Skip to main content

Grammatica del dialetto di Carovigno

Page 1

Ferdinando DE SIMONE

A mia nipote Clara A mia nipote Rebecca. Che un giorno rendano onore a quelle persone che, avendo in sé un patrimonio di fatti di lingua dialettale di grande valore, intesero condividerlo con me e, per il mio tramite, con tutto il mondo.

GRAMMATICA DEL DIALETTO DI CAROVIGNO

CAROVIGNO 2017

Questa grammatica è di proprietà esclusiva delle mie nipoti, Lotti Clara e Lotti Rebecca. Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione.


PRESENTAZIONE La necessità della Grammatica del dialetto di Carovigno discende dalla considerazione che si scrive in lingua madre pochissimo e male. Il dialetto è di uso solo parlato ed è del tutto sconosciuto nella sua struttura morfosintattica. Le rarissime volte in cui si scrive, per una sorta d'incosciente e negligente spontaneità, si utilizzano immediatamente, o meglio, im-mediatamente, le stesse forme del parlato, senza cioè la mediazione della riflessione linguistica. Si ritiene comunemente che il dialetto costituisca una condizione di svantaggio e d'inferiorità sociale di cui si è colpevolmente affetti. Ma, lungi dall’essere un medium imperfetto e una sorta di degenerazione dell’italiano, esso è invece un sistema linguistico compiutamente organizzato in classi (parti del discorso) distinte e interrelate, edificatosi nel corso del tempo con scelte particolari in ordine al lessico e alle forme grammaticali, per comunicare e intendere esperienze, per rappresentare concetti e cose, per esprimere aspettative ed esigenze, per promuovere atteggiamenti e comportamenti. Del dialetto occorre ricordare non solo la dimensione logica che riguarda gli aspetti cognitivi, morfosintattici, ma anche e soprattutto la dimensione dell’affettività, legata a percezioni di consonanze, a impressioni di accordi e armonie, a sensibilità per i suoni, i ritmi e le sfumature di significato, a sensazioni di corrispondenze, a sentimenti di accettazione o meno di determinate forme linguistiche, a interessi, a vissuti, a valori. Chi considera il dialetto una mala pianta da estirpare che contamina il corretto esercizio della lingua nazionale, commette un grave errore pedagogico. È ovvio che l’obiettivo primario dell’istituzione scolastica è quello di far conseguire agli alunni la capacità di comunicare, a tutti i livelli, in lingua nazionale, ma non si può negligere che, per adempiere efficacemente tale compito, essa deve fare riferimento puntuale, continuo e intenzionale alla concreta realtà nella quale il fanciullo è inserito, e quindi conoscere gli elementi costitutivi della lingua dallo stesso parlata nel suo ingresso a scuola. Il fanciullo ha, in realtà, un'esperienza linguistica iniziale della quale, come indicano chiaramente i programmi didattici per la scuola primaria del 1985, la scuola deve rendersi conto per impostare adeguatamente l'azione didattica. Egli ha cioè maturato la capacità di comunicare oralmente in una lingua, in un dialetto che occorre rispettare perché connesso con l'identità culturale dell'ambiente di vita. Insomma, per raggiungere obiettivi di lingua italiana, il docente non deve conoscere bene e alla perfezione solo la lingua italiana, deve allo stesso modo padroneggiare anche il dialetto dei propri alunni, il quale è una componente essenziale della situazione di partenza di un itinerario educativo e didattico realisticamente e moralmente fondato. D’altra parte, uno dei compiti della scuola è proprio quello di condurre l’allievo a ricostruire intellettualmente la cultura vissuta, assorbita direttamente


§ § § § §

dall’ambiente di vita, e quindi anche la sua lingua parlata. La scuola cioè deve comporre dialetto e lingua italiana in un percorso didattico incentrato sull'edificante esperienza di una varietà di lingue, per togliere assolutezza agli schemi linguistici abituali, e soprattutto per conseguire, dalla opposizione tra i due sistemi linguistici, una attività riflessiva, la quale generi la coscienza della propria lingua e quindi il sapere, secondo la massima di J.W.Goethe: “Chi non sa altre lingue, non sa niente della propria”. Si è quindi partiti dalla premessa che la cultura dialettale, senza lingua scritta, è destinata a scomparire; che il comporre un testo mediante la scrittura, in quanto operazione tecnica, non può essere affidato all’improvvisazione; e che la tecnica si apprende con lo studio della lingua e con la lettura dei testi, e si perfeziona con l’esercizio dello scrivere. E ci si è proposti il conseguimento dei seguenti obiettivi: esplicitare la struttura grammaticale del discorso dialettale, affinché sia tenuta sempre presente nella composizione scritta; promuovere la consapevolezza che il dialetto è vera lingua scientificamente fondata; abituare a scrivere in lingua madre con proprietà, precisione e correttezza formale, indispensabili per riuscire chiari a chi legge; sollecitare i confronti tra lingua italiana e dialetto, al fine di cogliere la creatività del fenomeno linguistico; stimolare atteggiamenti di apertura dell’istituzione scolastica verso l’uso del dialetto, per le sue capacità espressive, come oggetto di riflessione linguistica, come mezzo di educazione alla tolleranza e all’intelligenza delle possibilità comunicative ed espressive, e soprattutto come mezzo di educazione alla storia.

2


INTRODUZIONE Ho intrapreso questa ricerca con la curiosità del bambino che smonta il giocattolo nuovo per vedere dentro come è fatto. Ho così scomposto e ricomposto il dialetto, analizzandone le parti, e operando la sintesi degli elementi nei vari contesti linguistici, mosso dal desiderio di conoscere la fonologia, la morfologia e la sintassi, e in pari tempo le soluzioni diverse date dal dialetto e dalla lingua italiana per risolvere gli stessi problemi linguistici, di cogliere la dialettalità nelle forme originali, nei modi di dire, nelle locuzioni, dopo aver posto tra parentesi i significati propri dei singoli componenti. L'attività di indagine è stata tutt'altro che agevole per una serie di condizionamenti negativi: assenza quasi totale di fatti di lingua scritti; varietà e difformità degli esiti linguistici dovute alla eterogeneità, per formazione culturale e professionale, dei soggetti intervistati; impreparazione dei parlanti alla riflessione metalinguistica, e quindi sofferta indisponibilità a considerare il dialetto, realtà ricca di vitalità e vivacità, un linguaggio oggetto, altro da quello nel quale si parla d'istinto, si è immediati e non si sceglie. I laboratori della ricerca sono stati i luoghi e i momenti dell'ordinaria vita di tutti i giorni: casa, ambiente di lavoro, la strada, la bottega del barbiere, i negozi. I miei interlocutori più diretti: i miei famigliari, i collaboratori scolastici, gli amici, le persone anziane e studiosi locali. Gli strumenti di lavoro: l'osservazione e la rilevazione attenta dei fatti linguistici, così come espressi nella vita di tutti i giorni, per individuare somiglianze, differenze, interrelazioni. Il materiale: un corpus lessicale di 6000 lemmi + una raccolta di 1500 proverbi e detti popolari + una ricca fraseologia, utile a inserire gli elementi linguistici nel contesto in cui ordinariamente si manifestano.

§ §

I destinatari: le nuove generazioni, affinché crescano con l'amore per il proprio ambiente di vita, e soprattutto per la loro lingua madre; la scuola, affinché ampli la propria offerta formativa con l'insegnamento della ginnastica linguistica fondata sul confronto continuo e sistematico tra l'italiano e il dialetto. Conclusivamente, ho cercato di dimostrare che il dialetto di Carovigno, al pari della lingua italiana, è un sistema complesso in evoluzione, composto di parti interrelate, animato da ben definiti meccanismi linguistici, e soggetto anche a fenomeni di italianizzazione. Mi sono avvalso dei seguenti sussidi:

3


§ § § § § § § § § § § § § § § § §

AA.VV., Il grande dizionario Garzanti della lingua italiana, Garzanti Editore, Milano 1993 Aldo Duro, Vocabolario della lingua italiana, Treccani, Roma, 6 Voll. 1986 Aldo Gabrielli, (a cura di Grazia Gabrielli), Grande dizionario illustrato della lingua italiana, Mondadori, Milano 1989, 2 voll. G. Pittano, Parlare e scrivere - Grammatica italiana, B.Mondadori Edizioni, Milano 1994 Gerhard Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 1969 (edizione riveduta e aggiornata), 3 voll. Gerhard Rohlfs, Nuovo dizionario dialettale della Calabria, Longo Editore, Ravenna 1977 (5^ Ristampa, 1996) Gerhard Rohlfs, Vocabolario dei dialetti salentini (Terra d'Otranto), Congedo Editore (ristampa fotomeccanica), Galatina Giacomo Devoto-Gian Carlo Oli, Nuovo vocabolario illustrato della lingua italiana, Selezione dal Reader's Digest, Milano 1988, 2 Voll. Luca Serianni, Grammatica italiana, 1a Edizione, Utet, Torino 1989 Maurizio Dardano-PietroTrifone, La lingua italiana, Zanichelli, Bologna 1985 Maurizio Dardano, Nuovissimo Dardano, Dizionario della lingua italiana, Armando Curcio Editore, Roma, Per Marco Bertinetto, Tempo, aspetto e azione nel verbo italiano. Il sistema dell'indicativo, Firenze - Presso l'Accademia della Crusca, 1986 Pietro Brunetti, Vocabolario essenziale, pratico e illustrato del dialetto manduriano, Manduria 1989 Raffaele Cucci, Vocabolario del dialetto brindisino, Editrice Salentina, Galatina 1999 Raffaele Di Giulio, La nostra parlata, Dizionario fraseologico dialettale Brindisino-Italiano e Italiano-Brindisino, Schena Editore, 1999 Raffaello Fornaciari, Sintassi italiana dell'uso moderno, Firenze 1884, in https://archive.org/ Tullio De Mauro, Grande dizionario italiano dell'uso, Utet, Torino 1999, 6 Voll.

RINGRAZIAMENTI

§ § § § § § §

Ringrazio: anzitutto, la c.s. Anna Saponaro, dotata di grande competenza metalinguistica, e fonte primaria delle mie ricerche sul dialetto; il c.s. Meuli Nicola; il c.s. Saponaro Pietro; il sig. Cesaria Carmine (alias Milucciu); l'a.s. Lucia Lanzilotti; l'ins. Barnaba Anna Rita; l'ins. Del Prete Donata;

4


§ § § § § § § §

l'ins. Gargasole Vita; l'ins. Lestingi Giacoma; l'ins. Santoro Filomena; l'ins. Semeraro Giovanna; l'ins. Tagliente Rosa; l'ins. Uggenti Carolina; il prof. Mele Onofrio (mio cognato) i miei suoceri: Pepe Faustina e Camposeo Pasquale. I più vivi ringraziamenti al prof. Mimmo Lotti (docente di italiano presso la Scuola Media "S. Morelli" di Carovigno), il quale ha compiuto una radicale verifica di quest’opera, sottolineando refusi e incongruenze, e proponendo integrazioni e rettifiche. Con il suo incomparabile lavoro e la sua competenza professionale, ha dato maggiore valore a questo lavoro, sì da renderlo meritevole di attenzione e interesse da parte del lettore.

5


FONOLOGIA SOMMARIO: 1.0.FONOLOGIA (definizione) 1.1.L'ALFABETO 1.2.EPENTESI 1.3.SINCOPE 1.4.METATESI 1.5.DISSIMILAZIONE 1.6.ASSIMILAZIONE 1.7.EPITESI - PARAGOGE 1.8.AFERESI 1.9.ELISIONE 1.10.APOCOPE - TRONCAMENTO

1.0.Fonologia (definizione)

La fonologia, da fono (suono) + logia (studio, scienza), è lo studio, ovvero la scienza che studia i suoni. È, in breve, il sistema dei fonemi propri di una lingua.

1.1.L'alfabeto

L'alfabeto dialettale, unitamente alle 21 lettere dell'alfabeto italiano, a, b, c, d, e, f, g, h, i, l, m, n, o, p, q, r, s, t, u, v, z, comprende anche la j (i lunga) che esprime il valore semiconsonantico della i.

§

§

La j è presente all'inizio di parola: jaddu (gallo) jamma, jammòdda, (gamba, gambetta), jámpulu (vasto, ampio), jápulu (uovo col guscio molle), jaratùru (grillotalpa), jaròfulu (garofano), jarsèra (ieri sera), jarża (mascella), jatatùru (soffiatoio), jattu, jattòni (gatto, gattone), jertu (alto), jetta (treccia di capelli), joccia (goccia), jònnula (donnola), jonza (quantità), josa (baccano), josca (loppa, pula). Nel corpo della parola: ajutài (aiutare), bujácca (impasto molto liquido di cemento e acqua), fajàssa (bagascia), fatìja (fatica, lavoro), fujìna (faina), gnirijaturu, (incannatoio), lajanàru (matterello), majażénu (magazzino), noja (noia), pajài (pagare), puju (tacchino), pulèja (cavillo), rijumài (ruminare), sajètta (saetta, fulmine), spárjunu (pannolino per bambini), vajàrdu (barella per trasporto sassi). La j è parimenti presente nei trittonghi chj, ghj (vedi oltre).

§

Per esigenze eufoniche, la j è di norma utilizzata per articolare meglio la vocale iniziale di parola [pròstesi]: ci tu lu jacchji nnanti..., per ci tu lu acchji nnanti...(se te lo ritrovi davanti .....)

6


§ § § § § § § § § § § § § § §

§

§

jánciulu, per ánciulu (angelo) jannòni, per annòni (anno lungo) cu jessi, per cu essi (che esca) Janna, per Anna (Anna) japra japrìti, per apra, aprìti (apri, aprite) jàrvulu, per àrvulu (albero) jèri, per èri (eri) jerva, per erva (erba) jèti, per èti (è) jommu, per ommu (uomo) josci, per osci (oggi) jottu, per ottu (8, otto) junu, per unu (1, uno) Mamma Juccia, per Mamma Uccia (Nonna Maria) tre jovi, per tre ovi (tre uova) Per ragioni eufoniche, si aggiunge anche la vocale a- all'inizio di parola, come negli esempi che seguono: ajèri (ieri), achjiùsu (chiuso), anòsci (noce), anèspula (nespola), anúzzulu (nocciolo), antràta (raccolta delle olive). VOCALI Le vocali a e i o u sono marcate, si pronunciano con forza e distintamente. Segnate con l'accento grave [`] per il suono aperto e con l'accento acuto [´] per il suono chiuso e stretto, danno origine a 10 fonemi vocalici. áccia (sedano), assài (molto, troppo), calánnira (calandra), cámmira (camera), cánniva (canapa), cárculu (calcolo), cárpuru (pietra calcarea), carvunàra (carbonaia), ciáppa (fibbia per vesti), ciámfa (zampa), cupàrta (coperta), gámmeru (gambero), gránina (grandine), lámmia (casa di campagna, terrazza), maráncia (arancio, albero e frutto), párvula (pergola), ràsciu (raggio di ruota), sábbutu (sabato), sárcina (fascina di legna), sciàticu (crivello per olive), tàccia (offesa)

§

appénniri (appendere), ariènulu (origano), era (aia), éssiri (essere), fuècu (fuoco), fuèssu (fosso), gnégnira (ingegno, talento), gnuèmmuru (gomitolo), péntima (pietra grossa), prèddi (prete), putéa (bottega), riżżètta (ricetta), ruèncu (asta con roncola; pesce marino), ruèzzulu (specie di rastrello senza denti), sciénnima (mio genero), sinèstra (ginestra), uémmucu (vomito)

§

chírica (chierica), críspulu (porca tra solco e solco), fígghjiu (figlio), frísciri (friggere), ígghji (fianchi), piccìnnu (bambino), piddítru (puledro), pitínculu (stipite di legno con funzione di cardine, porte antiche), pitrisìnu (prezzemolo), pízzicu (pizzico), šciapítu (insipido), sícuru (sigaro), sínnucu (sindaco), štrafínzulu

7


(striscia di tessuto, brandello), strascìna (traccia di cose strisciate per terra), štuntìnu (intestino), vucígnu (lucignolo) §

caggiòla (gabbia), carròzza (carro a buoi), chjiòfa (zolla), cilòna (tartaruga), gnòttiri (inghiottire), óbbricu (obbligo), óni (hanno), òrchima (sopraccarico), pònnula (fior di farina), pòscia (tasca)

§

aúsciu (acerbo), chjiútiri (chiudere), cinniratúru (ceneracciolo), crišcitùru (lievito), curiùsu (ridicolo), favúgna (afa, vento caldo), fráulu (flauto), frúnchjiu (foruncolo), júcculu (urlo), múmmulu (recipiente di creta per acqua), múšcu (scapola della spalla), núvula (nuvola), pidúcchjiu (pidocchio), púrpitu (pulpito), scúmmuru (sgombro), sicùru (sicuro), súbbiti (subito), súgghjiu (subbio del telaio)

§

§

DA OSSERVARE: L'accento acuto divide la parola in due parti: la prima si pronuncia in crescendo e la voce si ferma con maggiore intensità sulla vocale tonica; la seconda, in decrescendo. L'accento grave, invece, realizza un continuum fonico, portando con sé il graduale affievolirsi del suono. Non si rilevano regole per stabilire se le vocali toniche hanno suono aperto o suono chiuso. Sarà necessario ricorrere al Vocabolario del dialetto di Carovigno.

§ § § § § § § § §

COMUNQUE: È acuto l'accento della vocale tonica: della 3^ persona plurale del presente indicativo; delle voci dell'imperativo presente (2^ persona singolare e plurale) rese sdrucciole o bisdrucciole da particelle enclitiche (pronominali e avverbiali); (á, é, ó) del plurale irregolare dei nomi (terminazione plurale -iri anziché in -i) degli iati (aí, aú, áu, éa, ía, uá) del suffisso: -óttula (Nomi denominali) del suffisso: -ággini (Nomi deaggettivali) dei suffissi: -áticu, -óšticu, óticu, uéticu (Aggettivi denominali) del suffisso: -ábbili (Aggettivi deverbali) dei suffissi alterativi dell'aggettivo: -ízzu, ízza, ízzi

È grave l'accento della vocale tonica: § (è, ò, seguite o meno da consonanti doppie o composte) dei verbi terminanti in iri, fatta eccezione per la vocale tonica ó seguita dal trigramma gghj § dei dittonghi (iè, uè) § dei suffissi nella formazione delle parole (nomi e aggettivi): o atòri, -itòri, -òra, -ùru, -àzza, -icièddi, -imièntu (Nomi deverbali)

8


o àru, -àra, -alùru, -ìšta, -ièru, -auèlu, -àtu, -ìnu, -òni, -àscinu, àscini, -èsi, -ùlu, òla, ànu, -àna (Nomi denominali) o ièllu, -ièlla, -àma, -àru, -ìa, -itùdini, -èzzi, -èzza, -òni (Nomi deaggettivali) o ùsu, -òsa, -ùsi; -ùtu, -ùta, -ùti; -àtu, -àta, -àti; -àli; -ànu, -àna, -àni; -alùru, -alòra, -alùri; -ìgnu; -èvuli; -ùddu, -òdda,-ùddi (Aggettivi denominali) o ànti, -ènti, àtu, ùtu, ùni (Aggettivi deverbali) § dei suffissi alterativi dell'aggettivo: -òttu; -ùddu, -òdda, -ùddi; àštru; -ièddu, èdda, -ièddi. Nel presente lavoro, l'accento grafico non viene segnato sulle voci bisillabe, nemmeno se derivanti da forme aferetiche. Sono invece contrassegnate le parole tronche, ivi comprese le voci dell'infinito presente terminante in -ài, -ìi, sulle parole trisillabe e oltre.

§

§ § o o o o o o §

L'accento viene altresì segnato: sulle voci bisillabe del presente indicativo dell'ausiliare avvìi: àgghjiu, jèi, àvi, àmu (forma sincopata di avvìmu), ìti (forma aferetica di avvìti), óni (io ho, tu hai, egli ha, noi abbiamo, essi hanno), sulle voci bisillabe dell'imperfetto indicativo dell'ausiliare éssiri: èra jèri èra (io ero, tu eri, egli era) sulle forme apocopate del presente indicativo: -del verbo éssiri: sò(ntu), sì(nti), è(ti), sò(nti) (io sono, tu sei, egli è, essi sono) -del verbo putìi: puè(i) (tu puoi) -del verbo scìi: vò(cu), vè(i) (io vado, tu vai, egli va) -del verbo štài: štò(cu), štè(i), štè(i) (io sto, tu stai, egli sta) -del verbo dài: dò(cu), dè(i), dè(i) (io do, tu dai, egli dà) -del verbo vulìi: vuè(i) (tu vuoi) sulla forma apocopata del passato remoto, 3^ singolare, del verbo éssiri: fò(i) (egli fu) Viene infine segnato sui monosillabi: cchjiú (più), già (già); e sulle forme aferetiche di addà (là), acquà (qua) = ddà, cquà; sulla forma apocopata di crèi (domani)

§ § § § § §

In molti nomi, aggettivi e verbi, e - o accentate, per effetto dell'azione assimilatrice delle vocali i - u in sillaba successiva o finale, sono soggette ad alterazioni, cambiano cioè di timbro o dittongano: o > u, e > i, o > ue, e > ie. iu bevu, tu bivi (io bevo, tu bevi) iu cogghjiu, tu cugghji (io raccolgo, tu raccogli) iu mettu, tu mitti (io metto, tu metti) iu portu, tu puerti (io porto, tu porti) iu rroccu, tu rruecchi (io metto da parte, tu metti da parte) iu vegnu, tu vieni (io vengo, tu vieni)

9


§ § § § § § § § § §

la notti, li nuetti (la notte, le notti) la stasciòni, li stasciùni (la stagione, le stagioni) l'anòsci, l'anùsci (la noce, le noci) lu barcòni, li barcùni (il barcone, i barconi) lu mesi, li misi (il mese, i mesi) lu mònucu. li muènici (il monaco, i monaci) lu nipòti, li nipùti (il nipote, i nipoti) lu sorgi, li surgi (il topo, i topi) vecchjiu, vecchjia, viecchji (vecchio, vecchia, vecchi/vec-chie) buenu, bona, bueni (buono, buona, buoni/buone)

§ § § § § § § § § §

Il suono della u semiconsonante velare, (w, vu doppia nel Rohlfs), si indica semplicemente con l'ordinaria u, e così: uagnòni, e non wagnòni (ragazzo) uai, e non wai (guai) auànnu, e non awànnu (questo anno) uantu, e non wantu (guanto) uardài, e non wardài (guardare) uarnamiènti, e non warnamiènti (finimenti) uaštài, e non waštài (guastare) uaštumài, e non waštumài (bestemmiare) uerciu, e non werciu (cieco) uarra, e non warra (guerra) Da osservare che la consonante semplice iniziale di parola, preceduta da un'altra parola che termina per vocale o che sia costituita da una sola vocale, subisce generalmente il raddoppiamento fonosintattico. LETTERA H La lettera h è un segno grafico privo di un suono proprio; è un grafema senza fonema. È presente nei digrammi ch, gh per indicare la pronuncia velare di c, g davanti a e, i. E nei trigrammi chj, ghj che indicano l`occlusiva mediopalatale sorda o sonora. È altresì presente nelle interiezioni Ahi!, Ah!, Ehi!, Mbeh!, Oh!

§

LETTERA Z Il suono della zeta sonora è resa con il segno ż: ażżài (alzare, alzarsi), bużinèttu (calderotto), cażżittèlla (stoppino), cażżunètti (mutande), fażżu (falso), puliżżài (pulire), sażżizza (salsiccia), scażżàtu (scalzo), virżèlla (albicocca), viżżiùsu (vizioso), żanżanièra (zanzariera), żarru (vecchio, brutto, avaro), żassu (rozzo), żàżżara (zazzera), żincu (zinco), żirru (alto

10


recipiente di latta o zinco, cilindrico, per conservare l'olio nei magazzini), żòticu (zotico, villano)

§

§

§

§

La zeta sorda, con il carattere normale z. annízzu (danno, malestro), catinàzzu (lucchetto), cuezzu (roccia, scoglio), farinàzza (pastone per gli animali), fazzulittòni (scialle di grande dimensione), fezza (feccia), ghjiazzài (agghiacciare), mazzacàni (grossa pietra), menza (brocca di creta), nziddicài (piovigginare), pizzènti (pezzente), pizzicài (pungere), pupàzzu (fantoccio), scazzicài (stimolare), scurzòni (specie di serpe nera), vilànza (bilancia), vinàzza (vinaccia), visazza (bisaccia), zampògna (cornamusa), zappa (zappa), zappòdda (zappetta), zarapùddu (timo), zèccula (nottolino), zia zisa zzima, (zia, sua zia, mia zia), zicalògna (lunga fila), zìgnara (zingara), zila (diarrea dei bambini e animali), zinzàna (zanzara), zìnzulu (cencio, straccio), zippu (ramoscello secco), zitta (zitto), zitu (promesso sposo), zoca (corda di giunco), zóccula (donnaccia), zuccatòri (cavamonte), zúccuru (zucchero), zueppu (zoppo), zumpu (salto), zurfu (zolfo), zuzzuvìvu (grillo verde), zziccài (afferrare). LETTERA S Il suono della s, dolce e sonoro, è reso con ś (śb, śd, śg, śm, śv) śbafànti (spavaldo, millantatore), śbagliài (sbagliare), śbantài (essere colto da spavento improvviso), śbášciài (abbassare), śbáttiri (sbattere), śbażżamài (sparpagliare), śbeglia (sveglia), śbrugghjiài (sbrogliare), śbuccàtu (sboccato, chi parla senza ritegno), śburrài (prorompere), śdanga (stanga), ma anche ždanga (vedi oltre), śdignùsu (sdegnoso), ma anche ždignùsu (vedi oltre), śdragnài (schiacciare), ma anche ždragnài (vedi oltre), śdrammu (strambo), ma anche ždrammu (vedi oltre), śdrèusu (incomprensibile), ma anche ždrèusu (vedi oltre), śdunài (stonare), śgarrài (crollare), śmammài (dire sciocchezze), śmersa (a la) (al rovescio), śmiài (spostarsi), śmicciài (sbirciare), śmirciài (sbirciare), śmuntài (smontare, stingere), śvinìi (svenire) Il suono sordo, invece, con l'ordinaria s: sábbutu (sabato), saccu (sacco), sagnài (salassare), sagnòni (cicerbita, sonco), sagnu (sangue), sajètta (accidenti), sali (sale), sanài (guarire), sancìa (gengiva), sàrcina (fascina di legna), sarma (unità di misura, quantità di legna trasportata), sarvièttu (tovagliolo), scacagghjià (venir meno), socra (suocera), sòlitu (soldo, denaro), sorgi (sorcio, topo), sòrvula (sorba), spacu (spago), spadda (spalla), spampanài (spampanare), sumènta (seme, semente), sunài (suonare), surchjiài (succhiare con forza), suvacài (vuotare), vissìca (vescica) La s- pre-consonantica con il suono della sibilante palatale sorda della sc (ital.: scena), è resa con š (šca, šcu, šcr, št, štr): appošta (appositamente), ašcài (bruciare), crištiànu (individuo, persona), fišchèttu (fischietto), fišculàru (chi vende o fa i fišculi), rašcài (raschiare), šcac-

11


cài (eccedere), šcaffài (ficcare con forza), šcaffu (schiaffo), šcamài (lamentarsi), šcannìa (rossore che sale alla faccia), šcattacòri (crepacuore), šcattài (scoppiare), šcriàtu (frusta), šcuma (schiuma), šcuppài (cadere), štacchjiòddi (orecchiette), štadda (stalla), štài (stare), štampa (impronta), štipu (armadio), štirpìgna (stirpe, razza), štizza (rabbia, stizza), štrafucài (soffocare), štrascìna (traccia), štrata (strada), štroppiu (storpio), štrùsciri (consumare), štuezzu (tozzo, pezzo), štumpài (pigiare), štumpisciài (pestare, calpestare), štuppièddu (misura di capacità), štusciafàcci (asciugamano), štutài (spegnere).

§

§

§

§

Ma: frasca (foglia), scagghjiòla (miglio), scala (scala), scama (cispa degli occhi), scannài (macellare), scanzìa (scaffale), scapulài (smettere di lavorare), scarda (scheggia di legno o pietra), scarfài (riscaldare), scarisciài (rimuovere la cenere nel braciere), scarpièddu (scalpello), scrascia (rovo), scrasciàli (roveto), scrima (scriminatura dei capelli), scrofa (scrofa), scucchjiài (dividere), scuernu (scorno, vergogna), scuerzu (crosta), scunnìgghjiu (nascondino), scurciài (scorticare, spellare), scurdài (dimenticare), sfèrviri (cessare di bollire), sfiamài (scucire l'imbastitura), sfigghjiài (sbottonare), sfriddài/spriddài (perdere di peso), spantài (spaventare), spugghjiài (spogliare), squagghjiài (squagliare, sciogliere), sguajàtu (sguaiato) Con šc si esprime il suono sibilante palatale sordo rafforzato (parole italiane: pesce, uscio, fasciare): lišciài (lisciare), pišciài (orinare), nášciri (nascere), cašciòni (cassa per corredo), cušcìnu (cuscino), guarèšciri (guarire), scašciài (rompere), šcènniri (scendere), šciacquài (sciacquare), šciampagnòni (dissipatore), šciancài (lacerare, squartare), šciapìtu (insipido), šciarpu (balbuziente), šcierzu (incolto), šcigghjiòni (uomo molto disordinato), šcigghjiu (disordine), šcimmiài (simulare), šciulài (scivolare), šciušcèttu (figlioccio), scurèšciri (far buio), sprušciàta (d'acqua) (breve e forte pioggia) In posizione preconsonatica davanti alla -d, il suono della sibilante palatale sonora (j francese di journal, jardin), è indicato con la lettera ž: ždagna (stanga), ždignùsu (dispettoso), ždreusu (strano, incomprensibile), ždragnài (schiacciare, spremere), ždrambu (strambo) LETTERE C e G Le lettere c e g hanno suono velare davanti alle vocali a, o, u: cafòni (cafone), camàštra (catena per appendere la caldaia sul fuoco), casa (casa), cascarèlla (varietà di susina), cašcia (cassa), cavègghia (quarto di una ruota), còcula (fico avvizzito sull'albero), còfunu (grande cesta), conca (conca), cònsulu (pranzo funebre), conza (concia), cunòcchjia (conocchia), cunzàrva

12


§

§

§

(conserva di pomodori), cupèta (dolce), cupièrchjiu (coperchio), curcài (coricare), curvèdda (corbello), cuvatìzzu (stantio, uovo) gagna (mascella), galiòtu (galeotto, birbante), galittòni (mastello da bucato), galittuncièddu (piccolo tino di legno), goccia (goccia), gòdiri (godere), gòla (voglia, macchia del neonato), guarnamintàru (sellaio), guarnamiènti (finimenti), guvirnài (dar da mangiare agli animali). E davanti ad altra consonante, cr, gr: crei (domani), creta (argilla), crètiri (credere), criànza (educazione), criatùru (bambino), cridènza (credito), crišcitùru (lievito), críspulu (porca tra solco e solco), crosci (croce), granni (grande), granu (grano), grapa (capra), grinu (crine), granòni (mais), grappa (grappolo d'uva), grašta (vaso da fiori), grattacàsa (grattugia), gridài (gridare), grisu (riso), grocca (ramo di fico), grona (corona), gruessu (grosso), grotta (grotta), grueccu (uncino), gruffulài (russare), grutu (crudo) Hanno suono palatale davanti a e i: accia (sedano), acièddu (uccello), acìtu (aceto), aggìgghjiu (pungiglione dell'ape), appicciài (accendere), arcilòdda (piccola beccaccia), argièntu (argento), centra (chiodo), cernia (cernia), cèrniri (setacciare), cíciaru (cecio), cicirièddu (ventriglio dei polli), cielu (cielo), cierru (viticcio; tentacolo del polpo), cilòna (tartaruga), cippòni (ceppo di vite), faggia (falce), faggiòni (falce fienaia), foggia (grande cisterna scoperta), furcìna (forchetta), ggenti (gente), giacchètta (giacca), giaggianèsi (forestiero, incomprensibile), ginitòri (genitore), gilàtu (gelato), gilèi (gilet), gilèppu (giulebbe), lieggiu (leggero), margiàli (manico di scopa), piccìnnu (bambino), puccia (sorta di pane), riggièttu (riposo).

§ §

Per indicare la c - g velare davanti a e - i, si interpone tra la consonante e la vocale una h con valore diacritico. la mònaca, li mònichi (la monaca, le monache) la fica, li fichi (il fico, i fichi)

§

Parimenti, per indicare una c - g palatale davanti a a o u, si inserisce tra la consonante e la vocale una i (grafica): ciamfa (zampa), ciappètta (fibbia per vestiti), ciavàrra (pecora di 2 anni)

§ § §

Da osservare che la c palatale finale di radice, al plurale, in alcuni casi, assume il suono sibilante della sc: amìc-u > amìsci (amico, amici) nimìc-u > nimìsci (nemico, nemici) prufìc-u > prufìsci (caprifico, caprifichi) I trigrammi chj e ghj esprimono, rispettivamente, l`occlusiva mediopalatale sorda e sonora. Questi suoni consonantici, inesistenti in lingua italiana, si articola-

13


§

§

no posizionando l’apice della lingua contro gli incisivi inferiori e premendo, schiacciando quasi, il dorso della lingua contro la parte centrale del palato. Il rafforzamento di chj, ghj si ottiene raddoppiando le lettere c, g. agghjia (aglio), anchjìi (riempire), assùgghjia (lesina), cchjiù (più), cegghji (sopracciglia), chjianca (lastra di pietra), chjiànciri (piangere), chjiancòni (sasso), chjianta (pianta), chjiantàta (piantagione), chjianu (piano), chjianuèzzulu (piccola pialla), chjiáppiri (capperi), chjiappu (cappio), chjiazza (piazza), chjicài (piegare), chjiea (chiave), chjiesia (chiesa), chjinu (pieno), chjiofa (zolla), chjiòviri (piovere), chjiummu (piombo), cògghjiri (raccogliere), cunìgghjiu (coniglio), farfúgghji (trucioli), figghjiu (figlio), fogghji (verdura), ghjiasciòni (lenzuolo), magghjia (maglia di tessuto), magghjiàtu (caprone), mpagghjiài (impagliare le sedie), nchjanài (salire), nnigghjiài (guastarsi di un frutto per la nebbia), ntramuègghjiu (imbroglio), pidùcchjiu (pidocchio), pigghjiài (pigliare), quagghjiài (quagliare), recchjia (orecchio), uecchjiu (occhio), vigghjiu (brio) IL TRIGRAMMA GLI Il trigramma gli che rappresenta il suono della laterale palatale (es.: egli, figlio, foglia, maglia) è assente nel dialetto, fatta eccezione per alcuni imprestiti dall'italiano, entrati nell'uso corrente dialettizzati: Aggìgliu (Egidio), bavùgliu (bara), biglièttu (biglietto), buttìglia (bottiglia), cunzìgliu (consiglio), Emìglia (Emilia), Ersìgliu - Arsìgliu (Ersilio), famìglia (famiglia), foglia (foglia), fogliu (foglio), gigliu (giglio), lugliu (luglio), maglia di lana (maglia di lana), magliòni (maglione), maravìglia (meraviglia), midàglia o mitàglia (medaglia), migliàrdu (miliardo), migliòni (milione), mubbìglia (mobilia), ogliu (olio), pagliètta (cappello di paglia per uomo), pascùglia (bascula), pitrògliu (petrolio), portafògliu (portafoglio), raštìglia (inferriata), rosògliu (rosolio), śbeglia (sveglia), soglia (soglia), tribbìgliu (moltitudine confusa)

§

Rare sono le parole che presentano il nesso gl con pronuncia velare g + liquida l: śglitta (slitta), biggiglètta (bicicletta)

§ § §

In alcuni casi il dialetto ricorre alla epentesi vocalica: gulòria (gloria), ngalaštri o ncalàštri (nel chiostro) inghilesi (inglese)

§ § § §

IL DIGRAMNA GN Rappresenta il suono della nasale palatale (non occorre "i"): fagnu (botta sul cappello) gnágnula (ghianda) gneta (bietola) gnittài (intrecciare i capelli)

14


§ § § § § § § § § § § § § §

§

§

gnuèmmuru (gomitolo) gnutticatòra (rimboccatura del lenzuolo) grogna (broncio) ncignài (incignare) nzegna (insegna) nzogna (sugna, strutto) ogna (unghia) pignàta (pentola di creta) pignòni (bica di covoni) ragnatèla (ragnatela) rugna (scabbia) sagnu (sangue) spígnula (spillo) vunnègna (vendemmia) LA LETTERA Q (U) La lettera q è seguita sempre dalla semivocale u, e dalle vocali a, e, i. Non si rilevano occorrenze del nesso quo. Il suono della qu- è esattamente quello della c velare (qu = cu). Per ragioni di opportunità si osserva la radicata tradizione di scrittura che utilizza la lettera q per il suono dell'occlusiva velare sorda. quagghia (quaglia), quagghjiu (caglio), qualèra (querela), quanni (quando), quarèmma (quaresima), quarta (un quarto), quartàra (anfora per l'acqua), quartaròni (grande anfora per acqua), quartùddu (misura di superficie), quattru (4), quera (quella), quešta (questa), quètumu (coppa di creta), quínnisci (15), quintadèscima (plenilunio) La q si rafforza con c, -cqu- (il dialetto non contempla le parole "soqquadro, beqquadro" e quindi la doppia q) acqua (acqua), acquái, cquá (qua), acquasàla (insalata estiva), addacquà (annacquare, annaffiare), quacquarisciài (gorgogliare di un liquido)

1.2.Epentesi

§ § § § § § § § § §

L'aggiunta di uno o più lettere nel corpo della parola si rileva anche in: àcuru, per acru (acre) calánira, per calandra (allodola) calàssi, per classi (classe) cánturu, per cantru (vaso da notte) fagnòttu, per fagòttu (fagotto) fèrvula, per fèrula (ferula, finocchiaccio) fócara, per focra (falò) lávuru, per láuru (alloro) lébbira, per lebbra (lebbra) lòmmira, per lombra (mora di rovo)

15


§ § § § § § § §

máttira, per mattra (madia) mèrvula, per merla (merlo) pavùra, per paùra (paura) pavurùsu, per paurùsu (pauroso) Piláscitu (Placido) rrìsucu, rrìsicu, per rischiu (rischio) saramènta, per sarmènta (sarmento, tralcio di vite) trisòli, per tisòli (tesoro)

1.3.Sincope

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

Ricorrente è la caduta di uno o più fonemi all'interno di una parola: aùsciu, da avùsciu (acerbo) buáttu, da buvàttu (barattolo) cacáulu, da cacávulu (confetto con mandorla) camra, da càmmira (camera) carbinièri, da carabinièri (carabiniere) cenra, da cènnira (cenere) cíciru, da cíciaru, (cecio) criùsu, da curiùsu (ridicolo) crona, da curòna (corona) cu ni líbbra, da cu ni líbbira (che ci liberi) culúmru, da culúmmuru (fiorone di fico) fátuu, da fátuvu (fatuo) faúgna, da favúgna (afa) mašcra, da mášcara (maschera) matriàli, da matiriàli (rozzo, grossolano) meštu, da meštru (maestro) opra, da ópira (opera) orlòsci, da orològgiu (orologio) papra, da pàpira (papera) povru, da pòvuru (povero) pressòri, da prufissòri (professore) quattu, da quattru (4) riàlu, da ricàlu (regalo) šcáttra, da šcáttira paparìnulu (papavero dei campi) sicru, da sícheru () (sigaro); ma anche sigru, da síguru spirdu, da spiritu (spirito, fantasma) spranza, da spirànza (speranza) śricchiàli, da siricchiàli (schiaffo a man rovescia) taulièru, da tavulièru (tavola per spianare il pane) taulìnu, da tavulìnu (tavolino) tratùru, da tiratùru (tiretto) tuenu, da truenu (tuono)

16


§ §

vipra, da vípira (vipera, ) zzuccru, da zzùccuru (zucchero)

1.4.Metatesi

Nell'ambito della stessa parola, due suoni (o sillabe) prendono l'uno il posto dell'altro. Il Rohlfs, nella Grammatica storica..., per i dialetti pugliesi, cita per esempio Carovigno con la parola sroka invece di sokra.

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

Altri esempi di inversione reciproca: cintrìmitu, per cintimitru (centimetro) falavètta, per favalètta (beccafico) favalùru, per favarùlu (tonchio delle fave) fètucu, per fècutu (fegato) fràbbica, per fàbbrica (fabbrica) fráscitu, per fradisciu (fradicio) frevi, per fevri (febbre) furbàru, per fubbràru (febbraio) furmintòni, per frumintòni (polenta) grapa o crapa, per capra (capra) grašta, per gaštra (vaso da fiori) ngrudìżia, per ngurdiżia (ingordigia) ntrattiènu, per ntartiènu (passatempo) padùla, per palùdi (palude) palòra, per paròla (parola) qualèra, per querèla (querela) quartòdisci, per quattòrdisci (14) sprubbicài, per spubbricài (svergognare) turlícchjiu, per trucculìcchjiu (aiuto frantoiano) vutulài, per vulutài (rotolarsi nel fango, voltolare)

1.5.Dissimilazione

Due suoni identici o simili, a contatto o a breve distanza nella medesima parola, si differenziano:

§ § § § § § § §

Dissimilazione di vocale a l'arta, a l'erta (all'erta) arva, erva (erba) battarìa, battèrìa (batteria) càmmara, càmmira (camera) càvutu, càvitu (caldo) cistàrna, cistèrna (cisterna, pozzo) cúcuma, cúchima (vaso di creta) cunzàrva, cunzèrva (conserva di pomodoro)

17


§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

cupàrta, cupèrta (coperta) danàru, dinàru (denaro) dulòri, dilòri (dolore) èrumu, èrimu (eravamo, èrim'a + infinito presente) guarra, guèrra (guerra) lutanìa, litanìa (litania) marda, merda (merda) mònaca, mònica (monaca) pássuru, pássiru (passero) pulìtaca, pulìtica (politica ) rumòri, rimòri (rumore) spiacài, spiècài (spiegare) štè farvi, štè fervi (sta bollendo) survìżżiu, sirvìżżiu (servizio) tarra, terra (terra) tištuzzùlu, tištizzùlu (tegamino di creta) uargiu, uergiu (orzo) uartu, uertu (orto) úrtumu, úrtimu (ultimo) va' jácchjiulu (vai a trovarlo), ma va' jácchjili (vai a trovarli) varru, verru (maiale)

1.6.Assimilazione

Un fonema diviene identico a un altro

§ § § § § § § § § § § § § § § § §

Assimilizione di consonante (nd > nn, mb > mm) appinnirròbbi (attaccapanni) bammìnu ( bambino) banna, bannicèdda (banda musicale) bannu (bando pubblico) bomma (bomba) bunnànza (abbondanza) cannèla (candela) chjiummu (piombo) cumminàzioni (combinazione) difènniri (difendere) funnu (fondo, parte bassa di una cavità o recipiente) fúnnucu (fondaco, negozio di qualità) gnanna (ghianda) granni (grande) jónnula (fionda; donnola) junni (onde) mannài (mandare)

18


§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

minnèzza, munnèzza (immondizia, avanzi di pulitura) munnài (mondare) munnu (mondo) ntenna (tenda esterna della porta) ntènniri (intendere) palùmmu (colombo) pannèra (ramo sulla porta per mescita di vino) pannilòra (banderuola, ciò che gira al vento sui camini) pènniri (pendere) prufùnnu (profondo) quanni (quando) quìnnisci (quindici) rènnita (rendita) rimunnatòri (rimondatore) scònniri (nascondere) scummirài (sgomberare) sicònna (seconda classe) sínnucu (sindaco) spènniri (spendere) spunnài (sfondare) vènniri (vendere) vinnitòri (chi vende) vunnègna (vendemmia, ) vunnumài vendemmiare)

§ § § § § § § § § § § § § § § §

Le consonanti b - p, c - g, d - t, f - p, q - g, s - z, l - r, risultano molto spesso intercambiabili: brotu, brodu (brodo, sugo) cungrèca, cungrèga (confraternita) dilinguènti, dilinquènti (delinquente) feti, fedi (fede) droca, droga, troca (droga) fótira, fódira (fodera, federa) galittòni, calittòni (mastello per bucato) grapa, crapa (capra) grueccu, crueccu (ramo ad uncino) ncùtini, ncùdini (incudine) nitu, nidu (nido) rúcula, rúgula (rucola) sòlitu, sordu (soldo) sagnòni, zagnòni (sonco, cicerbita) śbantài, spantài (destarsi improvvisamente, spaventarsi) sfaccìma, spaccìma (pezzo d'uomo)

19


§ § § § § § §

sfochi, spochi (pustole sulla pelle) sfurtunàtu, spurtunàtu (sfortunato) spacu, spagu (spago) spreggiu, sfreggiu (sfregio, dispetto) spriddài, sfriddài (dimagrire, rinsecchire) sprisciri, sfrisciri (soffriggere) spunsàla, spunzàla (pollone fresco di cipolla)

§ § § § § §

CONCREZIONE DELL'ARTICOLO l'apa, la lapa (motofurgone a tre ruote) l'apícchjiu, lu lapícchjiu (motofurgone piccolo) l'apòni, lu lapòni (bofonchio, pecchione) l'ástrucu, lu lástricu (lastrico, terrazzo delle case) l’avúzzu, lu lavúzzu (asfodelo) l'ómmira, la lómmira (mora di rovo)

1.7.Epitesi - Paragoge

Aggiunta di un fonema o una sillaba alla fine di una parola.

§ § § § § § § § § § § § § § § § §

Vocale epitetica per evitare finali consonantiche: ammenna dal lat. amen (in verità, così sia) capsi dall'ingl. caps (pl. di cap, capsula fulminante) capatazzu dallo sp. capataz (spreg., capo autoritario) culubbu dall’ingl. club (club) flittu da flit (der. ingl. Fly tox(ic) gassu da gas golfu dall’ingl. golf (golf) gollu dall'ingl goal (meta) lappisi dal lat. lapis (matita) motommu da motom (tipo di moto, anni '50) gilla dall’acronimo G.I.L., Gioventù Italiana del Littooffisi dall'ingl. offside (fuorigioco) pensi dal fr. pince (piccola piega) punisi dal fr. punaise (puntine da disegno) sciccu dal fr. chic (elegante o camicetta, blusa) ticchiu dal fr. tic (tic, ticchio) vermutu dal fr. vermout (aperitivo a base di vino aroma

§ §

Ni paragogico: noni (no) sini (sì)

rio

tizzato)

Ti paragogico:

20


§ §

èti o ièti (è, 3^ P.sing., Pres.Ind. del verbo essiri) treti (3)

§ § §

Cu paragogico (1^ P.sing., Pres.Ind.): vocu (io vado) štocu (io sto) docu (io do)

§ §

I paragogico (alla desinenza dell'infinito in -à,-ì) cantai, mannai, livai (cantare, mandare, levare) vinii, sintii, trasii (venire, sentire, entrare)

1.8.Aferesi

Caduta di una vocale o sillaba iniziale di una parola. L'aferesi non viene segnata:

§

§

Nelle forme ordinarie dell'aggettivo dimostrativo: štu, šta, šti aferesi di cuštu, quešta, quišti Negli ipocoristici (diminutivo-vezzeggiativo) dei nomi propri: Cinta (Giacinta), Dea (Dorotea), Demu (Aristodemo), Gnesia (Agnese), Lena (Elena - Maddalena), Lianora (Eleonora), Lisandru (Alessandro), Mena (Filomena), Mincu (Domenico), Nbinu, Nbina (Albino, Albina), Ndulurata, Rata (Addolorata), Ntonia, Ntoniu (Antonia, Antonio), Nunziata (Annunziata), Pina (Giuseppina), Ronzu (Oronzo), Ština (Fausta, Cristina), Štinu (Agostino, Cristino)

§ §

Quando una vocale iniziale viene a trovarsi dopo la vocale finale della parola precedente: àgghjiu vvutu per avvùtu (ho avuto) addò l'àm'a scì cchjiài per acchjiài (dove l'andremo a trovare)

§ § § § § § § § § § §

Ricorrente è l'aferesi del prefisso a- di numerosi verbi: bbinchjiài, per abbinchjiài (satollare) bbrazzài, per abbrazzài (abbracciare) ccappài, per accappài (capitare) ccattài, per accattài (comprare) ddacquà, per addacquà (annacquare) ffittài, per affittài (guardare con attenzione) ffucài, per affucài (affogare) nnancài, per annancài (avere voglia) nnascài, per annascài (fiutare) ntiscipài, per antiscipài (anticipare) ppantanài, per appantanài (impantanare)

21


§ §

ppicciài, per appicciài (accendere) rrizzicài, per arrizzicài (avere la pelle d'oca)

§ § § § § § § § § § §

E parimenti ricorrente è l'aferesi della vocale iniziale del prefisso im e in nei verbi: mbarsamài, per imbarsamài (imbalsamare) mbiancài, per imbiancài (imbiancare) mmurtalài, per immurtalài (immortalare) mpassulài, per impassulài (appassire, seccare di fichi) mpurvài, per impurvài (impolverare) ncapulài, per incapulài (iniziare a lavorare) nchjianài, per inchjianài (salire) ncignài, per incignài (incignare) ncuddài, per incuddài (avere voglia di fare qualche cosa) ngruccài, per ingruccài (curvare, piegare) nzippài, per inzippài (mettere su)

§ § § § § § § § § § § § § § § § § §

Aferesi di a-, i nei nomi: mbruègghjiu (imbroglio) mpanatòra (avvitamento) mpodda (pustola) ncapunìtu (testardo) nchjianàta (salita) ncipiènza (inizio) ncuddatòra (parte del pane che nella cottura combacia con altro pane) ncurnàta (colpo di corna) ncùtini (incudine) ntenna (tenda) ntrascia (antrace) ntricu (impegno) nvidia (invidia) nzalàta (insalata) nzegna (insegna) nzidda (goccia) nziddu (goccia) rcilòdda (piccola beccaccia)

§ § § §

Ordinaria è l'aferesi della vocale iniziale della preposizione in apposta a mo' di prefisso: mbrazzi (in braccio) ncielu (in cielo) ncueddu (sulle spalle) ncuerpu (in corpo)

22


§

nzina (in grembo)

1.9.Elisione

È la caduta, segnata con l'apostrofo, della vocale finale di una parola davanti alla vocale iniziale della parola seguente.

§ § § § § § § §

Di solito è usata con l'articolo determinativo: lu, la, li l'amìcu (l'amico) l'amènnula (la mandorla) l'amìsci (gli amici) l'amènnuli (le mandorle) l'esca, l'eschi (l'esca, le esche) l'ortàli (l'orto, gli orti) l'uva (l'uva) l'urtulànu (l'ortolano) A differenza delle forme italiane ("gli" che si elide solo davanti a i, e "le" che non si elide mai), li si elide normalmente.

§ §

Lu, la, li non si elidono davanti a j- e u- semiconsonanti: lu jattu, la jaddìna, li jatti, li jaddìni lu uecchjiu, la uardia, li uecchji, li uardi

§ § § § § § §

Con l'articolo indeterminativo na, nu: n'acucèdda (un ago dei tappezzieri) n'arcòviu (un'alcova) n'éssiri (un essere) n'opra (un'opera) n'orològgiu (un orologio) n'ossu (un osso) n'ovu (un uovo)

§ § § § §

DA RILEVARE L'ELISIONE con gli aggettivi dimostrativi: cur'aggígghjiu (quel pungiglione) quer'annècchjia (quella capretta) quir'arússuli (quelle corbezzole) št'accètta (questa accetta) št'ajùtu (questo aiuto)

§ §

con gli aggettivi qualificativi: bell'amìcu (buon amico) bon'anima (buon'anima)

23


§ § § §

povr'a mme (povero me) Sant'Ánciulu (Sant'Angelo) Sant'Anna (Sant'Anna) viat'a ci ti vèti (beato chi ti vede)

§ § §

con gli aggettivi indefiniti: nišciun'ora (nessun ora) nišciun'amànti (nessun amante) n'add'animàli (un altro animale)

§ § § § §

con le preposizioni da, di, senza: d'addò s'àv'a minà (da dove si deve buttare) d'invièrnu (d'inverno) nu piezzu d'ommu (un uomo grande e grosso) sapi d'agghjia (sa di aglio) senz'attàni (orfano)

§ § § § § § § §

con le locuzioni prepositive: appièrs'a mme (insieme con me) int'a lu lièttu (dentro il letto) mmiènz'a mmari (in mezzo al mare) nnant'a mme (davanti a me) nt'a li ngalàštri (nel chiostro) nzign’a lu campusàntu (fino al cimitero) ret'a la casèdda (dietro alla casa) sobb'a l'era (sull'aia)

§ § § § § § § § § § §

con le particelle pronominali mi, ti, si, ni, vi, lu, la, li, ni, nci ce n'àt'a fà (che ne devi fare) ce nc'àgghji'a dìsciri? (che gli devo dire?) la frasca, l'àgghiu picciàta iu (il fogliame che residua dopo la potatura, l'ho bruciato io) li grašti, l'à scašciàtu tu (i vasi, li hai rotti tu) lu cianfu, l'è ffattu lu jattu (il graffio, lo ha fatto il gatto) m'àgghjiu pigghjiàtu paùra (mi sono spaventato) n'àmu manciàtu na fedda di mulòni (ci siamo mangiati una fetta di anguria) s'è nnuttu nu panàru di fichi (si è portato un paniere di fichi) s'óni fattu mali (si sono feriti) t'à misu nnanti (ti sei messo davanti) v'avìti scurdàtu (vi siete dimenticati)

24


§ §

l'elisione delle particelle pronominali ti vi (2^ pers. sing. e 2^ pers. plur. dell'imperfetto indicativo del verbo éssiri) si ha solo se la vocale prostetica di dette forme verbali è i e non j: t'ièri ma non t'jèri v'ièrivi ma non v'jèrivi

§

parimenti avviene con le particelle lu, la, li no l'ièr'a ffà (non l'avresti dovuto fare, non lo dovevi fare)

§ §

con le voci ausiliarie del futuro e del condizionale: àgghji'a scìi (andrò, devo andare) èr'a scìi (dovrei andare)

1.10.Apocope - Troncamento

È la caduta di uno o più fonemi in fine di parola. L'apocope non viene segnata, fatta eccezione per gli imperativi tronchi: si' (sei), da' (dai), fa' (fai), va' (vai), di' (dici)

§ §

DA OSSERVARE: sì (forma apocopata di tu sinti, tu sei) si' (sii, verbo essere, imperativo presente, 2^ pers. sing.)

§ § §

dà (dare, infinito presente) da (da, preposizione semplice) da' (dai, imperativo presente, 2^ pers. sing.)

§ § § §

fa' (fare, imperativo pres. 2^ sing.) fa' tu e fa' chjióviri (fai tu e fai piovere) fà (fare, infinito presente) fa (fa, avverbio di tempo) fa' (fai, infinito presente)

§ §

di' (di', verbo dire, imperativo presente 2^ pers. sing.) di (di, preposizione semplice)

§ §

sèi (tu sai, 2^ sing. Pres. Indicativo, verbo sapìi, sapere) sei (numerale cardinale, 6) - Si' nu buenu uagnòni (Sii un bravo ragazzo) - Osci, va' tu a lu furnu (Oggi, vai tu al forno) - Fa' sempri di capu tova (Fai sempre di testa tua) - Di' na vodda na cosa dretta (Di' almeno una volta una cosa giusta) - Da' cquà, ca ci penzu iu (Dai qua, che ci penso io) - Va' vviti (Vai a vedere)

25


§ § §

§ § §

Il troncamento viene altresì segnato in alcune voci per distinguerle da altre di significato diverso: mà (forma allocutoria di mamma) ma' (mai, forma apocopata di mai avverbio di tempo) ma (ma, congiunzione avversativa) Non si ritiene necessario segnare l'apocope delle voci: nui, nu (noi, pronome personale, 1^ plurale) per distinguerla da nu (un, articolo indeterminativo); doi, do (due, numerale cardinale) per distinguerla da dò, tra l'altro accentata (io do, presente indicativo, 1^pers. sing. del verbo dài); à, tra l'altro accentata, (tu jèi, verbo avere, 2^ pers. sing. nei tempi composti) per distinguerla da a (cong. e prep. semplice).

§ § § § § § § § § § §

Generalmente il troncamento si ha nelle forme allocutorie di alcuni nomi comuni di persona, talvolta usati, ma non necessariamente, con un'interiezione di richiamo: uè cummà! (ehi, comare!) uè cumpà! (ehi, compare!) uè dottò! (ehi, dottore!) uè fattò! (ehi, fattore!) uè mà! (ehi, mamma!) uè massà! (ehi, massaio!) uè mè! (ehi, maestro!) uè nò! (ehi, nonno! ehi, nonna!) uè nu! (ehi, signore!, buon uomo!) uè tà! (ehi, papà!) uè zì! (ehi, zio! ehi, zia!)

§ § § § § §

L'apocope si applica anche quando ziu, zia, cumpàri, cummàri sono uniti a nomi propri di persona: zi Cicciu (zio Francesco) zi Štinòdda (zia Faustina) zi Luddu (zio Michele) zi Lodda (zia Michela) cumpà Sè(ppu) (compare Giuseppe) cummà Viggiò(dda) (comare Luigia)

§

I nomi propri di persona, usati in forma allocutiva, particolarmente nell'ordinaria parlata famigliare, sono apocopati sino alla vocale tonica. Sovente l'apocope è congiunta con l'aferesi: (Anciu)Lì (cchjiu) (Angelo)

26


§ § § § § § § § § § § § § §

§ §

§ § § § §

(Carmi)Lù (ccia) (Carmela) Alisà(ndru) (Alessandro) Antò(niu) (Antonio) Catà(utu) (Cataldo) Chelì(nu) (Michele) Colì(nu) (Nicola) Crištì(nu) (Cristino) Filumè(na) (Filomena) Jà(nna) (Anna) Lianò(ra) (Eleonora) Marì(a) (Maria) Michilù(ddu) (Michele) Mmaculà(ta) (Immacolata) Sinò(dda) (Rosina) Sono apocopati i verbi della prima coniugazione, terminanti in -à, ed anche i verbi della seconda coniugazione in -ì: accattà (comprare) ngrannì (ingrandire) In realtà la -i troncata è paragogica. È apocopata, fino alla vocale tonica, la seconda voce dell'espressione verbale costruita enfaticamente, talvolta ironicamente, con la ripetizione di due imperativi. mancia mà! (mangia!) nchjiana nchjià! (sali!) riti ri! (ridi!) sienti siè! (senti!) viti vi! (vedi!)

27


ARTICOLO SOMMARIO: 2.0.ARTICOLO (DEFINIZIONE) 2.1.ARTICOLI DETERMINATIVI 2.2.ARTICOLI INDETERMINATIVI 2.3.ARTICOLO PARTITIVO

2.0.Articolo (definizione)

L’articolo, dal latino articulus (piccolo arto, articolazione), è la parte variabile del discorso, con proprietà flessive, che si associa a un sostantivo o a parola sostantivata, indicando se sia da considerare in senso determinato (articolo determinativo) o indeterminato (articolo indeterminativo).

§ §

Il dialetto contempla, quindi, due specie di articoli: articolo determinativo articolo indeterminativo.

2.1.Articoli determinativi

§ § § §

Le forme del determinativo dialettale sono: singolare maschile: lu singolare femminile: la plurale maschile: li plurale femminile: li Singolare maschile lu: lu banconi (il banco da falegname) lu bancu (il banco) lu cani (il cane) lu iattu (il gatto) lu martieddu (il martello) lu pinnieddu (il pennello per barba) lu scarpieddu (lo scalpello) lu sirracchjiu (il saracco) lu specchjiu (lo specchio)

Plurale maschile li: li bancuni li banchi li cani li iatti li martieddi li pinnieddi li scarpieddi li sirracchji li specchji

Singolare femminile la: la canzedda (il deschetto) la catena (la collana) la gubbia (la sgorbia) la pittinessa (il pettine) la porta (la porta) la portrona (la poltrona)

Plurale femminile li: li canzeddi li cateni li gubbi li pittinessi li porti li portroni

28


la seggia (la sedia) la tinagghjia (la tenaglia)

li seggi li tinagghji

Gli articoli lu, la e li diventano l’, cioè si elidono, davanti a parole comincianti con vocale: Maschile singolare lu > l': Femminile singolare la > l': l'acièddu (l'uccello) l'anespula (la nespola, il nesp.) l'acucèdda (l'ago per cucire sacchi) l'annècchjia (la capra di 1 an.) l'allùma (l'allume) l'antrata (il raccolto) l'anièddu (l'anello) l'amènnula (la mandorla, il m.) l'astrucu (il lastrico) l'erva, l'arva (l'erba) l'auricchiu (l'incubo) l'etira (l'edera) l'aunieddu (l'agnellino) l'asta (l'asta, l'asticciola) l'azzaru (l'acciaio) l'assuta (l'uscita, l'uscire) l'oru (l'oro) l'alia (l'oliva, l'ulivo) l'ummutu (l'umidità) l'accia (il sedano) l'anciulu (l'angelo) l'agghia (l'aglio) l'àrvulu (l'albero) l'assugghjia (la lesina) l'asu (l'asso) l'acucedda (l'ago dei tappezzieri) Maschile plurale li > l': l'ábbiti (gli abiti) l'ácuri (gli aghi) l'amisci (gli amici) l'animali (gli animali) l'arcòvi (le alcove) l'igghji (i fianchi) l'úrtimi (gli ultimi)

§ § §

Femminile plurale li > l': l'eri (le aie) l'eschi (le esche) l'ogni (le unghie) l'alii (le olive, gli ulivi) l'acuceddi (gli aghi) l'amennuli (le mandorle) l'antenni (le tende)

Lu, la e li non si elidono davanti a parole che cominciano con i e u semiconsonanti lu uègghjiu, lu iattu, lu uevu, lu uergiu, lu uessu, lu uecchju, lu uantu, lu uagnoni, la iatta, la iamma, la ietta, la ionnula, la iosca li iatti, li uevi, li uecchji, li uemmini, li iaddi

2.2.Articoli indeterminativi

Le forme dell'indeterminativo dialettale, che ha solamente il singolare, sono: Maschile singolare nu: Femminile singolare na: nu mesi (un mese) na macchjia (una macchia)

29


nu panàru (un paniere) nu sicchjiu (un secchio)

creta)

na menza (una brocca di na pignàta (una pignatta)

Per il plurale si ricorre all'articolo partitivo (vd. 2.3).

§ § § § § § § § §

Gli articoli indeterminativi nu na si apostrofano davanti a parole che incominciano per vocale; ma non per i u semiconsonati: n'addru (un altro) n'amennula (una mandorla) n'animali (un animale) n'annicchjiu (un vitello di un anno) n'anosci (una noce) n'erva (un'erba) n'ossu (un osso) n’anciulu (un angelo) n’ommu (un uomo)

§ § § § §

na iatta na ionnula nu iaddu nu iattu nu uevu

2.3.Articolo partitivo

§ o o o o

o o o o

L'articolo partitivo indica una parte non precisata di una quantità, ossia un certo numero, una quantità indeterminata di persone, di animali, di cose. Le forme del partitivo dialettale, al singolare, sono: doi (due), nu picca di (un po’ di), n’ogna di (un po’ di) Dàmmi do jovi (Dammi due uova) N’ogna di pitrisìnu, di zùccru (Un po' di prezzemolo, dello zucchero) Nu picca d'acqua ghjiacciàta (Dell'acqua ghiacciata) Scià fascìmini do passi (Andiamo a fare due passi) Al plurale, ncerti (certi, alcuni, dei, degli, delle): A la chiazza ncerti fèmmini štà chiancèvuni (In piazza c'erano delle donne che piangevano) Àgghi’a scriviri a certi parienti a l'America (Devo scrivere a dei parenti in America) Ci štoni ncerti crištiani ca no soni fà nienti (Ci sono delle persone che non sanno fare niente) Štò iescu cu ncerti amìsci (Esco con degli amici)

30


Particolare è l’uso del partitivo "ncerti" per enfatizzare alla francese, in positivo o in negativo, alcune caratteristiche fisiche: o Teni ncerti iammi! (Ha delle gambe!) o Teni ncerti uecchi! (Ha degli occhi!)

§ § § § § § § § § § § § §

Il dialetto, per rappresentare una piccola quantità indeterminata, utilizza anche altre espressioni: na calìmma di uegghjiu (una piccola quantità di olio) na frasca di pitrisìnu (una foglia di prezzemolo) na macchjia d'accia (un po' di sedano) na middìcula di paziènza (un briciolo di pazienza) na minnulècchjia di cunzèrva (un po’ di conserva) na nzidda di uegghjiu (una goccia d'olio) na ponta di crišcitùru (una punta di lievito) na rescia di sagnu (tracce di sangue) na sciummèdda di granu, di sali, di zúccuru (una giumella di grano, di sale, di zucchero) nu filu di cuttòni, di uegghjiu (un filo di cotone, di olio) nu missu di favi (una quantità di fave sgusciate) nu piunu di farìna (un pugno di farina) nu pízzicu di sali (un pizzico di sale)

31


NOMI O SOSTANTIVI SOMMARIO: 3.0.NOMI O SOSTANTIVI (DEFINIZIONE) 3.1.NOMI COMUNI 3.2.NOMI PROPRI 3.2.1.NOMI PROPRI DI COSA 3.2.2.NOMI PROPRI DI PERSONA 3.2.3.SOPRANNOMI 3.3.NOMI CONCRETI 3.4.NOMI ASTRATTI 3.5.NOMI INDIVIDUALI 3.6.NOMI COLLETTIVI 3.7.NOME PRIMITIVO 3.8.NOME DERIVATO 3.8.1.NOMI DERIVATI DEVERBALI 3.8.2.NOMI DERIVATI DENOMINALI 3.8.3.NOMI DERIVATI DEAGGETTIVALI 3.9.NOMI COMPOSTI 3.10.NOME ALTERATO 3.11.NUMERO DEL NOME 3.12.GENERE DEL NOME 3.13.REDUPLICAZIONE DEL NOME

3.0.Nomi o sostantivi (definizione)

Il nome è la parte del discorso che designa persone, animali e cose (avvenimenti, azioni, concetti, fatti, idee, oggetti, sentimenti, entità reali o irreali, esistenti o inesistenti), e varia nel genere e nel numero.

§ § §

In rapporto con il referente (persona, animale, cosa, idea, evento che esso indica), il nome individua le seguenti classi: nomi comuni - nomi propri nomi concreti - nomi astratti nomi individuali - nomi collettivi

3.1.Nomi comuni

§

I nomi comuni designano insiemi, si riferiscono cioè a tutti gli individui della stessa specie: la camàštra (catena per appendere la caldaia sul fuoco), la capitína (canapule), la casa (casa), la chjiantèdda (soletta interna della scarpa a contatto con la pianta del piede), la cinìsa (cinigia), la fascìdda (scintilla, favilla), la fassa (fascia), la frascèra (braciere), la furcìna (forchetta), la manta (coperta), la mosca

32


(mosca), la pittirrìna (pettorina), la porta (porta), la rizza di la casèdda (terrazzino intorno a la casèdda, a lu trullu), la rizzèra (rete metallica), la riżżètta (ricetta), la scarda (scheggia), la scola (scuola), la scolla (cravatta), la scoscia (scorza), la seta (melograno), la štadda (stalla), la stascèdda (asta di legno), la vilànza (bilancia), la vilanzòla (asse del carro cui si legano le tirelle), la vušciòla (diarrea), la vuttisciàna (giorno feriale), la zampògna (cornamusa), la zappa (zappa), la zèccula (nottolino), la zètula (setola del maiale) §

l'áfricu (orlatura), l'arsículu (acciarino della ruota), l'attàffiu (assistenza, prime cure), l'attràssu (cumulo di impegni non assolti, ritardo), l'aurícchjiu (incubo, spirito folletto), lu camaštrìnu (uncino o spranga nella gola del camino per appendere la camàštra), lu cannàli (collare del cane), lu cantu (cerchio di ferro della ruota), lu capícchjiu (capezzolo), lu capitièddu (filo di spago preparato con la pece, usato dai calzolai), lu criatùru (neonato), lu cuddàru (collare), lu fišcàru (piccola fiscella per la ricotta, o asse munito di cinghie), lu fiumi (fiume), lu fondu (fondo, podere), lu graviddìnu (ripostiglio ricavato al di sotto del pavimento per conservare il grano), lu mari (mare), lu mmutu (imbuto), lu musàli (museruola), lu nagghjièru (capo degli operai frantoiani), lu piccìnnu (bambino), lu pittirràli (pettorale, cinghia di cuoio sotto il petto del cavallo), lu rasciu (raggio di ruota), lu raštièddu (rastrello), lu tiempu (tempo), lu tieštu (tegame di creta), lu tizzòni (tizzone), lu traìnu (carro), lu tuntìnu (battaglio della campana), nu uèffulu (sorso di un liquido), lu varracchjiòni (arganetto di legno per stringere un carico di covoni sul carro), lu vilanzìnu (bilancino), lu villùtu (velluto), lu vuardiòni (guardolo), lu vurru (fiorone)

3.2.Nomi propri

Designano individui, ossia si riferiscono in modo esclusivo a una determinata persona, a un determinato animale o a una determina cosa, intesi come individui o come cose individuali, per distinguerli da tutte le altre persone, da tutti gli altri animali, da tutte le altre cose della medesima specie. I nomi propri comportano l’iniziale maiuscola.

3.2.1.Nomi propri di cose

§

§

PAESI E CITTÀ Brìnnisi (Brindisi), Carvìgni (Carovigno), Cegghji (Ceglie Messapica), Cištirnìnu (Cisternino), Fasciànu (Fasano), Francavìddi (Francavilla Fontana), Latiàna/Latiànu (Latiano (Br), Lecci (Lecce), Li Casaléniri (Casalini, fraz. di Cisternino), Li Caštièddi (Villa Castelli), Misciàgni (Mesagne), Santu Vitu (San Vito dei Normanni), Štuni (Ostuni), Tardu (Taranto), Turchialùru (Torchialoro) VIE E PIAZZE la Chjiazza Cuvèrta (Via Adua)

33


§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

la Cursìa, Nt’a la Cursìa, alias Ret’a li Muléniri, si pisàva lu granu, li favi, e štàvuni li štaddi (Largo Puccini) la Nchjanàta di lu Carvàriu (Via V. Veneto) La Pizzìca (Dietro alla Chiesa Madre) La Porta Nova (Largo Castello) la Scinnùta di lu Tracòma (Via F. Trisolini) la Terra (la parte più antica del paese) la Via di L’Arrìghi (Via Serranova) la Via di la Pigna (Via Damiano Chiesa) la Via di La Spècchjia (Via Specchia) la Via di li Curmùni (Via San Michele) la Via di li Pinninèddi (la via per la stazione ferroviaria) la Via di Li Scalèddi (Via Duca Degli Abruzzi) la Via di Lu Pizzìddu (Via Don Minzoni) la Via di Lu Siccùrsu (Via V. Veneto) la Via di Tattabbùmma (Via Parma) Li Mulèniri (Largo Puccini) Lu Carvàriu (Largo Machiavelli) Lu Sannàlu (Largo 4 Novembre) Lu Spitàli (Piazza 24 Maggio) Nnant’a lu Càrminu (Piazza Municipio) Nnant’a lu Municìpiu, Nnant'a lu Cummùni (Piazza Municipio) Sobb'a li mattùni (Piazzetta De Vita) Sott'a lu surfùriu (Corso Umberto I)

3.2.2.Nomi propri di persona

§

Aggìgliu, Basìliu, Carmilòdda, Carminìcchjiu, Catàutu, Caitanìna, Catarìna, Cecca, Cicciu, Ciccòdda, Cicìglia, Dicuròsa, Fidilùddu, Filiscòdda, Gesuvèli, Luciòdda, Matalèna, Marcùcciu, Niculìnu, Roccu, Sirvièštru, Ughèttu, Vittòriu

3.2.3.Soprannomi

§

Acqu'e farìna, Acqu'e sàli, Americànu, Antichèttu, Babbalòni, Babbèli, Bacchitèlla, Bafà, Baffòni, Balla Balla, Bannitòri, Bardaccòni, Cacacàca, Cacachjièsia, Cacaliòni, Cacamargiàli, Cacamunèta, Cacapasùli, Caddibbulìnu, Cagnulàra, Diavulìcchjiu, Don Limòni, Don Pìpitu, Donna Checca, Donna Lisa, Dontàli, Faccinèra, Fafèdda, Famesècca, Fanièddi, Farlòcca

3.3.Nomi concreti

§

I nomi concreti designano entità esistenti in sé, percepibili direttamente dai sensi. l’armàdiu (armadio), la jaddìna (gallina), la scola (scuola), la seggia (sedia), la štrada (strada), la vorpi (volpe), la zappa (zappa), l'accia (sedano), lu bbancu

34


(banco), lu lanzùlu (lenzuolo), lu mari (mare), lu meštru (maestro), lu pepi (pepe), lu sali (sale), lu villànu (contadino)

3.4.Nomi astratti

§

I nomi astratti designano qualità, sentimenti, concetti e idee che non hanno esistenza in sé, fuori cioè dalle realtà che li possiedono e fuori dalla mente che da esse li astrae. l’amòri (amore), l’anànca (avidità, ingordigia, necessità), l’anurànza (onoranza, onore), l’odiu (odio), la biddèzza (bellezza), la bunnànza (abbondanza, ricchezza), la criànza (educazione), la famòtica (avidità), la frušta (vergogna, onta), la grussèzza (grossezza), la libirtà (libertà), la malìzia (malizia), la mmitìa (invidia), la ngrìmina (calunnia, infamia), la ngrudìzia (ingordigia), la numinàta (nomea), la nvidia (invidia), la rabbia (collera, ira), la sanità (salute), la sciòcula (brio), la spartògna (spartizione), la spranza (speranza), la vintùra (sorte, occasione, possibilità), lu cannanòsci (gola), lu gnuricòri (nerezza), lu ncrišcimùnnu (pigrizia), lu riggèttu (tranquillità) DA OSSERVARE: la qualificazione di concreto o astratto è in funzione anche del significato con il quale i nomi sono utilizzati.

o L’amòri mia mi voli tanta bbeni (Il mio amore mi vuole tanto bene: amòri è concreto, si riferisce a una persona realmente esistente). o Curu èti senza amòri d’attàni (Quello non nutre alcun sentimento d’amore verso il padre: amòri è astratto, designa un sentimento). o Àgghjiu cattàtu lu tuèssucu pi li surgi (Ho comprato il veleno per i topi: tuèssucu è nome concreto, designa una sostanza velenosa, fisicamente percettibile). o Curu figghjiu nci štè dèi nu mari di tuèssucu a la màmmisa pi quanti ni štè cummìna (Sta dando alla madre un mare di preoccupazioni per tutto quello che sta combinando: tuèssucu è astratto, designa un sentimento) o Nc’è dittu palòri chjini di tuèssucu (Gli ha rivolto parole piene di veleno: tuèssucu è nome astratto, designa sentimenti di odio, rancore) o La pašta osci štava senza sali (La pasta oggi era insipida: sali è concreto, definisce un composto chimico, il cloruro di sodio). o Curu èti propia senza sali (Quello è proprio uno stupido: sali è astratto, designa qualità intellettuali) o S’è pigghjiàtu la mitiscìna cu li passa la tossa, e mu štè megghjiu (Si è preso la medicina per la tosse, e ora sta meglio: mitiscìna è concreto, designa un farmaco)

35


o Cinca è malàtu, štè spranzu a la mitiscìna (Chi è malato, spera nella medicina: mitiscìna è astratto, designa appunto la scienza che studia le malattie, la loro cura e la loro prevenzione). o Dopu ca è ccisu lu puercu, è minàtu tutti li ntrami (Dopo aver macellato il maiale, ha buttato via tutte le budella: ntrami è concreto, designa gli intestini). o Quann'è vištu li latri nta casa, li sò squagghjiàti tutti li ntrami (Quando ha visto il ladro in casa, si è spaventato a morte: astratto, sentimento di paura) o Mi štè fasci mali lu štòmucu (Ho mal di stomaco: concreto, organo dell'apparato digerente) o Nci voli nu štòmucu di fierru cu ti lu tieni nnanti tuttu lu giurnu (Ci vuole uno stomaco di ferro per averlo davanti tutto il giorno: štòmucu è astratto, designa pazienza, coraggio, sopportazione)

3.5.Nomi individuali

§

I nomi individuali designano una persona, un animale o una cosa considerati come esseri singoli. lu bidèllu (bidello), la caròsa (ragazza), la cipuddàra (grillotalpa), lu cunígghjiu (coniglio), la malòta (scarafaggio), lu meštru (maestro), lu miètucu (medico), lu mitùddu (midollo), la mosca (mosca), lu muccu (mucco), lu mulinàru (mugnaio), lu parèti (muro)

3.6.Nomi collettivi

§

§ § § §

I nomi collettivi designano, pur avendo una forma singolare, un insieme di persone, di animali o di cose. assàmi (sciame), calàssa (classe, insieme dei coscritti nati nello stesso anno: la calàssa di lu ’15), chjiantàta (na chjiantàta d’alìi, una piantagione di ulivi), fodda (folla), lignàma (legname), marràma (abbondanza di frasche o frasche sotto gli alberi dopo la potatura), mazzu (nu mazzu di chjièi, un mazzo di chiavi), minnulìtu (mandorleto), morra (moltitudine; na morra di pècuri, un gregge di pecore), rodda (na rodda di pummidòri, di pipauèli, un insieme di piantine di pomodori, di peperoni), prugginìa (progenie), razza (razza), rocchjia (crocchio; gruppo di gente, di piante, di animali; na rocchjia di capìddi, un ciuffo di capelli), stirpìgna (stirpe, razza), štuelu (stormo; nu štuelu di tòrtiri, di pàssiri), subbìssu (grande quantità), troppa (gruppo di piante, alberi o arbusti) Dal punto di vista della struttura, ovvero in relazione alla sua formazione, il nome può essere: primitivo derivato composto alterato

36


3.7.Nome primitivo

§ § § § § §

Il nome primitivo è il nome formato solo dalla radice + desinenza, (morfema lessicale+morfema grammaticale). Tema, invece, è quello che resta nei derivati, tolta la desinenza. ciappa (fibbia per vestiti)à ciapp-a jamma (gamba) à jamm-a libbru (libro) à libbr-u sapòni (sapone) à sapòn-i soli (sole) à sol-i trènula (raganella) à trènul-a

3.8.Nome derivato

Il nome derivato è il nome che deriva da un verbo, da un nome o da un aggettivo mediante l’aggiunta (alla radice) di affissi (prefissi o suffissi), che ne modificano il significato.

3.8.1.Nomi derivati deverbali

§

NOMI DERIVATI DEVERBALI che indicano l’agente, formati: con il suffisso -atòri frabbic-atòri (fabbricatore), mpagghji-atòri (impagliatore), nništ-atòri (innestatore), pisc-atòri (pescatore), put-atòri (potatore), rimunn-atòri (rimondatore), štimatòri (stimatore), turchji-atòri (torchiatore), zapp-atòri (zappatore)

§ §

con il suffisso –itòri (maschile), -itòra (femminile) bann-itòri (banditore), cus-itòri (sarto), bann-itòra (banditrice), cus-itòra (sarta)

§ § § § § § § § § § § §

NOMI DERIVATI DEVERBALI che indicano lo strumento o l’effetto dell’azione del verbo (la base è data dal participio passato): con il suffisso –òra (femminile), -ùru (maschile): acchjiat-ùru (tesoro nascosto) accucchjiat-òra (unione) ammaccat-òra (ammaccatura) assittat-ùru (sedile) attaccat-òra (legame) cazzat-ùru (pietra adatta per schiacciare, rompere i gusci) chjiantat-ùru (foraterra) crišcit-ùru (lievito) gnutticat-òra (rimboccatura delle coperte) inchjit-ùru (riempitivo) jatat-ùru (soffietto a bocca) lavat-ùru (lavatoio)

37


§ § § § § § § § § § § § § §

manciat-òra (mangiatoia, valore locativo) mpanat-òra (avvitamento) ncannat-ùru (esca, attrattiva) passat-ùru (viottolo di campagna) picciat-ùru (accenditore) pišciat-ùru (orina, orinale) puncit-òra (puntura) scaranzat-òra (fessura) scardat-ùru (scardasso) sciacquat-òra (acqua residua dopo la cottura della pasta) sirrat-òra (segatura) spannit-ùru (spanditoio) spincit-ùru (spingitore, che stuzzica) turcit-ùru (torcitoio)

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

con suffisso zero, cioè senza suffisso, la base è data dalla radice dell’infinito: abbìnchjiu, da abbinchjiài (sazietà, saziare) canciu, da canciài (cambio, cambiare) júcculu, da jucculài (grido, gridare) mbruegghjiu, da mbrugghjiài (imbroglio, imbrogliare) minèštra, da miništrài (minestra, minestrare) ntramuègghjiu, da ntramugghjiài (imbroglio, imbrogliare) nzìddicu, da nzìddicài (goccia di pioggia, piovere) óbbricu, da obbrigài (obbligo, obbligare) paja, da pajài (paga, pagare) pirdònu, da pirdunài (perdono, perdonare) pišciu, da pišciare (urina, urinare) pízzicu, da pizzicài (pizzico, pizzicare) prièsciu, da prisciài (gioia, gioire) ragghjiu, da ragghjiài (raglio, ragliare) rašcu, da rašcài (graffio, graffiare) ricàmu, da ricamài (ricamo, ricamare) ripòsu, da ripusài (riposo, riposare) sparu, da sparài (sparo, sparare) subbìssu, da subbissài (subisso, subissare) tuzzu, da tuzzài (colpo, colpire) vánnulu, da vannulisciài (barcollamento, barcollare) vantu, da vantài (vanto, vantare)

§ § §

con il suffisso -azza, -izza, -izzu, la base è data dalla radice dell'infinito: sciul-àzza (gelata) sciul-ìzzu (scivolo, piano inclinato) sicut-ìzza (inseguimento)

38


§

spacc-àzza (spacco, fenditura)

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

con il suffisso zero, la base è data dal participio passato: curtiddàt-a (coltellata) ddufriscàt-a (rinfrescatura) figghjiàt-a (parto di animali) friculàt-a (scarica di botte) jucculàt-a (sgridata) mazziàt-a (dose di botte) muzzicàt-a (morsicatura, piccola quantità) ncazziàt-a (arrabbiatura) nchjianàt-a (salita) nculagnàt-a (colpo dato col deretano) ncutugnàt-a (botte e cazzotti) nfurnàt-a (infornata) passàt-a (orma, traccia della selvaggina, odore di un animale) pinzàt-a (pensata, idea) pizzicàt-a (pizzicata) scinucchjiàt-a (ginocchiata) sciulàt-a (scivolata) sciut-a (andata) šcuppittàt-a (schioppettata) scutulàt-a (scossa) sicutàt-a (inseguimento) sprušciàt-a (scroscio) vinùt-a (venuta)

§ § § § § §

con il suffisso -ibbili, -icièddi, -mièntu, la base è l’infinito presente: accit-imièntu, da accìtiri (uccisione, affaticamento intenso) attrass-amièntu, da attrassài (accumulo di faccende non assolte) cap-íbbili, da capìi, (saputello, saputella) mpacci-mièntu, da mpaccìi (impazzimento) prut-icièddi, da pròtiri (geloni) scigghjia-mièntu, da scigghjiài (disordine)

3.8.2.Nomi derivati denominali

§ §

NOMI DERIVATI DENOMINALI che indicano un’attività con riferimento all’agente, formati: con il suffisso –ànu (maschile), -àna (femminile): sacrišt-ànu, -àna (sagrestano, sagrestana) uardi-ànu, -àna (guardiano, guardiana) con il suffisso –àru (maschile), -àra (femminile):

39


§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

calitt-àru (chi costruisce tinozze in legno) callar-àru (calderaio) campan-àru (campanaro) cappidd-àru (cappellaio) carvar-àru (calderaio) carvun-àru (carbonaio) cinnar-àru (ceneraio) cipudd-àru (cipollaio) curd-ul-àru (cordaio) cutum-àru (vasaio) fic-àru (addetto alla raccolta dei fichi) firr-àru (fabbro ferraio) fišcul-àru (chi produce e/o vende fiscoli) frasc-àru (chi lega o vende fascine) furn-àru (fornaio) latt-àru (lattaio, chi vende il latte o lo recapita a domicilio) marin-àru (marinaio) masci-àru (stregone) matarass-àru (materassaio) mattun-àru (mattonatore) mbrill-àru (ombrellaio) mulin-àru (mugnaio) panar-àru (panieraio) picur-àru (pecoraio) pignat-àru (pignattaio) purtus-àra (occhiellaia) puti-àru (bottegaio) sapun-àru (saponaio) scarp-àru (scarpaio) štagn-àru (stagnaio) trappit-àru (frantoiano) uarnamint-àru (sellaio) vacc-àru (vaccaio)

§ § §

con il suffisso -alùru: cagg-in-alùru (chi vende calcina, -in-: interfisso) jacqu-alùru (acquaiolo) vign-alùru (vignaiolo)

§ §

con il suffisso -ìšta: bann-ìšta (bandista) tubb-ìšta (tubista)

40


§ § § §

con il suffisso -ièru: cantin-ièru (cantiniere) giardin-ièru (gardiniere) pušt-ièru (postino) train-ièru (carrettiere)

§ § §

con il suffisso -auèlu (con valore dispregiativo): pisci-auèlu (pescivendolo) tacc-auèlu (truffatore, da tacca: truffa) tirr-auèlu (villico)

§

con il suffisso zero: massàr-u, da massar-ia (massaio)

§ § § § § § § § § §

NOMI DERIVATI DENOMINALI che indicano terreno per lo più coltivato a…: cann-itu (canneto, terreno di piante di canna) ) cicir-àli (terreno coltivato a ceci) fav-àli (favaio, terreno coltivato a fave) fich-ètu (ficheto, terreno coltivato a fichi) fichitign-ètu (campo di fichidindia) minnul-ìtu (mandorleto, terreno in cui sono coltivati mandorli) pisch-ètu (pescheto, terreno coltivato a vite) pisidd-àru (pisellario, terreno coltivato a piselli) pummidur-àli (terreno coltivato a pomodori) vign-ètu (vigneto, terreno coltivato a vite)

§ § § § § § § § § § § § § §

NOMI DERIVATI DENOMINALI che indicano il luogo, uno strumento, un utensile e simili acqu-àru (cisterna) aridd-àtu (paletta del pungolo con cui si pulisce il vomere) cinnir-atùru (ceneracciolo) discit-ali (ditale) jaddin-àru (pollaio) jatt-alùru (gattaiola) lajan-àru (matterello) mus-àli (museruola) pagghji-alùru (locale di campagna in cui si conserva della paglia) pagghji-àra (pagliara) pagghji-èta (fienile) picciun-àra (piccionaia) pitr-àru (pietraia) tavul-ièri (tavoliere)

41


NOMI DERIVATI DENOMINALI con il suffisso -óttula: vi-óttula (viottolo)

§ §

con il suffisso -ìnu: vantis-ìnu (asse di forma quadrata con due forcine, posta nella parte anteriore del carro) vilanz-ìnu (cavallo ausiliario, da vilanza) con il suffisso -òni: pasc-òni (lunedì di Pasqua) con il suffisso -àtu: scrianz-àtu (screanzato, maleducato, senza creanza) [s- sottrativa]

§ § § §

§ § § § §

con il suffisso -àta: ann-àta (annata) man-àta (manata) nutt-àta (nottata) sciurn-àta (giornata) con il suffisso -izza, -izzu, -azza: cann-àzza (cannareccia) cann-ìzzu (canniccio) carr-ìzza (botte lunga, montata su carro per trasporto di acque sporche e di rifiuti) chjianch-ìzzu (pavimento di lastre di pietra “di chjianchi”) firr-ìzza (struttura in legno, vi si inserivano i bambini in fasce per mantenerli protetti)

§ §

NOMI DERIVATI DENOMINALI che indicano una qualità negativa con il suffisso -àscinu, -àscini: pir-àscinu (pero selvatico) ricchji-àscini (orecchioni)

§ § § § § §

NOMI DERIVATI DENOMINALI, che indicano l’origine con il suffisso -esi, invariabile nel genere; -isi, al plurale: cigghji-èsi (cegliese) cištran-èsi (cistranesi) fascian-èsi (fasanese) francavidd-èsi (francavillese) latian-èsi (latianese) misciagn-èsi (mesagnese)

42


§

štun-èsi (ostunese)

§ §

con il suffisso -ìnu, -ìna (femm.), -ìni (pl.): brinnis-ìnu (brindisino) caddibbul-ìnu (abitante di Gallipoli)

§

con il suffisso -ùlu, -òla (femm.), -ùli (pl.): carvign-ùlu (carovignese)

§ § §

con il suffiso -ànu, -àna (femm.), -àni (pl): fuggi-anu (foggiano) napulit-ànu (napoletano) sammichil-ànu (abitante di San Michele S.)

§ § § §

NOMI DERIVATI DENOMINALI che indicano laboratori, luoghi adibiti alla produzione o alla vendita di ciò che è indicato nel sostantivo con il suffisso -arìa: barb-arìa (salone del barbiere) firr-arìa (laboratorio del fabbro ferraio) spizzi-arìa (bottega dello speziale) vucci-arìa (macelleria)

3.8.3.Nomi derivati deaggettivali

§

con il suffisso -ièllu, -èlla: biat-ièllu, -èlla (bigotto, bigotta)

§

con il suffisso -àma: suzz-àma (taglia, da suèzzu)

§ § §

con il suffisso -ùma, -ùmi: marci-ùmi (marciume) vicchji-ùma (vecchiume) vicchji-ùmi (vecchiume)

§

con il suffisso -àru: mancin-àru (uomo mancino)

§ § §

con il suffisso -ággini: fiss-ággini (stupidità) minchjiaril-ággini (stupidaggine) scimm-ággini (scemenza) con il suffisso -ità, -tà:

43


§ §

puvir-tà (povertà, da pòvuru) san-ità (salute, da sanu)

§ §

con il suffisso -ìa: fiss-ar-ìa (fesseria) malat-ìa (malattia, da malàtu)

§

con il suffisso -itùdini: mazz-itùdini (magrezza)

§ § §

con il suffisso -èzzi, -èzza: ricch-èzzi (ricchezza) scuštumat-èzza (scostumatezza) vicchji-èzza (vecchiaia, senilità)

§

con il suffisso -òni: mriac-òni (ubriacone, da mbriàcu)

3.9.Nomi composti

Sono detti i nomi che derivano dall’unione di due parole diverse:

§ § § § § § § § § § § § § § § § §

AGGETTIVO + SOSTANTIVO Per la formazione del plurale, salvo alcune eccezioni, il primo termine è invariato, varia solo il secondo termine secondo la regola comune. In parentesi [ ], viene trascritto il plurale, ove esistente. binettàrma (buonanima) [binettàrmi] bonànima (buonanima) [bonànimi] galantòmmu (galantuomo) [galantuèmmi] malacèra (sguardo bieco) [malacèri] malalègnula (maldicente) [malalègnuli] malannàta (cattiva annata) [malannàti] malasòrti (sfortuna) [pl. inv.] malèrva (individuo malvagio) [malèrvi] malèssiri (individuo perfido) [pl. inv.] malipajàtori (malpagatore) [malipajatùri] maliparàta (malaparata) [maliparàti] malisàgnu (tormento) [dif. di pl.] malitièmpu (maltempo) [malitièmpi] menzadìa (mezzogiorno) [menzadìi] menzasòla (mezza suola delle scarpe) [pl. mienzisòli, plurale di entrambi i termini] menzazìta (mezza zita) [pl. menzizìti, plurale di entrambi i termini] nigrifùmu (fuliggine, nerofumo) [dif. di pl.]

44


§ § § § § § § § § § §

SOSTANTIVO + AGGETTIVO Generalmente per la formazione del plurale, si volgono al plurale sia il sostantivo che l'aggettivo. In parentesi [ ], viene trascritto il plurale, ove presente. fierrufilàtu (ferro ridotto in filo) [dif. di pl.] filuspinàtu (filo spinato, con punte acuminate) [dif. di pl.] jattamòrta (gattamorta) [jattimuèrti] manumùzza (invalido con le mani mozze) [manimùzzi, plurale di entrambi i termini] nascatèsa (chi sta sempre sul chi va là) [naschitìsi, plurale di entrambi i termini] panicuèttu (pane cotto, specialità della cucina locale) [panicuètti] puercusularu (licantropo) [puerchisulàri, plurale di entrambi i termini] recamatèrna (lat.: requiem aeternam, eterno riposo) [recamatèrni, plurale del secondo termine] recchjipànni (individuo dalle orecchie a sventola) [pl. inv.] ventrichjièna (insofferente) [ventrichjìni, plurale del secondo termine] voccapèrta (persona stupida, intontita, sboccata) [voccapièrti, plurale del secondo termine]

§ § § § §

SOSTANTIVO + SOSTANTIVO Per la formazione del plurale, non ci sono regole univoche: acquasàla (acqua e sale, specialità della cucina locale) [acquasàli] capucanàli (pranzo delle maestranze e degli operai a conclusione di un lavoro) [pl. inv.] caputàvula (capotavola) [pl. inv.]] capuvièntu (voragine che assorbe le acque piovane nei terreni carsici) [capuviènti, plurale del secondo termine] sartubarbièri (chi svolge attività di sarto e di barbiere nel medesimo locale) [sartibarbièri, plurale di entrambi i termini] tatanùnnu (nonno e padrino) [tatanùnni, plurale del secondo termine] zianùnna (zia e madrina) [zinùnni] zicummàri (zia e comare) [pl. inv.] zicumpàri (zio e compare) [pl. inv.] zinùnnu (zio e padrino) [zinùnni, plurale del secondo termine]

§

SOSTANTIVO + AVVERBIO Invariabili nel plurale capusòtta (soggetto sornione e taciturno, ma dalle azioni inaspettate) [pl. inv.]

