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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ANNO 1875

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GIORNALE . ]) t

MEDICINA· MILITARE

Anno XXIII.

R OMA, 1875 VOGHERA CARLO, TIPOGRAFO- EDITORE

Piazza do! Gesù, N• 47.


MEMORIE

ORIGINA:WI

INTRODUZIONE

Nell'iniziare qui in Roma la pubblicazione del Gior.nalc di medicina milita1·e la direzion e sente l'obbligo di fare agli ufficia li medici alcune di.chiarazioni e di spiegare più apertamente i suoi fini ed i suoi propositi. Il nostro periodico, il quale conta 23 anni di onorata e non infeconda esistenza, conserverà il suo vecchio titolo in ossequio alla maestosa figura di Riberi ed all'arguto ed erudilo Comissetti, dn cui ebbe il pt·imo soffio di vita, la. sanzione e la spinta. Camm inando sulle orme de' suoi fonrlatori e di quei valor·osi che per tanto tempo l'illustrarono co' loro scriui e lo sostennero, esso spigolerà in ogni campo dello scibile o s'informerà alle nobili tradizioni del passato, alle glo r·i ose conquiste del presente ed un tantino eziandio alle aspirazioni dell'avvenire·. Questo significa implicitamente che ciò che sta in cima ai nostri pensieri st è di tener dietro ai progr·essi della scienza medico- chirurgica, di favorirli e .di diffondere quelle nozioni che possono tomar vantaggiose alla pratica ed aver una proficua applica.bilità ai casi che più di frequente presentansi alla nostra


lNTRODOZIONE

osservazione od a quelli che in certe circostanze reclamano il nostt·o ministero e ci sono particolarmente e necessariamente devoluti. Imperciocchè se agli altri cultori delle mediche discipline è permesso di va~are nel campo delle astrazioni, a noi medici mili tari incombe un còmpitospeciale, ed è quello di dare alle nostre ricerche un indil'izzo essenzialmente prati co. Il modo d'ese1·ci tare l'arte nosLt'a fra il frastuono ed il trambusto delle battaglie ed in mezzo. ai disagi del campo ed all'impe•·versat·e di morbi epidemici, deve ioibit·ci ogni vana teoria, ogni metoùomeramen te speculativo. In quei fr·angen ti non s' hn tempo da perdere in disquisizioni di lusso, in analisi minute che, ottime qual cot·redo d'una dissertazione accademi~.:a, poco e nessun giovamento portano alla pra tica estemporanea ed io gt·ande. Qui ci si pet·m cLla di ripetere ciò che nn'altra 1ìata ci occorse di dit·e, cioè che all'epoca presente l'arte di diagnosticar le malauie è giunta al suo apogeo; giacchè mediante i vari strumenti egli amminicoli di ogni mena inventati e messi in opera dai nostri yicini d'altr'alpi, i mor·bi si riconoscono e si delimitano con · una maggior precisione; ma la terapeutica, malg•·auo i nuovi prodotti chimici ed i mezzi meccanici introdoui nella farmucologia, non ha fatto un passo innanzi, e v'ha persino chi è persuas<> che sia invece tornata indietro. Egli è incontestabile che tra il polifarmacismo d'una volta ed il nichilismo d'oggi v'ha da essere una via di mezzo. Che errassero funestamente i Tommasiniani ed i Droussaisiani eccedendo, come facevano, nelle deplezioni sanguigne generali e locali per comballere flogosi che spesso non esistevano che nella mente prevenuta del medico, l'avevano chiarito ad esuberanza:


INTRODOZIONB

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'R.asori e Magendie. 1l primo dei qnali mise fuo ri di dubbio che oc:cCII'reva all' in ferm o una ben maggior vigoria d'organismo per resistere a quella illogica e fatale medicina che per superare senz'alcun aiuto il male ond'e1·a all'ello. Giacomini coll'aureo suo Tt'atlalo dei soccorsi terapeutici fece vedere anche ai meno veggenti quaJj mo·struosi Là farmacologiche fosse r·o cerle formale, certe ricelle in cui entrava un numei'O ste1·minato di componenti spesso d'azione dinamica diversa, le quali o non sortivano effeuo alcuno, o tornavano dannose per la prevalenza d'un pl'in cip io n.tto a rinfocolare, anzichè a. di111inuire il morbo, o se p1·oducevano un effeLLo salutare, lasciavano il curante incerto circa la sostanza med~cam en tosa a cui più pat·ticolal'mente era da attribu irsi la guarigi·one. Ma la semplicit~ nel medi care su C'Ui aveva già, or fa un secolo, ri chiamata l'attenzione dei chirurghi il celebre Nannoni, non è la negazione d'ogni medela. Facciasi poco, se si vuole, purchè si faccia qualche cosa. Si ammella pure coll' lppocrate romano che natura est rnedicatrix, a pallo però che non si sopprima la seconda parte della sentenza di lui: medicus autem naturae minister. L'aiutare, il secondar la natura nei suoi sforzi cl'elimìnazione degli agenti infensi, dei principii disaffini all'economia, è lo sco po a cui deve tendere il medico, m;1. il farlo coi mezzi i più approp1·iati e ·nella giusta misura non è opera di sì li eve momento. Peraltro la difficoltà di cogliere appunto nel segno quanto alle indicazioni terapeu tiche, all'indole ed alla dose dei rimedii non iscuserebbe mai ai nostri occhi l'inerzia del .curnnte e l'abbandono assoluto del malato alle sole forze medicatrici della natura. Sia-n pur le ma:lauie soggelle ad un ciclo -p iù .o .meno


INTRODUZIONE

fisso e J'egolare; non ne conseguita punto a rigor di logica che s'abbiano perciò ad osservare neghittosa~ menLe, senza tentare di moderarne l'impet9 nel periodo ascendente e di sos tenere le forz e vitali, venuto lo stadio di decremento . Forse sarebbe qui il caso di chiedere se in oggi, in grazia degli sLUd i, delle investigazioni e delle scoperte clelia paziente, ingegnosa e riflessiva Germania, la scienza sia uscita da quello stato provvisorio di cui, saran quarant'anni, l'insigne Andi'al mostra:vasi così ama r-am ente preoccupato. Ma un tal quesito ci condurrebbe troppo !ungi dalla méLa che ci siam prefissi, perciò ci contentiamo di enunziarlo, }asciandone ad altri la soluzione. Ritomando alle mire ed ai disegni del Giornale di medicina militare, ripeteremo che esso s'ha a considerare qual palestra schiusa all'a.ttività, all'emulazione, all'ingegno, alla reciproca stima ed all' alft·atellarnento dei membJ'i della famigl ia medico-militare ed aggiungeremo che men tre si gt·adir·auno pl'efei·ibilmente quegli scrilli che piò valgono a far progredire la pratica si accetteranno ben volentieri i consigli e la èooperazione, no·n solo degli utllciali sanitari, ma di qualsivc1glin scienzia to italiano ou estero che abbia un'idea utile, dalla cui attuazione possa ricavar giovamento l'igiene del soldato od il servizio medico-chirurgico, sì io pace che in guerra, tanto negli ospedali che negli accampamen ti. Si farà nel nosLL'O periodico una larga parte alla medicina legalè e segnatamente ai casi di simulazione o. di ssimulazione di malattie oO'erti sì da inscritti di leva che da militnri in attività di servizio e si ponà in luce co me in grazia dei mezzi diagnostici da noi presentemen te posseduti, la pluralità delle simulazioni non presentino la menoma probabilità di riuscita. E valga i1 vero, a che approda in giorr1ata l'accusar.·

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IN'I:RODUZI.ONE

la ;Jil~n~qta; 9 la dimirn.Ìzione dellafa.çqltà v,i.s iva, quando Ì·~ pèrito p;;e f· ri_r-onoscere la !rode ha a sua disposi-. :ztoae Fot!almòscopio, lo stereosèopio, la macchina di Fles, )loHifuetrb ècc . ? Quest( s(r~merl.ti rendonoi impossibile ogni errore,: mentre i c;r-iterii .dietro af quali si desumeva per lo Ji~ssato, ,se u,oa cecità allegata fosse reale o f?.lsa, e.;anQ tu.ft'altro ch'infajlibili, cominciando dai battiti del cuore che passando repentinamente dinanzi . agli occhi oggetti capaci di oifenderli dovevano farsi più. ctle):~, ove fossevi simulazione. il nresidente cM nostro Comitato nell'eìaborata rela.zione della sua missione in Germania, sul finire d:e:Ila guerr~ franço-prussiana, ci fece conoscere che 1(:). Germania in,qnella circostanza e per inizia!iva dei .rispettivi Governi e mercè la cooperazione dei Comita-ti di soccòrso dei vari Stàti, fece sì che ~p o!ti ~eriti ~d -infermi· p.oterono in brev' O)"a essere trasportati . a gvanài · distanze, senza quasi il loro menomo· disag!o, e· i·icévettero o·gni rn·igli?r assis(~nza adattata . o ai ,bisogni di ciascheduno. Tale proJ?.tezza ed efficada d'azione da parte dei Comitati suddetti. l'egregio profess~re la fa dipendere. dal petfelto organamento --dei ~ingoli Qomitati, i quali erano provv.i.sti abb.ondante~ mente d_i quanto al loro Jilantropico mandato occorr.eva in personale e materiale d' ogni specie, e dalla _Ri&na. subord inazione d i essi all'autorità militare. E ; t.er·miùava quella sua pregevolissin!a, m~moria con far yo-ti onde i nostri Comita ti di soccorso che dal 4866, s.e ·o:ùù .non ci apponiam·o, non si sono più fatti vivi, pr~ndendo esempio da quanto fecero quelli della. Germania, si addes.trassero d1;rante la pace aL benefico :n1i!l-istero che do.vrann0 compiere -quando scoppi la guerr,a, ~ st.u diassero pratieamente le . non facili questioni del trasporto de'feriti e dell'impianto d'ospedali :temporanei e permanenti.


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INTRODUZIONE

Nessuno me1lerà in forse l'importanza d~l servizio sanitario in guerra. Ora siccome sifl'a tto servizio, per essere proficuo· ed adeguato ai bisogni cresciuti, ai nostri giorni, in ragione composta delle masse combattenti, della più mic~diale potenza e della maggior portata delle armi, nonchè della rapidità delle mosse, ha mestieri di maggiori mezzi di medicatura, di trasporto e di ricovero dei feriti, il Giornabe di medici1ur. mil?'tare accetterebbe di buon gmdo quelle idee e quelle indicazioni tendenti a migliorare, correggere e semplifìc'are tutto quanto si riferisce a sl I'Ìievante branca di servizio. Nè men buona accoglienza farebbe a lavori interessanti l'igiene del soldato nelle varie posizioni in cui può trovarsi, cioè in caser·ma, in accantonamento, al campo, e sopratutto l'alimentazione di lui. ~1oltissimo fu dclto e sèritto da bromatologi, fisioJogi ed _igienisti su quell'importantissimo argomento, e ciò nullameno molto ancora resta a farsi per sciogliere in modo soddisfacente il nodo gordiano di nutrire suffici entemente il soldato in tempo di pace ed in tempo di guerra, e spt-H.:ialmente pe1· comporre una razion_e corroborante e L'ipa r·atdce la quale si possa consum are estemporaneamente senz'ulteriore preparazione e che sia suscettibile di conservarsi inalterata per un certo traLto di tem po. Il trattamento di questi ultimi temi è un campo aperto non solo ai medici, ma agli ufficiali d'ogni arma che si occup.arono e si occupano di quanto interessa il benesseFe del soldato e confer·isce a tenerne allo il morale ed a renderlo meglio disposto all'obbedienza e fidenLe nelle provvide cure de' suoi superiori. Spiegati cosi gl'intendimenti ed il còmpito propostosi dal Gt'omale di medicina militare, spera il sottoscritto che·i collaboratori non faranno difetto e che gli uomini


1NTROOUZIONE

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di buona volontà, ben istrutti e sperimenta ti (che so n pur tanti nel nostro co!'po ), fat·aono adesione ai prindpii di esso-, e V'i si aggruppe1·anno intorno per sorreggerlo e . renderlo quanto più polrassi prospero e fiorente.

P. E. MANAYRA Colonntc!lo medico Membt·o del Comttato di sanità mili tare tncaricato della att·ezione del giornale .

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RAPPORTO SULL'ANDA~ENTO DEL SERVIZLO NELLO

STABlLlMENTO BALNEARIO-MILITARE DI ACQUl OORAN'tH LA STAGIONB TBRIIAL!ì DEL 487·i.

Dalla relazione sull'andamento del servizio sanitario presso lo stabilimento balneario-militare 'd'Acqui nell'estate scorsa del capitano medico cav. M. Yiolini stralciamo Lutto. la ·parte scientifica e la pubblichiamo persuasi di far cosa utile e grata ai le llori.

Id1·otempia. - La stagione balneare del 1874 presa in complesso, meteoricamente parlando, fu più bella verso la fine nell'agosto e settembre, che sul principio. Durante il primo per•iodo di cura dal 1° a l 20 di giugno, la temperatura media é stata di 19 gradi circa del termometro centigrado con una massimi\ di 29 gradi nel giorno 13 a mezzodi ed ima minima di 43 nel mattino del giorno 15 che succedette a una notte burrascosa . . Le giornate serene furono 12, le miste 7 ed 1 sola piovosa. Dominò un vento piuttosto leggero di sud-ovest. ~el secondo periodo dal 24- giugno al ~ 3 luglio il termom etro ha dato una media di 23 gradi con un massimo di 31° ed un minimo di 19 gr·adi. Notai 15 giornate serene, 3 variabi li e 2 di pioggia. Continuò a spirare il vento di sud- ovest poco forte.


RAPPORTO SULL'ANDAMENTO DEL SERVIZIO, .ÈCC.

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Nel terzo periode, dal 17 luglio al 5, d'agosto, che fu il .più climaterico di tulli, ebhimo una tempenttuì·a massima di 29 gradi, il 22 di agosto ed una minima di 17, il 30 success ivo, con una media di gr·adi 22 circa. Le gior.nate serene furono 1 O, le mis Le 7 e le piovose 3; l'anemometro fu nervosissimo, mi si passi la espressione un po' anìschiaLa d(lvvero, che dal sud-ovest con estrema versatilità passò al nord-est per tornare quindi al sud-ovest specialmen te in sullo scorcio del mese di luglio e nei primi giorni dell'agosto. Nel pomeridio del 3 di questo mese un acquazzone che di quest'epoca non é infl'equente nella vallata del Bormida ha determinata la rottura dei mmiccioli di protezione del tOITente Ravaoasco che, dilaga-ndo impe. tuoso, inondò lo ' stabilimento civile c le adiacenze fino all'altezza di 65 centim etri di tutte le stanze e locali del piano terreno depositando nei medesimi un H> centimetri circa di limo che si durò molta fatica a rimuovere. La fu una vera rovi na pe1' i venditori di oggetti vari che avevano tende, banchetti , baracche od allri provvisor·i ripat·i nette vicinanze; colti·all'improvvista si videro rubate o guaste dal torrente le loro mercnnzie; qualche povera donna che rifugiavasi in uno stanzone sottoposto al caffè n'ebbe in grazia di uscire, salva la vita, mediante un foro praticato sul pavimento soprastante. I giardini, le passeggiate in brev'ora furono trasformati in vet·i campi di fango e tali si mante;lnet·o in gran parte per tutta la rimanente stagione. Lo stab ilimen to civile ha dovùto di necessità sospendere le operazioni termo-minerali per qualehe giorno e le camere del piano tèrr~no, più maltrattate dalla inondazione, non hanno potuto venire abitate che molto tempo dopo perché umide e malsane. Noi per fortuna collo~ati, com e anche lo st8bilimento degli indigenti, in posizione più elevata e fuori di corso del


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· RA'PPOl'lTO SULL'ANDAMENTO DEL SEnVJ:lf{)

torrente, non soffrimmo alcun danno; sospendemmo giorno l'appl icazione dei fanghi perchè appena per resi ipoterrnici dall'eccessivo aillusso di 'acque meteor·iche nella vasca di conserva e riscaldamento dei medesimi. 11 quarto periodo, dal 9 al 28 agosto, ebbe una temperatura massima di gradi 27, una minima di 43 con una rne&ia di 20~. Le giorna te furono in gran parte belle (H> serene, 4· cuvolose ed appena 4 piovosa). Pochissimo il ven to e sempre quasi di sud-est. Il mese eli settembre fu otti mo e quale di certo non ci saremmo aspettato; la temperatura variò fra una massima di 21 grad i e una minima di 9; la media <lei calore fu di 14 gradi circa. Sono state 14 le giòrn ate serene, 5 le coperte più o meno da· nuvole ed 1 soln, l'ultima della stagione, piovosa. Dominò po·chissimo il vento e- di sud-est quasi sempre. Le operazioni termo-minerali praticate sui mili tari acr.olti nello stabilim'ento dura.Bte la stagione 4874 furono : Bagni generali o locali . : N° 4·603 l<'a nga tu re più o meno estese )) 5104 Docciatu re val'ie . » 3010 costitu enti un totale di No ~1271J7 operaz ioni termo-minerali, alle quali aggiungend o le seguen ti praticate a militari esterni dei quali avrell)o ,occasi·one di parlare in appt'esso: Bagni ·generali o locali . . N° 308 Docciature varie . » 2<i1 Fangature ad uno o più membri . . » 4-54. formanti un totale di . N° 100:~ .a vremo una somma complessiva di 43720 operazioni .termali praticate nell'ioli era stagione dell'anno 1874. I militari accolti nello stabilimento (V. quadro an-

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NELLO STABILIMENTO BALN&AJUO-MIIJTARE DI ACQUI

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nesso) sono stati 372 ripartiti n.ella seguente maniera: sigg.,ufficiali 169 dei quali guarì vano 86, migliorarono 8•1 e non risentirono alcuna utilità dalla cura 2. Sollo ufficrali N° f\4 dei quali guariti 'Z1, migliorati 34, senza effetto 3. Caporali e soldati ~39 di cui 40 guariti, migliorati 97 e senza vantaggio tli sorta 2. In corso di cura dei sigg. uflìciali due s0li hanno dovuto interrornperla per malattie di non molta entità e ritorna1'ono <1lle fam1glie rispettive , 11 sig. tenente B... (No 1 •15 del quadro sin ottico) intralllsciò il trattamento per 1.ma curiosa nevrosi ché. .avendo avuto ri scontro in altro ufficiale affetto di analoga malattia, merita che si faccia qui, comunque fuori di luogo, una qualche parola. Il B. en trava nel2o periodo della stagione balneare, per eczerna umido dello scroto, perineo e parte superiore inte·rna delle coscie. Tale dermatosi in parte meccanica per confricazione delle pagi ne cutanee ed in parte sostenuta dalla costituzione non fo rte e prevalentemehte linfatica del soggetto, dopo alcuni bagni generali prolungati e l'applicazione di mulTe nottetempo, accen-nava già a rapido miglioramento, quando ecco manifestarsi timori di gtavi .infermità, appartarsi dai compagni, ri ce1·care con insistenza rimed i molteplici per non adopera rne alcuno e chiede1·e infine di essere rimandato in. famigli a, desiderio questo ultimo al quale ben volentieri accedemmo, in primo luogo per la poca gravità della malattia, poi perchè l'azione di queste terme in alTezioni cutanee di tal faua può soslituirsi con bagni semplici tiepidi o freJdi e con polveri es-. sie·cative. L'al-tro ufficiale invece, sig. O... (N° ·181> del quadro sinottico), giovane molto istruito ma di costituzione delicata e nervosissima, ne venne per eczema pure dello s~roto ma superficiale affutlo ed as~iutto; dopo


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RAPPORTO SULL'ANDAMENTO DEI. SERViZI O

Degli individui di bassa forza solamente uno, il soldato C... (N" 317 del quadro), malato di lieve artralgia della quale guarì, col to da congiuntivite reumatica ha dovuto riparnre allo spedale militare divisionario ·di Alessandria. Gli alu·i tutti, sia dell'ufficialità che della bassa forza, hanno pomto ultimare la cura loro non soffrendo che di leggeri catarri gastrici on intestinali, di qualche febbricciattola gastro-reumatica che con la intermzione da uno ai tre giorni di trattamento. e la somm inistrazione di pochi .e·blandi rimedi purgntivi o tonici, prestamente sanarono, potendo quindi riprendere la eu l'a per brev' o1·a sospesa. Di altre febbri che avessero uno speciale carattere non mi è occorso alcun caso ed anche di eruzioni termali bP-n poche osservai e sempre in soggetti di pelle fine e delicata e senza complicanza alcuna, per cui non dovetti per quest'ultimo fatto intenompere la cura terme-min erale in quei pochi individui che ne furono c6lli. Le più gravi malattie si notarono nel primo periodo, nel secondo e nell'ultimo della stagione; non ·poterono essere ammessi a ripetizione di cura quei pochi individui che venu ero pPoposti e ciò pet·chè, iniziati i !avo ri dello stabili mento nuovo il 1• di luglio, ne venne tolto il baraccone e con questo la possibiliLà di alloggiare alla meglio quasi una trentina di individui di bassa forza. Ai sigg. ufficiali che ne iecero domanda, in numero di venlotto, dal comando della divisione miliLare territoriale di Alessandl'ia vennero concesse altt·euante licenze di convalescenza di giorni otto, perchè si potessero rim ettere io forza dopo la cura debiliLante delle terme; così pure a trentasei individui di ba;:sa forza dalla direzione di sani tà militare si accordarono permessi di qui ndi ci ai sessanta giorni.


N.ELLO STADILll\lENTO BALNEkRIO-~HLJJ'Al\E DI,. ACQUI

15 uno a due giorni fantasticò sulla poca utilità -della cura .termale, quindi sul nessuno vantaggio e finalmente sul danno possibile della medesima, ci domandò ~na. quantità di rimedi straor dinaria così generali che topi ci e ne acquistò -anche qualcuno fuori dello stabilimento .per adoperarlo punto o poco; i nfine si dichiarò per . l'idropatia e voleva sacrificare Acqui ad Oropa. Io naturalmente ho cer·cato di p0r·suaderlo, ed aiutato dalle amorevoli cure dei compagni di lui e di qualche compatriotta di sesso diverso dei vicin i stabilimenti, ho po~uto condurre la cura ad un esito soddi sfacente sel,J.za avere ricorso all'arsenico c ad <:.Itri rimedi più o meno .eroici che nell'accesa di lui fantasia mi chiedeva. Ci sembra un fatto abbastanza curioso e da notarsi questa tendenza all'ipocondrìasi ed alle esaltazioni in genere della mente nelle persone che comunque soffrano, anche legger·mente, di ma:latti~ dell'apparatQ genito-minario. Ricordo d'altra parte di avere nel verno del 1873 fJ.VUto ~n cura certo Gasta ldi caporale del 4° reggimento artiglieria, il quale per esteso epitelioma del pene da quattordici mesi circa frequentava. i riparti di chirurgia e venerei dello spedale militare di Genova; io lo esportai qu~sto pene quas·i dalla radice ed egli anche adesso dopo un anno e mezzo e beve e mangia e veste panni a:llegramenle, inalgr·ado i pt·onostici per nul_la confortanti che mi fecero i colleghi quando proposi e quindi eseguii quella po ~o invero auspicata operazione chirurgica·: Il secondo ufficiale che dovette inlermettere la cura fu il capitano in riposo sig. K... (N° 90 del quadt·o sinottico} affetto da eczema-im petigine Jel cuuio capelluto; egli ci a bbandonò per acutizzazione di un suo Yecehio catarro bronchiale, dopo soli otto .giorni di nattam·enlo idrolerrn ico che però bastarono per condurre a quasi guarigione la eruzione cennata del capo.


