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LETTURA OLTRE 2 QUAD SAGG ASS

Page 1

ROSETTA ZORDAN

COPIA DOCENTE CON SOLUZIONI IN PAGINA

DIDATTICA INNOVATIVA, COOPERATIVA E INCLUSIVA LA NUOVA EDUCAZIONE CIVICA: TEMI E LABORATORI SVILUPPO DEL PENSIERO CRITICO E DEBATE PERCORSI PLURIDISCIPLINARI PERCORSO TRIENNALE PER L’ESAME DI STATO

2


Indice FLIPPED CLASSROOM

Educazione civica

VIDEO

Videolezioni

Videointerviste AUDIO Audio delle schede e dei testi MAPPA INTERATTIVA Mappa personalizzabile con traduzioni BIBLIOTECA DIGITALE Ulteriori testi nel libro digitale MAGAZINE Ulteriori approfondimenti nel libro digitale COMPETENZE DIGITALI Ulteriori risorse digitali A TU PER TU CON L’AUTORE

Attività cooperative IN COPPIA e IN GRUPPO Didattica inclusiva Opere d’arte interattive Giochi di logica interattivi ESERCIZI INTERATTIVI Attività interattive DIGITAL STORYTELLING Interviste impossibili a personaggi storici UN LIBRO Attività didattiche e ulteriori consigli di lettura UN FILM I Attività didattiche e ulteriori proposte di film con schede di analisi THINGLINK

ESCAPE GAME

I TIPI DI TESTO

Il testo narrativo

2

IL TIPO DI TESTO IL TESTO NARRATIVO

4

FLIPPED CLASSROOM

4

AUDIO

Le principali caratteristiche del testo narrativo Che cos’è il testo narrativo ● La struttura del testo narrativo ● I personaggi ● Il tempo e il luogo ● L’autore e il narratore ● Le sequenze

Fabula e intreccio Flashback (o analessi) e anticipazione (o prolessi) Il tempo della storia e il tempo della narrazione La presentazione dei personaggi Le parole e i pensieri dei personaggi

7 8 9 11 12

MAPPA DELLE CONOSCENZE

IL TESTO NARRATIVO

14

MAPPA INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

IL TESTO NARRATIVO

16

ESERCIZI INTERATTIVI

PIÙ FACILE

A. Molesini, Non avevo scelta I.B. Singer, Il paradiso degli sciocchi

18 21

AUDIO AUDIO BIBLIOTECA DIGITALE

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

M. Tranquilli, Una nuova esperienza

26

AUDIO ESERCIZI INTERATTIVI

LABORATORIO COMPETENZE

SCRIVERE Riordinare i fatti secondo l’ordine logico e cronologico, 30 ricostruendone la fabula ● Inserire flashback e anticipazioni in un testo narrativo ● Scrivere un testo narrativo utilizzando la tecnica dell’ellissi e del sommario ● Presentare i personaggi in forma diretta ● Scrivere un testo narrativo in modo guidato ● Scrivi il tuo testo narrativo

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO

La prova scritta di italiano: Tipologia A. Stesura di un testo narrativo 35

SPECIALE

IL RIASSUNTO DI UN TESTO NARRATIVO Che cos’è il riassunto Come si scrive il riassunto di un testo narrativo Riassumere un testo narrativo rispettando la fabula o l’intreccio Riassumere uno stesso testo narrativo secondo l’intreccio e secondo la fabula E. Montale, Una casetta piccola ma graziosa

II

36 36 36 38 40 43

AUDIO


Indice ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO

La prova scritta di italiano: Tipologia C. Comprensione e sintesi di un testo letterario

44

S. Rondinelli, Maria fronteggia Miranda

44

FLIPPED CLASSROOM Videolezione: Il testo narrativo – Testi e attività: I.B. Singer, Otto ombre; M. Callagan, Troppa vergogna per colpa tua; G. Deledda, Un dono meraviglioso; S. Benni, Una rosa rossa; B. Masini, Il bullo; La ragazza gambamatta; J. Steinbeck, Ogni sei mesi; Ovidio, Ciparisso BIBLIOTECA DIGITALE G. de Maupassant, Com’è strana la vita!; J. Amado, La palla innamorata; I. McEwan, La pomata svanilina

I GENERI 1

Il racconto del mistero e di fantasmi

48

IL RACCONTO DEL MISTERO E DI FANTASMI

50

FLIPPED CLASSROOM

Che cos’è il racconto Che cos’è il racconto del mistero E. Nesbit, Il mistero della villetta bifamiliare Le principali caratteristiche del racconto del mistero Che cos’è il racconto di fantasmi C. Dickens, Un segno sul polso Le principali caratteristiche del racconto di fantasmi La tipologia dei fantasmi

50 50 50 53 54 54 56 56

AUDIO

Il racconto di fantasmi nel tempo

58

MAGAZINE

IL GENERE

PIÙ FACILE

PIÙ FACILE

Dalle origini all’Ottocento Nell’Ottocento la ghost story diventa un «genere» ● La ghost story nel Novecento ● Le storie di fantasmi nella narrativa contemporanea ●

MAPPA DELLE CONOSCENZE

IL RACCONTO DEL MISTERO ● IL RACCONTO DI FANTASMI

61

MAPPE INTERATTIVE

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

IL RACCONTO DEL MISTERO E DI FANTASMI

62

ESERCIZI INTERATTIVI

Eventi misteriosi, inquietanti

64 64 68

AUDIO

W.F. Harvey, Una strana coincidenza Lord Dunsany, Lo scambio

Case infestate M. Mahy, Un soffio di aria fredda sul collo

Tanti tipi di fantasmi

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

72 72

AUDIO

AUDIO

J. Melmoth, Il professor Coombes H. von Kleist, La mendicante di Locarno P. Pearce, La pallina gialla

77 77 81 85

APPROFONDIMENTO Fantasmi in Italia

90

MAGAZINE

E.L. White, La casa di pietra grigia

92

AUDIO ESERCIZI INTERATTIVI

AUDIO AUDIO AUDIO BIBLIOTECA DIGITALE

III


Indice LABORATORIO COMPETENZE

ASCOLTARE

A. Wheatley, Il gatto delle nevi

PARLARE

Intervistare fantasmi ● Consigliare un film

98 99

AUDIO

di fantasmi

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO

COMPITO DI REALTÀ

LESSICO I diversi significati della parola «fantasma» ● I diversi significati della parola «spettro» ● I diversi significati della parola «spirito» SCRIVERE Stendere la traccia di un racconto del mistero ● Inventare un finale «a sorpresa» ● Trasformare una storia di fantasmi a fumetti in un racconto scritto ● Scrivi il tuo racconto di fantasmi

100

La prova scritta di italiano: Prova strutturata in più parti, riferibili alle tipologie A e C

105

H. Black, Il bacio della buonanotte

105

Scrivere brevi storie di fantasmi

107

UN LIBRO

109

UN FILM

101

UN LIBRO UN FILM I

FLIPPED CLASSROOM Videolezione: Il racconto del mistero e di fantasmi – Testi e attività: J.K. Jerome, Il fantasma innamorato; G. García Márquez, Spaventi di agosto BIBLIOTECA DIGITALE M. Cassini, Ron è tornato!; D. Buzzati, Il fantasma del granaio; R. Manning-Sanders, Tummeldink MAGAZINE Schioccar di dita e briciole per i fantasmi di Roma antica; Fantasmi nel mondo

2 Il racconto horror IL GENERE PIÙ FACILE

110

IL RACCONTO HORROR

112

FLIPPED CLASSROOM

Che cos’è il racconto horror G. de Maupassant, L’orribile mano nera La struttura narrativa I motivi ricorrenti Le tecniche narrative ed espressive

112 112 115 115 116

AUDIO

L’horror nel tempo Le origini del genere horror nella seconda metà del Settecento L’horror nell’Ottocento e nella prima metà del Novecento ● L’horror contemporaneo ● L’horror: un genere di successo MAPPA DELLE CONOSCENZE

IL RACCONTO HORROR

119

MAPPA INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

IL RACCONTO HORROR

120

ESERCIZI INTERATTIVI

Fatti terrificanti, sconvolgenti

122 122

AUDIO

128 128

AUDIO

131 131

AUDIO

P. van Loon, Il dottore delle bambole

Creazione di mostri umani M. Shelley, Un essere mostruoso, ripugnante

Trasformazioni in esseri malvagi

IV

117 ●

R.L. Stevenson, Un sorriso orribile


Indice Animali da incubo

135 135

AUDIO

J.S. Le Fanu, Carmilla P. van Loon, La finestra al quarto piano

140 140 144

AUDIO AUDIO BIBLIOTECA DIGITALE

APPROFONDIMENTO Le più terrificanti figure horror

150

COMPETENZE DIGITALI MAGAZINE

M. Tamaki, Sabbia umida, piccoli denti

152

AUDIO ESERCIZI INTERATTIVI

156

AUDIO

E.A. Poe, Il gatto nero

Vampiri e lupi mannari

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

LABORATORIO COMPETENZE

ASCOLTARE

H.P. Lovecraft, La malvagia coppia

PARLARE

Raccontare e argomentare ● Raccontare con 157 espressività ● Come vincere le proprie paure: raccontare e riflettere LESSICO Le parole dell’horror ● I diversi significati della 158 parola «orrore» SCRIVERE Descrivere un personaggio horror ● Descrivere 159 un’ambientazione horror ● Scrivere lo sviluppo e la conclusione di un racconto horror, data la situazione iniziale ● Stendere la traccia di un racconto horror, dati i personaggi e l’ambientazione ● Trasformare un racconto horror a fumetti in un racconto scritto ● Scrivi il tuo racconto horror

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO

La prova scritta di italiano: Tipologia C. Comprensione e sintesi di un testo letterario, anche attraverso richieste di riformulazione

165

COMPITO DI REALTÀ

Corredare un racconto horror di foto e brani musicali

166

UN LIBRO

167

FLIPPED CLASSROOM

UN FILM

UN LIBRO UN FILM I

Videolezione: Il racconto horror – Testi e attività: P. Highsmith,

L’uomo che studiava le lumache; A. Burke, La «cosa» BIBLIOTECA DIGITALE E.A. Poe, Il barilozzo di Amontillado; J.R.H. Lansdale, Artigli affilati; M. Milani, Trentatré vipere nel letto; T.T. Sutherland, Zampette MAGAZINE Il desiderio di creare un mostro; Dylan Dog: l’indagatore da incubo

3 Il racconto giallo

168

IL RACCONTO GIALLO

170

FLIPPED CLASSROOM

Che cos’è il racconto giallo F. Vargas, Un arresto cardiaco sospetto Il racconto giallo a enigma

170 170 173

AUDIO ESCAPE GAME

IL GENERE PIÙ FACILE

La struttura narrativa ● I personaggi ● Il tempo e il luogo ● Le tecniche narrative ed espressive

Il racconto giallo d’azione

176

Il giallo nel tempo

177

Le origini del genere giallo ● L’evoluzione del genere giallo nell’Ottocento e nel Novecento ● Il giallo contemporaneo ● Il giallo in Italia ● Il giallo: un genere di successo MAPPA DELLE CONOSCENZE

IL RACCONTO GIALLO

180

MAPPA INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

IL RACCONTO GIALLO

182

ESERCIZI INTERATTIVI

V


Indice Investigatori celebri A. Conan Doyle, Sherlock Holmes e la fascia maculata

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

LABORATORIO COMPETENZE

184 184

AUDIO

APPROFONDIMENTO Sherlock Holmes

193

A. Christie, Miss Marple e un omicidio su misura

194

APPROFONDIMENTO Miss Jane Marple

199

A. Christie, Hercule Poirot e il furto di gioielli

200

APPROFONDIMENTO Hercule Poirot

207

Commissari di polizia indimenticabili A. Camilleri, Montalbano e il patto

208 208

APPROFONDIMENTO Salvo Montalbano

213

Suspense, colpi di scena e finali a sorpresa H. Slesar, Un piano diabolico M. Barrett, L’ultimo pacchetto

214 214 219

B. Pronzini, Un ottimo cliente

224

AUDIO ESERCIZI INTERATTIVI

229

AUDIO

ASCOLTARE

E. Wallace, Il quadro scomparso

PARLARE

Sfide in giallo 230 LESSICO Delitto: una parola-chiave del genere giallo ● 232 Alibi: significato proprio e significato figurato ● Impronta: significato proprio e significato figurato SCRIVERE Stabilire il colpevole, il movente, l’arma del delitto, 233 gli indizi, dato un crimine ● Raccontare l’attuazione del delitto, dato il movente ● Scrivere un racconto giallo a enigma, data una traccia ● Scrivere un racconto giallo d’azione, data la situazione iniziale ● Scrivi il tuo racconto giallo

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO

La prova scritta di italiano: Tipologia A. Stesura di un testo narrativo e descrittivo

237

COMPITO DI REALTÀ

Realizzare giochi linguistici «gialli»

238

UN LIBRO

241

FLIPPED CLASSROOM

UN FILM

AUDIO

AUDIO

AUDIO

AUDIO AUDIO BIBLIOTECA DIGITALE

MAGAZINE

UN LIBRO UN FILM I

Videolezione: Il racconto giallo – Testi e attività: R. Dahl,

Cosciotto d’agnello; P. Highsmith, Trappola di ghiaccio BIBLIOTECA DIGITALE E. Queen, Il sosia; E. Queen, Ellery Queen e il bambino rapito; D. Hammett, Tutto in un’ora; J. Dickson Carr, La cabina B-13 MAGAZINE Sfida in giallo

4 Il racconto comico-umoristico IL GENERE PIÙ FACILE

VI

242

IL RACCONTO COMICO-UMORISTICO

244

FLIPPED CLASSROOM

Che cos’è il racconto comico-umoristico A. Amurri, Due occhi, un naso e un altoparlante La differenza tra comico e umoristico I personaggi e l’ambientazione Le tecniche narrative Il linguaggio del racconto comico-umoristico La satira, la parodia e l’umorismo nero

244 244 247 248 248 250 250

AUDIO


Indice Il comico e l’umoristico nel tempo

251

Il comico e l’umoristico dalle origini al Settecento ● Il comico e l’umoristico nell’Ottocento e nel Novecento ● Il comico e l’umoristico contemporanei ● Il comico-umoristico: un genere di successo MAPPA DELLE CONOSCENZE

IL RACCONTO COMICO-UMORISTICO

253

MAPPA INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

IL RACCONTO COMICO-UMORISTICO

254

ESERCIZI INTERATTIVI

Imprevisti ed esagerazioni A. Ossorio, L’ingrediente segreto S. Benni, Bar Peso B. Friot, La contromossa

256 256 260 263

Equivoci verbali, giochi di parole e doppi sensi A. Campanile, Galileo A. Campanile, Acqua minerale V. Metz, Antonio il freddurista S. Donati, Indagini D. Volpi, A pranzo

266 266 267 268 269 269

Caricature e finali a sorpresa

270 270 273

J.K. Jerome, Una trota meravigliosa P.A. Pardi, La gara di ballo

Situazioni paradossali

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

LABORATORIO COMPETENZE

AUDIO AUDIO AUDIO

AUDIO AUDIO AUDIO AUDIO AUDIO

AUDIO AUDIO

C. Manzoni, Sul pianerottolo A. Valente, Ci vuole un tavolo B. Friot, Spesa (storia distratta)

276 276 277 278

APPROFONDIMENTO Comici famosi nella storia del cinema

280

M. Twain, Il burro nel cappello

282

AUDIO ESERCIZI INTERATTIVI

286

AUDIO

ASCOLTARE

P. Villaggio, Fantozzi e Donna Paola Landi

AUDIO AUDIO AUDIO BIBLIOTECA DIGITALE

PARLARE

Io e il senso dell’umorismo ● Raccontare una vicenda 287 comico-umoristica con espressività ● Recitare un «dialogo satirico» ● Recitare una «tragedia in due battute» ● Gara di barzellette LESSICO «Ridere» e «sorridere»: significati propri e figurati ● 290 Frasi comiche grazie a un errore SCRIVERE Rendere «comico» un dipinto ● Continuare 291 un racconto comico utilizzando la tecnica dell’esagerazione ● Scrivere un testo comico assurdo, surreale, giocando con le parole ● Scrivere un racconto comico-umoristico, data la situazione iniziale ● Scrivi il tuo racconto comico-umoristico

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO

La prova scritta di italiano: Tipologia A. Stesura di un testo narrativo 294

COMPITO DI REALTÀ

Realizzare un cartellone per la Giornata mondiale della risata

295

UN LIBRO

297

UN FILM

UN LIBRO UN FILM I

FLIPPED CLASSROOM Videolezione: Il racconto comico-umoristico – Testi e attività: S. Benni, L’anno del tempo matto; W.F. Florez, Lotta con la valigia BIBLIOTECA DIGITALE C. Dickens, Che situazione!; T. Ungerer, Scambiamoci i lavori; P. Villaggio, Un ristorante alla moda; J. Hasek, Un uomo sfortunato

VII


Indice

I TIPI DI TESTO

I TESTI ESPRESSIVO-EMOTIVI

Il diario, la lettera, l’autobiografia

298

IL DIARIO

300

FLIPPED CLASSROOM

Che cos’è il testo espressivo-emotivo Che cos’è il diario S. Bordiglioni, Il diario di Giulio Le caratteristiche del diario Perché scrivere un diario I diversi tipi di diario

300 300 300 301 301 302

AUDIO

MAPPA DELLE CONOSCENZE

IL DIARIO

305

MAPPA INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

IL DIARIO

306

ESERCIZI INTERATTIVI

PIÙ FACILE

A. Frank, La carta è più paziente degli uomini S. Townsend, Fuori di zucca E. Emerson White, Una giornata densa di eventi

308 311 314

AUDIO

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

Vamba, Il giornalino di Gian Burrasca

318

LABORATORIO COMPETENZE

SCRIVERE Scrivere un diario personale ● Scrivere un diario di invenzione ● Scrivere un diario di viaggio

322

FLIPPED CLASSROOM

AUDIO AUDIO BIBLIOTECA DIGITALE AUDIO ESERCIZI INTERATTIVI

Videolezione: Il diario – Testo e attività: M. Yan, Sono decisa

ad avere successo BIBLIOTECA DIGITALE D. Leandri, Il diario di Daniele; A. Carey, Regole di vita; H. Ullrich, È arrivata lei, Serafina; R. Hattersley, Diario di un cane

LA LETTERA

324

FLIPPED CLASSROOM

Che cos’è la lettera

324

AUDIO

LA LETTERA PERSONALE

324 324 325 326 326 326

Che cos’è la lettera personale La struttura della lettera personale Il linguaggio della lettera personale Perché scrivere una lettera personale La pubblicazione LA LETTERA FORMALE

Che cos’è la lettera formale La struttura e il linguaggio LA LETTERA APERTA

VIII

328 328 328

Che cos’è la lettera aperta La struttura e il linguaggio

329 329 329

MAPPA DELLE CONOSCENZE

LA LETTERA

330

MAPPA INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

LA LETTERA

332

ESERCIZI INTERATTIVI


Indice E. Dickinson, Mi sembrano secoli da quando ti ho vista F. Kafka, Lettera al padre A. Ossorio, In un ambiente piuttosto caldo

334 337 341

APPROFONDIMENTO Forme di comunicazione elettronica

346

R.J. Palacio, Tre e-mail, lo stesso oggetto: Jack Will

349

AUDIO BIBLIOTECA DIGITALE

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

A. Pellai, Caro bambino, ce la faremo

354

AUDIO ESERCIZI INTERATTIVI

LABORATORIO COMPETENZE

SCRIVERE Scrivere una lettera personale ● Scrivere una lettera personale di invenzione ● Scrivere una lettera formale ● Scrivere una lettera formale di invenzione, dato un modello ● Scrivere una lettera aperta ● Trasformare una e-mail in una lettera personale ● Trasformare una lettera in una e-mail

358

PIÙ FACILE

AUDIO

AUDIO

FLIPPED CLASSROOM Videolezione: La lettera – Testi e attività: J. Frame, La signorina Gibson e la soffitta; A. Lindgren, La «diva» della classe BIBLIOTECA DIGITALE S. Plath, Appuntamento fortunato; R. Klein, I neonati non mi piacciono; M. Lombardo Radice – L. Ravera, Ti ho amato teneramente; L. Meter, Barbara mia piccola cara; C. Pavese, Sono arrivato a Brancaleone; R. Fisher, Il senso della vita

L’AUTOBIOGRAFIA

362

FLIPPED CLASSROOM

Che cos’è l’autobiografia S. de Beauvoir, Sono nata il 9 gennaio 1908 Le caratteristiche dell’autobiografia Perché scrivere un’autobiografia

362 362 363 363

AUDIO

L’autobiografia nel tempo

364

L’autobiografia nell’antichità ● L’autobiografia dal Cinquecento all’Ottocento ● L’autobiografia nel Novecento e contemporanea MAPPA DELLE CONOSCENZE

L’AUTOBIOGRAFIA

365

MAPPA INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

L’AUTOBIOGRAFIA

366

ESERCIZI INTERATTIVI

PIÙ FACILE

J. Carioli, Vacanze estive in colonia N. Ginzburg, Il mio mestiere N. Mandela, Da un carcere all’altro

368 373 376

AUDIO

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

M. Hack, Il mio interesse per le gare ciclistiche

380

LABORATORIO COMPETENZE

SCRIVERE Continuare un testo autobiografico ● Scrivere un testo autobiografico prendendo spunto da una propria fotografia ● Scrivere testi autobiografici legati ai cinque sensi ● Scrivere un’autobiografia di invenzione

384

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO

La prova scritta di italiano: Tipologia A. Stesura di un testo narrativo

386

UN LIBRO

387

FLIPPED CLASSROOM

UN FILM

AUDIO AUDIO BIBLIOTECA DIGITALE AUDIO ESERCIZI INTERATTIVI

UN LIBRO UN FILM I

Videolezione: L’autobiografia – Testo e attività: G. García Márquez,

L’arrivo di mia madre BIBLIOTECA DIGITALE E. Canetti, Il dono di un libro; R. Dahl, Il grande Complotto del Topo; K. Forbes, La banca della mamma; N. Chohra, Il mio grande momento

IX


Indice

Il testo espositivo IL TIPO DI TESTO IL TESTO ESPOSITIVO

continuo – non continuo – misto

388 390

FLIPPED CLASSROOM AUDIO

Il cavallo, un vecchio amico dell’uomo

390 390

Le principali caratteristiche del testo espositivo

391

Il testo espositivo continuo, non continuo e misto

393

MAPPA DELLE CONOSCENZE

IL TESTO ESPOSITIVO

395

MAPPA INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

IL TESTO ESPOSITIVO

396

ESERCIZI INTERATTIVI

PIÙ FACILE

S. Zuffi – M. Romagnoli – A. Baldanzi, L’arte egizia F. Cioffi – F. Amerini, L’antisemitismo nel Medioevo istat, Chi frequenta le biblioteche

398 401 404

AUDIO

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

unicef, Infanzia e malnutrizione acuta

406

LABORATORIO COMPETENZE

SCRIVERE Titolare un testo espositivo continuo e suddividerlo in paragrafi titolati ● Scrivere un testo espositivo continuo ● Scrivere un testo espositivo misto

410

Che cos’è il testo espositivo

FLIPPED CLASSROOM

AUDIO

BIBLIOTECA DIGITALE

AUDIO ESERCIZI INTERATTIVI

Videolezione: Il testo espositivo – Testi e attività: Niccolò De Rosa,

Storia della radio: un’invenzione che cambiò il mondo; Il falco pescatore; G. Cervi – L. Selmi, Una montagna di rifiuti BIBLIOTECA DIGITALE Giochi e giocattoli degli antichi Romani; Riza Relax, Il potere dei cristalli; istat, Uso di Internet

Il testo argomentativo IL TIPO DI TESTO IL TESTO ARGOMENTATIVO

Che cos’è il testo argomentativo

Paghetta: uno strumento utile?

412

FLIPPED CLASSROOM

412 412

AUDIO

I diversi tipi di testo argomentativo

413

La struttura del testo argomentativo

415

Le caratteristiche linguistiche

417

MAPPA DELLE CONOSCENZE

IL TESTO ARGOMENTATIVO

419

MAPPA INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

IL TESTO ARGOMENTATIVO

420

ESERCIZI INTERATTIVI

PIÙ FACILE

A. Giuliani, I 4 fanno capire che la vita non è dei furbi P. Angela, Il presente e il passato

422 425

AUDIO

G. Ambrosini, Troppe diffidenze

428

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

X

412

AUDIO BIBLIOTECA DIGITALE AUDIO ESERCIZI INTERATTIVI


Indice LABORATORIO COMPETENZE

SCRIVERE Scrivere, in relazione a un determinato problema, 432 la propria opinione o tesi e sostenerla con opportuni argomenti ● Scrivere gli argomenti appropriati a sostenere la tesi o l’antitesi ● Completare un testo argomentativo ● Scrivere un testo argomentativo

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO

La prova scritta di italiano: Tipologia B. Stesura di un testo argomentativo

FLIPPED CLASSROOM

435

Videolezione: Il testo argomentativo – Testi e attività:

Globalizzazione, cos’è e come ha cambiato il mondo del lavoro; S.L. Bruzzone, Bambini col digitale, più danni o più vantaggi? BIBLIOTECA DIGITALE V. Mazza, In balìa della pubblicità; A. Gasparini, L’esercizio fisico è amico della memoria; F. Scaparro, La responsabilità individuale; J. Steinberger, Compiti e responsabilità dello scienziato; C. Rubbia, La Scienza è la madre della tecnologia; D. Cohn-Bendit – T. Schmid, La società multiculturale

I TEMI 1

Cittadini responsabili

436

PER ENTRARE IN ARGOMENTO IL TEMA

AUDIO

CITTADINI RESPONSABILI

438

A TU PER TU CON L’AUTORE

Comportarsi in modo educato

AUDIO

PIÙ FACILE

G. Goy, Orly non sa «stare al mondo»

440 440

LABORATORIO EDUCAZIONE CIVICA

Io e la «buona educazione»

443

LABORATORIO EDUCAZIONE CIVICA

Come mi comporto a tavola

D. Lessing, In metropolitana

444

Io e la «buona educazione»

446

Come mi comporto sui mezzi pubblici ● Come mi comporto per strada

Rispettare gli altri senza distinzioni LABORATORIO EDUCAZIONE CIVICA

M. Turra, Tair, l’inquilino del decimo piano

448 448

Io e i miei vicini di casa

453

G. Mazzariol, Mio fratello Giovanni non gioca come gli altri

454

AUDIO

Rispettare se stessi

459 459

AUDIO

F. Degl’Innocenti, A piedi nudi

Rispettare le regole

LABORATORIO EDUCAZIONE CIVICA

AUDIO

G. Colombo – M. Morpurgo, Il Paese senza regole P.G. Viberti, Sulla strada non si scherza

463 463 466

Diritti e doveri «stradali»

468

Credere nel valore della solidarietà

474 474

M. DePrince – E. DePrince, Una festa speciale

di compleanno PERCORSO PLURIDISCIPLINARE

Solidarietà e rispetto

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

P. Pugni, Il sasso nello stagno

ARTE E IMMAGINE

GEOGRAFIA

AUDIO

AUDIO AUDIO

VIDEO AUDIO COMPETENZE DIGITALI BIBLIOTECA DIGITALE

478

THINGLINK

482

AUDIO ESERCIZI INTERATTIVI

MUSICA

XI


Indice LABORATORIO COMPETENZE

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO

COMPITO DI REALTÀ

ASCOLTARE

J. Grisham, In aiuto dei meno fortunati

PARLARE

Quattro motivi per essere gentili: riflettere e argomentare ● Senso di responsabilità: riflettere e raccontare LESSICO La parola «educazione»: le diverse sfumature di significato ● La parola «scusa» e i sinonimi appropriati ● Espressioni particolari con la parola «rispetto» ● «Responsabilità»: sinonimi e contrari intrusi SCRIVERE Raccontare esperienze personali ed esprimere opinioni ● Descrivere un dipinto e inventare una storia di solidarietà

486 487

MAGAZINE

489

490

La prova scritta di italiano: Tipologia C. Comprensione e sintesi di un testo letterario, anche attraverso richieste di riformulazione

491

C. Léon, Papà, rallenta!

491

Realizzare un dépliant sulla gentilezza

494

UN LIBRO

495

UN FILM

AUDIO

UN LIBRO UN FILM I

BIBLIOTECA DIGITALE A. Schweitzer, Uno sguardo amico; N. Chawla, Se tutti contribuissero; M.T. Dainotti, Madre Teresa di Calcutta; L. Frescura, La storia di Rosa; P. Capriolo, Il signor Pinco e il signor Pallino MAGAZINE Buongiorno gentilezza!

2 Il cibo tra cultura e salute

496

PER ENTRARE IN ARGOMENTO IL TEMA

PIÙ FACILE

LABORATORIO EDUCAZIONE CIVICA

AUDIO

IL CIBO TRA CULTURA E SALUTE

498

A TU PER TU CON L’AUTORE

Il cibo come espressione culturale di un popolo C’è pane e pane R. Schami, Il kebab

500 500 504

AUDIO

Piatti tipici del mondo

508

AUDIO COMPETENZE DIGITALI

Adolescenti e alimentazione L. Girolami, Che cosa mangiano gli adolescenti

510 510

Le mie abitudini alimentari

514

Disturbi del comportamento alimentare J. Wilson, Io posso smettere M. Pressler, Che meraviglioso frigorifero!

518 518 523

AUDIO

APPROFONDIMENTO Anoressia e bulimia

526

MAGAZINE

Quando il cibo diventa un fatto mediatico

528 528

Programmi tv di cucina PERCORSO PLURIDISCIPLINARE

XII

530

Il cibo STORIA ARTE E IMMAGINE EDUCAZIONE FISICA

MUSICA

SCIENZE

AUDIO

AUDIO

AUDIO

AUDIO BIBLIOTECA DIGITALE VIDEO THINGLINK


Indice VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

LABORATORIO COMPETENZE

L. Sepúlveda, Il pasto serale ASCOLTARE

M. Moss, Una patatina fritta dopo l’altra

PARLARE

Cibi italiani: gusti a confronto ● Il cibo del futuro: argomentare LESSICO La parola «cibo»: significato proprio e figurato ● I verbi dell’alimentazione: significato figurato ● Gli aggettivi dell’alimentazione: sinonimi e contrari ● Proverbi «alimentari» SCRIVERE Descrivere ● Comprendere e analizzare una storia in versi suggerita da un dipinto

536

AUDIO ESERCIZI INTERATTIVI

540 541

AUDIO

542

543

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO

La prova scritta di italiano: Tipologia A. Stesura di un testo narrativo

545

COMPITO DI REALTÀ

Realizzare uno spot per un corretto stile alimentare

546

UN LIBRO

547

UN FILM

UN LIBRO UN FILM I

BIBLIOTECA DIGITALE Educare al gusto; Da dove viene questa pizza?; La meravigliosa arte dei bento; E. De Filippo, Il ragù MAGAZINE Diete alimentari sostenibili per migliorare la salute umana e del pianeta ; Cibo e religione

3 L’importanza dello sport

548

PER ENTRARE IN ARGOMENTO IL TEMA PIÙ FACILE

LABORATORIO EDUCAZIONE CIVICA

AUDIO

L’IMPORTANZA DELLO SPORT

550

A TU PER TU CON L’AUTORE

I valori e i benefici dello sport R. Perrone, Un rigore sbagliato apposta S. Pero, Lo sport di squadra aiuta l’umore

552 552 555

AUDIO

Io e lo sport

558

MAGAZINE

Sport: che passione!

561 561

AUDIO

P. Grossi, Sembravo nato per stare sul ring

Lo sport come riscatto sociale e simbolo di libertà

564

V. Zucconi, Il sogno di Joao A. Valente, Il trionfo di Jesse Owens F. Silei, L’elegante «gazzella nera»

564 569 573

AUDIO

Vita da campioni: sacrificio e disciplina

576 576 579

AUDIO

A. Agassi, Colpisci più forte! B. Stefanelli, Una stella della scherma

Le zone d’ombra dello sport B. Weinstein, No al doping PERCORSO PLURIDISCIPLINARE

AUDIO

586

Lo sport STORIA ARTE E IMMAGINE EDUCAZIONE FISICA

583 583

MUSICA

AUDIO

AUDIO COMPETENZE DIGITALI AUDIO BIBLIOTECA DIGITALE THINGLINK MAGAZINE

XIII


Indice VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

LABORATORIO COMPETENZE

G. Sgardoli, Il re delle Alpi ASCOLTARE

M. Grillandi, Una inguaribile rivalità

PARLARE

«Sport estremi»: argomentare ● Educazione fisica a scuola, in Italia e in Europa: commentare un articolo di giornale LESSICO La parola «sport» ● Nomi di sport in italiano e in inglese ● Modi di dire sportivi e diffusi nel linguaggio comune SCRIVERE Descrivere ● Descrivere e raccontare ● Scrivere ● una lettera Scrivere un testo espositivo-regolativo ● Scrivere la storia delle Olimpiadi ● Realizzare un manifesto che esalti i valori dello sport

590

AUDIO ESERCIZI INTERATTIVI

594 595

AUDIO

596 598

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO

La prova scritta di italiano: Tipologia A. Stesura di un testo narrativo La prova scritta di italiano: Tipologia B. Stesura di un testo argomentativo

600 600

COMPITO DI REALTÀ

Elaborare slide per una ricerca dal titolo «Campionesse dello sport»

601

UN LIBRO

603

UN FILM

UN LIBRO UN FILM I

BIBLIOTECA DIGITALE A. Petrosino, Stregato dal pallone; P. Citati, Elogio dello skate-board ; V. Dragoni, Allo stadio; L. Pancaldi, C’ero ed ero un atleta; F. Pellegrini, Tre Federiche diverse; J. London, Sul ring MAGAZINE Adolescenti e sport: il 40% non lo pratica; Atleti e studenti? In Italia quasi impossibile; Campioni dello sport diventati leggenda

4 Ambiente e salute

604

PER ENTRARE IN ARGOMENTO IL TEMA

PIÙ FACILE

LABORATORIO EDUCAZIONE CIVICA

LABORATORIO EDUCAZIONE CIVICA

LABORATORIO EDUCAZIONE CIVICA

XIV

AUDIO

AMBIENTE E SALUTE

606

A TU PER TU CON L’AUTORE

Rispettare e proteggere il territorio

608 608

VIDEO

M. Milani, Fine dell’avventura

AUDIO

Inquinamento atmosferico: un pericolo per la vita

611

L. Malerba, L’aria della Metropoli S. Turin, Aria inquinata: cause e rimedi

611 614

«PM10 ti tengo d’occhio»

617

Inquinamento del mare: emergenza mondiale

618 618 621

VIDEO

L. Sepúlveda, La maledizione dei mari E. Dusi, Quell’isola di plastica ormai è un continente Stop alla plastica

624

COMPETENZE DIGITALI

Inquinamento acustico: troppo rumore fa male M. Grilli, I danni di una prolungata esposizione al rumore

626 626

In difesa dell’ambiente

629

AUDIO AUDIO

AUDIO AUDIO

AUDIO MAGAZINE


Indice Rifiuti: da problema a risorsa I. Calvino, La città di Leonia E. Da Ros, La ragazza spazzatura

630 630 633

Rifiuti Zero

636

Allarme ambientale: la parola alla Terra L. Mercalli, Lettera dal pianeta Terra

638 638

PERCORSO PLURIDISCIPLINARE

L’ambiente

642

THINGLINK

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

I. Calvino, Dov’è più azzurro il fiume

646

AUDIO ESERCIZI INTERATTIVI

650

AUDIO

LABORATORIO EDUCAZIONE CIVICA

LABORATORIO COMPETENZE

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO

COMPITO DI REALTÀ

STORIA ARTE E IMMAGINE SCIENZE E TECNOLOGIA

ASCOLTARE

VIDEO AUDIO AUDIO

AUDIO BIBLIOTECA DIGITALE

MUSICA

S. Zerunian, Un inviato speciale

PARLARE

Importanza di una coscienza ecologica: 651 riassumere e argomentare ● Spiegare perché è importante rispettare l’ambiente nell’epoca geologica in cui viviamo, chiamata Antropocene ● Mozziconi scambiati per vermi: commentare una fotografia LESSICO Gli aggettivi e i verbi del fiume e del mare ● 652 Significato di «ecologia», «ecosistema» ed «ecosostenibile» ● I tre significati della parola «rifiuti» SCRIVERE Inquinamento: descrivere e riflettere ● 653 Raccontare la storia di una bottiglia di plastica ● Troppo rumore! Scrivere una e-mail La prova scritta di italiano: Tipologia C. Comprensione e sintesi di un testo divulgativo, anche attraverso richieste di riformulazione

654

E. Goldsmith, Degrado ecologico di ieri e di oggi

654

«Proteggiamo l’ambiente»: organizzare un incontro con esperti

656

UN LIBRO

657

UN FILM

UN LIBRO UN FILM I

BIBLIOTECA DIGITALE I. Calvino, L’aria buona; D. Cerbo, Una nuvola di alghe; S. Bevione, Quanti rumori!; L. Conti, Veleno si mangia! Veleno si beve! MAGAZINE L’inquinamento acustico e l’elettrosmog

XV


Indice

Life skills

658

Analizzare un problema dimostrando senso critico

660

E. Bencivenga, Le due scuole

660

AUDIO

Risolvere un problema argomentando

662 662

AUDIO

Storia zen, La fine delle cose

Comunicare con gli altri e condividere esperienze 664 A. Carter, Nutrirsi di lingua

664

AUDIO

Non perdere la propria dignità

666 666

AUDIO

668 668

AUDIO

669 669

AUDIO

670 670

AUDIO

672 672

AUDIO

673 673

AUDIO

676 676

AUDIO

678 678

AUDIO

680 680

AUDIO

682 682

AUDIO

C. Stocchi, L’asino star del cinema e il gufo

Non trarre conclusioni affrettate B. O’Donoghue, Il vecchio della frontiera

Distinguere il vero dal falso C. Stocchi, L’ape e la scimmia

Distinguere il bene dal male L. Hughes, Mi dispiace

Dimostrare senso di responsabilità Un gesto esemplare

Dimostrare senso di legalità G. Quarzo – A. Vivarelli, Il testimone

Non accettare sfide pericolose D. Buzzati, A tutta velocità

Essere buoni non significa non sapersi difendere Storia induista, Il saggio e il serpente

Gestire le emozioni M. Castano, Una biglia rosa e una blu

Vivere seguendo i propri ideali B. O’Donoghue, Diogene e Alessandro Magno

Prendere consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza

684

P. Banfi, Niente è per caso

684

BIBLIOTECA DIGITALE M.T. Cicerone, Damone e Finzia; K. Komia, Moglie e buoi dei paesi tuoi; Storia zen, Le tigri e la fragola; Storia della Mongolia, Il figlio del ladro; Storia dell’Arabia, Il vecchio; P. Coelho, Il segreto della felicità

XVI

AUDIO BIBLIOTECA DIGITALE


Indice

La poesia

686

LA POESIA

688

Che cos’è la poesia G. Caproni, Preghiera

688 688

GLI STRUMENTI DEL POETA – IL VERSO, LA STROFA E LA RIMA

690

Il verso e i vari tipi di verso Il verso: le cesure e l’enjambement U. Saba, Sera di febbraio La strofa e i vari tipi di strofa La rima e i vari tipi di rima Le rime imperfette: assonanza e consonanza G. Pascoli, Mare F. Fortini, I mesi

690 692 693 694 696 697 698 699

IL LINGUAGGIO DEL POETA – LE FIGURE RETORICHE

700 700 701 703 705 705 706 707 708 709

AUDIO

Il timbro e le figure retoriche di suono Le figure retoriche di significato V. Cardarelli, Febbraio M. Pawlikowska Jasnorzewska, Aeroplano P. Éluard, A due a due Le figure retoriche di ordine D. Menicanti, Estiva D. Campana, I piloni fanno il fiume più bello V. Cardarelli, Sera di Liguria

IL SIGNIFICATO DELLA POESIA – ARGOMENTO E TEMA H. Hesse, La nebbia A. Merini, Una volta sognai

710 710 711

AUDIO

MAPPA DELLE CONOSCENZE

LA POESIA

712

MAPPA INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

LA POESIA

714

ESERCIZI INTERATTIVI

Il poeta invita all’amicizia e alla condivisione

716 716 718 719

IL GENERE

M. Guidacci, Meteore d’inverno C. Carminati, Persona mancante B. Brecht, Aria del dio della felicità

Poesie «in silenzio» R. Follereau, Non c’è tempo

Il poeta e la natura: emozioni e riflessioni U. Saba, L’arboscello C. Sbarbaro, Il mio cuore si gonfia per te, Terra

LA POESIA: PARAFRASI E COMMENTO Scrivere la parafrasi di una poesia

720 720 722 722 724 726 726

AUDIO

AUDIO

AUDIO AUDIO AUDIO

AUDIO

AUDIO AUDIO

AUDIO

Prima di scrivere la parafrasi ● Scrivere la parafrasi seguendo queste operazioni

G. Pascoli, La quercia caduta Scrivere il commento di una poesia

727 728

Prima di scrivere il commento ● Scrivere il commento seguendo i punti di questa scaletta guida

G. Pascoli, La mia sera

730

XVII


Indice Il poeta difende la natura G. Caproni, Versicoli quasi ecologici

Il poeta parla di sport M. Cucchi, ’53 A. Barolini, Pallacanestro

Il poeta ricorda, riflette e prova emozioni A. Pozzi, Sventatezza C. Sbarbaro, Padre, se anche tu non fossi il mio G. Pascoli, L’aquilone M. Moretti, Il tiglio L. Erba, Fine delle vacanze

Il poeta parla di sé S. Esenin, In ogni cosa viva c’è un’impronta P. Neruda, Timidezza M. Moretti, Chi sono? V. Cardarelli, Gabbiani S. Quasimodo, Nessuno A. Pozzi, Pudore S. Penna, Io vivere vorrei addormentato

Messaggi poetici

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

LABORATORIO COMPETENZE

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO

736 736 738 740 740 742 744 748 749 750 750 752 754 756 757 758 759

AUDIO

AUDIO AUDIO

AUDIO

AUDIO

AUDIO

AUDIO AUDIO

AUDIO AUDIO AUDIO AUDIO

E. Michler, Ti auguro tempo D. Dolci, Quando a un compagno manchi di parola R. Tagore, Non abbandonarti E. De Luca, Valore N. Hikmet, Non vivere come un inquilino

760 760 761 761 762 763

A. Bertolucci, Gli anni

764

AUDIO ESERCIZI INTERATTIVI

766

AUDIO

ASCOLTARE

T. Mitton, La casa sul mare

SCRIVERE

Riscrivere poesie rispettando la scansione 767 in versi e rime ● Completare dei versi con similitudini appropriate ● Creare metafore poetiche ● Imitare versi in cui è presente l’anafora ● Fondere insieme due poesie per ottenerne una nuova ● Creare una poesia per associazioni di idee ● Scrivere haiku ● Scrivere una poesia, dato un dipinto La prova scritta di italiano: Tipologia C. Comprensione di un testo letterario, anche attraverso richieste di riformulazione

772

U. Bellintani, Spartaco

772

BIBLIOTECA DIGITALE E. Dickinson, Se io potrò impedire; G. Govoni, Lo scricciolo; J. Prévert, Tante foreste...; F. Fortini, Gli alberi; A. Rimbaud, La credenza; G. Caproni, La stanza; J. Wolker, Amo le cose; E. Brontë, Mese per mese, anno dopo anno; F. Villon, So tutto ma non so chi sono io

XVIII

734 734

AUDIO AUDIO AUDIO AUDIO AUDIO BIBLIOTECA DIGITALE


Indice

L’Età moderna e il Risorgimento

774

La storia tra narrazione e informazione

L’Età moderna e le scoperte geografiche PIÙ FACILE

776

AUDIO

D. Morelli, Una terra al di là dell’Oceano

778

DIGITAL STORYTELLING AUDIO

APPROFONDIMENTO Cristoforo Colombo

781

La Riforma religiosa e l’ascesa dell’Inghilterra

782

AUDIO

E. e R. Power, La giornata di un re bambino nel 1550

783

AUDIO

Gli anni dell’intolleranza e la caccia alle streghe

787

AUDIO

C. Rees, La strega bambina

788

AUDIO

La Rivoluzione industriale

792 793

AUDIO

798 799

AUDIO

L. Garlando, Uno scambio di vestiti

803 804

AUDIO DIGITAL STORYTELLING AUDIO

APPROFONDIMENTO Napoleone Bonaparte

807

Il Risorgimento italiano L. Mattia, Un giovanissimo garibaldino

808 809

DONNE NELLA STORIA

814

Elisabetta I, regina d’Inghilterra Olympe de Gouges, eroina rivoluzionaria francese Anita Garibaldi, eroina del Risorgimento italiano Altre donne del Risorgimento che hanno fatto l’Italia

814 815 816 818

UN LIBRO

819

UN LIBRO UN FILM I

820

INDICE DIGITALE

K. Follett, Nella miniera di carbone

La Rivoluzione francese M. Fois – A. Masala, La prima notte della Rivoluzione

L’età napoleonica

UN FILM

AUDIO

AUDIO

AUDIO AUDIO BIBLIOTECA DIGITALE

BIBLIOTECA DIGITALE R. Schneider, Un’insopportabile vergogna; A. Haley, Marchiato con un ferro rovente; G. Boldrini, Lo splendore rinascimentale nei palazzi dei signori; G. Boldrini, La strega: un elemento pericoloso; E. e R. Power, Piccoli schiavi dell’industria; E. Crankshaw, Maria Teresa d’Austria e il nuovo sistema scolastico; E. De Amicis, La piccola vedetta lombarda

INDICE DEGLI AUTORI

XIX


DAL

LIBRO

AL

▪ FLIPPED CLASSROOM con videolezione,

IL TESTO NARRATIVO

1

▪ Le principali caratteristiche del testo narrativo ▪ Fabula e intreccio ▪ Flashback (o analessi) e anticipazione

(o prolessi)

DIGITALE

test di verifica, testi e attività individuali, attività cooperative, compito di realtà

▪ Audio della scheda

▪ Il tempo della storia e il tempo della narrazione ▪ La presentazione dei personaggi ▪ Le parole e i pensieri dei personaggi ▪ Mappa delle conoscenze

Il testo narrativo ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA

delle conoscenze

▪ Mappa delle conoscenze interattiva

e personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo ▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle conoscenze A. Molesini, Non avevo scelta I.B. Singer, Il paradiso degli sciocchi

▪ Audio dei testi dell’unità ▪ Biblioteca digitale

G. de Maupassant, Com’è strana la vita! J. Amado, La palla innamorata I. McEwan, La pomata svanilina ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA delle competenze

M. Tranquilli, Una nuova esperienza

▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle competenze

▪ Laboratorio sviluppo delle competenze

Scrivere ▪ Allenarsi all’Esame di Stato – La prova scritta

di italiano: Tipologia A. Stesura di un testo narrativo SPECIALE IL RIASSUNTO DI UN TESTO NARRATIVO ▪ Che cos’è il riassunto ▪ Come si scrive il riassunto di un testo narrativo ▪ Riassumere un testo narrativo rispettando

la fabula o l’intreccio ▪ Riassumere uno stesso testo narrativo

secondo l’intreccio e secondo la fabula ▪ Dalle conoscenze alle competenze ▪ Allenarsi all’Esame di Stato – La prova scritta

di italiano: Tipologia C. Comprensione e sintesi di un testo letterario

▪ Audio della scheda


I TIPI DI TESTO

PER L’APPRENDIMENTO ATTIVO E COOPERATIVO

▪ Percorso flipped classroom ▪ Attività cooperative IN COPPIA

PER LA DIDATTICA INCLUSIVA

NELL’UNITÀ

▪ Mappa delle conoscenze con

traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo ▪ A. Molesini, Non avevo scelta ▪ Audio della scheda e dei testi dell’unità ▪ Esercizi per la didattica inclusiva NEI VOLUMI TESTI FACILI E TESTI AD ALTA LEGGIBILITÀ

▪ Mappa delle conoscenze ▪ I.B. Singer, Il paradiso degli sciocchi ▪ Verifica autovalutativa

delle competenze M. Tranquilli, Una nuova esperienza ▪ Audio dei testi

QUADERNO LABORATORIO 2

LABORATORIO competenze linguistiche

▪ Ascoltare ▪ Parlare ▪ Leggere ▪ SPECIALE Reading Workshop

allenarsi a una lettura profonda ▪ Scrivere ▪ SPECIALE Scrittura creativa: creare

storie e stimolare la fantasia PROVE INVALSI COMPUTER BASED LABORATORIO per lo sviluppo del pensiero critico e dell’apprendimento cooperativo

▪ Escape game: risolvere problemi

in modo creativo e collaborativo ▪ Tutti in scena: laboratori teatrali ▪ Philosophy for children: esercitare

il pensiero critico ▪ Cittadinanza digitale: per un uso

consapevole degli strumenti digitali

Il testo narrativo


IL TIPO DI TESTO

Il testo narrativo • FLIPPED CLASSROOM A CASA - Guarda la videolezione - Compila il test di verifica della videolezione - Scopri i testi proposti e le attività individuali

• Ascolta l’audio della scheda

IN CLASSE - Svolgete le attività cooperative - Mettete alla prova le vostre competenze, svolgendo il compito di realtà

DDI

LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DEL TESTO NARRATIVO Ripassiamo insieme le caratteristiche principali del testo narrativo che hai studiato l’anno scorso nel primo volume di questa antologia.

Che cos’è il testo narrativo Il testo narrativo è un testo che narra una storia, cioè racconta una vicenda costituita da una serie di eventi relativi a uno o più personaggi che si muovono in un tempo e in un luogo. La vicenda raccontata in un testo narrativo può essere vera, reale oppure immaginaria, creata dalla fantasia dell’autore.

La struttura del testo narrativo La struttura del testo narrativo è costituita da una serie di eventi, di fatti relativi ai personaggi, che si sviluppano in modo più o meno complesso in un tempo e in un luogo e che hanno tra loro un rapporto di causa-effetto. La struttura tipo del testo narrativo si articola in quattro fasi:

4

situazione iniziale, da cui prende il via tutta la vicenda narrata e in cui, solitamente, vengono presentati i personaggi e specificati il tempo e il luogo dell’azione;

rottura dell’equilibrio iniziale: accade un fatto che rompe l’equilibrio iniziale, complica la situazione iniziale;

sviluppo: la vicenda si sviluppa attraverso eventi, fatti che possono comportare un peggioramento o un miglioramento della situazione iniziale;

situazione finale o conclusione: la vicenda, comunque si evolva, si conclude sempre con la ricomposizione di un nuovo equilibrio, positivo oppure negativo, e il ristabilirsi di una nuova situazione, la situazione finale.


Il testo narrativo Inoltre, in un testo narrativo possiamo distinguere: ■

avvenimenti principali, fondamentali per la comprensione della vicenda;

avvenimenti secondari, che arricchiscono la vicenda, ma non ne modificano il senso generale, complessivo.

I personaggi I personaggi di un testo narrativo possono essere: ■

pochi (anche uno solo) o numerosi;

esseri umani, animali, creature fantastiche, oggetti.

A seconda della loro importanza nell’ambito della vicenda narrata, possono essere: ■

personaggi principali: svolgono un ruolo centrale, importante nella vicenda;

personaggi secondari: svolgono un ruolo di secondo piano, di minore importanza rispetto a quello dei personaggi principali;

comparse: svolgono un ruolo del tutto marginale, di scarsa importanza, non significativo per lo sviluppo della vicenda.

Ancora, a seconda del ruolo che rivestono nella vicenda, i personaggi si possono distinguere in: ■

protagonista: è il personaggio principale, sempre al centro della narrazione;

antagonista: è il personaggio che si contrappone al protagonista, che lo ostacola;

aiutante: è il personaggio che aiuta, favorisce il protagonista.

Il tempo e il luogo In un testo narrativo la vicenda può essere ambientata: ■

in un tempo passato, presente (contemporaneo all’epoca in cui l’autore scrive), futuro;

in un tempo determinato o indeterminato;

in un unico luogo o in più luoghi;

in un luogo reale, realistico (verosimile), immaginario, fantastico;

in un luogo aperto (bosco, mare, collina...) o chiuso (interno di una casa, di un castello...).

5


L’autore e il narratore In un testo narrativo: ■

l’autore è la persona reale, storicamente esistita o ancora in vita, che ha materialmente scritto la vicenda;

il narratore, chiamato anche «voce narrante», è il personaggio, la voce cui l’autore affida il compito di narrare la vicenda e può essere: ● narratore interno, quando è uno dei personaggi della vicenda e quindi narra in prima persona i fatti di cui è protagonista o testimone.

Era una notte quieta. All’improvviso sentii dei passi, poi una risatina soffocata. Aprii gli occhi. Davanti a me c’era un’ombra. Cominciai a tremare. Mi immobilizzai. Ma quando sentii di nuovo quella risatina, contai fino a cento e accesi la lampada del comodino. C’era una bara davanti al mio letto e dentro c’era una mummia. Il cuore cominciò a battermi a mitraglietta e fu una fortuna, perché almeno voleva dire che io ero ancora viva. (da E. Nava, La mummia che fuggì dal museo, Salani, Milano, 2018, rid.) ●

narratore esterno, quando è estraneo alla vicenda, che narra in terza persona.

Mancava un quarto alle nove. Francesca e Anna camminavano in silenzio, una di fianco all’altra nella città deserta. La maggior parte delle famiglie sedeva ancora a tavola per cena. Dalle finestre spalancate si intravedevano le macchie azzurre dei televisori accesi, e un gran trafficare di pentole e posate sorprendeva le ragazze ogni volta che ci passavano sotto. (da S. Avallone, Acciaio, Rizzoli)

Le sequenze Il testo narrativo può essere suddiviso in parti o unità narrative, dette sequenze, ciascuna delle quali sviluppa un momento in sé compiuto della storia, un episodio che può essere isolato nell’insieme della storia. In base al significato e alla loro funzione, le sequenze possono essere:

6

narrative, quando raccontano le azioni dei personaggi o i fatti, le vicende che li riguardano. Sono dette dinamiche;

descrittive, quando descrivono personaggi, luoghi, ambienti, oggetti. Sono dette statiche;

riflessive, quando riportano pensieri, riflessioni, emozioni, commenti, giudizi del narratore o di un personaggio. Sono dette statiche;

dialogiche, quando riportano i dialoghi tra i personaggi. Sono dette dinamiche.

L’alternarsi dei diversi tipi di sequenze determina il ritmo narrativo. Se prevalgono le sequenze narrative e dialogiche, il ritmo è dinamico, veloce, rapido; se, invece, prevalgono le sequenze descrittive e riflessive, il ritmo è statico, lento.


Il testo narrativo

FABULA E INTRECCIO L’autore di un testo narrativo, a seconda delle sue esigenze narrative e del particolare effetto che intende produrre, può raccontare i fatti, gli eventi secondo l’ordine naturale, logico e cronologico in cui si sono svolti, oppure può adottare un ordine artificiale, iniziando da un qualsiasi momento della vicenda, ad esempio cominciando da un fatto rilevante e tornando poi indietro a spiegarne cause e dinamiche, in modo da rendere più avvincente il racconto. In relazione alla trama, possiamo dunque distinguere due aspetti: la fabula e l’intreccio. ■

La fabula è la disposizione dei fatti narrati secondo l’ordine naturale, cioè secondo l’esatto ordine cronologico e logico in cui si sono svolti. Nel seguente testo, i fatti sono narrati secondo l’ordine cronologico e logico in cui sono accaduti, cioè secondo l’ordine della fabula.

Le due mogli Un giorno, le due mogli di Amin chiesero al marito di dire quale delle due fosse la sua preferita. «Mie dolci mogli» disse Amin, «la questione è molto delicata. Abbiate ancora un po’ di pazienza, perché devo riflettere. Cercherò di rispondervi entro domani.» Non appena fu notte, egli chiamò le due mogli separatamente. Offrì a tutte e due un anello d’oro e ottenne da ciascuna la promessa di non parlare del regalo alla rivale. L’indomani mattina le due donne chiesero ad Amin di dare loro una risposta. «La mia preferita» disse Amin seriamente «è quella a cui ho donato in segreto un anello d’oro.» Le due donne si scambiarono un breve sguardo e ciascuna credette di essere la preferita. Pertanto, ignare del sotterfugio del marito, si ritirarono soddisfatte. (da J. Muzi, Storie del fiume Niger, Fabbri Editori, adatt.)

L’intreccio è l’ordine artificiale che l’autore adotta per raccontare i fatti; un ordine diverso da quello cronologico e logico. Nel seguente testo, i fatti sono narrati secondo un ordine artificiale, diverso da quello cronologico e logico, cioè secondo l’ordine dell’intreccio.

L’airone superbo Alla fine l’airone, pur di non andare a letto a pancia vuota, si umiliò a masticare qualche lumaca e finì per trovarle buone. Da quel giorno non rifiutò più, per superbia, di divorare il buon cibo che gli capitava sottomano. In quella chiara giornata di primavera, infatti, passeggiando in riva a un fiume avrebbe potuto fare una scorpacciata di tinche che nuotavano pigramente nell’acqua, se non le avesse considerate pesci volgari, non degni di lui. (da J. de La Fontaine, Favole, amz, adatt.)

7


FLASHBACK (O ANALESSI) E ANTICIPAZIONE (O PROLESSI) L’autore di un testo narrativo può alterare la successione cronologica dei fatti utilizzando due espedienti tecnici o procedimenti narrativi: il flashback e l’anticipazione. ■

Il flashback (dall’inglese «lampo all’indietro») o analessi (dal greco «ripresa») consiste nell’interrompere la narrazione per raccontare fatti, episodi accaduti in precedenza e la cui conoscenza è indispensabile per la comprensione della vicenda. Nel seguente testo, è stato evidenziato il flashback.

Voglio una rosa Sei partita da due mesi e da due mesi non ho tue notizie. Questa mattina, in giardino, mi sono fermata a lungo davanti alla tua rosa. Ti ricordi quando l’abbiamo piantata? Avevi dieci anni e da poco avevi letto Il piccolo Principe. Eri rimasta incantata dalla storia. Così una mattina, mentre facevamo colazione, hai detto: «Voglio una rosa. Ne voglio una che sia mia soltanto, voglio curarla, farla diventare grande». (da S. Tamaro, Va’ dove ti porta il cuore, Baldini & Castoldi, rid.) ■

L’anticipazione o prolessi (dal greco «anticipazione») consiste nell’anticipare fatti, episodi futuri, che accadranno successivamente. Questo procedimento narrativo viene usato spesso per creare effetti di suspense o di attesa. Nel seguente testo, è stata evidenziata l’anticipazione.

Il regalo di Esa Tornando, scorsi davanti a casa un uomo: era il mio cuoco Esa. Era tornato, annunciò, e mi aveva portato un regalo. Il regalo consisteva nel disegno di un albero, incorniciato e messo sotto vetro, eseguito con cura minuziosa, con le foglioline dipinte una per una di verde chiaro. Ogni foglia racchiudeva una parola scritta in minuscole lettere arabe, in inchiostro rosso. Dovevano essere citazioni dal Corano, ma Esa non riuscì a spiegarmene il significato; continuava a spolverare il vetro con la manica, assicurandomi che si trattava proprio di un regalo. Esa sarebbe rimasto con noi fino alla sua morte. (da K. Blixen, La mia Africa, Feltrinelli, rid.)

8


Il testo narrativo

IL TEMPO DELLA STORIA E IL TEMPO DELLA NARRAZIONE In un testo narrativo assume grande importanza la dimensione temporale. Già sai che l’autore, a seconda delle sue esigenze narrative, può raccontare i fatti secondo l’ordine naturale, logico e cronologico in cui si sono svolti (fabula) oppure può adottare un ordine artificiale, iniziando da un qualsiasi momento della vicenda (intreccio). Inoltre, l’autore può scegliere di alterare la successione cronologica dei fatti, utilizzando due espedienti tecnici o procedimenti narrativi: il flashback (o analessi) e l’anticipazione (o prolessi). Spesso, poi, nel raccontare una storia, viene alterata la durata dei fatti, cioè, sempre a seconda delle esigenze narrative, è possibile allungare o restringere il tempo reale di un avvenimento, dedicando molte pagine a fatti che nella realtà durano poche ore oppure riservando poche righe a fatti che nella realtà durano parecchi anni. Pertanto, la durata degli eventi narrati non coincide quasi mai con la loro durata reale, cioè con la durata che essi avrebbero nella realtà. Per questo, è importante distinguere il tempo della storia dal tempo della narrazione. ■

Il tempo della storia è la durata reale dei fatti narrati.

Il tempo della narrazione è la durata narrativa, cioè lo spazio temporale che i fatti occupano all’interno della narrazione, nella pagina scritta (numero di righe, di pagine o di capitoli).

L’autore può alterare il tempo della storia, cioè la durata reale dei fatti narrati, mediante i seguenti espedienti tecnici o procedimenti narrativi: l’ellissi, il sommario, la pausa. ■

L’ellissi consiste nel tralasciare, nell’omettere completamente interi periodi di tempo e quindi un’intera serie di avvenimenti, considerati privi di interesse, non importanti ai fini della comprensione della vicenda. Talvolta l’ellissi è evidenziata con una spaziatura tipografica, cioè con uno spazio doppio, ma generalmente è segnalata da espressioni del tipo: Il giorno successivo, Due anni dopo, Venti anni dopo...

Cadde lungamente ammalata. Molto tempo dopo, quando la rivedemmo, si era tagliata i capelli e pareva una ragazzina, con una vaga rassomiglianza con gli angeli delle vetrate in chiesa. C’era in lei qualcosa di tragico e di sereno insieme. (da W. Faulkner, Una rosa per Emily, Adelphi)

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Il sommario consiste nel riassumere, sintetizzare in poche righe avvenimenti di una certa durata sui quali non si ritiene necessario soffermarsi, ma la cui conoscenza è giudicata utile per il pubblico ai fini della comprensione della vicenda.

Nei suoi ultimi otto o nove anni di vita, Jurij Andrèevič andò sempre più cedendo e crollando. Dimenticò le cognizioni e la pratica medica e smarrì le qualità di scrittore. Solo di tanto in tanto si sottraeva allo stato di decadimento, rianimandosi, per poi, dopo uno sprazzo fugace, ricadere di nuovo in una totale indifferenza verso se stesso e ogni cosa al mondo. (da B. Pasternak, Il dottor Zivago, rcs, rid. e adatt.) ■

La pausa consiste nel dilatare il tempo della narrazione rispetto al tempo della storia e si ha in presenza di descrizioni dettagliate o di riflessioni dei personaggi.

Mia sorella Martina è magra, alta e bionda. Biondo naturale, però. Ha la frangia che scende sugli occhi. Poi è innamorata di Alex, che sta nella sua classe. Papà è contrario e borbotta, per via che Alex ha i capelli lunghi. Mamma dice che non importa, che tanto Martina è la prima della classe e che poi il primo amore non si sposa mai. (da C. Nöstlinger, Me ne infischio di Re Cetriolo!, Rizzoli, rid. e adatt.)

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Questi espedienti tecnici o procedimenti narrativi (ellissi, sommario, pausa), di cui l’autore si serve per alterare il tempo della storia, cioè la durata reale dei fatti narrati, comportano delle variazioni nel ritmo narrativo. Ad esempio l’ellissi e il sommario, che omettono o sintetizzano eventi che durano giorni, mesi, anni, determinano un ritmo narrativo veloce, rapido. Invece la pausa, che comporta una dilatazione del tempo della narrazione rispetto al tempo reale, determina un ritmo narrativo lento.


Il testo narrativo

LA PRESENTAZIONE DEI PERSONAGGI In un testo narrativo i personaggi possono essere presentati al lettore in forma diretta o in forma indiretta. ■

La presentazione diretta di un personaggio può essere fatta: ● dal narratore esterno, cioè da qualcuno che non prende parte alle vicende raccontate; ● da un altro personaggio, cioè da qualcuno che è coinvolto nelle vicende raccontate; ● dal personaggio stesso che, in questo caso, si autopresenta, cioè presenta se stesso. Nel seguente esempio, il personaggio è presentato dal narratore esterno.

Il ragazzo veniva da un paesetto sperduto dell’Estremadura, dove le condizioni di vita erano incredibilmente primitive e il cibo era scarso. Era un ragazzo ben messo, con capelli neri e un po’ ricci, bei denti e un sorriso pronto e disinvolto. Sapeva muoversi con sveltezza e faceva bene il suo lavoro che si svolgeva tra luci splendenti, tovaglie candide, gente in abito da sera e tante cose da mangiare in cucina: tutto ciò gli appariva bellissimo in un modo romantico. (da E. Hemingway, I quarantanove racconti, A. Mondadori, rid.)

Nel seguente esempio, il personaggio è presentato da un altro personaggio.

C’è in lui qualcosa di strano, qualcosa di ripugnante, di detestabile addirittura. Non ho mai visto un uomo così antipatico, eppure non saprei dire il perché. Colpisce sgradevolmente, sembra vi sia in lui qualcosa di deforme per quanto non si sappia specificare che cosa. Ha un aspetto anormale e tuttavia non potrei indicare esattamente in lui nulla fuori dall’ordinario. (da R.L. Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, Rizzoli, adatt.)

Nel seguente esempio, il personaggio si autopresenta, cioè presenta se stesso.

Io ero libero come l’aria perché non avevo genitori e non appartenevo alla categoria dei servi né a quella dei padroni. Facevo parte della famiglia dei Terralba, ma non portavo il loro nome. La mia povera madre era figlia del visconte Aiolfo e sorella di Medardo, ma aveva macchiato l’onore della famiglia fuggendo con un bracconiere che fu poi mio padre. Dopo la morte dei miei genitori, fui accolto nel castello perché mio nonno Aiolfo ebbe pietà di me e crebbi grazie alle cure della balia Sebastiana. (da I. Calvino, Il visconte dimezzato, A. Mondadori, rid.)

Nel caso della presentazione indiretta di un personaggio, il lettore deve ricavare informazioni sul personaggio nel corso della lettura, attraverso i suoi comportamenti, pensieri, giudizi, opinioni, nonché attraverso i rapporti che instaura con gli altri personaggi.

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LE PAROLE E I PENSIERI DEI PERSONAGGI In un testo narrativo, l’autore, per far conoscere al lettore quello che i suoi personaggi dicono o pensano, può utilizzare le seguenti tecniche o modalità espressive: il discorso diretto, il discorso indiretto, il discorso indiretto libero, il monologo interiore, il soliloquio. ■

Il discorso diretto consiste nel riferire le parole dei personaggi in modo diretto. È distinto visivamente dal resto della narrazione in quanto è preceduto dai due punti ed è delimitato da segni grafici come le virgolette (“...”, «...») o i trattini (–...–). Il discorso diretto, inoltre, può essere introdotto o seguito da un verbo dichiarativo, come dire, chiedere, rispondere, ribattere, gridare...

Harry disse alla donna: «Mi scusi». «Salve, ragazzo» gli disse lei. «È la prima volta che vai a Hogwarts?» «Sì» rispose Harry. «Il fatto è che non so come...» «Come raggiungere il binario?» chiese la donna gentilmente, e Harry annuì. (da J.K. Rowling, Harry Potter e la pietra filosofale, Salani, adatt.)

Il discorso diretto viene usato anche nei dialoghi (scambi di battute, di botta e risposta tra due o più personaggi). Nei dialoghi sono frequenti, soprattutto nella narrativa contemporanea, sia l’omissione dei verbi dichiarativi sia l’indicazione del personaggio che parla, quando i segni grafici e il contenuto delle battute sono sufficienti a far capire al lettore tra chi avviene la conversazione.

La Marmottina alzò la zampa destra davanti e, dopo aver tastato il polso a Pinocchio, gli disse sospirando: «Amico mio, mi dispiace doverti dare una cattiva notizia!». «Cioè?» «Tu hai una gran brutta febbre!» «E che febbre sarebbe?» «È la febbre del somaro.» (da C. Collodi, Le avventure di Pinocchio, Rizzoli)

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Il testo narrativo ■

Il discorso indiretto consiste nel riferire le parole dei personaggi in modo indiretto, cioè attraverso la mediazione del narratore, facendole dipendere da un verbo dichiarativo, come dire, chiedere, rispondere, ribattere, gridare..., e senza l’uso delle virgolette.

Io le riferii che eravamo italiani in partenza, e che volevamo comprare spaghetti, burro, sale, uova e zucchero. La bottegaia ci disse chiaro e tondo, in ottimo tedesco, che secondo lei non eravamo italiani proprio per niente. Ero abbastanza seccato e ribattei bruscamente che eravamo italiani, le piacesse o no; ebrei italiani, uno di Roma e uno di Torino, che venivamo da Auschwitz e andavamo a casa, e volevamo comprare e pagare, e non perdere tempo in fandonie. (da P. Levi, La tregua, Einaudi, rid.)

Il discorso indiretto libero consiste nel riferire le parole o i pensieri dei personaggi in modo indiretto, ma con le stesse parole dei personaggi e senza introdurle con verbi dichiarativi.

Si sentiva allargare il cuore. Gli venivano tanti ricordi piacevoli. Ne aveva portate delle pietre sulle spalle, prima di fabbricare quel magazzino! E ne aveva passati di giorni senza pane, prima di possedere tutta quella roba! Ragazzetto... gli sembrava di tornarci ancora, quando portava il gesso dalla fornace di suo padre, a Donferrante! Quante volte l’aveva fatta quella strada... (da G. Verga, Mastro don Gesualdo, Einaudi)

Il monologo interiore consiste nel riferire le parole, i pensieri, le riflessioni che i personaggi rivolgono a se stessi in assenza di qualunque interlocutore. Possono essere presenti verbi come pensare, credere, ritenere..., e anche punti di sospensione, punti interrogativi ed esclamativi.

Che serata stupenda! Oggi sarebbe stato il tempo ideale per una gita al rifugio Rosetta. Il Cimon che si erge nel cielo è davvero superbo. Ci saremmo messi in marcia alle cinque del mattino. All’inizio sarei stata male come al solito… ma poi mi sarebbe passato. Non c’è niente di più delizioso di una passeggiata alla luce dell’alba. (da A. Schnitzler, La signorina Else, Adelphi)

Il soliloquio consiste nel riferire le parole, i pensieri, le riflessioni dei personaggi facendoli precedere da virgolette, come se i personaggi li pronunciassero tra sé e sé.

Egli aveva raccolto tutto ciò in una mano e stava in piedi in mezzo alla camera. «Nella stufa? Ma sarà nella stufa che anzitutto cominceranno a rovistare. Bruciarlo? Ma come bruciarlo? Non ho nemmeno i fiammiferi. No, è meglio andare fuori in qualche posto e gettare via tutto. Sì! È meglio gettarlo via!» (da F. Dostoevskij, Delitto e castigo, Einaudi)

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MAPPA DELLE CONOSCENZE

IL TESTO NARRATIVO

ORDINE DELLA NARRAZIONE

CHE COS’È

STRUTTURA

È un testo che narra una storia, cioè una vicenda costituita da una serie di eventi relativi a uno o più personaggi che si muovono in un tempo e in un luogo

◾ Situazione iniziale

◾ Pochi

◾ Rottura dell’equilibrio

o numerosi: esseri umani, animali, creature fantastiche, oggetti ◾ Principali ◾ Secondari ◾ Comparse

iniziale ◾ Sviluppo

della vicenda attraverso processi di peggioramento o di miglioramento ◾ Situazione finale o conclusione con la ricomposizione di un nuovo equilibrio

un ordine naturale, logico e cronologico: fabula

I fatti possono essere narrati secondo:

PERSONAGGI

un ordine artificiale, iniziando da un qualsiasi momento della vicenda: intreccio

La successione cronologica dei fatti può essere alterata mediante: ◾ flashback (o analessi): racconto di fatti, episodi accaduti in precedenza ◾ anticipazione (o prolessi): anticipazione di fatti, episodi futuri, che accadranno successivamente

Ruoli ◾ Protagonista ◾ Antagonista ◾ Aiutante

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Presentazione ◾ In forma diretta: ● dal narratore esterno ● da un altro personaggio ● dal personaggio stesso (autopresentazione) ◾ In forma indiretta

Le parole e i pensieri dei personaggi Possono essere riferiti mediante: ◾ discorso diretto ◾ discorso indiretto ◾ discorso indiretto libero ◾ monologo interiore ◾ soliloquio


TEMPO

LUOGO

◾ Presente,

passato, futuro ◾ Determinato o indeterminato

◾ Uno

NARRATORE

solo o più luoghi

◾ Reale ◾ Realistico

(verosimile) fantastico ◾ Aperto o chiuso ◾ Immaginario,

PIÙ FACILE

Accedi alla mappa personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo

◾ Interno:

narra in prima persona ◾ Esterno: narra in terza persona

È importante distinguere tra:

tempo della storia: durata reale dei fatti narrati

tempo della narrazione: durata narrativa, cioè lo spazio temporale che i fatti occupano all’interno della narrazione, nella pagina scritta

Può essere alterato mediante:

ellissi: omissione di periodi di tempo

sommario: sintesi di avvenimenti

pausa: dilatazione del tempo della narrazione (riflessioni/descrizioni)

determinano un

determina un

ritmo narrativo veloce, rapido

ritmo narrativo lento

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VERSIONE INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE 1 Indica se le seguenti affermazioni, relative alla vicenda raccontata in un testo narrativo, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. La vicenda narrata è generalmente breve ma molto complessa.

V

F

b. La vicenda può essere reale, verosimile o fantastica.

V

F

c. La vicenda è sempre reale o verosimile.

V

F

d. I fatti sono collegati fra loro da un rapporto di causa-effetto.

V

F

PUNTI ........... /4

2 Alla base di ogni testo narrativo c’è l’evoluzione da una situazione iniziale a una situazione finale, in cui si ricompone un nuovo equilibrio che: (1 punto se la risposta è esatta) A è sempre positivo

B è generalmente negativo

C può essere positivo o negativo PUNTI ........... /1

3 Indica se le seguenti affermazioni, relative ai personaggi di un testo narrativo, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. I personaggi sono, in genere, molti.

V

F

b. Il protagonista può essere ostacolato da un antagonista e favorito da un aiutante.

V

F

c. Se un personaggio è presentato da un altro personaggio, si tratta di una presentazione in forma indiretta.

V

F

d. Il personaggio che si presenta da sé è un caso di presentazione in forma diretta.

V

F

PUNTI ........... /4

4 La vicenda narrata quando e dove può essere ambientata? (1 punto per ogni risposta esatta) A In un’epoca passata

o contemporanea B Raramente in un’epoca futura

C Sempre in un luogo reale e chiuso D In un luogo reale o fantastico,

aperto o chiuso PUNTI ........... /2

5 Completa le seguenti frasi. (1 punto per ogni risposta esatta) fabula a. Si chiama la disposizione dei fatti narrati secondo l’ordine naturale, cronologico e logico.

b. Si chiama

intreccio

l’ordine artificiale adottato per raccontare i fatti. PUNTI ........... /2

6 Completa le seguenti frasi. (1 punto per ogni risposta esatta) a. Si chiama

anticipazione

la narrazione di fatti che accadranno successivamente.

flashback b. Si chiama la narrazione di fatti accaduti in precedenza e di cui è necessario informare il lettore.

16

PUNTI ........... /2


Il testo narrativo 7 Completa le seguenti frasi con gli espedienti tecnici o procedimenti narrativi sotto riportati, che l’autore può utilizzare per alterare il tempo della storia, cioè la durata reale dei fatti narrati. (1 punto per ogni risposta esatta) ellissi – sommario – pausa a. Quando l’autore dilata il tempo della narrazione mediante descrizioni dettagliate o riflessioni dei personaggi, utilizza la pausa. b. Quando l’autore tralascia, omette interi periodi di tempo, utilizza l’ellissi. c. Quando l’autore sintetizza avvenimenti di una certa durata, utilizza il sommario. PUNTI ........... /3

8 Collega ciascuno dei seguenti brevi testi all’espediente tecnico o procedimento narrativo che contiene. (1 punto per ogni risposta esatta) 1. Allora il giovane si mise a viaggiare per tutto il mondo. Cinque anni dopo, ritornò a casa. 2. Carlo entrò nella stanza. Sul tavolo c’erano dei bicchieri e un vaso di fiori. Da un attaccapanni pendeva un impermeabile grigio.

a. Pausa b. Ellissi c. Sommario

3. Durante tutta l’estate Leo fu occupatissimo. Spesso si fermò a lavorare fino a tardi, nel suo ufficio.

PUNTI ........... /3

9 Completa le seguenti frasi. (1 punto per ogni risposta esatta) a. Se il narratore narra in prima persona, si chiama narratore interno. b. Se il narratore narra in terza persona, si chiama narratore esterno. PUNTI ........... /2

10 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. Spesso, nei dialoghi, le battute non sono introdotte da verbi dichiarativi.

V

F

b. La frase «All’improvviso si alzò e disse che era giunto il momento di partire» contiene un discorso indiretto libero.

V

F

c. Il monologo interiore consiste nel riferire i pensieri che i personaggi rivolgono a se stessi in assenza di un interlocutore.

V

F

PUNTI ........... /3

AUTOVALUTAZIONE ■

PUNTEGGIO TOTALE .......... /26

La verifica mi è sembrata complessivamente: facile

di media difficoltà

difficile

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande

In base al mio punteggio totale, posso affermare di conoscere le caratteristiche del testo narrativo: poco

abbastanza

bene

Per migliorare il mio risultato, devo ripassare questi argomenti:

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PIÙ FACILE

Andrea Molesini Scrittore, poeta

Non avevo scelta

Ascolta l’audio del testo

Andrea non ha scelta: i suoi genitori sono partiti per il Brasile e lui deve trascorrere le vacanze con gli zii e i cugini, Gigi e Riccardo.

e traduttore italiano, 1954

1. acido:

pungente.

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Due giorni di pioggia. Io e i miei cugini non potevamo far altro che giocare a carte nella veranda. Gigi aveva due anni meno di me, era gentile ma un po’ infantile, e sottomesso al fratello. Riccardo, invece, era un anno più grande di me e parlava solo di motori e di sport. Non mi piaceva nemmeno il gruppo di bulli che frequentava, di nascosto dalla zia. Fin dal mio primo giorno di vacanza, Riccardo mi stuzzicava di continuo, ma io cercavo di lasciar perdere, sapendo che poteva atterrarmi con una sola spinta. Riccardo era un tipo con la battuta sempre pronta, mi batteva a braccio di ferro e si vantava di imprese leggendarie, come lo stare con la testa sott’acqua per tre minuti. Io non ero certamente alla sua altezza, però i miei sogni, di questo ero sicuro, erano più avventurosi dei suoi. La casa degli zii si affacciava sul mare, e quando venerdì pomeriggio smise di piovere scendemmo in spiaggia per giocare a guardie e ladri. Eravamo una decina, tutti maschi, con l’aggiunta di qualche bambina. Ci siamo rincorsi e coperti di fango dalla testa ai piedi fino all’ora di cena, quando zia Veronica ci chiamò con uno strillo: «A mangiaaare!». Impossibile non sentirlo, e fare finta di niente non ci conveniva: la punizione per il ritardo era crudelissima, apparecchiare e sparecchiare la tavola per due sere di fila. Rientrammo in tempo per evitare la rabbia di zio Adolfo. Zia Veronica ci ordinò di sedere, ma con un tono di voce molto meno acido1 rispetto a quello che usava con suo marito. Infatti, quando si rivolgeva a lui sembrava che gli schizzasse del veleno addosso, e per questo motivo avevo cominciato a chiamarla zia «Viperonica». Dopo aver mangiato e ascoltato le chiacchiere di tutti, arrivammo al sudato permesso di alzarsi da tavola. «Dai, facciamo la lotta!» disse Riccardo, colpendomi la spalla destra.


Anche se non mi aveva fatto niente, mi spostai e feci per allontanarmi. «Dai Andrea, vediamo chi vince» fece Gigi, bloccandomi il passo. «Non mi metto con i più piccoli» gli dissi, guardando Riccardo con la coda dell’occhio. Ma lui m’imprigionò le braccia e mi sollevò da terra. Mi divincolai, e scivolammo sul pavimento. Riccardo mi prese il braccio e me lo girò dietro la schiena, ma mi liberai e gli diedi un graffio sulla tempia. Si coprì l’occhio e fece uno strillo. «Ragazzi, cosa fate, smettetela!» fece lo zio. «È stato Andrea» fece Gigi a zia Viperonica. «Ah!» urlò la zia, «l’occhio! Fammi vedere, togli la mano. Be’… è solo la tempia, accidenti però, vieni che ti metto dell’alcool.» Rimasi immobile per un paio di minuti, sotto lo sguardo divertito e cattivo di Gigi, che mi guardava di nascosto. La zia mi disse: «Sentimi bene tu, chi ti credi di essere, a momenti gli strappavi un occhio!». Mi lanciò un’occhiata, e aggiunse: «Vai di corsa a letto, e guai se ti vedo ancora fare a botte!». Mi sentivo bruciare dentro. Non volevo piangere né rispondere, avevo tutta l’estate davanti e non avevo scelta, la zia dovevo tenermela buona. Mi lavai i denti e m’infilai immediatamente sotto le lenzuola. Pensai ai miei genitori che erano andati in Brasile: per affari, aveva detto mio papà, ma io pensavo che fossero andati in vacanza senza di me. Non ho mai scoperto la verità. Guardavo la forma della finestra riprodotta sulla parete dalla luce della luna. Non abbassavo mai le serrande perché quella figura che durante la notte s’allungava e cambiava forma mi teneva compagnia.

PIÙ FACILE

Il testo narrativo

(da Tutto il tempo del mondo, A. Mondadori, rid. e adatt.)

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COMPRENSIONE 1 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false. a. Andrea trascorre le vacanze estive dagli zii con due cugini. b. Quando c’è bel tempo, Andrea e i suoi cugini vanno in spiaggia e lottano fra loro. c. Andrea, facendo la lotta con Riccardo, lo graffia sulla tempia. d. Andrea viene sgridato e castigato dalla zia.

V

F

V

F

V

F

V

F

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Per ciascuna delle seguenti caratteristiche, indica a quale personaggio si riferisce, scegliendo fra Andrea, Gigi, Riccardo. Andrea

Gigi

Riccardo

a. È più giovane di Andrea. b. È più grande di Andrea. c. Frequenta un gruppo di bulli. d. I suoi sogni sono molto avventurosi.

3 I personaggi Gigi e Riccardo da chi sono presentati? A Sono presentati dal narratore esterno, cioè da qualcuno che non prende

parte alla vicenda raccontata. B Sono presentati dal narratore interno, cioè da Andrea.

4 Il tempo in cui si svolge la vicenda è: A d’estate

B l’inizio dell’autunno

5 Il luogo in cui si svolge la vicenda è: A chiuso

B aperto

C sia aperto sia chiuso

6 In che modo sono narrati i fatti? Aiutati con la mappa a pag. 14. A Secondo la fabula

B Secondo l’intreccio

7 Leggi la sequenza finale del testo «Mi sentivo bruciare dentro ... mi teneva compagnia». Come la definiresti? A Narrativa

B Riflessiva

C Narrativa e riflessiva

PRODUZIONE SCRITTA 8

20

RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI

Ti è mai capitato di non rispondere come avresti voluto a una persona perché «non avevi scelta, dovevi tenertela buona»? Racconta la tua esperienza in un breve testo scritto. Risposta soggettiva


Isaac Bashevis Singer Scrittore polacco, 1902-1991 Premio Nobel per la letteratura, 1978

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

Ellissi

Sommario

1. balia: donna che un

tempo allattava i figli degli altri, dietro compenso.

Il paradiso degli sciocchi

Ascolta l’audio del testo

Il ragazzino Atzel è felice di trovarsi nel «paradiso degli sciocchi», ma poi, con il passare del tempo, diventa molto triste. Perché? E per quale motivo questo paradiso è un luogo adatto agli sciocchi?

Una volta, da qualche parte, viveva un ricco che si chiamava Kadish. Aveva un figlio unico chiamato Atzel. Nella casa di Kadish viveva una lontana parente, un’orfana di nome Aksah. Atzel era un ragazzo alto, con occhi e capelli neri. Aksah era un po’ più bassa di Atzel, e aveva gli occhi azzurri e i capelli d’oro. Avevano la stessa età. I bambini studiavano e giocavano sempre assieme. Atzel fingeva di essere il marito e Aksah la moglie. Tutti erano sicuri che quando sarebbero diventati grandi si sarebbero sposati davvero. Ma, una volta cresciuti, Atzel, d’improvviso, si ammalò. Era una malattia di cui nessuno aveva sentito parlare. Atzel credeva di essere morto. Come gli era venuta in testa un’idea del genere? Ascoltando delle storie sul paradiso, sembra. Atzel aveva avuto una vecchia balia1, che non aveva fatto che descrivergli quel luogo: gli aveva detto che in paradiso non si doveva né studiare né lavorare o fare qualsiasi sforzo. In paradiso si mangiava carne di bufalo e di balena, e si dormiva fino a tardi; doveri non ne esistevano. Atzel era pigro per natura. Detestava alzarsi presto al mattino e studiare. Sapeva che un giorno sarebbe dovuto succedere al padre nella sua attività, e non ne aveva voglia. Siccome la balia aveva detto ad Atzel che l’unico modo di andare in paradiso era di morire, egli aveva deciso di farlo al più presto. E ci aveva tanto pensato e ripensato che a un certo punto cominciò a credere di essere morto davvero e diceva ai genitori: «Perché non mi seppellite? Vedete bene che sono morto. Per colpa vostra non posso andare in paradiso». Molti medici furono chiamati a visitare Atzel e tutti cercarono di convincere il ragazzo che era vivo. Gli fecero notare che parlava, mangiava e dormiva. Ma ben presto Atzel cominciò a mangiare di meno e a parlare di rado. La sua famiglia temette allora che sarebbe morto davvero. Kadish, disperato, andò a consultare un grande specialista, il dottor Yoetz. Dopo aver ascoltato la descrizione della malattia di Atzel, disse a Kadish: «Vi prometto di guarire vostro figlio in otto giorni, a una sola condizione: dovrete fare qualsiasi cosa io vi dica, per quanto strana vi possa sembrare». Kadish accettò e il dottor Yoetz disse che avrebbe visitato Atzel quello stesso giorno. Kadish disse a sua moglie, ad Aksah e ai servi che dovevano eseguire gli ordini del medico senza discutere e così essi fecero. Quando il dottor Yoetz arrivò, fu condotto nella stanza di Atzel. Il ragazzo giaceva nel suo letto, pallido, magro per via del digiuno, con i capelli arruffati, la camicia da notte spiegazzata. 21


Il dottore diede uno sguardo ad Atzel ed esclamò: «Perché tenete un cadavere in casa? Perché non gli fate il funerale?». I genitori, a sentire queste parole, si spaventarono terribilmente, ma il viso di Atzel s’illuminò, gli sorrise e disse: «Vedete che avevo ragione io!». Benché Kadish e sua moglie fossero strabiliati dalle parole del medico, si ricordarono della promessa fatta e andarono a fare i preparativi per il funerale. Atzel, allora, saltò fuori dal letto e cominciò a ballare e a battere le mani. La gioia gli aveva fatto venire fame e chiese da mangiare. Ma il dottor Yoetz rispose: «Aspetta, mangerai in paradiso». Il medico ordinò di preparare una stanza che somigliasse al paradiso. I muri furono tappezzati di raso bianco e tappeti preziosi coprivano il pavimento. Le imposte della finestra vennero chiuse e vennero tirate bene le tende. Candele e lampade a olio ardevano giorno e notte. I servi erano vestiti di bianco, con le ali sul dorso, e dovevano fare la parte degli angeli. Atzel fu adagiato in una bara aperta, e si tenne un servizio funebre, ma egli era così esausto dalla felicità che dormì per tutta la durata della cerimonia. Quando si svegliò, si ritrovò in una stanza che non riconobbe. «Dove sono?» domandò. «In paradiso, mio signore» rispose un servo alato. «Ho molta fame» disse Atzel. «Vorrei un po’ di carne di balena.» «Subito, mio signore.» Il capo dei domestici batté le mani e si aprì una porta da cui giunsero camerieri, tutti con le ali sul dorso e che portavano vassoi d’oro carichi di carne, pesce, melagrane, datteri e pesche. Quand’ebbe finito di mangiare, Atzel dichiarò che voleva riposare. Quando si svegliò, era mattina. Appena i domestici videro che Atzel era sveglio, gli portarono un pasto identico al precedente. «Perché mi date gli stessi cibi di ieri?» chiese Atzel. «Mio signore, in paradiso si mangiano sempre gli stessi cibi.» «È già giorno o è ancora notte?» chiese Atzel. «In paradiso non esiste giorno né notte.» Il dottor Yoetz aveva dato istruzioni precise su come i domestici dovevano parlare ad Atzel e comportarsi con lui. Atzel di nuovo mangiò il pesce, la carne, la frutta, ma il suo appetito non era buono come il giorno prima. Quando ebbe finito il suo pasto, domandò: «Che ora è?». «In paradiso il tempo non esiste» rispose il servo. «Che cosa farò adesso?» chiese Atzel. «In paradiso, mio signore, non si fa niente.» «Dove sono gli altri beati? Mi piacerebbe incontrarli.» «In paradiso ogni famiglia ha un posto tutto per sé. Le abitazioni sono troppo distanti fra loro per fare delle visite. Ci vorrebbero migliaia di anni per andare dall’una all’altra.» «Quando verrà la mia famiglia?» chiese ancora Atzel. «Vostro padre ha ancora vent’anni di vita, vostra madre trenta. E finché vivono non possono venire qui.» «E Aksah?» 22


Il testo narrati narrativo ivo

Ellissi

«Aksah ha ancora più di cinquant’anni di vita.» «E io devo star qui solo per tutto questo tempo?» «Sì, mio signore.» Atzel scosse il capo, pensieroso. Poi domandò: «Che cosa farà Aksah?». «Adesso vi sta piangendo, ma prima o poi si dimenticherà di voi, incontrerà un altro giovanotto e si sposerà.» Atzel si alzò e cominciò a camminare su e giù. Un lungo sonno e il cibo nutriente gli avevano ridato forza. Per la prima volta, dopo anni, il pigro Atzel ebbe voglia di fare qualcosa, ma non c’era niente da fare nel suo paradiso. Per otto giorni restò nel suo finto cielo e ogni giorno diventò più triste. Sentiva la mancanza di suo padre e di sua madre e desiderava Aksah. Venne il momento in cui non riuscì più a nascondere la sua tristezza, e osservò con uno dei servi: «Mi accorgo adesso che vivere non è tanto male come credevo». «Vivere, mio signore, è difficile. Si deve studiare, lavorare, faticare. Qui tutto è facile» lo consolò il servo. «Ma io vorrei spaccare la legna e trasportare pietre, piuttosto che starmene qui seduto. E quanto durerà tutto ciò?» «Per sempre.» «Per sempre?» disse Atzel disperato. «Piuttosto mi ammazzerei.» «Un morto non può ammazzarsi.» L’ottavo giorno, quando sembrò che Atzel avesse toccato il fondo della disperazione, uno dei servi – come era previsto – venne da lui e disse: «Mio signore, c’è stato uno sbaglio. Voi non siete morto! Dovete lasciare il paradiso». Atzel era fuori di sé dalla gioia. Il servo lo bendò e, dopo averlo portato avanti e indietro per i lunghi corridoi della casa, lo condusse nella stanza dove la sua famiglia stava aspettando e gli scoprì gli occhi. Pieno di gioia, Atzel abbracciò e baciò i suoi genitori e Aksah. «Non sapevo come fosse bello vivere» gridò. Non passò molto tempo che il matrimonio di Atzel con Aksah ebbe luogo. Il dottor Yoetz era l’ospite d’onore. Le nozze durarono sette giorni e sette notti, e fu uno dei matrimoni più allegri che i vecchi potessero ricordare. Atzel e Aksah erano straordinariamente felici, e tutt’e due vissero fino a tarda età. Atzel smise di essere pigro e divenne il mercante più attivo dell’intera regione. Fu solo dopo il matrimonio che Atzel venne a sapere come lo aveva guarito il dottor Yoetz e che era vissuto in un paradiso per sciocchi. Negli anni successivi egli parlava spesso con Aksah delle sue avventure, e più tardi raccontarono la storia della cura meravigliosa del dottor Yoetz ai loro figli e ai nipoti, concludendo sempre con le parole: «Ma, naturalmente, nessuno può dire come sia davvero il paradiso». (da Zlateh la capra e altre storie, Bompiani, rid.)

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COMPRENSIONE 1 Completa le seguenti frasi. a. Atzel crede di essere morto e vuole essere seppellito perché vuole andare in paradiso dove non si fa nulla, nessuno sforzo.

b. Kadish, il padre di Atzel, consulta il dottor Yoetz perché vuole che Atzel guarisca da questa malattia, quindi si rivolge a un grande specialista.

c. Il dottor Yoetz promette di guarire Atzel a una condizione e cioè che i genitori facciano qualunque cosa chiederà loro, anche se strana.

d. Dopo la cerimonia funebre, Atzel si ritrova in una stanza che non riconosce perché era stata decorata e addobbata in modo che somigliasse al paradiso.

e. Con il passare dei giorni, Atzel, nel suo «finto cielo», diventa sempre più triste perché si annoia a non far nulla e sente la mancanza dei suoi genitori e di Aksah.

f.

Alla notizia che deve lasciare il paradiso, Atzel è fuori di sé dalla gioia.

g. Non molto tempo dopo, Atzel si sposa con

Aksah

e l’ospite d’onore è il dottor Yoetz.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Riguardo alla struttura del racconto, qual è il fatto che rompe l’equilibrio iniziale, complica la situazione iniziale? La strana malattia di Atzel, che crede di essere morto. 3 Per ciascuno dei seguenti personaggi, indica se è principale P , secondario S , comparsa C . a. Kadish

P

S

C

d. Balia

P

S

C

b. Atzel

P

S

C

e. Dottor Yoetz

P

S

C

c. Aksah

P

S

C

f.

Servitori

P

S

C

4 Indica quali delle seguenti affermazioni, relative ad Atzel, sono corrette. A È figlio di un ricco mercante.

C È pigro.

B È alto con i capelli biondi.

D Vuole bene ai suoi genitori e ad Aksah.

5 Quale personaggio assume il ruolo di aiutante dei genitori di Atzel? Il dottor Yoetz. 6 Come definiresti la presentazione dei personaggi? Diretta o indiretta? Motiva la tua risposta. La presentazione è diretta, perché il narratore fornisce informazioni su aspetto fisico e carattere.

7 Il tempo e il luogo in cui avviene la vicenda narrata sono determinati o indeterminati? Il tempo e il luogo sono indeterminati.

8 Nella parte iniziale del racconto è presente un flashback, cioè un’interruzione della narrazione per raccontare un fatto accaduto in precedenza e la cui conoscenza è indispensabile per la comprensione della vicenda. Individua nel testo il flashback e sottolinealo in blu. Risposta nel testo 9 Nella parte finale del racconto è presente un’anticipazione di eventi futuri, che accadranno successivamente. Individua nel testo l’anticipazione e sottolineala in rosso.

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Risposta nel testo


Il testo narrativo

10 Individua nel testo un esempio di ellissi (omissione di periodi di tempo) e un esempio di sommario (sintesi di avvenimenti) e contrassegnali a margine del testo. Risposte possibili nel testo

11 Il narratore è esterno o interno? Motiva la tua risposta. Il narratore è esterno, perché non è uno dei personaggi e racconta in terza persona.

LESSICO 12 Per ciascuna delle seguenti parole derivate, tratte dal testo, scrivi la parola primitiva da cui deriva. a. attività

attivo

e. felicità

b. specialista

speciale

f.

felice

istruzioni

istruire

c. disperazione disperare

g. mancanza

mancare

d. camerieri

h. meravigliosa meraviglia

camera

13 Collega ciascun modo di dire con «paradiso» al corrispondente significato. 1. Stare in paradiso a dispetto dei santi 2. Voler andare in paradiso in carrozza 3. Avere dei santi in paradiso

a. Godere della protezione di persone influenti b. Trovarsi in un posto dove non si è graditi c. Pretendere di ottenere qualcosa di eccezionale senza nessuna fatica

GRAMMATICA 14 Nella frase «Benché Kadish e sua moglie fossero strabiliati dalle parole del medico...», la parola «benché» ha funzione di congiunzione subordinante: A causale

C concessiva

B condizionale

D temporale

PRODUZIONE SCRITTA 15

INVENTARE UN ALTRO TITOLO

IN COPPIA Inventate un altro titolo appropriato e sempre

nominale, cioè privo di verbo. Risposte possibili: Il finto paradiso, La malattia di Atzel 16

IDENTIFICARE IL MESSAGGIO DEL TESTO Secondo te, la vicenda narrata quale messaggio intende trasmettere? Risposta soggettiva

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi narrativi: G. de Maupassant, Com’è strana la vita!; J. Amado, La palla innamorata; I. McEwan, La pomata svanilina

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VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

VERSIONE INTERATTIVA

Michele Tranquilli Scrittore italiano, 1989

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. low cost: a basso

costo. 2. Tortona: comune

italiano della provincia di Alessandria, in Piemonte.

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Una nuova esperienza

Ascolta l’audio del testo

A diciassette anni si sarebbe potuto dire che la mia vita fosse perfetta. Avevo una famiglia amorevole, un sacco di amici, una moto, frequentavo una buona scuola. Insomma, non mi mancava niente. Cercavo anche di darmi un gran da fare: ero impegnato nel volontariato, nelle politiche giovanili, ero diventato rappresentante di Istituto, suonavo in una band. Eppure tutto questo non mi bastava. In classe, durante le ore di lezione che mi sembravano noiosissime, guardavo fuori dalla finestra e volevo essere altrove, a vivere esperienze mozzafiato, a costruirmi un futuro tutto mio. Non potevo accettare che la mia vita fosse la solita storia: finire il liceo, entrare in una buona università, uscire con un bel voto, trovare un buon lavoro eccetera... Da quel banco volevo solo alzarmi, e non perdevo occasione per farlo. Adoravo viaggiare. Avevo già girato mezza Europa sfruttando ogni occasione low cost1. Viaggiare era un modo per mettermi in gioco, potermi misurare con la vita, conoscere i miei limiti. L’anno scolastico stava finendo e l’estate del 2006 era alle porte. Sarei diventato «grande», compiendo diciott’anni, ed ero alla ricerca di un viaggio che fosse diverso da qualunque altro avessi mai fatto, volevo un’avventura che potesse cambiarmi la vita. Ma quale? Un pomeriggio sono in giro per i colli di Tortona2 con Anita, mia cugina, in sella alla sua Vespa. Anita ha la mia età ed è anche la mia migliore amica. Parliamo di tutto, scherziamo e facciamo progetti. Le parlo della voglia di passare l’estate in modo diverso, facendo qualcosa di speciale. Spariamo cavolate per un po’ e pensiamo a quanto coraggio serva per mollare tutto e partire. Un po’ come avevano fatto i nostri nonni. Appena sposato, proprio il giorno delle nozze, nostro nonno materno dovette partire per sei mesi di lavoro in Congo. Era una buona offerta e non poté rifiutarla. La nonna non ci pensò due volte e senza nessun preavviso saltò sulla nave all’ultimo momento, partendo con il nonno ancora vestita da sposa. Era il 1952. Sarebbero dovuti restare in Congo sei mesi, ci restarono otto anni. E lì diedero alla luce tre dei loro sei figli, tra cui proprio mia mamma e la mamma di Anita. Noi cugini siamo cresciuti con i racconti incredibili di quegli anni, ingigantiti dalla memoria delle nostre madri, allora bambine. «E se questa fosse l’idea giusta? È tutta la vita che lo sogniamo, è il momento ideale! L’Africa, ecco la meta!» Anita e Michele, volontari in Africa! Suonava molto bene. Probabilmente in quel che ci faceva partire c’era ben poco di umanitario. Sotto sotto, ciò che spingeva era l’idea di poter toccare una realtà così disperata da farci sentire, in qualche modo, indispensabili. Già ci immaginiamo di arrivare, salvare bambini e donare prosperità a molti.


Il testo narrativo 3. malaria: malattia

infettiva trasmessa all’uomo dalla zanzara del genere anofele.

Eravamo pronti a tutto, a prenderci la malaria3, a mangiare insetti, a correre nella savana... a tutto, tranne che a sentirci inutili. Con questa nostra folle idea, forse, stavamo cercando di saziare quella voglia di oltrepassare il limite e di poter dire, perché no?, di essere stati gli unici tra i nostri amici ad aver avuto il coraggio di farlo. O forse stavamo solo trovando un modo originale per sfuggire alla noia, chi lo sa. Scopriamo presto che il solo fatto di desiderare qualcosa non implica necessariamente che le cose accadano. Anzi, capiamo in fretta che se davvero in quell’estate del 2006 vogliamo coronare il sogno di partire dobbiamo rimboccarci le maniche. Scriviamo a decine di organizzazioni umanitarie, attiviamo tutti i canali possibili, e dopo tanti sforzi arriva una risposta. Un’organizzazione italiana gestisce in Tanzania un piccolo centro diurno per i bambini orfani di un quartiere di Iringa, una cittadina sull’altopiano meridionale. Sono disposti ad accoglierci. Sono giorni frenetici: dobbiamo preparare i documenti, vaccinarci, recuperare i soldi per pagare i biglietti aerei e le spese sul posto e infine mettere al corrente i nostri genitori del folle piano di trascorrere un mese a settemila chilometri di distanza. Senza aver compiuto diciott’anni. Organizziamo piccoli eventi per raccogliere la cifra necessaria: una festa con gli amici, un concerto al parco, un aperitivo solidale al bar. Quando informiamo i nostri genitori che il grosso è ormai fatto, riconoscono il nostro sforzo e, nonostante le preoccupazioni, accettano. Pochi giorni dopo compriamo i biglietti e sbrighiamo le pratiche. Ci siamo. Volevamo una nuova esperienza? È alle porte. E un nodo allo stomaco non perde occasione di ricordarcelo. (da Una buona idea, Feltrinelli, rid.)

COMPRENSIONE 1 La vita di Michele è solo apparentemente perfetta. Infatti, di che cosa sente la mancanza? (1 punto se la risposta è esatta) Michele sente la mancanza dell’avventura, perché la sua vita gli sembra troppo banale. PUNTI ........... /1

2 Perché Michele ama tanto viaggiare? (1 punto se la risposta è esatta) Michele ama viaggiare perché lo ritiene un modo per mettersi in gioco e conoscere i propri limiti. PUNTI ........... /1

3 Indica se le seguenti affermazioni, relative ad Anita, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. È la cugina di Michele e anche la sua migliore amica.

V

F

b. Rispetto a Michele, è maggiore di due anni.

V

F

c. Sa guidare un motociclo.

V

F

d. Con Michele scherza, parla di tutto e condivide la passione per i viaggi.

V

F

PUNTI ........... /4

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4 Pensando a quanto coraggio serva per partire, affiora il ricordo dei nonni materni. Quando, perché e per dove sono partiti? (3 punti se la risposta è esatta) I nonni sono partiti il giorno delle nozze per il Congo, a causa di un’offerta di lavoro per il nonno; la nonna all’ultimo momento aveva deciso di partire con lui. PUNTI ........... /3

5 Che cosa spinge Michele e Anita a partire per l’Africa? (1 punto per ogni risposta esatta) A Fare un’esperienza di volontariato

C Mettersi alla prova, dimostrare di avere coraggio

B Salvare i bambini dalla malaria

D Forse sfuggire alla noia della vita quotidiana PUNTI ........... /2

6 In che modo Michele e Anita finanziano la loro impresa? (2 punti se la risposta è esatta) Michele e Anita finanziano la loro impresa organizzando piccoli eventi di raccolta fondi. PUNTI ........... /2

7 Perché i genitori di Michele e Anita accettano che partano per l’Africa? (1 punto se la risposta è esatta)

I genitori accettano, anche se preoccupati, perché riconoscono lo sforzo fatto dai due ragazzi. PUNTI ........... /1

8 Quale significato sei in grado di attribuire all’ultima frase del testo «E un nodo allo stomaco non perde occasione di ricordarcelo»? (2 punti se la risposta è esatta) La frase significa che, nonostante il desiderio di vivere una nuova e non comune esperienza, ora che è davvero arrivato il momento di partire i protagonisti provano un po’ di ansia e preoccupazione. PUNTI ........... /2

ANALISI E INTERPRETAZIONE 9 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Michele, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. Narra i fatti in prima persona e quindi è il narratore interno.

V

F

b. Si presenta da sé e quindi si tratta di una presentazione diretta.

V

F

c. Presenta il personaggio di Anita e quindi si tratta di una presentazione indiretta.

V

F

d. Insieme ad Anita, è il protagonista dei fatti narrati.

V

F

PUNTI ........... /4

10 Da quale frase del testo possiamo dedurre che Michele non è maggiorenne? Individua la frase e trascrivila. (1 punto se la risposta è esatta) «Senza aver compiuto diciott’anni». PUNTI ........... /1

11 Quando si svolgono i fatti narrati? (1 punto se la risposta è esatta) I fatti si svolgono nell’estate del 2006.

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PUNTI ........... /1


Il testo narrativo 12 Individua nel testo il flashback e trascrivine le parole di inizio e di fine. (2 punti se la risposta è esatta)

Inizio: «Appena sposato, proprio il giorno delle nozze...» Fine: «… delle nostre madri, allora bambine» PUNTI ........... /2

13 Nella frase «Organizziamo piccoli eventi per raccogliere la cifra necessaria: una festa con gli amici, un concerto al parco, un aperitivo solidale al bar», è presente: (2 punti se la risposta è esatta)

A un’ellissi (omissione di periodi di tempo)

B un sommario (sintesi di avvenimenti) PUNTI ........... /2

14 «E se questa fosse l’idea giusta? È tutta la vita che lo sogniamo, è il momento ideale! L’Africa, ecco la meta!» Siamo qui in presenza di un monologo interiore o di un soliloquio? (2 punti se la risposta è esatta) Si tratta di un soliloquio. PUNTI ........... /2

LESSICO E GRAMMATICA 15 Traduci in un linguaggio formale la seguente frase espressa in un linguaggio di registro colloquiale. (1 punto se la risposta è esatta) «Spariamo cavolate»: diciamo sciocchezze, facciamo delle battute PUNTI ........... /1

16 Nell’espressione «esperienze mozzafiato», l’aggettivo «mozzafiato»: (1 punto per ogni risposta esatta)

A significa «emozionanti»

C è composto da un verbo e un nome

B significa «assurde»

D è composto da un aggettivo e un nome PUNTI ........... /2

17 Quale dei seguenti nomi è collettivo? Individualo e sottolinealo. (1 punto se la risposta è esatta) viaggio – lavoro – savana – classe – nozze – liceo PUNTI ........... /1

AUTOVALUTAZIONE ■

Il testo mi è sembrato: facile

difficile

di media difficoltà

difficili

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande relative a: comprensione

di media difficoltà

Gli esercizi mi sono sembrati complessivamente: facili

PUNTEGGIO TOTALE .......... /32

analisi e interpretazione

lessico e grammatica

Se hai ottenuto un punteggio inferiore a 19, svolgi Attività di Recupero.

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LABORATORIO

SVILUPPO DELLE COMPETENZE SCRIVERE

RIORDINARE I FATTI SECONDO L’ORDINE LOGICO E CRONOLOGICO, RICOSTRUENDONE LA FABULA 1 Leggi attentamente il seguente testo, i cui fatti sono raccontati secondo un ordine artificiale e riordinali secondo l’ordine logico e cronologico, ricostruendone la fabula. Scrivi un numero progressivo nelle caselle. L’esercizio è avviato.

Ieri sera un uomo di trentatré anni è stato trasportato all’ospedale, dove è ancora in osservazione. L’uomo era uscito con il cane per la passeggiata e, all’improvviso, il suo pit bull lo ha aggredito azzannandolo alle braccia e al busto. Sono stati alcuni passanti ad accorgersi di quanto stava accadendo e a chiamare l’ambulanza e i carabinieri. Un carabiniere è stato costretto a sparare un colpo di pistola per fermare il pit bull che si era scagliato contro di lui. Il proiettile ha ferito l’animale alla zampa e lo ha messo in fuga. Il personale del canile municipale, dopo aver ritrovato il pit bull, lo ha trasferito in una struttura per sottoporlo agli esami sull’aggressività. (da www.repubblica.it, rid. e adatt.)

3 Alcuni passanti chiamano l’ambulanza e i carabinieri. 6 Il proiettile ferisce il pit bull alla zampa e lo mette in fuga. 2 L’uomo, all’improvviso, viene azzannato dal suo cane alle braccia e al busto. 8 Il personale del canile ritrova il pit bull. 5 Il carabiniere spara un colpo di pistola al pit bull. 1 Un uomo esce con il suo cane, un pit bull, per la passeggiata. 7 L’uomo viene trasportato all’ospedale. 9 Il pit bull è trasferito in una struttura per essere sottoposto agli esami sull’aggressività. 4 Il pit bull si scaglia contro un carabiniere.

2 Riscrivi il testo riordinando gli eventi secondo l’ordine logico e cronologico (fabula).

Vedi Guida

Fu un momento: il cacciatore colpì il mercante con un bastone, e tra i due scoppiò una lite furibonda. Gli abitanti dei due luoghi – quello da cui veniva il cacciatore e quello da cui veniva il mercante –, appena udito cos’era successo, si scatenarono gli uni contro gli altri. Il cacciatore, giunto in città con un favo1 colmo di miele, incontrò un mercante che trafficava in cibarie, e glielo mostrò. Il cacciatore aveva trovato quel favo su un monte, lo aveva raccolto e lo aveva portato in città per venderlo. Con lui c’era uno dei suoi cani da caccia. Il mercante allungò la mano e tirò fuori un po’ di miele e una goccia cadde a terra. Arrivò un’ape e, come sempre fanno le api, si posò su quella goccia di miele. Il mercante, però, aveva un gatto che, appena vide l’ape, si lanciò per prenderla. Ma il cane del cacciatore si mise a inseguire il gatto finché non lo raggiunse e lo ferì. Il mercante allora non perse un attimo a menare un colpo al cane. (da M. Andreopoulos, Liber Syntipae, in Una frase, un rigo appena, Einaudi, rid. e adatt.) 1. favo: insieme delle celle di cera costruite dalle api.

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Il testo narrativo

3 Nel seguente testo inserisci, dove indicato, un flashback (o analessi), cioè quell’espediente tecnico o procedimento narrativo che consiste nell’interrompere la narrazione per raccontare fatti, episodi accaduti in precedenza. Risposta soggettiva

Vicino a Thomas abitava un’anziana signora e tutti i bambini del quartiere credevano che fosse una strega. Viveva da sola, i suoi vestiti erano neri e aveva due gatti neri. Una volta alla settimana faceva la spesa, ma tutti gli altri giorni rimaneva in casa a preparare le sue pozioni magiche. Quella mattina la borsa della spesa della signora Van Amersfoort era talmente pesante che quasi non riusciva ad alzarla da terra. Allora Thomas le domandò: «Vuole che le porti dentro la borsa?». «Be’, grazie» rispose lei. Aprì la porta di casa e disse a Thomas: «Gradisci un bicchiere di aranciata rossa?». «Grazie, signora» disse Thomas. «Bene! Accomodati in sala!» disse la signora. «Io vengo subito.» Thomas entrò in sala e si guardò intorno. Le sedie, i tavoli e il pavimento erano ricoperti di pile di giornali, riviste e libri. In un angolo c’era un gigantesco mappamondo, su cui era appisolato un gatto nero. Poi entrò la signora Van Amersfoort, liberò una sedia e si sedette. «Sono proprio contenta che tu sia qui, sai?» disse. «I miei figli se ne sono andati di casa tanto tempo fa e mio marito... Quanti ricordi!»

LABORATORIO COMPETENZE

INSERIRE FLASHBACK E ANTICIPAZIONI IN UN TESTO NARRATIVO

(Inserisci qui un flashback in cui la signora Van Amersfoort racconta un fatto, un episodio accaduto in precedenza e che riguarda i figli e il marito)

(da G. Kuijer, Il libro di tutte le cose, Salani, Milano, 2009, rid. e adatt.)

4 Nel seguente testo inserisci, dove indicato, un’anticipazione (o prolessi), cioè quell’espediente tecnico o procedimento narrativo che consiste nell’anticipare fatti, episodi futuri, che accadranno successivamente. Risposta soggettiva

Un giorno, durante la lezione di Meccanica, spezzai una bacchetta. Il professore non era ancora arrivato e noi ne approfittavamo per fare la solita baraonda. Io, per esemplificare l’uso della lancia, non so più a che proposito, forse per via di qualche film che avevo visto, impugnai la bacchetta come fosse una lancia e corsi verso la lavagna, l’ipotetico nemico che si sarebbe dovuto disarcionare da cavallo. Calcolai male la distanza e il colpo fu tale che la bacchetta mi si ruppe in due pezzi fra le mani. Posai i pezzi sopra la cattedra ed ero in questa operazione quando il professore entrò. (Inserisci qui un’anticipazione in cui anticipi quali saranno le conseguenze per il narratore del fatto di aver spezzato la bacchetta)

(da J. Saramago, Le piccole memorie, Einaudi, rid. e adatt.)

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SCRIVERE UN TESTO NARRATIVO UTILIZZANDO LA TECNICA DELL’ELLISSI E DEL SOMMARIO 5 Completa il seguente testo utilizzando, dove indicato, la tecnica dell’ellissi, che consiste nel tralasciare, nell’omettere completamente interi periodi di tempo e quindi un’intera serie di avvenimenti, considerati privi di interesse, non importanti ai fini della comprensione della vicenda. Risposta soggettiva

Luca e Deba uscirono da scuola e s’avviarono verso casa. D’un tratto Luca prese per un braccio Deba, la guardò smarrito e balbettò: «Deba... sai, lo fanno sempre. Tutte le mattine». «Che cosa fanno? Ti chiedono ancora i soldi?» «Sì.» «E tu dai loro i soldi?» «Sì.» «Ma Luca, è pazzesco! Non puoi accettare una cosa simile!» «Ma come faccio?» balbettò lui disperato. «Mi seguono, mi minacciano...» «E a tuo padre l’hai detto?» «A lui? No di certo! No... e poi, se quei due lo vengono a sapere, mi distruggono!» «Allora vai dai carabinieri, Luca. Non puoi andare avanti così! Devi reagire!» «Sì, sì, ho capito!» gridò Luca, attraversando di corsa il viale. (Continua la narrazione, utilizzando la tecnica dell’ellissi e quindi indicatori temporali che precisino il momento esatto in cui la narrazione riprende: dopo due giorni, dopo una settimana, trascorso un mese...)

(da M. Milani, L’uomo venuto dal nulla, Fabbri Editori, rid. e adatt.)

6 Completa il seguente testo utilizzando, dove indicato, la tecnica del sommario, che consiste nel riassumere, sintetizzare in poche righe avvenimenti di una certa durata sui quali l’autore non ritiene necessario soffermarsi, ma la cui conoscenza giudica utile per il lettore ai fini della comprensione della vicenda. Risposta soggettiva

La governante che ci accompagnava a scuola era una certa Antonietta, soprannominata da noi Cincirla per la sua piccolezza e fragilità fisica, per il colorito giallognolo del viso e il taglio obliquo degli occhi, piccoli e neri. Questi connotati potevano far pensare a una provenienza asiatica e non a quella reale, un piccolo paese della Sardegna. (Continua la narrazione utilizzando la tecnica del sommario e quindi indicatori temporali di durata: per due anni, per molto tempo, per molti anni...)

(da R. Levi-Montalcini, Elogio dell’imperfezione, Garzanti, rid. e adatt.)

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Il testo narrativo

7 Completa il seguente testo con la presentazione diretta, da parte del narratore esterno, del personaggio indicato. Risposta soggettiva

Anna era arrivata in classe per la prima volta all’inizio della quarta elementare. Una mattina, il maestro l’aveva fatta entrare nell’aula e aveva detto: «Ecco la vostra nuova compagna. Si chiama Anna Valesca. Siate gentili con lei. È qui solo da pochi mesi. Prima viveva con i genitori in Polonia». (Inserisci qui la presentazione di Anna, indicandone le caratteristiche fisiche e il tipo di abbigliamento)

LABORATORIO COMPETENZE

PRESENTARE I PERSONAGGI IN FORMA DIRETTA

(da P. Härtling, Piccolo amore, Nuove Edizioni Romane, rid.)

8 Completa il seguente testo con la presentazione diretta del personaggio indicato che, in questo caso, presenta se stesso, si autopresenta. Risposta soggettiva

Erano le quattro di un mattino di settembre del 1963. L’aeroporto siciliano di Punta Raisi, inaugurato pochi mesi prima, sembrava enorme in confronto a quello ex militare di Boccadifalco, quasi dentro la città di Palermo. La carta d’imbarco, scritta in inglese, rettangolare, lucida, con una linea tratteggiata lungo il tagliando da staccare appena prima di salire sull’aereo, era stata passata di mano in mano, e scrutata come fosse un documento di origine extraterrestre. In silenzio, guardavo uno per uno i volti a me cari, quasi volessi fotografarli e portarli con me per i centoventi giorni in cui sarei stata a Londra, lontana da loro, dalle loro voci, dai loro baci. Incollati l’uno all’altro, e muti: mamma, papà, mia sorella Chiara, zia Mariola e le due amiche del cuore, Giovanna e Cristina. Le eliche cominciavano a girare. Era il mio secondo volo. Immobilizzata dalla cintura contro lo schienale, mi girai a fatica a guardare fuori; il finestrino sembrava l’oblò di un transatlantico. Riflessa sul vetro del finestrino, osservavo la mia immagine. (Inserisci qui la presentazione che la protagonista fa di se stessa)

(da S. Agnello Hornby, La mia Londra, Giunti, rid. e adatt.)

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SCRIVERE UN TESTO NARRATIVO IN MODO GUIDATO 9 Riferendoti alla seguente traccia, scrivi un testo narrativo con l’aiuto delle indicazioni fornite. Risposta soggettiva Filippo è stato invitato alla festa di compleanno di una sua compagna di classe. Qui rivede, dopo tre anni, Giorgio, un ragazzo che abitava nel suo stesso palazzo e con il quale trascorreva gran parte del suo tempo libero. L’incontro, del tutto casuale, fa rivivere episodi del passato. Quando la festa finisce, Filippo e Giorgio si salutano con la promessa di telefonarsi e di frequentarsi nuovamente.

Segui le indicazioni. ■ Decidi il tempo (quando) e il luogo (dove) in cui ambientare la vicenda che narrerai. ■

Definisci i personaggi, oltre ai due ragazzi Filippo e Giorgio, coinvolti nella vicenda.

Utilizza un narratore esterno, che racconta in terza persona.

Ricorri alla presentazione diretta dei personaggi, che può essere fatta dal narratore esterno o da un altro personaggio coinvolto nella vicenda.

Riferisci le parole e i pensieri dei personaggi utilizzando il discorso diretto e il soliloquio, che consiste nel riferire i pensieri dei personaggi facendoli precedere e seguire da virgolette, come se i personaggi li pronunciassero tra sé e sé.

Racconta gli episodi del passato attraverso un flashback (o analessi).

Nella situazione finale o conclusione, puoi introdurre un’anticipazione (o prolessi), che consiste nell’anticipare fatti, episodi futuri, che accadranno successivamente.

SCRIVI IL TUO TESTO NARRATIVO 10 Segui le indicazioni. Risposta soggettiva

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Stabilisci la vicenda che intendi raccontare.

Definisci i personaggi coinvolti nella vicenda, il tempo e il luogo (o i luoghi) in cui avviene.

Racconta la vicenda in prima persona (narratore interno).

Decidi l’ordine della narrazione, cioè puoi sviluppare la narrazione: ●

secondo un ordine naturale, logico e cronologico (fabula);

secondo un ordine artificiale (intreccio). Ad esempio, partendo dalla fine e raccontando la vicenda nella forma di un lungo flashback; oppure iniziando la narrazione da un evento intermedio e raccontando fatti che sono avvenuti prima attraverso un flashback o fatti che accadranno in seguito attraverso un’anticipazione.

Prevedi delle sequenze descrittive, riflessive e dialogiche per meglio delineare i personaggi e gli ambienti, o per meglio illustrare le riflessioni, i pensieri dei personaggi.

Concludi la vicenda con una situazione finale positiva oppure negativa.

Ricorda, infine, di dare un titolo al tuo testo narrativo.


Il testo narrativo

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO LA PROVA SCRITTA DI ITALIANO | Tipologia A Stesura di un testo narrativo

Leggi il seguente testo.

Per un certo numero di anni, qui a Milano, ho abitato in piazza Castello, all’estremità dei numeri pari. Di notte lasciavo la mia auto, allora una giardinetta Fiat, posteggiata lungo il marciapiedi. E spesso mi dimenticavo di chiuderla a chiave. Una mattina, aperta la portiera, ho fatto per sedermi, quando ho notato che sul sedile a destra c’era un pacchetto. Era un rozzo involto fatto con carta di giornali e legato con uno spago. (da D. Buzzati, Il pacchetto, in Le notti difficili, A. Mondadori)

Immagina che questo breve testo costituisca la situazione iniziale di un racconto di tua invenzione, che parteciperà a un concorso per giovani scrittori. Risposta soggettiva

Indicazioni di svolgimento ■

Racconta in prima persona (narratore interno).

Stendi una scaletta della narrazione che, a partire dalla situazione iniziale data, preveda una complicazione, uno sviluppo e una situazione finale o conclusione. Poniti le seguenti domande: che cosa conterrà il pacchetto? Chi l’avrà messo sul sedile dell’auto? La vicenda si risolverà a favore o a sfavore del narratore? La vicenda si concluderà con un finale lieto o drammatico?

Definisci i personaggi coinvolti nella vicenda e i rispettivi ruoli.

Sviluppa la narrazione seguendo l’ordine logico e cronologico dei fatti (fabula), movimentandola con qualche flashback (fatti del passato).

Riferisci le parole e i pensieri dei personaggi utilizzando discorsi diretti (preceduti dai due punti e delimitati da virgolette) e discorsi indiretti (preceduti da un verbo dichiarativo e senza virgolette). Inoltre, per far capire lo stato d’animo e le sensazioni che prova il narratore (ad esempio, quando nota il pacchetto oppure quando ne vede il contenuto), utilizza il monologo interiore, una forma di discorso che il narratore rivolge a se stesso.

Prevedi anche qualche breve sequenza descrittiva, magari di tipo tattile o olfattivo, relativa al contenuto del pacchetto.

Ricorda, infine, di dare un titolo al tuo testo narrativo.

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SPECIALE | IL RIASSUNTO

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Il riassunto di un testo narrativo CHE COS’È IL RIASSUNTO Come già sai dall’anno scorso, il riassunto è un testo che presenta, in forma ridotta, abbreviata, il contenuto di un altro testo più esteso.

COME SI SCRIVE IL RIASSUNTO DI UN TESTO NARRATIVO Sempre l’anno scorso, hai imparato che scrivere un riassunto significa riscrivere, riformulare in forma più breve un testo, cioè compiere un’operazione di riduzione, di sintesi, rispetto ai contenuti di un testo, selezionando le informazioni più importanti. E hai anche imparato che per riassumere efficacemente un testo narrativo, bisogna compiere le seguenti operazioni.

A

Leggere attentamente il testo per comprenderne appieno il significato e riconoscerne la struttura, il sistema dei personaggi, il tempo e il luogo in cui è ambientata la vicenda.

B

Suddividere il testo in sequenze, cioè in unità narrative, ciascuna delle quali sviluppa un momento in sé compiuto della storia, un episodio che può essere isolato nell’insieme della storia.

C

Individuare e sottolineare, in ciascuna sequenza, le informazioni più importanti e attribuire a ogni sequenza un titolo, che può essere verbale (cioè costituito da una breve frase) oppure nominale (cioè privo di verbo).

D

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A partire dai titoli delle sequenze, scrivere il riassunto con parole proprie, utilizzando le informazioni principali e collegandole con i pronomi e i connettivi più appropriati. Nella stesura del riassunto bisogna osservare determinate regole: ■

esporre in terza persona, anche se il testo originale è in prima persona, utilizzando espressioni come Il protagonista aveva; Il narratore pensa...

mantenere una coerenza nell’uso dei tempi verbali; si può mantenere il tempo verbale del testo originale oppure usare il tempo presente;

trasformare i discorsi diretti in discorsi indiretti. Ad esempio: «Che cosa volete?» chiese loro Giovanni. ➙ Giovanni chiese loro che cosa volessero;

evitare di riportare i dialoghi dei personaggi, ma scrivere sinteticamente le informazioni che essi si scambiano;


generalizzare, cioè unificare più parole o espressioni (quando è possibile) in una sola parola o espressione di carattere generale, che le comprenda, le includa tutte. Ad esempio: Sollevò a fatica una cassetta stracolma di carote, zucchine, pomodori, cavolfiori, carciofi, peperoni, melanzane ➙ Sollevò a fatica una cassetta stracolma di ortaggi;

evitare di inserire nel riassunto informazioni non presenti nel testo originale o considerazioni, commenti, giudizi personali. Il riassunto, infatti, deve essere un testo rigorosamente fedele all’originale e oggettivo;

rileggere, infine, il riassunto per controllare che sia chiaro, corretto e completo, cioè che contenga tutte le informazioni che servono a comprendere il testo di partenza.

Seguendo le indicazioni che ti abbiamo dato, scrivi il riassunto del seguente testo narrativo. Risposta soggettiva

SPECIALE | IL RIASSUNTO

Il testo narrativo

Ciro, il bullo Ciro, da quando era diventato il bullo della scuola, era spesso solo. Tutti, infatti, si tenevano a distanza, perché rubava le merende ai bambini di seconda e di terza e rubava anche macchinine, mostri, piccole bambole, che poi distruggeva e lasciava in pezzi nel cortile della scuola perché i legittimi proprietari, in lacrime, potessero riprendere ciò che era rimasto dei loro giochi. Un giorno arrivò in quella scuola la giovane signorina Meli. Era l’insegnante di ginnastica, e questo vuol dire che non passava molto tempo con gli scolari, ma ne passava abbastanza da saper riconoscere lo strano vuoto che si faceva sempre attorno a Ciro durante le sue ore, e il fatto che nessuno volesse far coppia con lui e fosse sempre costretta a intervenire lei per trovargli un compagno, e che questo compagno fosse sulle spine per tutta la durata del gioco. Ciro, in compenso, non si accorse che la signorina Meli lo teneva d’occhio e così, un pomeriggio, durante la ricreazione, fu da lei sorpreso mentre mangiava una merendina rubata. La signorina Meli avrebbe potuto trascinare Ciro d preside oppure estorcergli una confessione completa di tutte le bullerie dal compiute in tempi recenti. Invece, scelse un’altra tattica. Chiese a Ciro: «Se tu fossi un bambino di prima o di seconda e tutte le mattine qualcuno ti rubasse l merenda, saresti contento?». la Ciro cercò di pensare a una possibile risposta, anche solo una, che funzionasse e servisse ad allontanare di lì quella maestra ficcanaso... che aveva i capelli così belli... e gli occhi così dolci... e gli stava parlando senza arrabbiarsi... e si occupava di lui. In cinque secondi, Ciro cadde innamorato della signorina Meli. Andò a finire che Ciro chiese alla mamma di iscriverlo al corso di basket che A la signorina Meli teneva tutti i mercoledì dopo la scuola; che lentamente i furti di merendine diminuirono fino a cessare del tutto; che Ciro si rivelò molto abile a basket, diventò il caposquadra e scoprì che gli piaceva vincere e farsi festeggiare dai compagni. Il che significa che anche i bulli più bulli possono cambiare, prima o poi. Ma non da soli, questo proprio no. (da B. Masini, Amici per sempre, Einaudi Ragazzi, rid.)

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RIASSUMERE UN TESTO NARRATIVO RISPETTANDO LA FABULA O L’INTRECCIO Come già sai, in un testo narrativo i fatti possono essere raccontati secondo l’ordine naturale, logico e cronologico (fabula) o secondo un ordine artificiale (intreccio). Di conseguenza, ti può capitare di riassumere un testo narrativo rispettando l’ordine scelto dall’autore. Ti proponiamo, qui di seguito, un testo narrativo in cui i fatti sono narrati secondo l’ordine naturale, logico e cronologico (fabula), e il rispettivo riassunto che rispetta l’ordine scelto dall’autrice.

La sfida di Marsia Un giorno, il satiro Marsia, divinità dei boschi con orecchie, coda e piedi caprini, trovò un oggetto che non aveva mai visto, formato da due canne accostate fra loro: era il doppio flauto, inventato dalla dea Atena. Marsia lo raccolse, lo portò alla bocca e cominciò a soffiare nelle due canne, traendone un suono molto piacevole. Subito si insuperbì, sentendosi un gran musicista, e osò esclamare, rivolgendosi ad Apollo: «Dio della musica e della poesia, hai sentito queste melodie? Io sono Marsia, il più grande suonatore vivente, e ti lancio la mia sfida: sentiremo chi fra noi due suonerà la musica migliore!». Allora il dio Apollo sfidò lo stolto Marsia con la sua cetra. Fu radunata una giuria composta per metà da Satiri e per metà da dei, e la gara ebbe inizio. Marsia suonò abbastanza bene, ma Apollo trasse dalla sua cetra suoni veramente divini. Il verdetto fu unanime: Apollo aveva vinto. Il dio, soddisfatto dell’esito della gara, ma desideroso di punire chi aveva osato sfidarlo, mise in atto, lui che di solito era misericordioso, un terribile castigo: scuoiò l’infelice Marsia, togliendogli la pelle che rivestiva il suo corpo. Atena, saputo che il suo doppio flauto era stata la causa di un evento così terrificante, fu dispiaciuta, anche se si rese conto che Apollo non aveva agito per crudeltà, ma per insegnare, con una punizione esemplare, che non si deve mai sfidare la divinità e che la superbia e l’arroganza sono pericolose. (da P. Orini, Cronache dall’Olimpo, Sansoni per la scuola, rid. e adatt.)

Riassunto di un testo narrativo secondo la fabula Un giorno, il satiro Marsia trovò un oggetto mai visto prima: il doppio flauto, inventato dalla dea Atena. Marsia cominciò a suonarlo e, insuperbito dal fatto che ne aveva tratto un suono molto piacevole, pensò di essere un grande musicista. Si rivolse quindi al dio Apollo e lo sfidò a una gara di musica. Apollo accettò la sfida e subito fu radunata una giuria formata per metà da Satiri e per metà da dei. Marsia suonò abbastanza bene con il doppio flauto, ma Apollo suonò divinamente con la sua cetra e vinse la gara con un verdetto unanime. Dopo la vittoria, Apollo volle punire Marsia perché aveva osato sfidarlo e lo scuoiò. La dea Atena si rammaricò del fatto che il suo doppio flauto avesse causato un fatto così terribile, però comprese che Apollo aveva inflitto a Marsia una grave punizione per insegnare che non si devono mai sfidare gli dei e che la superbia e la presunzione sono pericolose.

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Il testo narrativo

Errore fatale Il signor Walter Baxter era da lungo tempo un avido lettore di romanzi polizieschi, così, quando decise di uccidere lo zio, sapeva di non potersi concedere nessun errore. Be’, almeno una piccola falsa traccia avrebbe dovuto concedersela. Avrebbe dovuto portar via tutto il denaro contante dalla casa dello zio, in modo che l’assassinio apparisse come un incidente avvenuto durante il furto e non il vero obiettivo dell’azione criminale. Se non avesse preso questa precauzione, sarebbe stato un sospettato ideale, in quanto era il solo erede. Acquistò un attrezzo da scasso, un piccolo piede di porco: gli sarebbe servito sia da attrezzo sia da arma. Scelse meticolosamente la notte e l’ora. Il piede di porco aprì la finestra con facilità. La porta che dava sulla camera da letto dello zio era socchiusa ma, poiché non si sentiva alcun rumore, decise che per prima cosa avrebbe provveduto al furto. Sapeva dove lo zio teneva il contante, ma doveva dare l’impressione che per trovarlo avessero messo tutto a soqquadro. Dopo due ore, tornato a casa, si svestì e andò a letto. Non era possibile che la polizia venisse a sapere del delitto prima del mattino seguente, ma nel caso in cui i poliziotti fossero venuti prima, lui era pronto. Infatti, quando era uscito dalla casa dello zio, si era liberato del denaro e del piede di porco: aveva distrutto parecchie centinaia di dollari, ma non erano niente di fronte ai 50 mila e più dollari che avrebbe ereditato. Qualcuno bussò. Andò alla porta e aprì. Due poliziotti entrarono d’autorità. «Walter Baxter? Abbiamo un mandato d’arresto. Vestitevi e venite con noi.» «Un mandato d’arresto? Per che cosa?» «Furto con scasso. Vostro zio vi ha riconosciuto dalla porta della camera da letto; se ne è stato buono finché non ve ne siete andato, poi è venuto alla centrale e ci ha rilasciato una dichiarazione giurata.» Walter Baxter spalancò la bocca. Dopo tutto, un errore l’aveva poi commesso! Aveva studiato il delitto perfetto ma, preso com’era dal furto, aveva dimenticato di commetterlo.

SPECIALE | IL RIASSUNTO

Ti proponiamo ora, qui di seguito, un testo narrativo in cui i fatti sono narrati secondo un ordine artificiale (intreccio), e il rispettivo riassunto che rispetta l’ordine scelto dall’autore.

(da F. Brown, Tutti i racconti, A. Mondadori, rid. e adatt.)

Riassunto di un testo narrativo secondo l’intreccio Quando il signor Walter Baxter, grande lettore di romanzi polizieschi, decise di uccidere lo zio, prese una precauzione per non essere sospettato dal momento che era il solo erede. Avrebbe rubato i soldi dello zio affinché l’assassinio sembrasse un incidente avvenuto durante il furto. Comprò un piede di porco e, di notte, entrò nella casa dello zio e, per prima cosa, commise il furto. Tornato a casa, andò a letto. La polizia sarebbe venuta a conoscenza del delitto il giorno seguente, ma comunque lui era pronto ad affrontarla. Infatti, si era già liberato sia del denaro rubato sia del piede di porco. Due poliziotti bussarono alla porta di casa del signor Baxter, entrarono e gli dissero di andare con loro in quanto avevano un mandato d’arresto per furto con scasso. Mentre compiva il furto era stato riconosciuto dallo zio dalla porta socchiusa della camera da letto. Walter Baxter aveva commesso il furto, ma aveva dimenticato di uccidere lo zio.

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RIASSUMERE UNO STESSO TESTO NARRATIVO SECONDO L’INTRECCIO E SECONDO LA FABULA È importante anche sviluppare la competenza di saper riassumere uno stesso testo narrativo (nel quale fabula e intreccio non coincidono) sia secondo l’intreccio sia secondo la fabula. Ti proponiamo, qui di seguito, un testo narrativo in cui i fatti sono narrati secondo un ordine artificiale (intreccio). Di questo stesso testo narrativo, ti presentiamo poi due riassunti: uno secondo l’intreccio e uno secondo la fabula.

Quante risate! Ah, ne facemmo di risate, quel giorno! Eravamo in autunno ed ero andato da alcuni amici che abitavano in un castello della Piccardia, una regione della Francia settentrionale. I miei amici erano dei gran burloni e spesso combinavano scherzi divertenti ma anche terribili. All’arrivo mi fecero un’accoglienza così principesca che mi mise in sospetto. Durante tutta la serata, poi, l’allegria fu eccessiva, esagerata. Senz’altro avevano progettato di farmi uno scherzo. Però io, per tutta la giornata ero stato all’erta, inquieto; non mi ero lasciato sfuggire una parola, né un gesto perché tutto mi pareva sospetto, perfino le facce dei domestici. Venne l’ora di coricarsi, ed ecco che i miei amici si misero ad accompagnarmi in camera mia in processione. Perché? Mi strillarono buonanotte. Entrai e ispezionai con un’occhiata i muri, i mobili, il soffitto, la tappezzeria, il pavimento. Non vidi nulla di sospetto. Decisi quindi di coricarmi, ma prima chiusi bene le imposte della finestra per non avere nulla da temere dal di fuori. Il letto, però, mi parve particolarmente sospetto. Forse il pericolo era lì, forse avrei ricevuto una doccia ghiacciata dal baldacchino del letto. Allora mi venne in mente una precauzione che ritenni sublime. Rifeci il mio letto di fronte alla porta d’ingresso, dopo aver trascinato lì il materasso, le lenzuola e le coperte. M’infilai quindi nelle lenzuola, dopo aver spento le luci, e mi addormentai. Dovetti dormire a lungo e di un sonno profondo ma, improvvisamente, fui svegliato di soprassalto dalla caduta di un corpo pesante abbattutosi sul mio. Riuscii a liberarmi di quel corpo, e uscire con un balzo dal letto, e scappare in camicia nel corridoio. Oh, stupore! Era giorno fatto! Al rumore accorsero tutti, e seduto sul materasso trovarono il domestico che, portandomi il tè del mattino, aveva trovato sulla sua strada il mio letto improvvisato, e m’era caduto addosso versandomi in faccia, senza alcuna colpa, la colazione. Ecco allora perché, quando precedentemente mi ero svegliato a causa della caduta di un corpo pesante sopra il mio, mi ero sentito scorrere sulla faccia un liquido ardente che mi aveva fatto gettare un urlo di dolore. (da G. de Maupassant, Tutti i racconti, vol. 2, Newton Compton, rid. e adatt.)

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Il testo narrativo

Nelle pagine precedenti, hai imparato che per riassumere un testo narrativo secondo l’intreccio bisogna rispettare esattamente l’ordine in cui vengono raccontati i fatti. Ecco il riassunto, secondo l’intreccio, del testo Quante risate! che hai appena letto.

Il narratore ricorda le risate che fece un giorno, nel passato, con i suoi amici. In autunno era andato da alcuni amici che abitavano in un castello della Piccardia. L’accoglienza principesca e l’allegria eccessiva di questi amici burloni suscitarono nel narratore il sospetto di uno scherzo nei suoi confronti. Quando venne l’ora di andare a letto, gli amici lo accompagnarono nella sua camera e gli augurarono la buonanotte. Il narratore entrò nella camera, ispezionò tutto e non vide nulla di sospetto. Decise quindi di andare a letto non senza, prima, aver chiuso bene le imposte della finestra. Poiché il letto gli sembrò sospetto, lo rifece di fronte alla porta d’ingresso. Dopo aver spento le luci, si addormentò e dormì a lungo. Improvvisamente, però, fu svegliato a causa della caduta di un corpo pesante sopra il suo. Se ne liberò e scappò nel corridoio. Si accorse che era mattino. Nel frattempo, per il rumore, accorsero gli amici e trovarono, seduto sul materasso, il domestico che era inciampato sul letto improvvisato ed era caduto addosso al narratore, versandogli in faccia il tè. Il narratore allora comprese che il liquido bollente, che si era sentito scendere sulla faccia e a causa del quale aveva urlato per il dolore, non era altro che il tè della colazione.

SPECIALE | IL RIASSUNTO

Riassunto secondo l’intreccio

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Riassunto secondo la fabula Per riassumere secondo la fabula un testo narrativo in cui i fatti sono narrati secondo un ordine artificiale (intreccio), è fondamentale riordinare i fatti, cioè metterli in ordine logico e cronologico. L’ordine cronologico dei fatti del testo Quante risate! è il seguente. 1. Il narratore, in autunno, si recò da alcuni amici che abitavano in Piccardia. 2. Gli amici accolsero talmente bene il narratore da farlo insospettire. 3. Il narratore, durante tutta la giornata, stette all’erta. 4. Durante la serata, l’allegria degli amici fu eccessiva. 5. Quando venne l’ora di andare a letto, gli amici accompagnarono il narratore nella sua camera e gli augurarono la buonanotte. 6. Il narratore ispezionò la camera, ma non vide nulla di sospetto. 7. Il narratore chiuse bene le imposte della finestra. 8. Al momento di coricarsi, il letto sembrò sospetto al narratore. 9. Il narratore rifece il letto davanti alla porta d’ingresso. 10. Il narratore spense le luci, s’infilò nel letto e si addormentò. 11. Al mattino, il domestico entrò nella camera per portargli il tè. 12. Il domestico inciampò sul letto improvvisato, cadde addosso al narratore e gli versò in faccia il tè bollente. 13. Il narratore si svegliò a causa della caduta del domestico sopra di lui, urlò di dolore per il tè bollente sulla sua faccia e scappò nel corridoio. 14. Gli amici accorsero e trovarono il domestico seduto sul materasso. 15. Quante risate fecero quel giorno il narratore e i suoi amici! Ora, dopo aver riordinato cronologicamente i fatti narrati, bisogna rielaborarli per ottenere il riassunto, prestando soprattutto attenzione a usare in modo appropriato i tempi verbali e i connettivi cronologici (durante, prima di, dopo, dopo che...) e di causa-effetto (quindi, pertanto, di conseguenza, così...). Ecco il riassunto, secondo la fabula, del testo Quante risate!

Il narratore, in autunno, si recò da alcuni amici che abitavano in Piccardia. Gli amici lo accolsero talmente bene da fargli venire il sospetto che tramassero uno scherzo. Pertanto il narratore stette all’erta fino alla sera, in cui l’allegria degli amici fu addirittura eccessiva. Quando venne l’ora di andare a letto, gli amici lo accompagnarono nella sua camera e gli augurarono la buonanotte. Il narratore ispezionò ogni cosa nella camera, ma non vide nulla di sospetto; poi chiuse bene le imposte della finestra. Al momento di coricarsi, però, il letto gli sembrò sospetto e perciò lo rifece di fronte alla porta d’ingresso. Spense quindi le luci, s’infilò nel letto e si addormentò. Al mattino, il domestico entrò nella camera per portargli il tè, ma inciampò sul letto improvvisato, cadde addosso al narratore e gli versò in faccia il tè bollente. Di conseguenza, il narratore si svegliò per la caduta del domestico sopra di lui, urlò di dolore per il tè bollente sulla sua faccia e scappò nel corridoio. A quel punto, gli amici accorsero e trovarono il domestico seduto sul materasso. A causa di questo episodio, quante risate fecero quel giorno il narratore e i suoi amici!

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Il testo narrativo

Leggi attentamente il seguente testo narrativo. Si tratta di un breve racconto in cui i fatti sono narrati secondo un ordine artificiale (intreccio). Riassumi il testo dapprima secondo l’intreccio e poi secondo la fabula, riordinando cronologicamente i fatti e rielaborandoli per ottenere il riassunto. Risposta soggettiva

Una casetta piccola ma graziosa «Signor giudice, a sentirlo parlare, sembrava veramente sincero e tenero di cuore» spiegò tra le lacrime la piacente ma alquanto matura signorina Ofelia Whitemill. «Ma lo sono, signor giudice!» replicò con vivacità Tom già tre mesi dopo, alla corte dei divorzi, infuriato per essere stato abbandonato dalla moglie la sera stessa delle nozze, dieci minuti dopo il loro arrivo nella sua piccola e graziosa casetta. Tre mesi prima la bionda Ofelia Whitemill aveva deciso di trovar marito; e, ricorsa al più pratico e sbrigativo dei sistemi, quello dell’iscrizione a pagamento sui giornali, aveva elencato con pazienza tutti i requisiti che desiderava nel futuro sposo. «Cerco un uomo sui quarant’anni» diceva press’a poco l’annuncio, «né ricco né povero ma molto tenero di cuore e appassionato di piante. La condizione è una sola: dovremo vivere in mezzo a molto verde, giardino o foresta che sia.» Non erano passati quattro giorni dalla pubblicazione del lungo messaggio, ed ecco arrivare, a casa della romantica Ofelia, Tom Davenheit, il tipo ideale: quarant’anni in punto, né ricco né povero, timido e gentile. «Professione?» «Sono amministratore di una vasta distesa di alberi e di piante da fiore» spiegò il candidato guardando con visibile compiacimento la futura sposa. «Ho una casetta piccola ma graziosa di cui ho l’uso, per diritto.» «Ma perché le avete mentito riguardo alla casa?» chiese il giudice a Tom. «Proprio per questo, signor giudice. Ogni volta che ero sul punto di dirle la verità, pensavo con quanta gioia, con quanto slancio si era abituata all’idea di vivere laggiù, persa in mezzo a tutto quel verde che tanto amava, e proprio mi mancava il cuore, creda, di dirle a bruciapelo che il parco e i fiori esistevano, sì, ma che si trattava del Cimitero Nazionale di Great Cross...»

SPECIALE | IL RIASSUNTO

DALLE CONOSCENZE ALLE COMPETENZE

(da E. Montale, Prose e racconti, A. Mondadori, rid. e adatt.)

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ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO LA PROVA SCRITTA DI ITALIANO | Tipologia C Comprensione e sintesi di un testo letterario Leggi attentamente il seguente testo, poi rispondi alle domande di comprensione e analisi e, infine, riassumilo.

Maria fronteggia Miranda

Flashback

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Maria scende svelta gli ultimi gradini, saluta in fretta un paio di compagne e oltrepassa il cancello della scuola. I capelli adesso li porta corti, un taglio a caschetto con la frangia sbarazzina. Le stanno bene sul viso rotondo, valorizzato da un velo di ombretto rosa, quasi impercettibile. Indosso ha una maglietta a righe con il cappuccio, jeans morbidi, un foulard al posto della cintura e scarpe da ginnastica. Sul polso spicca un piccolo tatuaggio, una farfalla colorata con le ali spiegate. Quando suo padre l’ha visto, per poco non l’hanno dovuto portare in ospedale; Maria gli ha spiegato che è soltanto un tatuaggio all’henné, una sostanza naturale che va via dopo qualche tempo. Lui ha fatto un sacco di storie lo stesso, anche se alla fine ha dovuto cedere. Per convincerlo, la figlia gli ha promesso che supererà l’esame di terza media con ottimo. La scuola media è quasi finita. Maria ormai si sente già fuori. Oltre. Dà un’occhiata all’orologio, deve raggiungere il liceo classico Cavour prima che chiuda la segreteria. Tra le mani stringe la cartellina con il suo modulo di iscrizione. Affretta il passo, ma qualcuno dietro di lei le pesta il retro della scarpa facendola inciampare. «Vai di fretta?» Miranda la inchioda con uno sguardo arrogante, quello sguardo vuol dire «Tu sei una nullità e io sono più forte di te». Il capo banda adesso è lei. È lei che comanda le gregarie, Roberta e quella nuova, una tipa che fa solo la seconda ma che, in quanto a prepotenza, promette molto bene. «Deve correre a casa dalla mammina, che se arriva in ritardo poi la sgrida» interviene Roberta, mentre la nuova approva con il ghigno obbligatorio.


Maria si rimette a posto la scarpa senza fiatare. Non ha tempo da perdere. Loro sì, invece. «E il vestito da suora non te lo metti più?» la deride Miranda. «Ma non vedi che adesso vuole fare la trendy? Si è fatta pure il tatuaggio!» rincara Roberta. «È vero, s’è fatta il tatuaggio. Che carino, una farfallina... Ma tanto rimani una nullità lo stesso!» Maria volta le spalle, riprendendo a camminare. Deve ignorarle. Tanto è questione di poco e la sua vita cambierà. Non sarà più costretta a vedere tutti i giorni le loro stupide facce. Muove un paio di passi, poi all’improvviso sente un calore, un fuoco che le divampa nella pancia e si espande in tutto il corpo. Si ferma. Torna indietro. Le fronteggia. Cerca di mantenere la calma, di controllare il tono della voce. «Allora adesso vi dico una cosa: il vostro parere non mi interessa più!» «Oh oh! Sentito?» fa Miranda, rivolgendosi alle altre. «Ha detto che il nostro parere non le interessa più. E allora perché tremi?» Ma Maria non trema. La guarda dritto in faccia e finalmente sputa fuori quello che ha sempre pensato, ma non ha mai avuto il coraggio di dire. «Se c’è qualcuno che è una nullità, qui, quelle siete proprio voi. Perché chi nella vita non ha di meglio da fare che tormentare le persone, non può essere altro!» Miranda la fissa con occhi bovini. È riuscita a capire che le ha appena insultate, ma fatica a comprendere il concetto annesso. Le gregarie la scrutano interrogative, aspettando che reagisca. Ma Maria non le dà il tempo. «Ancora una cosa: lo smalto nero non si porta più; è out! E poi ai ragazzi non piace!» A quelle parole, Miranda scatta in avanti, prendendola per le spalle, ma Roberta la ferma: «Che cavolo fai? Vuoi metterti nei guai?! Lo sai che la preside ci sta addosso!». In quel momento, sentono arrivare il rombo di due motorini che si fermano dall’altra parte della strada. Sono venuti a prenderle. Roberta la tira via: «Dai, andiamo!». Vanno incontro ai ragazzi, saltano sui motorini, spariscono sfrecciando. Il cuore di Maria pompa veloce. Ha stupito persino se stessa. Tira il fiato. Riprende a camminare, guardando avanti.

SPECIALE | IL RIASSUNTO

Il testo narrativo

(da S. Rondinelli, Camminare correre volare, Edizioni el, rid. e adatt.)

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COMPRENSIONE E ANALISI 1 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false. a. La vicenda si svolge una mattina, a scuola, subito dopo l’ultima ora di lezione.

V

F

b. Maria ha superato l’esame di terza media con ottimo.

V

F

c. Maria, dopo la terza media, frequenterà il liceo classico.

V

F

d. Maria ha sempre avuto i capelli corti con la frangetta.

V

F

e. Maria si trucca poco e veste sportivo.

V

F

2 Indica le affermazioni corrette relative al tatuaggio di Maria. A È piccolo e raffigura una farfalla. B È cancellabile dopo un certo periodo di tempo. C Non piace al padre di Maria. D A causa del tatuaggio della figlia, il padre è stato ricoverato all’ospedale. E Alla fine il padre ha dovuto accettare il fatto che la figlia si sia tatuata.

3 Qual è la causa del fatto che Maria inciampa? Maria inciampa perché qualcuno le pesta il retro della scarpa.

4 Riordina cronologicamente i seguenti fatti, relativi all’incontro di Maria con Miranda e le sue gregarie, scrivendo un numero progressivo nelle caselle. 3 Maria dice a Miranda tutto quello che non ha mai avuto il coraggio di dire. 1 Miranda e le sue due gregarie deridono Maria. 5 Arrivano dei ragazzi in motorino e Miranda e le sue due gregarie

se ne vanno con loro. 2 Maria decide di ignorare Miranda, ma poi la fronteggia. 4 Miranda, insultata da Maria, la prende per le spalle, ma viene bloccata da Roberta

che teme delle punizioni da parte della preside. 5 Quali sentimenti prova Maria nei confronti di Miranda e del suo comportamento? A Compassione B Rabbia bruciante C Indifferenza D Disprezzo

6 Completa le seguenti frasi relative ai personaggi. a. Il personaggio che assume il ruolo di protagonista è Maria. b. Il personaggio che assume il ruolo di antagonista è Miranda. c. I personaggi che assumono il ruolo di aiutanti dell’antagonista sono Roberta e la ragazza nuova.

d. Il padre di Maria svolge un ruolo di secondo piano e quindi è un personaggio secondario.

e. I due ragazzi in motorino svolgono un ruolo del tutto marginale, di scarsa importanza, e quindi sono delle comparse.

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Il testo narrativo

7 Spiega il significato della frase «Ma non vedi che adesso vuole fare la trendy?». e la decisione di farsi un tatuaggio per essere trendy, cioè alla moda.

8 Nella frase «... lo smalto nero non si porta più; è out!», l’espressione «è out» con quale delle seguenti espressioni non può essere sostituita? A È fuori moda.

C È vecchio.

B È superato.

D È antiquato.

9 In ciascuna delle seguenti frasi, tratte dal testo, individua e sottolinea la parola usata in senso figurato. a. «Miranda la inchioda con uno sguardo arrogante...» b. «La guarda dritto in faccia e finalmente sputa fuori quello che ha sempre pensato...»

SPECIALE | IL RIASSUNTO

Roberta vuole deridere Maria cercando di ridicolizzare il suo cambiamento nella scelta dei vestiti

10 Per ciascuna delle seguenti frasi, tratte dal testo, spiega il significato della parola sottolineata. a. «... valorizzato da un velo di ombretto rosa, quasi impercettibile»: che si nota poco b. «Miranda la fissa con occhi bovini»: grandi, rotondi e sporgenti c. «... ma fatica a comprendere il concetto annesso»: collegato d. «Le gregarie la scrutano interrogative...»: guardano con attenzione e. «... saltano sui motorini, spariscono sfrecciando»: muovendosi molto velocemente 11 Il narratore è interno o esterno? Motiva la tua risposta. Il narratore è esterno, perché è estraneo alla vicenda e racconta in terza persona.

12 Nel testo è presente un flashback. A un certo punto, infatti, la narrazione si interrompe per riferire un fatto accaduto precedentemente. Individua nel testo il flashback e contrassegnalo a margine. A quale episodio precedente fa riferimento? Risposta nel testo Il flashback si riferisce al momento in cui il padre ha reagito negativamente alla scoperta che Maria si è fatta un tatuaggio, anche se temporaneo.

SINTESI 13 Riassumi il testo riducendolo all’incirca alla metà e rispettando l’ordine scelto dall’autrice nel raccontare i fatti. Risposta soggettiva Per aiutarti nella stesura del riassunto: ■

suddividi il testo in sequenze;

individua e sottolinea, in ogni sequenza, le informazioni più importanti;

attribuisci a ogni sequenza un titolo che ne sintetizzi il fatto centrale;

collega fra loro i titoli e ampliali con parole tue.

Ricorda poi di esporre in terza persona, di trasformare i discorsi diretti in discorsi indiretti, di sintetizzare i dialoghi e di usare correttamente i pronomi.

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DAL

LIBRO

AL

▪ FLIPPED CLASSROOM con videolezione,

IL RACCONTO DEL MISTERO E DI FANTASMI E. Nesbit, Il mistero della villetta bifamiliare C. Dickens, Un segno sul polso ▪ Il racconto di fantasmi nel tempo ▪ Mappe delle conoscenze

Il racconto del mistero Il racconto di fantasmi

DIGITALE

1

▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA

delle conoscenze ▪ Eventi misteriosi, inquietanti

W.F. Harvey, Una strana coincidenza Lord Dunsany, Lo scambio ▪ Case infestate

M. Mahy, Un soffio di aria fredda sul collo ▪ Tanti tipi di fantasmi

J. Melmoth, Il professor Coombes H. von Kleist, La mendicante di Locarno P. Pearce, La pallina gialla

test di verifica, testi e attività individuali, attività cooperative, compito di realtà

▪ Audio della scheda

▪ Mappe delle conoscenze interattive

e personalizzabili con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo

▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle conoscenze ▪ Audio dei testi dell’unità ▪ Magazine

Schioccar di dita e briciole per i fantasmi di Roma antica; Fantasmi nel mondo ▪ Biblioteca digitale

M. Cassini, Ron è tornato! G. García Márquez, In un castello rinascimentale D. Buzzati, Il fantasma del granaio R. Manning-Sanders, Tummeldink

▪ APPROFONDIMENTO – Fantasmi in Italia ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA delle competenze

E.L. White, La casa di pietra grigia ▪ Laboratorio sviluppo delle competenze

▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle competenze ▪ Audio della sezione Ascoltare

Ascoltare – Parlare – Lessico – Scrivere ▪ Allenarsi all’Esame di Stato

La prova scritta di italiano: Prova strutturata in più parti, riferibili alle tipologie A e C ▪ Compito di realtà con autovalutazione ▪ UN LIBRO K. Ohlsson, Il bambino argento ▪ UN FILM Monster House, di G. Kenan

▪ UN LIBRO Attività didattiche e ulteriori

consigli di lettura ▪ UN FILM Attività didattiche e ulteriori

proposte di film con schede di analisi


I GENERI

PER L’APPRENDIMENTO ATTIVO E COOPERATIVO

▪ Percorso flipped classroom ▪ Attività di debate e attività

cooperative IN COPPIA e IN GRUPPO ▪ Compito di realtà

Il racconto del mistero e di fantasmi

PER LA DIDATTICA INCLUSIVA

NELL’UNITÀ

▪ E. Nesbit, Il mistero della villetta

bifamiliare ▪ C. Dickens, Un segno sul polso ▪ Mappa delle conoscenze con

traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo ▪ Audio della scheda e dei testi dell’unità ▪ Esercizi per la didattica inclusiva NEI VOLUMI TESTI FACILI E TESTI AD ALTA LEGGIBILITÀ

▪ Mappa delle conoscenze ▪ Eventi misteriosi, inquietanti

W.F. Harvey, Una strana coincidenza ▪ Case infestate

M. Mahy, Un soffio di aria fredda

sul collo ▪ Verifica autovalutativa

delle competenze E.L. White, La casa di pietra grigia ▪ Audio dei testi

QUADERNO LABORATORIO 2

LABORATORIO competenze linguistiche

▪ Ascoltare ▪ Parlare ▪ Leggere ▪ SPECIALE Reading Workshop

allenarsi a una lettura profonda ▪ Scrivere ▪ SPECIALE Scrittura creativa: creare

storie e stimolare la fantasia PROVE INVALSI COMPUTER BASED LABORATORIO per lo sviluppo del pensiero critico e dell’apprendimento cooperativo

▪ Escape game: risolvere problemi

in modo creativo e collaborativo ▪ Tutti in scena: laboratori teatrali ▪ Philosophy for children: esercitare

il pensiero critico ▪ Cittadinanza digitale: per un uso

consapevole degli strumenti digitali

1


IL GENERE

Il racconto del mistero e di fantasmi • FLIPPED CLASSROOM A CASA - Guarda la videolezione - Compila il test di verifica della videolezione - Scopri i testi proposti e le attività individuali

• Ascolta l’audio della scheda

IN CLASSE - Svolgete le attività cooperative - Mettete alla prova le vostre competenze, svolgendo il compito di realtà

DDI

CHE COS’È IL RACCONTO Il racconto è un testo narrativo breve che sviluppa una vicenda, fantastica o realistica, piuttosto semplice e in sé conclusa.

CHE COS’È IL RACCONTO DEL MISTERO Leggi il seguente racconto e poi rispondi alle domande sotto riportate. Ti aiuteranno a capire che cos’è il racconto del mistero.

PIÙ FACILE

Edith Nesbit Scrittrice inglese, 1858-1924

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Il mistero della villetta bifamiliare Lui la stava aspettando: aveva aspettato un’ora e mezza in una polverosa stradina di periferia. Sulla stradina c’era una fila di alberi e lampioni: non era un brutto posto per un incontro. Lui l’amava e si era impegnato a sposarla. Così l’aspettò, e il freddo di quella sera di maggio gli entrò nelle ossa. Erano quasi le dieci, e lei ancora non era arrivata. Stanco di aspettare, si diresse verso la casa di lei. Era una casa bifamiliare, gradevole e spaziosa. Non c’era alcun segno di movimento nella villetta, nessun segno di vita, nessuna luce alle finestre: sembrava che lei non fosse in casa. Si fermò vicino al cancello, riflettendo. Poi notò che il portone principale era aperto, anzi spalancato. C’era qualcosa che non gli piaceva... che lo spaventava un po’. La casa aveva un’aria cupa e deserta. Lui si avviò verso il portone ed entrò nell’atrio. Non c’era una luce da nessuna parte. Perché il portone principale era aperto? Nel salotto non c’era nessuno, e anche la sala da pranzo e lo studio erano vuoti. Evidentemente erano tutti fuori.


1. magistrato:

giudice.

Ma aveva una strana sensazione e decise di dare un’occhiata alla casa prima di andarsene. Così salì al piano superiore, si fermò davanti alla porta della prima camera da letto e accese un fiammifero. Mentre faceva ciò, sentì di non essere solo. Era preparato a vedere qualcosa, ma non era preparato a quello che poi vide. Perché quello che vide era la sua amata, distesa sul letto, con la gola tagliata. Preso dal terrore scese al piano inferiore e uscì nella strada. Un poliziotto lo trovò in preda a una fortissima agitazione sotto un lampione all’angolo della via. Pensando che fosse un ubriaco, il poliziotto portò l’uomo al commissariato della polizia e lo chiuse in cella per tutta la notte. La mattina dopo l’uomo stava meglio, sebbene fosse molto pallido e barcollasse. Raccontò quello che aveva visto al magistrato1; la sua storia era convincente, e insieme a due poliziotti andò a casa della donna. Arrivarono alla villetta e lui, ancora confuso per quello che aveva visto, si fermò davanti alla porta. Da quella porta uscì proprio lei, la donna. Lui si sorprese così tanto che dovette reggersi a qualcosa per non cadere a terra. «La signora sta bene: lo vede? Le ho detto che era ubriaco ieri sera» disse il poliziotto che lo aveva trovato sotto il lampione. Quando l’uomo rimase solo con la donna, le raccontò tutto quello che aveva fatto e visto. «Ma caro» disse lei, «la casa era buia perché eravamo tutti fuori, e sono sicura che la porta fosse ben chiusa. Poi, non è possibile che tu sia entrato in camera perché l’ho chiusa a chiave. Mi sono vestita in fretta e ho lasciato tutte le mie cose in giro.» «So» disse lui «di aver visto una sciarpa verde su una sedia, dei lunghi guanti marrone e un fazzoletto di pizzo. Be’, ho perfino notato il calendario sulla mensola del caminetto: segnava il 21 ottobre. Questa è l’unica cosa assurda, perché siamo in maggio. Però era così. Il tuo calendario segna il 21 ottobre?» «No, naturalmente no» disse lei, «ma tutte le altre cose erano proprio come dici tu. Devi aver sognato o qualcosa del genere.»

PIÙ FACILE

Il racconto del mistero e di fantasmi

51


Dopo l’accaduto, l’uomo non riuscì a riposare per molto tempo, finché decise di portar via la sua amata dalla villetta bifamiliare, spostandosi lontano, in un quartiere tranquillo. Nel periodo del trasloco, lui sposò la donna. Per molto tempo lui fu parecchio strano, chiedeva sempre se qualcuno avesse acquistato quella villetta bifamiliare. Così, quando un anziano signore con la famiglia l’acquistò, l’uomo andò alla villetta e in tutti i modi cercò di convincere quel signore a non vivere in quella casa. «Perché?» chiese l’anziano con grande pazienza. Ma l’uomo non seppe spiegare il motivo, allora l’anziano lo accompagnò alla porta e lo salutò. Ora, la parte strana e inspiegabile di questa storia è che, quando la sua amata moglie scese per la colazione la mattina del 22 ottobre, lo trovò pallido come un morto, con il giornale del mattino in mano. Lui la guardò... ma non riuscì a parlare, e le indicò il giornale. Lei lesse che la notte del 21 ottobre una giovane donna, la figlia dell’anziano signore, era stata trovata con la gola tagliata, sul letto della camera di quella villetta bifamiliare. (in Le più belle storie di fantasmi, Newton Compton, rid. e adatt.)

1 Quale fatto sconvolge la situazione iniziale del racconto? Separa le parole e riscrivi la frase. Ilprotagonistavaacasadellafidanzataelatrovasullettoconlagolatagliata. Il protagonista va a casa della fidanzata e la trova sul letto con la gola tagliata.

2 Il racconto si conclude con un finale a sorpresa, del tutto inaspettato, oppure no? Motiva la tua risposta. Il finale è a sorpresa, ma non è del tutto inaspettato, infatti il protagonista aveva convinto la moglie a cambiare casa proprio per evitare che si verificasse la tragica scena che aveva visto.

3 Come definiresti l’ambientazione del racconto? A Fantastica

B Realistica

4 Sottolinea nel testo quale momento della narrazione è caratterizzato maggiormente da un’atmosfera di mistero e crea inquietudine. Risposta nel testo

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Il racconto del mistero e di fantasmi

1

Il racconto del mistero narra una vicenda che, per alcuni suoi aspetti, si colloca al di fuori della normalità. Accadono fatti misteriosi, inspiegabili, imprevedibili, che sfuggono a ogni possibile spiegazione logica, razionale. Il racconto del mistero introduce in un contesto reale di vita quotidiana, che non ha nulla di eccezionale e anzi sembra perfettamente normale, un elemento perturbante che genera inquietudine: l’apparizione di un fantasma, la visione di un essere spaventoso, un evento razionalmente inspiegabile.

LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DEL RACCONTO DEL MISTERO Il racconto del mistero presenta le seguenti caratteristiche. ■

Struttura che prevede una situazione iniziale normale, consueta, che però, ben presto, viene sconvolta da un fatto inatteso, strano, imprevedibile: è la rottura dell’equilibrio iniziale. Ed ecco allora che il protagonista, nello sviluppo della vicenda, si trova improvvisamente davanti a fenomeni misteriosi, sconvolgenti, ai quali tenta di dare una spiegazione. La situazione finale o conclusione del racconto del mistero non prevede una spiegazione logica, razionale degli eventi narrati.

Personaggi e ambienti descritti in modo particolareggiato, così da sembrare reali.

Clima di mistero, atmosfere ambigue, dove il limite non definito tra il certo e l’incerto accentua l’inspiegabilità di ciò che accade e aggrava l’inquietudine. ■

Narrazione per lo più in prima persona (narratore interno), per facilitare l’identificazione di chi legge con il protagonista del racconto e quindi il suo coinvolgimento nei fenomeni inspiegabili e inquietanti che accadono. Non mancano, comunque, narrazioni in terza persona (narratore esterno), ma sempre incentrate sulla soggettività del protagonista, sulle sue percezioni e valutazioni.

Forte tensione narrativa, che si avvale della tecnica della suspense, così da coinvolgere totalmente sul piano emotivo.

Conclusione, che può presentare un colpo di scena inatteso, ma può anche essere fatta presagire da alcuni indizi anticipatori, disseminati nel corso della narrazione. Non mancano anche conclusioni «aperte», nel senso che lasciano al lettore la soluzione del mistero.

◀ Un’illustrazione tratta da un’edizione del 1923 dei Racconti del mistero di Edgar Allan Poe.

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CHE COS’È IL RACCONTO DI FANTASMI Leggi il seguente racconto e poi rispondi alle domande sotto riportate. Ti aiuteranno a capire che cos’è il racconto di fantasmi.

PIÙ FACILE

Charles Dickens Scrittore e giornalista inglese, 1812-1870

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Un segno sul polso Tra gli amici della mia famiglia c’era una giovane ragazza, che, con suo fratello, era rimasta orfana fin da piccola. I due fratelli erano stati cresciuti da una zia, ma lei non stava quasi mai con loro, per questo divennero attaccatissimi l’uno all’altro. All’età di ventidue anni, il maschio ricevette un incarico in India. Si avvicinava così per i due fratelli il terribile giorno in cui avrebbero dovuto separarsi. L’idea di dividersi provocava in loro un dolore molto forte, così, per sentirsi sempre uniti, fecero un patto: stabilirono infatti che se uno dei due fosse morto, prima del ritorno del giovane dall’India, quello morto sarebbe apparso al fratello rimasto in vita. Il giovane partì. La ragazza, dopo un po’ di tempo, sposò un gentiluomo e si trasferì nella casa di suo marito, ma non dimenticò mai suo fratello. Si scrivevano regolarmente e per lei i giorni più belli erano quelli in cui riceveva una lettera dall’India. In una fredda giornata d’inverno, lei era seduta a cucire vicino al camino, nella sua camera al primo piano. A un tratto avvertì qualcosa di strano, così alzò la testa per guardarsi intorno. La porta era socchiusa e, vicino al suo grande letto, vide una figura che riconobbe subito, era suo fratello. Con un grido di gioia si alzò in piedi e gli corse incontro, esclamando: «Oh, Henry! Che sorpresa mi hai fatto! Non mi avevi avvertito del tuo ritorno!».


Ma lui la salutò tristemente con la mano, come per proibirle di avvicinarsi. Poi fece un passo verso di lei e disse con una voce debole: «Non ricordi il nostro patto? Sono tornato per mantenerlo»; e, avvicinandosi, le posò la mano sul polso. Era gelida, e il suo tocco la fece rabbrividire. Il fratello fece un sorriso triste per salutarla, si girò e lasciò la stanza. Quando la donna si riprese dal lungo svenimento, c’era sul suo polso – dove il fratello l’aveva toccata – un segno, che le rimase per tutta la vita. Poco dopo arrivò una lettera dall’India dove c’era scritto che il giovane era morto proprio nel giorno e nell’ora in cui era apparso alla sorella nella sua stanza.

PIÙ FACILE

Il racconto del mistero e di fantasmi

(da Da leggersi all’imbrunire. Racconti di fantasmi, Einaudi, rid. e adatt.)

1 Perché il fantasma del fratello appare alla sorella? Completa il testo inserendo le parole sotto riportate. patto - apparso - vita - fantasma - morto Il

fantasma

appare alla sorella perché i due hanno fatto un

se uno di loro fosse sarebbe

apparso

morto

patto

:

prima del ritorno del fratello dall’India,

a quello rimasto in

vita

.

2 Quale indizio fa capire a chi legge che si tratta di un fantasma? A Il saluto con la mano

B Il tocco gelido sul polso

3 Quale segno testimonierà per sempre l’apparizione del fantasma? Alla sorella rimane un segno sul polso, nel punto in cui il fantasma del fratello l’ha toccata.

4 Quali caratteristiche presenta il fantasma? (Indica le risposte esatte) A Appare di giorno in un luogo

D Mostra solo alcune parti

chiuso. B Appare di notte in un luogo aperto. C Si fa vedere completamente.

del corpo. E È felice di rivedere la sorella. F È triste e parla a voce bassa.

5 55


Il racconto di fantasmi narra una vicenda che, per alcuni suoi aspetti, si colloca al di fuori della realtà, in una dimensione che assume caratteristiche irreali, misteriose, soprannaturali e che è sempre caratterizzata da apparizioni e sparizioni di fantasmi. Il racconto di fantasmi è necessariamente insolubile, non offre cioè soluzioni. Il lettore deve accettare il fatto che niente di quanto accade nel racconto di fantasmi può essere dimostrato. Nel racconto di fantasmi, inoltre, più che le vicende vere e proprie, sono importanti le suggestioni, le atmosfere ricche di suspense, tali da coinvolgere totalmente il lettore sul piano emotivo.

LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DEL RACCONTO DI FANTASMI Il racconto di fantasmi presenta le seguenti caratteristiche. ■

Trama ricca di colpi di scena, di fatti imprevisti e imprevedibili, con un finale spesso a sorpresa.

Personaggi in genere non molto numerosi, ben delineati e caratterizzati soprattutto dal punto di vista comportamentale, morale, psicologico.

Apparizioni e sparizioni di fantasmi.

Fenomeni soprannaturali che indicano la presenza dei fantasmi: porte che sbattono, mobili spostati, fruscii di passi leggeri o rumori di passi pesanti, urla, lamenti...

Ambientazione generalmente notturna, ma anche diurna, in luoghi chiusi (vecchie case abbandonate, castelli diroccati...) e in luoghi aperti (strade, giardini, spettrali cimiteri infestati da spiriti erranti...). La vicenda può essere ambientata anche in luoghi quotidiani, del tutto normali.

Luoghi spesso descritti nei particolari, con un ruolo importante nell’ambito della narrazione in quanto interpretano ed esprimono in immagini i sentimenti dei personaggi e partecipano alle loro vicende.

Narrazione sia in prima persona (narratore interno) sia in terza persona (narratore esterno).

LA TIPOLOGIA DEI FANTASMI È impossibile ricavare delle leggi o soltanto delle costanti da un mondo così vario e per definizione «irregolare» come quello dei fantasmi. La tipologia dei fantasmi o spettri o spiriti, infatti, è molto variabile. Ecco un’approssimativa classificazione dei vari tipi di fantasma. ■

56

Fantasmi dei viventi e fantasmi dei defunti, come quelli che si manifestano al ricco e avaro Ebenezer Scrooge nel famoso romanzo Canto di Natale di Charles Dickens.


Il racconto del mistero e di fantasmi ■

Fantasmi domestici, che infestano una casa anche nel corso dei secoli, probabilmente ignari di essere morti.

Fantasmi ciclici, del tutto innocui, che appaiono ciclicamente, periodicamente, in un certo luogo, in ricordo di un avvenimento a loro caro oppure doloroso. Ad esempio, i fantasmi dei soldati sul campo di battaglia dove hanno perso la vita.

Fantasmi che si manifestano completamente e fantasmi che mostrano solo il volto o parti del corpo (occhi, mani...).

Fantasmi invisibili ma molto chiassosi. Infatti, si manifestano emettendo forti rumori. Agiscono in un determinato ambiente familiare, di appartenenza, dove si pensa siano vissuti, spostando oggetti come mobili e soprammobili, rompendo piatti, rovesciando bicchieri e bottiglie, sbattendo porte e finestre in modo violento.

Fantasmi notturni e fantasmi diurni, che si manifestano di giorno.

Fantasmi d’ombra e di luce.

Fantasmi vendicatori, giustizieri, e fantasmi benefattori, protettori.

Fantasmi fedeli e innamorati.

Fantasmi timidi, impacciati o burloni, che suscitano tenerezza e compassione, come nel famosissimo Il fantasma di Canterville di Oscar Wilde.

1

Ci sono inoltre fantasmi di animali di tipo mostruoso e decisamente ostile, ma anche fantasmi di animali domestici, come cani e gatti, di tipo indubbiamente amichevole. Esistono anche oggetti fantasma, nonché mezzi di trasporto fantastici, come il celebre «vascello fantasma». Nel Quaderno laboratorio 2, puoi leggere la rappresentazione teatrale de Il fantasma di Canterville dello scrittore inglese Oscar Wilde.

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Il racconto di fantasmi nel tempo DALLE ORIGINI ALL’OTTOCENTO I fantasmi non hanno né patria né origine. Essi «sono sempre esistiti», dal momento che appaiono in molte culture e letterature. Una delle prime e più famose testimonianze di fantasmi è quella dello scrittore latino Plinio il Giovane (61-112/114 d.C.), che riportiamo qui di seguito e che si riferisce a un fatto accaduto nell’antica Grecia.

▲ L’apparizione di un fantasma in un dipinto di fine Ottocento.

Vi era in Atene una casa grande e spaziosa, ma infestata e paurosa. Durante il silenzio della notte vi si udiva uno sferragliare di catene, prima lontano e poi più vicino. Subito dopo appariva uno spettro, un vecchio magro e sofferente, con la lunga barba incolta e i capelli ispidi. Aveva le catene ai piedi e con le mani le sollevava e le scuoteva. In città arrivò il filosofo Atenodoro e lesse il cartello che offriva la casa in affitto. Il prezzo troppo basso lo mise in sospetto; chiese informazioni, venne a sapere ogni cosa e, nonostante ciò, prese la casa in affitto. All’imbrunire, si fece preparare il letto nella parte anteriore dell’edificio, si fece portare l’occorrente per scrivere e una lanterna. Dapprima silenzio assoluto, poi colpi di ferri e tintinnare di catene. Atenodoro non alzò gli occhi e non smise di scrivere, ma si pose in ascolto. Ed ecco il fragore aumentare, avvicinarsi e già farsi sentire sulla porta e poi nella stanza. Atenodoro vide e riconobbe lo spettro di cui gli avevano parlato. Stava in piedi e gli faceva segno con il dito, come se lo chiamasse. Subito il filosofo prese la lanterna e seguì il fantasma. Questi camminava a passo lento, come spossato dal peso delle sue catene e, quando giunse in un certo punto del cortile, scomparve. Allora il filosofo strappò dell’erba e delle foglie e le collocò in quel punto come segnale. Il giorno dopo andò da un magistrato e gli suggerì di far scavare in quel punto. Si trovarono ossa e catene. Lo scheletro venne raccolto e sepolto nei modi dovuti, a pubbliche spese. Da quel giorno la casa fu liberata dal fantasma. (da Plinio il Giovane, Lettere ai familiari, Rizzoli)

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Il racconto del mistero e di fantasmi

1

Se i fantasmi cristiani turbavano i sonni dei congiunti per «chiedere messe», quelli pagani erano spesso «anime in pena che reclamavano un’adeguata sepoltura». Anche nell’epoca medievale i rapporti tra questo e l’«altro» mondo vengono descritti come continui e scambievoli. Le apparizioni riguardavano soprattutto il ritorno dei defunti che avevano fatto una brutta fine (suicidi o ammazzati, condannati a morte, annegati il cui corpo non è mai stato ritrovato...). La Chiesa da una parte tentò di arginare il fenomeno e relegò spettri e fantasmi nell’area delle manifestazioni diaboliche, dall’altra lo alimentò proponendosi come intermediario. Pertanto, donazioni e preghiere diventarono lo strumento per aiutare le anime a trovare la pace eterna, senza disturbare quella terrena. Un altro tentativo di difendere i cristiani da inquietanti ritorni dei defunti fu l’istituzione di una precisa giornata, il 2 novembre, dedicata alla commemorazione dei defunti. A istituire il giorno dei morti fu, attorno all’anno Mille, l’ordine monastico di Cluny, nella cui abbazia (dicono le cronache del tempo) spettri e fantasmi facevano sentire la loro presenza. Nel Quattrocento poi, in pieno Umanesimo, e nei secoli successivi i fantasmi non smettono di apparire.

NELL’OTTOCENTO LA GHOST STORY DIVENTA UN «GENERE» L’epoca dei fantasmi per eccellenza è, però, l’Ottocento: in questo periodo, infatti, tutta la letteratura (narrativa, poesia, teatro) è «infestata» da fantasmi. Se oggi, quando si parla di fantasmi, si pensa all’Inghilterra, è perché soltanto nella narrativa anglosassone la ghost story (= storia di fantasmi) diventa un «genere». Nelle altre letterature europee, i fantasmi attirano tutti o quasi tutti i maggiori scrittori, specie nel primo Ottocento. Risalgono a questo periodo due capolavori in senso assoluto: La donna di picche di Aleksandr Puškin e La mendicante di Locarno di Heinrich von Kleist, che puoi leggere a pag. 81. Nel passaggio dal primo al secondo Ottocento, nel racconto letterario le apparizioni di fantasmi tendono a diventare sempre meno spettacolari, anche se forse più inquietanti. Fantasma, in questo caso, può essere una persona qualsiasi che si incontra per strada, salvo sapere, dopo, che è già morta da molto tempo. È un caso limite questo breve testo, dove il modello stesso della ghost story viene capovolto: infatti, non è l’apparizione, ma la «sparizione» a definire il fantasma.

Verso sera due sconosciuti si incontrano negli oscuri corridoi di una galleria d’arte. Con un leggero brivido uno di loro dice: «Questo posto è davvero lugubre, terrificante. Lei crede nei fantasmi?». «Io no» risponde l’altro, «e lei?» «Io sì» dice il primo, e sparisce. (da G. Loring Frost, Un credente, in Antologia della letteratura fantastica, Einaudi)

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LA GHOST STORY NEL NOVECENTO Un racconto in particolare segna lo spartiacque tra l’Ottocento e il Novecento: Il giro di vite (1898) dello scrittore statunitense Henry James (1843-1916). Il giro di vite è solo in apparenza una ghost story. Due bambini rimasti orfani vengono affidati a una giovane istitutrice, che è una dei tre narratori della novella: è lei a raccontare di inquietanti apparizioni. Le sue parole e l’alternanza dei punti di vista, però, insinuano in chi legge il dubbio che quelle apparizioni siano solo il frutto di una fervida immaginazione. Il fascino del racconto risiede proprio in questa ambiguità, che spiega la presenza di interpretazioni anche molto diverse tra loro. Nel corso del Novecento il genere ghost story continua ad avere un notevole successo, grazie anche ad autori come l’inglese Montague Rhodes James (1862-1936), indiscusso maestro degli orrori soprannaturali, con oltre quaranta racconti all’attivo, tra cui L’acquaforte (1904), che ha influenzato molto il genere, o la statunitense Edith Wharton (1862-1937). Nella raccolta di Wharton del 1937, Storie di fantasmi, il soprannaturale si manifesta nelle situazioni più disparate e non lo fa mai in modo eclatante, bensì graduale ed enigmatico. La scrittrice statunitense Shirley Jackson (1916-1965) è l’autrice di uno dei più celebri romanzi di fantasmi del Novecento, L’incubo di Hill House (1959), che racchiude in sé tutte le caratteristiche consolidate dal genere nel corso del secolo, a partire dall’estrema ambiguità della narrazione, che lascia aperte molteplici possibilità interpretative. Infatti, i fenomeni inspiegabili che accadono a Hill House, e che conducono la giovane protagonista alla pazzia e al suicidio, potrebbero tanto essere reali quanto suggestioni e allucinazioni collettive.

LE STORIE DI FANTASMI NELLA NARRATIVA CONTEMPORANEA E oggi le storie di fantasmi sono finite? Basta uno sguardo alla narrativa contemporanea per convincersi del contrario. Ad esempio, ricordiamo la raccolta Natale con i fantasmi (2021), che contiene i racconti di otto autori di best seller (Bridget Collins, Imogen Hermes Gowar, Kiran Millwood Hargrave, Andrew Michael Hurley, Jess Kidd, Elizabeth Macneal, Natasha Pulley e Laura Purcell). Da citare, inoltre, la scrittrice inglese Rosemary Pardoe (1951), autrice di numerosi racconti brevi sui fantasmi, e la svedese Kristina Ohlsson (1979), autrice del fortunato romanzo per ragazzi Bambini di cristallo (2013) e del suo seguito Il bambino argento (2014). Il racconto di fantasmi sembra destinato a non tramontare mai e la ragione di una tale fortuna è semplice. I fantasmi sono simbolo del «mistero» che vive intorno e dentro di noi. Primo fra tutti il mistero dell’ignoto, di ciò che ci aspetta al termine della vita terrena, nel mondo dell’Aldilà. Pertanto, la ragione di questa fortuna attraverso i secoli è generata dalla necessità di liberarci in forma fantastica delle nostre paure più profonde.

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IL RACCONTOILDEL MISTERO FANTASY

CHE COS’È

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Il racconto del mistero è la narrazione di una vicenda che, per alcuni suoi aspetti, si colloca al di fuori della normalità

PIÙ FACILE

MAPPA DELLE CONOSCENZE

◾ Situazione

iniziale normale, consueta dell’equilibrio iniziale a causa di un fatto inatteso, strano, imprevedibile ◾ Sviluppo con fenomeni misteriosi, sconvolgenti ◾ Situazione finale o conclusione che non prevede una spiegazione logica, razionale degli eventi narrati ◾ Rottura

STRUTTURA NARRATIVA

◾ Personaggi e ambienti descritti in modo particolareggiato ◾ Clima

PRINCIPALI CARATTERISTICHE

di mistero per lo più in prima persona (narratore interno) ma anche in terza persona (narratore esterno) ◾ Suspense, forte tensione narrativa ◾ Conclusione con un colpo di scena o fatta presagire da indizi anticipatori o «aperta» ◾ Narrazione

IL RACCONTO DI FANTASMI

CHE COS’È

Il racconto di fantasmi è la narrazione di una vicenda che, per alcuni suoi aspetti, si colloca al di fuori della realtà e che è sempre caratterizzata da apparizioni e sparizioni di fantasmi

◾ Trama

PRINCIPALI CARATTERISTICHE

ricca di colpi di scena, di suspense e con finale spesso a sorpresa ◾ Personaggi non molto numerosi, ben delineati e caratterizzati ◾ Apparizioni e sparizioni di fantasmi di vario tipo: fantasmi dei viventi e dei defunti, fantasmi notturni e diurni, vendicatori, benefattori... ◾ Fenomeni soprannaturali ◾ Ambientazione notturna e diurna in luoghi chiusi e aperti ◾ Narrazione sia in prima persona (narratore interno) sia in terza persona (narratore esterno)

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VERSIONE INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE 1 Il racconto del mistero presenta una situazione iniziale: (1 punto se la risposta è esatta) A inquietante B del tutto irreale C normale, di vita quotidiana D assurda, surreale PUNTI ........... /1

2 Il racconto del mistero presenta una situazione finale: (1 punto per ogni risposta esatta) A sconvolgente, che turba profondamente chi legge B illogica, che non prevede una spiegazione razionale C scontata, per nulla inattesa D caratterizzata a volte da un colpo di scena E che può essere anche «aperta», nel senso che lascia a chi legge

la soluzione del mistero PUNTI ........... /3

3 In un racconto del mistero, gli elementi che contribuiscono maggiormente a coinvolgere chi legge sul piano emotivo sono: (1 punto per ogni risposta esatta) A descrizione particolareggiata dei personaggi B descrizione particolareggiata dei luoghi, così da sembrare reali C narrazione in prima persona (narratore interno) D narrazione in terza persona (narratore esterno) E tecnica della suspense PUNTI ........... /2

4 Il racconto di fantasmi si differenzia dal racconto del mistero soprattutto perché narra una vicenda: (1 punto se la risposta è esatta) A misteriosa, inspiegabile B sempre caratterizzata da apparizioni e sparizioni di fantasmi C ricca di suspense D credibile in tutti i suoi aspetti PUNTI ........... /1

5 In un racconto di fantasmi, i fatti avvengono: (1 punto per ogni risposta esatta) A prevalentemente durante il giorno B generalmente di notte C in luoghi sia chiusi sia aperti D soprattutto in luoghi quotidiani, del tutto normali

62

PUNTI ........... /2


Il racconto del mistero e di fantasmi

1

6 La tipologia dei fantasmi è molto variabile. Indica cinque tipi di fantasma. (1 punto per ogni risposta esatta) Risposte possibili

a. Fantasmi dei viventi e fantasmi dei defunti b. Fantasmi domestici c. Fantasmi ciclici d. Fantasmi invisibili ma molto chiassosi e. Fantasmi notturni e diurni PUNTI ........... /5

7 I fantasmi di animali quali caratteristiche presentano? (2 punti se la risposta è esatta) Alcuni fantasmi di animali sono mostruosi e ostili, altri sono di animali domestici e amichevoli. PUNTI ........... /2

8 Indica se le seguenti affermazioni, relative al «racconto di fantasmi nel tempo», sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. Lo scrittore latino Plinio il Giovane ha raccontato la vicenda di un fantasma avvenuta nell’antica Grecia.

V

F

b. L’epoca per eccellenza della letteratura dei fantasmi è quella medievale.

V

F

c. Nell’Ottocento molte opere narrative, poetiche e teatrali sono caratterizzate dalla presenza di fantasmi.

V

F

PUNTI ........... /3

9 Perché oggi, quando si parla di fantasmi, si pensa all’Inghilterra? (2 punti se la risposta è esatta)

Si pensa all’Inghilterra perché nella narrativa di questo Paese le storie di fantasmi sono diventate un genere. PUNTI ........... /2

10 Perché il racconto di fantasmi sembra destinato a non tramontare mai? (3 punti se la risposta è esatta)

Perché è simbolo del mistero dell’ignoto, quindi permette di liberarci delle nostre paure più profonde. PUNTI ........... /3

AUTOVALUTAZIONE ■

PUNTEGGIO TOTALE .......... /24

La verifica mi è sembrata complessivamente: facile

di media difficoltà

difficile

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande

In base al mio punteggio totale, posso affermare di conoscere il racconto del mistero e il racconto di fantasmi: poco

abbastanza

bene

Per migliorare il mio risultato, devo ripassare questi argomenti:

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Eventi misteriosi, inquietanti William Fryer Harvey Scrittore inglese, 1885-1937

Una strana coincidenza

Ascolta l’audio del testo

Agosto. Un caldo infernale e un incontro misterioso, innaturale. Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. lavori in bianco e nero: disegni a matita.

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2. tozze: massicce.

Penistone Road, Clapham, 20 agosto 19.. Credo d’aver vissuto la più straordinaria giornata della mia vita e voglio metterla sulla carta nel modo più chiaro possibile finché i fatti sono ancora freschi nella mia mente. Diciamo subito che il mio nome è James Clarence Withencroft. Ho quarant’anni, godo di perfetta salute, e non sono mai stato ammalato neanche un giorno. Faccio il pittore, con non molto successo, sia pure, ma con i miei lavori in bianco e nero1 guadagno a sufficienza da soddisfare le mie necessità elementari. Questa mattina ho fatto colazione alle nove e, dopo un’occhiata al giornale, ho acceso la pipa e mi sono messo a fantasticare, nella speranza mi venisse in mente qualche argomento per un disegno. Benché tenessi la porta e le finestre aperte, nella stanza faceva un caldo soffocante, e avevo appena considerato che il posto più fresco e più piacevole di tutto il quartiere doveva essere il fondo della piscina pubblica, quand’ecco che mi balenò l’idea. Cominciai a disegnare. Ero così intento al mio lavoro che mi fermai soltanto quando l’orologio di San Giuda batté le quattro. Il risultato finale di quello schizzo affrettato era, lo sentii con certezza, la cosa migliore che avessi mai fatto. Rappresentava un delinquente sul banco degli accusati, subito dopo che il giudice ha pronunciato la sentenza. Era un uomo grasso, enormemente grasso. Aveva il volto mal rasato, ed era quasi calvo. Stava in piedi sul banco, stringendo la ringhiera con le sue dita rozze e tozze2, e guardava fisso dinanzi a sé, con un’espressione non tanto di orrore quanto di un completo, totale avvilimento. Arrotolai il disegno e, senza saper bene il perché, me lo misi in tasca. Quindi, con quel raro senso di felicità che suscita la consapevolezza d’aver fatto un buon lavoro, me ne uscii. Ricordo d’aver percorso Lytton Street e voltato a destra per Gilchrist Road. Da quel punto in poi i miei ricordi si fanno vaghi. L’unica cosa di cui fossi pienamente cosciente era il caldo terribile che saliva dall’asfalto polveroso.


Il racconto del mistero e di fantasmi 3. miglia: il miglio è un’unità di misura di lunghezza usata nei Paesi anglosassoni, corrispondente a 1609,3 metri. 4. magagne: difetti.

1

Dovevo aver fatto cinque o sei miglia3, quando un ragazzetto mi si avvicinò chiedendomi l’ora. Erano le sette meno venti. Allontanatosi il ragazzo, mi trovai improvvisamente dinanzi a un cancello che immetteva in un cortile. Sopra l’entrata c’era un’insegna con la scritta: Chs. Atkinson MonuMenti funebri Lavorazioni in marmi inglesi e italiani Dal cortile s’udiva un allegro fischiettare, dei colpi di martello, e il freddo sibilo dell’acciaio che morde la pietra. Un improvviso impulso mi spinse a entrare. Seduto, dandomi le spalle, un uomo era intento a lavorare una lastra di marmo. Si volse udendo i miei passi, e mi arrestai di colpo. Era l’uomo che avevo disegnato, e di cui avevo il ritratto in tasca. Se ne stava lì, enorme, con il sudore che gli colava dalla fronte. Ma benché la faccia fosse la stessa, l’espressione era diversa. Mi salutò con un sorriso, come fossimo vecchi amici, e mi strinse la mano. «C’è un caldo infernale, fuori» dissi. «Qui sembra un’oasi nel deserto.» «Non so se questa sia un’oasi» rispose lui, «ma quanto a far caldo, fa davvero un caldo infernale. Mettetevi a sedere, signore!» Mi sedetti all’estremità della pietra tombale a cui stava lavorando. «Siete riuscito a procurarvi un gran bel pezzo di marmo» dissi. Scosse la testa. «In un certo modo, sì» rispose. «La superficie, da questa parte, è molto bella, ma dall’altra parte c’è una grossa crepa. Non potrei mai fare un lavoro veramente ben fatto con un marmo come questo. D’estate, come adesso, va benissimo; il caldo più cocente non gli fa nulla. Ma aspettate che venga l’inverno. Non c’è niente come il gelo, per far uscire fuori le magagne4, nel marmo.» «E allora, a che serve?» domandai. L’uomo scoppiò in una risata. «È per un’esposizione. Gli artisti hanno le loro esposizioni; ebbene, le abbiamo anche noi. Tutte le piccole novità in fatto di lapidi, capite.» Continuò a parlare di marmi. Io, invece, parlavo poco, perché mi sentivo a disagio. C’era qualcosa d’innaturale, di misterioso, in questo incontro. Sul principio cercai di persuadermi che quell’uomo l’avevo già visto in passato, e senza che me ne fossi reso conto, la sua faccia era rimasta impressa nella mia memoria, ma sapevo che stavo solo cercando d’ingannarmi. Il signor Atkinson terminò il suo lavoro, e si alzò. «Ecco fatto! Cosa ve ne pare?» disse con orgoglio. L’iscrizione, che soltanto ora lessi, era la seguente: AllA MeMoriA di JAMes ClArenCe WithenCroft nAto il 18 gennAio 1860 Morto iMprovvisAMente il 20 Agosto 19..

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5. cote: pietra dura

usata per affilare ferri da taglio.

Rimasi in silenzio per un poco. Poi un brivido freddo mi percorse la schiena. Gli domandai dove avesse visto quel nome. «Oh, in nessun posto» rispose il signor Atkinson. «Mi occorreva un nome, e ho scritto il primo che mi è venuto in testa. Perché?» «È una coincidenza strana. Figuratevi che è proprio il mio nome.» Lui emise un lungo fischio sommesso. «E le date?» «Posso rispondere soltanto di una, e quella è giusta.» «Fantastico!» disse. Ma non sapeva fino a che punto. Gli dissi del lavoro che avevo fatto quella mattina. Presi di tasca il disegno e glielo mostrai. Guardandolo, l’espressione della sua faccia si alterò fino a diventare sempre più simile a quella dell’uomo che io avevo disegnato. Restammo in silenzio per un po’. Entrambi guardavamo la stessa cosa, le due date incise sulla lapide, e la prima era giusta. «Venite dentro e cenate con noi» disse il signor Atkinson. Sua moglie era una donna sorridente. Il marito mi presentò come un suo amico pittore. Dopo cena riprendemmo la conversazione dove l’avevamo interrotta. «Scusatemi se ve lo chiedo» dissi, «ma sapete d’aver fatto qualcosa per cui vi potrebbero processare?» Scosse la testa. «No, non sono in fallimento, e gli affari vanno bene.» Si alzò, prese un barattolo sulla veranda, e si mise a innaffiare i suoi fiori, poi mi chiese: «Voi dove abitate?». Gli dissi il mio indirizzo. Ci sarebbe voluta un’ora buona, a passo sostenuto, per tornare a casa. «Guardiamo le cose in faccia» disse. «Se tornate a casa stasera, correte il rischio che vi capiti qualcosa. La cosa migliore che possiamo fare è che restiate qui fino a mezzanotte. Dentro farà più fresco.» Con mia sorpresa acconsentii. Adesso ci troviamo in una stanza sotto il tetto. Atkinson ha mandato la moglie a letto. Lui sta affilando degli utensili con una piccola cote5. L’aria è gravida di temporale. Io sto scrivendo queste righe su un tavolinetto zoppicante davanti alla finestra aperta. Ha una gamba spaccata, e Atkinson, che sembra abile nel maneggiare i suoi arnesi, l’aggiusterà appena avrà finito di fare il filo al suo scalpello. Sono le undici passate. Tra meno di un’ora non ci sarò più. Il caldo è soffocante. C’è da impazzire. (in Storie di fantasmi, Einaudi, rid. e adatt.)

66


Il racconto del mistero e di fantasmi

1

COMPRENSIONE 1 Quanti anni ha Withencroft e qual è la sua professione? Ha quarant’anni ed è un pittore. 2 Che cosa raffigura il disegno fatto da Withencroft? Un uomo al banco degli accusati, che ha appena ascoltato la sentenza del giudice.

3 Completato il disegno, qual è lo stato d’animo di Withencroft e perché? Withencroft è felice e consapevole di aver fatto un buon lavoro.

4 Withencroft, nel vedere il signor Atkinson, quale reazione ha e perché? Withencroft si arresta di colpo, perché è esattamente colui che ha raffigurato nel suo disegno.

5 Nel leggere poi l’iscrizione sulla lapide, Withencroft quale reazione ha e perché? Withencroft rimane in silenzio e rabbrividisce, perché il nome e la data di nascita incisi sono i suoi.

6 Perché Atkinson propone a Withencroft di restare lì da lui, proprio fino a mezzanotte? Atkinson gli propone di rimanere, perché per tornare a casa impiegherebbe più di un’ora al buio, rischiando che gli accada qualcosa; la data di morte indicata sulla lapide è infatti di quel giorno.

7 Come si conclude la più straordinaria giornata della vita di Withencroft? Da che cosa si può capire? La giornata si conclude con la morte di Withencroft, probabilmente ucciso da Atkinson; si può capire dall’atteggiamento sospetto di Atkinson che affila degli utensili da taglio.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 8 Come definiresti la vicenda narrata? A Reale

B Verosimile

C Non spiegabile razionalmente

9 I fatti sono esposti: A rispettando l’ordine cronologico B facendo ricordare al protagonista fatti avvenuti precedentemente

10 Su tutta la vicenda incombe il caldo soffocante d’agosto. Individua nel testo e sottolinea i passi in cui il narratore insiste sul fattore climatico. Risposta nel testo 11 Qual è il momento in cui la suspense raggiunge il massimo effetto? Il momento in cui la suspense raggiunge il culmine è il finale, che viene lasciato in sospeso.

12 Chi è il narratore, che narra in prima persona? Il narratore è il protagonista, il pittore Withencroft. 13 Secondo te, questo racconto è stato scritto principalmente allo scopo di:

Risposta soggettiva A far capire che nella vita possono succedere fatti strani, inquietanti, misteriosi B convincere che è impossibile sfuggire al proprio destino

PRODUZIONE SCRITTA 14

È capitata anche a te o a qualcuno di tua conoscenza un’esperienza davvero misteriosa? Raccontala in un breve testo scritto. RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI

Risposta soggettiva

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Lord Dunsany Scrittore e drammaturgo irlandese, 1878-1957

1. «Bureau ... Maux»:

espressione francese che significa «Ufficio Universale per lo Scambio dei Mali». 2. apatici: privi di vivacità. 3. saettavano: si muovevano velocemente, come saette, diventavano vivaci. 4. franchi: monete usate in Francia prima dell’introduzione dell’euro. 5. m’ingolfai: mi lasciai coinvolgere. 6. ceto: condizione sociale ed economica.

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Lo scambio

Ascolta l’audio del testo

Una bottega dall’aspetto infinitamente strano attira l’attenzione del protagonista-narratore. In effetti, in quella bottega avviene un commercio insolito, che consiste in uno «scambio» di merci completamente opposte. E, fenomeno ancora più misterioso, nessun cliente, concluso lo scambio, ritorna più in quella bottega.

Mi torna in mente spesso il «Bureau Universal d’Exchange de Maux»1 e l’infernale vecchio che stava al banco. L’ufficio sorgeva in una viuzza di Parigi, e la piccola arcata d’ingresso era formata da tre grosse travi di legno scuro, di cui quella in alto sporgeva un poco, formando una specie di «p» greca. Tutto il resto era dipinto di verde. La casa era più bassa e più stretta di quelle vicine, e aveva un aspetto infinitamente strano. Sopra l’ingresso, sulla grossa trave in alto, spiccava in lettere gialle la scritta Bureau Universal d’Exchange de Maux. Entrai immediatamente e mi accostai all’uomo che se ne stava svogliatamente seduto su uno sgabello accanto al banco. Domandai le ragioni di quel suo negozio e quali merci maligne vi venissero scambiate, poiché ero divorato dalla curiosità. Se non fosse stato per quella, infatti, sarei uscito immediatamente dal negozio, perché c’era un’espressione infernale in quel vecchio grasso e il peggio stava negli occhi, che erano così immobili, così apatici 2, da farvi giurare che fosse morto. Occhi fermi, ma che all’improvviso saettavano3, e allora tutta l’astuzia del mondo si rivelava in quello che un attimo prima sembrava soltanto un vecchiaccio qualunque, particolarmente sonnacchioso. E sentite quali erano l’oggetto e il commercio di quella curiosa bottega: si pagavano venti franchi4, che infatti il vecchio si affrettò a richiedermi, per essere ammessi nel negozio, dopo di che si aveva il diritto di scambiare un male o una disgrazia, da cui si era afflitti, con un male o una disgrazia che qualcun altro là dentro fosse «disposto a barattare», per usare l’espressione del vecchio. Tanto ero esterrefatto dall’attività di quello strano negozio che, pur trovandolo repellente, m’ingolfai5 in una conversazione con il vecchio, e dalla sua loquacità venni a sapere quanto segue. Gente di ogni ceto6 faceva affari nella sua bottega. Che cosa si scambiassero i clienti, a lui non importava, salvo che dovevano essere dei mali; lui non era autorizzato a trattare nessun altro genere di commercio. Non c’era male al mondo, mi spiegò, che là dentro non fosse negoziabile; non era mai capitato che qualcuno se ne fosse andato dal suo negozio senza poter barattare quello che l’affliggeva. In dieci minuti, imparai da lui molto di più sul genere umano di quanto avessi mai appreso da chiunque altro; imparai che un uomo considera un proprio male la cosa peggiore che possa esistere, e che un male riesce a squilibrare a tal punto la mente umana che, in quel piccolo e tetro negozio, i clienti si riducevano ai baratti più assurdi.


Il racconto del mistero e di fantasmi 7. da non ... appiglio:

da non permettere al destino di rivalersi nei miei confronti. 8. aerostato: aeromobile più leggero dell’aria con il motore (dirigibile) o senza motore (pallone, mongolfiera).

1

Una volta un tale aveva scambiato la saggezza con la pazzia. «E perché mai l’avrà fatto?» domandai. «Non è affar mio» replicò il vecchio, con il suo tono lento e indolente. A quanto sembrava, l’uomo che aveva rinunciato alla saggezza era uscito dal negozio, con un’espressione scioccamente felice sulla faccia, mentre l’altro se n’era andato via pensoso e con un’espressione turbata. Quasi sempre, gli scambi avvenivano in «merci» opposte. Ma la cosa che soprattutto mi lasciava perplesso, mentre conversavo con quell’essere apatico, è che nessun cliente, una volta concluso lo scambio, ritornava in quel negozio; questo mi disse il vecchio, e quando volli sapere perché, mi rispose soltanto che non lo sapeva. Solo per scoprire le ragioni di quello strano fenomeno, decisi tra me e me di concludere un affare nella stanzetta in fondo a quel misterioso negozio. Decisi di scambiare qualche piccolo male di nessuna importanza con qualche altro male altrettanto trascurabile, in modo da procurare a me stesso un vantaggio talmente piccolo da non offrire al Fato nessun appiglio7. Pochi giorni dopo sarei ripartito per l’Inghilterra, e cominciavo già a temere che avrei patito il mal di mare. Quella paura del mal di mare decisi di scambiarla con qualche inconveniente altrettanto lieve. Parlai al vecchio del mio progetto, e lui si fece beffe della pochezza della mia merce, e tentò di incoraggiarmi a qualche scambio più consistente; ma non riuscì a smuovermi dal mio proposito. Due volte al giorno, per una settimana, pagai i miei venti franchi, e un giorno feci la conoscenza di un omino che aveva una piccola afflizione: temeva sempre che l’ascensore precipitasse. Sembrava proprio quello che poteva fare al caso mio. Poche parole furono sufficienti a convincerlo che io avevo l’inconveniente adatto per lui – lui non avrebbe mai fatto una traversata, e io, d’altro canto, non avevo nessuna difficoltà a salire a piedi – senza contare che ero convinto, come doveva capitare a molti in quel negozio, che una paura assurda come la sua non avrebbe mai potuto darmi fastidio. Dopo che entrambi firmammo il contratto, me ne tornai in albergo, e là, nell’atrio, mi vidi davanti quell’invenzione della malora. Naturalmente, mi domandarono se volevo salire in ascensore; per forza d’abitudine rischiai l’avventura, ma trattenni il respiro per tutto il percorso. Nulla potrà mai più indurmi a ritentare una simile impresa. Preferirei piuttosto raggiungere la mia stanza con un aerostato8. Perché? Ma perché un aerostato, quando le cose vanno male, ti lascia ancora qualche speranza di scampo: può allargarsi a paracadute, una volta scoppiato; può impigliarsi in un albero o altro ancora; ma se l’ascensore precipita giù per la tromba, chi è dentro è bell’e fritto. 69


Quanto al mal di mare, non ne soffrirò mai più in vita mia: perché, non saprei dirvelo, ma so con certezza che è così. E il negozio nel quale ho fatto questo interessante affare? Il negozio al quale nessuno ritorna dopo il contratto? Non c’è più. Lo so, perché andai a cercarlo il giorno seguente. A occhi bendati avrei ritrovato la strada dell’antico quartiere in cui si snoda la stretta stradina, dove poi s’imbocca il vicolo in fondo e si trova la rientranza in cui sorge la strana bottega. Un negozietto con dei pilastri davanti e la facciata della casa dipinta in rosso è situato da un lato; dall’altro, c’è una gioielleria da quattro soldi. In mezzo a quella assurda compagnia, sorgeva la bottega con le tre assi brune disposte a «p» greca, e tutto il resto dipinto di verde. Mezz’ora dopo essere uscito dall’albergo sostavo nel vicolo, dove m’ero recato due volte al giorno per un’intera settimana. Trovai il negozietto con i pilastri e la facciata rossa, e trovai la gioielleria; ma la casa verde con le travi brune era scomparsa. Abbattuta, direte voi, durante la notte? No, non è questa la risposta al mistero, perché il negozietto dai pilastri dipinti in rosso come la facciata e la piccola gioielleria stavano là, l’uno a ridosso dell’altra, formando un fabbricato unico. (in Autunno giallo ’75, A. Mondadori, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Perché il protagonista-narratore entra nel «Bureau Universal d’Exchange de Maux»? Il protagonista entra perché è divorato dalla curiosità di scoprire quali «merci maligne» vengano scambiate in quel negozio.

2 Quale commercio si pratica in quella strana bottega? Da chi è frequentata? Nella strana bottega si scambiano mali e disgrazie; è frequentata da gente di ogni ceto.

3 Il protagonista-narratore decide di concludere un affare per scoprire le ragioni di uno «strano fenomeno». Di quale fenomeno si tratta? L’uomo decide di concludere un affare per capire perché nessun cliente, terminato lo scambio, torni al negozio.

4 Il protagonista-narratore scambia la sua paura del mal di mare con quale altra paura? Di conseguenza, che cosa gli succede? Il protagonista scambia la paura del mal di mare con la paura che l’ascensore precipiti. Di conseguenza, dopo essere salito nell’ascensore del suo albergo, prova un tale terrore da sapere che non tenterà mai più di farlo.

5 Il giorno successivo, il protagonista-narratore ritorna nella stradina dove si trova la bottega del male, ma che cosa scopre? Ritornando alla bottega, il protagonista scopre che il negozio è scomparso.

70


Il racconto del mistero e di fantasmi

1

ANALISI E INTERPRETAZIONE 6 Indica se le affermazioni, relative al personaggio del vecchio, sono vere o false. a. Ha un’espressione demoniaca.

V

F

b. Si intuisce che è astuto, furbo, dai suoi occhi costantemente mobili, vivaci.

V

F

c. È un tipo taciturno, che non dà spiegazioni riguardo alla propria attività.

V

F

d. Tratta soltanto un tipo di commercio: il baratto dei mali.

V

F

7 Qual è la funzione della descrizione iniziale, particolareggiata, della bottega del male? A Evidenziare la differenza tra la bottega del male e gli edifici vicini B Trasmettere a chi legge la certezza che si tratta di una casa reale, che esiste veramente C Far capire a chi legge, fin dall’inizio, che si tratta di una bottega molto strana

8 Perché i clienti, concluso l’affare, non tornano più alla bottega? Perché i clienti non trovano più la bottega.

9 La conclusione è «aperta», nel senso che lascia a chi legge la soluzione del mistero. Qual è, secondo te, la risposta al mistero? Risposta soggettiva

LESSICO 10 Quali espressioni, aggettivi contribuiscono a creare l’atmosfera cupa, squallida e misteriosa che si respira nella bottega del male? Individuali nel testo e sottolineali.

Risposta nel testo

11 Quale dei seguenti gruppi è formato da parole che derivano tutte da un verbo? A Infernale – meraviglioso – maligno

C Umano – apatico – gioielleria

B Conversazione – negoziabile – afflizione

D Consistente – traversata – facciata

12 Quale delle seguenti parole, tratte dal testo, è un falso alterato? Sottolineala. omino – stanzetta – viuzza – negozietto – sgabello – vecchiaccio

GRAMMATICA 13 Nella frase «La casa era più bassa e più stretta di quelle vicine...»: a. «era più bassa» è: A predicato verbale

B predicato nominale

b. «di quelle vicine» è: A complemento di paragone

B complemento partitivo

PRODUZIONE ORALE 14

I racconti del mistero quali reazioni suscitano in te? Ti piacciono, ti incuriosiscono, ti attraggono? Provocano in te un senso di inquietudine e paura oppure ti lasciano del tutto indifferente? Motiva la tua risposta e confrontala con quella dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva CONFRONTARE OPINIONI MOTIVATE

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Case infestate Margaret Mahy Scrittrice neozelandese, 1936-2012

Un soffio di aria fredda sul collo

Ascolta l’audio del testo

Si dice che l’ultima casa della strada sia infestata dagli spiriti e Sammy, il ragazzino protagonista del racconto che stai per leggere, vuole verificarlo di persona. Una sera, pertanto, decide di andare a visitare la casa. Che cosa gli accadrà? Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. infestata dagli spiriti: resa inabitabile dal-

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la presenza degli spiriti, dei fantasmi. 2. trasalì: sussultò di paura.

Sammy saltava e correva per farsi coraggio. Stava andando in una casa infestata dagli spiriti1. Stava andando, quella sera, a vedere un fantasma per la prima volta nella sua vita. La casa infestata dagli spiriti era l’ultima casa della strada, e ormai cadeva a pezzi in mezzo a un giardino di erbacce. Le finestre avevano i vetri rotti e alcune erano chiuse con delle assi inchiodate in croce. Tutt’intorno c’era un’alta staccionata, ma in qualche punto le tavole erano cadute. Si diceva che in quella casa ci fosse un fantasma che, però, appariva soltanto la sera. Mentre Sammy correva a perdifiato, la sera stava appena calando sulla città. «Se torno indietro adesso, sono un fifone» pensò Sammy. «Ho giurato a me stesso che avrei visto un fantasma e sto andando a vedere un fantasma!» Conosceva bene la strada, ma la sera la rendeva diversa. Sembrava che fosse diventata più lunga e più vuota. Alla fine della strada la casa infestata lo stava aspettando. Sammy poté vedere il cancello e le tavole cadute della staccionata. Accanto al cancello qualcosa si muoveva e Sammy trasalì2, mentre i suoi salti si confondevano con i salti del suo cuore. Ma l’ombra accanto al cancello era soltanto una bambina che faceva rimbalzare una palla con un bastone. Guardò Sammy che andava di corsa verso di lei. «Ciao» disse lei. «Pensavo che nessuno sarebbe venuto qui, di sera.» «Io sono venuto a vedere il fantasma» disse Sammy, ansimando. La bambina lo fissò con i suoi occhi neri. «Un vero fantasma?» domandò. «Che fantasma?» «Un fantasma che infesta questa casa» rispose Sammy. Era contento che ci fosse qualcuno con cui scambiare due parole, anche se si trattava di una bambina con una palla a righe in una mano e un bastone nell’altra. Lei girò lo sguardo verso la casa. «Questa casa è infestata?» chiese ancora. «Sì, direi anch’io che ha l’aria di essere un po’ infestata. Ci sono ragnatele dappertutto e il giardino è pieno di erbacce. Ma tu non hai paura del fantasma?» «No, i fantasmi non mi spaventano» affermò Sammy, disinvoltamente.


Il racconto del mistero e di fantasmi 3. si accigliò: aggrottò

le sopracciglia dando al volto un’espressione corrucciata, imbronciata, stizzita.

«C’è gente che muore di paura se ne vede uno, lo so; ma io no, puoi star sicura. Adesso entro attraverso la staccionata e do un’occhiata in giro. Dicono che qui ci sia un solo fantasma.» «Perché non provi a entrare dal cancello?» suggerì la bambina, spingendone il battente con un’estremità del suo bastone. Il cancello si aprì con un cigolìo. Sammy rimase stupito. «Che strano» disse. «Quando l’ho esaminato prima, era chiuso a chiave.» «Vengo con te» disse la bambina. «Mi chiamo Belinda e piacerebbe anche a me vedere un fantasma.» «Non credo che sia il caso» Sammy si accigliò3, «perché i fantasmi possono essere orribili, sai... con denti affilati e artigli e risate agghiaccianti. E tutti ossa, anche.» «Non c’è nulla di male nell’essere tutti ossa» disse Belinda. Lei era molto magra, con la faccia pallida e seria e lunghi capelli castani. Anche se non sorrideva mai, sembrava interessata e amichevole. Portava grosse scarpe che facevano apparire le sue gambe ancora più magre; e gli abiti erano troppo larghi per lei, pensò Sammy. E la gonna era senza dubbio troppo lunga, il che dava alla bambina un aspetto piuttosto antiquato. «Se essere tutti ossa fa paura» aggiunse Belinda, «dovrei essere io a spaventare il fantasma. Comunque il cancello è aperto e se voglio posso entrare.» Si mosse verso il vecchio giardino, con Sammy dietro, un po’ immusonito perché lei si era intrufolata in quella che secondo lui era una sua impresa personale, ma anche sollevato di avere compagnia. Quando oltrepassarono il cancello Sammy avvertì un soffio di aria fredda sul collo. Si girò di scatto, ma non vide nulla. Tutto era molto silenzioso. Il ragazzo si incamminò lungo un vialetto e si fermò davanti alla facciata della casa infestata dagli spiriti. «Sta’ attento a come poni i piedi sui gradini e vieni su, Sammy» disse Belinda, seria. «Dobbiamo entrare: penso che sia più facile trovare un fantasma dentro che fuori, non ti pare?» «La porta sarà chiusa a chiave» disse Sammy; poi chiese, con aria stupita: «Ma tu come fai a sapere il mio nome?». «Hai l’aria di uno che si chiama così» si limitò a rispondere lei. Belinda spinse la porta che si aprì lentamente, come una bocca nera pronta a ingoiarli. «Meglio restar fuori» disse Sammy. «Il pavimento potrebbe cedere o cose del genere.» «Non c’è da aver paura» gli disse Belinda, gentile. «Non è che una vecchia casa vuota, e un tempo le case venivano fatte di legno buono.» Si infilò nella porta scura e svanì. Sammy dovette seguirla, e fu così che si prese un terribile spavento. Si trovava in una stanza talmente buia che non riusciva a vedere quasi nulla, tranne una figura scura e polverosa al lato opposto della sala, che si muoveva verso di lui. «Il fantasma!» gridò Sammy. Belinda si girò a guardarlo. Lui non riuscì a vederla bene in faccia, ma gli sembrò che stesse ridendo di lui.

1

73


4. anta: sportello, porta dell’armadio. 5. incespicò e arrancò: inciampò e avanzò

con difficoltà.

74

«Non è un fantasma» gli disse la bambina. «È solo uno specchio. Là in fondo c’è un armadio con uno specchio sull’anta4. Quella che ti ha spaventato è la tua stessa immagine.» Sammy aguzzò gli occhi e vide che lei aveva ragione. I due attraversarono la stanza con cautela. Lo specchio adesso rifletteva la porta aperta dietro di loro. Dentro era così buio che la sera, all’esterno, al confronto appariva brillante come una perla. Sammy passò un dito sullo specchio, che si mosse con un lieve gemito. «Il fantasma!» ansimò Sammy. Ma era soltanto la porta socchiusa dell’armadio, che quando Sammy l’aveva toccata aveva cigolato. «Andiamo al piano di sopra» disse Belinda. «Questa scala un tempo era molto bella. Veniva lucidata ogni giorno.» «Come fai a saperlo?» chiese Sammy, guardando la scala buia. «Sotto la polvere i gradini sono ancora lucidi» spiegò lei, «lucidati dal sali e scendi dei piedi e dallo strofinaccio. Ma questo succedeva molto tempo fa.» «Come fai a vedere dove metti i piedi?» si stupì Sammy. «È così buio!» «C’è abbastanza luce» rispose lei, che era già qualche gradino sopra di lui. Sammy la seguì. Dal buio sbucò una mano, morbida e silenziosa come le ombre, che gli accarezzò la faccia con le dita di seta. «Il fantasma!» gridò Sammy per la terza volta. «Ragnatele, semplici ragnatele!» replicò Belinda. Sammy si toccò la faccia. Le sue dita, tremanti di spavento, trovarono solo ragnatele, proprio come aveva detto Belinda. Lui incespicò e arrancò5 dietro di lei, fino al pianerottolo. «Entriamo da questa porta» disse. Sammy non voleva essere lasciato indietro. Attraverso la porta entrarono in una piccola stanza. Seduta su una sedia c’era una bambola molto vecchia. Si sarebbe detto che qualcuno l’avesse appena messa lì e fosse andato fuori a giocare. La bambola, a sua volta, dava l’impressione di aspettare che qualcuno tornasse, per ricominciare a giocare. Sammy guardò intorno nella stanza e fuori, attraverso la finestra. «Qui non c’è nessun fantasma» disse, «e si sta facendo tardi. Io devo andare.» Fuori, la sera si stava facendo più buia. Adesso si vedevano brillare le stelle. «Non c’è nessun fantasma!» disse Sammy, scuotendo la testa. Raggiunsero il cancello. «Tornerai una di queste notti, a cercare il fantasma?» chiese Belinda. «Penso proprio di no» rispose Sammy. «Io non credo veramente ai fantasmi. Avevo soltanto pensato che avrebbe potuto essercene uno. Ho dato un’occhiata e ho visto che non c’è niente, e questo mi basta.» Si girò a correre via, ma gli venne in mente qualcosa che lo fece fermare di colpo. Si girò bruscamente verso Belinda. «Hai visto il tuo riflesso in quello specchio?» domandò, pieno di curiosità. «Io non ricordo di averlo visto.» Belinda rispose: «Tutti hanno un riflesso, non è così?».


Il racconto del mistero e di fantasmi

1

Nella tarda sera si stentava a vederla, ma ancora una volta Sammy ebbe l’impressione che stesse ridendo di lui. «Tu hai salito le scale per prima» riprese. «Perché non hai dovuto spostare le ragnatele?» «Io non sono alta come te» rispose Belinda. Sammy la fissò, aspettando che gli dicesse qualche altra cosa. Per un istante, sentì di nuovo il soffio leggero di aria fredda sul collo. «Niente fantasmi!» concluse. «Nemmeno l’ombra di un fantasma!» Poi, senza neppure un saluto, corse a casa. Belinda attese che fosse andato via, poi oltrepassò il cancello e lo chiuse a chiave. E appena mise il chiavistello alla porta di casa, scomparve completamente. (in Sei storie di fantasmi, A. Mondadori, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Riordina cronologicamente i seguenti fatti, scrivendo un numero progressivo nelle caselle. L’esercizio è avviato. 3 Sammy e Belinda entrano nella casa infestata. 7 Sammy, prima di andarsene, rivolge a Belinda delle domande relative allo specchio

e alle ragnatele. 1 Accanto al cancello della casa infestata, Sammy vede una bambina che fa rimbalzare

una palla con un bastone. 6 Sammy, non avendo visto alcun fantasma, decide di andarsene. 2 La bambina dice a Sammy di chiamarsi Belinda e che anche a lei piacerebbe vedere

un fantasma. 5 Sammy e Belinda salgono al piano di sopra e, in una piccola stanza, trovano

una vecchia bambola seduta su una sedia. 8 Belinda chiude la porta di casa e scompare. 4 Sammy vede il suo riflesso in uno specchio e pensa che si tratti di un fantasma.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Quali caratteristiche presenta la casa infestata? La casa infestata è l’ultima della strada, ormai diroccata e circondata da un giardino pieno di erbacce; le finestre sono rotte o chiuse con assi, anche la staccionata intorno è molto rovinata.

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3 Completa la seguente tabella di descrizione dei personaggi del racconto. Sammy

Caratteristiche del carattere e comportamentali: Sammy si mostra sicuro di sé, ma in realtà non lo è. È un po’ seccato dall’intrusione della bambina, ma anche contento di non essere da solo. Dentro la casa si spaventa.

Belinda

Caratteristiche fisiche: la bambina è molto magra, con il volto pallido e serio, lunghi capelli castani e occhi neri; indossa grosse scarpe, abiti troppo larghi e una lunga gonna che le dà un aspetto un po’ antiquato.

Caratteristiche comportamentali: non sorride mai, ma è gentile e socievole. A volte sembra che rida delle paure di Sammy, ma lo rassicura e gli fa notare che ciò che lui scambia per un fantasma in realtà è altro. Dimostra di conoscere bene la casa.

4 Belinda, in realtà, è un fantasma. Quali indizi, disseminati nel racconto, ti fanno intuire la vera identità di Belinda? Il suo aspetto antiquato, la sua conoscenza della casa, il soffio gelido che Sammy avverte in sua presenza, il fatto che conosca il nome del protagonista, la mancanza del suo riflesso nello specchio.

5 Il racconto si conclude con un finale a sorpresa, che giunge del tutto inaspettato, oppure no? No, perché alcuni indizi hanno già anticipato il fatto che Belinda è un fantasma. 6 Il narratore è interno o esterno? Motiva la tua risposta. Il narratore è esterno, perché non è uno dei personaggi e racconta in terza persona.

LESSICO 7 Nella frase «Si girò bruscamente verso Belinda», «bruscamente» significa: A sgarbatamente, maleducatamente

B improvvisamente, inaspettatamente

8 Nelle seguenti frasi è presente una figura retorica. Come si chiama? Similitudine. a. «Belinda spinse la porta che si aprì lentamente, come una bocca nera pronta a ingoiarli» b. «Dal buio sbucò una mano, morbida e silenziosa come le ombre...»

GRAMMATICA 9 Nella frase «Il ragazzo si incamminò lungo un vialetto», la parola «lungo» è: A un aggettivo qualificativo

C un avverbio

B una preposizione impropria

D un aggettivo sostantivato

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA

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10

Riassumi oralmente il racconto che hai letto, utilizzando come traccia i fatti che hai ordinato cronologicamente nell’esercizio 1. Risposta soggettiva

11

CONTINUARE IL RACCONTO IN COPPIA Immaginate che Sammy decida di rivedere Belinda. Che cosa gli accadrà? Raccontatelo in un breve testo scritto. Risposta soggettiva

RIASSUMERE


Il racconto del mistero e di fantasmi

1

Tanti tipi di fantasmi Jonathan Melmoth Scrittore inglese contemporaneo

Il professor Coombes

Ascolta l’audio del testo

A Charlie, il ragazzino protagonista del racconto che stai per leggere, appare il fantasma dell’eroico professor Coombes, molto amato e rispettato dai colleghi e dagli studenti della prestigiosa scuola di Scarsbrook per la sua bontà, disponibilità e spirito di sacrificio.

Scarsbrook era una scuola molto prestigiosa. Non assomigliava per niente alla mia vecchia scuola. Avevo trascorso il primo giorno sentendomi sopraffatto e smarrito, e fui sollevato di essere riuscito ad arrivare indenne all’ultima lezione della giornata. «Psss! Charlie!» bisbigliò una voce dietro di me. «Mi presti il temperino?» Era quasi la fine della lezione e non bisognava disturbare in classe. Aspettai che il professor MacNeil si girasse a scrivere sulla lavagna, presi con cautela il temperino e mi voltai per passarlo a Harry. Sentii la sua mano appiccicosa che lo afferrava e poi... Badabum! cadde fragorosamente sul pavimento in legno. Il professore si girò di scatto, fissò il temperino e urlò: «Di chi è?!». «M... mio, professore» dissi arrossendo vistosamente. L’insegnante strappò un foglietto rosa da un blocco, vi scarabocchiò alcune parole e me lo diede. «Più tardi, dopo la scuola, in biblioteca.» Ebbi un tuffo al cuore. Compiti di punizione il primo giorno di scuola. In quel momento suonò la campanella. «Sbrigati» disse il professor MacNeil. «La preside ti starà aspettando.» Uscii nel vento pungente e, cercando di ricordare dov’era la biblioteca, maledissi la mia sfortuna. Quando raggiunsi la biblioteca, trovai ad attendermi la signora Thackray, la vecchia preside. «Solo tu stasera?» abbaiò prendendo il mio foglietto. «Entra e siediti.» La biblioteca aveva centinaia di anni. Era l’unico edificio sopravvissuto a un incendio che aveva distrutto il resto della scuola molti anni prima. Era fredda e cavernosa, con scaffali su ogni lato. Dal soffitto pendevano lampadari di ferro nero che reggevano candele accese e ogni angolo era drappeggiato da ragnatele polverose. La signora Thackray tirò giù dallo scaffale un grosso volume rilegato. «Ecco, copia questo» disse mollandolo sul tavolo con un tonfo. La polvere si alzò dalla copertina rivelando il titolo: La storia della Scuola maschile Scarsbrook. «Tanto vale che impari qualcosa già che sei qui» spiegò la preside. E con questo uscì, chiuse la porta e tornò nel suo ufficio. Aprii la pagina dell’indice e scorsi i titoli dei capitoli.

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Un capitolo, in particolare, attirò la mia attenzione... Capitolo 13: Il signor Coombes, eroe di Scarsbrook. In quel momento sentii un fruscio dietro gli scaffali in fondo alla biblioteca. E poi... Criiiic. Sussultai alzando di scatto lo sguardo. Non vidi niente. «È un vecchio edificio» mi dissi per rassicurarmi. «È normale che scricchioli.» Un po’ imbarazzato e lieto che nessuno mi avesse visto, tornai al libro e cominciai a ricopiarlo, come mi era stato ordinato. Il professor Stanley Coombes non aveva niente di straordinario. Di aspetto era un tipico uomo del suo tempo.

«Per ora non sembra un eroe» pensai incuriosito e continuai a leggere. La toga nera ricadeva abbondante sulla sua corporatura esile. Era alto un metro e ottanta e i suoi capelli castani erano separati da una scriminatura. Forse l’unico tratto distintivo erano gli occhiali in acciaio, visibilmente graffiati dopo anni di utilizzo.

A un tratto sentii un rumore di passi da dietro lo scaffale più vicino. Clac... clac... clac... Questa volta sobbalzai sulla sedia. C’era davvero qualcuno nella stanza. «Chi è?» chiamai. Non ci fu risposta. Cercai di rassicurarmi. Forse un bidello era entrato da un ingresso che non avevo notato. O forse... era un compagno che mi stava facendo uno scherzo, perché ero «l’ultimo arrivato». Sì, probabilmente era così. Mi scrollai il panico di dosso. Se non mi fossi concentrato, sarei finito ancora più nei guai con la signora Thackray. Tornando al libro... Il professor Coombes era un giovane insegnante d’inglese dall’aria intelligente. Aveva un particolare interesse per le leggende medievali che studiava con avidità in biblioteca. Era rispettato dai colleghi e amato dagli studenti, che ne ammiravano il buon cuore e i saggi consigli.

78

Clac... clac... di nuovo i passi. Mi alzai e in punta di piedi mi rifugiai tra due scaffali. Alla luce tremolante delle candele riuscivo appena a vedere attraverso gli spazi tra le file di libri. Quando scrutai nel buio, qualcosa mi passò davanti. Era una figura oscura, vestita con una lunga toga. «Chi è?» provai di nuovo. Silenzio. Ma lì, dove avevo appena visto la sagoma misteriosa, uno dei libri cominciò a scorrere fuori dallo scaffale. «Chiunque tu sia, vieni fuori» dissi sperando che la mia voce non tradisse la paura. Nessuna risposta. Con il cuore che mi batteva forte, guardai dietro lo scaffale. Davanti a me c’era un giovane insegnante mai visto prima. Aveva un’aria amichevole, capelli castani lisci e occhiali di metallo graffiati. «Sai che non bisogna parlare in biblioteca, giovanotto» disse. «Ma non lo dirò a nessuno se tu farai altrettanto» aggiunse. «Ora vorrei continuare le mie letture.» Mi mostrò il titolo del libro: Leggende arturiane.


Il racconto del mistero e di fantasmi

1

«E immagino che tu debba finire i compiti, prima che torni la preside.» «O... oh... certo» balbettai. «A proposito, diventa molto più interessante nella pagina seguente» commentò con un sorriso gentile. «Come fa a sapere che cosa sto leggendo?» Confuso, tornai al mio tavolo, voltai la pagina e ripresi a leggere. Con la scuola in preda alle fiamme, Coombes corse a controllare che tutti gli allievi fossero stati evacuati. Quando emerse che un ragazzo di nome Peter Baglow era ancora dentro, si precipitò a soccorrerlo. Trovò il ragazzo nella biblioteca, che aveva iniziato a prendere fuoco. Peter poi raccontò che si erano arrampicati su uno scaffale e che il professore lo aveva sollevato attraverso un lucernario da cui era uscito sul tetto. La finestrella però era troppo stretta per Coombes. Consapevole del proprio destino, il professore cominciò a mettere in salvo la biblioteca a lui tanto cara. Quando i vigili del fuoco entrarono nell’edificio più tardi, trovarono tutti i libri accatastati sull’altro lato della stanza, lontano dalle fiamme. Anche se arrivarono in tempo per salvare i libri, purtroppo l’eroico insegnante era già deceduto a causa delle esalazioni.

«Caspita... che eroe» dissi. «Io ho fatto solo il mio dovere. Qualsiasi persona perbene avrebbe fatto lo stesso» disse l’insegnante che ora era seduto di fronte a me. «Cosa vuol dire “io”?» «Non fare quella faccia stupita, ragazzo. Quale azione è più nobile del salvare una vita umana? I libri erano solo una cosetta in più.» «Ma... come?» mi domandai mentre la verità cominciava a rivelarsi. «Non può essere... ma deve essere... il professor Coombes!» In quel momento la porta della biblioteca si spalancò con un botto. «Cos’è tutto questo chiasso?» tuonò la signora Thackray con gli occhi fissi su di me, mentre irrompeva nella stanza. «Io... io... c’è un fant...» cominciai con voce tremante. Dietro di lei potevo vedere Coombes che mi guardava con simpatia. «Fammi vedere il compito» comandò la preside, ignorando le mie parole. Prese il libro e scorse il foglio. «Quattro righe?! Tutto qui?» «Io... posso spiegare. O forse è meglio se è lui a spiegare?» dissi, indicando dietro le spalle della signora Thackray. «Chi?» tuonò lei richiudendo con furia il libro e voltandosi. «Il professor Coo...» cominciai. «Se n’è andato! Dev’essere scomparso quando lei ha chiuso il libro.» «Ascoltami bene, Cresswell. Se pensi di farti beffe di me con la storia di un amico immaginario, puoi star certo che non riderai a lungo.» «Ma signora Thackray, le giuro...» «Se dici ancora una parola, passerai tutti i pomeriggi qui per un anno!» Ci pensai un attimo: sarebbe stato bello parlare di nuovo con il professor Coombes. Non mi sarei più sentito così solo e sperduto. Guardai la preside e dissi: «D’accordo». (in Storie illustrate di fantasmi, Edizioni Usborne, rid. e adatt.)

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COMPRENSIONE 1 Da chi e perché a Charlie viene assegnato un compito di punizione in biblioteca? Charlie viene punito dal professor MacNeil, perché ha fatto cadere il temperino.

2 In che cosa consiste il compito di punizione? Il compito consiste nel copiare un libro. 3 Perché il professor Coombes è l’eroe della scuola di Scarsbrook? Coombes è un eroe perché è morto per salvare da un incendio uno studente e i libri della biblioteca.

4 Quando Charlie capisce che il giovane insegnante con cui sta parlando è il fantasma del professor Coombes? Quando il fantasma usa il pronome «io» per dire che, salvando lo studente e i libri, aveva fatto il suo dovere.

5 Come si conclude la vicenda narrata? Charlie accetta volentieri di trascorrere i pomeriggi in biblioteca per parlare ancora con il fantasma.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 6 Indica se le seguenti affermazioni, relative alle caratteristiche principali del racconto, sono vere o false. a. I personaggi principali sono Charlie e il fantasma del professor Coombes.

V

F

b. La preside è una signora anziana molto gentile e paziente.

V

F

c. La biblioteca è descritta nei particolari e ha un ruolo importante nella narrazione in quanto esprime in immagini i sentimenti dei personaggi.

V

F

d. Il narratore è Charlie, che narra in prima persona.

V

F

7 Perché il professor Coombes non si considera un eroe? Qual è, secondo lui, l’azione più nobile che una persona può compiere? Coombes ritiene che qualsiasi persona perbene avrebbe fatto lo stesso. Secondo lui, l’azione più nobile che una persona può compiere è salvare una vita umana.

LESSICO 8 Nella frase «”Solo tu stasera?” abbaiò...», il verbo «abbaiò» è usato in senso proprio o figurato? In senso figurato.

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 9

DEBATE IN GRUPPO Realizzate un debate in classe relativo al problema: la punizione a scuola è efficace? Dividetevi in due gruppi: uno deve dimostrare, con argomentazioni valide, che l’uso della punizione è un efficace metodo educativo, l’altro la tesi contraria. Ogni gruppo deve anche ribattere alle argomentazioni degli avversari. Alla fine del dibattito, moderato dall’insegnante, una giuria di tre persone proclama vincitore il gruppo che ha dimostrato migliore capacità di argomentazione.

10

Immagina di essere un fantasma e di avere la possibilità di materializzarti ogni notte. In quale luogo appariresti e perché? Che cosa faresti e come ti comporteresti? Raccontalo in un breve testo scritto. Risposta soggettiva

Risposta soggettiva

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NARRARE IN PRIMA PERSONA


1 Heinrich von Kleist Scrittore, drammaturgo e poeta tedesco, 1777-1811

La mendicante di Locarno

Ascolta l’audio del testo

Una marchesa compassionevole, un marchese impietoso e una vecchia mendicante malata. Pochi personaggi ma ben delineati animano questo racconto di fantasmi, scandito da una serie di ripetute «manifestazioni» che scatenano la catastrofe finale.

1. Locarno: città svizzera del Canton Ticino, sulla sponda nordoccidentale del Lago Maggiore. 2. pagliericcio: grosso sacco riempito di paglia e foglie secche, usato come materasso. 3. osso sacro: osso posteriore del bacino, formato dalle ultime cinque vertebre della spina dorsale.

Nell’Italia settentrionale, ai piedi delle Alpi, vicino a Locarno1, c’era un antico castello di proprietà di un marchese, e chi proviene da San Gottardo può vederne ora le rovine: era un castello con stanze ampie e alte, e in una di esse la padrona del castello, impietosita, aveva accolto e messo a dormire su un pagliericcio2 una vecchia mendicante malata, che si era presentata alla porta. Il marchese che, ritornato dalla caccia, per caso entrò in quella stanza dove era salito per riporre il fucile, ordinò alla donna, seccato, di togliersi dall’angolo dove riposava e di mettersi dietro la stufa. La donna mentre si alzava scivolò con la stampella sul pavimento liscio e si ferì gravemente all’osso sacro3; ma si alzò, come le era stato ordinato, con grande fatica e, attraversata di sbieco la stanza, cadde dietro la stufa lamentandosi, e morì. Molti anni dopo, poiché a causa della guerra e dei magri raccolti il marchese si trovava in condizioni abbastanza disagiate, venne da lui un cavaliere fiorentino che voleva comprare il castello per la sua bella posizione. Il marchese, a cui interessava molto l’affare, ordinò a sua moglie di ospitare il cavaliere nella stanza che abbiamo descritto prima, la quale era libera e arredata molto sontuosamente. Ma grande fu il loro stupore quando, durante la notte, il cavaliere scese da loro pallido e spaventato, giurando che in quella stanza aveva sentito qualcosa d’invisibile che si era sollevato da un angolo, come se fosse disteso sulla paglia, aveva attraversato di sbieco la stanza a passi lenti e strascicati ma ben percepibili, ed era caduto dietro la stufa gemendo. Il marchese, atterrito senza sapere bene da che cosa, con finta allegria derise il cavaliere e disse che sarebbe andato subito a trascorrere la notte con lui nella camera, per tranquillizzarlo. Ma il cavaliere lo pregò di farlo dormire su una poltrona nella camera sua e, quando fece giorno, fece attaccare i cavalli, salutò e partì. Questo avvenimento fu risaputo e allontanò molti compratori, con grande disappunto del marchese; e siccome anche fra i suoi stessi servitori si sparse la voce che in quella stanza a mezzanotte c’erano i fantasmi, decise di controllare di persona per troncare queste dicerie. Verso sera fece preparare il suo letto in quella camera e senza dormire aspettò mezzanotte. Ma quando suonò l’ora dei fantasmi rimase sbalordito, perché sentì davvero lo strano rumore; era come se un essere umano si alzasse dalla paglia che frusciava sotto di lui e attraversasse strisciando tutta la stanza, andando a cadere dietro la stufa con sospiri e gemiti.

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4. a sangue freddo:

con lucidità, con piena padronanza dei propri nervi. 5. mastino: cane forte e robusto, da guardia o da difesa.

82

La mattina dopo, appena fu sceso, la marchesa gli chiese come era andato l’esperimento; e poiché egli si guardava intorno con occhi spaventati e incerti e le confermava che la questione dei fantasmi era vera, fu colta da uno spavento così forte come mai ne aveva provato prima e lo pregò, prima di parlarne con altri, di portare anche lei per riesaminare insieme la cosa a sangue freddo4. Ma la notte seguente, in compagnia di un fedele domestico, che avevano portato con loro, sentirono lo stesso incomprensibile rumore; e solo il desiderio impellente di sbarazzarsi del castello a qualunque prezzo poté far reprimere loro, in presenza del domestico, il terrore che li aveva presi e attribuire al fatto una ragione casuale e indifferente, che con il tempo si sarebbe scoperta. La sera del terzo giorno, per andare a fondo della cosa, tutti e due salivano di nuovo con il batticuore la scala che portava alla camera degli ospiti, quando per caso trovarono davanti alla porta il mastino5 che era stato sciolto dalla catena e, forse con l’intenzione di avere con sé un terzo essere vivente, fecero entrare nella stanza il cane. Due lumi sulla tavola, la marchesa senza spogliarsi, il marchese con la sciabola e due pistole prese dall’armadio, i coniugi verso le undici si siedono ognuno sul suo letto; e, mentre cercano di intrattenersi meglio che possono parlando, il cane si acciambella in mezzo alla stanza e s’addormenta. Suona la mezzanotte e di nuovo si sente l’agghiacciante fruscìo! Qualcuno che l’occhio umano non riesce a vedere si alza sulle grucce da un angolo della stanza; si sente il rumore della paglia sotto di lui; e al primo passo: toc toc! Il cane si sveglia; balza in piedi drizzando le orecchie, abbaiando e ringhiando, e, proprio come se gli venisse incontro una persona, indietreggia verso la stufa.


Il racconto del mistero e di fantasmi 6. fendendo: taglian-

do.

1

A quella scena, la marchesa fugge a precipizio con i capelli che le si drizzano sulla testa, mentre il marchese con la spada in mano grida: «Chi va là?» e, poiché nessuno risponde, va fendendo6 l’aria da ogni parte come un pazzo infuriato; ella fa attaccare i cavalli decisa ad andare in città. Ma prima che si lanci dal portone con grande rumore di ruote, già vede il castello in fiamme. Il marchese, terrorizzato, aveva preso una candela e, stanco di vivere, aveva appiccato il fuoco ai quattro lati del castello, che era rivestito di legno. Inutilmente la moglie mandò gente a salvarlo; era già morto nel modo più orrendo. E ancora oggi le sue ossa bianche, raccolte dai contadini, si trovano in quell’angolo della stanza, da dove per ordine suo si era alzata la mendicante di Locarno. (in Un secolo di fantasmi, A. Mondadori, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 La marchesa come si comporta nei confronti della vecchia mendicante e perché? La marchesa la accoglie in casa per la notte. Ne è impietosita perché è povera, vecchia e malata.

2 Qual è la causa della morte della mendicante? La mendicante muore in seguito a una caduta, quando il marchese le ordina di spostarsi.

3 Quale «affare» interessa molto al marchese e perché? Al marchese interessa vendere il castello perché ha bisogno di denaro.

4 Che cosa succede al cavaliere fiorentino? Di conseguenza, quali sono le sue reazioni? Dormendo nella camera dove era morta la mendicante, il cavaliere fiorentino ne ode la presenza e si spaventa. Va via e rinuncia all’acquisto del castello.

5 Perché il marchese decide di trascorrere una notte nella stanza dei fantasmi? A mezzanotte, quale strano rumore sente? Il marchese intende verificare la presenza di fantasmi per troncare le dicerie e vendere il castello. Ode qualcuno alzarsi dal pagliericcio, attraversare la stanza e cadere, tra sospiri e gemiti, dietro la stufa.

6 Le due notti seguenti, quale fenomeno terrificante si ripete a mezzanotte? Si sente, senza vederla, una persona che si alza, attraversa la stanza e cade, lamentandosi, dietro la stufa.

7 Come si conclude la vicenda narrata? La moglie scappa e il marchese dà fuoco al castello, morendo tra le fiamme.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 8 Il fantasma della mendicante di Locarno quali caratteristiche presenta? A È diurno.

E È sofferente.

B È notturno.

F È ingrato.

C È invisibile, si ode soltanto.

G Si manifesta in un luogo chiuso.

D È vendicativo.

H Si manifesta in un luogo aperto.

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9 Il marchese e la marchesa quale ruolo assumono, rispettivamente, nei confronti della mendicante? a. Marchese: ha il ruolo dell’antagonista.

b. Marchesa: ha il ruolo dell’aiutante.

10 Dove e quando si svolge la vicenda narrata? La vicenda si svolge in un castello dell’Italia settentrionale, vicino a Locarno, in un passato non definito.

11 L’intero racconto è pervaso da un’atmosfera di: A tristezza

C stupore

B terrore

D incertezza

12 I fatti sono narrati secondo un ordine logico e cronologico o secondo un ordine artificiale? Motiva la tua risposta. L’ordine è logico e cronologico: nel racconto non ci sono anticipazioni né flashback.

13 Il narratore è interno o esterno? Motiva la tua risposta. Il narratore è esterno perché la narrazione è in terza persona.

14 «Molti anni dopo, poiché a causa della guerra...» Con l’espressione «molti anni dopo» l’autore altera il tempo reale, restringendone la durata, mediante un espediente tecnico o procedimento narrativo che si chiama: A sommario

B ellissi

C pausa

15 Secondo te, in quali passi l’autore utilizza la tecnica della suspense? L’autore utilizza la tecnica della suspense nei passi in cui il fantasma manifesta la sua presenza.

16 Come definiresti il finale? Scontato oppure a sorpresa? Il finale può essere definito a sorpresa.

LESSICO 17 All’apparizione di un fantasma, quali reazioni legate alla paura si potrebbero avere? Ti proponiamo alcune espressioni. Continua tu la serie. Risposte possibili Battere i denti, rizzarsi i capelli in testa, sentire ghiacciare il sangue nelle vene, sentire il cuore battere all’impazzata, sudare freddo (continua tu) rabbrividire, inorridire, tremare, svenire, sentirsi chiudere la gola, sentirsi accapponare la pelle, sentirsi mancare il terreno sotto i piedi.

GRAMMATICA 18 Nella frase «Questo avvenimento fu risaputo e allontanò molti compratori...», sono presenti: A due predicati verbali

B un predicato nominale e un predicato verbale

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 19

Racconta in modo espressivo la vicenda che hai letto. Fai attenzione al tono di voce da usare: deve suscitare attesa e paura.

20

MODIFICARE IL FINALE

RACCONTARE IN MODO ESPRESSIVO

Risposta soggettiva

IN COPPIA Inventate un finale diverso del racconto, a partire

dalla fuga della marchesa. Risposta soggettiva

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1 Philippa Pearce Scrittrice inglese, 1920-2006

La pallina gialla

Ascolta l’audio del testo

Nella cavità di un albero viene trovata una pallina gialla. Quando i due bambini Lizzie e Conrad lanciano la pallina, una cagnetta, «una piccola sagoma agile e inquieta», la raggiunge, ma non riesce ad afferrarla. Quale sarà la spiegazione di questo strano fenomeno?

Tenuta saldamente da Lizzie, la scala era appoggiata al ramo dell’albero prescelto. Il papà salì portando la corda arrotolata attorno alla spalla come un lazo. Legò un capo della corda al ramo e lasciò penzolare l’altro vicino al vecchio copertone d’auto che Conrad teneva perpendicolare al terreno. Il papà stava per scendere dalla scala, quando notò una cavità nell’albero e si allungò tutto sbilenco sulla scala, fino ad affondare le dita nella cavità. «Sì, c’è proprio qualcosa. È incastrato qui dentro...» Traballò un po’ sulla scala cercando di allungarsi. «Ci sono!» esclamò. Non appena il papà ebbe in mano l’oggetto sconosciuto, nel campo l’atmosfera si fece più tesa, come se qualcosa di strano stesse per accadere. «Ecco qua!» Era un oggetto sferico, piuttosto sudicio. «È... è una pallina!» Una possibilità su mille si era verificata: qualcuno aveva lanciato in alto quella pallina che, per puro caso, era andata a imbucarsi lì dentro. Il papà gettò in aria la pallina che rimbalzò, si allontanò sul campo rotolando e, finalmente, si fermò. Si udì uno sbuffo, come di un animale all’erta, ma calmo e... invisibile. Poi il papà scese dalla scala e legò il capo libero della corda al copertone, in modo che questo rimanesse sollevato dal terreno di circa mezzo metro. I due bambini avevano dimenticato la pallina: l’altalena ora dondolava invitante. Mentre il papà portava via la scala, Lizzie e Conrad cominciarono a litigare per chi dovesse salire per primo. Il papà tornò indietro, placò la disputa e spiegò ai due come fare a salire contemporaneamente: dovevano stare entrambi con le gambe dentro il cerchio del copertone, l’uno di fronte all’altra. Si sedettero così sulla curva bassa della ruota e si aggrapparono alla corda che la reggeva. Il papà cominciò a farli dondolare sempre più in alto. I due bambini gridavano di gioia. La mamma uscì di casa e si fermò per un po’ a osservarli, quindi li chiamò per la merenda. Entrarono con il papà dal cancello e attraversarono il giardino. L’altalena continuò a dondolare e la vecchia pallina sudicia rimase sul prato. Appena ebbe finito di fare merenda, Conrad si precipitò fuori per avere l’altalena tutta per sé fino a quando ci sarebbe stata ancora un po’ di luce del giorno. Lizzie, invece, continuò a mangiucchiare. Poco dopo Conrad ritornò in casa e disse esitante: «Credo... credo che nel campo ci sia qualcuno che mi sta aspettando». «Vengo fuori con te» disse il papà a Conrad. Lizzie li seguì. Quando furono sul campo, il papà domandò a Conrad: «Era un uomo o una donna? O un ragazzo, o forse una ragazza?».

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«No, non era una persona.» Il papà aveva già perlustrato il campo con lo sguardo. «Non si vede nessuno» sospirò. «Oh, Conrad, la tua fantasia! Io torno a casa. Voi potete anche restare qui finché è chiaro.» Lizzie guardò in direzione della ruota e si ricordò improvvisamente della pallina: «La pallina è sparita» disse. «Ma no, l’ho presa io.» Conrad la estrasse dalla tasca e la porse a Lizzie. Era più piccola di una pallina da tennis, ma piuttosto pesante, dal momento che era piena. Si vedeva bene che sotto lo strato di sporcizia era gialla, e non era poi neanche tanto sporca: la terra infatti si era raccolta nei buchini che ne ricoprivano la superficie. «Perché non la teniamo un po’ ciascuno?» propose Lizzie. «Certo!» rispose Conrad, strappando di mano la pallina a Lizzie e scappando. Lizzie lo inseguì e il cancello si chiuse alle loro spalle. Improvvisamente, si fermarono e si voltarono. Stava per arrivare qualcuno, ne erano certi... ecco, là! Una sagoma scura aveva scavalcato il cancello con un balzo elegante, una piccola sagoma agile e inquieta. «L’hai visto anche tu?» bisbigliò Conrad. «L’ho vista, semmai» sussurrò Lizzie. «Era una cagnetta. Mentre saltava il cancello ho visto le mammelle. E gli occhi li aveva fissi sulla pallina... oh, Conrad, ma allora è sua, quella pallina! È sua, la vuole!» Era già calata la sera e nel giardino non si vedeva più quasi nulla, ma Lizzie e Conrad sentivano quella presenza inquieta, in attesa. «Lanciala, Conrad! Su, lancia la pallina!» Conrad scagliò con tutta la sua forza la pallina nel campo: la sagoma scura partì immediatamente all’inseguimento, scavalcò il cancello con un agile balzo, sfrecciò dietro la pallina e la raggiunse, ma, proprio quando stava per afferrarla tra i denti, la lasciò fermare e cominciò a perlustrare il terreno cercandola affannosamente intorno. «La pallina è sua, perché non la raccoglie?» domandò Conrad stupito. «Forse perché è una pallina vera» osservò Lizzie, «mentre lei non è una cagna vera. Non può prenderla perché è solo un fantasma, poverina.» «Cosa ne diresti se rimanesse un segreto?» propose Conrad. «Un segreto tra noi due. Sarà il nostro fantasma, solo nostro.» «D’accordo, Conrad.» Continuarono a scrutare il campo finché il buio della sera non diventò talmente fitto da non vedere più nulla. Poi tornarono a casa. «Allora, vi siete divertiti sull’altalena?» domandarono i genitori. «L’altalena? Ce ne siamo scordati» fu la risposta. Più tardi tornarono nel campo con una torcia elettrica in cerca della pallina gialla, ma non c’era nessuno ad aspettarli. Trovata la pallina, la portarono a casa e cercarono di pulirla, ma la terra non andò via del tutto dai buchini. «Sono stati dei denti a bucarla» giudicò Conrad. «I suoi denti» puntualizzò Lizzie. «Questa era la pallina che teneva in bocca quando era viva, quando era una cagnetta in carne e ossa.» «E dove viveva?» domandò Conrad. Lizzie non poteva saperlo. Viveva forse in una di quelle case ai bordi del campo? O forse in quella stessa casa, prima ancora che andassero ad abitarci loro?


