WINSTON CHURCHILL La seconda guerra mondiale
LA CAMPAGNA D'ITALIA VOLUME 9
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ARNOLDO MONDADORI EDITORE
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PREFAZIONE
si allora e non cli poi sono le fondamenta cli questo volume. S'è chiesto che si pubblicassero anche le risposte a molti di questi documenti. Io, d'altra parte, mi sono trovato nella necessità in questo volume cli condensare e scegliere in misura crescente. Un altro volume s'è già reso necessario per la documentazione e il compimento della mia storia. Perciò non posso che fare le mie scuse a chiunque ritenga che il suo parere non è stato compiutamente esposto. Piu di sette anni sono passati da quando gli eventi qui ricordati occorsero. Nei rapporti internazionali si sono verificati molti mutamenti. Screzi profondi si sono aperti fra antichi compagni. Nuove e forse piu oscure nubi si sono addensate. Antichi avversari son divenuti amici e fìnanco alleati. In questa situazione alcuni sentimenti ed espressioni contenuti in telegrammi, memorandum e relazioni cli Conferenze potranno dispiacere ai lettori di altri paesi. Posso solo ricordare loro che questi documenti hanno un valore storico e che allora noi eravamo impegnati in una guerra terribile, feroce. Quando gli uomini si battono per la loro stessa vita non sono troppo disposti alla cortesia verso coloro che tentano cli ucciderli. D'altra parte, raddolcire tutte le espressioni aspre a proposito delle nazioni nemiche di allora impedirebbe una presentazione veridica del quadro. Il Tempo e la Verità sono risanatori. WINSTON
Chartwell, TP'esterha,n, Kent,
1°
settembre
19 J 1
s.
CHURCHILL
VOLUME PRIMO
LA CAMPAGNA D'ITALIA
CAPITOLO I
IL DOMINIO DEI MARI (Guadalcanal e la Nuova Guinea)
La ''Potenza marittima" - Il Mediterraneo liberato - Lotta mortale coi sommergibili - Aprile 1943 - Un attimo di respiro - Armi nuove - Lo "Schnorkel" - Sguardo retrospettivo sulla guerra nel Pacifico - Le isole Salomone - Guadalcanal - Nobile fatto d'arme - Nostri sforzi per aiutare gli Stafi Uniti - Fine- del!' offensiva giapponese - Sconfitta nipponica nella Nuova Guinea - Situazione nel giugno 1943. precedenti volumi siamo arrivati al punto in cui gli N aggressori, tanto in Europa quanto in Asia, erano stati costretti alla difensiva. Stalingrado, nel febbraio 1943, segnò EI
il capovolgimento della situazione in Russia. In maggio tutte le forze tedesche e italiane in Africa erano state distrntte o catturate. Le vittorie americane nel Mar dei Coralli e a Midway l'anno prima avevano arrestato l'espansione giapponese nel Pacifico. Da quel momento in Europa l'Asse doveva attendersi l'attacco anglo-americano già da tanto tempo in programma. Le formidabili armate degli Stati Uniti aumentavano di forza e qualità ogni mese. Ma gli Alleati occidentali non avrebbero mai potuto colpire al cuore l'Europa di Hitler, portando cosi la guerra a conclusione, se non si fosse verificato un altro cambiamento favorevole di somma importanza. La "potenza marittima" anglo-americana, termine moderno che esprime il complesso delle forze navali e aeree, conquìstò la supremazia sopra e sotto la superficie dei mari e degli oceani durante il 1943. Fu solo tra l'aprile e il maggio che i sommergibili tedeschi furono battuti e il controllo delle rotte vitali attraverso l'Atlantico definitivamente conquistato. Senza di ciò nessuna operazione anfibia su vastissima scala per la liberazione dell'Europa sarebbe stata possibile. La Russia sovietica sarebbe rima-
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WINSTON CHURCHILL
sta sola ad affrontare tutte le rimanenti forze di I-litler, mentre la maggior parte d'Europa languiva ancora sotto la sua morsa. Anche nel Mediterraneo i sommergibili furono dominati. I nostri eserciti per le campagne di Sicilia e d'Italia s'andavano radunando e potevano ora essere lanciati oltre il mare contro il basso ventre dell'Europa di Hitler. Inoltre il Mediterraneo era la principale arteria di comunicazione dell'Impero britannico. L'annientamento delle forze dell'Asse nell'Africa settentrionale apri ai nostri convogli la strada diretta per l'Egitto, l'India e l'Australia, protetta fra Gibilterra e Suez da forze aeree e marittime operanti da basi recentemente conquistate lungo quella rotta. La lunga deviazione intorno al Capo di Buona Speranza, che ci era costata tanto tempo, sforzi e navi, stava per finire. Un risparmio di circa quarantacinque giorni di viaggio per ogni convoglio per il Medio Oriente accrebbe straordinariamente d'un sol tratto la capacità delle nostre navi. La lotta solitaria dell'Inghilterra contro i sommergibili, le mine magnetiche e gli attacchi a volo radente nei primi due anni e mezzo della guerra, è già stata descritta. Il supremo evento, tanto atteso, dell'alleanza americana determinata dall'attacco giapponese a Pearl Harbor, parve in un primo momento avere aumentato i nostri pericoli sul mare. Nel 1940 perdemmo 4 milioni di tonnellate di navi mercantili e piu di 4 milioni nel 1941. Nel 1942, quando già gli Stati Uniti erano nostri alleati, quasi otto milioni di tonnellate della cresciuta massa di navi alleate erano state affondate. Per tutto il 1942 i sommergibili nemici affondavano le nostre navi piu rapidamente di quanto gli Alleati le costruissero. Base di tutte le nostre speranze e di tutti i nostri piani era l'immenso programma di costruzioni navali degli Stati Uniti. Agli inizi del 1943 la curva del nuovo naviglio che prendeva il mare cominciò ad alzarsi bruscamente e le perdite a diminuire corrispondentemente (1). Prima della fine di quell'anno le nuove navi superavano finalmente le perdite subite in mare per cause di ogni (1) Vedi cartina a pag. 24,
LA CA..c\fi>AGNA D'ITALIA
genere, e il secondo trimestre vide per la prima volta le perdite di sommergibili superare il ritmo delle sostituzioni. Stava per giungere il momento in cui nell'Atlantico sarebbero stati affondati piu sommergibili che navi mercantili. Ma prima ci attendeva un lungo e duro con.Bitto. La Battaglia dell'Atlantico fu l'elemento dominante per tutta la durata della guerra. Mai per un solo istante noi potemmo dimenticare che tutto quanto accadeva altrove, in terra, in cielo o in mare, dipendeva in definitiva dal suo esito, e fra tutte le altre preoccupazioni noi seguivamo le sue mutevoli fortune giorno per giorno, ora con speranza, ora con apprensione. Il racconto di quei duri sforzi senza tregua, spesso in condizioni di profondo abbattimento, di penoso disagio e sempre in presenza di invisibili pericoli, si svolge sotto la cupa luce degli incidenti e delle sciagure. Meno che per il singolo marinaio o il singolo aviatore, nella guerra contro i sommergibili ci furono ben pochi momenti di azione rincuorante o lieta che rompessero la monotonia di un'interminabile serie di giorni angosciati e uguali. La vigilanza non poteva mai allentarsi un attimo. Cupe crisi potevano in ogni momento lampeggiar sulla scena con luminosa fortuna o guardar minacciose con promesse di morte. 1folte brillanti azioni e incredibili imprese di resistenza si ricordano, ma le gesta di coloro che sono morti non si sapranno mai. La nostra marina mercantile dette prova delle sue piu alte virtu e nella confraternita degli uomini di mare mai fu piu palese la decisione di sconfiggere la flotta subacquea. Mutàmenti importanti erano avvenuti nei nostri Comandi. L'ammiraglio sir Andrew Cunningham, che era stato mandato a Washington come capo della nostra missione navale, era stato richiamato nell'ottobre 1942 per comandare le marine alleate nell'operazione "Torch". L'ammiraglio sir Perdi Noble che alla Derby House, nel Quartier Generale a Liverpool dei Western Approaches, aveva avuto il comando nella Battaglia dell' Atlantico fin dai primi del 1941, fu mandato a Washington data la
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sua impareggiabile conoscenza del problema dei sommergibili. Nelfebbraio 1943 il maresciallo dell'Aria Slessor divenne capo del Comando Aereo Costiero. Tutti mutamenti che dovevano essere giustificati dai risultati. La conferenza di Casablanca aveva proclamato la sconfitta dei sommergibili come nostro primo obiettivo. Nel marzo 1943 una conferenza dei convogli atlantici ebbe luogo a Washington, presieduta dall'ammiraglio King, per la raccolta di tutte le risorse alleate nell'Atlantico. Questo sistema non portò a una piena unità di vedute. C'era intima collaborazione in ogni gradino della scala gerarchica e completo accordo al vertice, ma i due alleati tendevano a risolvere il problema con metodi diversi. Gli Stati Uniti non avevano un'organizzazione che assomigliasse al nostro Comando Costiero, attraverso il quale, al di qua dell'Oceano, le operazioni aeree erano controllate da una sola autorità. Si era raggiunto un alto grado di elasticità. Le formazioni aeree potevano essere rapidamente spostate da zone tranquille ad altre minacciate dal pericolo e il Comando veniva largamente rinforzato con elementi americani. A Washington il controllo veniva esercitato mediante un certo numero di Comandi autonomi subordinati, chiamati "frontiere marittime" (sea frontiers), ognuno con la sua assegnazione di apparecchi. D opo le bufere invernali, che se avevano notevolmente danneggiato le nostre scorte avevano anche ostacolato gli attacchi degli U-Boote, il febbraio 1943 aveva rivelato un tristo aumento di concentramenti nemici nell'Atlantico settentrionale. Nonostante le gravi perdite, il numero di sommergibili in servizio attivo a disposizione dell'ammiraglio Doenitz sali, al principio dell'anno, a 212 . In marzo ce n'era piu di cento continuamente in mare e i branchi da essi costituiti per darci la caccia non potevano piu essere evitati, neppure dalle piu scaltre rotte. Il problema doveva essere risolto con forze collegate aero-navali attorno ai convogli stessi. Gli affonda.menti nei mari di tutto il mondo salirono in quel mese a quasi settecentomila tonnellate. Tra queste ambasce un nuovo accordo fu raggiunto a Wash-
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Sviluppo e declino della flotta sottomarina germanica (1939-1945)
Sommergibili affondati
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NUOVE COSTRUZIONI
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1940
1941
1942
1943
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Guadagni e peidite complessivi di piroscafi mercantili fuori del controllo nemico (oltre le 1600 toon. lorde) - 1939-1945
3mesi
1945
Perdite causate da sommergibili
LA CAMPAGNA D'ITALIA
ington in base al quale Inghilterra e Canada si assumevano tutta la responsabilità dei convogli sulla principale rotta nordatlantica per l'Inghilterra. La battaglia decisiva coi sommergibili fu ora combattuta e vinta. La direzione fu affidata a due Comandi collegati aero-navali, uno a Liverpool sotto un ammiraglio britannico e un altro a Halifa.x sotto un ammiraglio canadese. La protezione navale dell'Atlantico settentrionale fu d'ora in poi fornita dalle marine britannica e canadese, mentre gli Stati Uni~i provvedevano ai loro convogli per il Mediterraneo e ai loro trasporti di truppe. In quanto all'aviazione, le forze britanniche, canadesi e statunitensi obbedfrano tutte alle richieste avanzate giorno per giorno dai comandanti collegati di Liverpool e Halifax. La breccia aerea ncll' Atlantico settentrionale a sud-est della Groenlandia era ora tamponata mediante apparecchi a grande autonomia di volo. Formazioni di Liberator fissarono le loro basi a Terranova e in Islanda. In aprile inin~errotti voli di andata e ritorno fornirono protezione aerea diurna lungo l'intera rotta. Le torme di U-Boote erano costrette all'immersione e venivano continuamente attaccate; eravamo ora abbastanza forti per formare flottiglie indipendenti che agivano sul mare come reparti di cavalleria, indipendentemente dalle altre in servizio di scorta. Era questo che da gran tempo desideravo vedere. Fu in quel periodo che l'apparecchio H2S già descritto (1), un certo numero d'esemplari del quale era stato ceduto con qualche riluttanza dal nostro Comando Bombardieri al Comando Costiero, ebbe una pa_rte molto notevole. I tedeschi avevano imparato a scoprire le onde relativamente lunghe usate dai nostri primi radar e a immergersi prima che i nostri aeroplani potessero attaccarli. Questo fu molti mesi prima che essi scoprissero il modo di intercettare le onde cortissime usate nel nostro nuovo sistema. Hitler ebbe a lagnarsi che questa sola invenzione fosse la rovina della campagna sottomarina. Ma la sua fu un'esagerazione. (1) v. Parte IV, vol. 1, cap. XVI.
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Nel golfo di Biscaglia, tuttavia, l'offensiva aerea anglo-americana doveva presto rendere la vita ai sommergibili di passaggio quasi impossibile. Il razzo ora lanciato dagli aerei era cosi disastroso che il nemico cominciò a mandare i suoi sommergibili a gruppi e in superficie, per allontanare a cannonate gli aerei alla piena luce del giorno. Questo esperimento fu vano. Tra il marzo e l'aprile 1943, 2.7 sommergibili furono distrutti nel solo Atlantico, piu di metà dei quali da attacchi aerei. Nell'aprile 1943 cominciammo a vedere l'equilibrio della bilancia spostarsi. Erano in azione 235 U-Boote, massimo numero che mai i tedeschi avessero raggiunto; ma i loro equipaggi cominciavano a tentennare. Non potevano mai sentirsi al sicuro, i loro attacchi, anche quando le condizioni erano favorevoli non raggiungevano piu lo scopo, e durante questo mese le nostre perdite di naviglio nell'Atlantico calarono di quasi 300.000 tonn. Nel solo maggio, quaranta sommergibili scomparvero nell'Atlantico. Il Comando Supremo della Marina germanico seguiva la loro sorte con estrema tensione, e alla fine del mese l'ammiraglio Doenitz richiamò i resti della sua flotta dal Nord-Atlantico a riposare o a combattere in acque meno pericolose. Per il giugno 1943 le nostre perdite di naviglio scesero alla cifra piu bassa che mai fosse stata raggiunta dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti. I convogli giungevano a destinazione intatti e la linea di rifornimento attraverso l'Atlantico era assicurata. La lotta in quei mesi critici è illustrata dalle cifre della tabella a pagina seguente. Poiché la sconfitta dei sommergibili incise su tutti gli eventi successivi, dobbiamo ora riparlarne. L'arma aerea aveva ora finalmente cominciato a raggiungere la sua piena efficienza. Inglesi e americani non pensavano piu in termini di operazioni puramente navali o di operazioni aeree sul mare, ma in termini di una sola grande entità marittima in cui le due armi e le due nazioni operavano di conserva, comprendendo sempre piu le capacità e i limiti l'una dell'altra. Nel giugno 1943 i resti battuti della flotta subacquea cessa-
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LA CAMPAGNA D'I'rALIA
OCEANO ATLANTICO Naviglio alleato affondato 1 943
Sommergibili affondati
Dni sommergi• bili
Totruo cause varie
Da forze navali
Da forze aeree
S14.744
538.695
4
7
Da for7.9 Per altre aeronavali eau,e
Totale
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-
1
12
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199.409
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GIUGNO
21.759
28.269
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18 (1)
7
9(1)
2
3
-
40
17
Nota: Nello stesso periodo sette sommergibili tedeschi e tre italiani furono affondati nel Mediterraneo.
rono di attaccare i nostri convogli nell'Atlantico settentrionale, cosi che a noi fu data una ben meritata tregua. Per un po' di tempo l'attività nemica si disperse per le remote estensioni del1'Atlantico meridionale e dell'Indiano, dove le nostre difese erano relativamente deboli, ma dove i bersagli che noi offrivamo erano scarsissimi. La nostra offensiva aerea contro le basi dei sommergibili nel golfo di Biscaglia continuò ad aumentare d'intensità. In luglio furono affondati 37 sommergibili, 31 per attacchi aerei, e di questi quasi metà affondarono .nel Golfo. Negli ultimi tre mesi del 1943, 53 sommergibili furono distrutti contro l'affondamento di sole 47 navi mercantili. Per tutto quell'autunno tempestoso gli U-Boote lottarono vanamente per riconquistare la supremazia nel Nord-Atlantico: La nostra difesa combinata aero-navale era diventata ormai cosi forte da imporre loro gravi perdite in cambio di minimi (1) Queste cifre comprendono ognuna un sommergibile italiano .
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2.8
WINSTON CHURCHILL lL TERZO ATTACCO SULLE ROTTE DEI CONVOGLI (19 $Ctr. 194! fl rnag. 1944)
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La battaglia dell'Atlantico - Piroscafi mercantili affondati da sommergibili tedeschi.
risultati in ogni battaglia per un convoglio. Nella guerra antisommergibili l'arma aerea era ora alla pari col naviglio di superficie. I nostri convogli erano protetti da scorte di superficie, piu numerose e temibili di quel che fossero mai state, rafforzate da portaerei che davano una piu stretta e avanzata protezione dal cielo. Inoltre avevamo ora i mezzi per cercare e distruggere i sommergibili ovunque li potessimo trovare. L'aiuto combi-
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nato di portaerei e navi-scorta, a cui bisogna aggiungere gli apparecchi a lungo raggio del Comando Costiero che ora comprendeva anche squadriglie americane, si rivelò decisivo. Un gruppo comandato dal capitano F. J. Walker, il nostro piu eminente affondatore di sommergibili, distrusse sei U-Boote durante una sola crociera. Il cosiddetto M.A.C. o portaerei mercantile, nato in questo periodo, fu una concezione interamente britannica. Comune vapore mercantile, o anche semplice nave-cisterna, era stato attrezzato con un ponte volante per aerei navali. Pur conservando la sua funzione di nave mercantile, col suo bravo carico a bordo, contribuiva a difendere il convoglio di cui faceva parte. Di questi vapori ce n'erano in tutto 19, di cui due battenti bandiera olandese, e operavano ncll' Atlantico settentrionale. Insieme coi C.A.M.S., o navi mercantili catapulta-aerei, che li avevano preceduti con una tecnica piuttosto diversa, segnavano una nuova linea di partenza nella guerra navale. Anche le navi mercantili avevano ora preso l'offensiva contro il nemico invece di limitarsi a difendersi quando attaccate. La distinzione fra navi combattenti e non combattenti, già molto vaga, era quasi scomparsa. L'immensa produzione bellica degli Stati Uniti stava ora raggiungendo il culmine. Aerei a grande autonomia e navi di molti tipi, comprese le portaerei di scorta di cui avevamo tanto bisogno, affluivano sempre piu numerosi dai cantieri e dagli stabilimenti d'oltre oceano. Molti di questi e specialissime dotazioni, radar soprattutto, venivano messi a nostra disposizione per aiutare la nostra industria, e le forze aeree e navali americane si accompagnavano a noi in battaglia ovunque. Sebbene di fronte alla dura realtà dei fatti fosse costretto a ritrarsi, l'ammiraglio Doenitz continuò come sempre a tenere in mare il maggior numero possibile di sommergibili. Ma ormai la punta dei loro attacchi era smussata e ben di rado essi tentavano di penetrare nelle nostre difese. Doenitz tuttavia non disperò. Il 20 gennaio 1944 disse: « Il nemico è riuscito a conquistare il vantaggio nella difesa. Verrà il giorno in cui offrirò a Churchill una guerra sottomarina di prim'ordine. L'arma sottomarina non è stata spezzata dai rovesci del 1943, anzi è di-
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ventata piu forte. Nel 1944 che sarà un anno, anche se duro, di grandi successi, noi distruggeremo la linea di rifornimenti britannica con una nuova arma subacquea ». Fiducia non del tutto infondata. Agli inizi del 1944 uno sforzo gigantesco veniva fatto in Germania per dar vita a un nuovo tipo di sommergibile che potesse muoversi piu rapidamente sott'acqua e avesse un'autonomia molto piu grande. Nello
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stesso tempo molti dei sommergibili piu antiquati venivano ritirati per poter essere muniti dello "Schnorktl" e operare nelle acque costiere britanniche. Questa nuova invenzione permetteva loro di ricaricare le batterie in immersione con solo un piccolo tubo per rifornirsi d'aria, al disopra dell'acqua. Le loro probabilità di essere scoperti dall'aviazione ne erano perciò molto diminuite, e in breve fu evidente che i sommergibi-
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li attrezzati con lo "Schnorkel" avevano lo scopo di sbarrare la Manica agli Alleati quando avessero deciso lo sbarco in Francia. Uno sguardo retrospettivo si rende ora necessario per ricordare al lettore le fluide operazioni che avevano cambiato, nel 1942, completamente la scena in Estremo Oriente. Mentre la potenza marittima britannica era impegnata soprattutto nell'Atlantico e nel Mediterraneo, gli Stati Uniti sopportavano quasi da soli tutto il peso della guerra col Giappone. Negli immensi spazi oceanici dall'India alle coste occidentali della stessa America non potevamo dare altro aiuto che quello piuttosto esiguo delle forze navali australiane e neozelandesi. La nostra esausta flotta d'Oriente non poteva per il momento fare di piu che proteggere i nostri convogli. Nel Pacifico, tuttavia, la situazione s'era infine capovolta. La superiorità navale degli Stati Uniti era stata ristabilita, e ai giapponesi, che cercavano di consolidare le loro conquiste nelle Indie orientali, non restavano forze bastevoli per incursioni nell'Oceano Indiano. Molte cose erano avvenute nel Pacifico dopo le battaglie del Mar dei Coralli e dell'isola Midway nell'estate 1942. L'ammiraglio Nimitz, col suo comando a Pearl Harbor, controllava il Pacifico settentrionale, centrale e meridionale. Il generale MacArthur, che aveva raggiunto l'Australia dalle Filippine nel marzo 1942, controllava il Pacifico sud-occidentale, dalla costa cinese al1'Australia, compresi le Filippine, l'arcipelago Bismarck, la Nuova Guinea, tutta la costa orientale australiana e le isole Salomone. La marina imperiale giapponese, sensibilissima alla sconfitta subita nel Pacifico centrale, si volse ancora una volta verso il Sud-Ovest. Qui, nel settore piu lontano dalle fonti principali di rifornimento americane, sperava di poter riprendere la trionfale avanzata. Poiché la sua prima puntata verso Port Moresby, nella Nuova Guinea, era stata stroncata dalla battaglia del Mar dei Coralli, il nemico decise di attaccare per terra al di là delle montagne Owen Stanley. Cosi ebbe inizio la lotta per la Nuova Guinea. Contemporaneamente i giapponesi decisero di pren-
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z. Sulle spiagge di Guadalcanal i « marines » statunitensi ammassano i mezzi per la riconquista.
LA CAMPAGNA D'ITALIA
33 dere le isole Salomone. Essi avevano già in loro possesso l'isoletta di Tulagi e poterono rapidamente accingersi alla costruzione di una base aerea nella vicina isola di Guadalcanal. Con Port Moresby e Guadalcanal in loro possesso speravano che il Mar dei Coralli sarebbe diventato un lago giapponese, confinante con l'Australia nord-orientale. Da Guadalcanal aviatori nipponici potevano spingersi verso altri e ancor piu lontani gruppi di isole lungo le rotte principali tra l'America e la Nuova Zelanda. La resistenza americana e australiana a questi due attacchi costituisce un esempio ammirevole d'audace azione combinata basata sulla potenza marittima. Le isole Salomone divennero l'obiettivo delle due parti, e l'ammiraglio King a Washington ne aveva già da tempo progettato l'occupazione. Il 4 luglio 1942 aerei da ricognizione informarono che il nemico stava già costruendo un aeroporto a Guadalcanal. L'ammiraglio Ghormley, comandante la zona meridionale del Pacifico, senza attendere di ultimare i suoi piani, attaccò il 7 agosto con la 1a. divisione di marina, già nella Nuova Zelanda. La base aerea giapponese ancora in costruzione fu rapidamente conquistata e la battaglia per Guadalcanal cominciò. Doveva durare sei mesi.
Dalla loro importante base navale delle Caroline e da Rabaul i giapponesi potevano mantenere forze aeree e navali grandemente superiori in queste acque. Il comandante nipponico di Rabaul inviò subito a Guadalcanal numerosi incrociatori e cacciatorpediniere. Nelle prime ore del 9 agosto, aiutati da violente raffiche di pioggia, i giapponesi sorpresero le forze navali alleate che vigilavano gli accessi e quasi le distrussero. In circa quaranta minuti affondarono tre grandi incrociatori americani e l'incrociatore australiano Canberra, praticamente senza subire perdite. Se l'ammiraglio giapponese avesse saputo sfruttare questo notevole successo, avrebbe potuto spingersi fino alJo stretto verso est e distruggere i trasporti americani, che stavano ancora scaricando truppe e materiali. Come altri comandanti giapponesi prima e dopo di lui in questa guerra, non seppe cogliere l'occasione e si ritirò. 3.
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Il comandante americano non poteva tuttavia sostenere oltre gli sbarchi. Dopo avere scaricato tutto quello che poteva, si ritirò, lasciando i 17.000 "marines" su di un'isola ostile, senza protezione aerea ed esposti agli attacchi rinvigoriti del nemico. Fu davvero un brutto momento. Ma i "marines" degli Stati Uniti si rivelarono indomiti. Non ostante attacchi aerei incessanti, mantennero e anzi rafforzarono la loro posizione, mentre veniva improvvisato un servizio di rifornimenti per mare e l'aeroporto conquistato veniva messo in funzione. Da quel momento caccia e bombardieri in picchiata guidati dai "marines" operarono dalla stessa Guadalcanal, dando immediato respiro. I giapponesi ora cercarono una soluzione decisiva in mare. Il 24 agosto un'azione inconcludente fu combattuta a nord delle Salomone. Trasporti nemici che si avvicinavano a Guadalcanal furono scacciati dai nostti attacchi aerei. Il 31 agosto la Saratoga veniva danneggiata da un sommergibile e quindici giorni dopo la portaerei Wasp, resasi celebre nel Mediterraneo, era colata a picco: Le due parti s'andavano preparando. Ai primi d'ottobre, in un altro scontro notturno, una grossa formazione di incrociatori giapponesi veniva battuta e un incrociatore colava a picco; ma due corazzate nemiche bombardarono l'aeroporto, per sbarcare poco piu tardi 4500 uomini in una sola volta. Un'altra crisi era imminente. L'ammiraglio Nimitz e il generale MacArthur insistevano, e si comprende, affinché si desse precedenza al teatro d'operazioni del Pacifico a spese di quello europeo. Li sosteneva potentemente a Washington l'ammiraglio King. Ma lo sbarco nell' Africa nord-occidentale (operazione "Torch") ora predominava con la strategia relativa. Si giunse cosi al momento culminante della battaglia terrestre. Per dieci giorni, a partire dal 19 ottobre 1942, i "marines" in accaniti combattimenti nella giungla mantennero tutte le loro posizioni e imposero ai giapponesi una battuta d'arresto. In un'altra azione navale con il possente concorso dell'aviazione, a nord delle Salomone, la portaerei Hornet, che aveva sostituito la Wasp, era affondata. La portaerei
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35 Enterprise, la corazzata South Dakota e due incrociatori venivano danneggiati. I giapponesi avevano a loro volta due portaerei danneggiate. L'ammiraglio Halsey, successo a Ghormley e rimasto per il momento senza portaerei, chiese attraverso Nimitz una o piu portaerei britanniche. Sebbene sapessimo ben poco dei piani americani nel Pacifico comprendemmo che una crisi profonda s'era determinata nelle Salomone. Era chiaro che nessuna portaerei poteva giungere in quel settore per parecchie settimane. Desideravo ardentemente essere d'aiuto in quella lotta accanita; ma con la responsabilità principale della Marina che incombeva su di noi per lo sbarco delle forze anglo-americane nell'Africa nord-occidentale, non potevamo fare nessuna proposta immediata. Fu solo in dicembre che la tensione e lo sforzo dell'operazione" Torch" s'attenuarono. Mandai allora al Presidente un quadro completo della nostra situazione in fatto di portaerei e feci la proposta migliore che fosse in mio potere di offrire. L'ex-Marinaio al Presidente Roosevelt 2
dicen1bre I942
Sin da quando ricevemmo una richiesta di portaerei per la vostra flotta del Pacifico noi abbiamo fatto di tutto per venire incontro ai vostri desideri. Non ci siamo sentiti in grado di giungere a una decisione su queste pochissime unità d'importanza vitale fino a quando non avessimo saputo come. le nostre portaerei se la fossero cavata nelle acque limitate e pericolo5e in cui dovevano operare per il piano "Torch". Le incognite del "Torch" non sono ancora finite, dato che il nostro accumulo di aerei con basi nella zona di sbarco non ci consentirà per qualche tempo di ritirare le due portaerei ora impiegate nel "Torch". Sapendo tuttavia con quanta urgenza vi occorra un rinforzo di portaerei nel Pacifico, siamo disposti a correre il rischio ora e venire a una decisione su quanto possiamo darvi. La forza delle nostre portaerei si compone di quattro unità corazzate. Siamo disposti a ritirare l'Il/11strio11s dalla flotta d'Oriente e a dare all'ammiraglio Sommerville l' Unicorn e una portaerei ausiliaria. Siamo anche pronti a ritirar la Victorious dalla flotta metropolitana e a mandarvi e la Victorious e l'I/lustrious se potete assegnare la [vostra] Ranger [una portaerei piu piccola] alla flotta metropolitana. Data l'importanza vitale delle vie di comunicazione nell'Atlantico, la necessità di proteggere i
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convogli per la Russia, la eventualità della comparsa del Graf Zeppelin alla fine della guerra e le presenti condizioni dell'Indo1J1itable e della Formidable non possiamo lasciare e la VirJorio11s e l' Ill11striom, se non con l'aggiunta della Ranger aUa Home Fleet. Sono estremamente favorevole all'invio di due portaerei anzi che una, ove questo sia possibile, dato che ciò non solo accrescerà le vostre forze ma permetterà anche alle due navi di operare come un'unità tattica, cosa che parrebbe necessaria, nessuna delle due navi trasportando apparecchi in numero sufficiente per operare singolarmente. Proporrei per il comando l'ammiraglio Lyster, ch'è noto a moltissimi vostri ufficiali. Entrambe le navi dovrebbero recarsi a Pead Harbor, al loro arrivo verso la fine di dicembre, per completare la dotazione di aerei. Se siete favorevole a questo scambio, Pound discuterà i particolari con King.
L'ammiraglio King tuttavia non era disposto a privarsi della Ranger, epperò noi potemmo mandare soltanto la Victorio11s. Lasciò la Home Fleet per Pearl Harbor in dicembre.
Frattanto in novembre tutta una serie di combattimenti aerei e navali che dovevano rivelarsi decisivi s'accese attorno alle Salomone, con gravi perdite d'ambo le parti. La notte del 13 dicembre, in un'azione accanita, due incrociatori e quattro caccia americani andarono perduti, con tutt'e due gli ammiragli americani che avevano a bordo. Da parte giapponese una corazzata e due cacciatorpediniere colarono a picco. Undici trasporti giapponesi, fortemente scortati, si dirigevano contemporaneamente verso Guadalcanal. Nelle 36 ore di ininterrotti combattimenti che seguirono un'altra corazzata giapponese, un incrociatore e tre caccia, e soprattutto sette trasporti carichi di truppe, affondarono, mentre gli americani perdevano un altro caccia soltanto. I giapponesi a questo punto perdettero la fiducia in quell'avventura. Rinforzi americani cominciavano ad affluire in numero sempre crescente e i gloriosi "marines" furono sostituiti dall'esercito. Il conflitto continuò senza posa, ma il nemico non cercò altre vittorie. Il 4 gennaio 1943 il Quartier Generale Imperiale di Tokio ordinò lo sgombero di Guadalcanal, che si compi senza gravi perdite. Il 9 febbraio l'amm. Halsey poteva finalmente comunicare che l'isola era stata conquistata.
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Questo episodio segnò la fine del periodo d'ascesa dell'offensiva nipponica. In sei battaglie navali e molti altri scontri minori, due portaerei americane, sette incrociatori e quattordici caccia erano stati affondati, oltre all'incrociatore australiano Canberra. Le perdite giapponesi comprendevano una portaerei, due corazzate, quattro incrociatori e undici caccia. Le perdite di vite umane erano gravi da ambo le parti, in terra, in cielo e in mare. "Per noi che ci siamo stati" scrive un testimone oculare americano, la cui commovente descrizione ho seguito "Guadalcanal non è un nome ma un'emozione, che ricorda disperati combattimenti aerei, furiose battaglie navali di notte, sforzi frenetici di rifornimenti e i lavori di costruzione, spietati combattimenti nella giungla trasudante umidità, notti frantumate dal sibilo delle bombe aeree e dalle esplosioni assordanti delle granate dei cannoni navali (1 )." Che questo racconto possa venir ricordato a lungo nella grande Repubblica. Anche in Nuova Guinea la situazione s'era capovolta. L'avanzata giapponese per via di terra cominciò il 22 luglio 1942 dalla costa settentrionale verso Port Moresby, ch'era difeso da due brigate della t· divisione australiana reduce dal Medio Oriente. Le montagne Owen Stanley, che si elevano a 4500 metri, formano la spina dorsale della Nuova Guinea; e le valica un sentiero che attraversa i passi montuosi e la foresta vergine. Un solo battaglione dell' Australian Militia si batté in una tenace azione ritardatrice, e fu solo nella seconda settimana di settembre che i cinque battaglioni giapponesi impiegati nella spedizione poterono giungere nei pressi di Port Moresby. Ma, all'Imita Ridge, l'avanzata nemica venne bloccata. Mentre accadevano queste cose 2000 fanti di Marina giapponesi sbarcavano il 26 agosto e tentavano di prendere le tre piste per aerei in costruzione presso Milne Bay, all'estremità meridionale della grande isola. Dopo due settimane d'accaniti combattimenti lungo la spiaggia, piu della metà degli invasori furono uccisi e il resto dispersi. Ormai i giapponesi erano stati (1) Th8 Slrttggle /or G11adalca11al, di S. E. Morrison.
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costretti alla difensiva nella Nuova Guinea. Ma nel tentativo di prendere la Nuova Guinea e Guadalcanal avevano perso ogni occasione di conquistare sia l'una sia l'altra. Ora dovettero ritirarsi sulla mulattiera perseguitati dall'aviazione e dalle truppe australiane. Malattie e penuria di viveri li decimarono. La potenza aerea americo-australiana aumentava continuamente. La 32• divisione degli S. U. giunse aviotrasportata. I convogli giapponesi carichi di rinforzi subirono enormi perdite. Diecimila uomini che si battevano disperatamente, col mare alle spalle, tenevano il perimetro finale di Buna. Solo nella terza settimana del gennaio 1943 l'ultima resistenza fu sopraffatta. Poche centinaia di giapponesi si salvarono. Ne erano stati uccisi, o erano morti di fame e di malattie, piu di 1 5.ooo. Per il febbraio l'estremità sud-orientale della Nuova Guinea, come pure Guadalcanal, erano saldamente nelle mani degli Alleati Un convoglio giapponese di dodici trasporti, scortato da dieci navi da guerra e in rotta per portare rinforzi all'importanteavamposto di Lae, fu intercettato nelle acque delle Bismarck. Attaccato dall'aviazione il 2 e il 3 marzo, il convoglio colò tutto a picco, compresi la scorta e i I 5.ooo uomini che eranc a bordo. Nel giugno 1943, con cui ha inizio questo volume, la situazione nel Pacifico era incoraggiante. Le ultime punte giapponesi erano state ritirate e il nemico stava ora sulla difensiva dappertutto. Era costretto a rafforzare con mezzi costosissimi le posizioni che ancora occupava nella Nuova Guinea, soprattutto le guarnigioni di Salamaua e di Lae, e a costruire una serie di aeroporti di appoggio lungo la costa. La manovra americana verso le Filippine cominciava a delinearsi. Il generale MacArthur operava verso ovest lungo la costa settentrionale della Nuova Guinea e l'ammiraglio Halsey avanzava lentamente lungo la catena di isole delle Salomone verso Rabaul. Dietro tutto e tutti torreggiava la potenza in rapido sviluppo degli Stati Uniti. I diciotto mesi trascorsi da Pearl Harbor avevano rivelato ai governanti del Giappone alcuni fatti e rapporti di forze anch'essi ignoravano.
CAPITOLO II
LO SBARCO IN SICILIA (luglio-agosto 1943)
Preparativi per l'invasione della Sicilia- Il piano definitivo del generale Alexander - Schieramento e concentramento di forze molto sparse Conferenza di Hitler, 20 maggio - Nostro sbarco a Pantelleria - Il giorno fissato: IO luglio - Il maltempo - Gravi perdite aeree - Riusciti sbarchi di truppe - Avanzata delle forze inglesi e americane - Nuovo passo strategico - Mio telegramma a Smuts, Io luglio - Progresso della campagna - Eisenhotnr per l'invasione dell'Italia - Discussioni tra i capi di Sfato Maggiore alleati - Magnifica avanzata del generale Patton - Centuripe, Catania e Messina - Relazione di Alexander La Sicilia liberata in. 3S giorni.
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A conferenza di Casablanca aveva deciso in gennaio d'inL vadere la Sicilia dopo la presa di Tunisi. Questa grande impresa, nota col nome convenzionale di "Httsky", presentava nuovi problemi formidabili. Una grande resistenza non era stata prevista ai nostri sbarchi nel Nord-Africa, ma ora l'ancor numeroso esercito italiano poteva combattere disperatamente per la difesa del suolo patrio. Comunque, notevoli forze aeree e terrestri germaniche avrebbero fatto sentire il loro peso nella difesa della Sicilia; e la Marina italiana, che possedeva ancora sei moderne corazzate in perfetta efficienza, avrebbe potuto entrare in lizza. Il generale Eisenhower riteneva che la Sicilia andasse attaccata solo se nostro scopo fosse quello di tenere aperte le vie di comunicazione attraverso il Mediterraneo. Se invece il nostro vero scopo era l'invasione e la sconfitta dell'Italia, allora egli pensava che nostri obiettivi iniziali dovessero essere Sardegna e Corsica ... «dato che queste isole si trovano sul fianco della lunga penisola italiana e costringerebbero a una dispersione di forze nemiche in Italia molto maggiore della sola occupazione della
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Sicilia, che si trova davanti alla punta montuosa dello stivale» (1 ). Era senza dubbio l'opinione di un militare molto autorevole, anche se io non potevo condividerla. Ma le forze politiche hanno la loro parte, e la conquista della Sicilia e l'invasione subito dopo dell'Italia dovevano portare conseguenze di ben piu rapida e vasta natura. La conquista della Sicilia era un'impresa di prLma grandezza. Anche se eclissata dai fatti di Normandia, la sua importanza e le difficoltà che ci impose non. vanno sottovalutate. Lo sbarco si basava sull'esperienza fatta nel Nord-Africa e coloro che dovevano progettare !'"Overlord" avevano imparato molto dallo "Htts)ry". All'attacco iniziale parteciparono quasi 3000 tra piroscafi e mezzi da sbarco, trasportando complessivamente 16.000 uomini, 14.000 veicoli, 600 carri armati e 1800 cannoni. Queste forze avevano dovuto essere raccolte, addestrate, equipaggiate e alla fine imbarca!e, con tutte le immense impedìmenta della guerra anfibia, in basi lontane l'una dall,altra nel Mediterraneo, in Inghilterra e negli Stati Uniti. Piani minuziosi erano necessari a comandanti subordinati i cui comandi erano separati da rn1gliaia di chilometri. Tutti questi piani dovettero poi essere fusi in un solo piano generale dal comandante supremo ad Algeri. Qui uno speciale Stato Maggiore alleato controllava e coordinava tutti i preparativi. A mano a mano che lo "Httsky" si sviluppava sorgevano molti problemi che potevano essere risolti soltanto dai capi di S.11. collegati. Infine si dovette radunare i convogli, scortarli per gli oceani e i mari stretti e concentrarli al momento giusto nella zona della battaglia. I progetti, nel quartier generale di Eisenhower, erano comjnciati in febbraio. Ora divenne necessario nominare i suoi principali collaboratori. In tutte le guerre ove degli alleati combattano insieme, il controllo strategico solitamente spetta a chi disponga delle forze maggiori. Questa norma può essere modificata da consider~(r) Crociata in E.uropa, cap. IX.
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Malta La conquista della Sicilia
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zioni politiche o dal relativo sforzo bellico in altri teatri di guerra, ma il principio che l'esercito piu forte deve avere il comando è giusto. Per ragioni di metodo avevamo fino allora ceduto il comando e la direzione della campagna nell'Africa nord-occidentale agli Stati Uniti. Agli inizi essi erano stati preponderanti come effettivi e influenza. Nei mesi trascorsi dall'esordio dell'operazione "Torch" era cominciata ad arrivare dal deserto la vittoriosa se. armata e la formazione in Tunisia della 1a. armata britannica aveva portato le proporzioni a undici divisioni britanniche contro quattro americane. Tuttavia aderii strettamente al principio che l'operazione "Torch" era in prevalenza americana e in ogni modo appoggiai la posizione di comandante supremo del generale Eisenhower. Era comunque inteso che il generale Alexander come vice-comandante avrebbe avuto il comando diretto delle operazioni. Fu in queste circostanze che si giunse alla vittoria tunisina e il quadro generale fu presentato all'opinione pubblica americana e al mondo come una impresa eminentemente americana. Ma ormai eravamo entrati in una nuova fase, l'invasione della Sicilia e ciò che doveva scaturirne. Si concordò che l'azione contro l'Italia sarebbe stata decisa alla luce dei combattimenti in Sicilia. Poiché gli americani venivano sempre piu attratti da questa maggiore avventura, invece d'accontentarsi per il resto dell'anno della Sardegna, mentre le prospettive di un'altra campagna congiunta si delineavano ritenni necessario che gli inglesi fossero almeno alla pari coi loro alleati. Le proporzioni delle forze disponibili in luglio erano: Inghilterra, 8 divisioni; Stati Uniti, 6. Aviazione: S. U. 55 per cento, Inghilterra 45. Marina: Inghilterra, 80 per cento. Restavano poi le notevoli forze britanniche nel Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale, Libia inclusa, che erano indipendentemente comandate dal generale Maitland Wilson, dal Q. G. britannico del Cairo. Non sembrava troppo, date le circostanze, che noi avessimo almeno la parità neli>Alto Comando. E questo ci fu molto di buon grado concesso dai nostri fedeli alleati. Ci fu data inoltre la condotta diretta dei combattimenti. Alexander doveva comandare il XV gruppo d'armate, comprendente la 1' arµia~ 5: V: ~ se. ~rµiata britapnica. Tedderi maresciallo
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in capo dell'Aria, comandava le forze aeree alleate e l'ammiraglio Cunningham quelle navali. Tutto sotto il comando superiore di Eisenhower. L'attacco britannico fu affidato al generale Montgomery e alla sua ga armata, mentre il generale Patton ebbe il comando della 78 armata americana. Collaboratori navali erano l'ammiraglio Ramsay, che aveva elaborato il piano dello sbarco britannico nella "Torch", e l'ammiraglio Hewitt, della marina americana, che con Patton aveva attuato lo sbarco a Casablanca. Per l'aviazione i comandanti agli ordini del maresciallo Tedder erano il generale Spaatz, dell'aviazione militare degli S. U., e il maresciallo dell'Aria Coningham, mentre le operazioni aeree in collegamento con l' 88 armata erano affidate al vice-maresciallo dell'Aria Broadhurst, che aveva recentemente dato lustro ancora all'aviazione del deserto occidentale. Solo in aprile potemmo dire alle truppe ciò che conveniva loro sapere. La necessità principale era data dalla conquista innanzi tutto di porti e di campi d'aviazione che ci permettessero di alimentare le truppe dopo lo sbarco. Palermo, Catania e Siracusa si prestavano, data la loro posizione, ma Messina, il porto migliore, era purtroppo al di là delle nostre possibilità. C'erano tre principali gruppi d'aeroporti sull'angolo sud-orientale dell'isola, nella piana di Catania, e sulla parte occidentale dell'isola. · Il maresciallo Tedder sosteneva che noi dovevamo restringere l'attacco, conquistare il gruppo sud-orientale d'aeroporti e prendere Catania e Palermo poi. Questo significava che per qualche tempo solo i piccoli porti di Siracusa, Augusta e Licata sarebbero stati disponibili e che le armate sarebbero state rifornite con sbarchi direttamente sulle spiagge. La cosa fu resa possibile, grazie soprattutto a un nuovo autocarro anfibio, l'americano "D.U.K.W.", e ancora piu ai trasporti "L.S.T.". Quest'ultimo tipo di natante era stato concepito e attuato per la prima volta nel 1940, in Inghilterra. Un nuovo disegno ne fu poi tracciato in America e> usato per la prima volta in Sicilia, doveva diventare la base di tutte le nostre future operazioni anfibie, ma ne fu spesso l'elemento limitatore.
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Il piano definitivo del generale Alexander prevedeva una settimana di bombardamenti preliminari per neutralizzare l'aviazione e la marina del nemico. L'8a armata, agli ordini del generale Montgomery, doveva attaccare tra capo Murro di Porco e Pozzallo e prendere Siracusa e l'aeroporto di Pachino. Stabilita una salda testa di ponte e preso contatto con le unità americane sulla sua sinistra, l'8a armata doveva spingersi a nord verso Augusta, Catania e gli aeroporti di Gerbino. La t armata americana (Patton) doveva sbarcare tra Capo Scaramia e Licata e conquistare questo porto e un gruppo di campi d'aviazione a nord e a est di Gela. Doveva proteggere il fianco dell'8a armata a Ragusa nel suo balzo in avanti. Forti contingenti di truppe inglesi e americane aviotrasportate dovevano scendere coi paracadute o sbarcare dagli alianti oltre le teste di ponte, per prendere i punti chiave e appoggiare gli sbarchi. L'8a armata comprendeva sette divisioni, con una brigata della guarnigione di Malta, due brigate corazzate e vari Commandos. La t armata americana aveva sei divisioni (1). La guarrug10ne nemica in Sicilia, dapprima agli ordini di un generale italiano, comprendeva 2 divisioni tedesche, di cui una corazzata, 4 divisioni italiane di fanteria e 6 divisioni italiane per la difesa costiera, di scarso valore. Le divisioni tedesche s'erano scisse in gruppi di combattimento, per rafforzare un po' da per tutto l'alleato e contrattaccare. Equivocando sulle nostre intenzioni, il nemico aveva notevolmente rafforzato le difese dell'estremità occidentale dell'isola. La nostra (1) Schieramento delle forze:
s• ARMATA
(Comandi del xm e XXX corpo d'armata) Per il primo attacco: 1• divisione canadese, 5•, 50• e 51• divisione. Parte della 1• divisione aviotrasportata, CCXXXI brigata di fanteria, IV· brig. e XXllI• brig. corazzata e tre Comrnandos. 1,, riserva nel Nord-Afri&a: 78• e 46• divisione. Ciò che restava della 1• divisione aviotrasportata. 7• ARMATA S. U. (Comando del II corpo d'armata) Per il primo aJlacto: r•, 3• e 45• divisione, 2• divisione corazzata, parte della 8 2 • divisione aviotrasportata, 1 battaglione Rangers. In riserva nel Nord-Africa: 9• divisione. Il resto del1'81.• divisione aviotrasportata.
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superiorità aerea era ragguardevole. A piu di 4000 apparecchi (146 squadriglie americane e 121 britanniche) il nemico non poteva opporre tra Sicilia, Sardegna, penisola italiana e Francia meridionale che 1 8 5o aerei. Tuttavia le nostre forze di terra e di mare erano troppo largamente sparse. La 1a divisione canadese veniva direttamente dall'Inghilterra e una divisione americana dagli Stati Uniti, con addestramento a Orano. Le forze che già si trovavano nel Mediterraneo erano sparpagliate per tutto il Nord-Africa. Il XIII corpo d'armata del generale Dempsey si stava addestrando parte in Egitto e parte in Siria, e le sue navi e i suoi mezzi da sbarco avrebbero dovuto prendere il carico non solo nella zona del Canale e ad Alessandria, ma anche in vari porticduoli tra Beirut e Tripoli di Siria. Il XXX corpo d'armata del generale Leese, composto della 1a divisione canadese in Inghilterra, della 51a. divisione in Tunisia e dell'autonoma CCXXXI brigata proveniente da Malta, doveva concentrarsi per la prima volta sul campo di battaglia. Truppe americane erano parimenti sparse tra Tunisia, Algeria e oltre l'Atlantico. Comandanti subalterni e ufficiali di Stato Maggiore dovevano coprire grandi distanze aeree per seguire da vicino gli sviluppi del piano e l'addestramento delle loro unità. Le loro frequenti assenze per queste ragioni aggravavano il compito degli elaboratori del piano. L'addestramento alle operazioni èli sbarco si faceva in Inghilterra e per tutto il Mediterraneo e il Mar Rosso. Nel Medio Oriente naviglio di importanza vitale· ed equipaggiamenti erano arrivati solo come campioni quando non erano arrivati affatto. Tutto questo materiale doveva in quelle fasi preparatorie essere preso alla cieca e immesso nel piano d'operazioni senza collaudo. Comunque all'ultimo momento quasi tutto quanto era stato promesso fu mandato, e non ostante le molte angosce il piano venne attuato soddisfacentemente, fulgida prova di quanto possa rendere l'attività collegata degli Stati Maggiori. · li 20 maggio Hitler convocò una riunione a cui parteciparono Keitel, Rommel, Neurath, il ministro degli Esteri e parecchi
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45 altri. Le traduzioni americane dei verbali segreti di questa e altre sedute tedesche sono fatte dal manoscritto che si trova nella biblioteca dell'università di Pennsylvania, con note di Felix Gilbert. Esse rappresentano un prezioso contributo alla storia della guerra. HITLER : Siete NEURATH: SI,
stato in Sicilia? mio Fiihrer, ci sono stato e ho parlato col generale Roatta [comandante della 6° armata italiana in Sicilia]. Tra l'altro Roatta m'ha detto di non aver troppa fidrtcia nella difesa della Sicilia. Ha sosten11to d'essere troppo debole e di avere trippe male eq11ipaggiate. Sopratt,1tto, ha ima sola divisione motorizzata; le altre sono fisse. Ogni giorno gli inglesi fanno del loro meglio per bombardare le locomotive delle ferrovie siciliane, perché sanno benissimo eh'è qua.si impossibile portare 111ateriale per sostittlirle o ripararle, qrtando non sia impossibile del tt1tto. L'impressione av11ta, nell'attraversare lo Stretto da Villa San Giovanni a ~Messina, è che quasi ogni trajjico s11 q11esto breve tratto sia virtttalmente bloccato. Delle navi-traghetto - credo che ce ne fossero sei - n'è rimasta soltanto 11na. La q11ale viene trattata come 11n pezzo da m11seo. S'è detto, di q11ella nave, che bisognava conservarla per scopi migliori. HITLER : E quali sarebbero gli "scopi migliori"? NEURATH: Ecco, mio Fiihrer, talvolta gli italiani dicono: « Q11ando la g11erra sarà finita »; altri dicono anche: « Non si sa mai quello che può succedere poi». Le trippe tedesche in Sicilia son divenute piuttosto impopolari. Cosa che si prtò facilmente spiegare, dato cbe i siciliani ritengono che noi abbiamo portato la g11erra nel loro paese. Innanzi tutto, abbiamo mangiato loro tt,tto quello che avevano e ora stiamo facendo venire gli inglesi, sebbene - e di questo bisogna tener ben ~·onto - al contadino siciliano la cosa non dia la mi11ù11a preompazione. Egli ritiene che ciò porrà fine ai sttoi patimenti. E opinione diff11sa in tutta l'Italia meridionale che la guerra finirà con la venuta degli inglesi e che la presenza dei tedeschi non fa che ritardarla. HITLER : Che cosa fa il Governo italiano contro qrtesto atteggiamento? NEURATH: Mio Fiihrer, da quanto mi risttlta, i prefetti e i ftmzionari che ancora si trovano laggiu non fanno molto. Ogni qual volta ho richiamato la loro attenzione s11 questo fatto, lagnandomi che i soldati
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tedeschi vengono inmltati e maledetti per le strade, mi son sentito rispondere che non sapevano che cosa farci, dato che questo è lo stato d'anit110 del popolo. M'hanno detto: « Cosi la pensa il popolo. Vi siete resi impopolari; avete req11isito ogni cosa e vi siete mangiati tutti i nostri polli». lvta io ritengo che i ftmzionari potrebbero far q11alche cosa di piu e dare esempi nei casi pùl manifesti. HITLER : Non vogliono agire? NEURATH : Sarà diflìcile. Non vogliono. Il temperamento swliano è diverso da quello dell'italiano del Nord. Ma in complesso è doloroso vedere col!Je lasciano andare le cose. La minaccia alla Sicilia da parte dell'invasione nemica è gravissùva. La discussione volse poi sulla fedeltà del generale Roatta e degli altri comandanti italiani e sulla posizione sempre piu critica di Mussolini. In complesso, un quadro tutt'altro che rassicurante per il Fuhrer. Nel canale fra la Tunisia e la Sicilia, l'isoletta di Pantelleria era base nemica di aerei e motosiluranti. Nel gennaio 1941 ne avevamo progettato l'attacco e l'occupazione, ma passò l'occasione ed essa ci rimase come una spina sul fianco per tutto il periodo piu duro dell'assedio di Malta. Ora si rendeva necessario non solo conquistarla, ma utilizzarla noi stessi per la nostra aviazione. Attacchi aeronavali cominciarono subito dopo la presa di Tunisi. I bombardamenti continuarono fino all'8 giugno, quando fu chiesta la resa incondizionata. Questa fu respinta, e uno sbarco fu attuato l'u giugno, protetto da un massiccio bombardamento dal cielo e dal mare. S'era fatto in precedenza un gran parlare dell'entità e dei pericoli di questa impresa. La quale fu coronata da un pieno successo, senza perdite da parte nostra, a eccezione, secondo i marinai, d'un soldato ferito dal morso di un somarello. Piu di 11 .ooo prigionieri caddero nelle nostre mani. Nei due giorni successivi anche le isole viciniori di Lampedusa e Linosa capitolarono, la prima dinanzi al pilota di un aereo costretto ad atterrare per mancanza di carburante. Ora nessun avamposto nemico rimaneva piu a sud della Sicilia.
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Intensi attacchi aerei sulla Sicilia (e Sardegna) ebbero inizio il 3 luglio col bombardamento di aeroporti, molti dei quali furono resi inservibili. I caccia nemici furono costretti alla difensiva e i bombardieri a largo raggio a ritirarsi sul continente italiano. Quattro delle cinque navi-traghetto operanti attraverso lo stretto di Messina furono affondate. Quando i nostri convogli si stavano avvicinando all'isola la superiorità aerea s'era saldamente affermata e le forze aero-navali dell'Asse non fecero nessun serio tentativo di opporsi al nostro sbarco. Fino all'ultimo, il nemico fu in dubbio, grazie alle nostre finte, sul punto preciso ove avremmo vibrato il colpo. I nostri movimenti navali e i preparativi militari in Egitto fecero pensare a una spedizione in Grecia. Dopo là. caduta della Tunisia il nemico aveva mandato altri aeroplani ne1 Mediterraneo, ma non in Sicilia, sibbene nel Mediterraneo orientale, nell'Italia nord-occidentale e in Sardegna. Nel periodo critico, mentre i convogli stavano per toccare il loro obiettivo, il generale Eisenhower stabili il suo comando a Malta, dove le comunicazioni erano eccellenti. E là fu raggiunto dal generale Alexander e dall'ammiraglio Cunningham,. Il maresciallo dell'Aria Tedder rimase p resso Cartagine a controllare le operazioni aeree combinate. Il 10 luglio era il giorno stabilito. La mattina del 9 luglio le due grandi flotte conversero dall'est e dall'ovest a sud di Malta, e fu quello il momento per tutti di volgere la prua verso le spiagge di Sicilia. L'ammiraglio Cunningham dice nel suo dispaccio : « I soli incidenti che velarono la precisione di quel notevole concentramento di vapori fu la perdita per attacchi sottomarini di tre navi in convoglio (1 ). Il passaggio dei convogli fu protetto nel modo piu efficace: la maggioranza non fu avvistata dagli apparecchi nemici ». Mentre andavo ai Chequers, ove dovevo attendere i risultati, mi fermai per un'ora nel "War Room" dell'Ammiragliato. La mappa ricopriva un'intera parete e mostrava gli enormi convogli, le scorte e i reparti d'appoggio che dirigevano (1) Un quarto vapore fu affondato in un convoglio proveniente dall'Egitto.
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verso le loro spiagge di sbarco. Era la piu grande operazione anfibia che mai fosse stata tentata nella storia. :Ma tutto dipendeva dalle condizioni atmosferiche. Il mattino del giorno 9 fu bello, ma a mezzogiorno sorse un vento fresco e fuori stagione, di nord-ovest. Nel pomeriggio il vento s'accrebbe e verso sera il mare era grosso, cosa che avrebbe reso gli sbarchi piuttosto pericolosi, soprattutto nel settore sud-occidentale assegnato agli americani. I convogli di mezzi da sbarco in navigazione verso nord da Malta e da molti altri porti africani tra Bisetta e Bengasi ebbero una traversata piuttosto difficile. S'era disposto in precedenza per il rinvio dello sbarco in caso di necessità, ma una decisione in proposito avrebbe dovuto essere presa non oltre mezzogiorno. Dall'Ammiragliato, donde seguiva ansiosamente l'operazione, il Primo Lord del Mare chiese per radio quali fossero le condizioni atmosferiche. L'ammiraglio Cunningham rispose alle ore 20: « Tempo non favorevole, ma operazione procede ». « Era ormai chiaramente troppo tardi per rimandare» egli scrive « ma eravamo molto in ansia, soprattutto per i convogli di natanti minori in lotta con il mare grosso. » Molti infatti ritardarono e si dispersero. « Il vento » dice Cunningham « fortunatamente scemò durante la notte e al mattino del 10 era caduto, lasciando solo una fastidiosa risacca sulle rive occidentali. » Il maltempo contribui alla nostra azione di sorpresa. Cunningham dice ancora: « L'efficace piano di mascheramento e le finte rotte dei convogli raggiunsero lo scopo. Inoltre la vigilanza nemica s'era allentata grazie alla fase lunare sfavorevole. E infine il vento s'era levato con una violenza sufficiente a rendere alcuni sbarcl:µ, se non tutti, inattuabili. Questi clementi apparentemente sfavorevoli ebbero invece l'effetto d'indurre gli stanchi italiani, in allarme da molte notti, ad andarsene soddisfatti a letto, dicendosi: "Per questa notte, comunque, non verranno". E invece andammo ». Le forze aviotrasportate ebbero la sorte avversa. Piu d'un terzo degli alianti che trasportavano la nostra I . brigata aerea da
3. Nelle giungle del Pacifico, tm mille diflìcoltà, gli indigeni aiutano i soldati statunitensi a trascinru:e io postazione le artiglierie campai
\ Guadalcanal, i forafi della Marina a:lcRna npprontano, sso un campo d'azione, i rilevamenti ,grafici degli aerei ricognitori.
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sbarco furono sganciati troppo presto dagli apparecchi americani che li trainavano e molti degli uomini a bordo affogarono. Il resto si disperse per la Sicilia sud-orientale, e soltanto 12 alianti giunsero presso il ponte di notevole importanza eh'era il loro obiettivo. Degli otto ufficiali e dei sessantacinque uomini che lo occuparono e lo tennero fino all'arrivo dei rinforzi, dodici ore dopo, diciannove soli sopravvissero. Triste fatto d'arme. Anche sul fronte americano gli sbarchi aerei si sparsero su una zona troppo vasta, ma i molti gruppetti che ne derivarono creando danni e confusione nell'entroterra disturbarono non poco le divisioni costiere italiane. Gli sbarchi dal mare, sotto la costante protezione dell'aviazione da caccia, ebbero dovunque esito favorevole. Furono conquistate Siracusa e Pachino sul fronte britannico, Licata e Gela su quello americano, L'8a. armata prese Augusta il 12. Sul fronte americano pesanti contrattacchi vennero sferrati da una divisione corazzata tedesca contro 1a ra divisione S. U. Per qualche tempo la situazione si mantenne critica, ma dopo una lotta accanita il nemico fu respinto e gli americani continuarono ad avanzare per la presa degli importanti campi d'aviazione a est di Gela. Lo sforzo maggiore dell'8a. armata si volse ora contro gli aeroporti di Catania e Gerbini. Sostenuta da ulteriori sbarchi di truppe dal mare e dall'aria e di Commandos, che conquistarono parecchi ponti d'importanza vitale, 1'8a. armata varcò il fiume Simeto: Ma ora truppe tedesche vennero dall'ovest a rinforzare gli italiani e la nostra avanzata oltre il fiume si arrestò. Il giorno 16 il fianco sinistro dell'8a. armata raggiunse Caltagirone, in stretto contatto con gli americani, che avanzando verso ovest lungo la costa avevano occupato Porto Empedocle. Dodici aeroporti erano ormai nelle nostre mani e il 1 8 luglio in tutta l'isola non erano rimasti che venticinque aeroplani tedeschi in grado di funzionare. Millecento apparecchi, oltre metà dei quali tedeschi, erano stati distrutti o danneggiati. Le nostre forze aeree s'accinsero duramente a ostacolare il passaggio di truppe di rinforzo dalla Penisola a Messina, ma vi riuscirono solo in parte dato il violento fuoco delle batterie contraeree. Il 16 luglio Alexander ordinò ali' sa armata di attaccare il 4.
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fianco occidentale dell'Etna e alla -f di occupare le strade attorno a Enna e tagliare la rotabile ovest-est per Petralia. La 5oa divisione poté avanzare di poco, dato che i tedeschi avevano fatto affluire rinforzi dall'Italia continentale comprendenti 6 battaglioni della temibile 1a divisione paracadutisti. Sulla sua sinistra guadagnammo un po' di terreno, ma era chiaro che occorrevano nuovi piani e nuove truppe. Una tregua si stabili sul fronte britannico, in attesa che la 78a divisione giungesse dalla Tunisia. Non avevamo ancora deciso la nostra successiva mossa strategica. Dovevamo traversare lo Stretto di Messina e occupare la punta dello stivale, o prendere Taranto e il tallone, o avremmo dovuto sbarcare piu a nord, sulla costa occidentale, nel golfo di Salerno, per esempio, e occupare Napoli? O sarebbe stato meglio limitarci all'occupazione della Sardegna? In giugno era stata chiesta l'opinione di Eisenhower. Il problema era arduo. In maggio, alla conferenza di Washington ("Trident") avevamo deciso di trasferire in India per l'agosto buona parte del naviglio da sbarco e delle forze aeree assegnate alla Sicilia. Eisenhower era stato inoltre avvertito che dopo il 1° novembre quattro divisioni americane e tre britanniche avrebbero dovuto essere ritirate in Inghilterra, per lo sbarco oltre Manica nel 1944. Il 30 giugno egli propose che, ultimata la conquista della Sicilia, noi attaccassimo o la punta della Penisola o la Sardegna. Se ci fossimo decisi per la Sardegna egli avrebbe potuto essere pronto probabilmente in ottobre, quando cioè il tempo avrebbe ancora permesso operazioni anfibie, ma non per l'invasione della Penisol3:, per la quale egli avrebbe potuto essere pronto solo in novembre, quando il tempo non lo avrebbe piu permesso. I progressi fatti in Sicilia chiarirono la situazione. Il contrasto è manifesto nel telegramma in cui esposi tutta la situazione · a Smuts, il 16 luglio. I6 /11g/io Ij/J 1 . In maggio, nei nostri colloqui di Washington, ci trovammo di fronte a seri timori, da parte degli americani, che noi ci impegnassimo troppo a fondo nel Mediterraneo e al tenace desiderio di concludere
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quella campagna con la conquista della Sardegna. Noi combattemmo tutto ciò e poiché le nostre forze nel Mediterraneo superano di gran lunga quelle americane potemmo tenere la questione in sospeso fino alla conquista della Sicilia. Ma non bastandomi questo, pregai il Presidente di mandare il generale Marshall con me nel Nord-Africa, per convincere sul posto Eisenhower e gli altri che non meno di Roma poteva soddisfare le esigenze della campagna di quest'anno. Convenimmo di decidere solo dopo aver visto che piega avessero preso i combattimenti in Sicilia. Se si fossero rivelati duri e lenti, allora soltanto la Sardegna sarebbe stata possibile; ma se l'impresa avesse assunto un andamento favorevole e la resistenza italiana non si fosse rivelata troppo accanita, allora avremmo dovuto invadere subito l'Italia continentale. 2. S'avvicina ora il momento in cui si deve prendere questa decisione, e non ho bisogno di dirvi ch'io ne farò questione di capitale importanza. Credo che il Presidente sia con me; Eisenhower nel segreto del suo cuore è naturalmente favorevole. In nessuna circostanza consentirò mai che le possenti armate sia britanniche sia controllate dai britannici nel Mediterraneo restino inoperose. Sto portando le splendide truppe polacche dalla Persia in Sida, dove potranno cooperare con noi. 3. Anche nei Balcani la situazione è confortante, e m'accingo a mandarvi una relazione dal Comando del Medio Oriente, che mostra come le forze italiane siano alle soglie del collasso. Non soltanto dobbiamo prendere Roma e spingerci in Italia, quanto è possibile verso il settentrione, ma con la destra porgere aiuto ai patrioti balcanici. Tutto ciò offre molte speranze, purché l'azione da intraprendere sappia essere all'altezza dell'opportunità. Confido in buoni risultati e farò tutto quanto è in mio potere per giungere a un accordo coi nostri alleati. Diversamente, disponiamo di forze numerose per agire da noi. 4. Quando contate di venire? Sapete quale calda accoglienza vi attenda qui e come sia intima la nostra comunanza d'idee sulla guerra. Quanto sopra è solo per il vostro occhio e sotto la tutela del segreto militare.
Frattanto le forze aeree alleate martellavano le linee di comunicazione e gli aeroporti del nemico nell'Italia meridionale, e il porto di Napoli. Il 19 luglio una grossa formazione di bombardieri americani attaccò gli scali ferroviari e l'aeroporto di Roma. I danni furono notevoli e il colpo accusato. Nella stessa Sicilia gli americani avanzavano senza posa sotto la guida entusiasta del generale Patton. La loro 3" divisione di fanteria e la 2a. corazzata
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ebbero il compito di occupare la parte occidentale dell'isola, dove erano rimaste soltanto truppe italiane, mentre il Il corpo d'armata americano, formato dalla 1a e dalla 45a divisione, doveva giungere sulla costa settentrionale e poi puntare a est, lungo le due strade principali per Messina. Palermo fu presa il 22 luglio e alla fine del mese gli americani avevano raggiunto la linea Nicosia-Santo Stefano. La loro 3a. divisione, compiuta la sua missione nella Sicilia occidentale, era stata portata a sostegno dell'avanzata lungo la costa settentrionale, mentre la 9a. divisione veniva fatta giungere dall'Africa, dove, come la nostra 78\ era stata tenuta in riserva. Il campo era cosi pronto per le battaglie finali. Queste sarebbero state certo molto dure, dato che, indipendentemente da ciò che restava della guarnigione italiana, piu di tre divisioni tedesche erano ora in campo agli ordini di un provato comandante germanico, il generale Hube. Ma il rapido crollo dell'Italia si faceva sempre piu probabile. Si determinò un chiaro mutar di sentimenti nei nostri circoli di Whitehall onde noi risolvemmo un piu audace· piano di attacco diretto sulla costa occidentale italiana per prendere Napoli. Washington si dichiarò d'accordo ma insistette sul fatto ch,e non potevano essere fornite altre forze oltre a quelle concordate alla conferenza "Trident". Gli americani sostenevano che nessuna delle operazioni progettate in altri settori, e in particolar modo !'"Overlord", doveva essere compromessa da una piu energica azione nel Mediterraneo : riserva, questa, che doveva procurarci notevoli angosce durante lo sbarco di Salerno. Il generale Eisenhower e i suoi principali collaboratori convennero ora che l'Italia fosse il nostro obiettivo immediato. Sebbene preferissero ancora sbarcare innanzi tutto sulla punta dello stivale, perché scarseggiavano gli aeroplani e i mezzi da sbarco, per la prima volta cominciarono a vedere di buon occhio un attacco diretto su Napoli. Questa era cosi lontana dalle nostre basi aeree recentemente .conquistate in Sicilia, da ridurre notevolmente le possibilità di protezione dello sbarco da parte dell'aviazione da caccia. Nullameno Napoli divenne in breve il centro di ogni nostro pensiero. Le probabilità di schiacciare rapidamente l'Italia sembravano giustificare un rallentamento
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53 delle operazioni contro la Birmania; e l'Ammiragliato sospese le partenze dal Mediterraneo per l'India di parecchie navi. Il 22 luglio i capi di Stato Maggiore britannici invitarono i colleghi americani a studiare l'attacco diretto su Napoli dato che portaerei e naviglio supplementare sarebbero stati a disposizione. Gli americani però vedevano la situazione da un punto di vista diverso. Pur accettando l'idea dell'attacco restarono tenacemente fedeli alla loro decisione originaria di non mandare ulteriori rinforzi dall'America a Eisenhower né per questo né per alcun altro fine. Eisenhower facesse il meglio che poteva con quello che aveva. Inoltre insistettero perché tre gruppi dei loro bombardieri pesanti fossero trasferiti in Inghilterra. Ne nacque cosi un dissidio. I capi di Stato Maggiore americani non credevano che la conquista d'Italia potesse seriamente minacciare la Germania, e temevano inoltre che i tedeschi si ritirassero lasciandoci a colpire il vuoto. Non ritenevano che ci fosse una grande convenienza a bombardare la Germania meridionare da basi aeree poste nell'Italia del Sud, e volevano che tutti gli sforzi contro la Germania fossero concentrati sulla rotta piu breve attraverso la Manica, anche se per dieci mesi almeno nulla potesse accadere in quel settore. I capi di Stato Maggiore britannici fecero notare che la conferenza di Washington aveva espressamente dichiarato che l'eliminazione dell'Italia dalla guerra era uno dei piu immediati obiettivi alleati. L'attacco su Napoli, al quale era stato dato ora il nome convenzionale di "Ava/anche", era il mezzo migliore di raggiungere questo ·obiettivo, senza contare che il crollo dell'Italia avrebbe enormemente aumentato le probabilità favorevoli, per non dire decisive, dello sbarco oltre Manica. Porta!, capo di Stato Maggiore dell'aviazione, sottolineò il fatto che attacchi in grande stile contro l'industria bellica germanica, particolarmente sulle fabbriche di aeroplani da caccia, avrebbero potuto essere pienamente efficaci solo con l'aiuto degli aeroporti italiani. Il possesso di queste basi aeree avrebbe pertanto contribuito gr~ndemente a una vittoriosa invasione della Francia. Gli americani non si lasciarono convincere. Tuttavia, la maggior parte delle forze da impiegarsi nell"'Avalanche" erano britanniche, e noi decidemmo di fare tutto quanto
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era in nostro potere per assicurarne il successo. Per riparare alla scarsità. di apparecchi da caccia a grande autonomia, l'Ammiragliato assegnò in sostegno dello sbarco una portaerei leggera e altre quattro di scorta,. e il Ministero dell'Aria dette al generale Eisenhower tre delle nostre squadriglie di bombardieri, che si era precedentemente deciso di ritirare dal Mediterraneo. Mentre queste discussioni piuttosto aspre erano in corso, la situazione venne completamente trasformata dalla caduta di Mussolini il 2 5 luglio. L'argomento a favore dell'invasione dell'Italia divenne ora preminente. Come si vedrà. i tedeschi reagirono prontamente e la nostra invasione, e in particolar modo l'attacco su Napoli, non ne fu grandemente facilitata. Soltanto l"'Avalanche" riusci. E fu una fortuna che noi avessimo inviato ulteriori forze britanniche aeronavali. I rischi sarebbero stati ulteriormente ridotti se i.Il naviglio supplementare che ritenevamo essenziale per accrescere il flusso dei rinforzi dopo lo sbarco fosse stato concesso. In questo non riuscimmo a convincere gli americani, e prima che l'operazione avesse inizio molte navi americane furono ritirate e alcune delle navi da guerra britanniche furono anche mandate in India. Dobbiamo ora tornare sui campi di battaglia siciliani. Il 3 agosto Alexan.der telegrafò:
L'offensiva si è iniziata bene ...... Torno ora da una visita al generale Patton, che è pieno di ottimismo. La j' armata americana ha compiuto un lavoro magnifico e si batte veramente bene. I canadesi hanno avuto un esordio molto soddisfacente e si batto110 bene. E probabile che l'avanzata proceda con una certa lentezza, ma il Paese bisogna vederlo per crederci. Solo poche strade di montagna, che passano attraverso gole e dirupi rotondeggianti, che sono facilmente difesi e piu facilmente demoliti. La brillante conquista di Centuripe, da parte della nostra 78a divisione da poco arrivata, segnò l'ultima fase. Catania cadde il 5, dopo di che tutto il fronte britannico si spostò in avanti
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fino alle pendici meridionali e occidentali dell'Etna. La 1a. divisione americana prese Troina il 6 agosto dopo accaniti combattimenti, e la 9a. divisione americana, inserendosi entro la 1a., entrava a Cesarò il giorno 8. Lungo la costa settentrionale la 45a. divisione seguita dalla f1, entrambe degli S. U., raggiunse Capo Orlando il 10 agosto, con l'aiuto cli due piccole ma abilmente condotte operazioni anfibie di aggiramento sul fìanco. Dopo l'occupazione di Randazzo, il giorno 13, il nemico si sganciò per tutta la lunghezza del fronte, e sotto la protezione delle sue forti difese antiaeree dello stretto di Messina fuggi nelle notti seguenti sull'Italia continentale. I nostri eserciti si precipitarono su Messina. Le demolizioni nemiche sulla strada costiera Catania-Messina rallentarono la marcia dell'sa. armata, e con un breve margine la corsa fu vinta dagli americani, che entrarono per i primi a Messina il 16 agosto.
Il generale Alexander al Primo Ministro IJ agosto I94} Si ritengono degni d'attenzione i seguenti fatti: Sicilia invasa IO luglio. Messina occupata I6 agosto. Isola conquistata in 38 giorni. La Sicilia ha uno sviluppo costiero di oltre mille chilometri e stperficie di 2;.000 chilometri quadrati. E potentemente fortificata con difese ~otterranee in cemento armato e filo spinato. Guarnigioni dell'Asse: 9 divisioni italiane, 4 divisioni tedesche, corrispondenti a IJ divisioni; forze totali: italiane JIJ.ooo, tedesche 90.000, per complessivi 40 J.ooo soldati. Nostre forze: 1' armata, 6 divisioni, compresa divisione aviotrasportata; 8" armata, 7 divisioni, comprese brigate aviotrasportate e corazzate, per un totale di IJ divisioni alleate. Si può ritenere che tutte le forze italiane nell'isola il IO luglio siano state distrutte, sebbene qualche unità possa essere fuggita sul continente. Non è ancora possibile calcolare il bottino e il materiale bellico catturato. Cannoni, carri armati,fucili e mitragliatrici sono sparsi su tutta l'Isola. Durante l'intera operazione l'aeronautica ha di conseguenza concentrato una proporzione eccezionale del suo sforzo a sostegno dei nostri eserciti in campo. Oltre mille aerei nemici sono stati catturati negli aero-
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porti. La Marina ha tenuto aperte le nostre vie marittime rifornendoci di tutto quanto abbisognassimo. E piu avanti:
Il generale Alexander al Primo Ministro 17 agosto 1943 Alle ore 10 di stamane, 17 agosto 1943, l'ultimo soldato tedesco è stato scacciato dalla Sicilia e l'intera isola è ora in nostre mani. Cosi si conchiuse un'abile e vittoriosa campagna in soli 38 giorni. Il nemico, riavutosi dalla sorpresa iniziale, s'era battuto tenacemente. Grandi erano state le difficoltà del terreno. Le strade erano anguste e i movimenti di truppe attraverso il Paese erano stati spesso impossibili se non per uomini appiedati. Sul fronte dell' ga armata la massa torreggiante dell'Etna ci aveva sbarrato la strada, permettendo inoltre al nemico di spiare le nostre mosse. Tra i nostri uomini nella parte bassa della piana di Catania aveva infuriato la malaria. Nullameno, stabiliti che ci fummo saldamente nell'Isola, e ·quando le nostre forze aeree entrarono in azione dagli aeroporti occupati, mai si dubitò dell'esito. Il nemico, secondo i dati del generale Marshall, perdette 167.000 uomini, trentasettemila dei quali tedeschi. Gli Alleati perdettero 31.15 8 uomini, tra morti, feriti e dispersi.
CAPITOLO III
LA CADUTA DI MUSSOLINI
Mussolini nella pania - Mio accordo con Roosevelt sulla nostra dichiarazione comune - Mussolini si incontra con Hitler presso Feltre Riunione del Gran Consiglio Fascista, 24 luglio - La mozione di Grandi - Arresto di Mussolini, 2; luglio - Fine di una dittatura durata 2I anni - Incauta dispersione di forze da parte di Hitler - Questi riceve cattive notizie dall'Italia, 26 luglio - Mie previsioni del 2;-n -42 - Corrispondenza con Roosevelt sulle imminenti proposte di pace italiane - Mie considerazioni sulla caduta di Mussolini, 26 luglio - Nostra ansietà sui prigionieri britannici in Italia - Discussione angloamericana sui termini di armistizio - Corrispondenza col Presidente sulle trattative coi Savoia o Badoglio. doveva ora portare il peso dei disastri militari in cui aveva dopo tanti anni di governo condotto il suo Paese. Egli aveva esercitato un controllo quasi assoluto sulla nazione italiana e non poteva gettare nessuna responsabilità sulla monarchia, le istituzioni parlamentari, il partito fascista o lo Stato Maggiore Generale. Tutto ricadeva sulle sue spalle. Ora che la sensazione che la guerra era perduta s'era diffusa per tutti i circoli bene informati d'Italia, l'intera colpa ricadeva sull'uomo che tanto imperiosamente aveva gettato la nazione dalla parte dell'errore e della sconfìtta. Questa convinzione andò sempre piu radicandosi e diffondendosi durante i primi mesi del 1943. Solitario, il dittatore sedeva al vertice del potere, mentre la sconfìtta militare e il massacro degli italiani in Russia, in Tunisia e in Sicilia preannunciavano con ogni evidenza la imminente invasione. Invano egli volle mutare uomini politici e generali. Nel febbraio il generale Atnbrosio era succeduto a Cavallero come capo di Stato Maggiore Generale italiano. Atnbrosio e il duca Acquarone, ministro di Corte, erano i consiglieri personali
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del Re e godevano della fiducia della Casa Reale. Da mesi speravano di deporre il Duce, e mettere fine al regime fascista. Ma Mussolini ancora resisteva sulla scena europea come se ne fosse uno dei personaggi principali. Egli si offese quando il suo nuovo capo militare propose il ritiro immediato delle divisioni italiane dai Balcani, perché considerava queste forze un contrappeso al predominio germanico in Europa. Non s'era accorto che le sconfitte esterne e la demoralizzazione interna lo avevano privato della sua posizione di alleato di Hitler. Accarezzava l'illusione della potenza e della propria importanza quando la realtà di esse non ci fu piu. Onde s'oppose alla coraggiosa proposta di Ambrosio. Tuttavia cosi profonde erano in tutti l'impressione della sua autorità e la paura di una sua reazione personale in extremis, che si esitò a lungo da parte di tutte le forze della società jtaliana, sul modo migliore di allontanarlo. Chi doveva muoversi per pritno? Intanto la primavera. era passata con l'invasione di un avversa.rio potente, che, in possesso di forze aeree, terrestri e navali superiori, si veniva sempre piu avvicinando. · In luglio si giunse al punto culminante. Fin dal febbraio il taciturno, cauteloso esponente di .una monarchia costituzionale, si teneva in contatto col maresciallo Badoglio, che era stato allontanato dopo la catastrofe greca del 1940. Il re trovò in lui, finalmente, un uomo al quale poter affidare la condotta dello Stato. Un piano definito fu elaborato. Si decise l'arresto di Mussolini per il 26 luglio e il generale Ambrosio accettò di trovare gli esecutori e di creare la situazione adatta. Senza volerlo il generale fu aiutato da elementi della vecchia guardia fascista, che cercavano, attraverso una nuova resurrezione del partito, di salvarsi in qualche modo. Essi videro nella convocazione del massimo organo del Partito, il Gran Consjglio del Fascismo, che non era piu stato convocato dal 1939, il mezzo di porre Mussolini di fronte a un ultimatum. Il 13 luglio si recarono da Mussolini e lo convinsero a indire una riunione ufficiale del Consiglio per il 24 luglio. I due movimenti sembravano separati e indipendenti, ma la stretta coincidenza della data è significativa.
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Noi non avevamo in quel periodo conoscenza precisa degli intimi travagli della politica italiana, ma da qualche tempo giungevano ai Comandi alleati notizie di una crescente demoralizzazione e di una sempre piu diffusa irrequietezza. Scioperi e tumulti nelle città dell'Italia settentrionale erano seguiti ai nostri bombardamenti aerei. Sapevamo che la situazione alimentare in Italia era peggiorata con le interruzioni del traffico ferroviario. Sembrava venuto il momento di lanciare un appello al popolo italiano a proposito dello sbarco in Sicilia. Il Presidente Roosevelt aveva proposto un proclama che a noi parve voler assegnare agli Stati Uniti una posizione poco equa nei confronti della parte avuta dagli inglesi nella guerra contro l'Italia. Il 5 luglio gli telegrafai come segue: 1. Il Gabinetto di Guerra prevede una dichiarazione comune al po· polo italiano in nome dei nostri due Paesi. Mentre il piano "Torch" fu per comune accordo deciso come una spedizione americana con un contingente britannico e io ho agito come vostro luogotenente per tutta la sua durata, noi consideriamo lo sbarco in Sicilia e le azioni successive come imprese comuni io cui noi siamo soci alla pari. Il che parrebbe certamente giustificato dalla proporzione di truppe, forze navali, natanti e aeroplani impiegati. Accetto in pieno la vostra dichiarazione che « non deve esservi un socio anziano ». z. Tuttavia, poi che noi siamo in lite o guerra che dir si voglia con l'Italia da maggior tempo di voi, e poiché inoltre un documento di-questo genere, formulato da un solo uomo, è preferibile a uno scritto comune, noi siamo disposti a che parliate in questa congiuntura al popolo italiano in nome dei nostri due Paesi e nell'interesse della causa comune. 3. Ecco qualche ritocco che mi avventuro a proporvi con tutta la franchezza della nostra amicizia. Ritocchi d'una certa importanza, perché senza di essi spiacevoli reazioni potrebbero nascere tra il popolo britannico e le sue forze armate, nel senso che il loro contributo non ha avuto pari o sufficiente riconoscimento. Infatti vengono menzionate una sola volta, e in ogni altra si parla o degli Stati Uniti o delle Nazioni Unite. 4. Propongo i seguenti emendamenti: a) Dopo le parole « a cui l'11 dicembre 1941 il vostro Governo dichiarò guerra», inserire: « parlo anche per conto del Governo di S. M. Britannica ed in suo nome ».
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b) Dopo le parole « al comando del generale Eisenhower» inserire:
« e del suo rappresentante generale Alexander ». e) La fine della frase « I cieli d'Italia sono dominati dalle grandi flotte aeree delle Nazioni Unite » va modificata in: « degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Le coste italiane sono minacciate dal piu grande concentramento di forze navali britanniche e alleate che mai si sia visto nel Mediterraneo ». Sono certo che vedrete l'equità della mia proposta, ché dopo tutto sono gli Stati Uniti e la Gran Bretagna che mandano avanti l'intera faccenda. 5. Io.fine pensiamo che il messaggio agli italiani parrebbe piu appropriato dopo un successo iniziale in Sicilia, dato che uno scacco laggiu lo renderebbe piuttosto inopportuno .. Non verrebbe a ogni modo inteso dal mondo col rombo del cannone e ben difficilmente giungerebbe alle truppe dell'Asse in tempo per influenzarne lo sgretolamento.
Roosevelt riconobbe la giustizia della nostra causa, ed io gli rimandai una stesura riveduta secondo il nostro criterio: Questo è un messaggio al popolo italiano da parte del Presidente degli Stati Uniti d'America e del Primo Ministro di Gran Bretagna. In questo momento le congiunte forze armate degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, al comando del generale Eisenhower e del suo rappresentante generale Alexander, stanno portando la guerra profondamente nel territorio del vostro paese. Questa è la diretta conseguenza della vergognosa guida a cui siete stati assoggettati da Mussolini e dal regime fascista. Mussolini vi ha portati in questa guerra come satelliti di un brutale distruttore di popoli e di libertà. Mussolini vi ha gettati in una guerra ch'egli riteneva già vinta da Hitler. Non ostante la grande vulnerabilità dell'Italia ad attacchi dal cielo e dal mare, i vostri capi fascisti hanno mandato i vostri figli, le vostre navi, le vostre forze aeree in lontani campi di battaglia per aiutare la Germania nel suo tentativo di conquistare l'Inghilterra, la Russia e il mondo. Questa colleganza di disegni con la Germania controllata dai nazisti è indegna delle antiche tradizioni di libertà e di cultura dell'Italia, tradizioni a cui i popoli d'America e di Gran Bretagna tanto debbono. I vostri soldati si sono battuti non negli interessi dell'Italia, ma per la Germania d ei nazisti. Si sono battuti coraggiosamente, ma sono stati traditi e abbandonati dai tedeschi sul fronte russo e su ogni campo di battaglia africano da El Alamein a Capo Bon. Oggi le speranze della Germania per il dominio del mondo sono state
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infrante su tutti i fronti. I cieli italiani sono dominati dalle grandi flotte aeree degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Le coste italiane sono minacciate dal piu grande concentramento di forze navali britanniche e alleate che mai si sia visto nel Mediterraneo. Le forze che ora vi stanno di fronte hanno per scopo di annientare il potere della Germania nazista, potere ch'è stato spietatamente usato per imporre schiavitu, distruzione e morte su tutti coloro che rifiutano di riconoscere i tedeschi come razza dominante. La sola speranza per l'Italia di sopravvivere sta in una onorevole capitolazione alla potenza travolgente delle forze militari delle Nazioni Unite. Se continuerete a tollerare il regime fascista, asservito al potere malefico dei nazisti, dovrete soffrire le conseguenze della vostra stessa scelta. Non deriviamo nessuna soddisfazione dall'invadere il suolo italiano e dal portare la tragica devastazione della guerra al popolo italiano; ma siamo decisi a distruggere i falsi capi e le loro dottrine che hanno gettato l'Italia nelle attuali condizioni. Ogni istante della vostra resistenza alle forze congiunte delle Nazioni Unite - ogni goccia del sangue che voi sacrificate - può servire soltanto a uno scopo: dare ai capi fascisti e nazisti ancora un po' di tempo per sottrarsi alle inevitabili conseguenze dei loro crimini. Tutti i vostri interessi e tutte le vostre tradizioni sono stati ingannati dalla Germania e dai vostri capi falsi e corrotti; è solo sconfessando e questi e quella che un'Italia ricostituita può sperare di occupare un posto onorato nella famiglia delle nazioni europee. È venuto ora il momento per te, popolo italiano, di ascoltare la voce del tuo proprio rispetto, dei tuoi interessi e della tua aspirazione a un ritorno della dignità nazionale, della sicurezza e della pace. Ora è venuto per te il momento di decidere se gli italiani dovranno morire per Mussolini e Hitler, o vivere per l'Italia e la civiltà. ROOSEVELT CHURCHILL
Aerei alleati lanciarono volantini con questo proclama su Roma e altre città italiane il 17 luglio. Due giorni dopo il Duce, accompagnato dal generale Ambrosio, parti in volo per incontrarsi con Hitler in una villa presso Feltre. « Parco bellissimo e fresco» scrive Mussolini; « edificio-labirinto che lasciò in taluni una specie di ossessione. Sembrava un "gioco di parole incrociate" pietrificato in una casa. » Tutti i preparativi erano stati fatti per ospi-
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tare il Fuhrer per almeno due giorni, ma Hitler riparti quello stesso giorno. « L'incontro » dice Mussolini « fu come al solito cordiale, ma l'ambiente esterno - atteggiamento degli ufficiali aviatori in rango e delle truppe - era grigio. » Il Fiihrer si diffuse prolissamente sulla necessità di uno sforzo supremo. Le nuove armi segrete, disse, sarebbero entrate in funzione contro l'Inghilterra durante l'inverno. L'Italia doveva essere difesa « cosi che la Sicilia possa diventare per il nemico ciò ch'è stato per noi Stalingrado ». Gli italiani dovevano dare tanto il materiale umano quanto l'organizzazione. La Germania non poteva fornire i rinforzi e l'equipaggiamento chiesti dall'Italia, data la pressione sul fronte russo (1). Ambrosia insistette presso il suo capo perché dicesse chiaramente a Hitler che l'Italia non poteva continuare la guerra. Non è chiaro quale vantaggio gliene sa·rebbe derivato, ma il fatto che Mussolini sembrasse quasi paralizzato convinse alla fine Ambrosio e gli altri generali italiani presenti che non ci si poteva piu aspettare nessuna guida da lui. Nel bel mezzo dell'orazione di Hitler sulla situazione un funzionario italiano tutto agitato entrò nella sala con la notizia: << In questo momento Roma è sotto una violenta incursione aerea nemica ». A eccezione d'una promessa di ulteriori rinforzi germanici per la Sicilia, Mussolini se ne tornò a Roma a mani vuote. Nei pressi della Capitale, il suo apparecchio entrò in un'immensa nube di fumo nero che si levava da centinaia di vagoni in fiamme nella stazione del Littorio. Fu ricevuto dal re, ch'egli trovò « accigliato e nervoso ». « Situazione tesa » disse il re. « Non può piu a lungo durare. i,a Sicilia ormai è andata. I tedeschi ci giocheranno un colpo mancino. La disciplina delle truppe è allentata ... » Mussolini rispose, a quanto sembra, che sperava di svincolare l'Italia dall'alleanza dell'Asse per il I 5 settembre. La data mostra fino a che punto egli avesse perso il contatto con la realtà. Ora comparve sulla scena l'attore principale del dramma finale. Dino Grandi, fascista della vecchia guardia, ex ministro degli Esteri e ambasciatore in Gran Bretagna, uomo di forte (r) v. Hitler e Muuolini, Lettere e aocummti, p. 173.
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volontà e decisione, che aveva avversato la dichiarazione di guerra agli inglesi, ma aveva dovuto fino a quel momento sottomettersi alla forza degli eventi, giunse a Roma per assumere la direzione alla seduta del Gran Consiglio. Andò a trovare il suo vecchio capo il 22. luglio, e gli disse brutalmente che intendeva proporre la formazione di un Governo nazionale e il ritorno al re del comando supremo delle forze armate. Alle 17 del 24 luglio si riuni il Gran Consiglio. Il capo della polizia sembra avere preso misure perché tutto procedesse nel massimo ordine. I moschettieri di Mussolini, sua guardia personale, furono dispensati dal servizio di guardia a Palazzo V enezia, che pullulava inoltre di agenti di polizia armati. Il Duce apri'. la sua cartella di cuoio, e il Consiglio, i cui membri indossavano tutti la nera uniforme fascista, iniziò la discussione. Mussolini cosi concluse la sua relazione: « La guerra è sempre la guerra del Partito, della corrente che l'ha voluta; è sempre la guerra di un uomo, di colui che l'ha dichiarata : se oggi si dice che questa è la guerra di Mussolini, nel 185 9 si poteva dire che quella era la guerra di Cavour. È questo il momento di stringere le file e di assumersi le responsabilità necessarie. Non ho alcuna difficoltà a cambiare uomini, a girare la vite, a chiamare in campo le forze non ancora impegnate, nel segno della Patria che oggi è violata nella sua integrità territoriale ». Grandi propose allora una risoluzione che invitava la Corona ad assumere maggiori poteri e il re a uscire dall'ombra e assumere le proprie responsabilità. Pronunciò quello che Mussolini definisce « una violenta filippica », « il discorso di un uomo che sfogava, finalmente, un rancore lungamente covato ». I contatti fra alcuni membri del Gran Consiglio e la Corte apparvero evidenti. Il genero di Mussolini, Galeazzo Ciano, era con Grandi. Tutti i presenti ora si resero conto che una convulsione politica era imminente. La discussione durò fino a mezzanotte, quando Scorza, segretario del partito fascista, propose di rimandare la seduta al giorno dopo. Ma Grandi saltò in piedi urlando : << No, sono contrario alla proposta. Abbiamo cominciato, dobbiamo finire questa notte stessa». La votazione ebbe
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inizio dopo le due del mattino. « Prima della votazione » scrive Mussolini « si potevano già individuare le posizioni dei singoli membri del Gran Consiglio: c'era un gruppo di traditori, che avevano già patteggiato con la monarchia; un gruppo di complici e un gruppo di ignari che non si resero probabilmente conto della gravità del voto. E tuttavia votarono! » Diciannove risposero "si" alla mozione di Grandi e sette "no". Due si astennero. Mussolini si alzò : « Voi avete provocato la crisi del Regime. La seduta è tolta ». Il segretario del partito stava per ordinare il saluto al Duce, quando Mussolini lo fermò con un gesto : « No, vi dispenso ». Tutti se ne andarono in silenzio. Nessuno quella notte dormi a casa sua. Frattanto, si andava silenziosamente organizzando l'arresto di Mussolini. Il duca Acquarone, ministro di Casa reale, mandò istruzioni ad Ambrosio, i cui luogotenenti e agenti segreti nella polizia e nei carabinieri agirono di conseguenza. Le centrali telefoniche, il comando della polizia e gli uffici del Ministero degli Interni furono occupati alla chetichella. Un drappello della polizia militare fu appostato, in luogo lontano da sguardi indiscreti, presso la Villa reale. Mussolini passò la mattinata di· domenica, 2. 5 luglio, nel suo ufficio e a visitare alcuni quartieri di Roma colpiti dai bombardamenti. Chiese d'essere .ricevuto dal re e gli fu accordata un'udienza per le cinque del pomeriggio. « Pensavo che il re mi avrebbe ritirato la delega del 10 giugno 1940, riguardante il comando delle Forze armate, delega che avevo già da tempo in animo di restituire. Entrai quindi a Villa Ada con l'animo assolutamente sgombro da ogni prevenzione, in uno stato che visto a distanza potrebbe chiamarsi di vera e propria ingenuità. » Giungendo alla dimora del sovrano egli notò per tutto rinforzi di carabinieri. Il re, in tenuta di maresciallo, era in piedi sulla soglia. I due uomini entrarono nella sala. Il re disse: « Caro Duce, le cose non vanno piu. L'Italia è in "tocchi". L'esercito è moralmente a terra. I soldati non vogliono piu battersi ...... Il voto del Gran Consiglio è tremendo. Diciannove voti per l'ordine del giorno Grandi: fra di essi quattro Collari dell'Annunziata. Non vi illudete certamente sullo stato d'animo degli italiani nei vos~ riguardi. In questo
l· Pattuglìa ìnglcsc in dcognizìonc tra le rovine dì Catania.
6. Mentre le forze americane di nord-ovest avanzavano su Troina, il fianco sinistro dcll'S• armata moveva verso Adrano, a sud-ovest dcll'Etn che fu occupata il 7 agosto.
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momento voi siete l'uomo piu odiato d'Italia. Voi non potete contare piu su di un solo amico. Uno solo vi è rimasto, io. Per questo vi dico che non dovete avere preoccupazioni per lavostra incolumità personale che farò proteggere. Ho pensato che l'uomo della situazione è, in questo momento, il maresciallo Badoglio ». Mussolini rispose : « Voi prendete una decisione di una gravità estrema. La crisi in questo momento significa far credere al popolo che la pace è in vista, dal momento che viene allontanato l'uomo che ha dichiarato la guerra. Il colpo al morale dell'esercito sarà serio ...... La crisi sarà considerata un trionfo del binomio Churchill-Stalin, soprattutto di quest'ultimo che vede il ritiro di un antagonista da venti anni in lotta contro di lui. 11i rendo conto dell'odio del popolo. Non ho avuto difficoltà a riconoscerlo stanotte in pieno Gran Consiglio. Non si governa cosi a lungo e non si impongono tanti sacrifici senza che ciò provochi risentimenti piu o meno fugaci o duraturi. Ad ogni modo io auguro buona fortuna all'uomo che prenderà in mano la situazione». Il sovrano accompagnò :Mussolini fin sulla soglia : « Era livido » dice Mussolini « e sembrava ancora piu piccolo, quasi rattrappito. :.\li strinse la mano e rientrò. Scesi la breve scalinata e avanzai verso la mia automobile. A un tratto un capitano dei carabinieri mi fermò e mi disse testualmente: "S. M. mi incarica di proteggere la vostra persona". Feci ancora atto di dirigermi verso la mia macchina, ma il capitano, indicando un'auto-ambulanza che stazionava vicino, mi disse: "No. Bisogna salire qui". Montai sull'auto-ambulanza, con me il segretario De Cesare. Insieme col capitano salirono un tenente, tre carabinieri e due agenti in borghese che si misero sullo sportello d'ingresso, armati con fucili-mitragliatori. Chiuso lo sportello, l'auto-ambulanza parti a grande velocità. Pensavo sempre che tutto ciò accadesse per proteggere, come aveva detto il re, la mia "i11columità personale". » Piu tardi, quello stesso pomeriggio, Badoglio ebbe dal re l'incarico di formare un nuovo Governo di capiservizio e funzionari e in serata il maresciallo comunicò per radio la notizia. Due giorni dopo il Duce fu arrestato per ordine di Badoglio e internato nell'isola di Ponza. 5.
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Cosf finirono i 21 anni della dittatura di Mussolini in Italia, durante i. quali egli aveva sollevato il popolo italiano dal bolscevismo, in cui avrebbe potuto sprofondare nel 1919, per portarlo in una posizione in Europa quale l'Italia non aveva mai avuta prima. Un nuovo impulso era stato dato alla vita nazionale. L'Impero italiano nell'Africa settentrionale fu fondato. Molte importanti opere pubbliche in Italia furono completate. Nel 193 5 il Duce con la sua forza di volontà aveva sopraffatto la Lega delle Nazioni - "cinquanta nazioni capeggiate da una sola" - ed era riuscito a conquistare l'Abissinia. Il suo regime era troppo costoso, senza club bio, per il popolo italiano, ma è innegabile che attrasse, nel suo periodo di successo, un grandissimo numero d'italiani. Egli era, come ebbi a scrivergli in occasione del crollo della Francia, "il.legislatore d'Italia". L'alternativa al suo regime avrebbe potuto essere un'Italia comunista, che non sarebbe stata fonte di pericoli e sciagure di natura diversa per il popolo italiano e l'Europa. L' errore fatale di Mussolini fu li dichiarazione di guerra alla Francia e alla Gran Bretagna dopo le vittorie di Hitler nel giugno 1940. Se non lo avesse commesso, avrebbe potuto tenere benissimo l'Italia in una posizione d'equilibrio, corteggiata e ricompensata dalle due parti, derivando inusitata ricchezza e prosperità dalle lotte di altri paesi. Anche quando le sorti della guerra apparvero manifeste, Mussolini sarebbe stato b~ne accetto agli Alleati. Egli aveva molto da dare per abbreviare la durata del conflitto. Avrebbe potuto scegliere con abilità e intelligenza il momento piu adatto per dichiarare la guerra a Hitler. Invece prese la strada sbagliata. Non aveva mai compreso a pieno la forza dell'Inghilterra e neppure le tenaci sue qualità di resistenza e di potenza marinara. Cosi provocò la propria rovina. Le grandi strade ch'egli costruf resteranno un monumento al suo prestigio personale e al suo lungo governo. In questo periodo Hitler commise un errore capitale di strategia. La defezione italiana, la vittoriosa avanzata russa e gli evidenti preparativi d'uno sbarco oltre · Manica degli anglo-
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americani avrebbero dovuto spingerlo a concentrare e potenziare le piu agguerrite forze germaniche nell'Europa centrale come riserva. Come il generale von Thoma ebbe a dire quand'era nostro prigioniero di guerra: « La nostra sola probabilità di salvezza è di creare una situazione in cui noi si possa usare l'esercito». Hitler, come ho avuto occasione di dire in un precedente volume, aveva infatti creato una ragnatela e s'era dimenticato il ragno. Cercava di tenere tutto quello che aveva conquistato. Enormi forze furono disperse nei Balcani e in Italia, dove non potevano servire in azioni decisive. Una riserva nell'Europa centrale di trenta o quaranta divisioni scelte gli avrebbe permesso di attaccare ognuno degli avversari avanzanti e impegnar battaglie decisive con buone probabilità di successo. Avrebbe potuto, per esempio, affrontare inglesi e americani un anno dopo al quarantesimo o cinquantesimo giorno dal loro sbarco in Normandia, con forze fresche e notevolmente superiori. Non c'era bisogno di esaurirsi in Italia e nei Balcani, e ch'egli sia stato indotto a farlo rivela solo ch'egli sciupò la sua ultima probabilità favorevole. Hitler era ritornato dall'incontro di Feltre convinto che l'Italia potesse esser tenuta in guerra solo mediante vaste epurazioni nel partito fascista e una pressione accentuata da parte della Germania sui capi fascisti. Il sessantesimo genetliaco di Mussolini cadeva il 29 luglio e Goring era stato scelto per rendergli ufficialmente visita in quell'occasione. Ma nella giornata del 2 5 luglio notizie preoccupanti da Roma comincia.rono a giungere al Quartier Generale di Hitler. Alla sera era chiaro che Mussolini aveva rassegnato le dimissioni o era stato allontanato, e che il re aveva nominato suo successore Badoglio. Si decise alla fine che per ogni operazione importante contro il nuovo Governo italiano si sarebbero ritirate dal fronte orientale quelle altre divisioni che fosse possibile sottrarre all'attesa offensiva russa. Si fece un piano per liberare Mussolini, occupare Roma e sostenere il fascismo italiano ovunque fosse possibile. Qualora Badoglio avesse firmato un armistizio con gli Alleati, ·altri piani prevedevano la cattura della flotta italiana e di posizioni chiave un po' in tutta Italia, per influenzare, inoltre, le guarnigioni italiane nei Balcani e nell'Egeo.