16 nAPPORTO SULL'_.\NDAUENTO DEL SERVIZIO ·Malattie della pelle . .- Si preserHaron.o in quest'aru10 abbastanza numerose ed interessanti. Nel 'Classificarle ci attenemmo strettamente alla forma lot·o anatomico~ patologica riducendo il numet·oso sLUolo degli erpeti che solto la qualifica di squammoso, fudur·aceo, ecc., figurava no nei quadri nosologiei degli auni passati e serbando un tale nome per le sole forme morbose a vescicltette miliari raccolte in ,qruppi e le une alte altre costantemente riunite (Hebra). E furono appunto quelle che prevalse t'o nella stagione termale p. s.: di fillto sopra qua ranta molauie della cute più della metà, 21 , appartengono alle vescicola r·i e di queste la massima parte , 16, allo eczema semplice o misto ad impetigine. I bagni prolungati specialruente e qualche appli cazione di fango vegetale od in qualche rat·o caso la docciatura a pioggia dispiegarono sulle medesime la più benefica influenza, cosicchè tutti quasi guarivano. Dell e malattie pustolari por.hi i casi e non gravi: in queste comprendemmo la sicosi penhè n~n parassitaria nella nostra fauispecie ma costituita da ptlstole· attorno il bulbo dei peli della facciaJ delle ascelle o dell'anguinaia. Delle sqoammose i due ca·si fortunati della ittiosi si devono olu·eché all'azione delle acque solforate, all'esse1'0 pochissimo estesi, recenti e soprattltto preparaLi mediante cara anteriore; puossi dire.lo stesso delle due psoriasis guarite. Della. psoriasis due casi importanLjssimi notammo, dei quali uno, quantunque abbia risentito poco vantaggio dal trattam ento term ale, merita ciò non pertanto di richiamare la vosu:a auenQione. Il si~. tenente E... (No 106 del quadro) en trava nello stabilimento con psoriasis difiì'usa agli arti superiori ed infe t·iori, dovuta molto probabilmente alla costituzione linfatica di lui e fors'an che all'indumento militare piuunsto pesante per i paesi meridionali in cui a lungo soggiornava; 1


NELLO STAJllLIMENTO BALNEARIO-MILlTAUE DI ACQUI

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tale malattia cutanea era stata refratlaria a cure molteplici ed insistenti cosi generali che locali; il ioduro potassico, Lo zolfo, la magnesia, i preparati ammoniacali e perfino Farsenico er·ano stati messi a contributo, ma inutil mente come gli unguenti medicati con il precipilato bianco, il catrame e l'olio di ginepro. Soltanto la tintura di ma.lz germinato consigliatogli dal chiarissimo professore Lombroso, sembrò facesse sbiud ire le chiazze rossastre della psoriasis e dim inuire la moles ta sensazione di prmito che molto spesso lo tormentava . Sottoposto a cura termo-minerale per bagni pr·otungatissimi (di 4 ol'a ad ·1 1 / , due volte per dì), quindi per docciature a pioggia eù a gello di mediocm pressione, finalmente pèr l'appli cazione di mufle e di fanghi, rimarcammo ben poco miglion:tmen to. Ftl all ora chè volli combinare con l' uso delle Terme quello della tintur·u di ma.'i7. guasto ed avemmo la compiacenza di vedere ben p1·eslo scolorarsi le placche psoriache e diminnire noterolmente di estensione e grandezza. Ma in questo caso il migliora mento sarebbe dovuto all'azione della tintura di ma'iz oppure a quella eccitante diffusiva dello spir·ito di vino il quale aumentando la forza. riduttiva periferica dovrebbe necessariamente modificare il tessuto cutaneo? E fino · a qual punto vi conteibuirono le applicazioni miner·otermali che da sole non hanno giovato gr·anchè '?. •. Altro caso interessante dell'istesso gr·uppo di malaui e cutanee fu una pso ri asis-erpetilor·me presenta ta dal caporale Tr .... (N . 356 del quad ro) : magnifico esemplare çlella forma ciclica o sculata con placche rossastre a rilievo di varia grandezza, da un diam etro di 3 a quello di 6 ed 8 centimetri, occupava il tronco e gli arti specialmente inferiori. Le squamme qua e là si alternavano con piccole pustole senza potere precisare se si dovesse tale faLla allribuire alla forma


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RAPPORTO SULL'ANDAMENTO DEL SERVIZIO

composta del morbo oppure all'azione meccanica dei rimedi per lo innanzi adoperati. Lo avere il Tr .... sofferto avanti di ulcera infettiva, il presentare ·ancora pleiadi cervicali, epilr'ocleari ed inguinali, il tutto congiunto al colorito ~dfa tLo ramino delle chiazze psoriache ci ha indotto nella credenza che si trattasse di una sifilide. Ad ogni modo soLLo il trattamento idrotermico il coloriLo della pelle sbiadì molto, scomparver·o le pustole, si staccarono le squamme che in qualche punto più non ri npparvero. Durerà questo miglioramento abbastanza considereYole in quanto che anche le pleiadi sotto l'azione •·iduttiva dei fanghi si so n impi_ccolite ed anche risolute del tutto ? ..... La non ardua sentenza a coloro che abbiano a rivedere il Tr ..... più tardi. · Considerate in complesso, queste acque ricchissime di acido solforico e la cui temperatura varia dai 39" ai 5,1o del termometro centigrado giovano molto nelle affezioni cutanee, ma conviene, se in bagno , prolungarne l'aziQne per ore ed ore come si pratica altrove e specialmente a Loèche-Jes-bains ed applicarne le muffe od i fanghi a strati leggeri la notte. Ctrti eczemiintertrigini, acni miliat·i, prurigini, ecc., guarirebbero · anche da soli con la sernpUce nettezza loc:.rde o con Io spolveramento di Licopodio o di. altra polvere essiccativa qualunque senza ricorrerè alla idroterapia ingombrando, con vantaggio moderatissimo, uno Stabilimento già di troppo ris_t1·eLto per i bisogni nostri di adesso. Io credo che negli eczemi luridi, negli ectimi, nelle impeligini, nelle divers~ forme della psoriasis e sopratutt'l poi nelle scrofulidi e nelle sifilidi, dopo attuata una cura antidiscrasica, il trattamento minero-termale di Acqui debba mostrarsi molto efficace semprechè fatto con la necessaria insistenza. llfalattie dello appamto locomotore. - Dopo le trau-


19 matiche lesioni in tempo di guerra e prima ancora <ii queste in tempo di , pace, come ora, fo rniscono il numero maggiore di affezioni morbose per la iòrotcrapia, siano desse pt·odotle da. causa comune o reumatica, attacchino i muscoli o le ossa e specialmente le giunture. Strana malattia invero è il reumatisrno! Sia che desso attacchi uno o più muscoli , singole articolazion i o molteplici, cagiona intensi dolori mai proporzionati con le presunte alLeraz.ioni anatomiche <iell e parti, si associa ben presto a disordini circ.olatori e finisce non di rado con discrasie sanguigne che rendono penosa la rimanente esistenza del disgraziato che ne venga colpito. La straordinaria acutezza dei dolori ci farebbe quasi propendere per la opinione di coloro che vedono nelle affezioni reumatiche in genere ultreuante nevralgie pm·iferiche dei tessuti che le risento no e così pUl'e ne sorride la idea dél prof. Tanturri il quale attribuirebbe il misterioso connubio che qualche volla riscontrasi delle artropatie reumatiche con la blennorragia ureLrale ad uno stato di paralisi vasomoloria capace di produrre iperemie edemi ed altri trasudamenti, anche solidi come i tofi per processi secondari di fenomeni pa t·amente riilessi come succede nelle malattie del sistema nervoso. È cosa affatto naturale c.he i militarj, così di frequente esposti agli sbilanci baro- termo-metrici, vadano di preferenza affetti dalle malattie reumatiche che riluttanti Lalvolla ad una qnan Lità di rim edi così interni che locali cedono volonterose all'azione dell'idro!erapia. Difa Llo dalla semplice neVI'algia di un muscolo o di una giuntura, alla infiammazione più o meno cronica dell'una e dell'altra apportatrice di gravi malanni funzionali e materiali non uno degli individui che a noi se ne presenlar·ono affetti, ci lasciò in fin e di cura senza averne ricavato qualche van taggio. Ne piace NELLO STABILIMENTO DALNEARIO·l\IILITAI\E DI ACQUI


20 RAPPORTO SULT.' ANDAMENTO DE!. SERVIZIO anzi citarne alcuni casi che furono dei p~ù fortunati; uno di questi riguarda l'applicato del Ministero della guerra sig. L ... (N. 29 del quadro), individuo di mezza età, di mediocre costituzione fisica a prevalenza linfatico-venosa e scevro da .manif'estazionì di malattie infettive. Egli presenlava quando ne venne il 1o gillgno p. p. un'artrosinovite cronica molteplice, avvegnachè fossero attaccate nientemeno che le giunture del ginocchio e della mano destra nonchè quella grande del piede sinistro: il versamento sinoviale era considerevole specialmente al ginocchiO ed al piede, cosicchè era costretto ad incedere zoppicante e con lo aiut.o di un bastone. Pochi · bagni, molle lotature ed un discreto numel'o di docce determinarono l'assorbimento dei liquidi effu si per modo da potere gittaL'e il bastone e eamtninare perfettam ente equilibralo quando uscì dallo stabilimento. ·E seppi dappoi per una relazione di compagno d'ufficio sig. P .... (N. 346 del quadro), ricoverato nell'ultimo periodo della stagione, che 11 L.... fece, due soli mesi dopo che ci lasciò, una gita di piacere di quasi 30 ch·i lometri a piedi fra i monti da Albano fino a Rocca di Papa, facendo le lodi delle nostre terme ·e riprornettendosi di tornare l'anno venturo per suggellare la propria guarigione. Il capitano nel 1_0 reggimento bersaglieri sig. C.... (N. 256 del quadro), t1orrio di costituzione medioc~re­ menle robusta ner·voso-linfatica, in seguito a grave e .complicatissima infermità sofferta nell'anno 1867, che cominciata con il cholera .fiol con il t(fo e che presentò, a suo dir·e, fenomeni di tetano, accusava alla sua venuta fra noi dolori artro-muscolari della colonna vertebrale così forti da difficoltargli i movimen ti di estensione e flessione del tronco nonchè quelli di piegatura sui lati. L'applicazione di fanghi a di versa Ler-


NE,LLQ .STkBIUMENTO BAT:.NEARI?~MILI'fARE DI ACQUI

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malità dapprima,- poi le docciature calde a pioggia ed di mediocre pt·essione lo hanno, in fine di cura, i·idollo a tale grado di benessere fisico da potere di,.sporre quasi liberamente di tulti i movimenti del tronc.o. Se però con piacere abbiamo regist1·ato i buoni risuHati che mercè la nostra cura ottenemmo, non è giusto che tacciamo i nostri insuccessi per quanto sian0 giustificali dalla estrema. gravezza e cronicità delle malattie e dalla poca o nessuna utilità dei rimedi moltepli.ci antecedentemente adopemti. Uno di questi riguarda il sig. L.... di C.... (N. 23 del quadro). Egli ~ affetto da atrofin. muscolare progressiva dell'arto in. ferior·e diritto che :.;arebbe sussegui la a una ischiad e della quale sofferse alcuni anni addietro. Ad una infiaità di rimedi egli ebbe ricorso; pe1·fino la elellroterapia e la curà balneo-minerale fredda di Loèche4es-bains furono per lui senza e:fl'ctto. I muscoli così. della gamba che della coscia sono considerevolmente deboli e denutriti . Questa malattia di pt·ovenienza ancora indefinila e della quale dobbiamo ad Aran e a Cmveìlhier la cognizione· ed a Duchenne (di J3ou!ogne) lo studio ap~ p1•ofonçlito e lo indirizzo logico della cura, era dapprima colloca(a fra le paralisi. Lo Aran fu il primo a r.intracciarne l'oTigine nel sistema istesso dei muscoli e Cru.veilhier la sospettò invece nella midolla e più specialmente nelle rndici anteriori del cordone spinale. Con la successiva scoperta della influenza del nervo simpatico sulla nutrizione e t'ulteriore studio dei nervi vaso-motori si è dovuto considerare sotto aspetto tu,tt'allro tale malauia, cioè come una lesione fissa del trofico sistema. La paralisi di moto e di senso che :prima ne era il tratto caratteristico diventò un sem.plièe· fenomeno che indicava l'assenza della contratti· ~ getto


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RAPPORTO SULL'ANDAMENTO DEL SERVIZIO

lità muscolare, causa l'atrofia. Siccome poi anche noi propendiamo a ritenere l'atrofia proveniente pilt che da una lesione esclusiva del sistema cerebro-spi nale, da una alterazi one trofica fissa più o· meno nella fibra istessa dei ·musco li, la collochiamo volentieri fra le malo.uie dello apparato locomotore. Il tenente L.... di C.... fece bagni prolungo.tissimi di Lutla acqua solfo rosa a diversa temperatura; si sottopose a docc in.ture ed a fanghi ma non ne trasse vantaggio sen sibile ; guariva in quella vece di una psoriasis al collo ed al perineo lo. 'quale da tempo lo incomodavo. non poco. Altro caso non meno importante di atrofia grassa progress iva dei muscoli abbiamo avuto pure di questo anno, ered itato però da lle stagioni balnearie antcr.edenti del ,187'1-72-73. Si tra tta di. uno impi ega to delle R. Finanze, il con trollore sig. M.... (N . ·198 del quadrt~), che ha trovato modo di esse re cu rato termalmen te fra noi dopo avere frequentalo e più volLe per proprio conto le 1'erme civili Acquensi. In origine la fu, per quanto dice, una nevralgia sacro-ischiati ca la sua malattia : fatto è però che la massa muscolaee dell'arto adclomi nulo sinis tr·o, mi surata così sull a cosc ia che sulla gamba si mostr·a anche adesso di Cf uattro cen ti metri cir·ca minore di quello che sia nell'arto diritto. Se stiamo a fJUaoto narra il M.... questi nostri fanghi fecero mirilcoli sopra di lui, avvegoachè la denutrizione dupprima progredionte, siasi ad un tr·atto al'restata ed ora anzi accenni la fibra muscolare ad aiTorzarsi ed a nutrit·si di nuovo: anche in questo an no egli avvet•tl un miglioramento notevole che egli auribuis(;e all'essersi assoggettato all e docciature alternate coi fangh i. Jlfalattie dello apparato nervoso . - FUI'ooo abbastanza frequenti anehe nell'ultim a stagione balnearia


NELLO Sl'ABTI~!~1ENTO BA:LNEARIO.-MIUTARE DI ACQUI

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ed ~ltresi gravi; del risultato poi della cura , se non fu b rillante, non posso certamente lagnarmi. Delle ischiadi non complicate a discrasie od a degenerazione grassa dei musMli alcune poche guarirono e le più migl iorarono assai : furono i fanghi e specialmente le docciature a preferenza adoperate e con van taggio incontestabile- te nev1·algie in genere a punti dolorosi dete1·minate; quelle fisse sopra di uno e p iù muscoli o nevro- mialgie, le iperestesie cutanee di qualunque specie s i giov<irono anche molto del trattam ento termomine,·ale. In un caso di nevralgia coxo-femorale nel soldato G.... (al N. ~30 del quadro) con l'applicnione alternativa 'dei fanghi e delle doceiatme si è notato un migli oramento considerevole, eppure i dolori insistenti e profondi, la poca tolleranza di pressione del capo articolar.e del femore contro la cavità cotiloidea e più eli tutto le linee inguinali e delle nati che poco marcate ci avevano dapprincipio fatto temere che si trauas-:c;e di una malattia ben più grave di una nevromiopatia periarticolare. La casa R. Invalidi ci diede anche in questo anno il proprio contingente di emiplegie, paralisi e paraplegie. Soggetti vecchi, logorati dalla sifilide e per la maggior pa1·te beoni, non offrivano certo al curante molta probabil ità di successo; anche questi peri> avvantaggiarono s·otto la cura id1'otermica che hanno ìnagnifìeamente tollerato: constatammo mediante lo estèsiometro di Weber un accrescimento notabile clelia senRibilità-tatti I e e della rnotilità med iante l'elettricismo_ A nostro parere la idrotermo-terapia si potrebbe utilmente applicare anche nelle apoplessie recenti dei centri nervosi. e della midolla spinale in ispeciali tà, facilitandosi per tale maniera il riassorbimen to dei liquidi effusi come si pratica già nelle famigerate cure termo-minerali di Aix-les-bains: Il distinto idrologo


24: RAPPORTO SULt.'ANDAMENTO DEL SEHVlZIO doll. Schivard i nel suo rendicon to per la stagione del ·1 8i4 accenna dì un generale del nostro eserci to curato in Acqui vantaggiosamen te dopo soli due mesi dallo attacco apoplettico, nonchè di un sacerdote che ci venne dopo sei mesi e che anche ha migl iorato sotto la cura termale applicata con la dovu ta circospezione e prudenza. 11 paralitico che nei nostri quadri figma guarit.o (N. H O) ebbe per insolazione un accesso di apoplessia spinale nel febbraio 1873; è stato sotto cura id,·otermica nell o. stagion e baln earia dell'anno istesso, e ne oLLenne, quantunque applicata dopo soli sei mesi dall'insulto, wle un giovamen to da non pot.ercì in quest'anno aLLribuire che la conferma della sua defin itiva guarigione. Ora conviene che io vi parli di allnl graviss ima infermità nella qunle l'apparato ne1·voso ha ce,·tamente gran parte, cioè, dell'atassia locomoti·ice progressiva della quale avemmo un caso su cui sfortun atamente la cura tenno- minera le {ece peggiorare anzichenò la condizione del povero malato che è stato da noi quindi alLJ'Oì'e diretto. Questa malattia della quale dobbiamo a Duchen ne (de Doulogne) la introduzione del nome più comune nella scienzn cd a Trousseau lo studio più profondo e coscie nzioso, è dovuta essenzialmen te alla sclerosi postica della midolla. n capitano T.... (N. !)8 dei quadri), presentava lo specchio feno menologico più completo cl1e imm aginare si possa dell'anzidetta infermità. Al disordinato movimento dei muscoli degli arti inferiori .fa ceva riscontro la diminuzione della sensibilità tattile : senza lo aiuto della vista non avrebbe potuto camminare, di tanto lo 5ervivano ma le i suo i muscoli cd anche la fac oltà visiva gli faceva parzialmente dif'ello in quantochè, per l'avanzarsi istesso del LetTibile malot·e, era doventato


25 losco ed· alnaurotioo deli'occhio s.inistro. Egli era stato e consigliato e curato da rispeuabilissimi medici così milita11i che civili, · perfino al fosforo ed al ni!rato di argento si ebbe ricorso dopo la idropatia e la elettroterapia ma con vantaggio nessuno. Venuto fra noi ci sembrò dapprima migliorasse alquanto sotto l'uso dei bagni solforosi resi atermali, ma quando si adoperarono i fa,nghi non vennero tollerati caldi, ne tiepidi, nè freddi : si ridestarooo i dolol'i folgoranti delle estr-emità perdendo quasi affatto la facoltà di coordinarne i movimGnti cosicchè ci domandò di andarsene in famiglia e noi, gli accordammo volontieri la uscita persuasi come siamo che in questi casi più che la cura termale valga la idropatica fredda ad Oropa od allr·ove. Malattie delle gt·unttt;re. - Quantunque nello specchio nosologico non appaf'iscano riunite in apposito gruppo, . crediaino opportuno di farne· qui una speciale menzione. Fnrono frequentissime fra gli ammessi di questo an no alla cura minero -termale costituendo da sole, comprese le distrazioni storte e lussazioni, ua·a buona metà delle malattie che vennero trattate nello stabilimento balneo-militare. Egli è specialmente nella artrite quando abbia perduto i caratteri dell'acozie, sia dessa prodoua da cause comuni o trauma~ tiche che la lolatura e docciatura termo-minerale ha dato risultati invero meravigliosi. La semplice artralgia quando non fu deter·minata da urti o percosse sulle giunture è il più spesso una nevralgia dei tessuti vurii pe· riarticolari e le al terazioni patolon·iche d'ordinario . o SI arrestano allo intorno delle capsule si erose per il che acoetteressimo volontieri a designare questa fatta di ~orb i il felice neologismo di nevro-miopatìa .periarti?olare del Beni-Barde qualora non si preferisca quello d1 pel'iartride del dott. Duplay. NELLO STAilfLUI:ENÌO BALNEAIUO-MILITAllE DI :ACQUÌ


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RAPPOI\TO SULI/ANDAMENTO DEL SERVIZIO

E sono queste arll'algie che figurano in grande numero fm le guarigioni dei nostri quadri nosologici. Anche le artriti semplici più o meno ct·oniche e le artrosinositi , semp re aVLlLo riguardo alla maggiore loro gravità, ci hanno dato io questo anno un favorevole risullamento della. cura: ne sia prova la quasi guarigione dell'applicalo sig. L ..... di cui parlamm o nelle mal attie dello apparato locom otot·e in cui forse meglio si avrebbero dovuto collocare le affezioni articola1·i. Dell a forma gottosa dell'artrite abbiamo avuto pochi esemplari di cui uno di caratteristico nel capitano C...... (~. 169 del quadro) con dolori perfettamente accessionali delle giunture che si fac evano edemato se quantunque non presentassel'O ancora incrostazioni od altri deposi ti di urato di soda. Sebbene il Garrod non ammetta nella gotta la di stinzione in acuto ed in cronica, non parteggiomo per l'opinione del Dur·andFardel che definisce cronici quei casi in cui le manifestnioni generali o locali della diatesi sono permanenti acl un grado qualsiasi. Nel C..... la .forma sarebbe stata subacuta; gli accessi si presentavano ancora a lunghi intervalli l'uno dall'altro e qualche volla per mesi e mesi ne rim aneva libero atfallo; in lui nessuno indizio di cachessia, anzi lo aspetto suo era floridissimo; evvi di più che la diatesi gouosa non aveva antecedenze nella di lui fami glia. Ed una cosa curiosa è osservato nello andamento della malattia sotto la cura iòrotermicn ; nel mentre che per lo innanzi non emetteva renella che in poehissima quanti tà e nella ricorrenza degli accessi rari nella gotta, qui fra noi ebbe una quasi· continua eliminazione di minu ti calcoli romb-oidali giallo-rossicei che dDlio esame chimico instituito vennero trovati di acido urico. 11 Unrand -Fardel lo eminente idrologo di Vi chy ha già sliHata l'azione medicamentosa dissolvente degli alkalini nella

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NELLO STABILiliiENTO BALNE.\RlO-UILI'tARE DI ACQUI

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renella urica , appena loro attribuendo la facoltà di regolarizzare ed eccitare le funzioni dell'organismo, ed il caso nosu·o non deporrebbe forse anco per la poca utilità dei bagni solforosi e termali dal momento che sotto l'azione dei medesimi la elaborazione ed il misto degli urici cristalli si è fallo così eccezionalmente copioso? Tale questione però meri ta di essere ullel'iormente studiata , perlocchè non intendiamo averne parlato che per sem plice incidenza. Egli è un fotto però che il sig. maggiore in aspettativa Ch ..... il quale nèll'anno scorso fu curato nello stllbilimento per artritide gottosa e che nell'ultima stagione ha ripetuto, siccome esterno, il trattarnento tet·m o-minerale, non ne ha ritratto vantllggio di qualche enti tù. Egli è pet· tali considerazioni che non pur-e sa r·e mmo pa!'ligiani della sobria vittitazione regolata a seconda dei dettami della scienza ehimica, nonchè ùclla molt'aeqna bevu ta ed applicatn esternamente fredda per la idropatia e ciò tanto più in quanto che alla diatesi gouosa si accompagnano assai spesso i vizii dello stomaco e della sanguificazione e del ci!·colo ~c;angu igno ai quali non si attaglia guarì un tt·attamento idr·otermico. D'altr·onde non è già sulle arti colaz ioni che deve rivolgersi a preferenza lo sguardo e il pensiero del medico in fatto di gotta ma bensì sui reni dove si elabora forse l'acido urico dopo che il fegato e la milza ed altri organi e tessuti ne hanno mediante l'ossigeno preparati gli elementi. Dell'at·tritide secca, nodosa, o defo rm an te che chiamare si voglia al'ernmo pochiss imi casi e su questi pure la cura termo-minerale npporlava ben poche modifìcazioni. Questa brutta malattia è per alcuni paLo~ logi l'ibrido prodo tto delle diatesi gottosa c reu mati ca: fallo é che a rendere informe l' at·ticolazione concorre in modo speciale la contrattura dei muscoli vicini e


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nAPPORTO SUt.,L'ANDAMENTO DEL SERVIZIO

che n ~lla forma nodosa dell'artrite, all'opposto che nella semplire, si riscontra l'acido urico libero o combinato alla soda serupre del reslo in p•·oporzion i min uscole e mai sotto forma di depositi urin osi come nella goua. Qualche caso notam mo dell'ar·trite fungosa ed in questo per·chè non troppo avanzato avemmo giovamento dalla cura termale. Specialmente nel soldato D....... . (N . 155 dei quadr·i) che per calcio di cavallo alla mano, essendo di eost.ituzione poco robusta e linfatica, ebbe a soff'rit'O di fungo articolare metacarpo-falangico all'esito già di seni fis tolosi da carie delle cartilagini ossee, si è notato in fine di cura la riduzi one nel volume dei capi a r·tieolari, la cicatrizzazione delle ulceri sinuose osteopatich e e qual che ritorno dei movimenti arti colari ove dapp1·i ma non si aveva forse sper·ato di meglio di una anchilosi a distensione permanente del dito . Il tum ore bi an co trova il terreno approprialo per isvolgersi nei soggetti tubercolosi e linfa lici per il che saremmo Lentoti di classarlo neJle malattie dinlesiche delle ossa a vece di farne una specialità dell'artrite. Lesiom· traumatiche. __._ l?tu'ono come sempre numeros issim e an che in questo anno fm i militari sotloposti a cura iùrotenpale: osser\'aron'si però pochi casi importanri. Vi ebbero vecchie fmume, troppo vecehie fot·se perché potess_!:l ro risentire 'ancora qualche beneficio dall'idroterapia: su tale argomento no i saremmo d'avviso che quando un osso roLLO siasi riunito regolarm ente per ca llo so lido, nè si r isentono particolari incomod i loca li ed il soggetto sia san o e robusto , non si debba disturbare comunque il natu rale processo di restaurazione. Solamente quando le vicin e articolnzion i siano irrigidite ed il callo sia voluminoso e poco solido vorrei mettere in eampo la term o·terapia minerale che adopererei con energia eù insistenza perchè sicuro di ricavarne adeguati vantaggi.