Il racconto del mistero e di fantasmi

«La rivedremo domani? Io voglio rivederla, Lizzie!» L’indomani, dopo la merenda, andarono con la pallina gialla sull’altalena. Non c’era nessuno ad aspettarli. Verso sera si stavano ancora dondolando, quando Lizzie sussurrò: «Eccola, è arrivata, ne sono sicura!». Mise un piede a terra per fermare l’altalena e saltò giù. «Vieni qui, bella!» disse dolcemente; e aggiunse rivolta a Conrad: «Mi piacerebbe tanto sapere come si chiama». «Non ha importanza. Lancia la pallina!» Lizzie la lanciò. Videro entrambi in quale direzione andava e intravidero anche la sagoma che, rapidissima, la inseguì. Poi cominciò l’inutile ricerca, avanti e indietro, avanti e indietro. «Poverina!» esclamò Lizzie osservandola. «Pensi che si avvicini e si lasci toccare, se tengo la pallina in mano e la chiamo?» chiese Conrad. «Non si può toccare un fantasma» rispose Lizzie. «E poi, Conrad, tu hai paura dei cani, lo sai bene. Altrimenti qualche anno fa avremmo potuto averne uno tutto per noi.» Conrad commentò: «Ma questo è un cane diverso dagli altri. Mi piace». L’incontro con la cagnetta fantasma era diventato un appuntamento quotidiano. Lanciavano la pallina una sera ciascuno. E ogni volta la cagnetta cominciava l’inutile ricerca, avanti e indietro, avanti e indietro. Una domenica mattina, mentre tutti dormivano, Lizzie scivolò silenziosa nella camera di Conrad e sottrasse la pallina gialla dalla sua tasca. Andò poi in giardino, entrò nel laboratorio del papà e chiuse la porta. Più tardi, mentre si dondolava sull’altalena sotto il sole del mattino, Conrad vide Lizzie uscire dal cancello. «Ehi, eccoti, finalmente! L’hai presa tu, la pallina, lo so! Per oggi puoi tenerla, ma domani tocca a me. È di tutti e due, non dimenticarlo!» Lizzie andò incontro a Conrad con la mano destra chiusa; quando gli fu vicino, la aprì lentamente con il palmo rivolto in su. «Eccola» disse, mostrando una piccola semisfera gialla. Con un movimento della mano, Lizzie la fece capovolgere, in modo che Conrad potesse vederla in sezione: dentro era tutta nera con il bordino giallo. Dopo averla guardata per qualche istante con aria confusa, Conrad urlò: «Troverò la tua metà, ovunque tu l’abbia nascosta! La incollerò a questa, rifarò la pallina gialla e la lancerò ancora! La lancerò ancora, capito?». «No, non lo farai» affermò Lizzie. Stavolta aprì la mano sinistra. Conrad vide solo un mucchietto di briciole, granelli e pezzetti neri macchiettati di giallo. Aveva impiegato parecchio tempo, nel laboratorio del padre, a tagliare, sminuzzare la sua metà fino a ridurla in quello stato. «Ho distrutto la pallina gialla per sempre» affermò in modo deciso. Poi gettò in aria i resti della pallina e scoppiò in singhiozzi. Solo la sorpresa di vederla piangere in quel modo trattenne Conrad dall’impeto di aggredirla per la rabbia. «Perché l’hai ridotta così, Lizzie? Potevi solo nasconderla per non farmela trovare. Potevi rimetterla sull’albero, non l’avrei mai trovata.»

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«Sì, ma prima o poi l’avrebbe trovata qualcun altro, e lei avrebbe continuato a cercare per sempre qualcosa che non poteva trovare.» Lizzie raccolse i resti della pallina, li portò in giardino e li buttò nella pattumiera. Poi andò in casa, salì in camera sua e continuò a piangere sul suo letto. Quando cominciò a calare la sera, Lizzie vide il fratello dondolarsi sulla ruota e si avvicinò. Conrad le cedette il posto e la spinse facendola dondolare piano piano. Poi domandò: «Non la rivedremo più, vero?». «No» rispose Lizzie, «ma almeno non continuerà a disperarsi inutilmente e non sarà infelice.» «Mi manca già tanto» sospirò Conrad. «Però se non possiamo avere un cane fantasma, forse potremo averne uno vero.» «Ma tu, Conrad...» «No, io non ne avrei paura, se fosse esattamente uguale a lei. Una cagnetta con il pelo nero lucente, la coda lunga e grandi orecchie morbide e penzolanti. Altroché se mi piacerebbe! E dovrà saper saltare e correre, dovrà piacerle riportare le palline. E la chiameremo... come potremmo chiamarla, Lizzie?» «Non saprei...» «Dobbiamo darle il suo stesso nome, esattamente il suo.» Lizzie aveva smesso di far dondolare Conrad. Rimasero là, sotto l’albero, a pensare. Poi, all’improvviso, ebbero la sensazione che stesse per accadere qualcosa. Sì, stava per apparire per l’ultima volta, per dare a Lizzie e a Conrad una prova definitiva. Il sole era già tramontato, era già quasi buio. «Cos’è? Cosa succede?» bisbigliò Conrad intimorito, pronto a saltare giù dall’altalena. «Aspetta, Conrad, forse ho capito. Adesso che è stata distrutta, la pallina è solo una pallina fantasma per un cane fantasma. Guarda, Conrad, sta per essere lanciata! Guarda, guarda!» Non riuscivano a vedere chi la stesse lanciando, ma ebbero l’impressione di vedere la pallina fantasma e furono certi che la cagnetta stesse aspettando il lancio. All’improvviso, la videro sfrecciare all’inseguimento della pallina, raggiungerla, frenare la corsa e tornare indietro eseguendo disinvolta un’ampia curva. L’animale riportò la pallina a chi l’aveva lanciata e, quando essa venne lanciata una seconda volta, ripartì all’inseguimento, la afferrò e tornò indietro a lunghi balzi. Il gioco si ripeté molte volte. Lizzie e Conrad non riuscivano a vedere chi lanciava la pallina, ma udirono il suono di una voce che chiamava la cagnetta. «Ascolta!» sussurrò Lizzie. Ma la voce non si udiva più. Rimasero a guardare finché non calò il buio. La pallina non venne lanciata più. «Qual era il nome?» domandò Conrad. «Nellie? Jillie?» «No, era Millie» rispose Lizzie. «Allora la chiameremo... Millie» affermò Conrad. «Chi?» «Ma la nostra cagnetta, no?» 88

(in Storie di fantasmi, Edizioni el, rid. e adatt.)


Il racconto del mistero e di fantasmi

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COMPRENSIONE 1 Perché la cagnetta non riesce a prendere la pallina gialla? La cagnetta non riesce a prenderla perché è una pallina reale, mentre lei è un cane fantasma.

2 Perché Lizzie distrugge la pallina gialla? Perché la cagnetta non riuscirà mai a prendere la pallina e sarà destinata all’infelicità.

3 In seguito a quale fatto la cagnetta riesce ad afferrare la pallina gialla? La cagnetta riesce ad afferrarla dopo che è stata distrutta, perché è diventata anch’essa un fantasma.

4 Come si conclude la vicenda narrata? Lizzie e Conrad decidono che vogliono una cagnetta identica a quella fantasma, da chiamare Millie.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 Indica se le seguenti affermazioni, relative alla cagnetta fantasma, sono vere o false. a. Appare di sera in un luogo aperto.

V

F

b. Viveva nella casa di Lizzie e Conrad prima che andassero ad abitarci loro.

V

F

c. Ha il pelo nero, la coda lunga e grandi orecchie penzolanti.

V

F

d. Quando era viva, la pallina le veniva lanciata da un bambino.

V

F

6 Scrivi, tra parentesi, se le seguenti affermazioni si riferiscono a Lizzie o a Conrad. a. Capisce subito che la cagnetta è un fantasma. ( b. Ha paura dei cani. (

Conrad

Lizzie

)

)

c. Non esita a prendere delle decisioni importanti per il bene della cagnetta. ( d. Nel corso della vicenda, cambia atteggiamento nei confronti dei cani. (

Lizzie

Conrad

)

)

7 Quali frasi del testo fanno presagire, fin dall’inizio, che stanno per accadere dei fatti strani? Individuale nel testo e sottolineale. Risposta possibile nel testo

LESSICO 8 Spiega il significato della parola «campo», tratta dal testo, nelle seguenti frasi. a. Il nonno ha un campo di grano di vari ettari: porzione di terreno destinata alla coltivazione b. Alfonso è un genio nel campo della matematica: settore, ambito

PRODUZIONE SCRITTA 9

NARRARE UNA STORIA DI FANTASMI IN COPPIA Scrivete una breve storia che abbia come protagonista il fantasma di un animale che incute paura. A chi apparirà e perché? Quali fatti accadranno e quale sarà la situazione finale o conclusione? Risposta soggettiva

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi relativi al racconto del mistero e di fantasmi: M. Cassini, Ron è tornato!; D. Buzzati, Il fantasma del granaio; R. Manning-Sanders, Tummeldink

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M

Fantasmi in Italia

olti sono in Italia i palazzi, i monasteri, i castelli in cui storia e voci popolari si mescolano, alimentando racconti di «presenze» intrappolate fra mura fatiscenti. Sono i fantasmi di dame disperate, di fanciulli che in vita hanno subito ingiustizie, di cavalieri in cerca di vendetta. E continuano a vagare tra le stanze delle loro antiche dimore, incapaci di trovare pace.

IL FANTASMA DI MESSER FILIPPO

Si racconta che Messer Filippo abbia fatto spesso udire all’amata il suo lamento d’amore. E questo lamento si sente ancora oggi nelle calde notti estive.

Come ogni castello medievale, anche la Rocca Rangoni nel comune di Spilamberto, in provincia di Modena, ha molti misteri e segreti, alcuni svelati nel 1947 durante i lavori di restauro al Torrione, danneggiato durante la Seconda guerra mondiale. In cima al Torrione venne infatti scoperta una stanza nascosta, una specie di cella in muratura larga appena 1,5 m e alta 2, ricoperta da segni e disegni di un certo Messer Filippo risalenti al XVI secolo. All’interno di questa cella murata, Messer Filippo scrisse per circa tre-quattro mesi, forse con il suo sangue e con i liquidi del cibo che gli veniva dato, una specie di diario di prigionia grazie al quale si è scoperto il motivo per cui era stato rinchiuso in quello spazio angusto. Messer Filippo era un mercante spagnolo giunto a Spilamberto per vendere le proprie sete e mercanzie alla bella castellana. Qui s’innamorò, corrisposto, della dama ma, quando quell’amore proibito fu scoperto, fu condannato alla morte murato vivo nel Torrione. La castellana, dopo la condanna di Messer Filippo, per il timore di fare la stessa fine, negò i suoi sentimenti nei confronti dell’uomo.

IL FANTASMA DI BIANCA LANCIA Nel castello di Monte Sant’Angelo, situato nel Gargano (Foggia), si aggira il fantasma di Bianca Lancia, l’unica donna che Federico II di Svevia (1194-1250) abbia veramente amato. Fu probabilmente l’imperatore stesso, molto geloso, a far imprigionare la donna. Spesso la si vede vestita di bianco e si sentono i suoi lamenti, particolarmente nel periodo invernale. Inoltre, secondo una leggenda, la pianta selvatica che cresce tra le pietre alla base della costruzione, e che cresce solo in questo posto nel mondo, è dello stesso identico colore bianco della veste che la donna indossava quando si gettò dal torrione principale.


1 I fantasmi non dimorano soltanto in luoghi chiusi. Esistono, infatti, molti esempi di luoghi aperti come parchi, vie, incroci che, a detta dei testimoni, ne sono infestati. Dosolina era una bella ragazza, originaria di un paese della provincia di Sondrio. Innamoratasi di un giovane operaio di passaggio, si sposò con lui e insieme andarono a vivere a Milano. Subito dopo le nozze, però, Dosolina scoprì la vera natura del marito: la costringeva a prostituirsi per mantenere la famiglia. Dosolina, un giorno, riuscì a scappare e trovò rifugio da una sua amica compaesana che abitava sui Navigli. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, la giovane iniziò a contrabbandare beni di prima necessità dalla Svizzera a Milano, finché una sera alla sua porta si presentarono due musicisti ebrei del Teatro alla Scala che le affidarono il loro neonato per salvarlo dallo sterminio nazista. E così

Dosolina, nella sua cesta di vimini, iniziò a trasportare i neonati degli ebrei che le affidavano il compito di portare in salvo i propri piccoli al di là del confine italiano. Ogni notte Dosolina, con la pioggia e con il freddo, raggiungeva in bicicletta il confine con la Svizzera. Ma una notte di luna piena venne colpita al fianco da una scarica di pallottole per mano dei soldati tedeschi. Dosolina, però, strinse i denti e continuò a pedalare finché giunse esangue oltre confine. Si racconta che sia crollata subito dopo il valico. Fu l’ultima sua missione e fu l’ultimo neonato ebreo salvo per merito suo. Si dice che spesso s’intravede lungo i Navigli di Milano il fantasma della bella Dosolina, circondato da una luce abbagliante e che lascia un profumo di violette. A Milano, Dosolina è nota per essere l’«angel dei poupon», l’angelo dei neonati.

APPROFONDIMENTO

Il fantasma della bella Dosolina dei Navigli

IL FANTASMA DI AZZURRINA Nel XIV secolo, nel castello di Montebello, in provincia di Rimini, abitava la famiglia di Ugolinuccio, signore di Montebello. La serenità di questa famiglia fu distrutta dalla tragica e misteriosa scomparsa della figlia Guendalina, soprannominata «Azzurrina», all’età di otto anni. La piccola era albina, cioè con pelle chiarissima e capelli bianchi, e per questo era considerata «diversa». A quel tempo, infatti, gli albini erano ritenuti figli del demonio e, in quanto tali, destinati al rogo o a una morte atroce. Per questo, il padre decise di farla scortare da due guardie e non la faceva mai uscire dal castello per proteggerla dalle dicerie e dal pregiudizio popolare. La madre, inoltre, le tingeva i capelli con delle soluzioni naturali che, però, davano alla candida chioma della bimba soltanto dei riflessi azzurri come i suoi occhi, che ne originarono il soprannome di «Azzurrina». Il 21 giugno del 1375, nel giorno del solstizio d’estate, durante un violento temporale, Azzurrina giocava con una palla di stracci. A un tratto la palla rotolò giù nei sotterranei del castello e la bambina la inseguì all’interno di una dispensa-ghiacciaia.

Avendo sentito un urlo, le guardie accorsero subito nel locale entrando dall’unico ingresso, ma non trovarono né la bimba né la palla. Il corpo di Azzurrina non venne più ritrovato ma, a quanto pare, il suo spirito inquieto vaga ancora nel castello e torna a farsi sentire ogni cinque anni nel giorno del solstizio d’estate.

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VERSIONE INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE Edward Lucas White Scrittore e poeta statunitense, 1866-1934

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. grano saraceno:

graminacea da cui si ricava una farina bruna.

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La casa di pietra grigia

Ascolta l’audio del testo

Stavo faticosamente attraversando colline fitte di boschi. Non avevo incontrato nemmeno una fattoria, solo misere baracche ai lati della strada, che per più di trenta chilometri era stata molto brutta e scabrosa. Adesso, a non molti chilometri dalla tanto agognata sosta, pregustavo già un percorso più agevole e la possibilità di accelerare la velocità. Mi affrettai giù per quella lunga e ripida discesa ma, stanco com’ero, misi la marcia più alta. La macchina balzò in avanti e guidai senza più riuscire a controllarla; finii per schiantarmi contro un grosso albero. Quando ripresi conoscenza ero disteso di schiena in un fosso in secca. Mi tastai dalla testa ai piedi. Non perdevo sangue, non avevo ossa rotte e, benché fossi molto scosso, non avevo nemmeno grandi ammaccature. Poi vidi il ragazzo. Era sul margine del sentierino vicino al fosso. Tarchiato, robusto, a piedi nudi e con i pantaloni arrotolati fino alle ginocchia, aveva indosso una specie di camicia militare aperta sul petto, ed era senza giacca e senza cappello. Aveva i capelli stopposi, con una zazzera arruffata e il viso pieno di lentiggini. Si spostava da una gamba all’altra giocherellando con le punte dei piedi e non diceva nulla, benché mi fissasse intensamente. Balzai in piedi per verificare le condizioni dell’auto. Era uno sfacelo completo. Si erano salvati solo i miei due panieri, usciti indenni dal disastro con tutte le loro belle bottiglie intatte! Il ragazzo mi aveva seguito tutto il tempo con il suo sguardo inespressivo, senza mai pronunciare una parola. «Dove posso trovare un fabbro?» gli chiesi. «A una decina di chilometri» rispose. «Mi puoi portare là?» «Non ci sono auto, qui, e neanche cavalli o mucche.» «E quanto dista la casa più vicina?» «Otto chilometri» rispose. Detti un’occhiata al cielo. Il sole era già tramontato. Guardai l’orologio, funzionava ancora: le sette e trentasei. «Posso dormire a casa tua per questa notte?» gli chiesi. «Sì, può venire, se proprio vuole, e dormire se ci riesce. C’è un gran disordine in casa; la mamma è morta tre anni fa e il papà è via. Non c’è niente da mangiare tranne farina di grano saraceno1 e pancetta ammuffita.» «Be’, io ho un sacco di roba da mangiare» risposi prendendo un paniere. «Mi porteresti tu l’altro cestino, per favore?» «Se vuole può venire dentro, ma si deve portare la sua roba da solo.» Non lo disse in modo rude o scortese, ma così, gentilmente, quasi fosse un fatto ovvio.


Il racconto del mistero e di fantasmi

«Va bene» dissi prendendo anche il secondo paniere, «fammi strada.» La casa era di pietra grigia, con le finestre verdi così sbiadite da aver assunto ormai lo stesso colore della pietra. «Apri la porta» dissi al ragazzo. «La apra lei» rispose, non in modo scortese né villano, ma con un tono che ti faceva prendere l’invito come qualcosa di assolutamente naturale. Posai i due cestini e girai la maniglia. La porta, che era chiusa con il chiavistello, si aprì con un cigolio. Il corridoio sapeva di muffa e aveva ai lati due file di porte; il ragazzo si diresse alla prima sulla destra. «Può prendere quella stanza lì.» Spinsi la porta. Vuoi per il crepuscolo o per le finestre chiuse, non vedevo quasi nulla. «È meglio prendere una lampada» suggerii al ragazzo. «Non c’è nessuna lampada, qui» dichiarò allegro. «E neanche candele. Di solito vado a letto prima che faccia buio.» Tornai a quel che restava del mio povero mezzo di trasporto. I quattro fanali erano ridotti a un misero intrico di metallo e frammenti di vetro, e la pila era completamente distrutta. Però tenevo sempre qualche candela di riserva nella valigia che, per quanto malconcia e schiacciata, resisteva ancora. La portai sotto il portico e tirai fuori tre candele. Ne accesi una entrando nella stanza dove ritrovai il ragazzo esattamente nello stesso punto in cui l’avevo lasciato. Le pareti erano dipinte di bianco, il pavimento completamente spoglio. C’era odore di muffa, ma il letto sembrava essere stato fatto di recente e pulito. Con qualche goccia di cera fissai la candela sullo spigolo di un piccolo cassettone sgangherato. Non c’era nient’altro nella stanza, a parte due sedie di paglia e un tavolino. Andai a prendere la valigia sotto il portico, la posai sul letto e spalancai le finestre. Poi chiesi al ragazzo, che era rimasto immobile e senza pronunciare una parola, di condurmi in cucina. Attraversammo l’atrio dirigendoci sul retro: la cucina era grande e senza mobili, tranne qualche sedia, una panca e un tavolo. Fissai le altre due candele una di fronte all’altra alle due estremità del tavolo. Non c’erano né una stufa né una cucina economica, ma solo un focolare con un po’ di cenere che, a giudicare dall’odore e dall’aspetto, doveva risalire ad almeno qualche mese prima. Il legno nella legnaia era abbastanza secco e accesi un bel fuoco. Era una sera di metà giugno, calda e senza vento, così che rimasi sorpreso quando il ragazzo si piegò fin quasi a toccare il fuoco con le mani e le braccia tese. «Hai freddo?» gli chiesi. «Ho sempre freddo» rispose mettendosi il più vicino possibile al fuoco. Lo lasciai lì e andai a prendere i due cestini sotto il portico. Detti una pulitina al tavolo e finalmente tirai fuori il mio pasto: pollo freddo, prosciutto, pane bianco e nero, olive, marmellata e dolce. Avvicinai due sedie alla tavola e invitai il ragazzo a mangiare con me. «Non ho fame» disse, «ho già cenato.» Terminata in fretta la cena, me ne tornai sotto il portico lasciandomi cadere in una sedia a dondolo. Il ragazzo mi seguì in silenzio sedendosi sul pavimento, con la schiena appoggiata a una colonna.

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2. famelica: affamata.

«Che cosa fai» gli chiesi «quando tuo padre non c’è?» «Be’, me ne vado in giro. Passo il tempo così.» «Quanto distano i tuoi primi vicini?» «Non viene mai nessuno qui» spiegò. «Hanno paura dei fantasmi.» Non fui per nulla sorpreso: quel posto aveva tutte le carte in regola perché lo si potesse definire infestato dagli spettri. «E tu, hai mai visto dei fantasmi qui attorno?» «No, mai» rispose tranquillo. «E non li ho neanche mai uditi. Ma a volte ho come l’impressione che ci siano davvero...» «E hai paura?» gli chiesi. «No» proclamò. «Non ho paura dei fantasmi. Ecco, adesso mi sembra di sentire i fantasmi qui attorno.» Non replicai, poi, non so come, mi appisolai un attimo. Mi risvegliai sentendo qualcosa che mi passava sul viso, come un tessuto leggero. Il ragazzo era sempre nella stessa posizione. «Sei stato tu a fare così?» gli chiesi bruscamente. «Io non ho fatto niente» rispose. «Che cos’era?» «Era come un pezzo di zanzariera che mi sfiorava la faccia.» «Non è una zanzariera» replicò. «È un velo. È uno dei fantasmi. Ce ne sono che ti soffiano addosso e altri che ti toccano con dita fredde. Quella lì che ti passa il velo sulla faccia... be’, penso che sia la mamma.» Parlava con l’assoluta convinzione con cui spesso parlano i bambini. Non trovai le parole per rispondere, così mi alzai per andare a letto. «Buonanotte» dissi. «Buonanotte» ripeté. «Io rimango qui fuori ancora un po’.» Il materasso era comodo e mi addormentai subito. Avevo la sensazione di dormire da un po’, quando ebbi un incubo spaventoso. C’era una Cosa nella stanza. Grande come un elefante, riempiva la stanza fino al soffitto; aveva la forma di un cinghiale e se ne stava accovacciata con le zampe anteriori rigidamente protese in avanti. La sua bocca infuocata, rossa e bavosa, era piena di denti enormi, e le mandibole si muovevano in continuazione sotto lo stimolo della fame. Si trascinò arcuandosi in avanti, un centimetro dopo l’altro, fino a portare le grosse zampe anteriori a cavallo del letto, che si dissolse come carta assorbente inzuppata. Mi sentii tutt’a un tratto il peso della Cosa sui piedi, sulle gambe, sul corpo, sul petto. Era famelica2, e io ero ciò per cui stava sbavando. Sembrava avere tutta l’intenzione di cominciare dalla faccia. La sua bocca gocciolante si avvicinava sempre più. Urlai risvegliandomi. Ero in preda al terrore. Era quasi l’alba. Mi alzai, mi vestii in fretta e chiamai il ragazzo. Mi resi conto che né gli avevo detto il mio nome, né gli avevo chiesto il suo. Gridai «Ehi!» un paio di volte, ma non ebbi risposta. Allora smisi di urlare e, senza neanche mettermi a cercare, andai in cucina e lasciai un dollaro d’argento sul tavolo. Mi misi quindi in cammino alla volta della fucina del fabbro. Non avevo ancora fatto molta strada che già il sole era alto sull’orizzonte, e quasi cocente. Continuai a camminare sotto un calore sempre più insopportabile finché raggiunsi la prima abitazione.


Il racconto del mistero e di fantasmi

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Era una casa nuova con una staccionata verniciata di bianco. Stavo per aprire il cancello, quando da dietro la casa sbucò un uomo. Gli spiegai che avevo fatto un incidente, chiedendogli se potesse accompagnarmi dal fabbro e poi riportarmi indietro alla mia povera auto. «Certo. Ben felice di poterle dare una mano. Ma dov’è successo?» «Davanti alla casa grigia, a circa otto chilometri da qui» risposi. «La grande casa di pietra?» «Proprio quella» assentii. «Ho fatto l’incidente verso il tramonto.» «Il tramonto!» esclamò. «E dove diavolo è stato tutta la notte?» «Ho dormito in quella casa là, dove ho distrutto l’auto.» «In quella grande casa di pietra fra gli alberi?» «Sì» annuii. «Ma» continuò l’uomo eccitato e con voce tremante «si dice che in quella casa ci siano gli spiriti! Io non dormirei in quella casa là neanche per tutto l’oro del mondo. Ma come diavolo ha fatto a entrarci?» «Mi ha fatto entrare il ragazzo» risposi. «Quale ragazzo?» indagò fissandomi con uno sguardo strano. «Mah, un ragazzo tarchiato, con la faccia tutta piena di lentiggini.» «Ecco!» esclamò. «Io non ho mai creduto ai fantasmi, e non ho mai creduto neanche per un secondo che quella casa fosse infestata dagli spiriti, ma adesso ci credo!» «Ma non ho visto nessun fantasma» ribattei irritato. «Uno l’ha visto di sicuro» replicò l’uomo in tono solenne. «Quel ragazzo là, con la faccia piena di lentiggini, è morto sei mesi fa.» (in Storie di giovani fantasmi, A. Mondadori, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 In seguito a quale fatto e dove avviene l’incontro del narratore con il ragazzo? (2 punti se la risposta è esatta)

L’incontro avviene in seguito a un incidente automobilistico: il narratore esce di strada, si schianta contro un albero e quando rinviene è disteso in un fosso in secca; sul sentiero accanto c’è il ragazzo. PUNTI ........... /2

2 Perché il narratore trascorre la notte nella casa del ragazzo? (2 punti se la risposta è esatta) Il narratore trascorre lì la notte perché la sua auto deve essere riparata, ma ormai è sera e il fabbro più vicino è distante chilometri, inoltre non ci sono altri mezzi con cui raggiungerlo. PUNTI ........... /2

3 Durante la notte, il narratore ha un incubo terrificante. Quale? Riferiscilo in breve. (2 punti se la risposta è esatta)

Il narratore sogna che nella sua stanza si trova una cosa enorme con la forma di un cinghiale. È affamata e tenta di sbranarlo a partire dalla faccia. PUNTI ........... /2

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4 La mattina dopo, il narratore che cosa fa e dove va? Completa le frasi. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. Si veste in fretta e chiama il ragazzo, ma non ottiene risposta

.

b. Sul tavolo della cucina lascia un dollaro d’argento

.

c. Si dirige a piedi alla volta della fucina del fabbro e, quando raggiunge la prima casa, si ferma per chiedere aiuto.

d. Viene a sapere da

un uomo sbucato da dietro l’abitazione

scorso la notte è

che la casa in cui ha trae che il ragazzo è un fanta-

infestata dagli spiriti

sma perché è morto sei mesi prima. PUNTI ........... /6

ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 Indica se le seguenti affermazioni, relative al ragazzo, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. È orfano di entrambi i genitori.

V

F

b. È ben vestito e ben pettinato.

V

F

c. Nella casa in cui vive c’è un gran disordine.

V

F

d. Ha sempre freddo e non ha fame.

V

F

e. Ha paura dei fantasmi.

V

F

V

F

V

F

f.

Trascorre il tempo andando in giro.

g. Alle domande del narratore risponde in modo maleducato.

PUNTI ........... /7

6 Come definiresti la descrizione del ragazzo? (1 punto se la risposta è esatta) A Prevalentemente fisica B Prevalentemente comportamentale C Sia fisica sia comportamentale PUNTI ........... /1

7 Secondo il narratore, la casa in cui abita il ragazzo ha tutte le carte in regola perché la si possa definire infestata. In base a quali caratteristiche della casa afferma ciò? (1 punto per ogni risposta esatta)

A È una casa di pietra grigia.

E Non è riscaldata da molto tempo.

B Ha le finestre verdi.

F Si avvertono delle presenze

C Ha odore di muffa.

che soffiano addosso alle persone

D È priva di lampade e di candele.

o che le toccano con dita fredde. PUNTI ........... /4

8 Con quale dei seguenti aggettivi definiresti il narratore? (1 punto per ogni risposta esatta)

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A Accomodante

C Scontroso

B Generoso

D Invadente PUNTI ........... /2


Il racconto del mistero e di fantasmi

1

9 Quali caratteristiche presenta la vicenda narrata? (1 punto per ogni risposta esatta) A Si svolge prevalentemente di sera e in un luogo chiuso. B È narrata secondo un ordine logico e cronologico. C È narrata secondo un ordine artificiale. D È narrata in prima persona (narratore interno). E È narrata in terza persona (narratore esterno). F Si conclude con un finale a sorpresa, del tutto inaspettato. G Si conclude con un finale prevedibile, in quanto alcuni indizi,

disseminati nel racconto, fanno intuire la vera identità del ragazzo. PUNTI ........... /4

10 Secondo te, nel testo prevalgono le sequenze: (1 punto per ogni risposta esatta) A descrittive

C riflessive

B narrative

D dialogiche PUNTI ........... /2

LESSICO E GRAMMATICA 11 Per ciascuna delle seguenti frasi, tratte dal testo, indica il significato esatto della parola evidenziata. (1 punto per ogni risposta esatta) a. «... ai lati della strada, che per più di trenta chilometri era stata molto brutta e scabrosa»: A pericolosa

B scivolosa

C malagevole

b. «... a non molti chilometri dalla tanto agognata sosta...»: A desiderata

B immaginata

C sospirata PUNTI ........... /2

12 Per ciascuna delle seguenti frasi, tratte dal testo, indica la funzione logica delle parole evidenziate. (1 punto per ogni risposta esatta) a. «Era sul margine del sentierino»: predicato verbale, complemento di specificazione b. «Mi puoi portare là»: complemento oggetto, complemento di moto a luogo c. «E tu, hai mai visto dei fantasmi qui attorno?»: soggetto, complemento oggetto partitivo PUNTI ........... /6

AUTOVALUTAZIONE ■

Il testo mi è sembrato: facile

difficile

di media difficoltà

difficili

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande relative a: comprensione

di media difficoltà

Gli esercizi mi sono sembrati complessivamente: facili

PUNTEGGIO TOTALE .......... /40

analisi e interpretazione

lessico e grammatica

Se hai ottenuto un punteggio inferiore a 24, svolgi Attività di Recupero.

97


LABORATORIO

SVILUPPO DELLE COMPETENZE ASCOLTARE Abigail Wheatley Scrittrice inglese, 1974

Il gatto delle nevi

Ascolta l’audio del testo

«Era l’ultimo giorno prima delle vacanze di Natale. Nella piccola scuola ai margini del bosco...» PRIMA

DELL’ASCOLTO

Leggi le richieste di tutti gli esercizi che dovrai svolgere dopo l’ascolto, in modo da concentrare meglio la tua attenzione durante l’ascolto.

DOPO

L’ASCOLTO

1 Che cosa dice il maestro ai due fratelli Ted e Tom mentre si avviano verso casa? A Consiglia loro di andare a casa percorrendo la strada principale. B Dice loro di stare attenti perché nevica molto e di prendere la sua lanterna. C Li avverte che, essendoci la luna piena, non sarà pericoloso attraversare i campi.

2 Quando Tom si sloga una caviglia, che cosa dice al fratello Ted? Tom gli dice di andare a casa a chiedere aiuto, perché non è più in grado di camminare.

3 Perché Ted non percorre volentieri il sentiero nel bosco? Perché, secondo i compagni di scuola di Ted, un essere misterioso si aggira fra le ombre degli alberi.

4 Arrivato vicino al ponte, Ted si accorge che le assi sono scivolose. Di conseguenza: A decide di non attraversare il ponte perché teme di scivolare giù nell’acqua ghiacciata B si mette a urlare, sperando che qualcuno lo senta e lo aiuti a tornare a casa C decide di affrontare le assi scivolose perché deve raggiungere la sua casa al più presto

5 A un tratto, Ted vede un gatto bianco con gli occhi verdi luminosi. Inizialmente, il gatto come si comporta? Inizialmente il gatto è amichevole, si lascia accarezzare e fa le fusa. Quando, invece, il gatto cambia atteggiamento e perché? Quando Ted si appresta ad attraversare il ponte, il gatto diventa minaccioso e tenta di impedirgli di passare.

6 Ted che cosa viene a sapere dal padre riguardo al ponte? Il ponte è crollato poco prima. Di conseguenza Ted, pensando all’atteggiamento del gatto, che cosa deduce? Ted deduce che il gatto sapesse che il ponte sarebbe crollato e che quindi lo abbia salvato.

7 Il giorno dopo, si reca alla casetta vicino al ponte per avere notizie del gatto bianco. Che cosa viene a sapere dalla vecchietta che abita lì? Il gatto della donna, quarant’anni prima, è uscito di casa durante una bufera di neve e non è più tornato.

8 Alla vecchietta, quando nevica di notte, sembra di sentire il gatto miagolare davanti a casa, ma quando apre la porta non c’è nessuno. Perché, secondo te? Perché il gatto è un fantasma, quindi la vecchietta lo sente miagolare ma non lo vede.

98


PARLARE INTERVISTARE FANTASMI 1 Osserva le seguenti raffigurazioni di fantasmi e, di volta in volta, immagina di essere tu il fantasma rappresentato e intervistato e rispondi alle domande. Risposte soggettive ◼

Come ti chiami e quanti anni hai?

Perché ti manifesti in questo bosco?

Che tipo di fantasma sei? Vendicatore o benefattore? Nel primo caso, di chi vuoi vendicarti e perché? Nel secondo caso, chi vuoi proteggere e perché?

La tua è la mano di un uomo, di una donna, di un ragazzo o di una ragazza?

Perché non riesci a manifestarti con tutto il corpo?

Quando e a chi manifesti la tua mano?

Con questa tua mano con le dita aperte quale messaggio intendi trasmettere a chi la vede?

Chi siete e perché vi trovate in riva al mare?

Dove state andando e a chi vi manifestate?

Sembrate dei fantasmi molto sofferenti. Perché non riuscite a trovare un po’ di pace?

A

1 LABORATORIO COMPETENZE

Il racconto del mistero e di fantasmi

B

C

▲ Leonardo Vannimartini, Fantasmi in riva al mare.

CONSIGLIARE UN FILM DI FANTASMI 2 Quale film (o film di animazione) di fantasmi ti è piaciuto in modo particolare e quindi ne consiglieresti la visione a un amico o a un’amica? Riferisci il titolo del film e poi: Risposte soggettive

racconta oralmente in modo chiaro, corretto e completo la vicenda;

specifica l’ambientazione (tempo e luogo) in cui si svolgono i fatti;

descrivi le caratteristiche del fantasma, in particolare se incute paura oppure no;

esprimi i motivi per cui consigli la visione del film, facendo anche riferimento alle immagini, alle scene, agli effetti speciali, all’interpretazione degli attori e delle attrici.

99


LESSICO I DIVERSI SIGNIFICATI DELLA PAROLA «FANTASMA» 1 Nel suo significato principale, la parola «fantasma» significa «ombra, figura visibile di persona defunta che appare ai vivi». Invece, quale significato assume nelle seguenti frasi? Consulta eventualmente il dizionario. Risposte possibili a. Quella ragazza rincorre da tempo il fantasma del successo: aspirazione illusoria

b. È ancora tormentato dai fantasmi del passato: proiezione irreale della mente sulla base di qualcosa che si è verificato in passato

L’espressione figurata «essere il fantasma di se stesso» che cosa significa? A Avere il potere di rendersi invisibile B Essere in preda ad allucinazioni, a immagini create dalla mente C Essere così malridotto da impressionare D Avere paura di se stesso

Collega ciascuna espressione della prima colonna con il significato esatto che in essa assume la parola «fantasma» in funzione di aggettivo invariabile. 1. Governo fantasma

a. Senza guida

2. Paese fantasma

b. Che scrive per conto di altri

3. Vascello fantasma

c. Senza potere

4. Scrittore fantasma

d. Disabitato

I DIVERSI SIGNIFICATI DELLA PAROLA «SPETTRO» 2 Nel suo significato principale, la parola «spettro» è sinonimo di «fantasma». Invece, quale significato assume nelle seguenti frasi? Consulta eventualmente il dizionario. a. Incombe su tutti noi lo spettro di un’epidemia:

Risposte possibili

minaccia incombente

b. Gli hanno prescritto un antibiotico a largo spettro: campo di applicazione

c. Lo spettro sonoro si utilizza nell’analisi di un rumore o di un suono: intervallo di lunghezza d’onda

I DIVERSI SIGNIFICATI DELLA PAROLA «SPIRITO» 3 Nella frase «È un castello abitato dagli spiriti», la parola «spiriti» è usata come sinonimo di «fantasmi, spettri». Collega ciascuna frase della colonna di sinistra con il significato esatto che in essa assume la parola «spirito».

100

1. Le belle notizie risollevano lo spirito.

a. Insieme di caratteristiche di un’epoca

2. Stefano è certamente dotato di spirito.

b. Stato d’animo

3. Bisogna adattarsi allo spirito dei tempi.

c. Senso profondo

4. Non hai capito lo spirito della mia relazione.

d. Capacità di ironia e di umorismo


SCRIVERE STENDERE LA TRACCIA DI UN RACCONTO DEL MISTERO 1 Scegli uno dei seguenti dipinti e immagina che raffiguri la situazione iniziale di un racconto del mistero. Quale sarà il fatto inatteso che romperà l’equilibrio iniziale? Come si svilupperà e concluderà la vicenda? Per la traccia utilizza lo schema sotto riportato.

Risposta soggettiva

▲ Artista anonimo, La sosta, XX secolo.

▲ Gustave Caillebotte, Donna alla finestra, 1880.

1 LABORATORIO COMPETENZE

Il racconto del mistero e di fantasmi

▲ Gustave Caillebotte, Vogatore con cappello, 1878.

Situazione iniziale Fatto che rompe l’equilibrio iniziale Sviluppo

Situazione finale

INVENTARE UN FINALE «A SORPRESA» 2 IN COPPIA Leggete attentamente il seguente testo e scrivete un finale a sorpresa.

Sulla spalletta di un ponte, vidi un uomo curvo intento a guardare le acque sottostanti. Aveva una valigia e, pensando che potesse essere stanco, mi offrii di dargli un passaggio. Questi accettò senza dire una parola. Proseguimmo in silenzio fin quando giungemmo a un albergo. L’uomo scese dall’auto e, senza una parola di ringraziamento, entrò nell’albergo. Entrai anch’io e chiesi all’albergatore se aveva visto dove si era diretto l’uomo che era entrato prima di me. L’albergatore rispose che non aveva visto nessuno e, quando gli descrissi l’uomo, impallidì e... Risposta soggettiva

101


TRASFORMARE UNA STORIA DI FANTASMI A FUMETTI IN UN RACCONTO SCRITTO 3 Sulla base delle vignette, delle didascalie e delle battute dei personaggi, trasforma la seguente storia di fantasmi a fumetti in un racconto scritto. Risposta soggettiva

Harry e Chris

102


1 LABORATORIO COMPETENZE

Il racconto del mistero e di fantasmi

(liberamente tratto da R. Dahl, Il libro delle storie di fantasmi, Salani)

103


SCRIVI IL TUO RACCONTO DI FANTASMI 4 Segui le indicazioni. Risposta soggettiva ◼

Decidi quanti e quali personaggi animeranno la vicenda e delineane i ruoli. Ricorda che in genere i personaggi di un racconto di fantasmi non sono molto numerosi e sono ben caratterizzati soprattutto dal punto di vista comportamentale, morale, psicologico. Per quanto riguarda il fantasma, devi costruirne un’identità precisa e cioè stabilire: ● chi era quando era in vita; ●

dove e quando si manifesta: in un luogo chiuso o aperto? Di sera o di giorno? In quale ora?;

come si manifesta: completamente o mostrando solo il volto o parti del corpo? In modo invisibile, producendo solo dei suoni?;

perché si manifesta, qual è il motivo delle sue apparizioni.

Stabilisci l’epoca (passata o contemporanea) in cui vuoi ambientare la vicenda e l’eventuale durata degli avvenimenti.

Definisci il luogo o i luoghi in cui si svolgerà la vicenda. Ricorda che nei racconti di fantasmi l’ambientazione è generalmente notturna e in luoghi chiusi.

A questo punto, passa alla stesura del tuo racconto. Puoi procedere in questo modo. ◼

Narra in terza persona (narratore esterno) oppure in prima persona immaginando di essere tu il narratore o dando la parola a un personaggio del racconto.

Scrivi dapprima la situazione iniziale.

Introduci poi l’apparizione del fantasma mediante una descrizione del suo aspetto e delle sue azioni. Cerca di dosare le parole e le azioni del fantasma con cura nel corso della narrazione, per tenere sempre avvinta l’attenzione di chi legge.

Passa quindi allo sviluppo della vicenda: scrivi, cioè, lo svolgersi vero e proprio degli avvenimenti avendo cura di introdurre colpi di scena, fatti imprevisti e imprevedibili, fenomeni soprannaturali, effetti di suspense. Eventualmente, nel corso della narrazione, inserisci anche: ● brevi flashback, se ritieni opportuno informare il lettore di fatti importanti accaduti in precedenza; ●

104

qualche anticipazione di fatti, episodi successivi, se vuoi suscitare la curiosità del lettore riguardo allo sviluppo degli eventi.

Scrivi quindi la situazione finale o conclusione della vicenda. Come si conclude? È un finale lieto, drammatico, o a sorpresa, che stupisce il lettore?

Riguardo al linguaggio, ti consigliamo di usare un lessico appropriato, efficace, adatto a produrre effetti di suspense e di scrivere frasi per lo più brevi, così da rendere più incisiva e immediata la tua narrazione.

Ricorda, infine, di dare un titolo al tuo racconto di fantasmi.


Il racconto del mistero e di fantasmi

1

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO LA PROVA SCRITTA DI ITALIANO Prova strutturata in più parti, riferibili alle tipologie A e C

Leggi attentamente il seguente testo.

Il bacio della buonanotte Zoe è seduta sul letto, con la mamma ai suoi piedi. La luce sul soffitto è accesa, e investe gran parte della stanza. «Stai qui con me fino a che non mi addormento» dice Zoe. C’è una festa in corso al piano di sotto. La mamma di Zoe esita. Sente i bicchieri tintinnare, gli scoppi di risa soffocati. È irrequieta, vorrebbe tanto poter ritornare laggiù, ma Zoe se ne starebbe tutto il tempo da sola nel letto ad aspettare che sua madre torni per finire il rituale. Zoe, altrimenti, non si addormenterebbe. «Okay» dice la madre di Zoe. «Mettiti sotto.» Zoe si accoccola sotto le coperte. «Perché i vampiri non possono venire a prendermi?» «I vampiri non possono entrare se non sono stati invitati» dice la madre di Zoe, come sempre. «E i lupi mannari?» La mamma di Zoe fa finta di guardare dietro le tende. «Niente luna piena stanotte.» Gli occhi di Zoe si chiudono, ma la bimba è ben lungi dall’addormentarsi. Ha una domanda che le è appena venuta in mente. «E i fantasmi?» Sua madre s’interrompe, si guarda le mani. Infine le risponde. «I fantasmi non vogliono far male a nessuno. Se lo fanno, è solo per errore.» «E se mi fanno male per errore?» chiede Zoe. «Possono far male solo ai vivi» risponde la madre con voce sommessa. «Oh» dice Zoe. Dopo qualche istante, Zoe dorme. La mamma si china per darle un bacio della buonanotte, ma è come baciare fumo. (da H. Black, in Storie del terrore da un minuto, Feltrinelli, rid.)

COMPRENSIONE E ANALISI 1 Il racconto in quale luogo è ambientato? A In una stanza buia al piano superiore della casa B In una stanza illuminata al piano superiore della casa C In una stanza buia al piano inferiore della casa D In una stanza illuminata al piano inferiore della casa

2 Perché la madre di Zoe è irrequieta? La madre è irrequieta perché vorrebbe tornare alla festa al piano di sotto, ma sa che senza il suo «rituale» Zoe non si addormenterebbe.

105


3 Nella frase «Sente i bicchieri tintinnare...», che cosa significa «tintinnare»? A Emettere suoni squillanti, brevi e frequenti B Produrre suoni fragorosi ma brevi C Emettere suoni soffusi e intermittenti D Sprigionare suoni brevi ma assordanti

4 Se la madre non finisce il «rituale», Zoe non si addormenta. In che cosa consiste questo «rituale»? A In gesti e domande sempre uguali B In una serie di domande e con il bacio della buonanotte C In una serie di domande e risposte fisse, sempre identiche

5 Secondo la madre: (completa le frasi) a. i vampiri entrano in casa solo se sono invitati. b. i lupi mannari quella notte non ci sono perché non c’è la luna piena. c. i fantasmi fanno del male solo per errore e solo ai vivi. 6 Nella frase «... risponde la madre con voce sommessa», l’aggettivo «sommessa» con quale dei seguenti aggettivi non può essere sostituito? A Smorzata

C Bassa

B Attenuata

D Sottomessa

7 Quali sono le due frasi del testo che fanno capire che Zoe è un fantasma? a. «Possono far male solo ai vivi» risponde la madre con voce sommessa. b. La mamma si china per darle un bacio della buonanotte, ma è come baciare fumo. 8 Il racconto presenta una situazione iniziale di assoluta normalità. Come definiresti, invece, la conclusione? La conclusione è a sorpresa: la bambina, spaventata dalle creature soprannaturali, è un fantasma.

SINTESI E RISCRITTURA 9 Riassumi il testo, riducendolo all’incirca alla metà. Ricorda di trasformare i discorsi diretti in discorsi indiretti. Risposta soggettiva 10 Il titolo del testo che hai letto è nominale, cioè privo di verbo. Inventa un altro titolo, appropriato e verbale, cioè caratterizzato dalla presenza di un verbo. Risposta possibile: Un rituale da rispettare

PRODUZIONE LIBERA 11 Immagina di essere il fantasma di Zoe e di partecipare alla festa che si sta svolgendo in casa. Quali saranno le tue caratteristiche fisiche e comportamentali? A chi ti manifesterai? Introduci nella narrazione colpi di scena ed effetti di suspense e, di tanto in tanto, rallenta il ritmo narrativo con alcune brevi descrizioni. Risposta soggettiva

106

12 Scrivi l’antefatto, cioè l’insieme dei fatti che precedono la storia, raccontando perché Zoe è un fantasma e perché lei stessa ha paura dei fantasmi. Ricordati di descrivere le caratteristiche dei protagonisti, le relazioni che legano i personaggi e di raccontare i fatti salienti del loro passato. Risposta soggettiva


1

COMPITO DI REALTÀ

Scrivere brevi storie di fantasmi Una nota casa editrice per ragazzi e ragazze ha indetto un concorso letterario rivolto a tutte le classi della scuola secondaria di primo grado. I professori e le professoresse della vostra classe hanno deciso di iscrivervi. Ogni classe partecipante deve proporre 8 brevi storie di fantasmi. Le migliori saranno premiate e pubblicate in un volume. Ciascuna storia dovrà avere le seguenti caratteristiche: avere un titolo nominale, cioè privo di verbo; ■ essere brevissima, non superare le 6/7 righe; ■ essere ambientata di giorno o di notte, in un luogo chiuso o aperto; ■ prevedere la presenza di 2 personaggi: il fantasma e un altro personaggio; ■ concludersi con un finale a sorpresa; ■ essere realizzata in forma digitale. ■

La casa editrice, a titolo esemplificativo, ha fornito le seguenti brevissime storie.

La casa stregata «La gente in paese dice che questa è una casa stregata.» «Che stupidaggini!» «Quindi lei non ha mai visto dei fantasmi in questa casa?» «Assolutamente mai. E abito qui da trecento anni.» (da Animatamente, Indovinelli e barzellette per bambini di tutte le età, Newton Compton)

La porta «Che strano» disse la ragazza avanzando cautamente. «Che porta pesante!» Così dicendo la toccò e si chiuse improvvisamente, con un tonfo. «Mio Dio» disse l’uomo. «Mi sembra che all’interno sia priva di serratura. Ci ha chiusi dentro tutti e due!» «Tutti e due no. Uno solo» disse la ragazza. Passò attraverso la porta e scomparve. (da I.A. Ireland, in Antologia della letteratura fantastica, Editori Riuniti)

107


Procedete seguendo le indicazioni. ■

Dividetevi in gruppi di 3/4 e, nell’ambito di ciascun gruppo, definite insieme l’ambientazione della storia, i personaggi, i fatti, la conclusione.

Scrivete quindi la storia facendo attenzione che presenti tutte le caratteristiche stabilite dalla casa editrice.

Leggete la storia e correggete eventuali errori ortografici e morfosintattici.

Attribuite un titolo nominale alla storia e trascrivetela in bella copia tramite un programma di videoscrittura come Word.

Infine, alcuni di voi si occuperanno dell’impaginazione delle 8 storie, in modo da conferire loro una certa uniformità prima di inviarle alla casa editrice.

AUTOVALUTAZIONE ■

Complessivamente, sono soddisfatto o soddisfatta del lavoro che ho svolto: poco

Attività nelle quali ritengo di aver lavorato meglio e perché:

Ho collaborato nei lavori di gruppo: poco

108

abbastanza

In che cosa devo migliorare:

abbastanza

molto

molto


UN

• Svolgi le attività didattiche relative al libro e al film • Accedi a ulteriori consigli di lettura e alle proposte di film con schede di analisi

LIBRO IL BAMBINO ARGENTO

I genitori di Aladdin gestiscono un ristorante turco ad Åhus, in Svezia. È arrivata la neve e Aladdin è felice di poter Kristina Ohlsson, pattinare con l’amico Billie sul fiume Salani ghiacciato. Purtroppo, però, la calma è solo apparente: dal ristorante continua a sparire del cibo e nessuno capisce come sia possibile. Soltanto Aladdin si accorge di un bambino molto strano, che va in giro nella neve in pantaloni corti e maglione e che scompare sempre prima che qualcun altro possa vederlo. Nel frattempo, Aladdin sta studiando per una ricerca scolastica il mistero dell’argento scomparso da un laboratorio quasi un secolo prima e questa coincidenza aumenta la tensione nel gruppo di amici. PERCHÉ QUESTO LIBRO Perché un’inquietante presenza farà ca-

pire ai protagonisti l’importanza della solidarietà nei confronti degli altri. ALTRI LIBRI ◾

Albo illustrato: AA.vv., A volte ritornano. Storie di fantasmi, Orecchio Acerbo

Graphic novel: Raina Telgemeier, Fantasmi, Editrice Il Castoro

UN

Romanzi: Kristina Ohlsson, Bambini di cristallo, Salani Sonya Hartnett, I figli del re, Rizzoli Allan Stratton, La casa dei cani fantasma, A. Mondadori

FILM

La casa al di là del viale è tetra e misteriosa e Dj, Timballo e Jenny sono sempre più decisi a scoprire l’identità dello spirito che la abita. MONSTER I sospetti ricadono sul terribile signor Neb- HOUSE bercracker: da quando è scomparso, gli even- Paese e anno di produzione: usa, 2005 ti misteriosi si susseguono e i ragazzi sentono Durata: 91 minuti che questa non può essere una semplice coin- Genere: animazione, mistero cidenza. Armati di coraggio e di un pizzico Regia: Gil Kenan di astuzia, i tre riusciranno a introdursi nella casa, ma il mistero è fitto e la casa... affamata. Tra poliziotti presuntuosi, alberi animati e giganti donne circensi, questo intenso film d’animazione sa trasformare il terrore in sano intrattenimento. PERCHÉ QUESTO FILM Per immergersi in un mistero che va oltre gli stereotipi e scoprire il luogo in cui gioventù e vecchiaia sanno incontrarsi. (Paolo Mereghetti )

ALTRI FILM ◾

Serie tv: The A List, di Dan Berlinka e Nina Metivier

Film: Ghostbusters, di Paul Feig; La sposa cadavere, di Tim Burton e Mike Johnson

109


DAL

LIBRO

AL

▪ FLIPPED CLASSROOM con videolezione,

IL RACCONTO HORROR G. de Maupassant, L’orribile mano nera ▪ L’horror nel tempo

▪ Mappa delle conoscenze

Il racconto horror ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA

delle conoscenze

DIGITALE

1

test di verifica, testi e attività individuali, attività cooperative, compito di realtà

▪ Audio della scheda ▪ Mappa delle conoscenze interattiva

e personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo

▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle conoscenze ▪ Fatti terrificanti, sconvolgenti

P. van Loon, Il dottore delle bambole ▪ Creazione di mostri umani

M. Shelley, Un essere mostruoso, ripugnante ▪ Trasformazioni in esseri malvagi

R.L. Stevenson, Un sorriso orribile ▪ Animali da incubo

E.A. Poe, Il gatto nero ▪ Vampiri e lupi mannari

J. Sheridan Le Fanu, Carmilla P. van Loon, La finestra al quarto piano ▪ APPROFONDIMENTO

▪ Audio dei testi dell’unità ▪ Biblioteca digitale

E.A. Poe, Il barilozzo di Amontillado J.R.H. Lansdale, Artigli affilati M. Milani, Trentatré vipere nel letto T. T. Sutherland, Zampette ▪ Competenze digitali

Video: Transilvania. Sulle orme del vampiro Itinerario Google Earth: Dracula di Bram

Stoker ▪ Magazine

Il desiderio di creare un mostro; Dylan Dog: l’indagatore da incubo

Le più terrificanti figure horror ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA delle competenze

M. Tamaki, Sabbia umida, piccoli denti ▪ Laboratorio sviluppo delle competenze

▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle competenze ▪ Audio della sezione Ascoltare

Ascoltare – Parlare – Lessico – Scrivere ▪ Allenarsi all’Esame di Stato – La prova scritta

di italiano: Tipologia C. Comprensione e sintesi di un testo letterario, anche attraverso richieste di riformulazione ▪ Compito di realtà con autovalutazione ▪ UN LIBRO P. Ness – S. Dowd, Sette minuti

dopo la mezzanotte ▪ UN FILM Le streghe, di R. Zemeckis

▪ UN LIBRO Attività didattiche e ulteriori

consigli di lettura ▪ UN FILM Attività didattiche e ulteriori

proposte di film con schede di analisi


I GENERI

PER L’APPRENDIMENTO ATTIVO E COOPERATIVO

▪ Percorso flipped classroom ▪ Attività di debate e attività

cooperative IN COPPIA e IN GRUPPO

Il racconto horror

▪ Compito di realtà

PER LA DIDATTICA INCLUSIVA

NELL’UNITÀ

▪ G. de Maupassant, L’orribile mano nera ▪ Mappa delle conoscenze con

traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo ▪ Audio della scheda e dei testi dell’unità ▪ Esercizi per la didattica inclusiva NEI VOLUMI TESTI FACILI E TESTI AD ALTA LEGGIBILITÀ

▪ Mappa delle conoscenze ▪ Creazione di mostri umani

M. Shelley, Un essere mostruoso,

ripugnante ▪ Vampiri e lupi mannari

P. van Loon, La finestra al quarto piano ▪ Verifica autovalutativa

delle competenze M. Tamaki, Sabbia umida, piccoli denti ▪ Audio dei testi

QUADERNO LABORATORIO 2

LABORATORIO competenze linguistiche

▪ Ascoltare ▪ Parlare ▪ Leggere ▪ SPECIALE Reading Workshop

allenarsi a una lettura profonda ▪ Scrivere ▪ SPECIALE Scrittura creativa: creare

storie e stimolare la fantasia PROVE INVALSI COMPUTER BASED LABORATORIO per lo sviluppo del pensiero critico e dell’apprendimento cooperativo

▪ Escape game: risolvere problemi

in modo creativo e collaborativo ▪ Tutti in scena: laboratori teatrali ▪ Philosophy for children: esercitare

il pensiero critico ▪ Cittadinanza digitale: per un uso

consapevole degli strumenti digitali

2


IL GENERE

Il racconto horror • FLIPPED CLASSROOM A CASA - Guarda la videolezione - Compila il test di verifica della videolezione - Scopri i testi proposti e le attività individuali

• Ascolta l’audio della scheda

IN CLASSE - Svolgete le attività cooperative - Mettete alla prova le vostre competenze, svolgendo il compito di realtà

DDI

CHE COS’È IL RACCONTO HORROR Leggi il seguente racconto e poi rispondi alle domande sotto riportate. Ti aiuteranno a capire che cos’è il racconto horror.

PIÙ FACILE

Guy de Maupassant Scrittore, drammaturgo e poeta francese, 1850-1893

112 112

L’orribile mano nera Molto tempo fa, quando ero giudice ad Aiaccio, in Corsica, conobbi un inglese di nome sir John Rowell. Una sera, mentre passavo davanti alla sua porta, lo vidi in giardino. Era un uomo grosso, con capelli e barba rossi. Lo salutai, e m’invitò a bere una bibita. Mi ricevette con cortesia. Mi raccontò della sua vita e mi disse che aveva viaggiato molto in Africa, nelle Indie, in America. Poi parlammo di caccia, mi raccontò i più curiosi particolari sulla caccia all’ippopotamo, alla tigre, all’elefante e perfino al gorilla. Dissi: «Tutti animali temibili!». E lui rispose sorridendo: «Oh, no: il più cattivo è l’uomo! Io ho fatto anche la caccia all’uomo». Poi parlò di armi, e mi invitò in casa per mostrarmi i suoi fucili. Entrando in salotto, vidi sulla parete una strana cosa. Su un quadrato di velluto rosso spiccava un oggetto nero. Mi avvicinai: era una mano, una mano umana. Non era la mano di uno scheletro, bianca e liscia, ma una mano nera rinsecchita, con le unghie gialle, e qualche vecchia traccia di sangue sulle ossa troncate di netto, come da un colpo di accetta. Intorno al polso c’era un’enorme catena di ferro agganciata al muro con un anello massiccio. Domandai: «Che roba è questa?». L’inglese rispose tranquillamente: «È la mano del mio più grande nemico. È stata staccata con una sciabola. Poi è stata fatta seccare al sole per otto giorni!».


1. burlone:

spiritoso, giocherellone.

Dissi: «Quell’uomo doveva essere fortissimo». L’inglese rispose con dolcezza: «È vero! Ma io sono stato più forte di lui. Ho messo questa catena per tenere ferma la mano». Credetti che scherzasse e dissi: «Ora questa catena è del tutto inutile, la mano non può scappare». Sir John Rowell rispose duramente: «La mano vuole sempre andarsene. Questa catena è necessaria». Non riuscivo a capire bene se fosse un pazzo o un burlone1 di pessimo gusto. Osservai che sui vari mobili c’erano tre pistole cariche, come se l’inglese vivesse nel costante timore di un attentato. Da quella sera passò un anno intero. Poi un mattino fui informato che durante la notte sir John Rowell era stato assassinato. Mezz’ora dopo entravo in casa dell’inglese con il capitano della polizia. Entrando nel salotto vidi subito il cadavere in mezzo alla stanza. L’inglese era morto strangolato! Il volto era gonfio e nero, spaventoso: teneva qualche cosa fra i denti. Un medico esaminò a lungo le tracce lasciate dalle dita nella carne, e disse queste strane parole: «Si direbbe che è stato strangolato da uno scheletro». Sentii un brivido nella schiena e diedi un rapido sguardo alla parete, nel punto dove un giorno avevo visto l’orribile mano seccata. Non c’era più. La catena pendeva spezzata. Allora m’abbassai verso il morto, e nella sua bocca trovai un dito della mano scomparsa. Poi si procedette agli accertamenti di legge. Non si scoprì nulla. Nessuna porta era stata forzata, nessuna finestra. Il maggiordomo di Rowell disse che da un mese il suo padrone sembrava agitato. Spesso era arrabbiato e colpiva con una frusta quella mano secca fissata al muro. Una notte, tre mesi dopo il delitto, ebbi un incubo spaventoso. Mi sembrò di vedere la mano, l’orribile mano, correre sul mio letto e sulle pareti. Mi svegliai tre volte, tre volte mi riaddormentai, tre volte rividi quella terribile mano che si muoveva nella mia camera. Il giorno dopo, quella mano mi fu riportata; era stata ritrovata nel cimitero sulla tomba di sir John Rowell. Notai che alla mano mancava il dito indice. (da Racconti fantastici, Newton Compton, rid. e adatt.)

PIÙ FACILE

Il racconto horror

113


1 La narrazione avviene in prima persona e quindi il narratore è interno. Quale personaggio è il narratore interno? Il narratore interno è il giudice di Aiaccio. 2 Qual è per sir John Rowell l’animale più terribile, più cattivo? A Ippopotamo

C Gorilla

B Uomo

D Tigre

3 Completa la descrizione della mano incatenata, inserendo le parole sotto riportate. gialle – seccare – catena – sangue – umana – scappare – sciabola È una mano

. Non è la mano di uno scheletro, ma una mano gialle sangue nera, con le unghie e qualche traccia di sulle sciabola ossa troncate di netto con una . Poi la mano è stata fatta seccare al sole per otto giorni. Ora intorno al polso c’è un’enorme catena di ferro agganciata al muro con un anello massiccio. La catena scappare è necessaria, perché la mano tenta sempre di . umana

4 La presenza di pistole cariche nel salotto di sir John Rowell a che cosa fa pensare? Cancella l’alternativa errata. La presenza di pistole cariche nel salotto fa pensare che sir John Rowell / il giudice abbia sempre voglia / timore di subire un attentato.

5 Quale fatto terrificante avviene? Riscrivi nell’ordine corretto le seguenti parole, in modo da ottenere la risposta. nella – strangolato – trovato – Sir John Rowell – sua – è stato – abitazione. – morto: – viene Sir John Rowell viene trovato morto: è stato strangolato nella sua abitazione.

6 Le descrizioni del narratore sono: A approssimative

B dettagliate

7 La vicenda si conclude con un finale a sorpresa. Quale? La mano nera viene ritrovata sulla tomba del defunto, senza il dito indice.

8 Sottolinea nel testo in quale momento della narrazione l’autore ricorre alla suspense, tenendo chi legge in uno stato di ansia e di attesa.

Risposta nel testo

Il racconto horror narra una vicenda i cui elementi fondamentali (personaggi, situazioni, luoghi, tempo) creano un’atmosfera talmente tesa, inquietante, angosciante da suscitare nel lettore una reazione di paura, se non addirittura di orrore, di terrore vero e proprio.

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Il racconto horror

2

LA STRUTTURA NARRATIVA Il racconto horror, che oscilla continuamente tra il realismo e il fantastico lucido e razionale, è fondamentalmente un racconto breve, dal meccanismo perfetto, in cui nulla è lasciato al caso. Tutto l’intreccio è costruito appositamente per creare nel lettore uno stato d’ansia, di attesa, di terrore molto forte. Generalmente, la situazione iniziale è normale, quotidiana. Improvvisamente, però, oppure a poco a poco si verifica un fatto, un fenomeno, un evento insolito e inquietante, terrificante, che determina la rottura dell’equilibrio iniziale. Da qui, lo sviluppo della vicenda, cioè una serie di avvenimenti, un susseguirsi incalzante di azioni in cui pericoli e rischi gravissimi sono sempre incombenti, fino a giungere alla situazione finale o conclusione, che spesso è «a sorpresa», si risolve, cioè, in un vero e proprio colpo di scena.

I MOTIVI RICORRENTI I motivi che spesso ricorrono nella narrazione horror sono i seguenti. ■

Fatti e fenomeni agghiaccianti, che oscillano tra sogno e realtà, ragione e follia, vita e morte: incidenti, aggressioni, mutilazioni, allucinazioni, apparizioni, sparizioni, spostamenti di oggetti e persone in altri luoghi e altri tempi.

Personaggi inquietanti, raccapriccianti, mostruosi, che incutono paura: individui dalla natura malvagia che sconvolgono l’esistenza delle persone con le quali vengono a contatto, pazzi dalla doppia personalità, vampiri, lupi mannari, spettri, creature demoniache, animali umanizzati, mostri costruiti dagli esseri umani, oggetti che si animano e provocano la morte, come nel racconto Camion di Stephen King, in cui questi enormi veicoli «animati» investono le persone per ucciderle. A questi personaggi mostruosi, terrificanti e malvagi, si contrappongono personaggi «normali», persone comuni che si trovano improvvisamente catapultate in situazioni sconvolgenti, dense di pericolo, che tentano di affrontare con coraggio e alle quali cercano (spesso invano) di dare una spiegazione logica, razionale.

Ambientazione quasi sempre notturna in luoghi tetri, lugubri, misteriosi: cripte sotterranee, cantine buie, case abbandonate, castelli diroccati, chiese sconsacrate, cimiteri, laboratori scientifici. Nella narrazione horror contemporanea, l’ambientazione è anche del tutto normale, quotidiana. I fatti, cioè, possono anche accadere in luoghi quotidiani, consueti e reali, come abitazioni, alberghi, teatri, metropolitane, dove, improvvisamente, si manifesta qualcosa di insolito, di terrificante.

Atmosfera cupa, minacciosa, misteriosa, caratterizzata da buio, solitudine, rumori improvvisi e terrificanti, voci, risate, sospiri inquietanti, condizioni atmosferiche avverse (neve, nebbia fittissima, pioggia scrosciante, vento sferzante), luci macabre, spettrali.

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LE TECNICHE NARRATIVE ED ESPRESSIVE L’autore, per coinvolgere il lettore sul piano emotivo e impressionarlo fino a terrorizzarlo, ricorre a particolari tecniche narrative e linguistiche volte soprattutto a creare suspense. ■

Narrazione solitamente in prima persona (narratore interno), per dare credibilità a fatti terrificanti e per favorire l’immedesimazione nel racconto. Non mancano anche narrazioni in terza persona (narratore esterno).

Anticipazione di indizi inquietanti o di comportamenti insoliti, per coinvolgere maggiormente il lettore, suscitare uno stato di tensione, di attesa, di curiosità per ciò che potrebbe accadere.

Inserimento di elementi agghiaccianti, tenebrosi.

C’era una piccola lampada da notte che illuminava debolmente la camera del bambino, quel tanto che bastava a distinguere una sagoma sul lettino. Un essere con grandi orecchie puntute, lunghi canini e artigli affilati. L’essere emise un brontolio cupo e minaccioso, poi si mise a ciucciare e mordere con impegno un orsacchiotto di pezza. Lungo i canini gli scendeva un filo di saliva che luccicava nel debole chiarore della lampadina. A quella visione, il sangue mi si gelò di colpo nelle vene. (da P. van Loon, Il babyphone, in L’autobus del brivido, Salani)

Alternarsi di ritmi narrativi ora rapidi, concitati, nelle sequenze narrative e dialogiche, ora lenti, nelle sequenze descrittive e riflessive.

Inserimento di descrizioni minuziose e molto realistiche, per creare dei rallentamenti nel succedersi degli avvenimenti e quindi aumentare la tensione.

Creazione di momenti culminanti in cui la tensione, la suspense raggiunge il massimo effetto.

Colpi di scena e finale a sorpresa.

Utilizzo di frasi brevi, spezzate, concise e di un lessico che privilegia parole ed espressioni che accentuano il senso di terrore, di orrore. Sono presenti anche frasi sospese e frasi interrogative ed esclamative e sono spesso riportati anche i pensieri e le riflessioni dei personaggi al fine di coinvolgere emotivamente il lettore.

Era un rumore basso, cupo e veloce, simile al ticchettio di un orologio avvolto nel cotone. Restai senza fiato, ma i poliziotti non lo sentirono. Parlai in fretta, e con maggiore impeto... e intanto il baccano cresceva. Divenne più forte, più forte, più forte... Possibile che i poliziotti non lo sentissero? Santo Cielo... no, no! Avevano sentito, sospettavano, sapevano! Pensai che si stessero prendendo gioco del mio tormento. E intanto il rumore proseguiva. Eccolo ancora, più forte, più forte, più forte... (da E.A. Poe, Il cuore rivelatore, in Opere scelte, A. Mondadori)

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L’horror nel tempo

2

LE ORIGINI DEL GENERE HORROR NELLA SECONDA METÀ DEL SETTECENTO Le origini del genere horror si fanno risalire alla seconda metà del Settecento, quando in Inghilterra si sviluppa la cosiddetta «narrativa gotica», caratterizzata da atmosfere e vicende particolarmente oscure, misteriose, terrificanti, ambientate in antichi castelli medievali e altri luoghi tenebrosi. I protagonisti sono quasi sempre giovani nobili e fanciulle inermi perseguitati da personaggi diabolici, profezie funeste, spettri, stregonerie e altri orrori. Il primo romanzo definito gotico è Il castello di Otranto (1764) dello scrittore inglese Horace Walpole (1717-1797). Il romanzo, ambientato in Italia in epoca medievale, narra una vicenda inquietante, ricca di intrighi, macchinazioni diaboliche, apparizioni soprannaturali. Un’atmosfera gotico-tenebrosa regna sovrana anche nei romanzi I misteri di Udolfo (1794) e L’italiano (1797) dell’autrice inglese Ann Radcliffe (1764-1823). Altro capolavoro della narrativa gotica è considerato Il monaco (1796) dello scrittore inglese Matthew Gregory Lewis (1775-1818), in cui si narra la storia di un monaco che, condannato dall’Inquisizione, cerca di salvarsi vendendo l’anima al diavolo.

L’HORROR NELL’OTTOCENTO E NELLA PRIMA METÀ DEL NOVECENTO Nel corso dell’Ottocento, il genere horror si afferma in modo definitivo, soprattutto a opera dello scrittore statunitense Edgar Allan Poe (1809-1849), uno dei maggiori interpreti dell’orrore interiore, delle paure dell’anima, delle ossessioni personali, e a opera dello scrittore francese Guy de Maupassant (1850-1893). È di questo periodo il celebre romanzo Frankenstein o Il moderno Prometeo (1818) della scrittrice inglese Mary Shelley (1797-1851), incentrato sulla creazione di un «mostro», di una creatura deforme frutto di un esperimento scientifico. Da questo romanzo sono stati tratti diversi film, ricchi di forti emozioni. Alla fine dell’Ottocento, il romanzo Dracula (1897) dello scrittore irlandese Bram Stoker (1847-1912) dà inizio al fortunato filone del vampirismo, mentre il romanzo Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (1886) dello scrittore scozzese Robert Louis Stevenson (1850-1894) affronta temi di grande suggestione come la metamorfosi, la doppia identità, l’esistenza in ciascuno di noi del Bene e del Male.

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È il protagonista stesso del romanzo a provocare il proprio sdoppiamento di personalità in laboratorio, grazie a una pericolosa pozione. Il dottor Jekyll, ingerendola, diventa il signor Hyde, un uomo malvagio, un assassino, il cui volto incarna nella trasformazione i tratti del Male. Nei primi anni del Novecento, il genere horror esercita un fascino particolare in molti scrittori, fra cui spicca soprattutto lo statunitense Howard Phillips Lovecraft (1890-1937), che spesso, nei suoi racconti e romanzi, fonde le tematiche tipiche del genere horror con quelle del fantasy e della fantascienza. Molte delle sue opere sono state fonte di ispirazione per artisti di tutto il mondo, nella letteratura così come nel cinema e nella musica.

L’HORROR CONTEMPORANEO Fra gli autori contemporanei di storie horror, ricordiamo lo scrittore statunitense Stephen King (1947), considerato il maestro dell’horror moderno. Le sue storie, popolate da mostri orrendi o caratterizzate da situazioni angoscianti in cui si trovano i protagonisti (spesso bambini o adolescenti), catturano l’attenzione di chi legge lasciandolo senza fiato fino alla fine. I romanzi di King, venduti in milioni di copie, hanno spesso ispirato film di grande successo. Da ricordare anche lo scrittore inglese Neil Gaiman (1960) che, con il romanzo Coraline (2002), riscosse grande successo fra i giovani. Da questo romanzo è stato tratto un film d’animazione. Ancora, lo scrittore olandese Paul van Loon (1955) che, nei suoi libri della serie L’autobus del brivido (1994), racconta storie tenebrose, terrificanti, sempre per un pubblico di giovani. Ma il fenomeno più importante della letteratura vampiresca degli ultimi anni è rappresentato dal romanzo Twilight (2005) della scrittrice statunitense Stephenie Meyer (1973). Il romanzo, il primo di una saga di quattro libri, ha riscosso molto successo negli Stati Uniti e anche in Italia. È stato tradotto in ben venti lingue e ha ispirato film di successo. Il romanzo tratta della vita di un’adolescente, Bella Swan, che si innamora del misterioso e bellissimo Edward Cullen. Ma Edward, il ragazzo dalla pelle bianca e fredda, dai capelli ramati e dagli occhi color topazio, nasconde un segreto: è un vampiro. Pertanto, è dotato di una forza straordinaria e non invecchia perché, come tutti i vampiri, è immortale. Tuttavia, Edward non ha i canini aguzzi, non dorme in una bara e non si ciba di sangue umano, ma solo di sangue animale, e per questo si definisce «vegetariano». Inoltre, non ha problemi di fronte a un crocifisso, la sua immagine viene riflessa nello specchio e la luce del sole non lo uccide, ma lo fa «brillare».

L’HORROR: UN GENERE DI SUCCESSO Perché l’horror risulta essere uno dei generi più amati, in particolare dai ragazzi e dalle ragazze? Perché l’horror possiede un fascino irresistibile: fa provare il «piacere della paura», il piacere del brivido, del turbamento. La paura, infatti, quando è narrata con sapiente abilità, quando è descritta in modo tale da farci intuire che niente di quello che viene raccontato può succedere anche a noi, allora può diventare un vero piacere. Inoltre, leggere o vedere storie dell’orrore, con la consapevolezza che si tratta di una finzione, che niente di quello che leggiamo o vediamo può capitare a noi, serve a esorcizzare, cioè a rimuovere le paure che abbiamo dentro di noi e quindi a superarle.

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IL RACCONTO HORROR

CHE COS’È

Accedi alla mappa personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo

È un testo narrativo che racconta una vicenda i cui elementi fondamentali (personaggi, situazioni, luoghi, tempo) creano un’atmosfera talmente tesa, inquietante, angosciante da suscitare nel lettore reazioni di paura, orrore, terrore

PIÙ FACILE

MAPPA DELLE CONOSCENZE

◾ Situazione

iniziale normale, quotidiana dell’equilibrio iniziale a causa di un fatto, un fenomeno insolito e inquietante, terrificante ◾ Sviluppo della vicenda, caratterizzato da un susseguirsi di azioni in cui pericoli e rischi sono sempre incombenti ◾ Situazione finale o conclusione spesso «a sorpresa», con un colpo di scena ◾ Rottura

STRUTTURA NARRATIVA

◾ Fatti

MOTIVI RICORRENTI

e fenomeni agghiaccianti ◾ Personaggi inquietanti, raccapriccianti, mostruosi ◾ Ambientazione quasi sempre notturna in luoghi tetri, lugubri, misteriosi ◾ Atmosfera cupa, misteriosa, minacciosa

◾ Narrazione

TECNICHE NARRATIVE

solitamente in prima persona (narratore interno) ma anche in terza persona (narratore esterno) ◾ Anticipazione di indizi inquietanti o di comportamenti insoliti ◾ Inserimento di elementi agghiaccianti, tenebrosi ◾ Alternarsi di ritmi narrativi ◾ Descrizioni minuziose e realistiche ◾ Suspense e colpi di scena ◾ Finale a sorpresa

◾ Frasi

TECNICHE ESPRESSIVE

brevi, spezzate, concise ed espressioni che accentuano il senso di terrore ◾ Frasi sospese e frasi interrogative ed esclamative ◾ Parole

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VERSIONE INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE 1 Completa la seguente frase. (1 punto per ogni risposta esatta) In un racconto horror accadono fatti paura, orrore e terrore

insoliti e inquietanti

che suscitano nel lettore

. PUNTI ........... /2

2 Per ciascuna delle seguenti frasi, relative alla struttura narrativa del racconto horror, cancella l’alternativa errata. (1 punto per ogni risposta esatta) a. Spesso la vicenda prende avvio da una situazione di inquietudine / normalità. b. Il fatto che modifica l’equilibrio iniziale è insolito e inquietante / inquietante ma spiegabile razionalmente. c. Nel corso della vicenda, la tensione aumenta / si attenua per il verificarsi di eventi spaventosi che si susseguono in modo incalzante / diminuiscono a mano a mano che si procede nella narrazione. d. Spesso la vicenda si conclude con un finale del tutto prevedibile / a sorpresa. PUNTI ........... /5

3 Indica se le seguenti affermazioni, relative ai motivi ricorrenti del racconto horror, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. In un racconto horror si verificano anche fenomeni di allucinazioni e spostamenti di oggetti. b. Tutti i personaggi sono mostruosi, terrificanti. c. Possono essere personaggi horror anche degli oggetti che si animano e provocano la morte. d. Le vicende horror sono ambientate sia in luoghi lugubri, tetri, minacciosi, sia in luoghi assolutamente tranquilli e quotidiani. e. L’ambientazione è generalmente diurna e caratterizzata da condizioni atmosferiche favorevoli. f. Assumono un ruolo importante anche gli elementi sonori (voci, risate, sospiri inquietanti).

V

F

V

F

V

F

V

F

V

F

V

F

PUNTI ........... /6

4 Indica le tecniche narrative utilizzate nel racconto horror per coinvolgere il lettore sul piano emotivo. (1 punto per ogni risposta esatta) A Narratore interno B Narratore esterno C Anticipazione di indizi inquietanti D Ritmo narrativo alternato, ora rapido ora lento E Ritmo narrativo sempre veloce, concitato F Ritmo narrativo rallentato da descrizioni minuziose G Inserimento di colpi di scena

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PUNTI ........... /5


Il racconto horror

2

5 Completa le seguenti frasi relative alle tecniche espressive utilizzate nel racconto horror. (1 punto per ogni risposta esatta) a. Il lessico è ricco di termini ed espressioni che accentuano il senso di terrore b. Sono frequenti le frasi brevi ma anche quelle ed

esclamative

,

sospese

.

interrogative

. PUNTI ........... /4

6 Indica se le seguenti affermazioni, relative all’«horror nel tempo», sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. Il genere horror nasce nel Medioevo.

V

F

b. La «narrativa gotica» si sviluppa nella seconda metà del Settecento.

V

F

c. Il primo romanzo gotico è Il castello di Otranto di Horace Walpole.

V

F

d. Il genere horror si afferma in modo definitivo alla fine del Settecento.

V

F

e. Nel corso dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento, due importanti autori di storie horror sono gli statunitensi Edgar Allan Poe e Howard Phillips Lovecraft.

V

F

V

F

f.

Il maestro dell’horror contemporaneo è considerato lo scrittore Stephen King.

PUNTI ........... /6

7 Quali dei seguenti autori di racconti e romanzi horror sono contemporanei? (1 punto per ogni risposta esatta)

A Ann Radcliffe

C Paul van Loon

B Neil Gaiman

D Mary Shelley PUNTI ........... /2

8 Perché l’horror è un genere di grande successo? (2 punti se la risposta è esatta) L’horror è un genere di grande successo perché possiede il fascino di provocare il piacere del brivido e della paura; la consapevolezza di leggere storie di finzione, inoltre, aiuta a superare le proprie paure.

PUNTI ........... /2

AUTOVALUTAZIONE ■

PUNTEGGIO TOTALE .......... /32

La verifica mi è sembrata complessivamente: facile

di media difficoltà

difficile

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande

In base al mio punteggio totale, posso affermare di conoscere il genere horror: poco

abbastanza

bene

Per migliorare il mio risultato, devo ripassare questi argomenti:

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Fatti terrificanti, sconvolgenti Paul van Loon Scrittore olandese, 1955

Il dottore delle bambole

Ascolta l’audio del testo

Nele, una bambina di quattro anni che adora il suo orsacchiotto di pezza Teddy; Frank, il coraggioso fratello di Nele; il dottore delle bambole, un tipo strano che non si capisce perché ripari bambole e pupazzi visto che detesta i bambini. Questi sono i personaggi principali della vicenda terrificante che stai per leggere.

1. stoppa: fibra gros-

solana di lino o canapa, usata per imbottiture o per tappare buchi.

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Il dottore delle bambole riceveva una volta la settimana nel suo ambulatorio, una stanzetta sul retro del museo dei giocattoli. Indossava un camice bianco, come un vero dottore. Con ago e filo, forbici e colla aggiustava bambole e pupazzi rotti. L’uomo sembrava provare un gran piacere nell’infilare lunghi aghi dentro orsi, conigli, tigri e pinguini affidati alle sue cure. Frank sorrise alla sorellina. «Coraggio, Nele» disse, «fa’ vedere il tuo orso al dottore.» Nele aveva quattro anni. Frank l’aveva accompagnata lì perché il suo orsacchiotto era tutto sventrato e aveva perduto metà dell’imbottitura. Nele, con l’orso stretto sotto il braccio, guardava l’uomo in camice bianco. «Non farà male a Teddy, eh?» Il dottore sorrise scoprendo le gengive rosa e i denti corti e radi. «Certo che non gli farò del male, piccola. Sono un dottore, lo farò guarire.» Ancora esitante, Nele gli porse l’orsacchiotto. Il dottore lo prese e lo esaminò attentamente. «Un magnifico esemplare, come oggi non ne fabbricano più.» E, ficcate rapidamente due dita nello strappo della pancia di Teddy, ne tirò fuori una manciata di stoppa1. «Fermo!» gridò Nele. Il dottore delle bambole la ignorò. «Tutta vecchia robaccia. Bisogna sostituirla» disse estraendo dell’altra imbottitura dalla pancia di Teddy. Nele, bianca come un lenzuolo, aveva le lacrime agli occhi. «Adesso andate a mangiarvi un gelato. Fra un’oretta potrete ritirare il vostro orso» disse il dottore. Un’ora più tardi, Frank e Nele erano di nuovo nella stanzetta del dottore delle bambole. Lo strappo nella pancia di Teddy, ricucito con arte, era praticamente invisibile. Gli occhi, sostituiti con un paio nuovo, brillavano come non avevano mai brillato prima. Il dottore delle bambole sollevò Teddy dal banco di lavoro e lo tese a Nele, che lo strinse fra le braccia con tanta foga da rischiare di schiacciarlo.


Il racconto horror

2. trasalì: sussultò.

«Quanto costa l’intervento, dottore?» domandò Frank. Il dottore delle bambole fissò Frank con un sorriso. «Non costa niente. Lavoro per pura beneficenza. Anzi, per amore. La felicità di un bambino è un compenso che vale molto più del denaro. Ora, però, andate, ho molto da fare. Devo ancora rendere felici tanti bambini.» Il giorno dopo, con il denaro risparmiato, Frank si comprò un favoloso coltello a serramanico da pirata, di acciaio sfavillante e affilato come un rasoio. Naturalmente lo nascose in camera sua, perché i genitori non sarebbero stati per niente contenti di quell’acquisto. Qualche giorno dopo, Nele si ammalò. Era pallida, con delle profonde occhiaie. Ma non aveva febbre; era soprattutto molto stanca. «Febbre o non febbre, a letto!» decise la mamma. Nele s’infilò senza protestare sotto le coperte, con Teddy stretto al cuore. Frank uscì per sfoggiare il coltello nuovo con gli amici. Passarono alcuni giorni, ma Nele non migliorò. Il medico venne a visitarla. «Nulla di grave» disse. «È solo molto affaticata. Riposo assoluto, e tutto passerà da sé.» Ma ormai Nele era a letto da una settimana. «È solo stufa di stare a letto» disse Frank entrando in camera di Nele. «Ci penso io a rianimarla.» Nele giaceva sprofondata sotto le coperte, con Teddy sul guanciale. Teddy sembrava quasi vivo. Gli occhi di vetro sembravano brillare di soddisfazione, e il musetto sorridente era più cordiale che mai. In confronto a Teddy, Nele appariva molto sofferente. Aveva la faccia pallida e le guance scavate. «Come va, Nele?» chiese Frank. Nessuna risposta. «Lo fa apposta» pensò Frank. «Proviamo con le maniere forti.» «Nele, se non mi dici niente, ti porto via Teddy.» Allungò una mano e tirò l’orso per una zampa. Nele cacciò un urlo terribile. «No, Teddy è mio! Lascialo! Vattene!» Frank si ritrasse spaventato e si avviò alla porta. Prima di uscire, si voltò a guardare il letto della sorellina. E trasalì2. Il sorriso di Teddy si era mutato per un attimo in un ghigno beffardo. Poi Teddy aveva ripreso l’espressione affettuosa e cordiale di sempre. «Mi sarò sbagliato» pensò Frank. Richiuse la porta e andò in fretta in camera sua. Alle tre di notte, Nele gridò forte. Frank si svegliò di soprassalto. Sentì dei passi nel corridoio e la voce di suo padre che mormorava qualcosa. «Avrà avuto un incubo» pensò Frank e si riaddormentò. «Che cosa aveva Nele stanotte?» chiese la mattina dopo. «Di preciso non lo so» rispose la mamma. «Secondo il papà, ha fatto un brutto sogno. Si era strappata via le coperte e aveva buttato Teddy fuori dal letto, però dormiva. Comunque, più tardi Nele si è svegliata ed è scesa dal letto, infatti stamattina Teddy era di nuovo lì sul guanciale.» A scuola, per tutto il resto della mattinata, Frank non pensò più alla sorellina. Quando fu tornato a casa, la mamma gli disse: «Puoi badare tu a Nele? Devo ancora andare al supermercato». «D’accordo, mamma.» Frank salì al primo piano per dare un’occhiata a Nele. Nella camera c’era un silenzio assoluto. Il viso di Nele, bianco come il guanciale, sembrava più smunto del giorno precedente.

2

123


3. lancinante: acuto e

straziante.

124

Teddy era sul pavimento. Frank lo raccolse e lo rimise accanto a Nele. «Ecco il tuo amichetto, Nele.» Negli occhi spalancati di Nele Frank vi lesse un misto di ansia e di terrore. «Cosa c’è?» chiese Frank. «Via!» mormorò Nele con un filo di voce, guardando di straforo Teddy. «Via? Vuoi che Teddy vada via? Non lo vuoi più accanto a te?» «No... Morde» bisbigliò Nele. «D’accordo, Nele» disse. Prese l’orso e lo mise nell’armadio. Rimboccò le coperte alla sorellina, la baciò sulla fronte e fece per uscire. Mentre passava davanti all’armadio, gli giunse da dietro gli sportelli un sommesso brontolio. Frank si fermò e tese l’orecchio. Quindi chiuse la porta e andò in camera sua. Nessun rumore. Subito dopo sentì un urlo lancinante3. Frank si precipitò in camera della sorellina. Allora vide, e si sentì gelare. Nele si era strappata via le coperte e si contorceva sul letto. E sopra Nele c’era Teddy che la teneva stretta fra le zampe davanti premendole il muso contro il collo mentre lei, gridando, cercava disperatamente di respingerlo. «Come ha fatto Teddy a salire sul letto di Nele?» pensò Frank in una frazione di secondo. «Eppure io l’avevo chiuso nell’armadio!» Frank corse al letto di Nele e cercò di allontanare Teddy. Ma l’orso, senza mollare la presa, girò di scatto la testa e lo fissò. Frank balzò indietro. Teddy si muoveva come un essere vivente! Sollevò ringhiando le labbra e scoprì delle gengive rosa e dei denti corti e radi, troppo grandi per quel piccolo muso. Frank si fermò impietrito: aveva riconosciuto sul muso di Teddy il sorriso del dottore delle bambole. Di colpo Teddy lasciò andare Nele e si diresse dondolando verso Frank. Gli occhi di vetro scintillavano di malvagità. Poi Teddy spiccò un balzo, ma Frank protese le braccia per difendersi, impugnando il coltello da pirata che teneva in tasca. La punta della lama trafisse Teddy a mezz’aria. Con gli occhi dilatati per l’orrore, Frank rimase a guardare l’orso di pezza dibattersi, infilzato sul coltello. Poi Teddy riuscì a liberarsi e afferrò una gamba di Frank. Frank si sentì affondare i denti dell’orso in un polpaccio. «Me la pagherai, bestiaccia!» gridò. E, sollevato Teddy per il collo, lo mandò a sbattere contro la porta, fra gli urli di Nele. Teddy si rialzò pronto a un nuovo assalto, ma Frank aveva già lanciato il coltello in aria, l’aveva ripreso per il manico e con un ampio gesto gliel’aveva scagliato contro. Tac! Inchiodato alla porta, Teddy s’irrigidì sull’istante. Le zampe cessarono di agitarsi, gli occhi si velarono. La bocca si richiuse di scatto sui denti. Teddy aveva di nuovo il suo musetto da orso di pezza sorridente. E Nele aveva smesso di urlare e si era addormentata. Sulle sue guance era apparsa un’ombra rosea. Il papà, che nel frattempo era tornato a casa, le si avvicinò e le rimboccò le coperte. «Credo che cominci a star meglio, grazie al cielo!» Il giorno dopo, Nele aveva una fame da lupi. «All’inizio Teddy era molto carino» disse. «E poi è diventato cattivo! E io diventavo sempre più stanca. E poi ha cercato di mordermi.» «Cattivissimo, piccola» rispose il papà. «Ma ora è tutto finito.» Infatti, aveva appena bruciato Teddy in giardino. Il papà baciò Nele sulla


Il racconto horror

2

fronte e poi disse: «Devo uscire una mezz’oretta, con Frank». L’auto del papà si fermò davanti al museo dei giocattoli. Era chiuso. «Non importa se è chiuso» decise il papà, premendo il campanello. «Devo parlare con quell’individuo.» Finalmente un uomo apparve dietro i vetri della porta. Aveva un berretto e un’uniforme con un cartellino di riconoscimento. «Che cosa vuole?» chiese burbero. «Voglio parlare con il dottore delle bambole che lavora qui» rispose il papà. L’espressione sul viso dell’uomo cambiò all’istante. «Mi spiace, è impossibile.» «Ha fatto ammalare la mia bambina. Devo parlargli!» disse il papà. «Mi spiace per la sua bambina, ma lei non può parlare con il dottore delle bambole perché è morto. Probabilmente un attacco cardiaco. Ieri pomeriggio alle cinque e un quarto.» Frank impallidì. «Ieri pomeriggio alle cinque e un quarto? Ma è quando... quando io con il mio coltello da pirata ho...» Frank s’interruppe, sconvolto. Il papà guardò il cartellino di riconoscimento dell’uomo e riprese, in tono più cordiale: «Non potrebbe dirci qualcosa di più di quel dottore delle bambole, signor Beelen?». «Lo conoscevamo appena. Lavorava tutta la settimana nella stanzetta sul retro del museo. Un tipo strano, però non dava nessun fastidio. In confidenza, a me non è mai piaciuto. Aveva un gran brutto carattere. Non ho mai capito perché riparasse i giocattoli, visto che detestava i bambini. Più di una volta ho visto i suoi clienti uscire piangendo dal suo laboratorio. E lui li guardava con un sorriso impassibile, come se godesse del loro dolore. A ogni modo, i bambini erano sempre contentissimi quando lui aveva riparato le loro bambole o i loro orsacchiotti. Sembravano vivi.» «È stato lei a trovare il dottore morto, ieri?» chiese il papà. Il signor Beelen annuì. «Steso sul pavimento, dietro il banco da lavoro. E aveva un aspetto da far paura. Sembrava vecchio di secoli.» «Perbacco!» esclamò il papà, stupefatto. «E così oggi lo seppelliranno.» L’uomo scosse la testa. «No» disse abbassando la voce fino a un sussurro. «Non è possibile seppellirlo perché quando abbiamo cercato di sollevarlo da terra, si è disintegrato. È andato in briciole, disfatto, come se non fosse che polvere, o cenere. Nient’altro che un mucchio grigio!» «Incredibile!» esclamò il papà scuotendo la testa. «E della sua stanza che ne farete? La sgombrerete?» «Buona domanda. Si dà il caso che stamani abbia telefonato qualcuno per chiederci se ci serviva un altro dottore delle bambole. Naturalmente gli abbiamo risposto di sì. Siccome è un mestiere che va scomparendo, siamo stati ben contenti. Dovrebbe arrivare a momenti.» Proprio in quell’istante arrivò una macchina sportiva. Ne scese un signore ben vestito. Era piccolo, grasso, con i capelli argentei. Teneva in mano una valigetta e un pupazzo di stoffa con un occhio solo. «Dev’essere il nuovo dottore delle bambole» disse il papà, salutandolo con un cenno del capo. Il nuovo dottore delle bambole si fermò, li guardò e sorrise. Le sue gengive erano rosee e i denti cortissimi e radi. (da L’autobus del brivido 2, Salani, Milano, 2013, rid. e adatt.)

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COMPRENSIONE 1 Perché Frank accompagna la sorellina Nele dal dottore delle bambole? Frank accompagna la sorellina Nele dal dottore delle bambole affinché quest’ultimo ripari l’orsetto, Teddy.

2 Con quale denaro Frank si compra un coltello a serramanico da pirata? Frank compra il coltello con il denaro risparmiato per la riparazione di Teddy perché il dottore non ha voluto essere pagato.

3 Nele si ammala. Come reagisce quando Frank, per stimolare una sua reazione, finge di portarle via l’orsacchiotto Teddy? Nele urla, poi intima al fratello di lasciarle l’orsacchiotto e andarsene.

4 Frank sente un urlo lancinante e si precipita in camera di Nele. Qui vede la sorella contorcersi sul letto. Perché? Di conseguenza, che cosa succede? Nele si contorce sul letto perché Teddy, come se fosse un essere vivente, la sta aggredendo; Frank inizia una lotta contro di lui e alla fine riesce a prendere il sopravvento e a infilzarlo alla porta con il coltello a serramanico da pirata.

5 Nele comincia a stare meglio. Quale spiegazione dà al fatto che non voleva più accanto a sé l’orsacchiotto Teddy? Nele spiega che Teddy era diventato cattivo e aveva cercato di morderla, mentre lei aveva iniziato a sentirsi stanca.

6 Perché il padre di Nele vuole parlare con il dottore delle bambole? Il padre di Nele vuole parlare con il dottore delle bambole perché è convinto che sia responsabile degli eventi.

7 Frank e il padre che cosa vengono a sapere dal signor Beelen riguardo al dottore delle bambole? Frank e il padre vengono a sapere che il dottore è morto il giorno prima, probabilmente per un attacco cardiaco, nello stesso momento in cui Frank ha pugnalato l’orsacchiotto. Il suo corpo, che sembrava essere diventato vecchio di secoli, si è disintegrato.

8 Come si conclude la vicenda narrata? Mentre Frank e il padre se ne vanno, vedono arrivare il nuovo dottore delle bambole, che ha le gengive rosa e i denti corti e radi come il precedente.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 9 La vicenda in quale luogo è prevalentemente ambientata? Si tratta di un luogo chiuso o aperto? La vicenda è ambientata prevalentemente in un luogo chiuso, cioè la camera di Nele.

10 Quali sono le caratteristiche fisiche e comportamentali del dottore delle bambole? Il dottore delle bambole ha le gengive rosa e i denti corti e radi; sembra provare piacere nell’infilare aghi nei pupazzi e, pur detestando i bambini, è gentile e sorridente.

126


Il racconto horror

2

11 Quali elementi tipici dell’horror sono presenti in questo racconto? Giustifica oralmente le tue risposte con delle esemplificazioni. A Narratore interno

F Ritmo narrativo sempre molto

veloce, incalzante

B Anticipazione di indizi inquietanti C Presenza di fatti inspiegabili razionalmente

G Suspense e colpi di scena

D Presenza di esseri mostruosi,

I

terrificanti

H Finale a sorpresa

Frasi lunghe e complesse

L Frasi per lo più brevi

e incalzanti

E Alternarsi di ritmi narrativi

LESSICO 12 Per ciascuna delle seguenti frasi, spiega il significato delle parole evidenziate. a. «Frank uscì per sfoggiare il coltello nuovo con gli amici»: esibire

Risposte possibili

b. «Il sorriso di Teddy si era mutato per un attimo in un ghigno beffardo»: espressione di risata sarcastica

GRAMMATICA 13 Nella frase «E, ficcate rapidamente due dita nello strappo della pancia di Teddy, ne tirò fuori una manciata di stoppa», a quale parola si riferisce il pronome «ne»? A Strappo

C Teddy

B Pancia

D Stoppa

14 Nella frase «Devo ancora rendere felici tanti bambini», l’aggettivo «felici» in analisi logica è: A attributo del complemento oggetto B complemento predicativo dell’oggetto

15 In quale delle seguenti frasi, tratte dal testo, il verbo «essere» ha la funzione di predicato verbale? A «Era pallida, con delle profonde occhiaie» B «Ma ormai Nele era a letto da una settimana» C «No, Teddy è mio!» D «Non è possibile seppellirlo...»

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 16

CONFRONTARE OPINIONI MOTIVATE Ti piacciono i racconti e i romanzi horror? E i film horror ti attraggono? Motiva le tue risposte e poi confrontale con quelle dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva

17

CONTINUARE IL RACCONTO

IN COPPIA In seguito all’arrivo del «nuovo dottore delle

bambole» che cosa potrebbe accadere? Continuate la narrazione con l’inserimento di un fatto terrificante e concludete con un finale altrettanto terrificante, agghiacciante. Risposta soggettiva

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Creazione di mostri umani Mary Shelley Scrittrice inglese, 1797-1851

Un essere mostruoso, ripugnante

Ascolta l’audio del testo

Il brano che stai per leggere è tratto dal romanzo Frankenstein di Mary Shelley. Lo scienziato Victor Frankenstein ha costruito nel suo laboratorio una creatura, assemblando parti di cadaveri umani prelevate di notte nei cimiteri. Ma quando riesce a infondere la vita in quel corpo inanimato, prova orrore e disgusto. L’essere da lui creato è mostruoso, ripugnante.

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

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Fu in una cupa notte di novembre che vidi il coronamento delle mie fatiche. In preda a un’ansia mortale, raccolsi attorno a me gli strumenti della vita per infonderne una scintilla nella cosa inanimata che giaceva ai miei piedi. Era l’una del mattino. La pioggia batteva lugubre sui vetri e la candela era quasi del tutto consumata quando, nel tenue bagliore della luce morente, vidi spalancarsi gli occhi torbidi della creatura; respirò a fatica, e un movimento convulso le scosse le membra. Come spiegare le mie emozioni di fronte a questa catastrofe? Come riuscire a descrivere lo sciagurato essere al quale mi ero sforzato di dare forma a prezzo di sofferenze infinite? Il corpo era proporzionato, e nel costruirne i lineamenti avevo cercato di mantenermi fedele a un’idea di bellezza. Bellezza! Mio Dio! La pelle gialla a malapena ricopriva la muscolatura e l’intreccio delle arterie, i capelli erano fluenti e di un nero lucente, i denti bianchi come perle. Ma tutto questo non faceva che creare un contrasto tanto più raccapricciante con gli occhi acquosi, di un color bianco grigiastro quasi identico a quello delle orbite, con la pelle grinzosa e con le labbra livide, dal taglio diritto. Avevo lavorato sodo per quasi due anni, sacrificando il riposo e la salute, al solo scopo di infondere la vita in un corpo inanimato. Avevo desiderato il successo con un ardore smisurato, ma ora che avevo portato a termine la mia opera il fascino del sogno era svanito e, pieno di orrore, mi ritrovavo a lottare contro un senso di disgusto che mi toglieva il respiro. Incapace di sopportare oltre la vista dell’essere che avevo creato, scappai dal laboratorio e mi rifugiai in camera mia. Continuai a lungo a camminare in su e in giù per la stanza, senza neanche poter pensare di prendere sonno. Infine, la fatica mi vinse: vestito com’ero, mi buttai sul letto, sforzandomi di dimenticare per qualche istante tutti i miei guai. Dormii, ma fu un sonno disturbato da incubi paurosi.


Il racconto horror

1. imperlava: copriva

di gocce.

2

Mi svegliai in preda all’orrore. Un sudore freddo mi imperlava1 la fronte, battevo i denti e tutto il corpo era scosso dai tremiti: fu allora che la debole luce gialla della luna, filtrando attraverso le persiane, illuminò ai miei occhi quel povero infelice, quell’essere disgraziato e mostruoso che io stesso avevo creato. I suoi occhi, se occhi possono chiamarsi, erano puntati su di me. Aprì le mascelle ed emise qualche suono inarticolato, le guance contratte in una specie di ghigno; aveva una mano tesa in avanti, quasi a volermi trattenere. Forse parlò, ma io non lo udii: fuggii e, precipitandomi giù per le scale, mi rifugiai in cortile, dove trascorsi il resto della notte a camminare avanti e indietro, agitatissimo, tendendo l’orecchio e sussultando a ogni minimo rumore, terrorizzato all’idea di poter vedere da un momento all’altro rispuntare quel diabolico cadavere al quale per mia sventura avevo dato la vita. Oh, nessun mortale avrebbe potuto sopportare l’orrore di quel volto! Una mummia resuscitata non avrebbe potuto essere più ripugnante. Mentre ci lavoravo, avevo avuto modo di osservarlo con attenzione: non era ancora finito, ma era già disgustoso. Eppure, dopo che la scintilla della vita gli ebbe animato le membra, divenne ancora più orripilante: nessuno avrebbe saputo immaginare una creatura tanto abominevole. Passai una notte d’inferno. A tratti sentivo il polso battermi all’impazzata e ogni arteria palpitare come se fosse sul punto di scoppiare, e il momento dopo ero costretto quasi ad accasciarmi a terra per la debolezza. Provavo uno strano miscuglio di orrore e amarezza: quei sogni che per tanto tempo avevano costituito il mio rifugio e di cui mi ero così avidamente nutrito, si erano ora trasformati nel peggiore degli incubi per me. (da Frankenstein, Piemme, rid. e adatt.)

Il libro: Frankenstein Tra i ghiacci dell’Artico, il capitano Robert Walton trova un uomo stremato e lo accoglie sulla sua nave. È Victor Frankenstein, che gli racconta la sua terribile storia. Giovane e brillante scienziato, Frankenstein è riuscito a infondere la vita in una mostruosa creatura da lui assemblata con pezzi di cadavere. Il mostro, prodotto dal desiderio di superare tramite la scienza le limitazioni umane, riempie Victor di orrore e disgusto. La creatura, la cui anima è originariamente buona e sensibile alla bellezza e alla natura, è costretta a fuggire nei boschi, dove impara a sopravvivere, ma anche a leggere e scrivere come autodidatta. Quando, però, si sente rifiutata dalla società a causa della sua mostruosità, la creatura torna da Victor per una richiesta insolita: la creazione di una compagna, di un mostro di genere femminile, per sfuggire alla solitudine. Al rifiuto dello scienziato di ripetere quello che ormai ritiene «un errore», il mostro ne uccide la moglie.

Victor decide quindi di vendicarsi e insegue il mostro fino al Polo Nord, dove incontra l’equipaggio del capitano Walton. Poco dopo muore e il mostro, sopraggiunto nel frattempo, piange sul corpo esanime del suo creatore. Quando Walton lo accusa dell’assassinio di molte persone innocenti, il mostro gli risponde che la principale causa della sua malvagità è stato il disprezzo degli umani, primo fra tutti il suo stesso creatore. Il mostro quindi si uccide dandosi fuoco, in modo che nessuno possa capire dai suoi resti come creare un altro essere come lui. Il romanzo, che è una storia dalle passioni intense (odio, disperazione, fallimento, vendetta, annientamento), affronta le seguenti tematiche: le conseguenze dell’eccessiva ambizione umana; i «mostri» che la scienza può produrre manipolando la natura; il bisogno primario di ogni essere di amore e accettazione; la solitudine, che caratterizza sia il mostro sia il genio.

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COMPRENSIONE 1 Completa le seguenti frasi. a. Frankenstein ha lavorato circa

due

anni per infondere la vita in un corpo inanimato

b. La creatura prende vita in una notte cupa di novembre c. La creatura è

disgustosa

nella sua stanza creatura davanti a sé

.

, così Frankenstein fugge dal

laboratorio

e si rifugia

dove riesce a dormire, anche se il sonno è tormentato da incubi

d. Frankenstein trascorre il resto della notte in

cortile

.

.

con il terrore di rivedere la

.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Completa la seguente tabella di descrizione della creatura. Corpo

proporzionato

Denti

bianchi come perle

Pelle

gialla, grinzosa

Occhi

acquosi, di color bianco grigiastro

Capelli

fluenti, neri, lucenti

Labbra

livide, dal taglio dritto

3 La creatura emette qualche suono inarticolato e tenta di stabilire un contatto con Frankenstein. In che modo? Qual è la reazione di Frankenstein? La creatura si reca nella sua stanza e tende una mano; Frankenstein fugge terrorizzato.

4 In che senso Frankenstein prova «uno strano miscuglio di orrore e amarezza»? Frankenstein è combattuto tra il sentimento di orrore e ripugnanza che gli suscita la creatura e l’amara consapevolezza di essere proprio lui l’artefice di questo mostro.

5 Per coinvolgere emotivamente chi legge, la narrazione: (indica le risposte esatte) A avviene in prima persona

C si avvale di frasi esclamative

B si avvale di frasi sospese

D riporta le riflessioni del protagonista

LESSICO 6 I seguenti aggettivi sono tutti sinonimi, tranne uno. Individualo e sottolinealo. mostruoso – ripugnante – orripilante – disgraziato – abominevole – disgustoso

PRODUZIONE ORALE 7

130

DEBATE IN GRUPPO Realizzate un debate in classe relativo al problema: il comportamento di Frankenstein nei confronti dell’essere mostruoso che lui stesso ha creato è condivisibile? Dividetevi in due gruppi: uno deve dimostrare, con argomentazioni valide, che il comportamento di Frankenstein è condivisibile, l’altro la tesi contraria. Ogni gruppo deve anche ribattere alle argomentazioni degli avversari. Alla fine del dibattito, moderato dall’insegnante, una giuria di tre persone proclama vincitore il gruppo che ha dimostrato migliore capacità di argomentazione.


Il racconto horror

2

Trasformazioni in esseri malvagi Robert Louis Stevenson Scrittore scozzese, 1850-1894

1. Annuì: fece cenno di sì con il capo. 2. trasalisse: sussultasse, sobbalzasse.

Un sorriso orribile

Ascolta l’audio del testo

Il brano che stai per leggere è tratto dal romanzo Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson. Nella parte conclusiva del romanzo, il dottor Lanyon, collega e vecchio amico del dottor Jekyll, riceve da quest’ultimo una lettera in cui lo supplica di aiutarlo. Jekyll chiede a Lanyon di recarsi nel suo studio, di aprire un armadietto e di sfilare, con tutto il suo contenuto, un cassetto. Dopodiché Lanyon deve portare il cassetto nel proprio ambulatorio e consegnarlo, a mezzanotte, a uno sconosciuto, che si presenterà come persona inviata dal dottor Jekyll.

I dodici colpi della mezzanotte avevano appena rintoccato su Londra, quando sentii bussare molto leggermente alla porta d’ingresso. Andai ad aprire io stesso, e trovai un uomo basso, di corporatura minuta, mezzo rannicchiato contro uno dei pilastri. «Venite da parte del dottor Jekyll?» chiesi. Annuì1 con un cenno impacciato e, mentre gli dicevo di accomodarsi, si guardò furtivamente alle spalle. Poco lontano, nell’oscurità della piazza, c’era una guardia che veniva avanti con la sua lanterna, e mi parve che il mio visitatore a quella vista trasalisse2, affrettandosi a entrare. Tutto questo mi fece una pessima impressione, per cui gli feci strada tenendo una mano sulla rivoltella.

Il libro: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde Si tratta del più famoso romanzo dello scrittore Robert Louis Stevenson, scritto in soli tre giorni e ispirato da un incubo notturno. La storia è ambientata a Londra nel XIX secolo. Il dottor Henry Jekyll è uno scienziato stimato e rispettato per il suo lavoro e la sua condotta morale. Grazie ai suoi esperimenti riesce a ottenere una pozione che gli consente di trasformarsi in un’altra persona, il signor Hyde appunto, completamente diversa. Infatti, mentre il dottor Jekyll è alto, educato e di sani princìpi morali, il signor Hyde è un essere ripugnante, malvagio e crudele, basso di statura ma agile e forte, che commette ogni sorta di crimini. Il signor Hyde è «il Male allo stato puro».

Il dottor Jekyll non riesce a sottrarsi al desiderio di trasformarsi sempre più spesso in Hyde e così, inevitabilmente, la personalità malvagia di Hyde finisce col prendere il sopravvento su quella buona di Jekyll. Il mostro diventa incontrollabile, ingestibile. Allora il dottor Jekyll, ormai preda di Hyde, capisce che per eliminare la sua malvagia doppia personalità non c’è che una soluzione: togliersi la vita. In una lunga lettera-confessione, che conclude il romanzo, Jekyll svela il suo terribile segreto, la sua doppia personalità e il suo angoscioso conflitto interiore tra il Bene e il Male, conflitto che è presente in ogni essere umano.

131


3. deficienza di costituzione: fragilità di

corporatura. 4. ordinaria: comune,

qualsiasi. 5. graduato: suddivi-

132

so in gradi.

Poi, nello studio vivamente illuminato, potei finalmente guardarlo bene. Non l’avevo mai visto prima. Era piccolo, e fui particolarmente colpito dalla rara associazione in lui di una grande vivacità muscolare con un’evidente deficienza di costituzione3. Mi colpirono anche la sua espressione malevola e, forse più di tutto, lo straordinario senso di raccapriccio che mi dava la sua sola presenza. Quella persona (che fin dal principio m’aveva riempito d’una curiosità piena di disgusto) era vestita in un modo che avrebbe senz’altro fatto ridere, se si fosse trattato di una persona ordinaria4. I suoi abiti infatti, benché di ottima stoffa e sobria fattura, erano smisuratamente troppo grandi per lui: i larghissimi calzoni erano ampiamente rimboccati, senza di che avrebbero strascicato per terra; e la vita della giacca gli arrivava sotto i fianchi, mentre il bavero gli pendeva tutt’intorno alle spalle. Ma, curiosamente, quest’abbigliamento grottesco mi fece tutt’altro che ridere. La deformità dell’individuo che avevo davanti, e che suscitava la straordinaria ripugnanza che ho detto, sembrava anzi accordarsi perfettamente con quest’altra stranezza, e ne risultava rafforzata. Il mio visitatore bruciava di cupa ansietà. «L’avete? L’avete qui?» gridò, e nella sua impazienza mi mise addirittura una mano su un braccio. Lo respinsi con un sussulto. Il contatto di quella mano m’aveva fatto rabbrividire. «Suvvia, signore» dissi, «dimenticate che non ho ancora avuto il piacere di fare la vostra conoscenza. Sedetevi, prego.» «Avete ragione e vi chiedo scusa, dottor Lanyon» disse abbastanza civilmente. «L’impazienza mi ha preso la mano. Ma sono qui, su incarico del vostro collega dottor Jekyll, per un affare urgentissimo. A quanto ho capito...» S’interruppe portandosi una mano alla gola, e mi resi conto che era alle soglie di un attacco isterico, benché lottasse per mantenere un contegno. «A quanto ho capito» riprese con molta difficoltà «si tratta di un cassetto che...» Ma qui ebbi pietà della sua angoscia e forse un po’, anche, della mia crescente curiosità. «Eccolo lì, signore» dissi indicando il cassetto che era in terra dietro un tavolo, ancora nel suo imballaggio. Lo raggiunse d’un balzo e poi si fermò con una mano sul cuore; potevo udire lo scricchiolio dei suoi denti, nella stretta convulsa delle mascelle, e la faccia era così spettrale da far temere per la sua vita o per la sua ragione. «Cercate di calmarvi» dissi. Mi rivolse un sorriso orribile, e con l’impeto della disperazione disfece l’imballaggio. Quando poi vide che tutto era in ordine, il suo urlo di sollievo fu così forte da lasciarmi impietrito. Ma in un momento si calmò e ritrovò il controllo della voce. «Avete un bicchiere graduato5?» chiese. Andai a prendergli ciò che chiedeva. Mi ringraziò con un cenno, sorridendo, e misurò una certa dose della tintura rossa, cui aggiunse una delle cartine di polvere.


Il racconto horror

2

Il miscuglio, dapprima rossastro, man mano diventò di un colore più vivo, entrando in effervescenza ed emettendo vapori. Poi d’un tratto, e nello stesso momento, l’ebollizione cessò e il colore si fece di un profondo rosso porpora, che a sua volta lentamente svanì lasciando il posto a un verde acquoso. Portò il bicchiere alle labbra e bevve d’un fiato. Poi gridò, vacillò, s’aggrappò al tavolo per non cadere, e così aggrappato restò a guardarmi ansimante, con la bocca aperta e gli occhi iniettati di sangue. Ma in qualche modo era già cambiato, mi parve, e d’un tratto sembrò gonfiarsi, la sua faccia diventò nera, i suoi lineamenti si alterarono come se fondessero... Un attimo dopo ero balzato in piedi e avevo indietreggiato contro il muro, con un braccio ripiegato come per difendermi da quella vista incredibile. «Mio Dio!...» urlai. E ancora, completamente sconvolto dal terrore: «Mio Dio!... Mio Dio!...». Perché lì davanti a me, pallido e barcollante, scosso da un violento tremito, annaspando come uno che esca dal sepolcro, stava Henry Jekyll! (da Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, Gallucci, rid.)

COMPRENSIONE 1 Perché il dottor Lanyon, una volta fatto entrare l’uomo, tiene una mano sulla rivoltella? Il dottore tiene una mano sulla rivoltella perché non è tranquillo, dato che il suo visitatore si è affrettato a entrare dopo aver visto una guardia.

2 Osservando bene l’uomo, che cosa prova il dottor Lanyon? Il dottore prova curiosità piena di disgusto e raccapriccio, dovuti all’aspetto grottesco e all’espressione malevola dell’uomo.

3 Perché l’abbigliamento grottesco dell’uomo non fa ridere il dottor Lanyon? L’abbigliamento avrebbe fatto ridere il dottore se si fosse trattato di una persona ordinaria, ma nel caso di questo individuo rafforza la sua stranezza e il senso di ripugnanza di Lanyon.

4 In che cosa consiste «l’affare urgentissimo» per cui l’uomo si è recato dal dottor Lanyon? Nel ritirare un cassetto che il dottor Lanyon ha prelevato dallo studio del dottor Jekyll. 5 Dopo aver bevuto la pozione, da lui stesso preparata, l’uomo subisce una trasformazione: chi diventa? Prima della trasformazione, di chi aveva le sembianze? L’uomo si trasforma nel dottor Jekyll, mentre prima aveva le sembianze del signor Hyde.

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ANALISI E INTERPRETAZIONE 6 Completa la seguente tabella di descrizione dell’uomo. Caratteristiche fisiche

Basso, di corporatura minuta e fragile ma con grande vivacità muscolare,

Caratteristiche comportamentali

È molto ansioso, angosciato quando entra in casa del dottor Lanyon, dopo aver visto una guardia, e chiede dell’affare urgente. Urla di sollievo quando ha tra le mani il cassetto e può constatare che è tutto in ordine. È calmo e ritrova il controllo della voce quando chiede un bicchiere graduato e prepara una bevanda con il contenuto del cassetto. È barcollante e tremante quando ha bevuto il miscuglio.

ha un’espressione malevola, indossa abiti ben fatti ma troppo grandi per lui.

7 La visione della trasformazione dell’uomo quale reazione suscita nel dottor Lanyon? Il dottor Lanyon balza in piedi, indietreggia verso il muro e urla dal terrore.

8 L’ambientazione è tipica del genere horror. Infatti, la vicenda avviene: A di notte

C in un luogo chiuso

B di giorno

D in un luogo aperto

9 In quale momento della narrazione la suspense raggiunge il massimo effetto? Risposta possibile: La suspense raggiunge il massimo effetto nel momento in cui l’uomo beve l’intruglio da lui preparato e il suo corpo è interamente sottoposto ai suoi effetti.

10 Anche il finale è tipico del genere horror. Perché? Perché si conclude con un colpo di scena.

LESSICO 11 Nella frase «Un attimo dopo ero balzato in piedi e avevo indietreggiato contro il muro...», la parola «muro» è usata nel suo principale significato di «struttura edilizia verticale che costituisce una parte essenziale di un edificio». Spiega il significato dei seguenti modi di dire con «muro». a. Mettere qualcuno con le spalle al muro: ridurre qualcuno nell’impossibilità di reagire b. Parlare al muro: parlare a persone che non vogliono o fingono di non capire 12 In quale delle seguenti frasi, tratte dal testo, il verbo evidenziato è usato in senso figurato? A «Il mio visitatore bruciava di cupa ansietà»

C «Mi rivolse un sorriso orribile...»

B «Lo respinsi con un sussulto»

D «Poi gridò, vacillò, s’aggrappò al tavolo...»

PRODUZIONE SCRITTA 13

INVENTARE UN ALTRO TITOLO

Inventa un altro titolo che evidenzi la trasformazione de-

scritta nel brano. Risposta possibile: Una trasformazione raccapricciante

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Il racconto horror

2

Animali da incubo Edgar Allan Poe Scrittore statunitense, 1809-1849

Il gatto nero

Ascolta l’audio del testo

Il racconto che stai per leggere è forse il più significativo di Edgar Allan Poe, uno dei maestri della letteratura tenebrosa, inquietante, dell’orrore. È la storia di un uomo che, sotto gli effetti dell’alcol, diventa talmente folle e violento da compiere azioni orribili. Ma sarà proprio il gatto nero, incarnando lo spirito della vendetta, a condannarlo a morte.

Fin da bambino avevo manifestato un’indole docile e affettuosa. A nessuno sfuggiva la sensibilità della mia natura, per la quale venivo continuamente preso in giro dai compagni. La mia grande passione erano gli animali e i miei genitori l’assecondavano lasciandomi tenere bestiole di ogni tipo, in compagnia delle quali passavo quasi l’intera giornata, nutrendole e accarezzandole. Cosa c’è di più commovente dell’amore disinteressato e generoso di un cane, ad esempio, al confronto dell’avara amicizia e della passeggera fedeltà degli uomini? Mi sposai giovanissimo e fui lieto di constatare che mia moglie nutriva le mie medesime inclinazioni: tenevamo in casa uccelli, pesci rossi, un cane, conigli, una scimmietta e un gatto. Era straordinariamente grosso, completamente nero e di una tale intelligenza che mia moglie, piuttosto superstiziosa, ricordava spesso a questo proposito un’antica credenza, secondo la quale tutti i gatti neri sono streghe travestite. Si chiamava Plutone ed era il mio preferito compagno di giochi: mi veniva dietro per tutta la casa e a fatica riuscivo a impedirgli che mi seguisse per la strada. Questa amicizia durò parecchi anni, ma durante questo tempo mi lasciai malauguratamente andare al bere e l’alcol produsse in me un cambiamento quasi totale. Di giorno in giorno mi facevo più cupo, più rabbioso, più insensibile ai sentimenti degli altri. Naturalmente gli animali intuirono subito che qualcosa non andava, anche perché avevo preso a maltrattarli. Plutone era il solo che ancora rispettavo. Finché una notte rincasai ubriaco fradicio e afferrai violentemente il gatto, che mi era parso mi guardasse di traverso. Spaventata, la bestia mi morse. Mi trasformai in una furia: l’alcol mi aveva riportato a uno stadio primitivo. Trassi un temperino dal panciotto e ferii la povera bestia. Solo il giorno dopo mi accorsi che il gatto aveva perduto, in seguito a una delle ferite, la vista da un occhio. Naturalmente fuggiva terrorizzato tutte le volte che mi avvicinavo a lui. Dapprima mi rattristai al vedere allontanarsi da me una creatura che un tempo avevo tanto amato ma, col passare dei giorni e con l’aumentare del mio vizio del bere, la sola sua vista mi irritò.

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1. intonaco: strato di

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malta, di piccolo spessore, con cui si ricoprono le superfici di muro a scopo protettivo e di rifinitura. 2. calco: impronta. 3. abbrutito: privo di ragione, degradato. 4. bettola: osteria di basso livello. 5. gin: bevanda ad alta gradazione alcolica.

Così una mattina, completamente fuori di me e tramutato in un mostro, presi una corda e lo impiccai al ramo di un albero. Nel medesimo tempo, mentre compivo quell’azione malvagia, lacrime di orrore e di pietà mi sgorgavano dagli occhi. La notte stessa un grido mi svegliò dal sonno: «Al fuoco! Al fuoco!». Le tende del mio letto erano in fiamme e tutta la casa ardeva. Non so ancora come mia moglie, un servo e io riuscimmo a salvarci dall’incendio. Avevo perso ogni mio bene, la distruzione era stata totale. Il giorno dopo visitai le rovine di quella ch’era stata la mia casa. Tutti i muri erano crollati meno uno, la parete della mia camera da letto, il cui intonaco1 applicato di recente aveva resistito all’azione del fuoco. Davanti a questo muro si accalcava una gran folla che esaminava una zona della parete con espressione di smarrito stupore. Mi accostai e vidi, stampata sull’intonaco bianco, la sagoma di un gatto mostruoso e gigantesco! Una corda era chiaramente visibile intorno al suo collo. A quell’apparizione venni colto dal panico e da un profondo terrore. Ma poi mi calmai e cercai una spiegazione logica del fenomeno: il gatto era stato impiccato nel giardino della casa; quando l’incendio era divampato, qualcuno accorso nel giardino aveva certo staccato il gatto e l’aveva scagliato nella mia stanza per svegliarmi. Il crollo delle pareti aveva poi premuto il povero Plutone contro l’intonaco fresco, formando quella specie di calco2 terrificante. Ma, mentre la mia ragione spiegava così l’avvenimento, la mia fantasia ne rimase a lungo impressionata: per mesi e mesi continuò ad apparirmi il fantasma del gatto così che, per liberarmene, pensai che dovevo cercare di sostituirlo con un altro animale che gli assomigliasse. Una notte sedevo, abbrutito3 dal bere, in una bettola4 malfamata, quando la mia vista confusa venne colpita da una forma nera appollaiata su un’immensa botte di gin5. Mi avvicinai e la toccai. Era un gatto nero grosso come Plutone, quasi identico a lui, tranne che per una striscia bianca che gli cingeva il collo. L’avevo appena sfiorato che cominciò a strofinarsi contro la mia mano facendo le fusa. Era quello che cercavo! Subito mi offrii di comprarlo dal padrone della bettola, ma quegli disse che era la prima volta che vedeva quel gatto e che lo prendessi pure. Quando uscii, il gatto mi venne dietro. Bastò rinnovargli qualche carezza perché mi seguisse fino a casa. Ma io ero dannato: più il gatto mi manifestava simpatia e più la cosa cominciava a irritarmi e a disgustarmi. Dall’irritazione e dal disgusto


Il racconto horror

6. meticolosamente: con grande cura e

precisione.

arrivai in breve tempo all’odio. Proprio perché sentivo crescere in me questo pericoloso sentimento presi a evitare l’animale e poi a sfuggirlo come la peste. Il nuovo gatto era invece molto amato da mia moglie, impietosita anche dal fatto che pure a questo mancasse un occhio. Tuttavia, chi il gatto amava ero io: seguiva i miei passi, mi saltava sulle ginocchia quando mi sedevo e, se precipitosamente mi alzavo, ficcava le sue unghie affilate nel mio vestito e mi si arrampicava fino al petto. In quei momenti l’avrei certo ammazzato se il ricordo del primo delitto non m’avesse trattenuto. Tra l’altro avevo riconosciuto con terrore nel collarino di pelo bianco la indubbia somiglianza con una corda! Un giorno mia moglie mi accompagnò nella cantina della vecchia casa dove la nostra miseria ci aveva spinti ad abitare. Il gatto mi si infilò tra le gambe e per poco non mi fece rotolare giù dai ripidi gradini. Questo mi rese folle d’ira. Afferrai un’accetta e cominciai a menare colpi all’impazzata. Sentii un gemito e mi accorsi con orrore che, nella mia cieca follia, avevo invece ucciso mia moglie. Non mi rimaneva ora che nasconderne il cadavere, ed era impossibile farlo fuori casa, perché i vicini se ne sarebbero accorti. Pensai pertanto di murare il corpo in una parete della cantina. Il locale si prestava perfettamente a questo scopo. I muri intonacati non s’erano ancora induriti del tutto a causa dell’umidità, inoltre scoprii un punto in cui probabilmente la cavità di un antico camino era stata riempita e pareggiata al resto della parete: avrei con facilità rimosso i mattoni e rimurato il tutto perfettamente. Avevo calcolato bene: tolsi i mattoni, introdussi il corpo nella nicchia, poi preparai un nuovo intonaco, con calcina e sabbia, che stesi sul muro, uniformandolo al resto. La parete non sembrava assolutamente esser stata intaccata. Ora dovevo trovare la bestia responsabile di quella atroce sciagura. La mia intenzione era di ucciderla, ma sembrava che quell’astuto animale, spaventato dalla mia violenza, si nascondesse ai miei occhi. Ne provai un senso di sollievo, come se fossi uscito da un incubo. Passarono il secondo e il terzo giorno, e il mio persecutore non appariva. Il mostro doveva aver abbandonato per sempre la mia casa! Il mio delitto non mi aveva procurato fastidi: mi erano state rivolte alcune domande cui avevo abilmente risposto ed era stata anche ordinata una perquisizione che naturalmente non avrebbe portato a nulla. Il quarto giorno dopo l’assassinio, una squadra di polizia si presentò all’improvviso e cominciò a ispezionare meticolosamente6 locale per locale. I poliziotti mi chiesero di accompagnarli, ma io mi sentivo tranquillo; perfino quando, per la terza o quarta volta, ridiscesero in cantina non battei ciglio. Ormai i poliziotti, convinti della mia innocenza, stavano per andarsene. Il mio senso di trionfo era però troppo forte per venir frenato. «Signori» dissi mentre salivano le scale, «sono contento di aver placato i vostri sospetti. Ma questi muri» aggiunsi portando la mia sfacciataggine al massimo, «li avete ben osservati? Sentite, sentite come sono compatti!» e, nel dire così, percossi con il bastone che tenevo in mano proprio quella zona dietro alla quale stava il cadavere della mia sposa.

2

137


7. fauci: bocca degli

animali.

La vibrazione dei colpi si era appena spenta, quando dalla tomba una voce mi rispose: prima flebile come il pianto di un bambino, poi dilatata in un grido lungo, inumano, tinto di orrore ma anche di trionfo, come se i dannati dell’inferno e i diavoli loro carnefici gridassero disperatamente insieme. Mi sentii mancare. I poliziotti si immobilizzarono atterriti sulla scala. Ma subito si riscossero e si misero all’opera. Il muro crollò e, ritto in piedi, apparve il cadavere insanguinato. Sulla sua testa, con le fauci7 spalancate e l’occhio rosso fiamma, stava il mio nemico, la bestia maledetta che col suo grido mi stava ora consegnando al boia. Avevo murato il mostro nella tomba! (da Paura! Racconti col brivido, B. Mondadori, rid.)

COMPRENSIONE 1 Il narratore, da bambino, che carattere aveva? Qual era la sua grande passione? Il narratore aveva un carattere docile e affettuoso. La sua passione erano gli animali.

2 Con il passare del tempo, il temperamento e il carattere del narratore cambiano radicalmente. In che senso e per quale causa? Il narratore si fa più cupo, più rabbioso, insensibile ai sentimenti degli altri, perché beve alcolici.

Quali le conseguenze? Di conseguenza, il narratore maltratta gli animali.

3 Perché il narratore uccide il gatto Plutone? Il narratore uccide il gatto perché irritato dalla vista dell’animale, prima molto affezionato a lui.

4 Un incendio distrugge la casa. Che cosa terrorizza il narratore quando vede le rovine? La sagoma di un gatto mostruoso e gigantesco con una corda al collo sull’intonaco.

5 Perché il narratore evita «come la peste» il secondo gatto nero? Perché il narratore sente crescere l’odio per quell’animale e ha il desiderio di ucciderlo.

6 In che modo il narratore porta i poliziotti a scoprire il cadavere della moglie? Il narratore batte i muri per ostentarne la solidità e da lì proviene un grido: i poliziotti abbattono la parete e trovano il cadavere.

7 Di chi è il grido che proviene dall’interno della tomba? Il grido è del gatto.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 8 Quali caratteristiche accomunano il primo e il secondo gatto nero? Entrambi i gatti sono molto grossi, completamente neri, privi di un occhio, intelligenti e affettuosi.

9 In quali passi l’autore utilizza la tecnica della suspense e dell’effetto sorpresa? Quando il narratore vede la sagoma di Plutone sul muro, quando non trova più il secondo gatto, quando si sente il grido da dietro il muro.

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Il racconto horror

2

10 «Questa amicizia durò parecchi anni, ma durante questo tempo mi lasciai malauguratamente andare al bere e l’alcol produsse in me un cambiamento quasi totale.» In questo caso, l’autore altera il tempo reale sintetizzando in poche righe avvenimenti di una certa durata, mediante un procedimento narrativo che si chiama: A ellissi

B sommario

C pausa

11 Il narratore è spesso soggetto a momenti di ira violenta e di scarsa lucidità mentale. Individua i passi in cui sono descritti questi attacchi d’ira, sottolineali in blu e indica se sono caratterizzati da periodi lunghi o brevi, se la punteggiatura è abbondante o scarsa, se il soggetto è costante o cambia in continuazione. Risposte nel testo e in Guida 12 «Di giorno in giorno mi facevo più cupo, più rabbioso, più insensibile ai sentimenti degli altri.» Siamo qui in presenza di una figura retorica che si chiama climax e consiste nel disporre parole o espressioni in modo tale che producano un effetto di progressiva gradazione. Nella parte finale del racconto individua e sottolinea in rosso un altro esempio di climax. Risposta nel testo

LESSICO 13 Nella frase «... mia moglie nutriva le mie medesime inclinazioni», la parola «inclinazioni» non può essere sostituita con: A predilezioni

C passioni

B interessi

D fissazioni

14 Nell’espressione «nella mia cieca follia», l’aggettivo «cieca» significa: A indefinibile

C irragionevole

B assurda

D oscura

GRAMMATICA 15 Nelle seguenti frasi, indica di che tipo sono i complementi evidenziati. a. «mi veniva dietro per tutta la casa...»: complemento di moto per luogo b. «A quell’apparizione venni colto dal panico...»: complemento di causa efficiente c. «Dall’irritazione e dal disgusto arrivai in breve tempo all’odio»: dall’irritazione e dal disgusto: complemento di moto da luogo figurato; all’odio: complemento di moto a luogo figurato

d. «Il nuovo gatto era invece molto amato da mia moglie»: complemento d’agente

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 16

Questo racconto quali riflessioni ha suscitato in te? Ne consiglieresti la lettura a un amico o a un’amica? Confronta le tue risposte con quelle dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva

17

SCRIVERE UNA CONCLUSIONE DIVERSA IN COPPIA Inventate una conclusione diversa del racconto ma altrettanto agghiacciante, così da lasciare i lettori e le lettrici immobili, paralizzati dalla paura. Risposta soggettiva

18

Riassumi il racconto che hai letto riducendolo all’incirca alla metà. Ricorda che un riassunto non deve mai essere scritto in prima persona.

ESPRIMERE RIFLESSIONI

RIASSUMERE

Risposta soggettiva

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Vampiri e lupi mannari Joseph Sheridan Le Fanu Scrittore irlandese, 1814-1873

1. Stiria: regione del sud-est dell’Austria. 2. pittoresco: suggestivo per bellezza e originalità.

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Carmilla

Ascolta l’audio del testo

Stai per leggere l’inquietante storia del vampiro Carmilla, una bellissima, infelice e demoniaca creatura che ha ispirato la figura di Dracula di Bram Stoker.

Pur non essendo molto ricchi, in Stiria1 abitiamo in un castello pittoresco2 e solitario. Si trova su una collina, vicino alla foresta. A pochi chilometri, c’è un villaggio in rovina, con una chiesetta dove si trovano le tombe della famiglia Karnstein, che un tempo possedeva il castello. Oltre a me e a mio padre, al castello abitavano la governante e la mia istitutrice. Non potevo avere più di sei anni quando una notte mi svegliai e vidi vicino al mio letto un volto pallido e serio, ma a suo modo grazioso. Apparteneva a una giovane donna inginocchiata, con le mani infilate sotto le lenzuola. Dapprima provai un certo spavento, ma i modi della donna erano quieti e gentili e mi passò subito. Lei mi accarezzò e poi, sdraiatasi nel letto, mi attirò a sé, sorridendo con dolcezza. Io mi sentii tranquilla e mi addormentai. Tornai a svegliarmi poco dopo, di soprassalto, con la sensazione che due lunghi aghi mi fossero penetrati nel petto. Gridai forte, la pallida signora indietreggiò e, con i suoi profondi occhi fissi nei miei, scivolò sul pavimento e si nascose sotto il letto. Alle mie urla la governante e l’istitutrice accorsero nella camera. La governante bisbigliò all’istitutrice: «Senti qui... qualcuno si è sdraiato, il letto è ancora caldo!». Questo episodio mi lasciò turbata e inquieta. Sapevo che quella strana visita notturna non era stata un sogno. Ma chi era la pallida signora dagli occhi profondi? Continuai a domandarmelo per lungo tempo, rinnovando così, ogni volta, la mia inquietudine. Da allora, non fui mai lasciata sola, fino a quando compii quattordici anni. Molti anni dopo, vicino al castello ci fu un terribile incidente. Una carrozza si rovesciò su un fianco, finendo con le ruote all’aria. Una signora dall’aspetto austero era già scesa e stava davanti alla vettura con le mani giunte, portandosi il fazzoletto agli occhi. Dallo sportello fu estratta una ragazza, apparentemente senza vita. Mi avvicinai; la giovane era svenuta, ma non morta. Sentii il cuore battermi un colpo a vuoto. Qualcosa, nell’aspetto di quella giovane sfortunata, aveva toccato una corda del mio animo. Mio padre le sentì il polso e rassicurò la signora, che era la madre della ragazza.


Il racconto horror

3. enigmatico: misterioso, indecifrabile. 4. Graz: capoluogo della Stiria. 5. distante: distaccato, indifferente.

La donna ringraziò il cielo, ma disse che il suo viaggio era questione di vita o di morte. Non aveva altra scelta che ripartire e ci domandò se conoscessimo qualcuno a cui affidare la figlia ferita. Afferrai mio padre per la giacca: «Oh papà, lascia che resti con noi!». Mio padre acconsentì. La madre baciò la figlia e risalì sulla carrozza, che nel frattempo era stata rimessa sulla strada. Alla nostra ospite fu riservata una delle più belle stanze del castello. Ero davvero lieta che mio padre mi avesse dato retta, ma quando andai a visitare la convalescente, rimasi impietrita accanto al suo letto. Capii, tutto a un tratto, che cosa mi aveva colpito nell’aspetto della giovane, quando eravamo corsi a soccorrerla... Aveva lo stesso volto che avevo visto quella notte, da bambina, e al quale avevo ripensato con angoscia in tutti quegli anni! Proprio allora mi accorsi che le labbra della giovane si erano distese in uno strano, enigmatico3 sorriso. Come se mi avesse riconosciuta. In seguito, risi di quell’impressione e del mio animo suggestionabile. Io e Carmilla – questo il nome della nostra ospite – diventammo buone amiche. Molte cose in lei mi affascinavano. I suoi capelli, ad esempio. Così sottili e soffici, castano scuro con sfumature dorate. Naturalmente, non tutto di lei mi andava a genio. Il fatto che non parlasse mai di sé né della sua famiglia, per prima cosa, e il suo odio per le messe e i funerali. E poi i suoi denti... Troppo grandi per quel visino esile. Una sera, da Graz4 arrivò il pulitore di quadri, con due grosse casse di dipinti restaurati. Uno di essi mi colpì profondamente. Era bellissimo. Un ritratto così fedele alla realtà da sembrare vivo. E raffigurava... Carmilla! Ma il nome scritto nell’angolo in alto era Mircalla, contessa di Karnstein, e la data subito accanto attestava che il dipinto era vecchio di un paio di secoli. Interrogata sulla singolare somiglianza, Carmilla rispose con un sorriso distante5 e lasciò cadere la questione. Poco dopo quel fatto, io mi ammalai di una misteriosa malattia. Ero diventata pallida, spossata e i miei occhi erano dilatati e cerchiati di nero. Mio padre continuava a informarsi sulla mia salute ma, con un’assurda ostinazione, rispondevo di stare benissimo. Un giorno, nel periodo della mia malattia, venne a trovarci il generale Spielsdorf, buon amico della nostra famiglia, e insieme visitammo l’antico castello in rovina dei Karnstein e la sua cappella abbandonata. Il generale prese a raccontarci la tristissima storia della nipote Bertha, che aveva da poco perduto. Proprio come me, la giovane Spielsdorf era stata consumata da una malattia che lasciava lividi e altri strani segni sul collo. La cosa più orribile di tutte, ci disse Spielsdorf, costernato, era stato scoprire che non si era davvero trattato di una malattia, ma dell’opera di una giovane donna che avevano ospitato sotto il loro tetto. Il suo nome era Millarca ed era un vampiro! Il generale giunse alla fine di quell’agghiacciante storia proprio mentre stavamo passando sotto una stretta arcata. Mi parve di vedere, nella penombra, qualcuno che si avvicinava. «Carmilla?» dissi, quasi certa di aver riconosciuto il suo volto.

2

141


Ma il mio sussurro fu sovrastato dal grido d’orrore del generale Spielsdorf. «Buon Dio! È lei! Millarca!» Vidi il nostro vecchio amico brandire un’ascia da boscaiolo raccolta da terra e gettarsi oltre l’arcata, in preda a un cieco furore. Udii rumori di lotta e infine un urlo spaventoso che riecheggiò tra le rovine. «È dunque Carmilla che si faceva chiamare?» chiese il generale, ritornando da noi, ancora sconvolto, gli occhi sbarrati. «Sì, Carmilla» risposi io. «Carmilla, Millarca... Nomi diversi per lo stesso mostro. E nessuno dei due è quello vero» disse Spielsdorf. Mio padre e io lo fissammo, sgomenti. «Il suo vero nome era Mircalla, contessa di Karnstein» ci spiegò il generale. «Visse due secoli fa e morì molto giovane e ancora disperatamente attaccata alla vita. Così, invece di lasciare questo mondo, diventò un vampiro... Ora però quel demonio se n’è andato per sempre.» Con la scomparsa di Carmilla, finirono anche le mie sofferenze notturne. La primavera successiva, mio padre mi portò in giro per l’Italia. Restammo via per più di un anno. Trascorse molto tempo prima che io riuscissi a liberarmi dell’orrore che questa vicenda aveva portato nella mia vita, e tuttavia, anche ora, l’immagine di Carmilla torna nella memoria; a volte è una gioiosa, dolce, bellissima ragazza; altre volte è il terribile demonio intravisto fra le rovine. (in Che paura! Grandi classici del terrore, Edizioni el, rid.)

COMPRENSIONE 1 Completa le seguenti frasi. a. Una notte, all’età di sei anni, la ragazzina protagonista si sveglia di soprassalto perché

dopo essersi addormentata, abbracciata da una giovane donna sconosciuta, si sente come se inquietudine

.

incidente con una carrozza

e

il permesso di far rimanere nel castello

la

due lunghi aghi le fossero stati infilati nel petto

e quel fatto le provoca

b. Molti anni dopo, vicino al castello, si verifica un terribile la protagonista ottiene dal ragazza rimasta ferita

padre

.

c. Un dipinto restaurato, vecchio di due secoli, sembra raffigurare la

, invece raffigura

Mircalla, contessa di Karnstein

d. La protagonista si ammala di una malattia arriva al castello il generale

Spielsdorf

causa di una donna-vampiro che le lasciava e. Il generale, quando vede Carmilla, nome della donna è perché f.

142

. e, proprio in quel periodo,

misteriosa

che racconta la storia della nipote, morta a lividi e altri strani segni

la riconosce

sul collo.

e la uccide. Poi spiega che il vero

Mircalla, contessa di Karnstein

è morta giovane ma era molto attaccata alla vita

Dopo la morte di Carmilla, la protagonista

la giovane Carmil-

e che è diventata un vampiro .

guarisce e pian piano si libera dall’orrore

.


Il racconto horror

2

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 In quale luogo è ambientata la vicenda narrata e quanto tempo dura? La vicenda è ambientata in un castello della Stiria, in Austria, e dura molti anni.

3 Nel corso della narrazione vengono forniti degli indizi sulla vera natura di Carmilla. Infatti: a. di chi non parla mai? Carmilla non parla mai di sé e della sua famiglia. b. nei confronti di che cosa prova odio? Odia le messe e i funerali. c. come sono i suoi denti? I suoi denti sono troppo grandi rispetto al viso. d. com’è il suo sorriso? Il sorriso è distante e distaccato. 4 I fatti sono narrati secondo un ordine logico e cronologico o secondo un ordine artificiale, iniziando da un qualsiasi momento della vicenda? I fatti sono narrati secondo un ordine logico e cronologico.

5 Nel corso della narrazione, quali elementi contribuiscono a creare effetti di orrore? L’inspiegabile fatto iniziale, la presenza inquietante di Carmilla, la malattia della protagonista, il duello con il generale e il colpo di scena finale.

6 «Molti anni dopo...»: come si chiama questo procedimento narrativo che altera il tempo reale? A Pausa

B Sommario

C Ellissi

LESSICO 7 Nella frase «Qualcosa, nell’aspetto di quella giovane sfortunata, aveva toccato una corda del mio animo», le parole evidenziate significano: A aveva provocato in me una reazione di fastidio B aveva suscitato in me un particolare sentimento

8 Per ciascuna delle seguenti espressioni, scrivi un sinonimo della parola evidenziata. a. occhi dilatati:

spalancati

d. cieco furore: folle

b. animo suggestionabile: impressionabile

e. aspetto austero: serio

c. agghiacciante storia: terrificante

f.

Risposte possibili

visino esile: magro

GRAMMATICA 9 Nella frase «Visse due secoli fa...», «due secoli fa» è un complemento di tempo determinato.

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 10

Il racconto che hai letto quali emozioni ha suscitato in te? Confrontale con quelle dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva

11

Carmilla viene presentata come una bellissima ragazza con i capelli sottili e soffici, di colore castano scuro con sfumature dorate. Quali potrebbero essere le altre sue caratteristiche fisiche? Delineane un ritratto di tipo oggettivo.

CONFRONTARE EMOZIONI

DESCRIVERE

Risposta soggettiva

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Paul van Loon Scrittore olandese, 1955

La finestra al quarto piano

Ascolta l’audio del testo

Berry non crede ai lupi mannari. Però, quando Peter gli racconta che un lupo mannaro abita al quarto piano di un palazzo del loro quartiere, «sente una punta di curiosità». Con Peter s’intrufola quindi nell’appartamento del quarto piano, per vedere con i propri occhi le «prove» dell’esistenza del lupo mannaro. Intanto la luna piena è alta nel cielo e si sa che i lupi mannari agiscono proprio di notte e con la luna piena. Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. moccio: muco na-

144

sale.

«Ehi, tu! Credi ai lupi mannari?» «Eh?» Nell’ombra di quel palazzone di sei piani, Berry guarda sorpreso il ragazzo seduto sulla panchina del giardinetto. Capelli rossi a spazzola, giubbotto troppo grande e con le maniche troppo lunghe, scarpe di tela scalcagnate. Berry non ricorda di averlo mai visto. «Dici a me?» Il ragazzo annuisce. «Sì» conferma, alzandosi in piedi. «Ti ho chiesto se credi ai lupi mannari.» Senza rispondere, Berry lo osserva meglio. Ha incisivi da coniglio con una fessura nel mezzo. E ora si strofina il naso con una manica, su cui appare una lunga strisciata argentea. Un gesto quasi inutile, perché sopra il labbro superiore gli ricompare all’istante una candela di moccio1. Il ragazzo tira su con il naso e la candela torna indietro. Berry prosegue per la sua strada. Ma il ragazzo gli si para davanti. «Allora? Credi che esistano? I lupi mannari? Io ne ho visto uno» dice il ragazzo. «Ma certo, anch’io ne ho visti» sospira impaziente Berry. «Al cinema, dove si vedono anche vampiri e zombie e mummie a volontà.» Il ragazzo guarda a destra e a sinistra e bisbiglia: «No, io l’ho visto qui, in questo palazzo. È qui che abita, e so anche esattamente dove». Il ragazzo si gira verso il casamento e indica una finestra al quarto piano. «È là che vive! E se non mi credi, va’ pure a vedere con i tuoi occhi. Sul suo terrazzino troverai le prove materiali delle sue imprese.» «Prove? Quali prove?» «Ossa, sangue, brandelli di stoffa, tutta roba così, sai di che si tratta.» Berry alza gli occhi. Un lupo mannaro in un appartamento! Berry non sa se arrabbiarsi o mettersi a ridere. «Ascolta... ehm...» «Peter.» «Ascolta, Peter. Io abito da quattro anni in questo quartiere e non ho mai visto un lupo mannaro, e neppure ne ho mai sentito parlare.» «Naturale» risponde Peter. «Non si lasciano sorprendere così facilmente, quei tipi là. Bisogna saper vedere i segni. Io abito qui solo da un mese, ma l’ho individuato subito.» «Ah, davvero?» Berry, suo malgrado, sente una punta di curiosità.


Il racconto horror

«Stanotte tornerà ad agire» dice il ragazzo. «Uscirà allo scoperto per via della luna piena. Sii prudente. Uomo avvisato, mezzo salvato.» Comincia a fare freddo e tra poco sarà buio. «Ma perché vieni a raccontarlo a me? Se non ci conosciamo neanche! Potrei essere io il lupo mannaro» sogghigna Berry. Peter scuote la testa. «No, tu no. Se vieni con me, te lo farò vedere.» «Dove vuoi che venga?» «All’appartamento del lupo mannaro, così vedrai le prove con i tuoi stessi occhi. Ora non è in casa, lo so per certo.» Berry esita. È mezzo convinto che quel ragazzo sia matto da legare; ma se per caso avesse ragione...? «E va bene! Non ho ancora visto l’appartamento di un lupo mannaro.» E segue Peter nell’atrio del palazzo. Entrano in ascensore. Peter preme il pulsante del quarto piano. L’ascensore si ferma con un leggero sobbalzo e la portiera si apre. Peter va in fondo al corridoio e si ferma davanti alla quarta porta. Di fianco alla porta c’è la finestra di una cucina, con le tendine tirate. «Abita qui.» Berry legge il nome sulla targhetta. «P. Slobovitz. Dunque si chiama così, il lupo mannaro?» Peter annuisce. «È un nome est-europeo, credo. Sai, i Balcani e tutti quei posti là. I lupi mannari vengono da quelle parti.» Tenta di sbirciare attraverso la fessura tra le tendine. «Peccato, non si vede nulla.» Berry sente il sangue andargli alla testa. Ha la netta sensazione di essere preso in giro. E lui c’è cascato in pieno. «Oh, capisco» dice. «Non puoi più farmi vedere che il tuo lupo mannaro esiste veramente. Accidenti ai tuoi dannati scherzi.» Peter lo guarda offeso. «Non sono scherzi.» «Ah no? Allora perché non suoni semplicemente il campanello e chiedi se il signor lupo mannaro si degna di affacciarsi un attimino? Forse gradirà addirittura una foto con noi!» Peter gli lancia uno sguardo gelido. Poi esamina la finestrella, che ha in alto uno sportello, socchiuso. «Aspetta.» Si arrampica sul davanzale, si solleva cautamente sulle punte dei piedi e spinge lo sportello, che si apre completamente.

2

145


2. macelli: luoghi chiu-

si dove si ammazzano e si scuoiano le bestie.

146

«Ehi, cos’hai intenzione di fare?» chiede Berry. «Volevi delle prove... Be’, tra poco le avrai.» Un minuto dopo si è già intrufolato attraverso la stretta apertura. La finestra si spalanca dall’interno. Peter guarda Berry con un’espressione di trionfo. «Ecco fatto: un giochetto da bambini. Avanti, entra!» Berry non può fare altro che seguirlo. Ora sono tutti e due in piedi sul pavimento della cucina. Peter richiude la finestra. «Ascolta; non abbiamo molto tempo. È quasi buio, e lui rincaserà fra circa un quarto d’ora.» «Come lo sai?» sussurra Berry con voce un po’ incerta. «Perché lo tengo d’occhio. So quando esce e quando torna a casa. Vieni, non c’è tempo da perdere. Sono sicuro che qui troveremo le prove.» In punta di piedi, si dirigono verso il soggiorno. Peter non ha esitazioni. L’appartamento è buio, ma lui passa dritto dalla cucina a un’anticamera, e poi nel soggiorno. Conosce il percorso perfettamente. «Chiaro che è già stato qui» pensa Berry. Nel soggiorno non c’è niente di particolare da vedere: solo, nella penombra, un divano, un televisore, un apparecchio stereo, una credenza. Berry è nervosissimo. E per di più in quella casa c’è un odore strano. «Che odore è?» sussurra. «Odore di sangue. Lo stesso che si sente nei macelli2.» Berry ha improvvisamente un gran freddo. Il cuore, ora, gli martella in gola. «Quella è la porta-finestra del terrazzo» dice Peter. «Vieni, e vedrai con i tuoi occhi.» Gira una chiave, spinge il battente, e subito un vento freddo soffia sulle loro facce. Fuori, intanto, si è già fatto scuro. Lassù in alto la luna si affaccia lentamente da dietro una nube. «Dobbiamo sbrigarci: tra poco sarà l’ora dei lupi mannari» dice Peter. Sul momento Berry non vede niente di particolare. Poi nota i sacchi di plastica in un angolo. «È lì che mette i resti delle sue vittime» spiega freddamente Peter. «Guarda!» Slega il filo di plastica e il sacchetto si apre davanti ai piedi di Berry, che balza indietro con uno strillo. Cose viscide rotolano dall’imboccatura del sacchetto sulle sue scarpe. La luce bianca della luna illumina quei resti: sono piume, ossicini, rimasugli indefinibili, forse degli scarti di macelleria. «Chiudi!» mormora Berry. Non vuole più guardare lo stomachevole contenuto del sacchetto. Peter esegue. «Mi spiace di averti dovuto mostrare questa roba. Ma tu volevi le prove, così ora le hai.» Berry ha le vertigini, si sente mancare il fiato. Guarda la luna piena e si volta furibondo verso Peter. «Andiamo via! A momenti arriverà.» «Hai ragione» annuisce Peter. «Ogni momento è buono.» Rientrano in fretta nel soggiorno. Peter richiude la porta del balcone. «Possiamo tranquillamente uscire dalla porta» sussurra. Apre la porta, si affaccia e guarda a destra e a sinistra. «Via libera, possiamo andare.» Richiudono piano l’uscio, poi si dirigono verso l’ascensore. La spia luminosa lampeggia: qualcuno sta salendo.


Il racconto horror

2

«Le scale, presto!» sibila Peter. E i due si precipitano giù due gradini per volta. Ci sono otto rampe prima di arrivare in basso, ma le scendono a tempo di record. Berry ha la sensazione di sentirsi nel collo il fiato del lupo mannaro. Raggiunto l’atrio del palazzo, Berry apre con violenza il portone, si precipita fuori e finalmente respira a pieni polmoni la fredda aria notturna. «Vieni con me» lo richiama Peter. «Dietro il palazzo ci sono dei cespugli. Nascondiamoci là, così potremo vedere il suo terrazzo. Di solito lui esce a guardare la luna piena, ed è allora che gli succede.» Berry esita. Ma vorrebbe finalmente capire se Peter gli ha detto la verità. Così corre insieme a Peter sul retro del palazzo fino ai cespugli. Berry e Peter strisciano là dietro e guardano in alto. È ancora buio nell’appartamento del quarto piano, la tana del lupo mannaro. «Sta’ bene attento» sussurra Peter all’orecchio di Berry. «La maggior parte della gente non sopporta la vista di un individuo che si trasforma in lupo mannaro. Si sentono scricchiolare le ossa, poi le mascelle si spalancano, gli abiti si stracciano e gli artigli sbucano dalle dita. Uno spettacolo molto brutto, insomma.» Berry guarda il terrazzino del quarto piano. Ancora niente. «Ci metterà molto? Lassù non c’è ancora nessuno, secondo me.» «Abbi pazienza» ansima Peter. «Ora qualsiasi momento è buono, la luna piena è alta nel cielo. È l’ora dei lupi mannari.» Berry continua a guardare. Il cielo è nero come la pece. Non c’è più una sola nube, e la luna piena li guarda come un freddo occhio pallido. L’appartamento è ancora buio. Alle sue spalle Berry sente Peter ansimare sempre più forte per l’eccitazione. Ma non succede niente. «Sai cosa penso?» dice Berry voltando indietro la testa. «Penso che sei un gran chiacchierone. Lassù non abita nessun lupo mannaro. E tu...» Poi s’interrompe. Peter non è più dietro di lui. Sparito. «Dove sei, Peter?» bisbiglia Berry. Nessuna risposta. «Peter...» Risuona un ululato agghiacciante. Quando i cespugli si dividono, appare una grossa, pelosa testa di lupo con le orecchie aguzze e gli occhi gialli. Lunghi artigli, una lingua che pende fuori dalle fauci, dei brandelli di stoffa tra i denti. La belva lo fissa, e Berry crede d’impazzire. Guarda come impietrito la testa del lupo mannaro. E poi vede anche un’altra cosa, e il cuore quasi gli si arresta. Dalle due larghe narici nel muso nero cola una lucente candela di moccio. Il lupo mannaro si strofina il muso con la zampa pelosa. Sulla pelliccia è rimasta una lunga traccia argentea. Di colpo, tutto è chiaro. Berry si sente mancare. Per un attimo ha l’impressione che la belva sogghigni. Parole dal suono non umano, quasi incomprensibili, escono dalla sua gola. «Ti ho detto la verità, Berry. Al quarto piano abita veramente un lupo mannaro. Il suo nome è Slobovitz... Peter Slobovitz.» Berry si vede arrivare addosso gli occhi gialli, i denti bianchi, gli artigli lucenti. Sotto la luna piena risuona l’urlo agghiacciante del lupo mannaro. (da L’autobus del brivido 3, Salani, Milano, 2008, rid. e adatt.)

147


COMPRENSIONE 1 Secondo Peter, dove abita il lupo mannaro? Secondo Peter, il lupo mannaro abita al quarto piano di un palazzo del quartiere in cui vive Berry.

2 Soprattutto per quale motivo Berry si reca con Peter nell’appartamento del lupo mannaro? Berry è curioso e non è del tutto sicuro che Peter gli racconti delle sciocchezze. 3 Sul terrazzo dell’appartamento del lupo mannaro ci sono dei sacchi di plastica. Che cosa contengono? I sacchi contengono i resti delle sue vittime: piume, ossicini e altri rimasugli. 4 Perché, una volta usciti dall’appartamento del lupo mannaro, i due ragazzi si nascondono tra i cespugli? Per vedere la trasformazione del lupo mannaro alla luce della luna piena. 5 A un tratto Peter sparisce e appare un lupo mannaro. Da quali particolari del lupo Berry capisce che si tratta di Peter? Berry lo capisce perché il lupo mannaro ha lo stesso moccio al naso e ripete lo stesso gesto di pulirlo con la zampa, lasciando sul pelo una striscia argentea.

6 In che senso Peter ha detto la verità a Berry? Peter ha detto la verità riguardo a dove abita e a come si chiama il lupo mannaro, ma senza specificare che il signor Slobovitz è proprio lui.

7 Come si conclude la vicenda narrata? Berry si trova faccia a faccia con il lupo mannaro, che gli va incontro pronto ad aggredirlo.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 8 Completa la seguente tabella di descrizione di Peter. Caratteristiche fisiche

Ha i capelli rossi tagliati a spazzola; ha sempre il moccio al naso.

Caratteristiche comportamentali

Si pulisce il moccio con la manica del giubbotto, oppure tenta inutilmente di tirarlo su con il naso. È piuttosto insistente e sicuro di sé, un po’ risentito perché Berry non crede all’esistenza del lupo mannaro.

Abbigliamento

Indossa un giubbotto troppo grande, con le maniche troppo lunghe, e delle scarpe di tela rovinate.

9 Perché la trasformazione di un individuo in un lupo mannaro è uno «spettacolo molto brutto»? La trasformazione in lupo mannaro è uno spettacolo molto brutto perché si sentono scricchiolare le ossa, le mascelle si spalancano, gli abiti si strappano e gli artigli sbucano dalle dita.

10 Con quali dei seguenti aggettivi definiresti Berry?

148

A Deciso

C Esitante

E Intraprendente

B Curioso

D Nervoso

F Sprovveduto


Il racconto horror

2

11 Quali caratteristiche presenta l’ambientazione? La vicenda si svolge di notte, in un appartamento normale, che via via assume tratti sinistri.

12 Il narratore è interno o esterno? Motiva la tua risposta. Il narratore è esterno perché la narrazione avviene in terza persona.

13 Quali sono i due momenti in cui la suspense raggiunge il massimo effetto? Quando i ragazzi scendono di corsa le scale e quando Berry si trova faccia a faccia con il lupo mannaro.

LESSICO 14 La frase «Berry sente il sangue andargli alla testa» significa: A Berry avverte di essere sul punto di svenire B Berry sente che sta per adirarsi e anche in modo violento C Berry è in preda allo spavento, all’orrore

15 Nella frase «... la luna piena li guarda come un freddo occhio pallido», è presente una figura retorica. Come si chiama? Similitudine 16 Per ciascuno dei seguenti verbi, tratti dal testo, scrivi un sinonimo. Risposte possibili a. sospira

respira profondamente

b. sogghigna ridacchia in modo maligno

c. sibila

sussurra

d. ansima

respira affannosamente

GRAMMATICA 17 Nella frase «Possiamo tranquillamente uscire dalla porta»: ■

il soggetto è «noi», sottinteso

il predicato verbale è «possiamo uscire»

tranquillamente è un complemento avverbiale di modo

dalla porta è un complemento di moto per luogo

PRODUZIONE SCRITTA 18

SCRIVERE UN ARTICOLO DI GIORNALE IN COPPIA Immaginate di essere giornalisti e scrivete un articolo relativo al tragico fatto di quella notte rischiarata dalla luce della luna. Utilizzate il metodo giornalistico delle «cinque W» o «metodo delle cinque domande». ■

Who?

(= Chi è il protagonista del fatto?)

What?

(= Che cosa è successo?)

Where? (= Dove è avvenuto il fatto?)

When? (= Quando si è verificato il fatto?)

Why?

Risposta soggettiva

(= Perché, per quali cause si è verificato il fatto?)

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi relativi al racconto horror: E.A. Poe, Il barilozzo di Amontillado; J.R.H. Lansdale, Artigli affilati; M. Milani, Trentatré vipere nel letto; T.T. Sutherland, Zampette

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Le più terrificanti figure horror

F

ra le creature tipiche del genere horror, vampiri e lupi mannari sono le più terrificanti e da secoli popolano le leggende di popoli e culture differenti.

I VAMPIRI I vampiri sono i morti viventi che di notte succhiano il sangue dei vivi. I vampiri sono presenti nel folklore e nella mitologia di diverse culture ed epoche. In Transilvania, in Cina, in Scandinavia, nei Balcani, si raccontano storie di uomini morti che si alimentano del sangue dei vivi, trasformandoli a loro volta in vampiri. I vampiri agiscono di notte e hanno la capacità di trasformarsi in lupo, in pipistrello, in altri esseri e addirittura in nebbia. Dotati di forza sovrumana e poteri eccezionali, con un semplice sguardo possono piegare chiunque al loro volere, rendendolo capace di compiere gesta efferate. I segni che permettono di individuare i vampiri sono: il pallore della carnagione, le lunghe unghie affilate, gli occhi fosforescenti, le labbra rosse, i denti canini lunghi e aguzzi con i quali addentano sul collo le loro vittime. Inoltre, i vampiri hanno paura del segno della croce, dell’argento e dell’aglio. Per di più, gli specchi non ne riflettono l’immagine. Per mettere in fuga i vampiri, si usano oggetti sacri e simboli cristiani come croci, bibbie, rosari. Invece, per annientare un vampiro, i sistemi ritenuti più efficaci sono: colpirlo con una pallottola d’argento, esporlo alla luce del sole, riesumare la salma e bruciarla o trafiggerne il cuore, anche attraverso la bara, con un paletto.

COMPETENZE DIGITALI

Si parte... direzione Transilvania

Dracula e il principe Vlad Il tema del vampiro ha trovato una sua definizione letteraria nel romanzo Dracula scritto nel 1897 da Bram Stoker, da cui sono state tratte parecchie trasposizioni cinematografiche. Ricordiamo, in particolare, il film Dracula di Bram Stoker del 1992, con la regia di Francis Ford Coppola. Stoker, nel creare il vampiro Conte Dracula, si è ispirato a un personaggio storico vissuto nel XV secolo: Vlad III, principe di Valacchia (l’attuale Romania), detto «Dracul», cioè «diavolo», per la crudeltà con cui trattava i nemici. Un luogo legato a Vlad III è il castello di Bran in Romania, denominato «castello di Dracula», che ha ispirato la descrizione dell’abitazione del Conte Dracula nel romanzo di Bram Stoker. In realtà, il vero castello di Dracula, storicamente appartenuto a Vlad III, è l’ormai distrutto castello di Poenari, sempre in Romania.

• Guarda il video: Transilvania.

Sulle orme del vampiro • Esplora l’itinerario Google Earth:

Dracula di Bram Stoker ■

VIDEO La terra del Conte Dracula è la Transil-

vania, una regione montuosa della Romania. Inquadra il QRCode e scopri questi luoghi leggendari. ■

ITINERARIO VIRTUALE Inquadra nuovamente il QRCode e accedi all’itinerario Google Earth per

immergerti in un’esplorazione virtuale che ti porterà, tappa dopo tappa, nei luoghi della Transilvania legati alla figura del Conte Dracula.

150


2 Nel folklore di tutto il mondo, i lupi mannari sono esseri umani con la capacità di trasformarsi in lupi eccezionalmente feroci. Attivi solo di notte e spesso (ma non sempre) con la luna piena, divorano uomini, donne, bambini e bestiame, dilaniandone la gola con gli artigli e le zanne. Degli uomini-lupo si parla fin dai tempi più antichi. La mitologia greca narra di un tiranno assetato di sangue, Licaone, che scatenò la collera di Zeus servendogli in tavola la carne di un bambino; come punizione, Zeus ▲ Il mito di Licaone. lo trasformò in uomo-lupo, destinato a cibarsi di carne umana. Questo mito è all’origine del termine «licantropo», sinonimo di lupo mannaro. Anche presso gli antichi romani e nel Medioevo le leggende sui lupi mannari erano molto diffuse. Nel XVI secolo, quando in Europa si scatenò la «caccia alle streghe», in Francia, Germania, Svizzera e Italia centinaia di persone furono arrestate, processate e messe a morte con l’accusa di essere lupi mannari. I cacciatori di streghe sostenevano che i lupi mannari fossero in realtà streghe o stregoni, i quali avevano stretto con il Diavolo un patto che consentiva loro di trasformarsi in lupi. In tempi più recenti, il lupo mannaro sembra invece la vittima di una maledizione. Secondo alcuni, inoltre, la leggenda del lupo mannaro è legata alla reale esistenza di una rara malattia genetica, chiamata «ipertricosi», che fa crescere un folto pelo dappertutto, in particolare sul viso.

APPROFONDIMENTO

I LUPI MANNARI

I lupi mannari al cinema Il film Unico indizio la luna piena (usa 1985 e regia di Daniel Attias) è tratto dall’omonimo romanzo breve di Stephen King. Una cittadina della provincia americana viene scossa da alcuni atroci delitti che sembrano destinati a restare senza soluzione. Sarà Marty, un ragazzo costretto su una sedia a rotelle, a scoprire che l’assassino è un lupo mannaro che colpisce nelle notti di luna piena. Il mostro, naturalmente, cercherà di eliminare il ragazzo, offrendo così le scene di maggiore suspense del film.

Accedi ai Magazine per leggere ulteriori approfondimenti: Il desiderio di creare un mostro; Dylan Dog: l’indagatore da incubo

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VERSIONE INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE Mariko Tamaki Sceneggiatrice e scrittrice canadese, 1975

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

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1. cottage: villetta di stile rustico, ma elegante e confortevole, tipica dei Paesi anglosassoni.

Sabbia umida, piccoli denti

Ascolta l’audio del testo

La fossa era profonda quasi un metro e mezzo e larga circa un metro. Ma più che altro era, be’, una semplice fossa che aveva trovato Jenny, una ragazzina che abitava tre cottage1 più in là. Jenny disse che aveva visto qualcuno scavare la fossa, anche se non sapeva perché qualcuno potesse voler fare una grossa buca così e poi abbandonarla. Non avevo mai visto nessuno aggirarsi da quelle parti con una pala, ma Jenny sosteneva di aver visto un tizio. In un certo senso, la fossa era misteriosa proprio come Jenny, che si era materializzata dal nulla sulla nostra veranda, un giorno, in cerca di uno spuntino e di qualcuno con cui giocare. «Wow, quella ragazzina sarà anche piccola ma mangia per un reggimento» diceva sempre mio padre. Mamma mi diceva di non badare a mio padre. «È una fortuna che abbia finalmente trovato qualcuno della sua età, dopo averlo tanto desiderato.» Potrà sembrare strano, ma giocare nella fossa con Jenny era molto divertente. Jenny conosceva un sacco di giochi da fare in una fossa nella sabbia. Persino la buca stessa era divertente, a suo modo. Ogni giorno, io e Jenny trovavamo qualche oggetto curioso ficcato sul fondo della fossa. Una volta fu questa serie di piccoli denti che secondo Jenny erano «sassolini bianchi» (ma erano appuntiti). Un’altra volta trovammo una ciabatta masticata. Giocavamo lì, assieme, tutto il giorno, fino all’ora in cui faceva buio. Non appena il sole accennava a tramontare, Jenny trovava sempre una qualche scusa per uscire dalla fossa, di solito diceva che era assolutamente ora di offrirle un ghiacciolo a casa mia. «Non puoi restare lì... voglio dire, non possiamo restare lì» insisteva sempre. «Vieni fuori dalla fossa.» Jenny era un po’ autoritaria. Non ricordo esattamente tutte le cose che accaddero quel giorno di agosto. A un certo punto, io e Jenny stavamo litigando per qualcosa, con questo intendo dire che Jenny probabilmente voleva qualcosa che io invece non volevo darle. Quella sera, quando il sole cominciò a tramontare, Jenny saltò fuori dalla fossa e disse che io dovevo restare. «Resta» sussurrò mentre si arrampicava fuori. «Fa’ pure.» All’inizio non accadde nulla. Poi l’oscurità cominciò a diffondersi sulla sabbia e calò nella fossa.


Il racconto horror

2

Fu allora che lo sentii. Qualcosa che mi toccava. Come un dito. Sulle prime pensai che fosse un rospo della sabbia. «Uh, Jenny?» Poi ci fu un suono, come un risucchio. Ghiaioso. La cosa mi afferrò, mi prese i piedi, era qualcosa dalle mani forti e ruvide. Divincolai un piede. Cercai di protendermi verso Jenny, ma lei stava andando via. La vidi sparire, vidi i suoi piedi mentre mi aggrappavo al bordo della fossa, senza riuscirci davvero perché era fatto di sabbia. Poi qualcosa mi ghermì una spalla. Feci un respiro e fu come una martellata in gola. E tutto si spense. Quando mi svegliai, mia madre mi stava avvolgendo in un telo da spiaggia. Mio padre teneva in mano una torcia elettrica, e mi guardava. «Cos’è quella cosa sulla sua spalla?» urlò mia madre. Un segno. Come di piccoli denti. Non sappiamo ancora cosa sia. Ora non ho più il permesso di giocare con Jenny né con la fossa. Papà l’ha ricoperta. Meglio così, credo. Jenny è una sciocca. (in Storie del terrore da un minuto, Feltrinelli, rid.)

COMPRENSIONE 1 Chi è il narratore, cioè la persona che racconta la storia in prima persona? (1 punto se la risposta è esatta)

Il narratore è il protagonista, un ragazzino o una ragazzina. PUNTI ........... /1

2 Inizialmente, al narratore piace molto giocare nella fossa con Jenny perché Jenny: (1 punto se la risposta è esatta)

A trova sempre nella fossa molti strani oggetti B non ha paura di giocare in una fossa profonda C conosce molti giochi divertenti che si possono fare anche dentro una fossa PUNTI ........... /1

3 In quale momento della giornata Jenny trova sempre una scusa per uscire dalla fossa? (1 punto se la risposta è esatta) Jenny trova sempre una scusa per uscire dalla fossa quando il sole inizia a tramontare. PUNTI ........... /1

4 Una sera, che cosa succede al narratore che rimane dentro la fossa? (2 punti se la risposta è esatta)

Qualcosa o qualcuno lo afferra prima per i piedi e poi per la spalla, impedendogli di uscire; dopo un respiro affannoso, sviene. PUNTI ........... /2

153


5 Uscito dalla fossa, il narratore ha un segno sulla spalla. Che tipo di segno è? (1 punto se la risposta è esatta)

È un segno che sembra lasciato da piccoli denti. PUNTI ........... /1

6 Come si conclude la vicenda narrata? (2 punti se la risposta è esatta) Il narratore non ha più il permesso di giocare né nella fossa, che è stata ricoperta dal papà, né con Jenny. PUNTI ........... /2

ANALISI E INTERPRETAZIONE 7 Dove è ambientata la vicenda narrata? (1 punto se la risposta è esatta) A In un cottage, in riva al mare, nel mese di agosto B D’estate, in un luogo aperto C In primavera, al mare PUNTI ........... /1

8 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Jenny, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. Abita con la sua famiglia non molto lontano dal narratore.

V

F

b. Pur essendo piccola, ha scavato una fossa profonda quasi un metro e mezzo.

V

F

c. Nei confronti del narratore si comporta in modo impositivo.

V

F

d. Si autoinvita e mangia molto.

V

F

e. Non litiga mai con il narratore.

V

F

Ha la stessa età del narratore.

V

F

f.

PUNTI ........... /6

9 Nel finale del racconto, Jenny come viene definita dal narratore? Secondo te, per quale motivo? (1 punto se la prima risposta è esatta; 2 punti se la seconda risposta è esatta) Il narratore definisce Jenny «una sciocca». È arrabbiato con lei perché gli ha detto di rimanere nella fossa e se n’è andata mentre la «cosa» lo afferrava. PUNTI ........... /3

10 Quale significato attribuisci al segno sulla spalla del narratore? (2 punti se la risposta è esatta) Il segno sulla spalla è il morso di qualcuno o qualcosa, potrebbe essere un vampiro o un lupo mannaro. PUNTI ........... /2

11 Il racconto presenta una situazione iniziale di normalità in cui, a poco a poco, vengono inseriti degli indizi, degli elementi che fanno intuire la vera natura di Jenny. Quali sono questi indizi? (2 punti se la risposta è esatta) Jenny è sempre affamata e autoritaria; dice sempre che non possono rimanere nella fossa oltre il tramonto. Una sera, invece, dice al narratore che deve restarci e se ne va lasciandolo lì.

154

PUNTI ........... /2


Il racconto horror

2

12 In quale momento della narrazione viene utilizzata la tecnica della suspense? (2 punti se la risposta è esatta)

Quando il narratore si sente afferrare alle spalle, non riesce a divincolarsi e sviene. PUNTI ........... /2

13 In che senso la situazione finale del racconto è tipica del genere horror? (2 punti se la risposta è esatta)

La situazione finale è tipica del genere perché lascia in sospeso la questione, non si chiarisce chi abbia afferrato il narratore e i segni sulla spalla sembrano quelli di un morso di qualche strana creatura. PUNTI ........... /2

LESSICO E GRAMMATICA 14 Nella frase «... la fossa era misteriosa proprio come Jenny, che si era materializzata dal nulla», «si era materializzata» significa: (1 punto se la risposta è esatta) A era apparsa

C si era fatta vedere

B si era formata

D era nata PUNTI ........... /1

15 Nella frase «Poi qualcosa mi ghermì una spalla», il verbo «ghermì» con quale dei seguenti verbi non può essere sostituito? (1 punto se la risposta è esatta) A Afferrò

B Agguantò

C Assalì

D Abbrancò PUNTI ........... /1

16 Considera la seguente frase, tratta dal testo, e poi indica se le affermazioni sotto riportate sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) «Non ricordo esattamente tutte le cose che accaddero quel giorno» a. Il soggetto del predicato verbale «ricordo» è sottinteso.

V

F

b. «esattamente» è un complemento avverbiale di tempo.

V

F

c. «le cose» è complemento oggetto.

V

F

d. Il pronome relativo «che» è il soggetto del predicato verbale «accaddero».

V

F

PUNTI ........... /4

AUTOVALUTAZIONE ■

Il testo mi è sembrato: facile

difficile

di media difficoltà

difficili

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande relative a: comprensione

di media difficoltà

Gli esercizi mi sono sembrati complessivamente: facili

PUNTEGGIO TOTALE .......... /32

analisi e interpretazione

lessico e grammatica

Se hai ottenuto un punteggio inferiore a 19, svolgi Attività di Recupero.

155


LABORATORIO

SVILUPPO DELLE COMPETENZE ASCOLTARE Howard Phillips Lovecraft Scrittore statunitense, 1890-1937

PRIMA

La malvagia coppia

Ascolta l’audio del testo

«Si dice che a Ulthar, che si trova al di là del fiume Skai, nessuno può uccidere un gatto, e io non stento a crederci...»

DELL’ASCOLTO

Leggi le richieste di tutti gli esercizi che dovrai svolgere dopo l’ascolto, in modo da concentrare meglio la tua attenzione durante l’ascolto.

DOPO

L’ASCOLTO

1 Indica se le affermazioni, relative all’anziano contadino e alla moglie, sono vere o false. a. b. c. d.

Abitano in una baracca sul retro di un cortile abbandonato. Uccidono i gatti per divertimento e provano un gran piacere nell’ucciderli. Sebbene siano dei brutali assassini, non sono odiati dagli abitanti di Ulthar. Gli abitanti di Ulthar sono impauriti e temono per i propri gatti.

V

F

V

F

V

F

V

F

2 Un giorno, arriva a Ulthar una carovana di strani girovaghi e in quella carovana c’è un ragazzino di nome Menes. Quali affermazioni, relative a Menes, sono corrette? A È orfano di padre e di madre.

C Il suo unico conforto è un gatto bianco.

B È un nomade.

D Ha dei poteri speciali.

3 Dopo la partenza dei girovaghi, i gatti di Ulthar scompaiono e gli abitanti pensano che: A i girovaghi abbiano ucciso i gatti

C i due vecchi abbiano ucciso i gatti

B i girovaghi abbiano rapito i gatti

D i gatti siano fuggiti con i girovaghi

4 Gli abitanti di Ulthar non credono ad Atal, il figlio del locandiere, che giura di aver visto: A i due vecchi catturare e ammazzare il gatto di Menes B tutti i gatti di Ulthar radunarsi nella piazza di Ulthar e disporsi in circolo C tutti i gatti di Ulthar mettersi in circolo intorno alla baracca dei due vecchi

5 Quando i gatti ricompaiono, quali caratteristiche presentano? A Sono grassi.

D Fanno le fusa esprimendo contentezza.

B Hanno il pelo poco folto.

E

C Non mangiano.

Non dormono. F Non sopportano il calore.

6 Che cosa trovano gli abitanti di Ulthar quando buttano giù la porta della baracca? Gli abitanti trovano due scheletri umani rosicchiati e moltissimi scarafaggi.

7 Che cosa è successo realmente nella notte in cui i gatti di Ulthar sono scomparsi? A I gatti hanno ucciso i due vecchi malvagi. B I due vecchi sono morti a causa della loro malvagità nei confronti dei gatti.

156

C Gli abitanti di Ulthar hanno emanato una legge che proibisce di uccidere i gatti.


PARLARE RACCONTARE E ARGOMENTARE 1 Di tutti i racconti horror che hai letto in questa unità, quale ti è piaciuto di più e perché? Riferiscine il titolo e poi racconta oralmente, in modo chiaro, corretto e completo, la vicenda narrata. Motiva, infine, la tua scelta. Risposta soggettiva

RACCONTARE CON ESPRESSIVITÀ 2 Leggi attentamente e mentalmente il seguente breve racconto horror. Poi evidenzia con colori diversi tutti i punti in cui dovrai, raccontando: a. adottare un particolare tono di voce;

c. fare determinati gesti o movimenti;

b. assumere una certa espressione del viso;

d. introdurre una pausa.

2 LABORATORIO COMPETENZE

Il racconto horror

Infine, racconta la vicenda con la maggiore espressività possibile. Risposta soggettiva

Nel nascondiglio Io e mio padre eravamo sdraiati l’uno accanto all’altro, con i muscoli tesi, nel buio pesto, e non osavamo fiatare. Lo spazio era molto stretto. Eravamo distesi sulla schiena, potevamo a malapena sollevare il capo. Sopra di noi, la cosa si rigirava inquieta sul suo letto e borbottava. Speravo si calmasse al più presto. Infine la cosa smise di muoversi. Contavo i secondi. Dormiva? O era semplicemente distesa lì, sveglia, in attesa? «Adesso» mi sussurrò all’orecchio mio padre. E lentissimi allungammo le braccia verso l’alto per afferrare le caviglie del bimbo con le nostre gelide, morte mani. (da K. Oppel, in Storie del terrore da un minuto, Feltrinelli)

COME VINCERE LE PROPRIE PAURE: RACCONTARE E RIFLETTERE 3 Quali sono le tue paure e come cerchi di vincerle, superarle? Confronta le tue risposte con quelle dei compagni e delle compagne. Ricorda che la paura è una delle emozioni primarie, comuni a tutto il genere umano, insieme alla gioia, alla tristezza, alla rabbia e al disgusto. Considerare la paura come un’emozione del tutto negativa è sbagliato. Ad esempio, è proprio la paura che può metterci in guardia da un pericolo, che può addirittura salvarci la vita. Se chi sta scalando una montagna non provasse paura, non ricorrerebbe a tutti gli accorgimenti necessari per proteggersi e rischierebbe di cadere in un burrone. La paura, quindi, va riconosciuta, accettata e affrontata nelle varie situazioni di vita. Risposta soggettiva

157


LESSICO LE PAROLE DELL’HORROR 1 La parola inglese horror, come la parola italiana orrore, deriva dal verbo latino horrere, che significa «rizzarsi». Fa riferimento ai peli del corpo che si rizzano quando si prova paura, come reazione alla paura. Quali dei seguenti verbi o delle seguenti espressioni potresti utilizzare per descrivere delle reazioni di paura? Individuali e sottolineali. scappare – riflettere – rimanere impietriti – sobbalzare – sorridere – sentirsi ghiacciare il sangue – sussurrare – ansimare – urlare – tremare – esitare – impallidire – svenire – rilassarsi – sentirsi il cuore in gola – battere i denti – sudare freddo – aspettare 2 Quali aggettivi o espressioni useresti per descrivere un personaggio terrificante, degno di un racconto horror? Scrivili nella tabella. L’esercizio è avviato. Risposte possibili Aspetto fisico

Raccapricciante, scheletrico, gigantesco, orripilante, orrendo, inquietante, mostruoso

Pelle

Giallastra, rugosa, bianchissima, untuosa, livida, trasparente, grinzosa

Occhi

Cupi, maligni, infossati, venati di sangue, vacui, spiritati, indemoniati, acquosi

Voce

Cavernosa, animalesca, sepolcrale, stridula, agghiacciante, profonda, beffarda, ghignante

3 L’ambientazione di una narrazione horror è quasi sempre notturna e in luoghi tetri, misteriosi. Gli autori, per accentuare il senso di terrore, descrivono anche gli odori che si avvertono in questi luoghi e le luci che si intravedono. Quali aggettivi useresti per descrivere gli odori e le luci di un’ambientazione horror? Continua tu le serie. Risposte possibili

a. Odore: acre, disgustoso, stagnante, ripugnante, rivoltante, nauseante, stomachevole, fetido b. Luce: lunare, fioca, spettrale, tremolante, lugubre, flebile, scarsa

I DIVERSI SIGNIFICATI DELLA PAROLA «ORRORE» 4 Per ciascuna delle seguenti frasi, indica il significato della parola «orrore» o dell’espressione che contiene la parola «orrore». 1. Quel vestito è un orrore. A È davvero raccapricciante

B È molto brutto

C Suscita un profondo terrore

2. Il mio gatto ha un sacro orrore dell’acqua. A Ha una paura inspiegabile

B Ha il timore

C Prova una grande avversione

B Angoscia

C Imbarazzo misto a ribrezzo

3. Alla sua vista, ho provato orrore. A Terrore

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SCRIVERE DESCRIVERE UN PERSONAGGIO HORROR 1 Leggi attentamente quanto segue. Risposta soggettiva

Sollevai gli occhi dal libro e fissai il brullo pendio della collina, e vidi qualcosa, vivo e di forma orrida, che rapidamente scendeva dalla sommità verso i piedi della collina. (E.A. Poe, La sfinge, in I racconti, Einaudi) ■

Di chi si tratterà? Di un «mostro» vero e proprio o di una creatura dall’aspetto umano ma deforme nel corpo?

Ricorda che devi descrivere un personaggio horror, che deve incutere paura per il suo aspetto fisico o per qualche sua caratteristica comportamentale particolarmente inquietante, raccapricciante. Per la descrizione ti potranno essere di aiuto gli aggettivi che hai elencato nell’esercizio 2 di pag. 158.

2 LABORATORIO COMPETENZE

Il racconto horror

DESCRIVERE UN’AMBIENTAZIONE HORROR 2 Osserva attentamente l’illustrazione sotto riportata e immagina che costituisca l’ambientazione di un racconto horror. Mettiti quindi nei panni della persona raffigurata e descrivi l’ambiente in modo dettagliato, al fine di creare suspense. Segui le indicazioni. Risposta soggettiva ■

Il paesaggio in quale momento del giorno è raffigurato e in quale stagione dell’anno?

Gli alberi dai rami contorti a che cosa di terrificante possono essere paragonati?

Quali sensazioni, impressioni suscita la casa e perché? È abitata o disabitata?

Quali suoni inquietanti si sentono? Latrati di cani? Versi lugubri? Risate folli?

Quali odori si sentono? Di marciume? Di acqua stagnante? Di fumo?

159


SCRIVERE LO SVILUPPO E LA CONCLUSIONE DI UN RACCONTO HORROR, DATA LA SITUAZIONE INIZIALE 3 IN COPPIA Vi presentiamo la situazione iniziale di un racconto horror. Leggetela attentamente e poi continuate la narrazione. Potete aiutarvi con le domande stimolo che vi proponiamo. Risposta soggettiva

Suo padre diceva che i pelouche erano roba da bambini. Ma a nove anni Ava adorava ancora i suoi pupazzi, soprattutto Tenton, il topolino bianco. Tenton aveva la pelliccia vellutata, ormai un po’ diradata, e lunghi baffi solleticosi. Ava se lo portava dietro ogni volta che faceva avanti e indietro fra questa casa del papà e quella della mamma. Di qualunque cosa lei avesse paura, Tenton sapeva sempre darle conforto. Una sera il papà augurò ad Ava la buonanotte come al solito, e chiuse la porta della cameretta. Le ombre lentamente si allungarono nella notte. Sotto le coperte Ava sussurrò: «Non voglio mai più ritornare a scuola. La detesto!». E chissà cosa la spinse ad aggiungere: «Vacci tu, Tenton. Prendi il mio posto». Gli occhi rossi di Tenton brillarono. (da T. Genrich – M. Perry, Tenton, in Storie del terrore da un minuto, Feltrinelli, rid.) ■

Tenton prenderà il posto di Ava? Se sì, che cosa succederà, rispettivamente, a Tenton e ad Ava?

Il mattino seguente, quando il padre dirà ad Ava di alzarsi per andare a scuola, quali fatti accadranno?

La vicenda da te narrata con quale finale a sorpresa si concluderà?

STENDERE LA TRACCIA DI UN RACCONTO HORROR, DATI I PERSONAGGI E L’AMBIENTAZIONE 4 Dati questi personaggi e questa ambientazione, stendi la traccia di un racconto horror. Per la traccia utilizza lo schema di pag. 161, aiutandoti con le domande stimolo relative a ciascuna immagine. Risposta soggettiva

160

Chi è la donna raffigurata nel dipinto?

L’abbigliamento della donna in quale epoca ti suggerisce di ambientare il tuo racconto?

Che cosa sta facendo la donna?

Che cosa l’ha distolta dalla sua attività?

Che cosa ti suggerisce la sua espressione?

In che luogo si trova la donna e per quale motivo?

◀ Sofonisba Anguissola, Autoritratto alla spinetta, 1554-1555.


Chi è l’uomo raffigurato nel dipinto?

Secondo te, che cosa sta guardando?

Quando e come avviene l’incontro con la donna?

Quali particolari dell’aspetto dell’uomo incutono paura?

Che cosa si nasconde nel buio dello sfondo?

◀ Girolamo Romani, detto il Romanino, Ritratto di giovane uomo, 1501-1509 circa.

Chi vive in questo palazzo che sembra magico e inquietante nello stesso tempo?

Chi sono le persone che si trovano, in una notte buia, nelle sale illuminate del palazzo?

Quali fatti agghiaccianti possono accadere in questo luogo e che hanno come protagonisti la donna e l’uomo raffigurati nei dipinti?

2 LABORATORIO COMPETENZE

Il racconto horror

Situazione iniziale

Rottura dell’equilibrio iniziale Sviluppo della vicenda

Situazione finale o conclusione

161


TRASFORMARE UN RACCONTO HORROR A FUMETTI IN UN RACCONTO SCRITTO 5 Sulla base delle vignette, delle didascalie e delle battute dei personaggi, trasforma la seguente storia horror in un racconto scritto. Risposta soggettiva

Il babyphone

162


2 LABORATORIO COMPETENZE

Il racconto horror

(liberamente tratto da P. van Loon, L’autobus del brivido, Salani)

163


SCRIVI IL TUO RACCONTO HORROR 6 Segui le indicazioni. Risposta soggettiva ■

Decidi quanti e quali personaggi animeranno la vicenda e delineane i ruoli. Ricorda di introdurre personaggi inquietanti, raccapriccianti, mostruosi, che incutono paura.

Stabilisci l’epoca (passata o contemporanea) in cui vuoi ambientare la vicenda e l’eventuale durata degli avvenimenti.

Definisci il luogo o i luoghi in cui si svolgerà la vicenda. Ricorda che deve trattarsi di un luogo reale ma, per qualche dettaglio, misterioso, tetro, lugubre. Tieni presente, inoltre, che nei racconti horror l’ambientazione è quasi sempre notturna.

A questo punto, passa alla stesura del tuo racconto horror. Puoi procedere in questo modo. ■ Narra in prima persona, immaginando di essere tu il narratore o dando la parola a un personaggio del racconto. In questo modo, darai maggiore credibilità ai fatti terrificanti che racconterai.

164

Scrivi dapprima la situazione iniziale, magari anticipando indizi inquietanti o comportamenti insoliti per coinvolgere maggiormente il lettore.

Passa quindi allo sviluppo della vicenda, avendo cura di inserire fatti, fenomeni, elementi agghiaccianti, tenebrosi. Inoltre, nei momenti cruciali, culminanti, per accrescere l’effetto di suspense, introduci delle pause descrittive e realistiche.

Scrivi, quindi, la situazione finale o conclusione della vicenda. Ricorda che una caratteristica tipica del racconto horror è il finale a sorpresa.

Per quanto riguarda il ritmo narrativo, usa un ritmo ora lento, ora rapido, incalzante.

Invece, per quanto riguarda il linguaggio, usa frasi brevi, spezzate, domande senza risposta o risposte lasciate in sospeso così da creare dubbi e incertezze. Il lessico, inoltre, dovrà privilegiare parole ed espressioni che accentuino il senso di terrore. Dovrai soprattutto fare molta attenzione a scegliere gli aggettivi adatti a creare un’atmosfera minacciosa, carica di tensione.

Ricorda, infine, di dare un titolo al tuo racconto horror.


Il racconto horror

2

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO LA PROVA SCRITTA DI ITALIANO | Tipologia C Comprensione e sintesi di un testo letterario, anche attraverso richieste di riformulazione Leggi attentamente il seguente testo.

La sfida «Ti sfido» aveva detto Jack. «Bussa alla porta e chiedi da bere.» Tommy si era aggiustato il berretto rosso, con mano tremante, era salito sui gradini marci della veranda e aveva bussato. La porta si era aperta con un cigolio e Tommy era entrato. Dalla finestra illuminata, Jack l’aveva visto sedersi sul divano. «Non è più uscito» aveva detto Jack a suo padre, più tardi, mentre si avvicinavano all’edificio scuro. «Il posto è abbandonato da anni» aveva detto il padre. «Vedi?» Erano saliti per gli scalini e avevano spinto la porta d’ingresso, aprendola. La torcia elettrica non aveva illuminato altro che ragnatele, nella stanza vuota. «Dev’essere stata un’altra casa» aveva detto suo padre. «Tornerà presto.» Avevano richiuso la porta uscendo. Nessuno dei due si era accorto del berretto rosso per terra, nell’angolo polveroso. (da C. Gorman, in Storie del terrore da un minuto, Feltrinelli, rid.)

COMPRENSIONE E ANALISI 1 In che cosa consiste la sfida che Jack propone a Tommy? Jack sfida Tommy a bussare alla porta di una casa dall’aspetto inquietante e a chiedere da bere.

2 Perché, secondo il padre, Tommy tornerà presto a casa? Secondo il padre, Tommy tornerà presto perché quella casa è abbandonata, quindi pensa che Jack la stia confondendo con un’altra casa.

3 La situazione finale che cosa fa capire? La situazione finale fa capire che a Tommy è effettivamente accaduto qualcosa di molto brutto, perché in un angolo giace il suo berretto rosso.

SINTESI E RISCRITTURA 4 Riassumi il testo riducendolo all’incirca alla metà. Risposta soggettiva 5 Riscrivi il testo cambiando il narratore da esterno a interno. Immagina cioè che a raccontare la vicenda in prima persona sia Tommy. L’esercizio è avviato. «Ti sfido» mi aveva detto Jack. «Bussa alla porta e chiedi da bere.» Mi ero aggiustato il berretto rosso... (Continua tu) Risposta soggettiva

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COMPITO DI REALTÀ

Corredare un racconto horror di foto e brani musicali Vi è stato affidato il compito di corredare un racconto horror di foto e brani musicali appropriati al fine di visualizzare certi passi terrificanti della narrazione e ricreare anche la particolare atmosfera che l’autore ha voluto via via trasmettere.

Per la scelta del racconto, vi vengono proposti i seguenti 3 racconti inseriti in questa unità e che avete già letto: Il dottore delle bambole di Paul van Loon (pag. 122); Il gatto nero di Edgar Allan Poe (pag. 135); Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu (pag. 140). Sceglietene uno, dividetevi in gruppi e procedete seguendo le indicazioni. ■

Suddividete il racconto in sequenze.

Ricercate IN RETE delle fotografie appropriate a ciascuna sequenza.

Ricercate, con l’aiuto dell’insegnante di musica, dei brani musicali adatti a ciascuna sequenza.

Procedete, quindi, con l’impaginazione del racconto assemblando le sequenze e selezionando, per ciascuna di esse, una foto significativa e un brano musicale.

Potete utilizzare un qualsiasi programma di videoscrittura come, ad esempio, Word, inserendo, di volta in volta, foto e file audio.

AUTOVALUTAZIONE ■

Complessivamente, sono soddisfatto o soddisfatta del lavoro che ho svolto: poco

Attività nelle quali ritengo di aver lavorato meglio e perché:

Ho collaborato nei lavori di gruppo: poco

166

abbastanza

In che cosa devo migliorare:

abbastanza

molto

molto


UN

• Svolgi le attività didattiche relative al libro e al film • Accedi a ulteriori consigli di lettura e alle proposte di film con schede di analisi

LIBRO SETTE MINUTI DOPO LA MEZZANOTTE

Ogni notte, sette minuti dopo la mezzanotte, Conor O’Malley riceve la visita di un moPatrick Ness – Siobhan Dowd, stro, un antico e imponente A. Mondadori albero di tasso, le cui foglie e rami formano una figura umana. Il ragazzo non sa come né perché, ma è stato proprio lui a risvegliare l’antica creatura. Il mostro racconterà a Conor quattro storie, poi sarà il giovane a dover raccontare la sua e, se non lo farà, il mostro lo divorerà. Conor non ha paura, perché conosce mostri ben più spaventosi: la malattia della madre, il senso di solitudine provocato dalla distanza del padre, le azioni violente del bullo della scuola. Notte dopo notte, però, il mostro conduce Conor verso quanto di più spaventoso ci sia: la verità. PERCHÉ QUESTO LIBRO Per esplorare temi profondi come la paura

e il dolore della perdita e per scoprire che la verità è la più potente medicina per l’anima. ALTRI LIBRI ◾

Albo illustrato: Levi Pinfold, Cane nero, Terre di Mezzo

Graphic novel: Raquel Lagartos – Julio César Iglesias, Mary Shelley e la morte del mostro, Piemme

UN

Racconti illustrati: Stephen King – Ana Juan, L’uomo vestito di nero, Sperling & Kupfer Mal Peet – Emma Shoard, Come un’ombra, Uovonero

Romanzo illustrato: Clive Barker, La casa degli anni scomparsi, bur

Romanzo: Robert Swindells, La stanza 13, A. Mondadori

FILM

Le streghe, si sa, odiano i bambini e le protagoniste del film hanno trovato il modo di sterminarli tutti. Purtroppo, però, non hanno messo LE STREGHE e anno in conto l’intervento del nostro giovane prota- Paese di produzione: usa, 2020 gonista e della sua nonna, pronti a tutto pur di Durata: 106 min. far saltare il terribile piano delle streghe. Prepa- Genere: fantastico, horror ratevi a calarvi nell’America degli anni ’60, fra Regia: Robert Zemeckis creature spaventose e umani trasformati in topi. Se cercate un horror fuori dagli schemi, questo capolavoro di Robert Zemeckis, ispirato al romanzo di Roald Dahl non vi deluderà! PERCHÉ QUESTO FILM Per riscoprire un grande classico per l’infanzia at-

traverso la magia del cinema e imparare che anche le realtà più spaventose possono essere divertenti se raccontate con maestria. (Paolo Mereghetti) ALTRI FILM ◾

Serie tv: Creeped Out – Racconti di paura, di Steve Hughes e Bruce McDonald

Film: Piccoli brividi, di Rob Letterman Coraline e la porta magica, di Henry Selick

167


DAL

LIBRO

AL

▪ FLIPPED CLASSROOM con videolezione,

IL RACCONTO GIALLO F. Vargas, Un arresto cardiaco sospetto ▪ Il giallo nel tempo

DIGITALE

1

test di verifica, testi e attività individuali, attività cooperative, compito di realtà

▪ Audio della scheda ▪ Escape game

▪ Mappa delle conoscenze

Il racconto giallo ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA

delle conoscenze

▪ Mappa delle conoscenze interattiva

e personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo

▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle conoscenze ▪ Investigatori celebri

A.C. Doyle, Sherlock Holmes e la fascia maculata A. Christie, Miss Marple e un omicidio su misura A. Christie, Hercule Poirot e il furto di gioielli ▪ Commissari di polizia indimenticabili

A. Camilleri, Montalbano e il patto ▪ Suspense, colpi di scena e finali a sorpresa

H. Slesar, Un piano diabolico M. Barrett, L’ultimo pacchetto

▪ Audio dei testi dell’unità ▪ Biblioteca digitale

E. Queen, Il sosia E. Queen, Ellery Queen e il bambino rapito D. Hammett, Tutto in un’ora J. Dickson Carr, La cabina B-13 ▪ Magazine

Sfida in giallo

▪ APPROFONDIMENTI

Sherlock Holmes; Miss Jane Marple; Hercule Poirot; Salvo Montalbano ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA delle competenze

B. Pronzini, Un ottimo cliente ▪ Laboratorio sviluppo delle competenze

▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle competenze ▪ Audio della sezione Ascoltare

Ascoltare – Parlare – Lessico – Scrivere ▪ Allenarsi all’Esame di Stato

La prova scritta di italiano: Tipologia A. Stesura di un testo narrativo e descrittivo ▪ Compito di realtà con autovalutazione ▪ UN LIBRO C. Ellis, Il corpo ▪ UN FILM Enola Holmes, di H. Bradbeer

▪ UN LIBRO Attività didattiche e ulteriori

consigli di lettura ▪ UN FILM Attività didattiche e ulteriori

proposte di film con schede di analisi


I GENERI

PER L’APPRENDIMENTO ATTIVO E COOPERATIVO

▪ Attività di debate e attività

cooperative IN COPPIA e IN GRUPPO ▪ Compito di realtà

PER LA DIDATTICA INCLUSIVA

NELL’UNITÀ

▪ F. Vargas, Un arresto cardiaco sospetto ▪ Mappa delle conoscenze con

traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo ▪ Audio della scheda e dei testi dell’unità ▪ Esercizi per la didattica inclusiva NEI VOLUMI TESTI FACILI E TESTI AD ALTA LEGGIBILITÀ

▪ Mappa delle conoscenze ▪ Investigatori celebri

A. Christie, Miss Marple e un omicidio

su misura ▪ Suspense, colpi di scena e finali

a sorpresa M. Barrett, L’ultimo pacchetto ▪ Verifica autovalutativa delle competenze B. Pronzini, Un ottimo cliente ▪ Audio dei testi

QUADERNO LABORATORIO 2

LABORATORIO competenze linguistiche

▪ Ascoltare ▪ Parlare ▪ Leggere ▪ SPECIALE Reading Workshop

allenarsi a una lettura profonda ▪ Scrivere ▪ SPECIALE Scrittura creativa: creare

storie e stimolare la fantasia PROVE INVALSI COMPUTER BASED LABORATORIO per lo sviluppo del pensiero critico e dell’apprendimento cooperativo

▪ Escape game: risolvere problemi

in modo creativo e collaborativo ▪ Tutti in scena: laboratori teatrali ▪ Philosophy for children: esercitare

il pensiero critico ▪ Cittadinanza digitale: per un uso

consapevole degli strumenti digitali

Il racconto giallo

3


IL GENERE

Il racconto giallo • Ascolta l’audio della scheda • Accedi all’Escape game

• FLIPPED CLASSROOM A CASA - Guarda la videolezione - Compila il test di verifica della videolezione - Scopri i testi proposti e le attività individuali

IN CLASSE - Svolgete le attività cooperative - Mettete alla prova le vostre competenze, svolgendo il compito di realtà

DDI

CHE COS’È IL RACCONTO GIALLO Leggi il seguente racconto e poi rispondi alle domande sotto riportate. Ti aiuteranno a capire che cos’è il racconto giallo.

PIÙ FACILE

Fred Vargas Pseudonimo di Frédérique Audouin-Rouzeau, scrittrice francese, 1957

170 170

Un arresto cardiaco sospetto C’era una scia di bricioline di pane che dalla cucina arrivava in camera, dove sul letto era sdraiata l’anziana signora, morta e a bocca aperta. Il commissario Adamsberg osservava la donna in silenzio e ripercorreva continuamente quella scia di briciole. In sala da pranzo c’era il marito, il signor Tuilot. Non mostrava alcuna emozione e guardava con desiderio il giornale, ripiegato alla pagina delle parole crociate. Aveva raccontato la sua breve storia al commissario di polizia: lui e sua moglie si erano conosciuti in una compagnia di assicurazioni, lei era segretaria e lui contabile; erano stati sposati per cinquantanove anni. Poi la moglie era morta durante la notte. Arresto cardiaco, sembrava. Nell’appartamento l’ordine era impeccabile: superfici lucidissime, vetri puliti alla perfezione, piatti lavati. Il commissario guardò il cestino che conteneva un grosso pezzo di pane svuotato della mollica. Tornò da Tuilot. «Non si è accorto di niente?» gli chiese Adamsberg. «Quando sono andato a letto era tutto normale. La controllavo sempre, dato che soffriva di cuore. Solo stamattina ho visto che non era più in vita.» Adamsberg disse: «Ci sono delle briciole di pane sul letto». «Le piaceva sgranocchiare a letto un pezzetto di pane o una fetta biscottata prima di dormire.»


1. griglia sopra lo scolo: grata di

ferro che ricopre l’apertura dello scarico per le acque piovane.

«Pensavo fosse il tipo che dopo aver mangiato avrebbe eliminato le briciole.» «Senz’altro. Puliva da mattina a sera come se fosse la sua ragione di vita; con gli anni è diventata un’ossessione.» «Ma il pane? Ieri sera non ha pulito?» «No, per forza, dato che sono stato io a portarglielo. Mi ha ordinato di eliminare le briciole, ma a me non importa un bel niente. Lo avrebbe fatto lei il giorno dopo.» «Quindi le ha portato del pane a letto, e poi lo ha rimesso nel cestino.» «No, l’ho buttato nella pattumiera. Quel pane era troppo duro. Così le ho dato una fetta biscottata.» «Il pane non è nella pattumiera, è nel cestino del pane. E dentro non c’è più la mollica. Sua moglie ha mangiato tutta la mollica?» «No, commissario. Perché avrebbe dovuto mangiare tutta la mollica? Che cosa non le torna, con il pane?» «Non è nella spazzatura, non mi pare che sia così duro, non capisco perché non c’è più la mollica.» «Mistero domestico» disse Tuilot che aveva l’aria di divertirsi. «Il fatto è che in casa ci sono due piccoli inquilini, Toni e Marie, una brava coppietta di topini, molto affettuosi. Ma che non piacevano per niente a mia moglie. Infatti lei ha fatto di tutto per ammazzarli. E io, in modo astuto e logico, da tre anni anticipo tutte le sue mosse per evitare che li uccida! Le dicevo: non sarai certo tu a battere un campione di parole crociate come me. Io e quei due topini siamo un bel terzetto, sanno di poter contare su di me.» «E sono stati loro a mangiare la mollica? Quando il pane era nella spazzatura?» «Ne vanno matti.» «Capisco» disse Adamsberg, tornando in camera da letto, dove il tenente Justin vegliava la defunta in attesa del medico curante. «Guardale in bocca» disse Adamsberg. «Guarda se vedi dei residui bianchi, come mollica di pane. Penso che il marito l’abbia soffocata con la mollica. Poi l’ha tolta e buttata via da qualche parte.» Adamsberg aprì la finestra e vide nel cortile la griglia sopra lo scolo1 ancora bagnata, benché non avesse piovuto.

PIÙ FACILE

Il racconto giallo

171


Allora aggiunse: «Justin, vai a sollevare la griglia. Penso che il marito abbia buttato la mollica lì dentro e ci abbia versato sopra un secchio d’acqua». «Se è così, perché non ha buttato via anche il pezzo di pane? Ed eliminato le briciole?» disse sottovoce Justin. «Per buttarlo via, sarebbe dovuto andare fino al cassonetto, e quindi farsi vedere. Ci sono i tavolini di un caffè, lì vicino, e di certo parecchia gente. L’avrebbero notato. Ha inventato un’ottima spiegazione per il pezzo di pane e le briciole. Così originale da diventare una storia credibile. È un campione di parole crociate, ha un modo tutto suo di collegare le idee.» (da La cavalcata dei morti, Einaudi, rid. e adatt.)

1 Per ciascuna delle seguenti frasi, cancella l’alternativa errata. a. Il luogo del delitto è la sala da pranzo / camera da letto. b. La vittima è una giovane donna / anziana donna. c. Il colpevole è un vicino / il marito della donna. d. L’arma del delitto è la mollica di pane / il cuscino.

2 Secondo te, il metodo usato dal commissario Adamsberg per risolvere l’enigma su che cosa si basa? (Indica le risposte esatte) A Coraggio

B Intuizione

C Osservazione

3 Nella seconda parte del testo sottolinea la prova che conferma l’ipotesi dell’omicidio. Risposta nel testo 4 Quali sono le caratteristiche del luogo in cui avviene l’omicidio? A È chiuso.

C È descritto in modo vago.

B È aperto.

D È descritto con molti particolari.

5 Il narratore è: A interno (narra in prima persona)

B esterno (narra in terza persona)

Il racconto giallo, nel senso di «racconto poliziesco», è fondamentalmente la narrazione di un crimine e del modo in cui si svolge l’indagine sul crimine stesso al fine di scoprirne il colpevole. Il termine «giallo» deriva dal colore delle copertine di una fortunata collana di racconti e romanzi polizieschi che la casa editrice Arnoldo Mondadori cominciò a pubblicare a partire dal 1929. Nel genere poliziesco si possono distinguere due tipi di giallo: il giallo a enigma e il giallo d’azione.

172


Il racconto giallo

3

IL RACCONTO GIALLO A ENIGMA

La struttura narrativa Il racconto giallo a enigma presenta una struttura narrativa abbastanza rigida che, generalmente, prevede le seguenti fasi: ■

la situazione iniziale è caratterizzata da un evento violento: è stato commesso un crimine (un omicidio, un furto, un rapimento...). Si presenta dunque un enigma (un problema, un fatto misterioso) da sciogliere, da risolvere;

lo sviluppo narrativo consiste nell’indagine (o investigazione) fondata su tre domande: chi ha commesso il crimine? Come è stato commesso? Perché è stato commesso?

il compito di risolvere l’enigma è affidato all’investigatore che, raccogliendo indizi e utilizzando doti di logica e deduzione, formula ipotesi sul movente, cioè sul motivo che ha spinto il colpevole a commettere il crimine, e sul colpevole. Spesso l’investigatore, per far luce sull’enigma, ricorre all’interrogatorio di testimoni;

la conclusione prevede la soluzione dell’enigma. L’investigatore scopre il colpevole, individua il movente, fornisce le prove, ricostruisce in modo preciso, dettagliato la dinamica del crimine.

In sintesi, la struttura narrativa del racconto giallo a enigma è la seguente: SITUAZIONE INIZIALE

CRIMINE – ENIGMA DA RISOLVERE

SVILUPPO

INDAGINE dell’investigatore

Chi ha commesso il crimine? Come è stato commesso? ■ Perché è stato commesso? ■ ■

Scopre il colpevole Individua il movente ■ Fornisce le prove ■ Ricostruisce la dinamica del crimine ■

CONCLUSIONE

SOLUZIONE DELL’ENIGMA da parte dell’investigatore

I personaggi I personaggi sono generalmente in numero limitato e delineati con tratti essenziali ma precisi. In base al loro ruolo, si possono distinguere: ■

l’investigatore, cioè il personaggio che conduce l’indagine per risolvere l’enigma, per scoprire il colpevole. Può far parte della polizia o della magistratura oppure può essere un detective privato, o anche una persona comune;

l’aiutante dell’investigatore, cioè il personaggio che fa da «spalla» all’investigatore, che lo aiuta nelle indagini. Spesso è l’aiutante che narra la vicenda in prima persona, come nel caso del dottor Watson che affianca il detective Sherlock Holmes;

173


la vittima, cioè il personaggio che subisce le conseguenze del crimine;

il colpevole, cioè la persona che ha commesso il crimine. Se il colpevole compie omicidi in serie, per lo più scegliendo sempre determinati tipi di vittime e utilizzando le stesse modalità operative, si parla di serial killer.

Oltre a questi personaggi fissi, ricorrenti, altri personaggi sono: ■

il complice, cioè chi aiuta il colpevole a commettere il crimine;

l’indiziato, cioè il personaggio sospettato di aver commesso il crimine e sul quale si concentrano le indagini; spesso, ma non sempre, fra gli indiziati c’è il vero colpevole;

il testimone, cioè il personaggio che ha assistito al crimine e quindi è in grado di fornire importanti informazioni per l’indagine.

Il tempo e il luogo Il tempo, l’epoca in cui avvengono i fatti narrati, se non è indicato esplicitamente, è deducibile da alcuni elementi presenti nel racconto, ad esempio: tipo di abbigliamento dei personaggi, tipo di arredamento, mezzi di trasporto utilizzati... Inoltre le indicazioni orarie, quando sono presenti, hanno un’importanza fondamentale per la soluzione del caso perché possono confermare o contraddire le affermazioni degli indiziati, cioè dei personaggi sospettati. I luoghi in cui si svolgono i fatti narrati sono reali, limitati e circoscritti, e solitamente ben definiti. Aperti o chiusi, i luoghi del racconto giallo assumono un ruolo decisivo nella ricerca degli indizi e nella soluzione del caso.

174


Il racconto giallo

3

Le tecniche narrative ed espressive Per mantenere sempre alta l’attenzione di chi legge, gli autori di racconti gialli ricorrono a particolari tecniche narrative ed espressive. Le principali sono: ■

narrazione in terza persona (narratore esterno) o in prima persona (narratore interno). In quest’ultimo caso, il narratore può essere l’investigatore, l’aiutante dell’investigatore o un testimone;

punto di vista del narratore rigorosamente esterno ai fatti, in quanto ciò consente di tacere informazioni che devono venire rivelate solo al momento dello scioglimento dell’enigma;

intreccio, cioè l’ordine in cui gli eventi del racconto sono presentati, che non coincide quasi mai con la fabula (o storia), cioè con l’ordine cronologico dei fatti. La successione cronologica dei fatti (cioè la fabula) viene solitamente ricostruita al termine della narrazione, quando l’enigma è stato risolto e il detective espone il risultato delle proprie indagini, smascherando il colpevole con prove inconfutabili;

introduzione di flashback (in inglese «lampo all’indietro»). Si tratta di quel procedimento narrativo per cui la successione degli eventi narrati si interrompe per dare spazio ad avvenimenti accaduti in precedenza e la cui conoscenza si rende indispensabile per la comprensione della vicenda;

creazione di suspense, cioè di tensione emotiva, di attesa per ciò che dovrà succedere;

introduzione di colpi di scena, di fatti imprevisti, inattesi che contribuiscono a rendere più tesa o più complicata la vicenda;

finale a sorpresa;

ritmo narrativo ora rapido ora lento, con pause. In entrambi i casi, il ritmo narrativo contribuisce a intensificare la suspense;

utilizzo di un linguaggio semplice, ma non privo di termini tecnici, e caratterizzato da periodi per lo più brevi, costituiti da proposizioni coordinate. Frequenti sono i dialoghi fra i personaggi.

I termini specifici del genere giallo ■

Movente: motivo che spinge il colpevole a commettere il crimine.

Alibi: prova della propria estraneità a un reato, consistente nel dimostrare che nel momento in cui veniva commesso ci si trovava in un luogo diverso.

Indizio: fatto, circostanza che fa supporre colpevole una persona.

Sopralluogo: ispezione, indagine sul luogo in cui è avvenuto il crimine per acquisire dati, elementi, prove.

Pista: linea di indagine, serie di indizi che consentono all’investigatore di chiarire fatti, situazioni e di scoprire il colpevole.

Corpo del reato: oggetto materiale, come arma o refurtiva, che serve come mezzo di prova del reato commesso.

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IL RACCONTO GIALLO D’AZIONE Mentre nel giallo a enigma il crimine avviene all’inizio e l’investigatore ne ricostruisce poi la dinamica, nel giallo d’azione (in inglese hard boiled) gli eventi criminosi avvengono nel corso o alla fine della narrazione e coinvolgono più personaggi tra cui, se c’è, anche l’investigatore. Chi legge, pertanto, segue gli eventi direttamente, nel momento del loro accadere, in uno stato d’animo di crescente tensione. Anche nel giallo d’azione è presente il procedimento investigativo, ma ciò che conta sono soprattutto gli eventi dinamici, violenti, come inseguimenti e sparatorie, caratterizzati da un ritmo narrativo incalzante, mozzafiato. Sottogeneri del giallo d’azione sono il thriller, il noir e la spy story. ■ Il thriller (dall’inglese to thrill, «rabbrividire») è caratterizzato da ansia, paura, fortissima tensione, dal prevalere dell’azione concitata, drammatica e da suspense quasi insostenibile. Il thriller, a sua volta, è detto: ● thriller legale, quando i protagonisti e risolutori del caso sono gli avvocati, le avvocate e le aule giudiziarie, i cui meccanismi vengono dettagliatamente riprodotti; ● thriller medico, quando i protagonisti sono dottori e dottoresse in medicina legale e gli agenti della polizia scientifica che, sulla base degli indizi raccolti con l’esame del cadavere e della scena del delitto, assicurano il colpevole alla giustizia.

Il noir è caratterizzato da vicende delittuose, spesso narrate dal punto di vista di chi ha commesso il crimine. I fatti, raccontati con crudo realismo e con un linguaggio spregiudicato, si svolgono in scenari metropolitani degradati e corrotti, che sono quasi sempre l’origine stessa del crimine. Chi svolge le indagini si misura con la criminalità usando la violenza e mezzi poco legali. Il finale delle storie noir è spesso problematico e non sempre positivo. ■ La spy story è incentrata sul tema dello spionaggio internazionale. ■

176


Il giallo nel tempo

3

LE ORIGINI DEL GENERE GIALLO La storia di questo genere ha inizio con la pubblicazione nel 1841 del racconto I delitti della Rue Morgue dello scrittore statunitense Edgar Allan Poe (1809-1849). Con questo e altri racconti, Poe getta le basi del giallo a enigma: di fronte a un mistero apparentemente insolubile, il detective Auguste Dupin, grazie alle sue straordinarie capacità logiche, arriva alla soluzione attraverso una serie di deduzioni che solo alla fine vengono spiegate.

L’EVOLUZIONE DEL GENERE GIALLO NELL’OTTOCENTO E NEL NOVECENTO Nel 1887 lo scrittore scozzese Arthur Conan Doyle (1859-1930) pubblica il romanzo Uno studio in rosso, che ha come protagonista Sherlock Holmes, l’investigatore più famoso di tutti i tempi, l’eroe della scienza investigativa e dalla logica rigorosa. Al giallo a enigma di Doyle si ispirano molti scrittori e scrittrici, fra i quali: ■

l’inglese Agatha Christie (1890-1976), inventrice di investigatori memorabili come Hercule Poirot e Miss Marple;

l’inglese Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), i cui racconti hanno come protagonista Padre Brown, un simpatico e tranquillo prete cattolico;

il belga Georges Simenon (1903-1989), noto per aver inventato il personaggio del bonario ma determinato commissario Maigret, uomo di grande spessore umano e infallibile intuito;

l’inglese Edgar Wallace (1875-1932), considerato un «maestro del crimine»;

lo statunitense Rex Stout (1886-1975), creatore dell’investigatore Nero Wolfe, obeso gastronomo con la passione per le orchidee e per i delitti;

i cugini statunitensi Frederick Dannay (1905-1982) e Manfred B. Lee (1905-1971), noti con lo pseudonimo di Ellery Queen, che è anche il nome dell’investigatore protagonista dei loro racconti e romanzi.

Agli inizi del Novecento, più precisamente a partire dagli anni Venti, si sviluppa in America, in particolare a opera degli scrittori statunitensi Dashiell Hammett (1894-1961) e Raymond Chandler (1888-1959), una nuova forma di narrativa poliziesca più violenta e realistica, definita hard boiled, espressione inglese con cui si indica il giallo d’azione. Per un uovo, essere «hard boiled» equivale a essere «sodo, duro». Lo stesso vale per l’investigatore hard boiled, il quale affronta il pericolo con un atteggiamento «da duro» e ricorre spesso alla violenza per sconfiggere gangster, agenti di polizia corrotti e la criminalità organizzata.

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Nel seguente testo puoi leggere la cruda descrizione di Los Angeles fatta dall’investigatore privato Philip Marlowe, creato dalla penna di Chandler e protagonista di celebri romanzi hard boiled, tra i quali Il grande sonno e Il lungo addio.

In lontananza si levava e si spegneva l’urlo sovrannaturale delle sirene della polizia o dei pompieri e né l’una né l’altra tacevano mai molto a lungo. Laggiù, nella notte intessuta di mille delitti, individui morivano, venivano mutilati, schiacciati contro i volanti delle automobili. Altri individui erano affamati, ammalati, annoiati, disperati, tormentati dalla solitudine. Una città non peggiore delle altre, una città perduta e corrotta. (da R. Chandler, Il lungo addio, Feltrinelli, rid.)

IL GIALLO CONTEMPORANEO Oggi la produzione letteraria è orientata soprattutto verso racconti e romanzi gialli in cui dominano il noir e il thriller. Ma vi sono anche polizieschi di impianto più classico che vedono irrompere nelle loro trame temi come la magia, la corruzione della società e della politica, l’ossessione della ricchezza e del successo. Tra gli autori contemporanei di maggiore successo segnaliamo gli svedesi Henning Mankell (1948-2015) e Stieg Larsson (1954-2004), la francese Fred Vargas (1957), lo spagnolo Manuel Vázquez Montalbán (1939-2003), creatore del famoso investigatore Pepe Carvalho, gli statunitensi Michael Connelly (1956) e Dan Brown (1964), autore, quest’ultimo, di best-seller mondiali come il thriller mozzafiato Il Codice da Vinci.

IL GIALLO IN ITALIA Proibito dal fascismo nel 1941, in quanto considerato diseducativo, il giallo in Italia torna al successo negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, in particolare con Giorgio Scerbanenco (1911-1969), creatore del detective Duca Lamberti. La produzione di Scerbanenco ha i caratteri del noir; i suoi personaggi sono uomini e donne emarginati, espressione del malessere che prende corpo nella società dei consumi. Proprio questo malessere è ben descritto nel seguente brano, che racconta del ritrovamento di un cadavere in un appartamento di Milano.

Probabilmente qualche altro inquilino si era accorto di quell’acqua che scorreva fuori da quella porta, ma si era ben guardato dall’avvisare qualcuno, il portiere: la civiltà di massa ha questo pregio, che ciascuno può annegare liberamente senza che gli altri gli diano fastidio nel tentativo di salvarlo. Morire da sé è in fondo una forma di delicatezza e di rispetto dell’opinione altrui. (da G. Scerbanenco, I milanesi ammazzano al sabato, Garzanti, adatt.)

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Il racconto giallo

3

Seguono altri autori di successo, come Renato Olivieri (1925-2013) e Loriano Macchiavelli (1934), con i rispettivi commissario Ambrosio e ispettore Sarti, Carlo Lucarelli (1960), con il commissario De Luca, e Andrea Camilleri (1925-2019), creatore del famoso commissario Montalbano, diventato protagonista di fortunate serie televisive. L’originalità di Camilleri consiste nell’adozione di un linguaggio in cui sono frequenti termini e forme sintattiche del dialetto siciliano. Ne è un esempio il seguente brano, che descrive una delle grandi passioni del commissario Montalbano: la buona tavola.

Gesù, gli arancini di Adelina! Li aveva assaggiati solo una volta: un ricordo che sicuramente gli era trasùto nel Dna, nel patrimonio genetico. Adelina ci metteva due jornate a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta. Il giorno avanti si fa un aggrassato di vitellone e di maiale che deve còciri a foco lentissimo per ore e ore con cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si pripara un risotto alla milanìsa (senza zaffirano, pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa riffriddàre. Intanto si còcino i pisellini, si fa una besciamella, si riducono a pezzettini ‘na poco di fette di salame e si fa tutta una composta con la carne aggrassata, triturata a mano con la mezzaluna (nenti frullatore, pi carità di Dio!). Il suco della carne si ammisca col risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s’assistema nel palmo d’una mano fatta a conca, ci si mette dentro un cucchiaio di composta e si copre con dell’altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa nel bianco d’ovo e nel pane grattato. Doppo, tutti gli arancini s’infilano in una padeddra d’oglio bollente e si fanno friggere. Si lasciano scolare sulla carta. E alla fine, ringraziannu u Signuruzzu, si mangiano! (da A. Camilleri, Gli arancini di Montalbano, Sellerio, rid.)

IL GIALLO: UN GENERE DI SUCCESSO Negli ultimi anni il giallo poliziesco si è affermato come il genere più letto nel mondo. Ma quali possono essere le ragioni di tale successo? Innanzitutto, perché assume spesso le caratteristiche di una sfida, di un gioco di intelligenza logica tra l’autore e il lettore. Durante la lettura, infatti, si è sollecitati a riconoscere gli indizi, ad azzardare ipotesi, a formulare soluzioni, dimostrando così tutte le proprie doti di intuizione e deduzione. Ad esempio, chi legge è sfidato a capire come può avvenire l’evasione da un carcere di massima sicurezza o come si è potuto verificare un delitto in una stanza chiusa dall’interno e a cui non c’è, in apparenza, alcuna via di accesso. Il giallo, inoltre, offre a chi legge, dopo la tensione scaturita dalla vicenda narrata, la possibilità di rilassarsi, di provare una soddisfazione interiore perché alla fine viene trovato il colpevole, chi ha commesso il delitto. Infine, un altro motivo di successo del giallo poliziesco è l’identificazione del pubblico con le nuove figure degli investigatori, non più individui eccezionali, ma persone comuni, con le contraddizioni, le illusioni, le debolezze tipiche, appunto, della gente comune.

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MAPPA DELLE CONOSCENZE

IL RACCONTO GIALLO

GIALLO A ENIGMA

CHE COS’È

STRUTTURA

È la narrazione di un crimine e del modo in cui si svolge l’indagine sul crimine stesso al fine di scoprirne il colpevole

Personaggi principali ◾ Investigatore ◾ Aiutante dell’investigatore ◾ Vittima ◾ Colpevole Altri personaggi ◾ Complice ◾ Indiziato ◾ Testimone

◾ Situazione iniziale:

crimine – enigma da risolvere ◾ Sviluppo: indagine del detective ◾ Conclusione: soluzione dell’enigma (colpevole – movente – prove – ricostruzione della dinamica del crimine)

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TEMPO E LUOGO

PERSONAGGI

Il tempo è indicato esplicitamente o è deducibile da alcuni elementi I luoghi sono: ◾ reali, limitati e circoscritti ◾ ben definiti ◾ aperti o chiusi ◾ importanti per la ricerca degli indizi e la soluzione del caso


PIÙ FACILE

Accedi alla mappa personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo

GIALLO D’AZIONE

TECNICHE NARRATIVE ED ESPRESSIVE

◾ Gli

eventi criminosi avvengono nel corso o alla fine della narrazione ◾ Chi legge segue gli eventi in uno stato d’animo di crescente tensione ◾ Eventi dinamici, violenti, crudi

◾ Narratore

esterno o interno di vista del narratore rigorosamente esterno ai fatti ◾ L’intreccio non coincide quasi mai con la fabula, cioè con l’ordine cronologico dei fatti ◾ Flashback ◾ Suspense e colpi di scena ◾ Finale a sorpresa ◾ Ritmo narrativo ora rapido ora lento ◾ Linguaggio semplice, periodi per lo più brevi e dialoghi frequenti ◾ Punto

SOTTOGENERI DEL GIALLO D’AZIONE

tensione e suspense fortissime. È detto: «thriller legale» se i protagonisti sono gli avvocati e le avvocate; «thriller medico» se i protagonisti sono dottori e dottoresse in medicina legale e agenti della polizia scientifica ◾ Noir: vicende narrate dal punto di vista dei criminali, crudo realismo, linguaggio spregiudicato ◾ Spy story: storie di spionaggio internazionale ◾ Thriller:

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VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

VERSIONE INTERATTIVA

1 Che cos’è il racconto giallo? (2 punti se la risposta è esatta) Il racconto giallo è la narrazione di un crimine e delle indagini condotte per scoprire le modalità in cui è avvenuto e il colpevole.

PUNTI ........... /2

2 Il termine «giallo» da che cosa deriva? (2 punti se la risposta è esatta) Il termine «giallo» deriva dal colore della copertina di una fortunata collana di racconti e romanzi polizieschi pubblicati da A. Mondadori a partire dal 1929.

PUNTI ........... /2

3 Completa le seguenti frasi relative alla struttura narrativa del giallo a enigma. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. La situazione iniziale è caratterizzata da un crimine e da un enigma da risolvere. b. Lo sviluppo prevede l’indagine dell’investigatore. c. La conclusione prevede la soluzione dell’enigma con la scoperta del colpevole, del movente e la ricostruzione del crimine. PUNTI ........... /4

4 Indica se le seguenti affermazioni, relative ai personaggi del giallo a enigma, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. I personaggi, generalmente, sono molti e tutti ben caratterizzati dal punto di vista fisico e comportamentale.

V

F

b. L’investigatore è sempre un poliziotto.

V

F

c. Nel corso delle indagini, l’investigatore è aiutato da un personaggio che gli fa «da spalla».

V

F

d. Il colpevole compie quasi sempre omicidi seriali.

V

F

e. L’indiziato, cioè il sospettato, e il colpevole sono sempre lo stesso personaggio.

V

F

V

F

f.

Il testimone fornisce importanti informazioni per l’indagine.

PUNTI ........... /6

5 La vicenda del giallo a enigma si svolge: (1 punto per ogni risposta esatta) A in un tempo indeterminato, difficile da identificare B in luoghi reali C generalmente in luoghi limitati, circoscritti D per lo più in luoghi aperti e non ben definiti

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PUNTI ........... /2


Il racconto giallo

3

6 Indica le affermazioni corrette, relative alle tecniche narrative ed espressive usate nel giallo a enigma. (1 punto per ogni risposta esatta) A Le tecniche narrative scelte dagli autori dei racconti gialli mirano

a mantenere sempre alta l’attenzione di chi legge. B Il narratore è sempre esterno (narrazione in terza persona). C Fabula e intreccio non coincidono. D La successione degli eventi narrati può essere interrotta da flashback. E Sono presenti suspense, colpi di scena e finale a sorpresa. F Il ritmo narrativo, sempre molto lento, intensifica la suspense. G Il linguaggio è per lo più semplice e con frequenti dialoghi. PUNTI ........... /5

7 Indica se le seguenti affermazioni, relative al giallo d’azione, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. Il crimine avviene all’inizio della narrazione.

V

F

b. Non è mai presente il procedimento investigativo.

V

F

c. Gli eventi sono dinamici, violenti.

V

F

d. Il ritmo narrativo è molto veloce, incalzante.

V

F

e. Il thriller è un sottogenere del giallo d’azione, caratterizzato da delitti raccontati con crudo realismo e con un linguaggio spregiudicato.

V

F

PUNTI ........... /5

8 Il capostipite del giallo a enigma è: (1 punto se la risposta è esatta) A Arthur Conan Doyle

D Georges Simenon

B Edgar Allan Poe

E Rex Stout

C Agatha Christie

F Ellery Queen PUNTI ........... /1

9 Il giallo contemporaneo è prevalentemente: (1 punto se la risposta è esatta) A a enigma

B noir e thriller PUNTI ........... /1

AUTOVALUTAZIONE ■

PUNTEGGIO TOTALE .......... /28

La verifica mi è sembrata complessivamente: facile

di media difficoltà

difficile

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande

In base al mio punteggio totale, posso affermare di conoscere il genere giallo: poco

abbastanza

bene

Per migliorare il mio risultato, devo ripassare questi argomenti:

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Investigatori celebri Arthur Conan Doyle Scrittore scozzese, 1859-1930

Sherlock Holmes e la fascia maculata

Ascolta l’audio del testo

Un giorno, all’investigatore Sherlock Holmes si presenta un caso «misterioso»: una giovane donna muore per una causa ignota e, prima di morire, accenna a una «fascia maculata». Che cosa intendeva dire? Si tratta di un omicidio? Sherlock Holmes risolverà brillantemente l’enigma.

1. ’83: 1883. 2. Watson: il dottor

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John Watson, amico e collaboratore di Sherlock Holmes. 3. Calcutta: città dell’India. Alla fine dell’Ottocento, epoca in cui si svolgono i fatti narrati, l’India era un possedimento coloniale inglese. 4. clausola: condizione, riserva scritta.

Erano i primi di aprile dell’831 quando, una mattina, mi svegliai e vidi Sherlock Holmes, vestito di tutto punto, in piedi accanto al mio letto. «Desolato di svegliarla così presto, Watson2» mi disse. «Una giovane signora è arrivata qui in uno stato di estrema agitazione e insiste per vedermi. Se il caso dovesse presentarsi interessante, sono certo che lei vorrà seguirlo dal principio.» In pochi minuti, ero pronto ad accompagnare il mio amico nel soggiorno. Una signora vestita di nero si alzò quando entrammo. «Buon giorno, signora» la salutò cordialmente Holmes. «Io sono Sherlock Holmes. Questo è il mio carissimo amico e socio, il dottor Watson. Ma, la prego, si sieda vicino al caminetto... vedo che sta tremando.» «Non è il freddo che mi fa tremare» disse a bassa voce la signora. «È la paura, signor Holmes, il terrore.» «Non abbia paura» disse Sherlock Holmes in tono tranquillizzante. «E ora la prego di dirmi tutto.» «Mi chiamo Helen Stoner e vivo con il mio patrigno, ultimo sopravvissuto di una delle più antiche famiglie inglesi, i Roylott di Stoke Moran. Un tempo, la famiglia era fra le più ricche dell’Inghilterra. In quest’ultimo secolo, però, andò in rovina. Non rimase nulla, tranne pochi terreni e la vecchia casa pluricentenaria. Il mio patrigno ottenne da un parente un prestito che gli permise di laurearsi in medicina e se ne andò a Calcutta3. Purtroppo, però, in un accesso d’ira percosse a morte il suo maggiordomo indigeno e rimase a lungo in prigione per poi ritornare in Inghilterra. Durante il suo soggiorno in India, il signor Roylott sposò mia madre, la signora Stoner. Mia sorella Julia e io siamo gemelle e all’epoca del secondo matrimonio di mia madre avevamo solo due anni. Mia madre godeva di una cospicua rendita che intestò totalmente al dottor Roylott con la clausola4 che ciascuna di noi dovesse ricevere una certa somma annuale in caso ci sposassimo. Poco dopo il nostro rientro in Inghilterra, mia madre morì.


Il racconto giallo

«Il dottor Roylott allora ci portò a vivere con lui nella vecchia casa di Stoke Moran. Il denaro lasciato da mia madre era sufficiente per noi e non c’erano ostacoli alla nostra felicità. «Ma verso quell’epoca, un pauroso cambiamento subentrò nel nostro patrigno. Si chiuse in casa, uscendone raramente se non per abbandonarsi a furiosi litigi con chiunque. La gente fuggiva quando lo vedeva, dato che è un uomo di una forza straordinaria e assolutamente incontrollabile quando è in preda all’ira. Non ha amici, tranne gli zingari nomadi ai quali permette di accamparsi sul suo terreno. Ha anche una passione per gli animali indiani e, attualmente, ha un ghepardo e un babbuino che scorrazzano liberi nella proprietà terrorizzando il villaggio. «Da quanto le ho detto, può immaginare che vita abbiamo condotto io e la mia povera sorella Julia. Aveva solo trent’anni quando è morta.» «Dunque sua sorella è morta?» chiese Sherlock Holmes. «È morta due anni fa, ed è proprio di questo che desidero parlarle. Due anni fa, a Natale, Julia conobbe un maggiore di Marina, con il quale si fidanzò. Il mio patrigno non fece obiezioni al matrimonio ma, a due settimane dal giorno fissato per le nozze, accadde l’evento terribile che mi privò della mia unica sorella.» «La prego di essere precisa nei particolari» disse Holmes. «Come le ho detto, la nostra casa è molto antica e solo un’ala è abitata. In quest’ala, le camere da letto sono al piano terra. Di queste camere da letto, la prima è quella del dottor Roylott, la seconda di mia sorella, la terza è la mia. Non sono comunicanti fra loro, ma danno tutte sullo stesso corridoio. Le finestre delle tre camere danno sul parco. In quella fatale notte il dottor Roylott si era ritirato presto anche se non era per dormire, perché mia sorella sentiva il fastidioso odore del sigaro indiano che era solito fumare. Mia sorella uscì dalla sua stanza e venne nella mia, dove rimase per un po’ a chiacchierare del suo imminente matrimonio. Alle undici si alzò per andarsene, ma si fermò alla porta. «“Helen” mi disse, “hai mai sentito qualcuno fischiare nel cuore della notte? Perché in queste ultime notti, verso le tre di mattina, ho sentito un fischio. Non so dire da che parte venisse – forse dalla stanza accanto, forse dal parco.” «“No, non ho mai sentito un fischio” risposi. «Helen sorrise, chiuse la porta e, poco dopo, sentii la chiave della sua camera che girava nella serratura. Con un ghepardo e un babbuino non ci sentivamo tranquille se la porta non era chiusa a chiave.» «Capisco. Prego, continui il suo racconto» disse Holmes. «Quella notte non riuscivo a dormire. Era una notte tempestosa. D’improvviso, nel frastuono della bufera, sentii l’urlo lacerante di una donna terrorizzata. Riconobbi la voce di mia sorella. Mi precipitai nel corridoio. Mi parve di sentire un leggero sibilo, come quello che aveva descritto mia sorella, e pochi momenti dopo un rimbombo, come se fosse caduta una massa di metallo. Mentre correvo nel corridoio, la porta di mia sorella si aprì. Scorsi sulla soglia mia sorella, con il volto sbiancato dall’orrore e il corpo vacillante.»

3

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5. maculata: a mac-

chie. 6. coroner: nel Regno

Unito e negli Stati Uniti, magistrato addetto soprattutto a effettuare inchieste sui casi di morte sospetta. 7. plausibile: accettabile sul piano logico, razionale. 8. Doctors’ Commons: società britan-

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nica di avvocati che si occupava di diritto civile e canonico.

«Corsi verso di lei e la circondai con le braccia ma, in quel momento, le ginocchia le si piegarono e cadde a terra. Si contorceva come una persona in preda a un terribile dolore, e le sue membra si agitavano convulsamente. Mentre mi chinavo su di lei, all’improvviso urlò: “Oh, Helen! Era la fascia maculata5!”. Puntò il dito in aria, verso la camera del dottore, ma perse i sensi e morì. Questa fu l’orribile fine della mia amata Julia.» «È sicura di aver sentito il sibilo e il suono metallico?» «È la stessa domanda che mi ha rivolto il coroner6 all’inchiesta. Ho la precisa impressione di averlo sentito ma potrei essermi sbagliata.» «Sua sorella era vestita?» «No, era in camicia da notte. Nella mano destra è stato trovato un fiammifero bruciacchiato e, nella sinistra, una scatola di fiammiferi.» «Il che dimostra che aveva acceso una lampada per guardarsi intorno quando qualcosa l’aveva allarmata. Questo è importante. E a quale conclusione è giunto il coroner?» «Ha svolto delle indagini accurate, ma non ha scoperto alcuna causa plausibile7 per la morte. La mia testimonianza dimostrava che la porta era chiusa dall’interno, e le finestre erano bloccate da persiane del vecchio tipo, con sbarre di ferro, che venivano fissate ogni sera. Furono esaminate le pareti, che risultarono solide; fu esaminato anche il pavimento, con gli stessi risultati. Il camino è ampio, ma è sbarrato con quattro grossi ganci. È quindi certo che, quando è morta, mia sorella era sola.» «Perché, secondo lei, sua sorella ha parlato di una fascia maculata?» «Forse si riferiva agli zingari, a quegli strani foulard a macchie che tanti di loro portano in testa.» «Tutto ciò è misterioso» disse Holmes, «continui il suo racconto.» «Sono passati due anni da allora. Un mese fa, un caro amico, che conosco da molti anni, mi ha fatto l’onore di chiedere la mia mano. Il mio patrigno ha dato il suo consenso alle nozze e ci sposeremo in primavera. Due giorni fa, sono cominciati dei lavori nell’ala ovest del fabbricato, è stato perforato il muro della mia camera da letto, e quindi mi sono dovuta trasferire nella camera che fu di mia sorella e dormire nel suo stesso letto. Immagini, quindi, il mio terrore la notte scorsa, nel sentire quel sommesso fischio che aveva preceduto e quasi annunciato la sua morte. Accesi la lampada, ma non vidi niente. Appena spuntò l’alba, uscii di nascosto per venire da lei e chiederle consiglio.» «Se venissimo oggi a Stoke Moran, potremmo vedere quelle stanze senza che il suo patrigno lo sappia?» chiese Holmes. «Si dà il caso che il mio patrigno oggi sarà assente tutto il giorno. Quanto a me, devo sbrigare un paio di cose qui in città. Ma tornerò con il treno delle dodici così da essere lì per il vostro arrivo.» Detto questo, Helen Stoner scivolò fuori dalla stanza. «Adesso, Watson» disse Holmes, «farò una passeggiata fino al Doctors’ Commons8, dove spero di raccogliere qualche informazione utile.» Era quasi l’una quando Sherlock Holmes tornò. «Ho visto il testamento della moglie defunta del dottor Roylott» disse.


Il racconto giallo 9. nodo scorsoio: nodo fatto all’estremità di una corda in modo da formare un laccio che si chiude quando la corda viene tesa.

3

«In caso di matrimonio, ciascuna delle due figlie ha diritto a un reddito di 250 sterline. È evidente che anche il matrimonio di una sola di loro porterebbe al dottor Roylott un danno economico rilevante. Quell’individuo aveva un forte movente per impedire che succedesse una cosa del genere. E ora, Watson, partiamo subito per Stoke Moran.» Come arrivammo a Stoke Moran, la signorina Stoner ci corse incontro. «Il dottor Roylott non rientrerà prima di sera» esclamò. «Bene» disse Holmes. «Per favore, ci accompagni subito nelle camere da esaminare.» Holmes volle esaminare subito la seconda stanza, quella in cui adesso dormiva la signorina Stoner e in cui sua sorella era morta. Holmes girò lo sguardo tutt’intorno, notando ogni minimo particolare. «Dove comunica quel campanello?» chiese alla fine, indicando un grosso cordone che pendeva a fianco del letto. «Nella stanza della governante.» «Sembra più nuovo degli altri oggetti.» «Sì, è stato messo un paio di anni fa.» «Mi scusi un attimo mentre do un’occhiata al pavimento» disse Holmes. Si gettò bocconi, con la lente in mano, esaminando accuratamente le fessure fra le tavole di legno. Poi, fece la stessa cosa con i pannelli di rivestimento delle pareti. Alla fine, si accostò al letto, prese il cordone del campanello e gli diede uno strattone violento. «Perbacco, è finto» disse, «non è nemmeno collegato a un filo elettrico. Questo è molto interessante. Come può vedere è fissato a un gancio proprio sopra la piccola apertura del ventilatore.» «Ma è assurdo! Non me n’ero mai accorta.» «Molto strano» borbottò Holmes tirando il cordone. «Il costruttore doveva essere molto stupido per aprire un foro di ventilazione che dà in un’altra stanza quando, con la stessa fatica, poteva benissimo aprirlo comunicante con l’esterno, per far passare l’aria!» «Anche quello è stato fatto da poco» disse la giovane. «Nello stesso periodo in cui è stato messo il cordone da campanello?» «Sì, certo; in quel periodo sono stati fatti molti piccoli cambiamenti.» «Cambiamenti, a quanto pare, molto strani. Con il suo permesso, signorina Stoner, adesso daremo un’occhiata alle stanze interne.» La camera del dottor Roylott era più grande di quella della figliastra. Holmes si aggirò lentamente per la stanza, esaminandola con interesse. «Qui che c’è?» chiese battendo un dito sulla cassaforte. «Documenti e carte del mio patrigno.» «Non è che per caso dentro ci sia un gatto? Guardi questo!» Prese un piattino colmo di latte, appoggiato sul coperchio della cassaforte. «Non abbiamo gatti. Ma ci sono un ghepardo e un babbuino.» «Ah, già! Ma direi che un piattino di latte non sia davvero sufficiente a saziare un ghepardo.» Si accucciò davanti a una sedia di legno. «Guarda, guarda! Questo è davvero interessante!» L’oggetto che aveva colpito la sua attenzione era un piccolo guinzaglio appeso a un angolo del letto; un guinzaglio però arrotolato e legato così da farne un nodo scorsoio9.

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«Adesso credo di aver visto abbastanza. Signorina Stoner» continuò Holmes, «è necessario che lei segua alla lettera i miei consigli. In primo luogo, il mio amico e io dobbiamo passare la notte nella sua stanza. Se non sbaglio, quella laggiù è la locanda del villaggio?» «Sì, la Corona.» «Benissimo. Da lì si vedono le sue finestre?» «Certamente.» «Quando torna il suo patrigno, deve ritirarsi in camera sua con la scusa di un mal di testa. Poi, quando lo sentirà andare nella sua stanza per la notte, apra le persiane della sua finestra, e metta sul davanzale una lampada, come segnale per noi; poi, senza far rumore, prenda tutto quanto può servirle e vada in quella che era prima la sua stanza.» «Ma cosa intendete fare?» «Passeremo la notte nella sua stanza per cercare di scoprire la causa del rumore che l’ha svegliata.» Holmes e io non incontrammo alcuna difficoltà a ottenere una camera da letto e soggiorno nella Locanda della Corona. La camera era al piano superiore e dalla finestra, al crepuscolo, vedemmo arrivare in carrozza il dottor Roylott. «Sa, Watson» mi disse Holmes mentre stavamo seduti nell’ombra della sera, «ero certo che avremmo trovato quel foro di aerazione ancora prima di venire a Stoke Moran. Ricorderà che la signorina ci disse che la sorella sentiva l’odore del sigaro del dottor Roylott. E quello suggeriva immediatamente l’esistenza di una qualche comunicazione fra le due stanze. Ho pensato a un minuscolo foro di ventilazione.» «Ma che male può esserci in questo?» «Beh, diciamo che esiste una strana coincidenza di date. Viene installato un ventilatore, viene appeso un cordone da campanello, e una ragazza che dorme in quella stanza muore. Inoltre non ha notato qualcosa di strano circa il letto? Era fissato al pavimento. Pertanto la ragazza non poteva spostare il letto. Doveva restare sempre nella stessa posizione rispetto al ventilatore e al cordone del campanello.»

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Il racconto giallo 10. lanterna cieca:

lanterna costruita in modo da permettere di concentrare la luce in un fascio o di nasconderla del tutto.

3

«Holmes» esclamai, «comincio a capire dove vuole andare a parare. Siamo arrivati in tempo per impedire un orribile delitto, vero?» «Dice bene: orribile.» Alle nove circa, la residenza fu avvolta dall’oscurità. Poi d’improvviso, alle undici, davanti a noi brillò una vivida luce. «Ecco il segnale» disse Holmes, «viene dalla finestra centrale.» Uscimmo dalla locanda, attraversammo il prato ed entrammo dalla finestra all’interno della stanza da letto. Il mio amico chiuse le imposte senza far rumore e poi mi disse: «Il minimo rumore sarebbe fatale per il nostro piano. E tenga pronta la pistola in caso di bisogno. Io mi siederò sulla sponda del letto; lei si sieda su quella poltroncina». Holmes aveva una lunga canna sottile che posò sul letto, accanto a sé, insieme con una scatola di fiammiferi e un mozzicone di candela. Poi abbassò al minimo la lampada e restammo così nell’oscurità. Rintoccò la mezzanotte, l’una, le due, le tre, e ancora eravamo in attesa che accadesse qualcosa. D’improvviso, in direzione del foro di aerazione, brillò un raggio di luce che subito scomparve, poi si sentì un forte odore di olio che bruciava e di metallo riscaldato. Nella stanza accanto qualcuno aveva acceso una lanterna cieca10. Sentii il rumore di un leggero movimento poi tutto ritornò silenzioso; ma l’odore si faceva più intenso. A un tratto si sentì un suono smorzato, strusciante. Nell’attimo stesso in cui lo sentimmo, Holmes balzò dal letto, accese un fiammifero e percosse violentemente e ripetutamente il cordone del campanello con la canna. Quando smise di colpire, il silenzio della notte fu rotto dall’urlo più lacerante che avessi mai sentito. Ci sentimmo gelare fin nelle ossa e rimanemmo a guardarci, Holmes e io, fino a che l’ultima eco di quel grido disumano si spense nel silenzio. «Prenda la pistola e andiamo nella stanza di Roylott» disse Holmes. Uno strano spettacolo si presentò ai nostri occhi. Sul tavolo c’era una lanterna cieca, con lo schermo semiaperto, che gettava un vivido raggio di luce sulla cassaforte con lo sportello accostato.

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Accanto al tavolo, su una sedia di legno, sedeva il dottor Roylott. In grembo, teneva il bastone con il guinzaglio che avevamo notato durante il giorno. Il mento era rivolto verso l’alto e gli occhi fissavano un angolo del soffitto con uno sguardo spaventoso e immobile. Attorno alla fronte era arrotolata una fascia gialla con delle macchie marroni che sembrava cingergli strettamente il capo. Quando entrammo, non si mosse. «La fascia! La fascia maculata!» bisbigliò Holmes. Improvvisamente quello strano copricapo ebbe un fremito e dai capelli si rizzò la testa triangolare e il collo dilatato di un orrendo serpente. «È una vipera di palude!» gridò Holmes. «Il rettile più velenoso di tutta l’India. Roylott è morto dopo dieci secondi dal morso. Ricacciamo questa orribile creatura nella sua tana; poi informeremo la polizia.» Le poche cose che ancora ignoravo, me le spiegò Sherlock Holmes il giorno dopo, mentre stavamo facendo ritorno a casa. «Come le ho già spiegato» mi disse, «la mia attenzione fu subito attirata dal foro di ventilazione e dal cordone del campanello che pendeva accanto al letto. Quando scoprii che il cordone era un’inutile finzione e che il letto era fissato al pavimento, mi venne immediatamente il sospetto che quel cordone fosse una specie di ponte per qualcosa che, attraverso il foro di ventilazione, arrivava al letto. Pensai subito a un serpente e, quando seppi che il dottore teneva in casa degli animali provenienti dall’India, sentii che ero probabilmente sulla pista giusta. L’idea di usare un veleno assolutamente non rintracciabile con un processo chimico era proprio quella che poteva venire in mente a un uomo astuto e spietato, che aveva trascorso molti anni in Oriente. «Pensai poi al fischio. Certo, doveva richiamare il serpente prima che la luce del mattino ne rivelasse la presenza sul corpo della vittima. Probabilmente l’aveva addestrato a tornare indietro al suo richiamo, servendosi del piattino di latte che abbiamo visto. Avrebbe infilato il serpente attraverso il foro di ventilazione nell’ora che riteneva opportuna, sapendo con certezza che sarebbe sceso lungo il cordone, fino al letto. La vittima designata poteva magari sfuggire alla morte per un’intera settimana ma, prima o poi, era destinata a morire. «Ero giunto a queste conclusioni prima di entrare nella stanza del dottor Roylott. Un esame della sedia mi rivelò che aveva l’abitudine di salirci, ovviamente per raggiungere il foro di aerazione. La cassaforte, il piattino di latte e il guinzaglio a cappio dissiparono ogni mio dubbio. Il suono metallico sentito dalla signorina Stoner era evidentemente provocato dal patrigno che richiudeva in fretta la cassaforte con il suo terribile occupante. Una volta convinto dell’esattezza della mia teoria, lei sa quali misure ho preso per dimostrarla. Ho sentito il sibilo del rettile e immediatamente ho fatto luce e l’ho attaccato. Con il risultato di farlo risalire attraverso il foro e di scatenarlo contro il suo padrone, nell’altra stanza. Certo, sono responsabile, sia pure indirettamente, della morte del dottor Roylott; ma questo non mi peserà troppo sulla coscienza.» 190

(da Le avventure di Sherlock Holmes, Newton Compton, rid. e adatt.)


Il racconto giallo

3

COMPRENSIONE 1 Rispondi alle seguenti domande. Vedi Guida a. Perché la signorina Stoner si reca nell’appartamento di Sherlock Holmes? b. Perché la signorina Stoner definisce «orribile» la morte dell’amata sorella Julia? c. Soprattutto per quali motivi Sherlock Holmes decide di recarsi a Stoke Moran? d. La lettura del testamento della moglie defunta del dottor Roylott quali utili informazioni fornisce a Sherlock Holmes? e. Nell’esaminare la stanza in cui attualmente dorme la signorina Stoner e in cui sua sorella Julia è morta, Holmes scopre alcuni particolari strani, assurdi. Quali? f.

Holmes esamina attentamente anche la stanza del dottor Roylott. Quale oggetto, in particolare, colpisce la sua attenzione e perché?

g. Sherlock Holmes e il dottor Watson trascorrono la notte nella stanza della signorina Stoner in perfetto silenzio, in attesa che accada qualcosa. E infatti, improvvisamente, che cosa vedono e sentono? Di conseguenza, che cosa succede? h. Subito dopo, Sherlock Holmes e Watson si recano nella stanza del dottor Roylott. Qui, quale «strano spettacolo» si presenta ai loro occhi?

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Questo racconto presenta la struttura tipica del giallo a enigma. Perché? Quali fasi prevede? Il racconto inizia con un delitto misterioso da risolvere, prosegue con le indagini accurate dell’investigatore e si conclude con la scoperta del colpevole e la ricostruzione della dinamica del crimine.

3 Il protagonista del racconto è senz’altro Sherlock Holmes. Quali sono le sue caratteristiche e su che cosa si basa il suo metodo di indagine? A È calmo, riflessivo. B È scontroso, facilmente irritabile e impulsivo. C Dimostra di conoscere a fondo la natura umana. D Il suo metodo d’indagine privilegia l’azione e si basa su processi mentali rapidi,

sicuri, cioè intuisce immediatamente come si sono svolti i fatti. E Il suo metodo d’indagine si basa sul rigore logico del ragionamento: osserva, intuisce,

collega, deduce. F Nel corso dell’indagine, non comunica mai le sue riflessioni, le sue ipotesi. G Nel corso dell’indagine, espone dubbi, osservazioni, riflessioni, ipotesi.

4 Chi è l’aiutante del protagonista, cioè il personaggio che gli fa «da spalla» e che assume anche il ruolo di narratore? L’aiutante di Sherlock Holmes che ha il ruolo di narratore è il dottor Watson.