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« Dobbiamo agire » disse Hitler ai suoi consiglieri il 26 luglio. « Diversamente gli anglosassoni marceranno su di noi dopo avere occupato gli aeroporti. Il partito fascista è per il momento soltanto stordito, e si riprenderà dietro le nostre linee. Il partito fascista è il solo che voglia combattere al nostro fianco. Noi dobbiamo pertanto farlo rinascere. Tutti i motivi a favore di ulteriori attese sono errati, ché correremmo il rischio di farci portare via Pitalia dagli anglosassoni. Questi sono argomenti che un soldato non può comprendere. Solo un uomo dotato di penetrazione politica può vederci chiaro. » Noi da tempo avevamo meditato sulle conseguenze di un collasso italiano. Otto mesi prima avevo scritto: SITUAZIONE ITALIA..'IA
NOTA OEL PRIMO MINISTRO 2;
noi:embre
Ij,f2
r. È secondo me prematuro ritenere che nessuna convulsione interna possa suscitare in Italia un Governo disposto a una pace separata. Se aumenteremo il rigore della nostra pressione sull'Italia...... il desiderio, anzi l'urgente necessità di uscir dalla guerra s'imporrà a tutti gli italiani compreso il grosso del partito fascista. Qualora l'Italia non fosse in grado di resistere ai continui attacchi cui verrà sottoposta dall'aviazione e subito poi, confido, da operazioni anfibie, il popolo italiano dovrà scegliere tra un Governo sotto qualcuno come Grandi, per negoziare una pace separata, o l'occupazione tedesca, che aggraverebbe soltanto le durezze della guerra. 2. Non condivido l'opinione che sia nel nostro interesse un'Italia occupata dai tedeschi. Possiamo non essere capaci d'impedirlo. Nutro ancora la speranza che saranno gli italiani stessi a impedirlo, e noi dovremo certamente fare quanto sarà possibile per facilitare loro il compito. Se dovesse scoppiare la rivoluzione 1n Italia e salire al potere un Governo armistiziale, è almeno sostenibile che gli interessi germanici sarebbero serviti dal montare di guardia al Brennero almeno altrettanto bene quanto dal doversi assumere la difesa particolareggiata dell'Italia contro il desiderio del suo popolo e probabilmente di un Governo provvisorio. 3. Quando una nazione viene completamente sconfitta fa ogni specie di cose che avremmo creduto impossibili pr(ll}a, Il modo brusco, fo-
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sco, universale, simultaneo onde la Bulgaria - Governo, esercito e popolo - si tolse èLi mezzo nel 1918 è rimasto impresso nella mia memoria. Senza preoccuparsi di provvedere in qualche modo al proprio futuro o alla loro sicurezza, le truppe semplicemente abbandonarono il fronte e se ne tornarono a casa, e re Ferdinando fuggf. Un Governo capeggiato da un contadino rimase ad attendere il giudizio dei vincitori. 4. Pertanto non escluderei la possibilità di una richiesta di pace improvvisamente avanzata dall'Italia e concordo con la tattica degli Stati Unìti di cercar di separare il popolo italiano dal suo Governo. La caduta d i Mussolini, anche se possano essere state prese in precedenza misure contro questa eventualità, potrebbe avere un effetto decisivo sull'opinione pubblica italiana. Il capitolo fascista si chiuderebbe. Finito un racconto, ne comincerebbe un altro. Ritengo che sarebbe bene lanciare volantini su tutte le città italiane sottoposte a bombardamenti, sul tema: "Un solo uomo è la causa delle vostre sofferenze: Mussolini". 5. Va notato che non siamo affatto tenuti a offrire condizioni ai vinti, qualora le volessero. Questa decisione va presa quando e se ci venga offerta da loro la resa e nel frattempo noi certo non dobbiamo fare promesse, come certi manifestini della propaganda americana hanno avuto l'aria di fare.
Le notizie da Roma rendevano ora d'attualità l'~rgomento, onde mi affrettai a telegrafare al Presidente: L'ex-Marinaio al Presidente Roosevelt 26 luglio r943
I mutamenti annunciati in Italia preludono probabilmente a proposte di pace. Consultiamoci per intraprendere azione comune. La fase attuale può essere soltanto transitoria. Ma ad ogni modo Hitler si deve sentir molto solo, ora che Mussolini è deposto e·allontanato. Nessuno può essere veramente certo che tutto ciò non vada pio. innanzi ancora.
Questo telegramma s'incrociò con un messaggio del Presidente:
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro 26 luglio I943
Per combinazione mi trovavo ancora a Shangri La qtJCst'oggi quando è arrivata la notizia da Roma, ma questa volta sembra proprio che
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sia vera. Se dovesse sortirne qualche elemento favorevole per noi dobbiamo assicurarci l'uso di tutti i mezzi di trasporto e del territorio italiani contro i tedeschi nel Nord e contro l'intera penisola balcanica (1), come anche l'uso d'aeroporti d'ogni genere. La mia idea è che si debba avvicinarci quanto piu possibile a una resa senza condizioni, seguita da un buon trattamento nei riguardi delle masse popolari italiane; ,na penso anche che il Diavolo Grosso debba esserci consegnato coi suoi complici. In nessun caso i nostri comandanti di prima linea dovranno fissare condizioni generali senza la vostra e la mia approvazione. Fatemi conoscere le vostre idee in merito. I risultati della nostra azione comune dovevano dominare il futuro andamento della guerra. Impiegai parte di quella stessa giornata a mettere in iscritto le mie reazioni al dramma italiano. Nel pomeriggio il Gabinetto di Guerra si riuni per discutere sulla nuova situazione e riB.ettere su quanto avevo scritto. Quella sera ne mandai una copia al Presidente. L'ex-Marinaio ai Presidente Roosevelt 26 luglio 1943 1. Vi mando le mie considera2ioni-oella stessa forma io cui le ho sottoposte al Gabinetto di Guerra, ottenendone la piena approvazione. 2.. Personalmente non credo che si dèbba essere troppo sofistici nel trattare con un qualsiasi Governo-fascista, anche se non dovesse essere troppo di nostro gusto. Ora che Mussolini se n'è andato, tratterei con qualsiasi Governo italiano non fascista che fosse in grado di consegnare la merce. La merce di cui parlo è specificata nel memorandum qui accluso. I miei colleghi hanno approvato anche questo.
CoNSIDERAZIONI SULLA CADUTA DI MUSSOLINI DA PARTE DEL PRIMO MINISTRO
x. Pare molto probabile che la caduta di Mussolini implicherà il crollo del regime fascista e che il nuovo Governo del Re e di Badoglio cercherà di negoziare un accordo separato con gli Alleati per un armistizio. Se questo fosse il caso, sarà necessario che noi si decida innanzi tutto che cosa vogliamo e poi si stabiliscano le misure e le condizioni per ottenerlo. (1) Il tondo è dell'Autore,
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2. In questo momento soprattutto dobbiamo concentrare ogni nostro pensiero sullo scopo supremo, vale a dire la distruzione di Hitler, dell'hitlerismo e della Germania nazista. Ogni vantaggio militare derivante dalla resa dell'Italia, se resa ci sarà, deve essere volto a questo fine. ;. Il primo di questi vantaggi è, secondo le parole del Presidente, l'uso dei mezzi di trasporto e del territorio italiani contro i tedeschi nel Nord e contro tutta la penisola balcanica, come pure l'uso di aeroporti d'ogni genere. Ciò deve sottintendere la resa alle nostre truppe della Sardegna, del Dodecaneso e di Corro, come pure di tutte le basi aeree e nayali dell'Italia continentale appena potremo occuparle. 4. Il secondo, e di pari importanza, è la resa immediata agli Alleati della flotta italiana, o almeno la sua effettiva smobilitazione e paralisi, e il disarmo delle forze aeree terrestri italiane nella misura che a noi parrà utlle e necessaria. La resa della flotta libererà notevoli forze navali britanniche per operazioni nell'Oceano Indiano contro il Giappone, cosa che riuscirà graditissima agli Stati Uniti. 5. È anche di uguale importanza che tutte le forze italiane in Corsica, sulla Riviera, Tolone compresa, e :nella Penisola balcanica - e cioè Jugoslavia, Albania e Grecia - vengano immediatamente ritirate o si arrendano. 6. Un altro obiettivo della massima · importanza, che commuoverà profondamente l'opinione pubblica nel nostro Paese, è l'immediata liberazione di tutti i prigionieri di guerra britannici in mano italiana, e la proibizione, che in un primo momento potrà essere esercitata solo dagli italiani, del loro trasporto verso il Nord e la Germania. Ritengo questione d'onqe e d'umanità la restituzione della nostra carne e del nostro sangue entro il piu breve tempo possibile, risparmiando loro gli indescrivibili orrori della prigionia in Germania durante quella che sarà la fase fin~le della guerra. 7. Il destino delle truppe germaniche in Italia, e in particolar modo di quelle a mezzogiorno di Roma, porterà probabilmente a combattimenti con l'esercito e il popolo italiani. Dobbiamo chiedere la loro capitolazione ed esigere che, quale che sia il Governo italiano col quale potremo giungere a un accordo, esso faccia di tutto per ottenerla. Ma può anche darsi che le divisioni tedesche riescano ad aprirsi una via verso il Nord non ostante tutto quello che le forze armate italiane siano capaci di fare. Noi dobbiamo provocare al massimo questo conflitto e senza esitazione mandare truppe ed aerei che aiutino gli italiani a ottenere la resa dei tedeschi a sud di Roma. 8. Quando avremo visto quali saranno stati gli sviluppi di questa situazione, potremo studiare il da farsi a nord di Roma. Dovremo tutta-
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via tentar di impossessarci di punti sulle linee ferroviarie che corrono lungo la costa occidentale e quel.Ila orientale della Penisola, spingendoci a Nord quanto sapremo osare. E questo è il momento di osare. 9. Nella nostra lotta contro Hitler e l'esercito tedesco non possiamo permetterci di fare a meno di qualsiasi aiuto ci venga nell'annientare i tedeschi. Il furore delle popolazioni italiane si volgerà ora contro il tedesco invasore, che ha portato, come esse finalmente sapranno, tante miserie sull'Italia, per poi venire brontolando a darle uno scarsissimo aiuto. Noi dobbiamo stimolare questo processo, onde la nuova Italia libe~a e antifascista ci possa dare al piu presto un territorio sicuro e amico, su cui basare la nostra offensiva aerea contro la Germania meridiomale e centrale. 10. Questa offensiva aerea è un altro grande vantaggio derivante dalla resa italiana, perché porta tutte le nostre forze aeree del Mediterraneo in azione da basi che permettono di spostare l'intera linea di difesa aerea dell'Occidente, esponendo inoltire tutti i centri nemici di produzione bellica finora al sicuro da attacchi aerei dalla Gran Bretagna. Diverrà cosa urgentissima l'invio di agenti, Coriunandos e rifornimenti via mare attraverso l'Adriatico in Grecia, Albania e Jugoslavia. Bisogna ricordarci che ci sono quindici divis~oni tedesche nella penisola balcanica, dieci delle quali mobili. Tuttavia, quando avremo sotto il nostro controllo la penisola italiana e1'Adriatico e le truppe italiane nei Balcani si ritireranno o deporranno le armi, non è affatto improbabile che i tedeschi siano costretti a ritirarsi verso il Nord fino alla Sava e al Danubio, liberando cosi la Grecia e altri paesi torturati. 11. Non possiamo ancora valutare gli effetti della caduta di Mussolini e della resa italiana su Bulgaria, Romania e Ungheria; ma possono avere profonde ripercussioni. In questa situazione il crollo dell'Italia potrebbe creare il momento favorevole a un'accentuata pressione sulla Turchia perché agisca in armonia con lo spirito dell'Alleanza, e in questo l'Inghilterra e gli Stati Uniti, agendo sia separatamente sia congiuntamente, dovrebbero essere, se possibile, :almeno aiutate dalla Russia. 12. La resa, per citare il Presidente, del Diavolo Grosso e dei suoi complici deve essere considerata un obiettivo di grande importanza. Per conseguirlo dobbiamo sforzarci con ogni mezzo in nostro potere, se non vogliamo rischiar di rovinare le grandiose prospettive delineate piu sopra. È possibile, tuttavia, che questi criminali fuggano in Germamia o riparino in Svizzera. D'altra parte, possono arrendersi o essere consegnati dal Governo italiano. Dove'ssero cader nelle nostre mani, sarebbe bene decidessimo ora, consultando gli Stati Uniti e, dopo il loro benestare, l'ù.R.S:S., guale ·trattamento usare.loro. Alcuni possono
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preferire un'immediata esecuzione senza processo, salvo quello necessario all'identificazione; altri, che i colpevoli siano tenuti in prigionia fino alla fine della guerra in Europa, quando la loro sorte possa essere decisa invece con quella di altri criminali di guerra. Personalmente, sono abbastanza indifferente dinanzi a questo problema, sempreché nessun serio vantaggio militare sia sacrificato nell'interesse di una pronta vendetta.
« Il vostro messaggio » mi rispose il Presidente il 30 luglio « esprime in linea generale il mio attuale pensiero sul modo di trattare la sitt,1azione italiana, qttale essa è oggi. » Proponeva poi qualche lieve modifica, che non mutava affatto la sostanza del documento e che accolsi prontamente. « Non ho avuto tempo di consultare i miei colleghi » risposi a mia volta il 31 « ma non ho il minimo dubbio che la nostra stesura esprime in perfetto accordo il punto di vista dei nostri due Governi sulla vasta azione politica da seguire. Parrebbe il caso dei "due cuori che battono quasi all'unisono". » Il documento, in forma lievemente mutata, fu sottoposto al Gabinetto di Guerra il 2 agosto e approvato come direttiva generale comune dei due· Governi ai capi di Stato Maggiore collegati. Lo portai con me, quando mi recai a Quebec, per un esame definitivo col Presidente. Ma il suo principale interesse sta nel quadro che offre delle nostre reazioni alla notizia della caduta di Mussolini.
Avevamo ora problemi estremamente complessi davanti a noi. Dovevamo stabilire come trattare il nuovo Governo italiano. C'era da aspettarsi ormai il crollo imminente dell'Italia come membro dell'Asse e da vergare particolareggiatamente le condizioni di resa, tenendo presenti non solo le reazioni a esse condizioni nell'Italia medesima, ma anche in Germania. Dovevamo tener conto dei sottintesi strategici di quegli eventi, decidere il da farsi in aree fuori dell'Italia, nell'Egeo e nei Balcani, ancora tenute da forze italiane. Il 27 luglio il Presidente mi mandò la minuta di un messaggio che il generale Eisenhower doveva diffondere alla radio per il popolo italiano. Il messaggio era stato approvato dai capi di
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Stato Maggiore èollegati degli S. U. e conteneva la frase seguente: « I vostri uomini torneranno alla· loro vita normale e alla loro attività, e centinaia di migliaia di prigionieri italiani ora nelle nostre mani saranno restituiti alle innumeri case italiane che anelano il loro ritorno. Le antiche libertà e tradizioni della vostra patria saranno ripristinate ». Mi preoccupava non solo il testo di questo messaggio, ma anche il destino dei nostri prigionieri in mano agli italiani. L'ex-M.arinaio al Presidente R.oosevelt 28 luglio I94J 1 . Ci sono 74.000 prigionieri britannici in Italia, oltre a un ;o.ooo circa tra jugoslavi e greci. Non possiamo dichiararci d'accordo su qualsivoglia promessa di rilasciare « centinaia di migliaia di prigionieri italiani ora nelle nostre mani », a meno che i nostri uomini e quelli degli Alleati non siano salvati dagli orrori dell~ prigionia in Germania e restituiti. . 2.. Inoltre, in aggiunta agli italiani fatti prigionieri in Tunisia e in Sicilia, abbiamo almeno 2.50.000 italiani catturati da Wavell due anni fa e dislocati un po' in tutto il mondo. Riteniamo troppo offrire la restituzione di una cosf grande quantità di prigionieri fatti nelle prime fasi della guerra, né lo riteniamo necessario. Siamo disposti tuttavia ad accettare che tutti i prigionieri italiani fatti in Tunisia e catturati o in procinto di essere catturati io Sicilia vengano barattati coi prigionieri americani e britannici di cui sopra. · 3. Concordemente proponiamo che il messaggio di Eisenhower a questo punto dica come segue: "I vostri uomini torneranno alla loro vita normale e alla loro attività, e, purché tutti i prigionieri britannici e alleati ora io vostra mano ci siano restituiti sani e salvi e non vengano deportati in Germania, le centinaia di migliaia di prigionieri italiani da noi fatti in Tunisia e in Sicilia torneranno alle loro case italiane, ecc. ecc.".
Il giorno dopo telegrafai al generale Eisenhower: Il Primo Ministro al generale Eisenhower ( AlgeriJ 29 l11glio 1943 Ovvii pericoli insidiano il tentativo di formulare condizioni di armistizio in forma popolare, suggestiva per una nazione nemica. È infinitamente meglio che tutto sia asciutto e conciso e che quel Governo sap-
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pia tutto ciò che esigiamo e il massi mo che esso possa sperare. Inviamo la nostra minuta al vostro Governo, col quale senza dubbio raggiungeremo un accordo comodamente in tempo per qualsiasi negoziato abbiate da condurre o noi dovessimo trattare. Tutti i nostri pensieri sono ora concentrati sulla grande battaglia cui Alexander sta per dare inizio sotto la vostra suprema direzione nella Sicilia orientale. L'annientamento delle tre divisioni germaniche che ora minacciano il XV gruppo d'armate, avendo luogo proprio in questa congiuntura, potrebbe veramente produrre effetti decisivi ovunque.
E al Presidente: L'ex-Marinaio al Presidente Roosevelt 29 luglio 1943 I, Sono stato veramente felice d'udire ancora la vostra voce al telefono, e di notare il vostro ottimo umore. 2. Ho detto a Eisenhower che sfamo pienamente d'accordo sul fatto che egli pronunci il suo proclama con la modifica relativa ai prigionieri anglo-americani. 3. Trascurando ogni norma di etichetta, ho inviato un messaggio diretto al Re d'Italia, attraverso la Svizzera, ponendo in particolare rilievo tutto il nostro appassionato interesse per la faccenda. Vi sono estremamente grato per la promessa di esercitare le maggiori pressioni attraverso il Vaticano o altro canale, allo scopo. Se il re e Badoglio lasceranno che i nostri prigionieri e i nostri uomini importanti vengano deportati dagli upni, senza fare tutto ciò che è in loro potere per impedirlo, e con questo intendo l'uso della forza fisica, lo stato d'animo in Inghilterra sarebbe tale che nessun negoziato con quel Governo potrebbe sperare nell'appoggio dell'opinione pubblica. 4. Condizioni d'am1istizio. II Gabinetto di Guerra è decisamente dell'opinione che non si debbano radiocomunicare condizioni di armistizio al nemico. Tocca a quel Governo responsabile chiedere formalmente un armistizio sulla base del nostro principio della resa incondizionata. Solo allora, immagino, si faranno i nomi degli inviati e si fisserà un incontro. La nostra versione è già nelle vostre mani. Come potrete vedere, segue le linee principali del testo di Eisenhower, ma è piu precisa e formulata in modo adatto a una discussione fra plenipotenziari piuttosto che a un appello al popolo. 5. Riteniamo inoltre che le condizioni debbano riguardare le esigenze çivili oltre che quelle militari, e che sarebbe molto meglio che venissero
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stabilite e inviate dai nostri due Governi, anziché dal generale sul campo. Questo potrà naturalmente esaminare qualsiasi proposta sia stata avanzata dalle truppe sul suo fronte immediato per una resa locale. 6. Infine tutti i nostri pensieri sono concentrati sulla grande battaglia che sta per essere combattuta dall'8a armata britannica e dalla 78 armata americana contro i 65 .ooo tedeschi imbottigliati nell'estrema punta orientale della Sicilia. La distruzione di queste truppe non potrebbe giungere in un momento migliore per influire sugli avvenimenti, non solo in Italia ma nel mondo intero. È meraviglioso pensare ai nostri soldati che avanzano a fianco a fianco come fratelli, e con buona prospettiva di vittoria.
Il Presidente si disse d'accordo con :noi sul fatto che Eisenhower non dovesse diffondere alla radio le condizioni di un armistizio col nemico, ma insistette affinché, per evitare un'azione militare non necessaria e probabilmente costosa contro l'Italia, lo si autorizzasse a dichiarare le condiziÒni quando e se il Governo italiano gliele chiedesse. Io non vedevo perché una proposta del genere dovesse venire rivolta necessariamente a Eisenhower, dato che le sue forze in nessun punto erano in contatto col nemico, meno ehe in Sicilia, e anche in Sicilia solo coi tedeschi. Mi sembrava piu probabile che il Governo italiano dovesse negoziare attraverso il Vaticano, la Turchia o la Svizzera. Accettai comunque che, se Eisenhower fosse stato improvvisamente avvicinato da un inviato del Governo italiano, avesse precise disposizioni, sulla base del principio della resa incondizionata, che egli avrebbe potuto immediatamente usare in linea di massima per concedere un armistizio; e, dopo molto discutere, convenimmo sui seguenti articoli: 1. Cessazione immediata delle ostilità da parte delle forze armate italiane. 2.. L'Italia farà ogni sforzo per negare alla Germania ogni mezzo che potesse essere usato contro le Nazioni Unite. 3. Tutti i prigionieri o internati delle Nazioni Unite dovranno essere immediatamente consegnati al comandante supremo alleato, e nessuno di questi potrà dagli inizi di questi negoziati venire trasferito in Germania. 4. Trasferimento immediato della flotta italiana e delle forze aeree italiane in quelle località che possano esser<; indicate dal comandante
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supremo alleato cui spetteranno gli ordini particolareggiati per il disarmo. 5. Intesa sulla marina mercantile italiana per la sua eventuale requisizione da parte del comandante supremo alleato, in base alle necessità del suo programma militare e navale. 6. Resa immediata della Corsica e di tutto il territorio italiano, insulare e continentale agli Alleati, per l'utilizzazione di basi d'operazione e altri scopi a giudizio degli Alleati. 7. Immediata garanzia del libero uso da parte degli Alleati di tutti i campi di aviazione e di tutti i porti marittimi compresi nel territorio italiano, indipendentemente dal ritmo di evacuazione del territorio italiano da parte delle forze tedesche. Questi porti e campi di aviazione dovranno essere protetti da forze armate italiane finché questa funzione non venga assunta dagli Alleati. 8. Immediato richiamo in Italia delle forze armate italiane da qualsiasi zona nella quale possano essere attualmente impegnate. 9. Garanzia da parte del Governo italiano che, ove fosse necessario, esso impiegherà tutte le forze armate a sua disposizione, per una pronta e precisa esecuzione di tutte le condizioni di questo armistizio_. 10. Il comandante supremo delle forze alleate si riserva il diritto di prendere quelle misure che a suo giudizio possano rendersi necessarie, per la protezione degli interessi delle forze alleate, o per la continuazione della guerra, e il Governo italiano si impegna per qualunque azione amministrativa o altro che il comandante supremo possa richiedere, e in particolare il comandante supremo stabilirà un Governo militare alleato, su tutta quella parte del territorio italiano che egli possa ritenere necessaria agli interessi militari delle Nazioni alleate. 1 I. Il comandante supremo delle forze alleate avrà pieno diritto di imporre misure di disarmo, smobilitazione e smilitarizzazione.
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Il 3I luglio telegrafai al Presidente: ...... Questo per il caso di immediata emergenza. Noi speriamo tuttavia che anche voi farete urgentemente esaminare il nostro Strumento di Resa, cosi che si possa raggiungere un accordo completo su di esso. Ci sono parecchi punti in questo che non sono stati trattati nei termini di emergenza, ed espressi in forma precisa e legale che ha richiesto non poca fatica mentale. Noi saremmo curiosi di sapere perché non menzioniate mai questo documento, dato che a noi esso sembra una versione piu attenta ed estesa dei termini di armistizio d'emergenza. Vi saremmo
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davvero grati se voleste farci sapere il vostro parere in merito. Ne abbiamo davvero bisogno, e nel piu breve tempo possibile.
Il Presidente rispose dicendo d'aver bisogno ulteriormente di consigliarsi coi capi di Stato Maggiore americani, e col Dipartimento di Stato. Noi ritenevamo essenziale che ogni dichiarazione fatta al popolo italiano dovesse essere formalmente concordata dagli americani e da noi, e non semplicemente formulata dal Comando alleato di Algeri, e a ogni modo era molto meglio per i generali continuare con le operazioni militari e conservare le condizioni di armistizio fino a quando non n'e fossero stati richiesti. Dal nostro atteggiamento nei riguardi del Governo italiano di Badoglio dipendeva la rapidità con cui gli italiani ci avrebbero probabilmente avvicinati per le condizioni di pace. Noi demmo molta attenzione al problema cui era già rivolta l'attenzione della stampa al di qua e al di là dell'Atlantico.
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro 30 luglio z943
C'è sempre qualcuno di carattere litigioso disposto a fare un gran baccano appena noi si abbia l'aria di voler riconoscere la Casa Savoia o Badoglio. Sono le stesse persone che menarono tanto scalpore a proposito del!' Africa settentrionale. Ho dichiarato oggi alla stampa che noi dobbiamo trattare con qualunque persona o gruppo di persone in Italia che meglio possa garantirci, primo il disarmo, e poi l'ordine; e ritengo anche che voi e io, quando saremo giunti ali'armistizio, potremo dire qualcosa sul!'autodecisione dell'Italia al momento giusto. L'ex-Marinaio al Presidente R()osevelt JI luglio r94; Il mio criterio è che, liquidati Mussolini e il fascismo, io sono disposto a trattare con qualsiasi autorità italiana sia in grado di consegnare la merce. Non ho la minima paura, a questo ~copo, d'aver l'aria di voler
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riconoscere Casa Savoia o Badoglio, sempre che costoro siano gli uomini capaci di far fare agli italiani ciò che a noi serve per i nostri scopi di guerra: scopi che certamente verrebbero ostacolati dal caos, dalla bolscev.izzazione del Paese, dalla guerra civile. Non abbiamo diritto di imporre fardelli eccessivi alle nostre truppe. Può anche darsi che dopo l'accettazione delle condizioni di armistizio tanto il Re quanto Badoglio sprofondino nell'avversione provocata dalla stessa resa; e possano essere scelti il Principe Ereditario e un nuovo Capo del Governo. Io sarei contrario a ogni dichiarazione di autodecisione, nel momento attuale, al di là di ciò che è implicito nella Carta Atlantica. Sono d'accordo con voi che si debba andar molto cauti per non fare una gran confusione. Il Primo Ministro al ministro degli Esteri j1
luglio 1 943
Molte cose nella vita vengono risolte col sistema del two-stage; per esempio un uomo non è impedito di dire « vuoi sposarmi, carina?» perché non ha in tasca il contratto matrimoniale stilato dagli avvocati di famiglia. Personalmente ritengo che le condizioni che Eisenhower può ora offrire sono molto piu suscettibili d'essere capite da un rappresentante del Governo italiano, e pertanto suscettibili di immediata accettazione, della stesura legale dello Strumento di Resa, e faranno inoltre piu bella figura se saranno pubblicate. Se riusciremo ad imporre condizioni di emergeo.za, questo significa che gli italiani saranno dati a noi mani e piedi legati. Non ci sarebbe nulla di improprio da parte nostra se io un P.eriodo successivo chiederemo loro di darci la spazzatrice e altre macchine di pulizia.
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro J agosto z943
Ho letto lo Strumento di Resa e, mentre il suo linguaggio mi sembra in complesso buono, dubito seriamente dell'opportunità di utilizzarlo. Dopotutto, le condizioni di resa già approvate e mandate a Eisenhower potrebbero essere tutto quello che occorre. Perché legargli le mani con uno Strumento che potrebbe essere o troppo impegnativo o inadeguato? Perché non lasciarlo libero di agire a seconda delle circostanze? Tutto questo attendeva la sua funzione alla imminente conferenza di Quebec.
CAPITOLO IV
-VERSO OCCIDENTE (Porti artificiali)
A bordo della Queen Mary - Il generale brigadiere Wingate - Il Piano per l' "Overlord" - Il Cossac - Dove colpire? - Necessità di porti e banchine - Nascita dei "Mulberries" - Il Piano viene spiegato - Un progetto straordinario - Frangiflutti galleggianti - Visione di un'isola galleggiante - Il supremo comando della Birmania Mia nota del 7 agosto. T
E
prospettive di vittoria in Sicilia, la situazione italiana e
L l'andamento della guerra fecero sentire la necessità ai primi di luglio di un nuovo incontro col Presidente e di un'altra conferenza anglo-americana. Fu Roosevelt a suggerire Quebec come sede della conferenza. Mackenzie King accolse la proposta, e nulla· avrebbe potuto esserci piu bene accetto. Non si sarebbe potuto scegliere ambiente piu adatto o piu splendido in quel momento cruciale, per una riunione di coloro che guidavano la politica di guerra del mondo occidentale, dell'antica cittadella di Quebec, sulle soglie del Canada, sopra il possente San Lorenzo. Il Presidente, pur ~ccettando con molta soddisfazione l'ospitalità del Canada, non riteneva possibile che il Canada fosse formalmente membro della conferenza, poi che sapeva d' analoghe richieste da parte del Brasile e altri membri americani delle Nazioni Unite. Dovevamo anche pensare ai diritti dell'Australia e di altri Domini. Questo delicato problema fu risolto e superato dalla larghezza di vedute del Primo Ministro canadese e del suo Governo. Per parte mia, intendevo che noi e gli Stati Uniti tenessimo la conferenza tra noi soltanto, date tutte le questioni di vitale importanza che avevamo in comune. Un incontro dei capi delle tre Potenze maggiori era scopo importante del futuro; ora la conferenza dove-
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Imperatore. agli Italiani e il mio procldffia, ognuno riprenda il suo posto di lavoro e di responsabiiità. :.,. Non è il momento di abbandonarsi a dimostrazioni che non saranno tollerate. L'M6
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pone ad ognuno ser-ietà, disciplina, patriottismo fatto di dedizione ai supremi interessi d e lla Nazione. Sono vietati gli assembramenti e la forzci pubblica ha l'ordine di disperderli inesorabihtiettle. Romo, 26 Luglio t94l
BADOGLIO
8. li proclama di Badoglio agli italiani, il giorno sci;tucntc all'arresto di Mussolini.
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va essere riservata alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti. Le demmo il nome cli "Quadrant". Lasciai Londra per la Clyde, dove la Queen Mary ci attendeva, la sera del 4 agosto, in un treno che portava il numeroso stato maggiore che ci occorreva. Credo che fossimo piu di duecento, oltre a una cinquantina cli aiutanti cli bandiera della Marina. La conferenza doveva occuparsi non solo della campagna del Mediterraneo, ora al primo dei suoi momenti culminanti, ma ancor piu dei preparativi per i piani dello sbarco oltre Manica nel 1944, della intera condotta della guerra nel settore indiano e della nostra parte nella lotta contro il Giappone. Per lo studio del piano "Overlord" conducemmo con noi tre ufficiali mandati dal ten. gen. F. E. Morgan, capo di stato maggiore del comandante supremo alleato ancora da scegliersi definitivamente, che col suo stato maggiore misto anglo-americano lavorava da quasi cinque mesi al nostro piano combinato. Poiché il complesso della nostra situazione nei teatri cli guerra indiano e dell'Estremo Oriente era allo studio portai con me il capo dell'Ufficio operazioni del generale Wavell, venuto apposta in aereo dall'India. Condussi meco anche il generale brigadiere Wingate, che si era già distinto come capo di bande irregolari in Abissinia e soprattutto nei combattimenti delle giungle birmane. Queste imprese gli avevano meritato in alcuni ambienti militari l'appellativo di "Clive della Birmania,,. Avevo molto sentito parlare di lui e sapevo anche che i sionisti lo desideravano come futuro comandante supremo dell'esercito israelita che doveva costituirsi. L'avevo richiamato in Inghilterra, per poterlo conoscere prima di andare a Quebec. Stavo per andare a pranzo la sera del 4 agosto, ed ero solo in Downing Street, quando mi fu comunicato il suo arrivo e che anzi era già in casa. Subito lo invitai a cena. Chiacchieravamo da meno di mezz'ora quando mi resi conto d'essere in presenza d'un uomo di grandissimo valore. Egli si buttò subito a capo:fit.to nel suo argomento di come i giapponesi potessero essere battuti nella guerra della giungla da gruppi di penetrazione in profondità aviotrasportati dietro le linee nemiche. Tutto ciò m'interessava molto. Avrei voluto 6.
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parlarne ancora, e soprattutto fargli esporre i suoi piani ai capi di Stato Maggiore. Decisi immediatamente di condurlo con me a Quebec. Gli dissi che il nostro treno partiva alle dieci. Erano quasi le nove. Wingate era appena arrivato da un volo di tre giorni dal fronte e non aveva altri abiti all'infuori di quelli che indossava. Era naturalmente prontissimo a partire, ma gli dispiaceva di non poter vedere la moglie, che si trovava in Scozia e non sapeva neppure del suo arrivo. Tuttavia le risorse della mia segreteria furono all'altezza della situazione. La signora Wingate fu svegliata a casa sua dalla polizia e condotta a Edimburgo per raggiungere il nostro treno e venire con noi a Quebec. Ella non riusciva a capire che cosa stesse succedendo fino a quando, all'alba, s'incontrò col marito su un marciapiede della stazione di Waverley. E poterono cosi compiere insieme una bellissima traversata. Poiché sapevo quanto al Pzesidente piacesse conoscere giovani valorosi, avevo anche invitato il comandante di squadriglia aerea Guy Gibson, che aveva di recente guidato l'attacco e la distruzione ·delle dighe del Moehne e dell'Eder. Queste alimentavano le industrie della Ruhr e rifornivano una vasta regione di campi, fiumi e canali. Una mina speciale era stata inventata per la distruzione di queste dighe, ma si era dovuto lanciarla di notte da una quota di non piu di 20 metri. Dopo mesi di continuo e intenso addestramento, sedici Lancaster della 617a squadriglia della RAF avevano iniziato l'attacco. Una metà andò perduta, ma Gibson aveva insistito fino all'ultimo, roteando, non 'ostante l'intenso fuoco contraereo, sul1'obiettivo per mostrarlo agli altri. Egli ora portava una bella serie di decorazioni : la Victoria Cross, un Distinguished Service Order con filetto d'argento e una Distinguished Flying Cross con filetto d'argento; ma nessun altro nastrino. Questo . era unico. Mia moglie mi accompagnò, e mia figlia Mary, ora subalterna in una batteria contraerea, era mio aiutante di campo. Il 5 agosto salpammo, questa volta per Halifax, nella Nuova Scozia, anzi che per New York.
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La Queen Jvf.ary fendeva le onde e noi vivevamo, a bordo, tra le maggiori comodità, con un vitto da anteguerra. Come sempre in queste traversate, lavoravamo tutto il giorno. Dato il numeroso personale dell'ufficio cifra, e la presenza di incrociatori di scorta per l'invio dei messaggi, eravamo in stretto contatto con gli avvenimenti. Ogni giorno esaminavo coi capi di stato maggiore i vari aspetti dei problemi che dovevamo discutere coi nostri amici americani. Il piu importante era naturalmente "!"'Overlord". M'ero riservato i cinque giorni del viaggio per uno studio accurato dei piani da tanto tempo in preparazione per la gigantesca impresa al di là della Manica. S'erano iniziati studi su scala sempre piu vasta sin dall'epoca della guerra in Norvegia e in Francia, nel 1940, e avevamo ora molte esperienze nel campo delle operazioni anfibie. L'Ufficio Operazioni Combinate, ch'io avevo affidato al mio amico ammiraglio sir Roger Keyes, aveva avuto una parte straordinariamente importante e creato una nuova tecnica. Incursioni su piccola scala da parte dei Commandos aprivano la strada a piu vaste operazioni e non solo ci avevano dato fiducia e sempre maggiori esperienze, ma avevano mostrato al mondo che, anche se attaccati da tutte le parti, non ci accontentavamo di una difesa passiva. Gli americani, ancora neutrali in quell'epoca, avevano osservato questa nuova tecnica di combattimento e l'avevano poi sviluppata a loro modo su vasta scala. Nell'ottobre 1941 all'ammiraglio Keyes successe il capitano di vascello lord Louis Mountbatten. Noi eravamo ancora in una situazione difficile, e la Russia sembrava sulla soglia della disfatta. Tuttavia avevo deciso di preparare l'invasione del continente per quando le sorti fossero mutate. Innanzi tutto dovevamo accrescere l'intensità e il raggio delle nostre incursioni aeree per poi convertire tutte quelle esperienze in qualche cosa di molto piu massiccio. Per attuare un'invasione dalringhilterra che fosse coronata da successo, si dovevano escogitare e costruire nuovi strumenti di guerra, le forze dì terra, del mare e dell'aria dovevano essere addestrate a com-
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battere come una sola unità, sostenuta dall'industria nazionale, mentre l'intera isola doveva essere convertita in un unico campo armato per la preparazione della piu grande impresa di sbarco di tutti i tempi. Quando Mountbatten venne a trovarmi ai Chequers prima di assumere il nuovo incarico, gli dissi, secondo quanto egli stesso ne ha scritto: « I vostri piani debbono essere offensivi. Nel vostro Comando non dovrete mai pensare in termini difensivi ». Ed egli informò la sua condotta a questo criterio. Per dargli la necessaria autorità era stato fatto membro del Comitato dei capi di Stato Maggiore, col grado di vice-ammiraglio e l'equivalente grado onorario nelle altre Forze Armate. Come ministro della Difesa, · io avevo la diretta responsabilità del suo Comando, e infatti egli veniva a prendere ordini direttamente da me quando fosse necessario . .A Vaagso, in Norvegia, a Bruneval, a St.-Nazaire e altrove, i Commandos ebbero la parte sempre piu importante delle nostre azioni. Le nostre spedizioni culminarono nella dura operazione su Dieppe, nell'agosto 1942. Quando poi passammo alle piu grandi offensive angloamericane, facemm0 tesoro di quanto appreso negli sbarchi iu Africa settentrionale e nelle nostre operazioni anfibie nel Mediterraneo. In· tutte queste azioni l'organizzazione di Mountbatten ebbe parte preminente e indispensabile. . Nel maggio 1942 era stato costituito un ente noto come "The Combined Commanders" per studiare il problema. Comprendeva i comandanti supremi nel territorio metropolitano, Mountbatten, e in un secondo tempo il gener-ale Eisenhower che comandava le forz·e americane in Inghilterra. Alla conferenza di Casablanca, nel gennaio 1943, era stato deciso di istituire un Comando interalleato, sotto un ufficiale britannico, che preparasse un piano definitivo -per l' "Overlord". Questo Gruppo cominciò a funzionare a Londra sotto il tenente generale F. E. Morgan, col titolo convenzionale di Cossac (Chief of Staff Supreme Allied Commander). Il problema principale era dove fosse meglio sbarcare una grande forza armata. C'era molto da scegliere: la costa olandese o belga; il passo di Calais; tra le foci della Senna e della Somma; la Normandia;
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la Bretagna. Ognuna di queste coste offriva vamagg1 e svantaggi, che dovevano essere vagliati in base a criteri diversi e a fattori differenti e spesso incerti, come la natura delle spiagge, il tempo e le maree, le zone piu adiatte alla costruzione di aeroporti, il tempo impiegato per la traversata, i porti vicini che si potevano conquistare, la natura dell'entroterra in vista deUe successive operazioni, l'appoggio delle forze aeree e di base in Inghilterra, la disposizione delle forze nemiche, i campi minati e le difese germaniche. Questo ampio campo di scelta si restrinse in breve al passo di Calais e alla Normandia. Il primo offriva la traversata piu breve e la miglior protezione aerea, ma anche difese formidabili. Il generale Morgan e i suoi consiglieri erano per la costa normanna, che fin dagli inizi era stata raccomandata da Mountbatten. La Normandia sembrava offrirci le migliori speranze di success_o : le sue difese non erano cosi forti come per il passo di Calais; le spiagge erano in complesso praticabili e difese fino a un certo punto dai colpi di vento d'Occidente, grazie alla penisola del Cotentin. L'entroterra favoriva il rapido spiegamento di ingenti forze, ed era abbastanza lontano dal nucleo principale delle forze nemiche. Il porto di Cherbourg poteva venire isolato e occupato nelle prime fasi dell'operazione. Brest, tagliata fuori, poteva essere presa piu tardi. Tutta la costa tra Le Havre e Cherbourg era naturalmente difesa da ridotte e fortini in cemento armato; ma poiché non c'era nessun porto capace di alimentare grandi forze lungo quella mezzaluna di ottanta chilometri di spiaggia sabbiosa, si ritenne che i tedeschi non avrebbero raccolto numerose truppe per un immediato appoggio alle difese costiere. L'Alto Comando germanico s'era detto, senza dubbio: "Questo è certamente un buon settore per colpi di mano di dieci o ventimila uomini, ma, a meno che non venga conquistata Cherbourg con le attrezzature portuali in perfetto ordine, nessun esercito d'invasione può sbarcarvi o venire alimentato. È una costa favorevole a piccole incursioni, ma non a operazioni in grande stile". Se ci fossero stati porti in grado di alimentare grosse unità, questo sarebbe stato il fronte su cui vibrare il colpo.
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Da tempo, come il lettore avrà potuto constatare, ero ben addentro al problema dei mezzi da sbarco e da trasporto. Come da tempo ero fautore di moli galleggianti. Molto s'era fatto da allora, da quanto risulta da un memorandum che durante le nostre discussioni io avevo dettato fin dal 30 maggio 1942 (v. fac-simile a pag. 88). Il Primo Ministro al capo delle Operazioni cofllbìnale I moli debbono galleggiare secondo il flusso e il riflusso della marea. Il problema dell'ancoraggio va risolto. I natanti debbono avere un portello abbattibile sul fianco, e una passerella lunga tanto da scavalcare gli ormeggi dei moli. Mi si comunichino le migliori soluzioni escogitate. Inutile discutere. Le difficoltà discuteranno da sole.
Si pensò allora alla creazione di un vasto specchio di acque calme protetto da un frangiflutti collocato su pontoni capaci di giungere sul posto con mezzi propri, per poi essere affondato in una posizione determinata in precedenza. Fin dal 1942 le relazioni di Mountbatten verteyano su quest'idea, proposta da un ufficiale del suo Comando, capitano di vascello J. Hughes-Hallett. Ininterrotto era stato il lavorio dell'immaginazione e dell'ingegnosità, continui gli esperimenti, e ora nell'agosto 1943 c'erano i piani completi per la costruzione di due porti provvisori su scala massima, che potevano venir rimorchiati ed entrare in funzione pochi giorni dopo il primo sbarco. Questi porti artificiali furono chiamati ".Mulberries" (More), nome convenzionale che certo non rivelava né le loro caratteristiche né i loro scopi. Una mattina, durante il nostro viaggio per Quebec, mandai a chiamare il generale brigadiere K. C. .McLean con due altri ufficiali del comando del generale Morgan, ed essi vennero mentre ero ancora a letto nella mia spaziosa cabina, e dopo aver spiegato una vasta carta geografica mi descrissero con gran dovizia di particolari il piano che era stato preparato per lo sbarco in Francia.
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Il lettore è forse bene al corrente di tutte le discussioni av. venute fra il 1941 e il 1942 su questo cocente problema con tutte le sue varianti, ma era la prima volta che udivo esporre il piano nella sua completa organicità, come risultato della lunghissima elaborazione attuata dagli ufficiali delle due nazioni. N ei giorni successivi ulteriori scambi di idee portarono ad altre precisazioni tecniche. La marea sulla Manica offre differenze di livello di circa 7 metri, il tempo è sempre incerto e i venti possono in poche ore sollevare forze irresistibili contro le fragili costruzioni umane. Gli sconsigliati o i disonesti che avevano scritto col gesso sui nostri muri in quegli ultimi due anni "Vogliamo subito il secondo fronte" non avevano mai avuto la mente appesantita da quei problemi. Io da gran tempo mi ci dedicavo. Bisogna ricordare che coi porti artificiali noi ci trovavamo ora di fronte a un problema multiplo. Il piano presupponeva la costruzione in Inghilterra di grandi masse di accessori speciali che sommavano complessivamente a piu di un milione di tonnellate di acciaio e cemento. Quest'opera, intrapresa con assoluta precedenza, avrebbe fatto sentire notevolmente il suo peso sulle nostre industrie già intensamente pressate. Tutti questi materiali dovevano essere trasportati per mare sul luogo d'impiego, dove bisognava metterli in opera con la !massima speditezza di fronte al nemico attaccante e alle vicende meteorologiche. L'intero piano era gigantesco. I grandi moli dovevano essere appoggiati sulle spiagge stesse, mentre il loro termine estremo doveva galleggiare sulle onde e al riparo. Su questi moli, mezzi da sbarco e piroscafi da carico sarebbero stati in grado di scaricare in qualsiasi fase della marea. Per proteggerli dai venti e dalle onde, dei frangiflutti sarebbero stati disposti in un grande arco verso il largo, proteggendo cosi un notevole specchio d'acqua. Cosi riparati, vapori di grande stazza avrebbero potuto ancorarsi e scaricare, e mezzi da sbarco d'ogni tipo avrebbero potuto liberamente andare e venire dalla spiaggia. Questi frangiflutti dovevano essere composti di cassoni di cemento armato affondati nell'acqua, detti "Phoenix", e di navi da ostruzione dette "Gooseberries" (Ribes). Nella Parte II di quest'opera ho descritto le analoghe strutture che ritenevo si sa-
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rebbero potute usare nella prima guerra mondiale per creare porti artificiali a Heligoland. Ora esse dovevano avere una parte principale nel grande piano. Questo era il progetto del porto artificiale. Ma ciò nonostante non era sufficiente. Non ci sarebbe stato spazio bastante per tutte le navi che ci occorrevano. Molte di esse avrebbero dovuto scaricare esternamente alla zona protetta. Si propose allora un piano supplementare di frangiflutti galleggianti. Si dovettero studiare vari sistemi, tra cui quello di creare un ostacolo alle onde con uno sbarramento ininterrotto di bolle d'aria emesse da una serie di tubi disposti sul fondo marino. Si sperava che questo sbarramento spezzasse e neutralizzasse il ritmo delle onde. Un altro sistema noto come "Lilo" consisteva di cilindri parzialmente pieni d'aria che sostenevano cortine subacquee di cemento armato. Queste dovevano essere ancorate esternamente al "Phoenix" e racchiudere un altro notevole specchio d'acque tranquille. Né l'una né altra di queste idee fu attuata, e alla fine si adottò un .sistema detto "Bombardon", che riassumeva alcune delle particolarità del " Lilo". Si trattava di una struttura di acciaio; cruciforme, lunga circa 70 metri e alta 8, totalmente sommersa meno la testa della croce. In pratica poi questo sistema si rivelò di dubbio valore, come avremo modo di vedere. Ero piu che soddisfatto dalla prospettiva di poter presentare al Presidente il piano completo dell"'Overlord" con la mia intera approvazione. Ciò almeno avrebbe convinto le autorità americane che non avevamo fatto chiacchiere in merito a esso e non avevamo sciupato né tempo né studi per prepararlo. Avevo fatto in modo di riunire a Quebec i migliori specialisti sull'argomento, di Londra e di Washington. Insieme, essi avrebbero potuto, unendo le loro capacità, trovare le molte risposte ai molti problemi tecnici. Ero convinto ormai degli enormi vantaggi di attaccare il settore Havre-Cherbourg purché quei porti inattesi potessero entrare in funzione fin dagli inizi, rendendo cosf possibili lo sbarco e l'avanzata dJ un esercito di un milione di uomini? che
..J'-'-'''-
Piera tor Use on Beachea
CONDITIONS OP BEACH Average gradient ia 1 in 200 and beaches,are open to the aouth weat.
CONDITIONS OF TIDE 2.
Range of spring tides is 30 feet and the atrength of the
tide parallel to the beach ia 4 knots at springs.
SCAFFOLDING PIER.') 3.
A pier to be of uae for unloading shipa of 20 f oot
draught would have to be 1 rnile 1n length and 40 foot in height a t the seaward end.
The present type of scaffolding pier does
not exceed 20 foot in height .
It is doubtful whether a pier of
these large di.men.sion.s could be made wi th scaffolding, but in any ca.se tha amo\.Dlt of materi.al requi1-ed would be prohibitivc.
PONTOON PIERS 4.
A pontoon pier would have to be similar in length.
All fl oating piers suffer from the disadvantage of having to be securely moored wi th heavy anchors.
Even then they are most
vulnerable &J1d will not stand up to a gale of wind.
The strength
of the tide 1s so great that the moorings will have to be very large.
If large pontoorus were moored, 20 yards apart, at lea.st
200 anchors would be required.
The sea-ward end of' a floating
pier must be particularly well rnoored and thc mooring chain.s fono an obstacle to ships coming alongside .
Owing to the poor ratio between
the weight of a floatinE pontoons e.nd the weight they can carry, and to their vulnerability to sea Ylind and tide, they are not favoured
in canparison wi th aceJ'folding pien on open beaches.
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doveva nel piu breve tempo possibile salire a due milioni, con tutto il suo enorme equipaggiamento moderno. Il che significava dover essere in grado di scaricare almeno 12.000 tonnellate al giorno. C'era poi un altro problema collegato che assorbiva la mia attenzione, e cioè il mantenimento della superiorità aerea sulla zona di combattimento. Se avessimo potuto creare un aeroporto galleggiante, saremmo stati in grado di rifornire la nostra aviazione da caccia da una base a brevissima distanza dai punti di sbarco, moltiplicando cosf la nostra potenza aerea sul posto al momento decisivo. Tra i numerosi sistemi studiati durante la traversata ve ne fu uno, chiamato "Habbakuk", concepito da un certo signor Pyke del Comando di Mountbatten. Il suo piano consisteva nella costruzione di un natante di ghiaccio, grande a sufficienza da servire per pista di volo. Doveva aver forma di nave, dislocare un milione di tonnellate, avere una forza di propulsione propria a piccola velocità, con le sue difese antiaeree, le sue officine di riparazione, e un sistema refrigerante straordinariamente piccolo per la sua stessa conservazione. Si era trovato che, aggiungendo una parte di polpa di legno in determinate quantità al comune ghiaccio marino, il miscuglio che ne risultava perdeva la friabilità tipica del ghiaccio per divenire invece estremamente solido. Questa sostanza, chiamata pykrite dal nome del suo inventore, sembrava offrire grandi possibilità non solo per i nostri bisogni nell'Europa nord-occidentale ma anche altrove. Si era riscontrato che quando il ghiaccio cominciava a sciogliersi il contenuto fibroso del suo interno formava prontamente una superficie esterna pelosa che faceva da isolante, ritardando notevolmente il processo di scioglimento. Molti esperimenti furono compiuti, specialmente nel Canada, in base a questa idea, ma per vari motivi essa non ebbe mai applica7ione pratica. Tre elementi fondamentali erano alla base del piano, e del punto di vista dei capi di Stato Maggiore britannici; elementi
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sui quali ero totalmente d'accordo e che, come si vedrà poi, dovevano essere approvati dagli americani e accettati dai russi. r. Era necessaria una riduzione sostanziale nella forza dell'aviazione da caccia germanica nell'Europa nord-occidentale prima che lo sbarco avesse luogo. 2. Non avrebbero dovuto esserci piu di dodici divisioni tedesche mobili nella Francia del Nord al momento d ell'attacco e non avrebbe dovuto essere possibile ai tedeschi ammassare piu di r s divisioni nei due mesi successivi. 3. Bisognava risolvere il problema di alimentare forze ingenti sulla spiaggia, nonostante le maree della Manica, per un lungo periodo di tempo. Allo scopo, era essenziale che noi si fosse in grado di costruire almeno due porti artificiali in perfetta efficienza.
Ebbi anche molte conversazioni con i capi di Stato Maggiore sulla nostra situazione in India e nell'Estremo Oriente; situazione non troppo lieta. Una divisione s'era spinta alla fine del 1942 lungo la costa dell' Arak, in Birmania, per riconquistare il porto di Akyab. Per quanto si fosse giunti a impiegarvi un corpo d'armata completo al comando. del generale Irwin, l'operazione era fallita e le nostre truppe e.rano state costrette a riattraversare la frontiera indiana. Sebbene ci fosse molto da dire a questo proposito, sentivo che l'intero problema dell'Alto Comando britannico contro il Giappone andava riveduto. Nuovi sistemi e nuovi uomini si rendevano necessari. M'ero sempre reso conto ch'era una pessima soluzione per il comandante supremo in India dover controllare le operazioni in Birmania, oltre a tutte le sue altre responsabilità. Mi sembrava che l'energica prosecuzione di operazioni su vasta scala contro i giapponesi nell'Asia sud-orientale implicasse la creazione di un Comando Supremo Alleato autonomo. I capi di Stato Maggiore erano perfettamente concordi e stilarono un memorandum su queste basi, per discutere coi colleghi americani a Quebec. Restava il problema del comandante di questo nuovo settore operativo, e non avevamo dubbi che dovesse essere inglese. Dei vari nomi che furono proposti ero certo dentro di me che l'ammiraglio Mountbatten avesse qualità superiori per questo grande comando, ed ero deciso a fare questa proposta al Presidente
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alla prima occasione. La nomina di un ufficiale che, come grado effettivo, era soltanto capitano di vascello, al comando supremo di uno dei principali teatri di guerra, rappresentava un passo insolito. Ma, per avere io preparato in precedenza il terreno, non fui sorpreso quando il Presidente aderi di buon grado. Per il Comitato dei capi di Stato Maggiore stilai un memorandum, di cui pubblico il seguente riassunto: 7 ago1lo If/4}
Prima d'incontrarci con gli americani dobbiamo stabilire: a) Il piano generale per il Comando dell'Asia sud-orientale e il comandant~ supremo, e b) Proposte positive per attaccare il nemico e dimostrare la nostra sollecitudine in questo teatro di guerra, che per i rovesci e la lentezza delle operazioni è oggetto di critica. Ritengo che si debba lasciare il brigadier generale Wingate libero di fare le sue proposte e fornire ai capi di S. M. degli Stati Uniti copie della sua relazione, convincendoli cosi che intendiamo fare sul serio in questo settore del fronte asiatico sud-orientale. Evidentemente le forze sulla costa occidentale birmana devono schierarsi contro il nemico e attaccarlo. l\fa le operazioni aol:ibie contro Akyab devono essere sospese ora, non solo nell'interesse della campagna del Mediterraneo, che deve andare innanzi a ogni altra cosa, ma anche perché sono in sé operazioni errate e inutili, in quanto cercano di colpire il nemico là dov'è meglio preparato e provocano robusti contrattacchi d:i. parte sua, senza raggiungere alcun importante obiettivo strategico.
È sbalorditiva la rapidità con cui può trascorrere il tempo in una traversata quando si abbia da fare abbastanza da assorbire ogni istante di veglia. Avevo previsro un intervallo di riposo e distrazione dal perpetuo clangor della guerra. Ma a misura che ci avvicinavamo alla meta la vacanza parve esser finita ancor prima di cominciare.
CAPITOLO V
LA
CONFERENZA DI QUEBEC (Quadrant)
La Cittadella - 1ì1.io telegramma al Re, 11 agosto - Visita a Hj,de Park - Mio memorand11m sttll'Italia, 17 agosto - S'apre la co,iferenza "Quadrant", 19 agosto - I capi di S .1\1.. riferiscono sull'"Overlord" Propongo un comandante americano - Strategia in Italia - Mountbatten comandante supremo nell'Asia sud-orientale - Strategia superiore contro il Giappone - Proposta di contributo inglese contro Sumatra Mio telegramma ad Att!ee, 22 agosto - Diritto britannico ali'attacco contro il Giappone - Un incidente comico - Abbandonato lo "Habbakttk" - Nomina di Mountbatten--Mio telegramma ad Attlee, 2; agosto - Miei ufficiali di collegamento col generale Mac Arthur e il generalissimo Ciang Kai-scek - Eisenhotver insiste per l'invasione dell'Italia - Necessità di prendere Napoli - Preoccupanti va!11tazioni dei rinforzi britannici - Impartisco istruzioni per un notevole aumento. Halifax il 9 agosto. La grande nave attraccò al molo di sbarco e noi passammo direttamente sul nostro treno. Non ostante tutte le precauzioni prese per mantenere la segretezza, una gran folla s'era riunita. Mentre mia moglie e io eravamo seduti nella nostra vettura-salone in fondo al treno, la folla ci si raccolse intorno per darci il suo saluto. Prima che il treno si muovesse, io la feci cantare The Map!e Leaj e O Canada! Temevo che non sapessero Ru!e Britannia, sebbene io sia certo che l'avrebbero apprezzata, se ci fosse stata una banda. Dopo una ventina di minuti di strette di mano, fotografie e autografi, partimmo per Quebec. Due giorni dopo telegrafai al Re:
·G
IUNGEMMO .a
Ii Primo Ministro
à Sw Maestà il
Devotamente ai Suoi ordini
Re I I agosto I94J
r. La Cittadella è sotto ogni aspetto esultante e idealmente adatta :i.Ilo scopo. Quanto è stato disposto per il Presidente è perfetto. E gli
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ha il piano superiore e sono state messe scale da per tutto per sua comodità. Sono riconoscentissimo a Vostra Maestà per aver disposto in questo modo. Ho telegrafato al Governatore Generale ringraziandolo di quanto ba fatto e della sua gentile accoglienza. 2. La riunione di questa conferenza nel Canada e soprattutto a Quebec è quanto mai tempestiva e c'è molta impazienza qui che ritengo scomparirà in breve. Ho partecipato stamane a una seduta del Gabinetto canadese, partecipo quest'oggi a una riunione del Gabinetto di Quebec e poi mi recherò a Hyde Park. 3. Presumo che Vostra Maestà sia già al corrente del problema da me posto al vice Primo-Ministro e al ministro degli Esteri a proposito di Dickie. Non ho ancora avuto loro notizie, ma sono sempre piu favorevole a proporre questa soluzione al Presidente. Il brigadier generale Wingate ha fatto a tutti una profonda impressione durante il viaggio e ritengo che tutto un nuovo andamento stia per caratterizzare la campagna nella Birmania del Nord. 4. Vostra Maestà avrà anche notato che ·ho avuto notizie dell'Orsa Maggiore e che noi siamo ancora in rapporti verbali, o per lo meno di brontolamento.
Telegrafai anche al Presidente: L'ex-Marinaio ai Presidente Roosevelt rr agosto I94J
Sono appena arrivato, dopo un rapido e piacevole viaggio, durante il quale è stato possibile lavorare continuamente. La famiglia Warden (1) è impaziente di venire in visita a H yde Park, dove contiamo di arrivare il pomeriggio del giorno 12. Non erriamo pensando che si debba tutti portare i nostri abiti piu leggeri?
Mia moglie fu costretta a restare in riposo alla Cittadella, m~ il giorno dopo Mary e io partimmo ·per Hyde Park. Visitammo durante il viaggio le cascate del Niagara. I giornalisti mi chiesero che ne pensassi ed ecco come riportarono il nostro colloquio: « Le ho viste prima che voi nasceste. Sono venuto qui per la prima volta nel I 900. » « Vi sembrano sempre le stesse? » (1) Il mio nome convenzionale era " Colonnello Warden".
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« Be', il principio mi sembra lo stesso; le acque continuano a precipitare. » Rimanemmo ospiti del Presidente fino al 14 agosto. Faceva davvero cosi caldo che m'alzai una notte in cui non potevo dormire e quasi respirare e uscii per andarmi a sedere su un poggio dominante il fiume Hudson. Là rimasi per veder sorgere il sole.
In quegli stessi giorni d'agosto io preparai una relazione generale sul complesso di tutta la nostra politica di guerra. Verteva soprattutto sulle operazioni in Birmania e nell'Oceano Indiano e i loro riflessi sulla guerra contro il Giappone. Ne parleremo piu avanti. Il documento porta la data del 17 agosto. L'oggetto immediato della mia attenzione consisteva nel prospettare l'invasione dell'Italia come naturale conseguenza della nostra vittoria in Sicilia e della caduta di Mussolini. Se Napoli dovesse venire conquistata [operazione "Ava/anche"] in un prossimo futuro, avremo un porto di prima classe in I talia, e altri porti, come Brindisi e Taranto, cadranno in nostro possesso in un secondo momento. Sè per novembre il nostro fronte potrà essere stabilito a nord tanto da occupare la linea LivÒrno-Ancona, i mezzi da sbarco nel Mediterraneo avranno rappresentato la loro parte. Sarà necessario un distaccamento della flotta da sbarco, per manovre anfibie d'aggiramento quali abbiamo visto compiere in Sicilia, per azioni minori sulla costa adriatica, e operazioni come l' "Accolade" [conquista di Rodi e altre isole dell'Egeo]. La scomparsa della flotta italiana dovrebbe permetterci di procedere a notevoli dimin1UZioni di forze nel Mediterraneo, cosi come l'uso di grandi porti riduce la necessità di mezzi speciali da sbarco. Dovrebbe quindi esserci in autunno la possibilità di trasferire mezzi da sbarco e navi d'attacco per !"'Overlord" e anche d'inviare un notevole contingente attraverso il Canale di Suez sul teatro di guerra indiano. Ripeto tuttavia che il numero massimo per il quale mezzi aerei da sbarco devono essere forniti in una sola trasvolata è di 30.000 uomini. Sebbene io abbia· frequentemente parlato della lineà del Po o ddle Alpi come di obiettivi desiderabili per noi quest'anno in Italia, non è possibile per il momento sperare tanto. Un grandissimo vantaggio ci verrà dato se ci arresteremo sulla linea Livorno-Ancona. E viteremmo cosi il pericolo, che il generale Wilson ci ·ha indicato, di un immenso
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allargamento del fronte, come si verificherà appena questa linea sarà stata superata. La stima fornitami di .22. divisioni fu presumibilmente fatta tenendo conto di questo largo fronte. Quali forze si ritengono necessarie per tenere la linea Livorno-Ancona? Se non possiamo avere il meglio, c'è sempre il quasi-meglio. Da quella posizione ci sarebbe possibile per via aerea fomentare sollevazioni in Savoia e nelle Alpi francesi, sollevazioni a cui la gioventu francese si unirebbe, e nello stesso tempo con la destra potremmo, attraverso l'Adriatico, stimolare l'attività dei patrioti nella penisola balcanica. Potrà essere necessario per noi sottostare a questi limiti, affinché non ne venga il minimo danno all'ampiezza dell'operazione "Overlord".
Il 17 agosto il Presidente e Harry Hopkins giunsero a Quebec, e Eden e Brendan Bracken giunsero in volo dall'Inghilterra. A mano a mano che le delegazioni si radunavano, ulteriori notizie d'approcci di pace con l'Italia ci giungevano e fu sotto l'impressione dell'imminente capitolazione italiana che ebbero inizio le nostre conversazioni. I capi di Stato Maggiore erano al lavoro coi colleghi americani nella Cittadella fin dal 14 agosto, e avevano abbozzato un programma sulla futura condotta della guerra per il 1943-44. "Quadrant" infatti fu una serie di conferenze tecniche, i cui risultati furono esaminati in due sedute dal Presidente, il sottoscritto e i nostri capi militari. La prima sessione plenaria ebbe luogo il 19 agosto. Assoluta priorità strategica come elemento preliminare all"'Overlord" fu data all'offensiva aerea combinata sulla Germania. Le lunghe discussioni sull' "Overlord" furono poi riassunte nel quadro dei progetti collegati, a Londra, dal generale Morgan. I capi di Stato Maggiore ora stabilirono quanto segue: OPERAZIONE "OVERLORD"
a) Questa operazione costituirà il principale obiettivo terrestre e aereo delle forze anglo-americane contro quelle del!' Asse, in Et,ropa. Dopo essersi assicurati nella lvfanica porti atti allo scopo, gli sforzi saranno indirizzati al possesso di territori adatti allo sviluppo di grandi operazioni, sia terrestri, sia aeree. Quando ingenti masse alleate saranno attestate su suolo francese, saranno intraprese operazioni atte a
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colpire la Germania nei suoi ptmti vitali, per distruggere il suo potenzia/e bellico. b) Grandi contingenti te"estri e aerei, in giruta proporzione, saranno impiegati per lo svolgimento del/' "Overlord". Saranno, nel frattempo, contim1t1ti gli addestra111e11ti per la preparazione di h1t!e le 1111ità disponibili nel Regno Unito, per tmer/e pronte per q11a/siasi favorevole occasione si presenti agli inizi del 'operazione . c) Saranno distrib11ite e i1JJpiegate ltitte le risorse possibili - pur 11011 indebolendo le operazioni nel Afediterraneo - con lo scopo di garantire il successo del piano "Overlord". Le operazioni nella zona del Aiediterraneo dovranno essere svolte con le forze destinate a qtiesto teatro di operazioni dalla conferenza "Trident" (111aggio I94J, Washington}, salvo eventuali, 11/teriori decisioni dei capi di Stato Aiaggiore collegati. Questi paragrafi provocarono parecchie discussioni nelle nostre sedute. Feci notare che il successo dell"'Overlord" dipendeva dal fatto che certe condizioni fossero rispettate in merito alle rispettive forze. Insistetti che io favorivo con entusiasmo l'"Overlord" per il 1944, anche s'ero stato contrario allo "Sledgehamv1er" nel 1942 o al ''Rottnd-tJjl' nel 19_43. Le obiezioni che avevo mosso allo sbarco oltre Manica ora non avevano piu motivo di esistere. Ritenevo che si dovesse fare ogni sforzo per aggiungere almeno il 2 5 per cento di uomini al primo sbarco. Il che significava dover trovare altri mezzi da sbarco. Mancavano ancora nove mesi, e si poteva far molto in questo lasso di tempo. Le spiagge prescelte andavano bene, e sarebbe stato opportuno se contemporaneamente si fosse proceduto a uno sbarco sulle spiagge interne della penisola del Cotentin. « Soprattutto » dissi « il contingente iniziale deve essere molto numeroso. » Dato che le operazioni africane erano dirette dagli Stati Uniti, s'era convenuto tra il Presidente e me che il comandante dell"'Overlord" fosse un inglese, e io proposi a questo scopo, con l'approvazione del Presidente, il generale Brooke, capo dello Stato Maggiore Imperiale, che, come si ricorderà, aveva comandato un corpo d'armata nella battaglia decisiva sulla strada di Dunkcrque, con Alexander e Montgomery come suoi subal-
9. Le giornate del luglio 1943 a Roma: si abban:ono le insegne dd cessrto regime;
10.
Il .:t6 ·luglio Roma è imbandierata, invasa da una folla eccitata e giubilante.
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terni. Avevo informato il generale Brooke della mia intenzione fin dai pri1!1i del 1943. L'operazione doveva cominciare con forze anglo-americane alla pari e, poiché le basi di partenza erano in Gran Bretagna, sembrava giusto giungere a questo accordo. Tuttavia, a misura che l'anno passava e il mastodontico piano dell'invasione cominciava ad assumere forma precisa, io cominciai a essere sempre piu colpito dalla grandissima preponderanza di truppe americane che dovevano essere impiegate dopo che lo sbarco originario con pari contingenti fosse riuscito, e ora a Quebec io stesso presi l'iniziativa di proporre al Presidente che un comandante americano venisse nominato per la spedizione in Francia. Egli mi fu grato di questa proposta, e oso dire che egli pure aspettasse qualcosa del genere. Convenimmo pertanto che un ufficiale americano comandasse !'"Overlord" e che il Mediterraneo venisse affidato a un comandante britannico, la data del cambiamento essendo subordinata alle vicende belliche. Nell'agosto 1943 informai il generale Brooke, che godeva della mia piena fiducia, di questo cambiamento e dei motivi che lo avevano determinato. Egli seppe sopportare la grande delusione con militaresca dignità. Quanto all'Italia, i capi di S. M. proposero tre fasi per le nostre operazioni future. Prima fase, dovevamo trarre l'Italia fuor dal conflitto e stabilire campi d'aviazione presso Roma e, se possibile, piu a nord. Rilevai che intendevo decisamente non essere impegnato a un'avanzata oltre la linea Ancona-Pisa. ~cconda fase, dovevamo conquistare Sardegna e Corsica, per poi premere duramente contro i tedeschi nell'Italia settentrionale, allo scopo d'impedir loro di intervenire contro !"'Overlord". C'era anche l"'Anvil", sbarco che si era progettato nella Francia meridionale, nei pressi di Tolone e :Marsiglia con successiva avanzata verso nord per la valle del Rodano. Operazione, questa, che doveva portare a molte discussioni in seguito. Si raccomandò particolarmente il rifornimento aereo dei partigiani attivi nei Balcani e in Francia, l'intensificazione della guerra contro i sommergibili e un uso piu vasto delle Azzorre, come base aeronavale. 7.
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Sul problema importantissimo del Comando nell'Asia sudorientale, erano state prese in esame le proposte originali dei capi di S. M. britannici. Aveva incontrato favore il progetto di un comandante supremo, onde vennero stabiliti i seguenti punti:
a) I capi di S.M. collegati eserciteranno tma generale giurisdizione strategica sul teatro di guerra del Sud-Est e nella distribttzione di risorse anglo-americane d'ogni genere tra il settore cinese e il Comando dell'Asia sud-orientale. b) I capi di S.M. britannici eserciteranno la loro giurisdizione su ogni particolare inerente alle operazioni, e rappresenteranno il canale attraverso cui dovranno passare tutte le istruzioni al comandante supremo. Fin dalla nostra prima seduta plenaria, s'accese una discussione vivacissima sull'intero problema della strategia in Estremo Oriente, su cui nei giorni seguenti doveva concentrarsi l'attività dei capi di S.M. L'Impero giapponese doveva essere an·nientato soprattutto dall'arma marittima. Nessun esercito poteva venire impiegato senza che prima avessimo conquistato il controllo delle acque giapponesi. Come usare dell'arma aerea? Qui le opinioni divergevano nettamente. Persone molto vicine al Presidente sostenevano la necessità di portare l'attacco principale nel territorio cinese attraverso la Birmania. Sostenevano che i porti e le basi aeree cinesi sarebbero stati indispensabili per intensi e continui attacchi aerei contro il territorio metropolitano giapponese. Questa idea, anche se politicamente attraente agli occhi americani, trascurava l'impossibilità dell'impiego di grosse unità, la maggior parte delle quali avrebbe dovuto essere trovata dall'Inghilterra, nelle giungle birmane, ed anche la presenza di fortissimi contingenti nipponici in Cina, operanti sulle linee interne di comunicazione; ma trascurava soprattutto il contributo relativamente minore che si sarebbe potuto avere in una simile impresa dalla crescente potenza marittima degli Stati Uniti.
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99 Come alternativa noi avremmo potuto sferrare un attacco diretto per mare, contro la barriera di isole giapponesi nel Pacifico centrale e meridionale. Il peso di questo attacco sarebbe gravato soprattutto sulla Marina e sulle forze aeree marittime. Siffatto attacco doveva essere puntato innanzi tutto contro le Filippine, che rappresentavano per gli americani un obiettivo di grande attrazione. Con le Filippine ancora una volta in mano agli americani, il Giappone sarebbe stato tagliato fuori dalle sue fonti principali di rifornimento e conseguentemente le guarnigioni giapponesi nelle isole periferiche delle Indie orientali olandesi sarebbero state private di ogni speranza di salvezza: vi sarebbero intristite e morte senza bisogno da parte nostra d'impegnare combattimenti sanguinosi. Dalle Filippine avrebbe potuto cominciare l'accerchiamento del territorio metropolitano nipponico. Nuove basi sulla costa cinese a Formosa e nelle piccole isole a sud del Giappone potevano essere necessarie, ma una volta che le si fosse conquistate l'invasione in granc.\e stile del Giappone diventava attuabile. L'audace ampiezza di questa concezione era tanto piu suggestiva, in quanto si basava sulla potenza della Marina americana. Grandissime forze navali sarebbero state necessarie e solo nella fase finale ci sarebbe stato bisogno di grandi eserciti: ma per quell'epoca Hitler sarebbe stato rovesciato e il nerbo delle forze anglo-americane avrebbe potuto essere scagliato contro il Giappone. Ero grandemente desideroso di esporre il mio punto di vista in questa occasione prima che avessero luogo le altre riunioni dei capi di S. M. Gli uffici operativi britannici proponevano per il prossimo inverno di estendere nella Birmania settentrionale le operazioni delle forze di Wingate, e io ero convinto che questo dovesse esse~e completato dalla conquista della punta di Sumatra. Dissi in quella seduta che secondo me l'attacco contro Sumatra rappresentava un grande colpo strategico che avrebbe dovuto essere vibrato nel 1944. Questa operazione, detta "Culverùi", sarebbe stata la "Torch" dell'Oceano Indiano. A mio avviso non sarebbe stata impresa superiore alle nostre possibilità. Noi avremmo dovuto colpire e conquistare un settore nostro contro il quale i giapponesi avrebbero dovuto
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battere la testa se volevano porre fine al duro salasso che sarebbe stato imposto loro dalle nostre azioni aeree con base a Sumatra. Il Presidente ebbe l'aria di pensare che questa operazione ci avrebbe sviati dalla direttiva principale della nostra avanzata verso il Giappone. Feci rilevare che l'alternativa sarebbe stata la perdita di tutto un anno con nessun altro vantaggio che Akyab e il futuro diritto di penare attraverso le paludi e le giungle birmane sulla riconquista delle quali nutrivo non pochi dubbi. Insistetti sul valore del progetto relativo a Sumatra, che io paragonai, per quello che prometteva, con l'operazione dei Dardanelli nel 1915. L'idea di cercar d'impegnare tutte le nostre risorse in fatto di operazioni anfibie nell'Oceano Indiano per il 1943-44, allo scopo di prendere Akyab, non mi sembrava giusta. Il giorno seguente dettai il seguente memorandum: Il Pri1110 Ministr_ò al generale Ismay, per il Co111itato dei C.S.M. 20
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Non ci siamo ancora messi d'accordo tra noi sulla linea di condotta da seguire ad Akyab, nella "Culverin", ecc.: secondo me tutto questo problema è stato insufficientemente studiato. Io stesso lo sto ancora esaminando. Frattanto non è possibile giungere a una decisione con gli americani sull'argomento. M'auguro che i capi di S.M. si guarderanno bene dal creare una situazione in cui io debba declinare ogni responsabilità relativamente a una decisione presa sul loro piano. Ciò implicherebbe che l'intero problema dovrebbe essere sottoposto al Gabinetto di Guerra dopo il nostro ritorno in Patria. Rimango assolutamente nella posizione in cui mi trovavo durante l'ultima conferenza, nella quale ci trovavamo tutti, e cioè che una campagna attraverso Rangoon su per la valle dell'Iravaddi fino a Mandalay e oltre sarebbe estremamente pericolosa e distruttiva per noi. La conquista di Akyab senza questa campagna non è che un gesto di sperpero insensato ... La situazione ch'io desidero si determini l'anno prossimo in questi tempi è che noi si sia padroni della "Cu/verin", che Wingate sia entrato in contatto coi cinesi nello Yunnan, che le comunicazioni nella Birmania superiore siano migliorate quanto possibile, e che noi si sia liberi di scegliere il punto in cui svolgere le nostre prossime operazioni anfibie, tenendo conto delle reazioni nemiche che per quel periodo saranno divenute notevoli.
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Due giorni dopo telegrafai in Inghilterra : Il Primo Ministro (Quebec) al vice Pri1J10 Ministro 22
agosto I943
1. Il Presidente e il generale Marshall sono molto contenti della nomina di Mountbatten, nomina che certamente il Governo degli Stati Uniti accetterà molto volentieri. Anche i nostri capi di S. M. ne sono lieti. Non v'è dubbio che una mente giovane e vigorosa sia necessaria nel letargico e stagnante settore indiano. Non ho dubbi di sorta che sia mio dovere fare questa proposta formalmente, e proporre il nome di Mountbatten al Re. Mountbatten e Wingate lavorando insieme hanno gettato molta nuova luce sui futuri progetti. È essenziale che un annuncio successivo a questa Conferenza venga fatto tra qualche giorno. Spero che i miei colleghi ritengano che questa sia la condotta migliore da seguire. 2.. Abbiamo anche superato con nostra soddisfazione le difficoltà relative al Comando dell'Asia sud-orientale. Vasti piani strategici e grandi assegnazioni di forze e materiali saranno decisi dai capi di S.M. collegati subordinatamente alle approvazioni dei rispettivi Governi. Ma tutti i controlli delle operazioni verranno concentrati nei capi di Stato Maggiore britannici quali esponenti del Governo di Sua Maestà e tutti gli ordini passeranno attraverso di loro. 3. Non siamo ancora in grado di giilllgere a una conclusione definì. tiva sull'epoca in cui le piogge rimanderanno le progettate operazioni nella Birmania settentrionale, né abbiamo ancora proceduto allo studio sufficientemente particolareggiato della prima fase della operazione "Culverin" per decidere se si debba dare a questa la precedenza nelle operazioni anfibie del 1944. È necessario almeno un altro mese di intensi studi. Le discussioni comunque sono state cordialissime e non c'è dubbio che i capi di S.M. americani siano soddisfatti dell'interesse costruttivo di cui abbiamo dato prova nei piani d1 operazioni contro il . Giappone per il 1944. Soong arriverà lunedi, ma non gli verrà comunicato piu di quanto non sia contenuto in ciò che segue : 4. Il generale Marshall ha accettato che io sia rappresentato nello S.M. del generale McArthur da un ufficiale di collegamento britannico col grado di generale. Questo ci permetterà di seguire molto piu da vicino di quanto non sia stato possibile finora ciò che avviene in quel settore operativo. Ho parlato di ciò col dott. Evatt quando si trovava a Londra. Egli disse d'essere perfettamente d'accordo e ora telegrafo
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in merito a ciò a Curtin, facendogli rilevare che questo ci porrà piu strettamente in contatto con la guerra nel Pacifico. 5. Eden e Hull sono impegnati in lunghissime discussioni. Hull continua a incaponirsi nel non voler usare la parola « riconoscimento » nei riguardi del Comitato francese. Ci siamo pertanto accordati ond'essi pubblichino il loro documento, noi il nostro e i canadesi il loro, dopo averne dato comunicazione alla Russia e agli altri interessati. È Eden che si occupa della cosa. Ho espresso nei termini piu chiari al Presidente che il suo Governo avrà certamente una cattiva stampa. Ma lui dice che preferisce avere un'ultima garanzia contro le macchinazioni di De Gaulle. La nostra posizione è naturalmente diversa, perché noi, mediante la nostra formula, non facciamo di piu per il Comitato di quanto facessimo per De Gaulle quando era solo e assolutamente incontrollato.
Le discussioni dello Stato Maggiore sulla parte che l'Inghilterra avrebbe dovuto avere nell'offensiva contro il Giappone si accesero sempre piu fino a portare a un curioso incidente. Ognuna delle delegazioni aggiunte allo Stato Maggiore aveva da dodici a venti ufficiali superiori che seguivano in silenzio, gli occhi scintillanti, i dibattiti della seduta. A un dato momento il Presidente disse che riteneva sarebbe stato meglio discutere il problema non alla presenza degli ufficiali di Stato Maggiore, dopo di che il gruppo degli ufficiali superiori si ritirò in anticamera. La discussione si chiuse debitamente come al solito, e Mountbatten che, come capo delle Operazioni miste, aveva diritto a un seggio nel Comitato dei capi di S. M. britannici, colse questa occasione per chiedere al Presidente di poter dare una dimostrazione pratica dello speciale miscuglio di ghiaccio che i suoi scienziati avevano inventato. Questo miscuglio, dal nome del signor Pyke, era detto pykrite. Avuto il permesso richiesto, uno degli ufficiali del suo Stato Maggiore portò su un largo tavolino a rotelle due blocchi di ghiaccio alti ognuno un metro circa, uno di ghiaccio normale, l'altro di pykrite, e invitò il piu robusto tra i presenti a spaccare e l'uno e l'altro dei due blocchi con un'accetta appositamente portata. .Tutti i presenti invitarono il generale Arnold a eseguire l'opera, come "uomo forzuto". Il generale si tolse la giubba, s'arrotolò
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le maniche della camicia e vibrò un gran colpo d'accetta, spaccando in due con un sol colpo il blocco di ghiaccio comune. Si voltò sorridendo, a due mani afferrò di nuovo l'accetta e si avvicinò al blocco di pykrite. Calò l'accetta e gli sfuggi un grido di dolore, perché la pykrite era stata si e no scheggiata, mentre egli aveva patito un terribile contraccolpo sui gomiti. Mountbatten allora tagliò la testa al toro traendosi di tasca una rivoltella per dimostrare la resistenza della pykrite ai colpi delle armi da fuoco. Sparò prima contro il ghiaccio comune, che andò in frantumi, poi sparò contro la pykrite, che era cosi dura che il proiettile rimbalzò, mancando per un pelo Portal. Gli ufficiali che aspettavano fuori e che avevano cominciato a preoccuparsi notevolmente ai tonfi dei colpi d'accetta e al grido di dolore del generale Amold, ai colpi di pistola poi furono colti d'orrore, e uno di loro gridò: « Gran Dio, ora hanno anche cominciato a sparare I ». Anche la guerra ha i suoi momenti di allegria ... E questo ne fu uno.
In realtà il contrasto fra i capi di S.:M. inglesi e americani si basava sulla richiesta inglese d'avere una parte giusta e soddisfacente nella guerra contro il Giappone, dopo che la Germania fosse stata battuta. La Gran Bretagna chiedeva l'uso degli aeroporti e delle basi navali per la sua Marina, e un adeguato impiego di tutte quelle divisioni che essa avesse potuto trasportare in Estremo Oriente, dopo aver chiuso la partita con Hitler. Gli americani alla fine cedettero. I miei amici del Comitato dei capi di S.M. erano stati spinti da me a battersi su questo punto, se non a pistolettate, certo fino al massimo limite consentito, perché in questa fase della guerra ciò che piu temevo era che i critici americani potessero dire: « L'Inghilterra, dopo averci portato via tutto quanto poteva per farsi aiutare a sconfiggere Hitler, ora se ne sta fuori dalla guerra contro il Giappone e ci lascia nei pasticci». A ogni modo alla conferenza di Quebec questa impressione fu completamente cancellata.
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Nel tardo pomeriggio del 23 agosto avemrr.o la seconda seduta plenaria per discutere il progetto della relazione conclusiva dei capi di S.M. collegati. Questo documento ripeteva gli argomenti esaminati nella prima relazione con gli emendamenti apportati dopo le nostre discussioni in proposito e inoltre stabiliva particolareggiatamente le progettate operazioni in Estremo Oriente. Non si prese alcuna risoluzione definitiva sulle operazioni da iniziare ma si stabili che lo sforzo principale dovesse esercitarsi in operazioni offensive, in vista di « stabilire comunicazioni terrestri con la Cina e migliorare e garantire quelle aeree». Nel piano strategico generale della guerra contro il Giappone si sarebbero dovuti fissare progetti per la sconfitta del Giappone nei dodici mesi successivi al crollo della Germania. Dissi d'esser lieto di vedere come questo fosse il nostro obiettivo, anziché progetti sulla base di una lunga guerra di logoramento. Infine, il principio generale di un Comando autonomo dell'Asia sud-orientale, che avevo proposto al Presidente ancor prima della conferenza, fu accettato. Espressi il mio desiderio di fare una dichiarazione pubblica sull'argomento entro il piu breve tempo possibile. Questo avrebbe anche contribuito a rivelare quanto nelle conversazioni del "Q11adrant" ci si fosse occupati della guerra contro il Giappone, automaticamente mostrando perché la Russia non era stata invitata a partecipare alle deliberazioni. I presenti concordarono in linea di massima sull'opportunità di fare quanto da me proposto. Informai ora il Viceré della decisione di istituire un Comando dell'Asia sud-orientale, con Mountbatten a comandante supremo. Il Primo Ministro al Viceré dell'India 24 agosto 1943
Abbiamo testé formato e avviato il Comando dell'Asia sud-orientale, in dipendenza da quello dell'India, come fu previsto da me al tempo della nomina a Viceré del maresciallo Wavell. Ci sono grandi vantaggi
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nell'avere un comandante britannico a capo di un Comando misto simile a quello che esiste nell'Africa settentrionale. Abbiamo avuto nelle settimane trascorse alcune discussioni con gli americani in merito alla persona del comandante. D opo aver molto riflettuto ho deciso di proporre lord Louis Mountbatten, ora a capo delle Operazioni miste, per questo importantissimo incarico. Mountbatten ha qualifiche uniche, in quanto competentissimo delle tre branche delle Forze armate e anche di operazioni anfibie. Ha prestato servizio per quasi un anno e mezzo nel Comitato dei capi dj S.M. e pertanto conosce dall'interno tutto l'andamento della nostra guerra. Ritengo questa particolarità di grande importanza, date le caratteristiche di estrema varietà del fronte terrestre e marittimo dell'Asia sud-orientale. Mountbatten è splendido organizzatore e uomo di grande energia e intrepidezza. La sua nomina è stata cordialmente accolta dal Presidente e dai capi di S.M. americani, nonché con vero entusiasmo da Soong per conto del Generalissirr.o. Sono quindi in tempo, con l'approvazione del Gabinetto, a sottoporre la cosa al Re, mandandovi contemporaneamente questo messaggio a titolo di informazione, poiché è importante che l'annunzio debba partire da questa Conferenza. Sarà reso di pµbblica ragione domani 25 agosto.
Il giorno seguente mandai questo telegramma ai miei colleghi in Inghilterra: Il Primo Ministro al vice Primo Minùtro e al solo Gabinetto di G11erra
2; agosto ·1943 1. Tutto qui è andato bene. Siamo giunti a un accordo su parecchi problemi fino a oggi molto ardui, come il Comando dell'Asia sud-orientale, i "Tube Alloys" e il riconoscimento del Comitato francese. Per quest'ultimo argomento abbiamo avuto non poche difficoltà con Hull, che alla fine ha dato prova di molto malumore, soprattutto col ministro degli Esteri. Unanime accordo viene espresso in una relazione magistrale dei capi di S.M. collegati, che il Presidente e io abbiamo approvato. Ogni discrepanza è stata smussata, se si eccettui il probiema della precisa forma delle nostre attività anfibie nel golf(? del Bengal.2., rimandata a un ulteriore esame. Ritengo tuttavia che il problema verrà risolto secondo i miei desideri. Non v'è dubbio che Mackenzie King e il Governo canadese siano soddisfattissimi e si sentano completamente a posto. 2.. Il punto nero della situazione attuale è la crescente scontrosità della Russia sovietica. Avrete visto il telegramma inviato da Stalin
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sugli approcci di pace dell'Italia. Egli non ha assolutamente motivo di lagnanze, dato che non abbiamo fatto altro che impartire al rappresentante italiano le dure direttive per una resa incondizionata che avevano già ricevuto la cordiale approvazione del Governo sovietico e dato che abbiamo immediatamente comunicato tutte queste cose al detto Governo. 3. Il Presidente è rimasto molto offeso dal tono del messaggio. Ha disposto onde venga comunicato al nuovo incaricato d'Affari sovietico che egli si trova in campagna e non tornerà per alcuni giorni. Stalin ha, naturalmente, ignorato ad arte la nostra offerta di fare un ulteriore viaggio, molto lungo e rischioso, per un incontro tripartito. Nonostante questo, non credo che la sua ostentazione di malumore e di sgarberie preluda a una pace separata con la Germania, dato che l'odio fra le due razze è diventato un cordone sanitario in sé. È scoraggiante fare cosi pochi progressi con questa gente, ma sono certo che i miei colleghi non pensino che io personalmente o il nostro Governo abbiamo mancato in qualsiasi modo di pazienza e buona fede. 4. Sono piuttosto stanco, dato che i lavori della Conferenza sono stati molto gravosi, e grossi e ardui problemi hanno pesato su di noi. Spero che i miei colleghi ritengano opportuno che io mi prenda due o tre giorni di riposo in uno di questi campeggi di montagna, prima che io faccia il mio discorso alla radio domenica e parta poi per Washington. Avrei anche intenzione di parlare alla radio in occasione della laurea che prenderò alla Università di Harvard il 3 settembre, per poi tornare immediatamente in Patria. Soltanto nell'eventualità di qualche inatteso sviluppo della situazione in Italia o altrove, che rendesse opportuno un nuovo incontro fra me e il Presidente, io prolungherei il mio soggiorno in America. A ogni modo sarò di ritorno parecchio tempo prima della riunione del Parlamento. Il ministro degli Esteri tornerà in aereo sabato e manderà Cadogan con me a Washington.
Decisi di avere due ufficiali di collegamento, uno con MacArthur e l'altro con Ciang Kai-scek. Quando tornai in patria, invitai a Chequers i generali Lumsden e Carton de Wiart, e offrii loro questi incarichi, ch'essi accettarono con entusiasmo. Lumsden era uno deì nostri migliori ufficiali, che fin dagli inizi della guerra, ai primi cont:atti col nemico, aveva reso nuovamente popolare l'autoblindo. Seppe cattivarsi in breve la fiducia di MacArtfo:ir, rivelandosi un ottimo ufficiale di colle•
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gamento. Fu ucciso nel gennaio 194 5. Un aereo suicida giapponese attaccò la corazzata New Mexico durante il bombardamento del golfo di Lingayen. In plancia stavano il comandante britannico, ammiraglio Fraser, e il generale Lumsden. Per pura combinazione il primo si portò sull'altro lato della nave per poter seguire meglio il combattimento. Un minuto dopo il bombardiere suicida si buttava contro la nave. Tutti coloro che si trovavano all'estremità della plancia dov'era Lumsden furono uccisi. La sua morte fu una perdita per il suo paese e per me personalmente. Dobbiamo ora tornare sulla scena italiana. Contrariamente ' alle nostre speranze originarie, il grosso delle forze tedesche riusci a ritirarsi attraverso lo stretto di Messina. Il 10 agosto il generale Eisenhower tenne una riunione dei suoi comandanti per scegliere tra la grande varietà di proposte i mezzi per condurre la campagna in territorio italfano. Dovette tenere in conto particolare la disposizione delle forze nemiche di quel periodo. Otto delle sedici divisioni tedesche in Italia si trovavano nel Nord agli ordini di Rommel; due erano presso Roma e sei erano molto piu a sud al comando di Kesselring. A queste notevoli forze potevano aggiungersi altre venti divisioni germaniche, che erano state ritirate dal fron te russo per ricostituirsi in Francia. Non c'era nulla per parecchio tempo ancora, che noi potessimo raccogliere di equivalente alla forza che i tedeschi erano in grado di mettere in campo, ma gli anglo-americani avevano il controllo del mare e dell'aria, e l'iniziativa. L'attacco sull'obiettivo a cui il pensiero di tutti ormai era rivolto rappresentava un'impresa audacissima. Si sperava di conquistare i porti di Napoli e di Taranto i cui vantaggi combinati erano proporzionati all'entità delle forze che dovevamo usare. Primo obiettivo era la conquista degli aeroporti. Quelli vicini a Roma erano ancora al di là delle nostre possibilità, ma ce n'era un gruppo importante a Foggia adattabile ai bombardieri pesanti, e la nostra aviazione tattica ne trovò altri, nel tallone dello stivale, e a Montecorvino presso Salerno. Il generale Eisenhower decise d'iniziare l'offensiva ai primi di settembre, con un attacco attraverso lo stretto di Messina, e sbarchi sussidiari sulla costa calabra. Tutto ciò sarebbe stato il
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preludio alla conquista cli Napoli (operazione "Ava/anche") da parte cli un corpo d'armata britannico e di un altro americano, sbarcati sulle ottime spiagge del golfo cli Salerno. Questo si trovava all'estremo limite del raggio d'azione dei caccia di base negli aeroporti siciliani. Al piu presto possibile dopo gli sbarchi, le forze alleate si sarebbero spinte a nord per la conquista cli Napoli. I capi dello S.11. combinati consigliarono il Presidente e me a dare l'approvazione a questo pfano e autorizzare la conquista della Sardegna e della Corsica subito dopo. Cosa che fa. cemmo cli buon grado; a dir la verità era esattamente ciò che avevo sperato e che tanto m'ero sforzato di ottenere. Il piano prevedeva anche l'occupazione da parte cli una divisione aviotrasportata degli aeroporti a sud cli Roma. Anche a questo noi demmo la nostra approvazione. Le circostanze per cui questa parte d~l piano non fu attuata vengono riferite in ùn capitolo successivo. Le decisioni che, a mio avviso, erano soddisfacenti all'estremo, erano state dunque raggiunte, e tutto procedeva bene. Ma verso la fine d'agosto un ufficiale britannico giunse a Quebec dal quartier generale cli Eisenhower con notizie molto sconcertanti. Egli dichiarò che per il 1° dicembre sei divisioni avrebbero traversato lo stretto cli Messina per passare in Calabria, e altre sei sarebbero sbarcate a Salerno. Io immediatamente protestai contro questa preoccupante sottovalutazione delle nostre risorse. Il Pri1110 Ministro al generale Alexander 26 agosto 1943 1. Il generale Whiteley, che è stato qui, ci ha comunicato le date e le rispettive proporzioni delle operazioni "Baytown" [attacco attraverso lo stretto di Messina] e "Ava/anche". Ciò mi ha preoccupato all'estremo e io spero che possiate tranquillizzarmi. Presumendo che i nostri sbarchi siano coronati dal successo e che non si venga battuti negli scontri successivi, non riesco a capire perché siano necessari due mesi e mezzo e anche piu per sbarcare o perché debba essere necessario, quando s'abbia in nostro possesso nell"'Avalanche" un porto efficiente e una testa di
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ponte, far marciare tutte le divisioni della "B.zJ•lown" attraverso la Calabria invece d i mandarne almeno alcune per mare. z. Inoltre il mandare non piu di dodici divisioni sulla Penisola a tutto il 1° dicembre mi sembra un ritmo troppo lento per non esporci a pericoli gravissimi. Innanzi tutto nessun vero aiuto può giungere che permetta agli italiani a Roma d i rivoltarsi contro i tedeschi, e i pericoli di un Governo fantoccio tedesco, o anche di una sopraggiunta anarchia, si aggraveranno e prolungheranno. Poi, se per il 1° dicembre non sarete riuscici a mettere assieme piu di 12 divisioni, e nella sola zona di Napoli, che cosa mai potrà impedire ai tedeschi di portare per la stessa epoca forze di gran lunga superiori contro di esse? Si dice che attualmente 1 6 divisioni germaniche siano nella penisola italiana. Io stesso non credo che si tratti di divisioni complete; anzi parrebbe probabile che si tratti in molti casi soltanto di comandi divisionali. Ma se la liberazione di Roma e il conseguimento degli importanti vantaggi politici e militari derivantine dovessero essere rimandati per piu di tre mesi da ora, nessuno potrà calcolarne le conseguenze. 3. Desidero grandemente avere vostre notizie prima della mia partenza dall'America, poiché anche il Presidente è rimasto molto angustiato per la data comunicata, e se questo deve essere realmente il quadro orario da stabilirsi per l'operazione sarà molto meglio che noi ci si consulti in vista del peggio. Spero tuttavia che voi d issiperete queste nubi.
11i dedicai a questa falla tecnico-logistica appena tornato in Patria. I provvedimenti per ricostituire le nostre divisioni corazzate, da me invocati il 2 agosto, e attuati dal generale Brooke, stavano già dando i loro risultati e le valutazioni pessimistiche di cui il generale Whlteley era stato latore furono in breve superate. La 1a divisione corazzata britannica fu riequipaggiata e divenne di nuovo una magnifica macchina offensiva. Due divisioni polacche, la divisione neo-zelandese e la 4a divisione anglo-indiana furono portate al massimo del loro mordente e trasferite in Italia. Ueccezionale perizia dei genieri americani trasformò il porto di Napoli dallo stato di rovina in cui si trovava in un porto di prima classe. Ai primi di ottobre 100.000 uomini vennero aggiunti all'esercito del generale Alexander. Se questo sforzo non fosse stato compiuto, una catastrofe avrebbe potuto facilmente verificarsi, perché i tedeschi stavano arrivando con grandi forze.
