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NUMERO 30 . apr2021 . La scuola per costruire il nostro futuro

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LA SCUOLA PER COSTRUIRE IL NOSTRO FUTURO È ormai indispensabile innovare il significato di sviluppo includendovi elementi immateriali di grande valore sociale come il benessere, la soddisfazione, la felicità della Persona. Ci serve elaborare e affermare un nuovo concetto di crescita, ossia un modello basato su di un diverso equilibrio tra l’Uomo e il suo contesto

ambientale, ridimensionando iniziative inique che hanno scaricato sulla collettività effetti del tutto spiacevoli. Dobbiamo lavorare insieme ad una nuova organizzazione della vita economica per sanare i limiti della cultura contemporanea, costruita sul pilastro dell’interesse particolare/individuale. Educhiamoci alla sostenibilità

e alla responsabilità, unica via per generare condivisione, collaborazione, duraturo ed esteso progresso. Questi sono i motivi per i quali un gruppo di Promotori ha deciso di realizzare la Scuola per Manager Sostenibili di cui pubblichiamo in anteprima il Manifesto.

N.30 APRILE 2021

Fabrizio Favini


PROGETTO Invitiamo i nostri lettori a

la nostra vita.Vedremo come

passeggiare insieme a noi

l’innovazione creativa concorra,

nel bosco della complessità

giorno dopo giorno, alla

e della positività. Vedremo

costruzione di nuovi modelli di

come la Ricerca - scientifica,

relazione economica, sociale,

sociopolitica, culturale, etica,

produttiva e organizzativa

economica e produttiva, insieme

procedendo instancabilmente,

all’Innovazione - tecnologica, di

in parallelo, alla distruzione di

metodo, di comportamento, di

quelli precedenti.

processo, di prodotto, cambia

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CAMPAGNA SOSTENITORI Magazine rivoluzionepositiva

SE LO DESIDERI PUOI SOSTENERE IL MAGAZINE CON LA TUA DONAZIONE. È importante ricordare che la buona lettura è una pratica essenziale per l’inclusione sociale, economica e culturale dei Cittadini e quindi anche per la salute della nostra democrazia nel suo complesso.

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PERCORSO Un appuntamento mensile. Brevi articoli monotematici che rimandano ad approfondimenti, per chi desidera; repertori iconografici scelti in virtù di criteri estetici; l’impegno di affrontare e di interpretare in modo semplice, ma non semplicistico, la complessità; il piacere della scoperta, dello scambio e della relazione positiva con i nostri Lettori. Benvenuti a bordo!

Il Comitato di Redazione: Fabrizio Favini Edoardo Boncinelli Roberto Cingolani Enrico Giovannini Gianni Ferrario

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INDICE

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F. FAVINI, G. SALVATORE DANIELA DI ENRICO PASINI, M. VECA CIACCIO FALCK BENTIVOGLI Promotori di SMS – Scuola

Filosofo, professore,

Sociologa, ricercatrice,

Presidente di FALCK

saggista

imprenditrice

Renewables spa e di Fondazione Sodalitas

per Manager Sostenibili

Il Manifesto della Scuola

Un futuro verde e blu

Autori pg. 22 Manifesto pg. 26

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Felicità e benessere al lavoro ai tempi del Covid-19

Intervista


Il Manifesto della Scuola FABRIZIO FAVINI GIUSEPPE PASINI MARCO BENTIVOGLI SMS SCUOLA per MANAGER SOSTENIBILI Noi formiamo manager della Sostenibilità, appassionati nel creare nuovo valore nelle imprese, aiutandoli a diventare veri propulsori capaci di promuovere e realizzare una Sostenibilità che sia insieme sociale, economica, ambientale.

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LA SCUOLA PER COSTRUIRE IL NOSTRO FUTURO

Quelle che SMS offre al Mercato sono competenze particolari, originali, molto innovative e abilitanti al nuovo modello di impresa sostenibile. • Secondo il rapporto UnionCamere 2020, sulla base delle previsioni del modello Excelsior, un terzo dei fabbisogni di competenze fino al 2024 verrà assorbito dai temi della sostenibilità e del digitale, dove la sostenibilità da sola rappresenta il 19% del totale. • Tra le circa 2,7 milioni di persone che entreranno nel mondo del lavoro nei prossimi 5 anni il 62% dovrà avere competenze sui temi della sostenibilità, un requisito sempre più richiesto dal mercato. • Il 10 ottobre il Corriere della Sera ha riportato questa affermazione di Silvia Candiani, CEO di Microsoft Italia: “Oggi quasi il 40% delle aziende dice che non cambia modello di business perché manca di persone competenti”. • Pietro Ichino di recente ha scritto: “Già solo per le competenze tradizionali le aziende non trovano risorse. A fine 2019 vi erano in Italia 1,2 milioni di posti di lavoro scoperti per mancanza di competenze (fonte UnionCamere e ANPAL). Immaginiamoci lo sforzo e le difficoltà se le competenze richieste sono eccezionali, come quelle richieste dalla sostenibilità a tutto tondo. Infatti, la difficoltà di reperire le figure è direttamente proporzionale alla professionalità”. • E ora cosa ci dice la Storia, maestra di vita: 1. “Per assicurare all’Azienda la più alta efficienza, dovrà essere considerata essenziale la formazione e la valorizzazione di dirigenti dotati di qualità umane, tecniche e culturali superiori”. Adriano Olivetti, Le fabbriche del bene, 1946. 2. “Chiamiamo impresa il luogo dove si producono innovazioni; chiamiamo imprenditori i soggetti che realizzano innovazioni”. Joseph Schumpeter, 1939.