Il narratore conosce perfettamente la vicenda, tuttavia è molto attento a non anticipare nulla di ciò che accadrà in seguito. Come definiresti, pertanto, il punto di vista del narratore? A Rigorosamente esterno ai fatti

B Interno ai fatti

5 Chi è la vittima? La vittima è Julia, la gemella della signorina Stoner.

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6 Completa la seguente tabella relativa al colpevole, il dottor Roylott. Caratteristiche comportamentali

Esce di rado, litiga con chiunque, è incontrollabile quando è in preda

Movente

Il danno economico derivato dal matrimonio delle figliastre.

Arma di cui si serve

Una vipera di palude, serpente velenoso dell’India.

Come viene punito

Il serpente si scaglia contro di lui e lo uccide.

all’ira, ha pochi amici, ama gli animali indiani.

7 In quale epoca avvengono i fatti narrati? Nell’aprile del 1883; l’omicidio è avvenuto due anni prima. 8 I luoghi in cui avvengono i fatti sono reali o immaginari? Aperti o chiusi? I luoghi in cui avvengono i fatti sono reali e chiusi.

9 Secondo te, in quali momenti della narrazione l’autore ricorre alla suspense, crea cioè in chi legge uno stato d’ansia, di attesa per ciò che sta per accadere? L’autore ricorre alla suspense durante la descrizione della morte di Julia e nel finale, quando Holmes percuote il serpente e si sente il grido del dottor Roylott.

10 Nella prima parte del racconto, l’autore introduce un lungo flashback. Si tratta di quel procedimento narrativo per cui viene interrotta la successione degli eventi per dare spazio alla narrazione di avvenimenti accaduti in precedenza e la cui conoscenza si rende indispensabile per la comprensione della vicenda. Individua nel testo il flashback e sottolineane le parole di inizio e di fine. Risposta nel testo

LESSICO 11 Per ciascuna parola evidenziata, scrivi un sinonimo. Risposte possibili a. «Il mio patrigno non fece obiezioni»: opposizioni b. «Il minimo rumore sarebbe fatale per il nostro piano»: disastroso c. «La cassaforte, il piattino di latte e il guinzaglio a cappio dissiparono ogni mio dubbio»: dissolsero

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 12

DEBATE IN GRUPPO È stato osservato che il giallo, racconto o romanzo che sia, pur muovendosi tra cadaveri e assassini, è un genere quanto mai «tranquillizzante» perché alla fine il colpevole viene individuato e assicurato alla giustizia o paga con la morte le sue colpe. Realizzate un debate in classe relativo al problema: il giallo è un genere «tranquillizzante»? Dividetevi in due gruppi: uno deve dimostrare, con argomentazioni valide, che il giallo è un genere «tranquillizzante», l’altro la tesi contraria. Ogni gruppo deve anche ribattere alle argomentazioni degli avversari. Alla fine del dibattito, moderato dall’insegnante, una giuria di tre persone proclama vincitore il gruppo che ha dimostrato migliore capacità di argomentazione. Risposta soggettiva

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Individua nel testo le quattro sequenze in cui è suddiviso il racconto e poi, per ciascuna di esse, scrivi una frase che ne riassuma in breve il contenuto. RIASSUMERE

Risposta soggettiva

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Sherlock Holmes Il più famoso investigatore di tutti i tempi creato da Arthur Conan Doyle nel racconto Uno studio in rosso del 1887.

Il museo di Sherlock Holmes a Londra

Il 27 marzo 1990, a Londra, in Baker Street 221 B, è stato inaugurato il Museo di Sherlock Holmes che propone una ricostruzione dell’abitazione del detective. Al primo piano si può ammirare lo studio di Holmes, dove l’investigatore, insieme al suo amico, il dottor Watson, rifletteva sul caso del momento e formulava le sue famose deduzioni. La stanza è arredata con due poltrone di fronte al caminetto e molti oggetti personali dell’investigatore, come la lente d’ingrandimento, la pipa, il violino, le attrezzature chimiche, il quaderno degli appunti e perfino il bastone da passeggio. Alle pareti, stampe e ritratti dell’epoca. Al secondo piano è collocata la stanza del dottor Watson che contiene alcuni suoi oggetti personali, tra cui il diario.

Nazionalità: inglese. Data di nascita (letteraria): 1887. Residenza: Baker Street 221 B, Londra, Inghilterra. Qui inizialmente vive con l’amico dottor John H. Watson, che però, dopo una lunga convivenza, sposa una graziosa ragazza e si trasferisce. Ai pasti e alla cura della casa provvede la signora Hudson. Professione: investigatore privato. Aspetto fisico: cranio allungato, viso magro con naso aquilino, mani eleganti e affusolate, corporatura magra ma atletica. Carattere: alterna momenti di pigrizia a periodi di grande dinamismo. È freddo e impassibile e rifugge dall’amore e dall’amicizia. Ha un unico amico, il dottor John H. Watson. È un profondo conoscitore della psicologia femminile. Abitudini, hobby e conoscenze: legge tutto ciò che riguarda il crimine e conserva gli articoli più interessanti sull’argomento. Non è attratto né dalla letteratura né dalla filosofia né dall’astronomia. Ha un modestissimo interesse per la politica. Per quanto riguarda la botanica, conosce a fondo le piante da cui si possono estrarre droghe e veleni, ma non sa niente di giardinaggio. Ha approfondite cognizioni di chimica ed è attirato dalla medicina, specialmente dall’anatomia. Suona il violino. Esercita il pugilato e la scherma. Fuma la pipa. Indossa un cappotto con mantellina e un cappello provvisto di paraorecchi. Nel suo bastone di legno è nascosto un pugnale che, in caso di necessità, utilizza come arma di difesa o offesa. Metodo d’indagine: scientifico-deduttivo. Basandosi sull’osservazione di fatti apparentemente trascurabili e di indizi minimi, giunge a ricostruire un evento unicamente a rigor di logica. Come afferma egli stesso: «Dicono che il genio consista in un’illimitata capacità di curare i particolari. È una pessima definizione, ma si applica al lavoro dell’investigatore».

APPROFONDIMENTO

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Al cinema Il personaggio letterario di Sherlock Holmes è stato protagonista di moltissimi film di successo, tra cui Sherlock Holmes del 2009 con la regia di Guy Ritchie, in cui il celebre investigatore utilizza anche le sue doti di spadaccino e di pugile per risolvere i crimini su cui indaga.

puoi vedere il trailer del film. IN RETE

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Agatha Christie Scrittrice inglese, 1890-1976

Miss Marple e un omicidio su misura

Ascolta l’audio del testo

Protagonista di questo racconto è Miss Marple, un’anziana signorina inglese che risolve un caso di omicidio, dando prova di una notevole capacità intuitiva e di osservazione. Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

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La signorina Politt bussò alla porta del villino. Dopo aver atteso con discrezione, bussò di nuovo. Nel movimento, il pacco che teneva sotto il braccio sinistro si spostò, ed essa se lo riaccomodò. Nel pacco era avvolto il nuovo abito invernale della signora Spenlow, pronto per la prova. Dalla mano sinistra della signorina Politt ciondolava una borsa, che conteneva un metro a nastro, un puntaspilli e un paio di forbici. La signorina Politt esitò prima di bussare per la terza volta. Guardando lungo la strada, scorse una figura che s’avvicinava con passo rapido. La signorina Hartnell, una donna gioviale, di cinquantacinque anni, dal viso sciupato, la salutò: «Buongiorno, signorina Politt!». La sarta rispose: «Buongiorno, signorina Hartnell. Scusatemi, sapete se la signora Spenlow è uscita?». «Non ne ho idea» rispose la signorina Hartnell. «Dovevo venire oggi pomeriggio a provare il vestito nuovo della signora Spenlow. Alle tre e mezzo, mi aveva detto.» La signorina Hartnell consultò l’orologio. «Sono passate da poco.» «Già. Ho bussato tre volte, ma pare proprio che non risponda nessuno.» La signorina Hartnell aprì il cancelletto e percorse il viottolo che conduceva davanti alla porta del villino, dove già si trovava la signorina Politt. Quindi gridò: «Ehi di casa!». Nessuno rispose. Subito dopo, la signorina Hartnell, attraverso la finestra, vide la signora Spenlow che giaceva sul tappeto dinanzi al camino... morta. «Naturalmente» diceva la signorina Hartnell, quando in seguito raccontava la storia, «mi sforzai di non perdere la testa. “Manteniamo la calma” dissi alla signorina Politt. “Voi resterete qui, e io andrò a cercare l’agente Palk.” E così, stavo appunto allontanandomi quando il signor Spenlow è sbucato da dietro la casa. Francamente, io ho subito sospettato qualcosa! Era fin troppo calmo. Non è naturale che un uomo, apprendendo la morte della moglie, non mostri nessuna emozione.» Quelli della polizia erano d’accordo con questa affermazione. Per di più, quando scoprirono che il denaro della coppia apparteneva alla signora Spenlow, e che i suoi soldi sarebbero andati al marito in virtù di un testamento redatto poco dopo il matrimonio, i loro sospetti divennero più forti che mai. Miss Marple, l’anziana signorina dal viso dolce – e, secondo taluni, dalla lingua acida – che viveva nella casa accanto, fu interpellata ben presto. Fu avvicinata dall’agente di polizia Palk: «Se non vi disturbo, Miss Marple, avrei alcune domande da porvi».


Il racconto giallo 1. St. Mary Mead:

villaggio immaginario inglese in cui si svolge la vicenda narrata.

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«In relazione all’omicidio della signora Spenlow?» domandò Miss Marple, che proseguì in tono tranquillo. «Distesa sul pavimento del salotto, strangolata – magari con un cordoncino molto sottile. A ogni modo, qualunque fosse lo strumento del delitto, esso è stato portato via.» «Come è possibile che lei riesca a sapere tutto...» disse Palk. Miss Marple lo interruppe con destrezza. «Avete un ago infilato nella giacca» osservò. L’agente Palk abbassò gli occhi stupito. «Ditemi, agente, sospettate per caso del signor Spenlow?» «Non spetta a me dirlo, in questa fase delle indagini.» A Miss Marple il signor Spenlow era simpatico. Era un uomo piccolo e magro e del tutto rispettabile. Pareva strano che fosse venuto a vivere in campagna, lui che chiaramente aveva trascorso tutta la vita in città. Ne aveva confidato il motivo a Miss Marple. «Sin da ragazzino» le aveva detto «progettavo di trasferirmi un giorno in campagna e di avere un giardino. Ho sempre amato i fiori. Sapete, mia moglie possedeva un negozio di fiorista; è lì che ci siamo conosciuti.» In realtà, però, il signor Spenlow ignorava tutto dei fiori. Inoltre era un uomo tranquillamente metodico. E fu forse a causa di questo suo carattere che la polizia s’interessò a lui, quando la moglie fu trovata assassinata. Con pazienza e tenacia, la polizia apprese anche parecchie notizie riguardo alla vittima. La defunta signora Spenlow aveva iniziato a lavorare come sguattera in una ricca famiglia. Aveva lasciato quel posto per sposare l’aiutogiardiniere e insieme avevano aperto un negozio di fiori a Londra. Il negozio aveva prosperato. Non così il giardiniere, che nel giro di breve tempo s’era ammalato ed era morto. La vedova aveva assunto la gestione del negozio e l’aveva ampliato in modo ambizioso. Poi aveva venduto la propria ditta in cambio di una somma notevole, e si era risposata con il signor Spenlow, un gioielliere di mezz’età che aveva ereditato un piccolo e stentato commercio. Poco tempo dopo, essi avevano ceduto questa loro attività e s’erano stabiliti a St. Mary Mead1. La signora Spenlow era una donna benestante. Il denaro ricavato dal negozio di fiori l’aveva investito e aveva fruttato in misura straordinaria. E poi, all’improvviso, l’omicidio. Il colonnello Melchett, capo della polizia locale, aveva fatto chiamare l’ispettore Slack, un uomo dal carattere risoluto. «È stato il marito, signore» disse Slack. «Vi basta guardarlo in faccia. Non ha mai mostrato un segno di dolore né di emozione. Secondo me, era stufo della moglie. Il denaro era in mano a lei e allora lui ha deciso di sbarazzarsi di lei e condurre poi una vita agiata per conto proprio.» «Sì, potrebbe essere così. A proposito, avete parlato con Miss Marple?» «Che cosa c’entra lei in questa faccenda, signore?» «Oh, niente. Ma è al corrente delle voci che circolano. Perché non andate a fare quattro chiacchiere con lei? È una donna molto acuta.» Miss Marple ricevette con soddisfazione la visita dell’ispettore Slack, soprattutto quando apprese che a mandarlo era il colonnello Melchett.

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2. biasimo: rimpro-

vero.

«È davvero molto cortese da parte del colonnello Melchett. Non sapevo che si ricordasse di me. Ma non so proprio nulla di quest’omicidio.» «Però sapete quel che se ne dice in giro.» «Be’, si fanno un sacco di discorsi e di ipotesi. Ed esistono due partiti contrapposti, se così posso esprimermi. Innanzitutto, c’è chi è persuaso che sia stato il marito per trarne un beneficio finanziario.» L’ispettore annuì interrompendola. «Certo, il movente economico...» Miss Marple proseguì: «E poi c’è l’altro partito. Ted Gerard. Un giovanotto di bell’aspetto. Veniva a trovarla spesso. Un sacco di persone sono convinte che la signora Spenlow si fosse invaghita del giovanotto». «Questo ci fornirebbe un altro movente a carico del marito» disse l’ispettore Slack. «La gelosia.» «Oh no, il signor Spenlow non s’ingelosirebbe mai. Non è il tipo d’uomo che s’accorge di ciò che gli accade intorno. Ma voi, ispettore, non avete trovato nessun indizio sul posto?» «Al giorno d’oggi gli assassini non lasciano più impronte digitali o mozziconi di sigaretta, Miss Marple.» «Ma questo» insinuò lei «mi pare un delitto vecchio stile... L’agente Palk potrebbe esservi d’aiuto. È stato il primo sulla “scena del delitto”.» Dopo aver congedato l’ispettore Slack, Miss Marple salì in camera, arrotolò in fretta un vestito dentro un pezzo di carta e, uscita di casa, si diresse all’ufficio postale. La signorina Politt, la sarta, abitava in un appartamento sopra l’ufficio postale. Miss Marple salì le scale e chiese alla signorina Politt di ammodernarle quel vecchio vestito di seta grigia. La signorina Politt promise che avrebbe fatto il possibile.

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Il capo della polizia, il colonnello Melchett, accolse con meraviglia l’annuncio della visita di Miss Marple. «Scusate se vi disturbo» gli disse lei entrando. «Ho preferito venire da voi invece che parlare con l’ispettore Slack. Sapete, non vorrei che l’agente Palk ricevesse un biasimo2. A rigore, suppongo che non avrebbe dovuto toccare nulla.» Il colonnello Melchett era piuttosto disorientato. «Palk?» domandò. «È l’agente di servizio a St. Mary Mead, no? Che cosa ha fatto?» «Ha raccolto un ago, sapete. L’aveva infilato nella giacca. E, guardandolo, pensai che doveva averlo raccolto in casa della signora Spenlow.» «Già, già. Effettivamente, ha raccolto l’ago proprio accanto al corpo della signora Spenlow. Certo, non avrebbe dovuto toccare nulla, ma era solo un comune ago, che qualunque donna potrebbe usare.» «Oh no, colonnello Melchett, è qui che sbagliate. Quello era un ago particolare, molto sottile, di quelli che usano soprattutto le sarte. La signorina Politt è entrata nel villino della signora Spenlow, ha accennato a certe misure che doveva prenderle e le ha avvolto il proprio metro a nastro intorno al collo: le è bastato incrociarne i capi e tirare. Infine è uscita, s’è richiusa la porta alle spalle ed è rimasta lì a bussare, come se fosse appena arrivata. Ma l’ago dimostra che lei era già entrata nel villino.» «Ma, mia cara Miss Marple, perché?» domandò il colonnello Melchett.


Il racconto giallo

3

«Non esiste un omicidio senza movente.» «Ebbene, colonnello Melchett, in base a quanto ho sentito, credo che il movente del delitto risalga a molti anni fa. Secondo me, entrambe le donne, la signora Spenlow e la signorina Politt, vi hanno partecipato.» «A che cosa?» «A un furto. Parecchio tempo fa. Smeraldi molto preziosi, pare. La cameriera personale della padrona e la sguattera. Infatti, c’è una cosa che non è stata chiarita: quando la sguattera, cioè la defunta signora Spenlow, ha sposato il giardiniere, dove hanno preso i soldi per aprire un negozio di fiori? La risposta è che quella era la sua parte di bottino. L’altra, la signorina Politt, la cameriera, si ridusse a lavorare come sarta di paese. Poi s’incontrarono di nuovo. Sulle prime tutto bene, immagino, finché sulla scena non comparve il signor Ted Gerard. Vedete, la signora Spenlow provava già rimorsi di coscienza e questo giovanotto senza dubbio la incitava a “far fronte alle proprie responsabilità”. Ma la signorina Politt temeva di finire in prigione per un furto commesso anni addietro. E così decise di porre fine a tutta la storia.» Il colonnello Melchett disse: «Possiamo verificare che la Politt e l’ex cameriera personale di quella dama siano la stessa persona, ma...». Miss Marple lo rassicurò. «Sarà tutto molto semplice. È il tipo di donna che crolla quando viene smascherata. E poi, vedete, le ho preso il suo metro a nastro. Io, ehm, gliel’ho sottratto ieri, mentre provavo un abito. Quando s’accorgerà della sua scomparsa e penserà che sia in mano alla polizia... be’, crederà che costituisca una prova decisiva a suo carico.» Miss Marple sorrise. «Non avrete nessuna difficoltà, ve l’assicuro.» (da Miss Marple, A. Mondadori, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Rispondi alle seguenti domande. Vedi Guida a. Il racconto inizia con la presentazione della signorina Politt. Chi è, dove si trova e perché? b

La signora Spenlow viene trovata morta. Perché la signorina Hartnell e la polizia nutrono dei sospetti nei confronti del signor Spenlow, il marito della defunta?

c. Chi è Miss Marple? Che cosa sa riguardo all’omicidio della signora Spenlow? d. L’ispettore Slack si reca da Miss Marple e da lei viene a sapere quello che si dice in giro dell’omicidio della signora Spenlow. Cioè che cosa? e. Secondo l’ispettore Slack, quali potrebbero essere i due moventi a carico del marito, il signor Spenlow? f.

Perché Miss Marple si reca all’ufficio postale?

g. Miss Marple si reca dal capo della polizia, il colonnello Melchett. Secondo lei, quale prova dimostra che la signorina Politt è l’autrice dell’omicidio? h. Qual è il movente del delitto? i.

Perché, secondo Miss Marple, il colonnello Melchett non avrà alcuna difficoltà a smascherare la signorina Politt?

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ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Collega ciascun personaggio al corrispondente ruolo. a. Miss Marple

colpevole

b. Signora Spenlow

eroe protagonista

c. Signorina Politt

vittima

3 Quali delle seguenti caratteristiche si riferiscono a Miss Marple? A È un’anziana signorina.

F È curiosa e conosce a fondo la natura umana.

B Ha un viso duro e arrogante.

G È un’attenta osservatrice ed è dotata

di una notevole capacità intuitiva.

C Ha un viso dolce. D Vive in un piccolo paese.

H Il suo metodo d’indagine privilegia l’azione.

E Si disinteressa completamente

I

dei problemi altrui.

Il suo metodo d’indagine privilegia il ragionamento.

4 Quale elemento costituisce un indizio molto significativo per Miss Marple? L’ago che l’agente Palk ha raccolto accanto al cadavere.

5 Quali delle seguenti affermazioni, relative al signor Spenlow, sono esatte? A È simpatico a Miss Marple.

D Ama vivere in città.

B È alto e grosso.

E Ha sempre vissuto in campagna.

C È un uomo rispettabile e metodico.

F Ama i fiori, però ignora tutto di essi.

6 Quali delle seguenti affermazioni, relative alla signora Spenlow, sono esatte? A Ha iniziato a lavorare come sguattera in una ricca famiglia. B Insieme al primo marito ha aperto un negozio di fiori a Londra. C In seguito alla morte del primo marito, è diventata povera. D Si è risposata con il signor Spenlow, un ricchissimo gioielliere.

7 Per ciascuna delle seguenti frasi, relative alle caratteristiche del racconto che hai letto, cancella l’alternativa errata. a. Si tratta di un racconto giallo d’azione / a enigma. b. L’omicidio è già avvenuto / avviene nel corso della narrazione. c. Fabula e intreccio coincidono / non coincidono. d. Il linguaggio è crudo / semplice e diretto.

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA

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Il finale del racconto ti ha colto di sorpresa oppure, durante la lettura, hai fatto delle ipotesi circa la persona che ha ucciso la signora Spenlow? Confronta la tua risposta con quella dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva

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Il titolo del racconto ti sembra appropriato? Se sì, perché? Se no, perché e quale altro titolo sceglieresti? Riferisci le tue opinioni motivate in un breve testo scritto. Risposta soggettiva

CONFRONTARE IPOTESI RIGUARDO AL COLPEVOLE

ARGOMENTARE


■ ■ ■ ■

■ ■

Miss Jane Marple L’amabile signorina anziana, sempre implicata in delitti, creata da Agatha Christie nella raccolta di racconti Miss Marple e i tredici problemi del 1930 e, sempre nello stesso anno, nel romanzo La morte nel villaggio.

Nazionalità: inglese. Data di nascita (letteraria): 1930. Residenza: villaggio di St. Mary Mead (Inghilterra). Professione: non è un’investigatrice professionista. Miss Marple si occupa di crimini per assecondare la propria curiosità, per il piacere di esercitare la propria intelligenza o per aiutare qualcuno. Aspetto fisico: anziana signorina con i capelli bianchi e gli occhi azzurri scintillanti. Carattere: pacifico. È molto curiosa ed è un’attenta osservatrice di tutto quello che accade nel suo villaggio. Ama i pettegolezzi. La gentilezza d’animo e il garbo contraddistinguono i suoi rapporti con gli altri; se vuole, sa essere furba e astuta. È molto affezionata a un nipote, giovane e affermato scrittore. Abitudini, hobby e conoscenze: è fanatica di giardinaggio e appassionata osservatrice della vita degli uccelli. Le piace lavorare a maglia e ricamare. Metodo d’indagine: psicologico. Convinta che la natura umana sia sempre e ovunque la stessa e che anche gli individui più insospettabili possano essere sospettati, Miss Marple scheda e archivia nella sua memoria tutti i tipi che incontra. E poiché sostiene che tutti assomiglino a soggetti che lei ha già catalogato e che in certe situazioni si sono comportati in un determinato modo, le basta ricorrere al suo «archivio mentale» per trovare la pista giusta e risolvere il caso. Il suo più valido ferro del mestiere? A parte un cervello dotato di una logica stringente, il pettegolezzo, che per l’amabile vecchietta è la fonte principale di informazioni.

APPROFONDIMENTO

3

Al cinema e in tv Numerose le versioni cinematografiche e televisive dei racconti e romanzi di Agatha Christie con Miss Marple protagonista. L’arzilla vecchietta è stata più volte interpretata dall’attrice Margareth Rutherford in film di successo come Assassinio sul treno (1961), Assassinio al galoppatoio (1963), Assassinio sul palcoscenico (1964). Nel 1980, nel film Assassinio allo specchio, il ruolo di Miss Marple è stato affidato ad Angela Lansbury, nota protagonista della serie televisiva La signora in giallo. In tempi più recenti (dal 2004 al 2013), l’intramontabile investigatrice è stata protagonista di una serie tv britannica che conta ben sei stagioni: a interpretare Miss Marple, le attrici Geraldine McEwan, nelle prime tre stagioni, e Julia McKenzie, a partire dalla quarta stagione.

▶ La locandina del film Assassinio sul treno.

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Agatha Christie Scrittrice inglese, 1890-1976

Hercule Poirot e il furto di gioielli

Ascolta l’audio del testo

Protagonista del racconto che stai per leggere è il geniale investigatore belga Hercule Poirot. Una preziosa collana di perle viene rubata ma Poirot, facendo lavorare il suo cervello, o meglio le sue «straordinarie piccole cellule grigie», scoprirà gli autori del furto.

1. Grand Metropolitan: hotel Grand Me-

tropolitan. 2. Brighton: città si-

200

tuata sulla costa meridionale dell’Inghilterra, nella contea dell’East Sussex. 3. Hastings: Arthur Hastings, ex capitano dell’esercito, e amico di Poirot. 4. monsieur: signor, in francese.

Sabato sera cenammo al Grand Metropolitan1. Tutto il mondo sembrava essersi dato appuntamento a Brighton2. Gli abiti erano meravigliosi e i gioielli erano stupendi. Poirot si guardò attorno con aria placida. «Guardi, Hastings3, quella donna robusta accanto al pilastro; è praticamente coperta di gioielli.» «Ma è la signora Opalsen!» esclamai. «Suo marito, di recente, ha fatto un sacco di soldi con il petrolio.» Dopo cena ci imbattemmo nei signori Opalsen e li presentai a Poirot. Finimmo per prendere il caffè insieme. Poirot ammirò alcune delle gemme più costose che la signora esibiva sul petto e lei si illuminò tutta. «Per me è una vera passione, monsieur4 Poirot, io adoro i gioielli. Sa, io ho delle perle che sono considerate tra le più belle del mondo. Devo proprio andare di sopra a prenderle!» La signora attraversò l’atrio a passo svelto, diretta verso l’ascensore. Il marito, che stava chiacchierando con noi, dopo un po’ fu interrotto da un cameriere che si avvicinò e gli disse qualcosa all’orecchio. «Eh...? Vengo subito. Non si è sentita male, vero? Scusatemi, signori.» Si allontanò bruscamente. Passarono diversi minuti ma gli Opalsen non erano ancora tornati. «Strano» osservai dopo un po’. «Mi chiedo quando torneranno.» Poirot scosse il capo con aria decisa. «Deve essere successo qualcosa di veramente importante. Ah, proprio come pensavo! Ecco la polizia!» Nell’atrio dell’albergo erano appena entrati due uomini, uno in divisa e l’altro in borghese. Si rivolsero a un cameriere e furono subito accompagnati di sopra. Qualche minuto dopo, il cameriere ridiscese e si avvicinò al nostro tavolo. «Il signor Opalsen chiede se volete salire.» Poirot scattò agilmente in piedi e io lo seguii senza esitazioni. L’appartamento degli Opalsen era al primo piano. Entrammo e ci trovammo davanti la signora Opalsen che piangeva disperata. Il signor Opalsen camminava su e giù, furibondo. I due funzionari di polizia erano in piedi al centro della stanza, e uno teneva in mano un blocco di appunti. Accanto al camino, spaventata da morire, c’era una cameriera dell’albergo e, all’altro capo della stanza, c’era Célestine, la cameriera personale della signora Opalsen (una francese) che piangeva con una disperazione pari a quella della sua padrona. Appena Poirot, calmo e sorridente, apparve in mezzo a quel pandemonio, la signora Opalsen gli si avvicinò. «Era destino che stasera la incontrassi, signor Poirot. Se lei non riuscirà a recuperare le mie perle, non ci riuscirà nessuno.»


Il racconto giallo

5. madame: signora,

in francese. 6. toilette: speciale

mobiletto con specchio, sul quale è disposto tutto l’occorrente per pettinarsi o truccarsi. 7. con veemenza: con foga, con impeto travolgente.

«La prego, madame5, si calmi» disse Poirot «e racconti tutta la storia.» La signora Opalsen cominciò a parlare. «Dopo cena sono salita in camera per prendere le perle, perché volevo mostrarle al signor Poirot. La cameriera e Célestine erano tutte e due nella stanza, come al solito...» «Chiedo scusa, madame, ma che cosa intende con “come al solito”?» chiese l’ispettore di polizia. «Ho dato ordine che nessuno entri in questa stanza, a meno che non ci sia anche Célestine, la nostra cameriera. Al mattino la cameriera dell’albergo fa le pulizie e torna nel pomeriggio per preparare i letti, ma sempre in presenza di Célestine. Come stavo dicendo» proseguì la signora Opalsen, «sono salita, mi sono avvicinata a quel cassetto» indicò un cassetto della toilette6, «ho preso il mio portagioie e l’ho aperto. Sembrava tutto in ordine, ma le perle non c’erano!» L’ispettore prendeva freneticamente appunti. «Chi ha chiuso a chiave il portagioie?» chiese alla signora Opalsen. «Io. Tengo la chiave infilata in una catenina che porto al collo. Eccola.» E la sollevò per mostrarcela. L’ispettore la esaminò. «Il ladro doveva avere un duplicato della chiave. Che cosa ha fatto, dopo aver chiuso il portagioie?» «L’ho rimesso nel cassetto, dove lo tengo di solito.» «Non ha chiuso a chiave il cassetto?» «No, non lo faccio mai; la cameriera Célestine rimane nella stanza fino a che salgo io e quindi non ce n’è bisogno.» «Vuol dire che quando lei è scesa a cena i gioielli c’erano, e che da quel momento la cameriera non ha mai lasciato la stanza?» chiese l’ispettore. A quelle parole, Célestine mandò un grido lacerante. Quell’allusione era infame! Lei sospettata di derubare madame, mentre l’infame cameriera dell’albergo veniva lasciata libera! A quel punto la cameriera dell’albergo, diventando tutta rossa, dichiarò con veemenza7: «Se questa straniera dice che sono stata io a prendere la collana di perle, è una bugiarda! Non le ho neanche mai viste» e poi rivolgendosi a Célestine: «Le hai rubate tu e vuoi dare la colpa a me. Io sono entrata in questa stanza soltanto tre minuti prima che arrivasse la signora, e tu stavi seduta qui come un gatto che sorveglia il topo!». L’ispettore guardò Célestine con aria inquisitoria. «È vero? La cameriera dell’albergo non ha mai lasciato la stanza?» «Non l’ho mai lasciata sola nella stanza a lungo» ammise Célestine, «anche se sono andata in camera mia due volte, una per prendere del filo e un’altra per prendere le forbici. Deve averlo fatto in pochi attimi.» «Ma se non sei stata via neanche un minuto» ribatté irosamente la cameriera. «Sei schizzata fuori e rientrata subito. Vorrei proprio che la polizia mi perquisisse! Non ho niente da temere, io.» In quel momento si sentì bussare alla porta e l’ispettore andò ad aprirla. «Oh!» esclamò. «Avevo mandato a chiamare una delle nostre ispettrici, ed eccola qui. Vada con l’ispettrice nell’altra stanza per la perquisizione, se non le dispiace.» Guardò la cameriera dell’albergo che uscì a testa alta, seguita dall’ispettrice. Poirot, intanto, esaminava la stanza.

3

201


202

8. mademoiselle: signorina, in francese. 9. mon ami: amico mio, in francese.

Poco dopo ricomparvero la cameriera dell’albergo e l’ispettrice di polizia. «Niente» disse quest’ultima, «addosso non ha nulla.» «Vorrei ben vedere» disse la cameriera, offesa. «E quella donnaccia francese dovrebbe vergognarsi di calunniare una donna onesta! Perquisirete anche lei, vero?» «Sì, sì!» rispose l’ispettore. Célestine seguì l’ispettrice nella stanzetta vicina e qualche minuto dopo ritornò: addosso non aveva nulla. Il volto dell’ispettore divenne molto severo. «Temo che dovrò chiederle ugualmente di venire con me, signorina.» Si rivolse alla signora Opalsen. «Mi dispiace, signora, ma tutte le prove vanno in questa direzione. Se non li ha addosso, deve averli nascosti nella sua stanza.» Poirot decise di intervenire e si rivolse a Célestine. «Ci ha detto di essere andata in camera sua a cercare del filo. Dove lo tiene?» «Sul ripiano della cassettiera, monsieur.» «E le forbici?» «Anche quelle erano lì.» «La disturberei troppo, mademoiselle8, se le chiedessi di ripetere esattamente quello che ha fatto? Era seduta qui a lavorare, ha detto?» Célestine sedette e poi, a un cenno di Poirot, si alzò, passò nella stanza vicina, prese un oggetto dalla cassettiera e tornò. Poirot divideva la propria attenzione tra i movimenti della donna e un grande orologio da taschino che teneva nel palmo della mano. «Ancora una volta, per favore, mademoiselle.» Dopo che Célestine fu di nuovo uscita e rientrata, lui annotò qualcosa sulla sua agenda e rimise l’orologio in tasca. Poi Célestine se ne andò piangendo, accompagnata dall’ispettrice. «Hastings, prenda il mio orologio» disse Poirot. Poco fa ho cronometrato i movimenti di mademoiselle; la prima assenza dalla stanza è durata dodici secondi, la seconda quindici. Ora, ispettore, osservi attentamente. Madame sarà così gentile da darmi la chiave del portagioie. Il mio amico Hastings avrà la gentilezza di darmi il via.» «Via!» dissi. Con velocità quasi incredibile Poirot tirò con forza il cassetto della toilette, tolse il portagioie, inserì la chiave nella serratura, aprì il portagioie, prese un gioiello, chiuse a chiave il portagioie e lo rimise nel cassetto, che richiuse. Il tutto con movimenti velocissimi. «E allora, mon ami 9?» chiese con il fiato mozzo. «Quarantasei secondi» risposi. «Visto? La cameriera non avrebbe nemmeno avuto il tempo di tirar fuori la collana dal portagioie, e tanto meno di nasconderla.» «Non ci resta che l’altra cameriera» disse l’ispettore con soddisfazione, riprendendo la sua ricerca e passando nella stanza di Célestine. Poirot aveva un’espressione pensosa. All’improvviso sparò una domanda al signor Opalsen. «La collana... era assicurata, vero?» «Sì» rispose lui con una certa esitazione, «lo era.» «Allora troverà nel fatto una lieve consolazione» disse Poirot.


Il racconto giallo 10.

passepartout:

termine francese che significa «chiave che può aprire diverse serrature», usata solitamente negli alberghi dal personale di servizio per aprire le camere.

«Già» disse il signor Opalsen in tono piuttosto incerto. «Tuttavia...» Fu interrotto da un grido di trionfo dell’ispettore, che rientrò nella stanza con qualcosa in mano. Con uno strillo la signora Opalsen si alzò dalla sedia. Sembrava un’altra donna. «Oh, oh, la mia collana!» «Dov’era?» chiese Opalsen. «Nel letto di Célestine, tra le molle. Deve averla rubata e nascosta lì prima che arrivasse la cameriera dell’albergo.» «Permette, madame?» chiese con delicatezza Poirot e, presa la collana, la esaminò attentamente. Poi gliela restituì e mi disse: «Vogliamo andarcene, amico mio? I nostri servigi non sono più necessari». Tuttavia, una volta fuori esitò e poi con mia grande sorpresa osservò: «Mi piacerebbe vedere la stanza accanto». La porta non era chiusa a chiave, così entrammo. La stanza, una grande camera doppia, non era occupata. Si vedeva che non era stata spolverata da un bel po’, e il mio amico fece una smorfia mentre passava il dito su un segno rettangolare, sopra un tavolo accanto alla finestra. «Allora?» chiesi io con impazienza. «Perché siamo venuti qui?» Lui sobbalzò. «Oh, le chiedo scusa, mon ami, volevo soltanto vedere se la porta era veramente chiusa a chiave anche da questa parte. «Be’» dissi, dando un’occhiata alla porta comunicante con la stanza che avevamo appena lasciato «è chiusa a chiave. E comunque che cosa importa? Il caso è chiuso.» Poirot scosse il capo. «Il caso non è chiuso, amico mio. Non sarà chiuso finché non scopriremo chi ha rubato le perle.» «Ma è stata Célestine, la cameriera francese! Le hanno trovate... sotto il suo materasso.» «Via, via» disse con impazienza Poirot. «Non erano quelle, le perle.» «Come?» «Un’imitazione, mon ami.» La sua affermazione mi lasciò senza fiato. «Dobbiamo dirlo subito agli Opalsen. Il ladro potrebbe fuggire con le perle!» «Come al solito, amico mio, lei parla senza riflettere. Come fa a sapere che le perle della signora Opalsen non fossero false, e che il vero furto non sia avvenuto molto tempo fa?» «Oh!» dissi io, attonito. Uscì dalla stanza e si fermò un momento come per riflettere. In quel mentre, vide la cameriera dell’albergo e le disse: «Mi scusi, le sarò grato se vorrà aprirmi la porta della stanza del signor Opalsen». La stanza del signor Opalsen era di fronte a quella di sua moglie; la cameriera l’aprì con il passepartout10 e noi entrammo. Poirot la fermò prima che lei se ne andasse. «Un momento; ha visto un biglietto come questo, tra le cose del signor Opalsen?» Le mostrò un cartoncino bianco lucido, di tipo poco comune. La cameriera lo prese e lo esaminò attentamente. «No, signore, ma di solito è il cameriere a occuparsi di questa stanza.» «Capisco. Grazie.» Poirot riprese il biglietto e la donna se ne andò. «Per favore, Hastings, suoni il campanello tre volte, per il cameriere.»

3

203


Ubbidii. Nel frattempo Poirot aveva vuotato il cestino della carta straccia e stava rapidamente esaminandone il contenuto. Di lì a poco arrivò il cameriere e Poirot gli pose la stessa domanda di prima, mostrandogli il biglietto. Ma la risposta fu identica. Il cameriere non aveva mai visto un biglietto di quel genere, tra le cose del signor Opalsen. Poirot lo ringraziò e lui si ritirò. Era difficile che non avesse sentito la pensosa osservazione di Poirot, che stava di nuovo rovistando tra le carte: «E la collana era assicurata per una forte cifra...». Una volta in camera, Poirot si cambiò rapidamente d’abito. «Stasera vado a Londra» mi spiegò. « Il vero lavoro, quello del cervello (ah! quelle straordinarie piccole cellule grigie), è stato fatto. Vado a cercare la conferma. E la troverò! È impossibile ingannare Hercule Poirot! Conto però su di lei perché mi faccia un piacere.» «Certo» risposi io subito. «Di che si tratta?» «La manica della giacca che ho tolto... le dispiacerebbe spazzolarla? Vede, c’è rimasta sopra un po’ di polverina bianca. Mi avrà senz’altro visto passare il dito attorno al cassetto della toilette, vero? Ho raccolto un po’ di polvere con il dito e poi me lo sono sfregato sulla manica; un’azione irrazionale che deploro... contraria a tutti i miei princìpi.» «Ma che cos’era quella polvere?» chiesi. «Direi che si tratta di talco. A volte si usa per far scorrere meglio i cassetti. Au revoir11, amico mio.» La porta si chiuse alle sue spalle.

11. Au revoir: arrive-

derci, in francese. 12. parbleu: perbac-

204

co, in francese.

Il giorno dopo, quando tornai al Grand Metropolitan, vidi Poirot insieme con gli Opalsen. «Mon ami Hastings!» esclamò. «Si sieda e le racconterò come è andata la faccenda e come si è felicemente conclusa.» «Conclusa?» «Ma sì, sono stati arrestati.» «Chi è stato arrestato?» «La cameriera e il cameriere dell’albergo, parbleu12! Non l’aveva sospettato? Nemmeno quando, prima di andarmene, ho accennato al talco?» «Aveva detto che si usa per far scorrere meglio i cassetti.» «Certo... Qualcuno voleva che quel cassetto scivolasse fuori e dentro senza fare il minimo rumore. Di chi poteva trattarsi? Ovviamente solo della cameriera dell’albergo. Ecco la dinamica dei fatti: il cameriere è in attesa nella camera accanto, vuota. La cameriera francese lascia la stanza. Veloce come un fulmine, la cameriera dell’albergo spalanca il cassetto, ne toglie il portagioie e, dopo aver tirato il chiavistello, apre la porta e lo passa al complice. Il cameriere apre con tutta calma il portagioie con il duplicato della chiave, tira fuori la collana e aspetta. Célestine lascia la stanza di nuovo e... pst!... in un lampo il portagioie viene ripassato di là e rimesso a posto. Arriva madame e scopre il furto. La cameriera chiede di essere perquisita con indignazione e lascia la stanza. La collana fasulla che i due si erano procurati è stata nascosta quella mattina sotto il materasso della cameriera francese: un colpo da maestri, questo!» «Ma perché è andato a Londra?»


Il racconto giallo 13. Scotland Yard: la famosa polizia inglese, che prende il nome dall’edificio in cui si trova la sua sede centrale londinese.

3

«Ricorda il cartoncino? Era speciale, aveva una superficie appositamente predisposta per rilevare le impronte digitali. Sono andato dritto filato a Scotland Yard13. Come avevo sospettato, è risultato che le impronte digitali erano quelle di due noti ladri di gioielli ricercati dalla polizia. L’ispettore Japp di Scotland Yard è venuto qui con me, i ladri sono stati arrestati e la collana è stata trovata in possesso del cameriere. Una coppia astuta, Hastings, ma carente nel metodo.» «Ma dov’è che il loro metodo non ha funzionato?» gli chiesi. «Mon ami, è un ottimo piano farsi assumere come cameriere o cameriera, ma bisogna comportarsi di conseguenza. Quei due hanno trascurato di spolverare una stanza vuota e quindi, quando lui ha deposto il portagioie sul tavolino accanto alla porta comunicante, l’oggetto ha lasciato una traccia rettangolare...» «Me la ricordo!» esclamai. «Prima ero indeciso poi... ho raggiunto la certezza!» «E io ho riavuto le mie perle» disse trionfante la signora Opalsen. (da Poirot e le pietre preziose, A. Mondadori, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Riferendoti al testo, completa le seguenti frasi. a. Poirot conosce i signori Opalsen

durante una cena al Grand Metropolitan di Brighton

.

b. In seguito al furto della collana di perle della signora Opalsen, vengono interrogate la cameriera dell’albergo e Célestine,

la cameriera personale

. Entrambe

le cameriere vengono perquisite ma

addosso non hanno nulla

.

c. Per ordine della signora Opalsen, la cameriera dell’albergo deve fare le pulizie della stanza sempre in presenza di Célestine. Quel giorno, però, Célestine si è assentata due volte per andare

nella sua stanza

a prendere

stanza sono durate, rispettivamente,

. Le due assenze dalla

ago e filo

secondi.

dodici e quindici

d. Poirot dimostra che, in così poco tempo, la cameriera dell’albergo non avrebbe potuto

e. Le perle vengono ritrovate nel f.

.

aprire il cassetto e il portagioie, prendere le perle e rimettere tutto in ordine letto

di

Célestine

.

Il caso sembra chiuso, ma Poirot dice ad Hastings che le perle ritrovate sono

false .

g. Poirot chiede alla cameriera dell’albergo e al cameriere che si occupa della stanza del signor

se hanno mai visto un

Opalsen

bianco lucido che mostra a entrambi. I due rispondono h. Poirot si reca a Londra, a

Scotland Yard

comunica ai signori Opalsen e a sono state rubate dai cartoncino

Hastings

Brighton

. ,

la soluzione del caso. Le perle vere

che, dalle impronte digitali rilevate sul

due camerieri

nel letto di Célestine

che non l’hanno mai visto

, e il giorno dopo, tornato a

, risultano due noti ladri di

avevano nascosto

cartoncino

gioielli

. Le perle false che i due

avrebbero dovuto accusarla del furto.

205


ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Indica se le seguenti affermazioni, relative all’investigatore Poirot, sono vere o false. a. Il suo metodo d’indagine si basa sull’improvvisazione e su una serie di azioni intrepide, coraggiose.

V

F

b. Il suo metodo d’indagine si basa sul rigore logico del ragionamento che consiste nel risalire, attraverso una serie di indizi, supposizioni e deduzioni, da un elemento particolare alla ricostruzione complessiva del fatto accaduto.

V

F

c. Con le persone si comporta sempre in modo gentile.

V

F

d. Nel corso delle indagini, ha spesso degli scatti d’ira, d’insofferenza.

V

F

e. Ha una grandissima stima di sé.

V

F

V

F

g. Si muove lentamente e in modo impacciato.

V

F

h. È agile, scattante, veloce.

V

F

f.

È maniaco dell’ordine e gli dà molto fastidio la polvere sugli abiti.

3 Secondo Poirot, Hastings: (indica le risposte esatte) A gli è di valido aiuto

C ha un buon metodo investigativo

B parla senza riflettere

D è incapace di fare ipotesi o deduzioni

4 A chi è affidato il ruolo di narratore? A A Poirot

C A Célestine

B Alla signora Opalsen

D Ad Hastings

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 5

ARGOMENTARE Come Sherlock Holmes, in tutte le sue avventure, lavora in collaborazione con l’amico Watson, così Poirot è affiancato dall’amico Hastings. Perché, secondo te, nei racconti gialli a enigma è spesso presente «la coppia investigativa»? Ti riportiamo quattro risposte che sintetizzano le opinioni degli esperti di narrativa poliziesca. Indica l’interpretazione che ti sembra più appropriata e motiva la tua scelta, anche riferendoti al racconto letto. Risposta soggettiva

a. L’evidente disparità intellettuale tra l’investigatore e la sua «spalla» ha la funzione di far meglio risaltare la genialità dell’investigatore protagonista. b. La presenza della «spalla» fornisce un interlocutore all’investigatore, le cui riflessioni sull’indagine in corso avrebbero altrimenti la forma di lunghi monologhi, presumibilmente molto noiosi. c. Le geniali capacità logico-intuitive dell’investigatore ne fanno un personaggio che il lettore o la lettrice ammira, ma nel quale non può immedesimarsi. È invece la «spalla», con i suoi limiti e i suoi continui errori, a suscitare in chi legge un processo di identificazione. d. Le ingenuità e gli errori della «spalla» introducono una nota umoristica nella narrazione. (in Classico giallo, A. Mondadori)

6

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Immagina di lavorare come cronista per un quotidiano locale e scrivi un articolo, con titolo e sottotitolo, per riferire del furto della collana di perle e della soluzione del caso a opera di Poirot. Risposta soggettiva SCRIVERE UN ARTICOLO DI GIORNALE


■ ■ ■ ■

Hercule Poirot L’investigatore famoso per le sue «piccole cellule grigie» creato da Agatha Christie nel romanzo Poirot a Styles Court del 1920.

Al cinema Il personaggio letterario di Hercule Poirot è stato protagonista di molti film di successo, tra cui Assassinio sull’Orient Express del 2017 con la regia di Kenneth Branagh. Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Agatha Christie, racconta l’assassinio di un ricco uomo di affari dal torbido passato, ucciso in circostanze misteriose mentre viaggia da Parigi a Istanbul sul mitico e lussuoso treno Orient Express. Tra i passeggeri c’è anche il grande investigatore belga Hercule Poirot che dovrà ricorrere a tutta la sua abilità per scoprire il colpevole fra i molti sospettati.

Nazionalità: belga. Poirot è stato costretto a lasciare il Belgio, profondamente turbato dalla Prima guerra mondiale, e si è rifugiato in Inghilterra. Data di nascita (letteraria): 1920. Residenza: Inghilterra (generalmente Londra). Professione: investigatore privato, ex funzionario della polizia belga. Aspetto fisico: piccolo di statura, grassoccio e anziano. Ha la testa a forma d’uovo, costantemente inclinata verso destra, occhi dai riflessi verdi e lunghi baffi, alla militare, arricciati all’insù. Carattere: è vanitosissimo. Ha un’enorme stima di sé e non perde occasione per mettersi in mostra. È sempre gentile, spesso addirittura affettuoso e s’inchina galantemente di fronte alle belle signore. Ha un bisogno quasi maniacale di ordine e di simmetria. Si sente profondamente belga. Nutre nei confronti dell’Inghilterra un sentimento di gratitudine ma anche di diffidenza (specialmente per il clima umido e incostante) che gli fa spesso vedere le cose con l’occhio dello straniero. Suo grande amico è Arthur Hastings, ex capitano dell’esercito. Abitudini, hobby e conoscenze: ha un vero culto per i propri baffi, che cura amorevolmente con misteriosi unguenti. Veste in modo impeccabile, ama le vestaglie di seta luccicanti, le pantofole ricamate, le scarpe di vernice. Un granello di polvere sugli abiti gli dà più fastidio di una ferita. Odia il tè, gli piace invece bere la cioccolata. Nelle conversazioni usa frequentemente espressioni francesi, anche se parla perfettamente l’inglese: è un vezzo dovuto al fatto che egli è e rimane belga, quindi di madrelingua francese. Ama viaggiare, osservare il comportamento delle persone, anche sconosciute, e fare ipotesi sulle loro vicende personali e sul loro carattere. Ritiene che l’uso della violenza sminuisca la grandezza umana. Ha una grande sapienza psicologica e, naturalmente, conosce nelle pieghe il mondo del crimine. Metodo d’indagine: psicologico. Poirot parla molto con le persone implicate in un delitto perché è convinto che queste, prima o poi, si lascino sfuggire dei particolari cui non attribuiscono valore, ma che rappresentano, per l’investigatore, verità ben precise, determinanti. Una volta conosciute le persone e i fatti, fa lavorare le sue «piccole cellule grigie» e comincia a mettere ordine, procedendo per gradi. Come egli stesso dice: «Un fatto ne provoca un altro, e via di seguito. Il secondo combacia con il primo? Bene. Si può procedere. E quest’altro particolare? Ah, guarda che strano! Manca un anello della catena. Passiamo in rassegna i fatti e aggiungiamo quel piccolo particolare, l’anello mancante della catena. Quel particolare era importante, forse vitale».

APPROFONDIMENTO

3

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Commissari di polizia indimenticabili Andrea Camilleri Scrittore, sceneggiatore e regista italiano, 1925-2019

Montalbano e il patto

Ascolta l’audio del testo

Il racconto, ambientato nell’immaginaria cittadina siciliana di Vigàta, narra un caso del tutto singolare del commissario Salvo Montalbano. La vicenda ha come protagonista un’anziana donna che da giovane aveva fatto un «patto» con il suo innamorato. Come in tutte le sue opere, anche in questo racconto Andrea Camilleri adotta una lingua caratterizzata da una forte coloritura siciliana, grazie alla frequenza di termini ed espressioni dialettali.

1. nìvuro: nero. 2. strata: strada. 3. travaglio: lavoro. 4. darrè: dietro. 5. le spiò: le chiese.

6. assittata: seduta, ac-

comodata.

208

Tutta vestita di nìvuro1, tacchi alti, cappellino fuori moda, borsetta di pelle lucida appesa al braccio destro, la signora (perché si capiva benissimo ch’era una signora e d’antica classe) procedeva a passi piccoli ma decisi sul ciglio della strata2, occhi a terra, incurante delle rare auto che la sfioravano. Montalbano stava tornando a casa dopo una lunga giornata di travaglio3 al commissariato. Dopo avere per un pezzo proceduto darrè4 la signora, il commissario le si affiancò e le spiò5: «Occorre niente, signora?». La donna non fece il minimo gesto e proseguì. Il commissario accese gli abbaglianti, fermò l’auto, scese e le si parò davanti impedendole di proseguire. Alla luce dei fari vide che era molto anziana. «Sono il commissario Montalbano» disse per rassicurarla. «Piacere. Io sono la signorina Angela Clemenza. Desidera?» «Io non desidero niente. Le pare logico andarsene in giro, alle due e mezzo di notte e da sola? Lei è stata fortunata che non l’abbiano ancora derubata e gettata in un fosso. Salga in macchina, l’accompagno.» «Non ho paura. E non sono stanca.» Era vero, aveva il respiro regolare, sul suo viso non c’era traccia di sudore; solo le scarpe imbiancate dalla polvere dicevano che la signorina aveva camminato a piedi per un lungo tratto. Montalbano con due dita le pigliò delicatamente un braccio, la sospinse verso la macchina. Angela Clemenza, appena assittata6 in auto, poggiò la borsetta sulle ginocchia. Il commissario notò che la borsetta era gonfia, doveva pesare. «Dove l’accompagno?» «Contrada Gelso. Le dico io come arrivarci.»


Il racconto giallo

3

Il commissario avrebbe voluto spiare alla signorina come mai si fosse venuta a trovare sola di notte, diretta a casa a piedi, ma il ritegno e la compostezza di lei l’intimidivano. Da parte sua la signorina Clemenza non raprì bocca se non per brevi indicazioni sulla strata da pigliare. Superato un grosso cancello in ferro battuto e percorso un viale tenuto in ordine, Montalbano si fermò davanti a una villetta ottocentesca, a tre piani, intonacata di fresco. Scesero. «Lei è una persona squisita. Grazie» fece la signorina. E tese il braccio. Montalbano, sorpreso di se stesso, si inchinò e le baciò la mano. La signorina Clemenza gli voltò le spalle, armeggiò nella borsetta, tirò fora una chiave, raprì la porta, trasì7, richiuse.

7. trasì: entrò. 8. l’arrisbigliò: lo sve-

gliò. 9. del fu: del defunto. 10. niscìva: usciva. 11. cammarèra: ca-

meriera.

Non erano manco le sette del mattino che l’arrisbigliò8 una telefonata di Mimì Augello, il suo vice. «Scusami, Salvo, se ti chiamo a quest’ora, ma c’è stato un omicidio. Sono già sul posto. Ti ho mandato la macchina.» Ebbe appena il tempo di farsi la barba che l’auto arrivò. «Chi hanno ammazzato, lo sai?» «Un professore in pensione, si chiamava Corrado Militello» fece l’agente alla guida. «Abita dopo la vecchia stazione.» La casa del fu9 professor Militello sorgeva sì dopo la vecchia stazione, ma in aperta campagna. Prima che Montalbano oltrepassasse la soglia, Mimì Augello l’informò. «Il professore aveva passato l’ottantina. Viveva solo, non si era mai maritato. Da una decina d’anni non niscìva10 più da casa. Ogni mattina veniva una cammarèra11, la stessa da trent’anni, quella che l’ha trovato morto nel suo studio e ci ha telefonato. Pasquano, il medico legale, è all’opera.» Il corpo del professor Corrado Militello giaceva riverso sulla scrivania dello studio. Il dottor Pasquano lo stava esaminando. «L’assassino» disse Mimì Augello «ha voluto sadicamente spaventare il professore prima d’ammazzarlo. Ha sparato al lampadario, alla libreria, a quel quadro, alla finestra e l’ultimo colpo l’ha riservato a lui. Un revolver, non ci sono bossoli.» «Non perdiamoci nel conteggio dei colpi» intervenne Pasquano.

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«Sono stati cinque, d’accordo, ma ha macari12 sparato al busto di Wagner13, che è di bronzo, la pallottola ha rimbalzato e ha pigliato in piena fronte il professore, ammazzandolo.» Augello non replicò. Nel camino, una montagna di carta incenerita. Montalbano s’incuriosì, spiò con gli occhi14 al suo vice. «La cammarèra m’ha detto che da due giorni stava a bruciare lettere e fotografie» rispose Augello. «La vittima ha aperto all’assassino, non c’è traccia d’effrazione15. Sicuramente lo conosceva. Uno di casa.» Montalbano non lo stava a sèntiri. Si calò verso il camino, infilò una mano dintra la cenere, tastiò16. Ebbe fortuna, sotto le dita gli venne un frammento di fotografia, grande quanto un francobollo. Lo taliò17 e provò una scossa elettrica. Mezzo volto di donna, ma come non riconoscerlo? «Trovato niente?» spiò Augello. «No» disse Montalbano. «Senti, Mimì, occupati tu di tutto, io ho da fare. Salutami il giudice, quando arriva.»

12. macari: anche. 13. Wagner: famoso musicista e compositore tedesco (1813-1883). 14. spiò con gli occhi: chiese spiegazioni

con lo sguardo. 15. effrazione: forza-

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tura, scasso. 16. tastiò: tastò. 17. taliò: guardò. 18. arriniscì: riuscì. 19. babbiare: scherzare.

«Si accomodi, si accomodi» disse la signorina Angela Clemenza chiaramente contenta di rivederlo. Le nove e mezzo del mattino, ma la signorina era inappuntabile. «Posso offrirle un caffè?» «Non si disturbi. Devo farle solo qualche domanda. Lei conosce il professor Corrado Militello?» «Dal 1935, commissario. Allora avevo diciassette anni, lui uno in più.» «È con grande dispiacere, mi creda, che sono costretto a comunicarle una cattiva notizia.» «Ma la conosco già, commissario! Gli ho sparato io!» A Montalbano gli mancò la terra sotto i piedi. «Perché?» arriniscì18 ad articolare il commissario. «È una storia vecchia come il cucco. Vede, dalla seconda metà dell’Ottocento in poi, per ragioni che non so e che non ho mai voluto sapere, la mia famiglia e quella di Corrado pigliarono a odiarsi. Ci furono morti, duelli, ferimenti. E noi due, invece di odiarci, c’innamorammo. I nostri familiari ci separarono, a me mi misero con le monache, lui andò a finire in collegio. Mia madre, sul letto di morte, mi fece giurare che non avrei mai sposato Corrado. O lui o nessuno, dissi invece a me stessa. Corrado fece lo stesso. Per anni e anni e anni ci siamo scritti, ci telefonavamo, facevamo in modo d’incontrarci. Quando restammo solo noi due, i superstiti delle nostre famiglie, io avevo ormai sessantadue anni e lui sessantatré. Convenimmo che a quell’età sarebbe stato ridicolo maritarci.» «Sì, va bene, ma perché?...» «Sei mesi fa mi fece una lunghissima telefonata. Mi disse che non ce la faceva più a stare solo. Voleva maritarsi con una vedova.» «Capisco. È per questo che lei...» «Vuole babbiare19? Per me poteva maritarsi cento volte! Il fatto è che mi telefonò il giorno appresso. Confessò che non si sposava per paura della solitudine, ma perché di quella fìmmina si era innamorato.


Il racconto giallo 20. cangiavano: cam-

biavano. 21. Si susì: si alzò. 22. pruì: porse.

3

«Allora, lei capisce, le cose cangiavano20.» «Ma perché?!» «Perché avevamo pigliato un impegno, fatto un patto.» Si susì21, raprì la stessa borsetta della sera avanti che era posata su un tavolinetto, ne trasse un bigliettino ingiallito, lo pruì22 al commissario. Noi, Angela Clemenza e Corrado Militello, davanti a Dio giuriamo quanto segue: chi di noi due s’innamorerà di una terza persona, pagherà con la vita il tradimento. Letto, firmato e sottoscritto: Angela Clemenza, Corrado Militello. Vigàta, li 10 gennaio 1936. «Ha letto? Tutto regolare, no?» «Ma se ne sarà scordato!» fece Montalbano. Quasi gridò. «Io no» disse la signorina. «E guardi che aieri matina gli telefonai per assicurarmi meglio. “Che fai?” gli spiai. “Sto bruciando le tue lettere” mi rispose. Allora mi andai a rileggere il patto.» Montalbano sentiva un cerchione di ferro che aveva principato a serrargli la fronte, sudava. «Ha gettato via l’arma?» «No.» Raprì la borsetta, ne tirò fora una «Smith&Wesson» centenaria, enorme. La diede a Montalbano. «M’è venuto difficile colpirlo, sa? Non avevo mai sparato prima. Povero Corrado, s’è pigliato un tale spavento!» E ora che doveva fare? Dichiararla in arresto? Rimase a taliare il revolver, indeciso. «Le piace?» spiò sorridente la signorina Angela Clemenza. «Glielo regalo. Tanto a me non serve più.» (da Un mese con Montalbano, Sellerio, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Rispondi alle seguenti domande. Vedi Guida a. Quando, dove e come avviene l’incontro del commissario Montalbano con la signorina Angela Clemenza? b. Montalbano nota un particolare della borsetta della signorina Clemenza. Quale? c. Corrado Militello, un professore in pensione, viene ucciso. Perché, secondo Mimì Augello, il professore conosceva il suo assassino? d. Montalbano quale importante indizio scopre? e. Montalbano si reca a casa della signorina Clemenza. Riferisci brevemente il raccontoconfessione della signorina Clemenza. f.

Montalbano nei confronti della signorina Clemenza non sa quale decisione prendere. Secondo te, perché?

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ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Chi è il colpevole e di quale arma si è servito? La persona colpevole è Angela Clemenza, da sempre innamorata della vittima. L’arma è una «Smith&Wesson» molto vecchia.

3 Qual è il movente del crimine? Il movente è il fatto che Angela Clemenza vuole punire l’uomo perché non ha rispettato un patto.

4 Indica se le affermazioni, relative al commissario Montalbano, sono vere o false. a. Lavora fino a tardi al commissariato.

V

F

b. È premuroso e gentile con le signore anziane.

V

F

c. È poco attento ai particolari, ai dettagli.

V

F

d. Nel corso dell’indagine, se scopre qualcosa, informa subito Mimì Augello, il suo vice.

V

F

e. È un uomo sensibile, che prova umana comprensione nei confronti degli altri.

V

F

5 In quale luogo avviene il delitto? Si tratta di un luogo chiuso o aperto? In che senso questo luogo assume un ruolo decisivo nella ricostruzione del crimine e nella ricerca degli indizi? A casa della vittima, nel suo studio. È un luogo chiuso; il luogo è decisivo perché gli indizi che portano alla ricostruzione della dinamica del delitto si trovano in un ambiente delimitato.

6 In quale parte del racconto l’autore introduce un lungo flashback, procedimento narrativo per cui chi legge viene a conoscenza di avvenimenti accaduti precedentemente? Individua il flashback e sottolineane le parole di inizio e fine. Risposta nel testo 7 Come definiresti il narratore? Esterno o interno? Motiva la tua risposta. Il narratore è esterno: la narrazione avviene in terza persona.

LESSICO 8 Per ciascun termine evidenziato, scrivi un sinonimo. Risposte possibili a. «... armeggiò nella borsetta...»: rovistò b. «... ha voluto sadicamente spaventare il professore...»: crudelmente c. «Le nove e mezzo del mattino, ma la signorina era inappuntabile»: impeccabile

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA

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9

CONFRONTARE OPINIONI MOTIVATE Tu, al posto di Montalbano, come ti comporteresti nei confronti della signorina Angela Clemenza? Motiva la tua risposta e confrontala con quella dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva

10

Ti è mai capitato di vedere alla televisione qualche episodio della serie Il commissario Montalbano, interpretata dall’attore Luca Zingaretti? È un programma televisivo che ti piace, ti appassiona? Motiva la tua risposta. Risposta soggettiva

11

RIASSUMERE

ARGOMENTARE

Riassumi il racconto in un testo di massimo dieci righe. Risposta soggettiva


■ ■ ■

■ ■ ■

Salvo Montalbano

Il commissario dallo spirito solitario e dal forte senso per la giustizia creato da Andrea Camilleri nel romanzo La forma dell’acqua del 1994.

Andrea Camilleri incontra Manuel Vázquez Montalbán Non tutti sanno che «Montalbano» non è solo un cognome molto diffuso nel Sud Italia, ma è anche il cognome di Manuel Vázquez Montalbán, scrittore catalano, grande amico di Andrea Camilleri. Con questo omaggio, Camilleri intendeva attestare la propria ammirazione per il talento del giallista spagnolo, padre letterario del famoso investigatore privato Pepe Carvalho. Alla scomparsa del suo amico, Camilleri ha voluto trascrivere un lungo dialogo avvenuto tra i due scrittori nel 1998, che è diventato il libro Andrea Camilleri incontra Manuel Vázquez Montalbán, edito da Skira. Uno dei temi affrontati? Proprio la «parentela» tra i personaggi Salvo Montalbano e Pepe Carvalho. Una parentela lontana, a dire il vero, perché esiste una sola, innegabile analogia: la sconfinata passione dei due investigatori per la buona cucina.

Nazionalità: italiana; è nato a Catania, in Sicilia. Data di nascita (letteraria): 1994. Residenza: villetta sul mare a Marinella, in Sicilia. Abitualmente vive solo, salvo quando viene a trovarlo la fidanzata Livia Burlando che vive a Genova. Professione: commissario di polizia a Vigàta, immaginaria cittadina siciliana. Aspetto fisico: non molto alto e di corporatura media. Carattere: introverso e complesso. È un uomo schivo, solitario, tradizionalista, abitudinario e amante della sua terra. Nonostante i frequenti scatti d’ira, è molto rispettato e stimato dai suoi collaboratori. I suoi sbalzi d’umore derivano anche dal fatto che è meteoropatico, cioè particolarmente sensibile ai cambiamenti del tempo. Infatti, si irrita facilmente quando il tempo si fa tinto (brutto). È uomo, però, anche sensibile. Spesso dimostra comprensione (non certo giustificazione) dei motivi che hanno indotto il colpevole a commettere il crimine. Abitudini, hobby e conoscenze: detesta la burocrazia, gli riesce difficile, in un caso di delitto, accettare di perdere tempo in attesa del giudice, del medico legale, della Scientifica, per cui commette spesso delle infrazioni. Odia parlare in pubblico, non ama mettersi in primo piano di fronte ai media. Invece, ama la buona cucina, soprattutto quella a base di pesce, e gli piace leggere. Ha una mania: l’assoluto silenzio durante il pasto. Per rilassarsi, nuota o guarda il mare. Metodo d’indagine: intuitivo. Ama indagare da solo nonostante possa contare sul suo vice Mimì Augello e sull’ispettore Giuseppe Fazio. Non risolve i casi secondo procedimenti logico-deduttivi, alla maniera di Sherlock Holmes; la scoperta della verità gli arriva come una rivelazione, «un flash accecante che gli esplode nel cervello» mentre legge, mangia o passeggia.

APPROFONDIMENTO

3

La serie tv Nel 1999 è stato trasmesso il primo episodio Il ladro di merendine della serie televisiva Il commissario Montalbano. La serie, sin dal suo primo episodio, ha conquistato i favori del pubblico italiano, ottenendo quasi sempre gli ascolti più alti della prima serata televisiva italiana. Inoltre, questa serie tv è diffusa in molti Paesi: si stima oltre un milione di telespettatori in tutto il mondo.

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Suspense, colpi di scena e finali a sorpresa Henry Slesar Scrittore statunitense, 1927-2002

Un piano diabolico

Ascolta l’audio del testo

I due protagonisti di questo giallo d’azione, ricco di suspense e di colpi di scena, rivestono a turno il ruolo di vittima.

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1. lift: l’addetto agli ascensori negli alberghi e negli edifici di lusso.

Che tipo quel Frank Coombs! Ma doveva proprio scegliere una serata simile per parlare d’affari? Chet Brander si strinse la sciarpa intorno alla gola e affondò le mani guantate nelle tasche del cappotto, ma contro gli assalti di quel freddo sotto zero proprio non c’era modo di barricarsi. Quasi quasi era tentato di lasciar perdere l’appuntamento. Ma non poteva permetterselo. Era la sera del saldo, finalmente, e Chet non vedeva l’ora di metter le mani su quel denaro per tanto tempo rimasto nelle tasche di Frank Coombs. Diede al tassista l’indirizzo della casa di Coombs, sul lungofiume, e dieci minuti dopo, uscendo dal taxi, dovette combattere con il vento polare. L’edificio aveva qualcosa di irreale, una quiete assurda, frutto della combinazione di troppi tappeti e troppo pochi inquilini. Il palazzo era pronto per essere abitato già da due mesi, ma di inquilini ne erano venuti pochi finora, e gli appartamenti da cento dollari al locale erano rimasti quasi sfitti. Frank Coombs però era stato uno dei primi a firmare il contratto d’affitto: s’era scelto, nientemeno, l’appartamento dell’attico. Nell’ascensore, senza lift1, Chet Brander non seppe trattenersi dal provare un impeto di stizza, mentre gli sfilavano davanti a uno a uno gli otto piani vuoti che bisognava salire prima di giungere all’appartamento che Coombs si era procurato con i soldi che lui gli aveva prestato. Giunto alla porta dell’attico, Chet premette il pulsante del campanello. Un’ondata calda dilagò sul pianerottolo dall’appartamento, quando Coombs aprì l’uscio. Coombs era l’eterno buon padrone di casa disposto a batterti sulla spalla per darti il benvenuto; e lo faceva sempre con tanta gentilezza che quasi nemmeno ti accorgevi che intanto con l’altra mano ti frugava in tasca e ti contava i quattrini nel portafoglio. «Chet!» disse affabilmente Coombs. «Come sei stato gentile a uscire di casa in una serata così brutta. Entra, entra, carissimo.» Chet entrò, si liberò del cappotto e seguì Coombs nel soggiorno. «Che te ne pare, Chet?» Coombs fece un gesto circolare con la mano. Raccolse il cappotto del suo ospite: «Te l’appendo. Ti vuoi togliere anche la giacca? Qui fa caldo». «Preferisco tenerla» disse Chet guardandosi in giro. «Già, è proprio un bel posticino, Frank. Ma sei sicuro di potertelo permettere?»


Il racconto giallo

2. venale: avido di de-

naro. 3. Manhattan: quartiere di New York, situato sull’isola omonima. 4. gongolò: disse manifestando visibilmente soddisfazione e contentezza.

Coombs rise. «Quando ti ho detto che sapevo come investivo i miei soldi, non parlavo a vanvera. Non rimpiangerai di avermi prestato quella somma, Chet, parola d’onore. Ora beviamo qualcosa, carissimo.» «Possiamo bere dopo. Senti, Frank, se sono uscito in una serataccia come questa è perché tu mi hai fatto un mucchio di promesse per quella somma. Si tratta di un saldo o di un’altra scusa per tirare in lungo?» «Saldo, Chet, te l’ho già detto. Prima che te ne vada, ti consegnerò un assegno per tutti i soldi che mi hai prestato. E forse, qualcosina di più.» «Di più cosa?» Coombs rise di nuovo. «Vedrai, Chet, vedrai. Ma su, non essere così venale2. Siamo sempre stati amici, noi due, ricordatelo. Adesso ti voglio far vedere la casa... Non hai visto il meglio. Là fuori ci sono ottanta metri quadri di terrazza, tutti miei. Il più gran panorama della città che tu abbia mai visto...» Avanzò sino alle doppie porte e le spalancò. «Vieni, vieni. Non gelerai. Giusto per dare un’occhiata. In vita tua non hai mai visto niente di simile...» Chet si alzò. Di là dalle vetrate aperte, le luci di Manhattan3 luccicavano. Era difficile resistere a quella vista. «A cosa servono tutte queste sbarre?» chiese Chet. «Le sbarre alle finestre?» ridacchiò Coombs. «Sai come son fatto, Chet. Succede spesso che i ladri facciano irruzione negli attici dalle terrazze; e così ho fatto mettere le inferriate alle finestre. Anche la porta è di acciaio: non voglio proprio correre rischi. Ma vieni, carissimo.» Brander uscì sulla terrazza. «Che ne dici, Chet?» gongolò4 Coombs. «Non è vita questa? Goditi la vista. Vado a preparare da bere. Tu sta’ qui e guarda, Chet» disse Coombs, rientrando nella stanza. Chet Brander guardò e si sentì strano. Come in un sogno, continuò a guardare, finché non si rese conto di essere senza cappotto e senza cappello nel peggior freddo che da sette anni a quella parte fosse calato sulla città. Rabbrividendo, tornò verso la porta che dava nell’appartamento, ma ebbe appena il tempo di vedere Coombs che, con calma, richiudeva dall’interno tutte le porte a serranda della terrazza. «Ehi» gridò, scuotendo la maniglia. «Ehi, Frank, apri. Fammi entrare. Fa freddo, qui fuori. Frank, piantala! Fammi entrare!» Ma in quel momento le luci dell’attico si spensero. E solo allora Chet Brander capì che quello di Coombs non era un semplice scherzo. Quella porta massiccia che portava dentro, al caldo, non si sarebbe riaperta, né fra un minuto né fra un’ora. E forse... Quanto tempo rimase lì in piedi, incapace di ammettere che quella porta era chiusa? Alla fine se ne staccò, e corse alle finestre; ma gli bastò toccarle con una mano per ricordarsi che Frank le aveva sbarrate. Era chiuso ermeticamente fuori dall’attico di Coombs. Era fuori, nel freddo. Il freddo era così tremendo che a Chet Brander non venivano che pensieri di morte e di tomba. Macché scherzo. Adesso capiva. Coombs aveva aspettato l’occasione buona per lasciare il suo creditore a tremare, solo, fuori dal suo attico, e così tirare una riga sul suo debito.

3

215


216

Ma come avrebbe spiegato poi il fatto Coombs? Cosa avrebbe detto quando avrebbero ritrovato il cadavere di Chet Brander, morto congelato nel centro della città? Chet si accostò al parapetto della terrazza e scrutò giù, alla terribile distanza che lo separava dalla strada. «Aiuto!» gridò. Il vento si portò via le sue parole. Tornò a gridare, ma nessuno lo udì. «Non mi sentono, non mi sentiranno mai» gridò, mentre i singhiozzi gli nascevano in gola. «Non sapranno mai che sono qui... Bisogna che non smetta di muovermi» mormorò. «Che non smetta di muovermi...» Cominciò a correre. A un tratto, nella tasca destra della giacca, trovò una chiave. Non era quella di casa sua; non l’aveva mai vista, stava già per buttarla via; quando s’arrestò: aveva capito cos’era. Era la chiave dell’appartamento di Coombs. Coombs doveva avergliela fatta scivolare in tasca. Ma perché? Poi capì: con quella chiave, Coombs avrebbe potuto giustificare la misteriosa morte di Chet Brander. Se lo avessero trovato congelato, con addosso la chiave dell’appartamento, allora avrebbero pensato tutti che se ne era servito per entrare nell’attico di Coombs e che per idiozia o per sfortuna era rimasto chiuso fuori, sulla terrazza... Un piano diabolico! Chet fece per scagliare la chiave nella notte. Ma poi si trattenne, e se la strinse tra le dita. Non poteva separarsene... Si sporse nuovamente dalla balaustra che gli arrivava alla vita e gridò disperatamente nella notte. Poi pensò al tetto. L’attico aveva un tetto. Se trovava la via per arrivarci, forse avrebbe trovato anche una porta che conduceva agli altri piani della casa! Avanzò a tastoni lungo la parete. Un cavo lo urtò in faccia. La prima volta lo toccò appena, leggermente. Poi lo afferrò con le due mani intirizzite e diede uno strattone. Il cavo resistette; era un grosso e robusto cavo d’acciaio. Se fosse riuscito ad arrampicarvisi... Spiccò un salto da terra, s’appese al cavo e puntò i piedi alla parete dell’attico. Per un attimo rimase in quella posizione, incapace di muoversi e con il desiderio di arrendersi, di morire, piuttosto che costringere ancora al movimento il proprio corpo gelato. Poi pensò a Coombs, e l’odio gli diede forza. Avanzava centimetro per centimetro. Era un supplizio, ma continuò. Vide il bordo del tetto. Con un ultimo sforzo, si arrampicò lungo il cavo, sfregando le ginocchia contro il cornicione. Poi si buttò oltre il cornicione. Era in salvo. Camminò barcollando nel buio, finché non trovò la porta del tetto. La sua mano toccò la maniglia, la porta si aprì ed egli gridò di sollievo. Si frugò nella tasca dei pantaloni. C’era ancora lì, fredda, gelata, la chiave dell’attico di Coombs. Non accese le luci, quando entrò. Aprì l’armadio e ritrovò il cappotto, il cappello e la sciarpa. Li indossò e poi si diresse alle doppie porte della terrazza, le aprì, e le lasciò socchiuse di pochi centimetri. Tornò al divano di Coombs e si sedette ad aspettare al buio. All’una e mezzo udì la chiave girare nella toppa. Si alzò senza fretta, andò nella camera da letto di Coombs, e si nascose dietro la porta.


Il racconto giallo

3

La porta d’entrata si aprì e Coombs entrò, borbottando. Avanzò a tentoni nella stanza buia e lasciò cadere il cappotto sul tappeto, prima di trovare con la mano l’interruttore. Poi, sempre borbottando, guardò verso la terrazza. Chet udì Coombs dire roco: «Ma cosa diavolo...». Coombs s’era avvicinato alle vetrate. Quando scoprì che erano aperte, spalancò i battenti e uscì correndo sulla terrazza. «Chet» gridò. Ma non c’era nessun Chet. Chet correva in quel momento sul tappeto del soggiorno dell’attico, correva per raggiungere le porte della terrazza prima che Coombs tornasse indietro. Fu una gara facile da vincere: gli bastò abbassare di colpo la serranda di acciaio prima ancora che Coombs fosse abbastanza vicino per vedere il viso trionfante di Chet. «Chet!» lo udì gridare, con voce fievole e attutita. «Per amor di Dio, fammi entrare! Chet, Chet!» Fuori, nel corridoio, l’eco flebile delle implorazioni di Coombs non si sentiva più. Chet prese l’ascensore, scese al pianterreno e fece un cenno al portiere che se ne stava a guardare il cielo, sulla porta. «Brutta notte» disse Chet tanto per essere gentile. «E sta diventando peggio» rispose il portiere. «Vede cosa arriva?» «Cosa?» chiese Chet, guardando il cielo. «Neve» disse il portiere. Chet lo corresse: «No. È nevischio». (da Racconti per le ore piccole, a cura di A. Hitchcock, Garzanti, rid.)

COMPRENSIONE 1 Perché Chet Brander si reca a casa di Frank Coombs? Chet si reca a casa di Coombs perché quest’ultimo gli ha promesso che gli restituirà i soldi che gli ha prestato.

2 Coombs invita Chet a uscire sulla terrazza dell’appartamento. Di conseguenza, che cosa succede? Coombs chiude fuori Chet al freddo e se ne va. 3 Nella tasca destra della sua giacca, Chet trova una chiave. Di quale chiave si tratta? Perché, secondo lui, Coombs gliel’ha fatta scivolare in tasca? La chiave è quella dell’appartamento e Coombs gliel’ha fatta scivolare in tasca per essere scagionato del suo assassinio: se Chet fosse stato trovato morto congelato in terrazza, la chiave avrebbe fatto pensare che lui si era introdotto nell’appartamento e, per disattenzione o per sfortuna, era rimasto chiuso fuori.

4 Chet ha il corpo gelato, prova il desiderio di arrendersi, di morire. Poi, però, ritrova la forza di resistere. Da che cosa gli viene data questa forza? Dall’odio per Coombs. 5 Grazie alla chiave, Chet che cosa riesce a fare? Chet riesce a rientrare nell’appartamento. 6 Come si conclude la vicenda narrata? Chet attende Coombs al buio nell’appartamento e, quando l’altro ritorna e si affaccia al terrazzo, lo chiude fuori a sua volta e se ne va.

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ANALISI E INTERPRETAZIONE 7 I fatti narrati in quale città avvengono? I fatti avvengono a Manhattan, a New York. Si svolgono per la maggior parte in un luogo aperto o chiuso? Si svolgono principalmente in un luogo aperto, il terrazzo dell’appartamento.

8 La descrizione iniziale delle condizioni atmosferiche e dell’edificio, in cui abita Coombs, basta di per sé a creare l’atmosfera del racconto e a far presagire a chi legge di quale tipo saranno le vicende che si svolgeranno. Infatti, quali sono gli elementi descrittivi su cui l’autore insiste in modo particolare? L’autore insiste sul vento e sul freddo terribile di quella sera e sul fatto che nel palazzo regni una «quiete assurda», perché gli appartamenti sono quasi tutti sfitti e Coombs ha scelto di abitare all’ultimo piano.

Tali elementi descrittivi si rivelano poi importanti nell’economia della narrazione? Tali elementi sono molto importanti: Coombs ha scelto infatti proprio quella sera a causa delle condizioni atmosferiche e confida nel fatto che nessuno sentirà le richieste di aiuto di Chet.

9 Qual è il movente del tentato omicidio di Coombs? Il movente è il denaro: Coombs non vuole restituire il prestito ricevuto.

10 Inizialmente, chi riveste il ruolo di vittima? Inizialmente la vittima è Chet. Nella situazione finale, invece, chi diventa la vittima? Alla fine la vittima è Coombs. 11 In quali momenti della narrazione l’autore ricorre alla suspense? Quando si spengono le luci, mentre Chet è chiuso fuori, e quando Chet si arrampica lungo il cavo di acciaio.

12 Questo racconto è un tipico giallo d’azione. Perché? Perché il crimine avviene nel corso della narrazione e il lettore segue gli eventi nel momento stesso in cui accadono, con un ritmo incalzante.

LESSICO 13 L’espressione «tirare una riga sul suo debito» significa: A ridurre il suo debito

C dimenticare il suo debito

B cancellare il suo debito

D protrarre nel tempo il suo debito

14 Spiega il significato delle seguenti espressioni con la parola «riga». a. Mettere in riga: ricondurre qualcuno al dovere e all’ubbidienza b. Andare sopra le righe: assumere un atteggiamento o un tono eccessivi c. Leggere tra le righe: intuire qualcosa di sottinteso, non esplicito

PRODUZIONE SCRITTA 15

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CONTINUARE IL RACCONTO IN COPPIA Immaginate che il portiere senta le grida di Coombs e inviti Chet, che sta per uscire dall’edificio, a recarsi con lui nell’attico per un controllo. Chet non può rifiutare. Di conseguenza, che cosa succederà? Create situazioni di suspense, introducete colpi di scena, ma soprattutto cercate di inventare un finale a sorpresa. Risposta soggettiva


3 Mary Barrett Scrittrice statunitense, 1926

L’ultimo pacchetto

Ascolta l’audio del testo

La signora Oliver, protagonista di questo racconto, riceve dei pacchetti di cui conosce il contenuto ancora prima di aprirli. Come mai? E perché nell’aprire l’ultimo pacchetto le tremano le mani? Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. riluttante: restia,

poco propensa. 2. déjà vu: espressio-

ne francese che significa «già visto» e indica, in psicologia, la sensazione di aver già vissuto in precedenza un avvenimento o una situazione che si sta attualmente verificando. 3. carillon: soprammobile dotato, all’interno, di un meccanismo che riproduce un breve motivo musicale. 4. panico: paura improvvisa, angosciosa, che non si riesce a controllare.

La signora Oliver era perplessa. Pagava sempre in contanti, ora che poteva, e non era più in contatto con nessuno di fuori città, quindi, non riceveva quasi mai posta. Il pacchetto che il postino le stava porgendo era una sorpresa, e, come molte sorprese, le fu sgradita. La signora Oliver ispezionò il pacchetto. Era fasciato con carta marrone e chiuso con nastro adesivo. I francobolli portavano il timbro del locale ufficio postale. Mise il pacchetto sul tavolo da pranzo. Per qualche ragione era riluttante1 ad aprirlo. Senza esserne pienamente consapevole, era rosa dalla sensazione di aver già vissuto questo stesso momento. Un déjà vu2. Sperava di non essere diventata un po’ strana, vivendo così da sola, da quando John era morto. Un pacchetto arrivato con la posta non era certo qualcosa per cui agitarsi tanto. Strappò il nastro adesivo. Dentro la carta c’era una semplice scatola bianca. L’interno della scatola era foderato con carta velina bianca. Al centro c’era un carillon3 con una graziosa ballerina sul coperchio. La signora Oliver restò a bocca aperta. Prese in mano il carillon e girò la chiavetta. La ballerina iniziò a girare e dal carillon uscirono le note del valzer Il bel Danubio blu. Era impossibile! La signora Oliver si sedette. Le mani le erano diventate improvvisamente fredde e il cuore le batteva forte. Quello era il primo regalo che John le aveva mandato. Era stato prima che si sposassero, quando John le faceva ancora la corte. Il piccolo carillon le era arrivato, allora come adesso, in un pacchetto postale. Allora, come adesso, era accuratamente fasciato e sigillato. John era sempre stato un uomo preciso. La signora Oliver fu assalita dal panico4. Sapeva esattamente dove aveva visto il carillon per l’ultima volta: nel negozio del signor Stover, dove lei lo aveva portato per venderlo. Si alzò, un po’ vacillante, e si costrinse ad agire. «Signor Stover, vorrei vedere il carillon che le ho venduto.» Il signor Stover aveva temuto che questo potesse accadere. Fino a che punto poteva dirle la verità? Era troppo agitata. Anche una sola parte di verità sarebbe stata un colpo troppo grosso per lei. «Me lo ricordo» disse. «Aveva una piccola ballerina, non è vero? L’ho venduto qualche tempo fa.» La signora Oliver non sapeva se sentirsi sollevata o preoccupata. «Ricorda a chi l’ha venduto?» «No. Non conoscevo quell’uomo. Era un forestiero di passaggio. Un giovane sulla trentina direi. Non ha fatto storie sul prezzo.»

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La signora Oliver si sentì girare la testa. Questo era lo stile di John. Quella notte la signora Oliver fece sogni angosciosi, dai quali si svegliò tutta sudata, con il cuore che batteva all’impazzata, l’immagine del marito morto vivida nella mente. John. Lui era sulla trentina quando si erano conosciuti. Era bello e ambizioso, già un avvocato di successo. E con quale forza di persuasione l’aveva corteggiata, colmandola di attenzioni e di regali! Aveva fatto costruire quella casa per lei, e l’aveva arredata con le cose più belle. Lei aveva apprezzato tutto quello. Da parte di lei non c’era stata passione ma, alla fine, non aveva potuto resistergli. La famiglia di lei era antica, e molto più signorile di quella di lui, ma il loro patrimonio si era andato assottigliando con il tempo. Lei non poteva permettersi di sposarsi per amore. Tanto valeva sposare John. Nascose il carillon in un cassetto e cercò di dimenticarlo.

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Solo una settimana dopo l’arrivo del carillon, le fu consegnato un secondo pacchetto. Anche questo accuratamente fasciato e sigillato. Pure questa scatola era inquietante nella sua impersonalità. La signora Oliver l’aprì e si sentì cedere le ginocchia. La scatola conteneva, ben fasciata nella carta velina, la splendida spilla di smeraldi che John le aveva regalato il giorno delle nozze. Era un oggetto incantevole, di ottima fattura. Il signor Stover gliel’aveva pagata molto bene e in contanti e ora era di nuovo nelle sue mani. La signora Oliver cercò di dominare il battito del suo cuore. Non le faceva bene agitarsi. Il dottore si sarebbe arrabbiato con lei. Se questa strana storia fosse continuata, lei avrebbe ricevuto molti altri pacchetti. John era sempre stato molto generoso con i suoi regali. Eppure, con l’andar del tempo, lei si era sentita sempre più una schiava. Desiderava ardentemente avere un po’ di denaro tutto per sé. Ma lui non le aveva mai permesso di tenere un proprio conto in banca, e le passava solo una cifra limitata per le piccole spese. Per tutto il loro matrimonio, lei non aveva mai posseduto più di cinque dollari per volta. Naturale, era John a pagare tutti i conti. I pacchi continuarono ad arrivare. La signora Oliver viveva in uno stato di costante agitazione. I pacchetti non arrivavano con regolarità, e lei non sapeva mai quando le sarebbe stato consegnato il prossimo. Di una cosa, però, poteva essere sicura in anticipo: il contenuto di ogni scatola. Infatti i regali stavano tornando indietro nell’ordine esatto in cui John glieli aveva fatti. Il suo regalo di compleanno, il braccialetto di diamanti, fu seguito dagli orecchini da abbinare, che John le aveva regalato per Natale. Agli inizi del loro matrimonio era stata affascinata dalla generosità di John, ma poi il desiderio di un’indipendenza finanziaria cominciò a pesare sulla sua anima come piombo e divenne ossessione. Con il passare del tempo, i doni di John non le portavano più gioia. Le apparivano solo come simboli della propria schiavitù. Ora, nel riceverli una seconda volta, provava orrore e ripugnanza. Non appena arrivavano, lei li nascondeva immediatamente.


Il racconto giallo

3

Il suo regalo di anniversario – i cucchiaini da caffè in argento – precedette solo di poco il vaso di cristallo soffiato che John le aveva portato da un viaggio fuori città. Ora il panico cominciava a sopraffarla. Mancava soltanto un regalo – l’ultimo che John le aveva fatto. Sapeva che cosa avrebbe significato l’arrivo di quell’ultimo regalo. E sapeva con orribile certezza che, pur essendo l’ultimo regalo che John le aveva fatto da vivo, ora non sarebbe stato l’ultimo. Sapeva che il dono finale le sarebbe giunto dalla tomba. La signora Oliver, che non era mai stata una donna forte, non stava bene. La notte non dormiva quasi mai. Aveva perso l’appetito. Era talmente dimagrita che i vestiti le cadevano addosso come sacchi. Non si riconosceva quasi più allo specchio. Un giorno, il pacchetto arrivò. L’ultimo regalo di John. Sapeva esattamente cosa conteneva il pacco, ancora prima di aprirlo. Lui le aveva fatto questo regalo non per un’occasione particolare. Era stato un capriccio improvviso. Lo aveva visto nella vetrina di un negozio, e d’impulso era entrato e glielo aveva comprato. Le tremavano le mani. Non riusciva quasi a strappare la carta. Dentro la scatola bianca c’era il regalo. Era un bellissimo portapillole color smeraldo. Un vero capolavoro. La signora Oliver lo fece sparire subito. Fece appello a tutte le proprie forze, sapendo quello che sarebbe arrivato dopo. Ma cosa poteva fare? Non c’era modo di prevedere come sarebbe arrivato, sotto che forma. Non c’era modo di difendersi. Quella sera andò a letto presto e restò lì, sdraiata, completamente sveglia, gli occhi spalancati che fissavano il soffitto senza vederlo. Ci fu un colpo alla porta. Un colpo fermo e sicuro. La signora Oliver si alzò. Scese le scale silenziosa e andò alla porta. Stette lì, con la testa che le girava, la mano sulla maniglia. Era debole, per il panico e la stanchezza. Fu presa da un tremito incontrollabile. Crollò a terra. Il cuore le martellava nelle orecchie. Le sembrò che la stanza oscillasse, prima in un verso, poi nell’altro. «John» sussurrò, «come lo hai saputo?» C’era John dall’altra parte della porta. Ne era certa. E in qualche modo lui aveva scoperto la verità. Lei aveva preso il veleno dal portapillole smaltato. Lo aveva messo nella tazzina di lui. Era sicura che lui non l’avesse vista. Era rimasta lì seduta, tranquilla, e lo aveva guardato bere il caffè e morire. E, finalmente, aveva avuto del denaro tutto per sé. Avrebbe dovuto immaginare che non poteva superare John in astuzia, che lui non avrebbe mai smesso di farle regali. Stava lì distesa sul pavimento dell’ingresso. Sospirò e morì. Ci fu un ultimo colpo alla porta, e poi il rumore di passi che si allontanavano. Il signor Stover era deluso. Aveva aspettato a mandarle indietro tutte le sue belle cose – nello stesso ordine in cui lei le aveva vendute – per dirle che l’amava. Pazienza. Sarebbe ripassato domani. (in Ellery Queen presenta inverno giallo 1989-90, A. Mondadori, rid. e adatt.)

221


COMPRENSIONE 1 Completa le seguenti frasi. a. Nel vedere il carillon con la ballerina sul coperchio e nel sentire la nota del valzer Il bel Danubio blu, la signora Oliver prova perché

stupore e grande agitazione

quello era il primo regalo ricevuto da John, il marito

.

b. La signora Oliver si reca nel negozio del signor Stover e, riguardo al carillon che gli ha portato per venderlo, viene a sapere che trentina, che non ha fatto obiezioni sul prezzo

è stato acquistato da un giovane forestiero sulla

.

c. Una settimana dopo, la signora Oliver riceve un secondo pacchetto, che contiene . Di conseguenza, la si-

la spilla di smeraldi che John le aveva regalato per il matrimonio

gnora Oliver prova

.

ancora più agitazione e apprensione

d. La signora Oliver è certa che riceverà molti altri pacchetti perché va sempre fatto molti regali

. Infatti, i pacchi continuano ad arrivare secondo l’ordine

in cui lui glieli ha regalati

.

e. Arriva l’ultimo pacchetto che contiene f.

John le ave-

un portapillole color smeraldo

.

Bussano alla porta di casa della signora Oliver. Lei pensa che si tratti di ché

crede che lui sia tornato per vendicarsi del fatto che lei lo ha avvelenato

g. Alla fine, la signora Oliver deluso perché

muore prima di aprire la porta

per-

John

.

, mentre il signor Stover è

era venuto per dirle che l’amava e non l’ha trovata

.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Indica se le seguenti affermazioni, relative alla signora Oliver, sono vere o false. a. Ha conosciuto John quando lui era già un brillante avvocato.

V

F

b. Ha sposato John per amore.

V

F

c. John le faceva molti regali.

V

F

d. È sempre stata una donna indipendente e forte di carattere.

V

F

e. Ora vive sola e non gode di buona salute.

V

F

V

F

a. È un uomo bello e ambizioso.

V

F

b. È ricco e generoso.

V

F

c. È favorevole all’indipendenza economica della moglie.

V

F

d. Non si rende conto di trattare la moglie come una schiava.

V

F

e. Quanto ad astuzia, è di gran lunga superiore alla moglie.

V

F

f.

Non ama le sorprese.

3 Indica se le seguenti affermazioni, relative a John, sono vere o false.

4 È stato commesso un crimine. Completa le seguenti frasi. a. Il colpevole

è la signora Oliver

e l’arma di cui si serve è

il veleno.

b. Il movente è il fatto che la signora Oliver vuole essere indipendente economicamente. c. La vittima è il marito John.

222


Il racconto giallo

3

5 Nel racconto fabula e intreccio coincidono o non coincidono? Motiva la tua risposta. Fabula e intreccio non coincidono, perché la narrazione dei fatti è spesso interrotta da brevi flashback che riguardano gli anni in cui i coniugi si sono conosciuti e sono stati sposati.

6 Come definiresti il finale? Il finale è a sorpresa, perché rivela che la signora Oliver ha commesso un crimine ed è inutilmente divorata dai sensi di colpa, dato che i regali sono da parte del signor Stover.

7 Secondo te, il ritmo narrativo lento intensifica o attutisce la suspense? Il ritmo lento intensifica la suspense: chi legge si chiede fino all’ultimo chi invii i regali alla signora Oliver e perché.

LESSICO 8 Nella frase «il loro patrimonio si era andato assottigliando con il tempo», la parola «patrimonio» che cosa significa? Insieme dei beni e delle rendite possedute. Spiega ora il significato della parola «patrimonio» nelle seguenti frasi. a. Il suo unico patrimonio è l’onestà: capitale, fortuna b. Questo cappotto mi è costato un patrimonio: somma di denaro molto alta

GRAMMATICA 9 Nella frase «Era fasciato con carta marrone e chiuso con nastro adesivo», sono presenti due complementi: A di modo

B di mezzo

10 Fai l’analisi logica della seguente frase, specificando il soggetto sottinteso. «Mise il pacchetto sul tavolo da pranzo» ■

Mise: predicato verbale

il pacchetto: complemento oggetto

sul tavolo: complemento di stato in luogo

da pranzo: complemento di fine

ella/lei: soggetto sottinteso

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 11

ESPRIMERE LA PROPRIA OPINIONE Il finale del racconto ti sembra efficace oppure ne avresti preferito un altro? In quest’ultimo caso, quale e perché? Risposta soggettiva

12

Come te la immagini la signora Oliver da giovane? Delineane un breve ritratto fisico. Risposta soggettiva

13

RIASSUMERE

DESCRIVERE

Riassumi il racconto riducendolo all’incirca alla metà. Risposta soggettiva

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi relativi al racconto giallo: E. Queen, Il sosia; E. Queen, Ellery Queen e il bambino rapito; D. Hammett, Tutto in un’ora; J. Dickson Carr, La cabina B-13

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VERSIONE INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE Bill Pronzini Scrittore statunitense, 1943

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. Vienne Delicatessen: espressione tede-

224

sca che significa «Specialità viennesi». 2. quartieri alti: quartieri eleganti, signorili. 3. ghetto: quartiere molto povero.

Un ottimo cliente

Ascolta l’audio del testo

Quando Mitchell entrò al Vienne Delicatessen1, alle due di giovedì pomeriggio, non c’erano clienti. Ma non era una cosa insolita, perché da quando aveva scoperto quel posto, circa due mesi prima, e lo aveva frequentato regolarmente due volte a settimana, non aveva mai visto più di una decina di altri clienti. Non che fosse un gran posto. Era una delle tante piccole tavole calde in fondo a un vicolo, in un quartiere che piano piano stava scivolando verso la zona popolare della città, cioè l’esatto contrario di quanto faceva lui, pensò Mitchell. Lui cercava di salire verso i quartieri alti2, di uscire da quel ghetto3 in cui era nato. Aspirava a trasferirsi in città, dove si viveva bene e si pranzava nei ristoranti di lusso. Però doveva ammettere che scoprire quel posto era stato un vero e proprio affare; prima di tutto, si mangiava bene e si spendeva poco e poi il proprietario, Giftholz, lo divertiva. Giftholz era un ometto fragile che parlava con un forte accento tedesco e diceva un sacco di cose buffe, più che altro perché non capiva bene quello che gli veniva detto. In quel momento, Giftholz era dietro il bancone. Quando vide Mitchell entrare, si tirò su e sorrise. «Buon giorno, signor Mitchell.» Mitchell si avvicinò al bancone. «Come va, Giftholz?» «Va» rispose Giftholz. «Ma mica tanto bene.» «La solita polpetta?» «Polpetta?» «Sì, insomma, un giorno dopo l’altro... Sempre la stessa polpetta, la stessa zuppa...» «Zuppa» disse Giftholz, sbattendo le palpebre come se fosse confuso. «Che cosa le servo, oggi, signor Mitchell?» «Il solito. Un sandwich con il würstel e un’insalata di verza.» Giftholz si dette da fare a preparare tutto. Mitchell lo guardò per un po’, poi disse: «Dimmi, Giftholz, come fai a tirare avanti la baracca? Non è che tu abbia tanti clienti e fai prezzi stracciatissimi». «Io faccio i prezzi giusti.» «Sì, ma non credo che tu faccia molti quattrini in questo modo... Hai qualche giro, qualche affare tra le mani?» «No, no, niente.» Mitchell scosse la testa: sì, forse era vero, Giftholz non aveva proprio nessun giro, anche se sembrava impossibile: era uno di quei vecchi negozianti onesti fino in fondo. Però era davvero strano che riuscisse a stare a galla. Anche se faceva prezzi bassi, non poteva certo competere con le grandi catene di tavole calde che avevano aperto nei dintorni e che garantivano offerte speciali, regali, raccolte di punti e bollini...


Il racconto giallo

Intanto Giftholz aveva finito di preparare il sandwich: glielo mise su un piattino, gli preparò l’insalata di verza e mise tutto sul banco. «Sono due dollari in tutto, signor Mitchell.» Due dollari! Lo stesso tipo di pranzo gli sarebbe costato quattro o cinque dollari in una delle tavole calde in città. Mitchell si frugò in tasca e tirò fuori il portafoglio. Quando l’ebbe aperto, vide che Giftholz sbarrava gli occhi di fronte al mazzo di banconote che c’era dentro. Probabilmente non aveva mai visto più di cinquanta dollari tutti insieme in vita sua. Diavolo, pensò Mitchell, facciamolo divertire un po’. Aprì ancor di più il portafoglio. «Questi sì che sono soldi...» disse. «E sono in arrivo altri bigliettoni...» «Come ha fatto a guadagnare tanti soldi, signor Mitchell?» Mitchell si mise a ridere. «Be’, ho un paio di conoscenze, ecco tutto. Ho fatto dei lavoretti per loro e mi hanno ricompensato bene.» «Ah» disse Giftholz e annuì con aria stanca. «Sì, certo, ho capito.» Mitchell si mise a ridere e attaccò il sandwich. Molto buono. Giftholz faceva i sandwich migliori della città, quello era poco ma sicuro. Quando ebbe finito di mangiare, si pulì le mani con un tovagliolino. Giftholz venne a prendere il piatto, poi frugò sotto il banco e tirò fuori un piattino di caramelle alla menta e un vassoietto di stuzzicadenti. «Prego, si serva.» «Caramelle? Gratis? E da quando?» «Be’, lei è un ottimo cliente...» Mitchell gli sorrise, prese una manciata di mentine e se le mise in tasca. Poi prese uno stuzzicadenti e se lo infilò tra i denti. «Mi farebbe un favore, signor Mitchell? Potrebbe venire con me in cucina? Vorrei farle vedere una cosa. Non ci vorrà molto.» «Va bene» disse. «Non vedo perché no.» In cucina, Mitchell non vide nulla di particolarmente interessante. Era una cucina come tante altre, con tutti gli arnesi, un tagliere da macellaio, un paio di casse di birra e un grosso apparecchio in un angolo. «Allora, cos’è che dovevi farmi vedere?» chiese. «Niente» rispose Giftholz. «Lei per caso parla tedesco?» «Tedesco? Perché vuoi sapere una cosa del genere?» «Per via del mio nome. Se lei parlasse un po’ di tedesco saprebbe che cosa significa.» Mitchell cominciava ad avere il fiatone e gli girava la testa. «Chi se ne frega di cosa significa il tuo nome.» «Invece le dovrebbe importare, signor Mitchell» disse Giftholz, «perché il mio nome significa “pianta del veleno”.» «Pianta del...» Mitchell spalancò la bocca, lo stuzzicadenti gli cadde e rotolò sul pavimento. Poi non si sentì più il fiato corto e le vertigini... Non sentì più nulla. Non sentì neppure il pavimento quando cadde battendo il viso. Giftholz rimase a guardare quel corpo: peccato, pensò triste. Comunque, il signor Mitchell era un malvivente, e uomini del genere non erano da compiangere. E poi tutto costava sempre di più, ed era sempre più difficile la vita per un uomo onesto. Bisognava arrangiarsi.

3

225


Si chinò e gli provò il polso, ma naturalmente non lo sentì. Il veleno paralizzava i muscoli del cuore e portava a morte certa nello spazio di pochi minuti. Comunque, come Giftholz sapeva bene, scompariva dopo un certo periodo di tempo, senza lasciare tracce. Giftholz raccolse lo stuzzicadenti speciale e lo gettò nella pattumiera; poi prese il portafoglio del signor Mitchell e lo nascose sotto il grembiule. Bisognava arrangiarsi, in tutti i modi possibili. Sì, era proprio vero. Ma c’era un’altra frase di Mitchell che lo rendeva perplesso: «la stessa polpetta». Non era la stessa polpetta; non era la stessa già da un bel po’ di tempo. Giftholz decise che forse il signor Mitchell voleva dire qualche altra cosa. Poi cominciò a trascinare il corpo verso il tritacarne. (in Il delitto è servito, Rizzoli, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Perché Mitchell quando entra al Vienne Delicatessen non si meraviglia del fatto che non ci siano clienti? (1 punto se la risposta è esatta) A Perché solitamente nel primo pomeriggio di un giorno feriale

il Vienne Delicatessen ha pochi clienti B Perché generalmente il Vienne Delicatessen ha pochi clienti C Perché sono passati solo due mesi dall’apertura del Vienne Delicatessen PUNTI ........... /1

2 Per quali motivi Mitchell frequenta regolarmente il Vienne Delicatessen? (1 punto per ogni risposta esatta)

A Perché gli piacciono i cibi austriaci B Perché è una piccola e accogliente tavola calda C Perché, nonostante sia un ristorante di lusso, si mangia bene e si spende poco D Perché si mangia bene e si spende poco E Perché il proprietario è un ometto divertente F Perché il proprietario, dal forte accento tedesco, parla poco, è molto riservato PUNTI ........... /2

3 Perché, secondo Mitchell, è davvero strano che Giftholz riesca a «stare a galla»? (1 punto per ogni risposta esatta)

A Perché l’affitto del locale è molto alto B Perché non ha molti clienti C Perché i suoi prezzi sono molto bassi D Perché nei dintorni ci sono altre tavole calde che gli fanno una concorrenza spietata PUNTI ........... /3

4 Giftholz, nel vedere il portafoglio di Mitchell pieno di soldi, quale reazione ha? (2 punti se la risposta è esatta)

Giftholz rimane molto sorpreso e con gli occhi sbarrati. PUNTI ........... /2

226


Il racconto giallo

3

5 Dove avviene la morte di Mitchell? (1 punto se la risposta è esatta) Mitchell muore nella cucina della tavola calda di Giftholz. PUNTI ........... /1

6 In che modo Giftholz si sbarazza del corpo di Mitchell? (1 punto se la risposta è esatta) Giftholz trascina il corpo di Mitchell verso il tritacarne e lo distrugge. PUNTI ........... /1

ANALISI E INTERPRETAZIONE 7 Indica se le affermazioni, relative a Mitchell, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. È nato in un quartiere povero.

V

F

b. Gli piace abitare nei quartieri periferici della città.

V

F

c. È un uomo ambizioso e senza scrupoli.

V

F

d. Si diverte a stuzzicare Giftholz.

V

F

PUNTI ........... /4

8 È stato commesso un crimine. Completa la seguente tabella. (1 punto per ogni risposta esatta) Colpevole

Giftholz

Arma di cui si serve

Uno stuzzicadenti avvelenato

Movente

Il denaro che Mitchell ha nel portafogli

Vittima

Il signor Mitchell PUNTI ........... /4

9 Quali affermazioni, relative al racconto, sono esatte? (1 punto per ogni risposta esatta) A La vicenda narrata avviene in un luogo

chiuso e in un tempo ben precisato.

E Fabula e intreccio non coincidono. F Il ritmo narrativo è ora rapido ora lento.

B Il narratore è interno.

G Il ritmo narrativo è lento.

C Il narratore è esterno.

H I flashback sono frequenti.

D Fabula e intreccio coincidono.

I

La suspense è altissima. PUNTI ........... /4

10 L’espressione «sempre la stessa polpetta» quale significato figurato assume, inizialmente, per il signor Mitchell? (1 punto se la risposta è esatta) Il signor Mitchell intende dire che le cose vanno come al solito e non ci sono novità.

Invece, quale significato assume alla fine del racconto? In che senso, cioè, la polpetta «non era la stessa già da un bel po’ di tempo»? (2 punti se la risposta è esatta) La polpetta non è la stessa già da un bel po’ di tempo perché Giftholz ha già commesso altri crimini e ha usato la carne delle sue vittime per farne delle polpette. PUNTI ........... /3

227


11 Quali elementi del racconto possono essere definiti macabri? (2 punti se la risposta è esatta) La freddezza con cui Giftholz si sbarazza del cadavere di Mitchell attraverso il tritacarne, il fatto che abbia commesso altri omicidi e soprattutto che usi la carne delle vittime per farne delle polpette. PUNTI ........... /2

12 Come definiresti questo racconto? Di enigma o d’azione? Motiva la tua risposta. (3 punti se la risposta è esatta)

Il racconto è un giallo d’azione, perché il crimine avviene durante la narrazione e non all’inizio, quindi il lettore segue il corso degli eventi nel momento in cui accadono. PUNTI ........... /3

LESSICO E GRAMMATICA 13 Nell’espressione «grandi catene di tavole calde», la parola «catene» significa «gruppi di negozi che appartengono allo stesso proprietario». Nelle seguenti frasi quale significato assume la parola «catena»? (1 punto per ogni risposta esatta) a. Aveva al collo una catena d’oro: gioiello formato da una serie di anelli legati l’uno all’altro b. Gli è capitata una catena di disgrazie: serie di eventi PUNTI ........... /2

14 Nella frase «Mitchell si mise a ridere e attaccò il sandwich», il verbo «attaccò» significa: (1 punto se la risposta è esatta) A divorò

B assaggiò

C cominciò a mangiare PUNTI ........... /1

15 Quale dei seguenti verbi di movimento, tratti dal testo, è transitivo? Individualo e sottolinealo. (1 punto se la risposta è esatta) entrare – uscire – salire – andare – venire – cadere – scomparire PUNTI ........... /1

16 Nella frase «Si chinò e gli provò il polso, ma naturalmente non lo sentì» sono presenti due complementi oggetto. Individuali e trascrivili. (1 punto per ogni risposta esatta) a. il polso

b. lo PUNTI ........... /2

AUTOVALUTAZIONE ■

Il testo mi è sembrato: facile

difficile

di media difficoltà

difficili

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande relative a: comprensione

228

di media difficoltà

Gli esercizi mi sono sembrati complessivamente: facili

PUNTEGGIO TOTALE .......... /36

analisi e interpretazione

lessico e grammatica

Se hai ottenuto un punteggio inferiore a 22, svolgi Attività di Recupero.


ASCOLTARE Edgar Wallace Scrittore inglese, 1875-1932

Il quadro scomparso

Ascolta l’audio del testo

LABORATORIO

SVILUPPO DELLE COMPETENZE

«Il sovrintendente capo di Scotland Yard, Peter Dawes, era relativamente giovane, considerando l’alta carica che ricopriva...» PRIMA

DELL’ASCOLTO

Leggi le richieste di tutti gli esercizi che dovrai svolgere dopo l’ascolto, in modo da concentrare meglio la tua attenzione durante l’ascolto.

DOPO

L’ASCOLTO

1 Peter Dawes viene incaricato di scovare e arrestare «Quadrato» Jane. Si tratta di una ladra: (indica le risposte esatte) A geniale, dotata di cervello

C che ha commesso anche degli omicidi

B che deruba persone molto ricche

D che dona i soldi rubati a enti benefici

2 Peter Dawes pensa che il prossimo «bersaglio» di Jane sia John Tresser perché: (indica le risposte esatte) A ha accumulato un enorme patrimonio non certo con metodi onesti B è uno dei più famosi collezionisti di quadri antichi C ha appena comprato la villa di un duca e la sua collezione di quadri, tra cui un Romney D non ha mai donato soldi in beneficenza

3 Peter Dawes, dopo aver ispezionato il salone in cui è esposto il Romney, pensa che Jane: A possa facilmente rubare il quadro perché il salone è scarsamente protetto B abbia grossa difficoltà a rubare il quadro C possa rubare il quadro solo con l’aiuto di parecchi complici

4 Il prezioso Romney viene rubato. Secondo Peter Dawes: A è stato rubato dall’uomo anziano, che l’ha nascosto sotto il cappotto B è stato rubato da uno dei custodi C è stato rubato dalla ragazzina, cioè da Jane, ma come sia riuscita a portarlo fuori

rimane un mistero 5 Jane, mediante un telegramma, fa sapere che restituirà il Romney a patto che John Tresser si impegni a fare che cosa? Jane restituirà il quadro a patto che Tresser versi cinquemila sterline all’ospedale pediatrico di Great Panton Street.

6 Tresser accetta la proposta e Jane restituisce il quadro che, in realtà, è sempre stato nel salone. In che modo Jane è riuscita a farlo scomparire? Jane lo ha appeso con degli spilli alla tendina avvolgibile di una delle finestre, che nessuno ha pensato di srotolare.

229


PARLARE

Accedi al Magazine: Sfida in giallo

SFIDE IN GIALLO 1 IN COPPIA Leggete le seguenti due storie gialle illustrate, facendo attenzione ai particolari. Poi spiegate come siete giunti alla soluzione dell’enigma. Di volta in volta, vince la «sfida in giallo» la coppia che risolverà l’enigma per prima. Vedi Guida

PILADE, AGENTE IN BORGHESE

230


Il racconto giallo

3 LABORATORIO COMPETENZE

FURTO PER RIPICCA

Per gentile concessione de «La Settimana Enigmistica», Copyright riservato

231


LESSICO DELITTO: UNA PAROLA-CHIAVE DEL GENERE GIALLO 1 La parola «delitto» è di origine latina. Deriva, infatti, da delictum, participio passato sostantivato del verbo delinquere, che significa «sbagliare, commettere una mancanza, una colpa». Da qui il significato italiano di «azione criminale che comporta l’applicazione di una pena e il risarcimento del danno arrecato». Collega ciascun tipo di delitto al corrispondente significato. a. Commesso per vendicare l’onorabilità del proprio nome o della propria famiglia, ritenuta offesa 1. Delitto colposo 2. Delitto doloso 3. Delitto perfetto 4. Delitto d’onore 5. Delitto passionale

b. Commesso per imprudenza, negligenza, inosservanza dei regolamenti c. Commesso con il movente di una violenta passione amorosa d. Commesso senza lasciare indizi che permettano di risalire al colpevole e. Commesso con l’intenzione precisa di uccidere

Spiega ora quale significato assume la parola «delitto» nelle seguenti frasi. Consulta eventualmente il dizionario. a. Sarebbe un delitto non mangiare questa torta: in senso scherzoso, azione che indigna o crea dispiacere

b. Non sarà un delitto se arriverò con qualche minuto di ritardo: crimine, reato

ALIBI: SIGNIFICATO PROPRIO E SIGNIFICATO FIGURATO 2 Sai già che la parola «alibi» nel «lessico giallo» significa prova della propria estraneità a un reato

. L’espressione «avere un alibi di ferro» che cosa significa? Avere un alibi

inattaccabile, impossibile da mettere in discussione

Spiega ora quale significato figurato assume la parola «alibi» nella seguente frase. Consulta eventualmente il dizionario. Franco non verrà a Londra con noi perché i suoi genitori non vogliono, ma secondo me è solo un comodo alibi: scusa, pretesto per giustificare una mancanza

IMPRONTA: SIGNIFICATO PROPRIO E SIGNIFICATO FIGURATO 3 Spiega il significato proprio della parola «impronta» nelle seguenti frasi. a. C’erano delle impronte sulla neve fresca: tracce, orme, segni lasciati da un corpo premuto b. Sul bicchiere ci sono le tue impronte digitali: segni lasciati dai polpastrelli delle dita Spiega ora il significato figurato della parola «impronta» nelle seguenti frasi. Consulta eventualmente il dizionario. a. Aveva l’impronta del dolore sul viso: insieme di tratti che riflettono un sentimento b. È un paesaggio veneziano con l’impronta del pittore Canaletto: caratterizzazione di una forte personalità artistica

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Il racconto giallo

3

STABILIRE IL COLPEVOLE, IL MOVENTE, L’ARMA DEL DELITTO, GLI INDIZI, DATO UN CRIMINE 1 Un ricchissimo e anziano scrittore è stato trovato ucciso nella sala-biblioteca della sua villa. Stabilisci il colpevole, il movente, l’arma del delitto, scegliendo fra le alternative proposte. Vittima

Ricchissimo e anziano scrittore

Colpevole

Un suo amico scrittore – la figlia – il genero – la cameriera – il giardiniere – un criminale di professione – il suo editore – il suo avvocato – un parente

Movente

Invidia – odio – desiderio di ricchezza – gelosia – eliminazione di un ostacolo, di un impedimento – vendetta – problema di eredità

Arma del delitto

Tagliacarte – pesante soprammobile – pistola – attrezzo da giardinaggio – voluminoso libro antico – veleno – dose eccessiva di un medicinale

LABORATORIO COMPETENZE

SCRIVERE

Il colpevole da chi verrà scoperto e sulla base di quali indizi? Risposta soggettiva

RACCONTARE L’ATTUAZIONE DEL DELITTO, DATO IL MOVENTE 2 IN COPPIA Vi proponiamo due possibili moventi di delitti. Scegliete un movente e provate a raccontare l’attuazione del delitto. Risposta soggettiva A

Era più intelligente di me, più ricco di me, più generoso di me, era più alto di me, più bello, più disinvolto, vestiva meglio, parlava meglio. Ho sempre pensato alla maniera di sbarazzarmi di lui. (da M. Aub, Delitti esemplari, Sellerio, rid. e adatt.)

B

Se non dormo otto ore sono un uomo finito, e dovevo alzarmi alle sette... Erano le due di notte, e non se ne andavano, sprofondati nelle poltrone, felici e beati. Purtroppo non avevo potuto fare a meno di invitarli a cena. E parlavano, e straparlavano, a ruota libera, a cascata; scambiandosi battute, parlando a vanvera su cose di nessun interesse. D’un tratto, a uno di loro saltò in mente che, un po’ più tardi, avremmo potuto farci una zuppa all’aglio. Io non ce la facevo più. Erano le due di notte, e non davano il minimo segno di volersene andare. Inoltre di quello che dicevano non mi importava niente, un bel niente. Certo avrei potuto comportarmi da villano e dir loro in qualche modo di andarsene. Ma non è nel mio stile. (da M. Aub, Delitti esemplari, Sellerio, rid. e adatt.)

233


SCRIVERE UN RACCONTO GIALLO A ENIGMA, DATA UNA TRACCIA 3 IN COPPIA Vi proponiamo una traccia per la stesura di un racconto giallo a enigma. Il delitto «quasi perfetto» Personaggi

Alfonso Boschi: investigatore Nico Lamberti: amico e aiutante di Boschi Paolo Rizzi: noto gioielliere Elena Rizzi: moglie di Paolo Rizzi Sabrina Ferro: giovane segretaria di Paolo Rizzi e trattata da lui come una figlia Giorgio Colombo: musicista povero, cugino di Elena Rizzi

Epoca

Attuale, contemporanea

Luoghi

Città italiana; gioielleria di Paolo Rizzi

Crimine

Assassinio di Paolo Rizzi nella gioielleria

Chi è il colpevole? Qual è il suo movente? Di quale arma si è servito? Sulla base di quali indizi l’investigatore Boschi riesce a scoprire il colpevole e a risolvere così l’enigma? Risposta soggettiva

SCRIVERE UN RACCONTO GIALLO D’AZIONE, DATA LA SITUAZIONE INIZIALE 4 IN COPPIA Vi presentiamo la situazione iniziale per un racconto giallo d’azione.

Ernest Renan uscì dal suo ufficio, al ventiseiesimo piano di un grattacielo. Salutò cortesemente tutti gli impiegati che incontrò nel corridoio, arrivò all’ascensore e schiacciò il bottone di chiamata. Aspettò qualche secondo, poi la porta scorrevole si aprì e Renan entrò nell’ascensore dove c’erano quattro persone: tre uomini e una donna. Mentre l’ascensore scendeva, Renan fissava l’indicatore di piano. Diciannove, diciotto, diciassette... Tra il sesto e il quinto piano l’ascensore si fermò di colpo. Mancò la luce. (da T. Sclavi, I misteri di Mystère, A. Mondadori, rid. e adatt.)

A questo punto, che cosa succederà? Quale crimine (omicidio, furto...) avverrà e per opera di chi? Quale sarà il movente del crimine? Introducete dei colpi di scena e un finale a sorpresa. Risposta soggettiva

234


Il racconto giallo

3

5 Scrivi un racconto giallo. Segui le indicazioni. Risposta soggettiva ■

Presenta una situazione iniziale di assoluta normalità.

Introduci un fatto violento: viene commesso un crimine (ad esempio un furto, un assassinio, un rapimento...).

Costruisci una trama che preveda una serie di fatti credibili con personaggi che si muovono e agiscono in un tempo e in un luogo ben determinati.

Inserisci pochi personaggi e delineali con tratti essenziali ma precisi. Tra essi vi sarà: ● l’investigatore, che utilizzerà un particolare metodo d’indagine ed eventualmente sarà affiancato da un personaggio di aiuto («spalla»); ●

la vittima;

il colpevole, che non dovrà essere identificabile fino al momento della conclusione.

Descrivi accuratamente i luoghi in cui agiscono i personaggi, soprattutto il luogo del crimine, in quanto assume un ruolo decisivo nella ricerca degli indizi.

Crea situazioni di suspense, introducendo colpi di scena, insistendo sulla descrizione di atteggiamenti sospetti, di comportamenti ambigui dei personaggi, disseminando nel corso della narrazione falsi indizi per disorientare chi legge e accrescere la sua tensione.

Concludi il racconto con la scoperta del colpevole. In questa ultima parte avrà un ruolo fondamentale l’investigatore che individuerà il movente e le prove e ricostruirà la dinamica del crimine.

Il finale sarà a sorpresa.

LABORATORIO COMPETENZE

SCRIVI IL TUO RACCONTO GIALLO

Ti consigliamo di: ■ narrare in terza o in prima persona. In quest’ultimo caso, dovrai decidere a chi affidare il ruolo di narratore; ■

utilizzare una prosa semplice, rapida, caratterizzata da proposizioni coordinate, da frequenti dialoghi, da verbi più che da aggettivi;

fare molta attenzione alla costruzione dell’atmosfera (ad esempio, un bisbiglio può essere più agghiacciante di un urlo).

Ricorda, infine, di dare un titolo al tuo racconto giallo; se preferisci, un titolo «ad effetto», che faccia intuire il clima di suspense.

Il verbo «dire»: il dramma di ogni giallista Il dialogo, nei racconti gialli, è fondamentale e frequente. E si tratta spesso di un dialogo breve. Come allora non ripetere sempre la parola «disse»? Ecco alcune variazioni. ■ Aggiunse, annuì, annunciò, ammise, ■ Mormorò, mentì, mugugnò. ■ Negò. alluse, ansimò, argomentò. ■ Balbettò, borbottò. ■ Obiettò, ordinò. ■ Concluse, chiese, commentò, confessò. ■ Piagnucolò, pregò, protestò, precisò. ■ Dichiarò, domandò, dedusse. ■ Rispose, replicò, ribadì, ribatté, rimproverò. ■ Esplose, esordì, esclamò. ■ Sussurrò, sibilò, sollecitò, sbottò, spiegò. ■ Gridò. ■ Troncò, tuonò, tentennò. ■ Interruppe, intervenne, intimò, insistette. ■ Urlò.

235


Regole per scrivere un giallo suggerite da un famoso giallista Per aiutarti ulteriormente nella stesura del tuo racconto giallo, ti riportiamo alcune delle «venti regole per il delitto d’autore» suggerite da un famoso autore di gialli, lo scrittore statunitense S.S. Van Dine (1887-1939), in un articolo apparso nel settembre 1928 sulla rivista «American Magazine». ■ Chi legge deve avere le stesse possibilità di risolvere il mistero che ha l’investigatore. ■

Chi legge non deve essere oggetto di trucchi e raggiri diversi da quelli che il criminale usa legittimamente nei riguardi dell’investigatore.

Il colpevole non deve mai essere né l’investigatore né un membro della polizia.

Bisogna arrivare a smascherare il colpevole attraverso deduzioni logiche, non per coincidenze o per caso, o per una confessione non motivata.

In un romanzo giallo deve esserci almeno un morto che più è morto, meglio è.

Per risolvere il problema di un delitto, bisogna basarsi su metodi rigorosamente naturali. È vietato perseguire la verità con sedute spiritiche, letture del pensiero e altri espedienti suggestivi e magici.

Il romanzo deve avere un solo investigatore. Con tre, quattro o, peggio, un intero branco di segugi si disperde l’interesse.

L’autore del delitto deve avere una parte più o meno di rilievo nella storia, deve diventare un personaggio familiare per chi legge e deve interessarlo.

Il colpevole deve essere senz’altro una persona di fiducia e insospettabile.

Qualunque sia il numero dei delitti commessi, il colpevole deve assolutamente essere uno. Può avere complici o aiutanti, ma l’intera responsabilità del crimine deve avere un solo colpevole.

Il colpevole in un romanzo giallo non deve mai essere un delinquente di professione: i delitti dei gangster riguardano la polizia, non gli scrittori.

Il delitto non deve mai avvenire per caso, né deve mai trattarsi di suicidio.

Come degna conclusione, ecco un elenco di espedienti che nessun giallista vorrà più usare, tanto sono abusati e noti: arrivare al colpevole confrontando la cicca trovata sul luogo del delitto con le sigarette fumate da uno dei sospetti; ● l’impronta digitale falsificata; ● il cane che non abbaia, rivelando quindi che il colpevole è uno dei membri della famiglia; ● il colpevole ha un gemello, oppure un sosia, che è sospettato ma che è innocente; ● l’uso di sonniferi; ● il delitto è commesso in una stanza chiusa, dopo che la polizia vi è entrata; ● alfabeti convenzionali decifrati dall’investigatore. ●

236


Il racconto giallo

3

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO LA PROVA SCRITTA DI ITALIANO | Tipologia A Stesura di un testo narrativo e descrittivo

A tua scelta o su indicazione dell’insegnante, svolgi una delle seguenti tracce. Risposta soggettiva

1 In un noto racconto di Arthur Conan Doyle, intitolato L’avventura del commerciante di colori a riposo, l’investigatore Sherlock Holmes, rivolgendosi all’ispettore di polizia, dice: «Otterrete sempre dei buoni risultati, ispettore, mettendovi al posto dell’altra parte e pensando che cosa fareste voi stesso. Ciò richiede una certa fantasia, ma ricompensa». Ti è mai capitato di risolvere un problema, di conseguire dei risultati positivi, mettendoti nei panni degli altri, cercando di capire le ragioni degli altri? Racconta la tua esperienza, trovando un equilibrio tra le sequenze narrative e le sequenze riflessive, volte ad analizzare i tuoi sentimenti e i tuoi pensieri. Il tuo racconto farà parte di una raccolta di esperienze autobiografiche che verrà pubblicata sul sito della scuola. 2 Il protagonista assoluto dei racconti gialli a enigma è l’investigatore. Pure con diverse variabili, è sempre un personaggio positivo, a volte eccentrico o bizzarro, ma sempre infallibile. Immagina che una nota casa editrice ti abbia affidato il compito di creare la figura di una investigatrice che diventerà la protagonista di una “serie” di racconti gialli per giovani lettori e lettrici. Delinea, pertanto, un accurato ed esaustivo ritratto di questa investigatrice. Indicane il nome, il cognome, l’età, le caratteristiche fisiche, comportamentali e caratteriali, gli hobby e, naturalmente, il metodo d’indagine. La descrizione dovrà essere di tipo oggettivo, ma contenere anche considerazioni di tipo soggettivo, cioè valutazioni personali riguardo all’investigatrice. 3 Prendi spunto da questo fatto di cronaca per scrivere un racconto giallo. Utilizza le informazioni contenute nell’articolo e, per la stesura, narra in terza persona e adotta una prosa semplice, rapida, caratterizzata da verbi più che da aggettivi.

Rapina in banca Nel primo pomeriggio di ieri, due uomini sono entrati nella banca con il volto parzialmente coperto e apparentemente disarmati. Fingevano di essere dei clienti. Poi, avvicinandosi agli impiegati, li hanno minacciati per farsi consegnare tutti i soldi in contanti disponibili. Nel giro di poco tempo, i due sono riusciti a racimolare e mettere dentro i loro zaini la somma di cinquantamila euro. Conclusa la loro «missione», si sono dati alla fuga. Ad attendere i malviventi lungo la strada vi era un’auto con al volante il terzo complice. Grazie all’analisi delle immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza, è stato ricostruito l’identikit dei malviventi ed è stato anche possibile individuare il tipo di vettura usata dal complice per allontanarsi dal luogo del reato. Subito sono stati attivati posti di blocco e sono state setacciate sia le strade statali che le provinciali e perquisite tutte le auto dello stesso tipo di quella usata dai rapinatori. Erano le 17.30 quando i carabinieri sono riusciti ad arrestare i tre malviventi. Il denaro, rinvenuto nel portabagagli dell’auto, è stato restituito alla banca. (da www.ilgiornale.it, rid. e adatt.)

237


COMPITO DI REALTÀ

Realizzare giochi linguistici «gialli» Un noto settimanale di enigmistica per ragazzi e ragazze ha coinvolto la vostra classe nella realizzazione di giochi linguistici da inserire nella sezione «Pagine gialle – scrittura creativa» del proprio giornale. La sezione dovrà avere una foliazione complessiva di 6 pagine così articolate: pagina 1: titolo della sezione, corredato di un’immagine (illustrazione o fotografia) appropriata e di un indice dei contenuti della sezione stessa; ■ pagina 2: «Parole gialle in gioco»; ■ pagina 3: «Acrostici gialli»; ■ pagina 4: «Romanzi gialli scambiati»; ■ pagina 5: «Minicruciverba gialli»; ■ pagina 6: soluzioni dei giochi. ■

LO oco gi TITiO a l le i n

eg i Parol stici giall Acro zi gialli n Romcaambiati s ia l l i r ba g e v i c ru M i n ic

i Romanzi giall scambiati

Parole gialle in gioco

a verb i c u icr Min gialli

stici Acro i giall

Soluzi oni

Organizzatevi in 4 gruppi di lavoro e procedete seguendo le indicazioni. ■

Il gruppo 1 dovrà realizzare la seconda pagina della sezione, intitolata «Parole gialle in gioco». Proporrà i seguenti giochi linguistici, di volta in volta esemplificati e con le relative soluzioni da inserire nell’ultima pagina. • Dalla parola INVESTIGATORE ricava altre parole formate con alcune sue lettere, ad esempio: VESTITO. Il gruppo ripropone il gioco con le parole COLPEVOLE e VITTIMA.

238


Il racconto giallo

3

• Con la parola CRIMINE costruisci una catena di almeno otto parole, ciascuna delle quali deve iniziare con l’ultima sillaba della parola precedente. Ad esempio: CRIMINE – NEMICO – CODICE... Il gruppo ripropone il gioco con le parole ARMA e MOVENTE. • Le seguenti parole prive di significato quali parole «gialle» nascondono? Segui l’esempio. BAILI: ALIBI

TINESTEMO:

GNIEMA:

PESSENSU:

DENIAGNI:

CRIOMIMOSSA:

• Le seguenti espressioni come diventano cambiando o togliendo una o due lettere? Segui l’esempio.

ARMA DEL DELITTO: ORMA DEL RELITTO

GIALLO D’AZIONE:

ALIBI DI FERRO:

FINALE A SORPRESA:

Il gruppo 2 dovrà realizzare la terza pagina della sezione, intitolata «Acrostici gialli». Proporrà degli acrostici relativi a investigatori e investigatrici famosi, con le relative possibili soluzioni. • Il gioco consiste nello scrivere in verticale il nome dell’investigatore e poi comporre una frase utilizzando parole che comincino con le lettere incolonnate. Ad esempio: H otel O spitale L ungo M are E ccellente S ervizio Il gruppo ripropone il gioco con POIROT – MARPLE – MONTALBANO – MAIGRET.

Il gruppo 3 dovrà realizzare la quarta pagina della sezione, intitolata «Romanzi gialli scambiati». Proporrà il seguente gioco con le relative soluzioni. • Elenchiamo dei titoli di romanzi gialli di uno scrittore o una scrittrice famosi. Modifica i titoli scambiando fra loro delle parole. Ad esempio: ROMANZI DI ARTHUR CONAN DOYLE

ROMANZI CON TITOLI SCAMBIATI

Uno studio in rosso Il segno dei quattro La valle della paura

Il segno della paura La valle dei quattro Il segno in rosso

Il gruppo ripropone il gioco cercando IN RETE dei titoli di romanzi gialli di Agatha Christie, Andrea Camilleri, Ellery Queen.

239


Il gruppo 4 dovrà realizzare la quinta pagina della sezione, intitolata «Minicruciverba gialli». Proporrà dei minicruciverba come il seguente, volti a far comparire nelle colonne indicate i cognomi di autori e autrici contemporanei di gialli. • Se risponderai esattamente alle definizioni, che richiedono sempre sinonimi o contrari, nella colonna con la cornice rossa leggerai il cognome di un autore contemporaneo di gialli. DEFINIZIONI 1. Sinonimo di giungere.

4. Contrario di resistente.

2. Contrario di tacere.

5. Sinonimo di perdita.

3. Sinonimo di orrendo.

6. Contrario di assenza.

1

2

3

A

R

R

I

V

A

R

P

A

R

L

A

R

E

O

S

T

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F

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S

E

N

Z

A

M 4

5

P 6

E

O

E

Il gruppo ripropone il gioco con definizioni volte a fare comparire nella colonna colorata i seguenti cognomi di autori contemporanei: MONTALBÁN e LUCARELLI. ■

A lavori ultimati, decidete tutti insieme un titolo avvincente, che catturi l’attenzione, possibilmente nominale, cioè senza il verbo. Scegliete, quindi, un’immagine (illustrazione o fotografia) adatta al titolo e allo scopo della sezione.

Infine, procedete con l’impaginazione della sezione. Potete ricorrere alla forma cartacea utilizzando fogli A4 che incollerete insieme, oppure potete scegliere di utilizzare un qualsiasi programma di videoimpaginazione. Ricordate di inserire nell’ultima pagina le soluzioni di tutti i giochi linguistici.

AUTOVALUTAZIONE ■

Complessivamente, sono soddisfatto o soddisfatta del lavoro che ho svolto: poco

Attività nelle quali ritengo di aver lavorato meglio e perché:

Ho collaborato nei lavori di gruppo: poco

240

abbastanza

In che cosa devo migliorare:

abbastanza

molto

molto


UN

• Svolgi le attività didattiche relative al libro e al film • Accedi a ulteriori consigli di lettura e alle proposte di film con schede di analisi

LIBRO IL CORPO

Texas, anni Novanta del Novecento: Melanie si è trasferita da poco in una nuova città, non conosce nessuno e cerca un lavoro estivo per raggranellare qualche soldo prima dell’inizio della scuola. «Cercasi lettrice affidabile e responsabile. Orari flessibili» dice l’annuncio a cui lei risponde. Ma Melanie non si limiterà a leggere per Lisa, rimasta paralizzata e muta in seguito a un misterioso incidente: cercherà di aiutarla a raccontare che cosa le è successo. Come? Usando un classico della letteratura, il romanzo Jane Eyre di Charlotte Brontë. Carol Ellis, Piemme

PERCHÉ QUESTO LIBRO Perché, in un crescendo di suspense, la

protagonista scoprirà un inquietante segreto, proprio come fa Jane Eyre nell’omonimo romanzo. ALTRI LIBRI ◾

Albo illustrato: Fabian Negrin – Lorenzo Sangiò, Sherlock Holmes e il caso del rinoceronte scomparso, Orecchio Acerbo

Graphic novel: Agatha Christie – Isabelle Bottier – Callixte, Assassinio sul Nilo, A. Mondadori

UN

Romanzi: Guido Sgardoli, Scomparso, Einaudi Siobhan Dowd, Il mistero del London Eye, Uovonero Anna Vivarelli, Un mistero nero carbone, Piemme Irene Adler, Sherlock, Lupin & io – Il trio della Dama Nera, Piemme

FILM

Di certo conoscete Sherlock Holmes, ma sapete che il famosissimo detective ha una sorella? Si chiama Enola ed è la protagoni- ENOLA sta di questo film. La ragazza, che ha avuto HOLMES un’infanzia bellissima e piuttosto anticon- Paese e anno di produzione: Unito, 2020 venzionale, calcherà le orme del fratello Regno Durata: 114 min. cercando di scoprire che fine ha fatto la Genere: giallo madre, scomparsa nel nulla. Enola non si Regia: Harry Bradbeer lascia sfuggire un prezioso indizio e inizierà un’avventurosa indagine che la porterà nel cuore di Londra. Enola ritroverà la madre? E chi l’accompagnerà nel suo cammino? PERCHÉ QUESTO FILM Per scoprire che, quando si ha il coraggio di esprimere in modo autentico la propria personalità, si possono vivere incredibili avventure. (Paolo Mereghetti)

ALTRI FILM ◾

Serie tv: Only Murders in the Building, di Steve Martin e John Hoffman

Film: Cena con delitto – Knives Out, di Rian Johnson

241


DAL

LIBRO

AL

▪ FLIPPED CLASSROOM con videolezione,

IL RACCONTO COMICO-UMORISTICO A. Amurri, Due occhi, un naso e un altoparlante ▪ Il comico e l’umoristico nel tempo

▪ Mappa delle conoscenze

Il racconto comico-umoristico ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA

delle conoscenze

DIGITALE

1

test di verifica, testi e attività individuali, attività cooperative, compito di realtà

▪ Audio della scheda ▪ Mappa delle conoscenze interattiva

e personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo

▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle conoscenze ▪ Imprevisti ed esagerazioni

A. Ossorio, L’ingrediente segreto S. Benni, Bar Peso B. Friot, La contromossa ▪ Equivoci verbali, giochi di parole e doppi sensi

A. Campanile, Galileo A. Campanile, Acqua minerale V. Metz, Antonio il freddurista S. Donati, Indagini D. Volpi, A pranzo

▪ Audio dei testi dell’unità ▪ Biblioteca digitale

C. Dickens, Che situazione! T. Ungerer, Scambiamoci i lavori P. Villaggio, Un ristorante alla moda J. Hasek, Un uomo sfortunato

▪ Caricature e finali a sorpresa

J.K. Jerome, Una trota meravigliosa P.A. Pardi, La gara di ballo ▪ Situazioni paradossali

C. Manzoni, Sul pianerottolo A. Valente, Ci vuole un tavolo B. Friot, Spesa (storia distratta) ▪ APPROFONDIMENTO

Comici famosi nella storia del cinema ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA delle competenze

M. Twain, Il burro nel cappello ▪ Laboratorio sviluppo delle competenze

▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle competenze ▪ Audio della sezione Ascoltare

Ascoltare – Parlare – Lessico – Scrivere ▪ Allenarsi all’Esame di Stato – La prova scritta

di italiano: Tipologia A. Stesura di un testo narrativo ▪ Compito di realtà con autovalutazione ▪ UN LIBRO P. Dennis, Zia Mame ▪ UN FILM 10 giorni senza mamma, di A. Veronesi

▪ UN LIBRO Attività didattiche e ulteriori

consigli di lettura ▪ UN FILM Attività didattiche e ulteriori

proposte di film con schede di analisi


I GENERI

PER L’APPRENDIMENTO ATTIVO E COOPERATIVO

▪ Percorso flipped classroom ▪ Attività di debate e attività

cooperative IN COPPIA e IN GRUPPO ▪ Compito di realtà

Il racconto comicoumoristico

PER LA DIDATTICA INCLUSIVA

NELL’UNITÀ

▪ A. Amurri, Due occhi, un naso

e un altoparlante ▪ Mappa delle conoscenze con

traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo ▪ Audio della scheda e dei testi dell’unità ▪ Esercizi per la didattica inclusiva NEI VOLUMI TESTI FACILI E TESTI AD ALTA LEGGIBILITÀ

▪ Mappa delle conoscenze ▪ Imprevisti ed esagerazioni

A. Ossorio, L’ingrediente segreto ▪ Caricature e finali a sorpresa

J.K. Jerome, Una trota meravigliosa ▪ Verifica autovalutativa

delle competenze M. Twain, Il burro nel cappello ▪ Audio dei testi

QUADERNO LABORATORIO 2

LABORATORIO competenze linguistiche

▪ Ascoltare ▪ Parlare ▪ Leggere ▪ SPECIALE Reading Workshop

allenarsi a una lettura profonda ▪ Scrivere ▪ SPECIALE Scrittura creativa: creare

storie e stimolare la fantasia PROVE INVALSI COMPUTER BASED LABORATORIO per lo sviluppo del pensiero critico e dell’apprendimento cooperativo

▪ Escape game: risolvere problemi

in modo creativo e collaborativo ▪ Tutti in scena: laboratori teatrali ▪ Philosophy for children: esercitare

il pensiero critico ▪ Cittadinanza digitale: per un uso

consapevole degli strumenti digitali

4


IL GENERE

Il racconto comico-umoristico • Ascolta l’audio della scheda

• FLIPPED CLASSROOM A CASA - Guarda la videolezione - Compila il test di verifica della videolezione - Scopri i testi proposti e le attività individuali

IN CLASSE - Svolgete le attività cooperative - Mettete alla prova le vostre competenze, svolgendo il compito di realtà

DDI

CHE COS’È IL RACCONTO COMICO-UMORISTICO Leggi il seguente racconto e poi rispondi alle domande sotto riportate. Ti aiuteranno a capire che cos’è il racconto comico-umoristico.

PIÙ FACILE

Antonio Amurri Scrittore, paroliere e autore televisivo italiano, 1925-1992

244 244

Due occhi, un naso e un altoparlante Mia moglie, quando parla, utilizza infinite possibilità foniche, infatti il suono della sua voce può raggiungere livelli incredibili. Lei ha completamente dimenticato che cosa sia il sussurro. Poche volte riesce a parlare normalmente. Di solito strilla. Talvolta ulula. Qualunque persona volesse descrivere il suo viso, noterebbe sicuramente che è formato da due occhi, un naso e una bocca che sembra un altoparlante. Prima non era così. Usava un tono di voce più basso, quando voleva. Ma poi, man mano che i nostri figli (Roberta, Valentina, Lorenzo e Franco) crescevano e il loro carattere cambiava, mia moglie ha cominciato a variare i suoi strilli in toni sempre più potenti. Maggiore era la sfrontatezza dei ragazzi, più gli strilli di mia moglie aumentavano. Una terrificante reazione a catena. Oggi questo tono di voce alto è diventato un suo vizio. Mia moglie, dalla cucina, grida ordini categorici a Roberta che si trova dalla parte opposta, in camera sua. Conoscendo il lungo cammino che deve percorrere la sua voce, e le porte e le pareti che l’ostacolano, si può immaginare quale potenza di suono lei metta nel suo grido (il lampadario della cucina finisce quasi ogni giorno sul pavimento, anche se non è di cristallo, ma di ferro smaltato).


1. barrito: verso

dell’elefante.

2. afono: senza

voce.

3. stafilococchi:

batteri in grado di causare malattie.

Roberta risponde al barrito1 della madre con un ruggito da leone e questo provoca un’altra feroce reazione vocale. Io credo che mia moglie stessa, quando urla, non riesca a capire quello che dice per il troppo rumore che fa. «Bastaaaaaaaa!» con otto «a» grida mia moglie. È chiaro che quando lei urla «basta» con otto «a» non intende assolutamente che i figli continuino a fare ciò che stanno facendo. Ma i ragazzi prendono il «bastaaaaaaaa» per un «continuaaaaaaaa», e infatti normalmente continuaaaaaaaano a fare ciò che stavano facendo. Chi va con lo strillante, impara a strillare. E così, un urlo oggi un urlo domani, i miei figli si sono adeguati. «Robertaughaughgrrr...» urla mia moglie Milvia da chissà dove, «apparecchia la tavolaaaugh...» «Noooaufffffff!...» risponde Roberta. «Oggi tocca a Valentinaaauuuh...» «Valentinaauuuuhgrrrrrscrrrr!...» ruggisce subito mia moglie. «Che c’èèèhhhgrrrrrgnaummm!» urla Valentina dalla sua camera. «Devi augh apparecchiare grr la tavolaauuauauauuh!» «Ma tocca a Francoooognorognorognoro!» «Ztttthhhhhaghaghbadascgabadasegnemgenm!» urlo anch’io (e infatti poi resto afono2 per sei giorni). «Ma stai zitto tuuuhhhhaugh, che non sai neanche gridahrehhaammrnm!» urla ancora mia moglie. Noi siamo la consolazione dei vicini. Con noi è perfettamente inutile scomodarsi a origliare al muro per sentire che cosa succede quando si scatena il finimondo sonoro. Da una settimana Milvia accusa un leggero mal di gola. Il che non ha senso, perché dovrebbe essere semmai il mal di gola ad accusare lei. In ogni caso abbiamo chiamato il medico. Mentre il dottore introduceva la testa dentro la gola di mia moglie, non ho saputo resistere alla tentazione di chiedergli: «Mi dica la verità, dottore: mia moglie non ha due corde vocali come tutti, ma dodici, vero?». L’uomo non ha voluto rispondere alla mia battuta di spirito, perché, immagino, che anche lui stesse per affermare ironicamente: «C’è un’infezione. Ma non da stafilococchi3 . Da strillococchi». (da Vita in famiglia, A. Mondadori, rid. e adatt.)

PIÙ FACILE

Il racconto comico-umoristico

245


1 La vicenda narrata: A ha caratteristiche del tutto fantastiche B ha caratteristiche della realtà quotidiana

2 Milvia, la moglie del narratore e protagonista del racconto, è: A una persona familiare di cui viene accentuata, esagerata,

una particolare caratteristica B una persona normale, comune, con caratteristiche tipiche di tutte le mogli e le madri

3 Individua nel racconto almeno tre esagerazioni che hanno un sicuro effetto comico e trascrivile. Risposta possibile: Alcune esagerazioni sono le seguenti: il fatto che la moglie ululi, la sua bocca definita «altoparlante», il lampadario della cucina che finisce quasi ogni giorno sul pavimento, le urla della moglie e dei ragazzi che ormai sembrano versi animaleschi.

4 La frase «Noi siamo la consolazione dei vicini» è detta con ironia. Perché? Il narratore che cosa intende dire? Il narratore intende dire che, se i vicini sono curiosi, possono ascoltare facilmente tutte le conversazioni della famiglia del narratore.

5 Nel racconto gli effetti comici sono ottenuti con giochi di parole e doppi sensi. Completa la spiegazione del significato comico delle espressioni evidenziate inserendo le parole sotto riportate. strilli - batteri - moglie - parola - colpevole - accusata a. «C’è un’infezione … Da strillococchi»: parola L’autore ha inventato una unendo gli «strilli» della moglie batteri al suffisso -cocchi che indica una tipologia di

.

b. «Milvia accusa un leggero mal di gola … dovrebbe essere semmai il mal di gola ad accusare lei»: accusata L’autore ironizza dicendo che dovrebbe essere Milvia l’ , in colpevole strilli di emettere tutti quegli . quanto è

6 Il racconto che hai letto ti sembra prevalentemente comico o umoristico? A Comico, perché ha solo uno scopo, e cioè quello di divertire e far ridere B Umoristico, perché ha lo scopo di divertire facendo anche riflettere

su alcuni aspetti della realtà e su determinati comportamenti

Il racconto comico-umoristico è fondamentalmente una narrazione che ha lo scopo di divertire il lettore, suscitandone il riso o il sorriso.

246


Il racconto comico-umoristico

4

LA DIFFERENZA TRA COMICO E UMORISTICO Le tipologie narrative del genere comico e del genere umoristico hanno caratteristiche molto simili, ma si differenziano per i seguenti aspetti: ■

il comico ha solo uno scopo: divertire e far ridere; di conseguenza, muove all’aperta risata, alla risata di tipo meccanico che non penetra nell’animo, che nasce e subito si dissolve;

l’umoristico, invece, mira a divertire facendo riflettere; induce, cioè, a un sorriso riflessivo. Il genere umoristico, infatti, pur nascendo da una situazione comica, coinvolge maggiormente l’individuo, lo rende più attivo perché gli fa mettere in pratica e sviluppare le sue capacità mentali di riflessione e osservazione, lo spinge a guardare più criticamente i contrasti dell’esistenza, portandolo ad assumere un atteggiamento di serena accettazione. Inoltre, mentre la comicità è sempre espressione di una gioia immediata e istintiva, nell’umorismo assume grande importanza anche il sentimento. In questo modo, senza annullare del tutto il distacco emotivo che è necessario perché si possa ridere, al comico si aggiunge una nota commovente: potrebbe essere la tristezza per la persona che è oggetto di riso; o la benevolenza verso chi compie azioni ridicole; o il bonario senso di complicità che si prova nei confronti di chi infrange alcune regole sociali troppo rigide.

Nel suo saggio L’umorismo (1908), Luigi Pirandello (drammaturgo, scrittore e poeta italiano, 1867-1936) spiega la differenza tra il comico e l’umoristico attraverso il seguente esempio.

Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti... e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto un «avvertimento del contrario». Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente s’inganna che, parata così, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento o, piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo «sentimento del contrario». Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico. Ciò che inizialmente ci faceva ridere, adesso ci farà tutt’al più sorridere. (da L. Pirandello, L’umorismo, Etruria Arti Grafiche)

Pirandello definisce il comico come un «avvertimento del contrario», nel senso che nasce dalla constatazione superficiale di una situazione evidentemente contraria a quella che dovrebbe normalmente essere e quindi, proprio per questo, suscita la risata. Ma se, dopo aver riso, proviamo a riflettere su quella scena comica e cogliamo dei risvolti di sofferenza, ecco che all’«avvertimento del contrario» subentra in noi il «sentimento del contrario», cioè una sorta di compassione, di compatimento della fragilità umana, che suscita un sorriso di comprensione.

247


I PERSONAGGI E L’AMBIENTAZIONE I personaggi del racconto comico-umoristico possono essere: ■

persone normali alle quali accadono improvvisamente fatti del tutto imprevisti, inaspettati, che muovono alla risata. Ad esempio, fa ridere che un signore distinto che cammina a passo lento, con il mento alzato e lo sguardo altero, finisca contro un palo. Naturalmente, l’imprevisto deve essere di poco conto per farci ridere; non rideremmo di certo se il signore, finendo contro il palo, si fratturasse il naso;

persone il cui comportamento contrasta con le aspettative di chi legge. Ad esempio, un uomo grande e grosso che fugge terrorizzato davanti a un topolino, oppure un signore anziano che gioca ancora con le automobiline;

persone con caratteristiche fisiche o psicologiche decisamente esagerate. Ad esempio, persone troppo alte o troppo imbranate, con tic, fissazioni, manie.

Riguardo all’ambientazione, il racconto comico-umoristico può essere ambientato in qualunque luogo e in qualunque tempo. In alcuni casi, anche il luogo presenta caratteristiche esagerate, volte a suscitare il riso o il sorriso.

LE TECNICHE NARRATIVE Ti presentiamo, qui di seguito, le principali tecniche narrative che producono effetti comici. ■

L’esagerazione: consiste nell’esagerare fatti e situazioni, nel realizzare una forzatura, una deformazione della realtà così da renderla quasi assurda, fuori della norma.

La caricatura: consiste nell’esagerare, nel mettere in particolare risalto alcune caratteristiche fisiche o comportamentali di un personaggio, cogliendone i lati più ridicoli. Ecco un esempio.

Il nonno da bar, entrando, è sempre di spalle. Guarda la televisione. Molto spesso la televisione è spenta, ma lui guarda lo stesso e ride. Il nonno da bar ha sempre giacca e cravatta. La cravatta è un po’ vecchia. È diventata, con gli anni, dura come l’acciaio per le macchie di sugo e di sigaro. Quando il nonno cammina, la cravatta emette il caratteristico suono di lamiera. (da S. Benni, Bar Sport, Feltrinelli)

248


Il racconto comico-umoristico ■

L’imprevisto: consiste nell’inserire, in una situazione normale, un imprevisto, cioè un evento inatteso, inaspettato, che muove alla risata.

L’equivoco: consiste nello stravolgere una situazione normale inserendo un equivoco, un fraintendimento. Ad esempio, avviene uno scambio di persona oppure una frase viene fraintesa oppure due personaggi, dialogando tra loro, usano doppi sensi che causano divertenti malintesi. Ancora, può succedere che due personaggi, per un equivoco, si trovino a vivere situazioni davvero strane che creano divertimento.

Il contrasto: consiste nel creare un forte contrasto tra le buone intenzioni di un personaggio e il risultato disastroso ottenuto.

Il contrario: consiste nel far accadere, in una situazione assolutamente normale, tutto il contrario di quello che ci aspettiamo debba succedere. Ad esempio, fa ridere che un professore estremamente distinto, raffinato, s’infili le dita nel naso mentre tiene una lezione di galateo, di buona educazione.

L’ironia: consiste nell’affermare una cosa intendendo, però, il contrario di quello che letteralmente significa. Ad esempio, se a un amico che ha sbagliato un esercizio di matematica diciamo: «Certo che tu con i numeri ci sai proprio fare!», in realtà intendiamo dirgli l’opposto e cioè che di matematica non capisce niente. In questo caso abbiamo fatto dell’ironia.

Il sarcasmo: si tratta di un’ironia pungente, amara, aggressiva, priva di bonarietà, fatta allo scopo di disprezzare o ferire gli altri.

La ripetizione di situazioni: consiste nel ripetere più volte la stessa situazione comica, variandone un particolare oppure accentuandone alcuni aspetti divertenti.

La personificazione degli oggetti: consiste nel rendere «vivi», animati gli oggetti come se fossero umani. A volte i personaggi, incapaci di controllarli, si trovano coinvolti in situazioni imbarazzanti e quindi buffe.

I colpi di scena, la suspense e il finale a sorpresa: grazie a queste particolari tecniche la narrazione assume maggiore vivacità. A sollecitare l’effetto comico è soprattutto il finale a sorpresa che giunge inaspettato, a conclusione di una vicenda che sembrava del tutto normale.

Il ritmo incalzante: consente di concatenare azioni e situazioni comiche in modo che tra l’una e l’altra non si verifichino pause che potrebbero attenuare il coinvolgimento da parte di chi legge e la sua disponibilità alla risata.

4

249


IL LINGUAGGIO DEL RACCONTO COMICO-UMORISTICO Anche le scelte linguistiche sono molto importanti per l’efficacia del genere comico-umoristico. Viene fatto largo uso di: ■

discorsi diretti, che conferiscono vivacità e immediatezza al testo;

registri linguistici inappropriati rispetto alle situazioni narrative. Ad esempio, un personaggio che utilizza espressioni gergali durante una cerimonia religiosa;

figure retoriche (metafore e similitudini) esagerate, caricate all’eccesso. Ecco un esempio di metafora.

Videro delfini dappertutto. Il mare era una distesa di delfini; sulla barca i delfini, con salti spettacolari, si accatastavano a poppa; qualcuno si era anche arrampicato sull’albero più alto, il che mi sembrò un’esagerazione. (da G. Panvini, Zitto e nuota!, Zelig)

Ecco un esempio di similitudine.

Girardoux era un atleta molto diverso da Pozzi. Pozzi non beveva e non fumava. Girardoux fumava novanta sigari al giorno e beveva come un tombino. (da S. Benni, Bar Sport, Feltrinelli) ■

giochi di parole, nomi strani, parole inventate (neologismi) o storpiate, modi di dire presi alla lettera o interpretati in modo inconsueto, battute di spirito, doppi sensi, frasi o ragionamenti privi di logica, che consentono di creare situazioni paradossali, del tutto contrarie al buon senso e che, appunto per questo, suscitano il riso o il sorriso.

LA SATIRA, LA PARODIA E L’UMORISMO NERO La satira è una particolare forma di umorismo che consiste nel criticare, mediante la beffa o la rappresentazione ridicola, personaggi importanti, potenti, oppure opinioni, atteggiamenti, fenomeni di tipo politico, sociale, morale con i quali non si è d’accordo. La satira è un genere letterario antico, già diffuso nella cultura greca e romana; oggi utilizza soprattutto il mezzo televisivo, le vignette pubblicate nei quotidiani e in Rete per ridicolizzare personaggi pubblici di successo. La parodia (dal greco pará, che significa «simile», e odé, che significa «canto») consiste nell’imitazione comica di un particolare stile letterario, musicale o artistico al fine di renderlo ridicolo.

250

L’umorismo nero consiste nell’utilizzare situazioni o argomenti macabri, come ad esempio la morte, le malattie, le catastrofi, la guerra, per divertire, far ridere.


Il comico e l’umoristico nel tempo

4

IL COMICO E L’UMORISTICO DALLE ORIGINI AL SETTECENTO Il genere letterario comico affonda le sue radici nell’antichità classica, nelle commedie greche di Aristofane (450-385 a.C. circa) e nelle commedie latine di Plauto (255 a.C. circa184 a.C.). In epoca medievale, esempi significativi del genere comico-umoristico sono alcune novelle della famosa opera Decameron del toscano Giovanni Boccaccio (1313-1375). Per dare un’intonazione comica alle vicende narrate, Boccaccio utilizza una sintassi e un lessico vicini a quelli della lingua parlata, e fa largo uso di espressioni esagerate, di contrasti, di doppi sensi, di battute argute. Nella prima metà del Cinquecento si evidenziano i romanzi satirici Gargantua e Pantagruel di François Rabelais (1483-1553), considerato uno dei più importanti protagonisti del Rinascimento francese. Nei suoi romanzi Rabelais critica i vizi del suo tempo in ambito politico, sociale e religioso. La sua comicità si fonda su un’acutissima e spregiudicata osservazione della realtà, per cui un tratto di un personaggio, un’inflessione della voce, un tic verbale diventano rivelatori di un carattere, o di un tipo, e di tutto un mondo da esso rappresentato. Nel Settecento, il commediografo veneziano Carlo Goldoni (1707-1793) si propone, nelle sue opere teatrali, l’intento di far divertire il pubblico, ma anche e soprattutto un intento educativo, morale, cioè di farlo riflettere, sorridendo, sui vari aspetti della società del tempo e sui valori della nuova classe sociale della borghesia.

IL COMICO E L’UMORISTICO NELL’OTTOCENTO E NEL NOVECENTO Nel corso dell’Ottocento e del Novecento si affermano numerosi scrittori comico-umoristici, italiani e stranieri. Fra gli scrittori umoristi stranieri, ricordiamo lo spagnolo Antonio de Lara (1896-1978); lo statunitense Mark Twain (1835-1910), noto per Le avventure di Tom Sawyer; l’inglese Jerome Klapka Jerome (1859-1927), noto per il romanzo Tre uomini in barca. Autori considerati dei «classici» della letteratura umoristica italiana sono Achille Campanile, Giovanni Guareschi, Carlo Manzoni e Antonio Amurri. ■

Achille Campanile (1899-1977) è famoso per il suo umorismo surreale e i giochi di parole. Ricordiamo, in particolare, le Tragedie in due battute, piccoli atti, sceneggiati per il teatro, effettivamente costituiti da pochissime battute. Ad esempio:

La prima stella: «Ma che vorrà da me quell’astronomo?». La seconda stella: «Perché?». La prima stella: «Mi sta fissando da un’ora con il cannocchiale». (da A. Campanile, Tragedie in due battute, Rizzoli)

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Giovanni Guareschi (1908-1968) è famoso soprattutto per l’opera Don Camillo. Mondo piccolo (nota anche per la trasposizione cinematografica), ambientata in un piccolo paese in riva al Po e che ha come protagonisti il parroco Don Camillo e Peppone, il sindaco comunista del paese.

Carlo Manzoni (1909-1975) ha riversato in tutta la sua produzione una vena umoristica ora ironica ora surreale, bersagliando, in particolare, personaggi e ambienti milanesi.

Antonio Amurri (1925-1992) è stato uno scrittore umorista satirico, paroliere e autore televisivo. Fra le sue opere ricordiamo Piccolissimo, Famiglia a carico, Più di là che di qua.

IL COMICO E L’UMORISTICO CONTEMPORANEI Il genere comico-umoristico è frequentato da molti autori e autrici contemporanei. Fra gli italiani, ricordiamo i seguenti. ■

Stefano Benni (1947) che, nei suoi racconti e romanzi caratterizzati da una forte satira della società italiana, fa ampio uso di giochi di parole e parodie di altri stili letterari.

Francesco Piccolo (1964), scrittore e sceneggiatore i cui libri, ricchi di frammenti di vita quotidiana, sono spesso caratterizzati da un intelligente e spietato umorismo.

Andrea Valente (1968), scrittore, illustratore, vignettista, sempre rigorosamente in chiave umoristica e strampalata. Fra gli scrittori stranieri, meritano particolare attenzione il francese Daniel Pennac (1944) e lo statunitense Woody Allen (1935), anche attore e regista cinematografico. Allen si configura come un artista originale, dissacrante e provocatorio, il cui tipo di comicità privilegia forme intellettualistiche quali il paradosso e la satira. Le sue riflessioni sulla vita e la morte, la società, la religione raggiungono un irresistibile grado di umorismo, caratterizzato a volte da toni di amaro pessimismo. Fra le sue frasi più famose ricordiamo:

«Non è che ho paura di morire. Solo che non voglio esserci quando accadrà.» «Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l’imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile.»

IL COMICO-UMORISTICO: UN GENERE DI SUCCESSO

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Ridere è una caratteristica tipicamente umana: un sorriso di gioia o un’allegra risata sono senza dubbio fra le espressioni più spontanee e immediate dello stato d’animo di una persona. Il motivo del successo del genere comico-umoristico è riconducibile agli effetti benefici di una bella risata sul nostro cervello e sul nostro organismo. Ridere migliora il tono dell’umore e rafforza il nostro sistema immunitario tenendo lontani stress, ansia, stati depressivi e malattie. Oggi il genere comico-umoristico, nelle sue molteplici sfumature, ha conquistato un grande pubblico di tutte le età anche grazie ai numerosi spettacoli cinematografici, televisivi e teatrali.


IL RACCONTO COMICO-UMORISTICO CHE COS’È

Accedi alla mappa personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo

È una narrazione che ha lo scopo di divertire il lettore, suscitandone il riso o il sorriso

PIÙ FACILE

MAPPA DELLE CONOSCENZE

IL COMICO ◾ Scopo:

DIFFERENZE TRA IL COMICO E L’UMORISTICO

divertire e far ridere ◾ Risata di tipo meccanico, che non penetra nell’animo, che nasce e subito si dissolve ◾ «Avvertimento del contrario», secondo Pirandello

L’UMORISTICO ◾ Scopo:

divertire facendo riflettere riflessivo, di comprensione nei confronti della fragilità umana ◾ «Sentimento del contrario», secondo Pirandello ◾ Sorriso

◾ Persone normali alle quali accadono improvvisamente

PERSONAGGI

fatti del tutto imprevisti, inaspettati il cui comportamento contrasta con le aspettative di chi legge ◾ Persone con caratteristiche fisiche o psicologiche esagerate ◾ Persone

◾ La

AMBIENTAZIONE

TECNICHE NARRATIVE

vicenda narrata può essere ambientata in qualunque luogo e in qualunque tempo ◾ Il luogo può presentare caratteristiche esagerate

◾ Esagerazione

◾ Ironia

◾ Caricatura

◾ Sarcasmo

◾ Imprevisto

◾ Ripetizione

◾ Equivoco

di situazioni ◾ Personificazione di oggetti

◾ Contrasto ◾ Contrario

◾ Discorsi

◾ Colpi

di scena, suspense ◾ Finale a sorpresa ◾ Ritmo incalzante

diretti

◾ Registri linguistici inappropriati rispetto

LINGUAGGIO

alle situazioni narrative retoriche (metafore e similitudini) esagerate ◾ Giochi di parole, neologismi, battute di spirito, doppi sensi, frasi o ragionamenti privi di logica ◾ Figure

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VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

VERSIONE INTERATTIVA

1 Completa le seguenti frasi. (2 punti per ogni risposta esatta) a. Il genere comico ha lo scopo di divertire e far ridere il lettore. b. Luigi Pirandello definisce il comico come l’«avvertimento del contrario» perché nasce dalla constatazione che una situazione è contraria a quella che dovrebbe essere.

c. Il genere umoristico ha lo scopo di divertire ma anche di far riflettere. d. Pirandello definisce l’umoristico come il «sentimento del contrario» perché dopo una prima impressione subentrano la riflessione e la compassione per la fragilità umana. PUNTI ........... /8

2 Indica se le seguenti affermazioni, relative ai personaggi e all’ambientazione di un racconto comico-umoristico, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. I personaggi sono sempre persone fuori dal comune.

V

F

b. Solitamente, in un racconto comico-umoristico il comportamento dei personaggi contrasta con le aspettative di chi legge.

V

F

c. Generalmente, i personaggi sono poco caratterizzati, cioè non ne vengono evidenziati né i difetti fisici né particolari aspetti caratteriali.

V

F

d. I fatti narrati avvengono spesso in luoghi chiusi.

V

F

e. I fatti narrati possono essere ambientati in un qualunque tempo.

V

F

PUNTI ........... /5

3 Per ciascun testo indica la tecnica narrativa utilizzata. (2 punti per ogni risposta esatta) A

Con la signora Pina si diresse allegro verso la sua utilitaria posteggiata sotto un magnifico palazzo illuminato nel quale c’era una gran festa di ricchi. «Buon anno!» urlò Fantozzi allegro verso le finestre illuminate. Dal terzo piano, secondo una vecchia usanza, piombò sulla macchina una vecchia cucina economica da due tonnellate: gliela appiattì come la frittata con cipolle che a lui piaceva tanto. (da P. Villaggio, Fantozzi, Rizzoli)

A Equivoco B

B Imprevisto

C Esagerazione

Hodja è alla corte del terribile Tamerlano, il conquistatore turco. Questi si guarda in uno specchio e, vedendosi brutto, piange qualche lacrima, poi si frena. Hodja, invece, è in un pianto dirotto e continuo. «Vedo che hai dell’affetto per me» dice il conquistatore, «e condividi la mia pena. Ma perché continui a piangere?» «Tu, o potente Tarmerlano, non hai trattenuto le lacrime perché ti sei visto un momento in uno specchio. Che devo fare io, che ti vedo sempre?» (da D. Volpi, Didattica dell’umorismo, La Scuola, adatt.)

A Esagerazione

254

B Ironia

C Finale a sorpresa PUNTI ........... /4


Il racconto comico-umoristico

4

4 Collega ciascuna tecnica linguistica della prima colonna alla corrispondente definizione. (2 punti per ogni risposta esatta) 1. Non pensate al futuro: usate il gerundio. (F. Salvi) 2. Quand’ero piccolo, i miei genitori hanno cambiato casa una decina di volte, ma io sono sempre riuscito a trovarli. (W. Allen) 3. Alcuni scrittori per scrivere hanno bisogno della vena. Altri dell’avena. (A. Campanile)

a. Doppio senso b. Gioco di parole c. Modo di dire modificato d. Battuta di spirito

4. Chi va piano va sano e viene tamponato poco lontano. (M. Marchesi) PUNTI ........... /8

5 Quando l’umorismo diventa satira? (2 punti se la risposta è esatta) L’umorismo diventa satira quando critica, mettendoli in ridicolo, personaggi importanti o fenomeni di tipo sociale e politico con i quali non si è d’accordo. PUNTI ........... /2

6 Indica se le seguenti affermazioni, relative al «comico e umoristico nel tempo», sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. Il genere letterario comico nasce nel Settecento con il commediografo veneziano Carlo Goldoni.

V

F

b. Mark Twain e Jerome Klapka Jerome sono due famosi scrittori comico-umoristici della fine dell’Ottocento.

V

F

c. Gli autori Campanile, Guareschi, Manzoni e Amurri sono considerati dei «classici» della letteratura umoristica italiana contemporanea.

V

F

PUNTI ........... /3

7 Soprattutto per quali motivi il comico-umoristico è un genere di successo? (2 punti se la risposta è esatta)

Perché la risata ha effetti benefici, migliora l’umore e rafforza il sistema immunitario. PUNTI ........... /2

AUTOVALUTAZIONE ■

PUNTEGGIO TOTALE .......... /32

La verifica mi è sembrata complessivamente: facile

di media difficoltà

difficile

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande

In base al mio punteggio totale, posso affermare di conoscere il genere comicoumoristico: poco

abbastanza

bene

Per migliorare il mio risultato, devo ripassare questi argomenti:

255


Imprevisti ed esagerazioni Antonella Ossorio Scrittrice italiana, 1960

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

256

L’ingrediente segreto

Ascolta l’audio del testo

Quale sarà l’ingrediente segreto che darà un «sapore inconsueto» alla zuppa di funghi cucinata dalla madre della protagonista?

Stamattina, alle otto, la mamma mi ha svegliato: «Alzati, è tardi!». Io sono saltata giù dal letto, poi mi sono ricordata che è domenica e ho protestato: «Oggi non c’è scuola! Perché mi svegli all’alba?». E lei: «Hai dimenticato che abbiamo a pranzo gli Stupazzoni? Svelta, devi riordinare la tua camera». In effetti me ne ero dimenticata, così ho urlato: «No, gli Stupazzoni no!». Mamma ha sbuffato: «Be’? Cos’hanno che non va, gli Stupazzoni?». «Hanno per figlia la bambina più odiosa del mondo, ecco cosa. Anzi, Costanza è la più odiosa di tutto l’universo.» «Anche se fosse, è la figlia del capoufficio di tuo padre. Perciò devi essere gentile. Se ti comporti come la volta scorsa, guai a te.» Io sapevo di cosa stava parlando, ma ho fatto finta di niente: «Perché? Cosa successe l’altra volta?». La mamma, che purtroppo ha un’ottima memoria, ha detto: «Spaventasti a morte Costanza, raccontandole che nonno Cesare è un vampiro! Così quando il poverino, a tavola, disse che il vino fa buon sangue, lei scoppiò a piangere e scappò via». Solo a pensarci mi è venuto da ridere, perciò la mamma mi ha sgridato: «C’è poco da sghignazzare! Se oggi ti inventi qualcun’altra delle tue bugie...». Io ho tagliato corto: «D’accordo, niente bugie! Contenta?». La mamma ha sorriso: «Brava! Bisogna sempre dire la verità. E ora lavati, vestiti e rassetta la camera. Poi dovrai dare un’occhiata a Marco». «No, Marco no!» ho urlato. Ma lei, senza darmi retta, è uscita. È proprio vero, ho pensato, le disgrazie non vengono mai sole: stare dietro a mio fratello, che ha due anni e fa più danni di un terremoto, non è terribile quanto avere gli Stupazzoni a pranzo, ma poco ci manca. Per farla breve, la mattinata è stata per noi tutti un vero inferno: pur di fare bella figura con gli Stupazzoni, papà s’è messo a pulire casa (mentre, di solito, trova mille scuse per non farlo). Nonno Cesare, al quale degli Stupazzoni non importa un fico secco, è stato costretto a lucidare l’argenteria. La mamma poi, tutta presa a preparare la sua famosa zuppa di funghi, non s’è mai mossa dai fornelli... Be’, non proprio mai. Purtroppo. Quanto a me, Marco mi ha dato il mio bel daffare: sai che divertimento andargli appresso, mentre correva su e giù, toccava tutto e strillava come un ultrà allo stadio! Dopo un po’ avevamo i timpani


Il racconto comico-umoristico

1. Gatto Mammone:

creatura magica della tradizione popolare, con le caratteristiche di un enorme gatto dall’aspetto terrificante.

4

fracassati, così papà mi ha «suggerito»: «È una bella giornata, perché non porti il pupo a giocare in giardino?». Appena in giardino, ho sussurrato a Marco: «Stai buono, sennò chiamo il Gatto Mammone1 che ti mangia in un boccone!». Allora lui è andato a sedersi sotto il roseto ed è rimasto là, zitto e immobile. Dopo un po’ s’è messo a giocare con la terra: ne pigliava una manciata, la guardava ben bene, e se dentro ci trovava qualcosa di interessante diceva cose del tipo: «Uh! Verme!» oppure: «Bella fogliolina!». A un tratto, dalla cucina, è venuto un rumore di vetri rotti e la voce della mamma che gridava: «Ahhhhhhhh!! Il vaso di zia Pina». Poi la voce di papà: «Lo stavo spolverando, m’è scappato di mano!». Io ho scosso la testa: i genitori non puoi perderli d’occhio un momento che combinano guai. Il minimo che potessi fare era andare a vedere cosa stava succedendo. Così sono rientrata in tempo per sentire la mamma dire al papà: «Andiamo a disinfettare il tuo dito. Quanto al vaso, ne riparleremo...». Appena i miei genitori sono usciti, il nonno ha sospirato: «Che peccato! Il vaso di zia Pina era un vero capolavoro!». Poi mi ha strizzato l’occhio e si è messo a ridere. «Sì» ho risposto, «un pezzo da museo... degli orrori!» e, io e il nonno, giù ad ammazzarci dalle risate. Eravamo lì che ce la spassavamo, quando abbiamo sentito Marco dire: «Pappa buona!». Ci siamo voltati: il pestifero, in piedi sullo sgabello, stava affacciato sulla pentola piena di zuppa ormai pronta. Per di più, stringeva nel pugno un mucchietto di terra presa in giardino. Veloce come un ghepardo, sono scattata per acchiapparlo. Ma lui è stato più svelto: ha aperto il pugno, ha gettato la terra nella pentola e ha ripetuto: «Pappa buona!». «Oh oh...» ha fatto il nonno. Io sono corsa alla pentola e... disastro! Il brodo aveva assorbito tutta la terra. Impossibile rimediare. Disperata, ho tirato le somme: Stupazzoni in arrivo + piatto forte della mamma rovinato = guai grossi per me che non avevo tenuto d’occhio Marco. «Sono fritta!» ho detto al nonno. Lui ha dato una mescolata alla zuppa, l’ha assaggiata e ha esclamato: «Che bontà! Oggi tua madre ha superato se stessa». Io mi sono messa a balbettare: «Ma... Marco ha... ma nonno, se ne accorgeranno!». E lui: «Lo ripeto, la zuppa è squisita». Poi i miei sono tornati in cucina (papà con il dito incerottato, la mamma con il muso lungo per via del vaso rotto). Subito dopo, sono arrivati gli Stupazzoni. Costanza, dall’altra volta, è perfino peggiorata. Non ha fatto che darsi arie. Quando ci siamo messi a tavola, per il nervoso avevo il mal di testa. Fino agli antipasti, tutto bene. Poi la mamma ha portato la zuppa. «La sua famosa zuppa di funghi! Non vedevo l’ora di assaggiarla di nuovo» ha cinguettato la signora Stupazzoni. Tutti, tranne me, hanno infilato il cucchiaio nel piatto. Io ho chiuso gli occhi. Il cuore ha cominciato a battermi forte. Ho sentito il signor Stupazzoni dire: «Ma questa zuppa è... è proprio...». Un istante di silenzio. Poi la voce della Stupazzoni: «Divina! Persino migliore dell’altra volta. Mi dica, signora, ha aggiunto un nuovo ingrediente?». Allora ho aperto gli occhi: tutti, sorridenti, guardavano la mamma. 257


Lei ha risposto: «No, è la solita ricetta». E la Stupazzoni: «Andiamo! Si sente che è diversa! Ha un sapore così... inconsueto! Su, mi dica qual è l’ingrediente segreto». La mamma ha ripetuto: «Nessun segreto! Dentro ci sono solo funghi e...». Marco, dal seggiolone, s’è messo a cantilenare: «Terra, foglia, formica, cacca di colombo...». «Che dice il pupo?» ha chiesto papà. E il nonno, dopo aver mandato giù di gusto una cucchiaiata di zuppa: «Il pupo? Perché, ha parlato?». Intanto la Stupazzoni insisteva a impicciarsi dell’ingrediente segreto. La mamma non sapeva cosa rispondere. La Stupazzoni era rossa di rabbia. «Quante storie, per una ricetta!» ha borbottato. Sulla tavola è calato il gelo. Costanza mi ha bisbigliato: «Tua mamma è una bugiarda!». Stavo per dirgliene quattro, quando ho visto un bel verme grasso sul suo cucchiaio. Allora ho aspettato che lo mandasse giù e mi sono goduta lo spettacolo. Poi ho deciso di togliere la mamma dai guai: se lei non poteva dire la verità, visto che non la conosceva, l’avrei fatto io. Così ho urlato: «La mamma non è una bugiarda! Non è colpa sua se Marco ha aggiunto...». «Cosa?» hanno domandato tutti in coro. E Marco: «Terra, formica, foglia, cacca di colombo...». «E pure un verme molto grasso che Costanza si è appena mangiata» ho precisato io. A questo punto, è successo il finimondo: Costanza s’è messa a tossire e a sputacchiare dappertutto, la Stupazzoni ha urlato: «Aiuto! La piccina si strozza!». La mamma mi ha presa per l’orecchio, mi ha portata in camera mia e mi ha ordinato di rimanerci. Le ho spiegato che avevo solo detto la verità, ma lei ha risposto: «Che bisogno c’era? Qualcosa mi sarei inventata, per far contenta la Stupazzoni. Ma tu hai rovinato tutto». Poi è uscita, lasciandomi qui a domandarmi: ma allora, questa benedetta verità, bisogna dirla oppure no? (da L’ingrediente segreto, Anicia Edizioni, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Completa il seguente testo. La protagonista si deve alzare presto, anche se è domenica, perché gli Stupazzoni

e si deve comportare bene con Costanza, la figlia

non raccontandole delle

del capoufficio del papà

l’argenteria , la madre prepara la sua famosa zuppa di funghi,

e la protagonista porta il fratellino Marco a giocare in terra . A un tratto, la protagonista sente

giardino . Qui Marco gioca con

il vaso di zia Pina .

Nel frattempo, Marco getta

zuppa di funghi . La signora

divina

della terra

racconta perché

nella

la zuppa e vuole conoscerne

protagonista non sa rispondere perché

la

un rumore di vetri rotti e le urla dei genitori , pertanto

rientra in casa. È successo che il padre ha rotto definisce

,

bugie . Nell’attesa degli ospiti, il padre della protagonista pulisce

la casa , il nonno lucida

258

verranno a pranzo

Stupazzoni

l’ingrediente segreto . Poiché la madre della

non ha fatto modifiche alla ricetta , la protagonista

la verità sulla terra gettata nella pentola , ma viene rimproverata dalla madre le ha fatto fare brutta figura quando avrebbe potuto inventare una scusa qualunque.


Il racconto comico-umoristico

4

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Indica se le seguenti affermazioni, relative alla protagonista, sono vere o false. a. Non sopporta Costanza perché si dà troppe arie.

V

F

b. Le piace molto giocare con il fratellino.

V

F

c. Ha un bel rapporto con il nonno.

V

F

d. Ha capito che è preferibile non dire la verità.

V

F

3 Qual è l’imprevisto, il fatto inatteso che modifica il normale corso degli eventi? L’imprevisto è il fatto che il fratellino della protagonista getta della terra nella zuppa di funghi della mamma.

4 Nella frase «Appena i miei genitori sono usciti, il nonno ha sospirato: “Che peccato! Il vaso di zia Pina era un vero capolavoro!”», quale tecnica narrativa è stata utilizzata per produrre un effetto comico? A Contrasto

B Ironia

C Esagerazione

5 Come definiresti il linguaggio del racconto? (Indica le risposte esatte) A Ricco di discorsi diretti

C Adeguato alla situazione narrativa

B Alto e ricercato

D Ricco di giochi di parole e doppi sensi

6 Nella frase «... strillava come un ultrà allo stadio», è presente una figura retorica. Come si chiama? Similitudine.

LESSICO 7 Spiega il significato delle seguenti frasi tratte dal testo. a. «... non importa un fico secco...»: non è importante, non ha nessuna rilevanza b. «Sono fritta!»: sono nei guai, in una situazione molto scomoda

GRAMMATICA 8 Considera la frase: «Poi i miei sono tornati in cucina (... la mamma con il muso lungo per via del vaso rotto)». Fai l’analisi logica: ■

sono tornati: predicato verbale

con il muso lungo: compl. di modo

in cucina: compl. di moto a luogo

per via del vaso rotto: compl. di causa

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 9

DEBATE

IN GRUPPO Realizzate un debate in classe relativo al problema posto dalla

protagonista: «ma allora, questa benedetta verità, bisogna dirla oppure no?». Dividetevi in due gruppi: uno deve dimostrare, con argomentazioni valide, che talvolta è meglio non dire tutta la verità, l’altro che è sempre meglio dirla. Ogni gruppo deve anche ribattere alle argomentazioni degli avversari. Alla fine del dibattito, moderato dall’insegnante, una giuria di tre persone proclama vincitore il gruppo che ha dimostrato migliore capacità di argomentazione. Risposta soggettiva 10

In un breve testo scritto, racconta un episodio particolarmente divertente accaduto di recente nella tua famiglia. Risposta soggettiva RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI

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Stefano Benni Scrittore, giornalista e umorista italiano, 1947

Bar Peso

Ascolta l’audio del testo

Che tipo di bar è il Bar Peso? L’autore elenca tredici indizi, tutti eccessivi, «esagerati», che consentono di riconoscere questo particolarissimo tipo di bar in via di estinzione.

1. Peso: in bolognese

significa impegnativo. 2. cabrate: impennate,

acrobazie aeree consistenti nell’ergersi in verticale di un velivolo. 3. jumbo: aereo di grandi dimensioni e attrezzato per lunghi voli. 4. entomologa: scienziata che studia gli insetti. 5. sesterzi romani: antiche monete romane. 6. Girardengo: Costante Girardengo, famoso campione di ciclismo dei primi del Novecento.

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Questo tipo di bar, anche se in via di estinzione, è uno degli ultimi esempi di bar del passato. Ne resta un centinaio di esemplari, non protetti, in quanto sono in grado di proteggersi benissimo da soli. Si trovano in paesi impervi, e in alcune periferie metropolitane. Il Bar Peso1 è contrassegnato da un clima di ruvida familiarità e cordiale rissosità, nonché dall’igiene disinvolta e dalla presenza di gestori e clienti fortemente orientati agli alcolici. Come si riconosce un Bar Peso? L’intenditore lo individua subito dagli odori, dalle facce, dall’atmosfera particolare. Ma se siete dei profani, ecco tredici indizi che vi possono aiutare. 1. Segatura per terra. 2. La presenza di un cane nero di nome Black, Bill o Pallino che appena entrati vi annusa il sedere. 3. Televisione pensile (se c’è), sospesa a tre metri di altezza. È un vecchio modello diciotto pollici, ottantotto chili miracolosamente in equilibrio su una mensolina di vetro. Sotto la televisione dorme un vecchietto con la bocca aperta, sorvolato da una pattuglia acrobatica di mosche. Appoggiato al muro c’è un lungo bastone di legno: è il telecomando. Il vero telecomando è sempre rotto perché i clienti, abituati a ben altri attrezzi, tutte le volte che lo usano lo sbriciolano come un wafer. 4. Nell’aria volano le mosche da Bar Peso (dipterus rudis) alquanto diverse dalle mosche normali. Anzitutto le loro traiettorie, per i vapori alcolici, sono più sghembe e imprevedibili della media, con grandi cabrate2 dentro le bocche dei clienti assopiti. Se le colpite con un normale schiaccia-mosche, ve lo strappano di mano e restituiscono il colpo. Oppure stramazzano al suolo simulando l’agonia, e dopo un’ora ripartono più vispe di prima. Ultima particolarità, il rumore: sanno ronzare in cinque tonalità diverse, dal trapano dentistico al decollo di jumbo3, e nei giorni d’estate compongono una colonna sonora indimenticabile. Perché il loro volo ha tanta varietà di suoni? L’ha scoperto recentemente un’entomologa4 di Imola: le mosche da bar hanno il cambio e le marce. 5. Presenza di una grossa carpa imbalsamata, d’aspetto sacerdotale, appesa al muro. 6. Presenza di un distributore misterioso, somigliante ai robot dei film di fantascienza anni Cinquanta, il cui contenuto è ormai indecifrabile, perché da anni, per la ruggine, nessuno riesce a introdurre una monetina. Alcuni di questi distributori sono così vecchi che accettano solo sesterzi romani5! Aprendoli a martellate, a volte ne escono noccioline fossili, palline con l’effigie di Girardengo6 e gomme americane del tipo «Dracula» che svaniscono a contatto dell’aria.


Il racconto comico-umoristico 7. Carnera ... Bobet:

Primo Carnera, famoso pugile italiano, e Louison Bobet, ciclista francese, entrambi attivi nel secolo scorso. 8. riffa: lotteria privata i cui premi sono degli oggetti.

4

7. Foto del barista a fianco di un famoso campione, che però lui non ricorda più chi è, forse Carnera, forse Bobet7, forse sua moglie da giovane. 8. Foto di squadre di calcio nazionali, locali o degli avventori del bar stesso. Quest’ultima squadra è riconoscibile dal dodicesimo giocatore basso e rotondetto che, a un esame più accurato, risulterà una damigiana. 9. Bicchieri di almeno tre centimetri di spessore, con effetto telescopico: accostando l’occhio al vetro si possono vedere distintamente gli anelli di Saturno, specialmente dopo la decima grappa. 10. Bacheca delle paste con vetro fumé per nascondere le rughe. 11. Coniglio di peluche azzurro delle dimensioni di un orango, usato come premio-esca per la riffa8, e mai aggiudicato in trent’anni. 12. Cartoline da tutto il mondo. 13. Presenza dietro al bancone del Barista Peso. (da Bar Sport Duemila, Feltrinelli)

COMPRENSIONE 1 Indica se le seguenti affermazioni, relative al Bar Peso, sono vere o false. a. È un bar che si può trovare nelle periferie delle grandi città.

V

F

b. È caratterizzato da scarsa igiene e da clienti che bevono alcolici.

V

F

c. In questo tipo di bar non ci sono cani e solo raramente volano le mosche.

V

F

d. Il televisore del bar è vecchio, pesante e con il telecomando rotto.

V

F

e. Ci sono fotografie di calciatori, pugili e ciclisti.

V

F

V

F

g. Il vetro dei bicchieri è sottile di spessore e il vetro della bacheca delle paste è trasparente.

V

F

h. Come dimostrano le cartoline, il Barista Peso ha viaggiato per tutto il mondo.

V

F

f.

Il distributore di bevande e dolciumi è perfettamente funzionante.

261


ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Il racconto è ricchissimo di esagerazioni che hanno un sicuro effetto comico. Individuane almeno quattro e sottolineale. Risposte possibili nel testo 3 In che senso le mosche da Bar Peso non sono «mosche normali»? Le mosche del Bar Peso hanno capacità diverse da quelle normali: compiono traiettorie strane, anche all’interno delle bocche dei clienti; se colpite restituiscono il colpo; emettono ronzii diversi; stramazzano al suolo simulando agonia ma poi si riprendono; hanno il cambio e le marce.

4 Nel testo sono presenti due similitudini «esagerate». La prima si riferisce al telecomando, la seconda al distributore. Individuale e trascrivile. «tutte le volte che lo usano lo sbriciolano come un wafer», «un distributore misterioso, somigliante ai robot dei film di fantascienza anni Cinquanta»

LESSICO 5 Nell’espressione «paesi impervi», l’aggettivo «impervi» significa: A lontani

B malagevoli, ripidi

C sconosciuti

6 Nella frase «Ma se siete dei profani...», la parola «profani» non può essere sostituita con: A incompetenti

B inesperti

C inadatti

7 Nella frase «... da anni, per la ruggine, nessuno riesce a introdurre una monetina», la parola «ruggine» è usata nel suo significato proprio di «sostanza di colore rossobruno, prodotta dall’ossidazione del ferro a contatto con l’aria umida o con l’acqua». Invece, nella frase «Da parecchio tempo tra loro c’è della ruggine», la parola «ruggine» quale significato figurato assume? Assume il significato di «risentimento, astio». 8 Fra le seguenti parole, tratte dal testo, individua e sottolinea quella intrusa e poi motiva la tua scelta. esemplari – metropolitane – alcolici – acrobatica – dentistico – azzurro – imbalsamata – nazionali – telescopico La parola intrusa è «azzurro» perché è primitiva.

GRAMMATICA 9 Nella frase «Aprendoli a martellate, a volte ne escono noccioline fossili...», la parola «ne»: ■

in analisi grammaticale ha funzione di pronome personale complemento

in analisi logica ha funzione di complemento di moto da luogo

PRODUZIONE SCRITTA 10

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DESCRIVERE Descrivi con la tecnica dell’esagerazione un particolare oggetto che si trova nella tua scuola oppure a casa tua. Utilizza anche paragoni coloriti e caricati all’eccesso al fine di divertire il lettore suscitandone il riso. Risposta soggettiva


4 Bernard Friot Insegnante e scrittore francese, 1951

La contromossa

Ascolta l’audio del testo

Il protagonista del racconto che stai per leggere è assillato dalla madre, che lo costringe a risolvere innumerevoli quesiti aritmetici. Il ragazzino, per difendersi, mette in atto una strategia originale.

Vi ho già detto, mi sembra, che mio padre è prof di italiano. Mia madre invece non è che sia meglio: è prof di mate. Appena rientro a casa, comincia: «Quanto hai preso nel compito in classe? Che cosa ti hanno dato come esercizio per questo pomeriggio? E l’interrogazione sulle frazioni è andata bene, spero?». Vabbè, direte, fin qui niente di strano. Questo genere di interrogatori lo conoscete anche voi. Ma a casa mia non finisce qui. La mamma ha deciso che da grande sarò un importante matematico, con la testa piena di numeri e figure geometriche. Per questo motivo ogni pretesto è buono per farmi ripetizione. Quando per cena c’è purè e prosciutto, il martedì, piomba sul mio piatto e taglia la mia fetta di prosciutto in quadratini, triangoli o trapezi e mi impedisce di mangiare fino a quando non rispondo a una infinità di quesiti strampalati: «E questo, è un triangolo isoscele o equilatero? Perché? Dimostralo! Tracciami la diagonale! No, con il coltello! Dov’è l’angolo retto?». Il peggio sono gli spaghetti al ragù. Impensabile mandar giù anche una sola forchettata prima di aver calcolato la lunghezza totale di un chilo di spaghetti messi in fila e valutato il costo di produzione di 20, 50 e 250 grammi. Quando ho finito i miei calcoli, gli spaghetti sono freddi e immangiabili. Ma ho trovato la contromossa. Ieri sera. E credo che la mamma sia guarita per un bel pezzo. Ieri, infatti, era il suo compleanno e c’era una grande riunione familiare con zie, zii, cugini, cugine e nonni. Al momento dell’aperitivo, prima che mamma avesse il tempo di chiedermi di convertire in ettolitri, decalitri e decilitri lo 0,13 litro di Coca che mi ero appena versato, mi sono alzato e ho letto il discorso che avevo preparato: Mia cara e unica mamma, oggi hai 38 anni. Hai quindi vissuto 13.879,5 giorni, o, se preferisci, 333.108 ore, ovvero, per essere ancora più precisi, 19.986.480 minuti. Poiché la speranza di vita media per le donne è di 83 anni, puoi quindi sperare di vivere ancora 23.668.200 minuti, a condizione di smettere di fumare le 19 sigarette al giorno che fumi, ovvero 6.939,75 all’anno (tenendo conto degli anni bisestili)... Ho continuato su questo tono esattamente per 12 minuti e 32 secondi, svelando alla mamma il numero di volte che si sarebbe lavata i denti, la somma esorbitante che avrebbe speso in creme antirughe, il tempo che avrebbe passato al telefono (8 mesi, 22 giorni, 6 ore e 52 minuti al ritmo attuale), il peso che avrebbe raggiunto se avesse continuato a prendere in media 658 grammi all’anno (90 chili e 86 grammi) ecc... 263


All’inizio sorrideva, fiera di quel genio di suo figlio, ma prestissimo il suo sorriso si è tramutato in smorfia e quando ho finito sembrava invecchiata di colpo. A tavola non mi ha chiesto né di calcolare esattamente il numero di piselli per invitato, né di trovare la circonferenza, la superficie e il volume della torta di compleanno. A sera l’ho anche sentita dire a mio padre, ovviamente parlando di me: «Tuo figlio non ha nessuna sensibilità poetica, dovresti occupartene un po’ di più...». Devo farmi venire qualche altra brillante idea, altrimenti mi sa che adesso mi toccheranno ripetizioni di letteratura! (da B. Friot, Il mio mondo a testa in giù, 2008, Editrice Il Castoro)

COMPRENSIONE 1 Appena la madre del protagonista torna a casa, come si comporta? La madre pone al figlio numerose domande sulle lezioni, i voti e i compiti di matematica.

2 Perché per la madre ogni pretesto è buono per fare ripetizioni di matematica al figlio? A Perché i voti del figlio in matematica sono insufficienti B Perché ha deciso che il figlio, da grande, diventerà un importante matematico C Perché vuole aiutare il figlio a realizzare il suo sogno e cioè quello di diventare

un famoso matematico 3 Il protagonista, prima di mangiare il prosciutto o gli spaghetti al ragù, che cosa è costretto a fare dalla madre? Il figlio è costretto a fare esercizi e dimostrazioni di geometria o calcoli aritmetici prima di poter mangiare il cibo nel piatto.

264


Il racconto comico-umoristico

4

4 Il protagonista, il giorno del compleanno della madre, mette in atto una «contromossa». In che cosa consiste? A Nel riferire quanti anni, giorni, ore, minuti ha già vissuto la madre e quanti pochi anni

ancora le restano da vivere B Nell’elencare per un quarto d’ora, con assoluta precisione matematica, il tempo

impiegato dalla madre per la cura del proprio corpo C Nel rivelare imbarazzanti informazioni sulla madre, ad esempio che fuma molto,

che usa creme antirughe, che sta ingrassando 5 Come reagisce la madre alla «contromossa» del figlio? L’espressione della madre si tramuta in una smorfia e sembra invecchiata di colpo; durante la cena non pone nessun quesito matematico al figlio.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 6 Quali sono le tecniche narrative utilizzate dall’autore per produrre effetti comici? A Esagerazione

D Ripetizione di situazioni

B Evento inatteso

E Ritmo incalzante

C Caricatura di un personaggio

F Equivoco

LESSICO 7 Nella frase, tratta dal testo, «Ho continuato su questo tono...», quale significato assume la parola «tono»? Carattere, atteggiamento e contenuto del discorso. Spiega ora il significato delle seguenti espressioni. Risposte possibili a. Rispondere a tono: replicare in modo appropriato b. Darsi un tono: assumere un atteggiamento sostenuto c. Essere giù di tono: trovarsi in uno stato di malessere 8 Sottolinea, fra le seguenti parole, tutte formate con il prefisso anti-, l’unica in cui antinon significa «contro». antirughe – antiemorragico – antiforfora – anticamera – antimissile – anticonformismo – antidemocratico

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 9

METTERSI NEI PANNI DI... Tu, al posto del protagonista, quale «contromossa» avresti messo in atto per difenderti da una madre così assillante? Confronta la tua risposta con quella dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva

10

MODIFICARE IL TITOLO DEL RACCONTO Riferendoti alla vicenda narrata, modifica il titolo del racconto aggiungendo uno o due aggettivi alla parola «contromossa».

Risposte possibili: Un’abile contromossa, L’astuta contromossa, Una contromossa matematica

11

RIASSUMERE Riassumi il racconto, riducendolo di circa un terzo. Ricorda di esporre in terza persona singolare e di trasformare i discorsi diretti in discorsi indiretti.

Risposta soggettiva

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• Ascolta l’audio dei testi

EQUIVOCI VERBALI, GIOCHI DI PAROLE E DOPPI SENSI Vi proponiamo dei testi comico-umoristici caratterizzati da equivoci verbali, giochi di parole e doppi sensi. Leggeteli in modo espressivo, amplificando l’effetto comico-umoristico con la corretta intonazione e intensità della voce, con le pause adeguate ed, eventualmente, anche con i gesti. Quando il testo è costituito da un dialogo tra due personaggi, potete organizzare una lettura espressiva «a due voci», affidando cioè a due di voi le battute dei personaggi.

Achille Campanile Scrittore, sceneggiatore e giornalista italiano, 1899-1977

1. oscillazioni ... scoperta: Galileo aveva

intuito che il pendolo, quando si muove, mantiene inalterato il suo piano di oscillazione; ma aveva osservato che, se un pendolo oscilla per lungo tempo, il piano di oscillazione sembra subire una rotazione. Perciò aveva concluso che si trattava di una rotazione apparente, perché in realtà si era mossa la Terra. 2. Granduca: Ferdinando I, granduca di Toscana.

Galileo Quando Galileo, osservando le oscillazioni del pendolo, fece la grande scoperta1, per prima cosa andò a dar la notizia al Granduca2. «Eccellenza» gli disse, «ho scoperto che il mondo si muove.» «Ma davvero?» fece il Granduca. «E come l’avete scoperto?» «Col pendolo.» «Accidenti! Colpendolo con che cosa?» «Come con che cosa? Col pendolo, e basta. Non c’era nient’altro, quando ho fatto la scoperta.» «Ho capito. Ma colpendolo con che cosa? Con un oggetto contundente? Con un’arma? Con la mano?» «Col pendolo, soltanto col pendolo.» «Benedetto uomo, ho capito. Avete scoperto che il mondo si muove colpendolo. Cioè, che si muove quando lo si colpisce. Bisogna vedere con che cosa lo si colpisce. Non potete averlo colpito con niente. E ci vuole un bell’aggeggio per colpire il mondo in modo da farlo muovere.» Il grande astronomo e matematico si mise a ridere di cuore. «Eccellenza» disse, «ma voi credete che “col pendolo” vada legato con “si muove”. No. Va legato con “ho scoperto”. Col pendolo ho scoperto che il mondo si muove. L’ho scoperto col pendolo.» «Colpendo il mondo. Ho capito.» «Ma no. Col pendolo. Col pendolo!» «Ma colpendo chi, allora? E con che?» «Ma non colpendolo. Col pendolo!» «Che modo di ragionare! Non colpendolo, ma colpendolo!» Insomma, dovette scriverglielo su un pezzo di carta. (da L’asino di Buridano, Sansoni, rid.) ■

Spiega l’equivoco verbale sul quale è fondato il racconto. Quando Galileo dice «col pendolo» intendendo «mediante il pendolo» il Granduca capisce «colpendolo» come se fosse un’unica parola e continua a chiedere con che cosa Galileo abbia colpito il mondo.

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4 Achille Campanile Scrittore, sceneggiatore e giornalista italiano, 1899-1977

Acqua minerale Il cameriere Il cliente Il cameriere Il cliente Il cameriere Il cliente Il cameriere Il cliente Il cameriere Il cliente Il cameriere Il cliente Il cameriere Il cliente Il cameriere Il cliente Il cameriere Il cliente Il cameriere

Il cliente Il cameriere Il cliente Il cameriere Il cliente

Acqua minerale? Naturale. (prendendo nota) Acqua naturale. Ho detto minerale. Veramente, mi scusi, ma lei ha detto naturale. Intendevo «naturale, acqua minerale». Non le sembra naturale che io beva acqua minerale? Certamente, certamente, mi scusi, no perché io credevo che il naturale si riferisse all’acqua! No! Si riferiva al minerale, vuole che un tipo come me beva acqua naturale? Io bevo acqua minerale. Naturale. Minerale. Guardi, ho capito eh! Io ho scritto minerale. No, no! Lei ha scritto naturale, ho sentito con le mie orecchie. No guardi, io ho detto naturale è vero, ma ho scritto minerale. Perché ha detto naturale se ha scritto minerale, scusi... Perché riconosco più che naturale che una persona come lei beva acqua minerale e non acqua naturale. E se io avessi voluto acqua naturale e lei avesse scritto naturale, avrebbe detto minerale? Che c’entra? Naturale, nel suo caso, significava minerale, mentre minerale in nessun caso può significare naturale. Perché l’acqua minerale, secondo lei, non è naturale? No, no! C’è acqua minerale naturale e acqua minerale artificiale, che però non è il nostro caso, perché da noi l’acqua è tutta naturale. L’acqua minerale! L’acqua minerale naturale è naturale. E l’acqua naturale? L’acqua naturale è sempre e soltanto naturale, cioè non esiste acqua naturale artificiale che io sappia. Chi lo sa, oggigiorno non c’è da fidarsi nemmeno dell’acqua naturale. (da A. Cannatà – S. Moretti – G. Campanile, Umorista sarà lei. Vita e opere di Achille Campanile)

In questo dialogo l’equivoco nasce dal diverso significato della parola «naturale». Infatti «naturale» come attributo dell’acqua significa senza aggiunta di anidride carbonica , mentre come avverbio di affermazione significa ovviamente .

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Vittorio Metz Scrittore, umorista e sceneggiatore italiano, 1904-1984

1. con ... punto: gio-

co di parole che sta per «compunto», cioè dispiaciuto.

Antonio il freddurista Antonio il freddurista si avvicinò alla povera vedova che stava piangendo sulla tomba del marito. «Poveretto» disse indicando la lapide, «di che cosa è morto?» «È caduto dal balcone» rispose la vedova, asciugandosi una lacrima. «Ed era un balcone molto grande?» s’interessò Antonio il freddurista. «Molto grande?» ripeté la vedova, stupita. «No. Era piuttosto piccino.» «In questo caso» esclamò allegramente Antonio il freddurista, «non dovete dire “un balcone”, bensì “un balco”. Ah! Ah! Buona questa, no?» La povera vedova lo fissò indignata. «Ma signore!» protestò. «Non ho nessuna voglia di scherzare...» «Ah! Ah!» rise Antonio il freddurista. «Io non scherzo per niente... anzi, sono qui afflitto e con il più piccolo dei segni d’interpunzione.» «Con il più piccolo dei segni d’interpunzione? Che cosa significa?» domandò la vedova. «Che sono qui afflitto e con... punto1...» «Ah! Pezzo di mascalzone!» gridò la vedova. «Non vi vergognate delle vostre parole? Dovreste avere un po’ di rispetto...» «Non sono mica una risdonna...» rispose Antonio il freddurista. «Che cosa volete dire con la parola... risdonna?» «Se fossi una ris... donna, avrei il ris... petto» spiegò allegramente Antonio il freddurista. «Ah, questo poi è troppo!» gridò la vedova, esasperata. «Andatevene!» La povera vedova si guardò intorno, disperata. Non vedendo nessuno che potesse soccorrerla, impugnò un grosso vaso di vetro che si trovava sopra la tomba del marito e lo sollevò in aria. «Se non ve ne andate» minacciò, «vi rompo questo vaso in testa...» «Perbacco!» esclamò Antonio il freddurista. «Vostro padre è morto, forse, e si chiamava Ribonda?» «Ma che diavolo dite!» «Eh, già» spiegò Antonio il freddurista. «Perché vedo che siete fu... ribonda.» Non finì. Con un urlo strozzato che non aveva più nulla di umano, la vedova era piombata addosso ad Antonio il freddurista e gli aveva spaccato il vaso in testa. Antonio il freddurista vacillò sotto il colpo e, dopo un istante, crollò al suolo pesantemente. E svenne. (da Come ridevano gli italiani, Newton Compton, rid. e adatt.) ■

Antonio, il protagonista del racconto, ama fare delle battute di spirito, consistenti in giochi di parole e doppi sensi. Spiega i seguenti giochi di parole: «Se fossi una ris... donna, avrei il ris... petto»: La parola «risdonna» viene formata per analogia con «rispetto», in riferimento al petto femminile.

«Perché vedo che siete fu... ribonda»: La parola «fu», usata davanti a nomi di persona, sta per «defunto»; il gioco di parole deriva dall’uso burocratico per indicare il nome di un genitore deceduto.

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4 Sergio Donati Sceneggiatore e scrittore italiano, 1933

1. pregiudicato: per-

sona che ha già riportato condanne penali.

Indagini I poliziotti fecero irruzione in casa del Noto Mafioso e cominciarono a perquisire dappertutto. Era il giorno di Pasqua e il Noto Mafioso sedeva a pranzo con la sua famiglia. Non trovando nulla di compromettente, i poliziotti fermarono la loro attenzione sull’ultimo possibile nascondiglio: il grande frigorifero della cucina. «Che c’è là dentro?» chiesero. «Che volete che ci sia?» rispose il Noto Mafioso. «C’è la colomba pasquale. E nient’altro, parola d’onore.» E poiché era un uomo d’onore, i poliziotti gli credettero sulla parola e se ne andarono, facendo gli auguri. Dai giornali: «In una discarica di rifiuti è stato ritrovato ieri, giorno di Pasquetta, il cadavere, in stato di avanzata surgelazione, di tale Pasquale Lacolomba, di anni trentacinque, pregiudicato1...». (in Un breve brivido. Ministorie poliziesche insolite misteriose, Cesati)

In che senso il finale a sorpresa ha uno stretto rapporto con l’equivoco che genera la comicità del racconto? I poliziotti credono che nel frigorifero del Noto Mafioso ci sia una colomba pasquale; il finale a sorpresa, invece, rivela che il Noto Mafioso non ha mentito, ma intendeva dire che nel frigorifero c’era il cadavere di Pasquale Lacolomba.

Domenico Volpi Scrittore e pubblicista italiano, 1925

A pranzo A casa mi attendeva il pranzo. Avevo degli invitati, si parlava del più e del meno (e anche del per e del diviso), ma quando arrivò la minestra si udì un fortissimo colpo sul pavimento. Ci chinammo a vedere che cosa fosse accaduto: nulla! Mangiammo la minestra di buon appetito, riprendemmo a conversare ma, all’arrivo della pietanza, «Bum!», secondo colpo fortissimo sotto il tavolo. Il terzo colpo misterioso lo udimmo al giungere della frutta, mentre avevamo ripreso a chiacchierare. Di nuovo guardammo sotto il tavolo, non vi trovammo nulla, e finalmente ci balenò la soluzione del mistero: per tre volte... era caduta la conversazione! (da Didattica dell’umorismo, Festina Lente Edizioni)

Come definisci la frase «era caduta la conversazione»? A Una frase priva di senso, del tutto illogica B Una frase espressa in tono ironico C Una battuta di spirito, imperniata su un gioco di parole

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Caricature e finali a sorpresa Jerome Klapka Jerome Scrittore inglese, 1859-1927

Una trota meravigliosa

Ascolta l’audio del testo

Nel racconto che stai per leggere, un normale evento, quale appunto la visione di una trota magnifica, gigantesca, racchiusa in una polverosa campana di vetro fissata sopra un caminetto, dà luogo a una divertente sequenza di scenette con un finale del tutto inaspettato. Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. Diciotto libbre e sei once: la libbra e

l’oncia sono unità di peso anglosassoni. La libbra corrisponde a 454 grammi, l’oncia a circa 31 grammi. Il peso qui dichiarato della trota è di oltre 8 chilogrammi. 2. avannotto: pesce d’acqua dolce appena nato, usato come esca. 3. procaccia: persona che recapita merci, pacchi, lettere ed esegue commissioni. 4. capatina: breve visita.

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Entrammo in un piccolo alberghetto sul fiume per riposarci e per altro. Andammo a sederci nella saletta. C’era un vecchio che fumava una lunga pipa, e noi naturalmente cominciammo a chiacchierare. Egli ci disse che era stata una bella giornata quel giorno e noi dicemmo che era stata una bella giornata il giorno prima, e poi dicemmo a vicenda che sarebbe stata una bella giornata il giorno dopo; e Giorgio aggiunse che sembrava che il raccolto promettesse di venir su magnificamente. Poi la conversazione ebbe una pausa, durante la quale i nostri occhi si misero a vagare in giro per la stanza, per posarsi su una vecchia polverosa campana di vetro, fissata in alto sul caminetto e contenente una trota. «Ah!» disse il vecchio seguendo la direzione del mio sguardo, «bel pesce quello, eh?» «Veramente straordinario» mormorai; e Giorgio chiese al vecchio quanto credeva che pesasse quell’esemplare. «Diciotto libbre e sei once1» disse l’amico, alzandosi e infilandosi il soprabito. «Sì» continuò, «fanno sedici anni il tre del mese prossimo, che io lo presi. L’acchiappai proprio sotto il ponte con un avannotto2. Credo che ora non ne troverete più da queste parti di pesci della stessa dimensione. Buona sera, signori, buona sera.» E uscì lasciandoci soli. Da quel momento non potemmo staccar gli occhi dal pesce. Era veramente molto bello. E lo stavamo ancora guardando, quando il procaccia3 del luogo, che aveva appunto dato una capatina4 nell’albergo, venne alla porta della stanza con un boccale di birra in mano, e anche egli si mise a guardare il pesce. «Una bellissima trota, questa» disse Giorgio volgendogli la parola. «Lo potete ben dire» rispose il procaccia, e soggiunse: «Forse voi non c’eravate qui, signori, quando fu acchiappato quel pesce». «No» gli rispondemmo. «Siamo forestieri.»


Il racconto comico-umoristico

5. mosca: imitazione di insetto utilizzata come esca. 6. lucci: pesci d’acqua dolce. 7. ventisei libbre: circa 12 chilogrammi. 8. attempato: avanti negli anni, ma non vecchio. 9. trentaquattro libbre: oltre 15 chilo-

grammi.

4

«Ah!» disse il procaccia, «allora si capisce. Sono quasi cinque anni che acchiappai quella trota.» «Ah! Allora foste voi ad acchiapparla?» io dissi. «Sì, signore» rispose il procaccia. «L’acchiappai con una mosca5. Io ero andato a pescar lucci6, e, quando vidi quel colosso all’estremità della lenza, mi pigli un accidente se non me ne sorpresi. Come vedete, pesava ventisei libbre7. Buona sera, signori, buona sera.» Cinque minuti dopo, entrò una terza persona, che descrisse come essa avesse acchiappato la trota una mattina di buon’ora, con un pesciolino; e quindi se ne andò, e apparve un signore attempato8, di aspetto abbastanza solenne, che si sedette accanto alla finestra. Per un poco nessuno di noi parlò, ma finalmente Giorgio si volse al nuovo venuto e disse: «Scusate, spero perdonerete la libertà che noi, stranieri in questo paese, ci prendiamo: ma il mio amico qui e io vi saremmo tanto obbligati se ci voleste dire quando acchiappaste quella trota lì». «Ma chi vi ha detto che acchiappai io quella trota?» domandò l’altro sorpreso. Rispondemmo che non ce l’aveva detto nessuno, ma in un modo o nell’altro sentivamo istintivamente che l’aveva acchiappata lui. «Bene, è strano... molto strano» rispose l’altro ridendo, «perché in realtà voi avete ragione. L’acchiappai io.» E poi continuò, dicendo che gli era occorsa mezz’ora per tirarla a riva, e che gli s’era rotta la canna. L’aveva pesata accuratamente a casa, e la bilancia aveva segnato trentaquattro libbre9. Se ne andò a sua volta, e dopo che se ne fu andato, ci si presentò il padrone dell’albergo. Gli narrammo le varie storie della sua trota, ed egli si divertì immensamente e rise assai cordialmente con noi. «Va’ a pensare che Gerolamo, Giovanni e il signor Jones e Guglielmino vi dovessero raccontare che l’avevano acchiappata loro! Ah! Ah! Ah!» E allora ci raccontò la vera storia del pesce. Sembrava che l’avesse acchiappato lui, molti anni prima, quand’era ragazzo, non per sua abilità, ma per quell’ingiustificabile colpo di fortuna che pare accompagni sempre lo scolaro che marina la scuola e va a pescare in un pomeriggio di sole, con un pezzo di corda legato all’estremità di un ramo d’albero. A un certo punto, l’albergatore fu chiamato fuori della stanza, e Giorgio e io volgemmo lo sguardo al pesce. Era veramente una trota meravigliosa. Quanto più la guardavamo, tanto più ci appariva stupefacente. Interessò tanto Giorgio, ch’egli si arrampicò sulla spalliera di una sedia per osservarla meglio. E allora la sedia scivolò, e Giorgio si aggrappò furiosamente alla campana di vetro per non cadere, ma la campana precipitò a terra con uno scroscio, e Giorgio con la sedia sulla campana. «Non l’hai rovinata la trota?» gridai sgomento, accorrendo. «Spero di no» disse Giorgio levandosi cauto e guardando in giro. Ma purtroppo sì. La trota giaceva in terra sparsa in mille frammenti... Dico mille, ma forse erano soltanto novecento. Non li contai. Pensammo che era strano che una trota imbalsamata dovesse rompersi in pezzetti così. E sarebbe stato strano, se la trota fosse stata imbalsamata, ma non lo era. La trota era di gesso. (da Tre uomini in barca (per tacer del cane), Sonzogno, rid. e adatt.)

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COMPRENSIONE 1 In quale luogo si svolge la vicenda narrata? Nella saletta di un alberghetto sul fiume. 2 Collega ciascun personaggio alla corrispondente versione riguardante la trota. a. ha pescato la trota una mattina di buon’ora. 1. Il vecchio con la pipa 2. Il procaccia 3. Il terzo uomo 4. Il signore attempato 5. Il padrone dell’albergo

b. ha pescato la trota, quand’era ragazzo, grazie a un colpo di fortuna. c. ha pescato la trota, cinque anni prima, con una mosca. d. ha pescato la trota, sedici anni prima, con un avannotto. e. ha impiegato mezz’ora per tirare a riva la trota e gli si è rotta anche la canna.

3 Per osservare meglio la trota dentro la campana di vetro, che cosa fa Giorgio e, di conseguenza, che cosa succede? Giorgio si arrampica sulla spalliera di una sedia; per non cadere si aggrappa alla campana di vetro e la trota si frantuma.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 Quali sono, secondo te, gli elementi che in questo racconto producono effetti comici? A La conversazione iniziale tra il narratore, Giorgio e il vecchio con la pipa B Il fatto che ogni personaggio si attribuisca il merito di aver pescato la trota C Il fatto che ogni personaggio dichiari un differente peso della trota D Il contrasto fra le buone intenzioni di Giorgio e il risultato disastroso ottenuto E L’esagerazione nel raccontare i fatti F L’inserimento di un imprevisto, un evento inatteso G Il ritmo narrativo incalzante H Il finale a sorpresa

5 Come definiresti questo racconto? Comico o umoristico? Motiva la tua risposta. Il racconto è umoristico, perché il finale fa riflettere sull’abitudine di mentire per apparire migliori.

LESSICO 6 Spiega il significato dei seguenti modi di dire con la parola «campana». Risposte possibili a. Vivere sotto una campana di vetro: vivere costantemente protetto e al riparo da ogni pericolo b. (In una contesa) sentire tutte e due le campane: ascoltare le opinioni e posizioni di entrambi i contendenti

PRODUZIONE SCRITTA 7

Suddividi il racconto in sequenze e poi riassumilo, riducendolo di circa un terzo. Ricorda di trasformare i discorsi diretti in discorsi indiretti. RIASSUMERE

Risposta soggettiva

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4 Pier Antonio Pardi Scrittore italiano contemporaneo

1. sagre: feste popolari di paese, spesso in onore del santo patrono del paese. 2. uomo di Neanderthal: ominide stretta-

mente affine all’Homo sapiens, che visse nel paleolitico, tra 200 mila e 40 mila anni fa. Prende il nome dalla valle di Neander, in Germania, dove vennero ritrovati i suoi primi resti fossili. 3. John Travolta: attore, cantante e ballerino statunitense contemporaneo. 4. figure: successioni armoniche e coordinate di movimenti.

La gara di ballo

Ascolta l’audio del testo

In pochi mesi, Mario, il protagonista del brano che stai per leggere, diventa un bravissimo ballerino di danze latino-americane. Nella gara di ballo organizzata nella discoteca del paese, Mario e la sua partner, Romina, si esibiscono con successo e già pensano di vincere il primo premio, una vacanza di sette giorni a Cuba. Ma il ragazzo indossa dei jeans troppo stretti e...

Mario e Romina vivevano ancora nello stesso paese dove ogni estate si continuavano a celebrare le sagre1. Ma i ragazzi grandi, come ormai si definivano Mario e Romina, non frequentavano più le sagre; era infatti iniziato per loro il tempo delle discoteche. Ne avevano aperta una, il Barbablù, in un paese vicino e ogni sabato sera e domenica pomeriggio vi affluivano a frotte tutti i ragazzi degli altri paesi. Anche Mario, tutte le domeniche, un’ora prima dell’apertura, in compagnia di due amici, Gianni il tappo e Michele l’orco, stazionava spavaldo davanti all’ingresso, lisciandosi continuamente i capelli bagnati di gel. Il Tappo era talmente basso che, quando si avvicinava al bancone del bar e ordinava da bere, il barman, non vedendolo, pensava di avere le allucinazioni e di «sentire le voci». L’Orco, invece, era un ragazzone pieno di peli. Ne aveva dappertutto, persino sulle guance. Le sue sopracciglia erano così folte che gli coprivano quasi interamente gli occhi e d’estate, quando si metteva il costume sulla spiaggia, i ragazzini più piccoli, scambiandolo per l’uomo di Neanderthal2, si mettevano a piangere e fuggivano terrorizzati tra le braccia delle loro madri. C’era, però, un motivo per cui Mario si era scelto quegli amici. Pensava ingenuamente che, essendo loro dei semimostri, lui, al loro cospetto, avrebbe ben figurato; non sapeva che era stato indissolubilmente associato a loro e che le ragazze li avevano battezzati «Il trio incubo». Ogni volta che scendevano in pista da ballo, intorno a loro si creava il vuoto, cosicché quei poveri disgraziati si ritrovavano a ballare da soli. Mario, però, nel frattempo, aveva iniziato a frequentare dei corsi di danza, dimostrando una naturale predisposizione in quell’arte. «Sei un talento naturale» gli ripeteva sempre il suo istruttore Manolo Y Gonzalo che si spacciava per spagnolo, ma in realtà si chiamava Manuele Gonzi e abitava in un paese vicino a Cambusa. Comunque, nel volgere di pochi mesi, Mario divenne una specie di John Travolta3; eseguiva figure4 incredibili e volteggiava leggero come una piuma attirando l’attenzione di tutti, Romina compresa. Si esibiva sul cubo per ore e ore ogni sabato sera. Era diventato tanto bravo che, quando il Barbablù indisse il primo campionato di danze latinoamericane, tutte le ragazze cercarono di accaparrarselo come partner, compresa Romina, che naturalmente fu la prescelta. I giorni che precedettero l’inizio della competizione furono caratterizzati da una grande tensione; tutti si allenavano come pazzi anche perché il primo premio consisteva in una vacanza di sette giorni a Cuba, tutto compreso.

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5. dj: abbreviazione di

disc jockey, cioè della persona che nelle discoteche seleziona i pezzi musicali per la serata. 6. merengue: ballo latino-americano, come i successivi mambo, rumba e samba.

«E se vinciamo» chiese Mario a Romina, «tu verresti a Cuba con me?» «Certo» rispose lei. Mario non stava più in sé dall’emozione. In vista della gara si era comprato un paio di jeans a tubo che avrebbero messo in risalto i suoi favolosi stivaletti con il tacco. Il problema, però, era che quei jeans erano troppo stretti per lui ma lui li voleva così, aderentissimi, cuciti addosso. In molti cercarono di dissuaderlo. Niente! Non ci fu niente da fare. Ogni volta che li indossava doveva sdraiarsi sul letto, tirare indietro la pancia allo spasimo e trattenere il fiato fino a diventare paonazzo. Una volta che li aveva indossati ed era sceso dal letto, solo dopo una buona mezz’ora di riabilitazione degli arti compressi, Mario poteva piazzarsi davanti allo specchio e provare i suoi mitici passi. Alla sera poi andava in palestra e ripeteva gli stessi passi con Romina; tutte le sere così, per un mese. Finalmente iniziò il campionato. Mario e Romina giunsero in semifinale e vinsero anche quella, prenotandosi per la finalissima che li avrebbe visti affrontare Leo e Lea, una coppia di spilungoni che avrebbe dato loro molto filo da torcere. La sera della finalissima il Barbablù era gremito di gente all’inverosimile. La pista era tirata a lucido e, per l’occasione, avevano chiamato dalla città Blasco, un famoso dj5 che avrebbe mixato con grande mestiere i ritmi latino-americani. A mezzanotte in punto Blasco invitò tutti a sgomberare la pista perché stava per iniziare la finalissima. La giuria era esclusivamente composta da istruttori di danza. Finalmente fu dato il via alla musica e alle danze. Mario e Romina iniziarono un merengue6 forsennato, ma anche Leo e Lea non erano da meno. Ogni pezzo prevedeva un’esibizione di cinque minuti. Dopo aver eseguito il mambo e la rumba, fu la volta dell’ultima prova: la samba. Tutti davano favorita, fino a quel momento, la coppia di Mario e Romina, ma Leo e Lea erano specialisti della samba e quindi lo scontro si profilava epico. Mario iniziò a eseguire una serie di figure, roteando il bacino in modo sempre più veloce, sempre più veloce fino a che... scrashhh... la tela, la gloriosa tela dei jeans, già fin troppo provata, si ruppe proprio sul dietro e si squarciò aprendo un incredibile varco che mostrò in maniera impietosa le mutande celesti intarsiate di fiorellini viola (un regalo della nonna) del povero Mario che per tre secondi fece l’indifferente, poi, sommerso dalle risate generali, diventò rosso come un pomodoro e corse, coprendosi alla meglio con le mani il variopinto sedere, nel bagno dove pianse a lungo pensando a Cuba, alla samba e a Romina, ormai persa per sempre. Da quella sera, tutti in paese lo chiamarono Culfiorito. (da Cicli e tricicli, ets, rid.)

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Il racconto comico-umoristico

4

COMPRENSIONE 1 Mario, tutte le domeniche, frequenta la discoteca Barbablù in compagnia di due amici. Chi sono questi due amici e perché Mario si è scelto proprio loro come amici? Sono Gianni il tappo e Michele l’orco; Mario li ha scelti perché pensa di figurare bene, in confronto a loro.

2 Perché, quando viene indetto il primo campionato di danze latino-americane, tutte le ragazze cercano di accaparrarsi Mario come partner? Perché Mario è molto bravo nel ballo. 3 In vista della gara di ballo, Mario che tipo di jeans si compra? Perché molti, anche se invano, cercano di convincerlo di non indossare quei jeans? Mario compra dei jeans molto aderenti. Molti cercano di dissuaderlo perché sono troppo stretti.

4 La sera della finalissima, tutti considerano favorita la coppia Mario e Romina, ma succede un imprevisto. Quale? I jeans di Mario si rompono e rendono visibili le sue mutande particolari. 5 Come si conclude la gara di ballo? E da quella sera come viene soprannominato Mario? Tutti deridono Mario. Da quella sera il suo soprannome è «Culfiorito», a causa delle mutande a fiorellini.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 6 Gli effetti comici di questo racconto derivano soprattutto dal fatto che l’autore: (indica le risposte esatte) A utilizza la tecnica dell’esagerazione B introduce continui imprevisti, eventi inattesi, inaspettati C presenta situazioni paradossali, del tutto contrarie alla norma, al buon senso D conclude con un finale a sorpresa E utilizza la tecnica narrativa della caricatura; mette cioè in particolare risalto,

mediante l’esagerazione, alcune caratteristiche fisiche dei personaggi e alcune caratteristiche comportamentali del protagonista, cogliendone i lati più ridicoli 7 Come definiresti questo racconto? Comico o umoristico? Motiva la tua risposta. Il racconto è umoristico: fa ridere facendo riflettere sulle possibili conseguenze disastrose di agire senza considerare i consigli altrui.

LESSICO 8 Spiega il significato dell’espressione «dare filo da torcere a qualcuno»: mettere in difficoltà qualcuno, metterlo a dura prova

PRODUZIONE SCRITTA 9

IN COPPIA Inventate un altro episodio che abbia come protagonista Mario. In seguito a questo episodio, quale soprannome gli verrà attribuito?

10

Descrivi in modo caricaturale un tuo amico o un tuo familiare, mettendo in particolare risalto, mediante l’esagerazione, alcune sue caratteristiche fisiche o comportamentali che possono indurre al riso. Risposta soggettiva

CONTINUARE IL RACCONTO

Risposta soggettiva DESCRIVERE IN MODO CARICATURALE

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Situazioni paradossali Ti presentiamo tre brevi racconti caratterizzati da ragionamenti e fatti paradossali, che contraddicono, vanno contro l’opinione comune o l’esperienza quotidiana e quindi appaiono sorprendenti e bizzarri. Leggi attentamente i racconti e poi svolgi gli esercizi proposti.

Carlo Manzoni Scrittore, umorista e giornalista italiano, 1909-1975

Sul pianerottolo

Ascolta l’audio del testo

Il signor Veneranda si fermò sul pianerottolo, e si mise a premere con il dito su una macchia del muro proprio accanto alla porta di un appartamento. Un signore si fermò a guardarlo. «Scusi» disse il signore, «quello che lei sta premendo con il dito, non è un campanello, è una macchia nel muro e non suona.» «Ah!» esclamò il signor Veneranda. «Non suona? E perché dovrebbe suonare, secondo lei? Io non ho mai visto delle macchie che suonano nemmeno se lei continua a premerle per un mese di seguito. Sono i campanelli che suonano quando si premono e non le macchie.» «Appunto» disse il signore, «e quello non è un campanello, è una macchia sul muro.» «Appunto» disse il signor Veneranda, «e chi ha mai detto che questo è un campanello? Se fosse un campanello, io non starei qui a premere con il dito. Perché dovrei premere il campanello?» «Ma lei non deve suonare il campanello?» chiese il signore stupito. «Io no» disse il signor Veneranda. «Se dovessi suonare un campanello, non starei qui a premere con il dito su una macchia qualsiasi. Se lei dovesse suonare un campanello, premerebbe una macchia sul muro?» «Ma lei non vuole farsi aprire la porta?» chiese il signore, confuso. «Ma neanche per idea!» esclamò il signor Veneranda. «Se lo sarà messo in testa lei che io voglia farmi aprire la porta! A me non è nemmeno passata per l’anticamera del cervello una cosa simile! Ma guarda! Adesso, per far piacere a quello lì dovrei suonare i campanelli alle porte. Ma domando e dico!» E il signor Veneranda continuò a brontolare per un poco, poi si avviò pian piano, scese le scale e uscì in strada. (da Il signor Veneranda, Rizzoli)

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4 Andrea Valente Scrittore e illustratore italiano, 1968

1. indugio: esitazione.

Ci vuole un tavolo

Ascolta l’audio del testo

Entrai nel negozio, mi guardai un po’ intorno tra rose e garofani, petunie e violette, aspettando senza fretta il mio turno. Quando finalmente il fioraio mi sorrise, chiesi senza indugio1: «Vorrei un tavolo.» «Un tavolo» ripetei, «per sei persone, ma va bene anche per otto.» «Un tavolo robusto» continuai, «e semplice, senza tanti ghirigori e quelle cose lì. «Un tavolo ovviamente di legno» conclusi. Lui mi guardò perplesso. «Intendi un mazzo di fiori che faccia da centrotavola?» «No, no» borbottai, «un tavolo tavolo. Al centrotavola ci penserò un’altra volta.» «Ma io sono un fioraio» brontolò il fioraio, come se non lo sapessi, con tutta quella vegetazione anche dentro i cassetti, mille profumi a svolazzare nell’aria e un clima umidiccio e subtropicale. «Per fare un tavolo ci vuole il legno» mi spiegò lui. «Per fare il legno ci vuole l’albero» aggiunsi, «e per fare l’albero ci vuole il seme.» Lui mi guardò perplesso. «Per fare il seme ci vuole il frutto» continuai, «e per fare il frutto ci vuole un fiore.» Sapevo che stava per ribattere, e così: «Quindi per fare un tavolo ci vuole un fiore» conclusi, «infatti sono qui». Il fioraio non sapeva che faccia fare, così tagliò corto dicendo che lui di tavoli non ne aveva e ancor meno aveva tempo da perdere. Me ne uscii senza tavolo, purtroppo, ma fischiettando. E mentre fischiettavo pensai che la prossima volta sarei andato dal fruttivendolo. (da Canzoni senza musica, Rizzoli)

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Bernard Friot Insegnante e scrittore francese, 1951

Spesa (storia distratta)

Ascolta l’audio del testo

Per cinque persone (Omar, sua madre, una macellaia, un cameriere, una signora) Ingredienti ■ burro ■ uova ■ un martello ■ una penna

un costume da bagno una panchina ■ un giornale ■ una busta ■ ■

Omar è distratto. Molto distratto. «Omar, puoi andare a comprare il burro e le uova?» gli chiede sua madre. Omar è distratto. Ma ubbidiente. Prende un martello e va al supermercato. Sceso in strada si è già dimenticato di quello che deve comprare. Posa il martello ed entra in una macelleria. «Vorrei una penna» dice alla macellaia. Lei lo guarda, stupita, e gli indica la cartoleria, poco oltre. Omar risale la strada ed entra in un bar. «Vorrei un costume da bagno» dice al cameriere. Il cameriere scuote la testa, innervosito. Omar esce e si siede su una panchina, accanto a una signora che ha posato la sua busta della spesa per leggere il giornale. «Buongiorno» dice a Omar. «Oh, devo andare a scuola» dice lui. Va via, portando con sé la busta della signora. Torna a casa. Dà la busta a sua madre. Lei tira fuori il burro e le uova. «Bravo, tesoro mio, non hai dimenticato niente.» Omar guarda sua madre e le chiede: «Mi scusi signora, lei chi è?». (da B. Friot, Ricette per racconti a testa in giù, 2011, Editrice Il Castoro)

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Il racconto comico-umoristico

4

COMPRENSIONE 1 Completa la seguente tabella, relativa ai tre racconti, rispondendo alle domande. ■

La comicità del racconto da quale dialogo assurdo è generata? Dal fatto che l’interlocutore fa notare al signor Veneranda che sta premendo una macchia, ma dal dialogo che ne scaturisce il signor Veneranda dichiara che ne è consapevole e non ha mai avuto intenzione di premere il campanello.

Il signor Veneranda, seguendo il filo del proprio ragionamento, che è per lui «logico», quali reazioni suscita nello sventurato interlocutore? L’interlocutore è sempre più confuso e stupito.

Ci vuole un tavolo

Il protagonista con quale ragionamento dal ritmo incalzante giustifica il fatto di essere entrato in un negozio di fiori per comprare un tavolo? Il protagonista si giustifica dicendo che per fare un tavolo serve il legno, per fare il legno serve un albero, per fare un albero serve un seme, per fare il seme serve un frutto e per fare il frutto serve un fiore.

Spesa (storia distratta)

La comicità del racconto è generata da dialoghi assurdi, equivoci o dalla distrazione del protagonista che genera situazioni paradossali? Dalla distrazione del protagonista e dalla sua scarsissima memoria.

Secondo te, il finale è a sorpresa oppure è illogico, paradossale come tutta la vicenda narrata? Il finale è illogico e paradossale.

Sul pianerottolo

PRODUZIONE SCRITTA 2

I protagonisti dei racconti che hai letto sono: il signor Veneranda, il signore che vuole comprare un tavolo, il bambino Omar. Scegline uno e descrivilo in modo comico-umoristico, soffermandoti sul suo aspetto fisico. Utilizza similitudini e metafore colorite. Risposta soggettiva

3

INVENTARE UNA SITUAZIONE PARADOSSALE IN COPPIA Ispirandovi ai racconti Sul pianerottolo e Ci vuole un tavolo, scrivete un episodio paradossale in cui un personaggio rivolge a un altro personaggio una domanda o una richiesta assurda, dando così avvio a un dialogo altrettanto assurdo e dal ritmo incalzante. Ricordate che l’effetto comico scaturirà dal contrasto tra la situazione assurda e il tono normale che utilizzerete nel raccontarla. Potete scegliere una delle seguenti situazioni iniziali. Risposta soggettiva a. Un signore entra in una farmacia per comprare una pizza.

DESCRIVERE IN MODO COMICO-UMORISTICO

b. Una signora chiede a un ciclista se le vende la sua automobile. c. Un ragazzo invita una ragazza ad andare con lui al cinema a vedere una partita di tennis.

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi relativi al racconto comico-umoristico: C. Dickens, Che situazione!; T. Ungerer, Scambiamoci i lavori; P. Villaggio, Un ristorante alla moda; J. Hasek, Un uomo sfortunato

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Comici famosi nella storia del cinema

A

partire dagli anni del muto, il cinema ha accolto fra i suoi generi il comico, che si è affermato come un filone molto amato dal pubblico.

STANLIO E OLLIO Stan Laurel e Oliver Hardy sono la coppia di comici più celebre della storia del cinema. Noti in Italia come Stanlio e Ollio, interpretarono, tra il 1926 e il 1940, ben 30 cortometraggi muti, 43 sonori e 16 lungometraggi. Diversi in tutto, anche sul piano fisico (Stanlio è mingherlino e Ollio è grande e grosso), la comicità della coppia si basa essenzialmente sul contrasto comportamentale e caratteriale dei due. Stanlio, incapace di prevedere qualsiasi cosa, complica le situazioni più semplici con il suo fare maldestro e sbadato; Ollio, invece, minimizza tutto ostentando calma e sicurezza e confidando nelle sue capacità di trovare rimedio a tutto, mentre in realtà fa precipitare le situazioni verso esiti catastrofici. Stanlio, inoltre, si abbandona a piagnistei isterici e si gratta la testa nei momenti di difficoltà, mentre Ollio gonfia le guance, arrotola la cravatta e cerca la complicità dello spettatore guardando la macchina da presa ogni volta che i comportamenti del partner si rivelano esasperatamente inadeguati. La comicità di Stanlio e Ollio è in gran parte delegata alla mimica e all’espressione corporea, non verbale; si basa anche su lunghe pause di silenzio tra una battuta e una risposta, tra un’azione e una reazione dei due personaggi. CERCA IN RETE

i video o i film completi di

Stanlio e Ollio.

TOTÒ Totò, nome d’arte dell’attore Antonio de Curtis (1898-1967), è soprannominato «il principe della risata» ed è considerato l’attore simbolo dello spettacolo comico in Italia. Si mise in luce nelle serate di intrattenimento della piccola borghesia napoletana e, successivamente, nel teatro di varietà e nella rivista. Dotato di una mimica originalissima, fu ineguagliato interprete, ironico e grottesco, dell’antica «arte di arrangiarsi». Attore, istrione e teatrante, Totò era dotato di una formidabile vena umoristica che sapeva unire il piacere del divertimento con riflessioni ironiche e spesso amare, ma sempre sorridenti, sulla vita e la società contemporanea.

CERCA IN RETE il divertente video «Totò ai Grandi Magazzini».

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Battute celebri di Totò «Per i campioni sportivi niente fumo, niente vino e niente donne; ma allora che vincono a fare?» ■ «In guerra sono tutti in pericolo, tranne quelli che hanno voluto la guerra.» ■ «La civiltà è avere tutto quello che vuoi quando non ti serve.» ■


4 Alberto Sordi (1920-2003), romano di Trastevere, è considerato uno dei più importanti attori del cinema italiano. Sordi è uno dei più grandi interpreti della cosiddetta «commedia all’italiana», un genere che, alle situazioni comiche, affianca sempre, con ironia, una pungente satira dei costumi della società italiana. Sordi, noto presso il grande pubblico con il soprannome di «Albertone», ottenne grande successo con il personaggio di Nando Moriconi, protagonista del famoso film Un americano a Roma (1954). Il film è caratterizzato da una comicità a volte amara. Il protagonista Nando, un giovane romano ossessionato dall’America e dai suoi miti, si aggira con un berretto da baseball, cercando di imitare il look americano e, nonostante ignori l’inglese, usa delle frasi che ormai fanno parte della storia del cinema: «Polizia der Kansas City... orait orait...». Sordi, nella sua vasta filmografia, mette a nudo i vizi e le virtù del popolo italiano nella sua evoluzione dal boom economico del Dopoguerra fino agli anni Ottanta del Novecento, dando vita a una galleria di personaggi tragicomici, molti dei quali sono l’incarnazione dell’uomo italiano qualunque, talvolta schietto e invadente, spaccone e arrivista, ma in fondo insicuro. Sordi riesce a far ridere suscitando nel medesimo tempo profonde riflessioni.

APPROFONDIMENTO

ALBERTO SORDI

la scena del film «Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo. Io me te magno», in cui Nando, dopo essersi preparato una cena a base di pane con marmellata, latte, yogurt e mostarda, non resiste alla tentazione di mangiare i maccheroni preparati dalla madre, come da tradizione italiana. CERCA IN RETE

FRANCA VALERI Franca Valeri (1920-2020) è considerata una delle principali autrici, registe e attrici comiche italiane. Franca Valeri, pseudonimo di Alma Franca Maria Norsa, nacque a Milano da una famiglia altoborghese. Esordì partecipando a programmi radiofonici, per poi diventare attrice teatrale e televisiva. La parabola della sua carriera è tanto più notevole se si considera che all’epoca le donne si dedicavano raramente al genere comico. Quella di Franca Valeri è una comicità autoironica, sempre elegante. Fra i personaggi più memorabili ricordiamo la «Signorina Snob», milanese altezzosa, e la «Sora Cecioni», popolana di Roma, costantemente al telefono con la madre.

CERCA IN RETE

i monologhi di Franca Valeri.

ROWAN ATKINSON Rowan Atkinson (1955) è uno dei più celebri attori comici inglesi di oggi. Rowan Atkinson divenne celebre alla fine degli anni Settanta del Novecento grazie ad alcuni programmi trasmessi dalla tv inglese bbc. Il personaggio con cui ha avuto successo in tutto il mondo è «Mr. Bean». La comicità di «Mr. Bean» nasce dal suo carattere egoista e incurante delle regole, che lo porta a mettersi in situazioni surreali e imbarazzanti da cui esce con trovate originali.

gli sketch di Rowan Atkinson nei panni di Mr. Bean. CERCA IN RETE

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VERSIONE INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE Mark Twain Scrittore e umorista statunitense, 1835-1910

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. libbra: unità di peso anglosassone, equivalente a 454 grammi. 2. poncino: adattamento italiano dell’inglese punch: bevanda calda a base di liquore molto alcolico, con aggiunta di acqua, zucchero e scorza di limone.

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Il burro nel cappello

Ascolta l’audio del testo

In una certa notte d’inverno, un bottegaio si preparava a chiudere per la notte. Mentre stava di fuori alla neve, assicurando gli sportelli della finestra, s’accorse che un furfante, rimasto dentro, acchiappava di nascosto una libbra1 di burro fresco e se la nascondeva nel cappello. Vedere la birbonata e pensare la vendetta fu tutt’uno per il bottegaio. «Ehi, Seth!» esclamò, richiudendosi dietro l’uscio nel rientrare; e batté la mano sulla spalla del ladro, scuotendo la neve dagli stivali. Seth s’era rimesso in testa il cappello con il burro dentro, e aveva già la mano all’uscio, ansioso di svignarsela il più presto possibile. «Sedete un momento, mio caro. Con questo freddaccio un goccetto di roba calda è quel che ci vuole.» Seth esitava; desiderava battersela, per causa del burro; ma la tentazione del «goccetto caldo» indeboliva seriamente la sua risoluzione. Il dubbio fu presto risolto dal bottegaio derubato. Spinto Seth per le spalle, lo piantò a sedere presso la stufa, dietro una barricata di scatole e di barili, in modo che, se uno gli si fosse messo davanti, non ci sarebbe stato modo di uscire; e appunto di contro a lui il bottegaio si mise tranquillamente a sedere. «Berremo» disse il padrone della bottega «un poncino2 bollente.» E, aperto lo sportello della stufa, ci ficcò dentro tutta la legna che ci poteva entrare. «Altrimenti» aggiunse, «in una notte come questa, c’è da gelare.» Seth sentiva già più grave sulla testa la pressione del burro e i capelli già mezzo appiccicati; e scattò su, dicendo che doveva andare via. «Ma non prima d’aver bevuto» disse l’altro. «Sentite, Seth, vi voglio raccontare una storiella.» E Seth fu ricacciato a sedere dall’astuto tormentatore. «Fa così caldo, qui!» gemette il misero ladro, tentando di alzarsi. «Ma sedete e non abbiate tanta fretta!» rispose il bottegaio, spingendolo nuovamente sulla seggiola. «Ho da governare le mucche e spaccare la legna; debbo andare!» insistette il perseguitato briccone. «Non si scappa a questo modo! Sedete e lasciate in pace le mucche. State tranquillo! Siete nervoso, stasera» disse il bottegaio con un perfido sogghigno. Subito dopo vennero fuori due bicchieri fumanti di ponce. «Vi farò un brindisi, Seth, e ve lo sentirete andar giù liscio come burro» disse il padrone con tale semplicità, che il povero Seth non si credette sospettato. «Questo, Seth, va giù come un pollastrello di Natale, di quelli bene arrostiti: e, badate, né strutto, né burro comune per cucinarli. Via, via, prendete il vostro burro, Seth: il vostro ponce volevo dire.»


Il racconto comico-umoristico 3. cateratta: cascata.

4

Il povero Seth fumava da un lato e si liquefaceva dall’altro: e la sua bocca era completamente sigillata, come se fosse muto. Il burro colava a rivoli di sotto il cappello, e il suo fazzoletto da collo era già unto e bisunto. Chiacchierando, come se niente fosse, il maligno bottegaio continuava a metter legna nella stufa, mentre il povero Seth stava ritto con le spalle appoggiate al banco, e le ginocchia vicino alla rossa fornace che ardeva davanti. «Che nottata gelida!» osservò il padrone. «Ma, Seth, voi sudate. Perché non vi levate il cappello? Datelo qui, via.» «No!» esclamò il povero Seth alla fine. «No, debbo andare: lasciatemi uscire! Non sto bene! Lasciatemi andare!» Una cateratta3 untuosa colava lungo il viso e il collo del disgraziato e gli inondava i panni, gocciolando lungo la persona fin dentro gli stivali. Era letteralmente in un bagno di burro. «Buona sera, allora» disse il bottegaio, «giacché volete scappare a ogni modo.» E, mentre l’altro si precipitava fuori, soggiunse: «Ehi, Seth, lo scherzo che vi ho fatto val bene diciotto soldi: così che non parleremo più di quella libbra di burro che avete nel cappello...». (da Racconti umoristici, Bemporad-Marzocco, adatt.)

COMPRENSIONE 1 Quando e dove avviene la vicenda narrata? (1 punto se la risposta è esatta) La vicenda avviene una sera d’inverno in una bottega. PUNTI ........... /1

2 Di che cosa si accorge il bottegaio mentre sta per chiudere la propria bottega? Di conseguenza, che cosa pensa di fare? (2 punti se la risposta è esatta) Si accorge che un uomo sta tentando di rubare un pezzo di burro, quindi decide di vendicarsi. PUNTI ........... /2

3 Il bottegaio invita Seth a sedersi e a bere un poncino caldo. Perché Seth esita, è indeciso? (2 punti se la risposta è esatta) Seth è combattuto tra il desiderio di allontanarsi velocemente e la tentazione di bere quel poncino. PUNTI ........... /2

4 In che modo il bottegaio risolve l’indecisione di Seth? (2 punti se la risposta è esatta) Il bottegaio spinge Seth per le spalle e lo fa sedere accanto alla stufa. PUNTI ........... /2

5 Che cosa succede a Seth dopo che il bottegaio ha messo nella stufa molta legna da ardere? (1 punto se la risposta è esatta) Seth comincia a sudare e il burro che ha sotto il cappello inizia a sciogliersi e a colargli addosso. PUNTI ........... /1

283


6 Seth vuole andarsene perché: (1 punto se la risposta è esatta) A ha molto caldo B ha capito che il bottegaio

si è accorto del furto del burro

E teme che i familiari,

non vedendolo rientrare, si preoccupino molto

C deve accudire le mucche

F ha paura del bottegaio

D deve spaccare la legna

G non si sente bene PUNTI ........... /1

7 Come si conclude la vicenda narrata? (2 punti se la risposta è esatta) Mentre Seth esce, il bottegaio gli dice che lo scherzo che gli ha fatto lo ripaga del furto del burro. PUNTI ........... /2

ANALISI E INTERPRETAZIONE 8 Da quale fatto si deduce che il bottegaio conosce il ladro? (1 punto se la risposta è esatta) Lo si deduce dal fatto che lo chiama per nome. PUNTI ........... /1

9 Con quali dei seguenti aggettivi definiresti il bottegaio? (1 punto per ogni risposta esatta) A Astuto

D Vendicativo

B Compassionevole

E Deciso

C Nervoso

F Violento PUNTI ........... /3

10 L’umorismo di questo racconto nasce dal fatto che entrambi i personaggi rivestono il ruolo di «vittima». Infatti: (1 punto per ogni risposta esatta) a. il bottegaio è vittima di un furto b. il ladro è vittima di uno scherzo PUNTI ........... /2

11 In questo racconto l’effetto comico deriva anche dal fatto che a volte il bottegaio, nei suoi discorsi, ricorre alla parola «burro» attribuendole un doppio senso. Individua nel testo le frasi che confermano ciò e trascrivile. (2 punti per ogni risposta esatta) «ve lo sentirete andar giù liscio come burro», «un pollastrello di Natale, di quelli bene arrostiti: e, badate, né strutto, né burro comune per cucinarli», «prendete il vostro burro, Seth: il vostro ponce volevo dire» PUNTI ........... /6

12 Come definiresti il finale del racconto? Prevedibile oppure a sorpresa? Motiva la tua risposta. (2 punti se la risposta è esatta) Il finale è a sorpresa perché il bottegaio decide di rivelare a Seth che l’ha scoperto e gli ha fatto uno scherzo.

284

PUNTI ........... /2


Il racconto comico-umoristico

4

LESSICO E GRAMMATICA 13 Per ciascuna delle seguenti parole, tratte dal testo, scrivi un sinonimo. (1 punto per ogni risposta esatta) Risposte possibili

a. furfante

mascalzone

d. maligno

cattivo

b. uscio

soglia

e. scherzo

burla

soldi

denaro

c. tranquillamente serenamente

f.

PUNTI ........... /6

14 L’espressione «con un perfido sogghigno» con quale delle seguenti espressioni può essere sostituita? (1 punto se la risposta è esatta) A Con una malvagia e irrefrenabile risata

C Con una diabolica smorfia del viso

B Con un sorriso maligno e beffardo

D Con un cattivo e ironico sguardo PUNTI ........... /1

15 Nella seguente tabella, per ogni serie di parole tratte dal testo, cancella le due intruse. (1 punto per ogni risposta esatta) Derivate

bottegaio – birbonata – nervoso – nottata – persona – disgraziato – finestra

Alterate

freddaccio – goccetto – poncino – fazzoletto – pollastrello – storiella – briccone

PUNTI ........... /4

16 Nella frase «... e scattò su...», la parola «su» in analisi grammaticale è: (1 punto se la risposta è esatta)

B avverbio di luogo

A preposizione semplice

PUNTI ........... /1

17 Nella frase «“Buona sera, allora” disse il bottegaio, “giacché volete scappare a ogni modo”», la parola «giacché» è una congiunzione subordinata: (1 punto se la risposta è esatta) B causale

A temporale

PUNTI ........... /1

AUTOVALUTAZIONE ■

Il testo mi è sembrato: facile

difficile

di media difficoltà

difficili

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande relative a: comprensione

di media difficoltà

Gli esercizi mi sono sembrati complessivamente: facili

PUNTEGGIO TOTALE .......... /38

analisi e interpretazione

lessico e grammatica

Se hai ottenuto un punteggio inferiore a 23, svolgi Attività di Recupero.

285


LABORATORIO

SVILUPPO DELLE COMPETENZE ASCOLTARE Paolo Villaggio Attore, sceneggiatore e scrittore comico italiano, 1932-2017

Fantozzi e Donna Paola Landi

Ascolta l’audio del testo

«Non c’era mai stato un caldo così. In ufficio non si respirava. Fantozzi aveva...»

PRIMA

DELL’ASCOLTO

Leggi le richieste di tutti gli esercizi che dovrai svolgere dopo l’ascolto, in modo da concentrare meglio la tua attenzione durante l’ascolto.

DOPO

L’ASCOLTO

1 Con chi e perché Fantozzi si reca ai bagni Lido? A Con il megadirettore conte Landi, per portare a Donna Landi la crema solare B Con Fracchia, per portare al megadirettore conte Landi mezzo etto di prosciutto crudo C Con il vice-segretario del megadirettore conte Landi, per portare a Donna Landi mezzo

etto di prosciutto cotto 2 Indica le affermazioni corrette relative a Donna Landi. A Ha più di sessant’anni.

D Odia gli anelli.

B Ha la parrucca.

E Ha un alito puzzolente.

C È tutta rifatta.

F Ha le mani delicate.

3 Perché Fantozzi telefona a Fracchia, il suo collega d’ufficio? Per chiedere un consiglio, dato che Donna Landi vuole andare in un buon ristorante con aria condizionata.

4 Lorenzo, il direttore del ristorante, come è chiamato da Donna Landi? Ugo. 5 In quale circostanza il direttore del ristorante «si umilia»? A Quando taglia il filetto di carne a Donna Landi B Quando, sotto il tavolo, taglia il filetto di carne al cane di Donna Landi C Quando viene costretto da Donna Landi a togliersi la giacca nera e a indossare

la giacca bianca 6 Che cosa succede quando Donna Landi chiede che le venga portato un «finger ball»? Lorenzo non sa cosa sia. In cucina consultano, nel panico, testi di cucina ed enciclopedie e Fantozzi ferma le auto per chiedere informazioni. Infine, il direttore risponde a Donna Landi che il «finger ball» è esaurito.

7 Quali sono gli elementi che in questo racconto producono effetti comici?

286

A L’esagerazione

D Il ricorso a giochi di parole

B La presenza di equivoci

E L’utilizzo della caricatura

C Il susseguirsi di situazioni comiche

F Il finale a sorpresa


PARLARE IO E IL SENSO DELL’UMORISMO 1 Rispondi oralmente alle seguenti domande. Risposte soggettive a. Come ti definiresti? Una persona allegra, spiritosa, dotata di senso dell’umorismo oppure una persona seria, se non addirittura «musona»? b. Sei apprezzato o apprezzata dagli altri per il tuo spirito, il tuo senso dell’umorismo? c. «Chi non ride mai non è una persona seria.» Che cosa pensi di questa affermazione? d. Ti è mai capitato di «ridere di te stesso o di te stessa»? In quale circostanza? e. Quali tipi di comicità o di umorismo ti divertono di più? Le barzellette? Le battute spiritose fondate su giochi di parole o su doppi sensi? Le imitazioni di personaggi famosi? I film caratterizzati da vicende, situazioni comiche assurde, impreviste? I film con personaggi ridicoli, caricaturali? Motiva la tua risposta.

4 LABORATORIO COMPETENZE

Il racconto comico-umoristico

RACCONTARE UNA VICENDA COMICO-UMORISTICA CON ESPRESSIVITÀ 2 Leggi attentamente, in silenzio, il seguente racconto, in modo da comprenderne appieno il contenuto e poi racconta la vicenda narrata con la maggiore espressività possibile, adottando appropriati toni di voce, introducendo pause, assumendo particolari espressioni del viso e facendo determinati gesti o movimenti. Risposta soggettiva

Tema Ogni lunedì è la stessa cosa. C’è il tema: «Raccontate la vostra domenica». È uno strazio perché a casa mia la domenica non succede mai niente: andiamo dai nonni, non facciamo niente, mangiamo, non facciamo niente un’altra volta, rimangiamo, ed è finita. Quando l’ho raccontato la prima volta, la maestra mi ha dato «Insufficiente». La seconda volta ho addirittura preso zero. Fortunatamente, una domenica, mia madre si è tagliata il dito affettando l’arrosto di agnello. C’era un sacco di sangue sulla tovaglia. Era disgustoso. L’indomani ho raccontato tutto nel mio tema e ho preso «Molto bene». Avevo capito: bisognava che la domenica succedesse qualcosa. Allora, la volta successiva, [...] ho messo un po’ di detersivo nella scatola del latte in polvere. Ha funzionato benissimo: mio padre ha rischiato di morire avvelenato. Ho preso «Bravissimo +». Mentre ho preso solo «Buono» il giorno in cui ho rotto la lavatrice e inondato l’appartamento dei vicini di sotto. Domenica scorsa ho avuto una buona idea per il mio tema. Ho messo un vaso di fiori in equilibrio sul davanzale della finestra. Mi sono detto: «Con un po’ di fortuna cadrà sulla testa di un passante e avrò qualcosa da raccontare». È quello che è successo. Il vaso è caduto. Ho sentito un urlo ma, dato che ero in bagno, non sono riuscito ad arrivare in tempo. Ho visto solo che la vittima veniva trasportata all’ospedale in ambulanza. In ogni caso, non è servito a niente. Non abbiamo fatto il tema. L’indomani, a scuola, c’era una supplente. «La vostra maestra è all’ospedale» ci ha annunciato. «Frattura del cranio.» Per me fa lo stesso. Abbiamo fatto la verifica sui verbi. La verifica sui verbi è più facile del tema. Non c’è bisogno di inventare. (da B. Friot, Il mio mondo a testa in giù, 2008, Editrice Il Castoro)

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RECITARE UN «DIALOGO SATIRICO» 3 IN COPPIA Il dialogo che vi presentiamo è tratto da uno spettacolo scritto e interpretato da Giorgio Gaber (cantante, scrittore e attore teatrale, 1939-2003). Il dialogo, con Gaber sempre solo sulla scena, ha come protagonisti due bambini che hanno lo stesso nome: G. C’è, però, una differenza sostanziale tra i due: il primo G., infatti, è ricchissimo; il secondo G., invece, è poverissimo. La comicità del dialogo non mira solo al divertimento, ma sollecita la riflessione, attraverso l’osservazione graffiante e anche amara della realtà. Leggete il dialogo e poi recitatelo in modo espressivo, pronunciando di volta in volta le battute con un tono di voce molto diverso e adeguato ai due bambini G. Primo bambino G.

