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CAMALEONE - LETTURE CL 3

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LUISA BORDIN, BARBARA GUZZO, ELIANA GUZZO

ISBN 979122310509-2

© 2026 Rizzoli Education S.p.A. – Milano

Tutti i diritti riservati

Rizzoli Education S.p.A. Via Privata Mondadori, 1 – 20054 Segrate (MI) supporto@rizzolieducation.it www.rizzolieducation.it

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Obiettivi di sviluppo sostenibile. Il contenuto di questo libro non è stato approvato dalle Nazioni Unite e quindi potrebbe non riflettere la posizione ufficiale di questa organizzazione, www.un.org/sustainabledevelopment.

Testi in formato accessibile. L’Editore promuove l’accessibilità e collabora con AID - Associazione Italiana Dislessia, Seleggo e con la Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita”. La conformità dei prodotti e dei servizi resta disciplinata dalla normativa vigente.

Segnalazione di errori e/o imprecisioni. La realizzazione di un libro scolastico è un’attività complessa che comporta controlli di varia natura. Essi riguardano sia la correttezza dei contenuti sia la coerenza tra testo, immagini, strumenti di esercitazione e applicazioni digitali. È pertanto possibile che, dopo la pubblicazione, siano riscontrabili errori e imprecisioni. L’editore ringrazia sin da ora chi vorrà segnalarli alle redazioni. Per segnalazioni o suggerimenti relativi al presente volume scrivere a: supporto@rizzolieducation.it

Per eventuali e comunque non volute omissioni e per gli aventi diritto tutelati dalla legge, l’editore dichiara la piena disponibilità.

Realizzazione editoriale

Coordinamento editoriale Mauro Traversa

Coordinamento redazionale Giulia Gonzales, Remo Dolci

Progetto grafico UNA ZEBRA A POIS di Gloria Della Gatta (Vigevano)

Redazione e ricerca iconografica Susanna Fornili

Impaginazione UNA ZEBRA A POIS di Gloria Della Gatta (Vigevano)

Disegni Elisa Bellotti, Claudia Chiaravallotti, Denise Damanti, Rita Del Sorbo, Alessia Girasole, Elena Iarussi, Giulia Lombardo, Valentina Magnaschi, Martina Tonello, Marta Ronci, Manuel Vertemara

Copertina Ka Communications

Illustrazione di copertina Marco Bregolato

Referenze iconografiche Getty Images © 2026; Mondadori Portfolio © 2026; Alamy

Photo Stock © 2026

Inquadra il Qr Code per i dettagli di crediti e referenze iconografiche

L'alfabeto delle emozioni, percorso per stare bene a scuola Sofia Dal Zovo

Contenuti digitali

Progettazione Fabio Ferri, Nicola Barzagli

Realizzazione EICON S.r.l., IMMAGINA S.r.l., Isabella Spagni, Lumina Datamatics, Silvia Sferruzza.

Audio IMMAGINA S.r.l

Contenuti per la didattica inclusiva

Il processo di progettazione, sviluppo, produzione e distribuzione dei testi scolastici di Rizzoli Education S.p.A. è certificato UNI EN ISO 9001.

PariPasso è il progetto promosso da Rizzoli

Education sul tema dell’inclusione e delle pratiche di insegnamento/apprendimento incentrate sulla didattica inclusiva.

Validato da un comitato scientifico di esperti del settore, il progetto si ispira ad alcuni principi fondamentali:

1. progettazione di strumenti didattici disegnati in funzione dei diversi stili cognitivi e i ritmi di apprendimento delle studentesse e degli studenti

2. valorizzazione di pratiche di insegnamento/ apprendimento personalizzate, efficaci e significative, anche mediante il ricorso a contenuti e strumenti digitali

3. valorizzazione di tutti gli apprendenti, in modo che a ciascuno sia garantito il successo formativo

4. promuovere una didattica sempre connessa a un’idea di cittadinanza attiva, critica e responsabile

Questo volume è stampato da: Rotolito S.p.A., Pioltello (MI) Stampato in Italia – Printed in Italy

Prima edizione : gennaio 2026

LUISA

BORDIN, BARBARA GUZZO, ELIANA GUZZO

LA FAVOLA

LE DESCRIZIONI

SCOPRO

SCOPRO

SCOPRO

SCOPRO

I TESTI REGOLATIVI

INFORMATIVI

COMPITO DI REALTÀ

I TESTI POETICI

RICOMINCIAMO

Stiamo per iniziare un nuovo anno insieme!

Chissà che cosa impareremo quest’anno…

Non vedo l’ora di scoprire cose nuove!

E tu che cosa pensi del ritorno a scuola?

Confrontati con i tuoi compagni e le tue compagne.

Saprò leggere davanti alla classe?

TI RACCONTO LA SCUOLA

La scuola è un edificio con i banchi e le sedie, è uno spazio aperto anche quando è al chiuso. Cambia sempre, perché ogni giorno c’è qualcosa di nuovo.

Nella scuola ci sono le bambine e i bambini, di tanti tipi e di tante forme. Si scambiano i pensieri, le penne e le gomme, la merenda, i numeri di telefono e gli abbracci. Così quando si ha bisogno c’è un’amica o un amico.

Nella scuola ci sono le maestre e i maestri. Sono di tutti i tipi e le qualità.

Le maestre e i maestri aiutano a imparare. Insegnano che cos’è la bellezza e quella meraviglia che si chiama immaginare.

Insegnano anche a sbagliare: perché più si sbaglia più si impara.

Nella scuola ci sono tante di quelle idee che le puoi sentire nell’aria.

Se tutte le scuole scomparissero, le bambine e i bambini non avrebbero un posto dove crescere e imparare assieme alle altre e agli altri.

La scuola è un luogo aperto anche quando è al chiuso. È un posto pieno di idee e di parole. Con le idee e con le parole puoi immaginare un mondo nuovo. Che è lo stesso mondo in cui viviamo, ma pensato in tanti modi diversi.

COMPRENDO

Leggi il testo e colora il completamento giusto per ogni frase.

La scuola è uno spazio... aperto, pieno di idee e parole. chiuso e basta.

Le bambine e i bambini… sono tutti uguali. si scambiano penne, pensieri e abbracci.

Le maestre e i maestri… se ne stanno per conto loro. insegnano a imparare anche dagli errori.

FILASTROCCA DEL BUON LEGGERE

Chino gli occhi sul mio libro

Leggo e penso, leggo e vedo

Leggo e sogno, leggo e viaggio

Alzo gli occhi sul paesaggio

Leggo il cielo, leggo il mondo

Faccio un bel respiro fondo

Chino gli occhi, leggo ancora

Sto leggendo già da un’ora

Leggo su, leggo giù

Chiudo il libro e non leggo più

Vado giù nel cortiletto

Per giocare a ciò che ho letto

Bruno Tognolini, Filastrocche e canzoni della Melevisione, © 2011 Carlo Gallucci editore srl - Roma

COMPRENDO

Che cosa dice di fare l’autore quando legge? Cancella gli intrusi con una X.

Quando leggo… sogno mi annoio mi addormento mi stanco mi arrabbio viaggio gioco passo il tempo

Ora, tra le espressioni rimaste, colora quelle con cui sei d’accordo.

COME LEGGI TU?

Che lettore o lettrice sei? Scoprilo con questo test!

Ho un nuovo libro per le mani e adesso…

non vedo l’ora di iniziarlo!

penso: “Per fortuna che è scritto grande!”

un solo sguardo e sono già dentro la storia.

In biblioteca o in libreria scelgo… il libro dal titolo più misterioso. il libro più sottile.

leggendo la trama sul retro.

Durante l’estate…

ho letto solo il libro consigliato dall’insegnante.

non ho letto nulla.

ho letto libri divertenti.

maggioranza di

L’insegnante ha consigliato di leggere a voce alta. Io leggo a voce alta…

solo per mia sorella piccola / mio fratello piccolo.

solo se non c’è proprio nessuno.

in famiglia: ci divertiamo a scambiarci i ruoli.

Ho quasi finito il mio libro.

Penso...

“È stata dura ma alla fine ce l’ho fatta”.

“Era ora. Adesso posso divertirmi!”

“Che peccato… ma ne ho già un altro da leggere!”

Leggi con passione. Hai già scoperto i libri adatti a te e ti diverti a leggere.

maggioranza di Leggi con impegno. Leggere per te è un’attività seria e stai scoprendo i generi che preferisci.

maggioranza di Leggi poco volentieri. Leggere è ancora una fatica, ma quest’anno le cose possono cambiare!

misto

Presto scoprirai qual è la lettura fatta per te!

Ogni volta che incontri una virgola (,) fermati per una pausa breve (conta 1). Quando invece incontri un punto (.) fermati per una pausa lunga (conta fino a 3).

LEGGO BENE

Leggi una prima volta la filastrocca per capire di che cosa parla. Poi leggila di nuovo facendo le pause giuste quando incontri virgole e punti

QUANDO PARLI CON ME

Mi piace come ridi e come parli, come intrecci i fili dei racconti, come apri i cassetti sconosciuti e tiri fuori mondi, canti e conti.

Mi piace che mi dici della gente, quella che è passata nel passato, perché la storia non è solo date, ma è cibo, è amore, è vita, è fiato.

Mi piace quando parli dei tuoi viaggi, di colori, di musica e armonia, di città lontane, fiumi e monti che diventano così la geografia. Mi piace soprattutto quando ascolti e chiedi: – Cosa pensi? Cosa senti? Perché per te la cosa importante è l’alfabeto dei nostri sentimenti.

Janna Carioli, Poesie a righe e quadretti, Giunti Junior

LEGGO BENE

C hi di rosso le virgole e di blu i punti che trovi nel testo. Poi leggi con le pause giuste: breve per la virgola, più lunga per il punto.

PAROLE MAGICHE

Oggi in cortile sono scoppiati tanti litigi, così la maestra Michela ci ha fatto tornare subito in classe. Pensavamo volesse farci una bella predica, invece lei ha detto: – Adesso parliamo delle parole magiche, quelle parole che si possono usare tutti i giorni per fare più bella la nostra giornata.

Eravamo tutti stupiti, non sapevamo cosa rispondere, ma poi Vanessa ha detto con una vocina un po’ incerta: – “Scusa” è una parola magica perché ti fa fare la pace con chi è arrabbiato con te.

E così tutti abbiamo cominciato a dire altre parole magiche: – Per piacere… – Permesso… – Grazie!

Maria Loretta Giraldo, RACCONTI FIABESCHI - Le storie di Anna e dei suoi amici, Edizioni San Paolo

LE FORMICHE E IL MOSCERINO

Sara la formica e le sue sorelle tornavano a casa. Sara spingeva un chicco di grano, Mara una briciola di pane e Lara una spiga d’orzo. Arrivarono al formicaio, ma trovarono all’ingresso una pietra enorme e liscia.

– Come facciamo adesso? – chiese Mara preoccupata.

Sara girò intorno al sasso, ma non c’era nemmeno un passaggio! La pietra copriva l’entrata.

– Proviamo a spingere! – propose Lara. Ma la pietra liscia era troppo pesante e non si mosse. Le formiche erano sudate e stanche, mentre l’entrata era chiusa.

– Come faremo? – piagnucolò Mara. – È buio! In quel momento un moscerino si fermò in cima al sasso.

– Posso aiutarvi? – chiese.

– Non credo – rispose Sara. – Se non riusciamo a spostare questo sasso noi tre robuste formiche, cosa potrebbe fare un esserino deboluccio come te?

Leggi con la giusta intonazione: quando trovi un punto interrogativo (?) è una domanda; quando trovi un punto esclamativo (!) è un’esclamazione.

Il moscerino sorrise.

– Potrei dire alla chiocciola di spostarsi da qui! –

E chiamò ad alta voce: – Chiocciola, svegliati! Stai dormendo sul formicaio!

A quelle parole, dal sasso uscirono un lungo collo e un paio di occhietti ancora addormentati.

– Perdonatemi! – si scusò la chiocciola sbadigliando. – Me ne vado subito!

Cosí dicendo, si mosse e con calma spostò il suo guscio e liberò l’ingresso del formicaio.

Sara, Mara e Lara ringraziarono il moscerino.

– Tornaci a trovare! – gli dissero in coro. – E anche tu, chiocciola! Ma la prossima volta mettiti a dormire un po’ piú in là!

La chiocciola non le sentí nemmeno. Si era già riaddormentata.

Stefano Bordiglioni, Un attimo prima di dormire, Einaudi Ragazzi

O i punti di domanda e i punti esclamativi evidenziati nel testo ed esercitati a leggere con la giusta intonazione.

LEGGO BENE

LEGGO BENE

C hi di verde i punti interrogativi e di arancione i punti esclamativi nel testo, poi leggi con la giusta intonazione.

MAESTRI IN SCATOLA

Giacomo è contento di andare a scuola, ha iniziato da pochi giorni.

Il maestro Marcello è già lì che aspetta, in piedi dietro la cattedra come ogni giorno. È dritto come un palo e quando entrano i bambini si siede di scatto. Poi fissa un punto davanti a sé e inizia la lezione. È buffo.

Giacomo è convinto che sia un alieno.

Al suono della campanella, Giacomo si accorge di aver lasciato il berretto in classe e torna indietro. Mentre esce, incrocia due maestre che passano chiacchierando.

– Hai visto quello nuovo? – dice una. – Chi? Marcello?

– Sì, è alla sua prima esperienza, buffissimo, tutto serio! – È vero, un robottino nuovo, appena uscito dalla scatola!

– risponde allegra l’altra maestra. – A proposito di scatole, è ora di rientrare.

Le maestre entrano nella stanza della direttrice e chiudono la porta.

Giacomo è ancora fermo davanti alla sua classe. Pensa al maestro Marcello e alle due maestre che devono rientrare nelle scatole… In effetti il maestro potrebbe essere un alieno.

La mattina seguente Giacomo e Filippo arrivano in classe dopo Lucia.

– Dov’è il maestro? – chiede Filippo guardando la cattedra vuota.

– Forse è ancora nella scatola! – risponde Giacomo.

– Quale scatola? – chiede Filippo, ancora in piedi.

– La scatola dei maestri! Non lo sai che i maestri e le maestre, dopo la scuola, vengono chiusi in una scatola che si riapre la mattina, prima che i bambini entrino dal portone?

– Ma cosa ci fanno lì tutto il tempo? – Filippo non è convinto.

– Aspettano di uscire il giorno dopo, per farci lezione. La sera, quando è a letto, Giacomo ripensa ai maestri e li vede sdraiati dentro la scatola, tutti in fila.

L. Cima - G. Bracesco, La scatola dei maestri, Giunti Kids

Questa storia è raccontata da un narratore, da una bambina e da un bambino.

narratore

bambina

bambino

bambina

Leggi il testo usando voci diverse oppure leggilo insieme a un compagno e una compagna e dividetevi le parti.

UN PROBLEMA DI GENERE

Erano due fratellini. Cioè due maschi? No, erano un maschio e una femmina.

Allora perché si dice fratellini? Non è giusto. Io non sono un maschio, allora diciamo “Erano due sorelline”!

Non è giusto! Io non sono una femmina, va bene dire fratellini! Va bene per te, ma non per me. E non va bene nemmeno per chi non ci conosce e dalla parola fratellini non può capire cosa siamo.

narratore

bambina

narratore

bambino

narratore

bambina

bambino

narratore

Un bel problema davvero. E non solo per loro. Una volta c’era una classe con diciannove femmine e un maschio. Dicevano che era una classe di venti bambini. Non erano bambini, erano bambine!

gridavano in coro quelle diciannove.

Ma io no! gridava il bambino.

Diciannove è molto molto piú di uno, quindi siamo noi la stramaggioranza!

Chisseneimporta, vinco io lo stesso.

Un bel problema, vi pare? Forse ci vorrebbe una sesta vocale per questi casi. Una I con un trattino della E? O una E con il puntino della I? Ma come fare con la pronuncia? Pensateci un po’, cari bambini e care bambine, interrogate i vostri compagni stranieri e chiedete come fanno loro nella loro lingua.

Vivian Lamarque, La bambina bella e il bambino bullo, Einaudi Ragazzi

A volte nei testi ci sono parole con un significato particolare e vanno lette con un’espressione adatta.

LEGGO BENE

In questa storia, le parole che offendono sono in grigio e le parole gentili sono colorate. Leggi usando un tono duro per le parole in grigio e un tono gentile per le parole colorate.

LE PAROLE GIUSTE

Ci sono parole che non rimangono mai sospese.

Cadono sulla testa della gente.

E lì rimangono. Per sempre.

È inutile far finta di niente, tanto le parole se si appiccicano addosso lasciano il segno.

Se ti guardi allo specchio le vedi riflesse.

Se ci credi diventano una realtà.

Per fortuna le parole non sono tutte uguali. Alcune fanno succedere qualcosa di diverso.

Sono parole che non cadono, ma volano e il loro potere fa effetto! Le parole possono diventare frasi leggere come carezze.

S

EI UN TESORO! PER FAVORE...

VUOI GIOCARE? TI VOGLIO BENE

È bello dirle, anche se all’inizio rimangono incastrate nella pancia.

MI DISPIACE DI AVERTI OFFESO

Anche se a volte è difficile scegliere quelle giuste, alla fine accadrà una cosa sorprendente: le parole dette torneranno indietro…

SEI GENTILE, SEI GENEROSA,

SEI BRAVA, SEI SIMPATICO

… e ti sentirai così bene che non potrai più farne a meno. F. Ottaviani - C. Petit, Il potere delle parole, La Pulce Edizioni

Educazione civica

MALALA YOUSAFZAI

E. Favilli - F. Cavallo, Storie della buonanotte per bambine ribelli, Mondadori

Ascolta la storia con attenzione.

COMPRENDO

Di chi parla la storia che hai ascoltato?

Di Malala, una bambina che non vuole andare a scuola.

Di Malala, una bambina a cui piace molto andare a scuola.

Dove si svolge la storia?

In Pakistan.

In Italia.

Non si sa.

Che cosa hanno fatto i Talebani?

Hanno organizzato un viaggio in montagna.

Hanno impedito a tutti di andare a scuola.

Hanno impedito alle bambine e alle ragazze di andare a scuola.

Che cosa pensa Malala di questo?

Trova che sia meglio non andare più a scuola.

Ama molto la scuola e vuole tornarci.

Non si sa.

Che cosa dice Malala della scuola? Colora la frase giusta.

Il mondo si può cambiare solo con le armi.

Solo i grandi possono cambiare il mondo.

Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo.

Traguardo per lo sviluppo delle competenze n. 1

IL DIRITTO DI STUDIARE

Malala Yousafzai è il simbolo del diritto all’istruzione. Completa la sua carta d’identità con le informazioni che hai ascoltato.

Nome

Nata il 12/7/1997

In Vince il Premio

Nobel per la Pace nel

Bambine e bambini hanno il diritto di andare a scuola, ma in alcuni Paesi questo diritto non viene rispettato.

20 NOVEMBRE Giornata dei diritti dei bambini e delle bambine

Colora i fumetti con i motivi per cui è importante andare a scuola.

Si fa merenda

Si impara a leggere

Ci si diverte

Si impara a scrivere

Si va in palestra

Si fanno amicizie

Si impara a ragionare

Si sta insieme

IL MONDO DEI TESTI NARRATIVI

TESTI REALISTICI

Narrano di luoghi reali.

AUDIO E CONTENUTI DIGITALI

Parlano di bambini e bambine, di amiche e amici, di mamme e papà…

Il tempo di solito è indicato con precisione, sia nel presente sia nel passato.

Sono storie con principi e principesse, orchi, draghi e altri esseri magici. Iniziano spesso con “C’era una volta…”

TESTI FANTASTICI

Sono storie di animali che aiutano a riflettere sulle qualità e i difetti delle persone.

MITI E LEGGENDE

Sono storie ambientate in epoche antiche. Narrano dell’origine del mondo.

QUANDO SAREMO GRANDI

È mattina. La maestra Irene entra in classe con un bambino: – Vi presento Sandro, il nuovo compagno di classe.

– Che ne dite se facciamo un giro di presentazioni? –prosegue la maestra Irene. – Potete raccontare a Sandro qualcosa di voi, per esempio cosa siete bravi a fare oppure il vostro sogno per il futuro…

La bambina coi capelli rossi prende la parola: – Mi chiamo Elisa. So fischiettare le canzoni dei cartoni animati.

E prosegue: – Quando sarò grande mi piacerebbe fotografare gli animali che stanno svegli di notte: volpi, cervi, barbagianni, civette...

– E tu Sandro, cosa vuoi fare da grande?

Sandro prende coraggio e si butta: – Vorrei fare l’illustratore e disegnare fiori, farfalle, bambini e bambine che ridono e volano, fino alle nuvole!

Poi Sandro si rivolge alla maestra Irene: – E tu, quando eri una bambina cosa sognavi di fare da grande?

La maestra sorride e dice un po’ commossa: – Volevo fare proprio la maestra e aiutare i bambini e le bambine a volare in alto, sempre più in alto, fino a sfiorare le nuvole.

A scuola di parità, di Irene Biemmi, Fatatrac Edizioni 2019

Gli ingredienti SCOPRO

TESTI REALISTICI

I testi narrativi realistici raccontano fatti veri o verosimili, cioè che sembrano veri.

I p i sono veri o verosimili; il più importante è il/la protagonista, poi ci sono i personaggi secondari.

Il luogo è un ambiente reale.

Il t o di solito è preciso nel presente o nel passato. I fatti quasi sempre sono raccontati nell’ordine in cui si svolgono.

La struttura si sviluppa in 3 parti:

• l’inizio presenta i personaggi, il luogo e il fatto che avvia la storia;

• lo sviluppo racconta i fatti della storia;

• la conclusione spiega come va a finire.

SCOPRO

Nel testo sono sottolineati i personaggi. Continua tu a sottolineare gli ingredienti del testo narrativo con i colori giusti.

Cerchia il/la protagonista.

Quando le storie sono raccontate dal/dalla protagonista sono scritte in prima persona

COME UNA FAMIGLIA

Ciao, mi chiamo Violetta. Domani c’è la festa di quartiere. Io e i miei amici abbiamo il compito di decorare la piazza. Nel negozio della famiglia Wang prendiamo una ghirlanda. Il mio amico Yun ci aiuta a metterla sulla carriola della mia amica Amalia. A casa del mio amico Lando prendiamo il leggìo per i musicisti. Tutti in fila andiamo ad allestire le sedie e i tavoli.

Domani sarà un gran giorno! Ora però è il momento di dormire.

MA… Badaboooom! Che temporale! Piove a dirotto. Ahi, la piazza… Calma! Ecco Edo e Anna Lei sale con sua mamma sul camioncino che spazza, lui aiuta suo papà a soffiar via le foglie.

Dobbiamo decorare di nuovo la piazza Sostituiamo quel che si è rotto, sistemiamo le luci, puliamo i tavoli e le sedie.

Siamo una bella squadra. Finalmente può cominciare la festa del quartiere. È tutto pronto.

Nel nostro quartiere siamo tutti diversi, siamo amici, siamo di tanti colori ma c’è una cosa che ci unisce tutti: ci aiutiamo a vicenda e ci vogliamo un mondo di bene.

Siamo una grande famiglia.

E Roca - R Bonilla, Una grande famiglia, Valentina Edizioni

Il narratore TESTI REALISTICI SCOPRO

COMPRENDO

Perché Violetta ama il suo quartiere?

Perché ci sono tanti negozi.

Perché si fanno sempre feste.

Perché ci si aiuta come in una famiglia.

SCOPRO

Chi racconta la storia?

Colora i personaggi della storia.

Giulia Violetta

Lando Yun Anna Edo

Amalia Omar

Quanto tempo dura il racconto?

Qualche ora. Una settimana. Due giorni.

Dove si svolge la storia?

In un paesino di campagna.

Nel quartiere di una città.

Riordina la storia con i numeri da 1 a 4.

In una grande casa.

La sera prima della festa scoppia un temporale, che rovina tutte le decorazioni.

I bambini e le bambine si mettono d’accordo per allestire la piazza per la festa.

Finalmente tutto è pronto e la festa può cominciare.

I bambini risistemano la piazza dopo il temporale.

Quando le storie non sono raccontante dal/dalla protagonista sono scritte in terza persona.

UNA GIORNATA DAI NONNI

La nonna e il nonno si svegliano all’alba. Prima o dopo il canto del gallo non importa, tanto quello fa a modo suo: una volta alle 3:33, una volta alle 6:00, una volta alle 15:47! La mattina, dopo una notte di pioggia, l’aria è azzurra e il prato più verde. Il tetto della cascina sgocciola ancora, i conigli sgranocchiano. E i maiali sono i più contenti, c’è fango.

Anche la nonna è felice, ama i giorni dopo la pioggia. Una passata di lucidalabbra gusto lampone e via!

Fuori di casa!

Le piace mettere gli stivali alti, fare splash nelle pozzanghere e guidare il trattore grosso, quello con le ruote grandi.

Poi prende dal garage il carro a rimorchio. La nonna va alla collina a prendere i fichi, poi scende al piano per le mele, quindi va al campo a cogliere le pere.

