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NATALE PALLI - TOMO I

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TATO MAGGIORE AERO AUTICA MILITARE UFFICIO STORICO

rnen:ile ALBERTO PORRO

NATALE PALLI Prefazione ciel Gen.

FELl E PORRO

ROMA. 1973


L'Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare afferma la sua grati tudine al Vittoriale degli Italiani, al Museo Storico della guerra d i Rovereto, al Museo Caproni che han no daco copia di document i storici d i grande valore. l tre fratelli di Natale Palli. hanno procurato il materiale d i maggiore importanza che ha permesso d i corredare questa ristampa di notizie, d i relazioni e di documenti che hanno reso possibile la ricostruzione di episodi inediti e le pubblicazion i d i lectere autografe di D 'Annunzio e del suo mirabile discorso funebre .i nnanzi al.la salma del suo giovane e amico pilota Natale Palli .


Alla Signora

FRANCESCA PALLI DEAGLIO MADRE ITALIANA DI EROI, DEDICO QUESTO MIO MODESTO LAVORO DT R,\CCOGLITORE PIÙ CHE DI SCRITTORE, CHE ADDITO ALLE PRESENTI E:: HJTURE GENERAZIONI DI GIOVANI , COME SlCURO

AMMAESTRAMENTO

ALLE P i ù ECCELSE VIRTÙ DI SOLDATI E DI CAVALIERI DELL'IDE1\ LE.

Generale Alberto Porro .


PREFAZION E

Ho accolto con vivissimo piacere l'invito di collaborare alla « Centurja di ferro » perché, come vecchio soldato, che ha preso

parte alla guerra, mi riesce sommamente ,~radito illustrare ai giovani le eroiche figure di quelli che, nella guerra, hanno avuto il battesimo della gloria. Nella « Centuria » ho scelto un profilo che appartiene alla << Pattuglia delle ali invitte » perché ad esse sono legatt> da un particolare sentimento paterno che me le rende sommamente care. Durante tutta la guerra, combattente ài terra, ho seguito con speciale interessamento i combattenti del cielo, nei quali trovavasi mio figlio, artigliere come nte, ma appartenente a quella prima falange di occhi alati che a noi artiglieri diedero preziosi servizi togliendoci dalla cecità che molte volte rendeva inutile la voce del nostro cannone. Da mio figlio che in guerra, quale Comandante di un Gruppo di Squadriglie, ebbe alle dipendenze Natale Palli, ho imparalo ad apprezzare questo splendido giovane pilota, il di cui nome è molto noto in I talia per l'epico volo su Vienna della S quadriglia « La Serenissima » di cui fu Comandante. Gli aviatori conoscono però tutte le imprese di questo combattente del cielo, modesto quanto eroico, audace quanto tenace . Questo paterno legame spirituale che mi avvince agli eroi del cielo, mi sorregge nel tracciare il profilo di Natale Palli, il quale assurge alle più alte vette delle virtù patriottiche, militari e civili, esempio ai .~iovani che oggi si educano. Quanti mirabili insegnamenti sgorgano spontanei dalla semplice, intima corrispondenza che Natale mantenne viva con la famiglia durante tutto il periodo delta guerra. Nessun artificio nel mio scritto, nessuna ampollosità oratoria, ma la pura trascrizione di brani di lettere nelle quali le azioni più gloriose sono raccontate ai Genitori con la freschezza e la 5


spontaneità del figliuolo che trasmette un diario di vita vissuta alla famiglia senza rendersi neppur conto del suo inestimabile valore. Da questa corrispondenza traspare tutta la purezza di un animo ardente di fede e di patriottismo; l1 amore per il buono e per il bello; la passione per il volo che trasporta nella serena regione dell'ideale. Sono grato alla famiglia Palli che mi ha permesso di penetrare in questo sacrario e con 1ne devono esserle grati tutti quelli che le,ggeranno queste pagine. Per merito dello stesso Natale queste infatti assumono un valore educativo che io non avrei potuto far scaturire dalla semplice rievocazione di avvenùnenti che, pur imponendosi all'ammirazione per il loro valore concreto, non avrebbero avuta la potente suggestione di una intimità sacra che mette in sicura evidenza il carattere adamantino dell' Eroe che non si smentisce mai ed è sem.pre presente a sè stesso. Questa biografia diventa così un'opera di bontà che diffonderà nei giovani il sentilnento del dovere inspirato alle più alte idealità del sacri/icio e della poesia. Generale ALBERT O PORRO

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PREMESSA

Il profilo unwno ed eroico di Natale Palli è stato pubblicato in un libretto ( La Pattuglia delle Ali invitte) scritto dal Generale d'Artiglieria Alberto Porro facente parte di una Collana (La Collana di ferro) edita dalla Casa Editrice Oberdan Zucchi nel 1936, rievocatrice ed esaltatrice di alcune figure luminose e gloriose della nostra Aviazione nella guerra r9r.5 -18. La Collana è ormai, da molto tempo, completamente esaurita e scomparsa; ne è nata di conseguenza, nell'ambiente familiare ed in quello aeronautico, l'idea e la volontà di una ristampa. Nel clima esaltatore e commemorativo della nostra Aeronautica Militare, che celebra i cinquant'anni della sua esistenza, degnamente si inserisce questo libro f.ra le cerimonie celebrative dell'Arma, delle sue glorie e dei suoi Eroi. In quella ormai lontana guerra 1915-18, l'ultima guerra della Indipendenza Italiana, che riunì Trento e Trieste alla Madre Patria, e che è stata l'ultima guerra cavalleresca poiché soltanto i Combattenti erano esposti al fuoco nemico, Natale Palli, sempre pronto al sacrificio di sé per amore della Patria, ha svolto tale intelligente ed appassionata attività aerea, ha conseguito tali risultati dalle sue ardite ricognizioni oltre le Alpi ed oltre l'Adriatico, ha dato tanti esempi di ragionato coraggio, di sprezzo del pericolo, di perizia nel volare e nell'esplorare, che merita un particolare ricordo portandolo a conoscenza delle nuove generazioni. Il profilo di Palli fu scritto da mio Padre che lo conobbe personalmente e che, attraverso i miei racconti, si entusiasmò per la sua figura esemp lare di soldato del cielo. Ma mio Padre dovette adeguarsi al piccolo formato e al breve testo della Collezione e non ebbe la possibilità di ricercare, raccogliere ed esaminare tutto il materiale informati vo e storico che potesse dar modo di scrivere una completa monografia della vita e delle gesta di Natale Palli . 7


Ora, per l'interessamento amorevole dei fratelli Aldo, Maria ed Ugo Palli, dello Stato Maggiore dell'Aeronautica, della Presidenza del Vittoriale degli Italiani, del Museo storico della Guerra di Rovereto, dell'Ufficio storico della Marina , di Maria Fede Caproni Armani e di vari appassionati cultori dell'Aeronautica, si è riusciti a rintracciare molto materiale prezioso che vale ad illustrare, sotto ogni aspetto, la figura e la vita di Natale Palli ed a documentarne le azioni belliche in modo completo ed esatto. Cito, fra tutto il materiale reperito: il discorso pronuncia to da Gabriele cl' Annunzio innanzi al feretro di Natale Palli; la corrispondenza intercorsa fra il Comandante e il suo diletto pilota; le lettere di d'Annunzio alla madre di Palli; le note, gli appunti, le relazioni compilate giornalmente per le azioni importanti e per i voli di guerra da lui compiuti sui vari fronti; le fotografie eseguite nelle sue ricognizioni oltre Adriatico e che riuscirono di particolare utilità per la nostra Marina. Dall'autunno r9r6 sino al ripiegamento di Caporetto, io fui Comandante della 48 11 Squadriglia Aeroplani e successivamente del XII Gruppo Aeroplani, dipendenti dal Comando della IV Armata, ed ebbi l'onore e il vanto di avere il Tenente Natale Palli quale Capo pilota della Squadriglia, dotata dei bimotori Caudron G+ A contatto giornaliero con lui, ebbi modo di apprezzarne la serietà e la compostezza di vita, la coscienza nel lavoro, l'ascendente che esercitava sui colleghi e dipendenti , la perizia nel pilotaggio che faceva di lui un maestro del volo. Volava più di tutti e voleva per sé le missioni pjù ardue e di maggiore responsabilità. In quel periodo, quale Comandante e Osservatore d'artiglieria dall'aeroplano, dovevo necessariamente volare con tutti e specie con i giovani piloti per orientarli sulla zona e per infondere fiducia agli altri Osservatori, ma ogni volta che mi era possibile, cercavo di avere Palli come compagno di volo. Con gli altri, ero io che indicavo la rotta ed eseguivo completamente la ricognizione; con Natale studiavamo prima a tavolino il compito da assolvere ed i particolari esecutivi, ed egli eseguiva sempre il suo mandato con la massima precisione. Dei numerosi voli compiu ti da lui e da me, voglio qui ricordarne tre. Giorno 8 maggio 19 r 7: ricognizione su Cima Bocche. Negli appunti personali di Palli è scritto: « Ricognizione con il Cap. Porro su Cima Bocche - Valle 8


San Pellegrino Passo Rolle, ore 9 ,40 - I I ,2 5. Forte ti ro antiaereo, un longherone di coda spezzato, numerosi buchi sulle ali » . Avevamo bisogno di fotografare in modo molto chiaro Cima Bocche che si era rivelata potentemente armata di artiglierie terrestri e antiaeree . Palli perciò si abbassò notevolmente di quota ed io pote.i fare delle bellìssime fotografie che furono oltremodo utili per il Com.anelo della IV Armata. · Palli si accorse subito, con la sua perfetta sensibilità, che eravamo stati colpiti in modo pericoloso. Provò con delicatezza tutti gli assetti di volo, compì 11 volo di ritorno a velocità limitata e planando dolcissimamente. Appena atterrati, esplorò l'apparecchio e constatò che uno dei due longheroni di coda era spezzato. La sua manovra abilissima, prudente e saggia, ci salvò eia una caduta. Il giorno r6 giugno r917, dalle 8 ,35 alle u,20 è scritto negli appunti di Palli: « Ricognizione con il Cap. Porro su Colbricon e Cima Bocche » . P assiamo su!Ie cime a 3.000 m. , su Cima Bocche a 300. Mentre eravamo a tale bassa quota per meglio rilevare gli obiettivi, scrive Palli: « Colpo di mitragliatrice nel seggiolino; la mitragliatrice è audibile perfettamente. Con la piastra di ferro mi sono salvato». Palli è stato forse il primo pilota a porre una lamiera d'acciaio sotto il cuscino del posto di pilotaggio; se ne fosse stato privo si sarebbe certamen te dissanguato in volol Dopo l'atterraggio, Natale esaminò subito la lamiera di protezione e constatò in essa l'incavo prodotto dal proiettile. In volo con un sobbalzo avevamo avvertito il colpo ricevuto. Il 24 luglio r 9 r 7 .in un volo di ricognizione si fece un tilievo aerofotografico planimetrico delle difese austriache sul massiccio della Marmolada. Al termine Palli planò, si portò con volo diretto contro la parete meridionale in modo che io potei eseguire una fotografia panoramica della cresta proprio di fronte a un poderoso appostamento di mitragliatrici. Sentivamo il crepitio dei colpi; appena scattata la fotografia alzai il braccio e Palli eseguì una stretta virata per sfuggire al tiro ciel nemico . Tornammo all'aeroporto con i segni delle pallottole austriache sulle ali e sulla coda. 9


La fotografia panoramica da me eseguita ritrae la cresta della parete meridionale della Marmolada, quasi alla stessa quota della cima ed a distanza minima. Ho voluto ricordare questi episodi, che sono minimi rispetto ai grandi voli ch'Egli compì, e primo fra tutti quello di Vienna, perché anch'essi valgono a dare un'idea precisa della calma, della serenità, dell'equilibrio e della perizia con cui Natale Palli eseguiva ogni missione affidatagli. Se, come disse Gabriele d'Annunzio: « ... per parlare davanti al suo feretro debbo invocare la sua forza » , per scriverne degnamente bisognerebbe avere il suo valore; a me valga, se oso ricordarlo , non il va.lo.re ma l'affetto. Sono vissuto parecchi mesi accanto a Lui apprezzando ed amITlÌ rancio, giorno per giorno, i suoi pensieri, i suoi ideaii, la purezza del suo sentire e la nobiltà del suo agire e gli ho voluto molto bene. Natale Palli, « l'aquila altivolante », « il fanciullo biondo dagli occhi cli zaffiro » , « il piccolo fratello diletto >> , come Gabriele d'Annunzio chiamava il compagno presceltogli per il volo su Vienna, rappresenti ora e negli anni avvenire l'esemplare perfetto della giovinezza italiana ed educhi i giovani a coltivare nell'animo le idealità più pure, ad avere il senso etico della vi ta, a credere nei valori morali, ad operare con onestà d'intenti , senza compromessi d'interessi personali e senza cedimenti di coscienza. Possano gli italiani <li domani rivolti ed educati a questa scuola di rettitudine e di ardimento, divenire uomini degni di partecipare alle lotte civili per il progresso e la pace in I calia, in Europa e nel .M ondo. Dicembre 1972

Felice Porro

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I° CAPITOLO

NATALE PALLI - << l'aquila infallibile dagli occhi chiari» - come fu definito da d'A nnunzio, sopravvive nella leggenc.fa eroica, perché il fanciullo, che ha tanto osato in vita, si è spento nella solitudine della montagna, avvolto nel funebremantello della neve candida ... ed i suoi occhi chiari, che davano una profonda impressione di dolcezza e di bontà, si sono chiusi, lasciando nel cielo la scia della loro luminosità . La storia lo tramanderà ai posteri come il pilota ardito e sicuro che non conosceva ostacoli, n:w la leggenda lo ha già trasformato in una rondine che a primavera torna sul ci elo della sua Casale accompagnata dal canto dei motori. Così il fanciullo biondo dagli occhi azzurri vive in eterno nella fan tasia popolare. Gabriele d'Annunzio parlando del suo ultimo tragico volo e alludendo a quello con lui progettato Roma-Tokio dice: « Non calò egli sopra il candore dei marmi regali, in una sera calda di Agra, ma nella solitudine della neve perpetua, in un mattino di tormenta. Visse due lunghi giorni con sé, col suo sacrificio e col suo coraggio. Per due giorni fu più che umano, prima di farsi divino in eterno. Poi si addormentò col capo sul braccio, come si sarebbe addormentato accanto a me , in un vespro di bragia, presso Giaipur la Rosea, o presso Benares la Santa, all'ombra dell'insegna di San Marco dipinta su la nostra fusoliera ormeggiata in un campo color di grogo sparso di corvi nerazzurri » . La storia di questo purissimo Eroe è davvero leggendaria ed assurge alle più alte idealità che i fasti dell'ala tricolore hanno saputo raggiungere. I suoi gesti di audacia sublime hanno dato a d'Annunzio soldato l'ispirazione per scrivere alcune fra le più belle sue pagine. Al suo si unisce il nome del fra tello Silvio che, pilota en tusiasta ed audace come lui, il 29 ottobre 1918, « immolava la II


sua giovane esistenza nella radiosa v1s10ne della vittoria alia quale aveva efficacemente cooperato». Così dice la motivazione della medaglia d'argento decrernra alla memoria d i Silvio Palli. Natale invece superò incolume, durante tutta la guerra, le prove di audacia e trovò morte non meno gloriosa qu ando volle, con ardi to tentativo , conquistare il primato dell'ala italiana nel collegamento dei popoli per il progresso ed il trionfo del1a civiltà.