NELLO STABILIMENTO BALN.EARIO- MlLlTARE DI ACQUI 29 Dalle osservazio·ni mie pt·oprie di questo anno e di altro tempo non mi risulterebbe punto provato che la applicazione dei fanghi a callo giovine ancora ne possa produrre lo scioglimento; tu tt'altro! Io C['edo all'azione potentemen te riduttiva- della cura termale: il callo voluminoso e molliccio perchè recente, si restringe, si costipa, direi quasi, in se' stesso e si rende più c'ompatto. E prova ne fu il capitano L...... (al N. 330 del .quadro nosologico) al quale si ruppe la fibula e contuse gravemente 11 pi ede dritto sullo scorcio del maggio ~ 87i-. In viato con sa vio accorg1men to a queste terme dal chiarissimo clinico dell'ateneo ticinese professore Po rta, appena quattt·o mesi dopo l'avvenuta frattura, il callo non per anco formato definitivamente si consolidò riducendosi nel tempo istesso di volume. E ciò appunto mi ricorda altro fallo, narratolr)Ì da l distinto collega mio predecessore nella direzione sanitaria di questo stabilimento, di un capitano d'urtiglieria, ~ig. E.... , il quale per una curiosa coincidenza è venuto anche in quest'anno da noi per cura termule. Egli (N. 32.2 del quud ro) nel mese di maggio del ,1863, trovandosi di guamigione a Peschiera navigava di notle a bordo di una pil'ocanno niera su l lago di Garda quando, sotto a un colpo eli vento , rottesi le corde che imbracavano un grosso cannone, la volata di questo pe1· il forte rollio della nuve fu portata a schiacciare contro la murata la gamba di lui: ne fu conseguenza una gravis~ima ferita-f,·auu ra che curata e!f['eO'iam ente dal ' v o medico borghese sig. Dr Melchiori di Salò finiva òopo soli due mesi con la guarigione rima nendo però un ca11o voluminoso assai ed informe con qualche aderenze dei molli tessuti nel punto in cui avevo avu to luogo la gmvissirna lesione. Quesw callo, per quanto asserisce il cennato sig. E..... , nveva la parvenza di un grosso anello il quale circondasse la gamba verso


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RAPPORTO SULL' ANDA)lEN'TO DEL SERVIZIO

il terzo inferiore ed anteriormente, proprio al di sopra dello stin co tibiade una prominenza ptu:ticolnre co m·pletava la similiLudine anulare quasi di gemma incastonata. Dopo due mesi sollanto dall'apertura e rem ozion e dell'apparecchio e poco più di quattro dnll'avveouta frattura compli cata veniva inviato a queste terme (agosto 4863) dove sottoposto ogni giomo ad una docciatura di me d ioct·e pressione e ad una infangatura, si ebbe la opportunità di vedet·e la gl'adu ale rid uzione del callo r imanendo solo la protuberanza anteriore sebbene molto diminuita in volume nel pun to in cui era avvenuto un leggero accavallamento dei fram men ti tibiali ..... 11 tempo dello spettw flogistieo è fortunatamente passato e com e ora saviamente consigliasi di applicare sostanze calde dove altra volta i chiru•·gi fac.::vansi precetto di ricorrere al ghiaccio, al sangui sugio e per-fino al salasso, noi crediamo che il favorire comunque lo afflusso di materiali plastici nei puuti in cui la provvida natura deve ristamare una parte dell'organismo sia tt.no dei piì~ belli conq uisti della odierna chirurgia come lo fu per la medic ina l' avE>re conquiso e sbandiLO dal campo terapeutico l'atroce vampirismo di un'epoca pur troppo ancora .vicina l Fra le conseguenze di traumatismi altra fuvvene in quest'anno d'importan te per le antecedenze cliniche delle qual i, siccome per caso for tunato io s(esso « ma,qna 1Ja1·s f ui», permetterete al mio amor proprio di chirurgo fai'Ve ne UO brevissimo UCCCllOO. ll nominato Viglione Giuseppe ( ·. 355 del quadro nosologico) ad esso caporale nella 2" compagn ia veterani della Reale Casa invalidi, ripot·tava nella giornata campale del 24, giugno 1866, essendo allora caporale nella 1n compagnia del30° battaglione bersaglieri, una ferita d'arma da fuoco alla regione metacarpo-falan-


NEI:.LO STA:BILilllENTO DHNEARlO-MILITARE DI ACQUI 31 gica del dito indice della mano sioist1·a. La presenza dei due fori, queJJo, cioè, di entrata sul dorso della roano e quello della supposta uscita del proiettile sul palmo· e forse la subitanea insorgenza della febbre tranmatica, ha fatto abbandonare le ulteriori ricerche, cosicché, dopo due mesi circa di cma in diversi spedali .militari o civili, Je due soluzioni di c.;ontinuità cicatrizzarono e sembrò anzi che il V..... se la fosse cavata a buon mercato con una anchilosi del dito in estensione permanente. Dopo avere fruito di un anno d.i licenza e di essere stato mandato per cura termomin'e rale in Ischia nel 1867 si è concluso di passarlo un anno appresso nei veterani e tale appunto io l'ho trovato in Genova nel febbraio 1873 allo spedale militare divisional'io quando io fui chiamato a sostituire nella sez:i one di ~~hirurgia ed osservazione un distinto ~ollega ora mio superiore ed amico carissimo. Ricordo Ghe mi venne -consegnato come si trattasse di un sequestro osseo di non facile e non ancora opportuna estrazione. Difatti la mano per flemmone diffuso e profondo aveva assunto proporzione quasi doppia del naturale e da un foro di seno fistoloso allargato sembrava di senlire con lo specillo uri corpo scabro quasi immobile e che non pareva metallico. Fu mia prima cura di eombauere lo infiltramento dei molli tessuti il ehe ottenni in brevi giorni mediante i prolnngati bagni di lisci va e la medicazione alternata umido-asciulla. Studiata quindi la posizione in cui si trovava il Viglione quando venne ferito, che era quella di p1·onti pronto nell'atto diesploder·e, con la mano sinistra abbracciante la cassa del fueile ad indice quasi disteso nel punto ove si trova un contrafforte metallico, mi venne il sospello che la palla, dopo rotla la giuntura meta~arpo-falan­ gica battesse contro il me tal io del fucile e non avendo f0rza sufficiente per uscire di nuovo dal foro di entrata,


32 RAPP ORTO SULL' AN DAMENTO DEL SERVIZIO si fosse appunto nicchiata nel vano lasciato dalle scheggie ossee che vennero quind i estralle od uscirono comunque in processo di cura. Fu allora che esplon\i con apposito speci llo il fo ndo dell'apertura fistolosa e ne ripcrtai certezza della presenza di un corpo meta llico e probabilmente di piombo. Aiutato dal mio medico di ballagli one signor Grioli ho pratica to quindi una lunga in cisione che dfllla radice del dito indice si portava fin quasi all'ipolenare ed allra clte al terzo super·iore tagliava la prima a guisa di croce: per tale modo ho potu to introdu rre un dito od assicurarmi vieppiù che bene mi era apposto, avvegnachc una palla nppunto si trovasse strettamen te abbracciala ft·a la estremità superiore ùel frammen to meLacarpico e la infer·iore di quello falangeo in modo da formarne uu tullo quasi continuo c costituire una vera anchilosi. Tanto io che il mio assistente durammo fatica nd estran e il proieuile e dovemmo persino avere ri corso ad una leva. La palla, delln qu ale uniamo un disegno, era di piombo, ciliodr·o-con ica, del peso di 24· grammi ai 25 circa, con in cavatura nei punti dove abb racciato. dall e estremi tà. ossee e schiacciata dalla parte corrispondente al palmo dclla,mano nella superficie che dovelle certamente b;lltere sul fe n·o della cassa del fucile. La ferita artefalla guarì e, cosa mirabile io vero, tolta la continuità fiuizia delle due osso. con la estrozione del · proietti le, si é stabili Lo in quel punto una pseudo-artmsi che permise rl'allor·u in poi molti movimen ti così di flessione erl estensione come di abduzione ed adduzione dell'indice già da tanto tempo im'mobile nella estensione. E fu lanlo il vantaggio ritr:~llo dal V..... che egli fece domanda di esse r·e ri am rnesso in servizio attivo e lo avrebbe certo ouenuto se, lusingatosi da ultimo di venire riformato quantunque non avesse ancora la età pt·escriLLa, non


33 avesse accampato p t·etese di essere esonerato da certi servizi inevitabili in quella novella posizione. NELLO STABI-Ll.MENTO DA.LNEAR10-MILlTA1\E DI ACQUI

Disegno l'appresentante una pallacilind.r o-conica rimasta incuneata tTa i fram menti inferior1 del 2" metacarpo inferiore della prima falange del di lo indi.:e de lla mano sinistra. dal 2,! giugno l8G6 (Custoza) fino alli 22 feb· bra.i o 1873 in cui venne estratta nella seziou.e chirurgica dello spedale

miHI.are di Genova dal dott. M. A Violini. Chi riportava la fe rHa-frat· tura ru il caporàle nel so• battaglione bersaglieri, ora caporale nelle compagnie veterani di Cas1.~ l'teale Invalidi, Viglioue Carlo.- Peso gran1mi 2G.

Fra i traumatismi, le contusioni, le storte, le lussazioni e le varie conseguenze delle accennate lesioni (idrarti anchilosi parziali, rigidezze articolari, ecc.), convennero numerose e da paesi anche relativa men te lontani a ques6 fanghi s<1lutari e ne ebbero -van taggi considerevoli. In questa fa tta di infermità, cosi frequente nei mihtm·i non havvi forse rimedio che più di questi dispieghi la benefica azione. ·Malattie diatesiche. - Compr·endiarno fra queste la sifilide, la scrofola nelle moltiformi loro manifestazioni; gli ingorghi dei visceri addo min ali per in tossicamento p alustre che sole o!l'ersero qualche esemplare nella stagione balneare uhima scorsa. È controversa ancora l'opinione se la cura termo-minerale riesca o meno giovevole n ella sifi lid e e ciò quan tunque il Fleury e lo Schedel autori_ compelentissimi ne siano a oltranza Giornale at meatctna militare.

3


3~·

RAPPORTO SUU' ANDAMENTO DEL SERVIZIO

i partigiani. Egli è certo che nei fenomeni secondari

della medesima e terziari, quando si abbiano già previamente som ministrato i preparati mercuriali e jodici la idro-sudo -terapia in genere e la min erale in ispecie non pnò dare che felici risultati. Può anche servi re come elemento prezioso di diagnosi, come ve lo addìmostra il caso cl ini co seguente. 11 brigadiere nei real i carJbinim·i D... (N° 33 del quadro nosologico) entr·ava nello stab ilimento iJ 20 giugno p. p. per dolori alle gambe ed alle :coseie che egli sosteneva reumatici, quantunq ue fosse stato per lo innanzi malato di ulcera jnfellant~ e che il periostio femoro-tibiaJe si presentasse tum efatto ed insofierente J ella più leggera pressione; egli aggiungeva che crasi a lungo e convenientemente medicato. Dopo le prime inlangature i dolori osteonmscolar·i si fecero atroci ed assunsero il car·a.ttere dei reumatoidi ·sifilitici che non tolJerar·on o ntìallo la cura termale, sia da sola che unila alle frizioni mercuriali per cui si dovette ri correre al joduro di potassio con j} laudano a calmarli e rimellel'lo in grado di tornare al proprio corpo. A tr·u lLamento specifico pr·egregso, egli aYrebbe certo avuto vantaggio dalla ter·mo-terapia poiché questa dovrebbe alrneno n~vorire la eliminazione parziale del virus per mezzo del sudore e fare l'effetto dei tanti legni sudorifici che, pri ma del la intl'oduzione del mercurio neiJa sifiloiaLria·, avevano e meritam ente grandissimo pregio. · J~d un quasi identico caso si è osser·vato nel ten ente commissario sig .. 11 ... (No 3\.5 del quadro), il quale aveva sofi'erto di sifilide vari anni ora sono e che, quantunque credesse di averla sufficientemente curata, presentava. unco1·a pleia di essi epi trocleari , cervicali ed inguinali. L a nenalgia sacro -isch iatica c femorale che a noi Jo condusse esacerbassi notevolmente solto il trattamento termale nei primi giorni; gli accessi do-


NELLO STAni LI MENTO BA LNEARlO-MILtTARE DI ACQUI

35

lorosi si fecero quasi iotollet•abili compnrendo specialmente di notte; poi quietarono alquan to nel proruso sudore dalle docciature e dai fanghi prodotto; quando ci ha lasciato ebbe da noi consiglio di continunre in casa la cura già intrapresa del joduro potassico c dell'oppio. Le eruzioni cu tanee da lue, pitì propriamente dette sifìlidi, ebbero dal trnLLnmeuto minero-termale un rnigliore risu ltnto an cora delle altre manifestazioni celtiche; alcune guarirono affatto ed altre si modificarono favorevolm en te. Lo scolo cronico dell'urelra poi, che qualche idrologo Yorrehbe aver guarito con la termo-terapiu, nei due cas i in cui lo esperimmo, punto non migl iorava, pel'loché trovam mo giustificato lo scetticismo del Diday sop1·a tale a1·gomento . Ad ogni modo non crediamo che il bagno generale ed anche le iniezioni. uretrali eli acqua !.ermo-minerale potessero agire alt1·amente che pu il calore acutizzando, come si farebLe con le soluzioni di nitrato d';:u·gento o vinose il catarro cronico dell'uretra per· polerlo quindi più agevolmente o con altri mezzi domare. Nel soldato veterano S ... (N° 157 del quadro) abbiamo avuto un magnifico esemplare di sif11ide secondaria e terziaria: la gomma cutan ea c musco lare, la psoriasis palmare, la plantar'e ed intcrdigitale dci pi edi, l'osteoma specifico, l'ectima degli arti, tutto insomma si trovava riunito nel corpo di quel ,·ecchio peccalore il quale, per vero dire, non risentì gr'ande vantaggio dal tl'altamento term o- minerale. Egli era taoto aYvezzo al proprio fardello di lue che si dava pensiero solamente di certi dolori che egli diceva reumati ci, i quali da gr·an tempo lo tormentavano alle differenti giunture dei piedi e che, partendo, ci annunziò attutiti so non affatto conquisi. La scro{ula diede pure il suo piccolo contingente di malati allo stabilimento. Le dermiti, o le scroful idi più


36

RAPPOR'l'O SULL'ANDAMENTO DEL SERVIZIO

propriamente dette, ebbero qualche utilità dalla cura; così pUI'e gli ingorghi gbiandolar·i e le adeniti ipertrofi che o caseose che abbiamo avuto solto mano; in alcun i l'incipiente stato ,di )eucocitemia venne combattuto con il viuo sostanzioso e corroborante dello stab ilimento. I~ la iperlro fia delle ghiandole linfntiche massim e cer·vica li e sottoascellari una infermità troppo frequente negli eserciti in genere, e nel nostro poi in particolare maniera, perchè il medico non se ne debba dare un serio pensiero. Bastivi entrare nelle sale chii·w·giche dei nostri spedali militari, in primav~ra specialmente e nel verno, per convincersi che le manifestazioni ùi linfatismo occupano uno spazio notevolissimo di quelle, sono i giovani r~ilitari che pagano d'ordinario il più largo tributo alla nuovissima vita; deformati per grossi tumori del collo, dell'inguine o delle ascelle, sono costretti a respirar·e per lunghi mesi L'ada meno pura degli spedal i, dove il sangue impoverendo di globuli rossi la costituzione loro or·ganica rovina. In pochi casi l'ingorgo ghiandolare del Lutto risolvesi; nella pa rte maggiore r·imane stazionario qualora, fattisi flemmonosi i tessuti contermini, non si svi luppino estese suppurazioni che, a luogo andar·e, comple tano l'avvelenamento del sa ngue. Sopra queste adeniti scrofolose ho veduto operare beneficamente le nostre terme; applicate sotto forma di muffe o di fanghi a strato lP-ggero oppure di docciatura a pioggia ed a getto di mediocre pressione molto spesso si risolvono. Quando poi tt·a ttisi di seni fistolosi, reliquati di adeniti suppUI'ate, il bagno generale prolungato e la diuturna medicatura umida minerale si addimostra rono sovruni rimedi. Perfino una delle più gravi manifestazioni del linfatismo, la scrofola ossea, ne ri traeva molta · utilità. Il sergente B... (N° '123 del


37 .quadro) che pt·esentava alla sua venuta estese e profonde esulcerazioni osteo paticbe della tubel'Osità esterna della fibr·a e del. condilo esterno del femo re sinistro, usciva di qui quasi perfettamen te guarito; bastarono venti giorni di cura insisten te ed assidua per ch iudere i seni fistol osi e per trasform are le ulceri in piccole piagh e, le qual i ben presto si copersero di cicatrici che speriamo solid.e e dumture. Poichè crediamo abbia relazione con le malallie diatesi che delle ossa, non vi taceremo ch e in un caso di coxite nel soldato B... (No ISO del quadro} , che presentava già tutti i fenomeni di un progr·edienle guasto dellu giuntura coxo-femorale, videsi atTestato il processo morboso per la 0os tante applicazione dei funghi. Nel mentre che quando ne venne aveva d'uopo delle gruccie per· cam minare mala mente, alla sua dipartita incedeva alla meglio col solo o.iuto di un bastone. Fu danno che la ristrettezza dei locali non abbia consentito che egli ripetesse nn a cura che promeueva pur tanto, Gli ingorgM dei V1Sc erz' addominali pe1· (ebb1·i di malaria ci otfersero un caso degno di osservazione nel soldato 1... (No 67 del quadro) il qua le presentava il feguto e la milza voluminosissimi e quello stato particolare di organico deperimento qualificalo dal Virchow -con il nome di leucemia lienale. L'alimentazione sostanziosa e tonica, .l'aria pma e più di tutto la percussione Jo cale per docciatm e termiche ripetute, come ridussero i visceri anzidetti al meno di un quarto di loro volume così ne modifi carono serio.menle le funzioni loro depurative ed ematogene. E qui poi chè mi corre il destro ed en tro put·e nel novero delle imperfezioni costituzionali, qua nd o eccessiva, vorrei padarvi della polisarcia, Mi accadde tnlvolta nella stagione scorsa dei bagni di vedere individu i suli'età del ritorno molto bene fom iti di cuscinelli adiposi NELLO STABILIMENTO BALNEARIO-MILITARE DI ACQUI


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RAPPORTO SULL' ANDAiUENTO DE L SERVIZ10

peri ed i nfrarn uscolari, con addomi pronunziati e petti quasi femmi nei, solto i profusi sudori delle riazioni termo-m in erali, diventat·e in fine di cur·a, con molta loro soddisfazione, assai più snell i e leggeri di primaIo non ho ovulo l'opportunità né il tempo in questo anno di pesare tali polisarcici av2nti e dopo la cura come pu1·e di misurare le circonferenze del torace e dell'addome loro nonchè delle braccia e delle coscie, ma sono ugualm en te pers ua so che dai tre ai qLlallro chil ogrammi di grascia in ciaschedun individuo vennero con sumati dai pt·ocP.ssi organici di l'idnzione senza che la fib1·a muscolare ne abbia sofferto avvegnacchè sostenuta fosse da l l'<~limentazione azo tata che fu loro fornila ùuranle il soggiorno nello stabilimento. La poli sarcia, questo grave incomodo dell' età mezzana e maturil della vita e cordoglio del militare che naturalmente tieM alla venustà delle form e, quando non sia complicata da vizi dell'apparato cfu·dio-vascolare, ma solo si debba a soverchio lentore della circolazione capillare e conseguen te ri tardo nell o scambio chimico fra il sangue ed i tessuti, si può valorosamente combattere mercè l'idro-su do-tempia coadiuvala da una vitlitaziooe stl'ellamente azotata, dalla ginnastica e da qualche bagno a docciaLUra fredda, la quale ne rinfran chi tr·atLo tratto la fibra rilassalt~ dalla cura termale. Anche le piaghe e speci<Jimente le torpide che popolano gli spcdali potrebbero con maggiore frequenza venire indirizzate alle stazion i termali; in oneste cica~ trizzano in modo mirabile alternando col bagno e la docciatma minerale la semplicissima medicazione per fìlacc ica asciulla.


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NELLO S'fABILniENTO BALNEARIO-AULlTARE DI ACQUI

QUADRO numerico e nosografico dei bagni d'Acqui,

per l'anno t874.

MALATTIE

CURATE

Il 1 Eczema semplice o mi sta (impetiginode).

Et·pete (prepuziale, iris, ecc. . . . . . Acne (mtgliare, rosacea) . . . . Impettgine semplice e mist.a.. . . Ectima. . . . . . . . . . . . . . . Sicosi (non parassHaria di hebra). . . . Pso•·iasis ~emplice o mista (erpetiforme, ecc.) . . . . . . . . . Pitiriasis. . . . . . . . lctiosi. Lichene

~UTATOB

DHLL! l'ILLI

Aurnzr o~·r

RHUMATI CIJI

0 MISTE

8 MilO CONSCOU~"ZB

1\lialgia o miosite . . . . . . . . . .

l'tJ·a lgiaod a•·tri te (t·eumatica gottosa,ecc.) ~Ì Artrosmov'tt reum attche e loro esiti . . Coxalg1a o coxlla . . . . . . . . . . A

i

\ At·tros,novite in soggetto blennol·ragico

MAf•Attrn DeLI.OAI'I',o\liATO

•ntwoso

Nevralgie in genere (i schiade, ipercstesia, ecc) ' · ' ' ' ', : ' ', ' ', ' ' ' ' ' Parap.Jegta, parahst, enupl egH>., ecc. . . Atass•a locomùtrtce . . . . . . . . .

1 Cont.usioni

LISIONl TRA UYA TICUB 9. LOMO CO~SBGUBKZS

lo!ALATTIS

Ol.ltBSICIJI

(ferite contuse, ecc.) . . Al'triti od artrosinoviti traun•atiche e loro esiti . . . . . . . . . . . . . Distrazioni, storte e lussazioni . . . . . Ferite ~ a1·ma pungente, tagliante ed esplosJva . . . . . . . . . . . . . Fcl'ite per strappamento Fet•tte tnfettlve . . . . . . . Ferite-fratture . . . . . . . Fratture . . . . . . . . . . Lacerazione di ftbt·e muscolari . . . . . Scottature di vario g1·ado e specie . . . Osteo, pe riostiti, osteomi t1·aumatici, ecc. Ingorgo epato-splenico da intossicamento . . . . palustre . . . . . . . . ( osteo-periosti tL osteomi, ulceri) snmose e cat·te . . . . . . Scrofolosil scrofulidi . . . . . . . . . adeniti . linfadeniti, adenomi , ascessi adenosi . . . . . . ingorghi ghiandolari sifilitici . Sifilide o.~te.:>-periostiti, osteomi . . . sifilidi cutanee (psor iasis). . . osteo-mialgia(dolori reumatoidi)

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RESOCONTO DELLE

CURE IOROTERAPICllE PRATICATE DURANTE L'ANNO 18 73 NELLO

SPEDALE MILITARE DI BOL OG NA

I. L'idroterapia non è una panacea universale, ma nemmeno la si deve considerar e come una semplice medela: è qualche cosa di più, molto d i più. È un sistema curativo applicabile ad un n umero r agguardevole di malattie per natura , in dole, forma disparatissime. I suoi poteri an tiflogistico, emostatico, se dativo, tonico, stimolante, risolvente in mille casi, trovano nella pratica ullle applicazione: ne profittuno i postumi dell e malattie chimrgiche, se ne avvantaggiano le convalescenze delle me.diche. Come agen te perturbatore riesce antiperiodico: come mezzo igienico e profilattico modifìca a lu ngo andare i temperamenti; regola, equilibra la circolazio ne capillare; vince quelle mille suscettività ch e altrimenti sfuggirebbero a lle prese dell a terapia far maceutica e che ci rendono cagionevoli all'aria, al fr·eddo, all'umido , alla pressione atmosferi ca, ai cibi, a tutto. Sen::a parteggiare col fa na tismo di L. Fleury che ne intravvide la rigenemzione fisica, intellettuale e morale


RESOCONTO DELLE CURE ID ROTERAPICHE PRATI CATE, ECC.

.i-4

dell'uomo {'1}, se nza souoscriverm i alle sue ingiuriose parole. « L'bydrothérapie n'a pas encore suffisam ment « conquis les médecins, parce que, dans J'état actuel « des choses, elle menace leur position et lèse leurs « intérèts (2) »; sostengo ch' essa è ancor !ungi dal tenere nell'arte e negli usi della vita quel po~to che le appartiene. E sapete perchè? perchè dalla maggior parte dei cultol'i se ne volle estendere la indicazio ne in modo inverosimile e troppo se ne magnificarono i risultati. Volete donneggiare l'avvenire, la fama di una istituzione? ebbene, ditene oltre i l vero mirabllia. Gl'increduli ne trarranno sub ito a.l'gomen to di ridicolo e l'assurdo; in seguito, gli altri, il di singanno e, per legge naturale di reazione, il disprezzo. g ciò che presso a poco vediamo accadere all'idroterapia. La quale si ebbe ed ha tutt'ora apostoli troppo appassionati: apostoli che promettono più di quello possano mantenere , che fanno concepire speranze non ;sempre realizzabili e che talvolta va nno a ritroso del buonsenso medico . Del r·eslo, in quanto alle attuali esagerazioni non ce ne dobbiamo formali zzare: sono il necessario retaggio della origine pun to o poco ~cie n ti fica di quasi tutte 'le u mane cognizioni. L' idroterapia nacque e si mantenne lunga mente empiri ca , ciarlntana , cabalistica. Oggi è osservativa, è razion ale, gli è veto . Chi l'esercita non borbol.la più parole misti ehe, non cerca in sagreslia la ragion causale de' suoi benefi ci effetti ; ma i peccati di orrgine non si cancellano lanto facilmente; lasciano delle conseguenze, fra le quali ultima a scomparire sarà sempre l'ipe rbole. Il tempo ne farà ammenda e tanto pi ù solleci tamente per qua nto rapido (4) Archiv. med. belges -4863. (2) Traité thérapcutique et cliniquo d'bydrothérapie: 3""e edition.


