità di Vice Pretore di questo Mandamento per il titolare impedito. Ambi nati e domiciliati in questo Comune e da me Notaio personalmente conosciuti. Il predetto Signor Marrazzo qual vecchio impiegato di questa Casa Dentice e perchè crede avere interesse alla successione del defunto Signor Commendatore Dentice fu Luigi dei Principi di Frasso deceduto in Napoli alle ore una antimeridiane del giorno tre corrente mese, ha fatto istanza che fosse disugellato ed aperto il Testamento Segreto di esso Signor Commendatore Alfredo Dentice presso di me Notaio depositato con Verbale redatto a ventotto maggio 1800settantanove alle ore quindici ed un terzo d'Italia. Segnato al Numero 9 dico nove del Repertorio per gli atti di ultima volontà, autorizzato pure col Decreto di questo Pretore in data corrente che al presente si allega. Ha pure esso Signor Marrazzo presentato preliminarmente l'estratto dell'atto di morte del ripetuto Signor Commendatore rilasciato dall'Ufficiale dello Stato Civile di detto Napoli in data otto corrente mese che pure al presente verrà inserito. Per l'oggetto sonosi preventivamente invitati i testimoni intervenuti nell'atto di soprascrizione e ricevimento nel ventotto Maggio sopracitato, e sonosi presentati i Signori Pietro Peluso fu Vincenzo, orefice, Federico Carelli di Antonio negoziante, Paolo Nardelli fu Nicola calzolaio ed Evodio Semeraro di Giuseppe pure orefice tutti nati e domiciliati in questo Comune, e da me Notaio personalmente conosciuti. Dopo di tanto ho in effetti reso ostensivo ad esso Signor Marrazzo, al Vice Pretore, ai testimoni del presente verbale ed a quelli presenti all'atto di soprascrizione il folio in cui contiensi il Testamento del ridetto Signor Commendato

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re Alfredo Dentice ch'è un piego di carta libera con bollo da Lire due debitamente annullato dall'Ufficio del registro. Tal piego è chiuso con undici Suggellazioni in cera lacca color rosso delle quali cinque da una parte, e sei dall'altra, ed a ognuna delle Suggellazioni vi è lo Stemma di Casa Dentice, cioè una corona col pesce Dentice. Detto piego fattolo osservare ed esaminare dal Signor Marrazzo, dal Signor Vice Pretore, dai testimoni del presente verbale e da quelli dell'atto di soprascrizione, se n'è verificata da ciascuno la integrità dei sugelli essendo intatti e senza la menoma alterazione. Principalmente poi i su indicati testimoni intervenuti poi dico intervenuti nell'atto di sopra scrizione han riconosciuto il sudetto piegato e sugellato folio per tal quale fu pure in loro presenza consegnato dal testatore Dentice, e su cui in piè dell'atto vi sono le loro firme. Tal piego di fronte contiene la soprascrizione di righi o versi scritti trentotto non compreso quello del repertorio, a tergo due versi oltre il verbale di formalità di chiusura e le firme del Testatore, dei testimoni e di me Notaio. Quindi ho disugellato e pubblicato il testamento in parola in presenza di Marrazzo, del Vice Pretore e dei testimoni tutti, e si ripete ho proceduto alla sua pubblicazione. Nel rapporto del suo stato materiale si vede essere scritto di carattere di esso testatore su di un folio di carta libera, né vi sono raschiature o cassature. ..... omissis ..... Dopo ciò siegue la data così. Fatto a San Vito dei Normanni, provincia di terra d'Otranto li trentuno Marzo mille ottocento settantotto. Cui segue la firma così: "Io Alfredo Dentice del fu Luigi, dei Principi di Frasso, ho scritto, datato e sottoscritto il presente mio testamento olografo. Il detto testamento incomincia colle parole "Con il presente Testamento e finisce colle altre da eseguire". Poi viene la data e la firma innanzi detta, col quale Testamento si nomina Erede universale nel semplice usufrutto il Signor Principe di Frasso Ernesto Dentice fu Luigi e nella proprietà per due terzi Erede il Nipote del Testatore Luigi Dentice e per l'altro terzo l'altro Nipote Alfredo Dentice figli entrambi di Ernesto, e fa vari legati. Il Detto Testamento quindi si è letto pubblicamente da me Notaio ed a norma di Legge dal Vice Pretore si è fato il debito visto, e si è firmato da Marrazzo,dai Testimoni tutti e da me Notaio immediatamente dopo la firma del Testatore. Dopo di che abbiamo coll'atto di soprascrizione alligato al presente. ..... omissis ..... Con il presente Testamento Olografo, che scrivo, dato, e sottoscrivo io Alfredo Dentice, del fu Luigi, dei Principi di Frasso, nato e domiciliato in Napoli; dopo l'invocazione dello Spirito Santo ché mi desse lumi, dopo aver chiesto perdono a Dio, alla Vergine Santissima Immacolata, a S. Gennaro, ai Santi devoti miei dei peccati commessi, dopo aver chiesto scusa ai miei parenti, e conoscenze, se durante la mia vita ho dato loro degli involontari dispiaceri, e volendomi avvalere delle disposizioni contenute nell'articolo 775 del vigente Codice Civile, fò il mio Testamento nel seguente modo. Nomino e istituisco mio Erede universale in tutti i miei diritti, azioni, ragioni, crediti, denaro, beni immobili, mobili, mobilia ed effetti mobiliari, nel semplice usufrutto, e vita naturale durante, il mio affettuoso Germano Ernesto Dentice fu Luigi, Principe di Frasso, dispensandolo espressamente dall'obbligo della Cauzione, e del fare l'inventario. Dietro la morte dell'usufruttuario Ernesto Dentice fu Luigi, Principe di Frasso, istituisco e nomino, miei eredi universali nella proprietà dei detti dirit-

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ti, azioni, ragioni, crediti, denaro, beni immobili, mobili, mobilia, ed effetti mobiliari i miei due nipoti, Luigi, ed Alfredo figli del menzionato mio Germano Ernesto Dentice fu Luigi, Principe di Frasso, cioè Luigi erede di due terze parti, ed Alfredo erede dell'altra terza parte, in altri termini, Luigi erede di due terzi, ed Alfredo di un terzo. Voglio, ordino e comando che nella Divisione a farsi tra i miei nipoti, il fondo Belvedere, per quello che varrà, entri nella quota di Luigi al quale raccomando il Santuario, che ho ricostruito, e che tanto amo. ....... Lascio ai miei nipoti Luigi, ed Alfredo Dentice la cura di farmi dire per il riposo dell'anima mia, quel numero di messe che crederanno, ma ordino e comando loro, che in perpetuo nel dì del giorno anniversario della mia morte, sia detta una messa solenne per suffragare la mia anima. Tale messa sarà celebrata nel Santuario così detto di Belvedere. ..... Revoco, ed annullo ogni mio precedente Testamento, volendo che questo solo si avesse da eseguire. Fatto in San Vito dei Normanni Provincia di Terra d'Otranto lì Trentuno Marzo Milleottocentosettantotto. Io Alfredo Dentice del fu Luigi, dei Principi di Frasso ho scritto, datato e sottoscritto il presente mio Testamento Olografo. ...... (Firme dei testimoni) .... Notar Giovanni Greco di Benedetto residente in San Vito dei Normanni. - Registrato a San Vito il Ventidue Maggio 1880sei al Numero 253 del Mod.o 1° Vol.e 17 Atti Pubblici Esatte Lire otto e c.mi quaranta = Il Ricevitore F.to Illeggibile

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- CXXXV CAROVIGNO, 4 GIUGNO 1886 Il Procuratore del Capitolo (Don Francesco De Vita) scrive all'Arcivescovo per esprimere il Suo dolore per quanto accaduto a Belvedere, e per chiedere la nomina del Rettore della Chiesa. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** Carovigno li 4 Giugno 1886 Eccellenza Reverendissima, Son rimasto moltissimo addolorato per il dispiacere, che Domenica si prese l'Eccellenza Vostra per il fatto di Belvedere. E quel che più mi addolora, si è che forse l'Eccellenza Vostra ha dovuto supporre, che io ci aveva un antecedente combinato col Brandi Lotti. Nulla, Monsignore, di tutto ciò, anzi io attendevo che se ne fosse andato, per umiliare e da parte del clero e da parte del municipio, la preghiera di nominare un Rettore per quella Chiesa pubblica, come vi è per tutte le altre del paese, restando l'Eccellenza Vostra, pienamente libera nella scelta dell'individuo. Questa sola preghiera io dunque intesi fare, e l'Eccellenza Vostra l'accolse con piacere. Da parte mia dunque non intendeva discutere sul merito della questione, avendo io in altro tempo e qual Procuratore del Capitolo, come l'Eccellenza Vostra ben conosce, manifestati i miei apprezzamenti direttamente al defunto Cavaliere Dentice, il quale, secondo me, se commetteva qualche sbaglio, avveniva perché malamente consigliato da chi l'avvicinava. Iddio li perdoni .... Finisco dunque, Eccellenza, col chiedervi mille scuse, se senza volerlo, per causa mia, si pigliò un poco dispiacere, sapendo che l'Eccellenza Vostra ha bisogno di tranquillità di spirito. Mio zio Angelo e mio fratello con me, dopo di aver baciato il sacro Anello, chiediamo la santa Benedizione di Vostra Eccellenza umilissimo servitore Sac. Francesco de Vita.

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- CXXXVI OSTUNI, 21, 22, 26 GIUGNO 1886 Il Promotore Fiscale della Curia di Ostuni denuncia al Vicario Generale la condotta, a suo dire, biasimevole del Sac. Antonino Brandi in occasione della Festa Centenaria della Madonna di Belvedere. Il Provicario convoca il Brandi. Questi si difende dall'accusa; ma il suo accusatore insiste a chiedere di procedere contro. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in casa, Anni 1834-1899. Santuario di Belvedere *** Copia etc. Signor Vicario Rev.mo – Il Sacerdote Part. Mag.o D. Antonino Brandi di Carovigno nel fausto centenario della Madonna di Belvedere solennizzato da quel divoto popolo con l’intervento del Nostro Ill.mo Arcivescovo, egli il Brandi, chiesto facoltà di predicare in piazza lungo il transito della processione ed invece di tessere le lodi della Vergine così prodigiosa verso i suoi divoti Carvignesi, abbandonandosi all’intemperanza della passione si svelenì fortemente con parole aspre e calunniose all’indirizzo dell’Arcivescovo, e con nessuna carità parlò pure molto male della famiglia Dentice. Un tal discorso produsse un senso di maraviglia e di scandalo nella gente culta; e se il popolo avesse compreso chiaramente il linguaggio del Signor Brandi certo sarebbe successo qualche cosa di serio con scapito della morale e della Religione per la imprudenza del ministro del Signore. Un tal fatto certo forma un reato punibile dalle leggi canoniche trattandosi d’insulto grave alla prima autorità della Diocesi; e per parole, e per la ricorrenza della pompa religiosa, circostanze, che aggravano la colpa del delinquente. Ed è per questo che si grida contro di esso, e se ne chiede la punizione, affinché la giustizia ci avesse la sua soddisfazione, ed i malvagi non pigliassero ansa ad operar peggio. Laonde il sottoscritto qual Promotore Fiscale sebbene amico del Brandi e lo tenga pur scusato sarebbe tacciato di connivenza se rimanesse più oltre nel silenzio e mancherebbe al suo dovere se non agisse. Laonde si presenta in questa R.ma Curia e fa istanze premurose affinché si procedesse contro del colpevole Signor Brandi, e si avesse la giusta pena, costando la sua reità. Le prove di tal reato al tempo suo utile. Presentata in questa R.ma Curia il giorno 22 Giugno 1886 Ostuni 21 Giugno 1886 Giuseppe Can.co Lofino Il Cancelliere Episcopale Alessandro Calcagni *** Ostuni il giorno 22 Giugno 1886 in Curia. Per Noi Ill.mo Rev.mo Monsignor Vicario Generale di questa Città e Diocesi di Ostuni, Vista la istanza del Promotore fiscale con la quale si chiede che si procedesse contro la condotta malamente spiegata dal sacerdote D. Antonino Brandi nella ricorrenza del Centenario della Vergine di Belvedere, in Carovigno; Si ordina che il detto Sacerdote D. Antonino Brandi Part. Mag. si presentasse in questa R.ma Curia ed innanzi di Noi il giorno 26 corrente mese alle ore dieci antim. per il suo Costituto, o interrogatorio. Al fine ecc., ed abbia il suo effetto ecc. Il Pro Vicario Generale Pietro Arcid.o Aurisicchio

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*** L'anno 1886 il giorno 26 Giugno in questa Curia Vescovile di Ostuni. Apertasi l'Udienza all'ora stabilita nel Decreto di Citazione Avanti di Noi Pro Vicario Generale di questa Diocesi e Città di Ostuni, e di me qui sottoscritto Cancelliere, si è presentato il Vicario e Fiscale di questa Curia, ed il Signor D. Antonino Brandi di Carovigno reo convenuto per fare il suo costituto. Laonde dimandato se l'imputazione fattagli dal Fiscale regga oppure no, il medesimo ci ha risposto quanto siegue: che il sottoscritto dichiara essere del tutto falsa e calunniosa l'accusa fattagli di avere cioè profferite parole aspre ed ingiuriose contro il suo Arcivescovo o contro altri in occasione della predica detta in pubblica piazza in Carovigno nel dì della Festa Centenaria della Vergine di Belvedere. In prova presenta in questa R.ma Curia lo scritto in parola, ch'egli lesse, e non declamò in questa occasione, dal quale ben si rileva quanto si depone; e che in quello e non altro lo scritto, senza togliere od aggiungere cosa alcuna, invoca la testimonianza dei R.mi Can.ci di Ostuni ivi presenti ed ascoltanti D. Arcangelo Lotesoriere, Don Giovanni Tamborrini. Oltre ciò dichiara anche il sottoscritto che egli non ha inteso mai scendere a tali bassezze indegne di un uomo maturo, il quale è stato sempre, come lo è, ossequente e rispettoso ai suoi Superiori, nonché morigerato e castigato anche coi suoi nemici. Che se volesse interpretarsi a male qual cosa scappata improvvisamente dalla penna lo stesso sottoscritto dichiara non essere stata mai sua intenzione di offendere chichesia, e molto meno alludere menomamente alla persona del suo degnissimo Arcivescovo, che il medesimo sottoscritto ha tenuto sempre in altissima considerazione e stima. In fede di che se ne appella a diversi scritti in prosa ed in versi messi a stampa in favore del medesimo Arcivescovo. Aggiunge, che se qual cosa ha potuto scappare dalla penna, come sopra diceva, egli dichiara che per la distrettezza del tempo non ha potuto neppure leggere il suo scritto e moderare qualche espressione non ben ponderata, e di più aggiunge che in un Idilio Sacro più che la ragione e la fantasia dettava quello scritto. In ogni modo il sottoscritto dichiara essere del tutto innocente di quanto gli viene addebitato non sentendosi reo neppure di colpa veniale, né innanzi a Dio, né innanzi alle persone che si dicono offese da quella predica. Il sottoscritto si riserba produrre i testimoni opportuni qualora il bisogno lo chiedesse. Sacerdote Antonino Brandi *** Il Fiscale non ostante le belle dichiarazioni fatte dal Signor Brandi pur tuttavolta insiste e chiede da questa Reverendissima Curia che si proceda contro del medesimo a norma della sua medesima istanza, ed inoltre chiede che il R.mo Vicario fissi un termine nel quale il medesimo dichiarante potesse presentare la sua pruova. Il Fiscale Giuseppe Canonico Lofino Fatto e chiuso nel giorno, mese ed anno, come sopra, ed abbiamo sottoscritto. Il Pro Vicario Generale Pietro Arcidiacono Aurisicchio Il Cancelliere Episcopale Alessandro Calcagni La presente copia collazionata col suo originale si è trovata identica Il Cancelliere Episcopale Alessandro Calcagni Ostuni 27 Giugno 1886

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- CXXXVII CAROVIGNO, 1887 Il Sac. Antonino Brandi manoscrive una breve storia sul Santuario di Belvedere. Trascrizione del manoscritto originale esistente presso la Biblioteca Comunale di Carovigno. Cartella Manoscritti Poesie Latino e Italiano del poeta Sac. A. Brandi degli anni giovanili e della maturità. *** Del Santuario di S. Maria di Belvedere in Carovigno Breve Istoria scritta Dal Sac. Antonino Brandi 1887 Prefazione E' stata mai scritta una Storia del Santuario di Belvedere? No. Dunque donde è stata desunta la presente? Dalla Tradizione popolare. Questa dunque dà talvolta i materiali per una Storia scritta? Certamente. Come esiste difatti la Storia della Creazione scritta dopo tanti secoli da Mosè? La Tradizione è quindi la Storia vivente, anzi la Madre e l'Origine di tutte le Storie. E tale è la Storia del Santuario di Santa Maria di Belvedere in Carovigno, che io ho voluto redigere in carta per non perdersene la memoria nelle generazioni future, o perché i fatti non ne rimanessero contraffatti o per non contraffarsine i fatti con l'avvicendarsi dei tempi e col succedersi di altre generazioni. Se così fece Mosè, così io ne ho voluto seguire l'esempio. Se quello si è meritato la gratitudine di tutto il genere umano, perché non dovrei meritarla io da’ Carovignesi? Non per questo io mi sono indotto a scrivere, e ho scritto, sebbene per adempiere ad un dovere che da anni ho sentito pesarmi sulla coscienza, ma perché sentivo in me la voce (Beninteso) che in questo caso mi è stata la mia coscienza. State sani, e se non vi rincresce, pregate Maria pel Vostro Devotissimo obbligatissimo Servo Sacerdote Antonino Brandi (1.°) Origine delle Grotte Dio è sempre ammirevole nelle opere sue, siano queste grandi o piccole; celesti o terrene; così alla superficie, come nelle viscere della Terra. Lui è sempre il Creatore magnifico e sublime. Se si guarda il Cielo, ivi mille e mille miriadi di Mondi solcano l’azzurro sconfinato dei Cieli e a tale incanto rivolgiamo il nostro pensiero al Creatore, la mente a contemplare l'Onnipotenza di Dio. Se si abbassa il guardo sulla Terra, vedi delle montagne altissime, dei fiumi spaziosi, dei mari immensi, che elevano la mente a meravigliare dell'infinita potenza di Dio Creatore, e il Cuore infiammano ad amare un Dio sì grande e sì portentoso. Se poi si sprofonda il guardo nel seno della Terra, ivi più che mirabile la sua infinita potenza e sapienza si ammira. Ivi, oltre i mari, più e i fiumi più vasti, e i laghi più numerosi, si vedono le acque, che con furia si spingono e si urtano fra loro, fino a divenir sorgenti salutari di acque zampillanti e purissime, che allietano e rinverdiscono i prati per dove scorrono. Ivi le miniere di argento e d'oro che arricchiscono gl'ingordi mortali. Ivi lo zolfo, ivi tutti i fosfiti tanto necessari agli usi Umani. E spaziandosi in tal modo il guardo indagatore, vede più prossime alla superficie terrestre le Grotte, gli antri, le caverne, che annidono per lo più in seno i rettili più velenosi, e gli animali più feroci della Terra. In esse Dio Creatore ha voluto nascondere i tesori più inestimabili della sua gran

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dezza, i ministri [In verità: misteri] più inesorabili della vita, e della morte. Quivi si vede che la divina Misericordia abbia vinto e superato l'irritazione della Divina Giustizia e che siansi dato entrambe il bacio della pace. Quivi si vede che la Sapienza increata abbia scherzato col Padre nel dì della Creazione. Quivi si rivelano tutti i misteri della Divina Onnipotenza, della Divina Sapienza, dell'Amore increato del Padre e del Figlio. Quivi ….. Le Grotte insomma sono una delle opere più mirabili del Dio Creatore, il quale ha voluto in Esse mostrare all'uomo in tutti i tempi il miracolo più stupendo della sua Onnipotenza divina, creandole nel seno della Terra come un meato (passaggio, apertura, punto di transito, spazio da percorrere; spazio vuoto, vano, cavità, spec. naturale), un condotto, un canale indescrivibile, che comunica continuamente alla Terra e all'Aria circostante tutti gl'influssi, onde si equilibrano gli elementi, e gli alberi producono frutti abbondanti, e la Terra germoglia l'erba e i fiori, e l'Aere s'impregna di quei gas necessari alla vita ed al benessere degli animali e delle piante. Che più? Le Grotte traggono origini da Dio, e non ponno essere, che l'opera benefica della Mano di Dio Creatore. 2.° Origine del Santuario di Santa Maria di Belvedere Però le grotte destinate a dimora della gran Vergine, Madre di Dio, sono esse veramente quelle dove Dio si è pregiato e si pregia mai sempre di renderle benefiche all'umanità in generale e in particolare; dico, in generale, perché la Madre di Dio, come tale, appartiene a tutti, ed è Essa la Madre di tutti gli uomini, quale fu destinata dal Dio Redentore, quando questi pendente in Croce, voltosi a Giovanni, e in Giovanni, a tutti gli uomini redenti da Lui, gli disse: Ecco la Madre tua. Dico poi, in particolare, perché da quando cominciarono le persecuzioni spietate e crudeli contro i primi Cristiani dagl'Imperadori Romani perché estinta fosse la loro Religione fin dal suo nascere, e perché il nome di Cristo fosse obliterato dalla memoria di tutti, e tutti sconoscessero il Dio Redentore, unico rimedio ai mali tutti dell'Uomo decaduto, i Fedeli temendo di cadere vittima dell'empietà dei Tiranni, di perder quella fede salutare nel Dio Redentore, si rifuggiarono e si nascosero nelle Grotte, dove potessero più liberamente e più sicuramente servire a Dio, ed ergere il Cuore più fervidamente al Signore che li ebbe redenti, offrendogli omaggi devoti, e fervide preghiere per mezzo della Vergine Madre, che vollero dipingere sulle pareti di quegli oscuri chiostri, di quei chiusi ergastoli, alla quale ergevano fidenti le loro preci, e innalzavano fumi d'incenzo purissimo su d'un qualsiasi altare eretto a Maria. Fu allora che Maria sentisse in Cielo, come un dì sul Calvario, alle parole di Cristo rivolte a Lei dalla Croce: ecce Filius tuus, una seconda rivoluzione nel Cuore, e cominciò fin d'allora ad amare quei fedeli, che sì l'onoravano, di quell'amore istesso, onde amato avea in terra il suo divino Figliuolo, e prese a proteggerli fin d'allora con quella protezione, che alla Madre di Dio si conviene. Tali sono le Grotte ove abita Maria. E tale è la nostra Grotta di Maria SS. di Belvedere, dove trovasi dipinta a fresco l'Immagine venerata della Madre. Ivi Ella, adorata dai Nostri Padri, si volse calda d'amore ad impiegare tutto il suo potere in difesa di quegli ardenti fedeli. Ivi Ella, vera Madre amorosa, tutta occhi, tutta fuoco di celeste carità, tutta fiamma ardente, divampante d'amore purissimo, eccossi quasi in dovere di amare quegli ardentissimi e fervidi devoti e carissimi figli, che a Lei, lor Madre, porgevano suppliche, perché cessasse quella tempesta, quell'Uragano sterminatore delle Imperiali satanniche persecuzioni. E le persecuzioni cessarono, mercè le preghiere di quella Vergine eccelsa. Ma

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ahi di me! (ahimè!) a seconda che minoravano le persecuzioni, cominciò a minorare la frequenza a quella Grotta adorata, finché, cessate affatto le persecuzioni, il pensiero della grotta scadde del tutto dalla memoria dei fedeli, e crebbero le spine, che ne chiusero l'ingresso, e si rese una selva impraticabile, dove prima la via era battuta e pesta. Ahi! come presto si dimenticano i beneficii dai mortali! Ma però la Vergine non dimentica mai l'amore verso dei suoi figli cari. Ella che in quella Grotta avea ricevuto omaggi e venerazione dai suoi figliuoli, serba costante la memoria dei tanti loro pericoli sostenuti per Lei, dai quali li ebbe scampati, e fissa in mente di liberarli ancora, e di seguitare a proteggerli da quella Grotta medesima, dove Ella in altri tempi si ebbe venerazione e Culto. Né guarda a tempo, o a generazioni diverse, e lontane. Memore solo della sua Grotta benedetta, ove Ella abita fin dai primordii, fin dai primi tempi dell'Era Cristiana, in quella Grotta vuol proseguire e ricevere adorazioni, e a spandere le sue materne benedizioni. 3.° Invenzione della Grotta di Belvedere. Ed ecco in Conversano, antica Città in Provincia di Bari, un Uomo ricco e nobile, forse uno dei primi Conti di là, da parecchi anni giaceva in letto tutto attrappito, e distorto dai grandi dolori nevritici, né poteva muoversi da se, anzi ad ogni piccolo movimento sentiva scuotersi tutto con gravi spasimi in tutte le membra. A che gli valsero le sue ricchezze? A che la nobiltà dei suoi natali? Ad accrescergli vieppiù gli affanni, e le ambascie più che di morte. Tante volte però si udiva mormorare qualche prece a Dio, chè si degnasse alleviargli i mali che tanto l'opprimevano, e inceppato lo tenevano in un letto di amarezze e di pene le più indescrivibili. Quand'ecco in una notte di primavera, dopo i più atroci tormenti, che gli ebbe recati la violenza indefinibile di quel morbo insanabile da mano umana, cessati d'un tratto i suoi dolori, quasi per incantesimo, placidamente si addormentò. Quei di famiglia che continuamente gli stavano accanto in tutte l'ore, e lo vegliavano, credutolo assopito, sulla punta dei piedi si ritirarono per non destarlo, origliando però in altra stanza attigua, per accorrere tosto ai bisogni di lui, appena destato dal suo sonno; (ma non era quello un sonno naturale). Ed ecco parve al dolente di vedere aprirsi il Cielo, e per una porta di oro uscire una Matrona vestita di stelle, circondata di luce splendentissima, e corteggiata da miriadi di Angeli, che Le facevan corona. Vedeva Egli, e s'allietava a quella visione beata. Quand'ecco quella matrona prende il volo, e fra gli stupori inauditi, e le meraviglie dell'attrappito vedela appressarsi alla sua stanza, e poi al suo letto; e con voce tutta celeste si prende a dirgli. Levati su, o mio caro, e lascia questo letto di dolori. Recati in Carovigno, Provincia di Terra d'Otranto, e in quella campagna, posta all'oriente di quel borgo,(un tempo Città fortissima della Iapigia) un due miglia circa distante dall'abitato, e altrettanto quasi dall'Adriatico mare, ivi troverai la salute che tanto speri e desideri. Ivi Mi troverai in una Grotta profonda, e innanzi a quella mia Immagine ivi dipinta tu sanerai interamente e mirabilmente dal tuo morbo molesto. Sì disse, e tosto sparve la visione, e con la visione sparve anche il sonno. Desto appena chiama Egli quei di sua Casa, e narra loro quanto eragli successo. E chi lo diceva un puro sogno, chi una visione celeste. E chi lo incoraggiava a partire, chi ne lo scoraggiava e deviava. Finalmente Egli per celeste impulso sedutosi da solo sul letto ordina si partisse subito per alla volta di Carovigno, animato dalla speranza di ottenere la desiata salute da Colei che gli appar-

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ve in visione. I Servidori apprestarono il necessario al disastroso viaggio, e dopo poche ore tutto fu pronto. Si parte. Continuazione Parte il Conte con la sua famiglia per alla volta di Carovigno. Quivi giunti domandano della contrada di Belvedere; e presa una guida fedele ed esperta, ivi si recano con la speranza della salute. Vi giungono, e non vedono e non trovano che una selva nera, una boscaglia folta di macchie e di burroni. Si aggirano in essa per trovare la Grotta disegnata nella visione in quella notte da Maria, ma ahi! tutto fu vano. Tornano a girare e a spiare ogni angolo, ogni andirivieni della selva, guardano di qua, guardano di là, ma non trovano la Grotta di Maria. Ansiosi più che mai si voltano indietro a rimirare, mirano intorno, mirano avanti, mirano da per tutto, ma invano; ogni indaggine rendesi inutile, inutile riesce ogni tentativo; sicchè risolvono di ritornare nel Paese natio; e già si avviano, e già s'incamminano, e già s'inoltrano sfiduciati e delusi. Quando più voci odono di lontano, che cercano ajuto. Il Conte, ripresa alquanto la speranza, ordina ai suoi di accorrere a quelle grida, e quei prodi vanno con molta ansia e speme. Giungono al luogo donde partirono le grida, e trovano ..... Che trovano? Una giovenca caduta in un burrone, d'onde inginocchiata fra quei cespugli e spineti, non poteva sorgere e ritornare al suo presepe. Quei mandriani si sforzavano di sollevarla, ma non potevano senza l'ajuto de' sopraggiunti, i quali con le zappe e con le ronche si adoperano perché ne estraessero la Vacca ivi trovata. In questo arriva sul luogo col suo seguito il Conte, ove la Vacca giaceva, e ove in tutti i modi si sforzavano i suoi coi mandriani ad estrarnila. Dopo tante cure adoprate, e fatiche spese in quel burrone, finalmente la cavano da quel fondo, e sana e salva la lasciano in sua balia. Ed ecco il Conte vede in quel burrone una buca, che s'indentrava nel seno della Terra. Ripieno di speranza ordina a’ suoi di penetrarvi dentro, e quelli vi entrarono. Entrarono, entrarono, entrarono; e con la scorta di fiaccole somministrate dalla stessa selva, arrivarono finalmente in un vano largo abbastanza da star ritti nella persona, e da poter con ogni libertà agire e camminare. Vedono in questo vano una seconda buca, la quale, come sospettano, poteva menare ad un altro vano, e vi entrano fiduciosi di rinvenire qualche novità sospirata; entrarono quindi, entrarono, entrarono ancora, ed arrivarono finalmente in un secondo vano, più largo del primo, ed un altare vi vedono, e sull'altare una Effigie di Maria con delle lampade smorzate di antica data. A tal vista attoniti tutti e sbigottiti, dopo breve orazione, ritornarono ansiosi per la stessa buca a darne notizia al loro Padrone, il quale ansioso anch'Egli sperava che in quella tardanza avessero rinvenuto i suoi servi l'oggetto desiato. Quando si udirono delle voci di gioia prima di arrivare, che facevan gioire l'attrappito, e lo rinvigorivano insieme nelle forze e nella speranza concepita. Ed ecco il primo uscito dalla buca, e poi un altro, e più altri ancora narravano il rinvenuto tesoro tanto sospirato. Onde l'attrappito facendo un insolito sforzo alle sue membra languide e addolorate, si leva dalla lettiga, ove giaceva, mostrando desiderio di voler anch'Egli penetrare in quella buca, e arrivare nel secondo antro, e adorare l'Effigie di Maria, dalla quale sperava ottenere quanto desiava, giusto quel che in visione gli avea detto la Vergine discesa dal Cielo. Vi entrò quasi strisciantesi per terra, e con l'ajuto dei suoi pervenne nel primo antro, dal quale ansioso s'intromise nella seconda buca, sorretto sempre dai suoi, e dopo tante sofferenze sostenute in quel cammino, arrivò finalmente nella seconda Grotta, ove vide quanto gli avevano narrato i suoi servi.

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E quì, chi può narrare i palpiti di quel Cuore alla vista di quell'Effigie santa? Ed ecco preso da divino impulso gitta lungi da se le grucce sulle quali poggiavano le affrante membra, allontana da se i servi che lo sostenevano, e s'incammina solo all'altare, ov'era l'Effigie sacra di Maria; e quivi fra le lagrime e i singulti, apre il Cuore alla Vergine, e l'espone i suoi bisogni. Fu allora che quel simulacro santo compie il gran miracolo; e fra le grida di gioia, fra gli inni di ringraziamento, fra le lodi che Le prodigano tutti gli astanti presenti a quel prodigio, il Conte poc’anzi infermo, attrappito, sano e salvo appende le sua grucce all'altare di Maria, in memoria del gran miracolo operato e della grazia ricevuta. Fu la prima volta che s'intese un cantico d'esultanza in quella Grotta miracolosa, intonato dai fedeli a vista d'un prodigio sì eloquente. Continuazione e fine. Escono dalla grotta. Il Duca guarito perfettamente della sua malattia per opera di Maria di Belvedere, in rico[no[scenza, e per gratitudine alla gran Vergine, compra quella vacca istessa, che averon trovato prona e inginocchiata nello spineto in adorazione della Vergine istessa, per imbandirla a pranzo ai poveri del Paese. I servi ripieni di gioia, com'erano, sì per la guarigione del loro Padrone, sì anche, e più, per lo scovrimento della Immagine miracolosa in quella sacra Grotta, la vestono di ornamenti di seta, con dei sonagli attaccati alle corna, e la conducono quasi processionalmente in Carovigno, cantando e inneggiando alla Vergine. Quand'ecco un Uomo torchiato e robusto comparve tenendo in mano una bandiera, che, arrivati in un largo del Paese, l'agitava sventolandola ad onor di Maria, e passandola per le gambe, e poi pel busto, e in fine pel collo, e viceversa, sventolandola ancora la lanciava in alto con robusta mano, e la prendeva con l'altra; e di nuovo lanciatela con questa, con l'altra la prendeva; finché divertita la turba copiosa del popolo, la processione s'incamminava di nuovo, e fra gli evviva e gli osanna di tutti giunsero alla piazza; dove cominciarono a spogliare la Vacca degli ornamenti ond'era vestita, e dei sonagli, che le pendevano dalle corna. Ed ecco un Uomo vestito di bianco, con un acciaio ben affilato in mano, s'appressa alla Vacca, e recitata da tutti un'Ave inginocchiati, infige l'acciaio nel cerebro, e la Vacca, quasi Ostia di placazione, s'inginocchia, e cade svenuta appiè del macellaio. Quì le grida della moltitudine in avanti e plaudenti; quì i sospiri, quì le lagrime dei divoti che congiunte ad una fervida preghiera e ad un voto ardente, salgono sino al trono di Maria, e Maria l'accoglie con volto benigno, qual Madre affettuosa. Il Conte ordina che si prepari la Vacca, la quale con altre vivande s'imbandisce ai poveri, serviti a mensa dallo stesso Conte, e da altri del suo seguito. E ripetuta più volte la imbandigione, finché fu consumata del tutto la Vacca e le altre vivande, tutti benedicendo Dio e la Vergine, si ritirarono soddisfatti appieno dell'accaduto. Di quì l'origine della festa di Maria di Belvedere, di quì l'origine della mensa imbandita ai poveri, fino a pochi anni addietro, di qui il battere la bandiera, che ancora si usa e si conserva nella festa di Maria SS.ma di Belvedere nei tre dì di Pasqua. 4°. Primi passi del Culto di Maria SS.ma di Belvedere.

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Parte il Conte perfettamente sanato da Maria di Belvedere. Partono con lui i suoi seguaci, fra le grida di evviva del popolo intero. Si sparse quindi la notizia dell'Invenzione della sacra Grotta, e di quanto in Essa era accaduto, e i fedeli a carovane venivano dai finitimi (confinanti, vicini) e lontani Paesi a visitare la miracolosa Immagine di Maria, innanzi alla quale si rinnovarono i prodigi straordinarii, e le sanità istantanee da malattie incurabili. E quì è da commentare la guarigione in quella Grotta ottenuta, per l'intercessione di Maria ivi dipinta, della Donna idropica della Città di Brindisi, la quale, pari all'idropico del Vangelo, ottenne immediatamente da Maria la grazia della salute domandata. Quindi da ogni parte traevano i fedeli ad adorar Maria, che tante meraviglie in quella Grotta oprava, e alla quale prestavano de’ doni d'ogni valore, e oro, e argento, e vacche, e terreni, a seconda della possibilità di ciascuno. Quindi fu scavata la gradinata ampia e comoda per discendere agevolmente nella prima e seconda Grotta. Quindi il predio (fondo, proprietà fondiaria) che costituisce il beneficio di Belvedere. Quindi tutto questo si possedeva un dì dalla Vergine, ora naufragato nel mare immenso della prepotenza Baronale, dalle cui fauci ingorde si è cercato, e si cerca ora a tutt'uomo di strappare.