Natale Palli nacque il 24 luglio r 89 5 a Casale Monferrato e la sua fanciullezza trascorse in un ambiente nel quale il culto familiare era fortemente sviluppa to. E' generale la tendenza di voler rintracciare, in chi sale ai fas tigi della gloria, speciali caratteristiche che fin dall'infanzia ne prea nnunciano il des tino. La fanciullezza di Natale è caratterizzata d a una spigliata vi vacità e soprattutto da una grande bontà d'animo. Intelligente e studioso è nello stesso tempo appassionato allo sport. D'animo generoso vende i suoi libri d i scuola per portare il denaro ed il pane ad un compagno povero ed ammalato; si addossa la colpa di aver tagliuzzato un banco d i scuola per salvare dal castigo un compagno che non possiede il denaro necessario per compensare il danno arrecato. E queste doti fanciullesche di slancio e d i bontà non verranno mai meno e lo circonderanno, anche nella gloria, di una particolare aureola di amore e di simpatia. Il suo animo era emotivo e fantastico, la sua indole dolce ed espansiva, il suo volto era sorridente e pensoso. Nelle sue gesta, di una audacia più che virile, egli lasciava sempre l'impressione d i una eroica fanciullezza soffusa di dolcezza e di poesia. Compiuti i corsi e.lementari e secondari nella sua Casale, Natale passò al Po litecnico di Milano e nel 1914, studente d'ingegneria, si arruolò come volontario di un anno in un Reggimento d i Fanteri a di stanza in questa città . L'ini:tio della guerra lo trovò Sergente e, trascinato dalla poesia del volo, il r 5 ottobre r 9 r 5, prese il brevetto di pilota aviatore militare e come tale compì più di r 30 ricognizioni e fu decorato di medaglia d 'oro, dell'Ordine M.ilitare di Savoia, di due medaglie d'argento e di due di bron7,o , Il carattere adamantino di Natale Palli appare si n d all'iniI2


zio del suo servizio militare dalle lettere alla famiglia nelle quali vibrano i suoi piL1 elevati sentimenti figliali ed il culto del dovere come soldato e come studente; perché egli, put soddisfacendo con amore ai suo.i obblighi di servizio militare, approfitta di tutti i ritagli di tempo e dei permessi concessigli per studiare. Da Milano, dove si era iscritto a quel Politecnìco per poter continuare gli studi anche durante il periodo di servizio militare, in data 11 marzo 1914 scrive: « Ottengo quasi si può dire giornalmente un permesso per la scuola valevole per una, due, tre ore, secondo il caso. E' questa una comodità grandissima perché mi procura il beneficio di assistere alle lezioni e di risparmiare quindi tempo nello studio ». Il 7 aprile subisce con successo un esame: « La mia prima prova fu una prova eroica coronata da un indubitato successo. E così ieri sera quando mi ritrassi dalla lavagna e vidi il Professore scrivere con convinzione il meritato 90 sul mio libretto non seppi pii:1 cosa stava accadendo ed, afferrato i quaderni ed il berretto, mentre i miei compagni in classe si congratulavano e mi toccavano la mano, uscii quasi trasognato dal Politecnico e mi trovai, senza saper come in breve tempo, in Piazza del Duomo sempre col mio libretto fra le mani ove stava segnata l'attestazione della mia vittoria ». In una lettera alla Mamma, in data 1 2 agmto 1914, esplode il suo sentimento patriottico che lo guiderà più tardi alle gloriose imprese di pilota. « Le parole che tu mi dici sono per me un incitamento a compiere il mio dovere. Pfo volte dubitai che il tuo grande amore per la famiglia e per i tuoi figli ti facesse debole di fronte alle grandi necessità della Patria nostra. Ora apprendo invece che tu sei una vera Madre Italiana ed i tuoi figli sentiranno col tuo stesso cuore. Il pensiero çbe la mia eventuale morte potesse renderti infelice mi turbava assai, ma ora che ben vedo la sublime abnegazione di cui sono informati i tuoi sentimenti , non ho più alcun dubbio. Vagheggiai più volte una 1.n orte bella sul campo di ba ttaglia , sperai a lungo di poter un giorno versare il mio sangue, sangue puro d'Italia, sulle terre irredenti e di farlo intimamente con que11o sacro dei padri nostri di cui le zolle ancor ne son pregne: questo fu il mio ideale piL1 fulgente. « Ora i miei sogni stanno mutandosi in realtà. In settimana partiremo certamente, per dove non lo so, ma potesse


la fortuna guidarmi fin sot to il fuoco più pericoloso, potesse lanciarmi con un manipolo di valorosi contro quella gente barbara d'oltre Alpi, il cui nome suona ancora come una maledizione sulle labbra dei vecchi nostri. « Prega pure, Mamma cara, che lungi p ossa essere il pericolo di una guerra per noi, ma se il Signore vorrà che le armi nostre s'incrocino con quelle dell'alleata nostra brutale, prega che il 111io sogno s'avveri, che a me sia d ato di compiere una frazione cli quella tremenda giustizia, che le ossa dei nostri vecchi pretendono dai giovani audaci; ch'io mi batta da prode e cada da valoroso; non dubitare ciel mio coraggio. « Allora sarà fi nita la mia missione sulla te rra, tu cara Mamma potrai di re di aver avuto un vero figlio » . La lettera non ha bisogno cli commenti. Essa mette in luce l'an imo generoso di Palli, il futuro aviatore che saprà portare la sua ala in tutti i cieli, anche i più lon tan i dal teatro della guerra ; cbe saprà osservare e studiare le mosse, le intenzioni del nemico. Ausilio prezioso dei combattenti italiani, combattente esso pure implacabile che porterà le bombe e d i colpi dell a sua ITÙtragl iatrice nelle re trovie più lontane. M a la lettera mette anche in luce la grande anima e lo spirito di patriottismo di quella Madre che dovrà dare alla Patria in olocausto tre dei suoi figli. Ultimato l'an no di volontariato N atale P alli viene inviato in congedo per essere richiamato alle armi ne l maggio r9t5 come Sergente e con tale grado è ammesso al corso quale allievo pilota a Mirafiori (Torino ). In data 2 9 maggio r 9 1 5 scrive ai Genitor i: « Debbo annunciarvi con mio grande giubilo che sono stato accettato come allievo pilota e che oggi stesso mi recherò a Mirafiori. Cara M amma, è giunto anche per me il momento di agire . Orn sento cli aver uno scopo ben netto da raggiungere e le mie fo rze crescono vieppiù al pensiero che questo mio operare può essere di grande utile, anche se non immediato, per l 'Italia. Non c rucciarti , cara Mam ma, non aver tristi pensieri ... L'aviazione fa delle vittime anche in te mpo d i pace; ma vedrai fra non molti giorni gli effetti dei combattimenti per terra e per mare, vedrai le migliaia cli vittime che ogni giorno usciranno dal le trincee insangui nate e dai gorghi del mare , allora benedirai all a mia dete rminazione che ora tanto t i turba; anzi temo che qualcuno potrebbe dirmi vigliacco perché fuggo i pericoli di una guerra di trincea; però io sen to


di non meritarmeJo perché, se alla morte brutta sfuggo facendomi aviatore, non è per paura o per pusillanimità, ma solo per la grande passione che n,i porta al volo, per un fulgido ideale che mi illumina tutto in un orizzonte non lontano e più ancora per un intimo e sacro presentimento cbe alla m ia Patria sarò più vantaggioso ed utile seguendo questa via che non combattendo con spada e focile ». Il presentimento non poteva meglio avverarsi perché i voli cli Natale Palli rimangono incisi nella storia a caratteri indelebili. Conseguita nel .luglio I 9 15 la nomina a Sottotenente di Complemento di Fanteria, Natale prosegue al Campo di Cameri il corso per conseguire il brevetto di pilota militare d'aeroplano che gli schiuderà la via del fronte. In data 2 8 agosto scrive alla Mamma: « La mia speranza di avere lma licenza di qualche giorno al conseguimento del mio brevetto è delusa e con dispiacere debbo comunicarti che solo di sfuggita potrò venire costì per ripartire poi subito. Il primo brevetto non è che un passo nella mia nuova carriera ed ora tendo, con tutta la mia energia, al brevetto superiore che mi aprirà la via per il fronte a cui aspiro più che mai. Questo è il solo dovere e troppo comoda è la mia vita attuale perché io debba approfittarne prohmganclola inutilmente; il pensiero solo che se io non avessi scelto quest'arma, sarei ora nel p iù folto della mischia fra i disagi e le fatiche, mi contrista immensamente ed io sento nel mio intimo un tacito r.improvero per questo mio ritardo. Ogni ora è preziosa ed è mio dovere non perdere nemmeno un giorno>> . Questo desiderio cli sollecito trasferimento al fronte, congiunto alle appassionate descrizioni dei voli, caratterizzano le sue lettere scritte alla famiglia dal campo di Cameri . Il 27 ottobre è finalmente mob.ilirato, assegnato alla 2 " Squadriglia di aviazione per artigl ieria, a Pordenone, e inizia i suoi voli di guerra. In data 9 novembre scrive: << Mi sono goduto oggi lo spettacolo del Carso traforato. E' un succedersi di buche prodotte dai nostri tiri. Le case sono scoperchiate, i prati sono rossi perché bruciati, sembra che vi abitino dei demoni . Ho visto da vicino i terribili monti di San Michele e San Martino ». Da Medeuzza il r6 novembre 1915: « La mia vita attuale mi piace sopra ogni cosa; ciò che più mi rende felice è il pensiero che finalmente non sono più

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di spesa al mio Paese, ma comincio a r endergli con amorevole riconoscenza i servizi che da me aspettava . O gn i giorno veggo cose n uove, ora belle ed ora molto tristi e non vi so dire quali impressioni generino nel mio animo che ogni giorno diviene più sensibile. « Quale cosa è più bella e più grandiosa di uno di questi terribili bomba rdamenti che il Carso ormai conosce ? Colonne ahissime di fumo e di terra scaturi scono come per incanto dal suolo e si lanciano nel cielo azzurro con un boato infernale. « Il San Michele sembra tutto un v ulcano sprigionante ferro, fuoco e terra, dalle sue qua ttro terribili cime. Nulla colpisce maggiormente la fantasia di questo g randioso spettacolo, ma se il pensiero è investigatore ecco nella mente appaiono, sotto l'immagine della massa immobi le del monte, le sue viscere sottili e p iene d i vita, le trincee serp eggianti e parallele che nascondono migliaia di esseri vivi; e questi esseri sono quelli per cui quelle cime tutte quante fu mano e le valanghe immense di terra si riversano, ed i fianchi della roccia tenace si squarciano con sibili, rombi e boati. O gni colpo segna forse la morte di decine d i uomi ni, segna la d istruzione di un'opera che ha costato sudore e sangue ad altri uomini fra telli». Il 27 novembre in una lettera alla Mamma, d a Gonars, appare eviden te il contrasto fra la sua anima delicata e sensibile cd il dovere di combattente. « Il giorno 2 5 prima che io partissi d a 1Vledeuzza volli fare l'ultima vi sita a Gorizia . Portai con m e alcune bombe incendiarie coll'intenzione di bombardare la stazione ... M'abbassai a mo tore spento compii una mezza spirale e lanciai la prima bomba. Q ues ta oscillò dapprima quasi dubbiosa poi filò veloce verso il suolo . Io stetti a guardarla intensamente solo preoccupato dal pen siero che potesse nuocere a qualcuno . Strano contrasto nevvero? Lanciare dall'alto la morte e desiderare di vederla ineffica ce ... La bomba cadde in un giardino e sollevò un'altissima colonna di fumo. Sospirai pensando che nessuna vittima umana ci sarebbe stata. Strana davvero era la mia preoccupazione , il mio intimo dissidio. Quando vidi che tutte le mie bombe avevano avuto l'esito della prim a fu i soddisfatto e riattaccando il motore mi diress i verso il campo eludendo le insidie dei numerosi shrapnels che crepitavano a me d'intorno come in un enorme braciere ». E' necessario tener presente come, in quel primo anno di guerra, il bombardamento dell'aeroplano fosse ai suo1 pnm1

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tentativi. La bomba era posta nella carlinga e lanciata a mano dal pilota. Raramente e difficilmente l'obbiettivo era perciò raggiunto perché nessun strumento di predsio.:1.e dirigeva, come oggi, la caduta della bomba. Sempre da Gonars, in data 8 di.cembre 1915, rimpiangendo Ia morte di un suo compagno cli scuola, scrive ai Genitori: « Noi siamo privilegiati in confronto di chi vive come belve nelle tane di acciaio e poi. i.nuore sulla nuda roccja come quercia schiantata; noi siamo lungi dai più gravi pericoli e, se la morte ci. coglie, i nostri occhi si chiudono prima che la mostruosità della guerra ci appaia nelle sue più lugubri tinte. In certi momenti mi vergogno quasi di non correre anch'io in trincea e , se non sapessi di essere più utile al Paese come aviatore che come fuciliere, vorrei certo correre subito e terminare anch'io con poche gloriose giornate di ebbrezza bellica l'esistenza che è bella solo quando la si offre in sacrificio alla Patria nostra ». Questo ammirevole sentimento di rimorso per il contrasto fra la sua vita di guerra rischiosa, ma materialmente comoda, e quella disagiata del fante, è sempr~ superato dalla sua grande passione per il volo e per l'amore della natura, perché egl i accoppiò sempre in sé la calma e la impassibilità di chi sa superare ogni rischio, l'entusiasmo e l'emozione di uno spettarore a.rdente. Eccone la p rova in questa sua descrizione ciel volo su monte Cavallo: « Le nevi luccicavano bianchissime e meravigliose nel pieno sole ed essendo io ad esse molto vicino godevo la doppia ebbrezza dell'alpinismo e del volo in un accordo così armonico, con una soddisfazione che posso dire di non aver goduto tanto .in nessun volo precedente ». E proprio la neve candida costituirà un giorno il suo lenzuolo funebre! .. . Destinato poi ad istruire un ufficiale di Marina che dovrà essere osservatore di una batteria da r.52 , scrive: « Il mio apparecchio volerà d'ora innanzi anche sul mare ed io avrò ogni giorno la visione grande e bella della costa Adriatica dalle foci del Ti mavo alle rocce di Duino , al Castello di Miramare ed infine all'ineffabile Trieste piena di sole e di poesia. « L'apparecchio che mi condurrà in ques te ricognizioni sull'Adriatico è stato da me battez1.ato: "Nereide", ossia: "la ninfa del mare" ».