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SOSTENIBILITÀ: UN NUOVO MODELLO PER TORNARE A CRESCERE La maggioranza delle aziende spreca più capacità umane di quelle che riesce a mettere a frutto. La stragrande maggioranza dei Collaboratori svolge compiti che non richiedono creatività, iniziativa, intelligenza critica, entusiasmo. Tutto ciò costituisce un enorme spreco di potenzialità, attitudini e motivazione poiché i Collaboratori non si sentono né liberi di contribuire al successo dell’Azienda né padroni di realizzare con passione la propria felicità. Prima di tutto, liberare la creatività, sviluppare e infondere fiducia, stimolare il coraggio per il nuovo, vivere i cambiamenti senza più subirli, ridurre le distanze tra le persone, alimentare la soddisfazione sono i valori per lo sviluppo sostenibile che non possono più essere considerati estranei all’Impresa bensì diventare parti integranti del suo modello di business. Orientare l’Azienda alla sostenibilità – sociale, economica, ambientale – è diventata un’esigenza inderogabile quanto impellente. Pertanto: • serve adottare ed applicare un nuovo concetto di crescita, sia aziendale che individuale, che metta in armoniosa sintonia tutti quei valori che finora gli Azionisti non hanno preso in considerazione • serve seguire la strada della ricomposizione, valorizzando la singolarità contributiva di ciascuno, per collegare un mondo iperframmentato, pieno di paradossi, contraddizioni, diseguaglianze, muri, esclusioni

• serve un differente spirito imprenditoriale che coinvolga e crei benessere per tutti i portatori di interesse direttamente o indirettamente coinvolti ed impegnati nel successo dell’Azienda • serve operare una trasformazione da capitalismo finanziario a capitalismo più responsabile e sostenibile che riduca gli squilibri economici e sociali preservando l’ecosistema ambientale. Questi obiettivi, altamente sfidanti, fanno chiaramente intendere come si faccia molta fatica a mettere a fuoco un cambiamento di così ampia portata in assenza di nuovi, adeguati, consistenti e coerenti modelli di Leadership e di Management. PERCHÈ SMS – SCUOLA per MANAGER SOSTENIBILI È necessario ed improcrastinabile produrre, trasferire, applicare, consolidare e diffondere un nuovo paradigma manageriale che integri le competenze gestionali e di business con una ampia visione della responsabilità sociale dell’Azienda, mettendo il Capitale Umano al centro del processo di innovazione. La nostra Scuola si distingue da analoghe iniziative in quanto sviluppa e valorizza non solo la dimensione etica della sostenibilità, già generalmente acquisita e praticata, ma valorizza e sviluppa anche la dimensione estetica propria dell’Umano per generare un futuro più bello, attraente ed appassionante, oltre che più giusto. OBIETTIVI DELLA SCUOLA • Modellare e rilasciare skill coerenti per manager sostenibili, senza i quali la sostenibilità sociale, ambientale ed economica delle imprese è destinata a restare un paradigma soltanto teorico, 8


LA SCUOLA PER COSTRUIRE IL NOSTRO FUTURO

privo di applicazione concreta • supportare il manager ad avviare la sostenibilità su specifici processi applicando così i modelli acquisiti durante la frequentazione della SMS alla realtà operativa della propria azienda • fornire alle aziende un supporto completo, adeguato e qualificato per aiutarle nell’impegnativo sforzo di trasformare la propria cultura • formare la Persona alla dimensione estetica della sostenibilità come prassi vincente e differenziante. SMS si indirizza: • a tutte le Aziende consapevoli che far evolvere il proprio modello di business non è un’opzione bensì una condizione di sopravvivenza • a manager impegnati nel reskilling delle proprie competenze, indispensabili per sviluppare e applicare modelli di sostenibilità sociale, ambientale ed economica all’interno della propria organizzazione • ad aspiranti manager della sostenibilità motivati a ricoprire tale ruolo presso enti e organizzazioni impegnate a (ri) progettare il proprio futuro. CARATTERISTICHE DELLA SCUOLA 1. È un incubatore in cui ricercare e sviluppare apprendimento su 3 livelli: • sapere: trasferimento ed acquisizione di cultura, saperi, modelli ed esempi di riferimento funzionali al nuovo stile di management • saper fare: traduzione di cultura e

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di saperi in competenze applicabili e riscontrabili nei nuovi comportamenti • saper essere: realizzazione di sé come manager sostenibile a garanzia dell’eccellenza prestazionale nel nuovo ruolo. 2. È un facilitatore di execution in quanto supporta ed orienta il neo-manager nella realizzazione del processo aziendale della sostenibilità 3. È un brodo di coltura di autorealizzazione e di diffusione della sostenibilità all’interno della specifica organizzazione e presso i relativi Stakeholders.