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- CXXXVIII CAROVIGNO, 21 APRILE 1887 Il Vicario Foraneo assicura l'Arcivescovo che nessuno dei sacerdoti ha partecipato nè direttamente né indirettamente al movimento popolare del 17 Aprile (Domenica), sicuramente causato dal comportamento dei subalterni di Casa Dentice che, giorni prima, avevano negato ad alcuni devoti di poter pregare in Chiesa. E segnala altresì la necessità che l'Arcivescovo nomini il Rettore del Santuario e che i Dentice concedano ai sacerdoti di celebrare liberamente la messa, appunto, nel Santuario. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** [In alto a dx, timbro a inchiostro:] VICARIATO FORANEO DI CAROVIGNO A.P. Carovigno 21 Aprile 1887 Eccellenza Reverendissima Di riscontro al venerato Ufficio di lei del 19 volgente mese posso assicurarla che dietro le più accurate informazioni quel movimento popolare avvenuto nelle ore pomeridiane della scorsa domenica, 17 Aprile, si aveva uno scopo tutto religioso, e che quei fatti avvenuti nella Chiesa furono opera non della moltitudine, ma di taluni sconsigliati avvinazzati, che certamente nelle ore pomeridiane non sogliono mancare nelle numerose adunanze. Preso informo dal Brigatiere dei Carabiniere di quì, costui mi assicurava solamente che un individuo presa una statuetta di pietra, che si conservava nella Sacrestia, intendeva portarla a Carovigno; ma essendo stato persuaso dal Brigatiere, la lasciò sull'altare. Di questo e non di altro ha saputo informarmi. Mi si è detto da altri che dall'altare furono prese delle candele per accompagnare la statuetta che doveva portarsi a Carovigno, e che nella Sacrestia ruppero un baulle mortuario, che era solito usarsi nelle funzioni funebri. Nel frontespizio della Chiesa fu cancellata una iscrizione posta dal Commendatore; non che lo Stemma della casa Dentice. Di questo e non di altro posso assicurarla, non potendo accedere al Santuario per osservarne lo stato interno, perchè le Chiavi si conservono (sic) dall'Autorità Giudiziaria. Posso anche assicurarla che nessuno di questi Sacerdoti a me soggetti presero parte nè direttamente, nè indirettamente a questo movimento popolare, che incominciò alle 4 p.; ed a quell'ora io coll'intiero Clero eravamo al servizio del Coro. Terminata l'Ufficiatura, e saputo in Sacrestia l'assembramento della gente, che già era partita per Belvedere, io raccomandai caldamente ai Sacerdoti che ognuno si ritirasse nella propria casa, e che si usasse la massima prudenza e circospezione. Tutti accolsero di buon grado i miei suggerimenti, e fecero quel che io raccomandai. Sicchè nessuno dei Sacerdoti può dirsi, o sospettarsi che avesse avuto parte direttamente, o indirettamente al movimento popolare; il quale piuttosto può dirsi originato dall'imprudenza dei subalterni della Casa Dentice, i quali arbitrariamente nei giorni antecedenti avevano negato l'esercizio di taluni atti re

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ligiosi alle persone che si portavono (sic) nel Santuario per sciogliere i loro voti religiosi. Le misure poi da adottarsi per impedire ulteriori disordini sarebbero di doversi concedere dalla Casa Dentice il libero esercizio ai Sacerdoti di dover celebrare la Santa Messa, e di doversi dall'Eccellenza Sua nominare un Rettore a quel Santuario. Tutto questo certamente non può ledere o menomare i dritti altrui. Le bacio rispettosamente il sacro anello. Il Vicario Foraneo Anacleto Pomes

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- CXXXIX CAROVIGNO, 21 APRILE 1887 Per conto del Principe Dentice, Arcangelo Epifani denuncia all'Arcivescovo i danni fatti nel Santuario, la Domenica di Pasqua (17 aprile 1887) Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere *** 21/4/1887 Ecc.a R.ma Il giovane Principe Dentice con sensi di grato animo ha inteso il rammarico dell'Ecc.za V.a per l'accaduto di Domenica nel Santuario di Belvedere, e spera che l'E. S. voglia benignarsi di proseguire a guardare quel Santuario come si merita il sagro luogo, e come da Lei fu guardato nella vivenza del suo caro zio Alfredo. Intanto gli oltraggi fatti nello interno del Santuario sono: 1° Rottura dello stemma di Loffredo incastrato sotto la mensa (: la parte superiore dell'altare) dell'Altare, posto nel mezzo della scala che mena al fondo della Grotta. 2° Rottura della vetriata che chiudeva l'immagine della Madonna. 3° Sconquassamento delle pareti della Sagrestia ov'erano scritture dichiaranti dritto di proprietà del luogo a favore della Casa Dentice. E le bacio in fretta il s.a. (: sacro anello) Devotissimo [.?.] Arcangelo Epifani

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- CXL CAROVIGNO, 22 APRILE 1887 Il Vicario foraneo assicura l'Arcivescovo che ha eseguito il suo ordine del 21 c.m., comunicando a tutti i sacerdoti di non poter celebrare la messa al Santuario fino a nuove disposizioni. E che in più ha ritirato le tessere di cui trattasi. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** Eccellenza Reverendissima In esecuzione degli ordini ricevuti dall'Ecc. Sua con venerato Ufficio del 21 volgente Mese ho fato (sic) noto a tutti questi Sacerdoti a me soggetti che nessuno, ancorchè Sacerdote forestiere, potesse accedere al Santuario della Madonna di Belvedere per celebrare la Santa Messa, e ciò fino a nuovo avviso. Di più ho ritirato le tessere, assicurando tutti che l'Ecc. Sua guarda sempre il decoro della Chiesa, del Clero e del Paese. Le bacio il sacro anello, e mi proffero Di Lei Devotissimo Servo Anacleto Pomes

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- CXLI CAROVIGNO, 23 APRILE 1887 Il Vicario foraneo mette al corrente l'Arcivescovo del (satanico) pellegrinaggio che alcuni sconsiderati volevano fare a Belvedere, del suo immediato avviso ai Carabinieri e della sua dissuasiva predica in Chiesa. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** [In alto a dx, timbro a inchiostro:] VICARIATO FORANEO Di Carovigno A. P. Carovigno 23/4/1887 Eccellenza Rev.ma Mi trovo in una posizione troppo spinosa e dispiacevole per l'affare di Belvedere. In questi giorni si era organizzato un'altro (sic) pellegrinaggio (satannico) al Santuario, e si pretendeva che io, anche con le minacce e con la forza, dovessi andare a capo della comitiva. S'intende già che io con ciò dovessi compromettermi. Ma io col dolce, con la prudenza, ed anche con un poco di ardita risolutezza mi negai rotondamente. Per mettere un riparo ad altri disordini che potrebbero succedere ne informai il Brigatiere dei Carabinieri, il quale fu sollecito renderne avvisati i Superiori, che sin da ieri sera vi spedirono un buon numero di Carabinieri. Ieri sera poi fatta suonare la predica, e riempita a zeppo la Chiesa salii sul Pergamo (: pulpito). Predicai esponendo il Patrocinio di Maria SS.ma, ed il dovere che noi abbiamo di essere divoti alla medesima; ma che questa divozione dovesse essere scompagnata da disordini e da peccati: altrimenti sarà ripudiata. Quindi ingiunsi a tutti di doversi astenere di andare a Belvedere, anche per non compromettersi ed esporsi all'occasione di soffrire persecuzioni, danni e rovine.Questo discorso non piacque tanto ai pochi Capirompicolli; e quindi riuniti insieme proponevano che nell'uscire io di Chiesa si dovesse gridare: Abbasso l'Arciprete. Ma forse temendo le non buone conseguenze compromittenti non ardirono farlo. Quì (sic) dal Brandi-Lotti si è fatto girare un foglio a prò di Camassa, accattando firme per smentire quel che si è detto dello stesso; firme per lo più prestate anche da coloro che non lo ascoltarono. La prevenisco. Omne malum ab Aquilone (: tutto il male viene dal Nord). Le bacio con rispetto il sacro anello insieme col Fratello Odorico, e mi dichiaro Di Lei Devotissimo Servo Anacleto

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- CXLII ROMA, (verosimilmente) MAGGIO 1887 Memoria prodotta dai Dentice al Ministro dell'Interno in ordine al Santuario di Belvedere, o piuttosto, avverso il Sindaco A. Massimo Cavallo di cui si richiede la destituzione Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio di Casa Dentice, Castello di San Vito dei Normanni. Busta n. 138 "Per il beneficio di Belvedere". Fasciolo "Carte riguardanti il Beneficio di Belvedere". *** CAPPELLA BELVEDERE Memoria Nel 1792 il Principe di Frasso Gerardo Dentice comprò dal R.o Fisco Allodiale, al seguito di pubblica gara, tutti i beni componenti i due soppressi Feudi di Carovigno e Serranova, con la qualità di Burgensatico ed in franco e libero allodio. Fra i beni venduti eravi il Beneficio sotto il titolo di S. Maria di Belvedere. I beni componenti questo Beneficio risultano dalla Mappa dei Beneficii sistenti presso la Curia vescovile di Ostuni, nella quale fra gli altri fondi leggesi "Semensabile, Oliveto e Cappella, contrada Belvedere ec. " Nella mappa medesima evvi la seguente annotazione: "Questo beneficio dopo la morte dell'attuale titolare D. Vincenzo Spaventa, dovrà passare in proprietà alla famiglia del Principe Dentice in virtù di R. Decreto." Mortosene l'investito Spaventa nel 1839, nacque il dubbio se il padronato di questo Beneficio spettasse alla Casa Dentice, o fosse rimasto alla Real Corona, e con R.o Rescritto del 29 Aprile detto ano fu risoluto in favore della prima. Questo Rescritto venne, a cura del Ministro degli Affari Ecclesiastici comunicato all'Arcivescovo di Brindisi, alla Commissione Diocesana di Ostuni e al R. Procuratore presso la medesima. Al seguito di questo Sovrano Rescritto il Principe di Frasso D. Luigi Dentice venne con verbale 28 Giugno 1839 dalla Commissione Diocesana immesso nel possesso di tutti i beni componenti il Beneficio, e da quell'epoca il patronato è stato sempre conservato dai Signori Dentice. Nel 1872 il Ricevitore del registro di San Vito dei Normanni, in base al Decreto Luogotenenziale del 17 Febbraio 1861, procedeva alla presa di possesso dei beni componenti il Beneficio, ed il Commendatore Alfredo Dentice, allora possessore dei medesimi, al seguito di un giudizio presso il Tribunale Civile di Lecce, riebbe i beni medesimi, pagando la somma di £ 5000 per tassa di svincolo. Fu allora che il prelodato Commendatore volle riedificare la Chiesa (o Cappella come chiamavasi comunemente) sita nel suo fondo Belvedere, ponendo sulla facciata lo stemma di famiglia, ed una iscrizione che ricordano essere stata quella chiesa, di suo patronato, edificata, ornata ed abbellita da lui. L'opera era compiuta nel 1876. Nel 1883 per grave scandalo avvenuto in quella Chiesa, da parte dei preti, l'Arcivescovo di Brindisi ordinò che niun sacerdote fosse ammesso a celebrare la

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messa in quella Chiesa senza una tessera rilasciata da lui per mezzo del suo Vicario foraneo in Carovigno. Quest'ordine diede su i nervi ai Preti, e perchè fu emesso di accordo col Padrone Dentice, cominciarono a sparlare pubblicamente contro di quest'ultimo. Per ben comprendere le cose che seguirono, giova premettere che da molti anni, pende giudizio tra il Comune di Carovigno e la Casa Dentice, pretendendo il primo revindicare tutti i beni venduti dal Regio Fisco ed acquistati, come si è detto, dal Principe Gerardo Dentice, col pretesto di essere detti beni demaniali. Le Autorità Amministrative si dichiararono incompetenti a decidere sulle pretese del Comune, non risultando la qualità demaniale dei beni in quistione, e rimandarono il Comune davanti l'Autorità Giudiziaria per definire la controversia. Il Tribunale di Lecce adito dal Comune, rigettò nel 1886 tutte le sue domande, e lo condannò alle spese. Ora la causa pende davanti la Corte di Appello di Trani per gravame prodotto dal Comune. Per quel che si riferisce a Belvedere è uopo pure premettere che nel predio ove sorge la Chiesa in quistione, distante circa 4 chilometri dall'abitato, esiste una grotta in fondo alla quale da tempo remotissimo fu scoverta un'immagine della Madonna, per cui quel luogo fu chiamato Santuario di Belvedere, e per cui forse gli antichi possessori di quella terra fondarono il Beneficio. Nessuno ha mai sognato nei tempi andati che la grotta si appartenesse al Pubblico od al Comune sol perché contenesse un antico affresco, e fosse diventata per questo un Santuario. Per disgrazia di quel Comune, è surto un tale Alessandro Massimo Cavallo, il quale per acquistarsi popolarità si atteggiò ad Apostolo dei dritti del Comune, e scordando che la Casa Dentice acquistò quei fondi dal Fisco all'asta pubblica con giusto Titolo e buona fede, la chiamò usurpatrice, prepotente e detentrice di beni che deve restituire al popolo. Questo fanatico da che fu eletto Consigliere Comunale, con la bandiera della rivendicazione, gettò quel Comune nella più squallida miseria. Per acquistarsi favore presso il volgo, pubblicò un opuscolo dedicandolo al Ministro Grimaldi. In esso si fa ad esporre tutti i pretesi dritti del Comune secondo lui usurpati dalla Casa Dentice, e che debbono essere restituiti. Il popolo ignorante ha finito per credere, e quell'opuscolo ha fatto nascere un'odiosità contro i Signori Dentice che per lo passato non è mai esistita, e che se l'Autorità non provvede avrà tristi conseguenze. I Preti naturalmente trovarono l'uomo nel Signor Cavallo, il quale fatta causa comune con essi a 13 Aprile 1883 propose al Consiglio Comunale, e questo votò che s'introducesse giudizio contro il Commendatore Dentice. L'Autorità tutoria però prima di vistare la deliberazione, richiese al Municipio i documenti in forza dei quali il Comune intendeva rivendicare il Santuario di Belvedere; ma i documenti mancavano assolutamente, e la deliberazione non fu vistata. Fu al seguito di questo diniego che il Signor Cavallo pubblicò, a spese del Municipio, un altro opuscolo libello intitolato "Il Santuario di Belvedere e le pretenzioni del Commendatore Alfredo Dentice." Con quest'opuscolo basato unicamente sopra notizie e dottrine somministrate da preti, il Cavallo si fa a sostenere che il Santuario si appartenga al Comune, e che per effetto di usurpazioni sia passato in dominio della Casa Dentice; ultimo fra gli usurpatori chiama il Commendatore Alfredo Dentice, e non ostante il Santuario sia posto in un fondo del Dentice, e la Chiesa sia stata edificata a tutte spese di lui, pure dice abusiva la iscrizione messa al sommo della porta, lo stemma e quant'altro possa indicare patronato della Famiglia Dentice.

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E poicché non si poteva nelle vie legali revindicare detto patronato, l'autore dice che tale revindicazione l'avrebbe fatta il popolo in un giorno di furore. Questo giorno non sarebbe venuto, se il Cavallo non fosse stato fatto Sindaco. Preso il governo del paese, unica sua cura fu quella di insinuare nella massa l'odio contro la Casa Dentice, e la convinzione che un giorno o l'altro i beni da questa posseduti sarebbero stati divisi al popolo. Presidente di una Società Operaria dal titolo " Circolo Franklin" si è valso di questa associazione misteriosa per menare a fine i suoi disegni. E che sia misteriosa, e che scopo della Società sia tutt'altro che quello permesso dalla Legge si rileva da questo fatto.Nel 1886 mentre si dibatteva in Tribunale la causa dei pretesi demani, nel Circolo Franklin si stabiliva d'invadere i fondi dei Signori Dentice. Un socio a nome Vincenzo Russo confidò ad altri la deliberazione presa dal Circolo che venne perciò a conoscenza dell'Autorità e dell'Arma dei RR. Carabinieri, ed in seguito alle misure prese da queste, non si potè mandare ad effetto, Il socio Russo fu espulso dal Circolo per ordine del Consiglio dei dieci (sic) e per aver pubblicato affare segreto del Circolo. Di questa espulsione il Russo si fece rilasciare certificato sottoscritto dal Sindaco Presidente, certificato che ora trovasi in potere della Giustizia Penale. Con questa Società e con pratiche avviate molto accortamente riusciva al Sindaco Cavallo il colpo di mano del 17 Aprile. Che la turba fanatica avesse tutt'altro scopo fuor che il religioso e fosse stata pienamente e precedentemente istruita di quel che dovea fare, risulta da ciò: che suo primo pensiero fu quello di abbattere lo stemma, la iscrizione, la fotografia del defunto Commendatore Dentice posta nella Casa limitrofa alla Chiesa; una iscrizione antichissima del 1400 dalla quale si rilevava che l'antica Chiesa era stata edificata da Pirro de Loffredo Signore di Carovigno, e tutto quanto era segno visibile di patronato particolare: insomma nel 17 Aprile si pose ad effetto quanto il Sindaco Cavallo avea predetto nel suo opuscolo, né mancò il furore, poicché fu con la violenza e con le vie di fatto che si pretese operare la spoliazione, strappando perfino le chiavi della Chiesa al Custode, non ostante fosse aperta. L'Autorità giudiziaria farà piena giustizia dei colpevoli, molti dei quali sono già arrestati. Ora spetta all'Autorità Politica di rimuovere la causa di tutti i disordini in Carovigno, con la destituzione di un Sindaco fazioso, e con lo scioglimento di una Società Operaia pericolosa per l'ordine pubblico. Si porta piena fiducia che l'Onorevole Ministro dell'Interno provvederà energicamente. DOCUMENTI 1.° Estratto ricavato dalla Mappa generale dei Benefici _ Beneficio di Belvedere _ 2a Classe _ Art. 3° di patronato particolare _ N° 2° _ Provveduto _ N° 387 _ Carovigno _ Semensabile, Oliveto e Cappella contrada Belvedere, estensione tomola 80, confina colla Masseria Folgorosa e con la masseria Lansone. Segue la descrizione dei fondi, Nella colonna delle osservazioni della enunciata Mappa in ordine al descritto Beneficio si legge quanto segue: "Questo Beneficio dopo la morte dell'attuale titolare D. Vincenzo Spaventa, dovrà passare in proprietà alla famiglia del Principe Dentice, in virtù del Real Decreto." Ostuni 11 Settembre 1872. Firmato il Subeconomo Diocesano. Firmato _ V. Trinchera. 2°. Ministero e Real Segreteria di Stato degli Affari Ecclesiastici. 1° Riparti-

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mento _ N° 1287. In conseguenza dei reclami da Lei presentati per la revindica del patronato sul Beneficio di Sa Maria di Belvedere in Carovigno, dopo seguitane la vacanza per morte dell'ex Religioso D. Vincenzo Spaventa, cui trovavasi Sovranamente conferito, essendosi l'affare rimesso alla disamina della Commissione dei Presidenti della Gran Corte dei Conti, è stata questa dell'unanime avviso che possa Ella dichiararsi discaricata da ogni pretensione da parte della Real Corona sui dritti che rappresenta per la provista dei Benefici in Carovigno e Serranova, enunciati all'Istrumento dei 25 Febbraio 1792, con cui il fu Principe D. Gerardo Dentice comprò da Re i fondi e dritti compresi in quegli ex Feudi, e fra i quali benefici è compreso quello anzidetto di Sa Maria di Belvedere. Or Sua Maestà essendosi nel Consiglio ordinario di Stato del dì 29 del prossimo scorso mese degnata di approvare il detto avviso della Commissione dei Presidenti, lo partecipo nel Real Nome a Lei per sua intelligenza e regolamento, nella prevenzione di essersene da me colla stessa data di oggi ragguagliato l'Arcivescovo di Brindisi, ed amministratore della Chiesa di Ostuni, e dati gli ordini corrispondenti all'Amministrazione Diocesana di Ostuni, e dal Regio Procuratore presso la medesima. Napoli 4 Maggio 1839 << Firmato D'Andrea >> Al Signor Principe Dentice Gentiluomo di Camera di Sua Maestà. 3.° Oggi che sono li Ventotto del mese di Giugno dell'anno mille ottocentotrentanove in Ostuni in doppio Originale = Essendosi riunita la Commissione Diocesana, rappresentata dal Canonico Domenico Ventura, Vicario Generale Vice Presidente, dalli Signori Deputati Can. D. Luigi Tamburrini, e D. Francesco Manelli, dal Regio Procuratore D. Matteo Tuselli, e del Segretario Canonico Giovanni Tamburrini nel Sacro Seminario di Ostuni luogo di residenza del nominato Signor Vice Presidente ove ancora è intervenuto il Sacerdote D. Angelo Aurisicchio di Ostuni medesimo nella qualità di Procuratore dell'Agente del Sig. Principe Dentice Sig. D. Pietro Valente, come da atti di procura del 27 predetto mese di Giugno sotto forma privata registrata in Ostuni a 28 Giugno 1839 al n. 66, con cui viene destinato a prendere possesso del Beneficio di Sa Maria di Belvedere in Carovigno che per effetto di Sovrana determinazione il patronato medesimo è stato dichiarato appartenersi al predetto Signor Dentice, emessa nel Consiglio di Stato del dì 29 del mese di Aprile andante anno, e comunicata a quest'Amministrazione con Ministeriale del 4 Maggio scorso 1° Ripartimento n. 1286, onde dissequestrarsi li fondi appartenenti al detto Beneficio che amministravansi da essa Amministrazione a favore di esso Signor Dentice, si è perciò venuto all'atto di conseguenza dei fondi come segue. Segue la descrizione dei fondi.

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- CXLIII ROMA, 8 AGOSTO 1887 Il Cardinale Prefetto scrive all'Arcivescovo significandogli che la Sacra Congregazione del Concilio, prima di rispondere all'esposto del Sindaco, deve ascoltare la sua versione. Trascrizione e traduzione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 18341899. Santuario di Belvedere. *** 4239/31 Reverendissime Domine Uti Frater Antequam Eminentes Patres S. Congregationis Concilii quidquam decernant circa adiunctas preces Syndaci loci Carovigno, Amplitudinem Tuam audiendiam esse censuerunt. Ipsa igitur super expositis H. (hydruntinis) S. Congregationem distincte instructam reddat animique sui sensum aperiendo preces ipsas remittat Amplitudo, cui nos interim fausta omnia precamur a Domino Amplitudinis Tuae Romae 8 Augusti 1887 Uti Frater A Card. [.?.] Pref. Hydruntina (Archidioecesis) Reverendissimo Administratori Apostolico

x C. Arch. [.?.]

§*§*§*§*§ O Molto Reverendo Signore, come Fratello, Gli Eminenti Padri della Sacra Congregazione del Concilio, prima di decidere qualcosa circa le pertinenti preghiere del Sindaco del Luogo di Carovigno, hanno stabilito che si deve ascoltare l'Amplitudine tua (magnificenza, grandezza; o meglio, la Signoria Vostra). La stessa perciò sull'esposto otrantino renda distintamente (con precisione) edotta la Sacra Congregazione, e rivelando la sua intelligenza e coscienza. L'Amplitudine tua rimetta le stesse preghiere a chi noi intanto dal Signore imploriamo ogni cosa fausta. Dell'Amplitudine Tua Roma, 8 Agosto 1887 Come Fratello A. Card. [.?.] Arcidiocesi Otrantina Al Molto Reverendo Amministratore Apostolico per c. l'Arcivescovo Salvatore Maria Bressi

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- CXLIV CAROVIGNO, 9 AGOSTO 1887 Il Cancelliere del Capitolo trasmette all'Arcivescovo copia della Conclusione capitolare del 9 Agosto, con la quale si denunciano gli abusi di Casa Dentice sul Santuario di Belvedere, e si supplica la superiore autorità ecclesiastica di voler debitamente intervenire. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** A S. Eccellenza Monsignor L. M. Aguilar Arcivescovo della Diocesi di Brindisi Monsignore Il Santuario di Belvedere sussiste nella storia, nel diritto canonico, nelle Leggi Civili, e più di tutto, nella coscienza di questo popolo. Dopo oltre nove secoli di fervida adorazione, la sua fede rifulge ancor più viva in mezzo ai suoi eccessi, alle sue prevaricazioni. Se non vi fosse altro, basterebbe questo per imporne il rispetto; doppo si dà "ea quae longa consuetudine comprobata sunt per multos annos observata, veluti tacita civium convenzio (sic), non minus quam ea que scripta sunt jura servantur" (De origine juris) [Quei comportamenti umani che sono comprovati da una lunga consuetudine, e che sono osservati per parecchi anni, si rispettano quasi in forza di una tacita convenzione fra i cittadini, non meno che le norme della legge scritta]

E perciò che qualunque possa sorgere questione di patronato, la pubblicità del Santuario è messa al coverto dalle vigenti leggi, e, in omaggio a queste, l'Amministrazione del Fondo del Culto consacrò, nell'Atto di svincolo de' beni dotali della Pia fondazione di Santa Maria di Belvedere, la condizione dei pesi pel mantenimento del tutto a carico dello svincolante. La Chiesa, dunque, come edificio destinato ad uso pubblico, è proprietà Comunale, e come luogo consacrato al culto è proprietà Ecclesiastica. Se uno qualunque della famiglia dello svincolante tiene in mano le chiavi del Santuario, le tiene per adempiere all'obbligo contratto, non già perchè ne è possessore. E ciò perchè "Il possesso delle cose, di cui non si può acquistare la proprietà, non à effetto giuridico" (Art. 690, C.c.). Ora il Santuario è chiuso al culto, ma esso non è chiuso nè per ordine di alcuna Autorità Civile, nè di Autorità Giudiziaria, nè molto meno dell'Autorità Ecclesiastica. È dunque un abuso, da qualunque parte esso venga, quello che toglie ai fedeli l'oggetto del culto secolare; ed il Potere Ecclesiastico, custode vigile di tutto quanto vi ha di sacro su la terra, non potrebbe restare indifferente d'innanzi a simili fatti. È perciò che questo Capitolo supplica caldamente la E. V. anche a nome dell'intero popolo a voler disporre dei mezzi che la Chiesa mette a Vostra disposizione, onde far cessare lo scandalo, rimettere la calma nelle coscienze turbate, e ridonare la tranquillità alla cittadinanza di Carovigno. Per Copia Conforme della Conclusione tenuta il giorno 9 corrente. I sacerdoti presenti: Cantore D. Angelo De Vita Sacerdote D. Vito Antonio Dragone

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Sacerdote D. Luigi Del Prete Sacerdote D. Antonino Brandi Sacerdote D. Francesco M. Andriani Sacerdote Pasqualino Radisi Sacerdote D. Vincenzo Sbano Sacerdote D. Giovanni Padalino Sacerdote D. Donato Antonio Epifani Sacerdote D. Odorico Pomes Sacerdote D. Raffaele Andriani Sacerdote D. Cesare Epifani Sacerdote D. Francesco De Vita Sacerdote D. Angelo Pignatelli Sacerdote D. Francesco Dragone Sacerdote D. Simone Iaia. Carovigno li 9 Agosto 1887 Il Cancelliere del Capitolo Sacerdote Pasqualino Radisi

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- CXLV SAN VITO, 13 AGOSTO 1887 Il Procuratore dei Dentice comunica all'Arcivescovo il desiderio del Sotto Prefetto, previa sollecitazione della Giunta Comunale di Carovigno, riguardo all'apertura del Santuario nei giorni 15, 16 e 17 agosto, e chiede al contempo sue disposizioni in merito. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** [In alto a dx, timbro a secco:] Amministrazione di Casa Dentice S. Vito d'Otranto 13 Agosto 1887 A Sua Eccellenza Monsignor Luigi Maria Aquilar Arcivescovo della Diocesi di Brindisi Il sottoscritto Procuratore generale di questa Ill.ma Casa Dentice, si pregia esporre alla E. V. quanto appresso: La Giunta Comunale di Carovigno si presentò ieri al Sig. Sotto Prefetto di Brindisi, per dirgli essere desiderio di tutta quella popolazione, che il Santuario di Belvedere venga aperto al pubblico almeno nei giorni 15, 16 e 17 di questo mese; e che avendo espresso tale desiderio a V.a E.a la E.a V.a abbia loro risposto, che volentieri li avrebbe appagati, quante volte il sotto Prefetto nulla avesse osservato in contrario. Chiamato telegraficamente dal Sig. Sotto Prefetto, per l'assenza del Principe, sono andato stamane, e ne ritorno in questo momento. Egli mi ha fatto sapere quanto di sopra, e mi ha soggiunto che vedrebbe di buon occhio appagati i desideri dei Carovignesi concedendo loro l'apertura al pubblico del Santuario nei giorni 15, 16 e 17 a condizione però che fosse chiuso subito dopo finita la festa, per essere riaperto quando il Sig.r Principe avrà restaurato la Chiesa, rimettendo la iscrizione, lo stemma e quant'altro fu distrutto nello attentato del 17 aprile. Mi incaricava di comunicare questo suo desiderio alla E.a V.a aggiungendo che l'autorità risponde del mantenimento dell'ordine. Nell'adempiere all'incarico affidatomi dall'Ill.mo Sig. Sotto Prefetto, prego la E.a V.a volermi col ritorno del Porgitore, far sapere le sue determinazioni, ed impartire gli ordini al riguardo, che da quest'Amministrazione saranno scrupolosamente eseguiti. Le bacio umilmente la mano, P. l'Amministrazione

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- CXLVI OSTUNI, 13 AGOSTO 1887 Ordinanza arcivescovile concernente la riapertura della Chiesa di Belvedere nei gg. 15, 16 e 17 agosto, e successiva chiusura. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere *** Ostuni 13 Agosto 1887 Reverendo Signore Aderendo alle istanze fatteci per parte di cotesto Clero, e del popolo, concediamo che la Chiesa della Madonna di Belvedere si riapra al Divino Culto ne' giorni 15, 16 e 17 di questo mese, per doversi tosto chiudere fino a Nostre nuove disposizioni. V. S. comunicherà questi ordini al Sig.r Cappellano-Rettore della medesima Chiesa, che insieme con lei sarà responsabile della esecuzione. L'Arcivescovo R. D. Anacleto Pomes Vicario foraneo Carovigno

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- CXLVII OSTUNI, 29 AGOSTO 1887 L'Arcivescovo trasmette al Prefetto della S.C.C. (Roma) il ricorso del Sindaco di Carovigno, significando che il Santuario fu aperto al culto il 17 Agosto e i due giorni successivi; e di certo lo sarà stabilmente dopo la riparazione dei danni arrecati dai vandali, sedicenti devoti, il 17 Aprile. Respinge infine l'accusa di essere troppo ligio alla Casa Dentice. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** 1887 E.mo Principe Per giudicare di questo informe ricorso che ho l'onere di restituirle, basta conoscere il carattere generale degli abitanti di questi paesi e specialmente di Carovigno / Cretenses semper mendaces etc. / (I Cretesi sono sempre bugiardi, male bestie, ventri pigri). Che non sia tutta divozione che muove i ricorrenti è cosa notissima ed io lo rappresentai all'E. V. R. fin dalla antece[de]nda (: antecedente) mia risposta. Ora che il Santuario resti ancora chiuso, lo può asserire il Sindaco e chi è lontano; qui tutti sanno che non tarderà a riaprirsi, dopo riparati i guasti che vi fecero que' vandali sedicenti devoti il giorno 17 Aprile di questo anno. Anzi debbo significarle che il Santuario fu aperto nella Festa della Assunzione di M. Vergine e nei due giorni consecutivi. Nessuno ignora che ciò avvenne dopo vari ricorsi all'autorità Politica, la quale per tema di nuovi eccessi tiene speciale custodia in quel luogo deserto; ve la raddoppiò in que' giorni, quando / coll'assistenza del mio Vicario e del Cappellano-Rettore / il Santuario si tenne aperto; ma, come già le rappresentava ho tutta ragione di credere che per esso si potrà riaprire stabilmente. Si riaprirà certo per mia Autorità principalmente, non già assolutamente per le ragioni sopra dette. Ma il Sindaco, o chi ha dettato quel ricorso ha tutto dimenticato e non avvertì il significato, abbastanza ovvio, di quella proposizione usata forse dal sotto-Prefetto: o meglio non volle intenderlo; altrimenti non avrebbe potuto vantarsi di aver denunziato l'Arcivescovo non senza certe mire occulte, che per vili riguardi si celano, tanto meno avrebbe potuto far comparire / tamquam Deus ex machina! / il Clero oppresso dall'Arcivescovo, troppo ligio alla Casa Dentice, o forse nemico del Santuario della Madonna!!! Quì pongo fine, E.mo, troppo dolente di queste intemperanze o meglio pazzie! Prego solo e con ragione l'E.ma V.ra che se alcuna comunicazione vorrà farmi su questi fatti lo faccia direttamente, o per mezzo del mio Agente di Roma, che è il Signor Paolo Pompilio Benucci. Basta dire che il suo onorevole foglio del dì 8 Agosto io non l'abbi (da Carovigno) che ai 28 dello stesso mese. E le bacio devotamente la S. Pasqua. Ostuni 29 agosto 1887 E.mo e R.mo Signor Card. Prefetto della Sacra Congregazione del Concilio Roma

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- CXLVIII OSTUNI, 5 SETTEMBRE 1887 L'Arcivescovo ordina l'apertura della Chiesa di Belvedere in occasione della Festa della Natività di Maria Santissima. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1884-1899. Santuario di Belvedere. *** Ostuni 5 Settembre 1887 Rev. Per soddisfare alla sincera divozione di molti dispongo che per la prossima Festa della Natività di Maria SS., sia aperta la Chiesa di Belvedere. La sua nota diligenza e quella del Cappellano-Rettore mi fanno sperare, che tutto proceda col debito rispetto al Suo Tempio, ed agli ordini, già emanati da me che, contro certe malizie ed irragionevoli insinuazioni ho sempre riguardato con occhi di predilezione quel Santuario; Ne sia pruova la tessera ordinata colla quale / checchè ne abbiano giudicato a torto / si provveda che solo i buoni sacerdoti, e per mia Autorità possano in quel tempio celebrare. V. S. comunichi questa mia ordinanza a chi di ragione e mi dia un cenno di ricevuta. Rev. Signor D. Anacleto Pomes Vicario Foraneo Carovigno

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- CXLIX CAROVIGNO, 7 SETTEMBRE 1887 Il Sindaco chiede all'Arcivescovo di sapere ufficialmente le sue disposizioni in merito alla riapertura del Santuario di Belvedere. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** [Su carta intestata:] Provincia di Terra d'Otranto Circondario di Brindisi Amministrazione Comunale di Carovigno N. 666. Oggetto: Apertura del Santuario di Belvedere. 1887

Carovigno 7 settembre

A S. E. L'Arcivescovo della Diocesi di Brindisi in Ostuni È pregata V. E. portare a conoscenza di quest'Autorità i savi provvedimenti che si dicono stabiliti nell'ufficio trasmesso a questo Economato, a riguardo della riapertura del Santuario di Belvedere, e ciò perchè l'Economo dice di aver solamente a voce tali provvedimenti. Importando che i provvedimenti predetti impartiti dalla E. V. sieno integralmente e senza equivoci resi di pubblica ragione, la prelodata V. E., non vorrà privare questa autorità di uno speciale riscontro. Il Sindaco FF. (facente funzioni) Filomena

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- CL OSTUNI, 7 SETTEMBRE 1887 L'Arcivescovo risponde al Sindaco, assicurandolo sul suo impegno per la Chiesa di Belvedere, e sottolineando al contempo che per le questioni ecclesiastiche ha corrispondenza ufficiale col Vicario foraneo. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** Ostuni 7 Settembre 1887 Stimatissimo Signor Sindaco Mi dispiace ch'ella siasi incomodata a spedirmi a posta un corriere per un fatto puramente ecclesiastico, del quale vedo che è già informata in genere, da codesto mio rappresentante, cioè dal Vicario foraneo in codesta Parrocchia, col quale per simili affari io debbo avere la mia corrispondenza ufficiale. Del resto ella dev'essere sicura di tutto il mio impegno, perchè la divozione del popolo sia soddisfatta, ma regolata secondo le leggi della Chiesa. Mi creda con tutta stima, benedicendola nel Signore Illustrissimo Signor FF. Sindaco di Carovigno *** [Retroscritto:] URGENTE A. S.a E.a Monsignor Arcivescovo di Brindisi in Ostuni Dal FF.e Sindaco di Carovigno

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- CLI CAROVIGNO 11 SETTEMBRE 1887 Il Capitolo, mentre plaude all'apertura del Santuario ordinata dall'Arcivescovo, lamenta di doversi munire di una tessera per ivi celebrare la santa messa. Se ne chiede l'abolizione. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** A Sua Eccellenza Monsignor M. L. Aguilar Arcivescovo di Brindisi. Eccellenza, I sottoscritti Sacerdoti componenti il Capitolo di Carovigno, hanno saputo che l'Eccellenza Vostra abbia ordinato la riapertura stabile di questo Santuario di Belvedere al pubblico Culto, secondo la destinazione immemorabile di questa Pia fondazione, a condizione però che i Sacerdoti si munissero della tessera, rilasciata da V. E. da presentarsi al Rettore; Cappellano della Casa Dentice, o al Custode, allorchè vi si recassero a celebrare. Eccellenza, mentre tutti i sottoscritti han fatto plauso alle disposizioni della riapertura del Santuario, tanto desiderato da tutto il popolo, non come si dice, da pochi preti e da pochi secolari, nel tempo stesso non han potuto spiegarsi la ragione della necessità di una condizione che umilia sommamente questo Clero. Se altro non vi fosse, ritengono i sottoscritti, che basterebbe la Bolla del Sommo Pontefice Gregorio XIII del 5 Aprile 1576, resa esecutiva dal Regio exequatur del 4 Aprile 1578, per eliminare la necessità dello adottarsi per il Santuario, misure eccezionali, che non si praticano certamente per le altre Chiese pubbliche di questo Paese. Imperocchè se il Capo della Cattolicità univa alla Chiesa ed al Capitolo di Carovigno L'Abazia di Santa Maria di Belvedere, ragion vuole che questo pubblico e Secolare Oratorio, venga per virtù della citata Bolla, considerato eguale alle altre Chiese pubbliche di Carovigno. E ciò indipendentemente dal Beneficio che vi era annesso, dallo svincolo che si avesse potuto ottenere e da qualunque altre pretensione di Patronato, ritenendosi universalmente che le Chiese sono direttamente sottoposte alla giurisdizione Episcopale, almeno finchè sono Chiese. I sottoscritti non volendo ritenere che la condizione imposta al Sacerdote che dovrà celebrare sia un'atto (sic) di deferenza o di riconoscimento di privato dritto in altrui, perchè in tal caso la stessa condizione dovrebbesi imporre ad ogni credente che ivi va a pregare; appare chiaro essere stata dettata per umiliare il sacerdote cattolico, e segnatamente i Sacerdoti di Carovigno. Il decoro quindi di questo Clero non consentendo assoggettarsi a siffatta umiliazione, si prega V. E. richiamare la ordinanza della tessera - qualora come si vocifera - l'abbia emanata -. Se poi l'Eccellenza V. voglia persistere in tale determinazione per motivi che i sottoscritti non sanno intravedere, si compiaccia manifestarli; onde questo Clero adduca le sue ragioni o le sue discolpe. Quando i sottoscritti hanno innanzi esposto è anche il voto e l'intendimento di tutta questa popolazione, la quale vuole libero culto nel Santuario della sua Protettrice, e nel contempo - fiero nella tradizione dei padri suoi - sdegna vede

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re assoggettato a restrittezza ed a umiliazioni il suo Sacerdote. I sottoscritti han ferma speranza che V. E. interessandosi di quanto le hanno esposto vorrà ridonare al suo Clero ed a questo suo popolo quella tranquillità, che da qualche tempo è stata turbata. Carovigno 11 Settembre 188 Sette Il Cantore Angelo de Vita Sacerdote Vito Antonio Dragone Luigi Sacerdote Del Prete Sacerdote Antonino Brandi Sacerdote Francesco Andriani Sacerdote Pasqualino Radisi Sacerdote Vincenzo Sbano Sacerdote Giovanni Padalino Sacerdote Donato Antonio Epifani Sacerdote Raffaele Andriani Sacerdote Cesare Epifani Sacerdote Francesco de Vita Sacerdote Angelo Pignatelli Sacerdote Francesco Dragone Sacerdote Simone Iaia Sacerdote Odorico Pomes Manca la firma del Sacerdote D. Anacleto Pomes perchè assente alla seduta del Capitolo. Carovigno li 11a Settembre 1887 Per copia conforme Il Presidente del capitolo Cantore Signor D. Angelo De Vita Il Cancelliere del Capitolo Sacerdote Pasqualino Radisi

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- CLII CAROVIGNO, 12 SETTEMBRE 1887 Il Procuratore (Don Francesco De Vita) rimette all'Arcivescovo l'esposto del Clero riguardante la prepotenza della Casa Dentice sopra i beni della Chiesa e contro la volontà dei fedeli di andare a Belvedere a pregare. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** Carovigno li 12 Settembre 1887 Eccellenza Reverendissima Le rimetto un'esposto firmato da tutto il Clero, al quale, prego l'E. Sua dare ascolto, poichè siamo stanchissimi di vederci da parecchi anni insultati, calunniati e umiliati dalla nota Casa, e segnatamente dai suoi incivili rappresentanti. Monsignore Le chiediamo scusa e perdono, se in qualche momento ci mostriamo un pò caldi nella discussione, ma che vuole? Il paese si vede tolti diritti sacrosanti feudali che vantava su sei mila e cinquecento tomola di estensione. Si vede privato di un pingue Beneficio, formato dai lasciti dei nostri antenati, senza saper come. Da ultimo si arriva alla spudoratezza di dire, anche il Santuario è mio. Monsignore, come vuole che non dovessimo risentirci dinanzi a questi atti di prepotenza baronale? Ma l'E. Sua potrà giustamente dirmi, vi è la Giustizia. Sì, Eccellenza, vi è la giustizia; ma non è la giustizia del Cielo, della quale non si può affatto dubitare. Eccellenza è sventura quando si trova in lotta il debole col forte, il debole deve sempre soccombere; però il forte deve tremare della sua vittoria! Eccellenza, come possiamo essere freddi spettatori di uno scempio che si fa di diritti sacrosanti di un popolo? Monsignore il paese si sta trovando di fronte a continue provocazioni. Di fatti, Sabbato scorso, secondo il solito, la gente corse al Santuario per salutare e pregare la sua Protettrice, il monaco, colla sua solita superbia, disse di non esserci permesso di potere entrare in Chiesa, e quella pia gente dovette ritornarsene in paese, senza aver potuto salutare la Santissima Vergine di Belvedere nostra Protettrice. Eccellenza non dubiti, siamo uniti, che la Madonna, con un gran miracolo che farà, uscirà da quella prigionia in cui si trova. Il Clero acquisterà la sua piena libertà, ed il popolo la sua pace, che da molto tempo desidera. Eccellenza, noi lotteremo per Lei e con Lei e trionferemo. Chiedo, anche da parte dell'intero Capitolo la Pastorale benedizione e ci ritenga quali sudditi devotissimi della E. Sua. Noi siamo usi a dire al Superiore la verità; poichè siamo sudditi sincerissimi, e non vogliamo ingannarlo. Le bacio devotamente il sacro Anello. Il Procuratore Sacerdote Francesco de Vita

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- CLIII OSTUNI, 12 SETTEMBRE 1887 L'Arcivescovo scrive all'Agente di Casa Dentice e si duole che il Vicario foraneo non lo abbia informato del suo ordine (che in ogni caso conferma) di aprire la Chiesa di Belvedere, il giorno della Natività di Maria Santissima. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** [In alto a dx:] Per mezzo dell'Arc. Epifani Ostuni 12 7bre 1887 Pregiatissimo Signor Agente, Mi rincresce che il buon Vicario di Carovigno non le desse avviso dell'ordine da me dato che fosse aperta la Chiesa di Belvedere per giorno della Natività di Maria Santissima. Però Ella deve persuadersi che questo fatto anche interpretato largamente, com'è avvenuto, non può dispiacere a nessuno, mentre che acquieta e soddisfa la popolazione di Carovigno. Perciò io son di credere che Ella debba lasciar fare al Cappellano senza brigarsi dell'ostacolo che potrebbe venire dai lavori di restauro, forse eseguiti per ordine del Sig. Principe, che io veramente ignorava. Questo piacerà senza dubbio al Sig. Principe, ed anche alle Autorità stanche delle premure che si son fatte per la riapertura del Santuario. E senz'altro mi protesto, benedicendola nel Signore All'Ill.mo Signor Rubini Agente del Sig. Principe di Frasso San Vito dei Normanni

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- CLIV CAROVIGNO, 24 SETTEMBRE 1887 Il Clero, per il tramite del suo Procuratore, nel ribadire che i Dentice, per quanto attiene al Santuario, si configurano come meri usurpatori, fa sapere all'Arcivescovo di non poter più accettare, perchè umiliante, la regola della presentazione della tessera per celebrare la Messa a Belvedere. Ne chiede perciò l'abolizione. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** Carovigno li 24 Settembre 1887 Eccellenza Reverendissima Mi duole dover partecipare all'Eccellenza Vostra, che interpellato di bel nuovo il Clero sulla faccenda della tessera, a unanimità han risposto di non poterlo accettare più. Primo, perchè riesce di soverchia umiliazione dover un Sacerdote andarla a presentare ad un salariato della Casa Dentice, tanto nella persona del suo Cappellano, quanto nella persona del Monaco. Secondo, perchè se ne avvalgono di questo pretesto per informare e calunniare un Corpo Morale. Terzo, perchè si ritiene generalmente, che noi con questo atto veniamo a riconoscere il diritto di padronanza che la Casa Dentice vuole onninamente assodare. E parlano chiaro i fatti. Eccellenza, poichè a suo piacimento l'apre e lo chiude, non tenendo nessun calcolo delle disposizioni dell'Eccellenza Vostra, nè del Diritto sacro santo che vanta un popolo fin da dieci secoli, su questo Santuario. Ritengo, Eccellenza, che un atto simile di prepotenza baronale non si è consumato mai, nei secoli andati! ..... Il Clero dunque fa questo non per opporsi alla volontà dell'Eccellenza Vostra; poichè ha ubbidito per ben cinque anni; ma per sostenere il proprio decoro dinanzi ai suoi avversari. Eccellenza, il Capitolo ritiene assolutamente che il Santuario di Belvedere sia una Chiesa pubblica, principalmente perchè ne tiene tutti i caratteri, perchè tale è stata ritenuta per dieci secoli, e perchè ci è la Bolla di Papa Gregorio XIII che la unì alla Chiesa di Carovigno. E da ultimo, perchè vi è l'atto dello svincolo dei beni componenti la dotazione del Beneficio; il quale per legge è consentito appunto per quelle Pie fondazioni, che hanno carattere di pubblicità e perpetuità. Questo Clero dunque non viene a fare questione di giuspatronato; ma fa solo osservare all'Eccellenza Vostra che qualunque fosse stato il patrono, legittimo o illegittimo, operato lo svincolo, il gius-patronato è finito, perchè questo diritto si è tramutato in quello di svincolo. È questa la ultima fissa giurisprudenza civile, basata sul criterio legale della innovazione avveratasi, mercè la legge di soppressione (Conforti Luigi, Ma

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nuale di Polizia Ecclesiastica, pag. 117). Che se poi si dovesse risalire alle fonti del Diritto canonico, si troverebbe egualmente, come il patronato si perda tosto che la Chiesa patronata viene unita a una Chiesa di libera collazione (Spennati Cav. Giuseppe, Diritto Can. Univers., pag. 383). Ogni patronato legale dunque sarebbe cessato dal momento che la sopra detta Bolla univa alla Chiesa libera di Carovigno, il Santuario di Belvedere e ne assegnava il Beneficio al Capitolo. Tutto quello che seguì è stata una spudorata usurpazione, ed il Concilio Tridentino non riconosce affatto le usurpazioni, precisamente in materia di patronati (Sez. 25, Cap. 9, Concilio Tridentino - de reformatione). E potrebbe il Clero, Eccellenza riconoscere tali usurpazioni? Però quando i Baroni, dispotizzando il maledetto feudalismo, usurparono il patronato, non imposero mai restrizioni di sorta al libero Culto nel Santuario, e si vorrebbe ora, Eccellenza che si esegua la volontà di un intruso patrono? Peraltro questa discussione è frustranea (: che non è di alcun utilità), poichè adesso non è questione più di patronato, ma invece di padronato, o meglio di padronanza! .... Il Clero poi, Eccellenza, fa questa interrogazione: perchè solamente il Cappellano della Casa Dentice non è obbligato a presentare la tessera a chicchessia? Si risponde, perchè si appartiene alla Casa. Dunque tutto il Clero poi deve presentare questa tessera, perchè non è servitore della sopra cennata Casa. E da ciò non si vede chiaro che, col praticare, il Clero, la presentazione della tessera ad un salariato della Casa, viene in modo chiarissimo a riconoscere nel Signor Dentice il diritto di padronanza? Eccellenza, delle Chiese non è padrone nessuno, fuori che la fede dei credenti sintetizzata nel Capo Supremo della Chiesa. E noi tutti, Sacerdoti, componenti questo Clero, preghiamo di bel nuovo l'Eccellenza Vostra a voler mantenere alto il prestigio dell'Autorità Episcopale, ed in conseguenza anche la dignità e libertà di questo Clero. Eccellenza, la pace e la tranquillità di questo Capitolo e di questo popolo sta nelle sue mani. Ordini la riapertura della Chiesa, abolisca la tessera e tutto sarà finito. E così Clero e popolo festanti correremo al Santuario a cantare una messa solenne di ringraziamento, ed a preferenza pregheremo, la Vergine di Belvedere, per l'Eccellenza Vostra, per averci concessa quella libertà, per la quale la Chiesa sempre ha combattuto. Mi auguro dunque che l'Eccellenza Vostra concederà la grazia dell'abolizione della tessera ad un Corpo Morale sopratutto attaccato al proprio decoro. Baciamo intanto uniti il sacro anello e chiediamo la Pastorale Benedizione, benignandosi di riscontrare la presente. Il Procuratore Sacerdote Francesco de Vita.