CAPITOLO VI
ITALIA: ARMISTIZIO
Proposte di pace italiane - Mio telegramma al Presidente, J agosto Ultimo incontro fra capi italiani e tedeschi - Problema di Badoglio Miei telegrammi a Eden, 7 e 9 agosto - Sua risposta - L'inviato plenipotenziario di Badoglio arriva in Spagna - Mia comunicazione al Presidente, z6 agosto - Nostro comune telegramma a Eisenhower, z3 agosto - Discussioni a Lisbona tra i generali Castellano e Bedell Smith - Il generale Zanussi arriva accompagnato dal generale Carton de Wiart - Episodio cavalleresco anglo-italiano - Gli inviati italiani non sono in grado di giungere a una decisione - Ordini del generale Eisenhower di sbarcare forze aviotrasportate presso Roma - Messaggio comune del Presidente e mio a Stalin - Castellano firma le condizioni di armistizio presso Siracma - L' 3" armata britannica traversa lo stretto di Messina, J settembre - Tùnori italiani di immediata occupazione germanica di Roma - Eisenho1ver decide di scatenare l"'Avalanche" come stabilito - Annuncio del!'armistizio, ore I 3 del/' 3 settembre I tedeschi circondano Roma - Il re d'Italia scappa a Brindisi - Necessità imperativa di occupare le basi italiane nel Mediterraneo orientale - La flotta italiana s'apre la via cotnbattendo per andare a capitolare a Malta - Mttssolini rapito per ordine di Hitler, I 2 settembre - L'Italia campo di battaglia. IANI
particolareggiati erano già stati approntati tra i Go-
verni britannico e statunitense, in merito alla probabile P resa italiana. La stesura delle condizioni d'armistizio era cominciata prima della fine di luglio e il 3 agosto portai i documenti a conoscenza del Gabinetto di Guerra, « nel caso che proposte di pace vengano avanzate dall'Italia». Desideravamo aver tempo per trattare attraverso le vie politica e diplomatica, anziché tramite il Comando militare alleato. Quello stesso giorno le prime offerte di pace da parte di Roma ci furono trasmesse. Il nostro ambasciatore a Lisbona informò il Foreign Office che
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il nuovo Consigliere della Legazione italiana a Lisbona, il quale era appena giunto da Roma, desiderava vedermi e faceva intendere d'essere latore di un messaggio del Governo Badoglio. Questo diplomatico italiano era l'ex capo di Gabinetto di Ciano, marchese D'Aieta. Egli aveva parenti americani ed era in rapporti di amicizia con Sumner Welles. La sua missione a Lisbona era stata stabilita, dietro istruzioni di Badoglio, dal nuovo ministro italiano degli Esteri, Guariglia. Il giorno seguente D'Aieta fu invitato ali' Ambasciata britannica. Egli non fece nessuna allusione a un armistizio, ma dichiarò che, sebbene il re e Badoglio volessero la pace, dovevano fingere di continuare a combattere per evitare un colpo di Stato germanico in Italia. Era chiaro da ciò che disse che Guariglia aveva particolarmente a cuore di giustificare agli occhi degli Alleati un incontro nell'Italia settentrionale con Ribbentrop, al quale egli stava per recarsi per sopire i sospetti tedeschi. Immediatamente informai il Presidente di questi approcci italiani. L'ex-Marinaio al Presidente Roosevelt
J agosto INJ
I seguenti fatti sono stati raccontati all'ambasciatore britannico Campbell a Lisbona da un consigliere d'Ambasciata italiano appena arrivato...... Ve li vendo per quel che valgono, che è molto. L'ambasciatore Campbell ha ricevuto istruzioni di non fare commenti. I fatti sembrano con ogni certezza rivelare gli intimi elementi di una situazione interna. Sebbene io stia partendo ora per Quebec, Anthony sarà qui e voi potrete comunicare tanto con lui quanto con me. Il re e i comandanti militari stavano preparando un, colpo di Stato ma questo fu precipitato, probabilmente solo di qualche giorno, dall'azione del Gran Consiglio fascista. Il fascismo in Italia è morto, ogni traccia ne è stata spazzata via. L'Italia è diventata rossa da un giorno all'altro. A Torino e a Milano dimostrazioni comuniste hanno dovuto essere soffocate dalle forze di polizia. Vent'anni di fascismo hanno cancellato la classe media. Non è rimasto nulla tra il re e i patrioti, che si sono schierati intorno a .lui e che hanno il completo controllo della situazione, e il bolscevismo rampante. I tedeschi hanno una divisione corazzata alle porte di Roma e occuperanno la città al minimo segno di debolezza da parte dell'Italia. Ve ne sono circa diecimila sparsi per tutta Roma, in gran parte armati di mitragliatrici. Se dovessimo bombardare ancora Roma avverrebbe una solleva-
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zione popolare, per cui i tedeschi entrerebbero in Roma per massacrare tutti. Essi hanno addirittura minacciato di ricorrere ai gas asfissianti. La maggior quantità possibile di truppe italiane è stata concentrata intorno a Roma, ma non se la sentono di combattere. Sono praticamente disarmate e assolutamente inadeguate anche per una sola divisione tedesca bene equipaggiata. In questa sicuazione il re e Badoglio, il cui primo pensiero era di fare la pace, non hanno altra alternativa che mettere in scena una continuazione della guerra. Guariglia deve incontrarsi con Ribbentrop forse domani, dopo di che verrà diramato un comunicato dichiarante in termini piu chiari di quanto non sia stato fatto fino adesso che l'Italia è ancora attivamente alleata della Germania. Ma tutto questo non sarà che finzione. Tutta la nazione desidera solo la pace, e soprattutto liberarsi dei tedeschi che sono universalmente esecrati. Se non possiamo attaccare la Germania immediatamente attraverso i Balcani, costringendola cosi a ritirarsi dall'Italia, piu presto sbarcheremo io Italia tanto meglio sarà. I tedeschi sono però decisi a difenderla a palmo a palmo. Sbarcando in Italia troveremo scarsa resistenza e forse anche attiva collaborazione da parte degli italiani. Dalla prima parola all'ultima D'Aieta non ha mai minimamente alluso a termini di pace, e tutta la sua esposizione, come avrete notato, non è stata che la preghiera che noi si salvi l'Italia dai tedeschi e da se stessa, e al piu presto possibile. Ha espresso la speranza che noi non si voglia infierire contro il re e Badoglio, cosa che accelererebbe il bagno di sangue, quantunque un po' di tutto questo possa aiutarli a meglio fingere vis-à-vis coi tedeschi.
Il desiderio di tutte le personalità italiane interessate era il raggiungimento della pace con gli Alleati, e l'Alto Comando italiano era già impaziente di battersi contro i tedesclù. Guariglia e il Ministero degli Esteri italiano confidavano che il tempo e la prudenza avrebbero permesso all'Italia di giungere al capovolgimento della situazione senza incorrere nell'ira e nella vendetta tedesche. Cosi, sebbene noi non potessimo valutare le forze all'opera, ci mettemmo in contatto con due rappresentanti italiani. Altrettanto fecero i tedeschi. Il 6 agosto Guariglia e Ambrosie si incontrarono con Ribbentrop e Keitel sulla frontiera. Le discussioni militari furono aspre. Ambrosie clùese il rimpatrio delle divisioni italiane che si trovavano in Francia e nei Balcani, Keitel, invece, durante la confe-
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C:OMCIJUC U O
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~ giornate del luglio 1943 a Milano. Dice il proclama: « Comando della Difesa Territoriale d1 Milano - La Milizia Volontaria Sicw:e.zza ~ azionale fa parte integrale delle Forze Armate
1 ~-
della Na~iooe e con esse collabora come sempre io piena comunità di opere e di intenti per la difesa della Patria - Il Capo del Governo, Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio».
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Luglio 194, a Milano: k Forze Annate presjdiano la piaz2a del Duomo.
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renza ordinò alle unità germaniche attestate ai posti di frontiera di entrare in Italia. Frattanto il ministro degli Esteri Guariglia conduceva una blanda e .vana conversazione con Ribbentrop, nella speranza di rimandare un attacco germanico. Il 6 agosto un altro diplomatico italiano, il signor Berio, si mise in contatto col rappresentante diplomatico inglese a Tangeri, direttamente per ordine di Badoglio. Fu ancora avanzata la preghiera per ottenere un po' di tempo, ma questa volta il sincero desiderio di trattare fu espresso, e a Berio venne data l'autorizzazione di aprire negoziati. Ero in navigazione verso la conferenza di Quebec quando ricevetti queste notizie, insieme coi commenti di Eden. Il ministro degli Esteri scriveva: « Abbiamo il diritto di considerare tutto ciò un'offerta del Governo Badoglio di negoziare in base a condizioni ...... Non dobbiamo dunque rispondere che, come è risaputo, noi insistiamo su una resa incondizionata e che il Governo Badoglio deve innanzi tutto comunicarci che l'Italia s'arrende senza condizioni? Successivamente, ove il Governo Badoglio avesse adempiuto a ciò, lo informeremmo delle condizioni a cui saremmo disposti a cessare le ostilità contro l'Italia». Nel ricevere questo messaggio, annotai in margine con inchiostro rosso: "Non perdiamo l'autobus"; e ancora: "Se si arrendono subito, saremo disposti a concedere condizioni a titolo di grazia e non di negoziati". Inviai poi la seguente risposta, in data 7 agosto, al ministro degli Esteri: Concord iamo sulla linea di condotta da voi tenuta. Badoglio ammette che sta per fare due parti in commedia con qualcuno, ma i suoi interessi e l'umore degli italiani fanno pensare che con ogni probabilità sarà Hitler la vittima dell'imbroglio. Bisognerà tener presente quanto sia difficile la sua posizione. Frattanto la guerra dovrà procedere contro l'Italia in tutti i modi che gli americani consentano.
E ancora, il giorno stesso del mio arrivo nel Canada: Il Primo Ministro al tJJìnistro degli Esteri
9 agosto 1943 1. Badoglio deve dichiarare d'essere pronto a porsi senza riserve nelle mani dei Governi alleati, che hanno già reso manifesto il loro desiderio che l'Italia abbia un posto onorevole nella Nuova Europa. 8.
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Si dovrà anche accennare all'offerta di Eisenhower di restituire i prigionieri di guerra italiani fatti in Tunisia e in Sicilia, purché quelli alleati vengano rapidamente messi in libertà. 2.. Scopo di quanto sopra è dare al Governo italiano la sensazione che, se da una parte dovrà fare atto formale di sottomissione, è nostro desiderio trattarlo con considerazione, compatibilmente con le esigenze di carattere militare. Il semplice insistere sulla "resa incondizionata" senza prospettiva alcuna cli indulgenza concessa almeno come grazia potrebbe portare addirittura a un'assoluta mancanza cli resa. L'espressione "honourable capitulation" è stata ufficialmente usata dal Presidente, e non credo che vada omessa dal linguaggio che dobbiamo ora usare. 3. Siamo arrivati or ora [a Halifax], dopo una piacevolissima traversata, ricca di fruttuose discussioni.
Trasmisi al Presidente la risposta del signor Eden. L'ex-Marinaio (Quebec) al Presidente Roosevelt r2 agosto IfJ4J 1. Eden propone che il nostro rappresentante a Tangeri risponda all'inviato di Badoglio, Berio, come segue : Badoglio deve comprendere che noi non possiamo negoziare, ma chiediamo la resa incondizionata, il che significa che il Governo italiano dovrà porsi nelle mani dei Governi alleati, i quali significheranno allora loro termini. Questi prevedono una capitolazione onorevole. Le istruzioni continueranno : All'inviato cli Badoglio si dovrà ricordare nello stesso tempo che il Primo Ministro e il Presidente hanno già dichiarato che noi desideriamo che a suo tempo l'Italia occupi un posto rispettato nella Nuova Europa, quando la pace sia stata ristabilita, e che il generale Eisenhower ha annunciato il rilascio dei prigionieri italiani catturati in Tunisia e in Sicilia, purché tutti quelli britannici e alleati ora in mano· italiana vengano posti in libertà. 2. Tutto ciò è già contenuto nelle nostre esistenti dichiarazioni. Se lo approvate in linea di massima vogliate telegrafare direttamente a Eden, al Foreign Office, dato che io sono in movimento. Se il testo non corrisponde al vostro parere, potremo discutere al mio arrivo. Ritengo che l'inviato italiano debba avere una risposta a1 piu pr~sto possibile.
Il Presidente telegrafò a Eden approvando questo linguaggio, e l'inviato italiano a Tangeri fu informato in questo senso.
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Tali sondaggi da parte del Governo italiano vennero superati dalla comparsa in Spagna di un plenipotenziario del Comando Supremo italiano. Il 15 agosto il generale Castellano, capo di stato maggiore del generale Ambrosio, si recò da sir Samuel Hoare all'Ambasciata inglese di Madrid. Castellano dichiarò d'essere autorizzato dal maresciallo Badoglio a dire che, appena gli Alleati fossero sbarcati sulla penisola italiana, il Governo italiano era pronto a unirsi a loro contro la Germania. Qualora gli Alleati avessero accettato la proposta, Castellano avrebbe immediatamente fornito informazioni particolareggiate sulle posizioni delle truppe tedesche. Comunicai subito queste nuove notizie al Presidente. L'ex-Marinaio (Quebec) al Presidente Roosevelt 16 agosto 1943
Allego quattro telegrammi giuntimi da Londra relativamente a rinnovati approcci da parte di Badoglio. Ecco il genere di risposta che proporrei di dare. Prendiamo buona nota delle dichiarazioni dell'inviato italiano, e cioè che l'Italia non è in grado di porre termini e che accetterà la resa incondizionata purché le sia dato di combattere come alleata contro i tedeschi. Noi, Alleati, per parte nostra non possiamo trattare in nessun modo sul mutamento dell'Italia né, in questa fase, fare piani in comune. Se tuttavÌ2 gravi combattimenti dovessero scoppiare tra le Forze armate italiane e l'invasore tedesco si verrebbe a creare una situazione nuova. Gli italiani sanno bene che i Governi di Gran Bretagna e degli Stati Uniti non tentano di negare all'Italia un posto onorato in Europa. Il Governo italiano dovrebbe pertanto resistere ai tedeschi il meglio che potrà entro il piu breve tempo possibile, in attesa dell'arrivo delle truppe angloamericane. Soprattutto dovrebbe arrestare un'ulteriore occupazione dell'Italia da parte delle truppe germaniche facendo saltare ponti e gallerie e interrompendo strade e ferrovie nell'Italia settentrionale, tagliando cosi le comunicazioni delle truppe germaniche nell'Italia del Sud. Un'effettiva azione di questo genere sarebbe considerata dagli Alleati vittoriosi un segnalato servizio e renderebbe possibile un'ulteriore cooperazione contro il comune nemico. Non c'è dubbio che il Governo e il popolo italiano possano distruggere e paralizzare le comunicazioni germaniche, e un'azione di questo genere sarebbe la prova della loro sjn. cerità. Un'altra prova verrebbe data dalla protezione dei prigionieri
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britannici e alleati contro la deportazione in Germania. In ogni caso, ove ciò fosse tentato dai tedeschi e il Governo italiano non fosse in grado di opporvisi, i prigionieri dovrebbero essere posti in libertà e soccorsi dal popolo italiano. Uo altro servigio di grande importanza che il Governo italiano ha certamente il potere di rendere agli Alleati è d'inviare le navi da guerra italiane in qualsiasi porto tenuto dagli Alleati. Quarto, il fornire da parte del Governo italiano qualsiasi dato sulla dislocazione delle truppe tedesche, e da parte delle truppe e delle popolazioni italiane qualsiasi aiuto agli sbarchi alleati quando avranno luogo, soprattutto se accompagnati da combattimenti fra italiani e tedeschi, sarebbe riconosciuto favorevolmente. Quinto, qualunque forma di cooperazione fra le truppe italiane nei Balcani e le varie forze partigiane in campo, la quale si rivelasse come una resistenza ai tedeschi e implicasse spargimento di sangue, verrebbe considerata con favore. Cosi, mediante l'azione contro il nemico comune, il Governo, l'esercito e il popolo italiano potrebbero senza negoziati facilitare rapporti piu amichevoli con le Nazioni Unite. Particolarmente dichiariamo che se le truppe alleate arrivassero ovunque fossero italiani in combattimento contro i tedeschi, noi aiuteremmo gli italiani fino aU'estremo delle nostre possibilità. Eden dovrebbe essere qui domani, e potremo discutere insieme tutta la situazione. Vi mando questo bilancio onde possiate vedere ove sia volta la mia attenzione. I capi di Stato Maggiore stanno studiando i passi e il momento necessari perché il voltafaccia italiano possa attuarsi nel modo piu efficace.
Il Presidente e io convenimmo che Eisenhower mandasse a Lisbona il generale Bedell Smith e il generale britannico Strong, perché vi aprissero negoziati con l'emissario italiano. Essi portavano seco i definitivi termini militari di resa, ch'erano stati ora nuovamente vagliati nella nostra Conferenza "Quadrant" a Quebec. Il Presidente e il Primo Ministro al generale Eisenhowe.r 18 agosto 1943 1. Con l'approvazione del Presidente e del Primo Ministro, i capi di Stato Maggiore collegati dispongono onde mandiate immediatamente a Lisbona due ufficiali del vostro Comando, uno statunitense e l'altro inglese, che dovranno appena arrivati presentarsi all'ambàsciatore bri-
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tannico. Debbono portare con sé i termini armistiziali convenuti, che vi sono già stati mandati. In base alle istruzioni ricevute, l'ambasciatore britannico a Lisbona avrà predisposto un incontro col generale Castellano, incontro al quale dovranno partecipare gli ufficiali del vostro Comando. z. In questo colloquio verrà fatta al generale Castellano una comunicazione nei seguenti termini: La resa incondizionata dell'Italia viene accettata nel quadro stabilito nel documento che dovrà essergli consegnato (egli avrà avuto, quindi, i termini armistiziali per l'Italia già convenuti e precedentemente inviativi. Si dovrà dirgli che questi non comprendono condizioni politiche, economiche o finanziarie, che verranno comunicate successivamente per altro tramite). Questi termini non prevedono la attiva collaborazione dell'Italia nella lotta contro i tedeschi. La misura in cui i termini saranno modificati in favore dell'Italia dipenderà da quanto il Governo e il popolo italiano faranno per aiutare attivamente le Nazioni Unite contro la Germania, per il rimanente della guerra. Tuttavia le Nazioni Unite dichiarano senza riserva che ovunque forze italiane o cittadini italiani combattano i tedeschi o distruggano proprietà tedesche od ostacolino movimenti tedeschi riceveranno ogni possibile aiuto dalle truppe delle Nazioni Unite. Frattanto, purché le informazioni sul nemico ci vengano immediatamente e regolarmente fornite, i bombardamenti alleati dovranno essere quanto piu possibile diretti su obiettivi che ostacolino i movimenti e le operazioni delle unità tedesche. La cessazione delle ostilità fra le Nazioni Unite e l'Italia avrà luogo a partire da giorno e ora che saranno indicati dal generale Eisenhower. Il Governo italiano deve impegnarsi a proclamare l'armistizio appena questo venga annunciato dal generale Eisenhower e a ordinare alle sue forze militari e alla Nazione di collaborare da quel momento con gli Alleati e di opporsi ai tedeschi. Il Governo italiano deve, al momento dell'armistizio, ordinare che tutti i prigionieri delle Nazioni Unite in pericolo di essere catturati dai tedeschi vengano immediatamente rilasciati. Il Governo italiano deve, al momento dell'armistizio, ordinare alla flotta italiana e a tutto il naviglio mercantile possibile di salpare per i porti alleati. Il maggior numero possibile di aeroplani militari dovrà volare verso basi alleate. Ogni nave o aereo in pericolo d'essere catturato dai tedeschi deve essere distrutto. 3. Si dovrà dire al generale Castellano che intanto c'è molto che Badoglio può fare senza che i tedeschi s'accorgano di quanto è in ballo. Il
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preciso carattere e l'entità della sua azione dovranno essere lasciati al suo giudizio, ma le seguenti linee generali dovranno essergli suggerite: Generale resistenza passiva per tutto il Paese, ove quest'ordine possa venire impartito alle autorità locali a insaputa dei tedeschi. Si dovrà impedire ai tedeschi di assumere la difesa delle coste italiane. Prendere disposizioni da attuarsi al momento opportuno, onde le formazioni italiane nei Balcani marcino verso la costa, per poter essere trasportate in Italia dalle Nazioni Unite.
Il 19 agosto le parti si incontrarono ali'Ambasciata britannica nella capitale portoghese. Castellano fu informato che Eisenhower avrebbe accettato la resa incondizionata del Governo italiano nei termini che ora gli venivano consegnati. È difficile far aderire rigidi negoziati militari all'elasticità diplomatica. Il plenipotenziario italiano a Lfabona si trovava in una situazione senza alternative. Scopo della sua visita, come egli poneva particolarmente in rilievo, era di discutere come l'Italia potesse scendere in campo contro la Germania, mentre Bedell Smith .doveva rispondere che egli era autorizzato soltanto a discutere della resa incondizionata. Questi colloqui coincisero con la definitiva occupazione della Sicilia. Lo stesso giorno telegrafai al generale Alexander : Il Primo Ministro (Quebec) al generale Alexonder (Medio Oric11te) I9 agosto I94J 1. Sono felice di questa nuova impresa, cosi brillantemente eseguita. Mi congratulo con vivo cuore per tutto quello che avete fatto. Vi manderò tra breve un telegramma da rendersi noto alle vostre truppe del XV gruppo d'armate, ma ritengo piu opportuno che il Presidente e il Re mandino le loro congratulazioni innanzi tutto a Eisenhower, ed è questo infatti che sto consigliando. z. Sarete senza dubbio al corrente degli approcci da parte del generale Castellano e della risposta che noi abbiamo mandato di qua. Il pericolo piu grave per noi è che i tedeschi entrino in Roma, e istituiscano un Governo fascista fantoccio sotto, diciamo, Farinacci. Altrettanto spiacevole sarebbe che l'Italia cadesse in uno stato di anarchia. Dubito molto che il Governo Badoglio possa mantenere la sua posizione di doppio ~ioco fino alla data fissata i:,er l"'Avalattche"? onde qualunque
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cosa si potrà fare per abbreviare questo periodo senza compromettere il successo militare sarà estremamente utile.
Il generale Alexa11der al Pri1JJ0 Ministro (Q11ebec} 20 agosto 194; 1ìfolte grazie per il vostro gentile messaggio, che apprezzo profondissimamente. Stiamo facendo il possibile perché l' "Avalanche" abbia luogo al piu presto. Ci rendiamo conto molto chiaramente, 9ui, che ogni ora dà al nemico il tempo di preparar si e organizzarsi contro di noi. Le discussioni a Lisbona col generale Castellano continuarono tutta la notte del 19 agosto. Il generale italiano disegnò su una mappa la disposizione delle forze tedesche e italiane in Italia, dopo essersi reso conto dell'inutilità di sperare che Bedell Smith cedesse in merito ai termini armistiziali. Dopo un certo indugio, volto a celare la sua visita in Portogallo, Castellano tornò a Roma, portando seco le condizioni militari di resa e anche un apparecchio radio-trasmittente insieme con un cifrario alleato, per restare in contatto col Comando delle Forze alleate di Algeri. Ma un altro emissario italiano, il generale Zanussi, comparve a Lisbona il 26 agosto. Principale aiutante del capo dello Stato Maggiore Generale italiano, era accompagnato dal generale Carton de Wiart, decorato della Victoria Cross, che era stato rilasciato da un campo di prigionieri di guerra britannici per fungere da intermediario nella missione. Lo scopo di questa era lungi dall'esser chiaro. Forse Badoglio temeva che Castellano avesse ceduto troppo e voleva sapere con chiarezza che cosa stesse facendo. A Carton de Wiart era stato detto che « una colomba era già stata inviata, ma poiché non aveva fatto ritorno se ne mandava un'altra». Zanussi aveva avuto da Badoglio istruzioni di cercar di raggiungere Londra e di insistere per uno sbarco alleato a nord di Roma. Poiché le discussioni avevano già avuto inizio con Castellano, si decise di mandare Zanussi al quartier generale di Eisen-
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hower. Prima della sua partenza, tuttavia, ebbe luogo un episodio cavalleresco. Il generale italiano avrebbe voluto ritornare a Roma per riferire sul fallimento della propria missione. Parlò della cosa col suo compagno inglese, il quale tranquillamente gli disse che, come era naturale, era dispostissimo ad accompagnarlo. Zanussi descrive con le sue proprie parole le frasi di Carton de Wiart: « Sono un prigioniero di guerra, sono stato rilasciato per accompagnarvi in missione a Londra. Poiché la missione non ha avuto luogo e voi tornate in Italia, io riprenderò il mio posto di prigioniero accanto ai miei camerati». L'italiano rispose che non voleva neppure sentir parlare di una cosa simile. Sapeva che era stato fatto tutto il possibile per farlo andare in Inghilterra, e ora sarebbe andato a vedere il generale Eisenhower, come gli era. stato proposto. Carton de Wiart doveva pertanto ritenersi libero. Fu un episodio anglo-italiano che può essere ricordato con simpatia. dall.e due nazioni. Quest'ultimo emissario italiano fu quindi mandato ad Algeri, dove forni ulteriori informazioni sui movimenti dei tedeschi in Italia. Il 31 agosto Bedell Smith, accompagnato da Zanussi, s'incontrò con Castellano in Sicilia, come era stato precedentemente deciso. Castellano dichiarò che, se il Governo italiano avesse avuto Jibertà d'azione, avrebbe accettato e annunciato i termini di armistizio secondo il desiderio degli Alleati. Purtroppo era sotto il controllo dei tedeschi. Dopo gli incontri di Lisbona i tedeschi avevano mandato altre truppe in Italia e tutto il Paese era virtualmente occupato dai tedeschi. Era pertanto impossibile annunciare l'armistizio per la data richiesta dagli Alleati, e cioè avanti che il principale sbarco alleato in Italia avesse luogo, sbarco di cui Castellano era desiderosissimo di conoscere i particolari. Gli italiani volevano assicurazione che questi sbarchi fossero sufficientemente forti per garantire la sicurezza. del re e del Governo di Roma. Era chiaro che il Governo italiano desiderava grandemente un nostro sbarco a. nord di Roma per essere protetto dalle divisioni tedesche presso la Capitale. Castellano parlò della necessità di una quindicina di divisioni alleate che partecipassero all'operazione. Bedell Smith mise bene in chiaro di non
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essere disposto a continuare le conversazioni sulla base di un rinvio dell'annuncio d'armistizio a dopo gli sbarchi alleati, e si rifiutò di dare la minima informazione sulla entità delle imminenti operazioni alleate. Castellano allora chiese di poter consultare ancora il suo Governo. Gli fu detto che i termini erano definitivi e i limiti di tempo già scaduti, ma che in vista dell'attuale discussione gli Alleati erano disposti ad attendere fino alla mezzanotte del 1° settembre, quando una netta accettazione o un preciso rifiuto avrebbero dovuto darsi. Quella sera Castellano tornò a Roma. Il Comando Supremo alleato s'accorse che il Governo italiano andava rapidamente perdendo coraggio e non avrebbe avuto l'ardire di firmare un armistizio se non fosse stato convinto della forza travolgente dell'attacco anglo-americano sulla Penisola italiana. Eisenhower decise pertanto di comunicare a Castellano il suo progetto di mandare forze aviotrasportate verso Roma. Ciò però era subordinato alla garanzia da parte del Governo Badoglio che « l'armistizio sarebbe stato fumato e annunciato come voluto dagli Alleati; che gli italiani dovevano prendere e tenere i necessa.ri aeroporti e cessare completamente il fuoco contraereo; che le divisioni italiane nella zona di Roma sarebbero entrate in azione contro i tedeschi». Il Presidente e io, insieme ora alla Casa Bianca, mandammo il seguente telegramma a Eisenhower: « Approviamo incondizionatamente la vostra decisione di procedere con l"'Avalanche" e di sbar~are una divisione aviotrasportata presso Roma alle condizioni indicate. Riconosciamo pienamente che le considerazioni di ordine militare debbano avere il sopravvento in questa congiuntura». Il Gabinetto di Guerra, riunitosi a Londra quello stesso giorno, ratificò tale punto di vista. Riferimmo a Stalin gli sviluppi della situazione italiana. Il Prifllo Ministro e il Presidente Roosevelt al Pri!llo Ministro Stalin 2
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1. Il generale Castellano ci ha comunicato che gli italiani accettano e che egli verrà a firmare, ma non sappiamo con certezza se questo si
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riferisca alle brevi clausole militari di cui avete già preso conoscenza, o a piu comprensive e complete clausole in merito alle quali era specificatamente indicata la vostra adesione alla firma. z. La nostra situazione militaxe laggiu è insieme critica e incoraggiante. La nostra invasione della Penisola è imminente. E il pesante colpo di maglio chiamato "Ava/anche" calerà intorno alla prossima settimana. Le difficoltà del Governo e del popolo italiano nel liberarsi dalle grinfie di Hitler potrebbero rendere necessaria un'impresa ancora piu audace, perché Eisenhowe.r avrà bisogno di tutto l'aiuto italiano che riuscirà a ottenere. L'accettazione italiana dei termini si basa soprattutto sul fatto che noi manderemo una divisione aviotrasportata a Roma per aiutare gli italiani a tenere a bada i tedeschi, che hanno raccolto forze corazzate nei pressi della Capitale e potrebbero sostituire il Governo Badoglio con un Governo tipo Q uisling probabilmente sotto Farinaèci. La situazione evolve cosi rapidamente che riteniamo Eisenhower debba aver l'autorità di non rimandare l'accordo con gli italiani per una differenza tra clausole brevi e lunghe. È chiaro che le clausole brevi sono comprese in quelle lunghe, e che si basano sulla resa incondizionata, ponendone l'interpretazione nelle mani del supremo comandante alleato. 3. Riteniamo pertanto che contiate sul fatto che Eisenhower firmi a vostro nome un "armistizio breve", se questo fosse necessario, per evitare ulteriori viaggi del generale Castellano a Roma, con relativi ritardi e incertezze pregiudizievoli per le operazioni militari. Noi siamo naturalmente desiderosi che l'Italia si arrenda incondizionatamente alla Russia Sovietica come alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti. La data dell'annuncio di resa deve naturalmente coincidere con le operazioni militari.
Il generale Castellano tornò in Sicilia, formalmente autorizzato dal suo Governo a firmare i termini militari di resa. Il 3 settembre, in un oliveto presso Siracusa, il documento fu firmato. La notizia mi fu data da un telegramma di Alexander:
Il generale Alexander al Primo Ministro 3 settembre I94} · I termìni del!' "armistizio breve" sono stati firmati questo pomeriggìo, quarto annìversario della guerra, tra il generale Bedell Smith in rappresentanza del generale Eisenho1ver, e il Generale Castellano in rappresentanza del maresciallo Badoglio.
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Castellano rimane qtti presso il mio quartier generale, e stiamo at'viando conversazioni militari per la miglior collaborazione che le forze italiane possano dare alle nostre operazioni.
Il 3 settembre, ancor prima dell'alba, l' sa armata britannica aveva attraversato lo stretto di Messina, per metter piede sul continente. Il Pri1110 Ministro al Pril!lo Ministro Stalin J settembre 1943
Il generale Castellano, dopo molti contrasti, ha fumato i termini dell"'armistizio breve" il giorno ; settembre, e sta ora studiando coi generali Eisenhower e Alexander il modo migliore di metterlo in atto. Questo porterà certo a combattimenti immediati tra le forze italiane e tedesche e noi aiuteremo gli italiani in ogni modo il piu efficacemente e rapidamente possibile. La settimana prossima mostrerà sviluppi impressionanti. Lo sbarco sulla punta dello stivale è stato coronato da successo e continua tuttora, mentre l' "Ava/anche" e l'aviotrasporto della divisione presso Roma sono entrambi imminenti. Sebbene io ritenga che sbarcheremo durante l'"Avalanche" ingenti forze, non posso prevedere che cosa accadrà a Roma e in tutta Italia. Scopo dominante dev'essere uccidere tedeschi, e indurre gli italiani a uccidere tedeschi nel maggior numero possibile in questo settore di guerra. Resto su questo lato dell'Atlantico finché la faccenda non sia risolta. Vogliate frattanto accogliere le mie piu calde congratulazioni per la vostra serie di vittorie e di penetrazioni sul fronte principale.
Restava ora da coordinare i termini della resa italiana con la nostra strategia ·militare. Il generale americano Taylor dell'82a divisione aviotrasportata fu inviato a Roma il 7 settembre. Scopo della sua missione segreta era d'organizzare con lo Stato Maggiore italiano l'occupazione degli aeroporti intorno alla Capitale durante la notte del 9 settembre. Ma la situazione era mutata radicalmente da quando Castellano aveva chiesto la protezione alleata. I tedeschi disponevano cli forze imponenti e avevano il possesso degli aeroporti. L'esercito italiano era demoralizzato e a corto di munizioni, disparità di opinioni ribollivano intorno a Badoglio. Taylor chiese cli parlargli. Tutto era in sospeso. I capi italiani ora temevano che qualsiasi a~ul:}-
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cio della resa, ormai fumata, avrebbe condotto all'immediata occupazione di Roma da parte dei tedeschi e alla fine del Governo Badoglio. Alle due del mattino dell'8 settembre, Taylor vide Badoglio, il quale, poiché gli aeroporti erano perduti, pregò che gli si concedesse un rinvio per la radiodiffusione dei termini di armistizio. Egli aveva infatti già telegrafato ad Algeri di non poter garantire gli aeroporti di Roma. Lo sbarco aereo fu pertanto annullato. Eisenhower doveva ora decidere molto rapidamente. Lo sbarco a Salerno doveva cominciare entro le 24 ore. Egli pertanto telegrafò ai capi di Stato Maggiore collegati:
3 settembre I943 Ho conchiuso testé una conferenza coi comandanti superiori e ho deciso di non accettare il mutato atteggiamento italiano. Intendiamo procedere in armonia col piano d'annuncio dell'armistizio, e con la relativa propaganda e altre misure. Il maresciallo Badoglio viene informato attraverso il nostro diretto collegamento che qu~sto strumento di resa accettato dal suo rappresentante accreditato prest1mibilmente con buona fede d'ambo le parti è considerato valido e impegnativo, e che noi non riconosceremo nessuna deviazione dalla nostra intesa originaria. Dopo esserci consultati, il Presidente e io inviammo la seguente risposta: 8 sette!!lbre z943
Il Presidente e il Primo Ministro sono d'avviso che, firmato ormai · l'accordo, voi ne facciate quel pubblico annuncio che faciliti le vostre operazioni militari.
Conseguentemente alle ore x8 il generale Eisenhower dette alla radio l'annuncio dell'armistizio, seguito dal testo della dichiarazione che il maresciallo Badoglio stesso pronunciò circa un'ora dopo alla radio di Roma. La resa dell'Italia era totalmente compiuta.
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Durante la notte tra 1'8 e il 9 settembre, forze tedesche cominciarono a circonè2re Roma. Badoglio e la famiglia reale si stabilirono in stato d'assedio nel palazzo del Ministero della Guerra. Ci furono febbrili discussioni in un'atmosfera di crescente tensione e di panico. Nel cuor della notte, una colonna di cinque veicoli abbandonava i quartieri di Roma diretta a Pescara, dove due corvette presero a bordo la comitiva, che comprendeva la famiglia reale con Badoglio e i membri principali del suo Governo. Giunsero a Brindisi il mattino del 10 settembre, giorno in cui le principali funzioni di un Governo italiano antifascista vennero rapidamente organizzate nel territorio occupato dagli Alleati. A fuga avvenuta, il maresciallo Caviglia, il vincitore di Vittorio Veneto nella prima guerra mondiale, giunse a Roma per assumere la responsabilità di negoziare con le forze germaniche che avevano ormai completamente accerchiato la città. Scontri sporadici già s'accendevano alle porte di Roma. Alcune unità regolari dell'esercito italiano e gruppi partigiani costituiti da cittadini romani impegnarono i tedeschi nei sobborghi. L' 1 1 settembre l'opposizione cessò con la firma di una tregua militare e le divisioni naziste furono libere di entrare nella Capitale. La resa era stata imposta con urgenza al maresciallo Badoglio per non sconvolgere la tempestività degli sbarchi alleati sulla punta della Penisola e nella zona di Roma. I passi essenziali furono completati con la firma formale dei termini di armistizio, ma c'erano altri frutti da raccogliere in quella tristissima messe: la flotta italiana doveva passare al sicuro nei porti alleati. Vi erano molte divisioni italiane nell'Europa sud-orientale il cui equipaggiamento sarebbe stato prezioso nella continuazione della lotta alleata contro la Germania nazista; c'erano altre e piu importanti basi italiane nel Mediterraneo orientale ed era essenziale che quelle isole non cadessero in mani nemiche. Ero particolarmente sensibile soprattutto a questo pericolo.
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Il Prifllo Ministro al gmerale Wilson (Medio Oriente)
IJ sette?JJbre r943 La conquista di Rodi da parte vostra in questo momento, con l'aiuto italiano, sarebbe uno splendido contributo alla guerra nel suo insieme. Comunicatemi i vostri piani in proposito. Non potreste improvvisare la necessaria guarnigione traendola dalle forze del Medio Oriente? Quali sono in totale le forze di cui disponete? Questo è il momento di pensare a Clive, a Peterborough e agli uomini di Rooke alla conquista di Gibilterra.
Perché non si pensi che io esercitavo su di lui eccessive pressioni, cito il riassunto dei capi dello Stato Maggiore combinato sugli accordi raggiunti a Washington. MEDITERRANEO ORIENTALE
I capi dello Stato Maggiore combinato hanno preso nota dell'azione che il comandante in capo del 1ì1.edio Oriente sta per iniziare si, Rodi e le altre isole del Dodecaneso. Essi l'approvano e prendono in esame quant'altro si pttò fare in proposito. Dovevo ritornare in breve sulla questione. Intanto, dopo il tramonto, 1'8 settembre, in osservanza alle istruzioni alleate, il grosso della flotta italiana lasciò Genova e La Spezia, per un audace viaggio di resa a Malta, senza alcuna protezione aerea. La mattina dopo, mentre procedeva a tutto vapore lungo la costa occidentale della Sardegna, fu attaccata da aerei tedeschi di base in Francia. La corazzata ammiraglia Roma venne colpita e saltò in aria con gravissime perdite umane, compreso il comandante in capo, ammiraglio Bergamini. Anche la corazzata Italia fu colpita. Lasciando una parte del naviglio sottile per il salvataggio dei superstiti, il resto della flotta continuò la sua penosa traversata. Il mattino del 10 si incontrò in alto mare con forze britanniche, tra cui la Warspite e la Valiant, che tanto spesso le avevano cercate in circostanze
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ben diverse, e che ora le scortarono .fino a Malta. Una squadra proveniente da Taranto, che comprendeva altre due corazzate, era salpata il giorno 9 e, dopo essere passata in mare alle forze britanniche che facevano rotta verso quel porto per occuparlo, giunse a Malta il giorno dopo senza incidenti. La mattina del giorno 11 l'ammiraglio Cunningham informava l'Ammiragliato che « la Marina da guerra italiana ha gettato l'ancora sotto i cannoni della fortezza di Malta». Desideravo grandemente che la Marina italiana fosse trattata bene. A Cunningham telegrafai il 10 settembre: « Se la flotta italiana arriverà nei nostri porti dopo avere scrupolosamente osserva~o le condizioni di armistizio, e sostenuto l'attacco di rappresaglia dei bombardieri germanici, confido che consulterete il generale Eisenhower, onde sia ricevuta con generosità e cortesia. Sono certo che ciò avverrà in armonia coi vostri sentimenti ». E piu tardi, nello stesso giorno: << Si dovranno prendere riprese cinematogtafìche, se possibile, della resa della flotta italiana, della cortese accoglienza da parte britannica, dell'affettuoso trattamento di feriti, ecc... » . Cosi cadde nelle nostre mani la magnifica preda rappresentata dall'intera flotta di quella che era stata una vittoriosa Grande Potenza. Ora bisognava darle la sua parte d'azione al nostro fianco. Il Prin10 Ministro aJl'a111miraglio C11nningbam (Algeri)
r2 settembre 19 4J Al piu presto possibile dovreste inviarmi rapporto sulle artiglierie d'ogni spede della flotta italiana, a partire dalle piu importanti unità. Senza preoccuparvi di completare il tutto, mandate immediatamente la relazione all'Ammiragliato, che la trasmettt agli Stati Uniti, specificando le particolari necessità delle uni tà piu grandi e moderne. Io posso probabilmente provvedere qui a una rapida produzione.
Col crollo del regime fascista, tutte le regioni italiane divennero centri di fermenti politici. L'organizzazione per la resistenza ai tedeschi passò alle dipendenze dì un Comitato di Li-
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berazione clandestino a Roma, collegandosi con la crescente attività delle bande partigiane che ora cominciavano ad agire in tutta la Penisola. I membri di questo Comitato erano uomini politici scacciati da Mussolini nel 192.2., o rappresentanti di gruppi ostili al Governo fascista. Su tutti pendeva la minaccia di una recrudescenza del fanatico estremismo fascista nell'ora della disfatta. I tedeschi certo fecero di tutto per stimolarla. Mussolitù era stato internato dopo il 2.6 luglio nell'isola di Ponza e in seguito alla Maddalena, al largo della costa sarda. Temendo un colpo di mano germanico, Badoglio alla fine di agosto aveva trasferito il suo ex-padrone in una piccola località dell'Appennino abruzzese. Nella precipitosa fuga da Roma, non furono date precise istruzioni agli agenti di polizia e ai carabinieri cui era affidata la custodia del dittatore caduto. La mattina della domenica 1 2. settembre, 90 paracadutisti germanici giunsero in aliante presso l'albergo dove Mussolini era stato confinato. Egli fu trasportato, senza spargimento di sangue, su un piccolo apparecchio germanico, che lo portò ad un altro incontro a Monaco con Hitler. Il rapimento di Mussolini permise ai tedeschi di istituire nel Nord un Governo rivale a quello di Badoglio. Un fantasma di regime fascista si costitui sulle rive del Lago di Garda e fu là che si svolse il dramma dei Cento Giorni di Mussolini. I tedeschi imposero la loro occupazione militare sulle regioni a nord di Roma; un'amministrazione fantasma di incerta fedeltà sedeva in Roma, esposta ora ai movimenti dell'esercito tedesco; a Brindisi il re e Badoglio istituirono un Governo provvisorio sotto gli occhi di una commissione alleata, senz'altra autorità effettiva oltre i limiti dell'amministrazione municipale. A misura che i nostri eserciti salivano dalla punta della Penisola, un Governo militare alleato si assunse il compito di controllare le regioni liberate. L'Italia doveva ora passare il periodo piu tragico della sua storia, e divenire campo di battaglia di alcuni tra i piu accaniti scontri della guerra.
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14- Onnchill sul pootc ddla Q,,tt,, M.ry, in partenza per gH St2ti Uniti. È con lui il co•
. dante ddb nave, capit2no Illingworth.
CAPITOLO VII
ANCORA ALLA CASA BIANCA
Il Lago delle Nevi - L'a1111JJiraglio Potmd non viene - Mio discorso alla radio, JI agosto - Crescente partecipazione canadese alla g11erra Secondo e terzo fronte -La ca1J1pagna in Africa e in Italia - Mountbatten, co111pleto trifìbio - Raggùmgo il Presidente a Washington - La laurea di Harvard - Importanza del Comitato dei capi di Stato Afaggiore collegati - Critiche del generale Smuts, 3 I agosto e 3 settembre - Suo st1ggeri111ento - Alia risposta del J setteJ11bre - Svmts propone il rinvio del/' "Overlord", 9 settembre - Respingo l'idea - Invasione della p1111ta dello stivale - Taranto - Impossibile sbarcare tma divisione americana aviotrasportata presso Roma - Dimissioni dell'ammiraglio Po1111d per motivi di sa!tite - Nostra conferenza alla Casa Bianca, 9 settembre - Aiio 1t1e111orand11m al Presidente - Largo a:cordo di principio tra noi d11e - Roosevelt lascia Washington per Hyde Park Presiedo un'altra seduta plenaria alla Casa Bianca - Un avvmimento nella storia anglo-americana.
T A conferenza cli Quebec finf il 24 agosto, e i nostri insigni L colleghi partirono e si dispersero. Volarono via in ogni direzione come i frammenti cli una granata. Dopo tante analisi e discussioni c'era un desiderio generale cli qualche giorno cli riposo. Un mio amico canadese, il colonnello Oarke, inviato dal Governo del Dominio presso di me durante i dibattiti, possedeva un ranch a un 120 km. di distanza, tra le montagne e le pinete da cui i giornali traeYano la loro polpa cli legno per guidarci nel viaggio della vita. È là che si stende il Lago delle Nevi, un vasto bacino imbrigliato da una diga e che ha fama d'essere pieno di grossissime trote. Brooke e Portai erano pescatori appassionati e molto abili, e alla Conferenza un progetto s'era fatto, tra i molti altri progetti, perché andassero un po' a vedere quello che si poteva fare in quel campo. Promisi cli unirmi a loro se avessi potuto, 9.
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ma mi ero impegnato a fare un discorso alla radio il giorno 3r, e questo incombeva sul mio capo come un avvoltoio nel cielo. Rimasi qualche giorno nella Cittadella, passeggiando ogni pomeriggio per un'ora sui suoi bastiorù, a meditare sullo stupendo panorama del San Lorenzo e sulle fortune di Wolfe a Quebec. Avevo promesso di fare un giro in macchina per la città, ed ebbi una simpaticissima accoglienza dalla popolazione tutta. Partecipai a una riunione del Gabinetto canadese, che resi edotto di tutto quanto non sapeva ancora sulla Conferenza e la guerra. Ebbi l'onore di prestar giuramento di consigliere privato del Governo canadese: omaggio resomi dietro preghiera del fedele collega, e amico da piu di quarant'anrù, signor Mackenzie King. C' era tanto da dir.e e da non dire, nel discorso alla radio, che non riuscivo ·a trovare qualcosa d'adatto, tanto che i miei pensieri continuavano a volgersi al Lago delle Nevi, di cui notizie interessantissime già m'erano giunte da coloro che c'erano stati. Pensai che avrei potuto combinare un po' di pesca durante il giorno con la preparazione del discorso dopo il tramonto. Decisi di prendere Clarke in parola; e partii in macchina con mia moglie. Avevo notato che l'ammiraglio Pound non s'era recato con gli altri due capi di Stato Maggiore sul lago, e avevo chiesto perché non venisse con noi, ora. Il suo vice-capo di Stato Maggiore disse che aveva molte cose da rivedere a conferenza conchiusa. M'aveva stupito la scarsa partecipazione da lui avuta nelle vaste discussioni di carattere navale, ma quando disse di non poter venire a pescare temetti che qualcosa non andasse. Avevamo lavorato insieme nel piu stretto cameratismo fin dai primi giorni della guerra. Conoscevo il suo valore e il suo coraggio; sapevo anòe che in Inghilterra si sarebbe alzato alle quattro o alle cinque del mattino per qualche ora di pesca prima di tornare all'Ammiragliato. Comunque, ora se ne restò chiuso nelle sue stanze e non lo vidi prima di partire. Fu una bellissima scarrozzata per tutta la giornata su per la valle del fiume, e dopo aver dormito in un rifugio-locanda lungo la strada mia moglie e io giungemmo alla grossa capanna di tronchi sulle rive del lago. Brooke e Portai partivano il giorno
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dopo. Avevano pescato un centinaio di pesci a testa al giorno, e non restava loro che continuare cosf per abbassare notevolmente il livello del lago. Mia moglie e io ci avventurammo in barche separate per parecchie ore sulle acque del lago, e sebbene non fossimo, né lei né io, particolarmente esperti, pescammo molto bel pesce. Ci avevano dato alcune canne con tre ami separati e una volta io catturai tre pesci contemporaneamente. Non so se questo fosse giusto. Certo non restammo mai a corto di trota fresca, in quelle nostre eccellenti colazioni. Anche il Presidente avrebbe desiderato venire, ma altri impegni lo chiamavano altrove. Mary, la mia aiutante di campo, era stata invitata a fare un discorso a un'importante riunione di ausiliarie americane a Oglethorpe, ed era conseguentemente partita in volo. Il Presidente mi mandò questo messaggio :
Il Presidente al colonnello Warden
27 agosto r94J l\fercoledi 1° va benissilllo sotto ogni riguardo [per Washington] . Se la Subalterna [1\tfary] v11ofe andare a Oglethorpe, avrebbe piu tempo da passare a TPashington se dovesse venirvi 11n giorno o d1Je prima J; voi. Spero che /ady Warden abbia 1111 po' di vero riposo, e anche voi. Spero anche che siate andato al lago "U110 solo" (1). Fate in modo che i pesci pùJ grossi siano pesati e controllati da Mackenzje Ki11g. Gli mandai a Hyde Park la trota piu grossa che avevo pescata. Il discorso andava avanti, ma una preparazione originale è piu spossante del discutere e magari pescare.
Tornammo a Quebec la sera del 29. Partecipai a un'altra seduta del Consiglio dei ministri canadese e all'ora fissata, il giorno 31, prima di partire per Washington, parlai al popolo (1) Durante la Conferenza il Presidente mi avc\·a invitato a un pomeriggio di pesca con lui su un lago che gli era stato raccomandato. Io pescai un solo pesce e lui nessuno. Pertanto il lago fu battezzato "Uno solo".
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canadese e al mondo alleato. Qualche citazione non sarà inopportuna in queste Memorie: Il contributo che il Canada ha dato agli sforzi comuni dell'Impero e Commonwealth britannici, in questi terribili tempi, ha profondamente toccato il cuore della Madre Patria, e di tutti gli altri membri della nostra vasta famiglia di Stati e popoli. Fin dai giorni piu oscuri, l'esercito canadese, diventando sempre piu forte ogni anno, ha avuto una parte indispensabile nel proteggere la nostra patria britannica dall'invasione. Oggi si batte eroicamente su campi sempre piu estesi. L'organizzazione di addestramento aereo dell'Impero, che è stata coronata da un successo piu che lusinghiero, ha trovato la sua sede nel Canada, accogliendo il fiore della virile gioventu di Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda, nei suoi grandi aeroporti, col fraterno cameratismo dei suoi figli cavallereschi. Il Canada è diventato durante questa guerra un'importante nazione marinara, costruendo numerose navi da guerra e mercantili, alcune delle quali a migliaia di chilometri dalle acque marine, e inviandole poi, guidate da duri uomini di mare canadesi, a proteggere i convogli atlantici e le nostre rotte d'importanza vitale attraverso gli oceani. Le industrie belliche canadesi hanno avuto una parte notevolissima nella nostra economia. E infine il Canada ha sollevato la Gran Bretagna da quello che sarebbe stato diversamente un debito per questi prodotti bellici, di non meno di 2.000 milioni di dollari. T utto questo, naturalmente, non fu imposto da nessuna legge. Non derivò da trattati, né da formali obbligazioni. Scaturi in perfetta libertà dal sentimento e dalla tradizione e dalla generosa decisione di servire il futuro del genere umano. Sono lieto di pagare il mio tributo a nome del popolo inglese al grande Dominio, e di farlo sul suolo canadese. Il mio solo desiderio, invero, sarebbe che gli altri miei doveri, che sono tirannici, mi consentissero di spingermi ancor piu lontano, per dire agli australiani, ai neozelandesi e ai sudafricani, direttamente, ciò che sentiamo per tutto quello che hanno fatto e sono decisi a fare ...... S'è fatto un gran parlare, da due anni a questa parte, dell'istituzione di quello che vien chiamato "secondo fronte", nella Francia settentrionale, contro la Germania. Non è chi non veda quanto sarebbe desiderabile questa immensa operazione di guerra. È piu che naturale che i russi, i quali sopportano il peso principale delle armate germaniche sul loro fronte, insistano presso di noi senza posa, onde ci si assuma questa impresa, e non nascondano minimamente le loro lagnanze o addirittura i loro rimproveri, per non averlo noi fatto ancora. Io non li biasi-
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mo affatto per ciò che dicono. Combattono cosi bene e hanno inflitto danni cosi enornù alla potenza militare germanica, che nulla che essi possano dire di onestamente polemico verso la nostra strategia, o la parte che noi siamo stati in grado finora di avere nella guerra, verrebbe preso in mala parte da noi o scemerebbe la nostra ammirazione per il loro eroismo e le loro gesta nùlitari. Avevamo un bellissimo fronte in Francia, una volta, ma fu ridotto in frantumi dalle forze concentrate di Hitler; ed è piu facile farsi distruggere un fronte che ricostituirlo. Io guardo al giorno in cui gli eserciti di liberazione inglesi e americani varcheranno la Manica in forze, per venire alle strette coi teutoni invasori della Francia...... Personalmente io penso sempre, oltre che al secondo fronte, anche al terzo fronte. Ho sempre ritenuto che le democrazie occidentali vogliano essere come un pugile che combatte con ambo le mani e non con una sola. È mia opinione che la grande manovra d'aggiramento nell'Africa settentrionale, compiuta sotto l'autorità del Presidente Roosevelt e del G overno di Sua Maestà, che io rap presento, sarà considerata in avvenire una mossa eccellente da attuarsi in ogni circostanza. Certo, ha fatto maturare frutti importanti e numerosi. L'Africa è stata ripulita. Tutte le forze armate italo-germaniche io Africa sono state distrutte, e almeno mezzo milione di prigionieri è in nostre mani. In una brillante campagna di 38 giorni, la Sicilia, che era difesa da piu di 400.000 uomini delle forze dell'Asse, è stata conquistata. Mussolini è stato deposto. Il peso bellico rappresentato dall'Italia è stato distrutto, e quell'infelice paese paga con un terribile castigo l'errore di essersi fatto traviare da capi bugiardi e criminali. Quanto piu facile è frequentar cattive compagnie che scrollarsele di dosso l Grandi quantità di truppe germaniche sono state recentemente allontanate dalla Francia per tenere a bada il popolo italiano, e far dell'Italia un campo di battaglia, tenendo cosi la guerra il piu lontano possibile dal territorio germanico. La stragrande maggioranza delle forze aeree tedesche è stata ritirata dal fronte russo, si che vengono impegnate e logorate con crescente intensità, di giorno e di notte, dagli aviatori britannici, americani e canadesi. Piu ancora di tutto ciò, abbiamo imposto un'iniziativa strategica e potenziale, cosi dall'Atlantico come dal Mediterraneo, della quale il nemico non può né misurare il peso, né prevedere il momento dell'attuazione. A giudicare dalle piu recenti notizie provenienti dai fronti di battaglia sovietici, il maresciallo Stalin non sta certamente perdendo il suo tempo. Tutto l'Impero britannico gli manda il suo saluto in questa splendida campagna d'estate, e per le vittorie di Orel, K.harkov, e Ta-
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ganrog, grazie alle quali tanto suolo russo è stato redento e, a centinaia di migliaia, i suoi invasori sono stati spazzati via.
Detti il massimo rilievo alla nomina di Mountbatten. È stato scelto un comandante in capo dell'Asia sud-orientale e il suo nome è stato accolto con entusiasmo dall'opinione pubblica britannica, ameri-cana e cinese. Egli agirà in continuo contatto col generalissimo Ciang Kai-scek. È vero che lord Louis Mountbatten ha soltanto 43 anni. Non è frequente che nelle moderne condizioni e nelle carriere militari permanenti un uomo abbia un'occasione cosi grande tanto presto. Ma se un ufficiale che abbia dedicato la sua vita all'arte militare non sa di guerra a 43 anni, non è probabiile che abbia molto altro da impararne in seguito. Come capo delle Operazioni combinate, lord Louis ha dato prova di rare capacità di organizzazione e di grandissimo spirito di iniziativa. Egli è ciò che - con buona pace dei pedanti - io ardirei chiamare un "completo trifibio", vale a dire una creatura che si trova perfettamente a suo agio nei tre elementi terra, aria, acqua, ed è anche ben avvezzo al fuoco . Noi tutti auguriamo al nuovo Comando ed al suo capo pieno successo nel nuovo e certamente piu che difficile compito.
Partii da Quebec in treno e arrivai alla Casa Bianca il 1° settembre. Durante tutta la Conferenza la situazione in Italia aveva continuato a evolvere. Il Presidente e io, come già stato detto, avevamo diretto in quei giorni critici il corso delle trattative segrete d'armistizio col Governo Badoglio, e seguito anche, ansiosamente e attentamente, le disposizioni militari per uno sbarco sul territorio della Penisola. Io deliberatamente prolungai il mio soggiorno negli Stati Uniti per rimanere in stretto contatto con i nostri amici americani nel momento critico della situazione italiana. Il giorno del mio arrivo a Washington, giunse la prima notizia ufficiale sull'accettazione da parte di Badoglio dei termini di resa proposti dagli Alleati. Le disposizioni strategiche esaminate nel ''Quadrant" erano state naturalmente discusse alla luce del probabile crollo italiano, e questo aspetto della situazione era ciò che piu ci preoccupava in quei giorni. Frattanto a Washington partecipavo a parecchie sedute del Gabinetto americano, e mi tenevo in stretto contatto coi mem-
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bri di quel Governo. Il povero Hopkins in quei giorni era gravemente ammalato e aveva dovuto ritirarsi per un periodo di assoluto riposo in un ospedale della Marina. Il Presidente desiderava moltissimo che io ricevessi una laurea onoraria a Harvard. Sarebbe stata un'occasione per una pubblica dichiarazione al mondo sull'unità e l'amicizia anglo-americana. Il 6 settembre pronunciai il mio discorso, di cui riproduco qui il seguente brano: Alla gioventu d'America, come a quella d i Gran Bretagna, io dico: "Non puoi fermarti". Non c'è pili un luogo ove sostare, ormai. Siamo giunti a una fase del viaggio ove non può esservi pausa. Dobbiamo procedere oltre. Sarà l'anarchia del mondo o l'ordine del mondo. Lungo tutta questa prova e questo conflitto, cosi caratteristico della nostra era, troverete nel Commonwealth e nell'Impero britannico buoni compagni a cui vi legano altri vincoli che quelli della ragion di Stato e degli interessi nazionali. In larga misura sono vincoli di sangue e di storia. Naturalmente io, figlio di entrambi i mondi, sono consapevole di questi legami. Legge, lingua, letteratura ... sono elementi considerevoli. Comuni concezioni di ciò che è giusto e morale, una notevole considerazione per il f air play, specialmente nei riguardi dd debole e del povero, un austero sentimento di giustizia imparziale e soprattutto l'amore della libertà personale, o, com'ebbe a esprimersi Kipling, "Leave to live by no mati's leave undemeath the law", questi sono concetti comuni sulle due rive dell'Oceano tra i popoli di lingua unglese. Noi siamo fedeli a questi principi con la stessa forza onde voi aderite ad essi. Noi non vogliamo innanzi tutto la guerra co n razze in quanto tali. La tirannide è il nostro nemico. Qualunque maschera o travestimento essa porti, qualunque lingua essa parli, sia essa esterna o interna, noi dobbiamo stare sempre in guardia, sempre all'erta, sempre vigili, sempre pronti a balzarle alla gola. In tutto questo noi marciamo insieme. Non soltanto marciamo e ci prodighiamo spalla a spalla in questo momento sotto il fuoco del nemico sui campi di battaglia o nel cielo, ma anche in quei domini del pensiero consacrati ai d iritti e alla dignità dell'Uomo.
Parlai degli Stati Maggiori collegati: Al presente svolge la sua continua e vigorosa azione il Comitato anglo-americano dei capi di Stato Maggiore collegati, che opera alle di-
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rette dipendenze del Presidente e del sottoscritto, quale rappresentante del Gabinetto di Guerra britannico. Questo Comitato, con la sua complessa organizzazione d'ufficiali di Stato Maggiore d'ogni grado, dispone di tutte le nostre risorse e in pratica utilizza truppe inglesi e americane, navi, aerei e munizioni anglo-americani, come se fossero le risorse di una sola nazione. Non posso dire che non vi siano mai state divergenze d'opinione tra queste alte autorità militari. Non sarebbe naturale se cosi fosse stato. Ecco perché è necessario che si convochino ogni due o tre mesi riunioni plenarie. Tutti questi uomini, ora, si conoscono l'un l'altro, hanno fiducia l'uno nell'altro, si vogliono bene e moltissimi di loro lavorano insieme da gran tempo. Quando sì incontrano buttan fuori ciò che hanno da dire con grande candore e parole molto esplicite, ma in pochi giorni il Presidente e io ci troviamo agevolati da consigli sinceri e unanimi. È un sistema magnifico. Non c'è stato nulla di simile nell'altra guerra. Mai nulla di simile è stato tra due alleati. Tale sistema giunge alla sua migliore espressione in quel crogiolo che è il Quartier Generale di Eisenhower nel Mediterraneo, dove ogni cosa è completamente interconnessa e i soldati vengono mandati al combattimento dal comandante in capo o dal suo rappresentante, generale Alexander, senza pensiero alcuno se siano inglesi, o americani o canadesi, ma semplicemente in armonia con le necessità della guerra. Ora, a mio avviso, sarebbe un gesto d'estrema imprudenza e insensatezza da parte dei nostri due Governi spezzare questo meccanismo cosi bene oliato e di cosi immensa potenza nell'istante in cui la guerra sia finita. Per la nostra salvezza, come pure per la sicurezza del resto del mondo, noi siamo tenuti a farlo marciare e a conservarlo in ottime condizioni di uso anche dopo la guerra, forse per molti anni di poi. Non solo fino a quando non avremo istituito un'organizzazione mondiale per il mantenimento della pace, ma fino a quando non sapremo trattarsi di un'organizzazione in grado di darci realmente quella protezione che noi dobbiamo avere contro il pericolo e l'aggressione, protezione che abbiamo già dovuto cercare durante due gigantesche guerre mondiali.
Ahìmé, che la stoltezza è già prevalsa I Come dì consueto avevo fatto mandare un resoconto ufficiàle della Conferenza ai vari Primi Ministri dei Domini. Il maresciallo Smuts fu deluso dalla scala ridotta su cui si basava-
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no i nostri piani e anche dalla lentezza della loro progettata attuazione. Come il lettore sa, è sempre stato per me cli grande conforto sentire che le nostre menti procedevano cli pari passo. I telegrammi che ci scambiavamo gettano una luce verjtiera e intima sui principali problemi della guerra, in quel punto. Non era un peso per me ma un sollievo dettare, in base a tutte le cose portate a mia conoscenza, dal mio posto di responsabilità, esaurienti spiegazioni a colui che io conoscevo cosi bene.
Il generale Smuts al Primo Ministro 3 I ugosto I943 Amerei privatamente esporvi i miei dubbi personali sul!'andamento della guerra. Se non foste d'accordo con me, vogliate perdonare i miei borbottamenti. Ma qualora doveste condividere la mia sensazione, so che prendereste l'iniziativa in merito. Mentre la campagna nel Medio Oriente fu condotta con notevole energia da El Alamein fino alla sua conclusione ttmisina, noto un allentarsi e un rallentare delle operazioni da quel momento in poi. Ci sono occorsi parecchi mesi fra la Tunisia e lo sbarco in Sicilia e c'è ora un'altra pausa, dopo la Sicilia, in un momento della situazione in cui l'urgenza predomina. Paragonare lo {forzo anglo-americano, con tutte le nostre immense risorse, a quello della Russia nello stesso periodo, significa porre sgradevoli domande che credo debbano presentarsi a molti altri ancora. Al confront(J le nostre operazioni terrestri sono insignificanti e piuttosto lente. Non si fa che parlare e vantare il nostro sforzo produttivo, soprattutto vantare l'entità colossale della produzione americana. E , dopo quasi due anni di guerra, le forze americane in campo debbono essere enormi. Tuttavia, sono ancora i russi a giustificare la presenza di notevoli forze terrestri germaniche in Europa. Dij/ìcoltà di naviglio e altre spiegano in parte questa differenza, ma c'è dell'altro. Ho la spiacevole sensazione che le nostre operazioni di terra si svolgano su una scala e a una velocità che lasciano molto a desiderare. La nostra Marina si conduce secondo le sue altissime tradizioni, come al solito. La nostra aviazione è meravigliosa. Ma su terra quasi tutti gli onori vanno ai russi, e meritatamente, date le proporzioni e la rapidità dei loro combattimenti e la magnificenza della loro strategia su un vasto fronte.
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Non e'è dubbio che le nostre operazioni possano venire migliorate e il confronto con la Russia reso meno spiacevole per noi. L'uomo della strada finirà col credere che è la R.t1ssia che sta vincendo fa guerra: e se q11esta ùnpressione continuerà, quale sarà la nostra posizione nel mondo del dopoguerra nei confronti di quella della Russia? Un tremendo sposta111ento nella nostra situazione nei riguardi del resto del mondo potrebbe derivarne, lasciando la Russia padrona, diplomaticamente parlando, del mondo. Il che non è né necessario, né desiderabile, e avrebbe specialmente riflessi poco simpatici per il Commonwealth britannico. A meno che noi non si esca dalla guerra in condizioni di parità, la nostra posizione sarà tanto incomoda quanto pericolosa...... Io non so ancora che cosa si è deciso a Quebec, e presumo che i migliori programmi siano stati elaborati e approvati. Ma q11ale la velocità della loro esecuzione? Gravi pericoli s'annidano in ritardi e lentezze di att11azione da parte nostra. Il generale S111t1ts al Primo Ministro J settembre I94}
Faccio seguito al mio precedente messaggio di critica sull'andamento della guerra per esprimere con ttttta franchezza la mia defttsione per questo programma di Quebec, assolutamente inadeguato, a mio avviso, per il quinto an110 di guerra, e sopratt11tto dopo gli enormi cambiamenti verificatisi di recente nelle sorti della guerra. Questo piano ha solo contribuito ad accentuare i miei dubbi e le mie paure per il futuro. Esso non rende giustizia alla forza reale della nostra posizione e può incidere gravemente sul morale, come p11re sulle relazioni awenire con la Russia. Siamo capaci di uno sforzo molto piu grande e dobbiamo pertanto affrontare la posizione con maggiore ardire. Infatti il piano si propone semplicemente di continuare e intensificare gli attuali bombardamenti e la campagna antisom111ergibifi, di prendere la Sardegna, la Corsica e l'Italia meridionale, per bombardare di là il Nord. Dobbiamo dunque aprirci combattendo la via verso il Nord, lungo l'Italia su un territorio accidentato e montttoso, in una campagna che potrà esigere molto tempo prima che noi si raggiunga l'Italia del Nord e la principale linea difensiva germanica. La primavera prossima noi attraverscremo la Manica in forze, se la situazione aerea o militare in Francia sarà favorevole, e potrenio invadere fa Francia da sud, piu
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che altro come diversivo. Quanto ai Balcani, ci affidiamo alla gtterriglia partigiana, limitandoci a incoraggiamenti e aiuti dal!' aria. Questo per l'Occidente. In Oriente ci proponiamo l'occupazione di qualche isola che ci porterà forse contro la principale base nemica delle Caroline, non prima della fine del!'anno venturo. E intanto lasciamo al nemico le 'risorse delle Indie orientali olandesi, mentre facciamo sforzi per aprire la Strada birmana e aiutare la Cina quanto possibile con l'aviazione. Si parla anche di vaghe operazioni anfibie contro la Birmania. I bombardamenti mi sembrano l'unico elemento serio di questo piano. Tutto il resto è ancora su piccola scala, analogo a quanto siamo venuti facendo in questi due ultimi anni. Questo non può essere davvero uno sforzo molto impegnativo, nella fase di guerra in ciii ci troviamo, né lo sfruttamento appropriato della nostra situazione bellica di tanto migliorata. Se per la fine del z944 non avremo fatto nulla di meglio che aver stuzzicato semplicemente le posizioni principali del nemico, correremo il rischio di una pericolosa inversione dell'opinione pubblica, e giustificatamente. Il mondo farebbe confronti estremamente sfavorevoli col grande sforzo e le grandi imprese militari della Russia, la quale potrebbe giungere alla conclusione che i suoi sospetti nei nostri confronti sono giustificati. Privo di informazioni precise, è per me diflìcile suggerire piani in sostituzione, ma sono convinto che noi si possa e si debba fare molto di piu e meglio di quanto non preveda il piano Q uebec, il q11ale trascinerebbe e proltmgherebbe indebitamente la guerra, con tutti i relativi rischi e possibilità indicati nel mio precedente messaggio. Approvo la linea dei bombardamenti, la campagna contro i sommergibili e l'attacco in grande stile al di là della Manica. Ma nel Mediterraneo dobbiamo prendere la Sardegna e la Corsica e immediatamente attaccare l'Italia del Nord, senza dovervi giungere combattendo lungo tutto lo stivale. Dobbiamo immediata1vente prendere l'Italia del Sud e spingerci fino ali'Adriatico, per poi sferrare di là, da un punto adatto, una vera offensiva contro i Balcani, riattivando completamente le loro forze risorgenti. Ciò farà intervenire la Turchia, e porterà la nostra }.,farina nel Mar Nero, dove ci congiungeremo con la Russia; e la riforniremo, mettendola in grado di attaccare la stessa fortezza di Hitler da est e da sud-est. Col vasto mutamento sopraggiunto nella situazione bellica sul fronte russo, non credo che questo sia poi un programma troppo avJbizioso da mettersi in atto......
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Soppesai il pro e il contro e cosi risposi a Smuts: Il Prit!lo Ministro al n1aresciallo Smffts J selte1J1bre 1943
Ai vostri due telegrammi : 1. L'invasione della punta meridionale dell'Italia testé iniziata non è, naturalmente, che il preludio a un'offensiva di gran lunga piu massiccia, che è imminente, e che se vittoriosa avrà conseguenze di vasta portata. Noi speriamo di poter aprire fra breve un saldo fronte attraverso l'Italia, quanto piu a nord ci sarà possibile giungere. Fronte che assorbirà una ventina circa di divisioni dal Mediterraneo e potrebbe richiedere rinforzi qualora fosse scelto dal nemico per un contrattacco. 2. Sono sempre stato desiderosissimo di spingermi nei Balcani, che fanno già i l meglio che possono (1). Noi dovremo vedere quali sviluppi avranno i combattimenti in Italia prima di impegnarci in altre cose oltre a Commandos, agenti e rifornimenti, ma l'intera zona è in fiamme e con la defezione delle 24 divisioni italiane sparse nei Balcani, le quali hanno cessato di combattere e ora tentano soltanto di tornare in Patria, potrebbe anche darsi che .i tedeschi siano costretti a ritirarsi sulla linea della Sava e del Danubio. 3. Penso che sia meglio per il momento non esigere l'intervento della Turchia nel conflitto, dato che le forze con cui noi dovremmo combattere sono piu utilmente impiegate nel Mediterraneo centrale. Il problema potrà essere sottoposto alla T urchia piu tardi nell'anno. 4. Nonostante queste gravi necessità e questi progetti mediterranei, che assorbono tutte le nostre risorse, noi dobbiamo trovare sette divisioni da spostare da quel settore, a partire dal novembre, per la preparazione dell'"Overlord", nell'aprile del 1944. Per questo scopo ogni navetrasporto che può essere raggranellata, indipendentemente da quelle usate dagli Stati Uniti nel Pacifico, viene utilizzata per l'ininterrotto trasporto di truppe e aerei americani. Non una sola delle nostre navi è rimasta in ozio, quest'anno, e tuttavia non ci sono a tutt'oggi che due divisioni americane in Inghilterra. Non è materialmente possibile giungere a un maggior concentramento di truppe per la data menzionata. Noi potremo pareggiare le truppe di spedizione americane con un numero piu o meno equivalente di divisioni britanniche, ma dopo l'attacco iniziale il grosso delle forze in arrivo dovrà essere americano,
(x) Questa frase sembra in contraddizione coi miei piani politici in generale, quali piu volte espressi nei precedenti volumi. Non intendevo dire "venire nei Balcani" con un esercito.
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dato che io sono ormai all'estremo delle nostre risorse di materiale umano, e fin da ora devo chiedere agli :americani di sospendere i movimenti di truppe allo scopo di mandare alcune migliaia di genieri per gli impianti delle costruzioni necessarie alla raccolta d ella loro armata transatlantica. 5. Questi progetti in Europa, insieme con l'offensiva aerea e la guerra in mare, assorbono completamen te tutte le nostre risorse di materiale umano e navale. È un fatto del quale bisogna tener conto. Non c'è possibilità di confronto tra le nostre condizioni e quelle prevalenti in Russia dove l'intera forza di una nazione di quasi duecento milioni di abitanti, meno le perdite di guerra, già da molto tempo organizzata in un esercito nazionale, si dispiega su un fronte terrestre di 3000 km. È anche questo un fatto di cui si deve tener conto. 6. Ritengo inevitabile che la Russia sia la piu grande Potenza terrestre del mondo dopo questa guerza, la quale l'avrà liberata delle due Potenze militari giapponese e germanica che nel corso della nostra vita le hanno inflitto cosi gravi disfatte. Spero tuttavia che i "fraterni legami" del Commonwealth britannico e degli Stati Uniti, insieme col dominio dei mari e dell'aria, potranno mantenerci in buoni rapporti e in un amichevole equilibrio con la Russia almeno per il periodo della ricostruzione. Oltre il quale non posso vedere coi miei occhi mortali, né sono ancora sufficientemente edotto da telescopi celesti. 7. In Oriente noi britannici non abbiamo penuria di forze, ma incontriamo le stesse difficoltà per entrare in azione ch e gli Stati Uniti hanno nell'Atlantico e anche nel Pacifico . La carenza di naviglio domina ogni azione d'oltremare e anfibia e, per il resto, in Birmania ci sono le giungle, le montagne e il fatto che per piu di metà dell'anno il paese è trasformato io palude dalle grandi piogge del periodo dei monsoni. Pure, un'energica campagna è stata avviata. Ho condotto con me il giovane Wiogate, che è stato promosso da brigadiere generale a comandante di corpo d'armata, con grandi forze adatte alla guerra nella giungla, in addestramento rapido per un attacco nel prossimo gennaio. La n omina di Mountbatten preannuncia operazioni anfibie nuovissime e di vastissimo raggio, ch'io vado accelerando con ogni possibile energia, e le particolarità delle quali vi rivelerò in occasione del nostro primo incontro. 8. Credetemi, mio caro amico, i vostri due telegrammi di critica non mi hanno affatto offeso. Sono convintissimo che se potessimo stare insieme per due o tre giorni saprei dissipare quelle vostre ansietà che non sono implicitamente inesorabili fatti. Notte e giorno insisto per una maggiore rapidità nell'azione e una maggior speditezza d'organiz-
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zazione. Sono in attesa sulla sponda americana dell'Atlantico dell'imminente colpo italiano e delle sue ripercussioni, ma conto d'essere in patria per l'apertura del Parlamento e spero di trovarvi almeno in viaggio per le nostre rive.
Smuts fu abbastanza tranquillato dalle mie dichiarazioni. « Il vostro telegramma» scrisse «è stato un grande sollievo. Esso mette bene in chiaro che le venti divisioni italiane proteggerebbero l'intera penisola e rappresenterebbero un altro vero fronte. » Ma un giorno dopo aggiunse:
9 settembre
Ifì4}
Propongo che le nostre vittorie nel Mediterraneo siano utilizzate in Italia e nei Balcani in luogo della nostra attuale adozione di un piano oltre Manica, il quale implica spostamenti su un nuovo teatro di guerra, ingentissime forze e gravi rischi, a meno che non abbia già avuto luogo un martellamento aereo molto piu prolungato. I preparativi per il piano oltre Manica dovrebbero essere rallentati o messi momentaneamente in ghiacciaia, mentre si intensifica la campagna di bombardamenti come preludio al definitivo crollo militare. Quest'ultima proposta richiese una pronta correzione da parte mia, se le nostre due menti dovevano continuare a lavorare in armonia sul problema da punti di vista indipendenti. Da solo e lontano da Washington, Smuts non poteva conoscere l'atmosfera e i rapporti di forza che governavano i nostri criteri collettivi. Il Primo Ministro ai maresciallo Smuts II
settembre r.943
Non è nemmeno il caso di pensare a rompere accordi da noi presi con gli Stati Uniti per l'operazione «Overlord". li naviglio supplementare disponibile in conseguenza del rallentamento della guerra contro i sommergibili e del colpo di fortuna italiano ci permetterà probabilmen· te di accrescere il flusso dei rinforzi per l' "Ava/anche". Confido che vi rendiate conto di come la fedeltà britannica all' "Overlord" sia la chiave di volta della collaborazione anglo-americana. Personalmente ritengo che esistano forze sufficienti per attuare le due spedizioni, e penso che questa sia la giusta strategia.
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Intanto l'invasione dell'Italia era cominciata. All'alba del 3 settembre, le divisioni 5a. britannica e 1a. canadese attraversarono lo stretto di Messina; praticamente queste due divisioni dall'8a armata non incontrarono nessuna resistenza. Reggio fu presa facilmente, e cominciò l'avanzata su per le anguste e collinose strade calabresi. « I tedeschi » telegrafò Alexander il 6 settembre « conducono le loro azioni di retroguardia piu con le demolizioni che con le artiglierie, mentre a Reggio questa mattina non si udiva un solo colpo d'allarme né si è visto un solo aeroplano nemico. Anzi, in questa stupenda giornata estiva mezzi d'ogni tipo facevano la spola tra la Sicilia e la Penisola trasportando uomini, salmerie e munizioni. In quello scenario vivace, sembrava piu una regata del tempo di pace che una grave operazione di guerra. » In pochi giorni le divisioni dell'sa. armata avevano raggiunto Locri e Rosamo, mentre una brigata di fanteria, sbarcata a Pizzo, trovò soltanto le retroguardie tedesche in ritirata. Ci fu qualche combattimento, ma l'avanzata fu soprattutto ritardata dagli ostacoli materiali della zona, specialmente dalle demolizioni compiute dal nemico> e dalle sue piccole ma molto mobili retroguardie. Il PritJJo Ministro al generale Alexander 7 settembre 1943 x. Molte grazie per i vostri telegrammi sulle operazioni nella punta
meridionale della Penisola. Vi prego di dirmi esattamente quali possono essere le conseguenze dello sbarco della divisione a~iotrasportata per prendere Roma e dove questa manovra meglio coincida coi vostri piani. Siamo tutti favorevolissimi all'audace condotta di guerra proposta. 2.. Anche la vostra allusione a Taranto ha destato il mio profondo interesse. Quando contate di farlo? ;. Sono ancora molto preoccupato in merito al flusso dei rinforzi dopo l"'Avalanche". È un fatto che, se voi potete mettere il porto di Napoli in condizione di funzionare, dovreste anche essere in grado di far passare due divisioni alla settimana. Comunicatemi in quale ordine vi proponete di portare il nostro esercito in Italia. Quando entreranno in azione le unità neozelandesi e polacche, la 4a divisione indiana, la 18
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corazzata e le altre divisioni veramente scelte? A quanto sembra, dovrete tenere un fronte esteso almeno quanto quello dell'ultima fase tunisina, vale a dire di almeno 2.70 km., e non è detto che i tedeschi, se daremo loro tempo, non rendano arduo per noi il resistere su quel fronte. 4. Sto aspettando qui col Presidente di giudicare i risultati dcll"'Avalanche" per tornare subito poi in patria. Conto tuttavia di farvi una visita nella prima metà di ottobre, quando verrà dall'America il generale Marshall. Avrò allora da dirvi alcune cose importanti.
Alexander rispose che il Governo italiano, non essendo in grado di annunciare l'armistizio, lo aveva costretto a fare certi cambiamenti. L'82a divisione aviotrasportata statunitense non poteva piu essere mandata nella zona di Roma, poiché nulla era stato fatto dagli italiani per accoglierla e si riteneva che i tedeschi stessero occupando gli aeroporti. L"'A.ualanche" avrebbe avuto luogo secondo i piani prestabiliti, salvo che nessuna formazione aviotrasportata vi avrebbe partecipato; 3000 uomini circa della 1a divisione aviotrasportata erano partiti per mare alla volta di Taranto, dove dovevano arrivare il 9 settembre. Era impossibile dire quale accoglienza avrebbero ricevuta. Aprendo il porto di Taranto al piu presto, Alexander sperava di accrescere il ritmo dei rinforzi in Italia. Nello stesso tempo cominciarono i nostri tentativi di conquistare Rodi e le altre Isole dell'Egeo. Ne riparleremo nei prossimi capitoli. Nello studio del Presidente alla Casa Bianca, Roosevelt e io eravamo seduti a conversare dopo il pranzo, quando l'ammiraglio Pound venne a trovarci per discutere in merito a un problema di carattere navale. Il Presidente gli fece varie domande sugli aspetti generali della guerra, e m'addolorò constatare come il mio fidato amico ammiraglio avesse perduto quella particolare precisione pratica che lo aveva sempre caratterizzato. Il Presidente e io avemmo entrambi la netta sensazione che egli stesse male. La mattina dopo Pound venne a trovarmi nella grande camera da letto-salotto che occupavo e disse bruscamente: « Primo :Ministro, sono venuto a dare le mie dimissio-
t 5. Sulla Cittadella di Quebec, residenza del governatore generale del Dominio, le bandiere britann.ica, canadese e statunitense annunciano l'inizio della Conferenza.
16. Sul!Ji terrazza della Cittadella di Quebec. Da sinistra a destra, seduti: Eden, Roosevelt, la contessa di .Athlonc consorte del governato raie del Canada, Churchill; in piedi: il conte di Ath lonc, il Primo Ministro canadese Mackcnzie King, sit .Akxander Cadogan, e Brcndan I
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ni. Ho avuto un colpo e ho quasi tutto il lato destro paralizzato. Credevo che passasse, ma invece peggiora ogni giorno e non sono piu idoneo al servizio ». Accettai all'istante le dimissioni del Primo Lord del Mare, e gli espressi tutta la mia simpatia per il male che lo aveva colpito. Gli dissi di considerarsi sollevato da quell'istante da ogni responsabilità, e lo pregai di riposarsi per qualche giorno prima di tornarsene con me in patria a bordo del Renown. Egli mostrò un assoluto dominio dei propri nervi e ogni suo gesto era improntato a dignità. Appena usd dalla stanza telegrafai ali' Ammiragliato, ponendo l'ammiraglio Syfret momentaneamente al suo posto, in attesa che si procedesse alla nomina di un nuovo Primo Lord del Mare.
Il 9 settembre avemmo una conferenza ufficiale col Presidente alla Casa Bianca. Il capo dello Stato Maggiore Imperiale e il capo dello Stato Maggiore dell'Aviazione erano tornati in volo a Londra qualche giorno prima, e io ero accompagnato dal maresciallo Dill, dal generale Ismay e dai tre rappresentanti dei capi di Stato Maggiore britannici a Washington. Il Presidente tondusse con sé Leahy, Marshall, King e Arnold. Una pioggia di telegrammi relativamente al passaggio della Marina italiana dalla nostra parte rappresentò un gradevole preludio alla conferenza. Io espressi la speranza che la flotta italiana sarebbe stata trattata con rispetto dagli Alleati ovunque si recasse. In vista di questa riunione, avevo preparato un memorandum per il Presidente, che gli avevo già sottoposto in precedenza quel giorno. Egli mi chiese il permesso di leggerlo ai presenti, p_ensando che avrebbe potuto servir di base alla nostra discussione. j
settetJJbre rn;
1. Sarebbe opportuno che prima di separarci avesse luogo una riunione plenaria dei capi di Stato Maggiore collegati per esaminare la nuova situazione mondiale che si determinerà in base all'assunto che l'attuale battaglia per Napoli e per Roma sia vittoriosa e che i tedeschi si ritirino sulla linea degli Appennini o del Po. 2. Disponendo della flotta italiana, noi guadagniamo non solo quella
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flotta ma anche quella parte della flotta britannica finora impegnata contro di essa. Questa notevolissima aggiunta alla nostra potenza navale dovrà venire utilizzata al piu presto possibile per intensificare la guerra contro il Giappone. Ho pregato il Primo Lord del Mare di studiare con l'ammiraglio King lo spostamento di una potente squadra da combattimento britannica, con relativi incrociatori e navi ausiliarie, verso l'Oceano Indiano, attraverso Panama e il Pacifico. Abbiamo bisogno di una forte flotta orientale di base a Colombo (Ceylon), durante le operazioni anrìbie del prossimo anno. Sarei lietissimo se fosse possibile per questa flotta servire sotto il comando americano del Pacifico e accumulare almeno quattro mesi di fruttuosi combattimenti nel PaciEco, prima di insediarsi nella sua base dell'Oceano Indiano. Non possiamo permetterci d'avere navi oziose. Non so tuttavia come l'arrivo di questi rinforzi possa aumentare il numero dei compiti assegnati alle forze americane nel Pacifico. Indipendentemente da ogni considerazione strategica o di alta politica il Governo di Sua Maestà gradirebbe partecipare alla guerra del Pacifico per poter dare quel grado di aiuto che gli sia possibile, non soltanto ai suoi alleati americani, ma anche in forza degli obblighi contratti con l'Australia e la Nuova Zelanda. Questo trasferimento delle nostre navi verso e attraverso il Pacifico eserciterebbe senza dubbio alcuno un effetto demoralizzante sul Giappone, che deve essersi ormai accorto dei notevolissimi rinforzi navali inviatigli contro; senza contare che tutto ciò sarebbe indubbia causa di soddisfazione per gli Stati Uniti in quanto prova positiva della decisione britannica di prendere parte attiva ed energica per la conclusione della guerra contro il Giappone. ;. L'opinione pubblica deve essere gradualmente portata a rendersi conto di ciò che noi e i nostri Stati Maggiori abbiamo cosi chiaro in mente, e cioè la conversione dell'Italia in una forza attiva contro la Germania. Sebbene non possiamo riconoscere l'Italia come alleata nel pieno senso della parola, siamo stati concordi nel permetterle di pagarsi il biglietto lavorando, e che questo utile servigio contro il nemico verrà non solo aiutato, ma ricompensato. Se dovessero scoppiare combattimenti tra italiani e tedeschi, le prevenzioni della pubblica opinione scomparirebbero rapidissimamente, e in una quindicina di giorni la situazione potrebbe talmente maturare, se sapremo dirigere in questo senso gli eventi, da rendere possibile una dichiarazione di guerra contro la Germania da parte dell'Italia. Il problema della bandiera italiana inalberata sulle navi italiane, e anche quello relativo agli equipaggi italiani a bordo di quelle navi sotto il controllo britannico o americano, richiedono particolare attenzione. L'intera questione dell'utilizzazione e del
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rendimento massimo della Marina italiana esige un riesame molto serio, a partire da questo momento. 4. In base all'assunto di una vittoria decisiva nella zona di Napoli, è stato già convenuto, ritengo, dover noi marciare a nord su per la Penisola italiana, sino a urtare contro il principale sbarramento germanico. Se gli italiani saranno ovunque favorevoli, e il loro esercito verrà in nostro aiuto, lo schieramento di almeno una dozzina di divisioni italiane ci sarà di grande vantaggio per il mantenimento del fronte attraverso l'Italia e la possibilità di avvicendamento per le forze alleate. Se, a battaglia di Napoli finita, non incontreremo una seria resistenza a sud della principale linea tedesca, non dovremmo impiegar troppo tempo per cominciare ad attaccarla con lievi forze, e io sarei propenso a sperare che per la fine dell'anno al piu tardi noi dovremmo poterla attaccare in forze. Piu presto ciò sarà, tanto meglio. Non potrà piu essere il caso, allora, di anemizzare !"'Overlord". Non dobbiamo dimenticare a questo punto la nostra intesa di cominciare a muovere le sette divisioni in graduale successione, a partire dal novembre. 5. Ho esaminato la campagna del 1944 alla luce di queste nuove possibilità, e sono profondamente convinto della necessità da parte nostra d'avanzare con estrema cautela verso nord, dopo aver superato la parte piu stretta della Penisola italiana. Naturalmente se i tedeschi si ritirassero fino alle Alpi si determinerebbe una situazione diversa, ma, ove ciò non avvenisse, estendere e dilatare il nostro fronte nella pianura lombarda sarebbe impresa superiore alle nostre forze, date le esigenze delI"'Overlord". Dobbiamo anche considerare che i tedeschi, disponendo di linee interne, possano forse premere sul nostro fronte in Italia con forze superiori a quelle che noi vi avremmo alla fine dell'anno. La possibilità di un forte contrattacco tedesco non va esclusa. Amerei che si considerasse l'opportunità o meno, per quando ci troveremo contro la principale linea difensiva tedesca, di costruire una salda linea di fortificazioni nostre, bene estesa in profondità. Lavoratori militarizzati italiani potrebbero venire impiegati in gran numero a questo scopo, e truppe italiane potrebbero naturalmente partecipare alla difesa della linea. Cosi che per la primavera noi dovremmo essere in grado, in questo teatro di guerra, o di sferrare un'offensiva, qualora il nemico sia debole, e comunque minacciarne una, o d'altra parte restare sulla difensiva, utilizzando le nostre forze aeree, che nel frattempo saremo venuti accumulando, da dietro la nostra linea fortificata, e stornare una parte delle nostre truppe per un impiego altrove, sia a occidente, sia a oriente. Spero che tutto questo verrà esaminato. 6. Siamo entrambi profondamente consapevoli della grande impor-
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tanza della situazione balcanica. Dobbiamo assicurarci che l'Alto Comando del Mediterraneo, tuno preso dalla sua attuale battaglia, non trascuri le necessità delle forze partigiane balcaniche. Il problema delle forze italiane esige un esame immediato. Gli ordini del comandante in capo del Medio Oriente, generale Wilson, resi noti oggi, sono per il momento ben concepiti, ma noi abbiamo bisogno di vedere con maggior chiarezza esattamente che cosa vi si intende. Supponendo che gli italiani possano essere indotti a entrare in guerra contro la Germania, possibilità immense sembrano aprirsi. Non abbiamo davvero bisogno di risalire faticosamente i Balcani dal fondo. Se potessimo giungere a un accordo tra i patrioti e le truppe italiane, dovrebbe essere possibile aprire all'istante uno o piu buoni porti sulla costa dalmata, che permetterebbero l'invio di munizioni e rifornimenti e consentirebbero a noi di portare in buone condizioni di combattimento tutte quelle forze disposte a obbedire ai nostri ordini. La situazione germanica io tutto questo settore diverrà quanto mai precaria, specialmente nel campo dei rifornimenti. Quando la linea difensiva attraverso l'Italia settentrionale sia stata completata, potrebbe esserci possibile utilizzare una parte delle nostre forze assegnate al Mediterraneo, e accentuare cosf un movimento verso nord e nord-est dai porti dalmati. Per il momento i maggiori sforzi dovranno essere fatti per organizzare gli attacchi contro i tedeschi per tutta la penisola balcanica. 7. Infine, il problema delle Isole, che è ora maturo per essere esaminato. La Sardegna, immagino, capitolerà immediatamente, sebbene noi si possa dover mandare qualche aiuto agli italiani per il disarmo di quelle unità germaniche che vi si trovassero. In Corsica i tedeschi sono forse già stati sopraffatti, ma quello è senza dubbio luogo per una spedizione francese. Anche se una sola divisione potesse essere mandata dal Comitato Nazionale francese, l'isola potrebbe con ogni probabilità essere rapidamente liberata, e non dubito che la sua fiera popolazione potrebbe fornire almeno un'altra divisione o anche due, levate direttamente sul posto. Il telegramma del generale Wilson sulle operazioni contro Rodi e altre isole del Dodecaneso va bene per il momento, ma non sono convinto che un impiego sufficiente si faccia nelle attuali condizioni delle forze nel Medio Oriente. Sto provvedendo a un'immediata indagine sulla precisa dislocazione di tutte le unità di forza superiore al battaglione, sperando che guarnigioni e corpi di spedizione improvvisati possano essere trovati per varie azioni di minor conto. 8. Dobbiamo attenderci reazioni di vasta portata in Bulgaria, Romania e Ungheria, e queste possono a loro volta provocare passi dalla Turchia senza che noi s'abbia bisogno di fare la minima richiesta o legarci col
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minimo impegno. Anche tutto ciò esige attentissima considerazione militare e politica. E a mio avviso faremmo bene a procedere quest'oggi, se siete d'accordo, a un esame preliminare.
Larghi consensi in linea di massima furono dati alle considerazioni suesposte, e gli Stati Maggiori concertarono nei giorni seguenti la necessaria azione per metterle in atto.
Il giorno dopo il Presidente lasciò Washington per la sua residenza di Hyde Park. Mi invitò a servirmi della Casa Bianca non solo come abitazione ma come sede di qualsiasi conferenza desiderassi di tenere, tanto coi rappresentanti dell'Impero britannico riunitisi a Washington quanto coi capi militari americani, e a non esitare a convocare un'altra riunione plenaria se lo avessi ritenuto necessario. Mi valsi largamente di queste generose offerte. Conseguentemente, dato il generale desiderio di seguire il rapido evolversi degli avvenimenti in Italia e gli sviluppi della dura battaglia per Napoli, convocai un'altra riunione alla Casa Bianca, l'u settembre, e presiedetti io stesso. Gli Stati Uniti erano rappresentati dall'ammiraglio Leahy, dal generale Marshall, dall'ammiraglio King, dal generale Arnold, da Harry Hopkins, Averell Harriman e Lew Douglas. Io condussi meco Dill e Ismay e i nostri tre rappresentanti dei capi di Stato Maggiore collegati. Si discusse di tutti gli argomenti attuali. Marshall parlò delle condizioni della zona di Napoli e del rapido rafforzamento delle divisioni germaniche. Arnold ricordò che noi avevamo ora quasi 3000 aerei impegnati in Italia, il che, disse, era piu di quanto l'intera aviazione germanica avesse su tutti i fronti. Richiamai l'attenzione dei presenti sulle penose proposte relative alla costituzione dei nostri rinforzi sulla Penisola. Ero rimasto inorridito, dissi, dinanzi alla cifra di sole dodici divisioni per il 1° dicembre. Era d'importanza vitale accelerare l'afflusso di uomini in Italia inviando il maggior numero possibile di divisioni. Anche l'arrivo di una sola divisione con 15 giorni di anticipo avrebbe potuto rappresentare una differenza di grande rilievo. Marshall si dichiarò completamente d'accordo, aggiun-
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gendo che si doveva procedere in questo senso, nel modo pio totale. Egli poi ci riferi degli sbarchi aerei brillantemente eseguiti dall'aviazione american:i nel settore operativo del Pacifico meridionale. In conseguenza degli aviosbarchi nella valle di Markham, collegati ad attacchi dal mare, la guarnigione giapponese che contava da 8 a 10.000 uomini era stata virtualmente isolata. Truppe americane martellavano Salamaua ed erano prossime a Lae. Stavano per cadere in nostro possesso aeroporti che ci avrebbero permesso di rendere intenibili gli aeroporti nemici. Il che a sua volta avrebbe modificato tutta la situazione navale. La situazione giapponese nella Nuova Britannia minacciava di diventare in breve disperata. v•erano anche indizi di sgombero giapponese delle Salomone. Fu un onore per me presiedere quella conferenza dei capi militari americani e britannici nella sala del Consiglio della Casa Bianca: e parve essere un avvenimento nella storia dei rapporti anglo-americani.
CAPITOLO VIII
LA BATTAGLIA DI SALERNO (Ritorno in patria)
Sbarco anglo-americano su Salerno - Tenace resistenza germanica Taranto occupata - Ci imbarchiamo sul Renown - Alexander ali'altezza della sitttazione - Contatti con Stalin ed Eisenhower - Sviluppi della battaglia - I comunicati di Alexander - La vittoria - Mary e il cavallone - La presa di Napoli - Mio telegramma a Eisenhower, IJ settembre - Scambio di messaggi coi comandanti - Pausa per raccogliere le forze.
T A sera dell'S settembre Alexander mi mandò il suo segnale L «Zip» (1). Avvicinandosi alle spiagge di Salerno, quella sera, le forze alleate udirono dalla radio britannica l'annunzio della resa italiana. A uomini tesi al massimo per la battaglia imminente la notizia giunse come un trauma, che per il momento sciolse la tensione ed ebbe sfortunate conseguenze psicologiche. Molti s'illusero che d'ora in poi la loro missione si sarebbe risolta in una passeggiata. Gli ufficiali si dettero all'istante a correggere questa impressione, facendo notare che, comunque si fossero condotti gli italiani, ci sarebbe sempre stata un'accanita resistenza germanica. C'era una sensazione diffusa di rilassamento. Tuttavia, come osservò Pammiraglio Cunningham, non comunicare l'esistenza dell'armistizio sarebbe stato un mancar di parola agli italiani. Protetti da grandi forze navali britanniche, i convogli carichi di truppe entrarono nel golfo di Salerno, con scarsa attività dell'aviazione nemica. I tedeschi sapevano del loro avvicinarsi, ma non potevano dire fino all'ultimo momento dove il colpo si sarebbe abbattuto. (1) Quello inviato dai comandanti in campo per comunicate l'inizio di un'operazione. (N. d. T.)
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Lo sbarco della t armata, agli ordini del generale Clark, ebbe inizio prima dell'alba. L'attacco fu sferrato dal VI corpo d'armata americano, dal X corpo d'armata britannico, con Commandos britannici e Rangers americani sul fìanco settentrionale. I convogli erano stati avvistati mentre si avvicinavano, e il radiomessaggio di Eisenhower della sera prima aveva spinto le truppe tedesche della zona ad agire prontamente. Disarmati gli italiani, i tedeschi s'erano assunti la totale difesa e fecero buon uso delle armi moderne assegnate alla difesa in precedenza. I nostri uomini furono fatti segno a un fuoco preciso mentre sbarcavano, e subirono gravi perdite. Fu difficile dare loro adeguata protezione aerea, poiché molti nostri caccia operavano alla massima distanza dalle loro basi siciliane, sebbene fossero rinforzati dagli apparecchi d'una portaerei. Occupata la spiaggia, il VI corpo d'armata fece buoni progressi e alla sera del giorno 11 era avanzato d'una quindicina di chilometri, col fianco destro ripiegato verso il mare. Il corpo d'armata britannico incontrò una resistenza piu tenace. Riusd a prendere Salerno e Battipaglia. L'aeroporto di Montecorvino cadde esso pure nelle nostre ma.ni, ma essendo rimasto sotto il fuoco nemico non poté offrire quella base di rifornimento di cui la nostra caccia aveva tanto bisogno. I tedeschi reagirono con grande prontezza. Le loro truppe fronteggianti l'Sa armata che s'apriva faticosamente la strada su per la punta dello stivale furono trasferite con la massima speditezza sul nuovo campo di battaglia. Da nord giunsero poi gli effettivi di quasi tre divisioni, da est un reggimento di paracadutisti (1 ). I nostri rinforzi arrivavano con lentezza molto maggiore, dato che scarseggiava il naviglio, soprattutto quello sottile. L'aviazione germanica, sebbene indebolita dalle perdite subite in Sicilia, poté, grazie a uno sforzo inte~so, infliggere perdite alle nostre navi con le sue bombe radiocomandate. Tutte le risorse dell'aviazione alleata si volsero a ostacolare l'afflusso dei rinforzi nemici e a bombardare i loro concentramenti di truppe. Navi da guerra entrarono nella baia di Salerno per fornire l'appoggio dei loro grossi calibri. L'Sa armata venne da Montgomery spronata al (r) Per la disposizione delle truppe tedesche e italiane 1'8 settembre, v. l'Appendice D.
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Lo sbarco a Salerno.
massimo della sua velocità per congiungersi con la 5a., che era sottoposta a una grave pressione. Tutto questo fu di notevole aiuto e, secondo l'opinione di alti ufficiali germanici, l'assenza della Luftwaffe e la mancanza di qualsiasi difesa dai bombardamenti navali furono decisive per la nostra vittoria. Mentre la battaglia di Salerno infuriava, notevole impresa fu quella di Taranto, per la quale non soltanto Alexander, ma anche l'ammiraglio Cuoningham, ai quali spettava la responsabilità dell'esecuzione, meritano un altissimo elogio per la consapevolezza dei rischi corsi ed elusi. Questo porto di prima classe era in grado di soddisfare le necessità di un'intera armata. La resa italiana or ora avvenuta parve giustificare agli occhi di Alexander l'audacia dell'impresa. Non c'erano aer~i da trasporto in grado di calare sul posto la 1a. divisione aviotrasportat~ britannica, né alcuna specie di naviglio comune per il suo tra· sporto per mare; 6000 uomini della divisione vennero imbar-
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caci su navi da guerra britanniche e il 9 settembre, giorno dello sbarco a Salerno, la Marina entrò audacemente nel porto di Taranto e vi sbarcò le sue truppe, senza incontrare opposizione alcuna. La nostra sola perdita navale fu un incrociatore, affondato per avere urtato una mina (1). Si era convenuto di tornare in Inghilterra per mare, e il Renonm ci attendeva a Halifax. Interruppi il viaggio in ferrovia per salutare il Presidente, e mi trovavo con lui a Hyde Park quando ebbe inizio la battaglia di Salerno. Risalii in treno la sera del 12., per giungere a Halifax il mattìno del 14. Le varie notizie giuntemi durante il viaggio, insieme con quelle dei giornali, mi avevano preoccupato notevolmente. Non c'era dubbio che combattimenti durissimi e prolungati fossero in corso. La mia preoccupazione era tanto piu grande in quanto avevo sempre insistito per quello sbarco di truppe dalle navi; e perciò mi sentivo particolarmente responsabile del loro successo. Sorpresa, vigore e velocità stanno alla base di ogni sbarco anfibio. Dopo le prime 2.4 ore, il vantaggio dato dalla Marina di sbarcare dove piu convenga può sparire. Dove c'erano solo dieci uomini contro di voi, possono essercene in breve diecimila. Con la mente risalii indietro negli anni. Pensai al generale Stopford, che dovette aspettare quasi tre giorni sulla spiaggia della baia di Suvla, nel 1915, mentre Mustafà Kemal faceva affluire due divisioni turche da Bulair al campo di battaglia fino a quel momento indifeso. Una prova piu recente avevo avuta quando il generale Auchinleck era rimasto nel suo Comando al Cairo per avere, in base al criterio piu ortodosso, dall'alto e dal centro, una miglior visione panoramica dei movimenti delle truppe ai suoi ordini, mentre la battaglia, su cui tutto si imperniava, veniva decisa a suo sfavore nel deserto. Nutrivo la massima fiducia in Alexander, ciò nonostante trascorsi una giornata penosissima, mentre il nostro treno rombava attraverso le amene distese della Nuova Scozia. Alla fine scrissi (1) Conservo nella mia casa la bandiera britannica, dono del generale Alexander, issata a Taranto: fu la prima bandiera alleata che sventolasse sul continente europeo dopo la nostra espulsione dalla Francia.