§

NUMERALE + AVVERBIO Settemmiènzu (gioco delle carte, sette e mezzo) [dif. di plurale]

§ § § § §

NUMERALE + NOME

45


§ § § § § § §

Invariabili nel plurale cientufògghji (verdura) cientunòtiri (correggiola) cientupièti (millepiedi) cienturèqui (cento requie) dobbòtti (fucile a due canne) sedèsciti (sei dita) tripièti (treppiede)

§ § § §

PREPOSIZIONE O AVVERBIO + SOSTANTIVO Nel plurale varia il nome, salvo eccezioni, secondo la regola comune. In parentesi [ ] viene trascritto il plurale, ove presente. doppidimancià (dopopranzo, valore di sostantivo e avverbio) [pl. inv.] dopulavòru (locale di ritrovo, bar) [dopulavòri] sobbracavàddu (rami di ulivo sterili e superflui, succhione) [sobbracavàddi] sobbraffiàtu (affanno) [dif. di pl.] sobbramàni (soprammano) [pl. inv.] sobbratàccu (soprattacco) [sobbratàcchi] sobbratàvula (alimenti, noci mandorle finocchio sedano, che si consumano alla fine del pasto) [sobbratàvuli] soprábbutu (soprabito) [soprábbiti] soprammòbili (soprammobile) [pl. inv.] sottamàni (piccolo fosso nelle strade prodotto dalla pioggia o dal passaggio dei carri; mazzetta) [pl. inv.] sottapànza (cinghia che passa sotto la pancia dell’animale) [sottapanzi] sottascàla (sottoscala) [sottascàli] sottavèšta (sottoveste) [sottavièšti] suttirràniu (locale sotterraneo) [suttirràni]

§ § § § § § § § § § §

VERBO + SOSTANTIVO Per la formazione del plurale, se il sostantivo è plurale, il nome composto è invariabile; se il sostantivo è singolare, varia nel plurale. appicciafuècu (fiammifero, mettimale) aprabuvàtta (apriscatola) assucapànni (attrezzo per asciugare i panni) battipànni (battipanni) battitàccu (battitacco) bottamàni (euforbia) bottapizziènti (varietà d’uva di grande resa) brazzauàju (chi si mette sempre nei guai) caresciapètri (chi trasporta pietre) cazzabbuètti (chi spara fuochi d’artificio) cazzacàrni (scansafatiche)

§ § § § § § § § § §

46


§ § § § § § § § § § § § §

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

cazzapètri (spaccapietre) cazzapidùcchji (tirchio) cernivièntu (fannullone) colapašta (colapasta) conzapiattirùtti (conciabrocche) conzascàrpi (ciabattino) conzasèggi (chi ripara sedie) ferracavàddi (maniscalco) frecatièmpu (perditempo) giralièttu (giraletto) grattacàsa (grattugia) grattaquètuli (ostriche nostrane, spondilus gaederopus) inchjipàgghjia (riempitivo, detto specialmente di individuo di poca importanza o valore, che serve unicamente per arrivare al numero, la paglia infatti riempie i vuoti) leccapiàtti (denominazione del dito indice) mpagghjiasèggi (impagliatore di sedie) mulafòrbici (arrotino) pappasàli (stupido) pappasuènnu (dormiglione) parafàgnu (parafango) piccialampièru (accendilampade) pierditièmpu (perditempo) pinnirròbbi (appendiabiti) pisasàli (mortaio) pišcialièttu (tarassaco) poggiapiàtti (sostegno di legno a listelli per poggiare i piatti lavati) portalitràttu (portaritratti) reggipèttu (reggiseno) rossamàni (gioco) sarvapùnta (salvapunte) scanciargièntu (imbroglione) scarfalièttu (scaldaletto) scarofatèrra (rustico) šcattacòri (chi fa venire il crepacuore) sciulajàcqua (impermeabile) scopaštràda (netturbino) spontapièti (saliscendi) sputasintènzi (sputasentenze) štusciafàcci (asciugamano) štutafuecu (spegnitoio) tagghjiafòrbici (forfecchia) tiraturàcci (apribottiglie)

47


§ § §

turcicuèddu (torcicollo) uardapàssiru (aspide) vasapièti (tribolo, Tribulus terrestris)

§ §

SOSTANTIVO + PREP. + SOSTANTIVO Il plulare si forma normalmente fichitìgna (ficodindia) [pl.: fichitìgni] pummidòru (pomodoro) [pl.: pummidòri]

§ §

VERBO + VERBO Invariabili nel plurale discidìsci (chiacchierone) ruscirùsci (brontolone)

3.10.Nome alterato

Il nome alterato deriva da altro nome per mezzo di uno o più suffissi che ne modificano, non in modo sostanziale, il significato nella quantità (diminutivoaccrescitivo), nella qualità (positivo-negativo; vezzeggiativo-peggiorativo). L’alterazione, con l’aggiunta del suffisso alterativo al morfema lessicale, può essere ottenuta nei seguenti modi:

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § §

DIMINUTIVO con il suffisso -ícchjiu (maschile), -ècchjia (femminile): arvul-ícchjiu (alberello) buch-ícchjiu (buchino) cagnul-ècchjia (cagnolina) cagnul-ícchjiu (cagnolino) canal-ícchjiu (canalino) cannul-ícchjiu (cannolicchio, da cánnulu, mollusco marino) cut-ècchjia (codina) discit-ícchjiu (dito mignolo) fagg-ècchjia (falcetto) furmicul-ècchjia (formichina) libbr-ícchjiu (leprotto) lup-ícchjiu (lupetto) mištr-ícchjiu (maestrino, valore dispregiativo) mummul-ícchjiu (piccolo recipiente di creta per acqua) mus-ícchjiu (musino, musetto) nas-ícchjiu (nasino) pil-ícchjiu (pelino) pup-ícchjiu (pupetto di pane) urzul-ícchjiu (orciolino)

48


§

vas-ícchjiu (bacino)

§ § § § § § § § § § § § § § § §

con il suffisso -ùddu (maschile), -òdda (femminile): buttigli-òdda (bottiglietta) caništr-òdda (canestrino) cunigghji-ùddu (coniglietto) finištr-òdda (finestrella) jatt-òdda (gattina) jatt-ùddu (gattino) lammi-òdda (piccola casa di campagna) man-òdda (manina) piccinn-òdda (piccinina) piccinn-ùddu (piccinino) pir-ùddu (perina) pitr-ùddu (sassolino) sciumint-òdda (piccola giumenta) tripit-ùddu (piccolo treppiede) vucirtt-òdda (lucertolina) zapp-òdda (piccola zappa)

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

con il suffisso -ièddu (maschile), -èdda (femminile), talvolta con l’interfisso -ar-, ic-, -c-, -it-: ašcul-èdda (scheggia) auni-ièddu (agnellino) bann-ic-èdda (banda piccola o di secondo livello) cammar-èdda (cameretta) capas-èdda (piccolo vaso di creta per olio o fichi secchi) carus-èdda (giovinetta) carvar-èdda (piccolo recipiente per muratori) cas-èdda (casetta) cazzalur-èdda (piccola casseruola) ciucci-ar-ièddu (asinello) cucch-it-ièddu (contenitore di creta per il vino di circa mezzo litro) cuppit-èdda di lu uècchjiu (palpebra) fatt-ar-ièddu (fatterello) ficul-ièddu (alberello di fico) fimmin-èdda (femminella) finištr-èdda (finestrella) friv-ic-èdda (febbrina) fuc-ar-ièddu (focherello) funn-ic-ièddu (piccolo fondo rustico) lajian-èdda (tagliatelle) limun-c-ièddu (limoncino)

49


§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

mattar-èdda (madietta) mulin-ièddu (piccolo mulino a mano per cereali) mulun-c-ièddu (meloncino) muranc-èdda (piccola arancia) murt-ic-ièddu (morticino) natr-èdda (anatrella) parit-ièddu (muretto) passar-ièddu (passerotto) puvir-ièddu (poverello) scal-èdda (scaletta) scupar-ièddu (scopino) sicchj-it-ièddu (secchiello) sigg-it-èdda (sediolina) štuzz-ar-ièddu (pezzettino) sul-ic-ièddu (solicello) surg-it-ièddu (sorcino) tištizzul-ièddu (piccolo tegame di creta) uagnun-c-ièddu (ragazzino) urt-ic-ièddu (orticello) vanch-it-ièddu (panchetto) villan-ièddu (villanello) vit-ièddu (vitello) vunn-èdda (gonnella) vutt-ic-èdda (botticella) vuzz-èdda (vaso di creta per vino) zipp-it-ièddu (fuscello)

§ § § § § § § § § § §

con il suffisso -ìnu (maschile), -ìna (femminile): bicchjir-ìnu (bicchierino) cannill-ìnu (cannellino) furmill-ìnu (cerino) mapp-ìna (straccio) misur-ìnu (misurino) scarp-ìnu (scarpino) simul-ìnu (semolino) štamp-ìnu (stampino) štupp-ìnu (stoppino) vurp-ìnu (volpino) zitill-ìnu (piccolo setaccio da farina)

§ §

con il suffisso -izzùlu (maschile), -izzòla (femminile): firr-izzùlu (chiavistello) fišt-izzòla (festicciola)

50


§ §

pit-izzùlu (piedino) uecchj-izzùlu (occhiolino)

§ § § § § § § § §

con il suffisso -ùzzu, -òzzu (maschile), -òzza (femminile), -ùzza (femminile): curtidd-uzzu (coltellino) jadd-ùzzu (galletto) lepr-òzzu (leprotto) pisidd-ùzzu (pisellino) pit-at-òzza (pedata leggera) pit-ùzzu (piedino) purc-idd-ùzzu (porcellino) vucc-ùzza (boccuccia) zitill-ùzza (setaccino)

§ § § § §

con il suffisso –ìllu (maschile), -èlla (femminile): carr-itt-ella (piccolo carro, sin. carrìzza) carvun-èlla (carbonella) musch-ìllu (moscerino) prun-èlla (susina) siminz-èlla (chiodino dei calzolai)

§ §

con il suffisso –ušculu: fr-úšculu (bestiola) fr-ušcul-ìcchjiu (bestiolina)

§ § § § § § § § § § § § § § § §

ACCRESCITIVO con il suffisso -òni (maschile), al plurale -òni > -ùni: arvul-òni (alberone) burż -òni (buzzone) buttigli-òni (bottiglione) canal-òni (canalone) cap-acchji-òni (testone) capas-òni (grande recipiente di creta per il vino) carvar-òni (pentolone) cintr-òni (grosso chiodo) ciucci-arr-òni (asinone) discit-òni (pollice) fazzul-itt-òni (scialle grande delle donne) fibbr-òni (febbrone) firr-òni (grosso chiavistello) fris-idd-òni (tarallo pasquale) furb-acchji-òni (furbacchione) lammi-òni (grande casa di campagna)

51


§ § § § § § § § § § § § § §

mbriac-òni (ubriacone) mištr-òni (maestro di valore, contrapposto a mištrìcchjiu) mucat-òni (sporcaccione) mus-òni (musone) muštazz-òni (manrovescio sulla bocca) nas-òni (nasone) parit-òni (grande muro a secco) šcaff-òni (schiaffone) scarp-òni (scarpone) sicchji-òni (secchione) siggi-òni (sedia a due posti) ssart-òni (grossa corda) varr-òni (grosso chiavistello) vusci-òni (vocione)

§ §

con il suffisso -àcciu (maschile), -àccia (femminile): arvul-àcciu (albero immenso) cas-àccia (casa ampia e grande)

§

con il suffisso -àzza, valore accrescitivo e peggiorativo: sput-àzza (saliva, sputo)

§ § § § §

con il suffisso –ázziru (maschile), -ázzira (femminile): bidd-ázzira (donna di notevole bellezza) bidd-ázzuru (giovane di bella presenza) brutt-ázzara (donna alquanto brutta) fimmin-ázzara (donna valente e di grande attività) giuvin-ázzuru (giovane bello alto robusto)

§ §

con i suffissi -àštru (maschile) e -àštra (femminile), con significato peggiorativo: mpidd-àštra (forte ubriacatura) uagnun-àštru (giovinastro)

§ §

e senza significato peggiorativo: pidd-àštra (pollastra) pidd-aštr-èdda (pollastrella) DA OSSERVARE: Il significato dei nomi alterati con la suffissazione non muta nella sostanza, ma solo per gli aspetti della qualità, quantità, giudizio del parlante. Il nome alterato cioè conserva il medesimo significato del nome non alterato accompagnato da un aggettivo indicante grandezza, piccolezza, grazia, bruttezza.

52


§ § § § § § § § § § § § § § § §

§ § §

FALSO ALTERATO è il nome che, pur derivando da un nome alterato vero, ha un significato proprio specifico. buccètta (bottiglietta, non una piccola bocca) camaštrinu (gancio o spranga nella gola del camino ove si appende la camàštra, non una piccola camàštra) cannèdda (zipolo, non una canna piccola) cannùccia (cannuccia, non una canna piccola) cappètta (molletta per la biancheria, non una piccola cappa) cazzunètti (mutande, non calzoni di piccole dimensioni) colonnètta (comodino, non una piccola colonna) cuppìnu (mestolo, non una piccola coppa) martellina (martinicca, non un piccolo martello) middicàzza (parte carnosa del corpo umano, non una grossa mollica) muccòni (boccone, non una grossa bocca) mucculòni (uomo moccioso, non una grande quantità di mucco) nduvinièddu (indovinello, non un indovino piccolo) pinnièddu (pennello, non una penna piccola) pinnìnu (pennino, non una penna piccola) quartaròni (contenitore di creta, alto circa 30 cm, utilizzato dal cantiniere per posare li rzùli pieni di vino; non è accrescitivo di quartàra recipiente per trasportare o depositare l'acqua) ricchjìnu (orecchino, non un orecchio piccolo) sciurnatèdda (salario di una giornata, non una giornata breve) vilanzìnu (bilancino –cavallo ausiliario-, non una bilancia piccola)

3.11.Numero del nome

§ § §

Per quanto attiene al numero, il dialetto, al pari dell’italiano, distingue nei nomi la singolarità dalla pluralità. La maggior parte dei nomi del dialetto ha una forma per il singolare e una per il plurale. L’elemento distintivo è rappresentato dalla desinenza, che di norma è: u per il maschile singolare; a per il femminile singolare; i per il maschile e il femminile plurale.

§ § § § § §

NOMI IN -U Maschile singolare -u > maschile plurale -i: l’ánciulu, l’ánciuli (angelo) l’anúzzulu, l’anúzzuli (nòcciolo) l’ossu, l’ossi (osso) lu chècuru, li chèchiri (colpo sulla testa con le nocche delle dita) lu cíciru, li cíciri (cecio) lu fiddùru, li fiddùri (turacciolo)

53


§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

lu fratèllu, li fratèlli (confratello) lu ntramuègghjiu, li ntramuègghji (imbroglio) lu pacciu, li pacci (pazzo) lu paísu, li paísi (paese) lu panàru, li panàri (cesto) lu pasùlu, li pasùli (fagiolo) lu piattu, li piatti (piatto) lu pidàru, li pidàri (grosso vaso di creta per olio e olive) lu pisièddu, li pisièddi (pisello) lu puèrru, li puèrri (verruca) lu rafanièddu, li rafanièddi (ravanello) lu ramu, li rami (ramo) lu rašciu, li rasci (raggio di ruota) lu raštièddu, li raštièddi (rastrello) lu rasùlu, li rasùli (rasoio) lu ruècculu, li ruècculi (torsolo del cavolo) lu ruèzzulu, li ruèzzuli (rastrello senza denti) lu rúscitu, li rúsciti (brontolio) lu rzulu, li rzuli (boccale per vino) lu santu, li santi (santo) lu scarpièddu, li scarpièddi (scalpello) lu šcueppu, li šcueppi (caduta) lu scuerzu, li scuerzi (crosta) lu štuezzu, li štuezzi (pezzo, tozzo) lu tiratùru, li tiratùri (tiretto)

§ § § § § § § § § § § §

I NOMI MASCHILI IN -CU formano il plurale: in -chi, conservando la consonante velare: lu chincu, li chinchi (mezzo di trasporto per persone) lu cuccu, li cucchi (vaso di creta per l'olio) lu fruèdducu, li fruèddichi (rimbocco) lu grueccu, li gruecchi (uncino) lu mušcu, li mušchi (spalla) lu pricuècu, li pricuèchi (specie di pesca) lu rašcu, li rašchi (graffio) lu rìsicu, li rìsichi (rischio) lu saccu, li sacchi (sacco) lu sciuecu, li sciuechi (gioco) lu taccu, li tacchi (tacco) lu tueccu, li tuecchi (rotolo di tela tessuta al telaio)

§

in –ci, -sci, assumendo il suono palatale o sibilante palatale: l’amìcu, l’amìsci (amico)

54


§ § § §

lu nimìcu, li nimìsci (nemico) lu pruficu, li prufisci (caprifico) lu puercu, li puerci (maiale) lu sprueccu, li spruecci (fascio di rami spinosi)

§

Nei nomi terminanti in -chjiu, la -i del tema assorbe la -i del plurale: lu uècchjiu, li uècchji (occhio)

§ §

Pari assorbimento si ha anche con la terminazione in -sciu (-i grafica): lu friddulúsciu, li friddulúsci (gufo) lu mušciu, li mušci (scopa di cannázzara)

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

NOMI IN -A Femminile singolare -a > femminile plurale -i: l'arcilòdda, l'arcilòddi (piccola beccaccia) la buttìta, li buttìti (imbottita) la cèsciula, li cèsciuli (giuggiola) la chiofa, li chiofi (zolla) la figghjiètta, li figghjiètti (foglietta, fr. fillette, antica misura di capacità, 100 g circa d'olio) la gnégnira, li gnégniri (talento) la lègnula, li lègnuli (lingua) la magghjiòla, li magghjiòli (ulivo giovane) la malòta, li malòti (scarafaggio) la middícula, li middículi (briciola) la ntrama, li ntrami (intestino) la pàmpina, li pàmpini (pampino) la paparínula, li paparínuli (papavero dei campi) la pápira, li pápiri (oca) la péntima, li péntimi (pietra grossa) la pezza, li pezzi (cencio) la pignàta, li pignàti (pignatta) la pirnícula, li pirnículi (altalena) la presa, li presi (porca) la progra, li progni (corno di bue per tromba) la pruvètta, li pruvètti (zipolo) la pulèa, li pulèi (pretesto) la raciòppa, li raciòppi (racimolo) la rancèdda, li rancèddi (roncola) la rizzèra, li rizzèri (rete metallica) la rota, li roti (ruota) la ròzzula, li ròzzuli (cerchione di bici) la rrobba, li rrobbi (roba)

55


§ § § § § § § § § § §

la saramènta, li saramènti (sarmento) la sárcina, li sárcini (fascina) la scala, li scali (scala) la scama, li scami (cispa) la scarda, li scardi (scheggia o scaglia di pesce) la sciummèdda, li sciummièddi (giumella) la sciurnàta, li sciurnàti (giornata) la spàtula, li spàtuli (scotola) la tabacchèra, li tabacchèri (portafusibili) la tòrtira (o la torta), li tòrtiri (legame di vimini per legare fascine) la vòffula, li vòffuli (mazzetto di spiche di grano)

§ § § § § §

I NOMI FEMMINILI IN -CA FORMANO IL PLURALE: in -chi, conservando la consonante velare: la barca, li barchi (barca) la brocca, li brocchi (brocca) la mònica, li mònichi (monaca) la naca, li nachi (culla) la nocca, li nocchi (nocca) la paštinàca, li paštinàchi (pastinaca)

§ § §

Nei nomi femminili terminanti in -chjia (-i grafica), la -i del tema assorbe la -i del plurale: la recchjia, li recchji (orecchio) la rocchjia, li rocchji (macchia) la specchjia, li specchji (cumulo di pietre)

§ § § §

Pari assorbimento si ha anche con la terminazione in -scia (-i grafica): la curèscia, li curèsci (cinghia) la poscia, li posci (tasca) la rascia di lu soli, li rasci di lu soli (raggio di sole) la scrascia, li scrasci (rovo)

§ § § § §

I nomi femminili terminanti in -ìa (-i tonica) formano il plurale in -ìi: la buscìa, li buscìi (bugia) la mascìa, li mascìi (magia) la sancìa, li sancìi (gengiva) la šcannìa, li šcannìi (vampata) la scanzìa, li scanzìi (ripostiglio nel muro) METAFONESI E DITTONGAZIONE La desinenza –i del plurale genera: • la mutazione della -o tonica in -u, della -e tonica in -i;

56


•

la dittongazione della -o tonica in -uè, della -e tonica in -iè.

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

o tonica > u l’anòsci, l’anùsci (noce) la puttanòna, li puttanùni (meretrice) lu barcòni, li barcùni (barcone) lu baròni, li barùni (barone) lu briccòni, li briccùni (briccone) lu buffittòni, li buffittùni (ceffone) lu cacazzòni, li cacazzùni (fifone) lu cacciatòri, li cacciatùri (cacciatore) lu cafòni, li cafùni (cafone) lu calittòni, li calittùni (vasca per lavare i panni) lu cantòni, li cantùni (angolo) lu carvòni, li carvùni (carbone) lu chjiancòni, li chjiancùni (grossa pietra) lu cippòni, li cippùni (ceppo di vite) lu crimòni, li crimùni (uomo stupido) lu cupirtòni, li cupirtùni (telo impermeabile) lu cuzzòni, li cuzzùni (grossa chiocciola) lu fanfaròni, li fanfarùni (smargiasso) lu fatiatòri, li fatiatùri (lavoratore) lu furcòni, li furcùni (forcone) lu grapòni, li grapùni (caprone) lu ladròni, li ladrùni (ladrone) lu lampasciòni, li lampasciùni (scalogna) lu lampiòni, li lampiùni (lampione) lu lapòni, li lapùni (fuco) lu larciòni, li larciùni (millantatore) lu mamòni, li mamùni (spauracchio per i bambini) lu marpiòni, li marpiùni (marpione) lu mulòni, li mulùni (mellone) lu passulòni, li passulùni (uomo alquanto tonto) lu piticòni, li piticùni (tronco dell’olivo) lu pòddisci, li pùddisci (pulce) lu saccòni, li saccùni (saccone) lu scurzòni, li scurzùni (scorzone) lu sorgi, li surgi (sorcio) lu tizzòni, li tizzùni (tizzone)

§ §

e tonica > i lu mesi, li misi (mese) lu turnèsi, li turnìsi (tornese)

57


§ §

o tonica > ue lu mònucu, li muènici (monaco) la notti, li nuetti (notte)

§ § § § § § § § § § § § §

e toniva > ie la fešta, li fiešti (festa) la frevi, li frievi (febbre) la serpa, li sierpi (serpe) lu buzzinèttu, li buzziniètti (calderotto) lu dèbbiti, li dièbbiti (debito) lu denti, li dienti (dente) lu mèritu, li mièriti (merito) lu nervu, li niervi (nervo) lu peti, li pieti (piede) lu pizzènti, li pizziènti (pezzente) lu pizzèttu, li pizziètti (pezzetto) lu preddi, li prieddi (prete) lu prèviti, li prièviti (prete)

§

Per effetto della metafonesi, la -e si muta in -i: lu pásseru, li pássiri (passero)

§

E la -u in -o: lu mitùddu, li mitòddi (midollo) NOMI INVARIABILI NEL NUMERO Sono invariabili i nomi che al plurale conservano la medesima forma singolare: la forma è unica e vale tanto per il singolare quanto per il plurale. Sono nomi di genere maschile e femminile terminanti in -i.

§ § § § § § § § § § §

GENERE MASCHILE l'írmici, l'írmici (embrice, tegola) l’acchjiàli, l’acchjiàli (occhiali, in dialetto è singolare e plurale) lu battènti, li battènti (martello della porta) lu carbinièri, li carbinièri (carabiniere) lu carnàli, li carnàli (fannullone) lu dilòri, li dilòri (dolore) lu falignàmi, li falignàmi (falegname) lu frati, li frati (fratello) lu funiràli, li funiràli (funerale) lu fùrmini, li fùrmini (fulmine) lu giùdici, li giùdici (giudice)

58


§ § § § § § § § § § § § § § § § § §

lu giurnàli, li giurnàli (giornale) lu láppisi, li láppisi (matita) lu lioni, li lioni (pezzo di tronco o di ramo d'albero) lu marcànti, li marcànti (mercante) lu muràli, li muràli (trave) lu murtàli, li murtàli (mortaio) lu musicànti, li musicànti (musicante) lu nomi, li nomi (nome) lu ntarèssi, li ntarèssi (interesse) lu nzignàli, li nzignàli (segnale) lu pešci, li pešci (pesce) lu pugnàli, li pugnàli (pugnale) lu rimòri, li rimòri (rumore) lu rinàli, li rinàli (orinale) lu siricchjiàli, li siricchjiàli (schiaffo) lu spicchjiàli, li spicchjiàli (specchio) lu spitàli, li spitàli (ospedale) lu tripièti, li tripièti (treppiedi)

§ § § § §

GENERE FEMMINILE la fòrbisci, li fòrbisci (forbice) la radìsci, li radìsci (radice) la rasciòni, li rasciòni (ragione) la reti, li reti (rete) la sori, li sori (sorella) NOMI DIFETTIVI Si usano esclusivamente al singolare o al plurale. Hanno cioè una sola forma che vale solo per il singolare o solo per il plurale.

§ § § § § § § § § §

DIFETTIVI DI PLURALI Nomi di minerali o elementi chimici come: l'argièntu (argento) l'azzàru (acciaio) l'oru (oro) la rama (rame) la rama bianca (latta, sottile lamiera di ferro) la rama rossa (rame) lu chjiúmmu (piombo) lu fierru (ferro) lu pitrògliu (petrolio) lu żincu (zinco)

59


§ § § § § § § § § § § § § § § §

Nomi di prodotti alimentari come: l'accia (sedano) l'ogliu (olio) la biava (avena) la canìgghjia (crusca) lu cafè (caffè) lu frumintòni (mais) lu granu (grano) lu gruessu (cruschello) lu lattu (latte) lu meli (miele) lu mieru (vino) lu pani (pane) lu pepi (pepe) lu rosògliu (rosolio) lu sali (sale) lu zúccuru (zucchero)

§ § § § § § § §

Nomi di malattie come: la nicatèdda (pertosse) la rugna (scabbia) la tigna (tigna) la tuccàta (paralisi) la vampa (malattia esantematica) la vušciòla (diarrea) lu murvìddu (morbillo) lu pilu (mastite)

§ §

Nomi collettivi come: la genti (gente) la robba (proprietà)

§ § § § § § § § § §

Nomi astratti come: l'affòrti (parte più difficile, incresciosa, sgradita di un’attività) l'úmmutu (umidità) la cannavòla (beffa, fingendo di voler dare qualcosa che poi non si dà) la fidùscia (fiducia) la pianèta (fato, destino) la russa (siccità) lu curàggiu (coraggio) lu friscu (frescura) lu gnuricòri (nerume) lu siccu (secco)

60


§ § § § §

Nomi di mesi e festività come: la Cannilòra (Candelora) la Pasca (Pasqua) la Pasca Bufanía (Epifania) lu masciu (maggio) lu scinnàru (gennaio)

§ § § § § § § § § § §

Altri nomi come: l'acqua (acqua) l'aria (aria) la fama (fame) la goffa (schiuma artatamente prodotta dal cantiniere, e venduta come vino) la rena (sabbia) la sażżùma (sostanza che ricopre le piante di pomodoro e di ceci, umidiccia, appicicaticcia e che dà prurito) la scionta (resti di una merce che rimangono dopo averne venduto una parte) la secca (sete) la spara (cercine) la vammàscia (bambagia) lu feli (fiele) lu gnostru (inchiostro) lu grinu (crine) lu sagnu (sangue) lu soli (sole) lu tuèssucu (veleno) lu uémmucu (vomito)

§ § § § § § § § § § § § §

DIFETTIVI DI SINGOLARE Nomi che indicano cose accoppiate o molteplici come: li calènniri (calende) li cażżi (pantaloni) li cegghji (le sopracciglia) li chjiossi (scarponi chiodati) li farfúgghji (trucioli) li fierri (attrezzi da lavoro) li fogghji (verdura) li lanci di soli (raggi del sole) li mazzàti (percosse) li ócchjiri (gemme delle piante) li panèlli (dolci o sculacciate) li ricchjiàscini (orecchioni) li sciulimiènti (diarrea)

§ § § § § §

61


§ § § § §

§

li spicci (moneta minuta) li štiramiènti-li štiratùri (convulsioni, crisi epilettica) li uagnunàmi (gioventù) li uarnamiènti (finimenti) li vùšciti (diarrea) PLURALI IRREGOLARI Nomi maschili e femminili che formano il plurale in -iri anziché in -i: l’acu, l’ácuri (ago); l’anièddu, l’anéddiri (anello); la capu, li cápiri (testa); lu cannizzu, li cannézziri (canniccio); la cavègghjia, li cavégghjiri (gavio, gavello); la middicàzza, li middicàzziri (polpaccio); la purtòsa, li purtósiri (occhiello); lu chjiuppu, li chjióppiri (pioppo); lu ciardìnu, li ciardéniri (giardino); lu cugnu, li cógniri (cuneo); lu cutùgnu, li cutógniri (melo/a cotogno/a); lu frunchjiu, li frónchjiri (foruncolo); lu fruttu, li fróttiri (frutto); lu fuecu, li fóchiri (/ fuèchi, fuoco); lu furnu, li fórniri (/ forni, forno); lu fusu, li fósiri (fuso); lu jaddu, li jáddiri (gallo); lu liettu, li lèttiri (letto); lu marìtu, li marètiri (/ marìti, marito); lu mulìddu, li muléddiri (mela); lu mulìnu, li mulèniri (mulino); lu mušcu, li móšchiri (spalla); lu nitu, li nétiri (nido); lu nutu, li nótiri (nodo); lu nziddu, li nzèddiri (goccia); lu parìcchjiu, li parécchjiri (coppia di buoi); lu pożżu, li póżżiri (il polso); lu pozzu, li pózziri (pozzo); lu ramu, li rámiri (ramo); lu saccu, li sáccuri (sacco); lu scinúcchju, li scinócchjri (ginocchio); lu sciuncu, li sciónchjiri (giunco); lu sicchju, li sécchiri (secchio); lu štrunzu, li štrónziri (stronzo); lu štuezzu, li štózziri (pezzo); lu surcu, li sórchiri (solco); lu truenu, li truéniri o tróniti (tuono); lu turcinièddu, li turcinièddiri (involtino); lu vancu, li váncuri (sgabello); lu vinchjiu, li vénchjiri (verga); lu vuddu, li vóddiri (gomito); lu zippu, li zéppiri (fuscello)

3.12.Genere del nome

Rispetto al genere, il nome è maschile o femminile.

§ § § § § § § § §

SECONDO LA TERMINAZIONE sono di genere maschile i nomi con la desinenza in -u: l'arsículu (l'acciarino della ruota) lu cantu (il cerchio di ferro della ruota) lu cchiappu (il nodo scorsoio) lu chiuèvu (il chiodo) lu cielu (il cielo) lu cunígghjiu (il coniglio) lu discitu (il dito) lu fioru (il fiore) lu fišcàru (la fiscella per ricotta)

62


§ § §

lu fišchièttu (il fischietto) lu fragnu (la quercia) lu fuessu (il fosso) lu furnàru (il fornaio) lu giurnu (il giorno) lu grueccu (l'uncino) lu lavatùru (il lavatoio) lu lávuru (l'alloro) lu libbru (il libro) lu liettu (il letto) lu luvàtu (il lievito) lu mášculu (il chiavistello di legno) lu pinnícculu (il battaglio di campana) lu pínnulu (la pillola) lu rasciu (il raggio di ruota) lu ristúcciu (la stoppia) lu rizzu (il riccio) lu russu (il torlo dell'uovo) lu vantisìnu (tavola di legno di forma quadrata con due forcelle, posta verticalmente nella parte anteriore di lu traìnu) lu varracchjiòni (l'arganetto di legno) lu vescu (il vescovo) lu viddìcu (l'ombelico)

§ § § § § § § § § § § § § § § § § §

sono di genere femminile i nomi con la desinenza in -a: l'erva (l'erba) la cazzòdda (onisco o porcellino di terra) la cilòna (la tartaruga) la cirasèdda (frutto del biancospino) la cistèrna (la cisterna) la cullàma (la collana) la culòštra (la colostra) la cunòcchjia (la rocca) la cunzàrva (la conserva di pomodoro) la dècuma (spazio di dieci giorni) la dota (la dote) la dova (la doga) la farinèdda (pioggia fina) la fassa (la fascia per neonati) la fatía (il lavoro) la firriàta (la ringhiera) la fišcòdda (la fiscella) la gagna (la mascella)

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § §

63


§ § § § §

la jarża (la guancia) la josca (la loppa) la littèra (il canniccio per seccare i fichi) la manciatòra (la greppia) la penna (la penna, d'uccello o per scrivere) la pulla (la tacchina) la vilanzòla (l'asse del carro al quale si attaccano le tirelle per il cavallo ausiliario) la vocca (la bocca) la vucàta (il bucato) la vucèrna (la lucerna di creta, a olio) la vucèrta (la lucertola) la vunnèdda (la gonnella)

§ § §

Invariabili nel genere, nomi con un’unica forma per il maschile e per il femminile: lu canàti, la canàti, li canàti (il cognato, la cognata, i cognati) lu cuscìni, la cuscìni, li cuscìni (il cugino, la cugina, i cugini) lu nipòti, la nipòti, li nipùti (il/la nipote, i/le nipoti)

§ § § § § §

Indipendenti nel genere, nomi con radici diverse per il maschile e per il femminile: la caròsa, lu uagnòni (la nubile, il celibe) la fèmmina, lu másculu (la femmina, il maschio) la mamma, l’attàni (la mamma, il papà) la migghjièri, lu marìtu (la moglie, il marito) la nora, lu sciènnuru (la nuora, il genero) la sori, lu frati (la sorella, il fratello)

§ § § § § § § §

Genere mobile, nomi che da maschili diventano femminile con il cambio della desinenza lu cattìvu, la cattìva (il vedovo, la vedova) lu ciucciu, la ciuccia (l’asino, l’asina) lu fattòri, la fattòra (il fattore, la fattora, ovvero la fattoressa) lu figghjiu, la figghjia (il figlio, la figlia) lu masciàru, la masciàra (lo stregone, la strega) lu massàru, la massàra (il massaio, la massaia) lu nunnu, la nunna (il padrino, la madrina) lu sciušcèttu, la sciušcètta (il figlioccio, la figlioccia)

§

Nomi che cambiano significato dal maschile al femminile lu chjiantu (il pianto), la chjianta (la pianta, del piede, di fico)

§ § § § § § §

64


§ § § § § §

lu mánucu o mánicu (il manico, di falce, scopa, ombrello), la mánica (la manica della veste) lu mappìnu (lo schiaffo), la mappìna (il tovagliolo) lu piezzu (il macigno), la pezza (lo straccio) lu pilu (il pelo), la pila (la pila di pietra per acqua) lu portu (il porto di mare), la porta (la porta di casa) lu puntu (il puntiglio), la punta (la punta) lu risu (il riso), la risa (la risata)

§ § § § § § § § § § §

NOMI DI FRUTTA sono maschili: lu cacu (pomo) lu calaprìsciu (frutto del pero selvatico) lu culúmmuru (fiorone di fico) lu cutùgnu (mela cotogna) lu ficazzànu (specialità di fico) lu mulìddu (mela) lu mulòni (mellone) lu persichìnu (varietà di pesca) lu peru (pera) lu sueżżu (frutto del gelso) lu vurru (fiorone del fico dottato)

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § §

sono femminili: l’alìa (oliva) l’amènnula (mandorla) l’anòsci (noce) l’ombra (mora di rovo) l’uva (uva) la cascarèlla (varietà di susina) la caštàgna (castagna) la cèciula (giuggiola) la ciràsa (ciliegia) la cirasèdda (frutto del biancospino) la fica (fico) la lażżaròla (lazzeruola) la murància (arancia) la nèspula (nespola) la nuscèdda (nocciolina) la pigna (pigna) la rússula (corbezzolo) la seta (mela granata) la virnicòcca (albicocca)

§

65


§

la virzèlla (albicocca)

§ § § § § § § § § § § § § §

NOMI DI ORTAGGI sono di genere femminile: l’accia (sedano) l’acciòdda (sedano selvatico) la cicuèra (cicoria) la cipòdda (cipolla) la citratìna (cedrina) la cucùzza (zucca) la gneta (bietola) la mammabbòna (sorta di cicurèdda, della famiglie delle composite) la muranciàna (melanzana) la paštinàca (pastinaca, carota) la rúcula (rucola) la scarcióppula (carciofo) la spinèdda (peperoncino piccante) la spunsàla (pollone fresco di cipolla)

§ § § § § § § § § § § § § § §

sono di genere maschile: l'ariènulu (origano) lu cardòni (cardo) lu cavulaffiùru (cavolfiore) lu chjiáppiru (cappero) lu cucúmmuru (cocomero) lu diavulìcchjiu (peperoncino) lu finùcchjiu (finocchio) lu lampasciòni (cipollaccio col fiocco) lu pepi (pepe) lu pipauèlu (peperone) lu pitrisìnu (prezzemolo) lu pummidòru (pomodoro) lu rabbucáulu (cima di rapa) lu rafanièddu (ravanello) lu vasinicola (basilico)

§ § §

LEGUMI sono di genere femminile: la dòlica (cicerchia) la fava (fava) la lintècchjia (lenticchia) sono di genere maschile:

66


§ § § §

lu cìciru (cecio) lu pasùlu (fagiolo) lu pisièddu (pisello) lu vúmmulu (fava novella)

§ § §

CEREALI sono di genere femminile: la biava (avena) la vena (avena, Roh) la vena gresta (aveva selvatica)

§ § § § § §

sono di genere maschile lu frumintòni (granturco) lu granòni (mais) lu granu (grano) lu nigghjiu (miglio) lu risu (riso) lu uergiu (orzo)

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

ANIMALI sono di genere femminile: l'acchjiàta (occhiata, sorta di pesce) l'alìscia (acciuga) l'arcilòdda (piccola beccaccia) l’annècchia (capretta di un anno) l’annícchia (vitella di un anno, Roh) la cilòna (tartaruga) la ciola (corvo nero) la cipuddàra (grillotalpa) la cuccuvàscia (civetta) la curnàcchjia (cornacchia) la fujína (faina) la furmicalòra (torcicollo, uccello che si nutre di formiche) la furmìcula (formica) la giallètta (luì) la grattapuètula (ostrica imperiale) la jónnula (donnola) la lampùca (specie di piccolo tonno) la luciarnèdda (lucciola) la mèrvula (merlo) la mònaca (pesce marino) la parasáula (trachino) la perchia (perca, sorta di pesce)

67


§ § § § § § § § § § § § § § § § § § §

la pilòsa (specie di granchio di mare) la pizza marina (cetriolo di mare) la pòppita (upupa) la pulla (tacchina) la puttanèdda (coditremola) la quagghjia (quaglia) la rascia (razza) la ricciòla (leccia) la sanguètta (sanguisuga) la sarpa (salpa) la scòrfina (scorfano) la scrascialòra (uccello dei roveti) la seccia (seppia) la starnòtta (starna) la tarànta (tarantola) la vavòsa (bavosa) la virdèsca (pesce marino) la vòccula (chioccia) la vopa (boga, pesce marino)

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

sono di genere maschile: l’annícchiu (manzo giovane, vitello di un anno) lu calamàru (calamaro) lu cámpiu (bruco) lu capuncièddu (girino) lu cardòni (verdone) lu caštarièddu (falco) lu cuccu di masciu (cuculo) lu dèntisci (dentice) lu francièddu (fringuello) lu friddulúsciu (gufo) lu fruvulùsu (gufo) lu grillu (grillo) lu gufu (gufo) lu jaratùru (grillotalpa) lu luzzu (nasello) lu marauèttulu (ranocchio) lu nannarruènchjiulu (rana) lu pagòni (pavone) lu pietturùssu (il pettirosso) lu purpu (polpo) lu ragnu (ragno) lu rizzu (riccio)

68


§ § § § § § § § § § § §

lu rre di l'acièddi (scricciolo) lu ruencu (grongo, tipo di pesce) lu sárugu (sargo, pesce marino) lu scúmmuru (sgombro, pesce marino) lu sorgi (topo) lu spicalùru (pesce marino) lu tattauègghjiu (pipistrello) lu tirzinieddu (piccola anitra selvatica) lu trisciúncu (montone coi testicoli non visibili) lu turdu (tordo) lu żigufà (rigogolo) lu zuzzuvìvu (cavalletta)

§ § § § §

di genere indipendente (morfema lessicale diverso al maschile e al femminile): la grapa (la capra), lu magghjiàtu (il caprone, il becco) la pècura (la pecora), lu muntòni (il montone) la sciumènta (la giumenta), lu cavàddu (il cavallo) la scrofa (la scrofa), lu puèrcu (il porco) la vacca (la vacca), lu toru (il toro)

§

di genere mobile: l’api (l’ape), lu lapòni (il pecchione, cambio di genere con l’alterazione) la pica jeza (la gazza ladra), lu picu (la pica) la serpa, (la serpe), la serpa cirvòna (cervona, Roh), lu sirpòni (serpente, maschile con l’accrescitivo) la vorpa (la volpe), lu vurpìnu, lu vurpòni (il volpino, il volpone, cambio di genere con l’alterazione) lu cunígghjiu (il coniglio), la cunígghjia (la coniglia)

§

invariabili nel genere: lu lebbri, la lebbri (il lepre)

§ § § § § §

NOMI DEI GIORNI di genere maschile: lunidìa (lunedì) martidìa (martedì) merculidìa (mercoledì) giovidìa (giovedì) venerdìa (venerdì) sábbutu (sabato)

§

di genere femminile: dumènica (domenica)

§ § § §

69


§ § § § § § §

NOME DEI VENTI di genere maschile: lu favoni (favonio, O) lu gricàli (grecale, NE) lu livànti (levante, E) lu maištràli (maestrale, NO) lu sciròccu (scirocco, SE) lu tarantìnu (tarantino, O-SO – SO) lu vientu frùvulu (tromba d'aria) di genere femminile: la tramuntàna (tramontana, N)

§ § §

NOMI DELLE STAGIONI di genere maschile: lu nvièrnu (inverno) l'autùnnu (autunno) lu štatu (estate)

§

di genere femminile: la primavèra (primavera)

§ § § § § § § § § § § §

NOMI DEI MESI di genere maschile scinnàru (gennaio) furbàru, fubbràru, fubbraròttu (febbraio) marzu (marzo) abbrìli (aprile) masciu (maggio) giugnu (giugno) jeru, lugliu (luglio) agòštu (agosto) sittèmmiri (settembre) ottòbbri (ottobre) nuvèmbri (novembre) dicèmbri (dicembre)

§ § §

NOMI DI FIORI O PIANTE di genere maschile: lu cicirettrì (specie di narciso) lu ciclamìnu (ciclamino) lu gallu (calla)

70


§ § § § § § § §

lu garòfulu (garofano) lu gesuvìnu (gelsomino) lu ggigliu (giglio) lu ghiásciu (gigaro) lu giràniu (geranio) lu laštru (specie di margherita) lu papàvuru (papavero) lu tumu (timo selvatico)

§ § § § § § § § § §

di genere femminile: l'ardícula (ortica) l'ortènzia (ortensia) la daglia (dalia) la fresa (fresia) la márvula (malva) la panzè (viola del pensiero) la quarèmma (fiore campestre primaverile, commestibile) la rosa (rosa) la tuberòsa (tuberosa) la voccu di lupu (mentastro)

§ §

NOMI DI CITTÀ E PAESI di genere maschile Carvìgni (Carovigno) - Carvìgni nuèštru, štè chjinu tuttu Carvìgni, èti cchjiù beddu Santu Vitu di Carvìgni Santu Vitu (San Vito dei Normanni) - Santu Vitu nuèštru èti beddu, nta tuttu Santu Vitu non nci štè na farmacìa apèrta

3.13.Reduplicazione del nome

Il dialetto usa raddoppiare il nome al pari del verbo e dell’aggettivo per conseguire particolari effetti.

§ § §

INTENSIFICAZIONE (il “superlativo” del nome) la cima cima (il fior fiore) - È vinùtu fori, e nci àgghjiu fattu la cima cima di li fogghji (È venuto in campagna e gli ho raccolto la verdura migliore) lu megghjiu megghjiu (la parte migliore in assoluto. - Do peri ca m’àt’a dài, cápimili li megghjiu megghju (Le pere che devi darmi, che siano le più buone) terra terra (il più possibile al livello del terreno) - Na cosa mi l’àt’a dìsciri terra terra, ci vuè cu la capìscu bbona (Devi parlarmi con semplicità, con parole comuni, non di tono elevato) PLURALITÀ

71


§

§

§

§

§

§ §

§

§ § §

§ §

§ §

macchji macchji (tutto pieno di macchie, sulla pelle, sul vestito) - È šcuppàtu nta nu pantànu e la camìsa si l’è fatta macchji macchji di lota (È caduto in un pantano e la camicia se l’è sporcata tutta di fango) lenzi lenzi (a brandelli) - Li rrobbi spannùti, lu cani nci l’è fattu lenzi lenzi (I panni stesi al sole, il cane glieli ha fatti a brandelli) - Lu piccìnnu, sciucànnu sciucànnu cu la fòrbici, è fattu lu spruvièru tuttu lenzi lenzi (Il bambino, giocando con le forbici, la tenda l’ha strappata tutta) pezzi pezzi (a pezzi) - Lu ghjiasciòni ca s’è štruttu, lu fazzu pezzi pezzi, mappini pi li piatti e pezzi pi la porva (Il lenzuolo consumato, lo ritaglio in stracci per i piatti e per la polvere) buchi buchi (tutto buchi) - Lu carlu nta lu cašciòni m’è fattu lu ghjiasciòni tuttu buchi buchi (Il tarlo, nella cassa del corredo, mi ha riempito il lenzuolo di buchi) feddi feddi (a fette) - Tiegghji vinì feddi feddi (Che tu possa tornare tutto tagliato con il coltello) - Curu piezzu di pani, figghjima l’è tagghjiàtu feddi feddi (Quel panetto di pane, mio figlio lo ha tagliato a fette) farsi farsi (a strisce) - La tuvagghjia l’è fatta farsi farsi (La tovaglia, l’ha fatta a strisce) middículi middículi (in briciole) - Lu pani, l'à fattu middículi middículi (Il pane, lo hai ridotto in briciole) CONTINUITÀ SPAZIO-TEMPORALE o uniformità che si prolunga nel tempo: cantìni cantìni - Vèi cantìni cantìni (Detto dell’ubriacone che, appunto, si ubriaca da una cantina all’altra) - Da na cantìna jèssi e nta n’addra trasi (Da una cantina esce, e in un’altra entra) casi casi (da una casa all’altra, senza tregua) - Tiegghji scìi casi casi (Che tu possa vivere mendicando) loggi loggi (per i balconi) - Sò rubbàti a quera casa e sò rrivàti loggi loggi (Hanno rubato in quella casa, e sono entrati scavalcando balconi) mani mani (prossimità spazio temporale) - M'acchjiu propia mani mani (Mi trovo proprio nelle immediate vicinanze) - Štava mani mani ca m'èr'a vinì cchjiài, e no nc'è vinùtu (Era pronto per venire a trovarmi, ma non è venuto) - Lu barbièru, ce lu vuè mani mani? (Il barbiere, lo vuoi a portata di mano?) parèti parèti (lungo i muri) - Vè caminànnu parèti parèti (Va camminando lungo i muri, per paura delle sua stessa ombra) peti peti (lento pede, passo passo, lentamente) - No àgghjiu cchjiatu nu ncarvaccatùru (nu cómmiti) e mi n'àgghjiu sciutu fori peti peti (Non ho trovato un passaggio, e me ne sono andato in campagna passo passo, lentamente) pezzi pezzi (appezzamenti di terreno) - Tiegghj scì pezzi pezzi nta li spini (Che tu possa vivere attraversando fondi pieni di spine) porti porti - Tiegghji scìi porti porti com’a Giannotti (Che tu possa vivere bussando alle porte come Giannotti che, in qualità di messo comunale, riscuoteva le tasse a domicilio. È il malevolo augurio di vivere mendicando)

72


§ §

§ § § §

§

§

§

§ § §

recchji recchji (tutto orecchi) ripa ripa di lu mari (lungo il mare) - ripa ripa di lu parèti (sempre lungo il muro) Quanni vèi a la scola, no nci scìi da mmienz’a la štrada cu no ssìa t’acchji sotta ncuna màchina, camina ripa ripa di la štrada (Quando vai a scuola, non camminare in mezzo alla strada, perché puoi essere investito dalle macchine. Cammina sempre lungo il marciapiede) scali scali (per le scale) - È šcuppàtu scali scali (È caduto malamente per le scale) - Àgghjiu minàtu li sàrcini scali scali (Ho buttato per le scale le fascine) scìi erva erva (attraversare i campi, pieni di erba) štrada štrada (lungo la strada) - Nci àgghjiu cuntàtu lu fattu štrada štrada (Gli ho raccontato il fatto strada facendo) uecchji uecchji (con la massima attenzione) Il raddoppiamento del sostantivo, lo si ritrova in documenti del 1440 e successivi: “Principiando dal parco qual se dice Lama Forca, venendo verso mezodia per deritto sopra la grotta dove se dice Santo Joannem dove è et un ponte signato con tre cruce, seguendo la ripa ripa della Lama, …….” p. 11, Documento del 4 aprile 1440 “Confini del territorio di Carovigno già redatti in data 24 ottobre 1420 dal notaio Filippo ………”; “et da la detta serra alla Marmurella verso ponente alle curte de lezze sequendo parete parete verso meza dia per vignale quale se dice de li monaci…….” p. 11 de Il Libro Magno di Carovigno (a cura di Enzo Filomena); “et da là tira serra serra per lo dritto de Carovigno per sotto la Masseria de Santoro Monaco ……” (Napoli 21 aprile 1586, Istanza con la quale il Barone di Carovigno determina i fatti che assume provare con testimoni nella lite vertente tra lui e l’Università di Brindisi”; p. 28 de Il Libro Magno di Carovigno.) DA SEGNALARE infine una particolare forma di raddoppiamento del sostantivo, mediato dalla particella ci, con valore limitativo (equivalente a "comunque sia, privo di particolari requisiti"): na cosa ci cosa (una cosa qualunque) na fèmmina ci fèmmina (una femmina qualunque) nu fessa ci fessa (uno qualsiasi)

73


AGGETTIVO QUALIFICATIVO SOMMARIO: 4.0.AGGETTIVO QUALIFICATIVO (DEFINZIONE) 4.1.IL GRADO 4.2.LA FORMAZIONE 4.3.L'ALTERAZIONE

4.0.Aggettivo qualificativo (definizione)

§ §

L’aggettivo qualificativo, dal tardo latino adiectivum nomen, è la parte del discorso, variabile nella desinenza, che aggiunge una qualità al nome/sostantivo al quale si riferisce, e col quale concorda nel genere e numero. Fondamentalmente svolge una funzione: attributiva, quando il collegamento aggettivo-nome avviene direttamente: na màchina velòsci (un'auto veloce); predicativa, quando il collegamento aggettivo-nome avviene per il tramite di un verbo: la machina èti velòsci (l'auto è veloce). Le voci dialettali raccolte non contemplano una classe numerosa di aggettivi: sono prevalentemente sostantivi e verbi; in misura ridotta, aggettivi. In termini quantitativi, rispettivamente, 3500, 1000, 500. PER QUANTO ATTIENE AL GENERE, l’aggettivo qualificativo, al pari del nome, si articola in due classi:

§ o o o § § § § § § § § § § § § §

1^ CLASSE: aggettivi con forme distinte per i due generi: singolare maschile in –u singolare femminile in –a plurale maschile e femminile in –i (gli aggettivi in –io con –i grafica, al pari dei nomi, terminano al plurale con una -i semplice) afflìttu, afflìtta, afflìtti (tribolato) allanàtu, allanàta, allanàti (senza forze, debole) allècru, allècra, allècri (allegro) allupàtu, allupàta, allupàti (affamato come un lupo) aúsciu, aúscia, aúsci (acerbo, acre, aspro) avàru, avàra, avàri (avaro) beddu, bedda, beddi (bello) biàtu, biàtu, biàti (beato) carmulitànu, carmulitàna, carmulitàni (prossimo alla maturazione) cavàtu, cavàta, cavàti (estratto a forza, cavato) chjiaru, chjiara, chjiari (chiaro) chjiattu, chjiatta, chjiatti (piatto) cicàtu, cicàta, cicàti (cecato)

74


§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

circatìnu, circatìna, circatìni (incontentabile) crudu, cruda, crudi (crudo) filàtu, filàta, filàti (incrinato, di un vaso fragile) finu, fina, fini (fine, sottile) gghjiuštu, gghjiušta, gghjiušti (giusto) jàcuru, jàcura, jàcuri (acre, agro) jámpulu, jámpula, jámpuli (ampio, vasto) jàpulu, jàpula, jàpuli (con il guscio molle, uovo) jarsu, jarsa, jarsi (arso, secco) jertu, jerta, jerti (alto) latu, lata, lati (largo) matùru, matùra, matùri (maturo) nettu, netta, netti (pulito) nnammarùtu, nnammarùta, nnammàruti (amareggiato) ofànu, ofàna, ofàni (vanitoso, pieno di boria) paru, para, pari (uguale, simile) pèsulu, pèsula, pesùli (leggero) povru, povra, povri (povero) sarvu, sarva, sarvi (salvo) sazziu, sazzia, sazzi (sazio, satollo) scarciu, scarcia, scarci (scarso) sciarpu, sciarpa, sciarpi (balbuziente) šcierzu, šcerza, šcierzi (incolto) sicùru, sicùra, sicùri (sicuro) sotu, sota, soti (quieto, calmo) spilàtu, spilàta, spilàti (calvo) tiràtu, tiràta, tiràti (taccagno) vašciu, vašcia, vašci (basso) żarru, żarra, żarri (rozzo)

§ o o § § § § § § § § § §

2^ CLASSE: aggettivi che hanno la medesima forma: singolare maschile e femminile in –i plurale maschile e femminile in –i anurmàli (anormale) capàsci (capace) cilèšti (celeste) diffirènti (differente) diffìscili (difficile) doggi (dolce) fàscili (facile) ficatàli (troppo maturo) fidèli (fedele) forti (forte)

75


§ § § § § § § § § § § §

fucali (che attiene al fuoco, nucleo familiare) inùtili (inutile) matriàli (grossolano) moddi (soffice) nnucènti (innocente) nòbbili (nobile) putènti (potente) puzzulènti (puzzolente) raspènti (scabro, pungente al palato) sittìli (sottile) vacànti (vuoto) verdi (verde)

§ § § § § § § § §

Le terminazioni -cu (maschile), -ca (femminile) conservano, al plurale, il suono velare inserendo tra la -c e la vocale della desinenza un’h: antìcu, antìca, antìchi (antico) bacùccu, bacùcca, bacùcchi (sciocco) biancu, bianca, bianchi (bianco) fanàticu, fanàtica, fanàtichi (fanatico) lascu, lasca, laschi (rado) rúšticu, rúštica, rúštichi (rustico) staddìgnu, staddìgna, staddìgni (focoso, vivace) sufišticu, sufištica, sufištichi (pedante, cavilloso) suscu, susca, suschi (uggioso, tedioso, scontroso)

§

Parimenti con la terminazione in -gu, alquanto raro: largu, larga, larghi (largo)

4.1.Il grado

Della qualità, il dialetto esprime diversi gradi di intensità. Una qualità cioè è attribuita a un individuo con un'intensità uguale, maggiore o minore rispetto a un altro individuo che si assume come secondo termine di paragone, ovvero rispetto a tutti gli individui della medesima specie, ovvero in modo assoluto, senza alcun termine di confronto.

§ §

I gradi di comparazione, ossia i gradi della qualità di un aggettivo, sono due: grado di comparazione comparativo (maggioranza, minoranza, uguaglianza) grado di comparazione superlativo (relativo, assoluto). Ai due gradi suddetti si aggiunge il grado positivo, quando la qualificazione aggettivale prescinde dal grado di intensità. Il grado comparativo esprime un confronto tra due termini nel possesso di una qualità (1° termine di paragone, 2° termine di paragone):

76


§ § §

§ § § § §

§

§ § § §

§ § § §

nel comparativo di maggioranza, la qualità è attribuita in grado maggiore al 1° termine; nel comparativo di minoranza, la qualità è attribuita in grado minore al 1° termine; nel comparativo di uguaglianza, la qualità è attribuita in grado uguale al 1° e al 2° termine. IL COMPARATIVO DI MAGGIORANZA si esprime con l’avverbio di quantità cchjiú posto davanti all’aggettivo. Il 2° termine di paragone s'introduce con la preposizione di o, se il confronto è tra due qualità, di ce: Èti cchjiú bruttu di ce bbuenu (È più brutto di che buono) Fràtima èti cchjiú jertu di mei (Mio fratello è più alto di me) Josci à štatu cchjiú buenu di cuscìnita (Oggi sei stato più buono di tuo cugino) La lebbri èti cchjiú velòsci di la vorpa (La lepre è più veloce della volpe) Lu fondu di sòcrima èti cchjú luegnu di ce largu (Il fondo rustico di mia suocera è più lungo che largo) IL COMPARATIVO DI MINORANZA si esprime con la locuzione avverbiale cchjiú picca e il secondo termine è introdotto da di, o da di ce se tra due qualità: Fígghjita lu màsculu, osci, è štatu cchjiú picca attièntu di la sori (Tuo figlio, oggi, è stato meno attento della sorella) IL COMPARATIVO DI UGUAGLIANZA si esprime con com’a, o con il correlativo tanta …quanti: La meštra di còsiri èti tanta fessa quanti ricca (La maestra di cucito è tanto stupida quanto ricca) Li dulùri di li parturiènti sònti com’a quiri di li dienti (I dolori delle partorienti sono come quelli dei denti, forti intensi e di breve durata) Onèštu com’a li cozzi (Onesto come le cozze, che sporcano con fili di bava. Il disonesto, che lascia, appunto, tracce poco onorevoli di sé) Quera caròsa èti tanta brava quanti bedda (Quella ragazza è tanto brava quanto bella) IL GRADO SUPERLATIVO esprime il grado più alto, più intenso della qualità aggettivale, sia considerato in sé sia in relazione ad altri individui della medesima classe. Il dialetto esprime il grado superlativo non già utilizzando la suffissazione – issimo, -errimo, -entissimo, bensì ricorrendo ad altri modi: la ripetizione dell’aggettivo di grado positivo: chjinu chjinu (pienissimo) doppiu doppiu (molto spesso) lieggiu lieggiu (leggerissimo) minùtu minùtu (piccolissimo)

77


§ § §

nchjiumminùtu nchjiumminùtu (del colore del piombo, grigiastro) - Àgghjiu lavàtu li ghjiasciùni e so vinùti nchjiumminùti nchjiumminuti (Ho lavato le lenzuola e sono uscite grigiastre) nzèpitu nzèpitu (molto leggero) papùddi papùddi "li uecchji" (gli occhi particolarmente carichi di sonno) varru varru (pienissimo)

§ § § §

anteponendo tuttu (tutto) con valore avverbiale, a mo’ di prefisso, all’aggettivo: la camisa, totta mucàta (la camicia, sporchissima) lu quadru, tuttu štuertu (il quadro, proprio storto) si fesci lu bagnu, e assì tuttu bagnàtu (si fece il bagno, e uscì tutto bagnato) štava tuttu cuntènti (era contentissimo)

§ § §

aggiungendo all’aggettivo un altro aggettivo, a mo’ di apposizione: mbriàcu fráscitu (ubriaco fradicio) štanch'e štruttu (molto stanco, stanco e distrutto) štancu muertu (stanchissimo)

§ § § § § §

con gli avverbi assài, propia, veramènti: assài cuntènti, veramènti cuntènti (contentissimo) cur'árvulu è propia jertu (quell'albero è molto alto) doggi veramènti (molto dolce) jertu assài (altissimo) propia nzurtùsu, propia ncapunìtu (molto offensivo, ostinato) si' veramènti fessa (sei molto stupido)

§ § § § § § § § § § § § § § §

inserendo l’aggettivo di grado positivo in particolari locuzioni, oppure mediante comparazioni: amàru com'a lu tuéssucu (molto amaro) bagnàt'a piricìnu (bagnato fradicio) biancu com’a nu muertu (estremamente pallido bruttu com’a la fama (bruttissimo) bruttu comi na spenta a lu scuru (bruttissimo) buenu com'a lu pani (buonissimo) cchjiú brutta ca èti no putèva éssiri (bruttissima) cchjiú megghjiu ca èti no pò éssiri (buonissimo) cchjiú nfama ca èti no pò éssiri (cattivissima) chjinu a spittirrài (stracolmo) curu ddài m’addòra propia (simpaticissimo) curu piccìnnu èti nu diàvulu (quel bambino è vivacissimo) èti jertu quant’osci e crei (è altissimo) forti com’a nu liòni (fortissimo) mazzu com'a nu zuzufièrru, com'a nu filu di cuttòni (magrissimo)

§

78


§ § § § § § § § §

§ § § § § §

§ § § §

§ § §

ncapunìtu com'a nu mulu (molto testardo) neru com’a lu carvòni, com'a lu tizzòni (nerissimo) neru com’a lu trumèntu (nerissimo) nu pièzzu di giòvunu, ca ti lu puè beviri nta nu bicchièru d'acqua (un giovane molto aitante, superlativo) quanti nu miniliccu (molto piccolo) salàtu a fierru (salatissimo) tueštu com'a nu chjiancòni (durissimo, come una pietra) tueštu comi la petra nera di Carvigni (assai cocciuto) vecchjiu com'a Ciomma (vecchissimo, vecchio come Girolamo, 80 anni) con espressioni figurate: fígghjima èti nu tirramòtu (mio figlio è iperattivo) lu cchjiú piccìnnu èti nu diàvulu (il più piccolo è un diavolo) no ssi ccogghji mai (lentissimo) nu picca di cchjiú fessa (molto stupido) quera femmina èti na sorta di štangòni, na sorta di štaccaròni (bella e molto formosa) sobb’a la fatìja èti nu disàštru (nel lavoro è molto incompetente) con il prefisso štra-: curu èti propia štralunàtu, no nni ccugghji còculi (è proprio strano) curu sicchjiu èti štrachjìnu, mu àv’a spittirrài! (quel secchio è pienissimo, ora traboccherà) li cìciri sò cuetti e štracuètti (i ceci sono cotti e stracotti) štrapìlu (molto magro) COMPARATIVI E SUPERLATIVI ORGANICI (ALLA LATINA) Delle forme organiche il dialetto utilizza solo quelle del comparativo di: buenu, bruttu, assài (buono, cattivo, molto), sovente rafforzate con cchjiú: buenu, megghjiu, cchjiù megghjiu, lu megghjiu, buen’assài (buono, migliore, il migliore, ottimo) bruttu, pesciu, cchjiú pesciu, lu pesciu, pesciu assài (cattivo, peggiore, il peggiore, pessimo) assài, cchjiú assài, assài assài (molto, più, moltissimo)

4.2.La formazione

§

AGGETTIVI DEAGGETTIVALI, derivati da aggettivi: con suffisso -èvulu: grud-èvuli, -ièvuli (non cottoio, di difficile cottura) con il suffisso -àtu:

79


§

rauc-àtu (rauco)

§ § §

con il suffisso -ìgnu: aspr-ìgnu (di sapore che dà sull’aspro) bin-ìgnu (che volge al bene) mal-ìgnu (che volge al male)

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

AGGETTIVI DENOMINALI, derivati da nomi: con il suffisso -ùsu (masch. sing.), -òsa (femm. sing.), -ùsi (masch. e femm. pl.): articul-ùsu, -òsa, -ùsi (cavilloso) bunnanzi-ùsu, -òsa, ùsi (generoso) cacazz-ùsu, -òsa, -ùsi (pauroso) cuntign-ùsu, -òsa, -ùsi (contegnoso) curaggi-ùsu, -òsa, -ùsi (coraggioso) difitt-ùsu, -òsa, -usi (difettoso) friddul-ùsu, -òsa, -ùsi (freddoloso) giudizzi-ùsu, -òsa, -ùsi (assennato, giudizioso, accorto) lagn-ùsu, òsa, -ùsi (lagnoso) malizzi-ùsu, -òsa, -ùsi (malizioso) miracul-ùsu, -òsa, -ùsi (smorfioso, impressionabile) mucc-ùsu, -òsa, -ùsi (moccioso) ncazz-ùsu, -òsa, -ùsi (collerico, iracondo) nnutic-ùsu, -òsa, -ùsi (che fa venire il groppo alla gola) ntrapitic-ùsu, -òsa, -ùsi (che inciampa nel parlare, e nel camminare) nuzzul-ùsu, -òsa, -ùsi (pieno di noccioli) nvidi-ùsu, -òsa, -ùsi (invidioso) pašt-ùsu, -òsa, -ùsi (pastoso, tenero, carnoso) paur-ùsu, -òsa. –ùsi (pauroso) piat-ùsu, -òsa, -ùsi (pietoso) picci-ùsu, -òsa, -ùsi (insistente, capriccioso) piducchji-ùsu, -òsa, -ùsi (pidocchioso, avaro) pil-ùsu, -òsa, -ùsi (peloso) piul-ùsu, -òsa, -ùsi (petulante) prisint-ùsu, -òsa, -ùsi (presuntuoso) pulitic-ùsu, -òsa, -ùsi (litigioso) punt-ùsu, -òsa, -ùsi (puntiglioso) rasp-ùsu, -òsa, -ùsi (aspro, ruvido) ratt-ùsu, -òsa, -ùsi (libidinoso) rugn-ùsu, -òsa, -ùsi (rognoso) śbant-ùsu, -òsa, -ùsi (meravigliato, sgargiante) scam-ùsu, -òsa, -ùsi (cisposo, sporco, che fa la spia) šcatt-ùsu, -òsa, -ùsi (vivo, intenso, sanguigno) šchif-ùsu, -òsa, -ùsi (schifoso)

80


§ § § § § § § § §

schirz-ùsu, -òsa, -ùsi (scherzoso) schizzin-ùsu, -òsa, -ùsi (schifiltoso) spil-ùsu, -òsa, -ùsi (pieno di desideri, goloso) spiranz-ùsu, -òsa, -ùsi (speranzoso) štizz-ùsu, -òsa, -ùsi (stizzoso) tign-ùsu, -òsa, -ùsi (tignoso, avaro) vav-ùsu, -òsa, -ùsi (bavoso) ždign-ùsu, -òsa, -ùsi (sdegnoso) zinzul-ùsu, -òsa, -ùsi (cencioso)

§ § § § § § § §

con il suffisso -ùtu (masch.), -ùta (femm.), -ùti (pl. m. e f.): acchjial-ùtu, -ùta, -ùti (occhialuto) cud-ùtu, ùta, ùti (codato) cupp-ùtu, ùta, ùti (concavo, incavato) panci-ùtu, -ùta, -ùti (panciuto) pizz-ùtu, ùta, ùti (aguzzo) punt-ùtu, -ùta, -ùti (acuto) sann-ùtu, ùta, ùti (con grandi denti incisivi) sciumm-utu, ùta, ùti (gobbuto)

§ § § § § § § § § § § §

con il suffisso -àtu (masch. sing.), -àta (femm. sing.), -ùti (m. e f. pl): accasiun-àtu, -àta, -àti (malaticcio, accidentato, colpito da malattia, paralizzato) allan-àtu, -àta, -àti (senza forze) allup-àtu, -àta,-àti (affamato) babb-àtu, -àta, -àti (sciocco, babbeo) furtun-àtu, -àta, -àti (fortunato) garb-àtu, -àta, -àti (garbato) mpiricin-àtu (bagnato come un pulcino) mpisci-àtu (impeciato) ndimuni-àtu, -àta, -àti (ossesso, indemoniato) nnanc-àtu, -àta, -àti (ingordo, avido) sbucc-àtu, -àta, -àti (sciattone) sciumm-isc-àtu, -àta, -àti (gobbuto) spurtun-àtu, -àta, -àti (sfortunato)

§ §

con il suffisso -àli (inv.): fuc-àli (che attiene al nucleo familiare, fuoco) matri-àli (rozzo, grossolano)

§ §

con il suffisso -ànu (masch. sing.), -àna (femm. sing.), -àni (m. e f. pl): pais-ànu, -àna, -àni (paesano) napulit-ànu, -àna, -àni (napolitano)

81


§

con il suffisso -óšticu, -óštica, -óštichi: mar-óšticu,-óštica,-óštichi (amarognolo)

§ § § § § §

con il suffisso -óticu, -áticu, -uéticu: fam-òticu (affamato) marz-òticu (marzolino) masci-àticu (maggiolino) štat-òticu (estivo) štat-uèticu (duro che non cuoce) virn-òticu (invernale)

§

con il suffisso -alùru (masch. sing.), -alòra (femm. sing.), -alùri (m. e f. pl.): cas-alùru (di casa, casalinga, serpa casalòra, serpe che vive nei pressi delle case, o proprio dentro) masci-alùru (maggiolino, ciràsa mascialòra, ciliegia di maggio)

§ §

con il suffisso -ìgnu: scirucch-ìgnu (che volge a scirocco) štadd-ìgnu (focoso, vivace)

§ § §

con il suffisso -èvuli: cin-èvuli (soffice, com'a la cénnira, come la cenere) gini-èvuli (ingegnoso) suggizziun-èvuli (sottomesso)

§

con il suffisso -uddu: fišt-ùddu (festaiolo)

§

AGGETTIVI DEVERBALI, derivati da verbi: con la desinenza -ábbili: javit-ábbili (evitabile)

§ § § § § §

con la desinenza -èvuli: apprišt-èvuli (pronto, disponibile) brazz-èvuli (disponibile, pronto a…) cuc-èvuli (cottoio, di facile cottura) mprissiun-èvuli (emotivo, ipersensibile, impressionabile) sprigg-èvuli (spregiativo, sprezzante, insolente) ždign-èvuli (riferito a cibo, stucchevole, nauseante)

§ §

con la desinenza -ànti, -ènti: ašc-ànti (piccante, scottante) crišc-ènti (crescente)

82


§ § § § § §

fit-ènti (malevolo, puzzolente) gnur-ànti (ignorante) murtific-ànti (mortificante) sciul-ènti (scivoloso) ugguagli-ànti (uguale) vac-ànti (vacante, vuoto)

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

con la desinenza zero (base con participio passato in -àtu, -ùtu): accas-àtu (ammogliato, maritato, sposato, coniugato) acchjianc-àtu (indurito) affil-àtu (tagliente, pungente) ammudd-àtu (bagnato, inzuppato) ammušci-àtu (afflosciato) annammar-ùtu (amareggiato) annigghji-àtu (colpito e rovinato dalla nebbia) arrapp-àtu (lessato, caštàgni arrappàti, castagne lessate) arrušt-ùtu (arrostito) arusciul-àtu (intirizzito, raggelato) ass-ùttu (asciutto) assišt-ùtu (assistito, medicato, curato) assitt-àtu (seduto) bbinchji-àtu (sazio, saziato) bussacchji-àtu (gonfio) chjitr-àtu (ghiacciato) frašturn-àtu (frastornato, sconvolto) furmin-àtu (fulminato) ghjiušt-àtu (riparato) mil-àtu (quasi maturo) mpassul-àtu (avvizzito) mpinn-àtu (che comincia a mettere le penne) mpuzzul-ùtu (puzzolente, impertinente, maleducato) muc-àtu (sporco, sporcato) mufful-ùtu (gonfio d’acqua) nargent-àtu (argentato) ncull-àtu (incollato) nfitišci-ùtu (fetido, fetente, sporco) nnammur-àtu (innamorato) ntign-àtu (tignolato, tarmolato) ntrapitic-àtu (contorto) ntric-àtu (affaccendato, indaffarato) ntussic-àtu (amareggiato, addolorato, intossicato) ntušt-àtu (indurito) nvilin-àtu (avvelenato, addolorato)

83


§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

nvirdic-ùtu (inverdito, verde di viso) nzurd-ùtu (diventato sordo) purt-àtu (incline, portato) ribušci-àtu (degenerato, debosciato, dissoluto) rinn-ùtu (avvizzito) rùttu (rotto, infranto) scaźź-àtu (scalzo, a piedi nudi) scuccul-àtu (con pochi capelli nella zona occipitale) scurnacchji-àtu (cornuto, svergognato) scuscit-àtu (spensierato) scuturz-àtu (con le ossa rotte, incurvato per la troppa fatica) spapranz-àtu (sdraiato e rilassato con le gambe aperte) spil-àtu (calvo) spruvvid-ùtu (sprovvisto, povero) spunn-àtu (sfondato, senza fondo) sturtigghji-àtu (intrattabile) tir-àtu (taccagno, avaro) uašt-àtu (guastato) vintisci-àtu (screpolato dal vento) zil-àtu (sporco di diarrea)

§

con desinenza zero (base: tema dell’infinito presente): štroppiu (storpio)

§

con il suffisso -ùni: nat-ùni (devono nuotare, abbisognano di molta acqua)

4.3.Alterazione

Anche l’aggettivo qualificativo è soggetto ad alterazione. Questa avviene:

§ § §

con il suffisso -ízzu con valore peggiorativo: addacquat-ízzu, -ízza, -ízzi (alquanto acquoso, detto di frutto che proviene da piante ben annaffiate) brutt-at-ízzu, -ízza, -ízzi (alquanto brutto) cuvat-ízzu, -ízza, -ízzi (stantio, barlaccio, andato a male) scurdat-ízzu, -ízza, -ízzi (smemorato)

§ § § § §

con il suffisso -ièddu (masch.), -èdda (femm.) con valore diminutivo: brutt-ul-ièddu, -èdda, -ièddi (bruttino) bun-ar-ièddu, -èdda, ièddi (buonino) bun-ic-ièddu, -èdda, -ièddi (buonino) curt-ul-ièddu, -èdda, -ièddi (bassotto) dritt-ic-ièddu, -èdda, -ièddi (furbetto)

§

84


§ § § § § §

grann-ul-ièddu, -èdda, -ièddi (grandicello) migghj-ul-ièddu, -èdda, -ièddi (un po’ meglio) puvir-ièddu, -èdda, -ièddi (poverello) tinir-ièddu, èdda, -ièddi (tenerello) tušt-ul-ièddu, -èdda, -ièddi (duretto) virdul-ièddu, -èdda, -ièddi (di frutta e verdura non ancora matura)

§

con suffisso -òttu con valore accrescitivo: vicchji-òttu (alquanto vecchio)

§

con il suffisso -ùddu (masch. sing.), -òdda (femm. sing.), -ùddi (m. e f. pl) con valore vezzeggiativo: piccinn-ùddu, -òdda, -ùddi (piccolino)

§ §

con il suffisso -àštru con valore spregiativo: figghji-àštru (figliastro) giuvin-àštru (giovinastro)

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

METAFONIA La variazione di genere è congiunta con la flessione metafonetica prodotta dalla desinenza -a sul dittongo -iè- e sul dittongo -uè- della voce maschile, che diventano, rispettivamente, -è- e -ò-; sulla -i- tonica, che si dittonga in -iè-; sulla -utonica che diventa -ò-: agrièštu, agrèšta, agrièšti (selvatico) apièrtu, apèrta, apièrti (aperto) buenu, bona, bueni (buono) chjinu, chjiena, chjini (pieno) ciecu, ceca, ciechi (cieco) curtu, corta, curti (corto) cuvièrtu, cuvèrta, cuvièrti (coperto) drittu, dretta, dritti (diritto) friscu, fresca, frischi (fresco) gnuru, gnora, gnuri (scuro, nero) gruessu, grossa, gruessi (grosso) lieggiu, leggia, lieggi (leggero) lientu, lenta, lienti (lento) liggièru, liggèra, liggièri (leggero) muertu, morta, muerti (morto) nuevu, nova, nuevi (nuovo) nvidiùsu, nvidiòsa, nvidiùsi (invidioso) prófucu, prófaca, pruèfichi (profugo) russu, rossa, russi (rosso, colore) štuertu, štorta, štuerti (storto)

85


§ § § § § § §

suezzu, sozza, suezzi (uguale) sulu, sola, suli (solo) tisu, tesa, tisi (teso) tuertu, torta, tuerti (torto) tueštu, tošta, tuešti (tosto, duro) tunnu, tonna, tunni (tondo, rotondo) zueppu, zoppa, zueppi (zoppo) La flessione metafonetica è presente anche negli aggettivi che terminano in usu (vedi sopra).

§ §

L’AGGETTIVO QUALIFICATIVO può svolgere la funzione di un avverbio: À cusùtu bona? (Hai cucito bene?) Àgghjiu durmùtu bbuenu (Ho dormito bene). Filà drittu (Rigare diritto) Nci l’àgghjiu šcattirisciàtu chjiaru e tunnu (Gliel’ho detto chiaro e tondo). Štà sceva tanta chjianu e puru mi n’àgghjiu sciutu sobb'a nu parèti (Andavo così piano e pure sono andato a sbattere contro un muretto) Štatti buenu, bona! (Arrivederci, a un maschio, a una femmina) T’à purtàtu buenu, bona? (Ti sei comportato bene?)

§ § § § §

A differenza dell’italiano, il dialetto non contempla il troncamento degli aggettivi beddu, buenu, granni, santu. L’elisione sì. nu beddu poštu (un bel posto) nu bell’ommu, nu sant’ommu (un bell’uomo, un sant'uomo) Santu Còsimu (San Cosimo) Santu Nicola (San Nicola) Santu Vitu (San Vito)

§ § § § §

86


NUMERALI SOMMARIO: 5.0.NUMERALI (DEFINIZIONE) 5.1.AGGETTIVI NUMERALI CARDINALI 5.2.AGGETTIVI NUMERALI ORDINALI 5.3.AGGETTIVI NUMERALI MOLTIPLICATIVI 5.4.NUMERALI DISTRIBUTIVI 5.5.NUMERALI FRAZIONARI 5.6.NUMERALI COLLETTIVI 5.7.PRONOMI NUMERALI 5.8.AGGETTIVI NUMERALI SOSTANTIVATI

5.0.Numerali (definizione)

Indicano una quantità numerica. Danno cioè informazioni in ordine alla quantità. A seconda del tipo di informazione, si distinguono in sei specie: cardinali, ordinali, moltiplicativi, frazionari, distributivi, collettivi. Possono assolvere una funzione aggettivale, sostantivale, pronominale

5.1.Aggettivi numerali cardinali

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § §

Precisano la quantità numerica del nome cui si riferiscono, e a cui si accompagnano. Sono invariabili, all'infuori di junu (j prostetica), che si comporta come l'omonimo articolo indeterminativo e di milli che al plurale assume la forma mila: junu, na, nu (1, uno, una) doi (2, due) treti, tre (3, tre) quattru, quattu (4, quattro) cincu (5, cinque) sei (6, sei) setti (7, sette) uettu (8, otto) novi (9, nove) desci (10, dieci) vúnnisci (11, undici) dúdisci (12, dodici) trìdisci (13, tredici) quattòrdisci (14, quattordici) quínnisci (15, quindici) sídisci (16, sedici) disciassètti (17, diciassette) disciòttu (18, diciotto) disciannòvi (19, diciannove)

87


§

§

§

§

vinti (20, venti), trenta (30, trenta), quarànta (40, quaranta), cinquànta (50, cinquanta), sissànta (60, sessanta), sittànta (70, settanta), ottànta (80, ottanta), nuvànta (90, novanta) cientu (100, cento), docièntu (200, duecento), trecièntu (300, trecento), quattucièntu (400, quattrocento), cincucièntu (500, cinquecento), secièntu (600, seicento), setticièntu (700, settecento), uettucièntu (800, ottocento), novicièntu (900, novecento) milli (1000, mille), domìla (2000, duemila), tremìla (3000, tremila), quattumìla (4000, quattromila), cincumìla (5000, cinquemila), seimìla (6000, seimila), settimìla (7000, settemila), uettumìla (8000, ottomila), novimìla (9000, novemila), descimìla (10000, diecimila) cientumìla (100.000, centomila), nu migliòni (1.000.000, un milione), nu migliàrdu (1.000.000.000, un miliardo) - Lu piccìnnu teni n’annu (il bambino ha un anno) - Lu cani teni na jamma zoppa (Il cane ha una zampa zoppa) - Tegnu nu frati e do sori (Ho un fratello e due sorelle) - Nta la scola nci štè nu cuštòdi, na bidèlla e tre mieštri (Nella scuola ci sono: un custode, una bidella e tre maestri).

§ o § o § o § o § o § § o § §

PARTICOLARITÀ: La j- prostetica di junu si annulla nei numeri composti: vintùnu, trentùnu, quarantùnu, cinquantùnu, ecc. Detti numeri si elidono davanti a parole che cominciano per vocale: vintun'anni (ventuno anni), trent'ori (trenta ore) Tre, in funzione sostantivale, assume una ti paragogica, treti: Quanti fili tieni? Ni tegnu treti, nu màsculu e do fèmmini (Quanti figli hai? Ne ho tre, due maschi e due femmine) Tre è accentato nei composti con le decine da vinti a nuvànta: Vintitrè, cinquantatrè, nuvantatrè Uettu, nei composti con le decine, da desci a nuvànta, assume la forma ottu: Disciòttu, vintòttu, trentòttu, quarantòttu, cinquantòttu, sissantòttu, sittantòttu, ottantòttu, novantòttu Le centinaia si formano normalmente anteponendo a cientu il numerale da doi a novi (la -i finale di doi e di sei si elide) I numerali successivi a cientu, da 101 a 111, si formano con la congiunzione e tra i due numeri (anche con l'elisione di cientu): cientu e doi, cientu e treti, cientu e quattru, cientu e cincu, cientu e sei, cientu e setti, cientu e uettu, cientu e novi, cientu e desci, cientu e vúnnisci E così cient'e doi, e così via E parimenti per le centinaia superiori:

88


o docièntu e junu, trecièntu e doi, quattucièntu e treti, cincucièntu e quattru, secièntu e cincu, setticièntu e sei, uettucièntu e setti, novicièntu e uèttu, § E anche dociènt'e junu, e così via § Per i numeri successivi si ha la composizione immediata, senza cioè la congiunzione e: o cièntu diciòttu, docièntu trenta, trecièntu sittànta, § I numerali successivi a milli, si costruiscono sempre con la congiunzione e (sovente con l'elisione di milli): o mìll'e unu, domìl' e treti, semìl'e cincu, mìll'e trecièntu quarànta

§

§ §

§ § § § § § § §

§

DA OSSERVARE: L'aggettivo numerale cardinale viene talvolta utilizzato in alcune locuzioni con un valore generico e indeterminato: Štà durmèva a suennu chjinu, quanni sintì la campàna sunà, s'ażżò e cu do zumpi arrivò nta la chjiesia (Dormiva profondamente, quando sentì suonare la campana, si alzò e con due salti arrivò in chiesa) Sò quattu jatti, no fácuni paùra a nišciùnu (Sono 4 gatti, non fanno paura a nessuno) Mi štà sintèva lu štómucu pisànti e m'àgghjiu scì fattu quattu passi nta la vigna (Mi sentivo lo stomaco pesante e sono andato a fare una passeggiatina nella vigna) Curu piccìnnu teni setti spirdi com'a li jatti (Quel bambino ha una vitalità eccezionale, ha sette spiriti come i gatti) M'àd'a cuntà lu fattu nta do paròli, ca vò di pressa (Mi devi raccontare il fatto in due parole, perché vado di fretta) Ti l'àgghjiu dittu cientu voddi, quera no ti voli, fíccutulu ncapu (Te l'ho detto cento volte, quella non ti vuole, mettitelo bene in testa) No si ccógghji mai, teni sempri milli cosi da fài (Non è mai pronta, ha sempre mille cose da fare) Nci discìvu do paroli e si messi a chjiànciri (Gli dissi due parole di rimprovero e si mise a piangere) N'àmu misu a ffà quattu zumpi, cussì... pi passà lu tiempu (Ci siamo messi a fare un balletto di poco conto, solo per passare il tempo) Pi lu favòri ca m'è fattu, nc' àgghji'a scrìviri quattu palori (Per il favore che mi ha fatto, gli scriverò quattro parole di ringraziamento) Si pigghjiò quiri quattu zìnzuli ca era misu sobb'a liettu e si ni scì senza salutà (Afferrò quei quattro stracci che aveva messo sul letto e se ne andò senza salutare) Un valore approssimativo è annesso all'aggettivo cardinale quando è preceduto dall'articolo indeterminativo nu na: Nta lu fondu sarà nci štàvuni nu trecièntu pècuri (Forse nel podere c'erano un trecento pecore)

89


§ §

Quera casa sarà àv'a štà nu cientu miglioni (Quella casa costerà forse un cento milioni) Zzima sarà àv'a tinì nu quarant'anni (Mio zio forse avrà un 40 anni)

5.2.Aggettivi numerali ordinali

§ § § § § § § § § § §

In una serie numerica, indicano la posizione, ovvero l'ordine occupato da qualcuno o qualcosa. Sono aggettivi (infatti accompagnano e precisano i nomi) variabili nel genere e nel numero. I primi dieci hanno una forma particolare. I successivi, da vúnnisci in poi, si formano mediante il suffisso -èsimu al numerale cardinale, che perde la vocale finale. primu (1°, primo), sicònnu (2°, secondo), tièrzu, terzu (3°, terzo), quartu (4°, quarto) quintu (5°, quinto) seštu (6°, sesto) séttimu (7°, settimo) ottàvu (8°, ottavo) nonu (9°, nono) dèscimu (10°, decimo) vunniscèsimu (11°, undicesimo). E così via Tra i numerali ordinali, da segnalare quintadèscima (quintadecima, quindicesima), detto unicamente della Luna nel quindicesimo giorno dopo il novilunio. Quintadèscima ha valore di sostantivo. Non si rilevano ricorrenze aggettivali.

5.3.Aggettivi numerali moltiplicativi

§ § § § § §

Indicano il multiplo (due, tre o più volte maggiore) di una quantità determinata. Si formano interponendo il numerale cardinale tra pi e voddi: pi do voddi, ma anche doppiu (doppio) pi tre voddi (triplo) pi quattu voddi (quadruplo) pi cincu voddi (quintuplo) pi sei voddi (sestuplo) pi setti voddi (settuplo)

5.4.Numerali distributivi

§ § §

Non hanno una funzione aggettivale, bensì sostantivale. Indicano il modo in cui si ripartisce una quantità: a jun'a junu (a uno a uno) a do'a doi (a due a due) a treti a treti (a tre a tre)

90


§ § § §

a quattr'a quattru (a quattro a quattro) a cinc'a cincu (a cinque a cinque) unu a la vodda (uno alla volta) tre a la vodda (tre alla volta)

§ § § §

junu pid'unu (uno ciascuno) quattu pid'unu (quattro per ciascuno) ogni cincu (ogni cinque) unu pi vodda (uno per volta)

5.5.Numerali frazionari

§ § § § § § §

Indicano una o più parti di un tutto. E hanno funzione sostantivale. L’uso è piuttosto ridotto ai primi numeri, e strettamente legato alle unità di misura: nu quintu (1/5, un quinto) do quinti (2/5, due quinti) tre quinti (3/5, tre quinti) quattu quinti (4/5, quattro quinti) nu mienzu, na menza (1/2, un mezzo) nu tierzu (1/3, un terzo) nu quartu (1/4, un quarto)

5.6.Numerali collettivi

§ § § § §

Indicano un insieme numerico di persone o cose. Fatta eccezione per tutti doi, i collettivi sono usati esclusivamente come sostantivi. paru, cocchjia (paio, coppia - Nu paru di scarpi, tre pari di caźźiètti (Un paio di scarpe, tre paia di calzini) - Na cocchjia di munacièddi, na cocchja d’ovi frischi, na cocchja di palùmmi (Una coppia di chiocciole, una coppia di uova fresche, una coppia di colombi)) tutti doi (tutti e due, ambedue, entrambi, entrambe - Tutti do li fili fémmini (Entrambe le figlie)) na discìna (una decina) na vintìna (una ventina) na trintìna (una trentina) nu cintinàru (un centinaio) nu migghjiàru (un migliaio)

§ § § §

trìduu (periodo di tre giorni) nuvèna (periodo di 9 giorni) dècuma (periodo di 10 giorni) tridiscìna (periodo di 13 giorni)

§

§

91


§ § §

I collettivi trìduu, nuvèna, tridiscìna attengono esclusivamente alla sfera religiosa. A lu trìduu di la Madònna di Bervidèri, štàvuni picca crištiàni (Al triduo (celebrato in onore) della Madonna di Belvedere, c’èra poca gente) La nuvèna di Natàli auànnu m’è propia piasciùta (La novena di Natale, quest’anno, mi è piaciuta veramente) S’è ffattu la tridiscìna di Sant’Antòniu, e no nc’àgghju putùtu scìi (Si è celebrata la tredicina di Sant’Antonio, e non sono potuto andare)

§

5.7.Pronomi numerali

§ § § § § § § § § § § § § §

L'aggettivo numerale (cardinale e ordinale) accompagna sempre il nome cui si riferisce. Il pronome numerale, invece, rinvia a un nome espresso o sottinteso, specificandone la posizione o altri aspetti (come il valore partitivo). A la scola, lu poštu mia èti lu quartu di la prima fila (Alla scuola, il mio posto è il quarto della prima fila) Àgghjiu misu desci libbri sobb'a lu tàvulu e mu ni máncuni doi (Ho messo dieci libri sul tavolo e ora ne mancano due) Àgghjiu štatu lu primu a minà li petri a li cani ca štà gghjiattàvuni (Sono stato il primo a buttare le pietre ai cani che abbaiavano) Lu premiu nci l'óni datu a li desci cchjiú bravi di la scola (Hanno premiato i dieci più bravi della scuola) Àm'a fà nu sciuecu: ce bušta uei? La prima (Facciamo un gioco: quale busta vuoi? La prima) Ce colonnètti tieni! quali èti la cchjiú antìca di li treti? (Che bei comodini tieni! Qual è il più antico dei tre?) Di li cincu uemmi ca purtò fori, treti si fèscira mali (Dei cinque operai che portò in campagna, tre si fecero male) Fràtima teni do casi. Uè sèi nta quali di li do jábbita? (Mio fratello possiede due case. Vuoi sapere in quale delle due vive?) Nta casa nci štàvuni uettu piccìnni, e do si ni scèruni (In casa c'erano 8 bambini, e due se ne andarono) Nta quera casòdda jábbituni in cincu (In quella casetta abitano in 5). Quanti libbri t'à cattàtu: mprèštimini doi (Quanti libri: prestamene due) Si ni sò sciuti in cincu (Se ne sono andati in 5). Sorma, la cchjiú piccènna, fasci la terza (Mia sorella, la più piccola, frequenta la terza). Zzima, quanni guida, no metti mai la quinta (Mio zio, quando guida, non innesta mai la quinta)

5.8.Aggettivi numerali sostantivati

Sono i numerali cardinali e ordinali che svolgono la funzione di sostantivo. Praticamente sono sostantivi veri e propri, come negli esempi seguenti:

92


§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

A la lavàgna àt'a cancillà lu quattru e àt'a mèttiri lu cincu (Alla lavagna, devi cancellare il 4 e scrivere il 5) A li tiempi di nònnima, lu sordu cchjú piccìnnu era lu cintèsimu (Ai tempi della nonna, la moneta più piccola era il centesimo) A lu còmpitu d'itagliànu, fígghjima è pigghjiàtu quattru (Al compito di italiano, mio figlio ha preso 4) A lu sciuecu di li carti, no àgghjiu ma avvutu lu novi (Al gioco delle carte, non ho mai avuto il 9) Àt'a scrìviri do cincu, junu sott'a l'addru (Devi scrivere due 5, uno sotto l'altro) Ci fazzu 13 a la sisàlla, m'àgghji'a scì ffà nu viaggiu a l'America (Se faccio 13 al totocalcio, mi farò un viaggio in America) Ci tineva nu miglioni, m'èr'a cattà na biciclètta di quiri bbueni (Se avessi un milione, mi comprerei una bici di quelle buone) Di scarpi portu lu 36 (Di scarpe porto il 36) È pigghjiàtu lu cientu a túmmunu (Ha avuto una resa del 100/%. Ossia: 1 tomolo seminato = 100 tomoli ricavati) Èti na fèmmuina sobb'a li cinquanta (È una donna sui 50) La sera mi corcu a li novi (La sera mi corico alle 9) Lu nasu ca è fattu sobb'a lu fogliu, èti a forma di nu 6 (Il naso che ha disegnato sul foglio, ha la forma di un 6) Lu setti di štu mesi mi n'àgghji'a scìi fori (Il sette di questo mese me ne vado in campagna) Nipòtima sapi cuntà finu a novi (Mio nipote sa contare fino a 9) Pi avvì desci, lu cincu l'àt'a multiplicà pi doi (Per ottenere 10, il cinque lo devi moltiplicare per due) Pi tanta crištiàni, lu 13 porta spurtùna (Per molti, il 13 porta sfortuna) Pi vènciri assà sordi a lu lottu, ón'a ssì armenu cincu numiri (Per fare una vincita consistente al gioco del lotto, devono uscire almeno 5 numeri) Quanni sciocu a tòmbula, no jèssi mai lu nuvanta (Quando gioco a tombola, non esce mai il 90) Sobb'a la paggèlla, a fígghjima nci sò misi 3 cincu (Sulla pagella, mio figlio ha tre cinque) Sonti le treti (Sono le ore 3) Sorma è nata lu desci di masciu (Mia sorella è nata il dieci di maggio) Štannu, a l'alìi, àgghjiu fattu lu 15 (Quest'anno ho ottenuto una resa di 15 kg di olio su 100 kg di olive)

93


DIMOSTRATIVI SOMMARIO: 6.0.DIMOSTRATIVI (DEFINIZIONE) 6.1.AGGETTIVI DIMOSTRATIVI 6.2.PRONOMI DIMOSTRATIVI

6.0.Dimostrativi (definizione)

Aggettivi e pronomi coi quali si indica la collocazione (vicinanza, lontananza) spaziale o temporale di qualcosa o qualcuno rispetto a chi parla o a chi ascolta.

6.1.Aggettivi dimostrativi

§

Anteposti sempre al nome, e mai preceduti dall'articolo, assolvono la funzione di mostrare, cioè di indicare come se si facesse un gesto con l'indice della mano. Le forme dialettali sono due: cuštu e curu. Cuštu indica persona o cosa vicina a chi parla Curu indica persona o cosa vicina a chi ascolta, e persona o cosa lontana da chi parla e da chi ascolta Curu fonde in sé i concetti di "questo” e “codesto”.

§ §

MASCHILE SINGOLARE cuštu (questo) curu (codesto, quello)

§ §

FEMMINILE SINGOLARE quešta (questa) quera (codesta, quella)

§ §

MASCHILE - FEMMINILE PLURALI quišti (questi, queste) quiri (codesti, quelli, codeste, quelle)

§ §

Diffuse risultano essere le forme ridotte (aferesi): što, šta, šti.

§ § § § § § §

Tutte le forme, al singolare e al plurale, si elidono davanti a vocali: cur’annu (quell’anno) cušt’árvulu (quest’albero) quir’animàli (quegli animali) quir’árvuli (quegli alberi, codesti alberi) št’animàli (questo animale o questi animali) št’annu (quest’anno) št’erva (quest’erba)

94


§ §

§ § § § § §

§ § § § § § §

Talvolta l’aggettivo dimostrativo si rafforza con l'aggettivo štessu: Propia quera štessa fémmina (Proprio quella stessa femmina) Nta quera štessa cištèrna acchjiò do nannarruènchjiuli (In quello stesso pozzo trovò due rane)

Cuštu e curu possono essere rafforzati anche dagli avverbi di luogo, rispettivamente, cquà, ddà: Cu štu cumpàssu cquà, viti ci fasci do cerchi (Con questo compasso, cerca di segnare due cerchi) Cu štu tràpunu cquà àt'a fà do buchi (Con questo trapano qui, devi fare due buchi) Pigghjia quera zappa ddà (Prendi quella zappa là) Poggia štu martièddu cquà sobb'a lu bancòni (Metti questo martello qua sul banco) Quera casa ddà àv'a sgarrà (Quella casa là deve crollare) Vogghjiu šta seggia cquà (Voglio questa sedia qua) Štessu štessa štessi sono parimenti aggettivi dimostrativi. Denotano uguaglianza e identità: A me e a migghjièrima ni piácuni li štessi firmi (A me e a mia moglie piacciono gli stessi film) Certi voddi, iu e la mamma tinìmu li štessi pinzièri (Alcune volte, io e mia madre abbiamo le stesse idee) Io e sierma manciàmu li štessi cosi (Io e mio padre mangiamo le stesse pietanze) Iu e sorma štà sciamu a la štessa meštra di cósiri (Io e mia sorella andiamo dalla medesima maestra di cucito) Maria e Ntuniètta óni li štessi anni (Maria e Antonietta hanno la medesima età) Simu di lu štessi segnu, lioni sò iu e lioni sì tu (Siamo dello stesso segno, leone entrambi) Tu e cuscìnita štà sciati a la štessa scola (Tu e tuo cugino frequentate la medesima scuola)

§

6.2.Pronomi dimostrativi

§ § §

I pronomi dimostrativi indicano la posizione spazio-termporale, rispetto a chi parla o a chi ascolta, del nome che sostituiscono. Presentano forme uguali a quelle degli aggettivi dimostrativi: Di li do sottaviešti ca tegnu cquà sobba lu bancòni, quali ti piasci, quešta o quera? (Delle due sottane che ho qui sul banco, quale ti piace, questa o quella?) No sacciu ce štrata àgghji'a ffà, quešta mi pari ca èti la megghjiu (Non so che strada fare, questa a mio avviso è la migliore) Quešta èti la sori di migghjièrima (Questa è la sorella di mia moglie)

95


§

§ § § § § § § §

§ § §

§ § §

Štu mbrellu èti mia, lu tua èti curu (Questo ombrello è mio, il tuo è quello) E possono essere rafforzati oltre che da štessu, anche dagli avverbi di luogo ddài, cquà: A la fešta mea, t'à misu nu beddu vištìtu, curu štessu ca purtàvi l'addu giurnu (Alla mia festa, hai indossato un bel vestito, quello stesso dell'altro giorno) Àgghji'a cattà štu gorfu, noni curu (Devo comprare questo maglione, non quello) Cuštu cquà èti lu quadèrnu mia (Questo qui è il mio quaderno) Li borsi so' tutti doi belli, no sacciu ci mi ccattu quešta cquà, o quera ddà (Sono due borse molto belle, non so se comprare questa qui o quella là) Li scarpi mia sonti quiri (Le mie scarpe sono quelle) Lu bancu tua èti cuštu (Il tuo banco è questo) Lu meštru èti curu ddài (Il maestro è quello là) No àt'a lavà šti piatti cquà, ma quiri ddà (Non lavare questi piatti, ma quelli là) Sono parimenti pronomi dimostrativi lu štessi, la štessa, li štessi, i quali esprimono uguaglianza, identità: Cinca štè fasci pulèi, èti lu štessi di l'adda vodda (Chi protesta, è lo stesso dell'altra volta) La meštra di cósiri ca štò vocu, èti la štessa di sorma (La maestra di cucito, presso la quale sto andando, è la medesima di mia sorella) Li piccìnni ca štè viti, sonti li štessi di l'annu passàtu (I bambini che vedi, sono gli stessi dello scorso anno) Un altro pronome dimostrativo è ciò in unione al relativo ca: ciò ca no jèti (ciò che non è) ciò ca no vulèva (ciò che non volevo) propia ciò ca no mi piasci (proprio ciò che non mi piace)

96


INDEFINITI SOMMARIO: 7.0.INDEFINITI (DEFINIZIONE) 7.1.AGGETTIVI E PRONOMI INDEFINITI

7.0.Indefiniti (definizione)

Indicano in modo generico e approssimativo la quantità o la qualità di ciò a cui si riferisce il nome. E cioè persone o cose senza precisare chi o quanti o quali esse siano. Gli aggettivi indefiniti sono sempre uniti al nome-sostantivo cui si riferiscono. I pronomi indefiniti, invece, sostituiscono il nome-sostantivo.

§ § § § §

Gli aggettivi, generalmente, non vogliono davanti a sé l'articolo, fatta eccezione per picca, assài, tanta, addu: Curu, l'è ruvinàtu lu picc'a ce ffà (Lo ha rovinato l'ozio, la pigrizia, l'indolenza) L'addu giurnu m'àgghjiu'cchjiàtu Michèla ca šta sceva a lu marcàtu (L'altro giorno ho incontrato Michela che andava al mercato) La picca fatìja l'è fattu pigghjià brutti štradi (Il poco lavoro lo ha fatto deviare dalla retta via) Li picca sordi fácuni l'ommu minchjiarìli (Il poco denaro rende l'uomo stupido) Mi piasci pi li tanta terri ca teni (Mi piace per le tante terre che possiede)

7.1.Aggettivi e pronomi indefiniti

Il dialetto contempla forme aggettivali e pronominali, forme solo pronominali, forme solo aggettivali.