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- CLV CAROVIGNO, 24 SETTEMBRE 1887 OSTUNI, 24 SETTEMBRE 1887 Il Vicario Foraneo rappresenta all'Arcivescovo l'intenzione del Clero e del Capitolo di ricorrere alla Santa Sede per l'obbligo di esibire la tessera per celebrare a Belvedere. Segue l'incarico che l'arcivescovo affida al Vicario Foraneo in ordine alla riapertura della Chiesa di Belvedere Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1884-1899. Santuario di Belvedere. *** Carovigno 24/9/1887 Eccellenza R.ma Ieri questo Procuratore faceva conoscere al Clero la volontà dell'Ecc. Sua relativamente alla tessera. Dai corifei (: capi) si rispose doversi avvanzare ricorso a Roma. Domenica ventura si terrà unione per autorizzare il Procuratore a recarsi a tal uopo a Roma; e mi si dice che il medesimo fra giorni scriverà a Lei per manifestare la volontà del Clero. Filandropo Decimo, di cui si serve quel tale, ha detto in confidenza a più persone, che sia già partito il plico a Roma, e che fra non molto si sentirà il traslogo di Monsignore. Di tutto ciò La prevenisco. Le bacio con pieno rispetto il sacro anello, e mi dico Di Lei Devotissimo Servo Anacleto Pomes. *** OSTUNI, 24 SETTEMBRE 1887 L'Arcivescovo incarica il Vicario Foraneo (Don Anacleto Pomes) di notificare all'Agente di Casa Dentice il suo ordine di riapertura della Chiesa di Belvedere. *** Ostuni 24 Settembre 1887 In vista della presente V. S. è incaricata di manifestare al Sig. Gabriele Rubini Agente dell'Ecc.ma Casa Dentice, come la pubblica Chiesa della Madonna di Belvedere di mio ordine è riaperta ai fedeli tutti che vorranno visitarla; nè conosco io ragione alcuna perchè sia la detta Chiesa ulteriormente chiusa. Fatta questa intimazione al prelodato Agente, V.S. comunichi pure la cosa al Reverendo Cappellano-Rettore del detto Santuario, il quale ne' detti giorni soliti assisterà a quella Chiesa perchè tutto proceda in regola secondo il costume. Con questa occasione la prevengo di aver scoperto un equivoco nel quale sono caduti codesti Sacerdoti, quasi che siano da me obbligati a presentare la Tessera tutte le volte che piacerà loro di recarsi a celebrare nel Santuario. Non è così, nè poteva io volere questo pleonasmo. Chi per la mia tessera è già conosciuto nel Santuario, dal Rettore o dal custode, potrà celebrare liberamente la S. Messa, sia egli di Carovigno sia forestiero. V. S. faccia nota codesta dichiarazione a chiunque ne abbia mestieri. E senza più la benedico, in attenzione di analoghe risposte. [In basso a sx:] Reverendo D. Anacleto Pomes Vicario Foraneo di Carovigno

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- CLVI CAROVIGNO, 1 OTTOBRE 1887 OSTUNI, 3 OTTOBRE 1887 Il Vicario Foraneo (Don Anacleto Pomes) rassicura l'Arcivescovo di aver adempiuto quanto doveva. Segue la conferma dell'arcivescovo riguardo all'apertura della Chiesa di Belvedere. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1884-1899. Santuario di Belvedere. *** Carovigno 1.o ottobre 1887 Eccellenza R.ma: Il venerato Ufficio di Lei del 24 p.p. lo presentai e fu letto a questo Clero nel giorno 27, il quale (tranne qualcuno) restò soddisfatto e contento. Mi disse il Procuratore che verrà costà per ringraziare l'Ecc. S. da parte del Clero. Ho manifestato al Cappellano-Rettore di Belvedere quel che lo riguarda per l'assistenza alla Chiesa nei giorni soliti. Con Ufficio trascrissi e comunicai a D. Gabriele Rubini l'intimazione per la riapertura della Chiesa. Sono stato in attenzione di riscontro che mi giunse la sera del 30 p.p. alle 10 p. - Mi diceva che egli si sia affrettato manifestare al Principe gli ordini di Monsignor Arcivescovo, e che ne attende le disposizioni. Mi soggiungeva che egli manca di autorizzazione a far aprire il Santuario, se prima non saranno espletati i ristaori, per i quali ha fatto le più vive premure. Mi diceva in fine che di tutto ciò sia consapevole l'Ecc. S. - Intanto io L'assicuro che sul luogo non vi sono lavoranti per questi benedetti ristaori. Per ragion di prudenza ho creduto tener riservato un tale riscontro senza manifestarlo a chicchessia, per non accrescere i mal'intesi di questa popolazione impaziente per la riapertura del Santuario. Le bacio con pieno rispetto il sacro Anello, e con tutta stima mi dichiaro Di Lei Devotissimo Servo Anacleto Pomes *** OSTUNI, 3 OTTOBRE 1887 L'Arcivescovo conferma l'ordinanza di apertura del Santuario, come stabilito. *** Ostuni 3 Ottobre 1887 Resto inteso della comunicazione che ella ha data della mia lettera de' 24 p.p. alle varie persone cui si doveva; e non ignoro le dichiarazioni dell'Agente del Sig.r Principe, il mandommi Sabato a posta il Notaio Sig.r Giovanni Greco. Ma io stetti fermo negli ordini dati, e non soffro dilazione. Ella dunque ordini a mio Nome che nel prossimo Sabato 8 corr.e si apra il Santuario, e così in tutti i giorni, che è costume. Attendo l'assicurazione dello eseguimento di tale ordinanza, e la benedico. L'Arcivescovo

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- CLVII CAROVIGNO, 7 OTTOBRE 1887 Il Vicario Foraneo (Don Anacleto Pomes) fa presente all'Arcivescovo gli ostacoli che l'Agente di Casa Dentice frappone alla riapertura del Santuario. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Cappelle Rurali, oratori in Casa, 1834-1899. Carovigno, Santuario di Belvedere. *** VICARIO FORANEO Carovigno Carovigno 7/10/1887 Eccellenza Rev.maa Mi affrettai comunicare all'Agente della Casa Dentice l'Ufficio dell'Ecc. Sua della data del 3 volgente mese. Questa mattina mi ho ricevuto il riscontro che Le rimetto. Giorni sono avendo ordinato a Giannotti di andare a S.Vito per discorrere coll'Agente e ricevere le disposizioni per la riapertura del Santuario si denegò, dicendomi che essendo andato altra volta all'oggetto si ebbe un forte rimbrotto dal medesimo Agente, rimproverandolo che tanta premura veniva da lui, e che di ciò il Principe ne aveva preso nota. Giannotti lo aveva mandato io, quando mi ricevei il primo ufficio dell'Ecc. Sua per la riapertura del Santuario. Questa mattina, Giannotti è andato a Belvedere per riceversi la consegna degli arredi sacri dal Monaco custode che è partito per malattia; ma senza poter dire messa colà. Mi diceva il medesimo che la chiave sia stata mandata a S. Vito. Le bacio con profondo rispetto il sacro anello, e con tutta stima di dichiaro Di Lei Devotissimo Servo Anacleto. D. S. Domenica mattina venne a trovarmi in Chiesa il Notaio Sig.r Giovanni Greco, pregandomi che si dovesse dilazionare l'apertura del Santuario finchè saranno fatte le riattazioni. Risposi che io non poteva immutare gli ordini di Monsignore Arcivescovo; mi soggiunse che di ciò l'Ecc. Sua ne aveva conoscenza. Io mi lamentai fortemente per il tanto ritardo delle benedette riparazioni, non ancora cominciate, e sempre promesse. Mi benedica.

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- CLVIII OSTUNI, 8 OTTOBRE 1887 L'Arcivescovo risponde al Vicario Foraneo d'aver già impartito l'ordine di riaprire la Chiesa di Belvedere. Lo esegua e, in quanto rappresentante dell'Arcivescovo, lo intimi all'Agente dei Dentice e soprattutto non gli deve più scrivere in merito a ciò. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** Ostuni 8 Ottobre 1887 V. S. manda e rimanda da me, e non so la cagione! Perchè mi spediva jeri un messo con questa lettera che a me non appartiene? Intenderebbe forse che io revocassi l'ordine più volte dato per la riapertura della Chiesa di Belvedere? Tutti sanno che non facile a mutare proposito. Dunque V. S., qual mio rappresentante vorrà, non deve fare altro che eseguirli i miei ordini con molta energia: Ma in questo fatto si movano ostacoli per parte di chi rappresenta il Patrono del Santuario, e vuol farlo da Padrone! Io vedo che il Signor Principe, se qui fosse, vedrebbe chiaro, che egli è disservito non è servito, e quello, che crede esigere la sua dignità, è una indegnità. In somma, io non fo che rinnovare formalmente l'ordine di riaprire quanto prima l'anzidetta Chiesa. V. S. intimi formalmente ed ufficialmente quest'ordine all'Agente del Principe, e fissi il giorno della riapertura servando le circostanze che conoscerà essendo sulla faccia del luogo. Non istia più a scrivere a me chè io non debbo più rispondere intorno al nojoso argomento. Solo dovrà scrivermi, ovunque io mi trovi, quando, nel giorno da lei fissato, trovando nuovi ostacoli, avrà, come mio agente, ricorso al Regio Pretore. E la benedico. L'Arcivescovo Per Signor Vicario Foraneo

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- CLIX OSTUNI, 1887 Da: Alessandro Massimo CAVALLO, Al Consiglio Comunale di Carovigno SUL SANTUARIO DI BELVEDERE, Ostuni, Tip. Ennio di G. Tamborrino, 1887, pp. 24. Originale presso la Biblioteca Comunale di Ostuni: Scritti Vari, Sezione Scrittori Ostunesi Pugliesi Salentini N. 1165-1186 – SIL MISC. 44, 1, 7842. [N.B.: Le note poste nell'originale a piè di pagina, sono in questa trascrizione riportate nel testo in parentesi quadre e in corpo otto. In parentesi tonde, parimenti a corpo otto, le esplicazioni, ove necessarie. Gli accenti sono quelli del testo originario] SUL SANTUARIO DI BELVEDERE Il Santuario di Santa Maria di Belvedere, in terra di Carovigno, è sito accanto alla pubblica via omonima a circa tre chilometri dal paese. La sua invenzione risale allo scorcio del IX secolo dell’Era Cristiana, e fin da quel tempo fu oggetto di culto speciale per i Carovignesi, non solo, ma per moltissimi fedeli che vi accorrevano da diverse provincie. Questo Santuario consiste in una grotta a due gallerie in differenti piani, in una delle quali fu rinvenuta l’immagine della Madonna. In ciascuna delle gallerie vi è un altare fisso e, oltre a ciò, vi è una Chiesa accanto, edificatavi posteriormente con oblazioni fatte da’ fedeli. Le notizie storiche su questo Santuario furono raccolte e stampate dal Padre Serafino Montorio nel suo “Zodiaco di Maria” ove ne parla con particolarità al segno VII. Stella XXVIII, che pubblicò al 1715 in Napoli. In quest’opera, avvalorata da’ rispettivi Vescovi delle Diocesi, il Montorio fa a sapere qualmente che il Santuario fu arricchito di donativi, di Legati Pii, di poderi, di censi, decime, oliveti ed altro da costituire un ricco Beneficio. Naturalmente la Cappellania di Belvedere fu, ab antiquo, di Patronato Comunale, per fondazione, edificazione e dotazione, o, come dicono i Canonisti, fundatio in specie, extructio, dotatio, appunto perché il Comune e la personificazione giuridica dell’università de’ cittadini. * * * La dominante potenza baronale, però, non poteva non mettere le mani sul Beneficio di Belvedere! Cominciarono quindi le appropriazioni de’ beni, e le pretenzioni di patronato, coll’arrogarsi il diritto di nominare il Beneficiario. Nel 5 Aprile 1576, in seguito a dimanda sporta dal Capitolo di Carovigno, Gregorio XIII, con Bolla Pontificia, univa alla Chiesa ed al Capitolo di Carovigno l’Abazia di Santa Maria di Belvedere, e ne ordinava il possesso, e questa Bolla fu corroborata dal Regio exequatur del 4 Aprile 1578. Contro la presa di possesso insorse il Barone del tempo, e nel 28 Aprile 1583 ottenne dalla Curia Vescovile di Ostuni sentenza favorevole circa il possesso, Baronale, del Beneficio. In seguito di che, il Capitolo iniziò il giudizio in petitorio, come si rileva da tutti i processi seguiti, esistenti nell’Archivio di Ostuni ove si conservano pure i titoli di fondazione. Mentre la causa si manteneva senza risultati diffinitivi, i beni del Beneficio si assottigliavano sempre più. A mettere un argine alle appropriazioni, Benedet

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to XIII fulminò la scomunica, nel I. Novembre 1728, contro gli usurpatori de’ beni e contro coloro che, conoscendo, non rivelavano le usurpazioni. In questo modo si ottennero le notizie richieste per un regolare inventario che fu di fatto eseguito, e si conserva nel predetto Archivio Vescovile di Ostuni, tra le altre Mappe Beneficiarie. Il giudizio, intanto, che, per la Bolla del 7 Maggio 1583, era stato portato alla Curia Metropolitana di Brindisi, restò senza decisione. Fu ancora ripreso nel 1728, e poscia nel 1770 senza esito, finchè stanco, il Capitolo, e persuaso che la potenza de’ Baroni s’imponeva su tutto, non riattivò più la causa. Nel fatto, quindi, i Baroni restarono padroni del campo. Venute poscia le leggi eversive della Feudalità del 1806, e seguenti, i beni della Cappellania di Santa Maria di Belvedere si devolsero al Fisco, una a tutti gli altri beni ex-feudali. In conseguenza, nel fatto, il Patronato fu ritenuto Regio; ed il Re, esercitando la sua autorità, investì a Beneficiato il Sacerdote D. Vincenzo Spaventa, ex Domenicano, con Diploma del 29 Ottobre 1817. [Da una copia, non legale, di Verbale di presa di possesso, firmata dallo stesso D. Vincenzo Spaventa, rileviamo che la presa di possesso della Cappellania in parola, si effettuò al 17 Novembre 1817 a mezzo del Procuratore Sac. D. Ignazio Buonsanto. Si rileva pure che il Procuratore esibì copia di un atto in brevetto del Notaio Certificatore D. Benedetto Inferrera, di Napoli, rilasciata a 4 Novembre, sull’originale stipulato a 27 Settembre 1817, e registrato in Napoli presso il Ricevitore de Pascalis a 29 dello stesso mese, numero progressivo 10577 lib. 1. fol. X. fol. 8, cas. 4. pagamento grana venti, e firma del Notaio legalizzata dal Presidente del Tribunale Civile di Napoli D. Nicola Parisio a 4 Novembre detto anno. Si cita pure l’esibizione del Regio Diploma d’Investitura, spedito pel Ministero della Real Segreteria degli affari Ecclesiastici in data 29 Ottobre 1817, e nello stesso giorno registrato, gratis presso il Ricevitore. La <<canonica istituzione>> ed il possesso venne dato dal Vicario Foraneo Sac. D. Vito Cataldo Andriani di Carovigno, per delegazione fattagli dal Vicario Capitolare D. Agostino Cantore Ayroldi della vacante Curia Vescovile di Ostuni. Detto verbale è firmato da Notar Francesco de Simone, Leonardo Nicola Spagnolo come testimoni, dai comparenti costituiti delegato e procuratore, ed è registrato a S. Vito addì 3 Dicembre 1817, col visto del Regio Giudice, pel Ricevitore Lanzilotti.]

Il Beneficiato Spaventa restò nel possesso sua vita durante. Morto poi nel 1837 il Sig. Spaventa, subentrò nel possesso del Beneficio la Casa Dentice, in forza di qual titolo veramente ignoriamo. [Nella memoria scritta su Belvedere il 1884, s'incorse in un errore circa tal provenienza, ignorandosene la verità.]

Lungo il tempo decorso dalla invenzione del Santuario (circa mille anni) e attraverso le fasi che il patrimonio subì, il libero culto vi fu sempre mantenuto, come dal primo giorno della fondazione. Val dire che i Sacerdoti vi andarono liberamente quando vollero celebrare uffici Divini, i devoti vi si recarono quando loro piacque; ogni Sabato specialmente si praticava una specie di pellegrinaggio alla Santa Grotta; ed il primo Sabato successivo alla Pasqua di Resurrezione la Deputazione delle feste religiose solennizzava l’anniversario con musica, spari, messe solenni, e quant’altro suole praticarsi per la dignità del culto alla Protettrice. Secondo poi la situazione originaria, la messa di ciascun Sabato dell’anno veniva celebrata da Sacerdote pagato dalle rendite del Beneficio; come pure il custode del Santuario, la manutenzione, gli arredi sacri, ed ogni altra cosa occorrente si portava a spese di chi si trovava ad usufruire delle rendite del Beneficio, senza veruna eccezione. * * * Finalmente vennero le disposizioni relative alla soppressione e conversione, contenute nel Decreto 17 Febbraio 1861, e Legge 7 Luglio 1866, Legge 15 Agosto 1867, Legge 11 Agosto 1870, Legge 19 Giugno 1873. Allora il Sig. Pietro Valente, nella qualità di Amministratore del Sig. Principe Dentice ed altri germani, addì 15 Febbraio 1863 rivelava, al Ricevitore del Registro di S. Vito, il Beneficio sotto il titolo di Santa Maria di Belvedere in Carovigno. Il Ricevitore, eseguite all'uopo delle indagini, credè dover ritenere come patrono il possessore de' beni componenti il Beneficio. Da parte del Sig. Dentice, come risulta dagli Atti, si cominciò col dire che male si era avvisato il Sig. Valente a rivelare i beni in esame come Beneficio,

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non essendovi alcun titolo, documento o memoria da cui ciò potesse risultare. Dopo lunga polemica, quantunque si pagava già la tassa di mano morta, nel 15 Agosto 1872 il Ricevitore predetto, a nome dell’Amministrazione Fondo Culto, procedè alla presa di possesso de’ beni immobili componenti il Beneficio, escludendo però il Santuario con i suoi immediati accessorii. In seguito di ciò, il Dentice convenne il Fondo Culto al Tribunale, e questo, con sentenza del 12 Marzo 1873, dichiarò che <<legalmente l’Amministrazione del Fondo Culto aveva proceduto alla presa di possesso de’ beni rivelati come appartenenti al così detto Beneficio di Belvedere; rigettò la eccepita prescrizione, e, prima di provvedere sul merito, ordinò all’Amministrazione predetta di esibire copia della Mappa de’ Beneficii della Diocesi di Ostuni, per quello che potesse riguardare il Beneficio in disputa, le copie de’ Verbali d’investitura di esso, e qualunque equipollente.>> Innanzi al Tribunale, da parte del Dentice, si sostenne la inesistenza del Beneficio, della canonica erezione, e dell’investitura del Sacerdote Spaventa. Che, invece, dalla morte del predetto Sac. Spaventa, la sua famiglia si trovava nel libero godimento di que’ beni, e perciò vi sarebbe la prescrizione più lunga a suo vantaggio. Che, mancando gli atti costitutivi del Beneficio e quelli della investitura, tutto al più la istituzione si poteva ritenere per un semplice Legato Pio di Messe. In ordine poi alla provenienza de’ beni alla sua famiglia, il Dentice disse: <<Che sulla Mappa Beneficiale stava scritta la seguente annotazione: Questo beneficio, dopo la morte dell’attuale titolare Don Vincenzo Spaventa, dovrà passare in proprietà alla famiglia del Principe Dentice in virtù di Reale Decreto.>> Per contro, dall’Amministrazione del Fondo Culto si sostenne la esistenza del Beneficio, in base alla Mappa Beneficiale esistente nella Curia Diocesana di Ostuni. Che, dato ma non concesso che con la morte dello Spaventa si fosse avverata la soppressione, il Beneficio avrebbe acquistata novella esistenza per effetto della eseguita rivela, e del continuato possesso di un decennio pel pagamento della tassa di mano morta, il che rompeva pure la invocata prescrizione. Dopo la Sentenza del Tribunale, innanzi citata, le parti devennero ad un bonario componimento, mercè il quale il Dentice ottenne lo svincolo de’ beni componenti il Beneficio, in base alla legge 15 Agosto 1867, oltre il pagamento delle spese del giudizio. Tale componimento venne effettuato al 30 Novembre 1874. Di quell’Atto, si fanno notare gli Articoli 8, 9, così concepiti: ART. 8. <<Il Dentice svincolante si obbliga nelle più ampie e valide forme di mantenere indenne e rilevato così il Demanio come il Fondo Culto, da ogni domanda, molestia, pretesa, ragione ed azione a cui fosse per farsi luogo quando che sia da parte de’ terzi in dipendenza, e contro l’operato svincolo … ART. 9. “Lo svincolo de’ Beni dotali della Pia fondazione di Santa Maria di Belvedere viene, in fine, consentito sotto la espressa condizione che tutti gli obblighi religiosi e tutti gli oneri civili alla medesima inerenti debbano stare ad esclusivo carico dello svincolante.” * * * Operato lo svincolo dei beni dotali della Pia fondazione in parola, lo svincolante Dentice (Comm. Alfredo) rimodernò la facciata della Chiesa del Santuario, e vi appose lo stemma della sua famiglia con la seguente iscrizione. A. D. 1875 IL COMMENDATORE ALFREDO DENTICE

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DE’ PRINCIPI DI FRASSO QUESTO TEMPIO DI SUO PATRONATO SACRO ALLA VERGINE DI BELVEDERE RESTAURÒ, AMPLIÒ, ABBELLÌ. In seguito, si cominciò a permettere di proibire la celebrazione delle Messe a que’ Sacerdoti che non volessero assoggettarsi a dimandare il suo speciale permesso. Da ciò, naturalmente originarono malumori in tutto il paese. Poca parte de’ Preti si sottomise al nuovo giogo del permesso Dentice, l’altra si accontentò di non andarci più a celebrare. Diventando poscia sempre più restrittiva la consegna Dentice al Custode del Santuario, si ricorse all’Ordinario Diocesano. L’Arcivescovo, informato di tutto, proibisce ai sacerdoti di chiedere il permesso voluto dal Dentice, e minaccia d’interdizione l’Oratorio se, da parte Dentice, si persistesse negli abusi introdotti. Però dispone che i sacerdoti non sieno ammessi a celebrare se non presentano al Custode la sua tessera Vescovile, ossia un biglietto di visita dell’Arcivescovo di Brindisi – A questa nuova mezza misura, si assoggettarono Dentice e la poca parte de’ Preti di Carovigno, Da ultimo, nel martedì immediato alla Pasqua di Resurrezione del corrente 1887, fu inibito ad un Sacerdote di S. Michele (frazione del Comune di S. Vito nella stessa Diocesi di Brindisi) di celebrare al Santuario una Messa, a divozione di molti fedeli suoi terrazzani recativisi con lui, perchè non munito della tessera, essendo tal misura ignorata dai Sacerdoti di altri paesi. Nel sabato seguente, il primo immediato alla Pasqua del corrente 1887, quando cioè il popolo, secondo l’uso immemorabile, solennizza sopra luogo la invenzione della Sacra Immagine della Madonna, i serventi Dentice proibirono alla Deputazione delle feste di eseguire la questua nell’Oratorio, non permisero ad altri fedeli di poter accendere ceri alla Madonna, e scacciarono dal piazzale avanti il Santuario gl’individui che vi si erano recati per vendere rinfreschi, o altri commestibili secondo l’uso. [Ai Sacerdoti di Carovigno D. Donato Epifani e D. Raffaele Andriani, il Custode intimò la stessa proibizione quantunque sapesse che erano muniti dalla tessera. Tale intimazione venne loro fatta mentre, vestiti, uscivano per celebrare!! Questi fatti sono accertati dalle persone intervenute].

Da ciò ne originò la indignazione, che scoppiò poi di botto nel Domenica immediato 17 Aprile con una dimostrazione, alla quale presero parte circa tremila persone. In quella i dimostranti, erroneamente convinti che il recarsi al Santuario con l’Autorità del Paese equivalesse a rendere legale il concetto della improvvisata dimostrazione, condussero a forza il Sindaco, senza dare ascolto a quanto questi disse e pregò per distorli dal proposito. Tra i dimostranti poi, i più arditi finirono col rompere e guastare stemma e iscrizione, per cui si istruisce processo onde assodare la reità de’ medesimi. A) * * * Dal detto fin quì, scaturiscono facilmente varie questioni. E primieramente, riguardo al Patronato, è desso Laicale, Ecclesiastico o Misto? É Regio, Feudale o privato? É personale o reale? attivo, passivo, famigliare, gentilizio, lineale ecc.? É fuor di dubbio che i beni dotali della Pia fondazione di Santa Maria di Belvedere provennero da largizioni di devoti, perchè i titoli di fondazione, conservati nell’Archi-vio di Ostuni lo attestano, e perciò il Patronato è laicale e Comunale fin dalla sua origine, ed in conseguenza anche personale. Chè, quando anche non vi fosse stata una primitiva Canonica istituzione, si conosce

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che il Patronato si acquista di pien dritto per causa di fondazione e dotazione, e che non occorre neanche espressa riserva del fondatore e donante di una Chiesa per acquistarne il Patronato. [Vedi Sentenza del Tribunale Civ. e Corr. di Padova 16 Aprile 1879]. In seguito alla Bolla predetta di Gregorio XIII, sembra che la Cappellania, da Laicale, siasi fatta Ecclesiastica, ed in conseguenza anche il Patronato, quantunque non si abbia cognizione veruna che vi sia stato un atto di donazione o cessione di sorta da parte del Comune a favore del Capitolo, come il diritto Canonico insegna. [Vedi Spennati (G) Istituzioni di Diritto Canonico Universale, pag. 353]. La ingerenza, se non la prepotenza, de’ Baroni avrebbe modificato ancora la natura del Patronato tramutandolo in Feudale, ed in conseguenza “reale” attaccato cioè alla cosa e non più alla persona. Ci sarebbe da obbiettare la contesa lunga agitata, non mai risoluta, tra il Capitolo di Carovigno ed i Feudatarii, per cui il possesso de’ Baroni non fu pacifico, e neanche continuato, a cagione del possesso che il Capitolo prese al 2 Gennaio 1579 in esecuzione della Bolla suenunciata. Oltre a ciò, Benedetto XIV nel 1751, Iure plenario conferì il Beneficio ad un tal Nicola Tesoriere di Strongoli, fulminando la scomunica “contra opponentes” ma non si sa veramente se il Barone del tempo ne cedè il possesso. Da tutto ciò potrebbesi affermare che il Patronato Feudale avesse poggiato il suo diritto su la prescrizione? Il Concilio Tridentino, alludendo alla prescrizione, fa derivare il Patronato anche da molteplici presentazioni per antichissimo corso di tempo, eccedente la memoria degli uomini, il che va detto tempo immemorabile. [Spennati (G) Opera citata, pag. 370, e 341, 342]. Ora, i Baroni ànno fatto, essi, le molteplici presentazioni de’ chierici, come vuole il predetto Concilio, e, s’intende, con le norme Chiesastiche? Comunque sia, venute le leggi eversive della Feudalità, il Patronato si ritenne Regio, per effetto della devoluzione. [Spennati (G) Opera citata, pag. 357]. Il Re, di fatto, in forza del suo dritto, ne investì il Sacerdote Spaventa al 1817, come innanzi è detto. In esecuzione, però, del Concordato del 1818 (che riconobbe quasi tutti i Patronati, aboliti co’ Decreti 18 Giugno 1807, 22 Dicembre 1808, e 22 Luglio 1813, dalla dominazione Francese) venne il Decreto 20 Luglio 1818. In questo, con l’Art. 2. sta detto: “Che i patronati, sieno ecclesiastici, siano laicali, sopra beneficii di qualunque natura, fossero ristabiliti a favore de’ legittimi padroni, ai quali appartenessero secondo le regole del diritto Canonico coll’esercizio di tutti i dritti utili ed onerosi".[Conforti (L) Manuale di Polizia Ecclesiastica, pag. 279]. Così che, a rigore, il Patronato sarebbe stato di dritto, per tal Decreto, restituito al Comune, tanto più che desso è posteriore al Diploma a favore di Spaventa. Ed anche perché non si verifica qui il caso che, con la devoluzione, il patronato viene reintegrato ossia restituito nella sua primitiva interezza, siccome avviene quando il patronato Regio è anteriore alla infeudazione; [Spennati (G) Opera citata, pag. 380]. avvegnachè, se il Patronato fosse stato Regio, non si sarebbe verificato il Regio exequatur alla Bolla del Papa, che concedeva il Beneficio al Capitolo nel 1576. * *

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Come, dopo la morte del beneficiato Spaventa, i beni dotali della Pia fondazione di Santa Maria di Belvedere sieno passati in potere della famiglia Den-

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tice veramente non sappiamo. Pare, anzi, che neppure lo sapesse il possessore, perché innanzi al Tribunale, in contraddizione del “Fondo Culto” non à detto di meglio che citare una nota scritta su la Mappa Beneficiale, di cui prima aveva negato l’esistenza. La potrebbe essere forse una questione importante, perchè lo entrare nel possesso di beni stabili con una semplice nota è cosa soverchiamente patriarcale. Se ci fosse il Reale Decreto, cui accenna la nota, certo che sarebbe stato presentato dalla parte nel proprio interesse. Se, nel Diploma d’investitura a favore di Spaventa, fosse stata disposta la successione della Cappellania, il Dentice ne avrebbe avuto legale conoscenza. Invece egli à negato la investitura Spaventa, o altra successiva, ed à solo sostenuto il possesso più che trentenario. Quello che ci è di vero nell’affermazione del possessore Dentice si è che, dalla immissione nel godimento de’ beni in parola, egli si sia comportato, di fatto, non come un vero beneficiato, ma come quegli che possiede un semplice Legato Pio di Messe, il cui adempimento era lasciato alla sola coscienza del legatario, giusta il Reale Decreto 5 Agosto 1817. Per cui egli vi adempiva realmente pel solo obbligo di coscienza, non per altra ragione. In conseguenza non pretese mai dirsi Patrono, e regolarmente pagò il Sacerdote che celebrava la Messa di obbligo ogni Sabato, mantenne il custode, e tutto quanto era inerente al culto o altro nel Santuario. Quando poi, per l'operato svincolo, riconobbe che i beni posseduti erano dotali della Pia fondazione, ed accettò l'obbligo impostogli con l'Articolo nono, allora solamente volle essere Patrono, e si annunziò tale con la riportata iscrizione su la porta dell'Oratorio. Ora, potrà dirsi veramente patrono? Altra questione. E quì primieramente vi si osserva che, quando pure il Patronato fosse stato, di dritto, a favore del possessore, per le norme fisse di giurisprudenza relativa alla legge 15 Agosto 1867, si assoderebbe che: "Per effetto delle leggi di soppressione degli enti morali ecclesiastici, il patronato laicale su i medesimi si è convertito nel dritto di rivendicazione o di svincolo de' beni rispettivi" [Spennati (G) opera citata, pag. 340]. Val dire che, se "per le canoniche istituzioni" il patrono non può spiegare "ingerenza sull'amministrazione de' beni co' quali egli, o altri prima, à dotato la Chiesa [Spennati, ivi]” con lo svincolo ne diviene padrone reale, de' beni, e perciò finisce la vera significazione del vocabolo patrono inteso nel senso di puro patrocinio a prò della Chiesa. Finisce in sostanza il giuspatronato, che è dritto accordato dalla Chiesa ex virtute graditudinis; termina il diritto di presentazione del chierico, e gli obblighi religiosi, e gli oneri civili assunti dallo svincolante restano come gravosità imposte dalla legge, chè à permesso lo svincolo de' beni. [Tale obbligo è in conformità dell'art. 507 C. c. Vedi art. 5 Leg. 1861]. Pare, quindi, che il possessore de' beni in parola abbia agito in controsenso de' principii che si vogliono sostenere. Cioè, à disconosciuto il patronato quando forse poteva competergli, e lo vuole quando non lo può assumere. Di fatto, mirando, egli, a far scomparire fin l'idea di Beneficio, o credendo veramente che questo non ci fosse, perchè mancata la speciale trasmissione in questo senso, non ha fatta alcuna presentazione dal giorno che trovasi nel possesso dei beni dotali della pia fondazione. Ora, è risaputo che, per disposizione emessa da Bonifacio VIII (in capit. unic. de jurep. in VI) il tempo utile per la presentazione, nel patronato laicale, debba essere di quattro mesi, il qual termine comincia a decorrere dal giorno in cui si è conosciuta la vacanza del beneficio; il che, nella specie, è decorso dal 26 Gennaio 1837, data della morte del beneficiato Spaven-

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ta. Per lui, quindi, si sarebbe verificata la perdita parziale del patronato, per aver fatto decorrere il tempo utile per la presentazione, e la perdita assoluta in forza della prescrizione quadrigenaria (cioè: quadragenaria, di 40 anni). [Spennati (G) opera citata, pag. 371, 383 e 431 - La prescrizione quadrigenaria sarebbe giustamente invocata perchè, se anche patrono legittimo, non solo non curava presentare il chierico, ma lasciava che l'Ordinario nominasse il Rettore, (in persona del Sac. Francesco Morelli al 1857) e questo scegliesse il Cappellano per la celebrazione delle messe di obbligo. Il Morelli restò nella carica fin che morì, nel 1879. Il Sac. Morelli venne nominato Rettore di Belvedere da Monsignor Ferrigni, conosciuto canonista, per risolvere col fatto qualche abuso che si tentava introdurre sul Santuario, anche allora].

Sia, dunque, che il patronato si presuma reale, sia che si presuma personale, la conseguenza sarebbe la stessa perchè, nel primo caso, è mutata la condizione giuridica de' beni in virtù delle leggi di soppressione, nel secondo, perchè sarebbe decaduto dal dritto per l'avverata prescrizione. E non si tiene neanche conto, che gli atti contro la libertà del culto basterebbero a provocarne la decadenza; tanto più che ora si tiene, il Santuario, perfettamente chiuso al pubblico culto. D'altronde, non rimane a dubbiare che la dotazione e la fondazione sieno i modi ordinarii e primitivi, mediante i quali il patronato si acquisti, e ciò perchè il Concilio di Trento chiaramente lo à detto; come à ritenuto che tale titolo di patronato debba mettersi in cima di ogni altro, così nel possessorio come nel petitorio. Dal che emerge che nelle questioni di patronato, il Consiglio citato se ne sta rigorosamente al titolo. [Spennati (G), Opera citata, vedi pag. 367, 368, e 372]. Vuolsi ancora notare come, dal Dispaccio del 5 settembre 1775, emerga che il patronato laicale non si perde col non uso, quando si riferisce alle Cappellanie locali. E di più che "la prescrizione immemorabile, detta nelle sorgenti del dritto vetustas, si ritiene avverata quando niun superstite valga a contestare il possesso contrario a quello da cui vuolsi desumere il patronato" (Glossa in cap. I. de prascript. in VI). Anzi, come fa osservare un insigne dottore, "i patronati laicali sulle Chiese, beneficii ecclesiastici, e luoghi pii laicali sono annessi al pubblico diritto del Regno, essi non mai si prescrivono, e passano ai discendenti ed agli eredi del fondatore." [Dottore Diego Gatta, dissertazioni per le Chiese Ricettizie n. 83]. Il che ricade tutto a vantaggio del Patronato Comunale, comechè, a prefarenza, i Comuni vengono sempre eguagliati ai minorenni. Ma ci è anche di più, perchè le dottrine relative al patronato ci fanno sapere, che "sarà reputarsi Regio il patronato, quando così trovasi definito da una sentenza renduta dalla Curia del Cappellano Maggiore, ai termini della sua antica giurisdizione". Come pure che "non è pruova completa e indubitata, che un patronato sia Regio per la sola circostanza di esercitarsi da un ex feudatario. La qualità di feudatario potrà unicamente offrire una presunzione, la quale à valore sino alla pruova in contrario. Nè può reintegrarsi alla Real Corona il patronato, cui manca la qualità feudale, e che non si eserciti sopra beni ecclesiastici." [Spennati (G.) Opera citata pag. 422].

Ora, non è a supporre che la Curia del Cappellano Maggiore abbia potuto definire per Regio il patronato in parola, quando Papa Gregorio XIII, con la Bolla 5 Aprile 1576, aveva unita la Cappellania al Capitolo, ed aveva equalmente nominato il Rettore di Belvedere, in persona di un tal Angelo de Perna. Così pure "non è patrono chi è semplicemente il possessore de' beni di una Cappellania all'unico oggetto di provvedere alla loro conservazione, ed alla esecuzione degli oneri di culto imposti al Cappellano [Giurisprudenza. Vedi Conforti opera citata, pag. 118]. E se gli scrittori mettono, in mancanza di altro, fra i titoli comprovanti il patronato le antiche iscrizioni esistenti su le porte delle Chiese, egualmente chiariscono “che se tali iscrizioni, comunque fatte sui marmi, fossero di recente data, allora avvi d'uopo di altri amminicoli (cioè: sostegni, aiuti, spec. di un'argomentazione, in una discussione; pretesti, cavilli) e presunzioni per completar la pruova [Spennati, pag. 378]”.