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1\ESOCON'l'O DELLE CUn E TDROT.EHAPICHJ.i: 1'1\ATICATE

il suo diffondersi sul terreno di quella buona pratica che regislr>a le sconfitte come le vittorie e non vanta mai mira coli. Chi si limitasse a' giomi nostri presagi re delle cure idr·ote1·apiche la convenienza ed i vantaggi fa rebbe opera inutile: hanno già una fama, hanno già osservazioni e sperimenti per cui nè temono l'apillia dei nimici d'ogn i innovazione, nè il sogghigno degli scettici. Quello che convien fare è d'inculcarle, estenderne e generalizzarne l'uso. Convien fure quello che con savio intendimento si è fatto qui, in questo spedale, corrcdar·e cioè buone e voste snle di tutti gli apparecchi indispensabi li allo svariato uso delle docci e. Qui per vèri tìt non si é ri masti gretti oll'indispensabile - d'altronde, 1~oblesse oblige ; - ma si è ripi·odo llo co n feli ce esecuzione quanto l'arte conosceva di meglio per le app licazioni esterne dell'acqua fredda . Né all'estetica fLl negato d'inte1·veni re in qu ei limiti che una buona amm inistrazione poteva perm ellerle.

II. Io tesi generale può di1·si che i modificatori idroterapici tanto più spiegano sicuromente la loro efficacia pet· quanto è giovane l'organismo · al quale si applicano: su di un fanciullo linfatico possono col tempo giungere a creare un artificiale temperamen to sanguigno. Questa cond izione di cose fa sl che in genere l'idr·oterapia debba trovare presso noi medici mi litari una più esplicita ind icazione. Non sol o, ma se riflettiamo, ad esempio, che per le cachessie scrofolose, palustri, scorbutiche e tante altre malallie costituzionali fr·eguentissirn e nei mili tari, qunndo non si possa oppot·re l'aria ossigenala delle montagne, un viuo senza restrizioni economiche, ed i con f()rti, gl i agi della


DÙRAll!TE :L' A:NNO '18'13 NELLO SI>EDALE MILITARE DI BOLOGNA 43

propria famiglia, l'azione tonica, stimolante, ricostituente delle doccie fredde è il rimedio ad ogni altro preferibile, dovremo convenire che negli ospedali militari le sale idroterapiche sono necessarie quanto le farmacie. E una vo.lta convinti della utilità di questo mezzo terapeutico, di questa nuova serie di risorse che l'ncqua offre all'arte, non v'è una ragione al mondo per doversene privare. Una quistione economica qui è fuori di posto: 16 perchè le spese d'impianto, riducendo le cose àllo stretto necessal'io, non possono imporre; 2° perché eli fwnte alla salute del soldato, figlio - primogenito al quale la nazione affidò il proprio onore e la difesa de' suoi dritti, ogni idea di eeonomia mi sembra incriminabile. Che in tempo di guerra il soldato .muoia in mnggrori proporzioni del restante della popolazione è giusto; ma che questo di più si veritìchi pure in tempo di pace non sta . Egli è cotes to un fallo altrettanto certo quanto spiacevole, che si r ipete annualmente-- sebbene in proporzioni differenti - in tutti gli Stati di Europa ~ che la civiltà ed i progressi della scienza medica debbono far .scomparire. Alieno dalle:esagerazion.i, non intendo col raccoman-· dare negli ospedali militari l'uso delle doccie, di proporre il pareggio: dico solo che desse vantano ornai i loro non dubbi tr·ionfi e noi dovremmo servircene· se non ad estinguere, a r idurre a lmeno di alcun poco la cifra di questo doloroso disavanzo necrologico. Il riparto idroterapico fu in questo spedale inaugurato col 17 aprile '187:3. A me ne furono affidate le cure. Alla fiduéia accordatami dal sig. direttore , te- · nente colonnello med ico cavalfere Costelli, corrisposi col buon volere: ma l'esperienza m'insegna ogni giorno-


44- RESOCONTO DELtE CURE IDROTERAPICDE PRATICATE più che per studiare, tutte le risorse emi questo mezzo dispone, per saperlo scienlificameolc adattare al caso pratico - indicazione e controindicazione - pct· co mbinarl e cogli altt·i argomen ti curativi dell'.arte la è cosa ardua~, lunga, pazi ente: richiede tempo, esercizio manuale e, ciò che spesso all' uo mo è negato , lo spirito di osservazione. Ecco perchè oggi mi presento a voi tuu'altro che cnllc ma11i piene di novità., e ben !ungi dal potet·vi dire col Fleur·y « d'avoir co mpté << pr·esque autant de succès que de malades » (opera ci Lata). Nei mesi estivi furono usati tutti i mezzi per mantenere bassa la tcmpera tUI'a dell'acqua. Si pompava nelle prime o-:·e del mattino , poco prima e conLemporan eamenle che si appli casser·o Je docciaw re. E quando ciò non bastava per a ver·ln a u. o 16° C. si gellavmJO nel gr·nnde serbataio par·ccchi d 1ili di gh iaccio. I trauatisti convengono io genere nello stabilire che l'acqua debba mni superare i 40 o ~ 2° C. A questo proposito però mi sembm che vogl ia essere presa in considerazione la forza di pressione con cui l'acqua scende, giacché deve avveni re quello stesso fenomeno che si osserva per· l'aria. La quale, ci procura tanto maggiore senso di freddo e reale so ttrazione di ca lori co per quan to rapido il suo passaggio sul nostro corpo. Ora, chi stabilisce come temperatu ra massima i 'l O o 12° C. suppone il serbatoio a 1n m. di altezza , e con seguentemen te l'acqua spinta da una forza di pt·cssione di poco più una atmosfera e mezzo. l'\oi invece lo abb iamo a 17 m., donde una più forte pressione, che senza essere eccessiva, contusiva, ci dà una maggiore sourazione di calorico. Quindi nulla rli male se la temperatura della nostra acqua superò di alcun poco i 12° C. - Vi sal'à stato compenso.


. DURANTE L'ANNO 1873 NELLO Sl'EDALE MILITARE DI BOLOGNA 4,1)

11 serbatoio è capace dì 3,000 litri che, usando degli apparecchi delle doccie, si scaricano in circa 30 minuti. Questo tempo e questa quantità di acqua possono essere in medi a sutncicmi nulla più che pel' docciare ~O o 12 individui, su ognuno de' quali si verserebbero io 3 minuti 300 litri di acqua.

11!. I malati rice\'Uti in cura ascendono a seLtantasei, 9 ufficiali, 4 sergen ti e 63 fra caporal i e soldati . Nessuno si mostrò decisamente avverso all' uso delle doccie : moltissimi vi si assoggeuarono volo n te rosi , pochi con qualche rilutta nza nei primi 2 o 3 giorni. Dalla cifra complessiva dei ricevuti in cura convien de trane 6 che già proposti a t'assegna eli rimando lasciarono l'ospedale e le doccie prima che se ne potessero vedere gli efl'elli ; l> perchè dopo il 2° o 3° gior no di cura venivano costantemente assaliti da gt·avi sconcer·ti intes tinali, o da accessi repentini di febbre che non seppi scongiurat·e per quan to studio ponessi alla reazione, e giudicai prudente il desistere; in fine 2 per sop1·avvenienze ind ipenùenti dalla cura, ma che ne controindicavano il proseguimento. I cm·ati da senno adunque furono 65. Li riunirò possibilmente in gr uppi nosologici per rendeme meo lunga e più proficua la narrazione. Due casi di 1·eumatismo muscola1·e cronico: uno che datava da 8 mesi alla coscia destra, l'altro da 6 alla gamba destra con edema della parte inferiore della sura corrispondente. Stante la denutrizione dell'intero organismo, la cura per tutti due fu generale (doccia a. pioggia) e localo (doccia mobile modificata dalla lama): durò cit·ca un mese: guarigione completa. Due di polia?'lTite antica. Il primo di questi casi


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4G RESOCONTO DELLE CURE lDROTERAPICHE PRATICATE l' offrì un brigad iere di finanza. La malattia ri montava a 3 in io mesi: cominciò la cura in ollob re e uscì nel novembre migliorato, ma non guarito. Dell'altro la storia è lunga : è un vero martirologio: più vera che verosimile. Chi amasse apprenderla potrà leggerla, sul registro di q uest'anno della sala idroterapica, sotto il titolo - Reumartrite generale, cronica, a ntica. La malauia ri saliva al 1869: le doccie furono tentato uel 1873 in condizioni. gravi ssime, quan do l'ind ividuo due volte già proposto a rassegna di rimando avea sperimen tate le terme d' Acqui e la comune terapia n egli ospedali m ilitari di Torino, Palermo c Bologna. Dall'idroterapia non ritrasse alcun profitto, anzi per quanta mi tezza e precauzioni si usassero, le sue doglie sotto l'impressione delle doccie si esacerbavano e la mnlaHia accen nava a riacutizzarsi . 1're casi eli epistassi copiosa che avevano resistito ai soliti mezzi d ell'arte. Due degli indivicfui che ne erano aflctti si p resen tarono anemici pe t· la soverchi a quantitH di sangue perduto, emaciati perchè convalcseenti uno di .s ifili de costituzional e, l'alLr·o di tifoidea. II terzo, la epistassi lo affliggeva da c irca nn mese: era pallido , ma attraverso il suo pallore si vedevano le traccie, i lineamenti di un gio va ne robusto e muscoloso. Tutti tre guarirono con poche docciegeneral i a pioggia .e locali a gello sulla n uca. In questi casi l'idroterapia oltre l'azione emostatica, .troppo nota, del freddo, ci dà la rivulsiva , la ricostituente e tonica collimanti tulle direttamente al punto stesso ov'è d'uopo combattere la malattia . Sei casi di febbre dì periodo recidiva, ant~·ca, 1·ibdle comune tempia, con gene1·ale deperimmto e co.lorito ittcrico della pelle, ma senza gravi manifesta· zioni n ei viscer·i addominali. Uno era a tipo quotid iano, quattro terzanario, uno qnartanario.


DURANTE L'ANNO 1873 NELLO SPEùALE MILITAnE Dl BOLOGNA 4 7

Cinque di questi furono ugualmente curati con docr.ia generale a pioggia e locale (modificata dalla lama) sul ventre e lungo la spina dorsale. Le somministrai nelle inter·mittenze: brevi, di pochi secondi le prime, di un minuto e mezzo le ultime. La cura durò in media 30 giorni : guarigione completa, e per quanto è possibile, dalle generali buone condizioni, argornenlarc l'anenire, ritengo definitiva. Il sesto er·a molto più grave: ai forti accessi febbrili terzanari univa un dimagramento vistoso e dei dolori reumatici alle estremità infer·iori. Fece la cura come gli altri: entrò per di più nei cerchi polverizzator·i. Gli accessi scomparver·o, ma lo stato generale poco ne avvantaggiò : Cinque casi di (ìsconie addominali in seguito a ?'Ìpetute febbri di periodo. Si notava in tutti , dal più al

meno , tumefazione del ventre , sporgenza ·del fegato oltre l'arco costale: sensi bilmente ingrandita la milza in ogni suo diamctt'O. L'uno e l'altro poi di questi visceri aumentati d'intensità per ipertrofia interstiziale. La cura fu per tutti generale e locale. Mi studiai perchè la locale, siccome diretta su organ i patologicamente resi fl'iabilissim i , non riuscisse conlusiva. Per due la potei proll·arre a circa 50 giorni, ed uscirono in condizioni lodevolissime : per gli altri tre fu molto più breve e non ottennero che qualche migli oramento . .te allerazioni che len tamente si accumulano nel nostro organismo , qualunque sia il mezzo che adoperiamo , non possono risolvel'si che pi t\ lenta.·mente ancora. Voglionsi mesi e talvolta anni . L'idroterapia per cosloro converrebbe associarla ad una vita mAno sedentaria e claustrale ùi quella che per necessità si vive negli ospedali. Oggi poi , dopo quasi un nllro anno di esperienze, mi sono convinto che l'uso -della doccia orizwntale sul ven tr·e, comunque mod i-


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RESOCONTO DELLE CURE IDROTERAPICHE PRATICATE

ficata. nella sua forza d'impulsione e rotta dalla lama, non è al certo in siffatti casi da proscrivere, ma nemmeno da prodigare. L'indieazione c'è sempre, l'applicazione è sovente ardua. Spessò la sua azione rivulsiva, eccitante, la dirigo sicuro e con migliori risultati lungo la metà inferiore d'ella colonna vertebraJe. Otto cachessie palustri, due delle quali con idropeascite, e in 3 degli al t1·i 13 vi erano accessi febbrili quotidiani. Furono Lutti assoggettati alla doccia generale a pioggia mai oltrepassando i 3 minuti. Uno entrò nei cerchi polverizzatori. La cura durò dai 30 ai 35 giorni. I due casi complicati acl ascite partirono in licenza di convalescenza migliorati. non guariti. Degli altri 5 ricuperarono la salute perdendo ogni traccia della profonda dissoluzione patita, uno si aggravò. Sopi·avvenne diarrea ostinata: ne guarì : fu proposto a rassegna e rassegnato. Anche per costoro valgono le riflessioni fatte a proposito delle fisconie addominali cirea la durata del trauarrH:into curativo ecc. I)erò in complesso, i risu!Lati ottenuti sulle malattie palustri sono seducenti. Boudin, con cifr·e aulentiche, pr·ova che una delle malattie che più mietono in Europa il soldato , ò la palustr·e: Fleury lo dimostra largamente: le nostre pubblicazioni statistiche lo comprovano. In Francia negli ospedali milit<H'Ì si spende annualrrrente dalle ~00 alle 250 mila: lire. --:- L. .Fleury op. cit. da noi per tutti i bisogni dell'esercito prima del '1870, circa 30 mila, dal ·1870 al ~1873 inclusive in media 70,000 lire all'anno. Coll'idrolerapia su queste somme ingenti può farsi una bella economia, giacchè per lo meno è certo che l'attività dello specifico coadiuvata d!l.Ile , doccie si moltiplica e le gua!'igioni sono più radicali Ecco adunque gli estremi per un tema che


DPR.'\NTE-L'~!'j,l~O 187@ NEI{ftO.fìPJn)ALE MIJ:.1TARE D~ BOLOGNA, 49'

.s i prest~ ~gualménte pene alle ÌneaitaziO!JL dehl:J edico, del :61antl..opJ:>. e •deU'"econo.mis.ra. L'grte ·vi ·t rova un. più si-lm~ r-imedio, J'umani~à della satute, re amministra-· zi,eni ~n risparmio. ..' IV.·

.Furono curati 3 casi.di·dis'torsi·çne, ,una del ginocchio destro . con ingrossamento dell' articolazione e dolore ltmgo i mus-coli ad"duttoJ:ì della coscia: due del piede sinistro con edema delle regioni malleolari. In tutti 3 vi era impòssibitità. di camminare e l'arte - specialmente in 2 - ~veva dç, tempo inutilmente esauriti i suoi rimedi. Doccia Jacale· di più minutì ,·per 30 in 40 g\orni: gua1·igione perfelflì . . U!Jio di errtor:1•oidi esulcera-te, ahtiche. D~ ccia verticale ascendeQte nel semicupio : gua,dgione in poche settimane. Due di anemt·a: cohvalesceilte di febbre tifoidea : ema:ciazione somma , ingorgo p~"ssivo ·dei polmoni , , inerzia delle funzioni digestive e assimilatrici. Uno era guardia· di pubblica sicùrezza, aveva 45 anni : fin dal '18t)4. soil'riv~. febbri di malaria: desiderava ritornare in famiglia: dopo 17 giorni di cura fu in geado di uscire, ma non guari to .. L'altro con 25 doccie ·generali a pioggia e locale a g~tto sul costato, r1cuperò prima l'a13,petito poi iuuo il vigore proprio dei suoi 2·1 anno. Uno .d~polluzionz· n·ouurne con grave indebolimento del!~ spina e delle estremità i'nferiori. L'infermo, che ave·va sqperato ' j 30 anni, era predisposto per atonia, paralisià degli organi relativi, a questa perdita che gìà lo p.fflis.se. più volle. Doccia generale a pioggio, J0cale a getto ·suÌia spina, o lombare nel semicupio per 1O giorni. Sebbene poco docile, moltissimo fu iJ pr0iìtto c.he ne rilr<).sse.


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RESOCONTO DELLE CURE. IDROTERAPICRE PRATICATE

Uno d~· nostalgia. ~Iagro, pallido, sparuto, oligoemico , taciturno, cadetu~ato in tutti i suoi movimenti, p~1· 23 giorni si pose sotto la pioggia senza mai proferi re verbo, nè fare un gesto p1·o o cont1·a. - Guadagnò molto nel fisico, niente nel morale. Rimpatriò. Atassia locomotrice spinale in soggetto di 40 anni, deperito, pallido, melanconico. I pl'imi sintomi rimontano al 4866. Tentò con fermo proposi to diverse vie senza raggiungere mai la gual'igionc Quando intraprese la cura idt·oterapica aveva il passo in certo, vacillante; incontinenza di urine; su punti diversi della cute delle estremità inferiori pervertimento della sensibilità: OYe anestesia, ove ipereslesia- doccia ascendentE' perineale, doccia a pioggia o a gcuo lungo la spina per più minuti e per 90 giorni. l risultati furono ottimi: ripr·ese il suo servizio e per molti mesi bo potu to constatare la sua buona salute. Due casi di sciatica antica, ribelle alla comune terapia e ai bagni termo-minerali. Uno dei malati a vera 31 anno, l'altro 4.9. La cura giunse quasi ai 3 mesi, e in uno fu avvalorata dall'uso della stufa secca o sedia sudo.toria. Ne guadagnò lo stalo di nult'izioue: l'altro malato che tend eva ad atr·ofìzza1·si riprese il nor·male sviluppo; ma i dolori, sebbene da prima accennassero a guarigione, rimasero presso a poco quello che e1·ano. Molti dei risultati che a differenza de' miei vantano nelle sciatiche alcuni. ·scrittori di clinica idroter·apica si osservarono in quegli individui i cui tipi più rimarchevoli sono fra il sesso femminino: net·vosi, affievoliti, mai malati, mai sani e soO'eremi sempre. In costoro i più grandi spasimi non hanno profonde radici ed e facile trionfarne col solo migliorare lu stato della nutrizione. I miei due non sono di questi. Nove cachessie scrofolose con vistosi adenomi, specialmente cervicali. Oltre la pioggia e doccia locale


DURANTE L'ANNO 1873 NEL!.O SPEUALE lliLITARE Dl DOLOGNA

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sugli ingorgh i glandulari usai dei cei·chi polver izzalori

-e tu tto ciò in media per 50 giomi. Quauro guari rono perrcuanten le, 4 migliorarono, •1 gravissimo con_ fenomeni sco rbutici, al ~ 9° gio1·no di cura lasciò l' ospedale riformato . Era di quei tanti infelici che in pochi mesi di carcere conlrnggono tale un depel"imento fis ico, non voluto dallegislalor·e, non comminato dalla legge, ma che nullarneno dopo una diad~ di mali costa loro la vita. Il famoso principio di Beccar·ia però è salvo: la mo rte nop fu datai. .. . . Del resto, nelle· cachessie ·scrofolosc, ovc sono adenomi da ri solvere, le comple te guarigioni spesso esigerebbero i 6, gli 8 mesi di cura, ciò che per noi militari talvolta ol u·epassa i limiti del tempo utile . T1·e di bubboni venerei suppura ti, incisi, antichi . Slanle il generale deperimento, doccia genera le e inguinale. Ri sullati favorevol issim i e in un tempo relativamen te b1·eve. Sei casi rii ottalmia g?·anttlosa, amica, con tmcomi e tali lesioni funzionali r.he era impossibile curare con un mezzo, quali sono le doccie, per lo meno indi rello. Però, anche per questa via, ritengo che qualche bene se ne sa r·ebbe potuto Ll·arre, fa vor·endo il riassorbimento dei lracomi, se la dimora degli o ttalmici fuori di questo ospedale non avesse reso difficile il proseguimento della cura. Una itterizia. per accesso di collera e che vigeva da circa 3 mesi. L'individuo dimagratissimo, appetiva solo le frutta. Con •17 doccio generali a pioggia scomparve ogni traccia del patito stravaso bilioso. Uno d'idrope-ascite voluminosa, sub-acuta, da flemmasia peritoneale. Doccia generale a pioggia e locale a lama sul ventre per 60 giorni. Gual'igione comple ta. Da ultimo sei di scorbt1.to. ftla qui a meglio declinare e porre in rilievo i felici risultati ouenuti dall'uso


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RESOCONTO DELLE CURE IDROTERAPICHE PIIATlCATE

delle doccie mi è d'uopo premettere qualche schiarìmento. l"o scorbuto è malattia di natura sempre identica; ciò nullameno molti lo dissero morbus polùno1phos, perchè può assumere tutti gli aspetti propri alle rapide e alle lente dissoluzioni dell'organismo. Enrico Guéneau de ~fussy, dmante un viaggio di circumnavigazione sulla fregata Vénus fu.;_ se non il primo - dei primi ad osservare una forma che disse grave, ostinata, ribelle ai mezzi curativi. In essa mancano alcuni dei principali fenomeni che caralterizzano in genere Io scorbuto, ed i maggiori guasti si accumulano su di uno o tutti d.ue gli arti pelvici. In seguito a vasti infiltramenti sanguigni osservasi prima tm·gore, dolori articolari vaghi violentissimi, poi coloramento ecchimotico della pelle, atrofia. Le immiserile fibrè muscolari finiscono per acquistare una durezza incredibile; l'arto· rimane retratto, immobile come se fosse eli legno. A questa varietà uppartengono precisamente i easi da me curati coll.e doccie. Di alcuno già ne tenni parola in questa stessa sala di conferenze meravigliato appunto dai 'primi successi. E fu allora - molti eli voi se ne debbono rammenL~re- che il nostro signor presidente, tenente colonnello medico cav. P. Coste tti, c'intrauenne a ·lungo narrando interessanti stori~cliniche di .siffatti scorhutici ch'egli ebbe agio di studiare nello spedale di Venezia. Vi rammentate pure come ci discorresse delle difficoltà diagnostiche e della gravità conchiudendo col dire ·che, se vantava guarigioni, queste non le ottenne che a stento e sempre a prezzo di ~na lunga cura . Egli, che non ~od disfatto eli questi risultati mi aveva ispirato l'idea ·di tentare le doccie, m'incoraggiò a proseguire negli esperimenti. Quindi è che oramai· posso dirvi che l'idt·oterapia richiamando vita nuova e più vigorosa le funzioni

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DURANTE L1ANNO '1873 N:ELJ;osPEDALE mMTARE DùoLoGN.i

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"della fine ca'p,illarità vascolare tant~ preziose per il buon a'nàamento della· nostra salute e tanto pet·vertite nei p0vet'Ì scorbutici, ri.eccitando le forze digestive e deU'a:;simi1azione, tt~ionfa di questa 'forma rnorbosa in mo~·o da superare ogni aspettativa. Alauni dei- 6 ehe vi . ho citati non poterono alti'Ìmenti essere assoggettati alle doc~ie . - gen~rale a pioggia e locale. a getto __:_che trasportativi di peso sulle brac.cia di due jnfermieri: ebbene, tutti, dai 40 ai 50 giorni, o lqsciarono lo spedale perfettamente risanati, o furono in gr.ado d.i fruire di una licenza di · convalescenza. ,Dal medio- ev.o a noi la progretliente civiltà ha combattuto lo scorbuto colla igieri~ é 'lo ha .vinto. Le .sue stragi che decimarono popolazioni intere non sono pos sibili che sognando un regr.esso da .cui la mente umana rifugge. Ultimament~ gli Inglesi giunsero a farlo scomparire qalle l,ot·o na·vi. lFnm.çesi dai quartieri p:iù povçri e- popolosi della vasta Parigi. Oggi non ne resta clì.e qualche casb qua e là ove alla vita meno ·sorride la fortuna; e mentre gl'igi~nisti si studieranno per com.batterli· nelle, cause migliorando sempre più le condi ;z-ioni delle classi poyere, a noi sia conforto il sapere .Che colle doccie abbiamo rnodo fin d'ora per scon.~,gi~rarn~ le consegl;lenze. (Bologna, conferenza scientifica del ~ • novembre ~ 87 4-) • .

B.r FIORI.


SPIGOLATURE

DI

GIORNALI

RIVISTA :i\IIEDICA

Sull'uso e sterno del Cloro Ilo. - Crodiu rno far cosa grata ai nostri lottori presentnndo loro por inliero anzichè por sun to uno scri tto che sull'uso •:stemo del Clora1w pubblica va tosiè nello Spallanzani il distinto capitano medico dottor LotGI RANDA.Coo.

Tutti con oscono ehe il clor·o.lio fu già usato co n felice l'isullalo nel tetano u·aumatico, come si rileva dalla lcuera del dolt. Turchini al prof. C. Paoli nel decorso ·decembt·e. L'esimio prof. senal. Cipriani in quella circostanza, visti i benefici effetti di questa amm inistrazione, ne consigliava l'aumento della dose fino a cons!lmarne 15 gramm i in 24- ore e l'individuo guarivll. perfettamen te. Non 1ummo cosi fortunali nello spèdale militare di Palermo, allorché quésto mezzo si volle espel'iro in caso consimile di tetano tmumalico, usandolo anche per iniezione ipodet·mica, giacchè l'individuo ebbe ciò non ostante a decedere. Tuttavia il do ll. Mi chele Verdoia pubblicava altro caso di tetano trauma Lrco guarito col clot·alio e colla eterizzazione, come Jcggcsi nel Giornale della il. Accademia di Medicina di Torino ai N. 17, ·18. Il dottore Schneider l'usò con profitto nelle coliche epatiche (1); come il Ouja1·din- Dcaume tz (~)

Revue de Thcrap. Mcd. Chirurg. (marzo).