§ § §

§ § § § §

FORME AGGETTIVALI E PRONOMINALI: addertànta (altrettanto), aggettivo e pronome indefinito, invariabile addru, addra, addri (altro), aggettivo e pronome indefinito (nella forma aggettivale v'è la sincope della -r-) assài, aggettivo e pronome, invariabile nel genere e nel numero (parecchio, parecchia, parecchi, parecchie; troppo, troppa, troppi, troppe; molto, molta, molti, molte) ncertu (certo, qualche, alcuno), aggettivo e pronome indefinito, variabile nel genere e nel numero, al pl. certi, alcuni, taluni nišciùnu (nessuno), aggettivo e pronome indefinito, solo al singolare picca (poco, poca, pochi, poche), aggettivo e pronome indefinito, invariabile tanta (tanto), aggettivo e pronome indefinito, invariabile nel genere e nel numero tuttu, totta, tutti (tutto, tutta, tutti, tutte), aggettivo e pronome indefinito, variabile nel genere e nel numero

97


§ § § § § § §

§ §

§ § §

FORME SOLO PRONOMINALI: cenca (tutto quello che, qualunque cosa), pronome indefinito e relativo, invariabile nel genere, usato solo al singolare cencasía (checchessia, qualunque cosa, qualsiasi cosa), pronome indefinito invariabile cinca (chiunque, qualunque persona), pronome indefinito e pronome relativo, invariabile nel genere, solo al singolare junu, juna (uno, un tale, una certa persona), pronome indefinito; ncunùnu, ncunùna (qualcuno, qualcuna), pronome indefinito, variabile nel genere, usato solo al singolare nienti (niente, nessuna cosa, nulla), pronome indefinito invariabile nunnu, nunna (tale), pronome indefinito (preceduto dall'articolo indeterminativo nu na, equivale a un tizio, una certa persona. Preceduto da curu quera, indica una persona comunque nota ognùnu (ognuno, ciascuno) pronome indefinito, solo al singolare; quarcùnu (qualcuno) poco ricorrente; pronome, solo al singolare maschile e femminile FORME SOLO AGGETTIVALI: ncunu, ncuna (qualche), aggettivo indefinito, variabile nel genere, usato solo al singolare ogni (ogni), aggettivo indefinito, invariabile nel genere, usato solo al singolare quarche (qualche), poco ricorrente, aggettivo invariabile; ESEMPI

§

ADDERTÀNTA Di štrada n’am'a ffài n’addertànta (Di strada ne dobbiamo fare altrettanta) Nci štóni tre matìte e addertànta penni (Ci sono tre matite e altrettante penne) Nci vóluni cientu mila liri pi lu scìi, e n'addertànta pi lu vinìi (Ci voglio cento mila lire per l'andata e altrettante per il ritorno) Osci àgghjiu cattàtu do chili di cipòddi, crei n’àgghj’a cattà n’addertànta (Oggi ho comprato due chili di cipolle, domani ne comprerò altrettante) Tanta augùri! Addertànta a Signurìa! (Auguri! Altrettanti a voi!)

§ § § § § §

ADDRU, ADDRA, ADDRI / ADDU, ADDA, ADDI Bíviti n'adda tazza di cafè (Prendi un'altra tazza di caffè) Da nu mumènti a l'addru (Prossimamente) È vinùtu cu n'add'amìca (È venuto con un'altra amica) Jábbitu nta n’addu palàzzu (Abito in un altro palazzo) L’adda matìna (L'altra mattina) L’adda notti (L'altra notte)

§ § § §

98


§ § § § § § § § § § § § §

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § §

L’adda sera (L'altra sera) L’adda sittimàna (L'altra settimana) L’addr’annu (L'altro anno) L’addu doppu di mancià (L'altro pomeriggio) L’addu giurnu, l'addi giurni (L'altro giorno, gli altri giorni) L’addu mesi (L'altro mese) N'addra di crè matìna (Ancora domani) N'addru s'èra purtàtu megghjiu (Un altro si sarebbe comportato meglio) N’àm’a parlà nta n’addu mumèntu (Ne parleremo in un altro momento) N’àm’a vétiri n’addu giurnu (Ci vedremo un altro giorno) No àt'a séntiri curu ca dícuni l'addri (Non ascoltare quello che diconono gli altri) No vogghjiu quera penna, ma quer'addra (Non voglio quella penna, ma l'altra) Sarà pi n’adda vodda (Sarà per un’altra volta)

ASSÀI À cattàtu assà cosi, e no ssè mancu ce n'àt'a ffà (Hai comprato troppe cose, e non sai neanche cosa fartene) À cuscinàtu assà pasùli, e mu ón'a rumanì (Hai cucinato troppi fagioli, e ora devono rimanere) À fattu assà pi me (Hai fatto parecchio per me) À misu assà rrobbi cquà intra (Hai messo troppa roba qui dentro) À misu assài sali nta la minèštra (Hai messo troppo sale nella minestra) Àgghjiu štruttu assà sordi (Ho speso parecchio denaro) Assà jacqua, nevi (Troppa acqua, neve) Assà sali (Troppo sale) Assà sordi, giurni (Troppi denari, giorni) Ci uè tiempu, ni tieni ancòra assà (Se hai bisogno ancora di tempo, ne hai ancora molto) Ci vè cchjiannu li quadèrni, nta lu tirèttu nci ni štoni assà (Se cerchi dei quaderni, nel cassetto ce ne sono molti) Ci voli ancora assà tiempu (Ci vuole ancora molto tempo) Cquà negghjia no nci ni štè, ma in art'Itaglia nci ni štè assài (Qui, nel Sud, nebbia non ce n'è, ma nell'Italia del Nord ce n'è molta) Cquà sò assà quiri ca rróbbuni (Qui rubano in troppi) Da Carvìgni a Štuni no èti assài (Da Carovigno a Ostuni non c'è molto, molta distanza) È assà c'aspèttu (È parecchio che aspetto) È assà ca no nci scrivi (È da molto che non scrivi) È fattu assà nevi (Ha fatto molta neve) È passàtu assà tièmpu da quanni n'àmu vištu l'urtìma vodda (È passato molto tempo dall'ultima volta)

99


§ § § § § § § § § § § § § § §

§ § §

§ § §

§ § § §

La fatìa da fài è assà, e li sordi sò picca (Il lavoro da fare è molto, e il denaro è poco) Lu mieru èti cussì bbuenu e mi n'àgghjiu bivùtu assài (Il vino è così buono che ne ho bevuto troppo) Mi pari c'àgghjiu dittu puru assài (Mi pare di aver detto anche troppo) Nci à misu assà cu capìšci (Ci hai messo troppo a capire) No ti vulì dava assà dištùrbu (Non vorrei recarti troppo disturbo) Nu bicchjièru di mieru èti già assài pi me (Un bicchiere di vino è già molto per me) Nu migliòni pi quèra vešta èti assài (Un milione per quella veste mi è molto, troppo, eccessivo) Pìgghjiti nu panèttu di pani, nci ni štòni assài nta la cridenza (Prenditi un panetto di pane, ce ne sono parecchi nella credenza) Quera casa m'è cuštàta assài (Quella casa mi è costata parecchio) Šta carni è assài, no nci la fazzu cu mi la manciu totta (Questa carne è troppa, non ce la faccio a mangiarla tutta) Štè ancora assài cu arrivàmu a casa tova? (C'è ancora molto per arrivare a casa tua?) Tegnu ancòra assà cosi da dìsciri (Ho ancora molte cose da dire) Tegnu assà da fà (Ho troppo da fare) Ti chjièdu assà cu mi lassi npasci? (Ti chiedo troppo che tu mi lasci in pace) Tieni fama osci? Assài! (Hai appetito oggi? Parecchio!) CENCA Cenca disci tu, pi mme no è pi nienti bbuenu (Quello che tu disci, per me non va affatto bene) Cenca èti, ti lu manci e zzitta, e no ffà mossi (Quello che c'è, te lo mangi, e zitto, e non fare i capricci) Cenca vuè tui, no ti lu pozzu dài (Quello che vuoi tu, non te lo posso dare) CENCASÌA A marítima li piasci cencasía (A mio marito gli piace qualunque cosa) Cencasía mi vulì dati, no ni vogghjiu (Checchessia mi volete offrite, non ne voglio) Curu si metti a sciucà cu cencasìa (Quello gioca con qualunque cosa) CINCA Ci ti l’è dittu? Cinca sìa sìa mi l’è dìttu! (Chi te lo ha detto? Chiunque sia, me lo ha detto!) Cinca disci šta cosa, èti nu busciàrdu (Chiunque affermi ciò è un biguardo) Cinca è štatu, è megghjiu cu si štè zitta (Chiunque sia stato, è meglio che stia zitto) Cinca no voli, cu ssi ni vèi (Chiunque non voglia, se ne vada)

100


§ § §

§ § § §

§ § § § § § §

§ § § §

§ § § § § §

Cinca ti lu cerca, no nci lu dài (Chiunque te lo chieda, non glielo dare) Pò vinì cinca voli (Può venire chiunque lo voglia) Pò vinì solu cinca è štatu nvitàtu (Può venire chiunque sia stato invitato) CINCASÌA Cincasìa di nui, ci era putùtu, t’èra ajutàtu (Chiunque di noi, se avesse potuto, ti avrebbe aiutato) No àt'a aprì la porta a cincasía (Non devi aprire la porta a chicchessia) No àt'a dísciri a cincasía cenca štè fasci (Non devi dire a chicchessia quello che fai) Pozzu dísciri li štessi cosi di fronti a cincasía (Posso ripetere le stesse cose di fronte a chicchessia) JUNU, JUNA Àgghjiu sciùtu a passàggiu a Štùni cu junu, e mi n’àgghjiu turnàtu cu nn’addru (Sono andato a passaggio a Ostuni con uno, e me ne sono tornato con un altro) Caminàvuni junu dopu l'addru (Camminavano uno dopo l'altro) È vinùtu junu ca ti vulèva (È venuto uno a cercarti) Junu di nui (Uno di noi) L'uno o l'addru, pi me è lu štessi (L'uno o l'altro per me è lo stesso) Ncerti voddi, junu no ssapi comi s'av'a cumpurtài (Certe volte, uno non sa come comportarsi) No è cchjiatu ancòra juna cu si la sposa (Non ha ancora trovato una che se la sposi) Le locuzioni unu ci unu, unu ci sìa, curu ca èti, curu ca sìa (qualunque, qualsiasi), usati solo al singolare, hanno valore indefinito, aggettivale e pronominale: Chjiama na fémmina, una ci una, una ci sìa (Chiama un'operaia qualunque) Pígghjimi nu ghjiasciòni unu ci unu, unu ci sìa (Prendimi un lenzuolo qualsiasi) Šta fatía la pò ffà unu ci unu, unu ci sìa (Qualsiasi operaio può fare questo lavoro. Questo lavoro lo può fare uno qualsiasi, uno qualunque) Tegnu fama, firmàmini a la cantìna cchjiú viscìna, una ci una, una ci sìa (Ho fame, fermiamoci alla prossima cantina, qualunque sia) NCERTU Cu ncerta ggenti è megghjiu no avvì niènti a cce ffà (Con certa gente, con alcune persone, è meglio non avere niente a che fare) Dopu nu ncertu tiempu, trasì (Dopo un certo tempo, entrò) Mi n'àggnhjiu sciutu cu ncerti amìsci (Me ne sono andato con certi amici) Ncerti dìcuni di sini, addri di noni (Alcuni dicono di sì, altri di no) Ncerti giurni si fatía, ncert'addri noni (Certi giorni si lavora, altri no) Ncerti lu vóluni e ncerti noni (Certi lo vogliono, certi no)

101


§ § § §

§ § § § § § § § § §

§ § § § § §

§ § § § §

Ncerti màsculi sò propia cafùni, e ppuru ncerti fèmmini (Alcuni maschi sono davvero cafoni, e pure alcune femmine) Ncerti voddi, è megghjiu cu ti štè zitta (Certe volte è meglio tacere) Šta cosa, ncerti la fascèvuni (Questa cosa, certi la farebbero) Tegnu ancora da fà ncerti cosi (Devo sbrigare certe faccende) NCUNU, NCUNA Àv'a éssiri ncun'amica sova (Deve essere qualche sua amica) Àv'a éssiri tuzzàtu ncunu piccìnnu (Avrà bussato qualche bambino) La frittàta, ncuna vodda l’agghju fatta puru iu, ma no m’è vinùta bbona (La frittata, qualche volta l’ho fatta, ma non è uscita bene) Ncuna vodda s'àv'a rómpiri la capu (Qualche volta si romperà la testa) Ncunu giurnu àgghji'a vinì cu ti vegnu acchjiu (Qualche giorno verrò a trovarti) No štò acchjiu la penna, eppùru nta ncuna vanna àv'a štà (Non trovo la penna, eppure da qualche parte deve stare) Pi li štrati štava solu ncunu pizzènti (Per le strade c'era solo qualche mendicante) Sarà àv'a éssiri nta ncun'adda chjiantàta (Forse sarà in qualche altra piantagione) Teni puru ncunu sordu da parti (Ha anche qualche soldo da parte) Tieni ncunu beddu libbru cu mi fasci léggiri? (Hai qualche bel libro da farmi leggere?) NCUNÙNU, NCUNÙNA Chjiama ncunùnu di l'amìsci tua e dinci cu veni súbbiti (Chiama qualcuno dei tuoi amici e digli di venire presto) Ci ncunùnu tuzza a la porta, di' ca no nci štocu (Se qualcuno bussa alla porta, io non ci sono) Nncunùnu disci di sini, addri di noni (Qualcuno dice di sì, altri di no) No ssapìmu ci ncunùnu l'è vvištu minà li petri (Non sappiamo se qualcuno lo ha visto buttare le pietre) Osci àgghjiu fattu li frisèddi, ni uè ncununa? (Oggi ho fatto i biscotti, ne vuoi qualcuno?) S’è cchjàtu ncunùnu? (Si è trovato qualcuno?) NIENTI Àgghjiu šcuppàtu e no m'àgghjiu fattu nienti (Sono caduto e non mi sono fatto niente) Curu c'à sintùtu fin'a mmu, è nienti (Quello che hai sentito fino ad ora è niente) No àgghjiu vištu propia nienti (Non ho visto proprio niente) No è nienti, no fasci nienti, fa' finta di nienti (Non è niente, non fa niente, fai finta di niente) No èti bbuenu a nienti (Non è buono a niente)

102


§ § § § § § § § §

§ § § § § § § § § § § § §

§ § § § §

No fasci nienti tuttu lu giurnu (Non fa niente tutto il giorno) No pi nienti, ma si pò sapì addò štà sciati (Non per niente, così per dire, ma si potrebbe sapere dove state andando?) No pi nienti, pi nui èti lu megghju di tutti (Non per nulla, per noi è il migliore di tutti) No ssi ni fasci nienti (Non se ne fa niente) No ssi pò dísciri nienti di mali di curu (Non si può dire nulla di male di lui) No tegnu nienti da dísciri (Non ho niente da dire) No vogghjiu àgghjiu nienti a cce ffài cu te (Non voglio avere niente a che fare con te) Si la pigghjia pi nienti (Se la prende per niente) Ti servi nienti? (Ti serve niente? Hai bisogno di qualcosa?) NIŠCIÙNU À vištu nišciùnu? (Hai visto nessuno?) Ci èti edda? Nno èti propia nišciùna (Chi si crede di essere? Non è proprio nessuna) Nišciùnu fàsci nienti pi nienti (Nessuno fa niente per niente) Nišciùnu m’è sapùtu dísciri addò jèri sciutu (Nessuno mi ha saputo dire dove tu fossi andato) No à fatto propia nišciùna scuštumatèzza ca ti štè dispièri tanta (Non hai commesso nessuna scostumatezza per disperarti tanto) No dà nienti a nišciùnu senza l’òrdunu mia (Non dare niente a nessuno senza il mio ordine) No è possíbbili ca nišciùnu lu sapi (Non è possibile che nessuno lo sappia) No è vinùtu nišciùnu (Non è venuto nessuno) No lu fascèva pi nišciùna cosa (Non lo farei per nessuna cosa) No nci štè nišciùnu bisuègnu cu gridi (Non c’è nessun bisogno di gridare) No nci štè propia cchjiú nišciùna spranza (Non c’è più alcuna speranza) No tieni nišciùnu mutìvu cu ti cumpuèrti mali comi štè fasci (Non hai nessun motivo per comportarti male come stai facendo) No vulìti nišciùnu giurnàli cu liggìti mentri štà spittàti? (Non volete nessun giornale da leggere mentre aspettate?) NUNNU, NUNNA Dannànti štè nu nunnu ca voli parla cu tte (Fuori c'è un tizio che vuole parlarti) È vinùtu curu nunnu ca št’aspittàvi (È venuto il tale che aspettavi) M'àgghjiu cchjiatu na nunna, e m'è dittu ca ti canòšci (Ho incontrato una tale, e mi ha detto di conoscerti) Mitti ca nu nunnu ti fasci nu riàlu (Supponi che un tale ti faccia un regalo) Na nunna štà purtàva lu pani a lu furnu, e jè sciulàta (Una tale portava il pane al forno, ed è scivolata)

103


§ § §

§ § § § § § § § §

§ §

§ § § § § § § §

Nci štè nu nunnu ca ti voli chjieti na cosa (C’è un tale che vuol chiederti qualcosa) Nu nunnu s’è scì minàtu nta la cištèrna (Un tale si è buttato in un pozzo) Quera nunna no ss’è fatt'a vétiri cchjú (Quella tale non si è fatta più vedere)

OGNI Lu pìnnulu, ti l'àt'a pigghjià ogni do giurni (La pillola, te la devi prendere ogni due giorni) Ni štà vidìmu ogni sittimàna (Ci vediamo ogni settimana) Ogni cosa ca ti vèni cu fasci, la puè ffà (Puoi fare ogni cosa che vuoi) Ogni do giurni s'àv'a scì ffà midicà la firìta (Ogni due giorni deve farsi medicare la ferita) Ogni giurnu n'èssi una nova (Ogni giorno, una novità) Ogni tre misi àv’a ffài na vìsita di contròllu (Ogni tre mesi deve fare una visita di controllo) Ogni vodda c’àgghj’a scìi a na vanna, si mett'a chjiòviri (Ogni volta che devo uscire, piove) Quanni fasci teštamènto, àt’a firmà ogni pàggina (Quando fai testamento, devi firmare ogni pagina) Tanta tiempu arrètu, ogni piccìnnu sciucàva cu la rózzula, e certi cu lu curru (Tanto tempo fa, ogni bambino giocava con una ruota di bicicletta, e alcuni con la trottola) OGNÙNU Ci n’àm’a sittà dannànti, ognùnu cu ssi porta la seggia sova (Se dobbiamo sederci fuori, ciascuno porti con sé la sua sedia) Ognùnu di nui è pinzàtu la štessi cosa (Ognuno di noi ha pensato la medesima cosa) PICCA A lu cìnima štàvuni picca crištiàni (Al cinema c'erano pochi spettatori) Ancòra picca migghji e àmu rrivàtu (Ancora poche miglia e siamo arrivati) Cu štu tiempo, la fatía èti picca (Con questo tempo (maltempo), il lavoro è poco) L'amìsci veri sò picca (I veri amici sono pochi) La finèštra èti assài piccènna e trasi picca lusci (La finestra è troppo piccola ed entra poca luce) La sera, lu mieru, mi ni bevu picca quanti nienti (La sera, il vino, me ne bevo poco, anzi pochissimo) Li sordi, mi ni sò rimàšti picca (Il denaro, me ne è rimasto poco) Lu fondu mi l'àgghjiu cattàtu cu picca sordi (Il fondo, l'ho comprato a poco prezzo)

104


§ § § § §

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

Màncuni picca minùti pi pártiri (Mancano pochi minuti alla partenza) Megghjiu picca di cce niènti (Meglio poco che niente) N’ommu di picca palòri (Un uomo di poche parole) Osci à cuscinàtu picca manciài, e no m’àgghju binchjiàtu (Oggi hai cucinato poco cibo, e non mi sono saziato) Picca acqua, picca fèmmini, picca misi, picca pani, picca sciurnàti, picca štuezzi, picca tiempo, picca uemmi TANTA A ci tanta tanta, e a ci nienti nienti (A chi tanto e a chi niente) A tàvula no mancià tanta cosi duggi (A tavola non mangiare troppi dolci) Àgghjiu chjiusu la porta cu tanta di catinàzzu (Ho chiuso la porta con tanto di lucchetto) Àgghjiu fattu tanta telefunàti (Ho fatto parecchie telefonate) Ci mi dè tanta, no mi ni pigghjiu (Se vuoi darmi tanto, non me ne prendo) Curu carniàli è štatu tanta tiempu senza fà nienti (Quel fannullone, è stato tanto tempo senza far nulla) Di li sordi ca pigghjiu, tanta sò pi l'affìttu di casa, tanta pi lu sciuècu (Dei soldi che guadagno, tanti sono per l'affitto di casa, tanti per il gioco) Èruni tanta ca no sapévuni addò s'èrun'a méttiri (Erano tanti che non sapevano dove mettersi) Èti da tanta ca štà spittàva štu mumènti (È da tanto che aspettavo questo momento) Màncuni tanta migghji pi putì arrivài prima di šta sera (Mancano troppi chilometri per poter arrivare prima di questa sera) Mi pàruni tanta desci migliòni pi quera casa (Mi sembrano tanti dieci milioni per quella casa) Na vodda tanta và pìgghjilu tu lu pani da lu furnu (Almeno questa volta vai tu a prendere il pane dal forno) Nci l'àgghjiu dittu tanta voddi (Gliel'ho detto tante volte) Nci l’àgghjiu dittu tanta voddi cu vè fatìa, ma no li ncodda (Gliel’ho detto tante volte di andare a lavorare, ma non ne ha voglia) Nci štava tanta nevi, ca non si putèva caminà mancu cu li catèni (C'era tanta neve che non si poteva circolare neanche con le catene) No nci voli tanta cu lu capìšci (Non ci vuole tanto per capirlo) Pari ca teni tanta nimìsci (Pare che abbia tanti nemici) Tanta è vveru ca no nc'è vinùtu (Tant'è vero che non è venuto) Tanta t'èr'a ddà e t'àgghiu datu, mu ce uè? (Tanto ti dovevo, e ti ho dato, ora che vuoi?) Tanta vali! (Tanto vale! Cioè niente!) Tegnu tanta cosi nuevi ca t'àgghjia cuntà (Ho tante novità da raccontarti) Tegnu tanta pinzièri pi la capu (Ho troppi pensieri per la testa) Tegnu tanta tiempu pi študià (Ho tanto tempo per studiare)

105


§ §

§ §

§ § §

§ § § § § § § § § § § § § § §

Teni tanta fama e secca ca no ssi mantèni nzippàtu (Ha tanta fame e sete che non si mantiene in piedi) Teni tanta sordi, ca no ssapi addò li metti (Ha tanti soldi che non sa dove metterli) Tanta, in funzione di aggettivo indefinito, ha anche il significato di "vario o diverso": Tegnu tanta cosi ca t'àgghji'a dísciri (Ho diverse cose da dirti) Tegnu tanta cosi c'àgghji'a ffà (Ho varie cose da fare) TUTTU, TOTTA, TUTTI Cu tutti li uai ca teni, štè sempri allècru (Con tutti i problemi che ha, è sempre allegro) Curu cannarùtu, s’è manciàtu tuttu lu panidispàgna e ancòra no ss’è bbinchjiàtu (Quel ghiottone, si è mangiato tutto il pan di Spagna, e non si è saziato) Curu mmiriacòni, s’è sculàtu da sulu totta la buttìglia di lu mièru, e a me no mi n'è rimàštu (Quell'ubriacone si è scolato da solo tutta la bottiglia del vino, e a me non ne ha lasciato) Curu sapi tuttu (Quello sa tutto) È durmùtu totta la notti (Ha dormito tutta la notte) È giràtu tuttu lu munnu, e ancòra no ssi cuntènta (È andato in giro per tutto il mondo, e ancora non è contento) È spicciàtu tutti li sordi (Ha speso tutto il denaro) È totta corpa sova, ci lu fìgghjiu si n'è sciutu di capu (È tutta colpa sua se il figlio se ne è andato di testa) L'acqua è nchjiuta totta la cištèrna (La pioggia ha riempito tutta la cisterna) Li ladri nci'óni rubbàtu tuttu (I ladri gli hanno rubato tutto) Li piccìnni štoni tutti a la scola (I bambini son tutti a scuola) M'àgghjiiu liggiùtu tutti li libbri ca m'à datu (Ho letto tutti i libri che mi hai dato) Penza iddu a tuttu (Pensa lui a tutto) S'è manciàtu tutti li frisèddi (Si è mangiato tutti i biscotti) S’è pisàtu cu tutti quattu li silùri (Ha litigato con tutti e quattro i fratelli, o sorelle) Ti lu dicu cu tuttu lu cori (Te lo dico con tutto il cuore) Tutti nci l'óni dittu, ma no l'è capìtu (Tutti glielo hanno detto, ma non l'ha capito) Tutti ponnu sbaglià (Tutti possono sbagliare)

106


POSSESSIVI

SOMMARIO: 8.0.POSSESSIVI (DEFINIZIONE) 8.1.AGGETTIVI POSSESSIVI 8.2.PRONOMI POSSESSIVI

8.0. Possessivi (definizione)

Indicano la persona a cui una cosa appartiene. Adempiono quindi una duplice funzione: specificano la cosa posseduta, e la persona che possiede la cosa.

8.1.Aggettivi possessivi

Sono sempre uniti al nome cui si riferiscono. Poiché le persone sono tre al singolare (iu, tui, iddu) e tre al plurale (nui, vui, lori), anche gli aggettivi possessivi sono tre per le persone singolari e tre per le persone plurali.

§ § §

IL DIALETTO CONTEMPLA 3 FORME: una per il maschile singolare, una per il femminile singolare, una per il plurale (maschile e femminile).

§ § § § § §

MASCHILE SINGOLARE mia (mio) tua (tuo) sua (suo) nueštru (nostro) vueštru (vostro) lori (loro)

§ § § § § §

FEMMINILE SINGOLARE mea (mia) tova (tua) sova (sua) noštra (nostra) voštra (vostra) lori (loro)

§ § § § § §

MASCHILE-FEMMINILE PLURALE mia (miei, mie) tua (tuoi, tue) sua (suoi, sue) nueštri (nostri, nostre) vueštri (vostri, vostre) lori (loro)

107


Tutte le forme della 1^ 2^ e 3^ pers. sing., escono in –a in ogni genere e numero (maschile e femminile, singolare e plurale): § § § § § § § § § § § §

§ § § § § § § § §

La bborsa tova di la scola tova, li bborsi tua di la scola (La tua cartella, le tue cartelle) La cicculatèra (di li nchjiòštru) lori, li cicculatèri lori (Il loro bricco dell'inchiostro, i loro bricchi) La cupirtìna noštra, li cupirtìni nueštri (La nostra copertina, le nostre copertine) La matìta sova, li matìti sua (La sua matita, le sue matite) La penna mea, li penni mia (La mia penna, le mie penne) La squadra voštra, li squadri vueštri (la vostra squadra, le vostre squadre) Lu calamàru vueštru, li calamàri vueštri (il vostro calamaio, i vostri calamai) Lu ggessu lori, li ggessi lori (Il loro gesso, i loro gessi) Lu libbru tua, li libbri tua (Il mio libro, i miei libri) Lu pennìnu sua, li pennìni sua (Il suo pennino, i suoi pennini) Lu quadèrnu mia, li quadèrni mia (Il mio quaderno, i miei quaderni) Lu timpirìnu nueštru, li timpirìni nueštri (Il nostro temperino, i nostri temperini) Il dialetto dispone di un altro aggettivo possessivo, propia, utilizzato sovente per rafforzare un altro aggettivo possessivo. L'aggettivo possessivo italiano invariabile "altrui" è reso in dialetto con di l'addri: Cinca fasci l’interèssi sua propia, vè sempri bbuènu (Chi fa il proprio interesse, ci guadagna sempre) Curu puvirièddu štà pinzàva a li uaii sua propia (Quell'infelice pensava alle sue proprie sventure) È ffàttu lu dovèri sua propia (Ha compiuto il suo proprio dovere) L'àgghjiu vištu cu li uecchji mia propia (L'ho visto con i miei propri occhi) L’astùcciu di li penni èti propia mia, noni di curu ca ti l’è ffattu vétiri (L'astuccio è proprio mio, no di quello che te lo ha fatto vedere) Lu pani l'è fattu cu li mani sua propia (Ha fatto il pane con le sue proprie mani) No àt'a pigghjiài la robba di l'addri senza cu chjiedi lu permessu (Non devi prendere la roba altrui, senza chiedere il permesso) Pi štà bbuenu, no àt'a vulì la robbba di l'addri (Per vivere bene, non devi desiderare la roba altrui) S'è ruvinàtu cu li mani sua propia (Si è rovinato con le sue proprie mani) L’aggettivo possessivo dialettale si pone sempre dopo il nome, mai prima. I nomi di parentela (padre, madre, figlio, nonno, fratello, sorella, cognato, zio, nipote, compare, comare, genero, nuora) assumono l’aggettivo possessivo (della 1^, 2^ e 3^ persona singolare) in posizione enclitica. E non vogliono l’articolo determinativo, fatta eccezione per la 3^ persona singolare.

108


§ §

Quando non è necessario, sovente il possessivo della 1^ persona singolare e plurale, e della 3^ persona singolare si omettono. Lu tata no nci štè bbuenu (Mio padre non sta bene. Nostro padre non sta bene) Vèi d’amòri e d’accòrdu cu la socra (Va d’amore e d’accordo con sua suocera).

§ § §

sierma (mio padre) sierda (tuo padre) l'attànisa, l'attàni (suo padre)

§ § §

la mamma mea, la mamma (mia madre) mámmita (tua madre) la mámmisa (sua madre)

§ § §

frátima (mio fratello) fratta (tuo fratello) lu frátisa, lu frati (suo fratello)

§ § §

sorma (mia sorella) sorda (tua sorella) la sòrisa, la sori (sua sorella)

§ § § §

cuscínima (mio cugino) cuscínita (tuo cugino) lu cuscínisa, lu cuscìni (suo cugino) la cuscínisa, la cuscìni (sua cugina)

§ § §

cussuprínima (mio cugino) cussuprínita (tuo cugino) cussuprínisa, lu cussuprìnu (suo cugino)

§ § §

marìtima (mio marito) marìtta (tuo marito) lu marìtisa, lu marìtu (suo marito)

§ § §

migghjièrima (mia moglie) migghjièrita (tua moglie) la migghjièrisa, la migghjièri (sua moglie)

§ § §

nònnima (mio nonno, mia nonna) nònnita (tuo nonno, tua nonna) lu nònnisa, la nònnisa (suo nonno, sua nonna)

§

zzima (mio zio, mia zia)

109


§ §

zzita (tuo zio, tua zia) lu zzisa, la zzisa, lu zziu, la zzia (suo zio, sua zia)

§ § §

figghjima (mio figlio, mia figlia) fìgghjita (tuo figlio, tua figlia) lu fìgghjisa, la fìgghisa (suo figlio, sua figlia)

§ § §

sciénnima (mio genero) sciénnita (tuo genero) lu sciénnisa, lu sciénnuru (suo genero)

§ § §

nòrima (mia nuora) nòrita (tua nuora) la nòrisa, la nora (sua nuora)

§ § §

matréima (la mia matrigna) matréita (la tua matrigna) la matréisa (la sua matrigna)

§ § §

canàtima (mio cognato, mia cognata) canàtta (tuo cognato, tua cognata) lu canàtisa, la canàtisa, lu canàti, la canàti (suo cognato, sua cognata)

§ § §

suècrima (mio suocero) suècrita (tuo suocero) lu suècrisa (suo suocero)

§ § §

sòcrima (mia suocera) sòcrita (tua suocera) la sòcrisa (la suocera)

§ § §

cumpàrima (il mio compare) cumpàrita (il tuo compare) lu cumpàrisa (il suo compare)

§ § §

cummàrima (la mia comare) cummàrita (la tua comare) la cummàrisa (la sua comare)

§ § §

núnnima (il mio padrino, la mia madrina) núnnita (il tuo padrino, la tua madrina) lu núnnisa, la núnnisa (il suo padrino, la sua madrina)

110


§ § §

sciušcéttima (il mio figlioccio, la mia figlioccia) sciušcéttita (il tuo figlioccio, la tua figlioccia) lu sciušcéttisa, lu sciušcéttu, la sciušcéttisa, la sciušcétta (il suo figlioccio, la sua figlioccia)

§ § §

Al plurale le forme enclitiche sono mantenute solo per alcuni nomi: silúrima (i miei fratelli, le mie sorelle) silúrita (i tuoi fratelli, le tue sorelle) li silúri (i suoi fratelli, le sue sorelle)

§ § §

fílima (i miei figli, le mie figlie) fílita (i tuoi figli, le tue figlie) li fili (i suoi figli, le sue figlie)

§ § §

nipútima (i miei nipoti, le mie nipoti) nipútta (i tuoi nipoti, le tue nipoti) li nipùti (i suoi nipoti, le sue nipoti)

§

L’articolo determinativo si mette quando al nome di parentela è unito un aggettivo: la povra sori mea (la mia povera sorella)

§

E quando l’aggettivo possessivo segue il nome (non in posizione enclitica): lu frati mia, lu cori mia

8.2.Pronomi possessivi

I pronomi possessivi sono preceduti dall’articolo determinativo e sono formalmente identici agli aggettivi possessivi. Mentre questi si accompagnano sempre al nome cui si riferiscono, i pronomi lo sostituiscono.

§ § § § § §

MASCHILE SINGOLARE lu mia (il mio) lu tua (il tuo) lu sua (il suo) lu nueštru (il nostro) lu vueštru (il vostro) lu lori (il loro)

§ § § §

FEMMINILE SINGOLARE la mea (la mia) la tova (la tua) la sova (la sua) la noštra (la nostra)

111


§ §

la voštra (la vostra) la lori (la loro)

§ § § § § §

MASCHILE FEMMINILE PLURALE li mia (i miei, le mie) li tua (i tuoi, le tue) li sua (i suoi, le sue) li nueštri (i nostri, le nostre) li vueštri (i vostri, le vostre) li lori (i loro, le loro)

§ § § § § §

Al pari dell'italiano, il dialetto ha anche propia (proprio): Àgghjiu pigghjiàtu lu'mbrelli tua, invesci di lu mia (Ho preso il tuo ombrello, anziché il mio) Cu lu cani tua štè puru lu cani mia propia (Insieme al tuo cane c'è anche il mio) Iu penzu a li fatti mia propia, tui a li tua (Io penso ai fatti miei, tu ai tuoi) La fatía mea è brutta propia com'a la voštra (Il mio lavoro è difficoltoso come il vostro) Li ntarèssi mia vòni contr'a li lori (I miei interessi contrastano con i loro) Lu piccìnnu tua e lu mia štòni comi jatti cu cani (Il tuo bambino e il mio litigano come cani e gatti).

112


PRONOMI PERSONALI SOMMARIO: 9.0.PRONOMI PERSONALI (DEFINIZIONE) 9.1.PRONOMI PERSONALI SOGGETTO 9.2.PRONOMI PERSONALI COMPLEMENTI 9.3.FORME ACCOPPIATE PRONOMI ATONI 9.4.POSIZIONE 9.5.PRONOMI ALLOCUTIVI 9.6.PRONOMI PERSONALI RIFLESSIVI

9.0.Pronomi personali (definizione)

I pronomi (dal latino pro-nomen che sta al posto pro- di un nome nomen) personali indicano una persona, e possono essere di 1^, 2^, 3^ persona singolare o plurale. Sono variabili nel numero e alla 3^ persona singolare e plurale anche nel genere. I pronomi di 1^ e 2^ persona svolgono l'ufficio di vero e proprio nome e rappresentano, rispettivamente, chi parla e chi ascolta. Il pronome di 3^ persona può indicare colui del quale si parla, o può sostituire un nome. Inoltre hanno forme differenziate a seconda della funzione che svolgono. Hanno una forma per il soggetto e due forme per i complementi.

9.1.Pronomi personali soggetto

§ § §

§ § §

Le forme dialettali che svolgono la funzione di soggetto sono: SINGOLARE 1^ persona iu (io) 2^ persona tu, tui (tu) 3^ persona iddu, edda o jedda (egli, ella, es so, essa), curu, quera (quello,

1^ persona 2^ persona 3^ persona

quella)

PLURALE nu, nui (noi) vu, vui (voi) lori (loro, essi), quiri (quelli)

DA OSSERVARE la -i paragogica della 2^ persona singolare e della 1^ e 2^ persona plurale. E anche la j- prostetica della 3^ persona singolare, femminile.

Curu quera quiri, propriamente forme del pronome dimostrativo, vengono usate anche nel senso di pronomi personali.

113


§ § § § § § § §

§ §

Il pronome personale soggetto di 1^, 2^, 3^ persona, singolare e plurale, può essere rafforzato da štessi (stesso, inv.) e, limitatamente alla 1^ e 2^ persona plurale da addri (altri): Iu štessi no nci cretu (Io stesso non ci credo) Tu štessi l’à vištu (Tu stesso l’hai visto) È sciutu iddu štessi cu lu pigghjia (Egli stesso è andato a prenderlo) Nu stessi n'àmu misu mmienzu, cu li scucchjiàmu (Noi stessi ci siamo messi in mezzo, per dividerli) Vu štessi avìti vištu ca no nci štava nienti da fài (Voi stessi avete visto che non c'era niente da fare) Lori štessi poi si ni sò virtùti ca èruni dittu na fissarìa (Essi stessi poi si sono accorti d'aver detto una stupidaggine) Nu addri no sapèmmu ce erim'a ffài (Noi altri non sapevamo cosa fare) E vu jaddri, ce ni pinzàti ci ni li sciamu? (E voi altri che ne dite se ce ne andiamo?) Parimenti sono rafforzati da addru (altro) i pronomi delle 3^ persone singolari e plurali: cuddàddru (quell’altro), queddàddra (quell'altra), quiddàddri (quegli altri, quelle altre) curàddru (quell’altro), queràddra (quell’altra), quiràddri (quegli altri, quelle altre)

§ §

Cuddàddru no jeti com’a cuštu carniàli (Quell'altro non è come questo fannullone) Curàddru è mmegghju cu ssi štè zitta (Lui è meglio che stia zitto) E queràddra no ssi putèva fà li fatti sua! (E lei non poteva pensare ai fatti propri!) Quiddàddri mi štoni sobb'a lu štómucu (Quegli altri mi stanno sullo stomaco) Quiràddri no mmi piàcuni propia (Quegli altri non mi piacciono affatto)

§ § §

Curu, quera, quiri, in funzione di pronomi personali, possono essere rafforzati dall’avverbio di luogo ddài: curu ddài (quello là) quera ddài (quella là) quiri ddài (quelli là, quelle là)

§ § §

9.2.Pronomi personali complementi

§ §

Le forme in funzione di complemento sono due: una forte o tonica, che dà al pronome un particolare rilievo una debole o atona, che nel discorso si appoggia al verbo FORME TONICHE

114


1^persona 2^persona 3^persona m. 3^persona f.

SINGOLARE me, mei (me) te, tei (te) iddu, jiddu (lui, esso) iddu, jedda (lei, essa)

§ § §

1^persona 2^persona 3^persona inv.

PLURALE nu, nui (noi) vu, vui (voi) lori, quiri (loro, essi, esse)

§ § § §

Iu, 1^ pers. sing., in funzione di complemento, ha la forma me mei: Circàvun’a mme (Cercavano me) L’è ffattu pi mme (Lo ha fatto per me) Pinzàva ntra di mei (Pensavo dentro di me) Štà parlàvuni di me (Parlavano di me)

§ § § §

Parimenti tui, 2^ pers. sing., in funzione di complemento, diviene te tei: A te no ti carculuni propia (Non ti stimano affatto) Di tei no mmi fidu (Di te non mi fido) Vogghju escu propia cu ttei (Voglio uscire proprio con te); Vóluni propia a ttei (Vogliono proprio te)

§ §

Le forme nui e vui, rispettivamente, 1^ e 2^ pers. pl., sono comuni al soggetto e ai complementi: Štoni rìduni di nui (Ridono di noi); Tegnu na lettra pi vvui (Ho una lettera per voi);

§ § § §

§ § § § §

Le forme pronominali della 3^pers. sing. e pl., iddu edda lori, in funzione di complemento sono identiche a quelle del soggetto, sia quando hanno valore riflessivo che quando indicano una persona diversa dal soggetto: Di lori ti puè fidài (Di loro puoi fidarti) La fèmmina no è mai cuntenti, mancu di edda (La femmina non è mai contenta, nemmeno di sé) Mi ni vegnu cu jedda (Me ne vengo con lei) No m’àgghj’a scurdà mai di iddu e di cenca m'è ffattu (Non mi scorderò mai di lui, e di quello che mi ha fatto) Ognùnu penza pi iddu (Ognuno pensa per sé) Le forme complementari toniche, al pari di quelle soggettive, possono essere rafforzate con l’aggettivo di identità štessi:

115


§ § §

Curu no vvoli bbeni mancu a iddu štessi (Quello non vuole bene nemmeno a sé stesso) L’èra vissi fattu pi edda štessi (Avrebbe dovuto farlo per lei stessa) Pènzuni sempri a lori štessi e mai a l’addri (Pensano sempre a loro stessi e mai agli altri) FORME ATONE 1^persona 2^persona 3^persona 3^persona 3^persona

SINGOLARE mi (mi) ti (ti) si (si, riflessivo) lu, la (lo, la, complemento oggetto) nci (gli, le, complemento di termine)

§ § § § §

1^persona 2^persona 3^persona 3^persona 3^persona

PLURALE ni (ci) vi (vi) si (si, riflessivo) li (li, le, Complemento oggetto) nci (loro, Complemento di termine)

§

Nci, nel plurale, viene talvolta rafforzato con a lori: Nci piasci a lori? (Piace a loro?)

§ § § § §

§ § § § § §

Le forme atone si adoperano solo per il complemento oggetto e per il complemento di termine. Tutte si elidono davanti a vocale. Ce cosa nci jèr’a ddài? (Cosa gli dovevi dare?) Dinci cu veni (Digli-dille di venire) L’è ccumpagnàt’a casa (Lo ha accompagnato a casa) La salutò cu tanta prièsciu, ma quera mancu la carculò (La salutò con tanta gioia, ma lei neanche la considerò) La štà manciàva cu tanta guštu (La mangiava con tanto gusto) Lu priò cu tuttu lu cori (Lo pregò con tutto il cuore) M’à datu (Mi hai dato) No mi piasci! (Non mi piace!) No nci’amu datu nienti (Non gli abbiamo dato niente) No vvi penzu propia (Non vi penso proprio)

§ § §

Le forme lu la li sono uguale a quelle dell’articolo determinativo. Particolare è l’uso del pronome femminile la (sottintesa cosa) con valore neutro: Cussì la capèva (Così l'ha intesa) La sapèva logna (La sapeva lunga) Mi l'àv'a pajài a làcrimi di sagnu! (Me la deve pagare a lacrime di sangue!)

§ § § §

116


§

Mu ti la contu iu (Ora te la racconto io) No la spiccia cchjiú, èti propia nu latuèrnu (Non la smette più, è proprio un piagnisteo) No mmi la cuenti ghjušta (Non me la racconti giusta)

§ § §

Ordinario è l’uso pleonastico del pronome personale quando anticipa l’oggetto che segue: Allòra, no lu sapìvi štu fattu? (Allora questo fatto, non lo sapevi?) L’à vištu la casa? (Hai visto la casa?) La canòscu bbona quera fémmina (Quella donna, la conosco bene)

§ §

§ § § §

E parimenti normale è l’uso pleonastico del pronome personale che riprende quanto precedentemente espresso: A iddu nci l’è sapùtu spiegà (A lui, glielo ha saputo spiegare) A mme no mi l’è dittu, e a tte? (A me, non me lo ha detto, e a te?) Lu caštièddu no l’àgghju vištu (Il castello, non l'ho visto) Lu fattu mi l’è cuntàtu pi filu e pi segnu (Il fatto, me lo ha raccontato per filo e per segno) La particella indeclinabile ni, n' può assumere valori diversi:

§ § § §

AVVERBIO DI LUOGO, e significa di qui, di qua, di lì, di là: À sciutu fori? Sì, mi ni štò tornu propia mui (Sei andato in campagna? Si, me ne sto tornando proprio adesso) Arrivièbbu a Štuni la matìna súbbiti, e mi ni turnièbbu la sera tardi (Giunsi a Ostuni la mattina presto, e me ne ritornai la sera tardi) La casa addò jábbitava prima, era chjiena di malòti, e pi štu mutìvu mi ni scivu (La casa dove abitavo prima era piena di scarafaggi, e per questo me ne andai) M'acchjiu nta li uai, e no sacciu comi mi n'àgghji'a'ssì (Mi trovo nei guai, e non so come me ne uscirò) PRONOME PERSONALE: di lui, di lei, di loro, da lui, da lei, da loro, da parte loro:

§ § §

§

A Santu Vitu tegnu tanta amìsci, ma da tanta tiempu no ni sentu cchjiú parlà (A San Vito ho parecchi amici, ma da tempo non ne sento più parlare) Addò štè Ronzu? No ni sacciu cchjiú nienti (Dov'è Oronzo? Non ne so più nulla) Nci'àmu dummannàtu tanta voddi cu ni prištava li sordi, ma no n'àmu ricavàtu mai nienti (Gli abbiamo tante volte chiesto un prestito, ma non ne (da lui) abbiamo mai ottenuto nulla) Quera fèmmina iu no la canòscu, ma n'àgghjiu sintutu parlài (Io quella ragazza non la conosco, ma ne ho sentito parlare)

117


§ § § § §

§ §

§ §

§ §

PRONOME DIMOSTRATIVO: di ciò, da ciò, di questo/a/e/i, da questo/a/i/e: Amìsci ni tegnu assà, ma no sacciu ce mi ni fazzu (Ho molti amici, ma non so che farmene) Li frisèddi no mi piàcuni, no ni fà cchjiú (I biscotti non mi piacciono, non ne fare più M’è ffattu nu dispièttu, ma poi si n’è cchjiatu pintìtu (Mi ha fatto un dispetto, ma poi se ne è trovato pentito) Teni tanta libbri, e no n'è lettu mancu junu (Ha tanti libri, e non ne ha letto neanche uno) Tinèva nu lanzùlu vecchjiu, zziccu e ni fazzu pezzi pi la porva (Avevo un lenzuolo vecchio, prendo e ne faccio stracci per spolverare) Talvolta la particella ni (ne), quando si riferisce a una frase o a un concetto precedentemente espresso, viene usata con valore neutro, e significa "di ciò": À dittu ca Ronzu s'è scì minàtu nta na cištèrna. Ni sì propia sicùru? (Hai detto che Oronzo si è buttato in un pozzo. Ne (di ciò) sei proprio sicuro?) Ti štò dicu la virità. No ni sì cunvìntu? (Ti sto dicendo la verità. Non ne (di ciò) sei convinto?) La particella ni fa parte di varie locuzioni di uso comune: No nni pozzu cchjiú (Non ne posso più) No nni vali propia la pena (Non ne vale proprio la pena) Sovente ha un significato stilistico, rafforzativo: in funzione avverbiale: Di cquá ti n’àt'a scìi! No, no mmi ni vocu (Di qua te ne devi andare! No, non me ne vado!) in funzione pronominale: Ni disci buscìi! (Ne dici bugie!)

9.3.Forme accoppiate di pronomi atoni

§ § § § § §

mi lu, mi la, mi li, mi ni (me lo, me la, me li/le, me ne) ti lu, ti la, ti li, ti ni ( te lo, te la, te li/le, te ne) si lu, si la, si li, si ni (se lo, se la, se li/le, se ne) ni lu, ni la, ni li, ni li (ce lo, ce la, ce li/le, ce ne) vi lu, vi la, vi li, vi ni (ve lo, ve la, ve li/le, ve ne) nci lu, nci la, nci li, nci ni (glielo, gliela, glieli/le, gliene) Da osservare preliminarmente la forma ni li (ce ne), la quale deriva per dissimilazione da ni ni.

§ §

Come si può ben vedere nella tabella, nel caso in cui al verbo si legano due pronomi, uno dativo e l’altro accusativo, il dativo precede sempre l’accusativo: La carni si la spurpò cu tutti l’ossi (La carne se la spolpò con tutte le ossa) Mi l’à prumittùtu (Me lo hai promesso)

118


§ § § § § § § § § § § § §

Mi lu ricòrdu, di štu fattu mi n’è parlàtu Żiùddu (Me lo ricordo, di questo fatto me ne ha parlato Grazio) Nci la dievu jeri sera (Gliela diedi ieri sera) Nci li purtièvu cu li mani mia štessi (Glieli consegnai con le stesse mie mani) Nci lu mannu josci štessi (Glielo mando oggi stesso) Nci ni discìvu quattu (Gliene dissi quattro) Ni l’àm’a scìi (Ce ne dobbiamo andare) Ni lu díssira zitta zitta (Ce lo dissero in silenzio) No mi lu štò ricòrdu (Non me lo ricordo) Si lu tinèva štrittu štrittu (Se lo teneva stretto stretto) Si ni bivì quattu bicchjièri (Se ne bevve quattro bicchieri) Ti lu giuru (Te lo giuro) Vi lu discìvu a la chjiazza (Ve lo dissi in piazza) Vi n’avvìt’a cchjià pintìti (Ve ne troverete pentiti)

9.4.Posizione

§

Le forme enclitiche dei pronomi personali dell’infinito della lingua italiana, retto da preposizione, nel dialetto sono sempre proclitiche: A vinùtu cu mi parli? (Sei venuto per parlarmi?) Àgghju discìsu ca ti pirdònu (Ho deciso di perdonarti) Àgghju fattu na corsa cu nci li portu, e mancu si l'è pigghjiàtu (Ho fatto una corsa per portarglieli, e neanche se li è presi) Štà pinzàva cu ti lu disceva (Pensavo di dirtelo)

§ § § § § §

Con un imperativo sono invece enclitiche al pari dell’italiano, cioè seguono il verbo e s'incorporano a esso formando così una sola parola: Dànni tuttu curu ca tieni (Dacci tutto quello che hai) Dàtini nquarche ggiurnu (Dateci qualche giorno) Fànnilu sapìi (Faccelo sapere) Fascìtimi lu favòri (lu piascìru) cu vi štati zitta (Fatemi il favore di stare zitti) Liggìtimi šta lèttira (Leggetemi questa lettera) Va' pìgghjiulu (Vai a prenderlo)

§ §

Anche nelle forme accoppiate: Discìtincilu (Diteglielo) Sciàmminili (Andiamocene)

§ § § §

Quando invece l’imperativo è negativo, contrariamente dall’italiano, il pronome è sempre posto innanzi all’infinito: No mmi lu dìsciri (non dirmelo) No nci lu dài (Non darglielo) No t’azzardà cu rispùnni (Non ti azzardare a rispondere) No tti móviri (Non muoverti)

§ § §

119


§ § § § § § §

Quando l’infinito dipende da un verbo modale, volere potere dovere sapere, ecc., il dialetto vuole sempre la costruzione proclitica, anche se in italiano si possono avere le due costruzioni (enclitica e proclitica): Lu vulì pisàvuni (Volevano picchiarlo) Mi n’àgghj’a scìi (Devo andarmene) N’àm’a limitài (Dobbiamo limitarci) No mi sacciu rrigulài (Non so regolarmi) No nci lu vogghju docu (Non voglio darglielo) No si sapi véštiri sulu (Non sa vestirsi da solo) No ti lu pozzu dìsciri (Non te lo posso dire)

9.5.Pronomi allocutivi

§ §

Nel parlare a una persona di riguardo, si usa il sostantivo Signurìa e il verbo alla seconda persona singolare: Signurìa, ce cumànni? (Lei, cosa desidera?) Signurìa, addò jábbiti? (Lei dove abita?)

9.6.Pronomi personali riflessivi

§ § § § § §

I pronomi personali riflessivi svolgono una funzione riflessiva, si riferiscono sempre al soggetto e riflettono sul soggetto l'azione espressa dal verbo. I pronomi personali riflessivi sono: 1^persona singolare mi 2^persona singolare ti 3^persona singolare si 1^persona plurale ni 2^persona plurale vi 3^persona plurale si In breve: mi ti si usano, rispettivamente, per la 1^ e 2^ persona singolare; ni vi, per la 1^ e 2^ persona plurale.

§ § § §

Si si usa per la terza persona singolare e plurale, ed è valido sia per il maschile che per il femminile, sia per il complemento oggetto che per il complemento di termine. E anche per esprimere un'azione reciproca, che coinvolge vicendevolmente due o più soggetti. Curu si vanta da sulu (Quello si vanta da solo, sé stesso) Licchjiu e Lecchjia si nzúrtuni quanni tòrnuni da la scola (Angelo e Angela si sfottono (a vicenda) quando tornano da scuola) Nzinu è šcuppàtu e s'è fattu mali (Angelo è caduto e si è fatto male, a sé) Ronzu si štè lava. Ština si štè lava. Li màsculi si štoni làvuni. Li fèmmini si štoni làvuni

120


§ § § § §

Per la terza persona singolare e plurale, complemento oggetto o indiretto, preceduto da preposizione, il dialetto usa iddu edda lori, talvolta rafforzati da štessi: Cusumècchjia si cconza li rrobbi da edda štessi (Cosima si rammenda i vestiti da sé stessa) Di iddu no nci parla mai (Non parla mai di sé) L'èr'a ffà pi iddu štessi (Lo dovrebbe fare per sé stesso) Pénzuni sempri a lori štessi e mai a nui (Pensano sempre a loro stessi e mai a noi) Quiri crištiàni raggiónuni sempri tra di lori (Quei signori discutono sempre tra di loro)

121


PRONOMI RELATIVI - AGGETTIVI E PRONOMI INTERROGATIVI ed ESCLAMATIVI SOMMARIO: 10.0.PRONOMI RELATIVI (DEFINIZIONE) 10.1.PRONOMI RELATIVI CA 10.2.PRONOMI RELATIVI CI, ADDÒ, DA DDÒ 10.3.AGGETTIVI E PRONOMI INTERROGATIVI 10.4.AGGETTIVI E PRONOMI ESCLAMATIVI

10.0.Pronomi relativi (definizione)

I pronomi relativi sostituiscono il nome e introducono una proposizione relativa, correlata con la precedente. Adempiono quindi una duplice funzione.

10.1.Pronome relativo CA

§ § § §

§ § § §

§ §

Il pronome relativo dialettale più ricorrente è ca (che, il quale, la quale, i quali, le quali); c' con l'elisione: curu c'à fattu, quello che hai fatto. È invariabile, e vale per entrambi i generi e numeri. Può essere usato: come soggetto: Àgghju canušciùtu n’avvucàtu ca ti ni sapi assìi da fagnu (Ho conosciuto un avvocato che te ne fa uscire dal fango) Da la finèštra, la jatta spiava li cani ca passàvuni (La gatta spiava dalla finestra i cani che passavano) Josci nci štoni ncerti moschi ca mi štoni doni faštìdiu (Oggi ci sono delle mosche che mi stanno dando fastidio) Lu meštru è caštiàtu la piccènna ca no s’èra fattu li cosi di la scola (Il maestro ha punito l’alunna che non aveva fatto i compiti per casa) come complemento oggetto: La seggia ca àgghju cattàtu, s’è spizzàta (La sedia che ho comprato si è rotta) Lu tabbàccu ca štè pízzichi si dèi ncanna e mi tocca a lu štòmucu (Il tabacco che annusi si dà alla gola e mi fa vomitare) No mmi piasci lu sícheru ca štè fumi (Non mi piace il sigaro che fumi) T’àgghj’a dísciri na cosa ca no puè ssapì (Ti dirò una cosa che non puoi sapere) come complemento indiretto senza la preposizione che ci si attenderebbe: Curu èti lu cárciri ca si n’òni scappàtu li carceràti (Quello è il carcere dal quale sono fuggiti i detenuti) L’acqua ca t’à lavàtu, no l'àt'a minà, ca pò sérviri ancòra (L’acqua con la quale ti sei lavato, non la buttare, perché può essere ancora utile)

122


§ § § § § § § §

§ § §

La cosa ca štè pienzi, l'àgghjiu pinzàta puru iu (La cosa alla quale stai pensando, l'ho pensata anche io) La màchina ca àgghju sciutu a Štuni, s’è firmàta a la via (L’auto con la quale sono andato a Ostuni, si è fermata per la strada) La seggia ca m’àgghju sittàtu, è spunnàta (La sedia sulla quale mi sono seduto s’è sfondata) La zappa ca àgghju fatiàtu fòri, vulèva affilàta (La zappa con la quale ho lavorato in campagna, voleva essere affilata) Lu giurnu ca n'amu vištu è štatu martidìa (Il giorno in cui ci siamo incontrati, è stato martedì) Lu mesi ca pisàmu, ni štancàmu com’animàli (Il mese in cui trebbiamo, ci stanchiamo come degli animali) Lu puvirèddu ca nci dievu la limòsina, s’è cattàtu nu štuezzu di pani (Il mendicante al quale detti l’elemosina, s’è comprato un pezzo di pane) Quera fèmmina, ca lu nòmi si n’è ssùtu da ncapu, è pigghjàtu lu trenu (Quella donna, il cui nome mi sfugge, ha preso il treno) Il “che” italiano, preceduto per lo più dall’articolo “il” o dalla preposizione articolata e riferentesi a un’intera proposizione, si esprime con šta cosa: Àgghju štatu mali ntisu, e di šta cosa mi dispiàsci (Sono stato frainteso, del che mi dispiace) T’àgghju mancàtu di rispèttu, e šta cosa no mi štè dè pasci (Ti ho mancato di rispetto, il che non mi dà pace) Vogghju lassu (spícciu) di fumà, e šta cosa no èti tanta fàscili (Voglio smettere di fumare, il che non è affatto facile)

10.2.Pronomi relativi CI, ADDÒ, DA DDÒ

§ § § § § § § §

Unitamente a ca, il dialetto contempla anche ci (chi, colui che), riferito esclusivamente a esseri animati. È invariabile nel genere, e vale solo per il singolare: A ci disci šta cosa, si štè sbaglia (Chi dice questo, si sbaglia) A ci ti voli bbeni, no àt'a dísciri mai lu fażu (A chi ti vuole bene, non devi dire mai il falso) Ama ci t'ama (Ama chi ti ama) Da ci m'à mannàtu, m'è pigghjiàtu granni (Da chi mi hai mandato, mi ha accolto con rispetto) L'àgghju canušciùtu ci a salutàtu (Ho riconosciuto chi hai salutato) No acchju mai a ci mi dèi na mani (Non trovo chi mi dà una mano) No nci’escu cu ci no canòscu (Non esco con chi non conosco) No riàlu nienti a cci no ssi lu mèrita (Non regalo nulla a chi non se lo merita) Anche gli avverbi addò (dove), da ddò (da dove), hanno valore relativo quando mettono in relazione due proposizioni, e significano: in cui, nel quale, dal quale luogo.

123


§ § § § § §

Amu turnàtu addò n'amu canušciùtu (Siamo tornati dove ci siamo conosciuti) Bervidèri èti na cuntràda da ddò si pò vétiri lu mari (Belvedere è una contrada dalla quale si può vedere il mare) Ddà èti addò am'a rrivài (Là è il luogo in cui dobbiamo arrivare) Lu paísu addò àgghjiu natu, èti Carvìgni (Il paese in cui sono nato è Carovigno) Quešta èti la štrata addò jábbitu (Questa è la via in cui abito) Vocu addò mi piasci (Vado dove mi piace)

10.3.Aggettivi e pronomi interrogativi

Gli aggettivi interrogativi introducono una domanda in ordine alla qualità, la quantità, la natura, l'identità di cose o persone. Accompagnano sempre il nome che determinano, del quale esprimono appunto la qualità o quantità in forma interrogativa.

§ § § § § § § § § § §

§ § § § §

Essi sono: Ci, ce, quanti. Ce è invariabile ed equivale a "che, quale". Parimenti invariabile è quanti (quanto, quanta, quanti, quante). Ce fatíja fasci? (Che lavoro fai?) Ce jora èti? (Che ora è?) Ce libbru štè liggi? (Che libri leggi?) Ce štrata fasci cu vieni cquà? (Che strada fai per venire qua?) Ce vešta t'àt'a méttiri? (Che vestito indosserài?) Ci crištiànu veti li latri rubbà e no vè chjiama li carbinièri? (Quale persona vede i ladri rubare e non chiama i carabinieri?) Ci fessa si vè paja e li sordi si li metti mposcia? (Quale incosciente si paga e porta il denaro con sé) Quanti carni àgghji'a cattài? (Quanta carne devo comprare) Quanti nipùti tieni? (Quanti nipoti hai?) Quanti sordi puerti mposcia? (Quanto denaro hai in tasca?) Quanti zúccuru uèi nta lu cafèi? (Quanto zucchero vuoi nel caffè?) Gli aggettivi interrogativi ce, quanti, si usano anche nelle proposizioni interrogative indirette. La domanda viene introdotta da un verbo. Non c'è il punto di domanda. Curu mi dummànna sempri quanti sordi portu mposcia (Quello mi domanda sempre quanti soldi porto in tasca) Dimmi ce jora èti (Dimmi che ora è) Lu tata voli sapi quanti pani à misu nta lu latti (Il babbo vuole sapere quanto pane hai messo nel latte) No sacciu quanti zúccuru uèi nta lu cafèi (Non so quanto zucchero vuoi nel caffè) No ti dicu ce prièsciu è vvutu ca t'è vištu (Non ti dico quale gioia ha provato nel vederti)

124


§

Vulì sapeva ce vešta t'àt'a méttiri (Vorrei sapere che vestito indosserai) Se sostituiscono il nome, sono detti pronomi interrogativi, i quali si usano nelle proposizioni interrogative dirette e indirette, e possono adempiere la funzione di soggetto o di complemento indiretto: ci, ce, quanti.

§ § § § § § §

§ § § § § §

§ § §

Ci (chi), invariabile nel genere e nel numero, e si riferisce esclusivamente a persone o esseri animati. Ci è vinùtu? (Chi è venuto?) Ci sonti quiri crištiàni? (Chi sono quelle persone?) Ci štè chjiami? (Chi chiami?) Ci vulì acchjiàti? (Chi cercate?) Da ci štè vvèi? (Da chi stai andando?) No sacciu propia cu ci àgghji'a pártiri (Non so con chi partire) No štò capìscu cu ci l’èi (Non capisco con chi ce l’hai) Ce (che, che cosa, cosa), invariabile nel genere e nel numero, e si riferisce solo a cose A ce štè pienzi? (A che pensi?) Ce mi štà rumpìti la capu cu šti fissarìi (Che mi venite a rompere il capo con queste fandonie?) Ce vè cchjannu? (Che cosa vai trovando?) Cu ce l'àt'a gghjiuštài? (Con che l'aggiusterai?) Di ce ti štè pigghji paùra? (Di che cosa ti preoccupi?) No sacciu ce fazzu (Non so che fare) Quanti (quanto), invariabile nel genere e nel numero, si riferisce a persone o cose No sacciu quanti ón'a éssiri quiri ca ón'a vinì mancià (Non so quanti saranno quelli che verranno a mangiare) Quanti jèrivi? (In quanti eravate?) Vulèva n'ogna di linu pi nu vištìtu. Quanti ni uèi? (Vorrei un taglio di stoffa di lino per un vestito. Quanta te ne serve?)

10.4.Aggettivi e pronomi esclamativi

§ § § § §

Gli aggettivi e i pronomi interrogativi possono trovarsi anche in frasi esclamative, dove introducono appunto un'esclamazione sulla qualità o quantità del nome cui si riferiscono o che sostituiscono. A cci lu disci! (A chi lo disci!) Ce amìca! (Che amica!) Ce dulòri! (Che dolore!) Ce fessa! (Che stupido!) Ce ni tocca séntiri! (Che cosa ci tocca sentire!)

125


§ § § § § § § § §

Ce vecu! (Che vedo) Ci si veti! (Chi si vede) La vešta tova, quanti mi piasci! (La tua veste, quanto mi piace!) Ma quanti siti, fili mia! (Ma quanti siete, ragazzi miei!) Quanti casìnu! (Quanta confusione!) Quanti crištiàni! (Quanta gente!) Quanti frisèddi! (Quanti biscotti!) Quanti sonti! (Quanti sono!) Quanti tiempu pirdùtu! (Quanto tempo sprecato!)

126


PREPOSIZIONE SOMMARIO: 11.0.PREPOSIZIONE (DEFINIZIONE) 11.1.FORMA DELLE PREPOSIZIONI 11.1.1.LE PREPOSIZIONI PROPRIE 11.1.2.LE PREPOSIZIONI IMPROPRIE 11.1.3.LOCUZIONI PREPOSITIVE 11.1.4. PREPOSIZIONI ARTICOLATE

11.0.Preposizione (definizione)

La preposizione, dal latino prae-ponere "porre davanti", è la parte invariabile del discorso che, premessa a nomi, pronomi, verbi all'infinito, avverbi, indica la relazione che questi hanno con un'altra parola.

11.1.Forma delle preposizioni

§ o o o o o o o § o o o o o o § o

Le forme dialettali delle preposizioni sono 3: preposizioni proprie, le quali svolgono unicamente la funzione prepositiva. Si congiungono, ma non si fondono con gli articoli determinativi: (i)n (in) a (a) cu (con) da, addò (da) di (di) nfra (fra) ntra (tra) pi (per ) preposizioni improprie, sono avverbi, congiunzioni, nomi, che funzionano anche da preposizioni: forni (cong. eccetto) ncata (verso) nta (da avv. intra, dentro) ripa ripa (nome, lungo, rasente) senza (cong. senza) símmiti (avv. separatamente, jábbita símmti abita separatamente) locuzioni prepositive, le quali risultano formate da avverbi, congiunzioni, nomi, aggettivi, verbi, usati insieme a una o più preposizioni proprie: a coštu di (a costo di), a cuntu di (in nome di, spese di), a dispièttu di (a dispetto di), a la faccia di (per dispetto a qualcuno), a poštu di (in luogo di), appièrsu a (accanto a, insieme con), contr'a (contro), cu tuttu, cu totta, cu tutti (nonostante), da sobb'a (da sopra a), di cošta a (di lato a, di fianco a), di facci'a fronti a (dirimpetto a), dopu di (dopo), forni di (eccetto, tranne, fuorché), man'a (ai tempi di, all'epoca di), mmienz'a (in mezzo a), nfavòri di (in favore di), nnanti a (davanti a), nzign'a (fino a), pi l'amòri di (per causa di), pi li mieźźi di (per mezzo

127


§

di), pi opra di (per opera di, con l'aiuto di), prima di (prima), ret'a (dietro a), símmiti di (a parte), sobb'a (sopra), sott'a (sotto), sus'a (sopra), viscìn'a (vicino a) preposizioni articolate, derivanti dalla composizione della preposizione semplice con l'articolo determinativo. Il dialetto osserva la grafia staccata. In questa grammatica non si registra il raddoppiamento fonosintattico della l iniziale dell'articolo.

11.1.1. Le preposizioni proprie

§ § § §

DI regge i seguenti complementi: SPECIFICAZIONE L’árvulu d’amènnula è spicàtu (Il mandorlo ha spigato) La pavùra di la morti èti cchjiú brutta di la morti štessi (La paura della morte è più brutta della stessa morte) Lu figghju di nu fessa no sempri èti fessa (Il figlio di un idiota non sempre è idiota) Lu traínu di sierma s'è uaštàtu (Il traino di mio padre si è rovinato)

§

PARTITIVO Certi di nui, na parti di la squadra, nienti di tuttu curu ca pinzàti vui (Alcuni di noi, una parte della squadra, niente di tutto quello che immaginate voi) Èti lu cchjiú drittu di tutti (È il più intelligente di tutti)

§ § §

PARAGONE È cchjiú fforti di nu toru (È più forte di un toro) È megghju di mei (È migliore di me) Josci fàsci cchjiú friddu di jeri (Oggi fa più freddo di ieri)

§

MEZZO Junci la patèlla di uegghjiu (Ungi la padella di olio)

§

§ § § §

MATERIA Fori, na pila di petra chjiena d’acqua è sempri ùtili (In campagna, una grande vasca di pietra piena di acqua è sempre utile) N’anièddu d’oru cošta assà di cchjiú di nu braccialèttu d’argièntu (Un anello d’oro costa molto di più di un braccialetto d’argento) Nu capasòni di creta štè nta ogni casa (Un grande vaso di creta, per conservare il vino, sta in ogni casa) Quanni mi spusièvu, sierma mi rialò nu comò d’anòsci (Quando mi sposai, mio padre mi regalò un comò di noce) ARGOMENTO

128


§

Cquà si parla sempri di sordi e mai di fèmmini (Qui si parla sempre di soldi e mai di donne) Parla mali di tutti (Parla male di tutti)

§ §

ABBONDANZA Na bborsa chjiena chjiena di rrobbi (Una borsa piena di roba) Nu fondi chjinu di frutti (Un campo pieno di alberi da frutta)

§ §

TEMPO Di dumènica no ssi fatíja (Di domenica non si lavora) Di notti, di nvièrnu (Di notte, d’inverno)

§

ETÀ Nu piccìnnu di cincu misi già riti (Un bambino di cinque mesi già ride)

§

COLPA L’óni ncurpàtu di micìdiu (L’hanno incolpato di omicidio)

§

PENA Nci fèscira na contravvinziòni di desci mila liri (Fu multato di diecimila lire)

§

§

LIMITAZIONE Èti malàtu di cori ma èti svertu di mani (È sofferente di cuore ma svelto di mano)

§

QUANTITÀ, MISURA Nu saccu di nu quintàli, n’árvulu di desci metri (Un sacco di un quintale, un albero di 10 metri)

§

STIMA, PREZZO Na casa di cientu migliòni (Una casa del valore di cento milioni)

§

MODO Si štè šcatta di risa (Ride di gusto)

§

§

A, i complementi: TERMINE A sierma, nci'àgghjiu datu na pagnòtta di pani (Ho dato una pagnotta di pane a mio padre) MOTO A LUOGO Àgghjiu sciutu a lu marcàtu a Štùni (Sono andato a Ostuni al mercato)

129


§ § § §

§ §

Àgghjiu sciutu a messa matunàli (Sono andato a messa mattutina) È sciutu a li fogghji di fori (È andato a raccoglier verdura di campagna) Non nci pozzu vinìi a lu cìnima cu vvui (Non posso venire al cinema con voi) Vanci a lu putichìnu e pigghjia do síghiri e nu mazzu di lumìni (Vai dal tabaccaio e compra due sigari e una scatola di fiammiferi) STATO IN LUOGO A curu fondi štava nu fištìnu e àmu sciùtu a ballài (In quel fondo, c'èra una festa e siamo andati a ballare) Jábbitu a Carvìgni, ma la stasciòni mi ni vocu fori (Abito a Carovigno, ma la stagione me ne vado in campagna)

§

TEMPO M’àgghjiu discitàtu a menzadìa (Mi sono svegliato a mezzogiorno)

§ §

ETÀ A quartodisci’anni mi ni scivu da casa (A 14 anni me ne andai da casa) E a vintun’anni scivu surdàtu (A 21 anni partii militare)

§ § § § § § §

MODO, MANIERA, QUANTITÀ Cugghjièva l’uva a quintàli (Raccoglieva l'uva a quintali) Curu ccatta a cridènza (Quello compra a credito) Curu pigghjia sordi a palàti (Quello guadagna soldi a palate) L’è ffattu a ddoi, a quattru (Lo ha fatto a due, a quattro) L’è spartùtu a doi (Lo ha diviso in due parti) Štè parla a schióviri, a sciummièddi (Parla senza filo logico) Tannu si sciucàva a ci arriva prima (Allora si giocava a chi arriva prima)

§

FINE Marítima la dumènica matìna si ni vè a caccia, e l’addi giurni vè a sciurnàta (Mio marito la domenica mattina va a caccia, gli altri giorni va a giornata)

§ § § § §

MEZZO Curu è vintu a la sisàlla (Quello ha vinto al gioco del lotto) È fatijàtu a li fierri (Ha lavorato ai ferri) Ricamàtu a mani, a l’uncinèttu (Ricamato a mano, all'uncinetto) Scioca a carti (Gioca a carte) Vocu a la ppeti, a cavàddi (Vado a piedi, a cavallo)

§ §

CAUSA A curu rumòri si discitò (A quel rumore si svegliò) A quiri palòri chjiancìi (A quelle parole pianse)

130


§ §

LIMITAZIONE A comi la penzu iu (A mio avviso) A paròli èti forti, ma no a li fatti (È forte a parole, ma non nei fatti)

§ §

QUALTITÀ S’è cusùta la gonna a campàna (Si è cucita la gonna a campana) Tegnu nu ghjiasciòni a righi (Ho un lenzuolo a righi)

§

PENA L’óni mannàtu a la cullittìna (L’hanno condannato alla ghigliottina)

§

DISTANZA Fígghjma la fémmina štèi a do passi da casa mea (Mia figlia abita a due passi da casa mia) Jábbita a cientu metri da la chjiazza (Abita a cento metri dalla piazza)

§

DA, ADDÒ, i complementi: MOTO DA LUOGO Vegnu da Lucurdùnnu (Vengo da Locorotondo), da Tardu (da Taranto)

§ §

MOTO A LUOGO Àgghjiu sciutu addò zzima (Sono andato da mio zio) Óni sciutu addò lu mièducu (Sono andati dal medico)

§ §

STATO IN LUOGO Mi corcu addò la nonna (Mi corico dalla nonna) Ni vidìmu addò lu nutàru (Ci vediamo dal notaio)

§ §

MOTO DA LUOGO Lu fumu è ssutu tuttu da la ciumminèra (Il fumo è uscito tutto dalla ciminiera) Mi n'àgghjiu scappàtu da la porta di retu (Sono fuggito dalla porta di servizio)

§

§ § §

§ §

AGENTE E CAUSA EFFICIENTE La casa, l'è sgarràta da nu fùrmunu (La casa è stata abbattuta da un fulmine) Lu marinàru fu minàtu a mmari da li jùnnuli (Il marinaio fu buttato a mare dalle onde) M’àgghjiu fattu scannài na pècura da nu vuccièru (Mi son fatto macellare una pecora da un macellaio) SEPARAZIONE, ALLONTANAMENTO No ssi scucchjia da l’amìsci sua (Non si allontana dai suoi amici) S’è scucchjiàta da lu marìtu ca li dava mazzàti (Si è separata dal marito perché la picchiava)

131


§ §

§ §

§ § §

§

§ § §

§

§

ORIGINE, PROVENIENZA Àgghjiu sapùtu lu fattu da lu bannitòri (Ho sentito la notizia dal banditore) Lu dialèttu di Carvìgni ni provièni da lu latìnu (Il dialetto di Carovigno deriva dal latino)

TEMPO Fatìjava da notti a notti (Lavorava da notte a notte) No lu vecu da tanta tiempu (Non lo vedo da tanto tempo) MEZZO T’àgghjiu canušciùtu da li uecchji (Ti ho conosciuto dagli occhi) T’àgghjiu capìtu da lu vuddicài di li musi (Ti ho capito dal movimento delle labbra) Ti što giùticu da li fatti, no da li palòri (Ti giudico dai fatti, non dalle parole) FINE Nci àgghjiu purtàtu nu panàru di juva da tàvula totta attuvaria (Gli ho portato un cesto di uva da tavola) MODO Štè fasci cosi da pacciu (Fai cose da insensato) Štè parli da scimunìtu (Parli da insensato) Ti štò trattu propia da veru amìcu (Ti tratto da vero amico) STIMA PREZZO La sori mea si voli ccatta na vešta e voli spenni da quarànta a cinquànta mila liri (Mia sorella vuole comprare una veste e vuole spendere da 40.000 a 50.000 lire) Nónnima si ccattò nu fondi da cientu liri, tanta valutàtu da lu štimatòri (Il nonno comprò un podere da cento lire, tanto valutato da uno stimatore)

§

CU, i complementi: COMPAGNIA O UNIONE La mamma m'è cuscinàtu cunìgghju cu li patàti (La mamma mi ha cucinato coniglio con le patate) Vocu cu iddu (Vado con lui)

§

RELAZIONE S’è spusàtu cu na foraštièra (Si è sposato con una forestiera)

§

MEZZO

132


§ § § §

È battùtu lu fierru cu lu martièddu (Ha battuto il ferro con il martello) È rrivàtu cu lu sciarabbàllu (È arrivato con il biroccio) Lu villànu è fattu l’eri cu lu raštièddu (Il contadino ha fatte le aree intorno agli ulivi con il rastrello) S’è rrampicàtu cu li mani e cu li piedi (Si è arrampicato con le mani e con i piedi)

§ §

MODO Štè cu li mani mposcia (Sta con le mani in tasca) Cu li uecchji apièrti (Con gli occhi aperti)

§

QUALITÀ Na caròsa cu li capìddi luegni e scinti (Una ragazza con i capelli lunghi e lisci)

§

TEMPO Addò àt’a scìi cu cuštu tiempu? (Dove devi andare con questo tempo?)

§

LIMITAZIONE A ce puntu štè cu li scoli? (A che punto stai con lo studio?)

§ §

§

§

§

§ §

CAUSA Cu šti càviti ca štè fasci, è siccàtu tutti cosi (Con il caldo che sta facendo, ogni cosa è seccata) Cu štu friddu m’è chjitràtu puru lu nasu (Con questo freddo mi si è gelato anche il naso) AVVERSATIVA Cu tutti li sordi ca teni, štè fasci na vita di cani (Con tutti i soldi che ha, conduce una vita da cane)

PI, i complementi: MOTO A LUOGO È partùtu pi l’America (È partito per l'America) TEMPO M’àgghjiu firmàtu ddài pi nu mesi sanu sanu (Mi sono fermato là per un mese intero) CAUSA Pi jiddu àgghjiu vvutu na mazziàta (Per causa sua ho avuto le botte) Trimulàva pi lu friddu (Tremava dal freddo) FINE

133


§

§ §

§ §

§

§ §

Tu vanci pi li fatti tua, ca iu vocu pi li fatti mia (Tu vai per i fatti tuoi che io vado per i miei) VANTAGGIO Sempri pi li fili si fàcuni tutti li sacrifìsci (Sempre per i figli si fa ogni sacrificio) Tanta megghjiu pi lori (Tanto meglio per loro) MODO M'àgghjiu misu cu quera fèmmina pi sciuecu (Mi sono messo con quella ragazza per gioco) Nc’è cuntàtu tuttu lu fattu pi filu e pi segnu (Ci ha raccontato il fatto per filo e per segno)

LIMITAZIONE Pi me jàvi rasciòni curu (Per me ha ragione lui) COLPA, PENA È sciutu ngalea pi furtu (È andato in carcere per furto) È štatu cunnannàtu pi nu micìdiu ca fesci tant'anni fa (È stato condannato per un omicidio commesso tanti anni fa)

§

SOSTITUZIONE È capìtu na cosa pi n’addra (Ha capito una cosa per un’altra)

§

La preposizione ntra, nfra STATO IN LUOGO Na casa ntra l’árvuli di l’alìi e la cištèrna (Una casa tra gli ulivi e la cisterna)

§

TEMPO Ntra jeri e osci àgghjiu štinnùtu la tela (Tra ieri e oggi ho steso la tela)

§

COMPAGNIA Voli štè sempri ntra l’amisci (Vuole stare sempre fra gli amici)

§ § §

RELAZIONE Ntra li marìti e li migghjièri no t’àt’a méttiri (Tra moglie e marito non ci si deve intromettere) Nfra l’áuna e la mammàra s’è pirdùtu lu criatùru (Tra l’agnello (lana) e la levatrice s’è perduto il bambino) Ntra lu voscu e la marìna passa nu fiumi (Tra il bosco e la marina scorre un fiume)

134


La preposizione n (in), apposta a mo' di prefisso alla radice di alcuni sostantivi, esprime un rapporto locativo generico [In senso specifico equivale a <<dentro>>, in tal caso si usa la locuzione prepositiva nt’a]:

§ §

MBRAZZI S’è misu lu piccìnnu mbrazzi ca štà chjiancèva (Ha preso il bambino in braccio perché piangeva) S’è pigghjiàtu na vrazzàta di lioni mbrazzi (Ha preso una bracciata di legna nelle braccia)

§ §

MMANI No štà sempri cu li mani mmani (Non stare sempre con le mani in mano) Ti l’àgghjiu misu propia mmani (Te l’ho messo proprio in mano)

§

MMOCCA Ce tteni lu feli mmocca? (Che tiene il fiele in bocca?)

§

MPARÈTI No ti pozzu vètiri mancu scrittu mparèti (Si dice all'indisponente e antipatico. Non ti posso vedere manco scritto sul muro)

§

MPIETI-NCAPITÀLI Šta notti àgghjiu fattu da mpieti a ncapitàli pi lu càvutu (Questa notte, per il caldo, l’ho passata dai piedi del letto al capezzale) MPIETTU Tegnu nu dilòri mpiettu (Ho un dolore al petto)

§

MPIRICULU Štè mpirìculu di morti, ma sarà štè propia nfìni (È in pericolo di vita, ma forse è proprio alla fine)

§

MPONTA La tegnu, na! propia mponta a la lègnula (Ce l’ho proprio sulla punta della lingua)

§

§

MPOSCIA Porta li cíciri mposcia (Si sente importante perché, Porta i ceci in tasca) NCAPU Ma c’è puerti ncapu, mmerda di puicièddi? (Cos’hai in testa, feci di tacchino? Quello che dici o pensi non ha alcun significato)

135


§ §

NCIELU Jeri sera, ncielu nci štava na cilištràta! (Ieri sera in cielo c’era una bella stellata!) Nu sordu vecchjiu ca no valèva nienti, lu vintulò ncielu (Una vecchia moneta di scarso valore, la buttò in cielo) NCROSCI M’è misu ncrosci ca scev'acchjiànnu pi fforza la vešta nova (Mi ha messo in croce perché voleva la veste nuova)

§

NCUEDDU Vegnu cu te? Vieni, ca ce t’àgghji’a purtà ncueddu! (Vengo con te? Certo, mica ti devo portare a spalla!)

§

NCUERPU Ni teni fùrmini ncuerpu! (Ne ha di diavoli in corpo!)

§ §

NCULU No ti la pigghjià sempri nculu! (Non te la prendere!) Vaffà nculu! (Vai al diavolo!)

§

NFACCI Nc’è minàtu na mazzàta di curtièddu propia nfacci (Gli ha tirato un colpo di coltello proprio in faccia)

§

NFAVÒRI No à fattu mai nienti nfavòri mia (Non hai mai fatto niente in mio favore)

§

NGALÈA Tiegghji štà ngalèa! (Che tu possa stare in galera!)

§

NTERRA Minò nu sicchjiu chjinu d’acqua nterra (Versò un secchio pieno d’acqua in terra)

§

NZINA Muzzicàva li favi e li scappàvuni tutti nzina (Sbucciave le fave secche e le cadevano in grembo) NZOTTA Ci tu vè nzusu, iu vò nzotta (Se tu vai in piazza, io vado in periferia) NZUSU

136


§

Àgghjiu sciutu nzusu a cattài lu pešci addò Cittinòdda (Sono andato in piazza dalla Signora Concetta a comprare il pesce)

11.1.2.Le preposizioni improprie

§ § § § § § § § § §

A mme mi piasci tuttu forni lu pesci (Tutto mi piace fuorché il pesce) Ci pusìtta, ncata la sera (Se può essere, verso sera) È uaštumàtu tutti li muerti forni li sua (Ha bestemmiato tutti i morti fuorché i suoi) Forni l’ànciulu! (Fuorché l’angelo! A tavola, con comportamenti o parole volgari) Jòsci è štata na sciurnàta senza soli (Oggi è stata una giornata senza sole) Mi puè cchjià sempri forni la dumènica (Mi puoi trovare sempre fuorché di domenica) Ncata la matìna quanni štè lucèšci (Verso la mattina quando albeggia) Ncata la sera prima cu scurèšci (Verso sera prima che imbrunisca) Quera caròsa èti senz’attàni e senza mamma (Quella ragazza è orfana di padre e di madre) Símmiti šta cosa ni štè n’addra (A parte, oltre a questa cosa ce ne sta un’altra)

11.1.3.Le locuzioni prepositive

Le locuzioni prepositive: sus’a, sobbr’a, sobb’a

§ § §

§ §

§

STATO IN LUOGO Li pàssiri si fàcuni li nétiri sus’a l’árvuli d’alìi (I passeri si fanno il nido sugli ulivi) Štè frábbica sobb’a la rena (Costruisce sulla sabbia) Sus’a la lammia si n’óni cadùtu li chjiamiènti (Sulla terrazza sono saltate le commessure) MOTO A LUOGO Sciamu sobb’a la lammia (Andiamo sulla terrazza) Štè chjiovi, l’acqua batti sobb’a li vitri e li štè mmuca (Sta piovendo e la pioggia batte sui vetri e li sta sporcando) ETÀ N’ommu sobb’a la quarantìna (Un uomo sulla quarantina)

§

STIMA PREZZO Šti ricchjìni stoni sobb’a descimìla liri (Questi orecchini costano sulle dieci mila lire)

§

QUANTITÀ M’àgghjiu misuràtu e vocu sobb’a li sittànta chili (Mi sono pesato e vado sui settanta chili)

137


§

§ §

MODO M’àgghjiu fattu na vešta su misùra (Mi sono fatta una veste su misura) PARTITIVO Doi su tre, cquà, so fessa (Due su tre qui sono stupidi) Sobb’a cientu crištiàni na vintìna éruni affabbèti (Su cento, una ventina erano analfabeti) La preposizione nta (in) e le locuzioni prepositive nt'a (dentro), di nt'a (di dentro a)

§

§ § § § §

§ § § §

MOTO PER LUOGO Passa di nt'a li fondi (Passa per i campi) STATO IN LUOGO A cinca mi voli, štò nta casa (Chi mi vuole, io sto in casa) Nta la Terra di Carvìgni no nci jàbbita cchjú nišciùnu (Nel Rione Terra di Carovigno non abita più nessuno) Quann’èra piccìnnu jábbitava nt'a li ncalàštri (Quando ero piccolo abitavo nel chiostro del Comune) Quera vucèrta s’è ficcàta nt'a lu frábbicu, e no nc’essi cchhjiú (Quella lucertola si è ficcata nel muro e non esce più) Uè mà! Nta lu uertu na cosa nci štèi (Ehi! mà! Nell’orto una cosa ci sta) MOTO A LUOGO È sciuta nta la cuscìna pi pigghjià tre piatti (È andata in cucina per prendere tre piatti) L’è fattu na sicutìzza nt'a la macchjia (L’ha inseguito nella macchia) La mámmisa l’è mannàta nt'a lu uertu pi cógghjiri li fiori (La madre l’ha mandata nell’orto per raccogliere i fiori) No sputà no ncielu e no nt'a lu piattu ca manci (Non sputare né in cielo e né nel piatto dove mangi)

§ §

TEMPO Ni vidìmu nta lu mesi di furbàru (Ci vediamo nel mese di febbraio) Nta štu mumènti no ti pozzu dà retta (In questo momento non ti posso dare ascolto) Parlàva nta lu suennu (Parlava nel sonno) Spicciu la fatíja nta do sittimàni (Finisco il lavoro in due settimane)

§ §

MODO Nu piccìnnu nt'a la fassa (Un bambino in fasce) Štè parla nta lu mmúmmulu (Parla sottovoce)

§ §

138


§ §

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

MOTO DA LUOGO Pigghjia l’acqua di nta la menza ca èti cchjiú fresca “menza” perché è più fresca) Pigghja li fichi di nta lu pidàru (Prendi i fichi dalla giara)

(Prendi l’acqua dalla

ESEMPI DI ALTRE LOCUZIONI PREPOSITIVE: A coštu di la vita (A costo della vita) A dispièttu di l'attàni, no nc'è sciutu a fatijài (Malgrado la volontà del padre, non è andato a lavorare) A la faccia di cinca mi voli mali (Alla faccia di chi mi vuole male) A poštu di lu frati è vinùtu iddu (In luogo del fratello è venuto lui) Àgghjiu nchjianàtu sobb'a la seggia cu canciu la lampadina furminàta (Sono salito sulla sedia per cambiare la lampadina fulminata) Àgghjiu vvutu lu poštu pi opra di certi amìsci mia (Ho ottenuto il posto per opera di alcuni miei amici) Appièrs'a me è vinùtu puru lu cani di lu patrùnu (Insieme con me è venuto pure il cane del padrone) Cu totta l’acqua è vulì ssutu (Nonostante la pioggia è voluto uscire) Cu tutti li difiètti ca teni, nci vogghjiu bbeni (Nonostante i suoi difetti gli voglio anche bene) Di cošta a casa mea nci štè nu jaddinàru (Vicino a casa mia c’è un pollaio) Di cošta a me nci štè nu fondi chjinu di ristùcciu (Accanto alla campagna mia vi è un podere pieno di stoppie) Di facci’a front'a casa noštra nci štè la pinèta (Dirimpetto alla nostra casa vi è la pineta) È vinùtu lu cambiu di li cipòddi propia nnant’a casa mea (È venuto il camion delle cipolle proprio davanti a casa) L'è fattu propia pi opra di lu Spiritu Santu (Lo ha fatto proprio perché illuminato dallo Spirito Santo) Lu mieru no ssi tocca da sobb'a la mamma (Il vino non si tocca da sopra alla feccia) Lu teštamèntu sierma l'è fattu nfavòri di fràtima lu granni (Il testamento, mio padre lo ha fatto in favore di mio fratello maggiore) Man'a papa Veli mittévuni lu capìtulu cantànti (Ai tempi dell'arciprete Don Giosuè, per i funerali più importanti vi era il capitolo cantante) Minò la buttiglia di lu mieru contr'a la porta (Buttò la bottiglia del vino contro la porta) Nnanti a lu liettu tannu tinèvuni lu cašciòni (Allora davanti al letto tenevano la cassapanca) No teni casa e štè puru senza sordi (Non ha una casa e sta pure senza soldi) Nzign’a jeri (Fino a ieri) Nzign’a la morti (Fino alla morte)

139


§ § § § § § § §

Nzign’a lu campusàntu (Fino al cimitero) Pi li miezzi di lu fattòri àgghjiu putùtu scì ffà 2 sciurnàti (Per mezzo del fattore ho potuto fare 2 giornate di lavoro) Ret’a la casèdda prima štava lu fuessu di lu rummàtu (Dietro alla casina di campagna c’era il fosso del letame) Si minò contr'a lu patrùnu ca no lu vulì pajàva (Si gettò contro il padrone che non lo voleva pagare) Štè rózzula sempri nnanti a li uecchji mia (Gironzola sempre davanti ai miei occhi) Uè fì! Và pišcia ret’a la casèdda! (Vai a fare la pipì dietro alla casa) Viscìn'a casa mea nci štè na cistèrna (Vicino a casa mia c'è un pozzo) Voli passa sempri nnanti a tutti (Vuole passare sempre davanti a tutti)

11.1.4.Preposizioni articolate

§ § § § § § §

Le preposizioni semplici, a differenza dell'italiano, non si fondono con gli articoli determinativi. Sono, in breve, disgiunte dall'articolo determinativo. Non viene segnato il raddoppiamento fonosintattico. di lu di la di li a lu a la a li da lu da la da li nta lu nta la nta li cu lu cu la cu li pi lu pi la pi li ntra lu ntra la ntra li

140


CONGIUNZIONE SOMMARIO: 12.0.CONGIUNZIONE (DEFINIZIONE) 12.1.FORMA DELLE CONGIUNZIONI 12.2.FUNZIONE DELLE CONGIUNZIONI 12.2.1.CONGIUNZIONI COORDINATIVE 12.2.2.CONGIUNZIONI SUBORDINATIVE

12.0.Congiunzione (definizione)

Parte invariabile del discorso. Serve a legare ipotatticamente due proposizioni o paratatticamente due elementi simili di una proposizione o due proposizioni della medesima specie.