I Promotori di SMS: Fabrizio Favini, Giuseppe Pasini, Marco Bentivogli.


Un futuro verde e blu SALVATORE VECA

2 APPROFONDISCI

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LA SCUOLA PER COSTRUIRE IL NOSTRO FUTURO

Nello tsunami di Covid-19, una scrittrice indiana e attivista per i diritti umani e l’ambiente, Arundhati Roy, l’autrice de Il Dio delle piccole cose, ha scritto: “Storicamente le pandemie hanno forzato gli esseri umani a rompere con il passato e a immaginare un nuovo mondo. Questa volta non è diversa. È un portale, un passaggio da un mondo a uno successivo. Possiamo scegliere di attraversarlo, trascinandoci dietro le carcasse dei nostri pregiudizi e del nostro odio, la nostra avarizia, i nostri dati bancari e gli ideali ormai morti, i fiumi e i cieli inquinati. Oppure possiamo attraversarlo alleggeriti, pronti a immaginare un nuovo mondo. E a combattere per esso”. L’esortazione di Arundhati Roy è appassionata ed eloquente. Ci parla della voglia o della necessità di un futuro diverso e migliore, indotta dalla pandemia. Ci induce a un giudizio severo su quella normalità che molti invocano, senza rendersi conto che quella normalità era esito e presupposto, al tempo stesso, di gravi e severi mali sociali. Ci chiede di attraversare il portale e di praticare il passaggio da un mondo a uno successivo, liberandoci e alleggerendoci di un gran numero di pregiudizi e del retaggio di un mondo vecchio e ormai degno di biasimo. Insomma, solo azzerando il passato e facendo piazza pulita delle sue credenze e delle sue idee,

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possiamo disegnare i tratti distintivi di un futuro più degno di lode. Per esempio, possiamo reinventare le nostre città e i modi della convivenza urbana. Così, siamo indotti a esercizi di immaginazione urbana come approssimazioni sperimentali alle città di domani, avvalendoci per l’innovazione di un gran numero di approcci disciplinari e di punti di vista plurali. Questa idea di un’innovazione urbana che sorge ex nihilo dall’ azzeramento del passato è tanto affascinante quanto poco plausibile. Può certo generare motivazioni per aderire all’impresa collettiva di reinventare le città, ma non ci dà le ragioni per fare assieme il futuro. Non dovremmo mai dimenticare i molti significati del leggendario Angelus Novus di Paul Klee, di cui Walter Benjamin ci dice che procede verso il futuro con le ali impigliate nella bufera e il volto che guarda all’indietro, al passato. E questo, ci dice Benjamin, è progresso. Per esercizi riusciti di immaginazione urbana non solo siamo indotti a pensare al passato come a un grande repertorio di possibilità, ma soprattutto dobbiamo mettere a fuoco con altri occhi quell’esito del passato in cui consiste il nostro presente. In gergo filosofico, possiamo dire che l’esplorazione del possibile è in ogni caso debitrice nei confronti del mondo attuale.


Alternativamente, si fa solo utopia nel senso negativo del termine. È solo l’attrito con il presente e con il vasto repertorio del passato che preserva l’idea positiva dell’utopia come utopia realistica. Ma prima di venire ai tratti dell’utopia realistica delle città future, sono convinto che sia importante fissare bene un punto che ha carattere prioritario. Si tratta della cruciale questione delle disuguaglianze dai molti volti. Il sociologo svedese Goran Therborn ci ha detto: “La disuguaglianza è una violazione della dignità umana; è la negazione della possibilità che ciascuno possa sviluppare le proprie capacità. Prende molte forme e ha molte conseguenze: morte prematura, salute cattiva, umiliazione, subordinazione, discriminazione, esclusione dalla conoscenza e/o da dove si svolge prevalentemente la vita sociale, povertà, impotenza, mancanza