TESTI

È ora di tornare, prima però ci vuole una merenda di uva e mortadella e un passaggio al bosco a cercare mirtilli e funghi. Nel frattempo il nonno ha lavato i piatti della cena della sera precedente. – C’è un film bello in TV, mica lo perderemo dietro all’acquaio? – aveva detto nonna. Prima di lavare i piatti c’è il tempo per fare la marmellata con il microonde, bastano dieci minuti e non si sporca niente. Il nonno l’ha imparato su Internet, a impastare e infornare una crostata alle ciliegie. Poi ha raccolto il bucato sporco, l’ha messo in lavatrice, programma rapido 30 minuti. Driiin fa il forno, bzzz la lavatrice, è passato il tempo. Si può stendere, fuori c’è il sole e un trattore in arrivo!

A. Roveda - P. Domeniconi, Il trattore della nonna, EDT, 2014

COMPRENDO

Cerca le informazioni nella storia che hai appena letto. Nella colonna colorata scoprirai di che colore è il trattore della nonna.

1 L’aria è azzurra e il prato è più…

2 Il nonno stende il bucato, fuori c’è il…

3 La nonna cerca i mirtilli nel…

4 Dopo la pioggia, la nonna va fuori di…

5 Chi ha lavato i piatti della cena?

Chi racconta la storia? Segna con una X.

SCOPRO La nonna. Un narratore esterno.

Il nonno.

UN GIOCO BELLISSIMO

Io di solito non mi tiro indietro quando c’è da giocare, a meno che non comporti una sgridata, ma secondo Cristiano e Letizia avevo bisogno di fare un po’ di esperienze “normali” (così dissero) che mi aiutassero a diventare “meno noiosetto”. – Devi provare il gusto di fare quello che fanno i bambini normali, non quelli perfettini che piacciono solo ai grandi! Seguii il loro consiglio e osservai la pozzanghera cercando di farmi venire in mente la cosa più divertente che potessi fare. Loro due avevano grandi aspettative e quando proposi: – Costruiamo una barchetta di carta e la facciamo navigare qui dentro! – capii dalle loro espressioni di averli delusi.

Letizia scosse perfino la testa. Mi concentrai di più e mi venne un’idea che fu molto apprezzata.

– Ci salto dentro con le scarpe! – Bravo! Questa è un’ottima idea. Adesso fallo! – mi incoraggiò Cristiano. Sulle prime non ero sicuro che ce l’avrei fatta, ma poi chiusi gli occhi e spiccai un balzo. Sollevai un’onda che sembravo un motoscafo in mezzo a un lago.

Quando riaprii gli occhi, vidi che la camicia era miracolosamente ancora pulita e tirai un sospiro di sollievo. Feci un paio di passi nell’acqua melmosa. Le scarpe si stavano inzuppando, le calze si impregnavano, i piedi si ammollavano.

Mi sembrava di camminare sul bagnasciuga della spiaggia. Lo ammetto: fu bellissimo.

Annalisa Strada, Il bambino perfetto, Giunti

COMPRENDO

Quale proposta del protagonista viene apprezzata da Cristiano e Letizia?

Far navigare nella pozzanghera una barchetta di carta.

Far navigare nella pozzanghera le scarpe.

Saltare dentro alla pozzanghera con le scarpe.

SCOPRO

Il racconto è narrato:

in prima persona, cioè dal protagonista. in terza persona, cioè da qualcun altro.

PARLO

E tu, che cosa avresti proposto guardando la pozzanghera?

IL RISO

La mamma si era raccomandata: – Assaggia tutto. La bambina aveva annuito, anche se sperava che in tavola non ci fosse il riso. Ma a casa di Sunita, come aveva temuto, c’erano riso, lenticchie e ceci.

La bambina, che si chiamava Luisa, non voleva essere scortese con i genitori indiani della sua compagna di scuola, che erano giunti in Italia da poco tempo.

Sunita provò ad aiutare l’amica.

– Vuoi qualcosa d’altro? Piselli, spinaci, insalata?

La lista era lunga, ma non comprendeva la carne, di cui Luisa era ghiotta.

– Noi siamo vegetariani – disse Sunita.

Ma Luisa esitava. Fu allora che Sunita ebbe l’idea.

TESTI

Si versò due cucchiaiate di riso e tracciò nel piatto con la forchetta strani segni. – Ho scritto in hindi, la mia lingua – disse. – Cosa hai scritto? – Dammi il piatto.

Luisa porse il piatto e Sunita vi versò il riso. Poi dispose i chicchi a forma di lettere dell’alfabeto. Scrisse: IL RISO FA RIDERE. – Il riso fa ridere? – domandò Luisa.

All’improvviso le era venuta una gran fame. Non aveva mai voluto assaggiare il riso, ma davanti ai genitori di Sunita che la guardavano gioiosi, Luisa pensò che avrebbe potuto provare: infilò la forchetta nel piatto e si mise in bocca, una dopo l’altra, la R, la I, la S e la O. In due morsi addentò l’articolo IL e il verbo FA. La parola RIDERE fu lasciata per ultima, ma le sembrò che fosse quella che le piaceva di piú.

Emanuela Nava, Bambini del mondo, Einaudi Ragazzi

COMPRENDO

Che cosa fa Sunita quando Luisa non vuole mangiare il riso?

La fa ridere. Gioca con lei. Le offre altro cibo.

SCOPRO

Chi racconta la storia? Segna con una X

Un narratore esterno. La bambina Luisa. La mamma.

Dove si svolge la storia?

A casa di Luisa. Al ristorante. A casa di Sunita.

TU CHE FAMIGLIA HAI?

Oggi a scuola la maestra ci ha chiesto che cosa rende speciale la nostra famiglia. Io non sapevo cosa rispondere. La mia famiglia è diversa.

– Io ho più nonni di qualsiasi bambino che conosco! – ha detto uno.

– Io vivo una settimana con la mamma e una con il papà. E siamo tutti contenti – ha risposto un’altra.

– Uno dei miei papà è alto e magro, l’altro è basso e cicciottello. Ma entrambi mi abbracciano forte forte.

Io sono stato ad ascoltare tutti con attenzione. Poi mi è venuto in mente un giorno in cui ero con la mia famiglia al parco. Una signora si è fermata a parlare con la mia mamma adottiva e, a un certo punto, le ha chiesto:

– Quali di questi sono i tuoi veri figli?

E lei ha risposto: – Beh, sono tutti veri. Non ho nessun figlio immaginario.

E allora abbiamo detto: – Una famiglia… è una famiglia… sempre!

S. O’Leary, ill. Q. Leng, Una famiglia è una famiglia… sempre, la Margherita Edizioni

SCOPRO

La storia si svolge…

La storia è raccontata… in prima persona. in terza persona.

COMPRENDO

Che cosa rende speciali le famiglie di cui parla la storia? Colora. a casa. al parco. a scuola.

avere almeno un cane avere tanti nonni

vivere una settimana con la mamma e una con il papà essere ricchi avere fratelli e sorelle adottivi

avere due papà vivere in una casa grande non avere la televisione

Che cosa rende speciale la tua famiglia? Racconta.

PARLO

UNA SORELLA SPECIALE

Mia sorella quando è nata era un fagotto di ciccia. La mamma aveva scelto il nome. Io mi chiamo Viola e lei doveva chiamarsi Mimosa, perché sono due fiori.

Sono tornate a casa. Però qualcosa non andava.

La nonna ripeteva: – Bisogna avere coraggio.

Io l’avevo già capito da sola che Mimosa era diversa dagli altri bambini. Ma uno non può mica chiedere scusa per quello che è. È così e basta.

A volte mi sembra che venga da un pianeta strano dove tutti fanno le cose piano, sorridono e si abbracciano, proprio come fa lei.

Mia sorella non mi piace quando tutti si dimenticano di me. Adesso la mamma ha imparato.

– Ho due fiori in casa – dice – e devo innaffiarli tutti e due.

Ieri Martino, il mio compagno di classe più odioso, mi ha detto: – Tua sorella non è mica normale.

Poi è corso via perché aveva paura di prenderle.

E comunque ha ragione.

Mia sorella non è normale. Lei è speciale. Essere normali vuol dire essere uguali come i trifogli in un prato. Mia sorella invece è un quadrifoglio.

I quadrifogli sono rari e diversi. Portano fortuna. Noi abbiamo la fortuna di averne uno tutto nostro: Mimosa, il quadrifoglio.

B. Masini - S. Junakovic, Mia sorella è un quadrifoglio, 2012 Carthusia Edizioni

COMPRENDO

Perché Viola pensa che sua sorella sia un quadrifoglio?

Perché è vegetariana.

Perché è rara e porta fortuna.

Perché ama stare sull’erba.

SCOPRO

La storia è raccontata

Come si chiama la sorella di Viola? ...................................................... in prima persona. in terza persona.

BOYAN SLAT, CAMPIONE DELLA TERRA

Durante una vacanza in Grecia, quando aveva 16 anni, Boyan si tuffò nel mare, felice di nuotare accanto a pesci esotici. Invece rimase scioccato. Vedeva pochissimi pesci, ma moltissimi sacchetti di plastica. Decise di scoprire il perché.

Tornato a casa, Boyan si mise a fare ricerche e scoprì che ogni anno sempre più plastica viene scaricata negli oceani e avvelena tartarughe, foche, uccelli e può essere ingoiata dai pesci, che poi vengono mangiati dagli esseri umani, causando malattie.

Boyan voleva cambiare le cose. Si mise al lavoro e inventò un nuovo sistema di pulizie degli oceani, Ocean Cleanup, trasportato dalle correnti, in grado di raccogliere la plastica. Alcuni scienziati dubitavano che quell’invenzione potesse funzionare, ma dopo un anno Boyan dimostrò che aveva ragione. In dieci anni Ocean Cleanup potrà dimezzare l’isola di spazzatura del Pacifico.

Nel 2014 Boyan è diventato la persona più giovane ad aver mai ricevuto il titolo di “Campione della Terra”.

Speriamo che Boyan potrà rituffarsi in quel mare della Grecia da cui tutto è cominciato e osservare pesci meravigliosi nell’acqua cristallina.

Ben Brooks, Storie per bambini che hanno il coraggio di essere unici, Salani

• A causa dell’inquinamento, nell’Oceano Pacifico si sono accumulati così tanti rifiuti, trasportati dalle correnti, da formare una vera e propria isola fatta di spazzatura.

SCOPRO

Di chi parla questo racconto?

Di un bambino di nome Boyan.

Di un ragazzo di nome Boyan.

Di un nuotatore di nome Boyan.

COMPRENDO

Che cosa nota Boyan durante una vacanza?

Che il mare è trasparente.

Che il mare è pieno di pesci.

Che nel mare c’è molta plastica.

Che cos’è Ocean Cleanup?

Un sistema di pulizia degli oceani.

Il nome di un mare.

Un concorso per ripulire il mare.

Che cosa decide di fare Boyan?

Di studiare i pesci.

Di diventare uno scienziato.

Di trovare un modo per ripulire il mare.

Perché Boyan ha ricevuto il titolo di “Campione della Terra”?

Perché ha cercato un modo per salvare la Terra dai rifiuti.

Perché ha vinto un concorso. Perché ha vinto una gara di nuoto.

ASTRID LINDGREN

Una bambina viveva in una fattoria insieme alla sua grande famiglia. Passava intere giornate a vagabondare libera nei campi con i suoi fratelli e le sue sorelle, ma dava anche una mano ad accudire gli animali. E non solo i più piccoli, come le galline e le oche, ma anche i più grandi come le mucche e i cavalli!

Si chiamava Astrid ed era un vero spirito ribelle. Era forte, coraggiosa, non aveva mai paura di stare sola ed era capace di fare di tutto: pulire, cucinare, aggiustare una bicicletta, camminare sui tetti, difendersi dai bulli, inventare storie fantastiche… Vi sembra familiare?

Beh, se avete mai letto la storia di un’altra bambina che era forte, coraggiosa e impavida di nome Pippi Calzelunghe, non vi sorprenderà sapere che fu proprio Astrid a scrivere quel libro geniale. Oggi Pippi Calzelunghe è uno dei libri per bambini più amati di tutti i tempi. Astrid continuò a scrivere molti altri libri, ritraendo sempre bambini e bambine forti, padroni delle proprie avventure.

Perciò ogni volta che siete nei guai per qualcosa che avete fatto, prendete una copia di Pippi Calzelunghe, lei vi sarà sempre d’aiuto.

E. Favilli - F. Cavallo, Storie della buonanotte per bambine ribelli, Mondadori

SCOPRO

accudire: prendersi cura. impavida: senza paura.

Di chi parla questo racconto? Dove vive?

Di una bambina di nome Astrid.

Di un’allevatrice di cavalli.

Di una bambina di nome Pippi Calzelunghe.

In una casa di città. In una fattoria. In un grande palazzo.

COMPRENDO

Che cosa sapeva fare Astrid da piccola?

Poche cose, e non aiutava a casa.

Solo i lavori di casa: cucinare, pulire…

Un po’ di tutto, anche aggiustare una bici e inventare storie.

Quale libro scrive da grande?

La storia di Pippi Calzelunghe, una bambina coraggiosa e vivace.

La storia di Pippi Calzelunghe, una bambina tranquilla e timida.

La storia di Pippi Calzelunghe, una bambina che alleva cavalli.

Il suo libro è diventato famoso?

No, perché è noioso.

Sì, ma solo per gli adulti.

Sì, è un libro amato da grandi e bambini.

ROBINSON CRUSOE

Questo testo è tratto dal romanzo RobinsonCrusoe, pubblicato nel 1719, scritto dal famoso scrittore inglese Daniel Defoe (nato nel 1659 e morto nel 1731). Il romanzo è basato sulla storia vera di Alexander Selkirk, un corsaro britannico che visse da naufrago per più di quattro anni in un’isola del Pacifico.

Tanto tempo fa, nel nord dell’Inghilterra, viveva un ragazzo di nome Robinson Crusoe. La scuola e i libri non lo interessavano. Tutto ciò che voleva era diventare marinaio. Non appena fu abbastanza grande partì. Tutto andò bene finché non scoppiò una tempesta. Onde enormi strapparono le vele. – Siamo finiti su una secca! – gridò uno dei marinai. Dovettero abbandonare la nave. Robinson Crusoe si mise a nuotare disperatamente e arrivò verso la terraferma. Il giorno dopo, quando la tempesta si fu calmata, Crusoe andò a cercare gli amici, ma era solo. Allora andò a vedere che cosa si potesse recuperare dalla nave. Aveva così tanta fame che andò dritto alla cambusa

COMPRENDO LE PAROLE

Collega ogni parola al suo significato. secca provviste cambusa zattera

zona della nave in cui si conservano e si cucinano i cibi

imbarcazione fatta con tronchi d’albero legati tra loro

insieme di cibi e bevande

banco di sabbia che affiora nel mare

UN CLASSICO

Con sua grande gioia vide che le provviste non si erano bagnate. “Ci sono!” pensò. “Costruirò una zattera per portare le provviste a riva.”

Prima legò insieme quattro pali, poi fissò delle assi di traverso.

Crusoe andò avanti e indietro con la zattera e portò in salvo anche utensili, indumenti, tantissimo legno e anche qualche vela.

Una volta, mentre era sulla nave, sentì un rumore: erano il cane e due gatti di bordo. Crusoe fu felicissimo. Così non sarebbe stato completamente solo.

COMPRENDO

Che cosa accade alla nave di Robinson Crusoe?

Viene attaccata dai pirati.

Viene distrutta da un incendio.

Finisce in una secca.

Che cosa accade il giorno dopo la tempesta?

Il protagonista scopre di essere da solo.

Il protagonista ritrova i suoi amici.

Il protagonista riparte con la nave.

PARLO

Ti è piaciuta questa storia? sì no Parlane in classe.

Gill Harvey, Robinson Crusoe in Classici Illustrati per ragazzi, Usborne

Questo testo è tratto da uno dei romanzi di Johanna Spyri, una scrittrice svizzera vissuta tra il 1827 e il 1901.

È famosa per aver creato il personaggio di Heidi, e dai suoi romanzi sono stati tratti anche film e cartoni animati.

La baita del Nonno era semplice. C’era una stanza, con un tavolo e una sedia, un letto, un camino e un armadio. Heidi si guardò intorno.

– Io dove dormo?

– Dove vuoi – rispose il Nonno. Era la risposta che voleva! Si mise alla ricerca del posto migliore e scoprì una scala a pioli che portava nel fienile. Lassú il sole entrava da una finestrella rotonda e accendeva d’oro l’aria e il fieno. Heidi lo trovò bellissimo.

– Ecco fatto: il mio letto! – esclamò poco dopo.

Il Nonno si affacciò dalla scala e vide che Heidi aveva ammucchiato il fieno per farne un materasso e un guanciale, proprio sotto la finestrella rotonda da cui si vedeva tutta la valle. Gli occhi del vecchio ebbero un piccolo movimento. Forse, sotto la barba, stava sorridendo.

– Mettiamoci lenzuolo e coperta – disse il Nonno, scomparendo al piano di sotto.

Le portò un telo di cotone bello pesante, così il fieno non l’avrebbe graffiata, e un sacco di lino per coprirsi.

guanciale: cuscino.

Il letto ora aveva un’aria proprio invitante.

– Fa venir voglia di dormire! – esclamò Heidi soddisfatta.

– È presto, non credi? Prima bisogna mangiare qualcosa.

Il Nonno le riempì una scodella di latte appena munto. Heidi lo bevve d’un fiato.

Appena calò il buio, Heidi corse a stendersi sul suo nuovo letto. Non si era mai sentita così bene. Si addormentò subito, sul morbido profumo del fieno.

Durante la notte il vento soffiò sempre piú forte.

Tormentava le travi della baita e ululava minaccioso dentro al camino. Il Nonno pensò che Heidi potesse aver paura. Salí in silenzio la scala a pioli e proprio in quel momento la luna si infilò nella finestrella rotonda, e illuminò il letto di fieno.

Heidi dormiva beatamente immersa nei suoi sogni, con l’onda di un sorriso tra le guance rosse.

Johanna Spyri, Heidi, a cura di Chiara Carminati, EL

COMPRENDO

C è il l o in cui va a vivere Heidi?

È semplice, con due letti, un tavolo, delle sedie e un camino. È triste, con un armadio, un camino, due sedie e due letti.

È semplice, con un tavolo, una sedia e un letto.

Che cosa accade durante la notte? Dove decide di dormire la protagonista di questa storia?

Sul divano accanto al Nonno. Nel fienile. In salotto.

Heidi dorme beatamente.

Heidi dorme scomodamente.

Heidi si sveglia per il vento.

Conoscevi già questa storia? sì no Parlane in classe.

PARLO

IL MONDO DI ROBIN HOOD

Robin Hood è un personaggio ispirato a un nobile inglese, arciere abilissimo, che rubava ai ricchi per restituire ai poveri i soldi delle tasse. Il primo racconto, LegestadiRobinHood, è ambientato nel 1160 ed è stato scritto nel 1510. La storia di Robin Hood ha ispirato romanzi, film e cartoni animati.

Era una bella giornata nella foresta di Sherwood. Much Middleton, un ragazzino di dieci anni, stava aiutando il padre nel mulino di famiglia. Ad un certo punto sentì le urla. Decine di soldati piombarono al villaggio guidati dallo sceriffo di Nottingham.

– Ho bisogno di più soldi – disse. Dovevano pagargli le tasse per poterci abitare. – Dovrete pagare il doppio di prima. Il padre di Much andò su tutte le furie.

– Solo il re può aumentare le tasse – protestò.

Lo sceriffo rispose: – Il re è in guerra. Ora comando io –e tornò al galoppo al suo castello.

Quella sera Much guardò il padre e chiese: – Pensi che Robin Hood ci potrebbe aiutare?

Robin Hood era un misterioso fuorilegge che rubava allo sceriffo per donare ai poveri del villaggio. Si diceva che si nascondesse nella foresta di Sherwood, ma nessuno lo sapeva per certo. A Much piaceva molto ascoltare i racconti delle avventure di Robin Hood. – È vero che una volta ha sconfitto venti sgherri dello sceriffo?

COMPRENDO

SCOPRO

sgherri: uomini armati, prepotenti.

Come finisce la storia?

Chi è il p i a di questa storia?

Un ragazzino di nome Much Middleton. Lo sceriffo di Nottingham.

Un uomo di nome Robin Hood.

Lo sceriffo cattura Robin Hood. Sulla porta c’è una freccia. Sulla porta c’è un sacchetto di monete d’oro.

UN CLASSICO

– Anche cento! – scherzò il padre.

Ma proprio in quel momento udirono un rumore fuori.

Il padre tenne stretta la vanga. Spalancò la porta, non c’era nessuno, però sulla porta era appeso un sacchetto pieno di monete d’oro. Ogni casa del villaggio ne aveva ricevuto uno.

– Le ha portate Robin Hood – esclamò uno dei paesani.

Much era seduto alla finestra e guardava una sagoma scura sui tetti, diretta alla foresta di Sherwood.

Rob Lloyd Jones, Robin Hood in Classici Illustrati per ragazzi, Usborne

Conoscevi già questa storia? sì no Parlane in classe. PARLO

C ESC !

– Mamma, sai che nella mia classe ci sono solo Numeri Uno? – racconta Irene domenica pomeriggio. – La mia classe è fatta di supergeni!

– Davvero? – risponde la mamma – Fammi un esempio!

– Beh, Mila sa leggere benissimo! Cloe sa dire i nomi al contrario e senza leggerli. Io sono “Eneri”. E Oliviero sa tutto.

– Incredibile... e tu?

– Io non so fare niente.

– Impossibile, – sorride la mamma, – tutti sappiamo fare qualcosa di bello, di utile o d’importante.

Il giorno dopo a scuola durante la ricreazione sente

Elena lamentarsi: – Uffa, mi sono fatta male al ginocchio! Sono inciampata nei lacci delle scarpe.

– Ci penso io – esclama Irene sicura di sé. – Appoggia qui il piede.

E così, dopo un giro di là, un passaggio di sotto, e un giro di qua, ecco due bei fiocchi sulle scarpe di Elena.

– Uau! Tu ci riesci! – esclama Elena ammirando il capolavoro.

– Certo che lo so fare. È facile: ecco, vedi, si fa così. A poco a poco, la notizia si diffonde e, uno per volta Mila, Oliviero, Diego, Xin, Desideria, Cloe, Edward sono in fila davanti a Irene, che è già “la più brava della classe ad allacciare le scarpe!”.

Ridotto e adattato da Silvia Serreli, Lo so fare, Gribaudo

COMPRENDO

All’inizio della storia la protagonista dice che

sa fare tutto. non sa fare niente. è triste.

La protagonista scopre di saper fare qualcosa alla fine?

Che cosa sa fare?

Sì No Sa allacciare le scarpe. Sa leggere bene. Sa correre veloce.

SCOPRO

Colora la banda accanto al testo per indicare l’inizio, lo sviluppo e la conclusione della storia.

Chi sono i personaggi? Cancella gli intrusi con una X.

papà Irene mamma maestra Mila

nonna Xin Cloe Elena bidello

Come si chiama la protagonista?

Dove si svolge la storia?

A casa e in classe.

Quando si svolge la storia?

Al parco. Al mare.

La storia è raccontata…

Domenica pomeriggio. in prima persona. in terza persona. Tanto tempo fa. Non si sa.

Come hai trovato questo lavoro? Cerchia.

difficile quasi facile facile

LA CITTÀ CHE SUSSURRÒ

Jennifer Elvgren - Fabio Santomauro, La città che sussurrò, Giuntina, Firenze 2015

Ascolta la storia con attenzione.

COMPRENDO

Di chi parla la storia che hai ascoltato?

Di una città che aiuta una famiglia di Ebrei a mettersi in salvo.

Di una bambina che non ha paura dei soldati.

Di una famiglia che nasconde degli Ebrei e viene scoperta.

Dove si svolge la storia?

In Germania. In Italia. In Danimarca.

Perché la famiglia di Anett nasconde delle persone in cantina?

Perché non c’è abbastanza posto in casa.

Perché è pericoloso nascondere gli Ebrei e non vogliono farli scoprire.

Perché per tutti è pericoloso dormire in quella casa.

Chi aiuta la famiglia ebrea alla fine?

Solo Anett.

La famiglia di Anett. Tutta la città.

Traguardo per lo sviluppo delle competenze n. 1

Di qua!
Di qua! Di qua!

Anett e la sua famiglia hanno avuto

t t i !

27 GENNAIO

Giornata della memoria

Il 27 gennaio si ricordano gli Ebrei che sono stati perseguitati dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Per fortuna c’erano tante persone buone e coraggiose che li aiutarono e li salvarono: sono stati chiamati i Giusti.

IL COMPORTAMENTO GIUSTO

È giusto aiutare chi è in difficoltà? Avete mai aiutato qualcuno? E quali sono i comportamenti giusti per aiutare chi è in difficoltà? Riflette insieme e confrontatevi in classe.