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la seguente missiva per Alexander, certo che egli non se ne sarebbe offeso. Non fu mandata se non quando già eravamo m mare. Il Primo Ministro al generale Alexander r 4 settembre 1943 1. Conrido che seguiate in modo particolare la battaglia dell"' Ava/anche", che domina ogni altra cosa. Nessuno dei comandanti impegnati s'è ancora battuto in un'operazione di cosi vasta scala. La battaglia della baia di Suvla fu perduta perché Ian Hamilton fu consigliato dal suo capo di stato maggiore generale di restare in un punto remoto del centro dove avrebbe potuto seguire ogni cosa. Se egli invece si fosse trovato sul posto, avrebbe potuto salvare la situazione. A questa distanza e con informazioni ritardate, non posso pretendere di giudicare; ma sento mio dovere porre sotto i vostri occhi questa mia esperienza del passato. 2. Nulla deve essere trascurato di ciò che alimenterà la battaglia decisiva per Napoli. 3. Chiedete qualunque cosa vi occorra e io provvederò con la massima precedenza su ogni altra considerazione.
La sua risposta fu immediata e confortante:
Il generale Alexander (Salerno) al Primo Ministro (in navigazione) If settembre 1943 Son certo che sarete lieto di sapere aver io preced11to il vostro saggio consiglio: sono ora qui con la l' armata. Molte grazie per la vostra offerta d'aiuto. Tutto il possibile viene fatto perché /' "Avalanche" sia ima vittoria. Le sue sorti saranno decise nei prossiJJJi giorni. Mi sollevò anche sapere che l'ammiraglio Cunningham non aveva esitato a rischiare le sue corazzate sotto la costa in appoggio delle forze di terra. Il giorno 14 mandò la Warspite e la Valiant, che erano appena arrivate a Malta, guidando alla resa il grosso della flotta italiana. Il giorno seguente erano in azione e il loro preciso bombardamento, su indicazioni dell'aviazione, coi grossi calibri, impressionò amici e nemici, grandemente contribuendo alla sconfitta germanica. Purtroppo, il pomerig-
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gio del giorno 16, la Warspite fu danneggiata da un nuovo tipo di siluro volante, del quale avevamo avuto qualche informazione e altre dovevamo averne. Il Prifllo Ministro (in navigazione) ali'ammiraglio Ctmningbaf!J (Algeri) rJ settembre r943
Sono molto lieto che abbiate impiegato la Warspite e la Valiant, dato che l'importanza della battaglia giustifica pienamente azioni eccezionali. Vogliate trasmettere loro mie felicitazioni.
Mi giunse anche il seguente messaggio:
Il Primo Ministro Stalin al Presidente F. D. Roosevelt e al Primo Ministro Churchill r4 settembre r943 Ho ricevuto il vostro messaggio del IO settembre. Mi congratulo dei nuovi successi e soprattutto del progettato sbarco a Napoli. Non c'è dubbio che il vittorioso sbarco presso Napoli e la rottura tra l'Italia e la Germania vibreranno un altro colpo contro la Germania hitleriana e faciliteranno notevolmente le azioni delle armate sovietiche sul fronte russo-tedesco. Attualmente l'offensica delle truppe sovietiche si sviluppa in modo favorevole. Ritengo che saremo in grado di conseguire ulteriori successi entro le prossime due o tre settimane. È possibile che entro qualche giorno noi si riconquisti Novorosiisk. Fu un sollievo a bordo del Renmvn. La splendida nave era attraccata lungo il molo e l'ammiraglio Pound, venuto direttamente da Washington, si trovava già a bordo. Stava piu impettito che mai, e nessuno, guardandolo, si sarebbe mai immaginato che fosse stato colpito da un attacco di paralisi. Lo invitai a prendere i suoi pasti alla mia tavola durante la traversata, ma mi disse che preferiva mangiare nella sua cabina col suo capo di stato maggiore. Salpammo una mezz'ora dopo e, per sei giorni, seguimmo la nostra rotta a zig-zag per l'Oceano. E intanto la battaglia di Salerno continuava. I telegrammi giungevano ininterrottamente. Alex.ander fu cosi gentile da
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tenermi sempre informato e i suoi vividi messaggi meritano d'esser letti per la luce che gettano su tutto l'evento. Il generale Alexatider al Primo Ministro (in navigazione) I6 settembre 1943
Torno ora da 1111 vasto giro d'ispezione s11l fronte della J ar!llata. Ho visto entralllbi i comandanti dei corpi d'armata, t11tti i co!llandanti divisionali e ispezionato parecchie brigate in prima linea. Sebbene non sia completamente soddisfatto della sitt1azio11e, lo sono con11111q11e pù, di 24 ore fa, per i seguenti 111otivi: I tedeschi non hanno pù, sferrato tm vero e proprio attacco dalla notte del 1 J. Q11esto ci ha dato tempo di migliorare in certo qual modo fa nostra posizione, permettere 11n po' di riposo a tmppe sfinite, e avere a/cmii rinforzi di t10n1ini e materiali. Inoltre l' S4 ar!llata si sta avvicinando. M'è stato anche possibile rialzare il morale delle tmppe, e impartire disposizioni di cui le seguenti sono di grande importanza. Tenere q11anto abbiamo conq11istato, consolidando a ogni costo posizionichiave mediante trincee, filo spinato e canipi minati. Riorganizzart• formazioni e unità disperse e frammiste. Formare tmppe di copert11ra locali, e 11na forte riserva 1J1obile. Informare le truppe del rapido avvicinarsi del/' S4 armata e del/'afll11ire dei rinforzi, in arrivo ormai giorno e notte. La nostra att11afe debolezza è dovuta ai seguenti fattori: i tedeschi sono stati in grado di concentrare grandi forze piu rapidamente di quanto noi siamo stati in grado di costit11ire difese sufficienti per tenere q11anto conq11istato con le prùm ondate d'assalto. I tedeschi occtpano la maggior parte delle altt1re e domina110 la spiaggia da posizioni elevate. Le nostre trippe sono stanche. Le nostre infiltrazioni verso l'interno sono di lieve entità; noi abbiamo perd11to momentaneamente l'iniziativa. Q11esta notte la nostra aviazione ha lanciato 1m battaglione di paracad11tisti dietro le linee nemiche, nella zona di Avellino. Inoltre l'aviazione ha trasportato questa notte 16oo 11omini della 82 divisione. Mi sono accordato con la Marina per il trasporto s11 incrociatori da Philippeville di rinforzi di IJOO 110111ini della fa11teria britannica, che dovrebbero arrivare entro 48 ore. Ho fatto preuioni per accelerare l'arrivo della J divisione americana, che comincerà a sbarcare il giorno I 8. I prù11i elementi della I divisione corazzata sono in arrivo q11esta 4
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sera, ma ci vorrà qualche giorno per sbarcarli e concentrarli. Una sola brigata di fanteria arriverà questa sera. Abbia1no ultimato la costruzione di tre piste d'atterraggio, e ora gli Spitfire operano da Salerno e dintorni. T1,1tta la nostra aviazione è concentrata nella zona della battaglia. Riprenderemo . l'iniziativa e cominceremo la conqtlista di posizionichiave appena avremo le forze sujfìcienti. Dio benedice la nostra iniziativa e .un po' di fortuna assicurerà il trionfo delle nostre armi. Il Primo Ministro (in navigazione) al generale Alexander Io settembre I943
Il mio stato d'animo riguardo l'"Avalanche" si esprime nella frase di Foch: "Cra1?Jpo11nez partout". La Marina fa molto bene a gettare nella battaglia le sue navi maggiori, perché questi combattimenti hanno importanza di vasta conseguenza. La mia sensazione è che stiate per vincere.
Il Primo Ministro al generale Alexander Il settembre I943 1. Sono molto lieto che abbiate assunto il controllo diretto dell'"Avalonche". Ero stato, come voi sapete, molto in ansia per la lentezza con cui giungevano rinforzi per questa operazione. È ora una grande notizia che Montgomery conti di far entrare in azione l'&a armata il giorno 17. 2. È giusto usare navi da battaglia nei gruppi in servizio di protezione ravvicinata in attesa di ritornare a un miglior equilibrio nell'assegnazione delle forze navali. ; . Gli auguri migliori. Vogliate continuate a tenermi informato. Sono in mezzo ali'Atlantico, ma posso ricevete messaggi in qualunque ora.
Per tre critici giorni le sorti pendettero incerte. Battipaglia fu perduta, ma la 56a divisione, sebbene indebolita da gravi perdite, riusci'. a tamponare un'ulteriore avanzata da Battipaglia verso il mare. Sul fronte del VI corpo d'armata americano il nemico, sfruttando il varco debolmente difeso tra questo corpo e gli inglesi, irruppe da nord e varcò il fiume Sele minacciando di giungere sulle spiagge di sbarco alle spalle degli americani. Furono fermati appena in tempo dal fuoco di sbarramento delle artiglierie americane. La linea alleata resistette col minimo margine. La 4 5a divisione americana, che era stata tenuta
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in riserva sulle navi, era ora in piena azione sul fronte del VI corpo d'armata. Vari rinforzi cominciavano ad arrivare. La nostra 7a divisione corazzata e l'sza aviotrasportata americana giunsero dal mare e dal cielo. Dopo sei giorni di accaniti combattimenti, che ci procurarono istanti di grave sospensione, i tedeschi non riuscirono a ricacciarci in mare. Il I 5 Kesselring se ne rese pienamente conto. Facendo perno con l'ala destra sulle alture presso Salerno, cominciò a far arretrare il suo fronte. Il giorno dopo la 5a e ga armata si congiungevano. Avevamo vinto.
Il generale Alexander al Primo Ministro ( in navigazione) 18 settembre 1943 La situazione generale continua a migliorare e noi stiamo riprendendo l'iniziativa. Ci sono stati notevoli attacchi in forze contro il X corpo d'armata britannico a nord, ma sono stati tutti respinti. Sul fronte del VI corpo gli americani sono ali'offensiva e combattimenti sono in corso ad Altavilla. Come sapete, pattuglie della l' e del/' 8" armata si sono congiunte. La I divisione corazzata sbarca regolarmente. 1;00 uomini di fanteria sono giunti ieri sera in rinforzo X corpo d'armata. Rinforzi americani di circa 1600 uomini sono attesi entro un paio di giorni. La 3a divisione americana comincerà a sbarcare domani sera. L'accumulo di munizioni e vettovaglie è soddisfacente. L' sa armata avanza su Auletta e Potenza, ma fino a questo momento non ho ricevuto rapporti sulla dislocazione delle sue punte avanzate. La za divisione aviotrasportata britannica, nella zona di Taranto, è in azione, e noi ci siamo congiunti coi canadesi; ma le nostre forze sono troppo limitate per svolgere piu che azioni di disturbo contro i tedeschi. La 7 sa divisione di fanteria deve cominciare le operazioni di scarico a Taranto il 22 settembre, e l'S" divisione indiana a Brindisi il 23. Mio obiettivo immediato è la formazione di tre forti gruppi di combattimento: la Ja armata americana nella zona di Salerno, l' sa armata al centro, il V corpo del!' sa armata nella zona di Taranto. Da queste solide basi noi avanzeremo verso nord e ho impartito le seguenti direttive: La Ja armata deve far perno sulle alture a nord-ovest di Salerno e conquistare i colli intorno a Avellino. L' 8° armata occuperà
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la zona di Potenza. Obiettivi successivi saranno per la ;a armata il porto di Napoli, per I' sa i campi di aviazione nella zona di Foggia. Non intendo ingannarvi con un ottimismo esagerato, ma sono convinto che noi abbiamo ora la situazione in pugno, e potremo svolgere le fut11re operazioni secondo i piani prestabiliti. Eravamo già alla Clyde, qua11do giunsero notizie decisive da Alexander.
Il generale Alexander al Prùno 1vf.inistro I9 settembre 1943
Posso affermare in piena jid11cia che t11tta la situazione è mutata a nostro favore e l'iniziativa è in nostre mani..... . Ritmisco quest'oggi a Siracusa la sede principale del mio Comando. Il 21 settembre inviai le mie congratulazioni al generale Eisenhower, pregandolo di trasmettere i miei saluti al generale Clark. Ii Primo Ministro ai generale Eisenhower (Algeri) 2I
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1. Mi congratulo per il vittorioso sbarco e Io spiegamento verso nord delle nostre armate. Come il duca di Wellington disse alla battaglia di Waterloo: "Ce l'abbiamo fatta, ma per un pelo"; e la vostra tattica di saper osare è stata coronata da successo. Se lo ritenete opportuno, inviate da parte mia un messaggio a Clark, che, a quanto sento, ha fatto meraviglie. Certamente noi collaboriamo in un modo quale mai s'era visto tra alleati. 2 . Mi pare molto desiderabile, se vi fosse possibile, mandare piu truppe francesi in Corsica, e stabilire contingenti piu notevoli di truppe britanniche o americane in Sardegna. Poiché disponiamo ora di buoni porti per lo sbarco delle salmerie, le truppe non avranno bisogno d'essere affardellate per il combattimento, ma la loro presenza servirà a rianimare le truppe italiane e i patrioti france~i e corsi. 3. Noi vi sosteniamo quanto ci è possibile in merito alla collaborazione del Governo italiano e sono certo che tutto andrà secondo voi desiderate. 4. Il maresciallo Smuts giungerà al Cairo lunedi 27 settembre e con Casey visiterà il vostro settore quattro giorni dopo, diretto in Inghilterra.
17. Il generale Bedell Smith 6rma la dichiarazione di arm1suz10 tra le Nazioni Alleate e l'Italia. A destra, in abito scuro, il generale G. Castellano, con l'interprete.
18. Eisenhower str~nge la mano al generale G. C.'lsrellano, dopo la fuma dell'armistizio.
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Egli ha la mia piena fiducia, e potrete parlare con lui d'ogni cosa liberissimamente. Si fermerà a Londra alcuni mesi, in quanto membro del Gabinetto di <;;uerra britannico. Avrà grande influenza sull'opinione blica inglese e vi sarò grato se vorrete trattarlo con la massima considepu brazione. È un uomo straordinario e uno dei miei piu cari amici.
I sei giorni della traversata sarebbero stati meno piacevoli se avessi saputo quanto stava accadendo ai miei figli. Randolph era stato ai primi di settembre qualche giorno a Malta, per reclutare volontari per il 2° reggimento Servizi Aerei Speciali. Aveva incontrato il generale di brigata Laycock, grande amico suo e mio, che gli aveva detto, sapendo quanto stava per accadere: « C'è qualcosa di bello che si prepara per i Commandos. Volete venire anche voi? » Cosi Randolph andò con lui e restò preso nella battaglia fino al collo. Mary ebbe invece un'avventura di tutt'altro genere. Il Renown navigava bordeggiando su un mare piuttosto grosso, quando uno degli ufficiali propose a mia figlia una passeggiata sul ponte di poppa. Questo, come l'ufficiale avrebbe dovuto sapere, non era praticabile causa il bordeggio della nave, che non permetteva di prevedere come le ondate sarebbero venute sopra coperta. Mary era appoggiata al parapetto col suo compagno quando la nave accostò bruscamente. «Oh» fece lei « guardate che bell'onda ci viene incontro!» « Tenetevi stretta I » gridò !"ufficiale, resosi conto del pericolo. Un istante dopo il diluvio s'abbatteva su di loro rovesciandoli sul ponte fino agli ombrinali dell'altro parapetto; e se non fosse andata a sbattere contro una soprastruttura di questo, Mary sarebbe finita in mare. Il comandante aveva visto l'incidente da dietro la torretta e stava per ordinare che si calasse una boa di salvataggio, quando il ritorno della nave alla posizione primitiva buttò gran parte dell'acqua imbarcata fuori dall'altro bordo, e Mary ritrascinata attraverso il ponte poté questa volta attaccarsi ai cavi dell'ancora. Quanto al povero ufficiale, continuava ad andare e venire sullo stesso per11.
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corso. Furono afferrati e ricondotti grondanti a salvamento. L'ufficiale si buscò una notevole ramanzina, Mary si cambiò e tutto mi fu tenuto nascosto fino allo sbarco. Un altro episodio, ma di carattere piu gradevole, ebbe luogo nella mia cerchia privata. Tra il gruppo di ausiliarie venute con noi c'era una bellissima ragazza. Leslie Rowan, mio segretario privato, la corteggiò e si fidanzò con lei durante quei giorni di mare. Ma la cosa fu tenuta sègreta a tutti. Essi sono oggi felicemente sposati. Al nostro arrivo ricevetti il seguente telegramma:
Il Presidente Roosevelt al Prùno Ministro Felicissi!llo di sapervi gitmto sano e salvo in Patria, spero abbiate avuto una buona traversata. Qtti tutto è tranquillo. Il Congresso ha iniziato i suoi lavori da una settimana, e non e'è ancora nulla di nuovo. I miei pid cordiali saluti a voi tre.
Vinta la battaglia di Salerno, Napoli e gli aeroporti di Foggia erano davanti a noi. Il X corpo d'armata britannico, col VI corpo d'armata americano alla sua destra, respinse le retroguardie nemiche ai piedi del Vesuvio. Passò oltre le rovine di Pompei e di Ercolano, ed entrò a Napoli. Uno sforzo immenso venne ora concentrato sul riattamento del porto, che aveva subito ogni forma di distruzione a opera di mani esperte. Tuttavia il lavoro, in cui gli americani eccelsero, fu cosi efficace che entro una quindicina di giorni 5000 tonn. quotidiane di materiali potevano già affluire a Napoli. I due aeroporti presso la città furono in breve riattivati con grande soddisfazione delle nostre squadriglie di caccia, che avevano dovuto fino a quel giorno servirsi di piste improvvisate. Intanto sulla costa adriatica la 1a divisione aviotrasportata aveva il giorno 1 5 spinto sue pattuglie avanzate fino a Gioia e Bari. La 78a divisione e una brigata corazzata sbarcarono alle loro spalle e insieme coi vari Comandi del V corpo d'armata si congiunsero con l'Sa. armata. Sei squadriglie della RAF cominciarono contemporaneamente ad agire dal campo di aviazione di Gioia. Il nemico sgomberò gli
LA CAMPAGNA D'ITALIA
aeroporti di Foggia il 2 5 settembre, Termoli fu conquistata da Commandos giunti via mare, che, con l'aiuto di successivi rinforzi, resistettero ad accaniti contrattacchi. Qualche giorno dopo il mio ritorno, inviai al generale Eisenhower un telegramma, che va sempre tenuto presente da chi legga tutti i miei messaggi e memorandum dell'autunno e inverno successivi. Il secondo paragrafo cercava di stabilire le proporzioni dello sforzo da esercitarsi nelle nostre varie imprese, soprattutto nei passaggj obbligati. Proporzioni che non debbono essere trascurate da chi desideri comprendere le controversie riferite in un prossimo capitolo. La guerra presenta il problema dell'uso migliore dei mezzi disponibili e ben di rado può riassumersi nella formula "una cosa per volta". Il Primo Ministro al generale Eisenho;;1er (Algeri) 2f
settembre z943
Date le mie insistenze affinché si agisse in molteplici direzioni, ritengo di dovervi indicare le precedenze che mentalmente assegno a questi numerosi obiettivi desiderabili. 2. Quattro quinti del nostro sforzo debbono essere rivolti agli invii di truppe e materiali in Italia. Un decimo al rafforzare le nostre posizioni in Corsica e nell'Adriatico. L'ultimo decimo va concentrato su Rodi. Questo naturalmente si riferisce soltanto a quei fattori limitati che, presumo, sono soprattutto naviglio da sbarco e d'assalto e naviglio sottile. 3. Vi mando questo messaggio esclusivamente come indicazione sommaria del mio pensiero, perché non vorrei pensaste che io insisto affinché si proceda in ogni cosa in tutte le direzioni, senza sapere quanto siano gravi i limiti impostivi. 1.
Il generale Eisenhower al Primo hf.inistro 26 sejte!llbre I94J
Stia1JJ0 procedendo a un attento e.same delle nostre risorse,per dar,9 al Medio Oriente il necessario appoggio, e sono certo che si possa soddisfare alle esigenze minime del Medio Oriente. Quando Montgomery avrà potuto spingere il grosso delle sue forze ftno a sostenere l'ala destra della f a armata, le cose cominceranno ad
WINS1'0N CHURCHILL
assumere un ritmo piu rapido sul fronte di Napoli. Come srmpre accade dopo le prime fasi di un'operazione combinata, abbiamo subito tensioni estreme sia tattiche, sia amministrative. Lavoriamo intensamente a migliorare la situazione e avrete buone notizie tra breve. La risposta di Eisenhower non si riferiva specificatamente, come io avevo sperato, a quella parte, da me ritenuta di suprema importanza, del mio messaggio, e cioè la piccola proporzione di truppe richlesta dalle imprese sussidiarie. Continuai i miei scambi di messaggi con Alexander e Montgomery. Il Pri,no Ministro al generale Alexander
2; settembre 1943 1 . Comprendo perfettamente come l'sa armata debba attendere d'essere raggiunta dai servizi. 2.. Approvo l'idea di un'avanzata su un largo fronte che il nemico troverà difficile arginare. Ma immagino che dovrete anche adattarvi ad avanzar/ con minori mezzi anfibi. 3. Avrete notato come io abbia annunciato in Parlamento che la campagna d'Italia è il "terzo fronte". Il secondo fronte è qui in Inghilterra, non in atto, ma in potenza. È a questa forma di esposizione dei fatti che bisogna ricorrere, come la meno sgradevole ai russi e quella che evita discussioni con loro relativamente al fatto se la campagna d'Italia sia o non il secondo fronte.
La 5a. armata anglo-americana entrò in Napoli il
1°
ottobre.
Il Primo Ministro al generale Eisenhower (Algeri) 2
ottobre 1913
:Mi rallegro con voi per lo splendido andamento delle nostre azioni nel Mediterraneo, e per l'essere divenute la Sardegna e la Corsica semplici incidenti di questa campagna. I miei migliori auguri per l'avvenire. Ii Primo Ministro al generale Aiexander (Italia) 2
ottobre 1913
Considero di enorme valore l'avanzata dell'&a armata sul fianco est So che Montgomery dovrà tra breve arrestarsi per aspettare i rifomimen-
LA CAMPAGNA D'ITALIA
ti, ma spero che ciò non significhi che le sue pattuglie avanzate e le sue forze di ricognizione non si tengano in contatto con le retroguardie nemiche. Tutti i nostri servizi d'informazioni segrete tendono a mostrare che il nemico ha per scopo di guadagnar tempo e ritirarsi a nord senza gravi perdite. Esso non dispone, comunque, delle forze necessarie per creare un fronte, contro quelle che voi state ora mettendo in campo. Ritengo che questa favorevole situazione sia dovuta al vostro colpo maestro della conquista di Taranto, con le sue impareggiabili capacità portuali, e vi prego di accogliere a questo proposito le mie piu sincere congratulazioni. Ho esaminato il piano che avete mandato iµ Inghilterra tramite il vostro ufficiale e noto che ne avete già attuato la prima e seconda parte. Spero che la terza sia compiuta per la fine del mese e che noi ci si incontri a Roma.
Il generale Alexander al Primo Ministro J ottobre I943
Vi sono molto grato del gentile telegramma, e apprezzo moltissimo la vostra lode...... Quando riuscirò a organizzare compiutamente la RAF e a far funzionare la nostra macchina amministrativa a dovere, allora tutto procederà a gonfie vele. Ho ora stabilito il mio comando a Bari, dove sono vicino alla prùva linea, e a piu diretto contatto coi miei due comandanti d'armata e con le mie basi principali. Il maresciallo dell'Aria Coningham è naturalmente con me. Riassumendo, tutto andrà bene, i tedeschi ve"anno molestati e una continua pressione verrà esercitata sulle loro retroguardie da forze leggere dotate di grande mobilità, nonché dall'aviazione, ogni qua/. volta non ci sia possibile raggiungerli col grosso delle nostre formazioni. Il Primo Ministro al generale Montgomery 2.
ottobre 1943
Sono felice di vedere l'&a. armata procedere cosi stupendamente. Vivè congratulazioni per tutto quello che avete fatto. Oso sperate che ricordiate quanto ebbi a dirvi quel giorno a Tripoli su dove avremmo potuto incontrarci.
Il generale Jvf.ontgomery al Pri,110 Jv[inistro ottobre 1943 Grazie pér il vostro cortese messaggio. Siamo avanzati d'un lungo tratto e molto rapidamente. E stato necessario per venire in aiuto alla J
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f' armata, ma ciò ha rappresentato tm grandissimo sforzo per i !Jliei servizi, che hanno dovttto essere spostati dalla punta al tallone dello stivale durante le operazioni e sono ora giunti al massimo di tensione. Quando toccherò la strada trasversale Termoli-Campobasso, dovrò arrestare il grosso delle mie formazioni per un breve periodo e avanzare su quella strada soltanto con forze legge.re, mentre organizzerò i servizi su solide basi durante la sosta. Comunque, forze leggere dirette in zone vtt!nerabili possono essere molto ejjicaci e con questo mezzo potrò conservare l'iniziativa e guadagnare altro terreno. Dopo la sosta avanzerò con tutte le mie unità su Pescara e Ancona. Attenderò con impazienza di incontrarmi con voi a Roma. Una battuta d'arresto s'impose ora ai nostri due eserciti. A nord di Napoli la 5a. armata incontrò forte resistenza nemica lungo il Volturno, per superare la quale occorrevano tempo e materiali. Nell'avanzata dell'sa. armata dall'estrema punta della Penisola, il generale Montgomery aveva deliberatamente corso molti rischi logistici pur di raggiungere il campo di battaglia di Salerno. La sua base aveva dovuto ora trasferirsi da Reggio, sulla punta, a Taranto e Bari sul tallone dello stivale. Mentre tutto ciò veniva compiuto, l'8a. armata aveva raggiunto il limite della propria autonomia. Inoltre, l'occupazione di Foggia aveva permesso di cominciare a occupare i suoi aeroporti con bombardieri pesanti; e questa era impresa che richiedeva il trasporto di molte migliaia di tonnellate di materiali e poteva quindi essere effettuata soltanto gradualmente. Alla metà d'ottobre i tedeschi avevano 19 divisioni in Italia, e gli Alleati l'equivalente di 13. Erano necessari, dunque, notevoli rinforzi per conservare le nostre rapide e brillanti conquiste. Tutto questo richiedeva al nostro naviglio uno sforzo enorme. Il settembre era stato un mese davvero fruttuoso. La collaborazione anglo-americana delle forze di terra, mare e cielo aveva raggiunto un nuovo primato. Il comandante della 103 armata tedesca in Italia ebbe poi ad affermare che l'armonica collaborazione tra le nostre forze terrestri, aeree e navali sotto un solo Comando Supremo fu considerata con invidia dai tedeschi. La flotta italiana era nelle nostre mani; l'aviazione e l'e-
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sercito italiani, anche se la Germania impediva loro di venire con noi in numero utile, nqn erano piu schierati contro le nostre forze; il nemico era stato battuto in campo aperto e i nostri eserciti avevano divorato 500 km. di Penisola italiana. Dietro di loro stavano porti e campi d'aviazione, sufficienti, quando fossero stati sviluppati, alle nostre necessità. La Sardegna, che per tanto tempo nelle nostre discussioni era stata considerata possibile obiettivo in sostituzione della Penisola italiana, era caduta nelle nostre mani, come un dono, il 19 settembre, mentre la Corsica era stata occupata dai francesi r 5 giorni dopo. L'impresa italiana, per la cui attuazione avevamo tanto lottato, aveva superato le speranze perfino dei suoi piu ardenti fautori. Molto merito spetta al generale Eisenhower per il suo appoggio a questa breve e accanita campagna. Sebbene l'esecuzione sia spettata ad Alexander, il comandante supremo aveva realmente assimilato il punto di vista strategico inglese e s'era preparato ad assumersi la maggior responsabilità di un'impresa i cui rischi erano stati accentuati senza ragione dai suoi stessi capi militari, nella loro stretta aderenza ai progetti per la Birmania e nella loro rigidezza nel voler dare la precedenza alla operazione "Overlord"; atteggiamento che, nei Comandi subalterni, giunse fino ai limiti della pedanteria. Non può esservi dubbio che l'Italia fu in quel periodo la massima preda a nostra portata di mano, e che maggiori contingenti di truppe e di materiali avrebbero potuto affluirvi, senza per questo portare ritardi alla maggiore impresa oltre Manica del 1944.
CAPITOLO IX
PARENTESI INGLESE
Problemi bellici in ParlatJJento - Mie spiegazioni - Agitazioni per il secondo fronte - Il nostro atteggiamento verso re Vittorio Emanuele e il mare sciallo Badoglio - Applicazione di analoghi principi nei riguardi della Germania - Tirannide nazista e militarismo prussiano - Monito sui bombardamenti senza pilota - Necessità di schierare in campo le forze dell'Italia - Morte del Cancelliere dello Scacchiere, sir Kingsley IVood-Sir JohnAndersongli succede - Morte dell'ammiraglio PotmdIJ trattato anglo-portoghese del I 373 - Le Azzorre - Situazione delle miniere di carbone britanniche - Il futuro dei minatori - Ricostruzione della Camera dei Comuni - Due necessarie particolarità di una vera Camera - Mio memorandum sul passaggio dalla guerra alla pace Miei piani per il periodo di transizione - Nomina di lord Woolton a ministro della Ricostruzione. la traversata dal Canada all'Inghilterra avevo preparato un discorso da pronunciare alla Camera in occasione del mio ritorno in patria. Ero consapevole delle critiche che mi attendevano, e che i crescenti successi della guerra avrebbero soltanto dato piu libertà all'opposizione, in Parlamento e sulla stampa, di dire quello che pensava. Il 2 r settembre, due giorni dopo essere sbarcato, feci una relazione ai Comuni che richiese almeno due ore e mezzo. Per evitare che i deputati filassero via a colazione chiesi un aggiornamento di un'ora, che mi fu concesso.
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URANTE
La prima lagnanza era stata che s'era perduto molto tempo per la presa di Napoli attraverso futili negoziati col Governo italiano. Avevo una buona risposta da dare: S'è detto che si sono perduti quaranta giorni di tempo prezioso in questi negoziati e che di conseguenza sangue britannico e americano è
LA CAMPAGNA D'ITALIA
stato inutilmente sparso attorno a Salerno. È una critica tanto infondata quanto offensiva per coloro che sono caduti. La data del nostro attacco principale sull'Italia era stata stabilita indipendentissimamente dall'atteggiamento dal Governo italiano e l'inizio delle operazioni già fissato gran tempo prima dell'inizio di qualsiasi negoziato con quel Governo, ancor prima, anzi, della caduta di Mussolini. Quell'inizio era subordinato al tempo che avrebbe richiesto disimpegnare i nostri mezzi da sbarco dalle spiagge della Sicilia meridionale, attraverso i quali fino alla prima settimana d'agosto la maggior parte dei nostri eserciti aveva dovuto essere rifornita un giorno per l'altro. Questi mezzi da sbarco avevano poi dovuto essere riportati in Africa. Quelli danneggiati _, ed erano molti avevano poi dovuto essere riparati, prima cli venire ricaricati di tutte le Joro munizioni, ecc. nell'ordine piu preciso e complesso, avanti che si potesse parlare cli attuare un'altra operazione anfibia. Suppongo che ci si renda conto della minuzia e delle infinite particolarità che caratterizzano questi problemi. Ogni mezzo da sbarco o da assalto viene riempito nell'ordine esatto in cui le truppe, sbarcando, avranno bisogno dei materiali ch'esso trasporta, nei limiti compatibili con la capacità umana di previsione. Solo in tal modo queste straordinarie operazioni possono essere eseguite sotto l'enorme volume di fuoco che oggi pochi uomini possono sviluppare. La condizione e la preparazione dei mezzi da sbarco furono i soli, ma decisivi, fattori di ritardo. L'"aver perso tempo nei negoziati" è interpretazione errata, come è errato che 11 ministro degli Esteri trattenesse i generali mentre si gingillava con questa o quella clausola. Non c'è mai stato un momento di sosta nel processo cli esecuzione delle operazioni militari, e ogni cosa è sempre stata subordinata alla precipua importanza di tali operazioni. Quando sento la gente affermare con disinvoltura che bisognava sbarcare armate moderne su questa o quella spiaggia, come balle di cotone da scaricare su qualche banchina per poi lasciarvele Dio sa per quanto tempo, stupisco veramente della mancanza di cognizioni elementari che ancora prevale, sulle condizioni della guerra moderna. Debbo dire, ove mi sia consentita una momentanea d igressione, che il genere di critiche ch'ebbi a leggere sui giornali quando arrivai, domenica mattina, mi fa tornare alla memoria quel fatterello del marinaio che si buttò in mare, credo che fosse nel porto cli Plymouth, per salvare un ragazzetto in procinto d'annegate. Una settimana dopo, quel marinaio fu fermato per strada da una donna, che gli domandò: « Siete voi l'uomo che ha salvato mio figlio alcune sere fa? ». Modestamente, il
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marinaio lo ammise. «Ah» fece la donna <e siete proprio quello che cercavo. Dov'è il suo berretto?»
La seconda lagnanza riguardava il secondo fronte, per cui gli elementi comunisti e alcuni altri facevano continue pressioni. Cercai ora di parlare tanto all'Alto Comando germanico quanto alla Camera dei Comuni, con l'intento, insieme, di sviare il primo e informare la seconda. Chiamo il fronte che abbiamo aperto, prima in Africa, poi in Sicilia e ora in Italia, il terzo fronte. Il secondo fronte, che già esiste potenzialmente e va rapidamente accrescendo la sua importanza, non è ancora entrato in azione, ma c'è, e impegna forze nemiche sulla sua linea. Nessuno può dire - e non sono io certamente colui che ne farà cenno - il momento in cui esso entrerà in azione. Ma il secondo fronte esiste, e rappresenta già una grossa preoccupazione per il nemico. Non_ è stato ancora aperto né è stato gettato nella mischia, ma il suo tempo verrà. Al momento giusto questo fronte sarà aperto, e l'invasione a massa dall'Occidente, insieme con quelle dal Mezzogiorno, avrà inizio. È quasi impossibile a coloro che non conoscono né fatti né cifre sui concentramenti americani in Gran Bretagna, o sulle possenti armate di spedizione che si vanno qui preparando, è impossibile a coloro che non conoscono la disposizione delle forze nemiche sui vari fronti, o noo possono fare il conto delle riserve, delle risorse e delle capacità del nemico di trasferire grandi forze da un fronte all'altro sulla vasta rete ferroviaria d'Europa, o ignorano. lo stato e il volume della nostra fiotta e dei mezzi da sbarco d'ogni genere...... è impossibile per tutti costoro esprimere un'opinione utile su questa operazione. (Qui uno o due deputati comunisti interposero: « È questo un riferimento al maresciallo Stalin?».) Non dobbiamo su un problema di siffatta natura lasciarci consigliare dai comunisti inglesi, perché noi sappiamo che se ne stettero io disparte e non si curarono delle nostre sorti, nel tempo del nostro pericolo massimo. Quef consigli che accetteremo saranno di amici e alleati tutt'insieme legati alla causa comune della vittoria. La Camera può essere certa che l'attuale Governo di Sua 1\.faestà non si lascerà mai sviare o sopraffare da agitazioni insipienti, ancorché naturali, o da pressioni, per bene intenzionate che siano, in problemi di questo genere. Non ci lasceremo indurre o attirare in vaste operazioni bellìche contro il nostro miglior consiglio per ottenere l'unanimità politica o le acclamazioni di questo o
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di quel settore. La fase piu sanguinosa - è inutile farsi illusioni - per la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, in questa guerra, deve ancora venire. Né la Camera né il Governo arretreranno dinanzi a questa prova. Non riluttetemo davanti a sacrificio alcuno per la causa comune.
La difficoltà maggiore era data dalla decisione che il Presidente e io avevamo preso e di cui, come il lettore ha visto, ero un ardente sostenitore, di negoziare col re e· il maresciallo Badoglio e riconoscerli e trattarli come cobelligeranti. Le stesse passioni si scatenarono ora nello stesso genere di persone che per il caso dell'ammiraglio Darlan l'anno prima. Ma mi sentivo su un terreno ancora piu solido, questa volta. Possiamo soffermarci per un istante a esaminare e valutare l'atto del Governo italiano, avallato e acclamato dalla nazione italiana. Hitler non ci ha lasciato dubbi sul fatto ch'egli considera la condotta italiana proditoria e ignobile all'estremo: ed egli è buon giudice in queste cose. Altri possono sostenere che tradimento e ingratitudine si ebbero quando la cricca fascista, capeggiata da Mussolini, usò· del proprio arbitrario potere allo scopo di colpire per guadagni materiali la Francia in agonia, diventando cosi nemica dell'Impero britannico, che aveva per tanti anni favorito la causa d ella libertà d'Italia. Quello fu i l delitto. Sebbene non si possa annullarlo e sebbene le nazioni, che lasciano che i loro diritti e le loro libertà siano sovvertiti da tiranni, debbano scontate con gravi pene i crimini di quei tiranni, pure non posso considerare il gesto italiano in questa congiuntura altro che naturale e umano. Possa questo gesto provare d'essere il primo d'una serie d'atti di redenzione. Il popolo italiano ha già sofferto terribilmente. Il fiore dei suoi uomini è stato gettato via in Africa e in Russia, i suoi soldati sono stati abbandonati sul campo di battaglia, le sue ricchezze sono state sperperate, il suo impero è irrimediabilmente perduto. Ora la sua bella patria deve diventare campo di battaglia per le retroguardie germaniche. Sofferenze ancora piu grandi lo attendono. Gli italiani stanno per essere depredati e atterriti dal furore e dalla vendetta di Hitler. Tuttavia, poiché le armate dell'Impero britannico e degli Stati Uniti avanzano in Italia, il popolo italiano verrà salvato dal suo stato di servitu e di degradazione e soccorso a suo tempo nel riprendere il posto che gli spetta di diritto tra le libere democrazie del mondo moderno. Non posso toccar l'argomento d ell'Italia senza rivolgere a me stesso la domanda, che mi sarà giustamente fatta: « Applicheresti questa tesi
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anche al popolo tedesco?». Rispondo: << Il caso è diverso». Due volte nel periodo della nostra vita, e tre volte compresa quella dei nostri padri, i tedeschi hanno sprofondato il mondo nelle loro guerre d'espansione e d'aggressione. Essi fondono in sé nel modo piu terribile le caratteristiche del guerriero e dello schiavo. Non stimano la libertà e lo spettacolo di questa negli altri riesce loro odioso. Ogni qual volta divengano forti si pongono alla ricerca della loro preda e seguiranno con una disciplina di ferro chiunque li guidi ver~o di essa. Il cuore della Germania si chiama Prussia. Là è la fonte della ricorrente pestilenza. Ma noi non vogliamo la guerra contro le razze in quanto tali. Noi combattiamo la tirannide e tentiamo di salvarci dalla distruzione. Sono convinto che i popoli inglese, americano e russo, che hanno patito immense distruzioni, carneficine e pericoli, per due volte in un quarto di secolo, dalla libidine teutonica di dominio, provvederanno questa volta a rendere impossibile alla Prussia, o alla Germania tutta, di farsi ancora loro contro con segreto spirito di vendetta e piani lungamente preparati. La tirannide nazista e il militarismo prussiano sono i due elementi principali della vita tedesca che vanno assolutamente distrutti. Devono essere sradicati se l'Europa e il mondo vogliono salvarsi da un terzo e ancor piu spaventoso conflitto. Le controversie se Burke avesse torto o ragione di dire: « Non conosco il metodo di applicare una condanna contro tutto un popolo » mi sembrano sterili e accademiche. Abbiamo due bersagli molto precisi e pratici su cui mirare: la tirannide nazista e il militarismo prussiano. Puntiamo ogni fucile e poniamo io moto ogni uomo che voglia marciare contro di essi. Non dobbiamo accrescere senza ragione il fardello del nostro compito o il peso che i nostri soldati sopportano. Agli Stati satelliti, subornati o·colti da sacro terrore, si potrà forse, se in grado di contribuire ad abbreviare il conflitto, permettere di pagarsi col lavoro il biglietto del viaggio di ritorno. Ma le radici gemelle di tutti i nostri mali, la tirannide nazista e il militarismo pruss~ano, devono essere estirpate. Finché non si sarà fatto questo non ci saranno sacrifici e violenze da patire che noi non conosceremo. Aggiungerò questo. Avendo, verso la fine della mia vita, raggiunto una certa influenza sulle cose del mondo, desidero affermare con molta chiarezza che non allungherei senza necessità questa guerra d'un sol giorno; e la mia speranza è che se e quando il popolo britannico sarà chiamato dalla vittoria a partecipare all'augusta responsabilità di foggiare il futuro, noi mostreremo lo stesso contegno e la stessa compostezza di cui demmo prova nell'ora del mortale pericolo.
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Avevo ritenuto opportuno durante il mio discorso di rivolgere, a questo punto, un serio e preciso monito sull'attacco incombente su noi di aerei senza pilota, o razzi che dir si voglia. È sempre prudente dimostrare ufficialmente di avere avvertito, gran tempo avanti, un certo fatto, soprattutto quando le proporzioni e la gravità di questo non possano ancora essere valutate. Non dobbiamo in nessuna circos tanza permettere a queste favorevoli tendenze di portarci a supporre che i nostri pericoli sono passati o che la guerra volge alla fine. Dobbiamo anzi aspettarci che il tremendo nemico che noi stiamo martellando cosi duramente farà sforzi frenetici per rappresaglia. I discorsi dei capi tedeschi, da Hitler in giu, contengono misteriose allusioni a nuovi metodi e nuove armi che dovranno tra breve essere provati contro di noi. Sarebbe, si capisce, naturale per il nemico spargere queste voci allo scopo di dar coraggio al suo popolo, ma probabilmente c'è dell'altro. Per esempio, abbiamo ora contezza d'un nuovo tipo di bomba aerea che il nemico ha cominciato a usare nei suoi attacchi contro il nostro naviglio, quando questo si trova presso la costa. Questa bomba, che può essere descritta come una specie di siluro azionato da un razzo, viene sganciata da un'altezza considerevole, per essere poi guidata dal velivolo-madre. È possibile che i tedeschi sviluppino altre armi in base a nuovi criteri, con le quali possono sperare di infliggerci danni che compensino in parte quelli che noi infliggiamo loro quotidianamente. Posso soltanto assicurare la Camera che a queste possibilità noi diamo tutta la vigilanza e lo studio di cui siamo capaci.
Esposi anche il mio pensiero sulle condizioni politiche dell'Italia e sulla nuova crudele realtà della guerra civile che s'andava diffondendo in quell'infelice paese. La fuga di Mussolini in Germania, il suo rapimento a opera di paracadutisti e i suoi tentativi di costituire un Governo tipo Quisling che, con le baionette germaniche, cercherà di imporre ancora il giogo fascista sul collo degli italiani pongono naturalmente il problema della guerra civile italiana. È necessario, nell'interesse generale e nell'interesse dell'Italia, che tutte le superstiti forze della vita nazionale italiana vengano di nuovo schierate in campo attorno al loro legittimo Governo, e
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il re e il maresciallo Badoglio siano sostenuti da tutti quegli elementi liberali e di sinistra capaci di opporsi alla combinazione fascista tipo Quissling, creando cosf condizioni che contribuiscano a scacciare questa fu.rfantesca combinazione dal suolo italiano o, meglio ancora, di annientarla sul posto. Noi accorriamo al salvataggio e alla liberazione d'Italia (un deputato gridò: « Non riuscirete a sollevare gli italiani sotto la bandiera dei voltagabbana!».). Ritengo che l'on. deputato non pensi con la necessaria serietà all'importanza d'un alleviamento del fardello che i nostri soldati debbono sopportare... Il Governo intende certo continuare nella politica di schierare tutte le forze possibili contro i tedeschi per scacciarli d'Italia, Non intendiamo rinunciare a questa azione per timore che forse non si abbia la completa unanimità in merito. Il Parlamento non si basa sull'unanimità; le assemblee democratiche non agiscono in base a criteri unanimi. Agiscono per maggioranze. Ecco il modo d'agire ch'è giusto. È mio desiderio tendere perfettamente chiaro che noi ci sforziamo di schierare le forze maggiori che si trovino in Italia contro i tedeschi e la combinazione fascista di MussoliniQuisling.
Le parole di chiusa furono poco complimentose ma vere. Il sistema migliore per giungere alla massima elasticità è d'avere tre o quattro piani per tutte le probabili contigenze e tutti studiati fino all'ultimo particolare. Allora diverrà molto piu facile passare dall'uno all'altro ovunque e comunque la necessità lo richieda.
Questi argomenti convinsero la Camera e l'opposizione non ebbe piu frecce al suo arco. Lo stesso giorno in cui pronunciai questo mio lungo discorso, io e i miei colleghi fummo colpiti da una grave e inattesa sventura: la morte improvvisa del Cancelliere dello Scacchiere. Non ebbi la ferale notizia se non al mio risveglio la mattina del giorno 2.2. . Kingsley Wood era divenuto in quegli ultimi anni un mio intimo amico. Dopo che era passato al Ministero dell' Aria, nel 1938, avevamo lavorato agli stessi fini. Io gli avevo dato tutto il mio appoggio e senza dubbio egli aveva dato un contributo impareggiabile all'approntamento della RAF per la terribile prova del 1940.·Era Cancelliere dello Scacchiere da quando io ero stato chiamato a formare il Governo nazionale, e il
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suo stato di servizio era dei piu brillanti. Il suo terzo bilancio, al pareggio con 5000 milioni e 750.000 sterline, corrispondeva ai piu saldi principi della finanza del tempo di guerra. Metà era stato ricavato attraverso le tasse. Il tasso del nostro prestito era incredibilmente basso. Invece dello slogan "Sicurezza e 6%" della prima guerra mondiale, eravamo riusciti a ricavare immense somme nel quinto anno di questa guerra a un tasso medio del 2 %, Il costo della vita non era salito piu del ;o% rispetto al livello d'anteguerra. Il principio "pagate in base a quello che guadagnate" aveva occupato le ultime settimane della vita di Kingsley Wood, e il giorno in cui era morto stava preparando una relazione alla Camera sull'argomento. Egli aveva messo in esecuzione, e con molta efficienza, la richiesta che gli avevo rivolta nel 1940, di risarcire coloro che avevano avuto case e stabilimenti distrutti durante la guerra aerea, attraverso il complesso piano assicurativo da lui escogitato. Impiegai le ultime ore che restavano prima che la Camera si riunisse a preparare un discorso commemorativo, che è agli atti. In sir John Anderson, che era allora Lord Presidente del Consiglio, e anche presidente dell'importantissimo Comitato di Gabinetto, oltre che principale esponente del Gruppo studi e sviluppo della bomba atomica, detto "Tube Alloy", trovai un degno successore. John Anderson era stato presidente del Consiglio del reddito interno, e anche capo del Ministero degli Interni per 10 anni, ma aveva vedute assai piu larghe di quanto possano c'a re le esperienze fatte in qualsiasi Dipartimento. Al tempo dei tumulti irlandesi, aveva continuamente rischiato la vita con la massima imperturbabilità, atteggiamento che egli mostrò di nuovo quando, governatore del Bengala, fu oggetto d'un tentativo di assassinio. Aveva mente acuta e vigorosa, spirito saldo e lunga esperienza delle piu svariate responsabilità. La sua nomina fu annunciata il 24 settembre. A eccezione di qualche breve colloquio sopra coperta, non avevo quasi mai visto sir Dudley Pound nella traversata di ritorno, dato che se n'era sempre rimasto chiuso in cabina. Sul treno che ci portaYa a Londra egli mi mandò una lettera con le
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sue dimissioni uffidali da Primo Lord del Mare, responsabilità dalla quale lo avevo sollevato fin da quando il suo male s'era accentuato a Washington. Il problema del suo successore esigeva considerazione. L'ammiraglio sir Andrew Cunningham era una scelta ovvia, proposta dal Primo Lord, sir Alexander, per la fama conquistatasi in tutte le battaglie del Mediterraneo. Avrebbe potuto, del resto, essere tenuto in disparte in un momento in cui tante cose si mettevano in moto e tutte le operazioni si espandevano? Nell'ammiraglio Fraser, che allora comandava la Home Fleet, noi avevamo un ufficiale che godeva fama di ottimo marinaio e inoltre aveva grande esperienza di tutto il lato burocratico dell'Ammiragliato. Fu a lui che io offersi innanzi tutto il posto. L'ammiraglio disse che naturalmente egli era disposto a fare il suo dovere ovunque lo si mettesse, ma che riteneva Andrew Cunningham l'uomo piu adatto. « Io credo di avere la fiducia della mia flotta » disse. « Cunningham ha quella di tutta la Marina. » Mi pregò di soppesare ancora per un po' di tempo il pro e il contro. Risposi che il suo atteggiamento era quanto mai corretto, e dopo ulteriori riflessioni e consulti lo presi in parola e decisi di affrontare quell'importante mutamento nel comando della flotta mediterranea. La nomina cadde pertanto sull'ammiraglio Andrew Cunningham. Il suo comandante in seconda, ammiraglio John Cunningham, lo sostitui. Il cambiamento fu annunciato alla Nazione e alla Marina, che non sapevano nulla della malattia di Pound, il 4 ottobre, quando pubblicai la seguente lettera a sir Dudley .Pound: Con vero dolore ho appreso la necessità da parte vostra di rinunciare per motivi dì salute alla missione affidatavi e che i nostri quattro anni di lavoro comune in questa guerra debbono avere termine. Nessuno sa meglio di me il valore della vostra collaborazione all'Ammiragliato e al Comitato dei capi di Stato Maggiore per la sicurezza del paese e il successo delle nostre armi. La vostra vasta e precisa conoscenza della guerra navale in tutti i suoi aspetti, la vostra forza morale in momenti d'ansietà e di sfortuna, il vostro spirito d'iniziativa e d'intrepidezza, senza cui nessuna vittoria mai potrà essere conquistata, si sono uniti per rendere il vostro incarico di Primo Lord del Mare memorabile negli annali della Regia Marina.
19. Paracadutisti gennaoici ai confini della Città del Vat.icano.
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Dopo il bombardamento su Roma del
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agosto, Sua Santità il Papa va a visitare i quartieri danneggiati. La folla si raccoglie intomo a sceso dalla macchina, impartisce la benedizione.
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Voi ci lasciate in un momento in cui il controllo del Mediterraneo è virtualmente in nostra mano, in un momento in cui la flotta italiana si è arresa nel porto di Malta, un momento, soprattutto, in cui il pericolo dei sommergibili è stato eliminato in misura senza precedenti in questa guerra. Tutti risultati d'incommensurabile valore per il nostro paese, e la parte notevole da voi avuta in essi getta lustro sul vostro nome.
Pound visse ancora per una quindicina di giorni. Un altro piu grave colpo lo lasciò completamente paralizzato. L'ultima volta che lo vidi, sebbene fosse lucido come sempre, non poteva né parlare né muovere la maggior parte del corpo. Quando gli strinsi la mano sinistra, andandomene, egli mi s'aggrappò con una forza straordinaria. Era stato per me un fedele camerata, tanto all'Ammiragliato quanto nel Comitato dei capi di Stato Maggiore. Mori il 2 1 ottobre, anniversario della battaglia di Trafalgar. L'ammiraglio Fraser ritornò a Scapa Flow alla sua flotta. Alla fine dell'anno, battendosi a bordo della sua nave ammiraglia, affondava in un'azione diretta la Scharnhorst, episodio navale di grande onore e importanza. Quando lo rividi a Londra, gli ricordai i famosi versi: · "Not once or h11ice in our rough island-story the path of dttty was the way to glory" (1).
L'ammiraglio fu tanto piu compiaciuto in quanto, mi parve, non aveva mai udito i versi citati. Spe.rai credesse che li avevo composti io allo scopo. Non ho appesantito questa esposizione con la copiosa corrispondenza con gli Stati Uniti e il Portogallo che portò all'accordo per l'uso da parte delle squadre e delle forze aeree angloamericane delle isole chiave - estremamente importanti - delle Azzorre. Tutto fu concordato nel modo piu soddisfacente, cosi che il 12 ottobre potei riferire al Parlamento la conclusione delle trattative. (I) "Non una sola volta o due, nella storia della nostra isola, la via del dovere fu quella della gloria."
12.
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« Ho un annuncio » dissi « da fare alla Camera relativamente al trattato firmato tra l'Inghilterra e il Portogallo nell'anno 13 73 tra Sua Maestà Re Edoardo ID e il re Ferdinando e la regina Eleonora del Portogallo.» Avevo parlato con voce uguale, e feci una pausa per lasciare il tempo alla Camera di assimilare quel 1373. Ci fu come una brusca sospensione di fiato. Non credo che una siffatta continuità di rapporti fra due Potenze sia mai stata, o sarà mai, esposta nell'ordinaria attività quotidiana della diplomazia britannica. Continuai: Questo trattato fu rafforzato in varie forme da altri trattati del 13 86, 1643, 1654, 1660, 1661, 1703 e 1815 e da una dichiarazione segreta dt>l 1889. In tempi piu moderni la validità degli antichi trattati fu ticonosciuta nei trattati d'arbitrato conclusi col Portogallo nel 1904 e 1914. L'articolo 1 del trattato del 13 73 dice testualmente: "In primo luogo noi stabiliamo e diaro fede che vi sarà da questo giorno in poi... sincera, fedele, costante, reciproca e perpetua amicizia, unione, alleanza e affetto sincero, e che come veri e fedeli amici saremo d'ora in poi, reciprocamente, amici agli amici e nemici ai nemici. E aiuteremo, sostettemo, e assisteremo mutualmente l'un altro, per mare e per terra contro tutti gli uomini, onde possano vivere o morire". Questo accordo è ormai in vigore da quasi seicento anni ed è senza paralleli nella storia del mondo. Io debbo ora annunciare la sua piu recente applicazione. Allo scoppio della guerra il Governo portoghese, in pieno accordo col Governo di S.M. del Regno Unito, adottò una politica di neutralità allo scopo di impedire che la guerra si diffondesse nella penisola iberica. Il Governo portoghese ha ripetutamente dichiarato, e recentissimamente nel discorso pronunciato il 2.7 aprile dal dottor Salazar, che la suddetta politica non è minimamente in contrasto con l'alleanza anglo-portoghese, la quale fu riaffermata dal Governo portoghese nei primi giorni della guerra. Il Governo di S.M. del Regno Unito, basandosi su questa antica alleanza, ha ora chiesto al Governo portoghese di accordargli certe facilitazioni nelle Azzorre, che potranno consentire una miglior protezione alla Marina mercantile atlantica. Il Governo portoghese ha aderito alla richiesta, e accordi, i quali entrano immediatamente in vigore, sono stati conclusi tra i due Governi; accordi relativi, uno alle condizioni che regolano l'uso delle suddette facilitazioni da parte del Governo di S.M. del Regno Unito, e due all'aiuto britannico nel fornire materiali e scorte essenziali alle forze armate portoghesi, e al mantenimento dell'economia nazionale portoghese. L'accordo concernente l'uso di facilitazioni nelle
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Azzorre ha carattere temporaneo soltanto e non pregiudica in modo alcuno la sovranità portoghese sul territorio portoghese.
Il giorno dopo dovetti fare un lungo discorso alla Camera sulla situazione delle miniere carbonifere, sulla quale incidevano la necessità essenziale di carbone e la richiesta da parte delle forze armate di materiale umano, oltre alla sottintesa minaccia della nazionalizzazione delle miniere di carbone, problema in sospeso tra i partiti. C'erano state molte polemiche su questo punto, e a me interessava soltanto il mantenimento dell'unità nazionale. · Ritengo che potrebbe essere utile ricordare alla Camera, all'inizio di questa discussione, le basi generali su cui ci fondiamo presentemente. Noi abbiamo un Governo di coalizione nazionale, formatosi per cercare di trarre la Nazione dall'oscura situazione in cui l'attività, o la mancata attività di tutti i partiti politici per molti anni, l'aveva cacciata. Quello che ci tiene insieme è la continuazione della guerra. A nessun socialista o liberale o sindacalista è stato mai chiesto in alcun modo di rinunciare alle sue convinzioni politiche. Questo sarebbe indegno e ingiusto. Noi siamo tenuti insieme da qualcosa di esterno, che assorbe tutta la nostra attenzione. Il principio su cui operiamo è: "Tutto per la guerra, anche se controverso, e nulla di controverso che non sia in buona fede richiesto dalla guerra". Questa è la .nostra posizione. Dobbiamo anche vigilare a che non si prenda la scusa delle necessità belliche, per introdurre innovazioni sociali di vasta portata o mutamenti politici per via obliqua. Prendiamo il problema della nazionalizzazione del carbone. Queste parole non mi spaventano affatto. Io sostenni la nazionalizzazione delle ferrovie dopo l'altra guerra, ma oso dire che fui un po' colpito dall'esperienza del controllo nazionale delle ferrovie dopo la guerra, cosa che portò a un pessimo servizio per il pubblico, a dividendi molto insoddisfacenti per gli azionisti e a uno degli scioperi pio. rischiosi con cui io abbia mai avuto a che fare. Comunque, come dico, il principio della nazionalizzazione è accettato da tutti, purché un giusto risarcimento venga pagato. La discussione procede non su basi morali, ma sul problema .se in realtà noi si possa con la nazionalizzazione giungere a una combinazione piu fertile per la Nazione, di quanto non si possa attraverso l'iniziativa privata e la concorrenza. Nazionalizzare le miniere di carbone susciterebbe aspre polemiche e.sarebbe impresa estremamente ardua, e, a meno che non si possa provare, convincendone la
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Camera, il Paese e tutti i ministri responsabili, che questo era il solo modo con cui poter vincere la guerra, noi non saremmo giustificati imbarcandoci in quest'impresa senza elezioni generali. Sarebbe ben difficile procedere a elezioni generali in questo momento ...... Mi dicono, e posso rendermene perfettamente conto, che una certa ansia è diffusa tra i minatori relativamente a quanto accadrà a loro e alla loro industria dopo la guerra. Essi ebbero una ben trista esperienza dopo l'ultima guerra, la quale aveva continuato a incidere su di loro per un lungo periodo e sull'intero concetto che essi avevano dell'attività mineraria come mezzo di sussistenza. So che c'è preoccupazione. Noi tutti abbiamo motivo di starcene desti pensando agli incubi che ci opprimeranno a guerra conchiusa, e non v'è chi non abbia perplessità e angosce per quel periodo. Ma quanto a me, che sono un ottimista, non credo che la pace debba essere dura come la guerra e confido che noi non cercheremo di renderla tanto dura. Dopo l'ultima guerra, durante la quale io ebbi posti di responsabilità, quasi tutti si condussero peggio che poterono e ci furono momenti in cui il Paese sfuggi quasi a ogni controllo. Abbiamo tratto molto profitto in questa guerra dalle esperienze dell'altra. Cercheremo anche di trarre il massimo profitto dalle dure esperienze di quanto è avvenuto nell'ultima pace. Non intendo minimamente riferirmi al Governo di allora quando dico che, armati della sua esperienza pagata a cosi caro prezzo, noi passeremo dalla guerra alla pace in modo piu ordinato e discìplinato di quanto non facessimo l'altra volta. Ma i mina.tori si preoccupano del loro avvenire. Il Governo di Sua Maestà dà loro assicurazione che l'attuale sistema di controllo, oltre a qualsiasi miglioramento che possa esservi apportato, continuerà dopo la guerra fino a quando il Parlamento non abbia deciso sulla futura struttura delle industrie. Questo significa o che ci sarà un accordo tra i grandi partiti o elezioni generali in cui il popolo sarà libero di scegliere tra dottrine e dirigenti politici. Ma, a ogni modo, fino a quando tutto ciò non sarà finito, nessun decisivo mutamento avrà luogo nell'attuale struttura dell'industria carbonifera. Né vi saranno abolizioni delle molte garanzie per la continuità del lavoro e dei salari o limitazione dei profitti in essa incorporati.
Questa dichiarazione allentò la tensione esistente, e mi fa piacere ancora oggi rileggerla. Infine, il 28 ottobre, ci fu da considerare la ricostruzione della Camera dei Comuni. Una bomba malaugurata aveva sconquas-
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sato la Camera in cui avevo passato tanta parte della mia vita. Ero deciso a che fosse ricostruita al piu presto possibile, compatibilmente con le esigenze di guerra. Ebbi modo, in questo periodo, di foggiare le cose in modo durevole. Sostenuto dai miei colleghi, in massima parte vecchi parlamentari, e con la cordiale collaborazione del signor Attlee, cercai di ristabilire, per quello che poteva essere un lungo periodo di tempo, i due grandi principi su cui nel suo aspetto materiale si basa la Camera dei Comuni britannica. Il primo è che essa deve essere oblunga e non semicircolare, e il secondo che deve essere grande a sufficienza soltanto per dare posto a circa due terzi dei suoi membri. Poiché questa particolarità ha molto stupito gli stranieri, ne riparlo qui. Due sono le caratteristiche principali della Camera dei Comuni a cui devono mirare l'approvazione e l'appoggio di membri del Parlamento riflessivi ed esperti. Il primo è che la sua forma deve essere oblunga e non semicircolare. È questo un fattore importantissimo nella nostra vita politica. L'Assemblea semicircolare, che tanto piace ai teorici politici, costringe ogni individuo o ogni gruppo a muoversi attorno al centro, adottando_le varie sfumature tra il rosa e il rosso secondo che spira il vento. Sono un convinto fautore del distema di partito a preferenza del sistema di gruppo. Ho visto molti Parlamenti pieni d'ardore e di buona volontà distrutti dal sistema di gruppo. Il sistema di partito è molto favorito dalla forma oblunga della Camera. È facile per un individuo spostarsi attraverso le insensibili gradazioni che vanno dalla Sinistra alla Destra, ma il gesto di attraversare il pavimento è di quelli che richiedono grave riflessione. Sono bene informato di questo, perché ho compiuto questo difficile processo non una volta soltanto, ma due. La logica è una ben povera guida paragonata alla consuetudine. La logica che ha creato in tanti paesi Assemblee semicircolari con costruzioni che danno a ogni membro non soltanto un seggio in cui sedere, ma spesso una scrivania con un piano mobile da battere, si è dimostrata fatale al Governo parlamentare, come noi lo intendiamo qui nella sua patria e nella sua casa. La seconda caratteristica di una Camera costituita secondo le linee della Camera dei Comuni è che essa non deve essere abbastanza grande da contenere tutti i suoi membri contemporaneamente senza affollamento e che non si deve neppur parlare del fatto che a ogni membro spetti un seggio distinto riservato a lui solo. La ragione di ciò è stata per gran
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tempo un enigma per i profani e ha spesso destato la curiosità e anche le critiche di nuovi deputati. Tuttavia non è difficile a comprendersi se la si consideri da un punto di vista pratico. Se la Camera fosse abbastanza grande da contenere tutti i suoi membri, nove decimi dei dibattiti sarebbero condotti nella deprimente atmosfera di una Camera quasi VtJOta o semivuota. L'essenza oratoria di una buona Camera dei Comuni è lo stile conversativo, la possibilità di pronte interruzioni.alla buona e di scambi di battute. Lunghe orazioni da un rostro sarebbero un cattivo sostituto allo stile dialogico con cui tanti dei nostri affari politici vengono trattati. Ma questo stile richiede poco spazio e nelle grandi occasioni si avrebbe un senso di affollamento e di ansiosa attesa. Dev'esserci il senso dell'importanza delle molte cose che si dicono in Parlamento, dev'esserci soprattutto il senso che grandi cose vengono decise, bene spesso, alla Camera.
Questo, a ogni modo, fu stabilito secondo il mio desiderio. Durante quei giorni d'intensa attività, mi parve giusto, ora che la nostra vittoria decisiva sembrava certa, occuparci di ciò che sarebbe accaduto insieme con la vittoria. Questo capitolo potrà dunque chiudersi coi due memorandum che io scrissi ai miei colleghi in merito ai problemi che già apparivano all'orizzonte. G UERRA-TRANSIZIONE-PACE
Memorandum del Primo Ministro e ministro della Difesa I9 ottobre I943
r. È dovere del Governo di S.M. prepararsi ai compiti che ci spetteranno alla fine della guerra. Le necessità urgenti sono: a) Un piano preciso di smobilitazione, tenuto conto dell'indubbia necessità di considerevoli guarnigioni nei territori occupati dal nemico. b) Provviste di viveri per la nostra isola su una scala maggiore delle razioni del tempo di guerra. e) Ripresa del commercio d'esportazione e ricostituzione della nostra marina mercantile. d) Generale passaggio dell'industria dal piede di guerra a quello di pace. e) E, soprattutto, distribuzione del lavoro durante il periodo di trao-
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sizione degli impieghi, per tutte le persone sane che ne siano in cerca, e soprattutto per g li ex-militari. Qualsiasi decisione necessaria ai supremi obiettivi dell'alimentazione e del lavoro negli anni immediatamente successivi alla guerra deve essere presa ora, sia che preveda nuove legislazioni, sia che preveda polemiche oppure no. 2.. Molto è già stato fatto in questo senso dai dipartimenti e dai comitati relativi. Dobbiamo stare attenti a non confondere questi urgenti doveri pratici e soprattutto a far si che non vengano trascurati dai partiti politici o tenuti in sospeso da interminabili discussioni su progetti a lunga scadenza per la costruzione di un nuovo ordine mondiale, ecc. 3. Ci sono infatti tre fasi, e cioè: PritJJa: Guerra. Seconda: Transizione. Terza: Pace e libertà. Il Governo e il Parlamento attuale hanno pieno diritto di far tutti i necessari preparativi per il periodo. di transizione e su noi cadrà ogni responsabilità, se saremo trovati in difetto. Al piu presto possibile, durante il periodo di transizione, dovranno aver luogo elezioni generali, onde tutti gli elettori possano esprimere la loro volontà sulla forma che si dovrà dare alla nostra società del dopoguerra e del periodo successivo alla transizione. 4. Non sappiamo se queste elezioni si batteranno su un programma stabilito dai partiti che ora compongono il Governo di coalizione o se il capo della maggioranza dell'attuale Camera dei Comuni sarà costretto a portare il proprio programma dinanzi agli elettori. Tanto nell'uno quanto nell'altro caso, è probabile che un programma di quattro anni venga annunciato, il quale, oltre ad attuare le enormi misure amministrative resesi necessarie nel periodo di transizione, comprenderà anche una serie di gravi decisioni in fatto di progresso e riforma che, da un punto di vista o dall'altro, formeranno il periodo del dopoguerra e post-transizione. Non ci sarà pertanto mancanza di lavoro per il nuovo Parlamento. 5. Frattanto vi sono molte e importanti linee di condotta, sull'educazione, le assicurazioni sociali, la ricostruzione delle nostre abitazioni e città bombardate, linee di condotta, su cui c'è o si potrà trovare vasta misura di intesa generale. Queste misure debbono essere portate a un alto grado di preparazione ora, durante la guerra, con la discussione e l'accettazione delle leggi preliminari necessarie, cosi che siano pronte a divenire esecutive fin dai primi giorni del periodo di transizione. 6. È impossibile dire quanto la guerra contro il Giappone durerà ol-
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tre quella contro la Germania. Sarà forse prudente, come base di lavoro, assegnare al periodo di transizione un paio d'anni dopo la sconfitta della Germania, o quattro anni a partire dal primo gennaio 1944.
Quando tutto ciò ebbe avuto la larga approvazione del Gabinetto di Guerra, scrissi in merito disposizioni precise, che sono riportate in appendice di questo volume. Un mese dopo decisi la nomina di un ministro della Ricostruzione, la cui carica doveva essere il punto focale di tutti i piani del periodo di transizione. L'operato di lord Woolton come ministro dell'Alimentazione era stato accolto con grande soddisfazione e generale fiducia. Egli sembrava dotato in ogni modo delle qualità e dell'esperienza necessarie a coordinare e stimolare le attività dei molti Dipartimenti interessati. Lord Woolton entrò in carica il 12 novembre.
CAPITOLO X
ATTRITI COL GENERALE DE GAULLE
De Gaulle arriva ad Algeri, 30 maggio - Mio telegramma al Presidente, 6 giugno - Conflitto tra De Gaulle e Giraud - Il problema del riconoscimento del Comitato Nazionale francese - Forte opposizione del Presidente Roosevelt - Corrispondenza con lui - Mio memorandum del I 3 luglio - Tento di convincere il Presidente a un parziale riconoscimento - Egli suggerisce invece una formula di cooperazione - Discussioni in proposito, a Quebec, in agosto - Accordato il riconoscimento La lotta tra De Gaulle e Giraud continua - La Corsica liberata, J ottobre - Formazione di una Libera Consulta francese - Giraud limitato al comando militare - De. Gaulle unico presidente del Comitato Nazionale francese - Vigorosa azione in Siria - Un anno di rapporti contrastati con la Francia libera. l'estate del i rapporti del Governo britanD nico con De Gaulle peggiorarono. Noi avevamo fatto tutti i grandi sforzi per unire insieme, ad Algeri, francesi URANTE
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di
partiti e io avevo esercitato costanti pressioni sugli americani affinché accettassero il generale De Gaulle come figura dominante negli accomodamenti politici che ci studia rnmo di facilitare. Nell'atmosfera di tensione che avvolse tutta la situazione francese dopo la firma degli accordi Clark-Darlan, e la comparsa di Giraud, De Gaulle divenne intrattabile piu che mai. La sua posizione s'era rafforzata in quelle ultime settimane. Aveva molti sostenitori nella Tunisia, che si trovava ora in mani alleate. Notizie dalla Francia metropolitana, insieme con la creazione colà del clandestino Comitato Centrale, mostrarono la vastità del suo prestigio, e l'esplosione del movimento gaullista. Fu in queste circostanze che Giraud accettò d'incontrarsi col suo rivale nell'Africa settentrionale. Il 30 maggio De Gaulle arrivò ad Algeri e negoziati tempestosi ebbero inizio allo scopo cli istituire un Comitato provvi-
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sorio per l'amministrazione degli Affari della Francia combattente. Le discussioni si accendevano intorno a tre principali problemi: l'assunzione di Giraud alla massima autorità civile e militare; la determinazione di De Gaulle di affermare formalmente la sovranità della Francia combattente (iniziativa che avrebbe violato la lettera degli accordi stipulati tra Darlan e Clark nel novembre 1942); e la questione degli ex amministratori di Vichy che si trovavano ora in uffici chiave del Nord Africa, soprattutto Noguès, Peyrouton e Boisson. Quest'ultimo era un bersaglio speciale. De Gaulle non gli aveva mai perdonato i fatti di Dakar del 1940. La tensione si accentuò ad Algeri a mano a mano che le discussioni si prolungavano. Tuttavia il pomeriggio del 3 giugno l'accordo fu raggiunto e si costitui un Comitato Francese di Liberazione Nazionale, comprendente Giraud e De Gaulle, i generali Catroux e Georges e alcuni membri del Comitato gaullista di Londra, disciolto quando De Gaulle era partito per l'Africa settentrionale. Gli ex governatori di Vichy furono esclusi dal nuovo organismo che doveva essere ora il Governo provvisorio centrale della Francia combattente e del suo Impero fino alla fine della guerra. Il lettore ricorderà che io mi trovavo ne1l' Africa del Nord insieme con Marshall per una conferenza con Eisenhower, durante queste discussioni sul futuro della Francia; e poco prima della mia partenza avevo invitato il nuovo Comitato a colazione. Tornato a Londra ricevetti un telegramma del Presidente che rivelava la sua ansietà. « Vorrei ricordarvi » egli diceva il 5 giugno « che il Nord Africa è, in ultima analisi, sotto il controllo militare anglo-americano e che per questa ragione Eisenhower può essere utilizzato per quello che voi e io ritenessimo opportuno. Evidentemente ci si dimentica che c'è una guerra in corso. Che ne è successo, dei nostri servizi d'informazione anglo-americani? Vi auguro tutta la fortuna possibile per liberarvi del nostro comune mal di capo. » Inviai al Presidente in risposta le mie impressioni su Algeri : ·
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L'ex-Marindio al Presidente Roosevelt 6 giugno 1943
Abbiamo invitato l'intero Comitato francese a colazione, venerdi 4 giugno, e tutti si mostrarono cordialissimi. Il generale Georges, che io trassi fuori dì Francia un mese fa, e che è mio amico personale, è un grande sos~enitore di Giraud. Se D e Gaulle dovesse dimostrarsi violento o irragionevole, egli si troverà in una minoranza di cinque a due, e forse completamente isolato. Il Comitato è pertanto un organismo dotato dì autorità collettiva, col quale, a mio avviso, noi possiamo lavorare con sicurezza. 2. Ritengo che la formazione di questo Comitato concluda i miei rapporti u fficiali con De Gaulle come capo della Francia combattente, cosa già prevista nelle lettere che scambiai con lui nel 1940, e in altri documenti successivi, e io propongo, compatibilmente con la necessità, di trasferire questi rapporti, finanziari e altro, al Comitato. Mentre ritengo che il Comitato sia un sicuro deposito per armi e rifornimenti, mi pare che si debba vedere quello che esso sa fare prima di decidere quale grado di riconoscimento si debba dargli come rappresentante della nazione francese. MacMillan e Murphy lavorano nel piu stretto accordo e terranno pienamen te informato Eisenhower, cui spetta la suprema autorità. ;. Sarei profondamente contrario all'allontanamento dì Boisson dalla sua carica. 1.
Ma l.e polemiche non cessarono. De Gaulle non voleva accettare Giraud come comandante supremo delle forze francesi. Giraud voleva tenere l'esercito francese del Nord Africa immune da ogni influenza dei Francesi liberi. Quest'atteggiamento di De Gaulle sul problema del comando militare esasperò l'antipatia e le diffidenze che gli americani nutrivano nei suoi riguardi. Il Presidente mi telegrafò ancora: Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro
10 giugno 1y4; Ricevo ora il seguente messaggio da Murphy: "M'è stato detto quest'oggi da Giraud che De Gaulle, durante la riu17ione di questa mattina del Comitato francese, ha finalmente manije-
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stato con 1JJolta chiarezza il s,10 desiderio di f1111gere da com1JJissario per la Difesa nazionale, con gli attrib11ti di 1'n ?JJinistro della G11erra in tm normale Gabinetto. Egli ha anche chiesto che il Comando delle forze francesi non sia attivamente impegnato in operazioni, il che è contrario a ciò eh'egli ha detto a Eisenho1JJer, McMillan e 111e, rispetto alle stie intenzioni. Giraud ha assol11tamente rifi11tato di cedere il comando delle forze fra11cesi. Ha insistito perché il generale Georges sia nominato commissario alla Difesa nazionale. Una proposta di compromesso avanzata da Catro11x favoriva notevolmente il p11nto di vista di De Gaulle. Gira11d mi ha detto della sua decisione di ritirarsi, se il Comitato s11 q11esto problema non gli avesse dato rm voto favorevole, e d'informare i Governi britannico e americano e il popolo francese dell'ingiustizia provocata dall'ambizione di De Ga11/le. Ho pregato Girattd di rimandare un gesto del genere fino a q11ando non vi sia occasione di discutere questo proble111a con alctmi membri del Comitato." MacMillan mi aveva mandato una relazione nello stesso senso. Io desideravo soltanto che si giungesse a un accordo preciso. Il Primo Ministro al signor Harold MacMillan (Algeri) 11
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Non può esservi dubbio sul fatto che noi non riconosceremo nulla fino a quando non sapremo che cos'è ciò che dobbiamo riconoscere. Leggete San Matteo, 7, 16: "Dai loro frutti li conoscerete. Si coglie forse dell'uva dalle spine, o dei fichi dai triboli?". Tutto il ~apitolo, invero, è istruttivo. Avete perfettamente ragione nel voler guadagnar tempo e lasciare a De Gaulle ogni occasione di rinsavire e rendersi conto delle forze che gli stanno intorno. Noi saremo giusti con lui se egli sarà giusto con noi e con la Francia.
Il Presidente mostrò d'avere meno pazienza.
Il Presidente Roosevelt al Prù110 M.inistro Il gi11gno I94J
Il presente messaggio è tma parafrasi di 1111 telegramma da me mandat, quest'oggi al generale Eisenhower: La posizione del nostro Governo è che d11rante la nostra occ11pazio11e
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1nilitare dell'Africa settentrionale noi non tollereremo il controllo deIl'esercito francese da nesstmo che non sia s11bordinato al S1pre111o Comandante alleato. Dobbiamo avere q11t1fc1mo di mi poterci completamente fidare. Non continueremo in nessun caso ad armare un esercito senza avere la totale fiducia nella sua buona volontà di collaborare con le nostre operazioni militari; non cl interessa inoltre la formazione di nessun Governo o Comitato che premma in 1111 modo o nell'altro di mostrare, fino a quando il popolo france se non si scelga un s110 Governo, d'essere in grado di governare la Francia. Q11ando entreranno in Francia gli Alleati avranno progetti per 1111 Governo civile completa111ente in armonia con la sovranità francese. Infine deve essere assolutamente chiaro che nell'Africa nord-occidentale noi esercitiamo un'occttpazione militare e che pertanto nesst1na decisione indipendente di carattere civile p11ò aver l,1ogo senza la vostra piena approvazione..." Questi telegrammi del Presidente mostravano una tale ostilità all'attività di De Gaulle in Algeri, che ebbi a temere per l'avvenire dei rapporti alleati coi Francesi liberi. Gli americani giunsero al punto, che avrebbero forse rifiutato di riconoscere ogni provvisorio organismo amministrativo nel quale D e Gaulle avesse avuto un'influenza predominante, capace di incidere sull'avvenire della Francia dopo la guerra. Era essenziale sopire i timori americani in merito alla questione militare e nello stesso tempo mantenere in vita il nuovo Comitato provvisorio. L'ex-Marinaio al Presidente Roosevelt 18 giugno 1943
Non sono in questo momento favorevole allo scioglimento del Comitato dei Sette o alla proibizione ai suoi membri di riunirsi. Preferirei che Eisenhower prendesse come norma dei suoi ordini le vostre istruzioni e Murphy e MacMillao collaborassero all'adempimento di tali ordini con qualsiasi mezzo essi ritenessero piu appropriato. Il Governo di S.M. concorderà con questa politica. Il Comitato si troverà allora di fronte alla scelta: o accettare la nostra decisione attraverso una maggioranza, o porsi definitivamente all'opposizione nei r iguardi delle due Potenze venute in suo aiuto. Se De Gaulle rassegnerà le proprie dimissioni, si porrà in una cattiva luce agli occhi della pubblica opinione e si dovranno all_ora prendere le necessarie
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misure per impedirgli di creare torbidi. Se si sottometterà noi avremo probabilmente ulteriori noie in avvenire, ma questo sarà sempre meglio dello scioglimento da parte nostra di un Comitato su cui molte speranze sono riposte, tanto fra le Nazioni Unite quanto in Francia. Noi dovremo prescrivere le condizioni essenziali alla sicurezza delle nostre forze e far gravare tutto il peso della responsabilità su De Gaulle. Penso che sarebbe saggio da parte nostra tentare innanzi tutto questa v1a.
L'atteggiamento americano nei riguardi della politica francese nel Nord Africa era determinato in parte da necessità militari. Sfondo della polemica su De Gaulle erano i preparativi dello sbarco in Sicilia. Le discordie sull'Alto Comando francese, provocate da De Gaulle, erano giunte in un momento critico. Q uali che fossero stati gli accordi precedenti tra il Governo britannico e Dc Gaulle, non si poteva consentir loro di compromettere i nostri rapporti con gli Stati Uniti. Il 13 luglio io avevo scritto per i miei colleghi una nota che riassumeva questi sviluppi della politica americana verso la Francia, e nella quale dichiaravo : È stato nei molti mesi testé trascorsi nostro obiettivo giungere all'unio'!e tra gli elementi francesi favoriti dagli americani nell'Africa nordoccidentale, e il Comitato nazionale francese di Londra, particolarmente tra i generali Giraud e De Gaulle. Avrei potuto, penso, giungere a una buona intesa a Casablanca, ma, come i miei colleghi sanno, tutto ciò fu neutralizzato dall'assurda condotta del generale De Gaulle. Da allora il Presidente ha armato le truppe del generale Giraud nell'Africa settentr:onale su una scala molto considerevole. Ed egli è ora molto preoccupato per la condotta e il controllo di questo esercito. Frattanto gli organi gaullisti d1 Londra e Brazzaville, coi loro sostenitori nella stampa britannica e americana, hanno senza posa criticato la politica americana c.: non v'è dubbio che non soltanto il sig. Hull ma anche il Presidente vi siano stati aspramente attaccati. Per tutte queste ragioni abbiamo sperato che la personalità del De Gaulle scomparisse prima nel Comitato nazionale di Londra, e, ora che il congiungimento è stato attuato con gli elementi di Algeri, nel Comitato di Liberazione nazionale. Dopo varie crisi e convulsioni, questo Comjtato va gradualmente acquistando carattere collettivo, soprattutto
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ora che gli elementi civili vanno accrescendosi e affermandosi. Le linee dì scissione non sono piu definite dai partigiani di Giraud o di Dc Gaulle. Queste sane tendenze vanno aiutate, e se nei prossimi mesi si dovesse veder chiaramente che De Gaulle e la sua fazione non sono i padroni del Comitato di Liberazione, e che lo stesso Dc Gaulle si è posto a collaborare lealmente in seno al Comitato, potrebbe essere possibile ottenere dal Presidente qualche specie di riconoscimento del Comitato. Questo risultato, tuttavia, non sarà né facile né rapido a ottenersi, e noi, frattanto, dobbiamo considerare quale sarà la nostra linea di condotta. Quando si costitui il Comitato di Llberazione, io m'affrettai a passargli tutti gli impegni precedentemente stabiliti col generale De Gaulle. Questo processo deve continuare, perché altrimenti non avremmo nessuno con cui trattare sulla Finanza, la Propaganda, la Siria e altri possedimenti francesi e sul controllo delle forze armate francesi. Il ministro degli Esteri mi ha fatto notare come il Parlamento abbia approvato una legge che riconosceva a De Gaulle poteri disciplinari sulle forze dei Francesi liberi in territorio britannico e non vi è dubbio che ormai questi poteri debbano passare al nuovo Comitato. Non vi sono obiezioni a trattare col Comitato nel suo complesso come autorità governativa de Jaçto. Il trattare con esso i necessari problemi non potrà che riuscirgli utile e, se questo Comitato è all'altezza delle sue responsabilità, aumentare la sua forza. In un certo senso ciò sottintende il riconoscimento del Comitato, ma dare particolare rilievo a questo punto o fare qualsiasi cosa a carattere tk jure nella fase attuale non potrebbe che creare inutili divergenze con gli Stati Uniti. Dobbiamo evitare l'uso della parola "riconoscimento" ed evitare inoltre qualsiasi cosa che ricordi un gesto clamoroso; nello stesso tempo lavorare col Comitato, ogni giorno, nei limiti delle sue capacità. È dovere e anche interesse del Comitato accattivarsi o riconquistare la fiducia compromessa delle Potenze liberatrici e in particolare del Governo degli Stati Uniti. Se dovessimo prendere l'iniziativa di riconoscere formalmente in questo momento il Comitato, faremmo un gesto che Washington considererebbe offensivo al massimo. Attirerebbe su quel Governo le critiche ostili di tutti coloro che tentano di sconfiggere il Presid.:nte nelle elezioni dell'anno prossimo. Tutto l'andamento della guerra dipende dalle nostre cordiali relazioni col Governo americano e il Presidente, e dobbiamo alle nostre truppe di noo rendere il loro compito piu duro con iniziative che condurrebbero a una seria diminuzione dell'attuale notevolissima collaborazione. Anche se la Russia sovietica riconoscesse De Gaulle in conseguenza del sue idillio recente con elementi comunisti, noi dovremmo lo stesso aver la
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saggezza di misurare i nostri passi su quelli degli Stati Uniti. Infatti in questo caso sarebbe ancor piu importante non lasciarli isolati e non far loro credere che noi si lavori con la Russia contro di loro ..... . Ho ripetutamente affermato che è principale interesse della Gran Bretagna avere una Francia forte dopo la guerra, e non esiterei a sostenere questo punto di vista. Non vorrei che l'antigaullismo del Governo di Washington si solidificasse io un preciso sentimento antifrancese. Se tuttavia De Gaulle sparirà gradualmente dal Comitato e il Comitato stesso si comporterà con lealtà e ragionevolezza, questa pericolosa tendenza da parte degli Stati Uniti potrà venire corretta e deviata. Non c'è nessun pericolo nel far sentire a poco a poco al Comitato francese che ameremmo migliorare i suoi rapporti con gli Stati Uniti. Potrebbe anche essere possibile ottenere alla Fr1ltlcia e all'Impero francese un posto riconosciuto nei consigli alleati, se i sani e utili processi che io ho sopra notati verranno aiutati nel loro corso e se noi agiremo con pazienza, e soprattutto con misura, io questi complessi problemi.
Poiché nel nostro Gabinetto l'opinione diffusa era sempre
piu in favore di una qualsiasi forma di riconoscimento, mandai un altro telegramma al Presidente : L'ex-Marinaio al Presidente Roosevelt
2I J11gJio
Ij4J
Sono oggetto di considerevoli pressioni da parte del Ministro degli Esteri, dei miei colleghi di Gabinetto, cd anche dalle forze delle circostanze medesime, per "riconoscere" il Comitato nazionale di Liberazione d'Algeri. Che cosa significa "riconoscimento"? Si può riconoscere un uomo in quanto imperatore, o in quanto droghiere. Un riconoscimento è privo di significato ove non abbia una formula che lo definisca. Fino a quando De Gaulle si recò nell'Africa occidentale e si costitui il nuovo Comitato, tutti i nostri rapporti ebbero luogo con lui e il suo Comitato. Dichiarai al Parlamento, 1'8 giugno, che « la formazione di questo Comitato a responsabilità collettiva supera la situazione creata dalla corrispondenza fra il generale De Gaulle e mc stesso, nel 1940. I nostri rapporti, finanziari e altro, si svolgeranno d'ora in poi col Comitato complessivamente ». Fui lieto di far questo, perché preferisco trattare col Comitato collettivamente, anziché col solo De Gaulle. Già da molti mesi, infatti, mi studiavo di convincere o costringere De Gaulle a "mettersi in Commissjone". Cosa che parve in gran parte
LA CAMPAGNA D'ITALIA
raggiunta col nuovo accomodamento. Macl\fillan ci ha ripetutamente informati che il Comitato viene acquisendo autorità collettiva e che De Gaulle non è mioimanente il padrone. MacMillan ci dice, inoltre, che se il Comitato dovesse sciogliersi, come potrebbe accadere se lo si lasciasse se02a appoggi, De Gaulle diventerà ancora una volta la sola persona col controllo di tutto, eccettuati i poteri esercitati da Giraud, sotto la forza militare degli S. U. nell'Africa nord-occidentale e a Dakar. Egli energicamente raccomanda che si proceda a un qualche riconoscimento; e comunica che Eisenhower e Murpby concordano entrambi su questo punto di vista ...... Sto pertanto avvicinandomi al punto in cui può diventar necessario che io faccia questo passo per ciò che riguarda la Gran Bretagna e gli interessi anglo-francesi su esposti. S'io lo facessi, la Russia certamente procederà a un riconoscimento e io temo che questo possa essere di qualche impaccio per voi. Confido pertanto che vorrete comunicarmi: a) se possiate sottoscrivere alla nostra formula o a qualche cosa del genere; oppure, b) se vi sia sgradito che il Governo di S.M. proceda a questo passo separatamente. Non v'è il minimo dubbio nella mia mente che la prima soluzione sarebbe di gran lunga la migliore. Ci sono molti uomini eccellenti, nel Comitato: Catroux, Massigli, Monnet, Georges, e naturalmente Giraud, che certo porterà tutto questo in discussione e saprà venirne a capo.
Ma era chiaro che gli americani non erano disposti a riconoscere il Comitato cli Algeri quale si era recentemente costituito. Giraud si trovava ora negli S. U. a negoziare rifornimenti cli armi e materiali per l'esercito francese dell'Africa settentrionale. La sua presenza laggiu non servi a placare i furori dei gaullisti. Il 22 luglio ricevetti un lungo e importante telegramma dal Presidente, con le vedute del suo Governo sugli affari francesi.
II Presidente Roosevelt al Primo Ministro 22
luglio 1943
Da varie fonti si contim,a, sebbene con minore 11rgenza, a chiedere il riconoscifflento dell'attt1ale Co!!litato francese di Liberazione nazion:1/e. Alcuni vorrebbero riconoscerlo come organizzazione che rappresenti gli interessi francesi in t11tti i territori francesi, compreso q11ello !!letropolitano. Altri vorrebbero riconoscerlo soltanto cof!le rappresentante 13.
194
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degli interessi francesi nell'ex Impero francese. Moltissimi, 1JJa nor, t11tti, so110 disposti ad accettare I'a11torità del Comitato, SJJbordinata"unte alle esigenze militari degli inglesi e def!,li americani. Noi abbiamo affermato innanzi t11tto che le esigenze militari sono e saranno d'importanza s11periore a ogni problema di carattere civile; epoi che il Comitato francese di Liberazione nazionale ha cominciato a ftmzionare solo da poco tempo e dovrà dare ttfteriori e pill soddisfacenti prove della s11a co111pleta e genuina 11nità. Q11esta unità deve eliminare le controversie politiche o di fazione con le q11ali fino a q11esto momento i francesi hanno cercato di prom11overe antagonismi di gruppo o ambizioni personali: esso dovrà inoltre dimostrare di perseg11ire realmente lo scopo di 1111ire il Comitato stesso, e insieme t11tti i francesi, in sostegno degli sforzi collettivi delle Nazioni Unite, nel proseguimento della g11erra contro le Potenze dell'Asse, avendo in animo la sola causa della liberazione della Francia, e del successo delle Nazioni Unite. Il Comitato france se era stato concepito s11l principio della re sponsabilità collettiva, di singoli cittadini f1·a11cesi, per il proseg11imento della guerra e i nostri rapporti con esso debbono restare s11 queste basi, rimanendo inteso che nelle questioni di carattere militare i dtte Governi trattera11110 direttamente col comandante s11premo france se delle forze francesi. La soluzione dei proble111i politici francesi dev'essere lasciata al popolo di Francia, quando sarà stato liberato dal/' att11ale dominazione del ne11Jico. Il Governo americano è q11anto mai desideroso di unirsi a voi e alle altre Nazioni Unite, !tmgo la li11ea di 1m'accettazione li111itata del Comitato, soggetto sempre alle esigenze di carattere l!lilitare, ma dobbiamo mettere bene in chiaro che le precise condizioni dcl!'tmità francese devono essere debitamente osservate. · Non credo che si debba in nessuna occasione usare la parola "riconoscimento", perché q11esta parola verrebbe falsamente interpretata a sottintendere che noi riconosciamo il Comitato cof!Je Governo della Francia, appena saremo sbarcati SJJ! SIio/o francese. Forse la parola "accettazione" della locale a11torità civile del Comitato, in varie colonie, sr, basi temporanee, è la piu vicina per esprimere il mio pensiero. Noi dobbiamo però conservare il diritto, e contin1-1are I'attt,ale condotta, di trattare direttamente nelle Colonie coi locali funzionari francesi, ogni qual volta interessi militari della causa alleata lo impongano. Q11ello della Martinica è 1111 esempio ql{anto mai illustrativo.
LA CAMPAGNA D'ITALIA
La visita di Giraud, qui, ha avuto successo. L'abbiamo limitata su basi strettamente militari e procediamo immediatamente a inviare tJlteriori equipaggiamenti per il suo esercito, con ogni convoglio diretto nell'Africa settentrionale..... . Roosevelt conchiudeva proponendo una formula comune, basata sulla "collaborazione col", anziché "riconoscimento del" Comitato francese. Risposi al telegramma del Presidente del 22 luglio: L'ex-Marinaio al Presidente Roosevelt J agosto INJ 1. M'è parso dapprima che la formula da voi proposta fosse piuttosto gelida e tale da non porre fine all'agitazione nei nostri due Paesi per il riconoscimento. Frattanto gli eventi si sono sviluppati in nostro favore. Il Comitato si è mostrato molto suscettibile per il fatto d'essere ignorato mentre l'intero problema dell'Italia è in discussione. L'esuberanza di De G.lulle, a quanto mi sembra, è ora imbrigliata nell'ambito del Comitato. Anche le intese per il comando sembrano piu soddisfacenti per noi di quanto non fosse il vicolo cieco nel quale ci eravamo precedentemente trovati. _ 2. Ho pertanto chiesto al Ministero degli Esteri di proporre una modifica alla vostra formula, allo scopo di armonizzare i nostri due punti di vista...... Se non potessimo trovarci d'accordo, ne discuteremo a voce.
La Conferenza di Quebec, di cui abbiamo precedentemente parlato, era ora imminente. Intanto eravamo giunti a un altro ristagno.
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro 4 agosto 1943
Spero ardentemente che non si faccia nulla in merito al riconoscimento del Comitato di Liberazione nazionale, finché noi non si abbia un'oc-· casione di parlarne insieme. Fu solo dopo tenaci discussioni che riuscii a convincere gli americani a fare una dichiarazione in termini generali in soste-
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gno degli accordi politici che avevano già preso forma nell'Africa settentrionale. Il Primo Ministro (Quebec) al signor MacMillan {Algeri)
2; agosto 1943 1. Dopo prolungate discussioni, molto laboriose, siamo giunti a quella che io confido sarà considerata una serie di soddisfacenti soluzioni in merito al riconoscimento. Abbiamo ritenuto opportuno esprimere tutto il nostro pensiero con parole nostre, anziché continuare in una dichiarazione comune degli Stati Uniti e del Regno Unito. 2. Secondo me, il Presidente e il signor Hull hanno fatto di tutto per venirci incontro. Dovete dire ai miei amici del Comitato che io sono certo che la condotta migliore per loro sia l'accogliere la dichiarazione americana nei termini piu cordiali, senza fare distinzioni rivali tra le varie forme io cui viene concesso il riconoscimento. Anzi, piu piacere essi mostreranno di trarre dalla dichiarazione americana, maggior valore questa avrà per loro. È un momento in cui un atteggiamento cordiale verso gli Stati Uniti da parte della Francia sarebbe di particolare aiuto ai suoi interessi. Se, d'altra parte, si dovesse indulgere a rimproveri e polemiche giornalistiche o radiofoniche, l'unica conseguenza sarebbe un rièc;tarsi di nuove fiammate di risentimento in seno al Dipartimento di Stato.
L'annuncio del riconoscimento del Comitato nazionale francese, il giorno dopo, segnò la fine di un particolare periodo, e sebbene i capi francesi non venissero fatti partecipare ai negoziati d'armistizio con l'Italia, né alla Commissione mediterranea successivamente costituita per trattare gli affari italiani, essi erano ora in termini formali con gli Alleati, come rappresentanti ufficiali della Francia. La lotta per il potere tra De Gaulle e Giraud continuò piu aspra che mai col passar del tempo, e piu d'uno scontro ebbe luogo a proposito di nomine, sia nel campo civile, sia in quello militare. Non sempre il torto fu di De Gaulle, e vi furono incidenti non necessari sulla liberazione della Corsica, dove le forze dei Francesi liberi avevano occupato Ajaccio la notte
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del 13-14 settembre. Giraud ordinò una spedizione francese in Corsica tre giorni dopo, e Ie infelici dispute tra il suo comandante militare e i capi gaullisti sul posto contribuirono a peggiorare ulteriormente le relazioni. La liberazione dell'isola, dal punto di vista militare, fu compiuta con lentezza ma con successo. Ii Primo Ministro al signor Haro!d MacMilian ( Algeri)
J ottobre I94J Se siete d'accordo, dovreste mandare a mio nome il seguente messaggio ai generali Giraud e De wulle: "Molte congratulazioni per l'avanzata delle vostre truppe in Corsica. Attendo con impazienza che quest'isola famosa sia in breve liberata e restituita alla Francia."
L'occupazione dell'isola da parte delle forze francesi fu completata il giorno seguente. Ulteriori progetti vennero fatti nel mese di ottobre, per una Consulta provvisoria che allargasse le basi dell' Amministrazione francese. La posizione di Giraud andava facendosi sempre piu debole. L'unico aiuto gli veniva. da. alcuni ambienti militari che apprezzavano la buona volontà americana; e da quando era ca-presidente del Consiglio nazionale, anche questo aiuto gli stava. rapidamente mancando. De Gaulle fin.i col rivelarsi la personalità di gran lunga piu forte. Il 3 novembre l'Assemblea consultiva si riunl per la. prima. volta ad Algeri. La vita politica francese s'andava consolidando in un embrione di governo per il futuro. L'8 novembre, esattamente un anno dopo lo sbarco nell'Africa del Nord, Gira.ud si dimise dal Comitato nazionale, pur restando comandante supremo delle forze francesi. Rimasi turbato dalle possibili conseguenze di questo fatto. Era d'importanza essenziale, per la futura unità della Francia, che si addivenisse a. un qualche equilibrio di forze tra questi elementi di divergenza. Telegrafai pertanto al Presidente:
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Il Primo Ministro al Presidente Roosevelt 1o
novef!1bre r9 4J
Non sono per nulla soddisfatto dei mutamenti sopravvenuti nel Co· mitato nazionale francese, che lasciano De Gaulle unico presidente. Il corpo consultivo che riconoscemmo era di carattere totalmente diverso, basandosi sulla co-presidenza di Giraud e di De Gaulle. Propongo un atteggiamento da parte nostra di assoluto riserbo, fino a quando non si possa discutere insieme della situazione.
Speravo, mentre ero in viaggio per il Cairo, di poter fare incontrare i due generali rivali in occasione di una rivista del nuovo esercito francese. Ii Prin10 Ministro ai signor MacMilian (Algeri) 2
novembre 1943
Qualora vi sia possibile trovare qualche giorno di tempo in Africa, prima di Natale, amerei poter vedere qualche cosa del nuovo esercito francese. Voi potreste discretamente informarvi, presso i generali De Gaulle e Giraud, se questo riesca loro gradito. Potremmo avere una parata militare nel pomeriggio, passare la notte in qualche posto, e assistere a qualche esercitazione la. mattina dopo. In queste circostanze amerei essere ospite del Comitato nazionale francese. Ho pensato che ciò potrebbe parer loro un atto d'omaggio, come infatti vuol essere. Non posso fissar date per il momento, per molte e ovvie ragioni.