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di fiducia in se stessi e di opportunità e possibilità della vita”. La pandemia, che è il nostro presente, è stata una implacabile rivelatrice dei mali sociali generati dalle crescenti disuguaglianze. E ci ha mostrato le dimensioni plurali della disuguaglianza. Disuguaglianza di genere, di reddito, di ricchezza, di reputazione, di capitale sociale, di capacità cognitiva, di competenza epistemica; disuguaglianza generazionale, disuguaglianza fra garantiti e protetti ed esposti al rischio e all’incertezza. Le disuguaglianze erodono il vincolo sociale, intaccano le ragioni dello stare assieme, generano risentimento e contraggono il capitale comune della mutua fiducia fra persone e gruppi. Così le disuguaglianze recidono il legame sociale delle comunità. Le città sono spezzate e disseminate di muri. Quante città differenti ospita oggi una sola città, nella volta della crisi? Qualsiasi idea abbiamo delle città future, deve in primo luogo prendere sul serio le cause e gli effetti delle disuguaglianze, mirando al loro contrasto e alla loro riduzione. Questo è quindi l’impegno prioritario per tutti noi che siamo alla ricerca del possibile nella prospettiva dell’utopia realistica. Il filosofo italo-inglese Luciano Floridi, che insegna all’Università di Oxford, dove dirige il Digital Ethics Lab, ha dedicato il suo ultimo libro a Il verde e il blu e ha chiarito che “il verde e il blu salveranno il mondo… Il verde raccoglie non solo l’ambientalismo biologico, ma tutti gli ambienti (urbani, economici, politici). Il blu, invece, raccoglie tutte le tecnologie digitali…tutto il digitale messo a servizio del verde è l’abc di un 12


LA SCUOLA PER COSTRUIRE IL NOSTRO FUTURO

progetto umano per il ventunesimo secolo”. Ecco i due colori dominanti di cui avvalerci nel disegno della città possibile: il verde e il blu. La pandemia, che è il nostro presente, ha messo in luce con violenza la connessione fra la salute e l’ambiente urbano. Più in generale, ha messo in luce gli effetti sulla salute di un ambiente saccheggiato, depredato, offeso e della contraddizione aperta fra natura e cultura. La nuova città deve sorgere da un rinnovato contratto sociale con la natura. Il contratto sociale deve definire i principi di giustizia ambientale che, a loro volta, coincidono

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con i principi di giustizia sociale. Ogni nuovo albero ci dice questo. Ci dice che le città non sono macchine per correlare in vario modo bisogni e funzioni urbane, ma sono organismi. Organismi di altissima complessità che, come ciascuno di noi, vivono off line e on line. Per dirla con Floridi, le città come organismi vivono on life. In questo senso preciso, il blu delle tecnologie digitali e, più in generale, dell’intelligenza artificiale deve essere al servizio della qualità della vita urbana. Ogni nuovo albero ci dice anche questo.

Salvatore Veca


Felicità e benessere al lavoro ai tempi del Covid-19 DANIELA DI CIACCIO APPROFONDISCI

IL CHIEF HAPPINESS OFFICER PROFESSIONE EMERGENTE

COME

L’85% dei lavoratori del mondo è demotivato (ricerche Gallup); il 65% afferma di non sentirsi apprezzato mentre le aziende con bassi livelli di engagement registrano cali di fatturato del 32,7%. Pandemia, smartworking forzato, crisi economica e senso di incertezza sul futuro non fanno che esasperare un modello del lavoro che era già entrato in crisi e mostrava 14


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tutte le sue inefficienze a causa dei danni economici generati dalla cultura del comanda e controlla, delle piramidi gerarchiche, della burocrazia, della pressione sui risultati. La scienza e le ricerche sul campo dimostrano invece che la felicità individuale e sistemica è una leva strategica per far prosperare business e benessere in maniera armonica ed integrata. Oggi sappiamo da istituti come Gallup e Greenberg che una cultura positiva determina + 300% d’innovazione e +31% di produttività e che le organizzazioni positive esistono anche in Italia. Ne sono un esempio Servizi CGN, Mondora, EFM, Zeta Service, Biogen, solo per citarne alcune. Sono casi che dimostrano che investire sulla felicità sia la strategia più efficace non solo per i profitti 15

LA SCUOLA PER COSTRUIRE IL NOSTRO FUTURO

ma per rafforzare fiducia, engagement e collaborazione, risorse più che mai necessarie per affrontare complessità ed incertezza in modo sostenibile. Sono testimonianze preziose soprattutto per il particolare momento storico che stiamo attraversando a causa della crisi economica, oltre che sanitaria, innescata dal Covid-19. Costretti all’isolamento sociale e all’adozione forzata di pratiche e strumenti di lavoro fino ad un anno fa considerati ancora non necessari e che sono stati introdotti senza la necessaria preparazione culturale per una loro efficace adozione, oggi realizziamo tutta l’inadeguatezza e l’inefficienza dei modelli convenzionali in base ai quali abbiamo costruito il mondo del lavoro. Per esempio, il modello comanda e controlla piuttosto che le strutture basate su ruoli fissi e gerarchie sono stati messi a dura prova da questa situazione che impone, insieme alla distanza fisica, una necessaria fiducia e un approccio convinto alla crescita e all’apprendimento continuo delle persone: fiducia nelle capacità dei collaboratori di auto-organizzarsi per gestire il lavoro da casa in modo responsabile; orientamento all’apprendimento per adattarsi velocemente all’utilizzo di nuove tecnologie e strumenti a supporto di modalità di lavoro diverse da quelle a cui eravamo abituati. Di fronte all’emergenza le Organizzazioni Positive hanno reagito più velocemente e più efficacemente, mantenendo il livello di engagement e di profitti in quanto aziende che in tempi non sospetti hanno saputo