Ora costruite insieme un grande “semaforo della solidarietà”: preparate un cartellone con i comportamenti giusti, indifferenti o sbagliati nei confronti delle altre persone.

Aiuto chi me lo chiede.

In palestra aiuto chi cade a rialzarsi.

Rido se qualcuno sbaglia ad afferrare la palla.

UN TAGLIO DA MOSTRO

C’era una volta un mostro stufo di avere le pulci in testa e anche stufo delle doppie punte e della frangia sugli occhi.

Allora va dalla maga Magona e le chiede di fargli una magia.

– Ma quale magia! – esclama lei. – Vai da Gianni il parrucchiere, piuttosto!

Il mostro ci va.

– Benvenuto – dice Gianni, poi gli annoda al collo l’asciugamano e gli mette la testa in un lavandino.

– Ehi! Cosa fai? – strilla il mostro.

– Lo shampoo! – dice Gianni.

Mmmm, che profumo e che schiuma! Le pulci scappano in fila per tre.

Poi Gianni tira fuori le forbici.

– Ehi! Cosa fai? – strilla Il mostro.

– Il taglio – dice Gianni.

Zic zac. Zicche zacche. Zac! Via le doppie punte!

E niente più frangia sugli occhi! Finalmente il mostro ci vede!

Poi Gianni tira fuori una pistola che spara aria calda.

– Ehi! Cosa fai? – strilla il mostro.

– La piega – dice Gianni. – Come li vuoi? Ricci, lisci, ondulati o frisé?

– Frisé! – risponde il mostro. E… voilà: frisé!

– Bellissimo! – dice Gianni.

– Già! – concorda il mostro, rimirandosi allo specchio.

Saluta Gianni e se ne va canticchiando così:

– Il mostro col frisé è di certo il più bello che c’è!

Giuditta Campello, Taglio nuovo per il mostro, Emme Edizioni

AUDIO E CONTENUTI DIGITALI

I testi narrativi fantastici raccontano di fatti fantastici, magici e non reali. SCOPRO

I personaggi possono appartenere sia al mondo reale sia al mondo fantastico.

TESTI

Il luogo può essere sia un ambiente reale sia un luogo inventato, frutto della fantasia.

Il tempo è indefinito, sia nel presente sia nel passato.

La struttura si sviluppa in 3 parti:

• l’inizio presenta i personaggi, il luogo, il tempo e il fatto che dà l’avvio alla storia;

• lo sviluppo racconta i fatti della storia, di solito narrati nell’ordine in cui accadono;

• la conclusione spiega come va a finire. A volte c’è una morale esplicita (cioè scritta) oppure implicita (cioè che si capisce anche se non è scritta).

Nel testo sono sottolineati i personaggi. Continua tu a sottolineare gli altri elementi del testo fantastico con i colori giusti.

Cerchia i personaggi magici.

Il personaggio fantastico ha caratteristiche frutto della fantasia e compie atti fantastici.

IL MENÙ DELL’ORCO

C’era una volta un Orco brutto e cattivo. Non si lavava mai e quindi era sporco e puzzolente. Come tutti gli orchi famosi mangiava i bambini: gli piacevano solo i bambini golosi di caramelle, patatine, eccetera.

Un giorno si mangiò tutti i bambini di un’intera classe di prima elementare che si erano abbuffati di budino verde fluorescente. Poi conobbe Matilde che mangiava scatole intere di brioches farcite. L’Orco se la mangiò bollita. Quando vide Martino masticare gomma americana e patatine non resistette: lo inghiottì crudo e senza sale. L’Orco non era vegetariano. Il solo odor di cipolla lo faceva stare male. La sola vista di una lenticchia e sarebbe morto all’istante.

Un lunedì finì in ospedale per aver assaggiato il braccino sinistro di una bambina che faceva colazione con yogurt, cereali e frutta secca.

Un venerdì vomitò tutta la notte perché si era avvicinato a uno che sgranocchiava una mela. Il menù dell’Orco, in una giornata abituale, era più o meno così: Tutti quanti bambini assai golosi.

TESTI

Quindi, golosastri che non siete altro, occhi

aperti e attenzione a quello che mangiate se non volete finire nella sua dispensa!

Fausto Gilberti, L’Orco che mangiava i bambini, Corraini Edizioni 2012

COMPRENDO

Che cosa dovrebbero mangiare bambine e bambini per non finire nel menù dell’Orco?

caramelle

frutta e verdura patatine yogurt budini fluorescenti cibi sani

SCOPRO

La storia è raccontata

in prima persona. in terza persona.

Perché l’Orco della storia è un personaggio fantastico?

Perché non esiste.

Perché è grande.

Perché mangia i bambini.

Perché non è vegetariano.

Colora i personaggi della storia.

Martino Matilde Batman Alice Orco principe Filippo strega

UN LUPO A ZONZO

Lupo si annoia a morte… finché un mattino si guarda allo specchio ed esclama: – Ho trovato! Viaggerò. Ho sempre sognato di vedere altri Paesi!

Detto fatto. La sua valigia è pronta.

A Parigi, Lupo ammira la città a bordo del battello. Quando vede la Torre Eiffel, esclama meravigliato: – Com’è grande, com’è bella!

– Se sali fino in cima, puoi vedere il mondo intero –gli assicura un piccione. Lupo si arrampica per vedere la sua foresta, ma vede solo una distesa di tetti. Lupo invia una cartolina:

Ai miei amici nella foresta lontana Ciao amici!

Sono a Parigi. È una città bellissima, dove vivono due tipi di persone: quelli sempre di corsa e quelli seduti ai tavolini da caffè. Mi mancate già!

Il vostro amico Lupo

In Egitto, Lupo visita la Sfinge e le piramidi: – Vuoi che ti porti sulla riva del Nilo? – gli propone un dromedario. – Attento! Ci sono… i coccodrilli!

Sull’isola di Madagascar Lupo vede baobab altissimi… e sott’acqua è ancora più bello! Ma all’improvviso Lupo si trova di fronte a uno squalo balena… Sulla spiaggia, un lemure ridacchia. – Niente panico, questo squalo mangia solo plancton!

TESTI FANTASTICI

Quando arriva a Sidney, in Australia, Lupo è felicissimo. Ne ha abbastanza di correre, si vuole riposare in spiaggia. Conosce nuovi amici. Non si è mai divertito così tanto!

Lupo attraversa pianure, deserti e distese boscose, finché esclama: – Sono stanco di viaggiare! Ho deciso, torno nel mio bosco.

Arrivato a casa, Lupo tira un sospiro di sollievo.

– Che bello essere a casa!

O. Lallemand - E. Thuillier, Il lupo che voleva fare il giro del mondo, Gribaudo

COMPRENDO LE PAROLE

Collega ogni parola al significato giusto.

lemure

plancton piccola scimmia del Madagascar

microorganismi che sono cibo per alcuni animali marini

COMPRENDO

Colora con i colori giusti che cosa fa Lupo in ognuno dei luoghi che visita.

Parigi vede la Sfinge e le piramidi.

Egitto conosce nuovi amici e si riposa in spiaggia.

Isola di Madagascar fa un giro in battello e vede la Torre Eiffel.

Sidney vede i baobab e uno squalo balena.

Alla fine del viaggio Lupo… vuole ripartire per un viaggio. è felice di essere a casa.

SCOPRO

La storia è raccontata in prima persona. in terza persona.

DUE AMICI E UNA VALIGIA

Cane aveva una grande valigia blu: dentro c’erano un sassolino, un bastone, una piuma e un bottone rosso. Con le sue cose preziose al sicuro, Cane osservava la luna.

– Ho tutto quello di cui ho bisogno! – disse alle stelle. Poi si sedette sulla sua valigia. Ma quando si svegliò… qualcun altro stava dormendo sulla sua valigia!

– Non puoi dormire qui! – urlò Cane. – Le mie cose preziose sono qui dentro.

– Posso dare una sbirciatina? – chiese Topo.

– Solamente un’occhiatina – acconsentì Cane.

– Grazie per avermi permesso di guardare – disse Topo.

– Ora che ne dici di giocare a nascondino?

Così Cane e Topo giocarono.

– Tana! – rise Cane. – Oh, giocare è davvero divertente! Quando Topo se ne andò, il bosco diventò silenzioso.

Per tirarsi su il morale, Cane aprì la valigia e guardò le sue cose preziose. Ma sospirò: – C’è qualcosa che non va… forse Topo sa cos’è?

Così partì per cercarlo. Fortunatamente Topo non era lontano: – Cosa succede?

– Dunque – disse Cane, – pensavo di avere tutto quello di cui ho bisogno nella mia valigia… ma ora credo che mi serva qualcos’altro!

– Non ti preoccupare – disse Topo, – qualsiasi cosa sia, la troveremo!

Così Cane cercò da una parte e Topo dall’altra, finché… bump!

– Sei tu! – urlò Cane, sollevando il suo amico. – Tu sei quel qualcos’altro!

– Io? – si meravigliò Topo. – Ma io non sono speciale.

– Tu sei tu! – sorrise Cane. – E questo è molto speciale!

Da quel giorno in poi, Cane e Topo guardarono la luna sorgere insieme.

Si sedettero l’uno accanto all’altro, sulla grande valigia

blu che ora era perfetta… per due!

T. Corderoy - R. Beardshaw, Perfetta per due, Pane e Sale

GIOCO E LEGGO

Cerca nella storia le informazioni per completare il cruciverba. Nella colonna colorata scoprirai quale tesoro ha trovato Cane. 1 2 3 4 5

1 Che cosa guarda Cane, seduto sulla valigia?

2 Uno dei tesori di Cane contenuti nella valigia.

3 Che cosa faceva Topo sulla valigia di Cane?

4 Che cosa fanno Cane e Topo dopo aver guardato le cose nella valigia?

5 Dove si svolge la storia?

Cane ha trovato un .............................................!

LA PILA MAGICA

Il giorno del compleanno di Costanza si stava avvicinando. E lei aveva appena ricevuto una letterina da quel mattacchione dello zio Vanni…

Carissima nipotina, quest’anno non ce la faccio a festeggiare il tuo compleanno. Il mio lavoro di inventore è impegnativo e in quel periodo sarò a Dubai. Però non voglio lasciarti senza il mio regalo! Dimmi cosa vorresti e farò di tutto per accontentarti. Un bacione e tantissimi auguri, Vanni

Costanza lesse la lettera pensando a cosa chiedere a quello zio un po’ inventore e un po’ mago. Una volta aveva inventato un mouse per il computer che funzionava solo con un pezzetto di parmigiano!

Ecco! Con una pila a buioni avrebbe potuto rabbuiare la maestra quando era antipatica, la mamma quando faceva gli occhi di ghiaccio, il fratellino quando strillava, la zia del babbo... Chissà se lo zio Vanni le conosceva, queste cose a buioni, valeva la pena di chiederglielo.

Caro zio, grazie per avermi chiesto che regalo vorrei. Mi è venuta un’idea fantastica, ma ho paura che sia irrealizzabile. Ho sentito alla televisione che un professore ha scoperto i buioni, se per caso tu sapessi cosa sono, sarei felicissima se mi regalassi una pila e una lampadina a buioni. Però se mi fai questo regalo ricordati che deve rimanere segretissimo, sennò il regalo è inutile!

Tanti bacini, Costanza.

COMPRENDO LE PAROLE

Secondo te, che cosa significa rabbuiare? E che cosa potrebbero essere i buioni?

COMPRENDO

Segna con una X sì se l’informazione si può ricavare dal testo e no se non si può ricavare.

Costanza ha uno zio di nome Vanni. sì no

Lo zio Vanni è il fratello di sua mamma. sì no

Lo zio Vanni lavora lontano dalla casa della sua nipotina. sì no

Lo zio Vanni è un inventore-mago. sì no

Costanza desidera un regalo che si può comprare. sì no

La pila ai buioni può far diventare buie le persone. sì no

Se lo zio riuscirà a regalarle la pila a buioni, il regalo deve rimanere segreto. sì no

STO VOLANDOOOOOO!

Marco è solo nella sua cameretta, tormentato da un problema con la P maiuscola: non sa ancora andare in bicicletta.

– Ormai sono grande... devo assolutamente togliere le rotelle alla bici!

Detto fatto, un pomeriggio di fine agosto

Marco scende in garage a prendere la valigetta degli attrezzi: svita le rotelle, regola i freni, lubrifica la catena e gonfia per bene le ruote. La bicicletta blu cobalto adesso è in perfette condizioni. Marco indossa il suo casco e si dirige verso il parco. Purtroppo… – Facciamo una gara con le biciclette? – dice Giulio.

Marco è nei guai. “Non posso dire che non so ancora andare in bicicletta”.

– D’accordo – risponde alla fine. E il risultato è una catastrofe!

Basta dire che Marco si ritrova a terra, con il braccio malridotto e la bicicletta rotta. In garage c’è ancora la vecchia bicicletta rosa di sua sorella.

TESTI FANTASTICI

Marco ripensa alle corse pazze che sua sorella faceva e gli viene da sorridere. Senza pensarci troppo, Marco impugna il manubrio e si avvia per la strada con passo leggero. Monta in sella e appoggia con cautela il piede destro sul pedale.

Prova a spingere, barcolla e riprova di nuovo.

Il manubrio vacilla, ma lui lo tiene ben saldo.

Le ruote iniziano a girare e la bicicletta si muove, prima a scatti, poi più liscia.

E alla fine… Spicca il volo! Sul serio: si mette a volare! La bicicletta si stacca da terra e sale verso l’alto.

– Sto volandoooooo!

Irene Biemmi, La bicicletta rosa, Giunti

COMPRENDO

Che cosa succede quando Marco arriva al parco con la bicicletta?

Giulio gli propone di scambiare le bici.

Giulio gli propone di fare una gara.

Giulio e Marco fanno un giro in bici.

Che cosa trova Marco nel garage?

La bicicletta di sua sorella.

La bicicletta blu.

Le rotelle della bicicletta.

SCOPRO

Chi è il p i a della storia?

Giulio. Marco.

La sorella di Marco.

LA BICICLETTA ROSSA

Paola aveva una bicicletta rosso fuoco, bellissima. Ci pedalava sopra, contenta, avanti e indietro per la strada davanti a casa sua.

Un giorno una donnina le chiese:

– Per favore, mi aiuti a piegare il mio lenzuolo? Non ce la faccio da sola: è grande!

Paola scese dalla bicicletta e aiutò la donnina a piegare il lenzuolo, poi tornò a pedalare.

Passarono i mesi: Paola continuava a pedalare sulla sua bicicletta, che non era piú tanto nuova: la vernice si scrostava, le gomme si erano bucate due volte ed erano state riaggiustate, il fanale si era rotto e il sellino non stava a posto. Ogni tanto, quando la vedeva in giardino con il suo lenzuolo, Paola si fermava ad aiutare la donnina a piegarlo.

– Perché sei scontenta? – le chiese un giorno la donnina. – Perché le cose diventano vecchie in fretta!

– Ti voglio insegnare un gioco – disse la donnina.

– Ogni volta che passerai davanti al mio giardino, non dimenticarti di sfiorare il cancello con la punta delle dita! Chi farà, vedrà!

Paola non fece altre domande. Da quel giorno, ogni volta che passava davanti alla casa della donnina, allungava la mano e sfiorava il cancello. Al principio non si accorse di niente: poi, guardando la bicicletta,

vide che la vernice era tornata come nuova. Passò, sfiorò: la gomma davanti era come appena comprata. Ogni volta che sfiorava il cancello con le dita, una parte della bicicletta tornava nuova. Quando finí quel gioco? Quel gioco non finí mai. Anche quando fu grande, e la donnina non c’era piú, se Paola passava in bicicletta davanti a quella casa sfiorava il cancello con le dita, e la sua bicicletta si aggiustava, e nemmeno una volta, nella sua vita, la dovette portare dal meccanico.

R. Piumini - F. Altan, Mi leggi un’altra storia?, Edizioni EL

SCOPRO

Secondo te, che cosa rende fantastica questa storia?

Il fatto che Paola ha una bicicletta rossa.

Il fatto che la donnina chiede a Paola di piegare il lenzuolo. Il fatto che la bici torna sempre più nuova ogni volta che Paola tocca il cancello.

Chi è il personaggio fantastico della storia? Paola. La donnina. Il meccanico.

SCRIVO

Completa il testo con le informazioni che trovi nel racconto. Paola aveva una rosso fuoco.

Un giorno passò davanti alla casa di una ........................................................., che le chiese di aiutarla a piegare un . Paola passò molte altre volte dalla donnina e, un giorno, le disse che era scontenta perché le cose in fretta.

La donnina le insegnò un : ogni volta che passava davanti al suo cancello, lo doveva toccare. Da quel giorno la bicicletta di Paola tornava e Paola non portò mai la sua bicicletta da un .

LILLA LA PIRATA

Di solito i pirati sono fatti a forma di pirata. Alcuni indossano cappelli con le piume, ti agitano sotto il naso le loro spade affilatissime e vanno per mare a caccia di sirene e tesori nascosti. Altri hanno i baffi neri, arricciati all’insù.

E poi c’è Lilla...

Lilla è fatta a forma di bambina, a scuola ululava cose tipo: – PER TUTTE LE BALENE IMBIZZARRITE!

Potevi incontrarla in spiaggia, mentre cercava un tesoro scomparso.

– Quando l’avrò trovato – borbottava –la mia ciurma verrà a prendermi e mi porterà via, fino agli oceani lontani.

Un giorno in spiaggia c’era una puzza così

PUZZORRIBIVOMITOSA che anche le mosche se la davano a gambe.

Su un cartello qualcuno aveva scritto:

SPIAGGIA INQUINATAGIRARE AL LARGO

– CHI OSA DARE ORDINI A UN PIRATA?

E così ha iniziato a scavare e a raccogliere schifezze... sacchetti e bottiglie, giocattoli vecchi e mille milioni di mozziconi.

Poi all’improvviso... – L’HO TROVATO! – strillava.

È allora che cinque sciabole affilatissime,

ciurma: equipaggio.

tre cappelli piumati, quattro barbe e un paio di baffi sono saltati fuori dagli scogli ululando: – URRÀ PER LA NOSTRA CAPITANA, URRÀ PER IL SUO BOTTINO!

Francesca Bossini e Agnese Baruzzi, Chi trova un tesoro trova un pirata, EDT - Giralangolo, 2015

COMPRENDO

Leggi. Che cosa succede a Lilla un giorno in spiaggia?

Sottolinea in verde la parte di testo dove puoi leggere la risposta.

COMPRENDO LE PAROLE

Collega queste parole inventate al loro significato e poi confrontati con un compagno o una compagna. Segui l’esempio ricavato dal testo.

puzzorribivomitosa

spennello

brontolite stemporale

cattivo umore che fa brontolare tutto il giorno

fine del temporale, quando spunta l’arcobaleno dalla puzza disgustosa

strumento che disfa un quadro se non è venuto bene

I VIAGGI DI GULLIVER

Questo testo è tratto da IviaggidiGulliver, romanzo pubblicato nel 1726 del famoso scrittore irlandese Jonathan Swift (nato nel 1667 e morto nel 1745).

A Lemuel Gulliver piaceva viaggiare. Questa è la storia di uno dei suoi viaggi più strani. Tutto cominciò quando Gulliver si imbarcò e la nave fu spinta fuori rotta.

Dopo aver nuotato per ore, Gulliver avvistò terra. Riuscì a trascinarsi sulla spiaggia e si addormentò. Al risveglio era legato a terra. Ciò che vide aveva dell’incredibile.

Degli ometti minuscoli gli si stavano arrampicando addosso. Costruirono una scala a pioli, poi una persona dall’aspetto importante vi salì e gli gridò qualcosa all’orecchio. Gulliver però non capì niente. Dato che aveva fame, si indicò la bocca.

minuscoli: molto piccoli.

trangugiò: inghiottì in fretta.

UN CLASSICO

– Fame! – disse. Poco dopo arrivò una moltitudine di gente a portargli cibarie piccolissime. Gulliver trangugiò tutto. In breve cadde in un sonno profondo. Allora cinquecento piccoli falegnami costruirono una piattaforma con ruote, la fecero scivolare sotto Gulliver e lo trascinarono via. Gulliver si risvegliò davanti a un magnifico tempio. Solo un posto così grande poteva fargli da casa. Si alzò in piedi e intere folle arrivarono per guardarlo. Gulliver era stupito quanto loro.

Quel Paese si chiamava Lilliput.

Finalmente libero, Gulliver iniziò a esplorare la città. Tutti restarono in casa per evitare i suoi piedi enormi. Prima di tornare al tempio per la sera, Gulliver riuscì a esplorare tutta la città. Si addormentò col sorriso sulle labbra.

Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver, da Gill Harvey in I classici illustrati per ragazzi, Usborne

SCOPRO

Chi è il p i a di questa storia?

Uno scrittore di nome Jonathan Swift.

Un essere mostruoso.

Un viaggiatore di nome Lemuel Gulliver.

Dove avviene la storia?

In un Paese chiamato Lilliput. Sulla nave di Gulliver. In un tempio irlandese.

COMPRENDO PARLO

Che cosa accade al protagonista?

Finisce su un’isola deserta.

Viene trasformato in un mostro.

Viene legato da ometti piccolissimi.

Che cosa faresti tu se fossi un gigante in un paese piccolissimo? Parlane con il resto della classe.

IL PICCOLO PRINCIPE

Ilpiccoloprincipe, da cui è tratto questo testo, è stato pubblicato nel 1943 in francese e in inglese. È un racconto dello scrittore e aviatore francese Antoine de Saint-Exupéry, vissuto tra il 1900 e il 1944, ed è uno dei dieci libri più venduti al mondo.

Tutto è cambiato sei anni fa, nel cielo sopra il Sahara. Si è rotto qualcosa nel motore del mio aereo e ho dovuto fare un atterraggio d’emergenza nel deserto. Ormai scendeva la notte. Mi sono sdraiato sulla sabbia e ho sperato che il nuovo giorno portasse una soluzione. Tutto mi aspettavo fuorché di essere svegliato da una vocina. – Mi disegni una pecora, per favore?

Provate a immaginare la mia sorpresa quando lí, in mezzo al deserto, ho visto un bambino biondo che mi scrutava. – Cosa ci fai qui? – gli ho chiesto. Ma lui aveva visto l’aeroplano. – Che cos’è quell’affare? – ha chiesto. – Non è un affare – ho risposto. – È un aeroplano.

Il mio aeroplano. Vola.

Ha fatto una risata che mi ha dato davvero fastidio.

– Ah, ma allora sei caduto dal cielo! E da che pianeta vieni? – ha chiesto. Ha lanciato un’occhiata all’aeroplano. – Su quel coso lí non puoi avere fatto tanta strada...

Mi sono offeso.

– Insomma, si può sapere da dove vieni? – ho chiesto. – Dove vuoi portare la mia pecora?

Col tempo avrei imparato che il piccolo principe (ho deciso di chiamarlo cosí) faceva sempre un sacco di domande ma non rispondeva mai alle mie.

Il secondo giorno mi ha detto che il suo pianeta era poco più grande di una casa. E io non ho avuto dubbi che dicesse la verità. Infatti nell’universo esistono centinaia di pianeti così piccoli che si possono vedere con un telescopio. A occhio nudo sembrano puntini luminosi tra milioni e milioni di altri puntini luminosi. Il suo puntino era l’asteroide B612.

Antoine de Saint-Exupéry, adattato da Elisa Puricelli Guerra, Il piccolo principe, EL

SCOPRO

Chi i p i di questa storia?

Una bambina e un bambino. Una principessa e un principe. Un pilota di aerei e un bambino.

Che cosa ti fa capire che questo è un testo fantastico?

Il piccolo principe che compare dal nulla.

Il protagonista che guida un aereo.

I pianeti che si vedono con il telescopio.

ALICE CASCHERINA

Questo testo fa parte della raccolta di racconti Favole al telefono, pubblicato nel 1962. Il suo autore è Gianni

Rodari (nato nel 1920 e morto nel 1980), che è stato il solo vincitore italiano del Premio Hans Christian Andersen per la scrittura per l’infanzia nel 1970.

Una volta Alice Cascherina andò al mare, se ne innamorò e non voleva mai uscire dall’acqua.

Pensava: “Starò in acqua finchè mi cresceranno le pinne e diventerò un pesce”. Di sera, prima di andare a letto, si guardava nello specchio, per vedere se le crescevano le pinne, o almeno qualche squama d’argento. Ma scopriva soltanto dei granelli di sabbia, se non si era fatta bene la doccia.

Una mattina scese sulla spiaggia più presto del solito e incontrò un ragazzo che raccoglieva ricci e telline. Era figlio di pescatori, e sulle cose di mare la sapeva lunga.

– Tu sai come si fa a diventare un pesce? – gli domandò Alice.

– Ti faccio vedere subito – rispose il ragazzo. Posò su uno scoglio il fazzoletto con ricci e telline e si tuffò in mare.

telline: un tipo di molluschi.

zampilli: spruzzi d’acqua.