Le mie intenzioni furono neutralizzate dalla tragica e grossolana condotta del Governo dei Francesi liberi in Siria. L'indipendenza formale della Siria e del Libano era stata proclamata dai Francesi liberi alla fine del 1941. Noi avevamo riconosciuto queste repubbliche, e mandato sir Edward Spears, come ministro britannico, nel febbraio 1942. Per tutto l'anno, però, non ci furono progressi. Mutamenti ministeriali ebbero luogo nei due paesi, ma non ci furono elezioni. I sentimenti antifrancesi s'accrebbero. Governi provvisori vennero costituiti nel marzo 1943. Le elezioni nel luglio e nell'agosto si espressero in sènso preponderantemente nazionalista, in entrambe
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le repubbliche. Le maggioranze chiesero la completa revisione della costituzione di mandato. La debolezza dell'amministrazione dei Francesi liberi spinse gli uomini politici locali, che prestavano ben poca fede alle promesse francesi di indipendenza dopo la guerra, a vibrare il colpo. Il 7 ottobre, il Governo libanese propose di abolire il posto occupato dalla Francia nella Repubblica. Il mese dopo il Comitato dei Francesi liberi ad Algeri contestava il diritto da parte dei libanesi di agire in questo modo unilaterale. Il signor Helleu, rappresentante del generale Catroux, tornò da Algeri per ordinare l'arresto del Presidente libanese e di quasi tutti i ministri, provocando pertanto torbidi conchiusisi con spargimento di sangue, soprattutto a Beirut. Il Gabinetto britannico fu profondamente turbato da questi eventi. L'azione intrapresa dai francesi rendeva nulli gli accordi da noi stipulati con loro e anche con i siriani e i libanesi. Era contraria alla Carta Atlantica e alle molte altre cose che avevamo dichiarato. Parve che la situazione dovesse complicarsi in tutto il Medio Oriente e nel mondo arabo, e anche che ovunque i popoli dicessero : "Che specie di Francia è mai questa, che, mentre è soggiogata essa stessa dal nemico, cerca di soggiogare gli altri?". Di conseguenza ritenni che i Governi britannico e statunitense energicamente reagissero di conserva. Già il carattere del Comitato che avevamo riconosciuto a Quebec era stato totalmente alterato dalla completa assunzione del potere da parte di D e Gaulle, ma gli avvenimenti nel Levante erano di natura diversa e giustificavano pienamente, avendo anche l'appoggio dell'opinione pubblica mondiale, la nostra decisione di risolvere in modo definitivo il problema De Gaulle. Era mia opinione che il Presidente e i ministri libanesi, che erano stati brutalmente rapiti, venissero posti in libertà e riassumessero le loro piene funzioni, e che l'Assemblea del Libano si riunisse appena la legge e l'ordine potessero venir garantite. Se De Gaulle avesse rifiutato di eseguire immediatamente ciò, noi avremmo ritirato il nostro riconoscimento del Comitato nazionale francese e sospeso il riarmo delle truppe francesi nel Nord Africa. Fui costretto a ordinare al generale Wilson di tenersi pronto, se necessario, ad assumere il controllo del Libano e a ristabi-
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lire l'ordine con le truppe britanniche. Per fortuna tutto ciò non fu necessario. Il generale Catroux era giunto da Algeri il 16 novembre, per agire come mediatore, e il 2.2. novembre le autorità francesi posero in libertà gli uomini politici arrestati. Dopo di che ebbero inizio lunghissimi negoziati per la definitiva indipendenza della Siria e del Libano. Questi incidenti lasciarono una traccia profonda sui nostri rapporti col Comitato dei Francesi liberi e col generale De Gaulle. Il nostro anno di sforzi per giungere a una politica di unità e a sinceri sentimenti di cameratismo fra gli Stati Uniti, l'Inghilterra e i capi dei Francesi liberi si rivelò, in conclusione, una vera e propria delusione per noi .
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CAPITOLO Xl
L'ASSE VIENE SPEZZATO (Autunno 1943)
Guerra civile in Italia - Necessità di sostenere il re e il Governo Badoglio - Mio telegramma al Presidente, 21 settembre - Nostro accordo - Incontro Mussolini-Hitler, I 4 settembre - Costituzione della repubblica di Salò - Destino delle unità italiane nei Balcani e nell'Egeo Spiego la situazione a Stalin - Questi è favorevole al Governo Badoglio - Badoglio firma l'accordo di resa a Malta - Triplice dichiarazione sulla cobelligeranza italiana, del Presidente, Stalin e mia - Volubile atteggiamento del conte Sforza - Accordi sui prigionieri e s11l naviglio mercantile italiani - L'Italia dichiara guerra alla Germania, 13 ottobre - Situazione fluida. tentativo di Mussolini di far rinascere il fascismo sprofondò l'Italia negli orrori della guerra civile. Nelle settimane successive all'armistizio cli settembre, ufficiali e soldati dell'esercito italiano, rimasti nell'Italia settentrionale occupata dai tedeschi, insieme con patrioti delle città e delle campagne, cominciarono a formare unità partigiane e a operare contro i tedeschi e contro quei loro connazionali che ancora seguivano il Duce. Dei contatti vennero stabiliti con gli eserciti alleati a sud di Roma e col Governo Badoglio. In questi mesi la rete della Resistenza italiana all'occupazione germanica si venne creando in una crudele atmosfera di lotta civile, di assassini e di esecuzioni sommarie. Il movimento insurrezionale nell'Italia del Centro e del Nord, qui come in tutto il resto dell'Europa occupata, agitò ogni classe della popolazione. Non fu certo tra le minori imprese della Resistenza italiana l'aiuto dato ai nostri prigionieri cli guerra che l'armistizio aveva colti nei campi di concentramento dell'Italia settentrionale. Di quasi 8 5.ooo uomini, con indosso uniformi palesemente riconoscibili e in complesso ignari della lingua e della geografia
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italiane, almeno 10.000, in gran parte soccorsi con abiti civili dalle popolazioni locali, furono condotti in salvo, grazie ai rischi corsi da membri della Resistenza italiana e dalla semplice gente di campagna. Dall'istante in cui fu firmato l'armistizio e la flotta italiana lealmente e coraggiosamente passò dalla parte alleata, io mi sentii impegnato a lavorare col re d'Italia e il maresciallo Badoglio, almeno fino a quando Roma non fosse stata occupata dagli Alleati e non avessimo potuto costituire un vero Governo italiano di larga base, per il proseguimento della guerra al nostro fianco. Sono certo che re Vittorio Emanuele e Badoglio sarebbero stati in grado di fare di piu, per quella che era divenuta ora la nostra causa comune, di qualsiasi Governo italiano formato di esuli o di avversari del regime fascista. La resa della flotta italiana fu una prova concreta della loro autorità. D'altra parte, c'erano i soliti argomenti contro l'aver a che fare con coloro che avevano collaborato o sostenuto Mussolini, e immediatamente nacque un'interminabile serie di intrighi tra sei o sette partiti piu o meno di sinistra, a Roma, per liberarsi del re e di Badoglio e assumere loro il potere. Considerando il carattere critko della battaglia e la suprema importanza d'indurre l'Italia a battersi di buon animo al nostro fianco, mi opposi a questi maneggi, ogni qual volta riuscirono a giungere alla mia attenzione. In questo fui aiutato dal maresciallo Stalin, seguace del detto russo che "si può sempre andare a spasso col diavolo, finché non si giunga alla fine del ponte". Dopo aver riflettuto sulle proposte inviatemi da MacMillan e Eisenhower, telegrafai al Presidente per avere il suo parere. Il Primo Ministro al Presidente R oosevelt 2r
settembre 1913
...... Io e i miei colleghi del Gabinetto di Guerra siamo giunti alle seguenti conclusioni: È d'importanza essenziale dare al Re e all'Amministrazione di Brindisi
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autorità di governo e unità di comando, su tutta l'llalia ..... . Nonostante le dichiarazioni alla radio fatte da Badoglio questa sera, continuiamo a ritenere essenziale che il Re parli alla radio da Bari e dica al popolo italiano che Badoglio rappresenta il legittimo Governo italiano, sotto la sua autontà. Ciò è necessario, non solo per il popolo italiano, ma per i rappresentanti e le guarnigioni italiane all'estero. Il Re e Badoglio debbono essere informati esser loro dovere costituire il piu largo Governo di coalizione antifascista possibile. Tutti gli elementi sani in grado di dare qualche contributo devono venir chiamati durante questa crisi. Questi punti debbono essere chiaramente espressi nel discorso alla radio del Re. Sarebbe cosa molto utile se il conte Sforza e i professori che sostengono di rappresentare i sei partiti fossero disposti a unirsi allo sforzo comune. Va però chiaramente inteso che nessuno di questi accomodamenti provvisori, dettati dalle necessità belliche, dovrà opporsi alla libera scelta, da parte del popolo italiano, della forma di governo democratico che esso preferisce. Il problema di dare al Governo Badoglio la posizione di alleato non rientra nel nostro immediato programma. Basterà la cobelligeranza. Su questa base noi dovremmo lavorare per il graduale passaggio dell'Italia a un'effettiva forza nazionale contro la Germania, ma, come abbiamo detto, essa dovrà guadagnarsi il biglietto. Utili servigi contro il nemico verranno da noi riconosciuti nell'applicazione delle condizioni di armistizio. In cambio noi conciamo su Badoglio perché continui a lavorare per gli Alleati sulle basi dell'armistizio. Nostro principio dovrà essere di determinare il compenso solo a risultati acquisiti. Badoglio dovrebbe essere lasciato libero di clichiarare guerra alla Germania, e, cosi facendo, egli diverrebbe automaticamente, anche se non alleato, cobelligerante. Si potrà dire a Badoglio che non rientra nei nostri piani istituire Governi militari alleati dappertutto. Se egli sarà disposto a collaborare, noi saremo pronti a cedere al suo Governo il territorio, a mano a mano che lo libereremo dal nemico. Questo si riferisce al territorio storico italiano, siciliano e sardo. Le trattative delle Nazioni Unite col Governo italiano, per quei territori che gli sarà consentito amministrare, verranno effettuate attraverso una commissione di controllo. Sarebbe assai piu facile per noi svolgere il nostro compito, se lo strumento integrale di resa, anche se in certo qual modo superato, potesse essere firmato ora. È vero che molte clausole non possono venire adempiute dall'Amministrazione di Brindisi nell'attuale situazione, ma a mano a mano che risaljremo la Penisola e trasferiremo il territorio conquistato al Governo italiano questi problemi diverranno concreti. Non vogliamo metterci nella situazione di dover mercanteggiare su ogni
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nostra richiesta a quel Governo. Piu attenderemo e piu difficile diverrà ottenere la firma dello strumento. Cosi che spero Eisenhower ottenga la firma di Badoglio al piu presto possibile sulle basi proposte dai telegrammi del ministro degli Esteri. Questo programma dovrebbe venir sottoposto immediatamente al Re e a Badoglio. La cosa piu importante è, a ogni modo, che il Re faccia innanzi tutto la dichiarazione pubblica da me suggerita.
Questo telegramma si incrociò col seguente inviatomi da Roosevelt: Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro 2I
settembre 1943
Invierò il seguente messaggio al generale Eisenhower, appena vi sarete dichiarato d'accordo: "Data l'attuale situazione italiana, è importante procedere al piu presto a un'azione positiva. "I. Sospe~derete fino a nuovo ordine l'applicazione dell'armistizio ltmgo. "2. In base alle necessità di ordine militare, siete autorizzato a proporre di tanto in tanto l'alleggerimento delle clausole del!' armistizio militare allo scopo di mettere gli italiani in grado, entro i limiti delle loro capacità, di 11111over guerra alla Germania. "3. A condizione che dichiari gttcrra alla Germania, dovrà essere concesso al presente Governo italiano, salvo qt1anto previsto nel successivo paragrafo 4, di agire come legittimo Governo d'Italia, si dovrà qt1indi trattarlo come cobelligerante nella guerra contro la Germania; tale situazione di rapporti deve essere basata sulla chiara intesa che essa non pregiudica in modo alcuno il pieno diritto del popolo italiano di decidere sulla forma di governo che vorrà darsi alla fine; e che nessuna forma definitiva di Governo italiano verrà stabilita, fino a quando i tedeschi non siano stati espulsi dal territorio italiano. "4. Il Governo Militare Alleato e le relative funzioni previste per la Commissione di controllo armistiziale verranno assorbiti, appena possibile, da una Commissione alleata, sottoposta al comandante in capo alleato, la quale potrà dare direttive e istruzioni di tanto in tanto al Governo Badoglio su problemi militari, politici e amministrativi.
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";. Voi incoraggerete con ogni mezzo possibile il miglior impiego, sotto il vostro comando, delle forze armate italiane contro la Germania." I nostri due messaggi non mi parvero in contrasto su nessun punto vitale, a eccezione della sospensione dell'armistizio lungo. Ne trattai perciò col Presidente e stabilimmo che il suo telegramma venisse mandato a Eisenhower come nostra comune direttiva.
Il 14 settembre, Mussolini s'incontrò con Hitler per la prima volta dopo la sua "liberazione''. Nei giorni successivi i due uomini discussero su come ridar vita al fascismo italiano nelle parti dell'Italia ancora occupate dalle truppe germaniche. Il 1 5 il Duce annunciò la riassunzione da parte sua del titolo di Capo del Fascismo e la ricostituzione di un fedele Governo nel Nord, a opera di un nuovo partito fascista repubblicano, purgato e mondo d'ogni traditore. Per un istante parve che il vecchio regime, ora mascherato con un travestimento pseudorivoluzionario, potesse ritornare in vita. Ma i risultati delusero i tedeschi. Il commento di Goebbels al riguardo è signifìcativo :
"Il Duce non ha tratto dalla catastrofe italiana le conclusioni morali che il Fiihrer si era aspettate da lui. Naturalmente il Duce è stato felice di rivedere il Fiihrer e di ritrovarsi libero. Tuttavia il Fiihrer si aspettava che, per prima cosa, il Duce si preoccupasse di vendicarsi ampiamente su chi l'aveva tradito. Ma Mussolini non ha dato a vedere di voler fare nulla di simile, e con ciò ha dimostrato quali sono i limiti oltre i quali non saprà mai andare. Non è un rivoluzionario come il Fiihrer e Stalin. E cosi legato alla sua italianità che gli mancano le qualità del rivoluzionario e del sovvertitore mondiale (1)." Ma non si poteva piu tornare indietro. I "cento giorni" controvoglia di Mussolini erano cominciati. Verso la fìne di settembre egli stabili il suo quartier generale sulle sponde del (1) Goebbels, Diario intimo, ed. Mondadori, pag. 624.
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lago di Garda. Questa pietosa ombra di governo era nota come "Repubblica di Salò". Quivi ebbe luogo la squallida tragedia. Colui che era stato il dittatore e il legislatore dell'Italia per piu di vent'anni dimorò qui con la sua amante, nelle mani dei suoi padroni tedeschi, in balia della loro volontà e tagliato fuori dal mondo a opera di guardiani e di medici tedeschi accu· ratamente scelti. La resa italiana colse le truppe italiane nei Balcani completamente di sorpresa; e molte unità rimasero chiuse nella trappola di posizioni disperate tra locali forze partigiane e i vendicativi tedeschi. Ci furono rappresaglie spietate. La guarnigione italiana di Corfu, forte d'oltre 7000 uomini, fu quasi tutta massacrata dagli ex-alleati. Le truppe italiane dell'isola di Cefalonia resistettero fino al 22 settembre. Molti dei superstiti furono fucilati e il resto deportato in Germania. Alcune guarnigioni delle Isole Egee riuscirono a fuggire a piccoli gruppi in Egitto. In Albania, sulla costa dalmata e nell'interno della Jugoslavia, vari distaccamenti si unirono ai partigiani. Piu spesso vennero deportati ai lavori forzati e i loro ufficiali furono uccisi. Nel Montenegro le divisioni "Garibaldi" che Tito aveva costituite con gli effettivi di quasi due divisioni italiane dovevano giungere alla fine della guerra gravemente decimate. Nei Balcani e nell'Egeo, le forze armate italiane perdettero quasi 40.000 uomini dopo l'armistizio dell'8 settembre, senza contare coloro che morirono nei campi di deportazione. Spiegai la situazione e la nostra linea di condotta a Stalin: Il Primo Ministro al Primo Ministro Stalin 2I settembre I94J
Ora che Mussolini è stato posto dai tedeschi a capo di un cosf detto Governo fascista repubblicano, è essenziale controbattere questa mossa, facendo tutto il possibile per rafforzare l'autorità del Re e di Badoglio, che hanno firmato l'armistizio e fedelmente lo banno osservato meglio che hanno potuto, cedendo anche il grosso della loro marina da guerra. Inoltre, per ragioni militari, dobbiamo mobilitare e concentrare tutte le forze che, in Italia, intendono battersi o, per lo meno, creare ostacoli ai tedeschi. Quest~ forze sono già in azione.
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Propongo pertanto di consigliare il Re di rivolgersi per radio agli italiani onde si stringano intorno al Governo Badoglio e di annunaare la sua intenzione di costituire un Governo di coalizione antifascista, su larga base, fermo restando che nulla si farà per impedire al popolo italiano di darsi la forma di governo democratico che vorrà scegliere, dopo la guerra. Si dovrà anche dire che utili servigi resi dal Governo, dall'esercito e dal popolo italiano contro il nemico, verranno riconosciuti durante l'attuazione dell'armistizio; ma che, sebbene il Governo italiano sia libero di d ichiarare guerra alla Germania, ciò non farà dell'Italia un'alleata, bensi soltanto una cobelligerante. Voglio, nello stesso tempo, insistere sulla firma delle condizioni generali di armistizio, ancora valide, sebbene alcune di esse non possano entrare per il momento in vigore. A Badoglio verrebbe detto che i Governi alleati intendono trasferire i territori storici d'Italia, Sicilia e Sardegna, a mano a mano che verranno liberati, all'amministrazione del Governo italiano, sotto la Commissione di controllo alleata. Sottopongo queste proposte anche al Presidente Roosevelt, e confido di poter contare sulla vostra approvazione. Come comprenderete immediatamente, il problema è di urgenza vitale, per ragioni militari. Per esempio, gli italiani hanno già cacciato i tedeschi dalla Sardegna e vi sono molte isole e punti chiave che il nemico ancora tiene e che noi possiamo conquistare.
Stalin rispose nei termini seguenti: Il Primo Ministro Stalin al Primo Ministro Churchill 22
settembre 1943
1. Concordo con le vostre proposte relative ali'appello per radio del sovrano d'Italia al popolo italiano. Ma ritengo assolutamente necessario che nell'appello del Re si affermi chiaramente che l'Italia, dopo aver capitolato davanti alla Gran Bretagna, agli Stati Uniti e all'Unione Sovietica, combatterà contro la Germania, insieme con la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. 2. Concordo parimenti con la vostra proposta sulle necessità di ttna firma relativa a generali condizioni d'armistizio. In merito alla vostra riserva stt quelle condizioni che non possono entrare in vigore per il momento, comprendo qt1esta riserva soltanto nel senso che tali condizioni non possano ora entrare in vigore nel territorio fino a questo
zo8
WINSTON CHURCHILL
momento tuttora occupato dai tedeschi. A ogni modo gradirei ricevere conferma, o la necessaria spiegazione da voi, su qt,esto punto. Chiesi al Presidente che ne pensasse, e dissi che ritenevo che le clausole dell'armistizio lungo avrebbero potuto essere trattate dalla Commissione d'armistizio, la quale veniva da noi costituita in Italia. Gli inviai poi il seguente messaggio: L'ex-Marinaio al Presidente Roosevelt 24 settembre r943
MacMillan mi comunica d'aver la certezza che si possa ottenere la firma di Badoglio a tutta la serie delle clausole armistiziali, nei prossimi giornì, e che, piu indugeremo, piu discussioni ci saranno. Può darsi che parecchio tempo debba passare prima che la nuova Commissione possa esprimere il suo punto di vista. E io sarei molto piu contento se potessimo sistemare la cosa fin d'ora. Ciò potrebbe risparmiarci molte noie in avvenire. Dietro suggerimento di Eisenhower, abbiamo addolcito il preambolo. Abbiamo anche provveduto a che rimanga in vigore l'armistizio del ; settembre. Il Primo Ministro al Presidente Roosevelt 2J
settembre r9 4j
Non ho risposto al telegramma dello zio Joe in favore del Re d'Italia, e neppure alle sue osservazioni sui termini piu generali, perché non so quale linea voi intendiate adottare con lui. Avrete senza dubbio ricevuto il mio telegramma. MacMillan comunica che non ci saranno difficoltà nel far firmare Badoglio.
Il Presidente rispose:
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro 2J settembre z943
Sono d'accordo con voi sul/'armistizio lungo, ove sia possibile ottenerne rapidamente la firma, e invio istruzioni a Eisenhower in questo senso.
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22.
Nei campi di concentramento dell'Italia meridionale si aprono le porte ai prigionieri politici.
1.A CAMPAGNA D;ITALIA
Altre complicazioni di carattere politico dovevano sorgere. Ii Primo Ministro ai signor MaçMi/Jan ( Algeri)
2; settembre I94J Grande stupore ha causato in Inghilterra una trasmissione della radio di Bari fatta in nome del "Re d'Italia e d'Albania e Imperatore d'Etiopia". Non ho bisogno di dire che qualsiasi ripetizione di assurdità simili getterà tutta la nostra politica nel piu assoluto discredito. Quanto gradirebbe il Re d'essere rispedito nel suo Impero in Etiopia, per esservi incoronato? ...... Ritengo che noi si .t:ivedrà il discorso del Re prima che egli lo pronunci o che, se non ve ne fosse il tempo, voi gli darete un'occhiata. Il riferimento ai Sovieti è d'importanza capitale, dato che l'appoggio di Stalin alla nostra politica di utilizzazione del Governo italiano è di immenso valore.
Il 28 settembre il maresciallo Badoglio lasciò Brindisi a bordo di un incrociatore italiano, per firmare a Malta l"'armistizio
lungo". Fu ricevuto cerimoniosamente, a bordo della corazzata Nelson, dal generale Eisenhower, dal generale Bedell Smith, da lord Gort e dal generale Alexander. Badoglio sperava che gli fosse risparmiata la clausola della resa incondizionata, ma i comandanti alleati insistettero che quello era un incontro ufficiale per la firma di documenti presentati dai Governi alleaci, nel quale non era possibile discussione alcuna. Dopo che le firme furono apposte, Badoglio ebbe un breve colloquio con Eisenhower sulla dichiarazione di guerra alfa Germania, cosa che il maresciallo italiano era desideroso di fare. La giornata si conduse con una visita alle unità della flotta italiana ancorate nel porto di Malta. Il Primo Ministro al Presidente Roosevelt
28 settembre I94J Conveniamo con voi che il documento relativo all"'armistizio lungo" debba essere per il momento tenuto segreto. Non dubito che lo zio Joe sarà d'accordo, ma sarebbe bene che voi gli esponeste il nostro punto di vista, parlando a nome di entrambi. 14,
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Riteniamo che sarebbe un errore parlare di dichiarar Roma città aperta, perché ciò può ostacolare la nostra avanzata, senza minimamente legare il nemico.
In un primo momento la situazione fu piuttosto imbarazzante per le nostre truppe in Italia. Gli italiani erano stati loro nemici per piu di tre anni. Unendosi alle Nazioni Unite, avevano acquisito nel giro di poche settimane un nuovo stato giuridico e alcuni di essi assunsero un diverso atteggiamento. Le requisizioni non erano piu possibili. Alloggiamenti furono negati a truppe britanniche e viveri rifiutati a ufficiali privi di carte annonarie italiane. La moneta d'occupazione militare britannica fu guardata con diffidenza. Ufficiali superiori, che avevano avuto la carica di governatori militari, erano diventati ora semplici ufficiali di collegamento con gli italiani a cui potevano chiedere, ma non piu imporre, quelle facilitazioni di cui abbisognavano. Tutto ciò procurò molte noie al nuovo regime italiano, che alla fine riusci a porvi rimedio. Ma alcuni civili italiani furono pronti a trarre il massimo vantaggio dai mutamenti verificatisi. Il Presidente e il generale Eisenhower ritennero necessaria una dichiarazione pubblica per spiegare lo stato giuridico di cobelligeranza agli italiani e anzi al mondo intero. Io accolsi questa proposta con pieno favore. Il Primo Ministro al Presidente Roosevelt 30 settembre r943
Sono d'accordo con voi sulla dichiarazione comune, ma non sarebbe una buona occasione farvi partecipare anche lo zio Joe? È chiaro ormai che egli accetta gli italiani come cobelligeranti. È vero che possiamo perdere qualche giorno nel comunicare con Mosca, ma questo ritardo sembra d'importanza molto relativa, se paragonato al valore della partecipazione russa. Se siete d'accordo, dovreste proporre la cosa a Stalin, sotto la forma che noi desideriamo un annuncio del genere già fatto; è disposto egli a unirsi a noi nel farlo? o preferisce che procediamo senza di lui? Naturalmente noi prenderemmo nella ph1 attenta considerazione qualsiasi modifica di stesura egli intendesse proporre. Io stesso amerei vari mutamenti. Il mio telegramma immediatamente successivo li espone. Qualora non aveste nulla da obiettare a essi, vor-
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2.11
reste, se siete disposto a rivolgervi a Stalin, sottoporgli il testo in questa forma?
Il testo della dichiarazione da me abbozzata diceva: "I Governi di Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Sovietica riconoscono la posizione del Regio Governo italiano, come affermata dal maresciallo Badoglio, e accettano l'attiva collaborazione della Nazione e delle Forze Armate italiane, come cobelligeranti nella guerra contro la Germania. Gli eventi militari dopo 1'8 settembre, e il brutale maltrattamento della popolazione italiana da parte dei tedeschi, culminanti nella dichiarazione italiana di guerra contro la Germania, hanno di fatto reso l'Italia cobelligerante e i Governi americano, britannico e sovietico continueranno a collaborare col Governo italiano su queste basi. I tre Governi prendono buona nota dell'impegno da parte del Governo italiano di sottostare alla volontà del popolo italiano dopo che i tedeschi siano stati cacciati dall'Italia, ed è stabilito che nulla potrà menomare l'assoluto diritto del popolo italiano di decidere con mezzi costituzionali la forma democratica di governo che vorrà alla fine scegliersi. "I rapporti di cobelligeranza tra il Governo italiano e i Governi delle Nazioni Unite non possono in se stessi influire sulle condizioni recentemente firmate, le quali conservano tutta la loro forza, e potranno venire modificate soltanto mediante accordi tra i Governi alleati, nel quadro dell'aiuto che il Governo italiano potrà essere in grado di dare alla causa delle Nazioni Unite." Il testo fu approvato tanto dal Presidente quanto da Stalin.
A questo punto il conte Sforza fece la sua comparsa sulla -scena politica italiana. Prima della rivoluzione fascista egli era stato ministro degli Esteri e ambasciatore a Parigi. Esule durante il regime mussoliniano, era diventato figura di grande rilievo tra gli italiani d'America. S'era dichiarato favorevole all'entrata in guerra dell'Italia a fianco degli Alleati e in una lettera scritta di recente a un alto funzionario del Dipartimento di Stato aveva espresso la sua volontà di collaborare con Ba-
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doglio. Allorché la situazione si fece piu tesa, egli vide l'opportunità di giungere al massimo potere in Italia, e si convinse di avere il diritto di farlo. Poteva contare su buoni aiuti americani e anche sopra un discreto numero di voti italo-americani. Il Presidente sperò che si potesse portarlo entro il nuovo sistema di governo senza sconvolgere il Re e Badoglio, su cui si basavano le nostre considerazioni militari relativamente alla campagna italiana.
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro ;o settembre 1943 In riferimento al vostro telegramma relativo a Sforza e alla possibilità di una sua collaborazione col Governo, il suo recente discorso fu, per non dire altro, ben poco complimentoso nei riguardi del R e d'Italia. Trovo tuttavia, in una copia del suo discorso del 26 settembre, i seguenti stralci, i quali indicano che egli potrebbe essere utile al nostro sforzo bellico: "Con gli attuali dirigenti italiani, se si condurranno bene, se sapranno guidar bene la guerra, il nostro dovere è di combattere, tutti noi, e scacciare i tedeschi dall'Italia. "Dico questo in omaggio al mio solo desiderio di fare qualcosa che contribuisca alla vittoria. Noi possiamo stringerci attorno a qualsiasi Governo che goda della fiducia degli Alleati, se questo Governo per il momento provi d'essere capace di condurre una guerra e di scacciare i tedeschi dall'Italia. "S'io dovessi proclamare una repubblica domani, direi "no". Innanzi tutto noi dobbiamo scacciare dall'Italia i tedeschi. Questo è ciò che gli italiani vogliono; solo quando l'Italia sarà libera, gli italiani decideranno." L'ex-Marinaio al Presidente R oosevelt 1°
ollobre 1943
Vostro telegramma in merito a Sforza. Questi sembra dire ogni sorta di cose, molte delle guaii diversissime da guanto ebbe a scrivere nella sua lettera. Dovrebbe realmente decidere se egli intenda aiutare il Regio Governo Badoglio, oppure screditarlo. Noi dobbiamo sapere su che terreno camminiamo, prima di metterlo in piedi. Non sarebbe una buona /
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cosa per voi spedirlo in Italia attraverso il Regno Unito e permetterci cosi di trattarlo con ulteriore cordialità qui in Inghilterra? Non mi sembra che ci sia molto sugo nel lasciarlo andare in Italia a minare soltanto quel poco di forze attive contro il fascismo e i tedeschi, che Eisenhower sia stato capace di estratte dagli italiani.
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro 2
ottobre r943
Vostro telegramma relativo a Sforza. Mi si informa che egli conta di arrivare col figlio in aereo a PreshJJick il J ottobre, diretto a Marrakech. Spero che possiate eflicacemente erudirlo durante la sua permanenza nel Regno Unito. Invio in data odierna il seguente messaggio a Eisenho1Per: "Informate Badoglio che è opinione del nostro Governo che la presenza di Grandi nel Governo Badoglio in questo momento non sarebbe accettata. Anche se Grandi dovesse essere la principale figura a deporre contro Mussolini, è stato cosi strettamente associato col fascismo che porlo ora nel Governo di Brindisi provocherebbe moltissime critiche e false interpretazioni. Le prime acquisizioni del Governo Badoglio debbono essere uomini di chiari principi liberali e democratici. Soltanto attraverso l'uso di tJomini siffatti in posizioni di responsabilità il nostro Governo può trovare giustiftca.zione nel sostenere l'attuale Governo italiano. "La GertJtania ha già compiuto atti di guerra contro l'Italia e la forza principale del Governo di Badoglio è nella sua determinata dichiarazione di liberare l'Italia con la forza dal tedesco invasore. E necessaria ttn'immediata dichiarazione di g11erra del Governo italiano contro la Ger/J'lania, se si vuol dare all'Italia lo stato giuridico dicobell[gerante." Ebbi una lunga conversazione col conte Sforza durante il suo passaggio a Londra e mi parve che fossimo giunti a un accordo, per il quale egli doveva collaborare fedelmente col Re e Badoglio, fino a quando non fossimo in grado, subito dopo la nostra entrata in Roma, di formare un Governo nonfascista a larga base. Mi tenni cosf rigidamente a quella che era la nostra linea di condotta prestabilita. Era nostra intenzione,
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infatti, sostenere la monarchia fino alla liberazione dell'Italia, tenere un Governo italiano al nostro fianco nella lotta contro la Germania, rafforzare questo Governo con l'aggiunta di elementi rappresentativi e della Resistenza, e associare i russi alle nostre immediate disposizioni sulla questione italiana.
Frattanto insistevo per la massima-utilizzazione del naviglio e del materiale umano italiani. Il Prin10 Ministro al ministro degli Esteri 26
settembre r 9 4j
Non dobbiamo forse stabilire un accordo coi Governo italiano per l'utilizzazione dei prigionieri di guerra e delle riserve umane degli italiani? Non possiamo permetterci che cosi gran numero di italiani siano affrancati da ogni disciplina e controllo e lasciati liberi di scorrazzare per la Gran Bretagna o l'Africa settentrionale. Non c'è modo di rimpatriarli, senza chiedere uno sforzo eccessivo al nostro naviglio. E poi ci occorre il materiale umano da essi rappresentato. Non possiamo avere le nostre operazioni in Africa ostacolate da grandi masse di prigionieri da sorvegliare. La nostra 13 divisione corazzata è stata praticamente distrutta dalla sua utilizzazione come guardiana di prigionieri. Ci sono navi-trasporto che ritornano vuote nel Regno Unito dall'Africa. Noi dobbiamo chiedere che l'imbarco dei prigionieri verso il Regno Unito continui in attesa di nuovi accordi col Governo italiano. Sono dispostissimo a considerare un mutamento di condizioni per gli italiani, purché essi continuino a fare lo stesso lavoro e purché la disciplina sia effettiva. Il Primo Ministro al Primo umi, vice capo di S.M. della Marina, e ali'ammiraglio Cunningbam 2 ottobre 1943 1, Non possiamo permettere alle unità della Marina italiana di restare oziose ad Alessandria o altrove. Per il momento mi sembra che si dovrebbe proporre agli americani di mandare le navi tipo "Littorio" negli Stati Uniti, dove si possa attrezzarle per la guerra nel Pacifico e poi utilizzarle colà. Proporrei anche al Presidente che, dopo la guerra, queste navi vengano cedute a noi, primo perché noi abbiamo sostenuto la parte principale della guerra contro di loro; poi perché abbiamo subito
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gravi perdite di unità maggiori; e infine perché abbiamo interrotto la costruzione di unità di grosso tonnellaggio per attuare operazioni a breve scadenza. Sono certo che tali proposte verranno accolte con particolare cordialità. Gradirei il vostro consiglio in merito e anche, naturalmente, in merito alla struttura e al valore di questi navi. z. Per quanto riguarda incrociatori e altre navi, debbono essere tutti utilizzati al massimo. Non possiamo permetterci di tenere navi d'alto valo.te bellico in ozio nei porti del Mediterraneo. Le navi piu valide moderne dovranno esse.te messe .in servizio e le nostre piu antiquate andare in disarmo. Le corazzate italiane piu antiquate potranno esse pure far parte delle squadre per il bombardamento cl.i d.ifese terrestri, di cui avremo certamente bisogno, anche se per brevi periodi soltanto, nel 1944, tanto nella Manica quanto nell'Oceano Indiano.
L'ex-Marinaio al Presidente Ro()sevelt -f
ottobre r943
Ora che lo zio Joe è della nostra idea in merito alla dichiarazione italiana, sembra della massima importanza spingere il Re a dichiarare la guerra al piu presto possibile. So che questo è anche il vostro parere. Propongo che si impartiscano istruzioni a Eisenhower, onde eserciti su di lui la massima pressione. Non debbono esserci assurd.ità del genere di attendere prima la presa di Roma, ecc. Sembra a noi che sia ormai venuto il momento per gli italiani di cominciare a pagarsi il biglietto. Se siete d'accordo, vi prego di dare gli ordini necessari, senza riferire ulteriormente a noi.
Il Presidente agi con prontezza.
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro 8 ottobre I94} In data J ottobre ho informato Eisenhower come segue: "Il Presidente e il Primo Ministro sono del parere che il Re d'Italia dichiari guerra alla Germania al piu presto possibile. Non sembra esservi necessità alcuna d'attendere che Roma sia occupata. Eserciterete pertanto pressioni sul Governo italiano per una prossima dichiarazione di guerra senza attendere ulteriori successi." Conseg~emente il I 3 ottobre il Regio Governo italiano dichiarava guerra alla Germania.
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Il Primo Ministro al signor MacMil/an ( Algeri) 23 ottobre 1943
...... La nostra linea di condotta mira ad allargare la base e ad accentuare la tendenza a sinistra del Governo italiano. Siamo pochissimo informati qui dei personaggi già disponibili. Dovrete seguire davvicino tutto ciò e tenermi pienamente informato. Sono convinto che qualsiasi ricostruzione del Governo italiano debba attendere che noi si sia a Roma. Roma è la chiave di volta di tutt'ltalia e della Chiesa cattolica. Reintegrati a Roma, Badoglio e il Re avranno occasione di gran lunga migliore di stringere intorno a sé tutti quegli elementi utili che l'Italia può dare. È quello il luogo, noi per fare le nostre offerte, loro per esporre i loro propositi. Nel frattempo badate a che nulla sia fatto per rendere il Re e Badoglio piu deboli di quanto siano. Anzi, noi dobbiamo sostenerli e imporli con le nostre armate. Contemporaneamente tutte le ricerche di elementi di rinforzo governativo possono continuare. Il Primo Ministro al Presidente Roosevelt 6 novembre 1943
Tutte le informazioni in mio possesso tendono a mostrare che perderemmo molto sciogliendo la presente combinazione Re-Badoglio. Vittorio Emanuele non conta nulla per noi, ma il suo binomio con Badoglio ci consegnò di fatto la flotta italiana, che ci rende ora utilissimi servigi, e questo stesso binomio ci assicura attualmente la fedeltà di grandissima parte dell'infelice esercito e del popolo italiano, e, naturalmente, le rappresentanze diplomatiche italiane ovunque. ·Perché dovremmo accrescere il fardello dei nostri soldati, britannici e americani, in marcia verso Roma, indebolendo qualcuno di questi aiuti? Noi non dobbiamo, a mio avviso, incoraggiare un mutamento nel regime Badoglio-Re, finché non ci siamo stabiliti a Roma, e possa costituirsi un Governo italiano a base realmente larga. So che Eisenhower, in linea d i massima, è favorevole a questo punto di vista. È un fatto che noi si debba restare attaccati a quello che abbiamo, fino a quando non siamo certi di poter avere qualche cosa di meglio, e questo potrà essere deciso soltanto quando avremo Roma in nostro possesso.
Questo era il fluido stato della situazione italiana quando io partii per il Cairo e Teheran,
CAPITOLO XII
LA PREDA SFUMATA
Rodi, chiave del ]vf.editerraneo orientale - I piani del generale Wilson Occupazione di Rodi, Lero e Coo approvata dai capi di Stato Maggiore, IO settembre - La morsa tedesca su Rodi - Preoccupazioni di Hitler a proposito dell'Egeo - I tedeschi riprendono Coo - Nec~ssità imperativa di attaccare Rodi - Mio telegramma del 7 ottobre al Presidente - Sua risposta negativa - Mio nuovo appello, 3 ottobre - Washington irremovibile - Mio desiderio deluso di partecipare alla conferenza di Algeri - Decisione di Hitler di combattere a sud di Roma - Rapporto di Wilson, IO ottobre - Mia rassegnazione a denti stretti - Destino della nostra guarnigione di Lero - I tedeschi attaccano, I 2 novembre - Un duro colpo.
T A resa italiana ci offri l'occasione di fare notevoli prede L nell'Egeo con un minimo di sforzi e di risorse. Le guarnigioni italiane obbedirono agli ordini del re e di Badoglio e sarebbero passate dalla nostra parte, se noi avessimo potuto raggiungerle prima che i tedeschi le sopraffacessero e disarmassero nelle isole. Essi erano cli numero inferiore, ma è probabile che già da tempo non credessero alla fedeltà dell'alleato e avessero preparato un piano preciso. Rodi, Lero e Coo erano isole fortificate, da molto tempo obiettivo strategico per noi di grande importanza nella sfera dei teatri d'operazione secondari. Rodi era la chiave dell'arcipelago, perché aveva buoni campi d'aviazione, da cui le nostre forze aeree avrebbero potuto operare in difesa di qualsiasi altra isola noi avessimo potuto occupare, completando il nostro controllo navale di queste acque. Inoltre, le forze aeree britanniche in Egitto e in Cirenaica avrebbero potuto difendere l'Egitto altrettanto bene, se non meglio, qualora parte di esse fosse stata trasferita a Rodi. Mi sembrava un voler irridere alla fo;:tuna trascurare tesori siffatti. Il controllo dell'Egeo era, per a,{ia e per mare, compreso entro
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il nostro raggio d'azione. L'effetto di ciò avrebbe potuto essere decisivo sulla Turchia, in quel periodo profondamente impressionata dal crollo dell'Italia. Se avessimo potuto servirci dell'Egeo e dei Dardanelli, la scorciatoia marittima per la Russia sarebbe stata trovata. Non ci sarebbe piu stato bisogno dei pericolosi e costosi convogli artici o della lunghissima e tediosa linea di rifornimenti attraverso il Golfo Persico. Mi resi subito conto della necessità di tenerci pronti a trarre vantaggio da qualsiasi slittamento italiano o tedesco. Il Primo Ministro al generale Ismay, per il Comitato dei C.S.M. 2
agosto 1y43
1. Ecco un'impresa di grande importanza da essere spinta innanzi con ogni mezzo. Qualora le truppe italiane di Creta e di Rodi resistessero ai tedeschi con un conseguente ristagno della situazione, noi dobbiamo venire in aiuto degli italiani al piu presto possibile, ottenendo cosi anche l'appoggio a nostro favore delle popolazioni. 2. Il Medio Oriente deve sapere che tutti i rifornimenti per la Turchia possono venire sospesi per questa emergenza, e che esso deve preparare corpi di spedizione, non necessariamente in formazioni divisionali, per trarre profitto dalle occasioni che possono presentarsi. ;. Questo non è il momento di stabilire accordi e intese, ma piuttosto di utilizzare tutti quegli elementi di combattimento che si possano trovare. C'è nulla che si possa fare per trovare almeno un minimo di mezzi da sbarco e d'assalto senza compromettere l'azione principale contro l'Italia? Non ne segue che delle truppe possono essere sbarcate soltanto da mezzi da sbarco corazzati. Purché siano aiutati da amici a terra, una situazione differente ci si presenta. Scialuppe e cano~ti di bordo possono essere usati, nevvero, t:ra la nave e la riva? Confido che gli Stati Maggiori siano capaci di spronare all'azione, che potrà procurarci immensi guadagni a costo di minimi sforzi, anche se non con poco tischio.
Piani per la conquista di Rodi erano stati completati già da alcuni mesi presso il Comando del Medio Oriente. In agosto l'Sa divisione indiana era stata addestrata al massimo per l'operazione ed era pronta a imbarcarsi per il 1° settembre. Ma il 26 agosto, in seguito a decisioni di carattere secondario prese alla
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Conferenza di Washington nel mese di maggio, il Comando ricevette l'ordine dei capi di Stato Maggiore collegati di mandare in Indià, per un'operazione contro la costa birmana, il naviglio che avrebbe dovuto trasportare a Rodi l'sa. divisione indiana. La divisione stessa ricevette l'ordine di raggiungere le forze alleate nel Mediterraneo centrale. Mentre avevano luogo i terribili eventi della resa italiana, la mia attenzione si volse alle isole dell'Egeo, da tanto tempo oggetto di mire strategiche. Il 9 settembre telegrafavo da Washington al generale Wilson, comandante supremo del Medio Oriente: "Questo è il momento di giocare forte. Improvvisate e osate". Wilson era uomo d'azione pronta, ma il suo comando era stato impoverito di effettivi. Egli disponeva soltanto della CCXXXIV brigata, che aveva fatto parte della guarnigione duramente provata di Malta, e di nessun altro naviglio che non fosse quello racimolato tra le risorse locali. Il naviglio d'assalto toltogli di recente non era irrecuperabile, ma la pressione americana - che tendeva a disperdere i nostri mezzi da sbarco del Mediterraneo o a occidente, pe.r i preparativi dell'ancor piu lontano "Overlord", o nel settore dell'Oceano Indiano - era molto forte. Accordi convenuti prima della tragedia italiana, e adatti a una situazione totalmente diversa, vennero rigidamente invocati, almeno dai comuidi subalterni. Cosicché i piani abilmente concepiti da Wilson per una rapida azione nel Dodecaneso furono buttati all'aria, e noi fummo condannati a fare del nostro meglio con forze insufficienti per occupare e tenere isole d'importanza strategica e politica senza pari. Il Gruppo "Long-Range Desert", composto di soldati sceltissimi, era stato trasformato in un'unità anfibia, che avrebbe dovuto ripetere sul mare le prodezze che, sulle sabbie del deserto, erano diventate famose. La sera del 9 settembre il maggiore lord Jellicoe, figlio dell'ammiraglio e uno dei comandanti di quell'audace unità, si calò col paracadute su Rodi, nel tentativo di far capitolare l'isola. Se foss~o riusciti a conquistare un porto e un c~mpo d'aviazione, il pronto invio sull'isola di truppe britanniche avrebbe forse incoraggiato gl'italiani a so-
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praffare i tedeschi, ai quali erano superiori di numero. Ma i tedeschi, duri e testardi, imposero la loro autorità agli italiani. Jellicoe dovette fuggire in gran fretta. In seguito, la conquista di Rodi, tenuta da 6000 tedeschi, richiese forze superiori a quelle di cui poteva disporre il Comando del Medio Oriente. L'occupazione di Rodi, Lero e Coo fu specialmente approvata dai .capi di Stato Maggiore collegati nel loro esame definitivo delle decisioni di Quebec, il 10 settembre (1). Wilson aveva mandato con grande prontezza piccoli reparti per mare e in aereo in varie altre isole, e il 14 settembre inviava il seguente rnpporto :
Il generale Maitland Wilson al capo dello S.M.G.I. I4 settembre I94} La situazione a Rodi è peggiorata troppo rapidamente per noi perché si possa intraprendere un'azione. Gli italiani hanno ceduto città e porto ai tedeschi dopo un leggero bombardamento. Solo 1mo sbarco con mezzi d'assalto è stato quindi possibile, ma sforttmatamente I' S<' divisione indiana, ch'era stata addestrata e provata per qmst'operazione, è ora inviata nel lvf.editerraneo centrale e i suoi piroscafi e natanti sono stati mandati tm po' da per tutto per ordine dell'Ammiragliato. Il morale degli italiani, a Rodi, è sotto zero e rivela ben poca volontà di resistere ai tedeschi, non ostante le asserzioni in contrario. Abbiamo ocmpato l'isola di Caste/rosso e inviato missioni a Coo, Lero e Samo. Una squadriglia di Spitfue stabilirà oggi a Coo la sua base, mentre tma guarnigione di fanteria vi sarà paracadntata questa notte. Un distaccamento di fanteria è pure in viaggio per Lero. Propongo p('rtanto di esercitare la guerra di corsa contro le comunicazioni nemiche nel!' Egeo e di occupare le isole greche con quelle forze elleniche che· . l'occasione ci offra. Poiché anche la divisione neozelandese dovrà trasferirsi nel Mediterraneo centrale, la zo11 divisione indiana, solo parzialmente equipaggiata, è l'unica Jor!!lazione disponibile subitJ. Dato che t11tte le risorse del Medio Oriente sono state messe a disposizione del generale Eisenho1JJer, non siamo in grado di preparare uno sbarco di viva forza su Rodi, ma confido di prendere l'isola coi sistemi adottati dai turchi nel I J 22, anche se in meno tempo. (1) V. Capitolo VI, pag. 127.
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Privi di Rodi, le nostre conquiste in tutto l'Egeo divennero precarie. Soltanto l'uso di potenti forze aeree avrebbe potuto darci quello che ci occorreva. E avremmo portato loro via ben poco tempo, se ci fosse stata piu intesa. Il generale Eisenhower e il suo stato maggiore non semb.ravano rendersi conto di quello che avevamo a portata di mano, sebbene avessimo volontariamente posto tutte le nostre considerevoli risorse a loro completa disposizione. Sappiamo ora quanto i tedeschi fossero preoccupati della mortale minaccia che s'attendevano noi avremmo rappresentato sul loro fianco sud-orientale. A una riunione al Q. G. del Fuhrer, il 24 settembre, tanto gli esponenti dell'esercito quanto quelli della marina avevano sostenuto energicamente la necessità di sgomberare Creta e altre isole dell'Egeo, finché c'era ancora tempo. Essi avevano fatto notare che quelle basi avanzate erano state occupate per operazioni offensive nel Mediterraneo orientale, ma che ora la situazione era completamente mutata. Avevano insistito sulla necessità di evitare la perdita di truppe e materiali che sarebbero stati d'importanza decisiva per la difesa del continente. Hitler li aveva fatti tacere, ripetendo di non poter ordinare lo sgombero, segnatamente di Creta e del Dodecaneso, per le ripercussioni politiche che ciò avrebbe avuto. Aveva detto: « L'atteggiamento dei nostri alleati a sud-est e quello della Turchia sono determinati esclusivamente dalla loro fiducia nella nostra forza. L'abbandono delle isole creerebbe la piu sfavorevole impressione ». In questa decisione, di battersi per le isole dell'Egeo, Hitler fu giustificato dagli eventi. Ottenne vasti profitti in un teatro di guerra secondario con poca spesa nei riguardi della principale posizione strategica. Nei Balcani, aveva sbagliato. Nell'Egeo ebbe ragione. Noi giustamente non facemmo tentatiyo alcuno d'occupare Creta, dove la numerosa guarnigione tédesca disarmò rapidamente gli italiani e si assunse la difesa dell'isola, ma per qualche tempo la nostra situazione fu favorevole nelle isolette intorno.
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I movimenti di truppe per mare e nel cielo ebbero inizio il 15 settembre. La marina inglese forni'. aiuti di torpediniere e sommergibili. Per il resto, vaporetti di piccolo cabotaggio, velieri, lance furono tutti messi in servizio, e alla fine del mese Coo, Lero e Samo furono occupate ognuna da un battaglione e minori formazioni furono sbarcate su molte altre isole. Le guarnigioni italiane, quando c'erano, si mostrarono abbastanza amichevoli, ma le loro vantate difese costiere e contraeree si rivelarono piuttosto male in arnese, e il trasporto delle nostre armi e dei nostri veicoli piu pesanti era praticamente impossibile col naviglio a nostra disposizione.
TURCHIA
Il mare Egeo meridionale.
Oltre Rodi, l'isola strategicamente piu importante era quella di Coo. Soltanto essa aveva un aeroporto dal quale la nostra caccia poteva operare. Fu messo rapidamente in grado di funzionare e 24 cannoni Bofors sbarcati a sua difesa. Naturalmente essa divenne l'obiettivo del primo contrattacco nemico e, dal 18 settembre in poi, di crescenti incursioni aeree. La nostra ricognizione ci informò di un convoglio nemico che s'avvicinava, e all'alba del 3 ottobre paracadutisti germanici si calarono sull'aeroporto centrale e sopraffecero l'unica compagnia
LA CAMPAGNA D'ITALIA
2.2.3
che lo difendeva. Il resto del battaglione, nel nord dell'isola, dove il nemico era sbarcato, fu tagliato fuori. Era evidente che un solo battaglione, tutto quello di cui potevamo disporre, poteva fare poco su un'isola distante cinquanta chilometri per sventare questo doppio colpo. L'isola cadde. La marina aveva fatto del suo meglio, senza successo, per intercettare il convoglio diretto a Coo, ma per una sfortunata combinazione tutte le torpediniere meno tre erano state allontanate. Due delle nostre corazzate, come parte del nostro principale concentramento navale di Malta, che non era poi molto urgente, avevano ricevuto l'ordine di recarsi laggiu, e per scortarle era stato necessario trasferire con loro tutto il resto della squadra. Il 2.2. settembre Wilson comunicò le sue richieste minime ed erano davvero modeste - per un attacco su Rodi intorno al 2.0 ottobre. Impiegando la 10a divisione indiana e parte di una brigata corazzata, gli occorrevano soltanto una scorta navale e aerei da bombardamento, tre L.S. T. (piroscafi da sbarco), qualche M.T. (o motonave trasporto), una nave ospedale e sufficienti aerei da trasporto per un battaglione di paracadutisti. Mi angustiò non poco che non fossimo in grado di sostenere le operazioni dell'Egeo, e il 2. 5 settembre telegrafai al generale Eisenhower: Avrete visto i telegrammi su Rodi del comandante in capo del Medio Oriente. Rodi è la chiave tanto per il Mediterraneo orientale quanto per l'Egeo. Sarebbe una vera catastrofe se i tedeschi riuscissero a consolidarvisi. Le richieste del Medio Oriente sono limitatissime. Vi sarei molto grato se mi comunicaste qual è la situazione in proposito. Io non ne ho ancora parlato con Washington (1).
Gli scarsi aiuti occorrenti mi sembravano ben poca cosa da chiedere ai nostri amici americani per poter conquistare la grossa preda di Rodi e cosf conservare Lero e riprendere Coo. Le concessioni da loro fatte alle mie continue pressioni di quegli ul(1) V. anche
il mio telegramma a Eisenhower della stessa data, Cap. VIII, pag. 164.
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timi tre mesi erano state compensate dal successo piu trionfale. Avevo certamente diritto al piccolo aiuto richiesto per rinsanguare le forze britanniche dell'Egeo a disposizione, o già mandate, con l'approvazione dei capi di Stato Maggiore collegati, in posizioni pericolose. I mezzi da sbarco per una sola divisione, l'appoggio per qualche giorno del grosso dell'aviazione alleata, e Rodi sarebbe stata nostra. I tedeschi, che avevano ora di nuovo la situazione in pugno, avevano trasferito molti aeroplani nell'Egeo, proprio per opporsi a quanto era mia intenzione di fare. Sottoposi il problema in tutta la sua ampiezza al Presidente : L'ex-Marinaio al Presidente Roosevelt 7 ottobre 1943 1. Sono molto preoccupato per la situazione che si viene creando nel Mediterraneo orientale. Dopo il crollo italiano abbiamo trasferito piccoli distaccamenti dall'Egitto in parecchie isole greche, specialmente Coo, che ha coste favorevoli agli sbarchi, e Lero, base navale italiana fortificata con potenti batterie fisse. Corremmo questo rischio nella speranza che le guarnigioni italiane, che ci avevano accolto amichevolmente, avrebbero partecipato alla difesa. Speranza la quale si è dimostrata vana; e Coo è già caduta, se si eccettuino poche nostre truppe, che ancora si battono suJle montagne. È probabile che Lero segua la sua stessa sorte. Le nostre operazjoni contro Rodi non hanno avuto successo. 2. Ritengo che risulterà come le penisole italiana e balcanica siano un tutto militare e politico e come rappresentino io realtà per noi un unico teatro d'operazioni. È probabilmente impossibile, infatti, condurre una vittoriosa campagna d'Italia ignorando quelJo che avviene nell'Egeo. I tedeschi evidentemente attribuiscono grandissima importanza al settore orientale e non hanno esitato a stornare una parte notevole della loro già ridotta aviazione per potervisi mantenere. Devono temere la diserzione dell'Ungheria e della Romania e una violenta scissione in Bulgaria. Da un momento all'altro la Turchia può gettare tutto il suo peso contro di loro. Possiamo constatare tutti come la situazione in Grecia e in Iugoslavia sia contraria al nemico. Se ricordiamo quali brillanti risultati abbiano avuto le reazioni politiche italiane in conseguenza del nostro sforzo militare, non sarebbe miope da parte nostra trascurare la possibilità di uno slittamento analogo, o addirittura
23. 1 palloni di soorramcnto della .RAF accompagnano le prime truppe sbarc11tc sulle spiagge presso Salerno.
Salerno, sulle spi
24.
J
LA CAMPAG~A D'ITALIA
2.25
maggiore, in alcuni (o in tutti) tra i paesi che ho sopra citati? Se riuscissimo a provocare reazioni del genere e sapessimo trarne vantaggio, il nostro compito comune in Italia ne verrebbe grandemente facilitato. 3. Non ho mai desiderato manda.re un esercito nei Balcani, ma soltanto suscitarvi la guerriglia accanita, ch'è loro tradizionale, mediante agenti, armi e Commandos. Ciò potrà dare risultati straordinari con ben poca spesa nei riguardi di operazioni di maggior ampiezza. Quello che chiedo è la conquista di Rodi e delle altre isole del Dodecaneso; lo spostamento a nord delle nostre forze aeree del Medio Oriente e lo stabilimento delle loro basi in queste isole e forsanco sulla costa turca, cosa che si potrebbe alla fine ottenere, costringendo cosi il nemico a una diversione di gran lunga maggiore di quella che sarebbe necessaria per noi. Inoltre, ciò offrirebbe l'opportunità d'impegnare l'indebolita aviazione nemica, liquidandola in un'altra zona. 4. Rodi è la chiave di tutto questo. Non mi sembra che l'attuale piano per la sua conquista sia del tutto soddisfacente. Rodi richiederà - e la vale certamente - almeno una divisione scelta, che in seguito potrà essere sostituita, a conquista ultimata, da truppe d'occupazione. Lero, che per il momento noi teniamo tanto precariamente, è un'importante fortezza navale: una volta che noi ci siamo stabiliti nella zona, forze aeree e navali leggere avrebbero una parte quanto mai proficua da assolvere. Non c'è da seguire che una sola tattica: quella dell'energia e della rapidità, con buone truppe e mezzi adeguati. In questo modo la diversione dal teatro di guerra principale sarebbe soltanto temporanea, mentre i risultati possono essere di profonda e durevole portata. s. Vi prego di tener presente tutto ciò, e di non voler che venga messo da parte, sciupando tante possibilità a noi favorevoli nei mesi critici che ci attendono. Anche se navi da trasporto e da sbarco per un'intera divisione venissero stornate dall'"Overlord" per qualche settimana senza tuttavia alterare l'ora zero, ne varrebbe la pena. Mi sembra che noi rischiamo di sciupare un'occasione straordinaria, ma fuggevole. Se siete d'accordo, vorreste mostrare al generale Marshall questo telegramma, prima che qualsiasi decisione sia presa dai capi di Stato Maggiore collegati?
Mi addolorò ricevere dal Presidente la copia d'un telegramma da lui mandato a Eisenhower e che equivaleva in pratica al rifiuto d'ogni aiuto, lasciandomi solo, e già impegnato dall'approvazione sua e dei capi americani di Stato Maggiore, a sostenere il colpo che stava per abbattersi. Le forze negative, 15.
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che fino a quel momento erano state cosi faticosamente tenute a freno, stavano riprendendo il sopravvento. Il Presidente Roosevelt al Prill1o Ministro 3 ottobre I94J Non voglio imporre a Eisenbo111er diversioni che li1J1itino le prospettive di tm pronto e f avorevo!e svihppo delle operazioni in Italia per la f ortnazione di ,ma salda linea a nord di Roma. Sono sfavorevole a q11alsiasi diversione che secondo Eisenh01nr comprometta la sict1rezza della Stia atlt1ale sit11azione in Italia, dove il flusso di rinforzi è straordinariamente lento, di fronte alle note particolarità dell'avversario, che gode d'ima netta stperiorità d'effettivi e divisioni corazzate. A mio avviso, ness1111a diversione di forze o di mezzi dovrebbe compromettere il q11adro già stabilito dei piani "Overlord". I capi americani di Stato Maggiore sono di questo parere. Ho trasmesso copia di q11esto messaggio a Eisenh01Per. Notai in particolare la frase « A mio avviso, ness1111a diversione di forze o di mezzi dovrebbe compromettere il q11adro già stabilito dei piani "Overlord"». Sostenere che un ritardo di sei settimane per la restituzione ali'" Overlord" di nove mezzi da sbarco dei cinquecento e piu destinati all'operazione avrebbe pregiudicato lo stesso "Overlord", che doveva aver luogo non prima del maggio 1944, significava trascurare ogni senso delle proporzioni. Decisi pertanto di rivolgere un ulteriore appello al Presidente. Ricordando i favorevoli risultati seguiti al mio viaggio con Marshall ad Algeri in giugno, pensai di seguire la stessa procedura e m'accinsi a partire immediatamente in aereo per Tunisi. Il Primo Miniilro al Presidente Roosez:e/1
8 ollobre 1943 1. Caldamente vi prego di dare la vostra attenzione alle mie vedute in questo momento critico, ricordando quanto sia stata proficua la nostra comune azione in passato e quanto sia importante per il futuro. 2. Sono certo che non prendere Rodi in questa fase e ignorare tutta
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2.2. 7
la situazione del Mediterraneo orientale sarebbe un errore strategico fondamentale. Sono inoltre convinto che, se ci trovassimo intorno a un tavolo insieme, quest'operazione rientrerebbe nel nostro piano senza detrimento alcuno né per l'avanzata in Italia, di cui, come sapete, sono sempre stato fautore, né per la costituzione di riserve per !"'Overlord", che sono fedelmente disposto a sostenere. 3. Posso ricordarvi la mia ansietà a Quebec, quando fummo informati eh~ il flusso di truppe e rifornimenti in Italia non poteva superare la cifra di dodici divisioni sbarcate, il 1° dicembre? Ora, 9 ottobre, sono state sbarcate piu di quindici divisioni, dodici delle quali già in azione. Sappiamo che il nemico si sta ritirando verso il Nord, battendosi in azioni di retroguardia e portando seco èottino; non possiamo ancora d ire se sarà in ottobre o in novembre che entreremo a Roma, ma è cerro che non stabiliremo il contatto col grosso delle forze tedesche, , erso l'Italia settentrionale, prima di dicembre, se non piu tardi ancora, e abbiamo sicuramente il controllo della media con cui avanziarro. 4. Abbiamo quindi tempo a sufficienza per mandare una divisione alla conquista di Rodi e restituirla al fronte di battaglia italiano prima che si giunga alla linea delle difese germaniche. s. Dobbiamo trovare qualche mezzo per risolvere queste difficoltà e sapere ciò che sia piu opportuno di fare. Sono disposto a recarmi al Q. G. di Eisenhower, immediatamente, coi capi di Stato Maggiore britannici, se vi manderete il generale Marshall, o il rappresentante personale, e potremo allora sottoporre i risultati di un attento esame a voi e ai vostri capi di Stato Maggiore. Possiamo giungere colà nel pomeriggio di domenica [ro ottobre].
E qualche ora dopo : 1. Avrei dovuto aggiungere che prevedo, relativamente all"'Oi:erlord", un ritardo di circa sei settimane nell'invio in Inghilterra di nove mezzi da sbarco che avrebbero dovuto muoversi dal Mediterraneo questo mese, e cioè quasi sei mesi prima del loro impiego per l"'Ot·erlord". Dovrebbe esserci, a mio parere, una certa elasticità e ampiezza di margini nell'esecuzione delle nostre azioni comuni. 2.. La decisione di Quebec, di mandare quattro navi da sbarco, con i mezzi da sbarco ch'esse portano a bordo, dal Mediterraneo orientale al golfo del Bengala anche a scopo d'addestramento, non ha avuto buon esito. Questa decisione avrebbe dovuto essere riveduta alla luce della nuova situazione creata d:i.lla resa italiana. Purtroppo questo non è stato fatto, e di conseguenza il Medio Oriente è stato completamente privato
WINSTON CHURCHILL
[di mezzi da sbarco] proprio quando prede importanti potevano essere catturate con grande economia di sforzi e dì mezzi.
È importante notare la data di questi due telegrammi, 8 ottobre. Quel giorno le informazioni pervenuteci giustificarono l'opinione che il nemico s'andasse ritirando, protetto da retroguardie, verso o al di là di Roma. Non fu che un paio di giorni dopo che cominciammo a temere che fosse l9ro intenzione di trincerarsi e resistere a sud di Roma. Sebbene ciò portasse a una nuova situazione, non implicava tuttavia nessun pericolo immediato per le nostre forze in Italia.
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro 9 ottobre 1943
Ho ricevuto i vostri [telegrammi dell' 3 ottobre] e prestato particolare attenzione personale ai vostri argomenti. Sui quali abbiamo lungamente ponderato coi capi di Stato lvf.aggiore. Mi preoccupa la poss7bilità di tm rovescio dei nostri eserciti a opera d'un nemico di forze superiori 1JJeno che nell'aria, sotto un comandante di provata audacia e iniziativa. Questo si riferisce soprattutto alla sicurezza assoluta della linea che noi contiamo di raggiungere in Italia. Pur avendo piena comprensione delle vostre dijjìcoltà nel lvfediterraneo orientale, il mio pensiero, nell'inviarvi [i precedenti telegrammi] si volgeva alla necessità d'evitarvi q11alsiasi diversione di forze dall'Italia, che compromettesse la sicurezza degli eserciti alleati nella Penisola, e alla necessità d'impedire che ogni azione per minori obiettivi pregiudichi il successo dell' "Overlord". Abbiamo ora a nostra disposizione quasi tutti i fatti in base ai quali valutare gli impegni probabilmente compresi nell'operazione di Rodi. Come io la vedo, essa non i111plica soltanto la conquista di Rodi, 1J1a deve sottintendere sttccessivamente, e in modo manife.rto ai tfdeschi, la nostra intenzione di spingerci oltre. Diversamente Rodi si troverebbe sotto la minaccia tanto di Coo quanto di Creta. Aveva1J10 concordato di ottenere qualsiasi posizione di vantaggio ci Jos se possibile nel Dodecaneso senza gravi impieghi di risorse llJilitari, ma il quadro attuale comprende non solo un'operazione vera e propria e bene organizzata, ma anche la possibilità di vibrare successivi colpi a fondo. Ciò a s11a volta implica fa necessità di dover attingere i mezzi
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occorrenti - soprattutto navi e aerei, piu che truppe di terra - a qualche altra fonte, che sarà fatalmente l'Italia, o /"'Overlord", o forsanco l'operazione anfibia di Mountbatten. Il problema dunque è: dobbiamo intraprendere una campagna balcanica partendo dal!'estremità meridionale della penisola, o ci converrà di piu, anche dal punto di vista della sicurezza, spingerci rapidamente verso la posizione prestabilita a nord di Roma? Mi sembra che sia implicita, da parte degli Alleati, nei Balcani una minaccia maggiore che non in un'operazione anfibia contro Rodi, necessariamente precaria e priva, anche agli occhi del nemico, dei mezzi necessari per completarsi. Strategicamente, mi domando, una volta che abbiamo conquistato le i sole dell'Egeo, verso dove punteremmo da esse? e, viceversa, dove punterebbero i tedeschi se per qualche tempo ancora restassero padroni delle isole? Quanto ali'incontro da voi proposto per domenica [ 10 ottobre] in Africa, non sarebbe che un'altra rùmione dei capi di Stato Maggiore collegati, la quale non comprenderebbe che una rappresentanza parziale, e alla quale io stesso non sono in grado di partecipare. Francamente, data la situazione, non sono favorevole a questa linea di condotta. 1\1.i sembra che il problema in discussione possa da noi essere trattato meglio attraverso i nostri capi di Stato Maggiore, i quali possono avere di esso una prospettiva migliore. Abbiamo la maggior parte dei fatti a nostra disposizione e avremo presto i risttltati della conferenza fissata per domani a Tunisi. La risposta di Roosevelt fece svanire le mie ultime speranze. Tutto quello che ora potevo fare era chiedere al Presidente che il primo suo messaggio negativo non precludesse una libera discussione del problema alla conferenza dei comandanti in capo. Cosa che - per ciò che valeva - fu accordata. Il Pri1110 Ministro al generale fff7iison 9 ottobre 194;
Dovete esercitare le maggiori p ressioni, alla Conferenza, per un ulteriore aiuto all'"Accolade" [operazione su Rodi]. Non .ritengo sufficienti le forze attualmente assegnatele e se verrete esposto a un .rovescio sarebbe un grosso guaio. È chiaro che la chiave della situazione strategica del Mediterraneo, il mese prossimo, è espressa in queste due parole: « Attaccare Rodi». Non v'impegnate dunque in questa im-
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presa con poco in mano. Chiedete ciò che vi occorre e consultatevi con Alexander. Io sto facendo tutto quello che posso.
Ii Primo Ministro ai Presidente Roosevelt 9 ottobre r94; 1. Grazie v1v1ss1mc per la vostra gentilezza nel dedicare tanto del vostro tempo e della vostra attenzione alle idee che ho voluto sottoporvi. Secondo il vostro desiderio e poiché non potete mandare il generale MarshaJl, ho rinunciato al mio viaggio, che, bo detto telefonicamente a Harry, non avrei mai intrapreso senza la vostra benedizione. 2. . Concordo con la chiusa del vostro telegramma odierno, e cioè che si debba aspettare il risultato della conferenza fissata per oggi a Tunisi, risultato che potrà poi essere studiato e riveduto da noi attraverso il Comitato dei capi di Stato Maggiore collegati. 3. Temo tuttavia che il vostro telegramma dell'S ottobre a me e a Eisenhower sia preso come un vostro ordine, a definitiva conclusione dell'argomento. Cosa che sarebbe per ipe molto dura ad accettare. Spero pertanto che vorrete dire chiaramente che la Conferenza è libera di esaminare tutto il problema in ogni suo aspetto e dovrà riferire le sue conclusioni a voi e a me attraverso i C.C.S. Chiedo che la Conferenza dia piena, libera, paziente e obiettiva considerazione a tutto il problema dopo aver udito i rappresentanti del Medio Oriente esporre il loro punto di vista. 4. Il generale Wilson si sta preparando ad attaccare Rodi il giorno 23 con forze al suo comando o assegnategli da Eisenhower. Egli ritiene che queste forze siano sufficienti, ma io dubito che si sia fatta troppa economia. Il problema è pertanto, a mio avviso, se egli debba avere questi modesti rinforzi o se l'operazione debba venire annullata. 5. L'annullamento significherebbe la perdita di Lero, anche se sono riusciti a resistere tanto, e il completo abbandono da parte nostra d'ogni punto d'appoggio nell'Egeo, che diverrà una zona congelata, con reazioni politiche e psicologiche sfavorevolissime per noi in quella parte del mondo invece di grandi vantaggi. 6. Sono pienamente d'accordo· su quanto dite in merito alla suprema importanza della creazione di riserve di truppe e materiali in Italia, e ho dato ogni proYa del mio zelo relativamente a ciò sfornendo il Comando britannico del Medio Oriente di tutto quello che possa facilitare le operazioni di Eisenhower, dalle quali pure tanto dipende.
LA CAMPAGNA D'ITALIA
A questo il Presidente rispose:
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro 9 ottobre I943
E stato inviato a Eisenhower ii seg11ente 11Jessaggio: "Il Primo ~Ministro esprime in un messaggio al Presidente il timore che q1111nto detto anche a voi nel messaggio dell' 8 ottobre al Primo Ministro da parte del Presidente sia preso come tm s110 ordine conc/11sivo del 'argomento. Il Primo Ministro desidera vi si dica esplicitamente che la Conferenza fissata per oggi a Ttmisi è libera di esaminare t11tta la q11estione in ogni s110 aspetto e dovrà riferire le StJe conc!t1sioni ( ivi compresa q11ella del generale Wilson) al Presidente e al Primo ~Ministro attraverso i capi di Stato Maggiore collegati. Il Primo Ministro chiede che alla co11ferenza sia data piena, libira, paziente e obiettiva considerazione all'intero problema dopo aver udito il p1mto di vista del Medio Oriente espresso dai srJOi rappresentanti. "Il Presidente ordina che il s11ddetto desiderio del Primo Ministro sia da voi considerato come vostra direttiva." Nel momento culminante della Conferenza fummo informati che Hitler aveva deciso di mandare rinforzi alle sue truppe in Italia per combattere una battaglia decisiva a sud di Roma. Ciò distruggeva ogni speranza di aiuti per l'attacco su Rodi. Wilson mi comunicò:
Il generale Wilson al Primo Ministro I O ottobre I943 I. Ho ricevt1to il vostro messaggio prima della Conferenza di Ttmisi ieri. Ho avuto anche un colloquio con Alexander e Cunningham. Concordo che il nostro piano di Rodi era stato concepito su una scala cosi modesta da implicare il rischio di fallire . Avrebbe pott,to essere elaborato al momento dell'armistizio, ma p11rtroppo qualche giorno prima le nostre scorte di naviglio erano state allontanate e la momentanea occasione favorevole ci ha trovati impotenti ad agire. 2. Da allora la sit11azione è m11tata al p1111to che tm attacco d'11na
2.32.
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sola brigata seguita da 11n'altra brigata a q11attro giorni di distanza rischierebbe l'ins11ecesso delle d11e inc11rsioni in caso di maltev1po. Se le forze che, alla conferenza di ieri, ci sia1110 trovati trttti d'accordo essere oggi 11ecessarie dovessero diventare disponibili, ciò sarebbe a spese dell'"Overlord" per i mezzi da sbarco e dell'offensiva di Alexander in vapori, mezzi da sbarco e aviotrasporti. La sit11azione essendo 111aterialmente ca1JJbiata anche in Italia, secondo infom1azioni rcccntissi111e pervenute ieri, non posso non convenire ml fatto che alle operazioni di Alexander debbano andare t11tte le risorse dispot1ibili. 3. Stamane fohn Ctmningham, Linne/1 e io abbiamo esa1JJinato la sit11azione nell'Egeo in base ali' asstmto che l'operazione di Rodi non avrà !twgo che in prosieg110 di tempo. Siamo gitmti alla conclusione che tenere Lero e Samo non è impossibile, sebbene ciò ,vinacci di diventare difficile, ma dipenderà sopratt11tto da ttna ininterrotta collaborazione ft1rca. Intendo parlarne a 'Eden, q11a11do arriverà 111artedf. In ogni caso il problema dello sgo/1/bero della g11arnigione sarebbe di estrema difficoltà e noi speriamo che non abbia mai a por si. La nostra permanenza nell'Egeo ha finora costretto il nemico a distrarre forze co11siderevoli nei s11oi tentativi di scacciarci da quel !llare." Risposi immediatamente : Il Primo Ministro al generale t!Yilson 10
otlobre
194]
Insistete ove sia umanamente possibile. Sarà una splendida riuscita. Parlatene con Eden e vedete quali aiuti potete ottenere dalla Turchia ( 1 ). Se dopo che tutto sarà stato fatto sarete costretto a desistere io vi sosterrò, ma il premio di tutto ciò è la vittoria.
Sebbene potessi comprendere come, nella nuova situazione, l'opinione dei generali impegnati nella campagna d'Italia ne fosse stata influenzata, rimanevo - e rimango tuttora - convinto che la conquista di Rodi fosse possibile. Tuttavia, e con uno dei piu acerbi dolori della guerra, mi rassegnai. Se ci si deve (1) Eden si CC<'aVa alla Conferenza dei ministri degli Esteri a Mosca.
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rassegnare, è meglio farlo con la piu buona grazia possibile. Quando tanti e gravi problemi incombevano, non potevo rischiare il minimo screzio nei miei rapporti personali col Presidente. Trassi perciò vantaggio dalle notizie italiane per accettare quella che ritenevo, e ritengo, una decisione imprevidente, e gli mandai il seguente telegramma che, sebbene il primo paragrafo ne sia già stato pubblicato jn altra occasione, rendo ora noto integralmente: L'ex-Marinaio al Presidente Roosevelt ro ottobre TJ4J
r. Ho letto ora la relazione del generale Eisenhower sulla conferenza. L'intenzione germanica di mandare immediati rinforzi nell'Italia meridionale per battersi dinanzi a Roma è ciò che il generale Eisenhower giustamente definisce "un drastico cambiamento nelle ultime 48 ore". Convengo che dobbiamo ora pensare a durissimi combattimenti prima di entrare a Roma, invece di dover respingere delle retroguardie. Concordo perciò con le conclusioni della Conferenza, e cioè che non possiamo contare su nessuna relativa tregua durante la guai e conguistare Rodi, ma dobbiamo concentrare nella battaglia tutte le importanti forze a nostra disposizione, rimandando l'esame del problema di Rodi ecc., come propone il generale Eisenhower, a quando la linea invernale a nord di Roma sarà stata da noi occupata. 2. Debbo ora affrontare la situazione dell'Egeo. Anche se avessimo deciso di attaccare Rodi il giorno 2 3, Lero avrebbe potuto cader benissimo prima di quella data. Ho chiesto a Eden di esaminare col generale Wilson e l'ammiraglio Cunniogham se con le risorse tuttora a disposizione del Medio Oriente non si possa far nulla per riprendere Coo, purché la Turchia ci lasci usare le vicine coste. Se non si potrà far nulla in guesto senso e a meno che non abbiamo la fortuna, questa notte o domani notte, di distruggere uno dei convogli d'assalto, il destino di Lero è segnato. 3. Propongo perciò di dire al generale Wilson ch'egli è libero, ove ritenga la situazione disperata, d'ordinare lo sgombero notturno della guarnigione, che prenderà con sé tutti gli ufficiali italiani e quanti altri italiani sia possibile, e distruggerà cannoni e difese. Non si può contar'-! sugli italiani perché si battano, e noi abbiamo soltanto 1200 uomini, del tutto insufficienti a munire sia pure una piccola parte delle batterie.
2 34
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L'internamento in Turchia non è molto rigoroso e può non durare molto; oppure potranno anche sfuggire lungo la costa turca. 4. Non voglio sciupar parole per spiegare quanto mi sia penosa questa decisione.
Ad Alexander dissi: 10 ottobre 1943
Dovete ora tentar di salvare ciò che potete dal naufragio ...... Se non c'è speranza e non resta altro da fare, dovrete esaminare col generale Wilson se la guarnigione di Lero debba essere evacuata in Turchia o non le convenga filare lungo la costa dopo aver fatto saltare le batterie: bisognerà anche sforzarsi di ritirare i Gruppi "Long Range Desert" dalle altre isole. Sarà certo preferibile al vederli fatti prigionieri e al sapere gli ufficiali italiani fucilati.
E al generale Wilson: 14 ottobre 1943
Mi compiaccio per il modo in cui avete cercato di trarre profitto dai pochi pezzi e bocconi rimastivi. Nil desperandum.
Nessun vantaggio ci venne dall'essere stati troppo prudenti. La conquista di Roma non avvenne che otto mesi dopo. Almeno venti volte la quantità di naviglio che ci sarebbe bastata per prendere Rodi in quindici giorni servi per tutto l'autunno e l'inverno a trasportare le basi dei bombardieri pesanti angloamericani dall'Africa all'Italia. Rodi rimase una spina nel nostro fianco. La Turchia, constatata la straordinaria inerzia degli Alleati nei pressi delle sue coste, divenne molto meno arrendevole e ci negò i suoi aeroporti. Lo Stato Maggiore americano aveva fatto valere il suo punto di vista; e il prezzo dovevano pagarlo gli inglesi. Sebbene ci sforzassimo di conformare la nostra posizione al vero, il destino delle nostre poche forze nell'isola era virtualmente segnato. Dopo avere spontaneamente messo a disposizione di Eisenhower tutte le nostre migliori forze terrestri e aeree, molto piu di quanto si era stabilito a Washington in maggio o a Quebec in agosto, e dopo aver rafforzato
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con ero1c1 sforzi l'esercito in Italia, al di là dei piani e delle speranze del suo Comando Supremo, dovevamo ora vedere che cosa si potesse fare con ciò che restava. Massicci bombardamenti su Lero e Samo erano manifestamente il preludio dell'offensiva germanica. La guarnigione di Lero fu portata alla forza di una brigata : tre magnifici battaglioni di fanteria britannica, che avevano sostenuto tutto l'assedio e la carestia di Malta (I), ed erano ancora volti a riacquistare peso e forza fisica. Il giorno in cui Coo cadde, l'Ammiragliato aveva ordinato che notevoli rinforzi navali, com.presi cinque incrociatori, salpassero da Malta per l'Egeo. Anche Eisenhower mandò due gruppi di caccia a grande autonomia, come temporanea misura, nel Medio Oriente, dove essi fecero sentire in breve la loro presenza. Il 7 ottobre un convoglio nemico, che trasportava rinforzi a Coo, fu distrutto durante un'azione aeronavale. Qualche giorno dopo la Marina affondò altri due trasporti. Tuttavia, l'n ottobre i caccia a grande autonomia furono richiamati. Dopo di che la Marina ancora una volta si trovò a dover affrontare condizioni simili a quelle precedenti la battaglia per Creta, di due anni prima. Il nemico aveva il dominio dell'aria e solo di notte le nostre navi potevano operare senza perdite eccessive.
Il richiamo dei caccia segnò il fato di Lero. Il nemico poteva continuare a far affiuire rinforzi senza gravi interferenze usando gruppi sparpagliati di naviglio sottile. Noi ora sappiamo che il nemico si trovava in una critica situazione, in quanto a naviglio. Il ritardo nell'attaccare Lero fu soprattutto dovuto ai suoi timori di un attacco alleato nell'Adriatico. Il 27 ottobre sapemmo che 4000 uomini delle truppe alpine tedesche, con molti mezzi di sbarco, avevano raggiunto il Pireo, chiaramente destinati a Lero; e ai primi di novembre la notizia di movimenti di mezzi da sbarco preannunciò l'attacco. Invisibili alle nostre tor(r) Erano il IV battagl. Bulfs, il
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Fucilieri Irlandesi e il I battagl. del Re.
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pediniere di notte fra le isole, muovendosi di giorno in piccoli gruppi sotto la forte protezione della loro aviazione da caccia, truppe e aerei tedeschi s'andavano raccogliendo. Le nostre forze aeronavali non furono in grado d'impedire queste manovre furtive. La guarnigione vigilava, ma era troppo esigua. L'isola di Lero è divisa da due strette lingue di terra in tre zone collinose, a ognuna delle quali era assegnato uno dei nostri battaglioni (1). All'alba del 12 novembre, truppe tedesche sbarcarono sull'estrema punta nord-orientale dell'isola, e anche nella baia a sud-est della cittadina di Lero. L'attacco contro la città fu dapprima respinto, ma nel pomeriggio 600 paracadutisti furono calati sulla lingua di terra tr-a le baie di Alinda e Gurna, spezzando le difese in due. Precedenti informazioni avevano comunicato che l'isola era inadatta a lanci di paracadutisti e quell'atterraggio fu per noi una sorpresa. Sforzi enormi furono fatti per riprendere la lingua di terra. Nelle ultime fasi la guarnigione di Samo, il 2° reggimento Royal West Kents, era stata mandata a Lero, ma tutto era già finito. Il reggimento andò a cacciarsi nella trappola. Disponendo di scarsi appoggi aerei e intensamente attaccato dall'aviazione nemica, si batté fino alla sera del 16 novembre, quando> spossato, non poté piu resistere. Cosi caddero in mano al nemico queste magnifiche truppe. Il generale Wilson riferi:
Il generale JPilson al Primo lvlinistro I7
novembre
I!) 4J
Lero è caduta, dopo eroici combattimenti contro preponderanti attacchi aerei. E stata un'azione intermedia tra il sttccesso e la sconfitta. Ben poco sarebbe bastato a inclinare la bilancia a nostro favore, e a portare a un trionfo. Abbiamo invece patito un rovescio le ctti conseguenze sono fin troppo evidenti...... Quando assume,mno il 1·ischio in settembre, lo facemmo con gli occhi bene aperti. E tutto sarebbe finito bene, se avessitno potttto prendere Rodi. Confido che 1111 giorno venga (1) V. cartina a pag. seguente.
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M.Cledi
M.Racni Lero M.Meraviglia
L'isola di Lero.
la nostra volta di eseguire un'operazione con la bilancia a nostro Javore ftn dagli inizi. Avevo letto i telegrammi a mano a mano che mi giungevano durante il mio viaggio al Cairo, con profonda commozione. Mi stavo recando alla Conferenza Cairo-Teheran, di cui parlo piu avanti in questo volume. Risposi:
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I I Pri!JJO Ministro al generale TVilson I
3 norembre I 94J
Grazie dei vostri messaggi su Lero. Approvo la vostra condotta nelle operazioni. Come voi, ritengo questa perdita un grave rovescio e, come voi, ho la sensazione di essermi dovuto battere con le mani legate dietro la schiena. Con1ìdo di ottenere migliori accordi come risultato della prossima conferenza.
Con la perdita di Lero tutte le nostre speranze nell'Egeo erano per il momento distrutte. Tentammo subito di sgomberare le piccole guarnigioni di Samo e delle altre isole e di salvare i superstiti di Lero. Piu di mille uomini tra inglesi e greci furono portati via, insieme con molti italiani a noi favorevoli e a prigionieri tedeschi, ma le nostre perdite navali, anche questa volta, furono gravi. Sei torpediniere e due sommergibili furono affondati da aerei o da mine, e quattro incrociatori e quattro torpediniere subirono danni. Triboli che furono condivisi dalla marina greca, che aveva partecipato brillantemente a tutte le operazioni.
Ad Anthony Eden, che era tornato da Mosca, telegrafai: Il Primo Ministro (in navigazione) al ministro degli Esteri 2
r novembre r943
Lero è stato un duro colpo per me. Se dovesse divenire oggetto d'una interrogazione in Parlamento, prego di attenersi alle linee seguenti : Ci si potrebbe ch;edere come si possa aver assunto una simile operazione senza avere la sicurezza della superiorità aerea. Tutto quello che si può rispondere per il momento è che nessun quesito può esserci posto, che non sia stato preso in esame prima del tentativo di occupazione di queste isole, e se non se ne tenne conto fu perché altre ragioni e altre speranze ebbero il sopravvento. Non si dovrà fare nessun tentativo di minimizzare il dolore della perdita del Dodecaneso, che si. eta offerta l'occasione di conquistare cosi facilmente e che abbiamo ora perduto a costo di tanti gravi sacrifici. Dovreste anche porre in tilievo il tertibile
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sforzo che hanno dovuto sostenere i tedeschi, l'aver essi ritirato quasi la metà delle loro forze aeree dall'Italia, dove erano già inferiori di numero, e l'aiuto venutone di conseguenza alle nostre truppe. Non d_imenticate che noi probabilmente abbiamo affogato quasi 2000 tedeschi, che, con quelli uccisi in combattimento, controbilanciano i nostri 3 000 prigionieri. Può anche darsi che i tedeschi abbiano pagato molto di piu che in termini di vite umane, prigionieri compresi, iu questa lotta. Nullameno è giusto dire che è il nostro primo rovescio veramente grave, dopo Tobruk nel 1942. Spero comunque che non si veda la necessità di menar troppo scalpore per tutto ciò.
Ho riferito i dolorosi episodi di Rodi e di Lero, in tutti i loro particolari. Essi rappresentano, fortunatamente in minime proporzioni, le maggiori divergenze che io abbia mai avuto col generale Eisenhower. Per molti mesi, di fronte a tenacissime resistenze, io gli avevo aperto la via alla vittoriosa campagna d'Italia. Invece di prendere soltanto la Sardegna, avevamo stabilito un vasto gruppo di armate sulla penisola italiana. La Corsica fu una specie di grazioso dono piovutoci dal cielo. J\vevamo distolto una parte notevole delle riserve germaniche dagli altri settori operativi; il popolo e il Governo italiani erano passati dalla nostra parte. L'Italia aveva dichiarato guerra alla Germania. La sua flotta s'era unita alla nostra. Mussolini era fuggito. La libera~ione di Roma non sembrava lontana. Diciannove divisioni tedesche, abbandonate dai loro compagni italiani, erano sparse per tutta la penisola balcanica, dove noi non avevamo impiegato neppure 1000 uomini tra ufficiali e soldati. La data per !"'Overlord" non aveva avuto nessun rinvio grave. M'ero adoperato per trovare tra le forze imperiali e britanniche in Egitto 4 divisioni scelte, oltre quelle che, secondo la relazione del generale Whiteley, il Comando Supremo dell'Africa nord-occidentale aveva ritenuto possibile. Non solo avevamo aiutato lo Stato Maggiore anglo-americano di Eisenhower nelle sue vittoriose iniziative, ma lo avevamo rifornito di risorse notevoli e inaspettate, senza le quali anche una catastrofe sarebbe stata possibile. Mi addolorava che le piccole richieste da me fatte per fini strategici quasi importanti come quelli
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già conseguiti fossero state cosi tenacemente avversate e respinte. Naturalmente, quando si vince una guerra, quasi ogni avvenimento può essere dichiarato giusto e saggiamente previsto. Sarebbe tuttavia stato facile, nonostante i pedanteschi dinieghi da parte degli elementi subalterni del Comando, aggiungere a tutti i frutti della campagna d'Italia anche il controllo dell'Egeo e, con ogni probabilità, l'entrata in guerra deJla Turchia.
CAPITOLO XIII
LE ARMI SEGRETE DI HITLER
Memorandum del generale Ismay, If aprile I94} - Nomina del signor Sandys - Peenemiinde - Decisione del Comitato di difesa di attaccare Peenemiinde, 29 giugno - Speranze di Hitler - Razzi e aerei senza pilota - Diversità di opinioni sulla loro rispettiva importanza - Attacco su Peenemiinde, Il agosto - Ritardo prolungato imposto ai tedeschi Gravi conseguenze - Relazione del dott. R. V. Jones, 2; settembre - Mio telegramma a Roosevelt, 2; ottobre - S11a risposta, 9 novembre - Nostre tempestive misttre di difesa. da parecchi anni prima della guerra i tedeschi avevano G cominciato esperimenti di razzi e aerei senza pilota e creato IÀ
allo scopo una stazione sperimentale a Peenemunde, sulla costa baltica. Questa attività era tenuta, come è naturale, gelosamente segreta. Tuttavia non riuscirono a nascondere completamente la loro attività e, fin dall'autunno del 1939, riferimenti ad armi di vasto raggio e di specie diversa cominciarono ad apparire nei rapporti dei nostri servizi segreti. Nei primi anni della guerra, voci sull'argomento e particolari frammentari, spesso contraddittori, ci giunsero da varie parti. Nella primavera del 1943 la situazione fu nuovarn:nte esaminata dai capi di Stato Maggiore, e conseguentemente il 1 5 aprile il generale Ismay mandò il seguente memorandum:
Al Primo Ministro I capi di S.M. ritengono di dovervi informare di quanto a loro conoscenza su esperimenti germanici con razzi a lunga gittata. Il fatto che cinque relazioni ce ne siano giunte dalla fine del I942 rivela che la cosa è fondata, anche se i particolari ne sono piuttosto vaghi. I capi di S.M. sono dell'opinione che non si debba perdere tempo nell'accertare i fatti e, se questi fossero suffragati da prove evidenti, 16.
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nello studiare appropriate contromisure. I capi di S.M. ritengono essere q11esto un caso in mi indagini dirette da un solo uomo in grado di avvalersi dei consiglieri scientifici e dei servizi informativi piu appropriati darebbero i risultati migliori e piu rapidi. Suggeriscono pertanto la nomina da parte vostra di un individuo incaricato del compito suddetto, sottopongono alla vostra attenzione il nome del signor Duncan Sandys, che, a loro avviso, sarebbe particolarmente adatto ove potesse essere a disposizione. Inoltre i capi di S.M. consigliano d'avvertire il Ministero della Sicurezza Nazionale, della possibilità di un simile attacco e di ciò che si propone piu sopra. Non si ritiene desiderabile informare il pubblico in questa fase in cui le prove non sono tangibili. I capi di S.M. chiedono la vostra approvazione delle succitate proposte. Il signor Sandys aveva prestato servizio in un'unità antiaerea in Norvegia, al principio della guerra. In seguito era rimasto ferito ai piedi in un incidente automobilistico, allorché comandava il 1° reggimento sperimentale razzi. Era entrato nel Governo nel luglio 1941, come capo dei servizi finanziari al Ministero della Guerra e poi come sottosegretario al Ministero dei Rifornimenti. In tutte e due queste cariche gli erano state affidate notevoli responsabilità sulla direzione generale dello, sviluppo degli armamenti; di conseguenza era entrato in stretto contatto coi capi del Comitato di Stato Maggiore. Poiché era mio genero, fui lieto, naturalmente, che i capi di S.M. desiderassero affidargli un incarico cosi importante, sebbene io non avessi minimamente suggerito il suo nome. Un mese dopo egli presentava la sua prima relazione che fu sottoposta al Gabinetto di Guerra. Il seguente riassunto ne espone i punti principali:
Ho riesaminato i dati relativi allo sviluppo di razzi tedeschi a lunga gittata. Allo scopo di aggiungervene di nuovi, ho chiesto che una serie di voli di ricognizione aerea si iniziasse sulla zona intorno a Peenemiinde, sulla costa baltica della Germania, dove, a giudicar dalle notizie ricevute, sembrava probabile che gli studi sui razzi avessero luogo.
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I voli sono stati fatti e le fotografie ottenute ci hanno fornito ulteriori e importanti informazioni. Sembra che i tedeschi cerchino già da tempo di sviluppare un razzo pesante capace di bombardare zone poste a grande distanza. Questi esperimenti debbono essere stati condotti parallelamente allo sviluppo di aerei a reazione e a siluri a razzo aviotrasportati. Scarsissimi dati sono a nostra disposizione sugli sviluppi di questi studi. Tuttavia, dai pochi indizi che abbiamo, è dato ritenere che siano in una fase molto avanzata. Londra, data la mole del razzo, è con ogni probabilità il suo obiettivo. Si dovranno fare sforzi intensi per aggiungere ulteriori informazioni sul/'argomento a mezzo dei nostri agenti sul continente europeo, da parte di prigionieri di guerra e della ricognizione aerea. Gli stabilimenti sperimentali che con maggiori probabilità sembrano connessi allo svilttppo e alla produzione di quest'arma, nella Germat1ia e nei territori occupati dai tedeschi, insieme con ogni altra attività sospetta nella regione costiera della Francia nord-occidentale, dovranno essere fatti oggetto di bombardamenti aerei. Una lista preliminare degli obiettivi che si propongono viene inviata allo Stato Maggiore del!' Aviazione. Il 4 giugno il maresciallo deWAria Evill, vice-capo di Stato Maggiore dell'Aviazione, impatti direttive che permettessero a Sandys di trattare direttamente coi servizi d'informazione incaricati di raccogliere notizie da agenti prigionieri di guerra, pregandolo di dare indicazioni per le ricognizioni aeree e comunicare allo Stato Maggiore dell'Aviazione le conclusioni che ne sarebbero derivate. Fu studiato ogni possibile metodo di identificare la traiettoria di questi missili e il punto di partenza. Misure della difesa civile e di sicurezza vennero organizzate. L' r 1 giugno, Sandys chiese allo Stato Maggiore dell'A viazione che i voli di ricognizione aerea si facessero a intervalli regolari sulla zona di Peenemi.inde, e si facessero fotografie di tutto il territorio della Francia settentrionale, entro una distanza di circa 200 km. da Londra. Raccomandò inoltre che la stazione sperimentale di Peenemtinde fosse bombardata. Nella relazione successiva, che riportiamo, sottolineò l'importanza di sferrare l'attacco senza indugio.
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Le piu recenti f otografte aeree forniscono la prova che i tedeschi procedono con la 11Jaggior rapidità possibile negli sviluppi del razzo a lttnga gittata, nella stazione sperimentale di Peenemiinde, e che frequenti lanci di razzi hanno luogo. Vi sono anche indizi che le difese antiaeree di Peenemiinde vengono ulteriormente rafforzate. Date le circostanze, è desiderabile che il progettato bombardamento su questa stazione debba effettuarsi al piu presto possibile. Il 28 giugno Sandys riferi che le foto aeree di Peenemtinde mostravano grossi razzi presso la zona di partenza o di lancio. Questi razzi dovevano avere una gittata dai 150 ai 2 00 km. c1rca.
Non ostante tutti gli sforzi compiuti per impedirglielo, il nemico può, senza venire scoperto, riuscire a impiantare stazioni di lancio nella Francia settentrionale e scatenare un attacco di razzi su Londra. In questa eventualità, sarebbe necessario identificare con la massima sollecitudine le basi da cui i razzi vengono lanciati, onde si possa mettere questi fuori uso con bombardamenti immediati. Con le attrezzature già esistenti nelle stazioni radar in funzione dovrebbe essere possibile osservare i razzi in volo e identificare le località da cui sono stati lanciati entro un raggio di 16 km. Attività che potrebbe essere notevolmente migliorata con l'adozione di certi strumenti sussidiari, la cui costruzione è già stata iniziata. La prima struttura è già in corso d'impianto a Rye. Le altre saranno completate entro due o tre mesi. I struzioni speciali sono state impartite alle cinque stazioni che meglio si prestano allo scopo ( Swingate, Rye, Pevensey, Poling e Ventnor) e il necessario addestramento dei tecnici ha già avuto inizio. Il 29 giugno il Comitato di difesa, ch' era stato tenuto minutamente informato fìn dall' aprile, decideva :
che l'esame piu attento e minuzioso della zona nella Francia settentrionale posta entro un raggio di 200 km. da Londra doveva essere organizzato e mantenuto, senza che nulla si trascurasse perché fosse il piu efficiente possibile;
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che l'attacco sulla stazione speri11tentale di Peenemiinde doveva assumere l'aspetto di attacco nottttrno il piu massiccio possibile da parte del Comando Bombardieri, alla prima occasione adatta; che si dovevano preparare piani il piu possibile completi per immediati attacchi aerei sulle basi di lancio dei razzi nella Francia settentrionale, appena fossero state identificate.