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E neanche si può pretendere, con giusto dritto, che il possessore de' beni dotali della Pia fondazione potesse dirsi legittimo patrono, solo perchè ne à operato lo svincolo. Lo svincolo venne consentito in forza dell'Art. 3 Legge 15 Agosto 1867, in quanto si ritenne il Dentice come odierno investito. L'Amministrazione del Fondo pèl Culto, però, non pose mente al criterio della legge, se cioè il possessore si trovava legalmente investito, essendo che l'odierno investito, ai termini del citato articolo, era colui che, nel momento in cui la legge entrava in vigore, trovavasi legalmente nominato al Beneficio o Cappellania. Il che differisce dall'odierno partecipante del medesimo articolo, essendo questo inteso per colui che nello stesso punto si trovasse nel possesso della partecipazione: così pèl primo ci voleva il titolo legale d'investitura, pèl secondo il possesso della partecipazione. [Conforti, Opera citata, pag. 89]. Mancando, dunque, la chiesta definizione, il patronato non poteva legalmente divenire Regio; nè legittimamente reintegrarsi alla Real Corona, mancando la vera qualità Feudale, che doveva provarsi non già col lungo possesso, ma con la lunga prescrizione assodata dalle molteplici presentazioni. Perciò, dopo le varie fasi, il patronato in parola doveva essere ristabilito a favore del legittimo padrone, in virtù del citato Art. 2. Decreto 20 Luglio 1818. E questo legittimo padrone non poteva essere che il Comune o, tutto al più, il Capitolo, se doveva aver vigore la Bolla di Gregorio VIII; ed in questo caso anche, dopo le ultime leggi per la conversione, l'Oratorio di Belvedere doveva restare proprietà Comunale. [Vedi Conforti, opera citata, pag,. 102]. * *

*

Quello che non à bisogno di essere discusso, è il dritto de' fedeli in generali, e de' cittadini di Carovigno in particolare al libero esercizio del Culto nel Santuario in parola, perchè risulta dal fatto. Primieramente "nella esenzione dalla conversione stabilita nell'art. 18 della Legge 7 Luglio 1866 sono compresi: a) Gli edifizi ad uso di culto; b) Gli edifizi necessari ad uso di uffizio delle rispettive Amministrazioni, o di abitazione dei Rettori, Coadiutori, Cappellani, custodi ed inservienti della Chiesa, con limitazione alla parte strettamente necessaria." [Art. 4 Legge 11 Agosto 1870 (allegato P) approvazione di provvedimenti finanziarii]. B) Il concetto che emerge da questa esplicita disposizione di Legge è che "un Oratorio pubblico o sacro è sottratto al commercio umano in forza della perpetua sua destinazione al divin culto, ed all'uso de' fedeli, per cui non è suscettibile di alcun legittimo privato possesso, nè può essere acquistato per contratto nè per usucazione (cioè usucapione, prescrizione acquisitiva)." [Citata Sentenza del Tribunale di Padova 16 Aprile 1879].

Il possessore dei beni dotali non potrebbe, perciò, affacciare pretensioni di possesso sull'Oratorio e luoghi annessi, essendo prescritto dall'art. 690 Cod. Civ. che "Il possesso delle cose di cui non si può acquistare la proprietà, non à effetto giuridico." La ragione della durata è inoltre condizione essenziale per stabilire la linea di demarcazione tra l'Oratorio pubblico ossia Cappella, e l'Oratorio privato. Chè "l'Oratorio pubblico non può convertirsi in usi profani, essendo stato già diffinitivamente dedicato a Dio. Per l'opposto, l'Oratorio privato può addirsi ad altro uso: quod hodie privatum oratorium est, cras poterit fieri camera, cum non sit locus Deo dicatus" (un oratorio che oggi è privato, domani potrà diventare camera, non essendo stato dedicato

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a Dio). [Fagnano in capite auctoritat. 27 de centib. num. 6].

Altra differenza caratteristica è la costruzione, perciò l'Oratorio privato deve essere chiuso almeno da tre lati; nel mentre che l'Oratorio pubblico deve avere la forma di piccola Chiesa, e deve essere provveduto di campana, pèl cui suono i fedeli possono riunirsi onde ascoltare la Messa, ed ivi pubblicamente pregare il Signore. Anzi l'è questo un carattere essenziale, essendo che Papa Celestino III espressamente interdisse l'uso delle campane ne' privati Oratorii. [In capite 10 de privilegiis].

Egualmente "l'Oratorio privato è quello che sta costruito nello interno di un edifizio, senza avere immediata uscita o ingresso per la pubblica via. Invece l'Oratorio pubblico, detto più propriamente 'Cappella' (piccola Chiesa) à l'ingresso su la pubblica strada, in guisa che è dato ad ognuno il penetrarvi onde ascoltar la messa, ed orarvi. [Spennati, pag. 311, e 312] Il libero accesso pel pubblico, che non meno della erezione vescovile è qualità principale di un Oratorio pubblico, sussiste anche quando la porta di esso tocchi un fondo, privato soggetto a servitù di passaggio." [Sac. Congreg. Episcop. 20 Martii 1698 - Dec. 9 Martii 1702 - e Sac. Cong. Conc. 2 Febbraio 1735].

Sono pure indizi della pubblicità di un Oratorio l'avere "più altari fissi e stabili alla foggia antica, ed una o più sepolture; l'avere assunta speciale denominazione, la celebrazione di più messe non conciliabile con gli usi e bisogni di privata famiglia, la solen-nità del giorno della dedicazione secondo i riti ecclesiastici, e le processioni pubbliche che non si fanno in Oratori privati." [Citata Sentenza del Tribunale di Padova].

Ora, vi sono condizioni di pubblicità, tra le cennate, che non si verificano nell'Oratorio di Belvedere? Più che un Oratorio, esso è anzi un insieme di più Oratorii, perchè ogni galleria della grotta forma un distinto Oratorio col proprio altare fisso, oltre la Cappella edificatavi accanto. Il Santuario di Belvedere, non solamente à l'entrata immediata su la pubblica strada, ma questa venne precisamente tracciata per lo scopo precipuo di menare al Santuario, e si noma perciò Strada di Belvedere. La sua sistemazione e manutensione (: manutenzione) fu ed è a spese Comunali, dal paese fino al Santuario, da cui, protraendosi, è solamente vicinale, e l'esito di sistemazione è sopportato da' particolari compadroni. Il Santuario di Belvedere vanta un culto antichissimo, millenario; à l'assunzione di speciale denominazione, come lo chiarisce pure l'iscrizione messa da Dentice su la porta, la solennità del giorno della dedicazione secondo i riti ecclesiastici, le processioni, i pellegrinaggi, e quanto altro ci possa essere per accertarne la pubblicità. Basterebbe, anzi, l'operato svincolo de' beni dotali della Pia fondazione di Santa Maria di Belvedere, e l'obbligo fatto al possessore, comunque sia, per l'adempimento di tutti gli obblighi religiosi e tutti gli oneri civili inerenti alla stessa, per assicurare la pubblicità del Santuario. E ciò in conseguenza della legge, che à permesso lo svincolo per i beni delle istituzioni che ànno carattere di perpetuità. Sì, i fedeli di tutto il mondo possono recarsi al Santuario di Belvedere, farvi celebrare messe, orare, e tutto quanto la religione vuole. Sì, i cittadini di Carovigno possono liberamente recarsi al Santuario per fare quanto è permesso a tutti i fedeli del mondo. I Sacerdoti possono celebrare ogni uffizio Divino, senza esibizione di tessera al custode o a chicchessia, come è stato sempre. I devoti possono accendere ceri su gli altari; le deputazioni delle feste religiose possono esercitare il diritto di questua, possono solennizzare il giorno della dedicazione, o invenzione, secondo i riti cattolici, e gli speculatori possono vendere i loro

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rinfreschi, i dolciumi, il caffè, il pane, il cacio sul largo piazzale avanti il Santuario, ed ogni cosa continuarsi a farsi come per lo passato e da tempo immemorabile è stato fatto. Questo è il vero diritto che nessuno può togliere a' fedeli in generale, e ai cittadini di Carovigno in particolare per le dette ragioni. Ma perchè ora la Famiglia Dentice astia (: v.tr., astiare, avere astio contro persona o cosa) tanto al popolo di Carovigno questo culto avito? La muoverebbe odio, a causa del giudizio che il Comune le sostiene contro per rivindica di Demanio? o il desiderio di togliere il carattere della pubblicità al Santuario, per esimersi dall'obbligo contratto col noto art. 9. dello svincolo per cui esita circa L. 500,00 annue? o l'una cosa e l'altra insieme? In alcun caso però l'astio sarebbe dignitoso. Che se ragione sola d'interesse la muovesse, noi siam convinti che la fede stessa, che spinse questi fedeli a fondare e dotare la Pia istituzione di Santa Maria di Belvedere circa mille anni fa, sorgerebbe volenterosa per sostenere gli esiti occorrenti a tenere il custode, far celebrare la messa di ciascun sabato, e quanto altro occorresse al mantenimento del culto, lasciando godere a discrezione i beni dotali al possessore, comunque acquistati, purchè questo popolo restasse senza molestie nel libero godimento di quanto forma oggetto del suo culto speciale, il Santuario di Belvedere. Quando dunque, il possessore de' beni svincolati non volesse riaprire al culto pubblico il Santuario, o persistesse ad ostacolare in qualsiasi modo i diritti di questa popolazione sullo stesso, l'Amministrazione Comunale e l'Ordinario Diocesano sono nel sacro dovere di farli rispettare, impiegando all'uopo i mezzi che la Legge consente, e l'autorità religiosa dispone; come egualmente è tenuta l'Amministrazione del Fondo pèl Culto a far rispettare la condizione sine qua non dell'atto di svincolo contenuta nel citato Art. 9. E ciò anche nell'interesse di veder tranquillate le coscienze, e assicurato l'ordine pubblico; essendo risaputo che la Religione è stata in ogni tempo ragione di ordinato vivere civile, e che il mettere ostacolo al libero esplicamento (: esplicazione, attuazione, svolgimento, realizzazione) di essa equivalga a provocare le masse ai disordini. Prof. Alessandro M. Cavallo Sindaco sospeso _______ NOTE A) In detto giorno, verso le 3 p.m. al grido <<Alla Madonna di Belvedere>> come per incanto la grande piazza fu gremita di gente, che si riversò poi tosto nella via Belvedere come un vero torrente. Scopo de' dimostranti si chiariva essere una protesta contro le restrizioni apportate alla libertà de' fedeli, ed un'affermazione insieme del pieno e secolare uso del Santuario. A rendere più efficace e solenne l'atto, erroneamente però, credettero necessario condurre con esso loro il Sindaco (: con essi il loro Sindaco). Questi, di fatto, messo alla stretta senza prevenzione alcuna, considerando i facili eccessi a cui poteva condurre l'esaltazione popolare (alla quale aveva la sua parte l'etere enantico (cioè il vino)) non risparmiò i buoni modi, le ragioni, ed anco le preghiere per distoglierli dal proposito. Come però, si avvide che gli ostacoli rendevano furente la massa, e che mancava ogni forza per reprimere, credè non restare altro miglior consiglio che quello di lasciarsi menare al Santuario, per evitare una vera rivolta. Per necessità, la prudenza suggeriva l'obbligo di dover esercitare molta influenza morale su la massa, onde trarla sempre a miti consigli, e mantenerla ne' limiti possibili della legalità. E perchè meglio potesse ciò conseguire, pregò il Brigadiere perchè l'accompagnasse una ai due carabinieri di cui disponeva. Di fatti, unicamente a ciò fu dovuta la salvezza del Principe Dentice, venuto pur

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egli al Santuario. Deve quindi attribuirsi ad inesattezza d'informi sul vero contegno del Sindaco, la misura della sua sospensione dalle proprie funzioni, essendo contraria alla sua indole ed al suo buon senso l'idea di condiscendenza ad atti illegali. B) In omaggio alle disposizioni contenute in questo art. 18 Legge 7 Luglio 1866 il Ricevitore, nella presa di possesso de' beni dotali della Pia fondazione di Santa Maria di Belvedere, eseguita a 15 Agosto 1872 nome del Fondo Culto, non comprese in quelli nè la Chiesa con la grotta, nè il fabbricato che comprende l'abitazione del custode e del Cappellano, nè il piazzale avanti il Santuario, nè il giardino che si tiene a disposizione del custode o del cappellano, Questi dunque non sono compresi nello svincolo. I beni indicati nel Verbale di possesso sono: 1. Predio (: fondo, proprietà fondiaria) rustico semenzabile ed olivato denominato difesa belvedere, estensione ettari 71,40, affittato a Giuseppe Prima fu Alberto per annue L. 1742,50. 2. Predio, idem, denominato tagliate ettari 7,22, affittato a Giuseppe Uggenti per annue L. 552,50. 3. Predio rustico semenzabile detto Minichicchio, affittato agli eredi di Santo Baccaro, estensione ettari 3,80, affitto annuo L. 233,75. 4. Predio olivato detto Santa Maria, ettari 3,40, affittato a Debiasi Giuseppe per annue L. 340,00. 5. Predio olivato detto Scazzetto, estensione are 42, affittato a Giuseppe Valente per annue L. 44,62. 6. Predio olivato detto Scozzi, estensione are 10 affittato a Pasquale Candita per annue L. 25,50. 7. Predio rustico, uso stalla, fittato a Francesco Iaia per L. 17,00. 8. Bottega via Chiesa, affittata a Camassa Mariano per L. 44,62. 9. Bottega idem via Chiesa, affittata allo stesso Camassa per L. 44,62. 10. Bottega idem via Chiesa, affittata ad Alessandro Vacca per L. 29,75. 11. Bottega idem via Chiesa, affittata ad Abele Iaia per L. 19,12. La indicazione de' beni, con le persone fittuarie, si è qui riportata per togliere ogni possibile eccezione che il Santuario, una a gli annessi fabbricati e dipendenze, possa essere compreso nel predio rustico Difesa Belvedere perchè vi è contiguo. Se anche nell'Atto di svincolo si fosse messa la nota clausola <<nec non cum Cappella>> dessa (: quella stessa) non importerebbe alienazione della Chiesa, o conversione, ma pura menzione della sistenza (: esistenza) sua nel circuito del fondo venduto, o svincolato. E ciò secondo il criterio della sentenza del Tribunale di Padova, già per lo innanzi citato. __________ Carovigno 17 Giugno 1887 Dovendo questo Consiglio rivenire sul Santuario Belvedere, giusta l'autorizzazione chiesta il 15 corrente da questa Giunta municipale, e vistata dal Sig. Sottoprefetto a 17 detto n. 3641; è pregata la V. S. redigere esatta relazione sul proposito; e ciò in base della Deliberazione Consigliare 8 Aprile 1884 resa esecutoria a 25 successivo Giugno n. 2916. Il Sindaco ff. R. Filomena Ill.mo Sig. Alessandro Massimo Cavallo nella qualità di Consigliere Comunale di Carovigno

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- CLX CAROVIGNO, 1888 Da: Vincenzo ANDRIANI, CARBINA E BRINDISI - MEMORIE del Dott. VINCENZO ANDRIANI, Ostuni, Tipografia Ennio, 1888, pp. 113-122 (per g.c. dei coniugi Nice Braga e Ruggiero Tamborrino) *** CAPO UNDECIMO Santuario di Belvedere Una bella strada Comunale vi mena alla Chiesa di Santa Maria di Belvedere, lungi da Carovigno due miglia, il cui Santuario è in una profonda grotta, antico più di dieci secoli, del quale distesamente ha scritto il P. Serafino Montorio 1) [... omissis...]. Ma non perciò io non debbo intrattenermici. Ed in vero, le grazie, che la Madre di Dio, sotto l’estetico titolo di Belvedere, largisce ai Carovignesi, e le tante a me concesse, mi fan ripetere le parole, cui si valeva il de Ferrariis nel dare sfogo alla sua pietà verso di Colei ch’è la salute degli infermi. <<Saepissime sensi opem tuam, et tuas medicas manus, cum aliquis morbus aut mihi, aut iis quos curabam ingrueretur>>(Molto spesso percepii la tua opera, e le tue mani risanatrici, quando una qualche malattia aveva colpito me o altri che io curavo).

Gran concorso dai limitrofi paesi trae là, per ottenere medela (cioè medicina) ai mali di questa vita. Si ha dalla tradizione, confermata dagli esami registrati nel riferito processo sul Beneficio di Belvedere, che un pastore di Conversano in virtù di prodigio si fosse imbattuto in questo dimenticato Santuario, e siccome ciò avvenne nei tempi dei Normanni, è facile credere c’egli guidava gli armenti del Conte di Conversano che, come è detto, aveva ancora la Signoria del Contado di Brindisi. Divulgato il fatto, e accorrendovi gran popolo, fu convertita la parte anteriore della Grotta in Chiesetta, poicchè le mura erano dipinte d’immagini di santi, nel volto delle quali vi si scorgeva il bieco carattere della greca pittura, e che oggi sono sì logore che riesce pressocchè impossibile poterle copiare. Però la Sacra Immagine di Maria SS.ma di Belvedere col Bambino, che ha in mano un uccelletto, seduto sul destro braccio della sua Vergine Madre, come tutte le pitture greche, è dipinta sul muro nel più profondo dello speco posteriore là dove, secondo il linguaggio del poeta: >> . . . . . . . Occulto giace Un sotterraneo Altare: e quivi è il volto Di colei che ne dà letizia e pace.>> (T. Tasso, La Gerusalemme Liberata. Canto Secondo, V Ottava. In verità: Nel tempio de’ cristiani occulto giace / Un sotterraneo altare; e quivi è il volto / Di colei che sua diva, e madre face, / Quel vulgo, del suo Dio nato e sepolto.)

Ma la Chiesa attuale, che serve come di vestibolo alla detta Chiesetta, miglior forma riacquistò nel secolo XVI, come appare da questa epigrafe di un altare: Hoc opus cum Ecclesiae E. F. Eccellens Dominus Pirrus Loffreda de Neapoli sub dominio Eccellentis Domini Gasparis de Loffreda ejus Nepotim Dominus Terre Carovineti sub Ioanne Lombardo de Hostunio sub anno Domini j50j. – (In verità: HOC OPUS CUM ECCLESIA F E ECCELLENS DOMINUS PIRRUS DE LOFFREDA DE NEAPOLI SUB DOMINIO ECCELLENTIS DOMINI JOANIS GASPARIS DE LOFFREDA EIUS NEPOTIM DOMINUS TERE CAROVINETI PER JOANE LOMBARDO DE HOSTUNIO SUB ANNO DOMINI 1501. Questa opera con la Chiesa fece edificare l’eccellente Signore Pirro Loffreda di Napoli sotto il dominio del Signor Gaspare de Loffreda, suo nipote, Signore della Terra di Carovigno, per mezzo di Giovanni Lombardo di Ostuni, l’anno del Signore 1501).

Sul Baldac-

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chino di questo Altare vi sta uno scudo di pietra rappresentante un’arma variata, identica a quella che si trova sullo spicolo della Torre del Castello al largo Chiesa nuova. I beni di questa Abbazìa, donati dai fedeli della Vergine Santissima di Belvedere, da Papa Gregorio XIII con bolla dei 3 Aprile 1576 furono donati al Clero della Collegiata Chiesa di Carovigno, e la bolla fu corroborata del Regio – exequatur dei 4 aprile 1578; ma i prepotenti baroni si opposero al possesso, prendendo occasione dall’epigrafe anzi detta. La Curia in quella circostanza decise a favore del Barone; ma il Capitolo appellò alla Curia Arcivescovile di Brindisi. In seguito s’impadronì dell’Abbazìa la Camera Apostolica, come rilevasi dal detto P. Montorio, e passato il Feudo al Regio Fisco, il beneficio rimase di nomina Regia. Il regio Beneficiato D. Giuseppe Carrano fece estrarre un fac simile in rame, di cui esiste ancora qualche figura, sotto della quale si legge. Effigies B. Virginis de Belvedere nuncupatae in agro, et Diocaesi Ostunen: Salentin: Provin: Cultu Celebris, quae, ut exacte, affabreq: exprimeretur Fr. Iosephus Carrano Neapolit. Ecclesiae S. Ioannis ad Mare S. M. O. Hyerosolim: Vicarius a Clementissimo Siciliarum Rege Ferdinando IV. hoc titulo et Sacerdotio auctus Curavit Anno 1789 (Effige della Beata Vergine denominata di Belvedere, in agro (di Carovigno), Diocesi di Ostuni e Provincia del Salento, celebre per il culto, la quale, nella misura in cui (è), con precisione e con maestria è riprodotta. Fr. Giuseppe Carrano di Napoli, della Chiesa di San Giovanni a Mare, Vicario (nominato) dal Sovrano Militare Ordinario di Gerusalemme, il Molto Clemente Re delle Sicilie, Ferdinando IV, con questo titolo e con il suo sacerdozio ne accrebbe ampiamente il culto, l’anno 1789); ed inoltre fece stampare un libricino di pre-

ghiere colla novena della Vergine di Belvedere. L’altro Beneficiato D. Vincenzo Spaventa, volendo ingrandire e rendere più magnifica la Chiesa superiore, cui il tetto minacciava rovina, ne diede facoltà ad un suo amministratore, il quale ebbe tutta la premura a farla subito restaurare. I beni che formavano il ricco patrimonio del Santuario furono pacificamente posseduti, vita sua durante, dal regio Beneficiato Sig. D. Vincenzo Spaventa, il quale col Real Diploma del dì 28 ottobre 1817, ne ebbe l’Investitura. Il possesso vennegli dato da mio zio, Sacerdote D. Vito Cataldo Andriani (che trovavasi allora Vicario Foraneo) per delegazione ricevuta dal Vicario Capitolare di Ostuni Sig. D. Agostino Cantore Ayroldi. Tutto ciò si ricava da Verbale di presa di possesso, che si conserva nella Curia Vescovile di Ostuni. Dopo la morte di Spaventa subentrò nel possesso del Beneficio la Casa Dentice. E la stessa tradizione dice, che imbandivasi ogni anno, nel giorno del ritrovamento, da qualche divoto, una vacca per asciolvere a quella moltitudine che ivi si radunava il martedì dopo la Pasqua di Resurressi. E nella solennità della festa, nei due giorni dopo la Pasqua, queste agapi rese più magnifiche, si costuma ancora in Carovigno farsi, da chi riceve grazie dalla Vergine, un banchetto ricco di ogni cibo, a quanti del popolo amano d’intervenirvi. Si usa pure giocare, in luoghi determinati del paese, ed avanti la statua della Madonna che si porta in processione, una bandiera a diversi colori. Fu questa bandiera un uso introdotto dai Veneziani, che s’intrattennero in tempo del Turco che poi prese Otranto. Uno, o più bovi ben pasciuti, adorni le corna di nastri e di argentee squille, si fan girare per il paese, e li vedi tra i plausi e l’allegria per essere poi destinati di principal cibo a questo pranzo. Non manca inoltre alla festa una pomposa gualdana, la quale serve a ricordare il costume divoto, e ad un tempo festevole, con cui le potestà, ed i principali del paese in treno dignitoso, proprio di quei tempi cavallereschi, si recarono la prima volta a venerare la rinvenuta nascosta Imagine di Colei La cui benignità non pur soccorre

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A chi dimanda, ma molte fiate Liberamente al dimandar precorre ... (In verità: “Donna, se’ tanto grande e tanto vali, / che qual vuol grazia ed a te non ricorre, / sua disianza vuol volare sanz’ali. / La tua benignità non pur soccorre / a chi domanda, ma molte fiate / libramente al dimandar precorre. Dante, Paradiso, canto 33°, vv. 13-18)

Chi volesse intanto conoscere più minuti particolari su questa singolar festa, trova ben donde appagare la sua curiosità nelle notizie storiche sul Romitorio di Belvedere del nostro concittadino Salvatore Morelli, stampate in Napoli nel 1844 *)[...omissis...]. In quanto a me sarei sol dolente se intralasciassi rispondere a questa ragionevolissima dimanda. Perchè prima del ritrovamento piacque fissare il luogo di adorazione della sacra Immagine sotto quella profondissima grotta ? *) [... omissis ...] La risposta è tutta storica. Gli avvenimenti tristissimi dell’Italia nel secolo VIII.° sono pur troppo conosciuti per la persecuzione delle sacre immagini quando i Longobardi combatterono guerra coi Greci sotto Leone Isaurico Iconoclasta. Non v’ha dubbio che i Greci Iconoclasti in questa provincia avevano il loro maggiore potere perchè più vicina a Bisanzio Capitale del loro vacillante Impero, e perchè più lontana da Benevento, sede del Ducato Longobardo, quindi è naturale il conchiudere che i Cattolici nel loro culto si nascondevano negli spechi più reconditi, e nei luoghi meno frequentati dai Greci dominanti, e nemici delle sacre immagini. Anzi il Cronista Teofane credette la peste del 745-48 che afflisse in modo particolare questa meriggia parte del Regno, essere stata un castigo del cielo meritato da Costantino Copronico che succedette a Leone Isaurico, il quale non cessava al pari del suo predecessore di perseguitare gli adoratori delle sacre immagini. Ai Greci nel IX.° secolo vennero appresso i Saraceni, gente ladra e feroce, ira di Dio! i quali ebbero lunga stanza in Brindisi, e, conseguentemente, in Carovigno. È da supporre che sotto orde di nemici del solo nome cristiano, non altrove che nei sotterranei, ad imitazione dei fedeli dei primi tempi della Chiesa, potevano i cristiani riunirsi per pregare, ed offrire nel sacrificio incruento l’olocasto immacolato dell’Uomo Dio: e perciò ragionevolmente anch’io conchiudo coll’Inglese Enrico Swinburne 1) [1) Voyage das les deux Siciles. T.I. Section XXVI.] (In verità: Voyage dans les deux Siciles dans les années, 1777, 1778, 1779, 1780, traduit de l’anglois par M.r de Heralio - Paris, Théophile Barrois le jeune, MDCCLXXXV) che riproduco come è stato tradotto in Francese. La quantitè de ces tableux de dèvotion qui abondent dans les Etats de Naples et qui ont ètè trouvès dans des cavernes, dans de boîs, ou dans de puits, ne doit pas nous surprendre, lorsque nous rappellons que les Sarrasins ont plusieurs fois saccagé ces provinces. Ils est naturel de penser qu’à l’approche de ces barbares, les Grecs, qui etoient indubitablement auteurs de ces tableaux cachoient ce qu’ils avoient de plus prècieux, et ce qu’ils croyaient devoir être plus expose aux insultes des infideles. Ces cachettes furent oublièes soit pour le long sejour des Sarrasins dans le pays, ou par la mort de ceux qui s’en etoient servis (La quantità di questi dipinti devozionali che abbondano negli Stati di Napoli e che sono stati trovati in alcune caverne, boschi, pozzi, non ci dovrebbe sorprendere, se si ricorda che i Saraceni hanno più volte saccheggiato queste province. È naturale pensare che all’avvicinarsi di questi barbari, i Greci, che sono stati senza dubbio autori di questi dipinti, avessero nascosto ciò che essi avevano di più prezioso, e ciò che essi credevano che sarebbe stato essere più esposto agli insulti degli infedeli. Questi nascondigli sono stati dimenticati sia per la lunga permanenza dei Saraceni nel paese sia per la morte di coloro che se ne sono serviti).

Ora essendosi fatto cenno dei Saraceni, cade qui a proposito far menzione di un fossato, lungo circa mezzo miglio, più visibile in alcuni luoghi perchè scavato nel tufo, poco distante verso Serranova, e propriamente verso la via che mena a Brindisi, il quale fossato chiamasi Saracenopoli, ci cui fa parola Monsignor de Leo 2) [2) Memoria sulla coltura dell’Agro Brindisino diretta alla società di Agricoltura della Provincia di Lecce da un socio della medesima. Napoli 1811] con queste parole: <<Ov’è credibile dice

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egli, che si fossero fortificati i Saraceni per scorrere di là, saccheggiare, e depredare le vicine campagne, e poter quindi, incalzati da forze superiori, fuggir per mare>>. In quanto a me, non v’ha dubbio al mondo essere stato quello un trinceramento fatto dai Saraceni contro l’invilito esercito dei Longobardi, i quali facevano gli ultimi sforzi per tener lontani da Brindisi questi novelli mirmidoni, i quali meglio di loro erano assai esperti nel maneggio delle armi, e con tutte le regole della guerra avevano ivi fortificato un accampamento, colla voce greca chiamato dai naturali Saracenopoli, e che la tradizione fedelmente ci ha conservato pel lunghissimo corso di undeci secoli.

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- CLXI CAROVIGNO, OTTOBRE 1893 CAROVIGNO, 1894 Il Rettore del Santuario di Belvedere dà al Cancelliere del Vicario foraneo l'elenco degli arredi sacri posseduti. Segue la visita pastorale dell'Arcivescovo. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** Reverendo Signore Il Santuario di Belvedere è fornito dei seguenti Arredi. 1° Calici Due 2° Pianeta Bianca Una 3° Pianeta Violacea Una 4° Un parato bianco ed un altro nero di lusso per le funzioni della famiglia Dentice 5° Camici Due con tre di lusso Missali Due Carovigno Ottobre 1893 Rettore Sac. Domenico Giannotti Al Rev. Giovanni Padalino Cancelliere del Vicario Foraneo *** CAROVIGNO, 1894 Visita pastorale dell'Arcivescovo Palmieri a Belvedere. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Visite Pastorali. Cartella XIII, Fascicolo III, f. 2r *** PALMIERI SALVATORE [1894] CAROVIGNO 1r. 1v. 2r. 2v.

Chiesa Matrice S. Anna S. Angelo Carmine Ospedale Santuario di Serranova Santuario di Belvedere Oratori privati ***

.... omissis .... Santuario di Belvedere 1° Da apporsi le immagini ai Confessionali.

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- CLXII OSTUNI, 1894 Da: Alessandro M. CAVALLO, Al Sac. Antonino Brandi - Memoria dell'amico Alessandro M. Cavallo, Ostuni, Tip. Ennio G. Tamborrino, 1894. Originale presso la Biblioteca Comunale di Carovigno. Cartella Manoscritti – Poesie Edite e inedite di Pasquale Brandi Lotti. [N.B.: Le note poste nell'originale a piè di pagina, sono riportate, in questa trascrizione, nel testo, in corpo otto, racchiuse in parentesi quadre. Gli accenti sono quelli del testo originale] *** MEMORIA dell’amico Prof. Alessandro Massimo Cavallo a mo’ di PREFAZIONE. La squilla della sera piangeva appena il giorno che mancava, quando i lugubri rintocchi della Collegiata segnavano l'agonia del povero amico mio. Essi morivano insieme, e lo stormir lieve delle fronde recitava loro sommessamente la nenia dei trapassati. Pietosa la notte allora stese su entrambi il suo velo funereo, avvolgendo tutto in quel mistero che l'uomo non infrangerà giammai; e quando il raggio malinconico della luna penetrò nell'amena stanza campestre, incontrò il viso bianco del vecchierello alitato dalla morte, composto nella serenità che rivela la rassegnazione dell'estrema dipartita. Erano morti insieme: l'uno cadeva negli abissi del tempo, l'altro valicava gli abissi dello spazio per toccare con l'anima l'eccelsa meta tanto desiderata vicino al trono di Dio. Alla dimane il sole rischiarava la mesta cerimonia di un popolo silente, che accompagnava il feretro rispettato all'ultima dimora. In quel giorno la sua spoglia scendeva nel sepolcro, ed il suo nome entrava nel dominio della storia nostra. Chi è desso ove nacque, che fu? ANTONINO BRANDI nacque a Carovigno e fu prete. Egli non sorse da famiglia cospicua, chè ragione non governa i natali, e la condizione troppo modesta dei suoi genitori, Giovanni e Maddalena Locorotondo mal si prestava a poter dare al figliolo una educazione distinta. Un secolo prima però vi era stato un Giovanni Brandi sacerdote, molto noto nel mondo letterario del suo tempo e principalmente in Napoli, ove si era condotto a vivere per inimicizie con l'Ordinario diocesano, sia come latinista e grecista sia come matematico e scrittore di cose lapidarie [Nacque in Carovigno addì 6 giugno 1723. Del pregiato suo stile lapidario si conserva la iscrizione nei funerali di Carlo III. V. Carbina e Brindisi del Dott. Vincenzo Andriani, edita dal figlio sac. Francesco]. Da questo precedente potrebbe dedursi benissimo che la

svegliatezza d'ingegno del ragazzo ANTONINO avesse avuto in sè qualcosa di quel germe speciale, che forma spesso la distinzione delle famiglie ancorchè divise in varii rami, e che stabilisce l'atavismo anche nell'uomo. Come spiegare diversamente le tendenze stesse e la capacità in due sacerdoti, alla distanza precisa di un secolo, nel paese medesimo? E fu in dipendenza di questo ricordo, che il padre di Antonino fece ogni sforzo possibile per dare al figliuolo un'educazione adatta a far rivivere in lui l'illustre cittadino del secolo precedente. E il proposito non andò fallito. Da prima fu messo, nel proprio paese, a scuola dell'arciprete Sacchi, poscia, incoraggiato dalle belle promesse, venne mandato nel seminario di Brindisi, allora uno dei più fiorenti istituti educativi della provincia, per compiervi gli

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studii richiesti per la carriera ecclesiastica. Colà, tra gli altri, ebbe a maestri, in letteratura il chiarissimo professore Don Flaminio Valente di Monopoli, ed in teologia, l'illustre scienziato D. Giovanni Tarantini da Brindisi. E se in quelle scuole fece onore a sè ed alla terra natia, ben lo seppe attestare il Tarantini medesimo quando ripetutamente, a chi gli parlava di Antonino, soleva dire, quasi con nobile orgoglio: "Il Brandi è stato mio discepolo: egli ha fatto figurare non solo me, ma tutto il seminario". Consacrato appena all'altare (a. 1847), il dotto arcivescovo Diego Planeta [che aveva retto l’Arcidiocesi Arcivescovile di Brindisi dal 1841 al 1848] lo presceglieva a suo segretario particolare per condurlo seco in Sicilia, ove doveva recarsi in qualità di Giudice della monarchia. Sfortunatamente la famiglia del Brandi si oppose alla partenza del figlio, e sbarrò così sul principio, al giovane una via lusinghiera e proficua. Allora tornò in patria, e dovette accontentarsi delle piuttosto meschine onorificenze che il paese poteva offrirgli, e subire anche i disinganni di una vita spesso frastagliata da pettegolezzi. Fu Padre spirituale o Rettore in diverse Congreghe, Segretario in più istituti pii, presidente nella Congregazione di carità, e via dicendo; ma per ritrarne più amarezze che vantaggi. L'arciprete Felice Sacchi però lo ebbe sempre caro e lo tenne suo coadiutore per circa trent'anni, offrendogli così occasione a meglio esercitare l'ufficio di sacro conferenziere. Morto poi l'arciprete Sacchi, si riteneva da tutti che ANTONINO BRANDI avesse dovuto sostituirlo nella qualità di Economo Curato; ma qui appunto gli toccò il più amaro disinganno, perocchè l'Ordinario diocesano monsignor Aguilar, non scorgendo in lui uno strumento troppo passivo, lo pose in non cale. E da qui il maggiore cordoglio del Brandi. Per simili fatti il sac. Giovanni Brandi abbandonò Carovigno; ma Antonino, di indole più mite, sopportò in pace il disprezzo che gli si faceva. Questa non curanza però, se da un lato scosse il suo amor proprio, dall'altro fu sprone alla ripresa più vigorosa dei suoi studi prediletti su i classici, ed al risveglio della sua Musa latina. Verso il 1885, il possessore dei beni già appartenuti al pio legato Santa Maria di Belvedere, che aveva preso il titolo di patrono del Santuario omonimo, credette poter limitare l'esercizio libero e secolare del culto nel pubblico oratorio, e monsignor Aguilar lasciò fare. Si ingenerò quindi un malcontento, sordo dapprima, nel popolo e nel clero; e poichè l'Ordinario non curò di far valere la sua autorità, scoppiò poi la grave dimostrazione del 17 aprile 1887. L'offesa alla libertà di culto nel Santuario aveva già scosso la Musa del BRANDI, il quale perciò scrisse il suo magnifico Carmen Sacrum, nel quale dolcemente si riprendeva la condiscendenza dell'Ordinario verso il patrono, e questo libro, una alla traduzione in volgare del nipote Pasquale Brandi-Lotti, fu pubblicato nel 1886. Mons. Aguilar se ne dispiacque sicuramente; ma non aveva che farci, poichè il libro era stato pubblicato non solo col consenso del Vicario, ma con l'espressa lode del teologo Teodoro Trinchera, al quale la revisione era stata affidata. Poscia, a seguito della dimostrazione popolare 17 aprile, il Clero e l'autorità amministrativa ricorsero alla Sacra Congregazione dei Vescovi, e Monsignore Aguilar si ebbe due Moniti gravi trasmessi pel tramite di questo Sindaco. Per tal modo fu rimesso l'ordine antico del culto nell'Oratorio di Belvedere, e il Brandi, nella ricorrenza della presa del Crocifisso da Serranova, in una splendida orazione accennò di più la condotta dell'ordinario. Allora fu prodotta accusa formale contro il Brandi, che venne citato innanzi al Foro ecclesiastico per essere condannato come eccitatore di odii verso l'autorità legittima dell'Arcivescovo. Il Brandi, considerando lo stato dei tempi, rise della citazione; ma la cosa non era da prendersi troppo a gabbo, e ci occorse tutta l'influenza di ragguarde-

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voli sacerdoti, come il Trinchera predetto, Francesco Andriani ed altri, per mandare a monte il processo. Il Carmen Sacrum intanto faceva il giro dei cultori e dei dotti nella lingua madre, ed era accolto come un esemplare di scrivere classico, ben raro nei tempi attuali. Il prof. Tinelli, preside del Liceo di Lecce, dichiarò l'autore <<ingegno robusto e forte tempra di poeta latino>>; il prof. Antonacci disse <<che il carme aveva squisitezza di verso virgiliano>>; la Biblioteca di Verona attestò <<che si faceva il vanto di possedere un volume prezioso, che ricorda i tempi del classicismo>>; l'Osservatore Romano dedicò un articolo studiato sul merito del carme [Osservatore Romano, n. 129, anno XXVI.] e non ultimo il dott. Arnaldo Cantani fece i più grandi elogi del Brandi. Insomma la fama dell'autore del carme fu assicurata. E siccome, nella qualità d'insegnante, si era rivelato anche forte nella matematica, così poteva ritenersi che egli avesse ben fatto rivivere in sè il Giovanni Brandi del secolo precedente. Mancava ancora un'altra rivelazione, e si ebbe. Già, spirto insofferente di servitù, egli aveva salutato con piacere l'indipendenza e la libertà d'Italia; ma, devoto al sommo Gerarca, aveva piuttosto mantenuta sotto il moggio la fiaccola liberale. Quando poi avvenne il disastro di Dogali e qui, come da per tutto, si celebrarono l'esequie per i Caduti su quella terra lontana, allora non seppe più contenersi e scattò in quella orazione funebre, in cui l'amore della Religione e della Patria si confusero nel cuore italiano. Verso gli ultimi anni, colto da congestione cerebrale, restò così offeso nella persona, che lo si vedeva camminare a stento tutto curvo sul bastone, e le corde vocali, inceppate ed alterate, gli permettevano a stento di profferire le parole in un suono che non era più il suo. Conservò per altro sempre integre l'intelligenza e la memoria di modo che continuò ancora a studiare i suoi classici prediletti, ed a scrivere sempre nella lingua del Lazio. [Non fu però più allo stato di effettuare il suo sogno ch'era quello di tradurre la Gerusalemme Liberata in verso latino]

E la facoltà di scrivere in questa lingua die' pure, qualche volta occasione ad aneddoti singolari, come quello avvenuto in Ostuni, quando il prof. Prudentini volle obbligarlo a scrivere un Epigramma in risposta ad un libello contro Aguilar; poiché, rifiutandosi, il Prudentini lo chiuse in una stanza, il Brandi, per uscire presto dall'amichevole prigione scrisse lì per lì l'Epigramma, con tanta consolazione ed elogio dei sacerdoti di Ostuni. E per ultimo, il noto poeta e bibliotecario di Lecce Trifone Nutricati, quasi per meglio provarlo, richiese da lui la traduzione, in versi latini, di una delle sue odi barbarissime: Nevica, ed il Brandi, tuttocchè infermo, in tre giorni gli rimise la traduzione di tre Odi, invece di una, per cui il Nutricati lo soleva poi chiamare suo maestro. Aggravandosi sempre più lo stato di sua salute, il nipote Pasquale lo menò a star seco nella casina, sperando che l'aria campestre gli avesse ad arrecare molto bene. Ma, quando veramente pareva che si fosse alquanto ristabilito, un nuovo assalto congestivo lo condusse in fin di vita. Era nato all'alba del 17 aprile 1823, e spirò alla sera del 10 settembre 1894. Lascia molti lavori inediti, tanto in poesia, quanto in oratoria sacra ed in drammatica, e più di tutto carissima memoria di sè. Ora giace nella toma della Confraternita del Sacramento, confuso ai molti <<che visser senza infamia e senza lode>>. Ma non è là veramente che bisogna ricercarlo, sì bene nelle opere sue. E poichè egli mi fece l'onore di dedicarmi il suo Carme, lo cercherò pur sempre là, e, rileggendo quei versi melodiosi, mi rifarò col dire a me stesso: <<No, Antonino Brandi non è morto>>. Alessandro M. Cavallo