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Malgrado il v1v1ss1mo affetto per la famiglia, che traspare da ogni su a lettera, l'attaccamento al suo d overe prende sempre il sopravvento . Nel gennaio del 19 16, quando si avvicina il periodo dell a ben meritata licenza, egli è titubante a concedersi questa gran gioia e spera perduri il maltempo che impedisca in quel momento ogni attività aviatori a . La lettera alla Mamma del 21 gennaio rispecchia questo tormento dell'animo suo combattuto fra il desiderio di abbracciare i suoi cari e la tema che, durante il suo riposo , il tempo migliori e permetta di riprendere i voli: « P osso annunciarvi che fra breve verrò a passare fra voi alcuni giorni <lacchè il tempo della mia licenza è molto prossimo. Dovrè) però attendere ancora il ritorno ciel sig11or Cap itano che arriverà fo rse il giorno 26, ed inoltre per mia tranquillità person ale, farò in 1nodo di partire solo quando sarà giunta la prima neve, oppure il tempo si sarà cambiato in modo da non lasciare speranze ai piloti di vola re e di compiere le loro mansioni per almeno qualche settimana. To partirei infatti molto a malincuore, e non troverei nella licenza ·1a soddisfazione aspettata , se sapessi che mentre io sto comodamente a casa, gli altri volano e compiono senza indugio il loro dovere . D a alcuni gio rni a questa parte la foschìa e la nebbi a ci imped iscono di eseguire le nostre giornaliere ricognizioni e non puoi credere quanto mi opprime il pensiero che il tempo abbia ancora a lungo ad ostacolarmi p er poi rimettersi qu ando io sarò magari costì. A i miei amici ho già dato l'incarico di scrivermi ogni giorno mentre io sarò assente : p iove, tempesta, nevica , grandin a, ecc., affinché Ja nostalgia del volo e della lotta non abbia a p rendermi, obbligandomi magari ad abbandonare la mia casa per ritornare quaggiù » . La sua passione per il volo esplode in questa lettera che scri ve ai G enitori p ochi giorni dopo il suo ritorno d all a licenza . « Per mia fortuna ho trovato ieri uno sp razzo di cielo sereno nel quale mi sono lanciato con avidità quasi, ben due volte, sul m io apparecchio sempre giovane e bello come il mio entusiasmo. Potete immagin are quale è stata la felicità mi a nel sali re nel cielo azzurrino dopo tanti giorni di vita, diciamo, terrena. « Sono salito con slancio dopo un velo di nubi vaganti sul nostro campo ed ho goduto spettacoli meravigliosi. visioni quasi fantastiche e soprannaturali, sensazion i nuove e sublimi. « Una nube enorme emergeva dal livello comune e si d riz-

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zava superba per qualche centinaio di metri. Pareva un terribile gigante in vigile attesa nei silenzi dell'azzurro. Con foga infinita drizzai .la mia prora verso la sua sinistra e volli girarle attorno, ma giunto dietro alla sua mole solenne mi trovai di fronte ad altri due giganti bianchissimi e maggiori del primo. Non esi tai un istante; il fedele velivolo, docile ai comandi, si precipitò nel corridoio azzurro fra le due masse gigantesche , le estremità delle ali si immersero leggermente nei due turgidi fianchi ed in un attimo io fui dall'altra parte. Era con me passeggero Lavalle che fu felice dopo il bel volo, felice cli aver goduto uno spettacolo così grandioso nel sentiero silenzioso del cielo senza vie e senza confini ». Quanta freschezza d'impressione, quanto giovanile, puro entusiasmo, quale sublime ammaestrarnento per i giovani! La gioia del volo, per Natale, era, sia nel dominio del suo piccolo apparecchio che, quale cavallo alato , egli lanciava a superare sempre nuovi ostacoli; sia nel godimento pieno d'ogni nuovo panorama, visione cangiante a seconda del luogo e dell'ora e che suscitava in lui un'eco profonda e inobliabile. Nel gennaio del 19 r 6 nell'eseguire, per la prima volta, un rilievo fotografico che gli era costato una m:.:ticolosa preparazione, perché gli apparecchi non erano ancora attrezzati per queste operazioni , ebbe a subire un gravissimo incidente che per poco non gli costò la vita. E ' meravigliosa la tranquilla 5emplicità con la quale Natale descrive questa sua pericolosa avven tura: « Un forte vento ostacolava seriamente il mio volo e sbatteva il mio fragile apparecchio in ogni senso; a stento riuscii a passare l'Isonzo sul quale le correnti aeree sono fortissime. Lo scopo che mi ero prefisso volevo ad ogni costo raggiungere . Percorsi infatti con una certa difficoltà la zona stabili.ta, e, come se il vento non bastasse, una feroce e continua raffica di srhapnels nemici costituiva una terribile aureola di ferro al mio apparecchio. « Già vari scoppi molto vicini mi di.c evano chiaramente quanto si facesse pfo preciso il tiro nemico, ma non vi pensavo, intento come ero ad eseguire il mio disegno. Ero giunto quasi a termine quando un urto spaventoso, che scosse tutto l'apparecchio e me con lui, mi distolse alquanto dal mio lavoro. Mi pareva che qualcosa di potente s.i. fosse abbattuto contro il mio velivolo e questo avesse tremato per il terrore . Non perdetti lm istante, feci u na rapida verifica dei comandi che ri-

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spandevano abbastanza bene e continuai ad eseguire il mio compito al guale non volevo per CJuesto rinunciare ». Un colpo di shra pnel aveva arrecati gravissim i danni all'apparecchio e rendeva molto pericolosa la situazione dell'ardimentoso pilota, che calJTio, sereno, compiuta la missione che si era proposto di compiere , manovrando con abilità, riuscì a ricondurre miracolosamente al campo l'apparecchio ferito ed a consegnare le preziose fotografie, che davano importantissime informaz10n1. « Scesi respirando contento di mirare la causa del pericolo ormai lontano; uno shrapnel aveva perforato ne lla sua traie ttoria il piano di coda e i due timoni di direzione, aveva schiantato un longherone, asportato fili. Ma io ero salvo a terra , e salvo con me era pu re l'apparecchio che mi sento orgog lioso di aver ricondotto al suo nido ». Alla fine del marzo 19 r6 Natale Palli è trasferito alla 5" Squadriglia per artiglieria che deve operare da Plava a Tolmino, zona montuosa e molto battuta dalle artiglierie antiaeree . D a Leproso in Natisene, sua nuova reside nza, scrive in data 2 aprile: « Il 3 .r marzo ho cornpiu LO la prima ricognizi one sulla nuova zona nella quale ho dato pure la scalata al terribile Monte Nero. Le quo te che dobbiamo tenere de bbono essere molto alte perché ovunque ci sono monti altissimi sui quali non vi sono certo campi per l'atterraggio in caso di guas ti ; d'altra parte le batterie antiaeree nemiche sono piazzate nei punti piL1 alti ed hanno quindi maggior facilità di colpire il loro bersaglio. Bisogna tener conto dei ven ti fortissimi che soffi ano nelle valli molto incassa te » . In data 28 aprile 1916 , dopo un volo su Trieste, scrive al Padre: « I er l'altro sono stato in volo sopra Trieste. E' stato un vero peccato che le nubi mi abbiano coperto la visione della meravigliosa città proprio all'ultimo momento. La mi a soddisfazione è stata però egualmente grande. Partito dal mio campo mi diressi pigliando quota verso il mare. A rrivai sopra Grado a 35 00 m. , m'inolttai nel mare ob liguando a sin istra e mi avvicina i all'estrema punta delJ'I stria per puntare decisamente sopra T rieste . La bellissima città , mèta dei nostri sogni., esul tava nel bel sole de l meriggio ed io mi avvicinavo a lei riempiendo gradatamente il mio cuore di una strana ebb rezza , di un violento amore per la sua maestosa bellezza adagiata in attesa della santa liberazione . 20


« Pochi chilometri mi separavano ancora quando un denso strato di nubi mi raggiunse e mi tolse ogni vista. M'inoltrai ancora per lungo trat to in un benigno varco nella compatta nuvolaglia, ma invanamente perché fui costretto a ritornare . Il mio cuore fu egualmente pieno di soavi sensazioni e mi sentii, per molte ore appresso , ancora felice ». Animo superiore , schivo di parole vane trova conforto e letizia negli spettacoli della natura più che nella compagnia degli uo mini. Ma chi egli sceglieva per amico sa con quanto cuore sapeva donarsi. · Ne fanno testimonianza queste sue parole in una lettera al Padre, nella quale parla di un amico, compagno non solo di Squadriglia ma di idealit à: « Sono tanto geloso dei miei più sinceri affetti, dei miei sentimenti più cari, che temo sempre che persone estranee considerandoli senza comprenderli possano deturparli». Sempre guidato da una sconfinata passione per il volo e da un elevatissimo sentimento del dovere, scrive alla Madre : « Oggi il cielo si è improvvisamente coperto e cade acqua in abbondanza. E ' la completa vittoria dei ",grig?' come diciamo noi, della quale molti cattivi aviatori si compiacciono, perché con la sconfitta degli 1 ' azzurri" cessa il ioro compito e possono riposare. Per me invece nulla è più triste del tempo avverso al volo. Quando salgo a 1000, 2000 e piLl ancora, come mi sento fel ice! Il mondo è tutto sotto di me, le sue miserie non mi toccano, sono libero nel vero senso perché nessuno può lassù raggiungermi, sono padrone io perché la mia volontà è la sola che abbia peso e nessun uomo può impormi la sua .. . Quanto è brutta la terra in confronto del cielo ! ». Nel giugno 1916 anche .il fratello Silvio, ufficiale d'artiglieria al fronte, è trasferito ad una squadriglia come osservatore: « Siamo ora Silvio ed io molto vicini perché qualche centinaio di metri solamente separano i campi delle due squadriglie. Oggi ( 8 giugno) Silvio ha fat to il suo primo volo ed è stato molto contento». Nel luglio r9r6, dopo essere stato qualche giorno a Torino a prendere un nuovo apparecchio bimotore è destinato alla 48'' Squadriglia a Belluno. In data 2 3 luglio così descrive le prime ricognizioni compiute nella nuova zona: « Ho fatto le mie due prime ricognizioni e ne sono stato molto soddisfatto. E ' una felicità per me quando posso volare; è una gioia sempre nuova e sempre grande; ora poi che la zona 2I