Hitler frattanto s'era impegnato a fondo nell'impresa dei razzi. Ai primi di giugno si recò a fare un'ispezione a Peenemunde, accompagnato dai suoi piu vicini collaboratori. In quel periodo noi eravamo meglio informati sui proiettili-razzo che sugli aerei senza pilota. Tutti e due questi tipi di armi erano in preparazione su vasta scala e Peenemunde rappresentava il centro piu importante di tutte le ricerche e di tutti gli esperimenti. Nessun progresso decisivo i tedeschi avevano compiuto nel campo della bomba atomica. L' « acqua pesante » non dava molto a sperare, ma negli aerei senza piloti e nei razzi Hitler e i suoi consiglieri vedevano un mezzo di sferrare un nuovo e forse decisivo attacco sull'Inghilterra e di sventare il progetto anglo-americano di un ritorno sul continente, con una grandiosa spedizione oltre Manica. Incoraggiato da tutto quanto vide a Peenemtinde, il Fuhrer concentrò il massimo sforzo germanico su questa nuova e forse ultima speranza. Intorno al ro giugno egli disse, durante una riunione dei suoi capi militari, che i tedeschi ormai non avevano che da resistere ancora un poco. Alla fine del 1943 Londra sarebbe stata rasa al suolo e l'Inghilterra costretta a capitolare. Il giorno 20 ottobre fu fissato come « giorno zero » per l'inizio degli attacchi dei proiettili-razzo. Si dice che Hitler personalmente ordinasse la costruzione di 30.000 razzi per quel giorno. Questo, se è vero, mostra in quali assurde illusioni egli si cullasse. li ministro tedesco della Produzione bellica, dottor Speer, disse che ogni V-2 (1) esigeva tante ore lavorative quante ne occorrevano per la costruzione di sei aerei da caccia. La richiesta di Hitler equivaleva pertanto a quella di 180.000 apparecchi da (r) Cosi si chiamava la bomba a razzo. Gli aerei senza pilota erano chiamati V
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caccia da costruirsi in quattro mesi. Questo era ridicolo, ma alla produzione dei due nuovi tipi di armi fu data precedenza assoluta e I 500 operai specializzati vennero trasferiti a questa produzione da quella di batterie antiaeree e di cannoni in genere. Il 9 luglio Sandys riferì'. che, oltre ai progetti per un attacco di proiettili-razzo su Londra, c'era motivo di ritenere che i tedeschi intendessero usare aerei senza pilota e cannoni a lunghissima gittata. Due scavi di carattere sospetto erano stati scoperti a Watten, presso St-Omer, e a Bruneval presso Fécamp. Vennero pertanto impartiti ordini speciali alle stazioni radar perfezionate nell'Inghilterra del Sud-Est, affinché vigilassero sul lancio di razzi. Inoltre il Ministero degli Interni fece progetti, non per lo sgombero completo di Londra, ma per lo sfollamento, al momento opportuno, di 100.000 persone della categoria "precedenza assoluta", come fanciulli delle scuole elementari e madri in stato interessante, alla media di 10.000 al giorno; 30.000 ricoveri Morrison furono portati a Londra, la cui riserva di questi speciali ricoveri mobili sali in tal modo a circa 50.000. Il 19 luglio i nostri servizi di informazioni riferirono:
Lavori di indole inspiegabile, comprendenti posa di binari, piattafor111e mobili per locomotive, e costruzioni di cemento, sono in corso nella Francia nord-occidentale; spesso con estrema rapidità, come a Watten, dove si nota grande attività. St tenta anche di mimetizzare la sede di questi lavori, e si è pure osservato l'arrivo di artiglierie contraeree. Dinanzi a tutti questi fatti e rapporti, il Comitato di difesa si divise in varie opinioni. Tra gli scienziati e i tecnici, le opinioni erano particolarmente divise in merito al problema se la nuova forma di attacco sul Regno Unito sarebbe stata mediante proiettili-razzo o aerei senza pilota. In un primo momento i proiettili-razzo parvero vincerla, ma poi i loro sostenitori diminuirono, in conseguenza delle valutazioni, che dovevano risultare estremamente esagerate, delle dim1;;nsioni e del potere distruttivo del razzo. Di fronte a queste possibilità, i responsabili della sicurezza interna pensarono a sfollare non solo
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bimbi, madri e altre persone particolarmente indifese, ma l'intera capitale britannica. Il ministro della Sicurezza Nazionale cercava di prevedere il pericolo nei suoi aspetti piu gravi. D'altra parte lord Cherwell non credeva che, anche se dei razzi giganti fossero stati costruiti, , essi avrebbero ripagato i tedeschi al 100 per 100. Egli era convinto che il nemico avrebbe potuto ottenere risultati di gran lunga migliori usando aerei senza pilota. Anche se fossero stati usati razzi con una carica esplosiva di dieci o venti tonnellate, come era stato previsto ma come egli non riteneva possibile, non credeva affatto che le distruzioni in Inghilterra avrebbero raggiunto le cifre previste. Chi avesse ascoltato le discussioni, frequentissime per molti mesi, tra lui e Herbert Morrison, avrebbe potuto pensare talvolta che i due protagonisti fossero divisi dal quesito se l'attacco d'armi senza pilota dovesse essere completamente distruttivo o relativamente trascurabile. In realtà, come sempre, il nocciolo si trovava non nel campo del « si » o « no », ma in quello del « piu » o « meno ». I memorandum di lord Cherwell mostrano chiaramente che il suo punto di vista sulle eventuali proporzioni dell'attacco erano in complesso giuste e che quindi erravano le previsioni piu allarmistiche. Ma tutte queste discussioni non portarono né indugi, né indecisioni nelle nostre iniziative. Un attacco aereo su Peenemilnde, anche se difficile, era di imperiosa necessità, e la notte del 17 agosto il maresciallo dell'Aria Harris, capo del Comando Bombardieri, attaccò con 571 bombardieri pesanti. Gli edifici erano sparsi lungo una stretta linea di costa e protetti da una cortina fumogena. Non li si poteva raggiungere né con treni d'onde per la radionavigazione dal Regno Unito, né li si poteva sufficientemente identificare con gli apparecchi dei nostri aerei. Fu pertanto necessario bombardare alla luce della luna, sebbene la caccia nottu.rna del nemico avesse le sue basi molto vicine e l'obiettivo fosse troppo distante per la nostra. Gli equipaggi ricevettero l'ordine di bombardare dall'altezza di 2 5oo metri, molto al disotto cioè della loro quota ordinaria,
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e il maresciallo dell'Aria Harris li informò che, se non avesse avuto buon esito quella notte, l'incursione sarebbe stata ripetuta la n,otte seguente e tutte le altre notti successive che avessero avuto un minimo di probabilità favorevoli, senza badare a perdite o al fatto che il nemico avrebbe evidentemente fatto il possibile per accrescere le sue difese dopo il primo attacco. Nello stesso tempo fu fatto quanto era in nostro potere per guidare i nostri aviatori e ingannare il nemico. Ricognitori staffetta furono mandati innanzi per indicare la rotta e gli obiettivi e un bombardiere-guida si mise a ruotare sopra il bersaglio, vagliando i risultati e impartendo istruzioni per radio-telefono ai nostri aerei. La rotta seguita era quasi la stessa delle precedenti incursioni su Berlino, sulla quale, per ingannare il nemico, venne mandato uno stormo di Mosquitoes. Le condizioni atmosferiche erano peggiori del previsto e gli obiettivi da bombardare difficili -a individuare, ma ci fu una schiarita verso l'isola Rugen e le numerose formazioni si levarono successivamente in volo secondo la tabella-orario fissata. Il cielo era fittamente coperto sull'obiettivo e le cortine fumogene piu dense che mai, ma, dice Harris, - « il piano d'attacco, minuziosamente studiato, ci assicurò un buon concentramento di bombe su tutti i bersagli stabiliti ». Il nemico fu in un primo tempo ingannato dalla nostra finta su Berlino, ma non per molto. Quasi tutte le nostre formazioni poterono iniziare il viaggio di ritorno, ma la caccia germanica li sorprese allora e, grazie anche all'intenso chiaro di luna, 40 dei nostri bombardieri furono abbattuti. I risultati furono di capitale importanza. Sebbene i danni materiali fossero molto inferiori a quelli che avevamo supposto, l'incursione ebbe un effetto di vasta portata sugli avvenimenti. Tutti i disegni appena terminati, e che dovevano passare agli stabilimenti per la costruzione, andarono bruciati e l'inizio della produzione su vasta scala ne fu considerevolmente ritardato. Lo stabilimento principale di Peenemlinde fu colpito, e il timore di attacchi sulle fabbriche di razzi distribuite altrove costrinse i tedeschi ad accentrare la produzione dei proiettili-
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razzo in stabilimenti sotterranei nelle montagne dello Hartz. Tutti questi mutamenti provocarono gravi ritardi nel perfezionamento e nella costruzione dell'arma. Il nemico decise perfino di spostare le sue stazioni sperimentali in Polonia, fuori del raggio dei nostri bombardieri. Poiché i nostri agenti polacchi vigilavano attivamente, potemmo sapere che alla metà di gennaio del 1944 la nuova :arma fu sperimentata. I nostri agenti ne scoprirono in breve portata e raggio d'azione, ma naturalmente i razzi cadevano a molti chilometri di distanza l'uno dall'altro. Pattuglie germaniche accorrevano sempre nel punto dove il razzo cadeva e raccoglievano i frammenti, ma un giorno un razzo caduto sulla riva del fiume Bug non esplose. I polacchi giunsero per primi sul punto, fecero rotolare il razzo nel fiume, attesero che i tedeschi ne abbandonassero le ricerche e poi, recuperatolo, lo smontarono in gran segreto. Compiuta questa rischiosa impresa, un ingegne.re polacco fu preso a bordo di un Dakota della RAF, la notte del 25 luglio 1944, e trasportato in Inghilterra con molti documenti tecnici e mezzo quintale di parti essenziali della nuova arma. Questo valoroso, A. Kocjan, tornò in Polonia dove, piu tardi, catturato dalla Gestapo, fu messo a morte a Varsavia il 13 agosto 1944. L'attacco su Peenerntinde, nonostante tutti i sacrifici richiesti, ebbe a ogni modo una parte d'importanza decisiva sull'andamento generale della guerra. Se non fosse stato per questa incursione e le successive contro le basi di lancio sulla costa francese, il bombardamento di Londra coi proiettili-razzo avrebbe potuto cominciare fin dai primi del 1944. Invece fu rimandato fino al settembre. E per quell'epoca le basi di lancio approntate nella Francia del Nord erano state conquistate dalle forze di Montgomery. Conseguentemente i proiettili dovettero essere lanciati da basi improvvisate in Olanda, di quasi il doppio piu lontane da Londra, e quindi con molto minore precisione. In autunno le linee di comunicazione tedesc::he divennero cosi congestionate per le necessità belliche, che al trasporto di razzi · verso le basi di lancio non poté piu esser data la precedenza assoluta.
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Nel suo libro Crociata in Europa, Eisenhower esprime l'opinione che lo sviluppo e l'impiego delle armi "V" furono grandemente ritardati dal bombardamento delle stazioni sperimentali di Peenemunde e di altri luoghi di costruzione. Egli giunge perfino a dire : « Si poteva quasi dire che, se la Germania avesse potuto perfezionare e impiegare queste nuove arJJJi sei mesi prima, la nostra invasione in Europa sarebbe riuscita eccezionalmente di.lftcile, forse impossibile. Sono sicuro che se avessero potuto usare queste armi per un periodo di sei mesi, e specialmente se avessero scelto come uno dei loro bersagli principali la zona Portsmouth-Southampton, si sarebbe dovuto rinunciare al/'"Overlord" (1 ). »
Il che è un'esagerazione. La deriva media delle due armi era superiore ai sedici km. Anche se i tedeschi fossero riusciti a mantenere un ritmo di lancio intorno ai 120 razzi al giorno e se neppure una delle bombe volanti fosse stata abbattuta, l'effetto sarebbe stato equivalente a quello di due o tre bombe da una tonnellata su un miglio quadrato, per settimana. Tuttavia questo rivela che i capi militari ritennero necessario eliminare la minaccia delle varie "V", non solo per proteggere le vite e le proprietà della popolazione civile, ma anche per impedire che esse sconvolgessero le nostre operazioni offensive.
Ai primi d'autunno divenne evidente che i tedeschi intendevano attaccarci non solo coi proiettili-razzo, ma anche con gli aerei senza pilota. Il 13 settembre 1943, Sandys riferiva:
Abbiamo motivo di ritenere che il nemico intenda usare aerei senza pilota per lo sganciamento di bombe su Londra. A meno che gli aerei impiegati non siano eccessivamente piccoli o in grado di volare a quote e velocità eccezionali, dovrebbe essere possibile affrontarli con l'aviazione da caccia e con le difese antiaeree britanniche. Se questi apparecchi senza pilota dovessero essere in grado di volare ad altezze e ve(1) Eisenhower, Crociala in Europa, ed. Mondadori, pag. 330.
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locità tali da rendere impossibile la loro intercettazione ai nostri siste,ni di difesa aerea, li si dovrà considerare ad ogni scopo pratico come proiettili. Le contromisure dovranno essere le stesse di quelle usate per i razzi a lunga gittata, e cioè la distruzione mediante bombardamento dei luoghi di produzione e delle basi o aeroporti da cui si procede al lancio. A che punto fossero le nostre conoscenze sull'argomento in quel periodo, appare chiaramente in una relazione, in data 2 5 settembre, del dott. R. V. Jones, capo della Sezione del servizio segreto scientifico del Ministero dell'Aeronautica.
Molti elementi informativi sono in nostro possesso. Anche tenuto conto delle inesattezze spesso contenttte nelle relazioni individuali, essi formano un quadro coerente che, nonostante la confusione generata dalla propaganda, ha una sola spiegazione: a Peenemiinde i tedeschi hanno esegttito estese ricerche nel campo dei razzi a lunga gittata. I loro esperimenti hanno naturalmente incontrato difficoltà che, forse, possono ancora oggi ritardare la prodttzione. Sebbene Hitler insista perché i razzi entrino in azione al piu presto possibile, è molto probabile che questa entrata in azione debba attendere ancora alcuni mesi. E anche probabile che l'aviazione germanica abbia inoltre svi!ttppato un aereo senza pilota per bot11bardamenti a lunga distanza, in concorrenza col razzo, ed è possibilissimo che questo aereo sia il primo a rivelarsi. Frattanto si era osservata la costruzione, nella Francia settentrionale, di numerosi gruppi di strutture dalla forma bizzarra. Tutte erano disposte allo stesso modo e la maggior parte sembrava volgersi in direzione di Londra. Ogni gruppo comprendeva una o piu strutture a forma piu o meno di sci. In seguito scoprimmo, grazie alle fotografi.e aeree, trattarsi di costruzioni analoghe a quelle nei pressi di Peenemiinde e una fotografi.a rivelò un minuscolo aereo vicino a un piano inclinato. Se ne dedusse che i cosiddetti "trampolini da sci", nella Francia settentrionale avevano probabilmente lo scopo di contenere, alimentare e lanciare piccoli aerei senza pilota o bombe volanti.
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Fu solo verso la fine dell'autunno che sottoposi il Presidente al fardello delle nostre gravi e prolungate preoccupazioni. I vari Stati 1faggiori americani erano stati continuamente informati degli sviluppi tecnici; m.a alla fine di ottobre telegrafai direttamente al Presidente : L'ex-J.,!ori11aio al Presidmtc Roosei:elt 25 ottobre 194J 1. È mio dovere informarvi che da sei mesi a questa parte continuano da varie fonti a pervenirci prove relative alla preparazione, da parte dei tedeschi, di un attacco su Londra mediante razzi a lunghissima portata, in grado, pesando una sessantina di tonnellate, di trasportare una carica d'esplosivo da 10 a 20 tono. Per questa ragione noi abbiamo pesantemente bombardato Pecnemiinde, loro principale base sperimentale. Abbiamo anche demolito \Vatten, presso St.-Omer, ove erano in corso costruzioni il cui fine non ci è stato possibile determinare. Sette almeno di queste basi si trovano sul passo di Calais e sulla penisola di Cherbourg, e molte altre possono esservi, non ancora scoperte. 2. Le opinioni dei tecnici sono divise quanto alla possibilità di costruzione di razzi del genere, ma personalmente non sono ancora convinto che non si possano costruite. Ci teniamo in stretto contatto con i vostri tecnici, piu avanti di noi nel campo della propulsione a razzo, che essi hanno studiato come forza motrice per gli aerei, e ogni possibile attività è in corso. La commissione di specialisti che si occupa di queste cose ritiene possibile che un attacco, anche se prematuro e di breve durata, possa aver luogo alla metà di novembre, e che l'attacco vero e proprio potrebbe venir tentato a Capodanno. Naturalmente conviene ai tedeschi spargere voci di nuove armi segrete, per incoraggiare le loro truppe e le nazioni satellìti e neutrali, e -può darsi benissimo che il loro morso sia molto meno impressionante del loro abbaia.re. 3. Finora abbiamo tenuto d'occhio le misteriose costruzioni sulla zona del passo di Calais senza attaccarle (eccettuata ~ ·atten) nella speranza di poter scoprire di piu; ora abbiamo deciso di demolire quelle di cui siamo a conoscenza, cosa che dovrebbe essere facile, data la straordinaria superiorità della protezione che la nostra caccia può dare ai bombardieri. I vostri aviatori sono in ogni modo pronti ad aiutarci. Tutto questo però può non sventare la minaccia, poiché il paese è pieno di boschi e cave di pietra, e gallerie oblique possono facilmente essere costruite nei fianchi delle colline.
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4. Interessante è il caso di Watten. L'abbiamo cosi danneggiata che i tedeschi, in una riunione tenuta due giorni dopo, hanno deciso di abbandonarla completamente. Seimila operai francesi vi erano impiegati nei soliti lavori coatti. Quando il panico li colse, durante il nostro attacco, un corpo di giovani francesi, che i tedeschi utilizzano per sorvegliarli, si pose a sparare contro i compatrioti con tale bestialità che un ufficiale tedesco fu costretto a sua volta a sparare su uno di quei giovani mascalzoni. La settimana successiva i tedeschi parvero ritornare sulla loro decisione e ripresero i lavori; 3ooo operai sono stati portati sul posto; i rimanenti sono stati mandati in qualche altro dei posti sospetti, confermando cosi le nostre supposizioni. Disponiamo di un eccellente sistema di informazioni segrete in questa parte della Francia settentrionale, e appunto in base a queste fonti, come anche in base a fotografie e a interrogatori di prigionieri, abbiamo potuto mettere insieme queste notizie. 5. Vi spedisco per corriere aereo le piu recenti informazioni sull'argomento, poiché ritengo vi possano interessare.
Egli mi rispose dopo qualche tempo: Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro 9 novembre 19 43 Noi pure abbiamo ricevuto molte informazioni sufi'attività dei razzi tedeschi. La sola notizia giuntami di recente che possa avere per voi qualche valore è quella relativa al fatto chefabbriche di razzi sono situate a Kaniafried, Richshafen, Mitzgennerth, Berlino, Kugellagerwerke Schweinfurt, Wiener Neustadt, e in uno stabilimento isolato sul lato sinistro della strada, tra Vienna e Baden, immediatamente a sud di Vienna. Sembra che la produzione sia stata rallentata per la morte, nel bombardamento di Peenemiinde, del ten. gen. Schemiergembeinski, capo di quella stazione sperimentale. Queste notizie ci sono state portate da un informatore, via Turchia.
Le divergenze e i contrasti d'opinioni fra i tecruc1 e i rrue1 colleghi al Comitato di difesa continuavano cosi accanite che io pregai sir Stafford Cripps, ministro della Produzione aerea, di riesaminare, in considerazione della sua particolare competenza in quel campo e della sua saggezza di giudizio, tutti i dati
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in nostro possesso sulle armi a lunga gittata dei tedeschi, per riferirmi poi le sue conclusioni. Il 17 novembre mi giunse la sua relazione.
Parrebbe che l'ordine di probabilità del tipo di attacco, dal pimto di vista strettamente sperimentale, sia: r. Grossi siluri aerei 2 . Aeroplani senza pilota 3. Piccoli razzi a lunga gittata 4. Grandi razzi a lunga gittata. L 'incursione della RAF su Peenemiinde è stata indubbiamente della piu grande importanza, arrestando gli sviluppi di quest'arma offensiva a lunga gittata. Non c'è dubbio che i tedeschi stiano facendo i massimi sforzi per perfezionare nttove armi a lunga gittata e le nuove misteriose costruzioni nella Francia settentrionale sono certamente molto sospette, a meno che non si scopra essere destinate ad altro uso. Nelle presenti circostanze ritengo che noi si debba fare ogni ragionevole preparativo per affrontare le conseguenze se e quando l'attacco avvenisse, sebbene non ci siano elementi per ritenere che non possa verificarsi al piu presto prima del!'anno nuovo. Dobbiamo nello stesso tempo continuare i rilievi fotografici e distrnggere le basi di lancio ogni qual volta ci se ne offra l' opport1mità. Il 14 dicembre il maresciallo dell'Aria Bottomley, vice-capo di Stato Maggiore dell'Aviazione, stilava il seguente rapporto : Le "grosse basi" della Francia settentrionale ( comprese le tre che
sono state attaccate) si sospetta che siano connesse ali'attacco con razzi a hmga gittata. Una di queste basi è protetta da J6 grossi calibri e 7 J pezzi contraerei minori. Si accumulano prove che i "trampolini da sci" siano destinati al lancio di aerei senza pilota. L'esistenza di 69 trampolini da sci è stata confermata dalla ricognizione fotografica e si ritiene che questo numero salirà a un totale approssimativo di 100. Se l'attuale ritmo di costruzione verrà mantenuto, la messa in opera di una ventina di questi trampolini dovrebbe essere ultimata tra il gennaio e il febbraio 1944. I punti di lancio delle basi poste nelle zone del passo di Calais, della
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Somme e della Senna sono orientati verso Londra, !71entre qttelli delle basi nella zona di Cherbourg sembrano puntati su Bristol. Il 1 8 dicembre lord Cherwell, che nel frattempo si era sempre tenuto in stretto contatto col dott: Jones, mi inviò una relazione sulle sue idee relativamente alla data e all'intensità dell'attacco da attuarsi con ogni probabilità con le bombe volanti. Secondo lui, il bombardamento non avrebbe avuto inizio prima dell'aprile e dopo i primi due o tre giorni le bombe volanti non avrebbero potuto essere piu di cento al giorno; di queste, circa venticinque sarebbero cadute entro una diecina di miglia dal bersaglio. Poiché ciò avrebbe corrisposto soltanto a un numero di morti fra i 5o e i 1 oo al giorno, egli si diceva contrario a misure di sgombero in grap.de stile, perché suscettibili di molto panico. Si diceva anche scettico sulla probabilità che venissero utilizzati razzi di grandi dimensioni, anche se fosse stato possibile costruirli, il che sembrava un assurdo, in base ai dati tecnici esistenti: sarebbero venuti a costare in ore lavorative venti o trenta volte di piu delle bombe volanti, senza, secondo lui, essere piu efficaci. Nei primi mesi del 1944 noi elaborammo i nostri piani per sostenere l'attacco delle bombe volanti. Si decise che le difese fossero distribuite su tre fasce: palloni di sbarramento alla periferia di Londra, una cintura di batterie antiaeree davanti a essi, e, ancora piu avanti, una zona in cui l'aviazione da caccia potesse operare. Si provvide anche ad affrettare l'invio dall'America di centrali elettroniche di tiw e di spolette a eco radio (1) che, quando i bombardamenti fossero cominciati, rendessero possibile agli artiglieri di abbattere il maggior numero di bombe volanti. Frattanto l'aviazione anglo-americana continuava a bombardare i cento o poco meno "trampolini da sci" nella Francia (1) Le centrali elettroniche di tiro (electronic prediclor,) sono centrali automatiche radar che permettono l'individuazione e la localizzazione della rotta d'un bersaglio aereo e quindi l'orientamento e la correzione del tiro antiaereo; le spolette a eco radio (radio proximity fimi) sono spolette che recano incorporato un piccolo ricevitore e trasmettitore radar il quale deteirmina l'esplosione della carica del proietto solo quando un impulso radio, partito dal trasmettitore, ritorna dopo aver battuto concro il bersaglio. (N.d.T.)
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settentrionale. Questi bombardamenti furono cosi efficaci che, alla fine di aprile, la ricognizione aerea ci rivelò che il nemico rinunciava a lavorarvi. Ma la nostra soddisfazione fu di breve durata, perché si scopri che egli invece stava costruendo trampolini modificati molto piu semJPlici e meglio mimetizzati. Ogni qual volta venivano scoperte, queste nuove basi erano bombardate. Molte furono distrutte, ma una quarantina circa sfuggi ai danni e anche all'identificazione. E proprio da queste basi l'attacco alla :fine fu lanciato, nel giugno 1944. Quasi quindici mesi trascorsero fra il memorandum inviatomi dai capi di Stato Maggiore nell'aprile del 1943 e l'attacco vero e proprio del giugno 1944; e non un sol giorno si perse di quei 1 5 mesi. Nulla fu trascurato. Preparativi che avrebbero richiesto normalmente molti mesi furono ultimati in grande stile in tempo utile. Quando alla fine il colpo si abbatté su di noi, potemmo, come il prossimo volume dirà, difenderci, anche se con gravi perdite di vite umane e molti danni alle cose, senza alcun vero nocumento aUa nostra potenzialità bellica o alle operazioni in Francia. L'intero episodio dei proiettili-razzo può essere un esempio dell'efficienza della nostra macchina governativa e della previdenza e vigilanza di tutto ciò che vi era connesso.
;, Inoltrandosi ncl l' cnDterra di Salerno, uno 1er111an della 5• armata U. incontra un carro mato nemico distrutto.
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26. L'aeroporto di Capodichino (Napoli) dopo uo attacco miusiccio dell'aviazione alleata.
CAPITOLO XIV
RISTAGNO SUL TERZO FRONTE
Hitler decide di resistere a sud di Roma - Lo schieramento invernale tedesco - L'armata di Alexander indebolita - Mio telegramma ad Alexander, 24 ottobre - Conferenza dei comandanti - Eisenho1Per appoggia Alexander circa la situazione militare italiana - La scarsità di mezzi da sbarco toglie elasticità alle nostre tmppe - Diminuzione nel ritmo dei rifornimenti - Esame della mutata situazione - Miei telegrammi a Marshall e al Presidente - Nlio appello ajfìnché resti piu naviglio da sbarco nel Mediterraneo - Eisenhower autorizzato a trattenere 63 natanti fino al IJ dicembre - Mio telegramma al nostro ambasciatore a Mosca, 9 novembre - Necessità del corpo d'armata polacco - 'Eccessive richieste del/'aviazione strategica alleata - L' 3" armata passa il Sangro - La J 4 armata americana si avvicina a Cassino - Combattimenti aerei - Riduzione dell'aviazione tedesca in Italia - Il terzo fronte come elemento diversivo.
A r primi di ottobre, dietro suggerimento di Kesselring, Hi.I1. tler cambiò idea sulla strategia da applicarsi in Italia. Fino allora egli aveva avuto l'intenzione di ritirare le sue forze a nord di Roma e resistere soltanto nell'Italia settentrionale. Ora, ordinò loro di battersi il piu a sud possibile. La linea scelta, la cosiddetta "Winterstellung", correva dietro il fiume Sangro sulla costa adriatica e si spingeva, tagliando l'Appennino, fino alla foce del Garigliano, sulla costa tirrenica. Le particolarità fisiche di quella regione, le sue montagne impervie e i suoi torrenti impetuosi rendevano questa posizione, che aveva una profondità di parecchi chilometri, straordinariamente forte. Dopo un anno di ritirate quasi ininterrotte in Africa, in Sicilia e nell'Italia meridionale, le truppe tedesche furono liete di voltarsi e cominciare a combattere. Sebbene l'approssimarsi dèll'inverno ostacolasse seriamente le nostre azioni, le decisioni principali di carattere strategico prese a Quebec trovarono un aiuto proprio nel volersi i tede17.
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schi impegnare cosi seriamente. La precedenza assegnata al nostro sbarco oltre Manica trasformò la zona italiana d'operazioni in un teatro di guerra secondario. Il fatto che Hitler si sentisse costretto a impegnar tante truppe per opporsi alla nostra avanzata favorf il nostro obiettivo principale ma non giustiEcò il nostro fallimento della campagna d'Italia. La 5a armata riprese i suoi attacchi il 12 ottobre e, dopo dieci giorni di combattimento, i suoi due corpi d'armata, il X britannico e il VI americano, erano saldamente attestati oltre il Volturno e pronti ad attaccare la nuova posizione di sbarramento nemica : una serie di alture che si stendevano a sud del Garigliano. Un'altra settimana di combattimenti fu necessaria per scacciare il nemico da quelle alture, ma nella prima quindicina di novembre l'armata venne a cozzare contro le difese avanzate della "Winterstellung". Su questo fronte le sei divisioni della 5a. armata si trovarono di fronte a un ugual numero di divisioni germaniche, che si battevano con la loro consueta tenacia. Le prime azioni d'assaggio dello schieramento germanico furono coronate da ben poco successo. I nostri uomini si battevano duramente già da due mesi, il tempo era infame e le truppe abbisognavan~ di riposo e di riorganizzazione. Tuttavia furono rigorosamente posti in esecuzione i piani elaborati a Quebec in base ai quali il Mediterraneo sarebbe stato larga- ' mente sguernito di mezzi da sbarco. Fu cosf che la situazione in Italia mutò a nostro svantaggio. Ai tedeschi furono mandati grossi rinforzi e impartito l'ordine di resistere anziché di ritirarsi. Gli Alleati, invece, rimandarono otto delle loro migliori divisioni dalla zona del Mediterraneo in Inghilterra, per lo sbarco oltre Manica del 1944. Le quattro divisioni supplementari che io andavo raccogliendo o avevo già in parte mandate non potevano compensare la perdita. Una situazione di ristagno venne a determinarsi, che doveva implicare otto mesi di accaniti combattimenti, come ora vedremo. In base a questi fatti telegrafai il 24 ottobre al generale Alexander: 1. Com'è naturale, mi preoccupa profondamente, mentre 1-a vostra battaglia è in corso, la partenza delle nostre due splendide divisioni, 50•
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e s1a, in osservanza alle decisioni di Quebec. Amerei avere la vostra opinione sulla consistenza del vostro esercito per i compiti di immediata attuazione. L'sa. armata ha potuto riorganizzare i suoi servizi? Mi avevate scritto che il 24 sarebbe stata la data prevista. 2. Chiedo una conferenza degli Stati Maggiori collegati in qualche località africana per il 1 s novembre. Comunque, sarò dalle vostre parti intorno a quel periodo. Ho molte cose di cui parlarvi. I miei migliori auguri.
Alexander rispose che il numero di divisioni tedesche in Italia gli causava, naturalmente, una certa ansietà. Lo sforzo che ci avrebbero richiesto sarebbe dipeso dal limite massimo entro cui il nemico avrebbe potuto mantenere grandi forze a sud di Roma. Si faceva tutto quanto era possibile per paralizzare con azioni aeree le linee di comunicazione tedesche, e Alexander era intento a creare riserve d'ogni genere alla nostra aviazione in Italia. Tutto ciò richiedeva tempo, fatica e materiali d'ogni genere. L'8n. armata aveva riorganizzato i suoi servizi e sferrato l'offensiva, la quale faceva progressi soddisfacenti nelle sue prime fasi. « A mio avviso » egli diceva « la situazione richiede particolarissima attenzione. Sono lieto di sapere che sarete qui tra breve e sarò felicissimo di vedervi. )> Lo stesso giorno Eisenhower tenne una conferenza dei CO·· mandanti. Egli chiese ad Alexander di fare un quadro preciso e particolareggiato della situazione. Questo quadro risultò cosi preoccupante che Eisenhower trasmise il testo completo della relazione al Presidente e a me. Egli confermò tutto quanto aveva detto Alexander, e definf la relazione limpida e accurata. PARTE
I
1. a) Il 9 sette111bre, data d'inizio de/i"'Avalanche" e deli'anmmcio dell' arlllistizio italiano, in ,mrito alla sitt,azione generale del ne1nico, si calcolava che: d11t divisioni si opponessero all'avanzata de/J' 8" arJJJata in Calabria; ,ma divisione si trovasse nel tallone dello .stivale; tre divisioni a Slld di Rot1Ja pronte a intervenire contro io sbarco alleato nel golfo di Salerno; effettivi s11periori a dfle divisioni nei pressi di
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Roma, e circa nove divisioni nell'Italia del Nord. Si calcolava pertanto che i tedeschi avessero a loro disposizione nell'Italia continentale un totale di diciotto divisioni circa. Di queste, si riteneva che una parte fosse impegnata nell'Italia del Nord dalla situazione interna, che avrebbe dovuto causare loro notevoli noie. b) Ci si rendeva naturalmente conto che i nostri attacchi presso Salerno si sarebbero rivelati rischiosi, di fronte ali'opposizione germanica, ma si riteneva che la situazione in Italia, oltre ali'opportunità di poter sbarcare lievi forze in Puglia, e alla nostra notevole superiorità aerea, volgesse la bilancia sufficientemente a nostro favore, cosi che i rischi furono corsi. I mezzi da sbarco erano poi disponibili in gran quantità e ci davano libertà di manovra ed elasticità, relativamente al problema dei rinforzi e dei rifornimenti. Essi ci davano inoltre la possibilità di ulteriori operazioni anfibie, per appoggiare l'avanzata terrestre. Questa elasticità si rivelò impareggiabile e fu utilizzata appieno dal!' ga armata nelle operazioni lungo la costa calabrese, e della 7'' armata quando ebbe bisogno d'inviare una divisione di rinforzo dalla Sicilia nella zona di Salerno, nella prima fase molto critica della battaglia. e) Sebbene a quel tempo fosse noto che durante l'inverno i mezzi da sbarco sarebbero stati ritirati, pure il numero che di essi doveva essere trasferito e la data del trasferimento non erano stati ancora fissati. I nostri piani prevedevano allora un arrivo giornaliero di I 300 veicoli, attraverso tutti i porti del lviediterraneo. Questa cifra significava che un totale di venti divisioni alleate, insieme con le forze tattiche del!' aviazione, avrebbe potuto costitt,irsi in Italia per la fine dell'anno, sempre che queste venti divisioni avessero potuto essere equipaggiate e rifornite. Nello stesso tempo il computo del naviglio da trasporto disponibile per il futuro garantiva un'elasticità sufficiente, sia per i rifornimenti, sia per le operazioni anfibie, collegate con l'avanzata terrestre verso Roma, qualora fossero state necessarie. PARTE
II
a) Ora la situazione risulta profondamente mutata. Nel Sud, undici divisioni alleate si trovano di fronte a nove divisioni tedesche, mentre piu al Nord ve ne sono altre quindici, per un totale noto che oscilla comunque tra le 24 e le 28 .divisioni. Supponendo che non vi sia2.
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no cause imprevedibili di un'ulteriore riduzione nel ritmo degli arrivi di uomini e materiali, la cifra piti attendibile delle unità a nostra disposizione sulla terraferma sarà, per la fine di novembre, 13 divisioni; per la fine di dicembre, 1 4-1J divisioni; e per la fine di gennaio, 16- 17 divisioni. La media dei nostri rifornimenti è scesa, dalla precedente stima di 1300 veicoli al giorno, a una media di 2000 alla settimana, con conseguente ritardo nella costituzione delle unità aeree e terrestri. La riduzione nel ritmo di potenziamento delle forze terrestri è stata inoltre influenzata dalla decisione di trasferire con la maggior rapidità possibile l'aviazione strategica nella zona di Foggia, invece di aspettare la conquista delle basi aeree nella zona di Roma. Le richieste delle forze aeree dovrebbero essere soddisfatte per la fine dell'anno. b) La riduzione di naviglio, già decimato dall'usttra e da altre cause, è stata cosi grave da impedirci di trarre profitto dall'implicita debolezza nemica d'avere i due fianchi esposti a manovre d'aggiramento dal mare. L a maggioranza di tutto il naviglio disponibile è assorbita dal flusso dei rifornimenti e dal traffico costiero, data la demolizione di strade e ferrovie, e dal!'attività portuale, per la scarsità di rimorchiatori e simili, e il sabotaggio nemico contro le attrezzattm portuali, che richiederanno molto tempo per essere ricostruite. 3. a) Un esame della situazione nemica indica che le linee di cotllunicazione di cui dispongono permettono ai tedeschi di concentrare in Italia, soprattutto nel Nord, fino a 60 divisioni, qualora il nemico le possedesse, e alimentarvele nei mesi invernali, nonostante la nostra superiorità aerea. I tedeschi tentano con ogni evidenza di creare riserve, raccorciando le loro linee intorno alla Fortezza d'Europa. Questa riserva potrebbe essere impiegata nell'ulteriore consolidamento delle loro armate in Italia. b) In confronto, la situazione alleata è meno favorevole. Con le risorse attualmente a nostra disposizione, nessun aumento è possibile del fl11s so di rinforzi. Un fronte saldamente stabilito a sud di Roma non può essere accettato perché la capitale ha un significato di gran lunga piu grande della sua posizione strategica, e bisogna conquistare una sufficiente profondità prima che gli aeroporti di Foggia e il porto di Napoli possano considerar si sicuri. Cosi stando le cose, la conq11ista di una salda base difensiva a nord di ·Roma diventa imperativa. Inoltre non possiamo permetterci di adottare una tattica puramente difensiva, perché ciò implicherebbe cedere l'iniziativa ai tedeschi.
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PARTE
III
4. Attualmente la palese intenzione tedesca è di tenere ttn fronte a sud di Roma, dove le caratteristiche del terreno favoriscono la difesa e non permettono il dispiegamento della nostra superiorità in fatto di mezzi corazzati e di artiglieria. L'itJm1inente mal tempo limiterà l'impiego della nostra aviazione, come infatti è già avvem1to. Le truppe nemiche possono essere stanche, ma possono anche venire sostituite da formazioni provenienti dal Nord. Tutto sembra indicare che ciò sia appunto qttanto sta avvenendo. Noi non abbiamo né le ttnità di avvicendamento, né il naviglio che ci permetta di trasportarle. Sembra pertanto che siamo condannati a una lenta e cruenta avanzata verso Roma, con la nostra attuale superiorità numerica sul fronte di battaglia facilmente compromessa dalle possibilità di avvicendamento di mi dispone il nemico. Perché, senza sufficienti risorse di naviglio, nessuna importante operazione anfibia di aggiramento sui fianchi per accelerare fa nostra avanzata è possibile. C'è pericolo che q11esta lenta tJJarcia possa fasciarci a nord di Roma in u;1 tale stato di sfinimento e di debolezza da non permetterci di tenere quanto abbiamo conquistato se i tedeschi dovessero fare affltfire dal Nord nuove divisioni per 11na controffensiva. Un colpo di questo genere da parte del nemico non potrebbe forse venire completamente neutralizzato dalla nostra aviazione durante i mesi invernali; diversamente non mi preocmperei. L'entità dei rinforzi nemici in Italia sembra pitl grande di qttanto fa situazione interna o esigenze puramente difensive possano gùutiftcare. Se si presentasse l'occasione di un facile successo, non c'è d11bbio che i tedeschi non se la fasceranno sjuggire per controbattere gli effetti di un anno di sconfitte su tutti i f ronfi e per sollevare il morale della loro gente prima che abbiano inizio le campagne del 1944. Gli effetti nei Balcani e in Francia potrebbero essere particolarmente svantaggiosi per noi. 5. a) In conclusione, il quadro in settembre si presentava a tinte rosee, sempreché l'attacco iniziale di Salerno avesse av1,to successo. Le divisioni tedesche nel Nord stavano per impelagarsi in dijjicili problemi di siCf.trezza interna. Nel Sud il ritmo medio dei rifornimenti sembrava dover essere tale che noi saremmo giunti a opporre per la fine di dicembre venti divisioni alle diciotto del nemico e che per quella stessa epoca tutto quanto occorreva ali'aviazione sarebbe già stato sbarcato. Si riteneva
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cbe naviglio in numero sufficiente sarebbe rimasto a nostra disposizione, permettendoci cosi di aggirare per v1ar'e i fianchi del nemico, e mantenere sulle coste tutte qi1elle forze che potessero sembrarci necessarie. b) Riassumendo: la situazione oggi è che I I divisioni alleate si battono in azioni frontali, e in una zona favorevole alla difesa, contro una forza effettiva di 9 divisioni germaniche, in grado d'essere aumentata in qualsiasi momento. La nostra massa d'urto è scesa a un massimo di I6-I7 divisioni per la fine di gennaio, contro una forza nemica, già esistente,' di 24 divisioni certe,- e abbiamo risorse disponibili soltanto per operazioni anfibie di carattere piu o meno locale. Possiamo venir trattenuti a sud di Roma abbastanza a lungo da permettere ai tedeschi di risolvere la situazione dell'Italia settentrionale e quindi procedere al rafforzamento del loro fronte meridionale. Nel qual caso, è quasi certo che l'iniziativa passerebbe al nemico. Fu, questo, un documento magistrale che seppe toccare tutti problemi piu importanti della nostra strategia. Avevo già affrontato alcuni cli questi problemi col generale Marshall. Ii Primo Minis~ro al generale Marshall ( Wa,hington) 24 ottobre INJ
Spero che il Presidente vi mostrerà il mio lungo telegramma inviatogli per la nostra necessarissima riunione in Africa. Naturalmente mi angoscia il ritiro delle nostre d ivisioni 5oll e 51a., le migliori, proprio alla vigilia della battaglia di Roma, a favore del lontano "Overlord". Noi stiamo rispettando gli impegni assunti, ma prego D:o che non ci costi troppo caro.
Telegrafai poi al Presidente: L'ex-J-.1arinaio al Presidente Roosevelt 26 ottobre 1943
Avrete già visto il rapporto di Eisenhower sulle condizioni in cui noi stiamo naufragando in Italia. Non dobbiamo permettere che questa grande campagna d'Italia s'impantani in una morta gora. A ogni costo
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dobbiamo conquistare Roma e gli aeroporti a nord di essa. Il fatto che il nemico abbia stornato forze cosi ingenti verso que:;to settore operativo giustifica la nostra strategia. Nessuno può dubitare che mettendo l'Italia fuori combattimento noi abbiamo contribuito enormemente all'avanzata russa ndl'unico modo in cui la si pote\'a aiutare in questo periodo. Penso che Eisenhower e Alexander debbano a\·ere quanto occorre loro per vincere la campagna italiana, indipendentemente dall'effetto che possa verificarsi su operazioni successive. Sono veramente desolato di dm·ervi annoiare con questi argomenti, mentre siete ancora malato d'influenza.
11 generale Marshall rispose il 27 ottobre che egli credeva che Eisenhower disponesse di truppe sufficienti per combattere in Italia, senza correre troppi rischi. Il suo problema piu urgente erano i mezzi da sbarco, e questo problema sarebbe stato studiato. Gli sembrava che, ndla valutazione della situazione in Italia, si fosse eccessivamente trascurato l'enorme vantaggio della nostra schiacciante superiorità aerea. Il cattivo tempo non poteva annullare definitivam::nte o per un periodo troppo lungo i risultati inevitabili di attacchi m1ssicci in grande stile sulle linee di comunicazione nemiche . .Mi rivolsi ora al Presidente in merito ai mezzi da sbarco del Mediterraneo. Il Pri1110 Afìnistro al Presidmte Roosenlt 4 no1e111hre 1943 1.
Col piu profondo rammarico debbo richiamare la Yostra attenzio-
ne sulla crescente ansietà del Governo dì S.1L per il ritiro di naviglio
da sbarco dal Mediterraneo in questa critica congiuntura. Abbiamo ora dinanzi a noi la previsione del generale Eisenhower sulla sua impossi1.,·lità di occupare la linea necessaria alla protezione degli aeroporti di Roma prima ddla fine di gennaio o dei primi di febbraio, qualora l'attuale programma di trasferimento del naviglio da t.barco venisse scrupolosamente osservato. Egli inoltre parla dei prolungati e sanguinosi attacchi frontali che ~aranno necessari per raggiungere tale insoddisfacente risultato. Questo ci d:t il diritto di chiedere ai nostri alleati amer'.cani d1 dar peso al nostro grave monito, data la grandissima preponderanza di truppe britanniche spiegate contro il nemico in Italia, con
MA R E AOR\AT\CO
Roma o
~l/lNTA ARMATA
SI C I L I A o
Italia meridionale - Operatloru settembre-dicembre 1943
'°°Km.
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perdite in proporzione, e date anche le chiare opinioni del comandante in capo americano, ai cui ordini noi ci troviamo. :z. Conseguentemente il Gabinetto di Guerra mi ha formalmente pregato di chiedere che i capi di S.M. americani prendano in considerazione le richieste avanzate dai capi di S.M. britannici. Moltissimo ci rammarichiamo che l'urgenza del problema non ci permetta di attendere le tre settimane che ci dividono dalla riunione della prossima conferenza dei capi di S.M., poichl ciò implicherebbe nel frattempo la partenza o l'immobilizzazione dei mezzi da sbarco, con grave danno per la campagna d'I talia. 3. Mi sia lecito ricordare che grazie a numerosi e intensi sforzi abbiamo ogni speranza che altri n mezzi da sbarco per carri armati saranno prodotti nel Regno Unito per la data stabilita per l'"Oz·erlord".
Fu per me un sollievo ricevere la seguente risposta :
Il Presidente Roosevelt ol Pri1JJ0 lvfinistro 6 rouembre z943 I copi di S.11!. co!!egati hanno 011torizzato oggi EisenhoJJJcr a trattenere fino ol IJ dice1JJbre 68 grossi mezzi da sbarco, che dovevano partire al pùt presto per il Regno Unito. ~Mi sembra che q11esto dovreb!Je soddisfare le vostre richieste essenziali. Informai immediatamente Alexander, che rm rispose :
Il generale Alexander al Primo Ministro 9 novembre I 91} L'aver trattem,to gli L.S.T. co11trib11irà 11otevolmmte ai miei piani e tengo a esprimere la mia profonda gratitudine. Il I J dicembre, tt1ttavia, non avrò ancora pott,to esegHire i miei piani integralmente, conte ho già spiegato telegraficamente al capo de!!o S.lvf..G. Imperiale. Il Primo Ministro al generale Alexander 9 novembre r943
Dovreste preparare un altro piano sull'assunto che gli L.S.T. resteranno fino al 1 ~ gennaio. Sono certo che alla conferenza ne verrà concessa l'autorizzazione.
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Mandai anche il seguente messaggio al nostro ambasciatore a Mosca: Il Primo Ministro a sir A. Clark, Kerr 9 nou!ilbre I94}
......Le condizioni atmosferiche eccezionalmente buone sul fronte russo hanno provocato intensi acquazzoni in Italia e gli attacchi frontali che dovevamo fare con forze le quali, sebbene non di molto superiori a quelle nemiche, erano state tenute in continua attività, hanno necessariamente progrcdit0 con molta lentezza. È sempre stato mio desiderio appoggiare e stimolare al massimo la campagna d'Italia e attirare su quel fronte, per tenervele agganciate, quante piu divisioni fosse possibile. Sono lieto di annunciare che un accordo è stato raggiunto dagli Stati Maggiori collegati, sulla sospensione di trasferimenti di naviglio da sbarco fino al 15 dicembre. Questo permetterà un invio di maggiori mezzi a tutto il complesso delle nostre operazioni in Italia. Grazie a nuovi e intensi sforzi in Inghilterra, spero di compensare con una costruzione addizionale di mezzi da sbarco il ritardo portato dal mancato invio in Patria degli altri. Metà delle forze german.iche si trovano nell'Italia del Nord e in Istria, separate dal nostro fronte da 500 km. circa. Da quella metà sono state attinte le truppe da mandare nella Russia meridionale. E ciò è stato reso possibile, non da una mancanza di attività sul nostro fronte di combattimento, ma da una diminuzione dei rischi dovuta all'atteggiamento passivo degli italiani del Nord. Non abbiamo dubbi sull'esattezza della valutazione fatta dal generale Ismay delle forze germaniche. Quando egli la compilò, c'erano 6 divisioni corazzate in I talia, di cui 3 circa in azione sul nostro fronte. Schierate a sud di Roma vi sono ora 10 divisioni germaniche, contro le quali noi ne abbiamo 12 o 13, di forza notevolmente superiore. Non si può dire che sia una preponderanza eccessiva, per continui attacchi frontali in una zona montuosa.
E al generale Brooke scnss1: Il Primo Ministro al capo dello S.M.G.I.
Io novembre
1943
Urge ormai che i polacchi entrino in linea. Essi non hanno fatto molto, in questi anni, a dispetto dei tanti preparativi e dell'enorme materiale impiegato. Urgono anche rinforzi in Italia, dove i polacchi dovrebbero
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essere mandati subito dopo i neozelandesi. Questo non è il momento di apportare mutamenti nella loro organizzazione. È meglio correre il rischio di due divisioni con scarsi effettivi. Si continuerebbe a chiamarle "Corpo d'armata polacco", e noi dobbiamo sforzarci a reclutarne da altre parti..... . Piuttosto che spezzare le unità cosi faticosamente formate in Persia, preferirei ricorrere alla divisione corazzata polacca che, attualmente in Inghilterra, non entrerà in azione ancora per qualche tempo. Comunque ritengo che se le truppe polacche entreranno in linea, e verranno fatte combattere contro i tedeschi, sarà possibile ottenere altri contingenti polacchi da Stalin, cosa che io mi propongo di tentare quando ci incontreremo. Il Governo sovietico è incline a un certo scetticismo su questo corpo d'armata polacco, e sospetta che lo si tenga in riserva e lo si addestri in modo da poterlo impiegare contro i russi, in difesa dei diritti polacchi. Se però il corpo d'armata polacco comincerà a battersi contro i tedeschi, questi dubbi svaniranno. Frattanto non posso approvare alcuna alterazione nelle attuali unità.
Ero sempre piu preoccupato dal grande sforzo imposto al nostro scarso naviglio dai bombardieri pesanti alleati, che andavano creando le loro basi negli aeroporti di Foggia per attaccare obiettivi industriali nella Germania orientale, posta oltre il raggio d'azione delle nostre squadriglie dì base in Inghilterra. Mi sembrava che le loro richieste fossero eccessive e poco in armonia con la situazione generale del momento. Il Primo Ministro al generale Ismay 17 novembre 1943
È senza dubbio un errore assoluto organizzare l'aviazione strategica io Italia a spese della battaglia per Roma. Il bombardamento strategico della Germania, per importante che sia, non può avere la precedenza su questa battaglia, che deve passare innanzi a tutto, in ogni nostro pensiero. Le necessità tattiche di suprema importanza debbono sempre avere ' la precedenza sulla condotta strategica. So16 recentemente mi sono reso conto di come l'organizzazione delle forze militari sia stata ostacolata dall'arrivo di grandi quantità di apparecchi dell'aviazione strategica non connessi con la battaglia. È questa una vera e propria deroga a ogni norma di ortodossia militare, come pure un palese errore dal punto di vista del buon senso.
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E una settimana dopo: Il peso enorme rappresentato dall'aviuione e i suoi sforzi per avere la precedenza hanno definitivamente intralciato le operazioni dell'esercito.
L'8a. armata, frattanto, si era spinta innanzi e attraverso numerose azioni era giunta presso il fiume Sangro, dove quattro divisioni s'erano attestate. Per conservare l'iniziativa, era intenzione di Alexander che 1'8a. armata varcasse il fiume, irrompesse nella "Winterstellung" su questo tratto di fronte, per spingersi poi fino alla strada Pescara-Avezzano, da dove avrebbe minacciato Roma e le comunicazioni nemiche lungo la costa tirrenica. Teste di ponte furono gettate oltre il fiume, ma robuste difese nemiche si trovavano sulle alture prospicienti. Le avverse condizioni atmosferiche, con pioggia, fango e fiumi in piena, costrinsero a rimandare l'attacco fino al 28 novembre, quando le divisioni 78a e 8a indiane, e quella neozelandese, quest'ultima appena arrivata, attaccarono con discreti progressi. Dopo una settimana di intensi combattimenti si erano attestate 16 km. oltre il Sangro. Il 20 dicembre i canadesi avevano raggiunto i sobborghi di Ortona a Mare, ma soltanto tre giorni dopo Natale, e dopo durissimi combattimenti, la città fu sgomberata dal nemico. Questa fu la prima grande battaglia per le vie di un centro abitato, e da essa molto imparammo. Ma il nemico resisteva ancora saldamente e altri rinforzi gli giunsero dall'Italia del Nord. Ancora un po' di terreno fu guadagnato nel mese di dicembre dall'sa armata, ma nessun obiettivo di importanza vitale venne conquistato e il maltempo invernale fece cessare le operazioni attive. La 5a. armata americana, agli ordini di Clark, faticosamente avanzando sulla strada di Cassino aveva attaccato le difese avanzate delle principali posizioni tedesche. Il nemico era saldamente appostato su montagne che dominavano i due lati della strada. Il formidabile massiccio di Monte Cassino, a occidente, fu attaccato il 2 dicembre dal X corpo d'armata britannico e dal II americano e finalmente superato dopo una settimana di accanì-
LA CAMPAGNA D'ITALIA
ti combattimenti. A est della strada operazioni ugualmente difficili erano in corso da parte dei corpi d'armata americani II e VI, quest'ultimo comprendente ora la 2a divisione marocchina. Solo agli inizi dell'anno nuovo il nemico fu respinto e la 5a armata poté allinearsi interamente lungo il Garigliano e il suo affluente Rapido, di fronte alla montagna di Cassino, con la sua famosa abbazia. In tutte queste operazioni le truppe avevano avuto il pieno appoggio della nostra aviazione tattica, mentre la nostra aviazione strategica aveva eseguito un certo numero di utili incursioni dietro le linee nemiche, particolarmente su Torino, dove un importante stabilimento di cuscinetti a sfere venne distrutto da fortezze volanti americane. L'aviazione tedesca, d'altra parte, fece sforzi relativamente modesti. I voli diurni di caccia e caccia-bombardieri erano pochi. Una mezza dozzina di incursioni eseguite dai loro bombardieri pesanti, a grande autonomia, su Napoli, ebbe scarsi risultati, ma un attacco di sorpresa sul porto congestionato di Bari, il 2 dicembre, fece saltare in aria una nave carica di munizioni, colpita per caso, provocando l'affondamento di 16 altri vapori e la perdita di 30.000 tonn. di merci. I tedeschi non s'erano presi quell'inverno il disturbo di riconquistare il dominio dell'aria nei cieli italiani e avevano grandemente ridotto la loro aviazione, come risulta dallo specchietto seguente: FORZE AEREE TEDESCHE 1• luglio 1943
Mediterraneo centrale
975
1°
ottobre 1943
430
1° gennaio 1944
370
La nostra crescente offensiva aerea dall'Inghilterra costrinse il nemico a ritirare tutti gli apparecchi possibili dal Mediterraneo e dalla Russia. Ogni bombardiere a grande autonomia che si trovava in Italia fu portato via per "rappresaglie contro l'Inghilterra", il "piccolo Blitz" della primavera seguente.
2.70
WINSTON' CHURCHILL
Per mot1v1 già noti, avevo chiamato la campagna d'Italia "il terzo fronte". Questo aveva attirato su di sé venti buone divisioni tedesche. Aggiungendovi le guarnigioni tenute nei Balcani per timore di attacchi in quella penisola, quasi 40 divisioni erano state trattenute per opporsi agli Alleati nel Mediterraneo. Il nostro secondo fronte, nell'Europa nord-occidentale, non ardeva ancora dei fuochi della battaglia, ma la sua esistenza era reale. Trenta divisioni nemiche fu il numero minimo che la Germania schierò contro di esso, per salire poi a 60, appena l'invasione parve imminente. I nostri bombardamenti strategici dall'Inghilterra costrinsero il nemico a stornare gran numero di uomini e grandi quantità di materiali per la difesa del suolo patrio. Tutti questi non furono contributi trascurabili per i russi su quello che essi avevano ogni diritto di chiamare il primo fronte. Debbo finire questo capitolo con un sommario. In questa fase della guerra tutte le grandi combinazioni strategiche delle Potenze occidentali furono limitate e alterate dalla penuria di mezzi speciali da sbarco per il trasporto, non tanto di carri armati, quanto di veicoli di ogni genere. Le lettere L.S.T. (con le quali si indicano i grossi natanti speciali per il trasporto soprattutto di cani armati) sono impresse a fuoco nella memoria di tutti coloro che ebbero posti di responsabilità nelle cose militari in questo periodo. Noi avevamo invaso l'Italia con grandi forze. Avevamo colà un esercito che, se non fosse stato debitamente sostenuto, avrebbe potuto essere integralmente spazzato via, dando a Hitler il massimo trionfo che egli avesse potuto sperare dopo il crollo della Francia. D'altra parte la necessità per noi di eseguire l'operazione "Overlord" nel 1944 era imperativa. Il massimo che noi avevamo chiesto era una proroga, eventualmente, di due mesi: un rinvio cioè dai primi di maggio del 1944 ai primi di luglio dello stesso anno. Ciò avrebbe risolto il problema dei trasporti. Inyece di tornare in Inghilterra nel tardo autunno del 1943, prima delle bufere invernali, essi avrebbero potuto esservi trasferiti nella primavera del 1944. Se, tuttavia, la data fissata per
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il maggio fosse stata osservata con pedantesca precisione e stabilita per il primo maggio, il pericolo per gli eserciti alleati in Italia sarebbe parso irrimediabile. Se una parte dei trasporti destinati all'"Overlord" fossero stati trattenuti nel Mediterraneo per quell'inverno, non sarebbe stato difficile trasformare in un successo la campagna d'Italia. C'erano grandi masse di truppe inattive, nel Mediterraneo, tre o quattro divisioni francesi, due o tre divisioni americane, :almeno quattro (polacchi compresi) divisioni britanniche o controllate dai britannici. La sola cosa che stava fra queste e operazioni efficaci in Italia erano gli L.S.T. e la cosa principale che stava tra noi e gli L.S.T. era l'insistenza perché tornassero al piu presto in Inghilterra. Chi abbia letto i telegrammi riportati in questo capitolo non si lasci indurre da qualche frase letta qua e là a pensare che io volessi rinunziare all'"Overlord" o privare l"'Overlord" di forze vitali o che contemplassi una campagna con armate operanti nella penisola balcanica. Tutte queste sono leggende. Un simile desiderio non mi ha mai sfiorato il pensiero. Mi fosse stata concessa una proroga di sei settimane o di due mesi, sul primo maggio dell'"Overlord", io avrei potuto per parecchi mesi utilizzare i trasporti del Mediterraneo allo scopo di condurre forze realmente-efficaci in Italia, e cosi non soltanto pren. dendo Roma, ma anche stornando divisioni tedesche o dall'uno o dall'altro o da entrambi i fronti russo e normanno. Tutti questi argomenti erano stati trattati a Washington, senza che venisse tenuto conto della natura limitata dei problemi a cui si riferiva la mia tesi. · Come vedremo piu avanti, tutto quello che io avevo chiesto fu fatto alla fine. I mezzi da sbarco non solo vennero tenuti a disposizione nel Mediterraneo, ma perfino aumentati a favore dell'operazione di Anzio, in gennaio. E ciò non ostacolò minimamente il favorevole inizio dell"'Overlord", il 6 giugno, con forze adeguate. Accadde tuttavia che la lunga polemica per ottenere quelle piccole concessioni, e impedire l'impoverimento di un vasto fronte allo scopo di rispettare rigidamente una data anziché un'altra, portò a prolungate e insoddisfacenti operazioni in Italia.
CAPITOLO XV
ANCORA D E I CONVOGLI ARTICI
Sospensione dei convogli nel marzo I!J4J - Intensa lotta sulfronte orientale - L'offensiva d'estate sovietica - Battaglie di Kursk, Orel e Kharkov - Ritirata delle armate tedesche da A{osca al Mar Nero - Riconquista di Kiev, 6 novembre - Richiesta di Molotov del 21 settembre - Mie pressioni sull'Ammiragliato - La Tirpitz fuori combattimento Duro trattamento del nostro personale nella Russia settentrionale Mio telegramma a Stalin del 1° ottobre - Una lista di modiche richieste - 'Eden parte per Mosca - Risposta di Stalin, 1 J ottobre - Ne riferisco a 'Eden e al Presidente - Rifiuto di ricevere il messaggio di Stalin dall'ambasciatore sovietico - Discussione di 'Eden con Stalin e Molotov, il 21 ottobre - Ripristino dei convogli - Lo Scharnhorst affondato dall'ammiraglio Fraser imbarcato sul Duke of York, 2 ! dicembre 1943 - Sorte finale della Tirpitz, 12 novembre 1944.
T 'ANNO 1942 si era chiuso con la brillante azione nelle acque L artiche delle siluranti britanniche di scorta a un convoglio diretto nella Russia settentrionale. Come ho già ricordato in altro volume, questo aveva provocato una crisi nell' Alto Comando tedesco e l'allontanamento dell'ammiraglio Ra.eder dal comando della Marina. Fra gennaio e marzo, ultimi mesi di oscurità quasi perenne, altri due convogli di 42 navi, oltre ad altre sei navi naviganti isolate, s'accinsero a questa pericolosa traversata. Ne arrivarono a destinazione 40. Nello stesso periodo 36 navi rientrarono dai porti russi mentre altre cinque andarono perdute. Il ritorno della luce diurna rese piu facile al nemico attaccare i convogli. Quanto rimaneva della flotta tedesca, compresa la Tirpitz, era ora concentrato nelle acque norvegesi, e rappresentava una formidabile e continua minaccia lungo una gran parte della rotta. Inoltre l'Atlantico, come sempre, rimaneva il teatro decisivo della guerra marittima e, nel marzo 1943, la battaglia contro i sommergibili s'avviò a una cri-
27. La guccra è passata per le vie di NapoU.
LA CAMPAGNA D;ITALIA
si profonda. Gli sforzi richiesti ai nostri cacciatorpediniere erano superiori a quanto noi potessimo sopportare. Il convoglio del marzo dovette essere rimandato, e in aprile l'Ammiragliato propose, e io approvai, che i rifornimenti alla Russia lungo quella rotta venissero sospesi fino alle tenebre autunnali.
Questa decisione fu presa con profondo rammarico, date le terribili battaglie sul fronte russo, che avevano caratterizzato la campagna del 1943. D opo il disgelo di primavera, da ambo le parti si raccolsero le forze per un cozzo di immense proporzioni. I russi avevano ora il sopravvento tanto sulla terra quanto nell' aria, e ai tedeschi dovevano essere rimaste ben poche speranze di una vittoria definitiva. Tuttavia furono essi i primi a vibrare il colpo. Il saliente russo di Kursk si incuneava pericolosamente entro il fronte germanico ed era stato deciso di amputarlo con attacchi simultanei da nord e da sud (1). Questo era stato previsto dai russi che vegliavano ed erano pronti. Di conseguenza, quando l'attacco si iniziò il 5 lugUo, i tedeschi trovarono il nemico saldamente trincerato in difese approntate con ogni cura. L'attacco da nord aveva conquistato un po' di terreno, ma entro 1 5 giorni era già stato respinto. A sud il successo iniziale fu di maggiore entità e i tedeschi riuscirono a penetrare 22 o 2 3 km. entro le linee russe: Fu allora che vennero sferrati contrattacchi violentissimi che riportarono, il 23 luglio, le linee russe al punto di partenza. L'offensiva germanica era completamente fallita. I tedeschi non avevano potuto trarre vantaggi di sorta a compenso delle loro gravi perdite, e i nuovi carri armati Tiger, sui quali il nemico aveva contato moltissimo, erano stati malamente conciati dalle artiglierie russe. L'esercito tedesco era già stato anemizzato dalle sue precedenti campagne in Russia e annacquato dall'inclusione dei suoi alleati di second'ordine. Gran parte della sua forza migliore era stata concentrata contro Kursk a spese di altri settori del fronte, lungo piu di 1600 km. Ora, quando i fendenti russi (1) Vedi cartina a pag. 280.
18.
WINSTON CHURCHILL 74 cominciarono a calare, l'esercito tedesco non fu piu in grado di sostenerli. Mentre la battaglia di Kursk stava ancora infuriando e le riserve germaniche erano seriamente impegnate, un nuovo colpo s'abbatté il 12 luglio sui tedeschi nel saliente attorno a Orel. Dopo un'intensa preparazione di artiglieria, il grosso dell'attacco russo si concentrò sul lato settentrionale del saliente, con puntate secondarie in quello orientale. Profonde penetrazioni vennero compiute in breve e, sebbene i difensori combattessero con valore, i loro nuclei di resistenza vennero successivamente aggirati, circondati e ridotti. I loro contrattacchi furono respinti, si che i tedeschi finirono con l'essere schiacciati sotto il peso di effettivi e materiali superiori. Orel cadde il 5 agosto e il 18 l'intero saliente, che si addentrava nelle linee russe per un'ottantina di chilometri, era stato tagliato. La seconda offensiva russa in grande stile si iniziò il 3 agosto, mentre l'attacco di Orel era ancora al culmine. Questa volta fu il saliente germanico attorno a K.harkov che ebbe a soffrirne. Kharkov, importantissimo centro di comunicazione, sbarrava la via all'Ucraina e al bacino industriale del Donetz. Le sue difese erano state preparate con una compiutezza e una meticolosità superiori alle consuete. Anche questa volta gli attacchi principali s'appuntarono sul lato settentrionale del saliente, uno essendo diretto a sud contro la stessa K.harkov, e un altro puntando a sud-ovest, quasi a minacciare alle spalle · l'intero schieramento tedesco. Entro 48 ore, tanto l'uno quanto l'altro erano penetrati in profondità, in certi punti fino a 50 km., e Bielgorod era stata presa.L'11 agosto K.harkov era minacciata su tre lati, un altro attacco da est essendo stato sferrato, mentre So km. a nord-ovest i russi avanzavano rapidamente. Quel giorno Hitler ordinò che Kharkov doveva essere tenuta a ogni costo. La guarnigione tedesca restò a combattere fino all'ultimo e non fu che il 23 che la città intera cadde in mani russe. Queste tre imponenti battaglie, di Kursk, di Orel, di K.harkov, tutte entro lo spazio di due mesi, segnarono la rovina del' l'esercito tedesco sul fronte orientale. Ovunque i tedeschi erano stati affrontati e sopraffatti. Il piano russo, per grandioso che fosse, non andò mai oltre le risorse a disposizione delle forze armate. Non fu solo in terra che i russi dettero prova della loro 2
LA CAMPAGNA D'ITALIA
nuova supremazia. Nell'aria circa 2500 aerei tedeschi si trovarono di fronte a un numero almeno doppio di aerei russi, la cui efficienza era notevolmente migliorata. L'aviazione germanica, in questo periodo della guerra, era al culmine della sua potenza, totalizzando circa 6000 apparecchi. Che meno della metà potesse venire concentrata per sostenere questa campagna cruciale è prova sufficiente del valore che rappresentarono per la Russia le nostre operazioni nel Mediterraneo e dello sforzo crescente compiuto dai bombardieri alleati di base in Inghilterra. Nell'aviazione da caccia, soprattutto, i tedeschi ebbero a patire. Sebbene essa fosse già inferiore sul fronte orientale, pure in settembre essi dovettero indebolirla ancora di piu per difendersi a occidente, dove in inverno quasi tre quarti di tutta l'aviazione da caccia germanica era impegnata. I rapidi e violenti colpi vibrati dai russi non offrirono ai tedeschi nessuna occasione di trarre il massimo profitto dalle loro risorse aeree. Unità aeree erano frequentemente trasferite da un settore di battaglia a un altro, nel tentativo di sanare nuove crisi sempre piu frequenti, e ovunque andassero, lasciandosi dietro un vuoto, trovavano sempre una superiorità numerica schiacciante di apparecchi russi. In settembre i tedeschi erano in ritirata su tutta la lunghezza del loro fronte meridionale, dal Mar Nero alle posizioni davanti a Mosca. I russi scattarono in avanti all'inseguimento. Sul perno settentrionale del fronte, una spallata russa da Viazma occupava Smolensk il 25 settembre. Non v'è dubbio che i tedeschi sperassero di resistere sul Dnieper, la grande linea immediatamente successiva, ma ai primi di ottobre i russi l'avevano già superata a nord di Kiev, e nel sud a Pereiaslav e Kremenciug. Ancora piu a sud, Dniepropetrovsk fu presa il 2 5 ottobre. Solo presso la foce del fiume i tedeschi erano ancora sulla riva occidentale del Dnieper; tutto il resto era stato perduto. La via dì terra per la Crimea, a Perekop, fu conquistata dall'armata rossa che tagliò cosi la ritirata alla forte guarnigione tedesca della Crimea. Kiev, circondata, cadde il 6 novembre con molti prigionieri, e i russi, continuando a spingersi innanzi, raggiunsero Korosten e Jitomir. Ma un forte contrattacco di carri armati sul fianco li respinse, e i tedeschi riconquistarono le due città.
WINSTON CHURCHILL
Qui il fronte si stabilizzò per il momento. Nel nord, Gomel fu presa alla fine di novembre, mentre il corso superiore del Dnieper fu superato al di qua e al di là di Moghilev. In dicembre, dopo un inseguimento di tre mesi, le armate germaniche nella Russia centrale e meridionale erano state respinte di quasi 400 km., e, non essendo riuscite a tenere la linea del Dnieper, dovevano rassegnarsi allo scoperto e in posizioni particolarmente vulnerabili a una campagna d'inverno in cui, come essi sapevano per amara esperienza, il nemico eccelleva. Questa fu l'epopea russa del 1943 . Era naturale che il Governo sovietico dovesse sentirsi offeso dalla sospensione dei convogli, da cui le sue armate dipendevano largamente. La sera del 21 settembre Molotov mandò a chiamare il nostro ambasciatore a Mosca e chiese che i convogli fossero ripristinati. Fece notare che la flotta italiana era stata eliminata e che i sommergibili avevano abbandonato l'Atlantico settentrionale per la rotta del sud. La ferrovia persiana non poteva trasportare rifornimenti bastevoli. Da tre mesi l'Unione Sovietica aveva iniziato un'offensiva amplissima ed eroica, pure nel 1943 aveva ricevuto meno di un terzo dei rifornimenti dell'anno precedente. Pertanto il Governo sovietico "insisteva" per l'urgente ripristino dei convogli e si augurava che il Governo di S.M. prendesse tutte le necessarie misure nei giorni immediatamente successivi. Sebbene ci fosse molto da dire in risposta a tutto ciò, sottoposi H problema ali' Ammiragliato e agli altri il 2 5 settembre. Il Primo Ministro al 111inistro degli Esteri, al n,inislro della Produzione, al 111inistro dei Trasporti bellici, al generale Ismay per il Comitato dei C.S.M ., e al sostituto Primo Lord del Mare 2J settembre 1943
È nostro dovere, se umanamente possibile, riattivare questi convogli artici cominciando alla fine di novembre, secondo 1a fase lunare. Dovremmo tentare di avviare i convogli di novembre, dicembre, gennaio, febbraio e marzo, cinque in tutto.L'Ammiragliato e il Ministero d<'!i Tra-
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sporti bellici dovrebbero preparare dei piani a questo scopo. Mi risulta che la cosa è possibile. Ora che i russi hanno chiesto il ripristino dei convogli, siamo in diritto di pregarli molto chiaramente di usare un trattamento migliore verso il nostro personale marittimo nella Russia del Nord.
La prima risposta dell'Ammiragliato in merito ai convogli fu per me una delusione. Il Primo Ministro al ministro degli Esteri, al Primo Lord, al generale Ismay per il Comitato dei C.S.M., e a tutti gli altri interessati 27 settembre I!NJ CONVOGLI PER LA
Russu
DEL NORD
Non capisco perché il convoglio del mese di novembre non può essere completo. Cosi dicasi per il convoglio dell'8 dicembre. Dobbiamo tentare di far partire almeno cinque convogli completi prima che l'operazione "Overlord" abbia inizio. Non credo che la situazione nell'Atlantico o nel Mediterraneo sarà cosi tesa come lo era quando sospendemmo questi convogli. Naturalmente io non intendo sottoscrivere un solenne impegno col maresciallo Stalin e noi abbiamo il dovere di salvaguardarci da imprevedibili contingenze, ma ritengo che i mesi di noYembre, dicembre, gennaio, febbraio e marzo debbano vedere ognuno la partenza di un convoglio completo. Convocherò una riunione dello Stato .Maggiore a questo proposito, la sera di martedi alle ore 10.
Quando ci riunimmo la sera del 29 per discutere del problema, una notizia molto gradita ci era stata comunicata. La Tirpitz era stata messa fuori combattimento dall'audace attacco dei nostri sottomarini tascabili. Dei sei che avevano partecipato all'azione, due avevano superato tutte le complesse difese. I ]oro comandanti, tenenti di vascello Cameron e Place, salvati dai tedeschi e sopravvissuti come prigionieri di guerra, ricevettero poi la "Victoria Cross". Piu tardi l'osservazione aerea scopri che la corazzata era stata gravemente danneggiata e avrebbe dovuto restare a lungo ·ai lavori prima d'esser rimessa in efficienza. La Liitzo1JJ era già salpata per il Baltico. Avevamo
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cosi una tregua, forse di alcuni mesi, nelle acque artiche, e io potei inviare al ministro degli Esteri il seguente memorandum: Il problema del ripristino dei convogli è praticamente risolto in senso favorevole. Prima che io mandi il mio telegramma a Stalin a questo proposito, sottoponetemi la vostra lista di lagnanze sul trattamento dei nostri uomini nella Russia settentrionale, onde io possa fondere le due cose col migliore profitto. Mi sarebbe gradito poter fare il telegramma questa notte.
Le lagnanze di Eden erano gravi, e conseguentemente mandai il seguente telegramma a Stalin: IJ Primo Ministro al Primo Ministro Stalin 1°
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1. Ho ricevuto la vostra richiesta di ripristino dei convogli per la Russia del Nord. Io e i miei colleghi siamo desiderosissimi di aiutare voi e i valorosi eserciti ai vostri ordini, fino all'estremo limite delle nostre possibilità. Non rispondo pertanto ai vari punti controversi esposti nella comunicazione del signor Molotov. Dal 2.2. giugno 1941 noi abbiamo semp.re fatto del nostro meglio, nonostante i nostri gravi oneri, per aiutarvi a difendere la vostra Patria dalla spietata invasione della banda hitleriana e non abbiamo mai cessato di riconoscere e proclamare i grandi vantaggi venutici dalle vostre splendide vittorie e dai colpi mortali da voi inferti alle aJtmate germaniche. 2.. In questi ultimi quattro giorni ho studiato con l'Ammiragliato un piano pe.r una nuova serie di convogli da inviare nella Russia setten, trionale. Ciò implica gravissime difficoltà. Innanzi tutto la battaglia del, l'.Atlantico è ricominciata. I sommergibili ci insidiano con una nuova specie di siluro acustico, che si è rivelato molto efficace, quando le navi di scorta si diano alla caccia di sommergibili. Siamo poi impegnati in uno sforzo massimo nel Mediterraneo, dovendo costituire in Italia, per la fine di novembre, un esercito di 600.000 uomini e dovendo inoltre cercar di trarre il massimo vantaggio dal crollo italiano nel Dodecaneso e nella penisola balcanica. Dobbiamo infine fornire la nostra parte allo sforzo bellico contro il Giappone, i l che sta molto a cuore agli Stati Uniti, il cui popolo si offenderebbe probabilmente se noi ci mostrassimo troppo tiepidi. 3. Nonostante quanto detto sopra, è per me una gioia potervi dire che progettiamo una serie di quattro convogli per la Russia del Nord,
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in novembre, dicembre, gennaio e febbraio, ognuno dei quali comprenderà circa 35 vapori, inglesi e americani. Si potrà far salpare i convogli in due metà per soddisfare esigenze di carattere operativo. Il primo convoglio lascerà il Regno Unito intorno al 12 novembre, arrivando nella Russia del Nord dieci giorni dopo; i successivi convogli seguiranno a intervalli di 28 giorni circa. È nostra intenzione ritirare il maggior numero possibile, alla fine di ottobre, delle navi mercantili attualmente nella Russia del Nord, e il rimanente con scorte che ritornino alle basi.
Per evitare nuove accuse sovietiche di promesse non mantenute, qualora i nostri sforzi per aiutare la Russia fossero stati vani, inserii un paragrafo precauzionale: 4. Comunque, debbo mettere bene in chiaro che non si tratta qui di un impegno o contratto, ma piuttosto di una solenne dichiarazione delle nostre piu serie intenzioni. Su queste basi ho impartito le necessarie rr!sure per l'invio dei 4 convogli di 3 5 navi.
Passai quindi alle nostre lagnanze sul trattamento dei nostri uomini nella Russia del Nord. 5. II Ministero degli Esteri e l'Ammiragliato, tuttavia, mi pregano di richiamare la vostra personale attenzione, sperando anzi che proprio i vostri occhi possano soffermarvisi, sulle seguenti rimostranze in merito alle difficoltà da noi affrontate nella Russia settentrionale. 6. Se dobbiamo riattivare i convogli, dovremo rinforzare le nostre basi nella Russia del Nord, che sono state ridotte negli effettivi dopo il decorso marzo. Gli effettivi attuali del personale della Marina colà inviato sono inferiori a quelli necessari, anche alle nostre attuali esigenze, poiché abbiamo dovuto mandare molti uomini in Patria senza il relativo avvicendamento. Le vostre autorità civili ci hanno rifiutato tutti i visti necessari agli uomini che si debbono recare nella Russia del Nord, anche in sostitu.zione di quelli che da gran tempo hanno diritto all'avvicendamento. Il signor Molotov ha insistito presso il Governo di S.M. affinché il numero degli uomini in servizio nella Russia del Nord non superi quello del personale sovietico adibito a servizi della Marina e alla delegazione commerciale io Inghilterra. Non siamo stati in grado di accettare questa proposta, dato che le due attività sono diversissime e il numero di uomini necessario in operazioni belliche n..on può essere determinato in maniera cosi poco pratica. Secondariameute,
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come già comunicammo al Governo sodctico, dobbiamo pregare che ci si lasci giudici degli uomini necessari a eseguire operazioni di cui siamo responsabili. 11 signor Eden ha già dato assicurazioni che sì provve;derà con la massima cura a limitare il numero degli eff.:ttivi al minimo necessario. 7. Debho perciò pregarvi di aderire all'immediata concessione di visti per il personale in soprannumero ora necessario e perché Yogliate darci assicurazioni che non ci negherete in avvenire visti, quando tronssimo necessario chiederveli, in relazione all'zh.. to che vi diamo nella Russia del ~ord. Tengo a far notare che, di circa 170 uomini di .Marina attualmente nel N'ord, oltre 150 debbono essere sostituiti già da alcuni mesi, llh'l che questo non è stato possibile perché i visti sovietici sono stati negati. Le condizioni di salute di questi uomini, non a.-vezzt al clima, e altre circostanze, rendono estremamente nec<"~Saria la loro sostituzione senza ulteriori indugi. 8. ~oi desidereremmo anche mandare le piccole unità ~anitarie ad Arcangelo, su cui le vostre autorità erano d'accordo, ma per le guaii i visti necessari non sono stati accordati. Vogliate ricordare che è probabile che tra i nostri uomini vi siano parecchi casi disperati. 9. Dt.:bbo anche pregarvi di fornirci il vostro aiuto per rimediare alle condizioni in cui il nostro personale della 1\far.:na e i nostri soldati si trovano attualmente nella Russia del l\ord. Questi uomini sono, naturalmente, impegnati in operazioni contro il nemico nel nostro comune interesse e soprattutto per porcare rifornimenti alleati al \"Ostro paese. Essi sono, e non dubito che Yom::te amnKlterlo, in una posizione completamente diversa da normali individui che si trovino in territorio russo. Tuttavia, sono assoggettati dalle vostre autorità alle seguenti restrizioni, le quali mi sembrano pr,co appropriate per uomini mandati d:t una .Kazione alleata a eseguire operazioni del massimo interesse per l'Unione Sovietica: a) Nessuno può sbarcare da una nave da guerra o mercantile della Marina butannica, se non a bordo d1 una scialuppa so\'ictica, alla presenza di un funz:onario sovietico e dopo esame di documenti in ogni caso. h) Nessuno disceso da una nave da guerra britannica può av... r contatti con un merc;;ntile britannico, senza che le autorità so,·ictiche ne ~iano state precedememente informate. Questo vale anche per l'ammiraglio britannico in comando. e) Gli ufficiali e gli equipa!;,gi britannici debbono ottenere permessi ,pedali prima di passare dalla nave a tc.rra o p..: e andare da una base britannica all'altra, sulla terra ferma. Questi permessi subiscono spesso rnormi ritardi, con conseguenti inttalci per i lavori di corso. ti) Né rifornimenti, né bagaglio, né posta per queste forze militan,
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possono essere sbarcati se non alla presenza di un funzionario sovietico, e numerose formalità sono necessarie per l'imbarco d'ogni specie di merci e poste. e) Il serrizio postale privato è soggetto a censura, sebbene per forze militari di questo genere la censura, secondo il nostro punto di vista, dovrebbe essere lasciata esercitare alle autorità militari britanniche. 10. L'imposizione di queste restrizioni lascia su ufficiali ed equipaggi un'impressione poco favorevole ai rapporti anglo-sovietici e che riuscirebbe profondamente offensiva, qualora il Parlamento ne avesse sentore. L'effetto cumulativo di queste formalità è stato un intralcio eccessivo all'esecuzione dei doveri dei nostri uomini e, piu d'una volta, a operazioni urgenti e importanti. Nessuna analoga restrizione viene imposta qui al personale sovietico. 1 r. Abbiamo già proposto al signor Molotov che, per quanto riguarda infrazioni alle leggi sovietiche, commesse da uomini della Marina da guerra e mercantile dei nostri convogli, questi siano trasferiti alle autorità militari britanniche. C'è stato indubbiamente qualche caso del genere, dovuto comunque in parte alle rigorose condizioni del servizio del Nord. 12.. Confido, signor Stalin, che vi sia possibile attenuare queste difficoltà in uno spirito d'amicizia, onde noi si possa aiutarci vicendevolmente e servire la causa comune con tutte le nostre forze.
Erano richieste assai modiche, se si pensa agli sforzi che dovevamo ora intraprendere. Ma per quasi 1 5 giorni non giunse nessuna risposta. Come si vedrà nel prossimo capitolo, la conferenza dei rrurustri degli Esteri, da gran tempo decisa dai tre principali alleati, doveva aver luogo ora a Mosca. Il 9 ottobre Eden parti in volo. Doveva toccare nel suo viaggio il Cairo e Teheran dove lo attendevano molti affari urgenti, tanto che non poté giungere a Mosca prima della mattina del 18 ottobre. Durante la sua assenza assunsi il 1'1inistero degli Esteri. Ii Primo Mi11istro a sir A. Clark Kerr (Mosca) 12
ottobre 194;
Non ho ricevuto nessuna risposta al mio luogo telegramma del 1° ottobre, sulla ripresa dei convogli arùci. Se il ciclo dei convogli dçve cominciare il 12. novembre, ci occorre una pronta risposta alle nostre
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richieste relative al personale. Alcune dozzine di addetti alla radio e ai vari servizi di segnalazione, dal cui lavoro può dipendere in gran parte la salvezza dei convogli, stanno per lasciare il Regno Unito, insieme con 150 uomini in sostituzione di quelli che debbono essere rimpatriati, a bordo di cacciatorpediniere che salperanno dal Regno Unito il 2. I ottobre. Vi prego pertanto di insistere per una risposta. In attesa noi prepariamo i convogli, nella speranza che i sovietici li desiderino ancora.
Il giorno dopo ricevetti la risposta di Stalin. Il Primo Ministro Stalin al Primo Ministro
IJ ottobre 1943 1. Ho ricevuto il vostro messaggio del 1° ottobre, che mi informa dell'intenzione di mandare 4 convogli nell'Unione Sovietica, lungo le rotte settentrionali, in novembre, dicembre, gennaio e febbraio. Tuttavia questa comunicazione perde il suo .valore per la vostra dichiarazione che questo invio di convogli nell'U.R.S.S. non è né un obbligo, né un contratto, ma soltanto una dichiarazione che, come si può comprendere, la parte britannica pttò in qualsiasi momento denunziare, indipendentemente da qualunque infù,enza essa possa avere sulle truppe sovietiche al fronte. Debbo dire che non posso approvare questo modo di porre il problema. I rifornimenti del Governo britannico per gli armamenti e altre necessità militari dell'U.R .S .S. non possono essere considerati altrimenti che un obbligo che, per accordi particolari tra i nostri Paesi, il Governo britannico si assunse verso l ' U.R .S.S., la qt.ale porta sulle sue spalle, già da tre anni, l 'enorme f arde/lo della lotta contro il comune nemico degli Alleati, la Germania hitleriana. E anche impossibile trascurare il fatto che la rotta nord e la pit, breve per la consegna di armamenti alleati nel minor tempo possibile ai fronte russo-tedesco, e la realizzazione del progetto di rifornimenti all'U.R.S.S. in quantità adeguata è impossibile senza una utilizzazione corretta di q11esta via. Come ebbi già a scrivervi e come l'esperienza ci ha insegnato, la consegna di armi e altri rifornimenti militari all'U.R.S.S ., attraverso i porti persiani, non può assolutamente compensare i rifornimenti che non vennero consegnati lungo la rotta del Nord. A questo proposito, oper una ragione oper l'altra, c'è stata una notevolissima diminuzione nella consegna di materiale bellico inviato per la
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rotta del Nord, quest'anno, in confronto a quello ricevuto l'anno scorso; e questo rende impossibile adempiere il piano stabilito dal Governo sovietico di rifornimenti militari alle truppe ed è in contraddizione col corrispondente protocollo anglo-sovietico per il rifornimento di materiale bellico. Pertanto in questo momento in cui le forze dell'Unione Sovietica sono tese al massimo per soddisfare alle esigenze del fronte, per il successo della nostra causa contro le forze piu ingenti del comune nemico, sarebbe inammissibile far dipendere i rifornimenti degli eserciti sovietici dal giudizio arbitrario della parte britannica. E impossibile considerare questa impostazione del problema se non come un rifiuto del Governo britannico di adempiere agli obblighi assuntisi e se non come una specie di minaccia rivolta all'Unione Sovietica. 2. Relativamente alla vostra menzione di punti controversi, che sarebbero contenuti nelle dichiarazioni del signor Molotov, debbo dire di non trovarvi alcun motivo per una siffatta osservazione. Ritengo che ilprincipio di reciprocità e d'uguaglianza proposto dalla parte sovietica per la soluzione del problema dei visti,. in merito al personale delle missioni militari, sia corretto ed effettivamente giusto. Il riferimento alla differenza di funzioni delle missioni militari britannica e sovietica, e che il numero dei componenti la missione militare britannica debba essere determinato soltanto dal Governo britannico, mi sembrano non convincenti. E stato già chiarito particolareggiatamente nei precedenti promemoria del Commissariato del Popolo per gli Affari esteri su questo problema. 3. Non vedo la necessità d'accrescere il numero dei britannici in servizio militare nel nord dell'U.R.S.S., dato che la grande maggioranza dei britannici in servizio militare colà non hanno attività adeguate, e da molti mesi sono condannati all'inazione, come è già stato varie volte indicato dalla parte sovietica. Si può per esempio ricordare che, data la sua non necessità, la liquidazione della base portuale britannica ad Arcangelo fu proposta parecchie volte, e soltanto ora la parte britannica ha acconsentito a liquidarla. Ci sono anche alcuni fatti spiacevoli sulla condotta inammissibile di singoli individui della missione militare britannica, i quali hanno tentato in vari casi di reclutare attraverso la corruzione pecuniaria cittadini sovietici a scopo di spionaggio. Esempi del genere, offensivi per i cittadini sovietici, hanno [Jaturalmente dato luogo a incidenti che hanno prodotto complicazioni indesiderabili. 4. Relativmnente alla menzione da parte vostra di certe formalità
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e restrizioni vigenti nei porti del Nord, è necessario tener presente che tali formalità e restrizioni sono inevitabili in zone prossime al fronte, o addirittura presso ilfronte, qualora non si dimentichi la situazione bellica esistente nell'U.R.S.S. Posso aggiungere che questo vale tanto per gli inglesi e altri cittadini stranieri, quanto per i cittadini sovietici. A ogni modo le autorità .sovietiche concessero molti privilegi in questo campo a marinai e uomini di truppa britannici, privilegi di cui l'Ambasciata britannica venne informata ftn dal marzo scorso: onde la vo.stra menzione di numerose formalità e restrizioni si basa su notizie poco accurate. In merito alla questione della censura e delle sanzioni legali contro i componenti le missioni militari britanniche, non ho obiezioni da fare, qt1alora la censura della posta privata del personale britannico nei porti del Nord sia esercitata dalle .stesse autorità britanniche, su basi di reciprocità, e qualora inoltre piccde infrazioni commesse dal personale militare britannico, non implicanti procedura penale, siano trasferite alle competenti autorità militari. Eden era ora partito dal Cairo per Teheran diretto a Mosca, e io gli mandai il seguente telegramma : Il Primo Ministro al ministro degli Esteri (Teheran) IJ ottobre r943 Abbiamo ricevuto questa offensiva risposta al nostro telegramma sui convogli. Vi mando la risposta che ho preparato. Dato che vi troverete direttamente sul posto, vi lascio libero di trattare la cosa come vi sembrerà piu opportuno. Non mi sembra che noi si debba cedere sugli avvicendamenti degli uomini addetti ai servizi di segnalazione e del restante personale della Marina. Sarebbe un gran sollievo essere liberati dal peso di questi convogli e rimpatriare i nostri uomini dalla Russia settentrionale. Se questo è ciò che essi realmente intendono e vogliono, noi dovremmo usar loro questa cortesia.
Ecco la stesura della mia risposta: Il Prifllo Ministro al filinistro degli Esteri IJ ottobre r94;
È impossibile al Governo di S.M. garantire che i quattro convogli menzionati possano essere mandaci, senza che si tenga conto della I.
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situazione militare sul mare. Ogni sforzo, ogni grave perdita e ogni sacrificio, dovrebbero tuttavia essere sopportati a questo fine, se il Governo sovietico attribuisce importanza alla ricez~one dei loro carichi. Non posso impegnarmi a fare piu di quanto mi è possibile, e il Governo di S.M. deve restar giudice del problema se ogni particolare operazione bellica, da essere eseguita dalle sue forze, sia attuabile o no. 2. L'invio di questi quattro convogli sarebbe un grandissimo onere per la Marina britannica, e implica la diversione di prezioso naviglio sottile dalla guerra contro i sommergibili e dalla scorta di truppe e di altri importanti convogli. Espone inoltre le principali unità della flotta a gravi rischi. Il Governo di S.M. sarebbe molto lieto d'essere sollevato dal compito di inviare i convogli, qualora il Governo sovietico non attribuisca loro importanza. 3. In particolare il rifiuto opposto alla richiesta del Governo britannico in merito agli avvicendamenti e ai lievi aumenti dì effettivi delle poche centinaia di uomini in servizio nel Nord dell'Unione Sovietica, e segnatamente in merito agli addetti ai servizi di segnalazione, da cui la sicurezza di questi convogli dipende in discreta misura, fa sorgere un ostacolo insuperabile. 11 Governo di S.M. sarebbe molto lieto di ritirare i suoi pochi uomini in servizio nella Russia del Nord, e agirà in questo senso, non appena riceva !'·assicurazione che non è desiderio del Governo sovietico ricevere i convogli alle modeste e ragionevoli condizioni che il Governo britannico considera necessarie.
Al Presidente espressi questi commenti : L'ex-Marinaio al Presidente Roosevelt r6 ottobre INJ x. In merito ai convogli russi, ho ricevuto ora un telegramma dello :.!io Joe, che ritengo non vi parrà esattamente quello che uno potrebbe sperare di ricevere da un gentleman a favore del quale noi siamo in procinto di fare uno sforzo durissimo, costoso e non conveniente. Ho mandato un abbozzo di risposta a Eden, onde risolva la cosa come gli sembri meglio. 2. Penso, almeno spero che questo messaggio provenga dalla macchina burocratica anziché da Stalin personalmente, dato che sono occorsi 12 giorni a prepararlo. La macchina burocratica sovietica è convintissima di poter ottenere ogni cosa con la tracotanza e sono cerro che abbia una certa importanza il dimostrare che questo non è sempre necessariamente vero.
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Eden era ora giunto a Mosca. Il Primo Ministro ai ministro degli Esteri I3 ottobre r94J È un gran bene che vi troviate sul posto per trattare il problema dei convogli. Debbo vedere l'ambasciatore sovietico quest'oggi alle tre del pomeriggio e mi propongo di restituirgli l'offensivo messaggio di Stalin, dicendo che non desidero riceverlo, poi che la cosa verrà risolta da voi a Mosca. Voi non dovrete passare la risposta da me suggerita, ma prenderla solo come un orientamento di massima. Inoltre il primo convoglio si va raccogliendo e salperà il I 2 novembre. Si stanno caricando le navi, e io non ho creduto giusto interrompere il carico, dato che ciò toccherebbe gli Stati Uniti, i quali hanno mandato le loro navi dietro nostra richiesta. Confido tuttavia che attraverso contatti personali con Stalin voi possiate mettere in rilievo: in primo luogo l'importanza di questi quattro convogli, coi loro 140 piroscafi e gli sforzi che ho dovuto sostenere per trovate le scorte necessarie; in secondo luogo le modeste, minime facilitazioni che noi chiediamo a favore dei nostri uomini nella Russia del Nord;. in terzo luogo il nostro natural desiderio di essere sollevaci dal peso di questi convogli e di rimpatriare i nostri uomini; quarto, voi potete anche convincerlo che nessuna minaccia era implicita nel mio rifiuto di sottoscrivere un contratto o impegno di carattere assoluto; tutto quello che volevo fare era di riservarmi il diritto finale di giudicare se l'operazione fosse militarmente attuabile o potesse esser tentata, tenuto conto della situazione generale nell'Atlantico, senza essere accusato, come al solito, di mancata fede alla promessa, e io debbo mantenere questa riserva...... Vi immagino nella tetra atmosfera della Conferenza e vorrei esservi vicino. Potete avere piena fiducia nella fermezza dell'atteggiamento britannico su tutti questi problemi e io nutro ogni speranza che voi farete sentir loro immediatamente quanto sia grande il nostro desiderio della loro amicizia e quanto sia grande la nostra forza di volontà su questioni essenziali. Buona fortuna.
Lo stesso giorno invitai l'ambasciatore sovietico a visitarmi. Poi che questa era la prima occasione che avevo di conoscere il signor Gusev, che era succeduto a Maiskij, egli mi porse i saluti del maresciallo Stalin e di Molotov, e io gli parlai della
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simpatica rinomanza che egli s'era creato presso di noi nel Canada. Dopo questo scambio di complimenti avemmo un breve colloquio sulla conferenza di Mosca e il secondo fronte. Gli esposi come questo genere di operazioni non potesse venire intrapreso come un attacco alla baionetta, e che io ero sempre pronto a combinare l'incontro fra esperti militari russi e britannici, che avrebbero potuto esaminare fatti e cifre, da cui tutto dipendeva, e senza i quali ogni discussione sarebbe stata inutile. Gli parlai con molto calore del desiderio che avevamo di collaborare con la Russia e di esserle amici, gli dissi come noi sapessimo quale posto di grande importanza essa dovesse avere nel mondo dopo la guerra, che noi saremmo stati ben lieti di questo, e che avremmo fatto del nostro meglio anche per aiutarla a intrattenere i migliori rapporti con gli Stati Uniti. Dissi inoltre quanto desiderassi un incontro con Stalin, se fosse stato possibile organizzarlo, e come sarebbe stato importante per l'avvenire del mondo questo incontro tra i capi dei Governi britannico, 2m~ricano e sovietico. Accennai infine al telegramma di Stalin sui convogli. Dissi molto brevemente che non mi sembrava che quel messaggio contribuisse a migliorare la situazione, che esso mi aveva causato una grande afflizione, e temevo che ogni risposta che io potessi mandare avrebbe solo peggiorato la situazione, ma, trovandosi il ministro degli Esteri a Mosca, avevo lasciato a lui di risolvere il problema e perciò non desideravo ricevere il messaggio. Porsi quindi all'ambasciatore una busta. Gusev apri la busta per vedere che cosa vi fosse dentro e, riconosciuto il messaggio, disse di avere ricevuto istruzioni di consegnarmelo. Dissi allora: « Non sono disposto a riceverlo ». E mi levai per indicare amichevolmente che il nostro colloquio era finito. Mi diressi alla porta e l'aprii. Avemmo ancora una breve conversazione sulla soglia, sulla sua venuta a colazione da me, al piu presto, per discutere con mia moglie su alcuni problemi connessi al fondo russo da lei promosso e che io gli dissi essere giunto ormai ai 4 milioni di sterline. Non detti a Gusev nessuna occasione di ritornare sull'argomento dei convogli o di tentare di restituirmi la busta e con un inchin<? lo congedai. Il Gabinetto di Guerra approvò il mio rifiuto di ricevere il
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telegramma di Stalin. Fu di certo un incidente diplomatico insolito, e, come seppi poi, colpi il Governo sovietico. Infatti Molotov ebbe a riferirvisi parecchie volte durante una conversazione. Ancor prima che avesse potuto essere riferito a Mosca, ci furono dubbi negli ambienti governativi sovietici. Il 19 ottobre Eden telegrafò che Molotov era andato a trovarlo ali' Ambasciata per dirgli che il suo Governo attribuiva grande valore ai convogli e ne aveva dolorosamente sentito la mancanza. La rotta settentrionale era la piu breve e la piu rapida per far giungere i rifornimenti al fronte, dove i russi stavano passando un momento difficile. La linea di difesa invernale dei tedeschi doveva essere sfondata. Molotov aveva promesso di parlarne a Stalin e di organizzare un incontro. Eden cosf continuava:
La mia attenzione è stata attirata siti/a sorte di due UfJmini della 1\1.arina mercanti/e britannica a mi recentemente sono state comminate gravi pene per aver aggredito nel/a Rttssia del Nord un focale capo comrmista. Io sono estremamente riluttante, e l'ambasciatore è del mio parere, a promettere il ripristino dei convogli se q11esti infelici marinai britannici non saranno rifasciati e consegnati a/le nostre autorità marittime ...... Sono convinto che ripugnerebbe estremamente anche a voi fasciar q11esti uomini languire in una prigione sovietica, mentre noi accettiamo simili rischi per i marinai britannici dei futuri convogli. Tenterò· di fare tutto quanto sarà possibile, rivolgendomi personalmente a Stalin o a Molotov. L'importante conversazione ebbe luogo il 21 ottobre. Frattanto allo scopo di dar piu forza alla posizione di Eden e dietro suo suggerimento, io avevo sospeso la partenza dei cacciatorpediniere britannici, primo passo del ripristino dei convogli.
Il ministro degli Esteri al Primo Ministro 22
ottobre 1943
I. Ho visto Stalin e Molotov ieri sera. Era con 111e l'ambasciatore britannico e fa conversaziane, che ha toccato una grande varietà di argomenti, è durata due ore e un quarto.
LA CAMPAGNA D'ITALIA 2. Dopo i preliminari scambi di complimenti, io posi il problema dei convogli. Dissi che era mio dovere spiegare q11ale sforzo q11esti convogli imponessero alla nostra Marina da guerra. Il passaggio di ogmmo di essi ert-t 1111operazione navale in grande stile, che poteva richiedere fino a 4 incrociatori e I 2 cacciatorpediniere per la s11a immediata protezione, per la q11ale l'intera Home Fieet avrebbe pott1to essere impegnata. Per disporre delle scorte necessarie, noi dovevamo rid11rre le nostre forze navali 11ell'Atlantico. Sebbene fosse vero che la g11erra contro i sommergibili cominciava a volgere a nostro favore, era una lotta ancora terribilmmte impegnativa. A q11esto punto mostrai a Stalin rmo specchietto del 1111,nero di sommergibili in servizio negli 11/timi tre anni. Lo specchietto mostrava che il nu!l!ero era ancora vicino al suo ct1lmi11e. Il motivo per cui non eravamo disposti a promettere l'invio dei q11attro convogli era che non desidercvaw:-, '!rporci a rimproveri, se, per improvvisi e imprevedibili svilrppi della guerra, non fossimo piu stati in grado di mandarli 1t1tti e quattro. Ma era nostro vivissimo desiderio rendere disponibili q11esti convogli e io dissi a Stalin che voi, che avevate lavorato cosi accanitamente per provvedere a t11tto q11,mto era necessario, mi avevate ora telegrafato che ritenevate di poter 111a11dare da IJO a r40 piroscafi, con circa 860.000 tonn. di rifornimenti. Se i convogli dovevano partire, desideravamo farli partire immediatamente. Avevamo predisposto ogni cosa in questo senso e desideravt11no valerci del periodo d11rante il q11ale la Tirpitz era f11ori combatti!l!ento. Le nostre richieste sul personale della Marina erano state ridotte a quello che noi ritmevamo il minimo assolt1to ed eravamo costretti a insistere s11 quel minimo. C'erano anche a/cime richieste minori che, ove tm accordo generale fosse stato rt1ggitmto, desideravo sottoporre a Molotov. 3. Stalin, che aveva com,nentato con molti cenni d'approvazione il mio resoconto della g11erra contro i sommergibili, disse che il s110 screzio con voi non si basava st1lle difficoltà de/i'operazione, ma st1I q11esito se noi ci fossimo impegnati ad attuarla. Voi avevate lasciato intendere che, se avessimo fatto partire uno di questi convogli, lo si sarebbe dov11to considerare 1111 dono. A Stalin sembrava che la sit11azione non dovesse venire prospettata in quel lllodo. Secondo la sua, i11terpretazio11e, noi c'eravamo impegnati a cercar di consegnare i rifornimenti. Quando egli aveva mandato la sua risposta, tuttavia, voi vi eravate cosi offeso da non i•olerla accettare. Ribattei che mai avevamo insi1111ato che l'invio
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di quei convogli fosse qualcosa di simile a un favore o a una carità. Voi eravate sempre stato fermamente deciso a cotJJpiere ogni sforzo per consegnare le merci alla Rtusia nostra alleata, ma per i motivi che avevo già esposti voi non potevate impegnarvi a una serie di operazioni che potevate non essere in grado di completare. Lo stesso Stalin doveva aver fiducia nella buona fede della sua alleata, e quindi non c'era da stupirsi che voi foste rimasto ferito dal suo messaggio. Il Maresciallo disse che questa non era stata certo la sua intenzione. 4. Dopo ulteriori scambi di idee, Stalin disse di non poter accettare che il numero dei nostri uomini in Russia venisse attmentato. C'erano già troppi nostri marinai nei porti russi del Nord, con ben poco da fare, se non attaccar briga con marinai russi. Gli stessi russi avrebbero potuto assumersi la condotta dei convogli. Risposi che questo non era possibile. Egli disse che, se i nostri uomini nella Russia settentrionale avessero trattato i suoi uomini alla pari, nessuna di queste difficoltà sarebbe mai sorta e che se i nostri uomini erano disposti a trattare i suoi uomini alla pari noi avremmo potuto mandare tt1tti gli uomini che avessimo voluto. Dopo qualche altra discussione, venne deciso che Molotov e io ci saremmo veduti all'indomani, quando io gli avrei consegnato una lista delle nostre richieste, e noi avremt110 cercato di raggiungere un accordo. Cosi si giunse al ripristino dei convogli. Il primo salpò in novembre e un secondo segui in dicembre, con un complesso di 72. navi. Tutte arrivarono sane e salve e nello stesso tempo convogli di navi vuote iniziarono il viaggio di ritorno. Il viaggiç> del secondo convoglio doveva provocare un'azione navale molto soddisfacente. La messa fuori combattimento della Tirpitz aveva fatto dello Scharnhorst la sola grossa nave nemica nella Norvegia settentrionale. Esso salpò dall'Alten Fiord con cinque cacciatorpediniere la sera di Natale 1943, per attaccare il convoglio, 50 miglia a sud dell'Isola degli Orsi. La scorta del convoglio comprendeva 14 cacciatorpediniere e tre incrociatori. Il comandante in capo, ammiraglio Fraser, si teneva a sud-ovest sulla sua nave ammiraglia, la Duke of York, con l'incrociatore Jamaica e 4 cacciatorpediniere. Per due volte lo Scharnhorst cercò di attaccare il convoglio. Ogni volta
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fu intercettato e impegnato dagli incrociatori e dai caccia di scorta. E dopo combattimenti non decisivi, in cui furono colpiti lo Scharnhorst e l'incrociatore britannico Norfolk, i tedeschi ruppero il contatto e si ritirarono a sud, inseguiti dai nostri incrociatori. I cacciatorpediniere tedeschl non si videro e non parteciparono minimamente allo scontro. Frattanto l'ammiraglio Fraser si avvicinava alla massima velocità consentita dal mare grosso. Alle 4,17 pomeridiane, quando le ultime luci del crepuscolo artico erano da un pezzo scomparse, la Duke of York scopri il nemico a mezzo radar a un 35 km. di distanza. Lo Scharnhorst rimase ignaro della sorte a cui era condannato, fino a che, alle 4,50 pomeridiane, la D11ke of York apri il fuoco a poco meno di 12..000 metri di distanza, alla luce dei bengala. Contemporaneamente Fraser fece partecipare all'azione i quattro caccia, uno dei quali, lo Stord, aveva equipaggio della marina norvegese. Colto di sorpresa, lo Scharnhorst inverti la rotta verso est. Fuggendo l'unità fu colpita piu volte, ma poté, grazie alla sua velocità superiore, guadagnare gradualmente distanza. Però, verso le sei e venti, si cominciò a notare che la sua velocità diminuiva, tanto che i nostri caccia poterono stringerlo dappresso sull'uno e l'altro fianco. Alle sette di sera tutti avevano iniziato il loro attacco a fondo. Quattro siluri giunsero a destinazione. Soltanto un cacciatorpediniere fu colpito. Lo Scharnhorst fece una rapida accostata per allontanare i caccia, e questo permise alla D11ke of York d'avvicinarsi a meno di 10.000 metri e riaprire il fuoco di distruzione. In mezz'ora la battaglia ineguale fra una corazzata e un incrociatore corazzato ferito era fuùta, e la D11ke of York lasciò gli incrociatori e i caccia a contendersi il resto. Lo Scharnhorst affondava in breve e dei 1970 uomini che aveva a bordo, compreso il contrammiraglio Bey, potemmo salvarne soltanto 36. Sebbene il destino dell'azzoppata Tirpitz fosse rimandato ancora di quasi un anno, l'affondamento dello Scharnhorst non solo allontanò quella che era stata la peggiore minaccia ai nostri convogli artici, ma dette rinnovata libertà alla nostra Home Fleet. Non dovevamo piu difenderci da navi da guerra tedesche che irrompevano nell'Atlantico nel momento per loro piu opportuno. Ciò fu per noi un vantaggio piu che notevole.