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- CLXIII SAN VITO DEI N., 13 GENNAIO 1897 Divisione della proprietà ereditata dai germani Luigi e Alfredo, rispettivamente, primogenito e secondogenito del Principe Ernesto. Trascrizione dell'atto notarile esistente presso l'Archivio personale di Don Giovanni Di Latte. *** ARCHIVIO NOTARILE DISTRETTUALE LECCE - COPIA XEROGRAFICA AUTENTICA. DIVISIONE .... Regnando Umberto Primo, per grazia di Dio, e per Volontà della Nazione, Re d'Italia. L'anno Mille Ottocento Novantasette, il giorno Tredici Gennaio in San Vito dei Normanni, sul Palazzo Dentice al Largo I Piazza. Innanzi a me Giovanni Greco di Benedetto Notaio a questa residenza, iscritto nel ruolo dei Notari presso il Consiglio Notarile del Distretto di Lecce, ed alla presenza dei Signori Ruggiero Giovanni fu Vitantonio Avvocato qui nato e Caravita Augusto fu Francesco Civile, nato in Trani, ambi qui domiciliati, Testimoni noti, idonei, richiesti ed aventi le qualità volute dalla legge sonosi Costituiti: L'Illustrissimo Signor Dentice Luigi fu Ernesto, Principe di Frasso e suo germano Cavalier Alfredo, gentiluomini nati il primo in Brùhll (Austria), il secondo in Napoli, ed ambidue domiciliati in Napoli, cogniti a me Notaio personalmente. Han dichiarato: che a Tre Maggio Mille Ottocento Ottantasei moriva in Napoli il compianto Commendatore Alfredo Dentice fu Luigi dei Principi di Frasso, e con suo Testamento segreto del 31 Marzo Mille Ottocento Settantotto, depositato con Verbale del Ventotto Maggio Mille Ottocento Settantanove tra gli atti di me medesimo Notaio; aperto e pubblicato con altro mio Verbale del Dodici Maggio Mille Ottocento Ottantasei, qui registrato il Ventidue detto mese ed anno al Numero 253 con Lire 6,00 a Cerrina, chiamava suo erede universale nel semplice usufrutto l'Illustre suo germano Senatore Ernesto Dentice fu Luigi Principe di Frasso, ed istituiva poi suoi Eredi universali nella proprietà di tutti i suoi dritti, azioni, ragioni, crediti, danaro, beni immobili, mobili, mobilia ed effetti mobiliari i costituiti due suoi nepoti Luigi ed Alfredo Dentice di Ernesto; il primo, cioè Luigi, per le due terze parti, ed Alfredo per l'altra terza parte del suo asse. Che deceduto a Ventisei Ottobre Mille Ottocento Ottantasei per l'Usufruttuario Senatore Ernesto Dentice, essi costituiti germani Luigi ed Alfredo Dentice han posseduto in comune i beni della Eredità in discorso; e volendo ora uscire dallo stato di comunione si son determinati di procedere fra loro ad una amichevole e bonaria divisione dei beni tutti loro rivenienti dall'eredità del comun loro Zio Commendatore Alfredo Dentice, in conformità del suo cennato Testamento, e con la guida dell'inventario, di cui nei Verbali per me medesimo Notaio, all'uopo autorizzato come per legge, del Ventinove, Trenta e Trentuno Luglio Mille Ottocento Ottantasei, e Primo Agosto detto anno, Registrati a San Vito li Sette Agosto 1886 al Numero 10 con Lire 14.40 a Cerrina; e nell'altro di

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continuazione del Diciannove detto mese ed anno, qui Registrato il ventuno detto al Numero 13 con Lire 3.00 allo stesso Ricevitore; Verbali che essi germani condividenti dichiarano e riconoscono anzitutto di fedelmente comprendere tutti i beni costituenti l'eredità del Testatore, quali beni saranno in seguito qui trascritti ed elencati nella formazione della Massa. Premettono esse parti di avere fino a tutt'oggi, come si è detto, posseduto in comunione dal decesso dell'usufruttuario loro illustre genitore la massa dei beni in parola, e di averne regolarmente incassate e divise le rendite annuali in proporzione ed in conformità dei rispettivi dritti, stabiliti con la ripetuta disposizione testamentaria. ... . (pp. 1-4) ..... (Sulla via pubblica di fronte a Nord è posto il Santuario di Belvedere con annessi fabbricati e Giardino semiolivato attiguo, tutto cinto di muro di pietre a secco, della estensione di Ettare 1,30 circa, e con vaso d'acqua posto sulla via pubblica; ai quali corpi e vaso d'acqua non si dà alcun valore per le ragioni che si diranno in seguito) ..... . (p. 11) ..... È fatta eccezione solamente per il Santuario di Belvedere, una all'annesso fabbricato e terreno attiguo costituenti un tutto distinto e distaccato dall'oliveto omonimo, e non compresi nella valutazione del Fondo e Masseria Oliveto Belvedere; poichè il detto Santuario con il Caseggiato annesso ed attiguo Giardino, in omaggio alla volontà del Testatore, resta attribuito al condividente Principe Luigi Dentice; e del valore delle accessioni (non avendo il Santuario alcun valore perché fuori commercio) si è tenuto conto nella divisione dei Fondi Urbani. Spiegasi però che sebbene il Testatore, nel più volte citato suo Testamento, avesse imposto che nella divisione a farsi il Fondo Belvedere dovesse ricadere nella quota del condividente Principe Luigi, appunto perché costui assumesse la cura di quel Santuario, pure si è creduto da essi germani condividenti mantenersi ossequenti al disposto del Testatore attribuendo ad esso Signor Principe il Santuario e relativi suddetti accessori ed al Cavaliere D. Alfredo il Fondo Belvedere allo scopo di agevolare le operazioni della Divisione, ed a far sì che ciascun erede avesse la sua parte di proprietà il più possibilmente raccolta in un dato punto evitando smembramenti e suddivisioni; anche perché l'Oliveto Belvedere è solito fittarsi, come trovasi tuttavia fittato insieme alla Masseria Pezza di Rena. Ciò del resto non deroga allo scopo che il Testatore si ebbe nello imporre tale suo comando, perché il costituito Signor Principe Luigi dalla sua parte avrà la cura del Santuario in parola." (pp. 54-56)

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- CLXIV SAN VITO, 15 MARZO 1899 La Confraternita del SS. Rosario delibera che la deputazione della Festa della Madonna di Belvedere è tenuta a versare un contributo, secondo le tariffe vigenti, per le funzioni da celebrarsi in chiesa. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. CARTELLA: Cappelle Rurali, Oratori in Casa, 1834-1899. Santuario di Belvedere. *** DELIBERAZIONE RIGUARDANTE LA CAPPELLA DI BELVEDERE Copia. L'anno 1899, il giorno 14 Marzo in S. Vito dei Normanni. Riunitasi la Confraternita del SS. Rosario in 1.a Convocazione, nel solito luogo delle riunioni dietro invito del 10 del sudetto mese, fatto diramare dal Priore per mezzo del Sacrestano Sig.r Ammirato Carmelo ai singoli Confratelli. Fattosi l'appello nominale han risposto presenti: 1.o Priore 2 Orlando Leonardo 3 De Leonardis C. Teodoro 4 Ardone Ferdinando 5 Carlucci Giuseppe 6 D'Agnano Vito 7 Semeraro Vincenzo 8 Romano Giuseppe 9 Sicigliano Giuseppe 10 Cavaliere Raffaele 11 Prete Salvatore 12 Gagliani Giuseppe 13 Cavaliere Salvatore 14 Prima Francesco 15 Lippolis Cosimo 16 Bernardi Biagio 17 Taddeo Michele 18 Desiati Tommaso 19 De Leonardis Francesco. Il Priore ritenuto essere legale l'adunanza perchè assenti soli 12 con l'assistenza dell'infrascritto Segretario ha esposto quanto siegue: Signori fratelli, come è noto a tutti, in questa Chiesa esiste una Cappella dedicata alla Madonna di Belvedere ed una deputazione la quale s'incarica della Festa che si suole celebrare in ogni anno raccogliendo all'uopo tutte le offerte dei devoti nelle questue così interne come esterne. Ricorderanno tutti i fratelli che una volta fu deliberato il pagamento di taluni dritti che la predetta deputazione avrebbe dovuto pagare per tutte le funzioni che particolarmente in occasione della Festa si volessero praticare in questa Chiesa. È inutile dire che i componenti la deputazione di Belvedere non vollero mai sottomettersi al deliberato pagamento, che anzi più di una volta per sottrarsi a cotale obbligo si permisero di trasportare in altra Chiesa la Statua di Belvedere facendone quivi solennizzare la Festa. Per ovviare ad un tale sconcio ho riunito perciò le SS.LL. onde innanzi tempo si provvedesse al riguardo, data l'ipotesi che la deputazione si rifiutasse a pagare i dritti legalmente dovuti a questa Confraternita, o volesse, come altre volte, trasportare in altra Chiesa la Statua. Il Confratello Orlando Leonardo ottenuta la parola dal Priore ha detto quanto appresso: A me, Signori Fratelli sembra più che giusto e ragionevole la proposta del Priore, dappoichè nessuno vorrà pensare o dire che la Confraternita sia obbligata a prestarsi gratuitamente per quelle funzioni che si volessero introdurre o fare per vie e pietà private. Se vi ha una deputazione per la Cappella di Belvedere, la quale introita e spende per la Festa, è più che legittima la pretesa della Confraternita che la stessa deputazione debba sopportare le spese occorrenti per le funzioni. Il Confratello Ardone Ferdinando ha chiesto anch'egli di parlare ed ha detto: Il deliberato altra volta preso dalla Confraternita relativamente ai dritti che si dovevano pagare dalla deputazione di Belvedere meriterebbe ora di essere corretto e modificato, giacchè in quel tempo la Confraternita fu troppo indulgente verso

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la stessa deputazione, e quasi per incoraggiamento, poichè la Cappella era stata di recente eretta, si limitò ad imporre il pagamento di Lire 21.25 per tutte le funzioni incluse la processione. Le condizioni economiche della Cappella ora sono mutate, e se la deputazione raccoglie denaro sufficiente per la festa, per la banda, spari e fuochi, non parrà esorbitante la pretesa della Confraternita di farsi pagare le funzioni a norma della Tariffa Vigente. Il Confratello De Leonardis D. Teodoro chiesta ed ottenuta la parola ha osservato: Signori Fratelli, tutte le considerazioni esposte dalle SS. LL. hanno un fondamento che non si può disconoscere, ma ve n'è qualche altra, la quale basterebbe per sè sola a dimostrare la ragione della Confraternita. Infatti chi non sa le spese quotidiane, alle quali è esposta la nostra Amministrazione per la manutenzione della Chiesa, per tutte le riparazioni occorrenti alle Campane, all'Organo, e agli Arredi Sacri, ed al pagamento mensile per lo stipendio al Sacrestano? Ebbene, la deputazione di Belvedere che sopporta con piacere tutte le altre spese inerenti alla sua amministrazione non vuole assolutamente pagare nulla alla Confraternita, neppure per le funzioni che si dovrebbero fare in occasione della Festa. Aggiungesi che per restauri eseguiti nella nostra Chiesa, la Confraternita ha dovuto affrontare enormi sacrifici e spese non lievi, alle quali neppure per una minima parte la deputazione di Belvedere volle contribuire per il chè fu gioco forza decorare a proprie spese anche la detta Cappella. Ritengo adunque più che giustificata la pretesa della Confraternita, e nel mettersi ai voti la proposta del Priore, domando che sia contemporaneamente rivocata e modificata la deliberazione redatta il 30 Novembre 1890. E se si è fatto obbligo alla deputazione di Belvedere di pagare alla Confraternita i dritti delle funzioni a norma della Tariffa Vigente, che infine sia fatto voto a quell'Ill.mo Monsignore Arcivescovo di Brindisi perchè vietasse che la statua di Belvedere fosse trasportata e festeggiata in altre Chiese fuorchè nella propria Chiesa di S. Domenico, o nella Chiesa parrocchiale, e che in questo secondo caso la Statua fosse accompagnata dalla nostra Confraternita, previo pagamento del dritto di Processione secondo la Tariffa, così per portarsi come ancora per ritornarsi. Nessun'altro (sic) fratello ha chiesto di parlare, e quindi il Priore ha messo ai voti la proposta fatta da lui, modificata però nei termini espressi dal Confratello Signor De Leonardis, la quale per appello nominale è stata approvata con unanime voto. Del chè se ne ha formato il presente verbale, che dopo di esserne dato lettura, ed approvazione si ha sottoscritto dal Priore: Signor Ruggiero Angelo Raffaele dal Fratello Anziano: Signor De Leonardis Francesco; e dal Segretario: Signor Orlando Leonardo. Per copia conforme al suo originale esistente nell'Archivio della Confraternita, rilasciata a richiesta del Molto reverendo Signor D. Antonio Sac. Salamino, Rettore della Nostra Congrecazione del SS. Rosario, per uso amministrativo. San Vito dei Normanni li 15 Marzo 1899 Visto Il Priore Angelo Raffaele Ruggiero Il Segretario Leonardo Orlando

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- CLXV OSTUNI, 1907 Da: Il Santuario di Belvedere in Carovigno e Canti Belvederiani per Pasquale Brandi-Lotti, Ostuni 1907. Mettiamo in parentesi i Canti Belvederiani, e poniamo mente a Il santuario di Belvedere in Carovigno, che l'autore articola in 3 Canti, ciascuno in strofe di 6 versi, di cui i primi 4 a rima alternata (AB AB), gli ultimi 2 a rime baciate (CC). Tralasciano poi il Primo e il Secondo Canto che riguardano cose risapute (lo scoprimento della grotta e dell'immagine della Madonna, la miracolosa guarigione del Signore di Conversano, la nzegna, i miracoli, le usanze, nonché l'uragano del 1841 ecc.). E riportiamo invece il Canto Terzo che mette l'accento sulla grande devozione del popolo carovignese verso la sua Mamma di Belvedere, sulla ribellione del popolo, sulla controversia tra il Comune e il Principe di Frasso sul diritto di patronato e, dando a Cesare e a Dio ciò che spetta a ognuno, sulla composizione della stessa. *** CANTO TERZO I. Fu la storia del nostro romitorio Scritta in diverse lingue ed assai note, Dal Padre Serafino da Montorio All'Andriani e al Brandi, sacerdote, Che l'ha cantato in un latin sermone, Non diverso da quello di Marone. II. Di fronte al bello artistico dei versi Che ricordano l'epoca gloriosa Delle Lettere, in tempi assai diversi, È certo rara e più pregevol cosa L'avere il Brandi, in modo degno e vario Vieppiù illustrato il nostro Santuario. III. Valchiusa non saria sì chiara e grande, Gerusalemme e, in tempi meno rei, (Mercè il gran culto e l'opere ammirande) Non avria fama universal Pompei, Se, insieme con Petrarca e con Torquato Bartolo Longo pur non fosse stato. IV. Belvedere così resta perenne Monumento di gloria immortalato Dalla Madonna e dalle chiare penne Che n'ebbero più o meno rilevato L'importanza, i miracoli con gli usi, E, talora, degli uomini gli abusi. V. Carovigno n'è lieta; è certo cosa

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Per ogni luogo invidiabil tanto Aver così un'effigie prodigiosa; E qual'altro maggior può darsi vanto? Altri abbia mausolei di marmo pario, Noi vanteremo il Santuario. VI. Un giorno fu discusso, anzi motivo Di querele e persino d'un gran chiasso Per quistioni di dritto relativo Che n'ha il Comune d il Principe di Frasso, Il popolo si mosse a ribellione Per farsi con le mani sue ragioni VII. E, al grido: A Belvedere! In un momento Si sollevò per affermar sul luogo I dritti antichi per ogni altro evento Che si volesse imporre un simil giogo D'abusi e d'ingiustizie provocate Dall'imprudenza per lo più di un frate. VIII. E vi commise deplorati scempi Di cose, nonché offese alle persone; Ma che non può avvenire in certi tempi Che il fanatismo offusca la ragione? Tutto, in tal caso, è logico, e nutrire Si fa, in opposto, i malumori e l'ire. IX. Il popol nostro, a parte la modestia, È buono, umile e docile, si vede; Ma diventa poi subito una bestia Qualora gli si ostacoli la fede E quell'attacco, che lo fa godere, Verso la Mamma sua di Belvedere. X. Si calmò, infatti, e professò d'allora Rispetto alle persone innanzi offese, Mandando quel che avenne alla malora, Per il ben del Santuario e del paese; Cosicché, dato a Cesare ed a Dio Ciò che spetta ad ognun, tutto finio. XI. Infatti, mentre l'uno ha il patronato Con le cure inerenti e obblighi assunti, L'altro fruisce, ognora indisturbato, Il libero esercizio e senza appunti, Avendo solo in ciò dritto e ragione Il Vescovo a comporre ogni quistione. XII. Tutto sommato, insieme i contendenti Vivon d'accordo, essendo ognun edotto Dei diritti ad entrambi appartenenti;

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Soltanto il frate n'ebbe il capo rotto; Ma questo non è più che un solitario Fatto avvenuto al nostro Santuario. XIII. È Belvedere, insomma, il nostro oblio Dei mali, il luogo nostro naturale Con cui nacquero gli avi e nacqui anch'io, Ed è il sogno di tutti e l'ideale; Di Belvedere il nome in noi ridesta Della fede più folle la tempesta. XIV. Chi il romitorio nostro vuol vedere L'avrà a due miglia del paese a oriente, Vi andrà da solo, poi che Belvedere È posto su una balza prospiciente il Mar, pieno d'ulivi e ... di poesia; Quivi di Grazia ha il trono suo Maria.

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- CLXVI CAROVIGNO, 1910 Da: Carovigno Dati preistorici e ricordi storici per A. M. Cavallo, Carovigno 1910. Manoscritto esistente presso l’Archivio privato della Fam. Dott. Cosimo Antelmi e Ins. Andriani Primarosa. Pp. 14-15, 68-72. *** ..... omissis ..... BELVEDERE Con questo nome si indica un altipiano ad oriente del paese, da cui dista circa due miglia. Il nome è ben dato a causa del panorama, che di là si prospetta sul mare. Ma veramente il popolo non frequenta questo luogo per godervi ciò che il panorama offre, bensì per visitare e pregare nel Santuario della Madonna. Allora era un luogo boschivo, e non mancava un Titiro qualunque per far risuonare la selva delle pastorali melodie, cavate dall'usuale flauto dolce di canna. Ma, verso il X secolo, un bel giorno di aprile il mandriano smarrisce una giovenca, e, dopo molto cercare, scopre una caverna, vi penetra e trova lì l'animale non solo, ma pure un altare con la effigie della Madonna. È facile immaginare come la notizia volò, e come il torrente popolare si riversò su Belvedere, si pigiò nella caverna sacra, e si prostrò nell'adorazione. E poiché questo avvenimento successe all'ottava di Pasqua, fu presto istituita una festa annua, alla Madonna di Belvedere, da celebrarsi sul luogo in ogni sabato dopo Pasqua. E siccome pure la giovenca aveva avuta la parte principale nella scoperta, toccò ogni anno ad una giovenca di essere sacrificata alla Madonna stessa, e mangiata poi dai fedeli. Anzi, non una sola giovenca fu offerta pasto gradito alla devozione, ma una gran menza [: mensa] popolare fu istituita per l'oggetto, mercè il libero spesato dei devoti, in cui tutti i cittadini potevano intervenire. Quasi quasi si volle imitare la festa popolare con le relative imbandigioni - che diede in Roma Giulio Cesare per glorificare i suoi trionfi! Né il culto restò nei limiti del paese, perché si allargò in proporzioni enormi, sicché, piovendo le offerte, la Madonna di Belvedere divenne proprietaria di terre e di mandre vaccine - Oh! dove andarono poi le terre e le vacche di questa Madonna? (VIII Ma come si trovò l'altare, con quella effigie, nella caverna? La cosa si spiega facilmente, quando si sanno le persecuzioni a cui andarono i Cristiani, in certi tempi, soggetti. Allora un manipolo di fedeli scelse questa caverna, per esercitarvi nascostamente il nuovo culto. Poi, cessate le persecuzioni, la caverna restò dimenticata, e le piante selvatiche ne ostruirono anche l'entrata. Naturalmente, la scoperta in parola fu attribuita a miracolo; ma, qualunque sia la credenza, certa cosa è che il paese entrò quasi a quel modo nella storia vera. Noi non abbiamo trovato documenti, che parlino di Carovigno in modo esplicito prima di allora; mentre che dopo, a causa del Santuario, di Carovigno si parlò molto, molti forestieri ci vennero, e la sua importanza entrò nel dominio universale, per piccola che fosse. È così che la filosofia della storia giudica i fatti. ..... omissis .....

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NOTA VIII Sopra i beni della Madonna di Belvedere, i Baroni non potevano mancare a mettere le mani, e le posero! Come feudatari, si attribuirono il diritto di patronato, per avere così l'autorità di nominare il Beneficiario, ed usufruire indirettamente delle rendite. Il Capitolo non mancò di opporvisi, e ricorse al Papa, e questi - Gregorio XIII - con Bolla del 5 aprile 1576, univa alla Chiesa madre ed al Capitolo di Carovigno l'Abazia di S.ta Maria di Belvedere, ordinandone il possesso; e la Bolla fu resa esecutoria dal Regio Assenso del 4 Aprile 1578. Ma fu tempo perso, chè la forza baronale, con le vie di fatto, si mantenne nel possesso, appoggiato dal Vescovo! E, notiamolo, a quel tempo era Barone Scipione Loffredo, quello col quale l'Università sostenne la lite che le costò 20.000 ducati! Successivamente, col patronato venne il padronato, e le usurpazioni decimarono quei beni. In vista di ciò, il paese ricorse pure al Papa, e Benedetto XIII fulminò la scomunica maggiore, nel 1° Novembre 1728, contro gli usurpatori. Fu questo il mezzo col quale vennero in luce le usurpazioni, e si potè fare una Mappa: ma non più che questo, perché il potere baronale si mantenne intatto. E, notiamo anche questa, la scomunica venne quando era feudatario un Granafei da Mesagne. Da ultimo, con la devoluzione del feudo, il R.o Fisco si devolse pure il Beneficio. Da ladro a ladrone! E poi? E poi il Beneficiario, di nomina Regia, istituì erede, nel Beneficio, il Principe di Frasso. Che paese disgraziato è stato mai sempre questo! Le cose restarono così fino al 1861, val dire che il Beneficio restò nelle mani di Casa Dentice, questa manteneva aperto il Santuario di Belvedere al culto pubblico, portando l'esito di custodia nonchè della messa in ogni Domenica, ed i cittadini furono liberi di esercitarvi il culto. Venuta poi la soppressione, e ritenuto laicale il Beneficio di Belvedere, nel 1870, il Ricevitore di Sanvito prese possesso del Beneficio stesso, a nome del Demanio dello Stato. Ne seguì una causa, chiusa poi con amichevole componimento, del quale importa la conoscenza dei seguenti articoli: Art. 8 - "Il Dentice svincolante si obbliga, nelle più ampie e valide forme, di mantenere indenne e rilevato così il Demanio come il fondo Culto da ogni domanda, molestia, pretesa, ragione ed azione a cui fosse per farsi luogo quando che sia da parte di terzi in dipendenza e contro l'operato svincolo..." Art. 9 - "Lo svincolo dei beni dotali della Pia fondazione di Santa Maria di Belvedere viene in fine consentito sotto la espressa condizione che tutti gli obblighi religiosi e tutti gli oneri civili alla medesima inerenti debbano stare ad esclusivo carico dello svincolante". - Et diviserunt vestimenta... cioè dei beni dotali -! Andiamo avanti. Nel 1884 io avevo pubblicato un opuscolo su questo Santuario, per lamentare alcune restrizioni su la libertà di culto, a cui teneva bordone l'arcivescovo Aguilar, in quanto determinavano pubbliche odiosità. Tanto vero che si iniziò un processo inquisitorio contro il Sac. Antonino Brandi, perché, in una conferenza, aveva stigmatizzata la condotta dell'Arcivescovo; processo che sfumò con danno morale dell'Arcivescovo stesso. Nel 1885 poi, mentre ero in Lecce presso l'Avv. Pirrone, come ho detto a suo luogo, mi ebbi il Decreto di Sindaco, e nel 1886 impiantai la Stazione dei R. R. Carabinieri; e fu fortuna. Infatti, la mattina della prima Domenica dopo la Pasqua del successivo 1887, il Brigadiere mi disse come il Sabato innanzi vi

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fossero stati dei torbidi al Santuario, appunto per certe proibizioni mal tollerate, specialmente a riguardo di preti forestieri, impediti a celebrare perché mancanti della tessera richiesta. La presenza dei Carabinieri sedò gli animi concitati; ma in quella Domenica, dopo pranzo, con del vino a buon prezzo, il popolo insorse come un sol uomo, fece uscire la Banda, venne a prendermi di forza, e, con l'intervento dei Carabinieri da me chiamati, si dovette andare processionalmente al Santuario. Intanto pochi ubbriachi avevano commesso dei guasti a danno del Principe Dentice, il quale si vide arrivare in quel momento critico. Ma perché ci erano i Carabinieri niente di altro male si verificò, e la processione ritornò in buono e quieto ordine al paese. In questo, il telegrafo aveva lavorato, e molta forza pubblica si vide piombare, perché si era detto che Carovigno era in rivoluzione, e la rivoluzione la aveva promossa il Sindaco stesso! Anzi si telegrafò che il Sindaco aveva ucciso il Principe! e ciò me lo disse l'Ispettore Scolastico Bertoli, che si trovava al Ministero proprio in quel punto. "Io, mi soggiunse, mi posi a ridere alla lettura del telegramma, e, interrogato perché ridevo, risposi che la cosa doveva essere un'amena invenzione, perché conosco quel Sindaco". Ad ogni modo si iniziò un processo nel quale fui complicato a causa dell'opuscolo, quasi che da esso fosse venuta la immaginaria rivoluzione, mentre dal processo non risultò altro fuori di "una dimostrazione religiosa". Con tutto ciò Crispi mi sospese dalla carica! Ma qual colpa era in me se, come Sindaco, portavo innanzi la causa del Comune contro la Casa Dentice? In conseguenza della immaginaria rivoluzione, il Santuario fu chiuso, ed un contingente di truppa ne custodiva l'entrata, col beneplacido dell'Arcivescovo Aguilar! Il Capitolo però si mosse, dietro le premure dei Sacerdoti Francesco Andriani e Antonino Brandi, e ne rapportò alla Sacra Congregazione dei Vescovi, dalla quale venne fuori un Monito per l'Arcivescovo, diretto al Sindaco ff. per trasmetterlo all'Ordinario Diocesano. Sicché Aguilar fu doppiamente umiliato. Così il Santuario venne riaperto - riaperto liberamente cioè - e non se ne parlò più. Intanto, mantenuta la mia sospensione, gli Avvocati del Comune in appello fecero sentire al Municipio la necessità della mia cooperazione, ed il Consiglio mi diè la procura speciale per l'oggetto, quale procura fu rispettata dai Sindaci venuti dopo. Poi, venuto Giolitti dopo Crispi al Ministero, fui riabilitato con altra nomina di Sindaco. E tutto ciò come peripezie della famosa causa! Se fosse lecito tutto dire, diremmo che Crispi nocque a Carovigno, come nocque all'Italia con la celebre guerra di Africa.

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- CLXVII CAROVIGNO, 10 MARZO 1911 Visita pastorale dell'Arcivescovo Valeri al Santuario di Belvedere. Compilazione del questionario a cura del Cappellano Sac. Russo. Trascrizione dell'originale esistente nell'Archivio della Curia Vescovile di Ostuni. Visite pastorali. Cartella XV, Fascicolo I. Carovigno Fasc. 33 - 10 marzo - Santuario di Santa Maria di Belvedere. *** DIOCESI DI OSTUNI QUESTIONARIO PER LA S. VISITA PASTORALE INDETTA DA S. E. REV.MA MONS. FR. TOMMASO VALERI O.M. Chiesa del Santuario di S. M. dio Belvedere fuori le mura Comune di Carovigno Provincia di Lecce Il Padre Spirituale Sac. Michele Russo Il presente Questionario dovrà essere rimesso alla Cancelleria della Curia Vescovile non più tardi del 19 Mar. 1911. Una copia del medesimo dovrà riporsi nei singoli Archivii. Le risposte siano brevi e chiare. Nei punti ove non si ha che rispondere si tirino delle linee e si scriva nulla. Per le risposte che richiedessero maggiore spazio si aggiunga in fine un foglio coi debiti richiami. Quelle risposte che per la loro natura delicata non si ritenesse opportuno dare nel Questionario si mandino in busta chiusa. 1.- Quale è il titolo della Chiesa? Dov'è situata? A chi appartiene? (Si descriva quale sia la forma, la struttura, lo stile della Chiesa, la sua ampiezza e i suoi confini).

Santuario di Belvedere. A due miglia lontane da Carovigno, situato su di una collinetta. Appartiene al S. E. il Principe di Frasso Dentice. La forma è comune a tutte le altre Chiese, vi è un prospetto in pietra ben ornato. L'intorno della Chiesa può contare 25 m. di lungh. e 10 m largh. da dove si scende nella profonda grotta. 2.- Quando e da chi fu eretta? Fu consacrata? Quando e da chi? Si hanno notizie dello scovrimento della grotta dal IX secolo; si ignora da chi fu consacrata e quando. 3.- Se patronale, chi ne è il patrono? Chi ne è il Rettore o l'Ufficiante? Quando, come e da chi fu nominato? Il Padrone è S.E. il Sig. Principe di Frasso Dentice Senatore del Regno. Il Cappellano è il Sac. Russo Michele nominato dallo stesso Sig. Principe nel mese di Agosto 1903. 4.- Attigui alla Chiesa vi sono locali? A chi appartengono? A quale uso servono? Da chi sono abitati? Sopra la Chiesa vi sono abitazioni? Chi ne usa? Sotto la Chiesa vi sono locali? A quale uso servono? Attiguo alla Chiesa vi è un locale ad uso rimessa ed un'altro ad uso deposito

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foraggi. Appartengono allo stesso Padrone. Sopra questi locali vi sono alcune stanze d'abitazione per il Cappellano e per il Custode del Santuario che vi abita sempre con famiglia. Sotto la Chiesa vi è una grotta profonda ove si trovano due Immagini di M. SS. di Belvedere e vi celebra la Messa. 5.- ..... omissis ..... N. N. 6.- La Chiesa è ben difesa dall'umidità? Ha bisogno di restauri? Di quali? Sono essi urgenti? A chi spetta il farli eseguire? N.N. - I restauri occorrenti sono eseguiti a spese del padrone. 7.- La Chiesa è ben custodita con porte sicure? Chi ne conserva le chiavi? Come si provvede alla custodia e sorveglianza notturna? Se vi sono finestre poco alte dal suolo esterno, sono munite d'inferriate opportune? Quando si apre ordinariamente la Chiesa? Sta aperta tutti i giorni? Quando si chiude? La Chiesa è ben custodita con porte sicure. Le chiavi sono custodite dal custode. La Chiesa si apre la mattina e quando occorre e vanno persone per visitare il Santuario. 8.- Come si provvede alla nettezza della Chiesa? Ogni quanto tempo si toglie la polvere dalle volte o soffitti, dalle pareti, e dalle predelle degli altari? Chi sorveglia gl'incaricati della pulizia della Chiesa? Il custode ne cura la nettezza e la biancheria. 9.- ..... omissis ..... N. N. 10.- Vi si conserva il SS. Sacramento? Con quale autorizzazione? L'Altare in cui si conserva ha il Tabernacolo fisso? Di quale materia? Se di marmo o pietra è interamente rivestito di legno, addobato (sic) in seta bianca o in broccato oppure è rivestito di metallo dorato? Lo sportello è ben sicuro? Combacia bene quasi ermeticamente? Vi ha la chiave d'argento, o almeno di metallo dorato? Chi la custodisce? Il Tabernacolo è provveduto di conopeo secondo il rito? Sopra il Tabernacolo vi si pone mai qualche immagine o reliquia? Sopra l'Altare vi è il baldacchino? Vi è in prossimità dell'Altare almeno una lampada sempre accesa giorno e notte? Vi è la balaustra per la comunione? Si è introdotto, per questa, l'abuso di ammettere donne sui gradini dell'altare? Con quale frequenza si rinnovano le S. Specie? Nella Chiesa vi è un'altare (sic) di marmo con pietra sacra. Nella metà della scalinata che mena giù alla grotta vi è un'altro (sic) altare in pietra, ove nel centro in una nicchia vi è dipinta la Verg. SS. detta delle Grazie, e vi esiste anche la pietra sacra. In fondo alla grotta vi è un terzo altare, e nel centro in una nicchia è dipinta l'Immagine della Verg. SS. di Belvedere. Detto altare è di pietra ed è munito di pietra sacra. Sull'altare di marmo, il primo nella Chiesa si trova il Tabernacolo fisso rivestito di legno e metallo, con solida portella a chiave, ove rare volte e nelle grandi ricorrenze di concorso di fedeli si tiene per qualche giorno il SS. Sacramento, dietro permesso del Vicario della Diocesi. All'altezza del Tabernacolo dietro vi è una statuetta in pietra della Verg. SS. di Belvedere. Nel secondo altare vi è una lampada, e nel 3° ve ne sono due sempre accese e l'olio vien fornito dal Padrone Sig. Principe. Non mancano le tre tovaglie prescritte. 11.- In qual modo è disposto l'Altare Maggiore? È distante dall'abside? È voltato all'oriente? Ha il baldacchino? L'altare maggiore è disposto in fondo alla Chiesa. 12.- ..... omissis ..... N.N. 13.- Di quale materia è il pavimento della Chiesa? È ben conservato? Vi sono sepolture? Sono ben chiuse? Il pavimento è di mattoni in ottimo stato. Ove si trova il 2° altare nella gradi-

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nata per andare giù alla grotta, vi sono delle antiche sepolture ben chiuse. [Il grassetto, una mia scelta] 14.- .... omissis .... N. N. 15.- .... omissis .... N. N. 16.- .... omissis .... N. N. 17.- Vi sono confessionali? Quali? Sono tutti in posizione bene esposta e patente? Sono ben tenuti e puliti? Ben chiusi? Hanno l'immagine del SS. Crocifisso? La tabella delle censure e dei casi riservati? Le grate metalliche? Sono queste nettate spesso? Per l'abito del Confessore è osservato il prescritto del Rituale? Vi è il confessionale adatto in luogo separato pei sordi? Due confessionali in posizione ben esposta. Puliti e nulla manca. 18.- ..... omissis .... N. N. 19.- Quante sono le pile dell'acqua benedetta? Sono collocate in luogo adatto vicino alle porte? Se ne cura con diligenza la pulizia? Con quanta frequenza si rinnova l'acqua? Vi sono due pile di acqua Santa di marmo vicino alla porta della Chiesa 20.- ..... omissis ..... N. N. 21.- ..... omissis ..... N. N. 22.- ..... omissis ..... N. N. 23.- ..... omissis ..... N. N. 24.- ..... omissis ..... N. N. 25.- La facciata della Chiesa è decorosa e pulita? Ha bisogno di restauri? Ha la croce nel vertice? Vi sono stemmi? Di chi sono? Quando e con quale autorizzazione vi furono posti? La facciata è decorosa e pulita. Ha la croce. Vi è lo stemma della casa Dentice, padrone. 26.- Vi ha il campanile? È ben custodito? Chi ne tiene le chiavi? Ha bisogno di restauri? Quante campane vi sono? Furono benedette? Se ne abbusa (sic) mai per occasioni profane? Vi è il campanile. Non si può salire se non con scale di legno. Una sola campana e serve per solo funzioni religiose. 27.- ..... omissis ..... N. N. 28.- Vi ha una o più sagrestie? Sono ben custodite e difese? Le porte sono sicure? Le finestre sono munite d'inferriata? Una sagrestia pulita e ben difesa. 29.- Ha gli armadi al bisogno? Vi è il banco per appararsi i sacerdoti? Vi sono armadietti separati e comodi per riporvi esclusivamente i calici e gli altri vasi sacri? Quali cautele si usano nel provvedere il vino e le ostie per il S. Sacrifizio? Un'armadio (sic) per arredi ed appararsi i sacerdoti. Il cappellano provvede per se per ostie e vino. 30.- ..... omissis ..... 31.- Vi è l'acquario col manutergio per i soli sacerdoti? Ve n'è uno a parte per gli inservienti? Ove si trova il Sacrarium? È desso tenuto con la dovuta nettezza? Vi è il lavabo per i sacerdoti. Vi è il Sacrarium tenuto con dovuta nettezza. 32.- ..... omissis ..... N. N. 33.- ..... omissis ..... N. N. 34.- ..... omissis ..... N. N. 35.- ..... omissis ..... N. N.

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36.- La Chiesa è provvista di tutti gli arredi sacri necessari al divin culto? Ha argenteria e altri oggetti preziosi o capi d'arte? Quali? (L'inventario esatto e dettagliato di tutti gli oggetti mobili, argenteria, vasi sacri, paramenti, biancheria, arredi d'altare, messali, libri liturgici, quadri ecc. ecc. si dovrà presentare nell'Atto della S.Visita)

La Chiesa è provvista di tutti gli arredi sacri. 37.- Quali funzioni e solennità si celebrano ogni anno nella Chiesa? (Se ne dia nota). A carico di chi sono le spese relative? La festa solenne al Santuario si fa il Sabbato (sic) dopo la S. Pasqua a spese della Deputazione delle feste del paese. E la notte dell'Assunta in Cielo vi è l'antica abitudine di tenere la Chiesa aperta per il concorso di popolo. 38.- La Chiesa fu arricchita d'indulgenze? Per quali pratiche, in quali giorni, con quale rescritto? Sono tutte in vigore? (Se ne stenda nota esatta e distinta citando la data dei respettivi rescritti).

Le indulgenze avute per la Chiesa risultano dalla Bolla di SS. P.P. X già scadute in data XII marzo 1904. 39.- In questi ultimi tempi si sono introdotte nuove devozioni o collocate nella Chiesa nuove immagini? Quando? Da chi? Perché? Con quale autorizzazione? Con quali mezzi si provvede alle nuove funzioni? Da due anni, nei sabbati (sic) della Quaresima si pratica fare la Via Crucis dal paese al Santuario essendoci 14 colonne con le stazioni, regolarmente benedette. 40.- ..... omissis ..... N. N. 41.- Chi sono i sacerdoti che prestano servizio alla Chiesa (Cognome, nome, paternità, patria, età, domicilio). Hanno una retribuzione? Quale per ciascuno? Da chi è sostenuta questa spesa? Da chi sono nominati? Sono tutti pronti e diligenti nel compiere il loro dovere? Il Cappellano Sac. Russo Michele fu Giuseppe di anni 33, domiciliato qui. All'occorrenza, per celebrarsi messe vengono altri sacerdoti anche da paesi forestieri percependo l'elemosina dai devoti. Il Capp.no ha lire 2.75 per ogni sabbato (sic) che si reca a celebrare e la spesa è sostenuta dal Sig. Principe. 42.- Chi sono i sagrestani, chierici, cantori,chi è l'organista e gli altri addetti al servigio della Chiesa o della sagrestia? (Cognome, nome, paternità, patria, età, dimora, se celibe, ammogliato o vedovo, se hanno altra professione e quale). Il custode è Leonardo Spagnolo fu Valentino, ammogliato con figli e vive sempre al Santuario, facendo il guardiano anche alle proprietà limitrofe dello stesso padrone. È pagato dal Principe con lo stipendio di lire 30.00 mensile. 43.- ..... omissis .... N. N. 44.- ..... omissis .... N. N. 45.- ..... omissis .... N. N. 46.- ..... omissis .... N. N. 47.- ..... omissis .... N. N. 48.- ..... omissis .... N. N. 49.- ..... omissis .... N. N. 50.- ..... omissis .... N. N. 51.- ..... omissis .... N. N. 52.- ..... omissis .... N. N. AVVERTENZA Se nello stendere la relazione si avessero notizie riguardanti la Sacra Visita che si giudicassero di carattere riservato, si dovranno scrivere su fogli a parte e chiudere in busta sigillata da rimettersi nelle mani di S. E. Rev.ma Mons. Fr. Tommaso Valeri, Arcivescovo di Brindisi e Amm. perp. di Ostuni. Sulla busta si scriverà: <<Notizie riservate riguardanti la S. Visita della Chiesa ecc. >>

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Al Nome Santissimo di Dio. Amen Il sottoscritto dichiara di avere con sincerità ed esattezza risposto a tutti e singoli i precedenti quesiti a forma delle Venerate Ingiunzioni fatte da S. E. Rev.ma Mons. Fr. Tommaso Valeri nelle Disposizioni della sua lettera Pastorale del di ____ In fede ecc. Carovigno li 10 Marzo 1911 Firmato Sac. Russo Michele

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- CLXVIII CAROVIGNO, 1920 Ribellione del popolo carovignese avverso l'economo curato e la sua una infelice iniziativa riguardo al ritocco del viso della Madonna di Belvedere Trascrizione dell'originale esisente nel Libro delle Conclusioni Capitolari. Anno 1907. Archivio Chiesa Madre *** PASQUA 1920 RIVOLUZIONE La Pasqua del 1920 venne funestata da una grande rivoluzione popolare contro l'economo curato D. Giovanni Lamazza che, miracolosamente uscì incolume dall'ira popolare: la sua casa però venne quasi completamente distrutta nelle supellettili. Causa della rivoluzione fu il ritocco della Statua della Protettrice Maria S.S. di Belvedere fatto dal Sig. D. Giuseppe Annicchiarico; ritocco che cambiò totalmente il viso della Vergine. La rivoluzione impressionante sempre più, fu sedata dal Sac. Giovanni Lanzilotti, il quale provvide a tutto facendo ritoccare la Madonna durante la notte dal pittore Pappati.