è per me ancora sconosciuta e che il m io apparecchio mi rende ardito e fidente nella sua duplice potenza, l'interesse che io provo nel levarmi a volo è immenso. E' uno spettacolo fan tastico e di una grandiosità senza pari quello che si gode percorrendo i cieli di queste regioni irte di guglie rocciose e adornate di nevai candidissimi. « Q uando volo verso questi altissimi monti di oltre 3000 metri d i altezza mi sento padrone del mondo. Ho percorso in volo le pianure interm inabili, ho vagato sul mare verde che sarà tutto nostro, ora m i sento dominatore delle Alpi p iù insidiose ». E sempre ammirevole è la calma con la quale rileva gl' incidenti di volo che potrebbero avere per lui le pitl gravi conseguenze : « I eri l'altro (24 luglio 1916) ho avuto una prima avventura col nuovo apparecch io. Un motore si è arrestato in seguito ad una grave rottura ed ho dovuto ritornare dispon endo solo dell 'altro. N on vi d ico gli sforzi ed i calcoli che ho dovuto fa re per ricondurre l'apparecchio al campo. Il fatto è che da Feltre ove mi trovavo al momento della rottura sono venuto starnazzando fin o a Belluno ove giunsi con soli pochi metri di quota. Oggi ho fatto una bella ricognizione in Val Travignolo ». In data 25 agosto scri ve alla Mamma: « In questa zona si fann o voli grandiosi. Res tiamo di solito per tre ore in aria e quando ritorniamo siamo veramente stanchi sia a causa dell'alta quota (da 4 a 5000 metri) che çj conviene raggiungere sia a causa del vento e dei monti che provocano gorghi e vortici pericolosi. Il giorno 23 sono stato nella valle della Drava che ho percorso da Toblach a Sillian eseguendo fotografie e facend o una fru ttuosa ricognizione. Ieri sono stato a fare il primo bombardamento a Moena in Val di Fassa (lo troverete forse nel comunicato) ed ho lanciato 5 bombe d a ro Kg. l'una. Lo stesso obbiettivo h a pur avuto un secondo apparecchio pilotata dal mio amico e collega Lucchesi ed è da sperare che i risultati saranno stati buoni » . Il r 7 settembre: « P ochi giorni or sono mi sono recato in terra vergine, o meglio ho percorso un tratto di cielo che non aveva visto prima di allora i bei colori delle nostre grandi ali italiane . Mi sono spinto fino a Brunich valicando monti a 3400 e percorrendo circa 40 Km . nell'interno dell'Austria. Bruni.eh ha co22


nosciuto allora per la prima volta la potenza dei cuori italici, ed io ne sono orgog.lioso. << Un Fokker nrnligno ha tentato precludermi la via, ma invano. L'irruenza del velivolo bipoten te lo ha stravinto ... Mentre egli s'innalzava noi ci spingevamo fin sopra la città trascurando e lasciandolo poscia deluso nelle sue vane feline speranze » . In data 24 settembre: « Ieri l'altro ho eseguita una important1ss1ma ricog111z1one in Valle di Fiemme e sono stato fa tto segno ad un fuoco d'inferno da parte delle artiglierie nemicbe addensate in quella zona. Il mio apparecchio è tornato con ben otto tra buchi e squarci nelle ali e nella coda. Durante la ricognizione stessa sono stato assali to da un velocissimo apparecchio da caccia al quale ho dato combattirnento. << Non ti descrivo la bellezza di quella lotta combattuta a 4000 m. sulle montagne dolomitiche di Fassa in pieno territorio nemico. « Appena mi accorsi che .l 'apparecchio austriaco mi inseguiva volsi la prua annata di mitragliatrice contro di lui. Il pilota nemico non si sgomentò; essendo più alto si precipitò su di me passandomi a circa 2 0 metri sulla testa . L'osservatore mio non aveva avuto il tempo cli lanciare la raffica micidiale della nostra mitragliatrice e mi fu duopo ripetere l'assalto; mi girai completamente e pii:1 deciso di prima, mi lanciai contro di lui; egli pure aveva virato e ripeteva per conto suo l'attacco. Per una seconda volta il nero crociato velivolo sfiorò il nostro .. . Vidi distintamente il pilota emergere dalla carlinga. Per la seconda volta la raffica attesa con ansia e che avrebbe certamente colpito l'avversario insidioso rimase nell'arma inerme. Piansi quasi di rabbia. Il nemico si era d iretto verso casa sua con una cura sollecita ed io rimasi così avvilito che me ne ritornai imprecando contro osservatore, mitragliatrice e l'avversa fortuna. << Pensando ora a quei momenti, a quelle frazioni di secondo vissute nell'ansia, nell'aspettativa cbe l'urto stridente che la nostra mitragliatrice avrebbe dovuto emettere coi suoi cinquanta proiettili, mi sento profondamente commosso. Certo allora non ebbi che una visione fissa nella mente e nel cuore, la vittoria sul nostro nemico che tentava sorprenderci a tergo e che io avevo affrontato di prua per ben due volte » . Il fatto dell'inceppamento della mitragliatrice non deve


stupire quando si pensi che nel 19 i 6 la nostra aeronautica era all'inizio del suo sviluppo e presentava ancora molte deficienze di costruzione e di armamento. E' necessario tener presente questi dati d i fatto per apprezzare il coraggio di Natale Palli e la sua abilità come pilota . N el novembre del r 9 r 6 egli riceve la prima decorazione al :valore conferitagli di motu proprio da S. E. il Generale Di Robilant, Comandante della IV Armata. La motivazione per la concessione della medaglia di bronzo mette in luce le spiccate doti del giovine pilota: Per esemplare condotta, perizia e rt1ra calma dimostrata durante numerosi voli eseguiti in alta 1nontagna. Esempio cli perseveranza e sereno coraggio, compiva hrillrmtemente Lunghe e difficili ricognizioni, rientrando con l'apparecchio più volte colpito e affrontando anche vittorioso combattimento con velivolo nemico. - Cielo delle D olomiti 2 2 luglio - 3 r ottobre 1 9 r 6 . Palli apparteneva a quella schiera di aviatori che operavano silenziosi in snervanti e pericolose azion i, ancora oggi assai poco conosciute e quindi poco apprezzate. Voli di ricognizione tattiche e strategiche, e soprattutto voli di osservazione del tiro d'artiglieria, compiti assai ardui che richiedevano nell'aviatore doti notevoli d 'intelligenza e di coraggio. Non l'ardita manovra e la clamorosa battaglia nel cielo pel cacciatore; non l'incursione premeditata e l'entusiasmante a ttacco del bombardiere, ma il volo di ore e ore se mpre sulla stessa zona, bersaglio facile al tiro contraereo ed all'attacco de i cacciatori, per osservare pazientemente e scrupolosamente le mosse nemiche ed il risultato del nostro tiro; per dare a i. nostri. comandi, vincendo difficoltà gravissime , quelle preziose informazioni che solo potevano essere fornite dalì'occhio alato. La motivazione della medaglia conferita a Palli nel primo anno di guerra, pur nella sua laconicità, d ice quanto egli abbia dato alla Patria , fin dall'inizio delle ostilità e lascia comprendere la sua audacia, la sua energia; la sua intelligenza e la sua perizia. M a Natale non è l\101110 che possa esser e soddisfat to di sè stesso e che ambisca a riconoscimenti. In questa circostanza egli scrive alla Mamma: « Ci tengo però ad affermare che per m~ non servirà né d'incitamento né d i. mòniro, perché mi sento superiore ad ogni giudizio ed a ogni riconoscimento da parte dei miei maggiori. Continuerò a fare come prirna il mio dove re seguendo la vi a


che mi detta il solo amcre per la Patria nostra ed inebriato forse un poco (questo è un~ano) dalla passione infinita per il volo ». Il suo spirito non conosce né limiti, né tappe e quasi si vergogna di essere entusi.asta del volo perché teme che questo entusiasrno possa essere giudicato pii:i grande del suo immenso affetto per la Patria e del suo incondizionato attaccamento al dovere. Il freddo invernale non arresta l'attività ciel pilota che il r 8 dicembre r 9 r 6 scrive ai Genit ori: « Ieri l'altro ho fatto una lunga ricognizi!me di due ore e tre quarti. Non ho mai sofferto tanto il freddo. La temperatura minima incontrata è s tata cli 24 gradi sotto zero a 4000 metri d'altezza. Posso calcolare di aver navigato per circa due ore ad una temperatura inferiore ai 20 gradi. Per fortuna mia e dell'osservatore avevamo a bordo un accumulatore con presa di corrente per riscaldarci elettricamente mani e piedi. Tale sistema non è stato sufficiente: al ritorno avevo le mani e i p iedi ugualmente gelati. « L'osservatore aveva una guancia semi congelata: perderà la pelle. Io stesso fui preso da un terri bile mal di testa che mi obbligò a buttarmi giù al pii.1 presto possibile per evitare di sentirn1i male in volo ». Ma i rigori invernali non arrestano ]a volontà indomita di Natale, il quale, dopo infinite prove, riesce a decollare e ad atterrare sulla neve . Il 2 7 gennaio r 917 ne dà la grande notizia ai suoi cari: « Ormai non c'è piì:1 speranza che la neve se ne vada prima di marzo ma ciò non ostante i voli hanno ripreso regolarmente. Visto che non c'era mezzo di sgombrare il campo, ci siamo adattati a volare partendo ed atterrando sulla neve . Ne abbiamo attualmente circa 40 cm. E' anche questa una piccola difficoltà felicemente su pera ta. « Ieri l'altro ho fatto con un osservatore una ricognizione splendidamente riuscita. Mi sono sospinto fino a Brunich sul campo d'aviazione austriaco, rispondendo così ad un apparecchio nemico che era stato a farci visita a Belluno. Le osservazioni e le fo tografie da noi portate sono di grande valore e tutta la Squadriglia è stata encomiata>> . Da tutta la corrispondenza familiare cli Natale, mentre ètT;.ergono le sue doti di pilota e di soldato rigorosamente ligio al suo dovere, traspa re il costante attaccamento ai suoi cari, in-

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teressandosi sempre dei particolari familiari, non dimenticando mai i fratelli più piccoli dei quali segue amorosamente le vicende scolastiche. Il fratello Silvio, alla fine del 1916, è destinato ad una Squadriglia d 'aviazione di Salonicco e Natale ne.lle sue lettere al la famiglia pone cura particolare nel cercare di tranquillizzare la Madre alla quale questa destinazione ha recato una maggiore p reoccu pazione: « Vedo nelle tue lettere che sei sempre ansiosa nei riguardi di Silvio. Ieri l'altro ho ricev uto da lui una lunga lettera che qui ti un isco affi nché tu abbia a rassicurarti pienamente sulla sua salute, se nulla vi è ancora giunto direttamente da lui. Come vedi sta sempre bene. La sua lettera ha impiega to a venire quindici giorni e per questo motivo non dobbiamo eccessivamente preoccuparci quando le sue nuove tardano a g1ungerc1 ». Il 24 aprile r9r 7, Natale Pall i compie una ricognizione assai importante per la quale gli viene conferita sul campo la medaglia d 'argento con la seguen te motivazione : Pilota audacissimo compiva una arditissima ricognizione strategica percorrendo in volo di oltre tre ore, per Km. r 20, il territorio nemico claL Mont e A1armolacla al Afonte Adamello. Nonostante grave guasto ad 11110 dei motori, manovrava con grande abilità atterrando in un campo cfaviazione presso Brescia. Compì parecchi voli su Val Pusteria, s pingen.dosi sino a Brunich due volte. Eseguì mo/tissime ricognizioni tattiche nel cielo delle Dolomiti, in condizioni atmosferiche avverse e le condusse a termine più volte, nonostante il cattivo funzionamento dei motori. Ebbe più volte l'apparecchio colpito . Coadiuvò con la massima e//icacia, sem pre, ,gli ufficiali osservatori, riportando personalmente informazioni e rilievi utilissimi. - Cielo del Tirolo 24 aprile r917. Ma la motivazione non dice quale fer mezza d'animo e quale perizia siano necessarie per portare un aeroplano di quell'epoca, ossia una macchina imperfetta, lenta, fragile, instabile, a 5000 rnetri di altitudine e a poco più di mille metri dal nem ico, in zona dove ancor oggi il volare rappresenta una pericolosa audacia perché manca ogni possibilità di atterraggio. E non dice neppure quale somma di audacia sia necessaria per compiere in queste condizioni il rilievo fotografico perfetto d i tratti di zone avendo a bordo le macchine fo tografiche imperfette di allora ...


E' la fredda intelligenza, la prodigiosa forza d 'animo del Palli che sa equamente distribuire la sua volontà ed il suo pensiero per sorvegliare l'aeroplano e la macchina da presa, che sa essere pilota d'ardimento sportivo, fotografo esperto, soldato combattente. Alla Mamma descrive questa sua prodigiosa impresa con parole quasi ingenue e premette una sotti le ironia che rivela il disprezzo per tutto quanto è clamore e pubblicità: « Ho compiuto una ricognizione che, come si dice, farà epoca . Ho eseguito la traversata del Tirolo compiendo in territorio nemico più di 1 20 Km. Questa ricognizione ordinatami per studiare i movimenti del nemico sulle retrovie del Trentino e del Tirolo aveva per scopo principale Bolzano. Partito dunque dal campo ierj l'altro - 24 aprile - prendevo quota rapidamente e giungevo sul Monte Marmolada ad una altezza di oltre 4000 m. Mi dirigevo quindi su Bolzano dove giungevo a circa 5 ooo m. « Da Bolzano invece di ritornare volli proseguire per compiere l'i ntera traversata: 1ni diressi su Val di Sole che percorsi per intero sino al passo del Tonale . Qui varcai l'Adamello che sale oltre i 3500 m. e discesi nella Valle clell'Oglio che seguii fino al Lago d'Iseo. Qui una rottura ad un motore che procurò anche gravi danni all'apparecchio, mi costrinse a scendere con un solo motore. Atterrai a Ghedi, presso Brescia, dopo tre ore di volo e dopo aver percorso più di 300 Km. Le fotografie eseguite hanno un grande valore e sarnnno portate a S. E. Cadoma ». Dall'aprile all'agosto del r9r7, non si verificano nella vita alla fronte avvenimenti di particolare importanza. Le lettere di Natale rispecchiano sempre il suo interessamento per la famiglia e particolarmente per i frate.Ili Silvio e Aldo, a lui piì.1 vicini di età; Silvio sempre in Macedonia come osservatore dall'aeroplano; Aldo chiamato in quel periodo alle arm1.

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Distribuzione meda?,lie alla 48" Squadriglia (10-5-17) .