UN CLASSICO

Passa un minuto, ne passano due, il ragazzo non tornava a galla. Ma poi, ecco al suo posto comparire un delfino che faceva le capriole tra le onde e lanciava zampilli nell’aria. Il delfino venne a giocare tra i piedi di Alice e lei non ne aveva la minima paura.

Dopo un po’ il delfino, con un elegante colpo di coda, prese il largo. Al suo posto riemerse il ragazzo delle telline e sorrise: – Hai visto com’è facile?

Alice non raccontò mai a nessuno quello che le era capitato.

Gianni Rodari, Favole al telefono © 1980, Maria Ferretti Rodari and Paola Rodari © 1991, Edizioni EL S.r.l., Trieste

COMPRENDO

Di che cosa parla questa storia?

Di una bambina che desidera diventare un pesce.

Di una bambina che detesta il mare.

Che cosa accade una mattina?

La protagonista incontra il figlio di un pescatore.

La protagonista incontra il bagnino.

Perché il ragazzo non torna più a galla?

Perché non sa nuotare così bene.

Perché si è trasformato in un delfino.

PARLO

Ti è piaciuta questa storia? sì no Conosci altre storie di Gianni Rodari? Parlane con la classe.

TRE GRANDI AMICHE

In un giardino c’erano una volta tre farfalle: una bianca, una rossa, una gialla.

Si rincorrevano da un fiore all’altro ed erano così impegnate a giocare che non si accorsero del l .

La pioggia cominciò a scendere fitta e le farfalle volarono dal giglio per chiedere ospitalità.

Il giglio rispose che avrebbe accettato solo la farfalla bi .

Le tre farfalle allora volarono dal tulipano che rispose:

– Accoglierò volentieri la farfalla rossa e la gialla, ma l bi .

– O tutte o nessuna! – risposero le farfalle.

Il Sole, da dietro le nubi, vide quanto erano amiche e allora fece cessare la pioggia.

AA VV , Il primo libro di fiabe, La Scuola Editrice

SCOPRO

Accanto al testo vedi indicato l’inizio,

colora tu lo sviluppo e la conclusione

della storia.

La storia è raccontata... in prima persona. in terza persona.

Chi sono i personaggi della storia? Colorali.

la pioggia il Sole il giardino il giglio il nonno le farfalle il tulipano

Chi sono i protagonisti / le protagoniste?

Dove si svolge la storia?

In un giardino. In una piccola città. Al mare.

COMPRENDO

I fiori dicono alle farfalle che…

Le farfalle dicono “O tutte o nessuna”, perché vogliono…

non possono accogliere nessuna farfalla. non vogliono accogliere una delle farfalle. la pioggia non li riguarda. che nessuna di loro sia esclusa. aspettare altre farfalle. aspettare altre nuvole.

L’ASTUZIA DI LUCILLA

In una caverna viveva un mostro peloso. Aveva peli dappertutto: sul naso, sui piedi, sulla schiena, sui denti, sugli occhi e anche in altri posti. Un giorno un re si avvicinò alla caverna. Improvvisamente due braccia lo trascinarono giù.

– Ah, ah! – gridò la bestiaccia. – Finalmente si mangia!

– Aspetta! – gridò il re. – Se vuoi mangiar bene c’è della roba più saporita…

Il mostro legò alla gamba del re una fune e disse di tornare con un bambino da mangiare. Il re disse che avrebbe portato il primo bambino che incontrava. Arrivato nelle vicinanze del castello vide una bambina, sua figlia Lucilla. Ricordandosi della promessa, il re si mise a piangere.

– Non piangere, babbo – disse Lucilla, – vado volentieri dal mostro.

Il re fece montare a cavallo la bambina. Giunto lì, depose tremando la figlioletta. Il mostro slegò la corda e ordinò al re di andarsene.

Poi si girò verso la bambina.

– Ah! – gridò il mostro. – Ti faccio la festa!

– Peli sulla testa – disse Lucilla.

– Ah, mi prendi in giro, piccola insolente?

– Peli sul dente.

– lo li mangio, i marmocchi.

– Peli sugli occhi.

– Lo giuro, ti mangerò!

– Peli sul popò.

Il mostro, pieno di rabbia, cominciò a gonfiarsi, a gonfiarsi... finché esplose in tanti pezzetti che volarono trasformandosi in farfalle di tutti

i colori e in fiorellini profumati.

Henriette Bichonnier, Il mostro peloso, Einaudi Ragazzi

AUDIO E CONTENUTI DIGITALI

LA FIABA

Le fiabe raccontano storie di fantasia ricche di elementi magici.

Nelle fiabe:

• i personaggi possono appartenere sia al mondo reale sia al mondo fantastico. Sono:

• il/la protagonista, cioè l’eroe o l’eroina, che di solito è buono/a;

• l’antagonista, cioè il personaggio nemico del/della protagonista;

• l’aiutante, cioè il personaggio magico che aiuta o consegna un oggetto magico al/alla protagonista.

Il luogo può essere sia un ambiente reale sia un luogo magico inventato

Il tempo è un passato lontano, spesso indefinito.

La struttura si sviluppa in 3 parti:

• l’inizio presenta il/la protagonista, il luogo e il tempo in cui inizia la storia, e racconta il fatto che dà l’avvio alla storia;

• lo sviluppo racconta come il/la protagonista affronta l’antagonista o supera delle prove, con l’aiuto di un altro personaggio o di un oggetto magico;

• nella conclusione il/la protagonista sconfigge l’antagonista e la storia si conclude quasi sempre con un lieto fine.

SCOPRO

Nel testo sono sottolineati il luogo e il tempo. Continua tu a sottolineare gli elementi della fiaba con i colori giusti.

Cerchia di blu il/la protagonista e di viola l’antagonista.

LA PRINCIPESSA E IL DRAGO

La principessa Elizabeth viveva in un castello, portava sfarzosi abiti e presto avrebbe sposato il principe Ronald. Sfortunatamente un drago fece a pezzi il castello, le incenerì gli abiti e portò via il principe.

Così Elizabeth decise di inseguire il drago. Cercò dappertutto qualcosa da indossare, ma l’unica cosa risparmiata dal fuoco era un sacchetto di carta. Così se lo infilò e si lanciò all’inseguimento. Giunse davanti a una grande porta. Afferrò il batacchio e batté. Il drago si affacciò e disse: – Vattene. Mi piace molto sbranare le principesse, ma ho divorato un intero castello oggi. Torna domani!

– Aspetta! – gridò Elizabeth. – È vero che puoi incendiare dieci foreste con il tuo fiato?

– Oh sì – disse il drago, e prese un respiro e incendiò cinquanta foreste.

– Fantastico! – disse Elizabeth, e il drago incendiò cento foreste.

– Strabiliante! – disse Elizabeth, e il drago prese un gigantesco respiro, ma questa volta non sputò fuori niente. Troppo stanco, piombò in un sonno profondo. Elizabeth aprì la porta. Lì c’era il principe Ronald, che la guardò e disse: – Elizabeth, puzzi di bruciato e indossi un sacchetto di carta. Torna quando sarai vestita come una principessa.

sfarzosi: ricchi, lussuosi. batacchio: grosso anello di metallo per bussare alla porta.

– Ronald – disse Elizabeth, – i tuoi abiti sono eleganti, ma penso che in realtà tu sia solo un poveraccio.

E fu così che quei due non si sposarono, dopo tutto.

R. Munsch - M. Martchenko, La principessa e il drago, Sottosopra Edizioni

COMPRENDO

Perché Elizabeth non vuole sposare il principe Ronald?

Perché Ronald non è abbastanza ricco per lei.

Perché Ronald non ha visto il suo coraggio ma solo il suo vestito.

Perché preferisce i sacchetti di carta agli abiti eleganti.

SCOPRO

Segna le tue risposte con una X.

Chi è il o la protagonista? Ronald. Elizabeth. Il drago.

Dove si svolge la storia?

In città. In un castello. Al parco.

Chi è l’antagonista? Ronald. Elizabeth. Il drago.

Quali sono gli elementi che trovi in questa e in molte altre fiabe? Colora.

drago principe incendio batacchio castello sacchetto di carta abiti bruciati principessa

PARLO

Ora inventa il finale che preferisci.

COME VIVE UNA STREGA

Dopo aver trascorso il pomeriggio davanti al calderone, la strega ama sedersi in salotto e guardare il suo speciale televisore. Spesso invita un’amica per chiacchierare sorseggiando un infuso di ortiche. Quando non trascorre la notte fuori, la strega va a letto presto… e mai da sola: il suo gatto le sta vicino e il suo coccodrillo dorme ai piedi del letto.

Dopo aver tolto la dentiera, puntato la sveglia e infilato il berretto da notte, la strega legge il suo manuale della magia per riuscire ad avere qualche bell’incubo.

Ogni mattina la strega fa il bagno con i suoi animali preferiti, ma il coccodrillo… è un po’ invadente!

Bagnoschiuma alla menta amara e vermi, sfregamento della schiena con la spugnariccio, shampoo arruffante: ecco alcuni consigli di bellezza per una strega ricca di vitalità.

La strega in cucina non è molto dotata, adora le frittate farcite alle formiche, ma ha un problema: non è capace di farle saltare.

AA.VV., Il tuo primo libro delle streghe e delle fate, Larus

SCRIVO

Ora immagina e scrivi che cosa può fare la strega nel suo giardino.

GATTO NERO CERCA STREGA

C’era una volta Ernesto, un gatto nero che non aveva amici. Passava molto tempo in biblioteca perché gli piaceva leggere.

Un giorno Ernesto trovò un libro intitolato Enciclopedia delle streghe. Era interessantissimo e diceva: “Le streghe indossano calze a righe e cappelli a punta. Viaggiano sulle scope. Amano gli animali, in particolare i gatti neri!”.

Così uscì per trovarne una. Strada facendo vide una ragazza che indossava un paio di calze a righe.

– Mi scusi… Lei è forse una strega? – le chiese.

Invece di rispondergli la ragazza si mise a gridare:

– Aaahhh! Un gatto nero! Mi porterà sfortuna! – e corse via.

“Accidenti, trovare una strega non è facile!” pensò il gatto, e se ne tornò in biblioteca. Appena entrato, sei strane bambine corsero ad abbracciarlo e ad accarezzarlo. Tutte avevano una scopa, calze a righe e cappelli a punta, proprio come diceva l’Enciclopedia.

– Scusate… siete forse delle streghe? – chiese Ernesto.

– Naturalmente! Vuoi stare con noi? – chiesero le piccole streghe.

– Oh sì, con gioia – rispose Ernesto e da quel giorno non fu più solo.

E. Horn - P. Pawlak, Mi scusi, lei è forse una strega?, La Margherita

SCOPRO

Secondo te, perché questo testo è una fiaba?

Perché il protagonista è un gatto nero.

Perché la storia è ambientata in una biblioteca.

Perché i personaggi sono streghe e gatti che parlano e leggono.

DUE MAGICHE SCARPE

Questa fiaba è conosciuta anche con il titolo Lescarpette rosse. Si tratta di una fiaba tradizionale scozzese.

In Scozia c’era una volta Pennilino, un fornaio pigro e avaro.

Un giorno aveva cotto tre torte: due le vendette, la terza rimase in vetrina. Passò un ciabattino che chiese: – Scarpe in cambio di quella torta? – e tirò fuori un paio di scarpe rosse. Pennilino le guardò: – Affare fatto!

Prese la torta e la porse al ciabattino, che gli lasciò le scarpe. Le calzò e si adattarono ai piedi come fossero della sua misura. Stava per chiudere bottega quando: – Ohi! – si lamentò. Le scarpe sembravano incollate ai piedi. A un tratto sentì una vocina: – Quant’è che non spazzi? Corri, corri, datti da fare! Pulisci, spolvera, non ti fermare!

Intanto le scarpe gli stringevano i piedi. “E se dessi retta a questa vocina?” pensò. Via via che spazzava, le scarpe si allargarono. Quando riecco la vocina: – Hai ancora i piatti sporchi! Corri, corri, datti da fare! Non ti fermare!

Pennilino capì: in mezz’ora la casetta sembrava uno specchio e le scarpe erano tornate comodissime.

ciabattino: artigiano che fa le scarpe.

UN CLASSICO

Il mattino seguente, le scarpette rosse s’infilarono ai piedi da sole. All’ora di pranzo passarono tre bambini e Pennilino li invitò a entrare.

– Vi andrebbe una fetta di torta? – chiese e cominciò a tagliare tre fette. I bambini stavano a occhi spalancati. Rise tra sé: – La bottega è pulita, la casa anche, e sono contento. Non aveva dolore ai piedi, anzi. L’indomani si svegliò di buon’ora per fare anche qualche biscotto. – Non si sa mai… – diceva pensando ai bambini del giorno prima. Cercò le scarpette rosse, ma non le trovò più. In compenso fu meno pigro, più generoso e tanto più felice.

Carla Poesio (a cura di), Fiabe da tutto il mondo, Giunti Kids

SCOPRO

Chi è il protagonista?

Pennillino il pasticciere.

Qual è l’oggetto magico?

Il ciabattino. Pennilino il fornaio.

Riordina la storia con i numeri da 1 a 5.

Le scarpette magiche diventavano strette se lui non puliva la casa. Pennilino era un fornaio pigro e avaro.

Alla fine, quando lui diventò meno pigro e più felice, le scarpette scomparvero. Entrarono tre bambini nel suo negozio, e Pennilino offrì loro una fetta di torta.

In cambio di una torta, un ciabattino gli diede un paio di scarpette rosse.

borgomastro: sindaco.

IL PIFFERAIO DI HAMELIN

Ilpifferaiomagico è un’antica fiaba tedesca. Fu scritta dai fratelli Jacob Ludwig Karl Grimm e Wilhelm Karl Grimm.

I cittadini di Hamelin protestavano davanti al municipio. – Così non possiamo vivere: i topi sono più numerosi delle formiche.

Il borgomastro non sapeva cosa fare. Arrivò un forestiero con in mano un lungo piffero di legno.

– Se mi date mille monete – disse, – vi libero io dai topi.

Il borgomastro promise: – Avrai mille monete d’oro quando ti sarai portato via l’ultimo topo.

Lo straniero cominciò a suonare. E i topi, a quella musica, uscirono dalle case, dai negozi e dalle stalle. Il pifferaio salì su una barca e tutti i topi lo seguirono e affogarono.

Ma il borgomastro non mantenne le promesse fatte. Un mese dopo, il pifferaio tornò ad Hamelin e suonò con allegria.

Tutti i ragazzi della città uscirono dalle case ridendo a passo di danza. Il pifferaio, sempre suonando, si avviò verso la montagna, portandosi dietro i ragazzi… fino a una buia caverna che si apriva ai piedi della montagna. Entrati tutti, la caverna si chiuse e nessuno seppe più niente del pifferaio magico e dei ragazzi di Hamelin.

J. L. Grimm - W. K. Grimm, Il pifferaio magico

C l l f i

Il protagonista di questa storia è .

L’antagonista è .

SCOPRO

POLLICINO

Questa è una famosa fiaba dello scrittore francese Charles Perrault (vissuto tra il 1628 e il 1703). Fu pubblicata nel 1697 nella raccolta di fiabe intitolata I racconti di Mamma Oca.

C’era una volta un boscaiolo, che confidò a sua moglie che l’indomani avrebbe abbandonato i figli nel bosco, perché non avevano più denaro per mantenerli. Pollicino, il più piccolo e furbo dei sette fratelli, udì quelle parole e, mentre passeggiava nel bosco con il babbo e i fratelli, lasciò cadere delle briciole del suo panino.

Verso il tramonto, i fanciulli si accorsero che il padre era scomparso e si spaventarono. Pollicino li rincuorò, sicuro di ritrovare la via del ritorno, ma gli uccellini avevano mangiato tutte le briciole. Era ormai notte quando Pollicino guidò i suoi fratellini verso una luce: una casetta, dove una buona donna li rifocillò.

Giunse il padrone, un orco malvagio, che chiuse i bambini sottochiave per mangiarseli l’indomani. La donna gli preparò la cena e mise del sonnifero nel vino. Mentre l’orco era intento a mangiare, riuscirono a fuggire.

Pollicino corse ad avvertire le guardie del re.

L’orco venne catturato e il re dette in premio una borsa di monete d’oro a Pollicino e ai suoi fratelli, che poterono tornare felici dai loro genitori e restare per sempre con loro. Charles Perrault, adattato da Elena Primicerio, Il Kalevala, Giunti Junior

SCOPRO

Il p i a deve affrontare una prova: salvare i suoi fratelli. nascondersi nel bosco. sconfiggere una strega.

rifocillò: diede loro da mangiare.

I MUSICANTI DI BREMA

Questo testo è tratto dalla raccolta di fiabe dal titolo Fiabe del focolare, pubblicate in tedesco nel 1819 e scritte dai fratelli Jacob e Wilhelm Grimm.

C’era una volta un asino troppo vecchio per lavorare.

Decise di andare a Brema: avrebbe suonato nella banda cittadina. Lungo la strada incontrò un cane, troppo vecchio per andare a caccia.

– Vieni con me a Brema, entreremo nella banda! – disse l’asino. E il cane lo seguì. Lungo la strada incontrarono un gatto e un gallo che li seguirono.

Ma verso sera i nostri amici erano affamati. L’asino notò una casetta. Sbirciando videro una banda di briganti, seduti a tavola, e prepararono un piano per cacciarli via.

C l l i personaggi della storia.

cane cuoca briganti gallina gallo asino SCOPRO

Dove si svolge la storia?

Nella città di Brema. In una piccola città. Sulla strada per Brema.

Qual è il lieto fine?

Gli animali arrivano a Brema e aprono un ristorante.

Gli animali arrivano a Brema e suonano nella banda musicale.

Gli animali non arrivano a Brema, ma vivono felici nella casetta dei briganti.

Sulla groppa dell’asino salì il cane, sulla sua groppa salì il gatto e sulla sua groppa salì il gallo. Iniziarono a fare baccano: l’asino ragliava, il cane abbaiava, il gatto miagolava e il gallo cantava. Poi, con un balzo, entrarono in casa. I briganti, terrorizzati, scapparono.

I nostri amici mangiarono a sazietà e andarono a dormire. I briganti mandarono uno di loro a controllare la situazione. Ma, una volta dentro, il brigante venne graffiato dal gatto, morso dal cane e prese un calcio dall’asino mentre il gallo gridava

“Chicchirichì!”. Allora fuggì e i briganti decisero di andar via per sempre.

Alla fine i quattro amici non andarono più a Brema, ma decisero di vivere in quella casa per il resto dei loro giorni, felici e contenti.

J. L. Grimm - W. K. Grimm, I musicanti di Brema

COMPRENDO LE

Colora il significato giusto per ogni parola.

sbirciare parlare sottovoce guardare di nascosto riflettere

brigante bandito mercante musicista

groppa pancia schiena grondaia

TIAMAT

(mito babilonese)

Gli antichi Babilonesi raccontavano che, prima della creazione del mondo, esisteva soltanto una distesa d’acqua.

Il re dell’acqua dolce era Apsu, sull’acqua salata regnava Tiamat, un drago femmina. Poi, un giorno, le loro acque si erano confuse e da esse erano nati gli dèi.

Col passare del tempo gli dèi decisero di ribellarsi ai loro antenati. Quando Apsu lo seppe, decise di distruggerli, ma il dio Ea l’uccise.

Allora Tiamat si infuriò.

Gli dèi furono presi dal terrore. Nessuno aveva il coraggio di affrontarla, tranne Marduk, il figlio di Ea. Marduk costruì un grande arco e una faretra colma di frecce. Poi intrecciò una rete in cui imprigionare Tiamat; quindi chiamò i quattro venti e ordinò di tenere la rete.

Quando Tiamat si scagliò su di lui, Marduk lanciò la rete per immobilizzarla. Tiamat spalancò la bocca per divorarlo, ma il Vento Caldo ci soffiò dentro in modo che non potesse chiuderla, mentre Marduk scoccava una freccia dritta al cuore.

Con un urlo agghiacciante, la dragonessa cadde morta.

Finita la battaglia, Marduk divise l’enorme corpo di Tiamat in due parti. Con una metà creò la Terra, le montagne, l’acqua salata, quella dolce. Con l’altra metà, creò i cieli per farci vivere gli dèi.

Nel cielo mise il Sole, la Luna e le stelle. E al centro del cielo mise la Stella del Nord, circondata da un grande drago simile a Tiamat, che vegliasse sull’universo per l’eternità.

Alison Lurie, Lo zoo celeste, Mondadori

I miti sono racconti molto antichi inventati dai popoli per spiegare l’origine del mondo, degli essere umani o dei fenomeni naturali.

I personaggi possono essere elementi della natura, eroi ed eroine dai poteri soprannaturali o divinità.

Il luogo è di solito uno spazio aperto, simile ai luoghi in cui vivevano i popoli che hanno creato il mito.

Il tempo è lontanissimo e indefinito.

La struttura si sviluppa in 3 parti:

• l’inizio presenta elementi naturali diversi da quelli di oggi;

• lo sviluppo racconta fatti straordinari che modificano gli elementi naturali;

• la conclusione mette in evidenza la spiegazione che è stata data ai fenomeni naturali.

SCOPRO

Nel testo sono sottolineati i personaggi. Continua tu a sottolineare gli altri elementi del mito con i colori giusti.

Cerchia di rosa il fenomeno naturale spiegato da questo mito.

COME LA TERRA SI POPOLÒ

(mito dei popoli nativi americani)

Tanto tempo fa il Sole era un grande capotribù. Brillava

tutto il giorno e riscaldava il mondo. Agli altri lavori provvedeva Napi, il suo aiutante.

Napi, una volta che aveva finito il suo lavoro prima del solito, prese dell’argilla e cominciò a impastarla. Plasmò tanti animali.

Poi prese in mano una bestia, le soffiò addosso e disse: – Va’, figlio mio, tu sei il bufalo.

Così, soffiando su una forma dopo l’altra, nacquero tutti gli animali.

A ciascuno diede un nome e assegnò un luogo in cui vivere.

Da ultimo era rimasto un pezzo d’argilla.

Napi lo stette a guardare pensosamente. Lo modellò, ci soffiò sopra e disse: – Va’, figlio mio, tu sarai l’uomo.

Così gli animali e gli esseri umani popolarono la Terra.

Gianni Rodari (a cura di), Enciclopedia della favola, Editori Riuniti

SCOPRO

Metti in ordine le frasi con i numeri da 1 a 5.

Napi soffiò sulle altre forme, da cui nacquero tutti gli altri animali.

Alla fine Napi modellò l’ultima forma, le soffiò sopra e nacque l’uomo.

Un giorno Napi, l’aiutante del Sole, impastò dell’argilla e formò tanti animali.

Gli animali e gli esseri umani popolarono tutta la Terra.

Napi soffiò su uno degli animali di argilla e così nacque il bufalo.

IL DONO DELLA DEA

(mito greco)

Atena era la dea della saggezza e Poseidone il dio del mare.

Entrambi volevano essere la divinità protettrice dell’Attica, che era la più bella regione della Grecia.

Cecrope, il re giusto di quella regione, decise che avrebbe vinto chi avesse fatto all’Attica il dono più utile. Poseidone piantò in terra il suo tridente e fece nascere dal suolo una sorgente di acqua salata: offriva all’Attica un grande lago in cui gli umani potessero divertirsi con i giochi nautici.

E donò al re Cecrope un cavallo nero che era considerato invincibile in battaglia. Atena, invece, fece spuntare dal terreno un albero dal tronco nodoso, l’ulivo.

– Quest’albero – disse – avrà foglie che non cadranno mai, neanche in inverno. E i suoi frutti avranno il potere di nutrirvi.

Quest’albero diverrà il simbolo dell’abbondanza e della pace che intendo donare agli umani.

Cecrope non ebbe bisogno di riflettere a lungo: si volse verso la dea e le chiese di diventare la protettrice dell’Attica.

L’agricoltura e la pace gli sembrarono preferibili ai giochi offerti da Poseidone.

– Grande dea, questa terra verrà consacrata a te e, in tuo onore, sopra di essa costruiremo la più bella delle città e la chiameremo Atene.

Michel Piquemal, Fiabe mitologiche di eroi e di mostri, Edizioni EL

COMPRENDO

Perché Cecrope sceglie Atena come dea protettrice dell’Attica?

Sottolinea nel testo la risposta.

Questo mito vuole spiegare l’origine di più elementi: cerchiali.

ulivo sorgente Atene Attica

tridente: “forcone” a tre denti.

LA FUGA DELLE STELLE

(mito dei nativi americani keres)

Un tempo molto molto lontano, molta gente venne fuori dalla terra del nord. Quando si diressero a sud, fu lasciata indietro una ragazzina di nome Kocimanyako.

Nostra Madre la chiamò e le diede un sacchetto: – Non aprire questo sacco, qualunque cosa accada.

La ragazzina promise e si mise in cammino. Strada facendo cominciò a chiedersi perché non potesse slegare il suo fagotto.

Alla fine pensò di darci solo una rapida sbirciatina, giusto per vedere cosa stava portando.