Secondo bambino G.

Io mi chiamo G. Io mi chiamo G. No, non hai capito: sono io che mi chiamo G. No, sei tu che non hai capito. Mi chiamo G. anch’io. Il mio papà è molto importante. Il mio papà, no. Il mio papà è forte, sano e intelligente. Il mio papà è debole, malaticcio, e un po’ scemo. Il mio papà ha tre lauree e parla perfettamente cinque lingue. Il mio papà ha fatto la terza elementare e parla in dialetto. Ma poco perché tartaglia1. Io sono figlio unico e vivo in una grande casa con diciotto locali spaziosi. Io vivo in una casa piccola, praticamente un locale. Però c’ho diciotto fratelli. Il mio papà guadagna 31 miliardi2 al mese, che diviso 31, che sono i giorni che ci sono in un mese, fa un miliardo al giorno. Mio papà guadagna 10.000 lire3 al mese, che diviso 31, che sono i giorni che ci sono in un mese, fa 10.000 lire al giorno... il primo giorno, poi dopo basta. Noi siamo ricchi ma democratici. Quando giochiamo a tombola segniamo i numeri con i fagioli. Noi, invece, segniamo i fagioli con i numeri. Per non perderli. Il mio papà è così ricco che cambia la macchina ogni anno, la villa e il motoscafo. Il mio papà è così povero che non cambia nemmeno idea. Il mio papà un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: «Guarda! Tutto quello che vedi un giorno sarà tuo». Anche il mio papà un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: «Guarda!». Basta. (da G. Gaber – S. Luporini, «Io mi chiamo G», tratto dallo spettacolo teatrale Il signor G., 1970) 1. tartaglia: balbetta. 2. 31 miliardi: somma di denaro, espressa nelle vecchie lire, corrispondente a oltre 15 milioni di euro. 3. 10.000 lire: somma di denaro corrispondente a poco più di 5 euro.

288


Il racconto comico-umoristico

4

4 IN GRUPPO L’umorista italiano Achille Campanile (1899-1977) era un genio dell’assurdo, a volte tenero, a volte graffiante, come vediamo in questa sua «tragedia in due battute», immaginata con la struttura di una rappresentazione teatrale. Leggetela attentamente, cercando di cogliere gli elementi che producono effetti comici, e poi rappresentatela, prestando attenzione al luogo (la scena) in cui si svolge la vicenda, alle movenze, alle espressioni dei personaggi, all’intonazione della voce.

Dramma giallo Personaggi: l’astuto poliziotto – l’assassino distratto – membri della famiglia, servitori, istitutrice, amici ecc. che non parlano – l’assassinato che non parla La scena si svolge nel salone di una villa in cui è stato commesso un assassinio, e l’uccisore non può essere che uno dei presenti. l’astuto poliziotto dopo aver tentato invano tutti i sistemi per scoprire chi fra i presenti è

LABORATORIO COMPETENZE

RECITARE UNA «TRAGEDIA IN DUE BATTUTE»

l’uccisore della vittima, ha un’idea: con aria indifferente chiama a bruciapelo: Uccisore, senta una cosa. l’assassino distratto

Dica. Viene arrestato. (Sipario) (da A. Campanile, Tragedie in due battute, Rizzoli)

IN RETE potete vedere e ascoltare altre «tragedie in due battute» di Achille Campanile.

GARA DI BARZELLETTE 5 IN GRUPPO Fate, in classe, una gara di barzellette. Ciascuno di voi racconti una barzelletta. Attenzione! Raccontare una barzelletta è un’arte difficile che richiede buone capacità di dizione e di mimo. La stessa barzelletta, infatti, a seconda di come viene raccontata, può far sorridere appena o far ridere a crepapelle. Ecco sei regole per raccontare una barzelletta in modo efficace. ■ Imparare bene a memoria la barzelletta. ■ Esercitarsi a raccontarla ad alta voce in modo disinvolto, senza esitare sulle battute. ■ Accompagnare la recitazione con gesti e mimica facciale. ■ Introdurre delle pause per creare effetti di suspense. ■ Attribuire un tono appropriato (meravigliato, timoroso, adirato...) alle battute dialogate. ■ Non ridere mai durante la recitazione e, soprattutto, prima della battuta finale.

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LESSICO «RIDERE» E «SORRIDERE»: SIGNIFICATI PROPRI E FIGURATI 1 Che cosa significano, rispettivamente, i verbi «ridere» e «sorridere»? Consulta il dizionario e trascrivine nella tabella i rispettivi significati. Ridere

Emettere dalla gola un suono caratteristico e atteggiare il viso per esprimere allegria o anche ironia e scherno

Sorridere

Ridere leggermente

2 Spiega il significato dei seguenti modi di dire con «ridere». a. Ridere a denti stretti: ridere malvolentieri, forzatamente b. Ridere sotto i baffi: ridere di nascosto, con malizia c. Ridere a fior di labbra: ridere sotto sotto, fra sé, leggermente d. Ridere alle spalle di qualcuno: farsi beffe di qualcuno a sua insaputa e. Ridere in faccia a qualcuno: ridere apertamente, canzonando qualcuno 3 Spiega il significato figurato che il verbo «sorridere» assume nelle seguenti frasi. a. Non mi sorride affatto l’idea di andare al mare con Franco: non mi piace, non mi convince b. A vent’anni la vita sorride: è favorevole

FRASI COMICHE GRAZIE A UN ERRORE 4 Ti presentiamo un elenco di frasi del giornalista e scrittore Stefano Bartezzaghi (1962), esperto di giochi di parole e di linguistica. Tutte queste frasi diventano comiche grazie a un errore. a. Nelle seguenti frasi sono state evidenziate le parole errate per il cambiamento di una lettera. Riscrivi le parole in modo corretto. L’esercizio è avviato. ■ Non dare alito ai pettegolezzi. adito ■

Un’ambulanza a sirene spietate.

spiegate

Mario predica bene, ma ruzzola male.

razzola

b. Nelle seguenti frasi sono state evidenziate le parole errate per il cambiamento di una parte della parola. Riscrivi le parole in modo corretto. L’esercizio è avviato. ■ Se il sintomo persiste, insultare il medico. consultare ■

Anelli impestati di diamanti.

tempestati

Vorrei mangiare qualcosa di combustibile.

commestibile

c. Nelle seguenti frasi sono state evidenziate le parole errate per il cambiamento di un’intera parola. Riscrivi le parole in modo corretto. L’esercizio è avviato. ■ Ne sono sicuro: ci metterei una pietra sul fuoco. mano

290

Non esistono più le mezze pensioni.

stagioni

Non è tutto oro quel che cola.

luccica


SCRIVERE RENDERE «COMICO» UN DIPINTO 1 Un dipinto, che raffigura persone o animali in atteggiamenti consueti, può diventare comico con l’aggiunta di nuvolette e parole, come nei fumetti. L’effetto comico si ottiene giocando sull’ambiguità delle parole e delle immagini, facendo emergere possibilità interpretative non immediatamente percepibili. Osserva l’esempio.

Non ce la faccio più! Ma quanto ci mette a finire questo ritratto? Ho il collo rigido, le braccia semiparalizzate e i piedi gelidi. I capelli poi... guarda come sono diventati ricci con questa umidità. Devo ricordarmi di comprare uno shampoo anticrespo.

4 LABORATORIO COMPETENZE

Il racconto comico-umoristico

▲ Jacques-Louis David, Ritratto di Madame Récamier, 1800.

Prova tu a far diventare «comici» i seguenti dipinti aggiungendo nuvolette e parole. Risposta soggettiva

▲ Gustave Courbet, Autoritratto con cane nero, 1842. ◀ William Thomas Smedley, Un giorno di giugno, 1880-1885 circa.

291


CONTINUARE UN RACCONTO COMICO UTILIZZANDO LA TECNICA DELL’ESAGERAZIONE 2 Ti presentiamo un passo tratto dal racconto La storia di Pronto Soccorso e Beauty Case di Stefano Benni. Pronto Soccorso è un ragazzo di sedici anni con la passione dei motori; Beauty Case è una ragazza di quindici anni che si chiama così perché è «piccola piccola». Entrambi vivono nel quartiere Manolenza, detto così perché «entri che ce l’hai ed esci senza. Senza cosa? Senza autoradio, senza portafogli, senza dentiera, senza orecchini, senza gomme dell’auto». Leggi il testo e poi continualo tu utilizzando la tecnica dell’esagerazione, cioè realizzando forzature, deformazioni della realtà così da renderlo quasi assurdo, fuori della norma. Risposta soggettiva

Si udì da lontano la famosa accelerata in quattro tempi andante mosso allegretto scarburato e poi Pronto arrivò nel vialetto dei giardini guidando senza mani e con un piede che strisciava per terra, se no non era abbastanza pericoloso. Vide Beauty e cacciò un’inchiodata storica. L’inchiodata per la verità non ci fu perché, per motivi di principio, Pronto non frenava mai. La prima cosa che faceva quando truccava un motorino era togliere i freni. «Così non mi viene la tentazione» diceva. Quindi Pronto andò dritto e finì sullo scivolo dei bambini, decollò verso l’alto, rimbalzò sul telone del bar, finì al primo piano di un appartamento, sgasò nel tinello, investì un frigorifero, uscì nel terrazzo, piombò giù in strada, carambolò contro un bidone della spazzatura, sfondò la portiera di una macchina, uscì dall’altra e si fermò contro un platano. «Ti sei fatto male?» disse Beauty. «No» disse Pronto. «Tutto calcolato.» Restarono alcuni istanti a guardarsi, poi Pronto disse: «Vuoi fare un giro in moto?». Beauty salì sulla moto, si strinse forte al petto di Pronto e disse: «Ma tu la sai guidare la moto?». A quelle parole Pronto fece un sorriso da entrare nella storia, sgasò una nube di benzoleone e partì zigzagando contromano. (da S. Benni, Il bar sotto il mare, Feltrinelli, rid.)

SCRIVERE UN TESTO COMICO ASSURDO, SURREALE, GIOCANDO CON LE PAROLE 3 Ti presentiamo un breve testo di Alessandro Bergonzoni (1958), scrittore contemporaneo di racconti comici e umoristici e autore teatrale. Bergonzoni è famoso per il suo stile surreale, caratterizzato da giochi di parole, accostamenti insoliti di elementi, suoni e oggetti che suscitano un’ilarità intelligente e grottesca. Leggi attentamente il testo e poi, imitando lo stile di Bergonzoni, scrivi un breve testo introducendo giochi di parole, proverbi trasformati, frasi apparentemente normali, ma in realtà illogiche per accostamenti liberi, imprevedibili e assurdi di immagini e parole. Risposta soggettiva

Mi hanno regalato un paio di mutandem: ci si sta in due e si pedala. È un periodo fortunato: ho anche imparato a scrivere coi piedi, ma la cosa straordinaria è che riesco a farlo correndo. Ho sempre avuto dimestichezza coi piedi: se avevo le unghie lunghe riuscivo ad andare sul ghiaccio senza pattini. (da A. Bergonzoni, È già mercoledì e io no, A. Mondadori)

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SCRIVERE UN RACCONTO COMICO-UMORISTICO, DATA LA SITUAZIONE INIZIALE 4 Utilizza il seguente testo come la situazione iniziale di un breve racconto comicoumoristico che inventerai tu. Ti consigliamo di introdurre dei colpi di scena e il finale a sorpresa perché, grazie a queste particolari tecniche, la narrazione assume maggiore vivacità. Ricorda di dare un titolo al tuo racconto. Risposta soggettiva

Un giovane innamorato raccoglie nel giardino una margherita. Comincia, rivelandosi un innamorato molto poco originale, a strappare i petali uno a uno. «M’ama... non m’ama...» «Smettila! Mi fai male!» urla la margherita. «M’ama... non m’ama... m’ama... non m’ama...» continua il giovane. «Boia, assassino, mostro sanguinario, giardiniere killer!» geme la margherita atrocemente torturata. (da B. Friot, Altre storie a testa in giù, 2014, Editrice Il Castoro)

4 LABORATORIO COMPETENZE

Il racconto comico-umoristico

SCRIVI IL TUO RACCONTO COMICO-UMORISTICO 5 Segui le indicazioni. Risposta soggettiva ■

Decidi l’ambientazione; sarà più facile se sceglierai un ambiente che ti è familiare, che appartiene alla tua esperienza diretta, come la scuola, la tua casa, un luogo che frequenti abitualmente con gli amici e le amiche, la palestra, la piscina...

Decidi quanti e quali personaggi animeranno la vicenda e delineane i ruoli. È fondamentale che il protagonista o qualche altro personaggio abbia delle caratteristiche fisiche o comportamentali molto spiccate, esagerate.

Presenta una situazione iniziale normale e subito dopo un imprevisto, un fatto o un comportamento inatteso, che dà origine a un susseguirsi di eventi comico-umoristici.

Concludi la vicenda in modo imprevedibile, rovesciando le aspettative di chi legge.

Per quanto riguarda le tecniche narrative, utilizza soprattutto l’esagerazione, l’equivoco, il contrasto, il contrario e il finale a sorpresa. Invece, per quanto riguarda il linguaggio, usa discorsi diretti, similitudini e metafore bizzarre, esagerate, e giochi di parole. Ricorda, infine, di dare un titolo al tuo racconto comico-umoristico.

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ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO LA PROVA SCRITTA DI ITALIANO | Tipologia A Stesura di un testo narrativo

A tua scelta o su indicazione dell’insegnante, svolgi una delle seguenti tracce. Risposte soggettive 1 Leggi questa divertente notizia di cronaca, tratta dal libro Il ritorno del maiale dei giornalisti Tiziano Resca e Paolo Stefanato.

Ladro stanco si addormenta sui sacchi della refurtiva Ginevra. L’ha tradito un colpo di sonno: in piena notte stava svaligiando un grande magazzino ma, all’improvviso, è caduto addormentato. L’hanno svegliato, la mattina dopo, gli inservienti e due poliziotti. L’uomo, all’ora di chiusura, era rimasto nascosto all’interno del negozio. Poi, con tutta calma e in perfetta solitudine, aveva cominciato a raccogliere la refurtiva, scegliendo gli oggetti più preziosi e commerciabili. Ma all’improvviso è stato sopraffatto dal sonno. È rimasto lì, beatamente addormentato su un bancone, vicino a un paio di sacchi in cui aveva riposto il bottino. Alcune ore dopo, al momento dell’apertura, lo hanno trovato mentre russava ancora. È stato bruscamente svegliato e portato in carcere. (da T. Resca – P. Stefanato, Il ritorno del maiale, A. Mondadori)

Imitando lo stile narrativo di questa cronaca, scrivi due brevi racconti comicoumoristici, rispettivamente intitolati: ■ Assunto dal Comune giardiniere allergico alle piante ■

Pullman bloccato in una strada di campagna viene spinto dai passeggeri e da due capre

I tuoi racconti saranno inseriti nella sezione «Notizie giornalistiche comiche» di una raccolta di testi comico-umoristici, destinati a un pubblico della tua età. 2 Chissà quante volte a scuola hai assistito o hai vissuto da protagonista particolari situazioni che hanno assunto toni e risvolti comici, divertenti, a causa di un evento inaspettato oppure per un equivoco, un fraintendimento o per altri motivi ancora. Quale situazione ti è rimasta particolarmente impressa? Ricorda di narrare non solo i fatti, ma anche di descrivere i comportamenti e le reazioni delle persone coinvolte, ricorrendo a un linguaggio ricco di termini o espressioni che contribuiscano a vivacizzare la comicità della situazione. Il tuo racconto sarà pubblicato nel giornalino della scuola e avrà principalmente lo scopo di far divertire i lettori e le lettrici. 3 A proposito dell’umorismo, il medico e scrittore statunitense Patch Adams (1945) ha detto: «L’umorismo mi ha salvato la vita perché mi ha reso tutto quello che facevo, o che volevo ottenere, più semplice, anche nei rapporti con gli altri». Traendo spunto da questa citazione, racconta una tua personale esperienza, situazione di vita in cui a metterti in salvo è stato il tuo senso dell’umorismo. Privilegia la tecnica narrativa del colpo di scena e inserisci giochi di parole o doppi sensi. Spesso, infatti, l’umorismo scaturisce dal linguaggio utilizzato.

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4

COMPITO DI REALTÀ

Realizzare un cartellone per la Giornata mondiale della risata La Giornata mondiale della risata, che si celebra ogni anno la prima domenica di maggio, è stata istituita nel 1998 dal medico indiano Madan Kataria, fondatore del movimento internazionale dello Yoga della risata, e si prefigge lo scopo di costruire una coscienza globale di pace, solidarietà e amicizia attraverso la risata. In occasione della Giornata mondiale della risata, vi viene affidato il compito di realizzare un cartellone comico-umoristico che dovrà avere le seguenti caratteristiche: ■ misurare 70 × 100 centimetri; ■ avere un titolo coinvolgente; ■ essere suddiviso in 4 parti titolate e comprensive di: ● battute comiche famose. Ad esempio: «Spesso sostengo lunghe conversazioni con me stesso e sono così intelligente che a volte non capisco nemmeno una parola di quello che dico» (Oscar Wilde); ●

vignette comico-umoristiche, caratterizzate da esagerazioni, doppi sensi, giochi di parole, finale a sorpresa. Ad esempio:

(da «Enigmisticapiù», 1 giugno 2016, Cairo Editore) ●

barzellette. Ad esempio: Due ladri davanti alla vetrina di una lussuosa gioielleria: «Secondo te, quanto costa quell’anello di diamanti?». «Secondo me, tre anni di galera»;

fotografie comiche. Ad esempio:

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Procedete seguendo le indicazioni. ■

Organizzatevi in 4 gruppi di lavoro e assegnate a ciascun gruppo il compito da svolgere. Per la ricerca del materiale, consultate siti Internet, settimanali di giochi e passatempi per ragazzi e ragazze, il mensile «Focus Junior». Naturalmente, potete riportare battute comiche, vignette comico-umoristiche e barzellette create da voi, nonché fotografie scattate da voi.

Selezionate, all’interno di ciascun gruppo, i materiali più significativi pervenendo sempre a una scelta condivisa, basata sul rispetto delle opinioni altrui.

Riportate sul cartellone, nell’apposita sezione, il materiale selezionato, eventualmente fotocopiato o scritto al computer.

Inventate, infine, un titolo avvincente, che catturi l’attenzione. Potete scegliere un titolo breve, nominale, cioè senza il verbo, oppure un titolo-frase, o anche sotto forma di slogan. Potete anche scegliere un’immagine (illustrazione o fotografia) adatta al titolo e allo scopo del cartellone.

AUTOVALUTAZIONE ■

Complessivamente, sono soddisfatto o soddisfatta del lavoro che ho svolto: poco

Attività nelle quali ritengo di aver lavorato meglio e perché:

Ho collaborato nei lavori di gruppo: poco

296

abbastanza

In che cosa devo migliorare:

abbastanza

molto

molto


UN

• Svolgi le attività didattiche relative al libro e al film • Accedi a ulteriori consigli di lettura e alle proposte di film con schede di analisi

LIBRO ZIA MAME

Siamo a Boston nel 1929. L’undicenne Patrick scopre che le ultime volontà del padre, scomparso prematuramente, erano quelle di affidarlo a una zia sconosciuta che vive a New York. Così, Patrick e la sua governante partono alla volta della Grande Mela. Ad accoglierli c’è la zia Mame, tutt’altro che la vecchia zia noiosa che ci si poteva aspettare. Proprio insieme alla zia, donna eccentrica, originale e sempre in vena di battute, Patrick vivrà un turbinio di avventure, feste, cadute in disgrazia e colpi di fortuna. Patrick e la zia Mame, infatti, diventano presto molto affiatati e affrontano insieme improbabili e divertenti peripezie che si snodano nell’arco di trent’anni. Patrick Dennis, Adelphi

PERCHÉ QUESTO LIBRO Per imparare che crescere e diventare grandi può essere un’avventura appassionante se si affronta la vita con un sorriso.

ALTRI LIBRI ◾

Albo illustrato: Tuono Pettinato – Martina Sarritzu, Vacanze in scatola, Canicola Edizioni Graphic novel: Pera Toons, Ridi che è meglio, Tunué

UN

Romanzi: Mac Barnett – John Jory, I terribili due, A. Mondadori Susin Nielsen, Caro George Clooney puoi sposare la mamma?, Editrice Il Castoro Jerome K. Jerome, Tre uomini in barca, De Agostini

FILM

Benvenuti a casa Rovelli: Carlo, il papà, è responsabile delle risorse umane di un supermercato e la sua vita ruota interamente attor- 10 GIORNI no al lavoro. È sposato con Giulia, brillante SENZA avvocata che ha deciso di lasciare il lavoro alla MAMMA nascita della terza figlia, la piccola Bianca. Poi Paese e anno ci sono Camilla, in piena crisi adolescenziale, di produzione: Italia, 2019 e Tito, ragazzino esuberante e sempre pronto Durata: 90 min. Genere: commedia a fare scherzi. Per Giulia non è facile gestire Regia: Alessandro Veronesi figli e famiglia, così decide di prendersi una pausa e parte per Cuba con la sorella. Che cosa ne sarà dei fratelli Rovelli affidati alle cure del papà? E soprattutto, che cosa ne sarà di papà Carlo? PERCHÉ QUESTO FILM Per riflettere, divertendosi, sull’importanza della collaborazione in famiglia. (Paolo Mereghetti)

ALTRI FILM ◾

Serie tv: Modern family, di Christopher Lloyd e Steven Levitan

Game show: LOL – Chi ride è fuori

Film: Nonno questa volta è guerra!, di Tim Hill Mamma, ho perso l’aereo, di Chris Columbus

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DAL

LIBRO

AL

DIGITALE

IL DIARIO

▪ FLIPPED CLASSROOM con videolezioni,

◾ Che cos’è il diario ◾ Le caratteristiche

test di verifica, testi e attività individuali, attività cooperative, compiti di realtà ▪ Audio delle schede

del diario ◾ Perché scrivere un diario ◾ I diversi tipi di diario ▪ Mappa delle conoscenze – Il diario

1

▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA delle conoscenze

▪ Mappe delle conoscenze interattive

e personalizzabili con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo

A. Frank, La carta è più paziente degli uomini S. Townsend, Fuori di zucca E. Emerson White, Una giornata densa di eventi

▪ Verifiche interattive autovalutative

LA LETTERA ◾ Che cos’è la lettera ◾ La lettera personale ◾ La lettera formale ◾ La lettera aperta

▪ Biblioteca digitale

▪ Mappa delle conoscenze – La lettera ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA delle conoscenze

E. Dickinson, Mi sembrano secoli da quando ti ho vista F. Kafka, Lettera al padre A. Ossorio, In un ambiente piuttosto caldo R.J. Palacio, Tre e-mail, lo stesso oggetto: Jack Will ▪ APPROFONDIMENTO

Forme di comunicazione elettronica

delle conoscenze

▪ Audio dei testi dell’unità IL DIARIO – D. Leandri, Il diario di Daniele;

A. Carey, Regole di vita; H. Ullrich, È arrivata lei, Serafina; R. Hattersley, Diario di un cane LA LETTERA – S. Plath, Appuntamento fortunato; R. Klein, I neonati non mi piacciono; M. Lombardo Radice – L. Ravera, Ti ho amato teneramente; L. Meter, Barbara mia piccola cara; C. Pavese, Sono arrivato a Brancaleone; R. Fisher, Il senso della vita L’AUTOBIOGRAFIA – E. Canetti, Il dono di un libro; R. Dahl, Il grande Complotto del Topo; K. Forbes, La banca della mamma; N. Chohra, Il mio grande momento

L’AUTOBIOGRAFIA ◾ Che cos’è l’autobiografia ◾ Le caratteristiche

dell’autobiografia ◾ Perché scrivere un’autobiografia ◾ L’autobiografia nel tempo ▪ Mappa delle conoscenze – L’autobiografia ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA delle conoscenze

▪ Verifiche interattive autovalutative

delle competenze ▪ UN LIBRO Attività didattiche e ulteriori

consigli di lettura ▪ UN FILM Attività didattiche e ulteriori

J. Carioli, Vacanze estive in colonia N. Ginzburg, Il mio mestiere N. Mandela, Da un carcere all’altro ▪ VERIFICHE AUTOVALUTATIVE delle competenze

Vamba, Il giornalino di Gian Burrasca A. Pellai, Caro bambino, ce la faremo M. Hack, Il mio interesse per le gare ciclistiche ▪ Laboratori sviluppo delle competenze

Scrivere ▪ Allenarsi all’Esame di Stato – La prova scritta

di italiano: Tipologia A. Stesura di un testo narrativo ▪ UN LIBRO R. Dahl, Boy ▪ UN FILM Miss Potter, di C. Noonan

proposte di film con schede di analisi


I TIPI DI TESTO

PER L’APPRENDIMENTO ATTIVO E COOPERATIVO

▪ Percorso flipped classroom ▪ Attività cooperative IN COPPIA

PER LA DIDATTICA INCLUSIVA

NELL’UNITÀ

▪ Mappe delle conoscenze con

traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo ▪ IL DIARIO – A. Frank, La carta è più

paziente degli uomini ▪ LA LETTERA – E. Dickinson,

Mi sembrano secoli da quando ti ho vista ▪ L’AUTOBIOGRAFIA – J. Carioli,

Vacanze estive in colonia ▪ Audio delle schede e dei testi dell’unità ▪ Esercizi per la didattica inclusiva NEI VOLUMI TESTI FACILI E TESTI AD ALTA LEGGIBILITÀ

▪ Mappe delle conoscenze ▪ IL DIARIO – S. Townsend, Fuori di zucca ▪ LA LETTERA – A. Ossorio,

In un ambiente piuttosto caldo ▪ L’AUTOBIOGRAFIA – N. Mandela,

Da un carcere all’altro ▪ Verifiche autovalutative

delle competenze Vamba, Il giornalino di Gian Burrasca A. Pellai, Caro bambino, ce la faremo M. Hack, Il mio interesse per le gare

ciclistiche ▪ Audio dei testi

QUADERNO LABORATORIO 2

LABORATORIO competenze linguistiche

▪ Ascoltare

▪ Parlare

▪ Leggere

▪ SPECIALE Reading Workshop

allenarsi a una lettura profonda ▪ Scrivere ▪ SPECIALE Scrittura creativa: creare

storie e stimolare la fantasia PROVE INVALSI COMPUTER BASED LABORATORIO per lo sviluppo del pensiero critico e dell’apprendimento cooperativo

▪ Tutti in scena: laboratori teatrali ▪ Philosophy for children: esercitare

il pensiero critico ▪ Cittadinanza digitale: per un uso

consapevole degli strumenti digitali

I TESTI ESPRESSIVO-EMOTIVI

Il diario, la lettera, l’autobiografia


I TIPI DI TESTO

I TESTI ESPRESSIVO-EMOTIVI

Il diario • Ascolta l’audio della scheda

• FLIPPED CLASSROOM A CASA - Guarda la videolezione - Compila il test di verifica della videolezione - Scopri i testi proposti e le attività individuali

IN CLASSE - Svolgete le attività cooperative - Mettete alla prova le vostre competenze, svolgendo il compito di realtà

DDI

CHE COS’È IL TESTO ESPRESSIVO-EMOTIVO Il testo espressivo-emotivo è un testo in cui l’autore si propone di comunicare al destinatario i propri sentimenti, le proprie emozioni, i propri stati d’animo. In questo tipo di testo, dunque, la funzione prevalente è quella espressiva e l’attenzione si concentra sulle emozioni, i sentimenti, le esperienze personali di chi scrive. Sono testi espressivo-emotivi il diario, la lettera personale e l’autobiografia. Questi testi hanno una caratteristica comune: sono scritti in prima persona. Infatti l’autore, cioè chi scrive, è sempre un «io» che si propone, in prima persona appunto, di far sapere al destinatario ciò che prova, di rendergli noti i propri sentimenti, stati d’animo, ricordi, nonché le proprie riflessioni ed esperienze di vita.

CHE COS’È IL DIARIO Il diario è un tipo di testo nel quale chi scrive, il narratore, registra giorno per giorno gli avvenimenti più significativi della sua vita, le sue esperienze, le sue riflessioni, i suoi sentimenti e i suoi stati d’animo. La parola «diario», infatti, significa «registro giornaliero», dal latino dies, «giorno». Ti presentiamo, qui di seguito, una pagina del diario di un ragazzino dodicenne.

Il diario di Giulio 1 marzo 2004 Caro il mio diario, ti ho ricevuto proprio oggi per il mio compleanno e ti confesso che, come regalo, non mi sei sembrato granché. Io mi aspettavo un telefonino, un videogame nuovo, scarpe da ginnastica con cuscinetti d’aria... E invece sei arrivato tu. Il primo istinto è stato quello di buttarti via alla prima occasione. Però mia madre mi ha letto nel pensiero e mi ha chiesto di non farlo. Ha detto: «Giulio, prova per un po’. Per un mese, almeno». Poi mi ha spiegato che non ti dovevo considerare come un impegno, ma come un amico di carta, e che potevo raccontarti tutte le cose che non direi mai agli altri amici, quelli di carne e ossa, intendo. Allora non ti ho buttato, perché di cose che non posso dire a voce alta ne ho proprio tante. Insomma, caro diario, per farla breve ho fatto un patto con mia madre: ti scriverò per un mese, poi deciderò. Se scrivere sulle tue pagine i miei pensieri sarà stato divertente e, soprattutto, se tu avrai tenuto la bocca chiusa, non è escluso che io continui a farlo. Passo e chiudo. (da S. Bordiglioni, Diario di Giulio. Top secret, Einaudi Ragazzi, rid. e adatt.)

300


Il diario, la lettera, l’autobiografia

LE CARATTERISTICHE DEL DIARIO Il diario, proprio perché è un testo usato per esprimere liberamente esperienze e sentimenti personali, non si può ridurre a uno schema preciso, rigido. Tuttavia, pur nell’assoluta libertà di espressione, presenta alcune caratteristiche specifiche ricorrenti: ■

suddivisione in brani (pagine di diario), ciascuno dei quali è contrassegnato da una data: giorno, mese, anno; talvolta si annotano anche l’ora e il luogo in cui il brano viene scritto;

presenza di formule di saluto a introduzione e conclusione di pagina («Caro diario», «Ciao», «Ti abbraccio» ecc.);

è scritto in prima persona singolare in quanto chi scrive il diario ne è anche il protagonista;

riporta fatti reali e registra riflessioni, stati d’animo provati veramente dall’autore;

annotazione di fatti e riflessioni giorno per giorno (o comunque con una certa regolarità), rispettando l’ordine cronologico;

esposizione a volte libera, con frequenti salti da un argomento all’altro, a volte frammentaria, in quanto la narrazione di un fatto può alternarsi all’annotazione di una riflessione personale, di una reazione;

frequente presenza di abbreviazioni, di informazioni sottintese o incomplete, in quanto il diario è un testo scritto per se stessi;

uso del presente indicativo o del passato prossimo come tempi verbali, in quanto, generalmente, esiste un rapporto di contemporaneità tra l’accadere degli avvenimenti e la loro registrazione nel diario;

utilizzo di un linguaggio generalmente semplice, diretto, di tipo colloquiale;

utilizzo di parole scritte con le lettere maiuscole, per evidenziare circostanze o sentimenti particolari.

PERCHÉ SCRIVERE UN DIARIO Si scrive un diario per vari scopi: ■

per sfogarsi, per avere la possibilità, registrando fatti, episodi di vita, sensazioni, stati d’animo, di reagire nei confronti della solitudine, di eventuali torti o delusioni subite. Da qui l’instaurarsi di un colloquio con se stessi o con un interlocutore immaginario: l’amico diario appunto;

per riflettere su se stessi, per far chiarezza dentro di sé. Registrando, infatti, ciò che è accaduto e analizzando le proprie reazioni, si ha la possibilità di valutare i pro e i contro di certi comportamenti e quindi di capire meglio se stessi, ciò che si pensa e si sente;

per conservare memoria di ciò che si fa e di ciò che si prova. Questo permette, a distanza di anni, non solo una ricostruzione del proprio passato, ma anche un utile confronto tra come si è diventati e come si era;

per annotare, accanto a fatti personali, privati, anche fatti ed eventi di portata storica di cui si è testimoni e di cui si sente la necessità di lasciare traccia.

301


I DIVERSI TIPI DI DIARIO Ci sono diversi tipi di diario in base al contesto in cui si scrive o alle esperienze che si vogliono registrare, ricordare.

302

Il diario personale è la tipologia più diffusa. Si tratta di un testo prevalentemente espressivo-emotivo in quanto l’attenzione si concentra sulle emozioni, i sentimenti, le esperienze personali di chi scrive. È un testo intimo, segreto, scritto per motivi del tutto personali e destinato a non essere letto da nessuno, se non da chi lo scrive. Talvolta il diario personale, intimo, viene pubblicato e, quindi, destinato alla lettura di un vasto pubblico. Ciò, generalmente, avviene a distanza di anni dalla morte dell’autore e per i seguenti motivi: ● perché è considerato importante per una più approfondita conoscenza del carattere e della personalità di chi l’ha scritto, soprattutto se si tratta di un personaggio famoso; ● perché costituisce una preziosa testimonianza di determinati fatti e periodi storici, come nel caso del famoso Diario di Anna Frank (1929-1945), una ragazza ebrea vittima delle persecuzioni razziali naziste; ● perché informa su particolari situazioni di interesse umano o sociale.

Il diario di invenzione è basato sulla finzione. Le vicende che in esso vengono narrate, infatti, non sono vere, bensì sono frutto della fantasia di un autore che fa parlare in prima persona il protagonista (adulto o ragazzo), utilizzando lo stile e le tecniche tipici del diario. Di conseguenza, mentre nel diario personale vero, reale, l’autore è anche protagonista degli avvenimenti e delle riflessioni riportati, nel diario di invenzione l’autore non si identifica con il protagonista del diario stesso. L’uso della prima persona singolare non deve, dunque, ingannare: si tratta di una finzione letteraria in cui chi scrive è un narratore fittizio, creato appunto dalla fantasia dell’autore. Inoltre, poiché questo tipo di diario viene scritto per essere pubblicato, il linguaggio usato è curato, formale, anche se spesso vengono inserite espressioni colloquiali, tipiche del lessico familiare, per rendere la finzione più credibile. Tra i diari di invenzione, ricordiamo in particolare Il giornalino di Gian Burrasca di Vamba (1860-1920) che narra, sotto forma di diario, le rocambolesche avventure di un ragazzino indisciplinato e ribelle. Altri diari di invenzione per ragazzi e ragazze, che hanno riscosso notevole successo, sono Il diario segreto di Adrian Mole della scrittrice inglese Sue Townsend (1946-2014) e il Diario di una schiappa dello scrittore statunitense Jeff Kinney (1971).


Il diario, la lettera, l’autobiografia ■

Il diario per appunti è caratterizzato da pensieri, sensazioni, riflessioni e fatti che vengono espressi in forma sintetica, spesso senza verbo o costruiti con un verbo all’infinito o al participio passato. Un esempio di diario per appunti è Il mestiere di vivere di Cesare Pavese (1908-1950) nel quale l’autore annota, sotto forma di appunti frammentari, i suoi pensieri e le sue sensazioni. Un altro esempio di diario per appunti è Un anno da Pecora Nera di Andrea Valente (1968) in cui il narratore, un ragazzo adolescente che si sente diverso da tutti gli altri (una Pecora Nera appunto) scrive di sé e del suo amore per una Pecora Rosa, anche lei discriminata in quanto diversa dal «branco delle pecore bianche». Di questo diario che ha ottenuto notevole successo presso il giovane pubblico riportiamo, qui di seguito, alcune pagine.

31 ottobre È la sera di Halloween, sto andando a una festa, ma devo rientrare per mezzanotte, altrimenti i miei mi friggono. Povero Cenerentolo. In fondo, anche se oggi la carrozza si trasforma in zucca, siamo in tema. 1 novembre Alla festa c’era anche la Pecora Rosa! Era vestita da strega. Le ho detto: «Mi hai stregato». Mi ha detto «Scemo», ma con quel tono tutto suo. 6 novembre Oggi le ho detto: «Se io fossi in te mi innamorerei di me». Lei ha detto «sì». Yesssss yes yes yes yes!!! 8 novembre Causa Pecora Rosa ultimamente i libri fanno le ragnatele. Certo che ne vale la pena! Però sarà meglio rispolverarli quanto prima. 10 novembre Sono giunto a un compromesso con i libri: io li apro e ci studio anche; in compenso scrivo il suo nome su tutte le pagine. (da A. Valente, Un anno da Pecora Nera, Fabbri Editori)

Il diario di viaggio è un testo in cui l’autore annota in modo sintetico oppure dettagliato, giorno per giorno o a intervalli regolari, le sue esperienze più significative vissute durante un viaggio, un’impresa, un’esplorazione. Il diario di viaggio fornisce spesso preziose informazioni relative a luoghi, ambienti, usi, costumi, modi di vivere e di pensare di popoli lontani e poco conosciuti. Una particolare forma di diario di viaggio è il diario di bordo, in cui l’autore registra, per lo più in modo breve, sintetico, le varie fasi di un viaggio effettuato su un’imbarcazione (nave o barca). Il diario di viaggio e il diario di bordo appartengono senza dubbio alla particolare forma di scrittura del diario, ma sono di tipo diverso. Infatti, più che testi espressivo-emotivi, rientrano nella categoria dei testi narrativi e dei testi espositivo-informativi perché in essi gli aspetti privati, personali dell’autore sono secondari rispetto alla narrazione dei fatti o alla descrizione dei luoghi visitati o esplorati.

303


Ti presentiamo, qui di seguito, un esempio di diario di viaggio relativo a un’impresa eccezionale compiuta dal grande alpinista italiano Reinhold Messner, nato a Bressanone (in provincia di Bolzano, in Alto Adige) nel 1944. Si tratta della traversata del continente antartico passando per il Polo Sud, insieme all’esploratore tedesco Arved Fuchs. L’impresa è stata compiuta senza l’ausilio di mezzi meccanici o animali, usando solo gli sci e la spinta del vento. In queste sue pagine di diario Messner registra, in modo breve, rapido, dati essenziali, senza dilungarsi in commenti o riflessioni.

25 dicembre 1989 - 23 °C m 2990 Tempesta per tutta la notte. Il vento sospinge la neve granulosa sul terreno ondulato. Fino a mezzogiorno inutile speranza di riprendere la marcia. Ma, dopo mezzogiorno, ci mettiamo in cammino lo stesso. Inizialmente vento ancora forte, ma poi si attenua, per fortuna. Sette ore di marcia effettiva. 29 dicembre 1989 - 20 °C m 3040 Tempesta. Restiamo in tenda fino al pomeriggio. Con la nebbia che c’è oggi, non riusciremmo comunque a trovare il Polo. Alle 15, nonostante tutto, ci avviamo. Camminiamo per 4 ore e mezzo attraverso banchi di nebbia e su neve vischiosa. Siamo d’umore eccitato e inquieto. Montata la tenda, il vento diminuisce e si schiarisce l’orizzonte. Prendo il binocolo e guardo verso sud. «Il Polo!» Ore 20 e 20 minuti, tempo locale. Balliamo intorno alla tenda e gridiamo: «Il Polo!». (da R. Messner, Antartide: inferno e paradiso, Garzanti, rid.)

304

Il blog, il «diario in Rete»: contrazione del termine inglese weblog, può essere definito un «diario in Rete, diario in Internet». Si tratta di una pagina sul web in cui una persona pubblica contenuti di testo, video o immagini su uno specifico argomento che chiunque, accedendo a quella pagina, può leggere e commentare. Esistono diversi tipi di blog, tra cui il «blog personale», una sorta di «diario personale» in cui il blogger (chi scrive e gestisce il blog) può raccontare esperienze personali, esprimere opinioni, riflessioni, comunicare informazioni, con osservazioni, sfoghi, commenti... Comunque, alla base c’è sempre il desiderio di lasciare una traccia di sé e delle proprie idee. Tramite il blog, si viene in contatto con persone lontane fisicamente ma spesso vicine alle proprie idee e ai propri punti di vista. Con esse si possono condividere pensieri, riflessioni, disagi, proteste; si può parlare di tutto quello che ci interessa in piena libertà. Il blog, dunque, nasce per essere condiviso con tutti, per far conoscere a una platea più vasta possibile le proprie esperienze, riflessioni, sensazioni e per dare la possibilità ai lettori di interagire con interventi e commenti. Il «blog personale» è usato spesso da studenti di scuola superiore o universitari, con un gran numero di collegamenti incrociati tra un blog e l’altro.


IL DIARIO

CHE COS’È

Accedi alla mappa personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo

È un tipo di testo nel quale chi scrive, il narratore, registra giorno per giorno gli avvenimenti più significativi della sua vita, le sue esperienze, le sue riflessioni, i suoi sentimenti e stati d’animo

PIÙ FACILE

MAPPA DELLE CONOSCENZE

◾ Suddivisione

CARATTERISTICHE

in brani (pagine di diario) contrassegnati da una data ◾ Formule di saluto a introduzione e conclusione di pagina ◾ Scritto in prima persona: chi scrive ne è anche il protagonista ◾ Annotazioni di fatti e riflessioni in ordine cronologico ◾ Esposizione a volte libera e frammentaria ◾ Abbreviazioni e informazioni sottintese o incomplete ◾ Tempi verbali: presente indicativo e passato prossimo ◾ Linguaggio generalmente semplice, diretto, colloquiale ◾ Utilizzo di parole scritte con le lettere maiuscole

◾ Sfogarsi

SCOPI

◾ Riflettere

su se stessi memoria di ciò che si fa e si prova ◾ Annotare anche fatti ed eventi di portata storica ◾ Conservare

Tipi di diario ◾ Diario personale: testo prevalentemente espressivo-emotivo in quanto l’attenzione

si concentra sulle emozioni, i sentimenti, le esperienze personali di chi scrive ◾ Diario di invenzione:

si basa sulla finzione; è frutto della fantasia dell’autore l’autore non coincide con il protagonista ● linguaggio curato, formale, anche se spesso, per rendere più credibile la finzione, vengono inserite espressioni colloquiali ◾ Diario per appunti: è caratterizzato da pensieri, sensazioni, riflessioni e fatti espressi in forma sintetica, spesso senza verbo ◾ Diario di viaggio e diario di bordo: sono caratterizzati da annotazioni giornaliere, sintetiche o dettagliate, di viaggi per terra e per mare ◾ Blog, il «diario in Rete»: il blogger (chi scrive) racconta e condivide esperienze personali, opinioni, riflessioni che chiunque può leggere e commentare ● ●

305


VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

VERSIONE INTERATTIVA

1 Indica se le seguenti affermazioni, relative al diario, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. Il diario è sempre una forma di scrittura privata.

V

F

b. Può essere scritto per vari scopi, tra cui quello di riflettere su se stessi, sui propri comportamenti e stati d’animo.

V

F

c. In un diario, accanto a fatti personali, privati, possono essere annotati anche fatti storici di cui si è testimoni.

V

F

d. Poiché è un testo destinato a non essere letto da nessuno, se non da chi lo scrive, non viene mai pubblicato.

V

F

e. A differenza di altre tipologie testuali, il diario ha una struttura fissa, rigida.

V

F

PUNTI ........... /5

2 Per ciascuna delle seguenti frasi, relative alle caratteristiche strutturali e linguistiche del diario, indica il completamento corretto o i completamenti corretti. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. Ogni pagina di diario si apre con l’indicazione: A del luogo e dell’ora in cui si scrive

B della data e dell’ora in cui si scrive

b. Le pagine di diario: A di rado seguono un ordine cronologico

B seguono un ordine cronologico

c. Le formule di saluto iniziali e finali: A sono di regola sempre presenti

B possono essere presenti

d. Viene sempre usata: A la prima persona singolare

B la terza persona singolare

e. I tempi verbali usati sono:

f.

A presente indicativo

C passato prossimo

B imperfetto indicativo

D passato remoto

Il linguaggio usato: A è per lo più semplice B è sempre formale

C può presentare delle parole scritte

con le lettere maiuscole

g. A volte, l’esposizione è caratterizzata da: A narrazione di eventi non realmente accaduti B frequenti salti da un argomento all’altro C narrazione di fatti alternata ad annotazione di riflessioni personali D informazioni sottintese o incomplete E spiegazioni e precisazioni dettagliate riguardo a fatti ma non riguardo a persone F abbreviazioni

306

PUNTI ........... /12


Il diario, la lettera, l’autobiografia 3 Indica se le seguenti affermazioni, relative al diario personale, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. È un testo prevalentemente narrativo.

V

F

b. È un testo prevalentemente espressivo-emotivo.

V

F

c. Può essere pubblicato dopo la morte dell’autore.

V

F

d. Il Diario di Anna Frank è stato pubblicato perché considerato importante per un’approfondita conoscenza del carattere dell’autrice.

V

F

PUNTI ........... /4

4 Per ciascuna delle seguenti frasi, relative al diario di invenzione, cancella l’alternativa errata fra le due proposte. (1 punto per ogni risposta esatta) a. Le vicende narrate sono parzialmente vere / frutto della fantasia dell’autore. b. L’autore fa parlare in prima persona / terza persona il protagonista del diario. c. L’autore si identifica / non si identifica con il protagonista del diario. d. Il linguaggio è curato, formale / colloquiale, poco curato. PUNTI ........... /4

5 Quali sono le caratteristiche principali del diario per appunti? (2 punti se la risposta è esatta) Il diario per appunti è caratterizzato da riflessioni e fatti espressi in forma sintetica, spesso senza verbo o con verbo all’infinito o al participio passato. PUNTI ........... /2

6 Completa le frasi relative al diario di viaggio e di bordo. (1 punto per ogni risposta esatta) a. Nel diario di viaggio e nel diario di bordo l’autore annota

giorno per giorno

regolari le esperienze più significative di un viaggio

o

per terra

o a intervalli

per mare .

b. Il diario di viaggio e il diario di bordo sono prevalentemente testi di tipo

narrativo o

espositivo-informativo . PUNTI ........... /4

7 Quali sono le caratteristiche principali del blog? (3 punti se la risposta è esatta) Il blog è un «diario in Rete» in cui si scrive liberamente e che chiunque può commentare. PUNTI ........... /3

AUTOVALUTAZIONE ■

PUNTEGGIO TOTALE .......... /34

La verifica mi è sembrata complessivamente: facile

di media difficoltà

difficile

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande

In base al mio punteggio totale, posso affermare di conoscere le caratteristiche del diario: poco

abbastanza

bene

Per migliorare il mio risultato, devo ripassare questi argomenti:

307


PIÙ FACILE

Anna Frank Ragazza ebrea tedesca, simbolo della Shoah, morta in un campo di concentramento, 1929-1945

1. tu: si riferisce al diario. 2. peonie: fiori

simili alle rose.

3. Lies: un’amica di Anna.

308

La carta è più paziente degli uomini

Ascolta l’audio del testo

Ti presentiamo alcune pagine del Diario di Anna Frank, una ragazza ebrea tedesca di tredici anni. Dopo le leggi razziali volute da Hitler, nel 1933, la famiglia Frank fu costretta a emigrare in Olanda e, nel 1942, durante la Seconda guerra mondiale, a nascondersi in un alloggio segreto. Nel 1944 la famiglia Frank fu scoperta e deportata nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, in Germania. Dopo la fine della guerra, il diario di Anna fu fatto pubblicare dal padre, unico sopravvissuto della famiglia. Domenica, 14 giugno 1942 Venerdì 12 giugno ero già sveglia alle sei: si capisce, era il mio compleanno! Ma alle sei non avevo il permesso d’alzarmi, e così dovetti frenare la mia curiosità fino alle sei e quarantacinque. Subito dopo le sette andai da papà e mamma e poi nel salotto per spacchettare i miei regali. Il primo che mi apparve fosti tu1 , forse uno dei più belli fra i miei doni. Poi un mazzo di rose, una piantina, due rami di peonie2 e altri regali ancora. Da papà e mamma ebbi una quantità di cose, e anche i nostri numerosi conoscenti mi hanno veramente viziata. Fra l’altro ricevetti un gioco di società, molti dolciumi come la cioccolata, un puzzle, una spilla… che bellezza! Poi Lies3 venne a prendermi e andammo a scuola. Nell’intervallo offrii dei biscottini ai professori e ai compagni e poi ci rimettemmo al lavoro. Ora devo smettere di scrivere. Diario mio, ti trovo tanto bello! Sabato, 20 giugno 1942 Per alcuni giorni non ho scritto nulla, perché prima ho voluto riflettere un poco su questa idea del diario. Per una come me, scrivere un diario fa un curioso effetto. Non soltanto perché non ho mai scritto, ma perché mi sembra che nessuno potrà mai essere interessato ai miei sfoghi, visto che ho solo tredici anni.


Però, sinceramente, a me piace scrivere e aprire il mio cuore. «La carta è più paziente degli uomini.» Riflettevo su questa frase, in una delle mie giornate un po’ più tristi. Proprio così, la carta è paziente, e non ho intenzione di far poi leggere ad altri questo diario, salvo il caso che mi capiti un giorno di trovare un’amica vera. È proprio per questo che è nata l’idea del diario: io non ho un’amica. Per essere più chiara, devo aggiungere una spiegazione, visto che nessuno potrebbe credere che una ragazzina di tredici anni sia sola al mondo. Neanche questo è vero: ho dei cari genitori e una sorella di sedici anni; conosco una trentina di ragazze, e ho anche dei corteggiatori. Ho dei parenti, un buon ambiente familiare. Apparentemente non mi manca nulla, salvo un’amica. Con i miei conoscenti posso solo fare delle chiacchiere. Non c’è modo di diventare più intimi, ecco il punto. Forse questa mancanza di confidenza è colpa mia; comunque è una realtà. Quindi nell’attesa di trovare una vera amica, il mio diario al momento sarà la mia amica e si chiamerà Kitty.

PIÙ FACILE

Il diario, la lettera, l’autobiografia

Sabato, 11 luglio 1942 Cara Kitty, ti interesserà sapere come mi trovo nel mio nascondiglio; ebbene, posso soltanto dirti che ancora neppure io lo so. Credo che in questa casa non mi sentirò mai a mio agio. Non voglio dire di trovarmi male qui; mi sembra piuttosto di essere in vacanza. L’alloggio, come nascondiglio, è l’ideale. Sebbene sia umido, credo che ad Amsterdam non abbiano mai costruito niente di più comodo per nascondersi. Abbiamo una grande paura che i vicini ci possano sentire o vedere. Fin dal primo giorno abbiamo fabbricato delle tendine, che io e il mio babbo abbiamo cucito e fissato alle finestre con delle puntine da disegno. Non poter mai andar fuori mi opprime in modo indescrivibile, e ho una gran paura che ci scoprano e ci fucilino. Non è certo una prospettiva piacevole. Di giorno bisogna camminare piano piano e parlare a bassa voce, perché nel magazzino potrebbero sentirci. Ora mi chiamano, devo andare. La tua Anna (da Diario, Einaudi, rid. e adatt.)

309


COMPRENSIONE 1 Considera la pagina di diario del 14 giugno 1942 e rispondi alle domande. a. Qual è l’argomento di cui Anna parla? Anna parla del giorno del suo compleanno. b. Tra i regali ricevuti, qual è, secondo Anna, «uno dei più belli»? Il diario.

2 Considera la pagina di diario del 20 giugno 1942. Indica se le seguenti affermazioni su Anna sono vere o false. a. Scrive subito sul diario ricevuto in dono.

V

F

b. Con i suoi conoscenti non ha confidenza. c. Non sente la mancanza di un’amica. d. Considera il suo diario come un’amica e lo chiama Kitty.

V

F

V

F

V

F

3 Considera la pagina di diario dell’11 luglio 1942. Nelle seguenti frasi cancella l’alternativa errata. a. Anna è / non è a suo agio nel nascondiglio segreto. b. Anna soffre molto perché non può uscire / parlare.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 L’autrice del diario è anche la protagonista? Motiva la risposta. Sì, perché l’autrice narra in prima persona e il testo non è un diario di invenzione.

5 Completa la tabella con le informazioni su Anna che puoi ricavare dal testo. Età

Tredici anni

Carattere

Risposte possibili: ubbidiente, solitaria, affettuosa

Momento storico in cui vive

1942, durante la Seconda guerra mondiale

6 Che cosa significa «La carta è più paziente degli uomini»? Riscrivi nell’ordine corretto le seguenti parole, in modo da ottenere la risposta. «ascolta» sempre – dello scrittore. – di carta – degli uomini – ogni confidenza – A differenza – un foglio A differenza degli uomini, un foglio di carta «ascolta» sempre ogni confidenza dello scrittore.

7 Queste pagine di diario sono caratterizzate da un linguaggio: A colloquiale, semplice

B ricercato, curato

PRODUZIONE SCRITTA 8

310

SCRIVERE UN DIARIO

Hai mai scritto un diario segreto? Spiega quali motivi ti hanno spinto a farlo oppure spiega perché non lo hai mai fatto. Risposta soggettiva


Sue Townsend Scrittrice inglese, 1946-2014

Fuori di zucca

Ascolta l’audio del testo

Adrian Mole è un «mitico adolescente incasinato di tredici anni e tre quarti». Nel suo diario, attraverso rapidi, incisivi appunti, filtrati da una pungente ironia ma anche da un’inconsapevole, disarmante ingenuità, racconta i suoi timidi approcci con la bella Pandora, le fatiche scolastiche, i rapporti con i genitori, con gli amici e le amiche e gli abitanti del vicinato. Nella pagina di diario che stai per leggere, Adrian spiega soprattutto il motivo per cui è completamente «fuori di zucca». Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

Giovedì 1 gennaio Giornata festiva in Inghilterra, Irlanda, Scozia e Galles Ecco i miei propositi per l’anno nuovo: 1. Aiutare i ciechi ad attraversare la strada 2. Piegare bene i pantaloni 3. Rimettere i dischi nella custodia 4. Non cominciare a fumare 5. Non schiacciarsi i brufoli 6. Trattare bene il cane 7. Aiutare i poveri e gli incolti 8. Dopo i disgustosi bagordi di ieri sera, al piano di sotto, ho anche giurato di non bere mai alcol. Ieri sera, al veglione di Capodanno, papà ha fatto ubriacare il cane con lo sherry1. Se lo sa la Protezione Animali, sono cavoli suoi. A otto giorni da Natale la mamma non ha ancora messo il fantastico grembiule di plastica fosforescente verde che le ho regalato! L’anno prossimo si cuccherà dei sali da bagno! Primo giorno dell’anno, primo brufolo sul mento. Cominciamo bene! Sabato 3 gennaio Impazzirò per mancanza di sonno! Papà ha cacciato di casa il cane, che stanotte ha continuato ad abbaiare sotto la mia finestra. Che sfortuna! Papà non si è lasciato sfuggire l’occasione e gliene ha urlate di tutti i colori. Se non ci sta attento e la polizia lo denuncia per schiamazzi osceni notturni, sono cavoli suoi. Sento che il brufolo sta diventando una mongolfiera che naviga in piena faccia. Ho fatto notare alla mamma che anche oggi la mia dieta è stata assolutamente priva di vitamina C. «Vatti a comprare un’arancia» ha detto. Tipico. E non si è ancora messa il grembiule di plastica verde. Meno male che tra un po’ ricomincia la scuola.

1. sherry: vino bianco

liquoroso. 2. Nigel: compagno di

scuola di Adrian e suo migliore amico.

Lunedì 19 gennaio A scuola sono entrato in un gruppo di volontari, i Buoni Samaritani. Si va in giro ad aiutare i bisognosi e roba del genere. Il lunedì pomeriggio si perde l’ora di matematica. Io sono stato assegnato al gruppo che assiste i vecchi pensionati. Nigel2 si è beccato il pesantissimo compito di animatore dei bambocci dell’asilo! È incavolato nero.

311


3. Pandora: compagna di scuola di Adrian, della quale è innamorato. 4. ignoto: sconosciuto.

Sabato 24 gennaio Oggi è la giornata più terribile della mia vita. Pandora3 esce con Nigel!!! Credo davvero che non supererò mai questo choc. Domenica 25 gennaio 10.00. Sono completamente fuori di zucca, troppo debole per scrivere a lungo. Nessuno si è accorto che non ho fatto colazione. 14.00. A mezzogiorno ho preso due aspirine per ragazzi e ora sto un po’ meglio. Forse, quando sarò famoso e scopriranno il mio diario, la gente capirà tutto il casino di essere un ignoto4 intellettuale di tredici anni e tre quarti. 18.00. Pandora! Mio perduto amore! Non accarezzerò più i tuoi capelli di miele! (Ma il pennarello blu è sempre a tua disposizione.) 20.00. Pandora! Pandora! Pandora! Perché? Perché? Perché? 24.00. Speriamo che Nigel caschi dalla bicicletta. Non gli rivolgerò mai più la parola. Lo sapeva che ero innamorato di Pandora! Martedì 27 gennaio Sono andato bene, oggi, a disegno. Ho dipinto un ragazzo solitario su un ponte. Il ragazzo aveva perduto il primo amore soffiatogli dal suo ex migliore amico. L’ex migliore amico stava dibattendosi nel fiume vorticoso. Il ragazzo guardava l’ex migliore amico che affogava. L’ex migliore amico assomigliava un po’ a Nigel. Il ragazzo assomigliava un po’ a me. La professoressa Fossington-Gore ha detto che il mio dipinto «era profondo», e anche il fiume! Ah! Ah! Ah! Mercoledì 28 gennaio Stamattina mi sono alzato con un freddo cane. Ho chiesto alla mamma di farmi la giustificazione per saltare ginnastica. Mi ha detto di no, che è stufa di viziarmi! Vorrei vedere lei correre in mutandine nel cortile gelato con su solo una maglietta. Comunque, adesso si sarà pentita: ci hanno fatto giocare a rugby e la roba da ginnastica era così piena di fango che ha ingorgato il filtro della lavatrice. Pandora! Perché? Sabato 31 gennaio È quasi febbraio e non ho nessuna a cui mandare gli auguri di San Valentino. (da Il diario segreto di Adrian Mole, Sperling & Kupfer, rid. e adatt.)

312


Il diario, la lettera, l’autobiografia

COMPRENSIONE 1 Rispondi alle seguenti domande. Vedi Guida a. Quali sono i propositi di Adrian per l’anno nuovo? b. A Natale, Adrian che cosa ha regalato alla madre? c. Perché Adrian conclude la pagina del 1° gennaio con la frase «Cominciamo bene!»? d. Adrian, come volontario del gruppo Buoni Samaritani, chi assiste? e. Chi è Nigel e perché Adrian non gli rivolgerà mai più la parola? f.

Che cosa raffigura il disegno di Adrian e come viene definito dalla professoressa Fossington-Gore?

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Indica se le seguenti affermazioni, relative alle caratteristiche di queste pagine di diario, sono vere o false. a. Adrian Mole, il protagonista del diario, ne è anche il reale autore.

V

F

b. In una pagina di diario, Adrian riporta le ore in cui la scrive.

V

F

c. L’esposizione è libera, con frequenti salti da un argomento all’altro.

V

F

d. Le informazioni sono sempre complete e mai sottintese.

V

F

e. Il tempo verbale prevalente è il passato prossimo.

V

F

Il linguaggio è fresco, vitale, di registro colloquiale.

V

F

f.

3 Dal testo, quali informazioni relative ad Adrian puoi ricavare? Completa la tabella. Rapporti con i genitori

Adrian si sente trascurato. La mamma non è attenta all’alimentazione del figlio

Aspetti del carattere

Adrian è un ragazzo sensibile, che si preoccupa di aiutare gli altri, riflessivo,

né ai regali che lui le fa. Il papà ha un carattere piuttosto aggressivo.

ma anche vendicativo e con la tendenza a essere un po’ melodrammatico.

LESSICO 4 Per ciascuna delle seguenti frasi, tratte dal testo, sostituisci la parola evidenziata con un sinonimo di registro formale. Risposte possibili a. «L’anno prossimo si cuccherà dei sali da bagno»: riceverà b. «... aveva perduto il primo amore soffiatogli dal suo ex migliore amico»: sottrattogli

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 5

Come giudichi il comportamento di Nigel? Confronta le tue opinioni motivate con quelle dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva

6

DESCRIVERE Come ti immagini Adrian Mole? Descrivine le caratteristiche fisiche in un breve testo scritto. Risposta soggettiva

CONFRONTARE OPINIONI MOTIVATE

313


Ellen Emerson White Scrittrice statunitense, 1961

Una giornata densa di eventi

Ascolta l’audio del testo

Stai per leggere la pagina iniziale del diario di Margaret Ann Brady, una tredicenne di umile estrazione sociale che vive in un orfanotrofio londinese. Margaret Ann sogna di riunirsi un giorno con il fratello emigrato in America e la grande occasione si presenta quando una stravagante signora statunitense cerca una dama di compagnia per il viaggio inaugurale della nave più grande del mondo: il Titanic. Per una ragazzina semplice ma sveglia come Margaret Ann è l’inizio di una grande avventura. Un’avventura, però, che si trasformerà ben presto in una tragedia a causa dell’affondamento del Titanic.

Giovedì, 28 marzo 1912 Orfanotrofio femminile di St. Abernathy Whitechapel – Londra, Inghilterra

1. perentorio: che non ammette obiezioni o discussioni. 2. maldestra: impacciata, eseguita male. 3. «Tigre! ... notte»:

citazione tratta dal testo The Tyger del poeta e pittore William Blake (1757-1827). 4. mi ha apostrofato: si è rivolta a me

con un tono deciso e di rimprovero. 5. St. Mary le Bow:

storica chiesa del centro della città di Londra. 6. in calce … contraffatta: in fondo al-

la pagina la firma falsificata.

314

Prendere nota dei miei pensieri mi fa sentire sciocca, ma questa sera suor Caterina mi ha proposto con grande entusiasmo di iniziare a tenere un diario e mi ha dato un quaderno nuovo di zecca preso dall’armadio delle scorte. Dice che ogni cosa è cambiata per me ora e che in futuro potrei pentirmi di non aver tenuto nota dei miei ricordi. E poi ha aggiunto che lei ne sarebbe contrariata. Se devo essere sincera, tengo talmente alla mia intimità che ben difficilmente avrei accettato un suggerimento così perentorio1 da qualcun altro, ma l’affetto che mi lega a suor Caterina è tale che mi sembra giusto assecondare il suo desiderio. A ogni modo non c’è dubbio che quella di oggi è stata una giornata densa di eventi. Fino a un certo punto la mia vita era stata del tutto prevedibile, ma solo poche ore dopo il mondo intero mi è sembrato nuovo e differente. Era metà mattina e mi trovavo nel bel mezzo di una recita maldestra2... «Tigre! Tigre! Che splendi che bruci nelle foreste della notte»3, quando sono stata convocata da suor Maria Gregoria. Mi sono presentata nel suo studio a disagio: sapevo di essermi comportata in modo decisamente indisciplinato durante la colazione, ed ero quasi certa che sarei stata punita con una quantità di faccende domestiche. «Margaret Ann!» mi ha apostrofato4 suor Maria Gregoria con una voce squillante quanto le campane di St. Mary le Bow5. Mi ha sventolato davanti un pezzo di carta, e ha indicato la sedia dove voleva che mi sedessi. Sono stata accusata di aver appeso qua e là nei locali comuni una comunicazione scritta che proponeva l’adozione di procedure innovative e che portava scarabocchiata in calce la firma contraffatta6 di suor Maria Gregoria. Però quel foglio non mi era noto. Sarebbe stato il colmo essere punita per una colpa commessa da qualcun altro, anche se, a dire il vero, un po’ me lo meritavo.


Il diario, la lettera, l’autobiografia 7. Whitechapel: quartiere di Londra nell’East End, un tempo misero e malfamato. 8. ricovero di mendicità: ospizio, istituto

che ospita i poveri senzatetto.

A questo punto suor Caterina ha fatto irruzione nella stanza, mormorando parole di scusa per il suo ritardo. Dal momento che io e lei andiamo così d’accordo, ho avuto la sensazione che qualsiasi punizione mi fosse toccata non sarebbe stata troppo severa. Quando sono arrivata qui per la prima volta, quasi cinque anni fa, credo di non aver spiccicato parola per parecchi mesi. Era un periodo cupo e triste della mia vita, mangiavo poco e di rado riuscivo a dormire per tutta la notte. Mi era stato assegnato il compito quotidiano di aiutare una certa suor Caterina in biblioteca. In quei primi giorni mi sentivo intimidita accanto a quella donna allegra e robusta dall’ampia tonaca nera, ma ben presto scoprii di poter contare sulla sua bontà. Quando mi sentivo particolarmente sola, lei era sempre pronta con un sorriso, con un libro che credeva potesse piacermi e con una tazza di tè bollente e ben zuccherato. Adesso quella piccola stanza piena di libri è l’unico luogo al mondo che sento come casa mia. Suor Caterina è molto intelligente e mi ha guidato negli studi ben oltre le classi elementari, con la speranza che un giorno o l’altro io possa addirittura frequentare l’università. Insieme a mio fratello William, è la persona che mi è più cara. «Margaret Ann» ha ripetuto suor Maria Gregoria, una volta che anche suor Caterina si era seduta su una seggiolina di legno. «Mi è stato riferito che desideri andare a servizio.» Non è che voglia farlo, ma neppure mi va di finire nei vicoli dietro Whitechapel7 o, ancora peggio, in un ricovero di mendicità8. Così ho annuito con fare solenne. Da quasi due anni, William cerca di risparmiare il denaro necessario a pagarmi la traversata per mare fino in America. Se anch’io fossi in grado di lavorare, potrei contribuire per una buona parte. William è l’unica famiglia che possiedo e non vedo l’ora di raggiungerlo laggiù. «Ti piacerebbe fare la dama di compagnia, Margaret Ann?» mi ha chiesto suor Maria Gregoria.

315


Non ero certa di aver capito esattamente che cosa volesse dire, e così non ho saputo cosa rispondere. «Ti darà molte opportunità» ha assicurato suor Caterina raggiante di felicità. «È esattamente ciò che desideravo per Margaret.» Sapevo che mi avrebbe detto soltanto la verità, così ho annuito. Poi mi sono voltata verso suor Maria Gregoria e le ho rivolto un gran sorriso. «Sarà meraviglioso fare la dama di compagnia» ho detto. Ed è così che, con suor Caterina, sono partita quel pomeriggio stesso alla volta del centro. Ormai si è fatto tardi e sono stanca, perciò credo aspetterò domani mattina per raccontare la nostra avventura in città. (da Viaggio sul grande Titanic. Il diario di Margaret Ann Brady, Fabbri Editori, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Quando suor Caterina propone a Margaret Ann di iniziare a scrivere un diario, come reagisce la ragazza e perché? Margaret Ann si sente un po’ sciocca ad annotare i suoi pensieri su un diario, ma per l’affetto che la lega a suor Caterina asseconda il desiderio della suora.

2 Quando Margaret Ann si presenta nello studio di suor Maria Gregoria, si sente a disagio. Perché? Perché quella mattina Margaret Ann si è comportata in modo indisciplinato, quindi teme di essere punita.

Di che cosa viene ingiustamente accusata? Margaret Ann viene accusata di aver appeso nei locali comuni una comunicazione con la firma falsa di suor Maria Gregoria.

3 Perché Margaret Ann pensa che sarà meraviglioso fare la dama di compagnia? Perché Margaret Ann pensa che potrà guadagnare un po’ di soldi per raggiungere il fratello in America.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 Sulla base di quali particolari caratteristiche strutturali e linguistiche è possibile definire il testo che hai letto un testo-diario? Il testo riporta data e luogo; è scritto in prima persona; la narrazione dei fatti si alterna alle riflessioni personali; i verbi sono al presente e al passato prossimo; il linguaggio è semplice.

5 Da questa pagina di diario quali informazioni relative a Margaret Ann puoi ricavare? A È arrivata nell’orfanotrofio femminile di St. Abernathy nel 1907. B Sa che se si comporta in modo indisciplinato viene punita. C È particolarmente affezionata a suor Maria Gregoria. D Considera suor Caterina molto buona e intelligente. E Ha frequentato solo la scuola elementare. F Ha paura di finire in un ricovero di mendicità. G Sogna di raggiungere il fratello William in America.

316


Il diario, la lettera, l’autobiografia

6 Secondo te, in questa pagina di diario: A prevale la narrazione di fatti accaduti B prevalgono gli stati d’animo e le riflessioni personali C si evidenzia un equilibrio tra la narrazione di fatti e gli stati d’animo e le riflessioni personali

LESSICO 7 Per ciascuna delle seguenti frasi, tratte dal testo, scrivi un sinonimo della parola o delle parole evidenziate. Risposte possibili a. «E poi ha aggiunto che lei ne sarebbe contrariata»: dispiaciuta b. «... mi sembra giusto assecondare il suo desiderio»: esaudire c. «Sarebbe stato il colmo essere punita...»: sarebbe stato assurdo

GRAMMATICA 8 Nella frase «Dal momento che io e lei andiamo così d’accordo...», «dal momento che» è una locuzione congiuntiva: A temporale

B causale

9 Nella frase «... ha assicurato suor Caterina raggiante di felicità», «di felicità» è un complemento: A di specificazione

C di mezzo

B di modo

D di causa

PRODUZIONE SCRITTA 10

RIASSUMERE Riassumi la pagina di diario che hai letto riducendola all’incirca alla metà. Ricorda che un riassunto non deve mai essere scritto in prima persona.

11

SVOLGERE UNA RICERCA

Risposta soggettiva IN COPPIA Il Titanic Svolgete una ricerca sul transatlantico

britannico Titanic. Fornite informazioni relative a: ■

quando e da dove è salpato;

destinazione;

durata prevista del viaggio;

perché era stato soprannominato «l’inaffondabile»;

quando e dove è affondato;

causa dell’affondamento;

dove si trova oggi il relitto del Titanic.

Risposta soggettiva

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi relativi al diario: D. Leandri, Il diario di Daniele; A. Carey, Regole di vita; H. Ullrich, È arrivata lei, Serafina; R. Hattersley, Diario di un cane

317


VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

VERSIONE INTERATTIVA

Vamba Pseudonimo di Luigi Bertelli, scrittore, giornalista e poeta italiano, 1860-1920

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. entrata … Roma:

318

il 20 settembre 1870, la presa di Roma, nota anche come breccia di Porta Pia, fu l’episodio del Risorgimento che sancì l’annessione di Roma al Regno d’Italia. 2. balocco: giocattolo. 3. lapis: matita per scrittura o disegno. 4. giornalino: in questo caso significa «diario giornaliero». 5. mi struggevo: desideravo ardentemente.

Il giornalino di Gian Burrasca

Ascolta l’audio del testo

Ti presentiamo la prima pagina del famoso diario Il giornalino di Gian Burrasca di Vamba. Il protagonista è Giannino Stoppani, un ragazzino di nove anni soprannominato Gian Burrasca perché combina molti guai, provocando lo scompiglio in famiglia, in collegio, dovunque.

Ecco fatto. Ho voluto ricopiare qui in questo mio giornalino il foglietto del calendario d’oggi, che segna l’entrata delle truppe italiane in Roma1 e che è anche il giorno che son nato io, come ci ho scritto sotto, perché gli amici che vengono in casa si ricordino di farmi il regalo. Ecco intanto la nota dei regali avuti finora: 1° Una bella pistola da tirare al bersaglio che mi ha dato il babbo; 2° Un vestito a quadrettini che mi ha dato mia sorella Ada, ma di questo non me ne importa nulla, perché non è un balocco2; 3° Una stupenda canna da pescare con la lenza e tutto l’occorrente e che si smonta e diventa un bastone che mi ha dato mia sorella Virginia, e questo è il regalo che mi ci voleva, perché io vado matto per la pesca; 4° Un astuccio con tutto l’occorrente per scrivere, e con un magnifico lapis3 rosso e blu, regalatomi da mia sorella Luisa; 5° Questo giornalino4 che mi ha regalato la mamma e che è il migliore di tutti. Ah sì! La mia buona mamma me ne ha fatto uno proprio bello, dandomi questo giornalino perché ci scriva i miei pensieri e quello che mi succede. Che bel libro, con la rilegatura di tela verde e tutte le pagine bianche che non so davvero come farò a riempire! Ed era tanto che mi struggevo5 di avere un giornalino mio, dove scriverci le mie memorie, come quello che hanno le mie sorelle Ada, Luisa e Virginia che tutte le sere prima d’andare a letto, con i capelli sulle spalle e mezze spogliate, stanno a scrivere delle ore intere. Non so davvero dove trovino tante cose da scrivere, quelle ragazze! Io, invece, non so più che cosa dire; e allora come farò a riempire tutte le tue pagine bianche, mio caro giornalino? Mi aiuterò con la mia facilità di disegnare, e farò qui il mio ritratto come sono ora all’età di nove anni finiti. Però in un giornalino bello come questo, bisognerebbe metterci dei pensieri, delle riflessioni...


Il diario, la lettera, l’autobiografia 6. a modo: nel modo giusto, per bene. 7. empito: riempito. 8. canzonarlo: deriderlo, prenderlo in giro.

Mi viene un’idea! Se ricopiassi qui un po’ del giornalino di Ada che giusto è fuori insieme alla mamma a far delle visite? Ecco qui: sono andato in camera di Ada, ho aperto la cassetta della sua scrivania, le ho preso il suo giornale di memorie, e ora posso copiare in pace. «Oh, se quel vecchiaccio del Capitani non tornasse più! e invece, è venuto anche stasera. Impossibile! non mi piace! Non mi piace, e non mi piacerà mai, mai, mai... La mamma ha detto che è molto ricco; e che se mi chiedesse in moglie, dovrei sposarlo. Non è una crudeltà, questa? Povero cuor mio! Perché ti mettono a tali torture?! Egli ha certe mani grandi e rosse, e con il babbo non sa parlare d’altro che di vino e di olio, di campi, di contadini e di bestie, e se lo avessi veduto almeno una volta vestito a modo 6... Oh, se questa storia finisse! Se non tornasse più! Mi metterei l’anima in pace... Iersera, mentre l’accompagnavo all’uscio, ed eravamo soli nella stanza d’ingresso, voleva baciarmi la mano; ma io fui pronta a scappare, e rimase con un palmo di naso... Ah no! Io amo il mio caro Alberto De Renzis. Che peccato che Alberto non sia altro che un povero impiegatuccio... Mi fa continuamente delle scenate, e io non ne posso più! Che delusione! Che delusione che è la vita... Mi sento proprio infelice!!!...» E ora basta, perché ho empito7 due pagine. Ti riapro prima d’andare a letto, giornalino mio, perché stasera m’è successo un affare serio. Verso le otto, come al solito, è venuto il signor Adolfo Capitani. È un coso vecchio, brutto, grosso grosso e rosso... Le mie sorelle hanno proprio ragione di canzonarlo8! Dunque io ero in salotto con il mio giornalino in mano, quando a un tratto lui mi dice con quella sua vociaccia di gatto scorticato: «Cosa legge di bello il nostro Giannino?». Io naturalmente gli ho dato subito il mio libro di memorie, ed egli si è messo a leggerlo forte, davanti a tutti. Da principio la mamma e le mie sorelle ridevano come matte. Ma appena ha incominciato a leggere il pezzo che ho copiato dal giornalino di Ada, questa si è messa a urlare e faceva di tutto per strapparglielo di mano, ma lui duro; ha voluto arrivar fino in fondo, e poi serio mi ha detto: «Perché hai scritto tutte queste sciocchezze?». Io gli ho risposto che non potevano essere sciocchezze, perché le aveva scritte nel suo libro di memorie Ada, che è la mia sorella maggiore, e perciò ha più giudizio di me e sa quello che dice. Appena detto questo, il signor Capitani si è alzato serio serio, ha preso il cappello e se n’è andato via senza salutare. Bella educazione! E allora la mamma, invece di pigliarsela con lui, se l’è presa con me, gridando e minacciando, e quella stupida di Ada si è messa a piangere come una fontana! Andate a far del bene alle sorelle maggiori! Basta! Sarà meglio andare a letto. Ma intanto son contento perché ho potuto empire tre pagine zeppe del mio caro giornalino! (da Il giornalino di Gian Burrasca, Giunti Marzocco, rid.)

319


COMPRENSIONE 1 Perché Giannino sul foglietto di calendario, datato 20 settembre, scrive che è anche il giorno del suo compleanno? (1 punto se la risposta è esatta) Perché Giannino vuole che gli amici che andranno a trovarlo gli facciano un regalo. PUNTI ........... /1

2 Di tutti i regali ricevuti, qual è quello che piace di meno a Giannino e perché? (2 punti se la risposta è esatta)

Il regalo che a Giannino piace di meno è il vestito a quadrettini perché non è un giocattolo. PUNTI ........... /2

3 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Giannino e al giornalino, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. Per Giannino, il giornalino, ricevuto dalla madre, è il regalo migliore.

V

F

b. La copertina e le pagine del giornalino sono di colore bianco.

V

F

c. Giannino riempie subito alcune pagine del giornalino con varie riflessioni.

V

F

d. Giannino, dal momento che è bravo a disegnare, si propone di riempire le prime pagine del giornalino facendo un ritratto di se stesso.

V

F

PUNTI ........... /4

4 Giannino, copiando «un po’ del giornalino di Ada», che cosa viene a sapere? (1 punto per ogni risposta esatta)

A La sorella Ada non sopporta il signor Capitani. B Il signor Capitani è poco raffinato e poco elegante. C La madre spera che Ada non sposi il signor Capitani, sebbene sia un uomo molto ricco. D Ada è innamorata di un povero impiegato. E Alberto De Renzis è venuto a sapere che il signor Capitani ha baciato la mano di Ada. PUNTI ........... /3

5 Perché il signor Capitani se ne va senza salutare? (2 punti se la risposta è esatta) Il signor Capitani se ne va senza salutare perché ha letto nel giornalino ciò che Giannino ha trascritto dal diario della sorella, cioè che Ada non sopporta il signor Capitani e ama un altro.

Di conseguenza, che cosa succede a Giannino? (1 punto se la risposta è esatta) Giannino viene sgridato e minacciato dalla mamma. PUNTI ........... /3

ANALISI E INTERPRETAZIONE 6 Perché il giornalino di Giannino è un vero e proprio diario? (2 punti se la risposta è esatta) Perché il giornalino è scritto in prima persona e al tempo verbale del passato prossimo; presenta i fatti in ordine cronologico, usando un linguaggio semplice con esclamazioni e frasi sospese.

320

PUNTI ........... /2


Il diario, la lettera, l’autobiografia 7 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Giannino, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. Pensa che il signor Capitani sia un uomo brutto e maleducato.

V

F

b. Ritiene la sorella Ada una ragazza superficiale.

V

F

c. È un ragazzino cattivo e maleducato.

V

F

d. Combina guai in buona fede, in nome della verità e della giustizia.

V

F

PUNTI ........... /4

8 Nella frase «... Ada si è messa a piangere come una fontana», la similitudine quale caratteristica del pianto di Ada vuole evidenziare? (2 punti se la risposta è esatta) Ada ha pianto molto e a lungo, come se le sue lacrime fossero l’acqua che sgorgava da una fontana. PUNTI ........... /2

LESSICO E GRAMMATICA 9 La frase «... rimase con un palmo di naso» con quale delle seguenti frasi non può essere sostituita? (1 punto se la risposta è esatta) A Rimase sorpreso e deluso

B Rimase contrariato, disgustato PUNTI ........... /1

10 Tra le seguenti parole individua e sottolinea i falsi alterati. (1 punto per ogni risposta esatta) impiegatuccio – quadrettini – giornalino – astuccio – foglietto – contadini PUNTI ........... /2

11 Nella frase «... è anche il giorno che son nato io...», individua e correggi l’errore grammaticale. (1 punto se la risposta è esatta) «Che» deve essere sostituito con «in cui». PUNTI ........... /1

12 Nella frase «... ed egli si è messo a leggerlo forte, davanti a tutti», la parola «forte» ha funzione di: (1 punto se la risposta è esatta) A avverbio di modo

B aggettivo qualificativo PUNTI ........... /1

AUTOVALUTAZIONE ■

Il testo mi è sembrato: facile

difficile

di media difficoltà

difficili

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande relative a: comprensione

di media difficoltà

Gli esercizi mi sono sembrati complessivamente: facili

PUNTEGGIO TOTALE .......... /26

analisi e interpretazione

lessico e grammatica

Se hai ottenuto un punteggio inferiore a 16, svolgi Attività di Recupero.

321


LABORATORIO

SVILUPPO DELLE COMPETENZE SCRIVERE SCRIVERE UN DIARIO PERSONALE 1 A tua scelta o su indicazione dell’insegnante, scrivi una delle seguenti pagine di diario personale. Risposta soggettiva a. Oggi hai avuto una discussione con i tuoi genitori... Riferiscila in una pagina di diario. b. Ognuno di noi ha un «sogno nel cassetto», cioè un sogno, un desiderio che vorrebbe si realizzasse. Confida il tuo sogno al tuo diario. c. Oggi è una giornata di pioggia, non puoi uscire con gli amici e le amiche e ti senti particolarmente triste. Esprimi il tuo stato d’animo in una pagina di diario. d. Recentemente hai assistito a una scena scolastica molto divertente. Raccontala in una pagina di diario. e. In una pagina di diario rievoca una tua magnifica festa di compleanno. f.

Hai appena finito di leggere un bellissimo romanzo. Nel tuo diario scrivi il titolo del romanzo, esponi in breve la trama, spiega i motivi per cui ti è piaciuto molto e riferisci le sensazioni, le emozioni che hai provato durante la lettura.

Ricorda che per scrivere correttamente una pagina di diario, bisogna: ■ indicare la data (giorno, mese, anno; eventualmente anche il luogo e l’ora in cui si scrive); ■

inserire una formula di saluto iniziale;

scrivere in prima persona singolare;

annotare fatti, rispettando l’ordine cronologico;

riportare riflessioni, sentimenti, emozioni;

usare il presente indicativo o il passato prossimo;

usare un linguaggio semplice, colloquiale;

inserire una formula di saluto finale.

SCRIVERE UN DIARIO DI INVENZIONE 2 Immagina di essere uno dei seguenti personaggi e scrivi in prima persona una pagina di diario in cui racconti un episodio particolare della tua vita ed esprimi sensazioni, emozioni, stati d’animo. Ricorda che il linguaggio usato nel diario di invenzione è curato, formale, anche se a volte vengono inserite espressioni colloquiali, tipiche del lessico familiare, proprio per rendere la finzione più credibile. Risposta soggettiva

322


3 Immagina di essere uno dei seguenti animali e scrivi in prima persona una pagina di diario in cui racconti come generalmente trascorri le tue giornate e che tipo di rapporto hai instaurato con gli esseri umani. Risposta soggettiva

SCRIVERE UN DIARIO DI VIAGGIO

LABORATORIO COMPETENZE

Il diario, la lettera, l’autobiografia

4 Scrivi una pagina di diario di un viaggio che hai realmente compiuto, in cui racconti un’esperienza significativa che hai vissuto in un particolare luogo da te visitato. Descrivi in modo curato, particolareggiato il luogo e non dimenticare di esprimere le emozioni, gli stati d’animo che quell’esperienza ha suscitato in te. Risposta soggettiva 5 Immagina di compiere un viaggio avventuroso in uno dei seguenti luoghi e scrivi qualche breve pagina di diario, immedesimandoti in uno dei personaggi raffigurati. Risposta soggettiva

323


I TIPI DI TESTO

I TESTI ESPRESSIVO-EMOTIVI

La lettera • FLIPPED CLASSROOM A CASA - Guarda la videolezione - Compila il test di verifica della videolezione - Scopri i testi proposti e le attività individuali

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IN CLASSE - Svolgete le attività cooperative - Mettete alla prova le vostre competenze, svolgendo il compito di realtà

DDI

CHE COS’È LA LETTERA La lettera è una comunicazione scritta che viene inviata da un mittente (chi scrive la lettera) a un destinatario (chi riceve la lettera) che si trova distante, lontano. La lettera, a seconda di chi la riceve e dello scopo per cui viene scritta, può essere di diversi tipi: ■

lettera personale (o informale);

lettera formale;

lettera aperta.

La lettera personale CHE COS’È LA LETTERA PERSONALE La lettera personale (o informale) è un testo prevalentemente espressivo-emotivo che si invia a persone (familiari, amici o amiche, conoscenti) con cui si è in confidenza. La lettera di tipo personale, che in passato era l’unico mezzo per mettersi in contatto con le persone care lontane, è una forma di comunicazione ancora utilizzata. Dettata oggi non più dalla necessità, ma dal piacere, dal desiderio di stabilire un contatto, permette di comunicare le proprie emozioni, i propri sentimenti, i propri stati d’animo; di ripercorrere avvenimenti, fatti accaduti; di riflettere su di sé e sull’altra persona, sul tipo di rapporto stabilitosi. Logicamente, una lettera riflette sempre la personalità di chi la scrive sia attraverso gli argomenti che vi vengono esposti sia attraverso il modo in cui viene scritta. Il mittente, pertanto, trasmette un’«immagine di sé» che può essere confermata o meno dal destinatario.

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Il diario, la lettera, l’autobiografia

LA STRUTTURA DELLA LETTERA PERSONALE Ti proponiamo un esempio di lettera personale. Il celebre compositore austriaco Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) scrive alla moglie Costanza Weber, per esprimerle tutto l’amore che prova per lei. Osserva la struttura della lettera.

Dresda, 13 aprile 1789

1. LUOGO E DATA 2. FORMULA DI APERTURA (O INTESTAZIONE)

Carissima, ottima mogliettina,

3. INTRODUZIONE

oh se avessi già una tua lettera!

4. PARTE CENTRALE (O SVOLGIMENTO)

Se ti raccontassi tutto quello che faccio col tuo ritratto, certo rideresti. Ad esempio, quando lo tiro fuori dalla custodia, dico: «Buon giorno, piccola Costanza! Buon giorno, birichina – micetta – nasino a punta», e quando lo ripongo, dico: «Nu-nu-nu-nu», ma con l’espressione speciale che questa parola così significativa esige; e alla fine, in fretta: «Buona notte, topolino, dormi bene!». Credo proprio di aver scritto qualcosa di sciocco (per gli altri almeno) ma per noi che ci amiamo tanto non è per niente sciocco. Sono sei giorni che ti sono lontano e mi sembra un anno.

5. CONCLUSIONE

La carrozza è già qui... Amami sempre come io amo te.

6. FORMULA DI CHIUSURA

Addio, mia unica. Ti bacio milioni di volte tenerissimamente. W.A. Mozart

7. FIRMA

8. POST SCRIPTUM

P.S. Per la lunghezza delle tue lettere non devi prendere la misura dalle mie. Le mie sono un po’ brevi perché ho fretta, altrimenti scriverei un foglio intero. Ma tu hai più tempo di me. Addio. (da W.A. Mozart, in Festa d’amore, Vallecchi, rid. e adatt.)

1. Luogo e data: l’indicazione del luogo e della data va posta in alto a destra. Si possono precisare anche il giorno della settimana e l’ora in cui si scrive. 2. Formula di apertura (o intestazione): contiene il nome del destinatario accompagnato da un aggettivo («Caro/a», «Carissimo/a», «Mio/a caro/a»...). È posta in alto a sinistra, è seguita da una virgola e dopo di essa si va a capo. 3. Introduzione: è costituita da una frase «di contatto», generalmente volta a spiegare il motivo per cui si scrive la lettera o a giustificare un ritardo nel rispondere. 4. Parte centrale (o svolgimento): contiene l’esposizione degli argomenti e gli scopi della lettera. 5. Conclusione: è la parte finale in cui ci si congeda dal destinatario. 6. Formula di chiusura: è costituita dai saluti veri e propri. 7. Firma: posta in basso a destra, è costituita dal nome del mittente. 8. Post scriptum: significa «dopo lo scritto» ed è abbreviato P.S. È posto in basso a sinistra, dopo la firma, e contiene informazioni, precisazioni, riflessioni ulteriori.

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IL LINGUAGGIO DELLA LETTERA PERSONALE Il linguaggio della lettera personale, anche se logicamente può variare a seconda del destinatario e dell’argomento trattato, è di tipo informale, colloquiale, quotidiano, non troppo diverso da quello parlato. In particolare, è caratterizzato da: ■ lessico semplice, immediato, espressivo; ■ frasi brevi, a volte lasciate in sospeso; ■ uso del presente indicativo e del passato prossimo come tempi verbali; ■ presenza di informazioni implicite o incomplete riguardo a luoghi o persone, in quanto ben conosciuti dal destinatario.

PERCHÉ SCRIVERE UNA LETTERA PERSONALE Lo scopo principale di chi scrive una lettera personale è quello di comunicare, di mettersi in contatto con il destinatario. Ciò può avvenire per motivi diversi: ■ per dare o ricevere notizie o informazioni; ■ per chiedere o dare consigli; ■ per avanzare o rifiutare proposte; ■ per esporre un problema; ■ per esprimere i propri sentimenti (amore, simpatia, odio, invidia, gelosia...); ■ per sfogarsi; ■ per offrire o negare il proprio aiuto, la propria collaborazione ecc.

LA PUBBLICAZIONE Le lettere personali, indirizzate a familiari, amici o amiche, conoscenti, vengono scritte per essere lette solo dal destinatario. Talvolta, però, vengono pubblicate, come nei seguenti casi. ■

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Lettere di personaggi famosi (nel campo delle lettere, delle scienze, dell’arte...), per una migliore e più approfondita conoscenza del loro carattere, della loro personalità, delle loro esperienze di vita nonché delle loro opere. Ricordiamo, in particolare, le lettere di Alessandro Manzoni (1785-1873), di Giacomo Leopardi (1798-1837), di Emily Dickinson (1830-1886), di Grazia Deledda (1871-1936), di Franz Kafka (1883-1924), dello scienziato Albert Einstein (1879-1955), del pittore Vincent van Gogh (1853-1890).


Il diario, la lettera, l’autobiografia ■

Lettere di importanti personalità politiche, perché costituiscono una preziosa testimonianza di determinati fatti o periodi storici. Ricordiamo, in particolare, Lettere dal carcere del politico italiano Antonio Gramsci (1891-1937) inviate ai propri familiari, e alle persone care durante il periodo della sua lunga detenzione nelle carceri italiane a causa della sua opposizione alla dittatura fascista di Benito Mussolini. Riportiamo, qui di seguito, una lettera di Gramsci.

Caro Iulik1, come va il tuo cervellino? La tua lettera mi è piaciuta molto. Il tuo modo di scrivere è più sicuro di prima, ciò dimostra che stai diventando grande. Mi domandi ciò che mi interessa di più. Devo rispondere che non esiste niente che «mi interessi di più» di qualcos’altro, cioè che molte cose mi interessano molto nello stesso tempo. Per esempio, per ciò che ti riguarda, mi interessa che tu studi bene e con profitto, ma anche che tu sia forte e robusto moralmente, pieno di coraggio e di risolutezza. Perciò mi è dispiaciuto che tu abbia scritto di non poter rispondere alla questione se vai deciso verso la tua meta, che in questo caso significa studiare bene, essere forte ecc. Perché non puoi rispondere, se dipende da te comportarti con disciplina e resistere agli impulsi negativi? Ti scrivo seriamente, perché ormai vedo che non sei più un ragazzino, e anche perché tu stesso una volta mi hai scritto di voler essere trattato con serietà. A me pare che tu abbia molte forze ancora nascoste; il fatto che tu dica di non poter rispondere alla mia domanda, significa che rifletti e sei responsabile di ciò che fai e scrivi. E poi, si vede anche dalla fotografia che ho ricevuto che c’è molta energia in te. Evviva Giuliano! Ti voglio molto bene. Papà (da A. Gramsci, Come va il tuo cervellino? Lettere sull’amore per lo studio, L’orma editore, rid. e adatt.) 1. Iulik: nomignolo di Giuliano, il figlio secondogenito di Antonio Gramsci.

Lettere di «gente comune» (soldati, emigranti o vittime di deportazione...), perché forniscono informazioni su particolari situazioni di interesse storico, umano, sociale. Ad esempio, le lettere dei soldati dal fronte durante la Prima guerra mondiale o le lettere dei condannati a morte della Resistenza durante la Seconda guerra mondiale.

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La lettera formale CHE COS’È LA LETTERA FORMALE La lettera formale è inviata a persone che si conoscono poco o con cui non si hanno rapporti confidenziali oppure a ditte, enti pubblici, aziende.

LA STRUTTURA E IL LINGUAGGIO Ti proponiamo un esempio di lettera formale indirizzata a un insegnante.

Firenze, 8 giugno 2020

1. LUOGO E DATA 2. FORMULA DI APERTURA (O INTESTAZIONE)

Egregio Professor Nardi,

3. INTRODUZIONE

a nome di tutti i genitori delle classi prime della scuola, desideriamo porgerLe i nostri più sentiti ringraziamenti per la Sua grande disponibilità nell’organizzare la festa di fine anno scolastico.

4. PARTE CENTRALE (O SVOLGIMENTO)

Per tutti, ragazzi e ragazze, insegnanti, famiglie, è stato bello poter vivere un’esperienza così gratificante. Lo spettacolo teatrale, i giochi motori, i girotondi musicali sono stati molto apprezzati dai genitori non solo per il loro valore didattico ma soprattutto per la loro funzione educativa di soddisfare i bisogni di condivisione e collaborazione di tutti i ragazzi e le ragazze, nessuno escluso.

5. CONCLUSIONE

Ci auguriamo di poter contare sul Suo prezioso aiuto anche in futuro. Ancora un sentito grazie e cordiali saluti.

6. FORMULA DI CHIUSURA

Nadia Sacchi e Luigi Colonna, rappresentanti di classe

7. FIRMA

Le principali differenze, rispetto alla lettera personale (o informale), sono:

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la formula di apertura (Egregio Professor Nardi) e la formula di chiusura (Ancora un sentito grazie e cordiali saluti) sono decisamente formali, rispettose;

il mittente si rivolge al destinatario con il pronome personale «lei» e con lettere maiuscole di cortesia;

il mittente si firma per esteso, cioè con il nome e il cognome;

il linguaggio usato è formale, rispettoso, curato.

Gli scopi principali per cui si scrive una lettera formale sono: ringraziare per attività svolte con successo; avanzare richieste o reclami; fornire o richiedere informazioni professionali e lavorative; persuadere della validità di un progetto commerciale; prendere contatti con uffici privati e pubbliche amministrazioni.


Il diario, la lettera, l’autobiografia

La lettera aperta CHE COS’È LA LETTERA APERTA La lettera aperta è inviata alla redazione di un giornale (quotidiano o rivista). Il mittente, che può essere una persona singola, un gruppo di opinione, un’associazione, si rivolge al direttore o alla direttrice del giornale, oppure a un giornalista o una giornalista, o a una persona esperta per sensibilizzare il pubblico su una determinata problematica di interesse generale. Per questo la lettera aperta è solitamente resa pubblica.

LA STRUTTURA E IL LINGUAGGIO La lettera aperta presenta caratteristiche strutturali e linguistiche simili a quelle della lettera formale, ma il tono di fondo assomiglia spesso a quello della lettera personale, in quanto il mittente esprime opinioni personali e mostra un coinvolgimento emotivo nei confronti dell’argomento trattato. Ecco un esempio di lettera aperta inviata al direttore di un giornale allo scopo principale di portare all’attenzione di tutti la situazione dei giovani laureati: «cervelli in fuga dall’Italia» e «cervelli che rimangono in Italia».

Caro Direttore, i giornali parlano spesso dei «cervelli» che se ne vanno dall’Italia elogiando il loro coraggio. Mi sembra quindi giusto parlarne, ma vorrei ricordare anche i tanti «cervelli» che rimangono in Italia, affrontando difficoltà economiche e di carriera. Eppure rimangono! Perché? Non certo per motivi di soldi, ma perché amano il loro Paese e vogliono restarci per tentare di migliorarlo. Pertanto, senz’altro bravi e coraggiosi quelli che abbandonano sfiduciati l’Italia per cercare all’estero quello che il proprio Paese non può o non vuole dare loro, ma altrettanto bravi e coraggiosi quelli che rimangono e combattono per migliorare la ricerca in Italia. Cordiali saluti da un anziano ricercatore che ha sempre creduto e vuole ancora credere nella ricerca italiana. Dottor C.M. Possarotti (da «Il Lettore di Varese News», 27 novembre 2018, rid.)

Casi particolari di lettere LA LETTERA DI INVENZIONE Si tratta di una lettera (personale o informale) frutto della

fantasia di un autore. Il mittente e il destinatario sono personaggi inventati e anche i fatti narrati non sono veri ma basati sulla finzione letteraria. IL ROMANZO EPISTOLARE (dal latino epistula, «lettera») Si tratta di un particolare tipo di romanzo, costituito da lettere immaginarie che due o più personaggi si scambiano.

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MAPPA DELLE CONOSCENZE

LA LETTERA

CHE COS’È

È una comunicazione scritta che viene inviata da un mittente (chi scrive la lettera) a un destinatario (chi riceve la lettera) che si trova distante, lontano

CHE COS’È

È un testo prevalentemente espressivo-emotivo che si invia a persone (familiari, conoscenti) con cui si è in confidenza ◾ Luogo

e data

◾ Formula di apertura (o intestazione):

«Caro Mario», «Mia cara Maria»... frase «di contatto» che, in genere, spiega il motivo per cui si scrive la lettera ◾ Parte centrale (o svolgimento): argomenti e scopi della lettera ◾ Conclusione: congedo dal destinatario ◾ Formula di chiusura: saluti veri e propri ◾ Firma: nome del mittente ◾ Post scriptum (P.S.): ulteriori informazioni, precisazioni ◾ Introduzione:

STRUTTURA

LA LETTERA PERSONALE

Informale, colloquiale, quotidiano: semplice, immediato ◾ frasi brevi, anche in sospeso ◾ presente indicativo e passato prossimo ◾ informazioni implicite o incomplete riguardo a luoghi o persone, in quanto ben conosciuti dal destinatario ◾ lessico

LINGUAGGIO

◾ Dare

o ricevere informazioni o dare consigli ◾ Avanzare o rifiutare proposte ◾ Esporre un problema ◾ Esprimere sentimenti, sfogarsi ◾ Offrire o negare un aiuto ◾ Chiedere

SCOPI

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CHE COS’È

È una lettera inviata a persone con cui non si hanno rapporti confidenziali oppure a ditte, enti pubblici, aziende

STRUTTURA

Simile alla struttura della lettera personale con le seguenti differenze: ◾ formule di apertura e di chiusura formali, rispettose ◾ il mittente si rivolge al destinatario con il pronome «lei» ◾ firma per esteso del mittente

LINGUAGGIO

Formale, rispettoso, privo di qualunque elemento confidenziale

LA LETTERA FORMALE

SCOPI

avanzare richieste o reclami ◾ Fornire o richiedere informazioni professionali e lavorative ◾ Prendere contatti con uffici privati e pubbliche amministrazioni

CHE COS’È

È una lettera inviata alla redazione di un giornale per sensibilizzare il pubblico su una determinata problematica di interesse generale

STRUTTURA E LINGUAGGIO

Struttura e linguaggio simili a quelli della lettera formale. Spesso il tono di fondo è simile a quello della lettera personale

PIÙ FACILE

Accedi alla mappa personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo

◾ Ringraziare,

LA LETTERA APERTA

Casi particolari ◾ La lettera di invenzione:

frutto della fantasia di un autore

◾ Il romanzo epistolare:

costituito da lettere immaginarie che due o più personaggi si scambiano

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VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

VERSIONE INTERATTIVA

1 Indica se le seguenti affermazioni, relative alla lettera personale (o informale), sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. È una comunicazione scritta inviata da un mittente a un destinatario.

V

F

b. È indirizzata a persone con cui non si ha confidenza.

V

F

c. È un testo prevalentemente espressivo-emotivo.

V

F

d. Riflette sempre la personalità del destinatario.

V

F

e. Può essere scritta per scopi diversi.

V

F

V

F

f.

È scritta per essere letta solo dal destinatario.

PUNTI ........... /6

2 Nelle seguenti frasi, relative alla struttura della lettera personale, sottolinea l’alternativa corretta fra le due proposte. (1 punto per ogni risposta esatta) a. L’indicazione del luogo e della data va posta in alto / basso, a sinistra / destra. b. La formula di apertura, con il nome del destinatario / mittente accompagnato da un aggettivo, è posta in alto a sinistra / destra ed è seguita da un punto e virgola / una virgola. c. L’introduzione / La parte centrale contiene l’esposizione degli argomenti e gli scopi della lettera. d. La formula di chiusura / conclusione è costituita dai saluti veri e propri. e. La firma del mittente / destinatario è posta in basso a sinistra / destra. f.

Il post scriptum, che viene inserito prima della / dopo la firma, serve ad aggiungere informazioni oppure precisazioni, riflessioni venute in mente all’ultimo minuto. PUNTI ........... /10

3 Per ciascuna delle seguenti frasi, relative al linguaggio della lettera personale, indica il completamento corretto. (1 punto per ogni risposta esatta) a. Il linguaggio è di tipo: A colloquiale, vicino al parlato

B formale

b. Il lessico è: A di difficile comprensione

B semplice, immediato

c. Le frasi sono: A lunghe e spesso lasciate in sospeso

B brevi e a volte lasciate in sospeso

d. I tempi verbali usati sono: A presente indicativo e passato prossimo

B imperfetto indicativo e passato remoto

e. Le informazioni relative a luoghi e persone: A sono quasi sempre esplicite

e complete

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B possono essere implicite o incomplete

in quanto ben note al destinatario PUNTI ........... /5


Il diario, la lettera, l’autobiografia 4 Perché, talvolta, le lettere di personaggi famosi o di importanti personalità politiche vengono pubblicate? (2 punti se la risposta è esatta) Le lettere di personaggi famosi o di personalità politiche possono essere pubblicate per far conoscere meglio aspetti biografici o perché costituiscono una preziosa testimonianza storica. PUNTI ........... /2

5 Completa le seguenti frasi relative alla lettera formale. (1 punto per ogni risposta esatta) a. La lettera formale è inviata a persone che si conoscono poco e con cui non si è in confidenza, .

ditte, enti pubblici, aziende

b. Nella lettera formale le formule di apertura e di chiusura sono il mittente si rivolge al destinatario con il pronome e cognome ; il linguaggio è

«lei»

formali e rispettose ;

e si firma

per esteso con nome

formale, rispettoso, curato e privo di elementi confidenziali

.

PUNTI ........... /5

6 Completa la seguente tabella relativa alla lettera aperta. (2 punti per ogni risposta esatta) Mittente

Persona singola, gruppo di opinione, associazione

Destinatario

La redazione di un giornale (il direttore o la direttrice, un giornalista o una giornalista, una persona esperta)

Scopo

Sensibilizzare il pubblico su una determinata problematica di interesse generale

Principali caratteristiche

La struttura e il linguaggio sono simili a quelli della lettera formale, ma il tono di fondo assomiglia a quello della lettera personale. PUNTI ........... /8

7 Che cosa si intende per «romanzo epistolare»? (2 punti se la risposta è esatta) Il romanzo epistolare è un romanzo costituito da lettere immaginarie che due o più personaggi si scambiano. PUNTI ........... /2

AUTOVALUTAZIONE ■

PUNTEGGIO TOTALE .......... /38

La verifica mi è sembrata complessivamente: facile

di media difficoltà

difficile

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande

In base al mio punteggio totale, posso affermare di conoscere le caratteristiche della lettera: poco

abbastanza

bene

Per migliorare il mio risultato, devo ripassare questi argomenti:

333


PIÙ FACILE

Emily Dickinson Poetessa statunitense, 1830-1886

Mi sembrano secoli da quando ti ho vista

Ascolta l’audio del testo

Nel 1845, all’età di quindici anni, Emily Dickinson scrive una lettera all’amica ed ex compagna di scuola Abiah Root, che si è trasferita da poco in un’altra città. 7 maggio 1845

1. Viny: la

sorella minore di Emily. 2. Boston: città

degli Stati Uniti d’America.

3. Geologia:

scienza che studia il pianeta Terra. 4. Botanica:

scienza che studia le piante. 5. erbario:

collezione di piante seccate e classificate in modo scientifico.

334

Cara Abiah, mi sembrano secoli da quando ti ho vista, è davvero tanto tempo per due amiche che sono così lontane l’una dall’altra. Mi ha fatto un grande piacere ricevere una tua lettera e sapere tutte le novità che stai vivendo; soprattutto il fatto che stai prendendo lezioni di «pinoforte», come lo chiami sempre tu. Mi raccomando non diventare più brava di me. Questa mattina Viny1 è andata a Boston2 con nostro padre, starà via un paio di settimane, così io me ne resto sola, in grande splendore. Questa sera sono andata a fare una passeggiata e ho raccolto dei fiori selvatici. Vorrei poter farti avere qualcuno di questi fiori. Questo trimestre sia Viny sia io andremo a scuola. Ne abbiamo una ottima. Ci sono sessantatré studenti. Seguo quattro corsi. Filosofia del pensiero, Geologia3 , Latino e Botanica4 . In questa lettera metterò una foglia di geranio, tu la farai seccare. Te lo sei già fatto un erbario5? Se non l’hai ancora fatto mi auguro che lo farai, sarebbe un tale tesoro per te; quasi tutte le ragazze se ne fanno uno. Se lo fai, potrei inviarti dei fiori che crescono da queste parti. Ti piace la scuola questo trimestre? E gli insegnanti sono carini come nella nostra vecchia scuola? Sono certa che da quelle parti ci saranno molte ragazze per bene, tutte inamidate, modelli perfetti di buone maniere. Se è così non diventare come loro e mantieni la tua personalità libera. Divento ogni giorno più bella, davvero molto in fretta. Sono sicura che a diciassette anni sarò la più bella della mia città. E non ho dubbi che a quell’età avrò molti ammiratori. Allora sì che mi divertirò a costringerli ad aspettare un mio gesto di considerazione.


6. Le ragazze: le ex compagne di scuola.

Mi divertirò a guardare la loro ansia in attesa di una mia decisione finale. Ma basta con gli scherzi. Questo trimestre ho scritto un tema. È stata una esperienza estremamente educativa per me e per tutti gli altri. Non vuoi leggerlo? Vorrei davvero che capitasse l’occasione. Ho avuto molte cose da fare per Viny, visto che partiva; per questo motivo ti scrivo solo adesso, ma tu, cara Abiah, perdonami, e io ti prometto che mi comporterò meglio in futuro. Scrivimi subito, mi piacerebbe che la tua lettera fosse lunghissima; e se non riesci a trovare tempo mandami un foglio, così da farmi capire che mi pensi ancora, anche se siamo separate da monti e fiumi. Le ragazze6 ti salutano con affetto. Non ti dimenticare di farmi ricevere una tua lettera presto. Ormai non ho altro da aggiungere visto che ho riempito tutto lo spazio.

PIÙ FACILE

Il diario, la lettera, l’autobiografia

La tua amica del cuore, Emily E. Dickinson (da Lettere 1845-1866, Einaudi, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Indica se le seguenti affermazioni su Emily sono vere o false. a. È contenta di aver ricevuto una lettera della sua cara amica.

V

F

b. Suona il pianoforte peggio di Abiah. c. Consiglia alla sua amica di farsi un erbario perché tutte le ragazze ce l’hanno. d. A diciassette anni si divertirà a far aspettare i corteggiatori. e. Ha scritto un tema e vorrebbe farlo leggere ad Abiah.

V

F

V

F

V

F

V

F

f. Chiede all’amica di mandarle un disegno.

V

F

335


ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Completa la seguente tabella con gli elementi tipici della lettera personale. Aiutati con la mappa a pagina 330. Data

7 maggio 1845

Mittente (chi scrive la lettera)

Emily E. Dickinson

Destinatario (chi riceve la lettera) Abiah Root, amica ed ex compagna di scuola Formula di apertura

Cara Abiah

Formula di chiusura

La tua amica del cuore

Firma

Emily E. Dickinson

3 Tra il mittente e il destinatario esiste un rapporto di: A parentela

B amicizia

C conoscenza superficiale

4 Qual è lo scopo principale della lettera? Aiutati con la mappa a pagina 330. Dare informazioni riguardo alla propria vita e riceverne altre dall’amica.

5 Una lettera riflette sempre la personalità di chi la scrive. Secondo te, quali caratteristiche di sé trasmette Emily? A È consapevole della propria

C È amante della natura.

bellezza. B È invidiosa.

D È gelosa. E È amante della libertà.

6 Quali caratteristiche ha il linguaggio della lettera? A Lessico semplice, colloquiale

D Frasi lunghe e complesse

B Lessico a volte ricercato, colto

E Uso di presente e passato prossimo

C Frasi per lo più brevi

F Uso frequente del passato remoto

LESSICO 7 Qual è il significato dell’espressione «ragazze … tutte inamidate»? A Ragazze … tutte immobili, ferme

B Ragazze … tutte rigide, impettite

PRODUZIONE SCRITTA 8

336

RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI

Ti è mai capitato di comportarti come volevano gli altri, di permettere che annullassero «la tua personalità libera»? Racconta quali sensazioni e sentimenti hai provato in un breve testo scritto. Risposta soggettiva


Franz Kafka Scrittore boemo di origine ebraica, 1883-1924

Lettera al padre Nel 1919, all’età di trentasei anni, Kafka scrisse una lunghissima lettera al padre, che non fu mai consegnata e venne pubblicata solo dopo la morte dell’autore e del destinatario. La lettera è un tremendo atto di accusa: Kafka riconosce le doti, le qualità del padre, ma gli attribuisce la colpa di un’educazione sbagliata nei suoi confronti. I passi della lettera che ti presentiamo riguardano l’infanzia di Kafka.

1. ballatoio: balcone,

terrazzino. 2. correlazione: cor-

rispondenza, rapporto. 3. la suprema istanza: il giudice supremo. 4. influsso: influenza.

Mio caro papà, non è molto che mi hai chiesto perché affermo di aver paura di Te. Come al solito non ho saputo rispondere, un po’ per la paura che Tu m’incuti, un po’ perché, per motivare questa paura, occorrono troppi particolari che non saprei cucire in un discorso. E se ora mi provo a risponderTi per iscritto, anche questa risposta sarà incompletissima, poiché pur scrivendo mi sento impedito dalla paura e dalle sue conseguenze, e perché la vastità dell’argomento supera di molto la mia memoria e la mia intelligenza. Ero un bambino pauroso, e ciò nonostante anche testardo come lo sono i bambini; certo la mamma mi viziava ma non posso credere di essere stato molto difficile da guidare, non posso credere che con una parola gentile, con un’occhiata amorevole, prendendomi quietamente per mano, non si sarebbe ottenuto da me tutto ciò che si voleva. Tu sei, in fondo, un uomo benigno e mansueto (ciò non contraddice a quanto dirò in seguito, poiché parlo soltanto dell’impressione che Tu facevi al bambino), ma non tutti i bambini hanno la perseveranza e l’intrepidezza di cercare la bontà finché la trovano. Tu un bambino lo sai trattare solo secondo il Tuo carattere, con forza, rumore e scoppi d’ira, e nel mio caso il sistema Ti pareva tanto più opportuno in quanto Tu volevi fare di me un ragazzo forte e coraggioso. Solo di un incidente dei primi anni ho un ricordo diretto. Forse anche Tu lo rammenti. Una volta, di notte, io piagnucolavo chiedendo acqua, certo non per sete ma probabilmente un po’ per infastidire, un po’ per divertirmi. Dopo alcune minacce senza esito, Tu mi togliesti dal letto, mi portasti sul ballatoio1 e per un poco mi lasciasti lì in camicia davanti alla porta chiusa. Non voglio dire che ciò fosse ingiusto, forse non c’era altro modo di ristabilire la pace notturna; desidero soltanto descrivere il Tuo metodo educativo e il suo effetto su di me. Credo bene che fui ridotto all’ubbidienza, ma ne ricevetti un danno interiore. Il fatto per me naturale del chiedere da bere e quello terribile di essere messo fuori sul balcone io non riuscii mai a porli nella giusta correlazione2. Ancora per anni soffrii del tormentoso pensiero che mio padre, il gigante, la suprema istanza3, poteva venire quasi senza motivo nel cuore della notte a portarmi sul ballatoio, e che io dunque per lui ero meno di niente. Fu solo un piccolo inizio, ma il senso di nullità che spesso mi assale ha le sue complesse origini nel Tuo influsso4. Avrei avuto bisogno di qualche incoraggiamento, di un po’ di gentilezza. 337


5. era gravato a priori: era oppresso in

anticipo, prima ancora che fosse formulato. 6. indole: carattere.

338

Bastava la Tua corposità a opprimermi. Ricordo, ad esempio, che spesso ci spogliavamo nella stessa cabina. Io magro, sottile, esile, Tu vigoroso, grande, grosso. Già in cabina facevo compassione a me stesso, e non soltanto di fronte a Te ma di fronte a tutti perché Tu eri per me la misura di tutte le cose. Quando poi si usciva fuori in mezzo alla gente, io condotto per mano, uno scheletrino impacciato, a piedi nudi sul tavolato, pauroso dell’acqua, incapace d’imitare i movimenti di nuoto che Tu, con buone intenzioni ma con mia profonda vergogna, non Ti stancavi di mostrarmi, allora ero proprio disperato. Alla Tua superiorità fisica faceva riscontro quella spirituale. Dalla Tua poltrona Tu governavi il mondo. La Tua opinione era giusta, ogni altra era assurda, stravagante, pazza, anormale. La Tua sicurezza era così grande che potevi anche essere incoerente e tuttavia non cessavi di avere ragione. Il mio pensiero, in apparenza da Te indipendente, era gravato a priori5 dal Tuo giudizio contrario. Bastava esser felici per qualche cosa, averne l’animo pieno, venire a casa ed esprimerlo, e la risposta era un sospiro ironico, un tamburellare delle dita sul tavolo: «S’è già visto qualcosa di meglio». Oppure: «Ho ben altro da pensare, io!». O anche: «Son tutte qui le tue preoccupazioni?». O invece: «E che te ne fai?». O infine: «Senti che avvenimenti!». Certo non potevo pretendere che Ti entusiasmassi per ogni mia bambinata. Non di questo si trattava. Ma del fatto che Tu, per la Tua indole6 contraddittoria, mi infliggevi sempre e per principio delle delusioni. Così avveniva tanto per le idee quanto per le persone. Bastava che io mi interessassi un po’ a qualcuno perché Tu subito, senza riguardo al mio sentimento e senza rispetto per il mio giudizio, intervenissi con insulti e calunnie. Ma tutto questo era il Tuo sistema d’educazione. Per me, bimbo, tutto quello che mi ordinavi era senz’altro un comandamento divino, io non lo dimenticavo mai, rimaneva per me il mezzo ideale per giudicare il mondo, innanzi tutto per giudicare Te; e qui Tu fallivi completamente. Quando, bambino, mi trovavo con Te, specialmente durante i pasti, mi istruivi soprattutto sul modo di comportarsi a tavola. Quello che compariva sulla mensa doveva essere mangiato, non era permesso parlare della bontà dei cibi – Tu però li trovavi spesso immangiabili e li chiamavi «buoni per le bestie»; la «cretina» (la cuoca) aveva rovinato tutto.


Il diario, la lettera, l’autobiografia

Non era permesso rosicchiare le ossa, ma Tu lo facevi. L’aceto non si doveva assaggiare, ma a Te era consentito. La cosa più importante era di tagliare il pane diritto; ma che poi Tu lo facessi con un coltello sporco di sugo era indifferente. Bisognava badare di non lasciar cadere briciole sul pavimento, ma sotto la Tua sedia ce n’era un’infinità. A tavola si doveva badare solo a nutrirsi, Tu invece Ti tagliavi e Ti pulivi le unghie, temperavi le matite, Ti frugavi nelle orecchie con uno stuzzicadenti. Ti prego, papà, cerca di capirmi: per me sarebbero state tutte cosette insignificanti, ma diventavano opprimenti per il fatto che Tu, l’uomo per me così autorevole, non rispettavi le regole che mi imponevi. Perciò il mondo era diviso per me in tre parti: nell’una vivevo schiavo, sottoposto a leggi inventate solo per me e alle quali io, non so per quali ragioni, non sapevo pienamente assoggettarmi; nella seconda vivevi Tu, occupato a dare ordini e a irritarTi quando non erano ubbiditi; e infine c’era un terzo mondo dove la gente viveva felice e libera da comandi e ubbidienze. (da Lettera al padre, A. Mondadori, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Questa lettera si configura come una risposta dell’autore, Franz Kafka, a una precisa domanda del padre. Di quale domanda si tratta? Il padre ha chiesto perché Franz afferma di aver paura di lui.

2 Kafka che tipo di bambino era? Kafka era pauroso, ma anche testardo come lo sono i bambini. 3 Il padre come trattava il piccolo Kafka e perché? Il padre trattava il figlio con forza, rumore e scoppi d’ira, per farne un ragazzo forte e coraggioso.

4 L’episodio del ballatoio ha provocato in Kafka un «danno interiore», nel senso che: A da allora non ha più avuto alcun sentimento di rispetto nei confronti del padre B ancora ora, da adulto, continua ad aver paura del buio e delle porte chiuse C il fatto di sentirsi considerato dal padre «meno di niente» ha determinato

il senso di nullità che spesso ora lo assale, ossia le sue incertezze da adulto 5 Kafka quali ricordi ha di quando, da bambino, si spogliava con il padre nella stessa cabina e poi usciva in mezzo alla gente? Scrivili nella seguente tabella. Ricordi del proprio aspetto fisico e dei propri comportamenti

Magro, sottile, esile; faceva compassione a se stesso di fronte al padre e a tutti; quando usciva dalla cabina, tenuto per mano, si sentiva impacciato, impaurito dall’acqua, incapace di imitare i movimenti di nuoto del padre e quindi si vergognava ed era disperato.

Ricordi dell’aspetto fisico Vigoroso, grande, grosso; con buone intenzioni mostrava al figlio e dei comportamenti i movimenti di nuoto senza stancarsi. del padre

339


6 La «superiorità spirituale» del padre come si manifestava? Il padre aveva una tale sicurezza che ogni sua opinione era giusta anche quando era incoerente, mentre ogni altra era assurda; sminuiva ogni entusiasmo o preoccupazione del figlio e gli infliggeva per principio delle delusioni.

7 Durante i pasti, qual era il comportamento del padre? Il padre criticava i cibi e la cuoca, rosicchiava gli ossi, assaggiava l’aceto, tagliava il pane con un coltello sporco di sugo, lasciava cadere le briciole per terra, si tagliava e puliva le unghie, temperava le matite, si frugava le orecchie con uno stuzzicadenti.

8 Tale comportamento perché diventava opprimente per il piccolo Kafka? Il comportamento diventava opprimente perché il padre non rispettava le regole che imponeva al figlio.

9 Di conseguenza, al piccolo Kafka il mondo come appariva diviso? Il mondo gli appariva diviso in tre parti: in una viveva lui, schiavo, sottoposto a leggi inventate solo per lui; in un’altra viveva il padre, occupato a dare ordini e a irritarsi quando non li si eseguiva; nella terza vivevano tutti gli altri, felici e liberi.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 10 Kafka, da adulto, scrive questa lettera al padre principalmente allo scopo di: A ricordare alcuni episodi spiacevoli della propria infanzia B attribuirgli la colpa di un’educazione sbagliata nei suoi confronti, che avrebbe suscitato

in lui sensi di inferiorità C informarlo che, ai suoi occhi di bambino, egli rappresentava la massima autorità

e un indiscutibile punto di riferimento 11 Kafka, da adulto, scrive queste sue riflessioni sotto forma di lettera, pur nella consapevolezza che non perverranno mai al destinatario. Perché, secondo te, è ricorso alla forma epistolare? Perché la forma epistolare permette a Kafka di rendere più vive le proprie riflessioni e di esprimere meglio i propri pensieri.

12 Come definiresti il linguaggio utilizzato dall’autore? Motiva la tua risposta. A Formale

B Informale

perché il figlio, pur rivolgendosi al padre con il «Tu», usa l’iniziale maiuscola come forma di cortesia e uno stile molto curato e controllato, che riflette il suo atteggiamento di timore nei confronti del padre.

13 Tutti i pronomi personali che si riferiscono al padre sono scritti con la lettera maiuscola. Quale spiegazione sei in grado di dare a questa scelta linguistica dell’autore? L’uso della maiuscola è una forma di rispetto, indica soggezione, anche se chi scrive è ormai adulto.

PRODUZIONE SCRITTA 14

340

La lettura di questa lettera quali emozioni e riflessioni ha suscitato in te? Motivale e riferiscile in un breve testo scritto. Risposta soggettiva ESPRIMERE EMOZIONI E RIFLESSIONI


Antonella Ossorio Scrittrice italiana, 1962

In un ambiente piuttosto caldo

Ascolta l’audio del testo

Per preparare un buon liquore di noci, è molto importante dividere le noci in quattro spicchi, metterle in un contenitore di vetro e lasciarle macerare per quaranta giorni «in un ambiente piuttosto caldo». Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. subisso: enorme

quantità.

Cara Giulia, scusa se ti rispondo con tanto ritardo. Il fatto è che non riuscivo a trovare la ricetta scritta da Michele di suo pugno, poi però l’ho trovata. Stava dentro l’armadio nella scatola delle bollette vecchie; tuo nonno manco dopo vent’anni se ne voleva liberare, diceva: non si può mai sapere. E ora io non ho più il coraggio di buttarle. Chissà quel foglio come è andato a finire là dentro, io non ce l’ho messo, sarà stato lui. Ma mi pare strano, preciso com’era. Non dispiacerti se non ti mando l’originale. Trovare quel foglio mi ha fatto effetto, è stato una specie di viaggio nel tempo, un ritorno a quando eravamo felici e però non lo sapevamo. Ti ricordi la scrittura sua com’era? Stretta stretta e dritta dritta, con le lettere che si allungavano sul rigo di sopra e colavano su quello di sotto: a vederla da lontano, tale e quale a un elettrocardiogramma. Abbi pazienza, Giulia, la ricetta me la voglio conservare per ricordo, tanto prima o poi questa casa e tutto quello che contiene andranno a te. Come eredità non è un granché, figuriamoci se non lo so, l’appartamento è piccolo e oramai se ne cade a pezzi peggio di me. Ma quando ci entrai da fresca sposa mi sembrò una reggia. Il palazzo non ne parliamo proprio: ancora odoroso di vernice, alto come i grattacieli di New York, con un atrio immenso che pareva pensato per farci correre i bambini in bicicletta. E in effetti dopo andò a finire così. Il condominio nostro fu il primo a essere costruito: un casermone in mezzo alla campagna. Campagna, poi: un subisso1 di terreni pieni di sterpaglie. Di vivo ci stava soltanto l’albero che ben conosci. Tutto contento, tuo nonno mi portò per mano sul retro del palazzo e me lo mostrò. Ricordo come fosse ieri che non la finiva più di dire: «Che fortuna, a giugno si fa la raccolta!». E io a guardarlo senza capire la raccolta di che, ma mi vergognavo di confessarglielo per paura di sembrargli ignorante. Anche se non ne conoscevo il nome, quell’albero solitario mi fece simpatia. «Allora a giugno prepariamo la marmellata» dissi per fare la parte di quella che aveva capito tutto. E Michele a morire dalle risate: «Ma quale marmellata! Angelina, questo è un noce!». Era bello tuo nonno quando rideva, era bello sempre e faceva bello tutto quello che aveva intorno. Finanche quella terra piena di sterpi, finanche i pilastri che vedevo in lontananza senza sapere che là sarebbe sorta una chiesa.

341


2. nocillo: liquore di

noci. 3. mallo: polpa. 4. ché: perché.

Ma con calma, in quanto fecero prima a costruire altri tre casermoni tali e quali al nostro. E man mano che la gente arrivava, man mano che altri edifici venivano fabbricati, la terra di nessuno diventava un quartiere. Tornando alla ricetta, te la copio parola per parola così come la scrisse lui. Ecco qua. Nocillo2 Ingredienti (per 2 litri e 1/2 circa) Noci 30; alcol puro 1 litro e 1/2; zucchero 750 grammi; cannella 2 grammi; chiodi di garofano 10; acqua 4 dl. Questo liquore va preparato nella seconda metà di giugno, cioè quando le noci sono tenere e fresche: la tradizione vuole che siano raccolte nel giorno di San Giovanni. Mi ricordo la faccia di Michele quando arrivava a casa con le noci appena raccolte. Era tutto soddisfatto e orgoglioso, nemmeno li avesse inventati lui, le noci e il giorno di San Giovanni. Dividere le noci (con il mallo3) in 4 spicchi e metterle in un boccione di vetro (possibilmente scuro) della capacità di circa 5 litri, insieme all’alcol, ai chiodi di garofano e alla cannella. Qualcheduna la metteva da parte. «Dopo ce le passiamo sui denti» mi diceva, «il mallo li rende lucidi. Però stai attenta a non maneggiarlo a lungo, ché4 annerisce le dita.» Tappare ermeticamente e lasciare macerare per 40 giorni in un ambiente piuttosto caldo* (possibilmente all’aperto), scuotendo di tanto in tanto il boccione. *Nota Bene: in un ambiente piuttosto caldo

342


Il diario, la lettera, l’autobiografia 5. El pueblo unido:

Il popolo unito non sarà mai sconfitto è una canzone composta nel 1970 dal musicista cileno Sergio Ortega. Divenne simbolo della lotta per il ritorno alla democrazia tanto in Cile quanto nel resto del mondo.

Lui lo metteva sul terrazzo, il boccione, e tutti i giorni l’andava a controllare. Mi faceva ridere, pareva una chioccia che si cova l’uovo. Mi faceva ridere, Giulia, come mi manca. Intanto i palazzi attorno al nostro erano diventati dieci, poi venti. Avevano aperto alcuni negozi di generi alimentari, un tabaccaio, un’edicola. Rimaneva però un quartiere dormitorio, dicevano quelli di fuori. E forse avevano ragione. Un posto senz’anima, fatto di palazzoni dove la gente s’incrocia senza nemmeno salutarsi; un posto dove ognuno pensa solamente a tirare avanti e farsi i fatti suoi, dicevano. Ma su questo avevano torto, come fu dimostrato nel 1962: l’anno dello scontro tra il Municipio e tuo nonno. Fui io a incatenarlo al tronco la mattina presto del 4 di agosto, ma il cartello l’aveva scritto lui: resistenza! Quelli del Municipio volevano abbattere il noce, secondo loro intralciava non so più quali lavori stradali. Due giorni durò la protesta: tuo nonno incatenato all’albero, io al suo fianco, con papà tuo di tre anni in braccio e tutti gli abitanti del quartiere a darci man forte. Chi ci portava da mangiare e chi il caffè, chi suonava la chitarra, chi ci faceva compagnia e basta. In quei due giorni non restammo soli nemmeno per un momento. I vicini nostri la buttavano a ridere: «Non esiste proprio, il nocillo di Michele non si tocca!». Ma tutti sapevamo di difendere ben altro. Come andò a finire già lo sai. Nel 1975 ci riprovarono. Quando li vedemmo ritirarsi, tutti quanti noi a cantare El pueblo unido5. Ecco qua, a ripensarci mi sono venute le lacrime. Trascorso questo tempo, togliere le noci e aggiungere l’acqua e lo zucchero, sciolto a parte a caldo. Lasciare quindi riposare per due o tre giorni e filtrare il liquore con un panno, poi passarlo attraverso un imbuto rivestito di carta da filtro. Imbottigliare e mettere a riposare per almeno 40 giorni. E quando è pronto te lo bevi. Senza fretta, tanto il nocillo si conserva a lungo. Unico nemico: la muffa. Te lo bevi con gli amici tuoi nelle serate d’inverno che là al nord è così freddo, e dopo vedrai come vi scaldate. Oppure ve lo bevete tu e Vittorio cuore a cuore e hai visto mai che l’anno prossimo non vorrà essere lui a prepararlo. Mi raccomando, poi fammi sapere se è venuto bene. Anzi portamene un poco quando vieni giù a Natale, così lo assaggio. Ma giusto un goccio, l’alcol fa male alla pressione. Tanti baci, Giulia mia. Nonna Angelina (in Centrifuga. Fughe, ritorni e altre storie, Sinnos, rid. e adatt.)

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COMPRENSIONE 1 Perché la nonna Angelina (la mittente della lettera) chiede scusa alla nipote Giulia (la destinataria della lettera)? La nonna chiede scusa alla nipote perché le ha inviato la ricetta con molto ritardo, dato che non riusciva più a trovarla.

2 Perché la nonna Angelina non invia a Giulia il foglio originale della ricetta del nocillo? La nonna non invia il foglio originale perché desidera tenerlo per ricordo, in quanto è stato scritto a mano dal marito.

3 Indica se le seguenti affermazioni, relative alla nonna Angelina, sono vere o false. a. Abita in un piccolo appartamento di recente ristrutturazione.

V

F

b. Il condominio in cui è andata ad abitare appena sposata sorgeva in mezzo alla campagna.

V

F

c. Nel corso degli anni ha cambiato spesso casa.

V

F

d. Ha più volte constatato che nel quartiere dormitorio, in cui vive, gli abitanti hanno dimostrato di essere fra loro solidali.

V

F

4 Nella parte finale della lettera, la nonna quali raccomandazioni rivolge alla nipote? La nonna le raccomanda di farle sapere se il liquore è venuto bene e di portargliene un po’ quando verrà a trovarla.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 Secondo te, qual è lo scopo principale della lettera? Lo scopo principale è mandare la ricetta del nocillo alla nipote.

6 Secondo te, in che cosa consiste l’originalità di questa lettera? Risposta possibile: L’originalità della lettera sta nel fatto che, partendo dalla motivazione centrale di mandare la ricetta alla nipote, essa si trasforma in un’occasione di affettuoso ricordo del nonno.

7 Dalla lettera emerge che Michele, il nonno di Giulia: (indica le risposte esatte) A aveva una scrittura particolare, molto dritta e stretta, che si allunga

sopra e sotto le righe del foglio B era un bell’uomo e rendeva bello tutto quello che gli era attorno C era molto disordinato D era felice quando raccoglieva le noci E rideva raramente F era riuscito a non far abbattere il noce, andando contro un ordine municipale G manca molto alla moglie Angelina

8 La nonna quando ricorda alla nipote l’episodio della difesa del noce, a un certo punto scrive «Ma tutti sapevamo di difendere ben altro». Che cosa intende dire, secondo te? Risposta possibile: Con la difesa del noce la gente intendeva difendere il proprio territorio e il proprio quartiere, poiché il noce ne rappresentava l’identità.

344


Il diario, la lettera, l’autobiografia

9 Da quali due frasi della lettera si deduce che la nonna Angelina abita in una zona del Sud Italia? Individuale e trascrivile. «Te lo bevi con gli amici tuoi nelle serate d’inverno che là al nord è così freddo», «Anzi portamene un poco quando vieni giù a Natale»

10 Come definiresti il linguaggio della lettera? A Spontaneo, immediato, con l’introduzione a volte di termini molto ricercati B Semplice, colloquiale, caratterizzato da termini ed espressioni di larghissimo uso C Ricercato, caratterizzato da termini ed espressioni di registro alto

LESSICO 11 Nella lettera che hai letto, la parola «ricetta» assume il significato di «indicazione degli ingredienti, della modalità di preparazione di un cibo o di una bevanda». Spiega ora il significato della parola «ricetta» nelle seguenti frasi. Risposte possibili a. Contro il mal di stomaco il medico mi ha prescritto questa ricetta: indicazione scritta di medicinali da parte di un medico

b. Non è stata ancora inventata la ricetta per diventare milionari: insieme di istruzioni da seguire per raggiungere uno scopo

c. La miglior ricetta contro la noia è il lavoro: soluzione, rimedio, antidoto

12 Per ciascuna delle seguenti parole, tratte dal testo, scrivi un sinonimo. Risposte possibili a. atrio

ingresso

d. faccia

b. edifici

palazzi

e. ermeticamente impenetrabilmente

c. soddisfatto

contento

f.

coraggio

volto audacia

GRAMMATICA 13 Nella frase, tratta dal testo, «Anche se non ne conoscevo il nome, quell’albero solitario mi fece simpatia», a che cosa e a chi si riferiscono, rispettivamente, i pronomi «ne» e «mi»? a. ne: all’albero

b. mi: alla nonna

14 In quali delle seguenti frasi, tratte dal testo, il pronome «che» ha funzione di complemento oggetto? A «... tanto prima o poi questa casa e tutto quello che contiene andranno a te» B «Di vivo ci stava soltanto l’albero che ben conosci» C «... per fare la parte di quella che aveva capito tutto» D «... pareva una chioccia che si cova l’uovo»

PRODUZIONE SCRITTA 15

Il titolo del testo che hai letto ti sembra appropriato? Se sì, spiega perché. Se no, motiva adeguatamente la tua opinione e scrivi un titolo, a tuo parere, più appropriato. Risposta soggettiva ARGOMENTARE

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Forme di comunicazione elettronica

L’E-MAIL

COME SCRIVERE UNA E-MAIL

L’e-mail, abbreviazione dell’espressione inglese electronic mail («posta elettronica»), è un sistema di comunicazione che permette a un utente di inviare e ricevere in tempo reale messaggi di posta attraverso un dispositivo (computer, tablet, smartphone ecc.) connesso alla Rete. Per usufruire di questo servizio, occorrono: ■ un dispositivo elettronico, come un computer, un tablet o uno smartphone; ■ una connessione alla Rete; ■ un indirizzo di posta elettronica.

Nell’intestazione dell’e-mail, già predisposta dal programma, vanno inseriti: ■ l’indirizzo del destinatario (e di eventuali altri destinatari); ■ l’oggetto, cioè l’indicazione chiara e sintetica del contenuto del messaggio.

L’indirizzo di posta elettronica, che deve essere scritto con la massima precisione se si vuole che il messaggio giunga a destinazione, è formato da: ■ nome o pseudonimo dell’utente; ■ simbolo @, detto «chiocciola»; ■ dominio, che corrisponde di solito al nome del fornitore (provider) della casella di posta. Ad esempio, per gli utenti di Google Mail è gmail.com; per gli utenti di Microsoft è outlook.com.

346

L’indirizzo di posta elettronica può includere lettere, numeri e simboli (come punti e trattini), ma non spaziature. Per autenticarsi sulla propria casella di posta elettronica, ogni utente deve scegliere una password da associare al proprio indirizzo e-mail. La password è una combinazione di lettere, numeri e simboli necessaria per accedere alla propria casella di posta e proteggere i propri messaggi e le proprie informazioni personali. Proprio per questo motivo, è importante che la password sia tenuta in sicurezza e non venga diffusa.

Ci sono poi alcune regole da rispettare per la buona scrittura di una e-mail. È infatti importante che il testo del messaggio segua queste norme. ■ Non sia troppo lungo in quanto il linguaggio della Rete richiede sintesi e chiarezza. ■ Sia scritto con un linguaggio formale se ci si rivolge a persone con cui non si ha un rapporto confidenziale. ■ Sia scritto con un linguaggio informale, colloquiale, se ci si rivolge a familiari, amici o amiche. In questo caso, si possono utilizzare caratteri tipografici diversificati, anche colorati, e si possono inserire «emoticon» ed «emoji» per evitare fraintendimenti. Le emoticon, riproduzioni stilizzate delle principali espressioni facciali umane, hanno origine da una combinazione di caratteri già esistenti. Ad esempio: :-) sono felice; :-( sono triste. Le emoji (dal giapponese e «immagine» e moji «lettera») sono dei simboli che raffigurano «faccine» ma anche oggetti, situazioni e concetti. Ad esempio: sono felice ; sono triste ; baci baci ; approvazione e apprezzamento . ■ Sia scritto in modo corretto per quanto riguarda l’ortografia e la punteggiatura. ■ È preferibile non usare troppo spesso i puntini di sospensione; non scrivere in modo abbreviato; non scrivere in maiuscolo, perché in Rete equivale a «gridare, urlare».


INDIRIZZO DEL DESTINATARIO

stefano@gmail.com

CONTENUTO DEL MESSAGGIO

Ringraziamenti

TESTO

FIRMA DEL MITTENTE

Caro zio, ti ringrazio per la numerosa documentazione che mi hai inviato relativa all’architettura gotica francese. Mi è stata molto utile per la stesura di una approfondita relazione. La professoressa di arte si è congratulata con me. Sono molto felice. Grazie ancora e a presto. Federica

Vantaggi e svantaggi della posta elettronica

APPROFONDIMENTO

Ecco quello che appare sullo schermo quando si scrive un messaggio di posta elettronica.

Vantaggi ■

Consente di inviare messaggi, anche in luoghi lontanissimi, in modo estremamente veloce, e di ricevere risposte immediate. ■ Permette di inviare lo stesso messaggio a più destinatari contemporaneamente oppure in copia per conoscenza ad altre persone (Cc). Permette anche di inviare una copia dello stesso messaggio a un destinatario che rimane nascosto agli altri (Ccn). ■ Consente di inviare sia testi scritti sia contenuti multimediali, ad esempio fotografie, video e audio. ■ Può essere utilizzata per comunicazioni che coinvolgono gruppi di persone. Ad esempio, un utente può essere inserito in gruppi di discussione (newsgroup) su un argomento attraverso una lista di posta (mailing list) cui può partecipare iscrivendosi. ■ Può essere utilizzata per comunicazioni ufficiali; in questo caso, si parla di Posta Elettronica Certificata (pec), una tipologia di posta elettronica con valore legale equiparata a quello di una raccomandata con ricevuta di ritorno, garantendo così la prova dell’invio e della consegna (o mancata consegna) dell’e-mail al destinatario.

Svantaggi ■

Non è del tutto sicura e riservata; pertanto è bene essere sempre prudenti nella trasmissione di dati personali o di informazioni delicate. ■ Non è esente da rischi: virus informatici che si propagano attraverso l’invio di allegati infetti e posta indesiderata (messaggi pubblicitari, notizie inventate), chiamata «spam», che può invadere la casella postale. Pertanto, è sempre bene essere prudenti nell’aprire gli allegati se non si è certi dell’identità del mittente.

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GLI SMS Gli sms, sigla dell’espressione inglese Short Message Service («servizio di trasmissione di messaggi brevi»), sono i brevi e rapidi messaggi che si possono inviare e ricevere con il cellulare e con lo smartphone che vengono visualizzati sul display. Gli sms sono messaggi di lunghezza limitata (non possono superare i 160 caratteri) e quindi non consentono di sviluppare discorsi complessi. Per ridurre il messaggio a poche parole, negli sms si ricorre spesso a simboli (le cosiddette «faccine» che ti abbiamo illustrato nella pagina precedente), ad abbreviazioni (ad esempio, tvb = ti voglio bene) e a troncamenti (ad esempio, raga = ragazzi o ragazze).

SOFTWARE PER LA MESSAGGISTICA ISTANTANEA Oltre agli sms, Internet offre per la comunicazione scritta breve numerose opportunità a chi disponga di uno smartphone, di un tablet o di un computer. Ti diamo alcune informazioni su quattro app di messaggistica istantanea. In Italia, per potersi iscrivere a queste app bisogna avere almeno quattordici anni.

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WhatsApp è un’applicazione di messaggistica istantanea per smartphone creata nel 2009 da due ingegneri statunitensi e il cui nome ricalca l’espressione inglese What’s up? («Come va?»), dall’identica pronuncia. Ha costo zero e consente di inviare messaggi testuali, immagini, video, documenti, posizione geografica e di effettuare chiamate e videochiamate.

Skype è un software che consente di effettuare chiamate e videochiamate in tempo reale attraverso una connessione a Internet. Offre inoltre la possibilità di «chattare» (dall’inglese to chat, «chiacchierare»), cioè di inviare e ricevere istantaneamente brevi messaggi, e di condividere con altri utenti fotografie, video e ogni tipo di file. Facile da utilizzare, è sempre più diffuso tra i privati e nelle aziende perché consente di effettuare videochiamate di gruppo e di condividere dati anche «pesanti», cioè che occupano molta memoria.

Telegram è un’applicazione di messaggistica istantanea che, come altri servizi di chat, consente lo scambio di messaggi, fotografie, registrazioni vocali e adesivi. Permette anche la creazione di gruppi di utenti.

Snapchat è un’applicazione ideata nel 2011 da tre studenti universitari statunitensi. Uno Snap è una fotografia o un video da dieci secondi che è possibile inviare a una o più persone. Dopo ventiquattro ore, non è più visualizzabile dal destinatario. Ricorda che, sebbene gli Snap scompaiono, il destinatario potrebbe salvare l’immagine della schermata.


R.J. Palacio Pseudonimo di Raquel Jaramillo, scrittrice statunitense, 1963

Tre e-mail, lo stesso oggetto: Jack Will

Ascolta l’audio del testo

August è un bambino di dieci anni con una malformazione al viso. Quando arriva il momento di iniziare la prima media, August viene iscritto alla Beecher Prep School, che ha come preside il signor Lawrence Kiap. Julian, un compagno di scuola arrogante e viziato, prende continuamente in giro August per il suo aspetto. Un giorno, Jack Will, che fin dall’inizio dell’anno scolastico ha instaurato un buon rapporto con August, sente che Julian definisce «mostro» l’amico. Allora perde il controllo, tira un pugno a Julian dritto sulla bocca e gli fa cadere un dente. Per questo comportamento, Jack Will viene sospeso dal preside per due giorni. Ti presentiamo tre e-mail. La prima è inviata dalla madre di Julian al preside della scuola. La seconda è la risposta del preside alla madre di Julian. La terza è inviata dai genitori di Jack Will alla madre di Julian. Tutte e tre le e-mail hanno per oggetto Jack Will.

1. Amanda e John Will: i genitori di Jack. 2. frangente: circostanza, situazione particolare. 3. nuovo ragazzino difficile: si tratta di

August.

A:

lKiapbeecherschool.edu

Cc:

johnwillphillipsacademy.edu; amandawillcopperbeech.org

Da:

melissa.albansrmail.com

Oggetto:

Jack Will

Gentile signor Kiap, ieri ho parlato con Amanda e John Will1, che mi hanno espresso il loro dispiacere per il fatto che Jack abbia colpito nostro figlio Julian sulla bocca. Le scrivo per informarla che io e mio marito approviamo la sua decisione di riammettere Jack alla Beecher Prep dopo una sospensione di appena due giorni. Anche se credo che colpire un ragazzo sia una ragione valida per un’espulsione definitiva, condivido che una misura così estrema non sia giustificata in questo frangente2. Conosciamo la famiglia Will da quando i nostri ragazzi andavano all’asilo e siamo fiduciosi che verranno presi tutti i provvedimenti perché quanto accaduto non si ripeta. A questo scopo, mi chiedo se il comportamento inaspettatamente violento di Jack non possa essere stato una conseguenza del peso eccessivo caricato sulle sue giovani spalle. Sto parlando, nello specifico, di quel nuovo ragazzino difficile3 con il quale sia a Julian sia a Jack è stato chiesto di «fare amicizia». Con il senno di poi e avendo visto il ragazzo in questione in diverse occasioni ufficiali a scuola e nelle foto di classe, credo possa essere stato eccessivo chiedere ai nostri figli di farsi carico di tutto questo.

349


Naturalmente, quando Julian ci ha detto che era in difficoltà nel fare amicizia con il ragazzo, gli abbiamo detto di considerarsi «libero dall’impiccio». Riteniamo che il passaggio alla scuola media sia già abbastanza pesante e non vi sia bisogno di gravare di più ardui fardelli4 o prove queste giovani menti impressionabili. Forse dovrei anche dire che, come membro del Consiglio scolastico, mi ha un tantino irritata che durante le procedure per l’iscrizione di quel ragazzo in questa scuola non sia stata data maggiore considerazione al fatto che la Beecher Prep non ha un programma per l’integrazione scolastica. Ci sono parecchi genitori – me compresa – che si interrogano sulla decisione di ammettere quel ragazzo nella nostra scuola. Da ultimo, mi preoccupa il fatto che il ragazzo non sia stato sottoposto alle stesse procedure di iscrizione severe (vedi colloquio di ammissione) richieste a tutti gli altri studenti in arrivo alla scuola media. Cordialità, Melissa Perper Albans5

4. ardui fardelli: diffi-

cili, faticosi pesi. 5. Melissa Perper Albans: madre di Julian. 6. concerne: riguarda. 7. ovvie: evidenti, scon-

350

tate.

A:

melissa.albansrmail.com

Da:

lKiapbeecherschool.edu

Cc:

johnwillphillipsacademy.edu; amandawillcopperbeech.org

Oggetto:

Jack Will

Gentile signora Albans, grazie per la sua e-mail, che mette in luce le sue preoccupazioni. Se non fossi stato convinto che Jack Will era oltremodo dispiaciuto per il suo gesto, stia pur certa che non gli avrei permesso di tornare alla Beecher Prep. Per quanto concerne6 le altre preoccupazioni a riguardo del nuovo alunno, August, consideri, la prego, che non si tratta di un ragazzino con problemi. Non ha disabilità né ritardi cognitivi, perciò non esiste ragione alcuna per cui si debba mettere in discussione la sua ammissione alla Beecher Prep e questo che si tratti di una scuola che preveda l’integrazione o meno. Per quanto riguarda il procedimento di ammissione, sia io sia il coordinatore delle iscrizioni abbiamo ritenuto nostro diritto tenere il colloquio con August fuori sede, a casa sua, per ragioni che mi paiono ovvie7. August è uno studente eccellente, e si è assicurato l’amicizia sincera di alcuni ragazzi davvero in gamba, incluso Jack Will. A inizio anno scolastico, quando ho reclutato alcuni studenti perché costituissero una sorta di «comitato di benvenuto» per August, l’ho fatto pensando a un modo per facilitare il suo inserimento in un ambiente scolastico.


Il diario, la lettera, l’autobiografia 8. empatia: capaci-

tà di comprendere in modo immediato i pensieri e gli stati d’animo di un’altra persona. 9. parcella: conto, remunerazione corrisposta a un libero professionista per l’attività svolta.

Non ho affatto pensato, chiedendo a questi ragazzi di essere particolarmente accoglienti con un nuovo studente, di caricarli di alcun «gravoso fardello» o «prova». Al contrario, ho creduto che avrei insegnato loro una cosa o due a proposito di valori come empatia8, amicizia e lealtà. Come si è poi appreso, Jack Will non aveva alcun bisogno di apprendere alcuna di queste virtù: le possedeva già in abbondanza. Grazie ancora per essersi messa in contatto con me. Cordiali saluti, Lawrence Kiap

A:

melissa.albansrmail.com

Da:

johnwillphillipsacademy.edu

Cc:

lKiapbeecherschool.edu; amandawillcopperbeech.org

Oggetto:

Jack Will

Ciao Melissa, grazie per essere stata così comprensiva riguardo l’incidente di Jack. Come sai, è molto dispiaciuto per il suo gesto. Spero vorrai accettare la nostra offerta di pagare la parcella9 del dentista di Julian. Siamo molto commossi per la tua preoccupazione a proposito dell’amicizia di Jack con August. Sappi, ti prego, che abbiamo chiesto a Jack se avesse mai avvertito una pressione eccessiva su questa faccenda e la sua risposta è stata un «no» molto deciso. Lo diverte la compagnia di August e, a quanto pare, si è fatto un buon amico. Buon anno! John e Amanda Will (da Wonder, Giunti, rid. e adatt.)

351


COMPRENSIONE 1 Rispondi alle seguenti domande relative alla e-mail della madre di Julian al preside della scuola. a. La madre di Julian come giudica la decisione del preside di riammettere Jack a scuola dopo una sospensione di appena due giorni? La madre di Julian condivide la decisione di riammettere il ragazzo dopo la breve sospensione, perché un’espulsione definitiva non sarebbe stata appropriata in quella situazione.

b. Secondo la madre di Julian, quale potrebbe essere stata la causa del comportamento violento di Jack? La causa di tale comportamento potrebbe essere stata la richiesta di fare amicizia con August, che lei considera un ragazzo difficile.

c. Riguardo all’iscrizione di August alla Beecher Prep, che cosa l’ha irritata e quale fatto la preoccupa? L’ha irritata il fatto che non si sia tenuto conto che la Beecher Prep non ha un programma di integrazione scolastica e la preoccupa il fatto che lo studente non sia stato sottoposto all’esame di ammissione come gli altri.

2 Rispondi alle seguenti domande relative alla e-mail del preside alla madre di Julian. a. Perché il preside ha riammesso Jack a scuola? Perché il preside è convinto che Jack sia molto dispiaciuto per il gesto compiuto.

b. Perché non si deve mettere in discussione l’ammissione di August alla Beecher Prep? L’ammissione di August non deve essere messa in discussione perché il ragazzo non ha disabilità né ritardi cognitivi, quindi non è rilevante che la Beecher Prep non abbia un programma di integrazione scolastica; inoltre, anche August è stato sottoposto all’esame di ammissione che, però, si è tenuto a casa sua.

c. Con quale finalità il preside ha favorito la costituzione di un «comitato di benvenuto» per August? Attraverso il «comitato di benvenuto» il preside ha pensato di facilitare l’inserimento di August nell’ambiente scolastico e di insegnare agli altri studenti l’importanza di valori come l’empatia, l’amicizia e la lealtà.

3 Rispondi alle seguenti domande relative alla e-mail dei genitori di Jack alla madre di Julian. a. Perché, innanzitutto, i genitori di Jack ringraziano la madre di Julian? I genitori di Jack ringraziano la madre di Julian per essere stata comprensiva riguardo a quanto accaduto.

b. Si augurano che venga accettata la loro offerta. Quale? Si augurano che i genitori di Julian accettino la loro offerta di pagare la parcella del dentista.

c. A quale domanda dei suoi genitori Jack ha risposto con un «no» molto deciso? Jack ha risposto con un «no» molto deciso quando i genitori gli hanno chiesto se avesse mai avvertito una pressione eccessiva perché facesse amicizia con August.

352


Il diario, la lettera, l’autobiografia

ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 In tutte e tre le e-mail il messaggio è stato inviato: A da un mittente a più destinatari B da un mittente a un unico destinatario e in copia per conoscenza ad altre persone

5 Le prime due e-mail presentano le caratteristiche strutturali e linguistiche della lettera formale. Spiega perché. Le prime due e-mail hanno formule di apertura e chiusura formali e un linguaggio curato, inoltre ciascun mittente si rivolge al destinatario con il «lei».

6 La terza e-mail, invece, presenta le caratteristiche strutturali e linguistiche della lettera personale. Spiega perché. La terza e-mail è scritta in un linguaggio più semplice e colloquiale, comprese le formule di apertura e chiusura; i mittenti si rivolgono alla destinataria con il «tu».

LESSICO 7 Per ciascuna delle seguenti parole, tratte dal testo, scrivi un sinonimo. Risposte possibili a. dispiacere

rammarico

c. inserimento

inclusione

b. impiccio

fastidio

d. accoglienti

ospitali

8 Per ciascuna delle seguenti parole, tratte dal testo, scrivi un contrario. a. eccessivo

equilibrato

c. facilitare

complicare

b. integrazione

emarginazione

d. risposta

domanda

GRAMMATICA 9 In quali delle seguenti frasi, tratte dal testo, non è presente un complemento di causa? A «... Jack Will era oltremodo dispiaciuto per il suo gesto» B «... la Beecher Prep non ha un programma per l’integrazione scolastica» C «Siamo molto commossi per la tua preoccupazione...» D «... colpire un ragazzo sia una ragione valida per un’espulsione definitiva...»

PRODUZIONE SCRITTA 10

Immagina di essere Jack e scrivi una e-mail a Julian sia per chiedergli scusa di avergli tirato un pugno, sia per fargli capire che è vergognoso deridere e offendere August per il suo aspetto, sia per convincerlo che frequentare August, facilitando il suo inserimento scolastico, non deve assolutamente essere considerato «un impiccio» o «un grosso fardello». Risposta soggettiva SCRIVERE UNA E-MAIL

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi relativi alla lettera: S. Plath, Appuntamento fortunato; R. Klein, I neonati non mi piacciono; M. Lombardo Radice – L. Ravera, Ti ho amato teneramente; L. Meter, Barbara mia piccola cara; C. Pavese, Sono arrivato a Brancaleone; R. Fisher, Il senso della vita

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VERSIONE INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE Alberto Pellai Medico italiano e psicoterapeuta dell’età evolutiva, 1964

Caro bambino, ce la faremo

Ascolta l’audio del testo

Stai per leggere una lettera aperta, datata 24 febbraio 2020, dello psicoterapeuta Alberto Pellai. In quel mese, allo scopo di evitare il diffondersi del coronavirus e tenuto conto dell’incremento dei casi sul territorio nazionale, in particolare nelle regioni del Nord Italia, il Consiglio dei Ministri approvò un decreto-legge che introdusse misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Le scuole furono chiuse, le gite annullate, le attività collettive sospese. Niente cinema, teatri, bar, discoteche. In seguito a questi provvedimenti straordinari la paura era dilagata tra persone di ogni età, in particolare tra i bambini e le bambine. E così Pellai ha scritto loro una lettera per tranquillizzarli su quanto stava accadendo. Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

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È un virus. È così piccolo che lo si può vedere solo in laboratori speciali con microscopi speciali. Ecco perché ci spaventa tanto. Perché è invisibile a occhio nudo. Da sempre noi esseri viventi abbiamo paura di ciò che ci può fare male e che non si può vedere. Succedeva all’uomo delle caverne che andava a caccia di animali feroci che erano nascosti nelle foreste. Lui non li vedeva e doveva andarli a cercare. Loro stavano appostati in luoghi nascosti e, per non essere uccisi, potevano ucciderlo. È lì che il nostro cervello ha imparato ad accendere l’emozione della paura. Ci ha dotato della capacità di avvertire un pericolo che non si vede. Ci fa sentire l’allarme quando ancora non abbiamo davanti a noi il pericolo. Così siamo più preparati ad affrontarlo quando ci si presenta davanti. La paura è come la sirena dell’ambulanza che suona dentro di te. La senti e ti avverte che qualcosa di grave sta per succedere. Il coronavirus, oggi, fa suonare tutte le sirene d’allarme del mondo. Ne parlano in continuazione alla televisione. Ci sono adulti più tranquilli, altri in ansia, altri molto spaventati: e poi c’è gente con i nervi saldi che sta lavorando giorno e notte per combattere questo rischio. Purtroppo hanno cancellato le gite scolastiche. Non si fanno più gli allenamenti sportivi. Sembra di stare in guerra, ti viene da pensare. E così provi una paura difficile da addomesticare. Non posso togliertela quella paura, ma posso dirti che, mentre è giusto sentire l’allarme per qualcosa che ci minaccia, allo stesso tempo dobbiamo imparare a prendere le cose nella giusta misura e per quello che sono. È vero: il coronavirus è un nuovo agente di infezione che per la prima volta sta colpendo gli esseri umani. Prima era presente solo nel corpo di alcuni animali.


Il diario, la lettera, l’autobiografia

È vero: il coronavirus ha contagiato migliaia di persone in Cina e nel mondo e ora è presente nella nazione in cui vivi anche tu. È vero: ci sono persone infettate dal coronavirus che sono morte. Però è vero anche che tutto il mondo, proprio per impedire che le persone muoiano, oggi si sta dando da fare per evitare che questa infezione si diffonda. È fondamentale perciò che le persone vengano allertate e allarmate. Gli esperti di prevenzione ci dicono di fare poche cose che sono molto importanti: se ti viene da tossire e starnutire, fallo nel cavo del gomito. In questo modo, non solo si riduce il rischio di diffondere il coronavirus, ma qualsiasi altro virus respiratorio. Lavati bene le mani, sopra, sotto e tra le dita, con il sapone liquido, per un tempo di alcune decine di secondi. Usa fazzoletti di carta e cestinali subito dopo. Non metterti le mani in bocca, negli occhi, nel naso (ma questo lo sapevi già!) e non mangiarti le unghie. Anzi tienile corte e curate. Ecco, tutto qui: questo è quello che puoi fare tu in prima persona per far fuori quel mostriciattolo fantasma, chiamato coronavirus. Non si può dire nulla di più. Avere paura oggi è naturale. Siamo spaventati e dobbiamo difenderci da qualcosa che non abbiamo ancora imparato bene a conoscere e affrontare. La paura ci fa vedere tutto buio e cupo. Ma tu non perderti nel buio. Affidati al lavoro di milioni di persone che oggi stanno lavorando e combattendo per vincere la battaglia contro il coronavirus. Impara a immaginarle tutte insieme. Un esercito infinito di milioni di uomini e donne – medici, ricercatori, scienziati, infermieri, forze dell’ordine – contro un invisibile microscopico virus. Ce la faremo, vedrai, ce la faremo. (da www.vanityfair.it, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Perché il coronavirus ci fa molta paura? (1 punto se la risposta è esatta) A Perché è un virus B Perché è visibile solo in certi laboratori C Perché è invisibile e ci può infettare PUNTI ........... /1

2 Quando e in quale circostanza gli esseri umani hanno conosciuto l’emozione della paura? (2 punti se la risposta è esatta) Gli esseri umani hanno conosciuto la paura durante l’epoca delle caverne, quando andavano a caccia di animali feroci nascosti nelle foreste che potevano ucciderli. PUNTI ........... /2

3 Quale importante funzione ha l’emozione della paura? (2 punti se la risposta è esatta) La paura ha la stessa funzione della sirena dell’ambulanza, perché «suona» dentro di noi e ci avvisa che qualcosa di grave sta per accadere. PUNTI ........... /2

355


4 Nei confronti del coronavirus le persone adulte hanno reazioni diverse. Quali? (1 punto per ogni risposta esatta)

A Indifferenza

D Paura

G Determinazione

B Tranquillità

E Inquietudine

H Confusione

C Nervosismo

F Rabbia

I

Disperazione PUNTI ........... /4

5 Sicuramente il coronavirus: (1 punto per ogni risposta esatta) A ha contagiato moltissime persone solo in Cina B è presente in molti Paesi del mondo, compresa l’Italia C può causare la morte della persona contagiata PUNTI ........... /2

6 Dalle regole cui bisogna attenersi per proteggersi dal coronavirus, possiamo dedurre le modalità di trasmissione di questo virus. Quali sono? (2 punti se la risposta è esatta) Il coronavirus si trasmette per via aerea, attraverso starnuti e colpi di tosse e successivo contatto attraverso occhi, naso, bocca. PUNTI ........... /2

7 Che cosa devono fare i bambini e le bambine per non perdersi nel «buio» causato dalla paura? (2 punti se la risposta è esatta) I bambini e le bambine devono fidarsi del lavoro di milioni di persone che stanno combattendo contro il coronavirus e immaginarle tutte insieme, come un grande esercito contro un minuscolo virus. PUNTI ........... /2

ANALISI E INTERPRETAZIONE 8 Chi è il mittente di questa lettera aperta? (1 punto se la risposta è esatta) Il mittente della lettera è Alberto Pellai, medico italiano e psicoterapeuta dell’età evolutiva. PUNTI ........... /1

9 Chi è il destinatario della lettera? (1 punto se la risposta è esatta) A Un solo bambino B Tutti i bambini e le bambine C La figlia del mittente PUNTI ........... /1

10 Qual è lo scopo principale della lettera? (1 punto se la risposta è esatta) A Spiegare ai bambini e alle bambine che cosa devono fare per difendersi dal coronavirus B Fornire informazioni riguardo all’emozione della paura C Avvertire che sarà difficile sconfiggere il coronavirus perché non si sa come affrontarlo D Spiegare ai bambini e alle bambine che cos’è il coronavirus e invitarli ad avere fiducia

nel lavoro delle persone impegnate a debellare questo virus

356

PUNTI ........... /1


Il diario, la lettera, l’autobiografia 11 Come definiresti il testo di questa lettera aperta? (2 punti se la risposta è esatta) A Espositivo-argomentativo

C Narrativo-descrittivo

B Prevalentemente regolativo

D Espositivo-descrittivo PUNTI ........... /2

12 Indica se le seguenti affermazioni, relative a questa lettera aperta, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. La forma è curata e corretta come quella della lettera formale.

V

F

b. Il tono di fondo della lettera è distaccato, privo di partecipazione affettiva.

V

F

c. Il tono di fondo della lettera è simile a quello della lettera personale in quanto il mittente mostra un certo coinvolgimento emotivo nei confronti dell’argomento trattato.

V

F

d. Il linguaggio della lettera è per lo più ricercato, di registro alto e con un lessico specialistico.

V

F

e. Il linguaggio della lettera è colloquiale ma con un lessico appropriato.

V

F

PUNTI ........... /5

LESSICO E GRAMMATICA 13 Che cosa significa l’espressione «gente con i nervi saldi» tratta dal testo? (2 punti se la risposta è esatta)

Persone che si sanno controllare in ogni situazione, che sanno mantenere la calma. PUNTI ........... /2

14 In quale delle seguenti frasi, tratte dal testo, il predicato verbale è costituito da un verbo intransitivo? (1 punto se la risposta è esatta) A «Purtroppo hanno cancellato le gite scolastiche» B «Usa fazzoletti di carta» C «Ne parlano in continuazione alla televisione» PUNTI ........... /1

AUTOVALUTAZIONE ■

Il testo mi è sembrato: facile

difficile

di media difficoltà

difficili

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande relative a: comprensione

di media difficoltà

Gli esercizi mi sono sembrati complessivamente: facili

PUNTEGGIO TOTALE .......... /28

analisi e interpretazione

lessico e grammatica

Se hai ottenuto un punteggio inferiore a 17, svolgi Attività di Recupero.

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LABORATORIO

SVILUPPO DELLE COMPETENZE SCRIVERE SCRIVERE UNA LETTERA PERSONALE 1 A tua scelta o su indicazione dell’insegnante, scrivi qualcuna delle seguenti lettere personali avendo cura di rispettare le caratteristiche strutturali e linguistiche proprie della lettera personale. Risposta soggettiva a. Scrivi una lettera a tuo padre o a tua madre per chiarire un malinteso, un’incomprensione che c’è stata fra di voi. b. Scrivi una lettera ai tuoi genitori, che si trovano all’estero per motivi di lavoro, per informarli sul tuo rendimento scolastico e per chiedere loro consigli su come superare alcune tue eventuali difficoltà. c. Scrivi una lettera ai nonni lontani per dare notizie di te e degli altri membri della tua famiglia e per informarli del tuo desiderio di trascorrere alcuni giorni a casa loro. d. Scrivi una lettera a una persona della tua famiglia (cugino/a, zio/a...) per ringraziarla di un regalo che hai ricevuto e che desideravi da moltissimo tempo. e. Scrivi una lettera al tuo amico o alla tua amica del cuore per sfogarti in tutta libertà, raccontando i tuoi problemi e chiedendo consigli. f.

Scrivi una lettera a un amico o a un’amica che vive lontano e racconta un fatto eccezionale che ti è accaduto.

g. Scrivi una lettera a un’amica che vive lontano e raccontale un’attività didattica particolarmente interessante (ricerca, viaggio di istruzione, spettacolo teatrale...) che hai svolto di recente. h. Scrivi una lettera a un amico che vive lontano per informarlo di come trascorri il tuo tempo libero, se pratichi uno sport, quale e perché. i.

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Scrivi una lettera a un ex compagno o a una ex compagna di scuola per chiedere informazioni circa la nuova scuola che frequenta, i suoi nuovi insegnanti e i suoi nuovi compagni di classe.


SCRIVERE UNA LETTERA PERSONALE DI INVENZIONE 2 Immagina che la donna raffigurata nel primo dipinto stia scrivendo una lettera all’uomo raffigurato nel secondo dipinto, che l’ha ricevuta e la sta leggendo. L’uomo e la donna sono sposati, fidanzati, fratelli, parenti, amici? Qual è il contenuto della lettera? Qual è lo scopo, il motivo per cui la donna ha sentito l’esigenza di mettersi in contatto con l’uomo? Stabiliscili tu nella tua lettera personale di invenzione. Risposta soggettiva

▲ Edmund Blair Leighton, Pensieri vaganti, 1913.

LABORATORIO COMPETENZE

Il diario, la lettera, l’autobiografia

▲ Duncan Grant, Paul Roche, 1964.

SCRIVERE UNA LETTERA FORMALE 3 A tua scelta o su indicazione dell’insegnante, scrivi una delle seguenti lettere formali avendo cura di rispettare le caratteristiche strutturali e linguistiche della lettera formale. Attenzione! In base ai rapporti esistenti con il destinatario, puoi usare: Risposta soggettiva ■

come formula di apertura: Gentile signore, Gentilissima signora, Egregio dottor, Gentile dottoressa, Gentile professor, Gentilissima professoressa...

come formula di chiusura: Cordiali saluti, Distinti saluti...

a. Scrivi una lettera a un tuo maestro o a una tua maestra della scuola primaria, per fornire informazioni circa la tua attuale situazione scolastica e chiedere consigli. b. Scrivi una lettera a un tuo ex professore o a una tua ex professoressa, che ora lavora in un’altra scuola, per porgere i tuoi saluti e comunicare che il suo ricordo ti fa provare molta nostalgia. c. Un tuo professore o una tua professoressa assegna troppi compiti a casa e tutti gli alunni e le alunne si lamentano. Scrivi una lettera esponendo al professore o alla professoressa il problema, con la preghiera di tenere in considerazione la vostra richiesta. d. Scrivi una lettera al dirigente o alla dirigente della scuola per segnalare alcuni episodi di bullismo e per chiedere un intervento urgente da parte sua. e. Scrivi una lettera al sindaco o alla sindaca del luogo in cui vivi per chiedere di incrementare le strutture sportive a favore della salute dei ragazzi e delle ragazze. f.

Scrivi una lettera al direttore o alla direttrice della rivista che ricevi in abbonamento per chiedere spiegazioni relative alla mancata consegna degli ultimi due numeri.

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SCRIVERE UNA LETTERA FORMALE DI INVENZIONE, DATO UN MODELLO 4 Leggi la seguente lettera formale di invenzione.

Lettera di un ragno al suo padrone di casa Egregio signore, sono un vecchio ragno e sono vissuto finora proprio alle sue spalle, dietro il busto di gesso di questo strano personaggio con due facce che mi sembra si chiami il Dio Giano. Però non è del Dio Giano che voglio parlarle, ma della mia vecchia e povera persona. Ero un bel ragno grasso e nero ai miei tempi, ma sono stato ridotto così dalle continue battaglie che ho dovuto sostenere con sua moglie che ogni mattina distruggeva con un solo colpo di scopa le mie pazienti creazioni nel campo della tessitura. Se lei fosse un pescatore e un pescecane le distruggesse tutte le mattine la rete, come farebbe a vivere? Con questo, non voglio paragonare la sua signora a un pescecane. Ma insomma, mi sono dovuto ridurre a dare la caccia ai moscerini in libreria, e mi sono accampato in un piccolo rifugio, dietro la testa del Dio Giano, che non se ne lamenta troppo. Così sono invecchiato. Le mosche sono sempre più rare, con tutti gli insetticidi che hanno inventato. Vorrei pregare la sua signora di lasciarne vivere almeno due o tre a settimana, di non farle morire proprio tutte. Ma so che questo è impossibile: la sua signora odia le mosche perché le sporcano la tovaglia e i vetri delle finestre. Perciò ho deciso di lasciare questa casa e di trasferirmi in campagna. Là, forse, troverò da vivere. Me ne vado senza malinconia, ma mi sarebbe sembrato di farle un dispetto e di mancarle di cortesia andandomene senza salutare. Suo devotissimo Ragno Ottozampe (da G. Rodari, Prime fiabe e filastrocche, Einaudi Ragazzi, rid.)

Ora, prendendo come modello la lettera che ti abbiamo proposto, scrivi una lettera di invenzione di tipo formale. Ti suggeriamo alcuni possibili mittenti e destinatari. Decidi tu lo scopo della tua lettera. Risposta soggettiva ■

Un cellulare scrive al suo proprietario o alla sua proprietaria.

Paperino scrive al suo creatore Walt Disney.

Il ciclope Polifemo scrive all’eroe greco Ulisse.

Il giovane mago Harry Potter scrive alla scrittrice J.K. Rowling, che l’ha reso celebre grazie a una serie di romanzi fantasy.

SCRIVERE UNA LETTERA APERTA 5 Scrivi una lettera aperta al direttore o alla direttrice di un giornale per sensibilizzare il pubblico su una problematica di interesse generale. La tua lettera aperta dovrà presentare caratteristiche strutturali e linguistiche simili a quelle della lettera formale. Ti suggeriamo alcuni motivi per cui scrivere la tua lettera aperta:

360

Risposta soggettiva

denunciare situazioni, fatti, episodi di inciviltà e maleducazione;

proporre soluzioni in relazione a determinati problemi;

protestare contro la trasformazione di aree verdi in parcheggi;

chiedere più piste ciclabili contro l’inquinamento;

informare di una propria esperienza di vita affinché risulti utile alla collettività.


TRASFORMARE UNA E-MAIL IN UNA LETTERA PERSONALE 6 Trasforma la seguente e-mail in una lettera personale ampliandola e rispettando, nella stesura, le caratteristiche strutturali e linguistiche della lettera personale. Risposta soggettiva A:

daianatos@epis.it

Cc: Ccn: Felicità

Cara Daiana, come sono :-)))! Quando ho trovato il tuo messaggio quasi non ci credevo, per cui ti rispondo subito subito. È che di solito le amiche che ti fai in vacanza il giorno della partenza giurano con le lacrime agli occhi: ti scrivo, ti scrivo, ti scrivo, e si segnano l’e-mail sull’agendina del cuore e poi... ciao! Qualcuna mi telefona, ogni tanto, oppure mi manda una cartolina, tutte cose carine, però a me piace l’idea della posta elettronica, mi fa sentire così... tecnologica. Se mio fratello è andato agli allenamenti di basket o è in giro in bicicletta con gli amici, io prendo possesso del computer, entro in Rete e con il cuore in gola controllo se c’è posta. Ma tutte le volte è una delusione. Insomma, per farla breve: mentre mia sorella riceve un mare di posta che nemmeno si merita e mio fratello messaggi di cui non gli interessa nulla, io mi rodo d’invidia. Cioè: mi rodevo d’invidia, perché adesso ci sei tu. Tua Carla.

LABORATORIO COMPETENZE

Il diario, la lettera, l’autobiografia

P.S. Com’è andata l’interrogazione di storia? P.S. del P.S. Non è che mi mandi una foto con il tuo nuovo taglio di capelli?

(da A. Lavatelli – A. Vivarelli, Cara C@rla tua Daian@, Mondadori Libri S.p.A. per Piemme, rid. e adatt.)

TRASFORMARE UNA LETTERA IN UNA E-MAIL 7 Nella seguente lettera, informale e formale nello stesso tempo, lo scrittore Cesare Pavese (1908-1950) si rivolge all’amica Fernanda Pivano offrendole aiuti, incoraggiamenti, consigli di vita. Trasforma la lettera in una e-mail, riducendone il testo e mantenendone le caratteristiche linguistiche. Ricorda di inserire nell’intestazione un indirizzo e-mail inventato della destinataria, cioè di Fernanda Pivano cui è indirizzata la e-mail, e l’oggetto, cioè l’indicazione chiara e sintetica del contenuto del messaggio. Risposta soggettiva

A Fernanda Pivano, Mondovì Breo. [Roma], domenica 30 [maggio 1943] 1

Cara Fern , la Sua lettera mi ha molto commosso e se potessi prenderei subito il treno per provarLe che non è vero che la circondino il gelo e l’ostilità. Ma non capisco perché si trovi tanto male proprio adesso che sa di poter lavorare nove ore al giorno e quindi pressoché mantenersi. Non ha sempre aspirato all’indipendenza? Cara Fern, la solitudine che Lei sente si cura andando verso la gente e «donando» invece di «ricevere». Lei deve imparare a esistere, non solo per Sé ma anche per gli altri. È solo chi vuole esserlo, se ne ricordi bene. E questo è tutto. Coraggio e arrivederci. Pavese (da C. Pavese, Lettere 1924-1944, Einaudi, rid.) 1. Fern: diminutivo di Fernanda.

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I TIPI DI TESTO

I TESTI ESPRESSIVO-EMOTIVI

L’autobiografia • Ascolta l’audio della scheda

• FLIPPED CLASSROOM A CASA - Guarda la videolezione - Compila il test di verifica della videolezione - Scopri i testi proposti e le attività individuali

IN CLASSE - Svolgete le attività cooperative - Mettete alla prova le vostre competenze, svolgendo il compito di realtà

DDI

CHE COS’È L’AUTOBIOGRAFIA L’autobiografia è il racconto che una persona, generalmente famosa, fa della propria vita o di alcuni episodi di essa ritenuti particolarmente importanti e significativi. La parola «autobiografia» deriva, infatti, da tre termini greci: autós = se stesso, bíos = vita, graphía = scrittura, che significano appunto «racconto scritto della propria vita». Ti presentiamo la pagina iniziale dell’autobiografia della scrittrice francese Simone de Beauvoir (1908-1986).

Sono nata il 9 gennaio 1908 Sono nata il 9 gennaio 1908, alle quattro del mattino, in una stanza dai mobili laccati in bianco che dava sul boulevard Raspail. Mio padre aveva trent’anni, mia madre ventuno, e io ero la loro primogenita. Dei miei primi anni non ritrovo che un’impressione confusa: l’appartamento era rosso, rossa la moquette, la sala da pranzo, le tende di velluto nello studio di papà; io m’accovacciavo sotto la scrivania e il rosso della moquette mi feriva gli occhi. La sicurezza quotidiana la dovetti a Louise. Era lei che mi vestiva al mattino, mi spogliava la sera, e dormiva con me, nella stessa stanza. Non alzava mai la voce, non mi rimproverava mai senza ragione. La sua presenza mi era necessaria e mi pareva naturale quanto la terra su cui posavo i piedi. Mia madre m’ispirava sentimenti amorosi; m’installavo sulle sue ginocchia, nella profumata dolcezza delle sue braccia, coprivo di baci la sua pelle di giovane donna; a volte, la notte, appariva accanto al mio letto, bella come un’immagine. Quando era arrabbiata mi faceva gli «occhiacci»; avevo un gran timore di quel lampo burrascoso che le imbruttiva il volto; avevo bisogno del suo sorriso. Quanto a mio padre, lo vedevo poco. Usciva tutte le mattine portando sotto il braccio una cartella piena di cose intoccabili. Non aveva barba né baffi, i suoi occhi erano azzurri e allegri. Quando rientrava, la sera, portava alla mamma delle violette, si baciavano e ridevano. Papà rideva anche con me. Mi divertiva, ed ero contenta quando s’occupava di me, ma nella mia vita non aveva una parte ben definita. (da S. de Beauvoir, Memorie d’una ragazza perbene, Einaudi, rid. e adatt.)

362


Il diario, la lettera, l’autobiografia

LE CARATTERISTICHE DELL’AUTOBIOGRAFIA Le principali caratteristiche dell’autobiografia sono le seguenti. ■

L’autore dell’autobiografia ne è anche il protagonista.

La narrazione è in prima persona singolare, in quanto autore e narratore coincidono.

L’autore riporta fatti, episodi della sua vita accaduti realmente, anche se logicamente filtrati attraverso il suo punto di vista.

L’autore registra sensazioni, riflessioni, stati d’animo provati sia al momento dell’accadere dei fatti sia al momento della stesura dell’autobiografia, filtrati a distanza di anni attraverso l’esperienza e la maturità raggiunte. Accanto alla narrazione, alle sequenze narrative, si trovano pertanto spesso delle sequenze riflessive.

I fatti narrati seguono generalmente un ordine logico-cronologico. A volte, nel raccontare determinati fatti, possono emergere ulteriori ricordi che vengono presentati mediante la tecnica del flashback (termine inglese che significa «lampo all’indietro» e che consiste nell’interrompere il racconto per narrare fatti, episodi accaduti in precedenza e la cui conoscenza è indispensabile per la comprensione della vicenda). A volte può succedere che la narrazione venga interrotta da anticipazioni di eventi che accadranno successivamente.

Personaggi, luoghi e ambienti sono descritti in modo ampio, articolato e dettagliato: l’autore, infatti, non narra per sé, ma per gli altri, per il pubblico cui le pagine autobiografiche sono destinate. Accanto alla narrazione, si trovano pertanto numerose sequenze descrittive.

Il tempo verbale prevalente è il passato, in quanto è intercorso molto tempo fra l’accadere dei fatti e la loro narrazione. A volte, viene usato anche il presente storico. Nelle sequenze riflessive, invece, si ricorre normalmente al presente.

Il linguaggio usato è prevalentemente formale, letterario, con ampio ricorso al dialogo (sequenze dialogiche) per rendere più vivace la narrazione.

PERCHÉ SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA Chi scrive un’autobiografia desidera soprattutto, «raccontando di sé», cioè ripercorrendo in età matura le fasi più significative della propria esistenza (infanzia, adolescenza, giovinezza), riflettere su di sé, sulle scelte di vita compiute che possono aver inciso sul carattere o sui comportamenti dell’età adulta. In tal senso l’autobiografia assume il valore di un «bilancio» della propria vita, utile sia per l’autore stesso sia per il pubblico cui è destinata. Il lettore, infatti, attraverso l’autobiografia, può conoscere meglio l’autore protagonista, capire mediante la sua testimonianza il senso delle scelte da lui o da lei compiute, nonché, attraverso un processo di immedesimazione, ricavare utili insegnamenti per la propria vita. A volte l’autobiografia può essere scritta con l’intenzione di trasmettere, attraverso la narrazione delle proprie esperienze di vita, le proprie convinzioni di natura sociale o storica o politica. A volte ancora l’autobiografia può essere scritta per far conoscere, oltre agli eventi privati, avvenimenti pubblici, storici importanti di cui si è stati testimoni.

363


L’autobiografia nel tempo L’AUTOBIOGRAFIA NELL’ANTICHITÀ Il più antico esempio di autobiografia risale al X secolo a.C. ed è attribuito all’autore egizio di un testo intitolato Le avventure di Sinuhe in cui vengono narrate, in forma autobiografica, le peripezie di Sinuhe, un servitore del faraone. È però nella tradizione letteraria latina e cristiana che l’autobiografia affonda le proprie radici: il primo grande modello di racconto autobiografico è costituito, infatti, dalle Confessioni di Sant’Agostino (354-430 d.C.).

L’AUTOBIOGRAFIA DAL CINQUECENTO ALL’OTTOCENTO In età rinascimentale iniziano a diffondersi numerose forme di scrittura autobiografica legate a varie esperienze intellettuali o mercantili o all’attività di artisti figurativi che, nei loro scritti, raccolgono riflessioni di carattere tecnico, appunti di lavoro, annotazioni sui rapporti con i committenti. Ne è un esempio Vita dello scultore fiorentino Benvenuto Cellini (1500-1571). Nel Settecento e nell’Ottocento il genere autobiografico si sviluppa ulteriormente. Ricordiamo, in particolare, Mémoires (scritte in francese) del commediografo veneziano Carlo Goldoni (1707-1793). Ma l’opera che per prima presenta le caratteristiche principali dell’autobiografia è Le confessioni del filosofo e scrittore svizzero Jean-Jacques Rousseau (1712-1778). Quest’opera dà impulso a tutta una produzione autobiografica incentrata sulla ricostruzione del passato individuale, sul recupero del periodo dell’infanzia e sul tema della memoria.

L’AUTOBIOGRAFIA NEL NOVECENTO E CONTEMPORANEA Tra le opere autobiografiche del Novecento e dell’età contemporanea, ricordiamo, in particolare:

364

Memorie d’una ragazza perbene della scrittrice francese Simone de Beauvoir (1908-1986);

Boy dello scrittore inglese Roald Dahl (1916-1990);

Lessico famigliare della scrittrice italiana Natalia Ginzburg (1916-1991);

La lingua salvata dello scrittore bulgaro, naturalizzato britannico, Elias Canetti (1905-1994);

La mia vita in bicicletta dell’astrofisica italiana Margherita Hack (1922-2013);

Lungo cammino verso la libertà del politico e attivista sudafricano Nelson Mandela (1918-2013), primo presidente nero del Sudafrica dopo la fine dell’apartheid, cioè della politica di discriminazione razziale perseguita dalle minoranze bianche ai danni dei nativi neri.


L’AUTOBIOGRAFIA

CHE COS’È

Accedi alla mappa personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo

È il racconto che una persona, generalmente famosa, fa della propria vita o di alcuni episodi di essa ritenuti particolarmente importanti e significativi

PIÙ FACILE

MAPPA DELLE CONOSCENZE

◾ Narrazione

CARATTERISTICHE

in prima persona: l’autore dell’autobiografia ne è anche il protagonista ◾ Fatti accaduti realmente, sensazioni, riflessioni e stati d’animo filtrati dal punto di vista dell’autore (sequenze narrative e riflessive) ◾ Fatti narrati secondo un ordine logico-cronologico. A volte la narrazione è interrotta da flashback o da anticipazioni ◾ Descrizioni ampie e dettagliate di personaggi, luoghi e ambienti (sequenze descrittive) ◾ Tempo verbale al passato ◾ Linguaggio formale, letterario ◾ Presenza di dialoghi (sequenze dialogiche)

◾ Riflettere

su di sé le proprie convinzioni di natura sociale, storica e politica ◾ Far conoscere eventi pubblici importanti di cui si è stati testimoni ◾ Trasmettere

SCOPI

365


VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

VERSIONE INTERATTIVA

1 Quale dei seguenti brevi testi appartiene al genere autobiografico? Indicalo e motiva la tua scelta. (4 punti se la risposta è esatta)

Mi sento un po’ stanco e non posso scriverti molto. Tu scrivimi sempre e di tutto ciò che ti interessa nella scuola. Io penso che la storia ti piaccia, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi, non può non piacerti più di ogni altra cosa. Ma è così?

A

(da A. Gramsci, L’albero del riccio, Editori Riuniti, rid.)

Benché la guerra fosse finita già da qualche tempo, certi prodotti alimentari non volevano ricomparire sul mercato, o ricomparivano a prezzi inaccessibili. Tuttavia, faticosamente, ci si avviava alla normalità. Fu in quel periodo di ristrettezze e speranze di vicina prosperità che i miei genitori decisero di andare a fare una scampagnata con una famiglia di amici che avevano dei ragazzi della nostra età. Ogni famiglia avrebbe contribuito con un piatto a sorpresa.

B

(da L. Mancinelli, Andante con tenerezza, Einaudi, rid.)

Sì, finalmente mi trovo in questa capitale del mondo! Ho pressoché sorvolato le montagne tirolesi; ho visitato bene Verona, Vicenza, Padova e Venezia, di sfuggita Ferrara e Bologna, e Firenze, si può dire, non l’ho veduta. L’ansia di giungere a Roma era così grande, aumentava tanto di momento in momento, che non avevo tregua, e sostai a Firenze solo tre ore.

C

(da J.W. Goethe, Viaggio in Italia, A. Mondadori, rid.) ■

Testo A

B

C perché l’autrice racconta in prima persona un episodio della sua vita per far

conoscere la situazione del dopoguerra, di cui è stata testimone. PUNTI ........... /4

2 Indica se le seguenti affermazioni, relative all’autobiografia, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. Autobiografia significa «racconto della propria vita».

V

F

b. L’autobiografia è una forma di scrittura privata, non destinata alla pubblicazione.

V

F

c. Di solito chi scrive un’autobiografia racconta solo l’infanzia e l’adolescenza.

V

F

d. L’autobiografia può costituire un prezioso documento per la ricostruzione di un determinato periodo storico.

V

F

e. A volte l’autobiografia può essere scritta con lo scopo di esporre le proprie idee, convinzioni di tipo storico, sociale, politico.

V

F

V

F

f.

366

Gli eventi narrati sono filtrati dal punto di vista dell’autore.

PUNTI ........... /6


Il diario, la lettera, l’autobiografia 3 Completa le seguenti frasi relative alle principali caratteristiche strutturali e linguistiche dell’autobiografia. (1 punto per ogni risposta esatta) a. La narrazione avviene in

persona singolare in quanto autore,

prima

e protagonista coincidono.

narratore

b. Gli eventi vengono raccontati in ordine di

e di

flashback

anticipazioni

logico-cronologico

.

c. Il tempo verbale prevalente è il passato perché e la loro narrazione

con l’inserimento a volte

è trascorso molto tempo tra i fatti

.

d. Il linguaggio usato è prevalentemente

formale e letterario

. PUNTI ........... /7

4 Completa le seguenti frasi relative alle sequenze presenti in un’autobiografia. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. Sequenze narrative, in cui l’autore riporta

fatti ed episodi realmente accaduti .

b. Sequenze descrittive, in cui l’autore descrive in modo personaggi, luoghi e

ambienti

.

c. Sequenze riflessive, in cui l’autore riporta provato

ampio e dettagliato

nel momento dei fatti e nel momento della scrittura dell’autobiografia

d. Sequenze dialogiche, in cui l’autore riporta vivacizzare la

narrazione

che ha

riflessioni e stati d’animo dialoghi

.

fra i personaggi allo scopo di

. PUNTI ........... /7

5 Indica se le seguenti affermazioni, relative all’«autobiografia nel tempo», sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. Il testo egiziano Le avventure di Sinuhe è la più antica autobiografia a noi pervenuta.

V

F

b. Le prime opere autobiografiche iniziano a diffondersi nel Settecento.

V

F

c. Jean-Jacques Rousseau con le sue Confessioni definisce le caratteristiche principali del genere autobiografico.

V

F

d. Nel Novecento e in età contemporanea hanno pubblicato la loro autobiografia anche personalità della scienza e della politica.

V

F

PUNTI ........... /4

AUTOVALUTAZIONE ■

PUNTEGGIO TOTALE .......... /28

La verifica mi è sembrata complessivamente: facile

di media difficoltà

difficile

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande

In base al mio punteggio totale, posso affermare di conoscere le caratteristiche dell’autobiografia: poco

abbastanza

bene

Per migliorare il mio risultato, devo ripassare questi argomenti:

367


PIÙ FACILE

Janna Carioli Scrittrice e autrice italiana di programmi radiofonici e televisivi, 1944

1. cof: sigla della

ditta «Cavazzoni Orlando e Fratello», attiva a Bologna dal 1952 al 1991.

Vacanze estive in colonia

Ascolta l’audio del testo

L’autrice, in questa sua autobiografia, racconta la fortuna di essere figlia di una gelataia e ricorda anche le vacanze estive che, da bambina, doveva trascorrere in colonia al mare. Si sofferma, in particolare, sulla terribile visita medica che avveniva un mese prima della partenza per la colonia. Per una bambina essere figlia di una gelataia è una gran fortuna. Avevo il permesso di mangiare due gelati al giorno e, non appena mia madre girava l’occhio, ne divoravo altri due di nascosto. Niente è più buono del gelato appena fatto. Dolce, cremoso, freddo, si scioglie in bocca lentamente lasciando un senso di benessere che mette di buonumore. La gioia più grande era prepararmi i cremini «personalizzati». Si riempiva uno stampino metallico con il gelato, si infilava il bastoncino, poi si lasciava in freezer per qualche ora, e infine veniva tuffato velocemente nella cioccolata fusa. Quelli che facevo per me, li immergevo tre o quattro volte, formando una crosta di cioccolata spessa un dito. Un giorno, in gelateria, arrivò un tipo con una cassetta frigo a tracolla e propose a mia madre di vendere degli strani gelati di ghiaccio colorato che aveva inventato lui. Era il 1952 e quelli erano i ghiaccioli cof1 , i primi ghiaccioli in assoluto ad apparire in Italia. In poco tempo, tutte le grandi marche di gelati lo copiarono, ma io ricordo bene che fu quell’ometto dalla faccia simpatica e i baffi il primo di tutti a produrre i ghiaccioli. Era bello conoscere le persone che avevano inventato qualcosa.

368

Come dicevo, la vita di figlia di gelataia era una vita felice, salvo il fatto che forse il troppo zucchero mi avrebbe fatta ammalare,


se i miei genitori non mi avessero schiaffato in colonia i tre mesi estivi per tutta la durata della mia infanzia. Il perché era semplice: i gelatai lavorano soprattutto d’estate, perciò i miei genitori non potevano occuparsi di me. Io non sapevo neanche cosa fossero le colonie. Sapevo solo «che si andava al mare» e a me il mare piaceva; dunque, la prima volta che mi mandarono in colonia, riuscirono a imbrogliarmi senza nessuna fatica. «Vedrai come ti divertirai! Ci saranno tanti bambini!» Su questo avevano ragione: eravamo in settecento. Un mese prima della partenza bisognava fare «la visita». Ci trovammo in venti bambine, tutte in fila, davanti alla porta dell’ambulatorio. Dalla stanza uscivano degli strilli che facevano paura. Chiesi a mia mamma perché le bambine che entravano in quella stanza non uscivano più. Il suo «Vedrai che non è niente» riuscì solo ad aumentare il mio senso di allarme. Ogni tanto, qualcuna di noi veniva portata dentro a forza. E gli strilli ricominciavano. Ma che diavolo succedeva in quella stanza? Succedeva che dentro l’ambulatorio facevano l’esame del sangue; poi, ogni bambina, passando in un’altra porta, andava a farsi fare una bella radiografia al torace. Dopo sette anni di colonia, a forza di radiografie al torace, sono praticamente diventata radioattiva, ma che importanza aveva? Il sole e il mare «facevano così tanto bene»! Sempre, prima della partenza, a ogni bambino veniva attribuito un numero che doveva essere cucito su tutti i capi di vestiario. Poi, a seconda del tipo di colonia, era prevista una divisa che serviva soprattutto a identificare i bambini che si allontanavano. Se in spiaggia veniva avvistato un bambino solitario con la maglietta a righe blu, voleva dire che era della colonia «La vela». Se le righe erano rosse, era un bimbo della colonia dei ferrovieri. Se indossava il pagliaccetto, era della colonia del Comune. La divisa che odiavo di più era, appunto, il «pagliaccetto»: una specie di pantaloncino con pettorina e bretelle (modello unico per maschi e femmine), con bottoni in vita ed elastici sotto il sedere, studiato apposta per ritardare la possibilità di tirarsi giù le mutande e fare pipì in fretta.

PIÙ FACILE

Il diario, la lettera, l’autobiografia

369


2. vigilatrici:

donne che svolgono compiti di sorveglianza.

3. rim : sigla di Regolatore Intestinale Murri.

Con l’impiccio delle bretelle e dei bottoni erano più le volte che me la facevo sotto. Per tutti era obbligatorio portare il berrettino di tela bianca con l’aletta che dopo il primo lavaggio diventava una specie di uovo fritto che pendeva sugli occhi. In valigia venivano anche infilate quattro cartoline postali (una per ogni settimana), su cui scrivere «Sto bene» prima di spedire, perché tanto non si poteva dire altro. Le «vigilatrici2» stavano attentissime a quello che noi bambini comunicavamo a casa. Infatti, si poteva scegliere fra: «Sto bene», «Sto molto bene», «Sto benissimo». Le mamme, prima di partire, dentro la sacchetta che conteneva il fazzoletto e la merenda per il viaggio, mettevano anche un quadratino di gelatina zuccherata alla frutta. Era il rim3 , «il dolce purgante che regola l’organismo». Avremmo dovuto mangiarlo solo se si fosse bloccato l’intestino; ma quella specie di caramella gommosa e dolce era per tutti irresistibile e immancabilmente ce la mangiavamo durante il viaggio. Il risultato era che, il giorno dopo l’arrivo, c’erano settecento bambini con la cacarella. La partenza prevedeva i saluti delle mamme e le nostre lacrime. Ci sembrava di partire per la guerra. Sul pullman, mia mamma mi mise a sedere vicino a Roberta, la mia vicina di casa che aveva due anni più di me ed era già stata in colonia. La raccomandazione categorica che mia madre fece a Roberta fu: «Dalle un’occhiata». Il viaggio mi sembrò lunghissimo. Roberta, accanto a me, canticchiò per tutto il tempo una specie di canzone da caserma: Do do do, domani vado a casa... re re re respiro l’aria pura... E io cominciai a contare quanti giorni mancavano al ritorno.

370

(da In colonia, Topipittori, rid. e adatt.)


Il diario, la lettera, l’autobiografia

1 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false. a. La mamma della protagonista è una gelataia. b. La protagonista si prepara dei cremini «personalizzati» con pochissima cioccolata. c. La protagonista, da bambina, trascorre le vacanze estive in colonia. d. I bambini, prima di andare in colonia, devono fare un esame del sangue e una radiografia al torace. e. I bambini di tutte le colonie indossano la stessa divisa. f. Durante il viaggio per la colonia, i bambini mangiano il rim perché è una caramella dolce e gommosa.

V

F

V

F

V

F

V

F

V

F

V

F

PIÙ FACILE

COMPRENSIONE

2 Chi è Roberta e quale raccomandazione le rivolge la madre della protagonista? Roberta è la vicina di casa e la madre della protagonista le chiede di dare «un’occhiata» alla figlia.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 3 Nelle seguenti frasi, relative alla protagonista, cancella l’alternativa errata. a. È una bambina sveglia e spiritosa / immatura e musona. b. Prova rabbia / ammirazione per le persone che inventano qualcosa. c. Della divisa della colonia odia soprattutto il pagliaccetto / berrettino.

4 Completa la tabella, scrivendo quando e dove avvengono i fatti narrati. Fatti narrati

Quando

Nel 1952 L’incontro con il venditore di ghiaccioli

Dove Nella gelateria della mamma

La visita

Prima della partenza per la colonia

In un ambulatorio

La colonia

Durante le estati

Al mare

5 Secondo te, perché le «vigilatrici» della colonia stanno molto attente a quello che i bambini comunicano a casa? A Le vigilatrici non vogliono che i bambini parlino con i genitori delle

attività svolte nella colonia. B Le vigilatrici non vogliono che i bambini riferiscano ai genitori qualcosa di negativo sulla colonia.

6 Secondo te, l’autrice ricorda questi episodi della sua infanzia con un tono: A distaccato, indifferente

C sereno e umoristico

B triste e rassegnato

D pieno di rabbia

371


7 In questo testo prevalgono le sequenze: A narrative e descrittive

C narrative e dialogiche

B riflessive e descrittive

D narrative e riflessive

8 Quali caratteristiche dell’autobiografia sono presenti nel testo? A La narrazione è in terza persona.

C I fatti sono realmente accaduti.

B L’autrice è anche la protagonista.

D I tempi verbali sono al passato.

LESSICO 9 Per ciascuna delle seguenti frasi, indica il sinonimo della parola evidenziata. a. «... se i miei genitori non mi avessero schiaffato in colonia...»: A portato

C accompagnato

B mandato

D buttato

b. «La raccomandazione categorica che mia madre fece a Roberta...»: A gentile C interessata B accorata D indiscutibile

PRODUZIONE SCRITTA 10

RIASSUMERE

Riassumi il testo che hai letto, utilizzando come traccia i titoli delle sequenze, riportati nella tabella. Ricorda che un riassunto non deve mai essere scritto in prima persona. Risposta soggettiva

Sequenze Più gelati al giorno

L’arrivo del venditore di ghiaccioli

Prima della partenza per la colonia: visita medica, divisa obbligatoria e preparativi

La partenza per la colonia e il viaggio sul pullman

372


Natalia Ginzburg Scrittrice italiana, 1916-1991

Il mio mestiere

Ascolta l’audio del testo

In queste sue pagine, la scrittrice Natalia Ginzburg parla del suo «mestiere» di scrittrice e ricorda quando e come ha cominciato a scrivere racconti, il periodo poi della sua vita in cui si è allontanata dalla scrittura e il momento di felicità nel riabbracciare la sua passione con una nuova consapevolezza.

1. mi sono arrabattata: mi sono data da

fare, mi sono arrangiata. 2. c’intessevo: ci costruivo, ci componevo. 3. minuto: piccolo. 4. squadrare: ridurre, perfezionare mediante un lavoro di revisione e correzione. 5. secchi e lucidi:

stringati, chiari e precisi. 6. senza goffaggini: senza grossolanità,

cioè eseguiti con precisione e finezza. 7. tono: stile narrativo.

Il mio mestiere è scrivere delle storie, cose inventate o cose che ricordo della mia vita ma comunque storie. Questo è il mio mestiere, e io lo farò fino alla morte. Sono molto contenta di questo mestiere e non lo cambierei per niente al mondo. Ho capito che era il mio mestiere molto tempo fa. Tra i cinque e i dieci anni ne dubitavo ancora, e un po’ mi immaginavo di poter dipingere, un po’ di conquistare dei paesi a cavallo e un po’ d’inventare delle nuove macchine molto importanti. Ma dopo i dieci anni l’ho saputo sempre, e mi sono arrabattata1 come potevo con romanzi e poesie. La prima storia seria che ho scritto è stato un racconto. Un racconto breve, di cinque o sei pagine: m’è venuto fuori come per miracolo, in una sera, e quando poi sono andata a dormire ero stanca, stordita e stupefatta. Avevo l’impressione che fosse una cosa seria, la prima che avessi mai fatto. Questa volta non era stato un gioco. Questa volta avevo inventato delle persone con dei nomi che non mi sarebbe stato possibile cambiare: niente di loro avrei potuto cambiare e sapevo una quantità di particolari sul loro conto, sapevo com’era stata la loro vita fino al giorno del mio racconto anche se nel racconto non ne avevo parlato perché non era stato necessario. Avevo diciassette anni allora, ed ero stata bocciata in latino, in greco e in matematica. Avevo pianto molto quando l’avevo saputo. Ma adesso che avevo scritto il racconto, sentivo un po’ meno vergogna. Era estate, una notte d’estate. La finestra era aperta sul giardino e farfalle scure volavano intorno alla lampada. Avevo scritto il mio racconto su carta a quadretti e mi ero sentita felice come non m’era mai successo nella mia vita. Ho scritto dei brevi racconti per un certo periodo, un periodo che è durato circa sei anni. Siccome avevo scoperto che esistevano i personaggi, mi pareva che avere un personaggio bastasse a fare un racconto. Così andavo sempre a caccia di personaggi, guardavo la gente in tram e per la strada e quando trovavo una faccia che mi pareva adatta a stare in un racconto, c’intessevo2 intorno una piccola storia. Andavo anche a caccia di particolari sul vestire e l’aspetto delle persone o sugl’interni delle case o sui luoghi; se entravo in una stanza nuova, mi sforzavo di descriverla nel mio pensiero e mi sforzavo di trovare qualche minuto3 particolare che sarebbe stato bene in un racconto. Ero diventata abbastanza brava a squadrare4 un racconto, a soffiarne via tutte le cose inutili, a far cadere i particolari e i discorsi nel momento giusto. Facevo dei racconti secchi e lucidi5, portati avanti bene fino in fondo, senza goffaggini6, senza errori di tono7. 373


8. semolino: mine-

stra semiliquida fatta con la semola, prodotto della macinazione del grano duro, in forma di piccoli granelli, usato nella produzione di paste alimentari. 9. città: Torino, dove l’autrice trascorse l’infanzia e l’adolescenza.

Ma è successo che a un certo punto ero stufa. Le facce delle persone per le strade non mi dicevano più niente d’interessante. Ero stufa di guardare le cose e la gente e di descriverle nel pensiero. Il mondo taceva per me. Non trovavo più parole per descriverlo, non avevo più delle parole che mi dessero molto piacere. Non possedevo più nulla. E poi mi sono nati dei figli e io sul principio quando erano molto piccoli non riuscivo a capire come si facesse a scrivere avendo dei figli. Non capivo come avrei fatto a separarmi da loro per inseguire un tale in un racconto. M’ero messa a disprezzare il mio mestiere. Ne avevo una disperata nostalgia ogni tanto, ma mi sforzavo di disprezzarlo e deriderlo per occuparmi solo dei bambini. Credevo di dover fare così. Mi occupavo della crema di riso e della crema d’orzo e se c’era sole o se non c’era sole e se c’era vento o se non c’era vento per portare i bambini a passeggio. I bambini mi parevano una cosa troppo importante perché ci si potesse perdere dietro a delle stupide storie, stupidi personaggi imbalsamati. Ma avevo una feroce nostalgia e qualche volta di notte mi veniva quasi da piangere a ricordare com’era bello il mio mestiere. Pensavo che l’avrei ritrovato un giorno o l’altro, ma non sapevo quando: pensavo che avrei dovuto aspettare che i miei figli diventassero uomini e andassero via da me. Perché quello che avevo allora per i miei figli era un sentimento che non avevo ancora imparato a dominare. Ma poi ho imparato a poco a poco. Non ci ho messo neppure tanto tempo. Preparavo ancora il sugo di pomodoro e il semolino8, ma pensavo intanto a delle cose da scrivere. Stavamo allora in un paese molto bello, nel sud. Ricordavo le strade della mia città9 e le colline, e quelle strade e quelle colline si univano alle strade e alle colline e ai campi del paese dove stavamo adesso, e ne nasceva una natura nuova, qualcosa che io di nuovo potevo amare. Avevo nostalgia della mia città, e l’amavo molto nel ricordo, e amavo anche il paese dove stavamo adesso, un paese polveroso e bianco nel sole del sud, larghi prati d’erba ispida e arsa si stendevano sotto le mie finestre, e mi soffiava forte in cuore il ricordo dei viali della mia città, dei platani e delle alte case, e tutto questo prendeva a bruciare lietamente dentro di me, e avevo molta voglia di scrivere. Ho scritto un racconto lungo, il più lungo che avessi mai scritto. Ricominciavo a scrivere come uno che non ha scritto mai, e le parole erano come lavate e fresche, tutto era di nuovo come intatto e pieno di sapore e di odore. (da Le piccole virtù, Einaudi, rid.)

374


Il diario, la lettera, l’autobiografia

COMPRENSIONE 1 Quando l’autrice capisce che il suo mestiere è quello di scrivere? Dopo i dieci anni d’età. 2 A quale età l’autrice scrive il suo primo racconto e quali sentimenti, sensazioni prova? A diciassette anni; si sente stanca, stordita e stupefatta, ma con la sensazione di aver fatto una cosa seria.

3 Successivamente al suo primo racconto, l’autrice perfeziona il suo mestiere di scrittrice. In che senso? L’autrice impara a eliminare i dettagli inutili e a inserire quelli importanti e i dialoghi. 4 Perché, a un certo punto, l’autrice si stanca di scrivere racconti? Perché la realtà non le fornisce più spunti interessanti e l’autrice non trova le parole per descriverla.

5 L’autrice, dopo la nascita dei figli, quale sentimento prova per il suo mestiere? A Profondo disprezzo

C Odio inspiegabile

B Amore ancora più profondo

D Disprezzo ma anche grande nostalgia

6 In seguito a quali riflessioni e sensazioni l’autrice ricomincia a scrivere? L’autrice impara a dominare il legame verso i figli, spinta dalla nostalgia per il proprio mestiere.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 7 Indica se le seguenti affermazioni relative alle caratteristiche di queste pagine autobiografiche sono vere o false. a. L’autrice, nel raccontare, segue un ordine cronologico.

V

F

b. L’autrice fa riferimento a un unico e preciso periodo della sua vita.

V

F

c. Fatti, luoghi, sensazioni sono descritti in modo sommario, sbrigativo.

V

F

d. Nel testo prevalgono le sequenze riflessive.

V

F

e. Il linguaggio è formale, letterario.

V

F

8 Il tempo verbale principale del testo è il passato. L’autrice, però, all’inizio, usa il presente. Perché? Perché racconta di come è nata la passione per il suo mestiere, che dura anche nel presente.

LESSICO 9 Spiega quale significato assume la parola «tono», tratta dal testo, nelle seguenti frasi. a. Gli parlò con tono amichevole: intonazione di voce, volume sonoro

Risposte possibili

b. Quella cura mi ha dato tono: stato di benessere, vigore fisico e psichico

GRAMMATICA 10 Nella seguente frase, tratta dal testo, scrivi tra parentesi di che tipo sono i complementi evidenziati. «Facevo dei racconti (

compl. oggetto partitivo

) ... senza goffaggini ( compl. di qualità )...»

PRODUZIONE SCRITTA 11

ARGOMENTARE Quale «mestiere» ti piacerebbe fare da grande e perché? Motiva la tua scelta con appropriate argomentazioni. Risposta soggettiva

375


Nelson Mandela Politico e attivista sudafricano, 1918-2013. È stato presidente del Sudafrica dal 1994 al 1999. Premio Nobel per la pace, 1993

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. processo: il giorno

precedente, il 12 giugno 1964, il tribunale di Pretoria aveva condannato Mandela al carcere a vita. 2. sarcasmo: ironia amara e pungente. 3. bramavo: desideravo ardentemente. 4. enigmaticamente: in modo misterio-

376

so, indecifrabile. 5. clangore: rumore metallico forte e acuto. 6. in sordina: di nascosto, senza clamore.

Da un carcere all’altro

Ascolta l’audio del testo

In queste sue pagine autobiografiche, Nelson Mandela, uomo politico sudafricano universalmente conosciuto per la sua coraggiosa e perseverante lotta contro l’apartheid, racconta l’episodio del suo trasferimento, insieme ad altri sei compagni, dal carcere di Pretoria a un carcere di massima sicurezza sull’isola sudafricana di Robben Island.

A mezzanotte ero sveglio, e guardavo il soffitto rivedendo nella mente le immagini del processo1, quando udii risuonare dei passi nel corridoio. Ero solo nella cella, separato dagli altri. Sentii bussare alla porta e vidi affacciarsi tra le sbarre la faccia del colonnello Aucamp. «Mandela, sei sveglio?» chiese in un rauco sussurro. Subito gli risposi. «Sei fortunato» mi disse. «Stiamo per portarti in un posto dove sarai più libero. Potrai muoverti, vedere il cielo e l’oceano, non solo queste grigie pareti.» Non era sua intenzione fare del sarcasmo2, ma io sapevo che il posto a cui si riferiva non mi avrebbe concesso la libertà che bramavo3. E poi un po’ enigmaticamente4 soggiunse: «Se non combini guai, potrai avere tutto quello che desideri». Aucamp svegliò poi tutti gli altri, che erano riuniti in una sola cella, e ordinò di preparare i bagagli. Un quarto d’ora dopo percorrevamo il labirinto di ferro del carcere di Pretoria, con la serie interminabile di porte metalliche il cui clangore5 ci risuonava nelle orecchie. Una volta fuori, fummo ammanettati tutti e sette, Walter, Raymond, Govan, Kathy, Andrew, Elias e io, e ammucchiati nel retro di un furgone della polizia. Era passata da un pezzo la mezzanotte, ma nessuno di noi era stanco, e l’atmosfera non era depressa. Sedemmo sul pavimento polveroso, cantando e recitando i nostri slogan, e rievocammo gli ultimi momenti del processo. Le guardie ci portarono panini e bevande fresche. Il tenente van Wyck era seduto dietro con noi; era un tipo simpatico, e in una pausa del cantare ci offrì, senza esserne richiesto, un’opinione sulle nostre sorti. «Credo che voi, ragazzi, non rimarrete a lungo in prigione. Gli appelli per la vostra scarcerazione sono troppo forti: tra un anno o due ritornerete fuori e sarete degli eroi nazionali. Le folle vi acclameranno, tutti vorranno essere vostri amici, le donne spasimeranno per voi. Sì, ragazzi, ce l’avete fatta.» L’ascoltammo senza fare commenti, ma confesso che le sue parole mi rallegrarono non poco. Peccato che le sue previsioni si siano rivelate sbagliate di quasi trent’anni. Partimmo in sordina6, nel cuore della notte, scortati da un nutrito drappello di poliziotti, e dopo meno di mezz’ora ci trovammo in un piccolo aeroporto militare fuori città, dove fummo fatti salire su un grande aereo militare da trasporto. Non c’era riscaldamento, e nella pancia dell’aereo si rabbrividiva.


Il diario, la lettera, l’autobiografia

Alcuni di noi non avevano mai volato e sembravano più preoccupati dal viaggio che dalla meta: essere sballottati da un aereo a cinquemila metri di quota sembrava più pericoloso che essere chiusi in una cella dietro alte mura. Dopo circa un’ora di volo atterrammo su una pista a un’estremità dell’isola di Robben Island7. Era una giornata cupa, nuvolosa, e quando scendemmo dall’aereo un vento gelido ci sferzava attraverso le leggere uniformi carcerarie. Fummo presi in consegna da guardie munite di armi automatiche, in un’atmosfera tesa ma controllata. Fummo condotti al vecchio carcere, un isolato edificio di pietra dove ci fu ordinato di spogliarci, sempre rimanendo all’aperto. Una delle umiliazioni rituali della vita carceraria è che quando si viene trasferiti da una prigione all’altra, la prima cosa a cui si è sottoposti è il cambio della vecchia uniforme con quella del nuovo carcere. Quando ci fummo spogliati, ci gettarono le divise kaki8 di Robben Island. Le regole dell’apartheid9 comprendevano perfino i capi di abbigliamento. Dettero a tutti un paio di calzoni corti, una maglietta leggera e una giubba di tela; solo a Kathy, che era l’unico indiano, vennero dati pantaloni lunghi. Di solito gli africani venivano forniti di sandali fatti con i copertoni d’auto, ma quella volta consegnarono a tutti delle scarpe. Solo Kathy ricevette anche le calze. Quel giorno indossai i pantaloni corti, ma ripromisi a me stesso che non li avrei portati a lungo.

7. Robben Island:

isola del Sudafrica, al largo di Città del Capo. 8. kaki: di tinta tra il bruno e il color sabbia. 9. apartheid: politica di discriminazione razziale perseguita dalle minoranze bianche nella Repubblica Sudafricana e attuata con ogni mezzo, anche violento, ai danni della libertà e dei diritti civili dei nativi neri.

Con una mossa del fucile i guardiani ci indicavano dove andare, abbaiando i loro secchi comandi: «Muoversi!», «Silenzio!», «Alt!» e senza tradire alcuna emozione. Il vecchio carcere era soltanto una sistemazione temporanea: le autorità avevano fatto costruire un edificio di massima sicurezza che avrebbe accolto separatamente i prigionieri politici. Finché restammo al vecchio carcere non ci permisero di uscire né di avere contatti con altri prigionieri. Il mattino del quarto giorno fummo ammanettati, caricati su un camion coperto, e condotti in un carcere dentro il carcere. La nuova struttura era un fortilizio di pietra a un solo piano, con un cortile di cemento nel mezzo di circa trenta metri per dieci, cintato dalle celle su tre lati. Il quarto lato era delimitato da un muro alto sei metri, con uno stretto camminamento che le guardie pattugliavano accompagnate dai cani.

377


10. sisal: fibra tessile

che si estrae dalla foglia di una pianta tropicale chiamata sisal.

Le tre file di celle erano le sezioni A, B e C, e noi eravamo nella sezione B, sul lato orientale del cortile. Ci sistemarono ognuno in una cella, da una parte e dall’altra di un lungo corridoio. In tutto una trentina di celle, di cui metà si affacciavano sul cortile, che ospitavano di solito ventiquattro detenuti. Ogni cella aveva un’unica finestrella di circa un metro quadro ed era protetta da sbarre d’acciaio e una doppia porta: un cancello di sbarre d’acciaio all’interno e una porta di legno massiccio all’esterno. Durante il giorno era chiuso a chiave soltanto il cancello con le sbarre, e di notte anche la porta di legno. Le celle erano appena state costruite e le pareti erano ancora umide; ma quando lo dissi al comandante, questi rispose che i nostri corpi avrebbero assorbito l’umidità. A ciascuno erano state assegnate tre coperte, così logore e leggere da essere praticamente trasparenti, e una stuoia di sisal10 o di paglia, a cui si aggiunse in seguito un tappetino di feltro, che si metteva sulla stuoia perché il letto risultasse più morbido. In quel periodo dell’anno le celle erano così fredde e le coperte così leggere che dormivamo sempre vestiti. Mi fu assegnata una cella in fondo al corridoio, che guardava sul cortile da una finestrella all’altezza degli occhi. Potevo percorrerla tutta con tre passi e quando mi sdraiavo sentivo il muro contro i piedi, mentre la testa sfiorava il cemento dall’altra parte. Era larga meno di due metri, i muri erano spessi più di mezzo metro. Sulla porta di ogni cella era appeso un cartellino bianco con il nome del detenuto e il numero della sua posizione carceraria. Sul mio cartellino si leggeva «N. Mandela 466/64» e significava che ero il 466esimo carcerato accolto nell’isola nel 1964. Avevo quarantasei anni, ero un detenuto politico a vita e quell’angusto spazio doveva essere la mia casa per chissà quanto tempo. (da Lungo cammino verso la libertà, Feltrinelli, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Riordina cronologicamente i seguenti fatti, scrivendo un numero progressivo nelle caselle. L’esercizio è avviato. 5 Il mattino del quarto giorno, Mandela e i suoi compagni vengono ammanettati

e condotti in un «carcere dentro il carcere». 3 Arrivati in un piccolo aeroporto militare, Mandela e i suoi compagni vengono fatti salire

su un grande aereo militare da trasporto. 1 A mezzanotte il colonnello Aucamp informa Mandela che sta per essere trasferito

dal carcere di Pretoria in un altro posto. 6 A Mandela viene assegnata una cella molto stretta. 2 Mandela e i suoi compagni vengono ammanettati e fatti salire su un furgone

della polizia. 4 Atterrati sull’isola di Robben Island, Mandela e i suoi compagni vengono condotti

al nuovo carcere e qui avviene il cambio della loro uniforme con quella del nuovo carcere.

378


Il diario, la lettera, l’autobiografia

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Perché il carcere di Pretoria viene definito un «labirinto di ferro»? Perché il carcere di Pretoria contiene un’interminabile serie di porte metalliche.

3 In che senso le previsioni del tenente van Wyck si rivelano sbagliate di quasi trent’anni? Il tenente van Wyck pensa che nel giro di un paio di anni Mandela e i suoi amici verranno scarcerati e acclamati dalla folla come eroi nazionali, ma questo succederà solo trent’anni dopo.

4 Perché solo a Kathy vengono dati pantaloni lunghi e calze? Perché Kathy non è africano. 5 Indica se le affermazioni, relative al «carcere dentro il carcere», sono vere o false. a. È un edificio fortificato a più piani.

V

F

b. È destinato ai prigionieri politici.

V

F

c. Ogni cella ha un’unica finestra protetta da sbarre e ha due porte.

V

F

d. Le celle sono anguste e umide.

V

F

e. Sulla porta di ogni cella è appeso un cartellino su cui si legge il nome del detenuto e la sua età.

V

F

6 Questo brano è tratto da un’autobiografia che costituisce un importante documento storico-politico. Perché? Perché racconta le difficili condizioni imposte dall’apartheid e dà informazioni sulla vita e le idee di Nelson Mandela, Premio Nobel per la pace e primo presidente nero del Sudafrica.

7 Nel testo prevalgono le sequenze: A descrittive e riflessive

B narrative e descrittive

C narrative e riflessive

LESSICO 8 Nella frase «Con una mossa del fucile i guardiani ci indicavano dove andare, abbaiando i loro secchi comandi», il verbo «abbaiando» quale significato figurato assume? A Emettendo il verso del cane

B Pronunciando a scatti

C Urlando, gridando

PRODUZIONE SCRITTA 9

Aiutandoti con i fatti che hai riordinato cronologicamente nell’esercizio 1, riassumi il testo riducendolo all’incirca alla metà. Risposta soggettiva

10

SCRIVERE UNA BIOGRAFIA

RIASSUMERE

IN COPPIA

CERCATE IN RETE informazioni su Nelson Mandela e scrivetene una breve biografia. Risposta soggettiva

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi relativi all’autobiografia: E. Canetti, Il dono di un libro; R. Dahl, Il grande Complotto del Topo; K. Forbes, La banca della mamma; N. Chohra, Il mio grande momento

379


VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

VERSIONE INTERATTIVA

Margherita Hack Astrofisica italiana, 1922-2013

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. «Sei per Binda o per Guerra?»: Alfre-

do Binda (1902-1986) e Learco Guerra (19021963), campioni mondiali di ciclismo nonché rivali negli anni Trenta del Novecento. 2. Aldo: Aldo De Rosa, che Margherita Hack sposò nel 1944. 3. giardino pubblico del Bobolino: si trova

a Firenze. 4. pizzicagnolo: negoziante che vende generi alimentari. 5. «Nazione»: «La Nazione», il principale quotidiano di Firenze. 6. Girardengo e Bottecchia: Costante Gi-

rardengo (1893-1978), il primo Campionissimo nella storia del ciclismo italiano; Ottavio Bottecchia (1894-1927), il primo ciclista italiano a vincere il Tour de France nel 1924.

380

Il mio interesse per le gare ciclistiche

Ascolta l’audio del testo

Il mio interesse per la bici e il ciclismo è cominciato molto presto, certamente prima che avessi compiuto dieci anni, perché la domanda di rito che rivolgevo a qualunque nuova persona che incontravo, sia che fosse un ragazzino come me o un amico dei miei era: «Sei per Binda o per Guerra?»1. Io ero per Binda. Questa fu la prima domanda che rivolsi anche ad Aldo2, quando al giardino pubblico del Bobolino3 mi offrì di giocare con lui e i suoi amici, perché io «avevo la palla» e potevamo fare un torneo. Allora avevo appena compiuto undici anni. Lui ne aveva tredici ed era per Guerra. Oggi io ne ho ottantanove e lui novantuno, ma giochiamo ancora insieme. Era l’estate del 1933 e le imprese dei ciclisti al Giro d’Italia o a quello di Francia erano molto più seguite di oggi. Non c’era la televisione, ma solo quelle grandi radio gracchianti, che i miei non avevano mai voluto o potuto prendere, e io dovevo aspettare il giorno dopo, quando andavamo a fare la spesa da Silviero, il pizzicagnolo4, e da lui era sempre possibile dare un’occhiata alla pagina sportiva della «Nazione»5. A quei tempi mi era capitato di leggere da qualche parte le imprese, davvero eroiche, di Girardengo e Bottecchia6, che correvano prima o poco dopo il mio anno di nascita, quando le tappe del Giro d’Italia erano spaventosamente lunghe, duecento e più chilometri, su strade sterrate e polverose, dove frequenti erano le forature. Avrò avuto dodici o tredici anni, a scuola si leggeva l’Odissea e poi l’Iliade, popolate di dei, semidei, eroi, e anche i campioni sportivi li vedevo un po’ come mezze divinità. Ricordo che un anno la tappa del Giro si concluse a Firenze, presso il Campo di Marte, dove c’era lo stadio. Noi eravamo in casa di amici che abitavano proprio sul viale davanti all’impianto sportivo. Io ero uscita nella speranza di vederli da vicino e mi trovai a un tratto accanto a Guerra. Sebbene fossi per Binda, ricordo che gli toccai il braccio come se fosse stato un qualcosa di straordinario, una reliquia miracolosa, e mi parve un omone gigantesco. Tutti gli anni in maggio-giugno, quando c’era il Giro, e ancora di più in luglio quando si correva il Tour de France, i giochi preferiti consistevano nel gareggiare con le palline o i tappi delle «gazzose» su piste che riproducevano il percorso del Giro o del Tour. Molti, che non avevano la fortuna di avere a disposizione uno spazio coperto di ghiaia, disegnavano con il gesso sul marciapiede di quelle strade di periferia quasi deserte di traffico il tracciato ricco di curve e rettilinei, lungo anche una decina di metri, che i tappi di gazzosa dovevano coprire spinti da un colpetto tirato con il pollice e l’indice.


Il diario, la lettera, l’autobiografia 7. quarta ginnasio: si

chiamava così il primo anno di liceo classico. 8. alla bisogna: all’occorrenza.

Ognuno dei concorrenti aveva il suo tappo e si faceva un tiro ciascuno. Se uno usciva di pista, cioè fuori dalle linee disegnate, doveva tornare al punto di partenza. Naturalmente vinceva chi arrivava prima al traguardo. L’abilità consisteva nel dosare il colpetto al tappo tanto da fargli fare il percorso più lungo possibile senza mandarlo fuori di pista, e quindi più o meno forte a seconda del tratto da percorrere – un lungo rettilineo o una curva. Se poi avevamo a disposizione un piazzale o un giardino con vialetti cosparsi di ghiaia, si faceva la pista «in terra battuta» ammucchiando la ghiaia ai due lati del percorso, a formare un muretto alto qualche centimetro e, al posto dei tappi, i corridori erano palline di vetro o di terracotta di vario colore. Qui l’abilità consisteva non solo nel dare la forza giusta al colpetto tirato alla pallina ma anche, in prossimità delle curve, riuscire a sfruttare la presenza del bordo rialzato per rimbalzarvi contro e superare la svolta senza uscire di pista. Si facevano anche le tappe a cronometro, in cui ciascun giocatore compiva da solo tutto il percorso con una serie successiva di colpi. Vinceva chi lo copriva tutto con il minor numero di tiri. Si passavano così mattinate e pomeriggi sotto il sole, senza sentire stanchezza, con i nostri tappi o le nostre palline a cui erano stati dati nomi di corridori famosi, e le contestazioni e le liti più accanite avvenivano quando il «corridore» si fermava proprio sulla riga di gesso o in cima al muretto di ghiaia: «È dentro!». «No, è fuori, torna indietro.» Ma forse la pista più bella e le gare più accanite le feci l’estate del 1936, quando avevo finito la quarta ginnasio7 e un mio compagno scoprì che avevo un bel giardino abbastanza grande e con la ghiaia e mi chiese se poteva venire a giocarci. Costruimmo una pista che è rimasta nei miei ricordi quella più bella e completa di curve e rettilinei, e anche di salite e discese perché il giardino aveva una leggera pendenza. Costruita a giugno, rimase intatta per tutta l’estate, e tutte le mattine, puntuale come un bravo impiegato, il Bonciani (allora a scuola ci si chiamava sempre e solo per cognome) arrivava alle nove e andava via a mezzogiorno. Io poi, che giocavo in casa, seguitavo anche nel pomeriggio a fare le gare a cronometro con me stessa. A tutto questo interesse per le gare ciclistiche e per i campioni si aggiunse presto un desiderio sempre più intenso per la bicicletta – imparare ad andarci e possederne una mia. Allora non c’erano le bici con le rotelle laterali per i bambini. Di solito si imparava con quelle dei grandi, con qualche volenteroso che, tenendoci per il sellino, ci faceva correre abituandoci pian piano alla difficile arte dell’equilibrio sulle due ruote. Né il babbo né la mamma, che pure da giovani sapevano andare in bicicletta, ce l’avevano più, e così io ho imparato grazie a qualche generoso amico dei miei che si prestava alla bisogna 8, e poi, a chiunque capitasse da noi in bici, chiedevo se mi lasciava fare un giro. (da La mia vita in bicicletta, Ediciclo Editore, rid. e adatt.)

381


COMPRENSIONE 1 Completa la seguente tabella. (1 punto per ogni risposta esatta) Chi è Aldo

Aldo è il marito, che Margherita conosce quando sono ragazzini.

La prima domanda che l’autrice gli rivolge

«Sei per Binda o per Guerra?»

Dove

Al giardino pubblico del Bobolino, a Firenze

Quando

Nell’estate del 1933

PUNTI ........... /4

2 Indica se le seguenti affermazioni, relative all’epoca in cui avvengono i fatti narrati, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. Il Giro d’Italia è più seguito rispetto al Tour de France.

V

F

b. L’autrice vede le imprese ciclistiche alla televisione.

V

F

c. Dal pizzicagnolo si può leggere la pagina sportiva del quotidiano «La Nazione». V d. Le tappe del Giro d’Italia sono lunghe più di duecento chilometri. V

F F

PUNTI ........... /4

3 Completa le seguenti frasi relative alla gara su pista con i tappi delle gazzose. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. Le piste vengono disegnate con il gesso sul

marciapiede

b. Ogni concorrente può tirare

e, se il tappo esce di pista,

un tiro a turno

e hanno

curve e rettilinei . si deve

ripartire da capo .

c. Vince la gara il concorrente che

arriva per primo al traguardo . PUNTI ........... /5

4 Quando, al posto dei tappi delle gazzose, vengono usate le palline di vetro o di terracotta? (1 punto se la risposta è esatta) Quando si gioca in un piazzale o in un giardino cosparsi di ghiaia. PUNTI ........... /1

5 Le gare con i tappi delle gazzose o con le palline si svolgono: (1 punto per ogni risposta esatta) A prevalentemente nei mesi primaverili

C senza alcun litigio

B di mattina e di pomeriggio

D con varie contestazioni PUNTI ........... /2

6 In che modo l’autrice impara ad andare in bicicletta? (2 punti se la risposta è esatta) L’autrice impara ad andare in bicicletta grazie all’aiuto di qualche amico dei genitori, che la tiene per il sellino, perché non c’erano le rotelle laterali che oggi i bambini e le bambine usano per imparare.

382

PUNTI ........... /2


Il diario, la lettera, l’autobiografia ANALISI E INTERPRETAZIONE 7 Indica se le affermazioni, relative all’autrice, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. Quando scrive queste pagine autobiografiche ha ottantanove anni.

V

F

b. Comincia a interessarsi di ciclismo prima dei dieci anni.

V

F

c. Il suo ciclista preferito è Guerra.

V

F

d. Considera i campioni sportivi dei semidei.

V

F

PUNTI ........... /4

8 Quali caratteristiche dell’autobiografia sono presenti nel testo? (1 punto per ogni risposta esatta)

A Coincidenza tra autore e narratore

C Verbi al passato

B Uso della terza persona

D Fatti realmente accaduti PUNTI ........... /3

9 Qual è lo scopo principale di queste pagine autobiografiche? (2 punti se la risposta è esatta) Lo scopo principale dell’autrice è quello di raccontare come è nata la sua passione per la bicicletta. PUNTI ........... /2

LESSICO E GRAMMATICA 10 Nell’espressione «strade sterrate e polverose», la parola «sterrate» significa: (1 punto se la risposta è esatta)

A lastricate

C disagevoli

B non pavimentate

D smisurate PUNTI ........... /1

11 Nella frase «... che i miei non avevano mai voluto o potuto prendere...», che cos’è «miei» in analisi grammaticale? (2 punti se la risposta è esatta) «Miei» è un aggettivo possessivo sostantivato. PUNTI ........... /2

AUTOVALUTAZIONE ■

Il testo mi è sembrato: facile

difficile

di media difficoltà

difficili

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande relative a: comprensione

di media difficoltà

Gli esercizi mi sono sembrati complessivamente: facili

PUNTEGGIO TOTALE .......... /30

analisi e interpretazione

lessico e grammatica

Se hai ottenuto un punteggio inferiore a 18, svolgi Attività di Recupero.

383


LABORATORIO

SVILUPPO DELLE COMPETENZE SCRIVERE CONTINUARE UN TESTO AUTOBIOGRAFICO 1 Leggi attentamente il seguente breve testo autobiografico.

Lilly, il mio primo amore M’innamorai per la prima volta a nove anni; lei ne aveva uno meno di me. Abitavamo nello stesso palazzo, io al terzo e lei al quinto piano. L’incontro avvenne sul terrazzo comune. Lilly aveva i capelli rossi, le lentiggini e le treccine. Per un po’ non accadde nulla: io fermo in un angolo a guardare, e lei a girare intorno sui pattini come se non ci fossi. Poi tutto a un tratto si accorse di me e, ogni volta che mi passava accanto, smetteva di spingere sui pattini e procedeva per una decina di metri, immobile, come una figura egizia, allineando il viso alle spalle e mettendo i piedi uno sul prolungamento dell’altro. Guardarmi non mi guardava, ma a ogni passaggio progressivamente mi si avvicinava, e più mi sfiorava, più sentivo il mio cuore sussultare, più il mio amore per lei diventava eterno. In pochi giorni diventammo inseparabili e io cominciai a comportarmi come se fossi il fidanzato ufficiale. Le stavo sempre vicino ed ero geloso se qualche altro ragazzino le rivolgeva la parola. Un giorno Lilly mi disse: «Domani festeggio il mio compleanno, vieni su alle quattro in punto». Il giorno dopo andai alla festa di Lilly. (da L. De Crescenzo, Vita di Luciano De Crescenzo scritta da lui medesimo, A. Mondadori, rid. e adatt.)

Ora prova a continuare il testo che hai letto seguendo le indicazioni. Risposta soggettiva ■

384

Immedesimati nell’autore-narratore e narra in prima persona.

Usa come tempo verbale il passato e un linguaggio formale.

Racconta fatti, episodi accaduti durante la festa di Lilly.

Introduci dialoghi per vivacizzare la narrazione.

Descrivi il luogo in cui avviene la festa di Lilly e alcuni personaggi con abbondanza di particolari.

Riporta sensazioni, stati d’animo provati dall’autore. Ricorda che è geloso di Lilly.


SCRIVERE UN TESTO AUTOBIOGRAFICO PRENDENDO SPUNTO DA UNA PROPRIA FOTOGRAFIA 2 Sfogliando un tuo album di fotografie oppure rivedendo le fotografie che hai scattato con il cellulare, soffermati su una che reputi particolarmente significativa. A quale episodio della tua vita si riferisce? Raccontalo in forma autobiografica, seguendo le indicazioni. Risposta soggettiva ■

Narra in prima persona e usa come tempo verbale il passato.

Usa un linguaggio curato, formale.

Racconta l’episodio in ordine cronologico.

Introduci dialoghi per vivacizzare la narrazione.

Descrivi eventuali luoghi, ambienti in modo ampio, articolato, dettagliato.

Fai emergere le caratteristiche fisiche e mentali delle persone coinvolte (attraverso informazioni esplicite o implicite) e il tipo di rapporto esistente fra te e loro.

Riporta sensazioni, riflessioni, stati d’animo provati sia al momento dell’accadere dei fatti sia al momento della stesura del tuo testo autobiografico.

LABORATORIO COMPETENZE

Il diario, la lettera, l’autobiografia

SCRIVERE TESTI AUTOBIOGRAFICI LEGATI AI CINQUE SENSI 3 Scrivi cinque brevi testi autobiografici in ciascuno dei quali rievochi un episodio in cui hai visto, hai udito, hai assaggiato, hai toccato, hai odorato qualcosa di particolare. Racconta i cinque brevi episodi legati alla vista, all’udito, al gusto, al tatto e all’olfatto specificando dove e quando è avvenuto ciascun episodio, concentrandoti soprattutto sulle sensazioni che hai provato e attenendoti, logicamente, alle caratteristiche strutturali e linguistiche dell’autobiografia. Risposta soggettiva

SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA DI INVENZIONE 4 IN COPPIA Nel seguente dipinto del pittore statunitense Edward Hopper (1882-1967) è raffigurata una giovane donna in una «tavola calda». Immaginate che la donna, a distanza di anni, racconti in una sua pagina autobiografica come ha trascorso quella giornata, conclusasi in solitudine, di sera, in una «tavola calda». Immedesimatevi nel personaggio e raccontate i fatti, da voi inventati, in forma autobiografica e cioè in prima persona, usando il tempo passato, seguendo un ordine rigorosamente cronologico e riferendo emozioni e stati d’animo. Risposta soggettiva

385


ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO LA PROVA SCRITTA DI ITALIANO | Tipologia A Stesura di un testo narrativo

A tua scelta o su indicazione dell’insegnante, svolgi una delle seguenti tracce. Risposta soggettiva

1 La più grande delusione della mia vita. Non dimenticherò mai i sentimenti che ho provato.

Sviluppa questo spunto in un racconto autobiografico legato a un episodio della tua vita in famiglia, a scuola o con gli amici e le amiche, che non riesci a dimenticare per una serie di sentimenti che hai provato. Rievoca nella tua mente il fatto, l’episodio, e raccontalo in prima persona in successione logico-cronologica. Ricorda di inserire sequenze dialogiche per vivacizzare la narrazione, sequenze descrittive per caratterizzare meglio personaggi, luoghi, ambienti, sequenze riflessive per far risaltare i tuoi sentimenti, le tue reazioni, i tuoi stati d’animo in quella determinata circostanza, esperienza. Il tuo racconto sarà letto ai tuoi compagni e alle tue compagne di classe e ha come scopo quello di suscitare considerazioni, opinioni relative ai motivi per cui è difficile dimenticare certi episodi della propria vita. 2 Quel viaggio di istruzione è stato veramente «speciale». Sviluppa questo spunto in un racconto autobiografico legato a un viaggio di istruzione straordinario, trascorso con i compagni e le compagne di classe e con gli insegnanti. Racconta i fatti in prima persona, in modo chiaro, corretto e in ordine cronologico, avendo cura di precisare le circostanze di tempo e di luogo. Esprimi anche considerazioni, commenti, volti a motivare il fatto che si è trattato di un viaggio di istruzione veramente «speciale». Il tuo racconto sarà pubblicato sul giornalino o sul sito della scuola e ha come scopo quello di condividere un’esperienza scolastica significativa e conservarne il ricordo. 3 Pensa a «una prima volta» della tua vita. Ad esempio: ■

la tua prima esibizione in uno spettacolo teatrale scolastico;

la prima volta che hai litigato con il tuo migliore amico o con la tua migliore amica;

la prima volta che hai viaggiato in aereo;

la tua prima uscita al cinema con i tuoi amici e le tue amiche;

la prima volta che hai vissuto un’esperienza dolorosa;

la prima volta che hai vinto una gara sportiva.

Scegli una di queste situazioni che hai vissuto per la prima volta oppure un’altra a tua scelta e raccontala in un testo che abbia le caratteristiche strutturali e linguistiche dell’autobiografia. Concentrati soprattutto sulle emozioni che in quella «prima volta» hai provato. Il tuo testo sarà inserito nella sezione «La prima volta che...» di una raccolta di racconti autobiografici destinati a un pubblico di lettori e lettrici tuoi coetanei.

386


UN

• Svolgi le attività didattiche relative al libro e al film • Accedi a ulteriori consigli di lettura e alle proposte di film con schede di analisi

LIBRO BOY

Roald Dahl ha inventato bellissime storie per l’infanzia. C’è, però, una storia molto originale che ha scritto senza inventare nulla, ed è la sua autobiografia. In Boy, Dahl racconta la propria infanzia e la propria adolescenza, nell’Inghilterra degli anni Venti del Novecento. Così, veniamo a conoscenza delle sue monellerie ma anche delle terribili punizioni che gli venivano inflitte a scuola. Si nota, leggendo questa sua autobiografia, che alcuni personaggi e alcune ambientazioni dei suoi libri traggono spunto proprio dalla sua infanzia. Ad esempio, l’idea de La fabbrica di cioccolato nasce dalla vera storia di una ditta di cioccolato che ogni mese mandava agli studenti del college delle tavolette di cioccolato con nuovi gusti perché venissero valutate ed eventualmente immesse sul mercato. Roald Dahl, Salani

PERCHÉ QUESTO LIBRO Per imparare che la storia di una vita, se sapientemente raccontata, può essere coinvolgente come una storia immaginaria.

ALTRI LIBRI ◾

Albo illustrato: Alison McGhee – Joe Bluhm, Cara Sorellina, HarperCollins

Lorenza Ghinelli, Almeno il cane è un tipo a posto, Rizzoli

Romanzi: Elisa Puricelli Guerra, Cuori di carta, Einaudi Ragazzi

Davide Morosinotto, La sfolgorante luce di due stelle rosse, A. Mondadori

UN

FILM

Beatrix Potter, la protagonista di questo film, è nota per essere l’autrice di storie fantastiche popolate di conigli e papere parlan- MISS POTTER e anno ti. Con i suoi incantevoli racconti illustrati, Paese di produzione: Regno Unito, Beatrix ha osato andare contro le regole im- usa, 2006 poste dalla società: agli inizi del XX secolo, Durata: 92 min. da una donna di buona famiglia come lei ci Genere: biografico si aspettava che cercasse un buon partito e Regia: Chris Noonan si sistemasse con un matrimonio di convenienza, non certo che inventasse storie per bambini e bambine. Grazie a questo film scoprirete come il suo anticonformismo e il suo spirito di iniziativa l’abbiano resa non solo un’autrice di successo, ma anche una donna straordinaria. PERCHÉ QUESTO FILM Perché credere nei propri sogni può essere faticoso, ma alla fine ne sarà valsa la pena. (Paolo Mereghetti)

ALTRI FILM ◾

Film: Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe, di Salvador Simó

Il ragazzo che catturò il vento, di Chiwetel Ejiofor

387


DAL

LIBRO

AL

DIGITALE

▪ FLIPPED CLASSROOM con videolezione,

IL TESTO ESPOSITIVO

1

test di verifica, testi e attività individuali, attività cooperative, compito di realtà

▪ Che cos’è il testo espositivo ▪ Le principali caratteristiche del testo espositivo ▪ Il testo espositivo continuo, non continuo e misto

▪ Audio della scheda

▪ Mappa delle conoscenze

▪ Mappa delle conoscenze interattiva

Il testo espositivo ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA

delle conoscenze

e personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo

▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle conoscenze

S. Zuffi – M. Romagnoli – A. Baldanzi, L’arte egizia F. Cioffi – F. Amerini, L’antisemitismo nel Medioevo istat, Chi frequenta le biblioteche

▪ Audio dei testi dell’unità

▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA delle competenze

▪ Verifica interattiva autovalutativa

unicef, Infanzia e malnutrizione acuta

▪ Biblioteca digitale – Giochi e giocattoli

degli antichi Romani; Riza Relax, Il potere dei cristalli; istat, Uso di Internet

delle competenze

▪ Laboratorio sviluppo delle competenze

Scrivere IL TESTO ARGOMENTATIVO

▪ FLIPPED CLASSROOM con videolezione,

test di verifica, testi e attività individuali, attività cooperative, compito di realtà

▪ Che cos’è il testo argomentativo ▪ I diversi tipi di testo argomentativo ▪ La struttura del testo argomentativo ▪ Le caratteristiche linguistiche

▪ Audio delle scheda

▪ Mappa delle conoscenze

▪ Mappa delle conoscenze interattiva

Il testo argomentativo ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA

delle conoscenze

e personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo ▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle conoscenze A. Giuliani, I 4 fanno capire che la vita

non è dei furbi P. Angela, Il presente e il passato

▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA delle competenze

G. Ambrosini, Troppe diffidenze ▪ Laboratorio sviluppo delle competenze

Scrivere ▪ Allenarsi all’Esame di Stato – La prova scritta

di italiano: Tipologia B. Stesura di un testo argomentativo

▪ Audio dei testi dell’unità ▪ Biblioteca digitale – V. Mazza, In balìa della

pubblicità; A. Gasparini, L’esercizio fisico è amico della memoria; F. Scaparro, La responsabilità individuale; J. Steinberger, Compiti e responsabilità dello scienziato; C. Rubbia, La Scienza è la madre della tecnologia; D. Cohn-Bendit – T. Schmid, La società multiculturale ▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle competenze


I TIPI DI TESTO

PER L’APPRENDIMENTO ATTIVO E COOPERATIVO

▪ Percorso flipped classroom ▪ Attività di debate e attività

cooperative IN COPPIA e IN GRUPPO

PER LA DIDATTICA INCLUSIVA

NELLE UNITÀ

▪ Mappe delle conoscenze con

traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo ▪ IL TESTO ESPOSITIVO S. Zuffi – M. Romagnoli – A. Baldanzi,

L’arte egizia ▪ IL TESTO ARGOMENTATIVO

A. Giuliani, I 4 fanno capire che la vita non è dei furbi ▪ Audio delle schede e dei testi delle unità ▪ Esercizi per la didattica inclusiva NEI VOLUMI TESTI FACILI E TESTI AD ALTA LEGGIBILITÀ

▪ Mappe delle conoscenze ▪ IL TESTO ESPOSITIVO istat, Chi frequenta le biblioteche

▪ IL TESTO ARGOMENTATIVO

P. Angela, Il presente e il passato ▪ Verifiche autovalutative

delle competenze unicef, Infanzia e malnutrizione acuta G. Ambrosini, Troppe diffidenze ▪ Audio dei testi

QUADERNO LABORATORIO 2

LABORATORIO competenze linguistiche

▪ Ascoltare ▪ Parlare ▪ Leggere ▪ SPECIALE Reading Workshop

allenarsi a una lettura profonda ▪ Scrivere ▪ SPECIALE Scrittura creativa: creare

storie e stimolare la fantasia PROVE INVALSI COMPUTER BASED LABORATORIO per lo sviluppo del pensiero critico e dell’apprendimento cooperativo

▪ Tutti in scena: laboratori teatrali ▪ Philosophy for children: esercitare

il pensiero critico ▪ Cittadinanza digitale: per un uso

consapevole degli strumenti digitali

Il testo espositivo Il testo argomentativo


IL TIPO DI TESTO

Il testo espositivo continuo - non continuo misto • Ascolta l’audio della scheda

• FLIPPED CLASSROOM A CASA - Guarda la videolezione - Compila il test di verifica della videolezione - Scopri i testi proposti e le attività individuali

IN CLASSE - Svolgete le attività cooperative - Mettete alla prova le vostre competenze, svolgendo il compito di realtà

DDI

CHE COS’È IL TESTO ESPOSITIVO Già sai dall’anno scorso che il testo espositivo è un tipo di testo che ha la funzione di trasmettere al lettore informazioni e conoscenze relative a un argomento, un fatto, un fenomeno, un concetto, considerati da un punto di vista generale. Lo scopo di un testo espositivo è essenzialmente pratico: informare attraverso una spiegazione, cioè aumentare o modificare le conoscenze del lettore su un determinato argomento per mezzo di una spiegazione. Solitamente troviamo il testo espositivo nei manuali scolastici, nelle enciclopedie, nei saggi, cioè in quei testi in cui vengono presentati e spiegati argomenti relativi ai più diversi campi del sapere, negli articoli giornalistici di quotidiani, settimanali e altri periodici. Ecco un esempio di testo espositivo che trasmette al lettore informazioni relative ai cavalli.

Il cavallo, un vecchio amico dell’uomo Il cavallo, come animale domestico, è oggi presente in tutto il mondo, mentre sopravvivono solo pochi nuclei allo stato selvatico in Francia e in Spagna e in alcune zone degli Stati Uniti occidentali e dell’Australia. Attualmente esistono più di 300 razze di cavallo, differenti per aspetto e dimensione, con peso che oscilla da 300 a 2.000 chilogrammi. Per questi animali la vista e l’udito sono i sensi più importanti, come suggerito dalla grandezza degli occhi e delle orecchie. La coda, che può arrivare a sfiorare il terreno, spesso è utilizzata per scacciare gli insetti. L’uomo ha cominciato ad addomesticare il cavallo circa 5.000 anni fa per i più disparati scopi, ad esempio come animale da traino oppure come mezzo di trasporto, anche in battaglia. Se allevato con amorevoli cure, un cavallo domestico può vivere fino a 50 anni. (da www.focusjunior.it, rid. e adatt.)

390


Il testo espositivo

LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DEL TESTO ESPOSITIVO La struttura di un testo espositivo, in genere, si articola in tre parti: ■

introduzione, che contiene la presentazione dell’argomento trattato;

parte centrale, che contiene l’esposizione dell’argomento, delle informazioni, secondo un ordine preciso;

conclusione, che riprende sinteticamente le informazioni esposte o rielabora i dati riportati.

L’usanza di gettare soldi nelle fontane INTRODUZIONE

PARTE CENTRALE

CONCLUSIONE

L’usanza di gettare monete nelle fontane o nei pozzi per propiziarsi la fortuna è oggi molto diffusa. È un gesto che ha origini antiche ed è probabilmente da attribuire alla credenza che l’acqua fosse abitata da divinità. In particolare, le popolazioni celtiche e germaniche erano solite sistemare statue di legno vicino ai pozzi e gli stessi Germani gettavano le armi dei nemici sconfitti in corsi o specchi d’acqua come offerta alle divinità che pensavano vi dimorassero. Fra i più celebri dei collegati all’acqua vi era Mimir, famoso nella mitologia nordica per la sua saggezza e perché custode di una fonte magica. Fare un’offerta alle divinità era un modo per garantirsi la realizzazione del desiderio espresso, ma aveva anche funzioni igieniche. Le monete erano infatti composte per lo più di rame o argento, che a contatto con l’acqua producevano una reazione chimica che ne impediva l’inacidimento. Oggi questa usanza di gettare soldi nelle fontane non solo è molto diffusa ma è anche spesso un business, che nelle fontane più famose del mondo aumenta di molto nei periodi di maggiore affluenza turistica. Il denaro raccolto, di solito, è destinato a opere di carità. (da www.focus.it, rid.)

In un testo espositivo, l’esposizione dell’argomento, delle informazioni, deve essere chiara, coerente, completa e, soprattutto, oggettiva. L’autore, cioè, non deve intervenire mai, nel corso della spiegazione, con osservazioni, impressioni, giudizi personali. L’esposizione delle informazioni, a seconda dell’argomento trattato, può avvenire con modalità diverse. Ad esempio: ■

in ordine cronologico: l’esposizione si sviluppa secondo una successione temporale e si serve di date e di indicatori di tempo (prima, dopo, durante, dopo molti anni, ieri, oggi, più tardi...). Questa modalità è tipica dei testi espositivi storici o scientifici;

sotto forma di elencazione: le informazioni sono elencate una dopo l’altra mediante forme come il primo, il secondo, il terzo, infine... Questa modalità è per lo più tipica dei testi espositivi tecnici o scientifici;

in successione causale: l’esposizione è organizzata in base a rapporti di causaeffetto e si serve di connettivi come quindi, perciò, di conseguenza, allora, dunque... Questa modalità è tipica dei testi espositivi storici o scientifici.

391


Inoltre, allo scopo di essere maggiormente comprensibile, il testo espositivo si serve, in particolar modo nei manuali scolastici, di elementi grafici che aiutano a individuare l’argomento principale, i concetti fondamentali, i termini di una certa importanza. Questi elementi grafici sono: ■

diverse titolazioni (titoli e sottotitoli);

divisione in paragrafi titolati;

uso di particolari caratteri di stampa (corsivo, grassetto) oppure uso di sottolineature, virgolette, colori.

Le maree Alta e bassa marea Le maree sono periodici innalzamenti e abbassamenti del livello dei mari e degli oceani: nel primo caso si parla di alta marea, nel secondo di bassa marea. La causa di questo movimento «a fisarmonica», cioè di flusso e di riflusso delle acque, risiede soprattutto nell’attrazione gravitazionale esercitata dalla Luna sulla Terra. Anche il Sole esercita una forza simile, ma molto più ridotta, a causa dell’enorme distanza che lo separa dal nostro pianeta. Ampiezza di marea Le maree si verificano ogni sei ore, quattro volte al giorno. La differenza di livello tra alta e bassa marea si chiama ampiezza di marea: essa è più grande quando la Luna e il Sole sono allineati rispetto alla Terra, perché le due forze gravitazionali si sommano, mentre è minore quando i due astri si trovano ad angolo retto rispetto al nostro pianeta e le due forze si oppongono. L’ampiezza di marea può variare moltissimo da una località all’altra, in relazione alla profondità e alla morfologia dei fondali e alla forma della costa. In Europa raggiunge i valori massimi (anche 13 metri!) nel nord-ovest della Francia e nel sud dell’Inghilterra. Nel Mar Mediterraneo, al contrario, arriva in media a poche decine di centimetri. (da S. Mantovani – I. Sacchetti, Geo 1, Fabbri Editori)

392

Infine, il linguaggio del testo espositivo deve essere chiaro e comprensibile, con una struttura sintattica semplice: frasi brevi e, in prevalenza, coordinate. Il lessico è chiaro, preciso e spesso di tipo specialistico, cioè presenta termini specifici, appartenenti alla disciplina di cui si sta trattando.


Il testo espositivo

IL TESTO ESPOSITIVO CONTINUO, NON CONTINUO E MISTO Il testo espositivo può essere continuo, non continuo e misto. ■

Il testo espositivo continuo è un testo interamente verbale, cioè scritto, costituito da frasi organizzate in capoversi e risponde a criteri di completezza, pertinenza e coerenza. I testi presentati e analizzati nelle pagine precedenti sono testi espositivi continui.

Il testo espositivo non continuo è un testo costituito da tabelle, grafici, schemi, mappe concettuali, carte geografiche o tematiche, immagini... Ti riportiamo, qui di seguito, due esempi di testi non continui: un grafico detto aerogramma e una carta tematica.

Coppie (donna 25-49 anni) con figli e senza: l’occupazione del partner

(da istat, Report Famiglie e mercato del lavoro – Anno 2018)

Le migrazioni nell’area mediterranea

(da G. Corradi – M. Morazzoni, Geotur. Geografia turistica e dei beni culturali d’Europa, Rizzoli)

393


Il testo espositivo misto è un testo costituito da un testo continuo e un testo non continuo, cioè è un testo continuo corredato di tabelle, grafici, schemi, mappe concettuali... Queste ultime forme di linguaggio non verbale, presenti nel testo misto, possono avere la funzione di rendere più chiaro, più comprensibile quanto viene esposto nel testo scritto, oppure possono fornire informazioni ulteriori rispetto a quelle già presenti nel testo scritto. Il seguente testo è un testo espositivo misto in quanto è costituito da un testo continuo e da un testo non continuo.

In vacanza Nel 2018 le persone sono andate in vacanza prevalentemente per motivi di piacere e svago (70,3% del totale delle vacanze) e per effettuare visite a parenti e amici (27,2%). Rispetto al 2017, le visite a parenti e amici rimangono sostanzialmente stabili, mentre sono in forte aumento le vacanze per trascorrere un periodo di relax (+20,4%). I trattamenti di salute prescritti o consigliati dal medico e i motivi religiosi rappresentano le quote residuali delle motivazioni (rispettivamente 1,4% e 1,1% del totale delle vacanze). Motivi dei viaggi di vacanza (%)

(da istat, Indagine Movimento turistico in Italia – Anno 2018)

L’infografica L’infografica (parola composta da informazione e grafica) è un particolare tipo di testo misto che, mescolando disegni, grafici e parole elaborati al computer, trasmette informazioni in modo sintetico, immediato, visivo e accattivante. Oggi l’infografica è frequentemente utilizzata nei giornali, nelle riviste scientifiche e nei manuali scolastici perché consente di rappresentare sinteticamente e chiaramente anche argomenti di una certa complessità. L’infografica che ti proponiamo, ricorrendo a disegni e dati percentuali, fornisce informazioni relative agli interventi che l’Italia ha messo in atto per tutelare l’ambiente e alle azioni inquinanti e dannose che vengono svolte sul territorio italiano.