coltivare il proprio capitale umano, hanno investito nella creazione di relazioni di fiducia con i propri collaboratori, hanno favorito una cultura aperta alla responsabilità individuale e coltivato leader lungimiranti e competenti capaci di far crescere i propri team. Queste organizzazioni non hanno aspettato i decreti del Governo per introdurre il lavoro da remoto ma, sinceramente mosse dal desiderio di proteggere la salute dei propri collaboratori, hanno consapevolmente anticipato queste scelte adoperandosi per consentire a tutti i lavoratori di avere gli strumenti per continuare a lavorare da casa fornendo loro ulteriori servizi per la formazione, la crescita o il necessario supporto al cambiamento. Sono esempi che dimostrano che di fronte alla più disarmante complessità se teniamo la rotta sulla fiducia e il timone saldo su cooperazione, senso di appartenenza e supporto reciproco, possiamo superare qualsiasi sfida. Queste conclusioni emergono anche dalla recente pubblicazione del World Happiness Report, redatto dall’ONU ogni marzo dell’anno, che ha confermato che fiducia e connessione sociale, senso di appartenenza e flessibilità sono le dimensioni che più determinano non solo il benessere delle persone ma anche la resilienza delle comunità, delle imprese e delle nazioni. È questo il contesto in cui emerge il Chief Happiness Officer (CHO), tra le professioni più richieste per affrontare un periodo storico dominato da incertezza e vulnerabilità. Da due anni 2BHappy 16


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Agency, organizzazione che, prima di tutto, persegue il proposito della felicità e che opera per la trasformazione culturale positiva delle organizzazioni, sta investendo le proprie energie per accreditare la figura professionale del CHO anche nel nostro Paese. Se il benessere e la felicità delle persone sono al centro delle scelte strategiche e della cultura di un’azienda, il CHO è la figura professionale in grado di creare le condizioni affinché i leader e le aziende siano attori di nuovi comportamenti. Non è una figura che si aggiunge agli HR manager, agli esperti di welfare, wellbeing o a chi si occupa di responsabilità sociale, ma un professionista interno all’azienda che sceglie di aggiornare competenze, strumenti e modelli per fare della felicità una strategia organizzativa coerente, allineando cultura, comportamenti, stili di leadership, processi e pratiche in modo da realizzare vantaggi sostenibili e durevoli sia per il benessere delle persone sia per i risultati di business. 17

LA SCUOLA PER COSTRUIRE IL NOSTRO FUTURO

Dalla prima edizione di corsi di formazione nel settembre 2019 ad oggi, e nonostante la crisi indotta dal Covid, 2BHappy Agency ha già formato 145 manager di piccole, medie e grandi aziende italiane di ogni settore e l’edizione di primavera 2021 aggiungerà alla comunità italiana altri 40 professionisti, segno della nuova sensibilità emergente e dell’urgenza di dotarsi di competenze e strumenti innovativi per costruire luoghi di lavoro sani, felici e sostenibili nel tempo. www.chiefhappinessofficer.it

Daniela Di Ciaccio


Intervista a Enrico Falck

APPROFONDISCI

Presidente di FALCK Renewables spa e di Fondazione Sodalitas

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Rispetto ai partner europei, l’Italia è avanti nella produzione e nel consumo delle energie rinnovabili. Come mai questo primato? Che cosa ci servirebbe per aumentarne ulteriormente la diffusione?

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Gli impianti solari in Italia, grazie al maggiore monte ore di sole annuale, funzionano a piena potenza per un periodo più lungo rispetto a Paesi con minore irraggiamento. Di conseguenza, a parità di costi, l’investimento è più attraente perché minore è il costo del kWh. Ma questo non sarebbe stato sufficiente a consentire lo sviluppo attuale: le politiche di sostegno e incentivazione della scorsa decade sono state determinanti nella diffusione degli impianti di produzione da fonte rinnovabile. Negli ultimi cinque anni, nonostante gli elevati target nazionali, si è registrato un rilevante rallentamento nello sviluppo, 18