II CAPITOLO

Nel mese di agosto Natale è destinato alla Malpensa per prendere il brevetto sullo « Sva » e segue col solito entusiasmo il corso di allenamento necessario col solo desiderio di tornare sollecitamente al fronte: « Qui vogliono giuocarmi il tiro di farmi rimanere come istruttare, ma non ci riusciranno perché il mio posto è al fronte ove desidero ritornare al più presto ». In data 22 settembre scrive: « Ieri. per la prima volta ho montato l'apparecchio "Sva" e ieri sera avevo già finito le mie prove di brevetto. Ne sono entusiasta. E' di una facilità e sicurezza meravigliose . .Mi è stato così facile prenderlo alla mano che nelle prove stesse di brevetto vi ho eseguiti avvitamenti e loopings. Sono stato confermato guale istruttore di. ''Sva" a questo campo. Visto che colle buone non volevo accettare questo incarico mi ci hanno comandato. Domani però mi recherò a Torino per cercare ad ogni costo di liberarmi dalla Malpensa e di entrare presto in squadriglia. Per ora sono quasi contento perché come istruttore avrò modo di volare assa.i e di farmi un allenamento perfetto ». E in una lettera successi va: « Sono in questi giorni in piena attlvtra come istruttore e stamane ho brevettato il mio primo allievo. Come vi ho detto a questo posto resto volentieri per qualche tempo, al fine di rendermi veramente padrone dell'apparecchio sul quale ho fatto finora pochi voli soltanto. Sono riuscito a fare tutti gli esercizi acrobatici possibili, compiendo l'avvitamento orizzontale che è assai difficile e di grande effetta. Il Comandante qui ha intenzione di trattenermi per due mesi, ma essendo stato domenica scorsa a T orino, ho parlato col Maggiore Savoia che mi ha promesso di liberarmi alla prima occasione » . A Torino alla fine di ottabre , dove Natale aspetta di partire 37


per Pordenone con uno « Sva », gli giungono le prime notizie della sconfitta di Caporetto. Il 30 ottobre da Verona scnve: « I eri mattina da Torino partii in volo per Verona ove mi trovo d a ieri. Il tempo mi ha bloccato in ques to campo, ma domani , se la pioggia sarà cessata, ripartirò per Pordenone ove potrò subito p artecipare alle azioni di guerra . Sono l'unico e fortunato rappresentante della mia squadrigli a, l 'unico p ilota che potrà per ora volare con l'apparecchio "Sva". I miei colleghi di squadriglia di Ponte San Pietro sono pure inviati a Pordenone ma dovranno montare al cri apparecchi non essendovi ancora attu almente altri "Sva", che il mio. Spero che presto l'avanzata austro-germanica sarà arrestata ed io sono animato dal miglior entusiasmo sapendo d i dover presto cooperare efficacemente alla salvezza del nostro P aese ... Abbiate sempre fede e fate opera di incoraggiamento in chi è debole e si perde d'animo. Mai come in ques ti giorni è stato necessario avere forza , resistenza e fermezza d i propositi ». Da Verona il 2 novembre scrive: « Sono stato trattenuto alla 75" Squadriglia in difesa d i Verona per un tempo indeterminato ed io soffro terribi lmente perché mi si toglie la possibil ità di prendere parte alle azioni di questo momento . In ques ti giorni disgraziati la nostra aviazione si copre di gloria , facendo tutto ciò che le è possibile, nonostante difficoltà enormi ed io me ne rimango inoperoso in questo campo ove regna una tranquillità desolante. « P asso il tempo educando il mi o apparecchio e me stesso alle future lotte . Ho quas i terminato l'armamento e do mani forse sarà in grado di servire » . Nel mese di novembre Si lvio torna dalla Macedonia. Scrivendo alla Mamma per felicitarsi per l'arrivo del fratello dice : « Peccato che egli giunga in I talia in momenti assai dolorosi, ma vedrà certo fra poco una nostra riscossa poiché i mezzi e l 'ardire non ci mancano . Ditegli tutta la mia ammirazione per il coraggio con cui ha sofferto una vita pi ena cli disagio e di sofferenze morali, fategli i miei rallegramenti migliori per l'onore che si è fa tto compiendo il p roprio dovere fra difficoltà enorm i ». Non una parola di sconforto, non una parola di critica, non un momento di debolezza traspare da queste lettere del Palli. Egli, come tu tti i forti , vuole, d esidera la lot ta quale unica


salvezza e ad essa si prepara con animo sereno. Raccomanda la calma, infonde coraggio ed ha fede nella vittoria definitiva. Duran te questo periodo, che Palli considera inoperoso, trovò modo di affermare, di fronte agli alleati, il valore dell'ala italiana. A metà novembre giunse a Verona un gruppo di caccia tori alleati e arrivando riempì il cielo col rombo di trentasei motori esordendo con una giostra di acrobazie che rincuorò i cittadini veronesi sui quali pesava l'incubo di un'incursione di velivoli nemici. Simili giostre erano vietate a.i nostri perché la più rigida economia di uomini, di materiale e di combustibile s'imponeva in quel tragico periodo di crisi. Invano i piloti delle cinque squadriglie di Verona chiesero di volare per una volta sola, come gli stranieri sulla città, ma il taciturno Palli seppe t rovate tanta eloquenza da persuadere il Comando che era necessario dimostrare agl i alleati che l'ala italiana 11011 era inferiore a quella straniera e ottenne il permesso di volare , Questo volo miracoloso non può essere meglio descritto se non riportando integralmente guanto scrive Ugo Fischietti nel suo libro Fiamme Azzure: << Nel crepuscolo ormai sceso sulle torri degli Scaligeri, sugli antichi forti del quadrilatero, al cospetto dei monti della guerra, l'ala cadde come una foglia lenta· e leggera; come un bolide a precipizio, si scagliò in alto come scoccata da una catapulta ; si capovolse in cerchi e spirali, turbinò in cento strane figure. « Su per l'invisibile erta dove gli spiriti del vento folleggiavano, mentre grosse nubi, scavalcato l'Altissimo, si precipitavano verso la pianura, mentre la velocità la faceva tremare in ogni centina, in ogni fibra, come una vergine che dovesse denudare la sua modesti a innanzi ad avidi mercanti, l'ala danzava la sua fantasia aerea al cospetto degli stupiti piloti alleati e dei nostri che sapevano quanta passione fosse su quel velivolo portato dal tormento di chi, dopo aver piegato al destino, si era ribellato al dubbio ed alla sfiducia ... « ... Come una rondine uscita dalle fenditure delle Loggie del Consiglio nella gioia di un crepuscolo ardente, il velivolo bello si abbandonava ad una ridda convulsa di giravolte. Il suo pi.Iota pareva beffarsi d'ogni legge di equilibrio e gravitazione quasi che fili invisibili lo tenessero agganciato alla volta del 39


cielo in cui l'azzurro si andava fondendo nel grrg10 rosso del tramonto. L 'anima della folla, quasi fosse davanti. ad un pazzo acrobata da circo, più e più volte, presa da.ll'orrore di quel rischio, gridò come si grida in un'arena quando anche la musica tace: Basta! ... « La stessa gente scampata alle bombe scoppiate nelle sue stt'ade, affollava ora le vie , la Piazza delle Erbe, il Liston della Brà, le scalinate della Gran Guardia. « Basta ... « Ma intanto domandava chi fosse quel Cavaliere dell'azzurro, quel tomeatore solitario più valente dei trentasei torneatori che s'erano prima azzuffati co.l vento e con orgoglio, chiedeva il perché di quella fantasmagoria magnifica». E il perché fu compreso da quella folla, la quale seppe così che le ali italiane erano pronte a superare in maestrìa quelle straniere per operare in caso di bisogno, anche se erano cost rette a non sciupare la loro energia in giostre non necessarie. Il Comandante dell'aviazione alleata chiese il nome del pilota italiano « che aveva superato in maestrì.a tutti i suoi piloti ». Il r 7 novembre ancora da Verona dà notizia di: « una meravigliosa ricognizione lungo tutta la valle dell'Adige fino a Trento, Bolzano, Merano fin quasi alle sorgenti e sono ritornato per lo Stelvio lungo la Valtellina e la Val Seriana fino a Bergamo, dove ho atterrato al vecchio campo di Ponte. Ho percorso 400 Km. di cui 200 in territorio nemico con grande rischio di rimanere prigioniero ». Alla fine di novembre Natale trovasi a Castenedolo alla 72" Squadriglia e Silvio come osservatore di artiglieria alla 27" a Castel di Godego. Natale si lamenta della sua forzata inazione vergognosa ma al 24 dicembre a Sovizzo alla 71" Squadriglia il morale è di nuovo alto perché: « Ho finalmente un bel programma di azione ». Aggiunge però : « Preferirei assai più fare un po' di caccia, ma spero che, pur continuando nelle mie mansioni cli pilota osservatore, non mi mancheranno le occasioni di accapigliarmi con qualche apparecchio nemico». Il 29 dicembre 19r7 scrive: « Sono tornato poco fa da Padova dove sono stato chiamato dal Comando Supremo. Il Comandante dell'aviazione Colonnello Moizo si è personalmente congratulato con me per una ricognizione assai proficua eseguita il giorno 26 e mi ha incaricato di una delicata operazione di guerra che spero tanto di condurre brillantemente a termine. Non vi nascondo che 40


presenta qualche rischio, ma ho tanta fiducia nella mia buona stella che certo terminerà bene anch'essa come molte altre. Hanno tutti una fede immensa nell'opera mia che cerco di svolgere con tanto entusiasmo cooperato dall'eccellente qualità del mio apparecchio. Ho finito quindi di divenire l'ausilio n on solo della mi a t\rmata, ma anche delle altre e persino del Comando Supremo che mi d à ordini direttamente. « Sono ora Comandante della Sezione "Sva" che ha l'onore di. essere l'unica su Lu tto il fronte ed ho per aiutante un bravo Sergente pilo ta. I nostri due apparecchi fedeli conoscono ormai tutte le vie di questi cieli e si fa nno veramente onore». E' ammirevole la semplicità delle sue espressioni, la spontanea modesti a con la quale informa .i suoi cari dei nuovi e importantissimi incarichi che gli vengono affid ati. Parla della bontà del suo apparecchio, della fedeltà del suo Sergente, ma di sé non dice che del suo en tusiasmo e quasi si meraviglia che non solo la sua Armata ma anche il Comando Supremo abbia fiducia nella sua opera. Il 4 gennaio 1 9 r 8 ecco come dà no tizia di una sua nuova ricognizione: « Da poche ore sono di ri torno da una bella azione di guerra, da una di quelle volate memorabili , come dice Papà, che lasciano l'animo pieno di dolce soddisfazione e mi riempiono di orgoglio. Tu tta la mia Sezione, vale a dire il mio Sergente pilota ed io coi due unici apparecchi "Sva" es istenti al fronte , è par tita ieti sera da Sovizzo per recarsi al campo di Castenedolo, da dove, questa mattina abbiamo entrambi spiccato il volo con un carico non lieve di esplosivi forniti ci che, con giudizio e senza alcun scr upolo abbiamo recato a Bolzano, come ricambio di tante viltà austriache su nostre città indifese. Non credo però sia stata la nostra una viltà dato che il solo scopo era la rappresagli a . Non è però CJ ues ta l'azione che vi avevo annunciata. Quest'ultima sarà assai più completa ma non sò quando dovrò compierla » , Il 3 febbraio .r 918 Natal e è promosso Capitano ed il 6 dello stesso mese viene decorato della Croce di Guerra belga che il Re del Belgio gli p unta personalmente su l petto. Il 20 febbraio compie finalmente l'ardita operazione che aveva accennato di d over compiere e il 22 così ne scrive ai suoi: « Ho compiuto ieri l'altro il volo più bello della mia vita . Ho effettuato con tutta la mia Sezione, composta di quattro


apparecchi, il bombardamento di Innsbruck. A soli 300 metri siamo scesi sulla città che abbiamo bombardato e mitragliato con grande efficacia. E ' forse questa l'impresa più bella, pi.ù difficile e più pericolosa di tutta la nostra guerra. « Ho guidato gli apparecchi attraverso cen ti naia di chilometri di montagna, li ho portati a soli 5 chilome tri dal confine tedesco. « Ho seguito al ritorno la valle dell'Inn fino alla Svizzera, quella dell'Adige fino allo Stelvio, da dove sono sceso per la Valtellina e la Valle Seriana. H o atterrato a Ponte San Pietro e ho passato la notte a Milano. Ieri feci ritorno al campo. « E' in tutti un entusiasmo immenso . Sono orgoglioso della mia Sezione che si è comportata meravigliosamente, nessun guasto, nessuna sorpresa; tutto si è svolto con una regolarità da parata e pur abbiamo attraversato due volte le Alpi e percorso molte centinaia di chilometri. La pattuglia punitrice si è conservata compatta e salda come la nostra unica volontà. Il nostro ardimento non ha conosciu to limiti, il nostro successo è stato completo». Per questa azione gli fu decretata la seconda medaglia di bronzo con la seguente motivazione: Pilota d, aeroplano conduceva la spedizione di bombardamento a bassa quota sugli impicmti ferroviari di Innsbruck, supera,ulo notevoli difficoltà dovute alla distanza dell'obbiettivo ed alla natura montuosa della zona da percorrere. Cielo di Innsbruck, 20 febbraio 1918. A fine marzo del r 9 r 8 Natale Palli è incaricato di una operazione nel basso Adriatico e raggiunge il campo di San Vito dei Normanni (Brindisi.) presso la 103 " Squadriglia. Il 5 aprile scrive alla famiglia : « Ho tanta nostalgia delle nostre regioni settentrionali e non vedo l'ora di ritornare. Gli ufficiali cli Marina di questa Piazza Forte sono stati con me assai gentili. Giornalmente abbiamo al campo loro visite e l'apparecchio che ho portato in volo, a loro ancora sconosciuto, è considerato come una cosa assai rara ». Recatosi sulla fine di aprile a Torino per prendere un altro apparecchio da portare a Brindisi, in questo viaggio incontra una serie di incidenti che egli descrive alla sua famiglia in una lettera da Furbara, in data 28 aprile, dalla quale appare tutta la calma del suo carattere e la sua abilità di pilota: « Ho avuto in questi giorni una serie di avventure che mi