394


Il testo espositivo

+26 % gli investimenti delle imprese

76% di emissioni inquinanti ad effetto serra generato da attività produttive

industriali per la protezione dell'ambiente anno 2015, variazione rispetto all'anno precedente

anno 2015

19

elettrica 33% energia coperta da fonti rinnovabili

costruzioni abusive ogni 100 autorizzate anno 2017

anno 2016

PIÙ FACILE

La sostenibilità ambientale in Italia

4% le persone che vanno al lavoro in bicicletta

anno 2016

31m di verde urbano per abitante 2

49% le emissioni inquinanti delle famiglie dovute a combustibili da trasporto privato anno 2016

156

m3 il prelievo annuo di acqua potabile per abitante: il più alto d’Europa anno 2015

164

anno 2016

67% di costa balneabile

mila ettari di siti contaminati anno 2016

anno 2016

(da www.istat.it, Giornata mondiale della Terra – 22 aprile 2018)

MAPPA DELLE CONOSCENZE

IL TESTO ESPOSITIVO

Accedi alla mappa personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo

È un tipo di testo che ha la funzione di trasmettere al lettore informazioni e conoscenze relative a un argomento, un fatto, un fenomeno, un concetto, considerati da un punto di vista generale

può essere:

CONTINUO

NON CONTINUO

MISTO

Costituito da frasi organizzate in capoversi e risponde a criteri di completezza, pertinenza, coerenza

Costituito da tabelle, grafici, schemi, mappe, carte geografiche o tematiche…

Costituito da un testo continuo e un testo non continuo

395


VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

VERSIONE INTERATTIVA

1 Indica se le seguenti affermazioni, relative al testo espositivo, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. L’esposizione delle informazioni avviene sempre in ordine cronologico.

V

F

b. Le informazioni possono essere esposte sotto forma di elencazione.

V

F

c. Generalmente il testo espositivo si serve di elementi grafici che aiutano a individuare facilmente l’argomento e i concetti fondamentali.

V

F

d. Il linguaggio del testo espositivo è caratterizzato da frasi lunghe e subordinate. V e. Il lessico del testo espositivo è spesso di tipo specialistico. V

F F

PUNTI ........... /5

2 Completa le seguenti frasi. (1 punto per ogni risposta esatta) a. Il testo espositivo

continuo

è un testo interamente verbale.

b. Un testo costituito da tabelle, grafici, schemi, mappe geografiche o tematiche, immagini è un testo espositivo c. Il testo espositivo misto testo non continuo .

concettuali,

carte

non continuo .

è un testo costituito da un testo

e un

continuo

PUNTI ........... /7

3 Indica se le seguenti affermazioni, relative ai tipi di testo espositivo, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. Il testo espositivo continuo è caratterizzato da completezza e coerenza.

V

F

b. Il testo espositivo non continuo è costituito da frasi organizzate in capoversi.

V

F

c. Il testo espositivo misto è costituito da due testi non continui.

V

F

d. L’infografica è un testo espositivo misto.

V

F

PUNTI ........... /4

4 Quali sono le caratteristiche principali dell’infografica? (3 punti se la risposta è esatta) L’infografica è un tipo di testo espositivo misto, caratterizzato da disegni, grafici e parole elaborati digitalmente e trasmette informazioni in modo sintetico, immediato, visivo e accattivante. PUNTI ........... /3

5 Per ciascuno dei seguenti testi, scrivi di che tipo di testo espositivo si tratta. (1 punto per ogni risposta esatta)

A

396

LAGO

SUPERFICIE (km 2)

PROFONDITÀ MASSIMA (m)

PAESE

Ladoga

17.700

230

Russia

Onega

9.610

127

Russia

Vänern

5.490

106

Svezia

Salmaa

4.377

82

Finlandia

t t espositivo iti È un testo

ti non continuo

.


Il testo espositivo

Vanno a scuola da soli

B

bambini che vanno a scuola da soli in comuni di diversa dimensione (valori percentuali)

1

km

79,5 73,4

49,7

200.000

49,7 32,0

30,5

bambini fra 8 e 14 anni 17,5

[ 30,3 ]

25,0

21,4 13,8

8,9

17,3%

28,3%

fra 8 e 10 anni

bambine

42,5%

31,8%

fra 11 e 14 anni

bambini

fino a 2.000* *

da 2.001 da 10.001 a 10.000* a 50.000*

50.001 e più*

12,0

centro periferia area metropolitana

abitanti da 8 a 10 anni

da 11 a 14 anni

(da www.istat.it, Vanno a scuola da soli – 13 settembre 2017)

È un testo espositivo

misto, detto infografica

.

Tra il XIII e il XV secolo nell’Europa occidentale si erano costituiti quattro regni forti e accentrati: Francia, Inghilterra, Spagna e Portogallo. Nello stesso periodo, invece, la penisola italiana era divisa in numerosi Stati regionali. Con i suoi 11 milioni di abitanti appariva vitale e prospera: era ricca, infatti, di attività produttive e di commerci, soprattutto nelle fiorenti e popolose città, dove le classi più agiate conducevano una vita elegante e raffinata grazie anche ai grandi progressi compiuti nella cultura e nell’arte.

C

(da F. Cioffi – F. Amerini, Storia. Imparo con metodo, La Nuova Italia)

È un testo espositivo

continuo

. PUNTI ........... /3

AUTOVALUTAZIONE ■

PUNTEGGIO TOTALE .......... /22

La verifica mi è sembrata complessivamente: facile

di media difficoltà

difficile

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande

In base al mio punteggio totale, posso affermare di conoscere le caratteristiche del testo espositivo: poco

abbastanza

bene

Per migliorare il mio risultato, devo ripassare questi argomenti:

397


PIÙ FACILE

Stefano Zuffi – Margherita Romagnoli – Alessandro Baldanzi Storici italiani contemporanei dell’arte

L’arte egizia

Ascolta l’audio del testo

Nell’antico Egitto gli architetti e gli artisti, nello svolgere il loro lavoro, dovevano rispettare precise tradizioni e usanze di carattere religioso. Un’arte «eterna» L’elemento centrale dell’arte egizia è la figura del faraone, che è presente in tutte le forme d’arte. Il principale compito dell’arte è quello di comunicare la stabilità del governo del faraone, celebrando il faraone come un dio. Per questo sono utilizzate regole geometriche e matematiche che sono rimaste uguali nei secoli. L’arte egizia, infatti, non va vista come la manifestazione individuale di un artista, perché architetti, scultori e pittori devono rispettare precise tradizioni e usanze religiose. In architettura c’è la continua ricerca di una forma pura, che porta all’invenzione della piramide. In scultura e pittura gli artisti non ricercano somiglianza al vero o naturalezza, ma regole di armonia e geometria. La vita oltre la morte Gli Egizi credono nella vita dopo la morte, di conseguenza sviluppano l’architettura e l’arte funeraria. Nelle tombe, le decorazioni e le statue hanno un compito magico-religioso: infatti, quando l’artista riproduce nelle sue opere alcune particolari azioni del defunto, garantisce al defunto la vita dopo la morte.

La rappresentazione della figura umana Le figure umane vengono rappresentate su una griglia composta di quadrati. I primi tre quadrati definiscono le proporzioni della testa; i successivi dieci le proporzioni del corpo fino al ginocchio; i restanti sei dal ginocchio al piede. Questo schema è usato per le figure in piedi e per le figure sedute.

398

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19


▲ La piramide di Cheope.

1. mastabe:

tombe di membri della famiglia reale egiziana.

2. banco: grande ammasso di materiale vario.

Le piramidi di Giza A Giza si trovano le tre gigantesche piramidi realizzate dai faraoni della IV dinastia. La prima piramide, realizzata dal faraone Cheope, era alta circa 147 metri per una lunghezza laterale di circa 230 metri. Oggi la piramide non ha più il materiale di rivestimento e per questo esternamente appare a gradoni. La seconda piramide è quella di Chefren, che fu costruita vicino a quella di Cheope e che attualmente è ancora in parte rivestita. Il faraone era sepolto in una camera con pareti in granito, situata al centro della struttura. La tomba fu derubata anticamente, come dimostrano il sarcofago spezzato e la mancanza di reperti preziosi. La terza piramide, la più piccola, è dedicata al faraone Micerino. A est della piramide di Cheope si trovano le tre piramidi delle regine e le mastabe1 dei funzionari. Vicino alle piramidi c’è la Sfinge, un’enorme statua con corpo di leone e testa umana. La Sfinge è il simbolo del potere del faraone, perché la potenza, rappresentata dal leone, è controllata dall’intelletto, rappresentato dalla testa umana. La gigantesca scultura, alta oltre 20 metri, fu ricavata nel banco2 roccioso già utilizzato come cava di pietra per la piramide di Cheope.

PIÙ FACILE

Il testo espositivo

(da Storie d’arte e di artisti, Bompiani, rid. e adatt.)

Sezione della piramide di Cheope 1 Ingresso facciata nord 4

2 Prima camera sepolcrale 3 Seconda camera sepolcrale

5

6 3

4 Camera definitiva 5 Galleria d’accesso 6 Vano di scarico

1

2

399


COMPRENSIONE 1 Per ciascuna delle seguenti frasi, cancella l’alternativa errata. a. La principale funzione dell’arte egizia è quella di comunicare i cambiamenti / la stabilità del governo del faraone. b. Gli artisti egizi propongono immagini realizzate secondo somiglianza al vero e naturalezza / regole di armonia e geometria. c. Gli Egizi sviluppano l’architettura e l’arte funeraria perché non credono / credono nella vita dopo la morte. d. La piramide di Micerino / Cheope è alta 147 metri e larga 230 metri.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Qual è lo scopo principale del testo che hai letto? A Spiegare le principali caratteristiche delle piramidi di Giza B Fornire informazioni relative all’arte egizia

3 Quali accorgimenti grafici sono presenti nel testo? (Indica le risposte esatte) A Divisione in paragrafi titolati

C Parole in grassetto

B Parole sottolineate

D Uso dei colori

4 Quali caratteristiche presenta l’esposizione? A È soggettiva: gli autori intervengono con valutazioni personali. B È oggettiva: gli autori non intervengono con valutazioni personali.

5 Perché il testo che hai letto è un testo espositivo misto? Il testo contiene informazioni relative a un argomento, organizzate in frasi e capoversi, e alternate a immagini fotografiche e schemi.

6 Lo schema della «rappresentazione della figura umana» ha la funzione di: A arricchire le informazioni date nel testo B sintetizzare le informazioni date nel testo

LESSICO 7 Collega ciascuna espressione con «banco» al corrispondente significato. 1. Scaldare il banco 2. Tenere banco 3. Fare qualcosa sottobanco

a. Agire di nascosto e in modo illegale b. Studiare poco c. Essere protagonista, al centro dell’attenzione

PRODUZIONE SCRITTA 8

400

RIASSUMERE

Aiutandoti con le informazioni più importanti di ciascun paragrafo, evidenziate in grassetto, riassumi il testo riducendolo all’incirca alla metà. Risposta soggettiva


Fabio Cioffi – Franco Amerini Autori italiani contemporanei di manuali di storia

L’antisemitismo nel Medioevo

Ascolta l’audio del testo

Nel Medioevo le comunità ebraiche dell’Europa settentrionale e occidentale subirono molte persecuzioni.

Il termine «antisemitismo» indica l’ostilità nei confronti degli ebrei, che si manifesta attraverso: ■ attacchi alle loro convinzioni religiose e al loro stile di vita; ■ leggi che limitano i loro diritti; ■ attacchi alle persone e ai loro beni, che ne mettono in pericolo la sicurezza e spesso la vita. Le radici del sospetto e dell’odio L’antisemitismo ebbe origine tra il II e il IV secolo, quando il cristianesimo si impose come la religione dell’Impero romano. Inizialmente, i pagani consideravano il cristianesimo una setta dell’ebraismo. Per loro Gesù era un profeta ebreo, ucciso perché la sua predicazione era considerata eretica dai capi del suo stesso popolo. Con il passare del tempo, i cristiani si distinsero con sempre maggiore forza dagli ebrei: da un rapporto di comune appartenenza alla stessa tradizione (la fede nell’unico Dio di Abramo) si passò a una crescente ostilità reciproca. Quasi tutti i cristiani cominciarono a considerare gli ebrei dei nemici che avevano rifiutato e fatto uccidere Gesù. Gli ebrei in una società «cristiana» Nel Medioevo il cristianesimo fu la forza spirituale e culturale che permise ai diversi popoli d’Europa di sentirsi parte di un’unica comunità: essere cristiani ed essere membri a tutti gli effetti della società europea erano la stessa cosa. Non era concepibile che un uomo o una donna non credessero in Dio e, se seguivano un’altra religione, allora erano «diversi», perché non condividevano in pieno i valori rispettati da tutti. Ebrei e musulmani erano dunque considerati persone che vivevano nell’errore. Tuttavia, mentre i musulmani professavano liberamente la propria fede nei loro domini, gli ebrei costituivano importanti minoranze in molti regni cristiani e attiravano l’attenzione per i loro riti e lo stile di vita diverso da quello della maggioranza cristiana. Le attività degli ebrei I sovrani europei, appoggiati dalla Chiesa, proibirono agli ebrei di possedere terre, pertanto gli ebrei, per vivere, si dedicarono ad attività proibite ai cristiani o viste con sospetto, come il commercio e il prestito di denaro a interesse. Così, da minoranza di persone «diverse», gli ebrei divennero spesso anche una minoranza di persone ricche.

401


Crociate e pestilenze: le accuse agli ebrei Ai tempi delle crociate, cioè in un’epoca in cui era forte il desiderio di una società interamente cristiana, gli ebrei subirono attacchi e massacri. Erano infatti sospettati di aiutare segretamente i musulmani, visto che nelle regioni islamiche gli ebrei erano ben tollerati; inoltre si volevano sfruttare le loro ricchezze per sostenere le spese delle crociate. Durante carestie e pestilenze, gli ebrei erano accusati di essere all’origine dei flagelli, sebbene i pontefici stessi ricordassero che, ad esempio in caso di peste, gli ebrei morivano esattamente come i cristiani. Segni distintivi, espulsioni, ghetti Nel XIII secolo papa Innocenzo III impose agli ebrei di Roma di portare un segno distintivo sull’abito, così da essere riconoscibili e permettere ai cristiani di comportarsi con loro come più ritenevano giusto. Luigi IX il Santo, re di Francia (1226-1270), non esitò a mandare al rogo manoscritti ebraici giudicati sacrileghi e impose agli ebrei una tassa speciale e punitiva. Nel 1290 il re di Inghilterra Edoardo I espulse gli ebrei dal suo regno e, nel 1492, anche la Spagna espulse gli ebrei e obbligò quelli che volevano restare a convertirsi al cristianesimo. Ogni volta che erano sottoposti a discriminazione, gli ebrei cercavano rifugio in altre terre, contribuendo sempre ad arricchire le società in cui si inserivano: da Spagna, Inghilterra e Francia si trasferirono in alcuni territori tedeschi e, quando furono cacciati anche da lì, tra il XIV e il XVI secolo, si spostarono nell’Europa orientale. Nel XVI secolo comparve l’obbligo per gli ebrei di risiedere in quartieri separati: i ghetti. (da Storia. Imparo con metodo, La Nuova Italia, rid.)

COMPRENSIONE 1 Quando ha origine l’antisemitismo e quali ne sono le cause principali? L’antisemitismo ha origine tra il II e il IV secolo, quando i cristiani cominciano a guardare con sospetto gli ebrei, accusati dell’uccisione di Gesù.

2 Nel corso del Medioevo, gli ebrei in quali luoghi sono presenti e perché «attirano l’attenzione»? Nel corso del Medioevo gli ebrei sono presenti in buona parte dell’Europa e attirano l’attenzione per il loro stile di vita diverso da quello della maggioranza della popolazione cristiana.

3 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.

402

a. I sovrani europei, nonostante il parere contrario della Chiesa, proibiscono agli ebrei di possedere terre.

V

F

b. Ai cristiani è proibito prestare denaro a interesse.

V

F

c. Gli ebrei si dedicano al commercio e al prestito di denaro a interesse, attività viste con sospetto dai cristiani.

V

F

d. Nell’epoca delle crociate, gli ebrei aiutano i cristiani contro i musulmani.

V

F


Il testo espositivo

4 Gli ebrei, espulsi dall’Inghilterra, dalla Francia e dalla Spagna, dove cercano rifugio? Gli ebrei cercano rifugio nei territori tedeschi e poi nell’Europa dell’est.

5 Nel XVI secolo gli ebrei che cosa sono obbligati a fare? Gli ebrei sono obbligati a vivere nei ghetti.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 6 Qual è lo scopo principale del testo che hai letto? Lo scopo principale è informare circa l’origine, le cause e la diffusione dell’antisemitismo in Europa.

7 Il testo espositivo che hai letto è continuo o misto? Motiva la tua risposta. Il testo è continuo perché è costituito interamente da un testo scritto, suddiviso in capoversi dai contenuti completi e coerenti.

8 Quali caratteristiche presenta l’esposizione dell’argomento? (Indica le risposte esatte) A È soggettiva: sono presenti giudizi personali. B È oggettiva: non sono presenti giudizi personali. C Si sviluppa secondo un ordine cronologico. D È organizzata, talvolta, in base a rapporti di causa-effetto. E Utilizza un linguaggio di livello alto, ricercato.

LESSICO 9 Individua nel testo i sinonimi di «papa» e «re» e trascrivili. Pontefice, sovrano.

10 Se tu non conoscessi il significato dei seguenti verbi tratti dal testo, quali voci andresti a cercare sul dizionario? a. divennero divenire

c. espulse

b. impose

d. comparve comparire

imporre

espellere

GRAMMATICA 11 Nella frase «Ebrei e musulmani erano dunque considerati persone che vivevano nell’errore», la congiunzione «dunque» ha valore: A conclusivo

C avversativo

B dichiarativo

D correlativo

PRODUZIONE SCRITTA 12

RIASSUMERE Riassumi il testo riducendolo all’incirca alla metà. Per aiutarti nella stesura del riassunto, individua e sottolinea le informazioni più importanti di ogni paragrafo. Scrivi quindi il riassunto con parole tue, utilizzando queste informazioni importanti e ricorda di usare correttamente i connettivi logici e cronologici. Risposta soggettiva

403


Chi frequenta le biblioteche

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

Grafico 1 Persone di 3 anni e più per tipo di dispositivo usato per leggere

e classe di età Anno 2018, valori percentuali

(da istat, Indagine Produzione e lettura di libri in Italia – Anno 2019)

Grafico 2 Persone di 3 anni e più che si sono recate almeno una volta in

biblioteca negli ultimi dodici mesi per classe di età e genere Anno 2019, valori percentuali

(da istat, Indagine Produzione e lettura di libri in Italia – Anno 2019)

404


Il testo espositivo

COMPRENSIONE 1 Indica se le seguenti affermazioni, relative al grafico 1, sono vere o false. a. Il grafico riporta i dati di un’indagine che si riferisce all’anno 2018.

V

F

b. Il grafico prende in considerazione lettori nella fascia di età 6-74 anni.

V

F

c. I lettori vengono distinti per età e per sesso (maschi e femmine).

V

F

d. La lettura esclusiva di libri cartacei è più diffusa fra i bambini e le bambine fino ai 10 anni, diminuisce via via a partire dalla fascia di età successiva, per poi crescere nuovamente fra gli over 44.

V

F

e. La lettura di libri in formato digitale (solo e-book) è maggiormente diffusa fra i lettori di 45-64 anni.

V

F

V

F

V

F

a. Il grafico riporta i dati di un’indagine che si riferisce all’anno 2019 e a persone distinte per età e per sesso (maschi e femmine).

V

F

b. Le femmine vanno in biblioteca più dei maschi: il 17% circa contro il 13% circa.

V

F

c. Le maggiori differenze di genere si riscontrano fra i bambini e le bambine di 6-10 anni.

V

F

d. L’abitudine di frequentare le biblioteche è più diffusa fra le persone di 6-24 anni.

V

F

e. A partire dai 25 anni le persone che frequentano le biblioteche diminuiscono significativamente per scendere sotto il 10% dopo i 54 anni.

V

F

f.

I lettori di 6-10 e di 75 anni e più, che leggono libri in formato digitale (solo e-book), sono meno del 10%.

g. La lettura di libri in formato digitale (in modo esclusivo o complementare a quella di libri cartacei) è più diffusa fra persone di 15-34 anni e molto meno nelle fasce di età successive, quasi sparendo dopo i 75 anni. 2 Indica se le seguenti affermazioni, relative al grafico 2, sono vere o false.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 3 I due grafici sono testi: A continui B non continui A misti

4 I due grafici hanno una funzione prevalentemente: A informativa B descrittiva C regolativa

5 I dati riportati nei due grafici da chi sono stati elaborati? Dall’istat.

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi espositivi: Giochi e giocattoli degli antichi Romani; Riza Relax, Il potere dei cristalli; istat, Uso di Internet

405


VERSIONE INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

Infanzia e malnutrizione acuta Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

Ascolta l’audio del testo

Il termine malnutrizione acuta – o deperimento – viene utilizzato per riferirsi a bambini e bambine il cui peso è troppo scarso in rapporto all’altezza. Nonostante alcune eccezioni, spesso indica una perdita di peso recente derivante da una grave carenza di nutrienti, malattie o entrambi. A livello globale, la malnutrizione acuta mette a rischio la vita del 7,3% dei bambini sotto i 5 anni – quasi 50 milioni. L’andamento della malnutrizione acuta può cambiare rapidamente e frequentemente, in relazione a fattori come la disponibilità stagionale di cibo e i quadri patologici di malattie come la diarrea e la malaria1. In Asia meridionale, la malnutrizione acuta colpisce il 15,2% dei bambini sotto i 5 anni – una percentuale che le agenzie internazionali classificano come «molto alta» (cfr. tabella). Altre aree a rischio includono l’Africa sub-sahariana, il Sud-Est asiatico e l’Oceania. Nel Sud-Est asiatico, inoltre, la malnutrizione acuta tende a colpire i bambini in un preciso momento della vita, soprattutto nel primo anno, e meno frequentemente nella tarda infanzia.

1. malaria: malattia infettiva trasmessa all’uomo dalla zanzara anofele; provoca febbre, anemia e ingrossamento del fegato e della milza. 2. deficit cognitivi:

condizione clinica in cui una o più funzioni cognitive (ad esempio l’attenzione o il linguaggio) risultano alterate.

406

Il deperimento – la condizione più diffusa di malnutrizione acuta – può avere effetti devastanti sui bambini, specie nella sua forma più grave. Se non adeguatamente curati, i bambini affetti da malnutrizione acuta grave corrono un rischio di morte altissimo, ben dodici volte maggiore rispetto a un bambino ben nutrito. La malnutrizione acuta grave deriva generalmente dal rapido deterioramento dello stato nutrizionale ed è caratterizzata da deperimento, eccessiva magrezza o gonfiore. Sebbene il rischio di morte associato alla malnutrizione acuta grave sia più elevato per i bambini sotto i 5 anni, anche i bambini in età scolare e gli adolescenti non ne sono esenti. I bambini in fase di guarigione possono comunque soffrire di deficit cognitivi2 e altri problemi dello sviluppo, soprattutto se affetti anche da ritardo della crescita. Il tasso di incidenza della malnutrizione acuta grave resta elevato in tutto il mondo: si stima che nel 2018 circa 16,6 milioni di bambini sotto i 5 anni ne abbiano sofferto. Come accade per altre forme di malnutrizione, la povertà è spesso una delle cause scatenanti della malnutrizione acuta grave, associata alle variazioni stagionali: la stagione delle piogge coincide solitamente con il periodo che precede la raccolta, durante il quale le scorte di cibo sono limitate, molte strade sono impraticabili e l’incidenza delle malattie associate all’acqua aumenta.


Il testo espositivo

I bambini affetti da malnutrizione acuta grave sottoposti a terapie adeguate restano, nel complesso, troppo pochi. Nonostante i progressi compiuti per raggiungere un maggior numero di bambini (da 1,1 milioni nel 2009 a 4,4 milioni nel 2017), solo uno su quattro riceve le cure sanitarie necessarie. Per migliorare le strategie di intervento, occorrono il supporto delle politiche nazionali, risorse finanziarie da parte dei governi e l’integrazione all’interno dei servizi nazionali. Infatti, nei Paesi in cui tutto ciò è stato realizzato, l’efficienza e lo sviluppo dei sistemi sono incrementati notevolmente. Tuttavia, sebbene la disponibilità di cure mediche possa salvare molte vite, non è sufficiente per affrontare le cause alla base della malnutrizione, azione fondamentale per garantire la prevenzione a lungo termine della malnutrizione acuta grave.

Percentuale di bambini e bambine sotto i 5 anni affetti da malnutrizione acuta, suddivisi per regioni, 2019 Numero complessivo di bambini e bambine con malnutrizione acuta (7,3%, 49,5 milioni)

Europa orientale e Asia centrale 2,0%

Nord America 0,4%

Medio Oriente e Nord Africa 7,7%

Africa occidentale e centrale 9,0%

Asia meridionale 15,2% Africa orientale e meridionale 6,2%

America Latina e Caraibi 1,3%

Nessun dato Nessun dato <2,5 attuale (molto bassa)

Asia orientale e Pacifico 2,9%

2,5 – <5 (bassa)

5 – <10 (media)

10 – <15 (alta)

≥15 (molto alta)

(da unicef, Bambini, cibo e nutrizione – Anno 2019)

407


COMPRENSIONE 1 Quale caratteristica presenta il peso di un bambino o di una bambina che soffre di malnutrizione acuta? (1 punto se la risposta è esatta) Chi soffre di malnutrizione acuta ha un peso troppo basso in rapporto all’altezza. PUNTI ........... /1

2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. La perdita di peso è dovuta esclusivamente a determinate malattie.

V

F

b. Nel mondo quasi 50 milioni di bambini rischiano di morire a causa della malnutrizione acuta.

V

F

c. Nell’Africa sub-sahariana sono maggiormente colpiti da malnutrizione acuta i bambini nel primo anno di vita.

V

F

PUNTI ........... /3

3 Completa la seguente tabella, relativa alla malnutrizione acuta grave, trascrivendo in modo appropriato le espressioni sotto riportate. (1 punto per ogni risposta esatta) problemi vari dello sviluppo – deperimento – deterioramento dello stato nutrizionale – deficit cognitivi – povertà – eccessiva magrezza – morte – gonfiore – variazioni stagionali Caratteristiche

deperimento, eccessiva magrezza, gonfiore

Cause

deterioramento dello stato nutrizionale, povertà, variazioni stagionali

Conseguenze

problemi vari dello sviluppo, deficit cognitivi, morte PUNTI ........... /9

4 I bambini affetti da malnutrizione acuta grave, che ricevono cure sanitarie adeguate, sono: (1 punto se la risposta è esatta) A complessivamente molti B ancora pochi, nonostante i progressi compiuti in questi ultimi anni C fortunatamente parecchi grazie a finanziamenti da parte dei governi PUNTI ........... /1

ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 Qual è lo scopo principale del testo che hai letto? (2 punti se la risposta è esatta) Lo scopo principale del testo è informare circa il problema della malnutrizione infantile nel mondo, illustrandone cause, caratteristiche, conseguenze e interventi messi in atto. PUNTI ........... /2

6 Il testo è continuo o misto? Motiva la tua risposta. (1 punto se la risposta è esatta) Il testo è misto, perché le informazioni dei paragrafi sono affiancate da una carta tematica.

408

PUNTI ........... /1


Il testo espositivo 7 Quali caratteristiche presenta il testo? (1 punto per ogni risposta esatta) A È suddiviso in paragrafi titolati. B È suddiviso in parti grazie all’utilizzo di spazi bianchi. C L’esposizione è oggettiva. D L’esposizione è in parte oggettiva e in parte soggettiva. E Il linguaggio è semplice, privo di termini specialistici. PUNTI ........... /2

8 In base alla carta, la percentuale di bambini sotto i 5 anni affetti da malnutrizione acuta: (1 punto per ogni risposta esatta) A è molto bassa nel Nord America e nell’America Latina B è molto alta nell’Africa orientale e meridionale C è media nel Nord Africa D è bassa nell’Asia orientale PUNTI ........... /3

LESSICO E GRAMMATICA 9 Nella frase «... anche i bambini in età scolare e gli adolescenti non ne sono esenti», la parola «esenti» con quale parola non può essere sostituita? (1 punto se la risposta è esatta) A esclusi

B impediti

C immuni

D esonerati PUNTI ........... /1

10 Per ciascuna delle seguenti parole, tratte dal testo, sottolinea il contrario corretto. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. Carenza: abbondanza – ricchezza

c. Rapido: sfaticato – lento

b. Rischio: distensione – sicurezza

d. Fondamentale: secondario – infondato PUNTI ........... /4

11 Nell’espressione «sotto i 5 anni», la parola «sotto» è: (1 punto se la risposta è esatta) A preposizione impropria

B avverbio PUNTI ........... /1

AUTOVALUTAZIONE ■

Il testo mi è sembrato: facile

difficile

di media difficoltà

difficili

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande relative a: comprensione

di media difficoltà

Gli esercizi mi sono sembrati complessivamente: facili

PUNTEGGIO TOTALE .......... /28

analisi e interpretazione

lessico e grammatica

Se hai ottenuto un punteggio inferiore a 17, svolgi Attività di Recupero.

409


LABORATORIO

SVILUPPO DELLE COMPETENZE SCRIVERE TITOLARE UN TESTO ESPOSITIVO CONTINUO E SUDDIVIDERLO IN PARAGRAFI TITOLATI 1 Leggi attentamente il seguente testo espositivo continuo per coglierne l’argomento centrale. Suddividilo quindi in paragrafi titolati volti a scandire i vari aspetti dell’argomento centrale. Attribuisci, infine, un titolo al testo espositivo. Risposte possibili Titolo del testo: In bicicletta «Mobilità dolce» in Europa

In bicicletta soprattutto al Nord

Alcuni Paesi europei detengono un primato importante: il numero di biciclette in rapporto alla popolazione. La cosiddetta «mobilità dolce», cioè appunto quella basata sull’uso delle biciclette, è particolarmente sviluppata nei Paesi dell’Europa centrale e scandinava, che non per nulla sono fra gli Stati più avanzati del mondo sotto diversi aspetti. Nei Paesi Bassi, che occupano il primo posto in questa classifica, ci sono circa 16,5 milioni di biciclette, in pratica una per abitante. In Danimarca, che si piazza al secondo posto, ci sono, invece, quattro biciclette ogni cinque persone. Nel complesso, fra i primi dieci Paesi di questa classifica ben otto sono europei. Il dato curioso è che la bicicletta si usa di più nei Paesi dove il clima è più freddo, si usa di meno in quelli mediterranei. Alla base di un simile risultato ci sono fattori culturali, come il senso della disciplina e l’attenzione ai problemi ambientali, come l’inquinamento. Inoltre, l’uso della bicicletta è stato incentivato dalla predisposizione di efficientissime reti di piste ciclabili. Un altro aspetto da sottolineare è che il tasso di mortalità dovuto a incidenti stradali ha valori più bassi proprio nei Paesi dell’Europa centrosettentrionale, gli stessi in cui la bicicletta è spesso lo strumento più usato per muoversi nelle città. (da S. Mantovani – I. Sacchetti, Geo 1, Fabbri Editori)

410


SCRIVERE UN TESTO ESPOSITIVO CONTINUO 2 Ti proponiamo di scrivere un testo espositivo continuo, relativo a un personaggio famoso, illustre, che si è distinto in modo particolare nel campo della letteratura, dell’arte, della musica o della scienza. Procedi secondo le indicazioni. Risposta soggettiva ■

Scegli il personaggio e stabilisci le informazioni, i dati che ritieni importanti, utili per trasmettere al lettore conoscenze approfondite sul personaggio. Ad esempio, informazioni relative alla biografia, alle sue più rilevanti esperienze letterarie, artistiche o scientifiche, alle sue opere principali.

Documentati, cioè vai alla ricerca di tutte le informazioni stabilite, consultando manuali scolastici, enciclopedie, siti Internet.

Seleziona e ordina la documentazione, il materiale raccolto.

Procedi quindi alla stesura del testo espositivo, fornendo una spiegazione chiara, coerente, completa e oggettiva dell’argomento e usando un linguaggio il più chiaro possibile. Suddividi le varie informazioni in paragrafi titolati e, se vuoi, utilizza segni grafici per evidenziare parole o concetti importanti.

LABORATORIO COMPETENZE

Il testo espositivo

SCRIVERE UN TESTO ESPOSITIVO MISTO 3 IN COPPIA Vi proponiamo di scrivere un testo espositivo misto relativo a «Senso civico: atteggiamenti e comportamenti dei cittadini nella vita quotidiana». Potete iniziare fornendo una definizione di senso civico e poi spiegare i dati forniti dall’infografica, tenendo presente che si riferiscono a persone di 14 anni e più. Risposta soggettiva

«Per “senso civico” dei cittadini ci si riferisce a quell’insieme di comportamenti e atteggiamenti che attengono al rispetto degli altri e delle regole di vita in una comunità.» (Continuate voi)

Vita quotidiana e senso civico: che cosa pensa chi vive in Italia Tutti i dati sono riferiti a persone di 14 anni e più.

(da www.istat.it, Report Senso civico: atteggiamenti e comportamenti dei cittadini nella vita quotidiana – Anni 2016-2018)

411


IL TIPO DI TESTO

Il testo argomentativo • Ascolta l’audio della scheda

• FLIPPED CLASSROOM A CASA - Guarda la videolezione - Compila il test di verifica della videolezione - Scopri i testi proposti e le attività individuali

IN CLASSE - Svolgete le attività cooperative - Mettete alla prova le vostre competenze, svolgendo il compito di realtà

DDI

CHE COS’È IL TESTO ARGOMENTATIVO Considera il seguente testo.

Paghetta: uno strumento utile? PROBLEMA: La paghetta è uno strumento utile? TESI: opinione dell’autore in relazione al problema

ARGOMENTI A SOSTEGNO DELLA TESI: l’autore sostiene la propria opinione con opportuni argomenti, ragionamenti

L’autore, a sostegno della propria tesi, cita una fonte autorevole CONCLUSIONE: l’autore riconferma la sua opinione o tesi sul problema

I genitori spesso si chiedono se possa essere utile ed educativo dare ai figli una «paghetta» a cadenza regolare. Si preoccupano soprattutto del fatto che i figli non riescano a gestire i soldi o che possano spenderli male, magari comprando ciò che non dovrebbero. Dare la paghetta ai figli è importante perché, oltre a responsabilizzarli e dar loro indipendenza, insegna loro a conoscere il valore del denaro, facendo scelte su come spenderlo e valutando bene le priorità. Perché la paghetta sia uno strumento utile, deve essere proporzionata alla vita che il ragazzo conduce, in modo da soddisfare le sue reali esigenze. Ci vuole la giusta via di mezzo: dargli troppi soldi non serve a niente perché non gli fa comprendere il senso e la gestione del denaro e lo fa sentire onnipotente, mentre dargliene troppo pochi lo fa sentire frustrato o diverso dagli altri perché rischia di non potersi permettere le attività di gruppo. La paghetta deve anche avere un significato educativo per cui è sempre meglio non concedere più di quanto concordato, evitando di anticipare ad esempio i soldi della settimana successiva, perché altrimenti c’è anche il rischio che il ragazzo possa accumulare debiti che non riuscirà poi a saldare. In questo modo, imparerà a programmare le spese, scegliendo tra le varie alternative. È importante, inoltre, non utilizzare la paghetta come strumento di ricatto, con funzione di premio o punizione, altrimenti rischia di perdere il suo valore educativo. Bisogna evitare «incentivi mirati», ad esempio concedere al figlio un aumento quando prende un bel voto a scuola: l’impegno nello studio deve avvenire a prescindere dalla ricompensa. I soldi che gli vengono dati ogni settimana devono essere destinati alle sue esigenze ed è un modo per responsabilizzarlo sulla gestione del denaro, un aspetto che deve esulare da tutto il resto. Secondo una recente ricerca, condotta da un colosso bancario, i clienti più attenti e diligenti nella gestione dei soldi sono proprio quelli che da piccoli ricevevano la paghetta regolare. Dare la paghetta ai figli è dunque molto importante. La gestione del proprio denaro è un valido insegnamento, utile anche quando avranno un lavoro e una famiglia. In ogni caso, è fondamentale che i genitori siano di esempio ai figli nella gestione dei soldi. L’esempio, infatti, è sempre l’insegnamento più importante. (da www.adolescienza.it, rid. e adatt.)

412


Il testo argomentativo Il testo che hai letto è un testo argomentativo. In esso, infatti: ■

viene presentato un problema: La paghetta è uno strumento utile?

l’autore espone, in relazione al problema, la propria opinione o tesi: Dare la paghetta ai figli è importante per responsabilizzarli, dar loro indipendenza, insegnare loro il valore e la gestione del denaro;

l’autore, per dimostrare la validità della propria opinione o tesi, presenta una serie di argomenti, cioè di ragionamenti a sostegno della propria tesi; cita anche una fonte autorevole (una ricerca condotta da un colosso bancario) per far sì che il proprio discorso sia convincente;

l’autore, a conclusione dell’argomentazione, ribadisce la propria opinione o tesi sul problema: Dare la paghetta ai figli è molto importante.

Il testo argomentativo, dunque, è un tipo di testo in cui l’autore presenta, in relazione a un determinato problema, la propria opinione o tesi, sostenendola con opportuni elementi di prova o argomenti. Argomentare, infatti, significa «sostenere con argomenti, cioè con prove, dati la propria opinione». Chi scrive un testo argomentativo si prefigge fondamentalmente lo scopo di convincere, persuadere il destinatario della validità di quello che dice, di quello che sostiene.

I DIVERSI TIPI DI TESTO ARGOMENTATIVO I testi argomentativi più diffusi sono: ■

i discorsi dei politici, come ad esempio il discorso di insediamento pronunciato dal presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, il 20 gennaio 1961, di cui riportiamo uno stralcio.

Alle persone che nelle capanne e nei villaggi di mezzo mondo lottano per spezzare le catene della miseria di massa, noi diciamo solamente che faremo del nostro meglio per aiutarle ad aiutarsi da sé, per tutto il tempo che ci vorrà, perché riteniamo che sia una cosa giusta. A nostro parere, se una società libera non è in grado di aiutare i molti che sono poveri, non può nemmeno salvare i pochi che sono ricchi. ■

le arringhe degli avvocati, cioè i discorsi di difesa o di accusa pronunciati dai legali in tribunale nella fase dibattimentale del processo penale;

gli articoli di fondo, cioè gli articoli principali dei quotidiani, stampati in prima pagina, in cui il giornalista, che di solito dirige il giornale o è una firma prestigiosa della testata, esprime il proprio punto di vista sul fatto principale della giornata;

413


gli articoli di opinione, in cui il giornalista espone la propria opinione in relazione a un determinato problema, come ad esempio nel seguente articolo in cui viene affrontato il problema dei selfie, una vera e propria ossessione.

I selfie sono sempre più un’ossessione. Scattiamo almeno 93 milioni di selfie al giorno, oltre 1.000 al secondo, e in molti casi si tratta di vera e propria dipendenza. Questo modo di rappresentarsi è sintomo di un grave disagio diffuso, che porta a riconoscere noi stessi solo attraverso lo sguardo altrui. In altre parole, come sostengono gli esperti, «io esisto in quanto vengo osservato da qualcuno, in quanto qualcuno guarda il mio selfie». Il problema, sempre a parere degli esperti, è tanto più accentuato dal fatto che lo smartphone, che consente un numero illimitato di selfie in ogni istante della vita, non è un semplice dispositivo tecnologico estrinseco rispetto al corpo di una persona, come poteva essere una macchina fotografica, ma è una vera e propria protesi integrata nei nostri corpi, ormai talmente indispensabile che per molti di noi è difficile immaginare la propria esistenza in assenza di essa. (da www.italiantech.it, rid. e adatt.) ■

i saggi critici e i trattati, in cui l’autore espone la propria opinione su un argomento letterario, scientifico, storico, filosofico o artistico;

le recensioni di libri, film, spettacoli musicali e teatrali, in cui l’autore fornisce una valutazione, un giudizio sull’opera. Ecco un esempio di recensione del film per ragazzi Shazam! (2019).

Il protagonista è Billy Batson, orfano quindicenne in perenne fuga dalle case famiglia alle quali viene affidato. Il ragazzo vede la sua vita capovolta dopo l’incontro con un antico mago che decide di tramandargli il proprio potere. E così, grazie all’utilizzo di una parola magica, il giovane può diventare Shazam, un muscoloso eroe dai poteri illimitati. La regia di David F. Sandberg si muove bene tra i vari registri, passando con disinvoltura dalla pura commedia alle scene più action. L’unico elemento su cui si sarebbe potuto lavorare di più è la cgi (Computer-generated imagery, un’applicazione nel campo della computer grafica 3d per la resa degli effetti speciali digitali), che spesso risulta al di sotto delle aspettative per un film di questo livello. (da www.ecodelcinema.com, rid. e adatt.)

414

anche i temi scolastici possono essere testi argomentativi quando richiedono di «argomentare», cioè di esprimere la propria opinione (o tesi) su un determinato problema e di dimostrarne la validità con opportuni argomenti.


Il testo argomentativo

LA STRUTTURA DEL TESTO ARGOMENTATIVO Generalmente, la struttura base del testo argomentativo è la seguente. Problema

Viene presentato un determinato problema su cui si incentra tutto il testo argomentativo.

Tesi

L’autore del testo espone, in relazione al problema, la propria opinione, chiamata «tesi».

Argomenti a sostegno della tesi

L’autore, allo scopo di dimostrare la validità della propria tesi e quindi di convincere il destinatario, presenta degli argomenti, cioè delle prove, dei ragionamenti.

Antitesi o tesi contraria

L’autore presenta l’antitesi, cioè la tesi contraria alla sua.

Argomenti a sostegno dell’antitesi

L’autore riporta gli argomenti o le prove che sostengono la tesi contraria alla sua.

Confutazione degli argomenti dell’antitesi

L’autore confuta, cioè dimostra la falsità o l’infondatezza degli argomenti che sostengono la tesi contraria alla sua.

Conclusione

L’autore giunge a una conclusione in cui riconferma la propria opinione o tesi sul problema ed eventualmente formula delle proposte per risolvere il problema stesso.

Questa struttura base, però, non è fissa, immutabile. Essa, infatti, ammette delle varianti, con lo spostamento o la soppressione di qualcuno degli elementi che la compongono. A volte, ad esempio, l’autore si limita a esporre il problema, la propria tesi in relazione al problema, gli argomenti a sostegno della propria tesi, e giunge a una conclusione in cui riconferma la propria tesi. In questo caso, l’autore non prende in considerazione l’antitesi, cioè la tesi contraria alla sua. Questo tipo di argomentazione si chiama «argomentazione affermativa».

415


Ecco un esempio di testo argomentativo secondo il modello della struttura base.

Campanella a scuola: prima o dopo le 8.30? PROBLEMA

TESI

ARGOMENTI A SOSTEGNO DELLA TESI

ANTITESI O TESI CONTRARIA

ARGOMENTI A SOSTEGNO DELL’ANTITESI

CONFUTAZIONE DEGLI ARGOMENTI DELL’ANTITESI

CONCLUSIONE

Qual è l’orario ideale per entrare a scuola? Cominciare prima delle 8.30 è troppo presto per i ragazzi? Siamo del parere che cominciare la giornata scolastica dopo le 8.30 apporti grandi vantaggi per gli studenti. Nelle attività quotidiane, come sostiene un gruppo di ricercatori di Oxford, si dà poca importanza all’orologio biologico, che determina i livelli di concentrazione, attenzione e produttività nel corso della giornata. E che, soprattutto, varia in base all’età. Quello degli adolescenti, in particolare, si mette in moto più tardi e mal si adegua a una giornata attiva che comincia presto al mattino. Far suonare la campanella alle 8, come accade in molte scuole, potrebbe provocare deprivazione di sonno tra gli adolescenti, con conseguenze negative sulla qualità dell’apprendimento e anche sulla salute. La posticipazione dell’orario scolastico, però, con ingresso a scuola alle 8.30 o più tardi non fa altro che posticipare tutte le attività della giornata, compresa l’andata a letto. Infatti, considerando che la giornata scolastica media dura fra le quattro e le sei ore, e che alcune classi in certi giorni escono intorno alle 14, un’entrata a scuola posticipata sposterebbe in avanti tutte le attività pomeridiane e serali collegate. E questo ritardo sarebbe ancora più marcato, nelle grandi città, dove il tragitto per tornare a casa da scuola può richiedere più tempo. Inoltre, i ragazzi sono più produttivi proprio nelle prime ore della mattinata, mentre spesso si registra un calo nell’attenzione durante la giornata scolastica. Queste affermazioni sono sbagliate perché, come abbiamo già detto, un riposo notturno troppo corto può incidere non solo sull’apprendimento ma può anche creare problemi di salute, come obesità, diabete, ipertensione e depressione. Al contrario, dormire per un tempo adeguato favorisce una migliore attenzione, un migliore apprendimento, regolazione delle emozioni e del comportamento e, in generale, la qualità di vita dei ragazzi. Inoltre, posticipando, ad esempio di un’ora, l’ingresso a scuola, si potrebbe ridurre di un’ora la giornata scolastica, in modo da non spostare in avanti le attività pomeridiane e serali collegate. A nostro avviso, dunque, l’entrata posticipata a scuola favorisce, in tutti i sensi, il benessere degli adolescenti. (da www.repubblica.it, rid. e adatt.)

416


Il testo argomentativo

LE CARATTERISTICHE LINGUISTICHE Il testo argomentativo presenta le seguenti caratteristiche linguistiche: ■

uso frequente di verbi di opinione, come sostenere, ritenere, pensare, obiettare, discordare, dubitare, supporre...

I ricercatori della McGill University di Montreal, in Canada, in un loro studio recentemente pubblicato, sostengono che la musica aiuta l’apprendimento scolastico. ■

uso di espressioni particolari per esprimere il punto di vista, la valutazione e il giudizio, come secondo me, sono del parere che, è proprio vero che, è confermato che, è mia opinione che, è sbagliato...

Siamo del parere che il patrimonio culturale (artistico, ambientale e paesaggistico) del nostro Paese svolga un ruolo importante nella formazione dei cittadini e che influenzi anche i settori produttivi e, in genere, la cultura. (da www.italianostraeducazione.org, rid.)

uso del presente indicativo, come tempo verbale prevalente, affinché la tesi sia percepita come sempre valida.

Oggi siamo ossessionati dalla sicurezza e spesso priviamo i nostri figli dell’assumersi i rischi e di fare i conti con la realtà. L’avventura è una componente che sembra perduta nelle giornate dei più piccoli. I bambini iperprotetti dai genitori rischiano di diventare giovani ansiosi e disinteressati. La curiosità e la capacità di socializzare permettono invece ai bambini di crescere liberamente. Ma perché l’esperienza di libertà è così importante? Perché, se si è troppo controllati, si cresce dipendenti da qualcuno e questo non va bene. Devono aumentare gli spazi di autonomia e il gioco libero aiuta a svilupparli. (da www.repubblica.it, rid. e adatt.)

uso frequente di frasi complesse e articolate;

uso frequentissimo di connettivi o legami logici, cioè di elementi invariabili del discorso, che hanno la funzione di legare fra loro le varie parti del testo e di scandire le diverse fasi dell’argomentazione.

417


I connettivi sono per lo più avverbi, congiunzioni (o locuzioni avverbiali e congiuntive) di tipo: ● avversativo: ma, tuttavia, invece, però, al contrario, eppure... ● causale: poiché, dato che, perché, siccome, dal momento che... ● temporale: poi, ancora, infine, in primo luogo, in secondo luogo... ● esplicativo: cioè, ossia, ad esempio, infatti, in altre parole, vale a dire... ● concessivo: benché, sebbene, anche se, nonostante, quantunque... ● ipotetico: se, nel caso in cui, a condizione che, purché, qualora... ● conclusivo: dunque, pertanto, allora, quindi, insomma, ne consegue che...

Sono favorevole all’impiego dei telefonini a scuola come strumento didattico, ponendo però alcune condizioni. Ad esempio, niente cellulari sui banchi tutto il tempo; deve essere consentito usarli solo quando lo chiede il professore. I ragazzi, i docenti stessi, tutti ormai usano costantemente Internet per trovare le informazioni di cui hanno bisogno, perché quindi a scuola deve essere diverso? Se poi qualcuno si distrae invece di svolgere il compito assegnato, ovviamente è un problema, ma quello succede a prescindere dai telefonini. Sono consapevole del fatto che molti attribuiscono un grande valore alle ricerche sui libri cartacei, tuttavia penso che sia un’obiezione antistorica. Anch’io a casa, da bambino, avevo l’enciclopedia Treccani; oggi i suoi volumi sono un oggetto di arredamento e il suo contenuto è online. Allo stesso tempo, ci sono molti materiali che non sono presenti sul web. Magari su Internet si trova un riferimento bibliografico, e in seguito diventa necessario andare in biblioteca. Così i due mondi s’incontrano. (da «Sette», rid.) ■

uso di un registro linguistico adeguato al lettore e uso di un lessico specialistico se il testo argomentativo si rivolge a un pubblico di esperti del settore.

Riordinare, sbarazzandosi al contempo di oggetti che non servono più («decluttering» in inglese, ovvero «eliminare ciò che ingombra»), è diventata una vera e propria filosofia di vita. Come spiega l’esperta di lifestyle Rory Carter, questa attitudine orientata all’essenziale non fa solo bene alla casa (come pure all’armadio o alla scrivania dell’ufficio, a seconda di dove si abbia la necessità di intervenire), ma ha effetti positivi anche su corpo e mente perché aumenta la produttività, favorisce la creatività e migliora il benessere psicofisico generale. Ancora, selezionare ed eliminare quello che ormai non si usa più è anche un modo per «tagliare i ponti con il passato» e aprirsi al futuro. (da www.corriere.it, rid.)

418


MAPPA DELLE CONOSCENZE

IL TESTO ARGOMENTATIVO

CHE COS’È

È un testo in cui l’autore presenta, in relazione a un determinato problema, la propria opinione o tesi, sostenendola con opportuni elementi di prova o argomenti

SCOPO

Convincere, persuadere il destinatario della validità di quello che si dice, di quello che si sostiene

PIÙ FACILE

Accedi alla mappa personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo

◾ Discorsi

di politici degli avvocati ◾ Articoli di fondo e di opinione ◾ Saggi critici e trattati ◾ Recensioni di libri, film, spettacoli musicali e teatrali ◾ Temi scolastici, quando richiedono di argomentare su un determinato problema ◾ Arringhe

TIPI DI TESTO ARGOMENTATIVO

Problema Tesi Argomenti a sostegno della tesi Antitesi o tesi contraria

STRUTTURA BASE

Argomenti a sostegno dell’antitesi Confutazione degli argomenti a sostegno dell’antitesi Conclusione ◾ Verbi

di opinione (sostenere, ritenere, pensare...) particolari per esprimere il punto di vista, la valutazione e il giudizio (secondo me, sono del parere che...) ◾ Presente indicativo come tempo verbale ◾ Frasi complesse e articolate ◾ Uso di connettivi (ma, poiché, poi, dunque...) ◾ Registro linguistico adeguato al lettore ◾ Lessico specialistico se il testo argomentativo si rivolge a esperti del settore ◾ Espressioni

CARATTERISTICHE LINGUISTICHE

419


VERSIONE INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE 1 Indica se le seguenti affermazioni, relative al testo argomentativo, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. Un testo è argomentativo quando in esso viene presentato un problema e si avanzano, in merito, opinioni sostenute con opportuni argomenti.

V

F

b. Il testo argomentativo presenta, in relazione a un determinato problema, una serie di regole.

V

F

c. Solitamente, in un testo argomentativo il punto di vista non viene espresso.

V

F

d. Spesso gli articoli di fondo dei quotidiani sono testi argomentativi.

V

F

e. Le recensioni di spettacoli non possono essere considerate testi argomentativi.

V

F

PUNTI ........... /5

2 Lo scopo prevalente del testo argomentativo è quello di: (1 punto se la risposta è esatta) A informare

C convincere

B fornire regole, istruzioni

D esprimere opinioni PUNTI ........... /1

3 Collega ciascun termine della prima colonna alla corrispondente definizione della seconda colonna. (1 punto per ogni risposta esatta) 1. Tesi

a. Opinione contraria a quella dell’autore

2. Argomento

b. Dimostrazione, da parte dell’autore, dell’infondatezza della tesi contraria alla sua

3. Antitesi

c. Prova, ragionamento a sostegno di un’opinione

4. Confutazione

d. Opinione che l’autore intende sostenere PUNTI ........... /4

4 Nel testo argomentativo, la conclusione serve a: (1 punto se la risposta è esatta) A ribadire l’antitesi

C introdurre le ultime argomentazioni a favore dell’antitesi

B ribadire la tesi

D spiegare con ulteriori argomentazioni la validità della tesi PUNTI ........... /1

5 Quali delle seguenti caratteristiche linguistiche riguardano specificatamente il testo argomentativo? (1 punto per ogni risposta esatta) A Prevalenza di verbi al presente indicativo B Prevalenza di frasi semplici C Prevalenza di frasi complesse D Uso frequente di aggettivi E Uso frequente di connettivi F Indicazione del punto di vista di chi scrive mediante espressioni particolari G Raro uso di verbi di opinione H Registro linguistico sempre alto e ricco di termini specialistici

420

PUNTI ........... /4


Il testo argomentativo 6 Solo uno dei seguenti brevi testi è argomentativo. Indicalo e motiva la tua scelta. (3 punti se la risposta è esatta)

A

Il coding aiuta i bambini più piccoli a pensare meglio e in modo creativo, stimola la loro curiosità attraverso quello che apparentemente può sembrare solo un gioco. Il coding consente di imparare le basi della programmazione informatica, insegna a «dialogare» con il computer e a impartire alla macchina comandi in modo semplice e intuitivo. Il segreto sta tutto nel metodo: poca teoria e tanta pratica. L’obiettivo è quello di educare i più piccoli al pensiero computazionale, che è la capacità di risolvere problemi, anche complessi, applicando la logica, ragionando passo passo sulla strategia migliore per arrivare alla soluzione. (da www.robotiko.it, rid.)

B

L’idea di uno squalo che cammina per inseguire la propria preda sulla terraferma sembra uscita da un film horror. Eppure un team di ricercatori ne ha scoperti di quattro diverse specie lungo le coste settentrionali dell’Australia. Questi predatori, lunghi meno di un metro e innocui per l’uomo, sono in grado di utilizzare le quattro pinne come zampe per camminare sulla barriera corallina alla ricerca dei crostacei e dei piccoli molluschi di cui si nutrono. Ma sono anche capaci di uscire dall’acqua per brevi istanti e spostarsi nei pressi della costa alla ricerca di cibo. (da www.focus.it, rid.)

C

Una moderata dose d’invidia è comprensibile. Tuttavia, quando l’invidia diventa un tarlo che rode continuamente dall’interno, allora si è in presenza di un problema rilevante sotto l’aspetto psicologico. Chi invidia molto, infatti, disprezza ciò che ha, il che si traduce in sofferenza quotidiana. Invece, chi è moderatamente invidioso deve avere chiaro che questo sentimento avverte che la propria anima non è contenta e ha bisogno di essere presa in considerazione. Infatti, la felicità è data non dall’avere quello che non abbiamo, ma dall’essere contenti di quello che abbiamo. (da www.riza.it, rid.)

È argomentativo il testo A B C perché esprime la tesi che una dose moderata di invidia è normale, mentre a livelli eccessivi è dannosa, e la motiva con degli argomenti. PUNTI ........... /3

AUTOVALUTAZIONE ■

PUNTEGGIO TOTALE .......... /18

La verifica mi è sembrata complessivamente: facile

di media difficoltà

difficile

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande

In base al mio punteggio totale, posso affermare di conoscere le caratteristiche del testo argomentativo: poco

abbastanza

bene

Per migliorare il mio risultato, devo ripassare questi argomenti:

421


PIÙ FACILE

Alessandro Giuliani Giornalista italiano contemporaneo 1. 4: voti

scolastici insufficienti.

2. ricorso:

richiesta di annullare un provvedimento, in questo caso la bocciatura.

422

I 4 fanno capire che la vita non è dei furbi

Ascolta l’audio del testo

Il titolo dell’articolo che stai per leggere esprime un’opinione o tesi dello psichiatra e scrittore italiano contemporaneo Paolo Crepet. «I 41 a scuola servono perché fanno capire i nostri limiti e fanno capire che la vita non è dei furbi, come si crede. La vita è una maratona e ogni cosa va sudata, conquistata con fatica.» Queste opinioni di Paolo Crepet sono di grande interesse, perché è sempre più alto il numero di famiglie che, appena vengono a conoscenza della bocciatura del proprio figlio, non la accettano e decidono di fare ricorso2 soprattutto quando i voti sono dal 4 in giù. Perché il 4 non viene considerato come un voto negativo, ma quasi come un’offesa allo studente e alla sua famiglia. La famiglia, infatti, sempre più spesso contesta e attacca l’insegnante. È chiaramente una decisione sbagliata perché, secondo Crepet, i voti negativi possono diventare occasioni importanti di crescita. «Oggi» sempre secondo Crepet, «dolore e fatica sono due parole molto importanti, ormai scomparse dal vocabolario dell’educazione. Proteggiamo i figli da tutto. Conseguenza: la generazione di oggi è fragile, ed è colpa nostra.


I dolori che non si provano da piccoli faranno soffrire da grandi. È meglio piangere a otto anni che a quarantotto. Se i genitori corrono sempre in aiuto dei figli e si sostituiscono a loro nella soluzione dei problemi, rendono ai figli la vita più facile: per loro non c’è nemmeno il gusto della conquista. E anche il 4, magari meritatissimo, diventa per il bambino un’ingiustizia da superare.» Crepet, inoltre, dice: «Cerchiamo di non essere amici dei figli, ma genitori, che danno regole e che sono un punto di riferimento nelle difficoltà della vita».

PIÙ FACILE

Il testo argomentativo

(da www.tecnicadellascuola.it, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Riferendoti al testo, completa le seguenti tabelle. A Problema

I 4 a scuola servono?

Tesi (opinione) di Crepet

Sì, i 4 servono.

Argomenti di Crepet a sostegno della propria tesi

I 4 fanno capire i propri limiti e che la vita non è dei furbi.

B Problema

I 4 preparano alla vita, nella quale ogni cosa va conquistata con fatica.

È giusta la decisione delle famiglie di fare ricorso per la bocciatura del figlio?

Tesi (opinione) di Crepet

No, è una decisione sbagliata.

Argomenti di Crepet a sostegno della propria tesi

I voti negativi sono importanti occasioni di crescita,

C Problema

non sono un’offesa né allo studente né alla sua famiglia.

È giusto proteggere i figli da tutto?

Tesi (opinione) di Crepet

No, non è giusto.

Argomenti di Crepet a sostegno della propria tesi

Proteggere i figli da tutto vuol dire farli diventare fragili e farli soffrire da grandi, inoltre toglie loro il gusto della conquista.

423


ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 In questo testo, rispetto alla struttura base del testo argomentativo, quali elementi mancano? A Tesi

D Prove a sostegno dell’antitesi

B Antitesi

E Confutazione degli argomenti

C Argomentazioni a favore della tesi

a sostegno dell’antitesi

3 Nella conclusione del testo, l’autore: A concorda con la tesi di Crepet riguardo al rapporto genitori e figli B riporta una citazione di Crepet, il quale consiglia ai genitori di assumere

il ruolo di genitori e non di amici dei propri figli

4 Qual è lo scopo del testo argomentativo che hai letto? Lo scopo del testo è convincere chi legge dell’importanza dei voti negativi a scuola.

5 Qual è il tempo verbale prevalente? A Indicativo imperfetto

C Indicativo presente

B Indicativo passato remoto

D Indicativo passato prossimo

6 Il registro linguistico è: A alto, ricercato

C colloquiale

B medio

D gergale

LESSICO 7 Nella frase «La vita è una maratona», la parola «maratona» assume il significato di: A camminata lunga e faticosa B gara di resistenza C attività che richiede un impegno lungo e faticoso

8 Per ciascuna delle seguenti parole, tratte dal testo, indica il contrario. a. bocciatura:

A rifiuto

B valutazione

C promozione

b. furbi: c. soffrire:

A attenti

B ingenui

C intelligenti

A gioire

B sorridere

C piangere

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 9

10

424

ARGOMENTARE Esponi una tesi opposta (antitesi) a quella dello psichiatra Crepet riguardo ai 4 a scuola. Sostieni la tua tesi opposta (antitesi) con opportuni argomenti. Risposta soggettiva RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI

È capitato anche a te di ricevere un brutto voto a scuola? Che cosa hai provato e come hanno reagito i tuoi genitori? Raccontalo in un breve testo scritto. Risposta soggettiva


Piero Angela Giornalista, divulgatore scientifico e scrittore, 1928

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

Il presente e il passato

Ascolta l’audio del testo

Il testo argomentativo che stai per leggere, tratto dal libro Alfa & Beta di Piero Angela, si sviluppa in forma di dialogo tra due personaggi: Alfa, il maestro, e Beta, l’allievo curioso.

Il presente è migliore del passato? BETA ALFA BETA ALFA BETA ALFA

BETA

ALFA

BETA ALFA

BETA ALFA

Se tu avessi la possibilità di vivere in un’altra epoca (eccettuato il futuro), che epoca sceglieresti? Questa, senza esitazione. Malgrado la violenza, la disoccupazione, l’inquinamento? Sì. E ti dirò di più, che questa è l’epoca meno violenta e meno inquinata di tutti i tempi. Be’! Solitamente si afferma il contrario. Già. Ma vedi, un conto è battersi contro gli inquinamenti e gli aspetti violenti della nostra società, altra cosa è fare un onesto paragone con il passato. Tu vorresti prendere il posto di tuo nonno? Non lo so. Certo era più povero ma, secondo me, si viveva una vita più semplice, più a contatto con la natura. I suoi rapporti umani erano probabilmente migliori. Parliamo un attimo di queste varie cose. La natura è sempre stata la peggiore nemica dell’uomo. L’uomo ha sempre dovuto difendersi dalle malattie, dal freddo, dagli animali, dagli insetti. Ha cominciato ad apprezzarla quando l’ha dominata. Quanto agli inquinamenti, noi oggi ci lamentiamo degli scarichi industriali e dei rifiuti di plastica. Ma cosa dire dell’«ecologia del passato»? Fogne all’aperto, detriti e immondizia, infezioni ed epidemie (con tassi di mortalità altissimi). Ma la violenza della nostra epoca è innegabile. Ci siamo dimenticati del passato, quando esistevano catene, torture, servitù della gleba? Che i potenti disponevano di un’autorità assoluta? Che la polizia e i giudici erano alle loro dipendenze? Quindi, secondo te, oggi c’è meno violenza rispetto al passato? Certo. E aggiungo che quando si analizza un problema, bisogna sempre considerarne i pro e i contro. Pertanto, tra il «pacchetto» del passato e il «pacchetto» del presente, non ho dubbi: scelgo il nostro tempo senza rimpianti. (da Alfa & Beta, A. Mondadori, rid. e adatt.)

425


COMPRENSIONE 1 Riferendoti al testo, completa le seguenti frasi. a. Il problema su cui Alfa e Beta argomentano è se sia meglio vivere nell’epoca presente .

o in una del passato

b. L’opinione o tesi di Alfa, riguardo al problema, è che l’epoca migliore sia quella presente

.

c. Alfa, per dimostrare la validità della propria tesi, presenta degli argomenti. In particolare, riguardo alla natura, sostiene che essa è sempre stata la peggiore nemica dell’essere umano che, in passato, doveva difendersi dalle malattie, dal freddo, dagli animali, dagli insetti.

;

L’essere umano ha cominciato ad apprezzare la natura quando l’ha dominata

riguardo agli inquinamenti, sostiene che l’ecologia del passato, con fogne all’aperto, ;

immondizia, infezioni ed epidemie, era peggiore di quella presente

riguardo alla violenza, sostiene che in passato esistevano torture, servitù della gleba, polizia .

e giudici sempre e solo al servizio dei potenti

d. Nella conclusione, Alfa ribadisce la propria opinione o tesi

sul problema.

e. Le opinioni di Beta sono contrarie a quelle di Alfa. Infatti, secondo Beta, l’epoca passata, rispetto a quella presente, era meno violenta e inquinata

.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Quale struttura argomentativa presenta il testo che hai letto? A Problema – Tesi – Argomenti a sostegno della tesi – Conclusione B Problema – Tesi – Antitesi – Argomenti a sostegno della tesi e confutazione

dell’antitesi, dimostrandone l’inconsistenza – Conclusione 3 A quale genere appartiene il testo argomentativo che hai letto? A Recensione

C Saggio

B Articolo di giornale

D Discorso politico

4 Per sostenere la propria tesi, Alfa si avvale di una particolare tecnica che consiste nel porre una serie di domande retoriche, cioè domande che hanno una risposta scontata. Individua nel testo queste domande retoriche e sottolineale. Risposta nel testo

LESSICO 5 Nella parola «disoccupazione» usata nel testo, il prefisso dis- indica opposizione. Ti forniamo un elenco di parole: sottolinea quelle in cui è presente il prefisso dis- con il valore di opposizione. discontinuità – disturbare – disastrato – disarmato – disastroso – discepolo – disconnettere – discografico – discussione – disdire 6 Per ciascuna delle seguenti parole derivate, tratte dal testo, scrivi la parola primitiva da cui deriva.

426

a. violenza violento

c. industriali industria

b. umani

d. servitù

uomo

servo


Il testo argomentativo

GRAMMATICA 7 Nella frase «... questa è l’epoca meno violenta e meno inquinata di tutti i tempi», sono presenti due aggettivi qualificativi di grado: A comparativo di minoranza

B superlativo relativo

8 Nella frase «Che la polizia e i giudici erano alle loro dipendenze?», è presente un predicato nominale o un predicato verbale? Motiva la tua risposta. È presente un predicato verbale, perché il verbo «essere» ha il significato autonomo di «trovarsi».

9 Considera l’ultima frase del testo. La congiunzione subordinante «pertanto» ha funzione di connettivo di tipo: A causale

C esplicativo

B conclusivo

D avversativo

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 10

DEBATE

IN GRUPPO Come afferma Alfa nel testo che hai letto, «quando si analizza

un problema, bisogna sempre considerarne i pro e i contro». Realizzate un debate in classe relativo al problema: è meglio vivere in una grande città o in un piccolo paese? Risposta soggettiva Seguite le indicazioni:

11

dividetevi in due gruppi (o squadre): uno a favore della grande città e uno contro (la tesi è assegnata dall’insegnante);

stabilite regole e tempi per il dibattito;

ciascun gruppo, tramite dei relatori, espone la propria opinione o tesi e gli argomenti a sostegno; quindi confuta, cioè dimostra l’infondatezza degli argomenti che sostengono la tesi contraria (antitesi) alla sua;

ciascun gruppo conclude la propria argomentazione riassumendone i punti principali per convincere la giuria che la propria opinione o tesi è quella preferibile;

una giuria di tre persone proclama vincitore il gruppo che ha dimostrato migliore capacità di argomentazione e di esposizione in pubblico.

ARGOMENTARE Se tu avessi la possibilità di vivere in un’epoca passata, quale sceglieresti? Riferiscilo in un breve testo scritto sostenendo la tua opinione o tesi con opportuni argomenti. Risposta soggettiva

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi argomentativi: V. Mazza, In balìa della pubblicità; A. Gasparini, L’esercizio fisico è amico della memoria; F. Scaparro, La responsabilità individuale; J. Steinberger, Compiti e responsabilità dello scienziato; C. Rubbia, La Scienza è la madre della tecnologia; D. Cohn-Bendit – T. Schmid, La società multiculturale

427


VERSIONE INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE Giangiulio Ambrosini Magistrato e autore contemporaneo di saggi giuridici a carattere divulgativo

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

428

Troppe diffidenze

Ascolta l’audio del testo

L’articolo 3 della Costituzione italiana afferma: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». La Costituzione ha inteso realizzare nel modo più ampio il principio di eguaglianza, secondo cui tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge. E l’eguaglianza si riferisce a tutti, cittadini italiani o cittadini stranieri, per quanto riguarda i diritti fondamentali (come l’integrità fisica, la libertà personale, la manifestazione del pensiero ecc.). L’eguaglianza fra cittadino italiano e straniero non riguarda, invece, altri diritti, come quello di voto, o di ammissione ai pubblici uffici o alle cariche pubbliche, che sono specifici dei cittadini italiani. A questo principio, che è assoluto, si anticipa un altro concetto, quello della «pari dignità sociale». Non basta che «la legge sia eguale per tutti», ma è necessario che garantisca il rispetto della personalità umana nell’ambito della società in cui il soggetto è inserito. Ci deve essere, in altre parole, una eguaglianza di fronte alla legge (che non può creare discriminazioni) e una eguaglianza di fronte alla realtà sociale che si potrebbe definire eguaglianza «sostanziale». Oggi, purtroppo, nei confronti degli «stranieri» ci sono diffidenze incredibili. Alcuni pensano che gli immigrati violino abitualmente la legge o sfruttino le nostre risorse o tolgano posti di lavoro, e via discorrendo. Questo si chiama in generale «xenofobia», ma diventa razzismo vero e proprio quando è il colore della pelle o l’appartenenza a una diversa etnia a stimolare la discriminazione... Non c’è niente di più falso e di più sbagliato di questo modo di pensare. Prima di tutto perché gli immigrati sono costretti a fuggire dai loro Paesi a causa della fame, delle malattie, delle guerre, delle persecuzioni politiche. La solidarietà umana impone di non ignorare queste condizioni e di non emarginare ancor di più chi è vittima incolpevole. Non possiamo essere insensibili al problema, dato che neppure tanti decenni fa abbiamo riempito il mondo di cittadini in fuga dalla mancanza di lavoro e dalla fame. L’America, sia del nord sia del sud, e l’Australia sono fitte di discendenti di emigranti italiani, che non conoscono quasi neppure più la loro lingua di origine. Moltissimi italiani sono emigrati in Francia, in Belgio, in Germania.


Il testo argomentativo

È vero che gli emigranti spesso non sono stati, al momento dell’arrivo in territorio straniero, bene accolti e hanno incontrato difficoltà enormi per inserirsi in società diverse per costume e lingua, che si dimostravano ostili. Questa esperienza storica ci deve insegnare che non è giusto opporre le stesse difficoltà a chi approda oggi in Italia per ragioni non diverse da quelle per cui i nostri connazionali sono stati costretti a espatriare. Non è vero, poi, che gli immigrati costituiscano un peso sotto il profilo economico. Il nostro è per molti aspetti diventato un Paese «ricco». Molti lavori, faticosi, umili, precari, sono rifiutati dai nostri concittadini e gli immigrati vi si sottopongono. Pensiamo alla raccolta stagionale di frutta e verdura, a certi lavori pesanti in fabbrica o al lavoro notturno, all’assistenza a malati e anziani, ai lavori domestici, al servizio in bar e ristoranti... tanto per fare degli esempi. Chi grida allo scandalo del fenomeno immigrazione spesso ha in casa una collaboratrice domestica di colore, o non rifiuta l’assistenza a familiari anziani e malati da parte di persone che provengono da ogni parte del mondo, o li assume nella propria azienda (e magari non paga loro la giusta retribuzione o consente loro di rimanere «clandestini» sottraendosi alle norme di legge che disciplinano l’immigrazione e garantiscono i diritti dei lavoratori stranieri). (da La Costituzione spiegata a mia figlia, Einaudi, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Secondo l’articolo 3 della Costituzione italiana, «tutti i cittadini ... sono eguali davanti alla legge». Questo principio di eguaglianza: (1 punto per ogni risposta esatta) A si riferisce sia ai cittadini italiani sia ai cittadini stranieri per quanto riguarda la libertà

personale e la manifestazione del pensiero B non si riferisce agli stranieri per quanto riguarda l’integrità fisica C non si riferisce agli stranieri per quanto riguarda il diritto di voto D si riferisce sia ai cittadini italiani sia ai cittadini stranieri per quanto riguarda il diritto

di ammissione alle cariche pubbliche PUNTI ........... /2

2 La legge, oltre a essere eguale per tutti, che cosa deve anche garantire? (2 punti se la risposta è esatta)

La legge deve anche garantire pari dignità sociale, cioè il rispetto della personalità umana nella società. PUNTI ........... /2

3 Qual è la differenza tra xenofobia e razzismo? (2 punti per ogni risposta esatta) a. xenofobia: consiste nel pensare, per esempio, che gli immigrati violino abitualmente le leggi, sfruttino le nostre risorse, tolgano posti di lavoro

b. razzismo: consiste nel discriminare una persona in base al colore della pelle o all’appartenenza a un’etnia PUNTI ........... /4

429


4 L’autore, riguardo al problema del razzismo, espone le proprie opinioni o tesi, sostenendole con appropriati argomenti. Nella seguente tabella, per ciascuna opinione o tesi dell’autore, scrivi l’argomento o gli argomenti con cui la sostiene. (2 punti per ogni risposta esatta)

Tesi Nei confronti degli immigrati ci deve essere solidarietà umana

Argomenti perché fuggono dalla fame, dalle malattie, dalle guerre e dalle persecuzioni politiche, di cui sono vittime incolpevoli.

Noi italiani non possiamo perché pochi decenni fa siamo stati noi stessi emigranti in diverse essere insensibili al parti del mondo e spesso abbiamo incontrato difficoltà e ostilità. problema dell’immigrazione PUNTI ........... /4

5 Con quali argomenti l’autore dimostra l’infondatezza dell’opinione che gli immigrati costituiscano un peso dal punto di vista economico? (2 punti se la risposta è esatta) L’autore spiega che tale affermazione è infondata perché molti immigrati si sottopongono a lavori umili, faticosi e precari che gli italiani rifiutano, quindi non costituiscono un peso ma una ricchezza. PUNTI ........... /2

ANALISI E INTERPRETAZIONE 6 Come definiresti la prima parte del testo che hai letto? Motiva la tua risposta. (2 punti se la risposta è esatta)

A Espositiva

B Argomentativa

perché espone e spiega il contenuto dell’articolo 3 della Costituzione italiana. PUNTI ........... /2

7 Il testo che hai letto a quale genere appartiene? (1 punto se la risposta è esatta) A Recensione

C Saggio critico

B Articolo di un quotidiano

D Discorso politico PUNTI ........... /1

8 Qual è lo scopo principale del testo che hai letto? (1 punto se la risposta è esatta) A Informare

C Persuadere

B Dimostrare

D Raccontare PUNTI ........... /1

9 La parte argomentativa del testo non presenta: (1 punto per ogni risposta esatta) A il problema B la tesi

430

E gli argomenti a sostegno

dell’antitesi

C gli argomenti a sostegno della tesi

F la confutazione dell’antitesi

D l’antitesi o tesi contraria

G la conclusione PUNTI ........... /2


Il testo argomentativo 10 Per quali motivi l’autore considera ipocrita, falso, chi «grida allo scandalo del fenomeno immigrazione»? (2 punti se la risposta è esatta) Spesso si scandalizzano coloro che si avvalgono di collaboratori domestici o badanti stranieri, o che sfruttano nelle loro aziende immigrati, sottopagati o clandestini. PUNTI ........... /2

11 In un testo argomentativo rivestono particolare importanza i connettivi. Spiega perché e poi individua nella parte argomentativa del testo almeno tre connettivi e trascrivili. (1 punto per ogni risposta esatta) a. I connettivi sono importanti perché legano le varie parti del discorso, scandiscono le argomentazioni ed evidenziano i legami logici tra un’affermazione e l’altra.

b. Esempi di connettivi: Risposte possibili: ma, prima di tutto, dato che PUNTI ........... /2

LESSICO E GRAMMATICA 12 Spiega la differenza di significato delle seguenti tre parole. (1 punto per ogni risposta esatta) a. immigrati: persone che si sono trasferite in un luogo diverso dal proprio Paese di origine b. emigranti: in riferimento al Paese di origine, persone che si trasferiscono all’estero c. emigrati: in riferimento al Paese di origine, persone che si sono trasferite all’estero PUNTI ........... /3

13 Nella frase «Alcuni pensano che gli immigrati violino abitualmente la legge o sfruttino le nostre risorse o tolgano posti di lavoro, e via discorrendo», l’espressione «e via discorrendo» può essere sostituita con: (1 punto se la risposta è esatta) A e vorrei dire di più

C e non aggiungo altro

B eccetera

D e inoltre PUNTI ........... /1

14 Nella frase «Moltissimi italiani sono emigrati in Francia»: (1 punto per ogni risposta esatta) a. «Moltissimi» è:

A attributo del soggetto

B soggetto

b. «sono emigrati» è:

A predicato nominale

B predicato verbale PUNTI ........... /2

AUTOVALUTAZIONE ■

Il testo mi è sembrato: facile

difficile

di media difficoltà

difficili

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande relative a: comprensione

di media difficoltà

Gli esercizi mi sono sembrati complessivamente: facili

PUNTEGGIO TOTALE .......... /30

analisi e interpretazione

lessico e grammatica

Se hai ottenuto un punteggio inferiore a 18, svolgi Attività di Recupero.

431


LABORATORIO

SVILUPPO DELLE COMPETENZE SCRIVERE SCRIVERE, IN RELAZIONE A UN DETERMINATO PROBLEMA, LA PROPRIA OPINIONE O TESI E SOSTENERLA CON OPPORTUNI ARGOMENTI 1 Per ciascuno dei seguenti problemi, scrivi la tua opinione o tesi e sostienila con almeno due argomenti appropriati. Risposte soggettive A Problema

Viaggio di istruzione di fine anno: senza genitori o con la presenza di alcuni genitori?

Tesi

Argomenti a sostegno della tesi

B Problema

Concordi con il proverbio «Chi fa da sé fa per tre»?

Tesi

Argomenti a sostegno della tesi

C Problema

Tesi

Argomenti a sostegno della tesi

432

È giusto che gli studenti e le studentesse abbiano il sabato libero?


Il testo argomentativo

2 Considera ciascuna delle seguenti opinioni o tesi. Se la condividi, sostienila con opportuni argomenti; se invece non la condividi, scrivi la tua antitesi, o tesi contraria, e gli argomenti a sostegno. Risposte soggettive A

Tesi

Antitesi

I migliori animali domestici sono i gatti.

B

Argomenti a sostegno della tesi

Argomenti a sostegno dell’antitesi

Tesi

Antitesi

LABORATORIO COMPETENZE

SCRIVERE GLI ARGOMENTI APPROPRIATI A SOSTENERE LA TESI O L’ANTITESI

Una telefonata è di gran lunga preferibile a un messaggio su WhatsApp.

C

Argomenti a sostegno della tesi

Argomenti a sostegno dell’antitesi

Tesi

Antitesi

È giusto che i calciatori famosi siano pagati milioni di euro.

Argomenti a sostegno della tesi

Argomenti a sostegno dell’antitesi

433


COMPLETARE UN TESTO ARGOMENTATIVO 3 Leggi il seguente articolo e poi completalo scrivendo altri argomenti a sostegno della tesi esposta e alcuni argomenti a sostegno dell’antitesi o tesi contraria.

Risposte soggettive

Un nuovo sport per le Olimpiadi: il nascondino Il professor Yasuo Hazaki, docente universitario giapponese di Scienza dello Sport, nel dibattito su quali nuovi sport includere nelle Olimpiadi, ha proposto il gioco del nascondino. Secondo Hazaki, la sua proposta dovrebbe trovare sostenitori ovunque in quanto milioni di persone giocano o hanno giocato a nascondino in tutto il mondo e soprattutto perché si tratta di un gioco che richiede intuito, agilità e gioco di squadra. Inoltre Qualcuno, però, potrebbe obiettare che giocare a nascondersi non può essere considerato uno sport. Infatti (da www.repubblica.it, rid. e adatt.)

SCRIVERE UN TESTO ARGOMENTATIVO 4 Ti proponiamo alcuni problemi. Scegline uno e svolgilo in un testo argomentativo che presenti la struttura base dell’argomentazione. Risposta soggettiva a. Sei favorevole o contrario ai piercing e ai tatuaggi? b. In città è preferibile spostarsi con i mezzi pubblici o privati? c. È giusto che a scuola si prescrivano regole anche per quanto riguarda l’abbigliamento? d. È indispensabile conoscere una lingua straniera? e. La lettura arricchisce la vita delle persone? Segui la seguente scaletta. ■ Riporta il problema da te scelto.

434

Formula la tesi che intendi sostenere a favore o contro il problema posto.

Elenca gli argomenti a sostegno della tua tesi.

Prevedi l’antitesi, cioè la possibile tesi contraria alla tua.

Indica quali potrebbero essere gli argomenti a sostegno dell’antitesi.

Procedi con la confutazione degli argomenti dell’antitesi, cioè dimostrane l’infondatezza.

Concludi con la riconferma della tua opinione o tesi sul problema.

Procedi quindi alla stesura vera e propria del testo, sviluppando i punti della scaletta e utilizzando adeguatamente i connettivi per scandire le varie parti in cui si articola l’argomentazione. Rivedi, infine, il tuo testo per verificarne la correttezza, la completezza, la coerenza dell’argomentazione e l’efficacia persuasiva, cioè se sei riuscito a sostenere la validità della tua tesi con argomenti convincenti.


Il testo argomentativo

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO LA PROVA SCRITTA DI ITALIANO | Tipologia B Stesura di un testo argomentativo

Leggi il seguente articolo.

La lim (Lavagna Interattiva Multimediale) è sempre più presente nelle scuole. Questo nuovo strumento ha apportato delle modifiche alle modalità tradizionali di fare lezione. Secondo alcune statistiche, il grado di soddisfazione di docenti e alunni è altamente positivo. Generalmente, una lezione tenuta con l’ausilio della lim risulta più interattiva e stimola gli studenti a partecipare attivamente con vari interventi. Inoltre, il linguaggio visivo aiuta gli studenti nella comprensione e rende più proficua la comunicazione docente/alunno. Ancora, l’immediatezza e la multimedialità della lim migliorano le lezioni perché rende possibile all’insegnante attingere a contenuti multimediali o utilizzare materiali (pdf, Power-Point, video) di ausilio alla didattica. È nostro parere, quindi, che l’utilizzo della lim, durante le lezioni, in ogni materia e in ogni grado scolastico, contribuisca a formare un clima in classe favorevole all’apprendimento. Tuttavia, esistono alcuni studi che smentiscono l’efficacia della lim, sostenendo che non ci sono differenze rilevanti fra il rendimento scolastico di studenti preparati con o senza l’utilizzo della lim. (da www.proversi.it, rid.)

Il testo affronta il problema dell’utilità didattica della lim, riportando opinioni positive sostenute da adeguate argomentazioni. Il testo riporta anche un parere negativo sull’utilità di questo strumento. Esprimi ora tu un’opinione o tesi sull’uso della lim nella didattica. Naturalmente, devi argomentare la tua opinione sostenendola con prove tratte dalla tua esperienza. Al fine di rafforzare la credibilità delle prove portate a sostegno della tua tesi, puoi inserire nel corpo dell’argomentazione brevi sequenze descrittive o narrative. Concludi ribadendo la tua opinione. Usa un registro linguistico formale e utilizza adeguatamente i connettivi per scandire le varie parti del tuo testo argomentativo. Infine, verifica di aver esaurito ogni richiesta della traccia e controlla se il testo è corretto e soprattutto se hai sostenuto la tua tesi con argomentazioni convincenti. Risposta soggettiva

435


DAL

LIBRO

AL

▪ Audio della scheda

PER ENTRARE IN ARGOMENTO

CITTADINI RESPONSABILI ▪ Comportarsi in modo educato

G. Goy, Orly non sa «stare al mondo» D. Lessing, In metropolitana ▪ Rispettare gli altri senza distinzioni

1

M. Turra, Tair, l’inquilino del decimo piano G. Mazzariol, Mio fratello Giovanni non gioca

come gli altri

DIGITALE

▪ Rispettare se stessi

F. Degl’Innocenti, A piedi nudi ▪ Rispettare le regole

G. Colombo – M. Morpurgo, Il Paese senza regole P.G. Viberti, Sulla strada non si scherza ▪ Credere nel valore della solidarietà

M. DePrince – E. DePrince, Una festa speciale

di compleanno ▪ LABORATORI DI EDUCAZIONE CIVICA

Io e la «buona educazione». Come mi comporto a tavola; Io e la «buona educazione». Come mi comporto sui mezzi pubblici. Come mi comporto per strada; Io e i miei vicini di casa; Diritti e doveri «stradali»

▪ Video – A tu per tu con l’autore ▪ Audio dei testi dell’unità ▪ Video

Obiettivo n. 10: Ridurre le disuguaglianze

▪ Competenze digitali

Magazine: Impegnarsi nella solidarietà: l’esperienza del volontariato Video: Il bando del servizio civile 2021

▪ Biblioteca digitale

A. Schweitzer, Uno sguardo amico N. Chawla, Se tutti contribuissero M.T. Dainotti, Madre Teresa di Calcutta L. Frescura, La storia di Rosa P. Capriolo, Il signor Pinco e il signor Pallino ▪ Thinglink

R. Rosafio, Solidarietà ▪ Magazine

Buongiorno gentilezza!

▪ PERCORSO PLURIDISCIPLINARE

Arte e immagine – Geografia – Musica ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA delle competenze

P. Pugni, Il sasso nello stagno ▪ Laboratorio sviluppo delle competenze

▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle competenze ▪ Audio della sezione Ascoltare

Ascoltare – Parlare – Lessico – Scrivere ▪ Allenarsi all’Esame di Stato

La prova scritta di italiano: Tipologia C. Comprensione e sintesi di un testo letterario, anche attraverso richieste di riformulazione ▪ Compito di realtà con autovalutazione ▪ UN LIBRO D. Morosinotto, Il Libero Regno

dei Ragazzi ▪ UN FILM Un sogno per domani,

di M. Leder

▪ UN LIBRO Attività didattiche e ulteriori

consigli di lettura ▪ UN FILM Attività didattiche e ulteriori

proposte di film con schede di analisi


I TEMI

PER L’APPRENDIMENTO ATTIVO E COOPERATIVO

▪ Attività di debate e attività

cooperative IN COPPIA e IN GRUPPO ▪ Compito di realtà

PER LA DIDATTICA INCLUSIVA

NELL’UNITÀ

▪ G. Goy, Orly non sa «stare al mondo» ▪ Audio della scheda e dei testi dell’unità ▪ Esercizi per la didattica inclusiva NEI VOLUMI TESTI FACILI E TESTI AD ALTA LEGGIBILITÀ

▪ Rispettare gli altri senza distinzioni

G. Mazzariol, Mio fratello Giovanni non gioca come gli altri ▪ Rispettare le regole

G. Colombo – M. Morpurgo,

Il Paese senza regole ▪ Verifica autovalutativa

delle competenze P. Pugni, Il sasso nello stagno ▪ Audio dei testi

QUADERNO LABORATORIO 2

LABORATORIO competenze linguistiche

▪ Ascoltare ▪ Parlare ▪ Leggere ▪ SPECIALE Reading Workshop

allenarsi a una lettura profonda ▪ Scrivere ▪ SPECIALE Scrittura creativa: creare

storie e stimolare la fantasia PROVE INVALSI COMPUTER BASED LABORATORIO per lo sviluppo del pensiero critico e dell’apprendimento cooperativo

▪ Tutti in scena: laboratori teatrali ▪ Philosophy for children: esercitare

il pensiero critico ▪ Cittadinanza digitale: per un uso

consapevole degli strumenti digitali

Cittadini responsabili

1


IL TEMA

PER ENTRARE IN ARGOMENTO

Cittadini responsabili

• Ascolta l’audio della scheda • Guarda il video: A TU PER TU CON L’AUTORE

DDI

L’IMPORTANZA DELLA BUONA EDUCAZIONE Per vivere bene, in armonia con gli altri, è molto importante assumere comportamenti educati, gentili, rispettosi. Oggi sembra che tutti siano diventati più egoisti e che pensino solo a se stessi. Mai, dunque, come in questo momento, si avverte la necessità di riscoprire il valore delle buone maniere e della gentilezza, che già nei tempi antichi l’imperatore romano Marco Aurelio definiva «la gioia dell’umanità». Infatti, i piccoli gesti quotidiani, ispirati alla gentilezza e alle buone maniere, rafforzano i legami tra le persone, fanno sfumare le tensioni, rendono felici chi li riceve. In altre parole, migliorano la qualità delle relazioni umane e sociali.

«Per favore, grazie, permette?, scusi.» In fondo sono poche le parole delle buone maniere, e non bisogna avere paura di usarle troppo spesso. Non c’è alcun motivo per cercare di ottenere con arroganza qualcosa da qualcuno, quando glielo si può chiedere educatamente. Basta dire «per favore...». Se lo faremo, scopriremo che è più facile ottenere quello che chiediamo. Infatti, è difficile rifiutare qualcosa a una persona educata; al contrario, è facilissimo irrigidirsi di fronte a una persona arrogante. E, una volta ottenuto ciò che si chiede, è doveroso rispondere con un «grazie», una parola che deve ricorrere con grande frequenza nel nostro linguaggio. (da Le buone maniere, Alice Edizioni, rid. e adatt.)

IL RISPETTO: UN ELEMENTO FONDAMENTALE PER UNA CIVILE CONVIVENZA Il rispetto deve essere parte integrante di ogni rapporto umano, di ogni civile convivenza. «Rispetto» significa accorgersi dell’altro, ascoltarlo, comprenderlo, accettarlo, anche se il suo modo di essere o le sue opinioni sono diverse dalle nostre. Il rispetto, dunque, è direttamente contrario alla derisione, all’insulto, alla prevaricazione, alla prepotenza, alla violenza. Inoltre, non si può pretendere di essere rispettati se non si è disposti a riconoscere agli altri lo stesso rispetto che chiediamo a noi stessi, come viene bene evidenziato in questa citazione dello scrittore e poeta marocchino Tahar Ben Jelloun (1944):

Ciascun volto è il simbolo della vita. E tutta la vita merita rispetto. È trattando gli altri con dignità che si guadagna il rispetto per se stessi. 438 438


IL RISPETTO DELLE REGOLE Per poter vivere insieme agli altri, le regole sono fondamentali. Proviamo a immaginare di non avere delle regole condivise da tutti per misurare il tempo: se per qualcuno un’ora avesse trentadue minuti, e per qualcun altro ottantanove, pensate come sarebbe complicato darsi un appuntamento! O se non ci fossero regole per il linguaggio: se per Paolo la parola «sole» indicasse la pioggia, e per Ilaria i verbi al passato indicassero il futuro, una conversazione tra Paolo e Ilaria sarebbe impossibile. Ancora, se non ci fosse una regola condivisa per disciplinare la coda in attesa presso la biglietteria della stazione, tutti si affaccerebbero allo sportello gridando la propria richiesta, scavalcando chi è davanti e usando magari la forza. La legge del più forte e la prepotenza avrebbero il sopravvento. Si deduce, pertanto, che ogni gruppo sociale, per esistere e convivere civilmente, deve dotarsi di regole di convivenza e deve soprattutto rispettarle.

1 PER ENTRARE IN ARGOMENTO

Cittadini responsabili

LA SOLIDARIETÀ E L’ALTRUISMO La solidarietà è un sentimento di fraternità che nasce dalla consapevolezza di un’appartenenza comune e trova espressione in comportamenti di reciproco aiuto e di altruismo. La solidarietà, che può essere espressa con piccoli o grandi gesti di aiuto, può migliorare le condizioni di vita dei poveri, dei migranti, delle persone senza lavoro e senza casa, degli anziani senza mezzi per vivere, dei malati. In Italia esistono molti centri di solidarietà nei quali chi ha bisogno viene aiutato con pasti caldi gratuiti, vestiti, medicine, assistenza sanitaria, ricerca di un lavoro. E in questi centri lavorano dei volontari, cioè delle persone che dedicano il proprio tempo agli altri senza essere retribuite. Tutti noi dovremmo adottare comportamenti di solidarietà. In ogni famiglia, classe, condominio, quartiere, c’è qualcuno che aspetta qualche nostro gesto di attenzione e di solidarietà. Per essere aiutato a fare i compiti o la spesa; per trascorrere qualche ora insieme, non più nella solitudine; per condividere un dolore che da solo non riesce a sopportare. Si comincia così, da piccoli gesti. In questa sua bellissima poesia, il poeta e politico indiano Mahatma Gandhi (1869-1948) esprime il valore della solidarietà. Dedica inoltre gli ultimi sei versi a tre grandi pilastri morali della vita umana: la speranza, la bontà, l’amore.

Prendi un sorriso Prendi un sorriso, regalalo a chi non l’ha mai avuto. Prendi un raggio di sole, fallo volare là dove regna la notte. Scopri una sorgente, fai bagnare chi vive nel fango. Prendi una lacrima, posala sul volto di chi non ha pianto. Prendi il coraggio,

mettilo nell’animo di chi non sa lottare. Scopri la vita, raccontala a chi non sa capirla. Prendi la speranza e vivi nella sua luce. Prendi la bontà e donala a chi non sa donare. Scopri l’amore e fallo conoscere al mondo.

439


Comportarsi in modo educato PIÙ FACILE

Giulia Goy Pseudonimo di Giovanna Zoboli, scrittrice italiana, 1962

1. «stare al mondo»: saper

vivere in società, comportandosi in modo adeguato.

440

Orly non sa «stare al mondo»

Ascolta l’audio del testo

Orly viene considerata una ragazzina maleducata ed è presa come esempio di tutto quello che non si deve fare. Guai, infatti, a camminare, mangiare, comportarsi come Orly! «Non camminare come la Orly.» «Non mangiare come la Orly.» «Ti ha insegnato la Orly a rispondere così?» A casa nostra la Orly era presa a esempio di tutto quello che non si doveva fare. Secondo i miei genitori, Orly era la causa di ogni comportamento maleducato di noi figli. Cosa non vera. Ma questo i miei genitori non lo capivano. Povera Orly! Se qualcuno, come diceva mio padre, le avesse insegnato a «stare al mondo»1 , non le sarebbe toccata questa parte. Orly non era rozza e nemmeno antipatica, tutt’altro. Solo, era come se non si accorgesse di esistere. Cioè, si accorgeva perfettamente, ma non ci pensava proprio. Non si rendeva conto di essere vista, sentita e notata dagli altri, e nemmeno di essere valutata per come si presentava e si comportava. Non le passava per la testa che il suo comportamento potesse infastidire qualcuno. Non ho mai visto nessuno capace di masticare per un intero pomeriggio cinque chewing-gum contemporaneamente, facendo certi palloni rosa che avevano le dimensioni di un dirigibile. Un giorno, uno di quei giganteschi palloni le scoppiò in faccia, mentre mia zia si era affacciata in camera per salutarci. La povera vecchietta lo racconta ancora oggi con orrore.


2. memorabili:

indimenticabili, straordinarie.

Orly era capace di tutto. Fin dal primo sguardo, vi rendevate conto che non si trattava di una comune maleducata. Orly non trascinava i piedi, se li tirava pesantemente dietro come se sotto le suole avesse colla a presa rapida. E le sue braccia oscillavano, come morte, a ogni passo. Orly pensava di essere una specie di persona invisibile, quindi non si preoccupava di quali comportamenti era meglio adottare con gli altri. Orly parlava a un volume di voce per il quale oggi probabilmente sarebbe stata denunciata per inquinamento acustico. Orly urlava, come se avesse dovuto guidare una mandria di mucche, quando ti vedeva in lontananza per strada. Usava esclamazioni ed espressioni sorprendenti per convincere i suoi ascoltatori della sincerità dei suoi racconti. Una volta, un idraulico venuto a casa nostra per riparare la lavatrice se ne andò scandalizzato. A tavola, poi, Orly era un portento perché faceva cose memorabili2 . Una sera, mia sorella Maria Ludovica (che era la sua amica del cuore) la invitò a cena e Orly fece una scultura di purè. Era stato suo nonno a insegnarlo a Orly, infatti riusciva a mangiarlo solo se il purè aveva qualche forma simpatica: un orso, una pera, una piramide egizia… Un’altra volta divorò a cucchiaiate un intero barattolo di maionese e dopo si sentì male ma dette la colpa alla trota non abbastanza fresca cucinata da mia madre. Mia mamma, che è sempre stata una tremenda rompiscatole in fatto di cibo, si offese molto. Forse da quell’episodio mia madre prese Orly in antipatia e cominciò la sua crociata contro di lei. Orly non sapeva di avere una nemica. Mia madre era troppo educata per mostrare quello che pensava. E proprio per le sue buone maniere, Orly trovava mia madre fantastica, davvero una signora elegante e di gran classe. «Signora, lei è davvero forte!» diceva a mia mamma, con autentica ammirazione. Mia madre rabbrividiva e se ne andava furibonda nella sua stanza a pensare a come sbarazzarsi per sempre di quella tremenda amica delle sue figlie.

1 PIÙ FACILE

Cittadini responsabili

(da Maleducata io? Il galateo della perfetta teen-ager, A. Mondadori, rid. e adatt.)

441


COMPRENSIONE 1 Indica le affermazioni corrette relative a Orly. A È una ragazza antipatica. B Non si rende conto di essere maleducata. C Con la gomma da masticare fa degli enormi palloni. D Quando cammina, trascina leggermente i piedi.

2 Chi è il narratore, cioè la persona che narra la vicenda in prima persona? A Orly B La madre di Maria Ludovica C La sorella di Maria Ludovica

3 In che senso Orly pensa di essere «una specie di persona invisibile»? Completa la seguente frase inserendo le parole sotto riportate. preoccupa – infastidisce – vista vista Orly pensa di non essere , sentita e notata dagli altri, quindi preoccupa infastidisce non si se il suo comportamento il prossimo.

4 Quando Orly rivolge parole di ammirazione alla madre della narratrice, quest’ultima quali reazioni ha e perché? La madre del narratore prova repulsione e abbandona la stanza perché non sopporta Orly.

5 Come definiresti la descrizione di Orly? (Indica le risposte esatte) A Fisica

C Oggettiva

B Comportamentale

D Soggettiva

LESSICO 6 Indica il sinonimo corretto della parola evidenziata. «A tavola, poi, Orly era un portento...» A Disastro

B Fenomeno

C Pericolo

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA

442

7

Secondo te, alle persone come Orly si dovrebbe far notare che non si comportano educatamente? Oppure è preferibile non dire loro niente e non frequentarle? Esprimi la tua opinione motivata e poi confrontala con quella dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva

8

RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI

CONFRONTARE OPINIONI MOTIVATE

Sei mai stato giudicato «maleducato»? Se sì, in quale circostanza e perché? Raccontalo in un breve testo scritto. Risposta soggettiva


EDUCAZIONE CIVICA LABORATORIO

IO E LA «BUONA EDUCAZIONE»

Come mi comporto a tavola Di volta in volta, indica la risposta da te scelta. Risposte soggettive Sempre

Qualche volta

Mai

1. Mi siedo in modo corretto, ad esempio non allungando le gambe sotto la tavola o dondolando continuamente sulla sedia. 2. Appoggio i gomiti sul tavolo e non tengo accostate le braccia. 3. Pretendo di essere servito o servita prima degli altri. 4. Appena servito o servita, comincio a mangiare, senza aspettare che tutti siano seduti a tavola e serviti. 5. Se ho bisogno di qualcosa, mi rivolgo agli altri dicendo «per piacere» e «grazie». 6. Giocherello con le posate, infastidendo gli altri. 7. Mastico con la bocca aperta e faccio rumori fastidiosi. 8. Se la pietanza è calda, soffio rumorosamente sul piatto. 9. Porto il coltello alla bocca. 10. Faccio palline con la mollica del pane e le lancio. 11. Ascolto gli altri senza interrompere. 12. Voglio sempre parlare io. 13. Parlo con la bocca piena. 14. Controllo in continuazione il cellulare. 15. Quando ho finito di mangiare, mi alzo e me ne vado senza chiedere il permesso.

In conclusione, ti sembra di comportarti educatamente a tavola? A Sì

B Abbastanza

C No

443


Doris Lessing Scrittrice inglese di origine iraniana, 1919-2013 Premio Nobel per la letteratura, 2007 1. scherni: derisioni

offensive.

In metropolitana

Ascolta l’audio del testo

La vicenda si svolge in una carrozza della metropolitana londinese e ha come protagonisti tre ragazzi, tre teppisti.

Tre ragazzi saltano sulla carrozza. Teppisti. Marmaglia. Attaccabrighe. Avranno più o meno sedici anni, in altri termini sono adolescenti, maschi, con la loro forte, rauca risata, infelice e ragliante. Le loro grida, i loro scherni1 richiamano prepotenti l’attenzione di tutti i passeggeri. Due di loro spintonano, e il terzo, che sopporta con un atteggiamento di rassegnazione, sorride come un sofisticato martire cristiano. Impossibile distinguere quello che dicono, perché parlano in modo incomprensibile, come se avessero dei difetti di pronuncia – probabilmente lo fanno apposta: a sedici anni chi vuole farsi capire troppo dagli adulti? Tutta questa ostilità è soltanto una messinscena, che rasenta l’aggressione, ma non si spinge oltre. Alla stazione di Baker Street i due aguzzini spingono fuori il terzo, cercano di impedirgli di risalire. Non è tanto facile, dato che i treni fanno con calma a Baker Street, incrocio mille-usi per la Londra dai molti sobborghi. I tre, stufi del tafferuglio, rientrano e si fermano davanti alla porta, impedendo agli altri passeggeri di salire. Permesso, permesso, dicono i viaggiatori, trovandosi di fronte questi tre ragazzi robusti che non fanno resistenza e non attaccano, ma si limitano a occupare un bel po’ di spazio, sapendo di essere una maledetta seccatura, eppure mantenendo un’espressione innocente, che ignora i brontolii e gli sguardi irati. Quando le porte cominciano a chiudersi, i due aggressori spingono fuori la vittima e restano lì davanti a fargli una serie di gesti osceni, pronunciando insulti silenziosi, mentre il treno inizia a muoversi. Il ragazzo sulla banchina grida a sua volta insulti, ma indica nella direzione in cui va il treno, presumibilmente verso una destinazione concordata. Man mano che prendiamo velocità ci segue, un po’ camminando un po’ ballando, e ci manda dietro un gesto con le due dita alzate. Sembra che gli altri sentano la sua mancanza, si siedono scomposti. Alla fermata di Bond Street, si gettano fuori dal treno in pericolosi balzi cangureschi, gridando parolacce. Dirette a chi? Ha importanza? Sul pavimento, nel punto in cui erano seduti, rotolano due lattine, vivaci e seducenti come annunci pubblicitari. (da Racconti londinesi, Feltrinelli, rid. e adatt.)

444


Cittadini responsabili

1

COMPRENSIONE 1 Dove avviene l’episodio narrato? L’episodio avviene su una carrozza della metropolitana di Londra. 2 Completa la seguente tabella di descrizione dei tre ragazzi protagonisti. Età

Circa sedici anni

Comportamenti

I tre sono chiassosi, attirano l’attenzione degli altri passeggeri con grida, scherni, risate rauche e raglianti e movimenti bruschi; lasciano rifiuti nella carrozza; spingono fuori dalla vettura uno di loro, poi si posizionano davanti alle porte per ostacolare l’entrata e l’uscita delle persone.

3 Qual è la reazione del ragazzo che viene spintonato fuori dalla vettura dai compagni? Il ragazzo rimane sulla banchina e grida insulti.

4 Che cosa succede alla fermata di Bond Street? I due rimasti in vettura si lanciano fuori dal treno con grandi balzi, gridando parolacce.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 L’autrice come definisce i tre ragazzi? L’autrice li definisce teppisti, marmaglia, attaccabrighe.

6 Perché, secondo l’autrice, l’ostilità dei tre ragazzi «è soltanto una messinscena»? Qual è «in fondo» l’obiettivo di tale comportamento? Secondo l’autrice, l’ostilità è finta, perché i tre vogliono solo creare scompiglio, essere fastidiosi ed essere notati dagli altri viaggiatori.

LESSICO 7 Per ciascuna delle seguenti parole, tratte dal testo, cancella il sinonimo errato. a. Marmaglia: gentaglia – teppaglia – accozzaglia – feccia – plebaglia b. Tafferuglio: scompiglio – rissa – mischia – confusione – aggressione c. Osceni: volgari – stupidi – indecenti – scandalosi – scostumati d. Presumibilmente: facilmente – possibilmente – probabilmente – verosimilmente – prevedibilmente

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 8

Come giudichi il comportamento dei tre ragazzi? Confronta la tua opinione motivata con quella dei compagni e delle compagne.

9

Ti è mai capitato, sui mezzi pubblici, di assistere a scene di questo tipo o a scene simili? Qual è stata la tua reazione e perché? Quali sono state le reazioni o i commenti degli altri passeggeri? Racconta la tua esperienza in un breve testo scritto. Risposta soggettiva

CONFRONTARE OPINIONI MOTIVATE

Risposta soggettiva

RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI

445


LABORATORIO

EDUCAZIONE CIVICA

IO E LA «BUONA EDUCAZIONE»

Come mi comporto sui mezzi pubblici Di volta in volta, indica la risposta da te scelta. Risposte soggettive Sempre

Qualche volta

1. Quando salgo, spingo tutti per occupare il posto migliore. 2. Faccio attenzione a non spingere gli altri. 3. Faccio attenzione a non ostacolare, infastidire gli altri con il mio zaino. 4. Mi tengo saldamente agli appositi sostegni. 5. Chiedo scusa se pesto i piedi di qualcuno o lo spingo. 6. Parlo sottovoce per non disturbare gli altri. 7. Uso con moderazione il cellulare. 8. Ascolto la musica con gli appositi auricolari. 9. Uso un linguaggio volgare. 10. Faccio attenzione a non disturbare il conducente. 11. Lascio libero il passaggio verso l’uscita. 12. Cedo il posto alle persone anziane e alle donne incinte. 13. Non occupo posti a sedere riservati. 14. Aiuto qualcuno a scendere o a salire se è in difficoltà. 15. Faccio attenzione a non sporcare, gettando per terra carte o altro. 16. Imbratto o scarabocchio sedili, porte, pareti.

In conclusione, ti sembra di comportarti educatamente sui mezzi pubblici? A Sì

446

B Abbastanza

C No

Mai


Come mi comporto per strada Di volta in volta, indica la risposta da te scelta. Risposte soggettive Sempre

1

EDUCAZIONE CIVICA

Cittadini responsabili

Qualche volta

Mai

1. Mi fermo a fare conversazione in mezzo al marciapiede, ostacolando il passaggio degli altri. 2. Gioco o corro con i pattini o lo skateboard sul marciapiede, ingombrando il passaggio. 3. Gioco con il pallone sul marciapiede. 4. Quando sono con gli amici e le amiche, camminiamo affiancati, ostacolando il passaggio. 5. Se ho fretta e corro, faccio attenzione a non urtare gli altri. 6. Chiedo scusa se, mentre cammino, spingo qualcuno. 7. Aiuto le persone anziane o in difficoltà ad attraversare la strada. 8. Getto per terra carte o altri rifiuti. 9. Sputo per terra il chewing-gum. 10. Scrivo sui muri. 11. Quando sono con gli amici e le amiche parlo ad alta voce, in modo sguaiato e uso un linguaggio volgare. 12. Quando porto a passeggio il cane, lo tengo sempre al guinzaglio.

In conclusione, ti sembra di comportarti educatamente per strada? A Sì

B Abbastanza

C No

447


Rispettare gli altri senza distinzioni Michela Turra Giornalista e scrittrice italiana, 1958-2019

Tair, l’inquilino del decimo piano

Ascolta l’audio del testo

In un caseggiato popolare, ai margini di una grande città, vivono molte famiglie di origine straniera, ciascuna con le proprie sofferenze e i propri sogni, ma tutte concordi nell’attribuire grande importanza ai veri valori della vita, fra cui il rispetto nei confronti di qualsiasi vita umana. Infatti, quando Tair, l’anziano signore albanese del decimo piano, subisce una feroce aggressione, i suoi vicini di casa non esitano a soccorrerlo e a dimostrargli tutta la loro solidarietà.

448

Tair Berisha aveva sessantasei anni. Trasportava in un sacco ferraglie e rottami e li depositava in posti diversi; a volte, temporaneamente, anche nel piccolo appartamento al decimo piano di quel grande palazzo che gli aveva dato l’ufficio alloggi di edilizia popolare. Tair viveva solo. Le sue finestre dominavano il parco, ancora abbastanza integro, con molto verde nonostante il cemento. «Lavorare bisogna» sospirava da solo, in albanese, ogni mattina. La finestra si apriva su quel paesaggio, un’alba di città. Lui, da quando era nato, aveva conosciuto solo le piccole montagne dell’Albania; solide, dotate di spessore e confini. Non come questa distesa informe di case che era la città, dove lo aveva trascinato suo figlio in cerca di fortuna. Rimpiangeva la sua terra e la sua casa. Soprattutto oggi, che era domenica. Si diresse al bar più vicino. Ci andava per la prima volta: il barista e i clienti lo squadrarono con curiosità. La sua presenza era insolita lì dentro. Lui, che non sopportava di sentirsi gli occhi addosso, bevve in fretta il cappuccino e uscì. Cominciò a camminare, in quello che gli sembrava un inizio di giornata più difficile del solito. Non sapeva dove sarebbe andato. Non faceva mai passeggiate: era sempre diretto in qualche luogo per recuperare il ferro o il rame. Quel giorno era diverso. Camminava e gli sembrava di scoprire per la prima volta quella strada. Guardava in terra, per abitudine. A volte trovava delle monete, per lo più centesimi, o anche oggetti perduti, un anello, delle chiavi. Tutta roba che accumulava, spesso senza sapere bene cosa farsene. Camminando, alzò gli occhi dal suolo e vide i palazzi. Che angoscia!


Cittadini responsabili

1

Ripensava ai prati di casa sua, e quel posto gli pareva orribile. Si toccò il viso: non si era nemmeno fatto la barba. Da quando era qui, viveva come un selvaggio. Era rimasto solo. Suo figlio era finito in carcere, in un’altra città. Doveva scontare cinque anni. Lui aveva trovato quella specie di attività, che gli dava da vivere. Ma sognava di andare via. Via dall’erba di quel parco recintato. Via, sotto il sole, come oggi. Interruppe la camminata per consumare un panino e una birra in un altro bar. Quando si trovò davanti un ponte, con sotto il fiume, si sentì frastornato. Lo colpì l’acqua che scorreva: un corso simile c’era anche al suo paese. Gli piaceva e cercò una discesa per raggiungere la riva. Si fermò sul greto1 a osservarla, a rimpiangere il passato. L’urto lo sorprese alla nuca e poi fu una gragnola di colpi2, in viso e sul corpo. Scorse delle figure nere intorno a sé, cercò di urlare, ma loro furono veloci a zittirlo con le botte. Finché fortuna volle che un passante si affacciasse a guardare l’acqua di sotto. Vide la scena e urlò contro i teppisti che abbandonarono la preda e se la diedero a gambe. «Maledetti! Addirittura con le spranghe!» esclamò l’uomo, intervenendo in aiuto di Tair. «Chiamo subito un’ambulanza! E la polizia!» «No... no...» riuscì a balbettare Tair. Era sicuro di farcela ad arrivare a casa: una volta lì, avrebbe pensato a riposare e medicarsi. L’uomo, sospettando che quello straniero avesse problemi di permesso di soggiorno, desistette dal suo intento. Lo aiutò a ritornare sul ponte e lo guardò avviarsi con passo incerto.

1. greto: parte del letto di un fiume non ricoperta dalle acque, costituita in genere da ciottoli e ghiaia. 2. gragnola di colpi:

fitta serie di colpi. 3. Xin: ragazzo diciottenne cinese che abita nello stesso condominio di Tair. 4. i due gemelli arabi: Khalid e Aymen

Chakri, che abitano nello stesso condominio di Tair. 5. Ridha: il padre dei due gemelli arabi.

Tair arrancava, semitramortito dalle botte e sanguinante, fra i pochi passanti che, sconcertati, si limitavano a fissarlo. Proprio quando vide il palazzo familiare stagliarsi a pochi metri da lui, cadde a terra privo di sensi, sopraffatto dal dolore e dalla stanchezza. Per sua fortuna, qualcuno lo vide pochi minuti dopo. Xin3 era sceso a vuotare la spazzatura e si accorse subito di quel corpo piegato che giaceva nei pressi dei cassonetti. Il giovane si chinò sull’uomo, che conosceva di vista, senza sapere bene cosa fare, quando vide arrivare i due gemelli arabi4 quasi identici insieme al padre. Allora si sbracciò, indicando loro il povero fagotto umano che giaceva sull’asfalto. La famiglia Chakri accorse prontamente in soccorso del condomino. «A toccarlo non vorrei che facessimo peggio» disse Ridha5, mentre suo figlio Aymen, con il telefonino, chiamava un’ambulanza. «Chi può averlo ridotto così?» chiese Khalid, sospettando subito che la causa delle condizioni dell’uomo fosse un atto di violenza. In quel mentre arrivò Cristiano Cuccurullo, un sessantenne di origini pugliesi che aveva familiarizzato con Tair. «Oddio!» esclamò l’uomo vedendo l’amico ridotto in quelle condizioni e chinandosi su di lui. «Tair, Tair, mi senti?» Nessuna risposta. «Ha perso conoscenza» spiegò Ridha. Intanto l’urlo della sirena sempre più vicino annunciò l’arrivo dell’ambulanza, che poco dopo si fermò proprio accanto a loro. «Questo è stato picchiato» sentenziò il barelliere, sistemando insieme al collega l’anziano sulla lettiga. «Voi siete parenti?» 449


«Siamo vicini di casa, o meglio amici» rispose Cuccurullo. «Qualcuno di voi viene in ospedale?» domandò il portantino. Aymen fece un passo avanti. «Vado con lui.» «Ma a te i medici non diranno niente, sei troppo giovane» scosse il capo Cuccurullo. «Quanti anni hai?» «Sedici» rispose Aymen, seccato da quell’intromissione. «È vero, sono minorenne. Ma se con me viene lui» fece mettendo una mano sulla spalla di Xin, «siamo a posto.» «D’accordo» disse il cinese. «Prendo la moto» disse Aymen al cinese. «Ho un casco anche per te, ti porto io.»

6. ha un trauma … prognosi riservata:

ha una lesione al cranio con commozione cerebrale, cioè con un’alterazione delle funzioni cerebrali, e una previsione certa sull’evoluzione del trauma non è possibile per la gravità del caso clinico.

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Un’ora dopo Cuccurullo telefonò ad Aymen, in ospedale, per avere notizie dell’amico Tair. «Ha un trauma cranico commotivo ed è in prognosi riservata6, ma secondo i medici se la caverà» gli disse Aymen. «Ha ripreso conoscenza, ma non vuole saperne di farsi ricoverare. Firmerà per uscire. Anzi, lo sta facendo Xin per lui, perché non sa scrivere.» «Ha spiegato cos’è successo?» «Non ricorda nulla.» «Fatelo tornare a casa in taxi. A pagarlo penserò io.» «D’accordo.» Intanto Tair fece la sua comparsa con una fascia sul capo e vari cerotti sul volto, la giacca insanguinata appoggiata al braccio. Un medico uscì dalla stanza alle sue spalle e disse rivolto ad Aymen: «Tu sei il figlio?». «No, siamo solo suoi vicini di casa» rispose il ragazzo, indicando Xin. «Be’, chiunque siate voi due» riprese il medico, «sappiate che la scelta di uscire la fa lui, a suo rischio e pericolo. Dovrà stare in assoluto riposo per le prossime ventiquattro ore almeno.» Mise la prescrizione delle medicine da prendere in mano al paziente, che taceva guardando il pavimento. «Anche alla somministrazione dei farmaci dovrete pensare voi» continuò l’uomo in camice bianco. «Ho visto che non sa leggere.» «È normale che non si ricordi cos’è successo?» chiese Aymen. «Con un trauma come quello che ha riportato, sì. Voi avete idea di chi può averlo ridotto così?» Il medico guardò anche Xin. «No» risposero i due ragazzi. «Comunque» concluse il dottore, «raccontate il fatto alla polizia, perché di certo quest’uomo è stato preso a botte. Ha una spalla fratturata.» Uscendo insieme agli altri due, Aymen lanciò un’ultima occhiata a quel mondo di dolore e malattia, augurandosi di non tornarci mai. «Accompagniamo Tair al taxi» disse Aymen, una volta che ebbero oltrepassato l’ingresso dell’ospedale. In quel pomeriggio festivo l’ultimo sole illuminava la città, che a Xin, Aymen e Tair sembrò più bella del solito anche in quell’anonimo tratto di strada. Bisognava godere la vita finché c’era, pensò, a suo modo, ciascuno di loro. (da Il mondo nel palazzo, Einaudi Ragazzi, rid. e adatt.)


Cittadini responsabili

1

COMPRENSIONE 1 Completa la seguente tabella relativa a Tair Berisha. Età

Sessantasei anni

Paese d’origine

Albania

Dove vive

In un piccolo appartamento al decimo piano di un grande palazzo di edilizia popolare

Perché vive da solo

Suo figlio si trova in prigione.

Qual è il suo lavoro

Recuperare ferro e rame per rivenderli

Il suo sogno, desiderio

Ritornare nel suo Paese di origine

2 Una domenica, Tair dove e da chi viene colpito alla testa? Tair viene colpito da un gruppo di teppisti mentre passeggia lungo il greto di un fiume.

3 In quale stato Tair torna a casa e da chi viene soccorso? Semitramortito e sanguinante, Tair viene soccorso da Xin, il ragazzo cinese suo vicino di casa.

4 Perché, all’ospedale, i medici vorrebbero ricoverare Tair? Tair ha un trauma cranico commotivo.

Tair acconsente alla richiesta dei medici? No, Tair non acconsente.

5 Come si conclude la vicenda narrata? Fanno tutti rientro a casa consapevoli del valore della vita.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 6 Il primo uomo che soccorre Tair vorrebbe chiamare la polizia, ma Tair si oppone. L’uomo quale spiegazione dà a questo rifiuto da parte di Tair? L’uomo sospetta che Tair abbia problemi con il permesso di soggiorno.

7 Con quali dei seguenti aggettivi definiresti Tair? A Angosciato

C Incerto, esitante

B Trascurato

D Esigente

8 I vicini di casa, nei confronti di Tair, provano: (indica le risposte esatte) A solidarietà

C timore

B compassione

D rispetto

9 Quale significato sei in grado di attribuire alla frase con cui si conclude la vicenda narrata? Un gesto di solidarietà rende più bella la città e aiuta a capire il valore della vita.

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LESSICO 10 Per ciascuna delle seguenti frasi, tratte dal testo, indica il significato della parola evidenziata. a. «Quando si trovò davanti a un ponte, con sotto il fiume, si sentì frastornato»: A impaurito B stordito C stanco b. «... quando vide il palazzo familiare stagliarsi a pochi metri da lui»: A sorgere B delinearsi C presentarsi c. «“Questo è stato picchiato” sentenziò il barelliere...»: A osservò B avvertì

C dichiarò

d. «... in quell’anonimo tratto di strada»: A inconsueto B generico

C impersonale

GRAMMATICA 11 Per ciascuna delle seguenti frasi, tratte dal testo, indica di che tipo è il complemento evidenziato. a. «Camminando, alzò gli occhi dal suolo e vide i palazzi»: complemento di moto da luogo b. «Scorse delle figure nere intorno a sé...»: complemento oggetto partitivo c. «... lo guardò avviarsi con passo incerto»: complemento di modo o maniera d. «Tair arrancava, semitramortito dalle botte...»: complemento di causa e. «... con il telefonino, chiamava un’ambulanza»: complemento di mezzo f.

«Qualcuno di voi viene in ospedale?»: complemento partitivo

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 12

DEBATE

IN GRUPPO Realizzate un debate in classe relativo al problema: «voi, al po-

sto del primo uomo che ha soccorso Tair, avreste allertato la polizia, nonostante le resistenze di Tair?». Seguite le indicazioni: dividetevi in due gruppi (o squadre): uno a favore dell’intervento della polizia e uno contro (la tesi è assegnata dall’insegnante); ■ stabilite regole e tempi per il dibattito; ■ ciascun gruppo, tramite dei relatori, espone la propria opinione o tesi e gli argomenti a sostegno; quindi confuta, cioè dimostra l’infondatezza degli argomenti che sostengono la tesi contraria (antitesi) alla sua; ■ ciascun gruppo conclude la propria argomentazione riassumendone i punti principali; ■ una giuria di tre persone proclama vincitore il gruppo che ha dimostrato migliore capacità di argomentazione e di esposizione in pubblico. Risposta soggettiva ■

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RIASSUMERE Riassumi il testo che hai letto riducendolo all’incirca alla metà. Utilizza come traccia i titoli, qui sotto riportati, delle tre sequenze in cui il testo può essere suddiviso. Risposta soggettiva

Tair e i teppisti Tair soccorso dai vicini di casa ■ Tair all’ospedale ■ ■

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EDUCAZIONE CIVICA LABORATORIO

IO E I MIEI VICINI DI CASA

Di volta in volta, indica la risposta da te scelta. Risposte soggettive Sempre

Qualche volta

Mai

1. Saluto gentilmente tutti i miei vicini di casa. 2. Mi comporto in modo rispettoso con i miei vicini di casa. 3. Mi dimostro disponibile ad aiutare i miei vicini di casa qualora ne abbiano bisogno. 4. In casa uso pantofole o scarpe con la suola di gomma, in modo da non infastidire gli inquilini del piano di sotto. 5. Faccio attenzione a non sbattere porte e finestre. 6. Faccio attenzione a non trascinare le sedie. 7. Cerco di non far rumore o di non suonare uno strumento musicale durante le ore di riposo stabilite dal regolamento condominiale. 8. In casa gioco con il pallone. 9. Ascolto la radio, la televisione, lo stereo a tutto volume. 10. Faccio attenzione a non buttare niente da terrazzi, balconi e finestre. 11. Faccio attenzione a non lasciare oggetti ingombranti sul pianerottolo, ad esempio la bicicletta, i pattini, lo skateboard. 12. Bado a non sporcare l’ascensore, le scale, il cortile. 13. In prossimità di una festa con molti amici, ho cura di avvertire gli inquilini del piano di sotto e quelli del piano di sopra, scusandomi per l’eventuale disturbo.

In conclusione, ti sembra di comportarti correttamente con i tuoi vicini di casa? A Sì

B Abbastanza

C No

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Giacomo Mazzariol Scrittore italiano, 1997

Mio fratello Giovanni non gioca come gli altri

Ascolta l’audio del testo

Il brano che stai per leggere è tratto dal romanzo autobiografico Mio fratello rincorre i dinosauri di Giacomo Mazzariol. Giacomo, quando ha cinque anni, desidera tanto un fratellino. Una sera i suoi genitori gli annunciano che lo avrà e che sarà speciale. Giacomo è felicissimo: «speciale», per lui, significa «supereroe». Gli sceglie pure il nome: Giovanni. Poi il fratellino nasce e Giacomo capisce che sì, è diverso dagli altri, ma non ha i superpoteri. Alla fine scopre la parola «Down», e il suo entusiasmo si trasforma in rifiuto. Giacomo, però, durante l’adolescenza, si lascia travolgere dalla vitalità di Giovanni per concludere che, forse, un supereroe suo fratello lo è davvero. Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. noi due: Giacomo,

il narratore, e il fratello Giovanni.

▶ Un fotogramma del film Mio fratello rincorre i dinosauri, di Stefano Cipani, tratto dal romanzo di Giacomo Mazzariol.

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Un pomeriggio di aprile eravamo noi due1 da soli, al parco giochi. Ogni tanto capitava che mamma mi chiedesse di portarlo fuori quando c’era bel tempo, e io, non trovando la forza di dire no, acconsentivo, lottando con la paura di essere visto da un compagno. Era un giorno di sole violento e aria sottile. Uno scivolo, due altalene, un dondolo, gli alberi, un paio di cani a inseguirsi nel prato. Al parco, di solito, lo lasciavo scorrazzare tra i giochi mentre io andavo a sedermi su una panchina, le cuffie nelle orecchie. Ovviamente, Giovanni non giocava come gli altri. Non si lanciava dallo scivolo, non si dondolava sull’altalena, non si arrampicava sul castelletto, piuttosto organizzava strane eruzioni di sabbia da vulcani invisibili, usava il dondolo per far saltare i pupazzi e veniva rapito da particolari minuscoli – un insetto, la ruggine sul ferro, un sasso dalle venature particolari – che studiava con cura da scienziato. Ecco, il suo modo di giocare era quello di un esploratore, di un ricercatore. Sempre pronto a lasciarsi abbagliare dalla meraviglia delle piccole cose. A un certo punto Giovanni si mise a giocare con una bambina, rischiando di farla cadere, con quel modo irruente di muoversi che aveva sempre.


Cittadini responsabili

2. Anthony Kiedis: can-

tautore e rapper statunitense (1962), cofondatore e leader del gruppo rock Red Hot Chili Peppers. 3. «With the birds … view»: «Con gli uc-

celli condividerò /questa vista solitaria». 4. un T-Rex e un velociraptor: due giocat-

toli raffiguranti, rispettivamente, due dinosauri: il Tyrannosaurus rex e il Velociraptor. 5. codardo: vile. 6. frustrazione: stato psichico di avvilimento per l’incapacità di fronteggiare determinate situazioni.

La bambina non sembrava troppo spaventata (per adesso) ma mi ero già trovato in situazioni simili, così urlai: «Fai il bravo con la bambina, Gio». Cosa che fece allarmare il padre della piccola, seduto poco lontano a chiacchierare con un altro signore; l’uomo però non fece nulla, non si mosse, non andò a recuperare la figlia, solo rimase vigile alcuni istanti, finché non venne riassorbito dalla discussione. La bambina si arrampicò sullo scivolo e Giovanni si lasciò attrarre da qualcos’altro. Io, intanto, mi lasciavo coccolare dal sole, nelle orecchie la voce di Anthony Kiedis2 che cantava «With the birds I’ll share / this lonely view»3. Fu in quel momento che vidi passare in bici un ragazzino che avrà avuto dieci o undici anni. Era con due amici, ma si vedeva che era lui il capo del gruppo. Lo si notava dalla pedalata disattenta, dalla fiducia nei movimenti, dagli schiamazzi insolenti che gli volavano attorno come nugoli di moscerini, mentre lui si limitava a sorridere. Guardare la gente è una cosa che mi piace, lo spettacolo è gratuito e s’impara un sacco di cose, così continuai a fissarli. Finsero di inseguirsi, poi si fermarono alla fontanella a bere; uno di loro, con un giubbotto giallo fosforescente e i capelli ricci, si riempì la bocca d’acqua e spruzzò un getto verso i compagni, che si scansarono per non esser bagnati. Poi quello che sembrava il capo – indossava una felpa rossa e un cappellino da baseball – si voltò verso l’area giochi dove si trovavano Giovanni e la bambina e disse qualcosa agli altri. Strizzai gli occhi e, a mano a mano che i tre si allontanavano dalle bici lasciate a terra e si avvicinavano a Giovanni e alla bambina, mi resi conto di conoscerli. Quello in felpa rossa era Jacopo, il fratello minore di Paolo, uno che veniva nella mia scuola, in terza, ma in un’altra sezione. Se mi avesse visto con Giovanni, se mi avesse associato a lui, sarebbe andato a raccontarlo al fratello. Non ricordo di preciso cosa stesse facendo Giovanni, ma era una di quelle cose strane tutte sue, tipo far scontrare in aria un T-Rex e un velociraptor4 e immaginare che dopo un buco nella terra li risucchiasse, il tutto accompagnato da un’esplosione di pezzi di legno e foglie. «Guardate qui, ragazzi» fece Jacopo avvicinandosi a Giovanni. «Ma cos’abbiamo?» Uno degli altri si guardò attorno per vedere se qualche adulto si stesse già avvicinando in difesa del figlio, ma no, nessun adulto all’orizzonte. Solo un fratello maggiore codardo5 poco distante, seduto ad ascoltare musica e intento a graffiare con le unghie il legno della panchina per sfogare la propria frustrazione6. Giovanni non si era ancora accorto di niente e continuava nel suo gioco. Lui non li aveva visti, non li sentiva. Io invece sì. Per un buffo gioco di vento le voci mi arrivavano limpide quasi li avessi avuti di fronte, così da poterli toccare. «Ma avete guardato la faccia?» «E la lingua? Ma che lingua ha... Non ci posso credere.» «Ehi! Cosa stai facendo, testa piatta?» Ora erano in cerchio intorno a lui, simili a indiani che assediano una carovana, e a quel punto anche Giovanni non poté evitare di notarli e alzò gli occhi da sopra le lenti da vista.

1

455


7. ipnotica: così ripetitiva da provocare uno stato simile al sonno. 8. biasciata: termine regionale toscano corrispondente a «biascicata» che significa «poco comprensibile per le parole storpiate». 9. di sottecchi: di nascosto.

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Jacopo si accucciò e gli batté sulla fronte con un dito. «Ehi, c’è nessuno qui dentro?» Grandi risate da parte degli altri. Ecco, era quello il momento. Il momento in cui un fratello avrebbe dovuto alzarsi dalla panchina, andare dritto dallo Jacopo di turno e chiedere se c’era qualche problema. Alzati, mi dissi. Fai vedere che sei suo fratello. Alzati. Il ragazzino con il giubbotto giallo disse: «Ma, secondo voi, se mi avvicino morde?». Altre risate. Ero paralizzato. Avevo il fiatone come dopo una corsa. Continuavo a ripetermi che dovevo alzarmi, dovevo andare ad aiutarlo, eppure la mia stessa voce, nelle orecchie, mi risuonava come dal profondo di un pozzo, ipnotica7 e pigra. «Ha gli occhi da cinese» disse un altro. «Dicci qualcosa in cinese, dai... Cosa sai dire?» Risate. Gio ormai l’aveva capito che non stavano giocando, anche se è uno cui le prese in giro scivolano addosso. A lui sarebbe bastato poco, pochissimo. Avere un fratello. Uno vero. Non uno smidollato come me. A lui sarebbe bastato un niente per far finta che nulla fosse successo. Per questo si voltò verso di me, per chiedere quel niente che pensava io fossi in grado di offrirgli. Cercò il mio sguardo. Io lo abbassai. Fu a quel punto che Jacopo fece la linguaccia a mio fratello, producendo con la bocca un rumore disgustoso. Gio non capì più niente e urlò: «Tirannosauro!». Lo urlò più forte che poteva: «Tirannosauro!». Voleva che il tirannosauro lo salvasse, almeno lui, visto che io lo avevo abbandonato. «Tirannosauro!» urlò. Due, tre, quattro volte. Ma il fatto è che l’unico a capire che stava dicendo tirannosauro ero proprio io, il suo fratello inutile. Perché a causa della pronuncia biasciata8, quello di Giovanni era più che altro un urlo incomprensibile che incendiò ancora di più l’ilarità del gruppetto. Non stavo guardando. Fu solo di sottecchi9, quasi per caso, che vidi avvicinarsi il padre della bambina. Anche Jacopo e i suoi lo videro arrivare, e forse pensando che fosse il padre o lo zio di quel mezzo matto che stavano prendendo in giro, girarono sui tacchi e corsero via. Il padre si chinò accanto alla figlia, le aggiustò il colletto, disse qualcosa di dolce che la fece sorridere, poi la prese per mano e si allontanò. Attesi di vederli sparire oltre la fontana. Jacopo e i suoi scagnozzi avevano già raccolto le bici e se n’erano andati. Fu solo a quel punto che mi alzai e corsi da Giovanni. Mi inginocchiai accanto a lui che, seppur contrariato, aveva ripreso come niente fosse a giocare. E scoppiai a piangere. Piansi, piansi. Gio mi guardava, incuriosito, senza commentare. Volevo abbracciarlo, ma non ci riuscivo. Cercai di ricompormi e gli dissi che era ora di tornare a casa, ma anche per strada le lacrime non smettevano di scendere. Gio mi chiedeva spiegazioni con gli occhi e in risposta riceveva lacrime. Non riuscivo a guardarlo. (da Mio fratello rincorre i dinosauri, Einaudi, rid. e adatt.)


Cittadini responsabili

1

COMPRENSIONE 1 Al parco, Giovanni non gioca come gli altri bambini. In che senso il suo modo di giocare è quello «di un esploratore, di un ricercatore»? Giovanni è affascinato dai particolari, come un esploratore o un ricercatore quando fanno una scoperta.

2 Perché Giacomo teme che Jacopo lo associ al fratello Giovanni? Perché Giacomo si vergogna del fratello Giovanni.

3 Jacopo e i suoi due amici deridono Giovanni soprattutto: A per le sue caratteristiche comportamentali B per il suo strano modo di giocare C per il suo modo stentato di parlare D per le sue caratteristiche fisiche

4 In che modo Giovanni cerca di difendersi da Jacopo e i suoi amici? Giovanni prima cerca aiuto nel fratello, ma non trovandolo chiede aiuto al suo tirannosauro.

5 Solamente quando Giacomo corre dal fratello Giovanni? Solo quando al parco non c’è più nessuno Giacomo ha il coraggio di correre da suo fratello.

6 Perché, alla fine, Giacomo piange e non riesce a guardare il fratello? Giacomo si vergogna perché non ha avuto il coraggio di difendere il fratello.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 7 Dove e quando si svolge la vicenda narrata? Al parco, in un pomeriggio di aprile. 8 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Giovanni, sono vere o false. a. Spaventa gli altri bambini a causa del suo modo di fare troppo esuberante.

V

F

b. Soffre molto quando lo deridono.

V

F

c. Guarda il fratello, sperando che corra in suo aiuto.

V

F

d. Quando Jacopo e i suoi due amici se ne vanno, ricomincia a giocare come se non fosse successo nulla.

V

F

9 Completa le seguenti frasi relative a Giacomo. a. Quando la madre gli chiede di portare il fratello al parco giochi, acconsente sebbene abbia paura di essere visto da un compagno.

b. Gli piace osservare le persone perché si imparano molte cose. c. Graffia con le unghie il legno della panchina su cui è seduto per sfogare la sua frustrazione. d. Si definisce un «fratello inutile» perché non è in grado di correre in aiuto di Giovanni.

LESSICO 10 Nell’espressione «Jacopo e i suoi scagnozzi», la parola «scagnozzi» significa: A ammiratori

C consiglieri, suggeritori

B esecutori di ordini

D difensori

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PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 11

Il testo che hai letto quali emozioni e riflessioni ha suscitato in te? Confrontale con quelle dei compagni e delle compagne. ESPRIMERE EMOZIONI E RIFLESSIONI

Risposta soggettiva

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COMMENTARE UNA LETTERA «Ognuno è un disabile» Ci vogliono dodici anni perché Giacomo Mazzariol impari a «vedere» davvero suo fratello Giovanni, a entrare nel suo mondo e a lasciare che gli cambi la vita. In questa sua lettera, scritta al quotidiano «la Repubblica», Giacomo invita i lettori a riflettere sui concetti di «disabilità» e «normalità».

Leggi attentamente la lettera e poi scrivine un breve commento. Risposta soggettiva

Quest’estate c’è stato chi ha detto che in un albergo c’erano troppi disabili e che per i suoi figli non era bello. Quest’estate c’è stato chi ha protestato perché nel ristorante i disabili del tavolo accanto davano fastidio. Quest’estate si è parlato dei disabili usando sempre questa parola e in un solo modo. All’inizio avevo messo mio fratello Giovanni dentro una categoria: handicappato. Lo pensavo identico a tutti quelli che, come lui, avevano un cromosoma in più. Gio era tenero, lento e aveva bisogno di una mano come tutte le persone con la sindrome di Down. Mi ricordo che proprio in quel periodo mio fratello aveva conosciuto un americano al campeggio e appena ero arrivato mi aveva parlato un po’ di lui e mi aveva fatto vedere un loro selfie sul telefono. Io: «Ah, ma è nero! Non avevo capito». Gio: «No». Io: «Sì, è nero». Gio: «No, non è nero, è carnivoro. Come me». Ecco, mio fratello, ad esempio, divide il mondo in carnivori ed erbivori, e basta. Io, di categorie, ne avevo troppe. A un certo punto tutti i miei tabù sono caduti. Ho cominciato a guardarlo non più come Down, ma come Gio, Gio e basta. E per un cambio di prospettiva tutte le sue azioni, che io prima consideravo stupide, sono diventate divertenti, stimolanti, uniche. Quando si mette il casco della bici in macchina, mi metto a ridere. Quando si controlla se l’ombra è ancora lì, mi metto a pensare. Quando si nasconde dietro la porta di vetro, sto al gioco. Non sono qui a invocare rispetto per la diversità. Non sono qui a parlare per dirvi che è giusto e doveroso conoscere e apprezzare tutti. Sono qui per dirvi «Nella mia breve storia, essere entrato nel mondo di mio fratello mi ha riempito la vita». Tutto qui. All’inizio del mio libro, che racconta la nostra storia, ho voluto mettere una famosa frase di Einstein: «Ognuno è un genio, ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi uno stupido». Beh, sono qui per dirvi che la stessa frase potrebbe iniziare con «Ognuno è un disabile», perché è proprio così, ognuno di noi, semplicemente ha qualcosa che non sa fare. Io, ad esempio, non so fare la lavatrice. E voi? (da Lettera ai normali che evitano mio fratello, «la Repubblica», 5/9/2016, rid.)

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Cittadini responsabili

1

Rispettare se stessi Fulvia Degl’Innocenti Giornalista e scrittrice italiana, 1966

1. efelidi: piccole macchie giallo-brune della pelle, tipiche delle persone di carnagione chiara.

A piedi nudi

Ascolta l’audio del testo

«Sei unica, sei speciale» dice Davide a Silvia. E Silvia, stordita da tanta ammirazione nei suoi confronti, non esita, per amore di Davide, a cambiare il proprio look e le proprie abitudini. Ma quando le richieste e le raccomandazioni di Davide diventano assillanti, e soprattutto quando riceve come regalo un braccialetto d’oro con un lucchetto come ciondolo, Silvia si rende conto che deve liberarsi da una «catena» che le fa perdere il rispetto di se stessa.

La suola di gomma delle nuove scarpe da ginnastica di Silvia cigolava al ritmo dei suoi passi ampi e decisi. Nel silenzio delle stanze della biblioteca, quei passi risuonavano con la stessa violenza di un plotone in marcia. Eppure le teste restavano chine sui libri. Di studenti universitari per lo più. Ma anche di qualche liceale che, come lei, preferiva studiare nelle sale della biblioteca civica che a casa propria. Silvia frequentava il quarto anno del liceo psicopedagogico. I capelli castani e sottili le cadevano sulle spalle, una frangetta a coprirle la fronte. Aveva un viso dai tratti decisi: occhi scuri sotto folte sopracciglia, labbra piene che non avevano bisogno del rossetto per risaltare con il loro colore su un incarnato chiaro, attraversato ai lati del naso da una costellazione di minuscole efelidi1. Sotto il labbro, un neo rotondo che quasi scompariva quando la bocca si apriva per sorridere. Il suo solito posto era occupato perché era arrivata un po’ più tardi. Dopo aver trovato una sedia libera, sistemò libri e quaderni sul tavolo. Aveva solo qualche esercizio di matematica e due capitoli di psicologia da ripassare, una delle sue materie preferite. Poi, in scooter, avrebbe raggiunto gli amici in piazza, come ogni sera. Era concentrata su un problema di geometria, quando avvertì una presenza vicino a lei. Distolse gli occhi dal quaderno e a pochi centimetri dalla sua spalla vide il volto abbronzato di un ragazzo che stava chinandosi verso di lei. «Io vado qualche minuto fuori, mi fai compagnia?» Il viso di quel ragazzo non le era del tutto sconosciuto. L’aveva visto in biblioteca, anche se le era parso più dedito alle pause che allo studio. Forse si erano scambiati qualche cenno di saluto. Non era bello, ma lo seguì. Il giorno dopo erano già una coppia. Davide, quattro anni più di lei, una famiglia di industriali alle spalle, frequentava giurisprudenza in una università privata. Pochi esami e tanta voglia di divertirsi: la moto, l’auto, il tennis, e il mito della barca a vela attraccata in uno dei porticcioli più esclusivi della città di mare in cui entrambi vivevano. 459


2. tran tran: ritmo di vita sempre uguale. 3. falcata: andatura, modo di camminare. 4. diafana: chiara, pallida. 5. Forte dei Marmi:

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località marittima di villeggiatura in provincia di Lucca affacciata sul Mar Ligure.

Era sicuro di sé, e sapeva quello che voleva. E fra tante ragazze aveva scelto lei, Silvia, figlia di un operaio e di una casalinga. «Sei unica, lo sai? Sei speciale, sei vera. E nessun altro dovrà baciarti.» Silvia era stordita da quella venerazione che invase il suo tran tran2 da brava ragazza studiosa. Nel pomeriggio, come al solito, raggiungeva la biblioteca con lo scooter, ma quasi mai saliva le scale per accomodarsi a una scrivania e studiare. Trovava Davide ad attenderla, impaziente, un giubbotto di pelle sgualcita sui pantaloni con la piega, oppure una giacca blu elegante sui jeans firmati strappati ad arte. Gli piacevano gli abbinamenti inconsueti, eleganza mista a finta trasandatezza, tutto studiato, come la barba incolta al punto giusto, la montatura rossa degli occhiali, un filo d’oro al polso, il colore vivace dei calzini. Silvia si sedeva al suo fianco in auto, la musica già accesa. Gli amici in piazza non la vedevano più. La sua trasformazione cominciò con dei complimenti. «Hai gambe lunghe fatte per essere guardate. Meglio un abito che i pantaloni.» E ancora: «Un arco sottile di sopracciglia sarebbe la cornice ideale per i tuoi occhi». Silvia, però, si sentiva bene nei suoi abiti sportivi, jeans non troppo attillati, scarpe comode che rendevano elastica la sua falcata3, maglie colorate. Un filo di trucco e orecchini a cerchio erano il suo omaggio alla femminilità. Eppure si scoprì a desiderarsi diversa, come lui la stava immaginando. Via le scarpe da ginnastica, i capelli spenti sul collo, la pelle diafana4, le felpe informi, i pantaloni, via tutto. «Sarai la mia sirena» le disse quel giorno guidando verso Forte dei Marmi5, dove i genitori di Davide avevano una casa sul mare. Ma era inverno e non c’era nessuno. Nel salotto, al secondo piano della villetta, le vetrate di una porta finestra occupavano un’intera parete. Sul divano c’era un abito corto e scollato pronto per essere indossato. Alla base del divano un paio di scarpe di vernice nera con un laccetto alla caviglia, in bilico su tacchi sottili. «Sono per te.» Lui si era seduto sulla poltrona, le gambe accavallate, la schiena all’indietro nell’atteggiamento di chi padroneggia la situazione, perfettamente a suo agio nel ruolo di spettatore e regista. Silvia esitava di fronte a quella scena troppo studiata, in cui si sentiva quasi una marionetta. Poi ricordò che non l’aveva mai portata a mangiare una pizza o a passeggiare nelle vie del centro mano nella mano. E pensò che se avesse indossato quell’abito e fosse salita su quelle scarpe sarebbe cambiato tutto. Dopo, la accompagnò in un salone di bellezza, dove i suoi capelli furono lievemente scuriti e lucidati, e dove le insegnarono a truccarsi, valorizzando gli occhi e le labbra. Quando tornarono alla villetta Davide le disse: «Sei stupenda così». Come non gongolare di fronte a quella ammirazione! Come non sentirsi il cuore esplodere al suono di quel «Ti amo» che prima Davide non aveva pronunciato mai! Quando l’anno scolastico finì c’era qualche otto in meno nella sua pagella, e qualche abito in più nel suo armadio. Le passeggiate in centro diventarono quotidiane.


Cittadini responsabili

6. marziale: militare-

sca. 7. incespicare: inciam-

pare. 8. annuiva: faceva cenno di sì con la testa.

1

«Fai attenzione a come cammini» le diceva Davide. «Hai un’andatura poco elegante. Saresti più armoniosa se camminassi come le modelle.» Perché non accontentarlo? Bastava accorciare la falcata, appoggiare prima la punta e poi il tallone, oscillare alternativamente le braccia lungo i fianchi. E immaginare di avere qualcosa in bilico sul capo. Quando si distraeva, però, la sua andatura un po’ marziale6 prendeva il sopravvento, e prima che la facesse incespicare7 sui tacchi arrivava la voce di Davide, una punta di irritazione, che le ricordava il corretto portamento. «Silvia, te l’ho detto mille volte, stai più attenta.» Con lui non riusciva mai a replicare, anche quando la assillava con i suoi consigli sulla postura da tenere a tavola, sul modo di sorridere senza scoprire troppo i denti, sul tono della voce da abbassare. Poi arrivò inaspettato l’invito: «I miei genitori inaugurano la stagione al Forte con un apericena il prossimo sabato. Abbiamo cinque giorni per prepararci». Non era un invito, era una specie di ordine. Nulla doveva essere lasciato al caso. Il dio Look innanzitutto, e poi: «Una dieta leggera, c’è un filo di pancia da smaltire». «Attenta alla camminata». «Abbassa quel tono di voce». In mezzo a quella cascata di assillanti raccomandazioni, parole dolci che la facevano sentire speciale: «Guarderanno tutti te. Tu che sei bella e lievemente imperfetta. Unica». Ed ecco il regalo, in quel pacchetto che le stava porgendo poco prima dell’ingresso ufficiale nella villetta di famiglia. Un braccialetto d’oro con un piccolo lucchetto come ciondolo. Accompagnato da una frase a effetto: «A colei che tiene la chiave del mio cuore». La vista di quel lucchetto le suggerì ben altre sensazioni: una catena da cui giorno dopo giorno si sentiva sempre più stretta, e di cui Davide teneva la chiave. Fu quando entrò nel giardino che dava sulla spiaggia e vide la madre di lui che capì tutto. Una donna bellissima, un sorriso misurato, salutava gli ospiti con parole studiate, mentre dietro di lei, come un’ombra, il marito annuiva8, lo sguardo della donna a cercare l’approvazione dei suoi occhi. C’era una catena invisibile intorno al suo collo. Finiva nelle mani dell’uomo, terminando con un lucchetto del tutto simile a quello che aveva appena ricevuto in dono. Non solo riusciva a vedere la catena, ma sentiva come toglieva il fiato, quando veniva tirata. Fu una mancanza d’aria improvvisa a farle imboccare il cancello da cui era appena entrata, approfittando della distrazione di Davide. Nessuno si era accorto di lei, nessuno la fermò quando, appena girato l’angolo della villetta, si mise a correre fermandosi solo per sfilarsi i sandali dorati con il tacco, per abbandonarli in un cestino dei rifiuti, insieme al braccialetto con il lucchetto. E con i piedi nudi sull’asfalto tiepido di quella sera di fine giugno ritrovò il gusto pieno della sua falcata, l’intonazione alta della sua voce che aveva voglia di cantare, e la sensazione di essersi liberata da una catena invisibile che le stava facendo male. Sul treno che la riportava a casa promise a se stessa che non sarebbe più stata la marionetta di nessuno. (in Chiamarlo amore non si può, Matilda Editrice, rid. e adatt.)

461


COMPRENSIONE 1 Dove e come Silvia conosce Davide? In biblioteca, dove il ragazzo la invita a fare una pausa. 2 La trasformazione di Silvia comincia con dei complimenti: quali? «Sei unica, lo sai? Sei speciale, sei vera.»

3 La trasformazione di Silvia continua a Forte dei Marmi: in che senso? Davide le regala dei vestiti molto diversi da quelli a cui è abituata e le fa cambiare trucco e colore di capelli.

4 Silvia, quando vede la madre di Davide, che cosa capisce? Qual è la sua reazione? Silvia capisce che il padre di Davide controlla la propria moglie e allora si sente soffocare e fugge via.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Silvia, sono vere o false. a. È una studentessa liceale.

V

F

b. Dopo aver conosciuto Davide si veste e si trucca come piace a lui.

V

F

c. Quando Davide le regala un braccialetto con un lucchetto, è felice.

V

F

d. Viene trattata da Davide come un oggetto di sua proprietà.

V

F

e. Alla fine, dimostra di essere forte di carattere e di avere rispetto per se stessa.

V

F

6 Come definiresti le descrizioni di Silvia e Davide? Oggettive o soggettive? Motiva la tua risposta. Soggettive, perché sono date sempre da un punto di vista personale. 7 Indica se le affermazioni, relative alle caratteristiche del testo, sono vere o false. a. Il narratore è esterno.

V

F

b. Prevalgono le sequenze narrative e dialogiche.

V

F

c. Prevalgono le sequenze narrative e descrittive.

V

F

d. Il linguaggio è formale e con un lessico appropriato.

V

F

8 Qual è, secondo te, il messaggio del testo che hai letto? Non bisogna annullare la propria personalità per assecondare i desideri degli altri.

LESSICO 9 Per ciascuna delle seguenti frasi, scrivi un sinonimo della parola evidenziata. Risposte a. «Come non gongolare di fronte a quella ammirazione»: compiacersi

possibili

b. «... salutava gli ospiti con parole studiate...»: misurate

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA

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10

Spiega oralmente con argomentazioni appropriate perché Davide manca di rispetto a Silvia e perché Silvia, condiscendendo ai desideri di Davide, manca di rispetto a se stessa. Risposta soggettiva

11

Immagina di essere Silvia e riscrivi in prima persona l’ultima parte del testo a partire da «Fu una mancanza d’aria improvvisa...». Immedesimati in Silvia e riporta anche le emozioni e i sentimenti che provi. Risposta soggettiva

ARGOMENTARE

METTERSI NEI PANNI DI...


Cittadini responsabili

1

Rispettare le regole Gherardo Colombo Magistrato italiano, 1946

Marina Morpurgo Giornalista e scrittrice italiana, 1958

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. garba: piace. 2. fisco: settore del-

l’amministrazione pubblica preposto all’imposizione e riscossione dei tributi, delle tasse.

Il Paese senza regole

Ascolta l’audio del testo

Nel Paese immaginario di Allegropoli la maggior parte degli abitanti vive senza rispettare le regole.

Vi piacerebbe vivere come vi pare? Senza dover ubbidire a nessuno, senza rispettare nessun divieto, facendo tutto quello che vi garba1? Siete pronti a gridare «Sììììììììì»? Aspettate un attimo, prima di rispondere! Forse, dopo aver letto quanto segue, cambierete idea. Intanto, seguiteci in un viaggio fantastico: una visita al Paese di Allegropoli. Allegropoli è un Paese un po’ particolare. I suoi cittadini non rispettano le regole, perché a loro le regole non piacciono: le trovano fastidiose. Il signor Arrogantelli, proprietario del bar, sta parcheggiando la sua automobile sulle strisce pedonali: sa benissimo che in questo modo blocca lo scivolo del marciapiede, e che le carrozzelle e i passeggini non potranno passare, ma non gliene importa nulla. Che si arrangino! Tanto il vigile di zona, il signor Distrattini, chiuderà certamente un occhio: beve tutte le mattine il caffè gratis nel bar del signor Arrogantelli, e in cambio finge di non vedere. Lì vicino sta passeggiando il signor Zozzoni, con il suo cane al guinzaglio. Boby fa la cacca sul marciapiede, ma il signor Zozzoni non ha voglia di chinarsi a raccoglierla, nonostante il sindaco abbia messo in giro i cartelli che ordinano di farlo, con i sacchetti e le palette. Il dottor Irritati non se ne accorge, e ci mette un piede sopra, sporcandosi la scarpa. La faccenda lo innervosisce, dunque decide di calmarsi accendendosi una sigaretta. È l’ultima del pacchetto: il dottor Irritati appallottola il contenitore vuoto e lo butta per terra. Tanto qualcuno prima o poi lo raccoglierà, e comunque questa strada è già tanto sporca, perché i cittadini non si preoccupano di tenere in ordine e puliti gli spazi comuni. Nello stadio, intanto, è in corso l’ultima partita del campionato; chi vincerà si aggiudicherà lo scudetto. L’arbitro fischia un rigore a favore della squadra di casa: lo sgambetto non c’è stato, ma la settimana scorsa il presidente della squadra gli ha regalato un costosissimo orologio d’oro. D’altra parte il presidente non ha problemi a fare regali così grossi: dichiara al fisco2 solo una piccola parte dei suoi guadagni e perciò paga pochissime tasse. Tanto lo fanno tutti, perché lui dovrebbe essere più stupido degli altri? La signora Maleducatini, invece, è alle prese con Paolino, suo figlio, che per l’ennesima volta, a scuola, ha fatto a pugni con l’acerrimo nemico Andrea ed è tornato a casa con il naso sanguinante e i vestiti strappati:

463


la maestra si è limitata a separarli e poi ha fatto spallucce. Si arrangino, ha pensato, se vogliono fare a botte sono affari loro. A casa dei signori Truffetta è gran festa: il capofamiglia, che lavora in una mensa scolastica, è riuscito a portarsi a casa di nascosto un bel prosciutto. Ai bambini verranno date porzioni più piccole, e nessuno si accorgerà che il prosciutto è sparito. D’altra parte fanno tutti così, e il signor Truffetta pensa che questo non sia un furto. Dopotutto quel prosciutto andrebbe sprecato, i bambini ne avanzano sempre! Per festeggiare l’arrivo del prosciutto, i signori Truffetta hanno invitato un loro parente, il cugino Luigi, che ha accettato di buon grado, anche perché ha molto tempo libero: è in pensione. A dire la verità non dovrebbe ancora essere in pensione, ma ha allungato una busta con delle banconote al capo dell’ufficio pensioni, che ha aggiustato un po’ le carte. Che c’è di male, in fondo? Allegropoli per alcuni è un bel posto, dove si vive bene. Per altri, per quei pochi che rispettano le regole, è un posto difficile, dove i furbi e i prepotenti hanno la meglio. (da Le regole raccontate ai bambini, Feltrinelli Kids, rid.)

COMPRENSIONE 1 Perché Allegropoli è «un Paese un po’ particolare»? Allegropoli è un Paese privo di regole, dove non esistono divieti e tutto è sempre concesso.

2 Collega ciascun abitante di Allegropoli al corrispondente comportamento. 1. Il signor Arrogantelli 2. Il signor Distrattini 3. Il signor Zozzoni 4. Il dottor Irritati 5. L’arbitro 6. Il presidente della squadra di calcio 7. Il signor Truffetta

a. butta per terra il pacchetto vuoto delle sigarette. b. evade il fisco, le tasse. c. parcheggia sulle strisce pedonali. d. lascia la cacca del suo cane sul marciapiede. e. prende per sé qualcosa che è proprietà di altri. f.

finge di non vedere le auto parcheggiate sulle strisce pedonali.

g. favorisce una squadra di calcio.

3 Per quali persone Allegropoli non è un bel posto in cui vivere? Allegropoli non è un bel posto per quelle persone che rispettano le regole e che non sopportano i comportamenti scorretti.

464


Cittadini responsabili

1

ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 In che modo gli abitanti di Allegropoli giustificano i loro comportamenti? Completa le seguenti frasi seguendo l’esempio. a. Al signor Arrogantelli non importa nulla. b. Il signor Zozzoni non ha voglia di chinarsi. c. Il dottor Irritati pensa che qualcun altro prima o poi raccoglierà il pacchetto di sigarette, in fondo la strada è già sporca.

d. Il presidente della squadra di calcio pensa che poiché «lo fanno tutti» lui non dovrebbe essere più stupido degli altri.

e. La maestra pensa che se Paolino e Andrea vogliono picchiarsi sono affari loro. f.

Il signor Truffetta pensa che non sia un furto.

g. Luigi, il cugino dei signori Truffetta, pensa che non ci sia nulla di male nel corrompere il capo dell’ufficio pensioni.

5 Qual è, secondo te, lo scopo principale del testo che hai letto? Lo scopo principale del testo è quello di far capire le conseguenze della totale mancanza di regole. Se a una prima analisi un mondo senza obblighi o leggi potrebbe sembrare fantastico, in realtà a ben guardare ci si rende conto che a trionfare sono spesso la forza, l’astuzia e la ricchezza.

LESSICO 6 Nella frase «Tanto il vigile di zona, il signor Distrattini, chiuderà certamente un occhio...», che cosa significa l’espressione figurata «chiuderà un occhio»? Farà finta di non notare qualcosa.

7 Nella frase «... la maestra si è limitata a separarli e poi ha fatto spallucce», l’espressione «ha fatto spallucce» significa: A si è girata, mostrando disprezzo B ha alzato le spalle, mostrando indifferenza C si è stretta nelle spalle in segno di disgusto

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 8

CONFRONTARE OPINIONI MOTIVATE Vivere nel Paese di Allegropoli Ti piacerebbe vivere nel Paese di Allegropoli? Confronta la tua opinione motivata con quella dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva

9

CONFRONTARE OPINIONI MOTIVATE Il comportamento più scorretto Secondo te, quale abitante di Allegropoli compie l’azione più scorretta? Confronta la tua opinione motivata con quella dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva

10

SCRIVERE IN COPPIA Le regole più importanti da rispettare per una convivenza civile Stabilite insieme quali sono, a vostro parere, le dieci regole più importanti da rispettare per una convivenza civile, motivando ciascuna scelta con appropriate argomentazioni. Ciascuna coppia confronti poi le proprie regole con quelle stabilite dalle altre coppie. Risposta soggettiva

465


Pier Giorgio Viberti Insegnante e scrittore italiano contemporaneo

Sulla strada non si scherza

Ascolta l’audio del testo

Sulla strada qualsiasi movimento azzardato, irrispettoso del Codice e del buonsenso, può causare danni gravissimi a sé e agli altri.

466

Il luogo in cui il rispetto delle regole è assolutamente necessario è la strada. Il Codice che regola i nostri movimenti come automobilisti, come ciclisti e motociclisti, ma anche come pedoni va osservato alla lettera, e non «interpretato» a seconda dei nostri comodi. Sulla strada, infatti, si rischia la vita e qualsiasi movimento azzardato può rivelarsi fatale. Si tratta di una verità ovvia, eppure basta avventurarsi per le vie delle nostre città per assistere in pochi minuti a un numero impressionante di comportamenti irrispettosi del Codice e del buonsenso. L’impazienza, l’imprudenza, l’aggressività la fanno da padrone. Paradossalmente, chi voglia rispettare appieno le regole del Codice stradale rischia di suscitare le ire degli automobilisti più «assatanati». Fermarsi per far passare un pedone sulle strisce zebrate, rinunciare ad attraversare la strada con il semaforo giallo, rispettare i limiti di velocità sono comportamenti che facilmente possono guadagnarci commenti ironici o volgari, spesso accompagnati da furibonde sventagliate di clacson. Ci sarebbe quasi da ridere, se non fosse che il bilancio delle vittime di incidenti stradali assomiglia sempre più a un bollettino di guerra! La maggior parte di tali incidenti non è imputabile alla fatalità, ma è dovuta a errori umani. Basterebbe osservare le regole imposte dal Codice della Strada e dal buonsenso per salvare ogni settimana decine di vite. Indossare il casco quando si guida un motociclo, rinunciare a un sorpasso pericoloso, evitare di viaggiare a velocità eccessive non sono comportamenti da «imbranati», ma da persone sagge. Gli spericolati che interpretano la guida come un atto di guerra o una sfida sportiva sono invece degli irresponsabili che possono causare danni gravissimi a sé e agli altri. Ogni fine settimana le cronache riportano notizia delle cosiddette «stragi del sabato sera». Si tratta di lunghi elenchi di vittime di incidenti stradali, quasi sempre giovani, finite con le loro auto in un prato, in un fiume, contro un muro o un albero, o contro le lamiere di un’altra auto. A volte accogliamo questi annunci con amarezza, altre con rassegnazione, a volte il dolore si confonde con la rabbia. Perché si tratta di eventi evitabili, le cui cause tutti conosciamo: l’imprudenza, la stanchezza, l’alcol, talvolta la droga. La caratteristica di questi incidenti è infatti quella di non essere provocati da cause oggettive, come il maltempo o il traffico, ma dalla perdita di controllo del veicolo da parte del guidatore. Le serate «da sballo» sembrano essere fatte apposta per impedire all’organismo umano di guidare in sicurezza, poiché lo sottopongono a uno sforzo eccessivo, che rallenta i riflessi, impedisce una corretta valutazione dello spazio, indebolisce la percezione del pericolo.


Cittadini responsabili

1

Il ripetersi di incidenti mortali provocati dalle suddette cause ha indotto il Governo a intervenire predisponendo controlli più frequenti all’uscita delle discoteche, ma anche stabilendo sanzioni più severe a carico di chi guidi in stato di ebbrezza o sotto l’influsso di sostanze stupefacenti. Tali sanzioni possono andare da multe di alcune migliaia di euro alla sospensione della patente, dal sequestro del veicolo alla detenzione in carcere. Ciò non significa che la discoteca sia responsabile delle morti del «sabato sera». Moltissimi giovani frequentano questi locali senza conseguenze nefaste. Il fatto è che ognuno è responsabile dei propri comportamenti, in discoteca come fuori: l’eccitazione, la stanchezza, l’alcol e la droga sono terreno fertile per gli incidenti; la prudenza, il riposo, l’astensione dall’alcol e dalle droghe sono una garanzia di sicurezza. (da Oltre il Duemila, Agorà, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Perché il Codice della Strada non va interpretato a seconda dei nostri comodi? Perché altrimenti «si rischia la vita e qualsiasi movimento azzardato può rivelarsi fatale».

2 Quali sono le cause della maggior parte degli incidenti stradali? Le cause sono soprattutto gli errori umani.

3 Quali sono le vittime e le cause delle «stragi del sabato sera»? Le vittime spesso sono i giovani, a causa di imprudenza, stanchezza, alcol, droga.

4 Quali interventi ha predisposto il Governo per evitare il ripetersi degli incidenti stradali del «sabato sera»? Controlli più frequenti all’uscita delle discoteche e sanzioni più severe ai trasgressori.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 Come definiresti il testo che hai letto? Motiva la tua risposta. A Espositivo

B Narrativo

C Argomentativo

perché l’autore presenta una determinata tesi, sostenendola con opportuni argomenti.

LESSICO 6 Per ciascuna espressione scrivi un sinonimo della parola evidenziata. Risposte possibili

a. «verità ovvia»: scontata

d. «sanzioni più severe»: multe

b. «commenti volgari»: scurrili

e. «detenzione in carcere»: reclusione

c. «comportamenti da imbranati»: impacciati

f.

«conseguenze nefaste»: funeste

Per evitare ogni tipo di incidente, oltre a una buona dose di prudenza e di senso di responsabilità, è necessario conoscere e rispettare le regole imposte dal Nuovo Codice della Strada. Te le presentiamo nelle pagine seguenti, relative ai pedoni, ai ciclisti, a chi guida il monopattino elettrico e ai motociclisti. Leggile attentamente e poi verifica le conoscenze apprese mediante il questionario finale.

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LABORATORIO

EDUCAZIONE CIVICA

DIRITTI E DOVERI «STRADALI»

A piedi Il Nuovo Codice della Strada prevede per i pedoni specifiche norme di comportamento.

I doveri del pedone

1. Marciapiedi, banchine, passaggi pedonali, attraversamenti pedonali sono gli spazi predisposti per i pedoni. Quando non ci sono, bisogna camminare sul margine più esterno della carreggiata, nella direzione opposta al senso di marcia dei veicoli. 2. Per attraversare a piedi una piazza, bisogna usare gli attraversamenti per i pedoni. 3. Se si attraversa una carreggiata in una zona sprovvista di attraversamenti pedonali, si deve dare la precedenza ai veicoli. 4. È vietato effettuare qualsiasi gioco o allenamento su tutte le carreggiate. 5. Non si deve sostare o indugiare sulla carreggiata; se si è in gruppo, è vietato sostare anche su marciapiedi, banchine e nei pressi di attraversamenti pedonali. 6. È vietato attraversare la carreggiata passando davanti ai mezzi di trasporto pubblico, ad esempio quando sono in sosta alle fermate. 7. In presenza di un semaforo, valgono le stesse regole dei conducenti dei veicoli: con il verde si può passare; con il giallo ci si deve affrettare, se si è già iniziato l’attraversamento, altrimenti non si può iniziarlo; con il rosso ci si deve fermare.

8. Anche chi va a piedi è obbligato a rispettare le segnalazioni dei vigili urbani. 9. Camminando con gli amici per strada al di fuori dei centri abitati o in strade prive di illuminazione, si deve procedere in fila indiana (sempre nella direzione opposta al senso di marcia dei veicoli). Di notte, soprattutto fuori dai centri abitati, è opportuno indossare capi di abbigliamento chiari, meglio se catarifrangenti, in modo da rendersi più visibili agli altri utenti della strada. 10. La circolazione mediante pattini a rotelle, monopattini, skateboard e rollerblade è vietata sulla carreggiata, sui marciapiedi e anche sulle piste ciclabili. I soli «veicoli», anche a motore, autorizzati a circolare sui marciapiedi sono quelli di invalidi o persone con disabilità o bambini (carrozzelle o automobiline).

I diritti del pedone 1. Su tutti gli attraversamenti pedonali che non siano regolamentati da semaforo, il pedone ha diritto di precedenza sui veicoli, anche se non ha iniziato l’attraversamento ma è in procinto di farlo. 2. Se il pedone ha già iniziato un attraversamento su una carreggiata dove non vi siano attraversamenti pedonali, i conducenti dei veicoli devono consentire al pedone di raggiungere il lato opposto in condizioni di sicurezza. 3. I veicoli devono fermarsi quando una persona invalida su carrozzella o munita di bastone o accompagnata da cane-guida attraversa la strada.

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Cittadini responsabili

1

In bicicletta

I doveri del ciclista 1. In prossimità di un incrocio bisogna sempre dare la precedenza ai veicoli provenienti da destra, salvo diversa segnalazione.

2. Prima del segnale di stop ci si deve sempre fermare. 3. Bisogna sempre concedere la precedenza ai veicoli su rotaia (tram e treni), ai pedoni sulle strisce pedonali, ai ciechi riconoscibili dal bastone bianco e ogniqualvolta ci si inserisce nel traffico uscendo da un passo carrabile, da una strada privata, da un sentiero o da una pista ciclabile.

EDUCAZIONE CIVICA

Per garantire la sicurezza del ciclista, durante la marcia, il Codice prescrive che le biciclette siano equipaggiate con pneumatici, freni, campanello, fanale e catadiottri rossi e gialli sui pedali e nei raggi.

4. I ciclisti devono occupare sempre la parte destra della carreggiata e procedere su un’unica fila, mai affiancati ad altri ciclisti, tanto meno in gruppo. Si può procedere affiancati solo nel caso in cui uno di essi abbia meno di dieci anni. 5. Il ciclista deve avere libero l’uso delle mani per poter reggere il manubrio almeno con una mano. 6. Non si può posteggiare la bicicletta negli spazi riservati agli autobus, filobus, taxi e veicoli su rotaia, nelle aree destinate al mercato o allo scarico/carico merci; negli spazi riservati alla sosta o alla fermata di veicoli per le persone invalide e in corrispondenza di scivoli o di raccordi tra marciapiedi, rampe e corridoi di transito; davanti ai cassonetti di rifiuti urbani o contenitori analoghi; davanti allo sbocco di passi carrabili, sui dossi, nelle curve o dove si impedisce di accedere a un altro veicolo regolarmente in sosta, sui passaggi pedonali e sulle piste ciclabili (e al loro sbocco).

No

7. Ai ciclisti è vietato trainare veicoli, condurre animali e farsi trainare da un altro veicolo. 8. È vietato trasportare sulla bicicletta altre persone: è consentito solo se il conducente ha più di diciotto anni e il trasportato ha un’età inferiore agli otto anni e si trova in appositi seggiolini. 9. Al ciclista, durante la marcia, è vietato usare cuffie sonore.

No

10. Le biciclette devono transitare, quando esistono, sulle piste a loro riservate. 11. È vietato percorrere autostrade e superstrade extraurbane. 12. Per svoltare a destra o a sinistra, il ciclista deve segnalare, con un anticipo di almeno 50 metri, con il braccio in fuori, la direzione di svolta. 13. Il ciclista si deve mantenere a debita distanza dai veicoli che lo precedono. 14. È buona regola attraversare i binari tranviari sempre trasversalmente, per evitare che la ruota si incastri nel binario. È saggio evitare i binari tranviari bagnati dalla pioggia.

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Attenzione! ■

Se l’intensità o le condizioni del traffico sono tali per cui la bicicletta può costituire intralcio alla circolazione, conducete il veicolo a mano (anche sul marciapiede).

È consentito trasportare oggetti sulla bicicletta, a condizione che siano solidamente fermati e non sporgano oltre 50 centimetri rispetto alla sagoma del veicolo. Se vi capita spesso di usare la bicicletta per qualche commissione, fate montare un piccolo portapacchi, in modo da mantenere le mani libere per la guida.

Non potete condurre animali durante la marcia, in sella o nello zaino. L’animale potrà venire con voi solo se custodito in un contenitore assicurato al veicolo, in modo da non costituire ostacolo alla vostra visuale. ■ La bicicletta da corsa e le mountain bike non possono circolare in città. ■ Durante la guida, evitate movimenti a zigzag, «impennate», gare di velocità. ■ Indossate il casco perché costituisce una protezione indispensabile. I bambini sono obbligati a indossare il casco fino a dodici anni. ■

In monopattino elettrico Secondo le recenti disposizioni, il monopattino elettrico è equiparato alla bicicletta purché abbia potenza massima di 0,50 kW. Può essere usato solo da chi ha più di quattordici anni e solo sulle strade urbane dove è previsto il limite dei 50 km/h, sulle strade extraurbane ma solo sulle piste ciclabili, e nelle aree pedonali. La velocità massima a cui può procedere è di 20 km/h quando circola sulla carreggiata e di 6 km/h nelle aree pedonali. Sono vietate la circolazione sui marciapiedi, salvo che il veicolo sia condotto a mano, e la sosta sui marciapiedi, tranne che nelle aree indicate dal Comune. I monopattini devono essere provvisti di frecce, indicatore di stop, freni anteriori e posteriori, segnalatore acustico, regolatore di velocità. Non possono circolare monopattini privi di luce anteriore (bianca o gialla) e posteriore (rossa) nelle vie con scarsa illuminazione di sera e di notte, e di giorno in particolari condizioni atmosferiche.

I doveri di chi guida un monopattino elettrico 1. È obbligatorio l’uso del casco se il conducente è minorenne, quindi dai quattordici ai diciotto anni. 2. Bisogna procedere su un’unica fila in tutti i casi in cui la condizione della circolazione lo richieda e non si deve mai procedere affiancati in numero superiore a due. 3. Il conducente del monopattino deve avere libero uso delle mani e delle braccia, reggere sempre il manubrio con entrambe le mani, salvo che non sia necessario segnalare la manovra di svolta. 4. È vietato trasportare altre persone, oggetti o animali. 5. È vietato trainare veicoli, condurre animali e farsi trainare da un altro veicolo. 6. Da mezz’ora dopo il tramonto, durante tutto il periodo dell’oscurità, e di giorno, quando le condizioni atmosferiche richiedono l’illuminazione, è obbligatorio indossare il giubbotto o le bretelle retroriflettenti ad alta visibilità.

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Cittadini responsabili

1

In motorino

I doveri di chi guida un ciclomotore 1. È obbligatorio l’uso del casco protettivo del tipo omologato dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili. 2. In prossimità di un incrocio bisogna sempre dare la precedenza ai veicoli provenienti da destra, salvo diversa segnalazione. 3. È obbligatorio tenere sempre accesi i fari anabbaglianti e le luci di posizione. 4. Fino al compimento della maggiore età, è vietato trasportare un secondo passeggero; è invece consentito ai maggiorenni, se il ciclomotore è opportunamente omologato. 5. I ciclomotori devono essere assicurati per quanto riguarda la responsabilità civile. 6. È vietato guidare con le cuffie acustiche alle orecchie. 7. È vietato sia guidare in stato di ebbrezza, sotto l’influenza di sostanze alcoliche, sia guidare in condizioni di non lucidità causata da sostanze stupefacenti. 8. L’uso del clacson al di fuori dei centri abitati è consentito solo al fine di evitare incidenti. Nei centri abitati è vietato sempre, tranne in situazioni di effettivo e immediato pericolo. 9. È vietato gareggiare in velocità con altri veicoli e sollevare la ruota anteriore durante la marcia. 10. Non si può circolare contromano. 11. È vietato circolare nelle corsie riservate ai mezzi pubblici. 12. Il sorpasso può essere effettuato solo quando la segnaletica lo consente. Il sorpasso si effettua in questo modo: ci si porta sulla sinistra del veicolo da sorpassare, lo si supera rapidamente tenendo un’adeguata distanza laterale, e poi ci si porta a destra appena possibile, segnalando l’intenzione di rientrare. 13. Il sorpasso è vietato in caso di dossi e in curva, agli incroci e agli attraversamenti pedonali. È infine vietato il sorpasso alla destra di un mezzo di trasporto pubblico, se lo stesso è in fase di fermata. 14. Il conducente del motorino deve sempre tenere la distanza di sicurezza. 15. È vietato percorrere autostrade e superstrade extraurbane.

EDUCAZIONE CIVICA

Il ciclomotore (o motorino) è il più piccolo dei veicoli a motore, ha una cilindrata non superiore ai 50 centimetri cubi e la velocità massima a cui può procedere è di 45 km/h. Per guidarlo, occorre avere quattordici anni compiuti e disporre di una serie di documenti: il certificato di circolazione (libretto), la targa posteriore, il certificato di idoneità alla guida, il contrassegno assicurativo che dimostra il pagamento dell’assicurazione obbligatoria e un documento dal quale si possa rilevare l’età anagrafica del conducente.

No

No

471


Attenzione! ■

Mantenete sempre in «perfetto ordine» il ciclomotore. Per farlo, controllate periodicamente: ● i dispositivi di segnalazione visiva e di illuminazione; ● i dispositivi silenziatori e di scarico; ● i dispositivi di segnalazione acustica; ● i dispositivi retrovisori; ● gli pneumatici e i freni.

Non viaggiate con le gomme usurate. ■ Non viaggiate con i freni che funzionano poco o male. ■ Non guidate se siete stanchi o non molto lucidi. ■ Non correte troppo. Ricordate che, al massimo, potete viaggiare a 45 km/h. Tanto per darvi un’idea dei danni che un’elevata velocità comporta, vi basti questo semplice esempio: un urto a 50 km/h su un ostacolo fisso crea gli stessi danni di una caduta libera dal terzo piano di una casa. ■ Non gareggiate in velocità. Le multe sono «salate» e il rischio di incidenti aumenta in modo consistente. ■ Non «impennate» e non zigzagate nel traffico affiancandovi sulla destra ai veicoli in marcia. ■ Non distraetevi mentre guidate. ■ Fatevi vedere. È raccomandato l’uso, soprattutto fuori città, di giubbotti colorati e di accessori catarifrangenti, oltre al corretto funzionamento delle luci del ciclomotore. ■

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Non «truccate» il motorino per renderlo più veloce. Fra le tante conseguenze, c’è anche quella che l’assicurazione non copre i danni se provocati da un veicolo diverso, per caratteristiche, da quello assicurato. ■ Per quanto riguarda il casco, ricordate: ● dura circa cinque anni, però è bene controllare sempre il polistirolo interno, perché sono le condizioni del suo stato a dirvi quando è meglio sostituirlo; ● dopo una brutta caduta, dovete sostituire il casco. Infatti, anche se vi appare integro, sicuramente le sue caratteristiche saranno state alterate, e non vi garantirà più lo standard di sicurezza per cui era stato progettato. ■


Cittadini responsabili

1

Verifica ora la tua conoscenza del Codice della Strada, indicando se le seguenti affermazioni sono vere o false. A PIEDI

Vero

Falso

Vero

Falso

Vero

Falso

Vero

Falso

EDUCAZIONE CIVICA

1. Per attraversare una piazza o uno slargo bisogna usare gli attraversamenti predisposti per i pedoni (strisce zebrate). 2. Se si deve attraversare una strada e c’è un mezzo di trasporto pubblico fermo per la salita e la discesa dei passeggeri, si può attraversare anche passandogli davanti. 3. Su tutte le carreggiate è vietato giocare e fare qualsiasi attività sportiva. 4. Camminando con gli amici per strada al di fuori dei centri abitati o su strade prive di illuminazione, si deve procedere in fila indiana. 5. Pattini a rotelle, rollerblade, monopattini, skateboard possono circolare sui marciapiedi e sulle carreggiate. IN BICICLETTA

1. In prossimità di un incrocio, bisogna dare la precedenza ai veicoli provenienti da destra. 2. Quando si va in bicicletta, è preferibile stare al centro della strada. 3. Per svoltare a destra o a sinistra, bisogna segnalare, con un anticipo di 50 metri, con il braccio in fuori, la direzione di svolta. 4. Se il conducente ha meno di diciotto anni, non può trasportare altre persone. 5. Si può andare in bicicletta sul marciapiede, purché a velocità moderata. IN MONOPATTINO ELETTRICO

1. Se il conducente ha quindici anni, deve usare il casco. 2. Non si deve procedere affiancati in numero superiore a tre. 3. Il manubrio va sempre retto con entrambe le mani. 4. È consentito trasportare una sola persona. 5. È obbligatorio usare bretelle o giubbotti retroriflettenti quando l’illuminazione è scarsa. IN MOTORINO

1. L’età minima per poter guidare un ciclomotore è sedici anni. 2. Al massimo, si può viaggiare a 45 km/h. 3. È obbligatorio l’uso del casco. 4. È consentito gareggiare in velocità. 5. È consentito anche ai minorenni trasportare un secondo passeggero. 6. È vietato circolare contromano.

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Credere nel valore della solidarietà Michaela DePrince Ballerina di origine sierraleonese di fama internazionale, 1995

Elaine DePrince Madre adottiva di Michaela

1. Io, Mia e Mariel:

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Michaela, Mia e Mariel sono tre bambine africane adottate da una famiglia statunitense.

Una festa speciale di compleanno

• Guarda il video: Obiettivo n. 10: Ridurre le disuguaglianze • Ascolta l’audio del testo

Mabinty vive in un orfanotrofio in Sierra Leone e ha un sogno: fare la ballerina. Un giorno, viene adottata da una famiglia statunitense e prende il nome di Michaela. I suoi genitori la iscrivono a una scuola di danza e diventa una famosa ballerina. Michaela ha dovuto affrontare fatiche, delusioni e il razzismo di chi pensa che il mondo non sia pronto per una danzatrice con la pelle nera. Eppure non si è mai arresa. Nel brano che stai per leggere, Michaela organizza il suo ottavo compleanno all’insegna della solidarietà.

Io, Mia e Mariel1 avevamo la stessa età. Con il nostro taglio di capelli corto, sembravamo gemelle. Eravamo un terzetto molto impegnato. Oltre a partecipare agli allenamenti per la squadra di nuoto, prendevamo lezioni di danza e di musica. Una sera, poco prima del mio ottavo compleanno, guardai il telegiornale insieme a mio fratello Teddy e venni a sapere che la raccolta alimentare locale stava finendo le scorte di cibo. «Che cos’è una raccolta alimentare?» chiesi a Teddy. «È un posto dove la gente va a prendere cibo gratis se ha finito i soldi.» Mai prima di allora mi era passato per la testa che la gente in America potesse soffrire la fame. La notizia mi sconvolse parecchio. Perciò domandai: «E di che tipo di cibo ha bisogno, la raccolta alimentare?». «Be’, suppongo raccolgano cibi in scatola, tipo piselli, mais, fagioli... Perché? Stai forse pensando di donare cibo in scatola a qualcuno?» Gettai le braccia al collo di Teddy e gli chiesi: «Tu mi aiuteresti?». «Ma certo, lo sai che lo farei» mi rispose. Il pomeriggio seguente, mentre io, mia madre e le mie sorelle stavamo infornando dei dolci, chiesi: «Potrei avere una festa di compleanno, mamma?». «Sicuro» rispose la mamma. Dopo aver fatto scivolare nel forno la teglia con i dolci si lavò le mani, tirò fuori una penna e un blocco da un cassetto e sedette al tavolo insieme a me. «Chi vorresti invitare?» mi chiese. «Jamie, Tabrea, Sabrina, Lauren, Briana, Katie, Annie, Rachel, Maria, Adriana, Jessica, Kaitlyn, Kristin...» E proseguii all’infinito, finché nella mia lista non ci furono più di trentacinque bambine.


Cittadini responsabili

2. esplicitò: chiarì. 3. dj: abbreviazione

di disc jockey, cioè di chi, nelle trasmissioni radio-televisive, nelle discoteche, in feste pubbliche e private, seleziona e presenta brani musicali. 4. «Philadelphia Inquirer»: quotidiano

mattutino che serve la zona di Filadelfia e la Pennsylvania. 5. Camden, nel New Jersey: Camden è una

città degli Stati Uniti d’America, capoluogo della contea omonima nello Stato del New Jersey.

1

«Wow! È un bel po’ di gente! E che tipo di festa avresti in mente di fare?» mi chiese la mamma. «Oh, mi piacerebbe che ci fosse un vero ballo, e indossare un vestito da sera come quello della Bella Addormentata o di Cenerentola.» «E se le bambine che vuoi invitare non ce l’hanno, un vestito da sera?» domandò la mamma. «Possono mettersi semplicemente un vestito speciale, oppure si possono prestare i vestiti fra loro.» «E pensa a tutti i regali che riceveresti» intervenne Mariel mentre lavorava l’impasto per i dolci sul bancone della cucina, cacciandosi in bocca, di tanto in tanto, un pezzettino di pasta cruda. «Io non voglio che mi comprino dei regali» sbottai. «L’unica cosa che desidero per il mio compleanno sono lattine e cibo in scatola» annunciai. «Lattine?» ripeté la mamma. «Lattine?» le fece eco Mariel. «Lattine nel senso di confezioni di cibo in scatola?» esplicitò2 Mia. «Esatto, cibo in scatola... tipo piselli in scatola, mais in scatola, frutta sciroppata. Voglio regalare tutte queste cose al banco della raccolta alimentare. In televisione hanno detto che il banco per la raccolta alimentare procura cibo alle persone povere che non hanno più da mangiare.» Alla mamma piacque la mia idea, ma mi disse che avrebbe dovuto studiarla nei dettagli. La settimana dopo scoprì che affittare una sala in uno degli alberghi della nostra città costava solo 75 dollari. «E la torta di compleanno è compresa nel prezzo!» esclamò. Quando Teddy venne a cena, gli ricordai che mi aveva promesso di aiutarmi a raccogliere cibo per il banco della raccolta alimentare. «D’accordo, ti aiuterò. Dimmi solo che cosa vuoi che faccia» disse. Teddy faceva il dj3, perciò gli chiesi se voleva farlo alla mia festa di compleanno e acconsentì. Quella sera Teddy aveva i capelli tinti di blu. Tutte le mie amiche pensarono che era bellissimo e fortissimo. Il che mi fece sentire molto orgogliosa di lui. Io indossavo un abito lungo svasato in tessuto bordeaux con il corpetto decorato di brillantini. Papà disse che ero bellissima, e che anche le mie sorelle e le mie amiche stavano benissimo, così eleganti. Ci sentivamo tutte come star di Hollywood. Il «Philadelphia Inquirer»4 mandò addirittura uno dei suoi giornalisti e un fotografo per documentare l’evento, neanche si fosse trattato di un avvenimento mondano di importanza sociale. Quella sera, dopo la festa, pesammo ogni sacchetto di cibarie sulla bilancia di casa. E dopo aver fatto la somma appurai che, per il mio compleanno, avevo ricevuto circa novecento chili di cibo in scatola. Era quasi una tonnellata! La mamma ci aiutò a portare tutto lo scatolame al banco della raccolta alimentare di Camden, nel New Jersey5. E mentre parlavamo con la responsabile e lei ci raccontava di quante famiglie avrebbero beneficiato di ciò che avevamo portato, mi resi conto che regalare qualcosa per il mio compleanno mi aveva fatta sentire molto meglio che ricevere regali. Fu una sensazione che non avrei mai dimenticato. (da Ora so volare, A. Mondadori, rid. e adatt.)

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COMPRENSIONE 1 Una sera, Michaela che cosa viene a sapere guardando il telegiornale? Attraverso il telegiornale, Michaela scopre che la raccolta alimentare locale sta per finire le scorte.

2 Perché Michaela rimane sconvolta da questa notizia? La bimba non immagina che in America le persone possano ancora soffrire la fame.

3 Per la festa del suo compleanno, Michaela che cosa desidera al posto dei regali? Michaela chiede delle lattine di cibo in scatola, da donare al banco della raccolta alimentare.

4 Michaela quale «sensazione» non dimenticherà mai? La gioia e l’orgoglio per aver aiutato qualcuno che ne aveva bisogno.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Michaela, sono vere o false. a. Festeggia il suo ottavo compleanno.

V

F

b. Ha un buon rapporto con la madre e le sorelle.

V

F

c. Deve insistere molto perché il fratello Teddy la aiuti.

V

F

d. È molto orgogliosa di suo fratello Teddy.

V

F

e. È una bambina intraprendente e sensibile alla sofferenza altrui.

V

F

6 Il narratore è: A Michaela

C Teddy

B Mariel

D la mamma di Michaela

7 Nel testo prevalgono le sequenze: A riflessive

C descrittive

B narrative e dialogiche

D narrative e descrittive

LESSICO 8 Nella frase «“Io non voglio che mi comprino dei regali” sbottai», il verbo «sbottai» significa: A urlai

C borbottai

B ordinai

D esplosi

9 Nella frase «Tutte le mie amiche pensarono che era bellissimo e fortissimo», l’aggettivo «fortissimo» significa: A molto robusto

C molto bravo e simpatico

B molto resistente

D molto energico

10 Nella frase «E dopo aver fatto la somma appurai che...», il verbo «appurai» con quale dei seguenti verbi non può essere sostituito?

476

A Constatai

C Accertai

B Verificai

D Approvai


Cittadini responsabili

1

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 11

Aforismi sulla solidarietà Quale delle seguenti citazioni sulla solidarietà ritieni più efficace e perché? Confronta la tua opinione motivata con quella dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva CONFRONTARE OPINIONI MOTIVATE

Il valore di un uomo dovrebbe essere misurato in base a quanto dà e non in base a quanto è in grado di ricevere. (Albert Einstein)

Le mani che aiutano sono più sante delle labbra che pregano. (Robert Green Ingersoll)

Quello che facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo, l’oceano avrebbe una goccia in meno. (Madre Teresa di Calcutta)

12

RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI Tu, nel tuo piccolo, nella tua vita di tutti i giorni, aiuti gli altri, quelli più bisognosi? In che modo? Raccontalo in un breve testo scritto.

13

PROGETTARE UN MANIFESTO PUBBLICITARIO

Risposta soggettiva

IN GRUPPO Vi proponiamo di realizzare un

manifesto pubblicitario al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza sociale del volontariato. Vi suggeriamo le seguenti fasi di lavoro: decidete le immagini e le scene più adeguate; create degli slogan e dei messaggi coinvolgenti, persuasivi, che invitino alla riflessione e alla condivisione; ■ scegliete le tecniche di realizzazione più adeguate: disegni, fotografie, collage... ■ ■

Un valido aiuto per la realizzazione del manifesto vi potrà essere offerto dal vostro insegnante di Arte e immagine e dal vostro insegnante di Tecnologia. Risposta soggettiva

COMPETENZE DIGITALI Aiutare gli altri dà molta carica!

• Accedi al Magazine:

Impegnarsi nella solidarietà: l’esperienza del volontariato • Guarda il video: Il bando del servizio civile 2021

Il volontariato si basa sulla solidarietà, su azioni e comportamenti che si propongono di migliorare la società in cui viviamo. In questo percorso digitale conoscerai l’esperienza di Roberta nella Croce Rossa Italiana e le tante opportunità del Servizio Civile Universale.

e

DDI

MAGAZINE Inquadra il QRCode per leggere l’intervista a Roberta, che ti farà capire perché aiutare gli altri è un’esperienza coinvolgente ed emozionante. Leggi l’intervista, poi consulta la mini-guida e, in coppia, provate a rispondere alle domande proposte nella sezione «Riflettere per confrontarsi».

VIDEO Inquadra nuovamente il QRCode per guardare un servizio televisivo sui requisiti richiesti per partecipare al Servizio Civile e sui settori d’impiego.

PROBLEM SOLVING Fra qualche anno, potrai provare anche tu a far parte di un progetto del Servizio Civile. Inizia a prendere nota dei tuoi obiettivi e delle tue aspettative, in un file che potrai aggiornare anno dopo anno, fino a quando raggiungerai l’età giusta per compilare la domanda di partecipazione.

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi relativi al rispetto e alla convivenza con gli altri: A. Schweitzer, Uno sguardo amico; N. Chawla, Se tutti contribuissero; M.T. Dainotti, Madre Teresa di Calcutta; L. Frescura, La storia di Rosa; P. Capriolo, Il signor Pinco e il signor Pallino

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PERCORSO PLURIDISCIPLINARE

Accedi al Thinglink dell’opera

Solidarietà e rispetto ■

Arte e immagine

▲ Rosario Rosafio, Solidarietà, 2010.

Ti presentiamo l’opera di Rosario Rosafio, pittore italiano contemporaneo, Solidarietà (2010). Concentrati sulla rappresentazione, poi rispondi alle domande.

In arte, ci sono soggetti non facili da rappresentare, specialmente se si entra nel campo dei sentimenti e degli atteggiamenti che da essi scaturiscono. Il pittore Rosario Rosafio è riuscito in quest’impresa con un’opera di grande leggibilità che ha per tema la solidarietà. Il dipinto, di formato verticale, mostra in primo piano una «torre» umana: tre uomini, con gambe lunghissime e braccia levate, sostengono il peso di un quarto personaggio che, con un filo lanciato nell’azzurro del cielo, sta cercando di prendere la Luna. In realtà, proprio la luminosità che si condensa vicino all’astro non permette all’osservatore di comprendere bene se il protagonista sia riuscito nel suo intento. Sullo sfondo della composizione, a destra, è presente però anche un altro personaggio: un uomo che tiene in mano un palloncino rosso. Piccolo di dimensioni e lontano dal centro del dipinto, questo personaggio è solo, e quindi anche il suo gesto – prendere e tenere un palloncino – ha una portata limitata. Il tentativo di avvicinare la Luna è invece un’azione di ampia portata, che presenta rischi e richiede l’impegno di più persone che hanno concordato gesti e movimenti per sostenersi in un progetto comune, anche se di difficile realizzazione. Un grande sforzo, se vissuto insieme ad altre persone, si trasforma in un’impresa e ha poca importanza se, alla fine, questa impresa sia coronata dal successo. Risposte soggettive

1 Perché, secondo te, il pittore ha scelto per questo dipinto il formato verticale?

2 I quattro protagonisti sono figure molto simili e hanno vestiti uguali. Perché? Che cosa ti suggerisce questa insistita somiglianza? 3 Come definiresti lo stile di quest’opera: realistico oppure fiabesco? Perché? 4 Il dipinto quali emozioni e sensazioni suscita in te?

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1 CERCA IN RETE un bellissimo video sull’importanza dell’altruismo e del volontariato, scrivendo nella barra di ricerca «Give in to Giving». Il video, della durata di pochi minuti, ha totalizzato milioni di visualizzazioni.

Vedi Guida

1 Inizialmente, l’uomo protagonista come si comporta nei confronti della ragazza che corre per prendere l’ascensore? 2 In seguito, come si comporta, rispettivamente, nei confronti della bambina cui sfugge di mano il palloncino, del signore che rincorre il carrello della spesa, della ragazza che gli porge dei fogli probabilmente relativi a delle iniziative di volontariato? 3 Come cambia il comportamento del protagonista dopo l’incontro con la signora anziana e perché? 4 Quale spiegazione sei in grado di dare alla scena in cui il protagonista, a casa, seduto sul divano, si guarda la mano destra? 5 Perché, nella scena finale del video, il protagonista finge di essere cieco? 6 Qual è il messaggio del video? Ti sembra che sia stato trasmesso in modo efficace? Motiva la tua risposta.

Geografia

Quando andiamo a visitare un Paese straniero, è importante conoscere le regole di comportamento che vigono in quel Paese, soprattutto se sono diverse dalle nostre. Questo ci consentirà di non incorrere in spiacevoli atti involontari di maleducazione che potrebbero rovinarci il gusto di viaggiare. Ti proponiamo, qui di seguito, una breve guida di «galateo» internazionale.

Il contatto fisico Nello Stato del Brunei, situato sull’isola del Borneo nel sud-est asiatico, viaggiare in coppia l’uno accanto all’altro è considerato un comportamento disdicevole. In alcuni Paesi dell’Africa qualsiasi effusione è inopportuna. Inoltre, aiutare una signora ad attraversare la strada prendendola per un braccio può avere dannose conseguenze sulla sua reputazione. In molti Paesi del Sud-Est asiatico anche la semplice stretta di mano è malvista. Si consiglia di rispettare lo spazio vitale dell’altro e aspettare sempre che siano i padroni di casa a fare la prima mossa.

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A tavola

La mancia

In Cina, versare qualche chicco di riso o delle gocce di salsa di soia sulla tovaglia è segno che abbiamo apprezzato la cucina. In Giappone, prima di iniziare a mangiare, è opportuno ammirare il proprio piatto, annusarlo, goderselo con lo sguardo e con le narici. I giapponesi, infatti, adorano che la propria tavola venga ammirata per le proporzioni, i colori e la composizione.

In generale, nei Paesi del Nord Europa il servizio è compreso nel prezzo e non si danno mance. Anche in Australia le mance sono poco usate. Nei Paesi ispano-americani, invece, la mancia si usa, e negli Stati Uniti è un obbligo, perché dappertutto sul prezzo da pagare non viene mai incluso il servizio. Anche in Cina la mancia è sempre gradita, ma al bar, al ristorante o in albergo non bisogna mai dire «grazie». In Giappone, invece, offrire la mancia è una vera e propria offesa: il lavoro, infatti, è una missione.

In bagno Nei Paesi islamici, ringraziare a fine pasto è un comportamento accettato ma non particolarmente apprezzato. In questi Paesi, inoltre, bisogna fare molta attenzione alla mano con cui si passano le portate al proprio vicino o con cui si prende il cibo: va fatto sempre con la mano destra perché la sinistra è destinata alle azioni più umili e alla pulizia del corpo. A Londra, e in tutto il Regno Unito, vige un imperativo: non si intinge nulla in nessun liquido (dal tè all’uovo à la coque). In Francia, poi, «fare la scarpetta», cioè raccogliere con un pezzetto di pane il sugo sul fondo del piatto, è assolutamente vietato. In Spagna, inoltre, è da maleducati chiedere il bis della stessa portata.

Se si deve andare in bagno in Russia o Ucraina, è preferibile non farne parola con nessuno ed eclissarsi alla ricerca della toilette. In questi Paesi, infatti, l’argomento suscita imbarazzo. Negli Stati Uniti, invece, è da maleducati bussare alla porta del bagno per chiedere se è occupato: se è chiusa, significa che qualcuno è dentro; se è aperta, via libera. Perciò è buona educazione lasciarla aperta quando si esce, contrariamente alle nostre abitudini. Se, invece, si bussa alla porta in Corea, chi è dentro busserà a sua volta per avvertire della propria presenza. (da www.focus.it, rid. e adatt.)

Risposte soggettive

1 Se ti è capitato di viaggiare in qualche Paese europeo o extraeuropeo, hai notato regole di comportamento e di galateo diverse dalle nostre? Se sì, quali? Racconta.

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2 IN GRUPPO Se tra voi ci sono dei compagni e delle compagne che provengono da Paesi stranieri, invitateli a raccontare le regole di comportamento che bisogna rispettare nel loro Paese di origine.


1 ■

Musica

Ti riportiamo, qui di seguito, il testo della canzone Si può dare di più, risultata vincitrice del Festival di Sanremo 1987 nell’interpretazione dei cantanti Umberto Tozzi, Gianni Morandi ed Enrico Ruggeri. Leggi con attenzione il testo e, se vuoi, CERCA IN RETE canzone. Poi rispondi alle domande.

la

Si può dare di più In questa notte di venerdì Perché non dormi perché sei qui Perché non parti per un week-end Che ti riporti dentro di te Cosa ti manca cosa non hai Cos’è che insegui se non lo sai Se la tua corsa finisse qui Forse sarebbe meglio così Ma se afferri un’idea Che ti apre una via E la tieni con te o ne segui la scia Risalendo vedrai quanti cadono giù E per loro tu puoi fare di più In questa barca persa nel blu Noi siamo solo dei marinai Tutti sommersi non solo tu Nelle bufere dei nostri guai

Perché la guerra, la carestia Non sono scene viste in tv E non puoi dire lascia che sia Perché ne avresti un po’ colpa anche tu Si può dare di più perché è dentro di noi Si può osare di più senza essere eroi Come fare non so non lo sai neanche tu Ma di certo si può... dare di più. Perché il tempo va sulle nostre vite Rubando i minuti di un’eternità E se parlo con te e ti chiedo di più È perché te sono io e non solo tu Si può dare di più perché è dentro di noi Si può osare di più senza essere eroi Come fare non so non lo sai neanche tu Ma di certo si può... dare di più

1 Per quali persone si può dare di più?

Vedi Guida

2 Quale spiegazione sei in grado di dare alla metafora della «barca persa nel blu»? 3 Nei confronti di quali tragedie non si può rimanere indifferenti? 4 A volte non sappiamo come fare per dare di più, però, siamo sicuri di un fatto: quale? 5 Come interpreti la frase «E se parlo con te e ti chiedo di più, è perché te sono io e non solo tu»? Confronta la tua risposta con quella dei compagni e delle compagne.

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VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE

VERSIONE INTERATTIVA

Paolo Pugni Consulente, formatore e scrittore italiano, 1960

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. scalfito: toccato, se-

gnato. 2. era proprio «fritto»: non era in sé, era

«fuori di testa». 3. innescato: messo

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in moto; innescare significa, infatti, «provocare l’inizio di una catena di eventi».

Il sasso nello stagno

Ascolta l’audio del testo

Qualche giorno fa me ne stavo a Roma con un collega, eravamo arrivati da Milano in aereo e avevamo lottato con ritardi e contrattempi. Sbarcati dal volo ci era toccata una lunga attesa al ritiro bagagli e poi, immancabile, l’interminabile coda per prendere il taxi. Alla fine ne abbiamo preso uno tutto bianco fuori, mentre dentro non era proprio la pubblicità della pulizia, e non aveva nemmeno l’aria condizionata. Me ne stavo in silenzio, un po’ rintronato dal caldo e un po’ seccato da tutti questi inconvenienti. Il mio collega stava anche lui in silenzio, ma con allegria se così posso dire, come se tutte le difficoltà incontrate non lo avessero minimamente scalfito1. Arrivati all’albergo, nello scendere dal taxi, il mio collega si è sporto verso l’autista che non era nemmeno sceso per aiutarci a togliere le valigie dal bagagliaio e gli ha detto: «La ringrazio, lei ha guidato benissimo». Quello non l’ha presa subito per il verso giusto: più che sbalordito mi sembrava innervosito e gli ha risposto: «Mi prende in giro?». «No, affatto. Sono rimasto ammirato dal modo in cui ha mantenuto la calma in tutto quel traffico e di come è riuscito a rispettare il Codice anche in condizioni difficili. Grazie, mi ha dato una grande lezione.» «Già» ha risposto quello con un sorriso imbarazzato e se ne è andato. «Sei impazzito?» gli ho chiesto io, anche perché questa strana commedia aveva ritardato ancora il momento nel quale avrei finalmente potuto sbarazzarmi della pesante borsa che tenevo in mano. «Sto solo cercando di riportare l’amore in città. Il mio intento è quello di salvare questo Paese e mi sembra che per Roma sia un buon inizio.» Al che mi resi conto che il mio collega era proprio «fritto»2, forse per il caldo, forse per la stanchezza, e mi vennero i brividi al pensiero di che cosa avrebbe potuto combinare con i giapponesi che avremmo dovuto incontrare tra un’ora. In preda a una profonda agitazione, buttai lì una frase del tipo: «Come può un uomo solo salvare Roma?». «Il sasso nello stagno» rispose sorridendo. «Il sasso dove?» chiesi io. «Nello stagno. Vedi, non è solo un uomo quello che penso di aver “innescato3” oggi. Sono convinto che adesso quel tassista sta sorridendo e sta ripensando a quello che gli ho detto, che fra l’altro è proprio vero. Non potrei mai mentire. Bene, se dunque sorride, sarà gentile nella prossima corsa, magari scenderà dalla macchina per aiutare il suo cliente a caricare e scaricare i bagagli, e lo sarà anche nella corsa successiva, e in quella dopo ancora fino a questa sera. Sarà gentile con i suoi clienti perché qualcuno è stato gentile con lui. E i suoi clienti a loro volta saranno gentili con i loro collaboratori, gli impiegati, il personale dell’albergo o anche con le loro famiglie. E questi a cascata.


Cittadini responsabili

4. reception: ufficio di un albergo in cui si ricevono i clienti all’arrivo e si danno loro le informazioni richieste. 5. cinico: insensibile. 6. biascicò: disse strascicando le parole. 7. meticoloso: eccessivamente preciso, scrupoloso. 8. circostanziata:

personalizzata, pensata proprio per quel momento e per quella persona.

1

Come quando butti un sasso nello stagno e un cerchio ne produce uno più grande e poi ancora uno più grande e così via fino all’infinito. Non sarò gentile solo con il tassista oggi, ma anche con l’impiegato dell’albergo, con i camerieri, con i giapponesi e così via. Ammettiamo di avere un successo del 10 per cento: si può provocare un bel movimento nel nostro stagno, non ti pare?» «Non sono convinto che funzioni.» «Se non funziona, che cosa ci perdo? Che cosa mi è costato essere gentile con quel tassista? Anzi, forse ci ho guadagnato io, in gentilezza.» «Sei proprio matto» dissi io avviandomi verso la reception4. Quando uscimmo dall’albergo, incamminandoci verso la sede dei nostri clienti, ripresi l’argomento: «Non mi sembra sia andata benissimo con il portiere, ti ha dato una stanza più piccola della mia». «Non è questo il punto» sorrise lui. «Intanto sono io quello che ci ha guadagnato.» «Sei davvero diventato cinico5 oppure ti comporti così per mettermi alla prova? Non sono solo io che la penso così, leggevo l’altro giorno un articolo dove si diceva che ciò di cui si lamentano di più gli impiegati postali oltre alla paga è che nessuno dice loro come lavorano bene.» «Gli impiegati postali? Lavorare bene?» «Non lavorano bene perché si sono accorti che a nessuno importa un fico secco se loro lavorano bene oppure no. Anzi, la gente sembra quasi più contenta che lavorino male per poterne parlare male. Stanno tutto il giorno dietro uno sportello a sentire insulti e lamentele per responsabilità che non competono nemmeno a loro. Perché nessuno rivolge mai loro una parola gentile?» Camminando, eravamo giunti a un incrocio. Piantato accanto al semaforo se ne stava un vigile. «Mi scusi, signor vigile, per andare in via Delli Calzi?» Quello fissò infastidito il mio collega e gli biascicò6: «Seconda traversa a destra e poi sempre dritto: all’incrocio dove ci sta il supermercato svolti a sinistra. La via che cerca è quella». «La ringrazio molto, signor vigile» intervenne il mio meticoloso7 collega, «le sue informazioni sono state chiare. Questo mi permetterà di arrivare in orario al mio appuntamento. È stata una fortuna incontrarla.» «Ah, be’» fece quello arrossendo, «è il mio lavoro.» «È stato gentile. Buona giornata» aggiunse il collega sorridendogli. Mentre avanzavamo, mi girai. Il vigile stava sorridendo e lo vidi persino salutare un automobilista. «Vedi» disse il mio collega, «perché una gentilezza sia efficace non deve essere generica, ma circostanziata 8. Si ringrazia qualcuno per qualcosa che ha fatto e per le positive conseguenze che ha provocato, così questa persona saprà che cosa è stato utile agli altri e ripeterà più volentieri il suo gesto. Sono convinto che quel vigile metterà molta cura nell’indicare la via a chi glielo chiederà d’ora in poi.» «Ma non ti sembra di essere un po’ presuntuoso?» chiesi io. «È un rischio da correre, ma... innanzitutto capita di rado. Vedi, il fatto è che in questo momento siamo in due e tu mi hai chiesto spiegazioni, 483


quindi sono stato costretto a mettere in mostra tutto quello che ho fatto. Se tu non ci fossi stato, chi vuoi che si sarebbe accorto della mia iniziativa? È un po’ come quando ricevi una bella lettera: conservi il foglio e butti via la busta. Ecco, io sono come la busta: quello che è rimasto al tassista o al vigile è la lettera, di me non si ricorderanno neppure più. Però io sto migliorando il mondo, non ti pare?» Insomma, andò avanti così tutta la giornata questo suo scherzo del sasso e dello stagno e devo riconoscere che funzionava. Fu così che salutandolo due giorni dopo mi ritrovai a dirgli: «Ti devo proprio ringraziare per queste giornate: la tua serenità mi ha dimostrato che si può affrontare la vita in modo più intenso. Credo che tu abbia trovato un collaboratore per tirare altri sassi nello stagno». (liberamente ispirato a Art Buckwald, L’amore e il tassista, in Amicizia, coraggio, lealtà e altri tesori, A. Mondadori Scuola)

COMPRENSIONE 1 Completa le seguenti frasi. (1 punto per ogni risposta esatta) a. La vicenda narrata si svolge nella città di

Roma.

b. Nel taxi sia il narratore sia il suo collega rimangono in silenzio ma, mentre il narratore è

seccato

a causa di alcuni inconvenienti, il suo collega è

c. Il collega del narratore ringrazia il tassista del fatto che e il tassista dapprima reagisce

malamente

allegro. abbia guidato benissimo

ma poi se ne va con un sorriso

imbarazzato. PUNTI ........... /6

2 Il collega del narratore, per spiegare il senso del suo comportamento, ricorre all’immagine del «sasso nello stagno». In che cosa consiste? (3 punti se la risposta è esatta) L’immagine consiste nel compiere gesti di gentilezza affinché chi li riceve sia stimolato a farne a sua volta, così come un sasso nello stagno genera dei cerchi che si allargano. PUNTI ........... /3

3 Secondo il collega del narratore, se il sistema del «sasso nello stagno» non dovesse funzionare, che cosa ci perde? (1 punto se la risposta è esatta) Nulla, anzi ci guadagna sempre in gentilezza. PUNTI ........... /1

4 Secondo il collega del narratore, gli impiegati postali: (1 punto se la risposta è esatta) A lavorano male perché percepiscono uno stipendio troppo basso B lavorano a volte bene a volte male a seconda di come le persone si comportano con loro C non lavorano bene perché si sentono trascurati, poco considerati da tutti PUNTI ........... /1

5 Perché il collega del narratore ringrazia molto il vigile e qual è la reazione del vigile? (1 punto per ogni risposta esatta)

Ringrazia per avergli indicato la strada; il vigile arrossisce, poi sorride e saluta un automobilista.

484

PUNTI ........... /2


Cittadini responsabili

1

ANALISI E INTERPRETAZIONE 6 Inizialmente, il narratore come giudica il comportamento del collega? Alla fine, invece, perché ringrazia il collega? (2 punti per ogni risposta esatta) Inizialmente il narratore è alquanto scettico e giudica il collega un po’ matto. La serenità del collega nell’affrontare la vita ha dimostrato al narratore che è possibile vivere con una maggiore energia, in una dimensione di maggiore positività. PUNTI ........... /4

7 Quale concetto intende spiegare il collega del narratore quando ricorre all’esempio della lettera? (4 punti se la risposta è esatta) Chi ha compiuto una gentilezza sarà dimenticato, ma il gesto resterà nella memoria di chi l’ha ricevuto. PUNTI ........... /4

LESSICO E GRAMMATICA 8 Indica se le seguenti affermazioni, relative a determinate parole tratte dal testo, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. «Autista», «bagagliaio», «portiera», impiegati» sono parole primitive.

V

F

b. I sinonimi di «rintronato» e «sbalordito» sono, rispettivamente, «frastornato» e «sconcertato».

V

F

PUNTI ........... /2

9 In ciascuna delle seguenti frasi, tratte dal testo, sottolinea il predicato verbale. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. «Ti devo proprio ringraziare...»

b. «Non potrei mai mentire» PUNTI ........... /2

10 In ciascuna delle seguenti frasi, tratte dal testo, sottolinea il soggetto e, se è sottinteso, esplicitalo. (1 punto per ogni risposta esatta) a. «Non è questo il punto...»: b. «La ringrazio molto, signor vigile...»: «Io» soggetto sottinteso c. «Piantato accanto al semaforo se ne stava un vigile»: PUNTI ........... /3

AUTOVALUTAZIONE ■

Il testo mi è sembrato: facile

difficile

di media difficoltà

difficili

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande relative a: comprensione

di media difficoltà

Gli esercizi mi sono sembrati complessivamente: facili

PUNTEGGIO TOTALE .......... /28

analisi e interpretazione

lessico e grammatica

Se hai ottenuto un punteggio inferiore a 17, ripassa ed esercitati ancora.

485


LABORATORIO

SVILUPPO DELLE COMPETENZE ASCOLTARE John Grisham Scrittore statunitense, 1955

In aiuto dei meno fortunati

Ascolta l’audio del testo

«Il martedì sera si cenava alla mensa dei poveri. Era una grande sala...»

PRIMA

DELL’ASCOLTO

Leggi le richieste di tutti gli esercizi che dovrai svolgere dopo l’ascolto, in modo da concentrare meglio la tua attenzione durante l’ascolto.

DOPO

L’ASCOLTO

1 Dove si trova la mensa dei poveri? Nel seminterrato di una chiesa sconsacrata. 2 La signora Boone, la madre di Theo, in che modo aiuta le donne senzatetto? La signora Boone ha avviato un programma di assistenza e, con l’aiuto di altre avvocatesse della città, ha fondato un consultorio legale per aiutarle.

3 I senzatetto, aiutati dal signor Boone, il padre di Theo, quali problemi hanno? Hanno problemi legati a cause di sfratto, alla mancanza di tessere alimentari e di assicurazione medica.

4 Indica se le seguenti affermazioni, relative ai genitori di Theo, sono vere o false. a. Sono entrambi avvocati.

V

F

b. Sono benestanti perché guadagnano molto con il loro lavoro.

V

F

c. Vorrebbero aumentare di cento dollari la loro donazione mensile al rifugio dei poveri.

V

F

d. Sono generosi con le persone meno fortunate di loro.

V

F

5 Nel rifugio i senzatetto quanto tempo possono rimanere? Il periodo massimo loro concesso è dodici mesi.

6 Hector e Rita, i due bambini ai quali Theo insegna l’inglese: (indica le risposte esatte) A si trovano nel rifugio insieme ai genitori B prima di essere trovati dalla polizia, vivevano sotto un ponte con la madre C provengono dal Salvador e parlano lo spagnolo D incontrano parecchie difficoltà nell’apprendimento della lingua inglese

7 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Julio, sono vere o false.

486

a. È il fratello maggiore di Hector e Rita.

V

F

b. È un ragazzo sfrontato e poco educato.

V

F

c. Non rivolge mai la parola a Theo.

V

F

d. Incontra delle difficoltà in algebra e chiede a Theo di aiutarlo a superarle.

V

F


1 PARLARE

Buongiorno gentilezza!

QUATTRO MOTIVI PER ESSERE GENTILI: RIFLETTERE E ARGOMENTARE 1 Leggi il seguente testo in cui vengono esposti quattro motivi per cui vale la pena essere ben educati e altruisti e, di volta in volta, esprimi il tuo parere in proposito sostenendolo anche con esperienze personali, tratte dalla tua vita quotidiana. Risposta soggettiva

Applicare la gentilezza: una strategia vincente La gentilezza ha due facce. La prima è la buona educazione formale e l’osservanza delle regole sociali. Significa avere buone maniere, seguire il galateo. La seconda, più importante, significa essere brave persone. Ovvero accoglienti, generosi, altruisti. E poiché un atto cortese e altruista fa bene non solo a chi lo riceve, ma anche a chi lo compie, ecco quattro buoni motivi per cui vale la pena essere gentili.

LABORATORIO COMPETENZE

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1. Fa bene alla salute Essere cortesi e ben disposti verso il prossimo fa bene al cuore: le probabilità di ictus e infarto aumentano in coloro che hanno un temperamento aggressivo. Lo ha dimostrato uno studio italo-americano del National Institute on Aging di Baltimora. 2. È la migliore arma nelle liti Può risolvere al meglio le liti, anche quelle che possono diventare violente. Perché ha un effetto spiazzante. Prendiamo la classica lite tra automobilisti. L’altro ci insulta. Che fare? Risponde Daniela Mapelli, docente di neuropsicologia all’Università di Padova: «Nelle situazioni stressanti come queste, dove tutti diamo il peggio di noi, bisognerebbe sforzarsi di chiedere scusa, e farlo sorridendo. L’altro dovrà cambiare completamente registro: il suo cervello sarà costretto a elaborare uno stimolo completamente diverso». Funziona? Provare per credere. Anche se davanti alle ingiustizie è faticoso. 3. Aiuta nel lavoro Applicare la gentilezza è una strategia vincente anche sul lavoro. Michael Tews, della Pennsylvania State University, ha dimostrato che i selezionatori del personale per ristoranti scelgono più spesso candidati con alti livelli di gradevolezza, anche a scapito di altri più intelligenti. Non solo. La gentilezza dà ottimi risultati nel lavoro di gruppo. Lo ha mostrato Jonathan Bohlmann della North Carolina State University, creando team sperimentali al lavoro su un progetto. Analizzando quanto i membri del team si sentivano trattati bene dal leader, è emerso che un «bravo» capo, che tratta i collaboratori con equità, gentilezza e considerazione, ottiene risultati migliori. «Gli effetti?» spiega Bohlmann. «Primo, i singoli membri del gruppo eseguono meglio i loro compiti. Secondo, la prestazione del team migliora. Terzo, la percezione di essere trattati bene aumenta il coinvolgimento e porta a un impegno continuo nel futuro. E spinge anche a lavorare di più. Un capo autoritario non crea invece questi effetti.»

487


4. Previene il bullismo a scuola Insegnare ai bambini la gentilezza fa bene a loro stessi (i bambini gentili sono i più popolari) e anche alla comunità scolastica (previene il bullismo). Lo ha dimostrato uno studio della University of British Columbia su quattrocento bambini tra i nove e gli undici anni di una scuola elementare di Vancouver, in Canada. Spiega la ricercatrice Eva Oberle: «Abbiamo assegnato due compiti differenti a due gruppi di bambini per quattro settimane: un gruppo doveva compiere tre piccoli atti di gentilezza a scelta in un giorno, ad esempio, come condividere la merenda con i compagni o aiutare i genitori a cucinare; un altro doveva recarsi in posti piacevoli, come la casa dei nonni o il parco. Dai test finali è risultato che il grado di felicità e soddisfazione era aumentato in entrambi i gruppi, ma i bambini che avevano compiuto atti di gentilezza erano i più popolari: avevano guadagnato in media 1,5 amici». «I ragazzi imparano a capire le emozioni e la prospettiva degli altri: queste sono competenze sociali preziose» spiega Eva Oberle. «Aumentando i livelli di gentilezza in aula si aumentano fiducia e collaborazione. E questo potrebbe contrastare il bullismo.» (da www.focus.it, rid. e adatt.)

SENSO DI RESPONSABILITÀ: RIFLETTERE E RACCONTARE 2 Leggi il seguente breve testo di Fernando Savater (1947), filosofo e scrittore spagnolo contemporaneo.

Essere responsabili significa essere capaci di rispondere per ciò che si è fatto, assumendosi le proprie responsabilità, e questo riconoscimento delle proprie responsabilità implica almeno due atteggiamenti importanti: primo, dire «sono stato io» quando gli altri vogliono sapere chi ha fatto determinate azioni che hanno causato, più o meno direttamente, determinati effetti (buoni, cattivi o tutti e due insieme); secondo, essere capaci di dare spiegazioni quando ci chiedono il perché delle nostre azioni. (da Politica per un figlio, Laterza, rid.)

Ora, riflettendo su te stesso o te stessa, pensi di essere una persona responsabile, capace di assumersi le proprie responsabilità? Rispondi raccontando qualche circostanza di vita in cui hai ammesso di aver compiuto determinate azioni e hai dato spiegazioni dei motivi delle tue azioni. Risposta soggettiva

488


LESSICO LA PAROLA «EDUCAZIONE»: LE DIVERSE SFUMATURE DI SIGNIFICATO 1 La parola «educazione», nel linguaggio comune, viene usata con le seguenti sfumature di significato: 1. trasmissione di sapere e di esperienza da una generazione all’altra, finalizzata all’acquisizione di valori morali importanti; 2. comportamento civile e rispettoso degli altri; 3. nome generico legato ad alcune materie che si insegnano a scuola. Per ciascuna delle seguenti frasi, scrivi nella casella il numero corrispondente al significato che la parola «educazione» assume. 2 L’alunno ha chiesto con educazione al professore di rispiegare il teorema di Pitagora.

1 LABORATORIO COMPETENZE

Cittadini responsabili

3 L’educazione fisica cura lo sviluppo del corpo attraverso la ginnastica. 1 I genitori si prendono cura dell’educazione dei loro figli.

LA PAROLA «SCUSA» E I SINONIMI APPROPRIATI 2 Per ciascuna delle seguenti frasi, scrivi tra parentesi il sinonimo corretto della parola «scusa», scegliendolo fra quelli sotto riportati. pretesto – perdono – argomento, ragione a. Non ha avuto l’umiltà di chiedermi scusa (

perdono

).

b. Qui non c’è scusa ( argomento, ragione ) che valga. c. Con la scusa (

pretesto

) di farci compagnia viene a cena da noi tutte le sere.

ESPRESSIONI PARTICOLARI CON LA PAROLA «RISPETTO» 3 Per ciascuna delle seguenti frasi, spiega il significato dell’espressione evidenziata. Consulta eventualmente il dizionario. Risposte possibili a. Tuo figlio è, con rispetto parlando, proprio un maleducato. Si intende la necessità di scusarsi anticipatamente per l’utilizzo di espressioni forti o sgradevoli.

b. Hai conseguito un risultato di tutto rispetto. Indica il conseguimento di un risultato di grande merito, degno di notevole considerazione.

c. Il signor Rossi è una persona di rispetto. Indica una persona degna di stima, di riguardo e di deferenza.

«RESPONSABILITÀ»: SINONIMI E CONTRARI INTRUSI 4 Nella seguente tabella cancella la parola che non è un sinonimo e non è un contrario della parola «responsabilità». Sinonimi

serietà – affidabilità – consapevolezza – accortezza – saggezza

Contrari

incoscienza – irresponsabilità – inconsapevolezza – inadeguatezza – inaffidabilità

489


SCRIVERE RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI ED ESPRIMERE OPINIONI 1 A tua scelta, o su indicazione dell’insegnante, svolgi qualcuna delle seguenti tracce.

Risposte soggettive

a. In quella circostanza, una parola gentile è stata per te il più prezioso dei doni. Racconta. b. Secondo te, nella società attuale i rapporti umani sono maggiormente caratterizzati dall’egoismo e dall’indifferenza o piuttosto dall’altruismo, dalla generosità, dal rispetto per gli altri? Giustifica la tua risposta con delle esemplificazioni tratte dalla tua esperienza personale. c. Vivere in un condominio significa vivere con gli altri. Nel condominio in cui abiti quali tipi di rapporto hai stabilito con gli altri inquilini? Di pura circostanza, superficiali, di indifferenza oppure di confidenza e anche di amicizia? Racconta. Se non abiti in un condominio, avrai comunque dei vicini di casa. Come sono i rapporti con loro? Racconta. d. Alla luce dei gravi incidenti di cui rimangono vittime i giovani e i giovanissimi, esponi il tuo parere riguardo all’importanza dell’educazione stradale nella scuola.

DESCRIVERE UN DIPINTO E INVENTARE UNA STORIA DI SOLIDARIETÀ 2 Osserva attentamente il dipinto Poveri in riva al mare del pittore spagnolo Pablo Picasso (1881-1973) e descrivi in modo oggettivo le tre persone raffigurate. Riferisci poi le impressioni e le sensazioni che l’immagine suscita in te. Risposta soggettiva

Ora immagina che la donna, raffigurata nel dipinto Passeggiata sulla spiaggia della pittrice australiana contemporanea Amanda Russian (1970), incontri i tre poveri del dipinto precedente. Quale atto di solidarietà compirà la donna nei loro confronti? Articola il tuo racconto in tre parti fondamentali: introduzione, sviluppo, conclusione. Risposta soggettiva

▲ Amanda Russian, Passeggiata sulla spiaggia, 2012.

490

◀ Pablo Picasso, Poveri in riva al mare, 1903.


Cittadini responsabili

1

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO LA PROVA SCRITTA DI ITALIANO | Tipologia C Comprensione e sintesi di un testo letterario, anche attraverso richieste di riformulazione

Leggi attentamente il seguente testo.

Papà, rallenta! Quel venerdì, mio padre aveva deciso che saremmo partiti subito. Due volte al mese, mi viene a prendere a casa di mamma, da cui ha divorziato, per portarmi in campagna per il fine settimana. Papà ha una casa a circa duecento chilometri di distanza dalla città. Per arrivarci, ci vogliono circa due ore e mezza di macchina. La maggior parte del tragitto è su autostrada: il papà con le mani sul volante e lo sguardo fisso, perso lontano davanti a lui. Io mi addormento già dopo i primi chilometri. Riapro gli occhi solo quando siamo giunti a destinazione e papà non è più al posto di guida, ma fuori in giardino, a fiutare l’aria come un giovane cane. Mi piace vederlo così, finalmente felice. Alza il naso al vento, allunga le braccia sopra la testa, si stira, fa flessioni e piegamenti, accaldato per le ore passate a guidare, con la camicia fuori dai pantaloni e i capelli incollati alla nuca. Dopo una o due serie di esercizi, papà si volta, guarda nella mia direzione e grida: «Dai Sébastien! Esci da quella macchina! Siamo arrivati sani e salvi!». Ogni volta il rituale si ripete. Ma questo venerdì è diverso dagli altri. Papà ha appuntamento con un idraulico questa sera stessa. «Gli idraulici non lavorano mai il sabato, lo sanno tutti! E quando ce ne hai uno sottomano è meglio non farselo scappare!» mi dice lui per giustificare la nostra partenza precipitosa. Sono le cinque del pomeriggio. C’è traffico e papà si innervosisce, sbatte le mani sul volante, suona il clacson in continuazione, sbraita insulti contro gli altri automobilisti. «L’idraulico ha detto che mi aspetta fino alle otto. Non un minuto di più!» impreca lui. Abbiamo meno di tre ore di tempo e il fiume di macchine non smette di ingrossarsi. Finalmente, riusciamo a uscire dall’ingorgo e imbocchiamo una strada che ci porta direttamente sull’autostrada. Da questo momento, papà schiaccia il piede sull’acceleratore, facendo rombare forte il motore della sua Rover. «Ce la faremo. Oh, sì che ce la faremo!» mormora lui, a intervalli regolari. Io mi sono portato dei videogiochi, e passo un bel po’ di tempo a cercare di sconfiggere una banda di mostri e di passare al livello superiore. Poco tempo dopo mio padre sbotta. «Non è possibile! Un altro ingorgo! Lasciamo l’autostrada. Ci deve essere un incidente...» dice papà e subito, con un colpo di volante, infila la Rover nella corsia d’emergenza, scatenando un concerto di clacson e di fari lampeggianti. Intanto si è fatta notte, e la macchina sfreccia nel buio al massimo della velocità. «Papà, rallenta! Ma non hai paura di fare un incidente? O di farti fermare dalla polizia?» «Me ne frego io! Dobbiamo tentare il tutto per tutto!» Così risponde mio padre completamente accecato dal suo appuntamento con l’idraulico. Io, in realtà, non ho veramente paura. Papà sa guidare bene e io mi fido di lui. Al massimo, rischia di perdere un po’ di punti sulla patente e di prendersi una multa salata.

491


Lasciamo l’autostrada, superiamo il casello senza altri intoppi e ci ritroviamo su una strada provinciale. È una di quelle strade di campagna che collezionano buche una dopo l’altra. Papà guida a gran velocità. Attraversiamo un primo paese, un secondo, e poi, nei coni di luce dei fari, vediamo solo siepi, campi e alberi spettrali. «Quando arriviamo?» «Santo cielo, non ne ho idea!» si innervosisce mio padre e intanto spinge sempre di più sull’acceleratore. Sono le diciannove e ventidue minuti. Non riusciremo mai ad arrivare all’appuntamento in tempo. Le dita di mio padre sono contratte sul volante, e le sue gambe sono agitate da un tremito nervoso e continuo. Poi all’improvviso grida: «Ah! Ci siamo quasi, riconosco la strada! Appena superiamo il prossimo paese ci mancheranno solo altri cinque chilometri. Ce l’abbiamo fatta figliolo mio!». Papà adesso fischietta e con una mano batte il tempo. All’orizzonte appaiono le prime luci del paese, piccoli nei luminosi sulla guancia scura della notte. Mi sento sollevato e felice che quest’incubo stia per finire. Papà entra in paese senza alzare il piede dall’acceleratore. «A quest’ora, e in questo mortorio, figurati se c’è qualcuno in giro!» prova a giustificarsi lui. In effetti, l’illuminazione pubblica non illumina granché e le strade sono deserte. Ed ecco che i fari, a meno di cento metri di distanza, illuminano il cartello che indica la fine del paese. Io riprendo finalmente il mio videogioco, quando all’improvviso, davanti a noi, una forma indistinta esce dall’abitacolo di una macchina ferma sul lato destro della strada. La portiera si apre, quasi al rallentatore, e appare una persona, curva all’inizio, poi si raddrizza e si gira verso di noi. I suoi occhi brillano nella notte, esattamente come quelli dei gatti abbagliati dai fari. La cosa si immobilizza, atterrita dal bolide che le sta piombando addosso. Papà non ha il tempo di frenare. Il muso della macchina, la sua parte destra, colpisce la cosa con una violenza tremenda. La donna – perché si tratta proprio di una donna: per una frazione di secondo, nel momento in cui la colpiamo in pieno, vedo la sua gonna che si alza fin sopra i fianchi – decolla. Sparisce nella notte. Il rumore, al momento dell’impatto, è fortissimo. Poi, più niente. Solo il motore, la strada. La notte, mio padre. E io. (da C. Léon, Reato di fuga, Sinnos, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE E ANALISI 1 Chi è il narratore del testo che hai letto? A Un narratore esterno

B Sébastien

C Il padre di Sébastien

2 Dove e quando si svolge la vicenda narrata? Sulla strada verso la casa di campagna del padre di Sébastien, un venerdì pomeriggio.

3 Qual è la situazione familiare di Sébastien? I suoi genitori sono divorziati. 4 Perché il padre di Sébastien guida ad alta velocità? Il padre di Sébastien è in ritardo per un appuntamento fissato con l’idraulico nella casa in campagna.

5 Qual è l’atteggiamento del padre mentre guida? (Indica le risposte esatte) A Si innervosisce per il troppo traffico. B Insulta gli altri automobilisti.

492

C Alla richiesta del figlio rallenta.

D Non si preoccupa di infrangere

le regole della strada. E Rallenta quando l’illuminazione è scarsa.


Cittadini responsabili

1

6 Qual è l’atteggiamento di Sébastien nei confronti del padre? (Indica le risposte esatte) A Si irrita molto quando il padre suona il clacson perché vuole superare

gli altri automobilisti. B Cerca di intimorire il padre prospettandogli un incidente o una multa da parte

della polizia. C Non ha paura della guida veloce del padre perché si fida di lui. D Si arrabbia con il padre perché gli impedisce di giocare con i videogiochi

per tutta la durata del viaggio in auto. E È preoccupato del fatto che il padre potrebbe non arrivare in tempo all’appuntamento

con l’idraulico. 7 La vicenda narrata si conclude con un terribile incidente. Indicane la causa principale. Il padre di Sébastien guida troppo veloce e non si accorge di una donna che esce dall’abitacolo di un’auto ferma al lato della strada.

8 Secondo te, qual è lo scopo principale del testo che hai letto? Mettere in guardia sulla pericolosità di una guida spericolata.

9 Nel testo prevalgono le sequenze: A narrative

C dialogiche

B descrittive

D riflessive

10 Sostituisci le parole sottolineate con altre parole equivalenti come significato. a. «Ogni volta il rituale si ripete»: cerimoniale, tradizione, rito

Risposte possibili

b. «... riusciamo a uscire dall’ingorgo...»: blocco, intasamento, congestione c. «... prendersi una multa salata»: costosa, cara, dispendiosa d. «... superiamo il casello senza altri intoppi...»: ostacoli, impedimenti, problemi e. «... una forma indistinta esce dall’abitacolo...»: indefinita, imprecisata, vaga f.

«... atterrita dal bolide che le sta piombando addosso»: impaurita, spaventata, terrorizzata

11 Quali caratteristiche presenta il linguaggio? A È di registro formale. B Contiene molti termini colloquiali. C Utilizza molti termini con significato figurato. D Utilizza similitudini e metafore. E Le frasi sono per lo più brevi e coordinate. F Le frasi sono per lo più complesse e subordinate. G Ci sono anche frasi nominali, prive di verbo.

SINTESI E RISCRITTURA 12 Riassumi il testo riducendolo all’incirca a un terzo. Risposta soggettiva 13 Riscrivi l’ultima parte del testo, a partire da «una forma indistinta esce dall’abitacolo di una macchina» cambiando il narratore, cioè immagina che sia la donna a raccontare, in prima persona, che cosa le sta succedendo. Immedesimati nella donna e racconta non solo i fatti ma anche gli stati d’animo che prova. Risposta soggettiva

493


COMPITO DI REALTÀ

Realizzare un dépliant sulla gentilezza In occasione della «Giornata mondiale della gentilezza» che si celebra il 13 novembre, vi è stato affidato il compito di realizzare un dépliant che, attraverso immagini e testi, illustri l’importanza di questo atteggiamento. Il dépliant dovrà avere le seguenti caratteristiche: essere composto di 6 pagine; ■ avere una copertina con un titolo coinvolgente e un’immagine efficace; ■ fornire informazioni circa la «Giornata mondiale della gentilezza»: quando, dove e perché è nata; ■ spiegare gli effetti positivi della gentilezza; ■ riportare citazioni famose sul valore della gentilezza; ■ contenere fotografie, illustrazioni corredate di didascalie; ■ essere realizzato in forma cartacea o digitale. ■

Procedete seguendo le indicazioni. ■ Dividetevi in 4 gruppi e assegnate a ciascun gruppo un argomento da sviluppare, con distribuzione di compiti specifici all’interno del gruppo. informazioni circa la «Giornata mondiale della gentilezza» e, sempre in Rete, reperite immagini e citazioni famose sulla gentilezza. CERCATE IN RETE

Riguardo agli effetti positivi della gentilezza nei rapporti sociali, potete sintetizzare il testo Applicare la gentilezza: una strategia vincente, riportato a pag. 487. ■ Ideate insieme la copertina: scegliete un titolo nominale (cioè senza il verbo) oppure un titolo-frase e un’immagine adatta al titolo e allo scopo del dépliant. ■ Infine, procedete con l’impaginazione del dépliant. Potete ricorrere alla forma cartacea usando fogli A4 che poi ripiegherete e incollerete insieme, oppure potete scegliere di utilizzare un qualsiasi programma di videoscrittura. In quest’ultimo caso, il dépliant potrà essere pubblicato sul sito della scuola. ■

AUTOVALUTAZIONE ■

Complessivamente, sono soddisfatto o soddisfatta del lavoro che ho svolto: poco

Attività nelle quali ritengo di aver lavorato meglio e perché:

Ho collaborato nei lavori di gruppo: poco

494

abbastanza

In che cosa devo migliorare:

abbastanza

molto

molto


UN

• Svolgi le attività didattiche relative al libro e al film • Accedi a ulteriori consigli di lettura e alle proposte di film con schede di analisi

LIBRO IL LIBERO REGNO DEI RAGAZZI

Siamo nel Salento (Puglia) in piena estate. Paolo ha tredici anni e trova inaspettatamente un antico Davide Morosinotto, baule nascosto sotto terra. Scopre Einaudi Ragazzi così di discendere dal famigerato brigante Giovanni, chiamato «il distruttore dei nemici» e vissuto un secolo e mezzo prima di lui. Seguendo l’esempio del suo antenato, che aveva dichiarato l’indipendenza della propria masseria dal Regno d’Italia, Paolo decide di fondare il Libero Regno dei Ragazzi con i suoi amici Antonio, Laerte, Beatrice ed Elena. Ma gestire una nazione non è affatto semplice: il gruppo di amici dovrà scegliere la forma di governo, scrivere la Costituzione, stabilire i confini. La situazione si complica quando il Libero Regno dovrà scontrarsi con i primi nemici. PERCHÉ QUESTO LIBRO Per ripercorrere i fondamenti della cittadinanza e riflettere sui concetti di responsabilità e impegno civile.

ALTRI LIBRI ◾

Albo illustrato: Sylvie Bednar, Le bandiere del mondo spiegate ai ragazzi, L’ippocampo

Graphic novel: Alessia Puleo – Francesca Ceci, Possiamo essere tutto, Tunué

UN

Romanzi: Lia Celi, A pari merito. Più diritti per le ragazze, più libertà per tutti, Einaudi Luigi Ballerini, Myra sa tutto, Editrice Il Castoro Alessandro D’Avenia, Ciò che inferno non è, A. Mondadori

FILM

Trevor frequenta la seconda media e il primo giorno di scuola il professore di scienze sociali, una materia simile a educazione civica, gli UN SOGNO assegna un compito molto particolare: «Pensa PER DOMANI a un’idea per cambiare il mondo e mettila in Paese e anno di produzione: usa, 2000 pratica». Difficilissimo, vero? E non è finita Durata: 120 min. qui, l’esito di questo compito, che potremmo Genere: drammatico definire «di realtà», determinerà il voto finale Regia: Mimi Leder in pagella! Trevor ha un’idea, e sebbene tutta la classe pensi che sia irrealizzabile, lui decide di mettere comunque in atto il suo piano. Per scoprire esattamente di che cosa si tratta e se funzionerà, non vi resta che guardare il film! PERCHÉ QUESTO FILM Perché anche la più piccola delle buone azioni può

portare a enormi cambiamenti. (Paolo Mereghetti) ALTRI FILM ◾

Serie tv: Zero, di Paola Randi, Ivan Silvestrini, Margherita Ferri e Mohamed Hossameldin

Film: Il sole dentro, di Paolo Bianchini Bulli a metà, di Davide Mogna

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DAL

LIBRO

AL

▪ Audio della scheda

PER ENTRARE IN ARGOMENTO

IL CIBO TRA CULTURA E SALUTE ▪ Il cibo come espressione culturale

di un popolo

C’è pane e pane R. Schami, Il kebab ▪ Adolescenti e alimentazione

1

L. Girolami, Che cosa mangiano gli adolescenti ▪ Disturbi del comportamento alimentare

DIGITALE

J. Wilson, Io posso smettere M. Pressler, Che meraviglioso frigorifero! ▪ Quando il cibo diventa un fatto mediatico

Programmi tv di cucina ▪ PROGETTO INTERCULTURA

Piatti tipici del mondo ▪ LABORATORIO DI EDUCAZIONE CIVICA

Le mie abitudini alimentari ▪ APPROFONDIMENTO

Anoressia e bulimia

▪ Video – A tu per tu con l’autore ▪ Audio dei testi dell’unità ▪ Competenze digitali

Itinerario Google Earth: Mercati del mondo Quiz: Origini del cibo

▪ Magazine

Diete alimentari più sostenibili per migliorare la salute umana; Cibo e religione

▪ Biblioteca digitale

Educare al gusto Da dove viene questa pizza? La meravigliosa arte dei bento E. De Filippo, Il ragù ▪ Video

La rivoluzione alimentare ▪ Thinglink

D. Fried, Fictitious Dishes

▪ PERCORSO PLURIDISCIPLINARE

Storia – Arte e immagine – Musica – Scienze – Educazione fisica ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA delle competenze

L. Sepúlveda, Il pasto serale ▪ Laboratorio sviluppo delle competenze

▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle competenze ▪ Audio della sezione Ascoltare

Ascoltare – Parlare – Lessico – Scrivere ▪ Allenarsi all’Esame di Stato

La prova scritta di italiano: Tipologia A. Stesura di un testo narrativo ▪ Compito di realtà con autovalutazione ▪ UN LIBRO A. Bender, L’inconfondibile

tristezza della torta al limone ▪ UN FILM Amore, cucina e curry,

di L. Hallström

▪ UN LIBRO Attività didattiche e ulteriori

consigli di lettura ▪ UN FILM Attività didattiche e ulteriori

proposte di film con schede di analisi


I TEMI

PER L’APPRENDIMENTO ATTIVO E COOPERATIVO

▪ Attività di debate e attività

cooperative IN GRUPPO ▪ Compito di realtà

Il cibo tra cultura e salute

PER LA DIDATTICA INCLUSIVA

NELL’UNITÀ

▪ C’è pane e pane ▪ Audio della scheda e dei testi dell’unità ▪ Esercizi per la didattica inclusiva NEI VOLUMI TESTI FACILI E TESTI AD ALTA LEGGIBILITÀ

▪ Il cibo come espressione culturale

di un popolo R. Schami, Il kebab ▪ Adolescenti e alimentazione L. Girolami, Che cosa mangiano

gli adolescenti ▪ Verifica autovalutativa

delle competenze L. Sepúlveda, Il pasto serale ▪ Audio dei testi

QUADERNO LABORATORIO 2

LABORATORIO competenze linguistiche

▪ Ascoltare ▪ Parlare ▪ Leggere ▪ SPECIALE Reading Workshop

allenarsi a una lettura profonda ▪ Scrivere ▪ SPECIALE Scrittura creativa: creare

storie e stimolare la fantasia PROVE INVALSI COMPUTER BASED LABORATORIO per lo sviluppo del pensiero critico e dell’apprendimento cooperativo

▪ Tutti in scena: laboratori teatrali ▪ Philosophy for children: esercitare

il pensiero critico ▪ Cittadinanza digitale: per un uso

consapevole degli strumenti digitali

2


IL TEMA

• Ascolta l’audio della scheda • Guarda il video: A TU PER TU CON L’AUTORE

PER ENTRARE IN ARGOMENTO

Il cibo tra cultura e salute

DDI

IL CIBO COME IDENTITÀ CULTURALE ED ELEMENTO DI AGGREGAZIONE SOCIALE Il cibo può essere considerato come un elemento culturale, perché ogni cultura ha un suo codice alimentare che privilegia determinati alimenti e ne vieta altri, e ciò è influenzato da componenti geografiche, ambientali, economiche, storiche, religiose che caratterizzano la cultura stessa. Il nostro modo di mangiare fa dunque parte della nostra identità culturale. Banalmente, associamo in modo immediato gli italiani alla pasta, i cinesi al riso, i tedeschi alla birra e ai wurstel, i francesi al pane baguette e alle escargot (piatto a base di chiocciole). Cibi e bevande sono marcatori culturali molto potenti, ma le associazioni sopra elencate sono troppo generali; all’interno dello stesso Paese gli alimenti utilizzati e la preparazione stabiliscono anche vere e proprie micro-mappe culinarie. Ad esempio, in Francia le materie grasse sono marcatori regionali: la Francia del burro al nord e la Francia dell’olio al sud riflettono anche uno stile di vita diverso per molti altri aspetti. D’altro canto, in Italia la cucina meridionale si avvale della vicinanza del mare e basa i propri piatti sul gusto mediterraneo; infatti, in luoghi come Sorrento, Napoli e la Costiera Amalfitana, in genere, si mangiano frutti di mare. Invece, al Nord Italia si mangiano più formaggi, carni e salumi per la vicinanza delle montagne. Il cibo come elemento di appartenenza a una comunità diventa più forte laddove, uscendo dai confini nazionali, ci confrontiamo con la cultura alimentare di altri Paesi. Amiamo la pizza, gli spaghetti al pomodoro perché ce li propongono sin dall’infanzia e per questo ci sembra strana l’idea di doverci cibare di un piatto di cicale o di un serpente fritto, tipici della cultura asiatica; facciamo colazione con il dolce e non con il bacon e le uova sempre perché ci è stato insegnato, cioè trasmesso sin da piccoli. Comunque sia, è affascinante scoprire realtà diverse dalle nostre, anche quando si tratta di cibo. Probabilmente, ci sembra strano vedere comunità africane mangiare certi cibi e mangiarli con le mani, ma è meraviglioso aprirsi al nuovo, alla storia di una comunità, alla sua cultura, alle sue abitudini alimentari e, nello stesso tempo, acquisire una visione sempre più allargata della realtà che ci circonda. (da www.quidanoiblog.it, rid. e adatt.)

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Un altro aspetto fondamentale del cibo è quello relazionale, sociale, della convivialità. In tutti i gruppi umani, mangiare e bere insieme è una forma di scambio e condivisione utilizzata per creare e mantenere legami. Non dobbiamo dimenticare inoltre, soprattutto in un’epoca storica come la nostra caratterizzata da contatti sempre più frequenti e intensi, il ruolo decisivo che può assumere il cibo in una prospettiva di dialogo, di socializzazione, di integrazione fra persone appartenenti a Paesi e culture diversi.

L’IMPORTANZA DI UN’ALIMENTAZIONE SANA Un’alimentazione varia ed equilibrata è alla base di una vita in salute. Un’alimentazione inadeguata, infatti, oltre a incidere sul benessere psico-fisico, rappresenta uno dei principali fattori di rischio per l’insorgenza di numerose malattie croniche. In particolare, è molto importante durante l’adolescenza adottare una dieta varia, nella quale siano giornalmente presenti alimenti appartenenti ai quattro gruppi fondamentali: latte e derivati, carne, cereali, verdura e frutta, moderando il consumo di cibi a elevata densità calorica quali dolciumi, formaggi, frutta secca, bevande zuccherate. L’abitudine a consumare fuori pasto merendine, patatine fritte, bibite gassate porta spesso a una condizione di obesità (rilevante e dannoso accumulo di grasso nell’organismo) o di sovrappeso (peso eccessivo rispetto a quello che viene considerato dai medici un «peso forma»). Obesità e sovrappeso sono problemi legati anche a stili di vita scorretti, come ad esempio la sedentarietà, cioè muoversi troppo poco e non praticare sport.

2 PER ENTRARE IN ARGOMENTO

Il cibo tra cultura e salute

RAPPORTI COMPLICATI CON IL CIBO Negli ultimi anni sono aumentati, soprattutto fra le persone in età adolescenziale, i disturbi alimentari di cui anoressia e bulimia sono le manifestazioni più note e frequenti. L’anoressia (cioè il rifiuto totale del cibo) e la bulimia (cioè il compulsivo bisogno di mangiare oltre la sazietà) sono malattie complesse, determinate da condizioni di disagio psicologico ed emotivo, che quindi richiedono un trattamento sia del problema alimentare in sé sia della sua natura psichica.

IL CIBO E I MEDIA Da alcuni anni il cibo è diventato un fatto mediatico, importante quasi al pari dello sport, della moda o delle serie televisive di intrattenimento. Il pubblico interessato al cibo e alla cucina conta persone di ogni genere, di ogni condizione professionale e fascia di età. Molte di queste trasmissioni culinarie uniscono all’aspetto strettamente gastronomico l’elemento spettacolare della sfida e della competizione, oppure quello della scoperta di culture e luoghi differenti. Le diverse cucine «si contaminano», si scambiano sapori e ingredienti, in un processo che va di pari passo con la globalizzazione del commercio e con le migrazioni.

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Il cibo come espressione culturale di un popolo PIÙ FACILE

C’è pane e pane

1. tuareg: Ahmed

appartiene alla popolazione seminomade tuareg, che vive nel deserto del Sahara.

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Ascolta l’audio del testo

Leggendo questi brevi testi, scoprirai che nel mondo molte tradizioni sono legate al pane. Il pane in Algeria Mentre cala la sera, Ahmed, tuareg1 della città algerina di Tamanrasset, si siede vicino al fuoco e prepara gli ingredienti per fare il pane taguella. Noi ci sediamo accanto a lui. Per i tuareg il pane taguella è la cosa più rapida da preparare quando gli uomini viaggiano; è la base del loro cibo: basta un po’ di fuoco e in mezz’ora è pronto. È il cibo di tutti i giorni che accompagna l’uomo nei suoi lunghi viaggi. «La taguella è sacra» dice Ahmed, «perché è la base del nutrimento, perché è cibo preparato in viaggio, ma anche perché è il piatto più scelto a casa, quando vengono degli ospiti.» Tutti gli uomini sanno fare la taguella, sempre accompagnata da qualche tipo di salsa. Ed è così che anche noi la gustiamo, con un senso di rispetto, in compagnia di Ahmed e degli altri accompagnatori tuareg, immersi in quella natura così suggestiva.


Ma torniamo alla preparazione. Ahmed versa in un catino diversi pugni di semola: «La semola è più adatta per questo tipo di pane. La farina di grano tenero non è adatta e quella di grano duro non è facile da trovare» ci spiega. Poi impasta la semola con dell’acqua aggiungendo un po’ di sale. «Semola, sale, acqua, ed è tutto» dice. L’impasto, di forma rotonda e piatta, viene ricoperto con cenere e sabbia. Dopo circa venti minuti, viene rigirato e di nuovo coperto. Quando il pane è cotto, viene accuratamente grattato con un cucchiaio e lavato con acqua. La taguella è pronta! E noi, molto affamati, siamo contenti.

2. eucaliptus:

pianta sempreverde, originaria dell’Australia.

Il pane nelle Ande Nei piccoli paesi andini del Perù, ancora oggi il pane viene fatto in casa con la partecipazione di tutta la famiglia. La preparazione comincia alle tre del mattino: la mamma è sempre la prima ad alzarsi e organizza il lavoro di tutti. I ragazzi vanno nel bosco per raccogliere la legna per il forno e le foglie di eucaliptus2 che serviranno a pulire la cenere e a dare profumo al forno. Naturalmente, prima di preparare l’impasto, c’è la raccolta del grano. Il grano viene setacciato e lavato, poi si fa asciugare al sole su grandi teli di stoffa, infine viene portato al mulino per la macina: da lì uscirà la farina pronta per divenire pane fragrante. Gli uomini della famiglia caricano su un asino i sacchi di farina per portarli a casa, dove verrà cotto il pane. È tradizione preparare il pane in casa, in vari modi: salato, dolce, in forme piccole e grandi. Si prepara in occasione del Natale e della Pasqua e per le feste patronali di ogni paese, per consumarlo in allegria con parenti e vicini di casa in segno di amicizia. Per Natale alle bambine viene regalato il pane dolce in forma di bambolina, mentre ai maschietti viene donato in forma di colomba. Inoltre tutte le famiglie donano il pane dolce ai poveri del paese. Anche per la Pasqua, la famiglia che organizza i festeggiamenti distribuisce a tutti i poveri un pane dolce con fichi in segno di partecipazione alla festa. Un’altra tradizione è quella di donare alle donne incinte un cestino di pane come augurio per i bambini che nasceranno.

PIÙ FACILE

Il cibo tra cultura e salute

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3. gui hua: nome

cinese di un fiore, usato per aromatizzare bevande e cibi.

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Il pane in Cina Il pane in Cina, di solito, viene gustato la mattina, come colazione, e a merenda, come dolce. In Cina ci sono diversi tipi di pane, non tanto per forma, ma per sapore. Si entra nelle panetterie e si mangia il pane caldo, che si accompagna con qualche bevanda. Le panetterie sono una diversa dall’altra. Il sapore del pane è leggermente dolce; pochi sono i pani salati e nessun pane è senza sale. I diversi tipi di pane vengono preparati in un catino di legno e cotti a vapore. Hanno una forma rotonda, sono soffici e con un impasto ben compatto, decorati sopra e all’interno con spezie o con zucchero, come il panettone. Vi è un pane fatto con la farina di riso macinato, un altro con la farina di grano. Il pane con la farina di riso è di antica tradizione e si mangia specialmente a Capodanno o per il compleanno degli anziani ed è chiamato «pane della longevità». Anticamente, il pane veniva preparato nelle famiglie per la festa. Era arricchito di uva o spezie o erbe o tè, a seconda delle tradizioni. In passato, le famiglie si ritrovavano, prima del Capodanno, per preparare questo cibo. Le donne macinavano il riso e i bambini aiutavano. Si mangiava insieme, si invitavano altre famiglie per fare gustare il sapore del pane, dato da aromi diversi; questo pane si condivideva fra tutti e poteva durare anche due settimane. L’odore era buonissimo, particolare, e si sentiva da lontano, grazie anche a un fiore, il gui hua3 , che si metteva mentre si preparava. Nei giorni precedenti al Capodanno c’era una specie di gara tra le famiglie per stabilire chi preparava il pane migliore. Vi sono altri tipi di pane in Cina: il pane al latte, fritto e croccante e un po’ dolce, che viene servito al ristorante. Se si va in Cina, è facile incontrare per strada bancarelle, dove si fa il pane preparato con varie spezie e cotto in un piccolo forno rotondo, cioè un bidone in terracotta rivestito all’interno con mattoni e al centro carboni ardenti. Il pane, di forma rotonda e piatta o di piccole pagnotte, viene attaccato con cura sulle pareti del forno e cotto, riempito con carne o verdura e consumato immediatamente. La diversità del pane in Cina non è mai data dalla forma, ma dal sapore, dal gusto, dalle spezie. (in Il pane in festa. Tra i popoli e le culture, Sinnos, rid. e adatt.)