Si fermò. Mise il fagotto in terra e ci si chinò sopra. Giunse all’ultimo nodo... Era pieno di stelle.

Ma lei non sapeva cosa fossero. Si spaventò e cercò di rimetterle dentro, ma quelle corsero su in cielo e si sparsero rapidamente per tutto il firmamento.

Tutte dovevano avere nomi diversi, e dovevano essere collocate in certi posti; ma ora erano sparpagliate.

Riuscì solo a metterne alcune nel sacco e, quando giunse alla fine del viaggio, tirò fuori le poche che erano rimaste, le quali furono collocate nei posti loro assegnati. Per questo noi conosciamo per nome soltanto poche stelle: le Stelle della Fionda, le Stelle del Treppiede, le Stelle dello Scudo, e poche altre. Queste sono le sole ad avere un proprio nome.

N. Codignola - L. Sossi, Raccontami chi ero. Miti e leggende del mondo, Fatatrac

SCOPRO

D e si svolge la storia?

Tra terra e cielo.

Solo in terra.

Solo in cielo.

Quando si svolge la storia?

In un tempo preciso.

In un tempo indefinito e lontano.

Riordina la storia con inizio, sviluppo, conclusione. Colora i quadretti con il colore giusto.

Poche stelle sono al loro posto e hanno dei nomi ben precisi, le altre no.

Un tempo “Nostra Madre” diede alla bambina Kocimanyako un sacco misterioso.

Lei aprì il sacco e si spaventò, vedendo che era pieno di stelle. Così le stelle si sparpagliarono fuori dal sacco.

I QUATTRO DRAGONI

( )

Una volta in Cina non c’erano né laghi né fiumi, ma solo il Mare d’Oriente, dove vivevano il Dragone Nero, il Dragone Lungo, il Dragone di Perla e il Dragone Giallo.

La gente cominciò a offrire doni all’imperatore perché mancava l’acqua. I dragoni andarono dal sovrano, per chiedergli di mandare la pioggia, ma lui non fece nulla.

Dopo due settimane, i dragoni decisero di raccogliere l’acqua del mare per creare la pioggia e tornò la vita.

L’imperatore, infuriato, fece confinare i dragoni entro quattro monti, uno per ogni regione della Cina. Così si trasformarono nei fiumi principali:

Heilung Kiang, Huang Ho, Yangtze Kiang e Xi Jiang, che scorrono ancora oggi.

AA VV 365 storie e rime per tutto l’anno, Gribaudo

COMPRENDO

Cancella con una X il completamento sbagliato per ogni frase.

Una volta in Cina non c’erano né i fiumi / il mare né i laghi / campi.

Nel mare vivevano quattro dragoni / viveva l’imperatore

La gente offrì doni ai dragoni / all’imperatore perché mancava l’acqua / il pane.

L’imperatore non fece nulla / fece piovere.

I quattro dragoni crearono i fiumi / la pioggia

L’imperatore arrabbiato confinò i quattro dragoni che si trasformarono nelle quattro regioni / in quattro fiumi della Cina.

SCOPRO

I personaggi sono…

solo elementi della natura. delle divinità.

delle persone ed elementi naturali.

Il mito vuole spiegare…

l’origine del mondo.

Dove si svolge la storia?

Nel mare. Sulla terra.

Nel mare e sulla terra.

l’origine del mare. l’origine di quattro fiumi della Cina.

LA GIRAFFA, IL RINOCERONTE E IL SAGGIO

C’era una volta, nell’Africa orientale, la prima giraffa del mondo. Il suo migliore amico era Rino il rinoceronte.

Andavano in cerca di cibo nella sabbia, ma il sole cocente seccava qualunque pianta. Una mattina Rino si lamentò: – Ho fame.

– Forse il vecchio saggio ci può aiutare – disse la piccola giraffa. Arrivati al villaggio, il saggio uscì dalla capanna.

– Abbiamo fame – dissero. Il saggio rispose: – Tornate domani.

Il giorno dopo la piccola giraffa andò dal saggio da sola.

– Vi ho preparato una bevanda magica – disse il saggio.

– Dov’è il tuo amico?

La piccola giraffa non ne aveva idea.

– La vuoi provare tu? – e la giraffa cominciò a bere. Le crebbero le zampe, il collo si a-l-l-u-n-g-o-o-ò sempre più…

Nel frattempo Rino aveva trovato uno spiazzo di erba secca.

Mangiò soddisfatto.

– Eccoti – disse la giraffa. – Il saggio ha preparato una bevanda magica e sono cresciuta…

– Chissà cosa succederà a me! – disse Rino. Ma la bevanda era finita.

– Potevi lasciarmene un po’ –grugnì e guardò furibondo la giraffa.

– Dovrò mangiare erba secca per sempre – disse imbronciato.

Ed ecco perché le giraffe sono alte e i rinoceronti sono scontrosi.

Lesley Sims in AA.VV., Favole di animali, Usborne

AUDIO

Le leggende sono racconti molto antichi, inventati dai popoli per spiegare le caratteristiche di animali o piante, aspetti del paesaggio o tradizioni di un luogo.

Nelle leggende:

I personaggi possono essere elementi della natura o personaggi fantastici.

Il luogo è di solito uno spazio aperto, simile ai luoghi dove vivevano i popoli che hanno creato la leggenda.

Il tempo è un passato lontanissimo e i d fi ito

La struttura si sviluppa in 3 parti:

• all’inizio il fenomeno o l’elemento di cui si vuole spiegare l’origine non è presente;

• lo sviluppo racconta un fatto straordinario che spiega come e perché ha origine il fenomeno o l’elemento da certi cambiamenti;

• la conclusione spiega come finisce la storia.

SCOPRO

Nel testo sono sottolineati il tempo e un personaggio. Continua tu a sottolineare gli elementi della leggenda con i colori giusti.

Cerchia di rosa quale caratteristica è spiegata da questa leggenda.

COME IL LEONE EBBE LA CRINIERA

(leggenda africana)

Un tempo il leone era famoso solo per la sua coda fulva e soffice.

Un giorno, però, arrivò nella zona un abilissimo cacciatore. Molti leopardi, ghepardi e linci furono catturati e chiusi in gabbia. Il leone decise di intervenire. Mentre si aggirava presso l’accampamento in cerca di un’idea, il leone vide un bambino che sprofondava nelle sabbie mobili.

– Aggrappati alla mia coda – ruggí. Il bambino obbedì e riuscì a trarsi in salvo. Proprio in quel momento, capitò sulla scena il cacciatore: il bambino era suo figlio e lui, per gratitudine, accettò di liberare tutti gli animali. Gli animali videro che la coda del leone si era tutta spelacchiata e decisero di offrirgli ciascuno un ciuffo del proprio pelo.

– Oh grande leone – dissero, – vogliamo eleggerti nostro re, restituendoti quello che hai sacrificato per noi. Il re sorrise: – Sono onorato.

Ma la mia coda resterà così per ricordare questa avventura.

Indossò invece i ciuffi intorno al capo e ne fece una grande corona che, da allora, indossa fieramente.

Alberto Farina, Storie di animali, Il Castoro

COMPRENDO

In questa leggenda, quali elementi del leone cambiano aspetto? Segna con una X. Le zampe.

La criniera. La coda.

Il colore del pelo. Gli occhi.

LA VANITÀ DEL PIPISTRELLO

(leggenda messicana)

Tanto tempo fa il pipistrello fu creato esattamente come lo conosciamo oggi e si chiamava “farfalla nuda”.

Ma in una notte gelida sentì freddo e così volò dal dio Sole. – Vorrei un po’ di piume anch’io – lo supplicò.

– Le ho finite – disse il dio Sole. – Ritorna sulla Terra e chiedi una piuma a ogni uccello. Di’ loro che così vuole il dio Sole che li ha creati.

Il pipistrello allora volò dagli uccelli più colorati che gli regalarono volentieri una delle loro piume.

– Guardate come sono bello! lo ho tutti i colori; voi al massimo ne avete uno o due – cominciò a dire mettendosi in mostra di fronte a tutti gli altri uccelli. E in effetti a ogni suo volo nasceva un arcobaleno.

Quando il dio Sole si accorse che il pipistrello non si accontentava di godere delle sue nuove piume colorate, ma ne approfittava per umiliare gli altri uccelli, gli fece cadere tutte le piume colorate.

Alla fine il pipistrello si ritrovò nudo come un tempo. Per la vergogna, si ritirò a vivere nelle grotte di notte. E da allora rifiutò persino di usare la vista, per scacciare il ricordo di tutti quei colori che un tempo aveva posseduto.

Luigi Dal Cin, I sogni del serpente piumato, © 2013 Franco Cosimo Panini Editore S.p.A.

PARLO

Aiutati con l’inizio delle frasi sotto e racconta in breve la leggenda del pipistrello.

Tanto tempo fa...

Il dio Sole disse al pipistrello...

Dopo aver ricevuto le piume colorate, il pipistrello...

Allora il dio Sole gli fece cadere tutte le piume e il pipistrello...

LA GALLINA E LA VOLPE

(leggenda dal Ghana)

Un tempo la gallina e la volpe erano amiche.

Poi iniziò una carestia e la volpe propose: – Io andrò a cercare cibo, tu cucinerai per entrambe. La volpe era astuta e riusciva sempre a trovare qualcosa.

A un certo punto, però, cominciò a sentirsi sfruttata e accusò la gallina di essere una scansafatiche. La gallina decise di vendicarsi.

Tutti i giorni metteva da parte del cibo e si ingozzava di nascosto. La volpe la spiò e vide che la gallina toglieva dei rametti da una buca dove aveva nascosto del cibo e si rimpinzava. La volpe lasciò che la gallina si allontanasse e portò le scorte in un altro nascondiglio.

Il giorno dopo la gallina tornò al nascondiglio e raspò il terreno con le zampe per un bel po’, ma non trovò nulla. Giorno dopo giorno, la gallina comprese che la volpe aveva trovato il nascondiglio. Così decise di andare al villaggio. Si mise a starnazzare e arrivò il capo tribù.

– La volpe mi affama, vorrei stare con voi e avere un po’ di cibo – disse la gallina. – Non ne abbiamo neppure per noi –rispose il capo tribù.

– In cambio vi darò un uovo al giorno – promise la gallina.

Da allora la gallina vive in mezzo agli uomini e raspa tutto il giorno qua e là perché spera ancora di ritrovare le sue scorte.

F. Degl’Innocenti - S. Forzani, Le più belle storie dell’Africa, Gribaudo

COMPRENDO

Questa leggenda spiega perché le volpi e le galline sono amiche. perché le galline sono animali domestici. che cosa mangiano le volpi e le galline.

SCOPRO

I p i sono...

solo elementi della natura. solo animali. sia persone sia animali.

COMPRENDO LE PAROLE

Collega ogni parola al suo significato.

carestia si riempiva di cibo il più possibile

scansafatiche mancanza di cibo

si rimpinzava grattò con le zampe

raspò chi non vuole fare sforzi

PERCHÉ IL MONTE TARANAKI È SOLITARIO

(leggenda mãori)

In tempi remoti, quando le montagne erano divinità, il paesaggio della Nuova Zelanda aveva un aspetto completamente diverso. Oggi l’enorme monte Taranaki, di origine vulcanica, si erge solitario sulla punta occidentale dell’isola del Nord.

Una volta, il Taranaki sorgeva accanto ad altre montagne divine: il Tongariro, il Ngauruhoe e il Ruapehu. I quattro dèi erano come fratelli e facevano tutto insieme: cacciavano, banchettavano, combattevano e si divertivano. Un giorno però scoppiò una battaglia tra gli dèi che infuriò per molti giorni e per molte notti.

Infine, Taranaki fu sconfitto. Con il cuore spezzato, Taranaki cominciò a spostarsi attraverso l’isola del Nord. Trascinando il corpo pesante e segnato dalla battaglia, scavò una profonda gola al suo passaggio. Piangeva infinite lacrime amare, dando vita al grande fiume Whanganui. Infine, raggiunse una piccola penisola. Qui si fermò a riposare, ma mentre dormiva il terreno crebbe intorno a lui e lo intrappolò proprio in quel punto. E lì rimase, tutto solo, distante chilometri da quelli che una volta erano i suoi amici. Per questo motivo molte comunità mãori evitano di stabilirsi ai piedi del monte Taranaki: temono che prima o poi possa decidere di trascinarsi di nuovo a casa.

C. Cock-Starkey - S. Dolan, Leggende della Terra. Credenze e miti del mondo, 24ore Cultura Kids

COMPRENDO

Come si conclude la storia? Colora il quadratino giusto.

Taranaki fa pace con gli altri tre dèi.

Taranaki si ferma tutto solo lontano dagli altri tre monti.

Che cosa vuole spiegare questa leggenda? Completa la frase con le parole seguenti.

Taranaki piange infinite lacrime dando vita al fiume Whanganui. m ti Nuova Zelanda T ki lontano

La leggenda spiega come mai il monte si trova dagli altri tre della

SCOPRO

I p i sono: elementi della natura. elementi della natura considerati dèi. persone ed elementi naturali.

mãori: popolo indigeno della Nuova Zelanda.

LE PIUME NERE DEL CORVO

(leggenda giapponese)

Molto tempo fa il gufo faceva il tintore e tutti gli uccelli andavano da lui per farsi tingere le penne. Tutti erano soddisfatti, all’infuori del corvo, che disprezzava l’arte del gufo e si vantava per le sue penne bianche. Ma un bel giorno si stancò di tanta bianchezza e volò dal gufo dicendogli: – Tingi anche le mie penne, però di un colore speciale. Il gufo ci pensò e alla fine scelse il nero.

Quando il corvo si accorse che le sue penne erano completamente nere, montò su tutte le furie.

Da quel giorno, tutti i corvi andarono vestiti di nero.

Ma non si sono dimenticati dello scherzo del gufo.

Ecco perché il gufo sta nascosto durante la giornata e vola solo di notte, quando tutti i corvi dormono.

Gianni Rodari (a cura di), Enciclopedia della favola, Editori Riuniti

COMPRENDO

Che cosa vuole spiegare questa leggenda?

Come mai il gufo fa il pittore.

Come mai i corvi hanno le penne nere.

Come mai i corvi sono bianchi.

SCOPRO

Chi i p i?

Solo elementi della natura.

Solo animali. Sia persone sia animali.

Riordina la storia con i numeri da 1 a 5

Un giorno il corvo si stancò delle sue penne bianche.

Il gufo dipingeva le penne agli animali.

Il corvo si arrabbiò moltissimo, ma si dovette tenere le penne nere.

Il corvo disprezzava il gufo e si vantava delle sue penne bianche.

Il gufo dipinse di nero le penne del corvo.

COMPRENDO LE PAROLE

Che cosa vuol dire, secondo te, l’espressione montò su tutte le furie?

Salì su una belva feroce. Si arrabbiò moltissimo.

IL CORAGGIO DEL CERVO

Un cerbiatto, che viveva in una meravigliosa foresta, ammirava il suo babbo, desiderava diventare grande e forte come lui e lo imitava in ogni cosa. Un mattino, mentre il cervo brucava tranquillo in compagnia del figlio, un ruggito squarciò il silenzio della foresta. Era un leone! Il cerbiatto osservò il babbo e, con stupore, scoprì che tremava: aveva paura! Il cervo gridò al figlio: – Corri! –e si lanciò in una velocissima fuga. Il cucciolo lo seguì con le lacrime agli occhi per la delusione.

Quando si fermarono il cervo si avvicinò al figlio e scorgendo il suo pianto gli parlò con voce dolce: – Piccolo mio, questa paura che disprezzi ci ha salvato la vita. Quel leone ci avrebbe sbranati se non fossimo fuggiti. A volte bisogna ingoiare l’orgoglio e sapersi arrendere di fronte a chi è più forte di noi.

Quelle parole consolarono il cerbiatto.

Adesso ammirava ancora di più quel babbo che non aveva esitato a rischiare di perdere la stima del figlio pur di salvargli la vita.

Nella vita serve più coraggio per non affrontare persone più forti e prepotenti, piuttosto che accettare sfide inutili e violente.

Esopo, Le favole

Le favole sono racconti fantastici brevi che vogliono far riflettere sui comportamenti degli essere umani e si concludono sempre con un insegnamento, la morale.

I personaggi possono essere persone o animali e oggetti che pensano, parlano e si comportano come gli esseri umani. In genere i protagonisti rappresentano le stesse qualità e gli stessi difetti degli esseri umani

Il luogo è di solito un ambiente naturale, come un prato, un bosco, un fiume…

Il t o è i d fi ito, non precisato

La struttura si sviluppa in 3 parti:

• l’inizio presenta i personaggi e, a volte, il luogo e il tempo. Succede un fatto che fa iniziare la storia;

• lo sviluppo racconta i fatti della storia;

• la conclusione spiega come va a finire la storia e illustra la morale, cioè l’insegnamento che si vuole trasmettere.

LA FAVOLA

SCOPRO

Nel testo sono sottolineati un personaggio e il luogo. Continua tu a sottolineare gli elementi della favola con i colori giusti.

Cerchia di giallo la morale.

LA SFIDA DEL SOLE E DEL VENTO

Un giorno il Sole e il Vento del Nord decisero di litigare. – Sono più forte di te! – disse il Vento al Sole.

– Niente affatto – rispose l’altro. Così, decisero di sfidarsi in una prova di forza.

Vedendo un uomo camminare lungo il sentiero, il Vento del Nord disse: – Il primo tra noi che riuscirà a spogliarlo sarà il più forte.

E il Sole accettò.

Il Vento del Nord prese a soffiare con tutte le sue energie: pensava che in questo modo gli avrebbe fatto volare via i vestiti. Ma quello, sentendo il vento, tirò fuori dalla sacca un mantello per coprirsi. Il vento, infuriato, soffiò ancora più forte: così, il viandante prese anche una sciarpa ed un cappello.

Poi toccò al Sole, che cominciò a risplendere scaldando la Terra. Il viandante, per il caldo, ripose la sciarpa, il cappello e il mantello. Il Sole intensificò i suoi raggi, finché non diventarono bollenti. L’uomo, che era arrivato nei pressi di un fiume, non resisteva più a quel caldo: così, si spogliò e si buttò in acqua.

La morale di questa favola insegna che si può convincere di più con l’astuzia che con la forza.

Esopo, Le favole

SCOPRO

Chi i personaggi? Persone.

Elementi della natura. Elementi della natura e un uomo.

COMPRENDO

Alla fine, chi vince la sfida?

L’uomo.

Il Sole.

Il Vento del Nord.

LA FORTUNA DEL TAGLIALEGNA

Un povero taglialegna lavorava duramente per mantenere la famiglia. Un giorno, mentre era vicino al fiume, l’ascia gli cadde in acqua. Era disperato. Lo spirito del fiume, impietosito, si tuffò nel fiume e riemerse con una bella ascia d’oro.

Il taglialegna però scosse la testa: – Ti ringrazio tanto, ma non è questa la mia ascia.

Lo spirito del fiume allora si rituffò e portò a galla un’ascia d’argento. Ma il taglialegna di nuovo scosse la testa: – Quest’ascia d’argento non è mia.

Lo spirito del fiume si rituffò di nuovo nelle acque profonde e risalì con una vecchia ascia arrugginita. Il taglialegna lo ringraziò, contento: – È proprio questa l’ascia con cui lavoro da tanti anni.

Lo spirito del fiume restò colpito dalla sua onestà e gli regalò sia l’ascia d’oro sia quella d’argento.

La notizia della fortuna del taglialegna si diffuse nel villaggio e un altro taglialegna decise di tentare anche lui, gettando apposta l’ascia nel fiume e chiedendo aiuto. Lo spirito del fiume si tuffò e riemerse con un’ascia d’oro zecchino.

– E la mia! – gridò tendendo avidamente le mani. Lo spirito del fiume scomparve senza dire una parola. L’uomo restò a mani vuote.

J. Marin Coles - L. Marin Ross, L’alfabeto della saggezza, Edizioni EL

COMPRENDO

Quali caratteristiche rappresentano i due taglialegna? Collega con una freccia. avidità onestà primo taglialegna secondo taglialegna

LA FAVOLA

DUE ORSACCHIOTTI INGENUI

Due orsacchiotti decisero di andare per il mondo. Salutarono Mamma Orsa e partirono. Fortuna volle che, cammin facendo, trovassero una forma di formaggio. Decisero di farla a metà ma si misero a discutere. Una volpe che passava di là li vide.

– Che c’è da discutere? – chiese.

– Abbiamo trovato questo formaggio e non sappiamo come dividerlo in parti uguali – risposero gli orsacchiotti.

– Non è difficile! – ribatté la volpe. – Ci penso io! Prese il formaggio e lo divise in due pezzi.

– Lo vedi che hai sbagliato? – protestarono. – Una metà è più grande dell’altra.

La volpe la esaminò e osservò: – È vero, ma la sistemerò subito!

E così dicendo la volpe diede un morsetto alla metà più grande.

– Ora è l’altra che è più grossa – gridarono i due orsacchiotti. E così la storia continuò finché la volpe si mangiò tutto il formaggio.

– Bella maniera di aiutarci. Ti sei mangiata tutto il formaggio!

– Però l’ho diviso veramente in parti uguali tra voi – ribatté ridendo la volpe. – Nessuno di voi due ne ha avuto una briciola!

E così dicendo se ne corse via.

Gianni Rodari (a cura di), Enciclopedia della favola, Editori Riuniti

COMPRENDO

Quali caratteristiche hanno i personaggi?

Segna nella tabella con una X. volpeorsetti

furbizia

ingenuità fiducia

egoismo

SCOPRO

Chi i p i?

Animali parlanti. Persone. Persone e animali.

Qual è, secondo te, la morale di questa favola?

Chi la fa, l’aspetti. Chi troppo vuole nulla stringe. Tra i due litiganti, il terzo gode.

L’AIUTO DEL TOPOLINO

Una volta, mentre un leone dormiva, un topolino si mise

Il leone si svegliò, lo afferrò ed era lì lì per mangiarselo. a passeggiare sopra di lui.

andare! Non lo dimenticherò mai e un giorno ti – Perdono, Maestà! – gridò il topolino. – Lasciami

Il leone sorrise, ma lo lasciò libero. dimostrerò la mia riconoscenza.

Tempo dopo il leone fu catturato da alcuni cacciatori

i suoi lamenti, arrivò di corsa e iniziò a rosicchiare la che lo legarono a un albero con una corda. Il topo sentì

Il topolino disse allora: – Hai riso di me perché credevi corda finché riuscì a liberarlo.

libertà, ma ora sai che anche i piccoli amici possono che non ti avrei mai dato niente in cambio della mia

Esopo, Favole, trad. M. Giammarco, 2012 Newton Compton Editori essere dei grandi amici.

COMPRENDO

Cancella con una X il completamento sbagliato.

Un giorno, un cacciatore / leone viene svegliato da un topolino.

Il leone sta per mangiarsi il topolino, ma il topolino gli fa una minaccia / promessa.

Il leone è divertito / arrabbiato e libera il topolino.

Quando il leone viene catturato, il topolino / un cacciatore sente i suoi lamenti.

Alla fine, il topolino prende in giro / libera il leone.

SCOPRO

Chi i personaggi?

Persone ed elementi naturali.

Divinità e animali.

Animali.

Sottolinea nel testo il tempo della storia.

Come hai trovato questo lavoro? Cerchia.

Dove si svolge la storia?

In un luogo magico.

In un ambiente naturale.

In una città.

Secondo te, qual è la morale di questa favola?

Anche i piccoli possono essere d’aiuto.

I piccoli devono aiutare i grandi.

diffi ile q i f ile f ile

MARY ANNING: PALEONTOLOGA

E. Favilli - F. Cavallo, Storie della buonanotte per bambine ribelli, Mondadori

Ascolta la storia con attenzione.

COMPRENDO

Di chi parla la storia che hai ascoltato?

Di una ragazza che studiò e che fece una grande scoperta.

La storia si svolge sulle coste…

della Sicilia. inglesi.

Di una ragazza povera che non imparò mai a leggere.

Di una ragazza che voleva fare la bagnina.

della Svezia. le scogliere si riempiono di relitti di navi. le scogliere lasciano emergere dei fossili.

In quelle zone, a causa di venti e burrasche… Un giorno, con un martellino, Mary…

scoprì tra le rocce un fossile molto raro. ruppe un prezioso vaso cinese.

Traguardi per lo sviluppo delle competenze: n. 1, 3

Molte scienziate hanno fatto grandi t !

11 FEBBRAIO

GIORNATA DELLE

DONNE E DELLE RAGAZZE

DELLA SCIENZA

L’11 febbraio si festeggia la giornata per incoraggiare donne e ragazze a interessarsi allo studio delle scienze. Oltre a Mary Anning, qui di seguito trovi altre scienziate che hanno avuto grande successo nel loro campo.

DONNE DELLA SCIENZA

Collega ogni presentazione al ritratto della scienziata a cui si riferisce. Quale ti incuriosisce di più? Scegli la tua scienziata preferita e crea la sua carta di identità.

Mi chiamo Sally Ride, sono la più giovane astronauta donna a essere andata in orbita. Vorrei che tante bambine studiassero le scienze come me.