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ci vorrebbe un intero volume per descriverle. A Sarzana ebbi una prima panne di motore che mi obbligò a rimanerci due giorni fino a che un motorista richiesto da Genova non venne a riparare il guasto . « Partito da Sarzana e bbi pjoggia e maltempo pe r più di 200 Km . fin o a che nei pressi del lago di Bolsena il motore mi mancò di colpo e mi costrinse nuovamente a prendere terra. Sui monti non mi fu cosa facile scegliere il campo ada tto e difatti fui costretto ad atterrare su di un pendio erboso dove mir acolosamente riuscii a salvare l'apparecchio. Recatomi la sera stessa a Roma mi ebbi dal Commissariato un 'au tomobile con la quale venni a Furbara a prendere mo toristi e materiali per recarmi sul luogo dell'atterraggio. Questa località , detta il "Voltane" di proprietà della P rincipessa Torlonia si trova a due ore di cavallo dal paese più pross imo che è f arnese. I buon i contadini di lassù m.i forni rono i cav alli e mi diedero generosamente aiuto per portarvi i miei motoristi e per permettermi di scendervi e salirvi rapidamente. « La popolazione di _r: arnese fu ospitale e piena di gentilezze per me che venni cons idera to come una cosa rara e mai vista. A Farnese , distante <la ogn i centro, non si conosceva ancora l'aeroplano e figu ratevi quindi la meraviglia e l'ammirazione di quella buona gente. Mi e bbi tut ti gli onori e fui comple tamente spesat o dal Munici pio . Ebbi pure l'intervista ufficiale da parte di un corrisp o ndente locale dei giornali romani. L'apparecchio fu più sfor tun ato di me perché rimase tre giorni e tre n otti alla p ioggia. N on ebbe però a soffrire e con esso potei facilmente ripartire questa mattina a riparazione u ltimata. Dato il persistente maltempo, mi lim itai a raggiungere Fu rbara ove at tenderò il sole . « Come vede te, sono perseguitato dalla sfortuna, ma però non perdo la mia calma . A Brindisi metterò il mio motore sotto cura sperando d i non avere da lui altre spiacevoli sorprese» . A Brindisi giunge finalmente ìl 3 maggio ed il giorno 7 è pron to per la nuova missione a lui affidata. In data 16 maggio si limita a scrivere: « Tutto è andato bene, il risultato dell'esplorazione è stato assai buono e le fotografi e da me eseguite serviranno per operazioni navali importanti ». N ella seconda quindicina di maggio Natale si trasferisce a

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Jesi per compiere di là una nuova missione che può effettuare il 1° giugno. In data 2 giugno ne informa la famiglia: « Ho compiuto finalmente ieri la mia nuova missione percorrendo in volo circa 9 50 Km. in ore 5 ,4 5. Da Jesi ho attraversato il mare puntando su Zara, da dove sono sceso su Sebenico, Spalato, Almissa e Mettevic. Da Mettevic ho ripreso nuovamente la via del mare puntando sul Gargano . Ho seguito quindi ]a costa fino a ritornare a Jesi. E' stato un volo meraviglioso e voi , che sapete il mio entusiasmo e l'amore per le cose belle e grandi, potete certamente figurarvi la mia gioia e la mia soddisfazione. Ho trovato quanto cercavo, ho eseguito numerose fotografie ed ho abbracciato col mio sguardo t utta la Dalmazia, come nel volo precedente tutto il Montenegro e l'Albania. « Domattina partirò in volo per Venezia e da Venezia a Villafranca ove si trova attualmente la mia squadriglia ». In una lettera del r 9 giugno 191 8 scritta alla Mamma durante le gloriose giornate della nostra resistenza al Piave trabocca la sua anima di patriota: « Ho nel cuore tanta gioia perché vedo la rinascita meravigliosa della nostra Italia, vedo il popolo unito e cosciente degli attuali momenti, vedo l'Esercito tutto saldo e risoluto, magnifico di slancio, di resistenza, di ardimento. La mia fede non è stata vana e sono lieto di vedere finalmente i pess.im.isti gracidatori d'Italia svergognati nelle loro fosche apprensioni . Non si è mai visto nulla di più meraviglioso cli questa nostra resistenza che mi fa fremere d'ammirazione e di orgoglio». Il 30 giugno Natale Palli compie su Pola, per conto della Regia Marina, una nuova meravigliosa missione che completa le altre eseguite da Brindisi e da Jesi. In data 5 luglio scrive ai Genitori: « La missione da me compiuta per conto della Regia Marina ha avuto un esito felicissimo ed è stata una vera rivelazione nel mondo marinaro. Le fotografie da me eseguite a bassissima quota nel Porto di Pola hanno data la situazione esatta della flotta da guerra avversaria e distrutte molte ipotesi errate al riguardo. Il tiro austriaco mi ha giuocato uno scherzo atroce. Colpito il motore da una grossa scheggia di granata, che ancora conservo, ho perso la quasi totalità dell'acqua per il raffreddamento ed ho disperato di raggiungere la scorta in mare più vicina che si trovava a circa 50 Km. da P ola.

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« Per vero mi racolo il motore ha tenuto saldo sino al mio giungere al Lido. Povero il m io vecchio motore che mi h a fedelmen te accompagnato in tutte le mie gite transadriatiche; il funzionamento forza to per la mia salvezza , per il mio ritorno , lo ha sacrificato ed ho dovuto ora sost ituirlo con u no nuovo ». Q uesta le ttera, nella sua sublime semplicità, è superiore ad ogni commento perché la ricognizione su Pola è d i una temerarietà da leggenda. Per fotografare .il porto, l'arsenale, le opere difensive, dovette scendere a bassa quota incurante del fortissimo tiro d i art igli eria scatenato contro il suo appa recchio. L'impresa non ebbe fi ne tragica solo per la grande abilità del pilota ed il s uo portentoso coraggio. Alle ore ro ,45 , dopo un volo sotto la pioggia in una foschìa nella quale distingue a stento i M.A.S. e le Torpediniere di scorta, giunge su Pola. Si cala a breve altezr.a e dà tutta forza al motore per superare di sorpresa le prime difese del porto. R iesce nel suo scopo; passa indi sturbato e comincia a prendere le fo togra fie della flo tta e dei can tieri. Ma quando passa sopra l'a rsenale il tiro cleJle batterie, avvertite da un rapido allarme, cominci a simultaneo e nutrito . Raffiche d i shrapnels precedono e seguono l'apparecchio il qual.e è avvolto negli scopp.i sempre più in tensi . Natale con ti nua freddamente nella sua osservazione , preoccupato solo di mantenere la propria rotta e di completare la . serie delle fotografie. D 'un trallo si avvede di aver il fondo della fusol iera pieno d 'acqua. U na scheggia di granata, colpendo il motore , aveva provocata la perdita quasi rotale dell'acqua e.li raffreddamento. Anche questo incidente non turba la tranq uilla serenità del pilota che continua a prendere fotografi e, mentre studia il modo per non cadere in mano al nemico . Esce anche dal porto accompagn ato dalle scariche delle batterie dei forti. Il forte Tegethoff è completamente cel ato dal fumo degli spari! Lo "Sva" passa su Brioni Maggiore; la missione di Pall i è compiuta. Si tratta ora di raggiungere la costa itali ana il che è molto difficile. Il motore, sottoposto ad 11n nuovo sforz0, si sarebbe surriscaldato e fuso in meno di mezz'ora. Scendere sulla costa istriana equivaleva essere catturato e render vano lo sforzo compiuto. Pa lli si lancia risolutamente verso il mare nella speranza cli incontrare la più avanza ta siluran te di sco rta e scendere in

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acqua a fianco di essa. Con durissimi sforzi si porta da rooo a 3000 metri, tentando di facilitare il raffreddamento del motore. Ma alla nuova quota le nubi sono compatte, la visibilità è minima . Risparmiare il motore è però assolutamente necessario. Dopo mezz'ora di navigazione scorge a qualche chilometro, due nostre torpediniere. Il motore, sempre a basso regime, funziona ... e lo « Sva » miracolosamente raggiunge la cost~1 italiana ! A questa ricognizione si deve il bombardamento di Pola compiuto due settimane dopo da settanta aeroplani italiani! ... -;':

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L'amore di Natale per il morore del suo velivolo è tanto forte eia risvegliare in lu i la vena poetica, alla quale, fin da quando era studente, si abbandonava sovente e volentieri. In squadriglia, fra una ricognizione e l'altra , dedicava gran parte della sua instancabile attività al governo ed alla manutenzione dei velivoli e dei motori onde i suoi apparecchi fossero sempre nella massima efficienza possibile. Le sue cognizioni pratiche, acqu.istate attraverso la lunga e profonda esperienza dei numerosi voli, integrate dalle nozioni tecniche teoriche apprese al Politecnico gli conferivano una competenza specifica veramente notevole. Al suo vivo e paterno interessamento per la educazione e l'istruzione professionale del suo personale nìilitare, motoristi e montatori, è dovuta una didascalia rimata ( che egli scherzosamente dedicò ad un soldato motorista di cui molto apprezzava l'opera), nella quale piacevolmente e facilmente insegna le norme per ben smontare e rimontare un motore rotativo: « Al soldato Lo _Tacono Carlo, di buoni co-

stumi e d i ricchi intendimenti, dedico: Se il motore << Le Rhone » tu vuoi smontare t'è d'uopo vari utensili cercare come martelli e chiavi da adoprare, di preferenza fisse, chè le chiavi vili d 1 Albione sono cla evitare se i dadi tu non vuoi lutti spanare. Di rame debbono essere i « battoirs » come in lingua francesca s'usa a dire chè, ferro contro ferro e contro acciar ti .fa il motor che smonti assai soffrire. Così munito di utensili vari


t'appresta con gran cura al tuo motore. Staccar per primo è d'uopo che tu impari pompa e magnete e poi carburatore. · T dadi allenta, poscia, intorno al naso che con violenta man percuoterai sì che si stacchi, togli il falso naso il pignone del quale osserverai. IL pignone suddetto ha tanti denti quanti son quei delt'uom, più tre più diece; stare in guardia bisogna e molto attenti che essi sian come il Jresator li .fece. Che se l'uom può mangiar colta d entiera o con due denti in men, non può il p(e,none ingranar, se la tem pera sua vera manca, o un dente ha subìto l'estrazione. Ciò /atto tu i cilindri sviterai dopo aver allentati i contro dadi,· ma prima le aste tutte staccherai e i tubi d'ammission, che con d ue dadi al « carter » son /issati e con due viti del lor cilindro in testa al manco lato. Il dado del contralbero tu sviti per togliere la camrne il cui buon stato nelle duplici gobbe osserverai. nelle sfere d ' acciar dei cuscinetti, nella coro na, che, come saprai, ha cinque denti in più dei sopradetti. I n ove, bilancieri hanno due rulli con bronzina di bronzo scanalata, sicché l'olio vi passi e si trastulli a dar la buona sua lubrificata. Se noti in questi rulli un picco/ gioco per non far che si grippin sul più bello cambiali, che tu sai ci mett e poco a inchiodarti il motore un giocarello. Con cacciavite lungo e man sicura dovrai svitare Le viti punzonate della testa cli biella, e poi con cura osservar le bronzine scanalate. Le bielle se ne vanno Ire per tre come i Re Magi andavano al Signore : come Speranza, Caritade e Fe'

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così sono le bielle del rnotore. Le une hanno tallon che grande è detto. Le seconde l1 han medio, e assai piccino, le terze l'hanno, e ciò non è difetto chè si li ha fatti apposta il ciabattino. Pur diverse son esse in estensione: e lun°he 6 ) e corte e medie tre J?er lre }· potrai di ciò trovare una ra,gione nella legge suddella dei tre Re. Verificar dovrai tutti i pistoni nelle boccole in specie, e gli spinotti, chè poche sono state le eccezioni in cui non tutti fur trovati rotti. Càmbiarli è d'uopo allor senza timore chè ha ragione d'essere un po' stanco se mi! dugento giri fa il motore. Del resto è fatto apposta Castelfranco . Finito avrai Lu qui lo tuo s1nontare: riposa, e poi comincia a rimontare. Se tutto tu farai come t'ho detto diverrai motorista assai provetto. Se ti soddisfa poi questa mia storia Li consiglio imparartela a memona. » Per le azioni transadriatiche Palli fu decorato per la seconda volta cli medaglia d'argenro con la seguente motivazione:

Eseguiva, con un apparecchio terrestre monoposto, quattro ricognizioni di considerevole durata oltre Adriatico, riportando documenti fotografici di massimo interesse guerresco, superando avverse condi.zioni atrnosferiche, sfidando aÙdacemente l'intenso fuoco antiaereo delle basi nemiche più munite e dimostrando di possedere tutte le qualità di ottimo aviatore da ricognizione. Alto Adriatico giugno-luglio I 9 I 8. L'eroico soldato alato, ormai già decorato di due medaglie d'argento e due di bronzo al valor militare, che conservava intatta la sua anima cli fanciullo , la sua modestia, .il suo affettuoso attaccamento alla famiglia, doveva essere chiamato ad un'altra azione che nessuno meglio di lui poteva organizzare e portare a termine. Quest'azione fu il volo su Vienna, di audacia cavalleresca veramente unica, l'impresa che indicava al nemico la potenza


quasi illimitata dell'ala tricolore, ma anche il mònito solenne e definitivo a tutt i coloro che ancora potevano credere e sperare di ridurre il nostro Esercito, il nostro Paese all'impotenza , alla resa. Si pensi quale impressione di sgomento e gliale ripercussione morale avrebbe avuta questa azione bellica se gli otto apparecchi avessero scaricato, invece di messaggi ideali, bombe micidiali, arrecando gravi danni nel cuore della vecchia Asburgo. Certo sarebbe st:ato un poten te coefficiente di vittoria al quale, per un idealismo tutto latino, abbiamo volontariamente rinunciato . Questa impresa basterebbe da sola ad immortalare il nome cli Palli ed è sufficiente per indicarne il carattere, lo spirito e l'anima di questo generoso, purissimo italiano. Il comunicaro ufficiale del 9 agosto r918 nella sua fredda laconicità è già per sé stesso un poema per chi sappia interpretarlo nel suo giusto valore: « Una pattuglia di o tto apparecchi nazionali, un biposto e sette monoposti, al Comando del Maggiore d'Annunzio, ha eseguito stamane un brillante raid su Vienna compiendo un percorso complessivo di mille chilometri dei quali circa o trocento su territorio nemico. « I nostri aerei partiti alle ore 5 ,50 cloro aver superato non lievi difficoltà atmosferiche raggiungevano alle ore 9 ,20 la città di Vienna su cui si abbassavano a quota inferiore agli ottocento metri, lanciando parecchie migliaia di manifesti. Sulle vie della città era chiaramente visibile l'agglomeramento della popolazione. « I nostri apparecchi che non vennero fotti segno ad alcuna reazione da parte del nemico al ritorno volarono su \'{fienerNeustad t, Graz, Lubiana, Trieste . « La pattuglia partì compatta, si mantenne in ordine sertato lungo tutto il percorso e rientrè) al campo di aviazione aUe ore 1 2,40. « Manca un solo nostro apparecchio che per un guasto al motore, sembra sia stato costretto atterrare ne lle vicinanze di \'{fiener-Neustadt ». Gabriele d'Annunzio non poteva e non doveva mancare in questa rnemorab.ile impresa, che egli fin dal primo anno di guerra aveva desiderato e proposto. Ma tutti gli « Sva » della « Serenissima >> erano monoposti e, per soddisfare all'aspirazione del Poeta, fu allestito apposita1nente un b.iposto, sistemando un piccolo seggiolino in mezzo ai serbatoi supple ,,-tentari della benzina. 49