12.1.Forma delle congiunzioni

§ § § o o o o o o o o o o o o o

Le forme dialettali delle congiunzioni sono tre: semplici, formate da una sola parola: ca (che), e (e), ma (ma), mancu (nemmeno), puru (anche) composte, formate formata da due o più parole unite: facca (come se), daccè (dacché), percè (perché) locuzioni congiuntive, formate da due o più parole distinte e separate: a štu puntu (allora, quindi) da lu mumènti ca (dal momento che) dàtisi ca (dato che) già ca (giacché) lu štessi ca (come se) pi curu ca (per quanto, per quello che) pi cuštu (perciò) pi l'amòri ca (perché) pi lu fattu ca (perciò, quindi) pi lu mutìvu ca (perciò, quindi) prima cu (prima che) puru ca, puru ci (benché, pur di, pur - con il verbo al gerundio, ammesso che) siccòmi ca (dal momento che, dato che, poiché)

12.2.Funzione delle congiunzioni

§ §

A seconda della funzione, le congiunzioni dialettali si distinguono in: congiunzioni coordinative, le quali collocano su uno stesso piano sintattico più elementi nella proposizione o più proposizioni nel periodo congiunzioni subordinative, le quali collocano in rapporto di dipendenza l'una dall'altra due proposizioni

141


12.2.1.Le congiunzioni coordinative

§ § § § o o o o o o o

COPULATIVE, (dal latino copulare, accoppiare, unire), le quali indicano semplicemente il collegamento tra due termini o due proposizioni: e (e) puru (pure, anche) no (né) mancu (manco, nemmeno, neanche) Àgghj’a scìi a fatijài josci e crei (Andrò a lavorare oggi e domani) È vinùta puru la meštra di cósiri a vétiri la dota (È venuta anche la maestra di cucito a vedere la dote) Lu štò fazzu pi tei, no lu štò fazzu pi ntarèssi e mancu pi sciuecu (Lo faccio per te, non lo faccio per interesse e neanche per gioco) No l’àgghjiu mai canušciùtu e no l’àgghjiu mai vištu (Non l’ho mai conosciuto né l’ho visto) No mi salùta cchjiúi e mancu mi uarda (Non mi saluta più e neanche mi guarda) No ssi vidèva ca cielu e terra e nient’addru (Non si vedeva che cielo e terra e nient’altro) Si ni scera filìsci e cuntiènti, e iu no n’avvìvu niènti (Se ne andarono felici e contenti e io non ne ebbi niente)

DISGIUNTIVE (dal latino disiungere, disgiungere), indicano l'unione di due elementi, dei quali uno esclude l'altro o si pone in alternativa all'altro: § o (o) § o puru (oppure) o Èti curu lu fattu o puru m’àgghjiu sbagliàtu? (È quello il fatto, oppure mi sono sbagliato?) o Junu o l’addru pi mme sò tutti doi bbueni (L’uno o l’altro per me sono tutti e due buoni) o Putìmu spittài n’addu picca o puru èti tardu? (Possiamo aspettare un altro poco oppure è tardi?) AVVERSATIVE, (dal latino adversari, avversare), introducono una proposizione di significato contrario rispetto a un'altra: § ma (ma) § però (però) o È veru ca tegnu la terra, ma mi l’àgghjiu fatijàta cu lu sagnu e cu lu sudòri (È vero che possiedo tanti fondi, ma me li sono guadagnati con il sangue e con il sudore) o Èti bbuenu e caru, però a l’attàni no nci arrìva (È buono e caro, però è da meno del padre) o Mi pinzàva ca jèri onèštu, ma no è veru pi nnienti (Ti credevo onesto, ma non è per niente vero)

142


o Što štanca e štrutta, però t’accumpàgnu lu štessi (Sono molto stanca, ma ti accompagno lo stesso) DICHIARATIVE, indicano una dichiarazione, una spiegazione: § ca èti § ca sonti (cioè, vale a dire, ossia) o Curu fondu èti di tre quartùddi, ca sonti nu túmmunu e mienzu (Quel fondo è di tre quartùddi, cioè un tomolo e mezzo) o Àgghji'a scìi a la visita lu 28 di marzu, ca èti tra desci giurni (Devo andare alla visita il 28 marzo, cioè tra dieci giorni)

§ § § § o

o o o o o o o

CONCLUSIVE, introducono una proposizione che esprime la conseguenza di quanto detto prima: pi cunchjiùtiri (dunque) appòšta (quindi, ebbene, perciò, pertanto, allora) a štu puntu (allora, quindi) e mui (perciò) Àgghjiu scašciàtu la pignàta a la zi Rusària, e mu è ghjiuštu ca nci la ccattu nova (Ho rotto la pignatta a zia Rosaria, perciò è doveroso comprargliene una nuova) La corpa èti tova, appòšta t’óni fattu pajài li danni (La colpa è tua, per questo ti hanno fatto pagare i danni) No nc'è vinùtu nišciùni, a štu puntu ni li sciamu tutti (Non è venuto nessuno, quindi ce ne andiamo tutti) Osci fasci assà friddu, appòšta t'àt'a méttirii lu cappòttu (Oggi fa molto freddo, perciò ti devi mettere il cappotto) Štè malàtu, appòšta no nc’è vinùtu (È ammalato, per questo non è venuto) Štu puntu l'à misu štuertu, e mu l'àt'a fà arrètu (Questo punto non l'hai cucito correttamente, quindi ricucilo) T’à lavàtu la capu, appòšta t’à nfursiunàta (Hai fatto lo sciampo, per questo ti sei raffreddata) Tieni la pelli chjiàra, appòšta èti dilicàta (Hai la pelle chiara, perciò è delicata)

CORRELATIVE, introducono componenti coordinate: § e............e (e.....e) § mu........mu (ora.....ora) § no.........no (né.....né) § o...........o (o.....o) § sia........ca (sia.....che) o Acquà no ssi vèi no nnanti e no rretu (Qui non si va né avanti e né indietro) o Àgghjiu'ddunàtu sia li robbi mia ca li robbi tua (Ha raccolto sia i panni miei che i panni tuoi)

143


o Lu capasòni di lu mieru è spicciàtu, e no nci ni štè cchjiú no pi mme no pi tte (Il vino è finito e non ce n’è più né per me né per te) o Mu disci sini, mu disci noni (Ora dice di sì, ora dice di no) o O li sordi o la vita (O la borsa o la vita) o Šta fatíja l'àgghjia ffà o cu te o senza di tei (Questo lavoro, lo faro o con te o senza di te)

12.2.2.Congiunzioni subordinative

§

DICHIARATIVE, introducono una proposizione subordinata che dichiara, cioè spiega il significato della proposizione principale: ca (che) , comi (come)

§ § § § § § § §

CAUSALI, introducono una proposizione subordinata che indica la causa di quanto espresso nella proposizione principale: ca (perché) dàtisi ca (dato che) già ca (giacché) percé (perché) pi l'amòri ca (perché) quanni (quando) siccòmi ca (poiché, dal momento che, dato che) vištu ca (poiché, considerato che, dal momento che)

§ § §

FINALI, introducono una proposizione subordinata che indica il fine di quanto espresso nella proposizione principale: cu (affinché) quanti (perché) puru cu (pur di, con lo scopo di)

§ § § §

CONSECUTIVE, introducono una proposizione subordinata che indica la conseguenza di quanto espresso nella proposizione principale: ca (che) cussì ... ca (così ... che) tanta ... ca (tanto ... che) tanta ca ... ca (tanto ... che)

§ § § §

CONCESSIVE, introducono una proposizione subordinata che indica una circostanza nonostante la quale si verifica quanto espresso nella proposizione principale: comi (comunque; con la ripetizione del verbo: in qualunque modo) cu tuttu ca (sebbene, nonostante che) doppi ca, doppu ca (sebbene) puru ca (quantunque, anche se, concessiva-ipotetica)

144


§

puru ca, puri ci (pur di)

§ §

MODALI, introducono una proposizione subordinata che indica il modo in cui avviene quanto espresso nella proposizione principale: comi (come) comi ci (come se)

§ § § § § §

CONDIZIONALI, introducono una proposizione subordinata che indica la condizione necessaria perché si verifichi quanto espresso nella proposizione principale: ci (se) bašta cu (purché) ncasu cu (qualora) mitti cu (metti il caso che, supponi che) a cundizioni cu (purché) a pattu cu (a patto che)

§ § § §

INTERROGATIVE o DUBITATIVE, introducono una proposizione subordinata che esprime una domanda indiretta o un dubbio: ci (se) comi (come) pircé (perché) quanni (quando)

§ §

ESCLUSIVE, introducono una proposizione subordinata che indica una esclusione rispetto a quanto espresso nella proposizione principale: senza cu (senza che) senza (+ infinito o participio passato)

§

ECCETTUATIVE, introducono una proposizione subordinata che indica una eccezione rispetto a quanto espresso nella proposizione principale: ci no ca (se non che, tranne che) forni ca, forni cu (fuorché) ("+ cu" e congiuntivo: determinato dal tipo di reggenza presente nella sovraordinata, ad es.: con i verbi che esprimono una volizione, un'aspettativa, un'opinione, una persuasione) ma no ca, ma no cu (ma non che) ("+ cu, Vd. sopra)

§

LIMITATIVE, introducono una proposizione subordinata che indica una limitazione rispetto a quanto espresso nella proposizione principale: pi curu ca (per quanto, per quello che)

§ §

TEMPORALI, introducono una proposizione principale che indica la circostanza di tempo in cui avviene quanto espresso nella proposizione principale:

145


§ § § § § § § § § § § §

appèna (appena, subito dopo che, nello stesso momento in cui) alimentri ca (mentre che) comi (come) daccè, da quanni (dacché, da quando) fign'a ttànta ca (fintanto che) fin'a ca (finché) fin'a quanni ca (fintanto che) mentr'a tannu ca (fintanto che) mentri (mentre) nzignattànta ca (fintanto che) prima cu (prima che) quanni (quando)

§ § § §

COMPARATIVE IPOTETICHE, introducono una proposizione subordinata la cui comparazione con la reggente si presenta in forma di ipotesi o di condizione: comi ci (come se) facca (come se) lu štessi ca (come se) mancu ci (neanche se)

§ § §

COMPARATIVE, introducono una proposizione subordinata che indica una comparazione con quanto espresso nella proposizione principale: cussi comi (così come) tanta quanti (tanto quanto) megghjiu di comi (meglio di come)

146


AVVERBIO SOMMARIO: 13.0.AVVERBIO (DEFINIZIONE) 13.1. FORMA DELL'AVVERBIO 13.2.TIPI DI AVVERBI 13.2.1.AVVERBI DI GIUDIZIO 13.2.2.AVVERBI DI LUOGO 13.2.3.AVVERBI DI MODO 13.2.4.AVVERBI DI QUANTITÀ 13.2.5.AVVERBI DI TEMPO 13.3.COSTRUTTI PARTICOLARI

13.0.Avverbio (definizione)

L'avverbio, dal latino ad verbum (ad a, accanto, presso + verbum verbo, parola), significa aggiunto al verbo. In realtà lo si trova anche unito a un aggettivo o a un altro avverbio. È quindi la parte invariabile del discorso che determina, precisa, modifica l'azione o il significato di un verbo, di un aggettivo o di un altro avverbio cui si accompagna.

13.1.Forma dell'avverbio

§

§

§

§

Gli avverbi dialettali, per quanto riguarda la forma, si distinguono in: semplici, se non si possono scomporre in unità minori: osci (oggi), crei (domani), jeri (ieri), comi (come, esclamativo o interrogativo), cussì (così, esclamativo o interrogativo) composti, formati da una sola parola che risulta dalla fusione di due o più elementi diversi: averamenti, allaramenti, allaveramenti (veramente, davvero), facca (come se), piscrèi (dopodomani), piscrìddu (dopodomani l'altro) locuzioni avverbiali, formate principalmente da preposizioni unite ad avverbi, aggettivi, a sostantivi: a cavàddi (a cavallo), a fessa (a casaccio), a l'appèti (a piedi), a l'intrasàtti (all'improvviso), a picca a picca (a poco a poco), di cchjiú (di più), di pressa (in fretta), di śguinciu (di sbieco), mancu pi suennu (neanche per sogno), na vodda (una volta), nu picca di tiempu a šta vanna (da un po' di tempo in qua), a la sicurdùna (di soppiatto) e derivati, costituiti con una semplice modificazione funzionale, da aggettivi, appunto, con funzioni avverbiali: chjianu (piano), chjiaru (chiaro), drittu (diritto), forti (forte), jertu (alto), vašciu (basso), velòsci (veloce)

13.2.Tipi di avverbi

§

A seconda delle determinazioni che esprimono, si suddividono in avverbi di giudizio (affermazione, di negazione, di dubbio)

147


§ § § §

avverbi di luogo avverbi di modo avverbi di quantità avverbi di tempo

13.2.1.Avverbi di giudizio

Affermano, negano o presentano come probabile/improbabile un evento. AVVERBI DI AFFERMAZIONE: sini (sì), propia (appunto, esattamente, precisamente), paru paru (proprio, precisamente, appunto), allaveramènti, allaramènti, averamenti (davvero, veramente) AVVERBI DI NEGAZIONE: noni (no), capòca (per niente, nient’affatto, come no, perché no, altro che), mancu (nemmeno, neppure, neanche), mancu pi suennu (neanche per sogno)

o o o o o o o o o o o o o o o o

AVVERBI DI DUBBIO: sarà (forse), ci pusìtta (magari, probabilmente, forse, eventualmente, nel caso), ci sapi (chissà) Àgghji’a circài, ci pusìtta, la limòsina, ma a iddu no m’agghji’a sottométtri (Chiederò magari l’elemosina, ma a lui non mi sottometterò) Ci nci lu disci, ci pusìtta curu si la senti (Se glielo dici, può accadere che si offenda) Ci no nc’è vinùtu josci, ci pusìtta, àv’a vinì crei (Se non è venuto oggi, magari verrà domani) Ci propia no tieni sordi, ci pusìtta ti li mpreštu iu (Se davvero non hai soldi, magari te li presto io) Ci pusìtta àgghji’a vinì tardu, ma àgghji’a vinì (Magari tardi ma verrò) Ci pusìtta jè rasciòni tui, ma iu no sò convìntu (Probabilmente hai ragione tu, ma io non ne sono certo) Ci pusìtta ni jèri putùtu fài pur’a menu cu fasci chjiácchiri (Probabilmente ne avresti potuto fare pure a meno di litigare) Ci pusìtta s’èr’a ffài propia acussí (Probabilmente si doveva fare proprio così) Ci pusìtta spettu cquà do jori, ma no mi lu lassu scappài (Aspetto qui due ore, magàri, ma non me lo lascio scappare) Ci pusìtta tu a lu poštu mia jèri fattu lu štessi (Probabilmente tu al mio posto avresti fatto lo stesso) Ci pusìtta, li mòbbili, li ppicciu tutti, ma edda no l’àv’a'vvìi (Magari, i mobili, li brucio tutti, ma lei non li avrà) Ci sapi ce tiempu àv'a ffà crei (Chissà che tempo farà domani) Ci sapi ce vulèva (Chissà che voleva) Ci sapi ci àgghji'a turnà (Chissà se tornerò) Ci sapi ci èti curu puvirièddu (Chissà chi è quel povero diavolo) Ci sapi com'àv'a scì spiccià (Chissà come andrà a finire)

148


o Ci sapi quanni n'àm'a vètiri arrètu (Chissà quando ci rivedremo ancora) o Ci ti lu dicu, ci pusìtta, tui poi lu vè disci a tutti (Se te lo dico, vi è la possibilità che tu poi lo vada a dire a tutti) o Curu fattu no mmi passa mancu pi la capu! (Quel fatto non mi passa manco per idea) o È sciuta propia para para (È andata a pennello) o Èti propia nu beddu piccìnnu (È veramente un bel bambino) o L'àv'a éssiri misu ci sapi addò (L'avrà messo chissà dove) o La sera, quanni tornu da fatijà, mi sentu propia štancu (La sera, dopo il lavoro, mi sento davvero stanco) o M'óni dittu ca sì drittu. Averamènti? (Mi hanno detto che sei un dritto. Veramente?) o M’àgghji’a cattài la bbarca, ci pusìtta a cambiàli (Mi comprerò la barca, nel caso anche a rate) o M’àt’a fài curu survìźiu? Sì, capòca! (Mi devi fare quella commissione? Si, per niente!) o Mancu šta cosa sei? (Neanche questa cosa sai?) o No n’àgghjiu vištu mancu junu (Non ne ho visto neanche uno) o No nci raggiòna propia, èti averamènti nu fessa (Non ragiona, è davvero uno stupido) o No ti l'è dittu, ci pusìtta, cu no ti dè dispiacèri (Non te lo ha detto, magari per non darti dispiacere) o Paru paru a me èr'a capità (Proprio a me doveva capitare) o Paru paru mui (In questo preciso momento, proprio adesso) o Propia cquài ti jèr’a méttiri? No ti putìvi méttiri cchjiú quera vanna? (Proprio qui ti dovevi mettere? Non ti potevi mettere più in là?) o Propia mui jèr'a vinì? (Proprio ora dovevi venire?) o Propia osci èr'a vinì sierma da fori? (Proprio oggi doveva venire mio padre dalla campagna?) o Quanni camìna, pari averamènti na jaddìna (Quando cammina, pare davvero una gallina) o Quanni ti pai, m’àt’a pajà na cosa? Sì sì, capòca! Mancu pi suennu! (Quando prendi la pensione, mi devi pagare una cosa? Si sì, per niente! Manco per sogno!) o Sarà crèi àgghji’a štà puru iu (Forse domani ci sarò anch’io) o Sarà crei àm’a cumincià a spilà l’amènnuli (Domani forse cominceremo a bacchiare le mandorle) o Sarà è štatu megghju cussìca (Forse è stato meglio così) o Sarà èti propia iddu lu patrùnu di cquài! (Forse è proprio lui il padrone di qua) o Sarà, lu mesi ci trasi, n’àm’a ritirà fori (Forse il mese venturo ci ritireremo in campagna) o Si' štatu propia tu c'à misu fuecu! (Sei stato appunto tu a mettere fuoco) o Sinti propia tu? (Sei davvero tu?)

149


o Šta cosa mi l'àt'a fài propia mui (Questa cosa me la devi fare in questo preciso momento) o Štà parlàvuni propia di te (Stavano parlando appunto di te) o Šta vešta ti štè propia bbona (Questa veste ti sta proprio bene) o Štò cercu averamènti cu l'ajutu, ma no mi senti (Sto cercando di aiutarlo, ma non mi dà ascolto)

13.2.2.Avverbi di luogo

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

Esprimono una determinazione di luogo. Indicano cioè il luogo in cui si svolge un'azione o dove si trova qualcuno o qualcosa. Rispondono alla domanda dove? in qual luogo? a mani dretta (a destra) a mani manca (a sinistra) a n'adda vanna (altrove) a nišciùna vanna (in nessun luogo) a tutti vanni (dappertutto, in ogni parte, in ogni luogo, ovunque) abbàšciu (giù) acquài (qui, qua) addài (lì, là) addò (dove) appiersu (con me) cquà bbašciu (quaggiù) cquà sobbra (quassù, qua sopra) cquà sotta (quaggiù) cquà susu (quassù) cquà viscìnu (qui vicino) d'addò (di dove, da dove) ddà bbašciu (laggiù) ddà mmienzu (lì in mezzo) ddà nnanti (là fuori) ddà susu (lassù) ddà viscìnu (lì vicino) di cošta (accanto, vicino, di fianco, di lato) di ddài (di là) di faccia a fronti (dirimpetto) fori (fuori) intra (dentro) nci (ci, vi, in questo luogo, in quel luogo) ni (di qua, di là, da quel luogo) nnanti (davanti) retu (dietro, indietro) sobbra (sopra) sotta (sotto)

150


o A mmari štamu di fàcci’a frònti (Al mare abitiamo dirimpetto) o A tutti vanni si vètuni fèmmini ca si spògghjiuni (Dovunque si vedono femmine che si spogliano) o Acquà no si pò štà, t'àt'a méttiri ddà (Qui non si può stare, devi metterti là) o Addà vocu sempri (In quel posto vado spesso) o Addà non nci passa lu trenu (Là non vi passa il treno) o Àgghjiu giràtu a tutti vanni (Ti ho cercato dappertutto) o Àgghjiu vìštu a tutti vanni, e no l’àgghjiu cchjiàtu (Ho guardato dappertutto, ma non l’ho trovato) o Arrìpa nu picca cchjiú rrètu (Vai un po’ più indietro) o Ci tuerni nta la cantìna, viti ci àgghjiu lassàtu ddà lu mbrellu mia (Se torni nell'osteria, vedi se ho lasciato là il mio ombrello) o Di ddò sinti? (Di dove sei?) o Jàvi nu picca di tiempu ca štò vocu abbàšciu a furtùna (Da un po’ di tempo la mia fortuna è in declino) o Li cażżuni tua štoni ddà, nta l'armàdiu (I tuoi pantaloni sono là nell'armadio) o Lu mali štè a tutti vanni (Il male è dappertutto) o Lu tinèva di cošta, e mancu mi n'èra vvirtùtu (Lo avevo accanto, e neanche me ne ero accorto) o M’acchjiàva a n’adda vanna quanni è succèssu lu fattu (Mi trovavo altrove quando è successo il fatto) o No ti pozzu dài nu passàggiu, c'àgghji’a scìì a n’adda vanna (Non ti posso dare il passaggio perché sono diretto altrove) o Nta štu paísu nci štoni tanta facci strani (In questo paese ci sono tante facce strane) o Nu abitàmu a n’adda vanna (Noi abitiamo altrove) o Pigghjiò lu quadèrnu e nci scrivì sobbra li nùmiri di lu telèfunu (Prese il quaderno e vi trascrisse sopra i numeri del telefono) o S’avviscinò a lu bbancu e nci mittì sobbra la bborsa (Si avvicinò al banco e vi mise sopra la cartella) o Vogghjiu sacciu ci nci štè pani pi tutti (Voglio sapere se vi è pane per tutti)

13.2.3.Avverbi di modo

§ § § § § § § §

Indicano le modalità di svolgimento di un'azione. Rispondono alla domanda: come? in che modo? in quale maniera? a cavaddi (a cavallo) a cce ni sia (in ogni modo, a qualunque costo) a ccuntu (in acconto, a titolo di anticipo) a fessa a fessa (involontariamente, per caso, casualmente) a fforza (controvoglia, a fatica, a stento) a l'attantùna (a tastoni) a la buccùna (in bilico, in equilibrio instabile) a la facca facca (per gioco, per finta)

151


§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

a la grossa (non a regola d'arte) a la megghjiu megghjiu (sbrigativamente) a la nuta (nudo) a la scunnùta (nascostamente) a la śghirsànti (per scherzo) a la sicurdùna (di soppiatto, all'improvviso, di nascosto) a la sicurdùna (inaspettatamente, di sorpresa, impensatamente) a la śmersa (al rovescio, in senso contrario) a la spassu (senza lavoro) a malapèna (a stento, a malapena, con difficoltà) a nturtigghjiùni (a tortiglione) a picurèdda (carponi) a pinnulòni (ciondoloni) a scancatèdda (a cavalcioni) a scannàgghjiu (a casaccio, a vanvera) a schióviri, a sciummèddi (senza filo logico) a śguinciu (obliquamente) a sobbraštòmucu (a malincuore) a uecchji (a occhio, in modo approssimativo) a vacànti (inutilmente, invano, senza ottenere l'effetto sperato) a ventri a l'aria, a ventri ncielu (supinamente) a vèscita (contratto di lavoro: oggi vengo io a lavorare da te; domani tu da me) a volu (a volo, con prontezza e rapidità) a zumparièddu (saltelloni) accussì, accussìca (così) appèna (soltanto, non più che, non più di - valore limitativo) appòšta (volutamente, deliberatamente) bellu bellu (piano piano, lentamente) bruttu, brutta, brutti, mali (male) buenu, bona, bueni (bene) bunarièddu, migghjiulièddu (benino) comi (come, nel modo che anche) cu lli bbueni (con le buone maniere) cu piascèri (volentieri) cucchjia (brutta, nera) da bell'e buenu (di buon grado, volentieri, con piacere) da buenu a buenu (irragionevolmente) da fori fori (alla lunga) da mmienzu a mmienzu (a sproposito, inopportunamente) da retu retu (alla lontana) ddaccussì (così) di aria (di buona lena) di facci nterra (bocconi)

152


§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § o o o o o o

o o o o o

di piettu (in modo diretto, con decisione) di pressa (in fretta) diversamènti (altrimenti, in modo diverso, in altro modo) lu štessi (ugualmente) man'a mani (per mano) mancu li cani (malissimo) màssima (massimamente, soprattutto, specialmente) megghjiu (meglio) nnanti pi nanti (sempre davanti) nzèpitu nzèpitu (vagamente, in modo vago, indeterminato) pesciu pesciu (peggio) pésulu pésulu (penzoloni, ciondoloni) pi spurtùna (purtroppo) pi susu, pi sobbra (per giunta, per di più, oltre a ciò) quattr'e quattr'ottu (in un batter d'occhio) recchji recchji (tutto orecchi, molto attento) retu pi retu (sempre dietro) senza misùra (oltre misura) símmiti, a símmiti (a parte, separatamente) sobbra pi sobbra (in superficie) sotta pi sotta (nascostamente, subdolamente) tiempu cu ti lu štò dicu (In un batter d'occhio) uattu uattu (gattoni, quatto quatto, quattoni) zitta zitta (alla chetichella, senza dare nell'occhio) À fattu mali cu nci rispùnni cussìca (Hai fatto male a rispondergli così) A fessa a fessa l’è ndrizzàtu (Non volendo l’ha azzeccato) A la scinnùta vanci a bellu bellu cu no šcueppi, ca si sciula (In discesa, vai piano per non cadere, perché si scivola) À tagghjiàtu lu pani a śguinciu (Hai tagliato il pane obliquamente) Accussì vè lu munnu (Così va il mondo) Àgghjiu lavàtu nu calittòni di robbi a forza a forza ca, cu pozzu spiccià, nc’è vulùtu la manu di Diu (Ho lavato un mastello di biancheria con fatica che, per finire, c’è voluta la mano di Dio) Àgghjiu šcuppàtu di facci nterra e m’àgghjiu scrasciàtu tutti li scinócchjiri (Sono caduto con la faccia in giù e mi sono scorticato le ginocchia) Àt'a scì drittu a casa (Devi andare diritto, direttamente, a casa) Àt'a štà attièntu, màssima quanni štè parli di li pariènti (Devi fare attenzione, soprattutto quando parli dei parenti) Certi nunni mànciuni e bèvuni a la nuta (Certi individui mangiano e bevono nudi) Certi voddi, ci lu pigghji di piettu, no ni ricàvi nienti (Alcune volte, se lo prendi di petto, non ottieni nulla)

153


o Ci no ti štè zitta, t’àgghjia vintulài nu scarpòni a nturtigghjùni; ci vò mmicciu, t’àgghji’a spaccài la capu (Se non ti zittisci, ti lancerò una scarpa a tortiglione, se ti colpisco, ti spaccherà la testa) o Comi si vešti brutta quera caròsa! (Come si veste male quella ragazza!) o Comi ti chjiami? Comi štè sierda? Comi fasci cu lu suppuèrti? Comi si permètti cu mi parla cussì? Vogghjiu vetu comi si n’àv’a ssì da fagnu (Come ti chiami? Come sta tuo padre? Come fai a sopportarlo? Come si permette di parlarmi in questo modo? Voglio vedere come se la caverà) o Comi ti l’àgghji’a dísciri ca šta cosa no l’jèr’a ffà? (Come te lo devo dire che questa cosa non la dovevi fare?) o Curu fatìja a la grossa (Quello lavora grossolanamente) o Degghjiu pérdiri la lusci di li uecchj, ca no l’àgghjiu fattu appošta (Che possa perdere la luce degli occhi! Non l’ho fatto apposta) o È cadùtu cu lu traínu e si l’è vìšta cucchjia (È caduto con il traino e se l’è vista brutta) o È dittu propia cussì (Ha detto proprio così) o È súbbiti, sonti appèna li sei (È presto, sono appena le sei) o Fìgghjima mi capìsci a volu, a lu vuddicà di li musi (Mio figlio mi capisce a volo, al muoversi delle labbra) o In quattr’e quattr’ottu è scì zzumpàtu fori e jè cueddu nu panàru di culúmmri (In men che non si dica, è andato in campagna e ha raccolto un paniere di fioroni) o Jeri t’à purtàtu bbuenu cu curu vicchjiarièddu, crei pòrtiti megghju (Ieri ti sei comportato bene con quel vecchietto, domani comportati meglio) o Josci à sciutu migghjiulièddu (Oggi sei andato benino) o Josci štocu propia bbuenu pi nu'rzulu di mieru ca m’àgghjiu bivùtu (Oggi mi sento bene per quella brocca di vino che mi sono bevuto) o L'óni fattu šcuppà e pi susu nci'óni dittu palori (Lo hanno fatto cadere e per giunta lo hanno ingiuriato) o L’è dittu appòšta cu mi fasci nu dispièttu (L’ha detto apposta per indispettirmi) o L’è misu a cavàddi a nu ciucciu (Le ha fatto prendere una cattiva nomea. L’ha messa a cavallo di un asino) o L’è pigghjiàtu da fori fori cu nci dìsci ca óni scì rubbàtu a casa (L’ha presa alla larga per dirgli che hanno rubato a casa) o La scala štava a la buccùna e jè cadùta (La scala stava in bilico ed è caduta) o Li cosi óni sciùtu diversamènti da comi l’èrumu pinzàtu (Le cose sono andate altrimenti da come le avevamo pensate) o Li cosi štoni propia ccussìca (Le cose stano proprio così) o Lu mieru è cacciàtu a malapèna nta lu capasòni (La quantità del vino era tale da riempire pienamente la botte) o Lu piccìnnu si cumència a lassà e ogni tanta vè a picurèdda (Il bambino comincia a lasciarsi, e ogni tanto cammina carponi) o M'àgghjiu sunnàtu ca mmienz'a la chjiazza tutti scévuni a la nuta (Ho sognato che in piazza tutti andavano nudi)

154


o M'arraccumànnu, chjiáppiti man'a mani cu sorda (Mi raccomando, prenditi per mano con tua sorella) o M’è datu nu siricchjiàli a la sicurdùna (Mi ha dato uno schiaffo quando meno me l’aspettavo) o M’è fattu šcuppà e, comi ci no jèra nienti, s’è misu puru a rítiri (Mi ha fatto cadere e, come niente fosse, si è messo pure a ridere) o M’è trattàtu bruttu (Mi ha trattato male) o Mi vieni juti fori? Fascìmu a vèscita (Vieni ad aiutarmi in campagna? Poi in contraccambio vengo a lavorare da te) o N’addu picca di frisiddòni mi lu mànciàva cu piacèri (Un altro po’ di tarallo, lo mangerei volentieri) o N’addu picca di štrada cu te, la fazzu cu piacèri (Un altro po’ di strada con te, la faccio volentieri) o Nci'àgghjiu fattu li parti bbueni e pi susu m'è dittu paròli (L'ho lodato, e per giunta mi ha rimproverato) o No cancià, fà cussìca com’a sempri fattu (Non cambiare, fai così come hai sempre fatto) o No jèti propia cussìca (Non è affatto così) o No mancià di pressa ca t’affuèchi (Non mangiare in fretta, altrimenti di strozzi) o No nci pari, ma a fessa a fessa l’è sapùtu fài (Non sembra ma casualmente l’ha saputo fare) o No parlà cussì (Non parlare così) o No putèva fài diversàmenti (Non potevo fare altrimenti) o No ti lu štè ricuèrdi curu? Ah! sì, nzèpitu nzèpitu (Non ti ricordi lui? Ah! si, vagamente) o Nta quera cantìna no ssi mancia buenu (In quell’osteria si mangia male) o Pi spurtùna m’è šciuta brutta (Purtroppo mi è andata male) o Pi spurtùna no nci štè cchjiú nienti da fài (Purtroppo non c’è più niente da fare) o Pígghjiti šti sordi a cuntu, lu reštu dopu (Prendi questi soldi in acconto, il resto te lo darò dopo) o Quanni fatìj a fforza, la sciurnàta no nci passa mai (Quando lavori controvoglia, la giornata non scorre mai) o Quera nunna osci štè propia brutta (Quella persona oggi sta proprio male) o Quiri caźźùni li voni bunarièddi (Quei pantaloni gli vanno benino) o S’è minàtu uattu uattu nta la vigna pi scì rubbài l’attuària (È andato quatto quatto nella vigna per rubare l’uva da tavola) o S’è misu lu piccìnnu a scancatèdda sobb’a li spaddi cu nci fasci vétiri la nzegna (Si è messo il bambino a cavalcioni sulle spalle per fargli vedere “la nzègna”) o S’è vuddàtu la giacchètta a la smersa ca no voli paja li dièbbiti (Si è rivoltato la giacca al rovescio perché non vuole pagare i debiti) o Sentu megghju da la recchjia manca (Sento meglio dall’orecchio sinistro) o Si curcò a la nuta (Si coricò nudo)

155


o Si ni scìi la lusci, e a l’attantùna scì'cchjievu li lumìni e la cannèla (Se ne andò la corrente, e a tentoni trovai i fiammiferi e la candela) o Štà durmèva a ventri ncielu e štà gruffulàva (Dormiva supinamente e russava) o Štava sicùra sicùra a spiài nta lu barò, è vinùtu marìtima a la sicurdùna e àgghjiu sbantàtu (Stavo sicura a rovistare nel comò, inaspettatamente è venuto mio marito e mi ha fatto spaventare) o Šti cosi míttili a símmiti ca no ssò com'a quišti (Queste cose mettile separatamente, perché non sono uguali a queste) o T’àgghjiu dittu na cosa a la facca facca e tu nci’à cridùtu (Ti ho detto una cosa per gioco e tu ci hai creduto) o Ti n’assùtu da mmienz'a mmienzu comi donnnu Nardu (Hai fatto un’uscita a sproposito come Don Leonardo) o Tiempu cu ti lu štò dicu, è fàttu lu pani (In un batter d’occhio il pane è lievitato) o Totta quer’acqua ca è minàtu, ni l’àmu višta propia cucchjia (Tutta quella pioggia, ce la siamo vista davvero nera) o Tutti lu chjiamàvuni cussì (Tutti lo chiamavano così) o Uarda drittu nnant'a te (Guarda diritto davanti a te) o Uè nchjani a cavàddi? (Lo vuoi un passaggio?) o Váchimini appèna nu dìscitu nta lu bicchjièru (Versamene appena, soltanto, non più che, un dito nel bicchiere)

13.2.4.Avverbi di quantità

Indicano una quantità senza misurarla con precisione, ma con riguardo all'abbondanza o alla scarsità di essa. Rispondono alla domanda: quanto? in quale misura? § a josa (a iosa, a bizzeffe, in abbondanza, in grande quantità) § a muzzu (a occhio e croce, all'incirca) § addertànta (altrettanto) § appèna (un poco), appena appena (pochissimo) § assà di cchjiú (molto di più) § assài (assai, molto, troppo, parecchio) § cchjiú (più) § cchjiú picca (molto meno) § di cchjiú (di più, in misura maggiore, di troppo) § n'addu picca (un altro po', quasi) § nienti (niente, nulla) § nu picca assài (un po' troppo) § picca (poco) § quanti (quanto) § rìsimu rìsimu (appena appena, giusto giusto) § tanta (tanto) o À parlàtu nu picca assài (Hai parlato un po’ troppo) o Ce uè cchjiannu di cchjiú? (Che vuoi di più?)

156


o Fori, a me mi piasci di cchjiú (A me la campagna mi piace di più) o L'alìi, auànnu n’àmu fattu cchjiú picca di l’annu passàtu (Quest'anno abbiamo raccolto meno olive dello scorso anno) o Lu mari mi piasci cchjiú assài di lu fori (A me il mare piace molto di più della campagna) o Malapèna ni vè cchjiànnu assài! (Bella pretesa! Pretendi troppo!) o No lu sapèva ca štava tanta (Non lo sapevo che costava tanto) o No sacciu quant'àgghjiu camìnàtu (Non so quanto ho camminato) o No t’affaccià tanta da la loggi, ca cadi (Non ti affacciare tanto dal balcone, ché cadi) o No tanta pi mmei quanti pi ttei (Non tanto per me quanto per te. Più per te che per me) o Nta la buttìglia l'acqua è sciuta rìsimu rìsimu (L'acqua ha riempito del tutto la bottiglia) o Percè štè júcculi tanta? (Perché strilli tanto?) o Quanti cchjiú granni fasci, cchjiú fessa diviènti (Quanto più grande fai più fesso diventi) o Quanti cchjiú nnanti vè, cchjiú amènnuli acchji (Quanto più avanti vai, più mandorle trovi) o Quanti m'èra piascìi! (Quanto mi piacerebbe!) o Quanti si' jertu? (Quanto sei alto?) o Stè chjiovi appena appena (Pioviggina) o Štò japru appèna la porta (Apro appena la porta, cioè un poco) o Štùni è luntànu da Carvìgni quanti Santu Vìtu (Ostuni dista da Carovigno quanto San Vito) o Tu sinti di cchjiú (Sei di troppo)

13.2.5. Avverbi di tempo

§ § § § § § § § § § § § §

Determinano il tempo in cui si svolge l'azione. Rispondono alla domanda: quando? in quale tempo? a l'intrasàtti (all'improvviso, d'un tratto) a l'úrtimu (all'ultimo, alla fine) a lampu (in un lampo) a lu megghjiu (sul più bello, nel momento più importante) a scurišciùtu (di sera) a šta vanna (fa) a voddi (talora, talvolta) ajeri, jeri (ieri) ancòra (ancora) appèna (da poco tempo, or ora) arrètu (di nuovo, ancora) assà voddi (frequentemente) auànnu (quest'anno)

157


§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

auànnu ci veni (il prossimo anno) certi voddi (talora, talvolta) crei (domani) di ratu (raramente) fin'a mui (finora) fissu (spesso) fra picca (a momenti) già (già) giurnu pi giurnu (quotidianamente) itèrza (avanti ieri l'altro) l'adda notti (l'altra notte) l'adda sera (l'altra sera) l'addr'annu ancòra (due anni fa) l'addu giurnu (l'altro giorno) l'annu passàtu (lo scorso anno) lu mesi ci trasi (il mese venturo) mai (mai) mesi mesi (mensilmente) mui (ora, adesso) n'ogna tardu, nu picca tardu (un po' tardi) na vodda (una volta) nta nienti (in un attimo, in men che non si dica) nu picca di tiempu a šta vanna (da un po' di tempo in qua) nu picca dopu (un po' dopo) nu picca prima (un po' prima) nuštèrza (avanti ieri) nzicca nzicca (su due piedi, lì per lì) ogni tanta (di tanto in tanto) osci (oggi) osci a uettu (fra otto giorni) picca voddi (raramente) piscrèi (dopodomani) piscrematìna (dopodomani mattina) piscressèra (dopodomani sera) piscrìddu (il giorno dopo dopodomani - dopodomani l'altro) piscròddu, piscràddu (il secondo giorno dopo dopodomani) quanni (quando, in quale momento, in quale tempo, in quale giorno, mese, anno) rìsimu rìsimu (appena in tempo; c'è mancato poco) sempri (sempre, spesso) šta matìna (questa mattina) šta notti (questa notte) šta sera (questa sera)

158


§ § § o o

o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

súbbiti (subito, presto) tannu (allora) tardu (tardi) A l’intrasàtti àgghjiu štatu chjiamàta pi scì fori (All’improvviso sono stata chiamata per andare in campagna) A l’úrtimu vè'cchjiannu lu priezzu!? (All’ultimo chiedi del prezzo!? Lo dice con sarcasmo il negoziante al cliente che, pur non avendo alcuna intenzione di comprare, ha voluto sapere tutto della merce esposta) A lu megghju ca štà manciàmmu sott’a l’árvulu d’alìa, s’è mìsu a chjióviri (Stavamo mangiando sotto un ulivo, sul più bello è piovuto) Àgghjiu'rrivàtu rìsimu rìsimu (Sono arrivato appena in tempo) Àmu rrivàtu fori e lu soli èra appèna assùtu (Siano arrivati in campagna e il sole si era appena, cioè da poco tempo, levato) Ancòra ancòra štu ghjiasciòni pò štà n’addu picca (Questo lenzuolo può essere ancora utilizzato per un altro po’) Ancòra cquà štèi? (Ancora qui stai?) Ancòra no si n’è sciùta? (Ancora non se n'è andata?) Arrèt'a la ppeti mi n’àgghji’a scìì? (Di nuovo a piedi me ne devo andare?) Arrètu la štè ntorna, disci lu póppitu (Di nuovo ci gira intorno, dice il contadino del Capo di Leuca) Arrètu no nci štè ppiccia lu fuecu josci! (Di nuovo la legna non prende fuoco nel camino oggi!) Arrètu štè chjiòvi (Di nuovo sta piovendo) Arrètu t’à turnàtu da fori? (Di nuovo te ne sei tornato dalla campagna?) Aspèttu ancòra n’addu picca, e poi mi ni vocu (Aspetto ancora un altro po’ e poi me ne vado) Assèra la matìna súbbiti cu cógghjiuni l'alìi (Uscirono la mattina presto per raccogliere le olive) Ce vò e ce vegnu: àgghji’a turnà súbbiti (Il tempo di andare e venire, tornerò presto) Certi voddi (a voddi) mi sentu propia nterra pi li cosi ca mi štoni capitèsciuni (Talvolta mi sento proprio giù per le cose che mi stanno capitando) Certi voddi (a voddi) si śbaglia (Talvolta si sbaglia) Certi voddi (a voddi) succèduni cosi ca mancu ti lu pienzi (Talora accadono cose del tutto impreviste) Certi voddi la navètta si'ncaštra (Talvolta la navetta si incastra) Certi voddi la purtòsa veni bbona, certi voddi noni (Talvolta l’occhiello viene bene, talvolta no) Crè matìna, crè ssera, crè a menzadìa (Domani mattina, domani sera, domani a mezzogiorno) Da quanni fatíj a la cava? (Da quando lavori alla cava?) Da tannu parèva ca quera èra faźźa (Da allora pareva che quella era falsa) Di quanni sonti šti quadri? (Di quando sono questi quadri?)

159


o E curu!? no štè fissu fissu cquà nnanti pi la zita!? (E quello non sta sempre qui davanti per la fidanzata!?) o È da picca c’àmu ncasàtu a casa nova (È da poco che abbiamo traslocato nella nuova casa) o È nnuttu do cascitèddi di fogghji, a lampu si l'óni llapati tutti (Ha portato due cassette di verdura, in un lampo se la sono mangiata come api sulla preda) o È vinùtu arrètu ca mi voli, e iu ancòra no nc’èra vinùtu (È venuto di nuovo a cercarmi, e io ancora non ero rientrato) o Fin’a tannu ca štè vieni tui, lu pani è fattu (Fino al momento in cui tu torni, il pane è lievitato) o Fin’a tannu cumènciu a piccià lu furnu? (Fino ad allora incomincio ad accendere il forno?) o Jàvi picca ca s’è'ttaccàta cu curu (È da poco che si è legata con quello) o Jeri matìna, jeri sera, ajèri a menzadìa (Ieri mattina, ieri sera, ieri a mezzogiorno) o L’àgghjiu mannàtu a fatijà, e s’è súbbiti štancàtu (L'ho mandato a lavorare e si è stancato presto) o La vulèva pi tannu, noni pi sempri (La voleva per il tempo necessario, non per sempre) o La zappa, mi la mpruešti pi nu picca? (La zappa, me la dai in prestito per un poco?) Lu fazzu súbbiti (Lo faccio subito, immediatamente) o M’à scašciàtu li piatti, mu mi la štè fasci cchjiú di na vodda (Mi hai rotto i piatti, ora me la stai facendo spesso) o M’àgghjiu appèna discitàtu (M sono appena, or ora, svegliato) o Mu vegnu (Sto arrivando) o Na cosa la voli tannu pi tannu, ci no li veni lu vurru (Una cosa la vuole immediatamente, altrimenti fa i capricci) o Na! štò vegnu (Vengo subito) o Ni vidìmu sempri (Ci vediamo spesso) o No jàv’assài c’àmu štumpàtu, ni štà ritiràmu mui da fori (Non è da molto che abbiamo pigiato e ci siamo ritirando ora dalla campagna) o No jàv’assài ca sò fatti quera casa, e štè śgarra (Non è da molto che hanno costruito quella casa, ed è in rovina) o No pozzu dimmurài ca tegnu picca tiempu (Non posso tardare perché ho poco tempo) o Nta nienti m’è datu nu scuddàcchjiu retu ca m’è fattu cadìi la capu da lu cueddu (In un attimo mi ha dato uno schiaffo dietro al collo che per poco non mi stacca la testa) o Nuštèrza matìna, nuštèrza la sèra, nuštèrza a menzadìa (L’altrieri mattina, l’altrieri sera, l’altrieri a mezzogiorno) o Osci, lu vientu, arrètu štè jata (Oggi di nuovo c’è vento) o Pi tannu cinca tinèva li chjiantàti èra riccu (Per quei tempi chi teneva oliveti era ricco)

160


o Piscrè matìna, piscrè ssera, piscrè a menzadìa (Dopodomani mattina, dopodomani sera, dopodomani a mezzogiorno) o Puè puru scìi, bašta cu tuerni súbbiti (Puoi anche andare, basta che torni subito) o Quanni à'rrivàtu? (Quando sei arrivato) o Quanni sónuni li campàni a doi, désciti bedda mea, ca è fešta crei (In genere, il sabato le campane suonano 2 a 2, quindi è festa l'indomani) o Quanni veni l’attàni, li cosi súbbiti ón’a cancià! (Quando rientra il padre, le cose cambieranno presto) o Sò cosi ca succèduni sempri (Sono cose che accadono spesso) o Štatti zitta ca mu t’àv’a'rrivài nu muštazzòni a mani manca nta li musi (Stai zitto che ora ti arriva un schiaffo con la mano manca sulla bocca) o Štava ancòra nta casa quann’è tuzzàtu lu puštièru (Ero ancora in casa quando ha bussato il postino) o Štè fìssu fìssu a mancià (Sta sempre a mangiare) o Šti pèri ancòra no ssò matùri, e tutti nterra štoni voni (Le pere non sono ancora mature e tutte stanno già cadendo) o Štu saccòni, ancòra no l’àmu minàtu? (Questo saccone, ancora non si butta?) o Tannu li fèmmini si mittèvuni li viešti luegni (Allora le femmine portavano le vesti lunghe) o Tannu li uemmi scèvuni fori a l’appèti (Allora i contadini andavano in campagna a piedi) o Tannu tannu nc’èra scì pigghjià lu panàru (Proprio in quell’istante dovevo andare a prendergli il panière) o Totta na vodda mi l’àgghjiu vištu nnanti, e àgghjiu sbantàtu (All’improvviso me lo sono visto davanti, e mi sono spaventato) o Vocu súbbiti (Vado subito, senza indugio) o Vogghjiu sacciu quann'àt'a pártiri (Voglio sapere quando partirài) DA OSSERVARE: ADDÒNCA (dovunque, in qualunque luogo dove), è un avverbio con valore relativo. Viene usato con i verbi di stato o di moto. Introduce una frase relativa con valore concessivo, e assume valore di congiunzione, in quanto appunto collega due proposizioni. o Addònca lu mitti mitti, mena fuecu (Dovunque lo metti, fa faville) o Addònca štè, l'àgghji'a scì cchjiài (In qualunque luogo stia, lo troverò) o Addònca vè tui, vegnu iu (Dovunque tu andrai, verrò anch'io) Parimenti adempie funzione di congiunzione con valore relativo l'avverbio ADDÒ (dove): o Asséttiti addò uèi (Siediti dove vuoi) o Iu vocu addò mi pari e piasci (Vado dove mi pare)

161


o Na! lu poštu addò n'àmu vištu (Ecco il posto dove ci siamo visti) o Quešta è la casa addò àgghjiu natu (Questa è la casa dove sono nato) o Štàtti addò štèi (Resta dove stai) o Štò vocu a Štuni addò m'àgghji'a štà do misi (Vado a Ostuni, dove starò due mesi) ASSÀI (avverbio, aggettivo) o A me lu pešci mi piasci assài! (A me il pesce piace molto!) o Àgghjiu manciàtu assà pešci (Ho mangiato troppo pesce) Nel primo caso, assài è un avverbio, perché unito a un verbo. Nel secondo caso, è aggettivo, perché unito a un nome. DOPU (avverbio, preposizione) o Àm'a rrivà dopu (Arriveremo dopo) o Àm'a'rrivà dopu la partìta (Arriveremo dopo la partita) Nel primo esempio, avverbio; nel secondo, preposizione. APPÈNA (avverbio, congiunzione) o Nta la casèdda, si veti appèna (Nella casa di campagna, si vede appena) o Appèna lu vidìbbu, capìbbu súbbiti ca èra bivùtu (Appena lo vidi, compresi immediatamente che era ubriaco) Nel primo caso, avverbio; nel secondo, congiunzione.

13.3.Costrutti particolari

§ § § § § § § § § § § §

MESI MESI (ogni mese, mese per mese, mensilmente). Il dialetto, per rappresentare una particolare modalità, una intensificazione o una continuità spaziotemporale, costruisce l'avverbio mediante il raddoppio di sostantivi, di avverbi o aggettivi appena appena (a stento) da buenu a buenu (inaspettatamente, senza nessuna ragione) giurnu pi giurnu (ogni giorno) nanti nanti (proprio davanti) nanti pi nanti (sempre davanti) pésulu pésulu (penzoloni) recchji recchji (tutto orecchi, molto attento) retu pi retu (sempre dietro) sobbra pi sobbra (in superficie) sotta pi sotta (subdolamente) uattu uattu (quattoni) uecchji uecchji (guardingo) Il dialetto sovente utilizza l'aggettivo qualificativo con funzione avverbiale di modo:

162


o A la štrata àt'a caminà chjianu, no àt'a scìì velòsci (Per la strada devi camminare piano, non devi andare veloce) o A lu giùdisci àt'a rispónniri ghjiuštu (Al giudice devi rispondere giusto) o Ci vè chjianu, vè san'e luntànu (Chi va piano va sano e lontano) o Cu l'amìsci s'àv'a parlà sempri chjiaru (Con gli amici occorre parlare chiaro) o Cu li surdi àt'a parlà jertu, ci no no ti séntuni (Con i sordi occorre parlare ad alta voce, altrimenti non ti sentono) o Curu mi štà uardàva štuertu (Quello mi guardava storto) o Dàtisi ca la patènti ti la štè pigghjii mui, àt'a guidà chjianu (Poiché sei alle prime armi, devi guidare piano) o Li piccìnni štoni dórmuni, parla chjianu (I bambini dormono, parla piano, a voce bassa) o Nu piccìnnu no pò'rrivà cussì jertu com'a nu granni (Un bambino non può arrivare così alto come un adulto) o Quanni tiri cu la fionda, no àt'a mirà jertu e mancu vašciu (Quando tiri con la fionda, non devi mirar alto e nemmeno basso)

o

Gli aggettivi avverbiali buenu, bruttu sono variabile nel genere e nel numero: buenu, bona, bueni (bene) bruttu, brutta brutti (male) À cusùtu bona (Hai cucito bene) Fìgghjima, s'è purtàtu buenu? (Mio figlio, si è comportato bene?) Iddu štè buenu (Egli sta bene) La mamma štè bona (Mia madre sta bene) Li sori di zia Lecchjia štoni brutti (Le sorelle di zia Angela stanno male) Nipùtima štoni bueni (I miei nipoti stanno bene) Sierma štè buenu (Mio padre sta bene) Sò durmùti bueni (Hanno dormito bene) Štatti buenu, štatti bona, štàtivi bueni (Arriverci, detto a un uomo, a una donna, a più persone) Zzima la femmina štè brutta (Mia zia sta male)

§

Presentano anche forme alterate bunarièddu (benino), migghjiulièddu (benino)

§ § §

Ed insieme con assài, picca, hanno anche forme di comparativo e superlativo (forme organiche in alcuni casi) buenu (bene) megghjiu (cchjiú megghjiu) (meglio) assài megghjiu (buenu assài) (ottimamente)

§ §

bruttu pesciu (cchjiú pesciu)

§ § o o o o o o o o o

(male) (peggio)

163


§

pesciu assài (bruttu assài)

(malissimo)

§ § §

assài cchjiú cchjiú assài

(molto) (più) (moltissimo)

§ § §

picca cchjiú picca cchjiú picca assài

(poco) (meno) (pochissimo)

Molti avverbi, al pari degli aggettivi, oltre al grado positivo, hanno il grado comparativo (talvolta rafforzato con l'avverbio di quantità assài) e il superlativo. Principalmente gli avverbi di tempo e di luogo

§ § § § §

TEMPO: cchjiú di ratu cchjiú súbbiti assà súbbiti cchjiú picca súbbiti nu picca cchjiú súbbiti

(più raramente) (più presto) (molto presto, prestissimo) (meno presto) (un po' più presto)

§ § § §

cchjiú tardu assà tardu nu picca tardu nu picca cchjiú tardu

(più tardi) (molto tardi, tardissimo) (un po' tardi) (un po' più tardi)

§ § § §

cchjiú prima assà prima nu picca prima nu picca cchjiú prima

(più prima) (molto prima) (un po' prima) (un po' più prima)

§ § §

cchjiú dopu assài dopu nu picca dopu

(più dopo) (molto dopo) (un po' dopo)

§ § § § §

LUOGO cchjiú nnanti, retu, viscìnu, luntànu, abbàšciu, susu, ccquà, ddà (più avanti, dietro, vicino, lontano, giù, su, in qua, in là) assài nnanti, retu, viscìni, luntànu, abbàšciu, susu (troppo avanti, indietro, vicino, lontano, in giù, in alto) cchjiú ssà nnanti (molto più avanti) cchjiú nnanti assài (molto più avanti) cchjiú di cošta (più vicino), assà di cošta (troppo vicino)

164


§ § § §

§

cchjiú fori (più fuori), assà fori (troppo in fuori) cchjiú intra (più dentro), assà intra (troppo dentro) cchjiú sobbra (più sopra), assà sobbra (troppo sopra) cchjiú sotta (più sotto), assà sotta (troppo sotto) DA OSSERVARE: cchjiú megghjiu, cchjiú pesciu (meglio, peggio) Il dialetto, a differenza dell'italiano, usa rafforzare il comparativo megghjiu e pesciu con cchjiú, ed anche con assà cchjiú.

165


INTERIEZIONE O ESCLAMAZIONE SOMMARIO: 14.0.INTERIEZIONE (DEFINIZIONE) 14.1.FORMA DELL'INTERIEZIONE 14.1.1.INTERIEZIONI PROPRIE 14.1.2.INTERIEZIONI IMPROPRIE 14.1.3.LOCUZIONI INTERIETTIVE 14.2.ESEMPI DI STATI D'ANIMO 14.3.ESCLAMAZIONI ALTRE

14.0.Interiezione o esclamazione (definizione)

L'interiezione (dal latino intericere: gettare in mezzo; inter in mezzo + jacere scagliare) è la parte invariabile del discorso con valore esclamativo. Non ha funzione sintattica e né legami sintattici con la frase di appartenenza. È però importante sul piano del significato, perché trasmette immediatamente stati d’animo, sensazioni, desideri. Nella scrittura è sovente seguita dal punto esclamativo (segno di enfasi). E l’h di cui essa si compone, non è segno di aspirazione, bensì di prolungamento di suono. Talvolta, per esprimere sorpresa e disapprovazione, insieme con il punto esclamativo vi è anche il punto interrogativo.

14.1.Forma dell'interiezione

§ §

§

Per quanto riguarda la forma, le interiezioni si distinguono in: interiezioni proprie, così dette perché funzionano sempre e solo come interiezioni interiezioni improprie, così dette perché sono aggettivi, nomi, verbi, avverbi, pronunciati con enfasi, scritti con il punto esclamativo, e funzionano come interiezioni locuzioni interiettive o esclamative, così dette perché formate da gruppi di parole o da proposizioni.

14.1.1.Interiezioni proprie

§ § § § § § § § §

Agghjia! Ahi! Aja! (Che male! Che dolore!) Ágghjica! (Che tu possa crepare di invidia!) Ah! (Ah!) Avòglia! (Certo, in abbondanza! È inutile che …!) Ehi! Uè! (Per chiamare l’attenzione di qualcuno) Mbè! E mu, ce uei? (Ebbene! E ora che vuoi?) Mbeh! (E con questo!) Na! (Ecco! Toh! Tieni! Guarda!) Oh! Ma ce uei? (Oh! Ma che vuoi?)

166


14.1.2.Interiezioni improprie,

§ § §

§ § § § § § § § § § § § § § § §

A l’anchi tua! (Maledizione! Accidenti a te!) Bašta! No ni pozzu cchjiù! (Basta, non ne posso più!) Cei! (Che!, esclamazione di meraviglia, disappunto, ironia, riprovazione, quasi sempre con tono negativo) - Pienzi ca àv'a vinì? Cei! mancu pi suennu (Pensi che verrà? Che! manco per sogno!) Emèvula! (Accidenti!) Goccia! (Accidenti!) J-ò! (Ma vedi un pò!) Jašca! (Addirittura! Nientedimeno!) Macòmi! (Eccome! Senza dubbio! Certamente!) Mannàgghjia l’anchi tua! (Accidenti a te!) Mannàgghjia! (Mannaggia! Accidenti!, disappunto, ira, rabbia, impazienza) Mena! Manisciàtivi! (Presto! Sbrigatevi!) Misiricòrdia! (Misericordia!) Ngaliràtu! (Delinquente!) Piccàtu! (Peccato!) Sajetta! (Accidenti!) Šcàtta! (Crepa!) Sciamu! (Andiamo!) Sotu! (Stai fermo!) Zitta! (Zitto!)

14.1.3.Locuzioni interiettive o esclamative

§ § § § § § § § § § § § § §

A la facci sova! (Esclamazione di spregio) A me mi li štè mpari! (Esclamazione di velato rimprovero avverso chi ci dice cose che già sappiamo) Àgghji pasci! (Lo dice chi non vuole, o non può, far l'elemosina) Arràggia arràggia! (Arrabbiati!, dispetto o ingiuria) Avòglia cu disci ca no li piasci, šta cosa l’àv’a ffài! (Può dire quanto vuole che non gli piace, questa cosa la deve fare!) Avòglia cu spéttuni! Si ni bbénchjuni cu spéttuni! (È inutile che aspettino!) Biat’a tte! Biat’a tte ca no capišci! (Beato te che non capisci!) Ca ce! (Perché no!) Cacòmi! (Eccome! Certamente! Senz’altro! Altro che!) - Štàti cuntiènti di curu ca v’àgghju fàttu? Cacòmi! (Siete contenti di quello che vi ho fatto? Ma certo!) Ce à misu la pannèra!? S'è apèrta na pannèra di mieru! (Esclamazione ironica rivolta a chi porta la cerniera dei pantaloni aperta) Ce bedda cosa! (Che bello!) Ce casìnu! (Che confusione! Che caos!) Ce dilòri! (Che dolore!) Ce frušta! (Che vergogna!)

167


§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

Ce šchifu! Ce schifu! (Che schifo!) Ci li sciula ncunu peti a la nora! (Che la nuora morisse!) Comi la štè fasci logna! (Come la fai lunga!) Diàvulu cu ti pigghjia! (Accidenti a te!) Evviva li ziti! (Evviva gli sposi! ) Gocci’a lu cori! (Accidenti al cuore !) La fessa di (mammita, sorda)! Enchjia! (Accidenti a te!) Lu ruttu sobb'a lu sanu! (Esclamazione di richiamo agli operai che per non affaticarsi coprono la zona non lavorata con zolle della parte lavorata) Lu tieni lu scardatùru! (Esclamazione velatamente ironica rivolta a chi è impegnato in lavori minuti di pazienza) M'è datu lu scarpòni! (Mi ha dato forfait!) Macardè ca àm'a campà lu štessi! (Non disperiamo!) Macardè ca no nci l'àm'a ffà cu sciamu fori a cògghjiri l'alìi! (Ce la faremo sicuramente ad andare in campagna a raccogliere le olive!) Macardè ca no nci l'àm'a ffà, minàmini! (Non è possibile che non ce la faremo, buttiamoci!) Macardè ci no l'àm'a cchjià li sordi cu pajàmu li dièbbiti! (Il denaro? lo troveremo certamente!) Macàri pi te! Èra buenu pi te! (Esclamazioni di contrarietà e ironiche) Maccé! (Ma che! Per nulla! Assolutamente no!) Madonna mea! (Madonna mia!) Maisìa pi te! (Non ti permettere!) Maisìa! (Non sia mai!) Malapèna ni vè'cchjiànnu assài! (Bella pretesa!) Mamma mea! (Mamma mia!) Mancu l'acquasàanti a li muerti! (È davvero poca! Neanche l'acqua santa ai morti!) Mannàgghjia la misèria! (Mannaggia la miseria!) Mar'a me! (Oh, povero me!) Mar’a ci ccappa! (Guai a chi capita!) N'àm'a vétiri ancòra? Ci lu sapi! (Ci rivedremo ancora? Chissà!) Na, mu vegnu! (Ecco, sto venendo!) Na, quanti sì fessa! (Ecco, quanto sei stupido!) Ni teni fúrmini ncuerpu! (Ne tiene diavoli in corpo!) Ni tinìmi fin’a crei? Avòglia! ( Ne abbiamo a sufficienza fino a domani? Senz’altro!) Nienti èti! (È nulla, proprio nulla rispetto a quello che doveva capitarti) No nci voli poca! (Addirittura!) Oh, Crištu mia! (Oh, mio Dio!) Pi susu! (Esclamazione di contrarietà perché ingiustamente ripresi o offesi) Povr’a nui! (Poveri noi!) Signòri líbbrini! Quant'è bruttu! (Signore, liberaci! Quanto è brutto!)

168


§ § § § § § §

Sini ca sini, ma poi! (Via, non esageriamo!) T'àgghji'a vétiri assì cu li pieti nnanti! (È certo che parteciperò al tuo funerale!) Tanta ci tanta! (Oramai!) Uai a iddu ci veni cquà! (Guai a lui se viene qua!) Uai a tte ci lu fasci n’adda vodda! (Guai a te se lo rifai!) Va' córchiti! (Vai a dormire!) Va' lécchiti la pignàta! (Vai a quel paese!)

14.2.Esempi di stati d’animo

§ § § §

§ § § § § § § § § § § § § § §

Tiegghi avvì na pitìta com'a li jaddìni! (Che tu possa avere la lingua come un callo!) [Imprecazione] Quanni si disci la spurtùna! (Quando si dice la sfortuna!) [Disappunto, rammarico] Oh comi štò cuntènti! (Oh come sono contento!) [Gioia, piacere] Sajètta! (Accidenti!) - Ah! ce billèzza! Ah! ce sbrindòri! (Ah! che magnificenza!) Quanni si nasci furtunàti! (Quando si nasce fortunati!) [Meraviglia, stupore, ammirazione] Bravu! T’a purtàtu bbuènu! A sciutu propia bbuènu! (Bravo! ti sei comportato bene!) [Approvazione, plauso] Ahi! (Mi fai male!) - Agghjia! Mi štè fasci mali! [Dolore] Piccàtu, curu crištiànu! Ni štè passa ca ni štè passa! [Compassione] Mai disègni a povri! (Il povero non può fare progetti) [Disperazione] Ci voli tanta cu capišci! (Ci vuole tanto per capire!) - Štatti nu picca sotu! (Smettila, perbacco!) [Impazienza, stizza] Ehi!, viniti cquà! (Ehi, venite qua!) - Štatti fermu e no ti móviri! (Alto là! E non muoverti!) [Richiamo, avvertimento, comando] Jácchisi! (Che schifo!) - Mi fasci šchifu! (Mi fai schifo, ribrezzo!) - Ce fissággini! (Ohibò, che scemenza!) [Disgusto, disprezzo] Uai a te, disgrazziàtu! (Guai, a te disgraziato!) - Pajia e zitta! (Paga e taci!) [Minaccia] Madònna mea, ce pavùra m’àgghjiu pigghjiàtu! (Madonna mia che spavento!) [Paura] Mena, ca àt’a štà megghjiu! (Orsù, fatti animo!) [Incoraggiamento] E fréchisi! [Risentimento] Mèh, fascitimini scìi! (Per favore, lasciatemi andare!) [Preghiera] Mah! Iu no sò sicùra! (Mah!, io non sono tanto sicura!) [Incertezza] Štàtivi bbueni! Mi ni štò vocu! (Arrivederci!) - Caru, cumpà! (Salute, compare!) [Saluto] A la facci di l'uništà! (Alla faccia dell'onestà!) - È vvintu a la sisàlla: a la facci! (Ha vinto al gioco del lotto: a la faccia!) - S'è manciàtu tuttu lu dolci. A la faccia sova! (Si è mangiato tutto il dolce. Alla faccia sua!) [Scherno o senso ironico di stupore, ammirazione]

169


14.3.Esclamazioni altre

§ § § § § § § § §

Consideriamo esclamazioni anche le voci per richiamare o scacciare gli animali domestici: Išc! (Comando di stop per cavalli, asini, muli) Ahhh! (Comando di avanti o incitamento) Erriò! (Comando per indietreggiare) Mušc! (Esclamazione di richiamo per gatti) Cisti! (Esclamazione per scacciarli) Zu-zu! (Esclamazione di richiamo per cani) Zzà! (Esclamazione per scacciarli) Na na, pi pi (Esclamazione di richiamo per galline) Sciò! (Esclamazione per scacciarle)

170


VERBO SOMMARIO: 15.0.VERBO (DEFINIZIONE) 15.1.GENERE DEI VERBI 15.2.FORMA DEI VERBI 15.2.1.FORMA PASSIVA 15.2.2.FORMA RIFLESSIVA 15.2.3.VERBO INTRANSITIVO PRONOMINALE 15.3.CONIUGAZIONE DEL VERBO 15.3.1.MODI INFINITI 15.3.2.MODI FINITI 15.4.VERBI AUSILIARI 15.5.VERBI SERVILI 15.6.VERBI FRASEOLOGICI 15.7.VERBI PRIMA CONIUGAZIONE 15.8.VERBI SECONDA CONIUGAZIONE 15.9.VEBI DIFETTIVI 15.10.VERBI IMPERSONALI 15.11.FORMAZIONE DEL VERBO

15.0.Verbo (definizione)

§ § § §

§

o o o o o o o

Dal latino verbum parola, è la parte variabile del discorso che del soggetto può indicare: l’esistenza (nci štè na màtita, c'è una matita) l'azione (lu cavàddu scappa, il cavallo corre) lo stato (lu piccìnnu štè dormi, il bambino dorme) il modo d’essere (l'àrvulu èti chjinu di fronni, l'albero è frondoso). È l'elemento essenziale della frase, il centro dal quale tutti gli altri dipendono. A seconda del significato e della funzione nella frase, i verbi si distinguono in due categorie: LA PRIMA comprende i verbi copulativi, che collegano il soggetto a un nome o a un aggettivo. Copulativo per eccellenza è il verbo éssiri. Sono copulativi anche i verbi: assìi, crèšciri, divintài, fài (divenire), murìi, nášciri, parìi, rimanìi, scìi, vinìi: À fatijàtu nu picca e già vè štancu (Hai lavorato un poco e già sei stanco) Àgghjiu natu spurtunàtu (Sono nato sfortunato) Àv'a murì puvirièddu (Morirà povero) Iddu èti megghjiu di mei (È migliore di me) Iddu rimanì mpalàtu, e no dissi na palòra (Rimase immobile e non fiatò) La sciurnàta è ssuta bbona (La giornata è diventata bella) Lu cielu štè divènta gnuru (Il cielo diventa scuro)

171


o Lu pani, šta vodda, no nc'è vinùtu bbuenu (Il pane, questa volta, non è riuscito bene) o Lu uagnòni crešci jèrtu (Il ragazzo cresce alto) o Mi pari propia scuštumàtu (Mi sembri proprio maleducato) o Nišciùnu našci mparàtu (Nessuno nasce sapiente) o Nzicchjiu parèva cuntènti (Alfonso sembrava felice) o Rumanìbbu bbrùttu (Rimasi male) o Sontu nu villànu e mi ni vantu (Sono un contadino e me ne vanto) o Štè fasci ogni ggiunru cchjiù fessa (Diventi ogni giorno più stupido) § LA SECONDA, i verbi predicativi, che hanno senso compiuto e possono stare da soli, racchiudendo, appunto, in sé, il predicato: o La piccènna štè leggi (La bambina legge o Nipótima mancia sempri comi n'annancàtu (Mio nipote mangia sempre con ingordigia) o Štè chjiòvi (Piove) Il verbo dialettale possiede, al pari dell'italiano, le categorie di genere, forma, numero, persona, modo, tempo.

15.1.Genere dei verbi

§ o o o o §

o o o o

Dal punto di vista del genere, i verbi si distinguono in transitivi e intransitivi: È TRANSITIVO il verbo che esprime un'azione che transita direttamente dal soggetto che la compie al complemento oggetto che la riceve: M'è dittu nu saccu di buscìi (Mi ha detto un sacco di bugie) Mariòdda mancia nu mulìddu (Maria mangia una mela) Nci minièvu na petra ncapu (Gli buttai una pietra in testa) Ronzu štè scrivi nu libbru (Oronzo scrive un libro) È INTRANSITIVO invece il verbo che esprime un'azione che rimane nel soggetto. L'azione cioè è compiuta per sé stessa. I verbi intransitivi non possono avere un complemento oggetto, ma possono essere accompagnati da complementi indiretti (preceduti da preposizioni): Fràtima àv'a pàrtiri a Milanu cu lu trenu (Mio fratello partirà per Milano con il treno) Jeri scivu addò zzima ca štava bruttu (Ieri andai da mio zio perché stava male) Nonnima vinèva da fori a l'appèti (Il nonno veniva dalla campagna a piedi) Štò voc'a fatijà cu la zappa di lu patrùnu (Vado a lavorare con la zappa del padrone)

15.2.Forma dei verbi

Dal punto di vista della forma (più tecnicamente diatesi), ossia della relazione tra il verbo e il soggetto agente, il verbo può essere di forma attiva, di forma passiva, di forma riflessiva.

172


§ §

§

LA FORMA ATTIVA esprime l'azione compiuta dal soggetto: il soggetto grammaticale coincide con l'agente effettivo dell'azione verbale. LA FORMA PASSIVA esprime l'azione in quanto subita dal soggeto: il soggetto grammaticale non è l'agente del contenuto del verbio, anzi subisce questa azione. LA FORMA RIFLESSIVA esprime un'azione compiuta dal soggetto e insieme dallo stesso subita.

15.2.1.La forma passiva

Il dialetto ricorre molto raramente alla forma passiva, che è circoscritta solo ad alcune forme verbali e ad alcune espressioni particolari. Il parlante carovignese infatti si avvale per lo più della forma attiva piuttosto che della passiva: per dire, per esempio, che lu granu è štàtu simminātu, dice preferibilmente oni simminàtu lu granu. E parimenti: suècrima è scappàtu la vigna anziché la vigna è štata scappāta da suècrima. La forma passiva si costruisce in ogni caso con le voci dell’ausiliare éssiri + il participio passato del verbo.

§ § § § § §

Assumiamo come esempio il verbo vantài (lodare), osservando preliminarmente che: la 3^ persona singolare del presente indicativo è: è vantàtu, che può significare: ha vantato oppure è vantato (da) la 3^ persona plurale del presente indicativo è: sò vantàti, che può significare: hanno vantato, oppure sono vantati (da) l'imperfetto indicativo èra vantàtu, può significare: ero vantato, oppure avevo vantato il futuro iu àgghji'a éssiri vantàtu può significare: avrò vantato, oppure sarò vantato (da); il condizionale si esprime mediante le forme dell'imperfetto indicativo, per cui era vantàtu può significare avrei vantato, oppure sarei vantato (da); l'infinito éssiri vantàtu può significare: aver vantato, oppure essere vantato (da). Questo vuol dire che la valenza attiva o passiva delle voci suddette, potrà essere colta solo dal contesto. Da aggiungere, comunque, che il participio passato della coniugazione passiva si accorda nel genere e nel numero con il soggetto. Ecco ora la coniugazione completa del verbo vantài (lodare), premettendo, e rimarcando che il dialetto per rappresentare il modo condizionale si serve dell'imperfetto indicativo (per il presente) e del trapassato prossimo (per il passato); e rimarcando altresì il valore assolutamente passivo delle voci del passato prossimo, trapassato prossimo, passato remoto, futuro anteriore, condizionale passato, infinito passato. MODO INDICATIVO - TEMPO PRESENTE

173


§

§

§

§

§

Iu sò vantàtu, tu sì vantàtu, iddu è vantàtu, nu simu vantàti, vu siti vantàti, lori sò vantàti (sono lodato, sei lodato, è lodato, siamo lodati, siete lodati, sono lodati) MODO INDICATIVO - TEMPO PASSATO PROSSIMO Iu àgghjiu štatu vantàtu, tu à štatu vantàtu, iddu è štatu vantàtu, nu àmu štatu vantàti, vu ìti štatu vantàti, lori óni štatu vantàti/so' štati vantāti (sono stato lodato, sei stato lodato, è stato lodato, siamo stati lodati, siete stati lodati, sono stati lodati) MODO INDICATIVO - TEMPO IMPERFETTO / MODO CONDIZIONALE TEMPO PRESENTE Iu èra vantàtu, tu jèri vantàtu, iddu èra vantàtu, nu èrimu vantàti, vu jèrivi vantàti, lori èruni vantàti (ero lodato, eri lodato, era lodato, eravamo lodati, eravate lodati, erano lodati / avevo lodato, avevi lodato, aveva lodato, avevamo lodato, avevate lodato, avevano lodato) - (sarei lodato, saresti lodato, sarebbe lodato, saremmo lodati, sareste lodati, sarebbero lodati / avrei lodato, avresti lodato, avrebbe lodato, avremmo lodato, avreste lodato, avrebbero lodato) MODO INDICATIVO - TEMPO TRAPASSATO PROSSIMO / MODO CONDIZIONALE - TEMPO PASSATO Iu èra štatu vantàtu, tu jèri štatu vantàtu, iddu èra štatu vantàtu, nu èrimu štati vantàti, vu jèrivi štati vantàti, lori èruni štati vantàti (ero stato lodato, eri stato lodato, era stato lodato, eravamo stati lodati, eravate stati lodati, erano stati lodati) / (sarei stato lodato, saresti stato lodato, sarebbe stato lodato, saremmo stati lodati, sareste stati lodati, sarebbero stati lodati) MODO INDICATIVO - TEMPO PASSATO REMOTO Iu fubbu (fuèvu) vantàtu, tu fuèšti vantàtu, iddu fò vantàtu, nu fuèmmu vantàti, vu fuèštivi vantàti, lori fuèruni (fora) vantàti (fui lodato, fosti lodato, fu lodato, fummo lodati, foste lodati, furono lodati) MODO INDICATIVO - TEMPO TRAPASSATO REMOTO: Non ricorrente

§

§

MODO INDICATIVO - TEMPO FUTURO SEMPLICE Iu àgghji'a éssiri vantàtu, tu àt'a éssiri vantàtu, iddu àv'a éssiri vantàtu, nu àm'a éssiri vantàti, vu ìt'a éssiri vantàti, lori ón'a éssiri vantàti (sarò lodato, sarai lodato, sarà lodato, saremo lodati, sarete lodati, saranno lodati / avrò lodato, avrai lodato, avrà lodato, avremo lodato, avrete lodato, avranno lodato) MODO INDICATIVO - TEMPO FUTURO ANTERIORE Iu àgghji'a éssiri štatu vantàtu, tu àt'a éssiri štatu vantàtu, iddu àv'a éssiri štatu vantàtu, nu àm'a éssiri štati vantàti, vu ìt'a éssiri štati vantàti, lori ón'a éssiri štati

174


vantàti (sarò stato lodato, sarai stato lodato, sarà stato lodato, saremo stati lodati, sarete stati lodati, saranno stati lodati)

§

MODO INFINITO - TEMPO PRESENTE éssiri vantàtu (essere lodato / avere lodato)

§

MODO INFINITO - TEMPO PASSATO éssiri štatu vantàtu (essere stato lodato)

§

MODO PARTICIPIO - TEMPO PASSATO vantàtu (lodato) MODO PARTICIPIO - TEMPO PRESENTE: Non ricorrente MODO GERUNDIO: Non ricorrente

o o o o

o

o o o o o o o

Oltre all’ausiliare éssiri, nella costruzione passiva, il dialetto utilizza anche vinìi (venire), scìi (andare), štài (stare): Addà no nci scì cchjiú, štè sciutu (Non andarci, si è già andati) Iu vegnu vantàtu da tutti quiri ca no mi canóscuni (Io vengo lodato da tutti quelli che non mi conoscono) La pagghjàra scìi totta picciàta (Il pagliaio andò tutto bruciato) Li frisèddi c'a misu nta la cridènza, no nci pinzà cchjiú, àvi ci štoni manciàti! (Non pensare più ai dolci nella credenza, è da parecchio che sono stati mangiati) Štè dittu a li viscìni di casa ca, quanni mancu iu, no ón'a pigghjià nienti da lu puštièru (È stato detto ai vicini di casa, che in mia assenza, non devono ritirare niente dal postino per conto mio) Štè fattu cenca s'èr'a ffà (Ciò che si doveva fare, è stato fatto) Štè scrittu ca àm’a èssiri tutti frati, e nno lu simu (Sta scritto che dobbiamo essere tutti fratelli, e non lo siamo) Štiebbu chjiusu nt’a casa pi tre misi (Rimasi chiuso in casa per tre mesi) Tutti št’alìi nterra sò sciuti spricàti, nišciùnu si l’è cugghjùtu (Tutte queste olive per terra sono andate perdute, nessuno le ha raccolte) Tuttu curu c’àgghjiu fattu è sciutu pirdùtu (Tutto quello che ho fatto è andato perduto) Tuttu lu pani ca fàscišti è sciutu spricàtu, no si l’è manciàtu nišciùnu (Tutto il pane che facesti è andato perduto, nessuno se lo è mangiato) Tuttu štu zappàtu c’a fattu no è sirvùtu a nienti, mu àgghji’a jarà (Tutto il lavoro di zappa che hai fatto è stato inutile, ora devo arare) Il verbo scìi, in formazioni di senso passivo, sostituisce l’ausiliare éssiri esprimendo l’idea di necessità o di obbligo:

175


o Comi ti vè lu vištìtu? Mi vè ziccàtu ziccàtu (Come ti va il vestito? Mi va piuttosto aderente) o Li dièbbiti voni pajàti (I debiti vanno pagati) o Li piccìnni voni pigghiàti cu li bbueni, ci no no ti séntuni (I bambini sono da prendere, vanno presi con le buone maniere, altrimenti non ti danno ascolto) o Li scarpi mi voni štritti (Le scarpe mi vanno strette) o Lu pòvru vè ajutàtu quanni si lu mmèrita (Il povero va aiutato quando se lo merita)

o o o o o o o o o o o o o

La medesima idea di necessità è contenuta nella costruzione del verbo vulìi + il participio passato del verbo principale: Ce uè nnuttu? (Che cosa vuoi che ti porti?) Ci cumànni curu ddà, vòli pajàtu nnanti (Se dai lavoro a quello là, sappi che vuole essere pagato in anticipo) Ci voli fattu, l’àm’a ffài (Se deve essere fatto, lo faremo) Curu dilinquènti voli accìsu (Quel delinquente vuole essere ucciso, deve essere ucciso, è necessario che lo si uccida) Curu t’è jaràtu la terra? Àvi rasciòni ci mu vòli pajàtu (Se ti ha arato il campo, ora vuole (deve) essere pagato) La carni voli rruštùta bbona bbona sobb’a lu fuecu (La carne deve essere arrostita ben bene sul fuoco) La cattìva voli cunsulàta súbbiti (La vedova vuole essere subito consolata) Li ghjiasciùni vóluni lavàti armènu na vodda la sittimàna (Le lenzuola devono essere lavate almeno una volta la settimana) Li rrobbi, quanni si štràzzuni, vóluni rupizzàti súbbiti (I vestiti, quando si lacerano, devono essere ricuciti subito) Li scarpi vóluni llargàti (Le scarpe necessitano di essere allargate) Lu pešci voli manciàtu friscu (Il pesce vuole (deve) essere mangiato fresco) Pi scì nnanti, voli fatt'apprìma št'adda fatìja (Per poter proseguire, occorre fare prima quest'altro lavoro) Voli parlàtu cu l’avvucàtu (Bisogna parlare con l’avvocato)

Il verbo transitivo attivo può essere reso passivo premettendogli la particella si: o Nta lu bisuègnu, si canóscuni l’amìsci (Nelle necessità si conoscono gli amici)

15.2.2.Forma riflessiva

§ § §

La forma riflessiva è la forma verbale in cui il complemento oggetto e il soggetto hanno lo stesso referente. Essa si caratterizza in: propria impropria reciproca

176


LA RIFLESSIVA PROPRIA è la forma verbale in cui il complemento oggetto, rappresentato da un pronome personale atono, si identifica con il soggetto. L’azione espressa dal verbo si riflette sul soggetto che la compie: Mi lavu, ti višti, iddu si uarda a lu specchjiu (Mi lavo, ti vesti, egli si guarda allo specchio)

o o o o o o o o o o o o o o o o o o

LA RIFLESSIVA IMPROPRIA (o pronominale transitiva) appare simile a una forma riflessiva, ma in realtà equivale a un verbo transitivo con il complemento oggetto, e con il complemento di termine rappresentato dal pronome personale atono: alliggirìi (alleggerirsi): S’è lliggirùtu la cušciènzia (Si è alleggerito la coscienza) aprìi (aprirsi): S’è apèrta la camìsa (Si è aperta la camicia) arrúštiri (arrostirsi): M’àgghjiu rruštùtu li caštàgni (mi sono arrostito le castagne) assucài (asciugarsi): M’àgghjiu'ssucàtu li capìddi cu lu fonu (Mi sono asciugato i capelli con il phon) assuppài (inzupparsi): M’àgghjiu'ssuppàtu li feddi nta li pipauèli fritti (Mi sono inzuppato il pane nei peperoncini fritti) attaccài (legarsi): M’àgghjiu taccàtu li lacci di li scarpi (Mi sono legati i lacci delle scarpe) ażżài (alzarsi): S’è ażżàta la gonna e li parèvuni tutti li cażżunètti (Si è alzata la gonna e le parevano le mutande) bèviri (bere): M’àgghjiu bivùtu nu bicchjièri di mieru (Mi sono bevuto un bicchiere di vino, valore intensivo) bruštulìi (abbrustolirsi): M’àgghjiu bruštulìtu l’amènnuli a lu fuecu (Mi sono abbrustolito le mandorle al fuoco) buscài (guadagnarsi): S’è buscàtu nu saccu di mènnuli (Si è guadagnato un sacco di mandorle) cacciai (levarsi una voglia, appagarla): Finarmènti m’àgghjiu cacciàtu nu spilu (Finalmente mi sono levato una voglia) capài (scegliersi con cura): Mi capièbbu li pisièddi cchhjiù tiènniri (Scelsi per me con particolare attenzione i piselli più teneri. Valore intensivo) còsciri (cuocersi): M’àgghjiu cuettu nu chilu di pašta (Mi sono cotto un chilo di pasta) cuprìi (coprirsi): M’àgghjiu cupèrtu li uecchji cu li mani, ci no m’era [m'èr'a éssiri] cicàtu (Mi sono coperto gli occhi con le mani, altrimenti mi sarei accecato) énciri (ungersi): M’àgghjiu'nciutu li mani di uegghjiu (Mi sono unto le mani di olio) larciài (insudiciarsi, imbrattarsi): S’è llarciàtu li mani di lota (S’è imbrattato le mani di fango) llapài (divorare, mangiare in fretta con ingordigia): S’è llapàtu lu manciài di osci e di crei (Si è mangiato in poco tempo la porzione di oggi e quella di domani) llivài (togliersi, levarsi): S’è llivàtu la maglia di lana prima di lu tiempu (Si è tolto la maglia di lana prima del tempo)

177


o mpónniri (caricarsi un peso sulle spalle): M’àgghjiu mpunnùtu nu saccu d'alìi sobb’a li spaddi (Mi sono caricato un sacco di olive sulle spalle) o ncipriài (lu nasu) (cospargersi, il naso, di cipria) o nfruddicài (rimboccarsi): Quanni fasci càvutu mi nfródducu li manichi di la camìsa (Quando fa caldo mi rimbocco le maniche della camicia) o ngrazziài (ingraziarsi, conquistarsi il favore, la benevolenza di qualcuno): M’àgghjiu ngrazziàtu lu meštru di fígghjima cu nu buttigliòni di mieru russu (Ho conquistato la benevolenza del maestro di mio figlio con un bottiglione di vino rosso) o ntussicài (intossicarsi): A fatijài a li carcàri, m’àgghjiu'ntussicàtu lu fècutu e li pormòni (A lavorare nelle fornaci da calce, mi sono intossicato il fegato e i polmoni) o nzippài (mettersi in piedi): M'àgghjiu nzippàtu sobb'a la scala (Mi sono messo sulla scala) o pónciri (pungersi): M’àgghjiu punciùtu li dìsciti cu li spini di la rosa (Mi sono punto le dita con le spine della rosa) o scurciài (scorticarsi, sbucciarsi): M’àgghjiu scurciàtu li scinócchjiri (Mi sono scorticato le ginocchia) o scurdài (scordarsi): Fori s’è scurdàtu lu panàru di li fichi e lu sicchjiu di la cištèrna (In campagna si è scordato il paniere dei fichi e il secchio dell’acqua) o spizzài (spezzarsi): S’è spizzàtu na jamma (Si è fratturato una gamba) o strènciri (stringersi): La nonna si strincèva la piccènna a lu piettu (La nonna si stringeva la bambina al seno)

o o o o o o

LA RIFLESSIVA RECIPROCA designa la forma in cui l’azione del verbo si riflette reciprocamente su due o più soggetti, ognuno dei quali è anche oggetto rispetto all’altro o agli altri: Fràtima e cuscìnima si sò pisàti (Mio fratello e mio cugino si sono picchiati) Li ziti si vasàruni nnant’a la chjièsia (I promessi sposi si baciarono davanti alla chiesa) Quiri doi amìsci si vóluni bbeni com’a do frati (Quei due amici si vogliono bene come fratelli) Quiri doi si ódiuni a mmorti (Quei due si odiano a morte) Quiri fessa, invèsci cu voni d’accòrdu, si tíruni li capiddi (Quei due stupidi, invece di andare d’accordo, si accapigliano) Sippuddu e Nzicchjiu si'ssumìgghjiuni (Giuseppe e Alfonso si assomigliano)

15.2.3.Verbo intransitivo pronominale (o riflessivo intransitivo)

È il verbo, di per sé transitivo o intransitivo, che si coniuga con le particelle pronominali atone mi, ti, si, ni, vi, (mi, ti, si, ci, vi), e assume un valore intransitivo e non riflessivo, in quanto l’azione non ricade sul soggetto stesso come avviene coi verbi riflessivi.

178


o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

o o o o o o

In pratica, se le particelle pronominali si possono sostituire con un complemento oggetto (me stesso, te stesso, sé stesso, noi stessi, voi stessi, essi stessi), il verbo è riflessivo, altrimenti è pronominale. abbrušcài (essere colpito da flogosi) abbufacchjiài (gonfiarsi) abbussacchjiài (gonfiarsi, tumefarsi): Li sò bussacchjiàti tutti li jammi (Gli si sono gonfiate tutte le gambe) accómmiri (accomodarsi, mettersi a proprio agio) accuvacciài (accovacciarsi) acquitài (acquietarsi, diventare quieto, calmarsi) addufriscài (prendere riposo, trovare sollievo alla propria fatica, alla propria stanchezza): Mi štò vò ddufrèscu nu picca (Sto andando un attimo a riposarmi) addurméšciri (addormentarsi) alliggirìi (alleggerirsi di qualcosa, o assolutamente): S’è lliggirìtu assài (Si è alleggerito parecchio) ammagnài (impennarsi) ammušciài (ammosciarsi) anchjìi (riempirsi): La cištèrna s’è'nchjiùta d’acqua (La cisterna si è riempita di acqua) animài (animarsi, acquistare vita) annammarìi (amareggiarsi, rattristarsi) appantanài (impantanarsi, entrare o affondare in un pantano) appapagnài (appisolarsi, assopirsi) apparintài (imparentarsi) appènniri (appendersi, attaccarsi) aprìi (aprirsi): La porta s’è apèrta (La porta si è aperta) arranciài (arrangiarsi, superare una difficoltà con mezzi di occasione, talvolta anche disonesti) arrazzài (fare razza) arricchìi (arricchirsi) arrizzài (arricciarsi) arruncigghjiài (rannicchiarsi, raccogliersi su sé stessi per occupare meno spazio possibile, arroncigliarsi, avvolgersi su sé stesso) arrúštiri (arrostirsi): La carni si štè rrušti sobb’a lu fuecu (La carne si sta arrostendo sul fuoco) - Netta si štè rrušti a lu soli da tre ori sobb'a li scogli (Antonetta si sta arrostendo da tre ore sugli scogli) arrużżunìi (arrugginirsi, coprirsi di ruggine) arsài (inaridirsi) ašcài (scottarsi, farsi una scottatura) assucài (asciugarsi, diventare asciutto, togliersi di dosso l’acqua o l’umidità) assummirài (spaventarsi, provare spavento) assuttigghjiài (diventare più sottile, dimagrire)

179


o attaccài (attaccarsi, appigliarsi): Addò ti štè'ttacchi, a li spini di lu cucómmuru? (A cosa ti stai appigliando, alle spine del cocomero?) o avvampài (avvampare, farsi di fiamma, prendere vampa) o avvértiri (accorgersi): Non si n’avvirtì di li roti ca èruni foràti (Non se ne accorse delle ruote forate) o avvicchjiéšciri (invecchiarsi): S’è avvicchjiàtu assài (S’è invecchiato parecchio) o ażżài (alzarsi, mettersi in piedi) o azzittài (azzittirsi, ammutolire, mettersi a tacere): Dopu li júcculi di l'attàni, lu piccìnnu s'azzittò (Dopo le grida del padre, il bambino si azzittì) o bburrìi (stomacarsi, sentirsi rivoltare lo stomaco) o bruštulìi (abbrustolirsi): Šta matìna, sobb’a la spiaggia, cu tuttu curu soli, m’àgghjiu bruštulìtu buenu buenu (Questa mattina, sulla spiaggia, mi sono abbronzato ben bene) o calài (calarsi): M’àgghjiu calàtu mposcia, m’agghjiu calàtu da la finèštra (Ho cercato nelle tasche, mi sono calato dalla finestra) o canciài (diventare diverso, indossare vestiti puliti o diversi da quelli indossati in precedenza) o capacitài (capacitarsi, convincersi, rendersi conto) o carmài (tornare in calma, quietarsi) o chicài (piegarsi) o cógghjiri (raccapezzarsi, solo al negativo): No mi ccogghjiu cchjiù (Non mi raccapezzo più) o còsciri (cuocersi): La pašta si štè cosci (La pasta si sta cocendo, sta per raggiungere la cottura) o cucchjiài (avvicinarsi) o cumpòniri (comporsi, atteggiarsi) o cunfissài (confessarsi): Avi ca no mi cunfèssu (È da molto che non mi confesso) o cunfónniri (confondersi, perdere il filo, bloccarsi): Ci curu si cunfònni, no sapi parlà cchjiù (Se si confonde non sa più parlare) o cuprìi (coprirsi): Lu parèti si štè cuprìšci di pilòccia (La parete si copre di muffa) o curcài (coricarsi): Curu si vè corca cu li jaddìni (Quello va a coricarsi prestissimo) o cuscitài (farsi una ragione) o difénniri (difendersi) o discitài (svegliarsi) o dulìi (dolersi, dispiacersi, rammaricarsi) o énciri (ungersi): Mi štò énciu di grassu (Mi sto ungendo di grasso) o fidài (fidarsi) o fissài (fissarsi) o fóttiri (sfottersi): M’àgghjiu futtùtu cu li mani mia štessi (Mi sono rovinato con le mie stesse mani) o lagnài (lamentarsi, lagnarsi)

180


o liticài (litigarsi): M’àgghjiu liticàtu cu sorma pi casa a mmari (Mi sono litigato con mia sorella per casa al mare) o llarciài (vantarsi senza pudore): Comi s'è llarciàta quera!? (Detto avverso chi si vanta senza pudore) o llivài (togliersi): T’at’a llivà da nant'a li uecchji mia (Ti devi togliere dalla vista) o manisciài (sbrigarsi, affrettarsi) o mazzìi (dimagrire): Quanti t’a mazzùtu!? (Quanto ti sei dimagrito!?) o mbriacài (ubriacarsi, sbronzarsi) o mèttiri (mettersi): Mi mittìvu nzippàtu, nginócchjiu, m’àgghjiu scì misu nta li uai, mi mettu a caminài (Mi misi in piedi, in ginocchio, andai a mettermi nei guai, mi metto a camminare) o mmaritài (maritarsi): Canàtima s’è maritata cu fràtima (Mia cognata si è maritata con mio fratello) o mmiài (avviarsi, incamminarsi) o mmurtalài (immortalarsi, procurarsi fama eterna) o mòviri (muoversi): M’àgghjiu muvùtu chjianu chjianu, no m’àgghjiu muvùtu da casa, ti uè muevi! (Mi sono mosso con lentezza, non mi sono mosso da casa, ti vuoi muovere!) o mpaccìi (impazzire) o mpadrunìi (impadronirsi) o mpappinài (impappinarsi) o mpiddài (ubriacarsi) o mpirniculài (arrampicarsi) o mpurvài (impolverarsi, coprirsi di polvere) o mpuvirìi (impoverirsi): Nta picca tiempu s’è mpuvirùtu (Si è impoverito in poco tempo) o ncapunìi, ncapunésciri (accanirsi, intestardirsi, ostinarsi) o ncaricài (preoccuparsi, curarsi) o ncarruzzài (salire in carrozza, anche far salire in carrozza) o ncatinài (incatenarsi, legarsi a qualcosa con una catena): Pi la dispiraziòni si sò'ncatinàti a lu palu di la lusci (Per disperazione si sono incatenati al palo della luce elettrica) o ncazzài (arrabbiarsi, adirarsi) o ncinucchjiài (inginocchiarsi) o ncipriài (incipriarsi, darsi la cipria) o ncréšciri (rincrescere, dispiacersi) o ncuntrài (incontrarsi, trovarsi con qualcuno) o ncuppulài (capovolgersi) o ndibbitài (indebitarsi, contrarre debiti, gravarsi di debiti) o ndustriài (industriarsi, darsi da fare, ingegnarsi) o nfatuài (infatuarsi, lasciarsi prendere da un’infatuazione) o nfurchiài (intanarsi) o nfuscài (infoscarsi, offuscarsi, diventare fosco)

181


o ngannài (ingannarsi, sbagliarsi, cadere in errore, sul conto di qualcuno) o ngrannìi (ingrandirsi, diventare più grande): S’è ngrannùtu (Ha aumentato il proprio tenore di affari) o ngrassài (ingrassarsi) o nnammurài (innamorarsi) o nquitài (inquietarsi) o ntappài (serrarsi, chiudersi in casa, non uscire più da un luogo): S’è ntappàtu nta casa e no nci voli jessi cchjiù (Si è chiuso in casa e non vuole più uscire) o ntarissài (interessarsi) o ntimurìi (intimorirsi, spaventarsi, essere preso da timore) o ntrapiticài (impigliarsi, imbrogliarsi, impappinarsi, impaperarsi) o ntricài (impicciarsi, intromettersi, immischiarsi) o ntussicài (intossicarsi, amareggiarsi, incollerirsi) o ntuštài (indurirsi, diventare duro) o nzippài (rizzarsi, alzarsi in piedi) o pappài (papparsi, mangiare con avidità) o pintìi (pentirsi) o pónciri (pungersi): S’è punciùtu mentri štà cugghjièva li rosi (Si è punto mentre raccoglieva le rose) o primurài (premurarsi, sbrigarsi) o prisciài (rallegrarsi, diventare allegro) o ridùsciri (ridursi): M’àgghjiu ridusciùtu a vénniri scopi (Mi sono ridotto a vendere scope) o ripusài (riposarsi, trovare sollievo alla propria fatica) o risittài (rassettarsi, mettersi in ordine, curando il proprio abbigliamento e il proprio aspetto) o scappiddài (scappellarsi) o scònniri (nascondersi): Lu soli s’è scunnùtu ret’a li munti (Il sole si è nascosto dietro ai monti) - Si sconni ret’a la culònna (Si nasconde dietro alla colonna) o scunfidài (sconfidarsi, non avere più fiducia in qualcosa o in qualcuno) o scuntrài (scontrarsi) o scunucchjiài (afflosciarsi, non reggersi più in piedi, accasciarsi) o scurciài (scorticarsi): Cadènnu, m’àgghjiu scurciàtu (Cadendo mi sono scorticato, ossia procurato una scorticatura) o scurdài (scordarsi): Migghjièrima si scorda sempri di lu compleànnu mia (Mia moglie si scorda sempre del mio compleanno) - Suècrima s’è scurdàtu di cattài lu pani (Mio suocero si è scordato di comprare il pane) - Ti lu puè scurdài (Te lo puoi scordare) - Scórditini! (Scordatene!) o sittài (sedersi, mettersi a sedere): M’àgghjiu sittàtu sobb’a na seggia uaštàta (Mi sono seduto su una sedia tutta rovinata) o smiài (trasferirsi, spostarsi) o spaparacchjiài (spaparacchiarsi)

182


o spizzài (spezzarsi): Lu ramu s’è spizzàtu, e jè šcuppàtu da sobb’a l’àrvulu (Il ramo si è spezzato, ed è caduto dall’albero) o sprumméttiri (licenziarsi) o spunnài (sfondarsi, rompersi, cedere nel fondo) o stinnacchjiài (distende una parte del corpo per liberarla dal torpore, stirarsi) o strènciri (stringersi): N’àmu strinciùtu a lu parèti cu no cadìmu (ci siamo stretti al muro per non cadere) - Lu gorfu s’è strinciùtu (Il maglione si è ristretto) - N’àmu strinciùtu (Abbiamo ridotto le spese) o vuddicài (agitarsi) o vulutài (rivoltarsi più volte, voltolarsi) DA OSSERVARE: Alcuni verbi transitivi figurano sia tra i pronominali transitivi (riflessivi impropri) che tra i pronominali intransitivi. Verbi intransitivi pronominali in italiano e intransitivi in dialetto: o ciuncài (anchilosarsi) o ncuppulài (capovolgersi) o chjitrài (impietrirsi per la paura, gelarsi, diventare ghiaccio) Verbi riflessivi in dialetto e attivi in italiano: o niài (negare): S’è niàtu (ha detto o risposto di no) - M’àgghjiu niàtu (Ho detto di no, ho giurato di no) Verbi transitivi o intransitivi pronominali in dialetto e attivi in italiano: o gnóttiri (inghiottire): Curu muccòni no ssi gnotti (Quel boccone non si inghiotte) M’àgghjiu gnuttùtu l’anúzzulu di la ciràsa (Ho inghiottito il nocciolo di una ciliegia) Verbi attivi in dialetto e riflessivi in italiano: o śbantài (spaventarsi, destarsi improvvisamente): Àgghjiu śbantàtu (Mi sono spaventato) o cappài (capitare): Àgghjiu cappàtu nu uaju (Mi è capitato una disgrazia) Nella coniugazione riflessiva, le voci verbali sono precedute dalle particelle pronominali mi, ti, si, ni, vi, si (mi, ti si, ci, vi, si), che si elidono davanti a voce verbale che incomincia con vocale. Nell’imperativo presente, tali particelle seguono il verbo unendosi encliticamente a esso. Non così nella forma negativa, dove la particella pronominale è sempre proclitica. La costruzione proclitica si osserva sempre quando l’infinito riflessivo è retto da un verbo servile: o No m’àgghju putùtu lavài (Non ho potuto lavarmi) o Vi vulì lavàti? (Volete lavarvi?) o Lavàtivi (Lavatevi)

183


o No ti lavà (Non lavarti) I tempi composti dei verbi riflessivi si formano come quelli della forma attiva. La forma riflessiva dialettale non vuole l’ausiliare essere come in italiano. La coniugazione dei verbi intransitivi pronominali è identica a quella dei verbi riflessivi. Diamo ora la CONIUGAZIONE COMPLETA del verbo lavài nella forma riflessiva

§

§

§

§

§

§

MODO INDICATIVO - TEMPO PRESENTE iu mi lavu, tu ti lavi, iddu si lava, nu ni lavàmu, vu vi lavàti, lori si lávuni (mi lavo, ti lavi, si lava, ci laviamo, vi lavate, si lavano) MODO INDICATIVO - TEMPO IMPERFETTO / MODO CONDIZIONALE TEMPO PRESENTE iu mi lavàva, tu ti lavàvi, iddu si lavàva, nu ni lavàmmu, vu vi lavàvvi, lori si lavàvuni (io mi lavavo, tu ti lavavi, egli si lavava, noi ci lavavamo, voi vi lavavate, essi si lavavano) / (io mi laverei, tu ti laveresti, egli si laverebbe, noi ci laveremmo, voi vi lavereste, essi si laverebbero) MODO INDICATIVO - TEMPO PASSATO REMOTO iu mi lavièbbu (mi lavièvu), tu ti lavàšti, iddu si lavò, nu ni lavàmmu, vu vi lavàštivi, lori si lavàruni (si lavàra) (io mi lavai, tu ti lavasti, egli si lavò, noi ci lavammo, voi vi lavaste, essi si lavarono) MODO INDICATIVO - TEMPO PASSATO PROSSIMO iu m'àgghjiu lavàtu, tu t'à lavàtu, iddu s'è lavàtu, nu n'àmu lavàtu, vu v'ìti lavàtu, lori s'óni lavàtu (si sò lavati) (io mi sono lavato, tu ti sei lavato, egli si è lavato, noi ci siamo lavati, voi vi siete lavati, essi si sono lavati) MODO INDICATIVO - TEMPO TRAPASSATO PROSSIMO / MODO CONDIZIONALE - TEMPO PASSATO iu m'èra lavàtu, tu ti ièri lavàtu, iddu s'èra lavàtu, nu n'èrumu lavàtu, vu v'ièrivi lavàtu, lori s'èruni lavàtu (io mi ero lavato, tu ti eri lavato, egli si era lavato, noi ci eravamo lavati, voi vi eravate lavati, essi si erano lavati) / (io mi sarei lavato, tu ti saresti lavato, egli si sarebbe lavato, noi ci saremmo lavati, voi vi sareste lavati, essi si sarebbero lavati) MODI INDICATIVO - TEMPO FUTURO SEMPLICE iu m'àgghji'a lavà, tu t'àt'a lavà, iddu s'àv'a lavà, nu n'àm'a lavà, vu v'ìt'a lavà, lori s'ón'a lavà (io mi laverò, tu ti laverai, egli si laverà, noi ci laveremo, voi vi laverete, essi si laveranno)

184


§

§

MODO INDICATIVO - TEMPO FUTURO ANTERIORE iu m'àgghji'a éssiri lavàtu, tu t'àt'a éssiri lavàtu, iddu s'àv'a éssiri lavàtu, nu n'àm'a éssiri lavàtu, vu v'ìt'a éssiri lavàtu, lori s'ón'a éssiri lavàtu (io mi sarò lavato, tu ti sarai lavato, egli si sarà lavato, noi ci saremo lavati, voi vi sarete lavati, essi si saranno lavati) MODO IMPERATIVO - TEMPO PRESENTE laviti, lavàtivi (lavati, lavatevi) Per quanto attiene ai Modi infiniti (Infinito e Participio passato), la forma riflessiva diretta non è ricorrente, è però modulata sull'ausiliare o sul verbo servile (mi pozzu lavà, posso lavarmi)

15.3.La coniugazione del verbo

Il verbo, parte più variabile del discorso, si presenta con forme diverse relativamente alla persona, al numero, al tempo e al modo. Il complesso sistema di forme per esprimere dette categorie prende il nome di coniugazione. N.B.. La coniugazione definisce la flessione verbale; la declinazione, la flessione nominale.