Il cibo tra cultura e salute

1 Indica se le seguenti affermazioni, relative al pane in Algeria, nelle Ande e in Cina, sono vere o false. Il pane in Algeria a. Il pane taguella è il cibo quotidiano dei tuareg. b. c. d. e.

La preparazione della taguella è molto lunga. Pochissimi uomini sanno preparare la taguella. Gli ingredienti della taguella sono la semola, il sale, l’acqua. La taguella ha una forma rotonda e piatta.

Il pane nelle Ande a. Alla preparazione del pane partecipa tutta la famiglia. b. Il pane può essere dolce o salato, ma sempre di forma molto grande. c. Il pane che viene regalato alle bambine è a forma di bambolina. d. Il pane viene regalato alle donne incinte come augurio per i bambini che nasceranno. Il pane in Cina a. In Cina il pane può essere dolce, salato e senza sale. b. Il «pane della longevità» si mangia a Capodanno e per le feste di compleanno degli anziani. c. Anticamente il pane era profumato grazie anche al fiore gui hua. d. In Cina il pane viene sempre fatto nelle panetterie e viene sempre cotto a vapore.

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COMPRENSIONE

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Qual è lo scopo principale del testo che hai letto? A Raccontare episodi di vita quotidiana relativi alla preparazione del pane

in alcuni Paesi del mondo B Fornire informazioni circa i tradizionali modi di preparare il pane

in alcuni Paesi del mondo

PRODUZIONE SCRITTA 3

IN GRUPPO Le usanze alimentari sono diverse nelle varie culture. Ad esempio, quali sono i piatti tipici dei Paesi delle alunne e degli alunni stranieri presenti nella vostra classe? Quali sono gli ingredienti e le modalità di preparazione di questi piatti? Riportate le informazioni in una tabella simile alla seguente. Risposta soggettiva

CONFRONTARE PIATTI TRADIZIONALI

Piatti tipici

Ingredienti

Modalità di preparazione

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Rafik Schami Scrittore siriano naturalizzato tedesco, 1946

Il kebab

Ascolta l’audio del testo

Il protagonista del racconto che stai per leggere è Mahmud, un macellaio di Damasco. Mahmud è un artista del kebab, insuperabile nel cucinare gli spiedini di carne arrostita di montone. Un giorno, prepara orgoglioso per dei turisti americani il suo eccezionale kebab, ma questi lo «guastano» cospargendolo di ketchup. Quale sarà allora la reazione di Mahmud? Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. sobrio appellativo: semplice titolo. 2. Damasco: capitale

della Siria.

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3. garretto: parte posteriore della zampa. 4. eloquente: espressivo, significativo. 5. l’ineluttabile: un fatto inevitabile, che non si può prevenire né evitare.

A circa cinquecento metri da casa nostra si trova il negozio del macellaio Mahmud. Se lui sapesse che l’ho chiamato «macellaio», si arrabbierebbe molto. Gli altri macellai si accontentano di questo sobrio appellativo1 professionale, ma non Mahmud. La sua bottega è un bugigattolo, ma non è esagerato definirlo il più bel negozio di Damasco2. Ricordo che all’ingresso pendeva un’insegna colorata che riportava il nome di Mahmud e un chiaro riferimento al suo straordinario kebab. Nel locale lungo e stretto erano disposti contro la parete destra due tavoli con sei sedie. Di fronte, il bancone delle carni. In mezzo, giusto lo spazio sufficiente per passare. Il frigorifero era un vecchio cassone che veniva raffreddato ancora con blocchi di ghiaccio, Mahmud però ne andava molto fiero. «Da me la carne è raffreddata in modo naturale! Questi frigoriferi elettrici alla moda rovinano la carne» era solito controbattere ai clienti che avevano la sfrontatezza di lodare i congelatori dei suoi concorrenti. A sinistra dell’ingresso pendeva la carne fresca di montone e subito accanto lo strumento che più lo inorgogliva, la sua griglia. «Io sono l’unico artista del kebab, preparato fresco sotto gli occhi del cliente. Gli altri prendono un qualsiasi avanzo di carne e si limitano a ricoprirlo ben bene di spezie e poi spacciano una roba simile per kebab. Quello non è kebab, quello è un insulto!» La preparazione sembrava una cerimonia o meglio un rito magico a base di garretto3 di montone. Egli toglieva ogni tendine, ogni pezzo di pelle, poi mostrava la carne al cliente che doveva dire: «Magnifica»; solo allora la sminuzzava, la arrotolava e la presentava in bella vista. «Deve riposare un po’» diceva con fare eloquente4 e cominciava a tritare cipolle, aglio e prezzemolo. Li mischiava con la carne, aggiungeva un po’ di pepe e sale e da un armadietto sotto il bancone estraeva un barattolo nero, prendeva due pizzichi di una miscela rossiccia e mormorava piano qualcosa tra sé e sé, come se pronunciasse una formula magica per il kebab. In che cosa consistesse la miscela nel barattolo, nessuno lo sapeva, ma tutti dovevano ammettere che il kebab di Mahmud era il migliore. Nel tardo pomeriggio i macellai di norma chiudevano i loro negozi, ma non Mahmud. Egli puliva i bicchieri e li riponeva sugli scaffali lucidi, spruzzava acqua davanti al negozio, poi sedeva su uno sgabello di legno e osservava i passanti. Ma un giorno accadde l’ineluttabile 5. Era un pomeriggio di sole.


Il cibo tra cultura e salute

6. pitturata: truccata. 7. How ... wonderful!:

Meraviglioso! Proprio meraviglioso! 8. schivo: riservato. 9. apostrofò: disse con tono deciso e brusco. 10. Wonderful, isn’t cute?: Meraviglioso,

non è adorabile? 11. Vary olt: storpiatura dell’inglese very old, che significa «molto vecchio». 12. acquavite: bevanda a forte gradazione alcolica, ottenuta dalla distillazione di vino, cereali fermentati, frutta.

Io dovevo comprare della carne da Mahmud, perché veniva in visita mia zia con il suo ricco marito. La zia era un tipo molto arrogante e dopo un anno di matrimonio aveva completamente dimenticato le sue umili origini. I miei genitori si vergognavano della nostra povertà e sembrava che volessero dimostrare alla zia che anche noi ce la passavamo bene. Quella volta dunque dovevo comprare un bel chilo di petto di montone. Mi incamminai di malavoglia verso il negozio di Mahmud. Già da lontano lo scorsi davanti alla sua bottega in compagnia di alcuni turisti vestiti in modo appariscente. C’erano tre uomini seduti ed erano tipi davvero curiosi con i loro abiti sgargianti. C’era anche una donna che somigliava a un mascherone, tanto era pitturata6 in viso, e portava appesi al collo un paio di occhiali con la montatura tempestata di brillantini. I turisti scattavano fotografie a Mahmud, che stava appoggiato alla porta del negozio ridendo forte. A un tratto uno degli uomini gli fece cenno di mettersi tra gli altri due. Si divertivano e la donna scattava fotografie, proprio mentre io stavo arrivando. Lei continuava a gridare: «Oh! How wonderful! Just wonderful!7». Mahmud era imbarazzato e cercò scampo nel suo negozio. I turisti risero di quell’uomo così schivo8 e lo seguirono all’interno. Proprio mentre io stavo per fare la mia ordinazione di carne, uno degli americani annunciò che volevano quattro porzioni di kebab. Mahmud allora perse ogni timidezza e disse forte: «Quattro porzioni di kebab!», come se volesse comunicare la sua gioia anche alla gente delle strade vicine. Io mi arrabbiai con Mahmud che mi ignorava totalmente e ripetei la mia ordinazione ad alta voce. Allora lui mi apostrofò9: «Tu siediti adesso! Io ho clienti dall’estero! Diffonderanno ovunque la voce che Mahmud è un artista del kebab!». Sarei andato volentieri a comprare la carne da qualcun altro, ma mi era difficile imbrogliare mia madre su queste cose, lei se ne sarebbe accorta subito. Così aspettai. Mahmud ce la metteva tutta, agitava le braccia e affilava il coltello come se dovesse smembrare non un montone ma un coccodrillo. Mostrò orgoglioso il bel pezzo di carne che aveva tagliato dal mezzo montone e la donna trillò: «Oh! Wonderful, isn’t cute?10». Il prezzemolo lo lavò tre volte, come non faceva mai, poi tolse ogni fogliolina gialla. Alla fine fu pronto. Prese il suo barattolo nero e gridò ai suoi divertiti spettatori: «Vary olt11. Sapete, questo è un vecchio segreto tramandato dal mio povero padre. Lo aveva imparato da un cuoco del grande maharajah delle Indie!» si rivolse a me e io tradussi nel mio inglese incerto. Mahmud si lavò quindi le mani e mise in tavola quattro piattini con olive e arachidi, portò una piccola bottiglia di acquavite12 e una caraffa di acqua fresca. I turisti si servirono e la donna continuava a dire: «Oh, wonderful». Mahmud cominciò a fare gli spiedini. Io mi sedetti fuori per evitare le nuvole di fumo che ben presto avvolsero Mahmud e i suoi clienti. Quando le ultime nuvolette si diradarono, gettai un’occhiata all’interno.

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I turisti avevano mangiato le olive e le arachidi e bevuto l’acquavite con l’acqua. Quando tutti i piatti furono vuoti, uno di loro agitò la brocca verso Mahmud. Finalmente egli portò in tavola gli spiedini fumanti e profumati. Madido di sudore e soddisfatto guardò verso di me. «Fra un po’ ti do un petto di montone degno di Napoleone.» Feci cenno con il capo, ma non capivo cosa c’entrasse Napoleone. Trepidante, Mahmud fissava i turisti che tentavano di fargli capire che erano soddisfatti della presentazione. La donna esultava sempre con i suoi «Wonderful» e schiamazzando forte rovistò nella sua borsetta, poi distribuì delle piccole bustine di plastica. «Che cos’è?» chiese Mahmud inorridito. «Ketchup» gli spiegarono, come se avessero intuito la preoccupazione nella sua voce, e strizzarono le bustine di poltiglia rossa nel kebab. Mahmud sollevò le braccia in aria, e gridò: «No!!! Cosa fate con il mio kebab? Siete usciti di senno? Come trattate la mia roba?» urlò ai turisti, tanto che essi impallidirono dalla paura. Mahmud era fuori di sé: «È come dare perle ai porci! Tutto questo lavoro per un simile insulto! Fuori! Andatevene! Andate a imbrattare con la vostra colla rossa la roba arrostita in un chiosco qualunque! Ma non il mio kebab!». Uno degli americani prese il portafogli e un vicino cercò di tradurre che l’uomo voleva pagare l’antipasto e le bevande. Però Mahmud continuava a strillare: «Soldi? Da quelli io non prendo soldi! Questi barbari! Guastare così il mio kebab! Se li tengano i loro soldi, devono andarsene». Gli americani lasciarono il locale imprecando. Il suo vicino, il barbiere Bulos, che stava fuori dal suo negozio, disse forte: «Non si trattano così le persone civili, che cosa diranno di noi?». Mahmud uscì furioso dalla bottega. «Civili, dici tu? Sono solo ricchi, ma la cultura non sanno che cos’è. Volevano ingurgitare il kebab con quella crema di plastica!» Il barbiere cercò di mantenere la calma. «Paese che vai, usanza che trovi!» disse in tono di compatimento. «Sì, ma questo è il nostro Paese!» lo investì Mahmud. 506

(da Il mungitore di mosche. Storie di Damasco, Malik Verlag, rid. e adatt.)


Il cibo tra cultura e salute

2

COMPRENSIONE 1 Completa le seguenti frasi relative a Mahmud. a. Raffredda la carne in modo naturale perché i frigoriferi elettrici rovinano la carne. b. Lo strumento che più lo inorgoglisce è la sua griglia. c. Si considera l’unico artista del kebab in quanto lo prepara fresco davanti al cliente. 2 Quando i turisti americani ordinano quattro porzioni di kebab, qual è la reazione di Mahmud e perché? Mahmud ripete l’ordinazione ad alta voce per manifestare la sua gioia: è fiero di avere clienti stranieri che, secondo lui, diffonderanno ovunque la voce che lui è un artista del kebab.

3 Quando i turisti americani strizzano le bustine di ketchup nel kebab, qual è la reazione di Mahmud e perché? Mahmud grida indignato e manda via in malo modo i clienti, perché giudica un insulto che guastino il kebab aggiungendo il ketchup.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 In quale città si svolge la vicenda narrata? La vicenda si svolge a Damasco, in Siria. 5 In che senso la preparazione del kebab, da parte di Mahmud, sembra «una cerimonia o meglio un rito magico»? Mahmud è molto meticoloso e ogni sua azione ha un significato preciso; mostra ai clienti ciò che fa e, mentre insaporisce la carne, mormora piano qualcosa tra sé, come una formula magica.

LESSICO 6 Che cosa significa la frase di Mahmud «È come dare perle ai porci!»? La frase significa dare cose preziose a chi non le sa apprezzare.

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 7

DEBATE IN GRUPPO Realizzate un debate in classe relativo al problema: la reazione di Mahmud alla «contaminazione» del kebab è esagerata? Seguite le indicazioni:

Risposta soggettiva

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dividetevi in due gruppi (o squadre): uno a favore del comportamento di Mahmud, l’altro contro (la tesi è assegnata dall’insegnante);

stabilite regole e tempi per il dibattito;

ciascun gruppo, tramite dei relatori, espone la propria opinione o tesi e gli argomenti a sostegno; quindi confuta, cioè dimostra l’infondatezza degli argomenti che sostengono la tesi contraria (antitesi) alla sua;

ciascun gruppo conclude la propria argomentazione riassumendone i punti principali;

una giuria di tre persone proclama vincitore il gruppo che ha dimostrato migliore capacità di argomentazione e di esposizione in pubblico.

Riassumi il testo che hai letto riducendolo all’incirca alla metà. Ricorda di usare la terza persona e di trasformare i discorsi diretti in discorsi indiretti. RIASSUMERE

Risposta soggettiva

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Piatti tipici del mondo 4

1

Ascolta l’audio della scheda

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2

Hamburger: carne tritata di manzo, pomodori, cetrioli, cipolla, qualche foglia di lattuga e salse (ketchup, maionese, senape).

3

BRASILE

Feijoada: piatto a base di fagioli con pezzi di carne di maiale.

Tortillas: piadine di farina di mais morbide.

Fajitas: piccole strisce di carne cotte alla piastra con cipolle e peperoni.

Churrasco: grigliata mista di vari tipi di carne tagliati a pezzettini o lasciati interi.

SPAGNA

4

Paella: piatto a base di riso, zafferano e frutti di mare o carne.

5 ■

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STATI UNITI

1

MESSICO

ARGENTINA Empanadas: fagottini di pasta a forma di mezzaluna con un ripieno di carne o di verdure.


Il cibo tra cultura e salute 7 6 ■

GRECIA

Moussaka: sformato di strati sovrapposti di melanzane, patate, carne macinata, salsa besciamella e formaggio. 8 ■

9 TURCHIA

Kebab: pietanza di carne ovina o bovina cucinata allo spiedo o sulla griglia.

2

ITALIA Pizza: focaccia di pasta di pane condita con pomodoro, mozzarella e altri ingredienti a piacere, cotta al forno.

MAROCCO Cous cous: piatto composto di semola, carne, verdure in salsa piccante.

10 CINA 11 GIAPPONE ■

Sushi: rotolini di riso accompagnati con pesce crudo o cotto e alga.

Involtini primavera: formati da una sfoglia farcita con verdure speziate, spesso accompagnati da una salsa agrodolce.

12 ARABIA ■

Kabsa: piatto a base di riso, pollo e spezie.

Ti sarà senz’altro capitato di assaggiare qualcuno di questi cibi. Quale? Ti è piaciuto? Motiva la tua risposta. Risposta soggettiva

COMPETENZE DIGITALI I mercati: profumi e sapori della tradizione Il cibo ha un ruolo cruciale per la cultura e le tradizioni di ciascun popolo. In qualsiasi parte del mondo, se vuoi mangiare «come la gente del posto», i luoghi più indicati sono senza dubbio i mercati di quartiere. ■

• Esplora l’itinerario

Google Earth: Mercati del mondo • Svolgete il quiz: Origini del cibo

DDI

ITINERARIO VIRTUALE Inquadra il QRCode e accedi all’itinerario Google Earth per immergerti in

un’esplorazione virtuale che ti porterà, tappa dopo tappa, in diversi mercati del mondo: in ciascuna tappa sfrutta la modalità Street View, tocca il pulsante a forma di omino e trascinalo sui pallini azzurri (o le linee azzurre) per entrare dentro il mercato. ■

PLAYLIST Seleziona il mercato che ti ha incuriosito di più, cerca due o tre video in Rete e salvali in una playlist, che poi potrai condividere con l’insegnante, i compagni e le compagne.

QUIZ DIGITALE Avviate in classe il quiz e rispondete alle domande, che metteranno alla prova le

vostre conoscenze sull’origine di alcuni cibi, piatti e alimenti. Per ogni cibo, verrete geolocalizzati nel luogo in cui è più diffuso e otterrete una spiegazione, sia in caso di risposta corretta che sbagliata.

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Adolescenti e alimentazione Laura Girolami Giornalista italiana contemporanea

Che cosa mangiano gli adolescenti

Ascolta l’audio del testo

Gli adolescenti saltano la prima colazione, adorano gli snack, soprattutto fuori orario, e riconoscono come pasto principale la cena: questo è l’identikit che emerge dall’indagine nazionale «Adolescenti e stili di vita». Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

Per analizzare i risultati dell’indagine nazionale «Adolescenti e stili di vita», realizzata dal Laboratorio adolescenza e Istituto di ricerca iard1 con la collaborazione della Società italiana di medicina dell’adolescenza, e per parlare di adolescenti e cibo, abbiamo chiesto il parere di chi lavora a contatto con loro quasi quotidianamente, intervistando la dottoressa Beatrice Margani, dietista. Prima colazione: un dato preoccupante La ricerca «Adolescenti e stili di vita», presentata a fine 2018, ha indagato le abitudini alimentari di un campione formato da 2.654 studenti delle scuole medie superiori tra i 14 e i 19 anni. Quello che emerge è un dato preoccupante che riguarda la prima colazione: ben il 34% dei maschi adolescenti e il 43% delle femmine, infatti, non amano questo importante pasto e, anzi, ammettono di saltarlo spesso. Anche la dottoressa Margani conferma come tra i suoi giovani pazienti questa tendenza sia sempre più diffusa: «Uno dei problemi più comuni» afferma «è proprio il fatto di saltare la colazione. Gli adolescenti non si rendono conto che hanno bisogno di energia per affrontare la giornata e che il cervello, per funzionare al meglio nell’orario scolastico, non può fare a meno dell’apporto energetico fornito dal pasto mattutino».

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1. iard: sigla di Identificazione e Assistenza Ragazzi Dotati.

Consumo di merendine e la cena come pasto principale L’altro aspetto che preoccupa riguarda invece il consumo di merendine e snack dolci e salati: più dell’80% degli adolescenti coinvolti ha ammesso di consumare questi prodotti, preferendoli a una merenda pomeridiana (o in orario scolastico) più equilibrata. «Come spuntino i miei pazienti adolescenti mi parlano quasi tutti di snack comprati alle macchinette, oppure merendine confezionate o a base di cioccolato» conferma la dottoressa, ribadendo quanto questa abitudine sia dannosa per i ragazzi, soprattutto se sommata a quella di saltare la colazione.


Il cibo tra cultura e salute

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E gli altri pasti della giornata? Secondo la ricerca, al sud e nelle isole il pranzo mantiene ancora il suo primato, mentre al centro e al nord perde terreno; a Milano la cena è il pasto principale per ben il 62% degli adolescenti e anche la dottoressa conferma questa tendenza, affermando che «la cena diventa il momento in cui tutta la famiglia si riunisce, mentre spesso gli adolescenti a pranzo sono soli. Molte delle loro difficoltà nella gestione del rapporto con il cibo derivano proprio da questa solitudine, sommata agli orari spesso proibitivi: si alzano presto e arrivano a casa tardi e quindi pranzano tardi. Tra i miei pazienti, le ragazze fanno meno attività fisica, mentre i ragazzi sono più dediti agli sport, ma resta un punto in comune, cioè gli orari scolastici e il fatto di trascorrere molto tempo da soli a casa, senza i genitori». Pochi legumi e uova nella dieta degli adolescenti «Adolescenti e stili di vita» si è concentrata anche sulla tipologia di prodotti maggiormente consumati durante i pasti principali ed è emerso che l’alimento immancabile sulle tavole è la pasta, consumata quotidianamente dal 74,4% degli intervistati. Indietro, invece, rimangono frutta (58%), verdura (52,9%) e carne (50,3%). Infine, quasi ormai dimenticati, i legumi, le uova e il pesce: questi, infatti, sono gli alimenti meno consumati in assoluto dagli adolescenti coinvolti nella ricerca. Il 6,4%, inoltre, consuma abitualmente vino durante i pasti, il 6,9% birra, mentre il 37,8% consuma caffè in maniera quasi quotidiana.

2. Diabete, ipercolesterolemia, ipertensione: il diabete è una

malattia causata dall’eccessivo aumento di zucchero nel sangue; «ipercolesterolemia» significa eccesso di colesterolo, di sostanza grassa nel sangue; «ipertensione» significa pressione alta del sangue arterioso. 3. steatosi epatica:

fegato grasso.

I pericoli delle abitudini sbagliate Commentando i dati della ricerca, la dottoressa Margani sottolinea i pericoli di queste abitudini ormai diffuse a livello nazionale, sia tra i grandi sia tra i giovani. In quest’ultimo caso, però, intervenire è ancora più importante, perché «in fase di sviluppo, il corpo umano riesce a compensare per un po’ le abitudini sbagliate, ma alla lunga si può arrivare a sovrappeso e obesità e ad avere problemi nella gestione del rapporto con il cibo». Sono diverse, infatti le malattie a cui si rischia di esporsi: «Diabete, ipercolesterolemia, ipertensione2, per esempio, oppure problemi ortopedici, o steatosi epatica 3, come riscontro anche nel mio lavoro quotidiano. A tal proposito, è stato pubblicato di recente uno studio in cui emerge un aumento di circa il 30% dell’insorgenza di tumori legati a una cattiva alimentazione in età precoce rispetto al passato, tra i 30 e i 50 anni. Questo fa capire quanto sia importante l’alimentazione: avere dei bambini e degli adolescenti sani vuol dire che un domani saranno anche degli adulti in salute».

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Collaborazione scuola e famiglia Formare gli adolescenti per quanto riguarda una corretta alimentazione è di sicuro un’operazione complessa: «C’è bisogno di un vero e proprio approccio integrato» sottolinea la dottoressa Margani «in cui la scuola e le famiglie si sostengano a vicenda. Non possiamo pensare che un adolescente mangi pesce e legumi se in casa nessun altro dà l’esempio. Si possono fare interventi a livello scolastico sia con lezioni dedicate, o per esempio mettendo frutta nei distributori (in alcuni istituti già lo fanno), ma tutto ciò avrà un effetto a breve termine, se non accompagnato da un sostegno da parte dei genitori». (da www.ilgiornaledelcibo.it, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Perché, per analizzare i risultati dell’indagine nazionale «Adolescenti e stili di vita», è stato chiesto il parere di Beatrice Margani? A Perché si occupa della salute fisica e psicologica in età adolescenziale B Perché è specializzata nell’analisi dei risultati di molte indagini nazionali C Perché si occupa principalmente di alimentazione e nutrizione in età adolescenziale

2 Indica se le seguenti affermazioni, relative alla prima colazione, sono vere o false. a. Saltare la prima colazione è una tendenza molto diffusa sia tra adolescenti sia tra adulti.

V

F

b. Il pasto mattutino fa funzionare meglio il cervello durante le ore scolastiche.

V

F

c. La percentuale delle ragazze che saltano la prima colazione è maggiore rispetto alla percentuale dei ragazzi.

V

F

d. Gli adolescenti saltano la prima colazione pur sapendo benissimo che fornisce energia per affrontare la giornata.

V

F

3 Quale dato conferma che il consumo di merendine e snack dolci e salati, da parte degli adolescenti, è elevato? Più dell’80% degli adolescenti consuma questo tipo di prodotti. 4 Perché, in particolare nel Nord Italia, la cena è il pasto principale? La cena nel Nord Italia diventa il pasto principale perché rappresenta il momento in cui tutta la famiglia riesce a riunirsi, a differenza di quanto avviene per il pranzo, quando gli adolescenti sono spesso soli.

5 Quali sono gli alimenti maggiormente consumati dagli adolescenti? Gli alimenti più consumati sono pasta (74,4%), frutta (58%), verdura (52,9%) e carne (50,3%).

E quali sono gli alimenti meno consumati dagli adolescenti? Legumi, uova e pesce. 6 Quali sono le conseguenze di abitudini alimentari sbagliate? Sovrappeso, obesità, diabete, ipercolesterolemia, ipertensione, steatosi epatica e problemi ortopedici.

7 Perché gli adolescenti capiscano l’importanza di una corretta alimentazione, come si devono comportare la scuola e la famiglia? La scuola può programmare lezioni dedicate e inserire la frutta nei distributori; la famiglia deve sostenere la stessa linea di condotta e dare l’esempio di un’alimentazione corretta.

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Il cibo tra cultura e salute

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ANALISI E INTERPRETAZIONE 8 Qual è lo scopo principale del testo espositivo che hai letto? A Informare che l’alimentazione degli adolescenti è carente di pesce B Informare circa i risultati dell’indagine nazionale «Adolescenti e stili di vita» C Informare che il consumo eccessivo di merendine e snack dolci e salati

è dannoso, soprattutto se associato all’abitudine di saltare la prima colazione D Informare che educare ragazzi e ragazze a una corretta alimentazione è certamente

un’operazione difficile e complessa 9 L’esposizione è oggettiva o soggettiva? L’esposizione è oggettiva. 10 A quale tipologia appartiene il testo che hai letto? A Manuale scolastico

C Saggio scientifico

B Voce di enciclopedia

D Articolo a carattere divulgativo

11 Quale accorgimento grafico è presente nel testo? A Parole in corsivo

C Titolature in grassetto

B Parole sottolineate

D Elenco numerato

LESSICO 12 Per ciascuna delle seguenti espressioni, tratte dal testo, scrivi un contrario della parola evidenziata. a. «merenda pomeridiana»: mattutina

c. «pasti principali»: secondari

b. «orari proibitivi»: accessibili

d. «età precoce»: tardiva

GRAMMATICA 13 Per ciascuna delle seguenti frasi, tratte dal testo, indica di che tipo è il complemento evidenziato. a. «Tra i miei pazienti, le ragazze fanno meno attività fisica...»: compl. partitivo b. «Si possono fare interventi a livello scolastico sia con lezioni dedicate...»: compl. di mezzo

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 14

Anche per te la cena è il pasto principale? Motiva la tua risposta e confrontala con quella dei compagni e delle compagne.

15

Educazione alimentare Nella tua scuola quali iniziative, attività didattiche sono state attuate nell’ambito dell’educazione alimentare? Esponile in un breve testo scritto, indicando anche le conoscenze e le competenze che hai acquisito.

16

Di ciascun paragrafo sottolinea i concetti fondamentali, tralasciando quelli accessori o non strettamente necessari alla comprensione del testo. Una volta effettuata la sottolineatura, rielabora le informazioni individuate in un testo essenziale. Ricorda che il tuo riassunto dovrà essere chiaro e coerente e, pertanto, fai molta attenzione ai rapporti logici, soprattutto quelli di causa-effetto. Risposta soggettiva

CONFRONTARE ESPERIENZE PERSONALI

Risposta soggettiva

ESPORRE

Risposta soggettiva RIASSUMERE

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LABORATORIO

EDUCAZIONE CIVICA

LE MIE ABITUDINI ALIMENTARI

Rispondi alle domande del seguente questionario. Confronta poi le tue risposte con quelle dei compagni e delle compagne, e discutine in classe sotto la guida dell’insegnante. Risposte soggettive 1 Quanti pasti consumi normalmente al giorno?

6 Hai l’abitudine di fare una colazione abbondante?

A Da 1 a 3

A Sì

B Da 4 a 5

B No, mangio qualcosa al volo

C Oltre 5

7 A scuola, durante la ricreazione, fai merenda?

2 Al mattino fai colazione? A Sì B No

A Sì

B No

8 Se non fai merenda, perché?

3 Se non fai colazione, perché? 4 Se sì, fai colazione tutti i giorni? A Sì B No

5 Che cosa mangi per colazione?

A Panino farcito B Snack confezionato dolce o salato C Pizzetta / focaccia D Patatine

A Latte

E Dolce fatto in casa

B Yogurt

F Yogurt

C Cereali

G Frutta

D Cioccolata o Nutella

H Succo di frutta

E Pane / biscotti

I

F Tè G Caffè / cappuccino H Succhi di frutta I

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9 Se sì, in che cosa consiste la tua merenda a scuola?

Dolci confezionati

Altro (specificare)

10 In che cosa consiste la tua merenda a casa? A Panino farcito B Snack confezionato dolce o salato

L Dolci fatti in casa

C Pizzetta / focaccia

M Marmellata / miele

D Patatine

N Fette biscottate

E Dolce fatto in casa

O Burro

F Yogurt

P Affettati

G Frutta

Q Uova

H Succo di frutta

R Pizzette / focacce

I

S Altro (specificare)

L Altro (specificare)

Niente, perché non faccio merenda


Il cibo tra cultura e salute

18 Quante volte alla settimana frequenti i fast food?

A Qualche volta

A 1 volta alla settimana

B Spesso

B Più di una volta alla settimana

C Mai

C Qualche volta

12 Che cosa bevi quando hai sete? A Acqua B Bibite

D Mai

19 Soffri di qualche tipo di intolleranza o allergia alimentare?

C Succhi di frutta

A Sì

D Altro (specificare)

Se sì, quale?

13 Con quale frequenza mangi carne nell’arco della settimana? A 1 o 2 volte alla settimana B 3 o 4 volte alla settimana C 5 o più volte alla settimana D Mai

14 Con quale frequenza mangi pesce nell’arco della settimana? A 1 o 2 volte alla settimana

A Glutine B Lattosio C Altro (specificare)

20 Fai uso di integratori dietetici per ottenere un’alimentazione equilibrata? A Sì B Qualche volta C No

21 Ti sottoponi a diete particolari?

B 3 o 4 volte alla settimana

A Spesso

C 5 o più volte alla settimana

B Alcune volte

D Mai

C Raramente

15 Con quale frequenza mangi verdura nell’arco della settimana? A 1 o 2 volte alla settimana B 3 o 4 volte alla settimana C Tutti i giorni D Mai

B No

EDUCAZIONE CIVICA

11 Hai l’abitudine di consumare spuntini in orari insoliti?

2

D Mai

22 In relazione al tuo peso, ritieni di essere: A normopeso B sottopeso C sovrappeso

16 Con quale frequenza mangi frutta nell’arco della settimana? A 1 o 2 volte alla settimana B 3 o 4 volte alla settimana C Tutti i giorni D Mai

17 Con quale frequenza mangi dolci nell’arco della settimana? A 1 o 2 volte alla settimana B 3 o 4 volte alla settimana C Tutti i giorni D Mai

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Il piatto «in-forma» Il piatto «in-forma» rappresenta un pasto equilibrato e salutare: frutta e verdura, cereali integrali e proteine di qualità, nelle corrette proporzioni indicate dalle diverse sezioni del piatto. È diviso in quattro spicchi, ognuno dei quali rappresenta un alimento proporzionalmente distribuito. Nella metà di sinistra del piatto troviamo la frutta (spicchio rosa) e gli ortaggi (spicchio verde), che la natura offre in molteplici varietà e colori diversi in ogni stagione. Entrambi rappresentano una fonte importantissima di sostanze protettive-antiossidanti con azione anti-infiammatoria, fibre, sali minerali e vitamine – responsabili del corretto funzionamento del metabolismo. Nella metà di destra del piatto troviamo i cereali integrali (spicchio grigio), e le proteine di qualità (spicchio arancione) rappresentate dai legumi e dal pesce. Il piatto «in-forma» non contiene: ■

zuccheri aggiunti, ma soltanto lo zucchero naturale della frutta e dei cereali;

sostanze artificiali aggiunte, quindi nessun alimento con conservanti artificiali, edulcoranti (dolcificanti), coloranti artificiali, aromi artificiali;

sale in eccesso.

Usa l’olio extravergine d’oliva, le erbe aromatiche e i semi per cucinare o condire le pietanze. Limita il burro e le salse, elimina le margarine, l’olio di palma e di cocco. Sono condimenti ricchi di grassi pericolosi. Usa poco sale, ma iodato, per il buon funzionamento di cuore, reni e tiroide.

Bevi tanta acqua durante la giornata, ha zero calorie. Assumi una porzione di yogurt al giorno e modera il consumo di bevande zuccherate. Se vuoi un succo di frutta, consuma quelli senza zuccheri aggiunti.

NOTA: grafico da creare in II bozza

Le verdure sono tantissime, devono essere sempre presenti nel nostro piatto. Privilegia quelle di stagione e ricorda: non mangiare le patate tutti i giorni perché sono ricche di amido.

ORTAGGI

PROTEINE DI QUALITÀ FRUTTA

Esistono numerosi frutti, di tanti colori: concludi il pasto in modo divertente seguendo la loro stagionalità.

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CEREALI INTEGRALI

Privilegia i cereali integrali e aiuterai la tua salute. Modera quelli raffinati che, nel tempo, possono rendere difficile il controllo del peso e della glicemia.

Riduci carne e formaggi. Ricorda che pesce, legumi e uova – due volte alla settimana – sono ottime alternative e contengono sostanze utili all’organismo. Curati della loro qualità e provenienza. La frutta secca oleosa (mandorle, nocciole, noci, pinoli) contiene oli di qualità ed è fonte di proteine.


Il cibo tra cultura e salute

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10 consigli per un piatto «in-forma»

2. Mangiate più cereali, meglio se integrali. Consumate almeno cinque porzioni al giorno di frutta e verdura, fonti di vitamine, sali minerali, fibre, acqua e sostanze antiossidanti. 3. Limitate i grassi, ma non rinunciate al gusto. Prediligete quelli di origine vegetale, come l’olio extravergine di oliva. Mangiate pesce due o tre volte alla settimana: è ricco di preziosi acidi grassi Omega 3. 4. Bere acqua purifica il corpo. Consumatene almeno 1,5-2 litri al giorno. 5. Fate la spesa a stomaco pieno e con la lista di cosa comprare. Eviterete di farvi guidare dalla gola: ne beneficeranno la vostra salute e le vostre tasche.

6. Fate tre pasti al giorno e, se preferite, fate due spuntini al giorno: sono una buona soluzione per disinnescare la fame. 7. Non sottovalutate la prima colazione e non saltate mai i pasti. 8. Consumate legumi una o due volte alla settimana. Sono una fonte preziosa di proteine e possono sostituire carne e pesce. 9. Non credete ai miracoli: bando alle diete restrittive. Causano l’«effetto yo-yo»: prima si dimagrisce e poi si ingrassa. Per essere in buona salute, non servono digiuni, fatiche eccessive in palestra e diete sbilanciate. 10. Usate poco sale. Il sale è già presente in tanti alimenti e l’eccesso potrebbe favorire la comparsa dell’ipertensione arteriosa (aumento della pressione del sangue arterioso). Usate sale iodato per prevenire alcune malattie della tiroide.

EDUCAZIONE CIVICA

1. Quando scegliete cosa mangiare, fatelo con la testa e non solo con la gola. Variate le scelte, in modo da dare all’organismo tutto quello di cui ha bisogno.

(da www.progetto-eat.it, rid. e adatt.)

Vari tipi di dieta LA DIETA MEDITERRANEA La dieta mediterranea è tipica dei Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo; associata a stili di vita corretti, influisce positivamente sulla nostra salute. Essa si basa sul consumo prevalente di alimenti di origine vegetale, come cereali e derivati (pasta e pane, meglio se integrali), legumi, frutta, verdura e olio extravergine di oliva, e su un consumo moderato di prodotti di origine animale, come carne, latticini, pesce. Questa dieta rappresenta la migliore soluzione per proteggere la salute dai tumori, dalle malattie cardiovascolari e neurodegenerative.

LA DIETA VEGETARIANA La dieta vegetariana si basa esclusivamente, o prevalentemente, su alimenti di origine vegetale. Essa esclude quindi il consumo di carne e pesce, ma prevede il consumo di uova e di latte con i suoi derivati. Questa dieta, se è equilibrata, diminuisce il rischio di ipertensione e obesità e può prevenire alcune forme di tumore grazie alle notevoli quantità di frutta e verdura, ricche di vitamine. LA DIETA VEGANA La dieta vegana è basata su alimenti esclusivamente vegetali. I vegani, pertanto, oltre a non mangiare carne e pesce, non si cibano di tutti quei prodotti che derivano dagli animali come le uova, il latte e i suoi derivati, e il miele. Questa dieta, essendo ricca di cereali, frutta, verdura, legumi, ha proprietà protettive nei confronti delle malattie cardiovascolari. Questi effetti sono però positivi solo quando la dieta è ben pianificata, così da evitare carenze di vitamina B12, vitamina D, calcio, ferro, acidi grassi Omega 3. Questi nutrienti possono comunque essere assunti attraverso alimenti di origine vegetale sostitutivi.

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Disturbi del comportamento alimentare Jacqueline Wilson Scrittrice inglese, 1945

Per informazioni riguardo all’anoressia, leggi la scheda a pag. 526

1. aerobica: ginnastica basata sul coordinamento tra i movimenti, eseguiti a tempo di musica, e il ritmo respiratorio. 2. Anna: è la nuova compagna del padre di Ellie.

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Io posso smettere

Ascolta l’audio del testo

La quattordicenne Ellie, da quando ha deciso di dimagrire molto, non è più in forma: le gira la testa e deve fermarsi spesso per riprendere fiato. Arriva a sfiorare l’anoressia, un grave disturbo alimentare che può condurre anche alla morte. Ellie, però, dopo la visita all’ospedale della sua compagna Zoe, che è anoressica, si scuote, capisce che può impedire a se stessa di diventare come Zoe.

Non ho ancora visto Zoe. All’ora di pranzo vado alla lezione di aerobica1 della Henderson per scoprire se è lì. Ci sono molte ragazze che saltellano su e giù, ma Zoe no. Entro comunque anch’io, anche se lo trovo faticosissimo. Devo fermarmi spesso per riprendere fiato. Non mi sembra di essere più in forma. È perché sono ancora troppo grassa? O è perché ho cercato di dimagrire troppo in fretta? Mi gira la testa. Non riesco più a pensare chiaramente. «Ti senti bene, Ellie?» chiede la Henderson alla fine della lezione. «Sì, sto... bene» ansimo. «Cerchi di prendere in giro te stessa? Perché di certo non prendi in giro me» dice la Henderson. «Ellie, come faccio a farti ragionare? Sono così preoccupata per te. Credo che chiamerò i tuoi genitori.» «No! Per favore! Non ho niente che non va professoressa, davvero.» «È chiaro che ti stai affamando.» «Non è vero. Mangio un sacco, sul serio.» «Oh, Ellie, questo è un incubo. È la storia di Zoe che si ripete. Neanche lei voleva sentire ragioni, e ora è all’ospedale.» «Perché? Che le è successo?» «Lo sai benissimo che è anoressica.» «Ma non è una malattia!» «Certo che lo è. Zoe si è ammalata così gravemente che hanno dovuto ricoverarla. Ha avuto una crisi cardiaca che l’ha quasi uccisa.» Chiedo alla Henderson in che ospedale si trova Zoe, e dopo la scuola chiamo Anna2 e le dico che vado a trovare un’amica malata e torno tardi. Odio l’ospedale. Il cuore comincia a battermi forte appena scendo dall’autobus e vedo il grande edificio rosso con la torre. La gente si lamenta sempre dell’odore dell’ospedale, ma è il colore che io non sopporto. Ci sono delle orrende sedie di plastica arancione nelle sale d’aspetto. Ricordo di essere rimasta seduta su una di quelle per ore, piangendo per mia madre che stava morendo.


Il cibo tra cultura e salute 3. Trasalisce: sussulta

per lo stupore.

L’arancio dovrebbe essere un colore allegro, ma invece mi fa sempre piangere. Mi viene da piangere anche ora, il che è stupido, perché mia madre è morta tanti anni fa. E Zoe non sta per morire... giusto? Non la conosco nemmeno così bene, non è la mia migliore amica come Nadine e Magda. Immagino però che sia la ragazza con cui mi identifico di più. Perciò forse sono io che ho paura di morire. Il che è assolutamente folle. Io non sono troppo magra, sono ancora grassissima. Mi ci vuole una vita a trovare Zoe. Mi dicono che è nel reparto Allodola, ma quando ci arrivo non la trovo. C’è un letto vuoto e mi prende il panico, pensando che potrebbe essere morta, ma alla fine trovo un’infermiera che dice che ora le condizioni del cuore di Zoe si sono stabilizzate e che l’hanno trasferita nel reparto Usignolo, nel padiglione dall’altra parte della strada. Ho sentito parlare di Usignolo. È il reparto psichiatrico. Che fanno, rinchiudono Zoe con i matti? Lei non è matta. Ho paura di andare nel padiglione dell’Usignolo. Non sono nemmeno sicura che mi lascino entrare. Forse non sono permesse le visite. Ma mi costringo ad andare. Avanzo fino alla stanza delle infermiere. «Ti posso aiutare?» mi chiede un’infermiera. Mormoro il nome di Zoe. «Ah sì. È di sopra, nella stanza in fondo. Non sono sicura che voglia ricevere visite, al momento. Forse soltanto la famiglia.» «Va bene, sono sua sorella» mento disinvoltamente. Capisco perché Zoe è di sopra quando arrivo al reparto nuovo. Ragazze penosamente magre siedono a guardare la tv, ballano a scatti, fanno ginnastica in larghe tute, sfogliano riviste, si stringono nei maglioni a collo alto, piangono negli angoli. Non è solo la loro condizione scheletrica a renderle simili. Hanno tutte espressioni assorte, come se guardassero schermi televisivi immaginari. Anche quando parlano tra loro hanno quello sguardo da zombie. Ma ecco entrare un’infermiera con un vassoio, una ragazza vivace con lucenti capelli a caschetto, i fianchi tondi e il passo elastico. Non è magra e non è grassa, è solo una persona sana normalmente nutrita. Guardo lei e poi guardo le pazienti anoressiche. Le vedo chiaramente. Vedo i loro smorti capelli sottili, la pelle pallida e macchiata, le guance incavate, le tristi membra ossute, i fianchi scheletrici, i brutti gomiti appuntiti, la postura curva. Vedo tutto l’orrore della loro malattia. «Chi stai cercando?» chiede l’infermiera. «Zoe. Ehm... sono sua sorella.» «È nell’ultimo letto in fondo» dice l’infermiera. Mi avvicino con apprensione alle tende tirate. Sbircio dietro la tenda. Zoe è sul letto, rannicchiata come una bambina, con la testa china sul petto. Le prime vertebre sporgono in modo allarmante. «Ciao, Zoe» dico, sedendomi sul suo letto. Trasalisce3 e mi guarda. Aggrotta la fronte quando vede che sono io. «Che ci fai qui?» dice rabbiosamente. «Sono venuta a vedere come stai» dico, spiazzata dalla sua aggressione. «Come sapevi che mi avevano sbattuta qua dentro?»

2

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4. Annuisce: fa cenno di sì con la testa. 5. avocado: frutto a forma di pera, con polpa tenera, di colore giallo e molto ricca di grassi.

«Me l’ha detto la Henderson.» «Quella ficcanaso. Starà dicendo a tutti che sono al manicomio.» «No! Solo a me. Perché... siamo amiche.» «No, non lo siamo. Non per davvero. Senti, non voglio vedere nessuno, non così. Sono orribile. Mi stanno praticamente nutrendo a forza. So che ho messo su chili e chili da quando sono qui. Sto diventando così grassa.» Chiude il pugno e si batte il povero ventre concavo. «Zoe! Non dire sciocchezze. Sei magra, terribilmente magra.» «Ma non com’ero prima.» «Sei letteralmente pelle e ossa. Stai morendo di fame.» «Bene. Non voglio vivere. Non ha nessun senso, non così, con i miei genitori che mi urlano contro o piangono e non capiscono, e tutte le infermiere che mi spiano per vedere se nascondo il cibo, e ora mi razionano perfino l’acqua perché bevo tanto prima di pesarmi. Che vita è se non puoi nemmeno andare al bagno senza un’infermiera fuori che sente tutto?» «E allora perché non mangi un po’? Così puoi uscire dall’ospedale e tornare a scuola.» Ma Zoe non mi ascolta. Non riesce a pensare a niente altro che lasciarsi morire di fame. Si raggomitola di nuovo, a occhi chiusi. «Vuoi che me ne vada, Zoe?» Annuisce4. «Ciao, Zoe. Torno presto» dico, dandole un colpetto leggero. Una lacrima rotola giù dalle sue palpebre chiuse. Anch’io sono in lacrime quando esco dal reparto. L’infermiera mi guarda, solidale. «Non devi prenderla come un fatto personale. La povera Zoe crede che tutti noi cospiriamo contro di lei, in questo momento.» «Si riprenderà?» L’infermiera sospira. «Lo spero. Non lo so. Cerchiamo di riportare le ragazze a un peso più normale, e poi fanno terapie di gruppo e individuali, ma dipende molto da loro stesse. Alcune guariscono completamente. Altre si riprendono per un po’ e poi ricadono nella spirale. E altre...» «... Muoiono?» «Dopo un certo stadio è inevitabile. Il corpo brucia tutto il grasso e poi attacca a consumare i muscoli. Le ragazze sanno cosa stanno facendo, ma non riescono a smettere.» Io posso smettere. Non posso fermare Zoe, ma posso impedire a me stessa di diventare come lei. Mi sento ancora grassa, anche se ho perso peso. Mi piacerebbe ancora essere davvero magra, ma non voglio ammalarmi. Non voglio morire di fame. Vado a casa. Anna ha mille domande, ma capisce che non sopporterei di parlarne. Ha preparato un’insalata speciale per me: formaggio fresco, fragole, avocado5, rucola e radicchio. Anna mi lancia piccole occhiate apprensive. Io mi mordo il labbro. Il mio cervello sta calcolando automaticamente le calorie, terrorizzato dall’avocado.


Il cibo tra cultura e salute

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Mi metto la mano sulla fronte per fermarlo. Guardo il piatto preparato amorevolmente, disposto con cura in cerchi verdi e rossi attorno al formaggio candido. «È proprio bello, Anna» dico. «Grazie tante.» Comincio a mangiare. Addento, mastico, ingoio. Anna e papà stanno zitti. Mi guardano, praticamente con il fiato sospeso. «Va bene» dico. «Non sto nascondendo l’insalata sulle ginocchia, né sputerò nel fazzoletto. Non andrò nemmeno a vomitare.» «Oh Ellie!» esclama papà. «Non ci credo, stai mangiando sul serio!» Papà si agita da morire e diventa sospettoso quando, dopo aver mangiato l’insalata, vado direttamente di sopra. «Dove vai?» «Vado a fare i compiti, papà. Davvero.» Dico la verità. Passo tutta la sera sul compito di arte, nel tentativo di fare un autoritratto. Dopo qualche ora bussano alla porta. È Anna. «Tutto bene? Tuo padre e io ci prendiamo un caffè, ne vuoi uno?» «Sì, grazie.» Anna è proprio brava. Non le vorrò mai bene quanto ne volevo alla mia vera madre. Ma se non posso avere mia madre, probabilmente Anna è la sostituta migliore. Scendo per il caffè. Prendo anche uno dei biscotti fatti in casa da Anna, e assaporo ogni boccone. Ho paura che ne vorrò un altro e un altro ancora, finché non avrò svuotato la scatola. No. Non devo fare baldoria. Devo soltanto non morire di fame. Non voglio fare la fine di una di quelle tristi ragazze malate nel reparto di Zoe. Mangerò quello che voglio, quando voglio. Posso farlo. Dormo profondamente per la prima volta da secoli e mi sveglio presto, piena di energia. (da Girls in stress, Salani, Milano, 2010, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Ellie che cosa viene a sapere dalla professoressa Henderson riguardo a Zoe? Zoe soffre di anoressia e per tale ragione è stata ricoverata in ospedale dopo una crisi cardiaca.

2 Zoe in quale reparto dell’ospedale si trova e perché? Zoe è ricoverata nel reparto psichiatrico perché soffre di anoressia.

3 Come reagisce Zoe quando vede Ellie? Zoe reagisce in modo aggressivo e poco collaborativo. Non è contenta di ricevere visite.

4 Per quali motivi Zoe non vuole vivere? Zoe odia il suo aspetto fisico e non sopporta l’atteggiamento dei genitori che non la capiscono e quello delle infermiere che la spiano e la costringono a nutrirsi.

5 Ellie, una volta tornata a casa, come si comporta e perché? Ellie è molto scossa, non ha voglia di parlare, ma si costringe a mangiare perché non vuole diventare come Zoe. È ben disposta nei confronti della sua famiglia, visibilmente preoccupata per il suo stato di salute.

521


ANALISI E INTERPRETAZIONE 6 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Ellie, sono vere o false. a. È molto magra e non si sente bene.

V

F

b. Non si rende conto di essere magrissima, anzi pensa di essere grassissima.

V

F

c. Non sopporta l’odore dell’ospedale.

V

F

d. È orfana di madre e vive con il padre e con Anna, la compagna del padre.

V

F

e. Non ha un bel rapporto con Anna.

V

F

V

F

g. Non si lascia impressionare dalla magrezza della ragazza ricoverata in ospedale.

V

F

h. È paziente con Zoe e cerca di convincerla a mangiare.

V

F

f.

È la migliore amica di Zoe.

7 Perché il padre di Ellie diventa sospettoso quando la figlia, dopo aver mangiato l’insalata, va in camera sua? Il padre sospetta che vada in bagno a vomitare. 8 Alla fine del brano, qual è lo stato d’animo di Ellie e perché? Ellie è consapevole di essere finita nello stesso tunnel nel quale si trova Zoe e ne ha paura, ma l’immagine dei corpi scheletrici visti nel reparto d’ospedale la sprona a riprendere ad alimentarsi.

9 Chi è il narratore? Il narratore è Ellie. 10 Nel testo prevalgono le sequenze: A narrative e dialogiche

B narrative e descrittive

C narrative e riflessive

11 Come definiresti il linguaggio utilizzato dall’autrice? A Ricercato, di livello alto

B Colloquiale, informale

C Per lo più formale

LESSICO 12 Per ciascuna delle seguenti frasi, tratte dal testo, sostituisci le parole evidenziate con altre di significato simile. Risposte possibili a. «C’è un letto vuoto e mi prende il panico...»: sono sopraffatta dalla paura b. «... hanno quello sguardo da zombie»: spettrale

GRAMMATICA 13 Per ciascuna delle seguenti frasi, tratte dal testo, indica la funzione morfologica della parola «che». a. «Lo sai benissimo che è anoressica»: congiunzione b. «Chiedo alla Henderson in che ospedale si trova Zoe...»: aggettivo interrogativo c. «Mangerò quello che voglio...»: pronome relativo

PRODUZIONE SCRITTA 14

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Avrai notato che la descrizione delle ragazze anoressiche è molto precisa, dettagliata, dal punto di vista sia fisico sia comportamentale. Perché, secondo te? Motiva la tua risposta in un breve testo scritto con appropriate argomentazioni. ARGOMENTARE

Risposta soggettiva


2 Mirjam Pressler Scrittrice tedesca, 1940-2019

Che meraviglioso frigorifero!

Ascolta l’audio del testo

Eva, la ragazza protagonista del brano che stai per leggere, ha un fortissimo desiderio di dimagrire perché, dimagrendo, sarà finalmente giudicata una «bella ragazza» dai compagni e dalle compagne di scuola. Molte volte Eva si propone di trattenersi dal mangiare troppo, ma ogni volta ci ricasca. Una notte decide di concedersi una piccolissima fetta di salmone, ma quando apre il frigorifero e lo vede così ben rifornito non resiste. Ingurgita una quantità eccessiva di cibo con una voracità irrefrenabile e incontrollabile. Questo disturbo alimentare si chiama bulimia. Per informazioni riguardo alla bulimia, leggi la scheda a pag. 527

1. superflua: inutile.

Eva premette l’interruttore della lampada sul comodino. Ormai era già quasi buio. Dalla finestra aperta filtrava soltanto una pallida luce. La tenda si mosse ed Eva avvertì con gratitudine la leggera corrente. Finalmente faceva un po’ più fresco. Si tirò su il copriletto che nelle notti calde le faceva da coperta e si mise più comoda. Era contenta di sé, proprio orgogliosa, perché era riuscita a non ascoltare i discorsi inutili dei suoi genitori e aveva effettivamente mangiato solo uno yogurt. Se l’avesse fatto per due o tre settimane di seguito, sarebbe certamente dimagrita di cinque chili. «Sono abbastanza forte da riuscire a farcela» pensò. «Sicuro che sono abbastanza forte. L’ho dimostrato stasera.» Felice, si girò su un fianco e si mise sotto la testa il suo cuscino favorito. «In realtà non ho bisogno di mangiare tanto. Quella cioccolata oggi era del tutto superflua1. E poi, quando sarò magra, potrò riprendere tranquillamente a mangiare qualcosa per cena. Magari un po’ di pane tostato con il burro e qualche fettina di salmone.» Pensando alle fettine rosa di salmone immerse nell’olio, le venne l’acquolina in bocca. Un pezzetto piccolo, piccolo di salmone non poteva farle male, tanto da domattina avrebbe comunque iniziato il digiuno. Ma no, doveva essere forte! Pensò a tutte le volte che aveva già fatto quel proponimento, di non mangiare niente o per lo meno di trattenersi: ma ogni volta ci era ricascata. Però non questa! Stavolta era tutt’altra cosa. E dopo un paio di settimane le altre a scuola avrebbero detto: «Ma che bella ragazza, quella Eva. Prima non ce n’eravamo accorte». E forse i ragazzi le avrebbero rivolto la parola, come alle altre. E Michel si sarebbe proprio innamorato di lei, perché era tanto carina. Questo pensiero le riscaldò il cuore. Una fettina di salmone ora sarebbe stata meravigliosa. Solo una fettina piccolissima, lasciata sgocciolare a lungo per eliminare tutto l’olio. Non poteva certo nuocerle, dato che comunque adesso tutto sarebbe andato per il meglio, perché in ogni modo tra non molto sarebbe stata bella magra. Si alzò senza far rumore e andò in cucina in punta di piedi.

523


Aprì il frigo e prese la vaschetta del salmone. C’erano ancora tre fette. Ne sollevò una tra il pollice e l’indice. Da questa, prima scese un filo continuo d’olio, poi solo alcune gocce, sempre più lente. Ancora una goccia. Trattenendola fra le dita sollevò la fetta sottile controluce. Che colore! La bocca le si riempì di saliva e dovette deglutire per l’emozione. «Solo questa fettina» pensò. Poi aprì la bocca e vi introdusse il salmone. Lo premette con la lingua contro il palato, piano piano, quasi con delicatezza, e cominciò a masticarlo, lentamente, godendosi quel momento. Poi lo deglutì. Era sparito. La bocca era rimasta vuota. Precipitosamente vi cacciò le altre due fettine di salmone. Questa volta non attese che l’olio colasse via, e non si prese nemmeno il tempo di gustarsi il sapore: le buttò giù quasi senza masticare. Nella scatola di plastica trasparente era rimasto soltanto l’olio. Prese due fette di pane e le infilò nel tostapane. Ma non riuscì ad aspettare che fossero pronte. Non poteva attendere un secondo di più. Impaziente, azionò la leva laterale e le fette saltarono fuori. Erano ancora quasi bianche, ma avevano un buon profumino caldo. Le spalmò subito di burro e rimase a godersi affascinata quella scena, mentre il burro si scioglieva, prima sui bordi, dove era più sottile, poi anche al centro. Nel frigo c’era ancora un grosso pezzo di gorgonzola, il formaggio preferito da suo padre. Non si concesse nemmeno il tempo di tagliarne una fetta, lo addentò direttamente: un boccone di pane, uno di formaggio, mordeva, masticava, mandava giù e mordeva di nuovo. Che meraviglioso frigorifero ben rifornito. Un uovo sodo, due pomodori, alcune fette di prosciutto e un po’ di salame seguirono il salmone, il pane e il formaggio. Eva masticava estasiata, era tutta bocca. Poi le venne la nausea. Si rese conto d’un tratto di essere in cucina, che la lampada del soffitto era accesa e la porta del frigo aperta. Si mise a piangere. Le lacrime le salivano agli occhi e colavano giù per le guance, mentre con gesti lenti richiudeva la porta del frigorifero, passava la spugnetta sul tavolo, spegneva la luce e tornava a letto. Si tirò il lenzuolo sopra la testa e soffocò i singhiozzi nel cuscino. La mattina dopo Eva si svegliò con gli occhi arrossati. Avrebbe voluto rimanere a letto, essere ammalata; non voleva alzarsi e tornare a scuola, sofferente e amareggiata, e ricordarsi della notte passata. E delle molte notti prima. Era stanca e si coprì la testa con il lenzuolo. (da Cioccolata amara, Edizioni el, rid. e adatt.)

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Il cibo tra cultura e salute

2

COMPRENSIONE 1 Inizialmente, perché Eva è contenta di sé? Perché per cena Eva ha mangiato solo uno yogurt. 2 Pensando alle fettine di salmone, Eva quali riflessioni e proponimenti fa? Eva pensa che può concedersi un pezzettino di salmone senza danno, ma teme di non riuscire a trattenersi, come già in passato. Stavolta, però, pensa che sarà diverso.

3 Eva apre il frigorifero e fa una vera e propria abbuffata di cibi. Dopo l’abbuffata, di che cosa si rende conto e qual è la sua reazione? Eva si rende conto di essere in cucina, con la luce accesa e la porta del frigo aperta e reagisce piangendo.

4 La mattina seguente, qual è lo stato d’animo di Eva e perché? Eva si sveglia con gli occhi rossi, vuole restare a letto e non andare a scuola. È amareggiata al ricordo della notte passata e delle precedenti perché si vergogna del proprio comportamento incontrollato.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Eva, la protagonista, sono vere o false. a. Vuole dimagrire ed è convinta di riuscirci.

V

F

b. Pensa che, una volta diventata magra, potrà concedersi delle abbuffate di cibo. V

F

c. Per lei dimagrire significa essere più apprezzata dai compagni.

V

F

d. Si abbuffa, spinta da un bisogno incontrollabile di ingurgitare cibo.

V

F

6 Il desiderio smodato di cibo da parte di Eva risulta ben evidente da alcune frasi. Ad esempio, «Precipitosamente vi cacciò le altre due fettine di salmone». Individua le frasi nel testo e sottolineale. Risposta nel testo

LESSICO 7 Spiega il significato dei seguenti modi di dire con le parole «burro», «olio», «prosciutto» presenti nel testo. Consulta eventualmente il dizionario. a. Avere le mani di burro: far cadere tutto ciò che si ha in mano b. Gettare olio sulla fiamma: alimentare il dissenso c. Avere gli occhi foderati di prosciutto: non vedere per disattenzione, o altro, cose evidenti

GRAMMATICA 8 Nella seguente frase, tratta dal testo, sottolinea i complementi di luogo e analizzali. «Le lacrime le salivano agli occhi e colavano giù per le guance, mentre con gesti lenti richiudeva la porta del frigorifero, passava la spugnetta sul tavolo, spegneva la luce e tornava a letto» Vedi Guida

PRODUZIONE ORALE 9

L’aspetto fisico Secondo te, un bell’aspetto fisico è un fattore che può facilitare l’inserimento nel gruppo dei coetanei? Confronta la tua opinione motivata con quella dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva CONFRONTARE OPINIONI MOTIVATE

525


L

Anoressia e bulimia

’anoressia e la bulimia sono due disturbi del comportamento alimentare la cui insorgenza si è fatta sempre più precoce. Negli ultimi decenni, infatti, queste malattie si manifestano già in età preadolescenziale e nell’infanzia, influendo negativamente sul processo di crescita. La diffusione di queste malattie, dunque, rappresenta un problema per la salute pubblica.

L’ANORESSIA Sono comuni il ricorso a un esercizio fisico eccessivo, la misurazione frequente del peso e il confronto continuo con lo specchio, con la taglia dei vestiti, con la bilancia. Il pensiero del cibo diventa ossessivo. Comuni sono anche alcuni rituali alimentari, come tagliare il cibo in piccoli pezzetti e mangiare lentamente. Per ridurre il peso, alcune persone ricorrono al vomito autoindotto (autoprovocato) o all’uso improprio di lassativi e diuretici. Con il tempo, le persone anoressiche diventano più irritabili, depresse e isolate socialmente e i sintomi ossessivi si aggravano. Il rapporto con la famiglia può diventare difficile, talvolta ostile, e i commenti critici dei familiari possono influenzare negativamente il decorso del disturbo. L’anoressia provoca effetti gravissimi sull’organismo: pelle secca e giallognola, con peluria diffusa; perdita dei capelli; erosione dello smalto dentale, carie e caduta di denti; alterazioni cardiovascolari; malattie polmonari, renali e relative all’apparato scheletrico e muscolare. L’anoressia va affrontata in tempo perché può essere mortale. Trascurarne i primi sintomi può essere pericolosissimo e, nel caso di adolescenti, sono proprio gli amici e i compagni di scuola che dovrebbero accorgersi che qualcosa «non va» in quella compagna o in quel compagno che rifiutano il cibo. Avvertire immediatamente genitori o insegnanti può salvare loro la vita.

L’anoressia è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da: ■ consistente perdita di peso corporeo; ■ intensa paura di ingrassare anche se si è sottopeso; ■ disturbi della propria immagine corporea. L’anoressia nell’85 per cento dei casi colpisce le femmine e nel 15 per cento (ma la percentuale è in crescita) i maschi. Generalmente si tratta di adolescenti. L’esordio dell’anoressia è spesso graduale e insidioso, con una progressiva riduzione del cibo. Nella maggior parte dei casi, il disturbo si presenta in seguito a una dieta ipocalorica iniziata per modificare il peso e la forma del corpo. In altri casi, in seguito a eventi stressanti (ad esempio, una situazione familiare difficile, problematica, un lutto, un insuccesso). La diminuzione dell’apporto calorico è attuata dal soggetto anoressico con una riduzione delle porzioni o attraverso l’esclusione di alcuni cibi e il salto dei pasti. Inizialmente, si osserva una fase di benessere soggettivo, dovuto alla perdita di peso, al miglioramento della propria immagine e anche al sentimento di onnipotenza prodotto dalla capacità di controllare la fame. In seguito, le preoccupazioni riguardo alla forma del corpo e al peso diventano marcate e la paura di ingrassare non diminuisce con la perdita di peso.

Anoressia: i piccoli segnali da non sottovalutare Mangia pochissimo e solo alcuni cibi. Insiste per prepararsi da mangiare da sé. ■ Rifiuta ogni tipo di grasso e condimento. ■ Lascia nel piatto molti scarti. ■ Spezzetta il cibo in pezzi piccolissimi.

526

Mangia lentamente e beve molta acqua. Si lamenta del suo aspetto «grasso» e si irrita se gli altri non confermano la sua sensazione. ■ Si pesa in continuazione. ■ Pratica attività fisica in modo ossessivo.


2 La bulimia, che letteralmente significa «fame da bue», è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da: ■ ricorrenti abbuffate alimentari; ■ comportamenti di compenso volti a evitare l’aumento di peso, come il vomito autoindotto, l’uso improprio di lassativi e diuretici, il digiuno protratto o l’esercizio fisico eccessivo; ■ stima di sé eccessivamente influenzata dalla forma e dal peso del corpo. La bulimia è molto più frequente nelle femmine tra i 12 e i 35 anni e, generalmente, nell’adolescenza. Si manifesta con un’assunzione sfrenata di cibo, preceduta da una sensazione di ansia che induce a consumare qualsiasi alimento a disposizione: crudo, cotto, surgelato, persino avariato. Le crisi di bulimia sono spesso alternate a periodi di normale regime alimentare o addirittura di anoressia, così che non sempre la persona bulimica è in sovrappeso e non tutte le persone obese sono bulimiche.

La bulimia è associata a una grande perdita di autostima e se anche chi ne soffre è consapevole dell’anomalia del suo comportamento, rimane comunque nella convinzione di non poter smettere volontariamente di mangiare. Spesso le crisi bulimiche sono notturne e quasi sempre comportano l’assunzione di cibo di nascosto. Generalmente chi soffre di questo disturbo, dopo un’abbuffata, prova un grande senso di colpa tale da espellere il cibo provocandosi il vomito o assumendo lassativi. La bulimia non è mortale come l’anoressia, ma è comunque una malattia gravissima dal punto di vista psicologico per il senso di insicurezza, l’immagine negativa di sé e le crisi d’ansia che inevitabilmente comporta. Inoltre, l’assunzione smodata di lassativi e i frequenti episodi di vomito possono procurare gravi danni all’organismo come ulcere esofagee e importanti alterazioni del tratto gastrointestinale.

APPROFONDIMENTO

LA BULIMIA

(parzialmente tratto da Quaderni del Ministero della Salute, n. 17/22)

Bulimia: i piccoli segnali da non sottovalutare Mangia tanto e spesso fuori orario. Mangia in fretta e molto voracemente. ■ Si alza spesso di notte per mangiare. ■ Sottrae dalla dispensa cibi che vengono poi ritrovati in posti insoliti. ■ Subito dopo mangiato, si sente in colpa, ha crisi depressive. ■ Spesso, dopo mangiato, si chiude in bagno e si procura il vomito. ■ Fa un uso ingiustificato di lassativi. ■ ■

Accedi ai Magazine per leggere ulteriori approfondimenti: Diete alimentari sostenibili per migliorare la salute umana e del pianeta; Cibo e religione

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Quando il cibo diventa un fatto mediatico Programmi tv di cucina

Ascolta l’audio del testo

Da alcuni anni il cibo è diventato un fatto mediatico, ha invaso ogni rete televisiva. Quasi a ogni ora del giorno vengono trasmessi programmi dove chef di fama o giovani cuochi emergenti insegnano a preparare piatti ricercati oppure semplici, veloci e poco costosi. Ma perché questi programmi piacciono tanto, hanno grande successo?

Già da qualche anno stanno riscuotendo molto successo i programmi tv di cucina. Si tratta di programmi di intrattenimento con dimostrazioni su come preparare alcune ricette o di talent show in cui si sfidano aspiranti cuochi o chef professionisti o, ancora, si tratta di sfide tra ristoranti. Il filo conduttore di questi programmi tv è rappresentato dalla cucina e dal cibo: questi hanno determinato dei cambiamenti anche nel modo in cui le persone si rapportano all’alimentazione.

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1. stellati: premiati con le stelle Michelin. Una stella significa che la cucina dello chef è molto buona; due stelle significa che la cucina dello chef è eccellente; tre stelle significa che la cucina è eccezionale.

I motivi del successo delle trasmissioni televisive di cucina Oggi, sempre più persone sono attente a quello che mangiano (al ristorante, ad esempio) assumendo, spesso, un atteggiamento più critico se qualcosa che viene loro servito non è di proprio gradimento. Questo comportamento deriva sia dall’influenza di alcuni atteggiamenti dei giudici dei talent show di cucina, sia dalla maggiore informazione che le persone hanno sull’affascinante e stimolante mondo della cucina che, oggi, è nelle case di ciascuno di noi tutti i giorni. Sempre più ragazzi, inoltre, hanno il sogno di diventare chef, di lavorare in qualche famoso ristorante o aprirne uno proprio e hanno come idoli gli chef spesso presenti in queste trasmissioni televisive. Soprattutto per noi italiani, la cucina è un vero e proprio culto: ci piace cucinare e mangiare bene. Possiamo vantare piatti famosi in tutto il mondo: la pasta, i dolci caratteristici di ogni regione, la pizza. Insomma, il cibo, per noi italiani, è un patrimonio inestimabile. Gli effetti dei programmi televisivi sulla cucina Incollati alla tv, milioni di telespettatori guardano riproporre piatti tipici della tradizione culinaria italiana. Oppure ci sono altri che tifano per la propria regione in qualche torneo di cucina regionale o per il proprio compaesano che partecipa al talent show di punta, giudicato da chef stellati1 di fama mondiale.


Il cibo tra cultura e salute

2

C’è chi segue queste trasmissioni anche per avere qualche spunto su cosa cucinare: facili tutorial spiegano come preparare un piatto o alcuni trucchi per fare bella figura con i propri ospiti. Inoltre, molti seguono questi programmi per conoscere nuovi ingredienti, provenienti da tutto il mondo, e per sapere come introdurli nella propria cucina. Probabilmente poi il pubblico italiano si è stancato dei soliti talent show, pieni di litigi e discussioni, e cerca un intrattenimento più intelligente e che abbia al centro, come argomento, quello della cucina, che è un tema che crea aggregazione, che richiama il tema della famiglia e di valori antichi, da sempre radicati in ogni persona. (da www.italiasmart.tv, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Quali sono i programmi tv di cucina che riscuotono molto successo? Sono i programmi d’intrattenimento con lezioni di cucina o sfide culinarie tra cuochi o tra ristoranti.

2 L’atteggiamento critico che oggi molti hanno nei confronti di quello che mangiano è la conseguenza di quale fatto? È la conseguenza di una maggiore informazione e dell’influenza degli chef stellati presenti in tv.

3 Molti ragazzi che cosa sognano? Di diventare chef, in un famoso ristorante o di aprirne uno. 4 Il cibo per gli italiani che cosa rappresenta? Il cibo rappresenta il legame con la famiglia e con le tradizioni, un momento di aggregazione e di convivialità in cui riscoprire antichi valori.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 Qual è lo scopo principale del testo? Spiegare il motivo del grande successo dei programmi tv di cucina.

LESSICO 6 Nell’espressione «talent show di punta», che cosa significa «di punta»? Di spicco, di maggior successo in un determinato momento.

PRODUZIONE SCRITTA 7

RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI Il cibo ha anche un valore sociale. Infatti, mangiare insieme ad altre persone può essere un momento importante per dialogare, stabilire relazioni, socializzare. Condividi tale opinione? Soprattutto sulla base di quale tua esperienza personale? Raccontala in un breve testo scritto. Risposta soggettiva

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi relativi al cibo, tra cultura e salute: Educare al gusto; Da dove viene questa pizza?; La meravigliosa arte dei bento; E. De Filippo, Il ragù

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PERCORSO PLURIDISCIPLINARE

• Guarda il video: La rivoluzione alimentare • Accedi al Thinglink dell’opera

Il cibo L’alimentazione dalle origini a oggi

Storia

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In età preistorica, dalle origini sino all’inizio del Neolitico, circa 10.000 anni fa, gli uomini erano cacciatori-raccoglitori nomadi, il cui cibo era costituito essenzialmente di selvaggina ma anche di frutti selvatici, di radici di piante varie, di semi selvatici, di foglie e germogli. Diventando progressivamente più sedentari a partire dal Neolitico, grazie alla scoperta dell’agricoltura e dell’allevamento, gli uomini cominciarono a mangiare cereali che coltivavano e carni di animali che allevavano. In questo periodo, impararono a coltivare il frumento, l’orzo, la vite e l’ulivo; a fare il pane con il lievito, a fare l’olio, il vino, la birra; a raccogliere il miele dalle api e a fare il formaggio con il latte. I primi animali addomesticati furono le pecore, i cervi, le antilopi. Ancora più avanti nel tempo, nell’età dei metalli, sulla tavola degli uomini si aggiunsero ai cereali la frutta e la verdura. Probabilmente già in questo periodo veniva usato il sale non solo per condire i cibi, ma soprattutto per conservarli.

Nell’antico Egitto, la base dell’alimentazione era costituita dal pane, fatto con farina di frumento o, più spesso, di orzo. I pani d’orzo servivano soprattutto alla fabbricazione della birra. Prelevati dal forno prima della completa cottura, venivano imbevuti di liquore di datteri e lasciati fermentare; quindi venivano pressati e filtrati attraverso un setaccio: la bevanda ottenuta consisteva in una birra non molto alcolica che veniva conservata in giare accuratamente tappate. Gli oli più utilizzati per condire e per friggere erano l’olio di sesamo, l’olio di lino e specialmente l’olio di bak tratto da un tipo particolare di noce. Altri condimenti per la cucina erano il sale e alcune erbe aromatiche come il ginepro, l’anice, il prezzemolo e il finocchio. Il pepe non era conosciuto e fu importato in Egitto solo in epoca romana. Gli antichi Egizi mangiavano molto pesce sotto sale, affumicato o seccato al sole. Mangiavano anche il pollame che, oltre ai polli, comprendeva oche, anatre, piccioni e quaglie. Altri tipi di carne, come quella bovina, suina e ovina, erano molto costosi ed erano consumati solo nelle famiglie più ricche. La dieta degli antichi Egizi era poi integrata con latticini, verdura e frutta. Nel mondo greco, l’alimentazione era fondata sulla «triade mediterranea»: frumento, olio d’oliva e vino. Alle mense dei ricchi veniva fatto grande uso di selvaggina e volatili serviti con salse agrodolci o con salse a base di pesce e di erbe aromatiche dal sapore piccante. Il nutrimento base della gran parte della popolazione


2 ▶ Mosaico romano raffigurante pesci e anatre, I secolo a.C.

greca era costituito da cereali impastati con acqua e cotti per fare «polente» e minestre, oppure cotti direttamente sul fuoco in forma di pani e focacce. Nelle città, la verdura fresca era molto costosa e, pertanto, gli abitanti più poveri dovevano accontentarsi di legumi secchi. La frutta, fresca o secca, e le noci venivano consumate a fine pasto. Particolarmente comuni erano i fichi, l’uva e il melograno. Il formaggio veniva mangiato da solo o con miele e verdure. Veniva anche usato come ingrediente per la preparazione di molti piatti, compresi quelli a base di pesce. Nel mondo romano, il consumo di carne era inizialmente diffuso soprattutto fra i ceti più ricchi. In seguito si estese a settori più ampi della popolazione. Era nettamente preferita la carne suina, che veniva cucinata arrosto, stufata o lessa. Largo era il consumo delle salsicce. Abbondante era anche il consumo di pollame, di animali da cortile e di cacciagione: fagiani, pernici, camosci, cervi, caprioli, cinghiali. Riguardo al consumo di pesce, non si trattava soltanto dei normali pesci mediterranei (orate, merluzzi, spigole, tonni, triglie, sardine...) ma anche di molluschi e di crostacei (aragoste, ricci, ostriche). I legumi più usati erano le fave, le lenticchie e i ceci. La frutta d’uso comune era quella che più si consuma anche oggi a eccezione degli agrumi. Tra i condimenti, il più usato era l’olio di oliva, ma molto amato era anche il garum, una salsa piccante preparata con interiora e pezzetti di pesce salato, ridotti in poltiglia e fatti fermentare al sole. I Romani ne erano appassionati e non esitavano a pagare prezzi altissimi per un prodotto di buona qualità. Al primo posto tra le bevande vi era il vino. Lo bevevano tutti e in abbondanza, ricchi e poveri, anche gli schiavi. Solo alle donne era severamente proibito.

Nel Medioevo, i protagonisti indiscussi dell’alimentazione erano i cereali: pane, farinate d’avena, polenta e pasta. Le verdure integravano i cereali, mentre la carne, essendo più costosa, era mangiata dai ricchi. Questi ultimi consumavano soprattutto maiale e pollo, mentre il manzo era più raro, in quanto era necessaria più terra per il suo allevamento. I più ricchi poi arricchivano la dieta con carne di montone, di capra e pesce. Nel Rinascimento i pasti dei ricchi e quelli dei poveri erano molto diversi fra loro. Nei ceti più abbienti ci si nutriva soprattutto di selvaggina e frutta, mentre i contadini e tutti gli strati più umili della popolazione si alimentavano principalmente con cereali, riso e legumi (le zuppe erano il piatto tipico dell’alimentazione giornaliera), oltre che con pane di segale, che costituiva l’alimento base della loro dieta. La carne faceva parte di rado dei pasti dei poveri.

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Nell’età moderna, in seguito alla scoperta dell’America (1492), giunse in Europa una grande varietà di nuovi alimenti come il mais, il cacao, la patata, i fagioli e i pomodori. Nel Cinquecento anche il caffè approdò in Occidente ma, essendo considerato un prodotto molto costoso, fu poco apprezzato. Nel Settecento, invece, il tè, il caffè e la cioccolata conobbero una grandissima diffusione e, assieme alla nascita della pasticceria, incrementarono l’utilizzo dello zucchero raffinato.

L’età contemporanea è prevalentemente caratterizzata dall’industrializzazione dell’alimentazione. Le produzioni di derrate tradizionali (farine, oli, marmellate, burro, formaggio...) che un tempo erano realizzate artigianalmente sono ormai gestite all’interno di fabbriche di grandi dimensioni. Inoltre la scoperta di procedimenti di conservazione (come il surgelamento) consentono di conservare un gran numero di alimenti freschi sotto forma di conserve o di surgelati (frutta, verdura, carne, pesce...). Lo sviluppo dei trasporti e del commercio mondiale non solo consente di generalizzare il consumo di prodotti esotici (arance, pompelmi, banane, arachidi, cacao, caffè, tè...) ma anche di destagionalizzare la produzione di prodotti freschi (fragole e pompelmi a Natale, mele e uva in primavera...).

▲ Sorseggiare il caffè era di gran moda per gli aristocratici del Settecento.

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Il pane rimase l’alimento base della dieta dei poveri, per lo più preparato in casa e cotto nei forni pubblici. Verso la fine del Settecento, l’invenzione del mulino a cilindro permise la produzione più veloce ed economica della farina bianca, la quale però risultò meno nutriente. L’impoverimento della farina sul piano nutrizionale non rappresentò un grosso problema per la salute dei ricchi, ma per gli strati più poveri accentuò le carenze di un’alimentazione già misera. Si deduce un forte squilibrio alimentare in base alle classi sociali di appartenenza. I ricchi non solo avevano a disposizione un più largo ventaglio di prodotti alimentari, ma in questo periodo nacque una vera e propria arte culinaria, molto ricercata e scenografica.

▲ Il confezionamento delle mele in una moderna industria alimentare.

Tuttavia il fenomeno più caratteristico di questo periodo è la globalizzazione di abitudini alimentari di tipo nordamericane delle quali il fast food (ristorazione veloce) è uno dei fiori all’occhiello. Fortunatamente, la maggior parte dei Paesi continua a mantenere un certo attaccamento alle proprie abitudini alimentari tradizionali. In particolare, nei Paesi latini la tradizione in questo settore resiste ancora e, anzi, si assiste addirittura a una sorta di rinnovamento del culto delle tradizioni culinarie e gastronomiche.


2 ■

Arte e immagine

Ti presentiamo l’opera della designer e fotografa statunitense contemporanea Dinah Fried, Fictitious Dishes (2014). Concentrati sulla rappresentazione, poi rispondi alle domande.

▲ Dinah Fried, Fictitious Dishes, 2014.

Con molta originalità, Dinah Fried ha immaginato di unire il mondo della letteratura a quello del cibo, creando così un singolare esempio di «food art». Fried si è ispirata ad alcuni pasti descritti in romanzi celebri, li ha riprodotti dal vero e poi li ha fotografati. È nato così il libro Fictitious Dishes (in italiano «piatti immaginari»), una pubblicazione con cinquanta immagini di tavole imbandite che, organizzate come nature morte e fotografate dall’alto, rimandano alle cene, alle colazioni e ai banchetti presenti nei testi letterari. Il grande Gatsby, capolavoro dello scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald, descrive l’ascesa e la tragica morte di Jay Gatsby, un giovane uomo che, diventato ricco grazie al contrabbando, vuole riconquistare Daisy, la donna da lui amata in giovane età, ma ormai sposata con un altro. Fried, in un solo scatto, è riuscita a rappresentare i molteplici banchetti descritti nel libro, tutti caratterizzati dal lusso: l’elegante tovaglia bianca, la quantità di vassoi e bicchieri, la geometrica disposizione dei cibi nei piatti. Ogni elemento è stato finemente curato dalla fotografa che si è spinta a creare, nella portata in primo piano, un bicromatico gioco di rombi, tipico dei maglioni che indossavano gli uomini negli anni Trenta del Novecento, periodo in cui è ambientato il romanzo. Risposte soggettive

1 Osserva con attenzione la disposizione di piatti, bicchieri e oggetti sul tavolo. Da che cosa si capisce che si tratta di un buffet?

2 Qual è l’oggetto presente sul tavolo che appare fuori contesto e rimanda esplicitamente a una presenza femminile? 3 La fotografia quali emozioni e sensazioni suscita in te?

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la canzone Pane quotidiano di Alberto Camerini (1951), cantautore e chitarrista italiano. Ascolta la canzone e poi rispondi alle domande. CERCA IN RETE

Musica

Vedi Guida

1 Camerini parla di una sua amica che gli trasmette allegria. Perché? Questa amica che tipo di cibo mangia?

2 Da quando vive da solo, il cantautore di quali cibi ha dimenticato il sapore? Forse, che cosa ha anche dimenticato? 3 Il ritornello della canzone di che cosa parla? 4 In questa sua canzone, Camerini tratta importanti temi relativi all’alimentazione e alla salute. Quali, secondo te?

ALBERTO CAMERINI

Scienze

cantautore italiano

L’importanza di saper leggere le etichette dei cibi Leggere le etichette degli alimenti è importante per fare scelte più sane e consapevoli. L’etichetta fornisce le seguenti informazioni: nome del prodotto; ■ quantitativo (peso netto / peso sgocciolato); ■ valori calorici e nutrizionali; ■ durabilità del prodotto; ■

provenienza o stabilimento di produzione; ■ lotto di appartenenza; ■ modalità di conservazione ed eventualmente utilizzo. ■

Per quanto riguarda la durabilità del prodotto, bisogna distinguere tra: ■ data di scadenza: è preceduta dalla dicitura «Da consumare entro il» che rappresenta il limite oltre il quale il prodotto non deve essere consumato; ■

termine minimo di conservazione (tmc): è preceduto dalla dicitura «Da consumarsi preferibilmente entro il» che indica che il prodotto, oltre la data riportata, può aver modificato alcune caratteristiche come il sapore e l’odore, ma può essere consumato senza rischi per la salute.

Per quanto riguarda gli ingredienti, è importante l’indicazione degli allergeni che deve essere evidenziata. Tra gli ingredienti si trovano spesso: ■ i cosiddetti «additivi», che sono i coloranti, emulsionanti, antiossidanti, edulcoranti. È meglio preferire i prodotti senza additivi; ■

gli aromi, che possono essere artificiali o naturali, cioè ottenuti da materie vegetali. È meglio preferire i prodotti con aromi naturali.

1 Leggi l’etichetta della tua merendina preferita e riporta, in un breve testo scritto, le informazioni che fornisce al consumatore. Per quanto riguarda la durabilità del prodotto, quale dicitura presenta e che cosa significa? Risposta soggettiva

534


2 Educazione fisica

L’alimentazione dell’atleta Una dieta corretta consente di soddisfare gli specifici bisogni energetici e nutrizionali di chi pratica sport.

La prima colazione deve essere consumata almeno 45 minuti prima dell’attività sportiva ed essere composta esclusivamente di carboidrati semplici e complessi, evitando grassi e proteine che rallentano la digestione. Per cui si potrà consumare una bevanda (come tè, tisane, orzo o caffè) accompagnata da pane integrale, oppure fette biscottate con marmellata o miele, oppure biscotti e cereali integrali.

Lo spuntino di metà mattina e metà pomeriggio serve principalmente a mantenere costante la glicemia (la presenza di zucchero nel sangue) e non arrivare con la sensazione della fame al pranzo o alla cena. In questo caso, lo sportivo consumerà frutta, abbinando sempre frutta secca oppure yogurt oppure una barretta ai cereali.

Il pranzo e la cena devono prevedere una quota di: carboidrati (pasta, pane, patate, riso, farro...); proteine (carne, pesce, uova, formaggi, legumi); grassi (olio extravergine di oliva); fibre, vitamine e sali minerali; acqua. In caso di allenamento tre ore dopo il pranzo, poiché per digerire un pasto completo servono almeno tre ore, si potrà consumare: ● pasta (o riso, o farro o cereali) con un condimento proteico (sugo di pesce o carne, oppure tonno, o legumi o parmigiano abbondante) limitando i grassi; ● verdura preferibilmente cotta. In caso di allenamento una o due ore dopo il pranzo, si potrà consumare: ● pasta oppure riso, farro o orzo con condimento leggero come pomodoro o altre verdure; ● fetta di torta casalinga oppure un gelato alla frutta.

L’acqua rappresenta un alleato fondamentale per la salute e per il risultato atletico. Durante l’attività fisica, l’organismo perde molta acqua e sali minerali, pertanto nei 30-40 minuti che precedono l’attività è necessario bere circa 500 ml di acqua. (da www.elisirdisalute.it, rid. e adatt.)

Risposta soggettiva

1 Hai appreso che l’alimentazione riveste un ruolo determinante per chi fa attività sportiva. Esistono però differenze nell’alimentazione da seguire, in funzione del tipo di attività sportiva che si pratica. Con l’aiuto dell’insegnante di educazione fisica elabora una tabella (testo non continuo) che evidenzi gli alimenti appropriati per chi svolge sport di resistenza (ad esempio, nuoto, ciclismo su strada, sci di fondo), sport di destrezza (ad esempio, sci alpino, ginnastica artistica, scherma, arti marziali), sport di potenza (ad esempio, lancio del peso e del disco, salto in alto, salto in lungo, salto con l’asta, sollevamento pesi), sport alternati (ad esempio, calcio, pallacanestro, pallavolo, pallanuoto, tennis).

535


VERSIONE INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE Luis Sepúlveda Scrittore, sceneggiatore, regista cileno, 1949-2020

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

536

1. andaluso: dell’Andalusia, regione sulla costa meridionale della Spagna. 2. capienza: capacità di contenere.

Il pasto serale

Ascolta l’audio del testo

Mio nonno, che era uno spagnolo andaluso1, aveva un ristorante a Santiago del Cile, che mio padre avrebbe poi ereditato. Lo slogan del locale era: «Ristorante Don Lucho, dove si mangia meglio che a casa». Era abbastanza grande, quaranta tavoli da quattro, quindi una capienza2 di circa centosessanta persone, ed era diventato uno dei ritrovi preferiti dei giornalisti. Si animava di una vita particolare la sera, quando questi finivano la giornata di lavoro, le redazioni chiudevano, e tutti andavano a mangiare là. Quando compii sedici anni fu indetta una riunione di famiglia per discutere del mio futuro. Mi venne detto: «La tua missione è proseguire la tradizione e prendere in mano il ristorante. La famiglia pensa che potresti diventare uno chef». Ma io rifiutai. Fu allora che rivelai di avere altri piani, che volevo studiare letteratura, entrare nel mondo dei giornali. Interruppi così la tradizione familiare. Ma subisco ancora il fascino di tutto ciò che è elaborazione e preparazione del cibo. Mio padre era una sorta di nevrotico dell’ordine: tutte le sere prima di andare a casa controllava il locale intero, per verificare che non ci fosse uno spillo fuori posto. La mattina lo accompagnavo prestissimo a comprare la verdura migliore e il pesce più fresco. Mio padre aveva un modo di comprare il pesce quasi parlandogli, gli apriva la bocca, guardava all’interno. E così con gli altri prodotti, scelti con amore, combinati con passione. Questi sentimenti, non solo il cibo, finivano sulla mensa. E quando io portavo il pane, sentendomi circondato da un aroma che era più forte e più buono di quello dei fiori sui tavoli, guardavo la faccia della gente, i loro sorrisi, la felicità della condivisione del lavoro a cui avevo contribuito anch’io. Era uno sforzo collettivo, che in ogni fase prevedeva una dose di manualità. Quella del personale di cucina, certamente, specialisti ciascuno nel proprio campo, che fosse la verdura oppure la carne. Ma anche la manualità della campagna, perché dai campi arrivavano i contadini con la frutta freschissima di stagione. O quella degli apicoltori che portavano il miele dal profondo sud del Cile: ti circondava un profumo che era quello dell’avventura, sentivi il desiderio di andare a vivere in quella parte del mondo. Per questi motivi il mio rapporto con il cibo è stato sempre un rapporto pieno di vita, che mi ha donato e ancora mi dona emozioni nuove. Mi chiedo sempre: «Da dove arriva questo prodotto, questa ricetta? Come si chiama?», e sono convinto che siano domande importanti. Qual è, inoltre, il momento più alto di una riunione umana? La riunione di un Senato? Di un Congresso? La riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite?


Il cibo tra cultura e salute

2

Niente affatto: il momento più importante per l’umanità si ripete ogni giorno, moltiplicandosi, in maniera anonima. Ed è quando alla fine della giornata la famiglia, grande o piccola, si siede a tavola per godere di un’esperienza semplice della vita come mangiare qualcosa che è stato fatto con amore, qualcosa che ha una storia alle spalle. Anzi, più di una. Ogni pasto, per quanto semplice, contiene una molteplicità di storie. C’è la storia del contadino che ha piantato e coltivato la patata e magari la storia del viaggio della patata da un paese all’altro. Quella del vignaiolo che ha coltivato la vite e prodotto il vino, e magari quella del viaggio del vino da un continente all’altro. E il momento del giorno che preferisco è il pasto serale. Qui avviene la piccola, enorme narrazione che è il meraviglioso racconto della giornata trascorsa. Il figlio racconta della scuola, i genitori le esperienze fatte sui diversi posti di lavoro, e tutti a partire da questo momento si proiettano nel futuro, progettano come sarà il fine settimana, o fanno piani per i viaggi se si avvicinano le vacanze. Non importa come sia composta la base del piccolo gruppo umano che è la famiglia. Conta il loro sedersi a tavola, consumare la narrazione del cibo, intessere la narrazione del giorno. Non è un aspetto esclusivo della società occidentale né di quella moderna. In tutte le vecchie culture, il momento sublime della vita è sempre stato intorno al fuoco, insieme. Un rituale che si è andato perdendo nella società frammentata di oggi, e che è urgente recuperare. Parlare insieme. Prendere decisioni insieme. (da L. Sepúlveda – C. Petrini, Un’idea di felicità, Guanda, Milano, 2014, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Il ristorante Don Lucho: (1 punto per ogni risposta esatta) A si trova in Andalusia B è gestito dal padre dell’autore-narratore C può ristorare più di cento persone D è frequentato soprattutto da giornalisti E generalmente, ha pochi clienti la sera PUNTI ........... /3

2 A sedici anni l’autore-narratore interrompe la tradizione familiare. In che senso? (2 punti se la risposta è esatta)

L’autore-narratore decide di non occuparsi del ristorante di famiglia: vuole studiare letteratura e lavorare in un giornale. PUNTI ........... /2

3 Il padre dell’autore-narratore: (1 punto per ogni risposta esatta) A controlla, in modo quasi maniacale, che tutto sia in ordine B preferisce che nessuno lo accompagni a comprare la verdura e il pesce C sceglie qualsiasi cibo con amore e passione PUNTI ........... /2

537


4 L’autore-narratore considera le pietanze che vengono servite al ristorante come frutto di uno «sforzo collettivo». Che cosa intende dire? (3 punti se la risposta è esatta) Le pietanze sono il risultato dell’impegno di chi lavora nel ristorante, ma anche di chi ha coltivato o prodotto gli ingredienti utilizzati nelle ricette. PUNTI ........... /3

5 L’autore-narratore come definisce il suo rapporto con il cibo? (1 punto se la risposta è esatta) Un rapporto pieno di vita, perché l’autore-narratore è in grado di percepire la storia e le differenti persone che con quel cibo sono entrate in relazione, ma anche il territorio dal quale proviene, i suoi profumi e le sue tradizioni. PUNTI ........... /1

6 Per l’autore-narratore il pasto serale in famiglia è il momento più importante del giorno perché: (1 punto se la risposta è esatta) A rappresenta la conclusione della giornata trascorsa B ogni membro della famiglia racconta che cosa ha fatto nel corso della giornata C i genitori decidono dove e come trascorrere il fine settimana D si mangiano cibi squisiti, cucinati con passione PUNTI ........... /1

7 Secondo l’autore-narratore, che cosa è urgente fare al giorno d’oggi e perché? (2 punti se la risposta è esatta)

È importante recuperare il rituale dello stare insieme a tavola, perché è il momento in cui tutta la famiglia riunita si scambia opinioni e progetti per il futuro. PUNTI ........... /2

ANALISI E INTERPRETAZIONE 8 Come definiresti l’autore-narratore? (1 punto per ogni risposta esatta) A Debole di carattere da ragazzo B Irrispettoso nei confronti del padre C Fiero del lavoro del padre D Consapevole delle emozioni che gli procura il cibo PUNTI ........... /2

9 Il testo autobiografico che hai letto quali caratteristiche strutturali e linguistiche presenta? (1 punto per ogni risposta esatta) A Narrazione in prima persona B Descrizione precisa di fatti e personaggi C Il presente come tempo verbale prevalentemente usato D Frequenti riflessioni E Linguaggio semplice, quotidiano F Linguaggio formale

538

PUNTI ........... /4


Il cibo tra cultura e salute

2

LESSICO E GRAMMATICA 10 Per ciascuna delle seguenti parole, tratte dal testo, sottolinea il sinonimo corretto fra i due proposti. (1 punto per ogni risposta esatta) a. molteplicità: propagazione – pluralità b. sublime:

eccelso – esclusivo

c. narrazione: racconto – illustrazione d. fascino:

bellezza – attrazione PUNTI ........... /4

11 Per ciascuna delle seguenti frasi, tratte dal testo, spiega il significato delle espressioni evidenziate. (1 punto per ogni risposta esatta) a. «... prendere in mano il ristorante»: occuparsi, assumere la gestione b. «... rivelai di avere altri piani...»: avere altri progetti PUNTI ........... /2

12 In ciascuno dei seguenti gruppi di parole, tratte dal testo, cancella la parola intrusa, cioè quella che, grammaticalmente, non ha alcun rapporto con le altre. Motiva poi la tua scelta. (1 punto per ogni risposta esatta) a. amore – passione – emozioni – esperienze – felicità – continente perché è l’unico nome concreto, mentre gli altri sono astratti. b. vignaiolo – giornalisti – familiare – personale – tavola – preparazione perché è l’unico nome primitivo, mentre gli altri sono derivati. PUNTI ........... /2

13 Quali dei seguenti verbi, tratti dal testo, non sono transitivi? Individuali e sottolineali. (1 punto per ogni risposta esatta)

finire – chiudere – accompagnare – arrivare – progettare – parlare – donare – coltivare – entrare – prevedere – godere - trascorrere PUNTI ........... /4

AUTOVALUTAZIONE ■

Il testo mi è sembrato: facile

difficile

di media difficoltà

difficili

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande relative a: comprensione

di media difficoltà

Gli esercizi mi sono sembrati complessivamente: facili

PUNTEGGIO TOTALE .......... /32

analisi e interpretazione

lessico e grammatica

Se hai ottenuto un punteggio inferiore a 19, ripassa ed esercitati ancora.

539


LABORATORIO

SVILUPPO DELLE COMPETENZE ASCOLTARE Michael Moss Giornalista statunitense, 1955

Una patatina fritta dopo l’altra

Ascolta l’audio del testo

«Il sacchetto si apre con un fruscio. L’aroma di carne affumicata sale nel naso. Ed eccole, le allettanti patatine...»

PRIMA

DELL’ASCOLTO

Leggi le richieste di tutti gli esercizi che dovrai svolgere dopo l’ascolto, in modo da concentrare meglio la tua attenzione durante l’ascolto.

DOPO

L’ASCOLTO

1 Quando apriamo il sacchetto delle patatine e ne mangiamo una, quale piacevole gusto si diffonde nella nostra bocca? Un piacevole gusto salato che però svanisce rapidamente. 2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false. a. Riescono a resistere alla tentazione di consumare snack a base di patate solo coloro che sanno che le patatine fritte sono uno dei cibi ipercalorici più malsani. V b. Le patatine fritte confezionate sono un prodotto artificiale raffinato, che non ha nulla a che fare con le patate vere. V

F F

c. Il «croc» della patatina che si spezza fa venir voglia di mangiare subito un’altra patatina.

V

F

d. Il fatto che le patatine si sciolgano rapidamente in bocca dimostra che contengono poche calorie.

V

F

e. L’abbondante dose di sale sulla superficie delle patatine e il grasso di cui sono imbevute procurano sensazioni di piacere.

V

F

3 L’industria alimentare se cerca, con dei «trucchi», di rendere appetitosi i suoi prodotti o di incoraggiarne il consumo: A va assolutamente rimproverata B non può essere rimproverata perché agisce secondo la legge del mercato,

della domanda e dell’offerta che regola la produzione industriale e il commercio C va pesantemente punita perché mette a rischio la salute di chi li mangia

4 Secondo gli esperti di salute, qual è il vero problema? A La sofisticazione alimentare, che consiste nell’alterare gli alimenti B La presenza di sostanze nocive C Il generale aumento di peso delle persone

5 Come definiresti il testo che hai ascoltato? A Narrativo-descrittivo

540

B Espositivo-argomentativo

C Descrittivo-argomentativo


PARLARE CIBI ITALIANI: GUSTI A CONFRONTO 1 Rispondi alle domande e confronta le tue risposte con quelle dei compagni e delle compagne. Risposte soggettive a. Quali sono i cibi tipici della tua regione? b. Hai mai assaggiato cibi italiani diversi da quelli tipici della tua regione? Se sì, quali? c. Ci sono cibi italiani non tipici della tua regione che ti piacciono molto? Quali? d. Qual è il cibo italiano «più strano» che hai mangiato? Quali le sue caratteristiche?

IL CIBO DEL FUTURO: ARGOMENTARE 2 Il 1° gennaio 2018 è entrato in vigore il regolamento che disciplina in tutti i Paesi dell’Unione Europea l’allevamento e la commercializzazione degli insetti «edibili», cioè destinati all’alimentazione. Leggi attentamente il seguente articolo e poi esprimi le tue opinioni al riguardo, supportate da appropriate argomentazioni. Risposta soggettiva

2 LABORATORIO COMPETENZE

Il cibo tra cultura e salute

Insetti per pranzo: ecco il cibo del futuro L’arrivo del grillo fritto e del coleottero lesso nei nostri menù non è così lontano nel futuro. E se la prospettiva non vi entusiasma, l’ostacolo è soltanto culturale. L’aragosta, che non sempre è stata apprezzata come cibo, oggi è considerata una prelibatezza. Eppure, secondo le ricerche presentate dalla statunitense Society for Integrative and Comparative Biology, è una cugina degli insetti e lei stessa sembra un insetto gigantesco, irto di zampe e di antenne. Storcete il naso? Allora aggiungiamo che in passato la dieta degli Europei contemplava gli insetti propriamente detti. Il filosofo greco Aristotele, del IV secolo a.C., scriveva nella sua Historia animalium («Storia degli animali») che le cicale hanno un ottimo sapore, sono uno spuntino di lusso; e Plinio il Vecchio, importante naturalista romano del I secolo d.C., sosteneva che gli antichi Romani consideravano le larve di scarabeo una prelibatezza. In molte nazioni del mondo, soprattutto in Africa, America Latina, Australia, Asia e Pacifico, gli insetti rappresentano una grossa fetta della dieta quotidiana. E anche in Europa molti ristoranti offrono pietanze a base di questa classe di animali. Inoltre, gli insetti inquinano meno di qualsiasi altro animale di allevamento: producono meno gas serra e meno ammoniaca, richiedono meno spazio, meno acqua e meno cibo. (da www.focus.it, rid. e adatt.)

541


LESSICO LA PAROLA «CIBO»: SIGNIFICATO PROPRIO E FIGURATO 1 In quale delle seguenti frasi la parola «cibo» è usata con significato figurato? Indica la frase e poi spiega il significato figurato. A Non tocca cibo da due giorni.

C Quanto costa questo cibo per cani?

B Ho ancora il cibo sullo stomaco.

D Un buon libro è un buon cibo per la mente.

Il libro arricchisce e nutre la mente, consentendoci di renderla più libera e forte.

I VERBI DELL’ALIMENTAZIONE: SIGNIFICATO FIGURATO 2 Nelle seguenti frasi spiega quale significato figurato assumono i verbi evidenziati, che solitamente si riferiscono al cibo e all’alimentazione. a. Sono stato mangiato dalle zanzare: sono stato punto molte volte b. Gino beve le fandonie più inverosimili: crede senza sospetto c. Il mare ingoiò la barca in pochi minuti: fece affondare d. Non riesco a digerire né lui né suo fratello: sopportare e. Non gli dissi nulla, ma friggevo di rabbia: fremevo, mi rodevo

GLI AGGETTIVI DELL’ALIMENTAZIONE: SINONIMI E CONTRARI 3 Per ciascun aggettivo, relativo alla parola «alimentazione», scrivi un sinonimo. a. sostanziosa nutriente

c. varia

variegata

b. equilibrata bilanciata

d. salutare

sana

Risposte possibili

4 Per ciascun aggettivo, relativo alla parola «alimentazione», scrivi un contrario. a. artificiale

naturale

b. ipercalorica ipocalorica

c. liquida

solida

d. sana

nociva

Risposte possibili

5 Per ciascun aggettivo, adatto a definire un cibo o una bevanda, scrivi un contrario. CIBO

Risposte possibili

BEVANDA

a. piccante

delicato

a. alcolica

analcolica

b. avariato

sano

b. frizzante

naturale

c. gustoso

insipido

c. zuccherata amara

PROVERBI «ALIMENTARI» 6 Spiega il significato dei seguenti proverbi. Consulta eventualmente il dizionario. a. Non c’è carne senza osso: non è possibile avere solo gli aspetti positivi di qualcosa senza quelli negativi

b. Una mela al giorno leva il medico di torno: mangiare una mela tutti i giorni allontanerebbe il rischio di malattie

c. Dire pane al pane e vino al vino: parlare con schiettezza d. Se non è zuppa è pan bagnato: non è molto differente

542


SCRIVERE DESCRIVERE 1 Osserva attentamente questo celebre dipinto del pittore siciliano Renato Guttuso (1911-1987) intitolato La Vucciria (1974). Si tratta di un’opera grandiosa che, con crudo realismo, immerge lo spettatore in una scena di vita quotidiana nel famoso mercato omonimo di Palermo. Descrivi il dipinto in modo soggettivo seguendo un certo ordine: dal generale al particolare, da destra a sinistra o viceversa, dal primo piano allo sfondo o viceversa. Immagina di trovarti in questo mercato e arricchisci la tua descrizione con le sensazioni che provi, gli odori e i profumi che senti sprigionarsi dagli alimenti esposti sulle bancarelle, le voci e i rumori di persone e oggetti. Risposta soggettiva

2 LABORATORIO COMPETENZE

Il cibo tra cultura e salute

543


COMPRENDERE E ANALIZZARE UNA STORIA IN VERSI SUGGERITA DA UN DIPINTO 2 Lo scrittore francese Bernard Friot (1951), nel suo libro Storie di quadri (a testa in giù), racconta delle storie che gli vengono suggerite dall’osservazione di alcuni dipinti. Ecco, ad esempio, quale potrebbe essere, secondo Friot, la storia dell’Enfant gras, un dipinto realizzato nel 1915 dal famoso pittore italiano Amedeo Modigliani. Leggi la storia raccontata in versi e poi rispondi alle domande sotto riportate. Vedi Guida

La bambina grassa Una bambina davanti alla pasticceria. Incolla il naso alla vetrina. Contempla i dolci: bavarese alle fragole, torta di mele, bignè, charlotte ai lamponi, delizia alle pere. Sa tutti i nomi, conosce tutti i sapori. Ma non può. Mangiare dolci. Troppo grasso. Nei dolci. E anche lei. Ha detto il dottore. Fare attenzione. Dieta. Alimentazione sana. Frutta e verdura. Vietati i dolci Ma a me piacciono i dolci, dice la bambina, con il naso ancora incollato alla vetrina. Amo i

dolci, amo i dolci e me ne frego di essere

grassa

Fa un passo indietro, con il risvolto della manica cancella l’impronta lasciata sulla vetrina. E sorride. Quando sarò grande, farò la pasticcera. Dice la bambina. (da B. Friot, Storie di quadri (a testa in giù), 2015, Editrice Il Castoro)

a. b. c. d. e. f. g.

544

La bambina dove si trova e di che cosa conosce tutti i nomi e i sapori? La bambina che cosa non può fare e perché? Rispetto al fatto di essere grassa, la bambina che cosa prova? Perché la bambina, allontanandosi dalla vetrina, sorride? La bambina che cosa vuole fare da grande? Qual è, secondo te, il tono di questi versi? È serio oppure ironico? Motiva la tua risposta. La lettura di questi versi quali riflessioni ha suscitato in te? In particolare, quali sentimenti hai provato nei confronti della bambina?


Il cibo tra cultura e salute

2

ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO LA PROVA SCRITTA DI ITALIANO | Tipologia A Stesura di un testo narrativo

Leggi la seguente citazione.

«Se vogliamo bene a qualcuno, preparare una buona cena è un modo splendido per dirglielo.» (da A. Cannavacciuolo, A tavola si sta insieme, Einaudi)

Traendo spunto da questa citazione, immagina di preparare una «buona cena» a una persona cara della tua famiglia per farle capire, appunto, tutto il bene che provi nei suoi confronti. Indicazioni di svolgimento ■

Per la stesura dell’introduzione, scegli un’«introduzione-inquadramento», che ti permette, appunto, di inquadrare l’argomento.

Indica la persona cara alla quale prepari la cena e spiega perché si tratta proprio di quella persona.

Elenca le pietanze che intendi preparare sulla base dei gusti alimentari della persona che hai scelto.

Descrivi le fasi di preparazione delle pietanze e specifica chi ti aiuta.

Racconta lo svolgimento della cena, selezionando gli episodi più significativi e soffermandoti sulle reazioni della persona alla vista dei suoi piatti preferiti.

Inserisci sequenze riflessive che sviluppino le tue considerazioni sullo svolgimento della cena e le tue emozioni.

Per la stesura della conclusione, scegli una «conclusione-commento» nella quale esprimerai le tue opinioni in relazione all’obiettivo che volevi raggiungere.

Ricorda di esporre fatti, riflessioni, opinioni in modo logico, coerente; di utilizzare un lessico chiaro, preciso, adeguato all’argomento; di scrivere correttamente da un punto di vista ortografico, grammaticale e sintattico. Risposta soggettiva

545


COMPITO DI REALTÀ

Realizzare uno spot per un corretto stile alimentare Vi è stato affidato il compito di realizzare uno spot sulla corretta alimentazione, da proiettare a scuola nell’ambito del progetto Educazione Alimentare. Lo spot dovrà presentare caratteristiche simili a quelli realizzati dal Ministero della Salute in occasione di Expo 2015.

e guardate lo spot, che utilizza il format della «doppia intervista» e mette a confronto due stili di vita. A ogni domanda, infatti, e grazie a un effetto di video morphing (trasformazione graduale dei visi), le persone intervistate cambiano aspetto, con il passare degli anni e in base alle loro abitudini alimentari. Nel finale è evidente come un’alimentazione equilibrata condizioni positivamente la vita. CERCATE IN RETE

Procedete seguendo le indicazioni. Scegliete le 2 alunne o i 2 alunni protagonisti dello spot e chi li intervisterà. ■ Organizzatevi in gruppi di lavoro e assegnate a ciascun gruppo una delle fasi di preparazione dello spot (domande e risposte delle interviste; trucco; slogan; scelta della musica). ■ Filmate le scenette recitate con un device elettronico. ■ Montate il materiale utilizzando un programma di montaggio video. ■

AUTOVALUTAZIONE ■

Complessivamente, sono soddisfatto o soddisfatta del lavoro che ho svolto: poco

Attività nelle quali ritengo di aver lavorato meglio e perché:

Ho collaborato nei lavori di gruppo: poco

546

abbastanza

In che cosa devo migliorare:

abbastanza

molto

molto


UN

• Svolgi le attività didattiche relative al libro e al film • Accedi a ulteriori consigli di lettura e alle proposte di film con schede di analisi

LIBRO L’INCONFONDIBILE TRISTEZZA DELLA TORTA AL LIMONE

Rose Eldestein è una bambina che ha un dono: quando assaggia del cibo, sente il sapore delle emozioni provate dalla Aimee Bender, Minimum Fax persona che lo ha cucinato. Rose sente la noia di chi ha cucinato il cibo della mensa scolastica, la rabbia della pasticcera che lavora vicino a casa (infatti, i suoi dolci non sono per niente buoni!) e soprattutto le emozioni di sua madre, che passano da una strana angoscia al senso di colpa. Per Rose il cibo diventa così il mezzo grazie al quale capire e conoscere meglio le persone che le stanno vicino, tanto da arrivare a scoprire di non essere l’unica in famiglia ad avere dei doni speciali. PERCHÉ QUESTO LIBRO Per imparare che il cibo può essere un

formidabile strumento di conoscenza del mondo. ALTRI LIBRI ◾

Albo illustrato: Alessandra Mastrangelo – Allegra Agliardi, Gustomondo, Slowfood

Graphic novel: Lucy Knisley, Acquolina. La mia vita tra i fornelli, Rizzoli Lizard

UN

Romanzi: Gaia Guasti, Maionese, ketchup o latte di soia, Camelozampa Bernard Friot, Dieci lezioni sulla cucina, l’amore e la vita, Lapis

FILM

Hassan è nato in India e ha un vero e proprio talento per la cucina. Quando sua madre rimane vittima di un incendio, tut- AMORE, CUCINA ta la famiglia decide di partire per l’Euro- E CURRY pa senza una meta, così, alla fine, saranno Paese e anno di produzione: usa, 2014 i freni rotti della macchina a decidere per Durata: 122 min. Hassan e i suoi familiari. Apriranno il lo- Genere: commedia ro ristorante indiano sulle Alpi francesi, Regia: Lasse Hallström ma Hassan dovrà vedersela con la spietata concorrenza di Madame Mallory, proprietaria di un ristorante stellato. Resteranno acerrimi nemici o troveranno un modo per incontrarsi a metà strada? Riuscirà Hassan ad aggiungere le spezie ai piatti francesi? PERCHÉ QUESTO FILM Perché ci racconta una avvincente storia attraverso il cibo e lo fa talmente bene che quasi riusciamo a sentirne i sapori e gli odori. (Paolo Mereghetti)

ALTRI FILM ◾

Documentario: Super Size Me, di Morgan Spurlock

Film: Eddie e la gara di cucina, di Paul Hoen

Le ricette della signora Toku, di Naomi Kawase

547


DAL

LIBRO

AL

▪ Audio della scheda

PER ENTRARE IN ARGOMENTO

L’IMPORTANZA DELLO SPORT ▪ I valori e i benefici dello sport

R. Perrone, Un rigore sbagliato apposta S. Pero, Lo sport di squadra aiuta l’umore ▪ Sport: che passione!

P. Grossi, Sembravo nato per stare sul ring ▪ Lo sport come riscatto sociale e simbolo

di libertà V. Zucconi, Il sogno di Joao A. Valente, Il trionfo di Jesse Owens F. Silei, L’elegante «gazzella nera»

1

▪ Vita da campioni: sacrificio e disciplina

A. Agassi, Colpisci più forte! B. Stefanelli, Una stella della scherma ▪ Le zone d’ombra dello sport

B. Weinstein, No al doping ▪ LABORATORIO DI EDUCAZIONE CIVICA

Io e lo sport ▪ PERCORSO PLURIDISCIPLINARE

Storia – Arte e immagine – Musica – Educazione fisica

▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA delle competenze

G. Sgardoli, Il re delle Alpi ▪ Laboratorio sviluppo delle competenze

DIGITALE

▪ Video – A tu per tu con l’autore ▪ Audio dei testi dell’unità ▪ Magazine – Adolescenti e sport: il 40%

non lo pratica; Atleti e studenti? In Italia quasi impossibile; Campioni dello sport diventati leggenda

▪ Competenze digitali

Video: I limiti non esistono Naviga nel sito del Comitato Italiano Paralimpico Documentario: I veri supereroi. Bebe Vio, la vera storia di una combattente con la «faccia rotta»

▪ Biblioteca digitale

A. Petrosino, Stregato dal pallone P. Citati, Elogio dello skate-board V. Dragoni, Allo stadio L. Pancaldi, C’ero ed ero un atleta F. Pellegrini, Tre Federiche diverse

J. London, Sul ring ▪ Thinglink

G. Dottori, Saltatore con l’asta ▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle competenze ▪ Audio della sezione Ascoltare

Ascoltare – Parlare – Lessico – Scrivere ▪ Allenarsi all’Esame di Stato

La prova scritta di italiano: Tipologia A. Stesura di un testo narrativo La prova scritta di italiano: Tipologia B. Stesura di un testo argomentativo ▪ Compito di realtà con autovalutazione

▪ UN LIBRO J. Reynolds, Ghost ▪ UN FILM Skater Girl, di M. Makijany

▪ UN LIBRO Attività didattiche e ulteriori

consigli di lettura ▪ UN FILM Attività didattiche e ulteriori

proposte di film con schede di analisi


I TEMI

PER L’APPRENDIMENTO ATTIVO E COOPERATIVO

▪ Attività di debate e attività

cooperative IN COPPIA e IN GRUPPO ▪ Compito di realtà

PER LA DIDATTICA INCLUSIVA

NELL’UNITÀ

▪ R. Perrone, Un rigore sbagliato apposta ▪ Audio della scheda e dei testi dell’unità ▪ Esercizi per la didattica inclusiva NEI VOLUMI TESTI FACILI E TESTI AD ALTA LEGGIBILITÀ

▪ Sport: che passione!

P. Grossi, Sembravo nato per stare

sul ring ▪ Vita da campioni: sacrificio

e disciplina A. Agassi, Colpisci più forte! ▪ Verifica autovalutativa delle competenze G. Sgardoli, Il re delle Alpi ▪ Audio dei testi

QUADERNO LABORATORIO 2

LABORATORIO competenze linguistiche

▪ Ascoltare ▪ Parlare ▪ Leggere ▪ SPECIALE Reading Workshop

allenarsi a una lettura profonda ▪ Scrivere ▪ SPECIALE Scrittura creativa: creare

storie e stimolare la fantasia PROVE INVALSI COMPUTER BASED LABORATORIO per lo sviluppo del pensiero critico e dell’apprendimento cooperativo

▪ Tutti in scena: laboratori teatrali ▪ Philosophy for children: esercitare

il pensiero critico ▪ Cittadinanza digitale: per un uso

consapevole degli strumenti digitali

L’importanza dello sport

3


IL TEMA

PER ENTRARE IN ARGOMENTO

L’importanza dello sport

• Ascolta l’audio della scheda • Guarda il video: A TU PER TU CON L’AUTORE

DDI

LO SPORT FA BENE AL CORPO E ALLA MENTE I benefici che la pratica costante di uno sport porta alla salute fisica sono vari. In particolare, l’attività sportiva rafforza i muscoli e le articolazioni, prevenendo gli eventuali danni di uno stile di vita sedentario (posizioni sbagliate che assumiamo stando a lungo seduti e che danneggiano la colonna vertebrale); migliora l’ossigenazione del sangue e la capacità dell’apparato respiratorio; inoltre previene malattie del cuore e della circolazione; evita inconvenienti come il sovrappeso e l’obesità che sono nocivi alla salute. Non meno importanti sono i benefici a livello psicologico derivanti dall’attività sportiva. Questa, infatti, migliora l’umore, fa diminuire la sensazione di stress e previene la depressione, una patologia di cui oggi soffrono anche persone molto giovani. Sono significativi, inoltre, alcuni aspetti relazionali e individuali della pratica sportiva: per i ragazzi e le ragazze che vivono l’adolescenza, età decisiva nella formazione del carattere, far parte di una squadra o allenarsi con i propri coetanei favorisce la socializzazione e il rispetto di se stessi e degli altri. Non c’è terreno migliore di un campo da calcio o da basket, oppure di una pedana per la scherma, per imparare, nello sport come nella vita, quello che gli inglesi chiamano fair play («gioco leale»), cioè un atteggiamento rispettoso degli altri e delle regole. A livello individuale, confrontarsi con un avversario cercando di sconfiggerlo lealmente è educativo, perché il confronto con gli altri è un’ottima unità di misura per conoscere se stessi, le proprie risorse e i propri limiti. Non va dimenticata, inoltre, l’azione positiva dell’impegno sportivo per quei giovani che vivono in ambienti a rischio di devianza o con problemi di integrazione sociale o culturale. Per i primi, l’abitudine alla socializzazione e al rispetto delle regole protegge dal ricorso a droghe o a comportamenti socialmente pericolosi; per i secondi, la condivisione dell’attività agonistica e la partecipazione a una squadra favoriscono la caduta di molti pregiudizi, soprattutto di tipo razziale.

LE CAUSE DELL’ABBANDONO DELLO SPORT NELL’ADOLESCENZA

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Secondo i dati istat (Istituto nazionale di statistica), in Italia pratica sport il 70% dei ragazzi e delle ragazze tra gli undici e i quattordici anni; poi inizia l’abbandono. Si scende al 63% tra i quindici e i diciassette anni e al 54% tra i diciotto e i ventiquattro anni. Ma che cosa li spinge alla rinuncia? I motivi dell’abbandono sono tanti e spesso si sommano: diminuzione della fiducia nelle proprie capacità, troppi impegni, anche scolastici, il fatto che non tutti i docenti capiscono che l’attività sportiva non è «nemica» dello studio, ma soprattutto l’attribuire troppa importanza alla competizione.


Spesso, inoltre, i genitori alimentano nei figli e nelle figlie l’illusione di facili successi, favorendo in questo modo gli abbandoni alla prima delusione. Insomma, lo sport smette di essere un’attività piacevole se si cerca soltanto il «risultato». Ci sono anche degli ambienti sportivi «negativi» che finiscono per essere scoraggianti. Sono quelli con sistemi troppo oppressivi, che propongono allenamenti privi di divertimento, esercizi ripetitivi e un senso sbagliato dell’agonismo. Un approccio fondato sull’idea di vincere genera nei ragazzi e nelle ragazze stress, e la paura di perdere induce a «lasciar perdere». I ragazzi e le ragazze hanno bisogno di un’attività motoria completa ma non troppo strutturata, in cui ci si possa soprattutto divertire, ed esercitata in società sportive dove ci sono istruttori e istruttrici preparati che portano avanti questi valori e li condividono con le famiglie. A queste condizioni il rischio di abbandono si riduce notevolmente, mentre aumenta la possibilità di aiutare i ragazzi e le ragazze a crescere autonomi, consapevoli, in grado di essere felici e di coniugare attività sportiva e studio, diventando magari anche eccellenti atleti e atlete.

3 PER ENTRARE IN ARGOMENTO

L’importanza dello sport

(da www.corriere.it., rid. e adatt.)

LUCI E OMBRE NELLO SPORT Si diventa campioni grazie a un talento innato, a una passione travolgente, a una forte determinazione, alla capacità di reagire dopo una sconfitta, di non lasciarsi abbattere, e a una serie inesauribile di sacrifici. Inoltre, le campionesse e i campioni sportivi rappresentano per molti giovani dei modelli di riferimento e, pertanto, hanno una grande responsabilità nei loro confronti. Devono dunque fornire sani e corretti modelli comportamentali e metterli in pratica durante lo svolgimento dell’attività sportiva. Purtroppo l’agonismo, cioè lo «spirito di competizione», se esasperato, porta a vivere la pratica sportiva come pura lotta e, di conseguenza, alla frustrazione, dal momento che è impossibile battere sempre e comunque gli avversari. La voglia di trionfare su tutti e di superare i propri record può indurre all’assunzione di sostanze illecite. Pur di arrivare in vetta alla classifica, alcuni ricorrono al doping, mettendo così a rischio la propria salute e tradendo lo spirito sportivo. Il doping è severamente vietato dai regolamenti sportivi, eppure è molto diffuso non solo a livello professionistico ma anche fra molti atleti e atlete dilettanti e spesso giovanissimi. I veri campioni e le vere campionesse non fanno ricorso a sotterfugi per tagliare il traguardo, per conseguire una vittoria. Non tradiscono i valori fondamentali dello sport: lealtà, onestà, rispetto, trasparenza. Per loro è preferibile un «insuccesso pulito» che «una vittoria sporca».

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I valori e i benefici dello sport PIÙ FACILE

Roberto Perrone Giornalista e scrittore italiano, 1957

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Un rigore sbagliato apposta

Ascolta l’audio del testo

Pierpaolo, il ragazzino protagonista di questo brano, gioca a calcio. Quando la sua squadra viene affidata a un nuovo allenatore, un uomo prepotente, Pierpaolo dimostra con il suo comportamento che il calcio è fatto di lealtà e rispetto delle regole.

Un martedì di febbraio venne presentato alla squadra di Pierpaolo il nuovo allenatore, Nereo Maniero. 1. Macafferi: Era un signore alto, pelato e robusto. Macafferi1 , che compagno era lo specialista in soprannomi, battezzò subito il nuovo di squadra arrivato «Mastro Lindo2», suscitando risatine nel gruppo di Pierpaolo. e un’occhiata feroce del nuovo allenatore. 2. Mastro Lindo: Nereo Maniero cominciò a trattare male i ragazzi fin marca di detersivi dal primo allenamento: a ogni sbaglio li insultava. per la pulizia della casa, Ma la cosa che stupì fu il discorso che fece al ritorno raffigurata da nello spogliatoio, dopo il primo allenamento. un uomo calvo «Siete delle mammolette3 . Io voglio vedere il sangue. e muscoloso. Qui bisogna picchiare, se si vuole andare lontano.» 3. mammolette: «Ma noi siamo in testa alla classifica» disse Belli Capelli4 . ingenui, inesperti, Maniero si avvicinò a Belli Capelli minaccioso. «Bambino, deboli. non ti ho dato il permesso di parlare. Ascoltate, il vostro 4. Belli Capelli: compagno precedente allenatore vi ha allevato con le carezze. di squadra Bene, il tempo delle carezze è finito.» di Pierpaolo. Maniero entrò nello stanzone con il suo sguardo minaccioso, cioè quello che aveva sempre. Si avvicinò alle maglie e cominciò a distribuirle. Diede le maglie a dieci dei soliti giocatori, Pierpaolo compreso. Ma passò la maglia numero 11, che era di Nino, a un ragazzo che non aveva mai giocato. «Guardi che ha sbagliato, non ha dato la maglia a Nino.»


5. fallo: azione irregolare. 6. dribbling:

tecnica del calcio con cui un giocatore schiva l’avversario.

L’allenatore si bloccò. Poi lentamente si girò e si voltò. «C’è qualcuno che ha detto qualcosa?» Pierpaolo aprì la bocca: «Io. Stavo dicendo...». E Maniero, avvicinandosi e urlando, ripeté: «C’è qualcuno che ha detto qualcosa?». Pierpaolo era inchiodato a terra. «Qui comando io e non permetto a nessuno di parlare.» Pierpaolo aveva gli occhi pieni di lacrime. Si sentiva ferito da quella cattiveria. Gli altri compagni uscirono lentamente, uno dopo l’altro. L’ultimo fu Nino, a cui era stata consegnata la maglia delle riserve. «Grazie, ma non dovevi farlo. È lui che decide, bisogna adeguarsi» gli disse, mettendo una mano sulla sua spalla. «Ma non è giusto, tu sei il migliore.» Nino abbracciò l’amico, commosso dalla sua fedeltà, e andò in panchina. Gli avversari erano forti ma corretti. Pierpaolo ricordava che all’andata l’allenatore dell’altra squadra aveva rimproverato uno dei suoi giocatori perché aveva fatto un fallo5 cattivo. A Pierpaolo quel gesto era piaciuto. Avrebbe voluto restituire il favore e l’occasione si presentò proprio quel pomeriggio. La partita era sullo 0 - 0. A un certo punto, il ragazzino che aveva sostituito Nino tentò un dribbling6 su un difensore. Improvvisamente crollò a terra, tenendosi la caviglia. L’arbitro fischiò il rigore, gli avversari protestarono. Belli Capelli raggiunse Pierpaolo e gli sussurrò: «Non l’ha neanche toccato». Belli Capelli odiava i calciatori che cadono a terra e poi si alzano belli vispi. Pierpaolo ebbe un’idea. Afferrò il pallone e lo sistemò sul dischetto per tirare il calcio di rigore. L’arbitro fischiò. Pierpaolo colpì il pallone, che però prese il palo. Mentre il portiere avversario saltava dalla gioia, Pierpaolo crollò a terra e si coprì la faccia con le mani. Belli Capelli si avvicinò curioso. «Tu hai sbagliato apposta questo rigore, vogliamo parlare?» Pierpaolo, dietro le mani sorrideva. Pensava alle sfide con Nino al parco, quelle sfide a chi prendeva più volte il palo. (da Banana Football Club, Fabbri Editori, rid. e adatt.)

PIÙ FACILE

L’importanza dello sport

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COMPRENSIONE 1 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false. a. b. c. d. e. f. g.

Il nuovo allenatore viene soprannominato Mastro Lindo. Maniero tratta i ragazzi con rispetto. Maniero giudica il precedente allenatore troppo buono. La maglia numero 11 viene consegnata a Nino. Pierpaolo ha una discussione con l’allenatore. Nino si commuove perché Pierpaolo ha preso le sue difese. Pierpaolo al rigore segna un gol.

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ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Come definiresti Pierpaolo? (Indica le risposte esatte) A Di carattere debole

D Sensibile

B Dotato di senso di giustizia

E Coraggioso

C Giocatore scorretto

F Amico leale

3 Qual è il messaggio della vicenda narrata? Separa le parole e scrivi la frase. Unverosportivogiocacononestàerispettoneiconfrontideipropriavversari. Un vero sportivo gioca con onestà e rispetto nei confronti dei propri avversari.

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 4

RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI

Calcio e violenza Rispondi oralmente

alle seguenti domande. Risposta soggettiva Ti è mai capitato di assistere a episodi di violenza fra tifosi? Se sì, quali sono stati i tuoi stati d’animo e le tue riflessioni?

5

METTERSI NEI PANNI DI...

Pierpaolo è solidale con l’amico Nino e tenta di difenderlo. Tu, al posto di Pierpaolo, ti saresti comportato come lui? Risposta soggettiva A Sì, perché B No, perché

6

ESPRIMERE LA PROPRIA OPINIONE IN COPPIA Il ruolo di chi allena Chi allena ha un ruolo molto importante: deve assumere comportamenti corretti per motivare gli atleti e le atlete e insegnare loro il rispetto nello sport. Secondo voi, quali comportamenti corretti deve avere un allenatore o un’allenatrice? Ve ne indichiamo due; scrivetene almeno altri tre. Risposte soggettive ■ Incoraggiare e sostenere i giovani atleti anche in caso di errore. ■ ■ ■ ■

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Evitare di arrabbiarsi e di urlare, specialmente durante le prove o le gare.


3 Sara Pero Giornalista italiana contemporanea

Lo sport di squadra aiuta l’umore

Ascolta l’audio del testo

L’attività fisica fa bene non solo al corpo ma anche alla mente e all’umore, soprattutto se si pratica in gruppo, in squadra.

Uno studio, condotto dalla Washington University di St. Louis (usa) e pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry: Cognitive Neuroscience and Neuroimaging, evidenzia che nei più giovani fare parte di un team è associato a un minor rischio di sviluppare la depressione, in particolare nei maschi. Ecco come gli esperti sono arrivati a questa conclusione. Per l’indagine, condotta su 4191 bambini di età compresa tra i nove e gli undici anni, sono stati analizzati le abitudini e il tipo di attività sportive di ogni partecipante, sono state chieste informazioni sulla presenza di eventuali sintomi depressivi e sono state eseguite delle scansioni cerebrali per valutare e confrontare il volume dell’ippocampo, la zona del cervello che regola l’umore, oltre alla memoria. «Abbiamo riscontrato una correlazione tra il coinvolgimento nello sport di squadra e nelle squadre scolastiche con un aumento del volume dell’ippocampo e una riduzione della depressione nei più giovani, una correlazione che, invece, non abbiamo riscontrato per altri tipi di attività come la musica o l’arte, anche se queste ultime potrebbero comportare altri benefici che non sono stati presi in esame in questo studio» spiega Lisa Gorham, autrice principale della ricerca. L’importanza della condivisione I benefici dello sport di squadra sono diversi. Far parte di un gruppo nello sport aiuta, ad esempio, a «soddisfare il bisogno di appartenenza che ogni individuo ha: si impara a condividere le regole del gioco, le emozioni, i fallimenti e le sconfitte; si inizia a comprendere il valore della collaborazione tra pari. Piccoli passi che hanno importanti effetti nella definizione delle competenze sociali che si avranno da adulti» spiega Luana Morgilli, membro del gruppo di lavoro di Psicologia dello sport dell’Ordine psicologi del Lazio. Ed è proprio nelle prime fasi dello sviluppo umano che il «gioco di squadra» diventa fondamentale anche dal punto di vista evolutivo: «In questo periodo, infatti, avviene il passaggio dall’attaccamento alle figure genitoriali o di riferimento all’attaccamento ai propri coetanei». C’è un altro aspetto che non va sottovalutato: il gruppo squadra è più della somma delle sue parti. Spiega Morgilli: «Prendiamo cinque giocatori di basket e mettiamoli insieme. Quello che creeranno non sarà dato solo dalla somma delle abilità tecniche e tattiche di ciascuno di loro ma anche dal modo in cui tali abilità si metteranno in relazione, sfruttando i punti di forza di ciascuno e della squadra nel complesso.

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1. performance: nello

sport, qualunque prestazione, considerata sia nel suo svolgimento sia nel suo risultato. 2. empatia: capacità di un individuo di comprendere in modo immediato i pensieri e gli stati d’animo di un’altra persona.

E il risultato, anche in termini di performance1, sarà tanto migliore quanto saranno maggiori le capacità comunicative e relazionali che i giocatori riusciranno a mettere in campo durante la partita». Non solo, in sport come il rugby, ad esempio, «l’importanza della collaborazione tra i giocatori diventa un aspetto quasi imprescindibile, ancora di più che in altri sport di squadra come il calcio, dove l’attenzione viene spesso posta sull’azione svolta dall’attaccante. Nel rugby, invece» riflette Morgilli, «per compiere un’azione c’è sempre un riferimento al gruppo: la palla va passata indietro e le azioni di un giocatore sono strettamente concatenate a quelle dell’altro. In generale nelle azioni condivise, i ragazzi imparano a “leggere” i segnali degli altri, cercando di mettersi nei loro panni e sviluppando in questo modo aspetti legati all’empatia2.» Il team, un vantaggio per i figli unici Inoltre, sentirsi parte di un gruppo assume un valore aggiunto in chi ad esempio non ha fratelli: «Nella società attuale in cui i ragazzi sono spesso figli unici, il senso di appartenenza a una squadra può costituire un’alternativa al gruppo dei fratelli, permettendo anche ai più piccoli un contesto di interazione diverso rispetto a quello scolastico. Per di più, far parte di un gruppo si ripercuote positivamente sugli aspetti caratteriali, emotivi e sull’umore dei ragazzi: anche durante la sconfitta si ha il supporto e il sostegno degli altri, ed è più facile aumentare la propria autostima e le capacità relazionali, si ha l’opportunità di vedere i propri limiti da un altro punto di vista, riuscendo a superarli al meglio, perché ci si sente parte di qualcosa, ci si sente accettati». (da www.repubblica.it, rid. e adatt.)

Benefici dello sport Sul corpo • Riduce il rischio di obesità.

• Migliora l’umore.

• Migliora l’attività cardiocircolatoria.

• Aiuta a gestire la competitività.

• Fa bene alle ossa e ai tessuti muscolari, rinforzandoli e rendendoli più elastici.

• Consente di fare amicizia e conoscere persone nuove; favorisce quindi la socializzazione.

• Rigenera le cellule cerebrali grazie al miglioramento dell’attività circolatoria. • Fa bene all’attività respiratoria, tenendo i polmoni in salute.

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Sulla mente

• Insegna a lavorare in gruppo, in squadra, mantenendo egoismo e protagonismo fuori dal campo.

• Riduce i livelli di colesterolo (sostanza grassa che, se accumulata nei vasi sanguigni, provoca l’arteriosclerosi, l’indurimento delle arterie).

• Ha un’azione calmante sui nervi.

• Migliora il sistema immunitario.

• Aiuta a superare i propri limiti.

• Riduce il rischio di morte prematura dovuta a infarti o ischemie (insufficienti apporti di sangue in alcuni organi).

• Riduce l’ansia, lo stress, libera la mente e aiuta la concentrazione, stimolando la creatività.

• Insegna a rispettare le regole e ad assumere con serietà gli impegni.


L’importanza dello sport

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COMPRENSIONE 1 Lo studio condotto dalla Washington University di St. Louis (usa) che cosa ha evidenziato? Lo studio ha evidenziato che far parte di un team determina un minor rischio di depressione.

2 In che senso uno sport di squadra aiuta a soddisfare il «bisogno di appartenenza» tipico di ciascun individuo? Chi pratica uno sport di squadra fa parte di un gruppo e non si sente solo o isolato.

3 Secondo Luana Morgilli, quando il gioco di squadra diventa fondamentale anche dal punto di vista evolutivo e perché? Il gioco di squadra diventa fondamentale nelle prime fasi dello sviluppo, perché si verifica il passaggio dall’attaccamento alle figure genitoriali all’attaccamento ai coetanei.

4 In che senso «il gruppo squadra è più della somma delle parti»? Le relazioni che si creano fra i componenti di una squadra amplificano le qualità del singolo.

5 Quali sono i vantaggi dello sport di squadra per i figli unici? La squadra può ovviare alla mancanza di fratelli o sorelle con cui confrontarsi e interagire.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 6 Come definiresti il testo che hai letto? A Narrativo

C Espositivo-argomentativo

B Descrittivo

D Argomentativo

7 Il linguaggio è: A di livello medio, caratterizzato da una scelta linguistica corretta ma non ricercata B informale, caratterizzato da un lessico semplice e di immediata comprensione C complessivamente chiaro, caratterizzato sia da termini ed espressioni di uso comune

sia da termini specifici, specialistici 8 La tabella che accompagna il testo ha la funzione di: (indica le risposte esatte) A ripetere quanto già detto nel testo

C sintetizzare le informazioni del testo

B arricchire le informazioni del testo

D contraddire le informazioni del testo

LESSICO 9 Per ciascuna delle seguenti parole, tratte dal testo, scrivi un contrario. Risposte possibili a. fallimenti

vittorie

b. depressione allegria

c. attaccamento allontanamento d. concatenate

slegate

PRODUZIONE SCRITTA 10

In ciascun paragrafo del testo sottolinea le informazioni principali, i concetti fondamentali. Rielabora quindi le informazioni individuate in un testo essenziale, sintetico, che però mantenga inalterato il senso del discorso. Risposta soggettiva RIASSUMERE

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LABORATORIO

EDUCAZIONE CIVICA

IO E LO SPORT

Risposte soggettive

1 Pratichi uno sport? A Sì

B No

2 Se sì, per quali ragioni pratichi uno sport? A Per tenermi in forma, migliorare il mio fisico B Per divertirmi C Per conoscere altri ragazzi e ragazze D Per distrarmi dagli impegni quotidiani E Per motivi di salute F Altro (specificare)

3 Se no, per quali ragioni non pratichi uno sport? A Per pigrizia, perché è troppo faticoso praticare uno sport B Per motivi di salute C Per motivi economici D Perché non ci sono palestre o impianti sportivi vicini a casa mia

e quindi ho difficoltà a raggiungerli E Perché lo studio mi impegna molto F Perché fare sport è una perdita di tempo G Perché nel tempo libero preferisco svolgere altre attività H Altro (specificare)

4 Se sì, quale sport pratichi? Si tratta di uno sport individuale o di squadra? 5 Da quanto tempo lo pratichi? 6 Dove lo pratichi e quante volte alla settimana lo pratichi? 7 Perché pratichi proprio questo sport? A Mi piace e l’ho scelto io. B Lo praticano anche i miei amici e le mie amiche. C Me l’hanno consigliato i miei genitori. D Me l’ha consigliato l’insegnante di educazione fisica. E Me l’ha consigliato il mio medico. F È l’unico sport praticabile nella zona in cui abito. G Altro (specificare)

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L’importanza dello sport

3

9 Se pratichi uno sport di squadra, come ti comporti? A Tendo a primeggiare. B Gioco per il piacere di giocare, senza preoccuparmi

di primeggiare. C Non sopporto che qualcuno sia migliore di me. D Accetto i consigli e le indicazioni dell’allenatore o dell’allenatrice. E Tendo a non accettare i consigli e le indicazioni dell’allenatore o dell’allenatrice. F Accetto i consigli e i suggerimenti dei compagni e delle compagne.

EDUCAZIONE CIVICA

8 Si tratta di un’esperienza per te gratificante sul piano sia fisico sia mentale oppure no? Motiva la tua risposta.

G Tendo a non accettare i consigli e i suggerimenti dei compagni e delle compagne. H Mi arrabbio se un compagno o una compagna di squadra gioca male. I

Mi dimostro disponibile ad aiutare qualche compagno o compagna di squadra in difficoltà.

L È fondamentale per me vincere. M Accetto con una certa difficoltà la sconfitta. N Mi è indifferente vincere o perdere perché per me è importante partecipare

o comunque fornire una buona prestazione. O Altro (specificare)

10 Ti è capitato di iniziare un’attività sportiva e di abbandonarla poco tempo dopo? Se sì, di quale attività sportiva si trattava? Per quale motivo l’hai abbandonata? A Era troppo impegnativa, mi toglieva tempo per lo studio. B Non andavo d’accordo con chi mi allenava. C Non andavo d’accordo con chi era in squadra con me. D La società sportiva cui appartenevo era troppo disorganizzata. E Non ottenevo risultati apprezzabili. F Ho preferito occupare il tempo libero in altro modo. G Altro (specificare)

11 Ti piacerebbe avere successo nello sport? A Sì, perché B No, perché

Confronta ora le tue risposte con quelle dei compagni e delle compagne. Noti delle differenze tra le risposte dei maschi e quelle delle femmine? Se sì, di che tipo? Risposta soggettiva

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Per diffondere comportamenti corretti quando si pratica sport, alcune istituzioni internazionali hanno elaborato dei documenti come la «Carta dei diritti del ragazzo nello sport» e la «Carta del Fair play».

Carta dei diritti del ragazzo nello sport La Carta dei diritti del ragazzo nello sport, riportata a lato, è stata elaborata dall’unesco (Ginevra, 1992) e poi ripresa dal Panathlon International, un movimento internazionale che si propone di approfondire, divulgare e difendere i valori dello sport, inteso come strumento di formazione e di valorizzazione della persona e come veicolo di solidarietà tra gli esseri umani e i popoli. Il termine «Panathlon», di origine greca, può essere tradotto con l’espressione «insieme delle discipline sportive», mentre il motto latino «Ludis iungit» significa «che unisce con lo sport / i giochi».

1. Diritto di divertirsi e di giocare. 2. Diritto di fare sport. 3. Diritto di beneficiare di un ambiente sano. 4. Diritto di essere trattato con dignità. 5. Diritto di essere circondato e allenato da persone competenti. 6. Diritto di seguire allenamenti adeguati ai propri ritmi e di avere i giusti tempi di riposo. 7. Diritto di misurarsi con giovani che abbiano le medesime probabilità di successo. 8. Diritto di partecipare a competizioni adatte alla propria età. 9. Diritto di praticare il proprio sport in assoluta sicurezza. 10. Diritto di non essere un campione.

Carta del Fair play Fair play è un’espressione inglese che significa «gioco leale» e indica un comportamento corretto e rispettoso degli altri e delle regole nelle competizioni sportive. Per chi è impegnato nel mondo sportivo è fondamentale conoscere e rispettare la Carta del Fair play, varata nel 1975 dal cifp (Comitato internazionale Fair play) e che qui di seguito riportiamo. Qualunque sia la mia funzione nello sport, anche quella di spettatore, mi impegno a: 1. Fare di ogni incontro sportivo, indipendentemente dalla posta in palio o dall’importanza della competizione, un momento privilegiato, una specie di festa. 2. Conformarmi alle regole e allo spirito dello sport praticato. 3. Rispettare gli avversari come me stesso. 4. Accettare le decisioni degli arbitri o dei giudici sportivi, sapendo che, come me, hanno diritto all’errore, ma fanno tutto il possibile per non commetterlo. 5. Evitare le cattiverie e le aggressioni nei miei atti, nelle mie parole o nei miei scritti. 6. Non usare artifici o inganni per ottenere il successo. 7. Rimanere degno nella vittoria, così come nella sconfitta. 8. Aiutare chiunque con la mia presenza, la mia esperienza e la mia comprensione. 9. Portare aiuto a ogni sportivo ferito o la cui vita sia in pericolo. 10. Essere un vero ambasciatore dello sport, aiutando a far rispettare i princìpi suddetti. Prendendo questo impegno, mi riconosco come un vero sportivo.

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Adolescenti e sport: il 40% non lo pratica; Atleti e studenti? In Italia quasi impossibile


L’importanza dello sport

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Sport: che passione! Pietro Grossi Scrittore italiano, 1978

Sembravo nato per stare sul ring

Ascolta l’audio del testo

Il ragazzo, protagonista del brano che stai per leggere, ha una grande passione: la boxe. Non ha di certo il fisico da pugile, ma è dotato di una volontà ferrea e di un talento innato che gli consentiranno di diventare il più forte di tutti, una specie di «leggenda».

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. alzavo la guardia:

mi mettevo in posizione di difesa.

Guardiamoci negli occhi, a me ’sta faccenda della boxe piaceva parecchio. Non so cos’era, se quel senso di sicurezza o la consapevolezza che facevo qualcosa come si deve. Forse tutt’e due, forse anche la formidabile sensazione che c’era un luogo dove potevo battermi ad armi pari. Là dentro c’era una logica. Là dentro nessuno poteva scappare, né tu né gli altri, e sapevi contro chi combattevi, ed era sempre uno solo, e pesava quanto te, e se ti batteva voleva dire che era più bravo, o aveva più esperienza, e in entrambi i casi dalla sconfitta non avevi che da imparare. Siamo onesti: io non ce l’avevo il fisico da pugile, non promettevo niente di buono. Ero magro, il collo stretto e lungo, i polsi piccoli, le gambe secche e le ginocchia sporgenti. Eppure mi mettevo là, sul ring, chiudevo le spalle, alzavo la guardia1, mi mettevo a saltellare avanti e indietro ed era come se prendessi a volare. Qualche volta mi pareva di sentire Beethoven, una sonata al pianoforte magari; mi pareva di stare lì tra le note e accompagnare la musica a suon di diretti. Era mia mamma che mi aveva imposto di suonare il pianoforte. Fu così che iniziai con la boxe. Ero il figlio perfetto: studioso, senza grilli per la testa, ubbidiente, che andava a letto presto e se glielo chiedevi ti recitava pure due preghierine prima di dormire. Ma non voleva suonare il piano. Il piano mi faceva schifo. Glielo dissi un giorno alla mamma che il piano mi faceva schifo. Lei disse che la musica era fondamentale, che dava disciplina. Disciplina? Ma come, disciplina?! Ero il figlio più disciplinato del mondo. Ero talmente disciplinato che stavo scomparendo dalla faccia della terra. La mamma mi guardò perplessa e mi disse di non dire idiozie, e che la musica era importante. Era una situazione piuttosto fastidiosa. «Allora voglio fare anche la boxe.» «Come?» «Se suono il piano, voglio fare anche la boxe.» «Non dire idiozie» tentò di tagliare corto la mamma. «Voglio fare la boxe.» 561


2. k.o. tecnico: un pu-

gile vince per knockout (k.o.) tecnico quando l’arbitro sospende l’incontro perché ritiene che l’avversario non sia fisicamente in grado di continuare a combattere. 3. gancio: nel pugilato, colpo d’offesa portato con il braccio piegato ad angolo retto, alzando il gomito.

«Con me la parola voglio non funziona.» Era la prima volta che mi impuntavo con mamma, e una parte di me si sentiva eccitata; l’altra parte di me voleva piangere. Ormai m’ero risvegliato, avevo alzato la testa. Una volta tanto il ragazzino graziosetto e disciplinato lottava per qualcosa. Fu un incontro difficile, di quelli estenuanti sulle quindici riprese. Smisi di studiare, feci scena muta per due interrogazioni di fila, smisi di parlare e di suonare. Nessuno ormai sapeva che fare, quando d’un tratto mia mamma una sera mi disse che ne aveva parlato con il babbo, e che se volevo potevo provare con la boxe. «Bene» dissi. «Domani vado a iscrivermi.» Fu la mia prima vittoria, un k.o. tecnico2 alla quattordicesima ripresa, costruito con astuzia e pazienza. Quando mi iscrissi, un paio di ragazzi si misero a ridere, e Gustavo, un tipo magro e anziano, mi chiese di portare certificati e autorizzazione dei genitori e dichiarazioni per la palestra e i soldi per l’iscrizione. Sei mesi dopo già danzavo su quel ring come un ballerino e seminavo diretti sinistri come la grandine d’estate. Era innegabile: per quanto non si fosse mai visto pugile con un corpo più inadatto, sembravo nato per stare là sopra. E da quando mi allenavo suonavo meglio anche il pianoforte; mi iniziava quasi a piacere, pure Beethoven. Non so cosa mi accadeva quando stavo lassù, ma d’un tratto sparivano tutti i rumori, i suoni, le grida e gli odori; spariva il mondo intorno e vedevo solo il mio avversario, che d’un tratto sembrava quasi muoversi al rallentatore; sentivo solo il battito del mio cuore, preciso e regolare come un treno a vapore. Sinistro. Sinistro. Gira, saltella. Sinistro. Sinistro. Sinistro destro sinistro. Gira. Schiva. Schiva. Sinistro. Schiva. Sinistro destro sinistro. Destro secco e gancio3 sinistro. Campana. Era un piacere starmi a vedere. Gustavo mi mostrava a tutti come un’auto nuova. Ero una specie di leggenda. Si parlava di me in tutte le palestre. Mi chiamavano il Ballerino. Si diceva che ero il più forte di tutti. Era una bella sensazione. (da Pugni, Sellerio, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Completa le seguenti frasi. a. La madre impone al figlio di

, mentre lui vuole

fare il pugile

Di conseguenza, il ragazzo inizia una lotta con la madre e smette di

parlare e di

suonare

suonare il piano

e, durante due interrogazioni, fa

dalla madre il permesso di solamente

scena muta . Alla fine, il ragazzo ottiene

iscriversi a pugilato

b. Nel giro di pochi mesi, il ragazzo diventa il battito del suo cuore

.

bravissimo

e, quando è sul ring, sente

.

c. In tutte le palestre si parla di questo ragazzo perché

562

.

si dice che sia il più forte .


L’importanza dello sport

3

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Completa la seguente tabella di descrizione del ragazzo protagonista. Caratteristiche fisiche

Non ha il fisico del pugile: magro, collo stretto e lungo, polsi piccoli, gambe magre e ginocchia sporgenti.

Caratteristiche comportamentali

Ubbidiente, disciplinato, assennato, studioso, senza grilli per la testa, determinato

3 Per quali motivi al protagonista piace la boxe? Al protagonista piace la box perché gli consente di battersi ad armi pari.

4 Il ragazzo come viene soprannominato e perché? Il ragazzo viene soprannominato il Ballerino perché quando combatte sul ring saltella ed è veloce, scattante e leggero come se danzasse.

5 Il conflitto con la madre a che cosa viene paragonato? A un incontro difficile di pugilato. 6 Quali caratteristiche presenta il testo che hai letto? (Indica le risposte esatte) A Il narratore è esterno.

D Il ritmo narrativo è per lo più vivace.

B Prevalgono le sequenze narrative.

E Il linguaggio è ricercato, di registro alto.

C La descrizione delle caratteristiche

F Sono presenti delle similitudini.

fisiche del ragazzo è oggettiva.

G Sono presenti termini tecnici.

7 Qual è, secondo te, il messaggio del testo che hai letto? È importante inseguire i propri sogni con coraggio e passione senza lasciarsi condizionare da chi ci sta intorno.

LESSICO 8 Spiega il significato delle seguenti espressioni con il termine «guardia». Consulta eventualmente il dizionario. a. Stare in guardia: fare attenzione, assumere un atteggiamento di vigile attesa e difesa b. Abbassare la guardia: esporsi ai colpi dell’avversario e, per estensione, smettere di preoccuparsi di qualcuno o qualcosa

c. Mettere in guardia qualcuno: allertare, avvertire, avvisare qualcuno riguardo a qualche cosa

PRODUZIONE SCRITTA 9

RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI Ti è mai capitato, praticando un’attività sportiva o qualsiasi altra attività, di essere talmente assorto, concentrato, da dimenticare il mondo intorno a te e tutti i tuoi problemi? Raccontalo in un breve testo scritto. Risposta soggettiva

10

Racconta, in una pagina di diario, di quella volta che ti eri prefissato un obiettivo e di come l’hai raggiunto. Risposta soggettiva SCRIVERE UNA PAGINA DI DIARIO

563


Lo sport come riscatto sociale e simbolo di libertà Vittorio Zucconi Giornalista e scrittore italiano, naturalizzato statunitense, 1944-2019

1. Copacabana: quar-

tiere della zona sud della città di Rio de Janeiro in Brasile, noto per la sua spiaggia sabbiosa. 2. falli: azioni irregolari. 3. Botafogo: società polisportiva brasiliana con sede a Rio de Janeiro. È nota soprattutto per la sua squadra di calcio. 4. mezzala di punta:

nel calcio, giocatore che sta in attacco, prevalentemente impegnato nelle conclusioni a rete. 5. cross: tiri dalle ali verso il centro, detti anche traversoni.

564

Il sogno di Joao Joao, il protagonista del brano che stai per leggere, è un ragazzo brasiliano abilissimo nel gioco del calcio. E una sera gli si presenta l’occasione di riscattarsi dalla miseria e dal degrado.

Come tutte le sere, Joao, detto il «Testone» per via della testa un po’ grossa, era arrivato sulla spiaggia di Copacabana1 per giocare a calcio. Quando il sole tramonta, e i grandi lampioni stradali si accendono, decine di squadre di calcio dilettanti, composte di ragazzi di Rio, si riversano sulla spiaggia ancora tiepida per giocare al pallone. Il calcio è una cosa seria, serissima, sulla spiaggia di Copacabana. Porte regolari vengono erette sulla sabbia, con tanto di reti. Arbitri e guardalinee arrivano puntuali per dirigere il gioco e per tenere conto dei gol, dei falli2, delle classifiche. Migliaia di persone si dispongono lungo i marciapiedi per seguire le partite fra le squadre dilettanti, sponsorizzate da negozi, bar, aziende, che pagano per le magliette, il pallone e, qualche volta, per il biglietto dell’autobus che porta i giocatori dalla casa alla spiaggia. Giocano soprattutto ragazzi che sperano di diventare grandi calciatori. Joao il «Testone», quella sera, aveva le gambe che gli tremavano. Un amico che conosceva qualcuno nella famosa squadra professionale del «Botafogo3» gli aveva detto di aver saputo che quella sera un «osservatore» del «Botafogo» sarebbe venuto sulla spiaggia per vederlo giocare. Per veder giocare lui, il «Testone», il figlio delle favelas, dei quartieri di baracche più poveri di tutta la città. Una delle più famose e grandi squadre di calcio del Brasile e del mondo intero «si stava interessando proprio a lui», pensava Joao. Se avesse giocato bene, c’era la possibilità di venire ingaggiato per una delle formazioni giovanili. Non che Joao avesse paura di fare una brutta figura. Sapeva di essere un grande piccolo giocatore. Aveva appena compiuto quattordici anni, ma ne dimostrava almeno sedici, ed era già molto alto e ben proporzionato, a parte la famosa testa. Giocava da mezzala di punta4, ma gli piaceva partire da lontano, da centro campo e piombare nell’area di rigore per colpire con il suo «testone» micidiale i cross5 e segnare gol. I suoi compagni di gioco nella squadra del «Café Rosa» lo trattavano come un piccolo dio. Gli passavano la palla appena lo vedevano libero, e si affidavano a lui nei momenti finali delle partite difficili perché li togliesse dai guai con un gol miracoloso.


L’importanza dello sport

3

E raramente il «Testone» li tradiva: il «Café Rosa» era in testa alla classifica del torneo della spiaggia. Quella sera, Joao e i ragazzi del «Café Rosa» avrebbero incontrato la squadra del «Ristorante O Carioca». La vittoria non era in discussione, ma non era il risultato quello che interessava al vecchio signore grassottello mandato dal «Botafogo» e che Joao aveva subito individuato tra il pubblico, dopo avere visto il distintivo ufficiale della squadra all’occhiello della sua giacca. Lui era venuto solo per studiare il ragazzo di cui aveva sentito parlare. L’arbitro fischiò finalmente l’inizio. Il ragazzo era nervoso ed emozionato. Quando sbagliò un controllo di palla facilissimo, il pubblico trattenne il fiato, guardando di traverso l’uomo del «Botafogo». Tutti facevano il tifo per Joao, tutti volevano che ottenesse l’invito a entrare nella grande squadra, perché tutti conoscevano la sua storia. Joao era un garoto da rua, come dicono a Rio de Janeiro, un ragazzo di strada nato nella favela, fra baracche costruite abusivamente sui fianchi delle colline di Rio, senza fogne, senz’acqua, senza corrente elettrica. Casupole di legno, lamiera, fango, che di tanto in tanto le piogge e le frane trascinano via verso il mare, con chi ci sta dentro. Molti di questi ragazzi campano di furti, eseguiti per conto di bande criminali che li adoperano, approfittando del fatto che se vengono presi, essendo minorenni, non possono essere messi in carcere. Anche Joao, da piccolo, aveva fatto la sua parte in questa tragedia della povertà e della violenza. Non aveva mai ucciso, ma aveva pizzicato parecchi portafogli sugli autobus, e raccolto manciate di mercanzie nei negozi e nei grandi magazzini. A dieci anni aveva trovato uno zio, un fratello della madre, senza figli, lo aveva preso con sé e lo aveva aiutato ad allenarsi, a patto che lui tornasse a scuola.

6. broccaggine: inca-

pacità.

Poco alla volta, l’emozione e il nervosismo cominciarono a sciogliersi. Sulla sabbia di Copacabana, Joao cominciò a volare, a inventare, a «bailare fútbol», come dicono i brasiliani che vogliono vedere giocare il calcio come un balletto, come una danza. Joao era dappertutto. Si faceva dare i rinvii del portiere, palleggiava a centro campo quel tanto che bastava per spiazzare i centrocampisti avversari e poi sparava passaggi lunghissimi e taglienti come spade che cadevano sui piedi dei suoi attaccanti lanciati. Solo per la broccaggine6 di alcuni suoi compagni e per le prodezze del portiere avversario che si era messo a volare da palo a palo come un pipistrello impazzito, il risultato era ancora sull’uno a uno, ma Joao non se ne preoccupava. Sapeva che sarebbe bastata una sua accelerazione, uno scatto deciso alla fine, per andare in porta e segnare. Per il momento, gli bastava sfoggiare il suo repertorio di stop, palleggi, passaggi, scatti a beneficio dell’osservatore del «Botafogo» che lo guardava impassibile e impenetrabile. E il cuore gli schizzò nel petto quando vide l’osservatore del «Botafogo» estrarre un taccuino dalla tasca della giacca e scrivere qualcosa. Fra mille e mille e mille ragazzi che calciavano un pallone a Rio de 565


7. Pelé: famoso calciatore brasiliano.

Janeiro, aveva preso nota di qualcosa che lui aveva fatto. Già si sentiva addosso la maglia rossonera del «Botafogo», magari con il numero 10 sulla schiena, come portava anni prima Pelé7. Mancavano pochi minuti alla fine: era arrivato il momento di fare un gol. Il «Testone» si era fatto passare con le mani la palla dal portiere. Con un paio di finte di corpo aveva messo a sedere nella sabbia due avversari che cercavano di fermarlo e si era messo a correre con il suo trotto leggero, senza sforzo, verso il centrocampo. Il primo istinto di Joao fu quello di toccare il pallone delicatamente, con l’interno del destro, per fargli compiere una parabola a C rovesciata e mandarla nell’angolo alto alla sinistra del portiere. Troppo facile. Mentre il portiere gli si faceva incontro, arrancando disperato e sollevando nuvolette di sabbia con i piedi, il «Testone» decise per qualcosa di più spettacolare. Si sarebbe fermato, di colpo, con la palla al piede, lasciando che il portiere si buttasse a terra. Poi avrebbe alzato la palla sul suo corpo sdraiato, l’avrebbe scavalcato con leggerezza, avrebbe ripreso il pallone alle spalle del portiere e sarebbe entrato in porta con la palla incollata al piede. E così fece. Alzò delicatamente la palla in un arco elegante e controllato sopra di lui. Saltò il corpo disteso del portiere per andarla a riprendere, davanti alla porta ormai sguarnita. Sulle prime non capì, quando si svegliò e sentì la bocca e il naso pieni di sabbia, la testa leggera. Stava sognando? E che cos’era quel dolore acutissimo al ginocchio destro? E perché gli spettatori dietro la porta gridavano «No! No!» anziché «Gol»? Che ci facevano l’arbitro, il portiere, i compagni di squadra e anche l’osservatore del «Botafogo» chini su di lui? E perché erano tutti tristi? Non erano contenti, forse, di quel bellissimo gol? Non aveva fatto nessun gol, gli spiegarono. Mentre saltava per evitare il corpo sdraiato, il portiere – disperato e umiliato – gli aveva afferrato il piede destro, preferendo il rigore al gol sicuro. Ma aveva tenuto stretto il piede e nel cadere in avanti, Joao aveva battuto la testa sulla sabbia. Nel cadere, la sua gamba destra, bloccata dalla mano del portiere, si era avvitata su se stessa. Mentre aspettavano l’ambulanza, uno spettatore che era medico gli aveva tastato e mosso il ginocchio dicendo una frase che Joao non aveva neppure capito: «distorsione e lesione dei legamenti collaterali del ginocchio». La gamba di Joao fu ingessata per almeno quaranta giorni. Poi, gli dissero i medici, non sarebbe stato facile rieducare quel ginocchio e riportarlo alle condizioni di prima anche all’età sua. Sarebbero stati necessari settimane, mesi, e soprattutto fatica, disciplina, sacrifici. Quando alzò gli occhi dalla barella che lo portava via dalla spiaggia, Joao vide l’osservatore del «Botafogo» che se ne stava andando via, le spalle curve. Era finita. Andai a trovarlo, Joao il «Testone» sfortunato. Era uscito dall’ospedale, e stava nella casa dello zio con il suo gambone

566


L’importanza dello sport 8. talismano: oggetto di vario materiale e forma, al quale si attribuiscono poteri magici.

3

di gesso appoggiato a un tavolino basso. Mi parlò di quella partita, dei sogni che aveva sognato. Voleva diventare famoso, e adoperare un po’ di quei soldi per costruire un campo di calcio bellissimo, tutto di erba, con gli spogliatoi, le docce, le luci, le reti e le belle righe bianche di gesso per terra, nella favela dove era nato, per far giocare i figli della strada e dare a qualcuno di loro l’occasione per uscire da quella vita. Sorrideva, sembrava contento, quasi allegro, nonostante quel ginocchio rovinato. E io non capivo questa sua strana gioia, fino a quando Joao infilò un dito sotto il gesso, ne tirò fuori un pezzetto di carta stropicciato e me lo mostrò trionfante. Me l’ha dato mio zio, mi spiegò. Sopra, scarabocchiate in fretta con la calligrafia di chi deve scrivere in piedi su un taccuino c’erano queste parole: «Sei bravo, campione, e voglio che giochi per noi. Quando il ginocchio guarisce, chiamami al 6627676 di Rio de Janeiro». «Sai che numero è il 6627676?» mi chiese Joao con gli occhi che gli luccicavano. Lo avevo capito, ma lasciai che lo dicesse lui. «È il numero del “Botafogo” e si rinfilò il bigliettino sotto il gesso, vicino al suo ginocchio rovinato, come un talismano8 che l’avrebbe – ne ero certo – guarito. (da Stranieri come noi, Einaudi, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 In che senso il calcio «è una cosa seria, serissima, sulla spiaggia di Copacabana»? Il calcio offre a molti ragazzi della favela la possibilità di conquistarsi un futuro migliore.

2 Perché per Joao il «Testone» la partita di quella sera è molto importante? Perché un osservatore del «Botafogo» si trova lì per osservarlo ed eventualmente proporgli un ingaggio.

3 La partita tra quali due squadre di calcio si disputa? La partita si disputa tra la squadra del «Café Rosa» e quella del «Ristorante O Carioca».

4 Come reagisce l’osservatore del «Botafogo» alle acrobazie di Joao? L’osservatore lo osserva impassibile e con sguardo impenetrabile.

5 A pochi minuti dalla fine della partita, quale azione spettacolare Joao decide di fare? Joao decide di fare gol scavalcando il portiere ed entrando direttamente in porta con la palla.

6 Qual è la causa del fatto che Joao non riesce a fare gol? Il portiere lo afferra malamente per una gamba trattenendolo e buttandolo a terra.

7 Perché il ragazzo deve rimanere con la gamba ingessata almeno per quaranta giorni? Per consentire ai legamenti lesionati del ginocchio di guarire.

8 Come si conclude la vicenda narrata? La vicenda si conclude con la speranza di Joao di poter ricontattare l’osservatore del «Botafogo» che gli ha lasciato un recapito telefonico.

567


ANALISI E INTERPRETAZIONE 9 Completa la seguente tabella di descrizione di Joao. Età e caratteristiche fisiche

Quattordici anni, alto e ben proporzionato, a parte la testa un

Luogo in cui è nato

In una favela di Rio de Janeiro

Che cosa faceva da piccolo per sopravvivere

Piccoli furti sugli autobus e nei negozi

Sogno che vuole realizzare

Costruire un campo di calcio in erba nella favela per far giocare

po’ grossa

i ragazzi di strada e dare loro l’occasione per uscire dalla miseria

10 Indica se le seguenti affermazioni, relative alle caratteristiche strutturali e linguistiche del testo, sono vere o false. a. L’ambientazione è reale e descritta con una certa ricchezza di particolari.

V

F

b. Prevalgono le sequenze descrittive e riflessive.

V

F

c. È presente un lungo flashback, che consiste nell’interrompere il racconto per narrare fatti accaduti in precedenza e la cui conoscenza è indispensabile per la comprensione della vicenda.

V

F

d. In alcuni momenti, lo scrittore crea tensione con la tecnica della suspense.

V

F

e. Il linguaggio è informale e privo di termini tecnici, specialistici.

V

F

LESSICO 11 Per ciascuna frase, tratta dal testo, spiega il significato della parola evidenziata. a. «... fra baracche costruite abusivamente...»: senza diritto o licenza, in modo irregolare b. «... aveva pizzicato parecchi portafogli sugli autobus...»: aveva rubato

GRAMMATICA 12 Nella frase «Gli passavano la palla appena lo vedevano...», i pronomi «gli» e «lo», in analisi logica, che tipo di complementi sono, rispettivamente? a. gli: complemento di termine

b. lo: complemento oggetto

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA

568

13

ESPRIMERE EMOZIONI E RIFLESSIONI La vicenda di Joao quali emozioni e riflessioni ha suscitato in te? Confrontale con quelle dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva

14

È capitato anche a te, come a Joao, di dover affrontare una prova difficile? Quale? Ce l’hai fatta a superarla? Se sì, in che modo? Se no, per quali ragioni? Raccontalo in un breve testo scritto. Risposta soggettiva RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI


3 Andrea Valente Scrittore e illustratore italiano, 1968

Il trionfo di Jesse Owens

Ascolta l’audio del testo

Alle Olimpiadi di Berlino del 1936, lo statunitense nero Jesse Owens stupì il pubblico tedesco conquistando ben quattro medaglie d’oro nella corsa e nel salto in lungo. Bisogna pensare, infatti, che quelli erano i tetri anni del nazismo e Berlino era la capitale del Terzo Reich. Il führer Adolf Hitler, inoltre, sosteneva la teoria della supremazia della «razza ariana», espressione con cui i nazisti identificavano i popoli nordeuropei, e dell’inferiorità di chi non rientrava in questa categoria. Fu così che Owens, trionfando alle Olimpiadi, divenne il simbolo dell’emancipazione e della libertà in tutto il mondo, compresa la sua America, dove in quegli anni il colore della pelle faceva comunque una grande differenza. 1. batté tre record … un quarto: batté il re-

cord mondiale di salto in lungo, dei duecento metri e dei duecento metri a ostacoli; eguagliò il record mondiale dei cento metri.

▼ Jesse Owens gareggia nel salto in lungo alle Olimpiadi del 1936.

Era il turno del professor Riley, quel mattino, di sorvegliare i ragazzi nel quarto d’ora d’intervallo, a saltare in cortile, chiacchierare lungo i corridoi o sgranocchiare un panino con la marmellata. Con lo sguardo cercava di non perdere di vista nessuno, ma il suo occhio fuggì ben presto insieme allo scatto di un ragazzo magrolino, che correva dietro ai compagni o – più probabilmente – erano i compagni a correre dietro a lui. Invano. «Vieni un po’ qui» gli disse, fermandolo con un’occhiata. «Non ho fatto niente, non è colpa mia!» borbottò il ragazzo, cercando di scusarsi, senza sapere di cosa. «Mi sto solo divertendo un po’ con i compagni. Ho anche studiato per la prossima lezione!» Il professor Riley, allenatore della squadra di atletica, sempre cercando di non perdere di vista nessuno, guardò il ragazzino negli occhi: «Non è quel che hai fatto che conta» esclamò, «ma quel che farai. Tu farai strada, ragazzino. Presentati alla pista di atletica dopo le lezioni». Cominciò più o meno così la carriera di uno dei campioni più popolari dell’atletica leggera: James Cleveland Owens, Jesse per gli amici. Di strada ne avrebbe fatta tanta, tantissima, sempre di corsa, sempre prima degli altri, cento o duecento metri alla volta e, di quando in quando, un salto sulla sabbia. Già, perché il professor Riley ci aveva visto bene davvero, tanto che Jesse poté continuare a studiare, fino all’università, proprio grazie allo sport, alle sue qualità atletiche e a quel fortunato quarto d’ora di intervallo. Nel 1935, nel giro di quarantacinque minuti appena, batté tre record del mondo, uno dopo l’altro, eguagliandone un quarto1. L’anno seguente si sarebbero svolte a Berlino le Olimpiadi e il suo biglietto era già stato prenotato. Non era una città facile, Berlino, nel 1936. Grigie nubi si andavano addensando sui cieli di tutta Europa e ben presto sarebbe scoppiata la Seconda guerra mondiale. 569


2. Alabama: Stato

sud-orientale degli Stati Uniti d’America.

Ma Jesse corse, in uno stadio gremito, vincendo le corse eliminatorie, le semifinali e le finali dei cento e dei duecento. Ai margini della pista, a guardarlo con un misto di meraviglia e timore, uno spilungone biondo, infilato nella tuta degli atleti tedeschi. Era tale Luz Long, che nel salto in lungo avrebbe gareggiato da favorito, sulla pista di casa, con il sostegno della folla. Luz Long che, guardando la rapida falcata dell’imprendibile Owens, era sportivamente ammirato da lui e dalle sue medaglie. Sotto sotto, però, contava che tutti gli sforzi e tutte quelle corse lo avrebbero stancato almeno un po’, in vista della gara cui avrebbe partecipato anche lui. Infatti, ai salti di qualificazione, Jesse ne sbagliò uno dopo l’altro, distratto dalla finale dei cento metri, che aveva già vinto il giorno prima, e da quella dei duecento, che avrebbe corso l’indomani. Gli rimaneva un ultimo tentativo e poi nulla più. Fu in quel momento che Luz si avvicinò al rivale, senza tanto badare al colore della sua pelle scura, dei capelli neri o della maglietta della nazionale americana. Gli si avvicinò e, senza farsi troppo notare, spifferò un paio di consigli, che nemmeno il professor Riley sarebbe stato così preciso ed efficace: «Parti con la rincorsa mezzo metro più là» sussurrò «e stacca con l’ultimo salto appena qualche centimetro più indietro.» Un rapido scambio di sorrisi in segno di gratitudine e complicità e il salto di Owens fu perfetto, garantendogli la partecipazione alla finale. Quel giorno Jesse Owens, ragazzo dell’Alabama2, vinse la gara di salto in lungo, atterrando sulla sabbia diciannove centimetri più in là del suo suggeritore Luz Long, che si accontentò della medaglia d’argento.

Jesse Owens James Cleveland Owens (1913-1980), detto Jesse, è stato un famoso velocista e lunghista statunitense, noto soprattutto per la sua partecipazione ai Giochi olimpici di Berlino del 1936, dove vinse quattro medaglie d’oro. Da piccolo, conobbe miseria e povertà e visse secondo la filosofia «arrangiarsi per vivere» come altri milioni di ragazzi e ragazze neri nel periodo della Grande depressione americana. Fin da giovane mostrò un evidente talento per le discipline sportive. Non possedendo i soldi necessari a comprare costose attrezzature per praticare altri sport diversi dall’atletica leggera, si dedicò alle discipline della corsa. Nel 1933, ai campionati nazionali studenteschi, attirò l’attenzione di tutto il mondo sportivo con grandi prestazioni nella velocità e nel salto in lungo. Questo gli permise di essere ammesso all’università statale dell’Ohio (Stato centro-occidentale degli Stati Uniti) e cominciare a dedicarsi seriamente all’atletica. Nel 1935 stabilì numerosi record mondiali e nel 1936, alle Olimpiadi di

570

Berlino, vinse ben quattro medaglie d’oro nella corsa e nel salto in lungo. Dopo Berlino disputò altre gare e, nel dopoguerra, divenne preparatore atletico di una famosa squadra di pallacanestro. Per tutta la vita Jesse Owens attribuì il successo della sua carriera all’incoraggiamento di Charles Riley, il suo allenatore di atletica della scuola media. Nel 1984, a Jess Owens, «il lampo d’ebano» come molti giornali l’avevano ribattezzato, è stata dedicata una strada di Berlino. Alla sua vita, inoltre, è dedicato il film Race – Il colore della vittoria, uscito nel 2016 e diretto da Stephen Hopkins. Del film, che affronta i temi dello sport, dell’emarginazione e del razzismo, puoi vedere il trailer IN RETE .


L’importanza dello sport

3

Il führer3, lassù in tribuna, avrebbe decisamente preferito il contrario, ma nemmeno lui poteva farci più nulla: contro la sportività e, soprattutto, l’amicizia non c’è niente che possa prevalere. Le medaglie di James Cleveland Owens, uomo nero, in un mondo di bianchi, segnarono un’indelebile pagina di storia, quasi più delle bombe, che ben presto avrebbero distrutto ogni cosa. L’amico Luz, bianco nel mondo dei bianchi, morì presto proprio sotto una di quelle bombe, ma il suo ricordo e il ricordo del suo gesto, di un’amicizia breve e intensa, Jesse lo portò con sé ogni giorno. Lo tenne accanto a quello del professor Riley, e a quello del cortile della scuola, importante nella sua carriera quanto e più dello stadio delle Olimpiadi. (da Così per sport, Lapis, rid. e adatt.) 3. führer: Adolf Hitler, con il titolo di führer, fu dittatore della Germania dal 1934 al

1945.

◀ La premiazione di Jesse Owens alle Olimpiadi del 1936.

COMPRENSIONE 1 In che modo e grazie a chi comincia la carriera di James Cleveland Owens, Jesse per gli amici? Un giorno, durante un intervallo, il professor Riley nota Jesse correre nel cortile della scuola.

2 Grazie a che cosa Jesse può continuare a studiare fino all’università? Grazie allo sport e alle sue qualità atletiche.

3 Nel 1935 Jesse quanti record del mondo batte? Jesse ne batte tre: salto in lungo, duecento metri piani e duecento metri a ostacoli.

4 Nel 1936, alle Olimpiadi di Berlino, Jesse quali gare vince? Jesse vince l’oro nei cento metri piani, nei duecento metri piani e nel salto in lungo.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 In quale periodo storico si svolgono i fatti narrati? Negli anni Trenta del Novecento, in particolare durante le Olimpiadi di Berlino del 1936, in piena epoca nazista.

6 In che senso le medaglie di Jesse segnano un’indelebile pagina di storia? Jesse è nero, in un’epoca in cui il colore della pelle fa purtroppo la differenza. Le sue medaglie diventano il simbolo dell’emancipazione e della libertà dei neri, considerati nel Reich nazista una «razza» inferiore alla «razza ariana» e che negli Stati Uniti sono vittime di discriminazione.

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7 Indica le affermazioni corrette relative a Luz Long. A È un atleta tedesco, specialista del salto in alto. B Alle Olimpiadi di Berlino del 1936 gareggia nel salto in lungo. C È invidioso del successo di Jesse. D Non sopporta Jesse perché è un atleta nero. E Ammira Jesse e, sebbene sia un suo rivale, gli dà dei consigli che gli consentono

di partecipare alla finale della gara di salto in lungo. F Muore durante la Seconda guerra mondiale, ma il suo ricordo rimarrà per sempre

impresso nel cuore di Jesse. 8 Perché il führer Adolf Hitler spera che sia Luz Long a vincere la medaglia d’oro? Long fa parte della squadra nazionale tedesca e una sua vittoria porterebbe onore e gloria al Terzo Reich.

E perché il führer deve accettare la vittoria di Jesse? Il risultato ottenuto da Jesse non è assolutamente contestabile, rappresenta un indiscusso talento sportivo che esula da qualsiasi discorso sulla superiorità di una «razza» rispetto a un’altra.

LESSICO 9 Nella frase «Tu farai strada, ragazzino», quale significato figurato assume l’espressione «farai strada»? L’espressione significa che Jesse avrà successo nella vita. Spiega ora il significato delle seguenti espressioni con la parola «strada». a. Essere sulla buona strada: essere ben indirizzati in vista di una soluzione b. Essere fuori strada: non aver capito o essere lontani dalla risoluzione di un problema; a volte anche con il significato di essere lontani dalla realtà di un fatto

c. Andare per la propria strada: puntare al proprio scopo senza preoccuparsi di che cosa dicono o fanno gli altri

d. Trovare la propria strada: intraprendere un percorso di vita adatto alle proprie esigenze e capacità

e. Mettere qualcuno in mezzo alla strada: privare qualcuno della sua casa e, per estensione, dei mezzi di sopravvivenza, riducendolo in povertà

GRAMMATICA 10 Nella frase «Il professor Riley, allenatore della squadra di atletica ... guardò il ragazzino negli occhi», quale funzione logica hanno le parole «professor» e «allenatore»? Si tratta di apposizioni (nomi posti in dipendenza di un altro nome per meglio determinarlo).

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA

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11

RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI Amicizia e rivalità nello sport Ti è mai capitato di essere molto amico o amica di qualcuno, ma nello stesso tempo di esserne rivale in un determinato sport? In questo caso, quale comportamento hai adottato nei suoi confronti? Risposta soggettiva

12

RIASSUMERE

Riassumi il testo che hai letto, riducendolo all’incirca della metà. Risposta soggettiva


3 Fabrizio Silei Scrittore italiano, 1967

L’elegante «gazzella nera»

Ascolta l’audio del testo

La statunitense afroamericana Wilma Rudolph, alle Olimpiadi di Roma del 1960, si rivelò la donna più veloce del mondo. Alta quasi un metro e ottanta, con un fisico agile e armonioso (non a caso fu soprannominata «gazzella nera»), aveva una corsa fluida che le permetteva di distanziare di parecchio le sue avversarie. L’esperienza romana del 1960 trasmise a Wilma la fiducia in un futuro migliore, in un mondo privo di pregiudizi razziali.

1. Fiumicino: aero-

porto intercontinentale italiano che si trova nel territorio del Comune di Fiumicino, a circa trenta chilometri a ovest dal centro della città di Roma. 2. Texas: Stato meridionale degli Stati Uniti d’America. 3. coach: termine inglese che significa «allenatore sportivo».

Roma 1960. Mentre l’aereo annunciava il loro atterraggio a Fiumicino1 e il pilota ordinava di allacciarsi le cinture di sicurezza, Wilma ripensava a quante volte aveva rischiato di non essere lì. Ancora temeva che qualcosa andasse storto, temeva che un qualche altro incidente la escludesse da quei Giochi olimpici che aveva sognato e desiderato per quattro interi anni. Si ricordava ancora dell’autista bianco in Texas2 che doveva portarle in pullman ai giochi per la selezione e che, quando aveva visto salire quelle ragazze di colore e i coach3, si era rifiutato di partire. Per poco non avevano fatto tardi alle selezioni, e avevano dovuto attendere che dalla compagnia mandassero loro un autista privo di pregiudizi, un nero. E adesso era lì, su quell’aereo, e sapeva che sarebbe andato tutto meravigliosamente bene. Questo doveva pensare, in questo doveva credere. Ad attenderle giù dall’aereo c’era una folla di giornalisti e di curiosi; una scarica di flash accolse il team americano, per un attimo sembrò loro di essere attrici di Hollywood. E poi il Colosseo, San Pietro, la città caotica e bellissima da far girare la testa, e gli italiani sempre gentili e galanti, l’appartamento al villaggio olimpico e poi... il grande giorno. Lo stadio stravolto, lei che si lega le scarpe, si china sui blocchi di partenza dei cento metri, il giudice solleva la pistola per dare il via alla corsa e... bang! Un bang enorme che affonda nel cervello come una lama e fa scattare tutto il corpo e le gambe come un elastico. Un bang che separa il prima dal dopo e dopo il quale tutto può cambiare o restare uguale, un Big Bang nella sua piccola vita. Ma non c’è tempo per pensare a nulla, adesso, fra le urla della gente c’è tempo solo per correre, correre con il vento sulla faccia, sorridendo, spingendo sempre di più e volando, quasi senza fatica, senza guardare le ombre scure delle altre che al suo fianco restano indietro e svaniscono lasciandola da sola a tagliare il traguardo. E così accadde e accadde di nuovo per una, due, tre volte: cento metri, duecento metri, staffetta 4 x 100, e fu tutto finito. Dopo la vittoria dei duecento metri, gli organizzatori, entusiasti, per omaggiarla fecero volare una colomba bianca dalla sua corsia. Fu questione di un attimo, un secolo e un istante allo stesso momento, e fu di nuovo seduta sull’aereo che tornava in America con tre medaglie

573


▶ Wilma Rudolph vince l’oro nei cento metri alle Olimpiadi di Roma nel 1960.

4. Tennessee: Sta-

to del sud degli Stati Uniti d’America, in cui Wilma è nata.

d’oro lucente nella valigia, seduta accanto al coach e alle compagne, tutti inebriati da una felicità incontenibile. Ogni tanto doveva darsi un pizzico per accertarsi di essere sveglia, doveva aprire la borsa e infilarci la mano per accarezzare l’astuccio di quelle medaglie e accertarsi che davvero fossero lì, che davvero quel che era capitato fosse successo proprio a lei. L’Italia era stata un sogno che sarebbe rimasto per sempre nel suo cuore. Gli italiani e i giornalisti di tutta Europa erano rimasti incantati da lei, affibbiandole molti soprannomi. Wilma era già divenuta per gli americani il «tornado del Tennessee4», per i francesi «la perla nera», mentre in Italia tutti adoravano la lunga ed elegante «gazzella nera» o la «regina di Roma», come l’avevano soprannominata i giornali. Quella ragazza sfrecciava con un’eleganza mai vista e andava a vincere, a stabilire nuovi record, con una naturalezza che faceva bene al cuore. Le bastava chiudere gli occhi per vedere il pubblico delle tribune dello stadio alzarsi in piedi a gridare il suo nome mentre sfrecciava a tutta velocità e andava a vincere i cento metri in undici secondi netti, i duecento metri in ventiquattro secondi... E poi gli applausi, lei che agita il cappellino di paglia e i giornali pieni zeppi delle sue foto per i quali lei e la squadra avevano dovuto comprare una valigia apposta. Il «Corriere della Sera» del 9 settembre 1960 aveva scritto di lei: «Tutte le olimpiadi creano un mito, il mito fiorito in questa edizione dei giochi porta il nome di una ragazza nera di vent’anni, un’americana degli Stati Uniti: Wilma Rudolph. È giovane, bella, orgogliosa. È la donna più veloce del mondo». L’Italia era stata anche questo per lei, la certezza che le cose sarebbero potute andare diversamente, che il razzismo e il pregiudizio erano dei tarli che stavano nella testa della gente e non un dato di fatto. (da Più veloce dei sogni, A. Mondadori, rid. e adatt.)

Wilma Rudolph Wilma Rudolph (1940-1994) è stata una velocista statunitense, vincitrice di tre medaglie d’oro olimpiche a Roma nel 1960. La sua storia commosse il mondo perché da bambina fu colpita dalla poliomielite, una grave malattia virale, molto contagiosa, a carico del sistema nervoso centrale, che provoca la paralisi dei muscoli delle gambe e delle braccia.

574

Fortunatamente, grazie alle numerose terapie, a dodici anni poté di nuovo camminare agevolmente. Wilma si dedicò quindi allo sport e, in poco tempo, divenne una velocista di livello mondiale. Abbandonate le competizioni nel 1962, lavorò come insegnante, allenatrice di atletica e commentatrice sportiva.


L’importanza dello sport

3

COMPRENSIONE 1 Mentre l’aereo sta per atterrare a Fiumicino, a che cosa pensa Wilma? Wilma pensa a tutte le volte che aveva rischiato di non essere lì, alle Olimpiadi e a quei pregiudizi razziali che anche nella quotidianità le erano stati di ostacolo.

2 Sull’aereo di ritorno in America, qual è lo stato d’animo di Wilma e perché? Wilma è inebriata di felicità, ma al tempo stesso incredula, al punto da dover spesso toccare le medaglie d’oro nella borsa.

3 L’esperienza italiana che cosa fa capire a Wilma riguardo al razzismo e al pregiudizio? Il razzismo e il pregiudizio sono nella testa delle persone, Wilma torna negli Stati Uniti con la fiducia in un futuro migliore, con la speranza di poter vivere in una società libera dai pregiudizi razziali.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Wilma, sono vere o false. a. È una ragazza nera di vent’anni.

V

F

b. In Texas ha vissuto un’esperienza di razzismo.

V

F

c. È pessimista di carattere.

V

F

d. Considera gli italiani troppo invadenti.

V

F

e. Durante le gare pensa solo a concentrarsi.

V

F

V

F

V

F

f.

Corre velocissima, con eleganza e naturalezza.

g. Alcuni dei soprannomi che le vengono dati contengono allusioni razziste.

5 Al «bang» della pistola, che dà il via alla corsa, viene attribuita grande importanza. In che senso? Il «bang» rappresenta un punto di svolta in cui tutto può cambiare: coincide con l’inizio della gara, ma anche con il coronamento di un sogno (la partecipazione e poi la vittoria alle Olimpiadi). Il bang è paragonato addirittura al Big Bang, l’origine dell’universo.

LESSICO 6 Per ciascuna delle seguenti frasi, tratte dal testo, scrivi un sinonimo della parola evidenziata. Risposte possibili a. «... per omaggiarla fecero volare una colomba...»: onorarla b. «... tutti inebriati da una felicità incontenibile»: estasiati c. «... affibbiandole molti soprannomi»: attribuendole d. «Quella ragazza sfrecciava con un’eleganza mai vista...»: correva

PRODUZIONE SCRITTA 7

RIASSUMERE E COMMENTARE Riassumi il testo che hai letto, riducendolo all’incirca alla metà. Poi esprimi in un breve testo scritto le tue riflessioni riguardo ai fatti narrati e indica soprattutto il messaggio che viene trasmesso. Risposta soggettiva

575


Vita da campioni: sacrificio e disciplina Andre Agassi Tennista statunitense, ora allenatore di tennis, 1970

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

▼ Andre Agassi da bambino.

576

Colpisci più forte!

Ascolta l’audio del testo

In queste sue pagine autobiografiche, Andre Agassi, uno dei più grandi campioni di tennis di tutti i tempi, racconta che da piccolo veniva costretto ad allenamenti estenuanti da un padre dispotico ma determinato a farne un campione a qualunque costo. E così il piccolo Andre cresce con un sentimento fortissimo: l’odio smisurato per il tennis. Contemporaneamente, però, acquisisce anche la consapevolezza di possedere un talento eccezionale. Ed è proprio in bilico tra una pulsione verso l’autodistruzione e la ricerca della perfezione che si svolgerà la sua incredibile carriera sportiva.

Ho sette anni e sto parlando da solo perché ho paura e perché sono l’unico che mi sta a sentire. Sussurro sottovoce: «Lascia perdere, Andre, arrenditi. Posa la racchetta ed esci immediatamente da questo campo. Entra in casa e prenditi qualcosa di buono da mangiare. Gioca con i fratelli. Siediti vicino alla mamma. Non sarebbe magnifico lasciar perdere? Non giocare a tennis mai più?». Ma non posso. Non solo mio padre mi rincorrerebbe per tutta la casa brandendo la mia racchetta, ma qualcosa nelle mie viscere, un qualche profondo muscolo invisibile me lo impedisce. Odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a giocare, continuo a palleggiare tutta la mattina, tutto il pomeriggio, perché non ho scelta. Per quanto voglia fermarmi, non ci riesco. Continuo a implorarmi di smettere e continuo a giocare, e questo divario, questo conflitto tra ciò che voglio e ciò che effettivamente faccio mi appare l’essenza della mia vita. Al momento il mio odio per il tennis si concentra sul drago, una macchina lanciapalle modificata dal mio vulcanico papà. Il drago assomiglia a una qualunque macchina lanciapalle di un qualsivoglia circolo sportivo americano. In realtà, però, sembra una creatura vivente uscita da uno dei miei fumetti. Quando il drago punta dritto su di me e spara una palla a centottanta chilometri all’ora, emette un ruggito da belva assetata di sangue che mi fa sobbalzare ogni volta. Mio padre lo ha reso spaventoso di proposito. Lo ha dotato di un collo extralungo, formato da un tubo di alluminio con una piccola testa anch’essa di alluminio, che arretra come una frusta ogni volta che il drago spara. Lo ha anche collocato su una base alta più di un metro, proprio a livello della rete, cosicché il drago troneggia sopra di me.


L’importanza dello sport

3

A sette anni sono piccolo per la mia età. (E sembro ancora più piccolo per via del taglio di capelli a scodella). In piedi davanti al drago appaio davvero minuscolo. Impotente. Mio padre vuole che il drago troneggi su di me non soltanto per incutermi rispetto e ottenere la mia attenzione; vuole che le palle che escono dalla sua bocca atterrino ai miei piedi come se fossero sganciate da un aereo. La traiettoria rende pressoché impossibile rispondere in maniera convenzionale: devo colpire ogni palla d’anticipo, altrimenti mi rimbalzerebbe oltre la testa. Ma nemmeno così sono abbastanza veloce per mio padre. Colpisci prima, grida. Colpisci prima. Mio padre urla sempre ogni frase due, talvolta tre, talvolta dieci volte. Più forte, dice, più forte. Ma a che serve? Per quanto forte la colpisca, per quanto presto, la palla torna indietro. Ogni palla che mando al di là della rete va ad aggiungersi alle migliaia che già coprono il campo. Non centinaia. Migliaia. Verso di me arrivano le palle in un’onda perenne. Non mi posso muovere senza calpestare una palla – eppure devo stare attento a non farlo, mio padre non lo sopporterebbe. Ogni colpo riuscito è dato per scontato, ogni colpo mancato scatena una crisi. Papà dice che se colpisco duemila e cinquecento palle al giorno, ne colpirò 17 mila e cinquecento alla settimana e quasi un milione in un anno. Crede nella matematica. I numeri, dice, non mentono. Un bambino che colpisce un milione di palle all’anno sarà imbattibile. Colpisci più forte, urla mio padre, colpisci più forte. Penso che mi si staccherà il braccio. Vorrei chiedere: «Quanto deve durare ancora, pa’?». Ma non lo chiedo. Faccio come mi dice. Colpisco più forte che posso, e poi ancora di più. A un certo punto mi sorprendo di quanto tiro forte, e preciso. Sebbene odi il tennis, mi piace la sensazione che dà una palla colpita alla perfezione. È l’unico attimo di pace. Quando faccio qualcosa alla perfezione godo per un istante di un senso di equilibrio mentale e di calma. ▶ Andre Agassi negli anni Ottanta del Novecento.

(da Open, Einaudi, rid. e adatt.)

Andre Agassi Andre Agassi, nato a Las Vegas il 22 aprile 1970, è considerato fra i migliori tennisti di sempre. Nel corso degli anni ha sviluppato un gioco frenetico, aggressivo e anticipato, basato sulla risposta al servizio e l’attacco dal fondo, uno stile che poi ha perfezionato grazie anche alla capacità di analizzare rapidamente gli avversari e cogliere ogni loro debolezza. Con i capelli lunghi e ossigenati, gli orecchini, gli occhiali da sole con lenti trasparenti o a specchio, e le tenute sportive sgargianti, più da musicista rock che da tennista, Agassi ha sconvolto l’austero mondo del tennis, raggiungendo una serie di successi mai visti prima.

577


COMPRENSIONE 1 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false. a. Il piccolo Andre vorrebbe che anche i suoi fratelli giocassero a tennis.

V

F

b. Andre odia il tennis, ma continua ad allenarsi perché non ha scelta.

V

F

c. Il drago è una macchina lanciapalle potenziata dal padre di Andre, allo scopo di migliorare le prestazioni del ragazzino.

V

F

d. Per il padre, Andre non è mai abbastanza veloce nel colpire la palla.

V

F

e. Quando Andre riesce a colpire la palla, viene lodato dal padre.

V

F

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Perché il padre ha collocato il drago su una base alta più di un metro, in modo che troneggi su Andre? Per renderlo spaventoso, in modo da incutere paura e timore al figlio. 3 In quale unico momento Andre prova soddisfazione nel colpire la palla? Quando Andre la colpisce alla perfezione.

4 Quali caratteristiche linguistiche presenta il testo? (Indica le risposte esatte) A Prevalenza di frasi brevi

C Utilizzo del tempo verbale passato

B Utilizzo del tempo verbale presente

D Presenza di similitudini

LESSICO 5 Per ciascuna delle seguenti parole, tratte dal testo, cancella il sinonimo errato: a. Conflitto: odio – contrasto – scontro – lotta – battaglia b. Troneggiare: sovrastare – dominare – ergersi – elevarsi – slanciarsi 6 Nell’espressione «vulcanico papà», la parola «vulcanico» significa: A irrequieto

C che incute terrore

B ricco di fantasia e di vitalità

D estenuante, snervante

PRODUZIONE ORALE 7

578

DEBATE IN GRUPPO Realizzate un debate in classe relativo al problema: il padre di Andre Agassi ha fatto bene a obbligare il figlio ad allenamenti rigidissimi oppure avrebbe potuto ottenere gli stessi risultati con metodi diversi? Seguite le indicazioni: ■ dividetevi in due gruppi (o squadre): uno a favore dei metodi educativi del padre di Andre Agassi e uno contro (la tesi è assegnata dall’insegnante); ■ stabilite regole e tempi per il dibattito; ■ ciascun gruppo, tramite dei relatori, espone la propria opinione o tesi e gli argomenti a sostegno; quindi confuta, cioè dimostra l’infondatezza degli argomenti che sostengono la tesi contraria (antitesi) alla sua; ■ ciascun gruppo conclude la propria argomentazione riassumendone i punti principali; ■ una giuria di tre persone proclama vincitore il gruppo che ha dimostrato migliore capacità di argomentazione e di esposizione in pubblico. Risposta soggettiva


3 Barbara Stefanelli Giornalista italiana, 1965

Una stella della scherma

Ascolta l’audio del testo

Bebe Vio, campionessa paralimpica di scherma, all’età di undici anni viene colpita dalla meningite, un’infezione acuta delle meningi causata da virus o batteri. In seguito a questa malattia, le vengono amputati gli avambracci e le gambe. Ma l’amputazione degli arti non impedisce alla coraggiosa Bebe di conseguire numerosi successi, sempre con grande grinta e un sorriso sulle labbra.

▲ Bebe Vio ai campionati mondiali paralimpici di scherma del 2020.

1. setticemia: malat-

tia infettiva provocata dalla presenza di germi nel sangue. 2. Mogliano: Mogliano Veneto, comune in provincia di Treviso.

In ospedale se lo ricordano ancora. Quando Bebe si risvegliò, dopo i giorni più duri durante i quali i medici e i genitori erano arrivati a temere di perderla, la sua prima domanda fu: «Quando potrò ricominciare a tirare?». La risposta arrivò presto, contro il parere di tutti. O quasi. A causa della meningite, e delle complicazioni dovute alla setticemia1, Bebe subì una sequenza di amputazioni per arginare la malattia che avanzava verso il centro del corpo. E in aggiunta i medici dovettero sottoporla a una lunghissima serie di operazioni di autotrapianto della pelle, per cercare di riparare le parti aggredite dall’infezione. La mamma, Teresa, ricorda ancora di aver detto al marito: «Non rideremo mai più in questa famiglia». Papà Ruggero no: lui sentiva che in qualche modo ne sarebbero usciti, insieme: «Vedrai che rideremo di nuovo, e tanto». L’ottimismo dei Vio è contagioso, è come se fosse scritto sulle pareti del loro luminoso soggiorno a Mogliano2, sta nelle animate e allegre conversazioni a tavola, nelle battute che si scambiano senza tregua papà, mamma e i tre figli. Oltre a Bebe, ci sono Nicolò, ormai maggiorenne, e Maria Sole, la sorella più piccola. Quando Teresa e Ruggero furono costretti a decidere se lasciar amputare le gambe della figlia sopra o sotto il ginocchio, sostenuti da una fisioterapista bravissima, riuscirono a convincere il chirurgo a scegliere l’intervento meno pesante: sotto il ginocchio. Bebe rischiava la vita, nessuno lo sapeva quanto loro, ma se tutto fosse andato bene (questa era la visione positiva dei Vio), la bambina avrebbe avuto un futuro molto diverso e magari un giorno si sarebbe rimessa in piedi. Così è stato, perché non perdere il ginocchio significa, con una protesi studiata su misura, ricominciare a camminare e andarsene in giro libera: fare i gradini dell’ingresso di casa, prendere due autobus per tornare da scuola, uscire la sera con le amiche sentendosi anche fisicamente alla pari. E poi, chissà, forse domani o dopo tornare a tirare di scherma sulle proprie gambe sorrette da lame potenti e flessibili. Ci sarà mai qualcuno che potrà spezzare quest’alleanza familiare? L’alleanza dei Vio, che insieme hanno lottato respingendo il male e insieme hanno ricominciato a ridere, e tanto. Già nell’estate del 2009 si era capito che niente avrebbe fermato la determinazione di Bebe a non tradire il destino da atleta nel quale era cresciuta e voleva continuare a riconoscersi.

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3. stoccate: nella scherma, colpi di punta al termine di azioni offensive.

La scherma non poteva aspettare ancora: erano sei anni ormai, da quando per la prima volta aveva visto tirare quelli che le erano sembrati «Zorro vestiti di bianco», innamorandosene all’istante come capita ai bambini, che si allenava per diventare una campionessa. In pochi mesi, Bebe sognava già la sua rimonta: come quando in un incontro finisci sotto, ti danno tutti per sconfitto e tu infili quattro, cinque, sei stoccate3 consecutive. La prima volta che tornò in pedana le attaccarono il fioretto alla protesi del braccio, al sinistro perché Bebe è mancina, con lo scotch. «Ho tirato per sei ore senza fermarmi mai. È stato come ritrovare tutta me stessa, ogni pezzo di me.» A Bebe, però, non piaceva tanto l’idea di combattere seduta e legata a una carrozzina. «Volevo mettermi in piedi e incontrare così le mie amiche della palestra, come prima. Mi sembrava impossibile tirare senza muovermi avanti e indietro. Poi ho capito.» Quello che Bebe capì è che se sei su una carrozzina, bloccata, non puoi indietreggiare. Se ci provi e ti scansi, rischi di essere travolta dall’avversario. Puoi solo attaccare. «E a me piace un sacco attaccare.» Bebe ama tirare d’istinto: attacca e attacca. Dichiara di non conoscere le regole, ammette di doverle imparare, «prima o poi». «L’unica volta che ho pensato di mettermi a ragionare» protesta, «ero in vantaggio sei a uno e ho finito per perdere. Non fa per me, io sono così, sono strana, lo so. Io vado avanti e, di solito, vinco.» Il talento di Bebe esplode in ogni gara ma anche in ogni racconto di quelle gare. Trasmette una gioia di vivere che non teme barriere. «Non capisco i ragazzi che sono tristi, io non capisco la noia: vivo ogni giorno serena e aspetto impaziente quello dopo. Ci sono sempre così tante cose da fare.»

Bebe Vio Beatrice Maria Adelaide Marzia Vio, nota con il soprannome di Bebe Vio, è nata a Venezia il 4 marzo 1997. È una schermitrice italiana, campionessa mondiale ed europea in carica di fioretto individuale paralimpico. La meningite che l’ha colpita a undici anni non le ha tolto la voglia di vivere, di andare a scuola, persino di praticare il suo sport preferito: la scherma. Bebe ce l’ha fatta grazie alla sua determinazione, all’aiuto della sua famiglia e dei tecnici che hanno creato per lei una protesi speciale: una mano-fioretto della giusta misura che asseconda le sue «manovre» spericolate e, però, non la mette in condizioni di vantaggio rispetto agli avversari. Nello sport, infatti, la lealtà è fondamentale. L’esordio ufficiale di Bebe, come schermitrice paralimpica, avviene nel 2010 a Bologna e già nel 2011 ottiene il suo primo risultato diventan-

580

do campionessa italiana under 20; risultato che per i due anni successivi trasforma in titolo di campionessa italiana assoluta. Dopo aver conquistato altri titoli europei e mondiali, alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016 vince un’altra medaglia d’oro e così pure nel 2018 agli Europei di scherma paralimpica, svoltisi a Terni, e nel 2020 a Tokyo si conferma regina assoluta del fioretto femminile paralimpico. Bebe è diventata un personaggio pubblico grazie alle numerose apparizioni in tv; ha posato per la fotografa Anne Geddes per una campagna a favore della vaccinazione contro la meningite e ha ideato l’evento «Giochi senza barriere» insieme alla sua squadra formata da cantanti, sportivi e persone con disabilità. Bebe ci insegna che non bisogna mai smettere di darsi degli obiettivi, qualunque cosa succeda nella nostra vita.


L’importanza dello sport

3

Conoscere Bebe aiuta a comprendere quanto non abbia senso definire le persone «disabili». Come se un aggettivo, in negativo, potesse racchiudere e chiudere un’esistenza. Se ti hanno amputato i piedi e le mani, hai disabilità gravi con cui fare i conti ogni giorno, sembra dirti Bebe mentre con un colpo di gomito fa scorrere i comandi sul suo iPhone, ma questo non ti impedisce di imparare a fare qualcosa di nuovo con i mezzi che hai. E non ti impedisce di essere anche molto contento di te. «In Italia tanti ragazzi come me» si rammarica, «stanno chiusi in casa. Non escono quasi più. Forse è colpa dei genitori che li proteggono sì, ma si vergognano e non fanno che dire “oh poverini”. Potrebbero invece divertirsi molto di più, quei ragazzi, potrebbero fare sport, per esempio. Puoi sentirti forte anche se il tuo corpo non è tutto intero. Per questo, quando mi chiamano, io vado in tv e ai convegni e dò le interviste: va benissimo se posso essere d’ispirazione a qualcuno come me. E poi io mi diverto un sacco quando vado in giro.» (da Piccole coraggiose donne, Bompiani rcs, rid.)

COMPRENSIONE 1 L’ottimismo e l’alleanza dei Vio quanto sono stati importanti durante il periodo critico della malattia di Bebe e perché? L’ottimismo e l’alleanza dei Vio sono stati importantissimi fin dall’inizio, dalla decisione di far amputare le gambe di Bebe sotto il ginocchio, così che potesse ricominciare a camminare e, magari, a praticare il suo sport.

2 Perché a Bebe non piace l’idea di combattere seduta su una carrozzina? Perché Bebe non può muoversi avanti e indietro sulla pedana; inoltre tornare a combattere in piedi le consente di poter affrontare, come prima, le sue amiche della palestra di scherma.

Poi, però, Bebe capisce che, seduta su una carrozzina, può fare quello che le piace tanto, cioè che cosa? Attaccare. 3 Di che cosa si rammarica Bebe? Bebe si rammarica dei molti ragazzi che, affetti da gravi disabilità, non riescono a reagire e si chiudono in casa rinunciando, di fatto, alla loro vita e a tutte le possibilità che potrebbero avere.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Bebe, sono vere o false. a. La sua passione per la scherma inizia quando ha solo pochi anni.

V

F

b. È determinata e infaticabile.

V

F

c. Applica alla perfezione tutte le regole della scherma.

V

F

d. È consapevole di agire d’istinto e non le dispiace affatto.

V

F

e. Spera di essere un modello di coraggio e di vitalità per tutte le persone con una disabilità.

V

F

581


LESSICO 5 Già sai il significato della parola «stoccata» nella scherma. Spiega ora quale significato assume nelle seguenti frasi. Consulta eventualmente il dizionario. a. In quella circostanza non ha risparmiato stoccate a nessuno: rimproveri aspri e malevoli, battute sarcastiche e pungenti

b. Quella notizia fu una vera stoccata per tutti noi: dispiacere, dolore morale forte e improvviso 6 Per ciascuna delle seguenti parole, tratte dal testo, scrivi un sinonimo. Risposte possibili a. disabilità inabilità

c. indietreggiare arretrare

b. barriere

d. amputare

ostacoli

tagliare

PRODUZIONE ORALE 7

La lettura di questo testo quali emozioni e riflessioni ha suscitato in te? Confrontale con quelle dei compagni e delle compagne. ESPRIMERE EMOZIONI E RIFLESSIONI

Risposta soggettiva

COMPETENZE DIGITALI Le Paralimpiadi: quando lo sport include tutti

• Guarda il video: I veri supereroi.

Bebe Vio, la vera storia di una combattente con la «faccia rotta» • Guarda il documentario: I limiti non esistono • Naviga nel sito del Comitato Italiano Paralimpico

La storia di Bebe Vio ci racconta la parDDI te davvero inclusiva dello sport, che dà a chiunque la possibilità di esprimere le proprie passioni e i propri sogni al massimo livello, valorizzando e non cercando di nascondere le disabilità fisiche e mentali. Gli atleti con disabilità più forti al mondo partecipano alle Paralimpiadi, di cui probabilmente hai sentito parlare in occasione di Tokyo 2020, quando l’Italia ha ottenuto un record di medaglie storico (ben 69, con 14 ori!) nei Giochi Paralimpici. Ma quanto conosci gli sport paralimpici? Approfondiamone insieme la conoscenza, sfruttando le tante risorse presenti in Rete. ■

VIDEO Inquadra il QRCode e guarda il video I veri supereroi. Bebe Vio, la vera storia di una

combattente con la «faccia rotta». Esprimi poi le tue considerazioni sul coraggio, la vitalità, l’amore per lo sport e per gli altri di questa giovane donna. ■

DOCUMENTARIO Inquadra il QRCode e guarda il documentario Rai I limiti non esistono, per avvicinarti allo sport paralimpico insieme ad alcuni protagonisti del movimento paralimpico in Italia.

SITO WEB + CANALE YOUTUBE Naviga liberamente nel sito del Comitato Italiano Paralimpico e nel suo canale YouTube, dove troverai utili risorse per approfondire la tua conoscenza.

ORA TOCCA A TE In un video o un audio di massimo 5 minu-

ti, prova a spiegare con parole tue il significato della parola «inclusione», facendo riferimento agli sport paralimpici.

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L’importanza dello sport

3

Le zone d’ombra dello sport Bruce Weinstein Esperto statunitense contemporaneo di etica, di ciò che è bene per l’uomo, di ciò che è giusto fare o non fare

1. steroidi: sostanze vietate nelle competizioni sportive. 2. culturismo: pratica ginnica che stimola lo sviluppo e la definizione delle masse muscolari. 3. ipertensione: pressione sanguigna più alta del normale. 4. acne: malattia della pelle che si manifesta con brufoli, punti neri e cisti. 5. paranoica: ossessiva.

No al doping

Ascolta l’audio del testo

Il desiderio di trionfare su tutti e di superare i propri record può indurre un atleta a ricorrere al doping, cioè all’assunzione di sostanze particolari al fine di migliorare il proprio rendimento. Al di là degli aspetti etici (che valore ha una vittoria non conseguita con le proprie forze?), i danni di queste sostanze sulla salute sono potenzialmente gravi o gravissimi.

Spesso gli sport fanno emergere le nostre passioni più profonde: queste emozioni e il desiderio di essere il numero uno a volte ci portano ad assumere comportamenti criticabili, pericolosi o semplicemente sbagliati. [...] Il doping è uno dei problemi più importanti nello sport di oggi, con conseguenze che vanno molto oltre il semplice uso di steroidi1 nel baseball, nel calcio o nel culturismo2. È difficile capire se oggi ne facciano uso molti più atleti che in passato o se semplicemente se ne senta parlare di più. In ogni caso, la questione del doping è fondamentale per decidere del futuro degli sport competitivi. Che danno subisce un atleta che fa uso di steroidi? [...] Queste droghe alterano il sistema immunitario, rendendo così più difficile per il corpo combattere le malattie; inoltre, rendono le ossa più fragili e più vulnerabili alle fratture; alterano permanentemente la voce di chi le usa e hanno anche effetti dannosi sul sistema riproduttivo, poi vi sono altri rischi, fra cui tumori del fegato e dei reni; ipertensione3, acne4 grave, repentini sbalzi di umore (inclusi sintomi maniacali che possono indurre alla violenza, malattia nota come «rabbia da steroidi anabolizzanti»), depressione, gelosia paranoica5, irritabilità estrema... la lista continua. Da qualsiasi parte la si guardi, la salute di chi fa uso di steroidi è messa a rischio. [...] Causano più danni che vantaggi e non solo alla persona che li usa: la gara dove vengono usati steroidi è rovinata. Danneggiano il rivale di chi li prende, perché gli rendono molto più difficile vincere la partita; per esempio, i giocatori di baseball professionisti che fanno uso di steroidi colpiscono la palla con più forza e fanno più facilmente dei tiri vincenti. Danneggiano anche lo sport stesso, perché lo rendono un semplice test di forza bruta creata artificialmente, invece che un ambito nel quale uno può dimostrare che cosa sa fare, con un misto di forza innata, intelligenza e spirito di squadra. 583


Ma danneggiano anche i fan, che pagano un sacco di soldi per vedere una partita giusta e trasparente e invece assistono a un gioco falsato. [...] Non tutti quelli che fanno sport usano steroidi (anche se sembra essere una pratica molto comune). [...] Vincere solo per aver ingerito qualcosa di chimico, invece che grazie alla forza di volontà, la determinazione e la fatica, è un esempio di un comportamento ingiusto: un’altra buona ragione per non cominciare. Se un allenatore è consapevole del fatto che la sua squadra fa uso di steroidi, ma fa finta di non vedere, non solo infrange le regole base dello sport, oltre alla legge, ma dà anche un pessimo esempio ai giocatori. Un allenatore dovrebbe essere un modello di cosa si intende per un buono sportivo e non solo uno che vuole che tu vinca a ogni costo. (da B. Weinstein, E se nessuno mi becca? Breve trattato di etica per ragazzi, 2013, Editrice Il Castoro)

La Commissione medica del Comitato Olimpico Internazionale ha stilato un elenco delle sostanze e delle pratiche vietate.

Sostanze vietate Stimolanti (cocaina, anfetamine)

Provocano un aumento della frequenza cardiaca e respiratoria e della capacità di sopportare la fatica, una diminuzione della sensibilità al dolore. Gli effetti collaterali sono l’assuefazione e una forte dipendenza psicologica.

Narcotici

Si tratta di analgesici, farmaci che riducono la percezione del dolore. La codeina, che si trova anche negli sciroppi sedativi della tosse, è un narcotico analgesico il cui uso nello sport è da considerarsi doping.

Si tratta di ormoni capaci di ingrossare le masse muscolari, di aumentare la Ormoni peptidici, capacità del sangue di trasportare l’ossigeno, di diminuire la percezione del mimetici e analoghi dolore. Possono provocare danni al fegato e malattie cardiovascolari.

Anabolizzanti

Si tratta di sostanze che aumentano la massa e la forza muscolare. Gli effetti collaterali sono estremamente gravi: aumento del rischio di malattie cardiovascolari; danni a carico del fegato e dei reni; probabili effetti cancerogeni; effetti femminilizzanti nell’uomo, come la crescita del seno; effetti mascolinizzanti nella donna, come l’irregolarità del ciclo mestruale.

Diuretici

Si tratta di farmaci che incrementano l’escrezione dell’urina e pertanto determinano la riduzione del peso corporeo per disidratazione. Inoltre «mascherano» altre sostanze dopanti, perché riescono a diluirle e a far sì che vengano eliminate con l’urina. Possono provocare gravi insufficienze cardiache e renali.

Pratiche vietate Doping ematico

Consiste nell’introduzione di sangue o di emoderivati (prodotti sanguigni) in un atleta al fine di aumentare la capacità del sangue di trasportare ossigeno e migliorare così le prestazioni nelle prove di resistenza.

Manipolazioni farmacologiche, chimiche e fisiche

Consistono nell’assumere sostanze o praticare metodi non leciti per alterare il risultato delle prove antidoping. Ad esempio, la sostituzione e falsificazione delle urine. (da A.C. Cappellini – A. Naldi – F. Nanni, Corpo, movimento, sport, Markes, rid.)

584


L’importanza dello sport

3

COMPRENSIONE 1 Che cosa si intende per doping? L’uso di steroidi e sostanze vietate nelle competizioni sportive. 2 Quali danni subisce la salute dell’atleta che fa uso di doping? Queste sostanze alterano il sistema immunitario, rendono le ossa più fragili, modificano la voce, hanno effetti dannosi sul sistema riproduttivo, sul cuore, sui reni, sull’umore e sulla psiche.

3 Gli steroidi danneggiano anche: a. l’avversario di chi li assume, perché fisicamente non è allo stesso livello fisico di prestazioni

;

b. lo sport stesso, perché lo rendono un semplice test di forza bruta (creata inoltre artificialmente ;

e non attraverso sani allenamenti), lasciando da parte intelligenza e spirito di squadra

c. il pubblico, perché paga per assistere a competizioni falsate e sleali

.

4 In quale caso un allenatore dà un pessimo esempio ai giocatori? Quando è consapevole che la sua squadra fa uso di sostanze illegali e non denuncia la cosa.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 Come definiresti il testo che hai letto? A Narrativo

B Espositivo-argomentativo

C Argomentativo

6 Indica se le seguenti affermazioni, relative alla tabella, sono vere o false. a. L’esposizione è ricca di termini specialistici.

V

F

b. Ha la funzione di ripetere quanto già detto nel testo.

V

F

c. Ha la funzione di arricchire le informazioni date nel testo.

V

F

LESSICO 7 Per ciascuna frase, tratta dal testo, indica il significato della parola evidenziata. a. «... rendono le ossa più vulnerabili alle fratture...»: A fragili

B resistenti

C facili

B rischiosi

C improvvisi

b. «... repentini sbalzi di umore...»: A molteplici

PRODUZIONE SCRITTA 8

Lo sport ha una sua etica: migliorare se stessi con l’impegno, accettare e superare la sconfitta e i propri limiti, rispettare gli avversari e le avversarie. Il doping è la negazione di questi valori. Sostieni questa tesi con appropriate argomentazioni. Risposta soggettiva SCRIVERE UN TESTO ARGOMENTATIVO

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi relativi allo sport: A. Petrosino, Stregato dal pallone; P. Citati, Elogio dello skate-board; V. Dragoni, Allo stadio; L. Pancaldi, C’ero ed ero un atleta; F. Pellegrini, Tre Federiche diverse; J. London, Sul ring

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PERCORSO PLURIDISCIPLINARE

Accedi al Thinglink dell’opera

Lo sport Lo sport dalle origini a oggi

Storia

▲ Scene di lotta in una pittura murale dell’antico Egitto.

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In età preistorica, quando i nostri antenati vivevano in prevalenza di caccia, l’attività fisica era strettamente legata alla sopravvivenza e gli uomini dovevano essere scattanti e atletici. Anche le danze rituali rappresentavano veri e propri esercizi ginnici e certamente contribuivano a mantenere allenato e in esercizio il corpo. Nell’antico Egitto, la caccia, elemento fondamentale per sopravvivere, divenne una gara sportiva importantissima, tanto che una eventuale vittoria veniva paragonata a quelle ottenute in guerra, come risulta, ad esempio, dai rilievi del tempio funebre del faraone Ramsete II, a Medinet Habu. Sempre nell’antico Egitto, in una tomba della Valle del Nilo, è stato rinvenuto un vero e proprio campionario di scene di lotta, risalente al 2000 a.C. circa.

Nel mondo greco, testimonianze di gare sportive in onore di guerrieri caduti in battaglia si incontrano già nei poemi Iliade e Odissea di Omero. L’importanza dello sport in quella cultura, e il suo carattere di festa religiosa e popolare, è del resto comprovata dalla nascita delle Olimpiadi (776 a.C.), giochi atletici così chiamati dal nome della città di Olimpia. Durante i giochi olimpici in onore di Zeus, tutte le guerre tra i Greci venivano sospese e gli atleti, che fino a quel momento erano stati nemici sul campo di battaglia, si incontravano poi come avversari sui campi di gara.

Nel Medioevo, la pratica sportiva faceva parte dei princìpi della cavalleria. Il cavaliere doveva saper usare abilmente le armi (la lancia e la spada), essere dotato di forza e destrezza nel cavalcare, saper resistere alle fatiche delle battaglie. In questo periodo inoltre, oltre ai tornei in cui i cavalieri esibivano la loro abilità nelle armi, nacquero anche giochi popolari diversi da zona a zona e giochi di squadra con la palla colpita con i piedi, le mani o i bastoni, gare individuali di corsa a piedi o a cavallo, di salto, e il tiro con l’arco.

Nell’Impero romano, lo sport acquisì alcuni dei tratti (non tutti positivi) che lo contraddistinguono anche oggi. Innanzitutto, il tifo popolare: sia a Roma sia a Bisanzio (la capitale dell’Impero d’Oriente), attorno a certe competizioni, come la corsa dei carri, si aggregavano scalmanate tifoserie organizzate, veri e propri «ultras» dell’Antichità. Inoltre si diffuse il professionismo sportivo, che si accompagnava a fenomeni di divismo: alcuni atleti guadagnavano somme ingenti e diventavano vere e proprie star agli occhi del popolo.

▲ Torneo di cavalieri in una miniatura medievale.


3 Nel Rinascimento, la riscoperta della cultura classica portò alla rivalutazione dello sport come attività non solo spettacolare ma anche di grande rilevanza formativa ed educativa. Nacquero le prime scuole per la preparazione fisica e si stamparono i primi testi sull’argomento. Risalgono all’epoca anche i primi trattati di igiene, in cui si insegnavano la cura del corpo, l’attenzione all’alimentazione, la pratica di massaggi. A Mantova, sotto la dinastia dei Gonzaga, venne fondata una scuola in cui si insegnava anche l’attività fisica all’aperto. Lo sport tornò così a diffondersi in molte città e a svilupparsi con la nascita di nuovi giochi. Molto praticato era il calcio fiorentino, torneo cittadino di gioco con la palla tra squadre dei vari quartieri.

Soprattutto nell’Ottocento si diffusero altre attività sportive quali il tennis, il cricket, il rugby, l’hockey e il calcio, che dall’Inghilterra giunsero non solo in Europa ma in tutti i continenti. In Italia, alla fine dell’Ottocento, nacquero numerose società di canottaggio e di ginnastica e, nel 1893, un gruppo di inglesi fondò a Genova la prima società di calcio: il Genoa cricket and football club. Tre anni più tardi, nel 1896, lo sport moderno avrà la sua definitiva consacrazione con la nascita delle Olimpiadi moderne a opera del barone francese Pierre de Coubertin. Le gare e le manifestazioni sportive divennero sempre più organizzate, prevedendo campionati, regolamenti, giurie.

Nel Seicento e nel Settecento cominciarono a formarsi le prime società sportive e a diffondersi sport quali la ginnastica, il canottaggio, il podismo e vennero creati i primi regolamenti di alcune specialità come il pugilato, le corse ippiche, la scherma.

Nel Novecento, la Prima guerra mondiale (1914-1918) interruppe tutte le manifestazioni sportive e i campionati. In Italia, il fascismo utilizzò lo sport a fini propagandistici e politici, mettendo a capo delle federazioni sportive uomini di partito e chiudendo tutte le società sportive autonome. Dopo la Seconda guerra mondiale e fino alle Olimpiadi di Roma (1960) vi fu un periodo di ricostruzione dell’organizzazione sportiva, ancora ispirata a princìpi di pratica quasi dilettantistica. Ben presto, però, ebbero il sopravvento interessi commerciali enormi, che hanno progressivamente trasformato lo sport in professionismo esasperato, dove il conseguimento del risultato passa spesso anche attraverso pratiche illecite quali il doping. Oggi le attività sportive, in genere, rappresentano una parte importante della vita della società contemporanea, sia per le risorse economiche che coinvolgono sia per l’interesse che suscitano nel pubblico. Lo testimonia il grande spazio dedicato a queste attività su qualsiasi moderno mezzo di comunicazione.

▲ Una partita di cricket in un’illustrazione inglese della fine dell’Ottocento.

(parzialmente tratto da Lo sport nella storia, www.comprensivo8vr.edu.it e da La storia dello sport e dell’educazione fisica, Online Scuola Zanichelli)

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Arte e Arte immagine

Ti presentiamo l’opera del pittore italiano Gerardo Dottori (1884-1977) Saltatore con l’asta (1934), che propone in un’immagine il dinamismo del gesto atletico. Concentrati sulla rappresentazione, poi rispondi alle domande.

e immagine

▲ Gerardo Dottori, Saltatore con l’asta, 1934.

Il pittore Gerardo Dottori (1884-1977), esponente del Futurismo (corrente culturale e artistica di inizio Novecento), in questo dipinto offre una rappresentazione molto suggestiva di un atleta che sta eseguendo il salto con l’asta. Questa specialità dell’atletica leggera richiede velocità nella corsa e capacità di elevazione, per superare l’ostacolo dell’asta sorretta da due pali. Con grande sapienza compositiva, Dottori ha posto al centro dell’immagine il saltatore, che con la posa di gambe e braccia suggerisce il grande sforzo fisico unito alla potenza del movimento. L’incredibile spinta dell’uomo viene visivamente rafforzata dal confronto con i mezzi veloci che l’artista ha inserito nella composizione: il lungo treno rosso che sembra correre parallelo all’asta dello sportivo e gli aerei. Proprio la visione dal basso della figura dà la sensazione della leggerezza e di quanto il corpo dell’atleta sia proiettato in alto, sollevato da terra. Risposte soggettive

1 La figura dell’atleta è disposta in diagonale. Secondo te, questa disposizione quale effetto produce? Motiva la tua risposta. 2 I tre aerei in cielo sono di diverse dimensioni. Che cosa ti suggerisce questa scelta? 3 Che cosa ti suggeriscono le linee e i cerchi presenti nell’opera? 4 Il dipinto quali emozioni e sensazioni suscita in te?

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3 Musica

Claudio Marchisio (1986) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Ha legato gran parte della sua carriera alla Juventus, squadra con cui ha vinto sette campionati di Serie A consecutivi, uno di Serie B, e numerose Coppe e Supercoppe italiane. Si è ritirato nel 2019. Nel 2014 è diventato il protagonista del video Nulla è impossibile, nato dalla collaborazione con il rapper torinese Rew assieme a Roofio dei Two Fingerz e a Neroargento. CERCA IN RETE il video Nulla è impossibile e ascolta attentamente la canzone.

Vedi Guida

1 Il messaggio è chiaro: grazie a quali doti, qualità «nulla è impossibile», nessun obiettivo è irraggiungibile, nemmeno quello che sembra irrealizzabile? 2 Qual è il sogno del bambino che nelle immagini si allena in un campetto di periferia indossando proprio la maglia di Claudio Marchisio? Alla fine realizza il suo sogno?

3 Considera le seguenti parole del testo della canzone: «Se vinci ti vogliono bene, ti fanno la ola, ti cantano un coro. La storia è una cosa di squadra ma, se perdi, perdi da solo». Qual è il significato profondo di queste parole? Lo condividi?

Educazione Arte fisica e immagine

Ci sono campioni e campionesse dello sport che sono diventati «leggenda», che hanno lasciato un segno non soltanto per i loro eccezionali risultati agonistici, quanto per la loro originalità, personalità e determinazione.

Ti proponiamo di leggere e commentare le biografie di tre «campionissimi». Inquadra il QRCode e accedi al Magazine Campioni dello Sport diventati leggenda per leggere le biografie di: ■

Pelé, considerato il più grande giocatore di calcio di tutti i tempi;

Tazio Nuvolari, considerato il più grande e leggendario pilota della storia dell’automobilismo, grazie alle sue imprese impossibili, compiute dagli anni Venti alla fine degli anni Quaranta del Novecento. Gracile di fisico ma forte di carattere, è ancora oggi ricordato come colui che «non partì mai battuto e non arrivò mai sconfitto». Il cantante Lucio Dalla gli ha dedicato una bellissima canzone dal titolo Nuvolari. Puoi guardare il video IN RETE ;

Fausto Coppi e Gino Bartali, figure di assoluto primo piano nel panorama del ciclismo mondiale degli anni 1940-1950. Il cantante Gino Paoli ha dedicato a Coppi una straordinaria canzone in cui ne evidenzia le prestazioni sportive di altissimo livello, ma soprattutto le doti morali: tenacia, volontà, semplicità, generosità. Puoi guardare il video IN RETE con le immagini d’epoca della vittoria di Coppi nel Tour de France del 1949.

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VERSIONE INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE Guido Sgardoli Scrittore italiano, 1965

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. Walter Bonatti:

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alpinista, esploratore, giornalista, scrittore e fotoreporter italiano (1930-2011). Soprannominato «il re delle Alpi», è stato una delle figure più eminenti dell’alpinismo mondiale. 2. moschettoni: nell’alpinismo, ganci che vengono agganciati ai chiodi per far scorrere le corde.

Il re delle Alpi

Ascolta l’audio del testo

«Forti e Liberi»: questo era il nome della società di ginnastica nella quale Walter Bonatti1, subito dopo la Seconda guerra mondiale, praticava l’atletica a Monza. Forte e libero, Walter lo fu davvero, per tutta la vita. Quei due aggettivi, incontrati per caso, gli rimasero appiccicati addosso rappresentandolo perfettamente. Forte, perché fisicamente lo era e si serviva del proprio vigore per arrampicare secondo lo stile «eroico» dei primi scalatori del Novecento, con chiodi e moschettoni2 di ferro, cunei di legno e corde in seta, rifiutando l’invadenza della tecnologia. Libero, per proseguire con la libertà scoperta negli spazi aperti, che fossero vette altissime o deserti infiniti, dove fantasia e immaginazione diventavano espressioni di un idealismo avventuroso e romantico. Libero anche perché rifiutò, per quanto gli fu possibile, la logica del denaro e degli interessi economici dell’alpinismo. «Il deterioramento del territorio montano» disse più e più volte, «dipende non solo dalla contaminazione di acque e foreste, ma anche dall’inquinamento causato da certa gente che sfrutta l’ambiente oltre i suoi limiti. E parlo anche dei miei colleghi guide o alpinisti, che troppo spesso si prestano a essere strumenti di chi con la montagna vuol fare i soldi.» Da ragazzino leggeva Arthur Conan Doyle (Sherlock Holmes), London (Zanna Bianca, Il richiamo della foresta), Stevenson (L’isola del tesoro), Defoe (Robinson Crusoe). Libri avventurosi, pieni di scoperte e di viaggi in mondi lontani e sconosciuti. Da grande, i libri li scrisse lui: parlavano di altre avventure, altre scoperte e altri viaggi, i suoi. Cominciò ad arrampicare a diciotto anni, sulle Prealpi lombarde, vicino a casa. Per guadagnarsi da vivere e non pesare sulla famiglia, lavorava come operaio siderurgico, facendo dei turni massacranti. La domenica, però, quasi senza aver chiuso occhio perché il sabato finiva tardi di lavorare, scappava sui monti a scalare pareti rocciose. Ascensioni su ascensioni, in cordata o in solitaria, d’estate e d’inverno, con la minima attrezzatura di cui disponeva e tanta forza nelle mani, nelle braccia, nelle gambe e, soprattutto, nella testa. Capì così quello che voleva fare: essere libero, misurarsi con la natura, con i grandi spazi vuoti, pieni in realtà di vita e di avventura. Non poteva pensare a se stesso rinchiuso per il resto della vita in una fabbrica. Conquistò una dopo l’altra tutte le cime più importanti delle Alpi, aprendo nuove vie mai tentate prima. Monte Bianco, Cervino, Tre Cime di Lavaredo, Petit Dru (sei giorni in parete, in solitaria), Grand Capucin e altre ancora. Per un po’ fece la guida alpina, a Courmayeur, in Valle d’Aosta.


L’importanza dello sport

3. Ardito Desio:

esploratore, geologo e accademico italiano (1897-2001). 4. K2: abbreviazione di Karakorum 2, la seconda montagna più alta del mondo (8609,02 m). 5. sopperire: far fronte, provvedere. 6. Lino Lacedelli e Achille Compagnoni: alpinisti italiani;

Lacedelli (1925-2009), Compagnoni (19142009). 7. Amir Mahdi: alpinista pakistano (19131999).

3

Nel 1954 entrò a far parte di una grande spedizione guidata dal famoso esploratore e geologo Ardito Desio3, che si proponeva di raggiungere per la prima volta la cima del K24, la seconda vetta più alta del pianeta dopo l’Everest, nella catena dell’Himalaya. Erano in tanti, trenta alpinisti, e ognuno aveva un compito ben preciso: collaborare alla riuscita finale dell’impresa. Walter, che era il più giovane di tutti (ventiquattro anni compiuti proprio durante la spedizione), era già considerato uno degli alpinisti più forti del mondo. Fece il suo dovere, umilmente, sapendo che non sarebbe toccato a lui raggiungere la cima, ma a scalatori più anziani. Un giorno, però, in prossimità del nono e ultimo campo, accadde una brutta faccenda. Walter, incaricato di portare le bombole necessarie per sopperire5 alla rarefazione dell’ossigeno, non trovò la tenda dei due alpinisti designati per arrivare in vetta, Lino Lacedelli e Achille Compagnoni6, e fu costretto a trascorrere la notte su uno sperone di ghiaccio sospeso nel vuoto a 8150 metri di quota. Con lui c’era l’alpinista pakistano Amir Mahdi7. Entrambi sopravvissero ma, a causa del freddo, a Mahdi furono amputate le dita dei piedi. Il giorno dopo, Compagnoni e Lacedelli arrivarono in cima, ma la polemica con Bonatti, responsabile a loro avviso di non aver fatto la sua parte e di aver rischiato di compromettere l’impresa utilizzando per sé parte dell’ossigeno, durò parecchi anni. Soltanto nel 2008, una commissione del cai (Club Alpino Italiano) diede ragione a Bonatti confermando la sua versione della vicenda. Questo ennesimo episodio aumentò la delusione che Walter già provava nei confronti del mondo dell’alpinismo, privo ormai di quelle regole etiche e morali non scritte alle quali si era sempre ispirato. Una montagna fatta di sponsor, pubblicità, polemiche e ripicche non lo interessava. E così, qualche tempo dopo, prese la difficile decisione di abbandonare le cime dedicandosi all’esplorazione dei luoghi del pianeta non ancora rovinati dal turismo di massa o dallo sfruttamento commerciale. Dalla Siberia all’Australia, dall’Indonesia al Rio delle Amazzoni, dall’Alaska all’Isola di Pasqua, dall’Africa alla Polinesia, dalla Patagonia all’Antartide. La sua avventura da verticale si fece orizzontale e, idealmente, il suo riferimento letterario divenne Ulisse. Come il celebre re di Itaca Walter vagò per il mondo cercando forse se stesso. Da metà degli anni Sessanta del Novecento, grazie a minuziosi reportage di viaggio corredati di suggestive immagini fotografiche, Bonatti diventò giornalista per il settimanale «Epoca». Viaggio dopo viaggio, emerse la sua visione ambientalista, ecologica del mondo, che egli considerava già allora un luogo in pericolo, da salvaguardare. Non di meno puntò l’attenzione su alcune culture primitive che rischiavano l’estinzione o, peggio, una innaturale civilizzazione. Da queste e altre sue esperienze, trasse libri di grande successo tradotti in tutto il mondo. Oggi molte vie e molte pareti (compresa quella del Petit Dru) portano il suo nome, e sebbene le sue ceneri riposino sul mare, a Porto Venere, in Liguria, le sue imprese resteranno per sempre impresse nella memoria e incise nelle rocce delle montagne che ha amato. (da Che campioni!, Edizioni el)

591


COMPRENSIONE 1 Perché Walter Bonatti viene definito «forte e libero»? (1 punto per ogni risposta esatta) a. Forte perché fisicamente aveva un corpo vigoroso. b. Libero perché rifiutò la logica del denaro e degli interessi economici dell’alpinismo. PUNTI ........... /2

2 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Walter, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. Da ragazzino, legge romanzi d’avventura.

V

F

b. La sua è una famiglia benestante.

V

F

c. Durante la settimana lavora come operaio, mentre la domenica scala pareti rocciose.

V

F

d. Fin da giovane compie le escursioni con un’adeguata attrezzatura tecnologica. V

F

PUNTI ........... /4

3 Completa la seguente tabella relativa alla spedizione al K2. (1 punto per ogni risposta esatta) Anno della spedizione

1954

Capo della spedizione

Ardito Desio

Numero di alpinisti

Trenta

Età di Walter Bonatti

Ventiquattro anni

Incarico di Walter Bonatti Portare le bombole per sopperire alla rarefazione dell’ossigeno in quota Alpinisti che arrivano in cima

Lino Lacedelli e Achille Compagnoni

PUNTI ........... /6

4 Quale «polemica» con Walter Bonatti dura parecchi anni e come si conclude? (4 punti se la risposta è esatta)

Compagnoni e Lacedelli accusarono Bonatti di aver impiegato per sé le riserve di ossigeno nel corso della spedizione sul K2. Nel 2008 una commissione del cai diede ragione a Bonatti. PUNTI ........... /4

5 Per quale motivo Walter decide di «abbandonare le cime»? (2 punti se la risposta è esatta) Walter ritiene che l’alpinismo abbia ormai perso ogni regola etica. PUNTI ........... /2

6 Perché l’avventura di Walter da verticale diventa orizzontale? (2 punti se la risposta è esatta) Perché Walter abbandona le cime (uno spazio «verticale») per dedicarsi alla scoperta di quei luoghi del pianeta non ancora rovinati dal turismo di massa (spazi «orizzontali»).

592

PUNTI ........... /2


L’importanza dello sport

3

ANALISI E INTERPRETAZIONE 7 Nel testo prevalgono le sequenze: (1 punto se la risposta è esatta) A descrittive

B narrative

C riflessive

D dialogiche PUNTI ........... /1

8 Come definiresti Walter Bonatti? (1 punto per ogni risposta esatta) A Amante della natura B Molto critico nei confronti di un alpinismo fatto di sponsor, di pubblicità C Rassegnato all’estinzione o alla civilizzazione di alcuni popoli primitivi D Favorevole al turismo di massa E Famoso alpinista e fotoreporter di successo PUNTI ........... /3

9 Il titolo del testo ti sembra appropriato? Motiva la tua risposta. (2 punti se la risposta è esatta) Risposta possibile: Sì, perché Bonatti ha conquistato tutte le cime più importanti delle Alpi. PUNTI ........... /2

LESSICO E GRAMMATICA 10 Quale delle seguenti espressioni, tratte dal testo, non è formata da tutte parole derivate? (1 punto se la risposta è esatta) A Idealismo avventuroso

C Innaturale civilizzazione

B Alpinista pakistano

D Pareti rocciose PUNTI ........... /1

11 Per ciascuna frase, tratta dal testo, indica di che tipo è il complemento evidenziato, introdotto dalla preposizione «di», semplice o articolata. (1 punto per ogni risposta esatta) a. «E parlo anche dei miei colleghi...»: complemento di argomento b. «... facendo dei turni massacranti»: complemento oggetto partitivo c. «... era il più giovane di tutti...»: complemento partitivo PUNTI ........... /3

AUTOVALUTAZIONE ■

Il testo mi è sembrato: facile

difficile

di media difficoltà

difficili

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande relative a: comprensione

di media difficoltà

Gli esercizi mi sono sembrati complessivamente: facili

PUNTEGGIO TOTALE .......... /30

analisi e interpretazione

lessico e grammatica

Se hai ottenuto un punteggio inferiore a 18, ripassa ed esercitati ancora.

593


LABORATORIO

SVILUPPO DELLE COMPETENZE ASCOLTARE Massimo Grillandi Scrittore, giornalista e poeta italiano, 1921-1987

Una inguaribile rivalità

Ascolta l’audio del testo

«Amici di scuola, anzi compagni di banco, amicissimi. Ma da Bruno Liberati mi divideva...»

PRIMA

DELL’ASCOLTO

Leggi le richieste di tutti gli esercizi che dovrai svolgere dopo l’ascolto, in modo da concentrare meglio la tua attenzione durante l’ascolto.

DOPO

L’ASCOLTO

1 Qual è la «scintilla» che fa scattare nel protagonista la decisione di sfidare Bruno? La frase di un villeggiante che, nel commentare una partita tra Bruno e il narratore, ferisce quest’ultimo nell’amor proprio.

2 Il protagonista, per riuscire a battere Bruno, si sottopone a un durissimo allenamento. In che cosa consiste? Ogni sera il protagonista si sottopone a 50 giri di corsa per migliorare la resistenza oppure si arrampica sugli alberi per irrobustire i polsi. Nel pomeriggio si allena a tirare contro il muro da posizioni impossibili per migliorare la presa e la risposta.

3 Il protagonista, durante i giorni in cui si allena, evita di giocare a tennis perché: A non vuole stancarsi ulteriormente B non vuole far capire a che punto è la sua preparazione C non sopporta i commenti del commendatore Meroni

4 Arriva il momento della sfida. Il protagonista e Bruno che cosa mettono in palio? I due mettono in palio la loro intera collezione di figurine.

5 Il commendatore Meroni per chi tifa e perché? Il commendatore tifa per Bruno perché lo considera il più forte e imbattibile.

6 Come si conclude la partita di tennis? La partita si conclude con la vittoria del protagonista. 7 Indica se le seguenti affermazioni, relative al protagonista, sono vere o false.

594

a. È più alto, più forte e più agile di Bruno.

V

F

b. Attribuisce alla sfortuna il fatto di non riuscire a battere Bruno.

V

F

c. È tenace, determinato nel perseguire l’obiettivo che si è prefissato.

V

F

d. Durante la partita, usa artifici e inganni per battere l’avversario.

V

F

e. Nei confronti di Bruno non dimostra alcuna compassione.

V

F


PARLARE «SPORT ESTREMI»: ARGOMENTARE 1 Sono definiti «sport estremi» quelle attività sportive che implicano elevati rischi a causa di forti velocità, notevoli altezze, ambienti pericolosi, intenso impegno fisico, durata delle prestazioni. Ad esempio: arrampicata su ghiaccio, immersione in apnea, deltaplano, parapendio. Secondo te, quali possono essere i motivi che inducono una persona a praticare, per scelta, sport pericolosi? Risposta soggettiva

EDUCAZIONE FISICA A SCUOLA, IN ITALIA E IN EUROPA: COMMENTARE UN ARTICOLO DI GIORNALE 2 Leggi attentamente il seguente articolo di giornale e poi commentalo in base anche alle tue esperienze personali. Risposta soggettiva

3 LABORATORIO COMPETENZE

L’importanza dello sport

Educazione fisica a scuola? L’Italia è ancora indietro L’educazione fisica, mentre è fra le priorità nei programmi di studio di molti Paesi europei, in quelli italiani è abbandonata a se stessa. Soprattutto ai livelli inferiori (scuole primarie su tutte) che, però, sono fondamentali nella crescita dei ragazzi e delle ragazze. È lì, infatti, che si gettano le basi per lo sviluppo del corpo. Eppure nel nostro Paese si fa poco o nulla per potenziare la presenza della ginnastica a scuola. A lanciare l’allarme il rapporto Educazione fisica e sport a scuola in Europa, elaborato da Eurydice, la rete europea per l’informazione sull’istruzione. La nostra è una delle pochissime nazioni dell’Unione Europea che, pur avendo indicato l’educazione fisica come materia obbligatoria, nelle scuole primarie ha consentito la completa flessibilità di orario. Ciò significa che gli insegnanti hanno facoltà di far svolgere attività fisiche ad alunni e alunne quando e come meglio credono. Solo per fare un paragone: in Irlanda l’orario medio minimo annuo raccomandato per le scuole primarie si attesta attorno alle 37 ore, in Francia si arriva a più di 100. Una materia che, dunque, assume pari dignità rispetto a tutte le altre. Facendo un calcolo, gli studenti italiani arrivano alla fine delle scuole primarie avendo accumulato un ritardo decisivo rispetto, ad esempio, ai loro compagni tedeschi (dove le ore ogni anno sono più di 80) e danesi (dove l’educazione fisica occupa 70 ore di lezione all’anno). Sommando mese dopo mese, la differenza può sfiorare anche le 500 ore. E non basta che le cose migliorino alle scuole secondarie di primo e secondo grado. Qui, infatti, le ore obbligatorie di educazione fisica sono in media 66 all’anno, permettendoci di superare nazioni come la Spagna (ferma a quota 24), ma rimanendo comunque inesorabilmente dietro ai Paesi più virtuosi (Francia, Austria, Polonia, Germania) dove anche i ragazzi e le ragazze più grandi devono svolgere circa 100 ore di sport per ogni anno scolastico. Inoltre, in molti Paesi europei, ci sono delle attività indicate come obbligatorie. A farla da padrone la ginnastica a corpo libero, ma non è escluso che gli studenti e le studentesse debbano cimentarsi con l’atletica, il nuoto e persino con la danza (succede in tantissime nazioni come, ad esempio, in Belgio, Francia, Germania, Austria e Ungheria). (da www.lastampa.it, rid. e adatt.)

595


LESSICO LA PAROLA «SPORT» 1 Con la parola «sport» si intende: ■

l’insieme delle attività, individuali o collettive, che impegnano e sviluppano determinate capacità psicomotorie, svolte anche a fini ricreativi o salutari;

ogni attività fisica praticata secondo precise regole, spesso in competizione con altri.

La parola «sport», però, può assumere anche un altro significato. Ad esempio, nella seguente frase, quale significato assume l’espressione evidenziata? ■

Si dedica agli affari solo per sport: per passatempo, senza un utile economico, senza necessità

2 L’aggettivo «sportivo» assume un differente significato a seconda del nome cui si riferisce. Di volta in volta, collega l’aggettivo «sportivo» della prima colonna al corrispondente significato della seconda colonna. 1. Automobile sportiva

a. che ha i caratteri fisici dell’atleta

2. Guida sportiva

b. corretto, leale

3. Giornale sportivo

c. di elevate prestazioni o adatta alla competizione

4. Fisico sportivo

d. che contiene solo notizie di sport

5. Abito sportivo

e. molto dinamica e un po’ spericolata

6. Animo, spirito sportivo

f.

pratico, semplice

NOMI DI SPORT IN ITALIANO E IN INGLESE 3 Alcuni sport hanno un nome italiano e un nome inglese che, di frequente, è utilizzato anche nella nostra lingua. Collega ciascuno sport in lingua italiana al corrispondente sport in lingua inglese. 1. Calcio a. Running 2. Pallamano

b. Volleyball

3. Pallavolo

c. Water polo

4. Pallacanestro

d. Football

5. Pallanuoto

e. Basketball

6. Corsa

f.

Handball

MODI DI DIRE SPORTIVI E DIFFUSI NEL LINGUAGGIO COMUNE 4 Ti presentiamo una serie di modi di dire che, in ambito sportivo, assumono un determinato significato, ma che possono essere usati anche nel linguaggio comune con significato figurato. Di ciascun modo di dire, specifica tu il significato figurato. Consulta eventualmente il dizionario. Risposte possibili a. Il modo di dire «prendere in contropiede» nel gioco del calcio e in altri sport significa «fare un’azione controffensiva rapida e improvvisa». Questo modo di dire, però, può assumere anche il significato figurato di cogliere qualcuno alla sprovvista, sorprenderlo.

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b. Il modo di dire «in zona Cesarini» nel gioco del calcio indica «un gol segnato all’ultimo minuto». Il detto allude al gol decisivo segnato all’ultimo minuto di gioco dal calciatore italo-argentino Renato Cesarini, che così nel 1931 fece vincere all’Italia un’importante partita contro l’Ungheria. Questo modo di dire, però, può assumere anche il significato figurato di «in extremis», per indicare fatti o situazioni a cui si è posto rimedio all’ultimo minuto.

c. Il modo di dire «partire in quarta» nella scherma indica «una posizione molto offensiva, in grado di portare un attacco veloce e spesso decisivo». Questo modo di dire, però, può assumere anche il significato figurato di gettarsi in un’azione o iniziare una discussione con foga.

d. Il modo di dire «mettere alle corde» nel pugilato significa «spingere l’avversario verso il limite del ring facendogli mancare lo spazio per agire». Questo modo di dire, però, può assumere anche il significato figurato di costringere qualcuno in una posizione senza scampo, non lasciandogli via di uscita.

e. Il modo di dire «gettare la spugna» nel pugilato indica «il lancio a terra della spugna effettuato dall’allenatore di un pugile in difficoltà per chiedere l’interruzione del combattimento». Equivale a una dichiarazione di resa e rientra fra le sconfitte per knock-out tecnico. Oggi non si usa più la spugna ma l’asciugamano.

3 LABORATORIO COMPETENZE

L’importanza dello sport

Questo modo di dire, però, può assumere anche il significato figurato di resa, per riconoscere un insuccesso.

f.

Il modo di dire «passare il testimone» nelle gare podistiche a staffetta significa «consegnare il bastone all’atleta successivo della stessa squadra, per testimoniare l’effettiva continuità fra le diverse frazioni della gara». Questo modo di dire, però, può assumere anche il significato figurato di cedere ad altri un incarico.

g. Il modo di dire «appendere le scarpe al chiodo» in ambito sportivo indica «il momento in cui uno sportivo si ritira e abbandona l’attività agonistica». Questo modo di dire, però, può assumere anche il significato figurato di abbandono di una determinata professione o di interruzione di una certa attività.

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SCRIVERE DESCRIVERE 1 Osserva attentamente questo famoso dipinto intitolato I giocatori di football (1908) di Henri Rousseau (1844-1910), uno degli artisti più originali e fuori dagli schemi nella Parigi di fine Ottocento e inizio Novecento. Dopo aver descritto in modo oggettivo la scena raffigurata, soffermati sulle impressioni che suscita in te. Nel descrivere la scena, devi essere il più neutro e preciso possibile; soffermati sui dettagli dell’ambientazione e dei personaggi, evidenziando forme, colori, uso della luce. Inserisci, poi, delle sequenze riflessive in cui esprimi le impressioni, le sensazioni suscitate in te dal dipinto. La scena ti sembra reale o hai la sensazione di trovarti ▲ Henri Rousseau, I giocatori di football, 1908. di fronte a una visione fantastica, quasi magica? In che senso l’aspetto dei giocatori è molto bizzarro? Ti sembra che i quattro signori giochino una partita vera o piuttosto che danzino lanciandosi l’uno all’altro la palla? Risposte soggettive

DESCRIVERE E RACCONTARE 2 Qual è il campione o la campionessa di sport che preferisci? Delineane un ritratto evidenziandone le caratteristiche fisiche nonché le qualità, le abilità e gli aspetti del carattere che suscitano la tua ammirazione. Racconta anche i suoi successi sportivi. Risposta soggettiva

SCRIVERE UNA LETTERA 3 Un ragazzo della tua età sta per intraprendere una «carriera» sportiva. Scrivigli una lettera allo scopo di renderlo consapevole della vita che dovrà affrontare, una vita di grande impegno e sacrificio. Risposta soggettiva

SCRIVERE UN TESTO ESPOSITIVO-REGOLATIVO 4 Ogni sport ha delle caratteristiche ben precise e delle regole che ne disciplinano il funzionamento. Elabora una scheda dello sport che pratichi o del tuo sport preferito, che fornisca informazioni circa le sue principali caratteristiche e le sue regole. Puoi corredare il testo di disegni, schizzi, fotografie che ne facilitino la comprensione.

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Risposta soggettiva


L’importanza dello sport

3

5 IN COPPIA Scrivete una breve storia delle Olimpiadi, dopo esservi procurati le necessarie informazioni relative a: ■

tradizione antica alla quale si ispirano le Olimpiadi;

quando e dove si sono tenute le prime Olimpiadi dell’Era moderna;

personaggio che ha proposto le Olimpiadi dell’Era moderna e che ha accolto anche il motto latino Citius, altius, fortius («più veloce, più alto, più forte») e la bandiera con cinque cerchi di colore diverso, intrecciati a simboleggiare l’unione dei popoli dei cinque continenti;

cerimonia che precede l’apertura dei Giochi e ogni quanti anni si celebrano le Olimpiadi;

Olimpiadi che si sono svolte in Italia;

dove si è svolta l’ultima edizione dei Giochi e dove si svolgerà la prossima;

le campionesse e i campioni olimpionici italiani più famosi. Risposta soggettiva

REALIZZARE UN MANIFESTO CHE ESALTI I VALORI DELLO SPORT

LABORATORIO COMPETENZE

SCRIVERE LA STORIA DELLE OLIMPIADI

6 IN COPPIA Al fine di diffondere la pratica sportiva e i suoi valori, il coni (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) ha istituito, sulla base di una direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 27 novembre 2003, la Giornata nazionale dello Sport che si svolge ogni anno la prima domenica di giugno. Il coni attraverso i propri Comitati regionali e provinciali, con la collaborazione delle Federazioni Sportive Nazionali e gli Enti di Promozione Sportiva, coinvolge numerose amministrazioni comunali nell’organizzazione di eventi e manifestazioni aperti a tutti: tornei giovanili, gare ciclistiche, esibizioni ginniche, maratone... Ogni anno, in occasione della Giornata nazionale dello Sport, vengono realizzati dei manifesti che esaltano i valori dello sport. Vi proponiamo di realizzare un semplice manifesto che abbia le seguenti caratteristiche: ■ raffigurare un momento sportivo significativo; ■

raffigurare un campione o una campionessa dello sport;

riportare una frase, una citazione educativa relativa allo sport, propria del campione o della campionessa che avete scelto, oppure di autori importanti che hanno espresso le proprie opinioni riguardo allo sport. Risposta soggettiva Per le citazioni, potete utilizzare le seguenti, oppure potete cercarle IN RETE alle voci «Le frasi motivazionali sportive più belle di sempre»; «Aforismi, citazioni e frasi motivazionali per lo sport».

Se non credi in te stesso, troverai sempre un modo per non vincere. (Carl Lewis, velocista) Più difficile è la vittoria, più grande è la felicità nel vincere. (Pelé, calciatore)

Lo sport insegna che per la vittoria non basta il talento, ci vogliono il lavoro e il sacrificio quotidiano. Nello sport come nella vita. (Pietro Mennea, velocista)

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ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO LA PROVA SCRITTA DI ITALIANO | Tipologia A Stesura di un testo narrativo

A tua scelta, o su indicazione dell’insegnante, svolgi una delle seguenti tracce. Risposta

soggettiva

1 Lo sport favorisce la socializzazione. Le palestre, i campi sportivi, le piscine sono luoghi dove i ragazzi e le ragazze si incontrano, stringono amicizie, imparano a stare insieme vincendo la solitudine. È capitato anche a te, praticando uno sport, di conoscere nuovi compagni con i quali poi hai stabilito un rapporto di amicizia? Racconta la tua esperienza trovando un equilibrio tra le sequenze narrative e le sequenze riflessive in cui esprimerai i tuoi sentimenti e le tue riflessioni. 2 Lo sport che pratichi ti ha aiutato a renderti conto di alcuni tuoi eventuali «limiti» e quindi a superarli con l’esercizio e la volontà? Racconta la tua esperienza facendo riferimento a episodi che hai realmente vissuto, e soffermati ad analizzare i tuoi sentimenti e le tue emozioni e riflessioni.

LA PROVA SCRITTA DI ITALIANO | Tipologia B Stesura di un testo argomentativo A tua scelta, o su indicazione dell’insegnante, svolgi una delle seguenti tracce. Risposta

soggettiva

1 Lo sport è un’attività che rende sani sia il corpo sia la mente. Purtroppo però, a volte, lo sport è sinonimo di fanatismo e di violenza. Sviluppa queste tesi esprimendo e motivando le tue opinioni, cioè sostenendole con appropriate argomentazioni e anche con prove tratte dalla tua esperienza o dalle tue conoscenze. 2 Leggi attentamente il seguente testo.