A Palli fu data la responsabilità di portare su Vienna l'eroico Comandante. D'Annunzio così esprime la sua riconoscenza al pilota: « Voglio nuovamente ringraziarla della generosa prontezza con cui ha accettato cli condurmi nel cielo di Vienna. Alla mia grande ammirazione si aggiunge un'affezione riconoscente, un sentimento fraterno. Mi consideri come un buon compagno, ormai abituato a guardare il destino con occhio fermo e tranquillo. Non abbia alcune inquietudine. fo sono fiero e lieto di legare eia un'alba a un meriggio, la mia sorte alla sorte di un così prode combattente ». Se questa audace trasvolata fu concepita e desiderata eia] genio tutto latino ciel nostro grande Poeta, Palli fu l'ardito e competente tecnico al quale spetta il merito di averla felicemente tradotta in atto . Studiate, curate ed attuate l'organizzazione e la preparazione perfetta, Natale , « il piccione viaggiatore», « la stella polare», come lo chiamavano i suoi compagni per le singolari doti di orientamento, guidava e portava il manipolo dei magnifici suoi piloti della 8 7n Sg uadriglia « La Serenissima »; a compiere l'impresa che la storia della guerra ha consacrato fra le pit1 belle e le più ardite azioni aeree compiute dalla nostra aviazione. Risaltano e si rivelano , con questa incursione aerea a grande distanza, effettuata da una massa di aeroplani, le magnifiche doti di organizzatore tecnico e di pilota eccezionale del Palli e ben meritata fu la nomina a Cavaliere dell'Ordine Militare cli Savoia, conferitagli dopo il volo su Vienna con la seguente motivazione: Superbo pilala da battaglia, con cuore fermo, con invitta fede e con insuperabile ardimento, f!,ttidò su Vienna il volo magnifico delle ali d'Italia. - Cielo di Vienna 9 agosto 1918. Non è possibile non ricordare l'ordine cli operazione per il volo su Vienna, veramente mirabile nella sua semplicità: Il giorno 9 alle ore 5 ,15 la 87° Squadi··iglia aeroplani eseguirà un volo sulla Capitale austriaca: Vienna. Il volo avrà carattere strettamente politico e dim.ostrativo: è quindi vietato cli recare qualsiasi offesa alla citlà. (Seguono varie disposizioni d'ordine disciplinate e finisce) Con questo raid l'ala d'Italia affermerà la sua potenza incontrastata nel cielo delta Capitale nemica.

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Sarà vostro Duce il Poeta animatore di tutte le fortune, sùnbolo della potenza eternamente rinnovatrice della nostra razza. Questo annunzio sia il fausto presagio della vittoria.

E cl' Annunzio, prima di partire cosl ammonisce i compagni: « Nessuno di voi si arresterà se non con l'ultimo battito « del motore . Non vento , non nuvolo, non tempesta, non ostilità alcuna, non avvei-sità alcuna potrà esser causa di arresto o di ritorno. Parlo chiaro? Mi in tendete? Ciascuno di voi atterrerà o precipiterà quando il motore abbia cessato di battere senza spei-anza di ripresa. « Se non arriverò su Vienna io non tornerò indietro. Se non arriverete su Vienna voi non tornerete indietro. Questo è il mio comando. Questo è il vostro giuramento». Agli arditi volatori il Comando Superiore di Aeronautica tributava il seguente encomio :

Uno stormo di valorosi aviatori, al comando del Afaggiore Gabriele d'Annunzio, la mattina del 9 corrente ha rag,giunto Vienna, percorrendo in gruppo compatto oltre rooo chilometri, di cui ottocento su territorio nemico, per ripetere sulla stessa Capitale nemica la nostra parola di fede e di sfida. lv!ai vittoria fu più completa e più nostra, poiché italiane sono anche le m.acchine che hanno permesso agli ardimentosi aviatori di compiere La magnifica impresa. Con orgoglio di Capo addito i loro nomi: Maggiore Gabriele d'Annunzio Capitano Natale Palli Tenente Antonio LoctJtelli » Aldo Pinzi » Piero Massoni » Lodovico Censi » Giordano B. Granzarolo Sottotenente Gino Allegri alla riconoscenza ed all'emulazione di tutti i soldati dell'aria.

Il Maggiore Generale Comandante Superiore d'Aeronautica F.to Lurcr BoNGIOVANNI 51


Lettera a G. d 'Annunzio dal Sindaco di Casale per celebrazioni .in onore di N. Pall i e del volo su Vienna.

Casale j\tfonferrato,

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6 febbraio

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Illustre Signore, nel ,giorno 23 corrente mese, alle ore I .r, si consegnerà al casalese Capitano Natale Palli, in forma solenne, in questo Politeama, la medaglia d'oro decretatagli dal Comune, dopo il brillante volo su Vienna. Un Comitato di cittadini d'ogni ordine e classe, ha deliberato di offrire, in tale occasione, a Vossignoi-ùt ed agli aviatori della « Serenissima » partecipanti a quel superbo raid, una medaglict ricordo, in segno di profonda ammirazione. In nome della civica rappresentanza e del Comitato ci onoriamo pregare Vossignoria di voler accettare l'omaggio che in quella cerimonia Le porgerà, con noi, il po polo casalese, alla presenza di S.E . il Sottosegretario di Stato alla Guerra e delle Autorità provinciali e locali. Nello stesso giorno, nella sede di questo Comune, si redigerà t1 atto di fondazione di due borse di studio, per corsi superiori, una al nome di Natale Palli e l'altra al nome del compianto di lui fratello Tenente Silvio, colle rnmme che erano state qui raccolte per donare un aeroplano da battaglia al Capitano Palli, al quale egli nobilmente rinunciò. Memori del saluto che Vossignoria rivolse a questa città nel dì 3 ottobre scorso e fiduciosi che si compiacerà accogliere il nostro invito, Le espri1niamo in anticipazione i più vivi ringraziamenti, professandoci colla massim.a stima di Lei devotissimi per IL COMITATO

Avv. Luigi 1vfonacorda Deputato Provinciale

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IL SINDACO T . Novellini


Dall'epica impresa su Vienna in poi, Natale Palli non è più solo il pilota ardito e perfetto, il navigatore dello spazio, l'occhio alato e prezioso delle Armate e dei Supremi Comandi, ma è anche condottiero e maestro nell'arte del comando. La sua squadriglia « La Serenissima » compie azioni di valore e di efficacia straordinaria. Ovunque sia necessario agire con prontezza, intelligenza e sicurezza è « La Serenissima » che opera e supera ogni aspettati va . Natale Palli ha saputo infondere in tutti i componenti la squadriglia: piloti, meccanici e truppa cli governo, l'entusiasmo, l'iniziativa, la passione, ed ha formato un organo di azione ed uno strumento bellico della maggior potenza, a disposizione del Comando Supremo, pronto in qualunque momento ad entrare in funzione per azioni di caccia, bombardamento o ricognizioni. Natale Palli, anche per questa sua magnifica opera, ha ben meritato la riconoscenza della Patria. Il 7 settembre compie un'azione di bombardamento su Lienz percorrendo oltre 600 chilometri; il 26 settembre porta d'Annunzio sul fronte francese ad Epernay nella Champagne ed il Poeta lancia il suo messaggio alle nostre truppe combattenti su quel fronte. Da Epernay il 30 settembre Natale scrive con tutta semplicità al la famiglia: « Sono giunto il 2 6 ad Epernay nella Champagne portando in volo il Comandante d'Annunzio, latore di un messaggio per le nostre truppe combattenti su questo fronte . In questi giorni abbiamo visitato i luoghi delle battaglie clell' Aisne ove i nostri soldati hanno ricacciato con grande valore le truppe tedesche . Abbiamo visi tato Reims, distrutta completamente dalle artiglierie nemiche e deserta come una città di mistero e cli morte». Di ritorno dalla Francia sorvolando su Casale Monferrato , Gabriele cl'Annunzio lancia sulla città del suo pilota il massaggio: Un saluto di amore e di riconoscenw alla nobile città dove nacque il mio piccolo grande fratello Natale Palli, mentre passiamo sulle sue case tornando dalle battaglie d 1occidente dove i nostri prolungano la gloria del Piave e del Grappa. - 3 ottobre r 9r8 - Gabriele d' Annunzio. Da San Pelagi o il 4 ottobre Natale scrive ancora ai Genitori: « Nei cinque giorni trascorsi sul fron te di Champagne ab-

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biamo visitate le truppe italiane e tutto il terreno delle recenti battaglie. Abbiamo seguito i primi passi della nuova avanzata del nostro II Corpo d'Armata ed ammirato lo spirito meraviglioso di tutte le truppe alleate che stanno infliggendo gli ultimi colpi, quelli veramente mortali al colosso tedesco. « Il giorno due di ottobre avremmo dovuto partire per Loridra ma pensando che sul nostro fronte pure avrebbe potuto essere imminente un'offensiva, siamo ritornati immediatamente in Italia impiegando 3 ore e ro' da Epernay a Torino ». Segue un periodo di intenso lavoro per la preparazione alla grande offensiva e la sua corrispondenza è piL1 distanziata e concisa. Si occupa con grande amore de] fratello Silvio, che ha assunto il comando di una squadriglia, ed ha accenti di profondo dolore per la morte di Gino Allegri << Fra Ginepro » che gli fu compagno nel volo su Vienna e che con lui sempre gareggiò nelle imprese più arrischiate. In data 25 ottobre mentre l'offensiva sta per iniziarsi scrive: « Silvio è stato a pranzo da me ed è partito proprio in questo momento per Busiago. Ha fatto oggi il suo secondo bombardamento ed è pieno di ardore e di entusiasmo . Incomincia ora la lotta e tutti abbiamo il cuore pieno di fede . Le cose andranno certamente bene e le nostre terte saranno libera te ». Ma il 29 l'ebbrezza della vittoria è funestar.a dalla noti.zia dolorosa relativa alla cadu ta ciel suo amato fratello. In data 30 scrive ai Genitori: « Sono addolorato di dovervi dare una brutta notizia. Silvio è rimasto prigioniero dopo aver fatto rifulgere ancora una volta il suo coraggio e il suo valore. Ieri sera era partito per un bombardamento e mitragliamento a bassa quota e nei pressi di Sacile ha dovuto atterrare, non si sa bene se per guasto o perché il suo motore era colpito. H o cercato di sapere qualche cosa di preciso da un Sergente che lo aveva accompagnato e mi sono recato in volo sul luogo della battaglia per cercare il suo apparecchio . Non l'ho trovato, probabilmente lo ha bruciato per sottrarlo al nemico. Ho ancora speranza che la cavalleria avanzando rapidamente possa trovarlo e magari liberare Silvio che non può perdersi d'animo. Attendo con ansia qualche notizia. I nostri avanzano con grande celerità e domani forse sapendo qualche cosa potrò comunicarvi il risul tato delle mie ricerche . Abbiate feòe come io ho fede. Silvio ha 54


fatto il suo ingresso nella battaglia con uno slancio impareggiabile. In pochi giorni ha fatto circa dieci voli di guerra a quota bassissima portando bombe e raffiche di mitragliatrici sull'esercito austriaco in fuga. E' stato abbattuto una volta e se l'è cavata magnificamente salvando anche l'apparecchio. Non credo gli possa essere successo qualcosa di grave. Abbiate coraggio e fiducia nell'attesa ». Purtroppo la fiducia fu delusa l ... Silvio Palli aveva fatto olocausto della sua giovane vita emulando le gesta del fratello che gli aveva trasfusa la passione del volo. D al giornale 1 l Cielo del 1 o febbraio r 9 19, rolgo questa mirabile descrizione della fine gloriosa del fratello di Natale: Malgrado avesse sempre offerto prove di valore mirabile, Paolo Silvio .Palli, superò, nel fatidico pomeriggio del 2 9 ottobre, destinato ad essere ricordato come decisivo nella storia dell'ultima battaglia, ogni limite raggiunto da lui e dagli altri. Volò per tutta la giornata; si calò a brevissima altezza fino a sfiorare i tetti delle case. Il suo « Sva » spinto dct una temerarietà folle mitragliava il nemico in rotta completa, lungo la rotabile che congiunge Conegliano a Sacile. In Arsago, unt.t piccola borgata prossima a Sacile, mentre con eroismo ma7,nifico s'impegna a fondo in una lotta terribile, egli è colpito m·ortalmente. Un proiettile gli attraversa il capo dal mento alla nuca, fulminandolo. L 'apparecchio sbanda, piega su di un fianco , precipita, si abbatte. L 'umile gente del paese, che aveva seguito con ansia il volo della macchina tricolore e con angoscia l'aveva veduta cadere, compose con devoto amore la Salnia dell'eroe caduto. Essa venne sepolta religiosmnente nel piccolo cimitero del paese. Una croce candida sullct tomba, reca queste parole: « Tenente pilota Palli Paolo Silvio morto il 29 ottobre r9r8 per la nostra liberazione » . Natale in data 22 novembre scrive alla Mamma: « Sono ritornato ieri sulla tomba del nostro caro Silvio e vi ho portato dei fiori. Ho trovato il signor Curto e non ti so dire come mi ha commosso sentire quanto egli ha fatto, quanto tutti nel paese, hanno farro per rendere il giusto onore al nostro martire. « Ho curato la sua Salrna mi ha detto - come se fosse 55


mio fratello, egli è stato per noi tutti il nostro Eroe, il martire della nostra liberazione. « Il signor Curto mi ha donato alcuni pezzi di tela del ti mone che porterò a casa. Egli aveva ricopiato nel suo notes un brano della tua lettera, cara Mamma, si è scusato con me dell'indiscrezione, ma dice di non averne potuto fare a meno. Me' l'ha fatto leggere e il mio dolore non ha potuto avere altro sfogo che nelle lacrime. « Conosco lo stile delle tue lettere, Mamma cara , conosco i tuoi sentimenti tutti e mi consolo pensando che per la perdita del nostro caro Silvio essi faranno sì. che nel tuo cuore la più nobile fierezza srnorz1 un poco l'acerbo dolore». Povera santa donna che a così poca distanza doveva sopportare altra dura prova e, dopo aver tanto tremato per il suo Natale durante la guerra, dalla quale era uscito miracolosamente illeso, le candide nevi del Monte Bianco dovevano rapirle per sempre anche questo figlio, che era circondato dall'aureola della più fulgida gloria militare . All'amico Capitano Porro, che gli aveva scritto condolenclosi per la morte del fratello, Palli risponde: « Grazie delle fraterne parole di conforto; nessun conforto è tale da lenire uno strazio che ancora mi era ignoto. Solo il pensiero della sua vera morte, dell'eroica morte che tante volte ho sognato e quasi desiderato , solo questo pensiero sa recarmi un po' di pace. « Ho veduto il suo apparecchio bruciato dal nemi.c o prima cli darsi alla fuga. Ho udito da voci rozze ma sincere la narrazione della tragica sua fine . Sulla sua tomba recente è una croce bianca che· porta il suo nome e l'iscrizione morto per la nostra liberazione. « Quegli uomini aspri e provati dal dolore, hanno espressa tutta l'anima loro in quelle poche parole. Egli è morto realmente per la loro liberazione e la sua morte è stata l'araldo della libertà; poche ore dopo il nemico fuggiva! « Egli non vedrà l'opera compiuta, la sua foga giovanile e pura non ha saputo dargli che una parte della vera gioia, ma nel chiudere gli occhi il suo ideale radioso deve essergli rimasto viven te fra palpebra e palpebra. « Egli è morto con la certezza dell'intera e completa rinascita della Patria nostra ed è morto felice ».