55 e Bourdon in ostetricia, e massime nell'eclampsia. Altrettauto ottenne il dottore Salvatore Caro usandolo come antispasmodico in un caso di ernia strozzata, della c1uale fa,'orl la diffi cil issima riduzione: se ne prevalse pure in un altro caso d'u tero indilatabile, che dopo mezz'ora dimostrava rilasciato l'orificio. Egli animato da questi successi, ne ripetè l'amministrazione in altre c ircostanze, dando cosi luogo alla riproduzione di n.l tt·e 29 storie cliniche, Nel JJoston bled. and Su1·gicnl Journ . N. 3, vediomo commendato il cloralio combinalo a ll'olio di fega to di merluzzo pet· correggere i sudo d notturni dei tisici, l'insonnia, e favorire l'appetito. Il Liebreich l'usa nella calcolosi biliare non solo come narcotico, ma eziandio come solvente dei calcoli stessi per la sua trasformazione nell'organismo in clorofom1io . F~nalmente il dott. ~Iar­ tin eau nel 12 marzo 18'13 fece una comunicazione orale alla Società terapeutica di Parigi sugli effetti del clorali o impiegato come lOpico nei casi di piaghe di decubito nei malati di febb t·e tifoidea, da esso ottenendo ottimi successi : ed il dott. Pa.vesi annunzia di essere stato u sato mjsto alla gliceri na nello spedale civile di Mol'lara nel caso di una fel'i ta accidentale al piede, ed in càso di erpete in uomo adulto, sempre con piena soddisfazione dei malati e del curante. Da LutLi questi fatti e massime dai due ultimi mi sentii spinto da esperi men tarlo; ed avulo riguardo alla semplicità del mezzo, mi credelli a buon diritto autoriz~ato di applicarlo nella cit·costanza di una croni ca ulcera varicosa alla gamba in donna sessagenaria, ulcera che datava niente meno da selle anni. Essa occupava la par te anteriol'e esterna della gamba sinistra, verso il 3o medio, della lunghezza di circa sette eentimett·i quadrati, alquan to irregolare, con fondo lurdaceo, bordi e contorni callosi, facilm ente SPIGOLATURE DI GIORNALI


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S PIGOLATUnE

sanguinante, e secemente un pus ora cremoso , ora siero purulento, ~llo rchè coincideva a ripetizione, un esteso edema , specialm ente mar cato al collo del pi ede e mulleoli, ed invade nte più o meno l'intera gamba. Da tre anni consecutivi teneva continuamente aperta tale u lcera, nonostante svariati topicì c he vi ebl)e ad applicare per consiglio medico e di segretisti. Chiamulo in ta le circostanza, sentiti tutti i mezzi infru ttuosamente esperimentati, e comrinto della condizione idiopa tica, dovetti prima agire per comba ttere l'edema, e poseia, co l continuare le fasciature modera tamente compressive ed espulsive, medicai giornalmente per due volte l'ulcera colla soluzione di idrato di elo.ralio, nellu p roporzioce di due gramm i per ogn i 100 d'acqua distillata. Si lavava con detta soluzione ben bene la parte e posc ia si applicava u na fald ella di fi ne Hlaccie bagnale nella stessa soluzione . Siccome queste, coll' asciuga rsi, si a ttaccavano sodamente alla parte, ebbi sempre la precau zione di ben bagnarle co ll'acqua ti epida prima di leva rle, ond e evitare la r ottura di qu alche capillare, e tener cosi lon tane le moleste ed · inuLil i irritazioni. Da principio la medicazione rion era sentita dall'amm alata, ma alla sesta applicazione senll un b ruciore vivissim o, sco ttan te, che andò s uccessivamente scemando fino a rruscir di n uovo impercettibile. Intanto l'aspetto dell'ulcera andò sempre di mano in mano miglioran do, scomparve qu el fondo · sp orco quasi lardaceo ; le granulazioni si fécero attive e d i bello aspetto; si distrusse previ arnente per esfoliazione il contorno calloso, ed il processo di riparazione si dimostrò ra pidissimo, a ttenendosi perfetta cicatr-izzazione in soli 35 giorni di cura. Finora son corsi tre mesi dalla guarigi one, e non si ebbe recidiva . Da questo potei naturalmente dedurr e che il .cloralio era anche un ottimo ausiliario per r amm ollire


DI GIORNALI

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il contorno duro delle ulceri callose, che, povero di vasi, è base non solo dei margini induri ti, ma eziandio del fondo speciale delle medesime. Fu del pari valevole a suscitarvi nuova vita, sufficien te vascolarizzazione, granulazione, riparazione e cicatrice moderata, nel senso che non lasciò lamentare moleste r etrazioni e con esse la facilità di recidiva. Vero è bensì che taluno potrebbe ricordarmi che le ulccri varicose possono rapidamente migliorare col solo riposo e colla nettezza ; ma se per poco si pon mente che nel mio caso :si trattava d'una cronicità rimarchevole, e che tale ulcera presentava di conseguenza delle relative difficoltà, massime pel contorno estremamente duro, si avrà r agione di tenere a calcolo l'azione del plor<'lio che vantaggiosamente rimpiazzò tanLi altri mezzi. Aggiungo che :in questa, ed in parecchie altre circostanze, il cloralio rimpiazzò la stessa. fasciatura alla Baynton, nonchè il caldo-umido od H bagno permanente tanto commen dato pei contorni callosi dallo Zeis e dallo stesso Dillroth. Con ragionata fiducia ne valsi in persona del soldato Bergarni Angelo, del comune di Paullo, provincia ·di Milano, cit·condario di Lodi, della elasse 1853. Questi, di buona costituzione, sempt·e sano e vigoroso, appena venuto sotto le armi venn e molestato da estesa ulcera alfa parte esterna e terzo inferiore della gamba destra. Per un pezzo entrava ed usciva dall'infermeria reggimentale consumandovi pennanenze di mesi intieri, e · s~hivando continuamente il servizio, giacchè non stava nella prop ria compagn~·a che pochi giorni. Cap~tato io nel decorso mese di agosto in tale infcrmerta, e presane la direzione. non tardai a com·incermi della natura idiopatica di ta.le ulcera . Presentava allora contorno infiamma to , stato erettisLico, granulazioni lussureggianti ed era leggermente fungosa,

me


58 SPIGOLATURE di forma circolare e secreto di pus sanguinolenLo. Dal soffe rente si additava come causa prima, e delle successive recidive l'attrito della ghetla; ma vista la indifferenza del malato, la natma sua piuttosto disposta a pollrire , il piacere con cui passava inerti i suoi giorni all'infermeria, le buone condizioni dello stato suo generale, e la niuna r:Jgione anatomica che loc:almente potesse sostenerla, dico il vero, che sospettai di malizia nel protrarre la mnlattia e nell' eccitarla. Senza far· in::;ospet'tìre il malato del mio dubbio, mi di edi tosto· cura a correggere l' erettismo, e lo stato infiammatorio con gam biluvi e qualche leggiero cmp iastra emolliente, ordinando eziandio l'assoluto r iposo dell'arto. Poscia applicai la fac;ciatura alla Bayn ton, cui sovrapposi a ltra fasciatma semplice a spica, dal . collo del piede a l ginocchio, e pal'tieolarmente segnata, onde poter venire ·in cogn izione, se per avventura potesse essere sm_ossa, ciocchè non si verifi cò . To lto tutto l'apparecchio al 3° giorno, trovai le cose stazionarie, con eccedente suppur:Jzinne. Ueplicai più volte l'indicazione, medican dolo ogni due giorni, ma trascorso parec.ch io tempo e non vedendo migliorìa di sorta, concepii l'idea di ricorrere a l cloralio. Mi servii dell'indicata soluzione, allo stesso modo applicata; e per dirvela breve, in poche medicazioni l'ulcera cambiò di aspetto, ed al u o giorno era di già ci ca trizzata. l\Iesso in uscita dall'infermeria attese al proprio dovue fino alla fine di ottobre, ma in questa ultima epoca ricntt·ava nell'jnfermeria di nuovo coll'ulcera aperta e sommam ente i!'l'itata, per cui sì applicò senza più la solita medicazione di cloralio; ed in poco più di 45 giorni l'ulcera stessa cicatrizzò. Tanto vale almeno per dedu tTe che an che in questo caso il cloralio apportò ripetutamen te benefici etfetti, e resterà a studia rsi la vera causa che eccita lo. ri-


59 produzione della malattia, ciocchè non mancherò di fare per quanto riguarda la mia posizione. ll soldato Barge Alessandro, del comune d'Asti, della classe d'ordinanza, di forte e robusta costituzione, sempre di buona salute, è solo affetto da cattiva conformazione dei piedi in modo leggiero, cioè, forte ar·co del dorso · ·del piede ed incavamento profondo della pianta, senza verificarsi l'iperestensione nell'articolazion e malleolare colla supinazi'Etne nell'articolazione astragalo-calcanea, ed adduzione in quella di Chopart, come nel vero piede varo . Per tale ragione fu per la seconda volta colpito da ulcera estesa ovalare al dorso del piede destro, della estensione di 'c irca quattro centimetri in larghezza e sei in lunghezza . Egli ne accagiona l~attritp della scarpa nelle lunghè ma'rcie, ciocché pare verosimile. A.llorchè ebbi a vedere quest'ulcera la trovai còn bordi ispessiti, quasi cartilaginei, con granulazione lussureggiante a grossi bottoni, pus di buona natura, sensibilissima al tatto e facilmente sanRuinante. Aveva gia esperito molte altre cure infrulluosamente, e mi determinai di trattarla colla menzionata soluzione di idrato di cloralio, che rapidamente regolarizzò il processo. Questo da prevalentemen te necrobiotico e suppnrativo si fece in breve riprodullivo a modo che per esfoliazione scomparvero i contomi duri, le granulazioni impi'ct~id lirono e si limitarono; cessò l'ipereslesia e la fungosità ·del fondo; cosicché dopo 28 giorni si ebbe una cicatrice biancastra regolarissima. È qui da - notare che avanzato il periodo di cicatrizzazione, e già ridotta la piaga a piccola estensione, quasi d'un doppio franco, si mostrò stazionaria , e quindi per -due o t1·e medicazioni mi servii delle fila asciutte con tocchi di nitrato d'argento, per tOI'n<ue poi alla soluzione centesimale di cloralio. ' DI ' GIORNALI


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SPIGOLATURE

È ben palese a ciascuno come non sempre sr rtesce a far cicatrizzare le ulcet·i call ose delle gambe, specialmen te situate sulla ta ccia an teriore della tibia, approfondite sino al periostio quali riescono spesso incurabili. Ebbene due casi sodd isfar:entì mi capitarono .in poco tempo. Un impiegato del panificio militare, per contusione sulla faccia an teriore della tibia ri portò una simile ulce1·a, e guarl in poco più ù'uo mese. Un altro _sergente di artigliet1ìa per calcio di cavallo sì trovò in irfen tiche condizion i, se non più gr·avi, giacchè lo stinco del la gamba era talmente compromesso che Lrovavasi cel·tamente interessato anche il peJ'iostio. La soluzione di cloralio dapprima forte e poi ·debole, apportò in •18 giorni completa cicatrizzazione. Altri ollo casi mi comprovarono sempre meglio la benefica azione del eloralio nelle ulce t·i, massim e atoniche e sordide. Nè voglio passare sotto silenzio il fatto del caporale maggiore nel distretto militare di l\Iodena, Giovaniello ..... nativo di Caserta, di costi tuzione linfatico-stt·umosa, che venuto da licenza, presen Lava al collo e nella parle anteriore inferiore di esso, un'estesa e larga piaga, successiva a seno fistoloso che gli veniva spaccato due mesi prima. Larga el·a la perdita di sos~anza , difficile l'imn1obilità, come ognuno può prevedere.. Sarsbbe stato il caso d'una autoplastia, od almeno di distacco bilaterale ·della pelle per riunirla a punli staccati, ma l'individuo vi si rifiutava. Fu allora .che tentai la soluzione ùi cloralio, fotte della fiducia riposta nel medesimo, ed in meno di &,O gio rni si ebbe la cica trice soddisfacentissima. È do notare che sempre si fece uso di della soluzione fino a com pleta guarigione, e che isole piccolissi me di nuova epidermide si presentarono anche al centro della piaga, coadiuvando così la rigenerazione periferica.


DI GIORNALI

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! t]uèsto finalmente si aggiunga l'altro caso di certo signore, proprietario; affetto d'ulcera cancerosa emorragica •a.lla regione mammaria destra, che sebbene la medicasse col cloruro di zinco in soluzione e ne a..vesse- ottenuta la stazionarietà, pure le emorragie si ripetevàno spesso con spavento del malato e della famiglia. Ebbi a consigliargli la soluzione di cloralio, e per ·e ssa diminuì in modo pa'lese l'estensione dell'ulcera stessa, scomparve affatto ogni specie di emor~ ragia ; e ritornò la fiducia del malato nei medicamenti. , Nelle condizioni particolHri in cui io mi trovo, per ru.giohe di servizio, non potei estendere le osserva- , zioni, . mapcandòmi lé circostanze, e spero approfit. tarne àllorchè la pratica mi favorirà l'applicazione del principio in qualcuno qei nostri ospedali sempte ricch~ dì mezzi. Però dai casi chè mi accorsero nel 1874, quali vengo ~all'esporvi sinteticamehle, pare mi sia lecito, onorevoli signori, inferire che il cloralio mètita .(li essere studiato qùale topico anche nelle d\vet1se u'lce~:e e n.elle piaghe, giacchè le deterge e . modffica nelle loro vitalità, ed anche nei fatti cangreno.si e putrid-i come all'erma Guyoon . Di falli mentre Liebreich nel 1869 introduceva nella tel'apeutica- lo idra'to di clor1;1.lio, il Richal'èlson in Inghilterra ne osservò l'azioné antisettica; come .Biarron e Follett nel 1.870 in Francia _segnalarono l' opalescenza e la stessa coagulazione dell'albumina per esso, noncM l'azione aiHifermentativa. V'ha di più cbe nello stesso anno Magriaud · di mostrò l'azione iri"itanle e caustica dei vap.o ri è. delle' soluzioni di clot'alio nei differenti tessuti, mentre Horan e Peuch parlarono della sua a.,. zione anestetica locale. Perciò il D~jardin-Beaumetz parla: della sua azione caustica, anestetica e modifioa:.trice,. dipendenti dalle proprié t;ù stesse antiputride ed antifermentative, sostenuto in ciò da Hirne. Con.


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SPI<}P,~ATURE

tante autor~voli opinioni, figli e tlfUe di seyera osservaz_ione, credo qui p di di non . ven~r tac çi~to di v.isio~ nario o per lo meoq di leggerez.~a_, se .fi9sai lq ~ia altenzione sul vantaggio terapeutico, come topico, del cloralio nelle l.~lceri, tan~o pi~1 che diffl:cilmente emetto ur~'opinione, se non ho aequistato una ver!l cop.vi~­ zione scientifica. della cosa. Dessa è una pp~a veri.tà c~e il cloralio è entrato in una nuova vita scientifica, e deve_ essere seriamente studiato nelle sue diverse applicazioni per stabi lir-ne le vere indicazioni. Studiar dobbiamo se a cicatrizzazione ino!Lrata il cloralio eserci ti un'a~ione repressiva sulle granulazioni, im,.. ped~ndone la perfetta evoluzione, come s~mbra es.,. sersi verificato hel caso esposto del soldal.o Barge Ale.ssaqdi;O, e se eìò dipenda; come vuole Guyoon, dal potere c_oagulante di esso sui principi albuminosi. Dai più sarà mestieri decifra1'e la diversa graduazione nelle soluzioni a seconda delle indicazioni stesse, ove si tralli di semplicemente detergere una. superficie debolmente granulante, o modificare potentemente nel fagedenismo, infezione ulcerosa, buboni suppura,nti, ecc. Studi tul~i che rende1:anno immenso beneficio all'umanità, e faranno stabilire il vero principio di applicazione onde non esser tacciati di leggieri osservatori. E qui mi cade in a.cconcio ricordare come il dott. Coignard ÌJ!giustamente dica che -l'uso · del cloralio in Italia prese vaste proporzioni, giacchè per l'opposto in Inghilterra e nelle provinç;ie inglesi dell'A!nerica si co,nsumò un.'immensa quantità dì cloralio; al punto che lo stes~o Richardson annunciò come $l all'agosto · '1869 all'agosto ,187'1 vennero consumati nella stessa, Inghilterra cinquan{a tonnellate del medesimo, . e che egli non meno dr tre volte fu consul.t ato per acciçlenti da. Chlo~·al Drinking,. No,n si può dire in Halia che un finm.e di cl0.1:9-lio si si4 sparso sull~


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terra. e tutte le malattie vi siano state immerse, come pure ingiustamente ebbe ad osservare Crichton Browne; in Italia si npplicò con prudenza e severo giudizio anche da pratici assai distinti, quali il Porta, Accetell a, Pavesi, Valeriani, De Paoli, Cittaglia, eco.; e si continuerà sempre con non minor severità di criterio clinico a giustamente apprezzarlo ed applica'r·lo. Curn delln febbre tifoidea. - Il N. 3 della Gazzetta medica di Par igi, sotto la rubrica RetJtLe des cLiniques et sociétés sa-

vantes, sociité rnédicaLe des hOpitaux, ha la seguente comunicazione del dott. Alberto BROCHIN. Il signor Ferraod legge una nota relativa ai risultati della statistica applicata alla. cura delle febb ri li foidi . In quella nota l'autore si propone sopratuuo dì mostrR re con quanta riservatezza bisogna procedere al collaziooameoto od all'intcrpn~ta zione delle cifre addotte io appoggio di questo o di quel metodo; e fa cuno· scero i riwltnti ch'egli"ottt•nne· nel periodo di parecchi aoni nella Ca$a di salul~l di San Giovanni di Oio. Fa mestieri anzitratto tener conto, come lo fa con ragione osserva•·e il signor Ferrane!, como causa d'orrore, della differenza dolio epìd&mic di fPbbre tifoidea. da un anno od anche da una sl!lgiooe all'altra, dell'influenza delle località, delle categorie sociali in cui si osservano, noochè delle forme più o meno attenuanti della malattia. Le statistiche infalli spesso ricavano benefizio da quelle condizioni. A conf••ooll> di questo modo dì vedore il signor Ferraod dà le cifro che durante quattr'ann.i raccolse nella casa di saluto di San Giovanni di Dio . La mortalità media in quol f.!eriodo di tempo fu eli 7 0/0l ossa variò rn 'ciascuno degli allo i presi separatameote frn gli ostremi consi'derevolmente distanti di 4 e dì 13 0/0. Nondimeno lé condizioni· di località o di provenienza erano identiche a l pa1·i del mi!Lodo di cura che consistette costantemente nell'uso dei purgativi, delle lozioni froclùo, dei clisteri a bassa temperatura ed eccitanti, ecc. Queste cifre, aggiunge il·signor Ferrand, d!fferiscooo poco da quelle che furono prodotte dai fautori dei bagni ghiacci a oltranza, eccettuato Brand . Il signor Perrand ha puranche avuto CJnoscenza d'alcuni falli nei quali l'eccessivo abbassamento della temperatura sorti effetti disastrosi. Egli conclude che la cura dello febbri tifoidi mediante il me-


SPlGOLATUJ\E

todo classico dà una mortalità ristretta quanto quella accertata dalla pluralità degli autori in seguito all'uso de' bagni freddi.

Sulla endoaa•te •·lte deformaot0. - Negli individui ateromntosi intervengono quali elementi morbosi: :i• la ltlanchevo lo ottivillt .dell'arteria, per cui rallenta il sangue nel corso dei ca pillari e nelle vene: 2• la fragilità delle p11reti arteriose, per cui sotto l'ordinario ed accr~sciuto impulso cardiaco è facile lo stìancameoto e la rottura del vas!1; 3° io chi l'ateroma è diftuso, è ben difficile non sia guasto il primo processo della emogPnesi, cioè la digestione, poi l'assorbimento, in genere lo scambio mole!~Oiare ; quindi il paziento finisce in uno stato di reiAliva aoemi1.1, quando non esista anche qualche discrasia speciale; 4• a seconda poi che l'atc>roma ha leso prima la funzione dol cuore, o quella dell'intt>stino, o quella del fegato, o quAlla della milza, o quella del rene, il pAziente è variamente atte~­ giato nelle sue condizioni organil;be. ma sempre attegginto .io modo che, venendo tocco da una malattia intercorrente qualunque, risponde in· modo differente da ogni altro, in modo consono alla sua disposizione. Ciò ammesso, o credo niuno mi obbietterà in proposito, portiamoci al lelto del :·paziente e consideriamo attentamente lo svolgimento dell'acuta malattia o cnrdiaca, o polmonnle, degli· organi digerenti, o r enali, od onche di una malallia generale e di iorezi\me. Io che fra gli elementi morbosi estl'inseci al processo, nel caso concreto, ho imparato a ricercare la l'agione di alc.uni fenomeni, per cui si se·goala ìl corso dei sintomi o la complicazione loro, non ammetto mai di chiedermi se, per esempio, la copia dell'essudato e l:t sua stazio· narietà in un caso di pleurite anche circos~;rilla, non sia un effetto delle alterazioni idrauliche: se una pncurnonito emorragica non accusi la fragilità delle arterie; se que.l meteorismo che vediamo quasi sempre nei vecchi degenti per ricorr11nza acuta, non sia l'efl'Cilto del la mala nutrizione del le tonacho intesti nali e della loro paresi, colpa l'ateroma; se certe albuminurie che si incontrano nel corso anche di una febbre che accompagna un ca tarro acu to qualunquP, non sia la espressione di dissesti circolatorii nel rene, grazie l'ateroma .... Io. facondo cos\ l'epilogo di lutti i casi che stanno innanzi, andrei più oltre ancora. Ma credo prezzo dell'opera il fare qualche altro riflesso. Tutti i sin tomi cui ho accennato e cho Yolli as,crivere alla lesione delle arterie, sono possibili nel corso delle stesse malattie, anche in individui che con tutta sicurezza può dirsi non


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e$sere ateroilptos1; per esempio, la pneumo.nite emQrrag_ica può darsi _in. pazienti giovani o robusti, come etf,etto della vtva col)g-estiooe; l'albuminuria d1.1rante un processo ~atarra]e p1,1ò · aversi. come seo-no di quella nefrite cui piacque agli autori <lire o desquammativa, ecc...Dqnque, mi si chiederà ragionevolmente, come, può fa'rsi calcolo di sintomi che hanno così equivoco significato,. o meglio ancora, come si può nel C!l.SO concreto, più èhe ati l)na; o ad alJra ragione, riferirli proprio alla d.egeae~ razjone ateroQlatos;i 4elle artt}rie ~ ~i~pooderò, che vi sono casi clinici, in cuì spicca cos\ la influenza di questa condizione. morbosa, che il negarla sarebbe un voler chiudere gli occhi per I}egare la luca. Aggiungerò, che quando si fa una analisi del sintomo minuta o fisiologica, riferendoci non solo alla Sl!a gene1'ica espressione, ma ancora riportandoci al carattere della malattia .nel caso co.ncr.eto, si riesce qualche volta a stabilire con ce),'tozza un.a conclus.ioue, qualche ;lltra ad ammettArli:\ almeno c.on qualche probabilità, sempre poi ad intavolare un problema che ci spinge a studi Ùlteriori e sempre più. a,ccur.ati, per i quali giungeremo ·a rendere la clinica vleppiù sicura nelle diagnosi e nelle prognpsj . 'Agg.iungi, che allorquando in tesi generale, come nel caso qoocpeto, si vuoi far contribuire la lesione delle arteria alla interpretazione dei fatti morbosi, devesi calcolare che la s~~ssa lesione può agit·e quando siasi stapilita neJllaorta, oppure nelle <liramaziooi che da questa portano il sangue negli organi, oppure nelle espansioni minime dell'albero ar.terios.o eh~ penetra nei centri nervosi e che influenzano la funzione e ·la nutrizione degli organi. Per modo che se anche di ogni fel)omeno non trovereme immediatamente la causa nella lesione arteriosa dall'organo da cui deriva, la potr.emo sorprendere invece io altri qrgani, e prin,cip&lmente nei centri nervosi che presied,ono alle azioni yascolari. Io ho riscontrato l'emorragia del simpatico in ~n indi~iduo morto per emorragia cex:ebrale. Questo fatto mi autorizza a sostenere i principii suaJ;posti e insieme mi eccita ·a · non ascoltare la voce di coloro, che innanzi alle difficoltà di. ogni' studio teorico e pratico, gettano lo scnoforto gridando all'utopia .... Faccfamo di non essere sistematici e molte cose impareremo dalla puona o~serv<!-zione. E .q1;1i fìnisco le presenti note, alle quali, come dissi in principio, a!_tre faranno segu\to, sinchè la esperienza mi porgerà argomenti p~r maggiormente il!ustt·are la storia clinica del· l'ateroma. P.ert~~;nto nuovamepte invoco l'oper;1 degli studiosi. (Comm. di 1lied. e Chi-r., dicembre 1874). Dott. De-Gjovanni. Gio~le

at medicina mtzttare.