Psicologi e allenatori non hanno dubbi: dietro l’abbandono di un’attività sportiva da parte di un bambino o di un adolescente c’è spesso un padre (ma qualche volta anche una madre) carico di aspettative, di rimproveri, di ansia. Basta frequentare i campi di calcio giovanile per scoprire schiere di padri disposti a sognare un futuro da campioni per i propri figli. Padri che, spesso per un senso di rivalsa personale, esercitano una pressione esagerata sulle «prestazioni» dei propri figli, i quali, schiacciati dalle troppe attese nei loro confronti, preferiscono rinunciare. Bisognerebbe, al contrario, evitare nel modo più assoluto di rimproverare i bambini per lo scarso impegno o per mancati risultati, in quanto la loro è l’età dell’apprendimento e non dell’agonismo. Far passare il messaggio che non si possa sbagliare fa nascere un forte senso di disagio e di inadeguatezza, trasformando l’attività fisica in una sorta di incubo da cui fuggire. (da www.guidagenitori.it)

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F d riferimento if i t all testo t t che h hai h i letto, l tt scrivi i i un testo t t argomentativo t ti che h tratti t tti il Facendo problema dell’abbandono dello sport durante l’infanzia e l’adolescenza. Esprimi le tue opinioni sulle cause e le conseguenze di questo fenomeno, ricorrendo alle tue conoscenze e alle tue esperienze. Proponi anche possibili soluzioni al problema, sostenendole sempre con adeguate argomentazioni.


3

COMPITO DI REALTÀ

Elaborare slide per una ricerca dal titolo «Campionesse dello sport» Solo da qualche decennio, precisamente tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, le donne hanno cominciato a ritagliarsi un ruolo importante in discipline sportive prima a loro «estranee», praticate in esclusiva dagli uomini, proseguendo sul lungo percorso di emancipazione femminile nello sport. Tra gli anni Settanta e Ottanta, infatti, si sono diffuse in Occidente discipline come l’aerobica (ginnastica basata sul coordinamento tra i movimenti, eseguiti a tempo di musica, e il ritmo respiratorio) e il fitness (benessere fisico, ottenuto mediante programmi integrati di ginnastica e dietetica) grazie ai movimenti femministi che, fra le altre cose, determinarono una svolta nella considerazione del corpo femminile. Questi sono gli anni in cui l’italiana Sara Simeoni si distinse come altista, detenendo il primato, lungo ben trentasei anni dal 1971 al 2007, di 2,01 metri nel salto in alto. Era il 1980 quando vinse le Olimpiadi di Mosca. Martina Navratilova, inoltre, tennista ceca naturalizzata statunitense, è ancora oggi considerata una delle migliori tenniste di tutti i tempi. Ha vinto ben cinquantanove prove nel Grande Slam (termine che indica la vittoria dei quattro tornei di tennis più importanti, disputati annualmente) ed è l’unica al mondo ad aver primeggiato in tutte le specialità del torneo: un talento da vera fuoriclasse. Nonostante le difficoltà di carriera e le disparità, oggi sono numerose le donne fra le eccellenze dello sport, anche fra le azzurre.

Vi proponiamo, al fine di sostenere e valorizzare lo sport femminile, di svolgere una ricerca dal titolo «Campionesse dello sport» elaborando, al riguardo, delle slide. Tralasciando Bebe Vio, campionessa di scherma, che avete già avuto modo di conoscere con la lettura del brano a pag. 579, vi suggeriamo le seguenti 8 campionesse.

Federica Brignone

Carolina Kostner

sciatrice italiana

pattinatrice su ghiaccio italiana

Simone Biles

Paola Egonu

ginnasta statunitense

pallavolista italiana

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Elena Delle Donne

Sara Gama

cestista statunitense

calciatrice italiana

Benedetta Pilato

Sofia Pozdniakova

nuotatrice italiana

schermitrice russa

Per ciascuna campionessa elaborate 3 slide che dovranno fornire brevi informazioni biografiche dell’atleta e dovranno indicare le sue vittorie più importanti. Dovrete anche prevedere una slide iniziale, di presentazione della ricerca, e una slide finale di chiusura, che sintetizzi l’argomento affrontato. Procedete seguendo le indicazioni. Dividetevi in gruppi e assegnate a ciascun gruppo una determinata campionessa o 2 campionesse, con distribuzione di compiti specifici all’interno del gruppo. ■ Un gruppo si occuperà di elaborare la slide iniziale e quella finale, conclusiva. ■ Per informazioni relative alle campionesse, consultate LA RETE e giornali sportivi. ■ Nella fase di selezione dei materiali, sarà molto importante pervenire a una scelta condivisa, basata sul rispetto delle opinioni altrui. ■ Procedete quindi con l’elaborazione delle slide usando Power Point oppure Google Presentazioni. Le slide dovranno avere le seguenti caratteristiche: ● il contenuto dovrà essere chiaro e sintetico; ● i caratteri usati dovranno essere di almeno 24 punti; ● le scritte dovranno essere evidenti e risaltare rispetto allo sfondo; ● dovranno essere corredate di fotografie. ■

Inoltre, la prima slide dovrà riportare il titolo della ricerca, corredato di un’immagine (illustrazione o fotografia) che catturi subito l’attenzione e che si adatti bene al titolo stesso. Invece, l’ultima slide dovrà sintetizzare visivamente l’argomento affrontato, attraverso il sistema della «nuvola di parole» (creata utilizzando applicazioni come Wordle o Wordart).

AUTOVALUTAZIONE ■

Complessivamente, sono soddisfatto o soddisfatta del lavoro che ho svolto: poco

Attività nelle quali ritengo di aver lavorato meglio e perché:

Ho collaborato nei lavori di gruppo: poco

602

abbastanza

In che cosa devo migliorare:

abbastanza

molto

molto


UN

• Svolgi le attività didattiche relative al libro e al film • Accedi a ulteriori consigli di lettura e alle proposte di film con schede di analisi

LIBRO GHOST

Il giovane Castle Cranshaw, protagonista di questo romanzo, ha sempre pensato che il basket fosse lo sport adatto a lui, finché una sera, per sfuggire al padre armato di pistola, scopre di essere molto veloce nella corsa. Così decide, d’impulso, di sfidare il velocista di punta di una squadra di atletica, battendolo. Risultato: il coach lo ammette nella squadra. Ma stare in una squadra, si sa, non è semplice, soprattutto se non ami parlare di te e non hai neanche i soldi per comprarti le scarpe. Riuscirà Castle a mettersi alle spalle un passato che cerca di dimenticare e a raggiungere il successo? Jason Reynolds, Rizzoli

PERCHÉ QUESTO LIBRO Perché racconta in modo appassionante quali sfide, umane, personali e pratiche, si trova ad affrontare chi inizia a praticare un nuovo sport.

ALTRI LIBRI ◾

Albo illustrato: Paolina Baruchello – Federico Appel, Lo sport non fa per te, Sinnos

Graphic novel: Silvia Vecchini – Sualzo, Fiato sospeso, Tunué

UN

Romanzi: Riccardo Gazzaniga, Colpo su colpo, Rizzoli Nicole Orlando – Alessia Cruciani, Vietato dire non ce la faccio, Piemme Antonio Ferrara, La corsa giusta, Coccole Books

FILM

Prarna è un’adolescente che vive con i genitori e il fratellino in un villaggio rurale in Rajasthan, India. Non scopriremo mai la sua età perché neanche lei la conosce, ma del resto l’unica cosa che conta per suo padre è trovarle al più presto un marito. La sua vita cambierà nel momento in cui incontrerà Jessica, londinese emancipata in visita al villaggio per ripercorrere l’infanzia del padre. Prarna conoscerà lo skate e con esso sperimenterà per la prima volta che cosa significa sognare e sentirsi liberi.

SKATER GIRL Paese e anno di produzione: Regno Unito, India, 2021 Durata: 107 min. Genere: drammatico Regia: Manjari Makijany

PERCHÉ QUESTO FILM Per riflettere sul valore dello sport, non solo come

palestra per il corpo, ma anche e soprattutto come possibilità di emancipazione. (Paolo Mereghetti) ALTRI FILM ◾

Serie tv: On Pointe – Sogni in ballo, di Larissa Bills; Cambio di direzione, di David E. Kelley, Dean Lorey e Brad Garrett

Film: In viaggio verso un sogno – The Peanut Butter Falcon, di Tyler Nilson e Michael Schwartz

603


DAL

LIBRO

AL

▪ Audio della scheda

PER ENTRARE IN ARGOMENTO

AMBIENTE E SALUTE ▪ Rispettare e proteggere il territorio

M. Milani, Fine dell’avventura ▪ Inquinamento atmosferico: un pericolo

per la vita L. Malerba, L’aria della Metropoli S. Turin, Aria inquinata: cause e rimedi

DIGITALE

1

▪ Inquinamento del mare: emergenza mondiale

L. Sepúlveda, La maledizione dei mari E. Dusi, Quell’isola di plastica ormai è un continente ▪ Inquinamento acustico: troppo rumore

fa male M. Grilli, I danni di una prolungata esposizione

al rumore ▪ Rifiuti: da problema a risorsa

I. Calvino, La città di Leonia E. Da Ros, La ragazza spazzatura ▪ Allarme ambientale: la parola alla Terra

L. Mercalli, Lettera dal pianeta Terra ▪ LABORATORI DI EDUCAZIONE CIVICA

▪ Video – A tu per tu con l’autore ▪ Audio dei testi dell’unità ▪ Video

Obiettivo n. 15: La vita sulla Terra; Obiettivo n. 14: La vita sott’acqua; Obiettivo n. 11: Città e comunità sostenibili

▪ Magazine

L’inquinamento acustico e l’elettrosmog ▪ Competenze digitali

Documentario: Clima: s.o.s. barriera corallina Itinerario Google Earth: Sulle tracce di un evento

globale di sbiancamento dei coralli ▪ Biblioteca digitale

I. Calvino, L’aria buona D. Cerbo, Una nuvola di alghe S. Bevione, Quanti rumori! L. Conti, Veleno si mangia! Veleno si beve! ▪ Thinglink

A. de Carbuccia, High Altitude Trash 1

«PM10 ti tengo d’occhio»; Stop alla plastica; In difesa dell’ambiente; Rifiuti Zero ▪ PERCORSO PLURIDISCIPLINARE

Storia – Arte e immagine – Musica – Scienze e Tecnologia ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA delle competenze

I. Calvino, Dov’è più azzurro il fiume ▪ Laboratorio sviluppo delle competenze

▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle competenze ▪ Audio della sezione Ascoltare

Ascoltare – Parlare – Lessico – Scrivere ▪ Allenarsi all’Esame di Stato

La prova scritta di italiano: Tipologia C. Comprensione e sintesi di un testo divulgativo, anche attraverso richieste di riformulazione ▪ Compito di realtà con autovalutazione

▪ UN LIBRO Arambì ▪ UN FILM Qualcosa di straordinario,

di K. Kwapis

▪ UN LIBRO Attività didattiche e ulteriori

consigli di lettura ▪ UN FILM Attività didattiche e ulteriori

proposte di film con schede di analisi


I TEMI

PER L’APPRENDIMENTO ATTIVO E COOPERATIVO

▪ Attività di debate e attività

cooperative IN COPPIA e IN GRUPPO ▪ Compito di realtà

PER LA DIDATTICA INCLUSIVA

NELL’UNITÀ

▪ M. Milani, Fine dell’avventura ▪ Audio della scheda e dei testi dell’unità ▪ Esercizi per la didattica inclusiva NEI VOLUMI TESTI FACILI E TESTI AD ALTA LEGGIBILITÀ

▪ Rifiuti: da problema a risorsa

E. Da Ros, La ragazza spazzatura ▪ Allarme ambientale: la parola

alla Terra L. Mercalli, Lettera dal pianeta Terra ▪ Verifica autovalutativa delle competenze I. Calvino, Dov’è più azzurro il fiume ▪ Audio dei testi

QUADERNO LABORATORIO 2

LABORATORIO competenze linguistiche

▪ Ascoltare ▪ Parlare ▪ Leggere ▪ SPECIALE Reading Workshop

allenarsi a una lettura profonda ▪ Scrivere ▪ SPECIALE Scrittura creativa: creare

storie e stimolare la fantasia PROVE INVALSI COMPUTER BASED LABORATORIO per lo sviluppo del pensiero critico e dell’apprendimento cooperativo

▪ Tutti in scena: laboratori teatrali ▪ Philosophy for children: esercitare

il pensiero critico ▪ Cittadinanza digitale: per un uso

consapevole degli strumenti digitali

Ambiente e salute

4


IL TEMA

PER ENTRARE IN ARGOMENTO

Ambiente e salute

• Ascolta l’audio della scheda • Guarda il video: A TU PER TU CON L’AUTORE

DDI

VITA E AMBIENTE: DUE REALTÀ INSCINDIBILI In questa sua bellissima poesia, l’artista statunitense Joe Miller parla del rapporto tra gli esseri umani e la Terra.

Se la Terra avesse Se la Terra avesse un diametro di pochi metri, se galleggiasse a pochi metri, su un qualche campo, la gente arriverebbe da ogni luogo per vederla: le girerebbe attorno e ammirerebbe i suoi grandi stagni, i suoi piccoli stagni e l’acqua che scorre in mezzo. Ammirerebbe i suoi rilievi e le sue cavità. Ammirerebbe lo strato sottile di gas che la circonda e l’acqua sospesa nel gas. Ammirerebbe gli esseri che camminano sulla superficie della palla e gli esseri presenti nell’acqua. La dichiarerebbe sacra perché sarebbe unica e la proteggerebbe perché non venisse ferita. La palla sarebbe la più grande delle meraviglie conosciute e la gente verrebbe a pregare davanti a lei per essere guarita, per ottenere conoscenza, per capire la bellezza e per chiedersi com’è possibile realizzarla. La gente l’amerebbe e la difenderebbe con la propria vita, perché saprebbe che la propria vita non sarebbe niente senza di essa. Se la Terra avesse un diametro di pochi metri. (in Salviamo la Terra, Editoriale Giorgio Mondadori)

Se la Terra avesse un diametro di pochi metri, dice il poeta, la gente l’amerebbe e la difenderebbe perché capirebbe di non poter vivere senza di essa.

606 606

Vita e ambiente, infatti, sono un binomio inscindibile: non si può pensare all’una escludendo l’altro; sarebbe un errore gravissimo. Purtroppo, però, le risorse naturali non dureranno per sempre: i danni provocati dal nostro stile di vita ai mari, all’aria, ai corsi d’acqua compromettono l’ecosistema.


L’INQUINAMENTO MINACCIA L’AMBIENTE E L’UOMO L’inquinamento ambientale può essere di diversi tipi, nel senso che può provenire da diverse sorgenti, tutte pericolose per la nostra salute. L’inquinamento atmosferico, causato principalmente dai gas di scarico delle automobili e dalle emissioni di CO2 (anidride carbonica) da impianti di aerazione e riscaldamento di abitazioni e fabbriche, comporta un considerevole aumento di problemi respiratori e allergie tra gli esseri umani, in particolare tra i bambini. Invece, le principali fonti inquinanti delle acque dolci e salate sono la plastica e la spazzatura gettate in acqua impropriamente, nonché i gravi incidenti delle petroliere. Acque inquinate danneggiano la popolazione ittica e, in generale, tutti gli esseri che vivono e si riproducono nelle aree marine, lacustri, fluviali. Sottovalutato, ma ugualmente negativo per la nostra salute è l’inquinamento acustico, tipico dei centri urbani fortemente popolati. Questo tipo di inquinamento, soprattutto se permanente, può produrre seri danni alla salute e aumentare fortemente il livello di stress. Inoltre, in aumento è l’inquinamento digitale, determinato da Internet e dai dispositivi che lo utilizzano. Infatti, le attività virtuali sono responsabili di circa il 2% delle emissioni di CO2 del pianeta e gli esperti stimano che la quantità potrebbe quasi raddoppiare nel giro di pochi anni.

4 PER ENTRARE IN ARGOMENTO

Ambiente e salute

Tutti i tipi di inquinamento sono collegati tra loro e concorrono a peggiorare lo stato di salute di «madre Terra» e, naturalmente, dei suoi abitanti. Pertanto, è necessario che mutiamo radicalmente certi stili di vita e comportamenti, restituendo alla natura la sua dignità.

AGENDA 2030. Obiettivi per la tutela dell’ambiente L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità. Sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite, e approvata dall’Assemblea Generale dell’onu, l’Agenda è costituita da 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, che dovranno essere raggiunti entro l’anno 2030.

Ogni obiettivo dell’Agenda 2030 comprende argomenti generali, poi declinati in sotto-obiettivi che prevedono azioni mirate. I seguenti obiettivi riguardano la tutela dell’ambiente: ■

Obiettivo 11. Città e comunità sostenibili: rendere la città e gli insediamenti urbani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili.

Obiettivo 14. La vita sott’acqua: conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile.

Obiettivo 15. La vita sulla Terra: proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, garantire la conservazione delle foreste, contrastare la desertificazione, arrestare il degrado del terreno, fermare la perdita della diversità biologica.

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Rispettare e proteggere il territorio PIÙ FACILE

Mino Milani Scrittore e giornalista italiano, 1928-2022

1. brughiere:

terreni pianeggianti ricoperti da arbusti.

2. branchi:

gruppi numerosi di animali della stessa specie.

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Fine dell’avventura

• Guarda il video: Obiettivo n. 15: La vita sulla Terra • Ascolta l’audio del testo

In questo brano l’autore ricorda quando, da ragazzo, si recava nella Valle del Lupo, il suo «luogo preferito». Era attraversato da un piccolo canale dalle acque limpidissime e c’era un grande silenzio, dove si sentiva solo il canto degli uccelli. L’autore, dopo molti anni, ritorna in quel luogo, ma… La «Valle del Lupo» si trovava in una zona lungo il fiume Ticino, nel territorio lombardo chiamato Lomellina. Questa valle si chiama così perché tanto tempo fa era una foresta abitata dai lupi. Qui in Lomellina, dove oggi si trovano strade asfaltate, villette e supermercati, in passato c’erano brughiere1 e zone paludose, attraversate da sentieri e piccole strade. Per di qui passavano contadini e mercanti che andavano da un villaggio a un altro. Il viaggio non era mai facile e non era prudente farlo da soli perché i pericoli erano due: i briganti e i lupi. È impossibile dire quale dei due pericoli fosse il peggiore. I briganti erano violenti, avidi, e non ci pensavano due volte prima di usare le armi contro le persone che percorrevano i sentieri; quando, però, le carovane erano più numerose, i briganti evitavano di attaccarle. I lupi, invece, non si fermavano davanti a nulla: spinti dalla fame, uscivano dai boschi in branchi2 e attaccavano gli uomini e i cavalli, finché non si erano sfamati. Con il passare del tempo, nella Valle del Lupo la foresta e i lupi scomparvero: rimase, però, un bosco silenzioso, dove si sentiva soltanto il canto degli uccelli. Nel bosco scorreva un piccolo canale, chiamato Mangialoca, con acque limpidissime e fiori acquatici.


A quel tempo ero un ragazzo e la Valle del Lupo era il mio luogo preferito. Ci arrivavo in bicicletta, con una pedalata di mezz’ora, oppure la raggiungevo in barca dopo aver remato nel Mangialoca per un’ora e mezza. In un modo o nell’altro, sotto l’ombra di quei grandi alberi, ero fuori dal mondo. E pensavo: «Non perderò mai la Valle del Lupo. Verrò ancora qui quando avrò ottant’anni, e troverò questo luogo sempre più bello». Il sogno più brutto che avevo? Non trovarlo più. Impossibile.

3. melica:

pianta erbacea coltivata per alimentazione o come materiale per scope; è detta anche saggina o sorgo.

PIÙ FACILE

Ambiente e salute

Senza i frutti della terra non potremmo vivere ed è per questo che oggi molti pensano che la terra debba diventare sempre più produttiva. Nella nostra Italia, c’è poca terra fertile perché è quasi tutta montuosa e con poche pianure dove creare grandi coltivazioni. Vero, anzi verissimo. Ma perché allora proprio in pianura si continua a costruire? Perché si trasformano immense zone di terra fertile in strade, autostrade, supermercati, e così via? La terra deve produrre. Giusto. Ma produrre che cosa? I suoi frutti, o semplicemente i soldi? I soldi, ti rispondono tutti! I soldi, infatti, ti fanno vivere meglio. Ah sì? E allora cancelliamo tutti i prati, i boschi, le piantagioni e l’agricoltura e mettiamo asfalto, cemento e mattoni dappertutto. Frutta, verdura, riso, carne eccetera, le compriamo all’estero. Semplice, no? Semplice. E all’estero, in cambio che cosa diamo? I nostri soldi, che fanno vivere meglio e non bastano mai. Sono passati molti anni da quando ero ragazzo; ho ripercorso quella strada, pensando: «Tra un po’, sotto quegli alberi, sarò fuori dal mondo». No. Il mio brutto sogno si è avverato: non esiste più la Valle del Lupo. Il bosco non c’è più. La valle è oggi un immenso campo di melica3 , tutto uguale. Il Mangialoca non scorre più sotto gli alberi e nelle sue acque sono scomparsi i fiori. Non troverò più il grande silenzio degli alberi. Fine dell’avventura. (in Salviamo il mondo insieme. Scrittori e illustratori per il wwf, Piemme, rid. e adatt.)

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COMPRENSIONE 1 Dove si trovava la Valle del Lupo e perché era chiamata così? La Valle del Lupo si trovava ed era chiamata così perché

nella Lomellina, in una zona vicina al fiume Ticino, era una foresta popolata da lupi.

2 In quella zona i pericoli erano due: quali? I briganti e i lupi. Quale dei due pericoli era il peggiore? I lupi.

3 Con il passare del tempo, al posto della foresta, che cosa rimase e quali erano le sue principali caratteristiche? Completa il testo con le parole sotto riportate. uccelli – canale – bosco – acque Con il passare del tempo al posto della foresta rimase un Qui si poteva sentire soltanto il canto degli un piccolo

canale

bosco

silenzioso.

. Nel bosco scorreva , chiamato Mangialoca, che aveva acque limpidissime. uccelli

ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 Quale problema ambientale viene denunciato nel testo? A Inquinamento delle acque dei fiumi B Disboscamento e cementificazione del paesaggio C Riscaldamento climatico

5 Il testo si conclude con l’espressione «Fine dell’avventura». Quale significato puoi attribuire a queste parole? Risposta possibile: L’espressione si riferisce alla fine dell’avventura che la Valle del Lupo sapeva creare. La natura ha lasciato il posto alla cementificazione del paesaggio e alle attività dell’uomo.

LESSICO 6 Collega ciascuna parola alla corrispondente descrizione. 1. Bosco 2. Foresta

a. Terreno coperto di alberi; ha grandi dimensioni, è incolto e selvaggio b. Terreno coperto di alberi; ha medie dimensioni, è di solito mantenuto e controllato dall’uomo

PRODUZIONE SCRITTA 7

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RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI Ti è mai capitato di tornare, dopo tanti anni, in un luogo che ti era piaciuto molto per le sue caratteristiche ambientali e di trovarlo cambiato in parte o del tutto? Quali le cause del cambiamento? Quali le tue riflessioni, considerazioni? Quali i tuoi stati d’animo? Raccontalo in un breve testo scritto. Risposta soggettiva


Ambiente e salute

4

Inquinamento atmosferico: un pericolo per la vita Luigi Malerba Scrittore e sceneggiatore italiano, 1927-2008

L’aria della Metropoli

Ascolta l’audio del testo

L’aria della Metropoli è inquinata, irrespirabile. Possibile che nessuno se ne accorga? Possibile che nessuno prenda dei provvedimenti? Possibile che nessuno si renda conto che nella Metropoli l’inquinamento e la non vivibilità hanno terribili conseguenze anche nei rapporti umani?

A un certo punto apri gli occhi e la Metropoli è tutta in piedi e tu dici guarda quanti grattacieli, guarda quante automobili, come corrono. Sono passati appena cento anni come corrono anche quelli, gli anni. Che cosa sono cento anni? Niente, cento anni passano in un minuto, passano via che nemmeno te ne accorgi. Buttate alle spalle l’incubo del formicaio, dicevano gli architetti cioè lo dicono oggi. Va bene l’incubo del formicaio, ma che cosa credete di avere fatto con i vostri grattacieli di cemento armato, acciaio rame alluminio anodizzato1 e altri metalli anodizzati? Avete fatto proprio un formicaio o come lo volete chiamare? Al posto della Torre Medievale ci sono i Grandissimi Mercati Generali che coprono tutto il prato. In mezzo passa una strada di acciaio zigrinato2 sulla quale non si può scivolare. La segnaletica è di rame non si può cancellare. Ma ci sono troppe automobili che corrono avanti e indietro per le strade fanno un rombo continuo che fa tremare le case cioè i grattacieli, con tutto il loro acciaio e cemento armato. Naturalmente l’aria è molto inquinata. faccio fatica a respirare

1. anodizzato: trattato con un processo specifico per aumentare la resistenza alla corrosione. 2. zigrinato: ruvido. 3. Trusts: gruppi di imprese industriali che hanno prodotti affini e cercano insieme di limitare la concorrenza.

Ma perché, domando, non mettono in circolazione le automobili elettriche già che le hanno inventate? Allora che cosa le avete inventate a fare? Mi dicono che i Grandi Trusts3 Petroliferi non vogliono. Così l’aria è piena di ossido di carbonio e soltanto negli ultimi piani dei grattacieli si può respirare. Giù nelle strade della Metropoli l’aria è avvelenata e io dico dovrete per forza prendere qualche provvedimento, che cosa intendete fare? L’ossido di carbonio stagna nelle strade, entra nei negozi nelle case, attraverso le trombe degli ascensori arriva anche agli ultimi piani e avvelena tutti quanti. qui non si respira

È uno scandalo che in una città così moderna non si sia trovato il sistema per tenere pulita l’atmosfera.

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Che cosa ci vuole? Se non potete usare le automobili elettriche andate in bicicletta oppure chiudete gli scappamenti. L’ossido di carbonio viene fuori da lì, cioè dal buco dello scappamento del motore. Da lì viene anche il rumore. Io faccio un ragionamento elementare e dico signori avete costruito le fogne per portare via gli scoli4 della Metropoli? E allora costruite anche dei grandi tubi che portano via l’aria inquinata. Poi fate degli altri tubi per portare in città l’aria pulita, l’aria di montagna e l’aria di mare a seconda che uno preferisca l’aria di montagna o quella di mare. Potete collegarvi direttamente con l’atmosfera di Sanremo per chi vuole l’aria di Sanremo, con Cortina e la Val d’Aosta per chi vuole l’aria di Cortina e della Val d’Aosta. È inutile dire qui un tempo c’era un prato qui c’era una siepe qui c’era la Torre Medievale qui il Fosso dei Preti e qui il Casale Abbruciato. Infatti nessuno lo dice e nessuno si ricorda più di quello che c’era prima, sono passati cento anni forse duecento, sono scomparse anche le Carte dell’Istituto Topografico Militare. Non si può più morire in mezzo a un prato perché i prati non ci sono, nessuno può cadere con la bocca sull’erba perché erba non ne trovi. Quando camminano per la strada gli uomini trattengono il fiato, se hanno un dispiacere non possono sospirare se si annoiano non possono sbuffare. Non possono nemmeno parlare per non morire avvelenati. Non si guardano negli occhi perché tutti portano gli occhiali con le lenti a specchio in modo che uno guarda ma non può essere guardato. Tutti girano con la rivoltella in tasca, certe rivoltelle piccolissime e sottili come un foglio di carta. Si commettono delitti molto futili5 e nessuno ci fa caso. Hanno abolito Natale, Pasqua e Capodanno, hanno cambiato tutto il calendario. Cambiate l’aria che sarà meglio invece di cambiare il calendario. Qui non si respira mi sento soffocare, per piacere. E voi come fate? ce li avete i polmoni? 4. scoli: liquidi di sca-

rico. 5. futili: banali, di scar-

sissima importanza.

Oppure respirate con i piedi. Con che cosa respirate? Forse con la pelle in generale. Io protesto. Ma è inutile protestare, le autorità non si muovono. (da Salto mortale, Bompiani, rid.)

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Ambiente e salute

4

COMPRENSIONE 1 L’aria della Metropoli è molto inquinata: quali le cause? Le cause sono il gran numero di grattacieli e il gran numero di automobili.

2 L’autore che cosa suggerisce per rendere respirabile l’aria della Metropoli? L’autore suggerisce di andare in bicicletta, chiudere gli scappamenti delle automobili, costruire dei tubi per portare via l’aria inquinata e altri per portare in città l’aria pulita.

3 Quali sono le condizioni di vita degli abitanti della Metropoli? Quali le conseguenze nei rapporti umani? Gli abitanti della Metropoli, per non morire avvelenati, trattengono il fiato, non sospirano, non sbuffano, non parlano; non si guardano negli occhi, girano con una rivoltella in tasca, commettono delitti per motivi futili.

4 Perché, secondo l’autore, «è inutile protestare»? Perché le autorità non intervengono.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 L’autore ha scritto questo testo principalmente allo scopo di: A informare che l’aria delle metropoli è irrespirabile B illustrare i sistemi, i metodi per rendere respirabile l’aria delle metropoli C denunciare l’inquinamento dell’aria e le condizioni di vita nelle metropoli

6 Quali elementi descrittivi della Metropoli ti sembrano fantastici, paradossali? Individuali e sottolineali nel testo. Risposte possibili nel testo 7 L’autore usa una punteggiatura ridotta al minimo. In particolare, non introduce i discorsi diretti con i classici due punti e le virgolette. Secondo te, questa scelta linguistica conferisce alla narrazione un ritmo più veloce o più lento? Un ritmo più veloce.

LESSICO 8 Spiega il diverso significato di città, metropoli, megalopoli. a. Città: è un centro abitato esteso che può avere fino a un milione di abitanti. b. Metropoli: è una città di notevoli dimensioni che ha più di un milione di abitanti. c. Megalopoli: è una zona molto vasta e fortemente urbanizzata con più di dieci milioni di abitanti. 9 Spiega il significato dei seguenti modi di dire con «aria». a. Fare castelli in aria: fare progetti ambiziosi ma irrealizzabili b. Mandare a gambe all’aria: far fallire c. Tira una brutta aria: c’è una situazione difficile, rischiosa d. Discorso campato in aria: discorso privo di fondamento

PRODUZIONE SCRITTA 10

Inquinamento dell’aria Nella zona in cui abiti com’è la qualità dell’aria? Quali provvedimenti sono stati attuati per migliorarla? Riferiscilo in un breve testo scritto. Risposta soggettiva SCRIVERE UN TESTO ESPOSITIVO

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Silvia Turin Giornalista italiana contemporanea

Aria inquinata: cause e rimedi

Ascolta l’audio del testo

Nel testo che stai per leggere, il dottor Sergio Harari, direttore dell’Unità di Pneumologia dell’ospedale San Giuseppe di Milano, dà alcuni consigli su come attrezzarsi quando l’aria che respiriamo è pessima. 1. stand by: condi-

zione di un dispositivo elettrico o elettronico che è acceso senza essere, al momento, in funzione attiva.

Come ci si può difendere dall’inquinamento? Bisogna cercare di evitare esposizioni prolungate all’aria aperta nelle ore di massima concentrazione dello smog: quindi niente attività fisica quando i livelli di inquinanti sono alti o nelle aree più malsane. Niente camini o riscaldamento a legna (l’inquinamento da combustibile di legna è tutt’altro che trascurabile). Anche lo smaltimento dei rifiuti produce inquinamento, pertanto effettuare una corretta raccolta differenziata è un contributo significativo alla sua riduzione. Fa bene andare via dalle città più inquinate nei fine settimana? Non vi sono studi scientifici in proposito, ma il buon senso suggerisce che, potendo, i weekend in aree meno inquinate riducono l’esposizione all’inquinamento e ne interrompono la perdurante azione tossica. Dovrebbero quindi avere un’azione benefica. Ricordiamo, però, che anche gli spostamenti per trascorrere i fine settimana fuori città contribuiscono ad aumentare i livelli di smog. Il singolo individuo può fare qualcosa per produrre meno smog? Può, ad esempio, usare meno l’auto e soprattutto evitare di usarla per il trasporto di una sola persona. Può ricorrere al car pooling (più persone che condividono lo stesso percorso e decidono di utilizzare a turno una sola vettura) e al car sharing (parco macchine condiviso da più utenti), servizio normalmente fornito dai Comuni delle principali città italiane. Nell’utilizzo dell’auto è importante evitare velocità elevate e accelerazioni e frenate inutili, controllare la pressione degli pneumatici e, al momento della scelta dell’auto, privilegiare quelle meno inquinanti. Inoltre, utilizzare il più possibile i mezzi pubblici, la bicicletta e muoversi a piedi permette anche di ricavare un notevole beneficio in termini di salute fisica e mentale. È altresì importante mantenere negli ambienti domestici temperature non superiori ai 20-21°C in inverno, spegnere le luci quando non necessarie, usare lampade a basso consumo ed evitare lo stand by1 degli elettrodomestici staccando la spina dell’alimentatore.

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Ambiente e salute

4

Inoltre, anche la nostra alimentazione ha impatto sull’inquinamento: mangiare frutta fuori stagione significa far viaggiare aerei da una parte all’altra del globo. Fare più vacanze, avere un’auto per ogni componente della famiglia: tutto è quantificabile in emissioni prodotte. Che cos’è l’inquinamento indoor? È l’inquinamento che si registra all’interno degli ambienti chiusi. Spesso, a causa della scarsa ventilazione, i livelli di alcuni inquinanti possono essere maggiori all’interno che all’esterno. Ad esempio, un recente studio ha valutato le correlazioni tra livelli di inquinamento nelle aule delle scuole di cinque diversi Paesi europei (tra i quali l’Italia) e l’incidenza di sintomi respiratori come tosse secca, rinite (infiammazione della mucosa nasale) e respiro sibilante. Allo studio hanno partecipato 654 studenti di età media dieci anni, 242 dei quali residenti in due città italiane, Udine e Siena. Gli altri Paesi coinvolti nell’indagine erano Norvegia, Svezia, Danimarca e Francia. I livelli più alti di inquinanti sono stati registrati in Italia, Francia e Danimarca. Le scuole italiane erano anche quelle con il minor ricambio d’aria, e i sintomi respiratori valutati erano particolarmente frequenti nei nostri studenti: il 13,2% ha riportato episodi di respiro sibilante, il 47,1% di tosse secca, il 35,4% di rinite. Perché gli anziani sono più soggetti ai danni di inquinamento? I fattori per i quali gli anziani sono più suscettibili ai danni causati dallo smog sono molti e complessi. In primo luogo, molto spesso gli anziani soffrono di malattie preesistenti che possono essere aggravate dall’inquinamento: è questo il caso delle malattie cardiovascolari e respiratorie. In secondo luogo, perché la capacità dell’organismo di un anziano di sopportare situazioni di stress fisico è minore, così come rispetto ai più giovani sono inferiori le riserve dell’organismo. E perché anche i bambini sono più a rischio per i danni da smog? Perché i meccanismi di difesa dell’organismo, soprattutto nei più piccoli, possono essere ancora in fase di sviluppo. Molti organi sono in crescita e il loro sviluppo può risentirne. È il caso, ad esempio, dei polmoni che, se esposti ad alte concentrazioni di alcuni inquinanti, possono manifestare un ritardo di crescita. Inoltre i bambini hanno anche normalmente una ventilazione più frequente rispetto a quella degli adulti, ovvero, proporzionalmente, la quantità di aria scambiata in un minuto da un bambino è maggiore e, di conseguenza, sono maggiori anche le quantità di inquinanti ai quali è esposto. I bambini poi trascorrono solitamente più tempo degli adulti all’aria aperta e, giocando, svolgono un’attività fisica che richiede un ulteriore aumento della ventilazione e quindi della quantità di aria scambiata nell’unità di tempo. Infine, il bambino non ha la statura di un adulto: la sua altezza lo espone a essere fisicamente più vicino e a contatto più stretto con le superfici stradali e i tubi di scappamento delle auto. (da www.corriere.it, rid. e adatt.)

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COMPRENSIONE 1 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false. a. Dall’inquinamento ci si può difendere adottando determinati accorgimenti e comportamenti.

V

F

b. È stato scientificamente provato che trascorrere i fine settimana in luoghi poco inquinati riduce gli effetti tossici dell’inquinamento.

V

F

c. Per produrre meno smog, si può ricorrere al car pooling e al car sharing.

V

F

d. Mangiare frutta fuori stagione incide sull’aumento dell’inquinamento.

V

F

e. All’interno degli ambienti chiusi il livello di inquinamento è sempre molto basso.

V

F

Secondo uno studio, nelle scuole italiane, rispetto a quelle di altri Paesi europei, c’è un minor ricambio d’aria con conseguenti problemi respiratori.

V

F

g. I bambini, rispetto agli anziani, sono meno a rischio per i danni da smog.

V

F

f.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 A quale tipologia appartiene il testo che hai letto? A Manuale scientifico B Articolo scientifico a carattere divulgativo C Saggio medico-scientifico

3 Come definiresti il testo che hai letto? Motiva la tua risposta. A Espositivo

C Argomentativo

B Regolativo

D Espositivo-argomentativo

perché presenta informazioni in modo chiaro e coerente, disponendole in base a un ordine logico che aiuta ad argomentare la tesi principale.

4 Il registro linguistico utilizzato è: A formale

B informale-colloquiale

LESSICO 5 Nelle seguenti frasi, quale significato figurato assume la parola «inquinamento»? Consulta eventualmente il dizionario. Risposte possibili a. I giornali parlano di inquinamento nel mondo dello sport: degrado, corruzione b. L’accusa è di inquinamento delle prove a proprio favore: alterazione, manipolazione

PRODUZIONE SCRITTA 6

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Individua e sottolinea, in ciascun paragrafo, i concetti fondamentali, tralasciando quelli accessori, non strettamente necessari alla comprensione del testo. Rielabora, quindi, le informazioni individuate in un testo essenziale ma chiaro, corretto e coerente. Risposta soggettiva RIASSUMERE


«PM10 TI TENGO D’OCCHIO»

LABORATORIO

EDUCAZIONE CIVICA

Secondo l’Agenzia Ambientale Europea (eea), l’inquinamento atmosferico continua ad avere impatti significativi sulla salute della popolazione europea, in particolar modo per i cittadini delle aree urbane. Gli inquinanti più rischiosi per la salute umana sono: ■

le polveri sottili o particolato atmosferico (Pm); le polveri sottili con diametro 10 micron (Pm10) provocano danni all’apparato respiratorio; quelle con diametro 2,5 micron (Pm2,5) possono penetrare nei polmoni e accumularsi nel sangue, che le trasporta in diverse parti del nostro organismo danneggiando anche i tessuti;

il biossido di azoto (NO2), un gas di colore rosso bruno, dall’odore forte e pungente, altamente tossico e irritante; essendo più denso dell’aria tende a rimanere a livello del suolo;

l’ozono troposferico (O3), ossia l’ozono (molecola composta da tre atomi di ossigeno) presente nei bassi strati dell’atmosfera, in quello strato d’aria cioè che è a diretto contatto con la superficie terrestre.

L’inquinamento, inoltre, ha anche un impatto economico. Ogni anno, infatti, sono oltre sessantamila le morti premature in Italia dovute all’inquinamento atmosferico che determinano un danno economico, stimato sulla base dei costi sanitari comprendenti le malattie, le cure, le visite, i giorni di lavoro persi, che solo in Italia oscilla tra 47 e 142 miliardi di euro all’anno (330-940 miliardi a livello europeo). In sostanza l’inquinamento atmosferico è al momento la più grande minaccia ambientale per la salute umana ed è percepita come la seconda più grande minaccia ambientale dopo il cambiamento climatico.

Le città italiane più inquinate La campagna di Legambiente sullo stato dell’inquinamento atmosferico nelle città italiane «Pm10 ti tengo d’occhio» si è basata sull’analisi dei dati forniti dai siti delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (arpa) e ha tenuto conto delle sole centraline urbane di ogni città capoluogo di provincia che dovrebbero essere quelle che risentono prevalentemente dell’inquinamento prodotto dal traffico urbano. La tabella a lato riporta la classifica dei capoluoghi di provincia che, nel 2020, hanno superato la soglia limite di polveri sottili in un anno. La legge italiana (D.lgs. 155/2010) prevede un numero massimo di 35 giorni all’anno con concentrazioni superiori a 50 μg/m3.

Città

Giorni con polveri sottili oltre il limite consentito

1

Torino

98

3

Padova

84

4

Rovigo

83

6

Milano

79

14

Asti

69

16

Monza

66

19

Brescia

62

24

Napoli

55

25

Parma

54

26

Piacenza

53

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Inquinamento del mare: emergenza mondiale Luis Sepúlveda Scrittore, giornalista e attivista cileno, 1949-2020

La maledizione dei mari

• Guarda il video: Obiettivo n. 14: La vita sott’acqua • Ascolta l’audio del testo

Uno stormo di gabbiani vola sopra la foce del fiume Elba, nel Mare del Nord. La gabbiana Kengah si lancia in picchiata su un banco di aringhe, ma una macchia nera di petrolio, «la peste nera», «la maledizione dei mari», le impregna le piume di una sostanza densa, vischiosa.

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Kengah aprì le ali per spiccare il volo, ma l’onda densa fu più rapida e la sommerse completamente. Quando tornò a galla la luce del giorno era scomparsa, e dopo aver scosso il capo con energia capì che la maledizione dei mari le stava oscurando la vista. Kengah, la gabbiana dalle piume d’argento, tuffò varie volte la testa sott’acqua, finché qualche filo di luce non raggiunse le sue pupille coperte di petrolio. La macchia vischiosa, la peste nera, le incollava le ali al corpo, così iniziò a muovere le zampe sperando di potersi allontanare rapidamente a nuoto dal centro dell’onda scura. Con tutti i muscoli tormentati dai crampi per lo sforzo, raggiunse finalmente il limite della macchia di petrolio e sentì il fresco contatto dell’acqua pulita. Quando, a forza di sbattere le palpebre e di tuffare la testa, riuscì a pulirsi gli occhi, guardò il cielo, ma vide solo alcune nuvole. I suoi compagni dello stormo del Faro della Sabbia Rossa dovevano volare ormai lontano, molto lontano. Era la legge. Anche lei aveva visto altri gabbiani sorpresi dalle mortifere onde nere e, nonostante il desiderio di offrire loro un aiuto tanto inutile quanto impossibile, si era allontanata, rispettando la legge che proibisce di assistere alla morte dei compagni. Con le ali incollate ai corpi, i gabbiani erano facile preda dei grandi pesci, o morivano lentamente, asfissiati dal petrolio che penetrando fra le piume tappava loro i pori. Mentre aspettava la fine fatale, Kengah maledisse gli umani. «Ma non tutti. Non devo essere ingiusta» stridette debolmente. Spesso, dall’alto, aveva visto come le petroliere approfittavano della nebbia per andare al largo e lavare le loro cisterne. Rovesciavano in mare migliaia di litri di una sostanza densa e pestilenziale che veniva trascinata via dalle onde. Ma a volte aveva visto anche delle piccole imbarcazioni che si avvicinavano alle petroliere e impedivano loro di svuotare le cisterne. Disgraziatamente quelle barche non sempre arrivavano in tempo per impedire l’avvelenamento dei mari.


Ambiente e salute

4

Kengah passò le ore più lunghe della sua vita posata sull’acqua, chiedendosi se per caso non la aspettava la più terribile delle morti: morire di fame. Disperata all’idea di una fine lenta si agitò, e con stupore si accorse che il petrolio non le aveva incollato le ali al corpo. Aveva le piume impregnate di quella sostanza densa, ma almeno poteva spiegarle. «Forse ho ancora una possibilità di uscire da qui, e volando in alto, molto in alto, forse il sole scioglierà il petrolio» stridette Kengah. Kengah batté energicamente le ali, ritirò le zampe, si innalzò di un paio di palmi, e ricadde sulle onde. Prima di tentare ancora, si immerse e agitò le ali sott’acqua. Questa volta salì di un metro prima di cadere. Quel dannato petrolio le incollava le piume della coda, di modo che non riusciva a governare il decollo. Si tuffò ancora una volta e con il becco cercò di tirar via lo strato di sporco che le copriva la coda. Al quinto tentativo Kengah riuscì a spiccare il volo. Batteva le ali con disperazione perché il peso della cappa di petrolio non le permetteva di planare. Un solo attimo di riposo e sarebbe precipitata. Per fortuna era una gabbiana giovane e i suoi muscoli rispondevano adeguatamente. Guadagnò quota. Volò ancora più in alto, ma il sole non ebbe gli effetti sperati. Forse i suoi raggi emanavano un calore troppo debole, o la cappa di petrolio era troppo spessa. Kengah capì che le forze non le sarebbero durate ancora a lungo e, cercando un posto per scendere, volò verso l’entroterra. Il movimento delle sue ali si fece sempre più lento e pesante. Perdeva vigore. Adesso non volava più così in alto. (da Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, Salani, Milano, 2010, rid. e adatt.)

Disastri petroliferi: le «maree nere» Gli incidenti provocati da enormi petroliere che trasportano ingenti quantità di greggio costituiscono una delle cause più frequenti di inquinamento del mare. Tra gli incidenti più gravi, ricordiamo quello della petroliera Exxon Valdez, incagliatasi nel 1989 sulla costa dell’Alaska disperdendo in mare oltre 35.000 tonnellate di greggio, e quello della Haven, che nel 1991 scaricò al largo di Genova 50.000 tonnellate di petrolio. Da ricordare anche nel 1991, durante la Guerra del Golfo, il sabotaggio degli impianti petroliferi in Iraq che provocò l’immissione nel Golfo persico di 460.000 tonnellate di petrolio. Nel corso degli anni, poi, sono seguiti gli incidenti della petroliera Jessica che, naufragata nel 2002 al largo delle isole Galapagos, ha messo a repentaglio uno dei maggiori paradisi naturali del mondo e, sempre nel 2002, della petroliera Prestige che, al largo delle coste spagnole, ha versato in mare 17.000 tonnellate di greggio. E ancora, nel 2007, si sono verificati nuovi disastri ecologici nel Canale della Manica, nel Mar Nero e al largo della Corea del Sud, dove la petroliera

Hebei Sprint, urtando una gru montata su una chiatta, ha perso in mare 15.000 tonnellate di petrolio. Il disastro ambientale più grave della storia americana è quello della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon. Si è trattato di uno sversamento di petrolio nelle acque del Golfo del Messico in seguito a un incidente riguardante il Pozzo Macondo, situato a oltre 1.500 metri di profondità. Lo sversamento di milioni di barili di petrolio, iniziato il 20 aprile 2010 e terminato il 4 agosto 2010, ha coinvolto le coste di Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida. La frazione più pesante del petrolio ha formato ammassi molto estesi sul fondale marino. L’incidente petrolifero di Tauranga del 2011 è stato descritto come il peggiore disastro ambientale della Nuova Zelanda. Nel 2015 poi, oltre 400.000 litri di petrolio, fuoriusciti da un oleodotto a causa di un guasto, si sono riversati nell’Oceano Pacifico provocando un disastro ambientale di proporzioni immani sulle coste della California.

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COMPRENSIONE 1 Rispondi alle seguenti domande. Vedi Guida Che cosa succede alla gabbiana Kengah quando apre le ali per spiccare il volo? Perché i compagni, i gabbiani dello stormo, non aiutano Kengah? Perché Kengah, aspettando la morte, maledice gli esseri umani? Kengah, però, non maledice tutti gli esseri umani. Perché? Quando Kengah si accorge che il petrolio non le ha incollato le ali al corpo, quale reazione ha? f. Grazie a quali sforzi e sofferenze Kengah riesce a riprendere il volo? g. Come si conclude la vicenda narrata? a. b. c. d. e.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 In che modo le petroliere inquinano i mari? Chi, a volte, riesce a impedire alle petroliere di avvelenare i mari? Le petroliere, nascoste dalla nebbia, lavano al largo le loro cisterne e riversano in mare migliaia di litri di petrolio. A volte delle piccole imbarcazioni impediscono che ciò avvenga, se arrivano in tempo.

3 Il fatto che Kengah sia una gabbiana giovane che cosa le consente di fare? La giovane età consente a Kengah di spiccare il volo.

4 Il narratore è esterno in quanto narra in terza persona. Secondo te, qual è il suo atteggiamento nei confronti degli eventi che racconta e del personaggio che ne è protagonista? A Si mantiene rigorosamente esterno ai fatti; si limita cioè a narrare i fatti come

accadono, senza riferire ciò che prova o pensa la gabbiana. B Nel narrare i fatti, adotta il punto di vista della gabbiana. C Alterna momenti in cui appare soltanto uno spettatore estraneo alla vicenda,

a momenti in cui narra adottando il punto di vista della gabbiana. 5 Spiega il significato delle metafore «la maledizione dei mari» e «la peste nera». Sono metafore indicanti la macchia nera di petrolio che, come una maledizione o un’epidemia, si abbatte sulla vita del mare, seminando morte e distruzione.

LESSICO 6 Spiega il significato dei seguenti modi di dire con «mare». a. Essere in alto mare: essere molto lontani dal risultato voluto b. Essere un porto di mare: essere un luogo affollato, con un continuo ricambio di persone c. Essere una goccia nel mare: avere un’importanza trascurabile o dare un contributo minimo ma non ininfluente

PRODUZIONE SCRITTA 7

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ESPRIMERE EMOZIONI E RIFLESSIONI La lettura di questo brano quali emozioni, sensazioni, riflessioni ha suscitato in te? Esprimile in un breve testo scritto. Risposta soggettiva


4 Elena Dusi Giornalista italiana contemporanea

Quell’isola di plastica ormai è un continente

Ascolta l’audio del testo

Chiamata anche «Great Pacific Garbage Patch», l’isola di plastica, di cui si parla nel testo che stai per leggere, è il più grande accumulo di spazzatura galleggiante al mondo. Composta prevalentemente di plastica, metalli leggeri e residui organici in degradazione, è situata nell’Oceano Pacifico e si sposta seguendo la corrente oceanica del vortice subtropicale del Nord Pacifico.

La cassetta per bottiglie rossa galleggia nel blu delle onde. I ricercatori della fondazione olandese Ocean Cleanup1 la raccolgono fra California e Hawaii, trovando ancora impressa la data di produzione: 1977. È rimasta intatta, come molti dei rifiuti analizzati nella più ampia perlustrazione di quella che viene chiamata «l’isola di plastica del Pacifico». Non si tratta esattamente di un’isola: non ci si può camminare sopra. È piuttosto una zuppa in cui galleggiano 1,8 trilioni2 di frammenti di plastiche varie, 80 mila tonnellate in totale, intrappolate e trasportate dalle correnti oceaniche in un’area ovale di 1,6 milioni di chilometri quadri: tre volte la Francia. La rilevazione precedente, che risale al 2014, aveva misurato una massa di spazzatura pari a un sedicesimo di quella odierna. L’isola, o zuppa che dir si voglia, non è aumentata di superficie. Piuttosto si è addensata (e chissà che un giorno non ci si riesca davvero a camminare sopra), passando da 400 grammi al chilometro quadro negli anni Settanta del Novecento (quando la discarica del Pacifico venne studiata per la prima volta) a 1,23 chili. Come per la cassetta rossa del 1977, così avviene per gli altri rottami di plastica gettati in mare (8 milioni di tonnellate all’anno, si stima): nel vortice del Pacifico si entra, ma non si esce. Su 50 residui che permettevano di risalire alla data di produzione, oltre a quello del 1977 ce n’erano 7 degli anni Ottanta, 17 degli anni Novanta, 24 degli anni 2000-2009 e uno del 2010. 1. Ocean Cleanup: in italiano significa «Pulizia dell’Oceano», e si tratta di una fondazione creata nel 2013 da Boyan Slat, un inventore e imprenditore olandese di origini croate. Lo scopo della fondazione è quello di sviluppare tecnologie per la rimozione dell’inquinamento causato dalla plastica negli oceani e prevenire che ulteriori frammenti di plastica si immettano nelle acque oceaniche. 2. trilioni: un trilione è equivalente a un milione di bilioni, cioè a un miliardo di miliardi.

▶ I rifiuti di plastica recuperati dalla Ocean Cleanup, durante una delle sue missioni.

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«Parliamo di materiali che spesso per degradarsi3 impiegano centinaia di anni. Noi li produciamo in massa da circa cinquant’anni. Questo dovrebbe darci un’idea del futuro che ci attende» spiega Stefano Aliani, ricercatore dell’Istituto di scienze marine del cnr4, specializzato nel monitoraggio delle microplastiche nel Mediterraneo. E dire che l’analisi di Ocean Cleanup si è fermata alla superficie. Le sue reti hanno raccolto soprattutto rifiuti in polietilene e polipropilene5. Il resto (il 40% della plastica che produciamo) è più denso dell’acqua e destinato a finire negli abissi, sfuggendo ai nostri conteggi ma non alla catena alimentare. Frammenti di questo materiale sono stati trovati in Artide, Antartide e in fondo alla Fossa delle Marianne6, nel plancton7, negli stomaci dei pesci e in quelli del 90% degli uccelli marini. La ricerca di Ocean Cleanup mette in guardia contro gli effetti nocivi dei residui più piccoli, che degradati dai raggi ultravioletti del Sole e dal moto delle onde si sbriciolano in particelle sempre più pervasive8. «Ma in realtà tutti i residui sono pericolosi» sostiene Aliani. «Una tartaruga può essere soffocata da un sacchetto, il plancton da una microplastica, un cetaceo avvelenato dagli inquinanti chimici che con quel frammento di spazzatura si sono combinati.» L’«isola» tra California e Hawaii è solo la più grande fra le cinque sparse negli oceani. Una di esse (ovviamente più piccola, ma con delle concentrazioni addirittura superiori rispetto a quella del Pacifico) si trova fra Corsica e Toscana. «Dove le correnti provenienti dall’Atlantico incontrano quelle del Tirreno» spiega Aliani. Dopo aver attraversato la zuppa del Pacifico con diciotto imbarcazioni che trainavano reti di superficie, la Ocean Cleanup ha completato la sua perlustrazione con due voli aerei, per catturare con sensori ottici e telecamere a infrarossi i frammenti più grandi di mezzo metro (quelli che secondo lo studio olandese rappresentano il 53% della massa della zuppa). Un metodo simile sta per essere messo a punto dall’Agenzia spaziale europea. Il progetto «Remote Sensing for Marine Litters» è coordinato dallo scienziato italiano Paolo Corradi. Finora i satelliti avevano ricostruito le correnti oceaniche e i vortici che intrappolano i frammenti di spazzatura, ma non erano in grado di misurare la densità di una zuppa che, si teme, diventerà presto evidente anche dallo spazio. (da www.repubblica.it, rid. e adatt.) 3. degradarsi: deteriorarsi. 4. cnr: sigla del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il più grande ente pubblico di ricerca italiano, con il compito di svolgere, promuovere, diffondere e valorizzare attività di ricerca scientifica e tecnologica, favorendo così il progresso scientifico, tecnologico, economico e sociale. 5. polietilene e polipropilene: il polietilene è un materiale plastico impiegato nella fabbricazione di materiali elettrici, di rivestimenti isolanti, di sacchetti; il polipropilene è un materiale plastico impiegato nella fabbricazione di molti oggetti di uso comune, dagli zerbini agli scolapasta, dalle custodie dei cd alle capsule del caffè e ai bicchieri bianchi di plastica. 6. Fossa delle Marianne: è la più profonda depressione oceanica conosciuta al mondo; è localizzata a nord-ovest dell’Oceano Pacifico a est delle isole Marianne, tra Giappone, Filippine e Nuova Guinea. 7. plancton: complesso di piccolissimi organismi animali e vegetali che vivono sospesi nelle acque lasciandosi trasportare dalle correnti; costituisce il nutrimento di molti animali acquatici. 8. pervasive: che tendono a diffondersi ovunque.

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Ambiente e salute

4

COMPRENSIONE 1 Completa la seguente tabella relativa all’«isola di plastica del Pacifico». Perché non si tratta esattamente di un’isola bensì di una zuppa

Sull’isola non si può camminare, infatti si tratta

Estensione dell’isola

1,6 milioni di chilometri quadrati (tre volte la Francia)

Il residuo di plastica più vecchio finora trovato nell’isola

Una cassetta per bottiglie rossa del 1977

Tipi di rifiuti raccolti da Ocean Cleanup

Rifiuti in polietilene e polipropilene

di un cumulo galleggiante di rifiuti di plastica.

2 Indica le affermazioni corrette. A Rispetto al 2014, l’isola di plastica è aumentata di superficie. B Fortunatamente negli oceani non ci sono altre isole di plastica. C I frammenti di plastica finiscono negli stomaci dei pesci e degli uccelli marini. D I materiali di plastica impiegano circa cinquant’anni per degradarsi.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 3 Qual è lo scopo principale del testo che hai letto? Informare sullo stato dei mari, minacciati dall’inquinamento causato dai rifiuti plastici.

Di conseguenza, come definiresti il testo? A Descrittivo

B Espositivo

C Regolativo

D Argomentativo

4 Qual è l’obiettivo della fondazione olandese Ocean Cleanup nei confronti dell’isola di plastica del Pacifico? Mettere in guardia contro gli effetti nocivi dei residui plastici più pervasivi.

LESSICO 5 Per ciascuna delle seguenti parole, tratte dal testo, scrivi un sinonimo. Risposte possibili a. perlustrazione ispezione

c. frammenti brandelli

b. monitoraggio rilevamento

d. vortici

gorghi

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 6

COMMENTARE

Dal testo al video

il video Nell’Oceano Pacifico galleggia un’isola di plastica. Osservando le immagini, quali sono le tue considerazioni, riflessioni? Riferiscile oralmente. Risposta soggettiva CERCA IN RETE

7

Suddividi il testo che hai letto in brevi paragrafi e attribuisci a ciascun paragrafo una breve frase che ne riassuma sinteticamente il contenuto. RIASSUMERE

Risposta soggettiva

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LABORATORIO

EDUCAZIONE CIVICA

STOP ALLA PLASTICA

Inquinamento da plastica: un problema globale L’inquinamento da plastica è una delle emergenze ambientali più gravi dell’epoca odierna. Mari e oceani sono invasi dalla plastica, al punto che si sono formate delle vere e proprie isole: le cosiddette «isole della plastica». Ne esistono cinque: due fluttuano nell’Oceano Pacifico, due nell’Oceano Atlantico e una nell’Oceano Indiano. Sono enormi piattaforme di materiali inquinanti che galleggiano in un’area più estesa di quella degli Stati Uniti e dell’India. Secondo le stime, finirebbero in mare ben 8 milioni di tonnellate di plastica all’anno. È come se ogni minuto venisse riversato in mare l’equivalente di un camion di plastica. Residui di plastica, infatti, sono stati trovati praticamente ovunque nei mari e negli oceani. Bottiglie, imballaggi, reti da pesca, sacchetti e qualunque altro oggetto di plastica, una volta finito in acqua, si spezza in frammenti più piccoli per azione dell’erosione e delle correnti. Questi frammenti, che possono raggiungere dimensioni microscopiche inferiori ai 5 mm di diametro, costituiscono una fra le principali cause di morte per soffocamento di molti pesci e uccelli marini perché vengono scambiati per cibo. A causa di ciò, più di cento specie marine sono a rischio, dai mammiferi agli anfibi. L’ingerimento accidentale di plastica scambiata per plancton o meduse è un fenomeno così comune che il 51% delle tartarughe marine ne ha subìto gli effetti. Secondo stime affidabili, nel 2050 avremo prodotto più di 25.000 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, di cui la maggior parte di provenienza domestica.

Inquinamento da plastica nel Mar Mediterraneo Benché piccolo e non caratterizzato da grosse correnti, anche il Mar Mediterraneo ha la sua «isola di plastica». Si forma ciclicamente fra l’isola d’Elba e la Corsica e si estende per chilometri. In questa zona, infatti, la particolare disposizione dei fondali e le correnti consentono l’accumulo di una quantità spropositata di plastica con grave rischio per l’intero ecosistema. Recentemente, nel ventre di una femmina gravida di capodoglio (grosso mammifero marino simile alla balena) trovata morta in Sardegna sono stati rinvenuti addirittura 22 chilogrammi di plastica. Quando poi la plastica si frammen-

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ta, il pericolo si fa più insidioso e interessa anche la nostra salute, visto che tra i pesci che ingoiano le microplastiche ci sono anche quelli che finiscono nei nostri piatti. L’inquinamento da plastica è un problema globale, tanto che le Nazioni Unite hanno inserito la tutela dei mari fra gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile: è l’Obiettivo 14. La vita sott’acqua. Nell’Agenda 2030 si legge che occorre «conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile».


Ambiente e salute

4

Il Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva una nuova direttiva che ha vietato l’uso, dal 2021, di articoli di plastica monouso: posate e piatti di plastica; cannucce; bastoncini per palloncini gonfiabili; bastoncini cotonati; palette per miscelare i cocktail; sacchetti di plastica oxo-degradabile, cioè di plastica contenente additivi, sostanze che la rendono rapidamente frammentabile in piccolissimi pezzi sotto l’effetto del calore e della luce uv (raggi ultravioletti); contenitori di polistirolo espanso per alimenti. Secondo la direttiva, per quanto riguarda le bottiglie di plastica, si deve riciclare almeno il 90% entro il 2029, con un target intermedio del 77% entro il 2025. Nel testo si è introdotto anche l’obbligo, a partire dal 2024, di avere il tappo attaccato alla bottiglia per evitare che questo si disperda con facilità. È stato introdotto, inoltre, un contenuto minimo di materiale riciclato (almeno il 25% entro il 2025 e il 30% entro il 2030) nella produzione di bottiglie di plastica per favorirne così la raccolta differenziata. ■

Ogni anno vengono prodotti più di 330 milioni di tonnellate di plastica: circa la metà viene utilizzata solo una volta e poi buttata nella spazzatura. Considerando gli oggetti di plastica che abitualmente usi, quali potresti eliminare? Inoltre, quali oggetti di plastica usi solo una volta e poi butti nella spazzatura? Risposta soggettiva

Ti è mai venuto in mente di riciclare le bottiglie di plastica, cioè di creare, con un po’ di manualità e di fantasia, degli oggetti incredibili partendo da semplici bottiglie di plastica? Se sì, quali oggetti hai creato? Se no, guarda IN RETE , alla voce «Come riciclare bottiglie di plastica», alcuni video al riguardo. Ti stupirai. Risposta soggettiva

COMPETENZE DIGITALI

EDUCAZIONE CIVICA

Direttiva europea sul divieto della plastica monouso

• Guarda il documentario:

Clima: s.o.s. barriera corallina

La profonda sofferenza degli ecosistemi marini

• Esplora l’itinerario Google

Earth: Sulle tracce di un evento globale di sbiancamento dei coralli

Gli ecosistemi marini subiscono, oggi, «attacDDI chi» da diversi fronti: l’inquinamento dovuto a plastiche, petrolio e altre sostanze tossiche; gli effetti del riscaldamento globale, che sta modificando temperatura e salinità marine, con conseguenze devastanti su flora e fauna. Un esempio davvero preoccupante è il fenomeno dello sbiancamento delle barriere coralline, ecosistemi fondamentali per la vita nel mare. ■

DOCUMENTARIO Inquadra il QRCode per guardare il documentario Clima: s.o.s. barriera corallina e

ITINERARIO VIRTUALE Inquadra nuovamente il QRCode per approfondire il fenomeno dello sbian-

scoprire la bellezza di un mondo sommerso e i pericoli a cui è sottoposto. camento dei coralli insieme alla Ocean Agency, che ha viaggiato in tutto il mondo con telecamere subacquee a 360 gradi create per l’occasione. ■

CREAZIONE DI UN POST Immagina di essere un attivista a cui è stato chiesto di pubblicare un post sul tema «sbiancamento dei coralli» sul sito di Greenpeace Italia: prepara un testo di massimo 1.000 battute, accompagnato da alcune immagini e link a video e siti per approfondire la tematica.

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Inquinamento acustico: troppo rumore fa male Marco Grilli Giornalista italiano contemporaneo

I danni di una prolungata esposizione al rumore

• Ascolta l’audio del testo • Accedi al Magazine: L’inquinamento acustico e l’elettrosmog

Siamo soliti pensare che l’inquinamento riguardi essenzialmente l’aria che respiriamo o l’acqua dei fiumi o dei mari. Esiste, però, un altro tipo di inquinamento, quello acustico, presente nell’ambiente esterno e nell’ambiente domestico, che può interferire negativamente sulla nostra salute.

Il fastidio provocato dai rumori è un’esperienza quotidiana per chi vive nel caos dei centri urbani. Parla chiaro l’Organizzazione Mondiale della Sanità (oms), secondo la quale i frastuoni derivati dal traffico cittadino rappresentano il più rilevante problema ambientale europeo dopo l’inquinamento atmosferico. La salute di circa 30 milioni di abitanti del Vecchio Continente è attualmente messa a rischio dall’esposizione a livelli eccessivi di decibel1. Per evitare guai seri, l’oms raccomanda il rispetto delle soglie di esposizione: 65 decibel durante il giorno e 55 nel corso della notte.

1. decibel: unità di

misura dell’intensità dei suoni. 2. ictus: danno cerebrale che si verifica quando l’afflusso di sangue diretto al cervello si interrompe improvvisamente per la chiusura o la rottura di un’arteria. 3. ipertensione: elevata pressione del sangue nelle arterie.

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I disturbi più comuni Molte ricerche specialistiche hanno dimostrato come l’incidenza di disturbi del sonno, infarti, ictus2, ipertensione3 e malattie cardiovascolari sia più diffusa tra la popolazione che vive nella congestione di città particolarmente rumorose, rispetto a quella meno sottoposta ai rumori. L’esposizione a questi volumi altissimi incide sulla salute umana, pregiudicando il benessere fisico, mentale e sociale di ognuno di noi. I danni fisici si distinguono in uditivi ed extrauditivi. Nel primo caso, si registrano due tipi di danno: quello acuto, che segue a una stimolazione acustica particolarmente intensa (ad esempio un’esplosione) e si realizza in tempo brevissimo, e quello cronico, dalla più lenta evoluzione, successiva a un’esposizione protratta nel tempo (parecchie ore al giorno per un periodo di almeno dieci giorni). Al di fuori dell’orecchio, il rumore provoca guai seri anche al resto del nostro organismo (danni extrauditivi). Gli effetti sono i più vari: aumento della pressione arteriosa e della frequenza respiratoria; disturbi all’apparato gastrointestinale; alterazioni al sistema nervoso centrale.


Ambiente e salute 4. impulsivo: un rumore è impulsivo quando è caratterizzato da forte intensità e durata inferiore a un secondo. 5. sorgente puntiforme: sorgente sono-

ra di dimensioni molto piccole.

4

Più in generale, l’esposizione al rumore è fonte di stress. Inoltre, in materia di disturbi alle attività, il rumore incide negativamente sullo studio e su tutti i lavori di tipo intellettuale, oltre che sulla comunicazione verbale e sul sonno. Infine, come effetto meno specifico ma pur sempre grave dell’inquinamento acustico dobbiamo considerare il fastidio generico, definito come «un sentimento di scontentezza riferito al rumore che l’individuo sa o crede possa agire su di lui in modo negativo». In altre parole, si tratta di quello che proviamo quando ci sentiamo disturbati nel comunicare normalmente, nello svolgere le nostre attività o durante il riposo. Le tipologie di inquinamento acustico Il rumore può essere di vari tipi (continuo o discontinuo, costante o casuale, impulsivo4) e provenire da varie sorgenti. Il traffico stradale è la principale forma di disagio per i cittadini. Le segnalazioni acustiche, l’attrito degli pneumatici sulla strada o delle ruote dei tram sulle rotaie, i rombi dei motori, lo scarico dei gas rappresentano purtroppo la nostra colonna sonora quotidiana. Più sopportabile risulta il traffico ferroviario, il cui rumore è provocato dal motore del treno e dall’attrito ruota-rotaia. Il rumore da traffico aereo sta invece acquisendo una crescente rilevanza, anche se per fortuna interessa solamente le aree in prossimità degli aeroporti e i cosiddetti «corridoi di sorvolo». In questo caso, i fastidi al nostro udito sono provocati dai motori dei velivoli e dalle fragorose fasi di atterraggio e decollo. Il rumore delle attività industriali e artigianali è connesso agli impianti ed è prodotto da una sorgente puntiforme5 e origina un’area di esposizione circolare. Altri rumori ambientali sono poi quelli connessi alle varie attività commerciali (ad esempio, gli alti volumi di officine, bar, discoteche...), ai fenomeni meteorologici (ad esempio, i tuoni di un temporale) e alla vita domestica (in questo caso, entrano in campo televisori, stereo e radio tenuti a volumi alti, gli elettrodomestici o gli strumenti musicali). Inquinamento acustico nelle case e nei condomini Nelle case, specie nei condomini cittadini, la convivenza forzata di tante persone dà luogo a molti rumori domestici. Sono raccomandabili gli infissi fonoisolanti, che attutiscono il rumore esterno, e materiali isolanti per pareti e pavimenti. Questi ultimi attutiscono le vibrazioni sonore prodotte dai passi e da chi salta e corre. Va comunque ricordata l’importanza del rispetto degli altri e delle norme di buona convivenza. (da www.tuttogreen.it, rid. e adatt.)

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COMPRENSIONE 1 Rispondi alle seguenti domande. Vedi Guida a. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento acustico che cosa rappresenta? Di conseguenza, che cosa è bene rispettare? b. I disturbi provocati dall’inquinamento acustico tra quali persone sono molto diffusi? c. Quali sono le rispettive caratteristiche dei danni fisici uditivi ed extrauditivi? d. Che cosa si intende per «fastidio generico» provocato dall’inquinamento acustico? e. L’inquinamento acustico può provenire da diverse sorgenti, cioè da quali?

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Qual è lo scopo principale del testo espositivo che hai letto? Informare sui danni dell’inquinamento acustico sulla salute umana e sulla qualità della vita.

3 Quali accorgimenti grafici sono presenti nel testo? A Parole in corsivo

C Elenchi numerati

B Titoletti in grassetto

D Parole-chiave in grassetto

4 A quale tipologia appartiene il testo? A Manuale scolastico

C Saggio scientifico

B Voce di enciclopedia

D Articolo scientifico a carattere divulgativo

LESSICO 5 Sul quaderno, riscrivi la seguente frase, tratta dal testo, sostituendo le parole evidenziate con dei sinonimi. Attenzione: il senso della frase non deve cambiare! Vedi Guida «L’esposizione a questi volumi altissimi incide sulla salute umana, pregiudicando il benessere fisico, mentale e sociale di ognuno di noi»

PRODUZIONE ORALE 6

DEBATE

IN GRUPPO In alcuni quartieri di molte città italiane, di notte non si dorme a

causa della forte musica «sparata» da auto, pub, locali e per gli schiamazzi prodotti dal «popolo della notte». Realizzate un debate in classe relativo al problema: per contrastare questo tipo di inquinamento acustico dovrebbero essere presi dei provvedimenti rigidi? Seguite le indicazioni: ■ dividetevi in due gruppi (o squadre): uno a favore dei provvedimenti rigidi contro l’inquinamento acustico notturno e uno contro (la tesi è assegnata dall’insegnante); ■ stabilite regole e tempi per il dibattito; ■ ciascun gruppo, tramite dei relatori, espone la propria opinione o tesi e gli argomenti a sostegno; quindi confuta, cioè dimostra l’infondatezza degli argomenti che sostengono la tesi contraria (antitesi) alla sua; ■ ciascun gruppo conclude la propria argomentazione riassumendone i punti principali; ■ una giuria di tre persone proclama vincitore il gruppo che ha dimostrato migliore capacità di argomentazione e di esposizione in pubblico. Risposta soggettiva

628


LABORATORIO

EDUCAZIONE CIVICA

IN DIFESA DELL’AMBIENTE

La tutela dell’ambiente nella Costituzione della Repubblica italiana La Proposta di legge costituzionale approvata l’8 febbraio 2022 dal Parlamento inserisce la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi fra i princìpi fondamentali della Costituzione della Repubblica italiana. Vengono modificati due articoli della Costituzione, il 9 e il 41. Ecco come cambiano i due articoli (in neretto le novità). Articolo 9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali. Articolo 41. L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere coordinata a fini sociali e ambientali.

Il Ministero della Transizione Ecologica Il Ministero della Transizione Ecologica è l’organo del Governo italiano preposto all’attuazione della politica ambientale. Istituito nel 1986, come Ministero dell’Ambiente, è diventato il referente politico e amministrativo di tutte le azioni di salvaguardia dell’ambiente.

Le associazioni ambientaliste Il wwf (World Wildlife Found for Nature, Fondo Mondiale per la Natura) è la più grande organizzazione mondiale per la salvaguardia della natura e dell’ambiente. Si batte per preservare la biodiversità, contro l’inquinamento e lo spreco di risorse. Nota per le sue imprese clamorose, opera soprattutto per la salvaguardia delle balene, contro i test nucleari e l’inquinamento da sostanze tossiche.

Legambiente realizza iniziative come «Puliamo il Mondo» e campagne di informazione come «Goletta verde». Protegge i beni culturali e ambientali della nazione con interventi di sensibilizzazione, di denuncia e proposte operative. Promuove la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio artistico e naturale italiano.

IN COPPIA In ciascuna regione italiana è presente un’Agenzia Regionale per la Protezio-

ne dell’Ambiente (arpa). Svolgete una ricerca sull’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della vostra regione, evidenziandone gli ambiti di intervento e le iniziative.

Risposta soggettiva

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Rifiuti: da problema a risorsa Italo Calvino Scrittore italiano, 1923-1985

La città di Leonia

• Guarda il video: Obiettivo n. 11: Città e comunità sostenibili • Ascolta l’audio del testo

Leonia è una città immaginaria assediata da montagne di rifiuti che continuamente vengono prodotti e che, di giorno in giorno, diventano una minaccia sempre più grave. Sarà questa la sorte futura delle città consumistiche del mondo industrializzato? Finiranno soffocate, distrutte, annientate, sommerse da sterminati, immensi accumuli di rifiuti? 1. intonsi: intatti. 2. tersi: puliti. 3. opulenza: ricchez-

za. 4. mondarsi: ripulir-

si, purificarsi. 5. l’imponenza del gettito: la quantità e-

norme di ciò che viene gettato, dei rifiuti.

630

La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall’involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi1, ascoltando le ultime filastrocche dall’ultimo modello d’apparecchio. Sui marciapiedi, avviluppati in tersi 2 sacchi di plastica, i resti della Leonia d’ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza3 di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi4 d’una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell’esistenza di ieri è circondato da un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare. Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori della città, certo; ma ogni anno la città s’espande, e gli immondezzai devono arretrare più lontano; l’imponenza del gettito5 aumenta e le cataste s’innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto.


Ambiente e salute 6. fermentazioni e combustioni: metodi

di smaltimento dei rifiuti. 7. acrocoro: altopiano. 8. squame: resti, frammenti. 9. lustri: il lustro è una misura di tempo che equivale a cinque anni. 10. crinale: profilo di una catena montuosa, in questo caso della montagna formata dai rifiuti. 11. monde: pulite, linde. 12. cataclisma: catastrofe naturale. 13. sordida: sporca, sudicia.

4

Aggiungi che più l’arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni6. È una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro7 di montagne. Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame8 del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d’ieri che s’ammucchiano sulle spazzature dell’altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri9. Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale10, immondezzai d’altre città, che anch’esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano. Più ne cresce l’altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spogliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d’anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle città limitrofe, finalmente monde11: un cataclisma12 spianerà la sordida13 catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai. (da Le città invisibili, A. Mondadori)

COMPRENSIONE 1 Ogni giorno la città di Leonia consuma una quantità enorme di prodotti. Di conseguenza, ogni giorno che cosa espelle, allontana da sé? La città di Leonia espelle una quantità enorme di rifiuti.

2 Perché «gli spazzaturai sono accolti come angeli»? Perché il compito degli spazzaturai è quello di rimuovere dalla città l’enorme quantità di rifiuti accumulata nel corso della giornata.

3 Le montagne di rifiuti che circondano la città di Leonia con che cosa confinano? Confinano con le montagne di rifiuti prodotte dalle altre città, tutte in continua e inesorabile espansione.

4 Probabilmente un giorno che cosa succederà alla città di Leonia? Probabilmente la città di Leonia sarà sepolta sotto gli enormi cumuli di rifiuti che quotidianamente aumentano la loro altezza.

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ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 Leonia è una città immaginaria, ma non tanto lontana dalla realtà. In che senso? Lo stile di vita degli abitanti di Leonia è simile a quello delle città consumistiche del mondo industrializzato.

6 Secondo te, l’autore ha scritto questo testo principalmente allo scopo di: A descrivere una città immaginaria che accumula ogni giorno una grande massa di rifiuti B sottoporre all’attenzione il problema dello smaltimento dei rifiuti C evidenziare le gravi conseguenze di un atteggiamento consumistico, in particolare

quelle di un accumulo enorme di rifiuti che, oltre a essere di sempre più difficile collocazione, mettono in serio pericolo la salute del nostro Pianeta 7 L’autore utilizza un linguaggio caratterizzato da: (indica le risposte esatte) A termini ed espressioni colloquiali, di facile comprensione B termini ed espressioni di registro alto, non sempre facilmente comprensibili C termini, espressioni, frasi di forte impatto espressivo D uso di più termini di significato simile o di significato via via più intenso per esprimere

determinati concetti

LESSICO 8 Individua e sottolinea nel testo i sinonimi della parola «rifiuti». Risposta nel testo 9 Per ciascuna parola, tratta dal testo, indica se è primitiva P , derivata D , composta C . a. imponenza

P

D

C

c. traccia

P

D

C

b. scaldabagni

P

D

C

d. crinale

P

D

C

GRAMMATICA 10 Nella frase «Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura...», «da crateri» è un complemento: A di causa

B di mezzo

C di agente

D di causa efficiente

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 11

METTITI ALLA PROVA! La raccolta differenziata dei rifiuti Per ciascuno dei seguenti rifiuti, sottolinea, fra i due proposti, il contenitore esatto in cui buttarlo. Confronta poi le tue risposte con quelle dei compagni e delle compagne.

a. b. c. d. 12

penne a sfera di plastica compact disc blister vuoti dei farmaci chiodi

plastica / indifferenziata plastica / indifferenziata plastica / indifferenziata alluminio / indifferenziata

SCRIVERE UN TESTO ESPOSITIVO Le società industrializzate producono e consumano una quantità enorme di beni non necessari, che presto vengono buttati via e sostituiti con altri più nuovi. Sapresti fare qualche esempio di comportamento consumistico diffuso nella nostra società? Il consumismo quali danni provoca all’ambiente?

Risposta soggettiva

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4 Emanuela Da Ros Giornalista, docente e scrittrice italiana, 1959

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. wwf: World Wild-

life Found for Nature, Fondo Mondiale per la Natura; è la più grande organizzazione mondiale per la salvaguardia della natura e dell’ambiente. 2. follower: nei social network, utenti che, registrandosi sulla pagina di altri giudicati particolarmente interessanti, possono tenersi costantemente aggiornati sui messaggi di ogni genere che questi producono.

La ragazza spazzatura

Ascolta l’audio del testo

La «ragazza spazzatura» del testo che stai per leggere è la dodicenne inglese Nadia Sparkes, così chiamata perché raccoglie la spazzatura mentre va e torna da scuola. Da quando ha iniziato, la giovane ambientalista è riuscita a raccogliere oltre 1.100 litri di immondizia, abbastanza da riempire quaranta bidoni da cucina. Il suo sembra un gesto piccolo, insignificante, se pensiamo a quanta spazzatura c’è nel mondo, eppure ha un immenso valore e dimostra una sensibilità ambientalista veramente straordinaria.

Nel giardino della sua casa di Norwich, a centosessanta chilometri da Londra, che sia primavera, autunno, estate o un gelido inverno, sbocciano bidoni. Bidoni verdi, marroni, gialli. Bidoni della spazzatura. È per questo che Nadia, a dodici anni, è stata presa di mira dai bulli. Ed è per questo che ora è ambasciatrice del wwf1, ha migliaia di follower2 e riceve lettere da tutto il mondo. Nadia Sparkes ha i capelli biondi e gli occhi verdi. E una bici con il cestino davanti. Mentre va a scuola – zainetto in spalla e caschetto rosanero in testa – si ferma a raccogliere i rifiuti di plastica che insozzano il marciapiede. Li butta nel cestino della bici e prosegue. Per fare i due chilometri che separano la sua casa dalla scuola, impiega un’ora, anziché dieci minuti. Nadia lo sa e parte in anticipo. Quando suona l’ultima campanella, inforca la bici per tornare a casa. E di nuovo si ferma a raccogliere lattine ammaccate, bottiglie di plastica vuote, sacchetti gonfiati dal vento dell’Atlantico. È con un bottino fatto di spazzatura che riempie i bidoni. Ed è per questo che Nadia è conosciuta come la «Trash girl». La ragazza spazzatura. Il soprannome gliel’hanno affibbiato i compagni di scuola. Per prenderla in giro. Nadia ha reagito come avrebbe fatto chiunque: ci è rimasta male.

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Tanto male. Poi ne ha parlato con la mamma. Che avrebbe dovuto fare? Rinunciare al sogno (e all’impresa) di rendere il mondo un posto migliore? più pulito? più curato? più sano? E far finta di non vedere tutti i rifiuti in cui ogni giorno inciampava? Erano il suo cruccio, quei rifiuti: lei che ama il sorgere del sole, i prati verdi, l’eco spumeggiante delle onde sulla spiaggia, fin da bambina ha pensato che la meraviglia del paesaggio andasse rispettata. Come si fa con le persone che amiamo, o con un’opera d’arte. Ci ha pensato su e ha affrontato i bulli con la loro stessa arma: si è tenuta il nomignolo e ne ha fatto una bandiera. Un’etichetta. «Trash girl» oggi è il nome del gruppo di persone che stanno seguendo il suo esempio (raccogliere almeno tre oggetti di scarto al giorno è obbligatorio!), ed è anche il titolo di un fumetto. Perché Nadia – con la sua bici con il cestino per i rifiuti e i bidoni che sbocciano in giardino – ha ispirato una supereroina dell’ambiente che assomiglia proprio a lei. Il primo motto che appare sui suoi gruppi Facebook e Instagram (con▲ Il fumetto dedicato trollati da mamma Paula) è: «I’m a little hero. Are you?». Sono un piccolo eroe. E tu? Il secondo è: «Tutti insieme salviamo l’ambiente!». a Nadia Sparkes. (in Arambì. Insieme per dare una mano alla Terra, Feltrinelli Kids, adatt.)

COMPRENSIONE 1 Completa le seguenti frasi. Nadia Sparkes abita a Va a scuola in impiega

Norwich

biondi

e gli occhi

verdi

.

e, sebbene la scuola disti solo due chilometri da casa sua,

bicicletta

un’ora

; ha i capelli

, anziché dieci minuti, perché, andando e tornando, si ferma lungo la

strada a raccogliere i rifiuti di plastica che sporcano il marciapiede

.

Per questo suo comportamento, i bulli della scuola le danno il soprannome di «Trash girl» . Inizialmente Nadia

ci rimane male

. Ora Nadia è ambasciatrice del

e renderlo un posto migliore

di

follower

e riceve

, poi però non rinuncia al suo sogno di ripulire il mondo

lettere

wwf

; ha migliaia

da tutto il mondo.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Indica le affermazioni corrette relative a Nadia. A È debole di carattere.

D Ama e rispetta la natura.

B È forte di carattere.

E È consapevole che, con il contributo

C Ha un buon rapporto con la madre.

di tutti, si può salvare l’ambiente.

3 Quale significato attribuisci alla frase «... si è tenuta il nomignolo e ne ha fatto una bandiera»? Il nomignolo diventa un simbolo di orgoglio e di riconoscimento per tutti coloro che, come lei, si impegnano quotidianamente a raccogliere da terra almeno tre oggetti di scarto.

634


Ambiente e salute

4

LESSICO 4 Nell’espressione «sbocciano bidoni», il verbo «sbocciare» quale significato figurato assume? Spuntare, nel senso che i bidoni sono paragonati a fiori.

5 Per ciascuna frase, tratta dal testo, scrivi un sinonimo della parola evidenziata. a. «... i rifiuti di plastica che insozzano il marciapiede»: sporcano b. «Il soprannome gliel’hanno affibbiato i compagni di scuola»: hanno attribuito c. «Erano il suo cruccio, quei rifiuti...»: tormento d. «Il primo motto che appare sui suoi gruppi...»: espressione

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 6

Come giudichi l’atteggiamento dei bulli nei confronti di Nadia? E come giudichi la reazione di Nadia? Confronta le tue opinioni motivate con quelle dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva

7

È importante seguire l’esempio di Nadia raccogliendo «almeno tre oggetti di scarto al giorno»? Motiva la tua opinione in un breve testo scritto.

8

SVOLGERE UNA RICERCA

CONFRONTARE OPINIONI MOTIVATE

ARGOMENTARE

Risposta soggettiva

IN COPPIA Piccoli attivisti che vogliono salvare il mondo

Sono tutti giovanissimi, alcuni ancora bambini, ma hanno già le idee chiare su come salvare il mondo. Sono i piccoli grandi «eco-guerrieri del Pianeta», ragazzi e ragazze di ogni latitudine che combattono con messaggi e idee concrete per proteggere l’ambiente, perché come ha detto una di loro, Greta Thunberg, parlando davanti ai delegati onu, «non si è mai troppo piccoli per fare la differenza». Come Nadia Sparkes, la ragazzina protagonista del testo che hai letto, anche il peruviano José Adolfo Quisocala è stato vittima di derisioni. Voleva trovare un sistema per aiutare gli altri bambini e anche l’ambiente: lo ha scovato a sette anni quando ha fondato il «Banco del Estudiante». La sua banca ha come moneta corrente i rifiuti riciclabili: i ragazzi fra i dieci e i diciotto anni raccolgono bottiglie di plastica e altro materiale e, alla consegna, in cambio vengono versati soldi sui loro conti correnti, da usare per l’istruzione futura. «Noi bambini possiamo realizzare il grande cambiamento di cui l’ambiente necessita» ha detto José quando ha vinto il Children’s Climate Prize 2018.

CERCATE IN RETE almeno altri tre giovani attivisti e, di ciascuno, evidenziate le azioni messe in atto per la salvaguardia dell’ambiente.

Risposta soggettiva

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LABORATORIO

EDUCAZIONE CIVICA

RIFIUTI ZERO

Tipi di rifiuti Per «rifiuto» si intende qualsiasi materiale derivato da un’attività umana e destinato all’abbandono o alla distruzione. I rifiuti, in base alla loro origine, provenienza, vengono classificati in urbani e speciali; invece, in base alle loro caratteristiche di pericolosità, vengono classificati in pericolosi e non pericolosi. Sono rifiuti urbani gli scarti domestici, anche quelli ingombranti; l’immondizia; gli scarti giacenti sulle strade, sulle aree pubbliche, sulle spiagge marittime; gli scarti vegetali provenienti da giardini e parchi. Sono rifiuti speciali quelli che derivano da lavorazioni industriali e artigianali, da attività commerciali e di servizio, da attività di recupero e smaltimento di rifiuti urbani, da attività agricole, edili e sanitarie. Sono rifiuti pericolosi (urbani o speciali) tutti quelli che contengono al loro interno dosi elevate di sostanze pericolose, come i medicinali scaduti, le pile esauste, gli scarti della raffinazione del petrolio e gli scarti dell’industria chimica, metallurgica, conciaria e tessile, e che quindi devono essere gestiti con procedure specifiche.

La strategia delle «5R» La produzione dei rifiuti negli ultimi decenni ha mostrato una crescita tale che la loro gestione è diventata uno dei problemi più urgenti per il futuro del pianeta. Oggi la maggior parte dei rifiuti finisce in discarica, determinando cattivi odori, inquinamento del suolo, delle falde idriche, oppure viene incenerita con conseguente produzione di grandi quantità di diossina, un composto chimico cancerogeno che finisce nell’aria, nell’acqua, nel terreno, nei vegetali, negli animali e quindi nel nostro cibo. Per una gestione efficace dei rifiuti, è utile adottare la strategia delle «5R» e cioè: ■ Riduzione: produrre meno rifiuti; ■ Raccolta differenziata: separare correttamente i rifiuti e gettarli nei contenitori giusti; ■ Riutilizzo: utilizzare più volte un prodotto prima di gettarlo via; ■ Recupero: valorizzare il rifiuto per ricavarne materia seconda o energia; ■ Riciclo: trasformare il materiale che non serve più al suo scopo; ad esempio, selezionando i rifiuti, adottando la raccolta differenziata in modo che possano, in seguito, essere sottoposti a processi di lavorazione per produrre nuovi materiali.

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Ambiente e salute

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Con «Rifiuti Zero» si indica una strategia di gestione dei rifiuti che si propone di riciclare e riutilizzare i rifiuti, eliminando così discariche e inceneritori. Si tratta di uno stile di vita che mira a generare il minor impatto ambientale possibile attraverso la riduzione totale di sprechi e rifiuti. Ecco il decalogo di «Rifiuti Zero». ■

1. Bere acqua di rubinetto: è controllata e ci libera dalle bottiglie di plastica.

2. Cucinare a impatto zero: minimizzare lo scarto alimentare comprando il giusto, preparando porzioni ragionevoli, utilizzando gli avanzi.

3. Cambiare i luoghi della spesa: scegliere i gruppi d’acquisto solidali, la vendita diretta, i piccoli negozi di quartiere.

4. Eco-shopper: usare buste e sacchetti ecologici, in carta riciclata.

5. Zero imballaggi: privilegiare frutta, verdura, formaggi senza confezione, prodotti sfusi o «alla spina», dal latte ai cereali ai detersivi e cosmetici.

6. No all’usa e getta: acquistare sempre prodotti durevoli e di qualità, abituarsi a riusare, scambiare con gli amici, farsi prestare, riparare.

7. Risparmiare carta: limitarne l’uso in casa e in ufficio, stampare solo se necessario e in modalità fronte-retro, riusare il retro dei fogli. ■ 8. Zero rifiuti collettivi: organizzare feste ed eventi senza rifiuti, in cui tutti si portano da casa l’occorrente e non si buttano gli avanzi. ■ 9. Autoprodurre: imparare a «fare da sé» e produrre in casa conserve, sapone, detersivo, prodotti per l’igiene personale, vestiti e perfino mobili. ■ 10. Meno tecnologia: diminuire l’utilizzo degli apparecchi elettronici, in particolare quelli a pile ricaricabili, e usare di più «l’energia delle mani». ■

EDUCAZIONE CIVICA

La strategia «Rifiuti Zero»

(da www.altreconomia.it, rid.)

«Puliamo il mondo» «Puliamo il mondo» è una delle più importanti iniziative di volontariato ambientale organizzata in Italia da Legambiente (la più diffusa associazione ambientalista italiana). A essa sono dedicate alcune giornate, solitamente nel mese di settembre, soprattutto per sensibilizzare gli italiani al rispetto e alla tutela dell’ambiente, con particolare attenzione al problema dei rifiuti e alla necessità di incentivarne la raccolta differenziata. Chi partecipa all’iniziativa si impegna a ripulire e riordinare una piazza, una strada o un giardino del quartiere o del paese in cui vive. Tutti possono partecipare a questa grande manifestazione. Recandosi in uno dei luoghi dove si svolge l’iniziativa, si riceve il kit «Puliamo il mondo» che comprende una pettorina, guanti, cappellino, sacchi per la raccolta dei rifiuti, assicurazione contro gli infortuni e un opuscolo informativo.

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Allarme ambientale: la parola alla Terra Luca Mercalli Meteorologo, climatologo e divulgatore scientifico italiano, 1966

Lettera dal pianeta Terra

Ascolta l’audio del testo

In questa sua lettera al genere umano, la Terra lancia un allarme sul proprio grave stato di salute a causa della mancanza di rispetto nei suoi confronti. Ora, secondo la Terra, gli uomini stanno esagerando con i loro comportamenti insensati e li invita, per il loro bene, a essere meno arroganti e indifferenti verso di lei. Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

Cari umani, non l’ho mai fatto prima, ma quest’anno ho deciso di scrivervi. Per voi inizia un nuovo anno, per me non ha importanza, di questi capodanni ne ho già visti quattro miliardi e mezzo. Duecentomila anni fa siete comparsi voi, autonominati Homo sapiens, ora siete diventati tantissimi, formicolate1 in sette miliardi e mezzo sulla mia pelle, mi pungete con trivelle 2 per succhiarmi olio che io avevo sigillato in innocue vesciche, scavate gallerie per estrarmi preziosi elementi che poi buttate come rifiuti disperdendoli per sempre e avvelenandovi da soli, abbattete le foreste che mi coprono di una verde peluria, esaurite i pesci degli oceani e sterminate le creature della mia biosfera3 che ci ha messo tre miliardi di anni per evolversi; asfaltate, cementate, bruciate, fumate, inquinate qualsiasi cosa passi per le vostre mani, e da un secolo a questa parte sembra non abbiate più alcun rispetto per me, mi succhiate ogni forza e mi intossicate con i vostri gas, cambiate il clima, mi fate venir la febbre che fonde i ghiacci e aumenta il livello dei mari, mi riempite di plastica, una roba che avete inventato voi, senza curarvi di riciclarla come ogni cosa che faccio io. Mai nessuna specie aveva osato tanto e danneggiato così gravemente i miei processi vitali. Avete cosparso pure la mia orbita con un sacco di ferraglia e Marte mi ha detto preoccupato che avete mandato oggetti anche sulla sua superficie. Ora state esagerando, e alcuni di voi l’hanno capito: ho visto che quindicimila scienziati hanno firmato l’ennesimo appello che ben interpreta la mia sofferenza, avete capito benissimo quali siano i limiti fisici da 1. formicolate: vi muovete in grande quantità.

2. trivelle: strumenti formati da un’asta di acciaio con punta a spirale, usati per praticare fori nel terreno. 3. biosfera: il complesso delle zone solide, liquide, gassose della Terra in cui è possibile lo sviluppo

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della vita.


Ambiente e salute

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non superare per non farmi collassare (Johan Rockström4 dell’Università di Stoccolma li ha pubblicati su riviste scientifiche che però rimangono nei cassetti), avete convocato conferenze per rispettare clima e ambiente, ma nei fatti non siete sulla strada giusta, continuate a inseguire la crescita economica infinita, sapendo che io non sono affatto infinita! Le vostre televisioni ridono e scherzano mentre io soffoco e sto male: attenti, che un mio scrollone vi spazza via come fuscelli! Ricordatevi che io non ho bisogno di voi, ma voi avete bisogno di me. Un vostro scrittore, François Mauriac5, che avete premiato con il Nobel, ha detto: «È inutile per l’uomo conquistare la Luna, se poi finisce per perdere la Terra». Pensateci! Io che vedo più in là di voi, vi assicuro che per molti anni luce qui attorno non c’è posto migliore per vivere, cercate di conservarlo e di passare ancora qualche centinaio di migliaia d’anni insieme a me. Ogni tanto infatti, quando non vi ammazzate o fate rumore con le vostre macchine, siete anche capaci di belle cose: ascolto con gioia la vostra musica, una novità dopo milioni di anni nei quali avevo udito solo il canto degli uccelli, osservo stupende interpretazioni della mia natura e delle mie stagioni – prima che cambiaste voi il clima – come la Primavera di un certo Botticelli6, mi piace quando usate la mia pietra per costruire torri, teatri, templi, e ci sono storie che ascolto volentieri, composte con un metodo tutto vostro, unico a quanto ne so in buona parte di questa galassia, la poesia: mentre giro attorno al Sole sorrido leggendo i versi di un tal Dante7. Ecco, queste cose di voi mi divertono, e poi siete bravi a scoprire le leggi fisiche che mi fanno funzionare, a costruire apparecchi per comunicare lontano e far calcoli complessi, curare la vostra salute, generare energia con il Sole senza affumicarmi. Ma accidenti, usatela bene questa conoscenza! È il vostro jolly: o saprete sbarazzarvi della stupidità, dell’arroganza, dell’indifferenza verso di me, e con un grande scatto evolutivo culturale farete della vostra civiltà un membro sostenibile del mio ambiente, oppure – l’ha scoperto uno di voi che si chiamava Darwin8 – l’evoluzione vi eliminerà perché non adatti, e io guarirò presto dalle vostre ferite. Però mi dispiacerebbe che dopo così tanta fatica per avervi fatto emergere falliste così miseramente. Vostra madre Terra. (da Non c’è più tempo – Come reagire agli allarmi ambientali, Einaudi, rid. e adatt.) 4. Johan Rockström: scienziato svedese di fama internazionale (1965). È stato direttore esecutivo del Stockholm Resilience Center dell’Università di Stoccolma. 5. François Mauriac: scrittore, giornalista e drammaturgo francese (1885-1970). Nel 1952 vinse il Premio Nobel per la letteratura. 6. Primavera … Botticelli: la Primavera è un dipinto a tempera su tavola, databile tra il 1478 e il 1482 circa, del pittore fiorentino Sandro Botticelli (1445-1510). 7. Dante: Dante Alighieri, poeta, scrittore e politico italiano (1265-1321). 8. Darwin: Charles Darwin, biologo, naturalista e geologo inglese (1809-1882). È famoso per aver formulato la teoria dell’evoluzione della specie. Secondo Darwin, tutti gli esseri viventi, uomini compresi, sono sottoposti, nel succedersi delle generazioni, a lenti ma continui cambiamenti, chiamati «evoluzione». L’ambiente seleziona («selezione naturale») gli individui che, a seguito di questi cambiamenti, risultano più adatti alla sopravvivenza e alla riproduzione.

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COMPRENSIONE 1 Qual è il motivo principale per cui la Terra ha deciso di scrivere agli umani? Per informarli circa i gravi danni che stanno causando ai suoi processi vitali.

2 Gli umani, in particolare gli scienziati, hanno capito benissimo come ci si deve comportare per rispettare il clima e l’ambiente. Nei fatti, però, che cosa continuano a fare? Inseguono la crescita economica infinita, sapendo che le risorse della Terra non sono inesauribili.

3 Quali sono le «cose» degli umani che divertono la Terra? La Terra apprezza diverse cose create dal genere umano: la musica, la pittura, l’architettura, la poesia.

4 Se gli umani non la smetteranno di comportarsi in modo stupido, arrogante, indifferente nei confronti della Terra, che cosa succederà loro? L’evoluzione li eliminerà perché non adatti.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 Nei confronti degli umani, la Terra che cosa prova? A Grande rabbia

C Rabbia e dispiacere

B Compassione

D Profondo odio

6 Nella lettera sono presenti delle frasi dal tono minaccioso. Individuale e sottolineale nel testo. Risposte nel testo 7 Quale interpretazione sei in grado di dare alla frase «Avete cosparso pure la mia orbita con un sacco di ferraglia e Marte mi ha detto preoccupato che avete mandato oggetti anche sulla sua superficie»? Intorno alla Terra gravitano i rifiuti lasciati dalle missioni spaziali e i satelliti guasti. Le missioni su Marte hanno lasciato materiali di scarto anche su quel pianeta.

8 Quali tra le seguenti caratteristiche sono presenti nella lettera? A Linguaggio informale

E Uso del presente indicativo e del

passato prossimo come tempi verbali

B Linguaggio formale C Frasi per lo più brevi

F Informazioni incomplete relative a

persone note ai destinatari

D Frasi per lo più lunghe e complesse

LESSICO 9 Nell’espressione «ennesimo appello», l’aggettivo «ennesimo» indica un numero: A determinato e altissimo

C indeterminato, in genere altissimo

B generico e per lo più basso

D indeterminato, sia alto sia basso

10 La frase «... un mio scrollone vi spazza via come fuscelli», con quale delle seguenti frasi di significato simile può essere sostituita? A Un mio terremoto vi distrugge completamente. B Una mia forte scossa vi elimina come sottili ramoscelli. C Un mio movimento brusco vi allontana in quanto fragili ed esili come ramoscelli.

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Ambiente e salute

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11 Quale delle seguenti parole non è una parola composta con «terra»? Individuala e sottolineala. terraferma – retroterra – entroterra – terracotta – terrazzamento – rasoterra – terrapieno

GRAMMATICA 12 Sul quaderno, fai l’analisi logica delle seguenti frasi tratte dal testo. Se il soggetto è sottinteso, esplicitalo. Vedi Guida a. «... ascolto con gioia la vostra musica...»

b. «... l’ha scoperto uno di voi...»

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 13

COMMENTARE PUBBLICITÀ DI TIPO AMBIENTALE La Terra è in pericolo: ce lo ricorda anche la pubblicità. Osserva attentamente le seguenti pubblicità. Quale ti colpisce maggiormente e perché? Riferiscilo oralmente. Risposta soggettiva

A

In questa sua pubblicità, il wwf spagnolo, che vuole tutelare mari e oceani, afferma che entro il 2050 la pesca indiscriminata porterà all’estinzione il 90% delle specie marine. Il testimonial è un pesce fatto quasi interamente di reti.

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SCRIVERE UNA LETTERA Scrivi una lettera di risposta alla Terra in cui le manifesti il tuo dispiacere per come viene trattata dagli esseri umani e le prometti, nelle tue azioni quotidiane, di rispettarla e salvaguardarla. Inizia la lettera così: «Cara madre Terra, ...».

B

Un povero Tarzan, vittima della deforestazione, non trova più alberi a cui aggrapparsi e diventa protagonista di questa pubblicità del wwf danese. Nel mondo ogni due minuti vengono distrutti 15 metri quadri di foresta pluviale.

Risposta soggettiva

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi relativi all’ambiente e alla salute: I. Calvino, L’aria buona; D. Cerbo, Una nuvola di alghe; S. Bevione, Quanti rumori!; L. Conti, Veleno si mangia! Veleno si beve!

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PERCORSO PLURIDISCIPLINARE

Accedi al Thinglink dell’opera

L’ambiente Inquinamento: una storia vecchia

Arte Storia e immagine

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Foreste di alberi secolari abbattute nel giro di pochi anni; gigantesche ville costruite nelle insenature più belle, proprio in riva al mare; fiumi e laghi inquinati dal passaggio di animali allevati in scarse condizioni igieniche. Cronaca di oggi? No: sono testimonianze dei grandi autori classici. Il filosofo greco Platone, ad esempio, si lamentava per l’erosione delle montagne dell’Attica, mentre lo scrittore romano Plinio il Vecchio metteva in guardia dall’eccessivo sfruttamento delle miniere: per ottenere i metalli, diceva, si infliggevano grandi ferite alla terra, e si deviavano i fiumi. Gli antichi Greci e Romani non rispettavano le risorse naturali: i boschi, ad esempio, erano di proprietà di tutti, e si potevano tagliare senza limiti. In effetti, la deforestazione sregolata era il problema più grave dell’antichità: il legno era il materiale principale per riscaldarsi, cucinare, costruire, e soprattutto per fare la guerra. La richiesta di legname, per costruire le navi impiegate nelle battaglie, era molto elevata: su ogni trireme greca trovavano posto 170 rematori e ciascuno di loro aveva bisogno, come remo, del tronco dritto e robusto di una pianta. In certi periodi, Atene disponeva di 300 navi, il che significava che per dotarle dei remi era necessaria una distruzione di 51.000 alberi. Nel passato si sono verificati anche casi di vero e proprio inquinamento. Nel Medioevo, ad esempio, le attività artigianali ebbero un grande incremento e concerie, fonderie, vetrerie producevano fumi, odori, sostanze tossiche, e avvelenavano l’aria e l’acqua. È stata comunque la Rivoluzione industriale nella seconda metà del Settecento a generare l’inquinamento ambientale come lo conosciamo oggi. La costruzione di fabbriche e il consumo di enormi quantità di carbone e altri combustibili fossili hanno dato luogo a un inquinamento atmosferico senza precedenti. Quando poi, alla fine dell’Ottocento, la Rivoluzione industriale entrò nella sua seconda fase, i Paesi dell’Europa nord-occidentale (Francia, Germania, Olanda e soprattutto Inghilterra), gli Stati Uniti e il Giappone vissero un periodo di grave inquinamento con grandi danni per la salute. La produzione di materiali plastici, non esistenti in natura, anche se ancora ridotta, pose tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento un nuovo problema, diventato oggi gravissimo: le sostanze plastiche costituivano dei rifiuti di non facile eliminazione, perché non biodegradabili e perciò inquinanti. Anche l’uso dei fertilizzanti chimici provocò i primi fenomeni di inquinamento del suolo e dei prodotti alimentari provenienti dalle coltivazioni. (parzialmente tratto da www.sapere.it, rid. e adatt.)


4 Arte e immagine

▼ Anne de Carbuccia, High Altitude Trash 1, veduta dell’Everest, fotografia, 27 maggio 2016.

Ti presentiamo l’opera dell’artista franco-americana contemporanea Anne de Carbuccia, High Altitude Trash 1 (2016). Concentrati sulla rappresentazione, poi rispondi alle domande.

Anne de Carbuccia merita di essere conosciuta sia per l’originalità delle sue opere sia per l’importanza che esse rivestono per la tutela dell’ambiente. Questa fotografia è stata scattata sul Monte Everest, assemblando la spazzatura abbandonata lì. Si stima che 70.000 persone facciano trekking ogni anno sull’Everest, lasciandosi alle spalle 50 tonnellate di rifiuti non degradabili, motivo per cui questa vetta ha il soprannome di «pattumiera più alta del mondo». Ai lati della composizione sventolano, come tante bandiere colorate, mascherine anti-inquinamento, mentre al centro sono visibili un teschio e una clessidra, elementi sempre presenti nelle opere dell’artista. Anne de Carbuccia vuole documentare la memoria di luoghi, animali e culture a rischio di estinzione. Per questo, chiama le sue opere Timeshrines, cioè «Sacrari del Tempo», e pone in esse quei due importanti oggetti da sempre considerati simboli della morte (il teschio) e del tempo che fugge (la clessidra con lo scorrere della sabbia), per indurre l’osservatore a riflettere sulle sue azioni e a utilizzare il tempo che trascorre sulla Terra per scopi costruttivi e per promuovere stili di vita sostenibili.

Risposte soggettive

1 Perché l’artista, nel disporre gli oggetti di scarto, ha riprodotto la forma piramidale delle bellissime vette innevate del paesaggio? 2 «I Timeshrines parlano alle nostre origini, alle nostre convinzioni, a ciò che amiamo. Collegano il passato al presente e quello che è stato a quello che sarà.» Commenta questa affermazione dell’artista riferendoti all’opera che stai guardando. 3 L’opera quali emozioni e sensazioni suscita in te?

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CERCA IN RETE la canzone The 3 R’s (Unofficial Lyric Video) di Jack Johnson e, se hai qualche difficoltà nel comprenderla, cercane, sempre in Rete, la traduzione in italiano. La canzone ha tutto il ritmo di una filastrocca per bambini e fa proprie le tre semplici regole a cui si riferiscono le tre R del titolo: Ridurre, Riutilizzare, Riciclare.

Musica

Jack Johnson (1975) è un cantautore e surfista statunitense. Le sue grandi passioni, oltre alla musica e al surf, sono l’ambiente e la natura. Vincitore di numerosi dischi d’oro e di platino, ha deciso di rinunciare a questi suoi prestigiosi premi e di utilizzare il ricavato per sostenere l’educazione ambientale nelle scuole e nelle comunità hawaiane, dedicandosi a promuovere l’impegno ecologico sulle isole.

Vedi Guida

1 Perché il numero 3 è magico? Che cosa dobbiamo imparare? 2 Come dobbiamo comportarci quando andiamo al supermercato a comprare un succo di frutta? 3 Se nostro fratello, o nostra sorella, ha dei vestiti alla moda, che cosa dobbiamo fare prima di comprare altri vestiti? 4 Con questa sua canzone, Jack Johnson, giocando sull’orecchiabilità e sul ritmo, quale importante messaggio intende trasmettere a grandi e piccini?

Scienze e Tecnologia

L’inquinamento digitale L’inquinamento digitale, determinato da Internet e dai dispositivi che lo utilizzano, è in rapido aumento. Spesso si ritiene che, essendo qualcosa di intangibile e non concreto, il digitale non abbia conseguenze sulla realtà materiale.

È esattamente il contrario: le conseguenze ci sono, sia per gli utenti sia per l’ambiente. Sapevate, ad esempio, che inviare una e-mail, ricevere un messaggio o fare una semplice ricerca su Google, comporta una produzione altissima di anidride carbonica (CO2)? Le attività virtuali sono responsabili di circa il 2% delle intere emissioni di CO2 del pianeta e gli esperti stimano che la quantità potrebbe quasi raddoppiare nel giro di pochi anni.

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Nel nostro piccolo, possiamo fare qualcosa per ridurre l’inquinamento digitale. Un accorgimento molto semplice, ma importante, è quello di evitare di ricevere tonnellate di newsletter inutili nella propria casella e-mail. Come abbiamo già detto, inviare o ricevere una semplice e-mail di testo produce una quantità importante di CO2. Se poi queste newsletter contengono immagini e video allegati, la quantità di inquinamento cresce ulteriormente.


4

Un altro accorgimento banale è quello di non utilizzare lo smartphone senza un vero scopo, solo per combattere la noia facendo ricerche su ricerche che producono inquinamento e che sarebbero facilmente evitabili. Inoltre, l’accumulo di e-mail in una casella porta a un lavoro inutile dei server e a un inquinamento maggiore del dovuto. È importante quindi eliminare le e-mail che non servono più e accertarsi sempre di avere svuotato la cartella della posta indesiderata ed eliminata.

Essi, infatti, sono realizzati con materiali di difficile reperibilità e, soprattutto, di difficile smaltimento. Tutto questo spaventa già di per sé, se si pensa a quanti cellulari e computer pro capite ci sono, ma è ancora più allarmante quando si pensa che le mode e il capitalismo portano a un rinnovo continuo di questi strumenti e al bisogno di possedere sempre l’ultimo modello. Si finisce con l’incrementare la produzione di questi oggetti, quando sicuramente si potrebbe almeno in parte diminuirla o arginarla. Inoltre, gli smartphone e i laptop (computer portatili) sono terribili per l’ambiente, perché devono continuamente essere ricaricati (si pensi a quanto spesso ognuno di noi lo fa, ogni giorno). Purtroppo, quasi nessuno è consapevole delle conseguenze dell’inquinamento digitale e, pertanto, è importante non solo informare ma anche educare a comportamenti corretti e responsabili al fine di ridurlo. (da www.accademiacivicadigitale.org, rid. e adatt.)

Un altro fattore che rientra nell’inquinamento digitale è la produzione stessa di cellulari, smartphone, tablet e computer. Peggiori delle parti in plastica che li compongono sono i piccoli chip e le altre parti che permettono il vero funzionamento dei dispositivi digitali.

Risposte soggettive

1 Quali sono le tue riflessioni, considerazioni riguardo all’inquinamento digitale? Eri già a conoscenza di questo tipo di inquinamento oppure no?

2 Con l’aiuto dei tuoi insegnanti di scienze e di tecnologia, individua, oltre a quelli indicati nel testo, altri accorgimenti volti a ridurre l’inquinamento digitale e, soprattutto, cerca di adottarli, dimostrando così di rispettare l’ambiente.

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VERSIONE INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE Italo Calvino Scrittore italiano, 1923-1985

Nei volumi Testi facili e Testi ad alta leggibilità è presente il testo semplificato

1. frodi: sofisticazioni,

alterazioni della genuinità. 2. steariche: fabbricate con acido stearico, acido grasso presente in organismi animali e vegetali. 3. arsenico: elemento chimico velenoso. 4. esofago: tratto del tubo digerente compreso tra la faringe e lo stomaco. 5. per le mani … speculatori: per le mani

ingannevoli, false, di uomini senza scrupoli che vogliono guadagnare con prodotti scadenti, alterati. 6. scoli: liquidi di scarico.

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Dov’è più azzurro il fiume

Ascolta l’audio del testo

In questo racconto, il protagonista Marcovaldo si mette alla ricerca di un fiume «dove l’acqua sia davvero acqua, i pesci davvero pesci».

Era un tempo in cui i più semplici cibi racchiudevano minacce insidie e frodi1. Non c’era giorno in cui qualche giornale non parlasse di scoperte spaventose nella spesa del mercato: il formaggio era fatto di materia plastica, il burro con le candele steariche 2, nella frutta e verdura l’arsenico3 degli insetticidi era concentrato in percentuali più forti che non le vitamine, i polli per ingrassarli li imbottivano di certe pillole sintetiche che potevano trasformare in pollo chi ne mangiava un cosciotto. Il pesce fresco era stato pescato l’anno scorso in Islanda e gli truccavano gli occhi perché sembrasse di ieri. Da certe bottiglie di latte era saltato fuori un sorcio, non si sa se vivo o morto. Da quelle d’olio non colava il dorato succo dell’oliva, ma il grasso di vecchi muli, opportunamente distillato. Marcovaldo al lavoro o al caffè ascoltava raccontare queste cose e ogni volta sentiva come il calcio d’un mulo nello stomaco, o il correre d’un topo per l’esofago4. A casa, quando sua moglie Domitilla tornava dalla spesa, la vista della sporta che una volta gli dava tanta gioia, con i sedani, le melanzane, la carta ruvida e porosa dei pacchetti del droghiere e del salumaio, ora gli ispirava timore come per l’infiltrarsi di presenze nemiche tra le mura di casa. «Tutti i miei sforzi devono essere diretti» si ripromise, «a provvedere la famiglia di cibi che non siano passati per le mani infide di speculatori5.» Al mattino, andando al lavoro, incontrava alle volte uomini con la lenza e gli stivali di gomma, diretti al lungofiume. «È quella la via» si disse Marcovaldo. Ma il fiume lì in città, che raccoglieva spazzature scoli6 e fogne, gli ispirava una profonda ripugnanza. «Devo cercare un posto» si disse, «dove l’acqua sia davvero acqua, i pesci davvero pesci. Lì getterò la mia lenza.» Le giornate cominciavano ad allungarsi: col suo ciclomotore, dopo il lavoro Marcovaldo si spingeva a esplorare il fiume nel suo corso a monte della città, e i fiumicelli suoi affluenti. Lo interessavano soprattutto i tratti in cui l’acqua scorreva più discosta dalla strada asfaltata. Prendeva per i sentieri, tra le macchie di salici, sul suo motociclo finché poteva, poi – lasciatolo in un cespuglio – a piedi, finché arrivava al corso d’acqua. Una volta si smarrì: girava per ripe cespugliose e scoscese, e non trovava più alcun sentiero, né sapeva più da che parte fosse il fiume: a un tratto, spostando certi rami, vide, a poche braccia sotto di sé, l’acqua silenziosa – era uno slargo del fiume, quasi un piccolo calmo bacino – d’un colore azzurro che pareva un laghetto di montagna.


Ambiente e salute

7. tinche: pesci d’ac-

qua dolce. 8. arsenale: equipag-

giamento. 9. dazio: somma do-

vuta allo Stato o al Comune per l’entrata o l’uscita di merce dal suo territorio. 10. fuori della cinta:

fuori del perimetro della città.

4

L’emozione non gli impedì di scrutare giù tra le sottili increspature della corrente. Ed ecco, la sua ostinazione era premiata!, un battito, il guizzo inconfondibile d’una pinna a filo della superficie, e poi un altro, un altro ancora, una felicità da non credere ai suoi occhi: quello era il luogo di raccolta dei pesci di tutto il fiume, il paradiso del pescatore, forse ancora sconosciuto a tutti tranne a lui. Tornando (già imbruniva) si fermò a incidere segni sulla corteccia degli olmi, e ad ammucchiare pietre in certi punti, per poter ritrovare il cammino. Ora non gli restava che farsi l’equipaggiamento. Veramente, già ci aveva pensato: tra i vicini di casa e il personale della ditta aveva già individuato una decina d’appassionati della pesca. Con mezze parole e allusioni, promettendo a ciascuno d’informarlo, appena ne fosse stato ben sicuro, d’un posto pieno di tinche7 conosciuto da lui solo, riuscì a farsi prestare un po’ dall’uno un po’ dall’altro un arsenale8 da pescatore il più completo che si fosse mai visto. A questo punto non gli mancava nulla: canna lenza ami esca retino stivaloni sporta, una bella mattina, due ore di tempo – dalle sei alle otto – prima di andare a lavorare, il fiume con le tinche... Poteva non prenderne? Difatti: bastava buttare la lenza e ne prendeva; le tinche abboccavano prive di sospetto. Visto che con la lenza era così facile, provò con la rete: erano tinche così ben disposte che correvano nella rete a capofitto. Quando fu l’ora d’andarsene, la sua sporta era già piena. Cercò un cammino, risalendo il fiume. «Ehi, lei!» a un gomito dalla riva, tra i pioppi, c’era ritto uno col berretto da guardia, che lo fissava brutto. «Me? Che c’è?» fece Marcovaldo avvertendo un’ignota minaccia contro le sue tinche. «Dove li ha presi, quei pesci lì?» disse la guardia. «Eh? Perché?» e Marcovaldo aveva già il cuore in gola. «Se li ha pescati là sotto, li butti via subito: non ha visto la fabbrica qui a monte?» e indicava difatti un edificio lungo e basso che ora, girata l’ansa del fiume, si scorgeva, di là dei salici, e che buttava nell’aria fumo e nell’acqua una nube densa d’un incredibile colore tra turchese e violetto. «Almeno l’acqua, di che colore è, l’avrà vista! Fabbrica di vernici: il fiume è avvelenato per via di quel blu, e i pesci anche. Li butti subito, se no glieli sequestro!» Marcovaldo ora avrebbe voluto buttarli lontano al più presto, toglierseli di dosso, come se solo l’odore bastasse ad avvelenarlo. Ma, davanti alla guardia, non voleva fare quella brutta figura. «E se li avessi pescati più su?» «Allora è un altro paio di maniche. Glieli sequestro e le faccio la multa. A monte della fabbrica c’è una riserva di pesca. Lo vede il cartello?» «Io, veramente» s’affrettò a dire Marcovaldo, «porto la lenza così, per darla a intendere agli amici, ma i pesci li ho comprati dal pescivendolo del paese qui vicino.» «Niente da dire, allora. Resta solo il dazio9 da pagare, per portarli in città: qui siamo fuori della cinta10.» Marcovaldo aveva già aperto la sporta e la rovesciava nel fiume. Qualcuna delle tinche doveva essere ancora viva, perché guizzò via tutta contenta. (da Marcovaldo, A. Mondadori)

647


COMPRENSIONE 1 Completa la seguente frase. (1 punto per ogni risposta esatta) Marcovaldo, quando vede rientrare la moglie Domitilla con la spesa, prova perché

timore

; di

il cibo racchiude insidie e frodi dovute a continue sofisticazioni

conseguenza, si ripromette di oggetto di speculazioni

procurare alla famiglia alimenti sani che non siano stati

. PUNTI ........... /3

2 Il fiume che scorre in città che cosa ispira a Marcovaldo e perché? (2 punti se la risposta è esatta)

Gli ispira una profonda ripugnanza perché raccoglie spazzature, liquidi di scarico e liquami. PUNTI ........... /2

3 Marcovaldo pensa di aver fatto una magnifica scoperta. Quale? (1 punto se la risposta è esatta)

Un tratto di fiume simile a un laghetto di montagna dalle acque limpide e azzurre. PUNTI ........... /1

4 Mentre sta per andarsene con la sporta piena di tinche, Marcovaldo incontra una guardia. Riordina cronologicamente i fatti, scrivendo un numero progressivo nelle caselle. (6 punti se l’ordine cronologico è esatto) 2 Marcovaldo, non volendo fare brutta figura, dice alla guardia che ha pescato i pesci

più in alto, a monte della fabbrica. 6 Marcovaldo apre la sporta dei pesci e la rovescia nel fiume. 4 Marcovaldo dice alla guardia di aver comprato i pesci dal pescivendolo del paese

vicino. 1 La guardia informa Marcovaldo che il fiume è avvelenato e gli ordina di buttare via

i pesci, altrimenti glieli sequestrerà. 3 La guardia, in tal caso, dovrà sequestrargli i pesci e dargli anche una multa. 5 In questo caso, secondo la guardia, Marcovaldo deve solo pagare il dazio. PUNTI ........... /6

ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Marcovaldo, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. È sposato e vive in città.

V

F

b. La mattina va a lavorare dopo le otto.

V

F

c. Va a lavorare a piedi.

V

F

d. Conosce perfettamente il corso del fiume e i suoi affluenti.

V

F

e. È un uomo ostinato, che intende raggiungere l’obiettivo che si è prefissato.

V

F

V

F

f.

648

È un pescatore dilettante.

PUNTI ........... /6


Ambiente e salute

4

6 Qual è l’intenzione comunicativa dell’autore? (1 punto se la risposta è esatta) A Informare che è bene essere esigenti nella scelta e sulla qualità dei cibi B Far divertire, raccontando la storia del pescatore Marcovaldo C Far capire che i cibi sofisticati e l’inquinamento mettono in pericolo la nostra salute PUNTI ........... /1

LESSICO E GRAMMATICA 7 La frase «... Marcovaldo aveva già il cuore in gola» con quale delle seguenti frasi di significato simile può essere sostituita? (1 punto se la risposta è esatta) A Marcovaldo era arrabbiato.

C Marcovaldo era irritato.

B Marcovaldo era stupefatto.

D Marcovaldo era spaventato. PUNTI ........... /1

8 La frase «Allora è un altro paio di maniche» con quale frase di significato simile può essere sostituita? (1 punto se la risposta è esatta) Allora si tratta di un’altra questione, di una cosa ben diversa. PUNTI ........... /1

9 Per ciascuna delle seguenti parole, tratte dal testo, cancella quella che non può essere considerata un sinonimo. (1 punto per ogni risposta esatta) a. Ripugnanza: avversione – disgusto – repulsione – ribrezzo – rifiuto b. Scoscese: ripide – erte – accidentate – scosse – malagevoli PUNTI ........... /2

10 Considera la frase «Il pesce fresco era stato pescato l’anno scorso in Islanda e gli truccavano gli occhi perché sembrasse di ieri» e sottolinea, nelle affermazioni sotto riportate, la risposta corretta fra le due alternative proposte. (1 punto per ogni risposta esatta) a. «era stato pescato» è un predicato nominale / verbale. b. «l’anno scorso» è un complemento di tempo determinato / continuato. c. La congiunzione subordinante «perché» ha funzione finale / causale. PUNTI ........... /3

AUTOVALUTAZIONE ■

Il testo mi è sembrato: facile

difficile

di media difficoltà

difficili

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande relative a: comprensione

di media difficoltà

Gli esercizi mi sono sembrati complessivamente: facili

PUNTEGGIO TOTALE .......... /26

analisi e interpretazione

lessico e grammatica

Se hai ottenuto un punteggio inferiore a 16, ripassa ed esercitati ancora.

649


LABORATORIO

SVILUPPO DELLE COMPETENZE ASCOLTARE Sergio Zerunian Biologo italiano, 1954

Un inviato speciale

Ascolta l’audio del testo

«Sono giunto nel punto dove il Tibisco (un affluente del Danubio) riceve le acque del fiume Someş...»

PRIMA

DELL’ASCOLTO

Leggi le richieste di tutti gli esercizi che dovrai svolgere dopo l’ascolto, in modo da concentrare meglio la tua attenzione durante l’ascolto.

DOPO

L’ASCOLTO

1 Perché l’uomo Rado Miliescu si meraviglia nel vedere lo storione? A Perché da molti anni non vede uno storione B Perché da più di due mesi non vede un pesce vivo

2 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Rado Miliescu, sono vere o false. a. Conosce il linguaggio degli animali.

V

F

b. Dopo l’arrivo di una multinazionale americana, si allontana dal luogo nativo.

V

F

c. A sedici anni comincia a fare il minatore.

V

F

d. Suo padre muore dopo quattro anni di duro lavoro in miniera.

V

F

e. Il cianuro, usato nell’estrazione dell’oro, lo ha fatto ammalare.

V

F

3 Lo storione Ian Sturio deve scoprire le cause di un disastro ambientale avvenuto dove? Nelle acque del fiume Danubio.

4 Riordina cronologicamente i seguenti fatti relativi al disastro ambientale, scrivendo un numero progressivo nelle caselle. 3 Le rocce imbevute di cianuro vengono portate nei laboratori per l’estrazione dell’oro. 1 Nelle miniere l’oro si trova inglobato dentro la roccia. 5 Dopo trent’anni la diga di terra cede e centomila metri cubi di acqua piena di cianuro

si riversano nei fiumi, causando distruzione e morte. 2 Per separare l’oro dalla roccia, i pezzi di roccia vengono lasciati per quattro o cinque

ore dentro vasche piene d’acqua in cui viene sciolto il cianuro, un potente veleno. 4 L’acqua delle vasche, piena di cianuro, viene versata in un bacino artificiale, sbarrato

da una diga di terra. 5 Secondo Rado Miliescu, i proprietari della multinazionale: A saranno sicuramente condannati per quello che è successo e andranno in prigione B probabilmente non saranno condannati per quello che è successo perché, essendo

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molto ricchi, possono permettersi avvocati capaci di qualsiasi imbroglio


PARLARE IMPORTANZA DI UNA COSCIENZA ECOLOGICA: RIASSUMERE E ARGOMENTARE 1 Di tutti i testi che hai letto in questa unità, quale, in particolare, ti ha fatto capire l’importanza di sviluppare una coscienza ecologica che implica la tutela dell’ambiente da forme di inquinamento che mettono in serio pericolo la nostra salute? Riferisci il titolo del testo, riassumilo brevemente e motiva adeguatamente la tua scelta. Risposta soggettiva

SPIEGARE PERCHÉ È IMPORTANTE RISPETTARE L’AMBIENTE NELL’EPOCA GEOLOGICA IN CUI VIVIAMO, CHIAMATA ANTROPOCENE 2 Leggi attentamente il seguente testo del meteorologo, climatologo e divulgatore scientifico italiano Luca Mercalli (1966).

4 LABORATORIO COMPETENZE

Ambiente e salute

L’epoca geologica nella quale viviamo si chiama Antropocene. Prima vivevamo nell’Olocene, ora si è deciso che più o meno dal 1950 la denominazione del tempo terrestre debba tener conto delle modifiche generate da una specie vivente prolifica e invasiva, giunta a 7,5 miliardi di individui: l’Uomo, antropos in greco. Viviamo nell’era dell’uomo, ma ci siamo guadagnati questo appellativo non per meriti bensì per i danni a lungo termine le cui tracce rimarranno impresse sulla Terra così come i fossili del passato remoto. Cambiamenti climatici, rifiuti di ogni genere, inclusa la plastica fluttuante negli oceani, estinzione accelerata di molte specie, aumento del livello dei mari, perforazione e abbattimento di montagne, scavo di canali, laghi artificiali, cementificazione. Spieghiamo ai nostri figli che non possono continuare così, altrimenti l’era successiva non contemplerà più il termine «uomo». (da L. Mercalli, Non c’è più tempo – Come reagire agli allarmi ambientali, Einaudi, rid.)

Immagina ora, prendendo spunto dall’ultima frase del testo, di spiegare a una persona, che non capisce la necessità di rispettare l’ambiente e che, di conseguenza, si comporta in modo scorretto nei confronti dell’ambiente, i motivi per cui «non può continuare così». Risposta soggettiva

MOZZICONI SCAMBIATI PER VERMI: COMMENTARE UNA FOTOGRAFIA 3 Osserva attentamente questa fotografia scattata dalla fotografa naturalista Karen Mason sulla spiaggia di Saint Petersburg, in Florida (Stati Uniti). Nella fotografia si vede un uccello marino mentre imbocca il suo pulcino. Peccato però che il cibo non sia un verme, ma un mozzicone di sigaretta – quel genere di rifiuti che spesso gli uccelli scambiano per vermi. L’immagine quali emozioni e riflessioni suscita in te? Risposta soggettiva

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LESSICO GLI AGGETTIVI E I VERBI DEL FIUME E DEL MARE 1 Individua e sottolinea l’aggettivo e il verbo che non possono essere attribuiti alla parola «fiume». Aggettivi

limpido – sinuoso – arginato – profondo – inquinato – guadabile – torbido – salato – ingrossato – ghiaioso

Verbi

affluire – confluire – sfociare – snodarsi – versarsi – diramarsi – inondare – intorbidirsi – prosciugarsi – allagarsi

2 Individua e sottolinea l’aggettivo e il verbo che non possono essere attribuiti alla parola «mare». Aggettivi

navigabile – burrascoso – placido – cristallino – inquinato – pescoso – nervoso – agitato – equatoriale – gelato

Verbi

gonfiarsi – spumeggiare – incresparsi – erodere – smottare – ristagnare – inondare – gorgogliare – trasportare – ritirarsi

SIGNIFICATO DI «ECOLOGIA», «ECOSISTEMA» ED «ECOSOSTENIBILE» 3 Cerca sul dizionario i significati delle seguenti parole e trascrivili. Risposte possibili a. Ecologia: scienza che ha per oggetto lo studio delle funzioni di relazione tra l’uomo (e. umana o ecologia), gli organismi vegetali e animali (e. vegetale, e. animale) e l’ambiente in cui vivono

b. Ecosistema: l’insieme degli organismi viventi (fattori biotici) e della materia non vivente (fattori abiotici) che interagiscono in un determinato ambiente, costituendo un sistema autosufficiente e in equilibrio dinamico (lago, stagno, savana ecc.)

c. Ecosostenibile: di manufatto (costruzione, edificio, installazione ecc.), o di forma di sviluppo, compatibile con le esigenze dell’ecologia

Che cosa accomuna queste tre parole? Il loro riferimento alla sfera ambientale.

I TRE SIGNIFICATI DELLA PAROLA «RIFIUTI» 4 Per ciascuna delle seguenti frasi, spiega il significato della parola «rifiuti». Consulta eventualmente il dizionario. a. Rimase offeso dai loro continui rifiuti scortesi. Declini, dinieghi b. Per favore, metti quei rifiuti nel bidone apposito. Scarti, avanzi, rimasugli c. Siamo stati trattati come dei rifiuti della società. Reietti, emarginati ■

In quale frase la parola «rifiuti» è usata in senso figurato? C

Qual è, secondo te, il «legame» fra i tre significati? I tre significati sono legati dall’idea di allontanare qualche cosa isolandola.

652


SCRIVERE INQUINAMENTO: DESCRIVERE E RIFLETTERE 1 Descrivi la seguente fotografia in modo oggettivo. Soffermati poi sulle impressioni e riflessioni che suscita in te. Risposta soggettiva

4 LABORATORIO COMPETENZE

Ambiente e salute

RACCONTARE LA STORIA DI UNA BOTTIGLIA DI PLASTICA 2 Prendendo spunto da questa fotografia, scrivi un racconto di fantasia che abbia come protagonista la bottiglia raffigurata. Prima di cominciare a scrivere, poniti le seguenti domande. ■

La bottiglia da chi è stata usata e poi abbandonata sulla spiaggia?

In che modo la bottiglia finirà nel mare?

Una volta nel mare, che cosa succederà?

Come si concluderà la vicenda, cioè la bottiglia dove finirà il suo viaggio?

Devi scrivere il racconto seguendo un ordine cronologico e inserendo anche delle sequenze riflessive che sviluppino le tue considerazioni, riflessioni riguardo a questo tipo di inquinamento. Risposta soggettiva

TROPPO RUMORE! SCRIVERE UNA E-MAIL 3 La musica ad alto volume proveniente a tarda sera da un locale sotto casa ti tormenta. Decidi pertanto di inviare una e-mail al proprietario del locale per comunicargli che è responsabile di inquinamento acustico e degli effetti nocivi che tale forma di inquinamento ha sulla tua salute. Risposta soggettiva

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ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO LA PROVA SCRITTA DI ITALIANO | Tipologia C Comprensione e sintesi di un testo divulgativo, anche attraverso richieste di riformulazione

Leggi attentamente il seguente testo dell’ambientalista e scrittore anglo-francese Edward Goldsmith (1928-2009) e poi svolgi gli esercizi sotto riportati.

Degrado ecologico di ieri e di oggi La nostra civiltà non è la prima ad aver devastato il proprio ambiente. La documentazione archeologica abbonda di testimonianze di civiltà antiche che hanno oltrepassato i limiti di tolleranza del proprio ambiente ecologico, lasciando in eredità una serie di paesaggi completamente degradati. Certo è difficile immaginare che in Iraq le sabbie che ora ricoprono quella che era la splendida città di Babilonia producessero i cereali che nutrivano una grande civiltà; o che le spoglie colline del Libano odierno fossero ricoperte di vaste foreste di cedri che fornirono al re Salomone il legname necessario alla costruzione del grande tempio di Gerusalemme. Purtroppo è stato proprio così, ed è la mano dell’uomo che ha ridotto quei Paesi allo stato attuale. Spogliati del proprio manto forestale, utilizzati come pascolo per il bestiame fino all’esaurimento, sfruttati a fondo, questi territori un tempo fertili sono caduti vittime dell’azione distruttiva di vari fenomeni naturali e rapidamente tramutati in boscaglia o deserto. Vi sono, però, importanti differenze tra le distruzioni operate in passato e quelle odierne. Un tempo, il degrado ecologico aveva proporzioni ed estensione limitate, sia a causa delle tecniche allora a disposizione, sia perché a quel tempo le popolazioni umane esercitavano le proprie attività in zone abbastanza circoscritte. In questo senso la nostra civiltà è unica, in quanto il suo impatto distrugge o sconvolge il funzionamento dei nostri ecosistemi da un polo all’altro. I rifiuti tossici, seppelliti nelle cavità del suolo o scaricati direttamente nei corsi d’acqua, hanno contaminato fiumi e depositi di acqua sotterranei in tutto il mondo, inquinando le riserve d’acqua e distruggendo le popolazioni acquatiche. L’agricoltura troppo intensiva condanna ogni anno più di 200.000 chilometri quadrati a trasformarsi in zona desertica o semidesertica: e ciò riguarda quasi un quarto delle terre emerse. Le foreste tropicali, le foreste delle zone temperate, le paludi, le praterie, i mari e gli oceani sono ormai tutti minacciati dalle nostre attività. Questa aggressione globale è generata da un modo di vita che sottopone l’ambiente a richieste che non è in grado di sopportare. Siamo divenuti dipendenti da prodotti e processi che sono per la loro natura distruttivi o in fase di fabbricazione o di utilizzazione o di eliminazione, oppure in tutte e tre le fasi. Ad esempio, per recarsi al lavoro molte persone utilizzano un’auto. Per fabbricare un’auto sono necessari ferro, acciaio, materie plastiche, gomma, acqua e numerose sostanze chimiche. Per procurarsi l’acciaio bisogna estrarre il minerale di ferro, fonderlo, raffreddarlo. Per far funzionare l’auto si ha bisogno della benzina. Per ottenere la benzina sono necessari pozzi e raffinerie di petrolio. Per circolare in auto, sono necessarie le strade.

654


Ambiente e salute

4

Per costruire le strade bisogna sacrificare terreni, in gran parte assai produttivi. E il processo non si ferma a questo stadio. Ogni volta che circola, l’auto emette un certo quantitativo di sostanze chimiche nocive di cui alcune risultano pericolose per la salute umana e altre esercitano un’azione distruttrice sull’ambiente. E quando finalmente l’auto giunge al termine della propria esistenza utile, è necessario sbarazzarsene, il che crea ulteriori problemi ambientali. (da E. Goldsmith, 5000 giorni per salvare il pianeta, Touring Club Italiano, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE E ANALISI 1 In quali Paesi, nei tempi antichi, l’uomo si è reso responsabile di devastazioni ambientali? Iraq e Libano. 2 Le distruzioni del passato in che cosa si differenziano rispetto a quelle odierne? Un tempo il degrado ecologico aveva proporzioni ed estensione limitate perché le popolazioni umane agivano in zone circoscritte e con tecnologie non troppo invasive. La civiltà attuale, al contrario, genera un enorme impatto ambientale sugli ecosistemi, da un polo all’altro.

3 Indica le conseguenze: a. dei rifiuti tossici, seppelliti nelle cavità del suolo o scaricati direttamente nei corsi d’acqua: contaminazione di fiumi e depositi di acque sotterranee. b. dell’agricoltura troppo intensiva: desertificazione del suolo. 4 Perché l’autore ricorre all’esempio dell’auto? Perché dimostra che prodotti e processi dai quali siamo ormai dipendenti hanno un impatto a catena negativo dal punto di vista ambientale, che va dalla fase di produzione a quella di realizzazione e di utilizzo del prodotto stesso.

5 Qual è lo scopo principale del testo che hai letto? Informare sui rischi di degrado ecologico legati ai comportamenti dell’uomo.

6 Sostituisci le parole sottolineate con altre parole equivalenti come significato.

Risposte possibili

a. «... hanno oltrepassato i limiti di tolleranza del proprio ambiente ecologico...»: accettabilità b. «... esercitavano le proprie attività in zone abbastanza circoscritte»: delimitate

SINTESI E RISCRITTURA 7 Suddividi il testo in paragrafi e, di ciascun paragrafo, evidenzia le informazioni principali. Riassumi quindi il testo riducendolo all’incirca a un terzo, rielaborando con parole tue le informazioni principali dei paragrafi. Risposta soggettiva 8 Cambia il titolo del testo con un altro di tipo verbale (in cui cioè sia presente un verbo) e che sintetizzi il contenuto del testo. Risposta soggettiva

PRODUZIONE 9 Sviluppa l’ultimo capoverso illustrando gli «ulteriori problemi ambientali» creati dallo sbarazzarsi dell’auto giunta al termine della propria esistenza. Risposta soggettiva

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COMPITO DI REALTÀ

«Proteggiamo l’ambiente»: organizzare un incontro con esperti Il Consiglio di Istituto della vostra scuola ha proposto di organizzare una campagna di sensibilizzazione sull’importanza dell’impegno individuale nel mantenere pulito l’ambiente: il titolo dell’iniziativa è «Proteggiamo l’ambiente». Alla vostra classe è stato affidato il compito di organizzare un incontro informativo sul tema, che dovrà avere le seguenti caratteristiche: ■ l’incontro si svolgerà nell’auditorium della scuola e sarà destinato a tutti gli alunni; ■ all’incontro dovranno partecipare 3 esperti del settore. Procedete seguendo le indicazioni. ■

Definite, suddivisi in piccoli gruppi, gli argomenti che gli esperti dovranno trattare, ad esempio: ● abitudini quotidiane sbagliate in relazione alla pulizia dell’ambiente; ●

piccole azioni quotidiane che tutti dovrebbero compiere per mantenere pulito l’ambiente;

come si può sensibilizzare la cittadinanza a un rispetto maggiore nei confronti dell’ambiente;

tipi di inquinamento nella zona in cui abitate e individuazione delle cause e delle conseguenze;

uffici comunali che si occupano di temi ambientali e provvedimenti in atto per garantire la salute dei cittadini;

associazioni di volontariato ambientale nella zona in cui abitate.

Individuate gli esperti che si possono contattare, rivolgendovi alle associazioni ambientaliste riconosciute in ambito regionale. ■ Programmate degli incontri preliminari con gli esperti per discutere e decidere le modalità dei loro interventi. Ad esempio: presentazione dell’argomento seguita da domande del pubblico; dibattito libero però moderato da uno studente o una studentessa; intervista concordata... ■ Individuate gli strumenti necessari alla realizzazione del compito tra quelli che avete già a disposizione e quelli che potete procurarvi senza difficoltà: videocamera, registratore, computer, microfoni, casse audio, videoproiettore... ■

AUTOVALUTAZIONE ■

Complessivamente, sono soddisfatto o soddisfatta del lavoro che ho svolto: poco

Attività nelle quali ritengo di aver lavorato meglio e perché:

Ho collaborato nei lavori di gruppo: poco

656

abbastanza

In che cosa devo migliorare:

abbastanza

molto

molto


UN

• Svolgi le attività didattiche relative al libro e al film • Accedi a ulteriori consigli di lettura e alle proposte di film con schede di analisi

LIBRO ARAMBÌ

«Arambì» è la trascrizione fonetica di una parola swahili, una lingua dell’Africa centrale. «Arambì» gridano i pescatori Feltrinelli Kids tirando le reti a riva o la gente quando sta facendo un lavoro che serve a tutta la comunità. Questa parola, infatti, significa «fare insieme». In occasione della XV Conferenza sul clima, otto autrici e autori italiani raccontano storie di personaggi che, con piccole azioni, sono riusciti a fare qualcosa di grande per l’ambiente. A fare da guida alla lettura, tra una storia e l’altra, è Silver Plus, un simpatico robottino progettato per ripulire i mari dai rifiuti di plastica. La lettura è accompagnata da utili schede di approfondimento dei temi trattati. Insieme per dare una mano alla Terra

PERCHÉ QUESTO LIBRO Per capire che anche un minuscolo gesto può

migliorare il mondo in cui viviamo. ALTRI LIBRI ◾

Albo illustrato: Alberto Casiraghy – Sonia Maria Luce Possentini, La natura sa quasi tutto, Carthusia

UN

Graphic novel: Jérémie Moreau, Penss e le pieghe del mondo, Tunué

Guido Quarzo – Anna Vivarelli, La danza delle rane, Editoriale Scienza

Romanzi: Matteo Righetto, La pelle dell’orso, tea

Gary Paulsen, Nelle terre selvagge, bur

FILM

Alaska, 1988. Tre balene grigie della California sono rimaste intrappolate sotto il ghiaccio e tutto il mondo si mobilita per metterle in salvo. Il film, tratto da una storia vera, racconta lo straordinario salvataggio delle balene grazie all’azione dell’attivista di Greenpeace Cindy Lowry e alla collaborazione di due Stati allora nemici, Stati Uniti e Unione Sovietica, che all’epoca si contrapponevano nella cosiddetta Guerra fredda.

QUALCOSA DI STRAORDINARIO Paese e anno di produzione: usa, Regno Unito, 2012 Durata: 107 min. Genere: drammatico Regia: Ken Kwapis

PERCHÉ QUESTO FILM Perché con tenacia e determinazione possiamo

risolvere anche le situazioni più difficili. (Paolo Mereghetti) ALTRI FILM ◾

Documentari: David Attenborough: una vita sul nostro pianeta, di Steven Price

I Am Greta – una forza della natura, di Nathan Grossman ◾

Film: Wall-E, di Andrew Stanton

657


C

ome ti abbiamo già spiegato nel primo volume dell’antologia, le life skills, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (oms), sono le «competenze che portano a comportamenti positivi e di adattamento che rendono l’individuo capace di far fronte efficacemente alle richieste e alle sfide della vita di tutti i giorni». Le life skills sono competenze trasversali, ritenute fondamentali per una «buona vita» in quanto ci consentono di esprimerci al meglio sul piano sia individuale sia sociale, aumentano la nostra autostima e fiducia, facilitano le nostre relazioni. Quest’anno, in particolare, sarai invitato a leggere racconti che ti permetteranno di sviluppare ulteriormente le seguenti life skills. ■ Capacità di prendere decisioni e di risolvere i problemi: competenze che aiutano ad affrontare in modo costruttivo le decisioni nelle diverse situazioni e contesti di vita, e ad affrontare in modo costruttivo i diversi problemi, i quali, se lasciati irrisolti, possono causare stress mentale e tensioni fisiche. ■ Senso critico: abilità nell’analizzare informazioni ed esperienze in modo oggettivo, valutandone vantaggi e svantaggi, al fine di pervenire a una decisione più consapevole. ■ Comunicazione efficace: capacità di esprimere in modo efficace opinioni, desideri, bisogni, sentimenti. ■ Autoconsapevolezza o conoscenza di sé, del proprio carattere, dei propri punti forti e deboli, dei propri desideri e bisogni. ■ Empatia: capacità di comprendere gli altri, di «mettersi nei loro panni». ■ Gestione delle emozioni: significa riconoscere le emozioni in sé e negli altri, essere consapevoli di come le emozioni influenzano il comportamento e riuscire a gestirle in modo appropriato. Sarai invitato anche a leggere storie che favoriranno il tuo processo di crescita, di maturazione, che ti consentiranno di attribuire maggiore importanza all’«essere», a quelle qualità morali, a quei comportamenti onesti, responsabili, leali cui ci si deve ispirare nell’agire quotidiano per stare bene con se stessi e con gli altri. Se si perde la distinzione tra ciò che è bene e ciò che è male, tra ciò che è vero e ciò che è falso, tra ciò che è legale e ciò che è illegale, si apre inevitabilmente la strada alla confusione, alla degenerazione, all’assunzione di comportamenti non rispettosi delle leggi e delle regole. Sono storie che ti faranno capire l’importanza del rispetto di se stessi, di non perdere la propria dignità; che ti faranno interiorizzare che dimostra una debole personalità chi, per compiacenza, accetta le regole del leader del gruppo e che non bisogna assolutamente reagire alle provocazioni accettando sfide pericolose per sé e per gli altri. Sono storie che affrontano temi di grande rilevanza, offrendo spunti di riflessione, spazi aperti alla discussione, al confronto, al dialogo.


Life skills Le life skills, le competenze che migliorano la vita ■ I valori morali che costituiscono l’essenza della vita ■


Analizzare un problema dimostrando senso critico Ermanno Bencivenga Filosofo e saggista italiano, 1950

1. sgarra: sbaglia.

660

Le due scuole

Ascolta l’audio del testo

Nel testo che stai per leggere, l’autore illustra due tipi di scuola del tutto diversi tra loro. E alla fine pone al lettore un problema che implica la capacità critica di valutare vantaggi e svantaggi, allo scopo di pervenire a una decisione consapevole su quale delle due scuole possa essere considerata «una scuola davvero».

Al mondo ci sono due tipi di scuole. In uno s’insegnano tutte le cose vere: chi ha veramente fondato Roma, qual è veramente la montagna più alta del mondo, chi vive veramente sott’acqua. Nell’altro, invece, s’insegnano tutte le cose false: che Roma l’ha fondata Remo o Numa Pompilio, e che sott’acqua ci stanno draghi e sirene. Fra i due tipi di scuole c’è una bella differenza. Di verità ce n’è una sola: se è vero che Romolo ha fondato Roma, non può essere vero che l’ha fondata nessun altro. Quindi i bambini che vanno a questo tipo di scuola imparano tutti le stesse cose, e quando le hanno imparate non fanno che ripeterle: «Roma è stata fondata da Romolo», «Sott’acqua vivono i pesci» eccetera eccetera. In ogni momento dell’anno, se entrate in una scuola così, ci trovate tutti i bambini che ripetono la stessa cosa, per esempio che Roma è stata fondata da Romolo. Se uno sgarra1 e dice che Roma l’ha fondata qualcun altro, gli danno dell’asino. Perché in queste scuole s’insegna la verità, e di verità ce n’è una sola. Con il tempo, anche i bambini che vanno a queste scuole diventano tutti uguali: hanno tutti un grembiulino bianco, i capelli rossi e neri e gli occhi gialli e blu, e mangiano tutti il gelato alla crema di ribes. Quando crescono, vogliono tutti una macchina grande grande, con dentro il telefono e il frigorifero e la lavatrice.


Life skills 2. scafandro: specia-

le attrezzatura impermeabile utilizzata per le immersioni subacquee.

L’altro tipo di scuola è molto diverso. Siccome per ogni cosa vera ci sono infinite cose false, ogni scuola di questo tipo insegna ai bambini cose diverse, anzi ogni bambino in una scuola così impara cose diverse dagli altri. Uno impara che Roma l’ha fondata Remo, un altro che l’ha fondata Numa Pompilio e un altro ancora che l’ha fondata suo zio Gustavo, che tanto non ha mai niente da fare. Se entrate in una scuola così, ci trovate un gran pandemonio, con tutti i bambini che raccontano storie diverse e nessuno può dire a un altro che ha torto perché hanno torto tutti e lo sanno in partenza. E i bambini, anche, sono diversi: uno ha gli occhi verdi e un altro bianchi, uno ha il naso davanti e un altro dietro, uno porta il grembiule e un altro lo scafandro2. Quando crescono, uno vuole una macchina con dentro il frigorifero e un altro un frigorifero con dentro la macchina, uno va in giro con il vestito e la cravatta e un altro senza cravatta e senza vestito. Il problema adesso è: quale di queste è una scuola davvero? (da La filosofia in ottantadue favole, A. Mondadori)

1 I bambini che imparano e ripetono tutti le stesse cose che tipo di scuola frequentano? Questi bambini, con il passare del tempo, che cosa diventano? E quando diventano adulti che cosa vogliono? Vedi Guida 2 I bambini che imparano cose diverse dagli altri che tipo di scuola frequentano? Perché, in una scuola di questo tipo, nessun bambino può dire a un altro che ha torto? Questi bambini sono uguali o diversi fra loro? E quando diventano adulti che cosa vogliono? Vedi Guida 3 L’autore, a conclusione del testo, pone al lettore il seguente problema: quale di questi due tipi di scuola può essere considerata veramente una scuola? Può essere considerata veramente una scuola quella in cui gli alunni e le alunne ripetono passivamente e in modo uguale quello che viene insegnato loro e se sbagliano le risposte vengono considerati «asini», oppure è davvero una scuola quella che, partendo dal presupposto che non esiste una sola verità, stimola i ragazzi e le ragazze a un confronto, a uno scambio di idee, a dibattere le proprie opinioni seppur in un «gran pandemonio»? Qual è la tua risposta al riguardo? Sulla base di quali riflessioni o esperienze personali hai dato la tua risposta? Confrontando la tua risposta con quella dei compagni e delle compagne, c’è qualcuno che ha espresso un’opinione diversa dalla tua? Attraverso quali ragionamenti è pervenuto a una conclusione diversa? Ricorda che chi ha spirito critico è sempre molto interessato alle opinioni altrui, a conoscere il punto di vista delle altre persone e quindi a confrontarlo con il proprio.

Risposte soggettive

4 Riguardo alla prima finalità dell’insegnamento, lo scrittore e filosofo francese Michel de Montaigne (1533-1592) ha scritto: «È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena». Che cosa significa «testa ben piena» è chiaro: è una testa nella quale il sapere viene accumulato, ammucchiato e non dispone di un principio di selezione e di organizzazione che gli dia un senso. Una testa «ben fatta», invece, è in grado di collegare i vari saperi e di dare loro un senso. Pertanto, il pensiero critico riguarda il «come pensare» o il «che cosa pensare»? Risposta soggettiva

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Risolvere un problema argomentando Storia zen

La fine delle cose

Ascolta l’audio del testo

La breve storia zen che stai per leggere narra di una tazza da tè che, per un gesto maldestro, va in frantumi. Però, anche se si tratta di una tazza di finissima porcellana, donata dall’imperatore, non c’è da rammaricarsi perché ogni cosa è destinata a finire, a morire. Lo zen è una scuola di pensiero che, sorta in Cina nel XIII secolo e poi diffusasi in Giappone, mira all’essenza spirituale dell’uomo, alla ricerca dell’armonia con l’universo e con la natura, all’equilibrio interiore, alla semplicità di vita.

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La tazza donata dall’imperatore! Guardava senza riuscire a crederci le decine di frammenti di finissima porcellana sparsi sul pavimento davanti a sé. Un momento prima stava rimirando il delicato disegno di uccelli blu sullo sfondo bianco delle tazze che servivano per la cerimonia del tè e adesso una era in frantumi: «Come ho potuto essere così maldestro?» si rimproverava il piccolo monaco del tempio zen. Il suo rammarico non gli evitò la sfuriata del capo del tempio, che lo rimproverò così aspramente da farlo cedere alle lacrime. Suo fratello Ikkyu, che era monaco nello stesso tempio e la cui fama di maestro si è tramandata attraverso i secoli fino ai nostri giorni, lo consolò e gli disse di non preoccuparsi perché ci avrebbe pensato lui a risolvere ogni cosa. Ikkyu raccolse i frammenti della tazza, nascondendoli nella manica della veste, e si recò nel giardino del tempio dove aspettò che arrivasse il maestro. Quindi iniziò con lui un mondo, cioè uno scambio di domande e risposte tra discepolo e maestro. «Maestro» chiese Ikkyu, «gli uomini che nascono sulla Terra sono destinati tutti a morire?» «Certo» rispose il maestro, «anche Buddha morì.» «E anche gli altri esseri» riprese Ikkyu, «gli animali, le piante e i minerali e le cose, sono destinati a morire?»


Life skills

«Naturalmente» affermò il maestro, «ogni cosa che abbia una forma è destinata a morire quando giunga la sua ora.» «Ne consegue» proseguì il discepolo nel suo ragionamento «che, poiché ogni cosa è destinata a finire, non dovremmo rammaricarci di questa fine, né piangere né imprecare contro il destino.» «È vero» convenne il maestro. «Ma dove vuoi arrivare con il tuo argomentare?» Ikkyu non rispose; estrasse i frammenti della tazza dalla manica e li porse al maestro. (da Storie fantastiche di angeli, demoni e dèi, Piemme)

1 Da chi e perché il piccolo monaco del tempio zen viene aspramente rimproverato?

Vedi Guida

2 In che modo Ikkyu risolve ogni cosa? Vedi Guida 3 Perché l’argomentazione di Ikkyu può essere definita efficace? Vedi Guida 4 La vicenda narrata quali riflessioni suscita in te? Condividi il pensiero che, poiché ogni cosa è destinata a morire, non dobbiamo né rammaricarci né piangere quando giunge la sua fine? Confronta le tue riflessioni e opinioni motivate con quelle dei compagni e delle compagne. Risposte soggettive 5 Immagina di aver commesso un errore, o di aver rotto involontariamente qualcosa, o di avere assunto un comportamento scorretto in una determinata circostanza: di conseguenza, sei stato rimproverato. Prova a giustificarti con un’argomentazione efficace, che cioè convinca chi ti ha rimproverato che tutti possono sbagliare e che non è così terribile quando questo succede a te. Puoi utilizzare la tecnica delle domande come ha fatto il monaco Ikkyu con il suo maestro. Risposta soggettiva 6 IN GRUPPO Ogni problema può essere considerato come un ostacolo che si frappone al raggiungimento dei nostri obiettivi. Un metodo che può essere applicato per la gestione di un problema è quello del problem solving, che prevede le seguenti fasi: ■

individuare il problema

proporre le possibili soluzioni

valutare le soluzioni emerse

individuare la soluzione migliore

stabilire il modo migliore per attuare la soluzione scelta: si tratta di definire, nello specifico, chi fa cosa e quando

verificare la soluzione scelta.

Immaginate di essere un gruppo di amici e amiche che deve decidere come e dove trascorrere le vacanze estive. Nel gruppo ci sono persone con esigenze diverse e possibilità economiche differenti. Per la gestione del problema, applicate il metodo del problem solving prevedendo anche delle argomentazioni efficaci volte a ottenere un consenso unanime nell’individuazione della soluzione migliore. Risposta soggettiva

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Comunicare con gli altri e condividere esperienze Angela Carter Scrittrice e giornalista inglese, 1940-1992

1. sultano: nel mon-

do musulmano, fino al 1924, titolo dell’imperatore turco e di altri sovrani e prìncipi.

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Nutrirsi di lingua

Ascolta l’audio del testo

Perché la donna ricca del testo che stai per leggere è infelice, mentre la donna povera è contenta?

Un sultano1 viveva con la moglie nel proprio palazzo, ma la donna si sentiva infelice e diventava ogni giorno più magra e svogliata. Nella stessa città abitava un poveruomo la cui moglie era sana, prosperosa e contenta. Il sultano lo venne a sapere e convocò a corte il povero per domandargli quale fosse il suo segreto. L’uomo rispose: «Molto semplice. La nutro di lingua». Subito il sultano mandò a chiamare il macellaio e gli ordinò che le lingue di tutti gli animali macellati in città fossero vendute esclusivamente a lui. Il macellaio fece l’inchino e se ne andò. Ogni giorno, dalla sua bottega, spediva lingue a palazzo. Il sultano aveva ordinato al cuoco di cuocere, friggere, arrostire e salare le lingue in tutte le maniere conosciute e di prepararle secondo ogni ricetta riportata nei libri. La regina ne mangiava tre o quattro volte al giorno, ma risultati non se ne vedevano: era sempre più magra e malandata.


Life skills

Il sultano allora impose lo scambio delle mogli al poveruomo, il quale – anche se malvolentieri – dovette acconsentire. Si portò a casa la regina magra e mandò la propria moglie a palazzo. Ohimè, lì la moglie del poveruomo, malgrado lo squisito cibo offerto dal sultano, prese a dimagrire a vista d’occhio: era chiaro che la vita a palazzo non le si addiceva. Il povero, quando tornava a casa, la sera, salutava la sua nuova (e regale) sposa, le raccontava quello che aveva visto – specialmente le cose divertenti – e narrava storielle che la facevano ridere e poi cantava, cantava e la intratteneva fino a tarda sera. E guarda un po’! In poche settimane, la regina era ingrassata e la sua pelle era splendente ed elastica come quella di una ragazzina. Durante la giornata continuava a sorridere ripensando a tutte le cose divertenti che il nuovo marito le aveva raccontato. Il sultano, che era andato a riprenderla, la trovò felice e completamente cambiata e le chiese cosa mai le avesse fatto il povero: la regina riferì ogni cosa e solo allora il sultano comprese che cosa significasse il nutrirsi di lingua. (da Le fiabe delle donne, Serra e Riva Editori, adatt.)

1 Inizialmente, che cosa fa il sultano per far star meglio la propria moglie? Ottiene qualche risultato? Vedi Guida 2 Perché il sultano impone al poveruomo lo scambio delle mogli? Vedi Guida 3 In che senso la vita a palazzo non si addice alla moglie del poveruomo? Vedi Guida 4 Invece, la moglie del sultano, a casa del poveruomo, cambia completamente sia fisicamente sia moralmente. Perché? Vedi Guida 5 Alla fine, il sultano comprende il significato dell’espressione «nutrirsi di lingua». Qual è? Vedi Guida 6 Riflettendo su di te, sei una persona taciturna, che parla poco di sé, oppure parli volentieri di te e condividi con gli altri (amici, amiche, genitori...) le tue esperienze di vita, sia quelle gioiose sia quelle tristi o dolorose? Risposta soggettiva 7 Ti è mai capitato di rallegrare «con le parole» qualcuno, raccontandogli quello che hai visto o fatto? Oppure, al contrario, ti è mai capitato che qualcuno ti rallegrasse «con le parole» di qualcuno? Racconta. Risposta soggettiva 8 La comunicazione rappresenta uno degli aspetti principali delle relazioni interpersonali. Grazie a essa possiamo entrare in relazione con gli altri, esprimere i nostri bisogni, pensieri, stati d’animo, emozioni e ascoltare e comprendere quelli degli altri. Riferisci una particolare circostanza di vita in cui la tua comunicazione non è risultata efficace, cioè non sei riuscito a esprimere il tuo messaggio in modo chiaro e coerente. Spiega anche i motivi per cui la tua comunicazione non è stata efficace e le conseguenze che ne sono derivate. Risposta soggettiva

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Non perdere la propria dignità Christian Stocchi Giornalista, insegnante e scrittore italiano, 1977

L’asino star del cinema e il gufo

Ascolta l’audio del testo

Con il linguaggio della favola, l’autore ci fa capire l’importanza della dignità, del rispetto che l’uomo deve avere nei confronti di se stesso.

Dopo essere stato deriso per secoli, l’asino si prese finalmente la sua rivincita. Arrivò, infatti, un tempo in cui gli uomini non ammiravano più la saggezza, ma soltanto la fama, anche se raggiunta in modo poco onorevole. Così, presentatosi a un provino, un asino vanitoso fu subito selezionato per un film, in cui gli assegnarono il ruolo da protagonista. Era, infatti, così sciocco che tutti ridevano a crepapelle. Divenne in breve una stella del cinema: era richiesto in tutti i programmi tv e guadagnava molti soldi. Pensando di essere ammirato ovunque, l’asino ritornò tutto orgoglioso nel Regno degli Animali. Aveva un’aria trionfale, ma sorprendentemente fu accolto malissimo: tutti si vergognavano di lui. Non riusciva proprio a crederci: l’uomo, il più importante degli animali, lo adorava, mentre gli altri lo disprezzavano ancora di più?

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Life skills

Un saggio gufo, impietosito, gliene spiegò il motivo: «Solo l’uomo è un animale così sciocco da adorare personaggi stupidi come te. Del resto, oggi fa lo stesso con i suoi simili, come si nota anche dalla televisione o da Internet: ora, rispetto a un tempo, i saggi maestri sono derisi, mentre l’ultimo dei buffoni colleziona “Mi piace”1 a ripetizione. Noi bestie, però, non siamo così sprovvedute e ci vergogniamo di te, perché ci sottrai la dignità: il bene più prezioso di ogni essere vivente. E poi ricordati: loro ridono di te, non con te. Il che fa una bella differenza!». (da Favole in wi-fi. Esopo, oggi, Einaudi Ragazzi)

1. “Mi piace”: pulsante contrassegnato dalla scritta «Mi piace», che consente di esprimere una reazione a un contenuto digitale sul social network Facebook.

1 In che cosa consiste la rivincita dell’asino? Vedi Guida 2 Quando l’asino ritorna nel Regno degli Animali, qual è il suo atteggiamento? Come viene accolto e perché? Vedi Guida 3 Il saggio gufo, nel suo discorso, nei confronti di chi esprime un giudizio negativo? Lo condividi oppure no? Confronta la tua opinione motivata con quella dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva 4 Spiega la differenza tra l’espressione «ridono di te» e l’espressione «ridono con te». Che cosa vuole dire il gufo sottolineando questa differenza? Risposta soggettiva 5 Il gufo definisce la dignità come «il bene più prezioso di ogni essere vivente». Con il termine «dignità», infatti, s’intende il rispetto che l’essere umano, consapevole del proprio valore sul piano morale, deve sentire nei confronti di se stesso e tradurre in comportamenti adeguati. Indica almeno tre comportamenti che, secondo te, non possono essere considerati dignitosi. Risposta soggettiva 6

DEBATE

IN GRUPPO Realizzate un debate in classe relativo al problema: nella società

attuale la fama, «anche se raggiunta in modo poco onorevole», viene ammirata più della saggezza? Seguite le indicazioni: ■

dividetevi in due gruppi (o squadre): uno a favore della tesi secondo la quale la fama è più apprezzata della saggezza e uno contro (la tesi è assegnata dall’insegnante);

stabilite regole e tempi per il dibattito;

ciascun gruppo, tramite dei relatori, espone la propria opinione o tesi e gli argomenti a sostegno; quindi confuta, cioè dimostra l’infondatezza degli argomenti che sostengono la tesi contraria (antitesi) alla sua;

ciascun gruppo conclude la propria argomentazione riassumendone i punti principali;

una giuria di tre persone proclama vincitore il gruppo che ha dimostrato migliore capacità di argomentazione e di esposizione in pubblico. Risposta soggettiva

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Non trarre conclusioni affrettate Brendan O’Donoghue Studioso di filosofia e scrittore irlandese contemporaneo

Il vecchio della frontiera

Ascolta l’audio del testo

Al vecchio del breve racconto che stai per leggere succedono degli eventi: si tratta di eventi fortunati o sfortunati?

Un vecchio viveva in un villaggio alla frontiera con la Cina. Un giorno, il miglior cavallo del vecchio fuggì. Quando lo seppero, tutti i vicini andarono a consolarlo: «Che sfortuna perdere un cavallo così di valore». «Come fate a sapere che si tratta di sfortuna?» chiese il vecchio. La mattina dopo, il cavallo tornò, in compagnia di quattro magnifici cavalli selvatici. «Che fortuna straordinaria» commentarono i vicini. «Come fate a sapere che si tratta di fortuna?» chiese il vecchio. Il giorno dopo, il figlio del vecchio provò a domare uno dei cavalli selvatici, che lo disarcionò. Nella caduta, il giovane si ruppe una gamba. I vicini tornarono dal vecchio: «Che sciagura terribile!». «Come fate a sapere che si tratta di sfortuna?» chiese il vecchio. Il giorno dopo, gli ufficiali si recarono al villaggio, per reclutare i giovani nell’esercito. Quando arrivarono dal vecchio, videro che il figlio si era rotto una gamba e proseguirono. I vicini si rallegrarono con l’uomo per quella fortuna e per il modo in cui le cose avevano preso una piega positiva. «Come fate a sapere che si tratta di fortuna?» chiese il vecchio. (da Le avventure della filosofia. Racconti & domande per menti audaci, Edizioni Sonda, rid.)

1 Il vecchio del racconto non giudica subito gli eventi che gli succedono, etichettandoli come fortunati o sfortunati. I vicini del vecchio, invece, sono più precipitosi e commentano immediatamente se, secondo loro, si tratta di eventi fortunati o sfortunati. La vicenda narrata che cosa intende dimostrare? Vedi Guida 2 Ti è mai capitato di giudicare fortunato un fatto che si è rivelato poi sfortunato? Oppure di giudicare sfortunato un fatto che si è rivelato poi fortunato? Racconta. Risposta soggettiva

3 Ti è mai capitato di trarre delle conclusioni affrettate riguardo a certe persone per poi constatare che si trattava di conclusioni sbagliate? Quali sono state le tue riflessioni? Risposta soggettiva

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Life skills

Distinguere il vero dal falso Christian Stocchi

L’ape e la scimmia

Giornalista, insegnante e scrittore italiano, 1977

La vicenda che stai per leggere affronta il tema delle fake news, notizie false credute vere e diffuse a grande velocità in Rete.

Ascolta l’audio del testo

Un’ape era ingenuamente convinta di sapere ormai tutto, poiché era abile a navigare in Internet. «Qui si trova tutta la sapienza del mondo!» spiegò entusiasta alle sue amiche. Da quando aveva udito questa frase, in occasione di un convegno di illustri professori cui aveva partecipato entrando per sbaglio da una finestra, la ripeteva in continuazione. Così, un giorno, passando davanti alla casa di una simpatica scimmietta, volle provocarla. «Voi scimmie siete stupide: l’ho appena letto in Internet» affermò con l’aria da saputella. Quella scimmietta, però, non era affatto sprovveduta e aveva la battuta facile. Così pensò di impartirle una lezione. «Voi api, invece, siete pigre» replicò. «Impossibile» sbottò l’ape. «Da sempre tutti sanno che siamo operose: un modello per tutti gli animali.» «No, credimi: anche questo è scritto in Internet: vai subito a controllare...» Giusto il tempo di tornare a casa e accendere il computer, che la scimmietta aveva intanto creato il sito www.apipigrone.org! Allora l’ape capì la lezione e si scusò: «In Internet c’è scritto tutto e il suo contrario. Ciò che è importante è verificare di persona e capire per bene quanto si legge; tu, scimmietta, sembri tutt’altro che stupida. Anzi, sei fin troppo astuta!». Pertanto, da quel giorno l’ape e la scimmia divennero amiche per la pelle, stimandosi e andando persino al ristorante insieme. (da Favole in wi-fi. Esopo, oggi, Einaudi Ragazzi, rid. e adatt.)

1 L’ape quale frase, riferita a Internet, ripete in continuazione? Vedi Guida 2 L’ape, riguardo alle scimmie, che cosa legge in Internet? Qual è la reazione della scimmietta? Vedi Guida 3 L’ape quale «lezione» impara dalla scimmietta? Vedi Guida 4 La Rete oggi da un lato consente un flusso di informazioni costante e rapido, dall’altro permette la diffusione di notizie da parte di fonti non attendibili, alimentando il fenomeno delle fake news, delle notizie false, dette anche «bufale». Solitamente, quando navighi in Rete, verifichi l’attendibilità di quello che leggi e condividi?

Risposta soggettiva

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Distinguere il bene dal male Langston Hughes Poeta e scrittore statunitense, 1902-1967

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Mi dispiace

Ascolta l’audio del testo

Una sera, un ragazzo cerca di portare via la borsa a una donna, ma il suo tentativo di scippo fallisce. L’incontro-scontro con la donna si rivelerà molto importante ed educativo per il ragazzo perché la donna gli insegnerà soprattutto a distinguere il bene dal male.

Era una donna con una grande borsa a tracolla. Erano circa le undici di sera e camminava da sola, quando un ragazzo le si avvicinò correndo da dietro e cercò di portarle via la borsa. All’unico strattone del ragazzo il manico si ruppe, ma il peso del corpo e quello della borsa combinati gli fecero perdere l’equilibrio e cadde sul marciapiede, di schiena, con le gambe per aria. La donna si voltò, afferrò il ragazzo per la camicia, lo sollevò e gli disse: «Raccogli la mia borsa, ragazzo, e dammela». Lo teneva ancora saldamente, ma si piegò abbastanza da permettergli di raccogliere la borsa. Poi disse: «Be’, non ti vergogni?». Il ragazzo rispose: «Sissignora. Mi dispiace». «Mmh! Hai la faccia sporca. Non hai nessuno a casa che ti dica di lavarti la faccia?» «Nossignora» rispose il ragazzo. «Allora la laveremo stasera» disse la donna, e si avviò lungo la strada trascinandosi dietro il ragazzo spaventato. Poteva avere quattordici o quindici anni; era gracile e magro magro, e indossava scarpe da tennis e blue jeans. La donna disse: «Se tu fossi mio figlio, ti insegnerei a distinguere il bene dal male. Il meno che posso fare, adesso, è lavarti la faccia». E continuò a trascinarlo lungo la strada. Quando arrivò a casa trascinò il ragazzo lungo un corridoio e in una grande camera con un angolo cottura, nella parte posteriore della casa. Lei chiese: «Come ti chiami?». «Roger» rispose il ragazzo. «Allora, Roger, vai a quel lavandino e lavati la faccia» disse la donna. «Ecco un asciugamano pulito.» «Mi porterà in prigione?» chiese il ragazzo. «Non con quella faccia, così non ti porterei da nessuna parte» rispose la donna. «Sono lì che cerco di arrivare a casa per prepararmi qualche cosa da mangiare, e tu tenti di portarmi via la borsa! Forse non hai mangiato neanche tu, per quanto tardi possa essere. Vero?» «Non c’è nessuno in casa, da me» disse il ragazzo.


Life skills

«Allora mangeremo» disse la donna. «Credo che tu abbia fame, o avevi fame, per cercare di portarmi via la borsa!» «Voglio un paio di scarpe di pelle scamosciata blu» disse il ragazzo. «Be’, non era necessario che mi portassi via la borsa per averle» disse la donna. «Avresti potuto chiedermele.» Quando si fu asciugato la faccia, il ragazzo si guardò in giro, chiedendosi che cosa sarebbe successo dopo. La porta era aperta. Poteva correre lungo il corridoio. Nel frattempo, la donna disse: «Adesso preparo qualcosa da mangiare». In un altro angolo della camera, dietro un paravento, c’erano un fornello a gas e un frigorifero. La donna andò dietro il paravento. Non guardò il ragazzo per vedere se sarebbe scappato, né stette attenta alla borsa, che aveva lasciato su una sedia. Ma il ragazzo badò a sedersi dall’altra parte della stanza, lontano dalla borsa, dove pensava che lei potesse vederlo facilmente con la coda dell’occhio. Pensava che la donna avrebbe potuto non fidarsi di lui. E non voleva che questo avvenisse. Lei scaldò un po’ di fagioli con il prosciutto che aveva in frigorifero e apparecchiò la tavola. La donna non chiese al ragazzo dove viveva o chi erano i suoi genitori, o qualsiasi altra cosa che avrebbe potuto metterlo in imbarazzo. Invece, gli raccontò del suo lavoro all’istituto di bellezza di un albergo, che restava aperto fino a tardi. Quando ebbero finito di mangiare, lei disse: «Ecco, prendi questi dieci dollari e comprati un paio di scarpe scamosciate blu. E non sgraffignare più la mia borsa o quella di qualcun’altra... perché le scarpe ottenute con l’aiuto del diavolo ti bruceranno i piedi. Adesso devo andare a letto. Ma spero che d’ora in poi ti comporterai bene, onestamente». Lo accompagnò fino alla porta e l’aprì. «Buona notte! Fa’ il bravo, ragazzo!» disse, guardandolo mentre scendeva i gradini. Il ragazzo voleva dirle qualche cosa di diverso da: «Grazie, signora», ma non riuscì nemmeno a dire quello, mentre in fondo alla squallida gradinata si voltava e guardava la donna che stava sulla soglia. Poi lei chiuse la porta. (in Narratori di poche parole, Antologia di racconti lampo americani, Guanda, rid. e adatt.)

1 Per quale motivo il ragazzo ha cercato di portare via la borsa della donna? Vedi Guida 2 Perché il ragazzo, mentre la donna prepara qualcosa da mangiare dietro un paravento, si siede dall’altra parte della stanza, lontano dalla borsa? Vedi Guida 3 Finito di mangiare, la donna che cosa dà al ragazzo? Inoltre, quali raccomandazioni gli fa e che cosa spera? Vedi Guida 4 Secondo te, perché, al momento di andare via, il ragazzo non riesce nemmeno a ringraziare la donna? Risposta soggettiva 5 Qual è, secondo te, il messaggio di questo racconto? Risposta soggettiva 6 IN COPPIA Elencate almeno cinque comportamenti che rientrano nel concetto di «bene» e cinque che rientrano nel concetto di «male». Confrontateli poi con quelli elencati dai compagni e dalle compagne e discutetene in classe. Risposta soggettiva

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Dimostrare senso di responsabilità Un gesto esemplare

Ascolta l’audio del testo

Giovanni Grandi, professore di filosofia all’Università di Trieste, ha condiviso su Twitter la foto di un biglietto, raccontando una storia che ha raccolto migliaia di commenti in poco tempo. Un piccolo gesto di senso civico e di responsabilità compiuto da un bambino di undici anni, figlio di una coppia di amici. Dopo aver rovinato la pianta del vicino di casa con il pallone, il bambino ha chiesto scusa con un biglietto e ha anche lasciato cinque euro per rimborsare il danno. Buongiorno, mi scuso per la pianta, l’ ho colpita accidentalmente con un pallone da calcio. Ecco 5 euro per il danno. Per molti, si tratta di un episodio che «lascia sperare in un futuro migliore». (da www.repubblica.it)

1 Ti è mai capitato di danneggiare qualcosa o di vedere qualcuno che danneggiava qualcosa? Racconta quando, dove, come è successo il fatto e se il danno provocato è stato risarcito. Risposta soggettiva 2 Secondo te, che cosa s’intende per «senso civico»? Risposta soggettiva 3 IN COPPIA Elencate almeno cinque «comportamenti irresponsabili». Confrontateli poi con quelli elencati dai compagni e dalle compagne e discutetene in classe.

Risposta soggettiva

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Life skills

Dimostrare senso di legalità Guido Quarzo – Anna Vivarelli Scrittori italiani, rispettivamente 1948 e 1958

Il testimone

Ascolta l’audio del testo

Gigi è testimone di un furto a scuola ma, per paura, non denuncia il colpevole.

Tutta colpa del medico: che bisogno c’era che gli guardasse le tonsille proprio alle otto di mattina? Non si potevano vedere lo stesso alle tre del pomeriggio? O a mezzogiorno? Così quel giorno Gigi entrò a scuola un’ora più tardi, con la sua bella giustificazione in tasca. E fu dunque tutta colpa del medico se vide Mariano, un suo compagno di classe, in corridoio che frugava nelle tasche dei giubbotti appesi fuori dall’aula. Si guardarono per un attimo, poi Mariano entrò nei gabinetti dei maschi, chiudendosi la porta alle spalle. Gigi rimase in corridoio con una sensazione di vuoto nella pancia: paura. «Avrà visto che ho visto?» si domandò. Ma era impossibile che non fosse così, inutile anche solo sperarci. «Comunque non sono fatti miei» pensò Gigi. «Basta che io mi faccia i cavoli miei e non succederà niente.» Appese il giubbotto all’attaccapanni (svuotò prima le tasche e mise tutto nello zainetto: chiavi, soldi, panino), poi aprì adagio la porta ed entrò in classe con il foglio della giustificazione in mano. «Chissà» si disse mentre si sedeva al proprio posto, «forse non ha rubato niente.» Nella tasca del suo giubbotto di jeans Valeria teneva sempre un pacchetto di cracker e il suo portamonete rosso. Nell’intervallo delle dieci uscì per prendere i cracker e non trovò più il portamonete rosso. Lo cercò nello zainetto, in tutte le altre tasche di cui disponeva, sotto i banchi: niente. Lo disse a Cristina e insieme rifecero velocemente la strada dall’ingresso della scuola all’aula, ma del portamonete nemmeno l’ombra. «Ti sarà caduto mentre venivi a scuola» disse Cristina. «Ma no, sono sicura che quando sono entrata ce l’avevo» disse Valeria. Intanto, la campanella annunciò la fine dell’intervallo: bisognava rientrare in classe. Valeria, colta da un senso di impotenza, non riuscì a non piangere.

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Dopo l’intervallo c’era ancora la professoressa di italiano, che si accorse subito di Valeria in lacrime. «Allora? Che succede?» domandò. Cristina alzò la mano per parlare, e prima ancora di avere il permesso disse: «Le hanno rubato il portafoglio. Per questo piange!». «Preferirei che la tua compagna si spiegasse da sola» disse la professoressa rivolta a Cristina. «Non so se me l’hanno rubato» disse allora timidamente Valeria tra i singhiozzi, «però ce l’avevo nella tasca del giubbotto e ora non c’è più.» «Mettiamo subito in chiaro che prima di parlare di furto bisogna avere le prove, e se nessuno ha visto e può testimoniare in tal senso, allora questa è solo un’ipotesi fra le tante» disse la professoressa. Gigi si sentì morire: gli sembrava che le parole della professoressa fossero indirizzate proprio a lui. Certo, lui era il testimone, lui avrebbe dovuto parlare e denunciare Mariano. Si toccò le guance: scottavano. «E comunque» proseguì la professoressa, «solo chi è uscito in corridoio può avere frugato nelle tasche dei giubbotti, perciò tutti quelli che non sono usciti durante l’ora o nell’intervallo sicuramente non c’entrano.» Gigi, sempre più sulle spine, alzò la mano. «Forse l’ha perso per strada.» Lo disse perché in cuor suo sperava tanto che fosse così: vigliaccamente si ripeteva che in fondo lui non aveva visto Mariano prendere il portamonete di Valeria. «No, no» disse forte Valeria. «Era nella tasca, quando sono arrivata c’era, sono sicura.» «Di questa faccenda parleremo dopo» disse la professoressa. «Una cosa è certa: se il portafoglio è stato rubato, sappiate che è un fatto molto grave e che tutta la classe ne porterà le conseguenze.» Andò poi a finire come al solito: con un mucchio di prediche dei professori e minacce di chiamare i carabinieri. In realtà l’unico provvedimento concreto fu l’invito a non lasciare più nulla nei corridoi. Per tutta la mattina, però, Mariano non fece che fissare Gigi, con un mezzo sorriso che non prometteva alcunché di buono. Tutti sapevano che probabilmente il ladro era Mariano, ma nessuno l’avrebbe denunciato apertamente. Finalmente suonò la campanella d’uscita. Per Gigi quella mattinata era stata un incubo: non vedeva l’ora di andarsene a casa. 674

(da Amico di un altro pianeta, Einaudi Ragazzi, Edizioni el, rid. e adatt.)


Life skills 1 Perché Gigi entra a scuola un’ora più tardi? Vedi Guida 2 Gigi vede Mariano: che cosa sta facendo questo suo compagno di classe? Vedi Guida 3 Durante l’intervallo, Valeria che cosa non trova più nella tasca del giubbotto? Di conseguenza, qual è la sua reazione e perché? Vedi Guida 4 Dopo l’intervallo, Valeria riferisce quello che le è successo alla professoressa di italiano. Per l’insegnante, prima di parlare di furto, che cosa bisogna avere? E se si tratta di furto, le conseguenze di un fatto così grave su chi ricadranno? Vedi Guida 5 Perché Gigi, il testimone del furto, non parla e non denuncia Mariano? Vedi Guida 6 L’episodio si conclude con un unico provvedimento da parte dei professori. Quale?

Vedi Guida

7 Secondo te, perché tutti, pur sapendo che probabilmente il ladro è Mariano, non lo denunciano apertamente? Risposta soggettiva 8 Come giudichi il comportamento di Gigi e perché? Confronta la tua risposta motivata con quella dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva 9 Nella tua scuola si sono verificati dei furti? Se sì, quali provvedimenti sono stati adottati per difendere i diritti di chi è stato derubato? Racconta. Risposta soggettiva 10 Ti è mai capitato di assistere a un furto o a un altro atto illegale a scuola o in un altro luogo? Qual è stata la tua reazione? Racconta. Risposta soggettiva 11 IN GRUPPO Leggete e commentate il seguente testo della psicoanalista e scrittrice francese Françoise Dolto (1908-1988). Risposta soggettiva

Spesso per parlare di un furto compiuto da un adolescente si cerca di usare una terminologia che ne minimizzi la gravità: prendere, appropriarsi, sgraffignare. È un trucco perché, in questo caso, ci si serve di una terminologia infantile, come per togliersi la responsabilità, mentre si sa molto bene che si tratta, in realtà, di furto vero e proprio. C’è chi ha la sfortuna, fin dall’infanzia, di avere genitori complici di ciò che loro definiscono «furtarelli», mentre si tratta già di furto e, per crescere, è necessario imparare a chiamare le cose con il loro nome. Capita inoltre che si presenti il furto come un atto di coraggio, mentre si tratta, ben diversamente, di un’azione del tutto irresponsabile. Il furto, anche se piccolo, deve sempre essere considerato un fatto grave. Inoltre, si sente spesso dire «non visto, non arrestato», come se il furto fosse grave soltanto se si è scoperti da un rappresentante della legge. È falso. È un peccato che un giovane rubi senza essere né visto né arrestato perché così non viene colto sul fatto. Si comporta come se fosse un animale, come il cane, ad esempio, che ruba, che arraffa il cibo senza pensarci. Non gli capita di sentirsi dire: «Ciò che hai fatto non è degno di un essere umano». Gli uomini, infatti, si danno delle leggi che devono essere rispettate e, se le infrangono, incorrono in determinate sanzioni. È comunque importante per un ragazzo che commette un furto incontrare adulti che sappiano punirlo ma, nello stesso tempo, aiutarlo a comprendere il significato della sua azione, perché si è comportato in quel modo. Così facendo, si aiuta il ragazzo a crescere, maturare, prendere consapevolezza delle proprie azioni e diventare responsabile. (da I problemi degli adolescenti, Longanesi, rid. e adatt.)

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Non accettare sfide pericolose Dino Buzzati Scrittore, giornalista e poeta italiano, 1906-1972

1. a scopo di giovinezza: per il desiderio

di divertirsi.

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A tutta velocità

Ascolta l’audio del testo

Danilo, il ragazzo protagonista del racconto che stai per leggere, è al volante della sua auto. Continuamente provocato dai compagni e dalle compagne che viaggiano con lui, alla fine perde la pazienza e, per dimostrare loro che non ha paura, lancia la sua auto a tutta velocità contro...

Era in America, una serata di maggio, il maggio scorso anzi. Cinque studenti, tre ragazzi e due ragazze, e al volante un certo Danilo, gli altri non so che nome avessero. E questo Danilo era figlio di ricchi industriali, era un ragazzo bellissimo, a scuola era sempre stato il primo della classe, negli sport vinceva tutte le gare, era una specie di piccolo dio e perciò gli altri ragazzi lo odiavano. Quella sera correvano in macchina solo a scopo di giovinezza1. Le due ragazzine erano delle tipe selvagge e decise a tutto, e a un certo punto una delle due dice a quel Danilo: «Senti, Coso, sei capace di andare addosso alle macchine che ci vengono incontro e poi scartare all’ultimo momento? Noi lo chiamiamo il gioco del colombo, anche i colombi per la strada sembra che debbano restare sotto e invece schizzano via all’ultimo momento. Sei capace, Coso?». «Prima di tutto io non mi chiamo Coso» risponde lui, «e poi a quel gioco che dici tu ci so fare benissimo solo che a me non mi va perché tu sai quello che fai tu, ma non sai quello che passa per il cervello di quell’altro che ti viene incontro e magari all’ultimo momento anche lui scarta dalla stessa parte e allora succede un disastro.»


Life skills 2. Continental: automobile di lusso della Ford, casa automobilistica statunitense.

«Se uno è capace, ma poi non si fida è come se non fosse capace» fa uno dei ragazzi. «Certo bisogna avere un po’ di fegato» dice l’altro. Insomma cominciano a provocarlo, anzi continuano per chilometri e chilometri finché lui perde la pazienza e dice: «Bene, statemi bene a sentire, ragazzini. Li vedete quei due fari che vengono avanti, dal colore azzurro deve essere una Continental2 dell’ultimo tipo. Io adesso ci vado incontro e quando sono proprio sotto, statemi bene a sentire, io non scarto un bel niente, io ci vado dentro in pieno a tutta velocità così vediamo che cosa succede. Rendo l’idea?». «Tu Coso sei il solito sbruffone» risponde una delle ragazzine, «tu mi fai semplicemente ridere, mai e poi mai sarai capace di una cosa simile.» «Ah no?» Intanto, a quella velocità altissima, i due fari azzurri si erano avvicinati, non mancavano più che due-trecento metri. «Ah no?» ripete il bel Danilo. Solo all’ultimo momento, all’ultimissimo, i quattro compagni capiscono l’orrendo scherzo e si mettono a urlare. Nella macchina dei fari azzurri ci sono stati tre morti; nella macchina degli studenti se ne è salvato soltanto uno: quello che poi ha raccontato. (da Le notti difficili, A. Mondadori, rid.)

1 Per quali motivi Danilo non è amato dagli altri ragazzi? Vedi Guida 2 In che cosa consiste il «gioco del colombo»? Vedi Guida 3 Perché a Danilo non va di fare il «gioco del colombo»? Vedi Guida 4 Alle provocazioni dei compagni e delle compagne Danilo come reagisce? Quale «orrendo scherzo» mette in atto? Quali le conseguenze? Vedi Guida 5 Come giudichi il comportamento di Danilo? Tu, al suo posto, come avresti reagito alle provocazioni? Confronta la tua risposta motivata con quella dei compagni e delle compagne. Risposte soggettive 6 Ti è mai capitato di essere stato sfidato da qualcuno a compiere delle azioni pericolose per dimostrare il tuo coraggio? Racconta. Risposta soggettiva 7 IN COPPIA A vostro parere, quali possono essere i motivi che spingono certi ragazzi e ragazze a sfiorare la morte o a esporsi a comportamenti fortemente a rischio? Ad esempio: pensano di essere onnipotenti; non hanno il senso del pericolo; desiderano mettersi in mostra con azioni audaci; cercano l’approvazione del gruppo degli amici e delle amiche (continuate voi)

Confrontate poi le vostre opinioni con quelle dei compagni e delle compagne e discutetene in classe sotto la guida dell’insegnante. Risposta soggettiva

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Essere buoni non significa non sapersi difendere Storia induista

Il saggio e il serpente

Ascolta l’audio del testo

Un pericoloso serpente, terrore degli abitanti di un villaggio, quando un saggio gli parla di pace e di non violenza, cambia completamente atteggiamento. Non appena, però, gli abitanti del villaggio si accorgono che il serpente non li attacca più, prendono coraggio e...

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Ai bordi di un villaggio viveva un pericoloso serpente. L’animale si nascondeva sotto i frondosi alberi della giungla, da dove osservava con i suoi piccoli occhi gialli l’andirivieni degli abitanti che imboccavano questa strada per raggiungere il mercato. Il serpente si divertiva a terrorizzarli. Si lasciava cadere all’improvviso sui passanti e li mordeva crudelmente. Gli abitanti non osavano più passare da quella strada e facevano un lungo giro per evitare il rettile. Un giorno, un saggio che andava di villaggio in villaggio passò di là. Il serpente, secondo la sua abitudine, si gettò con ferocia su di lui. L’uomo lo guardò con benevolenza e gli chiese: «Perché mi vuoi fare del male? Io sto solo camminando e non ti minaccio in nessun modo». Il serpente, sorpreso dall’infinita dolcezza e dalla forza che proveniva dall’uomo, rifletté a queste parole e si scusò. «Vedo che in fondo sei buono» gli disse il saggio. «Vorrei che tu mi promettessi di non attaccare più nessuno.» E gli parlò a lungo di pace e di non violenza. Le parole che pronunciava commossero profondamente il serpente; prima che il saggio riprendesse il cammino, l’animale giurò solennemente di non mordere mai più. Ben presto gli abitanti del villaggio si accorsero che il serpente non li attaccava più. Ripresero allora il cammino attraverso la foresta. A poco a poco i passanti presero coraggio: vedendo l’animale arrotolato tranquillamente su un ramo, cominciarono a tirargli sassi e pietre. Ma il rettile li ignorava, e allora presero a colpirlo con dei bastoni. Il serpente si lamentò debolmente. Vedendolo così inoffensivo, uno lo afferrò, lo fece roteare nell’aria e lo gettò contro un albero. Il serpente continuava a prenderle: chi gli allungava un calcio, chi lo bastonava, chi gli tirava sassi. L’animale soffriva molto, ma mantenne la promessa fatta e non morse nessuno.


Life skills

Qualche settimana più tardi, il saggio passò di nuovo di là e chiamò il serpente per chiedergli come andava. L’uomo si rattristò nel vedere in che stato si trovava il povero rettile. Era nascosto tra le foglie, tutto indolenzito, ricoperto di piaghe e lividi. «Ma che cosa è successo?» gli chiese il saggio prendendosi cura di lui. «Maestro» piagnucolò il serpente ferito, «mi avete detto di non mordere, ma guardate che cosa mi hanno fatto gli abitanti del villaggio!» «E perché li hai lasciati fare?» rispose il saggio. «Io ti avevo chiesto di non mordere più, ma non ti ho mai detto di non sibilare!» Da quel giorno il serpente affrontò i suoi aggressori sibilando: da allora non ebbe alcun bisogno di mordere e non venne più maltrattato. (da J. Marin Coles – L. Marin Ross, L’alfabeto della saggezza, Einaudi)

1 Perché, inizialmente, gli abitanti del villaggio cercano di evitare il serpente? Vedi Guida 2 Come reagisce il serpente alle parole di pace e di non violenza del saggio? Vedi Guida 3 Come consideri il comportamento degli abitanti del villaggio nei confronti del serpente divenuto inoffensivo? Risposta soggettiva 4 Quando il serpente, ricoperto di piaghe e lividi, si lamenta con il saggio di quello che gli hanno fatto gli abitanti del villaggio, questi gli risponde: «E perché li hai lasciati fare? Io ti avevo chiesto di non mordere più, ma non ti ho mai detto di non sibilare!». Quale interpretazione sei in grado di dare a queste parole del saggio? Confronta la tua risposta con quella dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva 5 IN GRUPPO Secondo voi, dimostra più coraggio chi adotta un metodo di lotta non violento oppure chi ricorre alla forza e alla violenza per dimostrare o imporre la propria superiorità? Discutetene in classe. Risposta soggettiva

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Gestire le emozioni Marta Castano Scrittrice italiana contemporanea

Una biglia rosa e una blu

Ascolta l’audio del testo

Stai per leggere una bellissima lettera che una «lei», ormai adulta, scrive a un dolcissimo «lui», il suo primo amore infantile che non c’è più.

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Mio dolcissimo Quattr’occhi, ricordi? Io avevo due grandi occhioni verdi, un mucchio di lentiggini sul naso e delle ciocche ribelli ramate, che mia madre cercava di raccogliere in una improbabile coda di cavallo. Mi chiamavano Pel di Carota, io mi offendevo e mi rifugiavo sotto il grande salice nel giardino dell’asilo. Me ne stavo lì ad ascoltare il vento sibilare tra i rami. Accadde così anche quel giorno. Corsi in lacrime verso il mio albero e ti trovai rannicchiato accanto al tronco nodoso. «Tutti mi prendono in giro perché porto gli occhiali» mi dicesti, e intanto dei grandi lacrimoni ti scendevano giù per le guance paffute. Fu l’inizio di una bellissima amicizia. Eravamo una coppia indistruttibile, abbiamo preso contemporaneamente persino le malattie infettive. Il pomeriggio, subito dopo l’asilo, guardavamo i cartoni animati, facevamo merenda e giocavamo ai «grandi». Eravamo magici. Poi è successo qualcosa, senza che ce ne rendessimo conto. Non mi ero mai posta il problema che io fossi una bambina e tu un bambino, forse perché io non sopportavo le bambole e tu odiavi le macchinine. Insomma, eri lontano anni-luce dall’ingenua immagine di maschio che poteva avere una bambina di cinque anni. Eppure quando ti stavo vicina mi sentivo strana e il cuore batteva forte. Finché un giorno... eravamo nella tua cameretta e tu mi hai messo una mano fra i capelli: «A me piacciono anche se sono arancioni» hai balbettato. Il mio piccolo muscolo cardiaco stava per scappare fuori dal mio corpicino... Scappai via senza dirti una parola. L’emozione era stata incredibilmente forte... Da allora, ogni volta che mi capitavi attorno, non riuscivo a nascondere il rossore e l’affanno. L’amore era una faccenda da grandi, e a noi tutte quelle moine tra innamorati sembravano ridicole. Eppure ci amavamo, a modo nostro, ma ci amavamo. A noi bastava costruire una pista nella sabbia e giocare a biglie fino al tramonto per essere felici; sgattaiolare in cucina e rubare i frollini al burro, quella era la nostra più segreta perversione. Eravamo speciali: due boccioli nati su un tenero ramoscello, destinati a vivere e morire insieme, alimentati dalla stessa linfa...


Life skills 1. leucemia: grave malattia del sangue caratterizzata da un eccessivo aumento dei globuli bianchi. 2. indelebile: incancellabile.

Te ne sei andato all’improvviso. Che confusione quel mattino all’asilo. C’erano tutti: genitori, suore, insegnanti. Ti cercavo per le aule: «Dov’è Enrico?» chiesi alla maestra. Lei mi accarezzò i capelli, sorrise: «Enrico non c’è più, è morto». Ti ho odiato. Avevamo fatto un patto: insieme per sempre, nessuno ci avrebbe mai diviso... La leucemia1 ti ha portato via. Non versai una lacrima al tuo funerale. Tutti gli altri piangevano, persino la Madre Superiora che ti metteva sempre in castigo. Non riuscivo a capire perché le lacrime facessero così fatica ad annegarmi gli occhi. Non è necessario che una persona viva a lungo perché lasci un segno indelebile2 nel cuore di chi la ama. Ieri abbiamo traslocato nella nuova casa. In fondo all’armadio ho trovato una scatola di cartone. L’ho aperta... le biglie: una blu e una rosa. Le ho prese e le ho sotterrate sotto il grande salice. Per sempre. Pel di carota (da Lettere al primo amore, Einaudi, rid. e adatt.)

1 Dove e come inizia la bellissima amicizia tra Pel di Carota e Quattr’occhi? Vedi Guida 2 L’amicizia, poi, si trasforma in una piccola storia d’amore. I due bambini, seppure a modo loro, si amano veramente. In che senso? Vedi Guida 3 All’improvviso, che cosa succede a Quattr’occhi e come reagisce Pel di Carota?

Vedi Guida

4 La lettera si chiude con un gesto che Pel di Carota compie, molti anni dopo, in ricordo di Quattr’occhi. Di quale gesto si tratta? Quale significato sei in grado di attribuirgli? Vedi Guida

5 «Non è necessario che una persona viva a lungo perché lasci un segno indelebile nel cuore di chi la ama» afferma Pel di Carota nella sua lettera. Condividi questa affermazione? Ci sono state delle persone che hanno lasciato in te un segno indelebile? Racconta la tua esperienza. Risposta soggettiva 6 Le emozioni e i sentimenti sono parte integrante della nostra esistenza e rappresentano una spinta motivazionale per le nostre azioni quotidiane. La capacità di riconoscerli in se stessi e negli altri e saperli gestire in modo appropriato è molto importante. Risposte soggettive

Nel testo che hai letto, che cosa prova Quattr’occhi quando lo prendono in giro perché porta gli occhiali? Come si manifesta fisicamente questa sua reazione emotiva?

Pel di Carota, quando si accorge che sta per innamorarsi di Quattr’occhi, come si sente? Come si comporta? Che cosa pensa?

L’odio che Pel di Carota prova nei confronti di Quattr’occhi è causato da una specie di «tradimento» dell’amico. Pel di Carota, cioè, considera la morte dell’amico come un patto non mantenuto. In quale circostanza tu hai provato odio nei confronti di qualcuno? Quale la causa del tuo odio e come l’hai manifestato?

Pel di Carota, al funerale di Quattr’occhi, come manifesta il proprio dolore? Quale spiegazione sei in grado di dare a questa reazione di Pel di Carota? Riflettendo su te stesso, in quale circostanza hai provato un forte dolore emotivo e perché? In che modo l’hai manifestato, espresso? Sei riuscito a lenire o a superare questo dolore da solo o con l’aiuto di qualcuno? In entrambi i casi, con quali modalità? Racconta.

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Vivere seguendo i propri ideali Brendan O’Donoghue Studioso di filosofia e scrittore irlandese contemporaneo

Diogene e Alessandro Magno

Ascolta l’audio del testo

Il famoso incontro tra il filosofo greco Diogene e Alessandro Magno, re di Macedonia, celebra il valore dell’umiltà e il disprezzo per gli onori e la ricchezza. 1. Diogene: filosofo

greco del IV secolo a.C. 2. zecca: officina dove si coniano, si stampano le monete. 3. minare: mettere in pericolo, indebolire. 4. bandito: allontanato, scacciato.

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Diogene1 crebbe a Sinope, una città turca. Pensava e agiva in modo diverso dagli altri: era un punto interrogativo che viveva e respirava in una società che preferiva i punti fermi. Il padre, Icesio, era un importante banchiere, responsabile della zecca2 cittadina che coniava tutte le monete per Sinope. Quando era ancora giovane, Diogene riuscì a penetrare nella zecca e decise di contraffare il denaro della città per renderlo privo di valore. Con questo atto audace, dimostrò di voler sfidare e minare3 i valori su cui si reggeva la città, ma venne bandito 4 da Sinope. Diogene si trasferì quindi in Grecia, dove visse seguendo i propri ideali. Per lui, l’aspetto e le azioni degli altri erano poco importanti. Quello che voleva era condurre una vita semplice. Infatti, secondo Diogene, la vita migliore era la più semplice. Possedeva poche cose, tra cui una ciotola. Eppure, un giorno vide un giovane che stava bevendo da una fontana usando le mani. Diogene lo giudicò più saggio di lui e buttò via la ciotola. Voleva che la sua vita fosse non solo semplice, ma anche onesta. Per questo, viaggiò di città in città portando con sé, pur essendo in pieno giorno, una lanterna accesa. Andava in giro e diceva ad alta voce che stava cercando una persona buona e onesta. Usare una lanterna di giorno poteva sembrare strano, ma in questo modo faceva capire agli altri quanto fosse difficile trovare una persona buona e onesta in questo mondo. Così difficile che non ne trovò neanche una. Seguendo il suo ideale di vita essenziale, la notte Diogene dormiva in una tinozza.


Life skills 5. Corinto: città della Grecia, situata in posizione strategica nei pressi dell’istmo che unisce il Peloponneso con l’Attica.

Il giorno, invece, si godeva il sole. Eppure, faceva molto più che rilassarsi nella tinozza. Trascorreva il tempo provando ad alleviare le pene delle persone che andavano a trovarlo, perché portavano il peso delle preoccupazioni terrene: mostrava loro quanto queste preoccupazioni fossero insignificanti. Anche un personaggio importante fece visita a Diogene: Alessandro Magno, che lo trovò nei dintorni di Corinto5 dove, seduto nella tinozza, si godeva il sole. Quando Diogene vide che si stava dirigendo verso di lui, si raddrizzò e lo guardò dritto in faccia. Alessandro lo salutò e disse: «Diogene, ho saputo delle tue azioni audaci e ne sono rimasto colpito. Voglio ricompensarti per il coraggio che hai avuto e darti tutto ciò che desideri». «Ci sarebbe una cosa che puoi fare per me. Ti chiedo la cortesia di spostarti, così da non togliermi il sole.» Sorpreso dalla risposta di Diogene, Alessandro Magno si girò verso gli ufficiali che lo accompagnavano e commentò: «Dite quello che volete ma, se non fossi Alessandro Magno, vorrei essere Diogene». (da Le avventure della filosofia. Racconti & domande per menti audaci, Edizioni Sonda, rid.)

1 In che senso Diogene è «un punto interrogativo» che vive e respira in una società che preferisce «i punti fermi»? Vedi Guida 2 In seguito a quale «atto audace», Diogene viene bandito da Sinope e si trasferisce in Grecia? Vedi Guida 3 Diogene che tipo di vita vuole condurre e come trascorre il suo tempo? Vedi Guida 4 Dove avviene l’incontro di Diogene con Alessandro Magno? Per quale motivo e in che modo Alessandro Magno vuole ricompensare Diogene? Vedi Guida 5 Alessandro Magno da quale risposta di Diogene rimane sorpreso? Vedi Guida 6 Quale significato sei in grado di attribuire al commento finale di Alessandro Magno? Vedi Guida

7 Pensando al tuo futuro, che tipo di vita ti piacerebbe vivere? Quali tuoi desideri, quali tue aspirazioni dovrebbe soddisfare? Confronta la tua risposta motivata con quella dei compagni e delle compagne. Noti delle differenze tra le risposte dei maschi e quelle delle femmine? Se sì, di che tipo? Risposta soggettiva 8 Nel racconto che hai letto viene affrontato anche il tema della ricchezza. Tu quale valore, importanza attribuisci alla ricchezza? Secondo recenti indagini, nella società attuale, la massima aspirazione di molti giovani è un’attività che consenta di fare soldi in fretta. Sognano una partecipazione a talent show capaci di lanciare una giovane promessa all’apice del successo; sono affascinati dalla figura dell’influencer che, senza particolari meriti, conquista migliaia di follower. Anche tu hai queste aspirazioni e questi sogni? Motiva la tua risposta. Risposta soggettiva 9 Diogene, pur viaggiando di città in città, non trova una persona buona e onesta. Pensi che anche nella società attuale sia difficile trovare persone con queste qualità, doti morali? A sostegno della tua risposta, riferisci qualche esperienza personale.

Risposta soggettiva

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Prendere consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza Paola Banfi Studentessa italiana contemporanea

Niente è per caso

Ascolta l’audio del testo

In questo suo tema, scritto sotto forma di lettera, Paola Banfi, una giovane studentessa milanese, si rivolge al Covid-19, una malattia diffusasi nel 2020. In pochi giorni il virus le ha strappato il nonno, una zia e uno zio. Ma lei non si è lasciata abbattere e in questo suo tema ha esposto una serie di riflessioni relative a se stessa e al suo rapporto con gli altri. In un passaggio, ringrazia persino il Covid-19 perché, nel periodo dell’isolamento forzato per limitare la diffusione del virus, ha scoperto una nuova passione.

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1. Covid: la malattia provocata dal nuovo Coronavirus si chiama Covid-19, co sta per corona, vi per virus, d per disease (malattia in inglese) e 19 indica l’anno (2019) in cui si è manifestata.

Signor Covid1, tu mi hai costretta a stare in casa, a non poter più giocare a pallavolo, a non poter più andare a scuola e ridere e scherzare con i miei amici. Ma questo non ti bastava, ti sei preso anche mio nonno. E mia zia e mio zio. Sembra che tu mi abbia fatto del male, sembra che io abbia passato tre mesi di tristezza, di prigionia, trascorrendo le giornate a piangermi addosso. Ma ti assicuro che non è così, non mi hai presa. Signor Covid, tu non mi hai presa, non mi hai messa in prigione, anzi sono stata libera, mi hai fatto conoscere lati di me stessa che non conoscevo e mi hai fatto capire che la vera prigionia era il modo in cui vivevo prima: quando andavamo a scuola mi sentivo perennemente in competizione con qualcuno, dovevo sempre mostrare il lato migliore di me, vestirmi di marca, mettere maschere per farmi accettare... Mentre ora sono me stessa, mi sono conosciuta. Ho capito che se non mi piace quello che vedo devo cambiare modo di guardarlo. Ho capito che senza essere me stessa non potevo essere felice, che il mondo è pieno di persone che mi accettano per come sono, ma altrettante che non mi sopportano e va bene così, perché non devo piacere a tutti. Signor Covid, non solo mi hai fatto capire questo ma mi hai anche fatto appassionare alla letteratura. La scrittura mi ha accompagnato in tutti questi mesi: scrivevo spesso, quando stavo male, quando ero felice o arrabbiata. La scrittura mi ha fatto compagnia, potevo scrivere di tutto e mi sentivo libera nello sfogarmi, nel raccontare le mie giornate in una nota sul mio cellulare. Ormai ho le note piene di pensieri, lettere senza destinatario, sfoghi e gioie, insomma nella scrittura ormai c’è la mia vita.


Life skills

Mi ha fatto compagnia quando la mattina guardando il cielo vedevo la faccia di mio nonno, ma al posto di sorridere piangevo, perché mi mancava, e allora improvvisavo lettere e poesie indirizzate a lui. La domanda che mi sono posta a questo punto è stata: perché questa passione per la scrittura è venuta fuori solo ora, se ce l’ho sotto il naso da anni? Forse mi sono appassionata alla scrittura perché ne ho capito il senso. Ho capito che i libri che leggevamo in classe non erano lettere messe a caso da persone che un giorno si sono svegliate e hanno detto: «Dai, oggi scrivo l’Odissea!». No, ho capito che dietro queste parole c’erano i pensieri, la vita, gli attimi, le circostanze che qualcuno teneva a raccontarci. Ho capito che nemmeno una storia per bambini è scritta per caso. Alla fine ho capito che niente è per caso. Mi è venuta questa passione perché leggendo i libri era come se vivessi la vita del protagonista o dello scrittore. Insomma, vivevo una vita diversa dalla mia, da cui, però, potevo trarre qualcosa, potevo portarmi a casa una storia. E da qui mi è venuta la passione per la scrittura e la lettura. Quindi, Signor Covid, ti ringrazio, perché stando in quarantena mi sono accorta che si può essere liberi anche se apparentemente sembra di non esserlo. (da www.milanotoday.it, rid.)

1 Il Covid che cosa ha fatto capire a Paola? In che senso ora Paola è se stessa? Vedi Guida 2 A scuola, Paola doveva «mettere maschere» per farsi accettare. Quale significato attribuisci a questa frase? Vedi Guida 3 Perché Paola ringrazia il Covid? Durante la quarantena quale passione ha scoperto e che cosa ha capito riguardo ai libri che legge a scuola? Vedi Guida 4 Secondo te, la frase «niente è per caso» quale ampio significato assume nell’ambito del tema di Paola? Confronta la tua risposta motivata con quella dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva 5 Quale significato sei in grado di attribuire all’ultima frase del tema «si può essere liberi anche se apparentemente sembra di non esserlo»? Risposta soggettiva 6 Paola, durante la quarantena, nonostante i lutti familiari, non si è lasciata abbattere. E questo è stato un suo grande punto di forza. Generalmente, tu, in una situazione di gravità o di pericolo, come reagisci? Risposta soggettiva 7 Riflettendo su te stesso, quali sono i tuoi punti di forza e di debolezza? Soprattutto in quali circostanze ne hai preso consapevolezza? Racconta. Risposte soggettive

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi relativi alle life skills: M.T. Cicerone, Damone e Finzia; K. Komia, Moglie e buoi dei paesi tuoi; Storia zen, Le tigri e la fragola; Storia della Mongolia, Il figlio del ladro; Storia dell’Arabia, Il vecchio; P. Coelho, Il segreto della felicità

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DAL

LIBRO

AL

DIGITALE

▪ Audio delle schede

LA POESIA G. Caproni, Preghiera

1

GLI STRUMENTI DEL POETA Il verso, la strofa e la rima IL LINGUAGGIO DEL POETA Le figure retoriche

IL SIGNIFICATO DELLA POESIA Argomento e tema ▪ Mappa delle conoscenze

La poesia ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA

delle conoscenze

▪ Mappa delle conoscenze interattiva

e personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo ▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle conoscenze ▪ Il poeta invita all’amicizia e alla condivisione

M. Guidacci, Meteore d’inverno; C. Carminati, Persona mancante; B. Brecht, Aria del dio della felicità ▪ Il poeta e la natura: emozioni e riflessioni

U. Saba, L’arboscello; C. Sbarbaro, Il mio cuore

si gonfia per te, Terra ▪ LA POESIA: PARAFRASI E COMMENTO

G. Pascoli, La quercia caduta; G. Pascoli, La mia sera ▪ Il poeta difende la natura

G. Caproni, Versicoli quasi ecologici

▪ Audio dei testi dell’unità ▪ Biblioteca digitale

E. Dickinson, Se io potrò impedire G. Govoni, Lo scricciolo J. Prévert, Tante foreste... F. Fortini, Gli alberi A. Rimbaud, La credenza G. Caproni, La stanza J. Wolker, Amo le cose E. Brontë, Mese per mese, anno dopo anno F. Villon, So tutto ma non so chi sono io

▪ Il poeta parla di sport

M. Cucchi, ’53; A. Barolini, Pallacanestro ▪ Il poeta ricorda, riflette e prova emozioni

A. Pozzi, Sventatezza; C. Sbarbaro, Padre, se anche tu non fossi il mio; G. Pascoli, L’aquilone; M. Moretti, Il tiglio; L. Erba, Fine delle vacanze ▪ Il poeta parla di sé

S. Esenin, In ogni cosa viva c’è un’impronta; P. Neruda, Timidezza; M. Moretti, Chi sono?; V. Cardarelli, Gabbiani; S. Quasimodo, Nessuno; A. Pozzi, Pudore; S. Penna, Io vivere vorrei addormentato ▪ Poesie «in silenzio» ▪ Messaggi poetici ▪ VERIFICA AUTOVALUTATIVA

delle competenze A. Bertolucci, Gli anni ▪ Laboratorio sviluppo delle competenze

Ascoltare – Scrivere ▪ Allenarsi all’Esame di Stato – La prova scritta

di italiano: Tipologia C. Comprensione di un testo letterario, anche attraverso richieste di riformulazione

▪ Verifica interattiva autovalutativa

delle competenze ▪ Audio della sezione Ascoltare


I GENERI

PER L’APPRENDIMENTO ATTIVO E COOPERATIVO

▪ Attività cooperative IN COPPIA

e IN GRUPPO

PER LA DIDATTICA INCLUSIVA

▪ Mappa delle conoscenze con

traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo ▪ Audio delle schede e dei testi dell’unità ▪ Esercizi per la didattica inclusiva

QUADERNO LABORATORIO 2

LABORATORIO competenze linguistiche

▪ Ascoltare ▪ Parlare ▪ Leggere ▪ SPECIALE Reading Workshop

allenarsi a una lettura profonda ▪ Scrivere ▪ SPECIALE Scrittura creativa: creare

storie e stimolare la fantasia PROVE INVALSI COMPUTER BASED LABORATORIO per lo sviluppo del pensiero critico e dell’apprendimento cooperativo

▪ Tutti in scena: laboratori teatrali ▪ Philosophy for children: esercitare

il pensiero critico ▪ Cittadinanza digitale: per un uso

consapevole degli strumenti digitali

La poesia


IL GENERE

• Ascolta l’audio della scheda

La poesia

DDI

CHE COS’È LA POESIA La poesia, come hai già studiato nel primo volume di questa antologia, è un particolare tipo di testo in cui l’autore (il poeta) esprime in versi i propri pensieri, i propri sentimenti, le proprie emozioni; in altre parole, il suo modo di vedere la realtà e il suo mondo interiore. Leggi la seguente poesia e poi prova a riconoscerne le principali caratteristiche aiutandoti con le attività guidate, riportate alla pagina seguente.

Giorgio Caproni Poeta italiano, 1912-1990

Preghiera In questi suoi versi, il poeta tratta il tema, a lui molto caro, dell’amore filiale. Il poeta non si rassegna alla morte della madre Anna Picchi e, pertanto, affida alla propria anima l’incarico di andare a Livorno, sua città natale, per verificare se la madre è ancora «tra i vivi».

5

1. leggera: incorporea, impalpabile. 2. candela timida: luce tenue, fioca. 3. netta: pura. 4. il rubino … s’appannava: la spilla d’o-

ro a forma di piccolo serpente con il rubino color rosso sangue che lei portava sul petto, dove si appannava per il calore corporeo.

688 688

Anima mia leggera1, va’ a Livorno, ti prego. E con la tua candela timida2, di nottetempo fa’ un giro; e, se n’hai il tempo, perlustra e scruta, e scrivi se per caso Anna Picchi è ancora viva tra i vivi.

Proprio quest’oggi torno, 10 deluso, da Livorno. Ma tu, tanto più netta3 di me, la camicetta ricorderai, e il rubino di sangue, sul serpentino 15 d’oro che lei portava sul petto, dove s’appannava4. Anima mia, sii brava e va’ in cerca di lei. Tu sai cosa darei 20 se la incontrassi per strada. (da Tutte le poesie, Garzanti)


La poesia

1 La poesia è formata da tre strofe. Di quanti versi ciascuna? a. Prima strofa: versi

otto

b. Seconda strofa: versi c. Terza strofa: versi

otto

quattro

2 Considera la prima strofa. a. Nei versi 3-4 è presente un particolare fenomeno per cui la frase non termina alla fine del verso, ma continua nel verso successivo, creando una pausa ritmica che non coincide con una pausa logica. Questo fenomeno, come avrai modo di studiare, si chiama enjambement e, nel nostro caso, separa un nome da un aggettivo. Individua l’enjambement e sottolinealo. Risposta nel testo b. Individua e trascrivi le rime. «leggera / candela» (rima imperfetta), «nottetempo / tempo», «scrivi / vivi»

c. Nei versi 1 e 3 le sillabe finali delle parole «leggera» e «candela» presentano vocali uguali (legge era a / cande ela a) ma consonanti diverse (leggerra / candella). Siamo qui in presenza di una rima imperfetta. Come si chiama? A Assonanza

B Consonanza

d. Il poeta attribuisce alla sua anima caratteristiche e azioni proprie degli esseri umani. Come si chiama questa particolare figura retorica di significato? A Metafora

B Personificazione

3 Considera la seconda strofa. a. I versi sono legati fra loro dalla rima: B alternata A baciata

C incrociata

b. In alcuni versi compaiono allitterazioni, cioè ripetizioni in parole diverse di vocali, consonanti o sillabe che hanno lo stesso suono. Individuale e sottolineale con colori diversi. Vedi Guida 4 Considera la terza strofa. I versi sono legati fra loro da rime imperfette: A baciate

B alternate

C incrociate

5 I versi della poesia sono di lunghezza uguale o diversa? I versi sono di lunghezza diversa, con prevalenza di settenari.

6 Come definiresti complessivamente il tono della poesia? A Sereno

B Ansioso

C Struggente

689


GLI STRUMENTI DEL POETA

• Ascolta l’audio della scheda

Il verso, la strofa e la rima

DDI

IL VERSO E I VARI TIPI DI VERSO Come già sai, il verso è l’insieme di parole contenute in una riga di una poesia.

Oscillano le fronde, il cielo invoca la luna. Un desiderio vivo spira dall’ombra costellata, l’aria giuoca sul prato. Quale presenza s’aggira? Mario Luzi

Ogni riga colorata della poesia costituisce un verso. I versi, con le loro differenti lunghezze e con la distribuzione degli accenti sulle parole, costituiscono l’unità di base del ritmo di una poesia. Le parole che formano il verso sono, a loro volta, costituite da sillabe che non vengono pronunciate tutte con la stessa intensità. Le sillabe, infatti, colpite dall’accento ritmico, o ictus, producono precisi effetti musicali di tipo ritmico ed evidenziano certe parole invece di altre all’interno di un verso. Così, una serie di accenti ravvicinati determina un ritmo particolarmente veloce; invece, una serie di accenti distanziati determina un ritmo lento e pacato. Proprio in base al diverso numero di sillabe e alla diversa distribuzione degli accenti, si hanno vari tipi di verso, come risulta dalla seguente tabella. Tipo di verso

690 690

Numero di sillabe

Sillabe su cui cadono gli accenti ritmici

Esempi

binario

due

1a sillaba

Dié / tro quál / che vé / tro

ternario

tre

2a sillaba

Tos / sí / sce tos / sí / sce un / pó / co si / tá / ce

quaternario

quattro

1a e 3a sillaba

Sú / vo / ghiá / mo ná / vi / ghiá / mo

quinario

cinque

1a o 2a e 4a sillaba

Quán / te / ca / dú / te Il / mór / bo in / fú / ria


La poesia Tipo di verso

Numero Sillabe su cui cadono di sillabe gli accenti ritmici

Esempi

senario

sei

2a e 5a sillaba

Che / pá / ce / la / sé / ra! Fra / tél / li / d’I / tá / lia

settenario

sette

1a e 6a sillaba 1a, 4a e 6a sillaba 2a e 6a sillaba 3a e 6a sillaba 4a e 6a sillaba

Sié / pi / di / me / lo / grá / no Tór / na a / fio / rír / la / ró / sa e / mól / le / si / ri / pó / sa La / cam / pá / na ha / chia / má / to con / ser / va / trí / ce e / tér / na

ottonario

otto

3a e 7a sillaba

Dol / ce / mén / te / muor / feb / brá / io Quan / t’è / bél / la / gio / vi / néz / za

novenario

nove

2a, 5a e 8a sillaba

Tu / món / di / la / pér / si / ca / dól / ce e / dél / la / sua / pól / pa / ti / gó / di

decasillabo

dieci

3a, 6a e 9a sillaba

S’o / de a / dé / stra u / no / squíl / lo / di / tróm / ba a / si / ní / stra / ri / spón / de u / no / squíl / lo

endecasillabo

undici

6a, 8a e 10a sillaba 4a, 8a e 10a sillaba 4a, 7a e 10a sillaba

Nel / mez / zo / del / cam / mín / di / nó / stra / ví / ta mi / ri / tro / vái / per / u / na / sél / va o / scú / ra Per / me / si / vá / nel / l’et / tér / no / do / ló / re

(da F. Roncoroni – M. Sboarina, I modelli testuali, A. Mondadori, adatt.)

Per contare le sillabe di un verso, bisogna tener conto di alcune regole. ■

Quando una parola termina con una vocale e la parola successiva inizia con una vocale, le due vocali si fondono in un’unica sillaba.

(

Tor / na a / fio / rir / la / ro / sa

Tor / na / fio / rir / la / ro / sa

(

Ac / can / to al / fi / ne / ti / dor / mi / rò Ac / can / tal / fi / ne / ti / dor / mi / rò ■

Quando la vocale di fine parola è accentata, non si fonde con la vocale della parola che segue.

In / co / min / ciò / a / far / si / più / vi / va / ce ■

Quando due vocali si trovano l’una di seguito all’altra all’interno di una parola, costituiscono un’unica sillaba, a meno che la prima delle due vocali non sia segnata da dieresi (¨), contrassegnata da due puntini.

For / se / per / ché / del / la / fa / tal / quï / e / te ■

Se la sillaba di fine verso è tronca (= accento sull’ultima sillaba), vale per due sillabe.

Deh / per / ché / fug / gi / ra / pi / do / co / sì (il verso è un endecasillabo anche se presenta dieci sillabe) ■

Se la parola di fine verso è sdrucciola (= accento sulla terzultima sillaba), le sillabe non accentate che la seguono valgono per una sola sillaba.

Spar / se / le / trec / ce / mor / bi / de (il verso è un settenario anche se presenta otto sillabe)

691


IL VERSO: LE CESURE E L’ENJAMBEMENT Le cesure, cioè le pause che in punti precisi interrompono i versi, segnano un’alternanza di suoni e di silenzi, e assumono grande importanza ai fini del particolare ritmo del verso. La pausa più forte e più evidente è quella che coincide con la fine di ogni verso. Più debole, ma altrettanto importante, è la pausa che cade all’interno del verso e che, nella maggior parte dei casi, coincide con la pausa segnata dalla punteggiatura.

Novembre Gèmmea l’aria, // il sole così chiaro // che tu ricerchi // gli albicocchi in fiore, // e del prunalbo // l’odorino amaro // senti nel cuore... // Ma secco è il pruno, // e le stecchite piante // di nere trame // segnano il sereno, // e vuoto è il cielo, // e cavo al piè sonante // sembra il terreno. // Silenzio, intorno: // solo, alle ventate, // odi lontano, // da giardini ed orti, // di foglie un cader // fragile. È l’estate, // fredda, // dei morti. Giovanni Pascoli

A conferire ritmo a una poesia concorre anche l’enjambement (termine francese che significa spezzatura, inarcatura o accavallamento), cioè quel fenomeno per cui la frase non termina alla fine del verso, ma continua nel verso successivo, creando una pausa ritmica che non coincide con una pausa logica.

Sul molo il vento soffia forte. Gli occhi hanno un calmo spettacolo di luce. [...] Silenzioso vola dalla testa di un ragazzo un berretto, e tocca il mare. [...] Sandro Penna

692

L’enjambement, di solito, separa due parti del discorso che sono fortemente connesse, come nome e aggettivo, soggetto e predicato, predicato e complementi. Inoltre l’enjambement provoca un’aspettativa in chi legge, poiché, al termine del verso, attende un compimento del significato che si avrà solo nel verso successivo. Ciò conferisce particolare rilievo, risalto alle parole tra le quali si verifica l’enjambement.


La poesia Ti presentiamo, qui di seguito, una poesia. Esercitati a riconoscere gli strumenti del poeta: versi, pause ed enjambement.

Umberto Saba Poeta italiano, 1883-1957

Sera di febbraio

5

Spunta la luna. Nel viale è ancora giorno, una sera che rapida cala. Indifferente gioventù s’allaccia; sbanda a povere mète. Ed è il pensiero della morte che, in fine, aiuta a vivere. (in Poesia italiana del Novecento, Einaudi)

GLI STRUMENTI DEL POETA 1 Nella seguente tabella, dividi in sillabe ciascun verso della poesia; indica poi il numero di sillabe e, in base al numero di sillabe, il tipo di verso. Per contare le sillabe dei versi, tieni conto delle regole che abbiamo esposto alle pagg. 690-691. In particolare, fai attenzione al verso 7: la parola «vivere» di fine verso è sdrucciola (= accento sulla terzultima sillaba) e quindi le sillabe non accentate che la seguono valgono per una sola sillaba. L’esercizio è avviato. Versi

Numero di sillabe

Tipo di verso

cinque

quinario

2. Nel viale è ancora

sei

senario

3. giorno, una sera che rapida cala.

undici

endecasillabo

4. Indifferente gioventù s’allaccia;

undici

endecasillabo

5. sbanda a povere mète.

sette

settenario

6. Ed è il pensiero

cinque

quinario

7. della morte che, in fine, aiuta a vivere.

undici

endecasillabo

1. Spunta la luna.

2 Sottolinea gli enjambement presenti nella poesia. Risposta nel testo 3 Ora leggi ad alta voce la poesia, con le pause appropriate. Dove è presente un enjambement, fallo sentire con una pausa molto breve, appena accennata. Risposta soggettiva

693


LA STROFA E I VARI TIPI DI STROFA Nelle poesie i versi sono spesso disposti a gruppi, in ciascuno dei quali il numero dei versi stessi può variare. Ogni gruppo di versi prende il nome di strofa.

Tu sei la nuvoletta, io sono il vento; ti porto ove a me piace; qua e là ti porto per il firmamento, e non ti do mai pace.

STROFA

Vanno a sera a dormire dietro i monti le nuvolette stanche. Tu nel tuo lettuccio i sonni hai pronti sotto le coltri bianche.

STROFA

Umberto Saba

I più importanti tipi di strofa della poesia italiana sono i seguenti. ■

Il distico, costituito da due versi per lo più endecasillabi:

O cavallina, cavallina storna che portavi colui che non ritorna Giovanni Pascoli

La terzina, costituita da tre versi per lo più endecasillabi:

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita. Dante Alighieri

La quartina, costituita da quattro versi di qualsiasi tipo:

L’albero a cui tendevi la pargoletta mano, il verde melograno da’ bei vermigli fior Giosue Carducci

694


La poesia ■

La sestina, costituita da sei versi per lo più endecasillabi:

Sei quasi brutta, priva di lusinga nelle tue vesti quasi campagnole, ma la tua faccia buona e casalinga ma i bei capelli di color di sole, attorti in minutissime trecciuole, ti fanno un tipo di beltà fiamminga. Guido Gozzano

L’ottava, costituita da otto versi endecasillabi. È la strofa tipica dei poemi epico-cavallereschi del Quattrocento e del Cinquecento:

Orlando, che gran tempo inamorato fu della bella Angelica, e per lei in India, in Media, in Tartaria lasciato avea infiniti ed immortal trofei, in Ponente con essa era tornato dove sotto i gran monti Pirenei con la gente di Francia e di Lamagna re Carlo era attendato alla campagna. Ludovico Ariosto

Il componimento poetico formato da quattordici versi endecasillabi, distinti in due quartine e due terzine, si chiama sonetto:

Pace non cerco, guerra non sopporto tranquillo e solo vo pel mondo in sogno pieno di canti soffocati. Agogno la nebbia ed il silenzio in un gran porto. DUE QUARTINE

In un gran porto pien di vele lievi pronte a salpar per l’orizzonte azzurro dolci ondulando, mentre che il sussurro del vento passa con accordi brevi. E quegli accordi il vento se li porta lontani sopra il mare sconosciuto, sogno. La vita è triste ed io son solo. DUE TERZINE

O quando o quando in un mattino ardente l’anima mia si sveglierà nel sole nel sole eterno, libera e fremente. Dino Campana

I poeti, però, possono non seguire questo rigido schema della divisione in strofe e scrivere in modo libero i loro componimenti, ottenendo ugualmente mirabili effetti ritmici. Si hanno così le strofe libere. Questo rifiuto delle forme metriche tradizionali si riscontra soprattutto nella produzione dei poeti del Novecento.

695


LA RIMA E I VARI TIPI DI RIMA I versi possono essere legati fra loro dalla rima, cioè dalla ripetizione di suoni uguali in due o più parole a fine verso, a partire dall’ultima vocale accentata. Così, ad esempio, prigiòni fa rima con intenziòni; génte con sénte; bambìno con pulcìno ecc. I tipi di rima più frequenti sono i seguenti. ■

La rima baciata, quando rimano fra loro due versi consecutivi:

... Osservare tra frondi il palpitare lontano di scaglie di mare mentre si levano tremuli scricchi di cicale dai calvi picchi.

A A B B

Eugenio Montale

In questo caso, lo schema metrico è AABB. ■

La rima alternata, quando il primo verso rima con il terzo e il secondo con il quarto:

Mia madre era al cancello. Che pianto fu! Quante ore! Lì, sotto il verde ombrello della mimosa in fiore!

A B A B Giovanni Pascoli

In questo caso, lo schema metrico è ABAB. ■

La rima incrociata, quando il primo verso rima con il quarto e il secondo con il terzo:

Quando la terra è d’ombre ricoverta, e soffia il vento, e in su l’arene estreme l’onda va e vien che mormorando geme, e appar la luna tra le nubi incerta...

A B B A Ugo Foscolo

In questo caso, lo schema metrico è ABBA.

696


La poesia ■

La rima incatenata, quando, in una serie di terzine, il primo verso della prima terzina rima con il terzo, mentre il secondo verso della prima terzina rima con il primo verso della seconda terzina, formando tra loro come una catena:

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita.

A B A

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura.

B C B Dante Alighieri

In questo caso, lo schema metrico è ABA BCB. Quando i versi non sono legati fra loro dalla rima, prendono il nome di versi sciolti. Quando i versi sono di lunghezza diversa, prendono il nome di versi liberi. I versi sciolti e i versi liberi sono tipici della poesia del Novecento e della poesia contemporanea. Ecco un esempio di versi sciolti e liberi.

Batte la luna soavemente di là dai vetri sul mio vaso di primule: senza vederla la penso come una grande primula anch’essa stupita sola nel prato azzurro del cielo. Antonia Pozzi

LE RIME IMPERFETTE: ASSONANZA E CONSONANZA Esistono anche «rime imperfette». I poeti, cioè, ottengono spesso un effetto simile alla rima con l’assonanza e la consonanza. ■

Nell’assonanza le sillabe finali di due parole presentano vocali uguali ma consonanti diverse: tr o tt a / gal o pp a .

Nella consonanza, invece, le sillabe finali di due parole presentano consonanti uguali ma vocali diverse: no str a / fine str a.

697


Ti presentiamo, qui di seguito, alcune poesie. Esercitati a riconoscere gli strumenti del poeta: versi, strofe e rime.

Giovanni Pascoli Poeta italiano, 1855-1912

Mare M’affaccio alla finestra, e vedo il mare: vanno le stelle; tremolano l’onde. Vedo stelle passare, onde passare: un guizzo1 chiama, un palpito2 risponde.

1. guizzo: improvviso

brillare di una stella. 2. palpito: lieve agi-

tarsi delle onde. 3. laghi sereni: distesa calma del mare. 4. meni: porti.

5

Ecco sospira l’acqua, alita il vento: sul mare è apparso un bel ponte d’argento. to. Ponte gettato sui laghi sereni3, per chi dunque sei eii fatto fat e dovee meni4? (da Poesie, A. Mondadori)

GLI STRUMENTI DEL POETA 1 La prima strofa è composta di

quattro

versi e, pertanto, si chiama

2 La seconda e la terza strofa sono entrambe composte di si chiamano

distici

due

quartina

versi e, pertanto,

.

3 Nella prima strofa: a. il primo verso rima con il

verso;

terzo

b. il secondo verso rima con il

quarto

verso.

Pertanto, che tipo di rima e di schema metrico presenta? A Rima baciata; schema metrico AABB B Rima alternata; schema metrico ABAB C Rima incrociata; schema metrico ABBA

4 La seconda e la terza strofa che tipo di rima presentano? La seconda e la terza strofa presentano una rima baciata (schema metrico AABB).

5 Dividi in sillabe ciascun verso della poesia. I versi sono composti di sillabe e, pertanto, si chiamano

698

endecasillabi

.

.

undici


La poesia Franco Fortini Poeta italiano, 1917-1994

I mesi Lucida Aprile limpidi cristalli1, Maggio mena2 ragazze per i viali, Giugno spicca3 gerani ai davanzali, contempla Luglio il sole e i grani gialli.

1. Lucida ... cristalli:

l’aria limpida di aprile fa apparire limpida come un cristallo la superficie dei corsi d’acqua. 2. mena: fa andare. 3. spicca: fa fiorire. 4. stoppie: residui dei cereali rimasti sul terreno dopo la mietitura. 5. succia: succhia. 6. Smilzo: breve. 7. serra ... addosso:

obbliga a stringersi gli abiti addosso. 8. alza la vela: gonfia con il vento le vele delle imbarcazioni.

5

Dorme Agosto e non ode i temporali crescere sulle stoppie4 delle valli; nel crepuscolo viola i bei cavalli bagna Settembre all’acque fluvïali.

Ottobre succia5 l’uva lungo il fosso, 10 prega Novembre a lume di candela, e Dicembre si soffia il naso rosso. Gennaio è morto e sottoterra gela. Smilzo6 Febbraio serra i panni addosso7, e Marzo pescatore alza la vela8. (da Poesia e errore, A. Mondadori)

GLI STRUMENTI DEL POETA 1 Questa poesia è un sonetto. Infatti è costituita da quattro strofe: a. le prime due strofe sono formate da

quattro

versi e si chiamano

quartine

;

b. le ultime due strofe sono formate da

tre

versi e si chiamano

terzine

.

2 Tutti i versi del sonetto presentano un ugual numero di sillabe. Quale? Undici sillabe. Di conseguenza, come si chiama questo tipo di verso? Endecasillabo. Attenzione: nel contare le sillabe del verso 8 «bagna Settembre all’acque fluvïali», devi considerare la dieresi (¨) sulla parola «fluvïali», che indica che le due vocali i/a appartengono a sillabe diverse. 3 Completa lo schema metrico del sonetto:

... cristalli ... viali ... davanzali ... gialli

A B

... temporali ... valli ... cavalli ... fluvïali

B A A B

B A

... fosso ... candela ... rosso

C D

... gela ... addosso ... vela

D C D

C

699


IL GENERE LINGUAGGIO DEL POETA

• Ascolta l’audio della scheda

Le figure retoriche

DDI

IL TIMBRO E LE FIGURE RETORICHE DI SUONO Le rime non sono gli unici elementi di cui il poeta si avvale per produrre effetti ritmici e musicali. Il poeta, infatti, sceglie e distribuisce le parole in modo che producano effetti sonori, oltre ad avere una funzione espressiva. È il timbro delle parole a dare sensazioni di suono alle parole stesse. Il timbro di una parola è infatti il «colore del suono» della parola stessa e dipende dalla diversa quantità delle vocali e delle consonanti che la compongono. Così, ad esempio: e sono aperte, ariose; di conseguenza, parole come «aria», «mam■ le vocali a me» hanno un timbro aperto, luminoso e suggeriscono immagini gioiose, serene; ■ la vocale i è acuta; di conseguenza, parole come «gridi», «tintinnìo» hanno un timbro acuto e suggeriscono immagini squillanti, che rompono il silenzio; u sono cupe; di conseguenza, parole come «ululato», «lupo», ■ le vocali o «tuono» hanno un timbro cupo e suggeriscono immagini tristi, inquietanti; ■ la consonante r è sonora; di conseguenza, parole come «ridere», «rana» danno l’idea della sonorità, della gioiosità; ■ le consonanti v f sono fruscianti; di conseguenza, parole come «farfalla», «volo», «favola» danno l’idea della leggerezza, della tenerezza, della dolcezza; gr ricordano rumori forti, stridenti; di conse■ i gruppi di consonanti str scr guenza, parole come «strepito», «scroscio», «gracchiare» suggeriscono sensazioni di fastidio, disagio. Sempre per quanto riguarda il suono, i poeti fanno spesso uso di alcuni espedienti retorici, le cosiddette figure retoriche di suono, come le seguenti. ■

L’allitterazione, che consiste nella ripetizione in parole diverse, all’interno di un verso o di versi successivi, di vocali, consonanti o sillabe che abbiano lo stesso suono.

Fresche le mie parole ne la sera ti sien come il fruscìo che fan le foglie. Gabriele D’Annunzio ■

L’onomatopea, che consiste nell’utilizzare le parole in modo tale da suggerire o riprodurre il suono, il rumore o il verso della cosa o dell’animale che si vuole indicare, non solo con il significato della parola stessa, ma anche con la sua «forma».

Il tuo trillo sembra la brina che sgrigiola, il vetro che incrina... trr trr trr terit tirit... Giovanni Pascoli

700 700


La poesia

LE FIGURE RETORICHE DI SIGNIFICATO Nel testo poetico le parole tendono a esprimere più dell’informazione che contengono. Ad esempio, la parola «sera» nel suo significato denotativo, cioè letterale, oggettivo, indica un determinato momento della giornata. La stessa parola «sera», però, può farci venire in mente altri significati che dipendono dall’esperienza che abbiamo della sera; può evocare la solitudine, la tristezza, ma anche la tranquillità, un senso di pace e serenità. In questo caso, la parola «sera» è usata nel suo significato connotativo, cioè soggettivo, emotivo, evocativo. Nei componimenti poetici le parole vengono usate prevalentemente nel loro significato connotativo; di conseguenza, possono evocare una serie di significati soggettivi, allusivi, emotivi. Questo arricchimento del significato si ottiene anche mediante l’uso di figure retoriche, dette «di significato» perché incidono sul significato della parola, cambiandolo, ampliandolo, insomma rendendolo diverso. Le principali figure retoriche di significato sono le seguenti. ■

La similitudine, che consiste in un confronto o paragone fra due termini che presentano evidenti somiglianze. È per lo più introdotta da nessi logici del tipo come, quale, simile a ecc. oppure da verbi come sembrare, parere.

L’inverno strofina la sua schiena nuvolosa come un vecchio gatto grigio. Gianni Rodari

La metafora, che consiste nella sostituzione di una parola con un’altra, legata alla prima da un rapporto di somiglianza. Può anche essere definita una «similitudine abbreviata», cioè un paragone privo di nessi logici di raccordo. Osserva gli esempi.

Mamma: i miei capelli che si sciolgono sulle tue ginocchia sono mille e mille fili di seta che tu mi hai donato. Ping Hsin

L’espressione «mille e mille fili di seta» è una metafora; infatti, i capelli possono essere paragonati per la loro moltitudine, sottigliezza e lucentezza (= rapporto di somiglianza) a mille e mille fili di seta.

701


Tu non ricordi la casa dei doganieri sul rialzo a strapiombo sulla scogliera: desolata t’attende dalla sera in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri e vi sostò irrequieto. Eugenio Montale

Qui la parola «sciame» è una metafora; infatti, i pensieri che si affollano nella mente sono paragonati (= rapporto di somiglianza) a uno sciame di insetti. ■

La personificazione, che consiste nell’attribuire a oggetti o animali o fenomeni naturali caratteristiche, azioni, sentimenti propri degli esseri umani.

Verdi persiane squillano su rosse facciate che il chiaro allegro vento di marzo pulisce. Vincenzo Cardarelli

La metonimia, che consiste nel sostituire un termine con un altro, legato al primo da un rapporto logico o materiale.

Bere un bicchiere. Il poeta sostituisce il contenuto (il vino) con il contenitore che viene utilizzato per berlo (il bicchiere). ■

La sinestesia, che consiste nell’associare, all’interno di un’unica immagine, nomi e aggettivi appartenenti a sfere sensoriali diverse.

dolce profumo

702

urlo nero

Nel primo caso, «dolce profumo», la sensazione gustativa (dolce) è unita a una sensazione olfattiva (profumo). Nel secondo caso, «urlo nero», la sensazione uditiva (urlo) è unita a una sensazione visiva (nero).


La poesia Ti presentiamo, qui di seguito, alcune poesie. Esercitati a riconoscere gli strumenti del poeta e ad analizzare il linguaggio del poeta e le figure retoriche di suono e di significato.

Vincenzo Cardarelli Poeta, scrittore e giornalista italiano, 1887-1959

1. bora: forte vento di nord-est. 2. requie: pace, quiete. 3. periglioso e mutante: dal clima peri-

coloso in quanto soggetto a frequenti cambiamenti.

Febbraio Febbraio è sbarazzino. Non ha i riposi del grande inverno, ha le punzecchiature, i dispetti 5 di primavera che nasce. Dalla bora1 di febbraio requie2 non aspettare. Questo mese è un ragazzo fastidioso, irritante 10 che mette a soqquadro la casa, rimuove il sangue, annuncia il folle marzo periglioso e mutante3. (da Opere complete, A. Mondadori)

GLI STRUMENTI DEL POETA 1 Nella seguente tabella, dividi in sillabe i versi riportati della poesia; indica poi il numero di sillabe e, in base al numero di sillabe, il tipo di verso. Per contare le sillabe dei versi, tieni conto delle regole che abbiamo esposto alle pagg. 690-691. Versi

Numero di sillabe

Tipo di verso

Questo mese è un ragazzo.

sette

settenario

fastidioso, irritante

sette

settenario

che mette a soqquadro la casa,

nove

novenario

rimuove il sangue, annuncia il folle marzo

undici

endecasillabo

periglioso e mutante

sette

settenario

703


2 I versi della poesia: (indica le risposte esatte) A hanno tutti la stessa lunghezza B sono di lunghezza diversa (= versi liberi) C sono legati fra loro dalla rima D non sono legati fra loro dalla rima (= versi sciolti)

3 Individua gli enjambement presenti nella poesia e trascrivili. «i dispetti / di primavera» (vv. 4-5); «un ragazzo / fastidioso» (vv. 8-9); «il folle marzo / periglioso e mutante» (vv. 11-12)

IL LINGUAGGIO DEL POETA 4 Considera il verso 5. La prevalenza delle vocali a ed e quale timbro conferisce alle parole e che tipo di immagine suggerisce? Il timbro è aperto e luminoso, e suggerisce un’immagine di gioia e serenità.

5 In alcuni versi della poesia compaiono allitterazioni, cioè ripetizioni in parole diverse di vocali, consonanti o sillabe che hanno lo stesso suono. Individuale e sottolineale con colori diversi. Vedi Guida 6 Il poeta attribuisce al mese di febbraio alcune azioni tipicamente umane. Quali? «Non ha i riposi ... le punzecchiature, i dispetti ... mette a soqquadro la casa, rimuove il sangue, annuncia il folle marzo»

Come si chiama questa figura retorica di significato? A Metafora B Personificazione C Metonimia

7 Considera i versi 8 e 9. «Questo mese è un ragazzo / fastidioso, irritante...». Siamo qui in presenza di una figura retorica di significato che si chiama: A similitudine B metafora C metonimia

Motiva la tua risposta. È una similitudine abbreviata, cioè si tratta di un paragone privo di nessi logici di raccordo.

704


La poesia Maria Pawlikowska Jasnorzewska

Aeroplano

Poetessa polacca, 1891-1945

L’aeroplano, il più bello degli uccelli bianchi, vola nella distanza sopra un grigiore di nubi. Ha l’ala di cavalletta. È audace come l’aquila. E ha gli occhi e il cuore dell’uomo. (in Poeti polacchi contemporanei, Silva)

Paul Éluard Poeta francese, 1895-1952

1. nera: che incute pau-

ra. 2. lacrima: piange.

A due a due

5

Non verremo alla meta ad uno ad uno ma a due a due. Se ci conosceremo a due a due, noi ci conosceremo tutti, noi ci ameremo tutti e i figli un giorno rideranno della leggenda nera1 dove un uomo lacrima2 in solitudine. (da Poesie, Einaudi)

GLI STRUMENTI DEL POETA 1 Entrambe le poesie sono formate da un’unica strofa caratterizzata da versi: (indica le risposte esatte) A di uguale lunghezza

C legati fra loro dalla rima

B di lunghezza diversa (= versi liberi)

D non legati fra loro dalla rima (= versi sciolti)

IL LINGUAGGIO DEL POETA 2 Nella poesia Aeroplano: a. individua, sottolinea in blu le metafore e poi spiegale; b. individua, sottolinea in rosso la similitudine e poi spiega fra quali due termini avviene il paragone. Risposte nel testo e in Guida 3 Considera il verso 6 della poesia A due a due. Nell’espressione «leggenda nera» sono accostate due parole appartenenti a sfere sensoriali diverse: «leggenda» (udito) e «nera» (vista). Si tratta quindi di una figura retorica che si chiama metonimia, metafora o sinestesia? Si tratta di una sinestesia.

705


LE FIGURE RETORICHE DI ORDINE Le parole, nel testo poetico, non sono disposte secondo i normali schemi sintattici. Esse, infatti, sono posizionate all’interno dei versi in modo molto libero, in un ordine diverso rispetto al consueto ordine sintattico della prosa (solitamente basato su soggetto, predicato, complementi). Nella maggior parte dei casi, la manipolazione dell’ordine sintattico usuale è dovuta a esigenze metriche che impongono costruzioni particolari per conferire al testo il ritmo caratteristico della poesia. Talvolta, però, è il poeta stesso che attua determinate trasgressioni della norma linguistica per conseguire effetti particolari, per caricare le parole di nuovi significati. Ad esempio, il poeta posiziona spesso all’inizio della frase non il soggetto (come avviene solitamente in prosa), ma la parola alla quale vuole dar rilievo, oppure dispone certe parole o espressioni in posizioni strategiche, all’interno o alla fine dei versi, per evidenziarle rispetto alle altre, per attirare su di esse l’attenzione di chi legge. I poeti svincolano le parole dalle regole della sintassi ricorrendo alle cosiddette figure retoriche di ordine. Tra queste, ricordiamo le seguenti. ■

L’anastrofe (o inversione), che consiste nell’invertire l’ordine usuale delle parole all’interno della frase: la loro disposizione cioè avviene secondo una struttura sintattica diversa da quella normale (soggetto, predicato, complementi). Questa figura retorica di ordine si usa per esigenze metriche o per mettere in risalto alcune parole della frase.

Spesso il male di vivere ho incontrato Eugenio Montale

Qui l’anastrofe consiste nell’anticipazione del complemento oggetto (il male). Infatti, l’ordine normale sarebbe: «Spesso ho incontrato il male di vivere».

Intorno a un falò d’estate imita selvagge grida uno stuolo di bambini Giorgio Caproni

In questo caso, l’ordine normale sarebbe: «D’estate, intorno a un falò, uno stuolo di bambini imita grida selvagge». ■

L’anafora, che consiste nella ripetizione di una o più parole soprattutto all’inizio di versi consecutivi. È utilizzata per sottolineare un concetto o una parola, oppure per creare un ritmo incalzante, ripetitivo:

Per me si va ne la città dolente, Per me si va ne l’etterno dolore, Per me si va tra la perduta gente. Dante Alighieri

706


La poesia Ti presentiamo, qui di seguito, alcune poesie. Esercitati a riconoscere gli strumenti del poeta e ad analizzare il linguaggio del poeta e le figure retoriche di suono, di significato e di ordine.

Daria Menicanti Poetessa italiana, 1914-1995

Estiva

5 1. bluse: camicette. 2. re … regine: sono i

bambini e le bambine.

Ogni sera le madri dai balconi chiamano i figli con urli soavi. Cadono i nomi gridati nel buio come stelle filanti. Ad uno ad uno tornano con le bluse1 a quadrettini le gonnellette alte una spanna i teneri re, le regine2. (da Il concerto del grillo, Mimesis)

GLI STRUMENTI DEL POETA 1 La poesia è formata da un’unica strofa caratterizzata da versi endecasillabi (undici sillabe) fino a un certo punto. Quando cambiano i versi? Ai versi 7 e 8.

IL LINGUAGGIO DEL POETA 2 In alcuni versi della poesia compaiono allitterazioni, cioè ripetizioni in parole diverse di vocali, consonanti o sillabe che hanno lo stesso suono. Individuale e sottolineale con colori diversi. Vedi Guida 3 Nella poesia individua e trascrivi la similitudine spiegando fra quali due termini avviene il paragone. «Cadono i nomi gridati nel buio / come stelle filanti.» La similitudine avviene tra il termine «nomi» e «stelle».

4 Nella poesia è presente una metafora. Trascrivila e spiegala. «tornano ... / ... i teneri / re, / le regine» (vv. 5-8). Risposta possibile: I bambini e le bambine tornano a casa, al richiamo, certi di essere accolti con rispetto e affetto, come re e regine.

5 Considera i versi «... Ad uno ad uno... le regine». L’ordine sintattico normale risulta rovesciato in quanto i due soggetti («re» / «regine») sono collocati alla fine. Siamo qui in presenza di una figura retorica di ordine, che si chiama anastrofe .

707


Dino Campana Poeta italiano, 1885-1932

I piloni fanno il fiume più bello

5

I piloni1 fanno il fiume più bello E gli archi fanno il fiume più bello Negli archi la tua figura2. Più pura nell’azzurro è la luce d’argento Più bella la tua figura. Più bella la luce d’argento nella luce degli archi Più bella della bionda Cerere3 la tua figura. (da Opere e contributi, Vallecchi) 1. piloni: pilastri del ponte di Santa Trinita sul fiume Arno a Firenze. 2. figura: immagine della donna amata. 3. Cerere: dea romana delle messi e dei raccolti, bionda come il grano.

GLI STRUMENTI DEL POETA 1 I primi due versi da quale tipo di rima sono legati fra loro? Sono legati dalla rima baciata.

IL LINGUAGGIO DEL POETA 2 Nel primo verso «I piloni fanno il fiume più bello», quali consonanti e vocali si ripetono? Si ripetono la N, la L, la I e la O.

Come si chiama questa figura retorica di suono? Si chiama allitterazione. 3 Nel verso 4 è presente un’inversione nella costruzione della frase. Riscrivi la frase secondo l’ordine sintattico normale e poi indica di quale figura retorica di ordine si tratta. «La luce d’argento è più pura nell’azzurro». Si tratta di un’anastrofe. 4 All’inizio dei versi 5, 6, 7, quali parole vengono ripetute? «Più bella» Come si chiama questa figura retorica d’ordine? Si chiama anafora.

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La poesia Vincenzo Cardarelli

Sera di Liguria

Poeta, scrittore e giornalista italiano, 1887-1959

5 1. Indugiano: si attar-

dano. 2. bruma: foschia.

Lenta e rosata sale su dal mare la sera di Liguria, perdizione di cuori amanti e di cose lontane. Indugiano1 le coppie nei giardini, s’accendon le finestre ad una ad una come tanti teatri. Sepolto nella bruma2 il mare odora. Le chiese sulla riva paion navi che stanno per salpare. (da Poesie, A. Mondadori)

GLI STRUMENTI DEL POETA 1 La poesia è formata da un’unica strofa. Tutti i versi sono endecasillabi, cioè di undici sillabe, tranne i versi 6 e 9 che sono settenari . 2 Considera i versi 1 e 3 e indica tra quali due parole c’è una rima imperfetta. Le due parole sono «mare» e «lontane».

Si tratta di un’assonanza o di una consonanza? Si tratta di un’assonanza. Motiva la tua risposta. Le parole «mare» e «lontane» hanno le stesse vocali a partire dalla vocale accentata (vocale tonica), mentre le consonanti sono diverse.

3 Nei versi 2 e 3 quali parole formano un enjambement? «perdizione / di cuori amanti»

IL LINGUAGGIO DEL POETA 4 Nel verso 1 individua le vocali e le consonanti che si ripetono in parole diverse, creando un’allitterazione. Le vocali che si ripetono sono la E e la A; le consonanti che si ripetono sono la L, la T e la S.

5 Nei primi tre versi è presente una metafora. Individuala, sottolineala e poi spiegala.

Risposta nel testo La metafora si sviluppa all’interno dei primi tre versi, dove l’indugiare lento della sera ricorda al poeta gli attimi che gli innamorati tengono stretti fino alla fine, prima di scambiarsi l’ultimo saluto serale.

6 Nella poesia sono presenti due similitudini. Individuale e poi trascrivi i rispettivi due termini di paragone. «s’accendon le finestre ad una ad una / come tanti teatri» (vv. 5-6) «Le chiese sulla riva paion navi / che stanno per salpare» (vv. 8-9)

7 Nel verso 4 è presente una figura retorica di ordine. Come si chiama e in che cosa consiste? Anastrofe: consiste nell’inversione dell’ordine usuale delle parti del discorso per dare maggiore rilievo a una parte sull’altra.

709


IL GENERE SIGNIFICATO DELLA POESIA

Argomento e tema

• Ascolta l’audio della scheda

DDI

Capire una poesia significa, innanzitutto, comprenderne l’argomento e il tema. Per argomento si intende il contenuto generale della poesia, ciò di cui si parla. Per tema si intende l’interpretazione che si dà dell’argomento attraverso il riconoscimento di parole-chiave, cioè di parole o espressioni fondamentali, che forniscono la chiave di interpretazione della poesia. Le parole-chiave spesso sono in rima tra loro; in posizione iniziale nel verso; in posizione sintatticamente rilevante; ripetute insistentemente; sostenute da altre parole affini nel significato. Ad esempio, l’argomento di una poesia può essere «la primavera»; il tema, invece, «la gioia di vivere suscitata dalla primavera, una stagione ricca di aspettative». Leggi la seguente poesia in cui sono state evidenziate in rosso le parole-chiave.