§ o o § o o o

NUMERO E PERSONE I numeri del verbo, come i numeri delle altre parti variabili del discorso, sono 2: singolare plurale E tre sono le persone del verbo: 1^ (prima) 2^ (seconda) 3^ (terza) Il dialetto, al pari dell'italiano, distingue 3 persone singolari e 3 persone plurali, le quali corrispondono a chi parla iu e nui, a chi ascolta tui e vui, a chi è altro da chi parla e da chi ascolta iddu/edda e lori. Le informazioni in ordine al numero e alla persona del soggetto sono espresse dalle desinenze.

§ § §

Il dialetto, a seconda della desinenza dell’infinito presente, individua 3 gruppi di verbi: il primo, con terminazione in -ài o -à il secondo, con -iri il terzo, con -ìi o -ì Il primo gruppo è il più numeroso, copre circa l’80% del corpus verbale rilevato; molto meno numeroso è il terzo gruppo (5% del totale).

185


§ §

I tre gruppi, a loro volta, si articolano in due coniugazioni: la prima comprende i verbi che all’infinito pres. escono in -ài o -à la seconda, i verbi che all’infinito pres. escono in -iri, -ìi o -ì. Da osservare la vocale paragogica -i di -ài e -ìi. Nel vocabolario dei dialetti salentini del Rohlfs, per quanto concerne Carovigno, segnato con B ca, i verbi del primo gruppo escono generalmente in -are; quelli del secondo gruppo in -ere; quelli del terzo gruppo in -ire.

§ §

Alcuni verbi hanno la doppia terminazione -iri e -ìi: mpazzésciri, mpaccìi (impazzire) binidìsciri, binidìi (benedire)

§

Altri hanno doppia coniugazione -ài e -ìi: ntrignulìi, ntrignulài (tremare per il freddo, intirizzirsi)

§ §

Nella coniugazione dei verbi si ha in genere: un elemento costante, la radice una vocale tematica, che caratterizza la coniugazione.

§ §

La vocale tematica, nel presente indicativo, è: -a- per la Prima coniugazione: 1^ e 2^ persona plurale -i- per la Seconda coniugazione: 1^ e 2^ persona plurale.

§ § §

La vocale tematica, nell’imperfetto indicativo, è: -a- per la Prima coniugazione: 1^, 2^, 3^, pers. sing. e plur. -e- per la Seconda coniugazione: 1^, 3^ pers. sing. e plur. -i- per la Seconda coniugazione: 2^ pers. sing. e plur.

§ § §

La vocale tematica, nel passato remoto, è: -a- per la Prima coniugazione: 2^ pers. sing; 1^, 2^ e 3^ pers. plur. -i- per la Seconda coniugazione: 1^ e 2^ pers. sing; 2^ pers. plur. -e- per la Seconda coniugazione: 1^ e 3^ pers. plur. Nel verbo l’accento può cadere sulla radice o sulla desinenza: le voci verbali si dicono di forma forte quando l’accento cade sulla radice, di forma debole quando invece cade sulla desinenza. MODI E TEMPI I modi sono le forme che il verbo assume per esprimere l'atteggiamento del soggetto parlante nei confronti dell'enunciato: di certezza, possibilità, dubbio, comando, supposizione.

186


§ §

Il dialetto, al pari dell'italiano, contempla due categorie modali: modi infiniti (o non finiti, o, più propriamente, forme nominali del verbo): infinito, participio, gerundio modi finiti: indicativo, condizionale, congiuntivo, imperativo

15.3.1.Modi infiniti (infinito, participio, gerundio) INFINITO

§ § § §

È il modo più indefinito della flessione verbale, in cui l'azione viene espressa senza determinazione di numero e persona, ma soltanto di tempo e di forma (diatesi). Ha, nel dialetto come in italiano, due tempi: presente e passato. Il tempo passato si costruisce esclusivamente con l’ausiliare éssiri: éssiri dittu (aver detto) éssiri nnuttu (aver portato) éssiri sciutu (essere andato) éssiri vinùtu (essere venuto)

o o o o

L’infinito viene utilizzato principalmente per la formazione del futuro, del condizionale e dell’imperativo negativo [vedi, rispettivamente, le voci corrispondenti]: No dìsciri lu gghjiuštu ca sì mali vulùtu (Non dire il vero che sei malvisto) No scènniri fuscènnu (Non scendere di corsa) No scrìviri cu la manu manca (Non scrivere con la sinistra) No ti mòviri! (Non muoverti!) [N.B.: Per il costrutto no scì + gerundio, relativo all'imperativo negativo, vai a p. 227]

§ o o o o o o o o o o o o o

Il dialetto contempla l’uso dell’infinito principalmente dopo i verbi: fài, lassài, putìi, sapìi, sintìi, vidìi (fare, lasciare, potere, sapere, sentire, vedere). Ce mali ti štè fasci, làssulu campà! (Che male ti fa, lascialo vivere!) È piccìnnu, ma sapi lèggiri e scrìviri (È piccolo, ma sa già leggere e scrivere) È veru, lu sentu dìsciri puru iu (È vero, lo sento dire pure io) L’àgghjiu fattu spittà pi do jori (L’ho fatto aspettare due ore) L’àgghjiu sintùtu jucculài (L’ho sentito gridare) L’àgghjiu vištu mancià e bèviri (L’ho visto mangiare e bere). Làssulu dìsciri, pèrdiri, scìi (Lascialo dire, perdere, andare) Li piccìnni ponn’assìi n’ora prima (I bambini possono uscire un’ora prima) Lu piccìnnu, l’àgghjiu sintùtu chjiànciri (Il bambino, l’ho sentito piangere) Mi fasci murìi (Tu mi fai morire) Nanti a tanta crištiani, no sacciu dìsciri mancu na parola (In presenza di più persone, non so parlare) No m’è lassàtu parlà (No mi ha lasciato parlare) No sè turnà da sulu? No ti ni sè vinì da sulu? (Non sai tornare da solo?)

187


o Šta fatìja la pozzu fài iu (Questo lavoro, lo posso fare io) o Šta fatìja nci la fazzu fài a fràtima (Questo lavoro, lo faccio fare a mio fratello) o Vi putìti sittài (Potete accomodarvi) Con i verbi causativi fài e lassài, secondo il costrutto causativo + infinito, la persona che funge da soggetto dell’infinito, si presenta al dativo: o Lassa fà a me, lassa parlà a me, fammi vètiri a me o Fammi pruvà a me, fammi sèntiri a me, fàmmilu dìsciri a me, fammi fà a me. Particolare è la forma dialettale del nesso italiano dovere + infinito, quando l’azione è riferita a un tempo passato. Ho dovuto + infinito viene reso dal dialetto ponendo al passato il verbo principale: o Àv’a éssiri vištu ci sapi ce cosa, e da tannu no nci ragiona cchjiù (Deve aver visto chissà cosa, e da allora non connette più)

§ §

§ o o o o o o § o

o o § o o o o § o

L’infinito è preceduto dalla preposizione da nei costrutti: štè da chjiànciri (c'è da piangere) tegnu da fài (ho da fare) OSSERVIAMO la diversa soluzione adottata dal dialetto per esprimere i nessi italiani: venire + a + infinito (esprimente il raggiungimento di un certo risultato): Àgghjiu vinì sapùtu certi cosi! (Sono venuto a sapere certe cose!) Si scì'cchjiàra nta nu bbruttu uàju (Si vennero a trovare in un grosso guaio) Si scì'cchjiò propia quanni šta manciàmmu (Venne a trovarsi proprio quando stavamo mangiando) Si vinì messi propia nnant'a me (Venne a mettersi proprio davanti a me) Vegnu fatìju (Vengo a lavorare) Vegnu sacciu (Vengo a sapere) venire impersonale + da/di + infinito (provare l’impulso di fare qlco): Mi scì venni cu trimèntu abbašciu miènz’a la štrada, propia quanni šta passàva iddu cu la zita nova ca s'è'cchjiatu (Mi venne di guardare giù nella strada proprio mentre lui passava con la sua nuova compagna) Mi veni cu ridu (Mi viene da ridere) Mi vinèva propia cu lu pigghjiàva a šcaffi (Mi veniva da prenderlo a schiaffi) stare + per + infinito (segnala un’azione ingressiva, l’imminenza dell’azione): La partìta šte cumència (La partita sta per cominciare) Šta pirdèva lu trenu (Stava per perdere il treno) Šta vinèva addò te (Stavo per venire da te) Štè na na ca mori; štè mori (È sul punto di morire; sta per morire) stare + a + infinito (continuità e svolgimento di un’azione, o azione intensiva): Ce mi štè cuènti? (Cosa mi stai a raccontare?)

188


o o o § o o § o o o o

Ce štè disci? (Cosa stai a dire?) Ce štè liggi? (Cosa stai a leggere?) No nci šta pinzà cchjiù (Non starci a pensare più) andare + a + infinito: Ci no nci vè puèrti da mancià, si l’àv’a pigghjià a mali (Se non gli vai a portare da mangiare, se la prenderà a male) Si sci curcò (Andò a coricarsi) finire, nel significato di andare a finire, + con/per + infinito (esprime il probabile o l’immancabile avverarsi di un’eventualità per lo più negativa): Àv'a scì spiccià ca nci'àgghji’a scrìviri (Finirò per scrivergli) Àv’a scì spiccià ca nci'àm’a rimèttiri. Àv’a scì spiccià c'àm’a scì abbàsciu a furtùna (Finiremo col rimetterci) Àv’a scì spiccià ca v’avìt’a pisà (Finirete col bisticciare) Scì spicciò ca cadì malàtu (Finì con l’ammalarsi) Il dialetto, ordinariamente, utilizza la forma esplicita con il verbo di modo finito. Trascrivo, qui di seguito, alcune subordinate in lingua italiana, con infiniti retti o no da preposizioni, con la corrispondente espressione dialettale:

AVVERSATIVA o Farebbe bene a tacere invece di dire spropositi Nvèsci cu disci palòri a vànvira, èra megghjiu cu si štava zitta o Questa volta mi devi ascoltare, invece di far sempre di testa tua. Šta vodda m’àt’a sèntiri, no fà sempri di capu tova

o o o o o o

CAUSALE È contento di abitare qui Štè cuntènti ca jàbbita a šti quarti (vanni) Me ne sono andato per aver terminato il lavoro Mi n’àgghjiu sciutu ca èra spicciàtu la fatìja Mi hai reso felice a invitarmi a casa tua M’à fattu propia cuntènti ca m’à nvitàtu a casa tova Si prese un raffreddore per essere uscito senza cappotto Si pigghjiò nu cuštipòni ca èra ssutu senza cappòttu Sono stato picchiato per aver detto il falso M’óni datu mazzàti ca àgghjiu dittu lu fazzu (no àgghjiu dittu lu gghjiuštu) Ti ringrazio di avermi aiutato Ti dicu grazzie ca m’à datu na mani

COMPARATIVA o È meglio lavorare che stare in ozio Èti megghjiu cu fatìj di ce cu štè senza fà nienti o Parlare con voi è come parlare al vento Quanni parlu cu vui èti comi (mancu) ci što parlu a lu vientu

189


CONDIZIONALE o A uscir di casa, si sarebbe preso un raffreddore Ci era ssùtu da casa, s’er’a èssiri pigghjiàtu nu cuštìpu o A vederlo, non penseresti che è ricco Ci lu vidi, mai jèr'a pinzà ca èti riccu o Me ne vado, a patto di essere prima ascoltato No mi ni vocu ci no prima mi sintìti

o o

o o

CONSECUTIVA Avevo tanto sonno da addormentarmi in piedi Tinèva tanta di curu suennu ca ddurmišcivu nzippàtu Ho tanti amici che quando vengono a casa non so proprio dove metterli Tegnu tanta di quiri amìsci ca quanni vénuni a casa no sacciu addò li mettu, no tegnu seggi cu li fazzu sittà Ho una fame da morire Tegnu na fama ca što mueru I miei amici sono tanti da non potersi contare L’amìsci mia so tanta ca non si ponnu cuntà

DICHIARATIVA o Hai fatto bene a venire da me À fàttu bbuenu c'à vinùtu addò mme o Sono certo di avere agito bene Sò sicùru ca m' àgghjiu purtàtu bbuenu

o o o o

DUBITATIVA Ignoro perché, dove e quando cercarti No sacciu piccè, addò e quanni t’agghji’a vinì'cchjià Non so che fare No sacciu ce fazzu Non so come comportarmi con lui No sacciu comi l’àgghji’a pigghjià cu curu Non so se scrivergli o telefonargli No ssacciu ci nci scrivu o nci tilèfunu

ECCETTUATIVA o A tutto pensava, tranne (salvo, eccetto) a (che) pagare il suo debito. A tutto štà pinzàva forni cu paja li dièbbiti o Gli piace fare qualunque cosa, fuorché lavorare Li piasci cu fasci cenca sia, forni cu vè fatija o Gli scriverò, a meno di telefonargli Nci àgghji’a scrìviri, a menu cu no nci dò nu corpu di telèfunu ESCLUSIVA o Rimasi tutto il giorno senza mangiare Rimanìbbu tuttu lu giurnu senza cu manciu o Se ne andò senza salutare Si ni scì senza cu salùta (no dissi mancu uzzi, puercu!?) o Senza piangere, senza chiudere un occhio Senza cu chjianci, senza cu chjiudi nu uecchjiu

190


o Senza volerlo ti ho fatto male Senza cu lu vulèva t’àgghjiu fàttu mali

o o o o o o o

o o

o o

FINALE Fummo invitati a uscire in giardino Ni nvitàra cu assèmmu nta lu ciardìnu L’ho fatto per aiutarlo L’àgghjiu fattu cu nci do na mani, cu l'ajùtu Mi hanno portato un quadro da vendere M’óni nnuttu nu quadru cu lu vènnu Oronzo è andato in campagna a studiare Ronzu è sciùtu fori cu vè študia Siamo venuti al fine di (con lo scopo di, col proposito di) parlarvi (affinché possiamo parlarvi) Àmu vinùtu appòšta cu vi parlàmu Sono uscita per prendere una boccata d’aria Àgghjiu ssutu cu pigghju n'ogna d’aria Vengo per parlarvi di mia sorella Što vegnu cu vi parlu di sorma INTERROGATIVA INDIRETTA Aspettava che gli spiegassi come difendersi dai seccatori Šta spittàva da me cu nci dicu com'èr’a ffà cu ssi lleva curu da nanti, ca èti propia com'a na zecca Costui vuole sapere da me perché partire, dove andare e quando ritornare Curu voli sapi da me percè àv’a pàrtiri, addò àv’a scìi, e quanni àv’a turnà (quanni àv’a vinì) Il medico stesso ti dirà se chiedere tre giorni di malattia Lu štessu mièducu t’àv’a dìsciri ci ti pò dài tre ggiurni di malatìa Mi indicarono chi interrogare Mi fèscira vètiri cinca èr’a dummannài

LIMITATIVA o A sentir loro, nessuno ne ha colpa Ci siènti quiri, nišciunu nci corpa MODALE o Quell’affronto per me è stato come ricevere una mazzata in testa Quera frušta è štata pi me comi ci era'vvutu na mazzàta ncapu OGGETTIVA o Giuro di dire tutta la verità Giuru c'àggji'a dísciri lu gghjiuštu o Gli amici desiderano vedervi L’amìsci vi vòluni vètuni o Ho chiesto al mio compare di rimanere a mangiare Nci'àgghju dittu a cumpàrima cu rumàn'a mancià RELATIVA o Il ragazzo fu il primo a parlare Lu uagnòni fò lu prima ca parlò SOGGETTIVA o Mi accadde di svegliarmi all’improvviso Mi scì capitò ca mi discitièvu tott’a na vodda o Sarebbe opportuno ascoltare anche lui È bbuènu cu sintìmu puru iddu

191


o o o o o o o o

TEMPORALE Ce ne andammo al sorgere del sole Ni li scemmu quanni s’azzò lu soli (quanni šta lucišcèva) Prima di entrare, bussa alla porta Prima cu trasi, tuzza Prima di partire, telefonami, e scrivimi dopo essere arrivato Prima cu parti dammi nu corpu di telèfunu, e dopu c'à'rrivatu fammi quattu righi Prima di uscire, voglio finire quel lavoro Prima cu jescu, vogghju spicciu quera fatija Sento la musica dopo aver fatto il bagno Sentu la mùsica dopu c'àgghjiu fattu lu bagnu Seppi il fatto nel tornare dalla scuola Sapìbbu lu fattu quanni šta turnàva da la scola Torneremo a casa sul far della sera Àm’a turnà a casa quanni fasci sera (a scurišciùtu) Uscì prima di finire il lavoro Assì prima cu spiccia di fatijà

Parimenti, l’infinito retto da un sostantivo o aggettivo, viene espresso nel dialetto in forma esplicita: o Hanno ragione di chiamarti asino Óni rasciòni ca ti chjiàmuni ciucciu o Sei tanto buono ad andare, io non ci andrei Sì tanta bbuenu ca vei, iu no nci scèva

o o o

o o o o

o

Nei proverbi è frequente invece il costrutto dell'infinito retto da preposizione: A ffà bbeni, no štà bbeni; a ffà mali, no nc’è mali (A far del bene, non sta bene; a far del male, male non c’è) A lavà la capu a lu ciucciu, si perdi acqua e saponi (A lavare la testa all’asino, si perde l’acqua e il sapone. Una inutilità e uno spreco di risorse) Curu pi no pajà li dièbbiti, s’è vuddàtu la giacchètta a la smersa (Quello per non pagare i debiti s’è voltato la giacca alla rovescia. Definizione del cattivo pagatore. Un tempo, per la povertà i vestiti venivano arrovesciati per essere ricuciti ex novo, appunto, dal rovescio) Curu si fasci a fessa pi no pajà lu dażiu (Quello si fa credere stupido per non pagare il dazio, le tasse) È megghju a crèšciri nu puercu, e no nu figghju sulu (È meglio crescere un maiale, e no un figlio unico, generalmente viziato, e quindi ingrato) Èti megghju a šcì sulu, ca mal’accumpagnàtu (È meglio andare solo che male accompagnato) La cota èti la cchjiù bbrutta a scurcià (La coda è la più brutta (parte) da scorticare. La parte terminale di un’attivita è la più dura da affrontare a causa anche della stanchezza sopravvenuta) Lu pigghji a tèssiri e lu pierdi a filà (Lo si guadagna, lana, cotone, ... quando si tesse, e lo si perde quando si fila).

192


o Prima di chjiantà la vigna, si fesci lu palummièntu (Prima di piantare la vigna, si costruì il palmento) Talvolta l’infinito è usato come sostantivo, come nei proverbi che seguono: lo sciogliersi, il non avere, l’avere, il dare: o A l’avvì èti nu buenu figghju; a lu dà, nculu si la pigghja (Quando deve avere, è un bravo figliolo; quando deve dare, fa lo gnorri) o A lu squagghjià di la nevi, páruni li strónziri (Allo sciogliersi della neve, appaiono gli stronzi) o No avvì, fasci l’ommu minchjiarìli (Il non avere, ossia l’indigenza, rende l’uomo sciocco) Per ottenere effetti particolari (valore causale), il dialetto ricorre alla ripetizione del verbo preceduto dalla particella ci, con l’omissione dell’ausiliare [in questo caso con il verbo principale al tempo futuro]: o Am’a scì ci scì, purtàmu puru da béviri (Dal momento che dobbiamo andare, portiamo pure da bere) o N’àm’a mèttiri ci mèttiri, tanta vali ca…… (Dal momento che siamo in ballo, tanto vale che …….) o Štu survìzziu, l’àm’a ffà ci fà, fascìmulu e bona notti (Questo servizio, dal momento che lo dobbiamo fare, facciamolo per bene) La medesima costruzione, la si ritrova anche con il verbo principale al passato prossimo: o À sciutu ci sciutu nta la cámmira, chjiuti la finèštra, no! Ti trovavi già nella camera, perché non hai chiuso la finestra!? o T’à misu ci misu....... (Giacchè ti sei messo a......) E al presente indicativo: o Štè ci štè, scappa puru quera macchjia di ardìculi (Dal momento che stai in attività, estirpa anche quella pianta di ortiche). o Štè ci štè a vocca apèrta, chjiama migghjièrima!? (Sei alquanto ciarliero, allora chiama mia moglie!?) o Vè ci vèi, ccàtta puru nu chilu di pummidòri (Dato che vai, dal fruttivendolo, compra anche un chilo di pomodori) Il meccanismo della ripetizione mediata da congiunzioni coordinative o subordinative, è utile al dialetto per esprimere un non so che di gratitudine, di compiacimento, d'ironia, di risentimento, d'irritazione. o Assì pi assì, scià spiamu fori (Se proprio dobbiamo uscire, andiamo in campagna) o Campà e campài, quant’addru pozzu campà! (Ti ringrazio per l’augurio, ma non vivrò certo in eterno!)

193


o Ci no jèra ca ci no jèra, addà jer’a èssiri sciutu tui! (Se proprio dobbiamo dire la verità, saresti dovuto andare tu in quel posto!) o Doppi ca lu spinci, no ni voli e no ni voli (Per quanto tu lo possa sollecitare, non ne vuole) o Nci n’agghjiu fattu ca nci n’agghjiu fattu, e po ce n’agghjiu'vvutu? (L’ho servito con premura e sollecitudine, sempre, e poi quali benefici ne ho avuto?) o Nci ni discìvu ca nci ni discìvu (Gliene dissi tante, lo caricai di rimproveri o d'improperi) o Quera scev'acchjiànnu ce sinti e ce no sinti (Quella voleva sapere tutto, ascendenti, discendenti, …) o T’acchji ci t’acchji cu lu sicchjiu mmani, ínchjilu d'acqua (Non devi fare fatica aggiuntiva, il secchio già ce lo hai a portata di mano, riempilo d’acqua!) o Vascia e vascia quanti nci n’agghjiu fattu, mu cu si la veti iddu (Sorvoliamo sul bene che gli ho fatto, è ora che se la veda da sé!)

o o o o o

La costruzione dell’infinito retto da a, è frequente anche in alcune espressioni con il verbo ziccài (prendere, incominciare). È ziccàtu a pigghjià puléi (Ha ripreso a fare i capricci) È ziccàtu a zippulài (Ha incominciato a piluccare) Sò ziccàti a ffà a mazzàti (Hanno incominciato a fare a botte) Véddira ca no nci štava lu patrùnu e ziccàra a ruspicài cu na pressa! (Videro che non c’era il padrone, e presero a spigolare di buona lena) Ziccàra a mancià, a ffà fešta (Cominciarono a mangiare, a fare festa)

Con il verbo putìi (potere), la scelta dialettale è quella di porre al passato il verbo servile e all'infinito presente il verbo principale. o Èra putùtu dìsciri puru na minchjiarilággini, lori non m’èrun’a éssiri trattàtu di quera manèra (Potevo anche aver detto una sciocchezza, non avrebbero dovuto trattarmi malamente) o Èra putùtu pigghjià puru nu missu di cìciri, mai l’èr'a éssiri cuscinàti (Potevo anche aver preso una porzione di ceci, giammai li avrei cucinati) o Èrimu putùtu puru scìi a mmari cu curu bruttu tiempu, ma mai n'èrim'a éssiri fattu lu bagnu (Potevamo essere andati al mare con quel brutto tempo, ma mai ci saremmo fatti il bagno)

PARTICIPIO

È uno dei 3 modi indefiniti della coniugazione verbale. Presenta l'azione come attributo ed esprime il genere, il numero, il tempo, la diatesi. Ha due tempi: presente e passato. Il participio presente è una voce che il dialetto utilizza molto raramente, e per di più senza valore verbale, come aggettivo o come sostantivo. Anzitutto si rileva la presenza del participio presente nei proverbi e nei modi di dire:

194


o Gobba a punènti, luna crišcènti; gobba a livànti, luna calànti (Gobba a ponente, luna crescente; gobba a levante, luna calante) o La carta èti amànti di li fessa (Il gioco delle carte è amante dei più sprovveduti) o Li Carvignùli simu amànti di li furaštièri (Noi Carovignesi siamo amanti dei forestieri) o Lu saccu vacànti no ssi mantèni nzippàtu (Chi non mangia, non si regge in piedi) o Luna calànti, partu ugguagliànti; luna crišcènti, partu diffirènti (Il secondo parto, se avviene quando la luna è calante, è uguale al primo, stesso sesso; se la luna è crescente, è differente, sesso diverso) o Musicànti e študiènti sò do razzi di fitiènti (I musicanti e gli studenti sono due razze di fetenti) o Negghja calànti, acqua pparicchjiàta (Nebbia calante, acqua apparecchiata a piovere)

o o o o o o o o o

o o o

o

Il participio passato è assai ricorrente, spec. nei proverbi. Partecipa, oltre che della classe del verbo, anche della classe dell’aggettivo e del sostantivo. A fèmmina ngrata e a càvulu fiurùtu, tuttu curu ca fasci è pirdùtu (Alla femmina ingrata e al cavolo fiorito tutto quello che fai è perduto) A la scurdàta tova, la ricurdàta mea (Alla tua dimenticanza, la mia ricordanza) A la vuddàta di lu soli, o jacqua o vientu o soli (Al voltar del sole, o pioggia o vento o sole) A lu cavàddu baštunàtu li lusci lu pilu (Al cavallo bastonato, riluce il pelo) A lu mari vantàtu no nci scìi a piscà (Al mare (tanto) decantato non andare a pescare) A tulàru armàtu, tessi na grapa (Con il telaio apprestato è capace di tessere anche una capra) Ancòra no mi ni pozz’assí’ di pani ccatàtu (Ancora non me ne posso uscire dalla condizione di dover comprare il pane. Sono ancora in cattive acque) Battùtu, futtùtu e carciaràtu /cacciàtu da lu ballu (Battuto, fottuto e incarcerato /cacciato dal ballo. Definizione del perdente oltre misura) Ci ti cuerchi cu li piccìnni, t’azzi cu lu liettu pišciàtu / t’acchji sempri cu lu liettu cacàtu (Se ti corichi coi bambini ti alzi con il letto bagnato di pipí, o sporco di cacca) Cinca ccatta fattu, ccatta dunàtu (Chi compra il già fatto, compra donato, ossia ci guadagna) Curu vè cchjiànnu la pècura grassa e l’àunu nfurchiàtu (Quello vuole avere la pecora incinta e l’agnello appartato dal gregge) Dopu nu uaju ni veni n’addru, e cussí chjiovi sobb’a lu bagnàtu (Dopo un malanno, ne viene un altro, e così piove sul bagnato. Una volta innescato, il male si riproduce) La morti meti lu giòvunu e lu siccàtu, e meti puru curu ca no èti natu (La morte miete il giovane e l’anziano, e miete anche chi non è ancora nato)

195


o Li dulùri di li parturiènti sonti com’a quiri di li dienti (I dolori delle partorienti sono come quelli dei denti) o Lu mieru rialàtu èti sèmpri bbuenu ... puru ci èt’acìtu (Il vino regalato è sempre buono ... anche se è aceto) o Lu piattu pruvàtu, no lu pruvà cchjiù (La pietanza da altri assaggiata, non la provare più) o Lu piccàtu si disci, ma lu piccatòri mai (Il peccato si dice, il peccatore mai) o Lu pummidòri uaštàtu, uašta lu bbuenu (Il pomodoro marcio, guasta anche quello buono) o Negghja e nigghjàta, tiempu pparicchjàtu (Nebbia e annebbiato, cielo apparecchiato per piovere) o Nišciùnu našci mparàtu (Nessuno nasce già istruito. L’istruzione e l’educazione si apprendono nel tempo, e con sacrificio) o Pani spartùtu, ripòsu di vagnàli (Pane diviso, riposo di molare. Con la divisione dei compiti, ci si affatica di meno) o Štatti a casa cu nu bbuenu fatu, finca rrìva nu bbuenu accasàtu (Resta in casa con la buona sorte che ti si augura finché non arrivi un un buon partito) o Vanci da lu patùtu, e no šcì da lu sapùtu (Vai da chi ha verificato la cura sulla propria pelle, e no da chi l’ha solo studiata) SONO AGGETTIVI I participi presenti: o amànti, calànti, crišcènti, ugguagliànti, vacànti I participi passati: o armàtu, battùtu, cacàtu, carciaràtu, cattàtu, dunàtu, fattu, fiurùtu, futtùtu, mparàtu, nfurchiàtu, nzippàtu, pišciàtu, pparicchjiàta, pruvàtu, rialàtu, spartùtu, uaštàtu, vantàtu. SONO SOSTANTIVI I participi presenti: o fitiènti, musicànti, parturiènti, študiènti I participi passati: o accasàtu, bagnàtu, patùtu, piccàtu, sapùtu, siccàtu, scurdàta, ricurdàta, vuddàta Ha invece valore verbale il participio passato nel seguente modo di dire: o Ncullàtu cu la sputàzza (Incollato con la saliva: definizione di un rimedio inefficace) Il participio passato, unito agli ausiliari éssiri e avvìi, serve a formare i tempi composti della coniugazione verbale. Se congiunto con l'ausiliare avvìi, rimane invariato.

196


Congiunto invece con l'ausiliare éssiri, concorda (genere e numero) con il soggetto coi verbi intransitivi, nella 3^ persona singolare e plurale del passato prossimo (con sò), nel trapassato prossimo: o Sorma è rrivàta, è vinùta, èra rrivàta, èra vinùta (Mia sorella è arrivata, è venuta, era arrivata, era venuta) o Silùrima sont’arrivàti, sò vinùti, èrun’arrivàti, èruni vinùti (I miei fratelli sono arrivati, sono venuti, erano arrivati, erano venuti) o La piccènna è trasuta nta casa (La bambina è entrata in casa) o La piccènna è trasutu la seggia nta casa (La bambina ha portato dentro casa la sedia) o La piccènna è nchjianàta sobb'a la lammia (La bambina è salita sulla terrazza) o La piccènna è ncbhjianàtu la seggia sobb'a la lammia (La bambina ha portato la sedia sulla terrazza)

DA OSSERVARE: Il participio passato dei verbi trasìi e nchjianài, usati transitivamente, rimane invariato; usati intransitivamente, alla 3^ persona singolare, si accorda con il soggetto (genere e numero).

§ § § § § §

Quando l'oggetto precede il predicato verbale (sovente richiamato pleonasticamente davanti ai verbi coi pronomi lu, la, li), il participio passato di norma rimane invariato: La brocca di l'acqua, iu l'àgghjiu mittutu sobb'a la banca La brocca di l'acqua, tu l'à mittutu sobb'a la banca La brocca di l'acqua, iddu l'è mittutu sobb'a la banca La brocca di l'acqua, nu l'àmu mittutu sobb'a la banca La brocca di l'acqua, vu l'ìti mittutu sobb'a la banca La brocca di l'acqua, lori l'óni mittutu (la sò mittuti) sobb'a la banca

§ § § § § §

Ma può accadere che si accordi con il complemento oggetto che lo precede. A mio avviso, ciò è dovuto a un condizionamento dell'italiano, perché il dialetto, a differenza dell'italiano, concentra l'attenzione del parlante sul soggetto piuttosto che sul complemento oggetto: La serra, iu l'àgghjiu nnuttu (nnutta) da fori La serra, tu l'à nnuttu (nnutta) da fori La serra, iddu l'è nnuttu (nnutta) da fori La serra, nu l'àmu nnuttu (nnutta) da fori La serra, vu l'ìti nnuttu (nnutta) da fori La serra, lori l'óni nnuttu (nnutta) [la sò nnutti] da fori

197


o Àgghjiu cattàtu na banàna e nci l'àgghjiu datu a cuscìnima (Ho comprato una banana, e gliel'ho data a mia cugina) o L'acchjiàli tua ajèri štávuni fatti, ti l'à scì pigghjiàtu? (I tuoi occhiali erano giò pronti ieri, li hai ritirati?) o La fucàzza, l'àgghjiu data a sorma (La focaccia, l'ho data a mia sorella) o La pašta, ti l'à manciàta totta tui (La pasta, te la sei mangiata tutta tu) o Li favi, l’ìti muzzicàtu tutti vui e nui l’àmu spannùtu a lu soli (Le fave, le avere sgusciate tutte voi, e noi le abbiamo stese al sole) o Li ghjiasciùni, l’agghjiu gnutticàtu tutti iu e lori li sò ruccàti nta lu cašciòni (Le lenzuola, le ho piegate io, e loro le hanno conservate nella cassa per il corredo) o Li libbri, l’agghjiu liggiùtu tutti (I libri, li ho letti tutti) o Li panari, li sò purtati tutti fori (I panieri, li hanno portati tutti in campagna) o Quera puvirèdda, nišciùnu l'è višta (Quella poveretta, non l'ha vista nessuno) o Quiri uagnùni, no l'àgghjiu vištu prima (Quei ragazzi, non li ho visti prima) o Šti paròli no l'àgghjiu ntisu dísciri da nišciùnu (Queste parole, non le ho sentite dire da nessuno) Il participio passato non concorda con il complemento oggetto quando questo è un pronome relativo: o Li rrobbii ca m’a mannàtu no malèvuni, mi scèvuni štritti e curti (Le vesti che mi hai mandato non erano buone, mi andavano strette e corte) o La piccènna ca à vištu sobb'a la mota, èra fígghjima (La bambina che hai visto sulla moto, era mia figlia) o Li rosi c'àmu cattàtu, l'àgghjiu misu nant'a li muerti (Le rose che abbiamo comprato, le ho messe ai morti) Una modalità particolare del participio passato, corrispondente al participio congiunto latino, la si rileva in proposizioni subordinate implicite temporali, causali (talvolta con una sfumatura ipotetica), esclusive (con annesso valore modale). [Si veda, G. Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti. Sintassi e formazione delle parole, BUR, Torino 1969, N.° 726]

o o o o o

Il participio passato viene utilizzato da solo o posposto a: na vodda (una volta), dopu (dopo), senza (senza). Agghjiu štatu totta la sciurnàta senza manciàtu e mu mi štè spila lu štómmucu (Sono stato tutto il giorno senza aver mangiato e ora ho languore allo stomaco) Agghjiu misu lu golfu nta la tenta di lu diàvulu e jè'ssùtu senza tinciùtu (Ho messo il golf nella tinta del diavolo ed è uscito senza aver preso il colore) Anchjiùtu lu sicchjiu varru varru, suvàculu nta lu calittòni (Dopo che hai riempito il secchio pieno pieno, svuotalo nella tinozza) Dopu cattàtu, ce ni fèscira? Lu mesìra a nu cantòni (Dopo che l’ebbero comprato, che cosa ne fecero? Lo misero in un angolo) Dopu cunzàta, la màchina s’è uaštàta arrètu (Dopo che l’abbiamo riparata, la macchina si è guastata di nuovo)

198


o Dopu linùtu, àmu apièrtu tutti li finèštri cu ssucàva sùbbiti (Dopo che abbiamo imbiancato (la casa), abbiamo aperto tutte le finestre perché asciugasse subito, cioè in brevissimo tempo) o Dopu manciàtu, ni l’amu sciutu fòri (Dopo che abbiamo mangiato, ce ne siamo andati in campagna) o Dopu muertu l’attàni, si ni scì propia di casa (Dopo che morì il padre, se ne andò proprio di casa) o Dopu šcuppàtu, s’è azzàtu tuttu lu štèssi ca no èra nienti (Dopo che è caduto, si è alzato come se non fosse successo niente) o Dopu sirvùtu Crištu, carceràtu (Dopo che mi sono ben comportato con te, mi stai maltrattando) o Dopu vištùtu, si sintì bbruttu, si curcò e morsi (murì) (Dopo che si fu vestito, si sentì male, si coricò e morì) o È lassàtu lu tazzòni di lu lattu senza bivùtu ca era sciuta na mosca intra (Ha lasciato la tazza del latte senza berlo perché vi era andata dentro una mosca) o La giacca si l’è cattàta senza pruvàta e li sceva a misùra (La giacca se l’è comprata senza averla provata e gli andava a misura) o Lu capasòni di mieru è fattu ascìtu senza ncignàtu (Il vino nella botte è diventato aceto senza che l’avessimo incignata) o Na vodda cuminciàtu, mi piasci spicciài (Una volta che ho intrapreso una iniziativa, mi piace portarla a termine) o Na vodda dittu di sini, no ti ni puè turnà cchjiù retu (Una volta che hai detto di sì, non ti puoi tirare più indietro) o Na vodda nchjiutu, lu saccu voli taccàtu a rosa (Una volta che il sacco è riempito, deve essere legato a rosa) o Na vodda picciàtu lu fuecu, n’àmu fattu lu pani russàtu cu la ricòtta ašcànti (Una volta acceso il fuoco, abbiamo tostato del pane e mangiato con la ricotta forte) o Na vodda sapùtu, ce mi štè dummànni? (Dal momento che l’hai saputo, perché me lo chiedi?) o Na vodda spicciàtu, cusùtu, l’àgghjiu vinnùtu (Una volta che l’ho finito, che l’ho cucito, l’ho venduto) o Pi la rabbia s’è scì curcàtu senza manciàtu (Per la rabbia è andato a letto senza mangiare) o Purtàva li capiddi senza tinciuti e parèva brutta (Aveva i capelli senza che li avesse tinti, e pareva brutta) o Senza dittu, è vinùtu e m’è datu na mani a'gghjiuštà lu liettu (Senza che glielo avessi chiesto, è venuto a darmi una mano a aggiustare il letto) o Senza parlàtu, m’è capìtu a volu (Senza che avessi parlato, mi ha compreso subito) o Senza tuccàtu è sciutu lu quadru nterra e s’è spigghiàtu tuttu (Senza che nessuno lo avesse toccato, il quadro è caduto per terra e si è rovinato)

199


Da ricordare che il verbo scìi (andare), come ausiliare a un participio passato, dà il senso dell’obbligo e della necessità. E questo vale anche per il verbo vulìi.

o o o o

Singolare è la costruzione del participio passato dittu con le voci del verbo lassài: Ci no m’acchji a casa, lassa dittu a la mamma addò ti pozz’acchjià (Se non mi trovi a casa, lascia detto a mia madre dove ti posso trovare) L’è lassàtu dittu a lu viscìnu di casa cenca èr’a ffà (L’ha lasciato detto al vicino di casa quello che doveva fare) La rrobba ca àt’a'vvìi, ti la lassu scritta nta lu teštamèntu (L’eredità che ti tocca, te la lascio scritta nel testamento) Li cosi c'àt’a cattà, ti li lassu scritti nta la cuscìna (Le cose da comprare, te le lascio scritte in cucina)

GERUNDIO

o o o o o o o o o o o o o

Modo nominale del verbo. Nel dialetto ha solo il tempo presente. Non si registrano infatti occorrenze del tempo passato. Modo infinitivo ampiamente e variamente utilizzato nei proverbi: - in proposizioni implicite con funzioni strumentali o modali - congiunto con un altro gerundio per sottolineare la concomitanza degli eventi - raddoppiato per conseguire l’intensificazione dell’azione espres-sa dal verbo - nella costruzione perifrastica con il verbo andare A fini štrada s’arrìva caminànnu (Alla fine della strada si arriva camminando) Ci uè campi tuttu l’annu, lugliu e agòštu no scì fatijànnu (Se vuoi campare tutto l’anno, luglio e agosto non lavorare) Friscènnu, manciànnu (Friggendo, mangiando) Fuecu ruscènnu, crištianu vinènnu (Fuoco che scoppietta, persona che viene) Manciànnu manciànnu, veni l’appitìtu (Mangiando mangiando, viene l’appetito) Nzištènnu sobb’a la fatìja, sott’a lu chjiummu acchji l’oru (Insistendo sul lavoro, sotto al piombo trovi l’oro) Pi lu puvirièddu: lucišcènnu, pruvvidènnu (Per il povero: albeggiando .... provvedendo. Vivere cioè alla giornata) Pizzicànnu pizzicànnu, la tabacchèra pigghja vànnulu (Pizzicando pizzicando, la tabacchiera, ovvero il tabacco ivi contenuto si volatilizza) Ruspicànnu ruspicànnu, si fasci la pruvvìšta pi tùttu l’annu (Spigolando, ci si fa la provvista per tutto l’anno) Scimmiànnu scimmiànnu… (Facendo lo gnorri …. c'è chi raggiunge lo scopo) Si ni scappò chjiancènnu (Scappò via piangendo) Si ni scì fuscènnu (Se ne andò di corsa) Zumpànnu zumpànnu, lu malatu ni porta lu sanu (Saltando saltando, il malato porta via il sano, nel senso che partecipa al suo funerale, portando la bara in spalla)

200


o o o o o o o o o

o o

La ripetizione del gerundio s'incontra sovente anche nell’ordinaria parlata quotidiana, per connotare l’espressione di effetti particolari (enfasi, intensificazione o accrescimento). Àgghjiu carisciàtu lu calittòni (o galittòni) štrascinànnu štrascinànnu (Ho trasportato il mastello da bucato, trascinandolo a fatica, perché troppo pesante) Àgghjiu šcuppàtu e zzuppisciànnu zzuppisciànnu àgghju'rrivàtu a ccasa (Sono caduto e sono arrivato a casa con grande difficoltà, proprio zoppicando) Bivènnu bivènnu, s’è bivùtu nu litru di mieru (Senza darla a intendere, overo senz'accorgersene, si è bevuto un litro di vino) Caminànnu caminànnu, la štràta no m’è parùta (Percorrendola, la strada non mi è parsa poi così lunga e faticosa) È muèrtu parlànnu parlànnu (È deceduto senza neanche accorgersi, mentre parlava) M’àgghjiu manciàtu nu muccòni fuscènnu fuscènnu (Ho mangiato un boccone in fretta perché dovevo attendere a più impellenti faccende) M’è cuntàtu lu fattu fuscènnu fuscènnu (Il fatto, me lo ha raccontato in maniera sbrigativa mentre si apprestava ad andare via) Manciànnu manciànnu s’è fattu nòtti (Sì è fatto notte, mentre stavamo mangiando e senza che ce ne accorgessimo) Ruzzulànnu ruzzulànnu, la minzanèdda è scì spicciàta sobb’a lu parèti e s’è scašciàta (Rotolando, e senza che si potesse pensare al peggio, la brocca è andata a finire sul muro e si è rotta) Scennu scennu, m’àgghjiu ricurdàtu la štrata (Mi sono ricordato della strada da percorrere, cammin facendo) Spizzicànnu spizzicànnu, s'è manciàtu na pagnòtta di pani (Spizzicando, si è mangiato una pagnotta intera di pane) Il dialetto utilizza perifrasticamente il gerundio anche con il verbo mannài. La frase “mando qualcuno a prendere qualcosa”, viene resa in dialetto con: la mannu pigghjiànnu. Vale a dire: il dialetto pone tra parentesi il soggetto che compie l’azione del verbo che segue, il quale da infinito passa a gerundio. [Cfr. Tommaseo-Bellini, chiamare: "6. Chiamasi per messo o per lettere. Petr. son. 305. E' mi par d'ora in ora udire il messo Che Madonna mi mandi a sè chiamando. Car. En. 1. Enea mandò chiamando il suo regio fanciullo. Plaut.", p. 62. // ... 10. S'è notato il Mandare chiamando in conferma del Chiamare per messo; qui rammentasi come forma gram. sim. al mandare dicendo. Mac. Miserunt ad eum vocantes eum. Quel che un tempo Mandar chiamando, dicendo (che non è modo in tutto morto), ora più com. Mandar a chiamare, a dire.", p. 65]

o La menza, nci l’àgghjiu mannàtu circànnu cu fràtima, e ancòra no mi l’è nnutta (La brocca, gliel’ho richiesta per il tramite di mio fratello, ancora non me l’ha portata) o Lu mannò chjiamànnu pi fàtti sua (Mandò a chiamarlo per motivi personali). o Lu panàru, lu štò mannu pigghjiànnu da fori cu Nzicchjiu (Mando Alfonso a prendere il paniere dalla campagna)

201


o Lu pani, l’àgghjiu mannàtu cattànnu cu figghjima (Ho mandato mia figlia a comprare il pane) o Nci lu mannièvu discènnu ca no nc’èr’a scìi (Glielo mandai a dire che non ci sarei andato)

o o o o o

o o o o

Nella lingua italiana, una delle circonlocuzioni più diffuse è costituita dal verbo stare + gerundio, costrutto che indica lo svolgimento di un’azione nel suo aspetto progressivo. L’azione in corso, nel suo svolgimento e continuità, viene resa dal dialetto in questo particolare modo: - presente indicativo del verbo štà e del verbo principale; - imperfetto indicativo di štà (cristallizzatosi nella forma apocopata) e del verbo principale: Ancòra štè gghjiušti la màchina? (Ancora stai riparando la macchina?) Ancora štoni dórmuni? (Stanno ancora dormendo?) Ce štè fasci? štò cercu cu lu cunvìncu (Che cosa stai facendo? Sto cercando di convincerlo) L’à'cchjiata la soluziòni? Nci štò penzu (L’hai trovata la soluzione? Ci sto pensando) Mi ni štà scèva pi fatti mia, quanni nu fessa, c'addru no pò éssiri, m’è spinciùtu e agghjiu šcuppàtu nterra (Me ne andavo per i fatti miei, quando uno stupido, perché altro non è, mi ha spinto e sono caduto per terra) Štà turnàva a casa, e l’àgghjiu cchjàtu štinnùtu nterra tuttu mucàtu di lota (Stavo tornando a casa, quando l’ho trovato steso per terra sporco di fango) Štè ppišcia (Sta urinando) Štò ssentu nu rumòri (Sto sentendo un rumore) Štoni ssónuni li campàni (Stanno suonando le campane.)

ALTRI ESEMPI: o tu štè liggi, vu štà pirdìti, iddu štà sciucàva, nu štà cuscinàmmu, lori štà liggèvuni, iu štò mancia (tu stai leggendo, voi state perdendo, egli stava giocando, noi stavamo cucinando, essi stavano leggendo, io sto mangiando)

o o o o o

Il dialetto, al pari dell’italiano, esprime l’aspetto verbale dell’azio-ne durativa anche con scìi + gerundio. Ce sciàti fascènnu comi do zìgniri? (Che cosa fate come due zingari?) Ce sciàti fascènnu, girànnu com’a lu turnisùddu?! (Sempre in giro come i tornesi, che cosa combinate?) Ce vè'cchjiànnu da me, no nci'àgghjiu štatu iu? (Che cosa vai trovando da me, non sono stato io?) Curu vè discènnu buscìi (Quell’uomo va dicendo falsità) Curu vè pišciànnu cantòni cantòni (È quell'individuo cattivo che va orinando maldicenze in tutti i cantoni)

202


o Quanni vè sempri caminànnu, štatti spizzàtu, cògniri cògniri, nta casa tova ca poi t’àcchji nt’a li uai (Quando vai sempre in giro, statti in casa tua come se fossi ridotto a mal partito, perché poi va a finire che ti trovi nei guai. Il rimprovero è rivolto a chi, sempre in giro, finisce per mettersi nei guai) o Quanni vè vidènnu, curu ca è dittu èti propia na fissarìa! (A ben guardare, quello che ha detto è proprio una stupidaggine) o Quanni vè vidènnu, pi susu nci mitti puru lu reštu! Quanni vè vidènnu, nci àgghjiu puru rimìsu! (Riconsiderando la cosa, non è stato un buon affare! Riconsiderando la cosa, ci ho pure rimesso!) o Si ni scì fuscènnu (Se ne andò via di corsa) o Vè caminànnu parèti parèti (Chi teme vendette, va camminando lungo i muri, perché ha paura delle sua stessa ombra) Una caratteristica veramente peculiare del dialetto è il costrutto: no scì + gerundio del verbo principale. Costrutto dell’imperativo negativo, ricorrente anche nell’imperativo ipotetico.

o o o o o o o o o o o o

o

Qui scìi ha valore puramente fraseologico, cioè non un proprio contenuto semantico, ma serve a connotare l’espressione di una valenza particolare. Ci no nnuscìti da manciài, no sciàti vinènnu ca no nci manciàti (Se non vi portate da mangiare, non venite perché non mangerete) Ci veramènti vi vulì spusàti, no sciàti scennu comi do lelli! (Se veramente volete sposarvi, non comportatevi come due ragazze frivole e leggere!) E tu no lu scì trimintènnu! Sempri li uecchji sobbr’a curu li tieni? (Forte richiamo nei confronti di chi mal sopporta un comportamento piuttosto vivace) N’adda vodda, ci no ti uè ffuechi, no scì parlànnu cu la vocca chjiena (Un’altra volta, se proprio non ti vuoi strozzare, non parlare con la bocca piena) No mi scì cridènnu! (Non mi credere! Lo si lamenta nei confronti di chi ripone scarsa fiducia in noi) No mi scì gimintànnu! (Non mi provocare!) No mi scì nzurtànnu cchjiù, iu lu sini no ti lu docu mai e po mai (Non insistere più, io con te non mi fidanzo) No mi scì nzurtànnu cchjiù, iu quera cosa non la fazzu (Non insistere più, quella cosa non la faccio) No mi scì priannu com’a nu santu, tanta li sordi no ti li docu (Non pregarmi come un santo; il denaro, non te lo do) No nci scì vinènnu josci, ca no nci štocu (Oggi non venire, perché non ci sono) No scì scennu, ci propia non nci uè vasci (Non andare se proprio non ci vuoi andare) No scì vinènnu, si propia no nci uè vieni (Non venire, se proprio non vuoi. Si esprime qui una nota di rimprovero nei confronti di chi non ha proprio voglia o intenzione) No sciàti sempri murmirànnu casi casi! (Non sparlate sempre e dovunque)

203


o No sciàti zignirisciànnu (Non perdete il tempo andando a zonzo senza meta) o Vè sempri zignirisciànnu, e a casa non fasci nu surviziu (Va sempre bighellonando e i lavori di casa non li fa mai)

15.3.2. Modi finiti (indicativo, condizionale, congiuntivo, imperativo) MODO INDICATIVO

L’indicativo è il modo verbale che esprime l’azione o uno stato in modo reale, certo o considerato come tale. Comprende 8 tempi: - 4 semplici: presente, imperfetto, passato remoto, futuro semplice; - 4 composti: passato prossimo, trapassato prossimo, trapassato remoto, futuro anteriore.

TEMPO PRESENTE

o o o o o o o o o

o o

o

- Indica fatti che avvengono nel momento in cui si parla. La contemporaneità tra l’azione e la sua enunciazione è resa dal dialetto mediante il presente indicativo del verbo štài + il presente indicativo del verbo principale: Lu piccìnnu štè mancia (Il bambino mangia, sta mangiando) Marì, štoni túzzuni a la porta! (Maria, bussano alla porta!) Štè chjiovi (Piove, ora, in questo momento) Štò cosu na vešta (Io cucio una veste, in questo momento) Štò dicu lu veru (Dico la verità, ora, in questo momento) Štò vocu (Io vado, nel senso: vado ora, in questo momento) - Indica un evento abituale che si ripete nel tempo: Lu martidìa, la mamma vei a lu marcàtu (Il martedì, la mamma va la mercato) Ogni giurnu vocu fori a fatijài (Ogni giorno vado in campagna a lavorare) - Colloca fuori del tempo ciò di cui si parla, come avviene nei proverbi: A tàvula di gnuttùni no nci vóluni binidiziùni (A tavola di ghiottoni, non occorre invocare benedizioni. Espressione di compiacimento rivolta a chi mangia con appetito, senza tanti problemi) Cu lu tièmpu e cu la pagghjia matúruni li nèspuli (Con il tempo e con la paglia maturano le nespole. Gli eventi maturano con la pazienza e con la cura) La carni no ssi misùra a chilu, ma a jonzi (La carne non si misura a chilo, ma a once corrispondenti a circa 30 g. L’unita di misura sia adeguata al valore del bene. Nella fattispecie: la carne, dal prezzo proibitivo per le scarse risorse economiche dei tempi passati) No a tàvula, no a llièttu, si porta mai rispèttu (Né a tavola, né a letto, si porta mai rispetto. Invito alla trasgressione) - Il presente sostituisce il futuro semplice quando l’idea del futuro è espressa da un avverbio ovvero la si ricava dal contesto: in particolare coi verbi che hanno implicito il senso di futuro (vulìi, putìi, duvìi)

204


o Mi ni vòcu crèi (Me ne andrò domani) o Ni li sciàmu dopu ca n'à datu cenca ni ttocca (Ce ne andremo dopo che ci avrai dato ciò che ci spetta) o Quann'èti ca vi ni sciati fori? Quanni spícciuni li scoli (Quando ve ne andrete in campagna? Quano finiranno le scuole) o Ci lu pozzu fà, lu fazzu (Se lo potrò fare, lo farò) o Quanni uèi, iu štò cquà (Quando vorrai, io starò qui) o La spranza mea èti ca Ronzu voli parla cu me (La mia speranza è che Oronzo parlerà con me) o Ci propia sò coštrèttu, l'àgghii'a ffà (Se proprio sarò costretto, lo farò) - Indica un’azione che ha rischiato di avverarsi, ma che non si è avverata: o A mumènti šcòppu (Per poco non cado) o M’àgghjiu carràtu nu sicchjiu nnanti, e n’addu picca mi spezzu li jammi (Sono inciampato in un secchio, e per poco non mi fratturo le gambe)

TEMPO IMPERFETTO o o

o o

o o o

o

o o

- Indica un’azione passata che si ripete abitualmente: L’annu passàtu chjiuvèva tutti li giurni (L’anno scorso pioveva tutti i giorni) Mamma Juccia cusèva sempri, e nfilàva l’acu senz’acchjiàli doppi ca tinèva quera età (La nonna Maria cuciva e infilava l’ago sempre e senza occhiali nonostante fosse in età avanzata) Quann’èra piccìnnu, mi pigghjiàva paùra di lu scuru (Da bambino temevo il buio) Tutti li voddi ca passàva di nanti casa, sputàva nterra (Tutte le volte che passava davanti a casa, sputava per terra) - Indica un’azione passata contemporanea a un’altra passata. Il dialetto esprime tale contemporaneità con štà(va, vi, va, vamu, vati, vuni) + l’imperfetto del verbo principale [Praticamente, l'imperfetto del verbo stài, contratto alla prima sillaba štà: Quann’arrivièbbu, la nonna štà discèva li cientu requie (Quando arrivai, la nonna recitava il rosario per i morti) Štà študiàva, quanni mi vinì chiamàra (Studiavo, quando vennero a chiamarmi) Trasì mentri li caròsi štà ballàvuni (Entrò mentre le ragazze ballavano) - L’imperfetto serve, nella finzione dei bambini, a rappresentare il gioco prima di eseguirlo: Sciucàmu ca tu jèri lu latru e iu fascèva la uardia (Giochiamo che tu eri il ladro e io facevo la guardia) - L'imperfetto indica un’azione che stava per accadere, ma che non è accaduta: N’addu picca e šcuppàva. Quasi šcuppàva (Per poco non cadevo. Quasi cadevo) Èr’a pàrtiri (Doveva partire, e non è partito)

205


- L'imperfetto adempie parimenti la funzione di Condizionale presente. In altre parole, il Condizionale presente, nel dialetto, si esprime tramite l'Imperfetto indicativo. o E tu vulì scìvi? Iu sceva! E tu vorresti andare? Io ci andrei! o Lu libbru, ti lu nnuscèva iu Il libro, te lo porterei io o Vulèva cu erim'amìsci Vorrei che fossimo amici

TEMPO PASSATO PROSSIMO o o o o

- Indica un'azione o una situazione che si è verificata nel passato, o di recente o in un tempo non recente ma le cui conseguenze perdurano nel presente: Fìgghjima lu màsculu è nàtu propia lu giurnu ca mi ni scìvu da Carvìgni (Mio figlio è nato proprio il giorno che me ne andai da Carovigno) Jeri notti m'àgghjiu sunnàtu ca štà pišciàva dannànti (Ieri notte ho sognato che urinavo fuori dell'uscio di casa) Lu libbru di li pruvèrbi l'àgghjiu scrìttu desci'anni fa (Il libro dei proverbi, l'ho scritto dieci anni fa) Šta matìna àgghjiu salutàtu l'amìsci (Questa mattina ho salutato gli amici)

TEMPO TRAPASSATO PROSSIMO

o o o

o o

o o

o o

- Tempo composto dall’imperfetto indicativo dell’ausiliare éssiri + il participio passato del verbo principale. Indica un fatto del passato anteriore a un altro fatto pure del passato: Chjiancì ca èra pirdùtu tutti cosi (Pianse perché aveva perso tutto) Ni chjiamò sùbbiti intra ca èra vištu lu tiempu bruttu e štà nziddicàva (Ci chiamò subito dentro casa perché aveva visto il cattivo tempo e piovigginava) Scèva štancu muertu ca èra fatijàtu tuttu lu giurnu (Era molto stanco perché aveva lavorato tutto il giorno) - Indica un’azione che ha avuto esiti diversi da quelli previsti, o un cattivo esito: T’èra priàtu cu rumanivi, ma tu vè sempri di pressa (Ti avevo pregato di rimanere, ma tu vai sempre di fretta. Si fa capire che non è rimasto) Ti l’èra dìttu! Quanni uè fàsci di capu tova!? (Te lo avevo detto! Quando vuoi fare di testa tua!?) - Talvolta il trapassato prossimo è introdotto da ancòra, tannu (ancora, appena) Ancòra no mi n’èra sciutu, quanni arrivàšti tu (Non me ne ero ancora andato, quando arrivasti tu) Tannu m’èra curcàtu, quanni sintìvu tuzzà a la porta (Mi ero appena messo a letto, quando bussarono alla porta) - Il trapassato prossimo adempie ugualmente la funzione di Condizionale passato. In altre parole, il Condizionale passato, il dialetto lo esprime tramite il Trapassato prossimo: Èrumu fattu megghjiu ci ni l’èrumu sciutu tutti (Avremmo fatto meglio se fossimo andati via tutti) Ni l’érunu putùtu puru dìsciri prima?! (Avrebbero potuto dircelo anche prima?!)

206


- Il trapassato indicativo esprime il trapassato congiuntivo nelle frasi dipendenti: o No sapèva quant'èra štatu bravu (Ignorava quanto fosse stato bravo)

TEMPO PASSATO REMOTO

- Indica un’azione conclusa nel passato, prescindendo dal suo svolgimento e dai suoi eventuali rapporto col presente: o La staggiòni passàta, pi lu cavùtu si cripò. L’add’eštàti fèsci nu càvutu ca si murèva (L’altra estate fece un caldo da morire) o Štà ruspicàmmu l'amènnuli, e mi ni scìi una ncàpu (Stavamo raccogliendo a poco a poco le mandorle rimaste dopo il raccolto, e una mi cadde in testa) o Ronzu s’ażżò e si ni scì viscìn'a la fineštra (Oronzo si alzò e andò alla finestra).

TEMPO FUTURO SEMPLICE e ANTERIORE

IL FUTURO SEMPLICE indica un’azione che accadrà in un tempo a venire. Il dialetto, non avendo una propria forma per il futuro, supplisce a tale mancanza o con il presente indicativo (vedi sopra) o, perifrasticamente, con il presente indicativo dell’ausiliare avvìi + a + infinito presente del verbo principale. Questa forma perifrastica, può essere sostituita con la forma organica, come nell'esempio con il verbo andare: - àgghji'a scì agghjià scì andrò - àt'a scì atà scì andrai - àv'a scì avà scì andrò - àm’a scì amà scì andremo - it'a scì ità scì andrete - ón'a scì onà scì andrano o T’àgghji’a ffà neru a tre ori di notti, com’a na penna di jaddìna (Ti farò nero come è nera la notte alle tre, nero come una penna di gallina) o T’àgghji’a ffà squagghjià li ntrami ncuèrpu (Ti farò squagliare le budella in corpo) o T’àgghji'a ffà nu friculàcchjiu di mazzàti (nu virtulìnu) ca ti l’àt’a ricurdà pi totta la vita. (Ti bastonerò di santa ragione, che te lo ricorderai per tutta la vita)

o o o o

Siffatto futuro ha in sé il concetto di dovere, necessità. Ecco il significato imperativo assunto: Àt’a purtà štu pizzèttu di fucàzza a la nonna (Porterai, devi portare, questo pezzo di focaccia alla nonna) Ci lu vidi, nci’àt’a dìsciri ca ni li štà sciàmu fori (Se lo vedi, gli dirai, gli devi dire, che ce ne stiamo andando in campagna) Di cquà no nci'àt’a'ssì ci no ti lu dicu iu (Di qua non uscirai se non te lo dico iu) La pašta, ti l’àt’a mancià, o uei o no uei (La pasta, te la mangerài, te la devi mangiare, o volente o nolente)

207


o o o o o o

Il futuro può anche indicare un evento contemporaneo al momento in cui si parla, ma di cui non si è certi. Può esprimere cioè un dubbio, un’incertezza, una ipotesi, una possibilità. Àgghjiu sintùtu nu rumòri, àv’a éssiri lu vientu (Ho sentito un rumore, sarà il vento) Àv’a éssiri curu fessa di cošta ca štè fasci tuttu štu casìnu (Sarà quello stupido del vicino a fare tutto sto baccano) Àv’a éssiri puru veru, ma a mme mi pari štranu (Sarà anche vero, ma mi pare strano) Àv’a'vvìi rasciòni iddu (Probabilmente, avrà ragione lui) Ón’a éssiri li cincu (Saranno le cinque) Štu vištitu àv’a štà assài (Questo vestito costerà parecchio)

Il futuro vale anche a esprimere notizie che non sono certe: o A curu ca pari, àv'a éssiri propia lu figghjiu ca è ccìsu l’attàni (A quanto pare, sarà proprio il figlio che ha ucciso il padre) IL FUTURO ANTERIORE si costruisce con il presente dell’ausiliare avvìi + a + infinito passato del verbo: o Àt'a éssiri štàtu nu figghjiu scuštumàtu ci sièrda ti n'è cacciàtu di casa (Sarài stato un figlio degenere se tuo padre ti ha cacciato di casa) Indica un’azione che sarà compiuta in tempo futuro, ma anteriormente, cioè prima di un’altra, pure futura. Però, normalmente e frequentemente usiamo il futuro semplice senza distinzione di un prima e di un poi, e il presente indicativo.

o o o o o

Un futuro in dipendenza di un altro futuro, viene reso dal dialetto con il presente indicativo o con il passato prossimo: Àgghji’a ffài curu ca vogghjiu (Farò quel che voglio, farò quel che vorrò) La lèttira, vi l’àgghji’a ffà léggiri, dopu ca si n’è sciutu (Vi farò leggere la lettera dopo che sarà partito) M'àt'a dài la rispošta dopu c'à parlàtu cu fratta (Mi darai la risposta dopo che avrai parlato con tuo fratello) Quanni cànciu (àgghjiu canciàtu) pinzieru, ni parlàmu (Quando cambierò, avrò cambiato idea, ne riparleremo) Quanni spìcciu (àgghjiu spicciàtu) šta fatija, mi ni vegnu cu te (Quando finirò, avrò finito questo lavoro, me ne verrò con te)

MODO CONDIZIONALE

Indica soprattuto il desiderio o la possibilità che un'azione o un fatto si compia in dipendenza dell'avverarsi di determinate condizioni. Il dialetto non possiede un sistema organico di voci per esprimere il modo condizionale, se si fa eccezione per i verbi cattài, cumannài, dài, manciài, mettiri, spaccài, ziccài (rispetti-

208


o o o o

o o o

o o o o o o

vamente, comprare, comandare, dare, mangiare, mettere, prendere e afferrare), i quali presentano, limitatamente alla 1^ persona singolare, la desinenza rìa come negli esempi seguenti: A štu priezzu, lu fondu, mi lu cattarìa propia iu (A questo prezzo, il fondo, lo comprerei proprio io) Èti tanta lu bbeni ca ti vogghjiu ca ti spaccarìa la capu cu nu magghjiu (Per il bene che ti voglio, ti spaccherei la testa con un maglio) Lu ziccarìa da mpiettu (Lo afferrerei dal petto) No vogghjiu nienti, mi manciarìa propia na fedda di pani russàtu. Megghjiu lu pani di ce n’adda cosa (Non voglio niente, mi mangerei proprio una fetta di pane tostato. Non c’è niente di meglio del pane) Sarà ca cumannarìa propia curu cu mi vè puta la vigna (Forse comanderei proprio quello per potarmi la vigna) Ti darìa nu šcaffòni cu ti lu ricuèrdi pi totta la vita (Ti darei uno schiaffo da ricordartelo per tutta la vita) Ti mittarìa na piddicàta ncanna (Ti strozzerei con il pollice e l'indice stretti a forca intorno al collo). LA MODALITÀ CONDIZIONALE è resa dal dialetto mediante l'imperfetto e il trapassato prossimo del modo indicativo: Cu te partèva cu piascèri (Partirei volentieri con te) Na caminàta nta lu voscu, mi la scì fascèva cu piascèri (Andrei volentieri a fare una passeggiata nel bosco) Na cosa da dìsciri, la tinèva puru iu (Avrei anch’io un parere da esporre) Nu bicchjièru di mieru, bellu friscu, mi lu bivèva cu piascèri! (Berrei volentieri un bicchiere di vino fresco!) Nu mulìddu, mi lu manciàva cu guštu (Mangerei volentieri una mela) Veramènti, signò, èra già manciàtu (Veramente, signora, io avrei già pranzato) In particolare, il condizionale dialettale (presente e passato) è rappresentato dall'imperfetto e dal trapassato prossimo del modo indicativo dei verbi esprimenti volontà possibilità e necessità: vulìi, putìi, éssiri + a + infinito presente o passato del verbo principale. Infatti, comunemente si ricorre al modo condizionale per esprimere una modalità attenuata della volontà, della possibilità, della necessità, ovvero un desiderio, un ordine cortese, una richiesta in modo indiretto, un rifiuto attenuato, una risoluzione o un’opi-nione con una certa discrezione:

o o o o

Mi l’èra vulì manciàtu (Avrei voluto mangiarlo) Mi lu vulì manciàva (Me lo vorrei mangiare) Mi ni vulì sceva (Vorrei andarmene) Sapi quant’èr’a vulì pi quera brocca? (Chissà quanto vorrebbe per quella brocca?)

209


o Vulèva nu bicchjièri d’acqua (Vorrei un bicchiere d’acqua) o Vulì partèva (Vorrei partire) o No ti vulì dava assà disturbu (Non vorrei recarti troppo disturbo) o o o o o o

L’èra putùtu fài puru iu (L’avrei potuto fare anch’io) Lu putèva fài puru nònnima (Lo potrebbe fare anche mio nonno) M’ièri putùtu puru avvisài (Avresti potuto anche avvertirmi) Mi l’ièri putùtu dìsciri (Avresti potuto dirmelo) Putèv’avvì nu bicchièri d’acqua? (Potrei avere un bicchiere d’acqua?) Putèva puru capitài (Potrebbe anche succedere)

A št’ora èr’a štà già cquà (A quest’ora dovrebbe essere già qui) Jèr’a cancià l’oliu a lu motòri (Dovresti cambiare l’olio al motore) Jèr’a ffà cussì (Dovresti fare così) Jèr’a'ssìi nu pìcca cu spapuràvi (Dovresti uscire un po’ per cambiare aria) Mi n’èr’a scìi (Dovrei andarmene) Nci l’ièr’a dìsciri (Glielo dovresti dire) Percè no vieni? Lu fìrmu t’èr’a piascìi (Perché non vieni? Il film ti piacerebbe) Sicònnu la piniòni mea, no èr’a éssiri parlàtu cussìca (Secondo il mio parere, non avrebbe dovuto parlare così) o T’èr’a scì bbuenu, e jèr’a ffài nu km (di štràta) a l’appèti (Saresti fortunato e faresti un km di strada a piedi) o Ti jèr’a virgugnà (Dovresti vergognarti) o o o o o o o o

FALSO CONDIZIONALE O FUTURO NEL PASSATO

Talvolta il condizionale non funziona come modo a sé, bensì come un tempo che indica eventi successivi rispetto a un tempo passato. Funziona cioè come futuro del passato: esprime quindi un evento passato, ma posteriore rispetto all'evento passato della frase da cui dipende. Molto più semplicemente, il condizionale traduce il futuro retto da un verbo di tempo passato. Ora, per rappresentare il tempo futuro, il dialetto adopera il presente indicativo del verbo avvì + a + infinito (avere + a + infinito): àgghji’a + scì (andrò; ma anche devo andare). Per il futuro al passato, invece, adopera il condizionale presente e passato: praticamente, l'imperfetto e il trapassato prossimo dell'indicativo. E altresì adopera l'imperfetto indicativo del verbo èssiri + a + infinito: èr’a scì (sarei andato, dovevo andare). Costrutto che traduce, appunto, il verbo italiano dovere. Giova, a questo punto, leggere ciò che scrive Pier Marco Bertinetto in, TEMPO, ASPETTO E AZIONE NEL VERBO ITALIANO - IL SISTEMA DELL'INDICATIVO, Firenze Presso l'Accademia della Crusca 1986, al § "9.4. Il Futuro-nel-Passato. (A) Caratteristiche generali e valenze aspettuali. Per esprimere la nozione di Futuro-

210


nel-Passato, l'italiano adopera tutta una serie di strumenti grammaticali, e specificatamete: (i) l'Imperfetto (su cui cfr. il § 6.2.); (ii) la perifrasi 'prospettiva' (ivi; ma su ciò ritorneremo anche al termine del presente paragrafo); (iii) il Condizionale, e segnatamente il Condizionale Composto). In questo paragrafo ci occuperemo in particolare del Condizionale, che rappresenta lo strumento deputato per eccellenza ad esprimere tale nozione temporale." (pp.510-511) E, per meglio concludere, leggiamo ciò che scrive Luca Serianni nella GRAMMATICA ITALIANA, Utet, Torino 2010: "395. Il condizionale (e precisamente, almeno oggi, il condizionale composto) rappresenta inoltre <<lo strumento deputato per eccellenza>> (Bertinetto 1986: 511) ad esprimere la nozione di posteriorità rispetto a un punto prospettico collocato nel passato (altre modalità sono: l'imperfetto di dovere e l'infinito [cfr. XI. 47a.]" (p. 477) In proposito, è sorprendente rilevare come le scelte grammaticali del dialetto non siano dissimili da quelle dell'italiano.

o o o o

o o o o o o o

Da osservare in via preliminare che in alcuni casi il dialetto utilizza indifferentemente il condizionale presente o passato: Discèva, è dittu, dissi ca èr’a arrivài (èr’a èssiri arrivàtu) cchjiù tardu (Diceva, ha detto, disse che sarebbe arrivato più tardi) È capìtu ca iu nc’èr’a ddài (ca nc'èr'a éssiri datu) mazzàti (Ha capito che l’avrei preso a botte) Èra sicùro che Ninnìnu èr’a scìi (èr'a éssiri sciutu) bbuenu a la scola (Ero sicuro che Giovanni avrebbe fatto bene la scuola) Jeri m’à dittu ca la màchina l’ièr’a vènniri (l'ièr'a éssiri vinnùta) josci (Ieri mi hai detto che la macchina la dovevi vendere, l’avresti venduta, l'avresti dovuta vendere oggi) Lu discìbbu propia jeri ca osci èr’a éssiri (èr’a éssiri štata) na bbrutta sciurnàta (Lo dissi proprio ieri che oggi sarebbe stata una cattiva giornata) Lu šta sapèva ca lu tiempu èr’a éssiri (èr’a éssiri štatu) bbruttu (Lo sapevo che la giornata sarebbe stata brutta) Lu štà sapèva ca mi jèr’a aiutài (ca m'ièr'a éssiri jutàtu) (Lo sapevo che mi avresti aiutato) M’è scrìttu ca èr’a vinì (ca èr'a éssiri vinùtu) (Mi ha scritto che sarebbe venuto) Mi discèva ca l’èr’a nnùsciri (l'èr'a éssiri nnuttu) cu lu traìnu (Mi diceva che lo doveva portare, l’avrebbe portato con il carro) No štà capèmmu curu ca èr’a patìi (ca èr'a éssiri patùtu) (Non comprendevamo quello che avrebbe sofferto) Ti lu discìbbu ca l’ièr’a vènniri (ca l'ièr'a éssiri vinnùta) (Te lo dissi che l'avresti venduta)

211


Ecco altri esempi d’uso del condizionale in proposizioni subordinate. INTERROGATIVA INDIRETTA o Mi cuntò com’er’a rrivà ddài (Mi disse come sarebbe giunto là) o Mi dummannò cenca er’a ffà iu (Mi domandò cosa avrei fatto) o Quann’èra piccìnnu mi dummannàvuni tutti ce cosa èr’a ffài da granni (Quando ero piccolo mi chiedevano sempre che cosa avrei fatto da grande)

o o o o

o o o o o o

o o

o o o o o o

DUBITATIVA Curu no lu sapèva quanni jèr’a pàrtiri (Quello ignorava quando tu saresti partito) No llu sapeva ci èr’a vinì (Non sapevo se sarebbe venuto) No lu sacciu ci curu spittàculi t’èr’a éssiri piasciùtu (Non so se quello spettacolo sarebbe stato di tuo gradimento) No lu sacciu ci vui v’ièriv’a éssiri manciàtu quera mucarìa (Non so se voi avreste mangiato quella roba) OGGETTIVA Èrumu dittu ca jèr’a nnùsciri da mancià (Avevamo detto che avresti portato da mangiare) Lu giurièvu ca no mi n'èr’a scìi cchjiù (Giurai che non sarei più partito) M’è dìttu ca l’èr’a pigghjà iddu (Mi ha detto che l’avrebbe preso lui) M’è scrittu ca èr’a turnà súbbiti (Mi ha scritto che sarebbe tornato presto) Mi pinzàva ca jèr’a vinì quanni scurišcèva (Pensavo che saresti venuto al tramonto) Mi prumittìi ca l’èr’a ffài (Mi promise che l’avrebbe fatto) PERIODO IPOTETICO (condizionale della possibilità o irrealtà) Ci èra cchjiú zzett’a diu, èr’a éssiri cchjiú simpàticu (Se fosse più gentile, sarebbe più simpatico) Ci jèri štàtu cchjiù civìli, jèr’a éssiri avvùtu (jèri putùtu avvìi) curu ca ti tuccàva (Se fossi stato più gentile, avresti ottenuto / avresti potuto ottenere quello che ti spettava) Ci jèri štàtu veramènti capàsci, lu còmpitu l’ièr’a éssiri fattu da sulu (Se tu fossi stato capace, il compito, l'avresti fatto da solo) Ci jèri vinùtu, šta cosa no nc'èr’a éssiri succèssa (Se tu fossi venuto, ciò non sarebbe successo) Ci l’èra sapùtu, èra sciutu (Se lo avessi saputo, sarei andato) Ci la jaddìna putèva parlài, n’èr’a discìri cosi?! (Se la gallina potesse parlare, ne direbbe di cose?!) Ci li cosi èruni veramènti gghjiušti, curu uagnòni non nc’èra štà ngalèa (Se la giustizia fosse giusta, quel ragazzo non sarebbe in galera) Ci lu tiempu èra bbuenu, putèmmu fài na'ssuta (Se il tempo fosse bello, potremmo fare una gita)

212


o Ci m’èruni datu retta, quera figùra no l’èrun’a éssiri (no l'èruni) fatta (Se mi avessero dato ascolto, non avrebbero fatto quella figuraccia) o Ci m’ièri sintùtu, non t’acchjiàvi nt’a štu uaiu (Se mi avessi dato ascolto, non ti troveresti in questo brutto pasticcio) o Ci m’invitàvuni, sceva (Qualora mi invitassero, andrei) o Ci mi l’ièri dittu, èra vinùtu (Sarei venuto, se tu me lo avessi detto) o Ci mi nvitàva, addò iddu iu sceva (Andrei da lui, se egli mi invitasse) o Ci n’ièri sintùtu, jèri vintu (Se ci avessi dato ascolto, avresti vinto) o Ci nci lu dummannàvi, curu ti cuntàva tutti li fatti sua (Egli racconterebbe la sua storia se gli venisse chiesto) o Ci nci parlàvi, t’ièr’a cunvìnciri puru tui (Se gli parlassi, ti convinceresti pure tu) o Ci nònnima campàva ancòra, ci sapi com’èr’a éssiri cuntènti di mei! (Se il nonno vivesse ancora, chissà come sarebbe contento di me!) o Ci nt’a la vita mea èra'vvutu cchjiú furtùna, a št’ora èr’a éssiri riccu spunnàtu (Se nella vita avessi avuto più fortuna, oggi sarei ricco sfondato) o Ci Nzicchjiu si ni sceva cu la màchina, putèva purtà puru li robbi tua (Se Alfonso partisse con la macchina, potrebbe portare il tuo bagaglio) o Ci sì veramènti capàsci, lu còmpitu l'ièr'a ffà da sulu (Se tu fossi veramente capace, il compito, lo faresti da solo) o Ci šta fatìja l’ièri fatta prima, èr’a éssiri štatu megghjiu pi tutti (Se il lavoro tu l’avessi fatto prima, sarebbe stato meglio per tutti) o Ci t'ièri misu lu cappòttu, mu no štà sintìvi tuttu štu friddu (Se tu avessi indossato il cappotto, ora non sentiresti tutto questo freddo) o Ci tannu èra tinùtu li sordi, m’èr’a éssiri cattàtu nu beddu gilàtu (m’èra cattàtu) (Se allora avessi avuto i soldi mi sarei comprato un bel gelato) o Ci tinèmmu tre mmani, èr’a éssiri cchjiú fàscili a fatijà (Sarebbe più facile lavorare se avessimo tre mani) o Ci tinèva desci anni di menu, èr’a cancià mištièri (Se avessi dieci anni di meno, cambierei lavoro) o Ci tu vulìvi, iu vinèva (Verrei se tu lo volessi) o Ci veramènti n’ièrivi vvutu di bisuègnu, jèriv’a éssiri chjiamàtu lu mièducu (Se veramente ne aveste avuto di bisogno, avreste chiamato il medico) o Èr’a éssiri vinutu, ci l’èrumu nvitàtu. Ci l’èrumu nvitàtu, èra vinùtu (Sarebbe venuto, se l’avessimo invitato) o Èra vinùtu puru iu, ci m’ièri spittàtu (Sarei venuto anch’io, se tu mi avessi aspettato) o Èrim’a fatijà di cchjiù ci ni lu fascèvuni fà (Lavoreremmo di più se ce ne fosse data la possibilità) o Jèr’a éssiri nu bravu piccìnnu, ci no uaštumàvi (Saresti un bravo bambino, se non bestemmiassi) o Jèr’a ffà cchjiú picca śbagli ci štavi cchjiù attièntu (Commetteresti meno errori se fossi più attento) o M’èr’a ffà piascèri ci nci štavi puru tui (Mi farebbe piacere se ci fossi anche tu)

213


o Muertu di suennu comi štocu mui, ci ncunùnu vinì tuzzàva a la porta, no m’èr’a discitài mancu cu li cannunàti (Assonnato come sono, se qualcuno venisse a battere alla porta, non mi sveglierei neanche con le cannonate) o No ti l’àgghju dittu ca ci mi n’èr’a scìi prima, èr’a passà (èr'a éssiri passàtu) cu ti lu dicu? (Non te l’ho detto che se dovessi andar via prima, sarei passato a dirtelo?) o Ti putèva purtà a lu cinima, ci curu firmu ti piascèva (Potrei accompagnarti al cinema, se ti piacesse il film) COMPARATIVE o No nc’è študiàtu quant’èr’a éssiri (Non ha studiato quanto sarebbe stato opportuno. Oppure: quanto avrebbe dovuto) AVVERSATIVE o Quiri do mieštri di rimònna si fascèvuni li scarpi junu cu l’addru quann’èruni pututu fatijà nziemi (Quei due maestri di potatura erano rivali mentre avrebbero potuto cooperare)

LIMITATIVE o Pi curu ca ni pozzu sapìi iu, non nc’èrun’a fatijài né li traìnieri e né li scarpàri (Per quanto ne possa sapere io, non dovrebbero lavorare né i carrettieri e né i calzolai)

o o o o o o

CONCESSIVA IPOTETICA L’èr’a cattà lu štessi, puru ca štava assài (Lo comprerei anche se costasse un patrimonio) No m’èr’a pigghjià nišciunu riàlu, mancu ci èra oru (No accetterei nessun regalo, neanche se fosse d’oro) Puru ca èrim’arrivàti mezz’ora prima, no l’èrim’acchjàtu lu štessi (Anche arrivando mezz’ora prima, non l’avremmo trovato) Puru ca èrumu nzištùtu n’addu picca, no èrim’a éssiri vvutu nienti lu štessi (Anche a insistere un altro poco, non avremmo ottenuto nulla di più) Puru ca nci lu discèva, no m’èr’a sèntiri lu štessi (Anche se glielo dicessi, non mi ascolterebbe) Puru ca vulèva, non lu putèva ajiutà (Anche volendo, non potrei aiutarlo) UNA PARTICOLARE FORMA DI CONCESSIVA IPOTETICA viene elaborata dal dialetto per conseguire effetti di maggiore enfasi, con l'ellissi della congiun-

214


o o o o o

o o o

o

o o o o o o o o

zione nella protasi, e introducendo l'apodosi (di senso negativo e di valore avversativo) con e puru no...., e mancu ....: Èr'a vinì lu papa, e puru di cquà no m'èr'a spuštài (Venisse il papa, e di qui non mi sposterei) Èr’a éssiri vinùtu lu re, e puru di ddà no m’èr’a éssiri muvùtu (Fosse anche venuto il re, non mi sarei mosso da lì) Ér’a štà nu puzzu di sordi, m’èr’a vènniri nu uecchjiu di nfacci e puru mi l’èr’a cattài lu štessi (Costasse un patrimonio, io lo comprerei lo stesso) Ér’a štà nu saccu di sordi, m’èr’a scażżài nu peti, e puru mi l’er’a cattà lu štessi (Costasse tanto, mi scalzerei un piede, e pure me lo comprerei lo stesso) Èr’a vinìi sierma da sotta terra, e mancu ti l'èr'a dìsciri E quanni dicu noni èti noni (Venisse mio padre dall’altro mondo, e neanche te lo direi.... e quando dico no è no) Jèr’a éssiri štatu l'ùrtimu di la terra, šta cosa no l’jèr’a éssiri fatta (Fossi stato l'ultimo della terra, questa cosa non l’avresti dovuta fare) Jèr’a éssiri štàtu lu cchjiù fessa di tutti, e puru jèr’a éssiri capìtu (Fossi stato il più ingenuo di tutti, avresti capito [avresti dovuto capire]) Jèr’a éssiri štatu lu peggiu dilinquènti, e puru non t’érun’a éssiri purtàtu cu li catèni (Fossi stato il peggiore dei delinquenti, e manco ti avrebbero portato in carcere in catene) N’èrim’a éssiri manciàtu mucarìi, e no t’ièr’a éssiri cumpurtàtu di curu bàrburu modu (Neanche se avessimo mangiato immondizie, ti saresti comportato come un villano) IL CONDIZIONALE NEGLI INTERROGATIVI DUBITATIVI Addò èra putùtu šcìi? Addò putèva scìi? (Dove sarei potuto andare? Dove potrei andare?) Addò èra scìi? (Dove andrei? Dove andare?) C’èr’a dìsciri? Ce èr’a éssiri dittu? (Cosa dire? Che avrei dovuto dire?) C’èr’a nnùsciri? C’èr’a éssiri nnuttu? (Cosa portare? Cosa dovrei portare? Che avrei dovuto portare?) Ce ccòsa èr’a pinzài? (Che cosa penserei? Cosa pensare? Cosa dovrei pensare? Cosa dovevo pensare?) Ce ccòsa èr’a éssiri pinzàtu? (Che cosa avrei pensato?) Ce jèr’a ffà? (Cosa faresti? Cosa dovevi fare?) Ci l’èr’a éssiri dittu ca s’èr’a scì minà nta na cistèrna? (Chi l’avrebbe detto che si sarebbe buttato in una cisterna?)

IL CONDIZIONALE PASSATO, NELLE FRASI PRINCIPALI, indica un evento che avrebbe potuto verificarsi prima del momento in cui si parla, ma non si è verificato; ovvero esprime un desiderio che non si è potuto realizzare. o Mi n’èr’a éssiri sciutu (Me ne sarei dovuto andare)

215


o Ér’a éssiri sciutu jèri sera, e no nci àgghjiu putùtu scìi (Sarei dovuto andare ieri sera, ma non ho potuto) o Ér’a éssiri vinùtu prima, ma no àgghjiu'vvutu tiempu! (Sarei venuto prima, ma non ne ho avuto il tempo!) o T’ièr’a èssiri štatu zitta! (Avresti dovuto stare zitto!) o Èr’a éssiri sciutu prima da lu scarpàru (Sarebbe dovuto andare prima dal ciabattino) o Èrim’a éssiri chjiamàtu Ronzu (Avremmo dovuto chiamare Oronzo) o Èrumu putùtu vvisà Nzícchjiu (Avremmo potuto avvisare Alfonso) o Érun’a éssiri sciutu fori, e jè sicùru ca no nci sò sciuti (Sarebbero dovuti andare in campagna, ed è certo che non ci sono andati) o Jèr’a éssiri fattu megghjiu cu t' ièri štatu zitta (Avresti fatto meglio a stare zitto) o Jeri sera cu te èr’a éssiri ssutu cu piascèri (Sarei uscito volentieri, ieri sera, con te) o Ti l’èr’a éssiri dittu šta sera quanni n’èrim’a vètiri (Te l’avrei detto questa sera quando ci saremmo visti, comunque ora l'hai già saputo) IN ORDINE ALL'USO DEI TEMPI, secondo alcuni il dialetto esprime con il presente una pura possibilità, e con il passato una necessità realizzata o che non si è potuta realizzare: o Ci lu putèva pinzà ca jèr’a vènniri lu fondu (Chi l'avrebbe immaginato che avresti venduto il fondo = possibilità) o Ci lu putèva pinzà ca jèr’a éssiri vinnùtu lu fondu (Chi l'avrebbe immaginato che ti saresti trovato nella necessità di dover vendere, come di fatto hai venduto = necessità realizzata) o Discèvuni ca la partìta l’érun’a vènciri lori (Dicevano che la partita l’avrebbero vinta loro = possibilità) o Ncap'a quiri la partìta l’érun’a éssiri vinciùta lori (Erano convinti che avrebbero vinto loro la partita = convincimento non corrispondente al vero) o La partìta, l’érun’a éssiri vinciùta lori, ca sò sciucàti megghju (La partita, l’avrebbero dovuto vincere loro, perché hanno giocato meglio = necessità non realizzata) IN REALTÀ, ordinariamente la distinzione tra la possibilità e la necessità viene operata dal dialetto non mediante la scelta temporale (presente o passato), bensì ricorrendo all'imperfetto e trapassato prossimo o alla costruzione perifrastica èr'a + infinito presente o passato del verbo [che rappresenta appunto il verbo dovere italiano]: o Ci ti invitàva, jèr'a vinì (Se ti invitassi, saresti obbligato a venire) o Ci ti nvitàva, vinìvi (Se ti invitassi, verresti) o Ci t’èra nvitàtu, jèri vinutu (Se ti avessi invitato, saresti venuto = pura possibilità)

216


o Ci t’èra nvitàtu, jèr’a èssiri vinùtu (Se ti avessi invitato, saresti dovuto venire = obbligo) o Ci tineva li sordi, mi cattàva la màchina (Se avessi i soldi, mi comprerei la macchina = pura possibilità) o Ci tineva li sordi, m'èr'a cattà la màchina (Se avessi i soldi, come scelta obbligata mi comprerei la macchina) o Ci èra tinùtu li sordi, m’èra cattàtu la màchina (Se avesse avuto il denaro, mi sarei comprato la macchina = conseguenza possibile) o Ci èra tinùtu li sordi, m’èr’a éssiri cattàtu la màchina (Se avesse avuto il denaro, mi sarei comprato la macchina = conseguenza obbligata, scelta necessitata, prioritaria) o Ci l’èrumu sapùtu prima, ti l’èrumu mpidìtu cu fascìvi na minchjiarilàggini di quera spesci (Se lo avessimo saputo prima, ti avremmo impedito di fare una sciocchezza simile = pura possibilità) o Ci l’èrumu sapùtu prima, ti l’èrum’a éssiri mpidìtu cu fàscìvi na minchjiarilàggini di quera spesci (Se l’avessimo saputo prima, avremmo fatto di tutto per impedirti di fare una cosa del genere = obbligo) NOTARE anche la differenza di significato che il dialetto annette alle seguenti proposizioni: a) Ci sierda štava veramènti bruttu, jèri chjiamàtu lu mièducu (Se tuo padre fosse stato veramente male, avresti chiamato il dottore) b) Ci sierda štava veramènti bruttu, j'èr'a éssiri chjiamàtu lu mièducu (Se tuo padre fosse stato veramente male, avresti dovuto chiamare il dottore) § In a), il dialetto ritiene falsa la conseguenza: "non hai chiamato il dottore", ergo "tuo padre non stava poi così male". La falsità della conseguenza porta con sé la falsità dell'antecedente. § In b), invece, il dialetto ritiene vera l'antecedente: "tuo padre stava proprio male"; ergo "non potevi non chiamare il dottore". La verità dell'antecedente implica l'obbligatorietà della conseguente. Esprime quindi una sorta di rimprovero per qualcosa che doveva essere fatta e non è stata fatta.

CONGIUNTIVO

Il dialetto, se si prescinde da alcune voci di un esiguo numero di verbi, non ha un sistema organico di forme per esprimere il modo congiuntivo. Saremmo in errore se volessimo inferire da ciò che il mondo della soggettività sia estraneo alla mentalità dialettale. Vi è chi attribuisce la mancanza del congiuntivo al fatto che il dialetto sia tutto fondato sul reale. È certo che il dialetto è fondato sul reale, sulla oralità e sulla contestualità, ma è parimenti certo che la cultura vissuta, assorbita

217


dall’ambiente di vita, che ha nel dialetto la sua espressione più viva, più immediata e più diretta, è complessa, fatta di certezze e di incertezze, di verità e di congetture, di realtà e di possibilità, di sicurezze e di timori, e di desideri e di speranze. E il dialetto, a differenza dell’italiano, non ha risolto l’opposizione oggettività-soggettività in una opposizione di modi verbali, indicativo-congiuntivo. Il dialetto ha scelto di esprimere le incertezze, i dubbi, le ipotesi, i timori, con lo stesso modo indicativo coniugato con le congiunzioni cu, ci, ecc..

§ § § § § § § § § § § o o o o o o o o o o o o

ECCO LE UNICHE FORME CONGIUNTIVE RILEVATE: dascia da (dare), 3^ Pers. sing. Tempo presente degghjia da duvìi (dovere), 3^ Pers. sing. Tempo presente dògghjia da dulii (dolersi), 2^ Pers. sing. Tempo presente fazza da fài (fare), 3^ Pers. sing. Tempo presente pozza da putìi (potere), 1^ Pers. sing. Tempo presente sìa da éssiri (essere), 3^ Pers. sing. Tempo presente štascia da štài (stare), 3^ Pers. sing. Tempo presente tiègghji da duvìi (dovere), 2^ Pers. sing. Tempo presente vascia da scìi (andare), 3^ Pers. sing. Tempo presente vegna da vinìi (venire), 3^ Pers. sing. Tempo presente vògghjia da vulìi (volere), 3^ Pers. sing. Tempo presente

Àgghhji pasci! (Che la pace sia con te!) Ce nni vegna vegna (Venga quel che sarà) Cenca sìa sìa (Qualunque cosa sia) Cu degghja casculài a štu munnu e a l’addru! (Che possa deperire in questo e nell’altro mondo!) Cu mi lu dascia arrètu (Che me lo dia indietro) Cu no pozza vètiri crei! (Che io non possa vedere domani!) Cu štascia com’a marìtima nta quattu tàvuli! (Che stia come mio marito, chiuso nella bara!) Cu tiegghji jacchisciài! (Che tu possa fiammeggiare, come l'ardente vivo fuoco!) Cu vascia fori cinca mali mi voli! (Che vada in campagna chi mi vuole male!) Fazza a Diu (Sia fatta la volontà del Signore!) Li rrobbi, li lava ci vògghjia, e li'ppènni, ci si dògghjia (Chiunque può lavare i panni, ma deve stenderli solo chi è bravo, pieno di garbo e delicatezza) Vogghjia Crištu cu no chjiovi! (Voglia il cielo che non piova!) Nel Vocabolario dei dialetti salentini del Rohlfs (Vol. I, p. 123, v. catire, relativamente a "B ca"), troviamo anche cásciane, cu ccásciane (cadano, che cadano). Non si rilevano nel parlato attuale occorrenze di dette voci. Le voci correlate alla coniugazione del Congiuntivo presente del verbo "potere" italiano sono:

218


- pozza (iu) possa io - puèzzi (tu) possa tu - pozza (iddu) possa egli - pòzzira (lori) possano essi - degghjia (iu) possa io - diègghji (tu) possa tu - degghjia (iddu) possa egli - dègghjira (lori) possano loro Un esempio di imperfetto: o Da rasu a la vunnèdda mea, tuccàssi ci voli (Fino al limite estremo della mia gonnella, che toccasse chi vuole)

o o o o § o § o

IL DIALETTO RAPPRESENTA IL MODO CONGIUNTIVO nei termini seguenti: - cu o ci + imperfetto indicativo per esprimere: un desiderio Cu èruni mai dittu na vodda sini a quarcùnu! (Avessero mai detto di sì a qualcuno!) Cu lu passàva curu concorsu! (Superasse quel concorso!) Cu èra partùtu! (Fossi partito!) Ci turnàva! (Se tornasse!) Ci študiàva nu picca di cchjiù! (Se studiasse un po’ di più!) un dubbio Cu èra veru? (E se fosse vero?) una ipotesi Cu èra già rrivàtu! (Fosse già arrivato!)

§ o § o o § o o § o § o o

- cu + presente indicativo per esprimere: un desiderio o un augurio Cu Diu ni la mànna bbona! (Che Dio ce la mandi buona!) un’esortazione Cu mi dè retta! (Egli ascolti i miei consigli!) Cu si metti a študià cu lu propòsitu! (Si metta a studiare di buona lena) un dubbio Cu m’è fàttu nu scherzu? (Che mi abbia fatto uno scherzo?) Cu jàvi rasciòni Ronzu? (Che abbia ragione Oronzo?) supposizione Cu štè ancòra nta mmari? (Che sia ancora in mare?) una concessione Cu fasci curu ca voli! (Faccia quel che vuole!) Cu fasci a piacìru sua! (Faccia con comodo!)