Nobile lettera nella quale, pur mantenendo inalterati i sentimenti ai qual i fa appello per infondere coraggio alla Madre così duramente colpita, lascia trasparire il suo profondo dolore, che confida all'amico e nasconde alla Madre per non rendere ancora più tremendo il suo strazio. Gabriele d'Annunzio chiude la lettera di condoglianze scritta in questa luttuosa circostanza « al suo Natal » con questa frase: « La invidio, poiché ella ba dato anche la carne della sua carne e mi supera in generosi tà e passione. --- L'abbraccio con tutta l'anima, il suo sempre Gabrie.le d'Annunzio». Questa generosità e questa passione non sono espressioni liriche ciel poeta ma appaiono luminosamente in queste sue parole scr.i tte ai Genitori al loro ritorno dal pietoso pel legrinaggio alla tomba ciel loro Silvio. « Penso che la vostra visita alla tomba del nostro Eroe ha saputo dar sfogo al vostro dolore e questo mi è di conforto. Siate forti sempre. Pensate che più belJa morte non poteva avere il nostro caro Si lvio. I o penso a lui religiosamente. Venero la

sua memoria e soffoco ogni rimpianto umano. Come non si rimpiangono i Martiri delta legge di Cristo, così non si debbono rimpiangere i Afartiri della Patria. Dobbiamo adorarli come cose sante ». Parole che dovrebbero scriversi a caratteri d'oro in ogni aula scolastica e che meritano di essere tenute presenti dagli educatori perché sono la base di ogni virti:1 patriottica, militare e religiosa. Ma non basta; in un altra lettera, quando si tratta di onorate sé stesso scrive: « Manda temi le negative e le lettere cli cl' Annunzio che farò riprodurre. Non manderò nulla al giornale Il }.fattino perché di fronte all'eroismo ciel nostro caro Silvio mi sento umiliato e mi parrebbe cli compiere cosa irrispettosa verso la sua memoria, di compiere un atto di pura vanità ». Non sono necessari commenti per apprezzare tutto il valore di questo puro eroe al quale fu decretata la medaglia d'oro al valore con la seguente splendida motivazione, sintesi cli tutte le sue eccelse doti, che egli non vuole siano messe in luce, per non compiere un atto di pura vanità di fronte all 'eroismo del fratello cadutr) combattendo! ... 57


Intrepido, audace, sicuro pilota di aeroplano, guidò oltre i mari ed oltre i monti, in terra nemica il suo velivolo, sfidando ogni pericolo, superando ogni ostacolo. Nelle più rischiose imprese, forte della sua fede, forte del suo coraggio, fu magnifico esempio di valore, di prodezza e di perizia. Ogni missione di guerra anche la più ardimentosa e difficile, e gli condusse a termine, nonostante le avverse condizioni atmosferiche e gli attacchi nemici. Fornì preziose notizie che furono sempre elementi completi e sicuri per le decisioni dei nostri Comandi. - Cielo della Dalmazia e dell'Istria, del Tirolo e della Carniola. - Settembre-ottobre I 9 r 8.


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III CAPITOLO

La gloriosa, miracolosa vita di guerra di Natale Palli s1 chiudeva col lutto fraterno che avrebbe dovuto porre termine alle ansie familiari. Ma Natale non è pago delle glorie conquistate e vuole ancora cbe il valore dell'ala italiana si affermi in una missione di pace: la possibilità di comunicazioni aeree che agevolino i traf fici fra le Nazioni. Per questo alto ideale egli ideò e studiò il raid San Pelagio-Parigi-Roma che doveva iniz.iare tale serie cl i voi i, non escluso quello Roma-Tokio sognato da Gabriele d 'Annunzio. Ad affrettare il compimento di questo raid fu spinto da un senti.mento di orgoglio nazionale per precedere l'aviatore francese Vedrines, il quale stava preparando lo stesso raid in senso inverso Parigi-Roma-Parigi. Il destino volle che anche Vedrines trovasse la morte nel suo tentativo. Il 20 marzo 19 I 9 egli parte da San Pelagio su monoplano « Sva », unitamente al Tenen te Francesco Ferrarin che avrebbe dovuto compiere lo stesso raid. Il cielo era limpidissimo e i due superbi piloti si proponevano di valicare le Alpi a Sud del Gran Paradiso, ad una quota di 4 .5 00 metri. Dopo qualche tempo dalla partenza Ferrarin perdette di vista l'apparecchio di Palli, e oltre Aosta, avvolto in un banco di nubi e sorpreso, a 500 metri dal massiccio centrale de] Monte Bianco, da una terribile bufera con tormenta, ritenne opportuno riprendere la via del ritorno . Più nulla si seppe dell'apparecchio di Natale e la lotta sostenuta con gli elementi è solo ricostrutta colle induzioni. Solo il 22, al Comandante della base militare italiana cli Lione pervenne notizia che due gendarmi francesi avevano rinvenuto presso la borgata di Saint Foy in vicinanza di Bourg


San Maurice in Savoia fra il Monte Valenza n ed il Monte Lervignais, sulla direttrice Aosta-Chambery, il cadavere dell'aviatore Natale Palli, molto lontano dal suo apparecchio quasi intatto. Il suo corpo non recava segni di grave offesa; solo dalla neve sciolta e mossa all'ingiro si poté arguire che egli aveva tentato di vincere il torpore irresistibile che Jo invadeva mentre dop·ò una marcia faticosa stava per raggiungere l'abitato e quindi la salvezza. Al mattino del 20 i montanari di Saint Fov avevano udito dalle ore 9 alle ro circa, un dist into ronzio cl{ motore d'aeroplano non regolare: poi più nulla. La bufera rombava furibonda nelle gole e nelle valli e solo il 22, alle ore r8, un montanaro: Silvaz Silvio cli H ameau de Covrier, scendendo da una baita, scorse il corpo di Natale a sei chilometri circa da Saint Foy e a duecen to metri dai primi abituri. L 'ipotesi più probabile che si può dedurre dalle scarse voci raccolte e dalle perizie compiute, si è quella che Natale , giunto nella Valle dell'Isère, o per cattivo funzioname nto del motore o per altre ragioni sia stato costretto ad abbassarsi ad una quota inferiore a quella della catena che aveva supetato, e non potendo riprender quota, avvolto come era nella tormenta, abbia deciso di atterrare. Con quella maestria di cui aveva dato tante prove in altre gravissime congiunture atterrò di fatto sul ghiacciaio della Gurra (2500 m.) de.l Monte Pourrì (3788 m .). Dopo l'atterraggio egli deve aver cercato di raggiungere il fondo valle e stanco, estenuato, contuso all'inguine per una accidentale caduta, finì per coricarsi sulla neve e morì assiderato .. . Vano ed inutile il cercare in qual modo l'Eroe si sia addormentato per sempre e se negli ultimi istanti abbia rievocato il profetico presagio, che aveva formato oggetto di un suo giovanile sonetto da lui intitolato « Fuga d'oltre Alpe»:

Perché me'n fuggo? E pur chi tanto insegue questo misero corpo sì affannato? Eterno, eterno solo si persegue ghignando di piacere il truce fato. E vo' lontano: e la mia terra amata va scomparendo sotto l'Alpe immane, e penso come un giorno era beala


l' alm.a infantile, in fra le an,goscie umane. Quando affettuose le materne cure m'arrecarono il bello dentro al core ed aspirai felice aure più pure. Ora me'n vado dall'Italia fuore e del mistero inda7,o !'ombre oscure ed entro spensierato nel dolore. Strani, fatidici versi , scritti quando a lui !:iOrrideva la vita di studente! ... La salma composta in una barella improvvisata fu prima trasportata nel cimitero dì Saint Foy, poi all 'Ospedale italiano di Chambery ove fu salutata dal seguen te appello: « Soldati! « Salutiamo riverenti la Salma gloriosa del Capitano Natale Palli, vitti ma del dovere, dell'ideale e del progresso; ammiriamo in lui il genio italiano e la virtt1 romana . Rendiamo gli onori delle nostre armi tri onfali all'E roe che già si librò su Vienna sfidando la protervia austriaca . Ed ora, fi ero come un tirano, soggiacque nella lotta con le forze prepotenti della natura. « Soldati! « Siamo superbi della nostra Patria che germoglia tali Eroi degni rampolli del sangue la tino ». Seguirono solenni funerali a Chambery ed a Casale, e nella sua città natale l'Eroe ebbe il triburo che veramente poteva tornar caro al suo cuore, la spontanea dimostrazione dell'immenso affetto dei suoi concittadini che ha valore di gran lunga su periore alle onoranze di carattere ufficiale ... Noi non possiamo meglio commemorarlo, se non ripetendo le parole che il Poeta p ronunciò sulla sua bara:

Per parlare davanti al suo feretro debbo invocare la sucz forza. Io qui non saluto se non il com.battente per me e per quanti hanno combattuto con lui e senza di lui nel cielo ove egli è sempre . .Tn piedi non voglio salutare se non il guerriero inflessibile e irreprensibile, ancor più duro contro sé stesso che contro l'avversario. Se mi volgessi verso l'i1nagine del mio fratello diletto, se mi ricordassi di lui come della più gentile creatura che si sia mai


accostata al mio cuore triste, non potrei se non tacere e piangere m ginocchio. Questo fanciullo biondo dai capelli ondeggianti e dagli occhi di zaffiro era l'ideal tipo latino del combattente, era l'esemplare perfrtto della nuova giovinezza italiana in armi. Irreprensibile è l'epiteto che per lui ricorre sempre sotto la penna e nella bocca dei suoi Capi. Omero lo dava ai suoi eroi raggianti. Era senza colpa, era senza macchia, senza ombra. Era tutto tagliato di quel cristallo perspicace. Si pensa ch'egli sia il primo nato di una generazione di uq;nini aerei, d'una gente che abbia abbandonata la terra per insaziabile amore dell'ala e vive di cora,ggio nelle correnti dell'aria intrepida. Era un Icaro che non poteva cadere. Era un Icaro senza precipizio. Del suo nome icario non si noma l'abisso del mare ma il vertice dell'etere . S'è egli addormentato nella neve o sopra la più candida delle nuvole? Chi l'ha veduto così dormente? Chi ha osato smuovere il suo sonno? Era la notte dell'Equinozio. Dormiva col ,guanciale del!' elmo poggiato sopra il braccio ricurvo. La sua attitudine era pura come il fiorire del fiore e come quei gesti che i costruttori di eternità incidevano nelle pareti sotterranee dei loro sepolcri. Chi può chiudere fra quattro assi la freschezza della primavera? Chi può seppellire la forza della primavera nascente? Ora dico che egli non è qui, che non è fra i baluardi e le cortine della sua cittadella come sognai. Non è un peso che si trasporti, si cali in una fossa, che si ricopra di terra opaca, che si suggelli sotto una pietra scritta. Egli si sveglia lassù nella sublime bianchezza, e si riarma delle sue ali e riprende il volo. Issate quella bandiera in cima all'albero nuovo perché di lontano Egli scorga come un segnale e ripassi - come in quel giorno di ottobre con me - a illuminare del suo sorriso cilestro la città della sua nascita, il tetto di sua Madre. La sua prima sosta era di là dall'Alpe, ma la sua mèta era il cielo di Roma. Egli ben sapeva che il fato d'Italia non si manomette al di là dall'Alpe ma si poggia sopra l'incudine romana. Questo voleva significare a chi lo disconosce e lo dimentica. 66


Issate quella bandiera che ammanta la bara esanime.' Salutiamo in piedi la giovinezza d'Italia perenne! O compagno,· o Capitano, o Eroe, svegliati ed alzati.' Ti gettiamo il tuo grido, il nostro grido di battaglia. Alalàl E il grido di battaglia che il Poeta ha lanciato sulla bara di Natale Palli è raccolto, oggi, domani, sempre, dai giovani piloti .i quali ben sanno che l'Arma del ci.elo, non si adagia sulle glorie del passato ma fortemente vuole che le ali tricolori non siano mai seconde nelle affermazioni del loro valore sia in pace che in guerra .


/\fonte Pourrì - Ghiacciaio della Gurra, mt . .3 .800 - Il luo?_o del disastro .

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