LA SCUOLA PER COSTRUIRE IL NOSTRO FUTURO

dovuto, fondamentalmente, a lentezze burocratiche. È necessaria, quindi, una riforma organica delle procedure di autorizzazione, che passa dall’uniformare i procedimenti a livello nazionale e regionale, al rispetto di tempistiche stabilite entro le quali le amministrazioni, chiamate a rendere un parere o a esprimere valutazioni tecniche, devono rispondere. Serve poi una spinta verso l’elettrificazione del consumo, accompagnata da quote crescenti di acquisto di energia verde da parte, in primis della Pubblica Amministrazione, ma anche da parte dei consumatori civili e industriali in generale. Infine, è necessario si investa sugli accumuli di energia verde, quali batterie elettrochimiche o idrogeno verde, affinché le rinnovabili siano integrate nel mercato elettrico. Fatto 100 l’investimento totale in un impianto di rinnovabili, quanto pesa il suo sistema di stoccaggio? È difficile dare un range specifico, poiché molto dipende dal tipo di stoccaggio e dai costi ad esso associati, che dipendono a loro volta dalla maturità della tecnologia. Il dimensionamento dello storage è legato sia a motivi di natura tecnica sia economica e varia in funzione della capacità dell’impianto e dei servizi che andrà a prestare. Tutte queste valutazioni rispetto all’investimento vengono fatte caso per caso. Questo dà l’idea della complessità associata a questa tecnologia. Se le politiche di sviluppo industriali si indirizzassero verso i sistemi di accumulo di energia verde invece che verso nuovi impianti a gas e a risolvere gli effetti della non programmabilità delle fonti primarie di vento e sole, avremmo uno sviluppo delle rinnovabili molto più rapido e sostenibile. Un recente studio indipendente inglese (“Foot off the gas – Why Italy should invest 19

in clean energy”, Carbon Tracker Initiative e RMI, https://carbontracker.org/) dimostra che un Clean Energy Portfolio sarebbe in grado di fornire gli stessi servizi oggi forniti da impianti tradizionali con costi minori. Se vogliamo sviluppare un mercato elettrico basato sulle rinnovabili è necessario avere una visione di lungo termine e per abbandonare definitivamente gli impianti a fonti fossili, e soprattutto non costruirne di nuovi come vorrebbero i recenti piani di sviluppo, gli accumuli sono un elemento necessario ed essenziale. Per l’esercizio 2020 Falck Renewables, di cui lei è il Presidente, ha dichiarato di aver evitato la produzione - e la conseguente dispersione in atmosfera - di 569mila tonnellate di CO2. Ora, dato che una persona ne genera annualmente 13 tonnellate, significa che voi avete fatto risparmiare al Pianeta il consumo di 43.769 persone. Di fronte a questi dati, ci aspetteremmo di assistere ad una diffusione molto più estesa di rinnovabili. Cosa osta? Torno su un punto già toccato: risolvere la questione autorizzativa è la chiave per poter innescare quella transizione che ancora oggi stenta a prendere il via. Ci sono poi altri elementi che rallentano la diffusione delle rinnovabili e in generale la transizione energetica. Uno di questi è la remunerazione delle esternalità negative causate dall’inquinamento. Se le fonti di emissione pagassero il prezzo dei danni che causano all’ambiente e alla salute umana, nel giro di pochi anni andremmo tutti ad auto elettrica o ad idrogeno e tenderemmo ad elettrificare tutti i nostri consumi. Ma la cosa affascinante è che scopriremmo che il tutto può già avvenire a costi competitivi e, soprattutto, quanto migliorerebbe la qualità di vita nostra e dell’ecosistema attorno a noi!


C’è quindi bisogno di un cambio di paradigma. Di una riallocazione delle risorse a beneficio di investimenti che favoriscano e spingano la decarbonizzazione. Ad esempio ci si aspetta che il sistema EU ETS/carbon pricing contribuisca a dare maggior supporto al prezzo dell’energia elettrica: è necessario proseguire nella sua ristrutturazione, ma stiamo andando nella direzione giusta. Ma il vero paradosso è che stabiliamo obiettivi basati sulle rinnovabili e sulla decarbonizzazione spesso con forti critiche, ingiustificate se non per specifici interessi, sulla loro sostenibilità economica. E invece la reale insostenibilità, non solo economica ma generale, è un’Unione europea che sovvenziona in modo molto evidente i combustibili fossili, attraverso finanziamenti diretti, esenzioni fiscali, sovvenzioni all’acquisto di diesel, il tutto per un importo che pesa per circa 55 miliardi di euro all’anno. A livello europeo ci siamo dati un obiettivo di net-zero al 2050. Se non ci sarà un cambio di passo, non lo raggiungeremo.