§ o

219


o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

- nelle proposizioni dipendenti unite alla principale mediante cu, ci, prima cu, per esprimere qualcosa di cui non siamo certi, oppure che speriamo, o ancora che temiamo. Insomma per manifestare le nostre opinioni o stati d’animo. A cci mali mi voli, cu caccia li uècchji da fori (Chi desidera il mio male, che strabuzzi gli occhi di fuori) A cinca si lagna di na bbòna mamma, na trišta matrèa Diu cu nci manna (Chi si lamenta di una buona mamma, che Dio gli mandi una trista matrigna) Ci no t’arrìvu iu, cu t’arrìva la mani di Diu! (Se non ti raggiungo io, che ti raggiunga la mano di Dio!) Ci sémmina spini, cu no vascia scażżàtu (Chi semina spine, che non vada scalzo) Ci uè vviti la fèmmina murì, cu ssi lava li capìddi e cu vè a durmì (Se vuoi vedere morire la donna, che si lavi i capelli e vada a dormire) Cinca è megghju, cu passa nnanti! (Il migliore, che passi, o passasse avanti!) Cinca si fasci li mbruègghji, cu si li śbrogghjia (Gli imbrogli, chi se li crea, se li sbrogli) Cinca teni la rugna, cu ssi la gratta (Chi tiene la rogna, che se la gratti) Cinca voli lu fuecu, cu vè a nturnu (Chi vuole il fuoco, che vada a cercarlo) Cu canùšci nu crištiànu, t’àta mancià na sarma di sali (Se vuoi conoscere una persona, allora ti devi mangiare una salma di sale) Cu vinni nci voli picca, cu ccàtti nci vol’assà (Per vendere ci vuole poco, per comprare ci vuole assai) Cu vveni nu uàju no nci voli nienti, ma cu ssi ni vè ....! (Che venga un guaio, non ci vuole niente, ma per andarsene ....!) Dinci cu si metti sobb’a lu traìnu (Digli di salire sul carro) Diu cu ni líbbira da na vašcia cadùta! (Dio ci liberi da una caduta bassa!) Diu cu ti scanza da na mazzàta di nu uerciu! (Dio ci liberi da una mazzata di un cieco!) È megghju cu mmuèruni cientu attàni, e no cu mmori na mamma (È meglio che muoiano 100 padri, e non che muoia una madre) È megghju cu sinti riccu di sagnu ce di sordi (È meglio che tu sia ricco di sangue che di soldi) Èti megghju cu bbuschi pi na quarta di pani e no cu fasci la vita da cani (E meglio che tu guadagni un quarto di pane, e non che tu faccia una vita da cane) Èti megghju cu sinti capu e no cota (È meglio che tu sia capo e non coda) Fascìmu pinitènza, e lu Cruscifìssu cu nci penza, a fa chjiòviri (Facciamo penitenza, e che il Signore provveda a far piovere) L’avàru no nci mancia cu no caca (L’avaro non mangia per non defecare) La carvàra disci a lu tripièti: “Fatti cchjiù ddà cu no mmi mmuchi” (Il paiolo dice al treppiedi: “Fatti più in là, altrimenti mi sporchi”) La zita cu ti voli, e di li pariènti no ti ni fricà nienti (L’importante è che ti voglia la partner, dei parenti non te ne importare niente)

220


o Lu granu, puru ca èti spicùddu, bašta cu èti chjinu (Il grano, anche se è a piccole spighe, purché sia pieno di farina) o Lu prièvu cu mi disci curu ca sapèva (Lo pregai di dirmi quanto sapeva) o Lu Signòri cu ti teni luntànu da lu mièducu e da l’avvucàtu (Il Signore che ti tenga lontano dai medici e dagli avvocati) o Mancia cu no ti fama, e vištiti cu no ti scela (Mangia per non avere fame, e vestiti per non sentire freddo) o No mi ni curu ca sò curnùtu, bašta cu manciu, bevu e sò vištùtu (Non me ne curo se sono cornuto: basta che mangi, beva e mi vesta) o Pi lu bbeni ca ti vogghjiu, ti zzìccu e ti šturtògghjiu / mi veni cu t’accìtu (Per il bene che ti voglio, ti prendo e ti torco / mi viene di ucciderti) o Prima cu ccàtti nu cavàddu uàrdulu mmòcca (Prima di comprare un cavallo guardalo in bocca) o Prima cu mmitti lu passu, fèrma li pieti (Prima di fare un passo, ferma i piedi, e rifletti) o Prima cu t’avvèva, nta lu cori ti tinèva; mu ca t’àgghjiu vvùtu, và ffà'nculu a ci t’è crišciùtu (Prv: Prima che ti avessi, nel cuore ti tenevo; ora che ti ho avuto, vaffan! a chi ti ha cresciuto) o Prima cu ti nzuèri, uàrda la razza, ci no cacci li corni com'a na cozza (Prima di prendere moglie, guarda la razza, altrimenti cacci le corna come la lumaca) o Prima cu vvèti li scurzùni, chjiama S. Paulu (Prima di vedere gli scorzoni, chiama S.Paolo, che ne è il santo protettore) o Quanni lu cani rusci, èti megghju cu ti ni fusci (Quando il cane ringhia, e meglio che te te scappi) o Si štè mmena nnanti cu no s’àcchjia retu (Si sta buttando in avanti per non trovarsi indietro) o Speriàmu a Diu cu no nci vèni (Speriamo che non venga) o Voli cu vocu (Egli vuole che io vada) IL TRAPASSATO CONGIUNTIVO, di uso alquanto limitato, è costruito con l’imperfetto congiuntivo dell’ausiliare avvìi (avere) + il participio passato del verbo principale

§ § § § § §

Esempi con scìi e cattài (andare, comprare): (iu) avìssi sciutu, avìssi cattàtu (fossi io andato, avessi io comprato) (tu) avìssi sciutu, avìssi cattàtu (fossi tu andato, avessi tu comprato) (iddu) avìssi sciutu, avìssi cattàtu (fosse andato, avesse comprato) (nui) avíssimu sciutu, avíssimu cattàtu (fossimo andati, avessimo comprato) (vui) avíssivi sciutu, avíssivi cattàtu (foste andati, aveste comprato) (lori) avìssira sciutu, avìssira cattàtu (fossero andati, avessero comprato)

221


Tale forma si trova in frasi indipendenti, e si riferisce a un evento anteriore al momento in cui si parla, presentato per lo più come non-reale: o Avìssi sciutu! (Fossi andato!) È un’espressione di contrarietà e disappunto, talvolta di stizza, per qualcosa che non si è fatto, ovvero avverso chi si affligge o ci affligge per un’opportunità perduta. La seguente strofa, tratta, dal canto popolare, La vita tonna tonna, rappresenta con chiarezza il senso che il dialetto annette a detto tempo: Avìssi pinzàtu allòra Quanni t’amàva tanta Ce vvali a me štu chjiàntu Ci no tti vògghjiu cchjiù Ecco altri esempi: o Armènu n’avìssi avvisàtu prima! (Almeno ci avesse avvisato prima! La colpa è solo sua) o M’avìssi datu retta! (Mi avesse dato ascolto! Ora non starebbe qui a recriminare) o Avìssimu štatu tutti nta casa, quera vodda! (Fossimo rimasti tutti in casa, quella volta! Ora non staremmo qui a recriminare). Il dialetto ricorre a detto tempo anche per stigmatizzare chi ha la presunzione di sapere o di valere più di chiunque altro. All’impertinente che, senza discrezione o tatto, dà giudizi negativi su di noi o su altri, colpevoli, a suo avviso, di aver operato malamente, in modo scriteriato e senza alcuna efficacia, fortemente replichiamo risentiti: o Avìssi sciutu tu! [Èrim’a vvètiri ce jer’a sapì ffài!] o L’avìssi fattu tu! [Èrim’a vvètiri ce jer’a sapì ffài!] o Avìssi sciutu puru tui appièrsu, ca ni capìšci megghju [cussì nci jèri żżatu nu uecchjiu] (Ironia) IL TRAPASSATO CONGIUNTIVO ITALIANO, nelle frasi dipendenti, viene reso in dialetto con il trapassato indicativo: Ipotesi irreale riferita al passato o Ci èra spittàtu n’addu picca, l’èr'a éssiri pirdùtu [l'èra pirdùtu] pi sempri (Se avesse aspettato un altro poco, l’avrebbe perso per sempre) o Ci èra vinùtu a la fešta, l'èr'a éssiri vištu [l’èra vištu] di sicùru (Se fosse venuto alla festa, lo avrei visto senz’altro)

222


o Ci lu traìnu l’èra purtàtu lu figghjiu, totta quera rrobba no s’èr'a éssiri pirdùta [no s'èra pirdùta] pi la štrada (Se il carro l’avesse portato il figlio, tutta quella roba non si sarebbe perduta per strada) o Ci Ronzu m’èra sintùtu, non s’èr’a éssiri cchjiàtu [no s'èra cchjiatu] nta curu uaiu (Se Oronzo mi avesse dato retta, non si sarebbe trovato in quel guaio) Concessiva o [Doppi ca t’àgghjiu vvisàtu] Cu tuttu ca ti l’èra dittu, à vulì ffattu di capu tova (Nonostante te lo avessi detto, hai voluto fare di testa tua)

IMPERATIVO

L’imperativo è il modo finito della flessione verbale che esprime comando o anche consiglio, preghiera, divieto, invito, esortazione. Ha due tempi, il presente e il futuro.

§

IL PRESENTE esprime un comando da eseguire subito: Ażżàtivi ca è tardi! (Alzatevi che è tardi!) Chjianci! Chjiancìti! (Piangi! Piangete!) Chjiudìti la porta! (Chiudete la porta!) Dammi retta: študia! (Dammi retta: studia!) E mu curcàtivi! (Ed ora dormite!) Fatìja! Fatijàti! (Lavora!Lavorate!) Jessi! Assìti! (Esci! Uscite!) Na! docièntu liri: accàttiti nu štuezzu di pani! (Eccoti 200 lire: comprati un tozzo di pane!) Pigghjia, pigghjiàti lu pani (Prendi, prendete il pane) Scáppitini! Scappàtivini! (Fuggi! Fuggite!) Scòrditi! Scurdàtivi! (Dimentica! Dimenticate!) Spícciala! Spicciàtila! (Smettila! Smettetela!) Spógghjiti! Spugghjiàtivi! (Spogliati! Spogliatevi!) Vabbànni! Sciàtivini! (Vattene! Andatevene!) Vieni cquà! Vinìti cquà! (Vieni qui! Venite qui!) È ovvio che l’imperativo non ha la prima persona singolare. Le altre voci coincidono con quelle del presente indicativo, fatta eccezione per i verbi della 1^ Con., aventi -a come desinenza della 2^ persona singolare: Mancia, pigghjia (mangia tu, prendi tu)

§ §

Nella forma riflessiva, la -a si muta in -i, assorbita dalla -i- della radice, per effetto della -i della particella pronominale -ti: Mànciti (Mangiati) Pìgghjiti lu tièmpu ca uèi! (Prenditi il tempo che vuoi!)

o o o o o o o o o o o o o o o

223


§ § § § § § §

La prima persona plurale ha senso esortativo e corrisponde all’indicativo presente: Ażżàmini! (Alziamoci!) Curcàmini! (Corichiamoci!) No discìmu minchjiarilàggini! (Non diciamo sciocchezze!) Scappàminili! (Scappiamocene) Sciàmminili! (Andiamocene) Spicciàmila tutti quanti! (Finiamola tutti quanti) Trasìmu! (Entriamo!)

§ § § § § § §

IMPERATIVO PROIBITIVO (negativo) L’imperativo negativo, alla 2^ persona singolare, si costruisce con la negazione no + infinito presente; alla 2^ persona plurale, con la negazione no + 2^ persona plurale dl presente indicativo: no còrriri, no currìti (non correre, non correte) no dìsciri, no discìti (non dire, non dite) no ffài, no fascìti (non fare, non fate) no manciài, no manciàti (non mangiare, non mangiate) no pàrtiri, no partìti (non partire, non partite) no scappài, no scappàti (non scappare, non scappate) no ssèntiri, no ssintìti (non sentire, non sentite)

o o o o o o o o o o o

Le voci dell’IMPERATIVO FUTURO, il quale indica appunto un’azione che deve essere realizzata nel futuro, coincidono in tutto con quelle del futuro indicativo. Anche l’imperativo futuro manca della prima persona singolare. Àt'a ffà curu ca dicu iu! (Farai quello che dico iu!) Àt’a amà l’addri com’a te štessu (Amerai il prossimo come te stesso) Àt’a fài comi t’àgghjiu dittu (Farai come ti ho detto) Àt’a parlà tu! (Parlerai tu!) Àt’a pàrtiri quanni pponni lu soli (Partirai al tramonto del sole) N’àd’a sèntiri fażżità! (Ne sentirai falsità!) N’adda vodda, nci'àt’a pinzà prima (pènzici) (La prossima volta, ci penserai prima) No t’àt’a mòviri (Non ti muoverai) Quiri cumpàgni, l’avìt’a lassà súbbiti (Voi lascerete subito quei compagni) Tu, no ti n’àt’a scìi (Tu non te ne andrai) V’avìt’a curcà nta štu liettu! (Dormirete in questo letto!) ALCUNE PARTICOLARITÀ DIALETTALI: La recriminazione del contadino, stanco alla fine di una giornata di lavoro, avverso la sproporzione tra fatica e compenso, viene resa dal dialetto, nel proverbio che segue, con l’intensificazione del verbo mediante il raddoppiamento dell’imperativo alla 2^ persona singolare.

224


Quanni lu villànu arrìva da fori, disci: “Fatìja fatìja, e la sera pani e cipòddi” (Quando il contadino torna dalla campagna, dice: “Lavora, lavora; e la sera pane e cipolla”)

§ § § § § §

Una particolare enfasi vien data alla ripetizione dell'imperativo. La seconda forma è però abbreviata fino alla vocale tonica: Mancia mà! (Mangia) Scinni scì! (Scendi) Sienti siè! (Senti) Vanci và! (Vai) Vieni viè (Vieni) Viti vi! (Vedi)

§

Già si è detto che l’imperativo manca della prima persona. Per le 3^ persone, il dialetto ricorre alla congiunzione cu + presente indicativo (o il presente congiuntivo, ove esistente, o almeno limitatamente alle voci esistenti) [congiuntivo esortativo]. Cu fatìja! (Che lavori!)

§

Una singolare costruzione di imperativo proibitivo è data da: no scì + gerundio, che ricalca il nesso latino non ire eundo No scì scènnu (Non andare, se proprio non vuoi andare)

15.4.Verbi ausiliari

Avvìi e éssiri osservano una propria coniugazione, quanto mai irregolare. Sono detti ausiliari (dal latino auxiliaris, che aiuta) perché aiutano a coniugare gli altri verbi nei tempi composti. (Si precisa, tra l'altro, che il verbo éssiri serve anche alla formazione del passivo) TEMPI COMPOSTI CON I VERBI AUSILIARI IL PASSATO PROSSIMO si forma con il presente indicativo dell’ausiliare avvìi + il participio passato del verbo. Fa eccezione la 3^ persona singolare (e anche la 3^ persona plurale), che si forma con l’ausiliare éssiri: - àgghjiu sciùtu (sono andato) - è šciùtu (è andato) - òni sciutu, sò sciuti (sono andati)

- agghjiu manciàtu (ho mangiato) - è manciàtu (ha mangiato) - óni manciàtu, sò manciàti (hanno mangiato)

225


IL TRAPASSATO PROSSIMO si forma con l’imperfetto indicativo dell’ausiliare éssiri + il participio passato del verbo: o Iu èra già manciàtu quanni edda trasì nt’a casa (Avevo già mangiato quando lei entrò in casa) IL TRAPASSATO REMOTO si forma con il passato remoto dell’ausiliare avvìi + il participio passato del verbo. IL FUTURO SEMPLICE si costruisce perifrasticamente con il presente indicativo dell’ausiliare avvìi + a + l’infinito presente del verbo. Es.: o Àd’a ccattài e àd’a vénniri (Comprerai e venderai) Molto spesso il futuro semplice viene sostituito dal presente indicativo, specialmente quando l’idea del futuro è espressa da un avverbio ovvero la si ricava dal contesto: o Appèna spícciuni li scoli, ni li sciamu fori (Appena finiscono le scuole, ce ne andremo in campagna) o Sciamu crei (Andremo domani) IL FUTURO ANTERIORE con il presente indicativo dell’ausiliare avvìi + a + l’infinito passato del verbo: o Ón’a éssiri štati li novi (Saranno state le nove) o Ón’a éssiri manciàtu fori di lu zzisa (Avranno mangiato in campagna dello zio)

o o o o

IL CONDIZIONALE PRESENTE e IL CONDIZIONALE PASSATO, il dialetto li esprime, rispettivamente, tramite l'imperfetto e il trapassato prossimo del Modo Indicativo. Ci èrumu sciùtu a la fèra, èrumu cattàtu mulìddi e fìchi (Se fossimo andati alla fiera, avremmo comprato mele e fichi) Cu na màchina cchjiù vilòsci, a št’ora èrim'arrivàti (Con una macchina più veloce, a quest’ora saremmo arrivati) No manciàvi tànta, ci no ti piascèva (Non mangeresti tanto, se non ti piacesse) Štàva cchjiù sicùru ci ti ni scivi cu lu trenu (Sarei più tranquillo se te ne andassi in treno)

N.B.: il condizionale, se indica un futuro del passato, unitamente alle forme verbali di cui sopra, è reso perifrasticamente mediante l’imperfetto indicativo dell’ausiliare éssiri + a + l’infinito presente o passato: cioè mediante l'imperfetto del verbo dovere + l'infinito. o Quann'era piccinnu, fascìbbu miscìzia cu Ntunìcchjiu, ca cu lu tiempu s'er'a ffà sempri chjiù štrètta [Quando ero piccolo, strinsi con Antonio un'amicizia che nel tempo doveva farsi (= un'amicizia che si sarebbe fatta) sempre più tenace]

226


§ §

L’INFINITO PASSATO si forma con l’ausiliare éssiri: éssiri fattu (avere fatto) éssiri sciutu (essere andato). IL GERUNDIO PASSATO si forma con il gerundio presente dell’ausiliare éssiri + il participio passato del verbo: tempo puramente teorico, in quanto non si rilevano ricorrenze di tale costrutto.

AVVÌI

È bene cogliere prima di tutto 3 forme particolari del presente indicativo: - la prima, della coniugazione normale - la seconda, della formazione perifrastica del futuro semplice - la terza, della formazione del passato prossimo.

§ § § § § §

Presente Indicativo àgghjiu jèi (j prostetica) àvi avvìmu (àmu, forma sincopata) avvìti (avìti, forma sincopata; ìti, forma aferetica) óni

§ § § § § §

Futuro Semplice àgghji'a + infinito presente àt'a (àd'a) + infinito presente àv'a + infinito presente àm'a + infinito presente ìt'a + infinito presente ón'a + infinito presentte

§ § § § § §

Passato Prossimo àgghjiu + participio passato à + participio passato è + participio passato àmu + participio passato avìti + participio passato óni (sò) + participio passato Si noti: - la forma sincopata àmu della 1^ persona plurale - l’ausiliare èssiri della 3^ persona singolare del passato prossimo. In tempi recenti, ripetiamo, si utilizza anche éssiri per la formazione della 3^ persona plurale (sonti, sò, so').

227


§ § § § § §

LA CONIUGAZIONE Modo Indicativo-Tempo presente iu àgghjiu (ho) tu jèi (hai) iddu àvi (ha) nu avvìmu, avìmu, àmu (abbiamo) vu avvìti, avìti, ìti (avete) lori óni (hanno)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo imperfetto / Modo Condizionale-Tempo presente iu avvèva, avèva (avevo) / (avrei) tu avvìvi, avìvi (avevi) / (avresti) iddu avvèva, avèva (aveva) / (avrebbe) nu avvèmmu, avèmmu (avevamo) / (avremmo) vu avvìvi, avìvi (avevate) / (avreste) lori avvèvuni, avèvuni (avevano) / (avrebbero)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato remoto iu avvìbbu, avìbbu, avvìvu, avìvu (ebbi) tu avvìšti, avìšti (avesti) iddu avvì, ebbi (ebbe) nu avvèmmu, avèmmu (avemmo) vu avvìštivi, avìštivi (aveste) lori avvèruni, avvèra, ébbra (ebbero)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato prossimo iu àgghjiu vvùtu (ho avuto) tu à vvùtu (hai avuto) iddu è vvùtu (ha avuto) nu àmu vvùtu (abbiamo avuto) vu avìti, ìti vvùtu (avete avuto) lori óni vvùtu (hanno avuto)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo trapassato prossimo / Modo Condizionale - Tempo passato iu èra vvùtu (avevo avuto) / (avrei avuto) tu jèri vvùtu (avevi avuto) / (avresti avuto) iddu èra vvùtu (aveva avuto) / (avrebbe avuto) nu èrimu vvùtu (avevamo avuto) / (avremmo avuto) vu jèrivi vvùtu (avevate avuto) / (avreste avuto) lori èruni vvùtu (avevano avuto) / (avrebbero avuto)

228


§ § § § § §

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo Futuro Semplice iu àgghji'a vvì (avrò) tu àt'a vvì (avrai) iddu àv'a vvì (avrà) nu àm'a vvì (avremo) vu ìt'a vvì (avrete) lori ón'a vvì (avranno) Modo Indicativo-Futuro anteriore iu àgghji'a éssiri vvutu (avrò avuto) tu àt'a éssiri vvutu (avrai avuto) iddu àv'a éssiri vvutu (avrà avuto) nu àm'a éssiri vvutu (avremo avuto) vu àvit'a éssiri vvutu (avrete avuto) lori ón'a éssiri vvutu (avranno avuto) Modo Congiuntivo (vd. p. 246 e segg.)

§

Modo Imperativo-Tempo presente àgghji (tu), avvìti (vui) (abbi tu, abbiate voi)

§

Modo Gerundio-Tempo presente avènnu (avendo)

§

Modo Participio-Tempo passato avvùtu, avùtu, vvùtu (avuto)

§

Modo Infinito-Tempo presente avvìi (avere) Modo Infinito – Tempo passato: éssiri vvùtu (avere avuto)

ÉSSIRI § § § § § §

LA CONIUGAZIONE Modo Indicativo-Tempo presente iu sontu, sò, so' (sono) tu sinti, sì, si' (sei) iddu èti, è (è) nu simu (siamo) vu siti (siete) lori sonti, sò, so' (sono)

§

Modo Indicativo-Tempo imperfetto / Modo Condizionale-Tempo presente iu èra (ero) / (sarei)

229


§ § § § §

tu jèri (eri) / (saresti) iddu èra (era) / (sarebbe) nu èrimu, èrumu (eravamo) / (saremmo) vu jèrivi (eravate) / (sareste) lori èruni (erano) / (sarebbero)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato remoto iu fuèvu, fuèbbu, fubbu (fui) tu fuèšti, fušti (fosti) iddu foi, fò (fu) nu fuèmmu, fummu (fummo) vu fuèštivi, fùštivi (foste) lori fora, fuèruni, fòruni, fòrini (furono)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato prossimo iu àgghjiu štatu (sono stato) tu à štatu (sei stato) iddu è štatu (è stato) nu àmu štatu (siamo stati) vu àvìti štatu (siete stati) lori óni štatu (sono stati)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo trapassato prossimo / Modo Condizionale-Tempo passato iu èra štatu (ero stato) / (sarei stato) tu jèri štatu (eri stati) / (saresti stato) iddu èra štatu (era stato) / (sarebbe stato) nu èrumu štatu (eravamo stati) / (saremmo stati) vu jèrivi štatu (eravate stati) / (sareste stati) lori èruni štatu (erano stati) / (sarebbero stati)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo futuro semplice iu àgghji'a éssiri (sarò) tu àt'a éssiri (sarai) iddu àv'a éssiri (sarà) nu àm'a éssiri (saremo) vu ìt'a éssiri (sarete) lori ón'a èssiri (saranno)

§ § §

Modo indicativo-Tempo futuro anteriore iu àgghji'a éssiri štatu (sarò stato) tu àt'a éssiri štatu (sarai stato) iddu àv'a éssiri štatu (sarà stato)

230


§ § §

nu àm'a éssiri štatu (saremo stati) vu àvit'a éssiri štatu (sarete stati) lori ón'a éssiri štatu (saranno stati) Modo Congiuntivo (vd. p. 207 e segg.)

§

Modo Imperativo-Tempo presente sì(nti), siti (sii tu, siate voi)

§

Modo Gerundio-Tempo presente essènnu (essendo) Modo Participio-Tempo passato štatu (stato)

§

Modo Infinito-Tempo presente éssiri (essere) Modo Infinito-Tempo passato éssiri štatu (essere stato)

15.5.Verbi servili

I verbi avvìi a, putìi e vulìi (dovere, potere, volere) esprimono una particolare modalità dell'azione indicata dal verbo che reggono. E cioè questa: se il soggetto ha necessità di compierla (deve), ha la possibilità di compierla (può), ha la volontà di compierla (vuole). I primi due si costruiscono con un verbo di modo infinito, il terzo con un verbo di modo finito.

DUVÌI (dovere)

Il verbo dialettale duvìi (voce modellata sulle forme degli altri due verbi servili), fatta eccezione per il participio passato duvùtu e per il passato remoto, non ha proprie voci verbali. Per esprimere la modalità della necessità, il dialetto ricorre alla costruzione perifrastica: avvìi + a + infinito del verbo: costrutto che rappresenta, tra l'altro, il futuro semplice (presente indicativo di avvìi + a + infinito presente); il futuro anteriore (presente indicativo di avvìi + a + infinito passato. CONIUGAZIONE DI AVVÌÌ + A con il verbo ÈSSIRI

§ § §

Presente indicativo Iu àgghji’a èssiri (devo essere, sarò) Tu àt’a èssiri (devi essere, sarai) Iddu àv’a èssiri (devi essere, sarà)

231


§ § §

Nu àm’a èssiri (dobbiamo essere, saremo) Vu avìt’a èssiri (dovete essere, sarete) Lori ón’a èssiri (devono essere, saranno)

§ § § § § §

Passato prossimo Iu àgghji’a èssiri štatu (devo essere stato, sarò stato) Tu àt’a èssiri štatu (devi essere stato, sarai stato) Iddu àv’a èssiri štatu (devi essere stato, sarà stato) Nu àm’a èssiri štatu (dobbiamo essere stato, saremo stati) Vu avìt’a èssiri štatu (dovete essere stati, sarete stati) Lori ón’a èssiri štatu (devono essere stati, saranno stati)

§ § § § § §

Passato prossimo con il paricipio passato duvutu Àgghjiu duvùtu scìi fori ca l’erva èra crišciùta (Sono dovuto andare in campagna per l'erba alta) À duvùtu dìsciri li buscìi cu ti ponnu crèdiri (Hai dovuto dire le bugie perché ti potessero credere) Suècrima è duvùtu purtài li uemmi fori pi la rimònna (Mio suocero ha dovuto portare gli operai in campagna per la potatura degli alberi) Nu àmu duvùtu spànniri li rrobbi ca ci no nfitišcèvuni (Abbiamo dovuto stendere i panni al sole altrimenti diventavano puzzolenti) Vu n’avìti duvùtu passài tanta, ca sarà mancu vi li ricurdàti (Avete dovuto passarne tante, che forse neanche ve ne ricordate) L’attàni nueštri óni duvùtu fài tanta sacrifìsci cu ni fàcuni crištiàni (I nostri genitori devono aver fatto tanti sacrifici per educarci)

§ § § § § §

Imperfetto indicativo / Condizionale presente Iu èr’a èssiri (dovevo essere / dovrei essere) tu jèr’a èssiri (dovevi essere / dovresti essere) iddu èr’a èssiri (doveva essere / dovrebbe essere) nui èrim’a èssiri (dovevamo essere / dovremmo essere) vui jèriv’a èssiri (dovevate essere / dovreste essere) lori èrun’a èssiri (dovevano essere / dovrebbero essere)

§ § § § § §

Trapassato prossimo / Condizionale passato Iu èr’a éssiri štatu (avevo dovuto essere / avrei dovuto essere) tu jèr’a éssiri štatu (avevi dovuto essere / avresti dovuto essere) iddu èr’éssiri štatu (aveva dovuto essere / avrebbe dovuto essere) nui èrim’a éssiri štatu (avevamo dovuto essere / avremmo dovuto essere) vui jèriv’a éssiri štatu (avevate dovuto essere / avreste dovuto essere) lori érun’a éssiri štatu (avevano dovuto essere / avrebbero dovuto essere)

§ §

Passato remoto Duvìbbu fài lu fessa pi passài nnanti a la fìla (Dovetti fare lo gnorri per non osservare la fila) Duvìšti purtài la cazzalòra a lu štagnàru ca s’èra tignàta (Dovesti portare la casseruola dallo stagnaro perché rotta)

232


§ § § §

§ § § o o o o o o

o o o o o o o o o

Duvètti crešciri lu luvàtu da la sera prima cu pò ffài lu pani (Dovette preparare una certa quantità di farina con il lievito dalla sera precedente perché potesse fare il pane) Duvèttimu scìi fori a l’appèti cu lu càvutu ca spaccava li petri (Dovemmo andare in campagna a piedi con il sole che spaccava le pietre) Duvìštivi manciài, pi la fama, puru li petri (Doveste mangiare, per la fame, anche le pietre) Duvèttira vunnumài súbbiti ca ci no si uaštàva lu tiempu (Dovettero vendemmiare subito perché il tempo stava per guastarsi, per mettersi al cattivo)

Relativamente al Trapassato prossimo del verbo principale, avente valore di Condizionale passato, il dialetto, per significare l'idea della necessità (dovere), adopera una costruzione davvero unica, questa: dato, p.e., il trapassato prossimo del verbo cattài, e cioè èra cattatu (avevo comprato, avrei comprato) il dialetto interpone, tra l'ausiliare èra e il participio passato cattàtu, la voce verbale vissi (forma aferetica di avissi, imperfetto congiuntivo di avvìi) e quindi: iu èra vissi cattàtu (avrei dovuto comprare) tu jèri vissi cattàtu (avresti dovuto comprare) iddu èra vissi cattàtu (avrebbe dovuto comprare) nui èrumu vissi cattàtu (avremmo dovuto comprare) vui jèrivi vissi cattàtu (avreste dovuto comprare) lori èruni vissi cattàtu (avremmo dovuto comprare) È bene ora fornire degli esempi per spiegare più chiaramente la valenza del verbo servile: Ci èrumu sciùtu a la fèra, èrim’a éssiri cattàtu mulìddi e fìchi (Se fossimo andati alla fiera, avremmo comprato mele e fichi / dovevamo comprare) Ci mi capitàva nta li mani, nci l'èr'a ffà paià (Se mi capitasse tra le mani, gliela farei pagare / gliela dovevo far pagare) Comi ti l’àgghià dìsciri ca šta cosa no l’ier’a fà (Come te lo devo dire che questa cosa non la dovevi fare / no la dovresti fare?) Cu na màchina cchjiù vilòsci, a št’ora èrim’a éssiri già rrivàti (Con una macchina più veloce, a quest’ora saremmo già arrivati / dovevamo essere già arrivati) Èr’a éssiri cchjiù sicùru ci ti ni scivi cu lu trenu (Dovrei essere / Sarei più tranquillo se te ne andassi in treno) Èr’a éssiri chjiuvùtu totta la notti, e puru no jèr’a ffài cussì (Anche se avesse piovuto tutta la notte, non dovresti fare così) Èr’a èssiri sciùtu jèri sera, e no nci àgghjiu putùtu scii (Sarei dovuto andare ieri sera, ma non ho potuto) Èr’a èssiri vinùtu prima, ma no àgghjiu’vvùtu tièmpu (Sarei dovuto venuto prima, ma non ne ho avuto il tempo) Èra putùtu dìsciri puru na minchjiarilàggini, lori no m’èrun’a èssiri trattàtu di quèra manèra (Potevo anche aver detto una sciocchezza, loro non dovevano trattarmi / non avrebbero dovuto trattarmi malamente)

233


o Èrim'a èssiri vinùti (Avremmo dovuto venire) o Èrumu putùtu scì puru a mmàri cu curu bbrùttu tièmpu, ma no n’èrim’a èssiri ma' fattu lu bagnu (Avremmo potuto andare al mare con quel brutto tempo, ma mai ci saremmo fatti il bagno) o Èruni tanta, e nišciunu sapèva addò s’èrun’a mèttri (Erano tanti che non sapevano dove mettersi) o L'ièr'a èssiri fàttu, e ni l'èrimi sciùti (Avresti dovuto farlo, e ce ne saremmo andati) o Mi n’èr’a èssiri sciùtu (Me ne sarei dovuto andare) o No jèr’a manciài tànta, ci no ti piascèva (Non dovresti mangiar tanto, se non ti piacesse) o No putèva mmagginà ci èr'a vinì (Non potevo immaginare chi sarebbe venuto) o Si siccàva quanni l'èr'a'spittà ori e ori (Si seccava di doverlo aspettare per ore e ore) o Štè fattu cenca s’èr’a ffà (Ciò che si doveva fare, si è fatto) o T’èr’a scì bbuènu e t’ièr’a ffà nu km di štrata a l’appèti (Dovresti essere fortunato, e faresti comunque un km di strada a piedi) o Tanta t’èr’a dà, e t’àgghjiu datu, e mu ce uèi? (Tanto dovevo / dovrei darti, e ti ho dato, ora cosa pretendi di più?) o Ti l'ièri fattu dà (Dovevi / avresti dovuto farteli dare) o Ti l’èr’a èssiri dittu šta sera quanni n’èrim’a vètiri (Te l’avrei detto questa sera quando ci saremmo visti / dovevamo vederci) o Tu la puèrti cu mme, e no t'àgghjiu fattu niènti, figùriti ci t'èra fattu ncuna cosa, ce m'ièr'a ffà (Tu ce l'hai con me, e non ti ho fatto niente, figurati come reagiresti se io avessi fatto qualcosa)

§ §

N.B.: Rifacendomi a quanto scritto in ordine al Falso condizionale o Futuro nel passato (p. 237), è opportuno rimarcare che il dialetto adopera il costrutto: àgghji'a + infinito, per esprimere il futuro (Modo Indicativo Tempo Futuro del verbo principale), oltre naturalmente il Presente Indicativo del verbo it. dovere èr'a (dovevo) + infinito, per il futuro del passato (Modo Condizionale del verbo principale), unitamente all'Imperfetto Indicativo di dovere.

In sostanza, quando, nella proposizione subordinata, si vuol esprimere il senso del futuro dipendente da un tempo passato, il dialetto adopera indifferentemente: - il condizionale, e quindi l'imperfetto e il trapassato prossimo dell'indicativo; - èr'a (dovevo) + infintito, ossia l'imperfetto indicativo di avvìì + a. Esemplifichiamo: o Ci lu putèva mmagginà ca mi n'èr'a scì n'art'Itaglia (Chi poteva immaginare che me ne sarei andato nell'Italia del Nord / che dovevo andare al Nord) o Curu bèštia, è dittu a la zita cu pripàra li rròbbi ca si n'èrun'a scènniri, nvèsci si n'è sciùtu nta la cantìna a bèviri cu l'amìsci (Quell'animale ha detto alla amata di

234


o

o o

o o o

preparare, per così dire, la valigia perché dovevano / sarebbero fuggiti insieme per costringere ad accettare il matrimonio riparatore le famiglie contrarie alla loro unione, e invece è andato a ubriacarsi con gli amici) Dissi a la migghjièri ca s'èr'a scì cattà li sicarètti, e nvèsci si ni scappò cu n'adda fèmmina (Disse alla moglie che doveva andare a comprarsi le sigarette, e invece andò via con un'altra donna / che sarebbe andato a comprare le sigarette, ...) Iu no èra sicuru ca suècrima èr'a vinì (Ero incerto che mio suocero sarebbe venuto / doveva venire) La piccènna capèva ca la lusci di lu soli èr'a trasì ci li finèštri èruni štàti apièrti (La bimba capiva che la luce del sole sarebbe entrata / doveva entrare se le finestre sarebbe state aperte) La sicurèzza mea èra ca li chjiù fuerti jèri'a èssiri štàti vui (La mia sicurezza era che sareste stati / dovevate essere voi i più forti) No mmàgginàvu ci èr'a éssiri vinùtu (Non immaginavo chi sarebbe venuto / doveva venire) Quann'èra piccìnnu, e štàmmu tutti fòri, Mammajùccia discèva ca li survèżżi l'èr'a ffà sorma (Quando ero piccolo, e trascorrevamo le vacanze in campagna, la nonna materna diceva che le faccende domestiche, le doveva svolgere / le avrebbe svolto mia sorella)

PUTÌI - PUDÌI (potere) § § § § § §

Modo Indicativo–Tempo presente iu pozzu (posso) tu puei (puoi) iddu pò (può) nu putìmu (possiamo) vu putìti (potete) lori ponnu (possono)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo Imperfetto / Modo Condizionale-Tempo presente iu putèva (potevo / potrei) tu putìvi (potevi / potresti) iddu putèva (poteva / potrebbe) nu putèmmu (potevamo / potremmo) vu putìvvi (potevate / potreste) lori putèvuni (potevano / potrebbero)

§ § §

Modo indicativo-Tempo trapassato prossimo / Modo Condizionale-Tempo passato iu èra pututu (avevo potuto, ero potuto / avrei potuto, sarei potuto) tu jèri putùtu (avevi potuto, eri potuto / avresti potuto, saresti potuto) iddu èra pututu (aveva potuto, era potuto / avrebbe potuto, sarebbe potuto)

235


§ § §

nu èrumu putùtu (avevamo potuto, eravamo potuti / avremmo potuto, saremmo potuti) vu jèrivi putùtu (avevate potuto, eravate potuti / avreste potuto, sareste potuti) lori èruni putùtu (avevano potuto, erano potuti / avrebbero potuto, sarebbero potuti)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato remoto iu putìbbu, putìvu (potei, potetti) tu putìšti (potesti) iddu putì, potti (potè, potette) nu putèmmu (potemmo) vu putìštivi (poteste) lori putèruni, putèra, póttira (poterono, potettero)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato prossimo iu àgghjiu putùtu (ho potuto) tu à putùtu (hai potuto) iddu è putùtu (ha potuto) nu àmu putùtu (abbiamo potuto) vu àviti (ìti) putùtu (avete potuto) lori óni putùtu (hanno potuto)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo futuro semplice iu àgghji'a putì (potrò) tu àt'a putì (potrai) iddu àv'a putì (potrà) nu àm'a putì (potremo) vu àvìt' (ìt')'a putì (potrete) lori ón'a putì (potranno)

§

Modo Gerundio-Tempo presente putènnu (potendo)

§

Modo Participio-Tempo passato putùtu (potuto)

§

Modo Infinito-Tempo presente putìi, pudìi (potere)

§

Modo Infinito-Tempo passato éssiri putùtu (avere potuto) Modo Imperativo- Tempo presente: manca

236


Il congiuntivo italiano che io possa....., utilizzato nelle esclamazioni, imprecazioni, maledizioni, benedizioni, giuramenti, viene espresso in dialetto con: - cu dègghjiu (che io possa) - cu diègghji, tiègghji (che tu possa) - cu dègghjia, tègghjia (che egli possa) - digghjiàmu (che noi possiamo) - digghjiàti (che voi possiate) - cu dégghjiuni, cu dègghjira (che essi possano) o Cu no degghjiu vètiri crè matìna! (Che non potessi io vedere il domani!) o Degghju cicà! (Potessi diventare cieco!) o Tiègghji avvì na joccia nt’a lu sagnu! (Che tu possa avere una goccia nel sangue, embolia!) o Tiègghji avvì na saiètta! (Possa tu essere fulminato!) o Tiègghji murìi! (Che tu possa morire!) o Cu dègghjia casculài! (Che possa cascolare, deperire, consumarsi lentamente!) o Ti dègghjia vinìi na vursciòla! (Che ti venga la diarrea!) o Tègghjia štà comi dìsci lu cori mia! (Che possa stare come dice il mio cuore!) o Digghjiàmu štà tutti bbueni! (Il mio augurio è che possiamo stare tutti bene!) o Digghjiàmu avvì furtùna, na bbona sorta, puru nui! (Il mio augurio è che possiamo avere anche noi fortuna!) o Digghjiàmu vènciri a la sisàlla! (Il mio augurio è che possiamo vincere alla lotteria!) o o o o o o o o

Digghjàti štà còculi còculi! (Possiate stare come fichi avvizziti sull’albero!) Digghjiàti éssiri genitori! (Possiate essere genitori!) Digghjiàti štà bbueni! (Possiate star bene!) Digghjiàti štà cuètti! (Possiate essere bruciati!) Digghjiàti štà ncrosci! (Che vi possano crocifiggere!) Digghjiàtivi cattài na massarìa! (Possiate comprarvi una masseria!) Cu dégghjira scìi casi casi! (Che possano andare elemosinando!) Dègghjuni passà šti ggiurni com’a lu vièntu! (Che possano passare questi giorni come il vento)

Il dialetto utilizza anche le seguenti forme: - 1^ persona singolare: pozzu (che io possa) o Cu no pozzu vètiri la lusci di lu soli! (Che io non possa vedere la luce del sole!) - 3^ persona singolare: pozza (che egli possa) o Cu pozza avvìi desci fìli fèmmini! (Che possa ella avere dieci figlie!)

237


- 3^ persona plurale: pòzzira (che essi possano) o Cu pózzira avvìi na vussintarìa! (Che possano avere una dissenteria!) La forma puèssica (puèzzica), composta da puèssi + ca, corrisponde a "voglia il cielo che..." o Puèssica maritìma veni súbbìti da fori, c'àgghj’a scìi a lu muèrtu (Voglia il cielo che torni presto mio marito dalla campagna, perché devo andare al funerale)

VULÍI (volere)

Se il tema è tonico: vol-; se atono: vul-.

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo presente iu vogghjiu (voglio) tu uèi (vuoi) iddu voli (vuole) nu vulìmu (vogliamo) vu vulìti (volete) lori vóluni (vogliono)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo imperfetto / Modo Condizionale-Tempo presente iu vulèva (volevo / vorrei) tu vulìvi (volevi / vorresti) iddu vulèva (voleva / vorrebbe) nu vulèmmu (volevamo / vorremmo) vu vulìvvi (volevate / vorreste) lori vulèvuni (volevano / vorrebbero)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato remoto iu vulìbbu, vożżi (volli) tu vulìšti (volesti) iddu vulì, vożżi (volle) nu vulèmmu (volemmo) vu vulìštivi (voleste) lori vulèruni, vulèra, vóżżira (vollero)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato prossimo iu àgghjiu vulùtu (ho voluto) tu à vulùtu (hai voluto) iddu è vulùtu (ha voluto) nu àmu vulùtu (abbiamo voluto) vu ìti vulùtu (avete voluto) lori óni vulùtu (hanno voluto)

238


§ § § § § §

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo trapassato prossimo / Modo Condizionale-Tempo passato iu èra vulùtu (avevo voluto, ero voluto / avrei voluto, sarei voluto) tu jèri vulùtu (avevi voluto, eri voluto / avresti voluto, saresti voluto) iddu èra vulùtu (aveva voluto, era voluto / avrebbe voluto, sarebbe voluto) nu èrumu vulùtu (avevamo voluto, eravamo voluti / avremmo voluto, saremmo voluti) vu jèrivi vulùtu (avevate voluto, eravate voluti / avreste voluto, sareste voluti) lori èruni vulùtu (avevano voluto, erano voluti / avrebbero voluto, sarebbero voluti) Modo Indicativo-Tempo Futuro Semplice iu àgghji'a vulì (vorrò) tu àt'a vulì (vorrai) iddu àv'a vulì (vorrà) nu àm'a vulì (vorremo) vu ìt'a vulì (vorrete) lori ón'a vulì (vorranno) Modo Imperativo-Tempo presente: manca

§

Modo Gerundio-Tempo presente vulènnu (volendo)

§

Modo Participio-Tempo passato vulùtu (voluto)

§

Modo Infinito-Tempo presente vulìi (volere)

§

Modo Infinito-Tempo passato éssiri vulùtu (avere voluto)

IL VERBO VULÌÌ osserva questa singolare costruzione: che a differenza degli altri verbi servili, non regge l'infinito del verbo principale.

§

PRESENTE INDICATIVO: il verbo servile e il verbo principale hanno la medesima forma verbale: es.: vogghju vocu (voglio andare) = "io voglio" + "io vado". Le voci vulì della 1^ e 2^ persona plurale sono, rispettivamente, le forme apocopate di vulìmu e vulìti. IMPERFETTO INDICATIVO E IL PASSATO REMOTO:

239


§

infinito presente del verbo servile vulì + le voci verbali dell’imperfetto e del passato remoto del verbo principale.

§

PASSATO PROSSIMO, TRAPASSATO PROSSIMO: infinito presente del verbo servile vulì tra l’ausiliare e il participio passato del verbo principale.

§

FUTURO SEMPLICE: infinito presente del verbo servile vulìi tra l’ausiliare con la congiunzione a e l’infinito presente del verbo principale Esempio con il verbo NNÙSCIRI (portare)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo presente iu vogghjiu nnucu (voglio portare) tu uè nnusci (vuoi portare) iddu voli nnusci (vuole portare) nu vulì nuscìmu (vogliamo portare) vu vulì nuscìti (volete portare) lori vóluni nnúcuni (vogliono portare)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo imperfetto / Modo Condizionale-Tempo presente iu vulì nuscèva (volevo portare / vorrei portare) tu vulì nuscìvi (volevi portare / vorresti portare) iddiu vulì nuscèva (voleva portare / vorrebbe portare) nu vulì nuscèmmu (volevamo portare / vorremmo portare) vu vulì nuscìvvi (volevate portare / vorreste portare) lori vulì nuscèvuni (volevano portare / vorrebbero portare)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato remoto iu vulì nuscìbbu, vulì nuscìvu (volli portare) tu vulì nuscìšti (volesti portare) iddu vulì nnussi (volle portare) nu vulì nuscèmmu (volemmo portare) vu vulì nuscìštivi (voleste portare) lori vulì nnússira, vulì nuscèra, vulì nuscèruni (vollero portare)

§ § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato prossimo iu àgghjiu vulì nnuttu (ho voluto portare) tu à vulì nnuttu (hai voluto portare) iddu è vulì nnuttu (ha voluto portare) nu àmu vulì nnuttu (abbiamo voluto portare) vu ìti vulì nnuttu (avete voluto portare)

240


§

lori óni vulì nnuttu (hanno voluto portare)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo Trapassato Prossimo / Modo Condizionale-Tempo passato iu èra vulì nuttu (avevo voluto portare / avrei voluto portare) tu jèri vulì nuttu (avevi voluto portare / avresti voluto portare) iddu èra vulì nuttu (aveva voluto portare / avrebbe voluto portare) nu èrimu vulì nuttu (avevamo voluto portare / avremmo voluto portare) vu jèrivi vulì nuttu (avevate voluto portare / avreste voluto portare) lori èruni vulì nuttu (avevano voluto portare / avrebbero voluto portare)

§ § § § § §

Modo Indicativo -Tempo futuro semplice iu àgghji'a vulì nnùsciri (vorrò portare) tu àt'a vulì nnùsciri (vorrai portare) iddu àv'a vulì nnùsciri (vorrà portare) nu àm'a vulì nnùsciri (vorremo portare) vu ìt'a vulì nnùsciri (vorreste portare) lori ón'a vulì nnùsciri (vorranno portare

15.6.Verbi fraseologici

Si impiegano insieme con altri verbi di modo indefinito (infinito o gerundio) o di modo finito (indicativo) per esprimere un determinato aspetto dell'azione: imminenza (štò jescu, sto per uscire), inizio (štè cumiènci a capìi, cominci a capire), svolgimento o progressività (štóni pénzuni, stanno pensando), conclusione (àgghjiu spicciàtu di mètiri e di pisài, ho finito di mietere e di trebbiare).

o o o o o o o o o o o

I verbi fraseologici di maggiore frequenza sono: - cuminciài, mèttiri, sapìi, scìi, spicciài, štài, vinìi Àgghju cuminciàtu a spènciri (Ho incominciato a spingere) Ce mi scì venni ncapu cu nci dicu (Che cosa mi venne in testa di dirli) La mamma vinì ssèppi lu fattu (La mamma venne a sapere il fatto) Li uaggnùni si sò mittùt’a jucculà cu tanta di vocca (I ragazzi si sono messi a gridare a squarciagola) Lu piccìnnu, quann’è vištu la màmmisa, è spicciàtu di chjiànciri (Il bambino ha smesso di piangere quando ha visto la madre) M’àgghju mittùtu a dìsciri tanta di quiri cosi ca mu màncu mi li ricòrdu (Mi son messo a dire tante di quelle cose che ora neanche me le ricordo) Mi pari ca lu tiempu si štè uašta (Mi pare che il tempo stia peggiorando) Mi štoni dòluni tutti li middicàzziri (Mi stanno dolendo, mi dolgono i polpacci) No sacciu fài nienti, e no mi mettu mancu a ffà nienti (Non so fare nulla, e non mi accingo neanche a fare niente) Quanni l'àm’a spiccià di fatijà! (Quando la finiremo di lavorare!) Sarà ca mi štoni fácuni li uecchji (Forse ho un abbaglio)

241


o o o o o o

Si messi a girà a tutti vanni (Si mise a cercare dappertutto) Štà šciamu a ccasa (Stiamo andando a casa) Štà spicciàmu li còmpiti (Stiamo terminando i compiti) Štè cu parti, štè cu vveni (Sta per partire, sta per venire) Štè cumència a chjiòviri (Comincia a piovere) Vè discènnu cosi no vveri (Va dicendo cose non vere) I verbi fraseologici štài, scìi e vinìi seguono la medesima costruzione di vulìi.

§ § § § § §

ŠTÀ SSÈNTIRI (stare sentendo, azione durativa) Modo indicativo-Tempo presente iu štò ssentu (sto sentendo) tu štè ssiènti (stai sentendo) iddu štè ssenti (sta sentendo) nu štà sintìmu (stiamo sentendo) vu štà sintìti (state sentendo) lori štoni ssèntuni (stanno sentendo)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo imperfetto iu štà ssintèva (stavo sentendo) tu štà ssintìvi (stavi sentendo) iddu štà ssintèva (stava sentendo) nu štà sintèmmu (stavamo sentendo) vu štà sintìvvi (stavate sentendo) loro štà sintévuni (stavano sentendo)

§ § § § § §

SCÌ MANCIÀI (andare a mangiare) Modo indicativo-Tempo presente iu vò manciu (vado a mangiare) tu vè manci (vai a mangiare) iddu vè mancia (va a mangiare) nu scià manciàmu (andiamo a mangiare) vu scià manciàti (andate a mangiare) lori voni mánciuni (vanno a mangiare)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo imperfetto / Modo Condizionale-Tempo presente iu scì manciàva (andavo a mangiare / andrei a mangiare) tu scì manciàvi (andavi a mangiare / andresti a mangiare) iddu scì manciàva (andava a mangiare / andrebbe a mangiare) nu scì manciàmmu (andammo a mangiare / andremmo a mangiare) vu scì manciàvvi (andavate a mangiare / andreste a mangiare) lori scì manciàuni (andavano a mangiare / andrebbero a mangiare)

242


§ § § § § §

Modo indicativo-Tempo passato remoto iu scì mancièbbu, mancièvu (andai a mangiare) tu scì manciàšti (andasti a mangiare) iddu scì manciò (andò a mangiare) nu scì manciàmmu (andammo a mangiare) vu scì manciàštivi (andaste a mangiare) lori scì manciàruni, manciàra (andarono a mangiare)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato prossimo iu àgghjiu scì manciàtu (sono andato a mangiare) tu à scì manciàtu (sei andato a mangiare) iddu è scì manciàtu (è andato a mangiare) nu àmu scì manciàtu (siamo andati a mangiare) vu ìti scì manciàtu (siete andati a mangiare) lori óni scì manciàtu (sono andati a mangiare)

§ §

Modo Indicativo-Tempo trapassato prossimo/ Modo Condizionale-Tempo passato iu èra scì manciàtu (ero andato a mangiare / sarei andato a mangiare) tu jèri scì manciàtu (eri andato a mangiare / saresti andato a mangiare) iddu èra scì manciàtu (era andato a mangiare / sarebbe andato a mangiare) nu èrumu scì manciàtu (eravamo andati a mangiare / saremmo andati a mangiare) vu jèrivi scì manciàtu (eravati andati a mangiare / sareste andati a mangiare) lori èruni scì manciàtu (erano andati a mangiare / sarebbero andati)

§ § § § § §

Modo indicativo-Tempo futuro semplice iu àgghji'a scì mancià (andrò a mangiare) tu àt'a scì mancià (andrài a mangiare) iddu àv'a scì mancià (andrà a mangiare) nu àm'a scì mancià (andremo a mangiare) vu ìt'a scì mancià (andrete a mangiare) lori ón'a scì mancià (andranno a mangiare)

§ § § § § §

VINÌ PIGGHJIÀI (venire a prendere) Modo indicativo-Tempo presente iu vegnu pigghjiu (vengo a prendere) tu vieni pigghji (vieni a prendere) iddu veni pigghjia (viene a prendere) nu vinì pigghjiàmu (veniamo a prendere) vu vinì pigghjiàti (venite a prendere) lori vénuni pígghjiuni (vengono a prendere)

§ § § §

243


§ § § § § §

Modo indicativo-Tempo imperfetto / Modo Condizionale-Tempo presente iu vinì pigghjiàva (venivo a prendere / verrei a prendere) tu vinì pigghjiàvi (venivi a prendere / verresti a prendere) iddu vinì pigghjiàva (veniva a prendere / verrebbe a prendere) nu vinì pigghjiàmmu (venivamo a prendere / verremmo a prendere) vu vinì pigghjiàvvi (venivate a prendere / verreste a prendere) lori vinì pigghjiàvuni (venivano a prendere / verrebbero a prendere)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato remoto iu vinì pigghjièbbu, pigghjièvu (venni a prendere) tu vinì pigghjiàšti (venisti a prendere) iddu vinì pigghjiò (venne a prendere) nu vinì pigghjiàmmu (venimmo a prendere) vu vinì pigghjiàštivi (veniste a prendere) lori vinì pigghjiàruni, pigghiàra (vennero a prendere)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato prossimo iu àgghjiu vinì pigghjiàtu (sono venuto a prendere) tu à vinì pigghjiàtu (sei venuto a prendere) iddu è vinì pigghjiàtu (è venuto a prendere) nu àmu vinì pigghjiàtu (siamo venuti a prendere) vu ìti vinì pigghjiàtu (siete venuti a prendere) lori óni vinì pigghjiàtu (sono venuti a prendere)

§ §

Modo Indicativo-Tempo trapassato prossimo/ Modo Condizionale-Tempo passato iu èra vinì pigghjiàtu (ero venuto a prendere / sarei venuto a prendere) tu jèri vinì pigghjiàtu (eri venuto a prendere / saresti venuto a prendere) iddu èra vinì pigghjiàtu (era venuto a prendere /sarebbe venuto a prendere) nu èrumu vinì pigghjiàtu (eravamo venuti a prendere / saremmo venuti a prendere) vu jèrivi vinì pigghjiàtu (eravate venuti a prendere / sareste venuti a prendere) lori èruni vinì pigghjiàtu (erano venuti a prendere / sarebbero venuti a prendere)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo futuro semplice iu àgghji'a vinì pigghjià (verrò a prendere) tu àt'a vinì pigghjià (verrai a prendere) iddu àv'a vinì pigghjià (verrà a prendere) nu àm'a vinì pigghjià (verremo a prendere) vu ìt'a vinì pigghjià (verrete a prendere) lori ón'a vinì pigghjià (verranno a prendere)

§ § § §

244


o o o o

DA OSSERVARE la costruzione di vulìi scìi štài nelle loro varie combinazioni: Sequenza di 3 presenti indicativi: Štò vò manciu (Sto andando a mangiare) Ti štò vegnu fazzu na vìsita (Sto venendo a farti una visita) Uè vè manci? (Vuoi andare a mangiare?) Vogghju vò manciu (Voglio andare a mangiare)

Infinito presente di štà + infinito presente di scìi + l’imperfetto del verbo principale: o Štà scì manciàva (Stava andando a mangiare) o Vulì scì manciàva (Volevo andare a mangiare ) Il verbo avvì a (dovere), in combinazione con scìi o con štài, osserva una diversa costruzione: presente indicativo di avvìi + a + infinito + infinito: o Àgghji’a scì manciài (Devo andare a mangiare) o Àgghji’a štà manciài šta sciotta (Devo stare a mangiare questa brodaglia)

o o o o

SONO FRASEOLOGICI anche i verbi fài e lassài (detti più precisamente CAUSATIVI perché esprimono un’azione causata, cioè fatta compiere o lasciata compiere dal soggetto) Fìgghjima, jeri sera, cu cumpàrima, m’è fattu fài na brutta figùra (Mio figlio, ieri sera, con il compare, mi ha fatto fare una brutta figura) Làssulu štài! (Lascialo stare!) M’óni fattu šcuppài (Mi hanno fatto cadere) Sierma m’è lassàtu fài (Mio padre mi ha lasciato fare)

15.7.Verbi prima coniugazione

Sono regolari i verbi che conservano immutata la radice in tutte le forme, e vi aggiungono le normali desinenze della coniugazione. La vocale tematica che caratterizza la 1^ coniugazione, ove presente, è: -a-.

§ § § § § §

Queste le desinenze con la vocale tematica: PRESENTE INDICATIVO -u -i -a -a-mu -a-ti -uni

§ §

IMPERFETTO INDICATIVO -a-va-a-vi

245


§ § § §

-a-va -a-mmu -a-vvi -a-vuni

§ § § § § §

PASSATO REMOTO -ie-bbu / -ie-vu -a-šti -ò -a-mmu -a-štivi -a-ra / -a-runi

§

IMPERATIVO -a (2^ singolare), -a-ti (2^ plurale)

§

INFINITO PRESENTE -ài

§

PARTICIPIO PASSATO -a-tu

§

GERUNDIO PRESENTE -a-nnu VEDIAMO ORA LA 1^ CONIUGAZIONE REGOLARE, assumendo come modello il verbo mannài (mandare)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo presente iu mann-u (io mando) tu mann-i (tu mandi) iddu mann-a (egli manda) nui mann-àmu (noi mandiamo) vui mann-àti (voi mandate) lori mánn-uni (essi mandano)

§ § § § §

Modo Indicativo-Tempo imperfetto / Condizionale presente iu mann-àva (io mandavo) / (manderei) tu mann-àvi (tu mandavi) / (manderesti) iddu mann-àva (egli mandava) / (manderebbe) nui mann-àmmu (noi mandavamo) / (manderemmo) vui mann-àvvi (voi mandavate) / (mandereste)

246


§

lori mann-àvuni (essi mandavano) / (manderebbero)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato remoto iu mann-ièbbu, mann-ièvu (io mandai) tu mann-àšti (tu mandasti) iddu mann-ò (egli mandò) nui mann-àmmu (noi mandammo) vui mann-àštivi (voi mandaste) lori mann-àruni, mann-àra (essi mandarono)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato prossimo iu àgghjiu mannàtu (io ho mandato) tu à mannàtu (tu hai mandato) iddu è mannàtu (egli ha mandato) nui àmu mannàtu (noi abbiamo mandato) vui avìti mannàtu (voi avete mandato) lori óni mannàtu (essi hanno mandato)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo trapassato prossimo / Condizionale passato iu èra mannàtu (io avevo mandato) / (avrei mandato) tu jèri mannàtu (tu avevi mandato) / (avresti mandato) iddu èra mannàtu (egli aveva mandato) / (avrebbe mandato) nu èrumu mannàtu (noi avevamo mandato) / (avremmo mandato) vui jèrivi mannàtu (voi avevate mandato) / (avreste mandato) lori èruni mannàtu (essi avevano mandato) / (avrebbero mandato)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo futuro semplice iu àgghj'a mannà (io manderò) tu àt'a mannà (tu manderai) iddu àv'a mannà (egli manderà) nui àm'a mannà (noi manderemo) vui avìt'a mannà (voi manderete) lori ón'a mannà (essi manderanno)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo futuro anteriore iu àgghji'a éssiri mannàtu (io avrò mandato) tu àt'a éssiri mannàtu (tu avrai mandato) iddu àv'a éssiri mannàtu (egli avrà mandato) nui àm'a éssiri mannàtu (noi avremo mandato) vui avìt''a éssiri mannàtu (voi avrete mandato) lori ón'a éssiri mannàtu (essi avranno mandato) Modo Imperativo-Tempo presente

247


§

mànn-a, mann-àti (manda, mandate)

§

Modo Infinito-Tempo presente mann-ài (mandare)

§

Modo Infinito-Tempo passato éssiri mannàtu (avere mandato) Modo Participio-Tempo passato mann-àtu (mandato) Modo Participio-Tempo presente: non ricorrente

§

Modo Gerundio-Tempo presente mann-ànnu (mandando) Modo Gerundio-Tempo passato non ricorrente

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

VERBI REGOLARI abbadài (badare, fare attenzione) abbasài (accostare i battenti) abbitài (abitare) abbrazzài (abbracciare) accattài (comprare) affittài (vedere) ajutài (aiutare) allapài (mangiare avidamente, divorare) allattài (allattare) ammarrài (socchiudere, accostare) apparài (pareggiare) arài (arare) assarcinài (tosare le pecore) assuppài (inzuppare) ażżài (alzare, sollevare) caminài (camminare) cantài (cantare) capài (scegliere) carcài (premere) cazzài (schiacciare, calpestare, rompere) chjiamài (chiamare) chjiantài (piantare) cumanài (comandare) cunzidirài (considerare)

248


§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

cunzumài (consumare) cuscinài (cucinare) fatijài (faticare) gritài (gridare) inzurtài (insultare) jatài (soffiare) lascài (allentare, diradare) lassài (lasciare) mascinài (macinare) mparài (imparare) natài (nuotare) ncarrài (travolgere) nchjianài (salire) nzivài (sporcare di unto) pajài (pagare) passài (passare) pisài (pesare, picchiare) pittài (dipingere) puliżżài (pulire) putài (potare) rialài (regalare) ricamài (ricamare) sarcinài (tosare le pecore) šcaffài (ficcare con forza) scannài (macellare, sgozzare) scanzài (scansare) scappài (spiantare, correre) scarfài (riscaldare) scasài (cambiare casa) spilài (togliere) sputài (sputare) štipài (stipare, conservare) strascinài (trascinare) tagghjiài (tagliare) tirài (tirare) tragghjiài (erpicare) tuzzài (bussare) uardài (guardare) zumpài (saltare) SONO IRREGOLARI I VERBI che non seguono, nella flessione, lo schema tipico della coniugazione. L’irregolarità è dei seguenti tipi:

249


o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

- Presente indicativo con due radici e/o con la dittongazione della vocale tonica -o- > -ue-, -e- > -ie- alla 2^ pers. sing. per effetto della desinenza -i. accunzài (aggiustare), acconzu, accuenzi, acconza, accunzàmu, accunzàti, accònzuni accurdài (accordare), accordu, accuèrdi, accorda, accurdàmu, accurdàti, accòrduni alliài (legare i covoni), alleu, alliei, allea, alliàmu, alliàti, alléuni allissài (lessare), allessu, alliessi, allessa, allissàmu, allissàti, alléssuni allivài (levare), allevu, allievi, alleva, allivàmu, allivàti, allévuni ammuddài bagnare, immollare), ammoddu, ammueddi, ammodda, ammuddàmu, ammuddàti, ammódduni anurài (onorare), anòru, anuèri, anòra, anuràmu, anuràti, anóruni apprizzài (stimare), apprèzzu, apprièzzi, apprèzza, apprizzàmu, apprizzàti, apprézzuni ardurài (odorare), ardòru, arduèri, ardòra, arduràmu, arduràti, ardóruni arrubbài (rubare), arrobbu, arruèbbi, arrobba, arrubbàmu, arrubbàti, arróbbuni arruccài (conservare), arroccu, arruècchi, arrocca, arruccàmu, arruccàti, arróccuni ašcài (bruciare, scottare), jušcu, jušchi, jušca, ašcàmu, ašcàti, júšcuni assapurài (assaporare), assapòru, assapuèri, assapòra, assapuràmu, assapuràti, assapóruni assummirài (spaventarsi), m'assòmmiru, t'assuèmmiri, s'assòmmira, n'assummiràmu, v'assummiràti, s'assòmmuruni assuppài (inzuppare), assòppu, assuèppi, assòppa, assuppàmu, assuppàti, assóppuni assuzzài (uguagliare, pareggiare, smussare), assòzzu, assuèzzi, assòzza, assuzzàmu, assuzzàti, assózzuni baštunài (bastonare), baštonu, baštuèni, baštòna, baštunàmu, baštunàti, baštónuni caruppài (tosare cavalli, muli, cani), caròppu, caruèppi, caròppa, caruppàmu, caruppàti, caróppuni cintrài (inchiodare), centru, cientri, centra, cintràmu, cintràti, céntruni cunfirmài (confermare), cunfèrmu, cunfièrmi, cunfèrma, cunfirmàmu, cunfirmàti, cunférmuni cunfruntài (confrontare), cunfròntu, cunfruènti, cunfrònta, cunfruntàmu, cunfruntàti, cunfróntuni cuntài (contare, raccontare), contu, cuenti, conta, cuntàmu, cuntàti, cóntuni dài (dare), docu, dèi, dèi, damu, dati, dócuni discitài (svegliare), dèscitu, dièsciti, dèscita, discitàmu, discitàti, déscituni divintài (diventare), divèntu, diviènti, divènta, divintàmu, divintàti, divéntuni duminài (dominare), dòminu, duèmini, dòmina, duminàmu, duminàti, dóminuni dunài (donare), donu, dueni, dona, dunàmu, dunàti, dónuni

250


o fiddisciài (tagliare a fette, affettare), fiddèsciu, fiddièsci, fiddèscia, fiddisciàmu, fiddisciàti, fiddésciuni o gimintài (provocare, stuzzicare), gimèntu, gimiènti, gimènta, gimintàmu, gimintàti, giméntuni o gnummirài (aggomitolare), gnómmiru, gnuèmmiri, gnómmira, gnummiràmu, gnummiràti, gnómmiruni o gruffulài (russare), gròffulu, gruèffuli, gròffula, gruffulàmu, gruffulàti, gròffuluni o incignài (incignare, incominciare), incegnu, inciègni, incegna, incignàmu, incignàti, incégnuni o incuntrài (incontrare), incontru, incuèntri, incontra, incuntràmu, incuntràti, incóntruni, o martiddài (martellare), martèddu, martièddi, martèdda, martiddàmu, martiddàti, martédduni o minài (buttare), megnu, mieni, mena, minàmu, minàti, ménuni o mmurmirài (pettegolare), mmórmiru, mmuèrmiri, mmórmira, mmurmiràmu, mmurmiràti, mmórmuruni o mmuzzài (troncare), mmozzu, mmuezzi, mmozza, mmuzzàmu, muzzàti, mmózzuni o mpapucchjiài (infinocchiare, dire fandonie), mpapòcchjiu, mpapuècchji, mpapòcchjia, mpapucchjiàmu, mpapucchjiàti, mpapócchjiuni o mpištài (appestare), mpeštu, mpiešti, mpešta, mpištàmu, mpištàti, mpéštuni o mpricài (imprecare), mprecu, mpriechi, mpreca, mpricàmu, mpricàti, mprécuni o mpruštài (imprestare), mproštu, mpruešti, mprošta, mpruštàmu, mpruštàti, mpróštuni o mpurvài (impolverare), mporvu, mpuervi, mporva, mpurvàmu, mpurvàti, mpórvuni o muntuvài (nominare, mentovare), muntòvu, muntuèvi, muntòva, muntuvàmu, muntuvàti, muntóvuni o nchjiuvài (inchiodare), nchjiovu, nchjiuevi, nchjiova, nchjiuvàmu, nchjiuvàti, nchjióvuni o nchjummài (impiombare), nchjiommu, nchjuèmmi, nchjiomma, nchjiummàmu, nchjiummàti, nchjiómmuni o ncugnài (incuneare, battere sul cuneo), ncognu, ncuègni, ncogna, ncugnàmu, ncugnàti, ncógnuni o nittài (pulire), nnettu, nniètti, nnetta, nnittàmu, nnittàti, nnéttuni o nnuminài (nominare), nnóminu, nnuèmini, nnómina, nnuminàmu, nnuminàti, nóminuni o nsirrài (serrare, chiudere), nserru, nsièrri, nserra, nsirràmu, nsirràti, nsérruni o ntuštài (indurire), ntoštu, ntuèšti, ntošta, ntuštàmu, ntuštàti, ntóštuni o nzapunài (insaponare), nzapònu, nzapuèni, nzapòna, nzapunàmu, nzapunàti, nzapónuni o nzurfài (inzolfare), nzorfu, nzuèrfi, nzorfa, nzurfàmu, nzurfàti, nzórfuni o pinzài (pensare), penzu, piènzi, penza, pinzàmu, pinzàti, pénzuni

251


o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

pirdunài (perdonare), pirdònu, pirduèni, pirdòna, pirdunàmu, pirdunàti, pirdónuni pittinài (pettinare), pèttinu, pièttini, pèttina, pittinàmu, pittinàti, péttinuni priài (pregare), preu, prièi, prea, priàmu, priàti, préuni prucài (seppellire), procu, pruèchi, proca, prucàmu, prucàti, prócuni pruvài (provare), provu, pruèvi, prova, pruvàmu, pruvàti, próvuni puggiài (poggiare), poggiu, puèggi, poggia, puggiàmu, puggiàti, póggiuni pumpài (pompare), pompu, puèmpi, pompa, pumpàmu, pumpàti, pòmpuni puntiddài (puntellare), puntèddu, puntièddi, puntèdda, puntiddàmu, puntiddàti, puntédduni purtài (portare), portu, puèrti, porta, purtàmu, purtàti, pórtuni rištài (restare), reštu, rièšti, rešta, rištàmu, rištàti, réštuni rupizzài (rattoppare), rupèzzu, rupièzzi, rupèzza, rupizzàmu, rupizzàti, rupézzuni ruzzulài (ruzzolare), rózzulu, ruèzzuli, rózzula ruzzulàmu, ruzzulàti, rózzuluni sbuttài (sbottare, scoppiare), sbottu, sbuètti, sbotta, sbuttàmu, sbuttàti, sbóttuni scancillài (cancellare), scancèllu, scancièlli, scancèlla, scancillàmu, scancillàti, scancélluni scarapintài (spingere con forza; scardinare), scarapèntu, scarapiènti, scarapènta, scarapintàmu, scarapintàti, scarapéntuni scartapiddài (scartapellare), scartapèddu, scartapièddi, scartapèdda, scartapiddàmu, scartapiddàti, scartapédduni scugnài (guastare l’affilatura della lama), scognu, scuègni, scogna, scugnàmu, scugnàti, scógnuni sculài (scolare), scolu, scuèli, scola, sculàmu, sculàti, scóluni scuntintài (scontentare), scuntènto, scuntiènti, scuntènta, scuntintàmu, scuntintàti, scunténtuni scupittài (spazzolare), scupèttu, scupiètti, scupètta, scupittàmu, scupittàti, scupéttuni šcuppài (cadere), šcoppu, šcueppi, šcoppa, šcuppàmu, šcuppàti, šcóppuni scurdài (scordare), mi scordu, ti scuèrdi, si scorda, ni scurdàmu, vi scurdàti, si scòrduni sgunfiài (sgonfiare), sgonfiu, sguènfi, sgonfia, sgunfiàmu, sgunfiàti, sgónfiuni śguttài (svuotare una cisterna), śgottu, śguètti, śgotta, śguttàmu, śguttàti, śgóttuni signài (segnare), segnu, siègni, segna, signàmu, signàti, ségnuni sirrài (segare), serru, sièrri, serra, sirràmu, sirràti, sérruni smirzài (deviare bruscamente), smerzu, smièrzi, smerza, smirzàmu, smirzàti, smérzuni smuntài (smontare), smontu, smuènti, smonta, smuntàmu, smuntàti, smóntuni smursài (smorzare, spegnere), smorsu, smuèrsi, smorsa, smursàmu, smursàti, smórsuni spavintài (spaventare), spaventu, spaviènti, spavènta, spavintàmu, spavintàti, spavéntuni

252


o o o o o o o o o o o o o o

spizzài (spezzare), spezzu, spiezzi, spezza, spizzàmu, spizzàti, spézzuni spunnài (sfondare), sponnu, spuènni, sponna, spunnàmu, spunnàti, spónnuni spuštài (spostare), spoštu, spuešti, spošta, spuštàmu, spuštàti, spóštuni strafucài (soffocare, strangolare), strafòcu, strafuèchi, strafòca, strafucàmu, strafucàti, strafócuni štruppiài (storpiare), štroppiu, štruèppi, štroppia, štruppiàmu, štruppiàti, štróppiuni štumpài (calpestare, pigiare l’uva), štompu, štuèmpi, štompa, štumpàmu, štumpàti, štómpuni sunnài (sognare), mi sonnu, ti suènni, si sonna, ni sunnàmu, vi sunnàti, si sónnuni suzzài (uguagliare), sozzu, suezzi, sozza, suzzàmu, suzzàti, sózzuni trimpài (impastare la farina per fare il pane o la pasta), trempu, trièmpi, trempa, trimpàmu, trimpàti, trémpuni turnài (tornare), tornu, tuèrni, torna, turnàmu, turnàti, tòrnuni vintulài (ventilare, scagliare), vèntulu, vièntuli, vèntula, vintulàmu, vintulàti, véntuluni vuddài (voltare), voddu, vuèddi, vodda, vuddàmu, vuddàti, vódduni zumpài (saltare), zumpu, zuempi, zumpa, zumpàmu, zumpàti, zúmpuni zzuppài (cadere), zzoppu, zzuèppi, zzoppa, zuppàmu, zuppàti, zzóppuni N.B.: I verbi suddetti osservano la coniugazione regolare negli altri tempi dell’indicativo e modi.

o o o o o o o o

- I verbi terminanti in -cài, per mantenere la consonante velare, assumono una h- tra la radice e la desinenza -i della 2^ pers. sing. o la desinenza -iebbu o -ivu della 1^ pers. sing. del passato remoto. abbinchjiài (mangiare fino a sentirsi pieni), abbènchjiu, abbiènchji, abbènchjia, abbinchjiàmu, abbinchjiàti, abbénchjiuni abbrušcài (scorticare la pelle, arrossare, abbruciacchiare, irritare la pelle), abbrùšcu, abbrùšchi, abbrùšca, abbrušcàmu, abbrušcàti, abbrúšcuni, accummugghjicài (coprire), accummògghjicu, accummuègghjichi, accummògghjica, accummugghjicàmu, accummugghjicàti, accummóghjicuni addufriscài (rinfrescare, riposarsi, interrompere il lavoro), addufrèscu, addufrièschi, addufrèsca, addufriscàmu, addufriscàti, addúfrescuni affucài (affogare), affòcu, affuèchi, affòca, affucàmu, affucàti, affócuni alliccài (leccare, imbellire), alleccu, alliècchi, allecca, alliccàmu, alliccàti, alléccuni allintài (allentare, diradare, mollare di ceffone), allentu, alliènti, allenta, allintàmu, allintàti, alléntuni annancài (bramare, avere voglia), annàncu, annànchi, annànca, annancàmu, annancàti, annáncuni

253


o annascài (fiutare), annàscu, annàschi, annàsca, annascàmu, annascàti, annáscuni o arruncài (arroncare), arròncu, arruènchi, arrònca, arruncàmu, arruncàti, arróncuni o arrussài (arrossare, arrossire, abbrustolire), arròssu, arruèssi, arròssa, arrussàmu, arrussàti, arróssuni o assucài (asciugare), assucu, assuchi, assuca, assucàmu, assucàti, assúcuni o assucài (asciugare), assùcu, assùchi, assùca, assucàmu, assucàti, assúcuni o assuvacài (rovesciare, travasare), assuvàcu, assuvàchi, assuvàca, assuvacàmu, assuvacàti, assuvácuni o azziccài (prendere, afferrare, acchiappare), azzìccu, azzìcchi, azzìcca, azziccàmu, azziccàti, azzíccuni o bbuccài (rovesciare, piegare), bboccu, bbuècchi, bbocca, bbuccàmu, bbuccàti, bbóccuni o curcài (mettere a letto), corcu, cuèrchi, corca, curcàmu, curcàti, córcuni o fišcài (fischiare), fišcu, fišchi, fišca, fišcàmu, fišcàti, fíšcuni o frabbicài (fabbricare), fràbbicu, fràbbichi, fràbbica, frabbicàmu, frabbicàti, frábbicuni o incurnài (incornare, cozzare), incornu, incuèrni, incorna, incurnàmu, incurnàti, incórnuni o inzaccài (premere, stipare), inzaccu, inzacchi, inzacca, inzaccàmu, inzaccàti, inzáccuni o mašticài (masticare), maštìcu, maštìchi, maštìca, mašticàmu, mašticàti, maštícuni o mmarcài (scavalcare) mmarcu, mmarchi, mmarca, mmarcàmu, mmarcàti, márcuni o muzzicài (mordere), mòzzicu, muèzzichi, mòzzica, muzzicàmu, muzzicàti, mòzzicuni o piscài (pescare), pescu, pieschi, pesca, piscàmu, piscàti, péscuni o pizzicài (pungere, pizzicare), pízzicu, pízzichi, pízzica, pizzicàmu, pizzicàti, pízzicuni o rusicài (rodere, rosicchiare), ròsicu, ruèsichi, ròsica, rusicàmu, rusicàti, rósicuni o ruspicài (spigolare, racimolare), ruspìcu, ruspìchi, ruspìca, ruspicàmu, ruspicàti, ruspícuni o šcaccài (eccedere), šcaccu, šcacchi, šcacca, šcaccàmu, šcaccàti, šcáccuni o sciucài (giocare), sciocu, sciuèchi, scioca, sciucàmu, sciucàti, sciócuni o scummugghjicài (scoprire, togliere le coperte), scummógghjicu, scummuègghjichi, scummógghjica, scummugghjicàmu, scummugghjicàti, scummógghjicuni o tuccài (toccare), toccu, tuècchi, tocca, tuccàmu, tuccàti, tóccuni o vuddicài (dar segni di vita, muoversi), mi vòddicu, ti vuèddichi, si vòddica, ni vuddicàmu, vi vuddicàti, si vóddicuni

254


o o

o o o o o o o o

o o o o o o o o o

- Verbi che assumono il suffisso -esc- nella coniugazione del presente indicativo, relativamente alla 1^, 2^ e 3^ pers. sing. e alla 3^ pers. plur.: abbufacchjiài (gonfiarsi), m’abbufacchjièsciu, t’abbufac-chjièsci, s’abbufacchjièscia, n’abbufacchjiàmu, v’abbufac-chjiàti, s’abbufacchjiésciuni abbussacchjiài (gonfiarsi, tumefarsi), m’abbussachjièsciu, t’abbussacchjièsci, s’abbussacchjièscia, n’abbussac-chjiàmu, v'abbussacchjiàti, s’abbussachjièsciuni accapuzzài (piegare il collo per il sonno), accapuzzèsciu, accapuzzièsci, accapuzzèscia, accapuzzàmu, accapuzzàti, accapuzzésciuni animài (aizzare), animèšciu, animièšci, animèšcia, animà-mu, animàti, animéšciuni babbiài (guardare con stupore, a bocca aperta) babbièsciu, babbièsci, babbièscia, babbiàmu, babbiàti, babbiésciuni curtiddài (accoltellare), curtiddèsciu, curtiddièsci, curtiddèscia, curtiddàmu, curtiddàti, curtiddésciuni fruddicài (rimboccare), fruddichèsciu, fruddichièsci, fruddichèscia, fruddicàmu, fruddicàti, fruddichésciuni impinnulài (avere la pelle d’oca), impinnulèsciu, impinnulièsci, impinnulèscia, impinnulàmu, impinnulàti, impinnulésciuni impusumài (inamidare), impusumèsciu, impusumièsci, impusumèscia, impusumàmu, impusumàti, impusumésciuni incagginài (dar latte di calce agli alberi fino ad una certa altezza; imbiancare i muri), incagginèsciu, incagginièsci, incagginèscia, incagginàmu, incagginàti, incagginésciuni incipriài (cospargere di cipria), inciprièsciu, inciprièsci, inciprièscia, incipriàmu, incipriàti, incipriésciuni incirài (prendere colore), incirèsciu, incirièsci, incirèscia, inciràmu, inciràti, incirésciuni incuppulài (capovolgere), incuppulèsciu, incuppulièsci, incuppulèscia, incuppulàmu, incuppulàti, incuppulésciuni intavulài (intavolare), intavulèsciu, intavulièsci, intavulèscia, intavulàmu, intavulàti, intavulésciuni, lacrimài (lagrimare), lacrimèsciu, lacrimièsci, lacrimèscia, lacrimàmu, lacrimàti, lacrimésciuni lisiunài (fare crepe, lesionare), lisiunèsciu, lisiunièsci, lisiunèscia, lisiunàmu, lisiunàti, lisiunésciuni mazziài (percuotere), mazzièsciu, mazzièsci, mazzièscia, mazziàmu, mazziàti, mazziésciuni mpassulài (appassire), mpassulèsciu, mpassulièsci, mpassulèscia, mpassulàmu, mpassulàti, mpassulésciuni murài (murare, chiudere con muro), murèsciu, murièsci, murèscia, muràmu, muràti, murésciuni

255


o nuticài (ingoiare lentamente; avere difficoltà nell'ingoiare), nutichèsciu, nutichièsci, nutichèscia, nuticàmu, nuticàti, nutichésciuni o pasculài (pascolare), pasculèsciu, pasculièsci, pasculèscia, pasculàmu, pasculàti, pasculésciuni o puddicài (lavorare la pasta del pane con i pugni), puddichèsciu, puddichièsci, puddichèscia, puddicàmu, puddicàti, puddichésciuni o scaviddài (potare i rami inutili che crescono vicino ai tronchi), scaviddèsciu, scaviddièsci, scaviddèscia, scaviddà-mu, scaviddàti, scaviddésciuni o scazzafittài (togliere o scrostare l’intonaco), scazzafittèsciu, scazzafittièsci, scazzafittèscia, scazzafittàmu, scazzafittàti, scazzafittésciuni o scimmiài (simulare, fare il nesci), scimmièsciu, scimmièsci, scimmièscia, scimmiàmu, scimmiàti, scimmiésciuni o sicutài (inseguire), sicutèsciu, sicutièsci, sicutèscia, sicutàmu, sicutàti, sicutésciuni o ślabbrài (sformare), ślabbrèsciu, ślabbrièsci, ślabbrèscia, ślabbràmu, ślabbrati, ślabbrésciuni o spitrài (togliere le pietre dal fondo), spitrèsciu, spitrièsci, spitrèscia, spitràmu, spitràti, spitrésciuni o vulutài (voltolare), vulutèsciu, vulutièsci, vulutèscia, vulutàmu, vulutàti, vulutésciuni o zuppicài (zoppicare), zuppichèsciu, zuppichièsci, zuppichèscia, zuppicàmu, zuppicàti, zuppichésciuni

o

o o o o o

o

- Verbi che ammettono al presente indicativo due forme: con o senza il suffisso -esc- tra radice e desinenza: bazzicài (bazzicare), bázzicu, bázzichi, bázzica, bazzicàmu, bazzicàti, bázzicuni ## bazzichèsciu, bazzichièsci, bazzichèscia, bazzicàmu, bazzicàti, bazzichésciuni cutulài (scuotere, smuovere, agitare), còtulu, cuètuli, còtula, cutulàmu. cutulàti, cótuluni ## cutulèsciu, cutulièsci, cutulèscia, cutulàmu, cutulàti, cutulésciuni friculài (strofinare, stropicciare), frìculu, frìculi, frìcula, friculàmu, friculàti, frículuni ## friculèsciu, friculièsci, friculèscia, friculàmu, friculàti, friculésciuni javitài (evitare, scansare), javìtu, javìti, javìta, javitàmu, javitàti, javítuni ## javitèsciu, javitièsci, javitèscia, javitàmu, javitàti, javitésciuni jucculài (gridare), júcculu, júcculi, júccula, jucculàmu, jucculàti, júcculuni ## jucculèsciu, jucculièsci, jucculèscia, jucculàmu, jucculàti, jucculésciuni nazzicài (cullare), názzicu, názzichi, názzica, nazzicàmu, nazzicàti, názzicuni ## nazzichèsciu, nazzichièsci, nazzichèscia, nazzicàmu, nazzicàti, nazzichésciuni ncapputtài (capovolgersi), ncapputtèsciu, ncapputtièsci, ncapputtèscia, ncapputtàmu, ncapputtàti, ncapputtésciuni ## ncappòttu, ncappuètti, ncappòtta, ncapputtàmu, ncapputtàti, ncappóttuni

256


o ntussicài (avvelenare, amareggiarsi), ntóssicu, ntuèssichi, ntóssica, ntussicàmu, ntussicàti, ntóssicuni ## ntussichèsciu, ntussichièsci, ntussichèscia, ntussicàmu, ntussicàti, ntussichésciuni o spaparacchjiài (abbandonarsi, sdraiarsi), spaparàcchjiu, spaparàcchji, spaparàcchjia, spaparacchjiàmu, spaparacchjiàti, spaparácchjiuni ## spaparacchjièsciu, spaparacchjièsci, spaparacchjièscia, spaparacchjiàmu, spaparacchjiàti, spaparacchjièsciuni o spirdiculài (sbriciolare), spirdìculu, spirdìculi, spirdìcula, spirdiculàmu, spirdiculàti, spirdículuni ## spirdiculèsciu, spirdiculièsci, spirdiculèscia, spirdiculàmu, spirdiculàti, spirdiculésciuni o spizzicài (mangiare lentamente e con gusto), spízzicu, spízzichi, spízzica, spizzicàmu, spizzicati, spízzicuni ## spizzichèsciu, spizzichièsci, spizzichèscia, spizzicàmu, spizzicàti, spizzichèsciuni o uaštumài (bestemiare), uaštèmu, uaštièmi, uaštèma, uaštumàmu, uaštumàti, uaštémuni ## uaštumèsciu, uaštumièsci, uaštumèscia, uaštumàmu, uaštumàti, uaštumésciuni o unnumài, vunnumài (vendemmiare), unnèmu, unnièmi, unnèma, unnumàmu, unnumàti, unnémuni ## unnumèsciu, unnumièsci, unnumèscia, unnumàmu, unnumàti, unnumésciuni o vummicài (vomitare), vómmicu, vuèmmichi, vómmica, vummicàmu, vummicàti, vómmicuni ## vummichèsciu, vummichièsci, vummichèscia, vummicàmu, vummicàti, vummichésciuni o zzuppicài (zoppicare), zzóppicu, zzuèppichi, zzòppica, zzuppicàmu, zzuppicàti, zzóppicuni ## zuppichèsciu, zuppichièsci, zuppichèscia, zuppicàmu, zuppicàti, zuppichésciuni

o o o o o o o o o o o

I verbi che terminano in -sciài, -ciài, -chjiài, -ghjiài, assorbono nella -i- del tema la desinenza -i della 2^ pers. sing. del presente indicativo: allišciài (lisciare) appicciài (accendere) arrauagghjiài (raccogliere in modo confuso) ascinisciài (togliere gli acini d’uva a uno a uno), ascinèsciu, ascinièsci, ascinèscia, ascinàmu, ascinàti, ascinésciuni assumigghjiài (assomigliare) assuttigghjiài (assottigliare) binchjiài (saziare, riempire) cagnisciài (provare schifo, disgusto), cagnèsciu, cagnièsci, cagnèscia, cagnisciàmu, cagnisciàti, cagnésciuni canciài (cambiare) cardisciài (scardassare il lino), cardèsciu, cardièsci, cardèscia, cardàmu, cardàti, cardésciuni carisciài (trasportare), carèsciu, carièsci, carèscia, carisciàmu, carisciàti, carésciuni

257


o chjiacchjiarisciài (chiacchierare), chjiacchjiarèsciu, chjiacchjiarièsci, chjiacchjiarèscia, chjiacchjiarisciàmu, chjiacchjiarisciàti, chjiacchjiarésciuni o chjianulisciài (piallare), chjianulèsciu, chjianulièsci, chjianulèscia, chjianulisciàmu, chjianulisciàti, chjianulésciuni o cuminciài (cominciare), cumènciu, cumiènci, cumència, cuminciàmu, cuminciàti, cuménciuni o farfugghjiài (farfugliare), farfùgghjiu, farfuègghji, farfùgghjia, farugghjiàmu, farfugghjiàti, farfúgghjiuni o frattisciài (frugare, ronzare intorno, darsi da fare), frattèsciu, frattièsci, frattèscia, frattisciàmu, frattisciàti, frattésciuni o fuchisciài (consumare, togliere di mezzo), fuchiscèsciu, fuchiscièsci, fuchiscèscia, fuchisciàmu, fuchisciàti, fuchiscèsciuni o gnurciài (guardare, osservare), gnorciu, gnuèrci, gnorcia, gnurciàmu, gnurciàti, gnórciuni o imbrugghjiài (imbrogliare) o incupirchjiài (coprire, coperchiare), incupèrchjiu, incupièrchji, incupèrchjia, incupirchjiàmu, incupirchjiàti, incupérchjiuni o inquacchjiài (imbrattare) o inturtigghjiài (attorcigliare), nturtògghjiu, nturtuègghji, nturtògghjia, nturtigghjiàmu, nturtigghjiàti, nturtógghjiuni o jalisciài (sbadigliare), jalèsciu, jalièsci, jalèscia, jalisciàmu, jalisciàti, jalésciuni o junnulisciài (dondolare, ondeggiare leggermente), junnulèsciu, junnulièsci, junnulèscia, junnulisciàmu, junnulisciàti, junnulésciuni o larciài (imbrattare), larciu, larci, larcia, larciàmu, larciàti, lárciuni o lippisciài (pulire in modo superficiale), lippèsciu, lippièsci, lippèscia, lippisciàmu, lippisciàti, lippésciuni o manciài (mangiare) o picciài (accendere) o pigghjiài (prendere), pigghjiu, pigghji, pigghjia, pigghjiàmu, pigghjiàti, pígghjuni o śbašciài (abbassare) o scampanisciài (spampanare, suonare), scampanèsciu, scampanièsci, scampanèscia, scampanàmu , scampanàti, scampanésciuni o scarisciài (raschiare in superficie, rimuovere la cenere nel braciere), scarèsciu, scarièsci, scarèscia, scarisciàmu, scarisciàti, scarésciuni o scašciài (rompere), scašciu, scašci, scašcia, scašciàmu, scašciàti, scásciuni o sciarpisciài (balbettare), sciarpèsciu, sciarpièsci, sciarpèscia, sciarpisciàmu, sciarpisciàti, sciarpésciuni o scigghjiài (scompigliare), scegghjiu, scigghji, scegghjia, scigghjiàmu, scigghjiàti, scégghjiuni o scurchiggjiài (rovistare), scurcògghjiu, scurcuègghji, scurcògghjia, scurchigghjiàmu, scurchigghjiàti, scurcógghjuni o scurciài (scorticare, spellare), scorciu, scuèrci, scorcia scurciàmu, scurciàti, scórciuni

258


o sparpagghjiài (sparpagliare) o spugghjiài (spogliare), spogghjiu, spuègghji, spogghjia, spugghjiàmu,spugghjiàti, spógghjuini o strinchjiulisciài (ridere a lungo smoderatamente), strinchjiulèsciu, strinchjiulièsci, strinchjiulèscia, strinchjiulisciàmu, strinchjiulisciàti, strinchjiulésciuni o sturtigghjiài (storcere), sturtògghjiu, sturtuègghji, sturtògghjia, sturtigghjiàmu, sturtigghjiàti, sturtógghjiuni o stusciài (asciugare) o vannulisciài (vacillare), vannulèsciu, vannulièsci, vannulèscia, vannulisciàmu, vannulisciàti, vannulésciuni o vavisciài (mandare bava), vavèsciu, vavièsci, vavèscia, vavisciàmu, vavisciàti, vavésciuni o vigghjisciài (agire con brio e allegrezza), vigghjièsciu, vigghjièsci, vigghjièscia, vigghjisciàmu, vigghjisciàti, vigghjiésciuni - Verbi con l’alterazione della radice della 1^ persona del presente indicativo: o cuscinài (cucinare), cuscignu, cuscini, cuscina, cuscinàmu, cuscinàti, cuscínuni o minài (buttare), megnu, mieni, mena, minàmu, minàti, ménuni - Verbi che partecipano delle due coniugazioni: o ntrignulìi (intirizzirsi, tremare per il freddo), ntrignulèsciu, ntrignulièsci, ntrignulèscia, ntrignulàmu, ntrignulàti, ntrignulésciuni - pp. ntrignulùtu - Verbi irregolari al passato remoto: o dài (dare), dèsi, dasti, dèsi, dammu, dástivi, dèsira

15.8.Verbi seconda coniugazione

DEFINISCO regolari i verbi della seconda coniugazione, sia quelli che all’infinito escono in -iri sia quelli che escono in -ìi, aventi le seguenti caratteristiche: - un unico tema invariabile nei tempi del Presente, Imperfetto, Passato Remoto del Modo indicativo, nell’Imperativo presente, nel Gerundio presente, nel Participio passato - la vocale tematica del presente indicativo, ove presente: -i-, 1^ e 2^ pers. plur. - la vocale tematica dell'imperfetto indicativo: -e-, 1^ e 3^ pers. sing. e plur.; -i-, 2^ pers. sing. e plur. - la vocale tematica del passato remoto: -e-, 1^ e 3^ pers. plur.; -i-, 1^, 2^, 3^ pers. sing. e 2^ pers. plur. Da osservare che la vocale tematica -i- della 3^ pers. sing. è assorbita dalla desinenza -ì - la vocale tematica dell'imperativo presente: -i-, 2^ pers. sing. e plur. - la vocale tematica del gerundio presente: -e- la vocale tematica del participio passato: -u-

259


Quale esempio di CONIUGAZIONE REGOLARE riporto quella del verbo TRASÌI (entrare, portare dentro), transitivo e intransitivo

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo presente iu tras-u (io entro) tu tras-i (tu entri) iddu tras-i (egli entra) nui tras-ìmu (noi entriamo) vui tras-ìti (voi entrate) lori trás-uni (essi entrano)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo imperfetto / Condizionale presente iu tras-èva (io entravo) / (entrerei) tu tras-ìvi (tu entravi) / (entreresti) iddu tras-èva (egli entrava) / (entrerebbe) nui tras-èmmu (noi entravamo) / (entreremmo) vui tras-ìvvi (voi entravate) / (entrereste) lori tras-èvuni (essi entravano) / (entrerebbero)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato remoto iu tras-ìbbu, tras-ìvu (io entrai) tu tras-ìšti (tu entrasti) iddu tras-ì (egli entrò) nui tras-èmmu (noi entrammo) vui tras-ìštivi (voi entraste) lori tras-èruni, tras-èra (essi entrarono)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato prossimo iu àgghjiu trasùtu (io sono entrato) tu à trasùtu (tu sei entrato) iddu è trasùtu (egli è entrato) nui àmu trasùtu (noi siamo entrati) vui avìti trasùtu (voi siete entrati) lori óni trasùtu (essi sono entrati)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo trapassato prossimo / Condizionale passato iu èra trasùtu (io ero entrato) / (sarei entrato) tu jèri trasùtu (tu eri entrato) / (saresti entrato) iddu èra trasùtu (egli era entrato) / (sarebbe entrato) nui èrimu trasùtu (noi eravamo entrati) / (saremmo entrati) vui jèrivi trasùtu (voi eravate entrati) / (sareste entrati) lori èruni trasùtu (essi erano entrati)/ (sarebbero entrati)

260


§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo futuro semplice iu àgghji'a trasì (io entrerò) tu àt'a trasì (tu entrerai) iddu àv'a trasì (egli entrerà) nu àm'a trasì (noi entreremo) vu avìt'a trasì (voi entrerete) lori ón'a trasì (essi entreranno)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo futuro anteriore iu àgghji'a èssiri trasùtu (io sarò entrato) tu àt'a éssiri trasùtu (tu sarai entrato) iddu àv'a éssiri trasùtu (egli sarà entrato) nui àm'a éssiri trasutu (noi saremo entrati) vui ìt'a éssiri trasutu (voi sarete entrati) lori ón'a éssiri trasutu (essi saranno entrati)

§

Modo Imperativo-Tempo presente tras-i, tras-ìti (entra, entrate)

§

Modo Gerundio-Tempo presente tras-ènnu (entrando) Modo Gerundio-Tempo passato: non ricorrente

§

Modo Participio -Tempo passato tras-ùtu (entrato) Modo Participio-Tempo presente: non ricorrente

§

Modo Infinito-Tempo presente tras-ìi (entrare) Modo Infinito-Tempo passato éssiri trasùtu (essere entrato)

§

Per il congiuntivo cu tràsi, cu trasuni (che entri, che entrino)

§ § §

Pertanto, le desinenze della 2^ coniugazione “regolare” sono queste: Presente indic. Imperfetto indic. Passato remoto 1^ s. -u -èva -ìbbu / -ìvu 2^ s. -i -ìvi -ìšti 3^ s. -i -èva -ì

261


§ § §

1^ p. -ìmu 2^ p. -ìti 3^ p. -uni

-èmmu -ìvvi -èvuni

Infinto presente: Participio passato: Gerundio presente:

-èmmu -ìštivi -èra, -èruni

-ìi, -iri -ùtu -ènnu

E ora un esempio di CONIUGAZIONE REGOLARE di verbo con infinito in -iri SPÀNNIRI (stendere, spandere)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo presente iu spann-u (io stendo) tu spann-i (tu stendi) iddu spann-i (egli stende) nui spann-ìmu (noi stendiamo) vui spann-ìti (voi stendete) lori spánn-uni (essi stendono)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo imperfetto / Condizionale presente iu spann-èva (io stendevo) / (stenderei) tu spann-ìvi (tu stendevi) / (stenderesti) iddu spann-èva (egli stendeva) / (stenderebbe) nui spann-èmmu (noi stendevamo) / (stenderemmo) vui spann-ìvvi (voi stendevate) / (stendereste) lori spann-èvuni (essi stendevano) / (stenderebbero)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato remoto iu spann-ìbbu, spann-ìvu (io stesi) tu spann-ìšti (tu stendesti) iddu spann-ì (egli stese) nui spann-èmmu (noi stendemmo) vui spann-ìštivi (voi stendeste) lori spann-èruni, spann-èra (essi stesero)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo passato prossimo iu àgghjiu spannùtu (io ho steso) tu à spannùtu (tu hai steso) iddu è spannùtu (egli ha steso) nui àmu spannùtu (noi abbiamo steso) vui avìti spannùtu (voi avete steso) lori óni spannùtu (essi hanno steso)