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SPIGOLATURE

Nel JournaL de Médecine et àe chinwgie pratiques si legge il giudizio che qui riproduciamo intorno ad uno scritto del Dott. Guillemont sulle proprietà terapouticbe e tossiche dell'arnica: D e lle proprietà terapeulicl&e e tossiche dell'arnica,

pel dott. GmLLH~IONT. - Con mollo criterio ha il Guillemont studiato a lungo le proprietà ternpeutiche dell'aruica, della quale specialmente l'azione tossica è poco conosciuta. Mentre il Foussagrives ritiene l'aziono dell'arnica come analoga a qua!la della stricnina, Guillemont col Gubler, confrontano l'azione dell'arnica a quella delle colchicacee. Nei casi frequentissimi . nei quali dopo una caduta oppure un colpo si amministrano alcune goccio di tintura d'arnica in un bicchit!re d'acqua, si osservano frequentemente slringimento alle tempia, vertigini, contrazioni Obrillari, sensazioni di sof· focamento, di oppressione. 11 perchè conviene andar cauti nolla dose. Nei casi di avvelenamento, si manifestano rapidamente vomiti, dolori addominali violonti, diarroa sierosa, tenosmo rettale, cefalalgia intansa, rallentamento nella circolazione periferica, polso piccolo, prostrazione. Non è molto raro l'avvelenamento nei CkSi in cui fu somministrata l'infusione senza mistura. L'arnica ha pure una azione irritante sulla cute, producendo vescicole miliariformi sper,ialmente se si prolunga l'uso della tintura, e se non si adopera diluita. L'infusione può adoperarsi per provocare scariche sierose. Barthez l'ha usata nella gotta, .eolio nelle idropi, Hufeland nella dissonteria. È stata.usata anche nello febbri a processo dissolutivo. Alla dose di 12 a 15 goccia la tintura è un sedativo di rapido all'ello da usarsi però con prudenza. Come anche eftìcace è la sua azione risolvente in applicazione locale, quando sia diluila coll'acqua . Foossagrives consiglia la seguente preparazione: P. Foglie e fiori d'arnica gr. 4 Fai infusione in acqua. . . . l> 500 Aggiungi : Sciroppo di cedro . " 60 Gubler raccomalflla le dosi seguenti : polvere di radica 20 a 50 centigrammi: fiori ininfusione3 grammi in 50 grammi d'acqua secondo uso: l'estratto è tal preparazione da non. ne far mai uso. Nei casi nei quali si è manifestato qualche fenomeuo di intossicamento, cioè vomiti, dolori addominali. ha fatto buona prova l'oppio oppure il cloridrato di morfina.


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Da ques ~i rapidi ceno~ si comprendo che l'arnic-a è un .medicamento alquanto pericoloso, o da non lasciarsi in mano di gente inesperta. (Jowrnal de médecine et de chi1'U1·gie p1·atiqu.es). Siamo lieti di far osservare che quanto è dotto nel sorriferilo articolo circa gli effetti dell'arnica presa internamente travasi nel Trattato dei soccorsi terapeutici di Giacomini il quale d aVI'erle puro che la nausea, l'ardore e gli altri disturbi di stomaco insorgenti all'uso dell'arnic.a si calmarono per incaoto da Roques, mediante una po:done etorea; o che StoJI asseriva che gl'incomodi effetti dell'arnica si allontanano sicuramente coll'uso dell'oppio c Tant'è vero che nihil sub solo novum! ))

M.

Dingooslieo dilferen:dale per mezzo della termometrla frn l'ea•esipoln, il Oemmone diffuso e la infezione purule ntn susseguente alle opern:r.ioni, pe1· Dott. E. SMllEST. -

Se dopo uoa operazione non si vode la temperatura alzarsi al di sopra della media, si può essoro tranquilli sulle conseguenze della operazione. li giorno stesso in cui fu eseguita la operazione o il giorno susseguente la temperatura può ascendere a 40 gradi senza che per qnesla sia da temersi una complicazione. Questo aumento di temperatura è proprio della febbre degli operati. Ma dobbiamo giudicare diver samente nei gioroi s uccessivi: se allora sopraggiunge un aumento di temperatura è segno che una complicazione ù imminente. Se traltasi di eresipola o di flemmone diffuso, la temperatura, dopo essersi mantennta per alcuni giorni stazionaria, si innalza bruscamente nella sera, e il giorno appresso la complicazione appare. Quando al contrario la infezione purulenlu è per manifestarsi, la temperatura aumenta a poco a poco . Ciascu n giorno la temperatur·a si tl'overà nella sera un poco più alta del giorno antecedente e così insensibilmente perverrà a un grado elevato, Prendendo dunque accuratamente la temperatura degli operati due o tre volle almeno nel corso dalle 21 ore, si potrà predire la invasione di queste terribili complicazioni e stabilirne la diagnosi. (Le ScalpetJ. A1)DC1'tenza. - Questa diagnosi così precisa di possibili suc-

cessioni morbose negli operati fondata su la misura unicamente della temperatura prima ancorn appaiano ai loro segni soliti le stesse successioni, noi mettiamo in avv~rtenza i giovani di non prenderla troppo a rigore. La temperatura muove


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SPIGOLATUnE

da elemen ti troppo diversi; ai fisiologici si aggiungano di necessità i morbosi, e ad ogni aumento del caloro può non corrispondere di certo la sua produzione effettiva; basta che in un dalo tem po scemi In perdita o dispersione del cu lorico , perchò il termometro lo segni in aumento: e vicerersa s' intendo che può assoro accresciuta la reale produzione del c~­ lorico, ma più ancora la dis persione, od il termometro indicare la temperatura r isultunt0 scemata, abbassala. Ad onta du nquo d'una r oalo pt•oduzione maggiore di calorico e qui ndi dul processo morboso da cui si reputa derivare pure in aumento, il termometro può non esprimere e non manifestare abbastnuza esattamente le vere cond izioei intrinseche della malallia: la temperatura per sè beno valutata yolta a volla in un colle dispersioni del calorico apparenti e calcolabili approssimativamonto, può accnnnaro di certo o moltcr~~ sull 'avviso intorno ad un p iù. o meno deli'enti tù della mala ttia in co rso, ma manca assolutamente ;tlla logica medica chi s'arguisco che per sè valga a di~.Lin:done di una specialità di fohhre o di malattia dalrallra . Così la diJJercnzu dalla r isi pola dal flemmo ne e dalla :febbre d'inf··zione suecessiva ad una operazione chirurgica si può o deve fondare non su la lcmpcralura sollantc, ma su tutte le pertinen ze cliniche più o meno apprezzabili a slabiliro fondatamente simili g iudizi diagnostici o prognostici. 8 prescindendo da tu llo ciò dovo poi si r il1ette quali o quaute dilige nti ed esalta osservazioni di confronto fatto in diversitit d'iodiridui , di luoghi e di tempi accorrerebbero a scanso di equi voci, ct·orrori o d'inganni pet' avot·o una r egola, nna guida nou che leggi così asso luto sul valore diagnostico difl'crcnz iale dalla misura dolla lomporalura, ognuno di lcggieri si persuaderà che simili osser vazioni non c;be difficili sono quasi impossibili ad un individuo solo. E questo u nosll'O av~·iso non è usaro, ma abusaro della termomelria, e si ùt•grada o si scredita aozichè avvalorarla e perfeziooarla.( Dallo Sperimentale, 1875, fus e. l •) GIII1'i0ZZI.

IJclla csis tcnz:l d ei mierococ~ cbi e dei batte1•i SOJira i muri delle sale c!cgli sa1edali, per M. Ni!PrEO. - Lo magoifi~he espericuzo di

Pastour dimostrarono cho nell'aria sono sparsi i gei·mi cl i rtnesti O!'gnoismi in fol"iori. Pnrvomi c ho fo1·sn non sarebbe indifferente il sapere so questi organ ismi trova nsi in uno spedale in maggior copia che altrove, se io una parola 1ma sala di sporllll e non sia per so stessa un vero fo co lure di


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infezione. M. Broca verso il 1865 fnceva !avaro i muri òi nna delle sue salo allo spodalo S. Antonio, e scoprì dei globuli di pus nel liquido spremuto dalla spugna. · tu seguito un medico tedesco, di cui non ricordo il nome, durante un'otlalmia purulenta, trovava del pari una corta quantità di globu li di pns sopra i muri delle sue sa le. Una delle sa lu del servizio di 11 Vorneuil fu evacuata, e procedei alle medesime ricerche noi modo che appresso: Mi servii di una spugna nuova, perfettamente lavata da mc medesimo noll'acquu distilla ta di recente e r ict>rcai nel li quido 1a presenza dei micr ococchi. Trovai in quel liquido l, 2 o 3 microeoccbi mollo alli vi, alcuni avanzi di materie coloranti provonionli dalla sostanza stessa della spugna (materia colorante bruna), alcune piccole granulazioni calcaree. Feci lavare LLn metro quadrato dolla sala da un infermiere le cui mani erano state lavato diligent('mento col sarone. Il liquido spremuto dalla spugna, circa 30 gram mi, fu osaminato imm erlialamoolu, era tulto nerastro, e conteneva dei roicrococchi in gran numero, pt4r quello che potei rilevare da 50 a 6) sul campo dol microscopio. Dei micrococcbi in grandissima quantità, alcuni diplococchi, dei morococchi, alcune microballorie, e alcuni vari s!reptococchi , tali fur·ono i divorsi orga nismi da mo rinvenu ti. A lato degli epiteli in picco! numero \'edovasi della nwtoria colorante dol sangue, della mal('ria colorante blu, alcuni !;IOhelli di pus, alcuni globetti rossi. Si ()sservavauo alll·osì dello masl;O n er::~strc irregolari, diverso lamelle cristalline, alcuni corpi ovoidi in ft)rtna di ovali nssa i voluminosi, e di cui la natura mi è ignota . Esaminai infine una goccia di questo liquido evaporata sopra una lama di vett·o; vi ri1wenni a lcune form e cristalline, ulcune delle quali mi parve potcrsi riforit·e al cloruro di sodio. Sarebbe forse stato iotet·essante il fare allo spcllroscopio l'ana!jsi di siO'utlo liquido. ·Insomma l'acqua distillata, che servì a lavare una spugna nuova, con Lione alcuni micrococchi; l'acqua disti lla ta che ser vi a !avaro con quella medesima spugna i muri della sala contiene una quanti tà considerevole di ques!i organismi inferiori. La conclusione viene da se medesima; i muri della sala, che non erano stati lavati da due anni all"incirca, dovevano r ig uar{j.arsi come un focolare di infezione. Aggiungiamo a quosto i


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SP!GOLATUI\E

leW, i cortinaggi, ecc., e si avrà un'idea della importanza del (Gazette médicale de Paris). veleno nosoeominle. !tletodo tmo,·o pet• la cnra della balbuzie. -Sebbene il modo di trattamento che si consiglia per questa penosa affezione non sia in nulla chirurgico, pur tuttavia credo opportuno doverne dare qualche cenno, avuto riguat·do alla quantità di irrazionali operazioni, che sono state praticate e si praticano per correggere questo vizio. 11 signor Chorvin trova, che nella balbuzie· si hanno due falli costanti: un turbamento respiratorio, ed irregolarità dei movimon ti dolla lingoa, che non risponde istintivamente e senza sforzi alla volontà. Nei balbuzienti l'atto respiratorio è inceppato, molestato nel' suo compirmmto duran,te l'emissione della voce, per i nervosi che si pt·oducono nella lingna, nello lab.bra, nei muscoli della faccia. li metodo di Chervin, essenzialmente razioll()le, ha per scopo di regolarizzare la respirazione nei suoi due tempi, di prolungare l'espirazione in modo da permellet·e l'articolazione di una fras e intiera senza arrestarsi, di combattere lo stato coreico· dell'apparecchio muscolare, d'insegnare le posilioni normali della lingua e delle labbra, i gradi di apertura della bocca nella ·pt·onunciaz.ione dolio lettero, dello sillabe e delle frasi. Come complemento infine egli cerca di far dare alle fra si il tuono e l'espressione."' I balbuzienti non balbettano cantando, perchè il canto è una ginnastica della respirazione e degli organi doll<i formazione, che sono sostenuti o goidati per il ritmo. l?atta questi\ osservazione, ed ancora, ell e la ginnastica è uno dei trattamenti piit efficaci della cura, Chervin ha fallo baso d'el suo trattamento òa primo la ginnastica respiratoria o poi la muscolare. Dopo un silenzio completo, che deve precodero il trattamento per lasciare riposat·e gli organi, o rompere le catLive abitudini, il trattamento comincia per degli esercizi di respirazione, scguìti da esercizi di pronuncia7.ione di vocali, che co~lituise ono,' a propriamente parlare, la ginnastica degl.i organi della fonazione articolata, ed è dopo che comincia la dimostrazione dello posizioni che devono occupare la lingua e lo labbra, della forma che deve prendere la bocca nella emis~ione di ciascuna l eltera d1;1ll 'alfabeto. A questi primi esercizi succedono l'unione dello lettore, vocali.


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e consonanti nelle differenti posizioni rispolliv~ che esse possono occupare; infine la pronunciazione di parole e frasi con l'intonazione ed espressione che esse comportano. La baso di questi esercizi è l'i mitazione. L'accademia di medicina di Parigi, che si ò occupata a lungo di questo argomento, ha potuto riscontrare i reali e persisten ti vantaggi ollenuti da Chervin con questo trattamento, in un tempo relativamente breve (2 o 3 mesi), in individui di d.iverso sesso, o di diversa eti1. Tanto piì.t è interessante questa ossorvazi.ooo, in quanto che è appunto per questo vizio, cho talora si mettono in pratica lo più difficili egra vi operazioni, senza oltenero il minimo van· taggia . (Lo Sperimentale, fase. l" 1875). Dott. A. C.

RIVI STA CHIRURGI CA

(;orso di disarticolazione ileo-fenaorale dcsh·a con l embo J•osterior·e, dei Dott. L ANGilNUECK.- Quesl'psservazione

si riferisce ad un setaiolo di 28 anni, anemico ma di buona costituzione, che fu ammesso nel riparto di Langenbeck alla clinica chirurgica di Berlino per un grosso tumore interessante l'estremità inferiore della coscia destra. La madre del paziente era morta di lisi polmonare: egli stesso fìn dall'età di 12 anni avea provt~to sensazioni anormali nell'articolazione del ginocchio destro dolente alla pressione. A l!:! anni s'accorse d'una tumefazione che risierlHva al disopra del ginocchio destro e si svilu ppava lentamente. 'Nessun doloro spontaneo: tuttavia per lo sue crescenti dimensioni il tumore impediva i movimenti dell'articolazione. Esso raggiunse la parlo media della coscia e sall ancora durante il soggiorno del malato alla clinica. La piegatura dell'inguine era occupata da un gran numero di gangli linfa tic• ingorga ti, e l'impossibilità di estirparli isolatamente delcrmioò il chirurgo a praticare la disarticolazione ileo-femorale tugliaodo un lembo posteriore. L'operazione chfl ebbe luogo i l 28 luglio dell'anno scorso fu precodut:l dalla legatura dell'arteria femorale immediatamente al disotto del legamento di Pouparl, dall'impiego dell 'appa-


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SPIGOJ,ATURE

r acchio di Esmarch fJ dalla compressione d eli 'aorta. Stando il par.ienlo coricato sul dot·so colla coscia piegntn sull<~ pelvi, si taglia un lombo ova.lm·o le cui duo estremità fnnoo capo da un Ialo atl'~sLrem i là superi oro del gt·an troncaere, dall'altro, al limite che sl?.para la faccia interna della coscia dal perinoo nella regio n e degli adduttori, si staccò il lembo fino alla tubcrosità ischiatica. Quindi rimessa io estensione la coscia, le due estremità del lembo furono riunitH mercè un'incisione che pnssa immHdiatamente al diso tto dol legamen to di Poupart e dell'allacciulura dell'arteria fomorale: conlempòraneamcnte l'articolazione tr·ovavasi nperla. Non s'ebbero a legare .cho la può onda interna od un ramo dell 'ol· turutrice. Dopo la sutura del lembo, un tubo da drenaggio l'u introdotto nella piaga. La perdita di sangue era stata minima. Ln sera la tempel'atura vesporlinn toeenva 34°, L; dal settimo giorno in poi uon vi ru più febbre. La pioga cut3nea gua rì por prima intenzione: solo la parte che interessò il psoa-silinco diede luogo ad 11 na suppurazioue intensa che occasionò tra tto tratto accessi febbrili . Il 5 scltombre dello stesso anno il pnziente lasciava l'ospcdnle comp:etamonlo guarito . Quanto nl tu more, esso HJ'a costituito da uo sarcoma mollo ello partendo dal periostio Jel femore arrivava, son7..a.ponetrarvi, alla sinovia le doll'arlico!nziono femoro·libin le. Langenbeck accompagna quest'osservazione eolie r iflessioni seguenti: La lelloratma medica non possied~ alcun caso d'amputazione dell'estrom ità superiore dol femore a lombo posteriore. Egli vi fu iodollo da uoa primn operaziono fatta nel 1848 sopra un Danese c:.he durante la prima guerra dello Sch!eswig ebbe ln coscia tolalmoutc stritolaro cho non r imaneva nlrra risorsa all'infuori d'uu lembo posteriore. La piuga guarì por prima intenzione. Tutlaria, quattro s,etlimano dopo, il ma lato soccombeva ad una bronco -pnoumoni''· L'esporionzn acquista tu durante In guerra di secessiono e la campagna dell870 gettò in questi ullimi tempi il discrGdilo sulla clisarlicolaziono ileo-femorale. Nondimeno, secondo Langenbock, quest'operazione stessa dar ebbe cattivi risultati, e su quallro disarticolazioni praticate in seguilo ad ostoo-miel iLi o tumori del fe more egli ollenno tre guarigioni, mentre su otto allre fallo couseculivamenle a ferile d'arma da fuoco una sola sortì esito felice. La gran mortalità cho t:olpisce le disélrlico lazioni ileowfomorali fu attribuila da Langenbcck all'<~morragia i.otcosa che accompagna l'operazione od all'indugio che si pooo a pralicarla, e


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non già come pensano i chirurghi americani, al sltok. vale a diro all'influenza paralizzante che esercilorebbA l'ablazione d'un quinto della totalità. dol corp(J o la seziono di grossi tronchi nervosi, (Berliner !Clinische Wochenscri(t, 1814). Encondt•oma della gMnndola l ~g rhnale. - Il signor Butler, nel giornale The Lancet del 5 p. p dicembre, riforisce un caso d'encondrorna della ghiandola lagrimale. Il soggollo era un uomo di 28 auni che portava il suòdetto tumoro da nove anni. I primi sio\omi a cui aveva dato luogo l'encondroma erano un certo grado di prolusione del s lobo oculare, disturbi di nutrizione di quest'organo ch'era r espinto all'ingiù e diminuzione della facoltù visiva. Il tumore fu eEportato mediante un'i ncisione fatta sulla palpebra superiore. Il l(loho ouulare ri prese la sua situazione normale e poco dopo la guar igione fu coruplota. All'esame microscopico si rinvenne sporialruenle del tessuto cartilagineo o lo stellamen.to di alcuno cell ule. Eranvi inoltre dci tramezzi di tessuto lìbroso che rllppresontavano ciò cho rimaneva del tessuto cellulare prin)ilivo. Il signor Bu tler fa notare che l'ablaziono della ghiandola lugrimale non arrosta la secrezione dello lagrime. ll)ell'estrazione del ccwpi stranieri dnll'oreeebio, diJonN CI.llLAND. - Troellsch t.rova molli incouveoienli all'uso degli strumenti nell'estrazione dei corpi sll'anieri dal meato uditivo o vuoto cb e a tal uopo si adoperi un getto d'acqua opportunamonto diretto. Il dottor Jobu Cleland riferisce uo fa tto io cui si ser\'Ì con moltissima utilità d'un ago da propamzioni microscopiche. Uno studente erasi introdotto un pisello ool condotto uditivo, e quel pisello era stato spinto fin contro la membrana dol timpano da malintesi ten tativi di estrazione. 11 signor Clelaod cercò dapprima d'i nsinua re il suo ago dietro al corpo straniero tlalla parte del suo margine superiore: ma il pisel lo scivolò e penetrò più. profondamente: allora l'introdusse por disotto o con sua gran sorpresa , apprnn la punta dell'ago ebbe ollrepassato il margine inferiore del corpo straniero, questo ''enne spinto all'infuori con violenza. Per r endersi ragiouo di quell'etft~llo, che a prima vista paro straorclinar io, ricorso ad una sperionza semplicissima con un tubo, un pisello e lo stesso ago, o riconobbe che pooondo la punta dell'ago sulla parlo superiore del pisello, essa premo sul punto il più alto della sfora: il pisello


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SPIGOUTURE

può essere in tal caso tratto alquanto infuori da un moto combinato di pressiooe c di sdrucciolamento. Ma in questo moto l'ago ed il pisello si muovono simultaneamente di m odo che il punto su cui l'ago continua a premere cassa d'essere il più alto. L'ago non agisce più direttamente nel senso postero-anteriorn ed il pisello è respinto imliotro, tostochè la pressione all'indeotrll supera la resiste nza d'attri to contro le pareti dei tubo. ~l ontre che, so si mette la punta dell'ago solto il pisello, essa lo .solleva un tanti no e quand'essa penetrò anche di poco all'indiotro, se d'un nllro lato essa è più alla del manico, il pisello tende costantemente a scivolare sull'ago Qome sopra un piano inclinato. Checchò ne sia ùi siffalla esperienza e della m anovra che diede origi no alla s·urriferita dimostrazione, par difficile a concepirsi cho l'uso di tnl mezzo non esponga a fer ire la membrana del timpano. ('f/w Lancet, 25 decembt'e 1874}. Riflessioni. - Il giornale mostra parteggiare più pc! metodo di Trooltsch che per qu"Ilo di Cleland, ed avrà ragione, quantunque il processo operativo di quest'ultimo sia pienamen te appogg iato alla fisicn. Ma siceome è precetto fondam enttllo eli ogni buoaa chirurgin di non rieon cre a mezzi più pericolosi del malo cho si vuoi combattere: siccome è ver issimo che nello spinger l'ago ·fra il 1;or po straniero. ed il moalo uditivo lo punta di quello può facil mente ferire ed anche perforare la me mbrana del timpano, ne conseguita che il modo <ii fare di Cloland, benchè abbia fallo buona prova una vol ta, non costituisco un buon esempio da seguir si nò un metodo sicuro da poter e applicare in ogni e qualsiasi circostanza d'introduzione di corpi stra nieri nel meaLo auditivo. !Ila, siamo giusti! Non si può forse dire lo s tesso del metodo di Tt·oo ltsch? Chi non sa che le schizz~ttature non solo non r iescono sempre a smuovere e ad espellere siffalli corpi ma laltiata sono causa cha essi vi si stabiliscano viemmeglio e vi. mettano radice? Nel caso di Cleland cho cosa sa1·obhe avven uto, adoperando 11 getto d'acqua anche il megl io dirotto? ... Probabilmente niente di vantaggioso al pa1.iento, pei moti\'i che mi farò ad esporre. Supponiamo cho il pisello rosse secco, e che avesse suppergiù il diametro del canale (condiziono senza eli cui osso sarebbe venuto fuori da sò per sola rag iono di g ravità, piegando il capo nel senso r eclomato dallo presenza del corpo straniero). Ora , ammesse queste ipotesi, a::nmesso che il pisello si trovasse in contatto colla momiJrana del limpauo, è chiaro che il getto


DI GIORNALI

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d'acqua, per quanto ahilmcnte dirotto , non eserciterebho sul pisello In ~Pnoma nzione spostnnto o traente, !)erchè non P~­ trebbe passare cbe unu insignificante quantità d'acqua fra 11 pisello ed il condotlo uditivo, o quella nou vnrrebbe di certo a scostare il corpo slt'aniero dallo mcmbrnna Jcl timpano, poichò l'impelo del la schizzotln lurn si f1·angerehbo contro un punto qualunque della peri feria del pisello, eliminando all'allo In possibilità che il gello riflesso dalla summcntovnta membrana lo spiogesso dal di dic.>lro all'inn anzi o lo trascinnsso verso l'orifizio esterno dell'orecchio. !\la v'ha di peggio. Quel some leguminoso inumidito gonfierà ed oodulorà sumpro più esatlamonle il moato che lo ricolta. Parlando dell'estra7.ione dei cor pi estranei penetrati nel condotto uditivo, Monteggia c'insegna ch'essa si fa: c o con piccola curelln ~om'è quella di Daviel per lo cateratta, o con sottile spatolino incurvato che s'introduce di fianco al corpo, dove lascia qualche poco eli spazio, o lrovasi a meno stretto contatto o portatolo dietro il corpo si adopPra a modo tli leva por fa rlo sortire. l corpi molli si possouo nncho nO'i·l't'ore coll picci•>lo uncino o con una vito mordoule che riusciranno a lrnrli ruori o almeno a romperli. l corpi piccioli si possono prendere colla pinzetta o far sortire con iniezioni •· Il dottor Cleland adunque non con:mise un erroro (al con trario) non uniformandosi al precetto di Tr·ocllsch, peccò solo d'imprudenza adoperando, como fece, un ogo, la cui punta avrebbe potuto oO'endere la membrana del timpano. Avrebbe raggiunto ugualmente il suo tnlento, senza esporsi al menomo spiacevole accidenlo, adoperando nno strumento congonerlJ, ma smuzzato. In due cnsi consimili che ci si o!rrirono, uno venti , l'altro sette anni fa, noi riusc•mmo a ritirnro il corpo stra niero (ch'era nel primo un fagiolo, nell'altro un frullo di binnco-spino) mediante uo sollilo uncinetto da lavoro. M. Riferiàroo dalla Gar:zetta medica-italiana-lombarda il seguente articolo tolto dnl giornale inglese The Lancet, uon sonza far osservare che da esso nulla si può desumere per ora n favore della galvano-puntura nolla cura degli aneurismi metodo che qui in Italia. dov'ò nato, non si può di l'e ai trionfi avuczzo. Galvano-puo(ura di urt nocuw arl ~nH\ nddomlnnle, del dott. A~STIB. - Tale operazione fu eseguita dal dott. '' nstio nel Wcstminstc?' Iiospital in un uomo di 38 anni. Allorchè fu aro-