Mi chiamo Rosalind Franklin e ho scoperto la forma del DNA a doppia elica. Gli ho anche scattato una foto con il mio microscopio elettronico!

Mi chiamo Margherita Hack, sono un’astrofisica, mi chiamano “la signora delle stelle” perché ne ho scoperte molte.

Mi chiamo Jane Goodall, sono un’etologa e studio gli scimpanzè per dimostrare che hanno emozioni e sentimenti come noi.

LE DESCRIZIONI

Le descrizioni spiegano le caratteristiche di persone, animali, ambienti e oggetti. Sono caratteristiche che percepiamo con i cinque sensi: vista, udito, tatto, gusto, olfatto. Quando si descrive un ambiente si usano spesso le parole dello spazio. Per rendere più efficace una descrizione, si usano aggettivi e paragoni.

Descrizione di PERSONE

Si descrivono le caratteristiche fisiche, dell’abbigliamento, del carattere e del comportamento.

Età: circa 9 anni.

Aspetto fisico: ha i capelli scuri con tante treccine, la carnagione è scura.

Abbigliamento: indossa una maglietta a maniche corte chiara.

Carattere: è seria e riflessiva.

Comportamento: studia con molta concentrazione.

SCOPRO

Leggi i testi e completa con il tipo di descrizione per ognuno.

Descrizione di

Nella scatola c’erano le scarpe che aveva tanto desiderato. Erano blu scuro con degli inserti colorati che formavano un arcobaleno sul tallone. Oltre alle stringhe blu, sul lato c’era una zip con un piccolo ciondolo attaccato. Anche la suola era tutta colorata. Le indossò: erano morbide e comodissime. Perfette!

AUDIO E CONTENUTI DIGITALI

Descrizione di ANIMALI

Si descrivono le caratteristiche fisiche e comportamentali.

Nome: gufo.

Aspetto fisico: ha la testa tonda, occhi grandi e gialli e il becco ricurvo. Le piume sono marrone chiaro e bianche; ha zampe con artigli lunghi.

Comportamento: è silenzioso e va a caccia al tramonto.

Descrizione di OGGETTI

Si descrivono le caratteristiche dell’oggetto e la sua funzione.

Materiale: è fatta di lana.

Aspetto: è rossa con una fantasia a quadri di diversi colori: verde, blu e giallo chiaro, ha le frange ed è sottile.

Funzione: serve per tenersi caldi in inverno.

Descrizione di AMBIENTI

Si descrivono le caratteristiche dell’ambiente usando spesso le parole dello spazio, per esempio:

In primo piano: un prato ampio con tanti fiori azzurri; al centro ci sono delle margherite. In secondo piano: un bosco fitto di abeti alti, verde scuro. Sullo sfondo: una montagna alta coperta di neve.

Descrizione di

Quella mattina Mila passeggiava lungo la spiaggia. C’era vento e il mare era un poco mosso. La foschia velava gli scogli in lontananza. La sabbia era fredda e umida e vicino alla riva si erano formati grandi mucchi di alghe marroncine. Mila respirò profondamente e sentì tutto l’odore del mare.

DESCRIZIONI DI PERSONA

CHE FRATELLO!

A casa di Jean vivono il papà, la mamma, e nessun animale domestico: né cani, né gatti, né topi, né pulci. In compenso a casa di Jean c’è un mostro. Non è un mostro feroce o pericoloso; per fortuna non ha neanche un dente, anche se ha le unghie particolarmente affilate. È un buono a nulla e bisogna sorvegliarlo sempre, tranne quando dorme...

Fa un sacco di rumore. Con gli urli che tira fa uscire tutti fuori di testa.

Il mostro non ha per niente un buon odore. Odia il sapone, gli piace da matti spruzzare l’acqua dappertutto. Mangiare con lui è un vero inferno. Non solo attira l’attenzione di tutti ma può anche permettersi di far cadere per terra tutto quello che mangia. Non si può certo dire che sia intelligente. Non sa parlare e capisce meno cose del cane della nonna.

Quello che gli piace di più in assoluto, è il disordine.

STRAPPARE libri. TOGLIERE

le ruote alle automobiline di Jean.

NON METTERE MAI NIENTE

A POSTO.

Jean non si ricorda neanche più come era tranquilla la vita, prima.

Un giorno il papà legge ad alta voce la storia di una principessa e di un ranocchio trasformato in principe. Questo fa venire a Jean un’idea magnifica. Si avvicina lentamente al mostro e, invece di pizzicarlo come fa di

DESCRIZIONI DI PERSONA

solito quando nessuno lo vede, gli chiude gli occhi, dice piano: – Abracadabra… – e gli dà un bacio.

Quando riapre gli occhi, il mostro si è trasformato in un bambino di nome Cirillo. E così i due bambini cominciano a giocare insieme, anche se ogni tanto uno dei due assomiglia davvero a un mostro.

COMPRENDO

Riguardo all’arrivo del “mostro” Jean è...

Come si conclude il testo? Segna le tue risposte con una X. felice. infastidito. preoccupato. indifferente.

Jean chiede ai genitori di scambiare il “mostro” con un animale domestico. Finalmente il “mostro” cresce e Jean ci va d’accordo.

Jean smette di essere geloso del “mostro”.

Jean fa una magia che trasforma il “mostro” in un essere umano.

Hai capito chi è il “mostro”?

SCOPRO

Il testo descrive l’aspetto fisico del “mostro”. Cancella con una X le informazioni che non sono date nel testo.

Come si comporta il “mostro”? Segui l’esempio e sottolinea nel testo le frasi che descrivono il suo comportamento. odore bocca unghie mani capelli denti statura peso

Richard Graham, La mia vita col mostro, Edizioni EL

DESCRIZIONI DI PERSONA

PIPPI CALZELUNGHE

Nella casa abitava Pippi Calzelunghe. Aveva nove anni e abitava tutta sola a Villa Villacolle. Era la più curiosa bambina che mai avessero visto. I suoi capelli color carota erano stretti in due trecce, ritte in fuori; il naso pareva una patatina ed era tutto spruzzato di lentiggini. E sotto il naso si apriva una bocca decisamente grande, con due file di denti bianchissimi e forti. Il suo vestito era molto originale: Pippi se l’era cucito da sola. Veramente la sua idea sarebbe stata di farlo blu, ma poi, siccome la stoffa non le bastava, ci aveva applicato qua e là delle toppe rosse. Un paio di calze lunghe, una marrone e l’altra nera, le copriva le gambe magre. Per non parlare delle sue scarpe nere, lunghe esattamente il doppio dei piedi: gliele aveva comperate il suo papà nel Sud America, grandi così perché i piedi di Pippi potessero crescervi quanto volevano, e lei non ne aveva mai indossate altre. Ma ciò che faceva proprio sbalordire era la scimmia, che sedeva tranquillamente su una spalla della bambina sconosciuta.

Astrid Lindgren, Pippi Calzelunghe, Salani

SCOPRO

Sottolinea nel testo con i colori indicati le informazioni che descrivono Pippi Calzelunghe: l’aspetto fisico, l’abbigliamento, l’età e il carattere.

I PAPÀ DELLA BIBLIOTECA

– Quanti papà in una volta posso portare via? – chiese Joseph.

La bibliotecaria rispose: – Soltanto uno!

Joseph si addentrò nella biblioteca piena zeppa di papà, esposti su scaffali. Sui cartellini si leggeva: papà Giardinieri, papà Sportivi, papà Organizzati, papà Che Sanno Tutto, papà Generosi.

Joseph esaminò più da vicino un papà Sportivo. Indossava una tuta sportiva arancione e invece di stare immobile correva sul posto, facendo palleggiare un pallone sulla testa.

Joseph pensò che quel papà non aveva l’aria di uno che va volentieri al parco a tirare semplicemente due calci al pallone, così proseguì verso i papà Organizzati. C’era una vasta scelta: papà in grembiule, in uniforme, in vestito serio, con pennelli e martello, con valigetta e cellulare. Joseph alla fine scelse quello che aveva un sacco di cose utili che gli sbucavano dalle tasche, tipo matite colorate, pezzi di spago, batterie e rotoli di scotch. Portò il papà Organizzato dalla bibliotecaria, che timbrò il cartellino d’uscita appuntato sul petto del papà.

Dennis Whelehan, La biblioteca dei papà, Fabbri Editori

COMPRENDO

Nella biblioteca ci sono papà di tanti tipi. Quale sceglie Joseph?

SCRIVO

Nel testo sono sottolineate le descrizioni del papà sportivo e di un papà organizzato. Inventa e descrivi tu un papà sul quaderno.

agghindarmi: vestirmi in modo elaborato.

FIORDILIGI RACCONTA

Fui comprata in un negozio di cani. Lei entrò e disse: – Voglio una cagnetta costosissima e di razza purissima, di modo che tutti la trovino bella.

Così lei diventò la mia padrona. Non faceva che inondarmi di profumo. Io starnutivo tutto il giorno e pensavo: “Se sono un cane, perché non posso odorare di cane?”.

Non faceva che agghindarmi con vestitini a braccialetti, e quando pioveva mi metteva la mantellina impermeabile e gli stivaletti e un foulard in testa. Io morivo di vergogna a uscire per la strada conciata in quel modo; e pensavo: “Non sta bene che un cane vada in giro conciato così”.

Non mi lasciava mai sciolta. Neanche un minuto. E io pensavo: “Un cane ha bisogno di correre, accidenti. Questa non è vita!”.

Mi cospargeva continuamente di borotalco. Mi metteva in mostra in tutti i concorsi di bellezza. Ogni settimana veniva il parrucchiere a domicilio, e mi pettinava (eccì).

E stamattina, figurarsi, aveva detto che voleva farmi forare le orecchie per infilarci gli orecchini. Si è mai visto un cane con gli orecchini? Allora ho pensato: “Sta’ a vedere che per tutto questo tempo ho creduto di essere un cane e invece non sono un cane!”.

A questo punto ho cominciato a capire che mi stava dando di volta il cervello, e così mi sono spaventata. Quando lei ha aperto la porta per far entrare una visita, io sono fuggita. E ho corso a perdifiato fin qui.

Lygia Bojunga-Nunes, Amici per il pelo, Salani

COMPRENDO

La descrizione di Fiordiligi fa capire che la sua padrona la tratta come un oggetto. è molto attenta. è molto affezionata.

LA STORIA DI SILKA E HATA

I lupi non si avvicinavano mai alla caverna della tribù di Silka perché avevano paura del fuoco. Ma ce n’era uno più coraggioso degli altri: arrivava fin quasi all’imboccatura della grotta e si sedeva a guardare. Era un lupo grigio con una macchia bianca sulla fronte. Un giorno che Silka era uscita con gli altri a raccogliere bacche, frutta e radici, a un tratto si ritrovò sola tra gli alberi del bosco. Si guardò attorno: da dietro un cespuglio uscì un lupo grigio con una macchia bianca sulla fronte. Il grosso animale si avvicinò a Silka ma, invece di azzannarla, le leccò una mano. Poi Silka allungò una mano e lo accarezzò sulla testa: il lupo la lasciò fare.

Quando gli altri della tribù la videro arrivare in compagnia del predatore, cominciarono a urlare: – Corri, Silka, scappa!

Ma il lupo dietro di lei ringhiò e si scagliò contro una iena che, non vista, si preparava ad assalire Silka. I due animali lottarono ferocemente, poi la iena si ritirò e il lupo, ferito a un fianco e a una zampa, tornò ad accucciarsi al fianco della bambina. Il capotribù ordinò che il lupo venisse curato dallo sciamano.

Quando le ferite furono guarite, l’animale non volle più lasciare la tribù. Silka lo chiamò Hata, che voleva dire “amico degli uomini”.

Stefano Bordiglioni, Storie prima della Storia, Einaudi Ragazzi

SCOPRO

Cerca e sottolinea nel testo le informazioni sull’aspetto di Hata.

sciamano: stregone, guaritore.

UN TESORO IN SCATOLA

– Guarda, mamma, che cos’è?

La mamma si avvicinò alla sua bambina e l’aiutò a estrarre un pacchetto avvolto in una specie di plastica. Lo scartò: – Una scatola!

La scatola si aprì di colpo e gli oggetti che conteneva quasi si rovesciarono per terra. – Guarda mamma, che cosa sono queste?

C’erano alcune figurine di latta con delle automobili incise, due biglie di terracotta e tre di vetro trasparente che all’interno avevano come delle eliche rosse, blu, verdi e gialle; cinque matite colorate, una fionda di legno lavorata a coltello, un mucchietto di perline di vetro di misure diverse, due ochette piatte con il piedistallo per stare in piedi...

– Che brutta questa, mamma, è tutta sporca –disse Giulia prendendo in mano una bambolina di pezza. Era scolorita, aveva il viso di stoffa, gli occhi tondi e la bocca sorridente erano ricamati, i capelli di lana sbucavano da una cuffietta verde bosco sbiadita, con fiorellini giallo pallido e arancione e contornata di pizzo. Dello stesso colore era l’abito lungo fino ai piedi, anch’esso orlato di pizzo. Il grembiule con gli sbuffi, che una volta doveva essere stato bianco, era tutto macchiato di muffa. Ai piedi aveva un paio di scarpette con la punta tonda e la cinghietta con il bottoncino.

Gabriella Bosmin, Il pozzo

DISEGNO

Completa e colora il disegno della bambola, poi disegna gli altri oggetti descritti nel testo.

CHE COSA SONO?

Mi piace cantare, parlare, scrivere, fare il giro del mondo, persino giocare. Eppure né adulti né giovani – e neppure tanti bambini (ahimé) –riescono più a fare a meno di me.

Sono diventato un compagno di lavoro, e pure di gioco e di tempo libero. Quando le dita si spostano sul mio schermo, sono costretto a fare ciò che mi viene chiesto.

Sono intelligentissimo, ma solo se mi accendono. Da spento il mio cervello non funziona più. E ciò

è un bel guaio (ma non per me!). Se decido di prendermi un momento di pausa (altrimenti il mio cervello frigge!) si scatena una tragedia. Strilli, pianti o… parole poco gentili volano nell’aria:

– Proprio adesso ti dovevi rompere?

– Con tutti i soldi che mi sei costato sei già andato in tilt?

– E ora che faccio? I video, le foto, i messaggi! Che fine hanno fatto?

– Ahhh! Non sono riuscito a finire il mio gioco!

Questi umani non li capisco… in fondo sono solo una scatola costruita con materiali e minerali.

E lasciatemi riposare ogni tanto!

COMPRENDO

In base agli indizi nel testo, hai capito di che oggetto si tratta?

Sei d’accordo sul modo in cui viene descritto l’oggetto? Confrontati con la classe.

COMPRENDO

UNA BIBLIOTECA PARTICOLARE

Nel sud della Svizzera, c’è una biblioteca per bambini molto speciale, che viene chiamata Bibliocceria. Si tratta di una via di mezzo tra la biblioteca e la pasticceria. Negli scaffali della biblioteca ci sono libri con pagine di cioccolato, altri di marzapane, altri ancora di pasta sfoglia, tutti rilegati con chewing-gum. E ogni volume si può leggere come un libro di carta. All’interno le parole sono scritte con fili colorati di zucchero, e le illustrazioni sono dipinte con pennellate di glassa e di crema, con gelatine alla fragola, al mirtillo e altri frutti di varie tinte.

Quando hanno terminato di leggere i dolcissimi libri della Bibliocceria, i bambini li riportano al bibliotecario, che li invita a fare un riassunto delle pagine appena sfogliate. Se superano la prova, dimostrando di aver letto con interesse il volume, avranno il permesso di divorare con la bocca il libro che hanno già divorato con gli occhi. Un pasticciere coltissimo, che sta nel retro della Bibliocceria, riceve allora l’incarico di preparare un nuovo libro uguale a quello appena scomparso nella pancia di un piccolo lettore.

Ambrogio Borsani, Storie bruciate, Editrice Bibliografica

C ll l f i.

possono mangiarli.

La Bibliocceria è… un po’ biblioteca, un po’ pasticceria. I libri della Bibliocceria sono fatti… con gli ingredienti dei dolci. I bambini che riassumono i libri…

PARLO

Se nella tua città esistesse una Bibliocceria, quale libro ti piacerebbe leggere e poi divorare?

IL RUSCELLO

Il ruscello scorre tra il bosco discontinuo che copre le ripide pareti della collina. Qui e là i rami dei grandi alberi annosi attraversano il corso d’acqua da riva a riva: aceri, faggi, castagni e frassini.

Altrove, in radure più aperte, dominano alberi più piccoli frammisti alla macchia grigio-verde dei salici a cespuglio non più alti di due metri.

Subito dopo il suono del ruscello, amo l’odore delle erbe del bosco lungo le rive: odore umido, di foglie morte, terra umida e erba, felci, licheni e muschio.

Se c’è una famiglia di piante che più delle altre hanno contribuito a creare questo pianeta queste sono le felci. Basta la parola a evocare ombra, umidità, frescura, tutto ciò che un deserto non ha. C’è una notevole quantità di felci in questo posto.

Richard Adams, Il giorno e la notte, Emme Edizioni

COMPRENDO LE PAROLE

Le descrizioni possono contenere parole specifiche per far capire esattamente ciò che si vuole esprimere. Colora nello stesso modo ogni parola e la sua spiegazione.

bosco discontinuo spazi di prati aperti tra zone di bosco radure alberi che hanno molti anni evocare mescolati alberi annosi formato da più zone di alberi non vicine tra loro frammisti sensazione di fresco frescura far ricordare

VITA DA SCOIATTOLO

Lo scoiattolo affamato lascia il suo nido invernale nel bosco per andare a cercare qualcosa da mangiare. Trova una pigna nella neve, ma i pochi pinoli che ci sono dentro non bastano a saziarlo.

Dov’è finito il ceppo cavo in cui durante l’autunno aveva nascosto noci e ghiande? Ora è tutto coperto dalla neve.

Arriva all’abete su cui in primavera si era costruito un nido a forma di palla, fatto di ramoscelli, erba e piume. Ci sono nati i suoi tre piccoli. E là, su quella betulla, un giorno ha trovato un nido pieno di gustose uova.

Anche il giardino in cui durante l’autunno aveva raccolto le castagne è coperto di neve.

Sempre più affamato… eccolo là, il ceppo cavo! Avanza a fatica tra la neve per raggiungere la sua riserva di provviste. Finalmente potrà far tacere lo stomaco!

Quando è sazio, lo scoiattolo fa ritorno nel suo nido e riprende a dormire.

COMPRENDO

Perché lo scoiattolo lascia la sua tana invernale?

Perché è quasi primavera.

Perché non ha più sonno.

Perché è affamato.

Come trova il bosco attorno a sé?

Diverso da prima perché è tutto coperto di neve. Uguale a prima.

Diverso da prima perché è tutto coperto di foglie.

Come si conclude il testo?

Lo scoiattolo torna a dormire con la pancia vuota.

Lo scoiattolo si costruisce una nuova tana.

Lo scoiattolo sazio torna a dormire.

SCOPRO

S X le informazioni sullo scoiattolo che trovi nel testo.

età che aspetto ha come si comporta di che cosa si nutre com’è fatto il suo nido con chi vive nel nido stagione dove nasconde le sue provviste

Susanne Riha, Arrivederci a primavera, Editrice Piccoli

Educazione civica

SPORT PER TUTTE E TUTTI

A. Skinner - M. Long, Sportopedia. Una guida illustrata al mondo dello sport, Emme Edizioni

Ascolta la storia con attenzione.

COMPRENDO

Il brano che hai appena ascoltato parla di Olimpiadi.

come si gioca nel mondo. Olimpiadi e Paralimpiadi.

Ecco alcune capitali nel mondo in cui si sono svolti i Giochi olimpici.

Segna con una X solo quelle citate nell’ascolto.

Nel 1948, un medico organizza per la prima volta una gara per ex soldati. Che tipo di gara è?

Tiro con l’arco.

Cerchia il completamento corretto.

Tiro alla fune.

Le prime Paralimpiadi si svolgono nel 1960 a Roma / Parigi. Da allora si tengono nelle stesse città che ospitano le Olimpiadi. La parola “Paralimpiadi” significa “Olimpiadi parallele” / “parate”.

Partecipano atleti e atlete / solo atlete con disturbi della vista, del movimento o altro. Alcuni hanno protesi speciali e sono soprannominati “Blade Runner”/ paralimpici.

Traguardo per lo sviluppo delle competenze n. 1, 3, 4

Barcellona Roma Londra Parigi
Mosca Tokyo Seul
Atene

6 APRILE

L t ò

u i l !

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLO SPORT PER LO SVILUPPO E LA PACE

Il 6 aprile è la Giornata internazionale dello sport, proclamata nello stesso giorno in cui nel 1896 si dà inizio ai primi Giochi Olimpici

Moderni ad Atene

Le Paralimpiadi nascono invece nel 1948 quando degli atleti in sedia a rotelle si sfidarono nel tiro con l’arco.

GIOCHIAMO INSIEME

Hai mai pensato a come possano giocare a basket gli atleti e le atlete alle Paralimpiadi? O a pallavolo oppure correre? In classe, con l’aiuto dell’insegnante, pensate a come si potrebbero cambiare alcuni giochi per renderli adatti a chi non vede o non ha l’uso delle gambe.

Ecco alcune idee:

• Preparate un percorso a slalom e gareggiate a coppie. L’insegnante lega con una sciarpa le gambe della coppia e, per raggiungere il traguardo, bisognerà camminare fianco a fianco con lo stesso passo.

• Sperimentate una partita a basket da seduti, coinvolgendo anche compagne e compagni che usano la sedia a rotelle.

• Attaccate un sonaglio a una palla di gommapiuma ed esercitatevi ad ascoltarne il suono, per capire quando si avvicina o si allontana. Poi, bendatevi e provate a riconoscere la posizione della palla e delle altre persone.

I TESTI POETICI

Poesie e filastrocche sono…

parole che imitano suoni e rumori

parole che raccontano esperienze e pensieri

parole che giocano e fanno divertire ninne nanne, conte, scioglilingua

parole che hanno un ritmo, lento o veloce

parole che esprimono sensazioni ed emozioni

Nelle poesie e nelle filastrocche trovi un uso delle parole molto particolare, perché ne bastano poche per esprimere molti pensieri, sensazioni e situazioni.

F COME

FILASTROCCHE

La filastrocca, poesia bambina, è un po’ capricciosa, vuole la rima; ma se l’assecondi e l’accontenti puoi aver risultati assai divertenti: sono ninne nanne, canzoni, stornelli, giochi di versi, indovinelli… Svelti da leggere e da recitare, sul loro ritmo puoi perfino ballare. La filastrocca, bambina poesia, ti strappa un sorriso, ti fa compagnia.

Leda Luise, Alfabeto in biblioteca, ill. M. Cirillo, Fondazione Achille Marazza

AUDIO E CONTENUTI DIGITALI

RICETTA PER FARE

LA POESIA

Prendete una Parola, prendetene due Fatele cuocere come se fossero uova e scaldatele a fuoco lento Versate la salsa enigmatica Spolverate con qualche stella Mettete pepe e fatele andare a vela.

Raymond Queneau in Donatella Bisutti, L’albero delle parole, Mondadori

Ricordi titoli o parole di filastrocche o poesie che conosci? Scrivili qui. SCRIVO

COM’È FATTA UNA POESIA

TUTTI A SCUOLA

C’è chi va in bicicletta

chi va in moto, perché ha fretta, chi con l’auto del papà, chi attraversa la città con un vecchio motorino a cavallo del sellino, chi col bus, in compagnia degli amici: che allegria!

C’è persino un tipo pazzo che ci va con il suo razzo Chi ci va in aeroplano e chi a piedi, piano piano.

Maria Vago, 101 filastrocche per 4 stagioni, Larus

Nelle filastrocche e nelle poesie ogni riga di testo si chiama verso.

Le poesie e le filastrocche possono essere divise in parti formate da un gruppo di versi chiamato strofa.

Con una sottana verde il Basilico va al ballo e si diverte.

Nico Orengo, Canzonette, Einaudi Ragazzi

Quando le ultime parole di due versi vicini hanno la stessa coda (cioè finiscono allo stesso modo), formano una rima.

Tante poesie e filastrocche sono formate solo da versi continui h strofe o neppure rime.

Esistono più tipi di rime e tutte danno un ritmo diverso alle filastrocche e alle poesie.

IN ACQUA!

Onda alta onda mossa

Fifa verde fifa rossa

Fifa nera fifa scura

Onda tuffo, che paura!

Fifa grigia fifa gialla

rima

baciata

Tocco il fondo torno a galla.

Fifa azzurra fifa blu

E la fifa non c’è più.

Chiara Carminati, Poesie per aria, Topipittori

GNOMO AL RAGÙ

Signor cameriere, sei molto distratto! Su, vieni a vedere che c’è nel mio piatto. Avevo ordinato gli gnocchi, ma tu invece hai portato uno gnomo al ragù.

rima alternata

Ciao, mamma: però non ciao che poi non torni, per ore intere, o giorni non questo ciao, no. […]

Ciao, mamma che verrai a prendermi più tardi, e mi baci e mi guardi, E non mi lasci mai.