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- CLXIX CAROVIGNO, 1936 Da: Sac. Giuseppe Santoro, Il Tesoro di un Colle, Brindisi, Tip. Ed. Brindisina, 1936 XIV, pp. 13-14. *** ..... omissis ... IL CULTO Oggi la festa principale si celebra in onore di Maria SS. di Belvedere è quella della domenica, lunedì, martedì di Pasqua di Risurrezione, in Carovigno. Al Santuario si va nel Sabato durante l'ottava e in quel giorno accorrono a Belvedere non soltanto i Carovignesi ma anche gente dai paesi vicini. Molti sono i fedeli che, per antica consuetudine, nella notte che va dal 14 al 15 di agosto, chiamata "La notte delle grazie", si recano in devoto pellegrinaggio, recitando il Rosario, nel placido silenzio della campagna, al Colle della Celeste Regina, per chiedere a Lei, genuflessi innanzi all'immagine della prima sezione della Cripta, i suoi materni favori. Un'altra festa in onore della Vergine di Belvedere si usa celebrare in Carovigno, il 17 agosto di ogni anno, a ricordo dello scampato sterminio del 1841. In San Vito dei Normanni (Brindisi), il Culto di Maria SS. di Belvedere va sempre più estendendosi permeando l'animo di quel popolo che, ogni anno nel Martedì di Pasqua, festeggia la nostra Madre Celeste, dalla quale ha ottenuto, in diverse circostanza, grazie divine. ..... omissis .....

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- CLXX NAPOLI, 1990 L'incubazione al Santuario di Belvedere (Informazione acquisita per il tramite del Sig. Crocifisso Buongiorno)

*** Da: Irene Maria Malecore, Persistenze e Cambiamenti nelle feste tradizionali e nella cultura popolare del Salento. Relazione tenuta al Papers II - SIEF 4th Congress Bergen, June 19th-23rd 1990 [Società Internazionale di Etnologia e Folklore, 4° Congresso, Bergen (Norvegia), 19-23 Giugno 1990], in Rassegna delle Tradizioni Popolari, Rivista Trimestrale di Ricerca Scientifica Demologica Folkloristica e Antropologica, Anno V, Aprile/maggio/Giugno 1992, Schena Editore, pp. 9-12. ..... omissis ..... Mentre, nella stessa provincia di Brindisi, come Francavilla Fontana, a pochi chilometri dal capoluogo, col persistere della cultura contadina non ancora soppiantata dalla cultura delle macchine, le feste conservano i loro moduli tradizionali. Come la festa della patrona di S. Maria della Fontana che trae il nome da un'antica leggenda che la fa risalire ai primi del secolo XIV e si celebra a metà settembre con processioni, danze, giuochi, fuochi, fiaccolate, e le altre manifestazioni che quasi sempre accompagnano la festa e ne sono un aspetto rilevante. E ancora nella provincia, in Carovigno, la festa della Madonna del Belvedere, che mostra conservazione e persistenze attuali della cultura bizantina e romana, giacché ha inizio il lunedì dell'Angelo, con la trasgressione liberatoria della Pasquetta (colazione e festa in campagna) e termina nei giorni della Pasqua greca, all'ottava, in cui viene accettata la liturgia ortodossa; ma ancora un altro elemento di persistena è il fatto che in questa festa si pratica l'incubatio (il dormire dei fedeli nel Santuario la notte che precede la festa), che resiste anche in altre feste della regione. ..... omissis ..... *** TRECCANI.IT: Incubazione (der. del lat. incubare nel significato particolare di "dormire in un tempio per avere i responsi del dio". Nella storia delle religioni, l'uso di dormire in un santuario allo scopo di ricevere nel sogno rivelazioni divine, attestato soprattutto nell'antica Grecia ma presente anche in altri ambienti culturali (per es., antico Egitto, America precolombiana). SAPERE.IT: Incubazione: Rito divinatorio consistente nel giacere in un santuario, o comunque in un luogo sacro, fino ad addormentarsi e a sognare. Tali sogni, creduti inviati dall'entità extraumana titolare del santuario in risposta ai quesiti dei fedeli, venivano poi interpretati dagli indovini. La pratica ci è documentata per l'Egitto, la Grecia, i Germani, il Perù precolombiano e le popolazioni dell'area subartica.

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EPOCA DON GIOVANNI DI LATTE - CLXXI OSTUNI, 29 DICEMBRE 1979 L'Arcivescovo Todisco decreta spettare al Santuario di Belvedere la qualifica di "Santuario cittadino" Edizione: E. Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, XLVI, pp. 249250 Trascrizione dell'originale per g.c. di Don Giovanni di Latte. *** [Su carta intestata, in alto a sx:] CURIA VESCOVILE OSTUNI EREZIONE DEL SANTUARIO DI MARIA SS. DI BELVEEERE La Chiesa di Maria SS. di Belvedere, sita in agro di Carovigno e nella giurisdizione ecclesiastica della diocesi di Ostuni, sin dalla scoperta della Sacra Immagine (XIV sec.) (sic) che il popolo in un primo tempo indicava come <<di luco>>, un luogo sacro ed alberato e che nel Rinascimento assunse il titolo di <<Ben Videre>>, è stata sempre particolare meta di pellegrinaggi. Questo luogo, che nel secolo XVIII il Vescovo Bisanzio Antonio Filo (1707-1720), mio predecessore, sottolineava come centro di devozione e punto di incontro di pellegrinaggi provenienti da varie contrade del Regno di Napoli, ha assunto, nel tempo, un marcato carattere di culto mariano non solo per gli abitanti di Carovigno, ma anche per i forestieri che vi si recano per sciogliere voti e impetrare grazie, animati da particolari sentimenti di pietà verso la Vergine Santissima. Riconoscendo il rapporto vivo che resta tuttora tra i fedeli di Carovigno e la predetta chiesa, per la fervida devozione che li lega alla Vergine SS. di Belvedere, patrona principale (sic) della città; dietro richiesta dello zelante rettore sac. Giovanni di Latte e dei laici collaboratori; col parere favorevole e concorde dei sacerdoti del luogo; continuando le attenzioni che i miei predecessori mons. Salvatore Palmieri e mons. Tommaso Valeri ebbero rispettivamente nel 1904 e nel 1936 per il culto della Vergine di Belvedere; DECRETO spettare alla chiesa di Maria SS. di Belvedere, sita in territorio di Carovigno e sotto la mia giurisdizione, la qualità di Santuario cittadino. Dalla Curia Vescovile di Ostuni il 29 dicembre 1979 (+ Settimio Todisco Arcivescovo) F.to Settimio Todisco Can. Cosimo Palma Cancelliere Vescovile F.to Sac. Cosimo Palma

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- CLXXII BRINDISI, 10 GENNAIO 1991 Atto notarile concernente il terreno adiacente alla Chiesa di Belvedere acquistato da Don Giovanni Di Latte. Trascrizione dell'atto esistente presso l'Archivio personale di Don Giovanni Di Latte. *** N. 1993 __ NUMERO 19.806 ___ DEL REPERTORIO.VENDITA Repubblica Italiana Il dieci gennaio millenovecentonovantuno (10-1-1991) in Brindisi, richiesto nel mio studio, in Piazza Cairoli c. 33.Avanti a me Comm. Dott. Vincenzo Loiacono, Notaio in Brindisi, iscritto nel Collegio Notarile di Brindisi, ed alla presenza dei richiesti, idonei ed a me noti testimoni: Ranalli Giovanni, nato il 4 ottobre 1941 a Mesagne, e Spennati Paolo, nato il 24 novembre 1963 a Brindisi, ove entrambi domiciliano, impiegati, si è costituito - il Rev. Don Di Latte Giovanni, nato il 7 maggio 1944 a Carovigno ed ivi domiciliato alla Via Petrarca c. 39, sacerdote (DLT GNN 44E07 B809V), che al presente atto interviene per sé e quale procuratore speciale di : _______ - Dentice di Frasso Luigi, nato il 14 settembre 1924 a Nizza (Francia) e domiciliato in Carovigno alla contrada "Pezze d'Arena" c. 1, pensionato (DNT LGU 24P14 Z11OZ), a quanto di seguito giusta procura speciale ricevuta dal dr. Isio Zannoni, Notaio in Aula, in data 10 dicembre 1990 - n. 114054 rep.- che, in originale, alligasi al presente atto sotto la lettera "A" per formarne parte integrante. Comparente della cui identità personale io Notaio sono certo il quale, alla presenza dei testimoni, mi richiede e dichiara di stipulare quanto segue: Il costituito don Di Latte Giovanni, per conto e nell'interesse del suo mandante Dentice di Frasso Luigi, da questi così come facultato ed autorizzato, vende e trasferisce a sé stesso, don Di Latte Giovanni, in buona fede acquirente, il seguente immobile rustico di proprietà del suo mandante sito in agro di Carovigno alla contrada "Belvedere": "Terreno seminativo (n. 8 alberi di olivo) esteso ettari UNO, are VENTUNO e centiare CINQUANTANOVE (Ha. 1.21.59), e per quanto è, confinante: con la Chiesa di Belvedere e, girando in senso orario, con beni di Pepe Faustina, con beni di Saponaro Anna-Vincenza e con beni di Loparco Rosaria. Nel catasto terreni di Carovigno alla Partita 39017 - Foglio 43 - particella 1 Ha. 1.03,87 - coi redditi di £ 72.709 e di £ 51.935, e particella 4 - are 17,72 coi redditi di £ 15.062 e di £ 7.088". Il descritto immobile rustico pervenne al venditore Dentice di Frasso Luigi per acquisto da Primicerio Oronzo-Pasquale con atto del Notaio Lupi Mario da Roma in data 16 novembre 1984, rep. n. 9836/2015, ivi registrato il ventotto novembre detto al n. 1. Con riferimento all'art. 18 della legge 28 febbraio 1985 n. 47, il costituito don Di Latte Giovanni mi consegna il "certificato di destinazione urbanistica", rilasciato dal Comune di Carovigno il 16 novembre 1990 - 285 -, che al presente

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atto alligasi sotto la lettera "B" per formarne parte integrante, dal quale si rileva che lo immobile di cui al presente atto ricade in: "Zona Agricola, tipo b2": aggiunge che dopo tale data non sono intervenute modificazioni negli strumenti urbanistici.Il costituito don Di Latte Giovanni, per conto e nell'interesse del suo mandante, assicura e garantisce che il descritto fondo rustico è franco e libero da ipoteche ed altri pesi ed oneri pregiudizievoli e tale - con le garanzie di legge - lo trasferisce nel suo attuale stato di fatto e di diritto, con tutte le accessioni, adiacenze, dipendenze e pertinenze, con le relative servitù attive e passive, apparenti e non, e con ogni riveniente diritto, ragione ed azione.Il prezzo tra le parti d'accordo convenuto ed accettato ed a me dichiarato è di £ 10.000.000= (£ire DIECIMILIONI) che l'acquirente don Di Latte Giovanni dichiara di aver pagato già prima di questo atto al venditore Dentice di Frasso Luigi, per conto del quale, così come facultato, rilascia a sé stesso ampia, finale e liberatoria quietanza, con dichiarazione che il suo mandante null'altro ha da pretendere per la causale suddetta ed espressamente rinunzia ad ogni e qualsiasi iscrizione legale, con esonero al Signor Conservatore dei Registri Immobiliari da sua responsabilità al riguardo.La proprietà legale ed il possesso materiale del descritto immobile rustico si trasferiscono da oggi in favore dell'acquirente per tutti gli effetti utili ed onerosi.Ai fini fiscali il costituito dichiara che tra venditore ed acquirente non intercorrono rapporti di parentela in linea retta. Le parti rinunciano ad ogni iscrizione di Ufficio rimettendo le spese e conseguenziali di questo atto come per legge, dichiarando che il prezzo pagato corrisponde al valore dell'immobile trasferito.- A richiesta di me Notaio il costituito mi consegna la dichiarazione IN. V. IM. .Richiesto io Notaio ho ricevuto e pubblicato il presente atto che, uno agli allegati ed alla presenza dei testimoni, ho letto ad esso costituito il quale, a mia domanda, lo conferma e lo sottoscrive coi ridetti testimoni e con me Notaio. Quest'atto, da me diretto, consta di questo foglio dattiloscritto da persona di mia fiducia sulle quattro pagine.F.to Sac. Giovanni Di Latte Giovanni Ranalli teste Paolo Spennati teste. Vincenzo Loiacono (Timbro Tondo con scritto: Loiacono Vincenzo fu Nicola Notaio di Brindisi) Registrato a Brindisi il 28 gennaio 1991 al n. 766/Mod. I° Valut Trascritto in Brindisi il 9 febbraio 1991 ai nn.i 3058/2760 Copia conforme all'originale ad uso convenevole Brindisi, li 15 febbraio 1991 Vincenzo Loiacono (Timbro Tondo con scritto: Loiacono Vincenzo fu Nicola Notaio di Brindisi)

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- CLXXIII BRINDISI, 13 LUGLIO 1992 Cessione gratuita di appezzamento di terreno (Pineta di Belvedere) dall'ERSAP alla Parrocchia S. Pietro Apostolo di Carovigno. Trascrizione dell'atto esistente presso l'Archivio personale di Don Giovanni Di Latte. *** CONSERVATORIA DEI REGISTRI IMMOBILIARI DI BRINDISI - NOTA DI TRASCRIZIONE A FAVORE Parrocchia S. Pietro Apostolo con sede in Carovigno, Ente Giuridico riconosciuto in data 8 settembre 1986 e iscritto nel Registro delle Persone Giuridiche del Tribunale di Brindisi il 7 febbraio 1987 al n. 30, codice fiscale 90000520743. E CONTRO ENTE REGIONALE DI SVILUPPO AGRICOLO DELLA PUGLIA - ERSAP, con sede in Bari al Corso Sonnino n. 177, istituito con legge regionale 28 ottobre 1977 n. 32, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 81 del 17 novembre 1977, codice fiscale 00264980723 TITOLO Atto di cessione di terreno a titolo gratuito ex art. 11 L. 30 aprile 1976 n. 386, a rogito notar Giovanni TATARANO di Bari in data 4 giugno 1992 rep. 16215, registrato a bari il 18 giugno 1992 al n. 8424 OGGETTO col detto atto di cui si riporta letteralmente parte del contenuto: L'Ente Regionale di Sviluppo Agricolo della Puglia, come sopra rappresentato, in attuazione dell'art. 11 L. 30 aprile 1976 n. 386, cede gratuitamente, per le finalità e con la destinazione di cui in appresso, alla Parrocchia S. Pietro Apostolo, che come sopra rappresentata accetta ed acquista la seguente proprietà immobiliare: - appezzamento di terreno sito in agro di Carovigno località Belvedere, esteso metriquadrati 4830 (quattromilaottocentotrenta), confinante con strada Carovigno-Belvedere, con beni dell'Ente da assegnare a Semeraro Salvatore e con beni di Dentice di Frasso; in catasto alla partita 15836 in Ditta Ente Regionale di Sviluppo Agricolo della Puglia, foglio 42, particella 180, are 42.10, con qualità di ficheto, classe 2^, r.d. 48.415, r. a. 31.575; - particella 181, are 6.20, qualità ficheto, cl. 2, r.d. lire 7.130, r.a. lire 4.650. Quanto oggetto della presente cessione viene trasferito alla Parrocchia S. Pietro Apostolo, a titolo gratuito, in attuazione dell'art. 11 4^ comma della richiamata legge n. 386/76, da destinare a punto di accoglienza ed assistenza dei fedeli in pellegrinaggio al Santuario "S. Maria di Belvedere". Quanto oggetto del presente atto viene trasferito a corpo e non a misura nello stato di fatto e di diritto in cui si trova con ogni accessione, accessorio, pertinenza, oneri, servitù attive e passive legalmente esistenti. La parte cedente è tenuta a tutte le garanzie previste dalla legge e pertanto: anche in relazione al disposto dell'art. 18 legge 28 febbraio 1985 n. 47 - 21 giu

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gno 1985 n. 298, l'ERSAP, come sopra rappresentata, dichiara e garantisce: che il terreno oggetto della presente cessione ha tutte le caratteristiche risultanti dal certificato di destinazione urbanistica rilasciato dal Sindaco del Comune di Carovigno in data 14 maggio 1992 e che al presente atto in originale si allega sotto la lettera D) e che fino ad oggi non sono intervenute modificazione degli strumenti urbanistici che concernono tale terreno. - che non è stata trascritta nei registri immobiliari alcuna ordinanza sindacale accertante l'effettuazione su detto terreno di lottizzazione non autorizzata. L'ERSAP, come sopra rappresentata, esibisce attestazione del Direttore che firmata dalle parti, dai testimoni e da me Notaio si allega al presente atto sub E. La parte cedente, come sopra rappresentata, garantisce che quanto oggetto della presente cessione è di sua assoluta proprietà pervenuto in forza di esproprio contro Dentice di Frasso Luigi (D.P.R. n. 3208 del 29 novembre 1952 pubblicato sul S.O. alla G.U. n. 9 del 13 gennaio 1953), ed è libero da iscrizioni ipotecarie e trascrizioni comunque pregiudizievoli, privilegi anche fiscali, vincoli e diritti reali parziali di terzi e affittanze. Per quanto occorre le parti rinunziano ad ogni ipoteca legale. Il possesso materiale è stato concesso in precedenza. Imposte e spese di questo atto e conseguenziali formalità sono a carico della Parrocchia S. Pietro Apostolo, la quale si impegna a definire direttamente con i confinanti ogni rapporto di qualsiasi natura con gli stessi, esonerando l'Ente da qualsivoglia onere e responsabilità. Agli effetti fiscali le parti mi dichiarano: - che quanto oggetto della presente cessione gratuita ha il valore di Lire una. F.to Illeggibile sopra Timbro Tondo (parimenti illeggibile) CONSERVATORIA RR. II. DI BRINDISI Formalità eseguita il 13 LUG. 1992 al N. 11613 d'ordine ed al N. 10107 particolare Lire VENTITREMILA 500 (23500) IL DIRETTORE Illeggibile F.to Illeggibile

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- CLXXIV OSTUNI, 17 LUGLIO 1992 BRINDISI, 14 FEBBRAIO 1989 Dichiarazione di Mons. Catarozzolo al Sindaco di Carovigno in merito alla potestà di rappresentanza e firma riconosciuta e dovuta a Don Giovanni Di Latte, per quanto attiene a Belvedere. E relativo decreto arcivescovile. Trascrizione degli atti esistenti presso l'Archivio personale di Don Giovanni Di Latte. *** CURIA ARCIVESCOVILE DI BRINDISI - OSTUNI Addì 21.07.1992 Al Sig. Sindaco di Carovigno Si dichiara che - il santuario di Belvedere, sito in agro di Carovigno, con decreto del Vescovo n. 23 del 14.2.1989 è stato assegnato all'Ente Ecclesiastico parrocchia di S. Pietro Apostolo di Carovigno, rappresentato legalmente dal Parroco d. Giovanni Di Latte; - le strutture esistenti e i terreni adiacenti sono destinati ad opere pastorali e sociali, come l'accoglienza di pellegrini, ritiri spirituali, incontri giovani e adulti, ecc. - le opere che sorgeranno nel comprensorio del Santuario avranno valenza altamente sociale, sia per la cittadinanza che per i pellegrini in visita al Santuario; - il suddetto Parroco può assumere, al riguardo, ogni impegno sia di rappresentanza legale che di firma, per l'attuazione delle opere indicate. Si allega decreto del Vescovo, n. 23 del 14.2.1989. L'Ordinario Diocesano Mons. Angelo Catarozzolo F.to Angelo Catarozzolo [Timbro tondo con la scritta: Curia Arcivescovile Brindisi-Ostuni Cancelleria] *** CURIA ARCIVESCOVILE DI BRINDISI-OSTUNI NOI VESCOVO dell'Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni Visti gli articoli 28 e 29 delle Norme concordatarie sugli enti e i beni ecclesiastici in Italia (legge 20 maggio 1985, n. 222 della Repubblica Italiana); Vista la delibera n. 50 della Conferenza Episcopale Italiana, promulgata con decreto del Cardinale Presidente in data 30 dicembre 1986; Visto il Nostro decreto in data 25.10.1985, con il quale abbiamo eretto l'Istituto diocesano per il sostentamento del clero della diocesi di Brindisi-Ostuni; Visto il decreto del Ministro dell'Interno in data 20.10.1986, pubblicato nel Supplemento ordinario della "Gazzetta Ufficiale" del 17.11.1986, che ha conferito all'Istituto stesso la qualifica di ente ecclesiastico civilmente riconosciuto; Ritenuto che ai sensi dell'art. 28, comma primo, della legge n. 222/1985 i

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benefici comunque denominati esistenti nella diocesi di Brindisi-Ostuni sono stati estinti ed i rispettivi patrimoni sono stati trasferiti al predetto Istituto; Considerato che i beni immobili appresso indicati, trasferiti al predetto Istituto in quanto appartenenti al beneficio _______________ rientrano tra i beni previsti dalla disposizione dell'art. 29, comma quarto, della legge n. 222/1985; DECRETIAMO 1) Ai sensi e per gli effetti dell'art. 29, comma quarto, della legge n. 222/1985 i seguenti beni immobili individuati e già trasferiti all'Istituto diocesano per il sostentamento del clero della diocesi di Brindisi-Ostuni, in data odierna sono assegnati a: 1) CHIESA PARROCCHIALE << San Pietro Apostolo>> sita in Carovigno in via Bologna, n. 1, in Catasto Partita 10679, Foglio 29 p. 650; 2) CHIESA DEL CARMINE sia in Carovigno, in C.so Vitt. Emanuele in Catasto alla Partita 887, F. 40 P.T. cat. E/7; 3) CHIESA ADDOLORATA sita in Carovigno alla via N. Sauro in Catasto alla Partita 887, F. 40 P.T., Cat. E/7; 4) CHIESA SANTA SABINA, in Lido Santa Sabina, via della Torre in Catasto alla Partita 5047, F. 4, p. 58/F1; 5) CHIESA <<SANTUARIO DI BELVEDERE>>, in Contrada Belvedere, agro di Carovigno, in Catasto Foglio 43, p. A. 2) Il legale rappresentante della predetta Arcidiocesi provvederà a richiedere le trascrizioni del presente nostro decreto nei registri immobiliari. Brindisi, 14-2-1989 (Mons. Settimio Todisco) Il Cancelliere della Curia (don Giuseppe Massaro)

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- CLXXV SAN VITO DEI N., 29 APRILE 1995 SAN VITO DEI N., 21 AGOSTO 1995 Sentenza pretoria relativa all'acquisto per usucapione del fabbricato rurale attiguo alla Chiesa di Belvedere, da parte della Parrocchia S. Pietro Apostolo. Segue trascrizione della sentenza nei Registri Immobiliari di Brindisi. Trascrizione dell'atto esistente presso l'Archivio personale di Don Giovanni Di Latte. *** Repubblica Italiana Pretura Circondariale di Brindisi - Sezione Distacc. di S. Vito dei Normanni In Nome del Popolo Italiano Il Pretore, Dr. Luigi Forleo ha emesso la seguente SENTENZA nella Causa Civile iscritta al n. 100069 del Registro Generale Affari Civili per l'anno 1993, promossa da PARROCCHIA S. PIETRO APOSTOLO DI CAROVIGNO, in persona del legale rappresentante Sac. Don Giovanni Di Latte, elettivamente domiciliato in Carovigno presso e nello studio del dr. proc. Giuseppina Locorotondo dal quale è rappresentato e difeso in virtù di delega a margine dell'atto di citazione; ATTORE CONTRO Flores Dentice di Frasso Luisa, residente in Roma ..... Bertino Dentice di Frasso Maria, residente in Sassari ..... Dentice di Frasso Marinucci Elisabetta, residente in Roma ..... Dentice di Frasso Irma, domiciliata c/o Avv. Valeri in Roma ..... Dentice di Frasso Donatella, residente in Roma ..... Dentice di Frasso Luigi, residente in Roma ..... San Just di Teulada Dentice di Frasso Filippo, residente in Roma..... Dentice di Frasso Dialta, residente in Serranova di Carovigno ..... Dentice di Frasso Solaro del Borgo Immacolata, residente in Roma ..... Eredi Dentice di Frasso Carlo, residenti in S. Vito dei Normanni ..... Dentice di Frasso Gerardo Giuseppe, nato 05.08.1967 a Brindisi, residente S. Vito dei N. ..... Dentice di Frasso Giuliano, nato 29.11.1968 a Brindisi, residente in S. Vito N. ..... CONVENUTI - CONTUMACI AVENTE PER OGGETO: Usucapione. RISERVATA IN DECISIONE ALL'UDIENZA DEL 30.03.1995.Il proc. della parte costituita, così concludeva: "Voglia il signor Pretore dichiarare e riconoscere che la Parrocchia San Pietro Apostolo è proprietaria per diritto di usucapione, avendone il possesso pacifico, continuato e non interrotto da oltre 40 anni del fabbricato rurale adiacente alla Chiesa del Santuario di Belvedere, riportato in Catasto alla Partita 481 foglio 2, ver. 1, mut. A cat. A/3, cl. 1,

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cons. 5.5., rendita 583, in testa alla ditta Dentice Luigi fu Ernesto; autorizzare il competente Conservatore dei Registri Immobiliari alla trascrizione dell'emananda sentenza, esonerandolo da ogni e qualsiasi responsabilità; condannare i convenuti, in caso di opposizione, al pagamento delle spese e competenze del giudizio". SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione del 25.3.1993 la Parrocchia S. Pietro Apostolo, in persona del legale rappresentante Sac. Don Giovanni Di Latte, conveniva in giudizio dinanzi a questo Pretore, FLORES DENTICE DI FRASSO LUISA, BERTINO DENTICE DI FRASSO MARIA, DENTICE DI FRASSO MARINUCCI ELISABETTA, DENTICE DI FRASSO IRMA, DENTICE DI FRASSO DONATELLA, DENTICE DI FRASSO LUIGI, SANJUST DI TEULADA DENTICE DI FRASSO FILIPPO, DENTICE DI FRASSO DIALTA, DENTICE DI FRASSO SOLARO DEL BORGO IMMACOLATA, EREDI DENTICE DI FRASSO CARLO, per sentir dichiarare che era divenuta proprietaria, in virtù di usucapione, di un fabbricato rurale adiacente alla chiesa del Santuario di Belvedere, con la condanna dei convenuti, in caso di loro opposizione, al rimborso delle spese di giudizio. A sostegno della domanda la parrocchia deduceva che, a seguito della formazione nel 1980 delle tre parrocchie di Carovigno, le era stata assegnata, fra le altre, la chiesa "Santuario di Belvedere" sita in agro di Carovigno, Contrada Belvedere, in Catasto al foglio 43; attiguo alla citata chiesa insisteva un fabbricato rurale riportato in catasto alla partita 481, foglio 43, num. 2, var. 1, mut. A, cat. A/3 cl. 1, cons. 5,5, rendita 583, in testa alla ditta Dentice Luigi fu Ernesto. Aggiungeva che detto fabbricato da oltre 40 anni, era stato posseduto pacificamente ininterrottamente e continuativamente, sino al 1980, dalla parrocchia Santa Maria Assunta, e dal 1980 in poi dall'attrice ad uso abitazione del custode. All'udienza di comparizione delle parti, nessuno dei convenuti si costituiva in giudizio. Deferito vanamente interrogatorio formale ai medesimi convenuti ed assunta la prova testimoniale dedotta dall'attrice, quest'ultima precisava le conclusioni trascritte in epigrafe e, all'udienza del 30.03.1995, la causa era trattenuta in decisione. MOTIVI DELLA DECISIONE Va preliminarmente dichiarata la contumacia dei convenuti, i quali, nonostante abbiano ricevuto rituale notificazione dell'atto di citazione, non si sono costituiti in giudizio. Nel merito la domanda è fondata e va accolta. I testi esaminati hanno tutti concordemente riferito, sotto il vincolo del giuramento, che il fabbricato rurale attiguo alla chiesa del "Santuario di Belvedere" è stato ininterrottamente, pacificamente e continuativamente posseduto, per circa 40 anni, prima dalla parrocchia "Santa Maria Assunta" fino al 1980 e successivamente dalla sua avente causa ed odierna attrice "Parrocchia San Pietro Apostolo". Hanno aggiunto i testi che il citato fabbricato rurale è stato sempre adibito ad abitazione del custode della chiesa ed uno dei medesimi testi ha dichiarato di averlo lui stesso occupato, quale custode della chiesa, dal 1970 al 1984. Ulteriori elementi di convincimento circa il fondamento della domanda possono essere tratti, ai sensi dell'art. 232 C.P.C., dal comportamento processuale dei convenuti, i quali non si sono costituiti in giudizio e non sono comparsi all'udienza fissata perché rendessero l'interrogatorio formale loro deferito sulla circostanza

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del pacifico possesso ultraventennale del fabbricato da parte della parrocchia attrice. A tale qualificato e continuato possesso è, pertanto, conseguito, ai sensi dell'art. 1158 C.C., l'acquisto a titolo originario del diritto di proprietà sull'immobile. La mancata opposizione da parte dei convenuti e l'istanza in tal senso proposta dall'attrice giustificano la compensazione integrale tra le parti delle spese di giudizio. P.Q.M. Il Pretore, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta dalla parrocchia "S. Pietro Apostolo" con atto di citazione del 25.03.1993 nei confronti di Flores Dentice di Frasso Luisa, Bertino Dentice di Frasso Maria, Dentice di Frasso Marinucci Elisabetta, Dentice di Frasso Irma, Dentice di Frasso Donatella, Dentice di Frasso Luigi, San Just di Teulada Dentice di Frasso Filippo, Dentice di Frasso Dialta, Dentice di Frasso Solaro del Borgo Immacolata, Eredi Dentice di Frasso Carlo, così provvede: DICHIARA la parrocchia "S. Pietro Apostolo", in persona del legale rappresentante Sac. Don Giovanni Di Latte, ha acquistato per usucapione ultraventennale la proprietà del fabbricato rurale attiguo alla chiesa del Santuario di Belvedere, sito in agro di Carovigno alla contrada "Belvedere", in Catasto alla particella 481, foglio 43, num. 2, var. 1, mut. A, cat. A/3, cl. 1, cons. 5.5, rendita 583, in testa alla ditta Dentice Luigi fu Ernesto; ORDINA al competente Conservatore dei registri immobiliari di trascrivere la presente sentenza con esonero da ogni e qualsiasi responsabilità al riguardo; DICHIARA integralmente compensate fra le parti le spese di giudizio San Vito dei Normanni, li 29.04.1995. Il Coll. di Cancell. C. Tateo F.to Tateo Il Pretore Dr. Luigi Forleo F.to Luigi Forleo Depositata in Cancelleria oggi, li 29.04.1995 Il Collaboratore di Cancelleria Clementina Tateo F.to Tateo *** SAN VITO DEI N., 21 AGOSTO 1995 Trascrizione della sentenza pretoria sopra riportata a cura del Conservatore dei Registri Immobiliari di Brindisi. Trascrizione dell'atto esistente presso l'Archivio personale di Don Giovanni Di Latte. *** Al Sig.Conservatore dei Registri Immobiliari di Brindisi. Il sottoscritto Funzionario di Cancelleria della Pretura Circondariale di Brindisi - Sezione Distaccata di San Vito dei Normanni - trasmette per la relativa tra-

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scrizione CONTRO Flores Dentice di Frasso Luisa, nata 25.03.1923 a Viareggio, residente in Roma ..... Bertino Dentice di Frasso Maria, nata 25.03.1923 a Viareggio, residente in Sassari ..... Dentice di Frasso Marinucci Elisabetta, nata 16.01.1929 a Trieste, residente in Roma ..... Dentice di Frasso Irma, nata 14.04.1913 a Vienna, residente in Roma ..... Dentice di Frasso Donatella, nata 07.07.1928 a Napoli, residente in Roma ..... Dentice di Frasso Luigi, nato 14.09.1924 a Nizza, residente in Roma ..... San Just di Teulada Dentice di Frasso Filippo, nato 09.09.1925 a Roma, ivi residente ..... Dentice di Frasso Dialta, nata 04.09.1936 a Napoli, residente in Carovigno B.ta Serranova ..... Dentice di Frasso Solaro del Borgo Immacolata,nata 06.12.1930 a Napoli, residente in Roma ..... Eredi Dentice di Frasso Carlo: Melodia Nicoletta, nata 30.09.1940 a Roma, residente in S. Vito dei Normanni ..... Dentice di Frasso Gerardo Giuseppe, nato 05.08.1967 a Brindisi, residente S. Vito dei N. ..... Dentice di Frasso Giuliano, nato 29.11.1968 a Brindisi, residente in S. Vito N. ..... A FAVORE DELLA Parrocchia San Pietro Apostolo di Carovigno, in persona del legale rappresentante Sac. Don Giovanni Di Latte (P.I. 90000520743). Sentenza emessa dal Pretore di Brindisi - Sezione Distaccata di San Vito dei Normanni - n. 17/95 del 29.04.1995 (Reg. il 16.05.1995 all'Ufficio del Registro di Ostuni) nel procedimento civile iscritto al n. 10069/93 R.G.A.C. vertente tra Parrocchia San Pietro Apostolo di Carovigno contro Flores Dentice di Frasso Luisa Bertino Dentice di Frasso Maria; Dentice di Frasso Marinucci Elisabetta; Dentice di Frasso Irma Dentice di Frasso Donatella Dentice di Frasso Luigi San Just di Teulada Dentice di Frasso Filippo Dentice di Frasso Dialta; Dentice di Frasso Solaro Del Borgo Immacolata Eredi Dentice di Frasso Carlo, nelle Persone di: Melodia Nicoletta; Dentice di Frasso Gerardo Giuseppe Dentice di Frasso Giuliano Con la quale si dichiara che la Parrocchia S. Pietro Apostolo di Carovigno è divenuta proprietaria per usucapione ultraventennale del fabbricato rurale attiguo alla Chiesa del Santuario di Belvedere, sito in agro di Carovigno al num. 2, var. 1 mut. A, cat. A/3, classe 1^, cons. 5.5, rendita 583, in testa alla Ditta Dentice Luigi fu Ernesto. San Vito dei Normanni li ______ Il Funzionario di Cancelleria Dr. Sergio Montanaro F.to Sergio Montanaro

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CONSERVATORIA RR. 11 DI BRINDISI Formalità eseguita il 21 Agosto 1995 al n. 12675 d'ordine ed al n. 10780 particolare Lire Duecentocinquemila (£ 205000). Il Direttore Illeggibile

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- CLXXVI CAROVIGNO 18 MAGGIO 1995 Don Giovanni Di Latte informa l'Arcivescovo di aver acquisito la proprietà dei locali ex casa del custode, e della pineta, e che questi beni necessitano di interventi urgenti ecc. . Trascrizione degli atti esistenti presso l'Archivio personale di Don Giovanni Di Latte. *** A Sua Eccellenza Reverendissima MONS: SETTIMIO TODISCO e p.c. All'Economo diocesano Don Pio Conte Piazza Duomo, 12 BRINDISI Mi pregio comunicare a S.E. che le questioni emerse nel corso della Sua Visita Pastorale del marzo 1990 col C.A.E. in ordine alle proprietà annesse al Santuario di Belvedere in Carovigno, sono state risolte in modo definitivo nell'interesse della parrocchia che S.E. mi ha conferito in titolo. In particolare, il diritto di proprietà dei locali che fanno corpo unico con la Chiesa, è stato acquisito mediante usucapione, giusto decreto del Pretore di San Vito dei Normanni. E la pineta che si estende ad est della costruzione di cui trattasi, già di proprietà dell'ERSAP, è stata assicurata alla Parrocchia con atto notarile e con decreto prefettizio. Faccio umilmente presente che l'acquisizione di questi beni ha comportato un instancabile zelo da parte mia, poca cosa comunque rispetto ai vantaggi pastorali che un'accorta valorizzazione di questi luoghi santi può conseguire, unitamente a un notevole dispendio di denaro. Per la povertà che caratterizza il bilancio della Parrocchia, il sottoscritto ha dovuto sopportare con grandi sacrifici tutte le spese connesse con la stipula degli atti. Mi preme rimarcare soprattutto che nella risoluzione del problema non ha contato tanto la risorsa monetaria investita, quanto la determinazione del suo servitore di addivenire a risultati utili ai fini della utilizzazione di questi beni per il benessere dei pellegrini che più numerosi accorreranno al Santuario se sarà dotato di idonei servizi e strutture. È perciò estremamente urgente intervenire con una manutenzione straordinaria sui locali attigui alla chiesa, perché fatiscenti, e di pericolo per gli stessi fedeli. Anche la pineta necessita di adeguati interventi. Bisogna ridefinire i viottoli, sistemare le panchine e i contenitori delle immondizie. E apporre anche dei cartelli. Un ingegnere amico ha dato la sua disponibilità a elaborare i relativi progetti, senza alcun onere a carico della parrocchia. E per il reperimento dei fondi necessari, alcuni parrocchiani di buona volontà hanno espresso l'intenzione di voler costituire un COMITATO PROSANTUARIO DI BELVEDERE.