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SPIGOLATURE

messo uell 'ospitalo rifer\ che do l Osettimane aveva incomincia to a percepire l'esistenza di un tumore pulsante nella r egione ipocondriaca sinistra. Posto il malato ·sotto osscrvar.iono, dopo 15 giorni il dottor Anslio sentenziò trattarsi di un aneur isma, probabilmente dell'asse celiaco, quale da prima volle so ttoporre al metodo proposto dal Langenbeck, cioò a dire alle iniezioni sollocutanee di ergotina del Boojeao, le quali praticò por ben sette volle, o ad intervallo di duo in duo giorni, impiegan dovi complossinmoute 30 grani di rimedio. c senza rimarchevole effetto. Dopo ciò, si ''enne dall'autore all'ilpplicazione dolla;galvano-puntura. Introdusso egli entro il tu moro aneurismalico nella sua parlo più prominente, duo aghi distanti uno rlall'altro Ll'e quarti di dito, isola ndoli con la vulcaoite. i quali Yenoero dipoi messi io comunicazione con il polo positivo della batteria òi BunsE'n, composta dn principio di 12. coll e, rid otlc iii appresso ad otto. La corrente fu mantenuta per :10 minuti, òurante i quali il malato sotfr) dolor i acuti. Iutonottn, g li aghi fu rono man teon ti in sito per allt•e 23 ore, venendon9 tolti a causa dell'arrossam ento c scolornmenlo cho avvertissi sullu pelle. Il giorno sussegu ente a ll'oporazione J:uneurisma risconlravasi più duro o le pulsazioni rimarchevolmente diminuite, ed il malato calmo c composto Nel lo notte cho seguì l'operazione, s'ini ettò so ttocutaneamento una soluzione di un rerzo òi grano di morfina, il quale fu r ipetuto nella matlioa. Il ma lato continua a ben progredire giomalmonte. L'Anslie promette daro ulteriori notizie in proposito, ollorchè lo particolari condizioni del caso lo rich iodet·aono. Do ll. G. Famm. ~sploralore otettt•ieo pet• la a·leel'clt (lel tnooieUili. -

È

ben conosciuto negli annali della chirurgia, che allora qnaodo il generalo Garibnldi fu fc ril.o acl Aspromonte, e cho i suoi distintissimi curanti non potevano tron1re il proiollile che si eredova perduto tra i tessuti cornpon()nti il pir~do , i vari chir urghi ~ i posero a ll'apra per immaginare degli istl·umEmti cho doveva.u.o racilita re le ricerche. Fu allora, che si conobbe lo specillo del pt·of. Nélaton (l) . l n que ll'epoca nuche il Fel ici, pro f. di (l) Lo specillo mandato da. :<daton ai chirurghi incaricati clelia cura del generale Garibaldi pe1· accertarsi della presenza del proielli In in ti.mdo alla fel'it~t del surldetto ge ue ralo (prescu?.a messa in <htbhio da Porta) non fu punto ideato da Nélatoo, ma. bensì dal signrt· Emilio Rousseau a cui l'illustre chirurgo s'e1·a rivolto per avere un t)l'ocesso facile d'analisi ch i-


77 filSICéi all'università di Pisa, immaginò un apparecchio fondato dei pr.iucipìi di elettricità. Non fll messo in pratica, ma bensì abbandonato, perchè se buono il principio, non lo ara del pari Papplicazioue a causa della imperfezione dogli strumenti, che dlaltra parte non potevano esigersi mig liori dal prof. Felici, distinto mat.ematico, ma non chil·urgo. Trouvé ha bene immaginato sulla stessa teoriçt proclamata dal dott. Felici (e sconosciuta da questo inventore) un grazioso strumento, che ho veduto benissimo ·riuscire all'occasione. È eornposto di una sonda esploratrice rigida, ed una flessibile armate di un maudrino. So,no queste che s'introducono traverso i labbri della ferita; e sono uuU:e all'infuori a due reof'ori comunicanti alla loro volta cnn un piccolo tamburo, nel quale sono due rocchetti, che sono messi iu azione por una pila racchiusa io un astuccio di cuutchouc indurito, amttto impermeabile. Questa pi la è formata di due eJementi, zinco e carbone che ne piempiono un a sola m.età :dell'astuccio mentre l'altra metà è oécupata per il liqoido eccitatore e cioè da tLna .solu~ione di solfato di mercurio. Fino a tanto che la pila è verticale e retta, e che i metalli non pescano n.al liquido non vi ha produzione di elettricità, nè consuino di zinco.. Ma al lorachè l'astuccio è orizzontale o rovesciato, la corrente nç1.sce .f:l continua sino a tanto che il liquido eccitatoce non è consumato. Lo sp!Jzio vuoto serve ancora a contenere il g~1z, ·che i.n ragione della ìnco~pressibil i tà dei liq1iidj, non mancherebbe di delerminore delle esplosioni. Ora ogni qual volta la sonda esploratrice viene in con tatto con un corpo metallico il tamburo si pone tn mvvimento,ed il chirllt'go è avvertito che ò in presenza del proiettilQeh e ricel'ca. Per i corpi organici l'effetto è negativo. Dalla profondità, dal!a direz:iono che prende la sonda si viene a completare il diagnostico. Dott. -1-· c. ~u

Riproduciamo dall'Os.çervatore, Gazzetta deUe cliniche, gli articoli seguenl.i : ,~neurismat delle 'lue tibi11 li posteriori e<ln dOJ)Jrio •allpede vano, del prof, P. AllAH. (ta rmova Lign1·ia rnedica, N. 26, 1874). - Tratlasi in questo caso di un individuo sui 24

mica, mercè il quale scoprire ne l pus proveniente àa una piaga la presenzft del piotnbo, e che gli Stt!lgerì d'imrodu!'l'e' nella piaga un corpo capace di portar via uu'impront·a metallica riconoscibila in tutti i suo.i caratteri, come sare))be la porcellana non invHniciata, U11:icuique $·Ut~m. J\1.


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Sl'IGOL.<\TURE

anni, il quale ora stato accollo nella clinica chirurgica di Ge.nova per aneurisma circoscritto della·tibia! e posteriore destra e aneurisma diffuso della tibiale posteriore sinistra, dipendenti -ambedue da ateromasia. Quello era piccolo, sferico, poco prominente e quasi inavVertito dall'infermo; questo invece appariva sotto forma di una vasta tumefazione di color rosso bruno a! suo ' centro, di consisleDza molle ed elastica, animala da un moto di leggero solleva mento e profondamente pulsante. Nessun rumore di soffìo. Nel conll·o di questa vasta tumefazione v'era una soluzione .di con li nuo in via di cicatrizzazione. L'infermo raccontava cho quando il tumore era ancor circoscritto, como quello esistente nell'altra gamba, un medico lò aveva aperto con nn taglio; la qual cosa ~piegava chiaramente il suo passaggio alla forma diffusa. Dopo di aver discusso intorno alle diverse vie da seguirsi nella cura di questa infermità, il prof. A... si decido d'intraprendere prima la cura dell'aneurisma diffuso, dando la preferenza alla compressione ind iretta . Si cominciò con la compressione meccanica e continuò con la digitale interrotta, ma senza vantaggio . La cicatrice esistente nel centro rlel tumore aneurismatico gemeva icore sanguioolenta o il tessuto circostante grigiastro e rammollito diceva'(chiaro che si form ava un'escara. Era dunque <la aHendersi il crepaccio del ~acco e l'emorragia. Allora A. si decise di provocare la coagulazione del sangue nell'aneurisma ioiettandovi dentt·o uòa soluzione d'idrato di cloralio nell 'acqua distillala a parti uguali. Ma essendo rioscila ineffìcace anche questa risorsa, si passò fi.n<}lm ente alla IPgalura dell'A. femorale noi triangolo di Scarpa seguendo il metodo di allacciatura del Uster. Il risultato definitivo fu buono e la guarigione riusc) completa. Uue cnsi di ferita arteriosa della. gtl.mba, di I. SPllNCE. (ilfed. ti?n. and. Gazz. nov. 1874). - In due casi di ferita arte-

.riosa della gamba S. hl\. avuto l'opportunità di osservare come la formazione di un aneurisma trautnatico nella regione a11teriore non provi nulla contro una lesione della tibia le posteriore e come inoltre la formazione dell'aneurisma faciliti la ricerca del ·vaso ferito. Egli spiega l'arrestarsi dell'emorragia nei tentativi di allacciatura, ammettendo eh e la ferita longitudinale dell'arteria


79 si chiuda in forza defla tensione delle parti nel senso della lunghezza. Noi 1• caso .era ~tata [èrita l'A. poplitea nel punto della sua bi· forcazione in seguito ad un colpo di coltello, \1 quale era penetrato fino ad essa per la regione anteriore della gamba. La flessione non venùe sopportata e si formò un aneurisma traumatico della parte anteriore dell'arto. Dopo 5 giorni s'applicò un torcolare e allargata la ferita si pose un laccio attorno alla poplilea ed ai suoi rami, passando attraverso dello spazio interosseo. Durante la guarigione cadde necrotizzato il tendine del m. tibiale anteriore. Ciò nondimeno la funziono dell'arto non rimase alterata. Il 2• paziente, uomo di 30 anni, con ferita da punta al lato interno del polpaccio e grav~ contusione delle parti molli e lussazione semplice del ginocchio. L'emorragia era forte. La tibialo posteriore era stata ferita al disopra del punto da cui s~ stacca l'A. peronea. Legatura in loco. Gangrena delle parti contuse. Amputazione della coscia nel 3• inferiore. Guarlgioue. DI GIORNALI

(Centralblatt f. Chiru?·gie, N. 37, 1874).


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

'l'••attato tlelle malatt_ie dei reni e d-elk alte,.azioni 1Jillologicl•e de~l'o1•ina, del signor Ll'lcoR.CHÉ. - Parigi, G. Masson, 1875. Un' volume in 8•. -Prezzo 12 franchi.

La letteratura medica francese arricchivasi or ora di un'opera didattica sullo malallie cloi reni. Dopo il trallato di Rnyer (18391842) noi non avevamo più prodotto alcun lavoro d'insi eme su tal materia. Qui peraltro, como all'estero, non mancavano punto i lavori originali e le ricerche critiche, ma bisognava coordinare tullo ciò, interpretare le vecchie doscrizioni 'e far profittare la eli· nica delle recenti scoperte di anatomia e di ltsiologia. Il signor t 6corché, allievo di Rayer e preparato da studi speciali, era presso di noi uno de' pih COplpetenli per intraprendere quel lavoro: illfntti il trattnto che ci offre presenta le duo qualità che si cercano io lavori di tal genere, il quadro fedele dello stato dolla scienza e una certa impronta di originalità. Ci riesce impossibil e di porgere un'analisi completa di questo libro. Bisogna leggerlo o contentarsi di una sommaria indicazione delle cose ch'esso contiene·. Sonvi però alcuni punti cbe meritano di fissare l'attenzione e sui quali ci fermeremo. Un capitolo sull'anatomia e la fisiologia del rene serve di in· traduzione a qu(\sto trattato. Vi si trova il riassunto di Lulli i lavori moderni che precedettrro ed accompagnarono i progressi verificalisi nella patologia renale. Lo prima parlo dell'opera è consacrat-a allo studio delle alteJ•aziooi dell'orina nello malattie. Esse sono di duo specie, qualitative e quantitative: modificai'.ioni nella qualità, la densità, l'odore; reazioni chimiche, il colore e la trasparenza, a cui si collegano la descrizione del cremore, delle nubi e dei sedimenti


BIBLIO!'int\FICA

uratici e fo~fatici; modilìcazioni quanlitativa delle sostanze con. tenute nell'orina allo stato lìsiol'ogico, urea, acido urico, cloruri, solfati fesrati: esso possono -in secondo luogo risultare dall 'introduzione .di sostanze estranee alla sua costituziooe: queste alterazioni sono dist1·ibuite a descritte in tre capitoli: A) orine albumin~riche VPre, a proposito delle quali l'autore studia i cilindri orioarii, .i cilindri di mucina, i cilindri fibrino;;i, i cilindri 'ep.iteliali, i cilindri ialini o colloidi, i cilindr~ amiloidi: e orino false (sangue, pusì: lo studio dell'orina spermatica è annesso a questo capitolo: B) orine zuceheriue: C) orine biliose (da pigmento biliare o da acidi bi liari): L1t seconda parte dell'opera è consacrata alle malattie dei r eni. L';wrore la divide in tre gruppi che comprendono: il primo le nefriti; il secondo le litiasi ; ii terzo, che è poco omogeneo, le degeoeriscenze, gl'infarcimenti, le cisti, ecc. L'aut9re rimprovt>rando con ragione alla classificazione di Rayer, di mancar d'arm<lnia, poichè essa posa ad un tempo su dati ezio.logi'ci e sintomatici, divide le nefriti a seconda dei loro caratteri anatomici' in nefrili parenchimatose, ed in nHfriti ioterstiz.iali. Le prime comprf.ID(j ooo due forme: la uefrite superficiale o leggiora e la nefrite profonda e grave. La nefrite superficia le è caratterizzata dali 'alterazione dell'epitelio della parte destra del canalicolo ur.inifero e dalla presenza dell'albumina nell'orina. 0rdinoriamente secondaria essa può essere consecutiva ad una pielite o mostrarsi durante il corso di malattie gl"nerali come le piressie .(scarlattina, morbillo, febbre tifoide, difterite, cho'Jera}, nei .mali di<ttesici (tuber·coli, cancro, gotta, diabete), nelle intossicazioni (da piombo, morcurio, miasma palustre, cantaridi). Rannodasi a quPsta fot·ma la nefrite che si vede sopraggiunger~ nelle affezioni polmonari, cardiache, epatiche, nelle malattie cutanee e nelle sPrnplici nevrosi t.a nefrite parcnchimatosa, profonda e grave corrisponde nel,la descrizione del signor Lécorché alla ma!allia conosciuta sotto il nome di malattia di Br·ight. Si è l'epitelio della parte ritorla del ca.nahcolo uniri fero che in questo caso è altArato. Il decorso di siffatta nefrile è acuto o cro•1i'co: essa (.~ c~a.ratteriz­ .z-ata da 11na considerevole albuminuria, dall'alterazione profonda deJI'qrina, dalla comparsa di edema più o meno generale, da infiammazioni mu lti[)le e da aecidenti uremici. Il signor L6corché stabiliscu con precisione le differenze anatomiche e sintomatiche che la separano dalla nefrite intersliz.iale, descritta a torto "sotto il titolo di forma atrofica della malattia di Bright Giornale eli medicina militMe.


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RIVISTA.

e che non ap partiene per nulla al medesimo processo morboso. Deve òel pari esser ne distinta In oefrile amiloide. Il signor Léco•·ché insiste molto su questa distinzione capitale dnl punto di vista nosog•·nfìco. A' suoi occhi la malattia di Brigh t è~ una ncl"rito speciale, essenzialo, una, e non la riunione di stati morbosi, cornple:<si, formanti altrettante var ielll.. La quislione si trova per tal modo distl"igata dall'autore; ma noi dob biamo di re che qnesta interprP.tazione, grazie a una defioiziona precisa doi termiui . è luugi clall'essnr defi nitiva (VPd. Revue C?'Ìl'iqtte et r echerches anatomo-pathologiques mr La maladi.e de 111·ight par A /(fl!ich, Ar chiv. dc plvys. N. j1dtlet-sept. 1874; e Lcçons sw· les maladies des ·reins pro(. par llf. Charcot, P?·og?·ès médical N. 32 Pt suiv. 1874) . .La malattia di Bright presenta uno svolgimento tipico noi quale il signor Lécorché considera quattro periodi: P uo periodo d'iporemiA; 2" un periodo d'iperplasia; 3• un p ~>riod o r egeessivo o adiposo; 4• un periodo di collasso o di atruua. Essa è di natu ra flogistica nella forma cronica come nell'acuta. I r apporti della nefritc parenchimutosa col l'albuminuria si trovano ri epiloga ti in q ut'sla for·rnol u; l'associazione dcll'iperemia e la degeneresceuza epiteliale sembrano costituire le condizion i senzn di cui non v'ba albuminuria. Il signor Lécorché spiega l'edema g eneralizzato, mediante uu distur bo vascolare d'origi ne cardiaca: rigetta cosi tulle le teorie ammesse da alcun untore, sét:ondo le quali codesto edema dipuorlereb be da un vizio del sangue o da uo distur bo vasco· lar e perifel'ico. Quonto ag li edemi parziali è difficile rcndersene conto. Il signor LécorchO crede che non siano di dipendenza diversa da quella d\lll'~demn generalizzato . « li punto di par·ten~a si è lo stesso: In resistenza che oppongono al corso del sang ue le allerazioni r enali consistendo , io casi di nefrile parencbisrnalosa, nella r ipienczza doi canalicoli uriniferi per mezzo di t~h: m en li tli natura diversa. Quest'ostacolo am messi), può succedei'e ch e il cuore lotti e resista ; la circolazione continua, mn allora si mostra, poi fatto dell'esagerala tensione arteriosa, l'adorna parziale. Può avvenire d'altra parto cbe il cuore ceda e divenga insufficiente; la circolaziono ò tul'bnln, la LAosione artel'iosa dimiu uisce: la tensione venosa si ìa esager·aLn Eg li ò allora che si manifesta l'edema gonerale ~ . Capitoli speciali sono dedicati allo varie complicazioni cho possono mostrarsi nel decorso della malatlia di Bright, infìam-


DIBLIOG-RAF·ICA

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mazioni de' polmoni, delle sierose, della cute, r olinite, ecc. I.'aotore ne mette l'apparizione a carico dei disturbi di circolo. Fina lmPnte l'oremia occupa un largo posto in questo stuciio, qùantunquo essa non ?ia esclusiva alla mala ttia di Bright. Essa sop1·aggiuoge ogni quaivolta esiste un ostacolo alla secrezione dell'òrioa, condiziono che osservasi nella n efrile ioterstizialo ~d alla eliminazione di es.sa. Dividesi in nremia cerebrale acuta e cronica: in oefrite gastro-intestinale e in n•~fr1to dispneil!a o rcspirn torio. Il signor Lécorché passa a rassegna lo varie teorie analomopatologicl)o e chimiche le quali furono omesse. oncie spiegat'O g li acc1d,mti ut·emici. Per lui la pato1;onesi dell'uremia è comples,;a: l'eccesso dell'a rea o de!le materie estrattivo determi ner ebbe una viziosa antrizione della sostanza cerebràlo e potrebbe essere considerata qual causa Pl'edispooooto: disturbi c,mgeslizi cerebrali che sopravvengono bruscamente agirebbero come causa determinante: questa congestione cerebrale può essere attiva o passi\•a : si può conoscere quale ilO è la uaLura e rimedjarvi. Si vede l'importanza che in questa patogenia viene aceordata ai dissesti della circolazione. L'uremia respiratoria non sarf'bbe cbe uoa varietà dt·ll'uremia cerebrale. L'a11loro divide la nefrite intersliziale i11 nefrite iperplasico · s-clerosi od in nefrile acuta o suppurativa. La oefrile ioterstiziale iperplasica è una malattia croo icn che trascina il più sovente, tosto o tardi, l'atrofia del rene, un'iperlrofìa del cuore localizzata d'ordinario al ventricolo sinistro ed alterazioni nteromatose de'll'arleria. Clini camente ossa è caratterizzata dalla poliuria, dall'edema parziale, talora dall'edema generale, da una lenta deteriorttzione dell'economia: essa si complica frequ ~n temente d'albumi n uri a, dapprima passeggera, quindi pEirmanente, di moltf'p lici emorragie, d'uremia, più di rado di flogosi de' VIsceri o delle siorosE:\. Essa è piu sovente conseC\1{iva a lesioni dol rene (calcol i, cancro, tuborcoli, cisti, occ.) dolla vescica e della p1·ostata od a malattie generali, vaiuolo, r osolia, sifi lide. golta, a lcool is mo, saLurnismo. Al diagnostico sovonte assai difficile di quest'affezione venne consacrato un luogo capitolo. La nefrite suppuraliva a cui si collegano la nefrile parnssilaria (baltat·ie} e la oefrite emboli ca o me las l~ ti ca è tal volta associata a disturbi norvosi e sopratullo alla parosi degli art.i inferiori. - L'autore s'è applicato a svolgere in una certa misura quest'importante questione.


1\JVTSTA

Premesso alcune generalità sulla l1tiasi orinnria, io cui il signor Lécorché passa in l'llssegna le diverse condizioni e7.iologiche e pa togoniche e stud1a lo stato dellt~ orine, le nebbie, lo renelle. i cal!!oli, desrrive successi\'llnlPntl' la litinsi acillu (urica, ossalica), la litiasi alcolica (c:nlcar ea, nmmoniacale), IR litiasi indiflerento (cistica, Xtllltica). Ln litiasi può essere causa di accidenti diver si che sono: le emom1gie r eonh, la colica nerrislica, la piolite, l'idronefrosi e le cisti d"i r eni. Lo dogonerazioni ronali sono schiarate sotto tre capitol i: degenern zioni l'llO tlli propriamante detto cbe sono : 1• 1a clrgenerazione amiloide, l'udiposu o steatosa semplice, il cancro ed i tubcrcoli; ~ gli enlozoa •·i (cisti idntica, stroogulo, distoma; 3• Je alterazioni vascolori (iofarciro f' nti, aneurismi}. Terro111a l'opera con un caritolo sulla mobilità r enate o sulla perinel'rito. Noi ooo du biliomo punto d<'l successo di questo libro nel mondo awclico. Esso è utiln :~i medici provelli ed agli studenti. Sarebbe stnlo nostt·o cic~sidt> r i O cho lo hihlingrnfia v1 avosse occupato un maggio ru spazio, ufflochò pote~so cgualmonlo v•~ nire consultato con f•·ntto da cvloro che ovteol>oro ad iutraprendero ricerche sulla materia: ma è quella un'omissiunc che sarà fucile di riparnro in una nuova edi1.iono. (Gazette méd. de Paris, N• l, 1875). T UOlSif.ll.

Crtmia E tlmicn. - I crani dPlle TaHe umane cle.~critte e figm·ate sulla scorta delle colle: ioni del museo di stnria naturale di Pm·igi, delta societ(Ì d'ctntropiJLngia di Parigi e dtJlle '{l?'Ùtcipa.li collezioni della F·r ancia c dcll'es tm·o, tloi sigg. DII QUATIUlFAGJtS B II AJUY, Parigi, J. n. naillière e figli .

Fra i più ardui o n un tempo stesso i p1ù interessAn ti probiomi di cui si occupn l'antr·opologin. quello ~c·it• nza lu tto nuova che ha pro o un sì hrillante slonrio, ra d'unpu notar e lo ricerche r tllative nll'uomo preistorico, all'uomo fo>siln Qur>sl!Hicnrcho non r ispon•lono soltanto ad un st·otinwuto naturnlo eassui lc~i llimo di cul'iosilll scieulifka, osso possnuo cziautlio Cllnlribuir·o a rischill l'at·e alcu ni fJIIIIIi dolia sto l'i a t!t·ll·· raae olluuli. 1 fono meni d'nlavisnw hnnno dimo ~ trato infatti chr. fra :;onerazioni S!'fl'll'n.ln da intct·\·a lli di Lt•mpo grauùi qunnto possono suppor:.i ogni Jcgarne nou è clisll'llllo Da un ultr~ lato , oltre i carntlcl'i antichi ell e po~w n o cos) ricumpnriN occidenlalrnonte in sono o.lle


BTBT.10GRAFICA

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popolazioni cho subirono tutte lo modiflcnzioni che trnggoo con loro la successione dci secoli o le I'ivoluziooi cosmiche, havvi tal rnzza attualn o tnl allra che rappros!'nla come un tipo di transizione. Nel lt1mpo como nE'Ilo spazio le razze umn no formano una serie coutinua o gli è a clolormina re i termini di cotesta serie cho s'11 pplica l'antropologw proi~lo i·ica . Quali ora no i caratteri fisici dolio rau.e umaor che t!'nnE"ro dietro alla prima apparizione dell'uomo sulla terra1 Quali lraccie della loro industria hanno esso lasciato? Di quale fauna, di qual Oora. di quale formllzion o g1•ologicn furono cootornpo raneo? l'uli sono lo principali quoslioni cb'essa si propone Nl alla cu i S<Jiullione fa concorrere l'ostoologia, l'archeologia, la pnlologia. Appena alcuni anni fa. l't•sistrn7.a dcll'uomQ fossile era in discussione. No'gato da Cuvier, essa ora timidamente ammessa da alcnni modesti scienziati, la cu i opinione doveva cola rsi dinanzi quella del maestro. Invano scoprivansi prodolli dl'll'industria dell'uomo o persino oss-t umane negli strati. ove i paleonlologi rac•:ogliovano gli animali fossili: si rimaneva sct•ltici circn la contempuranoità dell'uomo e di (pwgli ao im alf, e siO'a tlo scetticismo giu ngevo fino a non riconosC•Il'o l'iutf•resse tii pozzi ello poscia acquistar ono un'importanza ca pila lA: noi non citeremo che il cranio di Canslarlt,tro,·ato nell700. quello di Engis (1833) c più r eco n temente (1856) •1ucllo di Noa orl~Wthal che diPde luogo a tanto discussioni sul valore de' suoi caraller1 etnici. Bisogna arri varo sino agli studi di Lartet sulla caver na di Aurignac (1865) ed alla scoperta di nonrher (di Perlhes) nel dil uvio d'Abbeville (1863) per voder tolti tuili i du bbi. Oggidl il n umero tloi pozzi che attestano l'autichità dell'110m o c In sua esistenza noi tempi pa leon tologici è bastantemente considcreYole. Solnmente essi sono disporsi nei musei, nello coiiM.iooi particolari e la loro storia, come quella d1·llo discussioni a cui la loro scoperta potè da r luogo, si tro,·a od in memoi·io ~pa rse, o n11i resocon ti rl i V<HIO sociotò scientitìchfl. Riunire. in un fa scio·tutti quosli studi: nvvicioaro, u e~crivere, Pl.ll'Hgo nare fra loro i cranii od i frammenti ossei a cui sì rifer is(lono: chiarire, giustificare gli apprezzamenti formulati modiaute la ra ppresentazione esnllo ùi tutti quo' frantumi umani: trarlurr·e cosl quanto più coscienziosamente puossi lo stnto attuale dello nostro cognizioni solla storia primith·a dell'uomo e delineare questa storia Ono al piu remoto limite dell'epoca quaternaria; taio ~ l'impor taule lavoro cho i sigg. do Qutttrufogos e fJ amy hnnoo intrapreso, e di cui nbi.Jiamo sollo gli occhi lo due prime pu11tate.