Roberto Piumini, Cento ciao, Einaudi Ragazzi

rima incrociata

Antonella Ossorio, Fate, gnomi & compagnia, Emme Edizioni

Le conte e le ninne nanne sono speciali filastrocche molto antiche.

Le conte si usano per iniziare un gioco di gruppo o a squadre.

Le ninne nanne si usano per far addormentare bambini e bambine.

CONTA E CANTA

AMBARABÀ CICCÌ COCCÒ

Ambarabà ciccì coccò tre civette sul comò che facevano timore alla figlia del dottore il dottore si ammalò Ambarabà ciccì coccò.

NINNA NANNA NINNA OH

Ninna nanna, ninna oh

Questo bimbo a chi lo do?

Ninna nanna, ninna oh

Questo bimbo a chi lo do?

Se lo do alla Befana

Me lo tiene una settimana

Se lo do al bove nero

Me lo tiene un anno intero

Se lo do al lupo bianco

Me lo tiene tanto tanto

Ninna nanna, ninna oh

Questo bimbo a chi lo do?

Chiedi ai tuoi famigliari se conoscono qualche conta o ninna nanna Scrivila sul quaderno oppure registrala, e falla ascoltare in classe. SCOPRO

In alcune poesie, le lettere ripetute o le parole imitano suoni e rumori della realtà oppure li inventano per divertire. Le parole che imitano i suoni si chiamano onomatopee

SUONI POETICI

IMPRESE ECCEZIONALI

DEL CAMPANELLO MUSICISTA

Campanello musicista suona tre volte sei quindici risuona fa le prove arpeggi corone

scale mezzitoni.

DRIIIIN, DRIIIIIN!

DRIIIIIIIIN! DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIN!

Troppe I, poche N!

Riprova: DRIIINNNNNNNNNNNNNNNN NNNNNNNNN! Il talento ha bisogno di un esercizio continuo e attento. Ogni volta, la padrona di casa apre la porta, ma non c’è mai nessuno. Che tormento!

Pietro Formentini, Poesiafumetto oplà!, Nuove Edizioni Romane

SCOPRO

Leggi la poesia e colora di giallo le parole che imitano i suoni della realtà.

LEGGO

Rileggi la poesia seguendo la grandezza delle lettere in ogni verso: leggi le parole più piccole quasi sottovoce e grida le parole più grandi e quelle in grassetto.

Tante poesie non hanno rime oppure contengono alcune rime che non seguono uno schema regolare. Si chiamano versi liberi o versi sciolti.

POESIE IN LIBERTÀ

LA SPOLVERATRICE

DI TYRANNOSAURUS REX

Entro al paleontologico

alle otto del mattino, mi cambio in tutta fretta e prendo il mio piumino. Spalanco le finestre e vado a salutare il mio amico T-rex che non si vuol svegliare.

Gli spolvero le vertebre giù giù fino alla coda e intanto gli racconto che cosa va di moda.

Gli lucido anche i denti, pulisco ogni ossicino, spero che non si offenda se lo chiamo nonnino.

Anna Sarfatti, Quante tante donne, Mondadori

COMPRENDO

paleontologico: museo che raccoglie fossili di animali e piante preistoriche.

PARLO

Ti piacerebbe lavorare in un museo paleontologico? Perché? Racconta.

Di quale personaggio racconta la poesia? Il personaggio sembra quasi affezionato al tirannosauro. Sottolinea i versi da cui si capisce.

Di una macchina che pulisce un museo. Di un uomo che fa le pulizie dei fossili. Di una donna che pulisce lo scheletro di un tirannosauro.

FIABE IN VERSI

CAPPUCCETTO ROSSO

Passeggio in mezzo al bosco senza fretta da solo, senza dare confidenza; a un tratto c’è qualcuno che fischietta: mi fermo ad osservare con prudenza. È una bambina con un cesto in mano ed una bella giacchettina addosso, sorride e si avvicina piano piano, poi dice: SONO CAPPUCCETTO ROSSO. Sapete com’è andata la faccenda... io che volevo solo far merenda!

Marconi, Poesie del camminare, Lapis Edizioni

SCOPRO

COMPRENDO

Cerchia le rime nella poesia. Chi racconta la poesia? Come descriveresti la poesia? Cappuccetto Rosso. Il lupo. La nonna. Realistica. Spiritosa. Lamentosa.

POESIE PER UN MONDO MIGLIORE

Se fossi cane farei pace con il gatto

Se fossi gatto farei pace col topo

Se fossi leone farei pace con la gazzella

Se fossi lupo farei pace con l’agnello

Se fossi fuoco farei pace con l’acqua

Se fossi carta farei pace con le forbici

Se fossi me farei pace eccome

Farei pace certo farei pace anch’io

Ma perché solo a me tocca far pace con chi è come me?

Non vale

Giusi Quarenghi, E sulle case il cielo, Topipittori

COMPRENDO

IL DISORDINE

Veleni nell’aria, città spazzature

Sacchetti nei fiumi, bottiglie nel mare

Da piccoli ai grandi non hanno insegnato

A mettere a posto dopo aver giocato

Bruno Tognolini, Rime quartine, Gallucci

PARLO

Che cos’è il disordine di cui parla la seconda poesia? Chi può fare qualcosa per rimettere in ordine la Terra? Confrontati in classe.

Scrivi un titolo per la prima poesia e completa il testo con le seguenti parole.

l pace i ifl tt chiunque

La poesia vuole far sull’importanza di fare con . Alla fine la poetessa dice anche che la pace davvero solo se tutti si allo stesso modo.

LA RABBIA

La rabbia è una bestiona che mi esce dalla mente

La rabbia non ragiona, non ci vede e non ci sente

Fa fuoco nelle vene, è rossa, è grassa

Quando vuole mi viene, quando voglio mi passa

Bruno Tognolini, Rime quartine, ©2021 Carlo Gallucci editore srl - Roma

GRRR!

Tu fai tanto il grrradasso perché sei alto e grrrosso, un bullo grrrezzo e stupido che grrrida a più non posso. È vero, sono grrracile, magro come un grrrissino però divento un grrrizzly se salgo sul grrradino! Sei solamente un grrrullo e non vali un grrran che, te lo dico sul grrrugno: GRRR! Sono meglio di te!

Janna Carioli, I sentimenti dei bambini, Mondadori

SCOPRO

Colora le rime nelle due poesie

COMPRENDO

Nella poesia GRRR! si parla di… un orso. un bullo.

PARLO

Ti capita di provare l’emozione della rabbia? In quali situazioni? Racconta.

Che colore daresti tu alla rabbia?

LEGGO

Divertiti a leggere la poesia GRRR! ad alta voce!

ANIMALI IN RIMA

FILASTROCCA DEL CANE

Corre veloce il mio cane contento

La bocca aperta morsica il vento

Le zampe zompano, la pancia bassa

Parte e ritorna, passa ripassa

Segue quei sogni invisibili e strani

Quelli che vedono soltanto i cani

Bruno Tognolini, Le filastrocche della Melevisione, Gallucci

COMPRENDO

Secondo il poeta, che cosa insegue il cane nella prima poesia?

Un altro animale.

Un osso lanciato dal padrone.

LA RANA

Un salto di qua un salto di là la senti la sera la senti d’estate e che serenate e che primavera è tutto un cra-cra!

Poi trova uno stagno e - pluff - si fa un bagno si scorda l’estate e il caldo che fa.

Pierluigi Cappello, Ogni goccia balla il tango, BUR

Nella seconda poesia, la rana…

I suoi sogni invisibili. non si sente mai la sera. salta nello stagno per rinfrescarsi. è l’unico animale che si sente in estate.

POETI…AMO

SCRIVO

Con un compagno o una compagna, completa queste brevi filastrocche.

Usate le parole sotto per inventare dei versi in rima, come negli esempi.

l t li i f lli f ll tt d l tt piatto it tt cagnone i b ti lampadina

La filastrocca si è svegliata

E a scuola l’ho portata.

Al mercato di Milano

Su e giù per il camino ho incontrato uno slittino.

La collana della zia

Ho trovato sotto il letto

Il mio micio tutto matto

Su nel cielo l’aquilone

Con la bici su in collina

POESIE AD ALTA VOCE

RINOCERONTE

Bruca il reo rinoceronte

l’erba fresca e sbarba il prato

porta un corno sulla fronte

sembra proprio un carro armato.

SS come Silenzio, Sabbia, Seta, Stoppa, Stazione e Storia Segreta, Salvadanaio, Stelle, Simpatia, Stato, Stampella, Salomone e Stia, Sincerità, Silenzio, Sole, Sale, come starsene Soli, Sì, Stivale, due S, con due O, dallo al cagnone, fra una A e una O è un campione, tre S, con A e O, lo puoi tirare, e se aggiungi una P, ti fa spanciare, con in mezzo una O, chiede soccorso, tre, tutte in fila, chiudono il discorso.

Roberto Piumini, Labici, Artebambini

LEGGO

Queste due filastrocche sembrano quasi degli scioglilingua e sono molto divertenti da leggere! Nella prima filastrocca le lettere R sono state colorate. Quando le pronunci, insisti con la voce sul suono per aumentare l’effetto giocoso. La seconda filastrocca ti suggerisce la lettera da pronunciare con più forza già nel titolo.

COMPRENDO

Hai notato che gli ultimi versi della seconda filastrocca contengono degli indovinelli? La soluzione del primo è OSSO. Invita il pubblico che ti ascolta a risolvere gli altri!

Nicoletta Codignola, Alfabetrocca, Fatatrac

C’ERA UNA VOLTA UN RE…

«C’era una volta un re…»

«Che bevve del caffè?»

«No, caro. Quel sovrano…»

«Nuotava in un pantano?»

«Che dici! Niente affatto!»

«Tirava i baffi al gatto?»

«Che c’entra il gatto adesso?»

«Pescava pesce lesso?»

«Dicevo che quel re…»

«Mangiava dei bignè?»

«Io questo non l’ho detto!»

«Ballava il minuetto?»

«Se non la pianti, giuro…»

«Brindava col canguro?»

«Quel re, stavo dicendo…»

«Cuciva un bel rammendo?»

«Paolino, non hai sonno?»

«Racconta ancora, nonno!»

Antonella Ossorio, Fate, gnomi & compagnia, Emme Edizioni

LEGGO

Questa poesia ha due voci: leggi con un compagno o una compagna, oppure usa due voci differenti.

Sono le battute del nonno, che parla normalmente. Leggi invece i versi in grassetto con il tono di chi sta perdendo la pazienza.

Sono le battute del nipote, un po’ birichino. Parla in modo affrettato, impaziente, interrompe di continuo il nonno.

IL PRATO

Ho visto un prato verde verde verde, coperto d’erba verde verde verde, nel prato c’era un albero verde verde verde, sull’albero c’era un nido verde verde verde, e nel nido un uccellino verde verde verde aveva fatto un uovo bianco bianco bianco.

Gianni Rodari, Filastrocche per tutto l’anno, Editori Riuniti

S i i l i: leggi le parole velocemente alza un poco la voce e scandisci bene le parole

PARLO

LA SCUOLA PER NOI

Questa è una poesia scritta da Gianni Rodari, un famosissimo scrittore per ragazzi vissuto tra il 1920 e il 1980.

UNA SCUOLA GRANDE COME IL MONDO

C’è una scuola grande come il mondo. Ci insegnano maestri professori, avvocati, muratori, televisori, giornali, cartelli stradali, il sole, i temporali, le stelle.

Ci sono lezioni facili e lezioni difficili, brutte, belle e così così.

Ci si impara a parlare, a giocare, a dormire, a svegliarsi, a voler bene perfino ad arrabbiarsi.

Ci sono esami tutti i momenti, ma non ci sono ripetenti: nessuno può fermarsi a dieci anni, a quindici, a venti, e riposare un pochino.

Di imparare non si finisce mai, e quel che non si sa è sempre più importante di quel che si sa già.

Questa scuola è il mondo intero. Quanto è grosso: apri gli occhi e anche tu sarai promosso.

Carla Poesio (a cura di), Fiabe da tutto il mondo, Giunti Kids

Questa è una poesia scritta da un gruppo di bambine e bambini e racconta il loro punto di vista sulla scuola.

LA SCUOLA DEL FUTURO

Nella scuola del futuro ci sarà il maestro Arturo che, con la sua mente potente, sarà molto intelligente. Indosserà vestiti d’acciaio che metterà da settembre a gennaio. Andrò a scuola con lo scooter e al posto del libro avrò un computer, le maestre robotiche ci saranno e pochi compiti ci daranno. Le pareti saranno a specchi e gli scolari non diventeranno mai vecchi; lo zaino mai più ci sarà tutto a scuola si troverà.

Poi ci sarà una lavagna digitale divertente con una lieve risata accogliente. Avremo una penna di tanti colori che non ci farà fare mai errori.

Ciao! Ciao! La scuola del futuro sarà proprio così? Ma per ora rimango qui!

Riccardo Bonato, Jenny Braga, Eva Tiengo, Mattia Toffanello in Senti senti che scuola!, a cura di Paola Brodoloni, Mondadori

PARLO

Con un compagno o una compagna parlate delle cose che vi hanno colpito di più in questi due testi. Sottolineatele e confrontatevi con il resto della vostra classe.

Infine, tutti insieme realizzate un cartellone o una slide alla lavagna digitale in cui spiegate come vi piacerebbe fosse la scuola oggi e nel futuro… magari usando qualche rima!

GATTI & GATTI

In queste pagine trovi alcune poesie dedicate ai gatti, piccoli morbidi amici che ci tengono compagnia e di cui dobbiamo prenderci cura. Poeti e poetesse li hanno osservati e descritti in molti modi. Leggi attentamente le poesie, poi scegli quella che ti piace di più e prova a recitarla dopo averla imparata a memoria.

IL GATTO SI ACCOCCOLA

Stanco di far la trottola il mio gatto si accoccola, si raccoglie, si arrotola, si unisce, si aggomitola, si chiude e s’appallottola in una palla piccola, si stringe in una coccola. Roberto Piumini, Tutta una scivolanda, Einaudi

LA GATTA

Io risveglio lei divano.

Io di corsa lei divano.

Io lavoro lei divano.

Io di turno lei divano.

Io sparecchio lei divano.

Io distrutta lei divano.

Io la invidio Invano.

Chiara Carminati, {Viaggia verso}Poesie nelle tasche dei jeans, Bompiani

DAL QUADERNO DI ARITMETICA

DEL GATTO PASTROCCHIO

Un gatto più un gatto fa due gatti un gatto meno un gatto fa un gatto andato via speriamo che torni presto che non si perda che non si faccia male che per strada stia attento a attraversare che trovi sui tetti la strada per tornare che torni a casa prima di sera con la sua bella coda dritta come una coda disegnata

Sei quasi commovente quando mi segui per niente quando ti sposti di stanza solo perché io mi sposto di stanza devi allora da capo cercare nuovo luogo e modo di fare ciambella una nuova posizione

è questo il tuo discreto modo di dare dedizione.

Vivian Lamarque, Poesie per un gatto, Mondadori 2007

Giovanni Raboni, Un gatto più un gatto, Mondadori

TRA GLI ALBERI

Queste pagine sono dedicate agli alberi, giganti silenziosi, preziosi per la nostra vita: ci regalano aria pulita per respirare, ombra fresca quando fa caldo e sono la casa accogliente di tanti animali.

Per questo vanno trattati con cura e rispetto. Leggi le poesie, poi scegli quella che preferisci e imparala a memoria!

FILASTROCCA DEGLI ALBERI

Nel bosco c’è una quercia: mi assomiglia

Questo non deve fare meraviglia

Nel bosco c’è un ciliegio, che è mio zio

L’altezza è un’altra, ma lo sguardo è il mio

Non è del tutto vero ciò che dici

Che gli alberi son tutti nostri amici

Se stai nel bosco a lungo, poi lo senti

Sono molto di più, sono parenti

Bruno Tognolini, Rima rimani, Salani

FILASTROCCA DELL’ALBERO

Albero abbraccio respiro del mondo

Strade radici che arrivano in fondo

Chissà da dove arriva il tuo suono

Suono che parla di un cuore buono

Chissà da dove arriva il tuo canto

Canto di foglie, che vibra di incanto

Mentre ti ascolto, ti parlo e ti penso

E il mio discorso diventa denso:

Tieniti stretto a questa terra

Cresci più libero che in una serra

Afferra il cielo, portalo a noi

Tendi i tuoi sogni più in alto che puoi

E se qualcuno ti vuole strappare

Tu vienimi a chiamare.

Sabrina Giarratana, Amica terra, Fatatrac

ALBERO

l’esplosione lentissima di un seme

QUANDO SI ANNUNCIA PRIMAVERA

Ancora non se n’è andato l’inverno, e il melo appare trasformato d’improvviso in cascata di stelle odorose.

Neruda, Poesie d’amore, Guanda

IL CAMPO DI ULIVI

Il campo di ulivi si apre e si chiude come un ventaglio.

Federico Garcia Lorca, Tutte le poesie, Garzanti

Bruno Munari, Verbale scritto, Corraini edizioni
Pablo

C’ERA UNA VOLTA

C’era una volta la bella addormentata, ma con il bacio del principe si è subito svegliata.

E c’era Cenerentola che passava la cera, ma ora è diventata una principessa vera.

C’era Biancaneve e c’erano sette nani ora son diventati otto signori anziani.

C’era Cappuccetto che andò nel bosco cupo ora non ci va più e non incontra il lupo.

C’era Alì Babà con quaranta ladroni ora son quarantuno amici onesti e buoni.

C’era una volta Pinocchio, il burattino, pare sia diventato un ottimo bambino.

C’erano una volta tante buone fate. Qualcuno mi sa dire dove sono andate?

Leda Luise, L’ortografia giocando, Michael Edizioni

SCOPRO

Leggi la poesia e osserva le parti cerchiate, poi colora solo i cartellini con le definizioni corrette.

Colora tutte le rime della poesia.

strofa

strofa rima rima verso verso

strofa rima verso

COME MI CHIAMO?

Cucciolo, dai, metti su la giacchina, gioia, sistemati bene il colletto; fatti vedere un pochino, stellina, guarda che bello il mio bravo angioletto.

Corri, pulcino, la scuola ti aspetta, forza, tesoro, un po’ più di energia; svelto, campione, cammina più in fretta, faremo tardi, sennò, vita mia.

Cosa ti prende, creatura, che c’è?

POSSO SAPERE IL MIO NOME QUAL È?

SCOPRO

Carlo Marconi, Poesie del camminare, Lapis Edizioni catenella cuore volante

Leggi la poesia e cerchia un verso, una strofa e una rima con i colori giusti.

Colora tutte le rime della poesia

COME MI CHIAMO?, poi scrivi nei cartellini accanto al testo se sono rime baciate, alternate o incrociate.

Scrivi un’altra parola che faccia rima con le parole date.

mangiata

birichino

girotondo

Educazione civica

MARIA E LE API

Polly Larsson, Storie per i piccoli salvatori della Terra, Independently Published

Ascolta la storia con attenzione.

COMPRENDO

La mamma di Maria aiuta l’ape…

Maria pensa che Viola sia un po’ come le api, perché Viola… mettendola all’ombra. costruendo un abbeveratoio. guardare un documentario. piantare semi di fiori.

Per aiutare le api, Maria propone a Viola di…

è solo timida, non cattiva. si veste a righe marroni e nere.

SCOPRO

Metti in ordine la storia con i numeri da 1 a 4

Maria e la sua amica Viola piantano insieme dei semi di fiori.

Maria trova davanti alla porta di casa un’ape sfinita e la raccoglie.

La mamma dice a Maria: – Seminate dei fiori, per salvare altre api.

La mamma e Maria posano l’ape vicino a dei fiori e all’acqua.

Traguardo per lo sviluppo delle competenze n. 5

Le api sono preziose, dobbiamo p t l !

20 MAGGIO GIORNATA MONDIALE DELLE API

Il 20 maggio si celebra la Giornata mondiale delle api, per ricordare che le api sono in pericolo, che il pianeta ha bisogno di loro e loro del nostro aiuto. Sai che le api sono fondamentali per impollinare i fiori e favorire le coltivazioni? Senza di loro molte piante rischierebbero di sparire per sempre.

UN GIARDINO PER LE API

Con l’aiuto dell’insegnante, preparate a scuola un “giardino per le api”, per far trovare loro uno spazio fiorito anche lontano dai parchi.

Occorrente piantine (di rosmarino, lavanda, margherite) l h t innaffiatoio con l’acqua i t i un sottovaso o una ciotola

Procedimento

Con l’aiuto dell’insegnante, sistemate le piante nei vasi. Trovate uno spazio dove abbiano sole a sufficienza e dove possano essere raggiunte dalle api (nel cortile della scuola, su un balcone, sul davanzale della classe). Vicino ai vasi, ponete anche una ciotola con acqua, sassi e pietre: le api si poseranno sui sassi per sorseggiare l’acqua. Il vostro giardino delle api è pronto!

I TESTI REGOLATIVI

L’UOVO FUNGHETTO

INGREDIENTI

• d i i

• uova sode

• maionese

1 Tagliare la base di un uovo sodo.

2 Tagliare a metà un pomodoro tondo.

3 Svuotare dai semi la metà del pomodoro e metterla sull’uovo in modo da fare un fungo.

4 Fare dei puntini con la maionese sul mezzo pomodoro: ecco il fungo!

SCOPRO

Che cosa ti insegna a fare il testo?

Quali ingredienti servono?

Come ti sembra il procedimento?

Facile Difficile

Le immagini sono state utili per capire il procedimento?

Sì No

AUDIO

Gli ingredienti

Nei testi regolativi trovi le istruzioni per realizzare una ricetta, costruire un oggetto, imparare un gioco, seguire delle regole di comportamento.

La struttura dei testi regolativi spiega:

• l’occorrente per fare un lavoro (gli ingredienti di una ricetta, le cose necessarie per un gioco…);

• le varie fasi da seguire per completarlo.

Questo tipo di testi è formato da:

• regole, spesso espresse come elenco. Si chiamano anche istruzioni, procedimento, o semplicemente come si fa, come si gioca...;

• fotografie o disegni, utili a chiarire la spiegazione.

Tipologie di testi regolativi:

• ricette: per spiegare come si cucina e si prepara un cibo;

• istruzioni: per la creazione, il montaggio e l’uso di oggetti, giochi…;

• regole del gioco: per giochi da tavolo o di movimento;

• regolamenti: per il comportamento da tenere (in biblioteca, in bici…).

SCOPRO

Sottolinea nel testo gli elementi del testo regolativo: usa il verde per l’occorrente, il rosso per le fasi e cerchia di arancione le immagini che chiariscono il procedimento.

Indica la tipologia adatta per il testo regolativo che hai appena letto.

Si tratta di una .

LABORATORIO DI FARFALLE

Realizzate un giardino ideale per la vostra classe con delle farfalle di carta. Potete utilizzare ritagli di carta colorata oppure personalizzare la carta con gli acquerelli.

OCCORRENTE

• fogli di carta quadrata, colorati o da colorare

• scovolini di ciniglia

2 Piega a fisarmonica il primo triangolo, poi fai lo stesso con l’altro.

PROCEDIMENTO

1 Piega il foglio a metà lungo una diagonale, per ottenere un triangolo.

4 Quando entrambi

i fogli sono piegati a fisarmonica, uniscili al centro con uno scovolino, piegando poi le estremità per formare le antenne della farfalla.

3 Procedi nello stesso modo con un altro foglio di carta.

5 Ora allarga un po’ le pieghe e vedrai aprirsi le ali della tua bellissima farfalla!

CORSA E RINCORSA

Giocatori: quanti si vuole.

Materiale di gioco: oggetti di piccole dimensioni.

Obiettivo: divertirsi e vincere cercando di non andare mai “sotto”.

REGOLE DEL GIOCO

1 Si sorteggia il primo giocatore che va “sotto”. Il giocatore sorteggiato si carica di una serie di piccoli oggetti: un fazzoletto, una matita, una gomma… Il numero degli oggetti deve essere pari al numero dei partecipanti meno due.

2 Al “Via!”, il giocatore con gli oggetti comincia a correre. Dopo pochi secondi gli altri lo rincorrono cercando di acchiapparlo.

3 Chi riesce a toccare il giocatore con gli oggetti se ne fa dare uno.

4 L’ultimo non troverà nessun oggetto per sé, perché gli oggetti sono quanti i giocatori meno due, cioè meno il giocatore che scappa e meno quello che lo acchiappa. L’ultimo giocatore diventa a sua volta “preda”, si carica del numero di oggetti previsto, e si ricomincia.

Pietro Gorini, 365 giochi per tutto l’anno, Mondadori

Ti piace questo gioco? Quali altri giochi di movimento conosci?

PARLO

LA MACCHINA EOLICA

età consigliata: dagli 8 anni

livello di difficoltà:

Che cosa ti occorre

Una macchinina eolica è una macchina che funziona con il vento o con l’aria (cioè soffiando).