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Quando nell'aprile 1944 si seppe che la Tirpitz era stata sufficientemente riparata per trasferirsi in un porto baltico, dove ultimare l'opera di raddobbo, apparecchi levatisi in volo dalle portaerei Victorious e Furious l'attaccarono con bombe pesanti, ed essa fu ancora una volta immobilizzata. La RAF si assunse ora l'attacco da una base della Russia settentrionale. I suoi apparecchi riuscirono a causarle altri danni, per i quali la Tirpitz riparò nel fiordo di Tromso, quasi 350 km. piu vicino all'Inghilterra, e compreso entro il massimo raggio d'azione dei nostri bombardieri pesanti di base in Inghilterra. I tedeschi avevano ora abbandonato la speranza di riportare la nave a ripararsi in patria, e l'avevano cancellata come unità combattente. Il novembre 1929, Lancasters della RAF, compresi quelli della squadriglia 617, famosa per l'impresa contro la diga Moehne, vibrarono il colpo decisivo, con bombe di circa 5000 chili. Dovettero volare per piu di 3000 km. dalle loro basi in Scozia, ma il cielo era limpido e tre bombe colpirono l'obiettivo. La Tirpitz si capovolse, ancorata com'era, piu della metà del suo equipaggio di 1900 uomini mori, mentre noi perdemmo un solo bombardiere il cui equipaggio si s_alvò. Tutto il naviglio pesante britannico era libero ora di far rotta per l'Estremo Oriente.
CAPITOLO XVI
LA CONFERENZA DEI MINISTRI DEGLI ESTERI A MOSCA
Un passo indietro, alla Conferenza di Quebec - Necessità di un incontro dei tre capi di Governo - Mia corrispondenza con Stalin Conferenza preliminare dei ministri degli Esteri - Mia nota per Eden a q1,1esta conferenza, 11 ottobre - I colloqtti di Mosca, 19 ottobre Le proposte sovietiche - Mia nota privata a Eden, 20 ottobre - Stalin e!'"Overlord" -La questione di Turchia, Finlandia e Svezia come nostre alleate - Eisenhower e Alexander a proposito dell'Italia - Ulteriori dismssioni al Cremlino - Atmosfera amichevole - Relazione di Eden - Partecipazione russa alla spartizione della flotta italiana Miei telegrammi del 29 ottobre - Accettata la mia proposta d'una triplice dichiarazione sui critninali di g1,erra tedeschi - Risitltati importanti della Conferenza. necessario fare un passo indietro ora, per mettere in armonia con la narrazione il corso degli avvenimenti diplomatici. Dopo la Conferenza di Quebec avevamo ripetutamente proposto a Stalin una triplice riunione dei capi di Governo. Già a Quebec avevo ricevuto da lui la seguente risposta : ARÀ
S
Il Primo Ministro Stalin al Primo Ministro (Quebec) agosto 1943 Sono appena tornato dal fronte in tempo per studiare il messaggio del Governo britannico in data 7 agosto. 1. Sono anch'io del parere che una riunione dei tre capi di Governo sia assolutamente desiderabile. Q uesta riunione dovrà aver luogo alla prima occasione, dopo che avremo concordato col Presidente la sede e La data dell'incontro. Nello stesso tempo debbo dire che, data la situazione attuale stil 10
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fronte russo-tedesco, io con 111io profondo rammarico non ho l'opporlttnità di lasciare il fronte neppure per una settimana. Sebbene noi si abbia atmto recente111ente parecchi buoni s11ccessi, sono necessari rm altro massimo sforzo e tma vigilanza eccezionali, relativamente alle m1ove possibili azioni del nemico, da parte delle tmppe sovietiche e del Comando sovietico proprio in q11esta fase. Co11seg11ente111ente debbo ispezionare le tmppe in q11esto o in altri settori delle linee piti spesso del conmeto. In qr,este circostanze, non mi è possibile venire a Scapa Flow o altrove per incontrarmi con voi ed il Presidente. Tuttavia, allo scopo di non rinviare tm esame dei proble111i che interessano i nostri paesi, sarebbe conveniente organizzare rm incontro dei rappresentanti responsabili dei nostri Stati, e si potrebbe gùmgere a 11n'intesa nel ftJturo piu prossimo s1,I luogo e la data di q11esto incontro. Inoltre, è necessario prima d'ogni altra cosa accordarci sHi limiti dei problemi da disct1tere e delle proposte che debbono essere accettate. Viversamente l'incontro ben difficillllente potrà dare riSttltati tangibili. 2.. Colgo q11esta occasione per inviare le mie co11gratt1lazioni al Governo britannico e alle tmppe anglo-americane per le loro vittoriose operazioni in Sicilia, che hanno già portato alla cadttfa di Mussolini e allo scioglimento della SHa banda. Questo fu il primo accenno favorevole da parte russa a un incontro fra i tre Alleati. Nell'inviare il seguente messaggio a Eden perché lo trasmettesse a Mosca, gli dissi : « M'ha fatto molto piacere avere notizie personalmente dall'Orso. Vogliate inoltrargli la mia risposta, ch'è del tenore da voi desiderato». Dopo una conversazione col Presidente, stilammo un comune messaggio a Stalin: Il Pri,no Ministro e il Presidente (Quebec) al Primo Ministro Stalin 19 agosto 1943 1. Siamo entrambi qui giunti coi nostri Stati Maggiori e probabilmente rimarremo in conferenza per una diecina di giorni. Comprendiamo perfettamente i seri motivi che vi inducono a restare sui fronti di combattimento, dove la vostra presenza è stata cosi foriera di vittorie. Tuttavia desideriamo porre ancora una volta io rilievo l'importanza di un incontro fra noi tre. Ci sembra che né Arcangelo né Astrakan siano adatti, ma siamo pronti a recarci, con ufficiali adatti, a Fairbanks
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in Alaska, allo scopo di studiare tutta la situazione in comune con voi. La presente occasione sembra essere unica per un convegno, ed anche un punto cruciale della guerra. Speriamo ardentemente che vorrete prestare attenzione ancora una volta a questo argomento. Il Primo 1\finistro resterà in America fino a quando sarà necessario. 2.. Qualora risultasse impossibile organizzare ciuesto necessarissimo incontro dei tre capi di Governo, siamo d'accordo con voi che una riunione dei ministri degli Esteri debba avere luogo nel prossimo futuro. Sarà un incontro di carattere esplorativo, dato che, com'è naturale, le decisioni finali debbono essere riservate ai nostri rispettivi Governi.
Stalin rispose:
2; agosto 1943 Ho ricev11to il vostro con11me messaggio del 19 agosto. Condivido interamente l'opinione vostra e del signor R ?osevelt st1ll'importanza di 11n incontro a tre. A questo proposito vi prego caldamente di comprmdere la mia posizione in q1testo ,nomento in Clii i 110stri eserciti si impongono nella lotta contro il grosso delle armate di Hitler il massimo sforzo, e in cui Hitler non solo non ritira tma sola divisione dal nostro fronte, ma, anzi, è già rù1scito a trasportarvi, e contin11a a trasportarvi, n11ove divisioni. In questo mo,nento, secondo il parere di ft1tti i miei colleghi, non posso, senza danno alle nostre operazioni militari, abbandonare il fronte per 11na località cosi lontana come Fairbanks, q11a11hmq11e, se la sittJazione stil nostro fro11te fosse diversa, Fairbanks possa certa1J1ente essere luogo convenientissimo per il nostro incontro. In merito a 1111 inco11tro dei nostri rappresmtanti, e in particolare di q11elli addetti agli Affari esteri, condivido la vostra opinione stilla opporllmità di 1111 tale incontro nel prossimo fut11ro . Esso tuttavia 11011 dovrebbe avere carattere semplicemente esplorativo, ma piuttosto dovrebbe essere di natttra positiva e preparatoria, onde i nostri Governi possano s11ccessivamente prendere decisioni definitive s11i problemi pit1 urgenti. Ritengo pertanto indispensabile tornare alla mia proposta st1lla necessità di definire in anticipo i limiti dei problemi da dismtersi dai rappresentati delle Tre Potenze, stabilendo le proposte che, diset1sse da loro, dovranno poi essere presmtate ai nostri Governi per 1111a decisione definitiva.
WINSTON CHURCHILL
Il Primo Ministro al Primo Ministro Stalin J settembre 19 43 I. In merito alla conferenza dei ministri degli Esteri, .ho ricevuto con piacere il vostro messaggio del 25 agosto, in cui vi dichiarate d'accordo su un incontro preliminare dei rappresentanti sovietici, statunitensi e britannici, incaricati degli Affari esteri. Se verrà il signor Molotov, noi manderemo il signor Eden. 2. La conferenza, anche cosi costituita, non potrebbe naturalmente sovrapporsi all'autorità dei Governi interessati. Noi siamo ardentemente desiderosi di sapere quali siano i vostri desideri per l'avvenire, e vi comunicheremo le nostre vedute non appena concretate. Dopo di che i Governi dovranno decidere, e io spero che non si possa incontrarci personalmente in qualche luogo. Sarei disposto, se necessario, a venire a Mosca. 3. I rappresentanti politici potrebbero chiedere d'essere assistiti da consiglieri militari. Io manderei un generale, sir Hastings Ismay, che è mio rappresentante personale presso il Comitato dei capi di Stato Maggiore e dirige il Segretariato del Ministero della Difesa. Egli potrebbe fornire dati, fatti e figure sui problemi nùlitari in discussione. Ritengo che gli Stati Uniti manderanno un ufficiale di pari qualifica. Questo, ritengo, sarebbe sufficiente nella situazione attuale, per l'incontro dei ministri degli Esteri. 4. Se tuttavia desideraste entrare in particolarità tecniche in merito ai motivi per i quali non siamo ancora sbarcati in Francia, e non possiamo farlo prima o con forze maggiori di quanto attualmente stabilito, sarei lieto di dare il benvenuto a una missione tecnica staccata di vost i generali ed ammiragli, a Londra o a Washington, o in tutte e due le capitali, quando la esposizione piu completa delle nostre idee, risorse e intenzioni, potesse venir loro data. Sarei infatti lietissimo che vi fosse esposta guesta spiegazione, alla quale avete ogni diritto. 5. Noi siamo disposti a pensare che l'Inghilterra, data la sua posizione a mezza via, sarebbe luogo piu adatto all'incontro, sebbene possa essere preferibile ch'esso avvenga fuori Londra. Ho fatto questa proposta al Presidente, ma egli non mi ha ancora dato una risposta precisa. Se l'Inghilterra vi riuscisse gradita, sarei lieto di avere il vostro appoggio nella proposta. (>. Spero che si possa fissare la riunione per i primi di ottobre.
LA CAMPAGNA D'ITALIA
Il Primo Ministro Stalin al Primo Ministro 8 settembre I943 L'epoca da voi suggerita per l'incontro dei rappresentanti dei tre Governi, e cioè i primi di ottobre, mi sembra accettabile. Come luogo dell'incontro io propongo Mosca. E importante accordarsi in anticipo sulla procedura da seguire, e sulle proposte relative alle decisioni da prendersi sui vari problemi che interessano i nostri Governi. Ora io credo piu che mai che questo sia necessario per il buon esito della conferenza, la quale deve preparare la via alle successive decisioni concordi dei Governi. Non prevedo nessuna difficoltà nel giungere a definire gli altri problemi relativi all'organizzazione dell'incontro. Per quanto riguarda la Conferenza personale tra i capi dei tre Governi, ho scritto al Presidente d'aver deciso di dar luogo a questa riunione al piu presto possibile, e che l'epoca da lui proposta - novembre o dicembre- mi sembra accettabile, ma che il luogo dell'incontro dovrebbe essere scelto in un Paese dove tutti e tre gli Stati abbiano i loro rappresentanti, per esempio in Persia. Ho fatto una sola riserva, e cioè che il momento esatto dell'incontro dovrebbe venire stabilito alla !1tce della situazione determinatasi sul fronte russo-tedesco, dove piu di J oo divisioni (1 ), tra l'una e l'altra parte, sono impegnate nella lotta. Questo richiede praticamente il controllo quotidiano degli avvenimenti da parte del!' Alto Comando dcli' Unione Sovietica. Il
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settembre risposi alle proposte del maresciallo Stalin.
In merito all'incontro dei rappresentanti dei :Ministeri degli Esteri rispettiamo il vostro desiderio che sede della conferem:a debba essere Mosca. Conseguentemente il nostro ministro degli Esteri, signor Eden, giungerà in codesta Capitale ai primi di ottobre. Lo accompagnerà un corpo di consiglieri adatti. Proced11ra. Il Governo di Sua Maestà si dichiara disposto a discutere ogni e qualsiasi problema coi suoi alleati russi e statunitensi. Vi comunicheremo entro qualche giorno le nostre idee in proposito. Ma gradiremmo particolarmente sapere quali siano i punti principali che maggiormente vi premono. (r) Una divisione sovietica equivaleva a circa un terzo di una divisione britannica o statunitense.
WINS1'0N CHURCHILL
Mi sembra che questo incontro dei rappresentanti dei Ministeri degli Esteri sia un importantissimo e necessario preliminare alla riunione dei tre capi di Governo. Sono straordinariamente lieto di sapere che ci sono buone prospettive che essa abbia luogo tra il 1 5 novembre e il I 5 dicembre. Nei mesi passati vi ho detto d'essere disposto a recarmi per questa conferenza in qualsiasi luogo, in qualsiasi momento, a qualunque costo. Sono pertanto disposto ad andare a Teheran, a meno che non pensiate a un posto migliore in territorio persiano. Io avrei preferito Cipro o Kartum, ma rispetto il Vostro desiderio. Maresciallo Stalin, desidero dirvi che da quest'incontro di noi tre, tanto ambito da tutte le Nazioni Unite, possono dipendere non solo i mezzi migliori e piu rapidi per conchiudere la guerra, ma anche quei buoni accordi per l'avvenire del mondo che permetteranno alle Nazioni britannica, americana e russa di rendere un servigio duraturo al genere umano.
In seguito, tornato a Londra da Quebec, dettai per i miei colleghi una nota sui sommi capi da esaminare alla prossima conferenza dei ministri degli Esteri, quali erano stati ora definiti. APPUNTI DEL PRIMO MINISTRO PER IL MINISTRO DEGLI ESTERI ALLA PROSSIMA CONFERENZA 11
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t . La Gran Bretagna non cerca ampliamenti territoriali o vantaggi particolari per sé, come risultato della guerra, nella quale entrò in ottemperanza ai suoi obblighi e io difesa del diritto internazionale. 2.. Noi siamo profondamente favorevoli al sistema di una lega di Nazioni, che co,11prenda 11n Consiglio europeo con un Tribunale internazionale e Forze armate capaci di rendere valide le s11e decisioni (1). Durante il periodo armistiziale, che potrà essere prolungato, noi riteniamo che le tee Grandi Potenze, e cioè il Commonwealth e l'Impero britannico, gli Stati Uniti e l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, con l'aggiunta della Cina, restino unite, bene armate, e capaci di far rispettare i termini d'armistizio e di creare la struttura permanente della pace, su tutto il globo. 3. Noi riteniamo che gli Stati e le Nazioni soggiogati dalla violenza nazista o fascista durante la guerra debbano partecipare alla Conferenza della pace coi loro pieni diritti sovrani e che tutti i problemi sui definitivi trasferimenti di territori debbano essere risolti al tavolo della Pace, tenendosi debito conto degli interessi delle popolazioni in merito. (1) Corsivo aggiunto poi dall'Autore.
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4. Riaffermiamo i principi della Carta atlantica, notando che la partecipazione ad essa della Russia si basa sulle frontiere del z.z giugno 1941. Prendiamo anche nota delle frontiere storiche della Russia, prima delle due guerre di aggressione scatenate dalla Germania nel 1914 e nel 1939. ~. Noi dobbiamo vedere di buon occhio ogni accordo tra la Polonia e la Russia, accordo che, creando una Polonia forte e indipendente, permetta alla Russia di avere la sicurezza necessaria per la sua frontiera occidentale. 6. Siamo decisi a che nazismo e fascismo siano estirpati dai Paesi aggressori in cui hanno messo radice e che vengano istituiti Governi democratici, basati sulla libera espressione della volontà popolare, e in condizioni di ragionevole tranquillità. Ciò non deve escludere rapporti diplomatico-militari col Governi ad interim che possano sorgere, cosi che i nostri principali obiettivi siano raggiunti col minimo spargimento di sangue, specialmente per le Forze degli Alleati. 7. Respingiamo ogni acquisizione territoriale da parte della Germania o dell'Italia durante i regimi nazista o fascista ed è nostra opinione che la futura struttura della Germania, e la posizione della Prussia come unità dello Stato germanico, debbano essere sottoposte a una linea di condotta concordata tra le tre Grandi Potenze occidentali. 8. Siamo risoluti a prendere tutti i provvedimenti necessari a impedire alle Potenze colpevoli di diventare una minaccia armata alla pace d'Europa, non solo attraverso il disarmo, ma anche mediante il controllo prolungato di ogni forma di apparato o organizzazione di guerra entro i loro confini. 9. Non desideriamo tenere nessun ramo della famii,l'a delle nazioni europee in stato di soggezione o restrizione della sua liLcr.à, se non nei limiti richiesti dalle necessità generalì e dalla sicurezza dJ mondo. 10. Proclamiamo la nostra inflessibile risoluzione di usare l'autorità che la vittoria conferirà alle tre Grandi Potenze, allo scopo di servire il bene in generale e la causa del progresso umano.
La Conferenza dei tre ministri degli Esteri a Mosca ebbe ora una parte preziosa nello stato di complicazione dei nostri affari. Il Presidente aveva sperato che al signor Hull, data la sua età avanzata, potesse venir risparmiato il viaggio fino a Mosca, e aveva chiesto un convegno a Londra, che Stalin aveva rifiutato. Ma Hull non volle essere trattenuto. Era un'impresa valorosa per questo veterano dalla salute malferma, e inoltre il suo primo viaggio aereo.
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Prima che la conferenza si riunisse a Mosca, c'era stato un notevole scambio di telegrammi fra i tre ministri degli Esteri, sugli argomenti che avrebbero dovuto essere trattati. Gli americani avanzarono quattro proposte, compresa una dichiarazione delle Quattro Potenze, sul trattamento da riservarsi alla Germania e agli altri Paesi nemici d'Europa, durante il periodo dell'armistizio. Noi, da parte nostra, avanzammo non meno di dodici proposte, compresa una politica comune nei riguardi della Turchia, una politica comune verso la Persia, i rapporti fra l'U.R.S.S. e la Polonia, e la politica nei riguardi della Polonia in generale. I russi fecero un.a proposta, e una soltanto: « l'esame di proposte atte ad abbreviare la durata della guerra contro la Germania e i suoi alleati in Europa». Sebbene questo fosse manifestamente un problema militare piu che politico, fu chiaro fin dagli inizi che essi non erano disposti a discutere nessun'altra cosa, fino a quancllo questo problema non fosse · stato pienamente esaminato. Ritenemmo pertanto consigliabile comprendere il generale Ismay nella nostra delegazione. La prima seduta della Conferenza ebbe luogo nel pomeriggio del 19 ottobre. Molotov, dopo una parvenza di resistenza, come quella di cui fa mostra lo Speaker della Camera dei Comuni quando viene scortato al seggio della Presidenza, fu eletto presidente con palese soddisfazione sua e della sua delegazione. Venne quindi stabilita la procedura. Conclusi questi preliminari, Molotov fece circolare il seguente elenco di proposte sovietiche: I. I Governi di Gran Bretagna e degli Stati Uniti dovrebbero prendere nel 1943 quelle misure urgenti per garantire l'invasione della Francia settentrionale da parte degli eserciti anglo-americani, misure che, insieme coi colpi possenti delle truppe sovietiche sul grosso delle forze germaniche sul fronte russo-tedesco, mineranno definitivamente la situazione strategico-militare della Germania, portando a un decisivo accorciamento della durata della g11erra. Il Governo sovietico ritiene pertanto necessario appurare se la dichiarazione fatta nel giugno 1943 dal signor Churchill e dal signor Roosevelt, nel senso che le forze anglo-
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americane intraprenderanno l'invasione della Francia settentrionale nella primavera del 1944, sia ancora valida. 2. Le tre Potenze propongano al Governo turco l'immediata partecipazione della Turchia alla guerra. ; . L e tre Potenze propongano ai/a Svezia di mettere a disposizione degli Alleati basi aeree per la lotta contro la Germania. Molotov chiese se Hull e Eden fossero disposti a discutere queste proposte in una riunione piu ristretta, dopo che avessero avuto il tempo di studiarle. Cosa che fu prontamente accettata. Eden mi mandò una relazione di quanto era occorso, e io gli inviai immediatamente il mio punto di vista. Il Pri!llO Ministro al signor Eden (Mosca) 20
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r. I nostri attuali progetti per il 1944 sembrano contenere gravissime pecche. Noi dobbiamo sbarcare 1 5 divisioni americane e 12 britanniche sul suolo francese, in maggio, e avremo circa 6 divisioni americane e 16 britanniche, o controllate dai britannici, sul fronte italiano. A meno che non vi sia un crollo germanico, Hitler, trovandosi al centro del miglior sistema di comunicazioni del mondo, può concentrare da 40 a 50 divisioni almeno contro uno di questi due eserciti, mentre tiene l'altro a bada. Può ottenere tutte le truppe necessarie, riducendo le sue perdite nei Balcani e ritirandosi sulla Sava e sul Danubio, senza necessariamente indebolire il suo fronte orientale. La disposizione delle nostre forze fra i teatri d'operazioci italiano e della Manica non è stata stabilita da necessità strategiche, ma dal corso degli avvenimenti, dalla d isponibilità di naviglio, e da arbitrari compromessi tra inglesi e americani. Né l'esercito approntato in Italia, né quello che sarà pronto in maggio per varcare la Manica, sono adeguati a quanto occorre e soltanto trasferimenti di sette o otto divisioni possono materialmente aver luogo tra i due. Sono deciso a che venga riesamfoata questa situazione. 2. Se stesse a me decidere, non ritirerei neppure un uomo dal Mediterraneo, e non mi affaccerei dalla strozzatura della Penisola italiana nella valle del Po, ma impegnerei il nemico sul fronte pio. ristretto, fomentando nello stesso tempo disordini nei Balcani e nella Francia meridionale. In mancanza di un crollo della Germania, non credo che si debba attraversare la Manica con meno di 40 divisioni a nostra disposizione dopo sessanta giorni; e solo qualora il fronte italiano fosse in piena at-
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tività contro il nemico. Non condivido la tesi americana che la nostra aviazione metropolitana possa spianare ogni cosa nella zona della battaglia o sµlle sue vie d'approccio. Dai fatti non risulta che cosi possano andare le cose. Tutto ciò è per vostro uso interno e non per essere rivelato in questa fase. Può, tuttavia, indicarvi i pericoli d'essere noi legati a un impegno troppo preciso per l'inizio dell"'Overlord" in maggio, a causa del quale potremmo trovarci nella condizione di dover rovinare il fronte italiano e le possibilità a noi favorevoli nei Balcani e contemporaneamente non avere forze sufficienti a mantenerci in combattimento dopo trenta o quaranta giorni. 3. Dovreste tentar di scoprire che cosa pensino realmente i russi sui Balcani. Sarebbero attratti dall'idea di una nostra azione attraverso l'Egeo, che trascini la Turchia in guerra e apra i Dardanelli e il Bosforo, onde le nostre navi da guerra e mercantili possano contribuire all'avanzata russa, cosi che noi si possa all'ultimo porger loro la destra lungo il Danubio? Quanto potrebbe interessarli l'apertura da parte nostra del Mar Nero a navi da guerra e rifornimenti alleati e a forze militari alleate, quelle turche comprese? Attribuiscono importanza a questa manovra sulla destra del nostro schieramento, o restano ancora attaccati al nostro sbarco in Francia? Perché va tenuto conto che, in qualunque caso, il continuo accumularsi di riserve militari in Ioghilterra terrà inchiodate grandi forze germaniche a occidente. Potrebbe darsi che per motivi politici i russi non desiderassero lo sviluppo da parte nostra di una strategia balcanica su vasta scala. D'altra parte il loro desiderio che la Turchia entri in guerra mostra il loro interesse per il teatro di guerra sud-orientale. 4. Rimango sempre convinto d ella grande importanza che avrebbe per noi un punto di appoggio nell'Egeo, attraverso la conquista di Rodi, la riconquista di Coo e l'occupazione di Lero e la creazione di un'effettiva superiorità aero-navale nelle acque dell'Egeo. Seguono i russi con simpatia il nostro sforzo per continuare a occupare Lero e il nostro desiderio di prendere Rodi? Comprendono gli effetti che tutto ciò esercita sulla Turchia e le prospettive che apre di una avanzata navale nel Mar Nero? Tengo a ripetere che tutto questo è soltanto per le vostre personali riflessioni.
Il 21 ottobre ci fu a Mosca una riunione per l'esame delle proposte sovietiche. Rappresentavano gli inglesi il signor Eden, l'ambasciatore sir Archibald Clark Kerr, il signor Strang e il generale Ismay, gli americani il signor Hull, l'ambasciatore Har-
LA CAMPAGNA D'ITALIA
riman e il maggior generale Deane. I russi il signor Molotov, il maresciallo Voroscilov, il signor Viscinsk.ij e il signor Litvinov. Ismay apri la seduta con una dichiarazione a nome delle delegazioni britannica e americana, basata sulle decisioni di Quebec, nel corso della quale pose in particolare rilievo le condizioni restrittive imposte all'invasione d'oltre Manica. Nella discussione che segui i nostri rappresentanti posero assolutamente in chiaro che non c'era stato da parte nostra nessun mutamento di progetti e che era nostra intenzione procedere secondo quanto stabilito, sempre che le condizioni da noi poste potessero essere adempiute. Per il momento i russi parvero soddisfatti. Molotov disse che il Governo sovietico avrebbe esaminato particolareggiatamente le dichiarazioni di Ismay, e se ne sarebbe discusso ulteriormente nelle prossime riunioni della Conferenza. Eden allora affrontò il problema della Turchia, e fece notare che non potevamo per il momento dare un effettivo aiuto. Il problema di un tentativo comune verso la Turchia fu rimandato a poi. Si parlò anche della proposta russa circa la Svezia. La Svezia avrebbe chiaramente richiesto garanzie riguardo alla Finlandia, argomento che i russi erano riluttanti a toccare. In serata Eden si recò da Stalin e, per piu di due ore, si trattò di molti argomenti. Di principale importanza era, come già abbiamo visto, quello dei convogli artici. La conversazione, quindi, volse sull'incontro proposto dei tre capi dei Governi alleati. Stalin insistette perché sede dell'incontro fosse Teheran. In complesso i colloqui parvero procedere bene. Eden aveva ora ricevuto il mio telegramma del 20 ottobre e mi mandò i suoi commenti sulla conferenza. Mi disse che i russi erano totalmente e ciecamente volti alla nostra invasione della Francia settentrionale. Era l'unico problema a cui prestavano un'attenzione quasi morbosa. Non facevano che chiedere se vi fossero mutamenti nelle dichiarazioni fatte a Stalin dal Presidente e da me dopo la conferenza di Washington in maggio
WINSTON CHURCHILL
sulla nostra invasione della Francia per la primavera del 1944 e quando l'operazione avrebbe avuto inizio. Sul primo punto egli aveva dato loro assicurazioni che nessun mutamento era sopravvenuto, ma aveva posto particolarmente in rilievo le tre condizioni (vedi cap. IV, pag. 90) che dovevano permettere alla spedizione probabilità di esito favorevole. Quanto al secondo punto, si ritenne opportuno di non dire la data vera e propria, ma Eden dette loro assicurazione che i preparativi procedevano per attaccate in primavera, appena le condizioni favorevoli del tempo lo avessero permesso. Risposi a mia volta : Il Primo Ministro al 1JJi11istro degli Esteri (Mosca)
2; ottobre 1943 1. St: la costringeremo a entrare io guerra, la Turchia insisterà per avere quegli aiuti aerei, ecc. che non potremmo darle senza danno per le operazioni in Italia. Se però la Turchia entrerà di sua propria iniziativa, forse attraverso una fase di non belligeranza, noi non avremmo gli stessi obblighi e pertanto potremmo trarne notevoli vantaggi. La massima tempestività è di importanza vitale e dipende da quelle che possono essere le forze aggressive del nemico io Bulgaria e in Francia. I I nostro ingresso nel Mar Nero i·errebbe a costarci rifornimenti, navi da guerra e altro per la Russia. E ciò che io chiamo "porgere alla Russia la destra" (1). Questa mossa della Turchia non è impossibile, soprattutto se i tedeschi cominciassero a ridurre le loro perdite nei Balcani e a ritirarsi verso il Danubio e la Sava. z. Finlandia e Svezia: Sarebbe un grande vantaggio provocare l'intervento della Svezia. Noi non crediamo che i tedeschi abbiano la forza dì assumersi una massiccia invasione della Svezia. Guadagneremmo un altro Paese e un esercito piccolo ma valido. I nostri vantaggi in Norvegia sarebbero di vasta portata. Notevoli basi verrebbero date all'aviazione russa. Quanto a noi, possiamo fare molto meglio bombardando la Ge;mania dalla Est-Anglia, dove siamo organizzati su vasta scala, anziché dalla Svezia, dove ogni cosa dovrebbe essere improvvisata e trasportata per via aerea. La nostra distanza dall'Inghilterra alla Germania è, dal punto di vista dell'autonomia dei nostri apparecchi, piu o meno la stessa. Infatti, con le basi attualmente a nostra disposizione, oltre a quelle che noi speriamo di avere a nord di Roma, non c'è parte della
(1) Il corsivo è stato aggiunto dall'Autore.
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2.9. Un ponte ferroviario a nord delle Iinec del Sangro centrato dall'aviazione alleat.'l.
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cm uno dei nemici piu trascur.ibili dei convogli artici.
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Germania ove i nostri aerei non possano giungere con grossi carichi di bombe. 3. Personalmente preferirei ved er la Turchia, ed anche la Svezia, intervenire di loro inziativa. Non credo che né l'una né l'altra verrebbero sopraffatte, e inoltre ogni nuovo nemico contribuisce alla rovina di Hitler. Propongo a ogni modo che il primo passo da fare sia scoprire ciò che noi e i russi vogliamo e quello che ci aiuterà di piu nei due campi. Tentate dunque e poi fatemi sapere.
Due giorni dopo aggiungevo : Il Primo Ministro al ministro degli Eiteri
2; ottobre 1943 Ulteriori riflessioni confermano la mia opinione che non si debba deludete il desidei;.io russo che Turchia e Svezia divengano di loro iniziativa o belligeranti o alleati veri e propri. I russi non debbono essere messi in grado di discutere su questo e noi di creare soltanto difficoltà. Dobbiamo dichiararci d'accordo in linea di massima e lasciare che le difficoltà si rivelino da sole, come accadrà certamente, durante la discussione sui modi e i mezzi da seguire. Può anche darsi tali difficoltà vengano superate o che rientrino nelile loto esatte proporzioni. A ogni modo, non dobbiamo cominciare a litigare su tutto.
L'importante telegramma, di cui in un precedente capitolo, e nel quale Eisenhower riferiva la situazione descritta da Alexander sul fronte italiano, mi era giunto nel frattempo (vedi cap. XIV, pag. 259 e segg). Lo portai a conoscenza di Eden, pregan,dolo di mostrarlo a Stalin. Aggiunsi poi : 26 ottobre 1913 1. Il motivo per cui siamo in questa cr1s1 e perché trasferiamo alcune delle nostre migliori divisioni e una gran parte del naviglio da sbarco dal Mediterraneo per !'"Overlord", che non avrà inizio prima di sette mesi. Questo accade quando le battaglie sono governate da accordi a carattere legale, contratti in perfetta buona fede molti mesi prima e osservati alla lettera senza il minimo conto delle sorti eternamente mutevoli della guerra. Dovreste fargli sapere, se lo ritenete opportuno, che non permetterò, fino a quando ne avrò l'autorità, che la grande e fruttuosa campagna d'Italia, la quale ha già costretto a intervenire no-
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WINSTON CHURCHILL
tevoli riserve germaniche, sia trascurata e condotta a un pauroso disastro per amor dell"'Over/ord", in maggio. La battaglia deve essere alimentata e combattuta fino alla vittoria. Noi faremo il possibile per l'"Overlord", ma inutile far progetti che significherebbero una sconfitta militare, sol per dare una temporanea soddisfazione politica. 2.. Sarà pertanto necessario che voi poniate bene in chiaro che le assicurazioni da voi date sull"'Overlord" in maggio devono essere modificate dalle esigenze della battaglia in Italia. Discuterò della cosa col Presidente Roosevelt, ma nulla altererà la mia decisione di non rovinare la campagna d'Italia in questo momento, per quel che riguarda le forze armate del Re. Eisenhower e Alexander debbono ottenere ciò che loro occorre per vincere la battaglia, indipendentemente dagli effetti che la cosa può avere su operazioni successive. Questo può certamente influire sulla data dell"'Overlord".
Conclusi i miei argomenti in merito tre ·giorni dopo: Il Primo Ministro al signor Eden (Mosca)
29 ottobre 1943
Naturalmente nessuno parla di abbandonare l'"Overlord", che rimane la nostra principale operazione per il 1944. La permanenza dei mezzi da sbarco nel Mediterraneo per la battaglia di Roma potrà causare un lieve ritardo, forse fino a luglio, dato che le categorie minori di mezzi da sbarco non possono attraversare il Golfo di Biscaglia nei mesi invernali e dovranno fare la traversata in primavera. Il ritardo, comunque, significherebbe che la mazzata, quando dovrà calare, calerà con forze ancora piu grandi; e inoltre che lo sforzo aereo sulla Germania non sarà esaurito cosi presto. Siamo già pronti in ogni momento a balzare oltre Manica e trarre pro.fitto da un crollo germanico. Argomenti, questi, che potrebbero esservi utili durante le discussioni.
In serata il nostro ambasciatore e Ismay accompagnarono Eden al Cremlino. Stalin era in compagnia di Molotov. Eden apri i colloqui porgendo a Stalin il testo russo del telegramma di Eisenhower sulla situazione in Italia. Stalin lo lesse ad alta voce a Molotov. Quando ebbe finito, non mostrò il minimo segno di delusione, ma disse che, secondo i servizi di informazione russi, c'erano 12 divisioni anglo-americane che si battevano contro 6 divisioni tedesche a sud di Roma e che inoltre
LA Ckv!PAGNA D'ITALIA
c'erano sul Po altre 6 divisioni tedesche. Ammise tuttavia che Alexander era probabilmente meglio informato. Eden disse che era desideroso che Stalin avesse le piu recenti informazioni sulla situazione italiana e sapesse non solo di questo mio desiderio, ma anche che io insistevo affinché la battaglia in Italia fosse alimentata e combattuta fino alla vittoria indipendentemente dai riflessi che potesse avere sull"'Over!ord". Aggiunse che le decisioni di maggior importanza dinanzi alle quali ora si trovavano gli Alleati rendevano tanto piu necessario che i tre capi di Governo si incontrassero al piu presto possibile. Stalin osservò con un sorriso che, se non c'erano divisioni sufficienti, un incontro dei capi di Governo non avrebbe potuto crearle. Chiese poi, di punto in bianco, se il telegramma che aveva appena letto significasse un rinvio dell'"Overlord". Eden rispose che, fino a quando non fosse stato attentamente esaminato dai capi di Stato Maggiore collegati, e fino a quando non si fossero prese decisioni per il miglioramento della situazione, era impossibile rispondere, ma che questa possibilità doveva essere presa in considerazione. Citò quel passo del mio telegramma in cui si parlava della nostra volontà di fare il possibile per !'"Overlord", ma che era inutile fare progetti per una disfatta militare, sol per dare una temporanea soddisfazione politica. C'erano due difficoltà: innanzi tutto i mezzi da sbarco, e in secondo luogo il trasferime11to nel Regno Unito ai primi di novembre di 7 divisioni duramente provate, che dovevano rappresentare la punta di sfondamento nell'"Overlord". Forse il trasferin1ento di alcune o di tutte queste sette divisioni avrebbe dovuto ora venir rinviato, ma se questo influisse o no sulla data dell'"Overlord" e, se cosi, in qual misura, era per il momento impossibile dire. Stalin poi si volse ai problemi della strategia in generale. Secondo lui, due vie ci si aprivano dinanzi: o assumere una posizione difensiva a nord di Roma, utilizzando il resto delle nostre forze per l'"Overlord", o irrompere attraverso l'Italia in Germania. Eden disse che la prima alternativa corrispondeva alle nostre decisioni. Non avevamo intenzione alcuna, per quanto egli ne sapeva, di spingerci oltre la linea Pisa-Rimini. Questo ci avrebbe
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dato profondità di spazio a nord di Roma e basi aeree per il bombardamento dell'Europa meridionale. Stalin chiaramente dette a vedere che ci dava ragione, aggiungendo poi che sarebbe stato molto difficile valicare le Alpi, dove i tedeschi si sarebbero trovati nelle condizioni migliori per combatterci. Dopo la conquista di Roma il prestigio britannico sarebbe stato certamente abbastanza elevato per consentirci di passare alla difensiva in Italia. La discussione volse poi verso l'altro fronte. Eden disse che noi avremmo potuto forse essere in grado di organizzare un attacco diversivo contro la Francia del Sud, sincronizzato con l"'Ouerlord". Se avessimo potuto creare una testa di ponte con un paio di divisioni, ci sarebbe stato forse possibile utilizzare le divisioni francesi in corso d'addestramento e di equipaggiamento nell'Africa settentrionale. Stalin pensava che questa fosse una buona idea, dato che, piu Hitler avesse dovuto disperdere le proprie forze, meglio per noi sarebbe stato. Era questa la tattica che egli stesso impiegava sul fronte russo. Ma ci sarebbero stati mezzi da sbarco a sufficienza? Egli pose poi la domanda se il rinvio dell"'Overlord" fosse soltanto di un mese o due. Eden disse di non poter dare una risposta. Tutto quello che egli poteva dichiarare con certezza era che noi avremmo fatto del nostro meglio per iniziare l"'Overlord" al piu presto possibile e che era desiderabile che i tre capi di Governo si incontrassero entro breve tempo. Stalin si dichiarò d'accordo, ma disse che c'era qualche esitazione da parte del Presidente sull'andata a Teheran. Quando Eden propose Habbaniya, tanto lui quanto Molotov rifiutarono recisamente. Stalin disse che egli non poteva spingersi tanto lontano, data l'opportunità esistente di continuare la demolizione delle armate di Hitler. I tedeschi avevano di recente trasferito alcune divisioni corazzate dalla Francia e dal Belgio al fronte sovietico, ma scarseggiavano di equipaggiamenti e di materie prime. Era essenziale non dare a Hitler nessuna tregua, ed egli ammise che le arm1te sovietiche non avrebbero avuto il successo ottenuto, se i tedeschi avessero potuto trasferire dall'Occidente le 40 divisioni che vi erano inchiodate dalla sola minaccia della
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nostra invasione. Il Governo sovietico comprendeva pjenamente questo contributo alla causa. Eden disse che il Maresciallo sapeva bene come il Primo Ministro fosse desideroso quanto lui di dare a Hitler il colpo mortale. Stalin lo riconobbe pienamente, ma aggiunse, con un grande scoppio di risa, che io avevo la tendenza a prendere la strada facile per me e lasciare lie gatte da pelare ai russi. Eden disse di non essere di quel parere e menzionò le difficoltà delle operazioni navali e le nostre recenti e gravi perdite di cacciatorpediniere. Stalin, rifattosi serio, disse che il suo popolo parlava poco di operazioni navali, ma si rendeva conto di quanto fossero difficili. « Il colloquio » telegrafò Eden << si svolse bene in un modo sorprendente. Stalin sembrava d'ottimo umore. In nessun momento mai della serata vi fu la minima recriminazione sul passato o la tendenza a non tener conto delle difficoltà che dobbiamo superare. Può darsi che questo sia stato soltanto una reazione del primo momento e i risultati di una piu ponderata riflessione possono rivelarsi meno buoni, ma è significativo che egli si sia spinto fino ad ammettere il nostro contributo con l'agganciamento delle 40 divisioni tedesche a ovest; e le sue cordiali allusioni alle difficoltà delle operazioni navali e al nostro fabbisogno di mezzi da sbarco parvero indicare che egli non considera piu. un'operazione di sbarco come un gioco da ragazzi. È chiaro ad ogni modo che egli si aspetta da parte nostra tutti gli sforzi possibili perché I'"Overlord" abbia luogo al piu presto; e la fiducia, che Stalin pone nella nostra parola, è per me la cosa piu significativa.» C'erano stati molti segni durante la conferenza che il Governo sovietico sinceramente desiderava una salda amicizia con l'Inghilterra e gli Stati Uniti. I russi ci erano venuti incontro in molte cose, di maggiore e minore importanza; e Stalin aveva dato prova di comprensione dei nostri problemi. « Molotov » disse Eden « ha dato prova di questo spirito in numerose occasioni, soprattutto oggi, come presidente della nostra conferenza, nella nostra ultima riunione di carattere militare. Sebbene egli fosse manifestamente deluso per quello che avevo detto a lui e a Stalin la sera prima e per il nostro rifiuto di appoggiare
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in modo per lui soddisfacente le proposte sovietiche sulla Turchia e la Svezia, egli si comportò con l'evidente desiderio di evitare imbarazzi all'uno e all'altro dei due Paesi. Come prova di buona volontà, ho ricevuto da lui questa sera un messaggio, con la notizia che è stato concesso il perdono ai nostri due marinai arrestati. I rappresentanti russi hanno dato molte altre prove della loro intenzione di aprire un capitolo nuovo. Il vostro gesto in merito ai convogli ha fatto una profonda impressione. Per la prima volta, da parecchi anni a questa parte, Molotov e numerosi suoi colleghi sono venuti a un pranzo offerto questa sera dalla nostra Ambasciata. Mikoyan, che ha per compito di tenere informata questa gente, è stato d'una eloquenza particolare nei suoi tributi alla parte da voi avuta personalmente nel far partire i convogli. Data quest'atmosfera, io darei molto per poter concludere la conferenza con qualche prova tangibile della nostra buona volontà. Sono piu che certo .che se io potessi dar loro qualche incoraggiante messaggio sul loro desiderio di avere una piccola parte della flotta italiana l'effetto psicologico sarebbe di gran lunga superiore al valore delle navi, quale che possa essere. Il nostro ambasciatore e Harriman condividono pienamente questo punto di vista. Qualora fosse impossibile dare una risposta specifica prima della mia partenza, sarebbe per me il massimo aiuto poter almeno dire al signor Molotov che, in linea di· principio, conveniamo che il Governo sovietico abbia una parte delle navi italiane passate agli Alleati, e che la proporzione da loro chiesta è ragionevole. Se voi poteste far questo per aiutarmi, sono certo che i frutti giustificheranno piu che largamente il vostro gesto. Vi prego di darmi il vostro aiuto. » Il 29 ottobre gli comunicai il punto di vista del Gabinetto sulla flotta italiana: Il Prit110 Ministro al Segretario di Stato 29 ottobre r94J
...... In linea di principio siamo dispostissimi a riconoscere il diritto da parte dei russi a una parte della flotta italiana. Noi avevamo però pensato che questa flotta avrebbe dovuto adempiere a una missione contro il Giappone, e avevamo ,anche progettato di tropicalizzare le corazzate
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tipo Littorio e alcune altre unità, per questa ulteriore fase della guerra. Se la Russia volesse avere una squadra in azione nel Pacifico, questo sarebbe un evento notevolissimo e noi saremmo disposti a discutere il progetto quando ci riunissimo..... . 5. Attualmente l'unico posto in cui le navi italiane potrebbero venir cedute ai russi potrebbe essere o Arcangelo o Murmansk. Le navi da guerra italiane non sono minimamente adatte a operare nelle acque artiche e necessiterebbero di un lungo periodo di lavori per l'adattamento. Dobbiamo anche vigilare a che una cessione immediata ai russi non produca un cattivo effetto sulla collaborazione italiana. È importante per l'Italia aver la propria bandiera sui mari contro la Germania. Non vogliamo provocare un rifiuto, da parte degli italiani, d'eseguire gli importanti lavori che essi fanno per noi nei cantieri di Taranto. Non possiamo essere certi che non affonderebbero alcune delle navi che essi hanno sottratto alle gr infie tedesche, se sapessero che debbono essere affidate a equipaggi stranieri. Gli italiani fanno molto per noi, in questo momento. Sommergibili italiani stanno rifornendo Lero; caccia italiani, di cui sette soltanto sono buoni, scortano convogli locali; incrociatori italiani trasportano truppe e rifornimenti. Dobbiamo pertanto vigilare contro ogni divulgazione di tutto ciò, fino a quando non si possa provvedere contro questi effetti sfavorevoli. Una volta che la distribuzione della flotta italiana cominciasse, francesi, jugoslavi e greci avanzerebbero le loro richieste, che non sono modestissime. 6. Per tutte queste ragioni, sarebbe meglio rimandare il problema fino all"'Eureka'' [Teheran] . 7. È vero che abbiamo guadagnato un certo numero di navi mercantili italiane, ma il totale è inferiore a quello che dobbiamo fornire per le esigenze minime del territorio conquistato, cosi che siamo notevolmente sbilanciati, dato che la maggior parte di queste navi italiane non sono adatte che al traffico locale. 8. Hull ha riferito questa richiesta al suo Governo? Sarebbe essenziale che ci trovassimo d'accordo. Io gradirei, piu d'ogni altra cosa, parlare di tutto ciò all"'Et(reka", se mai questa Conferenza potrà aver luogo.
E, piu tardi, quello stesso giorno : 1. Se gli americani sono d'accorào, potreste dire a Molotov che, come principio, conveniamo che il Governo sovietico abbia una parte delle navi italiane catturate, la proporzione da esso chiesta essendo ragionevole. Presumo che la corazzata che esso chiede non sia della classe
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Littorio. Particolari e date di consegna debbono essere stabiliti, tenendo conto delle opeta2ioni e badando a non perdere la collaborazione italiana con una pubblicità precipitosa. Questo è molto importante. Naturalmente noi aspiriamo a usare le navi piu moderne di questa flotta nella guerra contro il Giappone, e i russi comprenderanno certamente che noi non dobbiamo compromettere tutto ciò. Ci sembra pure che l'Inghilterra dovrebbe avere le due corazzate della dasse Lill~rio dopo la guerra, primo per la parte grandissima da noi avuta nell'intero conflitto contro l'Italia, secondo per le nostre perdite navali di grosse unità, e terzo perché abbiamo sospeso la costruzione a lunga scadem.a di corazzate, già sancita dal Parlamento, per concentrarci sulle necessità immediate della guerra. z. Segretissimo e per voi soltanto: Se si dovesse decidere che, sconfitta la Germania, la Russia dovesse aver la sua parte contro il Giappone, un gran piano potrebbe formularsi, di cui potrebbe far parte la creazione, sotto bandiera sovietica e con marinai russi, di una grossa squadra navale in qualche base del Pacifico in nostro possesso, e la partecipazione di questa squadra di unità di superficie alla fase finale della guerra. Spero vivamente a ogni modo che il consenso inviatovi nelle prime righe di questo telegramma possa appianare le vostre difficoltà.
Avevo tracciato una dichiarazione sui criminali di guerra germanici come base di discussione alla prossima riunione dei tre capi di Governo: Il Primo Ministro al Presidente Roosevelt e al Primo Ministro Stalin I 2 ottobre I94J
Abbiate la cortesia di vedere se qualcosa di simile al testo seguente non possa precedere le nostre tre firme: "La Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica (in qualsiasi ordine sembri opportuno, essendo noi dispostissimi ad essere gli ultimi) hanno ricevuto da varie fonti la prova delle atrocità, dei massacri, e delle esecuzioni in massa a sangue freddo, che vengono perpetrati dalle forze hitleriane nei molti territori che esse hanno invaso e dai quali sono ora rapidamente espulse. Le brutalità della dominazione nazista non sono cosa nuova; e tutti i popoli o territori nella loro morsa hanno sofferto delle peggiori forme di governo terroristico. Ciò che è nuovo è che molti di questi territori sono ora redenti dalle armate avan-
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zanti delle Potenze liberatrici, e che nella loro disperazione hitleriani e unni, ritirandosi, vanno raddoppiando le loro spietate crudeltà. "Conseguentemente le suddette tre Potenze alleate, parlando nell'interesse delle ;2. Nazioni Unite, qui solennemente dichiarano: "Al momento di concedere qualsiasi armistizio a qualsiasi Governo che possa sorgere in Germania, quegli ufficiali e soldati tedeschi e quei membri del partito nazista che sono stati responsabili o hanno consenzientemente partecipato alle suddette atrocità, massacri ed esecuzioni, verranno rimandati nei Paesi in cui le loro abbominevoli gesta furono compiute, onde possano esservi giudicati e puniti, secondo le leggi di quei Paesi liberati e dei liberi Governi che vi saranno sorti. Liste verranno compilate in ogni possibile particolare da tutti questi Paesi, con speciale riguardo alle regioni invase della Russia, alla Polonia e Cecoslovacchia, alla Jugoslavia, Grecia, Creta e altre isole comprese, alla Norvegia, Danimarca, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Francia e Italia. Cosi quei tedeschi che partecipano alla fucilazione di ufficiali italiani o all'esecuzione di ostaggi francesi, olandesi, belgi e norvegesi, o cli contadini cretesi, o che hanno partecipato ai massacri inflitti al ropolo polacco o nei territori della Repubblica Sovietica, territori che vengono ora sgombrati dal nemico, sapranno d'essere riportati sulla scena dei loro delitti e quivi giudicati dai popoli che essi hanno oltraggiati. Siano, coloro che fino . Jesso non si sono macchiati le mani di sangue innoc ;nte, resi consapevoli di ciò, onde non abbiano a unirsi ai colpevoli, perché certissimamente le tre Potenze alleate li perseguiteranno fino all'estremo capo della terra, e li consegneranno ai loro accusatori, affinché giustizia sia fatta. "La suesposta dichiarazione è senza pregiudizio nel caso dei maggiori criminali, i cui reati non hanno particolare localizzazione geografica. ROOSEVELT STALIN
CHURCHILL''
Se questo o qualcosa di simile (non ho particolari esigenze sulla formulazione) venisse preposto alle nostre tre firme, credo che indurrebbe alcuni di questi furfanti a vergognarsi di farsi coinvolgere in massacri, ora che sanno che la sconfitta è vicina. Sappiamo per esempio che le nostre minacce di rappresaglia per la Polonia hanno portato a un addolcimento delle crudeltà inflitte a quel popolo. Non v'è dubbio che l'uso dell'arma del terrore da parte del nemico impone un ulteriore fardello sui nostri eserciti. Moltissimi tedeschi potranno destarsi a scrupoli mo-
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rali, sapendo che verranno riportati e giudicati nel Paese e forse nella località stessa della loro efferatezza. Raccomando caldamente il principio del luogo dove verranno giudicati, perché suscettibile di esercitare un effetto temperante sul terrorismo nemico. Il Gabinetto britannico condivide guesto principio e guesta tattica.
La proposta fu accettata e appoggiata, dopo pochi scambi verbali. I tre ministri degli Esteri s',erano riuniti ogni giorno, concludendo una vasta somma di affari. I loro accordi vennero registrati in un protocollo segreto, in data 3 novembre. La loro importanza sta nel meccanismo supplementare di collaborazione, che doveva ora essere avviato. Fu deciso di stabilire un Comitato di consiglio europeo a Londra che cominciasse a lavorare sui problemi che sarebbero sorti in Germania e sul continente, quando il regime di Hitler si fosse avvicinato al collasso. Fu questo organismo che tracciò il piano iniziale per la divisione della Germania in zone di occupazione, progetto che doveva causare in seguito gravi problemi. Ma di ciò parleremo piu avanti. Per gli affari italiani, un'altra Commissione di consiglio doveva costituirsi, che avrebbe compreso un rappresentante russo. Doveva esserci uno scambio di informazioni su ogni tentativo di pace avanzata dai satelliti dell'Asse. Gli americani desideravano che una dichiarazione delle quattro Potenze, Cina compresa, che li impegnasse a una condotta unita della guerra « contro quelle Potenze dell'Asse con le quali erano rispettivamente in conflitto », fosse fumata nell'incòntro di Mosca. La cosa fu fatta il 30 ottobre. Infine fu stilato da Eden, e fumato il 2 novembre, un protocollo su un'azione comune tra Russia e Gran Bretagna, nei riguardi dell~ Turchia. Noi avevamo ogni ragione di essere soddisfatti di questi risultati. Molti punti di attrito erano stati eliminati. I passi per un'ulteriore cooperazione erano stati fatti, si era preparata la via a un prossimo incontro dei capi dei tre maggiori Governi alleati, e il punto morto che minacciava la nostra collaborazione con l'Unione Sovietica era stato in parte superato.
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Coloro che avevano partecipato alla conferenza poterono sentire un'atmosfera di gran lunga piu amichevole di quella che fosse mai esistita finora. Uno dei piu noti pittori russi ebbe l'incarico dal suo Governo di ritrarre la conferenza durante una delle sue fasi, ed egli aveva proceduto a bozzetti preliminari dei vari membri delle delegazioni britannica e americana. Non si sa se il quadro sia mai stato completato, ma è certo che non ha ancor visto la luce.
CAPITOLO XVll
LA CONFERENZA A TRE (Gli Alti Comandi)
Urgenza della scelta di un comandante per /"'Overlord" - Noi favoriamo la scelta di J\1.arsha!l - Supposizioni della stampa americana - Mia corrispondenza con Roosevelt 1° e J ottobre - Il Presidente indugia a decidere - Suo desiderio di un comandante in capo che controlli i due teatri di guerra occidentali - Mio telegramma al maresciallo Diii, 3 novembre - Necessità di organizzare un incontro delle tre Potenze - Mio telegram111a a Stalin del 2; settembre e sua risposta, 3 ottobre - Difficoltà di un accordo per una sede adatta - Proposte di Roosevelt - Stalin verrà soltanto a Teheran - Delttsione di Roosevelt ])ifficoltà costituzionali citate - Cerco una discussione preliminare anglo-americana - Mio telegramma al Presidente, 23 ottobre - Sua proposta di visitare il Generalissimo Ciang Kai-scek - Sua proposta di includere i rttssi nei colloqui preliminari - Mia opposizione - Intesa per un incontro - Proposte per un convegno al Cairo - Oppure a Grano - I russi ri.fttttano di parlare col Governo cinese, in qttesta fase - Grande sollievo per me - U Presidente accetta di partecipare all'incontro di Teheran dopo il Cairo.
T A scelta del comandante supremo per l"'Overlord", nostra L entrata in Europa al di là della Manica nel 1944, era urgente. Questo, naturalmente, toccava nel modo piu diretto la condotta· militare della guerra, e sollevava numerosi problemi personali, tanto importanti quanto delicati. Alla conferenza di Quebec, avevo stabilito col Presidente che l"'Overlord" spettasse a un ufficiale americano e ne avevo informato il generale Brooke, a cui avevo precedentemente offerto questo incarico. Seppi dal Presidente che egli intendeva scegliere il generale Marshall, cosa per noi pienamente soddisfacente. Tuttavia, nell'intervallo tra Quebec e il nostro· incontro al Cairo, m'accorsi che il Presidente non aveva ancora preso la sua decisione defi-
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rut1va riguardo a Marshall. Nessun'altra organizzazione poteva naturalmente aver luogo prima che fosse stata presa la decisione principale. Frattanto si era sparsa la voce, sulla stampa americana, che c'era la possibilità di reazioni parlamentari a Londra. L'ammiraglio Leahy, nel suo libro I Was There, a pag. 2.2.7 menziona alcuni riflessi dell'opinione pubblica americana: « Il pubblico » scrive « dedusse che Roosevelt avrebbe nominato Marshall comandante supremo. Ci furono veementi opposizioni a questo passo da parte della stampa. Gli avversari accusarono il Governo di voler dare a Marshall una promozione equivalente a una destituzione; che Roosevelt aveva intenzione di toglierlo da una carica di grande responsabilità per affidargli una missione di scarsa jmportanza; che era tutto un complotto contro Marshall. All'altra estremità si diceva che i capi di Stato Maggiore americani consideravano il Supremo Comando una promozione ed erano gelosi cli Marshall ». Il problema fu discusso tra noi con una certa ampiezza. Io ero desideroso di porre in rilievo la posizione di Marshall in ogni modo, purché l'autorità dei capi di S.M. sia congiunti, sia collegati, non ne fosse menomata. Telegrafai a Hopkins in questo senso alla fìne di settembre: Il Primo Ministro al signor Harry Hopk_ins 26 sette111bre 1943
Ci sono state molte chiacchiere sui giornali sul fatto che Marshall sarà comandante in capo di tutte le truppe in Occidente. Ciò che ho capito da tutti i nostri discorsi è che egli vorrebbe comandare l'operazione "Overlord". Però non sarebbe soltanto comandante di un settore operaùvo: oltre al suo incarico specifico egli potrebbe avere, nei riguardi di tutta la condotta di guerra contro la Germania, la stessa facoltà di controllo che Dill ha nel Comitato dei capi di S.M. collegati, a Washington, sull'intero scacchiere bellico. Noi saremmo lietissimi di vederlo sedere frequentemente coi nostri capi di S.M. con l'intero quadro della situazione squadernato sotto gli occhi. Ma io ho già detto chiaramente che i nostri capi di S.M. dovrebbero piu spesso riunirsi per considerare la nostra situazione dal punto di vista britannico, esattamente come fanno i vostri capi di S.M. quando si riuniscono a Washington. Non può spettargli il prendere decisioni al difuori della sfera dell"'Overlord". Il controllo di tutte le nostre operazioni collegate e del-
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la nostra strategia mondiale deve spettare ai capi di S.M. collegati a \X'ashington, sotto il controllo ultimo dei capi dei loro Governi. Vogliate farmi sapere se vi sia qualche cosa di sbagliato in tutto ciò.
Qualche giorno dopo mi rivolsi al Presidente. z 0 ottobre 1943 1. Sono piuttosto preoccupato del modo in cui i nostri principali cambiamenti in seno agli Alti Comandi vengono resi di pubblica ragione. Fino a oggi nulla è stato propalato qui in Inghilterra, ma quasi ogni giorno dichiarazioni vengono fatte negli S. U. a proposito di Marshall, e senza alcun dubbio vi verranno fatte domande quando il Parlamento si riunirà martedi 12 ottobre. Inoltre sarebbe per me fonte di difficoltà se .la nomina di Marshall al comando supremo in Gran Bretagna dovesse venire annunciata indipendentemente dalla successione di Alexander nel Mediterraneo. Le voci provocano tumulti, come dice un vecchio adagio [Ru!!Jour runs riot], e queste voci vengono alimentate da dichiarazioni accuratamente dosate, e vigilate, come quel!a fatta da Stimson secondo i giornali di oggi. Si dà cosi un'impressione di mistero e di qualche cosa che si vuol tener nascosto. Magnifico boccone per la gente maliziosa. Tutto questo verrebbe liquidato dalla divulgazione d elle precise decisioni a cui siamo giunti. In tutte le circostanze io spero che vediate la convenienza di un annuncio, dato contemporaneamente da entrambi, d ei mutamenti insieme con una dichiarazione che essi entreranno in vigore appena ciò convenga alla situazione militare. 2. Vogliate inoltre considerare le mie difficoltà nelle nomine che si rendono necessarie a questi mutamenti. Per esempio, ho saputo che Marshall amerebbe avere Montgomery come suo rappresentante, o anche di comandare ai suoi ordini le forze di spedizione britanniche nell'"Overford" . Ciò implicherebbe la mia intromissione nel Comando metropolitano, ora tenuto dal generale Paget. Ora, un'occasione si presenta in questo senso, dato che il generale Pownall, già comandante supremo nell'Iraq e in Persia, va con Mountbatten in India come capo di S.M., e io posso mettere Paget nell'Iraq e in Persia. È difficile, e anche pericoloso, lasciar questi Comandi vacanti per un pezzo. ;. Alcuni giornali degli S. U. sembra che abbiano cominciato ad attaccare aspramente Mountbatten, ed egli è stato offeso da articoli telegrafati qui, che lo descrivono come « il principino britannico e il bel figlio che ha cacciato l'illustre veterano MacArthur dalla sua legittima sfera>>. La pubblicità data al Comando del fronte indiano da queste polemiche indurrà naturalmente i giapponesi a rinforzare quella zona, e
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informazioni in questo senso ci sono già state mandate. Ci risulta che un gran numero di corrispondenti si stanno recando o tentano di recarsi dagli Stati Uniti a Delhi, e che tutto ciò è indizio di un prossimo esordio della campagna. D'altra parte le inondazioni e le piogge impediranno naturalmente ogni azione decisiva fino all'anno nuovo. Ma questo non si può dichiarare pubblicamente, senza sollevare d'un peso i giapponesi. La prospettiva di una banda di corrispondenti in lizza a Delhi non è piacevole; e se tutto il possibile fosse fatto per tacitare polemiche e pubblicità in questa zona, ciò sarebbe di grande aiuto alle fortune delle nostre battaglie. 4. Date le circostanze, una precisa dichiarazione di quello che abbiamo stabilito per tutti i teatri di guerra, compresi i comandanti, i loro capi di S.M. e qualcuno degli ufficiali piu elevati, rappresenterebbe, secondo me, un grande vantaggio. Posso, se lo desiderate, stilare questa dichiarazione e sottoporla al vostro giudizio.
Il Presidente rispose:
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro ottobre I943 I giornali, q11i, a cominciare dal gr11ppo Hearst-A1cCor111ick, hanno avuto 1ma vera e propria giornata caV1pale in 1mrito alle cariche di Morshall. Si sono fatti ml/are i ta11Jb11ri a tutto spiano dal resto della stampa, per q1((1/che giorno, 111a ormai si può dire che la cag11ara sia finita. Afi se111bra che, se fossimo costretti a fare dichiarazioni p11bbliche s11i nostri Co1JJandi militari, ftnirelllmo col trovarci ad avere i giomali che dirigono la g11e1-ra. Confido pertanto che non si dica miila in merito alla faccenda, ft11ché /J1tto non sia definitivo. P11ò darsi che la situazione, oltre alle critiche giornalistiche dei nostri avversari politici, esiga 1111a dichiarazione co1111me prima di quanto io preveda, ma per il momento io chiederei caldamente di non dir 1111/la. Concordo con voi che al momento opport11no si debba fare 1111a dichiarazione co111plet,1 SIii Comandi, e comprendo pienamente la vostra sit11C1zio11e in Inghilterra, ma non mi sembra che le vostre difficoltà Stt Co111andi dipmdc11ti nelle varie parti del mondo siano !Jlotivi s11fjicie11ti per fare la dichiarazione principale relativa a 1'1arshall. Farò tutto ciò che è in 111io potere relativamente a lvI01mtbatten, perché 111i rendo conto che tJna parte della nostra stampa lo ha trattato molto 111ale, anche se, in co1J1plesso, egli se la sia cavata benissi1J10. J
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Non v'è dttbbio, a ogni modo, che !'opinione ptJbblica americana approva completamente la sua nomina. Sono d'accordo con voi che non si debba permettere un esagerato ottimismo per la campagna birmana, né in patria, né all'estero. C'è tuttavia la diffusa sensazione che Mountbatten porterà vigorosamente a buon fine tutto quanto gli verrà ordinato. Confido che siate d'accordo con me sul fatto che fa dichiarazione relativa a Marshall non debba per il momento aver luogo. Trovai l'indugio americano nel decidere piuttosto imbarazzante; e il 17 ottobre telegrafai al Presidente : « Mi sembra divenuto necessarissimo prendere una decisione in merito agli Alti Comandi. Se non ci sarà un crollo germanico, la campagna del 1944 sarà di gran lunga la piu pericolosa di quelle da noi intraprese e personalmente sono piu in ansia sul suo esito di quanto non sia stato per quelle del 1941, 1942 o 1943 ». Passarono quasi 1 5 giorni prima che io ricevessi una risposta, e anche allora piuttosto vaga.
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro 30 ottobre 1943
I preparativi per l'"Overlord" mi sembrano essere giunti a una fase in cui ulteriori progressi sono difficili, a meno che e finché il comandante sia nominato. Come sapete, non posso rendere Marshall immediatamente disponibile. Sono tuttavia grandemente desideroso che i preparativi procedano secondo quanto fissato al "Quadrant", con la data finale per il 1° maggio. Penso che voi possiate prendere in considerazione la nomina del rappresentante britannico del supremo comandante l'"Overlord" che, nel ricevere precisamente la stessa misura di aiuto che sarà poi data a Marshall, potrebbe benissimo portare innanzi il lavoro. Se mi è lecito fare qualche proposta, suggerirei la nomina di Porta!, Diii o Brooke. Ai primi di novembre ci accorgemmo che il Presidente e i suoi consiglieri desideravano che il supremo comandante dell'"Overlord" comandasse anche il Mediterraneo e che fosse idea del Presidente che Marshall comandasse i due settori operativi. Presunsi che ciò dovesse aver luogo da un quartier generale
31, Cacciasommergibili sovietici in crociera sul Baltico.
31. Lo strano atteggiamento da paguro di un carro a.t'111ato sovietico, semi-mascherato dentro un'isbà, sul fronte ucraino.
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insediato a Gibilterra. Ritenni necessario clùarire senza indugio la posizione britannica. Poiché in questa fase l'argomento non si addiceva a un diretto scambio di vedute tra me e il Presidente, mi parve opportuno dire al maresciallo di campo sir John Dill di parlarne all'ammiraglio Leahy, capo del Comitato dei C.S.M. americani. Il Primo Ministro al 111aresciallo di ca1JJpo Diii (Washington) 3 nove1JJbre I 9 4} Non dovete lasciare all'ammiraglio Leahy il minimo dubbio che noi si possa mai aderire alla proposta di porre il comando dell' "Overlord" e del Mediterraneo sotto un comandante in capo americano. Questo accordo non sarebbe conforme al principio dello stato di parità che deve essere mantenuto tra i grandi Alleati. Non posso accettare una combinazione dei due Comandi, sotto un solo comandante io capo. Ciò lo porrebbe al disopra dei capi di Stato Maggiore collegati, e comprometterebbe inoltre il controllo costituziona.le dei movimenti di forze, esercitato dal Presidente come capo supremo degli Stati Uniti e dal Primo Ministro in rappresentanza del Gabinetto di Guerra. Io certamente non potrei mai assumermi la responsabilità di un simile accordo. Fino a questo momento siamo riusciti a impedire qualsiasi protesta per il fatto che ci siamo battuti e abbiamo avuto perdite in Tunisia, Sicilia e Italia peninsulare, su basi d'un rapporto da due e mezzo a uno, sebbene noi si serva fedelmente agli ordini di un generale americano. Se dovessi tentar di proporre qualcosa di simile a quanto suggerito sopra, ci sarebbe un'esplosione. A ogni modo ciò non accadrà, finché io ricoprirò l'attuale carica. Potete, a vostra discrezione, rendere edotto di quanto il signor Hopkins.
Il giorno dopo Dill vide Leahy, ponendo in termini molto clùari il mio atteggiamento verso l'unificazione dei Comandi dell"'Overlord" e Mediterraneo. Leahy, sebbene personalmente spiacente, accettò la situazione diclùarando: « Se questa è l'opinione del Primo Ministro, non c'è piu niente da dire». Dill vide anche Hopkins, che rimase, a quanto sembra, similmente « spiacente ». « A ogni modo » disse Dill « Hopkins e Leahy sanno quanto sarebbe inutile ritornare alla carica e io confido che non lo faranno. »
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WINSTON CHURCHILL
Ero appena tornato in patria, dopo le mie visite alla Cittadella, alla Casa Bianca, e a Hyde Park durante la conferenza di Quebec, quando riaffrontai l'argomento di un incontro dei tre capi di Governo, che logicamente segui le conversazioni anglo-americane. In principio vi fu un accordo generale sul fatto che questo incontro era urgente e imperativo; ma nessuno che non abbia vissuto quei giorni può valutare le angosce e le complicazioni che accompagnarono la fissazione del giorno, del luogo, e delle condizioni di questa conferenza, che doveva essere la prima di quelle che poi dovevano intitolarsi ai Tre Grandi. Ne dò qui un completo resoconto, perché i fatti rappresentano almeno una curiosità diplomatica. Mi rivolsi innanzi tutto a Stalin, che io sapevo favorevole all'idea di un convegno a Teheran. Il Primo Ministro al Primo Ministro Stalin 2f
settembre I94J
1. Ho meditato sul nostro incontro dei capi di Governo a Teheran. Si possono prendere buone disposizioni per la sicurezza in questa zona vigilata in modo piuttosto blando. Perciò vi propongo di occuparmi io stesso al Cairo deUa ricerca di comodi alloggi, della sicurezza ecc., cose suscettibili di venire scoperte, nonostante tutti gli sforzi volti a mantenerle segrete, Quindi, forse solo due o tre giorni prima del nostro incontro, noi dovremmo mandare una brigata anglo-russa intorno a una zona adatta a Teheran, nella quale sia compreso l'aeroporto, formando cosi un cordone che non dovrà rompersi fino a quando non avremo finito i nostri colloqui...... Avremo cosi messo una benda sugli occhi della stampa mondfale; e di qualunque altra sgradevole persona che possa non aver per noi quella simpatia che dovrebbe. 2, Propongo inoltre di usare l'espressione "Cairo 3" invece di Teheran, che dovrà essere dimenticata, e anche il nome convenzionale di "E,mk,a" per l'operazione, nome che credo sia greco antico. Se avete idee in proposito, vogliate comunicarmele, e noi potremo poi sottoporle al Presidente. Non gli ho ancora detto nulla di tutto ciò.
La risposta di Stalin fu immediata e favorevole.
LA CAMPAGNA D'ITALIA
Il Primo Ministro Stalin al Primo lv[inistro Ch11rchill J ottobre I94J Non ho obiezioni ai preparativi di diversione che intendete attuare al Cairo. In merito alla vostra proposta di mandare brigate inglesi e r11sse nella regione di "Cairo 3'', parecchi giorni prin1.1 del nostro incontro in q11ella città, rite11go q11esta mis11ra 11011 conveniente, perché provocherebbe 11n'emozione imiti/e e Sl!Jaschererebbe i preparativi. Propongo che ogmmo di noi porti con sé st1ffìcienti forze di polizia. Secondo me questo dovrebbe bastare per garantire q11esta sic11rezza. In realtà, poi, un cordone completo fu stabilito e le forze militari e di polizia impiegate> specialmente dai russi, furono di parecchie migliaia di uomini.
Poiché non potevo essere certo che al Presidente fosse concesso dai suoi consiglieri di recarsi a Teheran, per motivi di sicurezza, proposi delle soluzioni alternative. Una di queste fu un accampamento nel deserto presso la Scuola di addestramento aereo di Habbaniya, che s'era cosi brillantemente difesa nel 1941. Qui saremmo stati assolutamente tra noi e in sicurezza perfetta e il Presidente non avrebbe avuto difficoltà a giungervi in volo, in poche ore, dal Cairo. Telegrafai pertanto a lui questa proposta. L'ex-Marinaio al Presidente Roosevelt r4 ollobre IJJ4J M'è venuta un'altra idea sull"' &rek,o", che io ho pregato Eden di sottoporre allo zio Joe, prima di sottoporla a voi, in caso d'accettazione da parte dello zio Joe. C'è una località nel deserto, alla quale do ora il nome di "Cipro", ma il cui vero nome è Habbaniya. Sarebbe per voi un viaggio molto piu facile e di ben poco più lungo per lo zio Joe. Potremmo rizzare tre accampamenti e starvi comodamente in isolamento e sicu_rezza perfetti. Entrerò in particolari, in caso di accordo
WINSTON CHURCHILL
da parte della Trinità. Date un'occhiata, frattanto, a San Matteo, cap. 17, verso 4.
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro IF ottobre 1943
Ho mandato il seguente telegramma allo zio ]oe e penso che la vostra idea sia eccellente. San Pietro talvolta aveva vere ispirazioni. Mi piace l'idea di tre tabernacoli. Ne potremo aggitmgere un altro piu tardi per il vostro vecchio amico Ciang. "Il problema della mia andata a Teheran si sta facendo cosi grave che penso di dovervi dire francamente che per motivi costituzionali non posso correrne il rischio. Il Congresso sarà in sessione. Nuove leggi e nuove mozioni dovranno essere poste in vigore da me, dopo essere state approvate ed essere riproposte materialmente al Congresso, prima dello scadere di dieci giorni. Nulla di tutto ciò pttò essere fatto per radio o telegrafo. Teheran è troppo lontana per darmi la certezza ch'io possa far onore ai miei impegni. La possibilità di ritardi, causa le montagne, tanto nell'andata quanto nel ritorno, è quasi certa. Sappiamo per esperienza che gli aerei, nell'una e nel/'altra direzione, vengono spesso trattenuti per tre o quattro giorni...... "Il Cairo è città attraente sotto molti aspetti e so che vi si trovano un albergo e alctJne ville fuori del/'abitato, presso le Piramidi, in cui si potrebbe essere completamente isolati. "Asmara, ex-capitale italiana dell'Eritrea, ha fama di possedere magnifici palazzi e un campo d'aviazione eccellente in qualunque stagione del/' anno. "C'è inoltre la possibilità di un incontro in qualche porto del Mediterraneo orientale, avendo ognuno di noi una nave a disposizione ...... Un'altra proposta riguarda i pressi di Bagdad...... "A ogni modo ritengo che la stampa debba essere completamente esclttsa, e tutta la località circondata da un cordone, cosi che noi non saremmo disturbati in nessun modo. "Attribuisco grandissima importanza alle conversazioni private e personali che avremo voi, Churchill e io, poiché da esse molto dipenderanno le speranze del mondo futuro. " La vostra prolungata iniziativa sull'intero fronte ci rincuora tutti."
LA CAMPAGNA D'ITALIA
Il PritJJo Ministro al Presidente Roosevelt
Io ottobre I94)
Approvo completamente il telegranuna che avete mandato allo zio Joe, relativamente a "E11rek,a". Fatemi sapere la sua risposta.
Ma Stalin fu incrollabile nei riguardi di Teheran.
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro 2r ottobre r943
Ieri sera ho ricevuto il seguente dallo zio Joe: " ...... Sfortttnatamente nessuno dei luoghi proposti invece di Teheran mi conviene. E diventato evidente, dttrante le operazioni delle forze sovietiche nel 'estate e l'autunno di qttest'anno, che la campagna estiva potrebbe trasformar si in una campagna invernale e le nostre truppe continuare la loro offensiva contro l'esercito germanico. Tutti i miei colleghi ritengono che queste operazioni richiedano i miei personali contatti col Comando e direttive quotidiane da parte del comandante supremo. Le condizioni sono migliori a Teheran, dove comunicazioni telegrafiche e telefoniche con Mosca sono possibili. Cosa che non si può dire invece delle altre località. I miei colleghi insistono perché Teheran sia scelta come sede della riunione. "Accetto la vostra proposta di una data possibile per il 20 o 2; novembre e sono d'accordo che i rappresentanti della stampa siano esclusi dalla conferenza. "Confido che molta buona volontà sarà posta in atto, mediante la diretta partecipazione alla riunione di Mosca del signor Hull, giunto sano e salvo a Mosca." Il Presidente aveva risposto:
Mi addolora il vostro messaggio ricevuto oggi riguardo il nostro incontro. Comprendo pienamente le ragioni da voi addotte per le direttive quotidiane da parte del Comando Supremo e dei vostri contatti personafi coi comandi militari, tutte cose che portano fmtti cosi straordinari...... Vorrei comprendeste che ci sono altri argomenti d'importanza vitale
WINS'I'ON CHURCHILL
che, nel Governo costitt1zionale americano, rappresentano obblighi fissi da parte mia che io non ho il potere di cambiare. La nostra Costituzione esige che il Presidente svolga la sua attività legislativa entro dieci giorni dall'approvazione in Parlamento di queste leggi. Questo significa che il Presidente deve ricevere e restituire al Congresso, con la sua approvazione o il s110 veto scritti, i documenti materiali entro quel periodo. Io non posso, come vi ho già detto, svolgere questa attività per telegrafo o per radio. Il guaio di Teheran è il semplice fatto che le rotte aeree per quella città sopra le montagne rendono spesso il volo assolutamente impossibile per vari giorni di seguito. Questo è un doppio rischio, innanzi tutto per l'aereo che dovrebbe trasportare i documenti da Washington, poi per l'aeroplano che dovrebbe riportare gli stessi documenti al Congresso. Con rammarico, come Capo della Nazione, devo dire essermi impossibile recarmi in un luogo dove non posso adempiere ai miei obblighi costituzionali. Posso assumere i rischi del volo per i dommenti sopra zone pianeggianti e fino al golfo Persico, mediante un sistema di tappe aeree, ma non mi posso ass111nere i ritardi nei voli da e per l'altopiano tra le montagne in mi si trova Teheran. Pertanto, con molto ram1narico, debbo dirvi di non poter andare a Teheran, e in questo i membri del mio Gabinetto e i ca_pi del corpo legislativo sono totalmente concordi. Il Presidente propose Bassora. Non mi soffermo neppure un istante a considerare il fatto che dal territorio degli S. U. io dovrei percorrere qttasi diecimila chilometri e voi non piu di mille dal territorio russo. Sarei felice di percorrere una distanza dieci volte maggiore per incontrarvi, se non fosse che io debbo reggere un Governo costituzionale vecchio di pitl che centocinquant'anni...... Vi prego di ricordare ch'io pure ho grandi obblighi verso il mio Governo e per il mantenimento dello sforzo bellico americano nella sua integrità. Come vi ho già detto attribuisco al nostro incontro la piu grande importanza, non soltanto per i nostri popoli oggi, ma anche per i nostri popoli in rapporto a un mondo pacifico per intere generazioni a venire. Sarebbe considerato una tragedia dalle future generazioni che voi, io e il signor Churchill si sia venuti meno oggi, per poche centinaia di miglia......
LA CAMPAGNA D'ITALIA
Eden era ancora a Mosca e stava facendo il possibile per strappare a Stalin una località e una data di incontro che fossero di comune soddisfazione, per lui e per il Presidente. Era chiaro che Stalin avrebbe insistito a favore di Teheran, e, sebbene non fosse affatto certo che il Presidente si lasciasse convincere a recarvisi, io cominciai a studiare il piano dell'incontro. Parecclù gravi aspetti della conferenza imminente assorbivano la mia attenzione. Ritenevo della massima importanza che gli Stati Maggiori britannico e americano e, al disopra di essi, il Presidente e io, raggiungessimo un accordo generale sulla condotta dell"'Overlord" e i suoi riflessi sul Mediterraneo. Il complesso delle forze armate oltremare dei nostri due Paesi sarebbe stato completamente assorbito e le forze britanniche dovevano essere pari a quelle americane, agli inizi dell'"Overlord", il doppio di quelle americane in Italia, e di tre volte superiori al resto delle truppe nel Mediterraneo. Era di certo necessario raggiungere un accordo preciso prima i . rappresentanti sovietici, sia politici, sia militari, a di invitare . raggiungerci. Suggerii perciò questo piano al Presidente.
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro 22
ottobre I94J
I. .. .. . . Dovrebbe esservi tempo sujjiciente per analizzare i risultati dell'attuale. conferenza di Mosca e anche, a mio avviso, la prossima conferenza che abbiamo in progetto. Il nostro organizzare un incontro, mentre la conferenza di Mosca è ancora in corso, o per lo meno prima che i suoi risultati possano venire attentamente studiati, avrebbe probabilmente sfavorevoli conseguenze in Rttssia. 2. Covm1issioni miste degli Uffici Studi e Operazioni stanno ora elaborando un piano generale per la sconfitta del Giappone. E importante che questo lavoro venga ttltimato e i rispettivi capi di Stato Maggiore abbiano occasione di esatninarlo prima di ttna rùmione generale. 3. Alcuni piani di massima, studiati da Eisenhower e dai comandanti
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WINSTON CHURCHILL
del Pacifico relativamente a operazioni approvate a Q11ebec, debbono essere esa,ninati il z0 novembre e meritano 11na certa attenzione prima che giunga il momento di un incontro generale ...... Il Presidente in questo modo mostrava di favorire l'idea, ma non le date previste. S'andava affermando un'opinione fortemente radicata nei circoli governativi americani, volta a conquistare la fiducia dei russi anche a spese della coordinazione dello sforzo bellico anglo-americano. Ritornai perciò alla carica. Ritenevo della massima importanza il doverci incontrare coi russi con una visione precisa e concorde, tanto dei problemi piu importanti deU"'Overlord", quanto sulla questione dei Cc.mandi Supremi. L'ex-Marinaio al Presidente Roosevelt
2; ollobre 194; 1 . I russi non dovrebbero offendersi se gli americani e gli inglesi concertassero in stretto accordo le grandiose operazioni che hanno in progetto per il 1944 su fronti ove truppe russe non saranno in azione. E neppure penso che noi si debba incontrarci con Stalin, se mai quell'incontro potrà venire fissato, senza esserci prima intesi sulle operazioni anglo-americane. 2.. Per me andrebbe bene il 1 5 novembre, se questa è la data che conviene al vostro Stato Maggiore. Ritenevo che gli S.M. dovessero lavorare insieme per qualche giorno, prima del vostro e del mio arrivo, diciamo il 18 o il 19, e che poi noi avremmo potuto recarci insieme all"'Bllrek,a". Non so ancora se dovrà essere il 2.0 o il 2.5 novembre. Non m'ero immaginato che l"'Eurek,a" richiedesse piu di tre o quattro giorni o che numerose commissioni tecniche avessero a parteciparvi. 3. Il 15 di novembre sarebbe a novanta giorni dagli inizi della nostra conferenza di Quebec. In questi novanta giorni eventi di prima grandezza si sono verificati. Mussolini è caduto; l'Italia ha capitolato e la flotta è venuta a noi; noi abbiamo occupato l'Italia meridionale e ora marciamo su Roma con buone prospetti ve di successo. I tedeschi vanno raccogliendo 2.5 e anche piu divisioni in Italia e nella valle Padana. Tutti questi sono futti nuovi. 4. ...... La stessa data dell"'Overlord" fu fissata dividendo a metà le divergenze di opinioni tra gli americani e gli inglesi. È dubbio che, tanto le forze che andiamo raccogliendo in Italia, quanto quelle dispo·
LA CAMPAGNA D'ITALIA
nibili per un'operazione "01'eriord" da iniziarsi in maggio, siano all'altezza dei compiti loro richiesti. 5. I Comandi britannici e i miei colleghi e io pensiamo tutti che questa situazione esiga un nuovo esame e che debbano essere nominati e presenti i comandanti dei nostri due fronti. In osservanza delle decisioni di Quebec, abbiamo già preparato il trasferimento in Inghilterra di due delle nostre migliori divisioni, la 5oa e la 518 , attualmente in Sicilia. Cosi esse non possono avere parte alcuna nella battaglia d'Italia a cui sono state tanto vicine; né entreranno in azione per altri sette mesi, e anche allora soltanto se si realizzeranno certe particolari condizioni. Ai primi di novembre si dovrà prendere una decisione per il trasferimento dei mezzi da sbarco dal Mediterraneo all"'Overlord". Ciò mutilerà le operazioni nel .Mediterraneo, senza che i suddetti mezzi da sbarco abbiano a influire ancora per parecchi mesi sugli eventi altrove. Noi restiamo fedeli a quanto convenuto a Quebec, ma non mi sembra che quanto convenuto debba venire interpretato rigidamente, senza venire riesaminato alla luce dei rapidj mutamenti che la guerra determina. 6. Personalmente ritengo che, se faremo gravi errori nella campagna del 1944, potremo dare a Hitler l'occasione di una ripresa impressionante. Il generale tedesco von Thoma, che è stato fatto prigioniero, è stato sentito dire: « La nostra sola speranza è che loro vengano là dove noi possiamo usare l'esercito contro di loro ». Tutto questo rivela la necessità della massima cura e del massimo spirito di preveggenza, nei nostri preparativi, il piu attento sincronismo fra i due settori operativi e l'urgenza di raccogliere le piu grandi forze possibili per entrambe le operazioni, segnatamente !"'Overlord". Non dubito della nostra capacità di sbarcare e schierare le nostre forze nelle condizioni sopra dette. ;\ia mi preoccupano profondamente il ritmo con cui affluiscono i rinforzi e la situazione che può determinarsi fra il 30° e il 60° giorno dallo sbarco. Sono certo che il vasto movimento di truppe americane nel Regno Unito e la composizione delle unità combattenti esigano un attento esame da parte del comandante che dirigerà l"'Ozerlord". D esidero che i due Alti Comandi vengano fissati in modo accetta· bile dai nostri due Paesi, dopo di che potranno venir stabiliti i Comandi subalterni, essi pure della massima importanza. Ripeto di avere la massima fiducia nel generale Marshall e che, se avrà il comando dell"'Oierlord", noi inglesi lo aiuteremo fino all'estremo della nostra vita e delle nostre forze. Mio caro amico, questa è la cosa piu grande che mai abbiamo tentato e non sono sicuro che abbiamo finora preso tutte le misure necessarie a conferirle le migliori probabilità di successo..Mi sembra di brancolare nel buio, attualmente, e di essere incapace di
WINS1'0N CHURCHILL
pensare o di agire con l'audacia necessaria. È per tutte queste ragioni che io desidero la convocazione della conferenza al piu presto. 7. Tutto quanto mi dite sui piani per Eisenhower e i comandanti del Pacifico, da esaminarsi il 1° novembre, armonizzerebbe con una conferenza da tenersi il 15 novembre al piu tardi. Non so per quando riteniate che il piano a lunga scadenza per la disfatta del Giappone possa essere ultimato e studiato dai nostri rispettivi capi di Stato Maggiore. Non credo che le decisioni piu urgenti a cui mi sono riferito sopra debbano essere subordinate a questo progetto a lunga scadenza della guerra contro il Giappone, che, comunque, deve essere spinto innanzi con la massima energia. 8. Spero che riterrete che queste ragioni per una conferenza angloamericana siano fondate. Non possiamo decidere in definitiva, finché non riceviamo una risposta dallo zio Joe. Qualora l'incontro di Teheran non fosse possibile, diviene ancora piu necessario che noi ci si riunisca alla luce delle informazioni che ci giungono dalla conferenza di Mosca. M'aspetto che Eden torni in Inghilterra prima della fine del mese, e io stesso sono pronto a partire in qualunque momento, dopo la prima settimana di novembre. 9. Sono certo che condividerete il mio sollievo per il fatto che Lero è riuscita fino a questo momento a resistere. « I cani mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. »
Prima di rispondere a questa proposta, il Presidente mi mandò il seguente messaggio, che mostrava come egli non avesse ancora deciso di accettare l'idea di recarsi a Teheran.
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro
2; ottobre 1943 E una nuisenza (r) aver l'influenza. Mcintire dice che avrei bisogno d'un viaggio di mare. Nessuna notizia ancora dallo zio ]oe. S'egli è irremovibile, che cosa penserà di voi e me che c'incontriamo con poco seguito nel Nord Africa o anche alle Piramidi e verso la fine dei colloqui invitiamo il Generalissimo Ciang Kai-scek a unirsi (1) Scherzosamente, Roosevelt inventa una specie di termine itali.ano in sostitu ziooc di quello inglese (1tuisantt), per farlo rimare con influenza, che in inglese si scrive come in italiano. (N.d.T.)
LA C.AJ.\.fPAGNA D'ITALIA
331 a noi due per due o tre giorni? Nello stesso tempo potremmo chiedere allo zio ]oe di mandare alla nostra conferenza Molotov. I nostri propongono il 20 novembre. Due giorni dopo egli mi mandò il suo parere sull'idea da me avanzata di un incontro preliminare dei capi di Stato Maggiore collegati.
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro 27 ottobre I94}
La conferenza di Mosca sembra essere un autentico inizio di collaborazione anglo-russo-americana, che dovrebbe portare al piu presto alla disfatta di Hitler ...... Propose poi di mandare a Stalin il seguente:
Vi abbiamo tenuto informato fino a qttesto mo11Jento dei risultati delle conferenze dei nostri Stati Maggiori collegati. Porse vi parrà opportuno che un rappresentante militare russo partecipi a tali colloqui in merito alle operazioni anglo-americane e prenda nota delle decisioni. Egli sarebbe libero di fare tutti quei commenti e quelle proposte che voi poteste desiderare. Questo accomodamento permetterebbe a voi e al vostro Stato Maggiore pit, rapide e dirette infonnazioni su q11este sedute...... La proposta mi allarmò profondamente. L'ex-Marinaio al Presidente Roosevelt 27 ottobre I91J 1. Come voi mi rallegro dei buoni progressi compiuti a Mosca e nutro grandi speranze che si possa combinare l'"Ei,rek,a" . .z. Depreco l'idea di invitare un rappresentante militare russo alle riunioni dei nostri Stati Maggiori. A meno che egli non intenda e non parli l'inglese, indugi e ritardi diverrebbero intollerabili. Non so se esisfa un alto ufficiale dell'esercito russo in grado di parlare inglese. Questo rappresentante non avrebbe altra autorità di parlare se non in base a precise istruzioni ,ricevute. Non farebbe altro che abbaiare, chiedendo il secondo fronte al piu presto, e impedendo ogni altra discussione.
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WINSTON CHURCHILL
Dato che essi non ci dicono nulla dei loro movimenti, non credo che noi si debba aprir loro questa porta, poiché ciò probabilmente li porterebbe a volere osservatori in ogni futura riunione e tutte le discussioni tra noi verrebbero paralizzate. Noi avremo tra brevissimo tempo sei o settecentomila soldati e aviatori tra inglesi e americani in Italia, e stiamo studiando la grande operazione dell'"Overlord". Non ci sarà un solo soldato russo né in questa, né in quelle. D'altra parte le nostre sorti dipendono dalle suddette operazioni. Ritengo nostro fondamentale diritto riunirci per accordarci sui movimenti dei nostri due eserciti. Finora abbiamo prosperato magnificamente, ma ora sento che il 1944 è denso di pericolo. Profonde divergenze possono svilupparsi tra noi, e indurci a gravi errori; oppure possiamo scendere a compromessi e finire tra due macine. La sola speranza è la fiducia e l'amicizia stabilitesi tra noi e tra i nostri Alti Comandi . Se dovessero spezzarsi dispererei dell'immediato futuro ...... Non ho bisogno di dire che i capi di S.M. britannici condividono pienamente queste vedute. Debbo aggiungere che io sono piu in ansia per la campagna del 1944 che per ogni altra in cui mi sia trovato.
Il Presidente non aveva ancora deciso se recarsi a Teheran e forti pressioni venivano esercitate su di lui nei circoli politici americani e veniva citata la Costituzione degli Stati Uniti nei suoi riguardi. Io comprendevo appieno le sue difficoltà. Ii Primo Ministro al Presidente Roosevelt JO ottobre r943 Vi vedrò al Cairo il giorno 20, come voi proponete, e, se me lo permetterete, mi assumerò la responsabilità di prendere tutte le disposizioni per la vostra sicurezza e il vostro benessere, disposizioni a noi spettanti come Potenza occupante. Casey ha avuto in prestito una bella vilJa, che io stesso ho visto, e che non dubito sarà di vostro gradimento. È a un paio di chilometri dalle Piramidi e la circondano boschi che garantiscono un perfetto isolamento. Vi si può giungere dall'aeroporto in una ventina di minuti, senza <lover attraversa.re l'abitato. Tutta la zona può essere facilmente protetta da un cordone di truppe britanniche. Vi sono alcune interessantissime gite nel deserto che potremmo fare insieme. Non ho dubbi che Casey sarebbe incantato di mettere la villa a vostra disposizione. Io mi fermerò probabilmente ail'.Amba-
LA CAMPAGNA D'ITALIA
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sciata britannica al Cairo, che si trova forse a una ventina di minuti di distanza, ma può darsi che si possa disporre per rimanere entrambi nella zona delle Piramidi. Credo che anche il vostro signor K.irk abbia una bellissima casa. Esistono al Cairo tutte le possibilità per gli Stati Maggiori al completo, d'alloggio e di riunione, e inoltre potranno venire alla vostra v.illa, ogni qual volta lo desideriate. Se questo piano sarà di vostro gradimento, disporrò immediatamente per tutti i preparativi del caso, e poi voi potreste mandare un ufficiale ad assicurarsi che tutto sia di vostro gusto..... .
I nostri piani cominciavano ora a prender forma.
Il Presidente Roosevelt al Primo Ministro JI ottobre I943
La partenza di Hull da Mosca ha significato Jer lui un ritardo di due giorni nel tornare in patria. E essenziale ch'io lo veda prima ch'io stesso parta. Avevo sperato di poter passare tre giorni nel/'Africa settentrionale prima di raggitmgere il Cairo. Potrò ttJttavia sbrigare alcuni degli affari nord-africani e italiani durante il viaggio di ritorno. Spero perciò di arrivare al Cairo il giorno 20, prendendo l'aereo appena sbarcato. Ma se il vento e il tempo in generale fossero sfavorevoli, potrei non arrivare al Cairo prima del 22. Penso che la mia nave mi porterà a Orano. Grazie infinite dei vostri buoni uffici per il Cairo, che accetto con piacere. Se complicazioni dovessero sorgervi, potremo na!ttralmente incontrarci ad Alessandria, con gli Stati Maggiori alloggiati a terra e noi sulle nostre rispettive navi. Telegrafo al Generalissimo Ciang Kai-scek onde si accinga a incontrarsi con noi nei dintorni del Cairo verso il 2; novembre. Il Primo Ministro al Presidente )I
ottobre I943
Tutto sarà pronto per l'operazione "Sextant" (1) dal 2.0 in poi, e il colonnello Warden attenderà l'Ammiraglio Q e anche Celestes (2.) al convegno. Nessuna difficoltà per la sistemazione degli Stati Maggiori. (1) Nome convenzionale per la conferenza tra Inghilterra, Sl:llti Uniti e Cina. (2) Il sottoscritto, il Presidente Roosevelt e il Generalissimo.
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WINSTON CHURCHILL
Eden mi disse che non c'era verso di smuovere Stalin dalla sua idea di Teheran. Feci dunque ogni sforzo per spianare la strada. Il Primo Ministro al generale Ismay (Mosca) 1° novembre 1943
Il motivo che impedisce il triplice incontro a "Cairo Tre" sembra essere l'eventuale interruzione della linea aerea sulle montagne tra il Cairo e "Cairo Tre", ponendo cosi l'Ammiraglio Q costituzionalmente senza contatti per l'invio di documenti. Vogliate informarvi della situazione meteorologica in quella zona e inoltre farmi sapere se vi sia una strada che da Teheran penetra in Siria e quanto tempo un'automobile impiegherebbe a percorrerla con documenti, che potrebbero poi continuare per aereo a sud delle montagne. Se potessi convincere l'Ammiraglio Q che non vi sarebbero interruzioni di sorta nel movimento dei dispacci, il nostro piano originario sarebbe forse ancora valido.
Tentai ora un ultimo espediente: che il Presidente e io ci incontr~ssimo a Orano a bordo delle nostre rispettive corazzate e i due Stati Maggiori avessero una consultazione preliminare di quattro giorni a Malta. Non vi riuscii, ma il Presidente decise di imbarcarsi sulla sua corazzata. Propose ora che i capi di Stato Maggiore collegati si incontrassero al Cairo prima che qualsiasi contatto venisse stabilito coi russi o col Generalissimo cinese, per la cui presenza al Cairo Roosevelt aveva tanto insistito. Ma la prima data possibile per un incontro dei capi di Stato Maggiore congiunti non poteva essere che il 22 novembre. Gli americani proponevano che la delegazione cinese arrivasse quel giorno, e la sua presenza avrebbe inevitabilmente condotto a una sua partecipazione ai nostri colloqui. Venni poi a sapere da via indiretta che il Presidente stava invitando nello stesso tempo al Cairo anche Molotov. Inviai perciò il seguente messaggio al Presidente: Il Primo Ministro al Presidente Roosevelt 11
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x. C'è stato a quanto sembra un malinteso quanto mai spiacevole. Avevo creduto dal vostro telegramma che gli Stati Maggiori britan-
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nico e americano avrebbero avuto "parecchie riunioni" prima d'essere raggiunti dai russi o dai cinesi. Ma ora sento dall'ambasciatore Clark Kerr che il 9 novembre l'ambasciatore americano a Mosca ha consegnato a Stalin un vostro messaggio con l'invito per Monsieur Molotov di recarsi al Cairo il 22 novembre con un rappresentante militare. Il 22 novembre è tuttavia il primo giorno in cui gli Stati Maggiori potranno mettersi in contatto. Chiedo pertanto che la data dell'arrivo di Molotov e del suo rappresentante militare sia posposta almeno fino al 25 novembre. 2. Sono molto lieto di sapere sempre dall'ambasciatore Clark Kerr che contate di recarvi il 26 novembre a Teheran. Avrei forse preferito che vi fosse stato possibile comunicarmelo direttamente.