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Da poco più di un anno lei è il Presidente di Sodalitas, fondazione nata nel 1995, la prima a promuovere la cultura della sostenibilità d’impresa. Dopo così tanti anni perché imprenditori e opinione pubblica fanno ancora fatica ad adeguarsi alla sostenibilità? Fondazione Sodalitas è nata nel 1995 su iniziativa di Assolombarda e dell’allora Presidente Ennio Presutti ed è stata la prima realtà a promuovere la Responsabilità Sociale d’Impresa in Italia, e siamo orgogliosi di aver contribuito a diffondere una consapevolezza che oggi è diffusa nella cultura d’impresa del nostro Paese. Al tempo stesso va detto che il contesto è senz’altro diverso rispetto a 25 anni fa. Io credo che su questo tema l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, lanciata esattamente cinque anni fa, nel settembre 2015, abbia segnato un punto di svolta. L’Agenda ha avuto il merito di far crescere in modo diffuso la sensibilità e il senso di urgenza e di imprimere una forte accelerazione all’impegno degli stakeholder pubblici e privati sul fronte dello sviluppo sostenibile. Sempre più imprese, in particolare, hanno progressivamente sviluppato un approccio più maturo e consapevole, arrivando a considerare la sostenibilità non più una questione di filantropia o di generico impegno sociale, ma un elemento fondamentale della propria strategia di sviluppo da orientare alla rigenerazione di quei capitali da cui dipende la crescita dell’azienda stessa: economico, naturale, umano, produttivo, sociale e intellettuale. Molto è stato fatto, ma certo molto rimane ancora da fare. Se tutti gli stakeholders del Paese, dall’opinione pubblica, alle imprese, dallo Stato ai vari enti pubblici e privati, avessero l’indirizzo comune di preservare e sviluppare tutti i capitali in modo omogeneo 20


LA SCUOLA PER COSTRUIRE IL NOSTRO FUTURO

vivremmo in una società che cresce di più a costi decisamente inferiori.

Abbiamo preso in prestito il Pianeta dai nostri figli. Cosa lasciamo loro?

Quanto è importante integrare governance aziendale e sostenibilità?

È una responsabilità grande. Bisogna saper guardare al futuro con lo sguardo dei giovani. E mi fa piacere constatare che forse oggi proprio le giovani generazioni rappresentano la parte della società più attenta ai temi della sostenibilità e dell’ambiente. Ma allo stesso tempo sono generazioni a cui spesso tocca esprimere il loro dissenso in modo anche molto aperto e plateale; penso ai Fridays for Future per l’ambiente, a Occupy Wall Street per la finanza, a Black Lives Metters per i temi razziali e sociali, ed altri movimenti simili. E soprattutto mi preoccupa quando questo dissenso è invece muto, disperato e solitario come dimostrano i dati in crescita sulla disoccupazione giovanile, con il fenomeno dei NEET, e in generale tutti gli indicatori di disagio giovanile. In particolar modo durante questo periodo del COVID. Sintomo che la comunicazione e la comprensione intergenerazionale non funzionano bene, probabilmente nemmeno in passato hanno mai funzionato tanto bene ma adesso ciò ha effetti su tutto l’ecosistema del Pianeta. Oltre ad un Mondo migliore ai nostri figli dobbiamo lasciare una maggiore capacità di ascolto e di empatia, altrimenti ne mortificheremmo la loro fiducia nel futuro.

Più che importante, direi decisivo. La sostenibilità è un fattore strategico nella creazione di valore competitivo per l’azienda e nella creazione di valore per gli stakeholder e la comunità. Credo che le aziende associate a Fondazione Sodalitas, e in generale molte grandi imprese, abbiano ormai la sostenibilità nel loro DNA. Vanno invece sostenute le PMI, che operano attraverso assetti industriali meno complessi e per questo motivo più a rischio avendo meno possibilità di diversificazione. Per queste imprese è importante dimostrare che la sostenibilità non è solamente un tema di comunicazione, che sarebbe una semplificazione inutile, o un tema di modello gestionale, che se mutuato dalle grandi aziende risulterebbe una complicazione altrettanto inutile. È necessario lavorare su modelli gestionali flessibili ed efficaci, in poche parole rendere la sostenibilità sostenibile. Proprio in tal senso recentemente abbiamo lanciato, insieme a SDA Bocconi e con la collaborazione di Fondazione ENEL e Falck Renewables, un progetto chiamato eSG Lab. Un’iniziativa nata proprio dalla riflessione, condivisa con il Rettore dell’Università Bocconi Gianmario Verona, sull’importanza che anche le piccole e medie imprese intraprendano in modo diffuso un percorso di crescita imprenditoriale e manageriale sui temi ESG (Environmental, Social e Governance), e integrino queste dimensioni nei processi decisionali e di governance per diventare più competitive grazie alla sostenibilità. 21

Su questo tema abbiamo lanciato con Sodalitas la Call for Future, una campagna rivolta alle imprese che nel nostro Paese sono più impegnate a realizzare azioni, progetti e soluzioni per un futuro sostenibile, contribuendo ad attuare l’Agenda 2030 dell’ONU, e dove abbiamo voluto coinvolgere anche i giovani, che sono i principali portatori di interesse del futuro.

A cura di Fabrizio Favini. Si ringrazia Gianluca Frigerio per la preziosa collaborazione.