• un pezzo di cartone

• 4 tappi di plastica (come quelli del latte in brick)

• 1 bicchiere di carta

• colla vinilica

• cannucce

Come si realizza

• stecchini di legno

• plastilina • nastro adesivo

1 Taglia due cannucce un po’ più lunghe rispetto alla larghezza del pezzo di cartone.

2 Con il nastro adesivo, fissa le cannucce sul retro del cartone.

3 Servendoti della colla, attacca il bicchiere al cartone, sul lato opposto rispetto a quello delle cannucce.

4 Riempi di plastilina i tappi; poi infila uno stecchino di legno in due tappi.

5 Inserisci uno stecchino in una cannuccia, poi infila la punta sporgente dello stecchino in un altro tappo, dall’altro lato della macchinina.

6 Ripeti l’operazione con l’altro stecchino.

7 Puoi decorare la macchinina usando i materiali che preferisci: bottoni, pezzi di carta, ecc.

Come si gioca

1 Con un gessetto, disegna per terra un circuito completo delle linee di partenza e arrivo.

2 Si posizionano tutte le macchinine sulla linea di partenza e, al segnale, i giocatori cominciano a soffiare dentro i bicchieri per far avanzare i propri veicoli. Vince chi arriverà per primo al traguardo.

O. Ripoll - F. Martín, Il crea giochi, Edizioni Del Borgo

SCRIVO

Completa il testo con le seguenti parole:

macchinina eolica • regolativo • istruzioni • regole del gioco

La prima parte di questo testo dà le per costruire una , la seconda parte spiega le .............................................................................. per fare una gara tra 2 o più giocatori.

LA VALIGIA DELLE VACANZE

D’estate si va in vacanza. E in vacanza si va con la valigia.

D’accordo, ma cosa mettiamo nella valigia?

Tanto per cominciare ci mettiamo:

• una bella manciata di conchiglie da trovare (se andiamo al mare);

• un’altra bella manciata di sassi da collezionare (se andiamo i );

• almeno cinque o sei amici da conoscere;

• un bel po’ di risate da fare (più ne portate, meglio è);

• circa una decina di gelati da mangiare (ma anche di più se siete l i);

• non dimentichiamoci una grande avventura da vivere (mettiamone due, giusto per stare tranquilli);

• un paio di città da esplorare;

• e mettiamoci per sicurezza anche una buca da scavare, che fa comodo;

• e se proprio non vogliamo farci mancare niente, mettiamoci anche un tesoro da scovare (magari una biglia luccicante).

Direi che c’è tutto, non manca niente.

Allora possiamo chiudere la valigia, salutare chi resta a casa e… Buon viaggio!

G Campello, A Marchetti, È estate! Una storia al giorno, Edizioni EL

SCOPRO

Che tipo di testo regolativo è?

Segna con una X.

Le informazioni vengono date attraverso…

ricetta istruzioni regolamento un elenco. delle immagini. un racconto.

COMPRENDO

Q l è l’occorrente da mettere in questa strana valigia per le vacanze?

Sottolinea nel testo in verde, poi cancella gli intrusi tra i seguenti elementi:

macchina fotografica

cartoline scarponi gelati

biglia luccicante 5 o 6 amici buca da scavare calzettoni

Segna con una X sì per gli elementi che puoi mettere in valigia e no per gli elementi che non puoi mettere.

• un bel po’ di risate sì no

• una biglia sì no

• 5 o 6 amici sì no

• sassi sì no

• un paio di città sì no

• conchiglie sì no

quasi facile

I TESTI INFORMATIVI

CONOSCIAMO I DINOSAURI

I dinosauri apparvero sulla Terra circa 250 milioni di anni fa.

Alcuni erano enormi, col collo lunghissimo, tanto da superare, in altezza, tre giraffe una sopra l’altra (anche se le giraffe ancora non esistevano).

temibile Tirannosauro.

Lo Spinosauro, carnivoro.

I dinosauri non vissero tutti nello stesso periodo. In 165 milioni di anni alcuni si estinsero e altri apparvero al loro posto.

Ogni Era, però, fu caratterizzata dalla lotta fra erbivori e carnivori. Il Tirannosauro, lo Spinosauro e il Velociraptor furono i carnivori più temibili.

Il Tirannosauro era forse il più feroce. Aveva denti affilatissimi e, in corsa, poteva raggiungere i 40 chilometri all’ora.

La maggior parte dei dinosauri si nutriva di piante.

I più alti, come il Brachiosauro, mangiavano le foglie sugli alberi. Alcuni avevano denti incisivi adatti a strappare foglie e rami, altri per questa operazione si servivano di una specie di “becco” osseo.

A un certo punto della storia, i dinosauri si estinsero. Non si sa bene come accadde, ma si pensa che un enorme meteorite abbia sconquassato la Terra causando spaventosi terremoti, eruzioni e incendi. Gabriele Clima, I dinosauri, Collana: Attraversapagina, ill. M. Romagnoli e L. Rigo © 2015 La Coccinella s.r.l.

Era: periodo geologico della durata di milioni di anni. meteorite: grande roccia nello spazio in grado di colpire altri pianeti.

Il Velociraptor.

Il
AUDIO

Gli ingredienti TESTI INFORMATIVI SCOPRO

I testi informativi sono utili per imparare, scoprire e approfondire degli argomenti, trovando informazioni di tanti tipi diversi.

Il titolo anticipa l’argomento che verrà trattato.

La struttura:

• le informazioni sono trasmesse dal testo scritto e dalle illustrazioni;

• spesso accanto a foto, disegni, tabelle e grafici si trovano delle brevi frasi che si chiamano didascalie;

• i testi sono suddivisi in sequenze, chiamate paragrafi, ognuna delle quali sviluppa un aspetto dell’argomento principale.

Il linguaggio:

• nei testi informativi si trovano spesso delle parole speciali che sono tipiche della materia di cui si parla;

• di solito è indicata anche la spiegazione.

Come comprendere un testo informativo:

• il colpo d’occhio: osserva titolo, sottotitoli, parole evidenziate, immagini, didascalie;

• le domande e le risposte: chiediti di che cosa tratterà il testo e trova le risposte;

• le parole importanti: a volte sono evidenziate in grassetto e sono la chiave per comprendere meglio le informazioni (per questo sono chiamate parole chiave; sottolineale per ricordarle meglio;

• le idee centrali: scopri le idee più importanti; di un testo per imparare a studiare.

SCOPRO Il colpo d’occhio

SCOPRO

TESTI INFORMATIVI

Prima di cominciare a leggere un testo informativo:

• con un colpo d’occhio, osserva la pagina: il titolo, le parole in grassetto, le didascalie, gli esercizi… è tutto utile per capire;

• leggi il titolo e comincia a porti domande e a fare ipotesi.

Secondo te, di che cosa parla questo testo? Segna la tua risposta con una X o fai tu un’ipotesi.

Si devono scrivere solo parole che iniziano con R.

Come avere meno rifiuti.

Come dividere i rifiuti in contenitori diversi.

LA STRATEGIA DELLE 3 R

Come possiamo liberarci dei rifiuti? Considerandoli tali solo quando non c’è più modo di riutilizzarli e ricorrendo alla strategia delle 3 R.

R COME RIDURRE

La prima R è quella di “ridurre” i rifiuti. Un trucco potrebbe essere quello di preferire i prodotti con imballaggi minimi, scegliere frutta e verdura a peso e non confezionata in vassoi di polistirolo e pellicola di plastica.

R COME RIUTILIZZARE

Un’altra R è quella di “riutilizzo”. I barattoli di vetro, come quelli della marmellata, invece di buttarli, inventiamoci come riusarli. Un’idea è anche di decorarli in maniera artistica e rivenderli come piccoli oggetti nella vostra bancarella. Per fare la spesa, si possono usare borse di tela oppure riusare le buste della spesa senza chiederne ogni volta di nuove.

R COME RICICLARE

La “R” magica è proprio quella del riciclo, che vuol dire “rimettere in ciclo, in circolazione” i materiali. Ecco che, magicamente, non saranno più rifiuti ma materie. Se lo facessimo in maniera seria, ridurremmo della metà i rifiuti che vanno in discarica o in inceneritore.

Tutto si ricicla, salvo alcuni tipi di plastica.

Gli pneumatici delle automobili possono essere riciclati e diventare suole delle scarpe o componenti per nuove auto.

Non in tutte le città la “raccolta differenziata”, ovvero la raccolta dei rifiuti organizzata in cassonetti di diverso colore a seconda del materiale che si raccoglie, funziona allo stesso modo.

Gabriele Salari, S.O.S. Natura - Come difendere il pianeta Terra, Giunti

• Nell’Agenda 2032 si parla di una quarta R:

R come riparare

Molti oggetti che usiamo, se si rompono, si possono riparare invece di buttarli via. In questo modo si evita di comprarne di nuovi prima che quelli riparati siano del tutto inutilizzabili.

Ad esempio, se rompi i pantaloni sulle ginocchia invece di buttarli ci puoi mettere una bella toppa, ne esistono di molto carine che danno anche un tocco in più!

COMPRENDO

Ridurre i rifiuti significa…

Riutilizzare significa…

Riciclare significa… comprare solo frutta e verdura.

scegliere prodotti con pochi imballaggi.

usare di nuovo un oggetto in modo diverso. usare un altro oggetto.

buttare i rifiuti nella discarica. fare la raccolta differenziata.

Domande e risposte

Leggendo un testo informativo è importante porsi delle domande per capire se le informazioni contenute sono chiare, complete e corrette per poter dare delle risposte.

A CACCIA DI MAMMUT

Nelle steppe gelide c’erano poche bacche o frutti da raccogliere, ma le mandrie di mammut da cacciare erano numerose.

Le dimensioni e il peso di un mammut erano circa quelli del suo parente più prossimo di oggi, l’elefante africano.

Come ogni animale dell’Era glaciale, il mammut era ben equipaggiato contro il freddo. Il corpo era protetto da un mantello di pelo ispido, che poteva crescere fino a un metro di lunghezza; per nutrirsi l’animale spazzava via la neve con le lunghe zanne ricurve e mangiava l’erba sottostante.

Cacciare i mammut era difficile e pericoloso. Per abbattere un singolo animale, i cacciatori dovevano lavorare in squadra. Prima bisognava separare un esemplare dal resto del branco, poi ci si doveva avvicinare e circondarlo. Siccome il mammut aveva la pelle molto spessa, era inutile colpirlo con una normale lancia, perciò i cacciatori dovevano infilzarlo da vicino con lance più corte.

Un mammut.
Lo scheletro di un mammut.
Punta di lancia primitiva.

Domande e risposte

TESTI INFORMATIVI SCOPRO

Il mammut era la preda più ambita dai cacciatori.

Tolta la carne, i cacciatori usavano il cranio e le ossa per costruire delle capanne e le zanne per fare la porta. Infine ricoprivano la struttura con vari strati di pelliccia di mammut, sigillando gli spazi con erba secca e fango. Nonostante le temperature bassissime, nei rifugi faceva abbastanza caldo persino in pieno inverno.

C. Twist - E. Hawkins, L’età della pietra. Suoni dal passato, Emme Edizioni

Era glaciale: periodo geologico molto freddo. ambita: desiderata.

SCOPRO

S X le domande a cui hai trovato risposta nel testo.

In che periodo si cacciavano i mammut?

Il mammut come resisteva al freddo?

SCRIVO

Completa il testo con le parole date:

Si andava da soli a caccia di mammut?

Com’erano vestiti i cacciatori?

Il mammut era una preda ambita?

porta • glaciale • mantello • pelliccia • zanne • mammut elefanti • lance • capanna • ossa

Durante l’Era c’erano numerose mandrie di . Avevano il folto e ispido, due ricurve ed erano grandi come africani. I cacciatori andavano a caccia insieme, usando delle corte. Una volta catturato il mammut, costruivano una : utilizzavano le zanne per la , le per la struttura, che poi coprivano con vari strati di .

SCOPRO

TESTI INFORMATIVI

Idee centrali, titoli e sottotitoli

Le idee centrali di un testo sono le più importanti. Di solito sono espresse con titoli e sottotitoli

AMICHE VOLPI

Nei boschi, nei campi e sulle montagne di quasi tutto l’emisfero boreale si aggira un animale astuto con un bel pelo rossiccio: la volpe. Intelligente e coraggiosa, si nutre di piccoli animali e di frutta, ma a volte si spinge anche fino ai centri abitati per trovare qualche altra prelibatezza. In realtà, la nostra piccola amica si trova a suo agio ovunque ci siano cibo e un posto per nascondersi.

La volpe è un canide, appartiene alla stessa famiglia dei lupi ma è un po’ meno forte. È molto intelligente e ha un’ottima memoria. Grazie alle grandi orecchie ha un ottimo udito. Ha vista e olfatto eccellenti. I denti sono molto affilati. Brrr… Il corpo snello e le zampe lunghe le permettono di correre veloce. Ha un bel manto rossiccio, folto d’inverno e bello fresco d’estate. La coda folta e lunga l’aiuta a cambiare rapidamente direzione quando corre.

TESTI INFORMATIVI

Roditori, conigli, uccelli... La volpe è un predatore, ma in realtà le piace di tutto: se durante le sue perlustrazioni trova una lucertola, se la mangia con gusto. Le piacciono gli insetti, i vermi e a volte anche le carcasse degli animali! Per dessert, mangia uova e frutta. More, ghiande, mele, uva… è una vera buongustaia! La volpe spesso scava per trovare sottoterra larve e vermi. Mmm... che bontà!

Renne, La volpe. La furba cacciatrice, Gallucci

SCOPRO

Sottolinea nel testo: in verde l’habitat in cui vive la volpe, in rosso le sue caratteristiche, in blu che cosa mangia.

Scrivi sui puntini il sottotitolo corretto per ogni paragrafo. Scegli tra i seguenti:

I nemici della volpe

Vita con i cuccioli

L’aspetto della volpe

L’habitat della volpe

Che cosa mangia la volpe

Quanto vive la volpe

Un testo può essere suddiviso in diverse parti, chiamate paragrafi, che contengono informazioni su uno stesso tema. Nei paragrafi puoi trovare le parole chiave, spesso in grassetto, che sono utili per capire le informazioni più importanti da memorizzare.

LE INVENZIONI DEI SUMERI

Le invenzioni che dobbiamo ai Sumeri sono tante e molto importanti per la storia dell’umanità.

Innanzi tutto la ruota, che consentì di costruire carri da trasporto, riducendo lo sforzo necessario e aumentando la velocità degli spostamenti; ma anche carri da guerra, che aumentavano la forza degli eserciti. La stessa invenzione ebbe anche un’applicazione molto utile: la ruota del vasaio e il tornio a pedale, rimasto quasi identico fino ai giorni nostri. Questo permise ai vasai sumeri una grande produzione di vasi e ceramiche.

I Sumeri inventarono anche il mattone. Essi scoprirono che esisteva un metodo semplice per ottenere il materiale da costruzione. Si poteva pressare l’argilla in piccoli stampi della dimensione voluta e ottenere così piccoli blocchi uguali, molto maneggevoli, che una volta seccati diventavano duri e compatti. Questa invenzione permise ai Sumeri di costruire le mura di difesa delle città, di rafforzare gli argini dei fiumi e i canali per l’acqua.

AA.VV., Storia Antica - Dai Sumeri all’Impero Romano, Giunti Junior

TESTI INFORMATIVI

SCOPRO

Qual è il titolo più adatto per ognuno dei due paragrafi del testo?

Scegli tra i seguenti e scrivilo sui puntini.

La velocità dei carri da guerra

L’invenzione della ruota

L’uso dell’argilla

L’invenzione dei mattoni

Completa le frasi con le parole chiave in grassetto nel testo.

L’invenzione della ruota fu utile per costruire da trasporto riducendo lo .

La ruota del fu utile perché permise una grande ................................................ di vasi e ceramiche.

I mattoni venivano costruiti pressando l’ in piccoli maneggevoli.

COMPRENDO

Qual è l’idea centrale del testo?

Le invenzioni che migliorarono la vita dei Sumeri.

Le invenzioni più importanti dei Sumeri.

I carri da guerra dei Sumeri.

GIOCHI E DIVERTIMENTI DELL’ANTICO EGITTO

I bambini e le bambine dell’Antico Egitto sapevano divertirsi proprio come oggi. Le fonti archeologiche ci fanno capire che quasi tutti i giochi erano sia per i maschi sia per le femmine.

Gli studiosi e le studiose hanno trovato oggetti o immagini che riguardano attività all’aperto, come le passeggiate, il nuoto o la partecipazione alle attività di caccia e pesca. Si facevano anche giochi come le capriole, la ruota, la lotta, il tiro alla fune, braccio di ferro, il salto della cavallina. Altri giochi erano mosca cieca, nascondino, “fare finta”, guardia e ladri; le ragazze, inoltre, giocavano a danzare.

I bambini e le bambine egizi avevano anche i diversi giocattoli: la palla (fatta di stoffa o cuoio imbottita con erba o con stracci), la trottola, le biglie (di terracotta) e persino i birilli. Nelle sepolture sono stati ritrovati anche carrettini di legno, figurine d’argilla che riproducevano animali, talvolta montati su ruote per essere tirati con una cordicella.

Non mancavano, naturalmente, le bambole, più o meno preziose a seconda del materiale con cui erano realizzate. Molte erano fatte con gli stracci, altre con ossi o in legno. Alcune avevano abiti di ricambio e parrucche di capelli veri o realizzati con fili di lino. Le più preziose avevano perfino gli arti mobili.

I giochi da tavolo erano riservati agli adulti.

SCOPRO

Leggi attentamente il testo, poi scegli un titolo adatto per ogni paragrafo e scrivi il numero corrispondente

1 Attività all’aperto

2 Le bambole

3 Giochi da tavolo

COMPRENDO

4 I giocattoli

5 Giochi per maschi e femmine

S X C se l’informazione è contenuta nel testo, NC se l’informazione non è contenuta.

Bambini e bambine facevano gli stessi giochi.

Bambini e bambine andavano a scuola a 6 anni.

Facevano molti giochi all’aperto.

Solo i più ricchi possedevano le bambole.

Molte bambole erano fatte di stracci.

I giochi da tavolo erano molti e preziosi.

Come hai trovato questo lavoro? Cerchia. difficile quasi facile

Che cosa ti è piaciuto di più del tuo libro di letture? Ci sono ancora tante storie da scoprire, ecco qualche consiglio per iniziare!

Puoi iniziare con storie classiche amate da bambini e bambine in tutto il mondo

Gianni Rodari, Favole al telefono, Einaudi

Luis Sepùlveda, Storia di un gatto e del topo che divenne suo amico, Guanda

Astrid Lindgren, Pippi Calzelunghe, Salani

Per esplorare la scuola da un punto di vista insolito

L. Tortolini - M. Somà, Che cos’è la scuola?, Terre di mezzo editore

Sabrina Colloredo, Ciao Maestra, Emme Edizioni

Se ti piace l’idea di entrare in una libreria e perderti in mezzo ai libri… oppure no

K. Clapham - K. Beautyman, Una libreria molto speciale, Emme Edizioni

Lodovica Cima, Il club antilettura - Davvero leggere

è da pappemolli, Oscar Mondadori

Hai mai pensato che la tua famiglia sia un po’ strana? Non hai ancora conosciuto queste...

Dennis Whelehan, La biblioteca dei papà, Fabbri - I Delfini

C. Heras - R. Osuna, Nonni, Kalandraka

Quanto conosci le tue emozioni?

Jill Tomlinson, Il gufo che aveva paura del buio, Feltrinelli Kids

Se ti piace giocare con le parole e le rime

Bruno Tognolini, Le Filastrocche della Melevisione, Gallucci

Bruno Tognolini, Rime quartine, Gallucci

Roberto Piumini, La bici, Artebambini

Gianni Rodari, Filastrocche per tutto l’anno, Editori Riuniti

Qualche suggerimento in più

F. Ottaviani - C. Petit, Il potere delle parole, Pulce

T. Corderoy - R. Beardshaw, Perfetta per due, Pane e Sale

Henriette Bichonnier, Il mostro peloso, Einaudi Ragazzi

Stefano Bordiglioni, Storie prima della Storia, Einaudi Ragazzi

REALIZZA IL TUO LUOGO DEI SOGNI

Quest’anno hai imparato a conoscere molti testi di genere realistico e fantastico, che possono essere ambientati in luoghi molto diversi.

Ora mettiti alla prova realizzando un oggetto particolare: una scatola che racconta di te e del tuo luogo dei desideri.

OCCORRENTE

• scatola da scarpe

• astuccio con colla, forbici, nastro adesivo

• foglio bianco

• carta colorata (velina, crespa, da regalo…), ritagli di cartoncino colorato

• materiali di recupero, come: piccoli ritagli di tessuto, nastri di stoffa, passamanerie, bottoni, decorazioni per lavoretti, adesivi colorati, brillantini, perline, fiocchetti, piccoli pupazzetti…

COMPITO DI REALTÀ

PROCEDIMENTO

1 Dopo aver messo in condivisione tutti i materiali raccolti, ognuno pensa al luogo che vuole realizzare.

2 Disegna il tuo progetto sul foglio bianco.

3 Una volta completato il progetto, prendi la scatola da scarpe e organizza lo spazio. Posiziona la scatola come preferisci: in orizzontale, in verticale, appoggiata sul fondo…

4 Scegli e ritaglia, costruisci, disponi, incolla i materiali che hai scelto in modo che il luogo dei tuoi desideri prenda forma in 3D!

Raccogliete tutti i vostri luoghi e preparate una mostra da far vedere anche alle altre classi e alle vostre famiglie: sarà bellissima!

DIVENTIAMO GRANDI

QUEL BANCO VUOTO

Sono un po’ pensieroso, perché da qualche giorno Vittoria non viene più a scuola. Girano voci che se ne andrà, forse cambia casa.

Questo pensiero mi rattrista. È vero, io e Vittoria non andiamo sempre d’accordo. Anzi, a volte battibecchiamo un sacco… però è una mia amica e abbiamo giocato molto insieme.

Se Vittoria se ne andasse, questa classe non sarebbe la stessa.

Mi hanno chiamato, tocca a me leggere. La mia testa però è ancora su quel banco vuoto.

Chissà se Vittoria tornerà...

Ti è mai capitato che un compagno o una compagna cambiasse scuola? Come hai vissuto questo cambiamento?

QUANTE COSE, CE LA FARÒ?

Ormai siamo in terza. Io, Giacomo, Matilde, Amir e Vittoria siamo cresciuti. La maestra Elena ci dice che adesso siamo grandi e bisogna studiare molto. Bisogna prepararsi alla classe quarta. Questa cosa mi preoccupa, non sempre mi sento all’altezza. In alcuni giorni mi sembra che le cose da imparare siano davvero troppe, i pensieri si accavallano e mi agito. E se penso a Vittoria che forse se ne va… non ci voleva proprio quest’anno!

A te capita di provare ansia? Per calmarti, prova a chiudere gli occhi e a respirare profondamente.

L’AMICIZIA PER ME

Quanto mi piacerebbe riuscire ad essere più tranquillo.

I miei amici Giacomo e Amir non vivono come me il trasloco di Vittoria. Eppure anche loro sono suoi amici.

Mi dicono che nella vita succede così, gli amici vanno e vengono.

Io però non riesco a pensarla così. Mi affeziono ai miei amici, mi confido con loro, gioco e mi diverto in loro compagnia. Con gli amici si condividono momenti importanti e non voglio cancellare tutto questo.

Che cosa rappresenta per te l’amicizia? Chi sono i tuoi amici? Come dimostri loro il tuo affetto?

TI “SENTO”

La maestra Elena passa tra i banchi, mi posa una mano sulla spalla e mi chiede a bassa voce come sto. Mi dice che capisce quello che sto passando e “sente” il mio malessere. Questo gesto mi consola, la malinconia che provo non è sbagliata, allora.

Lei mi dice che, a volte, per essere vicini alle persone non servono tante parole, ma basta la presenza, anche silenziosa.

Ti sei mai sentito in sintonia con lo stato d’animo di qualcun altro?

Pensi sia importante l’empatia?

INSICUREZZA

CAMBIAMENTI

Oggi la maestra Elena ha una notizia da darci: ci dice che dovrebbero arrivare due nuovi compagni. Sono due gemelli e arrivano dall’Austria. Si chiamano Helen e Adam, una femmina e un maschio. Uff, non so proprio che cosa aspettarmi. Vittoria che cambia scuola e due nuovi compagni in arrivo. Non mi piacciono troppo i cambiamenti: mi fanno provare un senso di insicurezza e tristezza. A volte anche paura. Non so mai, davvero mai, come gestirli.

Tu come affronti i cambiamenti? Racconta un cambiamento che hai vissuto.

CHE COS’È PER ME…

Racconta degli episodi in cui hai provato queste emozioni o stati d’animo, oppure prova a spiegarli con parole tue.

... LA TRISTEZZA

... L’ANSIA

... L’AMICIZIA

... L’EMPATIA

... L’INSICUREZZA

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