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Mi pare però che sia (cosa) buona e giusta creare tale comitato. Ora per corrispondere alle aspettative dei fedeli tutti che legano la bontà delle iniziative alla efficienza ed efficacia degli interventi del sottoscritto, ed anche per l'apprezzamento dell'impegno profuso nella acquisizione dei beni alla parrocchia, rivolgo la umile preghiera perché S. E. dia il Nulla Osta per la costituzione del Comitato Pro Santuario di Belvedere e affidi allo scrivente la responsabilità della promozione e della gestione dei lavori sopra indicati. Allego alla presente: - copia spese per l'acquisizione dei beni "Santuario Belvedere". - copia computo metrico estimativo. Carovigno, 19/05/1995 IL PARROCO F.to d. Giovanni Di Latte *** NOTA SPESE PER L'OPERAZIONE BENI ACQUISITI "SANTUARIO BELVEDERE" 1) Terreno (acquisito dall'ERSAP) partita 15836, Fg. 42 particella 180 e 181, Ha 00.48.30 Notaio Giovanni Tatarano L. 1.600.000 Uff. Reg. + RR. II ecc. L. 1.300.00 2) Locali (casa del custode) partita 481, Fg. 43 n. 2 - Vani 5,5 Acquisiti per usucapione Ufficio Registro L. 6.438.000 Raccomandate Uff.le giudiziario L. 1.400.000 Avv. Pescatori : Roma L. 2.500.000 Avv. Del Prete : Carovigno L. 3.000.000 TOTALE ..............._____________ L. 16.138.000 IL PARROCO F.to d. Giovanni Di Latte Carovigno, li 18.05.1995

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- CLXXVII BRINDISI, 16 GIUGNO 1995 BRINDISI, 25 LUGLIO 1995 La Curia Arcivescovile assegna al Santuario di Belvedere l'80% degli oneri di urbanizzazione secondaria incassati dal Comune di Carovigno. Trascrizioni degli atti esistenti presso l'Archivio personale di Don Giovanni Di Latte. *** Curia Arcivescovile - BRINDISI Ufficio edilizia di Culto Prot. n. 27 Brindisi, 16.06.95 Rev.mo Sac. Di Latte Giovanni Carovigno OGGETTO: edilizia di culto - Legge Reg.le.Il Comune di Carovigno ha devoluto alla Curia di Brindisi la somma di £ 21.860.787 corrispondente al 7% degli oneri di urbanizzazione secondaria incassati nell'ano 1993, 1994. Secondo la legge reg.le l'80% di tale somma - £ 17.488.629 dovrà essere impegnata nel vostro Comune per lavori su immobili destinati o connessi all'esercizio di culto o adibiti nell'esercizio di ministero pastorale, ad attività educative, sociali, culturali, ricreative. Preghiamo di farci pervenire una relazione analitica dei lavori eseguiti non inferiore all'importo su riferito da parte della Ditta esecutrice non oltre il 31.X.1995. Siamo sempre disponili per chiarimenti in merito. Il direttore (Sac. Mario Guadalupi) F.to Mario Guadalupi La somma dovrà essere impiegata per il ripristino degli ambienti del SANTUARIO MADONNA DEL BELVEDERE. *** Arcidiocesi Brindisi - Ostuni Ufficio dell'Economo Brindisi Brindisi li 25 LUGLIO 1995 REV. SAC. GIOVANNI DI LATTE PARROCCHIA S. PIETRO APOSTOLO 72012 CAROVIGNO Prot. n. 179

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Oggetto: Santuario Belvedere - Carovigno. Si riscontra la lettera datata 19/5/1995 riguardante l'argomento all'oggetto. Si trasmette copia del verbale n. 25 del 27 Giugno 1995 per la parte che riguarda l'argomento all'oggetto, riportante le determinazioni del Consiglio per gli Affari Economici dell'Arcidiocesi. Si richiama l'attenzione della S.V. sulla necessità che unitamente al progetto stralcio, occorre un prospetto analitico dei restanti lavori con l'importo presuntivo di spesa. In tale intesa si porgono distinti saluti. F.to don Pio Conte CONSIGLIO DIOCESANO PER GLI AFFARI ECONOMICI BRINDISI, VERBALE N. 25 27 GIUGNO 1995 OMISSIS Argomento n. 1 - CAROVIGNO - Santuario Belvedere Don Guadalupi illustra la portata della lettera datata 18.5.1995 indirizzata a S. E. l'Arcivescovo e per conoscenza all'Economo Diocesano da parte del sac. Giovanni Di Latte, parroco della parrocchia "S. Pietro Apostolo" in Carovigno. Questi fa presente che la Parrocchia ha acquisito, mediane usucapione, giusto decreto del Pretore di S. Vito dei Normanni, la proprietà annessa al Santuario Belvedere in Carovigno tra cui la pineta, come da atto notarile e decreto prefettizio, ed i locali attigui alla Chiesa, il tutto abbisognevole di adeguati interventi di manutenzione straordinaria sì da trarre significativi vantaggi pastorali. Don Guadalupi dà atto dell'impegno profuso dal Parroco per definire le laboriose e costose pratiche legali - amministrative. Alla lettera, don Di Latte ha unito: - nota spese per l'operazione beni acquisti al Santuario Belvedere (spese notarili, ufficio del registro, legali) per £ 16.138.000.= - computo metrico estimativo per i lavori di ristrutturazione, realizzazione e manutenzione da eseguire alla casa "custode del santuario Belvedere, piano terra e primo piano, redatto dal geom. Lotti Giuseppe di Carovigno. Don Guadalupi, quale addetto all'Ufficio Diocesano per l'edilizia di culto, riferisce che in seguito ad una riunione dell'arcivescovo con Vicario Gen.le e il pro-vicario di Ostuni, è stato stabilito che il Comune di Carovigno ha liquidato all'Arcidiocesi l'importo di circa ventuno milioni derivanti dal 7% delle somme destinate alle opere secondarie sicché detta somma potrà essere utilizzata per la realizzazione di un "progetto stralcio funzionale" da rendicontare regolarmente per gli ulteriori adempimenti. ---Per il finanziamento di altri lavori di completamento il Parroco Di Latte propone la costituzione di un COMITATO. Questo Consiglio dichiara che non è di sua competenza. OMISSIS ARCIDIOCESI BRINDISI OSTUNI UFFICIO ECONOMATO F.to Illeggibile 25 LUG. 1995

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- CLXXVIII BARI, 14 LUGLIO 1995 BARI, 20 OTTOBRE 1995 BARI, 21 NOVEMBRE 1996 BARI, 19 MARZO 1997 Pareri e prescrizioni della Soprintendenza per i B.A.A.A.S. di Bari in ordine a interventi da farsi nel Santuario di Belvedere. Trascrizione delle note della Soprintendenza esistenti presso l'Archivio personale di Don Giovanni Di Latte. *** Ministero per i Beni Culturali e Ambientali Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici di Bari Bari, 14 Lug. 1995 Prot. n. 12763 Al Sig. Sindaco di Carovigno e, p.c. Al Rev. Arciprete c/o Chiesa Matrice di Carovigno (Br) al Ministero per i Beni Cul.li e Amb.li - Uff. Centr. beni AAAAS - Div. IIIRoma OGGETTO: CAROVIGNO (BR) - Santuario Madonna del Belvedere - Tutela luoghi esterni. Si premette in via preliminare l'interesse storico-architettonico del sacro edificio in oggetto, di proprietà ecclesiastica, sorto al di sopra di un sistema di cavità rupestri ornate di affreschi, in uso nel periodo altomedievale, ad opera di monaci basiliani, per far presente che l'immobile è assoggettato 'ope legis' alle disposizioni di tutela a norma degli art.li 1, 2, 4 e 11 della legge 1089/'39. In merito, al fine di assicurarne la salvaguardia, tanto dell'immobile che dei luoghi esterni, ove si rinvengono tracce di frequentazioni umane e segni antropici connessi all'insediamento monastico, ancorché ricoperte da macchia mediterranea ed essenze arboree, o parco, assoggettati alle disposizioni di tutela a norma delle lett. (d) e (g) dell'art. 1 della L.R. 30 del '90, la scrivente rende noto di aver avviato la procedura Declaratoria e vincolo a norma della citata legge 1089. Pertanto si invita codesta Amm.ne comunale ed il Parroco che legge per opportuna conoscenza, in qualità di detentore dell'immobile, a voler sottoporre all'esame della scrivente qualsiasi progetto di intervento sui luoghi in questione. Si resta in attesa di riscontro. Il Soprintendente (Arch. Roberto Di Paola)

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F.to Illeggibile §*§*§*§*§ Bari, 20 Ott. 1995 "Prot. n. 18137 Al Rev. Parroco della Parrocchia del Carmine - Carovigno (Br) e, p.c. Al Sig. Sindaco di Carovigno (Br) Alla Curia Arcivescovile di Brindisi OGGETTO: Carovigno (Br) - Santuario Madonna del Belvedere. Restauro.Con riferimento alla richiesta di parere inerente la Chiesa in oggetto, di particolare interesse storico-artistico fondata nel XII° sec., al di sopra di una cavità naturale articolata su vari livelli adorna di affreschi in stile bizantineggiante, questa Soprintendenza in via preliminare manifesta apprezzamento per l'iniziativa, volta a ridurre le condizioni di degrado. Pertanto presa in esame, a seguito di sopralluogo, la documentazione tecnica prodotta, mirata alla esecuzione di essenziali lavori di manutenzione straordinaria, ritiene di poter concedere il proprio nulla-osta alle seguenti condizioni: - considerata la presenza di scialbi sulle superfici murarie ed intradossi dei vani denominati A e B, appare opportuno, a seguito dei lavori di pulitura, ripristinare l'originaria finitura, escludendo la prevista intonacatura; - preliminarmente la posa in opera di pavimento nei suddetti locali, per il quale si raccomanda l'uso di chianche, si rende necessario eseguire saggi di scavo volti a verificare l'eventuale presenza di strutture interrate e/o reperti. Questa Soprintendenza si riserva di esprimere ulteriori prescrizioni nel corso dei lavori, da affidare a Ditte iscritte alla A.N.C.E. cat. 3/A del cui inizio dovrà essere data tempestiva comunicazione. Il presente parere è fornito a norma dell'art. 18 della legge 1089/'39. Non si restituisce, approvata, copia degli atti, poiché pervenuti in unico esemplare. Il Soprintendente (Arch. Roberto Di Paola) F.to Illeggibile. §*§*§*§*§ Bari, 21 NOV. 1996 Prot. n. 25271 Al Rev. Parroco Chiesa del Carmine Carovigno (Br) e, p.c. All'Arcivescovo di Brindisi Al Sindaco di Carovigno (Br) Oggetto: Carovigno (Br) - Santuario Madonna di Belvedere - Tutela. Questa Soprintendenza, premesso il rilevante interesse storico-artistico della Chiesa d'origine medievale in oggetto, adorna di affreschi coevi nelle cripte sottostanti, rende noto che in seguito a sopralluogo ha potuto rilevare che il fumo prodotto dai numerosi ceri nelle citate cripte, rappresenta motivo di danneggiamento delle pareti naturali degli ambienti ipogei e dei dipinti.

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Ciò premesso,stante l'esigenza di assicurarne la conservazione e l'integrità, si invita la SS.VV. in qualità di detentore del bene ecclesiastico in argomento ad inibire l'uso dei ceri nelle suddette cripte. Si resta in attesa di riscontro. Il Soprintendente (Arch. Roberto Di Paola) F.to Illeggibile. §*§*§*§*§ Bari, 10 MAR. 1997 Prot. n. 2211 - Risposta al Foglio del 27.1.1997, n. 249 ALLA REGIONE PUGLIA Assessorato al Turismo Cultura e Beni Culturali - Bari e p.c. Al Rev. Parroco Chiesa S. Pietro Apostolo, G. Di Latte - Carovigno (Br) Al Comune di Carovigno (Br) OGGETTO: CAROVIGNO (BR) - Santuario di Maria SS. di Belvedere. Progetto di restauro. £ 300.000.000.Con riguardo alla nota regionale segnata a margine riferita alla richiesta di parere di cui in oggetto, questa Soprintendenza in via preliminare sottolinea il rilevante interesse storico-artistico del Santuario in oggetto, sorto nei corpi sub divo ad iniziare dal XVI sec. al di sopra di un sistema di cavità rupestri naturali, già frequentati dai basiliani sin dal VII sec. appartenente ai primi insediamenti monastici cristiani, poiché dedicato al culto dell'Arcangelo. In tali vani ipogei, ornati da cicli di palinsesti pittorici di fattura bizantineggianti, ascrivibili ad un periodo ricompreso fra il XII e il XVI sec. la scrivente Soprintendenza ha recentemente attivato interventi di saggi atti a conoscere la reale consistenza ed importanza dei medesimi affreschi. Pertanto, visto lo stato dei luoghi, presa in esame la documentazione tecnica esibita che illustra un'esauriente ricerca sotto il profilo storico-costruttivo, unitamente a valide proposte d'intervento mirate alla valorizzazione del complesso religioso, questa Soprintendenza considerata l'indifferibilità dei lavori e congruità dei prezzi, per quanto di competenza ritiene di poter concedere il proprio nulla-osta alle seguenti condizioni: - dovranno essere escluse le previste colate di miscela cementizia nelle strutture rocciose. È necessario, al fine di addivenire ad una più corretta metodologia, avviare un'indagine delle caratteristiche geologiche della cavità grottale, utile a conoscere le reali condizioni, per i cui interventi dovranno essere impiegati materiali e tecniche a secco, di carattere perfettamente reversibile, compatibile altresì con le caratteristiche igrometriche; - preliminarmente alle operazioni di consolidamento con miscele iniettate entro perfori, è necessario attivare un monitoraggio statico delle strutture murarie, mediante l'apposizione di biffe e deformometri sui capisaldi delle lesioni, atte a verificare l'attività deformativa. Ad ogni buon conto, sulla scorta delle particolari sedimentazioni architettoniche e geologiche, al fine di non alterare equilibri e/o assestamenti dell'insieme, si reputa opportuno ridurre le previste colate cementizie, a favore di microimperneazioni e/o rinzeppature, di natura reversibile; - le pavimentazioni in maioliche bicrome ottocentesche presenti nell'aula ed al

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primo piano, dovranno essere conservate ed integrate con analogo materiale; - i lavori di restauro dei dipinti ed affreschi, dovranno essere eseguiti da esperti restauratori d'arte, di fiducia dello scrivente. Questa Soprintendenza si riserva di indicare ulteriori provvedimenti nel corso dei lavori, da affidare a Ditte iscritte all'ANCE cat. 3/A del cui inizio dovrà essere data tempestiva segnalazione. Il presente parere è espresso nell'ambito delle specifiche competenze della scrivente Soprintendenza, a norma della Legge 1089/'39, cui l'immobile è sottoposto. Si restituisce, approvata, copia degli atti. Il Soprintendente (Arch. Marco Jacobitti) F.to Illeggibile.

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- CLXXIX CAROVIGNO, 30 NOVEMBRE 1995 Don Giovanni Di Latte comunica al Sindaco che sta svolgendo importanti lavori al Santuario di Belvedere. Trascrizione della nota esistente presso l'Archivio personale di Don Giovanni Di Latte (Nota acquisita al protocollo comunale: n. 021886 - 30 XI 95). *** "Il sottoscritto Sacerdote Don Giovanni Di Latte in qualità di parroco della Chiesa San Pietro Apostolo in Carovigno ed in qualità di unico legale rappresentante del Santuario di Belvedere e dei manufatti adiacenti; - vista la comunicazione già inoltrata dalla Soprintendenza ai beni B.A.A.C.A di Bari al sottoscritto; - visto il parere dell'Arch. Matichecchia già in sopralluogo presso questo Santuario; - visto lo stato di degrado avanzato degli affreschi esistenti all'interno della grotta del Santuario; COMUNICO Alla S.V. Ill.ma che chi scrive sta svolgendo i seguenti lavori: - asportazione di materiale superfluo esistente all'interno di una nicchia ubicata all'ingresso della grotta; - asportazione di lastre di pietra sul manto di pavimentazione al primo livello della grotta; - sostituzione del vecchio manto di pavimentazione al secondo livello della grotta con manto di pavimentazione con lastre di pietra locale, in quanto quello ora esistente in tavelle di cemento non consente un sufficiente assorbimento dell'enorme umidità causa del degrado degli affreschi; - installazione di un deumidificatore sempre al secondo livello della grotta. Vi comunico inoltre che la Sop. ai B.A.A.C.A. ha inviato, sempre sotto mia richiesta, degli esperti che stanno eseguendo dei saggi sulle pareti alla ricerca di ulteriori affreschi, già trovati, da recuperare. Sicuro di un Vostro benevolo riscontro porgo distinti saluti Carovigno, li 30.11.1995 In fede (Sacerdote Don Giovanni Di Latte) F.to Sac. Giovanni Di Latte"

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- CLXXX CAROVIGNO, 20 AGOSTO 1996 Richiesta di contributi presentata da Don Giovanni Di Latte all'Arcivescovo Don Settimio in relazione ai lavori eseguiti a Belvedere. Trascrizione della nota esistente presso l'Archivio personale di Don Giovanni Di Latte. *** "A sua Eccellenza Mons. Settimio Todisco Arcivescovo di Brindisi e p.c. Economo Diocesano Don Pio Conte Piazza Duomo, 12 - 72100 Brindisi Oggetto: Richiesta contributi per il 'Santuario della SS. Maria di Belvedere'.Il sottoscritto Sacerdote Don Giovanni Di Latte in qualità di parroco della Chiesa San Pietro Apostolo in Carovigno ed in qualità di unico legale rappresentante del Santuario di Belvedere e dei manufatti adiacenti, ha ricevuto nell'Ottobre del 1995, dopo opportuna richiesta con allegati grafici, dalla Soprintendenza ai beni B.A.A.C.A. di Bari il parere positivo per i lavori di manutenzione a parte del manufatto suddetto. Parere espresso dall'Arch. Matichecchia già in sopralluogo prezzo questo Santuario. I lavori erano previsti solo per i locali ubicati al p.t. e prospettanti a sud e prevedevano: - impermeabilizzazione del lastrico solare del Santuario e del manufatto adiacente; - consolidamento di parte della fondamenta; - pulitura e ripristino degli intonaci dell'intradosso delle due volte; - realizzazione del manto di pavimentazione del locale 'A'; - consolidamento di parte dell'architrave del portone di ingresso al locale indicato con lettera 'B'; - sistemazione del manto di pavimentazione; - la stonacatura e pulitura della parete esterna; - lo svellimento e il rifacimento del manto di pavimentazione; - la creazione di un marciapiede, per evitare infiltrazioni di acqua dalla stradina. Intervenuti sul posto per eseguire i detti lavori si è constatato che gran parte delle strutture portanti in pietra e al p.t e al p.p. urgevano di opere di consolidamento. In stretto rapporto con la Soprintendenza ai B.A.A.C.A., la quale ha inviato, sempre sotto mia richiesta, degli esperti che hanno e stanno eseguendo dei saggi sulle pareti alla ricerca di ulteriori affreschi, già trovati, da recuperare, abbiamo eseguito dei lavori, ad oggi già portati a termine,che hanno richiesto maggiori tempi di esecuzione e maggiori spese non preventivate. Così sotto la direzione dei lavori dell'Arch. Giuseppe Scaligeri e dell'Ing. Federico Sforza e con l'impresa Luigi Pagano da Squinzano si sono realizzati i seguenti lavori: - svellimento del manto di pavimentazione dei due locali; - stonacatura e sabbiatura delle volte; - realizzazione di micropali di diametro di cm 8 per una lunghezza pari a m l.40 a parte delle fondamenta e precisamente allo spigolo del manufatto posto a sudovest; - realizzazione di due micropali di diametro di cm 6 per una lunghezza pari a m

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l.16 all'imposta dell'architrave, pericolante, del portone di ingresso al locale indicato con lettera 'B'; - iniezione di miscela cementizia alle pareti e alle volte nell'ambiente al piano terra indicato con lettera 'A'; - stilatura dei giunti fra i conci ai due ambienti al p.t.; - iniezioni di miscela cementizia, pulitura e stilatura dei giunti alla parete esterna al p.t. prospettante a sud; - eliminazione dei contrafforti esistenti sempre sulla parete suddetta; - creazione di due capriate in c.a., sulle volte dei due ambienti al p.t., nascoste nel manto di copertura, questo per garantire un ulteriore equilibrio e stabilità a parte della struttura; - iniezioni di miscela cementizia alle pareti di due ambienti posti al p.p. che presentavano uno stato di degrado avanzato preoccupante, ad esse inoltre è stato effettuato un altro intervento molto importante e allo stesso momento anche dispendioso; - la creazione, dopo aver smontato la vecchia copertura in coppi, di due controvoltine in c.a. agganciate alle volte in pietra esistenti e; -la creazione, di un nuovo manto di copertura così composto: a) riempimento di argilla espansa; b) massetto in c.a. a pendio; c) lastre di guaina in catrame; d) posatura di nuovi coppi con nuova pendenza. Attualmente il manufatto necessita ancora di ulteriori lavori per frenare lo stato di degrado e salvaguardare i modesti lavori, ma molto importanti, effettuati, che sono: - la stonacatura, pulitura e rintonacatura delle pareti esterne poste ad est e nord; - manto di pavimentazione ai due locali 'A' e 'B'; - la stonacatura e l'intonacatura interne; - gli infissi esterni per evitare le infiltrazioni di acqua. Tutto il lavoro sopra esposto è incluso in un progetto di consolidamento e restauro dell'intero Manufatto che l'Arch. Giuseppe Scaligeri sta redigendo, per poter attingere fondi dalla regione Puglia ai sensi della Legge n. 537 del 24 Dicembre 1993, ex lege n. 292/68 e 37/79. Per tale è stata già effettuata dal sottoscritto domanda alla stessa Regione Puglia in data 06.07.1996. In ultima analisi per i lavori previsti era stata preventivata una spesa che si aggirava intorno alla cifra di £ 35.000.000 (Trentacinquemilioni). La parrocchia ha raccolto per le offerte libere dei fedeli la somma di £ 28.000.000 (Ventottomilioni) e da parte della Curia di Brindisi la somma (al netto) di £ 14.000.000 (Quattordicimilioni) per una somma complessiva di £ 42.000.000 (Quarantaduemilioni). Attualmente, invece, per i lavori effettuati è stato speso, ed è tutto documentato, la cifra di £ 60.000.000 (Sessantamilioni), con un disavanzo attuale di £ 18.000.000 (Diciottomilioni) alla quale si sta provvedendo tramite ulteriori richieste di offerte ai fedeli di Carovigno. Si deve considerare, inoltre, che bisogna effettuare ancora altri lavori di completamento a quelli iniziati che si possono computare con una somma che si aggira a £ 25.000.000 (Venticinquemilioni). A tale proposito si indirizza richiesta del sottoscritto di un contributo a Sua Eccellenza per poter venire incontro alle esigenze amministrative attuali della Parrocchia. Fiducioso di un Suo Benevolo intervento mi sottoscrivo suo devotissimo Sac. Carovigno, li 20.08.1996 Don Giovanni Di Latte.

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- CLXXXI BARI, 23 OTTOBRE 1996 La Soprintendenza per i Beni A.A.A.S. di Bari riconosce l'importanza storicoartistica del Santuario di Belvedere, e richiede di vincolare l'area tutt'intorno. Trascrizione del documento esistente presso l'Archivio personale di Don Giovanni Di Latte. *** 23 OTT. 1996 Ministero per i Beni Culturali e Ambientali Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici di Bari Prot. n. 22746 ALLA CURIA DI BRINDISI OGGETTO: Carovigno (Br) - Santuario Madonna di Belvedere. Riconoscimento importante interesse storico-artistico. Legge 1089/'39 art. 4.e, p.c. SINDACO DI CAROVIGNO (BR) PREFETTO DI BRINDISI MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI UFFICIO CENTRALE DIV. III - SEZ. IV ROMA Si rende noto che il Santuario in oggetto, ubicato in Carovigno (Br), riportato in catasto al Fg. 32 p.lla A, confinante con le P.lle 1-2, di proprietà dell'Ente Ecclesiastico, riveste importante interesse storico-artistico ai sensi della Legge 1.6.1939 n. 1089. Il Santuario sorge a circa 4 km. sulla direttrice Nord-Est del centro urbano di Carovigno, su una fascia collinare pedemurgiana, al di sopra di un sistema di cavità grottali naturali, adibita a cripta dai Basiliani, nel IX secolo. Tipologicamente l'immobile è caratterizzato quindi da due livelli di grotte, collegate da scalinata in pietra naturale, cui si accede da una parete volta a sud all'interno della Chiesa sub-divo ottocentesca, costruito nel 1875 dal principe Dentice ad aula unica coperta da crociere con facciata in stile neoclassica con unico portale a timpano. I due livelli ipogei presentano tracce di affreschi in stile bizantineggiante, raffiguranti scene sacre fra cui Madonne e Bambino,in gran parte coperti da scialbi di calce, recentemente interessati da saggi di pulitura che hanno rilevato l'effettiva estensione e la notevole qualità dei dipinti, ascrivibili ad un periodo compreso fra il XII ed XVI secolo. Al centro della scalinata, trovasi un altare con baldacchino in pietra sorretto da colonne, edificato nel XVI secolo, così come si evince dall'epigrafe incisa sul fregio 'HOC OPUS ECCLESIA FE ECCELLENS DOMINUS PIRRUS DE LOFFREDA DE NEAPOLIS SUB DOMINO ECCELLENTIS DOMINI IOANIS GASPARIS DE LOFFREDA EIUS NEPOTIM DOMINUS TERE CAROVINETI PER IOANE LOMBARDO DE HOSTUNIO SUB ANNO DOMINI 1501'. Sulla cornice si nota uno stemma raffigurante uno scudo nel quale è incisa l'arma dei Loffreda, famiglia spagnola che governò la Terra d'Otranto.

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(De Giorgi-Provi). Nella cripta inferiore si trova un secondo altare in pietra ed in stile barocco (XVII sec.) edificato da Giovanni Maratto e Placido Colucci, sovrapposto ad una nicchia che conserva un affresco bizantineggiante raffigurante una Vergine con Bambino che ha in mano un uccellino, similare ad un dipinto murale esistente nell'abazia basiliana di S. Maria di Civo presso Taviano. Nel XII secolo, al di sopra delle cripte si edificava una cappella sub divo con aula unica coperta da volta a botte, con facciata a capanna orientata a nord. Particolarmente pregevole risulta una statua lignea raffigurante la Vergine di squisita fattura cinquecentesca. Per quanto su descritto si ritiene opportuno esplicitare l'interesse storicoartistico dell'immobile, sottoposto a tutela ope legis ex art. 4 della legge 1.6.39 n. 1089, inserendolo tra i beni d'interesse storico-artistico del Comune di Carovigno. Il Funzionario Architetto Arch. Giovanni Matichecchia F.to Illeggibile Il Soprintendente (Arc. Roberto Di Paola) F.to Illeggibile *** SANTUARIO MADONNA DEL BELVEDERE CAROVIGNO (BR) Relazione storico artistica. Il Santuario Madonna del Belvedere, ubicato fra il centro urbano di Carovigno e la costa, rappresenta una delle più interessanti espressioni di architettura rupestre del Salento, composto da ambienti ipogei sovrapposti, legati da scalinata, sui quali a partire dal XIII-XIV sec. si edifica la Chiesa sub divo. Il sistema grottale ipogeo, in parte inaccessibile, probabilmente frequentato da anacoreti basiliani, presenta un pregevole ciclo di affreschi in stile bizantino, ascrivibili al periodo ricompreso fra il '200 e il '400, in parte coperto da scialbi di calce, recentemente oggetto di saggi di pulizia che ne hanno svelato l'importanza ed interesse. Tali ambienti si collegano al luogo ecclesiastico superiore a mezzo di ampia scalinata, lungo la quale si dispone un altare del tipo 'a baldacchino' in pietra risalente al periodo barocco ed altri cicli di affreschi più tardi, raffiguranti scene sacre. I corpi sub divo sono caratterizzati da due aule ecclesiastiche parallele volte in direzione est-ovest, la prima ascrivibile al XII-XIII sec. di più modeste dimensioni, associata a romitorio sul fianco orientale, con muri e crociere a vista, l'altra, di più recente fattura otto-novecentesca, ad aula unica, posta sul fianco occidentale, edificata dai Principi Dentice di Frasso. Poiché sul retro del Santuario si rinviene una depressione morfologica del suolo (antica lama) e frammenti di tegole oltre che un forno in pietra, è probabile che la struttura costituisce la superstite testimonianza di un insediamento abitativo medievale scomparso. Al fine di consentire la salvaguardia e tutela dell'immobile che domina la sottostante vallata, con ampia visuale sino al mare, unitamente alle caratteristiche ambientali intorno si ritiene necessario ed opportuno vincolare la zona immediatamente intorno a tutela altresì del sottostante sistema criptologico ancora inesplorato. Il Funzionario Architetto (Arch. Giovanni Matichecchia) F.to Illeggibile Il Soprintendente (Arc. Roberto Di Paola) F.to Illeggibile"

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- CLXXXII CAROVIGNO, 18 NOVEMBRE 1996 Doglianza presentata da Don Giovanni a Don Settimio in merito alla nomina del nuovo rettore di Belvedere. Trascrizione della nota esistente presso l'Archivio personale di Don Giovanni Di Latte. *** "A Sua Ecc. Mons. Settimio Todisco Arcivescovo di BRINDISI-OSTUNI Con il dovere di obbedienza che assumo di fronte a Sua Eccellenza devo rispettosamente rilevare quanto segue: - con decreto del 14.02.1989 veniva trasferita, come proprietà alla Parrocchia di San Pietro Apostolo, la Chiesa 'Santuario di Belvedere', ai sensi della legge n. 222/1985. Trascritto alla Conservatoria RR. II di Brindisi il 15.2.1989 al n. 2541-; - con cessione a titolo gratuito da parte dell'ERSAP, il 4.6.1992, veniva attribuito alla Parrocchia di S. Pietro Ap. il terreno adiacente al santuario di circa mq. 4830. In Catasto partita 15836 in Ditta Ente Regione di Sviluppo Agricolo della Puglia, foglio 42, particella 180 e 181. Registrato alla Conservatoria RR. II di Brindisi il 13/7/1992 l n. 11613. Il Prefetto della Provincia di Brindisi, con decreto del 26.9.1994, autorizzava il legale rappresentate della Parrocchia San Pietro Apostolo ad accettare la donazione del suddetto terreno; - in virtù di sentenza della Pretura San Vito dei Normanni del 30.3.1995 l'Ente Parrocchia San Pietro Apostolo diventava proprietaria dei locali attigui alla Chiesa Santuario di Belvedere. In Catasto partita 481, foglio 43, n. 2, var. 1, cat. A/3, cl.1, cons. 5,5. Registrato alla Conservatoria RR. II di Brindisi il 21.8.1995 al n. 12575. Tanto suddetto, a mio modesto parere, senza voler minimamente turbare la volontà di Sua Eccellenza, al sottoscritto sembra in netto contrasto con la nomina di Don Franco Maldarella quale Rettore del Santuario, che dovrebbe amministrare i beni del Santuario stesso, che appartengono alla proprietà dell'Ente Parrocchia San Pietro Apostolo. A mio modesto avviso ci si trova davanti ad un assurdo giuridico che l'Ente Parrocchia risponda dei beni che in effetti non ha. Il che potrebbe creare non solo difficoltà burocratiche ma anche fiscali. Con obbedienza. Suo devotissimo Sac. Giovanni Di Latte F.to Sac. Giovanni Di Latte

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- CLXXXIII OSTUNI, 18 NOVEMBRE 1997 Il Vicario Generale attesta che il Santuario di Belvedere è di proprietà della Parrocchia di S. Pietro Apostolo e che Don Giovanni ne è il legale rappresentante. Trascrizione del documento esistente presso l'Archivio personale di Don Giovanni Di Latte *** Curia Arcivescovile di Brindisi - Ostuni Prot. n. 872 Addì 18 novembre 1997 DICHIARAZIONE Si attesta che il Santuario Maria SS. di Belvedere nel Comune di Carovigno di proprietà dell'Ente Parrocchia S. Pietro Apostolo, Ente Ecclesiastico riconosciuto con Decreto del M.I. in data 8 settembre 1986 e pubblicato sulla G.U. n. 217 del 18.09.1986, iscritto nel Reg. Persone Giuridiche del Tribunale di Brindisi al N. 30/87 ha acquisito i locali annessi alla chiesa, come dai seguenti DATI CATASTALI: Foglio 43 Part.lla 2; terreno adiacente P.lla 180-181. Si certifica altresì che il Legale Rappresentante è il sacerdote don Giovanni DI LATTE. In fede. L'ORDINARIO DIOCESANO IL VICARIO GENERALE (Mons. Angelo Catarozzolo) F.to Angelo Cararozzolo

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- CLXXXIV BRINDISI, 5 MAGGIO 1998 Donazione di Don Giovanni Di Latte alla Parrocchia S. Pietro Apostolo dell'appezzamento di terreno attiguo alla Chiesa di Belvedere (Foglio 43, Particella 357). *** CERTIFICATO Io sottoscritto dott. Michele Errico Notaio in Brindisi ed iscritto nel Collegio Notarile del Distretto di Brindisi CERTIFICO che in data odierna ho ricevuto il seguente Atto pubblico: REPERTORIO N. 54319 RACCOLTA N. 14651 DONAZIONE REPUBBLICA ITALIANA L'anno Millenovecentonovantotto, il giorno Cinque del mese di Maggio, in Brindisi, alla via Cesare Battisti 11 Innanzi a me Dott. Michele Errico, Notaio in Brindisi ed iscritto nel Ruolo del Distretto Notarile di Brindisi, con l'assistenza di: Saracino Francesca, nata in San Pietro Vernotico il 6 Febbraio 1975 ed ivi residente alla Via Parini n. 6, impiegata; De Natale Ylenia, nata in Brindisi il 24 settembre 1976 ed ivi residente alla Via Degli Aceri n. 30, impiegata; testimoni noti ed idonei come essi stessi e la costituenda parte mi conferma, è comparso: Rev. Don Di Latte Giovanni, nato in Carovigno il 7 Maggio 1944 ed ivi residente alla Via Petrarca n. 39, sacerdote, C.F.: DLT GNN 44E07 B809V, celibe che interviene nel presente Atto in proprio e quale legale rappresentante della Parrocchia San Pietro Apostolo, con sede in Carovigno alla Via Bologna n.1, ivi domiciliato per la carica, Ente Giuridico riconosciuto con Decreto M.I. 8 settembre 1986 e iscritto nei Registri delle persone giuridiche al n. 30/87, C.F.: 90000520743, giusta attestato della Curia Arcivescovile di Brindisi Ostuni, in data 5 maggio 1998 prot. n. 17/98, che omessane la lettura per dispensa avutane dal comparente si allega al presente Atto sotto la lettera "A". Detto comparente della cui identità personale e qualifica, io Notaio sono certo, conviene e stipula quanto segue: Con il presente Atto e sotto tutte le garanzie di legge, volendo fare cosa grata, Rev. Don Di Latte Giovanni dona alla Parrocchia San Pietro Apostolo, allo scopo di destinarla ai fini assistenziali e culturali della stessa parrocchia che, come sopra rappresentata, riconoscente ringraziando, accetta la piena proprietà di: - Terreno sito in agro di Carovigno alla Contrada Belvedere, esteso circa are dodici e centiare novantatre (are 12,93). Riportato in C.T. del Comune di Carovigno alla partita 39352 foglio 43 ptc. 357 di are 12,93 seminativo, cl. 2, R.D. 9.051 R.A. 6.465. Il valore della donazione ascende a Lire Duemilioni (L. 2.000.000). Quanto sopra s'intende donato a corpo con ogni accessione, dipendenza, pertinenza ed attinenza, servitù attive e passive, oneri, diritti, ragioni ed azioni. La donazione avviene nella situazione di diritto, di fatto e di possesso in cui l'immobile si trova, franco e libero da iscrizioni e trascrizioni pregiudizievoli. Agli effetti della Legge 28 Febbraio 1985 n. 47 la parte donante mi consegna il certificato di destinazione urbanistica rilasciato dal Comune di Carovigno in data 29 aprile 1998, n. 789, che omessane la lettura per dispensa avutane dal comparente si allega al presente Atto sotto la lettera "B", e mi dichiara che nel frattempo

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non sono intervenute modifiche agli strumenti urbanistici esistenti. Il possesso legale e materiale viene trasferito da oggi. Si rinuncia alle iscrizioni legali e d'ufficio cui il presente Atto dovesse dar luogo. Le spese del presente Atto come per legge. Ed il bene è pervenuto con Atto Notaio Vincenzo Loiacono in data 10 gennaio 1991 reg.to in Brindisi in data 8 gennaio 1991 al n. 776. Si richiede l'esenzione dell'imposta di donazione ai sensi dell'art.3 del DPR n. 637/72 e dall'imposta INVIM ai sensi dell'art. 25 del DPR n. 643/72, in quanto trattasi di donazione avente ad oggetto bene da destinare alle opere di Istituto di detto Ente (culturali ed assistenziali). Si allega sotto la lettera "C" omessane la lettura per dispensa avutane dal comparente il Nulla Osta rilasciato dalla Curia Arcivescovile di Brindisi - Ostuni in data 5 maggio 1998. E richiesto io Notaio, ho ricevuto il presente Atto del quale ho dato lettura, presenti i testi, al comparente, il quale, a mia interpellanza, lo approva e lo dichiara conforme alla sua volontà, sottoscrivendolo qui in calce, con i testi e me Notaio, come per legge. Dattiloscritto da persona di mia fiducia il presente Atto consta di un foglio di cui scritte due pagine per intero e sin qui della presente. F.to Di Latte Giovanni; F.to De Natale Ylenia; F.to Saracino Francesca; F.to Notaio Michele Errico segue sigillo. Brindisi, lì 5 maggio 1998. Il tutto in corso di registrazione e trascrizione perché nei termini.

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- CLXXXV CAROVIGNO-BELVEDERE, 8 GENNAIO 2000 Discorso tenuto da Don Giovanni Di Latte in occasione dell'inaugurazione del complesso Centro di accoglienza "Oasi di Belvedere - Giubileo 2000". Trascrizione del documento esistente presso l'Archivio personale di Don Giovanni Di Latte. *** ECCELLENZA Carissimi Confratelli Signor Sindaco Autorità Civili e Militari Carissimi Fedeli Eccoci finalmente di nuovo qui, al Santuario Maria SS. di Belvedere, casa della nostra Mamma Celeste, tanto amata e sempre venerata non solo dal popolo di Carovigno e paesi vicini, ma come noi leggiamo dalla testimonianza scritta di tanti storici, come per esempio il Montorio, che, nel 1710, annotava nel suo libro Lo zodiaco di Maria, "venivano a Belvedere da tutto il Regno di Napoli". Non voglio in questa circostanza narrare la storia antica, né tanto meno tutte le vicende di questi anni. Solo il perché di questa manifestazione oggi. - non Tutti sanno che il nostro Santuario è entrato a far parte delle "VIE DEI PELLEGRINI - GIUBILEO 2000"; - e non tutti sanno che la zona di Belvedere cade nella giurisdizione della Parrocchia di San Pietro Apostolo che è anche titolare dei beni annessi al Santuario come: il locale adiacente al Santuario (N. 5 vani), la pineta, il piazzale, il terreno in cui insiste la nuova costruzione ricettizia. E la Parrocchia già dal 1995 ha affrontato delle spese (circa £ 72.000.000) per poter realizzare delle prime opere di preconsolidamento di tutta la struttura, considerato che il Santuario con i locali adiacenti versava in disastrose condizioni statiche. E VENIAMO AL GIUBILEO Con la Legge 7 Agosto 1997, n. 270, lo Stato ha approvato il "Piano degli interventi di interesse nazionale relativi a percorsi giubilari di pellegrinaggi in località al di fuori del Lazio". Al punto 3 dell'art. 1 dice che "Gli interventi individuati nel piano devono riguardare esclusivamente i settori dell'accoglienza, della ricettività a basso costo e dei relativi servizi, comprese le aree accessorie di pertinenza, le soluzioni atte a favorire gli accessi e la mobilità dei disabili e delle persone non autosufficienti e l'abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali, nonché i beni culturali e di carattere religioso, in modo da assicurare la piena rispondenza alle finalità dei pellegrinaggi giubilari". Come è stato inserito il Santuario nella "Vie dei pellegrini - Giubileo

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2000"? Vi sono state due fasi. FASE I OGGETTO: COSTITUZIONE BANCA PROGETTI - SCHEDA Denominazione: Santuario Maria SS. di Belvedere Restauro, recupero del Santuario con nuova struttura ricettiva e abbattimento barriere architettoniche. Descrizione: Trattasi di recupero "statico e Architettonico" del Santuario e degli immobili adiacenti allo stesso. Restauro e recupero delle cripte in roccia calcarea sottostanti; realizzazione e adeguamento degli impianti secondo le normative vigenti; costruzione nuova struttura ricettiva (compreso il tutto n. 25 posti letto) per accoglienza pellegrini 2000 e dopo destinata a scopi sociali assistenza anziani. Dimensioni: 700 mq; 6500 mc. Ragioni della inseribilità del progetto "Le vie dei Pellegrini" Importante monumento di rilevante interesse storico-artistico, nel brindisino, in agro di Carovigno, sorto sui corpi sub-divo ad iniziare dal XVI sec. al di sopra di cavità rupestri naturali, già frequentati dai Basiliani sin dal VII sec. appartenenti ai primi insediamenti monastici cristiani. Nei vani ipogei si conservano, ancora palinsesti pittorici di fattura bizantineggianti, ascrivibili ad un periodo compreso fra l'XI sec. e il XVI sec.. La sua importanza tra le chiese di Brindisi è che sorge su di una fascia collinare pedemurgiana direttamente collegata con la limitrofa "via traiana". Molti vescovi diocesani hanno avuto particolare attenzione alla Chiesa di Belvedere, specie l'Arcivescovo attuale Sua Ecc. Mons. Settimo Todisco, che nel dicembre 1979 l'ha eretto a SANTUARIO CITTADINO. Anche alcuni Papi tra cui il papa Pio X che nel 1904 concesse l'indulgenza plenaria a quei fedeli che veramente pentiti, confessati e comunicati avrebbero visitato il Santuario in determinate feste dell'anno. Il santuario ha rappresentato nei secoli il collegamento di pace ecumenica tra la comunità greca e quella latina di stanza in Carovigno. Tale pace ecumenica è tramandata da un simbolo (bandiera: Nzegna) dell'XI sec. Ente Proprietario: Parrocchia S. Pietro Apostolo - Diocesi di Brindisi-Ostuni Progetto Esecutivo: Con Prot. n. 211 del 19.3.1997 veniva approvato dalla Regione Puglia, Assessorato ai Beni Culturali e Ambientali, il progetto esecutivo riguardante il solo restauro di tutto il complesso del Santuario per una somma di L. 300.000.000. ai sensi della legge 37.-

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BIBLIOGRAFIA 1) Enzo Filomena, Il Santuario di S. Maria di Belvedere, Feb. 1983 2) Carbina e Brindisi - Memorie del Dott. F. Andriani, 1850 3) A Maria SS. di Belvedere, Numero unico del Sac. Michele Russo, 1904 4) Il tesoro di un colle, sac. Giuseppe Santoro, 1936 5) Prof. Rosario Jurlaro, La Nzegna di Carovigno, documento medievale di pace ecumenica fra Greci e Latini, 1971 6) Santuario di Belvedere - Un giorno tra passato e presente, Convegno di studio, 1996 FASE II (decreto di inserimento Giubileo 2000) Con D.M. n. 155/RC del 21 Aprile 1998, il Ministero dei Lavori Pubblici, delegato per le aree Urbane, Roma Capitale, Giubileo 2000 e Servizi tecnici Nazionali, ha approvato il "Piano degli interventi di interesse nazionale e relativi percorsi giubilari e di pellegrinaggi in località al di fuori del Lazio". Nel suddetto piano, l'intervento: "RECUPERO RESTAURO DEL SANTUARIO DI MARIA SS. DI BELVEDERE, DEGLI IMMOBILI ADIACENTI CON NUOVA STRUTTURA RICETTIVA" localizzato nel Comune di Carovigno (Br), rubricato U.R.C.G.E.: AC 11 FDL Prot. n. 1133, proposto dalla Parrocchia di San Pietro Apostolo, è stato ammesso al finanziamento ex art. 3 legge 7 Agosto 1997, n. 270, per un importo di L. 1.380.000.000 comprensivo degli oneri di Legge. QUADRO ECONOMICO GENERALE IMPORTO DEI LAVORI A BASE D'ASTA L. 980.337.317 1) Opere di restauro L. 322.183.861 2) Opere edili di nuova costruzione L. 656.192.781 3) IVA L. 186.000.000 4) Spese generali (progettazione ecc.) L. 195.000.000 5) Collaudo tecnico-amministrativo L. 2.000.000 6) INARCASSA L. 3.940.000 7) Alta sorveglianza Sovrintendenza L. 3.220.000 8) Imprevisti L. 11.853.000 ___________________ TOTALE L. 1.380.000.000 LAVORI ESEGUITI alla Chiesa e locali annessi - Consolidamento e recupero della Chiesa e degli ambienti annessi. - Per il consolidamento è stato necessario l'uso di iniezioni cementizie su tutti i paramenti murari (circa 300 ql. di cemento) - Perforazioni armate. - Imbragaggio delle volte con catene in acciaio all'interno delle murature. - Cappe armate su alcune volte. - Nuova Pavimentazione e illuminazione delle cripte. - Isolamento del manto di copertura della Chiesa. - Risistemazione di tutti gli infissi. - Ritinteggiatura di tutti gli ambienti. - Risistemazione del pavimento d'ingresso nella Chiesa.