Era mio desiderio che le discussioni avessero tre fasi: la prima, un'ampia intesa generale anglo-americana al Cairo; la seconda, una conferenza suprema fra i tre capi 'di Governo delle tre maggiori Potenze a Teheran; la terza, di ritorno al Cairo, dibattiti su questioni puramente anglo-americane relativamente al teatro di guerra .indiano e all'Oceano Indiano, ch'era certo urgente. Non volevo che il poco tempo a nostra disposizione fosse assorbito da quelli che dopo tutto erano problemi di secondaria importanza, quando la decisione da cui dipendeva il corso dell'intera guerra esigeva un accordo almeno provvisorio. Mi sembrava anche poco opportuno che i sovietici dovessero formalmente partecipare alla conferenza insieme col Governo cinese, quando non avevano dichiarato guerra al Giappone. « E molto difficile » scrissi a Stalin il giorno r r « giungere a soluzioni attraverso una corrispondenza triangolare, soprattutto quando ci si muova per mare e per aria. » Alcune difficoltà, fortunatamente, si annullarono reciprocamente. Il Presidente Roosevelt al Primo lvf.inistro 12 novembre 1943 Ho appena saputo che lo zio Joe verrà a Teheran ...... Gfi h~ telegrafato ùmmdiatamente che ho sistemato la faccenda costttuzional~, qui, e che perciò mi recherò a Teheran per tm breve inc~ntro co~ lut. Gli ho espresso tutta la mia soddisfazione. Si conchiude cosi una
WINSTON CHURCHILL
sit11azione dijjicilissù11a e m •do che noi si possa essere soddisfatti. Per quanto rig11arda il Cairo, ho sempre sostet111to, come sapete, che sarebbe stato 1m errore gravissimo se lo zio Joe avesse cred11to che ci sia!JJO accordati alle s11e spalle s11 problemi di carattere militare. N egli i11contri prelimjnari del Cairo gli Stati }.faggiori collegati si troveranno, come sapete, nella fase dei progetti. Questo è IJ1tto. Non sarà 1m danno né per voi né per me, se Aiolotov e 1m rappresentante militare sovietico si troveranno essi p11re al Cairo. Non s'accorgeranno di essere ''p6rtati per mano". Non avranno con sé né Stato Maggiore né Ufficio Operazioni. Portiamoli p11re nelle alte sfere. Solo cinq11e ore fa ho ricevuto il telegra,nma dello zio Joe con la conferma di Teheran. Senza dubbio Molotov e il rappresentante r.:ilitare vi giungeranno con noi tra il 27 e il 30, e dopo che avremo conchiuso le nostre conversazioni con lo zio Joe torneranno con noi al Cairo, aggiungendo forse rma delegazione all'unico rappresentante militare che ha accompagnato 1'10/otov nel primo viaggio. Ritengo essenziale chJ q11esto programma venga eseguito. Posso assicurarvi che non ci saranno di/Jicoltà. Sono ~ppena partito. Felice sbarco a lt1tt'e d11e. Il Primo Mi11islro al Presidente Roosevelt r2
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1. Sono molto lieto che siate riuscito a superare le difficoltà costituzionali e che il nostro incontro sia definitivamente deciso. Questo è un gran passo innanzi. 2. I capi di Stato Maggiore sono però molto preoccupati per gli accordi da voi presi per le conversazioni di carattere militare, e io condivido i loro timori. Dal vostro messaggio avevo creduto che gli Stati Maggiori inglese e americano avrebbero avuto "molte riunioni" prima di inconu:arsi coi russi o i cinesi. Considero sempre ciò assolutamente essenziale, tenuto conto dei problemi che bisognerà risolvere. Nessuna obiezione a che voi e io si veda Molotov prima del nostro incontro con lo zio Joe, ma la presenza di un osservatore militare sovietico in una fase cosi prematura della conferenza può causare seri imbarazzi. Il Governo di Sua Maestà non può rinunciare ai suoi diritti a piene e franche discussioni con voi e i vostri ufficiali sulla questione dominante dei nostri eserciti interconnessi. Un osservatore sovietico non può essere ammesso ad assistere alle conversazioni intime che i nostri capi di Stato Maggiore debbono avere, e la sua esclusione può essere
LA CAMPAGNA D'ITALIA
337 facilmente interpretata come un'offesa. Nessuna di queste obiezioni vale per la conferenza dei tre Stati Maggiori ch'io ho proposto debba aver luogo a suo tempo.
Alla fine questo pericolo fu allontanato dall'invito del Presidente a Ciang Kai-scek. Nulla al mondo avrebbe indotto Stalin a compromettere i suoi rapporti coi giapponesi partecipando a una conferenza a quattro coi loro tre nemici. Non si parlò piu quindi di rappresentanti sovietici al Cairo. E ciò fu per me un gran sollievo. Ma era costato caro.
Il Primo Ministro Stalin ai Prù110 Ministro Ch11rchifi I2
novembre r943
Sebbene io abbia scritto ai Presidente che il signor Molotov sarebbe ventilo al Cairo il 22 novevibre, debbo dire tuttavia che per motivi di grave nat11ra il signor Molotov, con mio rincrescimento, non p11ò venire al Cairo. Sarà in grado di venire a Teheran alla fine di novembre insie!)Je con me. Parecchi militari, inoltre, ci accompagneranno. E piu che ragionevole che 11n incontro dei capi di tre Governi soltanto debba aver fttogo a Teheran, come è stato convenuto. Là dovrà essere assolt1tamente escl11sa fa partecipazione dei rappresentanti di q1111lsiasi altra Potenza. At1g11ro ogni sHccesso al vostro incontro coi cinesi in merito alla sitt1azione in Estremo Oriente. Fu cosi che i nostri accordi assunsero forma definita, e noi partimmo per il nostro viaggio. FINE DEL PRIMO VOLUME DELLA QUINTA PARTE
22.
A PP EN D IC I AL PRIMO VOLUME DELLA QUINTA PARTE
A) Elenco dei nomi convenzionali.
B) Note e telegrammi personali del Primo Ministro, periodo gittgno - ottobre I94}· C) Totale mensile delle perdite di naviglio alleato e netttrale a opera del nemico.
D) Indice della dislocazione delle divisioni italiane e tedesche, 8 settembre I94}·
APPENDICE A
ELENCO DEI NOl'YIT CONVENZIONALI ACCOLADE ADMIRAL Q. ANAKIM ANVIL AVALANCHE BAYTOWN
BO:MBARDON BuCCA>"IEER COLONEL \Y/ARDEN CuLVERIN EUREKA GEE
GoosEBERRY HABBAKUK HERCULES HusKv ]UPITER
Lrw MULBERRY
OBOE OVERLORD PENITENT PHOENIX PrGSTICK PLOUGH FORCE PLUTO QUADRANT
ROUND-UP SATURN SEXTANT
SHINGLE SLEDGEHAMMER STRANGLE
TENTACLE
Operazioni nell'Egeo. Presidente Roosevelt. Riconquista della Birmania. Sbarchi alleati nella Francia meridionale, 1944. Attacco anfibio su Napoli (Salerno). Attacco oltre lo Stretto di Messina. Frangiflutti esterno d'acciaio in uso nei porti artificiali. Operazione contro le isole Andamane. Il Primo Ministro Churchill. Operazioni contro Sumatra settentrionale. La Conferenza di Teheran, I 943. Apparecchio radar per la navigazione dei bombardieri. Frangiflutti nei porti artificiali. Portaerei galleggiante di ghiaccio. Conquista di Rodi. Conquista della Sicilia. Operazioni nella Norvegia settentrionale. Frangiflutti nei porti artificiali. Porto artificiale. Invenzione per il bombardamento notturno. Liberazione della Francia, 1944. Operazioni contro la costa dalmata. Cassone di cemento nei porti artificiali. Sbarchi dietro le posizioni giapponesi a sud della penisola di Mayu, sulla costa di Arak (Birmania). Corpo speciale per operazioni combinate. Oleodotto attraverso la Manica. La Conferenza di Quebec, 1943. Piano per la liberazione della Francia nel 1943 . Stanziamento di forze alleate in Turchia, 1943. Conferenza del Cairo, 1943. Operazione anfibia a sud di Roma (Anzio). Piano d'attacco su Brest o Cherbourg nel 1942. Attacco aereo sulle linee ferroviarie dell'Italia settentrionale. Aeroporto galleggiante, costituito in gran patte di cemento.
WINSTON CHURCHILL
ToRCH TRIDENT
TunB ALLoY WHALB
Wrnoow ZIP
Invasione alleata dell'Africa settentrionale francese, 1 942.. La Conferenza cli Washington, 1943. Ricerche sulla bomba atomica. Molo galleggiante nei porti artificiali. Striscioline di stagnola antiradar. Segnalazione usata dai comandanti in capo per l'inizio cli un'operazione.
APPENDICE
B
NOTE E TELEGRAMMI PERSONALI DEL PRIMO MINISTRO (giugno-ottobre 19.-1,3) GIUGNO
Il Primo Ministro al ministro dei Trasporti bellici e al Primo Lord del Mare 6 giugno INJ Vi sarei grato se mi inviaste una nota sulle navi passate per il Mediterraneo coi diversi convogli, le caratteristiche dei vapori coi relativi carichi e quali materiali sono stati trasportati per la Croce Rossa britannica in Russia. Fatemi anche sapere che cosa ci si propone per il futuro.
Il Primo Ministro al segretario di Staio per l'Aviaz/one e al ministro della Sicurezz.a nazJonale S giugno r94J Vogliate farmi avere un rapporto su ciò che si viene facendo per proteggere le nostre riserve idro-elettriche da attacchi come guelli che abbiamo sferrato recentemente in Germania contro la diga di Moehne.
Il Primo Ministro a lord Cberwe/1 IO giugno I94J
AVIAZIONE CIVILE NEL DOPOGUERRA NOTA PREUMINARE 1. Le mie idee sull'aviazione civile nel dopoguerra si basano sul principio « parità per tutti, favori per nessuno ». Tutti gli aeroporti del mondo dovrebbero essere aperti al traffico cli tutte le nazioni (eccettuate quelle colpevoli) dietro pagamento di quote ragionevoli per manutenzione e servizio. Nessun paese però dovrebbe av~re il diritto di possedere una compagnia aerea, statale o privata, entro il territorio cli un altro paese. Se pos-
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sibile, nessun sussidio dovrebbe essere pagato da un Governo. Se il traffico si mostrasse non remunerativo i necessari aiuti dovrebbero essere dati su intese tra i paesi interessati e in parte sulle basi di contratti di posta aerea. Adempiuto a ciò, ogni compagnia o società anonima, Stato o individuo sarebbe libero di operare in tutto il mondo. 2. Dopo la guerra, si propone di costituire un'Organizzazione mondiale per il mantenimento della pace. La forza aerea derivante dall'aviazione civile sarebbe necessariamente soggetta al controllo di questo ente. Una sottocommissione del Consiglio mondiale o sottocomitati dei consigli continentali (qualora ve ne fossero) dovrebbero regolare le divergenze e controllare sviluppi e tendenze para-militari. Tenuto conto di ciò, le nazioni sarebbero incoraggiate - e ne verrebbe loro offerto ogni mezzo - a rendersi il piu possibile utili dal punto di vista della sicurezza, della comodità e della velocità. ;. La difficoltà di giungere ad accordi tra i Domini in questa fase non dovrebbe impedire la formazione, dopo consultazioni coi Domini, stessi dalla politica britannica. Nello stesso tempo è della massima urgenza e importanza appurare quali siano le vedute e le aspirazioni degli Stati Uniti. Tutto sarà molto piu facile se si giungerà a un accordo con loro..... . Il Primo Ministro al maggiore Morton II
giugno I 94J
Che cosa c'è di vero nelle voci che sento di richieste da parte di vari enti per condurre importanti generali prigionieri a visitare alcuni dei nostri centri di studi e l'Inghilterra in generale? So che si è parlato, ad esempio, di far visitare Eton al generale italiano Messe. Io sono contrario a queste sciocchezze. I generali non devono essere tolti dai loro luoghi d'in. ternamento senza che io sia ogni volta preventivamente informato. Il Prùno Ministro a sir Edward Bridges
IJ giugno I94J 1. Vogliate stilare a mio nome un altro avvertimento a tutti i ministri, alti funzionari, segretari privati ecc. onde parlino con estrema cautela e reticenza ai diplomatici stranieri [neutrali] accreditati in Inghilterra. Sebbene questi siano bene spesso pieni di amicizia per noi e sinceramente desiderosi che noi si vinca la guerra, non esitano a esagerare le loro capacità coi loro Governi riferendo a questi tutto ciò che possono raccogliere, e i Governi possono passare queste informazioni al nemico in cambio di altre cose. Soltanto coloro che h:inno l'autorità e il dovere di dare informazioni devono parlare di cose di guerra con loro o in loro presenza. 2.. Non si deve parlare nemmeno di cose di guerra trattate dai giornali, perché ne viene ottenuta conferma da questi stranieri quando vengano in contatto con persone informate di cose segrete. Colazioni e pranzi di carattere non ufficiale devono essere evitati con membri dei corpi diplomatici. Voi dovrete essere consultato in ogni caso particolare e avete la mia auto-
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rizzazione a dare pareri. Rapporti personali con gli stranieri devono essere ridotti al minimo.
Il Primo Ministro al Primo Lord I) gittgno I94) L'ammiraglio Cunningham mi ha espresso la sua opinione che il nostro naviglio leggero avrebbe potuto fare di piu nel Mediterraneo se le macchine delle nostre motosiluranti fossero di maggior affidamento. Inviatemi una relazione in merito e fatemi sapere se questo sia un problema contingente connesso alla manutenzione di questi natanti o se invece si tratti di un difetto fondamentale dei disegni.
Il Primo Ministro al ministro degli Esteri e al ministro delle Informazioni IJ gittgno I94J Ho letto il rapporto sul morale germanico in Tunisia. È impossibile dare un riconoscimento maggiore alla virtu militare del soldato tedesco e l'uso di parole come "bestiale" [brutish] non diminuisce minimamente l'impressione formidabile che questo rapporto vi lascia. La "straordinaria stupidità" dei tedeschi certamente non si estende all'uso ch'essi fanno delle loro armi o al partito ch'essi sanno trarre da ogni occasione tattica.
Il Primo Ministro al generale Ismay e a sir Edward Bridgu giugno r943 Favorite rendere effettiva la seguente terminologia in tutta la corrispondenza ufficiale britannica: Invece di aeroplano deve essere usata la parola "aereo" [aircraft); invece di aerodromo: campo d'aviazione [airfield] oppure aeroporto [airport]. L'espressione "airdrome" non deve essere usata da noi. È una buona cosa avere una regola e attenervisi. IJ
Il Primo Ministro al ministro della Prod11zione aerea [sir Staf!ord Cripps] gittgnO 194} Mi compiaccio moltissimo nel vedere quanto vi atteniate al vostro programma. Avete perfettamente ragione sul danno che deriva dal voler fare il passo piu lungo della gamba. Promesse che non possono essere mantenute, portano enormi sciupii d'energie da parte del 1finistero dell'Avia2ione negli addestramenti, erezione di edifici ecc., per non parlare dell'effetto sui vostri stessi stabilimenti. Quello che non riesco a capire con precisione è la vostra situazione quanto alla mano d'opera. Osservo che avete ricevuto una quota molto inferiore a quella assegnatavi. Avevate tenuto conto di ciò nel preparare il vostro programma, o il fatto che abbiate potuto eseguirlo significa che l'efficienza è stata aumentata oltre ogni speranza? Tutte queste If
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cose andranno riesaminate con la massima cura, data la necessità sempre piu grande di mano d'opera. Fino a questo momento appare senza ombra di dubbio che voi avete ricevuto un'aliquota inferiore a quella d'ogni altro Dipartimento. Approvo la vostra lista di aerei con particolati precedenze. Come avete detto, tutto quello che si può fare pe:r superare il programma sarebbe di valore particolare per questi tipi. Sono soddisfattissimo che procediate coi nuovi tipi di caccia. Interessa in modo particolare il tipo a reazione, di cui mi avete mostrato un modello l'altro giorno. Vogliate riferirmi di tanto in tanto i progressi relativi e fatemi sapere quando possiamo contare di mettere in servizio questi aerei. Il Pri!IJO Ministro al direttore di Servizi d'Inforf!Jazioni f!Jititari gittgno 1943 Qual è attualmente la vòstra stima piu particolareggiata delle forze in Sicilia? Innanzi tutto, quelle tedesche: sappiamo la forza particolare della divisione che si va formando. È inferiore ai settemila uomini. Quali servizi vi sono, compresi gli avieri addetti ai campi d'aviazione? Quali rinforzi hanno raggiunto la divisione o debbono raggiungerla? Inviatemi poi l'analisi delle forze italiane in Sicilia. Si è parlato di 84 battaglioni per le difese costiere; un'altra stima calcola da sette a otto divisioni. Come sono divise? La facile resa dei 15.000 uomini di Pantelieria e dei 4 o 5000 di Lampedusa mostra il mordente di queste truppe italiane. If
Il Prif!lo Ministro al capo di S.M. del/'Aviazione 16 giugno 1943 Le forze aeree in Egitto, ecc. sono numerosissime. Vogliate farmi sapere come dovranno svolgere Ja loro parte nei prossimi due o tre mesi. Per il momento sembrano fare ben poco. A che punto sono i preparativi dei piani per il potenziamento della Turchia? Quale percentuale delie forze aeree in Egitto è impiegata in Sicilia? Non possiamo permetterci di tener qualsiasi parte dell'Aviazione, anche se piccola, in ozio. Il Prif!lo Ministro al generale Ismay
17 giugno 1943 r. Sono piu che mai convinto che si debbano autorizzare, come nell'altra guerra distintivi speciali per le ferite riportate in combattimento. Favorite darne notizia ai tre Dipartimenti. Il Ministero delia Guerra, naturalmente, è il piu interessato. Desidero sottoporre la proposta al Re lunedf prossimo. L'argomento merita d'essere considerato in precedenza. Fatemi avere uno scritto in proposito. Non dovrà esservi ulteriore ritardo in merito, dati i "cuori di porpora" [purple hearts] che gli americani distribuiscono ai loro soldati e sono dolenti di non poter dare ai nostri. z. Il secondo problema è la distribuzione di "filetti" per ogni anno di
WINSTON CHURCHILL
servizio in territori d'oltremare, distintivo che, penso, sarebbe pure grandemente apprezzato dai soldati, Il Prin10 Ministro al generale Ismay per il Cot11itato dei C.S.M. I7 giugno INJ Mi preoccupano i piani di camuffamento per la Sicilia. E pertanto ho chiesto ieri sera una relazione speciale. Tutti i giornali banno l'aria di indicare la Sicilia e, a giudicare dalle cartine e dai disegni che si pubblicano su tanti periodici qui e senza dubbio anche negli S. U. , questo obiettivo parrebbe venire divulgato e ritenuto proprietà comune. 2. La sicurezza sta nella moltiplicazione e confusione degli obiettivi. Una nota giusta sembra essere stata toccata stamattina da alcuni giornali, i quali hanno detto che noi disponiamo di forze sufficienti per attaccare numerosi obiettivi contemporaneamente. Si deve insistere su questo elemento. Il signor Bracken s'incontrerà coi rappresentanti della stampa oggi nel pomeriggio; inoltre non v'è dubbio che anche la Grecia abbia diritto a una certa preminenza. 1.
Il Primo Ministro al generale Ismay per il Comitato dei C.S.M. IS giugno INJ Perché non possiamo inserire qualcuno di codesti Commandos delle Figi nei combattimenti in Birmania e in altre zone? Il Primo Ministro al çapo di S.M. del/' Aviazione I9 giugno IN} Comprendo benissimo il sollievo rappresentato per Takoradi dalla nuova rotta attraverso Casablanca e dall'apertura del Mediterraneo. È infatti venuto il momento di considerare le economie da farsi in merito al personale sulla strada di Takoradi, e io sarò lieto di ricevere le vostre proposte in questo senso.
Il Primo Ministro al segretario d_i Stato per l'India 20 giugno 1943 Sono completamente d'accordo col vice Primo Ministro sulla necessità di aumentare la paga dell'esercito indiano. Parlando in generale, io dovrei fare una riduzione del 25 % sugli effettivi e riversare l'economia cosi realizzata sulla paga del rimanente. Il Primo Ministro al Lord Presidente 20 giugno IN} Non sarebbe opportuno dare istruzioni al ministro delle O pere pubbliche affinché ricorra ai suoi poteri coercitivi in fatto dì acquisizioni di aree edificabili, e costruisca queste 3000 villette (per lavoratori agricoli) esatta-
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mente come se si ~rattasse di aeroporti o fabbriche di guerra? E li attrezzi nel miglior modo possibile, dando loro una ragionevole precedenza? Rivolgersi alle autorità locali ìn tutto il paese, mancanti come sono dei necessari poteri, per fare un passo innanzi nei riguardi di queste poche casette e aprirsi la strada attraverso l'inevitabile corrisponàenza con tutti i pubblici Dicasteri impegnati fino al collo in attività belliche, porterebbe a un'immensa quantità di inutili sforzi. Mi sembra che tutti siano seccati e che noi ci si stia esponendo al discredito per questa faccenda, di entità relativamente modesta. Parlando in linea di massima, la mia opinione è: o farlo, o non farlo per nulla. Il Primo Ministro al generale di brigata Jacob 22
git,gno I94}
Vogliate preparare la tabella sulle difese costiere di T ripoli, con le differenze tra le nostre stime d'anteguerra e la realtà che abbiamo potuto constatare. Naturalmente, a mano a mano che la guerra procedeva, noi siamo venuti a sapere, attraverso frequenti contatti, piu cose sugli armamenti difensivi di Tripoli. Però noi ora attaccheremo nuovi luoghi con cui non siamo stati in contatto, e le stime eccessive prebelliche possono esercitare una dannosa influenza. Questo è il motivo della mia richiesta. Il Primo Ministro al Lord Cancelliere 2J giugno 1943 Qual è la posizione della primogenita del Re? A che età ella diventa ufficialmente maggiorenne mentre è ancora Principessa ereditaria? Perché, se il Re e la Regina dovessero lasciare il Paese, la principessa Elisabetta, compiuti i diciotto anni, dovrebbe essere membro di un Consiglio di Stato, non è vero? Può darsi che, dopo la guerra, il Re e la Regina facciano un viaggio per i loro Domini e, in questo caso, sarebbe certamente d esiderabile che la futura Regina avesse ogni opportunità di acquistare esperienza di affari di Stato.
I l Primo Ministro al segretario di Stato per la G11erra 26 giugno 1943
Sono lieto di vedere che ingenti q uantitativi di pallottole calibro 300 sono attese per la fine di luglio. In attesa di queste munizioni e tenuto conto delle scorte esistenti, dovrebbe essere possibile farne una distribuzione supplementare alla guardia metropolitana, per addestramento, in modo da avvantaggiarci dei rimanenti mesi estivi. Il Primo Ministro al Comitato dei C.S.M.
;o giugno 1943 Noto che il 95 % dei veicoli dell'esercito e dell'aviazione imbarcati in maggio per zone d'operazioni che non sono l'Africa settentrionale prove-
WINSTON CHURCHILL
oivano direttamente dalle fabbriche. Ciò è soddisfacente all'estremo e rappresenta un notevole contributo allo sforzo di guerra. Confido che miriate a questi massimi anche negli altri teatri di guerra. Ogni mese guadagnato nell'ottenere un ritmo adeguato di produzione in serie rappresenta un autentico risparmio (1).
Ii Primo Ministro al ministro delJa Produzione e al presidente del Board Of Trade 30 giugno 1943 Sono ancora preoccupato per la situazione del cuoio. Siete convinto che non vi sarà una corsa agli acquisti, quando i nuovi tagliandi della tessera verranno validi? Non si può far nulla per migliorare la situazione relativa alle calzature? Data la gravità della situazione civile, non si può ottenere un miglioramento dei servizi militati, sia nelle scarpe, sia nel cuoio? Noto che le scorte di stivali per i due milioni e mezzo di uomini dell'esercito sono piu elevate di quelle per 14 milioni di civili. Il Primo Ministro al capo dello S.M.G.I. 30 giugno 1943 Mi si comunica che 75 vapori da carico necessitano per trasportare l'equipaggiamento delle truppe britanniche reduci il prossimo inverno dall'Africa settentrionale. Questo significa, presumibilmente, che esse porteranno con sé la maggior parte dei loro mezzi motorizzati. Poiché noi stiamo ancora mandando gran numero di veicoli nell'Africa settentrionale, non potremmo risparmiare naviglio nelle due direzioni, se le divisioni che ritorneranno lasciassero il grosso dei loro automezzi in Africa e ne ricevessero di nuovi al loro arrivo in Inghilterra? LUGLIO
Il Prùno Ministro al generale Ismay per il Comitato dei C.S.M. 2
luglio 194J
1. Comandi del Nord ~frica sembrano piu che mai languire nella penombra di amletici pensieri. E giustissimo che i vari uffici operazioni vadano esaminando mentalmente ogni possibile ipotesi, ma per fortuna gli affari umani non sono poi cosi complicati. 2. Noi dobbiamo innanzi tutto conchiudere la battaglia che è nelle mani di Alexander e Montgomery. Ammesso che tutto vada bene, la mossa successiva si mostrerà da sé con tutta chiarezza. Se, d'altra parte, non dovessimo riuscire in Sicilia, non si pone il problema di alcun passo successivo. 3. Non possiamo permettere agli americani di impedire ai nostri potenti eserciti di venire impiegati al massimo delle loro possibilità. I loro
(1) V. Parte IV.
LA C.U1PAGNA D'ITALIA
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Comandi sembrano ora evadere verso· [l'idea del]la Sardegna. Dobbiamo spronarli e non permettere nessuna debolezza. Confido che i capi di S.M. impediranno ancora una volta, attraverso i capi di S.M. collegati, questo debole fuggirsene per il rotto della cuffia. 4. Soprattutto dobbiamo conservarci il pieno potere di giudicare e prendere l'iniziativa una volta che si sappia che specie di boccone sia la Sicilia. ) . Sarei lietissimo di discuterne con voi questo pomeriggio alle ore tre. );!on mi piace l'attuale atteggiamento. D obbiamo dare energiche direttive. Il Prit110 Ministro a lord Cherwell
,.
3 luglio 1943
POTI:.NZIALE UMANO
Vogliate suddividere l'argomento tra i sette o otto principali petenti, Esercito, Marina, Aviazione, Ministero della Produzione aerea, ecc. Quanti ne avevano e quanti ne chiesero in gennaio? Che cosa ottennero e quanti ne hanno ora? Quanti altri ne chiedono attualmente? È su questa base che intendo lavorare. Fatemi avere le cifre questa sera. Il Pri1110 Ministro al Lord Presidente e sir E. Ridges 3 l11glio 1943
Qual è ora l'esatta situazione relativamente alle casette per la mano d'opera agricola? Chi ha la responsabilità delle costruzioni e guando le casette saranno ultimate? Il ministro delle Opere pubbliche mi comunica di avere ora completamente la situazione in mano. E vero? Il Primo Ministro al Lord Presidente f
ft(!,lio 1943
Forse ricorderete il mio memorandum dello scorso dicembre sull'aumento delle malattie di breve durata, quale risultava nelle cifre compilate -dell'Anagrafe di Stato. È preoccupante constatare che questa tendenza è continuata durante l'inverno. L'aumento cosi constatato di coloro normalmente assenti dal lavoro per malattia è una frazione veramente notevole del totale della mano d'opera; e gli effetti sullo sforzo bellico sono gli stessi che se una parte notevole di mano d'opera fosse affetta da nevrastenia per causa di guerra anziché veramente malata. Il Primo Ministro al segretario di StaJo per l'Aviaz/one e al (apo di S.M. dell'Aviazione
J lt(!,lio 1943
In base a tutte le assicurazioni date sulla relativa inefficacia dei bombardamenti nemici, sono dell'opinione che sia venuto il momento di riesaminare il problema dell'oscuramento nei riguardi delle fabbriche industriali.
WIKSTON CHURCHILL
La necessità di risparmiare mano d'opera in ogni settore allo scopo di accelerare il programma delle costruzioni aeronautiche rende indispensabile che il lavoro notturno non venga ostacolato da restrizioni imposte dall'oscuramento. Gradirei assicurazione che il Ministero dell'Aviazione non insiste su restrizioni del genere, che rallentano la produzione. Il Primo Ministro al segretario di Staio per la Gmrra J fttgfio I94J
Noto con piacere che le vostre richieste di gomma greggia non superano quelle del 1942, e che l'esercito collabora a economizzare i nostri rifornimenti di materie prime d'importanza fondamentale. Poiché il numero di automezzi militari sarà quest'anno piu grande, il risultato è soddisfacente. Il Primo Ministro al ministro dell'&~nomia di guerra J luglio I94J Non vedo la situazione in Francia dal vostto punto di vista, e non condivido le vostre generalizzazioni che partono da una base troppo ristretta. Se il Comitato di Liberazione francese si condurrà in modo da avere la fiducia dei Governi britannico e americano, noi potremo certamente lasciargli la responsabilità di finanziare movimenti di resistenza in Francia. Ma è col Comitato, e non col generale De Gaulle, che noi dobbiamo lavorare. Noi ora ci sforziamo di creare la forza collettiva e impersonale del Comitato, e di elevare al massimo le influenze degli elementi civili.
Il Primo Ministro a sir Edward Bridges
I I l11glio INJ 1. Mi interessa profondamente la questione dell'inglese "basico". La diffusione di questo sistema sarebbe per noi un beneficio di gran lunga piu durevole e fruttuoso dell'annessione di grandi province. Armonizzerebbe inòltre con le mie idee di una piu stretta unione con gli Stati Uniti, rendendo ancor piu vantaggioso appartenere alla cerchia dei popoli di lingua inglese. 2.. Mi propongo di parlarne domani al Gabinetto, allo scopo di formare un Comitato di ministri per esaminare il problema e, qualora il risultato fosse favorevole, consigliare il modo migliore di procedere. Il ministro delle Informazioni, il segretario alle Colonie, il presidente del Consiglio della pubblica istruzione, e forse il signor Law, che rappresenta il Ministero degli Esteri, parrebbero tutti atti allo scopo. 3. Prevedo che la radio britannica insegni inglese basico ogni giorno come parte delle sue trasmissioni di propaganda, e sia indotta a fare grande sforzo per diffondere questo metodo di scambio di idee. 4. Comunicatemi le vostre idee sul Comitato, e mettete l'argomento tra le cose da discutersi domani.
LA CAMPAGNA D'ITALIA
Il Prit110 Ministro al ministro degli Esteri II 1.
/11gfio
I ,9 4J
In merito al matrimonio di re Pietro, noi dobbiamo rJ"eritci ai prin-
cipi originari. L'intera tradizione dell'Europa militare è stata favorevole alle noces de g11erre, e nulla potrebbe essere piu naturale e piu adatto di un giovane re che sposi una principessa degnissima, alla vigilia della sua partenza per la guerra. Cosi egli ha un'occasione di perpetuare la sua dinastia. E, a ogni modo, di dare effetto a istinti fondamentali a cui anche il piu umile degli esseri umani ha diritto. 2.. Contro di ciò abbiamo sentiro dire, e questo non mi sembra vero d'una razza marziale, che la consuetudine serba vuole che nessuno debba sposarsi in tempo di guerra. Prima facie, ciò parrebbe indulgere a relazioni extra coniugali. C'è poi un mucchio di ministri fuggiti dalla Jugoslavia, che fanno a pugni per ottenere le pseudo-cariche di un Governo emigrato. Alcuni sono favorevoli al matrimonio, altri no. Il Re e la Principessa lo desiderano ardentemente e, secondo me, in questo garbuglio essi sono gli unici il cui parere debba avere importanza per noi. 3. Il Ministero degli Esteri deve abbandonare una politica da secolo XVIII e vedere le cose da un punto di vista semplice e diretto. D iciamo dunque al Re e ai suoi ministri, che noi pensiamo che questo matrimonio debba aver luogo; e, se il Re è degno del suo trono pericolante, possiamo lasciare a lui il resto. 4. Posso aggiungere d'essere disposto ad agize alla Camera dei Comuni, o su ogni altra piattaforma democratica inglese o americana, in base ai principi su esposti; e ritengo che il Gabinetto debba avere l'opportunità di esprimere le sue vedute. Mi sembra di essere tornato alle squisitezze di L uigi XIV, anziché vivere nel grandioso squallore del XX secolo. Non combattiamo questa guerra per 1a libertà e la democrazia? Il mio consiglio al Re, se voi desiderate che io lo veda, sarà di recarsi al piu vicino ufficio di stato civile e correre l'alea. Non vi pare?
Il Primo Ministro al segretario di Stato per l'Aviazione e al capo di S.M. per I'AviazJone 12 l11g/io 1g43 AEREI PER L'AUSTRALIA 1. È della massima importanza per l'avvenire del Commonwealth e dell'Impero britannici, che noi si sia rappresentati nella difesa dell'Australia e nella guerra del Pacifico. Da questo punto di vista, l'unica squadriglia della RAF che abbiamo mandato ha avuto una parte infinitamente superiore alla sua entità. Il fatto che l'Australia abbia qui piu di ottomilacento uomini della sua aviazione, tutti australiani, tra cui alcuni dei loro migliori aviatori, e la parte che essi hanno avuto nel Piano d'Addestramento dell'Impero ci tengono molto in debito con loro.
WINSTON CHURCHILL . z. Non si tratta soltanto di Spitfire o di altri caccia, ma dì squadriglie
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britanniche capaci di rendere pienamente giustizia alla RAF. Mi piacerebbe pertanto mandare tre squadriglie cli Spitftre da caccia in Australia entro l'anno in corso e persuadere gli americani a darci gli aerei da caccia ch'essi manderebbero d iversamente in Australia. Son certo di poter spiegare tutto ciò in modo soddisfacente al Presidente. Osserverete tuttavia che io non propongo di fornire apparecchi britannici di equipaggi australiani, ma di mandare unità britanniche complete. Vedo nell'ultimo rapporto avuto che disponete di 945 piloti da caccia in soprannumero rispetto agli apparecchi in servizio, e pertanto mi sembra che ~e ne potrebbero facilmente trovare quaranta o cinquanta. È mio dovere conservare ogni spirito di buona volontà tra la Madrepatria e questo vasto continente australiano, abitato da 6 milioni di uomini della nostra razza e della nostra lingua. 3. Vogliate farmi avere i vostri commenti e le vostre proposte.
Ii Pri!llo Ministro al generale Is1JJay per il Comitato dei C.S.M. IJ luglio I94J 1 . È venuto il momento di portare le truppe polacche dalla Persia nel teatro di guerra mediterraneo. Politicamente questo è molto desiderabile, dato che gli uomini vogliono battersi e una volta impegnati si preoccuperanno meno della situazione del loro paese, che è tragica. L'intero corpo d'armata dovrebbe essere trasferito dalla Persia a Porto Said e Alessandria. L'intenzione sarebb" di impiegarli in Italia. 2. Abbiamo cinque mesi a nostra disposizione per usare tutta la nostra forza contro l'Italia. Patemi avere una lista delle truppe alleate che, sotto il controllo britannico, abbiamo a nostra disposizione e, non ancora impegnate in Sicilia, sono in grado ·di battersi.
Il Primo Ministro al Primo Lord del Mare IJ luglio I94} Sono indignato davanti alla distruzione del convoglio Duchess of York,. Vorreste farmi avere una copia delle segnalazioni da parte del comandante in capo del Mediterraneo, una diecina di giorni fa, relative ai pericoli "intollerabili" (credo che sia questa la parola usata) degli attacchi aerei su quella rotta troppo vicina alla costa spagnola? La perdita di quelle grandi navi rovinerà la nostra situazione mensile, già gravata da perdite in battaglia. Vogliate comunicarmi che cosa si farà per evitare questa forma di attacchi aerei in futuro . Certo, val la pena di spingersi piu al largo, al di là del raggio d'azione dei Focke-Wulj. 2. Vedo che il Pori Fairy è stato danneggiato a ovest di Capo San Vincenzo. Da dove venivano gli aerei come mai la nave si trovava cosi al largo? Se il nemico ha potuto raggiungerla, perché non lo ha potuto l'aviazione di Gibilterra? 1.
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Il Primo Ministro a sir Edward Bridges 4 l11g/io I94} Gli ufficiali delle Public Relations stanno diventando uno scandalo, e tutto il sistema esige un'accurata revisione e sostituzioni drastiche. Favorite consigliare come procedere. Un piccolo comitato di Gabinetto mi parrebbe indicato. I
Ii Primo Ministro al segretario di Stato per la Guerra e al tapo dello S.M.G.I. Io luglio I94J r. Mi preoccupa grandemente sapere dal capo dello S.M. Imperiale che la nostra 1a divisione corazzata, unità di eccezionale qualità ed esperienza, viene ora utilizzata per far la guardia ai prigionieri di guerra. Come misura d'emergenza per, diciamo, un mese, ciò potrebbe essere tollerato. Ma ora si deve porvi fine all'istante. Formazioni armate di fucile, non incorporate in divisioni, fino al numero di 10.000 uomini dovranno essere mandate nel Nord Africa o dall'Inghilterra o dall'Egitto a far la guardia ai prigionieri. Lord Leathers dovrà dare la precedenza al naviglio da trasporto che salpa dall'Inghilterra a questo scopo. 2. Al piu presto possibile la 1a divisione corazzata dovrà essere ricostituita coi suoi automezzi e rimessa in piena efficienza. Il necessario addestramento allo scopo non può essere ulteriormente prorogato. Fatemi avere un programma e un programma orario. So che il capo dello S.M. Imperiale ha già protestato presso il generale Eisenhower. Fatemi sapere esattamente che cosa è avvenuto, e quale risposta s'è data alla protesta. 3. Ci sono altre unità in condizioni analoghe? Inviatemi un elenco di tutte le formazioni divisionali e delle brigate autonome (a) nell'Africa nordoccidentale e (b) nel Medio Oriente, con le condizioni di ognuna e i compiti assegnati a ognuna. In che condizioni si trova la divisione sudafricana? Che fine ha fatto la CCI brigata delle Guardie? Dove si trova la 7a divisione corazzata? E la 4a divisione indiana? La divisione neozelandese procede secondo il programma? A che punto siamo nei movimenti della divisione polacca verso la Siria? E fino a che punto queste divisioni sono state equipaggiate?
Il Primo Ministro al capo di S.M. de/I' AviazJrme I6 luglio I94J Non comprendo ancora perché sia necessario avere 2946 equipaggi in servizio effettivo per 1732 aerei da caccia su una riserva totale originaria di 1966. Vogliate notare la diversità delle cifre del Comando Bombardieri, i cui apparecchi sono piu intensamente impegnati dei caccia, e che ha soltanto 1; 53 equipaggi su una dotazione iniziale di 1072 aerei, e soltanto 1095 equipaggi in servizio per 1039 apparecchi impiegati. 23.
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Le perdite del Comando Caccia non sono paragonabili a quelle sopportate dai bombardieri e tuttavia esso ha questo enorme soprannumero di equipaggi. In qual misura questo soprannumero si estende anche al personale terrestre dell'aviazione?
Il Primo Ministro al Lord Presidente del Consiglio z7 luglio z943 Ho promesso a lord Winterton ulteriori comunicazioni sulle casette per lavoratori agricoli. Tuttavia mi sembra ora che, siccome gradirei ch'egli fosse informato della situazione piu esaurientemente di quanto non si possa fare con una lettera, sarebbe molto utile se poteste vedere lord Winterton di perwna (r).
Il Primo Ministro al capo dello S.M.G.I. z9 luglio I94J
r. Non sono affatto tranquillo relativamente alla forza della guarnigione di Dover, che ho visitato sabato. C'è soltanto un battaglione a Dover, e un altro si trova a St. Margaret's Bay. Li si potrebbe rinforzare con una brigata in poche ore. E, naturalmente, alle loro spalle ci sono truppe numerose. z. Non è il caso di parlar d'invasione, naturalmente, ma quando ho chiesto al generale Swaine che cosa accadrebbe se tre o quattromila uomini di truppe d'assalto del tipo Commando sbarcassero una notte, egli non ha potuto darmi una risposta molto tranquillante. Ha detto che sbarcherebbero di sicuro, ma per essere ricacciati in mare poi, e ha sottolineato inoltre l'allarme a brevissima scadenza che verrebbe ricevuto. Ciò non va troppo. Dover è cosi vicina che mezz'ora è forse tutto l'anticipo che si potrebbe avere da un allarme dato dalle segnalazioni radar. Non credo che i tedeschi siano in vena di tentare, ma sarebbe una tremenda iattura se dovessero impadronirsi di parte di Dover anche per tre o quattro ore soltanto. Produrrebbe sull'opinione pubblica un effetto dieci volte peggiore dell'incidente dello Scharnhorst e del Gneisent111. 3. Io sarei molto alieno dal rinchiudere troppi uomini anche in questo punto della costa, ma mi sembra che ci siamo spinti all'altro estremo e ci si esponga a quello che potrebbe essere un attacco estremamente pericoloso. A mio avviso, almeno un'altra brigata dovrebbe trovarsi nelle difese costiere e pronta a un'azione immediata nell'eventualità di un tentativo di sbarco. Faremmo tutti una figura piuttosto ridicola se qualcuno dei nostri preziosi cannoni venisse fatto saltare. Vogliate esaminare di nuovo questa situazione. (1) V. memorandum del ; luglio al Lord Presidente,
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Il Primo Ministro al segretario di Stato per la Guerra e al ministro delle Informazioni r9 luglio 194; r. In casi controversi di dispense dal servizio militare è importante che i regolamenti non subiscano infrazioni o eccezioni. Tuttavia, il segretario di Stato ba poteri discrezionali, dove gli interessi nazionali possano esserne avvantaggiati, di fare eccezioni nei riguardi di richiamati d'elevata posizione, il cui contributo allo sforzo di guerra può essere maggiore in un'attività civile. Servendosi di questo suo potere egli deve naturalmente tener conto del fatto che soltanto una piccolissima parte dell'esercito è impegnata nei combattimenti, e che molti passaggi dalla vita civile a quella militare significano soltanto un mutamento di attività borghese. 2. È dovere dei ministri risolvere questi problemi secondo criteri personali, senza lasciare che giungano a un punto in cui rivalità di dicastero si determinino o io sia costretto a intervenire.
Il Primo Ministro al ministro delle Informazioni r9 luglio 194; Ho rivisto ieri i due film dell'esercito americano Divide and Conquer e The Battle of Britain. Credo che siano i migliori esempi di propaganda di cui si sia avuto esempio in Inghilterra. Inoltre, essi insegnano alla gente quanto avvenne nel 1940, che pochi allora capirono completamente e oggi già comincia a svanire dalla memoria. Ritengo che questi film debbano avere la maggior diffusione possibile. Ci sono difficoltà perché i nostri cinematografi li proiettino? A ciuali condizioni, in linea di massima, potreste averli? Se ci fossero rifiuti di carattere monopolistico, non esitate a rivolgervi a me. Chiederei, se necessario, la promulgazione di una legge. 2. Dove sono gli altri quattro film? Due titoli sono stati certamente nomi.nati. Desidero vederli. Perché tanto ritardo? Le compagnie cinematografiche oppongono forse una resistenza segreta? Vogliate mandarmi una relazione su questi altri due film. Che cosa mai li tiene nascosti? 3. Come sapete, desidero fare un breve discorso di presentazione dei film, lodando contemporaneamente l'atteggiamento americano. Ma desidero vedere gli altri due film, prima. La cosa m'interessa molto, e spero che vorrete occuparvene con la massima energia. 1.
Il Primo Ministro al capo di S.M. de/J' Aviazione 2I lttgfio I94J Sono disposto ad appoggiare l'idea del ministro per la benzina. Voi sapete che attribuisco la massima importanza alla creazione di un numero suffi.ciente di campi d'atterraggio particolarmente adatti in periodi di nebbia. Spero che ci si renda pienamente conto di ciò.
WINSTON CHURCHILL
Il Primo Ministro al Primo Lord 23 luglio 1943
Mi sembra un fatto significativo che dei 45.000 uomini dell'aviazione di marina, dei quali piu di 4000 ufficiali, solo trenta siano stati uccisi, dispersi o fatti prigionieri nei tre mesi coochiusisi il 30 aprile. Sono piu che lieto, naturalmente, di questo stato di cose, ma insieme si pone il problema della poca frequenza con cui la nostra aviazione di marina viene portata a contatto col nemico. Quando tali immense richieste ci vengono avanzate dal corpo aereo navale in uomini e in macchine, ci si sente obbligati, per ingrato che possa sembrare questo compito, a indagare sul suo reale impiego contro il nemico. Sono certo è non sia colpa degli ufficiali e degli uomini se non hanno avuto maggiori occasioni di cimentai:si, e può anche darsi che il periodo in questione sia stato eccezionale. Non possiamo tuttavia tenere una massa cosi importante di personale specializzato e dotato delle piu alte qualità combattive in uno stato di non attività in ciò che riguarda il contatto col nemico. Vi prego di sottoporre il problema al piu attento esame, perché io lo riaffronterò in un prossimo futuro.
Il Primo Ministro al generale Ismay per il Comitato dei C.S.M. 24 luglio 1943 t. Vogliate osservare come tutte queste difficoltà birmane si vadano accumulando e che immenso sciupio di forze occorra per questi ingannevoli guadagni. Tutti i comandanti sul posto sembrano gareggiare tra loro a chi domanda di piu e a chi ha piu ostacoli da superare. 2. Tutto ciò mostra quanto sia necessaria la scelta di un comandante. Continuo a ritenere che debba essere un soldato deciso ed esperto, nel fiore degli anni e al corrente delle piu moderne forme di combattimento. Il generale Oliver Leese è, a mio parere, l'uomo adatto, e appena le azioni in Sicilia saranno conchiuse dovrebbe tornare in Inghilterra per essere consultato. Secondo me Wingate dovrebbe comandare l'esercito in Birmania. È un uomo audace e geniale e s'è giustamente fatto notare da tutti come figura nettamente superiore al comune livello. L'espressione di "Chve della Birmania" è sempre piu diffusa. Non c'è dubbio che, nella inettitudine e nella stanchezza che hanno caratterizzato le nostre operazioni sul fronte indiano, quest'uomo, la sua energia e le sue imprese si levano con spicco particolare e non devono esservi questioni di mera anzianità ad ostacolare l'avanzamento delle autentiche personalità verso l'incarico e il comando che la guerra assegna loro. Egli pure dovrebbe essere richiamato in Inghilterra per essere consultato al piu presto possibile.
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Il Primo Ministro al generale ls1JJay per il Comitato dei C.S.M. luglio 1941 Esaminate i vari telegrammi sui maltrattamenti subiti dai nostri uomini nella Russia settentrionale. Il solo modo di trattare questo genere di cose è l'ostentare preparativi per il richiamo in patria di tutto il nostro personale senza dir nulla alle autorità russe. Si prepari un piano allo scopo. Appena le autorità locali russe vedranno che ce ne andiamo, lo riferiranno a Mosca e s'accorgeranno naturalmente che la partenza del nostro personale significa la fine dei convogli artici. Se non altro, questo almeno servirà a farli rinsavire. E se cosi non dovesse essere, meglio per noi essere fuori causa, dato che tutto ciò è motivo soltanto di attriti. L'esperienza m'insegna che non vale la pena di discutere coi sovietici. Si deve semplicemente porli davanti a fatti nuovi e attendere le loro reazioni. 2
Il Prù110 Ministro al capo dello S.M.G.I.
J
2; luglio I94J
Vi sono obbligato per avere riveduto la forza della guarnigione di Dover. Io non avevo preso in considerazione le forze importanti da voi menzionate. Siete sicuro che tutte queste, soprattutto le navali ed aeree, siano organizzate per entrare in azione con un preavviso minimo? Naturalmente, potrebbe essere soltanto di notte. . La possibilità a cui pensavo era un'incursione fulminea di un duemila uomini di truppe d'assalto venute a bordo di velocissimi motoscafi. Se siete persuaso che un pericolo del genere non ci minaccia, che le nostre coste impervie non sono scalabili e che i punti d'eventuale sbarco e le difese sono adeguatamente presidiate da truppe, tutte le mie preoccupazioni cadono (1).
Il Primo Ministro al generale Is1nay per il Comitato dei C.S. M. 26 lt1glio 194J
r. È di grande urgenza e importanza nominare un soldato giovane e competente a comandante supremo [nel teatro di guerra birmano) e riesamiruu:e l'intero problema della guerra su questo fronte, cosi da infondere energia e audacia nelle operazioni. 2 . So che i capi di Stato Maggiore si rendono pienamente conto di come sembri sciocco ora andare a concentrare preziose risorse tratte dal Mediterraneo allo scopo di attaccare l'unico pezzettino di terra di tutto il settore birmano, e cioè Akyab, che il nemico sta trasformando in una specie di Gibilterra ed è capace di rafforzare con un'intera divisione. Per questo piccolo obiettivo, che ormai non ha piu per conseguenza il ten(1) V. memorandum del 19 luglio al capo dello S.M.G.I,
WTNSTON CHURCHILL
tativo da parte nostra su Rangooo, dobbiamo utilizzare tutte le risorse anfibie disponibili nel golfo del Bengala per l'intero anno 1944. Perfino Ramree deve essere trascurata fin dopo la stagione delle piogge del 1944. È difficile concepire un modo piu insensato di far la guerra da parte d'una nazione che possiede grandi forze aeree e navali, e io non sono certo disposto ad assumermi la responsabilità d'un simile sciupio di energie, e soprattutto di tempo. 3. Il vero andamento della campagna 1944 è il seguente: a) Massimi aiuti aerei alla Cina; miglioramento d ella rotta aerea e protezione degli aeroporti. b) Pressione massima mediante azioni analoghe a quelle condotte dal generale Wiogate nell'Assam e ovunque si possano stabilire contatti terrestri con le truppe giapponesi. e) Inizio dell'operazione anfibia in grande stile, finora chiamata "Second Anakim", in regioni dove i combattimenti non siano interrotti dalla stagione dei monsoni e le nostre forze aereo-navali possano essere impiegate al massimo. È su tutto ciò che gli Stati 1'.faggiori dovranno concentrare il loro piu attento studio. 4. Il problema deve essere ora sottoposto al Comitato della Difesa, perché le sue vedute di massima vengano rese note prima della nostra conferenza di Quebec.
Il Prin10 Ministro al Presidente del Board oj Trade 26 lttg/io Ij4)
Mi si comunica che non ostante il contributo dato dalle scorte CÌ'\°"ili c'è penuria attualmente di carte da gioco per le forze armate e gli operai dell'industria bellica. L'importanza di concedere svaghi alle forze armate nelle ore di riposo e nei lunghi periodi di attesa e di tedio in luoghi solitari, e ai marinai chiusi insieme per mesi a bordo delle loro navi, non può essere esagerata. Nulla è piu maneggevole, piu trasportabile o piu atto a un lungo uso d'un mazzo di carte. Inviatemi una relazione in merito, mostrandomi come intendete rimediare a questa penuria. Dovrebbe essere un sacri1icio minimo delle nostre risorse, fabbricare qualche centinaio di migliaio di mazzi.
Il Primo Ministro al segretario di Stato per la G11erra e al capo dello S.M.G.I. 26 luglio r94;
Non intendo mandare un telegramma personale a Eisenhower sullo stato della 7a divisione corazzata affinché egli non pensi che siete stato voi a indurmi a farlo. Posso tuttavia essere d'accordo, se si provvederà immediatamente e drasticamente, perché sono deciso a che questa magnifica unità sia subito portata al massimo grado di efficienza e di equipaggiamento. Ne avremo tanto piu bisogno, se in Italia ci saranno grandi distanze da supera1.
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re e soprattutto se il nostro fronte si allargherà nell'Italia del Nord e nella valle padana. 2. Vogliate pertanto comunicare a Eisenhower che la cosa mi sta molto a cuore e giungere con lui a un accordo rapido e soddisfacente. 3. Vogliate anche mandarmi un programma del riequipaggiamento della divisione e inviarmi poi rapporti quind.icinali dei progressi compiuti verso il suo perfetto riordino per l'azione(x).· Il Primo Ministro al ministro del/' Agricolt11ra JO luglio I94J Vi sarò molto obbligato se m'invierete un breve rapporto sul raccolto, tanto del fieno quanto del grano. Il Primo Ministro il colonnello Price
p luglio I 943 Non penso che .il 1948 debba essere ora menzionato come data ipotetica per la fine della guerra col Giappone. Il problema potrà essere esaminato tra noi alla conferenza di Quebec e durante il viaggio...... Evidentemente, i progetti a lunga scadenza dell'Ammiragliato dovranno essere presenti al nostro pensiero, quando dovremo prendere decisioni del genere. Il Primo Ministro al ministro della Produzione aerea luglio I94J Mi preoccupano le vostre scarse speranze sulla data in cui cominceremo ad avere aerei a reazione. Ho saputo che c'è una notevole dispersione cli sforzi e che le stesse carlinghe, che non dovrebbero offrire nessuna difficoltà, vengono costruite con una certa lentezza. Non sarebbe opportuno esaminare i numerosi motori e concentrare i nostri sforzi sui due o tre tipi che possiamo sperar di mettere presto in costruzione? Ci sono molte notizie di aerei a reazione tedeschi, e non possiamo permettere.i cli lasciarci superare. jl
AGOSTO
Il Primo Ministro al presidente del Board of Trade r0 agosto 1943 1. Grazie del vostro memorandum sulla penuria cli carte da gioco (2). Che fine hanno fatto il milione e 950.000 mazzi prodotti oltre il milione e 300.000 distribuiti negli ultimi dodici mesi? 2. Quanto ai prossimi dodici mesi, le richieste sembrano notevolmente inferiori ai 2 milioni cli mazzi, a cui volete rispondere con 2 milioni e
(1) V. memorandum del 16 luglio al segretario di Stato p<'r la Guerra. (2.) V. memorandum del 26 luglio al Presidente del Board of Trade.
WINSTON CHURCHILL 2.50.000 mazzi. Sono dispostissimo ad aiutarvi per aver i venti operai supplementari e le altre cento tonnellate di carta per fabbricare quest'altro milione, ma prima debbo sapere che cosa è stato del milione e 950 mila mazzi degli ultimi dodici mesi e poi qual è la riserva che ritenete necessaria avere "pronta per qualsiasi necessità urgente". La cosa importante è avere liberamente le carte quando occorrano, e sebbene i soldati debbano avere la precedenza anche gli operai civili ne abbisognano.
Il Primo Minùtro al Prin,o Lord del Mare
1° ogo1to I94J r. Ho proposto al Presidente che noi si dirami da Hyde Park durante il "Q11adra11t" il nostro bollettino mensile sulla guerra contro i sommergibili. Questo significa che verrà diramato il 13 o il 14, invece del 10. 2.. Sono molto desideroso di dare un colpo terribile alle speranze tedesche, questa volta, e amerei convincere il Presidente su questi punti: a) Nella prima metà del 1942: 1,6 navi. Nella seconda metà del 1942 : o,8 navi. Nella prima metà del 1943: 0,4 navi. b) Nei novantadue giorni di maggio, giugno e luglio, ottantasette (o piu o meno questa cifra) sommergibili sono stati distrutti, oltre ai molti che sono stati danneggiati. e) Le perdite di naviglio mercantile alleato in tutto il mondo sono state maggiori in luglio che in giugno, ch'è stato un mese di punta, ma sono sostanzialmente inferiori alla media, diciamo, del periodo gennaio 1942giugno 1943 o del periodo gennaio-giugno 1943, a vostro piacere. Le perdite durante le operazioni di sbarco io Sicilia non superano, diciamo, le 70.000 tonnellate. D urante l'anno in corso - cioè fino a tutto luglio - le nuove navi completate da Stati Unfri, Gran Bretagna e Canada superavano il totale di naviglio delle N. U. affondato di circa 3 milioni di tonnellate. Vogliate far vagliare queste cifre prima che si parta, ond'io possa discuterne esaurientemente con Roosevelt. P. S. Quanti ne sono stati affondati dagli inglesi?
Il Prùno Minùtro al generale Ismay 2 agosto 194;
Accertatevi che nessun nome convenzionale sia approvato senza mio precedente esame.
Il Primo Ministro al capo dello S.M.G.I. 2 ago1to 194;
In merito al telegramma di Eisenhower sulla sostituzione della 1a. divisione corazzata nei servizi di retrovia: 1 . Favorite farmi sapere che cosa si può fare, consultando lord Leathers
)
LA CAMPAGNA D'ITALIA
in merito alle navi trasporto, per soddisfare le ulteriori esigenze per la guardia ai prigionieri di guerra ( 1) . 2. Non capisco perché sia necessario sguernire tutte le altre unità corazzate del Medio Oriente, per fornire le limitatissime forze corazzate all'operazione "H11sky". Inviatemi un rapporto, col numero esatto di carri armati d'ognuna delle varie unità in Africa, e anche l'ultima relazione sui mezzi corazzati, dalla quale risultavano, mi sembra, quasi 3000 carri armati in dotazione al Comando Medio Oriente. 3. Non dobbiamo esitate a togliere degli Sherman da una nostra divisione corazzata in Inghilterra e inviarli subito con trasporti speciali, onde la 1a divisione corazzata venga rapidamente riequipaggiata. 4. Inviatemi anche uno specchietto del numero di carri armati disponibili in Gran Bretagna e di queUo <legli altri attesi dall'America e dagli stabilimenti nei prossimi tre mesi.
Il Primo Ministro al capo delld S.M.G.I.
I.
2 agosto Ij,f) Conto su di voi affinché queste prime unità del nostro esercito, che tante fatiche e ritardi ci sono costate, non vengano rovinate da mani inesperte. Stiamo inviando una massa di carri armati d'ogni genere nel Medio Oriente, e anche di personale tutt'altro che organizzato, là dove una volta avevamo brigate e divisioni corazzate di veterani perfettamente organizzati. Nulla deve ostacolare la riorganizzazione.
Il Prùno Ministro al Lord Presidente del Consiglio 2 agosto 194} Vi sono assai obbligato per il molto disturbo che avete voluto prendervi, e accolgo con entusiasmo la nuova inchiesta che state per condurre nell'Ufficio militare degli Affari in corso. Si deve esercitare ogni sforzo per impedire che tempo, denaro e personale militare superiore al necessario vengano assorbiti da queste attività che, sebbene ammirevoli in sé, non debbono complicare indebitamente la macchina militare e accrescere la grave sproporzione dei servizi ausiliari. Soprattutto, nessun militare idoneo al combattimento deve scivolare entro questo organismo, e la massima vigilanza dovrà esercitarsi per frenare la tendenza di tutti questi corpi a ingigantire se stessi e il loro organico.
Il Primo Ministro al ministro della Prod11zio11e aerea J agosto IN}
La diminuzione nella produzione di motori è penosissima. ~fi rendo pienamente conto che siamo nella stagione delle ferie, ma il calo nel ritmo di produzione sembra di molto superiore a quello dell'anno passato. (1) V. memorandum del 16 e 26 luglio.
WINSTON CHURCHILL
Ii Pri!llo Ministro al vice Primo Ministro 6 agosto r943
r. Il vostro comitato sugli effettivi dell'aviazione dovrà certamente indagare sull'enorme soprannumero cli equipaggi in confronto degli apparecchi in servizio nelle squadriglie da caccia (1): 3038 equipaggi per 171.5 apparecchi. La ragione datane è che debbono essere sempre pronti a decollare in qualsiasi momento, ma è una ragione valida soltanto per certe zone e in particolari condizioni. Gli aerei da caccia non hanno subito perdite gravi dopo la Battaglia d'Inghilterra, e mi sembra che economie sostanziali si possano attuare in questo campo. Vien fatto di chiedersi se tutto non sia sulla stessa scala cli sprechi. Il Comando Bombardieri, sebbene impegnato in azioni pesanti molto piu continuative, opera con un margine molto piu ristretto. Il Comando Costiero è tuttavia fornito molto abbondantemente di equipaggi in piu. Qui, ad ogni modo, la necessità cli avere il maggior numero possibile cli aerei in servizio prolungato cli pattuglia è suprema e può essere soddisfatta soltanto con un vero e proprio raddoppiamento cli equipaggi. Cosa che, ripeto, non vale per l'aviazione da caccia. 1.. Un altro punto che esige d'essere chiarito è l'accumulo di Hurricane e Spitfire a Takoradi. Nell'ultimo specchietto della forza presente, in data 30 luglio, ne risultano 183, cli cui 43 sono Spitfire. Se si pensa che questo itinerario va perdendo moltissimo della sua. importanza, data la nuova rotta che si va aprendo attraverso il Mediterraneo, bisognerà riesaminare la situazione di tutto il personale addetto a Takoracli ed anche questa consuetudine cli tenere una massa preziosa cli aerei, oltre a tutte le riserve per il Medio Oriente, nel deposito cli Takoradi.
Ii Primo Ministro ai llli11istro degli Esteri 6 agosto rg43 Non credo che i russi nutrano la minima apprensione per il riarmo della Turchia nelle attuali proporzioni. La preponderanza delle forze russe è tale che i trascurabili miglioramenti che veniamo apportando all'esercito turco non credo possano turbarli. 1.. Sarebbero invece seccati da una Turchia che complicasse la situazione balcanica senza far nulla di effettivo per aiutare la Russia a sconfiggere la Germania. 3. Tuttavia è evidente che la Russia non può essere soddisfatta della situazione attuale dello Stretto e non credo abbia dimenticato che le offrimmo Costantinopoli al principio dell'altra guerra. Per la Turchia la maggior sicurezza sta in un'intima associazione con le Nazioni Unite. Come sapete, può essere molto vjcino il momento in cui le chiederemo di accogliere le nostre squadre aeree, e alcune altre forze di protezione, 1.
(t) Vedi promemoria del 16 luglio al capo di S.M. dell'Aviazione.
LA CAMPAGNA D'ITALIA
per bombardare Ploesti e giungere gradualmente al controllo dello Stretto e del Mar Nero. Non ci saranno molte basi di conversazione con la Russia sulla Turchia finché non sapremo la linea di condotta di quest'ultima. Il Primo Ministro al generale Ismay 8 agosto INJ 1. Ho cancellato sul foglio allegato molti nomi non adatti. Operazioni in cui gran numero di uomini possono perdere la vita non devono essere denominate con appellativi convenzionali che rivelano baldanza e fiducia eccessive, come "Triumphant'' o, inversamente, che tendono a immergere il piano in un'atmosfera di malaugurio, come "Woebetide" [marea sfavorevole], "Massacre", "]umble" [confusione], "Trouble", "Fidget" [agitazione] "Flimsy" [gracile], "Pathetic" e "]aundice" [itterizia]. Non dovrebbero esserci nomi frivoli come "Brmnyhug" ["abbraccio dello scoiattolo", danza americana], "Billingsgate" [ramanzina], "Aperitif" e "Bal!yhoo" [buriana]. Non dovrebbero essere termini usati spesso in altre occasioni, come "Flood" [inondazione], "S11Jooth" [liscio], "Sudden" [improvviso], "Supreme", "Fullforce" [tutta forza], "F11llspeed" [massima velocità]. Nomi di persone viventi - ministri o comandanti - vanno evitati; per esempio, "Brack,en" Lche vuol d ire anche "felci"]. 2. Dopo tutto, il mondo. è grande e un po' d'intelligente riflessione fornirà facilmente un numero illimitato di nomi che, pur suonando bene, non rivelino il carattere dell'operazione, non la pongano in qualche maniera in dispregio, e non mettano qualche vedova o qualche madre in condizioni di dire che il loro caro è morto nell'abbraccio dello scoiattolo o durante la buriana. 3. I nomi propri sono i piu adatti. Gli eroi antichi, figure della mitologia greca e romana, le stelle e le costellazioni, corse di cavalli famose, eroi delle guerre britanniche e americane, sono da preferirsi, purché rispettino le condizioni suddette. 4. Son cose che richiedono prudenza. Un Governo attivo e coronato dal successo sa rivelarsi anche nelle piccole particolarità.
Il Primo Ministro al generale Ismay, per il Comitato dei C.S.M. 10 agosto 1943
Vogliate leggere questo telegramma (r). Non c'è obiezione all'impiego di Commandos, che sono in realtà truppe regolari di primissimo ordine e le uniche che noi si possa tenere disponibili quest'anno per i Balcani. Diplomatici o militari britannici accreditati possono naturalmente accompagnare i Commandos per negoziare qualsiasi resa possa essere chiesta. (r) Dal Comitato cli Difesa del Medio Oriente, che deprecava l'impiego di Cornmandos nel Dodecaneso, dato che difficilmente gli italiani e i tedeschi si sarebbero arresi ad essi.
WINSTON CHURCHILL
I comandanti d el Medio Oriente non debbono essere incoraggiati a coltivare reazionarie prevenzioni. Ii Prifllo Minùlro ai 111ù1islro della Produzione e al ministro dei Rifornù!lenti 11 agosto 1943 Sono atterrito per il bassissimo volume di produzione - 39 carri armati - della settimana conchiusasi il 31 luglio. Non mi sembra che la giustificazione del periodo di ferie sia sufficiente e sarò lieto di ricevere da voi un rapporto particolareggiato. Come si concilia questa cifra con quella preventivata, e i vostri preventivi vengono attuati, specialmente nel tipo piu recente d i carro armato? Ho bisogno di venire pienamente informato su questo argomento, che ha un peso enorme sulla nostra politica connessa all'accettazione di carri armati americani.
Il Primo Ministro ai ministro degli Esteri I4
agosto 1943 Tutto questo è verissimo, ma sarebbe stato meglio che non se ne fosse parlato. La sostituzione di Ribbentrop con von Papen sarebbe una tappa importantissima e significherebbe un probabile passo avanti nel processo di disintegrazione della macchina nazista. Non c'è bisogno che noi si scoraggi questo processo urlando di continuo lo slogan: "Resa incondizionata". Finché non dovremo impegnarci a trattare con qualche nuovo personaggio o nuovo Governo, il nostro vantaggio è chiaro. Non vogliamo certo, se possiamo impedirlo, che si fondano tutti in un blocco compatto e disperato. Non dubito che conveniate con me che un progressivo sgretolamento in Germania deve significare un indebolirsi della resistenza dei tedeschi, e per conseguenza il risparmio di centinaia di migliaia di vite inglesi e americane. Il Primo Ministro al Primo Lord dei Mare IJ agosto 1n3 Spero che vogliate considerare se non sia possibile arrestare il traffico nella zona del Capo dirottando le nostre navi verso Simonstown e Kilindini fino a quando i rinforzi contro i sommergibili attualmente in viaggio non siano arrivati. Ho chiesto a lord Leathers il rapporto degli affondamenti rispetto al totale in navigazione. Diciannove vapori sono però una perdita molto grave per un traffico severamente ridotto. SETTEMBRE
Il Primo Ministro (Washington) a sir Ronald Campbe!J 13 settembre 1n3 Ho dettato il seguente messaggio, secondo il vostro desiderio, per i nostri consoli nel Medio Oriente.
LA CAMPAGNA D'ITALIA
Prima di diramarlo, dovreste consultare il signor Harry Hopkins in privato, per sapere s'egli ritenga opportuno guesto mio intervento: "I consoli britannici nel Medio Oriente rendano noto a tutti quanto noi in Gran Bretagna ammiriamo e apprezziamo il tremendo sforzo bellico compiuto da tanti di questi Stati, che, sebbene a mille miglia dal mare, fanno sentire il loro peso su tutti i fronti e affrettano il trionfo della giusta causa. "Desidero infatti di poter venire in qualcuna di queste grandi città per esprimere personalmente il grazie dei britannici per le splendide prove che vengono date." · Il Primo Ministro al Presidente
IJ settef!lbre 194; AVIAZIONE CIVILE 1. Ho detto al nostro Governo che non avete obiezioni a che noi si tenga una conferenza preliminare del Commonwealth a Londra o nel Canada e ciò soltanto per mettere a fuoco le idee del nostro Commonwealth per le successive conversazioni col Governo degli S. U. 2. Ho comunicato inoltre che, relativamente alla progettata conferenza internazionale, sarebbe stato meglio, secondo il vostro parere, attendere che l'argomento venga discusso ai prossirpi convegni tripartiti anglo-sovietico-americani. ;. Ho riferito la sostanza delle vostre vedute preliminari: a) deve esserci proprietà privata; b) punti-chiave devono essere a disposizione per uso internazionale, su basi di reciprocità; e) il traffico interno deve essere riservato a compagnie interne; d) potrà essere richiesto l'intervento governativo su basi internazionali, per certe linee aeree passive.
Il Primo Ministro al Lord Presidente del Consiglio 16 settembre I!J4J J. Gli italiani non sono stati in grado di adempiere alle condizioni specificate nel radiodiscorso di Eisenhower, del 29 luglio, e, a mio parere, p0ssiamo pertanto ritenere di avere le mani libere in proposito. Dovremmo procedere secondo tutte le intese ora concordate per l'ulteriore importazione di prigionieri italiani. Dov'è quella gran massa di prigionieri che abbiamo fatto? Piu di 250.000 uomini furono catturati dal solo generale Wavell. Sarebbe piuttosto difficile trasferire io Inghilterra uomini catturati dopo l'armistizio, i guali, in molti casi, hanno fatto del loro meglio per aiutarci, o non hanno minimamente resistito, ma abbiamo queste fonti piu ricche a cui attingere, e il lavoro nel Regno Unito è piu importante di quello in India o nel Sudafrica. Dovrebbe esserci un certo quantitativo di naviglio di ritorno dall'India. Il Ministero della Guerra dovrebbe in -
WINSTON CHURCHILL
dicare le varie località ove sono stati concentrati tutti i prigionieri italiani di nostra pertinenza, ovunque possano trovarsi. 1. Indubbiamente si potrebbe concludere un accordo col Governo Badoglio, che noi abbiamo molti modi di aiutare, in merito a ulteriori invii di mano d'opera italiana. In conseguenza di un'intesa col Governo italiano, che ci fruttasse maggior mano d'opera, non vedo perché le condizioni dei prigionieri italiani attualmente in Gran Bretagna non dovrebbero venir modificate, e i prigionieri stessi posti sulle basi di internati civili di un Pioneer Corps, o qualcosa di simile. Io certo spero di ottenere altri 100.000 italiani in Inghilterra, da adibire ai lavori per il 1944. Il Primo Ministro al Primo Lord e al vice capo di S.M. della Marina 26 settembre INJ
Che cosa si fa per dotare i nostri sommergibili di un siluro acustico a scopo difensivo, quando si trovano in immersione e sono attaccati da naviglio nemico antisommergibile? Il Primo Ministro al ministro del/' Aliv,entazione e al ministro dei Trasporti bellici 27 settembre r943
Penso che dovremmo usare parte dello spazio riservato al carico nei vapori reduci dall'Africa settentrionale, per il trasporto di aranci e limoni dalla zona del Mediterraneo in Inghilterra. Vogliate discuterne in merito e inviarmi un memorandum di ciò che vien fatto e ciò che è possibile fare. Il Primo Ministro al Primo Lord 27 settembre r943
Vogliate provvedere affinché lord Cherwell sia tenuto informato sul siluro volante tedesco, e anche sui "foxing devices", onde egli possa a sua volta tenermi informato su tutti gli sviluppi in questo campo. Il Primo Ministro al ministro dei Trasporti bellici 29 settembre r943 È indispensabile diminuire le code alle fermate degli autobus e provvedere a un servizio migliore per gli operai che tornano a casa la sera, soprattutto nella zona di Londra. Questo è oggi possibile, data la situazione della benzina grandemente migliorata. Favorite inviare proposte per immediati provvedimenti in tempo utile, prima che venga l'inverno. Dovreste mirare a un aumento del 15°/o dei servizi serali. L'efficienza bellica va a farsi benedire, quando la gente è sfinita prima d'andare a casa.
LA CAMPAGNA D'ITALIA
Il Pri1110 Mi11islro al capo dello S.M.G.I. 30 settembre 1943 Fatemi avere un breve rapporto sulla guarnigione di Cipro. Si dovrebbe essere in grado di trovare sette o ottomila uomini qualora si presentasse l'occasione di un ritorno senza opposizione in Grecia. Non sarebbe il caso di occupare il Paese, ma soltanto di dare appoggio politico a un Governo legittimamente restaurato.
Il Primo Mi11islro al presidente del Board oj Trade e al mi11islro del/' Ali111entazione 30 sellembre 1943 È chiaro che potrebbe esserci una carestia mondiale di molti importanti generi alimentari, dopo la liberazione d'Europa. Temo che non si debba essere impegnati a mettere in bilancio aiuti di genere alimentare, che potrebbero pregiudicare i nostri rifornimenti, prima che il Gabinetto abbia avuto occasione di discutere l'intero problema. Vogliate inviarmi una nota in merito, al piu presto possibile. 0n-Ol3RE
Il Primo Ministro all'ammiraglio Motmtbatten e al generale Ismay, per il Comitato dei C.S.M. 2 ottobre 1943 Mi sembra che questo ordine del giorno sarebbe un ottimo testo da usare per l'ammiraglio Mountbatten, quando visitasse distaccamenti delle sue truppe. Sono tuttavia contrario, in questa fase, a qualsiasi divulgazione di un documento del genere, che avrebbe come conseguenza di attirare piu giapponesi su questo settore bellico. Non insisterò mai abbastanza sulla necessità di soffocare ogni pubblicità su questo settore, per almeno tre mesi. Se verrà comunicato da una qualsiasi parte delle truppe, si dovrà esercitare la piu severa censura, per evitare che venga pubblicato dalla stampa indiana o internazionale. Io stesso mi riferirò al settore dell'Asia sud-orientale, nel mio prossimo discorso alla Camera dei C.Omuni, nei seguenti termini: « Le condizioni clin,atiche, la carestia e le ino11dazioni hanno grandemente rido/lo /111/e le nostre possibilità in q11esto sei/ore. Il nuovo comandante in capo 11o"à esaminare l'intera sitt1azione siti posto e visitare molte parti delle grandi regioni che lo riguardano. Ulteriori periodi prolungati di addutramento necessitano alle truppe. Sarebbe t·eramenle insensato fondare speranze di azioni in grande stile sui fatto che 1111 n11ovo comandante in capo è stato nominato e che iJ Comando è sottoposto a una radicale riorganizzazione. » Questo è il modo migliore di cavarcela nei prossimi tre o quattro mesi. Non sarà minimamente necessario prevenire l'animazione dell'esercito per
WINSTON CHURCHILL
le visite dell'ammiraglio Mountbatten ai vari centri separati del suo Comando, o che egli infonda in tutti gli ufficiali e soldati il senso che grandi giorni stanno per sorgere. Si dovrà invece dare l'impressione opposta, all'opinione pubblica e al nemico. "The sower went forth sowing, the seed in secret slept through months of faith and patience, till out the red blade leapt (1)." Il Primo Ministro ai segretario di Stato per l'India J ottobre z943 INGLESE BASICO
:Mi ha penosamente colpito constatare al mio ritorno in Inghilterra che il Comitato del Gabinetto nominato il 12 luglio 1943 non s'era riunito nemmeno una volta. Vi eravate offerto di assumervi questo incarico e io certamente ho pensato che voi foste straordinariamente idoneo. Favorite inviarmi uo rapporto su quanto avete fatto finora. Ho ricevuto una lettera dal signor Ogden con la proposta che uno speciale investigatore sia mandato da lui per una settimana a imparare a fondo l'inglese basico, e, a mio avviso, sarebbe molto saggio accettare questo invito, onde il vostro Comitato possa venire a conoscenza dei particolari al piu presto. La faccenda è divenuta dì grande importanza, dato che interessa anche il maresciallo Stalin. Se vi sembra che il peso degli altri vostri incarichi sia troppo grave sulle vostre spalle, m'assumerò io stesso di presiedere il Comitato, ma spero che siate in grado di risparmiarmi questa fatica (2). Il Primo Ministro al Prùno Lord 4 ottobre z943
Vi sarei molto grato se mi faceste avere da lord Cherwell un breve rapporto sui siluri acustici, dato che egli potrà spiegarmeli molto succintamente. Il Primo Ministro ai ministro dei Trasporti bellici 4 ottobre I94J
Possiamo certamente impadronirci della nave passeggeri italiana Saturnia di 24.000 tono. e porla sulla rotta atlantica al pìu presto per i trasporti di truppe dell"'Overiord". (1) Il seminatore continuò a seminare, - il seme dormi in segreto - per mesi di fede e di pazienza • finché non nacque il rosso germoglio. (z) V. memorandum dell'r r luglio a sir Edward Bridgcs.
l
LA CAMPAGNA D'ITALIA
Il Primo Ministro al ministro del Lavoro e al "Ntttional Service" 6 ottobre r913 Sono lieto di vedere che siete riuscito a trovare 17.800 nuovi operai per la mano d'opera della produzione aeronautica in agosto, indipendentemente dagli aumenti di operai per lavoro supplementare fatto io altri stabilimenti della produzione aeronautica. Se riuscirete a mantenere questo magnifico ritmo di produzione, noi raggiungeremo l'obiettivo postoci, per il 23 luglio. Il Primo Ministro al capo di S.M. deJJ'APiazione 6 ottobre Ij4J Dati recentissimi rivelano che i tedeschi lavorano intensamente attorno ad aerei a reazione, e questo aumenta la necessità di fare i massimi sforzi per giungere ad analoghi risultati in Inghilterra. Il Primo Ministro al ministro degli Es-teri
6 ottobre IJ4J 1 . Bisogna ricordare che la ragione per la quale abbiamo evitato l'accordo per le frontiere occidentali della Russi:1, sostituendola col Trattato Yentennale, era stata la minaccia chiarissima di una notevole divergenza di opinioni io seno alla Camera dei Comuni. Non vedo nessun motivo piu valido di supporre che la medesima opposizione non possa manifestarsi di nuovo, fors'anche sotto una forma piu energica. Gli oppositori avrebbero il vantaggio di invocare contro di noi questioni di principio molto piu solide. A una conferenza della Pace, la situazione può essere considerata nel suo complesso e intese Yoltc in una data direzione possono venire equilibrate da quelle volte in un'altra. C'è pertanto la necessità piu impellente di riservare le questioni territoriali a un accordo piu generale. Questo è tanto piu vero per gli Stati Uniti, in quanto si trovano in un anno di elezioni. Perciò sarebbe bene che l'atteggiamento americano ,enisse definitivamente chiarito prima che noi si assuma una nuova posizione avanti il Trattato ventennale. 2. Penso che noi si debba fare tutto quanto è in nostro potere per convincere i polacchi ad accordarsi coi russi sulla frontiera orientale, in c:1mbio dei vantaggi nella Prussia orientale e nella Slesia. Noi possiamo promettere di usare la nostra influenza a questo fine. Il Prifllo Ministro al capo di S.M. dell'A1:iazione J ottobre r913 DISPERSIONE DELLA NEBBIA
Lord Cherwell mi dice di aver visto l'impianto in azione a Graveley, sebbene non ci fosse nebbia, e d'esserne rimasto molto colpito. Quantunque 24.
37°
WINSTON CHURCHILL
l'impianto consumi parecchie tonnellate di benzina al minuto, il consumo verrà indubbiamente ridotto. Se gli impianti ci permettono di operare in notti che fin adesso erano state precluse causa la nebbia, avremo molti vantaggi dalla nostra, anche se i forni non dovessero mai venire accesi. E, naturalmente, il risparmio di bombardieri, se e quando ci fosse nebbia, compensa molte tonnellate di benzina, di cui per il momento abbiamo fortunatamente una buona scorta. Spero che il ritmo di costruzione degli impianti venga mantenuto e che tutti gli otto complessi possano essere in azione per il dicembre. Il Prù110 Ministro al fllinistro degli Esteri e al fllinistro dei Tra!porti bellici 7 ottobre I94J Che cos'è mai questa comunicazione da Washington riportata con tanto rilievo dai giornali di oggi, sulla situazione del naviglio alleato? Secondo questa comunicazione almeno 2. 500. 000 americani possono essere mandati qui prima di Natale e l'invasione del Cominente potrebbe essere anticipata di almeno sei mesi. Questa sciocchezza sembra originata dal Sottocomitato del Senato sulla mobilitazione bellica. Non c'è dubbio che mi saranno rivolte interrogazioni in proposito alla prossima seduta della Camera.
Il Primo Ministro al ministro della Guerra e al capo dello S.M.G.I. II
ottobre I94J
r. La confusione è causata dal centativo di calcolare le forze alleate e nemiche in "divisioni". La parola divisione non ha valore di norma costante. Per esempio, gli effettivi di una divisione media tedesca ammontano a circa 20.000 uomini. La forza media normale sul fronte russo non supera probabilmente i 7 o 8000 uomini. S'è dato il caso, l'altro giorno, di una divisione tedesca composta di 1800 uomini di fanteria, con 18 cannoni. Quali sono gli effettivi delle divisioni russe schierate contro i tedeschi? Inviatemi una lista delle divisioni tedesche a sud di Roma con gli effettivi da noi calcolati. Quali sono le forze combattenti di tutte le divisioni britanniche in Italia e nell'Africa del Nord in uomini e cannoni, comprese armi anticarro e antiaerei? Qual è la forza calcolata delle divisioni americane in Italia e in Africa? Qual è la forza di ogni divisione britannica del Corpo di spedizione, vale a dire il numero di uomini che materialmente andranno oltremare come unità? Si dice che una divisione britannica, comprese le aliquote di truppe addette ai servizi, sia di 42.000 uomini; tuttavia, quando questa divisione venga mandata all'estero, una forza di 15.000 uomini sembra rappresentare già il massimo. È stato detto che le divisioni degli Stati Uniti, costituite per !"'Overlord", abbiano una forza totale d i 51.000 uomini. Quanti di questi uomini per ogni divisione verranno veramente oltremare?
37 1
LA CAJ,!PAGNA D'ITALIA
2.. Si dovrebbe preparare un rapporto con le forze effettive di tutte le divisioni in Occidente e io gradirei avere q1,1esto specchietto scrupolosamente aggiornato ogni mese, secondo i dati piu preci~ o le stime piu accurate possibili. 3. Fatemi avere la migliore analisi che vi sia possibile fare delle forze britanniche in Italia, con relativo numero di divisioni e i loro effettivi di combattimento. E inoltre, a parte, la forza media dell'esercito britannico sbarcato or ora in Italia.
Ii Pri!flo Ministro ai ministro dei Tr.asporti bellici II
ottobre 1943
Inviatemi un rapporto sulle code alle fermate degli autobus a Londra e nelle altre grandi città e a quali provvedimenti ricorrerete per ridurle. Ii Pri!flo Ministro al ministro della ProduzJone 12 ottobre 1943
Ho pregato recentemente lord Cherwell di fare un'inchiesta e un rapporto sulla relativa efficienza degli alti esplosivi usati dalle forze tedesche e britanniche rispettivamente, I capi di S.M. si raccomandano che noi si passi agli esplosivi a base di alluminio, senza attendere i risultati di ulteriori esperimenti. Sono anch'io d'accordo. Vogliate inviarmi un rapporto su ciò che questo cambiamento implicherà durante la prossima settimana. Il problema di come questo stato di cose abbia potuto svilupparsi dovrebbe essere oggetto di un'inchiesta sotto l'autorità del ministro della Difesa. Vogliate proporre tre membri. Tutta la faccenda va tenuta nel massimo segreto. I i Primo Ministro al Ministero degli Esteri, ai Lord Presidente dei Consiglio e ai Cancelliere dello Scacchiere 13 ottobre 1943
Il maresciallo Smuts mi dice di avere circa 80.000 prigionieri italiani nel Sud-Africa e che sarebbe lietissimo di cedercene una gran parte - egli ha parlato di poter giungere a 40. 000 - per lavoro nel Regno Unito. Ciò mi sembra molto importante e merita considerazione (1). · Il Prit110 Ministro al generale di brigata Jacob 16 ottobre 1943
Inviatemi un'analisi la piu particolareggiata possibile~ senza indebiti ritardi, delle truppe di base in Egitto, le quali ammontano a 241.000 uomini. (1) V. promemoria del 16 settembre al Lord Presidente.
372
WIKSTON CHURCHrLL
In base a che cosa sono mai rimaste, ora che la guerra si è allontanata dal Medio Oriente, e gli eserciti hanno in gran parte la loro base nell'Africa nord-occidentale? 1li sembra che ciuesta cifra di 241.000 uomini, di cui 11 5.ooo inglesi, esiga un esame quanto mai accurato, e propongo che una speciale commissione venga nominata a questo scopo. Fatemi avere, innanzi tutto, i fatti a vostra diretta conoscenza. Il Primo Ministro al miniflro dei Trasporli bellici
Io ottobre I94J CODE PER GLI AUTOBUS
Sono lieto che prendiate provvedimenti per migliorare la situazione. Nella zona della Società trasporti urbani di Londra, vengono compiuti giornalmente cinque milioni e mezzo di percorsi autobus. Un minuto extra • perduto ogni giorno per percorso equivale a 10.000 persone che lavorino nove ore al giorno per tutto un anno, in questa sola zona (1). PIANI PEL IL PERIODO DI TRANSIZIONE
23 ollobre r943 1. Nella riunione del 21 ottobre il Gabinetto di Guerra approvò in linea di massima i concetti generali esposti nel mio memorandum del 19 ottobre; e io mi accinsi a esporre in un altro memorandum la linea di condotta necessaria alla esecuzione di piani per il periodo di transizione. I 2. La prima cosa da farsi è una lista di tutte le azioni che vanno intraprese, dei progetti che si devono preparare e degli accordi amministrativi che vanno decisi e organizzati in anticipo, cosf che quando le ostilità con la Germania vengano sospese, tutto il Paese nel suo complesso s'accorga che la nuova situazione è stata prevista e i necessari passi preliminari sono stati fatti. 3. A questo scopo ogni Dipartimento è invitato a sottoporre al segretario del Gabinetto di Guerra, non oltre il 10 novembre, un programma di tutto ciò che si dovrà fare e dei necessari provvedimenti a) nel periodo immediatamente successivo alla cessazione d elle ostilità con la Germania, b) durante il resto prevedibile del periodo di transizione, che si può ritenere presumibilmente di due anni a partire dalla disfatta della Germania. 4. I piani dovranno toccare tutti i problemi di cui ogni Dipartimento è direttamente responsabile. Ci sono tuttavia numerose questioni d'inte-
(1) V. promemoria del 2.9 settembre e u
ottobre.
LA CAMPAGNA D'ITALIA
373
resse comune per molti Dipartimenti, che dovranno essere date in esame a speciali organizzazioni o comitati. In questi casi le proposte dovranno essere presentate dal capo dell'organizzazione o dal presidente del comitato interessato. ~. Le proposte dovranno comprendere i seguenti particolari: a) Stato di preparazione degli schemi, se cioè siano già ultimati o quanto tempo ancora occorrerà perché siano completi. b) Linee di massima in cui sono necessarie intese concordate, prima che si possa procedere al resto. e) Se bisognerà ricorrere a nuove leggi, se gli schemi di queste nuove leggi sono stati preparati, e se queste leggi debbano essere promulgate prima della sconfitta della Germania. · 6. Una parte importante del piano sarà un attento esame dell'intero campo legislativo (comprese le Defence Regulations e altre leggi subordinate) per stabilire quali poteri del tempo di guerra debbano essere conservati e di quali si potrà fare a meno nel periodo di transizione. Questo esame è già in corso mediante il comitato sulla legislazione d'emergenza, sotto la presidenza di sir Claud Schuster. II
7. La seconda fase sarà dedicata a un esame generale di tutto il quadro dei preparativi per il periodo di transizione. In questa fase noi dobbiamo essere certi che non vi siano lacune o contraddizioni tra le differenti parti del piano. Sorveglierò io stesso questa attività. 8. Mentre il passaggio dalla pace alla guerra differisce sotto molti riguardi da quello dalla guerra alla pace, sarà probabilmente opportuno che tutti i Dipartimenti abbiano una copia di questo esame, che li aiuti a comprendere come i loro preparativi rientrino nel quadro generale. Un alto ufficiale dovrà essere designato in ogni Dipartimento e tenuto personalmente responsabile del continuo aggiornamento del programma dei preparativi che interessano direttamente il suo Dipartimento. III
9. La terza fase sarà quella in cui si assicurerà che l'intero piano venga approntato e mantenuto in questo stato. Potrà risultare che le attività preliminari in un certo numero di importanti problemi sia ritardata perché non si è raggiunta una decisione sui principi di massima. Propongo, quando il piano generale sia stato traociato, di presiedere una serie di riunioni in cui le varie parti vengano esaminate e quindi si chiedano decisioni al Gabinetto di Guerra su qualunque argomento che intralci l'andamento dei preparativi (r). (r) V. Libro I, Capitolo IX.
374
WINSTON CHURCHILL
Il Primo Ministro al generale di brigata Hollis,per il Comitato dei C.S.M. 24 ottobre 1943
Questo documento sulle direttive ai comandanti supremi appare molto semplice a una certa distanza, e ci richiama al senso logìco degli americani. Tuttavia, non risulta sufficiente a un Governo dare direttive generali per battere il nemico e poi aspettare di vedere che cosa accade. La faccenda è molto piu complicata. I generali possono essere molto al disotto del loro compito, ed è stato infatti molte volte cosi. Un grado definito di guida e di controllo è necessario per gli Stati Maggiori e nelle massime autorità governative. Non sarebbe in armonia col punto di vista britannico che l'uno o l'altro di questi elementi dovesse venire scavalcato. Il Pritno Ministro al ministro degli Interni 24 ottobre 1943
Allorché fossimo certi di avere un piano per l'alimentazione, il lavoro e le abitazioni, pronto per quando Hitler crollasse, sarà possibilissimo definirlo e completarlo. Il Primo Ministro al Primo Lord 24 ottobre 1943
Non mi sembra che abbiate diritto alcuno di togliere queste 40 navi dalla scorta ai convogli. Potranno, se volete, essere tenute in riserva, pronte a intervenire ogni qual volta ne sia veramente il caso. Ci è impossibile assorbire tanta parte dello sforzo bellico del paese nell'attuare programmi cosf enormi se non farete un uso completo del vostro materiale. Dato che state costruendo ora cacciatorpediniere che richiedono due anni di lavoro, dobbiamo vedere se queste piu vecchie non possono essere riparate e tenute in servizio. Questo fallimento, insieme con le immense richieste di portaerei, mi causa molte preoccupazioni ora che le marine italiane e tedesca sono praticamente eliminate. I futuri programmi navali dovranno essere sottoposti al piu attento esame, non solo mio, ma del Gabinetto di Guerra. Il Primo Ministro al generale di brigata Hollis
27 ottobre 1943 Che cosa è stato deciso per abbandonare il Lilo di gomma? Fatemi avere fotografie che mostrino il Lilo cruciforme e come esso produca l'effetto desiderato. Mi sembra che abbia avuto luogo un completo mutamento di piani. Qual è la differenza fra questa struttura di cemento e acciaio e i frangiflutti ordinari? Quanto tempo occorre per calarla? Quanti vapori ci vogliono per trasportarla, ecc.?
LA CAMPAGNA D'ITALIA
375
Sarçbbe peccato sciupare un piano promettente portando all'eccesso le richieste cli materiale e di mano d'opera. Il Primo Ministro al Cancelliere del ducato di L ancaster
27 ottobre 1943 Non sono favorevole alla nomina ad alti gradi militari e all'uso cli uniformi da parte di civili ricoprenti cariche civili o presso che civili, a meno che questo non sia chiaramente necessario all'adempimento dei loro doveri. Per conseguenza, vogliate esaminare il regolamento del Security Service relativo alla nomina degli ufficiali e alle norme sulla tenuta delle divise. Inviatemi poi un breve rapporto in merito. Il Primo Ministro al generale di brigata Hollis
JI ottobre 1943 Inviatemi uno specchietto sull'attuale situazione delle forze britanniche per !"'Overlord" e anche un elenco delle formazioni che verranno lasciate in Inghilterra, ind ipendentemente dalle suddette.
V,,
INGLESI!
--
Ml!SI!
Numero delle navi
---
Tonnellate
Numero delle navi
Tonnellate
24 39 53 27 26 13 26
IO
9 15 17 12 21
143.358 232.235 303.284 137.081 151.299 75.854 166.231 56.578 94.010 81.631 82.696 112.913
1943
278
1.521.649
282
1.637.170
Gennaio Febbraio M:irzo Aprile Maggio
1944
16 12
9 8 14
3 5
67.n2 63.4n 49.637 21.439 2 7-2 97
62.115 53.244 104.964 60.933
TOTALB
1944
46
228.896
19 29 62
TOTALI!
... ..
..
33 31 12 30 14 12 li
15
Tonnellate
Numero delle navi
Tonnellate
- - -
98.0<)6 166.947 384.914 194.252 146.496 44.975 187.759 62.900 60.541 57.565 61 .593 55.6n
Gennaio 1943 Febbraio Marzo ... Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre .. Ottobre .. Novembre D icembre ...
Numero delle navi
28 6c 25 29 29 29 31
261.359 403.062 693.389 344.680 299.428 123.825 365.398 119.801 156.4!9 139.861 144.391 168.524
6r .318
597
3.220.137
3
1.408 200
I
3.359
26 23 25 13
7 5 5 4 I
3 5 2 2 I
2
-
37
19.905 3.880 5.191 13.347 1.633 2.996 II.408 323 x.868 665 102
-
50 73 120 64
58
- - --
..
IO
IO
-
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I
-
-41
281.256
5
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4.967
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5
130.635 116.855 157.960 82.372 27.297
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377
LA CAMPAGNA D'ITALIA
APPENDICE D
DISLOCAZIONE DE LLE DIVISIONI TEDESCHE E ITALIANE L'8 SETTEMBRE 1943
(DA « Co11,ra
ARRIVAMMO ALL'ARMISTIZIO ))
GEN. FRANcEsco Rossi)
Le divisioni segnate con asterisco non sono complete oppure sono di efficienza ridotta. Italiane T edesche Italia settentrionale
Italia centrale
5 fanteria *5 fanteria
3 fanteria motorizzate e cor. *2. fanter ia
6½ fanteria 2. motorizzate e corazzate 2.
2.
Italia meridionale
3 fanteria fanteria
*1
Sardegna Francia meridionale
motorizzate e corazzate
2 fanteria 4 motorizzate e corazzate
4 fanteria 4 fanteria (in corso di
costituzione a opera di truppe germanìche, di forza ignota, del comando di Rundstedt) Corsica
2
fanteria
Slovenia, Croazia, Dalmazia 8 fanteria
Erzegovina e Montenegro
6 fanteria
½ fanteria 9 fanteria 6 brigate di truppe alpine croate 2
1 2.
Albania 1
Grecia
25.
fanteria motorizzata
7 fanteria
fanteria motoriz. e coraz. brigate truppe alpine croate
Nulla (si attendevano elementi di 2 divisioni tedesche e 2 bulgare in Serbia e Macedonia) 6 fanteria 1 corazzata
WINSl'ON CHURCHILL
Creta
1
fanteria
1
fanteria
Egeo
2
·fantcria
1
fanteria (appoggiata dall'aviazione)
Totali : Tedesche
Italiane
Italia continentale
21
16½
divisioni, di cui
8 ridotte o di classe
inferiore Sardegna
4
Oltremare
36
I 21
Totale definitivo: 61 divisioni, di cui 8 ridotte o di classe inferiore
SCHIERAMENTO GERMANICO PARTICOLAREGGIATO 8 SETTEMBRE 1943 GRUPPO D'ARMATE
(ROMMEL)
Italia settentrionale 24a. divis. corazzata - divis. ~ Zona corazzata S.S. Hitler ~ Parma-Bologna 44a divis. fant. una brig. fant. 71a. divis. fant. 65a. » 76a. »
»
94°' »
»
3o5a. »
»
} Alto Adige Tarvisio-Piedicolle-Postu mia
»
Sestri Levante - Val di Taro - Pontremoli Apuania
CoMANDO GERMANICO Sun (KEssELRING)
Italìa centrale
3 divis. motor. coraz. coraz. parac.
2
Italia meridionale
1 5a
divis. fant. div. coraz. H. Goring 16a divis. coraz.
Lago di Bolsena-Viterbo Founia Napoli Salerno
LA CAMPAGNA D'ITALIA
clivis. pa.rac. z6a divis. coraz. 29a divis. motor. coraz. xa
379 Puglia-Basilicata Calabria Calabria
Sardegna
p
Corsica
una brig. "Rei<:hs Fuhrer" motor. coraz.
clivis. fant. mot.
CoMANDO GERMANICO DEL
Slovenia, Croazia, Dalmazia
Suo-Es'!'
1 divis. fant. 373a (tedesco-croata) divis. { Bihac fant. \
114a
1S~ divis. fant.
369a. (ted.-croata) divis. fant. 173& divis. faot.
due (?) divis. fant. una divis. S.S. una (croata) òivis. alpina sei (croate) brigate alp. Erzegovina, Montenegro
!
Sava
I I
Zagabria Diversi
divis. mot. coraz. Prinz Eugen Mostar
usa (rosa ?) divis. fant. due (croate) brigate alp.
Prijepolie Plevlja Val dell'lbar Diversi
una divis. alpina una divis. L. di C. una divis. fant. 104a divis. fant. 1 xa divis. fant.
Gianina Salonicco Larissa Agrinion Pireo
297a divis. fant.
Grecia
(LoHR) -
u7a. clivis. fant. una clivis. corazzata Creta
ua divis. fant.
Rodi
J
,a clivis. motor. coraz.
i
Peloponneso
I N DICI
INDICE
DEL
TESTO
Ringrazùu11ento . • Prefazione
15
]
lL DOMINIO DEI MARI
21
1l
Lo LA
39 57 80
11
SBARCO IN SICILIA
I LI CADUTA DI MUSSOLINI IV V ERSO OCCIDENTE V LA CoNFERENZA DI QUEBEC VI ITALIA: ARMISTIZIO VII ANCORA ALLA CASA BIANCA VIII LA BAlTAGLIA DI SALERNO
92 110
IX
PARENTESI INGLESE
X
ATTRITI COL GENERALE DE GAULLE
XJ
L'AssE
XII
LA PREDA SFUMATA
217
XIII
LE
241
XIV
RlSTAG~O SUL TERZO FRONTE
2 57
XV
ANCORA DEI CONVOGLI ARTICI
272
XVI
LA CONFERENZA DEI MINISTRI DEGLI ESTERI A MOSCA
2
VU:.'IE SPEZZATO
201
ARMI SEGRETE DI HITLER
XVII LA CoNFERENZA A TRE
•
93 316
APPENDICI: A) Elenco dei segni convenzionali B) Note e telegrammi del Primo Ministro C) Totale delle perdite di naviglio D) Divisioni tedesche e italiane all'8 settembre 1943
341 342
376 377
INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI Navi da guerra in un atollo del Pacifico centrale Rifornimenti sulle spiagge di Guadalcanal 3. Artiglierie trascinate in postazione, nel Pacifico 4. Fotografi della J\farina al lavoro, a Guadalcanal 5. Pattuglia inglese tra le rovine di Catania 6. Truppe americane nella zona dell'Etna . 7. Il porto di Messina dopo un bombardamento 8. Il proclama di Badoglio dopo la caduta di Mussolini 9. Luglio 1943 a Roma: si abbattono le insegne del fascismo 10. Luglio 1943 a Roma: folla in festa 11. Luglio 1943 a :Milano : una strada 12. Luglio 1943 a Milano: truppe in piazza del Duomo 13. Un sommergibile inglese in crociera 14. Churchill sulla Queen Mary 1 5. Le bandiere alleate sulla Cittadella di Quebec 16. Sulla terrazza della Cittadella di Quebec 17. Bedell Smith firma la dichiarazione d'armistizio tra le Nazioni alleate e l'Italia 18. Eisenhower e il generale Castellano 19. Paracadutisti germanici ai confini della Città del Vaticano 20. Il Papa nei quartieri romani danneggiati dal bombardamento 21. Badoglio a una conferenza-stampa a Napoli 22. Si liberano i prigionieri politici italiani . 23. Palloni di sbarramento della RAF a Salerno 24. Sbarchi di truppe alleate a Salerno 2 5. Verso l'entroterra di Salerno . 26. L'aeroporto di Capodichino dopo un bomb.a rdamento 27. Rovine a Napoli 28. Truppe inglesi verso le linee del Sangro 29. Un ponte ferroviario centrato dagli aerei 30. Una nave dei convogli artici 31. Cacciasommergibili sovietici nel Baltico 32.. Un carro armato sovietico sul fronte ucraino 1.
2.
32 33 48 49
64 65 So 81
96 97 112
113
128 129
144 145
160 161
176 177 208 209
224 225 2 56
257 272. 273 304 305
320
32.1
CART INE, FAC-SIMILI E DIAGRAMMI Sviluppo e dtdino dtlla flotta sottomarina germanica . GHadagni e perdite complessivi di piroscafi mercantili alleati La battaglia tk/J'Atlantico: Il 3° attacco sulla rotta dti convogli La battaglia dtll'Atlantico: La crisi della battaglia , La battaglia dell'Atlantico: La grande r;jfen,iva aero-navale La conquista della Sirilia Nota di Ch11rchi/J (fac-simi/e) Lo sbarco a Salerno Il mare Egeo meridionale L'isola di Lero Italia meridionale: operazioni settembre-dice,nbre IJ43 Operazioni in Russia, IHglio-dicembre Ij4)
2.4
25 2.8
30
31 40 88 I 53 2.22