262


§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo trapassato prossimo / Condizionale passato iu èra spannùtu (io avevo steso) / (avrei steso) tu jèri spannùtu (tu avevi steso) / (avresti steso) iddu èra spannùtu (egli aveva steso) / (avrebbe steso) nui èrimu spannùtu (noi avevamo steso / (avremmo steso) vui jèrivi spannùtu (voi avevate steso) / (avreste steso) lori èruni spannùtu (essi avevano steso) / (avrebbero steso)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo futuro semplice iu àgghji'a spánniri (io stenderò) tu àt'a spánniri (tu stenderai) iddu àv'a spánniri (egli stenderà) nui àm'a spánniri (noi stenderemo) vui avìt'a spánniri (voi stenderete) lori ón'a spánniri (essi stenderanno)

§ § § § § §

Modo Indicativo-Tempo futuro anteriore iu àgghji'a éssiri spannùtu (io avrò steso) tu àt'a éssiri spannùtu (tu avrai steso) iddu àv'a éssiri spannùtu (egli avrà steso) nui àm'a éssiri spannùtu (noi avremo steso) vui avit'a éssiri spannùtu (voi avrete steso) lori ón'a éssiri spannùtu (essi avranno steso)

§

Modo Imperativo-Tempo presente spann-i, spann-ìti (stendi, stendete)

§

Modo Gerundio-Tempo presente spann-ènnu (stendendo) Modo Gerundio-Tempo passato: non ricorrente

§

Modo Participio-Tempo passato spann-ùtu (steso) Modo Participio-Tempo presente: non ricorrente

§

Modo Infinito-Tempo presente spánn-ìri (stendere)

§

Modo Infinito-Tempo passato éssiri spannùtu (avere steso)

263


o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

o o o o o o

I VERBI DELLA 2^ CONIUGAZIONE sono in realtà per lo più irregolari. L’irregolarità è dei seguenti tipi: - Presente indicativo con due radici e/o con dittongazione della vocale tonica -o> -uè-, -e- > -iè- alla 2^ pers. sing. per effetto della desinenza -i. anchj-ìi (riempire), enchju, inchji, enchji, anchjìmu, anchjìti, ènchjuni cógghj-iri (raccogliere), cogghjiu, cugghji, cogghji, cugghjìmu, cugghjìti, cógghjiuni còs-iri (cucire), cosu, cusi, cosi, cusìmu, cusìti, cósuni còsc-iri (cuocere), cosciu, cusci, cosci, cuscìmu, cuscìti, cóciuni dòrm-iri (dormire), dormu, duèrmi, dormi, durmìmu, durmìti, dórmuni lègg-iri (leggere), leggiu, liggi, leggi, liggìmu, liggìti, lèggiuni mònc-iri (mungere), monciu, munci, monci, muncìmu, muncìti, mónciuni pèrd-iri (perdere), perdu, pièrdi, perdi, pirdìmu, pirdìti, pérduni rènn-iri (rendere), rennu, riènni, renni, rinnìmu, rinnìti, rénnuni ruman-ìi (rimanere), rumàgnu, rumàni, rumàni, rumanìmu, rumanìti, rumánuni sc-ìi (andare), vocu, vèi, vèi, sciamu, sciati, vócuni scènn-iri (scendere), scennu, scinni, scenni, scinnìmu, scinnìti, scénnuni scònn-iri (nascondere), sconnu, scunni, sconni, scun-nìmu, scunnìti, scónnuni sènt-iri (sentire), sentu, siènti, senti, sintìmu, sintìti, séntuni sèrv-iri (servire), servu, sièrvi, servi, sirvìmu, sirvìti, sérvuni spènc-iri (spingere), spenciu, spinci, spenci, spincìmu, spincìti, spénciuni suffr-ìi (soffrire), soffru, suèffri, soffri, suffrìmu, suffrìti, sóffruni tin-ìi (tenere), tegnu, tieni, teni, tinìmu, tinìti, ténuni vènn-iri (vendere), vennu, vinni, venni, vinnìmu, vinnìti, vénnuni vèt-iri, vèd-iri (vedere), vetu (vecu, vedu), viti (vidi), veti (vedi), vitìmu (vidìmu), vitìti (vidìti), vétuni (vécuni, véduni) DA OSSERVARE l’alterazione della radice della 1^ persona del presente indicativo dei verbi: fài, fàzzu mantinìi, mantègnu putìi, pòzzu tinìi, tègnu vinìi, vègnu vulìi, vògghju

Verbi con radice anomala rispetto a quella dell’infinito presente ma con desinenze regolari: - utu, al participio passato - ennu, al gerundio presente - ibbu o -ivu, -išti, -ì, -emmu, -ištivi, -era o -eruni, al passato remoto o assógghj-iri, assugghji-ùtu, assugghji-ènnu, assugghj-ìbbu (sciogliere, sciolto, sciogliendo, sciolsi)

264


o bèv-iri, biv-ùtu, biv-ènnu, biv-ìbbu (bere, bevuto, bevendo, bevvi) o cèrn-iri, cirn-ùtu, cirn-ènnu, cirn-ìbbu (cernere, cernito, cernendo, cernéi o cernètti) o chjiòv-iri, chjuv-ùtu, chjiuv-ènnu, chjiuv-ì (piovere, piovuto, piovendo, piovve) o cògghjiri, cugghj-ùtu, cugghj-ènnu, cugghj-ìbbu (cogliere, colto, cogliendo, colsi) o còrr-iri, curr-ùtu, curr-ènnu, curr-ìbbu (correre, corso, correndo, corsi) o còs-iri, cus-ùtu, cus-ènnu, cus-ìbbu (cucire, cucito, cucendo, cucìi) o crèd-iri, crid-ùtu, crid-ènnu, crid-ìbbu (credere, creduto, credendo, credetti) o crèsc-iri, crisci-ùtu, crisc-ènnu, crišc-ìbbu (crescere, cresciuto, crescendo, crebbi) o dòrm-iri, durm-ùtu, durm-ènnu, durm-ìbbu (dormire, dormito, dormendo, dormii) o fèrv-iri, firv-ùtu, firv-ènnu, firv-ìbbu (fervere, --------, fervendo, fervéi o fervetti) o gnòtt-iri, gnutt-ùtu, gnutt-ènnu, gnutt-ìbbu (inghiottire, inghiottito, inghiottendo, inghiottii) o lègg-iri, liggi-ùtu, ligg-ènnu, ligg-ìbbu (leggere, letto, leggendo, lessi) o lèn-iri, lin-ùtu, lin-ènnu, lin-ìbbu (imbiancare, imbiancato, imbiancando, imbiancai) o lucèšc-iri, lucišci-ùtu, lucišc-ènnu, lucišcì (albeggiare, fatto giorno, albeggiando, albeggiò) o mè-tiri, mit-ùtu, mit-ènnu, mit-ìbbu (mietere, mietuto, mietendo, mietéi) o mònc-iri, munci-ùtu, munc-ènnu, munc-ìbbu (mungere, munto, mungendo, munsi) o mòv-iri, muv-ùtu, muv-ènnu, muv-ìbbu (muovere, mosso, movendo, mossi) o pèrd-iri, pird-ùtu, pird-ènnu, pird-ìbbu (perdere, perduto, perdendo, perdetti o persi) o pònc-iri, punci-ùtu, punc-ènnu, punc-ìbbu (pungere, punto, pungendo, punsi) o rièšc-iri, riišci-ùtu, riišc-ènnu, riišc-ìbbu (riuscire, riuscito, riuscendo, riuscii) o rispònn-iri, rispunn-ùtu, rispunn-ènnu, rispunn-ìbbu (rispondere, risposto, rispondendo, risposi) o ròmp-iri, rump-ùtu, rump-ènnu, rump-ìbbu (rompere, rotto, rompendo, ruppi) o šcènn-iri, šcinn-ùtu, šcinn-ènnu, šcinn-ìbbu (scendere, sceso, scendendo, scesi) o scònn-iri, scunn-ùtu, scunn-ènnu, scunn-ìbbu (nascondere, nascosto, nascondendo, nascosi) o sènt-iri, sint-ùtu, sint-ènnu, sint-ìbbu (sentire, sentito, sentendo, sentii) o sèrv-iri, sirv-ùtu, sirv-ènnu, sirv-ìbbu (servire, servito, servendo, servii) o spènc-iri, spinci-ùtu, spinc-ènnu, spinc-ìbbu (spingere, spinto, spingendo, spinsi) o spènn-iri, spinn-ùtu, spinn-ènnu, spinn-ìbbu (spendere, speso, spendendo, spesi) o stòrc-iri, sturci-ùtu, sturc-ènnu, sturc-ìbbu (storcere, storto, storcendo, storsi) o strènc-iri, štrinci-ùtu, strinc-ènnu, strinc-ìbbu (stringere, stretto, stringendo, strinsi)

265


o o o o

tòrc-iri, turci-ùtu, turc-ènnu, turc-ìbbu (torcere, torto, torcendo, torsi) vènc-iri, vinci-ùtu, vinc-ènnu, vinc-ìbbu (vincere, vinto, vincendo, vinsi) vènn-iri, vinn-ùtu, vinn-ènnu,vinn-ìbbu (vendere, venduto, vendendo, vendetti) vèt-iri, vit-ùtu, vit-ènnu, vid-ìbbu (vedere, veduto, vedendo, vidi)

o o o o o o o o o o o o o o

Verbi che al participio passato presentano una radice anomala e senza vocale tematica -u-: apièr-tu, anche aprùtu (aperto) cuet-tu, anche cusciùtu (cotto) cuvièr-tu (coperto) dit-tu (detto) fat-tu (fatto) muer-tu (morto) na-tu (nato) nnut-tu (portato) ridòt-tu, anche ridusciùtu (ridotto) scrit-tu, anche scrivùtu (scritto) scuet-tu, anche scuciùtu (scotto) sprit-tu, anche sprisciùtu (soffritto) štrut-tu, anche štrusciùtu (consumato) suffèr-tu (sofferto)

o

VERBI che al participio passato hanno: - la vocale tematica -i-: brušcul-i-tu (abbrustolito) burr-ì-tu (stancato) cap-ì-tu (capito) ncucch-ì-tu, anche ncucc-ùtu (istupidito) partur-ì-tu (partorito) - la vocale tematica -a-: avvicchji-àtu, da avvicchjièšciri (invecchiato)

o o o o o

VERBI che al participio passato hanno una radice anomala, e desinenza -isu-, usu-, -štu: acc-isu, anche accidùtu (ucciso) chji-usu, anche chjiudùtu (chiuso) m-isu, anche mittùtu (messo) nt-isu, anche ntinnùtu (inteso) ruma-štu, anche rumanùtu (rimasto)

o o o o o

VERBI in -ciri, -giri che prendono una -i- grafica tra la -c- o la -g- della radice, e la desinenza -u, -uni del presente indicativo (1^ pers. sing., 3^ pers. plur.): es.: lèggiri (leggere), legg-i-u, liggi, leggi, liggìmu, liggìti, légg-i-uni

266


o o o o o o o o

o o o o o o o

o o o

o o o o o o

ènciri (ungere) mònciri (mungere) pònciri (pungere) spènciri (spingere) spòggiri o sfòggiri (sturare) stòrciri (storcere) tòrciri (torcere) vènciri (vincere) VERBI che assumono il suffisso -isc- nella coniugazione del presente indicativo, relativamente alla 1^, 2^, 3^ pers. sing. e alla 3^ pers. plur.: alliggirii, arricchìi, bruštulìi, capìi, cumpiatìi, cuprìi, curtìi, fallìi, mazzìi, mpadrunìi, mpratichìi, mpuvirìi, mpuzzulìi, ngrannìi, parturìi, patìi, scumparìi accurtìi (accorciare), accurtìscu, accurtìšci, accurtìšci, accurtìmu, accurtìti, accurtíscuni ammurtìi (ammortire), ammurtìscu, ammurtišci, ammurtìšci, ammurtìmu, ammurtìti, ammurtíscuni avvicchjìi (diventare vecchio), avvicchjìscu, avvicchjìšci, avvicchjìšci, avvicchjìmu, avvicchjìti, avvicchjíscuni impaccìi (impazzire), impaccìscu, impaccìšci, impaccìšci, impaccìmu, impaccìti, impaccíscuni (o impaccéscuni) inacitìi (inacidire), inacitìscu, inacitìšci, inacitìšci, inacitìmu, inacitìti, inacitíscuni infrascitìri (infradiciare), infrascitìscu, infrascitìšci, infrascitìšci, infrascitìmu, infrascitìti, nfrascitíscuni intrignulìi (tremare per il freddo, intirizzire), intrignulìscu, intrignulìšci, intrignulìšci, intrignulìmu, intrignulìti, intrignulíscuni // 1^ coniugazione: intrignulèsciu, intrignulièsci, intrignulèscia, intrignulàmu, intrignulàti, intrignulésciuni jirtìi (diventare alto), jirtìscu, jirtìšci, jirtìšci, jirtìmu, jirtìti, jirtíscuni nnamarìi (amareggiarsi), nnamarìscu, nnamarìšci, nnamarìšci, nnamarìmu, nnamarìti, nnamaríscuni rużżunìi (arrugginire), rużżunìscu, rużżunìšci, rużżunìšci, rużżunìmu, rużżunìti, rużżuníscuni VERBI con infinito in -sciri, che conservano il suono sibilante palatale della -scdel tema mediante una -i- grafica tra la -c- della radice e le desinenze -u, -uni del presente indicativo, e la desinenza -utu del participio passato: còsciri (cuocere), còsc-i-u, cósc-i-uni, cusc-i-ùtu frìsciri (friggere), frìsc-i-u, frísc-i-uni, frisc-i-ùtu fùsciri (fuggire), fùsc-i-u, fúsc-i-uni, fusc-i-ùtu rùsciri (brontolare, mormorare), rùsc-i-u, rúsc-i-uni, rusc-i-ùtu sprìsciri o sfrisciri (soffriggere), sprisc-i-u, sprísc-i-uni. sprisc-i-ùtu štrùsciri (consumare, logorare, struggere), štrusc-i-u, štrúsc-i-uni, štrusc-i-ùtu

267


o o o o

o o o o o o o o

VERBI che mutano la sibilante palatale -isc- della radice (infinito) in -c- velare o gutturale, nella 1^ pers. sing. e nella 3^ pers. plur. del presente indicativo: dìsciri, dicu, dícuni nnùsciri, nnucu, nnúcuni piascìi, piacu, piácuni štrùsciri, štrucu, štrúcuni (anche štrusciu, štrúsciuni. Vedi sopra, il punto precedente) Ipotizzo un'originaria terminazione -ciri dell’infinito, e cioè una -c palatale divenuta poi sibilante. VERBI con passato remoto irregolare alla 3^ pers. sing. e 3^ pers. plur.: annùsciri, annùssi/annuscì, annússira (portare, portò, portarono) chjiùtiri, chjiusi, chjiusira (chiudere, chiuse, chiusero), anche chjiudì, chjiudèra o chjiuderuni dìsciri, dìssi, dìssira (dire, disse, dissero) fài, fèsci, fèscira (fare, fece, fecero) murìi, mòrsi, mòrsira (morire, morì, morirono) anche murì, murèra o murèruni putìi, pòtti, póttira (potere, potè, poterono) anche putì, putèra o putèruni sapìi, sèppi, séppira (sapere, seppe, seppero) anche sapì, sapèra o sapèruni vulìi, vòżżi, vóżżira (volere, volle, vollero) anche vulì, vulèra o vulèruni

VERBI con la desinenza -a della 1^ coniugazione alla 2^ pers. sing. dell’imperativo presente: o aprìi, jàpr-a (aprire, apri) o scìi, vabbànni, vanci (andare, vattene, vacci)

15.9.Verbi difettivi

o

o

o o

Hanno solo alcuni tempi e alcune persone. Anzitutto sono difettivi i verbi impersonali, utilizzati alla 3^ pers. sing. E parimenti difettivi sono i seguenti verbi, le cui voci sono riferite a soggetti grammaticali specifici o ristrette a espressioni particolari. Sono utilizzati alle 3^ pers., sing. e/o plur., delle ordinarie coniugazioni: abbampài (avvampare, bruciacchiarsi): Lu pani s'è bbampàtu e no s'è quettu da intra - Lu pani s'è bbampàtu e štè crutu - Cur'àrvulu s'è bbampàtu, (solo bruciacchiato), na cosa liggèra di fuecu abbufài (gonfiarsi per l'umidità, detto principalmente di oggetti di legno): La porta s'è bbufàta - Lu legnu cu l'acqua s'abbùfa, ma puru lu parèti, l'umidità l'è fattu bbufài ammilài (diventare come il miele): La marmillàta štè ammelàta, cioè dolce, densa come il miele appaddài (cominciare a maturare): Lu culúmmuru štè appàdda (Il fiorone di fico comincia a maturare)

268


o arrizzicài (accapponare, avere la pelle d'oca; con valore impersonale, sempre preceduto dalle forme atone del pronome personale): Pi la paùra mi štón'arrizzichésciuni li carni (Riferito come soggetto grammaticale alla pelle di una persona che rabbrividisce per il freddo o per paura e orrore; farsi ruvido come la pelle dei polli) - Štatti fermu! ca cu curu rumòri mi štón'arrizzichésciuni li carni (Detto di rumore aspro, acuto, stridulo) o assamài (sciamare, con soggetto riferito a vespe, api, mosche e zanzare, solo 3^ persone: M'ón'assamàtu li vespi, nu nitu d'api m'è assamàtu tuttu sobbra - (in senso metaforico, a llampu l'ón'assamàtu, in un battibaleno tutta la merce è andata a ruba) o carvaccài (fecondare del gallo, gallare): Lu jaddu štè carvàcca la jaddìna o cuvài (riferito a uccelli o altri ovipari, stare accovacciato sulle uova coprendole con il proprio corpo): La vóccula štè cova pi fà li piricini (La chioccia sta covando per fare i pulcini) o figghjiài (partorire di animali):Tinèva tre jatti e sò figghjiàti tutti assièmi, li mia ón'a figghjià lu mesi ci trasi - Quanni fìgghjia lu magghjiàtu! cioè mai o garbizzài (piacere, riuscire gradito, garbare): Štu discùrsu mo mi štè garbìzza o gigghjiài (germogliare, emettere germogli): No puè tinì assài li patàti nta l'acqua ca gíghjiuni - Lu granu ancòra no è gigghjiàtu - Lu friddu št'annu no è fattu gigghjià mancu la pisillìna - L'annu passàtu, la biava gigghjiò prima di lu tiempu o mpicài (impennarsi del carro, o meglio, di lu traìnu, con le stanghe in aria): È mpicàtu lu traìnu cu li ždagni a l'aria o mpunìi (andare a male di sostanze liquide o semiliquide, e quindi fuoriuscire dall'orlo del recipiente ove contenute): Lu mieru štè mponi, la salsa è mpunùta o mulài, melà (stare per maturare, detto di frutta): Li peri, l'uva, li meli: è mulàtu, štè mola, sò mulàti, ón'a mulà o ncuddài (non avere voglia, volontà, propensione, disposizione di fare alcunché, preceduto da forme atone del pronome personale con valore impersonale): Quanni m'ażżu la matìna, tegnu na lana ca no mi ncodda cu fazzu nienti (La mattina non ho voglia di fare niente) o nigghjiài (guastarsi di un frutto a causa della nebbia): Fichitìgna nigghjiàta, e cussì puru li culúmmiri o nvirnizzài, štatizzài (giustificare il proprio nome, rispettivamente, di inverno e di estate, solo 3^ pers. sing. del presente indicativo): Ci lu nviernu no nvirnìzza, lu štatu no štatìzza o pródiri, pròtiri (prudere, con valore impersonale, sempre preceduto da forme atone del pronome personale): Mi štè prodi ret'a la recchjia (Mi prude dietro l'orecchio) - Mi štà prudèva a tutti vanni (Mi prudeva dappertutto) - Valore figurato: Mi štoni prótuni li mani (Mi prudono le mani, sto per arrabbiarmi, sento il desiderio di picchiare) - Ti prótuni li mani?! ironicamente avverso chi vuol toccare tutto quello che vede - a quera li proti la lègnula (Le prude la lingua, ha la tentazione di parlare, di dire tutto, di rispondere a tono, di rivelare qualcosa a qualcuno)

269


o scavidài (alterarsi per il calore): Cu lu soli forti di menzadìa, li pummidòri s'óni tutti scavidàti (Con il sole forte di mezzogiorno, i pomodori si sono alterati, sono cioè diventati gialli e come lessati) o spaccrisciài (screpolare, spaccare): Mi sò spaccrisciàti li mani (Mi si sono screpolate le mani) - Ci mitti li mani nta la caggi, t'ón'a spaccrisciài tutti - Lu musu, lu puerti spaccrisciàtu - Pi lu friddu mi štóni spaccarésciuni tutti li mani o spittirrài (traboccare, fuoriuscire, rovesciarsi): Lu lattu è spittirràtu - Viti comi štoni fèrvuni li fogghji, štatt'attièntu cu no spittérruni -Mu l'acqua àv'a spittirrà totta da la brocca o spriddài (perdere di peso di una merce): È spriddàtu - Li pummidòri sprédduni Livài lu spriddu, ossia la perdita di peso

15.10.Verbi impersonali

o o o o o o o o o o o o o o o

I verbi impersonali sono verbi senza la persona del soggetto: si usano soltanto nella 3^ pers. sing. dei tempi del modo indicativo e condizionale e nei modi indefiniti. I tempi composti dei verbi impersonali si formano secondo la regola generale. Tali sono i verbi meteorologici, che indicano cioè fenomeni atmosferici: è diluviàtu (è diluviato) štè chjiovi (piove) štè chjiovi di facci’a fronti (piove di fronte) štè chjitra o chitra (gela) štè chjiuvizzichèscia (piove una pioggia finissima) štè diluvièscia (diluvia) štè farinèscia (piove una pioggia finissima) štè grananèscia (grandina), è grananàtu (è grandinato) štè lampèscia o lampèggia (lampeggia) štè lucèšci (albeggia) štè nzíddica o nziddichèscia (pioviggina) štè scampa (spiove) štè scurèšci (annotta, fa buio) štè trona (tuona) štè vavèscia (piove una pioggia molto leggera)

Il verbo fài (fare) è costruito impersonalmente in frasi come: o štè fasci friddu, càvutu, vientu (fa freddo, caldo, vento) o štè fasci la scilatùra (la brina, brinata, gelata) o štè fasci lu dillùviu (diluvia) Singolare è la costruzione del verbo fraseologico vulìi (volere) con i verbi impersonali: o voli chjiovi (sta per piovere)

270


o o o o o

Hanno valore impersonale le locuzioni verbali formate dal verbo éssiri + aggettivo + congiunzione ca o quanni: Ci no nc’è vinùtu è capàsci ca štè mmalàtu (Se non è venuto vuol dire che è ammalato) È capàsci ca vegnu e no t’acchjiu (È possibile che io venga e non ti trovi) È certu ca, è veru ca, è fażżu ca, è dištìnu ca (È certo che, è vero che, è falso che, è destino che) È inùtili ca štè spriètichi tanta mi n’àgghji’a scì lu štessi (È inutile che tu sparli, tanto me ne vado lo stesso) Èti murtificànti quanni ti crìtica lu gnurànti (È mortificante quando a criticarti è proprio un ignorante)

Particolare è la forma impersonale di àvi + ca: o Àvi ca štò spettu št’occasiòni (È da tanto che aspetto questa occasione) o Àv'assài ca ti l'àgghjiu dittu (È da parecchio tempo che te l'ho detto)

o o o o o o o o o o o o o o o o

o o o

Verbi e locuzioni verbali che si usano in forma impersonale, appunto senza soggetto: Attòcca cu lu fazzu iu (Compete a me farlo) Àv'a éssiri cussica (Deve essere così, sarà così) Àv’a scì spiccià ca ….. (Finirà che, andrà a finire che....) Càpita a lu spissu ca succèdi na cosa com’a quešta (Capita di frequente che succeda una cosa del genere) Chjiama ca veni (Sta per venire) Chjiappa cu (Per poco non) Convièni cu ni štamu zitta (Ci conviene stare zitti) Disci [dicuni] ca….. curu ddài si n’è sciutu cu n’addra (Dicono che se ne sia andato con un'altra) È capitàtu c'àgghjiu sciutu a la zita e no l’àgghjiu višta (È capitato che sia andato al matrimonio e non abbia visto la sposa) È succidùtu ca (È successo che) Fatti cuntu ca si n’è sciutu (Prendi per certo che se n'è andato) Mena cu si spezza (Per poco non si spezza) Mi veni cu chjianciu (Mi vien da piangere) Mitti ca (supponi che) Pari ca curu lu cuntiènti súbbiti!? (Quello non si accontenta facilmente!?) Pari ca štava nt’a nu disièrtu e tinèva na secca, m’àgghjiu discitàtu e vulì bivèva veramènti (Mi è parso di essere in un deserto e di avere sete, mi sono svegliato e volevo bere veramente) Piasci a tutti cu ballàmu e cu ridìmu, cu pazziàmu (Piace a tutti ballare, ridere e scherzare) Pigghjia cu no nci štèi, ce fasci? (Se non c'è, che fai?) Sapi parcè no l’è ffattu? (Chi sa perché non l’ha fatto?)

271


o Sarà ca (Sarà che, forse) o Scappa cu mi jušcu (Per poco non mi brucio) o Štè a mme cu ti chjiamu quanni ti n’àt’a scìi (Sta a me chiamarti quando te ne devi andare) o Štè cu (È possibile, quasi certo che ...) štè cu vèni (È quasi certo che verrà) o Tanta vali ca (È meglio che, è la stessa cosa che, tanto vale che, tanto varrebbe che)

o o

o o o

o o o o o o o

Ricorrente è l’uso del tu impersonale: No uè ca (Non vuoi che) Ti fasci tanta di survìzziu e poi no ssi mancu cunsidiràtu, tanta vali cu no fasci nienti (Ti sacrifichi tanto e non sei considerato, allora tanto vale che non fai niente) Ti ni bbhiènchji di fatijài! (È proprio inutile affaticarsi!) Ti ni fasci cu (Provi pudore a) Va jàcchjulu và! (Vai a trovarlo!) I verbi possono esseri usati impersonalmente premettendo la particella pronominale si alla 3^ persona singolare dei tempi: Si disci ca… (Si dice che…) Si mori cu nnienti (Si muore con niente) Si mòrmura ca… (Si mormora che…) Si perdi lu lumi di la rasciòni (Si perde il lume dell'intelletto) Si sceva, na vodda, a Bervidèri a l’appèti (Un tempo si andava a Belvedere a piedi) Si senti ca (Si sente che) Si vivi di štenti (Si vive di stenti)

È da considerare impersonale la costruzione junu + 3^ pers. sing. dei tempi: o Ci unu no študia, no nci'mpàra Se uno non studia, non impara) o Jùnu no sapi comi s'avà cumpurtà cu ncièrti animàli di crištiàni (Uno non sa come comportarsi con alcuni soggetti, o meglio, con alcune bestie) o Nta quiri mumènti jùnu perdi (In quei frangenti, uno perde) Ricorrente è l’uso della prima persona plurale, anziché della singolare, una sorta di "pluralis majestatis", da parte di categorie di lavoratori (es.: falegnami, barbieri e altri). o Li porti interni, l’amu fatti sempri di massu e no comi facuni l’addri tamburrati (Noi, le porte interne, le abbiamo fatto sempre di legno massello e non come gli altri , ad es.: dei paesi vicini, vuoti internamente) o Nu sta cosa l’amu fatta sempri di stu modu (Noi, questa cosa, l’abbiamo fatta sempre in questo modo)

272


o Nu, a Carvigni, lu mieru lu fascimu senza cuttura (Noi, a Carovigno, il vino lo facciamo senza cottura) o Nu, li porti, l’amu fattu sempri cu li mecci (Noi, dicono i falegnami, le porte, le abbiamo fatto sempre con i tasselli) o Nu, lu rasulu, l’usamu puru pi tagghià li capiddi. E lu pinnieddu, pi nzapunà la barba (Noi, dicono i barbieri, il rasoio, lo utilizzamo anche per tagliare i capelli. E il pennello per insaponare la barba)

15.11.Formazione dei verbi

Il verbo dialettale, al pari dell'aggettivo e del sostantivo, è soggetto al meccanismo della derivazione, la quale si manifesta mediante suffissazione e prefissazione e formazioni parasintetiche

VERBI DEAGGETTIVALI

o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

Derivano da un aggettivo mediante l’aggiunta di suffissi. La trasformazione A > V avviene mediante i seguenti suffissi congiunti o meno con infissi (-it-, -ic- che hanno valore frequentativo o genericamente derivativo) e prefissi (a-, in- in funzione intensiva o derivativa): -ài, -ìi a-ccuntint-ài (accontentare) a-ccurt-ìi (accorciare, ridurre di lunghezza) a-ddu-frisc-ài (rinfrescare, riposarsi) a-llarg-ài (allargare) a-lliggir-ìi (alleggerirsi) a-llint-ài (allentare) a-llišci-ài (lisciare) a-mmurt-iri (ammortire) a-mmušci-ài (ammosciare) a-nnitt-ài (nettare, pulire) a-ppar-ài (pareggiare) a-rricch-ìi (arricchirsi) a-rrizz-ài (arricciare, stropicciare) a-rrizz-ic-ài (avere la pelle d’oca) a-rruss-ài (arrossare) a-ssuzz-ài (uguagliare, pareggiare, smussare) a-vvicchji-ìi (invecchiare) a-zzitt-ài (zittarsi) capasc-it-ài (capacitarsi) cucchji-ài (avvicinare) gnur-ic-ài (annerire) im-pacc-ìi (impazzire) im-puvir-ìi (impoverire) in-acit-ìi (inacidire) in-frascit-ìi (infracidire, diventare fracido, marcire)

273


o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

in-fusc-ài (infoscarsi) in-grann-ìi (ingrandirsi) in-grass-ài (ingrassare) in-tušt-ài (indurire) in-zurd-ìi (insordire) inn-amar-ìi (inamarire, affliggersi, rattristarsi diventare amaro) jirt-iri (crescere in altezza) larci-ài (lerciare, lerciarsi) lasc-ài (allascare, allentare un cavo; lascu: rado, non fitto, a maglie larghe) m-briac-ài (ubriacarsi) m-passul-ài (appassire, seccare) mazz-ìi (dimagrire) mmudd-ài (ammollare; mueddu: mollo, bagnato) mmurtal-ài (immortalare) muzz-ài (mozzare, tagliare di netto) muzz-ic-ài (smozzicare; muzzu: che manca di una parte, mutilo, tronco) nitt-ài (pulire, nettare, rendere netto, pulito) pratic-ài (praticare) rin-frisc-ài (rinfrescare) suzz-ài (uguagliare; suezzu, uguale) zupp-ic-ài (zoppicare)

VERBI DENOMINALI

o o o o o o o o o o o o o o

Derivano da nomi con l’aggiunta di suffissi. La trasformazione N > V avviene con i sussiffi composti o meno con infissi (uzz-, -azz-, -izz-, -èsc-, -isc-, -ul-, -un-, in-, -ic-, i quali assolvono una funzione intensiva, frequentativa, ripetitiva, o genericamente derivativa) e prefissi (a-, in-, r-in-, r-u-, s-, in funzione intensiva, iterativa, derivativa o privativa): -ài, -uzz-ài, azz-ài, -izz-ài, ésc-iri, isci-ài, ul-ìi, in-ài, ic-ài, ul-ài, acchji-ài, -iggi-ài a-bbrazz-ài (abbracciare) a-bbutt-ài (abbottare, rimpizzarsi, abbuffarsi) a-bbuttun-ài (abbottonare) a-ccap-uzz-ài (tracollare) a-ccarizz-ài (accarezzare) a-ccul-azz-ài (acculare) a-ccumpagn-ài (accompagnare) a-ccurtidd-ài (accoltellare) a-ccušt-ài (accostare) a-ddacqu-ài (adacquare, irrigare, annaffiare un terreno) a-ddut-ài (dotare) a-ffašcin-ài (affascinare, fare malìe) a-lluc-éšc-iri (albeggiare) a-mmus-ài (appressare le labbra al recipiente per bere)

274


o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

a-nnanc-ài (avere voglia, bramare) a-nnasc-ài (fiutare) a-ppalor-ài (stipulare un contratto mediante parola) a-ppantan-ài (impantanare) a-ppapagn-ài (appisolarsi; papàgna: papavero) a-pparent-ài (apparentarsi) a-ppatt-ài (impattare) a-ppuntidd-ài (puntellare) a-rruncigghji-ài (arroncigliare) a-rrużż-un-ìi (arrugginire) ascin-isci-ài (togliere gli acini d’uva a uno a uno) a-ssam-ài (sciamare) a-ssapur-ài (assaporare) a-ssupp-ài (inzuppare) a-ttumpagn-ài (chiudere con un coperchio) a-uant-ài (agguantare, afferrare saldamente e con prontezza; uantu: guanto) a-vvamp-ài (avvampare) azzard-ài (azzardare) baštun-ài (bastonare) bisugn-ài (bisognare) carm-ài (calmare) chjiamint-ài (connettere) chjianc-ài (pietrificare, pietrificarsi) chjianul-isci-ài (piallare) chjitr-ài (gelare, ghiacciare) cintr-ài (inchiodare; centra: chiodo) farin-isci-ài (cadere della pioggia molto fine) fass-ài (fasciare) fidd-isci-ài (affettare, tagliare a fette) figghji-ài (figliare, partorire) garb-ài (garbare, piacere, riuscire gradito) garb-izz-ài (garbare) gnummir-ài (aggomitolare; gnuémmuru: gomitolo) im-padrun-ìi (impadronirsi) jaccu-l-isci-ài (agitare dell’acqua nella brocca) junnul-isci-ài (barcollare di un ubriaco, ondoleggiare) lacrim-ài (lacrimare, secernere lacrime) lamp-iggi-ài (lampeggiare) lipp-isci-ài (pulire in modo superficiale; lippu: melma, limo, sostanza viscosa) lisiun-ài (lesionare) martidd-ài (martellare) mascin-ài (macinare) mazzi-ài (percuotere con la mazza)

275


o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

m-barc-ài (imbarcare, imbarcarsi) m-pagghji-ài (impagliare) m-pal-ài (rimanere immobile come un palo) m-pan-ài (impanare, avvitare) m-papucchji-ài (infinocchiare, dire fandonie) m-pašt-ài (impastare) m-pidd-ài (prendere una sbornia) m-pil-ài (impelare, riempirsi di peli) m-pinn-ài (coprirsi di penne) m-pirnicul-ài (sospendersi a un ramo come l’altalena) m-pišt-ài (impestare, appestare) m-prufic-ài (caprificare) m-purv-ài (impolverare, sporcare di polvere) m-pusum-ài (inamidare) m-puzz-ul-ìi (impuzzolire) mušc-ài (caricarsi sulle spalle; mušcu: scapola della spalla, omero) n-cagg-in-ài (dare latte di calce agli alberi fino ad una certa altezza) n-carcagn-ài (premere col piede la terra intorno alla pianta di fresco interrata) n-carn-ài (prendere gusto a una cosa) n-carruzz-ài (far salire in carrozza) n-cart-ài (incartare) n-cas-ài (prendere possesso di una casa) n-catin-ài (incatenare) n-cazz-ài (andare in collera) n-chjiumm-ài (impiombare) n-chjiuv-ài (inchiodare) n-cinucchji-ài (inginocchiarsi) n-cipri-ài (cospargere di cipria) n-cir-ài (prendere colore, giungere a maturazione) n-circhji-ài (incerchiare) n-cugn-ài (incugnare) n-cul-ài (impennarsi del traino) n-cupirchji-ài (coperchiare, coprire con un coperchio) n-curn-ài (incornare) n-cutugn-ài (percuotere a cazzotti; cutùgnu: tra l’altro, anche busse) ndustri-ài (industriarsi) n-finucchji-ài (infinocchiare, raggiare, imbrogliare) n-fuc-ài (infuocare) n-fumic-ài (affumicare) n-furc-ài (tracciare un solco con l’aratro) n-furchi-ài (intanarsi) n-furn-ài (infornare) n-grazi-ài (ingraziarsi)

276


n-grucc-ài (piegare a forma di uncino; grueccu: uncino, gancio) n-gruss-ài (ingrossare) nigghji-ài (guastarsi di un frutto per la nebbia) niv-ic-ài (nevicare) nn-ammur-ài (innamorarsi) nnut-ic-ài (avere nodo alla gola) nquacchji-ài (sporcare, macchiare di unto) n-sapun-ài (insaponare) n-tacc-ài (fare una o più tacche, incidere formando un taglio) n-tapp-ài (chiudersi, serrarsi) ntariss-ài (interessare, interessarsi) n-tavul-ài (intavolare, iniziare) n-timur-ìi (intimorire) nvirn-izz-ài (fare inverno) n-zacc-ài (calcare, premere, fare entrare nel sacco) n-ziv-ài (ungere col sego; sivu: sego) n-zurf-ài (inzolfare, cospargere di zolfo) ogli-ài (inoliare) papar-isci-ài (sguazzare della papera) pascul-ài (pascolare) past-isci-ài (pasteggiare, consumare un pasto) pazzi-ài (pazziare, pazzeggiare, scherzare) pidal-ài (pedalare) pil-ài (vincere al gioco; pila: denaro) pizz-ul-ài (beccare; pizzu: becco di uccello) primur-ài (premurarsi) prufitt-ài (trarre profitto, approfittare) pump-ài (pompare, spruzzare liquidi con la pompa) puzz-ài (puzzare) raciupp-ài (racimolare) raggiun-ài (ragionare) r-in-facci-ài (rinfacciare) r-in-grazzi-ài (ringraziare) risic-ài (rischiare; rísicu: rischio) rranf-ài (graffiare) ru-pizz-ài (rappezzare) ru-spic-ài (spigolare) ruvin-ài (rovinare) sagn-ài (cavare sangue, salassare) ś-butt-ài (sbottare, scoppiare, prorompere in un'intensa manifestazione emotiva) o s-campan-isci-ài (scampanare, suonare a distesa) o s-cann-ài (scannare, sgozzare, uccidere un animale tagliandogli la gola) o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

277


o s-cannizz-ài (rimettere li littèri di li fichi all’aperto per l’essiccazione; inverso di ncannizzài) o s-cap-izz-ài (rompere il capo di una fune) o s-cappidd-ài (scappellarsi) o s-cap-uzz-ài (svettare, troncare la cima di un albero) o schif-ài (schifare, avere repulsione, disgusto e ripugnanza per) o sciatic-ài (setacciare con lo sciàticu, crivello per mondare il grano, le olive) o scimmi-ài (simulare, fare il nesci) o scrasci-ài (graffiare, scorticarsi ai rovi) o s-cudurz-ài (rompersi la spina dorsale) o s-cufan-ài (togliere i panni da lu còfunu, cesta per bucato) o s-cul-acchji-ài (cadere pesantemente col sedere per terra) o šcum-ài (schiumare, fare schiuma, avere la bava alla bocca) o s-cumpagn-ài (disgiungere, staccare) o s-cunt-ài (scontare) o scupitt-ài (spazzolare) o scurisci-ài (spingere le bestie con la curèscia, colla frusta) o s-fam-ic-ài (sfamare) o s-fašci-ài (sfasciare, sconquassare, ridurre in pezzi) o s-fass-ài (togliere le fasce) o s-labbr-ài (slabbrare, lacerare, dilatare i labbri) o spadd-ài (spallarsi, intr. pron.) o s-pampan-ài (togliere i pampini per arieggiare la vite) o s-piducchji-ài (spidocchiare) o s-pinn-ài (spennare, privare delle penne un volatile) o s-pitr-ài (togliere le pietre dal podere) o s-pitt-irr-ài (traboccare) o s-pizz-ài (spezzare, ridurre in pezzi) o stagn-ài (stagnare, saldare con uno strato di stagno) o štrigghji-ài (strigliare; štrigghjia: striglia, spazzola) o s-vign-ài (svignare, svignarsela) o s-vint-ài (sventare, svaporare, perdere la forza alcolica) o tapp-ài (tappare) o tign-ài (tarlare) o tragghji-ài (erpicare; tragghjia: erpice) o trapan-ài (trapanare) o vannul-isci-ài (vacillare; vánnulu: sbilancio) o vav-isci-ài (mandare bava) o vinchj-isci-ài (battere con vinco; vinchjiu: vincastro) o zapp-ài (zappare) o zzupp-ài (cadere)

278


VERBI PARASINTETICI

La maggior parte dei verbi deaggettivali e denominali sono detti parasintetici, ossia verbi composti derivanti da un aggettivo o da un sostantivo mediante l’aggiunta simultanea di un prefisso e di un suffisso.

279


SINTASSI DEL PERIODO

SOMMARIO: 16.0. SINTASSI DEL PERIODO 16.1. PROPOSIZIONI AVVERSATIVE 16.2. PROPOSIZIONI CAUSALI 16.3. PROPOSIZIONI COMPARATIVE e COMPARATIVE IPOTETICHE 16.4. PROPOSIZIONI CONCESSIVE 16.5. PROPOSIZIONI CONDIZIONALI O IPOTETICHE. 16.6. PROPOSIZIONI CONSECUTIVE 16.7. PROPOSIZIONI DICHIARATIVE 16.8. PROPOSIZIONI ECCETTUATIVE 16.9. PROPOSIZIONI ESCLUSIVE 16.10. PROPOSIZIONI FINALI 16.11. PROPOSIZIONI INCIDENTALI 16.12. PROPOSIZIONI INTERROGATIVE INDIRETTE e DUBITATIVE 16.13. PROPOSIZIONI LIMITATIVE 16.14. PROPOSIZIONI MODALI 16.15. PROPOSIZIONI OGGETTIVE 16.16. PROPOSIZIONI RELATIVE 16.17. PROPOSIZIONI SOGGETTIVE 16.18. PROPOSIZIONI TEMPORALI *§*

16.0. SINTASSI DEL PERIODO.

Studia le relazioni che intercorrono tra le varie proposizioni di una struttura comunicativa, orale o scritta. Due o più proposizioni sono tra loro in rapporto di: - coordinazione (o paratassi), quando, collegate mediante congiunzioni coordinative, mantengono la propria autonomia sintattica e semantica; - subordinazione (o ipotassi), quando, collegate mediante congiunzioni subordinative, sono in rapporto gerarchico: una (la principale o reggente) è autonoma; l'altra, o le altre (le secondarie, le rette o le subordinate), dipendono da essa, grammaticalmente e semanticamente. Relativamente alla: - coordinazione, il collegamento tra le proposizione avviene tramite cong.: copulative, disgiuntive, avversative, dichiarative, conclusive, correlative (o nessi correlativi); - subordinazione, tramite cong.: causali, comparative e comparative ipotetiche, concessive, condizionali, consecutive, dichiarative, eccettuative, esclusive, finali, interrogative indirette o dubitative, limitative, modali, temporali. Si veda in proposito il § Congiunzione, 12.0. e seguenti (p. 157 e segg.) Ecco ora i diversi tipi di proposizioni subordinate.

280


16.1. PROPOSIZIONI AVVERSATIVE.

Contraddicono la proposizione reggente, esprimendo un fatto, una situazione o una condizione che, appunto, con essa contrasta. La forma ricorrente è quella esplicita. Sono introdotte dalle cong. e loc.cong.: - mentri (mentre), mentri nvèsci (mentre invece) - nvèsci cu (invece) - quanni (quando), quanni nvèsci (quando invece) o Fràtima štè scioca dannànti, mentri iu štò fatìu (Mio fratello gioca fuori, in strada, mentre io lavoro) o Invèsci cu mi l'agghjiùšta, la machina, mi l'è uaštàta (Invece di aggiustarmi l'auto, l'ha rotta del tutto) o Lu štà spittàmmu jòsci, mentri nvesci avà'rrivà crèi (Lo aspettavamo oggi, mentre invece arriverà domani o Nvèsci cu jèssi, s'è misu a lèggiri (Invece di uscire, ha preferito leggere) o Nvèsci cu si lamènta, si dèi da fà. No tui?! (Invece di lamentarsi, si dà da fare. Diversamente da te?!) o Nvèsci cu parti, è rumaštu a casa (Invece di partire, è rmasto a casa) o S'è vulì štatu nta casa, mentri iu vulì'ssèva (Ha voluto restare in casa, mentre io avrei preferito uscire) o Ti piènzi ca jè rasciòni, quanni (nvesci) jè tuèrtu (Credi di avere ragione, quando (invece) hai torto) o Tu štè nzišti, quanni nvèsci t'ier'a stà zitta (Tu insisti, quando invece dovresi tacere)

16.2. PROPOSIZIONI CAUSALI.

Indicano la causa, il movente e la ragione per cui avviene quanto espresso nella reggente; sono essenzialmente esplicite, e introdotte dalle: congiunzioni: - ca (perché) - parcè, percè, pircè (perché) - quanni (quando) locuzioni congiuntive: - da lu mumènti ca (dal momento che) - datisi ca, datu ca (dato che) - già ca (giacché) - pi l'amori ca (perché) - pi lu fattu ca (per il fatto che) - siccòmi ca (siccome, poiché, giacché)

281


- vištu ca (visto che) - na vodda ca (una volta che, ha valore causale-temporale) locuzioni correlative: - no ca ... ma pircè (non che ... ma perché) - no già ca ... ma pircè (non già che ... ma prché) - no pircè ... ma pircè (non perché ... ma perché) o Àgghjiu chjiùsu la finèštra ca štà sintèva friddu (Ho chiuso la finestra perché avevo freddo) o Àgghjiu chjiusu la porta ca štà fascìvi tanta casìnu (Ho chiuso la porta perché facevi fracasso) o Dàtisi ca la pienzi cussìca, fa' tu e fa' chjióviri (Dato che la pensi così, decidi tu) o Dàtisi ca štè duèrmi nzippàtu,va' còrchiti (Dato che stai dormendo in piedi, vai a dormire) o Datu ca s'avà fà, è megghi'accuminzà sùbbiti (Dato che si deve fare, è meglio cominciare subito) o Díncilu, già ca lu sèi (Diglielo, giacché lo sai) o Già ca lu sèi, percè mi lu štè dummànni? (Giacché lo sai, perché me lo chiedi?) o Già ca mi lu štè dummànni, ti l’àgghji’a dísciri (Giacchè me lo stai domandando, te lo dirò) o Già ca ni tocc'aspittà, ni putèmmu pigghià nu cafei (Giacché ci tocca aspettare, potremmo prendere un caffè) o Già ca štè vè tu, pigghjia nu biglièttu puru pi mei (Giacché ci devi andare, prendi un biglietto anche per me) o Nci l'agghià disciri, no pircè vogghiu ca s'avà scusà, ma pircè avà sapì comi la penzu iu (Glielo devo dire non perché io voglia delle scuse, ma perché voglio che sappia come la penso) o No ca m'avà dà sempri rasciòni, ma pircè vogghiu ca s'avà štà zitta quanni štoni crištiani (Non che mi debba dare sempre ragione, ma perché voglio che stia zitto quando c'è gente) o No già ca vo' štancu, ma parcè no tegnu tièmpu Non già perché sia stanco, ma perché non ho tempo) o Osci no nci što vocu a la scola ca tegnu la frevi (Oggi non vado a scuola perché ho la febbre) o Percè à vinùtu tardu? Ca m’è firmàtu cumpàrima e no mi lassàva e no mi lassàva (Perché sei venuto in ritardo? Perché mi ha fermato il compare e non mi lasciava andare) o Pi l’amòri ca nci'àgghjiu gridàtu no nc'è vinùtu cchjiú (Per il fatto che l'ho sgridato, non è venuto più) o Pi lu fattu ca stè chjiòvi, no nc'escu (Per il fatto che piove, non esco)

282


o Portu lu'mbrèllu cu mme, ca quanni àgghjiu'ssutu da casa, lu tiempu èra bruttu (Ho con me l’ombrello perché quando sono uscito di casa il tempo era minaccioso) o Puru edda no tineva nisciùna paùra, da lu mumènti ca iddu no ni tinèva (Anche lei non aveva alcun timore dal momento che lui non ne aveva) o Quanni no mi uè siènti, fà comi vuèi (Quando non mi vuoi dare ascolto, fai come vuoi) o Quanni ti dicu ca è cussì, è propia cussì (Quando ti dico che è così, è così) o Siccòm'à vinùtu, fammi štu sirvìźźiu (Poiché sei venuto, fammi questo servizio) o Siccòmi ca s'è fattu tardu, no nci vocu (Poiché si è fatto tardi, non ci vado) o Siccomi ca stà chjuvèva, ni l'amu vinùtu da fori (Siccome pioveva, ce ne siamo venuti dalla campagna) o Siccòmi ca štè lu tiempu bruttu, no nc'escu propia (Poiché c'è cattivo tempo, non esco) o T’àgghjiu sempri vantàtu percè ti lu miritàvi (Ti ho sempre vantato perché lo meritavi) o Ti lu štò dicu sempri parcè l’addi voddi ti l’à scurdàtu (Te lo ripeto spesso perché altre volte te lo sei dimenticato) o Tutti li fèmmini lu vulèvuni, pi lu fattu ca era nu beddu uagnoni (Tutte le femmine lo volevano, per il fatto che era un bell'uomo) o Vištu ca štè cquà, vièni cu nui a tagghjià l'uva (Visto che stai qui, vieni con noi a vendemmiare)

16.3. PROPOSIZIONI COMPARATIVE e COMPARATIVE IPOTETICHE.

Introducono una comparazione con la reggente. Ricorrente è per lo più il costrutto esplicito. Possono essere di tre tipi: uguaglianza, maggioranza, minoranza. Le comparative di maggioranza e di minoranza sono introdotte dalle congiunzioni ca (che), ce (che), e dalle loc.cong. di quanti, di curu ca, di comi, in correlazione con alcuni elementi presenti nella reggente: -chjiù, megghju (più, meglio) per quelli di maggioranza; - chjiù picca, pesciu (meno, peggio) per quelli di minoranza. Le comparative di uguaglianza, solo esplicite, sono introdotte da comi, quanti, anche in correlazione con elementi della reggente, rispettivamente, cussì, tanta (così, tanto). Se la comparazione con la reggente si presenta in forma di ipotesi o di condizione, la comparativa che assume la qualificazione aggettivale "ipotetica", è introdotta dalle cong. e loc.cong.:

283


- comi ci (come se) - facca (come se) - lu štessi ca (come se) - mancu ci (neanche se) o Aprì la vocca facca ci vulì parlàva (Aprì la bocca come se volesse parlare) o Facca érumu do silùri, n’àmu spartùtu la middicùla di lu pani (Come se fossimo due fratelli, ci siamo spartiti le briciole del pane) o Fìgghjita lu màsculu eti tanta drittu quanti malisagnùsu (Tuo figlio è tanto intelligente quanto scontroso e intrattabile) o Grida sempri, lu štessi ca sò tutti surdi (Grida sempre come se tutti fossero sordi) o L’àgghjiu trattàtu bbuènu facca èra nu frati mia (L’ho trattato bene come se fosse un fratello) o Lu diàvulu no eti cussì bruttu comi dìcuni (Il diavolo non è così brutto come si dice) o Lu fòndu era pesciu di curu che era pinzàtu (Il fondo era peggio di quello che avrei pensato) o Lu lignàmi vali tanta quanti pesa (Il legno vale tanto quanto pesa) o Lu štoni chjiànciuni mancu ci èra l’attàni (Lo piangono come se fosse il padre) o Nci l'agghju dittu a iddu comi fazzu sempri (L'ho detto a lui come solitamente faccio) o Nu sìmu cuntiènti cussì com'èra cuntèntu iddu (Noi siamo contenti come era contento lui) o Nvèsci èti propia na bona crištiana, chjiù ssà di curu ca dicuni (È invece una signora buona e brava, molto più di quello che dicono) o Osci fasci cavùtu comi ci era štàtu (Oggi fa caldo come se fosse estate) o S’è purtàtu nu štuccagghjiòni di pani mancu ci èra scìi a zappài (Si è portato un grosso pezzo di pane come se dovesse andare a zappare) o Si n'è sciùtu comi ci tineva rasciòni (Se n'è andato come se avesse ragione) o Sinti chjiù fessa di quanti era pinzàtu (Sei più stupido di quanto avessi pensato) o Sinti propia nu cugghjiòni comi mi pinzàva (Sei proprio stupido e inetto come pensavo) o Špicciò la fatíja cchjiú súbbiti e megghju di comi la putèva fài (Finì il lavoro più presto e meglio di come avrebbe potuto farlo)

16.4. PROPOSIZIONI CONCESSIVE.

Indicano il mancato verificarsi dell'effetto che potrebbe o dovrebbe conseguire a una determinata causa, sia essa reale o ipotetica. In breve, dato un rapporto di causa-effetto, la concessiva si pone come elemento di rottura, come una sorta di frattura logico-linguistica: vi è un fattore che di

284


norma produce un certo effetto, nel caso specifico, invece, avviene il contrario di quello che ci saremmo aspettati. Sono introdotte: - comi (con la ripetizione del verbo: comunque, in qualunque modo) - cu tuttu ca (con tutto che, contuttoché; ancorché, benché, sebbene, nonostante che; anche se, nonostante che) - doppica, doppi ca, doppu ca (sebbene) - puru ca (quantunque, anche se, concessiva-ipotetica) - puru ca, puri ci (pur di) o Comi la fasci fasci, a me no mi piasci (In qualunque modo la fai, a me non piace) o Comi parlàva parlàva, nci discèvuni sempri palòri (Comunque parlasse, lo rimproveravano sempre) o Cu tuttu c'agghju dittu la virità, nišciùnu m'è cridùtu (Anche se ho detto la verità, nessuno mi ha creduto) o Cu tuttu ca avvèva rasciòni, m'àgghju štatu zitta (Contuttoché avessi ragione, non ho voluto insistere) o Cu tuttu ca èra štancu, si n'è sciùtu lu štessi (Sebbene fosse stanco, è partito ugualmente) o Cu tuttu ca èra tardu venni lu štessi (Quantunque fosse tardi, venne ugualmente) o Cu tuttu ca tegnu fama, no nci agghjà mancià Benché abbia fame, non mangerò o Doppica nci àgghjiu dittu ca no nci àgghjiu sciùtu a ballà, m’è datu lu štessi nu siricchjiàli (Sebbene gli abbia detto che non sono andata a ballare, mi ha dato ugualmente uno schiaffo) o Lu cattàva puru ca (ci) štava nu patrimòniu (Lo comprerei anche se costasse un patrimonio, - valore ipotetico-concessivo) o Puru ca (ci) li capìscu, li rasciùni sua no mi štoni piàcuni (Pur comprendendole, le sue ragioni non mi garbano) o Puru ca (ci) nci lu discèva iu, no mi cridèva (Anche se glielo dicessi iu, no mi crederebbe, - valore ipotetico-concessivo) o Puru ca (ci) no canòscu lu paìsu, sacciu abbaštànza addò àgghji'a scìi (Pur se non conosco il paese, so abbastanza bene dove devo andare) o Puru ca (ci) teni li študi, è rumàštu ancòra nu villànu (Pur se ha studiato, è rimasto uno zoticone) o Puru ca (ci) vulèva, no lu putèva ajutà (Pur volendo, non potrei aiutarlo) o Puru ca è chjiuvùtu, la terra štè ancòra jarsa (Sebbene abbia piovuto, il terreno è ancora arido) o Puru ca èrumu rrivàti prima, no l'èrum'a èssiri cchjiàtu (Pur arrivando prima, non l'avremmo trovato - ipotet.-conces.) o Puru ca no lu vulì fascèva, lu fesci a fforza (Anche se non lo voleva fare, lo fece di ncessità)

285


o Puru ca no nci vògghjiu vocu, àgghji’a scìi lu štessi (Anche se non ci volessi andare, ci andrò ugualmente) o Puru ca štè fasci finta di nienti, curu sapi tutti cosi (Sebbene faccia finta di niente quello sa tutto)

16.5. PROPOSIZIONI CONDIZIONALI O IPOTETICHE.

Indicano l'ipotesi, la condizione da cui dipende o potrebbe dipendere quanto espresso nella reggente. Questa e la subordinata condizionale, costituenti il periodo ipotetico, sono rispettivamente designate come apodosi e protasi: - la protasi (dal lat. tardo prŏtăsi(m), dal gr. prótasis propr. 'tensione in avanti, der. di proteínō 'tendo in avanti' - Utet) è la proposizione subordinata, introdotta da congiunzioni (o loc.cong.), di valore condizionale correlata all'apodosi; - l'apodosi (dal lat. tardo apŏdŏsi(m), dal gr. apódosis 'restituzione, esposizione', cfr. apodídōmi 'restituisco' - Utet), è la proposizione principale del periodo ipotetico, che esprime la conseguenza della condizione posta nella protasi. In breve: la protasi è la premessa; l'apodosi, la conseguenza. Il costrutto ricorrente è quello esplicito. Sono introdotte dalle cong. e loc.cong.: - a cundizioni cu (a condizione che, purché) - a pattu cu (a patto che) - bašta cu (purché) - ci (se) - mitti cu (metti il caso che) - ncasu (cu) (nel caso, nel caso che, qualora, se) - pigghjia cu (supponi che) - senza cu (senza) o Àgghj’a vinì dumènica ci veni, bašta cu štè lu tiempu bbuenu (Verrò domenica prossima, purché il tempo sia bello) o Ci crè chjiovi, fori no nci sciamu (Se domani pioverà, non andremo in campagna) o Ci èra'vvùtu rasciòni, no ssi n’èra sciùtu (Se avesse avuto ragione, non se ne sarebbe andato) o Ci mi n'er'a scì, er'a passà prima da casa tova cu ti salùtu (Se dovessi andare via, passerei prima da te per salutarti) o Ci n'èi di bisuègnu, chjiàmimi a mei (Qualora avessi bisogno, chiamami pure) o Ci ncumència a parlà, no la spiccia chjiù (Se comincia a parlare, non la finisce più) o Ci no nci štòni cumplicaziòni, crei àv’a'ssì da lu spitàli (Se non ci sono complicazioni, domani uscirà dall’ospedale) o Ci študia cussì picca, no nci la pò fà (Se studia così poco, non può farcela) o Ci tinèva l'ali, vulava (Se avessi le ali, volerei)

286


o Dinci cu spetta n'addu picca, ncasu no si n'era già sciutu (Nel caso non fosse gà andato via, digli di aspettare un'altro poco) o L'agghjià fà, a pattu cu la spicci (Lo farò, a patto che tu la smetta) o Lu pirdònu, a pattu cu mi veni prèa ncinucchjiàtu (Lo perdono, a patto che venga lui a chiedermelo in ginocchio) o Mi n'era scì a l'America, ci sapèva l'inghilèsi (Emigrerei in America, se conoscessi la lingua) o Mitti cu no nci štè, amu fattu nu viàggiu a vacanti (Metti che non ci sia, abbiamo fatto un viaggio a vuoto) o Ncasu no nci puè vinì, mànnimilu discènnu (Nel caso che tu non possa venire, avvertimi) o Puè štài ci vuèi, bašta cu no ti mìtti a chjiànciri (Puoi stare se vuoi, purché tu non pianga) o Senza cu fatìi, no si pò vìviri (Senza lavorare, o meglio, se non si lavora, non si può vivere) o So' d'accòrdu, a cundiziòni cu si ncumencia subbiti (Accetto, a condizione di cominciare subito) o Vegnu, ma a cundizioni cu no nci štè edda (Vengo, ma a condizione che non ci sia lei)

16.6. PROPOSIZIONI CONSECUTIVE.

Indicano la conseguenza di quanto (azione o fatto) espresso nella reggente. Essenzialmente esplicite, sono introdotte da: - ca (che) - cussì .... ca (così ...che) - tanta .... ca (tanto ... che) - tanta ca ... ca (tanto ... che) In pratica, la consecutiva e la reggente stabiliscono una correlazione: al ca (che) che introduce la subordinata, corrispondono nella reggente gli avverbi cussì (così), tanta (tanto). o È passàtu tanta tiempu ca no mi ricòrdu cchjiú nienti (È passato tanto tempo che non ricordo più niente) o M’è fattu ascità cussì lu sagnu ca no àgghjiu chjiùsu nu uecchjiu totta la notti (Mi ha così indisposto che non ho dormito tutta la notte) o Štasèra no nci štè nu firmu tanta ca mi piasci (Stasera non c'è un film tale che mi piaccia) o Štè júccula tanta ca pari nu pacciu (Strilla così forte che pare un ossesso) o Tanta priò ca a la fini nci dissi di sini (Tanto pregò che alla fine gli disse di sì) Per dare particolare enfasi al periodo, il dialetto utilizza la locuzione tanta ca per introdurre la reggente, e ca la consecutiva, come negli esempi seguenti:

287


o Tanta c'agghjià fà, ca mi l'agghjià pigghjià iu, no quera mucata (Tanto farò, che lo sposerò io e non quella sporcacciona) o Tanta c'agghju fattu, ca a la fini agghiu ntirziàtu quera fatìa (Tanto ho fatto che alla fine sono riuscito a portare a termine quel lavoro) o Tanta ca è vecchjiu, ca si ricòrda li vigni a la chjiàzza (È così vecchio che si ricorda le vigne dove oggi c'è la piazza) o Tanta ca fèscira, ca ni lu fèscira scì (Agirono in modo tale che alla fine lo costrinsero ad andare via)

16.7. PROPOSIZIONI DICHIARATIVE.

Permettono di precisare o illustrare un elemento della reggente. Ricorrente il costrutto esplicito, e sono introdotte dalla cong. ca (che). Praticamente servono a spiegare un pronome dimostrativo, completando così il senso della principale: o Cuštu nci agghjiu dittu, ca no nci avà vinì chjiù cu mi'nzùrta (Gli ho detto questo, che non deve venire più a importunarmi) o La forza sova èti quèšta, ca pò risìštiri a lu friddu e a lu càvutu (Questa è la sua forza, che può resistere al freddo e al caldo) Il dimostrativo può essere congiunto con un sostantivo, come cosa (cosa, argomento, circostanza), fattu (fatto), puntu (punto): o Sobb'a stu fattu tutti so' d'accordu, ca s'avà cunchjiùtiri sùbbiti (Su questo fatto tutti concordano, che si deve concludere al più presto) o Sobb'a štu puntu ti śbagli, ca iu štàva (Su questo punto ti sbagli, che io fossi presente) A volte il dimostrativo manca, e il sostantivo regge da solo la proposizione dichiarativa: o Lu fattu ca štamu tutti quà, disci lu beni ca ti vulìmu (Il fatto che siamo tutti qui testimonia il nostro affetto per te) N.B.: Le dichiarative possono considerarsi una variante delle oggettive e soggettive.

16.8. PROPOSIZIONI ECCETTUATIVE.

Introducono una restrizione, un condizionamento rispetto alla regente: esprimono cioè un'eccezione, una circostanza che ne limita il significato. Il costrutto ricorrente è quello esplicito, introdotto dalle loc.cong.. - ci no ca (se non che, tranne che)

288


- forni ca, forni cu (fuorché) ("+ cu" e congiuntivo: determinato dal tipo di reggenza presente nella sovraordinata, ad es.: con i verbi che esprimono una volizione, un'aspettativa, un'opinione, una persuasione) - ma no ca, ma no cu (ma non che) (+ cu, vd. sopra) o Dummànnimi cenca uèi, ma no cu ti dicu lu faźu (Chiedimi tutto quello che vuoi, fuorché dirti una bugia ) o Iddu pò ffài tutti cosi, ma no ca àv’a trasìi nta casa mea quanni iu no nci štocu (Lui può fare qualsiasi cosa, fuorché entrare in casa mia quando non ci sono) o No ti dicu nienti, ci no ca ti n'àt'a scìi Non ti dico niente, se non che devi andare via o No sapèva nienti ci no ca èra sintùtu nu sparu di fuscìli (Non sapeva nulla tranne che avesse sentito uno sparo di fucile) o Sò prontu a ffài cenca uèi, forni cu vò robbu (Sono pronto a fare qualunque cosa, fuorchè andare a rubare) o Tutti cosi fascèva, forni ca fatijàva veramènti (Faceva tutto fuorché lavorare veramente) o Tuttu putèva mmagginà, forni ca lu mègghjiu amìcu mia mi pigghjàva pi fessa (Tutto potevo immaginare fuorché mi imbrogliasse il mio migliore amico)

16.9. PROPOSIZIONI ESCLUSIVE.

Esprimono un'esclusione rispetto a quanto detto nella reggente, ponendo l’accento sul mancato verificarsi di una circostanza. Nella forma esplicita, introdotte dalla loc.con. senza cu (senza che); nella implicita, dalla cong. senza (+ infinito o participio passato). o Agghju fattu li scali senza cu mi štancu (Ho fatto le scale senza che mi stancassi) o Agghju šcuppàtu senza cu mi fazzu mali (Sono caduto senza farmi male) o È'ssùta senza capiddi lavati (È uscita senza che si fosse lavati i capelli) o È'ssùta senza cu mi lu disci (È uscita senza dirmelo) o È trasùto senza cu mi n'avvèrtu (È entrato senza che me ne accorgessi) o La mamma capìšci la figghja fèmmina senza cu disci niènti (La madre capisce la figlia senza che parli) o Lu piccìnnu capìšci già tutti cosi senza cu griti! (Il bambino capisce tutto senza che gridi!) o Mi n’àgghjiu sciutu senza cu dicu niènti a nišciùnu (Me ne sono andato senza dire niente a nessuno) o Rumanìbbu tuttu lu giurnu senza cu manciu (Rimasi tutto il giorno senza mangiare) o S'è mittùtu a nu cantòni senza cu parla (Si è messo in un angolo, senza parlare)

289


o S'è scì curcàtu senza manciàtu (È andato a dormire senza aver mangiato) o Senza capu fatta (Senza che si fosse pettinato) o Senza cu chjiànci, senza cu chjùti nu uècchju (Senza piangere, senza chiudere un occhio) o Senza lièttu cunzàtu (Senza aver rifatto il letto) o Senza pièti lavàti (Senza essersi lavati i piedi) o Senza porva livàta (Senza aver spolverato) o Si ni scì senza cu salùta (Se ne andò senza salutare) o Ti n'à sciutu, senza cu nisciùni ni sapèva niènti (Te ne sei andato, senza che nessuno ne sapesse niente)

16.10. PROPOSIZIONI FINALI.

Indicano il fine, lo scopo, l'intenzione verso cui si orienta quanto espresso nella reggente. Essenzialmente esplicite, sono introdotte da: - cu (affinché) - pi paura cu no (per paura che, per tmore che) - puru cu (pur di, con lo scopo di) - quanti (perché) o Agghjiu sciùtu a mmàri cu pigghjiu nu picca di soli (Sono andato al mare, per abbronzarmi un po') o Àgghjiu fattu lu di tuttu cu no ssi n’avvèrti (Ho fatto di tutto perché non se ne accorgesse) o Bata cu li piccìnni no si fácuni mali (Bada che i bambini non si facciano male) o Caminàva zitta zitta pi paùra cu no si discitàva (Camminava in punta di piedi per timore di svegliarlo) o Canàtima m'è nnùttu nu panàru di fichi cu mi li fasci vetiri surtànta, ca si l'è manciuatu tutti iddu?! (Mio cognato mi ha portato un paniere di fichi per farmeli vedere, perché se li è mangiati tutti lui!?) o Dammi nu fazzulèttu quanti mi štusciu šti làcrimi di sagnu (Dammi un fazzoletto affinché mi asciughi queste lacrime di sangue) o La fèmmina, no si corcà cu lu ciùcciu, pi paùra cu no li štràzza lu ghjiasciòni (La femmina non va a letto con l'asino, perché teme che le strappi il lenzuolo) o La meštra èra assà trišta cu nui, cu ni mparàmmu (La maestra era molto severa con noi affinché imparassimo) o Lu nonnu di migghièrima si ni scii a l'Amèrica cu fasci furtùna (Il nonno di mia moglie emigrò negli Stati Uniti per fare fortuna) o Mprèštimi nu štuèzzu di sapòni quanti mi lavu li cażżùni ca si sò mucàti (Prestami un pezzo di sapone affinché mi lavi i pantaloni che si sono sporcati) o Nci mèssira do giùrni cu rrìvuni a Santu Cosumu a l'appeti (Impiegarono due giorni per andare a piedi al santuario di San Cosimo e Damiano)

290


o Ogni tanta escu dannànti cu pìgghjiu ni picca d'aria (Qualche volta esco sull'uscio di casa per prendere un po' d'aria o Pi paùra cu non nci rubbàvuni li sordi, sceva sempri senza na lira mpòscia (Temendo che lo derubassero, non portava mai denaro in tasca) o Puru cu mancia, nc’è datu cientu liri (Pur di farlo mangiare gli ha dato 100 lire) o Puru cu no lu senti chjiánciri, nc’è misu lu pupièddu mmocca (Pur di non sentirlo piangere gli ha messo il ciuccio in bocca) o Puru cu no vè fori, si fasci a fessa (Pur di non andare in campagna, si comporta da stupido) o Štò parlu cu ssi sapi cenca penzu (Parlo affinché si sappia ciò che penso) o Ti lu štò dicu ancòra, cu no ti lu scuerdi (Te lo ripeto affinché tu non te ne dimentichi)

16.11. PROPOSIZIONI INCIDENTALI.

S'inseriscono in una frase, senza per altro influenzarla, interrompendone la struttura sintattica e l'idea che essa esprime, graficamente delimitata da lineette, parentesi o virgole. o Li buscìi - lu sapimu tutti - no si dìcuni mai (Le bugie - lo sappiamo bene - non si dicono mai) o Li cazzuncùli - e ci no li teni - no màncuni (I malanni - e chi non ne ha - non mancano) o Lu zisa - pi curu ca si disci - eti nu ladròni (Suo zio - a quanto si dice - è un ladro) o Ntunicchju - dummannièbbu - eti nu mièducu buènu? (Antonio - chiesi - è un buon medico?)

16.12. PROPOSIZIONI INTERROGATIVE INDIRETTE e DUBITATIVE.

Esplicitano un dubbio, una domanda, un quesito ricavati dalla reggente. Sia che pongano una domanda, sia che esprimano un dubbio o un'incertezza, sono rette da verbi o locuzioni che indicano domanda, incertezza, dubbio, ignoranza, volontà di conoscere. Possono essere introdotte da: - cong.: ci (se) - pronomi: ci, ce, quanti (chi, che, quanto) - aggettivi: ce, quanti (che, quanto) -avverbi: addò (dove), comi (come), pircè (perché), quanni (quando)

291


Si precisa che l'interrogativa indiretta introdotta dalla cong. ci (se), è detta propriamente PROPOSIZIONE DUBITATIVA. o Ce fascèva, l'atà èssiri vištu (Che cosa facesse, l'avrai ben visto) o Dimmi parcè l'à fattu (Dimmi perché l'hai fatto) o Iu štà vidèva quant'era granni la chjiàzza (Osservavo quanto fosse grande la piazza) o M'àt'a dísciri súbbiti percé, comi e quanni è succèssu (Mi devi dire subito perché, come e quando è successo) o M'atà disciri ce štrumèntu suèni (Dimmi che strumento suoni) o M'avit'a dìsciri ci nta casa nci štè ncununu (Ditemi se c'è qualcuno in casa) o No lu sacciu ci àgghji'a pártiri (Non so se partirò) o No lu sacciu quant'à uadagnàtu (Ignoro quanto tu abbia guadagnato) o No putèva mmagginà ci er'a vinì Non potevo immaginare chi sarebbe venuto) o No sacciu ci è liggiùtu curu libbru (Non so se ha letto quel libro) o No sacciu propia addò agghjià scì, com'agghjià campà, quanni agghjià turnà (Sono incerto dove andrò, come vivrò, quando tornerò) o No sacciu quant'anni teni (Non so quanti anni abbia) o Propia no mi ni capascitèsciu pircé t'à cumpurtàtu nta quera manèra (Proprio non so farmi una ragione perché ti sei comportato in quel modo) o Quanni lu tata trasì, mi dummannò sùbbiti addò era sciuta (Quando mio padre entrò, mi chiese subito dove fossi andata) o Ronzu dummannò ci Licchjiu štava nta casa (Oronzo chiese se Angelo fosse in casa) o Ti stò dummànnu ci è vinutu (Ti chiedo chi sia venuto) o Vogghjiu misùru quanti rrobba à štruttu (Voglio misurare quanta stoffa hai usato) o Vogghjiu sacciu ce voli (Voglio sapere che vuole) o Vogghjiu sacciu ci à vištu cur'amìcu mia (Voglio sapere se tu hai visto quel mio amico) o Vogghjiu sacciu comi štèi (Voglio sapere come stai)

16.13. PROPOSIZIONI LIMITATIVE.

Esprimono una limitazione rispetto a quanto si afferma nella reggente, sottoponendola a un particolare punto di vista. Ricorrente è il costrutto esplicito. Sono introdotte dalla loc.cong.: - pi curu ca (per quanto, per quello che, secondo quanto) o Pi curu ca ni sacciu iu, nišciùnu è pigghjiàtu na dicisiòni (Per quanto ne so, nessuno ha preso una decisione) o Pi curu ca si disci, štoni tutti buèni (Stando a quello che si dice, stanno tutti bene)

292


o Pi curu ca si sapi, teni li scoli (Per quel che si sa, è un soggetto acculturato) o Pi curu ca si vèti, pari ca štè a ppoštu (Per quello che si vede, tutto sembra al suo posto) o Pi curu ca mi ricòrdu, no è mai fattu niènti di mali (Per quel che ricordo, si è sempre comportato bene)

16.14. PROPOSIZIONI MODALI.

Indicano il modo in cui si verifica ciò che viene espresso nella reggente. Introdotte, nel costrutto esplicito, da: - comi (come) - comi ci (come se) - senza cu (senza che) Per la forma implicita, il dialetto ricorre al gerundio presente, spesso enfaticamente raddoppiato. Si precisa che il valore modale non sempre è distinguibile dal valore strumentale. o o o o o o o o o o o o o o o o o o

A fini štrada s’arrìva caminànnu (Alla fine della strada si arriva camminando) Àgghjiu fattu comi m'à dittu (Ho eseguito il compito come mi hai detto) Caminàva zumpànnu (Camminava saltellando) Ci uè campi tuttu l’annu, lùgliu e agòštu no scì fatijànnu (Se vuoi campare tutto l’anno, luglio e agosto non lavorare) Comi la piènzi, la śbagli (Come la pensi, la sbagli) È trasùtu nta casa caminànnu sobb'a na iamma, comi ci era bivutu (É entrato in casa camminando su una gamba, come se fosse ubriaco) Eti propia com'àgghju dittu (È proprio come ho detto) Fa' comi ci è niènti (Fai come se niente fosse) Fa' comi ci štè a casa tova (Fai come se fossi a casa tua) Fascèva li cosi comi l’èruni mparàtu (Agiva come gli avevano insegnato) Manciànnu manciànnu, veni l’appitìtu (Mangiando mangiando, viene l’appetito) Mi parlò comi ci no mi štà canušcèva (Mi parlò come se non mi riconoscesse) No fasci niènti, senza cu no teni na bbòna rasciòni (Non fa nulla, senza che non abbia una buona ragione) Nzištènnu sobb’a la fatìja, sott’a lu chjiùmmu acchji l’oru (Insistendo sul lavoro, sotto al piombo trovi l’oro) Parla comi manci (Parla come mangi) Pizzicànnu pizzicànnu, la tabacchèra pigghja vànnulu (Pizzicando pizzicando, la tabacchiera, ovvero il tabacco ivi contenuto, si volatilizza) Ruspicànnu ruspicànnu, si fasci la pruvvìšta pi tùttu l’annu (Spigolando, ci si fa la provvista per tutto l’anno) Scimmiànnu scimmiànnu… (Facendo lo gnorri …. c'è chi raggiunge lo scopo)

293


o Si ni scappò chjiancènnu (Scappò via piangendo) o Si ni scì fuscènnu (Andò via di corsa) o Zumpànnu zumpànnu, lu malatu ni porta lu sanu (Passando da una malattia all'altra, il malato porta via il sano, nel senso che partecipa al suo funerale, portando la bara in spalla)

16.15. PROPOSIZIONI OGGETTIVE.

o o o o o

o o o o o o o o o o

Equivalgono all'oggetto di un verbo. Adempiono cioè la funzione di complemento oggetto, o meglio, fanno da oggetto nei riguardi del verbo della reggente. Possono dipendere da verbi esprimenti: - un'affermazione, p.e., cunfissà (confessare), cuntà (narrare, raccontare), dìsciri (dire), giurà (giurare), nfurmà (informare), nià (negare), prumèttiri (promettere), scrìviri (scrivere), sapii (sapere), spittirrà (riferire); - un ricordo o una percezione: ricurdà (ricordare), scurdà (dimenticare); sèntiri (sentire, udire, ascoltare), vèdiri (vedere); - un giudizio, un'opinione, un dubbio: crèdiri (credere), dubbità (dubitare), giudicà (giudicare), pinzà (pensare), suspittà (sospettare); - una volontà, un desiderio o impedimento, timore: cumannà (comandare), spirà (sperare), tèmiri (temere), urdinà (ordinare), vulii (volere, desiderare); - un sentimento: dulii (dispiacersi, rammaricarsi), gòtiri (godere), lagnà (lamentarsi), maravigghjià (meravigliarsi), ždignà (sdegnarsi). Ricorrente il costrutto esplicito, introdotto dalle cong. ca, ce (che), comi (come) Credu c'avà pàrtiri (Credo che partirà) È štatu megghjiu ca no nc’è vinùtu (È stato meglio che non sia venuto) È štranu ca tu štè disci šti cosi propia a mme (È strano che tu mi stia dicendo queste cose) L'è prumittùtu ca l'er'a spusà (Le ha promesso che l'avrebbe sposata) Li cunfidò comi era spinnùtu tutti li sordi, e mu no tinèva cchjiú na lira mpòscia (Gli confidò come avesse speso tutto il denaro, e ora non avesse più una lira in tasca) Lu sacciu ca tu à dittu šta cosa (Lo so che tu hai detto questa cosa) Mi cuntò com’èra štatu prima vantàtu e poi minàtu nterra (Mi raccontò come fosse stato dapprima elogiato e poi disprezzato) Mi pari ca è gghjiuštu (Mi sembra che sia esatto) No vetu ce mali nci štè (Non vedo che male ci sia) Quiri pènzuni c'àgghjiu tuèrtu (Pensano che io abbia torto) Ricòrditi c'atà pigghjià li chjièi (Ricordati che devi prendere le chiavi) Štò vecu ca ti štè murtìfichi (Vedo che ti preoccupi) Ti štò ddicu ca jè rasciòni (Ti dico che hai ragione) Ti štò dicu ca èti la virità (Ti dico che è la verità) Vecu propia bbuènu comi siti tutti contra di mei (Vedo benissimo come tutti siate contro di me)

294


o Vetu ca nci štè na fodda!? Vedo che c'è molta gente!?

16.16. PROPOSIZIONI RELATIVE.

Si riferiscono a un elemento della reggente, e svolgono una funzione non dissimile da quella dell'attributo o dell'apposizione nella frase semplice, predicando una certa qualità, appunto, dell'elemento della reggente (detto antecedente). Nella relativa, l'antecedente è rappresentato da un pronome o da un avverbio relativo (ca, addò), e consiste in un nome, in un pronome o in una intera frase. La proposizione relativa può indicare varie circostanze dell'azione espressa dalla reggente, acquistando: - un valore causale: Mi raccumànnu a te, ca si' chjiù granni [Mi raccomando a te, che (= perché) sei più grande] - un valore concessivo: Propia tu c'avvìvi tanta cosi da dìsciri, ti stè zitta [Tu, che (= sebbene) avresti tanto da dire, non parli] - un valore condizionale o ipotetico: Nvitièbbu surtànta quiri ca èruni putùtu vinii (Invitai solo coloro che sarebbero potuti venire) - un valore consecutivo: No nci śtava na bbona rasciòni cu lu putèva cunvìnciri [Non vi era nessuna buona ragione che (= tale che) lo potesse convincere] - un valore finale: Vulèva ncunùnu cu mi ndrizzàva la strata [Cercavo qualcuno che (= affinché) m'indicasse la strada] - un valore temporale: Avi nu mesi c'àgghjiu rrivàtu (È già un mese che sono arrivato)

16.17. PROPOSIZIONI SOGGETTIVE.

Equivalgono al soggetto di un verbo. Svolgono cioè la funzione di soggetto della reggente. Introdotte dalle cong. ca, cu (che), seguono: - verbi impersonali: càpita ca (succede che), pari ca (pare che) ecc.; - verbi usati impersonalmente: si disci ca (si dice che), si conta ca (si narra, si racconta che), si sapi ca (si sa che) ecc.; - espressioni impersonali formate da una voce del verbo èssiri (essere) unita a un aggettivo o a un sostantivo: è bbruttu ca (è male che), è bbuènu ca (è un bene che), è capàsci ca (è possibile che), è diffiscili, fascili ca (è difficile, facile che), è ghjiùštu ca (è giusto che), è štatu mègghju, pèsciu cu (è stato meglio, peggio che) ecc. o A voddi càpita ca mi scordu li chjièi di casa (Delle volte, mi capita di scordarmi le chiavi di casa)

295


o Ci la grašta nci l'à ruttu tu, mu' è gghjiuštu ca nci l'atà pajà (Se il vaso dei fiori glielo hai rotto tu, ora è giusto che glielo paghi) o È bbuènu ca/cu è sciutu addò lu mièducu (È una buona cosa che sia andato dal dottore) o È capàsci ca nci la fasci cu spiccia la fatìa (È molto probabile che ce la faccia a finire il lavoro) o È diffìscili ca si ni voni la matìna sùbbiti (È difficile che partano la mattina presto) o È štatu megghjiu ca n'amu muvùtu (È stato meglio che ci siamo mossi) o È štatu pèsciu ca è rumastu cu l'attàni (È stato peggio che sia rimasto con il padre) o Par'a mme c'àgghjiu rasciòni iu (Mi pare che abbia ragione io) o Pari ca stè'rrìva na mutazziòni (Sembra che sia in arrivo una perturbazione) o S'è sapùtu ca la migghjièri li fascèva li corni (Si è saputo che la moglie lo tradiva) o Si disci ca è štatu iddu (Si dice che sia stato lui)

16.18. PROPOSIZIONI TEMPORALI.

Precisano la relazione di tempo sussistente tra la reggente e la subordinata, che può essere di contemporaneità, di anteriorità o di posteriorità. Sono introdotte dalle cong. e loc.cong.: - alimentri ca (mentre che) - appèna (appena, subito dopo che, nello stesso momento in cui) - comi (come) - daccè, da quanni (dacché, da quando) - fign'a ttànta ca (fintanto che) - fin'a ca (finché) - fin'a quanni ca (fintanto che) - mentr'a tannu ca (fintanto che) - mentri (mentre) - mu ca (adesso che, ora che, quando, non appena, tosto che) - nzignattànta ca (fintanto che) - quanni (quando) - prima cu (prima che) - dopu, doppu ca (dopo che) - dopu, doppu di (dopo + inf.) - na vodda ca (una volta che, dopo che, dal momento che: ha valore temporale e causale) Per esprimere la periodicità (o iteratività) dell'azione, il dialetto si avvale della loc.cong. tutti li voddi ca (tutte le volte che).

296


Fermo restando che il costrutto esplicito è prevalente, il dialetto usa anche quello implicito, introdotto da: - dopu, doppu di (+ infinito), - dopu (+ participio passato) - na vodda (+ participio passato) - prima di (+ infinito) E parimenti con il gerundio. o Alimèntri ca štà'ssèva da casa, s’è misu a chjióviri (Proprio mentre uscivo da casa, si è messo a piovere) o Appèna lu vidìbbu, mi ricurdièbbu di iddu (Appena lo vidi, mi ricordai di lui) o Appèna spicciu šta fatíja, mi n'àgghji'a scì fori (Appena avrò finito questo lavoro, me ne andrò in campagna) o Appèna trasì, si firmò sobb'a la porta com'a nu fessa (Appena entrato, si fermò sulla porta come interdetto) o Aspètta nu picca quanti nchjanu (Aspetta un po’ finché salgo) o Aspètta quanti ti dicu do palòri (Aspetta fino a che non ti dico due parole) o Comi li ccappò nta li mani, nci ni dessi ca nci ni dessi (Come gli capitò fra le mani, gliene diede di santa ragione) o Comi siènti arrivà sierda, mena la pašta (Non appena senti tuo padre arrivare, butta la pasta) o Da quanni è partùtu, no sacciu cchjiú nienti di iddu (Dacché è partito, non so più nulla di lui) o Daccè si n'è sciutu, no è fattu sapìi cchjiú niènti (Dacchè se n'è andato, non ha fatto avere più sue notizie) o Dopo di putà, am'a'šcà la frasca (Dopo aver potato, dobbiamo bruciare le frasche) o Dopu di manciài Dopo aver mangiato o Dopu di simminà li favi, amà cogghjiri l'alii (Dopo aver seminato le fave, raccoglieremo le olive) o Dopu manciatu, no ni putìmu fà lu bagnu (Dopo mangiato, non ci possiamo fare il bagno) o Dopu manciàtu, si scì curcò Dopo aver mangiato, andò a dormire o È sciutu tuttu bbuènu, fin'a ca (fin’a quanni) štavi tu, poi no ss'è capìtu cchjiú nienti (È andato tutto bene finché c'eri tu, poi non si è capito più niente) o Fignattànta ca lu štè disci, iu àgghjiu fattu già li survèżżi (Fintantoché lo dici, io ho fatto i servizi) o Fin'a ca la morti no nni scucchjia, àm’a štà sempri nzièmi (Finchè la morte non ci separa, staremo sempre insieme) o Fin'a ca tu štè fàsci li bigliètti, iu cumènciu a caminà (Finché tu fai i biglietti, io mi avvio) o L’àm’a spittà fìn'a ca'rrìva (Lo aspetteremo finché non arriva)

297


o Li faštidiùsi arrivùni sempri quanni si štè mancia (Gli inopportuni arrivano sempre quando si è a tavola) o Mentri štav'affacciàtu a la finèštra, certi mbriàchi sò tuzzàti a la porta (Mentre ero affacciato alla finestra, degli ubriachi hanno bussato alla porta) o Mi priò cu l’aspittàva, fìn'a ca no èra turnàtu (Mi pregò di aspettarlo, finché non fosse tornato) o Mu ca lu sei, ce atà fà? (Adesso che lo sai, che pensi di fare?) o Mu ca vegnu, ti l'agghjià dà iu ca no ni sapìvi nienti?! (Adesso che arrivo, se ti azzardi a dire che non ne sapevi niente, te la faccio pagare!? o Na vodda appaluràtu, atà scì fatijà a forza (Una volta contrattato verbalmente con il datore di lavoro, devi andare necessariamente a lavorare) o Na vodda'rrivàta a casa, si mittì subbiti a fatià (Una volta arrivata a casa, si mise subito a lavorare) o Na vodda c'àgghju cuminciàtu, vogghjiu spìcciu (Una volta che ho incominciato, voglio finire) o Na vodda ca lu sapìvi, pàrcè no t'à purtàtu buenu? (Una volta che lo sapevi, perché non ti sei comportato bene?) o Na vodda ca mi l'à datu, mu ce vuè? (Dal momento che me l'hai data, te la devo forse restituire? Io dico di no!) o Na vodda ca t'à pigghjiàtu lu'ntricu, l'adà fà (Una volta che hai assunto l'impegno, lo devi mantenere) o Na vodda ca t'à'ncapunìtu, comi uè fasci, fasci (Dal momento che ti sei intestardito, fai come credi) o Na vodda trasùtu, no ti ni ièssi chiù (Una volta entrato, non te ne esci più) o No nci àgghji’a ddài pasci fignattànta ca no mi disci totta la virità (Non gli devo dare pace fintantoché non mi dice tutta la verità) o No ti móviri fìn'a ca no ti lu dicu iu (Non ti muovere finché non te lo dico io) o Nzignattànta ca paja iddu, vè tuttu bbuènu (Fintantoché paga lui, va tutto bene) o Quanni leggiu li lèttiri tua, mi sentu viscìnu a te (Quando leggo le tue lettere, mi sento vicino a te) o Rumanìtivi puru cquà fìn'a ca no acchjiàti nu poštu megghju (Restate pure qua finchè non trovate un posto migliore) o Tutti li voddi ca mi l’àcchjiu da nanti, fazz'a vètiri ca no lu vetu (Tutte le volte che lo incontro, faccio finta di non vederlo) o Tutti li voddi ca veni a Carvigni, veni a casa cu mi saluta (Tutte le volte che viene a Carovigno, viene a farmi visita)

298


APPENDICE PARTICOLARITÀ DIALETTALI SOMMARIO: 17.0. AŠCA 17.1. AVÒGLIA - AVISSIVÒGLIA 17.2. CI PUSITTA 17.3. FACCA 17.4. FRÉCHISI 17.5. MACARDÈ 17.6. VAJÀCCHJIA

17.0. Ašca.

Derivato di ašcài "bruciare, ustionare, scottare". Secondo alcuni deriva dallo spagnolo ascua (brace), e cioè cosa che scotta; secondo altri, dal lat. absque (se non, eccetto, fuorché, tolto, senza). Cfr. invece il tarantino "Asca, ... Usasi pure come interposto di affermativa esclamazione, onde l'id. asche di cinc fili, che vale oh! sì, nientemeno che cinque figli. L's, suona coma ch, francese." (Domenico Ludovico De Vincentiis, Vocabolario del Dialetto Tarantino, Taranto 1872, p. 45

o

o o o

o

o

AŠCA DI: locuzione avverbiale, utilizzata per sottolineare enfaticamente una grande quantità o una lunga durata. Equivale all'espressione italiana "la bellezza di", e all'avverbio "ben". A lu pallòni, lu Carvìgni, auànnu, è vintu tutti li partìti, e jè sciutu ašca di desci punti nnanti a la sicònna (Al gioco del calcio, il Carovigno, quest'anno, ha vinto tutte le partite, e ha superato la seconda di ben 10 punti) Àgghjiu cattàtu la pizza e l’àgghjiu pajàtu ašca di 6.000 liri (Ho comprato la pizza e l’ho pagata la bellezza di 6.000 lire) Àgghjiu fattu jašca di na trentina di km cu vocu a casa di zi Sippùddu (Ho percorso la bellezza di una 30 di km per andare a casa dello Zio Giuseppe) Àgghjiu sciutu a Birvidèri a l’appèti e nci àgghjiu misu jašca di n’ora a lu sci e n’ora a lu vinì (Sono andato a Belvedere a piedi e ho impiegato la bellezza di un'ora all'andata e di un'ora al ritorno) Àgghjiu sciutu a la putèa e àgghjiu spinnùtu jašca di 3.000 liri (Sono andato alla bottega - piccolo negozio di generi alimentari - e ho speso la bellezza di tremila lire) Àgghjiu sciutu a mari e m’àgghjiu štatu jašca di n’ora nta l'acqua (Sono andato al mare e mi sono stato la bellezza di un'ora in acqua)

299


o Àgghjiu sciutu nta lu uèrtu cu cogghjiu do rosi e n’àgghjiu cugghjiùtu ašca di vintidòi (Sono andato nell’orto per raccogliere delle rose, e ne ho raccolto ben 22) o Àgghjiu spinnùtu ašca di n'euru cu cattu lu pani friscu štamatìna (Ho speso la bellezza di un euro per comprare il pane fresco questa mattina) o Àgghjiu štatu ašca di trent'anni ngalèa, ma armènu mi l'àgghjiu livàtu da nnanti a li uecchji (Mi son fatto ben 30 anni di carcere, ma almeno l'ho cancellato dalla faccia della terra) o Atà sapì ca no avi na sittimàna ca m'óni rialàtu nu furòni, e già l’agghjiu nchjiutu. Àgghjiu fattu ašca di trentacìncu mila liri! (Devi sapere che nemmeno da una settimana ho un salvadanaio e già l'ho riempito. Ho già raccolto la bellezza di 35 mila lire) o Avi ašca di setti misi ca štò vocu fori e àcchjiu sempri pišti di cani (È da ben sette mesi che vado in campagna e trovo sempre orme di cane) o Avi jasca di nu mesi ca no voc'a la scola, štò fatìu cu sierma (È la bellezza di un mese che non vado a scuola, sto lavorando con mio padre). o Cu la nonna àgghjiu scì cattàtu lu latti; curu ca vulèva edda, no nci ni štava, e m’è dummannàtu quanti cuštàva lu parmalat. “Jašca di n’euru!” (Sono andato con la nonna a comprare il latte, ma della marca che voleva lei non ce n'era. E mi ha chiesto quanto costasse il parmalat. “La bellezza di un euro!” o Curu fondu l'àghjiu pajàtu ašca di nu migliòni (Quel fondo, l'ho pagato la bellezza di un milione) o Curu m’è circàtu jašca di 50 euro pi na mucarìa di rrobba (Quello voleva ben 50 euro per una veste di poco conto) o Da quanni è muertu sierma sò passàti jašca di cinc’anni (Da quando è morto mio padre, sono passati ben cinque anni) o Di ddò agghjià scì pigghjià li sordi cu nci cattu la mota a figghjima? Nci vóluni ašca di 3 misi di fatìa (Dove prenderò i soldi per comprare il motorino a mio figlio? Devo lavorare per almeno 3 mesi) o È dittu la nonna: “Mi lavi do piatti?” Viti e viti e jèruni ašca di desci quínnisci piatti (Ha detto la nonna: “Mi aiuti a lavare due piatti?” Ho detto di sì, ma con mia sorpresa erano ben dieci quindici piatti.) o È pirdùtu a li carti ašca di docièntu mila liri (Al gioco delle carte ha perduto la bellezza di 200.000 lire) o È štatu a liettu malàtu jašca di 5 giurni (È stato a letto ammalato ben 5 giorni) o Fasci friddu e àgghhiu sciutu fori a ruspicà la frascòdda, àgghiu fattu jašca di na sarcinèdda, ma no nci sò baštati mancu cu cuscìgnu do štacchiòddi (Fa molto freddo e sono andato in campagna a racimolare frasche e ne ho fatto la bellezza di una fascina, ma non è stata sufficiente nemmeno per due orecchiette) o Fori tegnu jašca di 300 árvuli d’alìi (In campagna ho la bellezza di 300 ulivi) o L’annu passàtu àgghjiu sciutu a ruspicà li raciòppi e m’agghjiu fattu jašca di desci litri di mieru (L'anno scorso sono andato a raccogliere i racimoli dopo la vendemmia, e mi son fatto la bellezza dei 10 litri di vino)

300


o La furnàra è dittu ca è nfurnàtu ašca di 20 chili di pani fin’a mui (La fornaia ha detto che ha infornato la bellezza di 20 kg di pane fino ad ora) o La nonna è scì fattu la spesa e no li sò baštàti li sordi. E jè dittu a lu putiàru: "Quanti sordi t'agghjià nnùsciri?" E curu: "Jašca di 10.000 liri" (La nonna è andata a fare la spesa e non aveva soldi a sufficienza. E al negoziante ha chiesto quanto fosse il suo debito. E quello: "La bellezza di 10.000 lire) o Li biscòtti ca m’àgghjiu manciàtu štoni jašca di 3 euri (I biscotti che mi sono mangiato costano la bellezza di 3 euro) o M’àgghjiu manciàtu jašca di nu piattu di purpiètti (Mi sono mangiato la bellezza di un piatto di polpette) o M’àgghjiu scurciulàtu jašca di nu km di štrata a l’appèti (Mi son fatto la bellezza di un km di strada a piedi) o Marì, quant’à pajàtu lu pani? Cuncè, àgghjiu spinnùtu jašca di n’euro! (Maria, quanto hai pagato il pane? Concetta, ho speso la bellezza di un euro) o Mi cridèva ca lu capasòni èra vacànti, e nci štàvuni ašca di desci litri di mieru (Credevo che la giara fosse vuota, e invece c’erano ben dieci litri di vino) o No nci avà vinì cchjiú la zia. Àvi ašca di n’ora ca l’àgghjiu chjiamàta (La zia non verrà più. L'ho chiamata da ben un'ora!) o Nónnima tinèva ašca di únnisci fili (La nonna aveva ben undici figli) o Nt’a štu mesi àgghjiu uadagnàtu jasca di trecièntu mila liri (In questo mese ho guadagnato ben trecentomila lire) o Osci agghjiu sciutu fori e sott'a ogni arvulu, jasca di na vintìna d'alìi èruni štati štumpisciàti (Sono stata in campagna, oggi, e sotto ogni albero la bellezza di una ventina di olive erano state pestate) o Pascalì, à sciutu addò la nonna? Sì, àgghiiu sciutu e m’è datu ašca di cientu liri (Pasqualino, sei andato dalla nonna? Sì, sono andato e mi ha dato la bellezza di 100 lire) o Pi scì a Santu Còsumu a l’appèti, nci vóluni jašca di 6 ori (Per andare a San Cosimo a piedi, ci vogliono ben sei ore) o Prima nónnima, lu sacconi, lu fascèva fà di pagghjia di granòni, e lu pajàva jašca di 5 liri (Il nonno, ai suoi tempi, faceva fare il materasso di paglia di mais, e lo pagava la bellezza di 5 lire) o Quanti kg à mazzùtu? Jašca di 20 kg! (Di quanti kg sei dimagrito? La bellezza di 20 kg!) o Sonti ašca di 27 anni ca štò spusàta e marítima no m’è mai fattu nu riàlu (Sono ben 27 anni che sono sposata e mio marito non mi mai ha fatto regali) o Stamatìna àgghjiu chjiantàtu ašca di n’étturu di pummidòri (Questa mattina ho piantato la bellezza di un ettaro di pomodori) o Stamatìna àgghjiu scì ruspicàtu l’alìi e m’agghjiu buscàtu jašca di cincu mila liri (Questa mattina sono andato a racimolare un po' di olive, e ho guadagnato la bellezza di 5.000 lire) o Štu suòlu m’è cuštàtu jašca di docientu mila liri a lu metru quadru (Questo suolo mi è costato la bellezza di duecento mila lire al metro quadro)

301


o Uè nò, mi dèi milli liri? E m’è datu jašca di desci mila liri (Nonna, mi puoi dare 1. o 000 lire?” E lei mi ha dato la bellezza di 10.000 lire) o Zzima štà cuntàva li sordi e nci àgghjiu dummannàtu: “Quant’à cucchjiàtu?” “Jašca di cincucièntu mila liri” (Lo zio contava il denaro risparmiato e gli ho chiesto quanto avesse raccolto. “La bellezza di cinquecentomila lire"). DA OSSERVARE. Il medesimo concetto di ašca (la bellezza di, ben) così come sopra presentato, viene espresso dallo spagnolo con la voce friolero (freddo) o Ese coche lo pagò la friolera de diez milliones (Quella macchina l'ha pagata la bellezza di dieci milioni) o Cuesta la friolera de (Costa la bellezza di) E dall'inglese con la voce cool (fresco) o My new car cost a cool thousand (La mia nuova auto mi è costata la bellezza di mille sterline) o I have spent a cool hundred thousand lire (Ho speso la bellezza di centomila lire)

o

o o

o o o o o o o

AŠCA! Interiezione di valore antifrastico, che si esclama ironicamente avverso una quantità o durata esaltata in maniera esagerata. Àgghjiu dummannàtu a lu nonnu: “Uè nò, Signurìa, à rrivàtu a 70 anni?” E m’è rispunnùtu: “A 69. Jašca!” (Ho chiesto al nonno se fosse arrivato alla settantina. “A 69. E ancora!") Àgghjiu fattu do giri di la villa vecchjia. Jašca! (Ho fatto due giri nella villa vecchia. Nientemeno!?) Ce beddi scarpi! No ti crètiri quanti còštuni, ca l’àgghjiu cattàtu a lu marcàtu e l’àgghjiu pajàtu 50 euri. Jašca!? (Che belle scarpe! Non pensare che costino chissà quanto, le ho comprate al mercato e le ho pagate 50 euro. Addirittura!?) È fatijàtu tre anni a la cava. Ašca! e ce sònti tre anni? (Ha lavorato per tre anni alla cava. Alla faccia! E che sono 3 anni?) È menz'ora ca ti što spettu. Jašca! (Ti sto aspettando da mezz'ora. Una eternità!?) È parlàtu pi n'ora e mmenza. Ašca! (Ha parlato un'ora e mezzo. Nientemeno!?) Mi pinzàva quanti m’èra divèrtiri, e m’àgghjiu štatu n'ora surtànta. Jašca! (Pensavo chissà quanto mi sarei divertito, e sono stato solo un'ora. Nientemeno!?) Quanti farìna è rumaštu nta lu saccu? N’è rumašta na francàta. Jašca! (Quanta farina è residuata nel sacco? Ce ne è una manciata. Accidenti!) T'àgghjiu datu na pištrìca di pani. Jašca! tuttu t'à sagnàtu! (Ti ho dato un pezzo di pane. Perbacco, ti sei di certo dissanguato!?) Zi Ciòdda è dittu ca teni li ciràsi buèni e mi n’è nnuttu, jašca!, do treti (Zia Lucia ha detto di avere ciliege buone, ma me ne ha portate, nientemeno!, due o tre)

302


o o o o o o o o o o

DA OSSERVARE, seppure poco ricorrente, l'utilizzo di jašca a inizio di frasi esclamative con valore di disapprovazione, contrarietà, disappunto o impazienza, corrispondente, a mio avviso, alla voce spagnola ascuas! (accidenti!) Jašca, Ntò, comi rumpi? (Accidenti a te, Antonio, quanto sei seccante!) Jašca, quanti riàli t’è fattu! (Caspita, quanti regali ti ha fatto!) Jašca, animàli, comi manci! (Accidenti a te, porco, come mangi!) Jašca, ce beddu uagnòni! (Caspita, che bel ragazzo!) Jašca, quant'è bedda! (Caspita, quanto è bella!) Jašca, quant'è granni! (Diamine, quanto è grande!) Jašca, quanti ci mitti cu jèssi! (Caspita, quanto tempo impieghi per uscire!) Jašca, quanti t’à spurzàtu cu mi dè nu pizzèttu di carni (Caspita, quanto ti sei sforzato per darmi un pezzo di carne!) Jašca, Rusì, quanti sinti sprichèvuli! (Accidenti a te, Rosina, quanto sei fastidiosa!") Šta cosa, jašca, no mi l'ièr'a ffà! (Questa cosa, perbacco, non me la dovevi fare!)