Hermann Hesse Scrittore e poeta tedesco, 1877-1962

La nebbia

Premio Nobel per la letteratura, 1946

Strano, vagare nella nebbia! È solo ogni cespuglio ed ogni pietra, né gli alberi si scorgono tra loro, ognuno è solo. 5

10

Pieno di amici mi appariva il mondo quando era la mia vita ancora chiara; adesso che la nebbia cala non ne vedo più alcuno. Saggio non è nessuno che non conosca il buio che lieve ed implacabile lo separa da tutti.

Strano, vagare nella nebbia! Vivere è solitudine. 15 Nessun essere conosce l’altro, ognuno è solo. (da Poesie, Guanda, Milano, 1993)

L’argomento è la nebbia. Il tema è la nebbia come simbolo della solitudine.

710 710

A un livello più profondo, leggere e capire una poesia significa comprendere il modo in cui il poeta ha scelto e associato le parole l’una all’altra per ottenere particolari effetti espressivi, ritmici e musicali.


La poesia Leggi attentamente la seguente poesia e individuane l’argomento e il tema. Si tratta di una poesia dedicata a Lampedusa, che Alda Merini ha scritto alla vigilia dell’inaugurazione della Porta di Lampedusa, Porta d’Europa, opera dell’artista contemporaneo Mimmo Paladino. La porta, alta cinque metri, ricorda tutti i migranti che giungono sull’isola dopo interminabili ore di viaggio su imbarcazioni fatiscenti, e in particolare tutti quelli che non arrivano, inghiottiti dal Mar Mediterraneo. Inoltre la porta, grazie al suo rivestimento in ceramica, riflette la luce del sole e della luna, diventando come un faro visto dal mare. La poesia di Alda Merini è stata letta la prima volta durante l’inaugurazione del monumento il 28 giugno 2008.

Alda Merini Poetessa italiana, 1931-2009

Una volta sognai

5

Una volta sognai di essere una tartaruga gigante con scheletro d’avorio che trascinava bimbi e piccini e alghe e rifiuti e fiori e tutti si aggrappavano a me, sulla mia scorza dura.

Ero una tartaruga che barcollava1 sotto il peso dell’amore 10 molto lenta a capire e svelta a benedire2. Così, figli miei, una volta vi hanno buttato nell’acqua e voi vi siete aggrappati al mio guscio 15 e io vi ho portati in salvo perché questa testuggine marina è la terra che vi salva dalla morte dell’acqua. 1. barcollava: traballava, ondeggiava. 2. benedire: salvare.

Argomento

▲ Porta di Lampedusa, Porta d’Europa.

Il sogno di essere una tartaruga marina che salva i migranti in mare perché si aggrappano al suo guscio

Tema

Il dramma dei migranti, di chi affronta il mare verso il sogno di una nuova vita

711


MAPPA DELLE CONOSCENZE

LA POESIA CHE COS’È

È un tipo di testo in cui l’autore (il poeta) esprime in versi i propri pensieri, i propri sentimenti, le proprie emozioni

è caratterizzata da

◾ È di lunghezza variabile a seconda del numero di

sillabe che contiene (binario, ternario, quaternario...) sillabe di un verso colpite dall’accento ritmico o ictus vengono pronunciate con più forza ◾ Conferiscono ritmo a una poesia: ● le cesure: pause che in punti precisi interrompono i versi segnando un’alternanza di suoni e di silenzi ● l’enjambement: fenomeno per cui la frase non termina alla fine del verso, ma continua nel verso successivo, creando una pausa ritmica che non coincide con una pausa logica ◾ Le

VERSO Insieme di parole contenute in una riga di una poesia

◾ I

STROFA Gruppo di versi

più importanti tipi di strofa sono: ● distico (2 versi) ● terzina (3 versi) ● quartina (4 versi) ● sestina (6 versi) ● ottava (8 versi) ◾ Sonetto: 14 versi endecasillabi distinti in due quartine e due terzine

◾ Rima

RIMA Ripetizione di suoni uguali in due o più parole a fine verso, a partire dall’ultima vocale accentata

712

baciata (AABB) ◾ Rima alternata (ABAB) ◾ Rima incrociata (ABBA) ◾ Rima incatenata (ABA BCB) ◾ Rime imperfette: ● assonanza (vocali uguali ma consonanti diverse: trotta / galoppa) ● consonanza (consonanti uguali ma vocali diverse: nostra / finestra) ◾ Sono tipici della poesia del Novecento e contemporanea: i versi sciolti (non legati dalla rima); i versi liberi (di lunghezza diversa)


ripetizione, in parole diverse all’interno di un verso o di versi successivi, di vocali, consonanti o sillabe che hanno lo stesso suono (Fresche le mie parole ne la sera / ti sien come il fruscìo che fan le foglie) ◾ Onomatopea: utilizzo di parole che suggeriscono e riproducono il suono, il rumore o il verso della cosa o dell’animale che si vuole indicare (Il tuo trillo ... trr trr trr terit tirit) ◾ Allitterazione:

FIGURE RETORICHE DI SUONO

PIÙ FACILE

Accedi alla mappa personalizzabile con traduzioni in Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Romeno e Spagnolo

confronto o paragone fra due termini che presentano evidenti somiglianze (L’inverno strofina la sua schiena nuvolosa / come un vecchio gatto grigio) ◾ Metafora: sostituzione di una parola con un’altra, legata alla prima da un rapporto di somiglianza (i miei capelli ... sono mille e mille fili di seta) ◾ Personificazione: attribuzione a oggetti o animali o fenomeni naturali di caratteristiche, azioni, sentimenti propri degli esseri umani (Verdi persiane squillano / su rosse facciate / che il chiaro allegro vento / di marzo pulisce) ◾ Metonimia: sostituzione di un termine con un altro, legato al primo da un rapporto logico o materiale (bere un bicchiere) ◾ Sinestesia: associazione, all’interno di un’unica immagine, di nomi e aggettivi appartenenti a sfere sensoriali diverse (urlo nero) ◾ Similitudine:

FIGURE RETORICHE DI SIGNIFICATO

(o inversione): inversione dell’ordine usuale delle parole all’interno della frase (Spesso il male di vivere ho incontrato) ◾ Anafora: ripetizione di una o più parole soprattutto all’inizio di versi consecutivi (Per me si va ne la città dolente / Per me si va nell’etterno dolore / Per me si va tra la perduta gente)

◾ Anastrofe

FIGURE RETORICHE DI ORDINE

713


VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE CONOSCENZE

VERSIONE INTERATTIVA

1 Indica se le seguenti affermazioni, relative ai versi e alle strofe, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. I versi costituiscono l’unità di base del ritmo di una poesia. b. Le parole che formano il verso sono costituite da sillabe che vengono pronunciate tutte con la stessa intensità.

V

F

V

F

c. Per contare le sillabe di un verso, bisogna seguire determinate regole.

V

F

d. La pausa (cesura) più forte è quella che cade all’interno del verso.

V

F

PUNTI ........... /4

2 In quale dei seguenti gruppi di versi è presente un enjambement? Indica il gruppo di versi e motiva la tua risposta. (3 punti se la risposta è esatta) A

Tutti i miei castelli d’aria si sono sciolti come neve, tutti i miei sogni defluiti come acqua. Edith Södergran

B

Non suona ancora la vecchia campana, non c’è nemmeno il canto del gallo. Giovanni Serafini

C

Rise, così, con gli angioli; con quelle nuvole d’oro, nuvole rosa. Giovanni Pascoli

L’enjambement è presente nel gruppo

C . Infatti l’unità dei versi è spezzata e il verso

«Rise, così, con gli angioli; con quelle» si prolunga in quello successivo «nuvole d’oro...»

.

PUNTI ........... /3

3 Quali dei seguenti versi sono legati fra loro dalla rima incrociata? Indica i versi e motiva la tua risposta. (3 punti se la risposta è esatta) A

Il tuo corpo si muove senza pena, la tua casa non ti pare più quella, ti ricanti una vecchia cantilena, e ti sembra ancora tanto bella. Anna Achmatova

Sono legati fra loro dalla rima incrociata i versi

B

Pur via e via per l’infinita sponda passar vedevo i cavalieri erranti; scorgevo le corazze luccicanti scorgevo l’ombra galoppar sull’onda. Giovanni Pascoli

B . Infatti lo schema della quartina di Pascoli

è ABBA, con i due versi «esterni» (vv. 1, 4) e i due «interni» (vv. 2, 3) che rimano tra loro

714

PUNTI ........... /3

.


La poesia 4 Indica se le seguenti affermazioni, relative alle figure retoriche, sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta)

a. L’onomatopea è una figura retorica di suono.

V

F

b. La similitudine non è mai introdotta da nessi logici di raccordo.

V

F

c. La metafora è una figura retorica di significato, definita anche «similitudine abbreviata».

V

F

d. Nel verso «Il divino del pian silenzio verde» (Giosue Carducci) è presente una figura retorica di significato che si chiama sinestesia.

V

F

PUNTI ........... /4

5 Considera il seguente verso. «Cercavano il miglio gli uccelli» (Salvatore Quasimodo) Quale figura retorica di ordine è presente? Motiva la tua risposta. (3 punti se la risposta è esatta) È presente un’anastrofe, perché si attua un’inversione della frase posponendo il soggetto al verbo e al complemento oggetto: l’ordine abituale sarebbe «gli uccelli cercavano il miglio». PUNTI ........... /3

6 Considera i seguenti versi. Tu fiore non retto da stelo tu luce non nata da fuoco, tu simile a stella del cielo... (Giovanni Pascoli) Quale figura retorica di ordine è presente? Motiva la tua risposta. (3 punti se la risposta è esatta) È presente un’anafora: i versi della terzina iniziano sempre con la stessa parola «Tu...». PUNTI ........... /3

7 Che cosa si intende, rispettivamente, per argomento e per tema di una poesia? (2 punti per ogni risposta esatta)

a. Per argomento si intende ciò di cui si parla, il contenuto generale della poesia. b. Per tema si intende l’interpretazione che si dà all’argomento attraverso il riconoscimento di parole ed espressioni importanti che forniscono la chiave di lettura della poesia. PUNTI ........... /4

AUTOVALUTAZIONE ■

PUNTEGGIO TOTALE .......... /24

La verifica mi è sembrata complessivamente: facile

di media difficoltà

difficile

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande

In base al mio punteggio totale, posso affermare di conoscere le principali caratteristiche del testo poetico: poco

abbastanza

bene

Per migliorare il mio risultato, devo ripassare questi argomenti:

715


Il poeta invita all’amicizia e alla condivisione Margherita Guidacci Poetessa italiana, 1921-1992

Meteore d’inverno

La poetessa, guardando una pioggia splendente di stelle cadenti invernali, ricorda con nostalgia gli amici lontani e confida in un loro abbraccio affettuoso, seppure a distanza.

Stelle fugaci1, delfini del cielo, con voi viaggia la mia anima, un guizzo luminoso nelle onde turchine2 della notte,

1. fugaci: cadenti. 2. turchine: di colore azzurro cupo. 3. ed è già … preghiera: e la preghiera

di poter rivedere gli amici sta già per essere esaudita. 4. simultaneo: contemporaneo, provato nello stesso momento. 5. immateriale: spirituale.

5

verso i lontani amici desiderati che forse scorgono il segno, e pensando con la mia stessa nostalgia a dolci ore passate insieme

pregano ci sia dato un nuovo incontro, 10 ed è già esaudimento la preghiera3: il simultaneo4 affetto, nella scia della stella, ci stringe in un abbraccio immateriale5. (da Le poesie, Le Lettere)

716

Ascolta l’audio del testo


La poesia

COMPRENSIONE 1 La poetessa spera che i suoi amici lontani scorgano che cosa? La poetessa spera che scorgano le stelle cadenti che lei stessa sta osservando.

E spera che gli amici abbiano nostalgia di che cosa? Spera che abbiano nostalgia dei momenti passati insieme in un tempo ormai lontano.

2 Quale preghiera sta per essere esaudita? La preghiera di potersi incontrare di nuovo, non fisicamente, ma attraverso la visione delle stelle cadenti.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 3 Scrivi nella tabella l’argomento e il tema della poesia che hai letto. Argomento

La visione delle stelle cadenti invernali

Tema

La nostalgia per gli amici lontani e la speranza di incontrarli di nuovo

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 4 La poesia è composta di tre strofe di quattro questo tipo di strofa si chiama quartina .

versi ciascuna. Di conseguenza,

5 I versi non sono legati fra loro dalla rima, ma nella prima e nell’ultima strofa è presente un’assonanza, cioè le sillabe finali di due parole hanno vocali uguali ma consonanti diverse. Individua le assonanze e sottolineale. Risposta nel testo 6 Individua ed evidenzia l’enjambement presente nei versi 3-4. Risposta nel testo 7 Considera il primo verso e spiega la metafora che accosta le stelle cadenti ai delfini. Quali possono essere gli elementi in comune? Le stelle cadenti guizzano nel cielo notturno come i delfini si tuffano nel mare: è il movimento ad accomunarli. I salti dei delfini nell’acqua scintillante sono paragonati ai bagliori improvvisi delle stelle cadenti.

8 Nel verso 2 «con voi viaggia la mia anima», è presente una figura retorica di ordine. Indicane il nome e motiva la tua risposta. È presente un’anastrofe. L’ordine sintattico della frase è rovesciato: il soggetto è posto dopo il verbo.

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 9

ARGOMENTARE Amicizia a distanza A tuo parere, la distanza può indebolire o addirittura interrompere un’amicizia? Motiva la tua opinione con appropriate argomentazioni, facendo anche riferimento, eventualmente, alla tua esperienza personale. Confronta poi la tua opinione con quella dei compagni e delle compagne.

10

Nostalgia La nostalgia è un sentimento che si prova nel rimpiangere tempi ormai trascorsi, cose, luoghi e persone lontane. Riflettendo su di te, hai provato o provi questo sentimento? Perché? Riferiscilo in un breve testo scritto.

Risposta soggettiva SCRIVERE DI SÉ

Risposta soggettiva

717


Chiara Carminati Poetessa italiana, 1971

Persona mancante

Ascolta l’audio del testo

Pochi versi per condannare atteggiamenti di esclusione e per suggerire alleanze nei confronti di quelli che, nel gruppo, «dettano legge».

Sono quella che non parla mai Sono quello che è fuori dal gregge Siamo quelli che non vanno bene Siete quelli che dettano legge 5

Ma se tu sarai quello che rischia al mio fianco Loro saranno solo quelli che ci invidieranno (da Viaggia verso. Poesie nelle tasche dei jeans, Bompiani)

COMPRENSIONE 1 Perché, secondo quelli che dettano legge, la ragazza («quella») e il ragazzo («quello») «non vanno bene»? Perché sono persone non omologate alla maggioranza, che non sottostanno alle regole del gruppo.

2 Come dovrebbero comportarsi i due ragazzi esclusi per essere invidiati da chi ora li esclude? I due ragazzi dovrebbero allearsi e avere il coraggio di opporsi all’omologazione.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 3 Qual è, secondo te, il tema della poesia? Il tema è la condanna degli atteggiamenti di esclusione.

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 4 Indica le affermazioni corrette relative alle strofe, ai versi e alle rime della poesia. A Le due strofe presentano un ugual numero di versi. B Tutti i versi hanno uguale lunghezza. C Due versi sono legati fra loro dalla rima baciata.

5 Nella poesia è presente una anafora. Individuala e sottolineala. Risposta nel testo

PRODUZIONE ORALE 6

CONFRONTARE OPINIONI MOTIVATE

IN GRUPPO Considerate il titolo della poesia. Chi è,

a vostro parere, la «persona mancante»? Discutetene in classe. Risposta soggettiva

718


Bertolt Brecht Poeta, drammaturgo, regista teatrale e saggista tedesco, 1898-1956

Aria del dio della felicità

Ascolta l’audio del testo

In questa sua aria (componimento poetico originariamente destinato a essere musicato), il poeta celebra l’importanza del donare.

Mi fai spuntar le lagrime, fratello, vedo che la tua vita non è allegra. Ecco una mela: io ne possiedo tre, perciò una la regalo a te. 5 Non ci vedo niente di eccezionale: e l’uno e l’altro possiamo vivere. Solo i semi, promettimelo, avido non inghiottirli, sputali invece a terra 10 prima che mi allontani. E se poi cresce un melo dentro il tuo campicello vieni a prenderti i frutti: è il tuo albero, quello. (da Poesie, Einaudi)

COMPRENSIONE 1 Il poeta che cosa regala al «fratello» e perché? Il poeta gli regala una mela perché ne possiede tre, mentre il «fratello» si trova in difficoltà.

2 Riguardo ai semi, il «fratello» che cosa deve promettere al poeta? Di non ingoiarli avidamente, ma di sputarli in terra nella speranza di far così crescere un nuovo albero.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 3 La poesia quale messaggio intende trasmettere? Vedi Guida La poesia richiama al valore della condivisione: donando agli altri l’uomo arricchisce se stesso.

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 4 I versi della poesia possono essere definiti «liberi» e «sciolti»? Motiva la tua risposta. I versi sono liberi perché sono di varia lunghezza e sciolti perché non sono legati da rima.

PRODUZIONE SCRITTA 5

Racconta un tuo atto di generosità in un breve testo scritto. Il tuo gesto ha reso felice solo chi l’ha ricevuto o anche te? RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI

Risposta soggettiva

719


Poesie «in silenzio» Ti presentiamo una bellissima poesia che affronta un argomento molto importante e attuale e cioè quello che non abbiamo mai tempo da dedicare non solo agli altri ma anche a noi stessi. Ti invitiamo a leggere la poesia «in silenzio», ascoltando le sensazioni, le emozioni, le piccole o grandi riflessioni che suscita in te.

Raoul Follereau Poeta francese, 1903-1977

Non c’è tempo Non c’è tempo d’amare non c’è tempo d’allarmarsi per l’ingiusta sventura altrui. Non c’è tempo di occuparsi 5 del moribondo che ti guarda, affamato, tremante, e tu sei la sua sola speranza. È tardi, è già buio bisogna che ritorni a casa in fretta. 10 E poi quell’uomo non è dei nostri!... (se ora si dovesse pensare a tutti questi stranieri!). E via di corsa gridandogli: 15 non ho tempo! Non c’è tempo d’aver pietà per quella gran parte del mondo che soffre e sanguina, mondo ove regnano 20 il terrore e l’orrore. E milioni di piccoli innocenti tendono invano verso noi le braccia implorando: latte, un po’ di latte...

720

Ascolta l’audio del testo


La poesia

25

Spiacente: non ho tempo. Ci siamo incontrati – era primavera –. Ci siamo rivisti. Ci siamo amati di tanto in tanto.

30

Ci siamo ricordati per un po’: non molto non ne avevamo il tempo.

Ci piacevamo molto. Mi sembra... che avremmo potuto, mano nella mano, percorrere forse un lungo cammino 35 con un po’ di fantasia, di poesia... Tentare di sorridere insieme... avevamo vent’anni! Non c’era tempo. Per guardare questo bel paesaggio si potrebbe rallentare un attimo; forse alla prossima svolta, la morte ci attende... Tanto peggio: non c’è tempo. 45 Non c’è tempo per interessarsi a ciò che avvenne nel passato per preoccuparsi di ciò che avverrà. 40

50

Non c’è tempo d’aver rimpianti, rimorsi... Non c’è tempo di essere favorevoli o contrari...

Fino al giorno in cui la morte 55 quando vorrà senza consultare il tuo orologio da polso ti porterà via ansante. (da La civiltà dei semafori, emi)

721


Il poeta e la natura: emozioni e riflessioni Umberto Saba Poeta italiano, 1883-1957

L’arboscello

Ascolta l’audio del testo

In una giornata di pioggia, il poeta e la moglie osservano un piccolo albero colpito da forti raffiche di vento.

Oggi il tempo è di pioggia. Sembra il giorno una sera, sembra la primavera un autunno, ed un gran vento devasta 5 l’arboscello, che sta – e non pare1 – saldo; par tra le piante un giovanetto alto troppo per la sua troppo verde2 età. Tu3 lo guardi. Hai pietà forse di tutti quei candidi fiori 10 che la bora4 gli toglie; e sono frutta, sono dolci conserve per l’inverno quei fiori che tra l’erbe cadono. E se ne duole la tua vasta maternità5. (da Il Canzoniere, Einaudi) 1. e non pare: anche se non sembra. 2. verde: giovane. 3. Tu: il poeta si rivolge alla moglie. 4. bora: vento di nord-est, freddo e impetuoso, che spira d’inverno sul Mare Adriatico setten-

trionale. 5. E se ne duole ... maternità: e ne soffre il tuo grande istinto materno.

722


La poesia

COMPRENSIONE 1 Completa le seguenti frasi. a. È giorno ma sembra che sia

b. È primavera, ma sembra che sia c. Un forte vento scuote un pianta giovane .

perché piove e il cielo è scuro e nuvoloso

sera

autunno

arboscello

.

.

che resiste bene alle raffiche sebbene sia una

2 La moglie del poeta, guardando l’arboscello, che cosa prova e perché? La moglie prova pietà e dispiacere per i fiori perduti che non diventeranno frutti. Il suo spirito materno la rende partecipe della maternità della natura.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 3 Qual è, secondo te, il tema della poesia? La scena, tipica del quotidiano, mostra una profonda verità della vita: i fiori che la tempesta strappa al giovane albero sono in realtà le occasioni che fuggono e che non avranno più modo di concretizzarsi.

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 4 La poesia è formata da una strofa di quattordici versi, tutti endecasillabi o settenari, tranne l’ultimo che è composto di cinque sillabe e quindi si chiama quinario . 5 Sottolinea nella poesia i versi che rimano fra loro. Di che tipo di rima si tratta?

Risposta nel testo

Si tratta di rime baciate.

6 Nella poesia sono presenti molti enjambement. Individuali ed evidenziali. Risposta nel testo 7 Gli enjambement e i molti segni di punteggiatura conferiscono alla poesia un ritmo: A veloce

B spezzato, quasi sincopato

8 Nei versi 2-3 quale figura retorica di ordine è presente? È presente l’anafora: «Sembra il giorno una sera, / sembra la primavera».

9 L’arboscello a chi viene paragonato? L’arboscello è paragonato a un «giovanetto alto». Come si chiama questa figura retorica di significato? È una similitudine. 10 Considera la frase «... E se ne duole la tua vasta / maternità» (vv. 13-14). Riscrivila secondo l’ordine sintattico normale e poi indica come si chiama questa figura retorica di ordine che consiste nell’invertire l’ordine usuale delle parole all’interno della frase. La frase nell’ordine usuale è «La tua vasta maternità se ne duole». La figura retorica è l’anastrofe.

PRODUZIONE ORALE 11

Il poeta e l’arboscello Secondo te, il poeta, osservando l’arboscello, quali sensazioni prova? Risposta soggettiva ESPRIMERE LA PROPRIA OPINIONE

723


Camillo Sbarbaro Poeta italiano, 1888-1967

Il mio cuore si gonfia per te, Terra

Ascolta l’audio del testo

Ritornando in campagna, nell’entroterra di Santa Margherita Ligure, sua terra natìa, il poeta ritrova se stesso, e riesce così a riscoprire la gioia di vivere. La Natura ha compiuto il miracolo di farlo sentire di nuovo vivo, di farlo diventare un altro, tanto che adesso tutto suscita in lui stupore, meraviglia. Seduto per terra con le mani sull’erba, si sente inondare di commozione e gratitudine.

5

Il mio cuore si gonfia per te, Terra, come la zolla1 a primavera. Io torno. I miei occhi son nuovi. Tutto quello che vedo è come non veduto mai: e le cose più vili e più consuete2, tutto tutto m’intenerisce e mi dà gioia.

In te mi lavo3 come dentro un’acqua dove si scordi tutto di se stesso. 10 La mia miseria lascio dietro a me come la biscia la sua vecchia pelle.

1. zolla: piccolo pezzo

di terra. 2. più vili e più consuete: di minor valo-

re, di poco conto e più comuni. 3. mi lavo: mi purifico. 4. Io sono ... stesso:

io mi sento rinato a una nuova vita. 5. grazia: bellezza, incanto, gioia.

Io non sono più io, io sono un altro. Io sono liberato di me stesso4. Terra tu sei per me piena di grazia5. 15 Finché vicino a te mi sentirò così bambino, fin che la mia pena in te si scioglierà come la nuvola nel sole, io non maledirò d’esser nato. 20 Io mi sono seduto qui per terra con le due mani aperte sopra l’erba, guardandomi amorosamente intorno. E, mentre così guardo, mi si bagna di calde dolci lacrime la faccia. (da Poesie, All’insegna del pesce d’oro)

724


La poesia

COMPRENSIONE 1 Il poeta a chi rivolge il suo componimento poetico? Si rivolge alla sua terra d’origine. 2 Il poeta, ritornando alla terra natìa, quali sentimenti, sensazioni prova? Il poeta prova sentimenti di tenerezza e gioia, liberazione, commozione.

3 Il poeta, contemplando la sua terra, immergendosi nelle sensazioni che essa gli suscita, si purifica, subisce una vera e propria trasformazione. Qual è il «me stesso» da cui il poeta si è liberato? Il se stesso affannato e misero. Per il poeta che cosa rappresenta la Terra, la natura? È per lui fonte di incanto e gioia. 4 Fino a quando il poeta afferma che non potrà mai maledire il giorno in cui è venuto al mondo? Fino a quando di fronte alla sua terra si sentirà ancora bambino e la sua pena svanirà. 5 Perché, secondo te, il poeta piange «calde dolci lacrime»? Perché è commosso ed emozionato.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 6 Qual è l’argomento della poesia? L’argomento è la terra d’origine del poeta. 7 Qual è il tema della poesia? Il tema è il rapporto tra il poeta e la sua terra.

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 8 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false. a. La poesia è composta di tre strofe.

V

F

b. Ciascuna strofa presenta un ugual numero di versi.

V

F

c. Tutti i versi hanno uguale lunghezza.

V

F

d. I versi non sono legati fra loro dalla rima e, pertanto, sono «versi sciolti».

V

F

9 I versi 20 e 21 presentano una rima imperfetta. Infatti, le sillabe finali delle due parole («terra» ed «erba») hanno vocali uguali ma consonanti differenti. Si tratta di: A un’assonanza

B una consonanza

10 Nella poesia sono presenti degli enjambement. Individuali e sottolineali. Risposta nel testo 11 Nella poesia sono presenti parecchie similitudini. Individuale ed evidenziale.

Risposta nel testo

12 La poesia presenta due brevi versi, ciascuno dei quali costituito da due sole parole. Individua i versi e trascrivili. I versi sono: «Io torno» (v. 3); «nel sole» (v. 18). Secondo te, perché il poeta attribuisce così tanta importanza a queste parole? Che cosa potrebbero simboleggiare? Questi due versi esprimono i due elementi essenziali della poesia: l’azione, cioè il ritorno a casa del poeta, e la conseguenza, cioè la serenità ritrovata, simboleggiata dal sole che scioglie le nuvole.

PRODUZIONE ORALE 13

RIFLETTERE SU DI SÉ Tu e la natura Come definiresti il tuo rapporto con la natura e perché? Risposta soggettiva

725


• Ascolta l’audio della scheda

La poesia: parafrasi e commento DDI

SCRIVERE LA PARAFRASI DI UNA POESIA Scrivere la parafrasi di una poesia significa riscriverla, trasformarla in un testo in prosa senza, però, cambiarne né il contenuto né il significato. Per scrivere la parafrasi di una poesia, bisogna procedere nel modo seguente.

Prima di scrivere la parafrasi ■

Leggere attentamente la poesia per comprenderne il significato generale.

Identificare le parole o le espressioni difficili e comprenderne il significato con l’aiuto delle note o eventualmente del dizionario.

Individuare le costruzioni sintattiche difficili.

Scrivere la parafrasi seguendo queste operazioni

726 726

Riscrivere la poesia senza eliminare alcuna informazione.

Rispettare l’ordine con il quale si è espresso l’autore.

Riordinare sintatticamente le frasi: soggetto, predicato, complementi.

Riordinare le proposizioni: proposizione principale, proposizioni secondarie.

Sostituire le parole e le espressioni difficili, «poetiche», con parole ed espressioni del linguaggio comune.

Identificare e spiegare le figure retoriche, le espressioni figurate.

Sostituire i concetti o i passaggi troppo sintetici con una spiegazione più ampia, più estesa e quindi più chiara.


La poesia Ti presentiamo la poesia La quercia caduta di Giovanni Pascoli e, di seguito, la parafrasi.

Giovanni Pascoli Poeta italiano, 1855-1912

La quercia caduta Dov’era l’ombra, or sé la quercia spande morta, né più coi turbini tenzona. La gente dice: «Or vedo: era pur grande!». Pendono qua e là dalla corona i nidïetti della primavera. Dice la gente: «Or vedo, era pur buona!».

5

Ognuno loda, ognuno taglia. A sera ognuno col suo grave fascio va. Nell’aria, un pianto... d’una capinera 10

che cerca il nido che non troverà. (da Primi poemetti, A. Mondadori)

Ecco la parafrasi guidata della poesia La quercia caduta. Il testo è stato riscritto senza eliminare alcuna informazione e secondo l’ordine dato dall’autore.

Proprio là, dove prima la quercia allargava la sua ombra, SPIEGAZIONE PIÙ AMPIA, PIÙ CHIARA, DI UN CONCETTO SINTETICO

ora che è caduta (morta), distende se stessa (sé ... spande), e non combatte più con i venti impetuosi (turbini).

STRUTTURA SINTATTICA ORDINATA

La gente dice: «Adesso che è morta, mi accorgo di come era grande!». Pendono qua e là dalla grande chioma (corona) i piccoli nidi di uccelli della stagione primaverile. La gente dice: «Adesso che è morta, mi accorgo di come era buona!».

SOSTITUZIONE DI TERMINI «DIFFICILI» CON ALTRI PIÙ SEMPLICI

Tutti lodano, ma contemporaneamente tutti tagliano la quercia. A sera ciascuno se ne va col suo pesante (grave) fascio di legna. Nell’aria si sente un pianto... di una capinera che cerca il nido che non troverà.

727


SCRIVERE IL COMMENTO DI UNA POESIA Scrivere il commento di una poesia significa esporre, dopo averla compresa e analizzata, le sue caratteristiche fondamentali (a livello sia di contenuto sia di scelte stilistico-espressive), i sentimenti e le riflessioni che il poeta ha voluto esprimere, nonché le nostre osservazioni, i giudizi su di essa e le impressioni, emozioni che ha suscitato in noi. Per scrivere il commento di una poesia, bisogna procedere nel modo seguente.

Prima di scrivere il commento ■

Esaminare innanzitutto il titolo della poesia. Esso, infatti, fornisce una prima indicazione su quello che il poeta intende esprimere nel suo componimento.

Leggere attentamente la poesia per comprenderne il significato globale. Se ci sono parole o espressioni difficili, di cui non si conosce il significato, ricorrere alle note o al dizionario.

Analizzare la poesia, cioè individuarne le caratteristiche tematiche (tema centrale, temi secondari), le caratteristiche linguistico-espressive, l’intenzione comunicativa dell’autore.

Scrivere il commento seguendo i punti di questa scaletta guida

728

Presentare il titolo e l’autore della poesia. Dell’autore riportare eventualmente brevi notizie relative a vita, opere, pensiero, periodo in cui visse...; riferire quindi l’intenzione comunicativa dell’autore.

Esporre brevemente il contenuto della poesia.

Esporre le proprie osservazioni sul contenuto in genere e sul «tema» in particolare, riportando parole ed espressioni significative della poesia a conferma della propria interpretazione.

Esprimere le proprie osservazioni sul tipo di linguaggio (arcaico, moderno, ricercato, alto, formale, comune...), sulla struttura sintattica (frasi semplici e coordinate, frasi complesse subordinate), sulle figure retoriche (allitterazioni, metafore, similitudini...), sul tipo di verso, strofa, rima...

Concludere il commento esprimendo un proprio giudizio sulla poesia ed esponendo le emozioni e le sensazioni che la lettura della poesia ha suscitato in noi. Si possono anche fare dei confronti con altre poesie (dello stesso autore o di altri autori) che presentano uguali tematiche.


La poesia Ecco un esempio di commento della poesia La quercia caduta di Giovanni Pascoli, di cui abbiamo già presentato la parafrasi a pag. 727. TITOLO

AUTORE

PRESENTAZIONE

Nella poesia La quercia caduta, Giovanni Pascoli, uno dei più significativi poeti del primo Novecento, ci invita a riflettere su una realtà molto triste: gli uomini riconoscono la grandezza e la bontà dei loro simili solo dopo la loro morte, quando ormai è troppo tardi.

BREVE ESPOSIZIONE DEL CONTENUTO

Il poeta, per esprimere questa amara verità, si serve di una quercia molto vecchia che un giorno crolla al suolo. E proprio là, dove prima allargava la sua ombra, ora, che è morta, distende se stessa. Intorno a lei la gente dice: «era pur grande... era pur buona!». Tuttavia, nonostante le lodi, «ognuno taglia», pensa a far legna. Ma ecco, fra tante ipocrite parole, levarsi nell’aria il pianto sincero di una capinera «che cerca il nido che non troverà».

OSSERVAZIONI E INTERPRETAZIONI PERSONALI

L’intera poesia è pervasa da uno stato d’animo di tristezza, di profonda amarezza che scaturisce dalla constatazione dell’egoismo degli esseri umani. Il pianto finale della capinera tocca il cuore: si intuisce chiaramente che la capinera non piange solo per il nido perduto, ma anche e soprattutto per la quercia «morta» di cui aveva apprezzato la generosità e la bontà.

SCELTE LINGUISTICHE E STILISTICHE

A evidenziare l’intenzione comunicativa del poeta contribuiscono anche particolari scelte linguistiche e stilistiche: ad esempio, la contrapposizione di parole o espressioni come «Or vedo, / era pur»; «gente» / «ognuno»; «loda» / «taglia». Il linguaggio della poesia, a parte i primi due versi in cui sono presenti parole di registro alto («turbini», «tenzona»), è complessivamente semplice, di facile interpretazione. Inoltre le terzine a rima alternata (ABA, BCB, CDC), la frequente punteggiatura, la presenza della dieresi («nidïetti») e di enjambement conferiscono alla poesia un ritmo cadenzato e lento, che riflette l’inquietudine e lo sgomento del poeta.

GIUDIZIO SULLA POESIA

A mio parere, questa poesia è significativa perché in pochi versi trasmette un messaggio di grande e terribile verità: l’essere umano è invidioso del suo simile, e ne riconosce i pregi solo dopo la morte e, anche in questa occasione, se da una parte lo «loda», dall’altra lo «taglia», lo sfrutta fino all’ultimo pezzo di legna, come nel caso della povera quercia.

CENNI BIOGRAFICI INTENZIONE COMUNICATIVA

TEMA

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Giovanni Pascoli Poeta italiano, 1855-1912

La mia sera

Ascolta l’audio del testo

Dopo il violento temporale che durante il giorno ha sconvolto ogni cosa, con la sera ritorna il sereno. Che pace, che tranquillità: ora tutto è calmo. Dopo gli scoppi delle folgori ecco di nuovo cantare le rane, ecco di nuovo il gorgogliare dolce del ruscello, mentre in cielo fra poco si accenderanno le stelle. Intanto, lontano, i rintocchi delle campane suscitano nel poeta il ricordo dei «canti di culla», delle ninne-nanne che lo riconducono alla serenità dell’infanzia.

5

Il giorno fu pieno di lampi; ma ora verranno le stelle, le tacite1 stelle. Nei campi c’è un breve gre gre di ranelle2. Le tremule foglie dei pioppi trascorre una gioia leggièra3. Nel giorno, che lampi! che scoppi! Che pace, la sera!

Si devono aprire le stelle 10 nel cielo sì tenero e vivo. Là, presso le allegre ranelle, singhiozza monotono un rivo4. Di tutto quel cupo tumulto5, di tutta quell’aspra bufera, 15 non resta che un dolce singulto6 nell’umida sera. 1. tacite: silenziose. 2. ranelle: rane. 3. Le tremule ... leggièra: una gioia leggera (= una piacevole brezza) passa attraverso le foglie

dei pioppi facendole tremare. 4. rivo: ruscello. 5. tumulto: fragore della bufera. 6. singulto: singhiozzo; il suono delle acque del ruscello sembra al poeta un singhiozzo.

0 730


La poesia

È, quella infinita tempesta, finita in un rivo canoro. Dei fulmini fragili restano 20 cirri di porpora e d’oro7. O stanco dolore, riposa! La nube del giorno più nera fu quella che vedo più rosa nell’ultima sera8. Che voli di rondini intorno! che gridi nell’aria serena! La fame del povero giorno prolunga la garrula cena9. La parte, sì piccola, i nidi 30 nel giorno non l’ebbero intera10. Né io11... e che voli, che gridi, mia limpida sera! 25

Don... Don... e mi dicono, Dormi! mi cantano, Dormi! sussurrano, 35 Dormi! bisbigliano, Dormi! là, voci di tenebra azzurra12... mi sembrano canti di culla, che fanno ch’io torni com’era... sentivo mia madre... poi nulla... 40 sul far della sera. (da Canti di Castelvecchio, A. Mondadori) 7. Dei fulmini ... d’oro: al posto dei fulmini (detti fragili perché si spezzano in guizzi di luce) restano nuvole leggere (cirri) di un rosso intenso e dorato. 8. La nube ... sera: la nuvola che durante il giorno di tempesta era sembrata più nera e minacciosa, ora, a tarda sera, è quella che si è fatta più leggera e rosata. L’immagine è simbolica: arrivati alla fine della vita, i dolori passati sembrano meno grandi. 9. La fame ... cena: la fame sofferta durante il giorno dagli uccelli rende più lunga e più festosa (garrula) la cena. 10. La parte ... intera: la parte di cibo così piccola, i rondinini, nel loro nido, non hanno potuto averla durante il giorno, a causa della bufera. 11. Né io: anche il poeta, in gioventù, ha sofferto la fame, ha patito dolori e sofferenze. 12. tenebra azzurra: mentre il poeta contempla nel cielo i voli festosi delle rondini, le campane fanno sentire i loro rintocchi, quasi voci che giungono dalla notte serena (tenebra azzurra).

731


COMPRENSIONE 1 Quali elementi della natura sconvolgono il giorno? Il giorno è sconvolto da lampi, tuoni e fulmini.

2 Dopo il cupo giorno, la natura si rasserena nella calma della sera. Quali suoni si avvertono nell’«umida sera»? Si sentono il gracidare delle rane, il mormorio del ruscello, le grida delle rondini, i rintocchi delle campane.

3 La poesia è composta di cinque strofe. Per ciascuna strofa, individua l’argomento e trascrivilo nella seguente tabella. L’esercizio è avviato. Strofa

Argomento

I

La pace della sera

II

I suoni della natura

III

Ciò che resta della bufera diurna

IV

La gioia del cibo

V

Il sonno nella notte serena

ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 Il poeta stabilisce un confronto tra il fragore della tempesta durante il giorno e la pace della sera, e la propria vita che, segnata da lutti e sofferenze durante la giovinezza, sembra aver ritrovato nell’età matura una certa serenità e pace. Riferendoti al testo, individua e sottolinea in blu le parti che si riferiscono alla natura e in rosso quelle che si riferiscono alla vita personale del poeta. Risposte nel testo 5 Il titolo della poesia è La mia sera. Da qui è facile intuire che Pascoli descrive: A una sera qualsiasi dopo la tempesta del giorno B la sua sera, cioè il momento della vita giunto ormai all’autunno, alla «sera» della vita

6 Nella poesia sono presenti molti elementi visivi e uditivi. Individuali e trascrivili nella seguente tabella. Risposte possibili

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Elementi visivi

«Lampi», «cirri di porpora e d’oro», «tenebra azzurra»

Elementi uditivi

«Tacite stelle», «gre gre di ranelle», «singhiozza monotono un rivo», «cupo tumulto», «rivo canoro», «garrula cena»


La poesia

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 7 Ciascuna strofa di quanti versi è composta? È composta di otto versi. Di conseguenza, come si chiama? Si chiama ottava. L’ultimo verso di ciascuna strofa di quante sillabe è composto? È composto di sei sillabe. Di conseguenza, come si chiama? Si chiama senario. 8 Considera la prima strofa. I versi sono legati fra loro dalla rima: A baciata; schema metrico AA, BB, CC, DD B alternata; schema metrico ABAB, CDCD C incrociata; schema metrico ABBA, CDDC

9 Nell’ultima strofa, i versi 36 e 37 «là, voci di tenebra azzurra... / mi sembrano canti di culla» presentano una rima imperfetta. Infatti, le sillabe finali delle due parole («azzurra» / «culla») hanno vocali uguali ma consonanti differenti. Si tratta di: A un’assonanza

B una consonanza

10 Nella poesia sono presenti molte onomatopee. Individua e trascrivi le onomatopee che riproducono i suoni (onomatopee primarie) e quelle che li richiamano alla mente (onomatopee secondarie). Onomatopee primarie: «gre gre» (v. 4); «Don... Don» (v. 33) Onomatopee secondarie: «tremule ... trascorre» (vv. 5-6); «che scoppi!» (v. 7); «allegre ranelle» (v. 11); «cupo tumulto» (v. 13); «singulto» (v. 15)

11 «... singhiozza monotono un rivo» (v. 12). Siamo qui in presenza di una particolare figura retorica di significato che si chiama: A similitudine

B metafora

C personificazione

Motiva la tua risposta. Al rivo si attribuisce l’azione umana del singhiozzare. 12 «La parte, sì piccola, i nidi / nel giorno non l’ebbero intera» (vv. 29-31). «Nidi», che sta per «rondinini», costituisce una particolare figura retorica di significato che si chiama: A sinestesia

B metafora

C metonimia

13 «... voci di tenebra azzurra...» (v. 36). Qui sono accostate due parole appartenenti a sfere sensoriali diverse: «voci» (udito) e «tenebra azzurra» (vista). Si tratta quindi di una figura retorica di significato che si chiama: A sinestesia

B metafora

C metonimia

14 Nell’ultima strofa, il verbo «Dormi!», ripetuto quattro volte, quale effetto provoca? La ripetizione ha un effetto rievocativo, richiamando la monotonia di una nenia. Costituisce la figura retorica dell’anafora.

PRODUZIONE SCRITTA 15

PARAFRASI E GIUDIZIO PERSONALE Con l’aiuto delle note scrivi la parafrasi della poesia e poi esprimi un tuo giudizio sulla poesia esponendo le emozioni e le sensazioni che ha suscitato in te. Risposta soggettiva

733


Il poeta difende la natura Giorgio Caproni Poeta italiano, 1912-1990

Versicoli quasi ecologici

Ascolta l’audio del testo

Il tema principale di questa poesia è il rapporto uomo-natura. Un rapporto caratterizzato dalla totale mancanza di rispetto dell’uomo nei confronti delle risorse naturali del pianeta Terra.

1. lamantino: mam-

mifero marino con capo tozzo, coda larga e piatta arrotondata e arti corti. 2. galagone: piccola scimmia con occhi grandi, coda lunga, pelame morbido e grandi orecchie. 3. profitto: interesse economico, guadagno. 4. cavaliere del lavoro: onorificenza con-

ferita a chi, con la sua attività, ha contribuito in modo significativo al progresso dell’economia nazionale.

Non uccidete il mare, la libellula, il vento. Non soffocate il lamento (il canto!) del lamantino1. 5 Il galagone2, il pino: anche di questo è fatto l’uomo. E chi per profitto3 vile fulmina un pesce, un fiume, non fatelo cavaliere 10 del lavoro4. L’amore finisce dove finisce l’erba e l’acqua muore. Dove sparendo la foresta e l’aria verde, chi resta 15 sospira nel sempre più vasto paese guasto: «Come potrebbe tornare a essere bella, scomparso l’uomo, la terra». (da L’opera in versi, A. Mondadori)

734


La poesia

COMPRENSIONE 1 Nella prima parte della poesia (v. 1-metà v. 10), il poeta, tramite una serie di imperativi negativi, invita con fermezza gli esseri umani a non fare che cosa? Il poeta li esorta a non deturpare la natura: per il poeta l’essere umano non deve «uccidere» la natura, non deve «soffocare» il canto degli animali e non deve ucciderli in modo crudele (da qui l’uso del verbo «fulminare»).

2 Secondo il poeta, che cosa spinge certe persone a distruggere la natura? Il profitto economico, il guadagno.

A queste persone quale onorificenza non si deve conferire? Il titolo di cavaliere del lavoro. 3 Nella seconda parte della poesia (metà v. 10-v. 18), il poeta si sofferma sulle conseguenze negative delle azioni degli esseri umani. Quali i principali danni? Distruggendo la natura, l’essere umano annienta anche se stesso perché per vivere ha bisogno delle risorse naturali; viceversa la natura non ha bisogno dell’essere umano.

4 A quale condizione la Terra potrebbe tornare a essere bella? A condizione che l’uomo scompaia.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 5 Quali sono le intenzioni comunicative del poeta? A Denunciare lo sfruttamento crudele delle risorse naturali da parte degli esseri umani B Criticare la società moderna cui interessa di più il guadagno che il rispetto per la Terra C Riferire le azioni degli esseri umani nei confronti della natura D Convincere che l’amore sulla Terra esisterà sempre nonostante le crudeli azioni

degli esseri umani nei confronti della natura 6 Nell’ultima parte della poesia, come viene definito il mondo deturpato dagli esseri umani? Il mondo deturpato viene definito «guasto». E qual è il sentimento di chi resta espresso dal verbo «sospira» (v. 15)? A Rabbia

B Indifferenza

C Tristezza e rassegnazione

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 7 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false. a. Nei versi 2-3; 4-5; 13-14 è presente la rima baciata.

V

F

b. Nei versi 3-4 è presente un’assonanza.

V

F

c. Nella poesia sono presenti molti enjambement.

V

F

d. L’espressione «aria verde» (v. 14) è una figura retorica di significato che si chiama sinestesia.

V

F

PRODUZIONE SCRITTA 8

PARAFRASI E COMMENTO

Scrivi la parafrasi e un breve commento della poesia.

Vedi Guida

735


Il poeta parla di sport Maurizio Cucchi Poeta, critico letterario e traduttore italiano, 1945

’53

Ascolta l’audio del testo

In questi suoi versi, il poeta ricorda il padre in un lontano giorno del 1953 mentre allo stadio, durante una partita di calcio, gli stringeva la mano.

L’uomo1 era ancora giovane e indossava un soprabito grigio molto fine. Teneva la mano di un bambino2 silenzioso e felice. 5 Il campo era la quiete e l’avventura, c’erano il kamikaze, il Nacka, l’apolide e Veleno3. Era la primavera del ’53, l’inizio della mia memoria. 10 Luigi Cucchi4 era l’immenso orgoglio del mio cuore, ma forse lui non lo sapeva. (da Poesia della fonte, A. Mondadori) 1. L’uomo: è il padre del poeta. 2. un bambino: è il poeta che, nel 1953, aveva otto anni. 3. il kamikaze ... Veleno: soprannomi di calciatori interisti dell’epoca. Il più famoso era Be-

nito Lorenzi, detto «Veleno» per il suo carattere scontroso. 4. Luigi Cucchi: nome e cognome del padre del poeta.

736


La poesia

COMPRENSIONE 1 Il ricordo del poeta a quale anno si riferisce? Il ricordo si riferisce al 1953. 2 Del padre il poeta che cosa ricorda? Il poeta ricorda la giovane età del padre e l’abbigliamento: un soprabito grigio molto fine.

3 Com’era lo stato d’animo del poeta bambino mentre il padre gli teneva la mano? Il poeta bambino era felice.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 La poesia può essere suddivisa in due parti. Qual è l’argomento della prima parte (vv. 1-7)? Il ricordo di una partita di calcio vista dal poeta in compagnia del padre. Qual è l’argomento della seconda parte (vv. 8-12)? Il poeta ripensa al suo orgoglio per il padre. 5 A tuo parere, che cosa può significare la frase «Il campo era la quiete e l’avventura» (v. 5)? Si tratta di un riferimento alla partita che si disputa in campo: la quiete legata ai momenti più calmi del gioco e l’avventura a significare le azioni di gioco e l’esito della competizione.

6 Come si può definire il rapporto fra il poeta bambino e suo padre? Motiva la risposta riferendoti al testo. Il poeta è fiero e orgoglioso del padre («era l’immenso orgoglio del mio cuore»), ma il padre non è a conoscenza dei sentimenti del figlio («ma forse lui non lo sapeva»).

7 Qual è il tema della poesia? Il ricordo del padre riaffiora nella rappresentazione frammentaria di un lontano momento di felicità e si confonde con il sentimento di infantile ammirazione del poeta per il genitore. L’intera poesia è un omaggio che il poeta dedica al padre Luigi Cucchi.

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 8 Indica le affermazioni corrette. A Tutti i versi hanno uguale lunghezza. B I versi sono liberi e sciolti. C Nei versi 3-4 è presente un enjambement.

PRODUZIONE SCRITTA 9

RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI Racconta, in un breve testo scritto, un episodio della tua infanzia in cui hai provato un’emozione intensa per aver condiviso un’esperienza, un evento (di tipo sportivo o altro) con una persona per te importante.

Risposta soggettiva

737


Antonio Barolini Poeta, scrittore e giornalista italiano, 1910-1971

Pallacanestro

Ascolta l’audio del testo

Della pallacanestro il poeta evidenzia soprattutto l’eleganza dei gesti dei giocatori. Nel silenzioso campo di basket, braccia, mani e piedi si lanciano, battono, s’intrecciano fra loro in azioni rapide e sempre nuove.

L’intreccio delle braccia ricama l’aria divaria in salti silenziosi1. 5 Il pavimento geme e i passi sono tonfi di sassi in acqua. L’applauso scoppia2. 10 Occhi, sui denti, di fuoco3. Azzurri e bianchi i colori del gioco4. (da Elegie di Croton, Feltrinelli) 1. L’intreccio ... silenziosi: l’intrecciarsi delle braccia dei giocatori forma una specie di ricamo

nell’aria e poi subentrano i salti e le finte dei giocatori per difendersi dagli avversari. 2. L’applauso scoppia: il pubblico applaude calorosamente perché un giocatore della propria

squadra è riuscito a mandare la palla nel canestro avversario. 3. Occhi ... fuoco: gli occhi di color rosso fuoco e i denti in mostra rivelano la grinta, la determinazione dei giocatori. 4. del gioco: delle magliette dei giocatori.

738


La poesia

COMPRENSIONE 1 Il poeta descrive le azioni tipiche della pallacanestro. Quali sono? L’intrecciarsi delle braccia, i salti e le finte dei giocatori per difendere l’area (perché una squadra imposta un’azione d’attacco per andare a canestro e l’altra un’azione di difesa per recuperare il possesso della palla).

2 Il pavimento del campo da pallacanestro a causa di quali movimenti «geme»? Il pavimento produce rumori causati dal calpestio dei veloci passi dei giocatori e dai tonfi da loro provocati quando rimettono i piedi a terra dopo aver saltato in aria.

3 Il poeta con quali espressioni descrive la grinta dei giocatori? Il poeta descrive gli occhi di fuoco e i denti in mostra dei giocatori: «Occhi, / sui denti, di fuoco» (vv. 10-11).

ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 La poesia è caratterizzata da elementi visivi e sonori. Trascrivili nella tabella. Elementi visivi

«intreccio delle braccia» (v. 1); «Occhi, / sui denti, di fuoco» (vv. 10-11); «Azzurri e bianchi / i colori del gioco» (vv. 12-13)

Elementi sonori

«salti silenziosi» (v. 4); «Il pavimento / geme» (vv. 5-6); «i passi / sono tonfi» (vv. 7-8); «L’applauso scoppia» (v. 9)

5 Negli ultimi due versi il poeta distingue le due squadre in base al colore di che cosa? Il poeta distingue le squadre in base al colore delle magliette.

6 Il poeta, con questi suoi versi, intende soprattutto: A descrivere un’azione di gioco di una partita di pallacanestro B descrivere l’euforia dei tifosi quando un giocatore manda la palla a canestro C esaltare la spettacolarità del gioco della pallacanestro

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 7 Nel verso 4 è presente un’allitterazione. Quali vocali e consonanti si ripetono in parole diverse? Nel verso «in salti silenziosi» si ripetono la I, la L e la S. 8 Nei versi 5-6 è presente una personificazione. Infatti, quale azione tipicamente umana viene attribuita al pavimento? Il pavimento geme. 9 Nei versi 7-8 «e i passi sono tonfi di sassi in acqua» è presente una similitudine o una metafora? È presente una metafora.

PRODUZIONE SCRITTA 10

PARAFRASI

Con l’aiuto delle note, scrivi la parafrasi della poesia. Vedi Guida

739


Il poeta ricorda, riflette e prova emozioni Antonia Pozzi Poetessa italiana, 1912-1938

Sventatezza

Ascolta l’audio del testo

La poetessa ricorda di essere andata da bambina, con il padre, nei luoghi della Prima guerra mondiale. La poetessa bambina partecipa al dolore del padre quando le parla della sua esperienza di soldato e della tragedia della guerra, ma nello stesso tempo è animata da un forte desiderio di vita, di spensieratezza.

1. Montello: collina in

provincia di Treviso. 2. andito ... terreno:

piccolo spazio scavato nel terreno; si tratta di una trincea scavata nella zona del fiume Piave durante la Prima guerra mondiale. 3. guerra: la Prima guerra mondiale. 4. sangue: il sangue dei soldati morti nella trincea.

Ricordo un pomeriggio di settembre, sul Montello1. Io, ancora una bambina, col trecciolino smilzo ed un prurito di pazze corse su per le ginocchia. 5 Mio padre, rannicchiato dentro un andito scavato in un rialzo del terreno2, mi additava attraverso una fessura il Piave e le colline; mi parlava della guerra3, di sé, dei suoi soldati. 10 Nell’ombra, l’erba gelida e affilata mi sfiorava i polpacci: sotto terra, le radici succhiavan forse ancora qualche goccia di sangue4. Ma io ardevo dal desiderio di scattare fuori, 15 nell’invadente sole, per raccogliere un pugnetto di more da una siepe. (da Parole, Garzanti)

740


La poesia

COMPRENSIONE 1 Dove e quando avviene l’episodio ricordato dalla poetessa? L’episodio avviene in un pomeriggio di settembre presso la collina di Montello, in provincia di Treviso.

2 Il padre, rannicchiato dentro la trincea, che cosa racconta alla figlia? Il padre le racconta della Prima guerra mondiale, della trincea e della sua esperienza di soldato.

3 Mentre il padre parla, la bambina che cosa desidera soprattutto fare? Desidera uscire dalla trincea e andare a raccogliere more da una siepe lì vicino.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 La poetessa come descrive se stessa da bambina? Indica le affermazioni corrette. A Aveva i capelli raccolti in una treccia sottile. B Le piaceva correre, anche in modo sfrenato. C Si dimostrava del tutto insensibile alla tragedia dei soldati morti in trincea.

5 Nella poesia si contrappongono immagini di dolore e morte a immagini di vita e spensieratezza. Indicale nella tabella. Immagini di dolore e morte

L’erba gelida (come gelida era la trincea per i soldati) e affilata (come affilate erano le armi), le radici delle piante che succhiano ancora il sangue versato dai soldati

Immagini di vita La voglia di «pazze corse», il forte desiderio di gioco che invade la poetessa e spensieratezza come un fuoco («ardevo dal desiderio»), lo «scattare fuori» a indicare l’energia del movimento e l’«invadente sole», simbolo di vita

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 6 Indica le affermazioni corrette, relative ai versi e alle rime della poesia. A Sono presenti molti enjambement.

C I versi sono legati fra loro dalla rima.

B I versi sono liberi, di lunghezza

D Sono presenti rime imperfette

diversa.

(assonanze).

7 Secondo te, i termini utilizzati dalla poetessa sono: A antiquati, propri del linguaggio

letterario

B appropriati, propri del linguaggio

formale

PRODUZIONE SCRITTA 8

Che cosa significa la parola «sventatezza»? Secondo te, perché la poetessa ha scelto proprio questa parola come titolo della sua poesia? Esprimi, in un breve testo scritto, la tua opinione motivata. Risposta soggettiva ARGOMENTARE

741


Camillo Sbarbaro Poeta italiano, 1888-1967

Padre, se anche tu non fossi il mio A distanza di anni, il poeta ricorda il padre nei momenti di vita quotidiana. Se anche quell’uomo non fosse suo padre, ugualmente il poeta lo amerebbe per le sue qualità di persona sensibile, dolce e gentile, capace di godere delle piccole cose e, nei momenti d’ira, capace di controllarsi e di trasformare i suoi gesti poco prima minacciosi in un caldo abbraccio.

Padre, se anche tu non fossi il mio padre, se anche fossi a me un estraneo, per te stesso egualmente t’amerei. Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno 5 che la prima viola sull’opposto1 muro scopristi dalla tua finestra e ce ne desti la novella2 allegro. Poi la scala di legno tolta in spalla3 di casa uscisti e l’appoggiasti al muro. 10 Noi piccoli stavamo alla finestra. E di quell’altra volta mi ricordo che la sorella mia piccola ancora per la casa inseguivi minacciando (la caparbia4 avea fatto non so che). 15 Ma raggiuntala che strillava forte dalla paura ti mancava il cuore5: ché avevi visto te inseguir la tua piccola figlia, e tutta spaventata tu vacillante6 l’attiravi al petto, 20 e con carezze dentro le tue braccia l’avviluppavi7 come per difenderla da quel cattivo ch’era il tu di prima. Padre, se anche tu non fossi il mio padre, se anche fossi a me un estraneo, 25 fra tutti quanti gli uomini già tanto pel tuo cuore fanciullo8 t’amerei. (da Poesia e prosa, A. Mondadori) 1. opposto: posto di fronte alla casa. 2. novella: notizia. 3. tolta in spalla: presa su una spalla. 4. caparbia: testarda, ostinata. 5. ti mancava il cuore: ti mancava il coraggio di castigarla. 6. vacillante: quasi tremante. 7. l’avviluppavi: la abbracciavi stretta stretta.

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8. pel tuo cuore fanciullo: per il tuo animo semplice e buono.


La poesia

COMPRENSIONE 1 Il poeta, rivolgendosi al padre, afferma che se anche non fosse suo padre, ugualmente lo amerebbe. Per quali motivi? Il poeta lo amerebbe per la persona che è, sensibile, semplice e buona. 2 A conferma di quanto dichiarato, il poeta ricorda due episodi che hanno appunto come protagonista il padre. Di quali episodi si tratta? Il poeta ricorda un mattino in cui il padre aveva mostrato ai figli la prima viola spuntata; un’altra volta il padre, inizialmente arrabbiato con la figlia piccola, anziché sgridarla decise di abbracciarla.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 3 Qual è l’argomento della poesia? Il ricordo di due episodi di vita familiare risalenti all’infanzia del poeta. 4 Qual è il tema dominante? A La tristezza suscitata dai ricordi familiari B L’amore di un figlio nei confronti del padre, basato sulla stima e sul riconoscimento,

attraverso il ricordo, delle sue qualità umane di sensibilità e di gentilezza C Il dolore per la perdita del padre

5 Il pronome personale «tu» è ripetuto numerose volte nella poesia. Questa ripetizione: A evidenzia il tono colloquiale del poeta con il padre B contribuisce a creare un tono distaccato del poeta con il padre

6 L’ultima strofa della poesia ripete i versi iniziali della prima strofa, ma li precisa. In che senso? Il poeta ribadisce il suo amore per il padre, spiegandone la ragione, cioè l’animo buono e puro del genitore.

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 7 Considera i versi iniziali della prima e dell’ultima strofa: «Padre, se anche tu non fossi il mio / padre, se anche fossi a me un estraneo...» a. L’aggettivo possessivo «mio» è separato dal nome cui si riferisce, «padre». Come si chiama questa pausa ritmica? A Cesura

B Enjambement

b. Soprattutto su quale parola il poeta vuole attirare l’attenzione del lettore e per quale motivo? Su «padre», in rilievo grazie all’enjambement e all’anafora: è l’essenza della poesia. 8 La pacata e dolce musicalità che pervade la poesia è affidata alla presenza di: (indica le risposte esatte) A rime

C differenti tipi di verso

B versi endecasillabi sciolti

D frequenti allitterazioni

PRODUZIONE SCRITTA 9

Scrivi un breve commento della poesia evidenziando soprattutto le emozioni e le riflessioni che la poesia ha suscitato in te. Risposta soggettiva COMMENTO

743


Giovanni Pascoli Poeta italiano, 1855-1912

L’aquilone

Ascolta l’audio del testo

In questo suo componimento poetico, Giovanni Pascoli ricorda il tempo in cui era studente nel collegio dei padri Scolopi, a Urbino, e rivive l’allegra spensieratezza di allora. Com’era bello giocare tutti insieme con gli aquiloni nell’aria dolce della primavera! E il poeta ricorda le voci dei suoi compagni di collegio, ne rivede i volti e, fra tanti volti amati, uno in particolare: quello di un amico morto prematuramente. Quel lontano e doloroso avvenimento offre al poeta spunti di riflessione sulla vita e sulla morte, sui sogni e le speranze giovanili, spesso deluse dall’età adulta.

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico1: io vivo altrove2, e sento che sono intorno nate le viole. 5

Son nate nella selva3 del convento dei cappuccini, tra le morte foglie che al ceppo delle quercie agita il vento4. Si respira una dolce aria che scioglie le dure5 zolle, e visita le chiese di campagna, ch’erbose hanno le soglie:

10

un’aria d’altro luogo e d’altro mese e d’altra vita6: un’aria celestina che regga molte bianche ali sospese...

sì, gli aquiloni! È questa una mattina che non c’è scuola. Siamo usciti a schiera 15 tra le siepi di rovo e d’albaspina7. Le siepi erano brulle, irte8; ma c’era d’autunno ancora qualche mazzo rosso di bacche, e qualche fior di primavera

1. d’antico: qualcosa che ricorda un tempo passato, i tempi lontani della giovinezza. 2. altrove: il poeta vive a Messina, ma il tepore del sole lo riporta con la fantasia a Urbino, alla

744

sua vita di collegio, ormai lontana. 3. selva: bosco. 4. tra le morte ... vento: tra le foglie secche (morte) che il vento agita alla base del tronco (ceppo) delle querce. 5. dure: indurite dal gelo dell’inverno. 6. un’aria ... vita: un’aria d’altro luogo (il collegio di Urbino) e d’altro mese (mese primaverile) e d’altra vita (quella della giovinezza). 7. di rovo e d’albaspina: di pruni e biancospino. 8. brulle, irte: spoglie, senza foglie e ispide, pungenti.


La poesia

20

bianco; e sui rami nudi il pettirosso saltava, e la lucertola il capino9 mostrava tra le foglie aspre10 del fosso. Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino ventoso: ognuno manda da una balza la sua cometa11 per il ciel turchino.

25

Ed ecco ondeggia, pencola12, urta, sbalza, risale, prende il vento; ecco pian piano tra un lungo dei fanciulli urlo s’inalza.

S’inalza; e ruba il filo dalla mano, come un fiore che fugga su lo stelo 30 esile, e vada a rifiorir lontano. S’inalza; e i piedi trepidi e l’anelo petto del bimbo e l’avida pupilla13 e il viso e il cuore, porta tutto in cielo. Più su, più su: già come un punto brilla 35 lassù lassù... Ma ecco una ventata di sbieco14, ecco uno strillo alto... – Chi strilla? Sono le voci della camerata mia15: le conosco tutte all’improvviso, una dolce, una acuta, una velata... 40

A uno a uno tutti vi ravviso16, o miei compagni! e te, sì, che abbandoni su l’omero il pallor muto del viso17.

Sì: dissi sopra te l’orazïoni18, e piansi: eppur, felice te che al vento 45 non vedesti cader che gli aquiloni19! 9. capino: piccola testa. 10. aspre: secche. 11. da una balza ... cometa: da un pendìo il suo aquilone, simile a una stella cometa. 12. pencola: vacilla, si sbilancia. 13. e i piedi trepidi ... pupilla: e i piedi impazienti (trepidi) e il petto ansante, agitato per l’emo-

zione (anelo petto) del bimbo e gli occhi desiderosi (avida pupilla) di seguire il volo dell’aquilone. 14. di sbieco: di traverso. 15. camerata mia: miei compagni di collegio, che dormivano con me nello stesso dormitorio. 16. vi ravviso: vi rivedo, vi riconosco. 17. e te ... viso: fra tanti compagni, il poeta si ricorda in particolare di Pirro Viviani (morto pre-

maturamente) con il viso pallido e muto ripiegato sulla spalla (omero). 18. dissi ... orazïoni: pregai per te nel momento della tua morte. 19. felice ... aquiloni: il poeta ritiene che il compagno, seppur prematuramente scomparso, possa

considerarsi felice perché ha visto cadere solo gli aquiloni e non i sogni e le speranze di una vita.

745


Tu eri tutto bianco, io mi rammento: solo avevi del rosso nei ginocchi, per quel nostro pregar sul pavimento. 50

Oh! te felice che chiudesti gli occhi persuaso20, stringendoti sul cuore il più caro dei tuoi cari balocchi! Oh! dolcemente, so ben io, si muore la sua stringendo fanciullezza al petto, come i candidi suoi pètali un fiore

55

ancora in boccia21! O morto giovinetto, anch’io presto verrò sotto le zolle là dove dormi placido e soletto...

Meglio venirci ansante, roseo, molle di sudor, come dopo una gioconda 60 corsa di gara per salire un colle! Meglio venirci con la testa bionda, che poi che fredda giacque sul guanciale22, ti pettinò co’ bei capelli a onda tua madre... adagio, per non farti male23. (da Poesie, A. Mondadori) 20. persuaso: soddisfatto, senza dubbi e senza paure. 21. dolcemente ... boccia: io so bene, ora che sono vecchio, che si muore dolcemente strin-

gendo al petto la propria (sua) fanciullezza, come un fiore stringe i suoi candidi petali ancora in bocciolo (in boccia). 22. guanciale: cuscino. 23. adagio ... male: lentamente, delicatamente per non farti male, come se tu fossi ancora vivo.

COMPRENSIONE 1 Il poeta ricorda una giornata di vacanza trascorsa all’aperto con i suoi compagni di collegio. Come si era svolta? In quella giornata di vacanza, tutti gli studenti uscirono e fecero volare gli aquiloni; qualche aquilone sfuggì e volò lontano.

2 A un certo punto, però, nella rievocazione affiora la tristezza. Per quale motivo? Nella rievocazione affiora la tristezza quando il poeta ricorda un suo compagno di collegio, morto giovane.

3 Perché il poeta definisce «felice» il compagno che è morto? Perché l’unica cosa che il compagno ha visto cadere sono gli aquiloni: il poeta lo considera fortunato, perché è morto con il solo pensiero dei giochi.

746


La poesia

ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 Gli aquiloni che cosa rappresentano? A Un gioco meraviglioso della fanciullezza

B I sogni, le dolci illusioni della giovinezza

5 Quali sono i temi dominanti? (Indica le risposte esatte) A I giochi e l’allegria della giovinezza

D La crudeltà e la tragedia della morte

B La nostalgia di un’età felice

E La riflessione sulla vita e sulla morte

C I sogni della gioventù delusi dall’età adulta

F La concezione pessimistica della vita

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 6 Che tipo di strofa è stato usato in questa poesia? È stata usata la terzina. 7 I versi di quante sillabe sono composti? I versi sono composti di undici sillabe. Di conseguenza, come si chiamano? Endecasillabi. 8 Individua le rime delle prime due strofe e costruisci lo schema metrico. I versi sono legati fra loro dalla rima alternata, incrociata o incatenata? ABA BCB. I versi sono legati dalla rima incatenata.

9 Nella poesia sono presenti molti enjambement. Sottolineane qualcuno.

Risposte possibili nel testo

10 Individua le due similitudini presenti nella poesia, trascrivile e spiegale. «come un fiore che fugga su lo stelo / esile» (vv. 29-30): l’aquilone vola via sfuggendo alle mani, così come un fiore fugge per rifiorire in altro luogo; «come i candidi suoi pètali un fiore / ancora in boccia!» (vv. 54-55): si tiene stretta la giovinezza così come un fiore tiene stretti i suoi petali bianchi non ancora aperti.

11 L’aquilone viene definito «cometa» (v. 24). Indica come si chiama questa figura retorica e spiegala. Si tratta di una metafora: l’aquilone è accostato a una stella cometa perché, come quella, ha un corpo e una coda e cade dal cielo verso la terra.

12 Nella poesia compaiono più volte i punti di sospensione. Qual è la loro funzione? A Indicano un cambiamento del discorso, dell’argomento. B Lasciano semplicemente in sospeso le parole del poeta, quanto egli sta dicendo. C Segnalano un momento di riflessione o il pensiero del poeta che si perde nel ricordo.

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 13

Leggi la poesia ad alta voce in modo espressivo, cioè con il tono e il ritmo di voce adeguati. Confronta poi la tua lettura espressiva con quella dei compagni e delle compagne. Chi, fra voi, è riuscito a leggere e a interpretare la poesia nel modo migliore? Risposta soggettiva

14

Con l’aiuto delle note, scrivi la parafrasi della poesia e poi scrivine un commento, evidenziando le emozioni che ha suscitato in te. Vedi Guida

LETTURA ESPRESSIVA

PARAFRASI E COMMENTO

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Marino Moretti Poeta italiano, 1885-1979

Il tiglio In questi suoi versi, il poeta ricorda un episodio della propria infanzia, di quando salì su un albero, un tiglio.

Oggi ricordo che salii su un tiglio1 a dodici anni per vedere il mondo. L’albero disse: «Ebbene, io ti nascondo, ma tu poco vedrai, povero figlio». E poco vidi. Solo cielo e mare: cielo non è che cielo, mare non è che mare, il mare e il cielo insieme erano il nulla. Così passò la mia gioia fanciulla2 10 in un’attesa di cielo e di mare. 5

1. tiglio: albero con

foglie a forma di cuore e fiori profumatissimi. 2. fanciulla: infantile.

(da Moretti in verso e in prosa, A. Mondadori)

COMPRENSIONE 1 A che età e perché il poeta sale su un tiglio? A dodici anni il poeta sale sull’albero per vedere il mondo dall’alto.

2 Qual è la causa della delusione del poeta? Non vede nulla di particolare, solo il cielo e il mare.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 3 Quale interpretazione sei in grado di dare agli ultimi due versi della poesia? Risposta possibile: Il poeta si riferisce alle grandi aspettative che, quando era un ragazzino, lo rendevano trepidante, alle quali è seguita la delusione, che ha fatto scomparire la gioia.

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 4 Nella prima strofa i versi sono legati fra loro dalla rima: A baciata

B alternata

C incrociata

5 Nei versi 3-4 è presente una personificazione. In che cosa consiste? L’albero parla. 6 «E poco vidi» (v. 5): siamo qui in presenza di una figura retorica di ordine. Come si chiama? Si tratta di un’anastrofe; l’ordine abituale sarebbe «E vidi poco».

PRODUZIONE SCRITTA 7

RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI Ti è mai capitato di desiderare qualcosa e poi, una volta ottenuta, di provare delusione? Racconta la tua esperienza in un breve testo scritto.

Risposta soggettiva

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Luciano Erba Poeta italiano, 1922-2010

Fine delle vacanze

Ascolta l’audio del testo

Vari «segnali» annunciano la fine delle vacanze e quindi dell’estate, della spensieratezza, della libertà.

1. malva: pianta erbacea con fiori di colore viola. 2. radicole: piccole radici. 3. di città ... pisello:

sotto le pietre si nascondono mondi color dell’erba, vasti e popolati come città.

Ero uno che sollevava la pietra affondata nell’erba tra la malva1 scoprendo un mondo di radicole2 bianche di città color verde pisello3; 5 ma partite le ultime ragazze che ancora ieri erano ferme in bicicletta nascoste da grandi foglie di settembre alle sbarre del passaggio a livello mi sento io stesso quella pietra. 10 Anche le nuvole sono basse sui campi di tennis e il nome dell’hotel scritto sul muro a nere, grandi lettere è tutto intriso di pioggia. (da L’ippopotamo, Einaudi)

COMPRENSIONE 1 Quando il poeta-ragazzo solleva la pietra, che cosa scopre? Scopre un mondo fatto di piccole radici bianche che fanno crescere una gran quantità di piante verdi.

2 Quali particolari annunciano la fine delle vacanze estive? Le ultime ragazze (forse villeggianti) sono partite; tra la vegetazione si vedono piante tipiche di settembre; è nuvoloso e minaccia pioggia; la pioggia ha già bagnato l’insegna dell’albergo.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 3 Le varie scene che si succedono contribuiscono a creare un’atmosfera di: A rassegnazione

B dolore

C malinconia

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 4 Indica le affermazioni corrette. A Non ci sono enjambement.

B Dei versi rimano a distanza.

C I versi sono liberi.

5 La parola «pietra» compare nel verso 1 con significato letterale e nel verso 9 con significato metaforico. Perché, secondo te, il poeta si sente una pietra? Il suo animo si è fatto pesante e malinconico al pensiero della fine ormai prossima dell’estate.

PRODUZIONE SCRITTA 6

ESPRIMERE EMOZIONI

Quali emozioni provi nei giorni di fine estate e perché? Risposta soggettiva

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Il poeta parla di sé Sergej Esenin Poeta russo, 1895-1925

In ogni cosa viva c’è un’impronta

Ascolta l’audio del testo

In questi suoi versi, il poeta dapprima descrive se stesso da bambino e poi tratteggia se stesso da adulto. Un adulto che ha mantenuto la «spavalderia del monello di un tempo e attaccabrighe».

In ogni cosa viva c’è un’impronta Segnata a fondo dalla prima età1. S’io non fossi poeta Sarei di certo truffatore e ladro. 5

10

1. dalla prima età:

dall’infanzia. 2. che pur ... giorni:

anche se si è calmato il comportamento ribelle dell’infanzia. 3. Si riverbera la spavalderia: si rispecchia

Un cumulo dorato di parole. E da ciascuna riga senza fine Si riverbera la spavalderia3 20 Del monello di un tempo e attaccabrighe. Son come allora temerario4 e ardito E schizza terra vergine il mio passo5. Se prima mi picchiavano sul muso Adesso è tutta l’anima che sanguina.

5. E schizza ... passo:

6. canaglia estranea, sghignazzante: gen-

te cattiva estranea, che mi deride.

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E incontrando la mamma spaventata Sibilavo fra i denti insanguinati: «Ho inciampato in un sasso, non è nulla, Entro domani sarò già guarito».

E ancor oggi, che pur si è raffreddata La ribollente trama di quei giorni2, 15 Una forza inquieta ed insolente S’è riversata sopra i miei poemi.

la sfacciataggine. 4. temerario: sprezzante del pericolo. e percorro territori mai esplorati (terra vergine).

Piccolo, mingherlino. Sempre eroe fra i compagni, Spesso, spesso col naso tutto rotto Me ne tornavo a casa.

25

E dico ormai, ma più non alla mamma, Bensì a canaglia estranea, sghignazzante6: «Ho inciampato in un sasso, non è nulla, Entro domani sarò già guarito». (da Poesie, Garzanti)


La poesia

COMPRENSIONE 1 Secondo il poeta, le esperienze dell’infanzia: A si ricordano per tutta la vita B lasciano una traccia nel carattere di una persona, dei segni che non si cancellano C in genere, incidono negativamente sul carattere di una persona

2 Esenin, se non fosse un poeta, che cosa di sicuro sarebbe? Esenin sarebbe un truffatore e un ladro.

3 Il poeta che tipo di ragazzino era? (Indica le risposte esatte) A Litigioso

B Piagnucolone

C Pauroso

D Ribelle

4 Dove e come si manifesta oggi l’inquietudine del poeta? L’inquietudine si manifesta nei suoi versi (vv. 15-16).

5 Il poeta come descrive se stesso da adulto? Il poeta si definisce temerario e ardito.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 6 Quale verso della poesia fa capire il tormento, il dolore del poeta di fronte a gente estranea e ostile? Individualo e trascrivilo. «Bensì a canaglia estranea, sghignazzante» (v. 26). 7 Qual è l’argomento della poesia? La poesia descrive il poeta da bambino e il poeta da adulto. 8 Qual è il tema della poesia? La personalità di una persona si delinea fin dall’infanzia e alcune caratteristiche non mutano mai: si trasformano ma la vera essenza non cambia, si adegua solamente alla crescita dell’individuo.

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 9 Completa le seguenti frasi. a. La poesia è formata da

sette

le strofe si chiamano

quartine

b. I versi sono liberi perché

strofe di

quattro

.

hanno lunghezza diversa

non sono legati fra loro dalla rima

versi ciascuna. Pertanto, e sono sciolti perché

.

c. Nei versi 19-20 è presente un enjambement perché 19, è specificata da «Del monello», all’inizio del verso 20

«la spavalderia», alla fine del verso

.

10 Nella poesia è presente una personificazione. Individuala e sottolineala. Risposta nel testo 11 Nel verso 22 «E schizza terra vergine il mio passo», quale figura retorica di ordine è presente? È presente un’anastrofe: il soggetto della frase («il mio passo») è posticipato.

PRODUZIONE SCRITTA 12

Con quali aggettivi definiresti il tuo carattere? Secondo te, il tuo carattere è rimasto inalterato nel tempo oppure si è modificato? In quest’ultimo caso, è migliorato o peggiorato? In seguito a quali esperienze? Racconta. Risposta soggettiva RACCONTARE DI SÉ

751


Pablo Neruda Poeta cileno, 1904-1973 Premio Nobel per la letteratura, 1971

Timidezza

Il poeta parla della sua adolescenza, di quel periodo della vita in cui si è sentito spesso a disagio, inadeguato, tanto da desiderare di diventare «invisibile».

1. lungi: da lontano.

2. primavera: giovinez-

za, adolescenza.

5

Appena seppi, solamente, che esistevo e che avrei potuto essere, continuare, ebbi paura di ciò, della vita, desiderai che non mi vedessero, che non si conoscesse la mia esistenza.

Divenni magro, pallido, assente, non volli parlare perché non potessero riconoscere la mia voce, non volli vedere perché non mi vedessero, 10 camminando, mi strinsi contro il muro come un’ombra che scivoli via. Mi sarei vestito di tegole rosse, di fumo, per restare lì, ma invisibile, 15 essere presente in tutto, ma lungi1, conservare la mia identità oscura, legata al ritmo della primavera2. (da Memorial de l’Isla Negra, Nuova Accademia)

752

Ascolta l’audio del testo


La poesia

COMPRENSIONE 1 Il poeta adolescente di che cosa ha paura? Ha paura di palesare la sua presenza al mondo e, più in generale, ha paura della vita che lo attende.

2 Quali sono i suoi cambiamenti fisici? Il poeta diventa pallido e magro. 3 Come si comporta affinché gli altri non si accorgano della sua esistenza? Il poeta si estrania dal mondo, non parla affinché nessuno possa udire o riconoscere la sua voce, si fa ombra che scivola via tra la gente, fumo invisibile, assenza.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 Al verso 6, «assente» significa: A esitante

C indifferente

B distratto, svagato

D indolente, pigro

5 Nell’ultima strofa individua e trascrivi l’espressione con la quale il poeta manifesta la propria volontà di non crescere. «conservare la mia identità oscura» (v. 16) 6 Qual è l’argomento della poesia? La timidezza del poeta quando era adolescente. 7 Qual è il tema della poesia? Il poeta descrive la sua difficile adolescenza. Con lucido disagio allontana se stesso dal mondo: chiudersi in se stesso e chiudere la porta verso il mondo, osservare ma non agire, questi i suoi imperativi.

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 8 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false. a. b. c. d.

La poesia è formata da tre sestine. I versi della poesia sono liberi. Nella seconda strofa, due versi rimano tra loro seppur a distanza. Non sono presenti enjambement.

V

F

V

F

V

F

V

F

9 Nella poesia è presente una similitudine. Individuala e sottolineala. Risposta nel testo 10 Nell’ultima strofa, perché la parola «primavera» costituisce una metafora? La primavera è intesa come metafora della giovinezza.

PRODUZIONE SCRITTA 11

RACCONTARE DI SÉ Stai per vivere quell’età complessa che si chiama adolescenza. Hai notato dei cambiamenti fisici in te? Se sì, quali? Hai modificato anche certi tuoi comportamenti? Se sì, in che senso? La timidezza è un tratto della personalità tipico di chi appunto è timido, riservato, per paura del giudizio altrui o per timore di sbagliare. Ti consideri una persona timida oppure spigliata e sicura di sé? Giustifica la tua risposta raccontando, in un breve testo scritto, una particolare circostanza di vita in cui la tua timidezza ti ha «bloccato» oppure la tua spigliatezza ti ha avvantaggiato. Risposta soggettiva

753


Marino Moretti Poeta italiano, 1885-1979

Chi sono? Alla domanda chi sei?, che spesso si sente rivolgere, il poeta non sa rispondere. Egli stesso, «solo e tremante», ripetutamente si chiede: chi sono?

Da qualche tempo una voce perfida che non s’oblia1 rivolge all’anima mia una domanda feroce. 5

Oh come, come vorrei rispondere! Son due sole parole, due parole piccolissime: chi sei?

Rispondere! Vorrei bene 10 far tacere questa voce additando la mia croce, numerando le mie pene2; ma quando ascolto il suono tristissimo al cuore mio 15 solo e tremante anch’io, dico e ridico: chi sono? (da Poesie scritte col lapis, A. Mondadori)

1. s’oblia: si dimentica. 2. additando ... pene: indicando la mia sofferenza, elencando i miei tormenti.

COMPRENSIONE 1 Una voce interiore rivolge al poeta una domanda specifica. Quale? Chi sei? 2 Il poeta vorrebbe far tacere questa voce raccontando che cosa? Il poeta vorrebbe raccontare le sue pene e i suoi tormenti.

3 Perché il poeta non riesce a trovare una risposta alla domanda che si sente rivolgere e dalla quale è assillato? Risposta possibile: Si tratta di una domanda apparentemente semplice, ma che in realtà è molto complessa. Il poeta è alla ricerca di una propria identità personale, ma non solo: trovare se stessi equivale anche a trovare un posto tra gli altri; soltanto il tempo e la vita possono fornire le tessere per completare o, a volte, solo abbozzare il quadro della nostra interiorità.

754


La poesia

ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 Secondo te, perché il poeta definisce «feroce» la domanda che gli viene rivolta? A Perché è una domanda fatta con l’intenzione di provocare dolore B Perché è una domanda complessa alla quale è molto difficile rispondere C Perché è una domanda che implica una risposta aggressiva

5 Secondo te, perché il poeta si sente «solo e tremante» (v. 15)? A Perché è debole di carattere e per di più nessuno lo aiuta B Perché non è in grado di dare una risposta alla domanda C Perché è consapevole che deve trovare la risposta da solo e con una certa difficoltà

6 Qual è il tema della poesia? A La ricerca della propria identità B Le difficoltà della vita C L’importanza di ascoltare la voce della coscienza

7 Secondo te, la poesia è pervasa da un senso di: (indica le risposte esatte) A malinconia

C dolore

B rabbia

D angoscia

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 8 La poesia è formata da quattro strofe. Come si chiamano? Quartine. 9 Conta le sillabe dei versi. Di che tipo di versi si tratta? Si tratta di ottonari. 10 I versi sono legati fra loro dalla rima: A baciata

B alternata

C incrociata

11 Nella poesia sono presenti molti enjambement. Individuali e trascrivili. «una voce / perfida» (vv. 1-2); «vorrei / rispondere» (vv. 5-6); «due sole / parole» (vv. 6-7); «parole / piccolissime» (vv. 7-8); «Vorrei bene / far tacere» (vv. 9-10); «suono / tristissimo» (vv. 13-14); «cuore mio / solo» (vv. 14-15); «anch’io, / dico e ridico» (vv. 15-16)

12 Nella prima strofa è presente una figura retorica di ordine. Individuala e trascrivila. Quindi indica come si chiama e spiegala. «rivolge all’anima mia / una domanda feroce» (vv. 3-4). È un’anastrofe perché è stato invertito l’ordine usuale delle parole. Si tratta dell’anticipazione del complemento di termine, rispetto al complemento oggetto, inoltre è posposto l’aggettivo possessivo. La successione normale sarebbe: «rivolge una domanda feroce alla mia anima».

PRODUZIONE SCRITTA 13

Riflettendo su di te, alla domanda chi sono? quale risposta daresti? Inoltre, ci sono domande su di te alle quali vorresti rispondere, ma non lo sai fare? Riferiscilo in un breve testo scritto. Risposta soggettiva RIFLETTERE SU DI SÉ

755


Vincenzo Cardarelli Poeta, scrittore e giornalista italiano, 1887-1959

1. perpetuo: continuo,

ininterrotto. 2. balenando in burrasca: guizzando co-

me un lampo durante una burrasca.

Gabbiani

Ascolta l’audio del testo

Il poeta non sa dove i gabbiani abbiano il nido, dove trovino riposo e pace. Ed egli si sente come loro, «in perpetuo volo».

Non so dove i gabbiani abbiano il nido ove trovino pace. Io son come loro in perpetuo1 volo. 5 La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch’essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere 10 balenando in burrasca2. (da Poesie, A. Mondadori)

COMPRENSIONE 1 Perché il poeta si paragona ai gabbiani? Perché, come i gabbiani, il poeta non trova pace. 2 Il poeta come si accosta alla vita? Che cosa ama? Qual è, invece, il suo destino? Il poeta sfiora la vita anziché parteciparvi. Ama la quiete, ma il suo destino è vivere in una burrasca.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 3 Secondo te, il poeta ha scritto questa poesia principalmente per quale scopo? Risposta possibile: Il poeta vuole comunicare il proprio sentirsi esterno alla vita e il desiderio di una quiete che non raggiungerà mai.

4 In che senso questa poesia può definirsi autobiografica? La poesia è autobiografica perché il poeta, descrivendo i gabbiani, sta parlando di sé.

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 5 La poesia è composta di dieci versi di cui tre endecasillabi (versi di 11 sillabe). Individuali e sottolineali. Risposta nel testo Quale altro tipo di verso prevale? Prevale il settenario. 6 Come si chiama la rima imperfetta che lega i versi 3 e 4? Si chiama assonanza. 7 Nel primo verso le parole «gabbiani», «abbiano», «nido» danno origine a un’assonanza o a un’allitterazione? Danno origine a un’allitterazione. 8 Il paragone fra il poeta e i gabbiani è costituito da tre similitudini. Evidenziale.

Risposta nel testo

9 Quale figura retorica di significato è presente nei versi 9 e 10? È presente una metafora.

756


Salvatore Quasimodo Poeta italiano, 1901-1968 Premio Nobel per la letteratura, 1959

Nessuno

Ascolta l’audio del testo

In questa sua struggente poesia, Salvatore Quasimodo invoca la morte come liberazione dagli affanni della vita.

Io sono forse un fanciullo che ha paura dei morti, ma che la morte chiama perché lo sciolga da tutte le creature: 5 i bambini, l’albero, gli insetti: da ogni cosa che ha cuore di tristezza. Perché non ha più doni e le strade son buie, e più non c’è nessuno 10 che sappia farlo piangere vicino a te, Signore. (da Tutte le poesie, A. Mondadori)

COMPRENSIONE 1 Perché il poeta invoca la morte? Perché la morte lo liberi da tutte le creature tristi.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Individua nella poesia le parole, le espressioni, gli elementi fonici che contribuiscono a suscitare sensazioni di malinconia e di tristezza e riportali nella tabella. Parole

Morti, morte, tristezza, buie, piangere

Espressioni

La morte chiama, cuore di tristezza, le strade son buie, non c’è nessuno

Elementi fonici Suoni o / u

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 3 Come definiresti i versi della poesia? I versi sono liberi e sciolti. 4 Nel verso 6 «cuore di tristezza» costituisce una figura retorica di significato. Quale? È una sinestesia.

5 Individua il verso in cui è presente un’anastrofe, una figura retorica di ordine, e trascrivilo. «e più non c’è nessuno» (v. 9), il cui ordine usuale è: «e non c’è più nessuno».

PRODUZIONE SCRITTA 6

COMMENTO

Scrivi un breve commento della poesia. Risposta soggettiva

757


Antonia Pozzi Poetessa italiana, 1912-1938

Pudore

Ascolta l’audio del testo

La poetessa parla del suo rapporto con la poesia, della gioia che prova nel sentirsi letta e apprezzata da altri e ci fa capire che per il poeta la parola, la poesia, è come il figlio g per la madre.

rol Se qualcuna delle mie povere parole ti piace e tu me lo dici sia pur solo con gli occhi r beato 5 io mi spalanco in un riso to o ma tremo come una mamma piccola giovane ovane che perfino arrossiscee se un passante le dice 10 che il suo bambino è bello. (in Dove è finito il gioco. L’infanzia nella lla poesia i italiana del Novecento, Sometti) m

COMPRENSIONE 1 Quali due reazioni ha la poetessa se qualcuno, anche solo con lo sguardo, le fa capire che ha apprezzato le sue parole? La poetessa ride beatamente e trema.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 La poesia ruota attorno a una similitudine. La poetessa si paragona a «una mamma piccola giovane» che arrossisce sentendosi dire che «il suo bambino è bello». In realtà, dietro questa similitudine apparentemente semplice, si nasconde un significato profondo. La «mamma» e il «bambino» di che cosa sono rispettivamente il simbolo? La mamma simboleggia la poetessa, il bambino è la sua creazione, cioè i suoi versi.

3 Come definiresti lo stato d’animo della poetessa? A Di gioia ma anche di turbamento B Di beatitudine ma anche di angoscia C Di paura ma anche di rassegnazione

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 4 I versi della poesia sono liberi e sciolti? Motiva la tua risposta. Sì, i versi sono liberi perché hanno lunghezza variabile e sciolti perché non sono legati tra loro da rima.

758


Sandro Penna Poeta italiano, 1906-1977

Io vivere vorrei addormentato

Ascolta l’audio del testo

In questa sua brevissima poesia, Sandro Penna esprime il desiderio di vivere come in un lungo sonno che gli consenta però di avvertire il dolce rumore della vita.

Io vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita. (da Tutte le poesie, Garzanti)

ANALISI E INTERPRETAZIONE 1 Secondo te, il poeta quale visione ha della vita? Da quali elementi riesci a dedurlo? La vita è per lui frenetica, eppure soave: il poeta vorrebbe vivere «addormentato» (v. 1) e definisce «dolce» (v. 2) il rumore della vita.

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 2 La poesia è costituita da una strofa di due versi endecasillabi (versi di undici sillabe). Come si chiama questo tipo di strofa? Distico. 3 Nei due versi si ripetono in parole diverse gli stessi suoni: r, v, d. Si tratta di una figura retorica di suono che si chiama: A allitterazione

B onomatopea

4 L’anticipazione dell’infinito «vivere», rispetto a «vorrei» (v. 1), è stata effettuata per: A esigenze di ritmo e di rima B dare particolare rilievo all’elemento «vivere» C ubbidire alla regola dell’inversione, tipica del linguaggio poetico

5 Nell’espressione «dolce rumore» la sensazione gustativa («dolce») è accostata a una sensazione uditiva («rumore»). È una figura retorica di significato che si chiama: A metonimia

B sinestesia

759


Messaggi poetici Molto spesso, con i loro componimenti, i poeti trasmettono messaggi «forti», tali da migliorare la nostra condizione umana e dare un senso alla nostra vita. Ti presentiamo alcune poesie e, di ciascuna, ti invitiamo a cogliere l’importante messaggio.

Elli Michler Poetessa tedesca, 1923-2014

Ti auguro tempo Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno. Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa. 5

1 10

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri. Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre, ma tempo per essere contento. Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perché te ne resti: tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull’orologio. Ti auguro tempo per toccare le stelle e tempo per crescere, per maturare.

115

Ti auguro tempo per sperare n nuovamente e per amare. N ha più senso rimandare. Non Ti auguro tempo per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.

2 20

T auguro tempo anche per perdonare. Ti Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita. (d Dir zugedacht – Dedicato a te, Don Bosco Verlag) (da

Messaggio Il tempo è il dono più prezioso ed è importante usarlo bene, senza sprecarlo, pur senza troppa fretta.

760

Ascolta l’audio dei testi


La poesia Danilo Dolci Poeta italiano, 1924-1997

Quando a un compagno manchi di parola Quando a un compagno manchi di parola, manchi un impegno, è come se al motore salta un pezzo – non si riparte se non si ripara; 5

10

è come quando nella barca, al largo, si apre una fessura, penetra acqua e non si sa come tamponare – o si spacca un remo; è come se al tavolo cede una gamba – o a un arco, un mattone. (da Poema umano, Mesogea)

Rabindranāth Tagore

Messaggio: Se non si mantiene la parola data, il danno è grave e non si sa come ripararlo.

Non abbandonarti

Poeta indiano, 1861-1941 Premio Nobel per la letteratura, 1913

5

Non abbandonarti, tienti stretto, e vincerai. Vedo che la notte se ne va: coraggio, non aver paura. Guarda, sul fronte dell’oriente di tra l’intrico della foresta si è levata la stella del mattino. Coraggio, non aver paura.

Son figli della notte, che del buio battono le strade la disperazione, la pigrizia, il dubbio: sono fuori d’ogni certezza, non son figli dell’aurora. Corri, vieni fuori; guarda, leva lo sguardo in alto, Messaggio: Non si deve aver 15 il cielo s’è fatto chiaro. paura nemmeno nei momenti Coraggio, non aver più paura. 10

(da Canti di offerta (Ghitàngioli), Guanda, Milano, 1993)

che sembrano più difficili, perché non durano a lungo.

761


Erri De Luca Scrittore, poeta e giornalista italiano, 1950

Valore

5

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca. Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle. Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso [involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano. Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite. Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima [di sedersi, 10 provare gratitudine senza ricordare di che. Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato. Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della [monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia. 15

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un [creatore. Molti di questi valori non ho conosciuto. (da Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi)

Messaggio: Qualsiasi cosa può essere considerata un valore, anche ciò che non si conosce per esperienza diretta.

762


La poesia Nazim Hikmet Poeta, drammaturgo e scrittore turco, 1902-1963

Non vivere come un inquilino

5

10

15

20

25

30

35

Ragazzo mio, io non ho paura di morire. Tuttavia, ogni tanto mentre lavoro nella solitudine della notte, ho un sussulto nel cuore, saziarsi della vita, figlio mio, è impossibile. Non vivere su questa terra come un inquilino, o come un villeggiante stagionale. Ricorda: in questo mondo devi vivere saldo, vivere come nella casa paterna. Credi al grano, alla terra, al mare, ma prima di tutto – all’uomo. Ama la nuvola, il libro la macchina, ma prima di tutto – l’uomo. Senti in fondo al tuo cuore il dolore del ramo che secca, della stella che si spegne, della bestia ferita, ma prima di tutto – il dolore dell’uomo. Godi di tutti i beni terrestri, del sole, della pioggia e della neve, Messaggio: Bisogna apprezzare dell’inverno e dell’estate, le cose della vita, ma soprattutto del buio e della luce, le persone. ma prima di tutto – godi dell’uomo. (da Poesie, Editori Riuniti)

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi poetici: E. Dickinson, Se io potrò impedire; G. Govoni, Lo scricciolo; J. Prévert, Tante foreste...; F. Fortini, Gli alberi; A. Rimbaud, La credenza; G. Caproni, La stanza; J. Wolker, Amo le cose; E. Brontë, Mese per mese, anno dopo anno; F. Villon, So tutto ma non so chi sono io

763


VERSIONE INTERATTIVA

VERIFICA AUTOVALUTATIVA DELLE COMPETENZE Attilio Bertolucci Poeta italiano, 1911-2000

Gli anni

Ascolta l’audio del testo

Le mattine dei nostri anni perduti1, i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno, i compagni che andavano e tornavano, i compagni che non tornarono più, ho pensato ad essi lietamente. 5

1. perduti: passati. 2. pacifico: sereno.

3. dorati: illuminati dalla luce del sole.

Perché questo giorno di settembre splende così incantevole nelle vetrine in ore simili a quelle d’allora, quelle d’allora scorrono ormai in un pacifico2 tempo,

la folla è uguale sui marciapiedi dorati3, 10 solo il grigio e il lilla si mutano in verde e rosso per la moda, il passo è quello lento e gaio della provincia. (in Poeti italiani del Novecento, A. Mondadori)

COMPRENSIONE 1 Una luminosa giornata di settembre fa ricordare al poeta le mattine di un lontano passato; in particolare, fa ricordare che cosa e chi? (2 punti se la risposta è esatta) Il poeta ricorda gli anni della scuola e i compagni. PUNTI ........... /2

2 Quale sentimento prova il poeta ricordando il tempo passato? (1 punto se la risposta è esatta) A Nostalgia

C Serenità

B Indifferenza

D Turbamento PUNTI ........... /1

3 Il tempo presente, rispetto al tempo passato, come appare al poeta? (1 punto se la risposta è esatta)

A Completamente differente

C Per alcuni aspetti simile

B Del tutto simile

D Simile per un unico aspetto PUNTI ........... /1

4 In che senso i colori di moda nelle vetrine sono cambiati rispetto a quelli del tempo passato? (1 punto se la risposta è esatta) Negli anni in cui il poeta era giovane i colori di moda erano il grigio e il lilla, ora a distanza di anni sono il verde e il rosso.

764

PUNTI ........... /1


La poesia 5 Come viene definito il passo della gente di provincia? (1 punto se la risposta è esatta) Il passo è lento e gaio. PUNTI ........... /1

ANALISI E INTERPRETAZIONE 6 Indica l’argomento e il tema della poesia. (3 punti per ogni risposta esatta) a. Argomento: il ricordo delle mattine negli anni della scuola. b. Tema: il lento trascorrere del tempo fatto non di malinconia ma di serenità. PUNTI ........... /6

7 Secondo te, la poesia è prevalentemente: (1 punto se la risposta è esatta) A descrittiva

B narrativa

C riflessiva PUNTI ........... /1

GLI STRUMENTI E IL LINGUAGGIO DEL POETA 8 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false. (1 punto per ogni risposta esatta) a. La poesia è formata da tre quartine.

V

F

b. Nei versi 3-4 è presente un enjambement.

V

F

c. Nella seconda strofa non compaiono enjambement.

V

F

d. I versi sono liberi e sciolti.

V

F

e. In alcuni versi si ripetono parole uguali.

V

F

PUNTI ........... /5

9 Nella prima strofa individua il verso in cui sono presenti due parole di significato opposto e trascrivile. (2 punti se la risposta è esatta) «ombra soleggiata» (v. 2) PUNTI ........... /2

AUTOVALUTAZIONE ■

Il testo mi è sembrato: facile

difficile

di media difficoltà

difficili

Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande relative a: comprensione

di media difficoltà

Gli esercizi mi sono sembrati complessivamente: facili

PUNTEGGIO TOTALE .......... /20

analisi e interpretazione

gli strumenti e il linguaggio del poeta

Se hai ottenuto un punteggio inferiore a 12, svolgi Attività di Recupero.

765


LABORATORIO

SVILUPPO DELLE COMPETENZE ASCOLTARE Tony Mitton Poeta e scrittore inglese, 1951

La casa sul mare

Ascolta l’audio del testo

«Se ci arrivi in pieno giorno se raggiungi le rovine della casa...»

PRIMA

DELL’ASCOLTO

Leggi le richieste di tutti gli esercizi che dovrai svolgere dopo l’ascolto, in modo da concentrare meglio la tua attenzione durante l’ascolto.

DOPO

L’ASCOLTO

1 Quali caratteristiche presenta la casa sul mare? (Indica le risposte esatte) A È nuova.

C È ubicata fronte mare.

B È in rovina.

D È ubicata su una scogliera.

2 Se qualcuno si reca in questa casa in pieno giorno, che cosa vede e sente? (Indica le risposte esatte) A Forse sente il vento che scuote l’imposta rotta di una finestra. B Forse sente il grido di un gabbiano che vola sopra il tetto della casa. C Vede molte formiche immobili. D Vede numerose conchiglie davanti alla casa.

3 Se qualcuno si reca in questa casa di notte, che cosa vede e sente? (Indica le risposte esatte) A Vede le stelle.

D Sente una musica allegra.

B Vede molte luci accese.

E Sente un forte vento.

C Sente dei lamenti.

F Sente delle gioiose risate.

4 Che cosa succede se si prova a entrare, di notte, nella casa sul mare? Tutto svanisce e si resta soli e immersi nell’oscurità, con la sola compagnia dell’eco del vento.

5 Attualmente, la casa sul mare: (indica le risposte esatte) A è abbandonata B è caratterizzata da silenzio e immobilità

C è abitata da persone che amano

la solitudine

6 Un tempo, la casa sul mare: (indica le risposte esatte) A era molto bella B era abitata da persone felici

C era sempre piena di luci

e rumori

7 Come definiresti il linguaggio della poesia? A Molto ricercato B Semplice e immediato

766

C A volte formale,

a volte colloquiale


SCRIVERE RISCRIVERE POESIE RISPETTANDO LA SCANSIONE IN VERSI E RIME 1 I versi della seguente poesia sono scritti di seguito. Riscrivi correttamente la poesia suddividendola nei sei versi di cui è composta e rispettando la rima alternata per i primi quattro versi e la rima baciata per gli ultimi due versi. L’esercizio è avviato.

Ancora vita il tuo dolce rumore dopo giorni bui e muti riprende. Porta il vento di maggio l’odore del fieno, il cielo immobile splende. Gli occhi stanchi colpisce di lontano il rosso papavero in mezzo al tenero grano. (Attilio Bertolucci)

Ancora vita il tuo dolce rumore dopo giorni bui e muti riprende.

LABORATORIO COMPETENZE

La poesia

Porta il vento di maggio l’odore del fieno, il cielo immobile splende. Gli occhi stanchi colpisce di lontano il rosso papavero in mezzo al tenero grano.

2 I versi delle seguenti due strofe sono scritti di seguito. Riscrivi correttamente le strofe suddividendole in quattro versi ciascuna e rispettando la rima incrociata. L’esercizio è avviato.

Sonetto nuovo, fa’ come un gatto: saltale in grembo molto dolcemente, così garbato che non senta niente, tanto leggero che non senta affatto. Non la svegliare con male di graffi, o il caldo e vellutoso strofinio; o qualche piagnistoso miagolio: neppure col solletico dei baffi. (Roberto Piumini)

Sonetto nuovo, fa’ come un gatto: saltale in grembo molto dolcemente, così garbato che non senta niente, tanto leggero che non senta affatto. Non la svegliare con male di graffi, o il caldo e vellutoso strofinio; g o qualche piagnistoso miagolio: i. neppure col solletico dei baffi baffi.

767


COMPLETARE DEI VERSI CON SIMILITUDINI APPROPRIATE 3 Completa i seguenti versi con le similitudini appropriate, scegliendole fra quelle sotto riportate. come un tranquillo bue – come un cieco – come rondini alle grondaie – come una timida farfalletta – come una melodia blu

A

Lontano lontano

C

Come una melodia blu

su le rive dei colli ancora tremava una viola.

come un cieco

m’hanno portato per mano. Giuseppe Ungaretti

B

Come rondini alle grondaie

Dino Campana

D

resteranno sospese nell’aria le venditrici di dalie, ora che il vento della sera gonfia gli ombrelli a mongolfiera.

Se vai in fretta il tempo volerà davanti a te, come una timida farfalletta

Se vai piano il tempo verrà dietro di te, come un tranquillo bue

Leonardo Sinisgalli

Juan Ramón Jiménez

CREARE METAFORE POETICHE Risposte possibili

4 Per ciascuna delle seguenti parole, inventa un’altra metafora. L’esercizio è avviato. a. Il mare è una coperta azzurra.

d. Il dolore è un sasso nel cuore.

Il mare è una tavola azzurra.

Il dolore è ghiaccio nell’anima.

b. L’altalena è una tortura per l’albero.

e. La neve è farina dal cielo.

L’altalena è un ondeggiare di pensieri. c. Il latte è una piscina per la mosca.

La neve è un mantello bianco. Lo zaino è un macigno per i bambini.

f.

Il latte è ricchezza per la vita.

Lo zaino è la moderna valigia della vita.

IMITARE VERSI IN CUI È PRESENTE L’ANAFORA 5 Nei seguenti versi è presente l’anafora, una figura retorica di ordine che consiste nella ripetizione di una o più parole all’inizio di versi consecutivi. Imitando il poeta, completa i versi a lato, ricordando che il primo e l’ultimo verso sono legati fra loro dalla rima. Risposte possibili

Che cosa è più triste di un treno? Che parte quando deve, Che non ha che una voce, Che non ha che una strada. Niente è più triste di un treno. Primo Levi

768

Che cosa è più triste di un suono lontano? Che corre veloce sull’altopiano , Che non ha che se stesso , Che non ha che di sé un riflesso . Niente è più triste di un suono lontano .


FONDERE INSIEME DUE POESIE PER OTTENERNE UNA NUOVA 6 IN COPPIA Vi presentiamo due poesie di autori diversi, ma che trattano lo stesso argomento. Leggete attentamente le poesie e poi, utilizzando dei versi ora dell’una ora dell’altra, create una nuova poesia. Ricordate, infine, di dare un titolo alla vostra nuova poesia.

Nuvola Nel vento il cielo cova una nuvola nuova. La alleva finché vola. Velo di sole e neve nave di luce lieve... Vola, nuvola, vola! ma è sola, sola, sola... E come si consola? All’ombra della luna avvolge in una stola le stelle ad una ad una nell’alta notte viola. (da A. Berardi Arrigoni, Poesie naturali, Topipittori)

Nuvola d’oro La nuvola d’oro sul cielo dove va? Dove va? Io giaccio sul prato di sera, sull’erba, nel buio. Tace il campo. La nuvola d’oro sul cielo se ne va, se ne va. Un cuore sul prato di sera, sull’erba, nel buio, tace e duole.

LABORATORIO COMPETENZE

La poesia

(in Lirica ungherese del ’900, Guanda)

Risposta soggettiva

CREARE UNA POESIA PER ASSOCIAZIONI DI IDEE 7 Pensa a una parola, ad esempio «notte», e poi scrivi tutte le associazioni che questa parola ti fa venire in mente. Ad esempio: tranquillità, quiete, riposo, malinconia, silenzio, nostalgia, ricordi, paura, tristezza, morte, serenità. Utilizza alcune di queste parole per comporre almeno quattro versi legati fra loro dalla rima oppure liberi e sciolti. Segui l’esempio. Risposta soggettiva Notte di malinconia nostalgia di un lontano ricordo.

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SCRIVERE HAIKU 8 L’haiku è un componimento poetico giapponese dalla struttura molto semplice. Nella lingua originaria, l’haiku è composto di tre soli versi, di cui il primo di 5 sillabe, il secondo di 7 e il terzo di 5, per un totale di 17 sillabe complessive. Spesso, però, gli haiku non rispettano questa rigidità metrica, pur mantenendo la brevità dei versi. Caratteristica fondamentale degli haiku è la concisione, la capacità di comunicare una grande ricchezza di contenuti, di significati in uno spazio breve. Ogni haiku contiene un kigo, ossia una parola (fiore, frutto, pianta, animale, ricorrenza, festa rituale...) che evoca, in modo più o meno esplicito, una delle quattro stagioni. In origine, i contenuti degli haiku erano i sentimenti e le emozioni del poeta nei confronti della natura, di eventi semplici e quotidiani come il volo di una farfalla o la caduta di un fiore. Ci sono però autori moderni, specialmente occidentali, che compongono haiku dai contenuti più diversificati e con un numero maggiore di sillabe. Comporre haiku significa osservare il mondo con occhio attento, «guardare» e soprattutto «cogliere» l’essenza di un evento di cui si è testimoni, la sostanza di un’esperienza, il centro di un’emozione. In Italia si è costituita nel 1987, a Roma, l’Associazione Amici dell’haiku. Ti presentiamo, qui di seguito, alcuni haiku di poeti giapponesi, fra cui Matsuo Basho (1644-1694), il primo grande maestro di questo genere. Leggili attentamente e, per ciascuno di essi, prova a spiegare quali emozioni, stati d’animo e significati profondi ti suggerisce, seppur nella sua straordinaria brevità.

Matsuo Basho Sono stremato di forze,, riientrare a casa:: è ora dii rientrare iciine in in fiore. fiiore. ma ecco un gli glicine (in (i in Cento poesi poesie ie gi giapponesi, iapponesi, Carucci)

Kawabata Bosha g g Una goccia di rugiada diiamante come un diamante ietra. su una pi pietra. (in (i in Il grande li libro ibro degli hai haiku, iku, Castelvecchi Castelvecchi) i)

Issa Kobayashi Neve sciolta villaggio pieno di bambini.

Mukai Kyorah Triste una lucciola si spegne sulla mia mano.

(in Il grande libro degli haiku, Castelvecchi)

(in Il grande libro degli haiku, Castelvecchi)

Prova ora anche tu a scrivere un haiku, cioè un breve componimento poetico di tre versi. Scegli come parola-chiave un elemento della natura (mare, albero, stelle, sole, erba, tramonto...), ed esprimi le sensazioni, le emozioni che suscita in te. Risposta soggettiva

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SCRIVERE UNA POESIA, DATO UN DIPINTO 9 Osserva attentamente il dipinto del pittore statunitense Charles Courtney Curran (1861-1942), che ritrae una donna e una bambina in una serra, intente a guardare dei crisantemi. Risposte soggettive

LABORATORIO COMPETENZE

La poesia

a. Quali elementi del dipinto ti hanno maggiormente colpito e perché? b. Il dipinto, complessivamente, quali emozioni, sensazioni, riflessioni ha suscitato in te? c. Ora componi una poesia, tra i sei e i dodici versi, che rappresenti il soggetto, l’atmosfera del dipinto e le suggestioni provenienti dall’immagine. Segui le indicazioni: ● scegli accuratamente le parole della tua poesia, che dovranno essere il più possibile musicali; ●

puoi usare la rima (baciata, alternata, incrociata, incatenata) o puoi comporre versi sciolti;

puoi scegliere di comporre versi della stessa lunghezza o versi liberi;

puoi fare uso, a tuo piacimento, di alcune figure retoriche di suono (allitterazione, onomatopea), di significato (similitudine, metafora, personificazione, sinestesia), di ordine (anastrofe, anafora);

ricorda, infine, di dare un titolo alla tua poesia.

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ALLENARSI ALL’ESAME DI STATO LA PROVA SCRITTA DI ITALIANO | Tipologia C Comprensione di un testo letterario, anche attraverso richieste di riformulazione

Leggi attentamente la seguente poesia del poeta italiano Umberto Bellintani (1914-1999) e poi svolgi gli esercizi proposti. Umberto Bellintani Poeta italiano, 1914-1999

Spartaco E tu sei Spartaco, l’astuto bricconcello, capobandito, «canaglia fra i maggiori che mai si fosser veduti alla borgata» nel tempo ch’era di gloria e d’avventura 5 entrar negli orti, squartare un pollastrello e andare a zonzo per boschi e per le siepi a franger1 nidi, alla cerca di qual mai altro diletto di nequizia e malafama2. Pronto alla rissa, tiratore di balestra3 10 se c’era un vetro sottomano di finestra, o la gallina, un passerotto su d’un ramo. Rosso di crine4, camuso5, l’occhio strano, figlio di fame, di freddo, di miseria, col genitore ubriaco all’osteria 15 hai fatto storia e il tempo non la varia6. Questo tu eri. Ti cerco tuttavia come il più caro dei ricordi; è per malia7 di questo giorno autunnale che rammenta la primavera perduta e fa giunchiglia 20 dov’era un cardo, l’odore della menta dov’era il lezzo dei tanti letamai8. (da Forse un viso tra mille, Vallecchi)

1. franger: rompere. 2. nequizia e malafama: malvagità e cattiva fama. 3. balestra: arco per lanciare frecce. 4. crine: capelli. 5. camuso: con il naso corto e schiacciato. 6. varia: cambia. 7. malia: magia. 8. e fa giunchiglia … letamai: e trasforma un cardo (pianta spinosa) in una giunchiglia (pianta con fiori gialli); e trasforma il lezzo, l’odore sgradevole dei tanti letamai, nel fresco odore della menta.

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La poesia COMPRENSIONE E ANALISI 1 Riferendoti al testo, completa la seguente tabella di descrizione di Spartaco. Caratteristiche comportamentali

Spartaco è astuto, pronto alla rissa, propenso a colpire finestre o animali,

Caratteristiche fisiche

Ha i capelli rossi, il naso schiacciato, gli occhi strani.

Caratteristiche familiari e sociali

È povero, patisce la fame e il freddo, è figlio di un uomo dedito all’alcol.

per divertimento e per procurarsi una cattiva nomea.

2 La presentazione di Spartaco inizia al primo verso con le parole «E tu sei Spartaco». Con quali parole il poeta conclude la descrizione dell’amico? «Questo tu eri» (v. 16) Che cosa noti di diverso nell’uso del tempo verbale? Qual è, secondo te, la spiegazione di tale cambiamento? Il tempo varia dal presente al passato, perché Spartaco non c’è più. 3 Per quale motivo le parole «canaglia fra i maggiori / che mai si fosser veduti alla borgata» (vv. 2-3) sono riportate tra virgolette? Perché il poeta riporta il giudizio della gente della borgata circa l’amico d’infanzia.

4 Ora che il poeta è nell’autunno (età avanzata) della sua vita, Spartaco di che cosa è il simbolo? A Della trasgressione

B Della passata giovinezza

C Dell’avventura

5 Qual è lo stato d’animo del poeta nel rievocare la figura di Spartaco? A Di nostalgia

B Di sofferenza

C Di gioia

6 Qual è l’argomento della poesia? L’argomento è Spartaco. Qual è il tema dominante? Il tema è la nostalgia per un amico che rende dolce il suo ricordo. 7 La poesia è caratterizzata da incroci di rime, assonanze e consonanze. Trascrivi, rispettivamente, degli esempi. Risposte possibili a. Rime: «bricconcello / pollastrello» (vv. 1, 5); «balestra / finestra» (vv. 9-10) b. Assonanze: «borgata / malafama» (vv. 3, 8); «ramo / strano» (vv. 11-12) c. Consonanze: «maggiori / avventura» (vv. 2, 4); «miseria / varia» (vv. 13, 15) 8 Sottolinea due esempi di enjambement presenti nella poesia. Risposte possibili nel testo 9 Nel verso 19, la parola «primavera» costituisce una particolare figura di significato. Indica come si chiama e motiva la tua risposta. È una metafora: la primavera è la stagione in cui la natura sboccia ed è accostata alla giovinezza.

PARAFRASI 10 Scrivi la parafrasi della poesia senza eliminare alcuna informazione e rispettando l’ordine con il quale si è espresso l’autore. Sostituisci i concetti sintetici con una spiegazione più ampia e quindi più chiara, ma senza commentare. Vedi Guida

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I

n questa unità ti proponiamo dei testi storici narrativi relativi a personaggi ed eventi del periodo che va dall’inizio dell’Età moderna al Risorgimento italiano. I testi ti offriranno la possibilità di immedesimarti nei personaggi-protagonisti e nella loro mentalità, di rivivere situazioni e problemi dei tempi passati. I testi, inoltre, sono sempre preceduti dal «contesto storico», una breve illustrazione del periodo cui si riferiscono, e sono sempre corredati di approfondimenti che ti consentiranno di ampliare le tue conoscenze storiche e sociali del periodo trattato. Dell’età delle scoperte geografiche, leggerai un brano relativo a Cristoforo Colombo, mentre del «secolo dell’intolleranza» integrerai le tue conoscenze relative al drammatico fenomeno della caccia alle streghe. Della Rivoluzione industriale leggerai un brano incentrato soprattutto sullo sfruttamento dei lavoratori nelle miniere di carbone. Della Rivoluzione francese ti verrà presentato un episodio relativo alla presa della Bastiglia, mentre dell’età napoleonica leggerai un episodio davvero singolare che vede come protagonista Napoleone in esilio a Sant’Elena, un’isola sperduta in mezzo all’Atlantico. Invece, del Risorgimento italiano, leggerai la vicenda di un ragazzo come tanti, perché la storia non è fatta solo di grandi personaggi e grandi eventi, ma anche e soprattutto di persone comuni che, a volte, possono assumere un ruolo determinante nello sviluppo degli eventi storici. Apprenderai inoltre che nelle varie epoche il ruolo delle donne ebbe una notevole importanza. Sarai invitato a comprendere e analizzare i vari testi, a esprimere opinioni motivate, a riassumere, descrivere, raccontare vicende storiche ed esperienze personali. L’ETÀ MODERNA 12 ottobre 1492 1517 Scoperta dell’America

Martin Lutero e le «95 tesi» contro la Chiesa cattolica: si impone la religione protestante con la Riforma

1550-1650 Guerre di religione tra Europa cattolica ed Europa protestante. Caccia alle streghe

1689 Nascita, in Inghilterra, della prima monarchia costituzionale europea

1661-1715 Assolutismo di Luigi XIV di Francia, detto «il Re Sole»

1760-1780 Rivoluzione industriale


L’Età moderna e il Risorgimento La storia tra narrazione e informazione

IL RISORGIMENTO ITALIANO 1776-1783

1789-1799

Rivoluzione americana

Rivoluzione francese

1800-1814 Ascesa e caduta di Napoleone

1820-1848 Moti rivoluzionari

1848-1870 Dalle Guerre d’indipendenza alla nascita del Regno d’Italia


L’Età moderna e le scoperte geografiche

Ascolta l’audio delle schede

L’Europa al centro del mondo Per gran parte del Medioevo l’Europa era stata una regione piuttosto povera e marginale rispetto ad altre aree del pianeta. Dal punto di vista scientifico, tecnologico, militare era più arretrata rispetto alla Cina, all’Impero islamico o ai regni indiani. Al contrario, nei secoli successivi, che vengono chiamati Età moderna, gli Stati europei crearono vasti imperi negli altri continenti e divennero più ricchi, potenti e innovativi in ogni settore.

Viaggi e imperi Gli storici usano una data per indicare il momento di svolta nei rapporti tra l’Europa e il resto del mondo: il 1492, quando Cristoforo Colombo sbarcò in America. Infatti il viaggio di Colombo, come quello di Vasco da Gama in India (1498) e la circumnavigazione del globo da parte di Ferdinando Magellano (1519-1521), dimostrava l’acquisita capacità dell’Europa di espandersi verso gli altri continenti. I primi ad approfittarne furono i portoghesi, che fin dal XV secolo crearono un grande impero tra le coste dell’Africa, l’Oceano Indiano e il Brasile. Gli spagnoli conquistarono il Messico (1519), poi il Perù (1532). All’inizio del Seicento emersero gli imperi coloniali olandese, inglese e francese. Le scoperte geografiche San Lorenzo

America del Nord

Terranova

Europa

Asia

Oceano Atlantico

Cina India

Oceano Pacifico Filippine

Africa

Calicut

Mombasa

Oceano

Brasile

Pacifico America del Sud

Oceano Atlantico

Mozambico

Oceano Indiano Australia

Rio de la Plata

Capo di Buona Speranza

Cristoforo Colombo (1492-1493) Vasco da Gama (1497-1498) Ferdinando Magellano (1519-1521) Ritorno dopo la morte di Magellano

Stretto di Terra del Fuoco Magellano

1492 Primo viaggio di Cristoforo Colombo in America

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1498

Arrivo di Vasco da Gama in India


L’Età moderna e il Risorgimento

Nuove tecnologie sugli oceani Le scoperte geografiche e le successive conquiste che portarono gli Stati europei a dominare i commerci mondiali e a creare grandi imperi coloniali in America, Africa e Asia non furono solo il frutto dell’ambizione di esploratori e sovrani, ma anche delle scoperte e delle innovazioni introdotte da scienziati, tecnici e artigiani. Innanzitutto, tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’Età moderna, i navigatori ebbero a disposizione carte via via più dettagliate dei mari e delle coste e strumenti più sofisticati per calcolare rotte e distanze, come la bussola, l’astrolabio e il sestante. Altre importanti novità furono introdotte nella fabbricazione delle navi: chiglie (travi che percorrono tutta la lunghezza del fondo di una nave da prua a poppa) più resistenti, che potevano reggere pesanti strutture e numerosi alberi; stive più capienti per portare i rifornimenti necessari per lunghi viaggi attraverso gli oceani; vele che consentivano di navigare in ogni condizione di vento e di coprire distanze che nelle epoche precedenti erano impensabili. Infine, per poter conquistare nuovi territori, fu necessario montare dei cannoni sulle navi per fare fuoco contro possibili rivali. Colombo non dovette combattere con imbarcazioni nemiche, ma in Asia fu proprio con i cannoni che vennero sbaragliate le flotte arabe, indiane e cinesi. Grazie a queste innovazioni, gli europei diventarono i padroni assoluti degli scambi marittimi tra i continenti. Il loro dominio sarebbe durato per tutta l’Età moderna.

▲ L’astrolabio fu utilizzato fino al XVIII secolo per stabilire l’altezza delle stelle e, di conseguenza, la posizione della nave e la rotta da seguire.

1519-1522 Prima circumnavigazione del globo

▲ Il sestante, messo a punto tra Seicento e Settecento, sostituì progressivamente l’astrolabio grazie alla maggiore precisione. Esso permetteva di misurare gli angoli visuali delle stelle basandosi sulla riflessione.

Inizio Seicento Nascita degli imperi olandese, inglese e francese

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PIÙ FACILE

Daniela Morelli Scrittrice italiana, autrice di testi teatrali e di romanzi per ragazzi, 1949

1. ammiraglia:

la nave più grande di una flotta su cui è imbarcato il comandante. 2. maravedis:

antiche monete del Regno di Spagna. 3. arazzo: tessuto su cui sono rappresentati disegni. Appeso alle pareti decora le stanze. 4. egemonia:

comando, dominio.

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Una terra al di là dell’Oceano

• Digital storytelling: Intervista impossibile a Cristoforo Colombo • Ascolta l’audio del testo

Cristoforo Colombo deve convincere la regina Isabella di Spagna a concedergli navi e denaro per realizzare il proprio sogno di raggiungere le Indie attraverso l’Oceano. Per sua fortuna, riceve un aiuto inatteso da Juana, la figlia della sovrana. «Mi bastano tre navi, due caravelle e un’ammiraglia1» stava dicendo Colombo «per affrontare l’Oceano e passare i confini del mondo conosciuto. Mi servono anche quattro milioni di maravedis2 , vostra maestà, per un’impresa che nessuno ha mai tentato...» Messer Colombo stava chiedendo soldi alla regina Isabella di Spagna, mentre Juana, la figlia della sovrana, ascoltava nascosta dietro un arazzo3 . Juana sapeva che l’argomento avrebbe fatto venire un tremendo mal di testa a sua madre. «E quale vantaggio avrebbe la Spagna?» chiese la regina. Colombo cominciò a dondolare sulle gambe. «... L’egemonia4 sull’Oceano» sussurrò Juana a Colombo attraverso il buco nell’arazzo. Colombo, avendo sentito il suggerimento, ripeté: «L’egemonia sull’Oceano». «E se invece fallirete?» domandò la regina. «Non fallirò, vostra maestà, so-sono un bravo marinaio...» balbettò Colombo, dondolandosi sulle gambe. «Mia madre è indecisa» pensò Juana. «Non sa se fidarsi.» Allora la ragazza suggerì a Colombo: «Non girarti, guarda la regina dritto negli occhi, smettila di dondolare, prendi fiato prima di parlare e dille che altrimenti saranno i portoghesi a conquistare per primi l’Oceano». «Ma chi parla?» pensò Colombo. «C’è qualcun altro qui.» Respirò a fondo, smise di dondolare, guardò dritto negli occhi la regina e parlò con voce ferma e chiara: «È un’impresa che può far gola ai portoghesi, vostra maestà. Hanno un grande interesse verso l’Oceano. Ma ho preferito rivolgermi a voi e non ai portoghesi perché so che potete capire la grandezza di questa impresa. Immaginate la terra che c’è dall’altra parte dell’Oceano. È una terra rigogliosa e ricca. Quella terra sarà vostra. Se mi darete fiducia, non fallirò e vi ripagherò ampiamente».


«Ben detto!» disse sottovoce Juana. Poi vide la madre aguzzare la vista, come faceva quando era veramente interessata a qualcosa. Senza spostare lo sguardo dal navigatore, la regina chiamò il valletto della sala dei dolci. «Ha ordinato la torta» commentò tra sé e sé Juana. «Vuol dire che accetta! Ma non gli darà mai tutti quei soldi...» «Messer Colombo» disse la regina prima di congedare il navigatore, «procuratevi un grande secchio dove mettere l’oro e le pietre preziose che porterete da quelle terre.» Colombo prese quella frase come un permesso e rispose: «Per portare tutto quell’oro non basteranno le stive delle navi, vostra maestà: bisognerà tornare lì più volte». «Meglio così. Avete chiesto due milioni di maravedis, vero, per allestire le vostre due caravelle?» «Gli dà la metà di quanto Colombo ha chiesto!» commentò tra sé e sé Juana. «A-avevo detto due caravelle e un’ammiraglia e quattro milioni...» La regina lo fulminò con lo sguardo. «Ne discutiamo al prossimo consiglio e voglio sapere come saranno spesi questi soldi, fino all’ultimo.» Colombo si inchinò al passaggio della sovrana, poi si girò per scoprire il suggeritore, ma vide solo un antico arazzo un po’ bucherellato.

PIÙ FACILE

L’Età moderna e il Risorgimento

(da Il segreto delle tre caravelle, A. Mondadori, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Completa il seguente brano inserendo le parole sotto riportate per ricostruire la vicenda. grandezza - secchio - caravelle - denaro - egemonia - marinaio - quattro quattro Colombo chiede alla regina Isabella di Spagna milioni caravelle di maravedis, due e un’ammiraglia per attraversare l’Oceano

e superare i confini del mondo conosciuto. Il navigatore pensa che, finanziando egemonia questa impresa, la Spagna otterrà l’ sull’Oceano. Inoltre, è marinaio convinto che egli non fallirà, perché è un bravo . Il navigatore si è rivolto alla regina di Spagna, e non ai portoghesi, perché sa che lei può capire la grandezza denaro di questa impresa. Colombo capisce che otterrà il secchio quando la sovrana afferma: «Procuratevi un grande dove mettere l’oro e le pietre preziose che porterete da quelle terre».

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ANALISI E INTERPRETAZIONE 2 Juana ha il ruolo di aiutante di Cristoforo Colombo. Perché? Juana ha il ruolo di aiutante di Cristoforo Colombo perché gli suggerisce le risposte.

3 Quali sono i comportamenti della regina che fanno capire alla figlia Juana che cosa pensa la madre? A Aguzza la vista quando è interessata a qualcosa. B Dondola le gambe quando deve parlare. C Ordina un dolce quando è soddisfatta di una proposta.

4 Con quale dei seguenti aggettivi definiresti la regina? A Autorevole

B Insicura

C Comprensiva

5 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false. a. Il narratore è interno. b. c. d. e.

Nel testo prevalgono le sequenze dialogiche. Nel testo prevalgono le sequenze narrative e riflessive. Il testo appartiene alla tipologia del romanzo d’avventura. Il testo appartiene alla tipologia del romanzo storico.

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LESSICO 6 Nella frase «È un’impresa che può far gola ai portoghesi...», che cosa significa l’espressione «far gola»? A Attrarre

B Impaurire

C Incuriosire

PRODUZIONE SCRITTA 7

RACCONTARE E ARGOMENTARE

Ti sarà certamente capitato di chiedere ai tuoi genitori il consenso per fare qualcosa. Completa la tabella. Risposta soggettiva Qual è stata la tua richiesta? Quali argomentazioni hai usato? Hanno subito accettato? Hai dovuto impegnarti molto per convincerli?

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Cristoforo Colombo nacque a Genova nel 1451 da una modesta famiglia di commercianti. Fino a vent’anni seguì, per non contrastare i desideri del padre, il mestiere paterno. In seguito, iniziò a viaggiare per mare al servizio di varie compagnie commerciali. A venticinque anni, nel 1476, si trasferì a Lisbona, la capitale delle avventure di mare. Grazie al fratello Bartolomeo, cartografo, approfondì la lettura e il disegno delle carte nautiche e studiò le opere di molti geografi. Leggendo le loro opere, si convinse che la Terra fosse tonda e non piatta, come all’epoca pensavano ancora molte persone. Inoltre giunse alla conclusione che fosse relativamente breve la distanza via mare, tra le coste occidentali europee e quelle orientali asiatiche, e che tra esse non ci fosse alcun continente. I suoi calcoli, però, erano errati in quanto la distanza tra Europa e Asia non era di quattromila chilometri, bensì di più di 20 mila chilometri. Per realizzare la sua impresa di raggiungere le Indie, navigando verso Occidente, attraverso l’Oceano Atlantico, Colombo aveva bisogno di soldi e di navi. Per questo, si rivolse alle corti di Portogallo, Spagna, Francia e Inghilterra senza però trovare attenzione per anni. Il sì arrivò soltanto nel 1492 dalla regina Isabella di Spagna, che accettò di finanziare una parte dell’impresa. Era un salto verso l’ignoto, un progetto pieno di incognite e di pericoli. Ma per la sovrana di Spagna valeva la pena di rischiare poche navi in cambio della possibilità di battere sul tempo i portoghesi e assumere il controllo dei traffici verso l’Asia. E così, il 3 agosto 1492, Colombo salpò dal porto spagnolo di Palos con tre caravelle: la Niña, la Pinta e la Santa Maria.

N

avigatore ed esploratore, Cristoforo Colombo fu tra i più importanti protagonisti delle scoperte geografiche tra il XV e il XVI secolo.

Il viaggio durò circa due mesi e fu caratterizzato da angosce e depressioni profonde, persino da tentativi di ammutinamento, prima che la vedetta pronunciasse il 12 ottobre la fatidica parola: «Terra!». Colombo era arrivato in un’isola appartenente all’arcipelago delle Bahamas, che battezzò San Salvador e, successivamente, toccò Haiti, nei Caraibi, che battezzò Hispaniola; prima di tornare esplorò anche una parte delle coste cubane. Però, a causa del famoso errore di calcolo, era convinto di essere sbarcato in Giappone. Le isole erano del tutto prive di oro e di spezie, perciò Colombo tornò indietro a mani vuote, portando con sé soltanto alcuni pacifici abitanti dell’isola, qualche pappagallo e un po’ di prodotti locali. Il re di Spagna gli concesse di compiere altri tre viaggi, ma la fiducia nei suoi confronti diminuì rapidamente. Dopo il suo ultimo viaggio, Colombo si stabilì, stanco e malato, in Spagna, dove morì nel 1506 quasi povero. Il grande navigatore restò sempre testardamente convinto di aver trovato «le Indie». Aveva scoperto, invece, un nuovo continente: l’America.

APPROFONDIMENTO

Cristoforo Colombo

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La riforma religiosa e l’ascesa dell’Inghilterra Nei primi decenni dell’Età moderna finì l’unità religiosa dell’Europa occidentale, che durante il Medioevo era stata quasi interamente fedele al papa e alla Chiesa cattolica. La scissione ebbe inizio nel 1517 in Germania, quando il monaco e teologo Martin Lutero pubblicò le sue «95 tesi», affermazioni critiche verso la Chiesa di Roma e la sua dottrina. Nasceva allora la cosiddetta Riforma protestante. Le idee di Lutero si diffusero in Germania e in Scandinavia, mentre in altri Paesi dell’Europa centrale e settentrionale nascevano movimenti religiosi riformatori che chiedevano un ritorno al cristianesimo del Vangelo e rifiutavano i dogmi e le consuetudini del cattolicesimo. Un caso particolare fu quello dell’Inghilterra, dove nel 1534 il sovrano Enrico VIII si pose a capo di una riforma religiosa che diede origine a una nuova Chiesa indipendente da Roma, la Chiesa anglicana, ancora oggi guidata dai sovrani inglesi. La decisione di Enrico era motivata non tanto da ragioni di dottrina religiosa, quanto dalla volontà di liberarsi dall’autorità del papa e rendere il suo Paese pienamente autonomo. La scelta di Enrico VIII fu confermata da un’altra grande protagonista della storia inglese, sua figlia Elisabetta I. Oltre a rafforzare la Chiesa anglicana, Elisabetta fu protagonista della lotta vittoriosa contro l’Impero spagnolo e avviò la crescita economica del Paese che nei secoli successivi avrebbe portato alla fondazione dell’Impero britannico, uno dei più vasti di ogni epoca. Tra questi due grandi sovrani, si inserì il breve regno del giovane Edoardo VI, figlio di Enrico VIII e della sua terza moglie, Jane Seymour. Soprannominato «il re bambino», Edoardo salì al trono nel 1547, a nemmeno dieci anni di età, e morì sedicenne nel 1553 a causa della tubercolosi, una malattia infettiva polmonare che a quei tempi era incurabile. Si impegnò soprattutto per rafforzare la religione anglicana e perciò introdusse il Libro delle preghiere comuni, che ancora oggi viene usato come base per le cerimonie dai fedeli della Chiesa d’Inghilterra e delle altre comunità anglicane. ▼ La famiglia di Enrico VIII.

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Eileen e Rhoda Power Eileen (1889-1940) e Rhoda (1890-1957), sorelle e scrittrici inglesi di racconti storici per l’infanzia

1. abbazia di Westminster: il più impor-

tante luogo di culto anglicano di Londra. 2. teologia: studio delle cose divine. 3. sermoni: prediche. 4. Barberia: nome dato anticamente al Nord Africa. 5. Levante: termine che significa «oriente» e in questo caso indica l’Asia.

La giornata di un re bambino nel 1550

Ascolta l’audio del testo

Per un ragazzino di tredici anni il lavoro di sovrano d’Inghilterra è estremamente impegnativo e lascia poco spazio agli svaghi. Fortunatamente, il piccolo Edoardo VI, figlio del defunto re Enrico VIII, può contare su consiglieri e amici per superare le difficoltà.

Nel palazzo di Whitehall, non lontano dall’abbazia di Westminster1, un ragazzino biondo era intento al lavoro nel suo studio. I muri erano rivestiti di tappezzeria e la stanza ammobiliata con un tavolo e delle sedie dagli alti schienali. Una parete era interamente ricoperta di scaffali di libri, la maggior parte dei quali era in latino e greco, ma i più usati, a giudicare dall’aspetto, apparivano quelli di geografia e la Bibbia. Il bambino sedeva a un banco ricoperto di velluto bianco. Davanti a lui era posata una cassettina di legno contenente un calamaio con fregi d’oro e due scatoline d’argento piene di sabbia. Quando voleva asciugare uno scritto, ci scuoteva su un po’ di sabbia e metteva i fogli di traverso. Benché fosse vicino alla finestra, non si distraeva mai, nemmeno per lanciare un’occhiata al suo giardino a terrazze, che stava tra i muri del palazzo e il parapetto del fiume. Quel giovane era Edoardo VI, il re tredicenne di Inghilterra, e quello era il quarto anno del suo regno. Stava traducendo delle frasi dal greco per il suo precettore, il dottor Giovanni Chepe. Era appassionato a ogni tipo di studio, ma preferiva la teologia2. Ogni domenica, e talvolta anche durante la settimana, ascoltava lunghi sermoni3 di uomini famosi. Era molto interessato al nuovo rituale della Chiesa anglicana che, dal latino, stava per essere ultimato in inglese, e conversava moltissimo con i nobili di corte su questioni religiose. Quelli erano gli argomenti importanti del suo tempo; Edoardo, infatti, visse in un periodo durante il quale l’Inghilterra, un tempo cattolica, divenne protestante, e la gente che persisteva nella vecchia fede fu crudelmente perseguitata. Edoardo prendeva anche lezioni di astronomia, e trascorreva molti momenti felici con la sua cassettina di strumenti e il suo piccolo quadrante di ottone, che mostrava i movimenti del Sole e della Luna. Egli pensava che la geografia fosse una scienza molto utile, e così seguiva le lezioni con viva attenzione. Uno dei suoi tesori più cari era una carta geografica del mondo appesa nella galleria, proprio accanto alla porta del suo studio. Edoardo ben presto acquisì una conoscenza completa di tutte le strade e dei porti principali d’Inghilterra, della Scozia e della Francia. Interessato ai grandi viaggi per mare, inviò alcune navi a commerciare in Barberia4, in Guinea e nel Levante5. Durante l’ultimo anno del suo regno preparò una spedizione all’Artico, e l’Inghilterra cominciò il commercio con la Russia. È anche dovuto al fatto che Edoardo si interessava tanto di geografia, se il commercio dell’Inghilterra si intensificò e il Paese divenne più ricco.

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6. giostra: duello tra cavalieri che cercavano di far cadere l’avversario da cavallo a colpi di lancia.

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Ma la giornata del re bambino non era solo assorbita dalle lezioni. Molto del suo tempo era dedicato agli affari di Stato. A soli tredici anni ricopriva una carica che sarebbe stata impegnativa anche per un adulto. Ovviamente non governava da solo. Aveva la collaborazione di un corpo di uomini detto il Consiglio Privato. Il Consiglio Privato si occupava di tutti gli affari di Stato, ma era obbligato a consultare sempre il re. Edoardo meditava molto su ogni documento prima di firmarlo, e spesso lo rimandava indietro con piccole annotazioni e suggerimenti. Fortunatamente aveva un grande amico, un uomo molto più vecchio di lui, il Cancelliere del Consiglio, che lo aiutava a risolvere i problemi più difficili. Si chiamava Guglielmo Tommaso, ed era una delle persone più dotte del suo tempo. Nutriva una grande ammirazione e un grande amore per il giovane sovrano. Quando Edoardo era ancora molto piccolo, Maestro Tommaso scrisse: «È la creatura più intelligente, amabile e gentile che viva sulla terra. Ha una tale perfezione di lineamenti e modi che sembrerebbe già maturo, e tuttavia non ha ancora dieci anni». Fra i vari impegni del giovane sovrano c’era anche quello di ricevere ogni visitatore importante che venisse a Londra, e un ricevimento non era faccenda da poco. Alla presenza del Consiglio e della Corte salutava gli ospiti. Poi li conduceva in una grande sala, dove era costretto a stare seduto per tutto un pranzo lungo e snervante, facendo del suo meglio per intrattenere uomini molto più vecchi di lui. Più tardi li accompagnava ad assistere a una giostra6 o un torneo, dove i suoi arcieri davano dimostrazioni di tiro con l’arco. I festeggiamenti a volte duravano per una settimana, e ogni giorno il re doveva inventare qualcosa per compiacere gli ospiti. Cavalcava con loro e li conduceva a caccia con il falco. Spesso li faceva divertire organizzando per loro combattimenti di cani contro tori o contro orsi. L’ultima serata si concludeva con un banchetto. Tutto questo era molto faticoso per il ragazzino, che certe notti veniva svestito dai gentiluomini di camera mentre già stava dormendo.


L’Età moderna e il Risorgimento

Come ogni altro bambino, Edoardo aveva periodi di vacanza; ma anche allora non era mai completamente libero di fare ciò che gli piaceva. Doveva pensare a organizzare giochi e passatempi per la corte e gli ospiti. Gli piaceva giocare a tennis e partecipava spesso a gare di tiro con l’arco, nelle quali si distingueva per abilità. Al di fuori del lavoro e delle brevi ore di gioco, i momenti più felici li trascorreva in compagnia di un ragazzo di circa due anni più vecchio di lui. Questi era Barnaba Fitzpatrick, che con lui aveva condiviso ore di lezione e di gioco, prima che Edoardo diventasse re. Ora era un gentiluomo del Consiglio Privato e il più caro amico di Edoardo. Durante le lunghe serate estive, Edoardo e Barnaba passeggiavano nei giardini di palazzo. Gli affari di Stato venivano dimenticati. Ridevano alle reciproche barzellette, si prendevano in giro e chiacchieravano. Quando la luce si affievoliva e la sera diventava fredda, le risate allegre di Barnaba cominciavano a tradire ansietà, perché le barzellette di Edoardo venivano interrotte da lunghi attacchi di tosse. Barnaba, allora, cercava di persuadere l’amico a rientrare. Con le braccia attorno alla vita l’uno dell’altro, attraversavano la galleria ed entravano nelle stanze di Edoardo, dove il re prendeva il suo liuto e suonava per l’amico finché scendeva la notte. Allora, ancora una volta, riprendeva il lavoro. Venivano portate delle candele e, al tavolo di lavoro, annotava sul suo diario gli eventi della giornata. Più tardi, Edoardo si ritirava in camera da letto, dove i suoi servitori lo aiutavano a svestirsi e si accomiatavano da lui baciandogli la mano. Egli si inginocchiava a pregare, poi saliva sul grande letto a baldacchino e si coricava in attesa che arrivasse quel sonno ristoratore che così spesso la tosse interrompeva. La giornata del re bambino era finita. (da C’eravamo anche noi, Bovolenta, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Edoardo VI, sono vere o false. a. Preferisce studiare da solo, senza l’aiuto di precettori.

V

F

b. La sua materia preferita è la teologia.

V

F

c. Ritiene la geografia una scienza molto utile.

V

F

d. Governa con l’aiuto di un gruppo di consiglieri.

V

F

e. Ricevere ospiti importanti è per lui un impegno poco faticoso.

V

F

V

F

f.

Durante i periodi di vacanza, può fare tutto ciò che gli piace in piena libertà.

2 Edoardo VI in compagnia di chi trascorre i suoi momenti più felici? Edoardo li trascorre insieme a Barnaba Fitzpatrick, un ragazzo di circa due anni più grande di lui.

3 Come si conclude la giornata di Edoardo VI? Dopo aver annotato sul suo diario gli eventi della giornata, Edoardo VI si ritira in camera da letto, dove i servitori lo aiutano a svestirsi, e dopo le preghiere va a letto.

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ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 Perché Edoardo VI conversa moltissimo con i nobili di corte su questioni religiose? Nel periodo in cui vive il giovane re, le questioni religiose sono estremamente importanti poiché l’Inghilterra, un tempo cattolica, è da poco divenuta protestante e uno dei principali scopi di Edoardo è proprio quello di rafforzare la giovane religione anglicana. Inoltre una delle sue materie preferite è la teologia.

5 Durante il regno di Edoardo VI, il commercio dell’Inghilterra si intensifica. Ciò è dovuto anche a quale fatto? Convinto che la geografia possa rivelarsi una scienza molto utile, Edoardo VI ne segue le lezioni con vivo interesse acquisendo conoscenze e competenze che gli consentono di fare scelte strategiche in campo commerciale.

6 Guglielmo Tommaso, il Cancelliere del Consiglio: (indica le risposte esatte) A è molto più vecchio di Edoardo VI B sebbene non sia molto colto, aiuta il re a risolvere i problemi più difficili C ama e ammira molto il giovane sovrano

7 Come definiresti la descrizione iniziale della stanza in cui Edoardo VI studia e lavora? Oggettiva o soggettiva? Motiva la tua risposta. Si tratta di una descrizione oggettiva che ha lo scopo di informare attraverso l’uso di un linguaggio preciso, senza riferimenti o giudizi personali.

8 Secondo te, il testo che hai letto è prevalentemente: A descrittivo

C narrativo-espositivo

B narrativo

D espositivo-riflessivo

LESSICO 9 Nella frase «Ha una tale perfezione di lineamenti e modi che sembrerebbe già maturo...», la parola «lineamenti» significa: A muscoli del corpo

B tratti del viso

C modalità espressive

10 Per ciascuna parola derivata, tratta dal testo, scrivi la parola da cui deriva. a. schienali

schiena

d. famosi

b. geografica

geografia

e. commerciare commercio

c. precettore

precetto

f.

abilità

fama abile

PRODUZIONE SCRITTA

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11

RACCONTARE DI SÉ E ARGOMENTARE Alcuni ragazzi e ragazze hanno giornate piene di attività; altri, invece, hanno parecchio tempo libero a disposizione. Tu a quale categoria appartieni? Preferiresti avere un minore o un maggior numero di impegni? Motiva le tue risposte in un breve testo scritto. Risposta soggettiva

12

RIASSUMERE

Riassumi il testo che hai letto, riducendolo di un terzo. Risposta soggettiva


L’Età moderna e il Risorgimento

Gli anni dell’intolleranza e la caccia alle streghe Un fenomeno diffuso Il secolo del grande scontro fra Europa cattolica ed Europa protestante (1550-1650 circa) produsse un fenomeno che per la tragicità e la vastità delle sue dimensioni divenne quasi il simbolo di quell’epoca, caratterizzata dall’esplodere dell’intolleranza. Questo fenomeno si chiama caccia alle streghe. Essa fu praticata indifferentemente da cattolici e protestanti e servì anche da pretesto per eliminare molti di coloro che resistevano alla conversione all’una o all’altra fede o che, soprattutto nelle campagne, erano sospettati di effettuare pratiche magiche di origine pagana. Nei secoli precedenti, erano stati accesi molti roghi, ma la stragrande maggioranza delle vittime era costituita da eretici. Paragonate alle donne morte tra le fiamme tra il Cinquecento e il Seicento, le donne condannate nel Medioevo per stregoneria sono una minoranza. Anche di esse si occupava il Tribunale dell’Inquisizione. I «cacciatori di streghe» avevano a disposizione un vero e proprio manuale, il Martello delle streghe, che prevedeva le domande da porre, le torture da usare, la pena finale, e spiegava anche dettagliatamente perché la stregoneria, cioè «il commercio con il demonio», attecchisse soprattutto fra le donne.

Perché le donne? Le donne, essendo considerate creature inferiori intellettualmente e moralmente deboli, erano più esposte, rispetto agli uomini, alle insidie del demonio. Le donne accusate di malefici o altri atti di magia appartenevano quasi sempre ai ceti più umili, residenti nelle campagne, oppure non godevano di protezioni, come le vedove e le anziane, o ancora erano donne viste con sospetto perché guaritrici e quindi capaci di preparare pozioni e medicamenti. Denunciate come streghe, venivano sottoposte a lunghissimi interrogatori, umiliazioni e torture e finivano così per confessare i loro «crimini». Seguiva la condanna a morte, terribile e atroce, in forma di rogo o di impiccagione. La caccia alle streghe finì solo intorno alla metà del Settecento. ▶ Illustrazione del rogo di una donna accusata di stregoneria.

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Celia Rees Scrittrice inglese, 1949

La strega bambina

Ascolta l’audio del testo

Quelle che stai per leggere sono le prime pagine del diario di Mary, una ragazzina inglese accusata, insieme alla nonna, di stregoneria. La vicenda di Mary, ambientata nel Seicento, ha inizio in Inghilterra. Quando, però, la nonna viene condannata a morte per stregoneria, Mary scappa per sfuggire allo stesso destino, prima nella campagna inglese e poi su una nave per l’America, dove spera di iniziare una nuova vita e poter così dimenticare le persecuzioni subite a causa dell’ignoranza e dei pregiudizi del tempo.

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1. elfi: nella mitologia nordica, divinità minori che abitano l’aria, le foreste, i boschi, e possono essere benevole o malevole. 2. picca: lunga asta, usata come arma, munita di una punta di ferro. 3. pozione: bevanda o filtro magico.

Mi chiamo Mary. Sono una strega. O meglio, qualcuno mi chiama così. «Figlia del diavolo», «strega bambina» mi sibilano per strada, anche se non conosco né mio padre né mia madre. Conosco solo mia nonna, Alice Nuttall: Mamma Nuttall per i vicini. Mi ha tirata su da quando ero piccola. Se per caso sapeva chi erano i miei genitori, non me l’ha mai detto. «Figlia del re degli elfi1 e della regina delle fate, ecco chi sei tu.» Viviamo in una casetta al limitare della foresta, nonna, io, il suo gatto e il mio coniglio. Vivevamo, cioè. Ora non ci viviamo più. Sono venuti alcuni uomini a trascinarla via. Uomini con giacche nere e cappelli alti come campanili. Hanno infilzato il gatto su una picca2, hanno spaccato la testa al coniglio sbattendolo contro il muro. Hanno detto che quelle non erano creature di Dio ma demoni, il diavolo stesso camuffato. Hanno gettato quella massa di carne e pelo nel letame, e hanno minacciato di fare la stessa cosa a me e a lei, se non confessava i suoi peccati. Poi l’hanno portata via. L’hanno rinchiusa in prigione per più di una settimana. Prima l’hanno fatta camminare a passo di marcia, su e giù, su e giù in mezzo a loro, per un giorno e una notte, finché non è più riuscita nemmeno a zoppicare, tanto aveva i piedi gonfi e sanguinanti. Non avrebbe confessato. Così hanno deciso di dimostrare che era una strega. Hanno chiamato una donna che l’ha infilzata con lunghi spilloni in cerca del punto insensibile, senza sangue, dove si nutrivano i demoni. Gli uomini intanto guardavano quello che faceva la donna, e mia nonna era costretta a stare di fronte ai loro occhi maligni, una vecchia signora nuda, privata del pudore, della dignità, sanguinante. Eppure non confessava. Hanno deciso di buttarla in acqua. Sapete, avevano un sacco di prove contro di lei. Tante. Per tutta la settimana era venuta gente a lanciare accuse. Lei aveva gettato su di loro il malocchio, portando la malattia al loro bestiame e alle loro famiglie; aveva usato la magia, infilando spilloni in figure di cera per indurre la disgrazia; si era trasformata e aveva scorrazzato per la campagna sotto forma di una grossa lepre, cosa che le riusciva grazie a una pozione3 fatta con il grasso sciolto dei cadaveri. Tutte bugie. Assurdità e bugie.


L’Età moderna e il Risorgimento 4. laide: oscene, scon-

ce. 5. salamandre: piccoli anfibi che vivono in ambienti boscosi e umidi.

Le persone che la accusavano erano i nostri amici, i nostri vicini. Venivano da lei a chiedere il suo aiuto per le bestie e i bambini malati o feriti, o per una donna sul punto di partorire. Perché conosceva le erbe e le pozioni, ma il potere veniva da lei, non dal diavolo. La gente si fidava di lei, o almeno lo aveva fatto fino a quel momento, aveva cercato la sua presenza. Nascita o morte, mia nonna era chiamata ad assistere nel passaggio da un mondo all’altro. Erano tutti lì per la prova, in piedi sulle due rive del fiume, in fila sul ponte, con lo sguardo fisso sul punto in cui l’acqua è profonda e scura. Gli uomini con i cappelli alti hanno trascinato mia nonna fuori dal buco puzzolente in cui l’avevano tenuta. L’hanno legata a gambe incrociate, con l’alluce destro legato al pollice sinistro e viceversa, assicurandosi che le corde fossero ben tirate, poi l’hanno gettata dentro. La folla guardava in silenzio. L’unico rumore era quello dei passi che avanzavano per vedere cosa lei avrebbe fatto. «Galleggia!» Prima fu l’osservazione di una persona, poi la voce passò dall’uno all’altro, finché tutti finirono con l’urlare insieme, come un essere mostruoso e ululante. Galleggiare era prova certa di colpevolezza. La riagganciarono e la trascinarono a riva come un mucchio di vecchi stracci. Non volevano che affogasse, per non privare la gente di un’impiccagione. È una giornata fredda per l’inizio della primavera, ma sono venuti anche da lontano per l’impiccagione. Affollano la piazza peggio che nel giorno di mercato. Per me è pericoloso stare qui. Li vedo che mi guardano e sussurrano: «È lei, la nipote», «Figlia del diavolo, piuttosto», poi si voltano ridacchiando, con le mani sulla bocca e le facce rosse e le immagini laide4 che vedono nella loro mente. Il male è dentro di loro. Dovrei fuggire, scappare via. Ma dove? Che devo fare? Sparire. Morire nella foresta. Mi guardo intorno. Occhi induriti dall’odio sfuggono i miei. Non scapperò nella foresta, perché è questo quello che vogliono. Ora guardo dritta davanti a me, verso la forca. Che poteri credono che abbiamo, mia nonna e io? Se lei li avesse sul serio, non evocherebbe il suo padrone, Satana, per incenerirli tutti con un fulmine? E se io avessi dei poteri, li distruggerei tutti, qui e adesso. Li trasformerei in una massa di rospi. Li trasformerei in salamandre5 cieche e li obbligherei a mangiarsi l’un l’altro. Li maledirei di generazione in generazione, per l’eternità. Ero così persa nelle mie maledizioni che solo l’improvviso silenzio della folla mi riportò a ciò che stava per accadere. Mia nonna venne portata davanti alla folla. Aveva le mani legate dietro la schiena, e la spinsero ai piedi della scaletta che portava al patibolo. Ignorò gli occhi puntati su di lei e guardò al di sopra delle teste, cercandomi. I suoi occhi incontrarono i miei e sorrise. Fu l’ultima volta che la vidi. (da Il viaggio della strega bambina, Salani, Milano, 2001, rid. e adatt.)

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COMPRENSIONE 1 Mary come viene chiamata da qualcuno? Mary viene chiamata «figlia del diavolo», «strega bambina». 2 Mary dove vive e con chi? Mary vive in una casetta vicino alla foresta con la nonna, un gatto e un coniglio. 3 Un giorno, la nonna di Mary viene portata via. Da chi e perché? Dove viene rinchiusa? La nonna viene rinchiusa in prigione da uomini con giacche nere perché ritengono che sia una strega.

4 La nonna di Mary a quali torture viene sottoposta e a quale scopo? La nonna è costretta a marciare per un giorno e una notte e viene infilzata con degli spilloni affinché confessi di essere una strega.

5 Perché, secondo Mary, le accuse dei vicini alla nonna sono «assurdità e bugie»? Le capacità della nonna vengono dalla conoscenza di erbe e pozioni, non da Satana.

6 Come si svolge la prova dell’acqua? Perché tale prova dimostra che la nonna di Mary è colpevole di stregoneria? Per la prova dell’acqua si getta una persona legata a gambe incrociate in un punto profondo del fiume: se galleggia, come accade alla nonna, è colpevole.

7 Il giorno dell’impiccagione della nonna, la piazza è gremita di gente. Mary è consapevole che per lei è pericoloso stare lì, tuttavia non scappa. Perché? Mary non scappa perché la sua fuga nella foresta è proprio ciò che vuole la gente da lei.

8 Che cosa dimostra, secondo Mary, che lei e la nonna non possiedono i poteri che vengono loro attribuiti? Se li possedessero, li avrebbero usati per liberarsi e incenerire tutti. 9 Come si conclude la vicenda narrata? La vicenda si conclude con la morte della nonna per impiccagione.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 10 Perché, secondo te, la nonna di Mary non confessa di essere una strega? La nonna di Mary non confessa di essere una strega perché non lo è.

11 La folla che assiste alla prova dell’acqua dapprima è silenziosa, poi diventa urlante. A chi viene paragonata? La folla viene paragonata a un essere mostruoso e ululante. 12 Mary, il narratore, racconta dei fatti che sono accaduti molto o poco tempo prima? Motiva la tua risposta. Molto tempo prima, perché la vicenda viene narrata nelle prime pagine del suo diario. 13 Come definiresti Mary? A Debole di carattere

C Indifferente agli insulti della gente

B Coraggiosa

D Dotata di poteri malefici

LESSICO 14 Nelle seguenti frasi, tratte dal testo, scrivi un sinonimo per ciascun termine evidenziato. Risposte possibili a. «... mi sibilano per strada...»: mormorano con malevolenza b. «... aveva scorrazzato per la campagna...»: aveva gironzolato

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L’Età moderna e il Risorgimento

15 Nella frase «Mi ha tirata su da quando ero piccola» sostituisci l’espressione «Mi ha tirata su» con un’altra di registro formale. Mi ha cresciuta.

16 L’espressione «caccia alle streghe» ha assunto oggi un significato figurato. Quale? Cercalo sul dizionario e riportalo qui sotto. Persecuzione sistematica di persone che hanno idee politiche contrastanti con quelle della maggioranza e quindi ritenute «scomode» e pericolose.

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 17

La lettura di questo brano quali emozioni e riflessioni ha suscitato in te? Confrontale con quelle dei compagni e delle compagne.

18

Scrivi un breve riassunto del brano che hai letto. Puoi aiutarti con le attività di comprensione che hai già svolto e ricorda di usare la terza persona singolare.

19

Il seguente testo, tratto dal Martello delle streghe, elenca i motivi che, secondo gli inquisitori, contribuirebbero a rendere la donna la preda preferita del diavolo. Leggi attentamente il testo e poi commentalo in un breve testo scritto, cioè esprimi al riguardo un tuo motivato parere.

ESPRIMERE EMOZIONI E RIFLESSIONI

Risposta soggettiva RIASSUMERE

Risposta soggettiva COMMENTARE UN DOCUMENTO STORICO

Risposta soggettiva

Perché tante streghe e così pochi stregoni? Perché tra il sesso così fragile delle donne si trovano più streghe che fra gli uomini? Il primo motivo è che sono molto più credulone; e poiché il demonio cerca soprattutto di corrompere la fede, egli le attacca per prime. La seconda ragione è che le donne sono impressionabili per natura. Per cui accade che quando esse fanno buon uso di questa loro abitudine sono buonissime; in caso contrario sono pessime. Infine la terza causa è che esse hanno una lingua pettegola e tutto ciò che apprendono nelle arti magiche, lo possono a stento tenere nascosto alle loro amiche e compagne; e dal momento poi che sono deboli per natura, cercano un mezzo di vendetta più facile e segreto per mezzo di malefici. In quanto all’intelligenza e alla comprensione delle cose spirituali, esse sembrano appartenere a una natura diversa da quella degli uomini: è un dato comprovato dall’autorità e dalla ragione e che trova molti esempi nella Sacra Scrittura. Nello stesso modo in cui, a causa del loro primo difetto, quello dell’intelligenza, sono portate a rinnegare la fede con più facilità, così, a causa del secondo, cioè il disordine degli affetti e delle passioni, le donne cercano, escogitano e infliggono i più diversi tipi di vendette, sia per mezzo di malefici, sia con ogni altro mezzo. Per cui non è affatto stupefacente che esistano tante streghe fra le donne. ▲ Streghe che fanno cadere la pioggia.

(da H. Krämer – J. Sprenger, Martello delle streghe, 1486)

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La Rivoluzione industriale Il Settecento, «il secolo delle Rivoluzioni» Il Settecento fu un secolo di sconvolgenti novità in ogni settore, dall’economia alla cultura alla politica. Queste profonde innovazioni furono la conseguenza di fenomeni già in corso da molto tempo, che però, durante questo secolo, ebbero un’improvvisa accelerazione. Perciò il Settecento è noto come «il secolo delle Rivoluzioni». In campo economico, in particolare in Gran Bretagna, ebbe luogo in pochi decenni una straordinaria concentrazione di scoperte, detta Rivoluzione industriale.

La Rivoluzione industriale: innovazioni e conseguenze La Rivoluzione industriale ebbe inizio nel Settecento in Gran Bretagna con una rapida serie di innovazioni. Furono inventati nuovi macchinari, nuovi metodi per estrarre e lavorare i metalli e nuovi mezzi di trasporto. Ma la scoperta più importante fu la macchina a vapore, che sfruttava il calore prodotto dal carbone per produrre l’energia necessaria per azionare i nuovi macchinari nelle fabbriche e nelle miniere e per muovere navi e treni. Grazie a questa straordinaria forza, la produzione aumentò in tutti i settori, il costo delle merci scese e gli spostamenti divennero molto più veloci. I cambiamenti portati dalla Rivoluzione industriale riguardarono anche la società. Le fabbriche sorsero nelle periferie delle città e diedero lavoro a migliaia di operai che spesso venivano sfruttati, percepivano salari molto scarsi ed erano costretti a vivere in quartieri squallidi. Una volta radunati nei centri urbani, gli operai ebbero tuttavia la possibilità di organizzarsi e lottare per i propri diritti. Nacquero così movimenti sindacali e partiti politici che riuscirono con il tempo a migliorare le condizioni dei lavoratori. Un’altra eredità della Rivoluzione industriale fu l’inquinamento. I numerosissimi stabilimenti producevano grandi quantità di scarti, che venivano abbandonati sui terreni o gettati in mari e fiumi. Soprattutto, il massiccio utilizzo di carbone produsse forti emissioni di gas riversati nell’aria, il cosiddetto «smog». Era solo l’inizio di un cambiamento dell’atmosfera, che oggi, dopo quasi trecento anni, è diventato così grave da modificare il clima del nostro pianeta.

◀ Una città industriale inglese.

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Ken Follett Scrittore inglese, 1949

Nella miniera di carbone

Ascolta l’audio del testo

Il brano che stai per leggere è ambientato in Scozia, nella seconda metà del Settecento. Lizzy e Jay sono amici e provengono da famiglie agiate, proprietarie di terre e miniere. Entrambi hanno uno spirito curioso e ribelle, perciò una notte decidono di scendere nelle profondità della terra, per scoprire come si vive nelle miniere.

1. vena: filone sotter-

raneo di un minerale. 2. intaccatura: inci-

sione, solco lungo e profondo. 3. filone: sinonimo di vena.

Lizzy doveva concentrarsi per non perdere l’equilibrio. Avanzava su uno spesso strato di polvere di carbone e ne sentiva il sapore nell’aria. In certi tratti la volta era bassa e la costringeva ad avanzare china. Si rendeva conto che l’aspettava una notte molto sgradevole. Ai lati, la luce delle candele guizzava nei varchi tra grandi colonne. Jay spiegò: «Ogni minatore lavora su un tratto della vena1 di carbone di tre metri e mezzo, chiamato “camera”. Tra una camera e l’altra lasciano un pilastro di carbone di circa cinque metri quadrati, per sostenere la volta». All’improvviso Lizzy rammentò che sopra di lei c’erano sessantatré metri di terra e roccia, che avrebbero potuto crollarle addosso, se i minatori non avessero fatto bene il loro lavoro. Dovette lottare contro il panico. Involontariamente strinse più forte le mani di Jay e lui la strinse a sua volta. Le prime camere che oltrepassarono erano vuote, forse esaurite, ma dopo un po’ Jay si fermò accanto a una in cui un uomo stava scavando. Sorpresa, Lizzy si accorse che l’uomo non era in piedi: stava sdraiato su un fianco e attaccava la parete di carbone a livello del pavimento. Accanto alla sua testa, una candela gettava una luce tremolante sul suo lavoro. L’uomo vibrava colpi poderosi con il piccone: piantava la punta nel carbone, premeva ed estraeva i pezzi. Stava aprendo un’intaccatura2 profonda settanta o ottanta centimetri per tutta l’ampiezza della camera. Lizzy inorridì accorgendosi che era sdraiato nell’acqua che filtrava dalla parete di carbone, scorreva sul pavimento e finiva nel canaletto scavato lungo tutta la galleria. Immerse le dita nel fossatello: l’acqua era gelata. Rabbrividì. Tuttavia il minatore si era tolto giacca e camicia e lavorava in pantaloni, a piedi nudi. Il sudore luccicava sulle spalle annerite. La galleria non era pianeggiante: saliva e scendeva, seguendo presumibilmente il filone3. Adesso cominciava a salire più ripida. Jay si fermò e indicò più avanti, dove un minatore stava facendo qualcosa con una candela. «Controlla se c’è il grisou» le disse. «Cos’è il grisou?» «Un gas infiammabile. E causa molte esplosioni nelle miniere.» «Se è esplosivo, perché quell’uomo usa la candela?» «È l’unico modo per scoprire il gas... è invisibile e non ha odore.» Il minatore alzava lentamente la candela verso la volta e fissava la fiamma. «Il gas è più leggero dell’aria, perciò si concentra a livello della volta» continuò Jay. «Una piccola quantità colora di azzurro la fiamma della candela.»

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«E una grande quantità?» «Ci spedisce tutti nel regno dei cieli.» Per Lizzy fu la goccia che fece traboccare il vaso. Era sporca, sfinita, aveva la bocca piena di polvere di carbone, e adesso correva il pericolo di saltare in aria. Si impose di mantenere la calma. Prima di venire lì, sapeva che l’estrazione del carbone era rischiosa e che doveva armarsi di coraggio. I minatori scendevano sottoterra ogni notte: e lei non aveva la forza necessaria per farlo una sola volta? Ma sarebbe stata anche l’ultima, di questo era certa. In quel momento cominciarono ad arrivare i portatori, con candele e pale di legno, e per Lizzy fu la cosa più sconvolgente. Erano quasi tutte donne e bambine. Non aveva mai domandato cosa facessero le mogli e le figlie dei minatori. Non immaginava che passassero la giornata e metà della notte lavorando nelle viscere della terra. Le gallerie risuonarono delle loro chiacchiere e l’aria si scaldò in fretta, tanto che Lizzy dovette sbottonarsi il cappotto. Era così buio che le donne non notarono i visitatori e continuarono a parlare liberamente. A poca distanza da loro, un uomo anziano urtò una donna incinta. «Togliti di mezzo, Sal, maledizione» le disse in tono brusco. «Togliti di mezzo tu, maledetto cieco!» ribatté la donna. Risero tutti fragorosamente. Lizzy era sbigottita. Nel suo mondo le donne non dicevano «maledizione» o «maledetto». Era poi sorprendente che le donne riuscissero a ridere dopo essersi alzate alle due del mattino per lavorare sottoterra quindici ore. Le chiacchiere cessarono quando i portatori si misero a spalare il carbone in grosse ceste. «Perché le donne fanno questo lavoro?» chiese incredula Lizzy. «Un minatore è pagato secondo il peso del carbone che consegna Ragazze e ragazzi sfruttati Un problema molto diffuso nei primi decenni dopo la Rivoluzione industriale era lo sfruttamento dei minori. Il lavoro minorile non era una novità dell’epoca, anzi, ragazzi e ragazze erano sempre stati utilizzati nel lavoro dei campi, nelle attività commerciali e nei laboratori artigiani. Tuttavia nelle fabbriche e nelle miniere create dalla Rivoluzione industriale i minori si trovavano spesso in condizioni molto peggiori rispetto al passato. Per lo più si trattava di bambini e bambine poveri, spesso orfani o abbandonati, che venivano impiegati in alcuni casi fin dai quattro anni di età. I datori di lavoro li preferivano perché potevano pagarli meno degli adulti e perché il loro fisico minuto consentiva loro di lavorare in ambienti ristretti, come i cunicoli e le ciminiere. L’orario di lavoro durava fino a quindici ore al giorno e impediva loro di andare a scuola.

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Senza possibilità di istruzione, i giovanissimi operai erano condannati a una vita di povertà, spesso segnata da malattie e invalidità provocate proprio dal lavoro. A lungo andare, per i Paesi industrializzati, la presenza di grandi quantità di persone povere, analfabete e dalla salute precaria risultò molto dannosa. Perciò, a partire dal 1833 nel Regno Unito e più tardi negli altri Paesi, furono approvate leggi che imposero un’età minima per il lavoro e limitarono l’orario giornaliero. In parallelo fu introdotto l’obbligo scolastico, che garantì a tutti un’istruzione e venne progressivamente esteso fino a coprire l’intera infanzia e l’adolescenza, come avviene oggi in Italia. Tuttavia il lavoro minorile non è stato eliminato e ancora oggi sono moltissimi i bambini e le bambine sfruttati fin dalla più tenera età, soprattutto nei Paesi poveri.


L’Età moderna e il Risorgimento

all’uscita del pozzo» rispose lui. «Se deve pagare un portatore, è tanto di meno che rimane in famiglia. Quindi lo fa fare a moglie e figli, così possono tenersi tutto.» Le ceste si riempirono rapidamente. Due donne ne sollevarono una e la issarono sulla schiena curva di una terza, che brontolò nel sentirne il peso. La cesta fu fissata con una cinghia che le passava intorno alla fronte, poi la donna si avviò, piegata in due, lungo la galleria. Lizzy si chiese come faceva a portarla su per una scala di sessanta metri. «È pesante come sembra quella cesta?» Uno dei minatori la sentì. «Noi la chiamiamo gerla» le disse. «Ci stanno settanta chili di carbone. Le piacerebbe sentirne il peso?» Jay rispose prima che Lizzy aprisse bocca. «Certo che no!» disse in tono protettivo. Il minatore insistette: «O almeno mezza gerla, come quella che porta la piccolina». Si stava avvicinando una ragazzina di dieci o undici anni che indossava un abito informe di lana e un fazzoletto. Era scalza e aveva sul dorso una gerla semipiena. (da Un luogo chiamato libertà, A. Mondadori, rid.)

COMPRENSIONE 1 Perché Lizzy è, a volte, costretta ad avanzare china? Perché la volta della miniera è bassa. 2 Qual è lo stato d’animo di Lizzy quando pensa che si trova a sessantatré metri sotto terra? Lizzy deve lottare contro il panico. 3 Jay e Lizzy vedono un minatore che sta scavando. L’uomo: (indica le risposte esatte) A lavora stando sdraiato su un fianco, a piedi nudi, senza giacca e senza camicia B lavora completamente al buio C lavora in piedi, tutto bagnato dall’acqua gelida che filtra dalla parete di carbone D ha le spalle annerite dal carbone e cosparse di gocce di sudore

4 Uno dei minatori si aggira per la galleria con una candela accesa, per controllare se c’è il grisou. Ma se il grisou è un gas infiammabile, perché il minatore usa la candela? Perché una piccola quantità di gas colora di azzurro la fiammella della candela.

5 In seguito a quale notizia Lizzy si impone di mantenere la calma? Alla possibilità di saltare in aria nel caso di una eccessiva concentrazione di grisou nell’aria.

6 Indica se le seguenti affermazioni, relative alle donne e alle bambine che lavorano nella miniera, sono vere o false. a. Sono le mogli e le figlie dei minatori.

V

F

b. Lavorano solo di notte.

V

F

c. Chiacchierano e parlano liberamente anche in modo volgare.

V

F

d. Portano in superficie il carbone estratto.

V

F

7 Soprattutto per quale motivo le donne e le bambine lavorano nella miniera? In questo modo i minatori non devono pagare un portatore.

795


ANALISI E INTERPRETAZIONE 8 La descrizione dell’ambiente in cui si svolge la vicenda narrata è prevalentemente oggettiva o soggettiva? Motiva la tua risposta. La descrizione è soggettiva perché è filtrata attraverso il punto di vista di Lizzy.

9 Come definiresti l’atteggiamento di Jay nei confronti di Lizzy? Motiva la tua risposta con frasi tratte dal testo. L’atteggiamento di Jay è protettivo: «Involontariamente strinse più forte le mani di Jay e lui la strinse a sua volta»; «Jay rispose prima che Lizzy aprisse bocca».

10 Soprattutto perché Lizzy si stupisce molto dell’atteggiamento e del linguaggio delle donne che lavorano nella miniera? Lizzy non è abituata a simili comportamenti, così distanti dal mondo in cui è stata cresciuta.

11 Dal testo quali informazioni si possono ricavare? (Indica le risposte esatte) A La miniera è un ambiente di lavoro poco salutare e poco sicuro. B L’estrazione del carbone è un lavoro che richiede poca fatica. C Le donne non superano mai le dieci ore giornaliere di lavoro. D Le donne sono costrette a lavorare anche durante la gravidanza.

LESSICO 12 Nel testo la parola «vena» assume il significato di «filone sotterraneo di un minerale». Nelle seguenti frasi, che cosa significa? Consulta eventualmente il dizionario. a. Per la rabbia, gli era comparsa sulla fronte una grossa vena: vaso sanguigno b. È una piastrella di marmo rosso con una vena bianca: rigatura nella pietra, nel marmo, nel legno, di colore diverso dal fondo

c. Colse una vena d’ironia nella sua voce: traccia, segno più o meno evidente 13 Nella seguente frase, tratta dal testo, spiega il significato dell’espressione evidenziata. «Per Lizzy fu la goccia che fece traboccare il vaso»: ultimo fatto che, pur essendo di lieve entità, provoca una reazione forte perché si aggiunge ai precedenti

14 La parola «miniera» quale significato figurato assume nella seguente frase? Ho un’amica che è una miniera di barzellette: fonte inesauribile

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 15

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COMMENTARE Il lavoro oggi nella Costituzione La Costituzione italiana dedica alcuni importanti articoli al lavoro. Consulta i seguenti articoli nel tuo libro di storia o di educazione civica e commentali brevemente. Risposta soggettiva ■

Articolo 4, in cui viene riconosciuto il diritto al lavoro e in cui viene affermato con chiarezza che il lavoro è anche un dovere.

Articolo 36, relativo alla retribuzione del lavoratore e all’orario di lavoro.

Articolo 37, relativo ai diritti della donna lavoratrice.


L’Età moderna e il Risorgimento

16

ANALIZZARE UN DOCUMENTO STORICO La divisione del lavoro «Ottenere il massimo effetto con il minimo sforzo» era lo slogan di tutti i protagonisti della Rivoluzione industriale. Ciò significa anche «produrre la massima quantità di merci con i minimi costi». A questo scopo fu elaborato un sistema che permetteva grandi risparmi di tempo e denaro, chiamato «divisione del lavoro». Un grande economista dell’epoca, l’inglese Adam Smith (1723-1790), dimostrò la sua utilità nel 1776, scegliendo come esempio la fabbricazione di un prodotto della massima semplicità: lo spillo. Leggi attentamente il seguente testo in cui Smith consiglia agli imprenditori di applicare alle loro fabbriche la divisione del lavoro e ne spiega l’utilità. Dopo aver letto il testo, rispondi alle domande sotto riportate. Vedi Guida

La divisione del lavoro in una fabbrica di spilli Prendiamo come esempio una manifattura di modestissimo rilievo, ma in cui la divisione del lavoro è stata osservata più volte, cioè il mestiere dello spillettaio. Un operaio non addestrato a questo compito e non abituato a usare le macchine che vi si impiegano, applicandosi al massimo, difficilmente riuscirà a fare uno spillo al giorno e certo non arriverà a farne venti. Ma, dato il modo in cui viene svolto oggi questo compito, non soltanto tale lavoro nel suo complesso è diventato un mestiere particolare, ma è diviso in un certo numero di specialità, la maggior parte delle quali sono anch’esse mestieri particolari. Un uomo trafila il metallo, un altro raddrizza il filo, un terzo lo taglia, un quarto gli fa la punta, un quinto lo schiaccia all’estremità dove deve inserirsi la capocchia; fare la capocchia richiede due o tre operazioni distinte; inserirla è un’attività distinta, pulire gli spilli è un’altra, e perfino metterli nella carta è un’altra occupazione a sé stante; cosicché l’importante attività di fabbricare uno spillo viene divisa in tal modo in circa diciotto distinte operazioni che, in alcune manifatture, sono tutte compiute da mani diverse, sebbene si diano casi in cui la stessa persona ne compia due o tre. Ho visto una piccola manifattura di questo tipo dov’erano impiegati soltanto dieci uomini e dove alcuni di loro, di conseguenza, compivano due o tre operazioni distinte. Ma sebbene fossero molto poveri e perciò solo mediocremente dotati delle macchine necessarie, erano in grado, quando ci si mettevano, di fabbricare più di quattromila spilli di formato medio. Quelle dieci persone, dunque, riuscivano a fabbricare tra tutti, più di quarantottomila spilli al giorno. Si può dunque considerare che ogni persona, facendo la decima parte di quarantottomila spilli, fabbricasse quattromilaottocento spilli al giorno. (da A. Smith, Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, rid. e adatt.)

a. Quanti spilli è in grado di fabbricare giornalmente un operaio indipendente? b. Quanti spilli è in grado di fabbricare giornalmente un operaio organizzato secondo la divisione del lavoro? c. In quante operazioni distinte può essere suddivisa la fabbricazione di uno spillo? d. Secondo te, quali sono rispettivamente i vantaggi e gli svantaggi della divisione del lavoro? Confronta la tua opinione motivata con quella dei compagni e delle compagne. 17

SCRIVERE UNA SEQUENZA DIALOGICA

IN COPPIA Continuate il testo che avete letto con

una sequenza dialogica, cioè scrivendo un dialogo tra Lizzy e la ragazzina di dieci o undici anni che compare alla fine del testo. Ricordate di utilizzare solo discorsi diretti. Risposta soggettiva

797


La Rivoluzione francese Verso la fine del Settecento la Francia si trovava in una situazione molto contraddittoria. Dal punto di vista culturale era il Paese più vivace d’Europa, patria di grandi scienziati, artisti, musicisti e poeti; inoltre, era la culla dell’Illuminismo, il movimento filosofico che proponeva di rinnovare il mondo in nome della ragione. Per altri versi, la Francia attraversava una profonda crisi: i suoi monarchi e i suoi aristocratici vivevano nel lusso, ma il Paese era indebitato ed era stato sconfitto in guerra e superato nell’economia dalla Gran Bretagna, dove era in corso la Rivoluzione industriale. Le difficoltà economiche, dunque, pesavano tutte sulle spalle del popolo. Queste contraddizioni esplosero nel 1789, quando il re e l’aristocrazia si opposero alle richieste di cambiamento che venivano dai cittadini. Esasperata, la popolazione insorse. Così, le richieste di riforme si trasformarono in una rivolta popolare che portò alla fine della monarchia assoluta. Da quel momento, per dieci anni la Francia fu sconvolta da una serie di cambiamenti radicali che prende il nome di Rivoluzione francese. Furono introdotte nuove leggi, nuove costituzioni, nuove assemblee popolari; fu abolita la religione tradizionale, sostituita dal culto della ragione; fu creato un calendario con mesi tutti nuovi e furono stabilite nuove festività. Alla fine, il cambiamento risultò troppo rapido, e il Paese precipitò nel caos e nella violenza, tra rivolte, complotti e uccisioni. La Rivoluzione si concluse di fatto nel 1799, quando Napoleone Bonaparte creò il Consolato, un regime autoritario che nel 1804 fu sostituito dall’Impero: veniva così restaurata la monarchia, guidata da Napoleone I, «imperatore dei francesi». Il decennio della Rivoluzione francese, con i suoi sconvolgimenti, lasciò tuttavia un segno importantissimo nella storia universale. In quegli anni, furono messe in pratica idee che rimangono valide ancora ai nostri giorni. La fine dei privilegi basati unicamente sull’origine personale, la sovranità del popolo, la partecipazione dei cittadini alla vita politica, l’uguaglianza fra tutte le persone, i diritti umani sono solo alcuni dei concetti che si diffusero in Europa e nel mondo grazie all’esempio dei rivoluzionari francesi. ◀ Napoleone che impartisce gli ordini ai suoi soldati.

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Marcello Fois Scrittore italiano, autore di romanzi e sceneggiature per la televisione e il cinema, 1960

Alberto Masala Traduttore e poeta italiano, 1950

1. Bastiglia: fortezza adibita a prigione e considerata dai rivoltosi un simbolo del potere monarchico. La sua «presa», il 14 luglio 1789, è considerata l’inizio della Rivoluzione francese. 2. riverberi del giorno: riflessi della luce

del giorno. 3. voi: Armand si rivolge alla madre con il pronome «voi» in segno di rispetto e riguardo.

La prima notte della Rivoluzione

Ascolta l’audio del testo

Armand, un ragazzo di dodici anni figlio di un conciatore di pelli, non riesce a prendere sonno a causa dei rumori che giungono dalle strade di Parigi. Spari, grida, canti annunciano l’inizio di un grande evento storico: la Rivoluzione francese.

Il 14 luglio 1789 a Parigi nessuno poteva dormire. La folla per le strade, le urla, i canti, le esplosioni ripetute, i colpi di fucile che rispondevano ad altri secchi colpi solitari indicando direzioni sempre diverse, carrozze che saltavano sul selciato a rischio di rovesciarsi per la velocità, battaglioni che correvano a passo cadenzato... un clamore ininterrotto e boati sempre più forti indirizzavano l’orecchio e lo sguardo verso i bagliori delle fiamme che stavano avvolgendo la Bastiglia1. Il chiarore cresceva con l’intensità dei rumori e dei canti mescolandosi ai riverberi del giorno2 che già si annunciava come uno dei più sanguinosi di quell’epoca di sangue. Per Armand fu sufficiente pronunciare un paio di volte la parola «mamma», come si fa istintivamente in ogni età della vita, per sentirla accorrere come se fosse già dietro la porta, pronta, in soccorso del suo spavento. Sua madre, Marianne, era una bella donna sui trent’anni, forte e gentile, con la capacità miracolosa di avere sempre una risposta convincente e attenta a ogni richiesta. Entrò con una candela tremolante in mano. Meglio che all’esterno non trapelassero luci. «Mamma... cosa succede?» «Non preoccuparti, ragazzo mio, qui sei al sicuro. C’è molta confusione in strada. È pieno di gente. Vanno tutti nella direzione della Bastiglia. Sta avvenendo qualcosa. Ma non ci riguarda: siamo a casa e la porta è sbarrata. Cerca di dormire. Se vuoi sto un po’ qui con te.» «No, andate a letto anche voi 3. Non ho paura. Ora dormo. Ma mio padre dov’è?» «Sta per tornare. Non preoccuparti per lui: è un uomo prudente e conosce Parigi. Di certo sta tardando perché va per strade più sicure. Ci metterà del tempo. Dormi. Stai tranquillo.» Quella risposta rassicurante non riusciva a nascondere del tutto l’agitazione di Marianne, che intuiva bene ciò che stava succedendo in città e a quali pericoli era esposto chi quella sera si trovasse per le strade. Aveva paura per suo marito e non c’era alcun modo di averne notizia. Sarebbe stato troppo pericoloso uscire a cercarlo, e il suo dovere era di restarsene in casa, nella propria ansia, a proteggere suo figlio. Qualsiasi cosa fosse successa, anche la peggiore, a proteggerlo sarebbe rimasta almeno lei. Marianne richiuse la porta. Armand lasciò passare un po’ di tempo e, approfittando di un altro momento di fracasso, sgattaiolò fuori dalla stanza e imboccò la scala di fronte che portava alle soffitte del palazzo. Per riuscire a guardare più lontano aveva dovuto vincere le ansie che di notte gli avrebbero impedito di arrischiarsi fin lassù.

799


4. rosone vetrato:

vetrata circolare, di solito dotata di elementi decorativi. 5. sboccava: aveva lo sbocco, si concludeva. 6. incupite come fuliggine: le voci che pro-

nunciano quelle parole arrivano all’orecchio di Armand più cupe (basse e profonde) del normale, come fossero arrochite dalla fuliggine che ricopre la canna fumaria.

Si accucciò nella curva dell’enorme rosone vetrato4, sulla colombaia, una sorta di torre che dominava il quartiere sulla collina della FolieRegnault, nella periferia della città. Non vedeva la strada, ma poteva scorgere una distesa di tetti a perdita d’occhio, fino alla Bastiglia, in fondo, avvolta dalle fiamme. I rumori ormai provenivano tutti da laggiù. La strada era acquietata di un silenzio allarmato. Lo scalpiccio dei passi che si avvicinavano si fece sempre più chiaro fino a fermarsi. Sentì lo scatto secco della chiave del portone che si apriva e si richiudeva rapidamente con un leggero tonfo. «Mio padre» pensò, «è tornato!» Saltò giù dalla finestra e corse verso le scale, sollevato dal sapere che suo padre era salvo. Ma si trattenne per non essere rimproverato. La luce di una lanterna saliva rapidamente verso di lui. Tornò nella soffitta e si bloccò dietro lo stipite della grande canna fumaria che, dal camino della sala da pranzo sottostante, sboccava5 sul soffitto di quel tetto. Stava immobile, appoggiato all’enorme colonna. Ora le voci si facevano più forti e distinte: entravano proprio nella sala e risalivano per la condotta del fumo. Premendo la guancia sulla parete poteva distinguere chiaramente ogni parola, sebbene queste raggiungessero il suo orecchio incupite come fuliggine6 e ovattate dallo spessore del muro. «Hector! Cosa è successo?» sentì incalzare insistentemente da sua madre con una voce turbata che alzava sempre di più il tono. «Come stai? Come hai fatto a tornare a casa? Benedetto il Signore! Sei salvo!» «Sono solo stanco. Ho risalito rue du Temple e ho allargato il giro andando verso nord, per i sentieri dietro la collina. Parigi è in rivolta. Dal Louvre arrivano urla, spari di fucile, colpi di cannone. Hanno incendiato la Bastiglia e stanno saccheggiando i forni del pane. «Gridano alla rivoluzione. Le guardie tentano di fermare la rivolta, ma sono troppi. E pure molti soldati stanno passando dalla parte dei rivoltosi. Questa volta è davvero grossa e vedrai che le cose cambieranno.

La Parigi della Rivoluzione Gran parte degli eventi della Rivoluzione francese avvenne a Parigi, che all’epoca era la metropoli più popolosa d’Europa. Proteste, dibattiti, scontri armati, processi, esecuzioni si svolsero in pubblico, per le strade e nelle piazze della città, sotto gli occhi dei cittadini, a partire dai più poveri, che poterono finalmente partecipare alla vita politica, decidere, discutere e far valere le proprie ragioni. Regge, fortezze, palazzi, castelli e tutti gli altri edifici dentro cui gli aristocratici e i sovrani avevano esercitato il loro potere furono assaltati e occupati. Tra gli edifici che simboleggiavano il potere a Parigi vi era il Louvre, la grande residenza reale sulle rive della Senna. Proprio durante la Rivoluzione,

800

dopo che il re Luigi XVI fu destituito, fu deciso di trasformarlo in un bene pubblico e di usarlo per ospitare un grande museo nazionale aperto ai cittadini. Oggi è il museo più famoso del mondo, ammirato ogni anno da decine di milioni di turisti. L’altro edificio citato nel brano, la fortezza della Bastiglia, ebbe invece un destino molto diverso. I rivoltosi la saccheggiarono per liberare i detenuti rinchiusi nelle sue prigioni e impossessarsi delle armi che vi erano custodite, poi la diedero alle fiamme. Non fu più ricostruita, ma il suo nome è rimasto legato alla notte in cui il popolo parigino divenne protagonista della storia. Quella data, 14 luglio, è stata poi proclamata festa nazionale francese.


L’Età moderna e il Risorgimento

La gente ha fame.» «Speriamo che non ci siano dei morti. E che non arrivino fin qui. Ma tu dove sei stato?» «Ad aiutare un amico. Mi ha mandato a chiamare e sono andato.» «Un amico? Chi? Hector, ti metterai nei guai. Ho paura per te.» «Chi stanotte deve avere paura davvero sono gli aristocratici, non noi. Siamo gente che lavora e tutti ci conoscono. E poi... io penso che non abbiano torto. È ora di finirla. Il popolo di Parigi non ha più niente e “quelli” vivono come se stessero in un altro mondo, in un’altra città. Mangiano, bevono, e fanno festa tutti i giorni.» «Ti metterai nei guai. Penso come te, ma certe idee non possono essere pronunciate. Ciò che si pensa bisogna sempre tenerlo per sé! Guai se ci sentissero...» (da La formula esatta della Rivoluzione, Istos Edizioni, rid. e adatt.)

COMPRENSIONE 1 Completa le seguenti frasi. a. Il 14 luglio 1789 a Parigi nessuno può dormire perché troppi rumori, urla, canti, esplosioni giungono dalle strade.

b. Marianne, la madre di Armand, entra nella stanza del figlio con una candela tremolante in mano perché all’esterno dell’abitazione non trapelino fonti di luce. c. Secondo la madre, Armand non deve preoccuparsi per il padre perché sta per far ritorno a casa.

d. Marianne non esce per cercare il marito perché è troppo pericoloso e perché deve restare a casa a proteggere il figlio.

e. Armand esce dalla sua stanza e si reca in soffitta e da lì sulla torre della colombaia per osservare la città. f.

Armand, sentendo lo scatto della chiave del portone, pensa che il padre sia tornato

,

ma non gli corre incontro perché non vuole essere rimproverato per non essere a letto a dormire.

g. Marianne viene a sapere dal marito che la Bastiglia è in fiamme

e che i rivoltosi

stanno saccheggiando i forni del pane. h. Le guardie non riescono a fermare la rivolta perché gli insorti sono troppi e perché molti soldati stanno passando dalla parte dei rivoltosi.

2 A chi si riferisce il padre di Armand quando dice «... io penso che non abbiano torto»? A Ai soldati

B Ai rivoltosi

C Agli aristocratici

E a chi si riferisce quando dice «... “quelli” vivono come se stessero in un altro mondo, in un’altra città»? A Ai soldati

B Ai rivoltosi

C Agli aristocratici

3 Perché Marianne pensa che il marito si metterà nei guai? Marianne pensa che, pronunciando le proprie idee, il marito possa essere sentito dai nemici della Rivoluzione.

801


ANALISI E INTERPRETAZIONE 4 Come cambia l’atteggiamento di Marianne quando si rivolge al figlio e quando si rivolge al marito? Per quale motivo? Nei confronti del figlio Marianne è rassicurante e attenta a ogni sua esigenza. Con il marito, invece, il suo atteggiamento diventa più duro nei toni perché teme per la sua incolumità.

5 Il testo offre informazioni circa: (indica le risposte esatte) A gli eventi del 14 luglio 1789 B gli eventi dei giorni successivi al 14 luglio 1789 C la funzione degli edifici del Louvre e della Bastiglia nel 1789 D alcune caratteristiche delle abitazioni di quel periodo E alcune caratteristiche dell’abbigliamento delle persone in quel periodo F i sistemi di illuminazione e i mezzi di trasporto del periodo G la formalità dei rapporti tra genitori e figli in quel periodo H le ragioni della rivolta I

le opinioni degli aristocratici sulla rivolta

L le diverse reazioni dei soldati alla rivolta

LESSICO 6 Nella seguente frase «... un clamore ininterrotto e boati sempre più forti indirizzavano l’orecchio e lo sguardo...», spiega la differenza di significato tra «clamore» e «boati». Il clamore è un baccano prolungato, un insieme di grida concitate e confuse da parte di una moltitudine di persone, mentre un boato è un breve rumore forte, uno scoppio, un fragore cupo e rimbombante.

7 La frase «La strada era acquietata di un silenzio allarmato» con quale delle seguenti frasi di significato simile può essere sostituita? A La strada era diventata deserta e c’era un silenzio preoccupante. B La strada era calma, tranquilla, ma il silenzio era carico di tensione.

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA

802

8

CONFRONTARE OPINIONI MOTIVATE IN GRUPPO Ruoli femminili e ruoli maschili Nel testo che avete letto i genitori di Armand sembrano avere ruoli diversi: la madre è più attenta alla casa e alla famiglia, il padre è più interessato agli eventi esterni e alla politica. Secondo voi, questa differenza di ruoli esiste anche nella realtà attuale oppure è solamente legata al contesto storico in cui è ambientata la vicenda? Discutetene in classe. Risposta soggettiva

9

Il desiderio di assistere agli eventi che stanno avvenendo nella sua città spinge Armand a salire, di notte, nella soffitta, affrontando e superando così le proprie ansie e paure. In un breve testo scritto, racconta di quella volta in cui hai trovato la forza di superare una tua paura, ad esempio quella del buio, dell’altitudine, dell’acqua. Risposta soggettiva RACCONTARE ESPERIENZE PERSONALI


L’Età moderna e il Risorgimento

L’età napoleonica Napoleone Bonaparte, da giovane militare, fece una rapidissima carriera nell’esercito rivoluzionario. Come generale, difese la Rivoluzione sia da chi in Francia cercava di riportare al potere il re, sia dalle potenze straniere che cercavano di invadere il Paese. Nel 1796, con la Campagna d’Italia, condusse gli eserciti rivoluzionari al contrattacco e alle prime conquiste. Eppure Napoleone fu anche l’uomo che pose fine alla Rivoluzione francese: nel 1799 con un colpo di Stato divenne Primo console e nel 1804 si proclamò imperatore dei francesi. La Francia tornò così ad avere un solo uomo al potere e il popolo fu di nuovo escluso dalla vita politica, anche se Napoleone dichiarava di essere sovrano in nome del popolo e non per diritto divino. Anche le conquiste napoleoniche, che portarono la Francia a dominare gran parte dell’Europa, si possono giudicare in modi diversi. Da un lato, l’ambizione di Napoleone causò vent’anni di guerre quasi ininterrotte, dall’altro l’Impero francese portò in tutta Europa le idee della Rivoluzione e risvegliò nei popoli il desiderio di maggiori libertà. Inoltre, Napoleone introdusse ovunque leggi innovative, che cancellarono i privilegi dell’aristocrazia e del clero. Di certo Napoleone fu un genio militare, capace di portare le sue truppe a sensazionali vittorie. I suoi avversari, quando finalmente riuscirono a sconfiggerlo e a esiliarlo, cercarono di far tornare la Francia e l’intero continente indietro nel tempo, a com’era prima del 1789 e della Rivoluzione, ma ormai era troppo tardi. Tutto in Europa era cambiato, anche grazie a Napoleone.

▲ Jacques-Louis David, Incoronazione di Napoleone, 1805-1807.

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Luigi Garlando Giornalista e scrittore italiano, 1962

Uno scambio di vestiti

• Digital storytelling: Intervista impossibile a Napoleone Bonaparte • Ascolta l’audio del testo

Stai per leggere alcune pagine del diario di Emanuele, figlio quindicenne del Conte de Las Cases, un importante funzionario e storico francese. Emanuele e il padre giungono all’isola di Sant’Elena, nell’Oceano Atlantico, con la stessa nave che conduce in esilio Napoleone Bonaparte. Nel suo diario Emanuele racconta, momento per momento, il viaggio all’inferno di Sant’Elena e la sua vita quotidiana con l’imperatore.

1. Moniteur: «Le Mo-

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niteur Universel», quotidiano francese dal 1789 al 1901. 2. Hudson Lowe: generale britannico, divenuto governatore dell’isola di Sant’Elena e noto come «il carceriere» di Napoleone. 3. miglia: il miglio è un’unità di misura terrestre, utilizzata nei Paesi anglosassoni e corrispondente a 1609,34 metri. 4. bicorno: cappello costituito da una stoffa imbottita con materiale rigido che crea due punte semicircolari e rialzate rispetto alla testa, una davanti e una dietro. Il bicorno è associato alla figura di Napoleone che era solito indossarlo. 5. Jamestown: capitale dell’isola di Sant’Elena.

L’Imperatore si è rimesso in salute e ha recuperato il suo umore migliore. Più che la fine delle piogge e le medicine del dottor O’Meara, sospetto che gli abbiano giovato le casse di libri sbarcate dalla Newcastle che ha attraccato due giorni fa. Ieri ha passato l’intero pomeriggio a schiodarle con le sue mani e a riporre i volumi sulla sua biblioteca. Mio padre, che lo ha aiutato, mi ha riferito che davanti all’intera collezione del Moniteur1, attesa da tempo, Napoleone ha reagito con una allegria infantile davvero sorprendente. È rimasto a sfogliarla per ore. Tutti noi stiamo cambiando. Tutti ci stiamo lentamente adeguando a Sant’Elena, come la fronte del carnefice Hudson Lowe2 che assomiglia alla scogliera di lava. Cosa c’era di più banale di una cavalcata nella vita di un comandante che ha attraversato sessanta campagne militari? E invece qui, su questa rupe maledetta, dove gli è stato imposto un recinto ideale di quattro miglia3 e l’obbligo di una guardia inglese al seguito, il piacere di una cavalcata libera si è trasformato in una ricchezza inestimabile. Ricchezza che questa mattina Napoleone Bonaparte, a sorpresa, ha deciso di riscuotere. Non uno spostamento in calesse no, una vera galoppata libera, che da quando siamo sbarcati non si era ancora concesso. Mio padre è venuto a comunicarmelo e non volevo crederci: «L’Imperatore vuole uscire a cavallo e mi ha chiesto se puoi accompagnarlo». «Io? Ma...» Non sono riuscito ad aggiungere altro perché una bastonata di emozione mi ha piegato le ginocchia e perché mio padre, che sembrava molto preoccupato, mi ha spinto quasi giù dalle scale: «Andiamo, ci sta aspettando in biblioteca». Ho trovato l’Imperatore in piedi con il bicorno4 sotto il braccio: «Ragazzo, a cavalcare te la cavi come con il greco?». «Meglio che con il greco, Maestà» ho risposto senza falsa modestia. «Bene, perché oggi dobbiamo arrivare a Jamestown5» ha annunciato Napoleone. Mio padre si è irrigidito ulteriormente: «Maestà, temo che la sentinella che vi scorterà vi impedirà di proseguire per il villaggio, che va ben oltre le quattro miglia. Ricorda le disposizioni del Governatore?». «Certo, le ricordo, Conte de Las Cases. Ma riguardano voi, non me.»


L’Età moderna e il Risorgimento

6. Longwood: Long-

wood House, residenza di Napoleone durante il suo esilio a Sant’Elena. 7. a Waterloo: nella battaglia di Waterloo (1815), Napoleone fu sconfitto dall’esercito britannico e prussiano; fu quindi fatto prigioniero ed esiliato nell’isola di Sant’Elena.

La risposta dell’Imperatore è rimasta incomprensibile finché non ha proposto a mio padre uno scambio di vestiti: «Condividiamo la stessa altezza e la stessa corporatura. Sarebbe un peccato non approfittarne». Mio padre, con garbo, ha cercato in tutti i modi di opporsi al piano, non tanto per il timore delle ritorsioni del Governatore, quanto per il comprensibile imbarazzo di calarsi letteralmente nei panni dell’Imperatore. «Vi prego, Maestà, di considerare il mio pudore...» ha balbettato mio padre in tono supplichevole. «Preferite disubbidire a un ordine del vostro Imperatore?» ha domandato Napoleone con sguardo fermo. Il Conte de Las Cases si è spogliato e si è rivestito con l’abito da caccia dell’Imperatore, tentando un’ultima disperata resistenza quando il sovrano gli ha allungato il bicorno: «Vi supplico di risparmiarmi almeno il vostro copricapo...». «Conte, questo cappello mi identifica più del mio stesso nome, lo sapete bene. Non può mancare.» Dicendo così l’Imperatore ha schiacciato il bicorno sulla testa di mio padre con un’ultima raccomandazione: «Almeno per le prime miglia dovrete tenere un’andatura sostenuta per non farvi raggiungere subito dalla sentinella inglese. Altrimenti il piano salta. Conte, immaginate che sia appena caduta la Bastiglia e i forconi del popolo siano alle vostre spalle...». Mio padre ha eseguito gli ordini alla perfezione. Appena l’ufficiale inglese di guardia a Longwood6 ha riconosciuto l’inconfondibile copricapo allontanarsi al galoppo, è montato in sella e si è lanciato all’inseguimento, mentre un altro paio di sentinelle si sono mosse dalle alture circostanti per intercettare il prigioniero francese in fuga. A quel punto io e Napoleone, negli abiti di mio padre, siamo schizzati fuori dalle stalle come due palle di cannone e ci siamo lanciati al galoppo nella direzione opposta. Che emozione! Come potrò mai descriverla su questo diario? Io e il mio Imperatore! Abbiamo cavalcato facendo rimbombare gli zoccoli su questa terra infernale, abbiamo sorvolato muretti e cespugli, abbiamo spaventato gli alberi, abbiamo rincorso le nuvole a briglia sciolta e fatto ululare il vento. Arrivati alle prime alture abbiamo rallentato. L’Imperatore si è complimentato prima con me, poi con il cavallo che ha accarezzato sul collo e ha cominciato a raccontarmi dei suoi cavalli più amati, a partire da Marengo, il suo preferito, in sella al quale ha vissuto la gloria di tante battaglie. «È stato ferito otto volte in battaglia. Non tremava davanti ai cannoni o alle baionette. Non ricordo una sola volta che si sia impuntato a un comando. Nessuno si è preoccupato di più della mia salvezza. Aveva sei anni quando l’ho fatto arrivare dall’Egitto. Ne aveva ventidue quando me l’hanno strappato a Waterloo7. Ora sarà in Inghilterra. Darei tutto l’argento che mi è rimasto per sapere che sta bene. Ma se lasciano l’Imperatore in balia dei topi, cosa saranno in grado di fare al suo cavallo?» (da Mister Napoleone, Mondadori Libri S.p.A. per il marchio PIEMME, rid.)

805


COMPRENSIONE 1 A quale stratagemma ricorre Napoleone per fare una cavalcata con il figlio del Conte de Las Cases? Napoleone si finge il padre del ragazzo dopo aver scambiato gli indumenti con lui.

2 Chi è Marengo e come viene descritto da Napoleone? Marengo è il cavallo preferito di Napoleone, che lo descrive coraggioso e fedele.

ANALISI E INTERPRETAZIONE 3 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Napoleone, sono vere o false. a. Vive in esilio a Sant’Elena e il suo «carceriere» è Hudson Lowe, il Governatore dell’isola.

V

F

b. La casa in cui abita è sorvegliata da una guardia inglese.

V

F

c. Può allontanarsi dalla casa in cui abita con chi vuole e quando vuole.

V

F

d. È forte di carattere.

V

F

e. È contento alla notizia che Marengo è trattato bene dagli inglesi.

V

F

4 Indica se le seguenti affermazioni, relative a Emanuele, l’autore di queste pagine di diario, sono vere o false. a. Quando il padre gli comunica che Napoleone vuole uscire a cavallo con lui, prova stupore e una forte emozione.

V

F

b. Sa cavalcare molto bene.

V

F

c. Ammira molto l’imperatore Napoleone.

V

F

d. Nei confronti di Napoleone prova timore e imbarazzo.

V

F

5 Allo stratagemma di Napoleone, come reagisce il Conte de Las Cases e perché? Il Conte inizialmente cerca di opporsi per l’imbarazzo nel dover indossare gli indumenti del suo imperatore.

LESSICO 6 Nella frase «Non sono riuscito ad aggiungere altro perché una bastonata di emozioni mi ha piegato le ginocchia», la parola «bastonata» quale significato figurato assume? Assume il significato di un insieme di emozioni forti giunte inaspettatamente e tutte insieme, come un colpo inferto improvvisamente da un bastone.

7 Per ciascuna delle seguenti parole, tratte dal testo, scrivi un sinonimo. Risposte possibili a. garbo

gentilezza

b. ritorsioni rappresaglie

c. pudore

ritegno

d. infernale demoniaco

PRODUZIONE SCRITTA 8

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Immedesimati in Napoleone Bonaparte e scrivi una pagina di diario in cui racconti una tipica giornata all’isola di Sant’Elena. Scrivi in prima persona, soffermandoti soprattutto sui sentimenti che provi. Risposta soggettiva SCRIVERE UNA PAGINA DI DIARIO


UN PERSONAGGIO COMPLESSO Di Napoleone Bonaparte, che con la sua forte personalità e le sue strabilianti conquiste militari ha lasciato una profonda traccia nella storia, sono stati dati i giudizi più contrastanti. Per alcuni egli fu «Napoleone il Grande», il continuatore dei grandi eroi del passato come Alessandro Magno, Giulio Cesare e Carlo Magno; per altri fu uno spietato dittatore se non addirittura un «mostro». Oggi gli storici evitano giudizi drastici e cercano di mettere in luce i diversi aspetti di questo personaggio complesso, come leggiamo nel breve ritratto di Napoleone tracciato da uno storico contemporaneo. «Un uomo dai gusti semplici, dalle amicizie profonde, dalla vita modesta e senza ostentazione, di una intelligenza vivissima e pronta, familiare con i soldati, capace di collere violente

e di gesti di grande generosità; divorato da una ambizione sfrenata. Lavoratore instancabile, non conosceva né sonno né riposo. Un despota vero, che bandì ogni libertà; che troncò la Rivoluzione francese e affossò la pallida ombra di democrazia che esisteva in Francia nel 1799; che impose dovunque la sua volontà con prepotenza e rigore. Un despota “illuminato”, che amò la Francia non per sé ma per la sua gloria e il suo splendore, non come una proprietà, ma per tenerla alta e potente su tutte le altre nazioni; che non faceva guerre per il gusto di conquistare territori, di sottomettere e umiliare sovrani, ma per influire sul corso della loro storia e delle loro istituzioni e renderli partecipi delle grandi conquiste rivoluzionarie, di cui si sentiva portatore.» (C. Zaghi)

APPROFONDIMENTO

Napoleone Bonaparte

(da A. Londrillo, Viaggio nella storia, Mursia, rid. e adatt.)

Alcune curiosità su Napoleone Il cognome

La mano destra infilata nel panciotto

Napoleone era di origini italiane. Nacque in Corsica nel 1769 ma l’isola, dove la lingua più parlata era ancora l’italiano, era stata ceduta dalla Repubblica di Genova alla Francia nel 1768, poco più di un anno prima che il futuro imperatore venisse al mondo. Napoleone, quindi, nacque francese a tutti gli effetti, ma il suo cognome Buonaparte «tradiva» ancora la sua discendenza italica. Per questo, cambiò il suo cognome da Buonaparte a Bonaparte, in modo da renderlo più assimilabile alla parlata francese.

In molto ritratti Napoleone viene raffigurato con la mano destra infilata nella giacca. Fra le tante teorie, la più diffusa vorrebbe associare quella posa ai frequenti dolori di stomaco di cui soffriva l’imperatore. In realtà la posizione della mano era frutto di una moda: in quegli anni i personaggi che volevano farsi ritrarre assumevano quella posizione per ispirare rispetto e senso di autorità.

Gatti neri e superstizione Napoleone si teneva ben alla larga dai gatti neri non perché avesse particolarmente paura dei felini, ma perché, secondo una superstizione a cui egli credeva, questi portano sfortuna.

L’altezza Nell’immaginario collettivo e nelle tante caricature umoristiche, Napoleone viene rappresentato come basso di statura. In effetti, non era un gigante (era alto 1,69 m), ma, per i tempi in cui viveva, la sua statura era addirittura sopra la media. Quella di Napoleone «piccolo» sarebbe una maldicenza degli inglesi per sminuirne la fama sui campi di battaglia. (da www.focusjunior.it, rid. e adatt.)

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Il Risorgimento italiano Il termine Risorgimento indica sia il movimento che portò alla libertà politica, all’indipendenza e all’Unità d’Italia, sia il periodo, dal 1815 al 1870 circa, in cui tale movimento ebbe luogo, derivato dalla diffusione in tutta Europa dei princìpi liberali e nazionali della Rivoluzione francese. L’iniziativa fu dapprima assunta da una rete di società segrete (fra cui emergeva per diffusione e determinazione la Carboneria), che organizzarono una serie di moti, cioè movimenti rivoluzionari, per costringere i sovrani a concedere la Costituzione e ad affrancarsi dal dominio austriaco. L’opera delle società segrete rimase limitata, tuttavia, a piccoli gruppi liberali e non riuscì a coinvolgere gli strati popolari e a incidere sulla politica dei governi. La Giovine Italia, fondata da Giuseppe Mazzini dopo il fallimento dei moti carbonari del 1831, si propose invece una vasta opera di propaganda, di «apostolato», per chiamare all’insurrezione tutto il popolo allo scopo di realizzare non solo riforme parziali, ma l’Italia «una, libera, indipendente, repubblicana». Il movimento mazziniano diede un contributo determinante alle insurrezioni di Milano e di Venezia e alla Repubblica romana (1848-1849) e ispirò tutta l’azione garibaldina. Sul piano politico-diplomatico, la svolta decisiva fu operata a partire dal 1852 da Camillo Benso conte di Cavour, il quale con una sapiente tessitura di alleanze internazionali seppe porre la dinastia dei Savoia alla testa del movimento nazionale italiano, facendo della forza economico-militare del Piemonte il motore dell’unificazione del Paese. La sconfitta subita nella Prima guerra d’indipendenza (1848-1849) fu così riscattata dalla Seconda guerra d’indipendenza (1859) e dai plebisciti (consultazioni popolari attraverso il voto) per l’annessione dell’Italia centrale al Piemonte (1860). La spedizione dei Mille, guidata da Giuseppe Garibaldi, portò alla costruzione dell’Italia unita: nel 1861 venne proclamato il Regno d’Italia sotto la corona di Vittorio Emanuele II. La conquista del Veneto (Terza guerra d’indipendenza, 1866) e la presa di Roma (1870) completarono la formazione del nuovo Stato nazionale. Dopo che il territorio italiano fu unificato, sorse la necessità di unificare la società italiana: la lingua, l’economia, le leggi, che per secoli si erano sviluppate in maniera differente nei molti Stati presenti lungo la Penisola. Questa complessa operazione causò problemi e conflitti, soprattutto nell’Italia meridionale, e ancora oggi, a più di un secolo e mezzo di distanza, restano profonde differenze tra le varie parti del Paese. ◀ Il primo incontro tra Mazzini e Garibaldi, a Marsiglia (Francia) nel 1833.

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Luisa Mattia Insegnante italiana e autrice di libri e programmi televisivi, 1953

Un giovanissimo garibaldino

Ascolta l’audio del testo

La prima battaglia dei Mille in Sicilia è quasi finita. Il medico Fioravante Pagani, capitano di Garibaldi, si prepara ad accogliere i feriti e con lui c’è un giovanissimo aiutante: suo figlio Pinìn, che lo ha seguito in questa rischiosa avventura. 1. tascapane: borsa a

tracolla usata per il trasporto di munizioni o viveri. 2. moschetto: arma da fuoco con canna corta.

Sicilia, maggio 1860 Dopo Marsala Notte. Una notte nera che pesava sulle spalle come un mantello bagnato. Giuseppe seguiva il passo irregolare di suo padre, lungo un sentiero sassoso. Lontani bagliori e qualche raro scoppio segnalavano che la battaglia continuava, laggiù nella piana. «Dai Pinìn, che ci siamo quasi.» Dove erano diretti? Se lo domandava da un po’, da quando suo padre, capitano garibaldino, s’era inerpicato sulla montagna, seguito da lui, Giuseppe, detto Pinìn, dodici anni, una coccarda tricolore al braccio, il tascapane1 ormai vuoto e una borsa piena di bende e alcol. Non una pistola, né un moschetto2. Nessuna arma per i bambini del Generale, ma lavoro tanto. In quei giorni strani, da quando erano sbarcati a Marsala, Pinìn s’era dato da fare a portare ordini, a raschiare fango dagli stivali degli ufficiali, a medicare ferite superficiali, a distribuire medicine. Adesso, le gambe molli di stanchezza e gli occhi gonfi di sonno, seguiva suo padre. Andavano nella notte. Il padre avanti, con la borsa dei ferri da chirurgo a tracolla. «Vedi... laggiù... una luce...» Vedeva la luna. Quella sì, c’era. Grande, bassa, di un color oro che la faceva irreale. Piena. Illuminava il terreno di un chiarore obliquo e intenso che faceva risaltare l’ombra dei sassi e dei cespugli radi a ridosso del sentiero. Altre luci... no. Eppure suo padre, Fioravante Pagani, medico di Novara, al momento capitano di Garibaldi, camminava deciso, indicando...

L’impresa dei Mille Nel 1860 gran parte dell’Italia settentrionale e centrale si era unita al Regno di Sardegna per formare uno Stato nazionale italiano. Nel Meridione e in Sicilia restava invece intatto il Regno delle Due Sicilie, dominato dalla famiglia dei Borboni. Giuseppe Garibaldi ritenne che fosse il momento giusto per coinvolgere anche il Sud nel progetto di unità nazionale. Alla testa di mille uomini salpò da Quarto, vicino a Genova, il 5 maggio 1820 e sbarcò a Marsala, all’estremità

occidentale della Sicilia. Da lì, di battaglia in battaglia, percorse l’intero Regno delle Due Sicilie fino al Volturno, dove ottenne la vittoria finale. I contadini locali, convinti che dopo la liberazione Garibaldi avrebbe dato loro le terre di proprietà dei nobili, lo accolsero con entusiasmo e si rivoltarono contro i Borboni. L’impresa dei Mille fu una grande impresa, frutto dell’intuito, del coraggio e delle doti militari di Garibaldi.

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Vide, solo quando fu a pochi passi, una porta di legno mezza aperta. Alzò gli occhi a considerare la casa, poco più di una capanna, con il tetto basso e due finestrelle con gli scuri. «Pinìn...» La voce stanca del padre lo invitò a entrare, mentre si dava da fare per accendere una candela, appena un mozzicone di cera poggiato su un piattino di terracotta. Il bagliore tremolante della fiamma gli consentì di guardarsi intorno. Il pavimento di terra battuta era bagnato di umidità. Quattro assi a fare un tavolo, una sedia di paglia e un paio di panchette di legno. Minuscole. In un angolo un pagliericcio, incastrato in una rientranza del muro. Accanto al pagliericcio, fumava un braciere di ferro. Pochi legni brillavano ancora nel fuoco appena spento. «Sono scappati via.» «Chi?» «Quelli che vivono in questa casa.» A Giuseppe pareva somigliasse a un ricovero per animali in transito. Dov’era il conforto del fuoco acceso, delle stanze ampie e di un letto? Neppure le finestre, in quello spazio che suo padre chiamava casa, sembravano avere una linea, un senso. Aprivano sul buio e sulla polvere del sentiero. Aprivano sul niente. «Che fai lì in piedi? Siediti. Togliti le scarpe.» Fioravante si avvicinò al figlio. «Dio mio che faccia! Sei stanco...» Gli accarezzò una guancia. Gli sorrise appena. Lo costrinse a sedersi sulla sedia, con delicatezza. Gli teneva, ora, una mano sulla spalla. «Non avrei dovuto portarti con me.»

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L’Età moderna e il Risorgimento

«Ne abbiamo già parlato tante volte, papà. Sono grande ormai e tu hai bisogno di un infermiere.» «Sei un bambino ancora, Pinìn, anche se sei alto come il Generale.» «Non è tanto alto, lui.» Giuseppe colse un sorriso divertito sulla faccia del padre. «Allora, diciamo che sei alto come un uomo» si corresse. «Va bene?» «Va bene.» «Ma non sei un uomo, ancora.» «Qui lo diventerò.» «Già» mormorò Fioravante, lasciandosi andare su una delle panchette. «Qui lo diventerai. Sono tempi duri, così duri... ma tu lo sai, vero Pinìn, perché sono venuto qua, con Garibaldi?» «Credo di sì.» Lo sguardo del padre lo intimidiva. L’ansia che percepiva nella sua voce lo preoccupava. «Dimmelo, allora.» «Per dare un avvenire alla nostra patria, l’Italia» disse il ragazzo. «Per dare un avvenire... sì. A te, ragazzo mio. A te. Senza tiranni, nella libertà. L’avvenire... Be’, adesso sdraiati un po’ e riposa.» «E tu?» «Io aspetto.» Sapeva bene cosa aspettava suo padre. Di lì a poco i bagliori della battaglia si sarebbero affievoliti, così gli scoppi dei fucili e le grida. Sarebbero allora affiorati i lamenti e il cigolio di qualche carretto che portava in salvo i feriti. In salvo, dal dottor Pagani, garibaldino, aiutato da suo figlio, l’infermiere Pinìn. Garibaldi e le «camicie rosse» Giuseppe Garibaldi fu un grande generale che combatté sia nelle guerre del Risorgimento italiano sia per l’indipendenza di alcuni Paesi in America meridionale. Nel corso delle sue imprese, non fu mai alla testa di un esercito regolare, ma guidò gruppi di volontari che lo seguivano fedelmente. Per dare loro un’uniforme, nel 1843, quando si trovava in Uruguay, scelse una stoffa rossa che veniva utilizzata per le bluse dei macellai. Nacquero così le «camicie rosse», che divennero il simbolo dei soldati garibaldini. Il loro colore sgargiante le rendeva riconoscibili sul campo di battaglia ed esprimeva coraggio e passione. Alla camicia, Garibaldi affiancò un paio di jeans, che a quell’epoca erano i pantaloni utilizzati dai marinai, un capo di abbigliamento comodo, popolare e poco costoso, adatto per il campo di battaglia. Sopra la camicia, poi, Garibaldi indossava un poncho, una comoda mantellina di lana che aveva scoperto durante le sue avventure sudamericane e portato in Italia.

Questi abiti umili, insoliti per un condottiero, contribuirono a creare l’immagine di Garibaldi, il personaggio più amato del Risorgimento italiano non solo per le sue grandi capacità militari, ma anche perché appariva come uno spirito libero, anticonformista, vicino al popolo e poco interessato al potere economico e politico.

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3. drappello: gruppo

di soldati.

«Dormi un po’» lo invitò ancora Fioravante. Lui si raggomitolò sul pagliericcio basso, accanto al braciere spento. Teneva gli occhi chiusi e lasciava che la stanchezza lo prendesse poco a poco. Il sonno avanzava ma, nel dormiveglia, gli sembrò di sentire un fruscio tra i rami degli alberi, là fuori, e insieme lo scalpiccio dei passi di suo padre sul pavimento. Fioravante era uscito. Giuseppe si rilassò. E il sonno lo prese, finalmente. Durò poco. Voci nel buio. Quella di suo padre su tutte. «Di qua, soldati. Di qua. Ci siamo. Manca poco. Venite. Pinìn, prepara le bende. Perché hai spento la candela?» Fioravante irruppe nella stanza, seguito da un drappello3 di giovani garibaldini. I volti sudati, chi con una ferita sulla fronte, chi con un colpo di fucile nel braccio. Li medicarono. L’alba arrivò presto. Chi non poteva camminare salì su un carro trainato da un mulo. Giuseppe camminava dietro a suo padre. «A Palermo» aveva detto Fioravante. «A Palermo» aveva ripetuto lui. (da I jeans di Garibaldi, ovvero come Celestina vinse la sua battaglia, Carthusia, rid.)

COMPRENSIONE 1 Dove si trovano Giuseppe e suo padre Fioravante all’inizio del racconto? Giuseppe e suo padre percorrono un sentiero sassoso in montagna.

2 Giuseppe, da quando è sbarcato a Marsala, quali compiti ha svolto? Giuseppe ha raschiato fango dagli stivali degli ufficiali, ha distribuito medicinali, ha medicato ferite superficiali, ha riferito ordini.

3 Perché Giuseppe non ha alcuna arma? Perché Giuseppe ha solo dodici anni e per i «bambini del Generale» non sono previste armi.

4 Dove si rifugiano Giuseppe e suo padre e quali caratteristiche presenta il luogo? In una piccola capanna con il tetto basso e gli scuri alle finestre; l’interno ha il pavimento in terra battuta, un tavolo in legno, una sedia, un paio di panchette e un pagliericcio.

5 Perché Fioravante pensa che non avrebbe dovuto portare con sé il figlio? Fioravante sa che si tratta ancora di un bambino.

6 Perché Fioravante ha deciso di partecipare alla spedizione dei Mille? Fioravante vuole dare al figlio un futuro di libertà, senza l’oppressione della tirannia.

7 Come si conclude la vicenda narrata? Dopo aver curato e medicato alcuni soldati feriti, padre e figlio riprendono il loro cammino verso Palermo.

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L’Età moderna e il Risorgimento

ANALISI E INTERPRETAZIONE 8 Secondo te, perché Giuseppe pensa che durante la spedizione diventerà un uomo? Risposta possibile: Perché le difficoltà della spedizione, i rischi e le situazioni che affronterà lo faranno maturare più velocemente rispetto a qualsiasi altro bambino.

9 Secondo te, da quale punto di vista viene raccontata la vicenda che hai letto? A Dal punto di vista di Fioravante, che esprime i suoi pensieri e i suoi desideri di medico

e di padre B Dal punto di vista di Giuseppe, di cui conosciamo pensieri e sensazioni C Da un punto di vista oggettivo, che descrive dall’esterno le azioni dei personaggi

senza soffermarsi sui loro pensieri 10 Quale tipo di sequenza non è prevalente nel testo? A Narrativa

C Riflessiva

B Descrittiva

D Dialogica

11 Come definiresti il linguaggio utilizzato dall’autrice? A Formale

C Molto ricercato

B Ricercato

D Colloquiale

PRODUZIONE ORALE E SCRITTA 12

Per il giovane Giuseppe, accompagnare il padre durante la spedizione dei Mille è un modo per dimostrare a se stesso che è diventato grande. È capitato anche a te di vivere una particolare esperienza che ti ha fatto crescere, maturare? Confronta la tua esperienza con quella dei compagni e delle compagne. Risposta soggettiva

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DESCRIVERE Nel testo che hai appena letto, viene descritto un paesaggio notturno illuminato dalla Luna. Prova ad affacciarti alla finestra quando fuori è buio e a descrivere quello che vedi. Come cambia il paesaggio quando non c’è la luce del Sole? Quali particolari emergono nell’oscurità? Scrivi un breve testo descrittivo soggettivo, soffermandoti anche sulle sensazioni, emozioni che il paesaggio notturno suscita in te.

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Riscrivi brevemente in prima persona, dal punto di vista del giovane Giuseppe, la vicenda narrata. Soffermati in particolare sulle emozioni e sulle sensazioni che provi. Prevale la paura? Oppure l’emozione dell’avventura e del fare una cosa «da grandi»? Risposta soggettiva

CONFRONTARE ESPERIENZE PERSONALI

Risposta soggettiva CAMBIARE IL PUNTO DI VISTA

Accedi alla tua Biblioteca digitale per leggere ulteriori testi relativi a tematiche storiche: R. Schneider, Un’insopportabile vergogna; A. Haley, Marchiato con un ferro rovente; G. Boldrini, Lo splendore rinascimentale nei palazzi dei signori; G. Boldrini, La strega: un elemento pericoloso; E. e R. Power, Piccoli schiavi dell’industria; E. Crankshaw, Maria Teresa d’Austria e il nuovo sistema scolastico; E. De Amicis, La piccola vedetta lombarda

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DONNE

nella storia ELISABETTA I, REGINA D’INGHILTERRA

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Elisabetta I Tudor (1533-1603) era figlia del re Enrico VIII e di Anna Bolena, seconda moglie del sovrano inglese. La sua nascita fu una grande delusione per il re, che si attendeva un figlio maschio. Quando aveva soltanto tre anni, Elisabetta rimase orfana di madre: Enrico VIII aveva fatto decapitare Anna Bolena, perché a corte si diceva che non sarebbe stata più in grado di partorire figli e quindi non avrebbe potuto assicurare un erede maschio al re. Elisabetta crebbe emarginata e isolata in un appartamento del palazzo reale. Tuttavia, Elisabetta, straordinariamente intelligente, non fu esclusa dalla successione e ricevette un’educazione di altissimo livello: apprese infatti il latino, il greco, l’italiano, il francese e il tedesco. Colta e affascinante, Elisabetta leggeva i classici, sapeva suonare diversi strumenti e danzava magnificamente. Generalmente dolce e cordiale, era tuttavia soggetta a violenti scatti d’ira e diventava implacabile di fronte a tradimenti o mancanze di rispetto. Vedendo le caotiche situazioni che aveva intorno (infedeltà coniugali, mogli ripudiate o mandate a morte), fin da adolescente decise fermamente di non sposarsi. Elisabetta, salita al trono nel 1558, si mostrò molto autorevole con i ministri e il Parlamento; sapeva farsi valere con i membri della corte e riuscì a far accettare a tutti il fatto che non voleva mariti né, di conseguenza, eredi. Grazie alla sua abilità, trasformò il suo «scandaloso» stato di nubile

in un mito: molti erano i sudditi che amavano la regina, la quale appariva imparziale, priva di interessi personali e tesa esclusivamente al benessere del suo popolo. Elisabetta, quindi, non si sposò, tuttavia ebbe un compagno che amò per tutta la vita, Robert Dudley, conte di Leicester. Il lungo regno di Elisabetta, che durò ben 45 anni, contrassegnò un’epoca, detta appunto «elisabettiana». In quel periodo furono gettate le basi per la futura potenza economica inglese, perché fu favorito l’afflusso di grandi capitali nell’isola, i quali vennero poi accortamente investiti in attività commerciali. «Elisabettiane» vengono definite anche le forme più svariate di cultura che nacquero e si svilupparono al tempo di Elisabetta I: basti citare l’opera immortale di William Shakespeare. La sovrana morì il 24 marzo 1603, dopo aver pronunciato la famosa frase: «Chiamatemi un prete: ho intenzione di morire». Aveva settant’anni ed era la più anziana sovrana sino ad allora vissuta.


L’Età moderna e il Risorgimento

OLYMPE DE GOUGES, EROINA RIVOLUZIONARIA FRANCESE Olympe de Gouges, pseudonimo di Marie Gouze (1748-1793), è stata una drammaturga e attivista francese che visse durante la Rivoluzione francese. Nel 1765 sposò un ufficiale dell’Intendenza da cui ebbe un figlio. Dopo la morte del marito si trasferì, con il figlio, da Montauban a Parigi e qui frequentò i salotti più famosi e conobbe importanti scrittori e filosofi. Dal 1778 iniziò a scrivere perché la scrittura era per lei lo strumento per far conoscere le proprie idee così diverse e innovative rispetto all’epoca in cui viveva. Pubblicò romanzi e lavorò a opere teatrali fino allo scoppio della Rivoluzione francese. Fu quella l’occasione in cui Olympe de Gouges si espose pubblicamente, presentando all’Assemblea nazionale la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (1791) ricalcata dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, nella quale affermò

l’uguaglianza dei diritti civili e politici tra i due sessi. Olympe si batté inoltre a favore del divorzio e del riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio. Denunciò anche la schiavitù e la pena di morte. Ma a quei tempi la sua voce era considerata estremamente pericolosa e così Olympe fu ghigliottinata il 3 novembre 1793 con l’accusa di «aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso ed essersi immischiata nelle cose della Repubblica».

DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA Il testo è costituito da un preambolo e da 17 articoli, di cui riportiamo i principali. Articolo 1. La Donna nasce libera e ha gli stessi diritti dell’Uomo. Articolo 2. Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della Donna e dell’Uomo: questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e soprattutto la resistenza all’oppressione. Articolo 4. La libertà e la giustizia consistono nel restituire tutto ciò che appartiene agli altri; così l’esercizio dei diritti naturali della Donna ha come limiti solo la tirannia perpetua che l’Uomo le oppone; questi limiti devono essere riformati dalle leggi della natura e della ragione. Articolo 6. Tutte le Cittadine e tutti i Cittadini devono essere ugualmente ammissibili a ogni dignità, posto e impiego pubblici, secondo le loro capacità e senza altre distinzioni che quelle delle loro virtù e dei loro talenti. Articolo 10. Nessuno deve essere perseguitato per le sue opinioni; se la Donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere ugualmente il diritto di salire sulla tribuna (cioè di partecipare alla vita politica). Articolo 13. Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese di amministrazione, i contributi della Donna e dell’Uomo sono uguali; essa partecipa a tutte le incombenze, a tutti i lavori faticosi; deve quindi avere la sua parte nella distribuzione dei posti, degli impieghi, delle cariche, delle dignità e dell’industria.

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DONNE

nella storia

ANITA GARIBALDI, EROINA DEL RISORGIMENTO ITALIANO La più celebre eroina del Risorgimento italiano non era italiana. Era una brasiliana, Anna (Anita) Maria de Jesus Ribeiro, discendente da una famiglia portoghese emigrata in Brasile dalle Azzorre, nata nel villaggio di Morrinhos, nella provincia di Santa Catarina, probabilmente il 30 agosto 1821. Aveva ventotto anni quando morì, il 4 agosto 1849, per un attacco di febbre malarica, incinta del quinto figlio, mentre seguiva il marito, il generale Giuseppe Garibaldi, in una pericolosa corsa attraverso l’Italia centrale, da Roma fino alle valli di Comacchio, per sfuggire alle truppe austriache dopo la disfatta della Repubblica romana. Fino all’ultimo, la giovane aveva voluto essere accanto all’uomo della sua vita. Del marito già famoso nel mondo per le gesta guerriere compiute in America Latina, a fianco di popolazioni in lotta per la libertà e l’indipendenza, Anita era innamoratissima. Scura di carnagione, occhi neri e capelli neri, Anita aveva un indomito coraggio che incuteva ammirazione e rispetto in chiunque, amico o nemico, ebbe occasione di incontrarla in situazioni difficili. Anita aveva incontrato per caso l’italiano Garibaldi nell’autunno del 1839 a Laguna, la capitale della provincia brasiliana di Santa Catarina, dove sua madre si era trasferita, quando lei era ancora bambina, in seguito alla morte del padre. Garibaldi aveva allora trentadue anni ed era in America Latina da quattro. Fervido patriota del Risorgimento italiano, aveva aderito alla Giovine Italia di Mazzini nel 1833 e, come accadde a molti altri patrioti italiani in lotta per l’indipendenza e l’Unità d’Italia, Garibaldi era dovuto fuggire in esilio perché condannato a morte dal re di Sardegna come traditore, dopo aver tentato un’insurrezione in Piemonte. Nel 1837, con un peschereccio battezzato Mazzini, il marinaio Garibaldi si era impegnato in una guerriglia da corsaro

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a sostegno della Repubblica del Rio Grande contro l’imperatore del Brasile. Il 22 luglio, il tenente capitano José Garibaldi partecipò con l’esercito riograndese alla conquista di Laguna. Quando, a diciotto anni, Anita incontrò per caso Garibaldi, era già sposata, dall’età di quattordici, a un calzolaio più anziano di lei. Forse, quando sposò Garibaldi nel 1842, il primo marito era ancora vivo ma nessuno ne sapeva più nulla, o forse era morto in guerra. Dell’infanzia e della giovinezza di Anita si sa poco, e persino quel poco non è sempre certo. E non è certo neppure che il primo incontro con Anita sia avvenuto come Garibaldi stesso lo raccontò: con uno sguardo casuale attraverso il cannocchiale, dal ponte della sua nave, il marinaio guerriero avrebbe incrociato la figura di una fanciulla che subito lo colpì, allora scese immediatamente a terra per cercarla e quando la trovò le disse: «Vieni via con me». E Anita, catturata dal fascino del giovane dagli occhi azzurri e dalla lunga chioma rossa, lo seguì a bordo della sua


L’Età moderna e il Risorgimento nave, per unirsi a lui. E con lui avventurarsi in imprese di guerra, per mare e per terra. Fin da bambina, Anita aveva imparato a cavalcare con l’abilità e l’audacia di un’amazzone, e come amazzone fu a fianco del marito in alcune sue imprese sulla terraferma, quando Garibaldi divenne comandante nell’esercito dell’Uruguay in guerra contro l’Argentina. Anita non fu solo un’amazzone: fu anche sposa e madre esemplare quando, dal 1840 al 1847, visse con il marito, molto poveramente, a Montevideo, allevando i quattro figli avuti da lui mentre il guerriero era impegnato per lunghi mesi a combattere, guadagnando così fama di grande condottiero per la causa della libertà. Nel 1848, deciso a tornare in Italia per combattere contro l’Austria e conquistare alla sua patria l’indipendenza e l’unità, Garibaldi fece precedere il suo ritorno da Anita con i tre figli superstiti, che giunsero a Nizza, dove furono

accolti da migliaia di persone inneggianti a Garibaldi. La giovane brasiliana divenne, fin dai primi tempi della sua unione con Garibaldi, parte della leggenda garibaldina, e lei stessa leggendaria, indomita compagna accanto al suo uomo, dalle gesta in America Latina fino alle gloriose giornate della difesa della Repubblica romana nel giugno del 1849. Furono molte le vite romanzate dell’Anita garibaldina pubblicate in Italia e in America Latina, che la resero, al pari del marito, «eroina dei due mondi». Il villaggio dove nacque fu ribattezzato Anita Garibaldi; la città dove visse fino all’incontro con Garibaldi ha trasformato in museo la sua abitazione. Il personaggio di Anita è divenuto protagonista di romanzi, di film e sceneggiati televisivi. (da A. Valerio, Anita, Carlo Gallucci Editore, rid. e adatt.)

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DONNE

nella storia

ALTRE DONNE DEL RISORGIMENTO CHE HANNO FATTO L’ITALIA Per tradizione, la storia del Risorgimento è sempre stata declinata al maschile, ma il ruolo delle donne durante quegli anni ebbe una notevole importanza. Oltre ad Anita Garibaldi, l’eroina per eccellenza del Risorgimento italiano, numerose altre figure femminili contribuirono in maniera sostanziale e con molto coraggio al raggiungimento dell’Unità nazionale. Furono donne che da sole fecero quanto la loro coscienza imponeva loro di fare, donne che nessuna legge proteggeva, alle quali nessun decreto riconosceva dei diritti, ma che pure si assunsero responsabilità e si esposero a pericoli al pari degli uomini. Ricordiamo, in particolare, le seguenti «donne del Risorgimento».

Cristina Trivulzio di Belgiojoso (1808-1871)

Nonostante le origini nobili e pur provenendo da una famiglia molto ricca, scelse la strada dell’impegno patriottico e dell’opposizione al dominio straniero. Fu più volte costretta alla fuga e all’esilio per non essere incarcerata.

Luisa Battistotti Sassi (1824-1876)

Fu una dei protagonisti, armi in pugno, della cacciata degli Austriaci durante le famose Cinque giornate di Milano (18-22 marzo 1848).

Antonietta De Pace (1818-1893)

La rivoluzionaria del Sud Italia. Lottò per la libertà e la Costituzione, e dedicò la sua esistenza all’emancipazione della condizione femminile, all’istruzione pubblica e al miglioramento delle condizioni di vita dei contadini e degli operai. Diede prova di instancabile impegno politico e affrontò dignitosamente estenuanti processi e l’esperienza del carcere.

Jessie White (1832-1906)

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Spesso chiamata Jessie White Mario dal cognome del marito, era un’inglese naturalizzata italiana. Importante personaggio del Risorgimento italiano, fu soprannominata «Miss Uragano» o la «Giovanna d’Arco della causa italiana» (quest’ultimo appellativo le fu dato da Giuseppe Mazzini). Fu infermiera in quattro campagne con Garibaldi; fece ricerche sulle condizioni di vita nei quartieri più poveri di Napoli e dei minatori delle solfare siciliane. Scrisse moltissimo sia come giornalista sia come biografa.


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LIBRO LA FORMULA ESATTA DELLA RIVOLUZIONE

Armand ha dodici anni quando a Parigi scoppia la Rivoluzione francese, e la notte del 14 luglio 1789 proprio non riesce a dormire. Continua a pensare Marcello Fois, Alberto che il mondo non sarà più lo stesso e Masala, Istos Edizioni di lì a poco ne avrà conferma anche dal chimico Antoine-Laurent de Lavoisier, piombato in casa sua per scappare alle persecuzioni. Armand e la sua vicina di casa, Pierrette, lo aiuteranno a pubblicare una nuova teoria: la legge della conservazione della massa. Alla rivoluzione della chimica fa da sfondo quella del popolo francese, che combatte per la libertà, l’uguaglianza e la fraternità. Qual è la formula esatta della rivoluzione? Lo scoprirete leggendo questo libro. PERCHÉ QUESTO LIBRO Perché ci mostra che i protagonisti dei grandi

eventi non sono soltanto i nomi noti che leggiamo nei manuali di storia. ALTRI LIBRI ◾

Albi illustrati: Sabina Colloredo – Sonia Maria Luce Possentini, Noi, Galileo e la Luna, Carthusia Chris Naunton, I carnet degli egittologi, L’ippocampo

UN

Graphic novel: Liliana Cantatore – Alessandro Vicenzi – Nicolò Pellizzon, Maria Antonietta. Frivola, trasgressiva, spendacciona, Franco Cosimo Panini

Romanzi: Luigi Garlando, Mister Napoleone, Piemme Sabina Colloredo, Non chiamarmi strega, Gallucci Paola Zannoner, Il bardo e la regina, De Agostini

FILM

Elisabetta I, figlia di Enrico VIII e della sua seconda moglie, sale al trono dopo non poche vicissitudini, ma con le sue gesta, magistralmente descritte in questo film, si dimostrerà pienamente all’altezza del compito. La regina decide di «sposarsi» alla sua nazione, affrontando il conflitto con la sorella (da parte di padre) Maria Stuart per la corona, la guerra sui mari contro il Regno di Spagna e le tensioni religiose che percorrono l’Inghilterra.

ELIZABETH: THE GOLDEN AGE Paese e anno di produzione: Regno Unito, Francia, 2007 Durata: 114 min. Genere: storico Regia: Shekhar Kapur

PERCHÉ QUESTO FILM Perché, oltre a descrivere i fatti storici, racconta le

gesta di una donna al potere in un mondo dominato da uomini. (Paolo Mereghetti) ALTRI FILM ◾

Serie tv: Caterina la Grande, di Philip Martin

Film: Free State of Jones, di Gary Ross Noi ci credevamo, di Mario Martone

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Indice degli autori Agassi, Andre: 576 Ambrosini, Giangiulio: 428 Amurri, Antonio: 244 Angela, Piero: 425 Baldanzi, Alessandro: 398 Banfi, Paola: 684 Barolini, Antonio: 738 Barrett, Mary: 219 Beauvoir, Simone de: 362 Bellintani, Umberto: 772 Bencivenga, Ermanno: 660 Benni, Stefano: 260, 292 Bertolucci, Attilio: 764 Black, Holly: 105 Bordiglioni, Stefano: 300 Brecht, Bertolt: 719 Brown, Fredric: 39 Buzzati, Dino: 676 Calvino, Italo: 11, 630, 646 Camilleri, Andrea: 179, 208 Campana, Dino: 708 Campanile, Achille: 251, 266, 267, 289 Caproni, Giorgio: 688, 734 Cardarelli, Vincenzo: 703, 709, 756 Carioli, Janna: 368 Carminati, Chiara: 718 Carter, Angela: 664 Castano, Marta: 680 Chandler, Raymond: 178 Christie, Agatha: 194, 200 Colombo, Gherardo: 463 Cucchi, Maurizio: 736 Da Ros, Emanuela: 633 De Crescenzo, Luciano: 384 Degl’Innocenti, Fulvia: 459 De Luca, Erri: 762 DePrince, Elaine: 474 Dickens, Charles: 54 Dickinson, Emily: 334 Dolci, Danilo: 761 Dolto, Françoise: 675 Donati, Sergio: 269 Dostoevskij, Fëdor: 13 Doyle, Arthur Conan: 184 Dusi, Elena: 621

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Éluard, Paul: 705 Emerson White, Ellen: 314 Erba, Luciano: 749 Esenin, Sergej: 750

Fois, Marcello: 799 Follereau, Raoul: 720 Follett, Ken: 793 Fortini, Franco: 699 Frank, Anna: 308 Friot, Bernard: 263, 278, 287, 293, 544 Garlando, Luigi: 804 Ginzburg, Natalia: 373 Girolami, Laura: 510 Giuliani, Alessandro: 422 Goldsmith, Edward: 654 Gorman, Carol: 165 Goy, Giulia: 440 Gramsci, Antonio: 327, 366 Grillandi, Massimo: 594 Grilli, Marco: 626 Grisham, John: 486 Grossi, Pietro: 561 Guidacci, Margherita: 716 Hack, Margherita: 380 Harvey, William Fryer: 64 Hemingway, Ernest: 11 Hesse, Hermann: 710 Hikmet, Nazim: 763 Hughes, Langston: 670 Ireland, I.A.: 107 Jerome, Jerome Klapka: 270 Kafka, Franz: 337 Kennedy, John Fitzgerald: 413 Kleist, Heinrich von: 81 Lavatelli, Anna: 361 Le Fanu, Joseph Sheridan: 140 Léon, Christophe: 491 Lessing, Doris: 444 Lord Dunsany: 68 Loring Frost, George: 59 Lovecraft, Howard Phillips: 156 Mahy, Margaret: 72 Malerba, Luigi: 611 Mandela, Nelson: 376 Mantovani, Sergio: 392, 410 Manzoni, Carlo: 276 Masala, Alberto: 799 Masini, Beatrice: 37 Mattia, Luisa: 809 Maupassant, Guy de: 40, 112


Indice degli autori Mazzariol, Giacomo: 454 Melmoth, Jonathan: 77 Menicanti, Daria: 707 Mercalli, Luca: 638, 651 Merini, Alda: 711 Messner, Reinhold: 304 Metz, Vittorio: 268 Michler, Elli: 760 Milani, Mino: 608 Miller, Joe: 606 Mitton, Tony: 766 Molesini, Andrea: 18 Montale, Eugenio: 43 Morelli, Daniela: 778 Moretti, Marino: 748, 754 Morpurgo, Marina: 463 Moss, Michael: 540 Mozart, Wolfgang Amadeus: 325 Neruda, Pablo: 752 Nesbit, Edith: 50 O’Donoghue, Brendan: 668, 682 Oppel, Kenneth: 157 Orini, Paola: 38 Ossorio, Antonella: 256, 341 Palacio, R.J.: 349 Pardi, Pier Antonio: 273 Pascoli, Giovanni: 692, 698, 727, 730, 744 Pavese, Cesare: 361 Pawlikowska Jasnorzewska, Maria: 705 Pearce, Philippa: 85 Pellai, Alberto: 354 Penna, Sandro: 759 Pero, Sara: 555 Perrone, Roberto: 552 Plinio il Giovane: 58 Poe, Edgar Allan: 116, 135, 159 Power, Eileen: 783 Pozzi, Antonia: 740, 758 Pressler, Mirjam: 523 Pronzini, Bill: 224 Pugni, Paolo: 482

Saba, Umberto: 693, 722 Sacchetti, Irene: 392, 410 Sbarbaro, Camillo: 724, 742 Scerbanenco, Giorgio: 178 Schami, Rafik: 504 Schnitzler, Arthur: 13 Sepúlveda, Luis: 536, 618 Sgardoli, Guido: 590 Shelley, Mary: 128 Silei, Fabrizio: 573 Singer, Isaac Bashevis: 21 Slesar, Henry: 214 Stefanato, Paolo: 294 Stefanelli, Barbara: 579 Stevenson, Robert Louis: 11, 131 Stocchi, Christian: 666, 669 Tagore, Rabindranāth: 761 Tamaki, Mariko: 152 Townsend, Sue: 311 Tranquilli, Michele: 26 Turin, Silvia: 614 Turra, Michela: 448 Twain, Mark: 282 Valente, Andrea: 277, 303, 569 Valerio, Anthony: 816 Vamba: 318 Van Loon, Paul: 116, 122, 144 Vargas, Fred: 170 Viberti, Pier Giorgio: 466 Vivarelli, Anna: 361, 673 Volpi, Domenico: 269 Wallace, Edgar: 229 Weinstein, Bruce: 583 Wheatley, Abigail: 98 White, Edward Lucas: 92 Wilson, Jacqueline: 518 Zerunian, Sergio: 650 Zucconi, Vittorio: 564 Zuffi, Stefano: 398

Quarzo, Guido: 673 Quasimodo, Salvatore: 757 Rees, Celia: 788 Resca, Tiziano: 294 Rodari, Gianni: 360 Romagnoli, Margherita: 398 Rondinelli, Sabrina: 44

Accedi all’Indice digitale per leggere le biografie degli autori e delle autrici

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Tutti i diritti riservati Rizzoli Education S.p.A. Via Privata Mondadori, 1 – 20054 Segrate (MI) supporto@rizzolieducation.it www.rizzolieducation.it

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Testi in formato accessibile. L’Editore promuove l’accessibilità e collabora con AID - Associazione Italiana Dislessia, Seleggo e con la Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita”. La conformità dei prodotti e dei servizi resta disciplinata dalla normativa vigente.

Segnalazione di errori e/o imprecisioni. La realizzazione di un libro scolastico è un’attività complessa che comporta controlli di varia natura. Essi riguardano sia la correttezza dei contenuti sia la coerenza tra testo, immagini, strumenti di esercitazione e applicazioni digitali. È pertanto possibile che, dopo la pubblicazione, siano riscontrabili errori e imprecisioni.

L’editore ringrazia sin da ora chi vorrà segnalarli alle redazioni. Per segnalazioni o suggerimenti relativi al presente volume scrivere a: supporto@rizzolieducation.it Per eventuali e comunque non volute omissioni e per gli aventi diritto tutelati dalla legge, l’editore dichiara la piena disponibilità.

Realizzazione editoriale Consulenza redazionale Rosetta Zordan Coordinamento editoriale Silvia Grilli Coordinamento redazionale Maria Chiara Tantino Redazione Michela Goi, Elena Sbrana Ricerca iconografica Laura Camanzi Progetto grafico, elaborazione digitale testo e immagini, impaginazione apotema, Cologno Monzese - Milano

Progetto grafico di copertina zampediverse, apotema, Cologno Monzese - Milano Illustrazioni Piero Schirinzi, Alessandro Coppola, Giulia Brazzoduro, Riccardo Zoppello, Matteo Vattani, Pietro Canepa, Ferruccio Cucchiarini, Stefano Fabbri, Irene Bonini, Franco Rivolli, Claudio Prati, Sonia Maria Luce Possentini, Luca Tarlazzi

Referenze iconografiche e diritti musicali © Alamy / IPA / AF archive; Alberto Terenghi; Allen Brown; Artepics; Claudio Caridi; David Grossman; Juan Napurí; Marina Kovacevic; Pawel Bienkowski; Peter Cavanagh; Pixel-shot; The History Collection. ©Archivio Rizzoli Education ©Bridgeman / Christie’s Images; Prismatic Pictures. © Getty Images / Andrea Staccioli / Insidefoto / LightRocket; Ann Ronan Pictures / Print Collector; Antonello Nusca / Gamma-Rapho; Archive Photos / Stringer; Art Images; Bettmann; Artur Debat; Chris Ricco; Christophe Pallot / Agence Zoom; Claudia Totir; Cultura RM Exclusive; Culture Club; David Wall; DeAgostini Picture Librarary; DEA / G. Carfagna; DEA / G. Dagli Orti; DEA / J. E. Bulloz; Denis Moura; E. Dean / Topical Press Agency; Eamonn M. McCormack / Getty Images for Laureus; Elsa; Federico Meneghetti / REDA&CO / Universal Images Group; Fine Art; Fine Art Photographic Library; Focus On Sport; Francis G. Mayer / Corbis; Frédéric Soltan; Hans Henning Wenk; Hatefeh Majidi / EyeEm; Heide Benser; Heritage Images; John Russell / Stringer; Josh Brasted / WireImage; Keystone-France; Kirill Kudryavtsev / AFP; Kirsty Wigglesworth / Pool / AFP; Laurence Griffiths; Leemage; Li Peng Tu / EyeEm; Lisa Maree Williams; Mauro Ujetto / NurPhoto; National Archive / Newsmakers; Nattapol Poonpiriya / EyeEm; Ned Dishman; Niki Nikolova; PHAS / Universal Images Group; Photo 12; Photo Josse / Leemage; Popperfoto; Purple Collar Pet Photography; Ronald Dumont / Stringer; SasinT Gallery; STR / AFP; The Asahi Shimbun; Toru Hanai; Universal Pictures; Valentin Lupu; Westend6. © Mondadori Portfolio / Age; akg-images / Cameraphoto; akg-images; akg-images / Alain Le Toquin; akg-images / British Library; akg-images / Francis Dzikowski; akg-images / Henri Bancaud; Album / Coll. Jonas / Kharbine-Tapabor, Album / Fine Art Images; Album / Illustrazione Didier Pizzi / Kharbine-Tapabor; Angelo Deligio; Bridgemanart; Electa / Fotostudio Rapuzzi; Electa / Sergio Anelli; Erich Lessing / Album; Fototeca Gilardi; Marisa Rastellini; © Netflix / Courtesy Everett Collection; Reporters Associati & Archivi; Warner Bros. © Scala Firenze / DeAgostini Picture Library; White Images. © Shutterstock / Anton_Ivanov; margouillat photo; Ostill is Franck Camhi; Stocksnapper. © Webphoto / © 20thCentFox; © De Seta; © Granada; © Paco Cinematografica / Neo Art / Rai Cinema; © Sony Pictures; © Ufficio Stampa Rai; © Ufficio Stampa Sky; © Universal Pictures; © Warner Bros. © 2021 Anne de Carbuccia p. 643; © Amanda Russian p. 490d; © Bruno Cavazzoni / per gentile concessione Museo del Patrimonio Industriale, Bologna p. 368; © courtesy of Ocean Cleanup; © Dinah Fried p. 533; © Duncan Grant, by SIAE 2023 p. 359d; © Eagle Pictures p. 387; © Emirates NBD, directed by Aryasb Feiz p. 479; © Forecast Pictures, Solofilms, Trinity Race p. 570; © Gerardo Dottori, by SIAE 2023 p. 588; © Graziano Arici p. 288; © Heirs of Josephine N. Hopper, by SIAE p. 385; © Jorge De La Quintana p. 635; © Karen Mason p. 651; © Leonardo Vannimartini p. 99; © Medusa Film p. 297; © Paladino Mimmo, by SIAE 2023 p. 711; © Netflix p. 241; © Renato Guttuso, by SIAE 2023 p. 543; © Rosario Rosafio p. 478; © Succession Picasso, by SIAE 2023 p. 490s; © Warner Bros Pictures p. 167, 414; © WWF p. 641. Per i testi delle canzoni / Io mi chiamo G, di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Tratto dallo spettacolo teatrale ‘Il Signor G’ – 1970. Si può dare di più - Testo di Giancarlo Bigazzi e Umberto Tozzi, Musica di Giancarlo Bigazzi e Raf, © 1987 Sugarmusic SpA. Tutti i diritti riservati per tutti i Paesi. Riprodotto su autorizzazione di Hal Leonard Europe BV (Italy)

I testi e gli esercizi Più facile per la didattica inclusiva sono a cura di Stefania Petrone e Veronica Mencucci, pedagogiste cliniche, e Chiara Petri, psicologa-psicoterapeuta, specializzate nella prevenzione, diagnosi e cura dei minori con DSA e DVA.

Le schede Arte e immagine sono di Elisabetta Parente. Le proposte didattiche Competenze digitali sono di Luca Montanari. Le schede Un libro Un film sono di Rachele Bindi e Sara Di Crescenzio. La consulenza sulle schede Un film è di Paolo Mereghetti.

Contenuti digitali Progettazione Fabio Ferri, Laura Glionna Scrittura e redazione Edoardo Coppola Realizzazione IMMAGINA s.r.l.

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Il processo di progettazione, sviluppo, produzione e distribuzione dei testi scolastici di Rizzoli Education S.p.A. è certificato UNI EN ISO 9001.

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ISBN 978-88-915-5608-0 © 2022 by Rizzoli Education S.p.A., Milano © 2026 by Rizzoli Education S.p.A., Milano

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Questo volume è stampato da: L.E.G.O. S.p.A. Lavis (TN) Stampato in Italia – Printed in Italy

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Prima edizione: marzo 2022


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