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- Corrimano per facilitare la discesa nella cripta. - Risistemazione della sacrestia. - Pulitura di tutto l'esterno. - Intercapedine. - Piazzale nuovo, ecc.. Al Santuario sono stati realizzati gli impianti eseguiti per legge, principalmente l'illuminazione. NUOVA STRUTTURA RICETTIVA È composta da: - un seminterrato di circa 300 mq. - un piano terra comprendente una sala per la mensa, ingresso, veranda, cucina e bagni di servizio. - un primo piano comprendente n. 7 stanze da 2 o 3 posti letto per un totale di 19 + ampia terrazza, una stanza per portatore di handicap. Il lotto sul quale insiste il nuovo fabbricato è stato donato dalla famiglia Semeraro Pasqua alla Parrocchia San Pietro Apostolo. E grazie a loro se è stato possibile realizzare questa struttura. In essa sono stati presi tutti gli accorgimenti per poter al meglio soddisfare le esigenze dei pellegrini e in un secondo luogo per gli anziani che saranno ospitati. LA DITTA La Ditta che ha eseguito i lavori è stata la BE.CI. Costruzioni S.r.l. di Domenico Marano in Mercogliano (Avellino) I TECNICI Hanno collaborato alla progettazione e direzione lavori: Gli Architetti: Scaligeri Giuseppe Contaldo Cosimo Dell'Atti Luigi La maggior parte della manodopera e materiale è stata usata quella del luogo. LE DIFFICOLTÀ Nel realizzare il restauro, il recupero del Santuario e sia della nuova struttura ricettiva ho trovato insieme al Consiglio Affari Economici non poche difficoltà dovute soprattutto alla decisione del cambio di sito e ai sopraggiunti eventi politici (crisi amministrativa). Mi sono trovato solo a combatter contro tutti e contro tutto e con pazienza e coraggio ho risolto pian piano i vari problemi che si prospettavano, anche economici. Per l'intero intervento la Parrocchia ha dovuto affrontare delle spese al di fuori della somma stanziata dalla Legge 270. Mi dispiace di una sola cosa:; attendevo aiuto e solidarietà da chi doveva darmela e invece c'è stato silenzio e indifferenza, anzi ... Ma grazie alla fede in Dio e alla Madonna ce l'abbiamo fatta. Sono pienamente contento di aver realizzato qualcosa di buono per il mio amato paese di Carovigno. Permettetemi in questa occasione ringraziare prima di tutto il mio Arcivescovo di avermi dato sempre piena fiducia e ha seguito con discrezione il tutto; - la ditta che con serietà ha cercato di far fronte ad ogni cosa e stare nei termini di legge sempre per quelle difficoltà cui ho accennato (invece di iniziare a set-

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tembre 1998 si è passati a marzo 1999, col rischio di perdere il finanziamento). - i tecnici che di continuo hanno sopportato le mie lagnanze. - l'ex assessore provinciale e attuale sindaco Dott. Angelo Lanzilotti di aver tenuto in considerazione fin dall'inizio il progetto di Belvedere (in principio i progetti da esaminare nella sola Provincia di Brindisi erano in tutto 24, alla fine ne sono stati approvati solo 5); - un grazie particolare al sottosegretario ai LL. PP. Antonio Bargone e all'ex Sindaco di Carovigno Vito Perrino; - A tutti coloro che mi sono stati vicini moralmente a vincere questa battaglia (Consiglio Affari Economici e Consiglio Parrocchiali); - E in ultimo anche a coloro che non condividevano il mio operato o erano contrari, vi dico: mi avete dato più grinta, più forza, più coraggio per andare avanti. Grazie.

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INDICE PREFAZIONE ........................................................................................................................................ 3 INTRODUZIONE .................................................................................................................................. 6 EPOCA DON GIOVANNI DI LATTE (1979-­‐2000) ................................................................................. 15 I BENEFICIATI/CAPPELLANI/RETTORI ................................................................................................ 17 I FEUDATARI, PATRONI E NON ................................................................................................................ 27 RIFLESSIONI CONCLUSIVE a proposito dei beneficiati e dei patroni .......................................... 33 I BENEFICIATI E IL LUOGO di NASCITA O RESIDENZA. ............................................................................. 33 I FEUDATARI PATRONI. L'ESERCIZIO DEL PATRONATO, ESERCIZIO DI POTERE. I DENTICE. 34 BIBLIOGRAFIA SITOGRAFIA ARCHIVI ................................................................................ 43 SINTESI CRONOLOGICA - ATTI E DOCUMENTI ............................................................... 49 SECOLO XI ....................................................................................................................................................... 49 ANNO 1086 ..................................................................................................................................................................... 49 SECOLO XII ...................................................................................................................................................... 56 ANNO 1160 ..................................................................................................................................................................... 56 SECOLI XIII e XIV .......................................................................................................................................... 57 SECOLO XV-­‐XVI ............................................................................................................................................. 57 ANNI 1478-­‐1500-­‐1501 .............................................................................................................................................. 57 ANNO 1513 ..................................................................................................................................................................... 60 ANNO 1533 ..................................................................................................................................................................... 60 ANNO 1558 ..................................................................................................................................................................... 60 ANNO 1576 ..................................................................................................................................................................... 62 ANNO 1577 ..................................................................................................................................................................... 63 ANNI 1580 -­‐1581-­‐ 1582 -­‐1583-­‐1585 .................................................................................................................. 63 SECOLO XVII ................................................................................................................................................... 68 ANNI 1619-­‐1620-­‐1621 .............................................................................................................................................. 68 ANN0 1640 ...................................................................................................................................................................... 74 ANNO 1656 ..................................................................................................................................................................... 74 ANNO 1660 ..................................................................................................................................................................... 75 ANNO 1661 ..................................................................................................................................................................... 75 ANNO 1673 ..................................................................................................................................................................... 75 SECOLO XVIII ................................................................................................................................................. 76 ANNI 1702-­‐1711 .......................................................................................................................................................... 76 ANNI 1726-­‐1727 .......................................................................................................................................................... 84 ANNI 1728-­‐1729 .......................................................................................................................................................... 87 ANNI 1751-­‐1752 -­‐ 1753 ............................................................................................................................................ 88 ANNO 1767 ..................................................................................................................................................................... 90 ANNO 1783 ..................................................................................................................................................................... 91 ANNO 1786. .................................................................................................................................................................... 91 ANNO 1788 ..................................................................................................................................................................... 91 SECOLO XIX .................................................................................................................................................... 93 ANNI 1817-­‐1818-­‐1827 .............................................................................................................................................. 93 ANNO 1834 ..................................................................................................................................................................... 94 ANNO 1837 ..................................................................................................................................................................... 95 ANNI 1838-­‐1839 .......................................................................................................................................................... 96 ANNO 1842 ..................................................................................................................................................................... 97 ANNO 1844 ..................................................................................................................................................................... 98 ANNO 1851 (o 1852) .................................................................................................................................................. 98 ANNO 1854 ..................................................................................................................................................................... 98 ANNO 1857 ..................................................................................................................................................................... 99 ANNI 1872-­‐1873 .......................................................................................................................................................... 99 ANNI 1876-­‐1879 ....................................................................................................................................................... 104

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ANNO 1883 .................................................................................................................................................................. 105 ANNO 1884 .................................................................................................................................................................. 111 ANNO 1885 .................................................................................................................................................................. 118 ANNO 1886 .................................................................................................................................................................. 119 ANNO 1887 .................................................................................................................................................................. 122 ANNO 1888 .................................................................................................................................................................. 134 ANNI 1893-­‐1894 ....................................................................................................................................................... 136 ANNO 1897 .................................................................................................................................................................. 137 ANNO 1899 .................................................................................................................................................................. 137 SECOLO XX .................................................................................................................................................... 137 ANNO 1907 .................................................................................................................................................................. 137 ANNO 1910 .................................................................................................................................................................. 138 ANNO 1911 .................................................................................................................................................................. 139 ANNO 1920 .................................................................................................................................................................. 140 ANNO 1936 .................................................................................................................................................................. 141 ANNO 1990 .................................................................................................................................................................. 141 EPOCA DON GIOVANNI DI LATTE .......................................................................................................... 141 ANNO 1979 .................................................................................................................................................................. 142 ANNO 1991 .................................................................................................................................................................. 142 ANNO 1992 .................................................................................................................................................................. 142 ANNO 1995 .................................................................................................................................................................. 143 ANNO 1996 .................................................................................................................................................................. 146 ANNO 1997 .................................................................................................................................................................. 149 ANNO 1998 .................................................................................................................................................................. 150 ANNO 2000 .................................................................................................................................................................. 150

APPENDICE DOCUMENTARIA ................................................................................................ 152 -­‐ I -­‐ ................................................................................................................................................................... 153 OSTUNI, MAGGIO 1160 ........................................................................................................................................... 153 -­‐ II -­‐ .................................................................................................................................................................. 156 OSTUNI, 22 GENNAIO 1513 .................................................................................................................................. 156 -­‐ III -­‐ ................................................................................................................................................................ 158 NAPOLI, AGOSTO 1530 ........................................................................................................................................... 158 -­‐ IV -­‐ ................................................................................................................................................................. 161 OSTUNI, 20 SETTEMBRE 1533 ........................................................................................................................... 161 -­‐ V -­‐ .................................................................................................................................................................. 164 NAPOLI, 1550 (?) ....................................................................................................................................................... 164 -­‐ VI -­‐ ................................................................................................................................................................. 165 CAROVIGNO, 7 GIUGNO 1558 .............................................................................................................................. 165 BELVEDERE, 8 GIUGNO 1558 .............................................................................................................................. 165 -­‐ VII -­‐ ............................................................................................................................................................... 175 CAROVIGNO (BELVEDERE), 20 MARZO 1576 .............................................................................................. 175 -­‐ VIII -­‐ ............................................................................................................................................................. 177 ROMA, 1° APRILE 1576 .......................................................................................................................................... 177 NAPOLI, 4 APRILE 1578 ......................................................................................................................................... 177 -­‐ IX -­‐ ................................................................................................................................................................. 180 OSTUNI, 1576-­‐1583 ................................................................................................................................................. 180 -­‐ X -­‐ .................................................................................................................................................................. 186 NAPOLI, 5 DICEMBRE 1577 ................................................................................................................................. 186 -­‐ XI -­‐ ................................................................................................................................................................. 189 ROMA, 13 MARZO 1580 ......................................................................................................................................... 189 OSTUNI, 15 FEBBRAIO 1581 ................................................................................................................................ 189 CAROVIGNO, 16 FEBBRAIO 1581 ...................................................................................................................... 189 -­‐ XII -­‐ ............................................................................................................................................................... 199 OSTUNI, 29 APRILE 1581 ...................................................................................................................................... 199

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-­‐ XIII -­‐ .............................................................................................................................................................. 209 OSTUNI, 30 OTTOBRE 1581 / 3 NOVEMBRE 1581 .................................................................................... 209 -­‐ XIV -­‐ .............................................................................................................................................................. 210 CAROVIGNO, 29 MAGGIO 1585 ........................................................................................................................... 210 -­‐ XV -­‐ ................................................................................................................................................................ 213 Ostuni, 5 giugno 1585 ............................................................................................................................................. 213 Ostuni, 29 aprile 1583 ............................................................................................................................................. 213 Tuscolo, 3 marzo 1581 ........................................................................................................................................... 213 Neapoli, 8 giugno 1582 ........................................................................................................................................... 213 Napoli, 17 settembre 1582 ................................................................................................................................... 213 Napoli, 21 ottobre 1582 ......................................................................................................................................... 213 Napoli, 23 marzo 1585 ........................................................................................................................................... 213 Napoli, 10 maggio 1585 ......................................................................................................................................... 213 -­‐ XVI -­‐ .............................................................................................................................................................. 232 CAROVIGNO, 8 OTTOBRE 1585 .......................................................................................................................... 232 -­‐ XVII -­‐ ............................................................................................................................................................. 237 ROMA, 25 AGOSTO 1585 ...................................................................................................................................... 237 NAPOLI, 2 OTTOBRE 1585 ................................................................................................................................... 237 CAROVIGNO, 29 OTTOBRE 1585 ....................................................................................................................... 237 -­‐ XVIII -­‐ ........................................................................................................................................................... 247 NAPOLI, 1° GIUGNO 1596 ...................................................................................................................................... 247 -­‐ XIX -­‐ .............................................................................................................................................................. 250 NAPOLI, 19 FEBBRAIO 1619 ................................................................................................................................ 250 -­‐ XX -­‐ ................................................................................................................................................................ 253 NAPOLI, 19 FEBBRAIO 1619 ................................................................................................................................ 253 -­‐ XXI -­‐ .............................................................................................................................................................. 256 OSTUNI, 6 MARZO 1619 ......................................................................................................................................... 256 OSTUNI, 8 APRILE 1619 ......................................................................................................................................... 256 -­‐ XXII -­‐ ............................................................................................................................................................. 259 NAPOLI, 16 MARZO 1619 ...................................................................................................................................... 259 -­‐ XXIII -­‐ ........................................................................................................................................................... 260 NAPOLI, 16 MARZO 1619 ...................................................................................................................................... 260 -­‐ XXIV -­‐ ........................................................................................................................................................... 261 OSTUNI, 8 APRILE 1619 ......................................................................................................................................... 261 -­‐ XXV -­‐ ............................................................................................................................................................. 263 OSTUNI, 8 APRILE 1619 ......................................................................................................................................... 263 OSTUNI, 9 APRILE 1619 ......................................................................................................................................... 263 -­‐ XXVI -­‐ ........................................................................................................................................................... 266 OSTUNI, 12 APRILE 1619 ...................................................................................................................................... 266 OSTUNI, 13 APRILE 1619 ...................................................................................................................................... 266 -­‐ XXVII -­‐ .......................................................................................................................................................... 267 OSTUNI, 15 APRILE 1619 ...................................................................................................................................... 267 -­‐ XXVIII -­‐ ........................................................................................................................................................ 270 OSTUNI, 15 APRILE 1619 ...................................................................................................................................... 270 -­‐ XXIX -­‐ ........................................................................................................................................................... 271 OSTUNI, 15 APRILE 1619 ...................................................................................................................................... 271 -­‐ XXX -­‐ ............................................................................................................................................................. 272 OSTUNI, 15 APRILE 1619 ...................................................................................................................................... 272 -­‐ XXXI -­‐ ........................................................................................................................................................... 273 OSTUNI, 16 APRILE 1619 ...................................................................................................................................... 273 -­‐ XXXII -­‐ .......................................................................................................................................................... 274 OSTUNI, 17 APRILE 1619 ...................................................................................................................................... 274 -­‐ XXXIII -­‐ ........................................................................................................................................................ 275 OSTUNI, 20 APRILE 1619 ...................................................................................................................................... 275 -­‐ XXXIV -­‐ ......................................................................................................................................................... 276

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OSTUNI, 22 APRILE 1619 ...................................................................................................................................... 276 -­‐ XXXV -­‐ .......................................................................................................................................................... 277 OSTUNI, 24 APRILE 1619 ...................................................................................................................................... 277 -­‐ XXXVI -­‐ ......................................................................................................................................................... 279 ROMA, 29 NOVEMBRE 1619 ................................................................................................................................ 279 OSTUNI, 15 APRILE 1620 ...................................................................................................................................... 279 -­‐ XXXVII -­‐ ....................................................................................................................................................... 285 NAPOLI, 24 LUGLIO 1620 ...................................................................................................................................... 285 -­‐ XXXVIII -­‐ ...................................................................................................................................................... 288 OSTUNI, 12 DICEMBRE 1620 ............................................................................................................................... 288 -­‐ XXXIX -­‐ ......................................................................................................................................................... 289 OSTUNI, 23 DICEMBRE 1620 ............................................................................................................................... 289 -­‐ XL -­‐ ................................................................................................................................................................ 291 OSTUNI, 11 GENNAIO 1621 .................................................................................................................................. 291 -­‐ XLI -­‐ .............................................................................................................................................................. 292 OSTUNI, 4 FEBBRAIO 1621 .................................................................................................................................. 292 -­‐ XLII -­‐ ............................................................................................................................................................. 294 OSTUNI, 5 FEBBRAIO 1621 .................................................................................................................................. 294 -­‐ XLIII -­‐ ........................................................................................................................................................... 296 CAROVIGNO, 24 AGOSTO 1642 ........................................................................................................................... 296 -­‐ XLIV -­‐ ............................................................................................................................................................ 298 OSTUNI, (Indicativamente) LUGLIO-­‐AGOSTO 1656 ................................................................................. 298 -­‐ XLV -­‐ ............................................................................................................................................................. 301 OSTUNI, SETTEMBRE 1656 (Verosimilmente prima del 9 settembre 1656) ................................. 301 -­‐ XLVI -­‐ ............................................................................................................................................................ 305 OSTUNI, 9/12/15 SETTEMBRE 1656 .............................................................................................................. 305 -­‐ XLVII -­‐ .......................................................................................................................................................... 307 OSTUNI, 6 MARZO 1660 ......................................................................................................................................... 307 -­‐ XLVIII -­‐ ......................................................................................................................................................... 312 SANTUARIO DI BELVEDERE, 15 MAGGIO 1673 .......................................................................................... 312 -­‐ XLIX -­‐ ............................................................................................................................................................ 314 OSTUNI, 20 MARZO 1702 ...................................................................................................................................... 314 OSTUNI, 10 OTTOBRE 1710 ................................................................................................................................. 314 -­‐ L -­‐ ................................................................................................................................................................... 316 CAROVIGNO, 12 NOVEMBRE 1702 ................................................................................................................... 316 OSTUNI, 26 SETTEMBRE 1710 ........................................................................................................................... 316 -­‐ LI -­‐ ................................................................................................................................................................. 319 OSTUNI, 11 SETTEMBRE 1703 ........................................................................................................................... 319 -­‐ LII -­‐ ................................................................................................................................................................ 321 OSTUNI, 12 MAGGIO 1710 .................................................................................................................................... 321 -­‐ LIII -­‐ .............................................................................................................................................................. 325 OSTUNI, s.d. (certamente il 20 settembre 1710) ........................................................................................ 325 -­‐ LIV -­‐ .............................................................................................................................................................. 326 OSTUNI, 20 SETTEMBRE 1710 ........................................................................................................................... 326 LI 14 GENNAIO 1670 ............................................................................................................................................... 326 -­‐ LV -­‐ ................................................................................................................................................................ 327 CAROVIGNO, 25 SETTEMBRE 1710 .................................................................................................................. 327 -­‐ LVI -­‐ .............................................................................................................................................................. 329 CAROVIGNO, 26 SETTEMBRE 1710 .................................................................................................................. 329 -­‐ LVII -­‐ ............................................................................................................................................................. 333 CAROVIGNO, 5 OTTOBRE 1710 .......................................................................................................................... 333 -­‐ LVIII -­‐ ........................................................................................................................................................... 335 OSTUNI, 10 OTTOBRE 1710 ................................................................................................................................. 335 -­‐ LIX -­‐ .............................................................................................................................................................. 338 OSTUNI, 10 OTTOBRE 1710 ................................................................................................................................. 338

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CAROVIGNO, 14 AGOSTO 1644 ........................................................................................................................... 338 -­‐ LX -­‐ ................................................................................................................................................................ 342 OSTUNI, 10 OTTOBRE 1710 ................................................................................................................................. 342 CAROVIGNO, 24 MAGGIO 1676 ........................................................................................................................... 342 -­‐ LXI -­‐ .............................................................................................................................................................. 346 OSTUNI, 12 OTTOBRE 1710 ................................................................................................................................. 346 -­‐ LXII -­‐ ............................................................................................................................................................. 348 OSTUNI, 19 OTTOBRE 1710 ................................................................................................................................. 348 -­‐ LXIII -­‐ ........................................................................................................................................................... 352 OSTUNI, 10 NOVEMBRE 1710 ............................................................................................................................. 352 -­‐ LXIV -­‐ ............................................................................................................................................................ 356 OSTUNI, 19 NOVEMBRE 1710 ............................................................................................................................. 356 CAROVIGNO, 20 LUGLIO 1662 ............................................................................................................................ 356 -­‐ LXV -­‐ ............................................................................................................................................................. 357 CAROVIGNO, 23 NOVEMBRE 1710 ................................................................................................................... 357 -­‐ LXVI -­‐ ............................................................................................................................................................ 359 OSTUNI, 24 NOVEMBRE 1710 ............................................................................................................................. 359 -­‐ LXVII -­‐ .......................................................................................................................................................... 363 OSTUNI, 24 NOVEMBRE 1710 ............................................................................................................................. 363 CAROVIGNO, 1602 .................................................................................................................................................... 363 -­‐ LXVIII -­‐ ......................................................................................................................................................... 365 OSTUNI, 24 NOVEMBRE 1710 ............................................................................................................................. 365 CAROVIGNO, 12 DICEMBRE 1620 ..................................................................................................................... 365 -­‐ LXIX -­‐ ............................................................................................................................................................ 367 OSTUNI, 26 NOVEMBRE 1710 ............................................................................................................................. 367 -­‐ LXX -­‐ ............................................................................................................................................................. 368 OSTUNI, 9 DICEMBRE 1710 ................................................................................................................................. 368 OSTUNI, 10 DICEMBRE 1710 ............................................................................................................................... 368 -­‐ LXXI -­‐ ............................................................................................................................................................ 370 OSTUNI, 15 DICEMBRE 1710 ............................................................................................................................... 370 -­‐ LXXII -­‐ .......................................................................................................................................................... 372 ROMA, 21 GENNAIO 1711 ..................................................................................................................................... 372 -­‐ LXXIII -­‐ ......................................................................................................................................................... 377 OSTUNI, 19 FEBBRAIO 1711 ................................................................................................................................ 377 -­‐ LXXIV -­‐ ......................................................................................................................................................... 379 OSTUNI, 28 FEBBRAIO 1711 ................................................................................................................................ 379 -­‐ LXXV -­‐ ........................................................................................................................................................... 380 NAPOLI, 1715 ............................................................................................................................................................. 380 -­‐ LXXVI -­‐ ......................................................................................................................................................... 382 NAPOLI, 12 SETTEMBRE 1726 ........................................................................................................................... 382 OSTUNI, 31 OTTOBRE 1726 ................................................................................................................................. 382 -­‐ LXXVII -­‐ ....................................................................................................................................................... 385 ROMA, 20 SETTEMBRE 1726 ............................................................................................................................... 385 -­‐ LXXVIII -­‐ ...................................................................................................................................................... 387 ROMA, 24 SETTEMBRE 1726 ............................................................................................................................. 387 OSTUNI, 31 OTTOBRE 1726 ................................................................................................................................. 387 -­‐ LXXIX -­‐ ......................................................................................................................................................... 389 OSTUNI, 31 OTTOBRE 1726 ................................................................................................................................. 389 -­‐ LXXX -­‐ ........................................................................................................................................................... 391 OSTUNI, 31 OTTOBRE 1726 ................................................................................................................................. 391 -­‐ LXXXI -­‐ ......................................................................................................................................................... 394 OSTUNI, 1726 ............................................................................................................................................................. 394 -­‐ LXXXII -­‐ ........................................................................................................................................................ 400 OSTUNI, 9 NOVEMBRE 1726 ............................................................................................................................... 400 -­‐ LXXXIII -­‐ ...................................................................................................................................................... 402

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OSTUNI, 4 NOVEMBRE 1728 ............................................................................................................................... 402 CAROVIGNO, 11 DICEMBRE 1728 ..................................................................................................................... 402 -­‐ LXXXIV -­‐ ...................................................................................................................................................... 408 OSTUNI, 18 DICEMBRE 1728 ............................................................................................................................... 408 CAROVIGNO, 26 GENNAIO 1729 ........................................................................................................................ 408 -­‐ LXXXV -­‐ ........................................................................................................................................................ 410 CAROVIGNO, 20 FEBBRAIO 1729 ...................................................................................................................... 410 -­‐ LXXXV bis -­‐ ................................................................................................................................................. 412 CAROVIGNO, 20 FEBBRAIO 1729 ...................................................................................................................... 412 -­‐ LXXXV ter -­‐ ................................................................................................................................................. 414 CAROVIGNO, 20 FEBBRAIO 1729 ...................................................................................................................... 414 -­‐ LXXXV quater -­‐ .......................................................................................................................................... 416 CAROVIGNO, 20 FEBBRAIO 1729 ...................................................................................................................... 416 -­‐ LXXXV quinquies -­‐ ................................................................................................................................... 418 CAROVIGNO, 20 FEBBRAIO 1729 ...................................................................................................................... 418 -­‐ LXXXV sexies -­‐ ........................................................................................................................................... 420 CAROVIGNO, 20 FEBBRAIO 1729 ...................................................................................................................... 420 -­‐ LXXXV septies -­‐ ......................................................................................................................................... 422 CAROVIGNO, 21 FEBBRAIO 1729 ...................................................................................................................... 422 -­‐ LXXXV octies -­‐ ........................................................................................................................................... 424 CAROVIGNO, 21 FEBBRAIO 1729 ...................................................................................................................... 424 -­‐ LXXXV novies -­‐ .......................................................................................................................................... 426 CAROVIGNO, 21 FEBBRAIO 1729 ...................................................................................................................... 426 -­‐ LXXXVI -­‐ ...................................................................................................................................................... 429 OSTUNI, 23 FEBBRAIO 1729 ................................................................................................................................ 429 -­‐ LXXXVII -­‐ ..................................................................................................................................................... 430 CAROVIGNO, 9 GIUGNO 1739 .............................................................................................................................. 430 -­‐ LXXXVIII -­‐ ................................................................................................................................................... 431 CAROVIGNO, 1742 .................................................................................................................................................... 431 -­‐ LXXXIX -­‐ ...................................................................................................................................................... 433 ROMA, 31 GENNAIO 1751 ..................................................................................................................................... 433 ROMA, 2 FEBBRAIO 1752 ...................................................................................................................................... 433 -­‐ XC -­‐ ................................................................................................................................................................ 439 NAPOLI, 10 GIUGNO 1752 ..................................................................................................................................... 439 -­‐ XCI -­‐ .............................................................................................................................................................. 443 OSTUNI, 11 LUGLIO 1752 ...................................................................................................................................... 443 -­‐ XCII -­‐ ............................................................................................................................................................. 444 OSTUNI, 13 LUGLIO 1752 ...................................................................................................................................... 444 -­‐ XCIII -­‐ ........................................................................................................................................................... 448 ROMA, 2 FEBBRAIO 1752 ...................................................................................................................................... 448 OSTUNI, 13 LUGLIO 1752 ...................................................................................................................................... 448 -­‐ XCIV -­‐ ............................................................................................................................................................ 450 OSTUNI, 14 LUGLIO 1752 ...................................................................................................................................... 450 -­‐ XCV -­‐ ............................................................................................................................................................. 453 CAROVIGNO, 20 FEBBRAIO 1753 ...................................................................................................................... 453 -­‐ XCVI -­‐ ............................................................................................................................................................ 456 CAROVIGNO, 8 GIUGNO 1767 .............................................................................................................................. 456 -­‐ XCVII -­‐ .......................................................................................................................................................... 460 CAROVIGNO, 8 MARZO 1783 ............................................................................................................................... 460 -­‐ XCVIII -­‐ ......................................................................................................................................................... 461 CAROVIGNO, 3 GENNAIO 1786 ........................................................................................................................... 461 NAPOLI, 9 DICEMBRE 1785 ................................................................................................................................. 461 -­‐ XCIX -­‐ ............................................................................................................................................................ 467 NAPOLI, 1° LUGLIO 1788 ....................................................................................................................................... 467 NAPOLI, 5 LUGLIO 1788 ........................................................................................................................................ 467

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CAROVIGNO, 14 SETTEMBRE 1788 .................................................................................................................. 467 -­‐ C -­‐ .................................................................................................................................................................. 479 CAROVIGNO, 6 APRILE 1790 ............................................................................................................................... 479 -­‐ CI -­‐ ................................................................................................................................................................. 481 CAROVIGNO 1790 ..................................................................................................................................................... 481 -­‐ CII -­‐ ............................................................................................................................................................... 482 NAPOLI, 13 GIUGNO 1818 ..................................................................................................................................... 482 -­‐ CIII -­‐ .............................................................................................................................................................. 483 NAPOLI, 15 AGOSTO 1827 .................................................................................................................................... 483 -­‐ CIV -­‐ .............................................................................................................................................................. 484 CAROVIGNO, 30 AGOSTO 1827 ........................................................................................................................... 484 -­‐ CV -­‐ ................................................................................................................................................................ 485 CAROVIGNO, 31 AGOSTO 1827 ........................................................................................................................... 485 -­‐ CVI -­‐ .............................................................................................................................................................. 486 CAROVIGNO, 29 GENNAIO 1834 ........................................................................................................................ 486 -­‐ CVII -­‐ ............................................................................................................................................................. 488 CAROVIGNO, 3 OTTOBRE 1834 .......................................................................................................................... 488 -­‐ CVIII -­‐ ........................................................................................................................................................... 489 ATESSA (Chieti), 26 GENNAIO 1837 ................................................................................................................. 489 -­‐ CIX -­‐ .............................................................................................................................................................. 490 OSTUNI, 17 APRILE 1837 ...................................................................................................................................... 490 OSTUNI, 25 APRILE 1837 ...................................................................................................................................... 490 OSTUNI, 20 APRILE 1839 ...................................................................................................................................... 490 -­‐ CX -­‐ ................................................................................................................................................................ 492 CAROVIGNO, 10 MAGGIO 1837 ........................................................................................................................... 492 -­‐ CXI -­‐ .............................................................................................................................................................. 494 OSTUNI, 16 LUGLIO 1837 ...................................................................................................................................... 494 OSTUNI, 26 LUGLIO 1837 ...................................................................................................................................... 494 -­‐ CXII -­‐ ............................................................................................................................................................. 497 CAROVIGNO, 22 GIUGNO 1838 ........................................................................................................................... 497 -­‐ CXIII -­‐ ........................................................................................................................................................... 500 CAROVIGNO, 6 LUGLIO 1838 ............................................................................................................................... 500 -­‐ CXIV -­‐ ............................................................................................................................................................ 503 NAPOLI, 12 APRILE 1839 ...................................................................................................................................... 503 -­‐ CXV -­‐ ............................................................................................................................................................. 504 CAROVIGNO, 17 OTTOBRE 1842 ....................................................................................................................... 504 -­‐ CXVI -­‐ ............................................................................................................................................................ 510 CAROVIGNO, 1844 .................................................................................................................................................... 510 -­‐ CXVII -­‐ .......................................................................................................................................................... 515 CAROVIGNO, 1851-­‐1852 ........................................................................................................................................ 515 -­‐ CXVIII -­‐ ......................................................................................................................................................... 516 CAROVIGNO, 28 GIUGNO 1854 ........................................................................................................................... 516 -­‐ CXIX -­‐ ............................................................................................................................................................ 523 CAROVIGNO, 25 MAGGIO 1857 ........................................................................................................................... 523 -­‐ CXX -­‐ ............................................................................................................................................................. 526 LECCE, 6 DICEMBRE 1872 .................................................................................................................................... 526 FRANCAVILLA, 27 NOVEMBRE 1872 ............................................................................................................... 526 SAN VITO DEI NORMANNI, 5 OTTOBRE 1872 ............................................................................................. 526 SAN VITO DEI NORMANNI, 15 FEBBRAIO 1863 ......................................................................................... 526 -­‐ CXXI -­‐ ............................................................................................................................................................ 531 DICEMBRE 1872-­‐GENNAIO 1873 (verosimilmente) ................................................................................ 531 -­‐ CXXII -­‐ .......................................................................................................................................................... 537 CAROVIGNO, 12 AGOSTO 1876 ........................................................................................................................... 537 CAROVIGNIO, 9 AGOSTO 1879 ............................................................................................................................ 537 CAROVIGNO, 10 AGOSTO 1879 ........................................................................................................................... 537

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-­‐ CXXIII -­‐ ......................................................................................................................................................... 542 CAROVIGNO, 13 MAGGIO 1883 ........................................................................................................................... 542 BRINDISI, 18 MAGGIO 1883 ................................................................................................................................. 542 -­‐ CXXIV -­‐ ......................................................................................................................................................... 544 CAROVIGNO, 22 MAGGIO 1883 ........................................................................................................................... 544 -­‐ CXXV -­‐ .......................................................................................................................................................... 546 CAROVIGNO, 22 MAGGIO 1883 ........................................................................................................................... 546 -­‐ CXXVI -­‐ ......................................................................................................................................................... 547 BRINDISI, 23 MAGGIO 1883 ................................................................................................................................. 547 -­‐ CXXVII -­‐ ....................................................................................................................................................... 548 CAROVIGNO, 1883 .................................................................................................................................................... 548 -­‐ CXXVIII -­‐ ...................................................................................................................................................... 554 SAN VITO, 8 GENNAIO 1884 ................................................................................................................................ 554 -­‐ CXXIX -­‐ ......................................................................................................................................................... 555 OSTUNI, 1884 ............................................................................................................................................................. 555 -­‐ CXXX -­‐ .......................................................................................................................................................... 568 CAROVIGNO (Belvedere), 20 MAGGIO 1885 ................................................................................................. 568 -­‐ CXXXI -­‐ ......................................................................................................................................................... 570 OSTUNI, 1886 ............................................................................................................................................................. 570 -­‐ CXXXII -­‐ ....................................................................................................................................................... 579 SAN VITO DEI NORMANNI, 18 MARZO 1886 ................................................................................................ 579 -­‐ CXXXIII -­‐ ...................................................................................................................................................... 580 CAROVIGNO, 11 APRILE 1886 ............................................................................................................................. 580 -­‐ CXXXIV -­‐ ...................................................................................................................................................... 581 SAN VITO DEI N., 12 MAGGIO 1886 .................................................................................................................. 581 -­‐ CXXXV -­‐ ........................................................................................................................................................ 584 CAROVIGNO, 4 GIUGNO 1886 .............................................................................................................................. 584 -­‐ CXXXVI -­‐ ...................................................................................................................................................... 585 OSTUNI, 21, 22, 26 GIUGNO 1886 ..................................................................................................................... 585 -­‐ CXXXVII -­‐ ..................................................................................................................................................... 587 CAROVIGNO, 1887 .................................................................................................................................................... 587 -­‐ CXXXVIII -­‐ ................................................................................................................................................... 593 CAROVIGNO, 21 APRILE 1887 ............................................................................................................................. 593 -­‐ CXXXIX -­‐ ...................................................................................................................................................... 595 CAROVIGNO, 21 APRILE 1887 ............................................................................................................................. 595 -­‐ CXL -­‐ ............................................................................................................................................................. 596 CAROVIGNO, 22 APRILE 1887 ............................................................................................................................. 596 -­‐ CXLI -­‐ ............................................................................................................................................................ 597 CAROVIGNO, 23 APRILE 1887 ............................................................................................................................. 597 -­‐ CXLII -­‐ .......................................................................................................................................................... 598 ROMA, (verosimilmente) MAGGIO 1887 ........................................................................................................ 598 -­‐ CXLIII -­‐ ......................................................................................................................................................... 602 ROMA, 8 AGOSTO 1887 .......................................................................................................................................... 602 -­‐ CXLIV -­‐ ......................................................................................................................................................... 603 CAROVIGNO, 9 AGOSTO 1887 ............................................................................................................................. 603 -­‐ CXLV -­‐ ........................................................................................................................................................... 605 SAN VITO, 13 AGOSTO 1887 ................................................................................................................................ 605 -­‐ CXLVI -­‐ ......................................................................................................................................................... 606 OSTUNI, 13 AGOSTO 1887 .................................................................................................................................... 606 -­‐ CXLVII -­‐ ........................................................................................................................................................ 607 OSTUNI, 29 AGOSTO 1887 .................................................................................................................................... 607 -­‐ CXLVIII -­‐ ...................................................................................................................................................... 608 OSTUNI, 5 SETTEMBRE 1887 .............................................................................................................................. 608 -­‐ CXLIX -­‐ ......................................................................................................................................................... 609 CAROVIGNO, 7 SETTEMBRE 1887 .................................................................................................................... 609

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-­‐ CL -­‐ ................................................................................................................................................................ 610 OSTUNI, 7 SETTEMBRE 1887 .............................................................................................................................. 610 -­‐ CLI -­‐ ............................................................................................................................................................... 611 CAROVIGNO 11 SETTEMBRE 1887 ................................................................................................................... 611 -­‐ CLII -­‐ ............................................................................................................................................................. 613 CAROVIGNO, 12 SETTEMBRE 1887 .................................................................................................................. 613 -­‐ CLIII -­‐ ............................................................................................................................................................ 614 OSTUNI, 12 SETTEMBRE 1887 ........................................................................................................................... 614 -­‐ CLIV -­‐ ............................................................................................................................................................ 615 CAROVIGNO, 24 SETTEMBRE 1887 .................................................................................................................. 615 -­‐ CLV -­‐ ............................................................................................................................................................. 617 CAROVIGNO, 24 SETTEMBRE 1887 .................................................................................................................. 617 OSTUNI, 24 SETTEMBRE 1887 ........................................................................................................................... 617 -­‐ CLVI -­‐ ............................................................................................................................................................ 618 CAROVIGNO, 1 OTTOBRE 1887 .......................................................................................................................... 618 OSTUNI, 3 OTTOBRE 1887 .................................................................................................................................... 618 -­‐ CLVII -­‐ .......................................................................................................................................................... 619 CAROVIGNO, 7 OTTOBRE 1887 .......................................................................................................................... 619 -­‐ CLVIII -­‐ ......................................................................................................................................................... 620 OSTUNI, 8 OTTOBRE 1887 .................................................................................................................................... 620 -­‐ CLIX -­‐ ............................................................................................................................................................ 621 OSTUNI, 1887 ............................................................................................................................................................. 621 -­‐ CLX -­‐ ............................................................................................................................................................. 632 CAROVIGNO, 1888 .................................................................................................................................................... 632 -­‐ CLXI -­‐ ............................................................................................................................................................ 636 CAROVIGNO, OTTOBRE 1893 .............................................................................................................................. 636 CAROVIGNO, 1894 .................................................................................................................................................... 636 -­‐ CLXII -­‐ .......................................................................................................................................................... 637 OSTUNI, 1894 ............................................................................................................................................................. 637 -­‐ CLXIII -­‐ ......................................................................................................................................................... 640 SAN VITO DEI N., 13 GENNAIO 1897 ................................................................................................................ 640 -­‐ CLXIV -­‐ ......................................................................................................................................................... 642 SAN VITO, 15 MARZO 1899 .................................................................................................................................. 642 -­‐ CLXV -­‐ ........................................................................................................................................................... 644 OSTUNI, 1907 ............................................................................................................................................................. 644 -­‐ CLXVI -­‐ ......................................................................................................................................................... 647 CAROVIGNO, 1910 .................................................................................................................................................... 647 -­‐ CLXVII -­‐ ........................................................................................................................................................ 650 CAROVIGNO, 10 MARZO 1911 ............................................................................................................................. 650 -­‐ CLXVIII -­‐ ...................................................................................................................................................... 655 CAROVIGNO, 1920 .................................................................................................................................................... 655 -­‐ CLXIX -­‐ ......................................................................................................................................................... 656 CAROVIGNO, 1936 .................................................................................................................................................... 656 -­‐ CLXX -­‐ ........................................................................................................................................................... 657 NAPOLI, 1990 ............................................................................................................................................................. 657

EPOCA DON GIOVANNI DI LATTE ........................................................................................ 658 -­‐ CLXXI -­‐ ......................................................................................................................................................... 658 OSTUNI, 29 DICEMBRE 1979 ............................................................................................................................... 658 -­‐ CLXXII -­‐ ........................................................................................................................................................ 659 BRINDISI, 10 GENNAIO 1991 .............................................................................................................................. 659 -­‐ CLXXIII -­‐ ...................................................................................................................................................... 661 BRINDISI, 13 LUGLIO 1992 ................................................................................................................................... 661 -­‐ CLXXIV -­‐ ....................................................................................................................................................... 663 OSTUNI, 17 LUGLIO 1992 ...................................................................................................................................... 663

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BRINDISI, 14 FEBBRAIO 1989 ............................................................................................................................ 663 -­‐ CLXXV -­‐ ........................................................................................................................................................ 665 SAN VITO DEI N., 29 APRILE 1995 .................................................................................................................... 665 SAN VITO DEI N., 21 AGOSTO 1995 .................................................................................................................. 665 -­‐ CLXXVI -­‐ ....................................................................................................................................................... 670 CAROVIGNO 18 MAGGIO 1995 ............................................................................................................................ 670 -­‐ CLXXVII -­‐ ..................................................................................................................................................... 672 BRINDISI, 16 GIUGNO 1995 ................................................................................................................................. 672 BRINDISI, 25 LUGLIO 1995 ................................................................................................................................... 672 -­‐ CLXXVIII -­‐ .................................................................................................................................................... 674 BARI, 14 LUGLIO 1995 ............................................................................................................................................ 674 BARI, 20 OTTOBRE 1995 ....................................................................................................................................... 674 BARI, 21 NOVEMBRE 1996 ................................................................................................................................... 674 BARI, 19 MARZO 1997 ............................................................................................................................................ 674 -­‐ CLXXIX -­‐ ....................................................................................................................................................... 678 CAROVIGNO, 30 NOVEMBRE 1995 ................................................................................................................... 678 -­‐ CLXXX -­‐ ........................................................................................................................................................ 679 CAROVIGNO, 20 AGOSTO 1996 ........................................................................................................................... 679 -­‐ CLXXXI -­‐ ....................................................................................................................................................... 681 BARI, 23 OTTOBRE 1996 ....................................................................................................................................... 681 -­‐ CLXXXII -­‐ ..................................................................................................................................................... 683 CAROVIGNO, 18 NOVEMBRE 1996 ................................................................................................................... 683 -­‐ CLXXXIII -­‐ .................................................................................................................................................... 684 OSTUNI, 18 NOVEMBRE 1997 ............................................................................................................................. 684 -­‐ CLXXXIV -­‐ .................................................................................................................................................... 685 BRINDISI, 5 MAGGIO 1998 .................................................................................................................................... 685 -­‐ CLXXXV -­‐ ..................................................................................................................................................... 687 CAROVIGNO-­‐BELVEDERE, 8 GENNAIO 2000 ............................................................................................... 687

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