Pure poco ricorrente è anche il costrutto JAŠCA CA....., equivalente alla locuzione avversativa italiana: non ho potuto evitare di, vero è che..... o Ašca ca s'è nchiutu casa di surgi, ma curu jattu mi l'àgghjiiu manciàtu cu tanta guštu! (Non me ne curo che la casa sia piena di topi, ma quel gatto me lo sono mangiato con tanto gusto!) o Ašca ca m'àgghjiu fattu tanta diébbiti, ma n'è valùta la pena, ca štò dormu a lu sicuru (Vero è che mi sono indebitato fino al collo, ma ne è valsa la pena, perché ora dormo al sicuro)

17.1. Avòglia, Avissivòglia

Voce composta da a (verbo avere) + voglia (voglia) - avissi (verbo avere) + voglia (voglia). Ipotizzo che la forma primitiva [2^ persona singolare del presente indicativo e dell'imperfetto congiuntivo del verbo avere + voglia] si sia successivamente cristallizzata in avòglia e avissivòglia, invariabile per tutti i tempi e per tutte le persone. In italiano abbiamo le forme famigliari: hai voglia a (di) dire, a (di) fare qualcosa [valore concessivo]: insisti pure, continua pure a dire, a fare. Hai voglia di pregarmi, tanto da me non otterrai niente. Anche ellittico: hai voglia!

o o o o

Il francese rende bene il senso ironico della forma dialettale esclamativa: Tu peux toujours te fouiller! (Ci puoi fare una croce! Aspetta e spera!) Tu as beau insister, il ne répondra pas (Hai voglia di insistere, non risponderà) Si tu comptes sur sa réponse, tu peux toujours attendre (Hai voglia di aspettare una sua risposta) Il peut toujours se fouiller (Sta fresco!)

303


o Tu peux toujours courir! (Hai voglia!)

§ § § § §

Il dialetto contempla le seguenti forme: avòglia ca... avissivòglia ca .....; avoglia cu... avissivòglia cu .....; avoglia quanti ... avissivòglia quanti .....; avòglia e ... avissivòglia e .....; Avoglia! Avissivòglia!

AVOGLIA CA - AVISSIVÒGLIA CA

Avòglia ca - avissivòglia ca, locuzioni avverbiali di valore affermativo: certamente, con certezza, sicuramente, con sicurezza: Avòglia ca nci l'amà ffà (Ce la faremo certamente). Avòglia ca si differenzia dalla locuzione Macardè ca no perché esprime una certezza assoluta, non una probabilità, sia pure elevata. o Àgghjiu cuscinàtu do pasùli, avissivòglia ca onà baštà pi tutti (Ho cucinato fagioli, basteranno sicuramente per tutti) o Avissivòglia ca èra putùtu fà tanta di quiri cosi (Certo che avrei potuto fare davvero tante di quelle cose!) o Avòglia ca èti bbuènu lu gilàtu cu la panna (È veramente buono il gelato con la panna) o Avòglia ca m’ieri putùtu dà na mani a pittà casa (È ben vero che avresti potuto darmi una mano a dipingere casa) o Avòglia ca mi manciàva cur’addu piattu di pašta (È certo che mi mangerei quell’altro piatto di pasta) o Cummà Cuncè, ci no jèra pi te, avissivòglia ca m’era scurdàtu cu vocu a messa (Comare Concetta, se non fosse stato per te, mi sarei scordata certamente di andare a messa) o La mamma è fattu lu pani. È dittu ca èra picca, ma iu àgghjiu trimintùtu. Avòglia ca ni štava! (La mamma ha fatto il pane. Ha detto che ce ne era poco, ma io ho guardato. Ce ne era in quantità!) o La mamma è sciuta a Santu Còsumu a l’appèti e m’è purtàtu a mei. "No nci vinì ca èti luntànu", m'era dittu. Avòglia ca no nci rrivàva mai! (La mamma è andata a San Cosimo a piedi e mi ha portato dicendo però: "Non venire perché è lontano". Era lontano, sì! non si arrivava mai!) o No ti štà scónniri, ca quanni ti zzìccu, avissivòglia quanti mazzàti t'agghjià dà (Perché ti nascondi? Quando ti prendo, te le darò di santa ragione. E questo è sicuro!) o Pi lu tiempu c'à tinùtu, avòglia ca t’ieri putùtu spiccià li còmpiti (Di tempo ne avevi più che a sufficienza, avresti potuto fare i compiti agevolmente) o Quant’è picca štu zúccuru! Avòglia ca bašta pi cenca amà ffà (Lo zucchero, non ce n'è a sufficienza! Per ciò che dobbiamo fare, basta e avanza!)

304


o Quanti pisieddi!? Avòglia ca baštuni cu manciàmu tutti (Quanti piselli!? Ce ne sono abbastanza per tutti) o Quiri crištiàni cu tutti quiri sordi, avòglia ca ponnu fà na vita di lussu (Quei signori coi soldi che hanno, possono davvero vivere una vita di lusso) o Uè mà, bašta štu uegghjiu nta la padèlla? “Avòglia ca bašta, èti puru assài” (Mamma, è sufficiente l'olio in questa pentola? Sì che basta, anzi è pure troppo!) o Zi Sippò, no ti proccupà, avissivòglia ca signurìa atà štà megghjiu (Zia Giuseppina, non ti preoccupare, di sicuro starai meglio) o Zzima m’è purtàtu a cògghjiri l’alìi e sierma m'è dittu cu no nci sceva ca èra bruttu. Avoglia ca èra bruttu! (La zia mi ha portato a raccogliere le olive, e mio padre mi ha detto di non andare perché era faticoso. Era faticoso, sì!)

AVÒGLIA CU - AVISSIVÒGLIA CU

Avòglia cu - avissivòglia cu, locuzioni congiuntive di valore concessivo: per quanto ..., insisti pure a ...; continua pure a ...; talvolta in correlazione con tanta no ... Servono a indicare la inutilità di insistere in un tentativo. E anche: è inutile che .... o Avissivòglia cu fasci la lègnula strascinùta! Lu zitu no ssi lu pìgghjia (Può fare tutte le penitenze che vuole, tanto non si sposerà mai!) o Avissivòglia cu spittàva curu fatiatòri, s’èra propia scurdàtu (Potevo aspettare quel lavoratore quanto volevo, se ne era proprio scordato) o Avissivòglia cu vè a Santu Còsumu a l'appèti, quann'è dištinu è dištinu! (Per quanto tu vada a San Cosimo a piedi, non potrai di certo mutare il tuo destino) o Avissvòglia cu štuempi li pièti nterra, tanta li scarpi nuèvi no ti li mitti (Puoi pestare i piedi quanto vuoi, tanto le scarpe nuove non le calzi) o Avòglia cu disci! (Dica quanto vuole!) o Avòglia cu fasci la dièta! no nci mazzišci. Atà scappà! (Per quanta dieta tu faccia, non dimagrirai mai. Devi correre!) o Avòglia cu jucculàti, tanta nišciunu vi pò sèntiri! (È inutile che gridiate, tanto nessuno vi può sentire!) o Avòglia cu lu chjiàmi, no ti voli ssènti propia! (Hai voglia a chiamarlo, non ti vuole proprio sentire!) o Avòglia cu manci, tanta rimàni sempri mazza! (Puoi mangiare quanto vuoi, tanto sempre magra sarai!) o Avòglia cu mi štè prièi, tanta da me no jè nienti! (Hai voglia di pregarmi, tanto da me non avrai niente!) o Avòglia cu nci lu discìti ancòra, no nci voli capìsci! (È inutile che glielo diciate di nuovo, non vuole capire!) o Avòglia cu parli, è fiatu persu! (Stai parlando inutilmente, è tutto fiato sprecato!) o Avòglia cu spetta! (Aspetti quanto vuole!)

305


o Avòglia cu ti trucchi, brutta jèri, brutta sinti e brutta atà éssiri! (È inutile che ti trucchi, brutta eri, brutta sei e brutta sarai!) o Avòglia cu vè sempri ddà, no l’à capìtu ca ti štoni pígghjiuni pi fessa? (Perché vai sempre da loro, non lo hai capito che ti prendono in giro?) o M’àgghjiu manciàtu l’uva e poi do ciràsi. Avòglia cu bivèva a l’acqua cu mi passàva lu dulòri di la ventri! (Mi sono mangiata l'uva e poi delle ciliege. Per quanta acqua bevessi, il dolore di pancia non mi passava!) o Quanni spícciuni li scoli, avòglia cu duermi! (Quando finiscono le scuole, hai tutto il tempo che vuoi per dormire!)

AVÒGLIA E - AVISSIVÒGLIA E

Avòglia e - avissivòglia e, con valore concessivo, antifrastico e per indicare una quantità (talvolta esagerata) o Àgghjiu scì pumpàtu l’erva, e no ci secca . Avòglia e ccàttu vilenu! (L'erba non secca per quanto veleno possa aver pompato. È proprio inutile comprarne altro!) o Avissivòglia e chjianci, no nci štoni scusi! (Puoi piangere quanto vuoi, non ci sono scuse!) o Avissivòglia e fasci cunti, cu št'euru no si riesci propia! (Puoi fare conti quanto vuoi, con questo euro non si riesce proprio!) o Avissivòglia e fuècu, ma la casa sempri fredda štè! (Tanto fuoco acceso, e la casa è sempre fredda!) o Avissivòglia e lavi, no nci spicci mai! (Per quanto si lavi, non si finisce mai!) o Avissivoglia e manciu, ma rimàgnu sempri mazza, puru ca mi manciu nu furnu e nu mulìnu! (Potrei mangiare tutto quello che voglio, rimarrò sempre magra. Anche se mangiassi un forno e un mulino!) o Avissivòglia e mi jażżu súbbiti la matìna, no nci spicciu mai nta casa! (Per quanto mi alzi presto la mattina, in casa non si finisce mai di fare servizi!) o Avissivòglia e mièru, la cantìna štè spittèrra (Di vino ce n’è in abbondanza e la cantina ne trabocca) o Avissivòglia e ntuštàmu a spittà cquà, lu trenu mu' arrìva!? (È inutile ostinarsi ad aspettare, il treno non arriva di certo!) o Avissivòglia e pínnuli cu mazzìscu, ma no nci la fazzu cu tutti quiri beddi cosi ca tegnu nnanti! (Prendo pillole per dimagrire in quantità, ma non ce la faccio a non mangiare tutte quelle belle cose che tengo davanti il giorno!) o Avissivòglia e spiètti fratta, curu è nu mbrugghjiòni di prima catigurìa! (È inutile che aspetti tuo fratello, quello è un emerito imbroglione!) o Avissivoglia e štiru, ni tegnu na cesta chjièna! (Per quanto mi affatichi a stirare, non finisco mai, ne ho ancora una cesta piena!) o Avissivoglia e survèżżi, no credu c'agghjià putì spiccià osci (Servizi da fare ne ho fin troppi, non credo proprio di finire per oggi)

306


o Avissivòglia e ti pigghji cani e jatti, tanta mòruni lu štessi! (Puoi prendere i cani e i gatti che vuoi, devi però sapere che muoiono anche loro!) o Avòglia e chjiovi! La cištèrna corri, e no s'ènchji mai (Per quanta pioggia possa cadere, il pozzo non si riempirà mai. Cola acqua) o Avòglia e duermi crè, ca è dumènica! (Domani che è domenica, puoi dormire quanto vuoi!) o Avòglia e fasci, tanta no cunchjiùti ma niènti (È inutile che ti ostini a fare, non concluderai mai niente) o Avòglia e fatìa, no ni voli pagghjia la ciuccia! (Di lavoro ce ne è fin troppo, ma tu proprio non sei buono!) o Avòglia e fatìi, la sera sempri pani e cipòdda èti! (Fatica, tanta! la sera, sempre pane e cipolle!) o Avòglia e járvuli d’alìa ca štoni cquà (Ulivi, qui, ce ne sono più di quanti possa tu immaginare!) o Avòglia e lavi rrobbi, sempri na massa ni štè! (Tanti vestiti lavati e ... sempre una massa ne sta!) o Avòglia e manci, tanta no nci gruèssi mai! (Puoi mangiare quanto vuoi, tanto non ingrasserai mai!) o Avòglia e manciài ca nci štè! Bašta pi nu reggimèntu! (Cibo, ce n'è per quanto ne vogliamo! Ed anche per un reggimento!) o Avòglia e pani, basta pi jòsci e pi crèi (Pane, ce ne è in abbondanza, per oggi e per domani) o Avòglia e parli, tanta curu no ti senti! (Puoi parlare quanto vuoi, tanto non ti dà ascolto!) o Avòglia e parli! Tant'agghjià fà sempri di capu mèa (Hai voglia di parlare, tanto farò sempre di testa mia!) o Avòglia e passa lu giurnu, ma la notti no nci passa e no nci passa, uè! (Il giorno scorre veramente veloce, ma la notte proprio no!) o Avòglia e ridi sobb’a l’addri, tanta poi onà rìtiri sobb’a te (Puoi ridere sugli altri quanto ti pare, tanto poi rideranno su di te) o Avoglia e robbi ca tieni, puru l’addri ti uè catti? (Di vestiti ne hai fin troppi, e vuoi comprarne altri?) o Avòglia e scappi, tanta prima o po' t’arrìvu! (Puoi scappare quanto vuoi, tanto prima o poi ti raggiungo!) o Avòglia e šcappi, tanta sempri retu rumàni! (Affrettati quanto vuoi, tanto sempre indietro rimarrai!) o Avòglia e spietti, e mu veni fígghjita!? (Puoi aspettare quanto vuoi, tanto tuo figlio non verrà!) o Avòglia e spittàva! Curu s’èra propia scurdàtu! (Inutilmente continuavo ad aspettarlo! Quello si era proprio dimenticato!) o Avòglia e štè nzippàtu, tanta no nci jirtìšci! (Puoi stare in piedi quanto vuoi, tanto non diventerai alto!)

307


o Avòglia e ti baštuni li sordi cu ti catti quir’addi scìgghi (Soldi ne hai abbastanza, ti puoi ben comprare quello che vuoi) o Avòglia e ti dicu cu fatìi, ma a te, no ti'ncòdda propia (È inutile che insista a dirti di lavorare, tanto non hai proprio voglia!) o Avòglia e ti dò scuernu, tieni na capu tošta! (È inutile che ti stia a rimproverare, tu tieni una testa davvero dura!) o Avòglia e ti jušchi sott’a lu soli! Li fili di osci no ni vóluni sàpuni propia niènti di fatìa (Ti puoi scottare al sole quanto vuoi. La nuova generazione non ne vuole proprio sapere di lavorare) o Avòglia e ti mmùcci, tanta lu štessi t’atà cuštipà (Ti puoi coprire quanto vuoi, tanto lo stesso ti raffredderai) o Avòglia e ti nzìppi, sempri brutta rumàni (Puoi imbellettarti quanto vuoi, brutta sarai sempre) o Avòglia e ti scunni, t'acchjiàppu sempri (Ti puoi nascondere quanto vuoi, ti prendo lo stesso) o Avòglia e ti spuèrzi cu capìsci, sempri ciùcciu atà èssiri (Ti puoi sforzare quanto vuoi, sempre asino sarai) o Avòglia e tiempu cu ti puliżżi casa! (Di tempo per pulire casa ne hai più che a sufficienza!) o Bivi cumpà, avòglia e mieru! (Bevi, compare, di vino ce ne è fin troppo!) o Ci no tinìmu di lu nueštru, avoglia e ni murìmu di fama (Se non avremo di che vivere del nostro, moriremo di certo di fame) o Ci študiàva veramènti, avissivòglia e divintàva la cchjiu brava di la scola (Se studiassi veramente, sicuramente sarei la più brava della scuola) o Ci tieni fama, avòglia e manciài! (Se hai davvero fame, il cibo non manca!) o Cu totta la farìna e l'ovi ca tinìmu, avòglia e fascìmu purpiètti (Con la farina e le uova che abbiamo, si possono fare tutte le polpette che si vogliono) o Ehi, sori mea, li fili mia no mi štoni chjiàmuni cchjú! Avòglia e ti murtìfichi! Quiri no ti štoni pènzuni propia! (Sorella mia, i miei figli non mi chiamano più! È inutile che ti mortifichi così! Quelli non ti pensano affatto!) o La mamma štà ministràva e m’è dummannàtu: “Bašta?” E iu: “Avissivòglia e manciu!” (La mamma stava minestrando e mi ha chiesto se bastasse. E io: “Mi basta e avanza!") o La nonna štà scappàva l’erva d’int’a lu uèrtu e iu nci'àgghjiu dittu: “Štu picca?” La nonna m’è rispuèštu: “Avissivoglia e ti vulutièsci!” (La nonna sradicava le erbacce nell’orto e io le ho detto: “Questa poca?”. Lei mi ha risposto: “Ce ne è abbastanza per voltolartici dentro”) o La nonna štà tagghjiàva la nzalàta e iu: "Uè nò, ma avà baštà pi tutti?" E jedda: "Avissivòglia e manci!" (La nonna stava tagliando la lattuga e io le ho chiesto se bastasse per tutti. E lei: "Ne potrai mangiare più di quanto tu possa pensare!") o Portu nu dulòri nta la jamma, avòglia e 'nizioni, no mi passa no mi passa (Ho un dolore alla gamba, iniezioni ne faccio abbastanza ma il dolore non mi passa proprio)

308


o Quanti beddi pummidòri, avissivòglia e fazzu sarsa! (Quanti bei pomodori! La salsa non ci mancherà di certo!) o Sierma, avissivoglia e mi dè mazzàti, ma io no nci spavèntu (Mio padre mi può dare le botte che vuole, io giammai mi ravvedrò) o Štò spettu fígghjima ca m’avà jutà a tagghjià lu granu. Avòglia e spietti curu cazzacàrni! (Sto aspettando mio figlio che mi deve aiutare a mietere il grano. Quello è uno scansafatiche, lo aspetti inutilmente!) o Tegnu li colòri ca lu borsèllu mi štè spittèrra, avòglia e colori! (Il borsello trabocca di colori. Colori, ne ho in abbondanza!) o Uè mà, avòglia e manciu, ma no nci ngrossu! (Mamma, mangio e mangio, ma non ingrosso!)

AVÒGLIA QUANTI - AVISSIVÒGLIA QUANTI

o Àgghjiu dittu a sierma: “Amà scì a mmàri?” E m’è rispunnùtu: “Avissivòglia quanti giurni štoni ancòra pi mari!” (Ho detto a mio padre: “Andiamo al mare?” E mi ha risposto: “Ci sono tanti giorni per andare al mare!") o Àgghjiu sciutu ngiru pi li munacièddi, avòglia quanti n’àgghjiu cchjiàtu! (Sono andato in giro per chiocciole, ne ho trovate fin troppe) o Avissivòglia quanti fatìa tegnu da fà fori (Di lavoro da fare in campagna ne ho fin troppo!) o Avòglia quanti cicuèri àmu cugghjiùtu osci! (Oggi abbiamo raccolto cicorie più del dovuto) o Ce belli piccìnni tieni, cummà! Avissivòglia quanti sò beddi! (Che bei bambini hai, comare mia! Sono sicuramente dei bei bambini!) o Ci vè cuntìnua a ffà štu frìddu, sapi ce nvirnàta fredda amà'vvìi e li lioni sò puru spicciàti. Mena, marì, avissivòglia nta lu voscu quanti lioni nci štoni (Se continua a fare questo freddo, chissà che inverno freddo avremo, e purtroppo è finita la legna. Orsù, marito mio, di legna nel bosco ce n'è fin troppa) o Cummà, è veru ca lu pani è spicciàtu? Avissivòglia quanti ni štè ancora! (Comare, è vero che il pane è finito? No di certo, ce ne è d'avanzo) o Mi pozzu vètiri la tilivisiòni? Avòglia quanti tiempu stè pi li compiti! (Posso vedere la TV? Tempo per fare i compiti ce n'è più di quanto occorra!) o No vecu l’ora cu rrìva la stasciòni, avissivòglia quanti m’agghjià divèrtiri (Non vedo l'ora che arrivi l'estate, mi divertirò un mondo!) o Uè ma, pozzu scì sciucà cu Marcu? Avissivòglia quanti tiempu ci stèi! (Mamma, posso andare a giocare con Marco? Di tempo ce n'è a sufficienza) o Uè mà, quant’è buènu stu mulòni, ma è spicciàto. Avòglia quanti ni štoni rruccàti! (Mamma, questa anguria è proprio buona, però è terminata. Ne abbiamo ancora più di quanti puoi immaginare)

309


AVÒGLIA!- AVISSIVÒGLIA!

o

o o o o

o o

o o o

o o o o o

Avòglia - avissivòglia, in uso assoluto con tono esclamativo per esprimere un giudizio di gradimento superlativo o per indicare quantità o numero eccessivo o anche abbondanza di qualcosa. In italiano: Hai voglia! Ma certamente! Àgghjiu dittu a la mamma: "Uè mà, viti ca lu quadèrnu štè spiccia". Edda è vištu lu quadèrnu e jè dittu: "Avissivòglia pi josci, crè ti lu ccàtti!" (Ho detto alla mamma che il quaderno stava per finire. Lei ha visto il quaderno: "Per oggi basta e avanza, domani lo compriamo!") Avìti manciàtu? Avòglia! (Fin troppo!) Cummà, ce disci, ti piasci štu cappòttu? Avòglia! (Comare, che ne dici, ti piace questo cappotto? Mi piace veramente!) È bravu curu uccièru? Avòglia! (È bravo quel macellaio? Davvero bravo!) Jeri sera amu sciutu a mmari cu ni manciàmu li cozzi. Èruni chjini? Avissivòglia! (Ieri sera siamo andati al mare a mangiare le cozze. Erano piene? Più che piene!) La cistèrna, štè chjiena d’acqua? Avissivòglia! (La cisterna, è piena d'acqua? Piena piena!) La mamma m'è datu li sordi cu fazzu la spesa e iu nci'àgghjiu dittu: "Onà baštà, uè mà?". E jèdda: "Avissivòglia! ca picca cosi atà ccattà!" (La mamma mi ha dato il denaro per la spesa, e io le ho chiesto se bastassero. E lei: "Ne hai più che a sufficienza, dato che comprerai poche cose!" Ni štoni auànnu ciràsi, fori? Avòglia! (Quest'anno, ce ne sono ciliege in campagna? In abbondanza!) Oh! Ti l’à fattu li cosi di la scola? Avòglia! (I compiti, te li sei fatti? Certamente!) Štamatìna, cummà, àgghju sciutu a lu marcàtu. E ni štàvunu crištiàni? Avòglia! (Questa mattina, cara comare, sono andata al mercato. E ce n'erano persone? Tantissime!) T'è piasciùta la pašta cu li funci? Avòglia! (Ti è piaciuta la pasta con i funghi? Tantissimo!) Ti lu bivi lu mieru, no? Avòglia! (Il vino, te lo bevi? E come no!) Ti piàcuni li štacchjiòddi? Avissivòglia! (Ti piacciono le orecchiette? Ma certamente!) Tieni fama? Avissivòglia! Mi manciàva pur'a tei! (Hai fame? Tantissima, e mi mangerei anche te!) Vulì sceva a lu marcàtu pi cattà li rabbucàvuli, sapi ci fazz’ancòra a tiempu. Avissivòglia! (Vorrei andare al mercato per comprare cime di rape, chissà se faccio ancora in tempo. Sicuramente!)

17.2. Ci pusìtta

Dal latino si opus est, se c'è un lavoro (da fare), se è necessario. Locuzione congiuntiva e locuzione avverbiale. Espressione equivalente: è capàsci ca [il se peut que, francese] (è capace che)

310


La locuzione porta con sé un tono di compiacimento o risentimento, di empatia o avversità, d'indulgenza o ironia, e talvolta di sarcasmo.

o

o

o

o

o

o o o o o o

o o o o o

Locuzione congiuntiva con valore avversativo, in relazione talvolta con una congiunzione concessivo-esclusiva o concessivo-ipotetica Ben ca si sintèva tuttu spizzàtu pi la fatìa ca èra fattu, ci pusìtta ażżò puru lu peti cu porta na bivùta d'acqua a li uèmmi fori (Benché fosse estremamente spossato per la fatica fatta, tuttavia si affrettò per portare l'acqua agli operai che lavoravano in campagna) Chjiánciuni tutti sordi. Ci pusìtta, ci li chjiàmi fori, nisciùnu nci voli fatìa (Tutti lamentano difficoltà economiche. Però se li chiami in campagna, nessuno vuole lavorare) L'amìsci nueštri si ni sò sciuti a mmari, ci pusìtta, cu tegnu lu piccìnnu, m'àgghji'a štà a casa (I nostri amici sono andati al mare, mentre io per tenere il bambino devo stare in casa) La vulèva mpicàta, ci pusitta è fattu lu survìziu com’a li crištiàni, amu rimàsu cuntiènti (Vorrei che fosse impiccata, ma ha lavorato con professionalità, siamo rimasti contenti) Lu sò fatti di prèssa, ci pusìtta èr'a éssiri štatu megghjiu ci nc'èruni pinzàtu n'addu picca (L'hanno fatto in fretta, laddove sarebbe stato meglio se ci avessero ripensato un po' su) No mi pari propia na cima, ci pusìtta è vinciùtu lu puntu cu rrìva addò voli (Non mi pare affatto una mente brillante, tuttavia ha raggiunto il suo scopo) Puru ca la mitiscìna no mali a nienti, ci pusìtta, tutti la voni cáttuni (Anche se il farmaco non è efficace, ciò nonostante tutti vanno a comprarlo) Puru ca no si privàva di niènti, ci pusìtta campàva puru bbuènu (Pur senza privarsi di alcunché, viveva anche bene) Puru ca no tinèva niènti, ci pusìtta agèva com'a li crištiàni (Anche se non aveva nessuna risorsa, tuttavia agiva bene) Tutti lu štà spittàvuni a la stazziòni, ci pusìtta curu èra pigghjiàtu la corrièra (Tutti lo stavano aspettando alla stazione, mentre lui aveva preso il pullman) Tutti si ni scèra, ci pusitta èrun'a rumanìi (Tutti se ne andarono, invece dovevano rimanere) LOCUZIONE AVVERBIALE CON VALORE DUBITATIVO Arrócculu, ci pusìtta ti ni puè sèrviri (Conservalo, all'uopo te ne potrai servire) Ci l'ièri sapùtu prima, ci pusìtta no l'ièri fattu (Se tu l'avessi saputo, probabilmente non l'avresti fatto) Ci no tièni sordi cu ti bàštuni, ci pusìtta vieni addò mme ca ti li mpreštu iu (Se non hai soldi a sufficienza, magari vieni da me che te li presto io) Ci pusìtta aspèttu n'addu picca, ma curu no mi lu lassu scappà (Piuttosto aspetto un altro po', ma quello non me lo lascio sfuggire) Ci pusìtta chjiamàmi prima cu parti (Magari chiamami prima di partire)

311


o Ci pusìtta curu è capàsci cu ti fasci nu dispièttu (Se ne ha la possibilità, quello è capace di farti un dispetto) o Ci pusìtta cussì è capìtu e cussì è fattu (Può darsi che abbia inteso male, e male abbia agito ) o Ci pusìtta è sciutu mègghjiu di comi si pinzàvuni (Può darsi che sia andata meglio di quanto avessero pensato) o Ci pusìtta li ppìcciu tutti li rrobbi, ma edda no l'avà'vvì vinta (Piuttosto le brucio tutti i vestiti, ma lei non canterà vittoria) o Ci pusìtta mi ni vocu (Piuttosto me ne vado) o Ci pusìtta mi vulì štava a casa sulu (Vorrei preferibilmente starmene solo in casa) o Ci pusìtta no m'atà crèdiri, ma la cosa è sciuta propia cussì (Forse non mi crederai, ma il fatto si è svolto proprio così) o Ci pusìtta no nci'avà vinì, ma iu l'àgghji'a spittà lu štessi (Magari non verrà, ma io lo devo aspettare lo stesso) o Ci pusìtta no ti l'è dittu propia cu no ti dispiàsci (Non te lo ha detto, magari per non dispiacerti) o Ci pusìtta non ni sapèva nienti (Magari non ne sapeva niente) o Ci pusìtta s'è risintùtu (Magari si è offeso) o Ci pusìtta tardu tardu, ma àgghjia vinì (Magari tardi, ma verrò - con sfumatura concessiva) o Ci pusìtta, l'èra fattu puru iu (Probabilmente l'avrei fatto anch'io) o Ci pusìtta, mi dicu na pošta di rusàriu, poi mi vò corcu (Magari recito una posta di rosario e poi vado a dormire) o Ci pusitta, nu vrazzu sulu èti! (Può darsi che, in famiglia, sia uno solo a lavorare!) o Ci pusìtta, quanti vali lu nziddu fissu! (All'occorrenza, quanto vale un introito stabile e non saltuario!) o Ci pusìtta, ti fasci dà na mani da lori (Eventualmente ti farai aiutare da loro) o Ci vecu ca no nci à spicciàtu, ci pusìtta ti mannu ncunùnu cu t'ajùta (Se vedo che non arrivi, forse ti mando un aiuto) o Èti iddu, ci pusìtta, ca t'avà chjiètiri scusa (È lui, tutt'al più, che ti deve chiedere scusa) o La capu a lu taggjiòni, ci pusìtta avvìvi rasciòni tu (La testa al taglione, molto probabilmente avevi ragione tu) o N'amà vètiri arrètu nta šti giurni, ci pusìtta sábbutu (Ci dobbiamo rivedere ancora in questi giorni, meglio sabato) o Na cosa cussì no la fascèva mai e poi mai, ci pusìtta murèva (Una cosa simile non la farei nel modo più assoluto, piuttosto la morte) o Nà, àgghji'a scì ccattà lu pani, e ci pusìtta m'avà chjiamà lu capu (Ecco, devo andare a comprare il pane, e probabilmente mi chiamerà il capo.) o Nci disci lu veru, e ci pusìtta si la pìgghjia a mali (Gli dici la verità, e magari si offende)

312


o Nci'àgghjiu dittu lu fattu di sorma, e ci pusìtta l'è scì cuntàtu a tutti (Gli ho detto il fatto di mia sorella, e magari è andato a raccontarlo a tutti) o Nnanti mi scannàvuni, šta cosa, ci pusìtta, no la fascèva (Preferirei morire, piuttosto che fare questa cosa) o No lu sacciu ci àgghji'a vinì, ci pusìtta, ni vidìmu a la fešta (Non so se potrò venire, casomai, ci vedremo alla festa) o No lu sacciu ci pozzu vinì cu vui, ci pusìtta vi lu mannu discènnu cu sorma (Non lo so se posso venire con voi, nel caso, ve lo faccio sapere con mia sorella) o No nci vogghjiu manciu, ci pusìtta mi vulì curcàva nu picca (Non voglio mangiare, vorrei piuttosto coricarmi un poco) o Parcè no ni l'a dittu, ci pusitta èrumu fattu la štrata nzièmi (Perché non ce lo hai detto, probabilmente avremmo fatto la strada insieme) o Quanni viti ca è persu lu trenu! Ci pusìtta avà pigghjià curu di dopu (Avrà perso di certo il treno! Probabilmente prenderà il successivo) o Quiri, ci pusìtta, t'ón'a dìsciri ca no lu soni (Quelli, magari, ti diranno che non lo sanno) o Sontu iu, ci pusitta, ca t'èr'a dìsciri palori (Sono io, al limite, che dovrei rimproverarti) o T'atà prisintà, ci pusìtta, cu lu vištìtu di la fešta (Ti devi presentare, possibilmente, con il vestito della festa) o Tu cumència a caminà, ci pusìtta poi ti sècutu (Avviati, nel caso, ti vengo dietro)

o o o o

o o

o o

LOCUZIONE AVVERBIALE CON VALORE IRONICO O SARCASTICO Ci pusìtta èti tuttu fumu senz'arruštu! (Probabilmente è tutto fumo senz'arrosto) Ci pusìtta l’è sciutu puru bbuènu! (Quantunque non lo meritasse, gli è andata pure bene) Ci pusìtta t'è trattàtu com'a l'ùrtumu di sobba a la facci di la terra (Probabilmente ti ha trattato come l'ultimo essere della terra) Ci pusìtta, curu avà pinzà ca šta parlàmmu di iddu (Malevolo qual è, penserà che noi stavamo parlando di lui. Lo si dice all'amico che ci accompagna con riferimento alla persona incontrata per caso, la quale in precedenza ha avuto pregiudizi nei nostri confronti) Ci pusìtta, mancu a li cani di mmiènzu a la štrata (All'occorrenza, ai cani randagi serberei un trattamento migliore) Ci pusìtta, mu va' cónticilu! (Esclamazione ironica rivolta all'eventuale propalatore: "Ora, guardati dal riferire all’interessato le confidenze che ti ho fatto!". La locuzione ci pusìtta è equivalente a: ci pari a te mu .....) Ci pusìtta, štorta l’è minàta e drètta l’è vinùta! (Ha una fortuna sfacciata. Come al solito gli è andata bene pur avendo giocato male) Ci pusìtta, t'è carràtu nnanti mancu ci sinti l'úrtimu di la terra (Villano qual è, di sicuro ti ha investito di male parole come se tu fossi l'ultimo della terra?! Lo si

313


o o o

o o o o o o o o

dice avverso il maleducato, il villano, lo screanzato, appunto per stigmatizzare certi suoi comportamenti) Ci pusìtta, ti l'èra puru dittu! (Non ti sei comportato bene, nonostante fossi stato avvertito. Venato rimprovero, per accentuare la gravità di certe azioni o colpe) Ci pusìtta, ventri chjièna mena caggi (Probabilmente è un insofferente cronico) Di ci è pigghjiàtu poi? La mámmisa e l'attàni, ci pusìtta, no ssoni fà la "O" cu lu bicchièru (Di chi hanno preso poi? La madre e il padre, può darsi che non sappiano fare la "O" con il bicchiere) È sciutu cu freca, ci pusìtta, è rumaštu fricàtu (Ben gli sta! Voleva ingannare, e invece è stato ingannato lui) Iddu cantìni cantìni, ci pusìtta la migghjièri vínnira vínnira (Lui non pensa che a ubriacarsi; la moglie, addirittura, a giornata) La mámmisa èti cussì carma, ci pusìtta lu figghjiu è peggiu di l'acqua di lu mari (La madre è così calma, ma il figlio è peggio dell'acqua del mare) Nci n'à fattu tanta, ci pusìtta no t'àvi mancu bbrigażżiòni (Gli hai reso innumerevoli servigi, e probabilmente non ti è neanche riconoscente) Nci n'à fattu tanta, ci pusìtta, ce n'à vvutu! (È un ingrato! Gli hai reso innumerevoli servigi, e che ne hai ricavato!?) Štè cu li pieti nt'a la fossa, ci pusìtta štè penz'ancòra a li ntarèssi (Sta per morire, e nientemeno pensa ancora agli interessi) Štè mena sordi di cquà e di ddà, e ci pusìtta si štè ttàcca a la carta di lu pepi (È uno sperperatore, e bada addirittura alla cartella del pepe) Štè penza a la nora, ci pusìtta èti cchjiú nascatèsa edda (Si sta riferendo alla nuora, probabilmente è più intrattabile lei)

17.3. Facca

Dal lat. fac (Imperativo presente, 2^ Persona singolare, Verbo facere) + ca (congiunzione dialettale): - facca (sia), facca (sia ca): locuzione avverbiale di valore negativo, equivalente all'italiano "mica" usato o no senza altra negazione, oppure alle espressioni "Non credere che...., Non pensare che..."; - facca (sia), facca (sia ca): locuzione congiuntiva, introduce una proposizione comparativa ipotetica. È equivalente alle congiunzioni italiane "come, come se, quasi, quasi che", e alle espressioni: "Fai finta che (ma non è affatto vero); fai credere che (ma non è per nulla vero); non pensare che; non credere che, sembra che, pare che" - a la facca facca: locuzione avverbiale di modo (per finta, per gioco, per scherzo) La locuzione avverbiale dà alla frase una valenza negativa, talvolta ironica. L'intonazione è ascendente con variazione in calando nella parte finale. Segue una breve pausa. Es.: facca fò ieri! (Non fu mica ieri!)

314


La locuzione congiuntiva, invece, stabilisce con il resto della frase una catena sonora continua e non è seguita da pause. Dà alla frase un'intonazione neutra, lineare. Es.: facca fò ieri (È come se fosse ieri)

LOCUZIONE AVVERBIALE

o Facca (sia ca) àgghjiu štatu iu! (Mica sono stato io! Non pensare che sia stato io!) o Facca (sia ca) l’àgghju ccìsu! (Non credere che l'abbia malmenato chissà quanto!) o Facca (sia ca) mi piacèva! (Mica mi piaceva! Non mi piaceva affatto! Non credere che mi piacesse) o Facca (sia ca) no voli! (Mica non vuole! Non credere che non voglia!) o Facca ce jèti! (Non credere che sia chissà che! Non è mica quello che pensi che sia! Il riferimento è a cose o comportamenti di nessuna importanza o interesse.) o Facca ce nci voli! Mèna! (Non fingere che ci voglia chissà che! Sbrigati!) o Facca ci èti na cosa da niènti! (Come se fosse facile! Mica è una cosa da niente!) o Facca èra muertu! (Non era affatto morto! Mica era morto!) o Facca èti vilènu! (Mica è veleno!) o Facca iu vulèva! (Mica io volevo! Non credere che io volessi!) o Facca l’àgghjiu dittu iu! (Mica l’ho detto io! Non penserai che l'abbia detto io!) o Facca no lu sacciu quanti pesa! (Come se non lo conoscessi quell'imbroglione!) o Facca sì tu lu patrùnu! (Non sei mica tu il padrone! Lo si rinfaccia all'arrogante che crede d'essere chissà chi) o Facca sia ce t’àgghjiu fattu! (Fai credere che ti abbia fatto chissà che!) o Facca štè a casa tova! (Non stai mica a casa tua!) o Gnutti, facca ci ti štè bivi vilènu! (Inghiotti, fai credere che stai bevendo del veleno!)

LOCUZIONE CONGIUNTIVA

o Facca (sia ca) èra muertu (Era come morto. Sembrava morto.) o Facca (sia) no sì di Carvìgni! (Pare che tu non sia di Carovigno! È come se tu non fossi di Carovigno. E lo sei. Eccome!) o Facca ci era lu patrùnu (Si atteggiava come se fosse il padrone) o Facca è scì zappàtu (Fa finta d’essersi affaticato chissà quanto) o Facca sia c'àgghjiu vištu na marisciàna (Mi pare di aver visto un'ombra. È come se avessi visto un’ombra) o Facca sia ca no èra nienti (Come se niente fosse - Lu štessi ca no èra nienti) o Facca sia ca štò sentu trunài (Mi pare di sentire tuonare) o Facca štè a casa sova (Si comporta come se fosse a casa sua) o Fuscèva cchjú svertu di nu lebbri facca ci lu štà sicutàva nu cani (Avanzava più veloce di una lepre quasi fosse inseguito da un cane)

315


o L'acchjiàra ret'a nu parèti facca ci èra muertu (Lo trovarono dietro a un muro come morto) o La štè pigghji a la liggèra, facca ci no ti ni štè freca niènti (La prendi alla leggera, come se non te ne importasse niente) o M'abbrazzò e mi vasò facca ci no ni vidèmmu da sièculi (Mi abbracciò e mi baciò come se non ci vedessimo da secoli) o Mi dissi palòri facca ci la corpa èra mea (Mi rimproverò come se la colpa fosse stata mia) o Mi uardò fissu facca ci m'èra acchjiàtu cu la capu nta la cašcia (Mi fissò come se stessi rubando) o Ni rumanìi facca ci no èra vištu mai munnu (Rimase profondamente colpito quasi fosse uno sprovveduto) o No nc'è vinùtu facca ci l'èra capìtu ca no lu vulèmmu (Non è venuto quasi avesse capito che no lo volevamo) o No štà capèva cchjiú niènti facca ci si n'èra sciutu di capu (Non connetteva più come se fosse impazzito) o Nzicchjiu, quera sera, facca ci èra ribbammìtu (Alfonso, quella sera, era come stordito) o Quanni parla, facca ci štè chjiànci (Quando parla, è come se stesse piangendo). o S'ażżò facca ci si ni vulì sceva (Si alzò come per andarsene) o S'è misu a jucculà facca ci lu šta scannàvuni (Si è messo a urlare come se lo stessero uccidendo) o S'è misu a uaštumà facca ci tinèva tutti li uài di lu munnu (Ha incominciato a bestemmiare come se avesse tutti i guai del mondo) o S’è vištùtu facca ci èr’a scìi a la zita (Si è vestito come se dovesse andare allo sposalizio) o Si ncapunì com'a nu mulu facca ci tinèva rasciòni iddu (Insisteva quasi che avesse ragione lui) o Si ni prisciò facca ci era iddu lu furtunàtu (Gioì quasi fosse lui il fortunato) o Si ni scappò facca ci tinèva paùra di nui (Se ne andò, quasi avesse paura di noi) o Si ni scì facca ci sapèva cenca c'èr'a dìsciri (Se ne andò quasi che conoscesse quello che gli avrei detto) o Si štè dispèra facca ci è cappàtu na disgràżżia (Si dispera come se gli fosse capitata una disgrazia) o Šta trimulava facca ci tinèva la frevi (Tremava quasi che avesse la febbre) o Štava mancu li cani facca ci šta sapèva cenca l'èr'a vinìi (Era molto preoccupato quasi sapesse quello che gli stava per capitare) o Štè jèssi tutti li giurni a lu friddu facca ci no è nviernu (Esce tutti i giorni al freddo quasi che non sia inverno) o Štè sempri a dà ordini facca ci èti iddu lu patrunu (Dà continuamente ordini quasi fosse lui il padrone)

316


17.4. Fréchisi

È una voce complessa. Viene per lo più utilizzata congiunta con ca come locuzione congiuntiva e, assolutamente, con valore esclamativo. Molto efficace in frasi ironiche: o Frèchisi ca ni teni jùnu, ma vali! (Fortuna vuole che abbia un figlio, ma di valore!!) o Fréchisi c’à scì fatiàtu, t’à fattu puru mali (Vero è che ti sei sforzato chissà quanto per andare a lavorare, e per giunta ti sei fatto pure male) E reiterata assume una valenza espressiva straordinaria: o Fréchisi ca fréchisi, ma fréchisi! (Vero è che hai dovuto sopportare chissà che, è altresì vero che ne è valsa la pena!) FRÉCHISI CA, locuzione congiuntiva di valore limitativo o concessivo-ipotetico, correlata con un'avversativa. Corrisponde alle espressioni italiane: anche se, è bensì vero che, è vero che, era inevitabile che, fortuna vuole che, non ho potuto evitare di, non mi dispiace che, per fortuna, sfortuna vuole che, sfortunatamente, vero è che, non mi pesa che. È PRESENTE IN QUESTE FORME: - Frèchisi ca [antecedente neg.], ma [conseguente positiva] - Fréchisi ca [antecedente pos.], ma [conseguente negativa]

NEGATIVO-POSITIVO

o Fréchisi c'àgghjiu jaràtu, ma armènu tegnu lu fondu pulìtu (Non mi dispiace affatto che abbia dovuto sopportare delle spese, ma almeno con l'aratura la campagna è pulita) o Fréchisi c'àgghjiu štatu malàtu, ma armènu m'àgghjiu mazzùtu nu picca (Sono stato ammalato sì, ma almeno mi sono un po' dimagrito) o Fréchisi c’à vinùtu, ma m’à datu filu da tòrciri! (Non volevi, non dovevi o non potevi venire, ma sei venuto, e mi hai dato filo da torcere!) o Fréchisi ca m'à vištu na vodda sittàta, štocu sempri 'm muvimèntu! (Vero è che mi hai vista seduta una volta tanto, sono sempre in movimento, cioè affaccendata!) o Fréchisi ca m'àgghjiu zilàtu tuttu di lota, ma armènu quera màchina no m'è cchjiatu sotta (Non ho potuto evitare di sporcarmi di fango, ma almeno quella macchina non mi ha investito) o Fréchisi ca m’àgghjiu nchjiùtu li mani di spini, ma m’àgghjiu fattu na manciàta di fichitìgni! (Vero è che mi sono riempito le mani di spine, ma almeno mi sono fatto una scorpacciata di fichidindia!) o Frèchisi ca m’àgghjiu żżatu súbbiti, ma àgghjiu piscàtu nu saccu di pešci (Vero è che ho dovuto alzarmi presto, ma ho pescato un sacco di pesce)

317


o Fréchisi ca mi štè doli la ventri, ma armènu m’àgghjiu binchjiàtu di ciràsi (Vero è che ho mal di pancia, ma almeno mi sono rimpinzato di ciliegie) o Fréchisi ca migghjiérima èti brutta, ma è totta mea (Non mi dispiace affatto che mia moglie sia brutta, è tutta mia però) o Fréchisi ca n’àmu štancàt'a fùsciri, ma àmu spriddàtu nu picca (Vero è che ci siamo stancati a correre, ma abbiamo perso dei chili di troppo) o Fréchisi ca spinnìbbu tutti quiri sordi a la rimònna, ma armènu auànnu la ntrata è štata bboòna (Vero è che spesi tutto quel denaro per la potatura, ma almeno quest'anno ho avuto una raccolta di olive eccezionale) o Fréchisi ca t'àgghjiu dittu palòri, ma t’à mparàtu (Vero è che ti ho rimproverato, ma hai imparato la lezione) o Fréchisi ca t’à spinnùtu tutti quiri sordi, ma t’à cattàtu tanta cosi (È vero che hai speso tutto quel denaro, ma hai comprato tante cose. Non potevi o non dovevi spendere tutto quel denaro, ma lo hai speso. Ne è valsa la pena però!) o Fréchisi ca t’à vinnùtu curu beddu fondu di sierda, ma armènu t’à cattàtu la màchina nova! (Vero è che hai venduto il fondo, eredità paterna, ma almeno ti sei comprato l'auto nuova!) o Frèchisi ca t’gghjiu dittu na cosa, ma m’à sciutu bannènnu com’a lu megghjiu mieru (Non avrei mai immaginato di poterti fare delle confidenze, ma l'ho fatto, e tu le hai sbandierate ai quattro venti!) [In latino: forte accidit ut, per caso è capitato che] o Fréchisi ca, a mmari, osci, si štà murèva di cávutu, ma armènu m’àgghjiu gnuricàtu (È bensì vero che al mare si soffocava per il caldo, ma almeno mi sono abbronzato) o Sò scì rimunnàti addò la nonna. Fréchisi ca si sò pajàti assà, ma nci óni fattu nu beddu surviżiu (La nonna ha ordinato la potatura degli ulivi. Vero è che gli operai hanno preteso un salario molto alto, ma le hanno fatto un bel lavoro)

POSITIVO-NEGATIVO

o Cumpà Cì, fréchisi ca m’èra scì sunnàtu cu vò zàppu la vigna, ma no nci àgghjiu putùtu spiccià ca s'è misu a chjòviri (Compare Francesco, vero è che alla fine sono andato a zappare la vigna, ma non ho potuto finire, perché si è messo a piovere) o E fréchisi ca m’èra piasciùtu curu cappòttu, ma no nci štava la misùra mea (Vero è che mi era piaciuto un cappotto, e non c'èra la taglia mia) o Fréchisi c'àgghjiu spinnùtu picca cu mi ccàttu quera vešta, a la prima lavàta è štrinciùta (Anche se ho speso poco per comprarmi quella veste, al primo lavaggio si è ristretta) o Fréchisi c'àgghjiu vinùtu a casa tova, ma no nci štavi (Per una volta che sono venuto a casa tua, e tu non c'eri!) o Fréchisi c'àgghjiu vvùtu cièntu mila liri da la màmma, ma si ni sò sciuti súbbiti com'a lu vièntu (Vero è che ho avuto dalla mamma 100.000 lire, ma sono ben presto finiti).

318


o Fréchisi c’à tinùtu na vodda la criànza cu mi fasci pruà lu mieru tua, ma era puru spuntu (Vero è che alla fine hai avuto la buona creanza di farmi assaggiare il tuo vino novello, ma era spunto) o Fréchisi c’àgghjiu cchjiàtu nterra nu burżacchìnu, ma štava vacànti (Fortuna ha voluto che trovassi per terra un borsellino, ma era vuoto) o Fréchisi c’àgghjiu dittu na vodda lu veru, e no mi sò cridùti (Una volta tanto mi è capitato di dire la verità, ma non mi hanno creduto) o Fréchisi c’àgghjiu sciutu na vodda cu la màchina da sola, ma m'oni firmàta li carbinièri (Vero che sono andata, una volta, con la macchina da sola, ma mi hanno fermata i carabinieri!) o Fréchisi c’àmu sciutu na vodda fori, è puru chjiuvùtu! (Vero è che siamo potuti, una volta tanto, andare in campagna, nondimeno ha piovuto!) o Fréchisi ca dopu totta la fatìa c'à àgghjiu fattu, mui no nci uè manci! (Ci mancherebbe che dopo tutto questo fastidio, tu non volessi mangiare!) o Fréchisi ca è chjiuvùtu, ma lu scantinàtu s'è nchjiutu tuttu d'acqua (Vero è che ha piovuto (dopo un periodo di siccità), ma la pioggia ha allagato tutto lo scantinato) o Fréchisi ca l’àgghjiu pajàtu picca, a llàmpu s’è uaštàta (È bensì vero che la macchina mi è costata poco, in brevissimo tempo si è guastata!) o Fréchisi ca la nonna è sciuta na vodda a messa dopu tanta tièmpu, però lu nonnu s’è rrabbiàtu lu štessi (Vero è che la nonna è andata a messa dopo tanto tempo, tuttavia il nonno si è arrabbiato lo stesso) o Fréchisi ca m’à fattu nu bbeni, ma mi lu rinfàcci sempri! (Mi hai fatto del bene sì, ma me lo rinfacci sempre!) o Fréchisi ca m’à fattu nu favòri, ma ti lu štè sobbrapàj (Vero è che mi hai fatto un favore, ma te lo stai facendo pagare in misura eccessiva) o Fréchisi ca m’à mpruštàtu li sordi, ma no à fattu scarfà mancu lu uevu a lu fuecu! (Vero è che mi hai prestato del denaro, ma hai preteso che te lo restituissi già il giorno dopo) o Fréchisi ca m’àgghjiu fattu na manciàta di lampasciùni, ma portu na diarrea! (Vero è che mi sono fatto una scorpacciata di cipollacci, ma mi è venuta la diarrea!) o Fréchisi ca m’àgghjiu sunnàtu cu ti portu cu me, ma so štati cchjiú ssà li figùri ca m’à fattu fa di lu reštu (Non è mai capitato che ti portassi con me, ma ora che è successo, sono state più le figuracce che mi hai fatto fare del resto) o Fréchisi ca m’è vinùtu lu spilu di na cosa fresca, nta lu frigurìfuru no nci štè mancu acqua (Per una volta che ho sentito il desiderio di qualcosa di fresco, il frigo era vuoto) o Fréchisi ca m’èr’a béviri nu bicchièru di mieru, ma èti acìtu (Avevo finalmente deciso di bere un bicchiere di vino, ed è aceto) o Frèchisi ca m’èra ccattàtu nu ricòrdu di Santu Cosumu, ma s’è scašciàtu (Ho comprato con tanto piacere un ricordino di San Cosimo, ma si è rotto)

319


o Fréchisi ca èrim'a mancià na vodda súbbiti, e ancòra no si veti nišciùnu (Avevamo deciso, una volta tanto, che avremmo pranzato presto, e ancora non è rientrato nessuno) o Fréchisi ca si sonna na cosa, ma la voli tannu pi tannu (Non intraprende mai alcunché, ma quando ciò avviene, pretende che si faccia tutto lì per lì) o Fréchisi ca so vinùti na vodda li nonni a mancià a casa noštra, ma no nci štava mancu pani (Fortuna ha voluto che i nonni venissero a pranzo da noi, ma non c'era niente da mangiare, nemmeno il pane)

o

o

o

o

o

o o o o o o

FRÈCHISI, in uso assoluto con valore esclamativo. Esprime sorpresa, meraviglia, rammarico, disappunto, contrarietà, ed è equivalente all'espressione italiana: "Accidenti! Che sfortuna! Certamente! Fin troppo! Ci mancherebbe altro! Ovviamente! Ma guarda un po'! Ma tu guarda cosa ...!" À fattu la serva a sócrita pi tant’anni e t’è lassàtu surtànta lu fondu di Culacùrtu, n’è valùta la pena? E fréchisi! (Hai fatto la serva a tua suocera per tanti anni, e non ti ha lasciato che il fondo di Colacurto in eredità. Ne è valsa la pena? Certamente! a) per il valore affettivo del fondo, più che per il suo valore economico; b) perché la suocera era una brava donna e le voleva bene; c) per rispetto verso il marito; d) per sua indole naturale; ecc. / Contrario: Ma cce! Macché!) À pigghjiàtu li rosi cu li mani, ma no mi pari ca ti štè lamiènti pi li spini? E fréchisi! purtàva li uanti! (Hai preso le rose con le mani, ma non mi pare che ti stia lamentando per le spine? Certo che no, avevo i guanti!) À šcuppàtu ntèrra cu tuttu lu piattu cuscinàtu, ma po' ti l’à manciàtu lu pašta? E Fréchisi! purtàva na fama! (Sei caduto con tutto il piatto, ma poi te la sei mangiata la pasta? Certamente, avevo una fame! Contrario: Ma cce! purtàva lu musu ruttu) Àgghjiu sciutu a lu furnu cu lu spaccu a la gonna e li fémmini ca štà spittàvuni mi sò ditti: “Fréchisi, comi sciamu!” (Sono andata al forno e le donne che lì aspettavano mi hanno salutato dicendo: “Accipicchia, che eleganza!) Curu survìżżiu, l'à fattu senza fièrri, armènu t’è vinùtu buenu? E frechisi! (Quel lavoro, lo hai fatto senza attrezzi, almeno ti è venuto bene? Ma certo! Mi sorprende questa tua mancanza di fiducia! / Contrario: Ma cce! Macché!) E fréchisi, Nè! Si ni putèva scì puru a lu largu cu parla cu lu zitu (Diamine, Antonietta! Se ne poteva andare anche al largo per parlare con il fidanzato!) E fréchisi! …no si capìsci poca! Si pénzuni ca štoni ón'a cce ffà cu li fessa! (Ma guarda un po'! Non si può credere! Pensano che siamo degli stupidi!) E frèchisi! A llampu e ppenni lu musu, lu nappu (Ma tu guarda che pretese! Subito mette il broncio!) E frèchisi! àgghiu spaccàtu li fichi e s’è misu puru a chjioviri (Accidenti! ho tagliato in due i fichi e si è messo a piovere) E fréchisi! ce brutti cosi t’à mparàtu! (Che diamine! quante cose brutte hai imparato!) E fréchisi! ce facci tošta teni! (Ma guarda un po'! È proprio una faccia tosta!)

320


o E fréchisi! acquà sciamu di mali npèsciu! (Ma tu guarda che mi tocca vedere! Qui si va di male in peggio!) o E fréchisi! edda l’è fatta, la crona, e da nu voli li sordi! (È davvero un’incongruenza! Lei ha ordinato la corona di fiori per il morto, e da noi vuole il denaro!) o E fréchisi! l’oliu è spicciàtu, e no sacciu com’amà tirà nnanti auànnu (Accidenti! l'olio è finito e non so proprio come tireremo avanti quest'anno) o E fréchisi! m’àgghjiu ccattàtu nu mulòni e jèti puru sbacantùtu (Accidenti! Ho comprato un'anguria e la polpa era sfatta) o E fréchisi! mancu osci amà putì scì a lu marcàtu? (Accidenti! neanche oggi potremo andare al mercato!) o E fréchisi! No ti ni vvièrti ca štè scunchjiùti? (Ma tu guarda cosa mi tocca sentire! Non ti accorgi che stai sragionando?) o E fréchisi! Osci no n’àmu cugghjiùtu propia, ni l’àmu pigghjiàtu filànnu filànnu (Accidenti! Oggi non ci siamo sbrigati affatto, ce la siamo presa comoda) o E frèchisi! Osci, schirzannu e ridennu, n’àmu manciàtu tutti l’anèspuli (Accidenti! Oggi, scherzando e ridendo, ci siamo mangiate tutte le nespole) o E fréchisi! Sapi ce t’à šcaffàtu ncapu! (Guarda un po'! Chissà che cosa ti sei messo in testa!) o Fréchisi! a lu mègghjiu ca m’èra affizziunàt'a te, tu ti n’à cchjiàtu n’addra (Accidenti! proprio quando mi ero affezionata a te, tu hai un'altra) o L’àgghju trasùtu nta casa, l’àgghjiu fattu mancià, l’àgghjiu fattu vèštiri. E, a la fini, malipalòri pi susu! E fréchisi! (L’ho accolto in casa mia, gli ho dato da mangiare, l’ho fatto vestire. E alla fine, solo maldicenze! Ma tu guarda che ingrato!) o Nci à rubbàtu l’oru ca tinèva scunnùtu ret’a l’armadiu, e no si n'è vvirtùta di niènti. À'vvutu na furtùna! E fréchisi! (Hai rubato l'oro che teneva nascosto dietro l'armadio, e non se ne è accorta di nulla. Hai avuto una fortuna! Non lo dire neanche! Solo abilità!) o Osci àgghjiu sciutu fori a ppénniri li pannèri nta lu granu. Fréchisi ca l’àgghjiu ppinnùtu, ma li pàssiri si lu štoni mánciuni lu štessi (Oggi sono andato in campagna a collocare delle bandiere in mezzo al campo di grano. Ciò nonostante, il grano, i passeri lo beccano ugualmente) o Quanni curu t’è sicutàtu cu lu curtièddu, t’à pigghjiàtu paùra? E fréchisi! e si dummànna! (Quando ti ha inseguito brandendo il coltello, hai avuto paura? E sì che ho avuto paura, c’è bisogno di chiederlo?) o T’àgghjiu chjiamàtu desci voddi! E fréchisi! percé no nci'à vinùtu? (Ti ho chiamato per ben dieci volte! Che mi tocca sopportare! perché non hai risposto prontamente alla chiamata?)

17.5. Macardè

Macardè deriva da macari a Diu (Piacesse a Dio, volesse il cielo)

321


MACARDÈ CA NO - MACARDÈ CI NO

o

o

o

o

o

o o

o o o o o o

Locuzioni avverbiali di valore dubitativo: con molta probabilità, probabilmente, molto probabilmente, quasi certamente, non avverrà che non, non capiterà che non, non vorrà il cielo che non, non piacerà a Dio che non, non può mai essere che non, non sarà mai che non, non sarà impossibile. Agghji’a scì fori, macardè ca no nci avà štà nišciùnu cu mi fasci cumpagnìa (Devo andare in campagna, non dubito che non ci sarà qualcuno per farmi compagnia) Àgghjiu chjiantàtu li pummidòri: doppi ca no nci chjiòvi, macardè ca no m’agghjià ffà l’acqua sali (Ho piantato i pomodori, anche se non piove, non mi sarà impossibile farmi l’acquasàli) Àgghjiu dittu a zi Rusècchjia: “Štasèra, mi pozzu curcà cquà?” E m’è rispunnùtu: “Addò t’agghjià mèttiri?” E iu: “Macardè ca no amà cchjià nu poštu!” (Ho detto a zia Rosa: “Stasera posso dormire qua?” E lei mi ha risposto: “E dove devo metterti?” E io: “Non può essere che non si riesca a trovare un posto per me!”) Àgghjiu sciutu a mmari a l’appèti e àgghjiu dittu “Macardè ca no agghjià cchjià nu traínu cu mi mettu a cavàddi e mi ni vegnu” (Sono andato al mare a piedi e mi son detto: “Non sarà impossibile trovare chi mi possa dare un passaggio al ritorno”) Àgghjiu sciutu addò la nonna pi nu štuezzu di pani e la nonna ni tinèva nu picca pi jèdda e iu nci àgghjiu dittu: "Lassa štà, ca no ni tièni pi te". E la nonna: "Macardè ca no avà bastà pi tutti" (Sono andato dalla nonna per prendere un panetto di pane, ma la nonna ne teneva solo uno per sé; e io le ho detto: "Lascia stare, non ne tiene per te! La nonna ha risposto: "Non sarà che non basterà per tutti") Àgghju fattu lu pani senza sali, macardè ci no ni l’amà mancià (Ho fatto il pane senza sale. Non mancherà di mangiarlo lo stesso!) Carmilò, pìgghjia lu scarfalièttu e do carvùni. Macardè ca no t’atà scarfà puru tui (Carmela, prendi lo scaldino dei carboni. Non sarà mai che non ti possa riscaldare anche tu) Ci fasci na sprusciàta d’acqua, macardè ci no n’amà riparà (Se fa un scroscio di pioggia, non sarà mai che non troveremo un riparo) Doppi ca è tardu, macardè ca no agghjià scì zumpà a la chjiàzza (Anche se è tardi, non sarà mai che non farò un salto in piazza) Doppi ca no mi sentu, agghià ffà lu sacrifìciu, macardè ca no nci agghjià rrivà (Anche se non mi sento, devo fare un sacrificio. Non è impossibile arrivarci) Doppi ca sò picca l’alìi, macardè ci no n’amà fà lu uegghjiu pi nui (Anche se le olive sono poche, l’olio per noi, lo faremo di certo) Dopu tanta giurni di malitièmpu, macardè ca no avà ffà bbuènu (Dopo tanti giorni di cattivo tempo, non sarà che non faccia bel tempo) È spicciàta la sarsa. Macardè ci no amà cuscinà (La salsa è finita. Cucineremo lo stesso!)

322


o È tardu cu rrivàmu ntièmpu a lu rusariu. Macardè ci no n’amà cchjià a la fini (È tardi per arrivare in tempo al rosario. Non dubito che non ci troveremo alla fine) o Ieri sera štà manciàmmu e sò vinùti li uemmi di fatijà e la mamma nc’è dittu: “Štativi!” E quiri si sò sittàti. E la mamma a sièrma: “E mu com’amà fà? E sièrma: “Macardè ca no avà bastà, no stè lu pani?” (Ieri sera stavamo mangiando quando sono venuti gli operai di papà, e la mamma li ha invitati a mangiare con noi. Essi hanno accettato. Ma la mamma ha detto a mio padre: “E ora come faremo?” E papà: “Basterà sicuramente. E poi, non c’è il pane?”) o Josci štè chjiovi. Macardè ca crè no avà'ssì lu soli (Oggi piove, ma non dubito che domani sarà bel tempo) o La mamma è dittu a sièrma: “Dopu tanta fatìa, macardè ci no n’amà fà nu viàggiu nta la vita noštra” (La mamma ha detto a mio padre: “Dopo tanta fatica, non sarà mai che non faremo un viaggio nel corso della vita nostra”) o La nonna è scì fattu la spesa e s’è scurdàtu cu ccàtta l’ovi. La putèa èra chjiusa e la nonna si šta proccupàva: “Com’agghjià fà a ffà li purpiètti?” “Macardè ca no amà cchjjà l’ovi!” È dittu la mamma (La nonna ha fatto la spesa dimenticando di comprare le uova. La bottega era chiusa e la nonna non sapeva come fare le polpette. “Ce la faremo a trovare le uova. Non disperare”, l'ha rincuorata la mamma) o Li sordi so picca! Macardè ca no amà campà lu štessi (Il denaro è poco! Di certo camperemo lo stesso) o Lu nonnu è dittu cu lu ccumpagnàmu nzùsu e cu lu lassàmu. Macardè ca no avà cchjià ncunùnu cu si fasci ccumpagnà a casa (Il nonno ha detto di accompagnarlo in piazza di lasciarlo. Di certo troverà qualcuno per riaccompagnarlo a casa) o Lu nonnu è sciutu fori e, spetta spetta, no nci vinèva. È rrivatu menzadìa, la nonna è minàtu la pašta e jè dittu: "Macardè ca, fin'a ca cosci, no avà vinì da fori" (Il nonno è andato in campagna e tardava a rientrare. A mezzogiorno, la nonna ha buttato la pasta dicendo: "Non credo che fino a che non cuoce non arriverà!") o Lu nonnu teni li cunìgghji e n’è ccìsu jùnu, macardè ca no mi n’avà ddà nu picca (Il nonno ha tanti conigli e ne ha macellato uno, non dubito che non me ne darà un poco) o Lu pani è picca? Macardè ca no avà baštà pi tutti (Il pane è poco? Di certo sarà sufficiente per tutti!) o M’óni dittu cu sèminu li pisièddi e no n’àgghjiu siminàtu. Macardè ca no mi n’onà nnùsciri na sciunmmèdda (Mi hanno detto di seminare i piselli, e non l’ho fatto. Ma sono certa che qualcuno ci sarà che me ne porterà una giumella) o Macardè ca crei no m’agghjià scì ffà na sciurnàta fori, cussì racìmulu nu picca di sordi pi fígghjima ca fra do misi s’avà spusà (Con molta probabilità domani vado a lavorare in campagna, così racimolo del denaro per mia figlia che fra due mesi si sposa)

323


o Macardè ca crei no n'amà ccattà nu štuezzu di pani (Non dubito che domani non potremo comprare il pane) o Macardè ca cu šta bbèdda sciurnàta no agghjià scì fori cu mi cogghjiu na tinèdda d’alìi (Non sarà mai che con questa bella giornata, non vada in campagna a raccogliere un tinello di olive) o Macardè ca no agghjià cchjià ncunùnu cu mi porta (Non sarà mai che non troverò un passaggio in auto) o Macardè ca no agghjià fà a tiempu cu spicciu la torta (Non credo proprio che non farò in tempo a finire la torta) o Macardé ca no agghjià scì a mmari cu mi fazzu nu bagnu (Non credo proprio che non mi sarà possibile andare al mare per un bagno) o Macardè ca no agghjià'cchjià lu tièmpu cu vocu addò lu dottòri cu mi veti li spaddi (Non credo proprio che non troverò il tempo per andare dal dottore per un visita alle spalle) o Macardè ca no avà ssucà la terra, ci essi lu soli (Ci certo la terra si asciugherà se esce il sole) o Macardè ca no l'amà cucchjià li sordi cu ni ccattàmu lu fondu (Non avverrà che non ce la faremo a risparmiare il denaro per comprare il fondo) o Macardè ca no m’agghjià ccattà na vešta nova, puru ca no tegnu li sordi (Non sarà mai che non mi comprerò una veste nuova, anche se non ho i soldi) o Macardè ca no n'avà ddà la salùti cu ni pajàmu li diébbiti (Non vorrà di certo il Signore privarci della salute per pagare i debiti) o Macardè ca no nci l'amà ffà cu sciamu fori a cògghgjiri l'alìi (Quasi certamente ce la faremo ad andare in campagna a raccogliere le olive) o Macardè ca no nci l'amà ffà! Minàmini! (Non è possibile che non ce la facciamo! Buttiamoci!) o Macardè ca quiri cìciri no nci ón’a còsciri vištu ca à misu puru na punta di carbunàtu (Non dubito affatto che i ceci non si cuociano, visto che ci hai messo anche una punta di bicarbonato) o Macardè ca sott’a menzadia no avà chjioviri, fori mi tocca scì jarài crei (Probabilmente fino a mezzogiorno pioverà. In campagna mi tocca andare domani a arare) o Macardè ci no avà'ssì lu tièmpu cu putìmu cògghjiri quiri pisièddi prima cu ntóštuni (Non dubito che farà bel tempo per poter raccogliere i piselli prima che induriscano) o Macardè ci no l'amà cchjià lu commiti cu turnàmu a Carvìgni (Quasi sicuramente, troveremo qualcuno che ci porterà a Carovigno in carrozza) o Macardè ci no l’amà ffà puru osci li štacchjioddi (Anche oggi non mancheremo di fare orecchiette) o Marì, m’àgghjiu štancàtu! Zitta, macardè ca no nci'amà rrivvà! (Marito mio, sono proprio stanca. Zitta, stiamo per arrivare!)

324


o Mi štoni dóluni li jammi pi totta la štrata c'àgghjiu fattu. Macardè ca no agghjià rrivà fin’a Santu Cosumu (Mi dolgono le gambe per tutta la strada che ho fatto a piedi. Di certo riuscirò ad arrivare a San Cosimo) o N'óni livàtu tutti quiri sordi! Macardè ci no amà campà lu štessi! (Abbiamo pagato tutte quelle tasse! Non sarà mai che non camperemo lo stesso) o Na sciurnàta nant'o retu, macardè ca no amà campà (Una giornata in più o in meno, non sarà mai che non camperemo lo stesso) o No nci štè niènti cu ni manciàmu. Mè! Macardè ca no n'amà nchjìi la ventri! (Non c'è nulla da mangiare. Orbene, troveremo quasi certamente qualcosa da riempirci la pancia) o No ti pigghjià vilènu, macardè ca štasèra no avà passà lu zitu! (Non disperare, non dubito che questa sera non passerà il tuo fidanzato) o Nu giurnu amu sciutu a ffà la spesa. Ccatta cquà e ccatta ddà, iu àgghjiu dittu: "Uè nò, ma onà baštà li sordi?". E jèdda: "Macardè ca no onà baštà quiri ca portu!" (Un giorno siamo andati a fare la spesa. E compra questo e compra quello, alla fine ho chiesto alla nonna se avesse denaro abbastanza. E lei: "I soldi che abbiamo sono più che sufficienti") o Osci avà chjiòviri e no nci putìmu scì a lu marcàtu. Macardè ci no amà fa la spesa (Oggi pioverà e non potremo andare al mercato. La spesa, di certo la faremo lo stesso) o Štè chjiovi. Macardè ca no amà cchjià nu ripàru (Sta piovendo. Non dubito che troveremo un riparo) o Štè spiccia la benzína. Macardè ca no amà rrivà a Carvìgni (La benzina sta per finire. Sicuramente ce la faremo ad arrivare a Carovigno) o Ti vulì circàva nu favòri. Macardè ci no mi l’atà putì fà (Vorrei chiederti un favore. Quasi sicuramente me lo potrai fare!) o Uè patrù, acquà l’alìi sont'assà, e nta na sciurnàta no nci la fascìmu. Macardè ca no v’avìt’a sbrigà (Padrone, qui le olive sono tantissime, e in una giornata non ce la facciamo a raccoglierle tutte. Non dubito affatto che non ce la facciate) o Vogghjiu nu magliòni. Macardè ca quann’arrìva lu tièmpu no l’amà cattà (Ho bisogno di un maglione. Non dubito che lo compreremo quando arriverà il tempo)

17.6. Vajàcchjia

Voce di valore avverbiale derivante da va' (imperativo presente del verbo scìi, andare, 2^ persona singolare) + jàcchjia (imperativo presente del verbo acchjài, trovare). Letteralmente: vai a trovare. Esprime dubbio, perplessità, vaga speranza. È anteposta a: - addò (dove) - ca (che, perché) - ce (che) - ci (se, chi) - comi (come)

325


- quanni (quando) - quanti (quanto) E corrisponde alle espressioni italiane: - chissà (chi lo sa) che, chi, come, dove, perché, quando, quanti, se - è un peccato che - è una sfortuna che - lo strano è che - non potevo immaginare che, chi poteva immaginare che - se per caso, ammesso che, posto che, si dà il caso che, qualora stranamente, insolitamente, purtroppo, malauguratamente, per sfortuna sfortunatamente

§ §

DA OSSERVARE l'affinità tra la forma dialettale vajàcchjia ca e quella francese il se trouve que. La frase italiana "Si dà il caso che quel giorno io fossi ammalato", viene resa così: Vajàcchjia ca curu giurnu iu era malàtu Il se trouve que ce jour-la j'étais malade

o À scì vištu lu piccìnnu di nipòtta? Vajàcchjia quant’è bbèddu! (Sei andato a vedere il bambino di tuo nipote? Chissà quanto è bello!) o Àgghjiu giràtu tanta a lu largu pi la zappa, e vajàcchjia ca la tinèva nnant'a lu musu (Ho girato tanto al largo per la zappa, e si dà il caso che ce l'avessi davanti) o Agghjiu sciutu addò Mariòdda e vajàcchjia ca quera èra vinùta a ddò me. Lu štessi ca n'èrumu datu a la recchjia (Sono andata da Maria, e chi poteva immaginare che lei fosse già venuta da me, come se l'avessimo concordato) o Agghju sciutu cu mi fazzu nu giru cu la biciglètta e vajàcchjia ca stava furàta (Stavo per prendere la bici per un giro e sfortunatamente [chissà perché] era forata) o Agghju spittàtu a la villa di lu conti, e vajàcchjia ca tu jèri capìtu nta la villa di nzusu (Ho aspettato nel Parco Provinciale, e chissà perché tu hai inteso male e sei andato nella Villa Comunale) o Avìti sciutu a la zita? Vajàcchjia quant’era bbèdda! (Sei andata a vedere la sposa? Chissà com'era bella!) o Bah!, vajàcchjia ca Sinòdda era fìgghjia a Cuncètta, poi mi n'àgghju sciuti a l'annamiènti (Non potevo immaginare che Rosa fosse figlia di Concetta, poi l'ho scoperto osservando il suo modo di agire, di comportarsi, di parlare o Cummà, addò štè sierda? Bah!, vajàcchjia addò štè! (Comare, dove sta tuo padre? Bah!, chissà dove sarà!) o Dopu tanta tièmpu osci è chjiuvùtu; mu, vajàcchjia quanni avà chjiòviri arrètu! (Oggi ha piovuto dopo tanto tempo; ora, chissà quando pioverà di nuovo!)

326


o Èr'a scì ffà la spesa, ma curu, vajàcchjia quanni m'avà nnùsciri li sordi (Dovrei andare a fare la spesa, ma quello, chissà quando mi portarà il denaro necessario) o Èr'a scì fori e no šta'cchjiàva la zappa, vajàcchjia addò l'èra misu (Sarebbe dovuto andare in campagna e non riusciva a trovare la zappa, chissà dove l'aveva messa) o Èra sciutu pi scuncà la vigna, e vajàcchjia ca era passàtu lu tièmpu (Ero andato per zappare la vigna, ogni vite in una conca, e purtroppo era passato il tempo) o Gir'e gira nta l'armàdiu pi li cażżuni, e vajàcchjia ca štàvuni sus'a lu liettu (Gira e rigira nell'armadio per i pantaloni, e lo strano è che stavano sul letto) o Jeri è vinutu zzima da Roma, štamatina si n'è sciutu. Mu, vajàcchjia quanni avà putì vinì arrètu (Ieri è venuto lo zio da Roma, questa mattina è ripartito. Chissà quando potrà venire di nuovo!) o L'addu giurnu scemmu fori pi zappà la vigna, e vajàcchjia ca n'èrimu scurdàtu la zappa e jèrimu fattu la štrata a vacànti (L'altro giorno siamo andati in campagna per zappare la vigna, e sfortunatamente avevamo dimenticato la Zappa. Un viaggio a vuoto!) o Lu nonnu s'è'rrabbiàtu cu lu viscìnu di casa, ca s'è offèsu e si n'è sciutu. La nonna è dittu: "Vajàcchjia quanni avà vinì arretu dopu l'offèsa ca nci à fattu! (Il nonno si è arrabbiato con il vicino di casa. E la nonna ha detto: "Chissà quando verrà di nuovo da noi dopo l'offesa che gli hai fatto!) o Lu scemmu circànnu a tutti li cantùni, e vajàcchjia ca s'èra scunnùtu ret'a la porta (Lo cercavamo dappertutto, e la cosa strana è che era nascosto dietro la porta) o M'à fattu scì fori a l'appèti, vajàcchjia ca jèr'a vinì cu la machina (Mi hai fatto andare in campagna a piedi e non potevo immaginare che saresti venuto con la macchina) o M'àgghju fattu na corsa cu mi vetu lu firmu a la tilivisiòni, e vajàcchjia ca štè uastàta (Ho fatto una corsa per vedere il film alla TV, e malauguratamente è guasta) o Mu t'ajutu iu a lavà li piatti, ci no vajàcchjia quanni jèr'a spiccià (Ora ti do una mano a lavare i piati, altrimenti chissà quando finiresti) o N'èrimu priparàtu cu scemmu fori a ccògghjiri li pummidòri, vajàcchjia ca èra scì chjiòviri ghjiuštu ghjiuštu osci (Ci eravamo preparati per andare in campagna a raccogliere i pomodori, e per sfortuna ha piovuto, proprio oggi!) o Ni cridèmmu di ci èra quera casa, e vajàcchjia ca èra di nu parènti nuèštru štrittu (Credevamo che quella casa fosse di chissà chi, e si dà il caso che fosse proprio di un nostro parente stretto) o Pìgghjiti li libbri tua ca ci no vajàcchjia mman'a ci onà scì spiccià (Riprenditi i tuoi libri altrimenti andranno in mano a chissà chi) o Propia osci ca m'èra sunnàta cu sceva a casa di la mamma, no nci štè. Mu, vajàcchjia addò si n'è sciuta! (Proprio oggi che mi ero decisa ad andare dalla mamma, lei non c'è. Chissa dove sarà ora!)

327


o S'èra cuštipatu e vajàcchjia ce si pinzàva ca èra (Si era semplicemente costipato, e chissà che pensava che fosse!) o Salutàmini, ca vajàcchjia quanni n’amà vètiri arrètu (Salutiamoci, perché chissà quando ci rivedremo ancora) o Sierma è sciutu a la massarìa di Bùbbuli Bùbbuli, vajàcchjia ca vulèva nu picca di casu ricòtta, e mancu ni štava (Mio padre è andato alla masseria di Bubbuli Bubbuli, si dà il caso che volesse un po' di formaggio, e non ce n'era) o Štà spittàmmu lu nonnu lu mesi ci trasi e vajàcchjia ca curu è scì vinùtu štasera (Aspettavamo il nonno per il mese entrante, e stranamente è venuto stasera) o Vajàcchjia a cce ponti di paìsu jàbbita (Chissà dove abita) o Vajàcchjia ca crè matìna vulì sceva nu picca a lu marcàtu, e no nci pozzu mancu scì parcè agghjià tinì lu piccinnu di Rusècchjia (Se volessi andare domani mattina al mercato, non potrei farlo, perché devo badare al bambino di Rosa) o Vajàcchjia ca lu putèva ffà iu, parcè no ti l'èr'a ffà? (Se per caso lo potessi fare io, perché non dovrei?) o Vajàcchjia ca no pozzu fà na cosa pi te (Chissà che non possa fare qualcosa per te) o Vajàcchjia ca no pozzu vinì puru iu (Chissà che non possa venire anch'io) o Vajàcchjia ca nu amu sciutu a casa di canàtima e lori so' vinuti cquà (È un peccato che noi siamo andati a casa dei cognati, e che loro siano venuti qui da noi) o Vajàcchjia ca tu no lu sapìvi! (Chi poteva immaginare che tu non lo sapessi!) o Vajàcchjia ce fissàggini è scì dittu (Chissà quali sciocchezze avrà detto) o Vajàcchjia ce scusi è scì'cchjiàtu! (Chissà quali scuse avrà trovato!) o Vajàcchjia ce si pinzàva ca èra ccattatu, e jèra na fricatùra (Credeva di avere acquistato chissà che, e invece era una fregatura) o Vajàcchjia ce uàiu àgghjiu fattu! (Chissà che pasticcio avrò combinato!) o Vajàcchjia ce voli! (Chissà che vuole!) o Vajàcchjia ci è tuzzàtu a la porta! (Chissà chi ha bussato!) o Vajàcchjia ci è veru (Chissà se è vero) o Vajàcchjia ci fascìmu a tièmpu! (Chissà se faremo in tempo!) o Vajàcchjia ci si creti ca èti! (Chissà chi crede di essere!) o Vajàcchjia com'è fattu cu si ni scappa! (È riuscito a scappare chissà come) o Vajàcchjia ddà mui….! (Chissà, ora, là, cosa succederà!) o Vajàcchjia percè è fattu šta cosa (Ha fatto questo chissà perché) o Vajàcchjia quann'avà spiccià štu trottu (Chissà quando finirà questo ritmo sostenuto)

328


INDICE PRESENTAZIONE .............................................................................................................................. 1 INTRODUZIONE ................................................................................................................................ 3 FONOLOGIA ........................................................................................................................................ 6 1.0.Fonologia (definizione) .................................................................................................................. 6 1.1.L'alfabeto ............................................................................................................................................. 6 1.2.Epentesi ............................................................................................................................................. 15 1.3.Sincope ............................................................................................................................................... 16 1.4.Metatesi .............................................................................................................................................. 17 1.5.Dissimilazione ................................................................................................................................. 17 1.6.Assimilazione ................................................................................................................................... 18 1.7.Epitesi -­‐ Paragoge ........................................................................................................................... 20 1.8.Aferesi ................................................................................................................................................ 21 1.9.Elisione ............................................................................................................................................... 23 1.10.Apocope -­‐ Troncamento ............................................................................................................. 25 ARTICOLO ........................................................................................................................................ 28 2.0.Articolo (definizione) .................................................................................................................... 28 2.1.Articoli determinativi ................................................................................................................... 28 2.2.Articoli indeterminativi ............................................................................................................... 29 2.3.Articolo partitivo ............................................................................................................................ 30 NOMI O SOSTANTIVI .................................................................................................................... 32 3.0.Nomi o sostantivi (definizione) ................................................................................................. 32 3.1.Nomi comuni .................................................................................................................................... 32 3.2.Nomi propri ...................................................................................................................................... 33 3.2.1.Nomi propri di cose ................................................................................................................................ 33 3.2.2.Nomi propri di persona ........................................................................................................................ 34 3.2.3.Soprannomi ............................................................................................................................................... 34 3.3.Nomi concreti ................................................................................................................................... 34 3.4.Nomi astratti .................................................................................................................................... 35 3.5.Nomi individuali ............................................................................................................................. 36 3.6.Nomi collettivi ................................................................................................................................. 36 3.7.Nome primitivo ............................................................................................................................... 37 3.8.Nome derivato ................................................................................................................................. 37 3.8.1.Nomi derivati deverbali ....................................................................................................................... 37 3.8.2.Nomi derivati denominali .................................................................................................................... 39 3.8.3.Nomi derivati deaggettivali ................................................................................................................ 43 3.9.Nomi composti ................................................................................................................................. 44 3.10.Nome alterato ................................................................................................................................ 48 3.11.Numero del nome ......................................................................................................................... 53 3.12.Genere del nome .......................................................................................................................... 62 3.13.Reduplicazione del nome .......................................................................................................... 71 AGGETTIVO QUALIFICATIVO .................................................................................................... 74 4.0.Aggettivo qualificativo (definizione) ....................................................................................... 74 4.1.Il grado ............................................................................................................................................... 76 4.2.La formazione .................................................................................................................................. 79 4.3.Alterazione ....................................................................................................................................... 84 NUMERALI ....................................................................................................................................... 87 5.0.Numerali (definizione) ................................................................................................................. 87

329


5.1.Aggettivi numerali cardinali ....................................................................................................... 87 5.2.Aggettivi numerali ordinali ......................................................................................................... 90 5.3.Aggettivi numerali moltiplicativi .............................................................................................. 90 5.4.Numerali distributivi .................................................................................................................... 90 5.5.Numerali frazionari ....................................................................................................................... 91 5.6.Numerali collettivi ......................................................................................................................... 91 5.7.Pronomi numerali .......................................................................................................................... 92 5.8.Aggettivi numerali sostantivati ................................................................................................. 92

DIMOSTRATIVI .............................................................................................................................. 94 6.0.Dimostrativi (definizione) ........................................................................................................... 94 6.1.Aggettivi dimostrativi ................................................................................................................... 94 6.2.Pronomi dimostrativi ................................................................................................................... 95 INDEFINITI ...................................................................................................................................... 97 7.0.Indefiniti (definizione) ................................................................................................................. 97 7.1.Aggettivi e pronomi indefiniti .................................................................................................... 97 POSSESSIVI .................................................................................................................................... 107 8.0. Possessivi (definizione) ........................................................................................................... 107 8.1.Aggettivi possessivi ..................................................................................................................... 107 8.2.Pronomi possessivi ..................................................................................................................... 111 PRONOMI PERSONALI ............................................................................................................... 113 9.0.Pronomi personali (definizione) ............................................................................................ 113 9.1.Pronomi personali soggetto ..................................................................................................... 113 9.2.Pronomi personali complementi ........................................................................................... 114 9.3.Forme accoppiate di pronomi atoni ...................................................................................... 118 9.4.Posizione ........................................................................................................................................ 119 9.5.Pronomi allocutivi ....................................................................................................................... 120 9.6.Pronomi personali riflessivi .................................................................................................... 120 PRONOMI RELATIVI -­‐ AGGETTIVI E PRONOMI INTERROGATIVI ed ESCLAMATIVI .......................................................................................................................................................... 122 10.0.Pronomi relativi (definizione) ............................................................................................. 122 10.1.Pronome relativo CA ................................................................................................................ 122 10.2.Pronomi relativi CI, ADDÒ, DA DDÒ .................................................................................... 123 10.3.Aggettivi e pronomi interrogativi ...................................................................................... 124 10.4.Aggettivi e pronomi esclamativi .......................................................................................... 125 PREPOSIZIONE ............................................................................................................................. 127 11.0.Preposizione (definizione) .................................................................................................... 127 11.1.Forma delle preposizioni ....................................................................................................... 127 11.1.1. Le preposizioni proprie .................................................................................................................. 128 11.1.2.Le preposizioni improprie .............................................................................................................. 137 11.1.3.Le locuzioni prepositive .................................................................................................................. 137 11.1.4.Preposizioni articolate ..................................................................................................................... 140 CONGIUNZIONE ........................................................................................................................... 141 12.0.Congiunzione (definizione) ................................................................................................... 141 12.1.Forma delle congiunzioni ....................................................................................................... 141 12.2.Funzione delle congiunzioni ................................................................................................. 141 12.2.1.Le congiunzioni coordinative ........................................................................................................ 142 12.2.2.Congiunzioni subordinative ........................................................................................................... 144 AVVERBIO ..................................................................................................................................... 147 13.0.Avverbio (definizione) ............................................................................................................ 147

330


13.1.Forma dell'avverbio ................................................................................................................. 147 13.2.Tipi di avverbi ............................................................................................................................ 147 13.2.1.Avverbi di giudizio ............................................................................................................................. 148 13.2.2.Avverbi di luogo .................................................................................................................................. 150 13.2.3.Avverbi di modo .................................................................................................................................. 151 13.2.4.Avverbi di quantità ............................................................................................................................ 156 13.2.5. Avverbi di tempo ............................................................................................................................... 157 13.3.Costrutti particolari ................................................................................................................. 162

INTERIEZIONE O ESCLAMAZIONE ......................................................................................... 166 14.0.Interiezione o esclamazione (definizione) ....................................................................... 166 14.1.Forma dell'interiezione .......................................................................................................... 166 14.1.1.Interiezioni proprie ........................................................................................................................... 166 14.1.2.Interiezioni improprie, ..................................................................................................................... 167 14.1.3.Locuzioni interiettive o esclamative .......................................................................................... 167 14.2.Esempi di stati d’animo ........................................................................................................... 169 14.3.Esclamazioni altre .................................................................................................................... 170 VERBO ............................................................................................................................................ 171 15.0.Verbo (definizione) .................................................................................................................. 171 15.1.Genere dei verbi ........................................................................................................................ 172 15.2.Forma dei verbi ......................................................................................................................... 172 15.2.1.La forma passiva ................................................................................................................................. 173 15.2.2.Forma riflessiva ................................................................................................................................... 176 15.2.3.Verbo intransitivo pronominale (o riflessivo intransitivo) ............................................. 178 15.3.La coniugazione del verbo ..................................................................................................... 185 15.3.1.Modi infiniti (infinito, participio, gerundio) ........................................................................... 187 INFINITO .............................................................................................................................................................. 187 PARTICIPIO ......................................................................................................................................................... 194 GERUNDIO ........................................................................................................................................................... 200 15.3.2. Modi finiti (indicativo, condizionale, congiuntivo, imperativo) .................................... 204 MODO INDICATIVO ......................................................................................................................................... 204 TEMPO PRESENTE .......................................................................................................................................... 204 TEMPO IMPERFETTO ..................................................................................................................................... 205 TEMPO PASSATO PROSSIMO ...................................................................................................................... 206 TEMPO TRAPASSATO PROSSIMO ............................................................................................................. 206 TEMPO PASSATO REMOTO ......................................................................................................................... 207 TEMPO FUTURO SEMPLICE e ANTERIORE .......................................................................................... 207 MODO CONDIZIONALE .................................................................................................................................. 208 FALSO CONDIZIONALE O FUTURO NEL PASSATO ............................................................................ 210 CONGIUNTIVO ................................................................................................................................................... 217 IMPERATIVO ...................................................................................................................................................... 223 15.4.Verbi ausiliari ............................................................................................................................. 225 AVVÌI ...................................................................................................................................................................... 227 ÉSSIRI .................................................................................................................................................................... 229 15.5.Verbi servili ................................................................................................................................. 231 DUVÌI (dovere) .................................................................................................................................................. 231 PUTÌI -­‐ PUDÌI (potere) ................................................................................................................................... 235 VULÍI (volere) .................................................................................................................................................... 238 15.6.Verbi fraseologici ...................................................................................................................... 241 15.7.Verbi prima coniugazione ...................................................................................................... 245 15.8.Verbi seconda coniugazione .................................................................................................. 259 15.9.Verbi difettivi ............................................................................................................................. 268 15.10.Verbi impersonali .................................................................................................................. 270 15.11.Formazione dei verbi ............................................................................................................ 273

331


VERBI DEAGGETTIVALI ................................................................................................................................ 273 VERBI DENOMINALI ....................................................................................................................................... 274 VERBI PARASINTETICI .................................................................................................................................. 279

SINTASSI DEL PERIODO ............................................................................................................ 280 16.0. SINTASSI DEL PERIODO. ......................................................................................................... 280 16.1. PROPOSIZIONI AVVERSATIVE. ............................................................................................. 281 16.2. PROPOSIZIONI CAUSALI. ........................................................................................................ 281 16.3. PROPOSIZIONI COMPARATIVE e COMPARATIVE IPOTETICHE. ................................ 283 16.4. PROPOSIZIONI CONCESSIVE. ................................................................................................ 284 16.5. PROPOSIZIONI CONDIZIONALI O IPOTETICHE. .............................................................. 286 16.6. PROPOSIZIONI CONSECUTIVE. ............................................................................................. 287 16.7. PROPOSIZIONI DICHIARATIVE. ........................................................................................... 288 16.8. PROPOSIZIONI ECCETTUATIVE. .......................................................................................... 288 16.9. PROPOSIZIONI ESCLUSIVE. ................................................................................................... 289 16.10. PROPOSIZIONI FINALI. ......................................................................................................... 290 16.11. PROPOSIZIONI INCIDENTALI. ............................................................................................ 291 16.12. PROPOSIZIONI INTERROGATIVE INDIRETTE e DUBITATIVE. ................................ 291 16.13. PROPOSIZIONI LIMITATIVE. .............................................................................................. 292 16.14. PROPOSIZIONI MODALI. ...................................................................................................... 293 16.15. PROPOSIZIONI OGGETTIVE. ............................................................................................... 294 16.16. PROPOSIZIONI RELATIVE. .................................................................................................. 295 16.17. PROPOSIZIONI SOGGETTIVE. ............................................................................................. 295 16.18. PROPOSIZIONI TEMPORALI. .............................................................................................. 296 APPENDICE ................................................................................................................................... 299 PARTICOLARITÀ DIALETTALI ........................................................................................................ 299 17.0. Ašca. .............................................................................................................................................. 299 17.1. Avòglia, Avissivòglia ................................................................................................................ 303 AVOGLIA CA -­‐ AVISSIVÒGLIA CA ............................................................................................................... 304 AVÒGLIA CU -­‐ AVISSIVÒGLIA CU ............................................................................................................... 305 AVÒGLIA E -­‐ AVISSIVÒGLIA E ..................................................................................................................... 306 AVÒGLIA QUANTI -­‐ AVISSIVÒGLIA QUANTI ........................................................................................ 309 AVÒGLIA!-­‐ AVISSIVÒGLIA! ........................................................................................................................... 310 17.2. Ci pusìtta ..................................................................................................................................... 310 17.3. Facca ............................................................................................................................................. 314 LOCUZIONE AVVERBIALE ............................................................................................................................ 315 LOCUZIONE CONGIUNTIVA ......................................................................................................................... 315 17.4. Fréchisi ........................................................................................................................................ 317 NEGATIVO-­‐POSITIVO ..................................................................................................................................... 317 POSITIVO-­‐NEGATIVO ..................................................................................................................................... 318 17.5. Macardè ....................................................................................................................................... 321 MACARDÈ CA NO -­‐ MACARDÈ CI NO ....................................................................................................... 322 17.6. Vajàcchjia .................................................................................................................................... 325

332


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Grammatica del dialetto di Carovigno by Colacicco Gennaro - Issuu