SALVATORE VECA Filosofo, è presidente onorario della Fondazione Feltrinelli di Milano, presidente della Fondazione Campus di Lucca

e della Casa della Cultura di Milano. È professore emerito di Filosofia politica alla Scuola Superiore IUSS di Pavia,

di cui è stato prorettore dal 2005 al 2013. Fra i suoi ultimi libri: La barca di Neurath. Sette saggi brevi, Edizioni della Normale

2015; Il senso della possibilità. Sei lezioni, Feltrinelli 2018; Qualcosa di sinistra. Idee per una politica progressista, Feltrinelli

2019; Libertà, Treccani 2019; Quasi un diario, Casagrande Editore 2019; Prove di autoritratto, con S. Mondadori, Mimesis 2020.

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AUTORI DANIELA DI CIACCIO Sociologa, imprenditrice, insegnante di yoga e libera ricercatrice, è stata HR manager, consulente e formatrice. Ha progettato strumenti e metodologie per

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lo sviluppo di persone e organizzazioni. Dal 2012 si dedica alla ricerca e alla sperimentazione di pratiche spirituali e di modelli integrati per il cambiamento

positivo di persone e sistemi. Nel 2014, insieme a Veruscka Gennari, fonda 2BHappyAgency e nel 2016 è invitata all’ONU a presentare l’attività svolta

in Italia. Come membro del comitato scientifico dell’Institute for Positive Organizations ha sviluppato modelli per le Org+ e strumenti di Happiness

Science. E’ co-autrice insieme a Veruscka Gennari dei libri La Scienza delle Organizzazioni Positive e Chief Happiness Officer, Franco Angeli editore.


ENRICO FALCK Nato a Milano il 28 maggio 1975, è padre di tre figli. Consegue un Diploma in Marketing e Finanza presso la European Business School di Milano nel 2000 e un Master in Piccole Imprese presso l’Università Commerciale “Luigi Bocconi” nel 2002. Matura la sua

esperienza professionale nel settore economicofinanziario presso alcuni gruppi industriali italiani (Medinvest SpA, Gruppo Pandolfo) e società di consulenza internazionali (McKinsey & Company). Nel 2004 entra nel Gruppo di famiglia

occupandosi di project finance e sviluppo di nuovi progetti in ambito wasteto-energy e ciclo integrato di smaltimento dei rifiuti urbani. Nel 2007 sviluppa progetti di produzione di energia elettrica da fonte agroforestale, in particolare dal biogas da filiera agricola. Nel 2012 assiste

al progetto di consolidamento di tutte le attività di produzione di energia da fonti rinnovabili del Gruppo Falck all’interno di Actelios S.p.A., oggi Falck Renewables SpA, uno dei più importanti pure play europei nel settore delle energie rinnovabili, con un installato

totale di 1.196 MW (a fine 2020) nel Regno Unito, Italia, Stati Uniti, Spagna, Francia, Norvegia e Svezia. Dal 2014 presiede il Consiglio di Amministrazione di Falck Renewables S.p.A. Dal marzo 2020 è Presidente di Fondazione Sodalitas.

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DIDA

La scuola di Atene Raffaello 1509-1511

img: arte.it

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MANIFESTO Perché Rivoluzione

Con l’enorme

per cui il nostro

modo di pensare e,

meno concentrati

Positiva?

disponibilità di

cervello è meno

quindi, nel nostro

dei pesci rossi che

comportamento.

arrivano a 9, ci dicono

informazioni, resa

preciso, fatica di più a

Un nuovo Magazine

possibile dalla

concentrarsi. Perdiamo

On Line: conoscenza,

tecnologia, la nostra

il focus attentivo sui

Siamo passanti

diventati bulimici

innovazione,

vita è diventata molto

problemi, divaghiamo

frettolosi e distratti

di informazioni,

produttività.

più veloce e molto più

mentalmente, siamo

la cui soglia di

emozioni, immagini,

distratta. Abbiamo

intermittenti e

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collegamenti, suoni.

creato i presupposti

discontinui nel nostro

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Divoriamo il tutto

gli esperti. Siamo

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deciso di contribuire

riflettere.

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umano, sociale e

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Oggi chi non si ferma

per capire meglio

professionali di un

autorevoli Testimoni

a guardare non vede;

dove stiamo andando

Se condividete queste

manipolo di Pensatori

Positivi. A tutti loro

chi non si ferma a

per essere più

nostre riflessioni, siete

Positivi, profondi,

il nostro grazie! di

pensare non pensa.

consapevoli del nostro

invitati a partecipare

competenti e sensibili

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tempo, complesso

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interpreti del nostro

Il Comitato di Redazione: Fabrizio Favini Edoardo Boncinelli Roberto Cingolani Enrico Giovannini Gianni Ferrario 27


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NUMERO 30 . apr2021 . La scuola per costruire il nostro futuro by Rivoluzione Positiva - Issuu