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RlVIS1'A

L'uomo esisteva egli all'epoca terziaria? Gli avanzi d'industria umana cbe furono rinvenuti nei depositi geologici di questo periodo rispondono affurmalivameute, ma la storia anatomica dell'uomo di quella prima età è da ~ f'a rsi : non si possiede per anco infatti alcun ossa mo umano chù sia manifes tamente contemporaneo liegl i strati geologici anteriori all'epoca post-plicena. Non v'ha dubbio che ricerche ullerh>ri giungeranno a colmare questa lacuna. Finora il campo di queste ricorr;he ri m nse all'incirca limi tato all'Europa ma non tardorit a stendersi alle altro parti del mondo e so le previsioni delfsig. Falconer si r ealizzano, l'Asia che si vuoi consideraJ'e como la culla dell'umanità tien in serbo per gli investiga tori le più belle 50rprese. Frattanto la storia dell'uomo fossile s'arresta all'epoca quaternaria. Ma durante quel lungo periodo cho i palnontologi han divtso in quattro età, a seconda delle speci e d'animoli fossili trovati nr,gli stra ti successivi dello formazioni geologiche, molte razzo umane dovettero svilupparsi alla superficie uel globo. 1 sigg de .Quatrofages e llamy ne ricostituirono tre 1Hi nc1pali .o si è allo studio delle due razze piì1 antiche che son ..;onsacruti i duo primi fnscicoli della rnagnifìca loro opera, la razza di Canstadt e quella di Cro-Magnon. una cootemporanPa del mammouth e del rinoceronte, l'altra intermediaria fra l'età del mammout e l'età della renna. Esiste per ciascuna di queste rnzr.e un cranio in certo modo tipico che ne riassumo i principali caratleri o attorno a cui si aggruppano gl i altri cranii o frammenti di cranio che presentano con esso maggior rassomiglianza . Quel tipo per la prima razza è il cranio di Néanderthal o per la seconda ([uollo di Cro-Mngnon. Questi due ti pi non hanno di comune che la dolicocefalia: per tutti gli alll'i caratteri s'allontnnano considerevolmente· l'uno dall'altro. Noi non sapremmo daro qui una descrizione succinta di qu Psti caratteri, la quale avrebbo il torto d'essere inutile ed insuffìciente,sccondo ch'essa passer ebbe sotto gli occhi d'un lettore iniziato ot! estraneo aglt studi antropologici. Bisogna leggero questa descrizione ne ll'opera di cu i ci stiamo occupando; bisogna studiare, misurare, con frontare lo numerose figut'O e le tavole lilografate dal voro ch'essa rinchiude; figure o tavolo che rappresentano tulli i pezzi dello collozioni pubbliche o private d'Enropa e clw sono altr ettanti capolavori d'a rte e d'osallezza; bisogna fina lmente cercare altraverso il tempo e lo ~paziu di tener diotro cogli autori fino ai nostri giorni alla discendenza più o men bene accurata di quello razze speuto.


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BIBLIOGRAFICA

L'opera dei sigg. de Quatrefagos e Hamy è un vero monumento sci(>nlifico che fa onore ad una volta agli autori ed all'editore. Gli uni e l'altro col concepirlo erl eseguirlo sovra un piano così vasto e così bello si sono ispirati dal loro amore per la seienza non solo ma altresì da quello pelloro paese. La Francia che tanto ha contribui to ai progressi d ~ ll 'a ntropologia non avrebbe potuto veder che con ram marico un simile monumen to innalzato da un'altra nazione: gli autori e l'editore di Orania Ethnica hanno adunque ben meritato della scienza francese. (Gazette médica~e de Pa1·is, N. 2, 1875). Dott. DE Itwsn. Della 'mcipt'esswne. - V!NZBTTI. -

Opuscolo. -

Venezia

187<1.

Dopo avere dimostrato quanto siano gravi e ribelli ·le emorragie da rorile r istrette, nella mano e nel la parte inferiore dell'avnmbraccio, e come in certi casi nou si riesca a fronnrl e anche coi mezzi ultimamente proposti, l'autore viene a parlare di uno spedienie special e, che fu condotto a mettere in pratica, la primo volta quasi per caso, ed avvisatamente negli altri due fatti di emorragie per ferila d'arma pungen te che in soguilo gli occor$ero, e che altrimenti avrebbero richiesta la dilatazione cruenta delia ferita e la diretta legatura dell'arteria lesa. Egli poi si è iodolto a pubblicare quPste sue due osservazioni , affinchè gli altri chirurghi possano csparire tale mezzo e forniro Ult numero suflìciente rli prove per un più fondalo giudizio. Quijle sia questo artificio e comA si adoperi, l'autore lo insegna narrando le storie dei maiali rispettivi. Un contadino di 50 anni, robustissimo, si Jer\ la mano sinistrll urtundo contro la puntn di un coltello. Non po·tendo frenare il sa ngue che usciva con impeto, ·ricorso al chirurgo, il qu11le frenava l'emorragia, applicando un apparecchio contoolivo. Trasl:orsero dodici giorni senza sinistri accidenti, ma al 13• insorse d'improvviso una copiosa emorragia, che fu fermata con fasciatura più stretta della prima. Nel !giorno 24• c 25• nuove emorragie, ed altra nel 28" in cui fu accollo in clinica. Al suo arrivo (1 4 luglio 1870) era pallidissimo c stremato a modo da non potersi reggere in piedi. Si fece tosto la com· pressione digitale dell'arteria omorolo, c tolte preslamoote le fa sde tutte intrise di sangue, si vide la mano colla metà dell'anti braccio rigonfia, arrossata, lucida e calda. La ferita si


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RlYISTA

estendeva longitudinalroente circa centimetri l '/, sulla faccia esterna drlla man o, fra i metacarpi del pollice e doll'i nrlica; i suoi contorni era no in fossati, pesti cd ecchimotici, e fra i suoi margini stava un coagulo sup11rficiale, che d~terso ne mostrò altro piÙ profondo e volum inoso, che fu spin to f'u ori con laterali pressioni. La cavilli che ne rimaso si empiva da due pa rti di un sangue r utilaote, tosto che si avesse cessato dal comprimere l'omeral e. Dilatò l'autore con taglio superiormente ed inferiormen te la ferita per circa centi metri 2, e cercò l'arteria ofl'esa per legarla; ma pe>r quanta ni ligenza pon esse in quella lunga ricot·ca, io mezzo ai tessuti intasati di sangue e di essudali flogistici, non riuscì di scoprirla . Ed avrebbe abbandonala l'impresa per pro· cedere a lla a llacciatut·a della omeral e, se fatta a llentare a llllrnativamcnte la compressione a rendere più manifesti i due pun ti donde usciva il snnguc, non foss P riusr.tLO in un r ei tcwoto tentativo di atl'err-arli ed apporvi una lpga turu, con immediata cessazione della emorragia. Egli dubitava pet·ò che in quAlle duo legalut·o non fosso stata veramen te l'artttria, e quindi nel timoro che più o ml•no presto potesse l'emonagia rinnovarsi, stimò opportuno di tenere bene scostati i margini della ferita, mediante dne 11.n cini du7Jpi ed acuti immcrsip?·ofondamente c mantemttì semp·re tesi 1-1er mPzzo òt un cordoncino fissalo al loro manico ed annodalo coll'allro capo ai duo lati spl•rgenti del piano in clina to su cui poggiava la mano. Il malato, sompre custodilo, passò la not:e agitato cla sogni forali; il giorno appresso fu abbastanza tt·anquillo, ma oel posd omani a lle ore 5 dlll n1attino proruppe con largo getto una cmorragin dal Ialo destro della ferila . [)a iu to clin ico, che tosto acconrova, cet·ci'> di art•cstat·la con nuova iflga tura, ma senz<l eO'ello; si arrestava invece tosto che infisse di nuovo e man tenne bon teso nel punto songuina nte l'uncino che si era r alltm tato. Alle ore n del med l'si mo giorno, sorse dal margine opposto della ferilA un'alll'a Nnorragia, che fu Losto frena ta, rinppl icaudo e tenenqo eonvenienlementa tf'so anche l'uucioo di quel lato. Da .quel momento non ci fu più segno di emorragia. Gli uncini furono rilllossi in capo a 48 ore. sAOza che uscisse punto di sangue. La rerila perco rse r egolarmente i suoi stadi, ed il contadino dopo 28 giorni lasciava la clinica, senltmdo solo un poco inceppali e dolorosi i movimenti del pollice.


JUBLlOG RAFICA

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11 modo col quale rimase arrestala questa emorragia parve all'autore m~>ritevolo di grande considerazioae. Infatti egli leneva per fermo, cbe il felice evento fosse interamente dovuto alla oper;1zione degli uncini, i quali avevano di certo colla loro curva .investita e tenuta compressa l'arteria. Egli concepiva quindi per questa guarigione la speranza, cho un tal m ezzo potrebbe essere da sè solo in molli casi faci le ed altre ttanto efficace ad il rresta re le emorra gie di bon mo lle arterie, così degli arti come del tro:J.co, e da esperirsi prima d'ogni altro. Il secondo caso in cui l'autore potè foro uso avvedutamente degli uncini, si offrì nel giorno 6 dicembre 1870. Un garzone di. bottega, d'anni 28, nel tagliare un pezzo di cacio si infisse profondamente la punta del coltello nel palmo della mano sinistra. Spaventato dal getto òi saogue corse subito in clinica . La ferita trovavnsi poco sotto la metà del palmo tra il metacarpo del dito indice e medio, ed era quasi perfettamente trasvcrsa, lunga appena un centimetro, altrettanto profonda, e ver sava saoguo profusamE>nte, quando non si pre meva l'omarale. Insinuò l'au tore profondnmen to due uncini semplici acuti tra i margini della ferita, e non nppeoa li ebbe s~;ostati con c erto grado d i forza. elle- ì't~morragia si onPstò, anzi gli parve s'arrestasse per la trazione d'un uncino soltanto. -Essi furouo tosto fissati come nel caso anteccòenle nel grado dovuto di tensonP, nè altra cosa si fece. Al mattino dell'indomani, non uscendo più sangue, l'infermo colto un mome nto io cui era meno osservato, si tolse via destramente gli un cini. Non occorse rimetterli , nè a llora nè poi, ed il garzone usciva dopo 8 g iorni. Rafl"ormata cos) la buona opinione cho l'autore aveva concepita degli uncini, ii giorno 29 aprilo 1872 si presen tò nuova occal!ion~ di sperimentarli. Un fal~>goa me d'an ni 54, robustissimo, nel dopo pranzo dol giorno innanzi s'infiggeva per caso Ilt\lla faccia anteriore delravambraccio sinistro la punta d'uno strumento triangolare. Uscl tos to uno spaventevole getto di sangue, e ad onta dei primi soccorsi ne perdè, fino all'arrivo "del chirurgo, almeno litri l '/ 2 , e svenoe più volLe. Appena giunto questi e veduto il caso grave, strinse sulla ferita un tampono, e trasportò in vettura allo spedale il ferilo. che nel tragitto svenne altre due volte. l vi il chirurgo di g uardia . cercata invano, mentre un infermiere comprimeva l'omerale, l'arteria lesa, arrestò efficace-


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RIVISTA

mente l'emorragia con esalta fasciatura compressiva , estesa dalla estremità delle dita al cubito . Nel mattino appresso l'infermo. senza segno di emorragia, era stato posto nel letto del teatro chirurgico, ma eccitato forse dalle parole dirette dal professore agli al li evi, ben tosto l'emorragin proruppe . Com pressa tosto l'onwrate, o sfasciato prestamenle il cubito, si scorse sulla facciu anteriore, e precisamente sul trngitto del· l'arteria ulnaro, a '7 contim. sopra il carpo, twa ferila trasversa lunga l 112 Ct>ntim , dalla quale r igoglioso ri bolliva il sangue appt>na si r allentava la compressione dell'omerale. - Il professo re insinuò tosto d ne uncini semplici nolia ferila, e ne scostò i margini in direzione molto obliqua per meglio invt•slire ambo i capi dell'arteria, che suppose truncata: ma la prova mancò Fttfatto, e mancò una seconda. che feee col teodoro gli uncini In allra direzione e con forza maggiore; mancò una terza, e nei tre istanti d'allentamento della (~omprcssione un lago di sangue inondava il cuscino su cui l'arto giaceva. Non è a dire quanto l'autore si sen tisse sconfortato e depresso, ma non fu che un momento, poiehè sosti tuito rapidamen te al superiore uncino, un un ci no Joppio, innnautinenti l'emorr agia cessò del tutto o per sempre I cordoncelli che tenevano gli uncini si annodarono a due aste di legno, legato perpendicolarmen te ai lnti del letto. L'infermo, sempre guardato, dovette giacere quel giorno e l'altro sul !ello di oporaziuno nel toatro. Si osservò como all'uncino su periore foss o impresso, certamente dalla sc,ttopos ta arteria, un moto di pulsazione; questo interessante fenomeno alla sera dell'indomani and ò sem pre diminuendo e scompat·vo nella notte. Alla mattina del dopodimanf, cioè uopo 48 ore, si tolsero cautameolo gli uncini, e si trasportò il malato nella clinica. Il fnl egname ~Ol' IÌ nel 22• giorno, e nel 28" ripreso il lavoro senza incPppameoto od incomodo nei movimenti della mano. Dopo questo terzo successo. aggiunge ,l'autore, stimai poLcrsi già ùnre un nome a tale modo di fH'I'estare le emorragie, e lo chiama i uncip?·essione, nome consono a quelli di agopressione, ecc., già ammessi nel lingu•1ggio della chirurgia odierna. Il van taggio ottenuto nei tre casi descrìlti deciso l'au tore a proporre questo nuovo mezzo ai chirurghi ed ai ~~ooclolli in ispecie, i quali soglioou usare nel le emorragie non capillari il g biaecio. gl i stitici o In fasc:iatura comp'ressivn, mezzi tutti per lo più impotenti, spesso pernicinsi, e che tengono illusi e il chirurgo e gli infermi fin o al prorompere dolio solite omorragie secondarie.


DJBL10t7RAFICA: Segu~ un saggio

di proposizioni intqrno all'uncipressione, che si possono così· riassum.ore. Nelle feritH d'arma da punta con emorragia si scostano i margini della ferita mediante uno o più uncini semplici o doppi, acuti od allusi. di varia forma, insinuati nel fondo e mantenuti più o meno tesi per la durata t.1i 24, 30, 40 ore o p.iù, ripetendone l'applicazione, ove occorra, in punti differ enti e con trazi~ni in sensi divc•rsi. Se rarta'ria lesa trovasi all'una od all'altra estremità della ferita, allora l'uncipressione .deve farsi in direzione long-itudinale, in certa guisa allungaodola, e non in direzione trasversa. È necessar,ia l'immobilità della parte ferita e la continua tensione degli unéini, da otteaersi mediante una fettuccia di gomma e-lastica fissata. ad un pun1o immobile, che può trovarsi o fuori dell'ap-pat·.ecchio o meglio sull'apparecchio medesimo, massime se questo fosse gessato . (Dalla R·i vista clinica di Bologna, Fase. l •, gennaio, 1875}. Trttftalo sulle tnalallie degli o,.gtnai orina.t •i, per GIUSEPllB Gonnt.DI. -

Vol. l in 8• grande di pag. 272 con 34 fìg:Jl'e neJ testo e con 22 tavole litografiche .. - Firenze, Sta· bilimento Civelli, 1874.

Assai noli 1aon solo fra noi. ma anche in Francia, in Germania ed in Inghilterra erano gli stud ii importantissimi dell'il lustre pro!'. di clioica chirurgica dell'istituto superiore di Fi1·enze sulle malattie degli organi orinari. E con desiderio grandiss:mo si attendeva, che esso desse alia lHtleralura chirurgica un 'opera originale sintetiea su tale argomento, la quale comp letamente ponesse in chiara luce lo stato pr;osente dei nostri sludii intorno alte malattie clell'appat·ato orioario. E vana non fu al certo l'aspettativa, poichè oggi possiamo dire che l'illustre chirurgo ha ~eramente arriechilo la scienza di un'opera classica. Non ci faremo noi qui al certo a discorrere l'importanza grandissima di questa parte dello chirurgic!1e discipline; ognuno di leggieri comprende che essa non solo contiene le più (l\fficili e lo più delicate operazioni, ma anco alcun dei piì.t gravi argomenti di patologia e di clinica chirurgica. N~ · ci faremo tampoco ad osa minare questo libro in ogni suo punto, elle troppo lunga e gravosa opera sarebbe pet' noi il ·prendere ad esame ogni capitolo. Daremo solo un rapido cenno specialmente della parti di maggior valore ed utilità per faro


RIVISTA

viemaggiormente conoscere il merito g rande di questa opera che può cli rsi superiore in molte parli a qua nto sonosi su questo argomento in questi ultimi tempi pubblicato. Il vo lume or·a oscito alla luc{l, che fo r ma la prima par te dell'opera, tratta gli argomenti generali; nell'altro volu me di prossima pubblicazione sa ranno trattati gli argomenti speciali. Contiene il titolo primo del libro un brevo ed esatto e ben coordinato trnllato sull'orina, e sui calcoli e sui doposili orinar i in rappor to s p ec i a l m~n te alla diag nosi ed alla cura dtJilo malattie dPgli organi orinari . Diremo sol tanto che questa par te al cer to di moll.o valorH è fatta con molta chiarezza , e c:on pr·ofonclo criterio sonovi in succinto trattate lu tto le più importanti questioni. È il titoLo secondo quello che meriterebbe specialmente un'estesa rivista, considerando osso la ana tomia e la fisiologia della r egione-per inoa le e degli organi io ossa racchiusi.. ·Non im po rta dichiarare qunnla sia la importanza eli questi studi: gli interessl.ln lissimi lai'ori pubblicati su questo o•·gomen to aiJbastonza lo compl'ovano. E l'illustro professore non solo ha r iunito lutto quel lo che di pil1 r ecente si conosco, con ntHJ sintesi severa e profonda, ma quello che maggiormente importa ha esposto il risul lalo delle sue numerose dissezioni dei suoi esperimen ti, o dello sue osservazioni cl iniche. Sola men te di volo acce nneremo che il capitolo d.;lla limitazione della ragione 'del porineo, delle a poneul'l'osi e degli organi porineali come quello degli or·gani orinari fo r morebbflro una preg{'volissima originole monografia di gra ndissim o valor0. - La descrizione dello aponeuvrosi perinea li in modo diverso dPgli autori, od assai oscuramen te fo tta, v_ien resa dol ConnAot assa i ch iara e semplice riùucon<1ola a qnaltro. E ciò può dirsi anche per la descrizione della vescica o dnll'urctra. Ques t'ultima specialmente ò stata poi ConnAUI oggello di molte r icerche por la fo rma, e per le dimensioni nelle sue varie parti. Viene nel titolo te?·zo a discorrere le regole gonero li della terapeuL1Ca t:hirurgica degli organi orinari. Tanti e così svariati son o g li stru menti immagina li o ll'uopo cho importantissima cosa è al certo conoscere alcuno regole genera li por so perii opportunamente adopcl'<Htl, e per farne una scolla conveniente ed adatta ta nei singol i cnsi. C l t~ssiOca esso g li strumenti destinati alle malattie degli orga ni ori n ar i in gruppi anatomici, e li dilride quiudi in lro gt·undi <:ategoric: 1• strumenti uretrali, 2" strumento pt·ostatico o del


B~B I,IOG-RAFICA

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coilo della vescica, 3° strumenti vesciculi; suddividendo poscia ciascuna categoria secondo lo scopo cui ogni istrumento è destina to (esplorazione- evacuazione - irrigazione- dila lazio no, ecc.) In questo brevissimo cenno bibliogndlco non ci è dato certamente neppure an noverare i principali strumenti delle diverse categorie, e riferiroe i punti più importanti della critica profond a cho esso ne fa sì per il man ua le operatorio como pei pregii o pci difetti che ogni strumento ha. Possiamo però osservare che un lavoro così compltlto o b•1n dis posto, e con mano maestra trattato non si possedeva ancora nella terapia delle malattie degli orgnni orinari. Negli strumanti u1·etrali dilatatm·i far·emo menzione du lie candelette metalliche assai pregicvoli da esso inventato, del dilatatore n. corona; [!·a i dilnratori meccanici quello all'm·chetto, senza porò poterne qu i dire i pregi di questi islrumBnti, che l'àbile chir urgo faceva costruir e, e che con profitto grandissimo ha messo i n oper a. Nè possiamo tacere nel capitolo deKli strumenti vescicali, J1articolo importantissimo sul modo di misur·aro e d e tf~ rrninare la form a degli strumenti voscicali. Noi abbiamo di quest'opera, diciamo pur classica, dato un cenno assai incompleto; molte Altre cose importnntissime sono racchiuse in questo vvlumo; moni strumenti sonovi descritti e con criti ca severa giudicali . Oltre le molte figure intercalat.e noi testo questo libro ò pure completato da 22 grandi La volo litogrnfate. È questa un'opera chr. por comprer11ierne tuUo il valore conviene lcggerla e metl itarla; o che non solo torna di grunde onore all 'illustre chirurgo, ma anche alle scuole chirurgiche d'llalia (l) . (Raccoglitore medico). Pseutloat•lt•osi dell•ellll'eUlO infe t•io J•e tlel feutoJ•e si~&isl'l•o, cou st,litltrlt' COil ''!l()•lJ·tudut•a elellt•i ctJ . LA unllNZJ.- Opuscolo. - Roma 1874, Tipogi·a fìa Polizzi e C."

Un uomo d'anni 31, di r obusta costituzione, guardiano in Grottnfcn ata, en lt'ò il 20 gPnaaio 1871 nullo spedale per frattura ob lt qua, dall 'inter·n o all'tJsterno , in vicin<lllZa doll 'ostr·emo (1) La re dazione de l Raccoglfto1·e N tdico tiene in deposito quest'opera che sarà inviata franca di pol'to ni richiedenti dietro invio di L 1:2 in vaglia postale.


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RIVI S'M

in feriore del femore sinìslro. La lesione era stata ri porta ta fia dai _primi di novembre del 1870. Pre:wia cluroform izzazi,.nc fu ridotto con qualche diffìcollà lo spostamento. e si applicò un ap parecchio gessato con ferule di cartone. Levato l'appac·nc•·.hio dopo 50 giorni ci rca, persisteva la mobi lità noorma le. Oietr·o u a esame accurato veoo ... ro escluse cause generali e locali, (1 si ritenne che l'innurmalit(l del processo di consolidazion i~ fosse da r rportarsi a 111fclto di organizzazione della. neo-formazi one inturossea, proveniente dalla obliquila della frallura a dalla arplirazione, incongrua dei mozzi conteolivi. Fra i tanti sussidi proposti In simili eveni enze, esa urrti senza vantaggio i piì.t sc>mplici, l'autore stimò razionale di richiamare alla pratica l'oleltro-pun tu ra. Egli difatti infisse 5 oghi aoel lali, abbaslanzn lunghi a bene puliti, a giusta distanza fln d1~1Hro allo parli divise doll 'osso, che si lasciarono passare agevolmeute. Cnì g li aghi ad uo apparecchio di Gao flo, e pr·otrassc la seduta por circa 15 miouli prtmi. Prodotta cosi u na eccitazi one su i du o fram meoli, per· maotf! nerli a coolatto, applicò l'apparllcchio oruer'icano por 10 giorni, dopo dei qua li potò ossf' r'vare ciHl cominciava una sul'lìcicnte consolidazione. Allora r cp licù la sodu ta elettrica nell O slf'Sso modo di prima, o l'applicazione ,l••ll'apJ.larocchio (pr>r 20 gio rni). in twguilo di ch e potè nssicutarsi che si era formato il callo. Dopo 95 gioroi l'inft!rmo a l ~ava reg..tat·menl.e il ruA mbro, che presentava perfella r t'sistenza e non era affatto dol nolf'. Gli si prescrissu allora di nlznr·si e di ••ser·citar·o gradatamente l'arto, e nel giorno 20 mnggio potò lascia re lo spednlo perfettamente guarilo. L'autore ritiene cho, f•'ll i tanti tnllZZi pro posti a viocero una pseudoartrosi, l'•, lott•·n·punlu•·a lnPl'lli d'ossere •·ichinrnata alla p ratica, prima di ricorrere ai mezzi più violenti o pill compromettenti la vita dell'in fo rrnn . « L'llJJplicar.tono pcrù d'u11 conc veoienle sussidio lot·apeulico slnrà sem pre nella pretlisa co« gnlzione del l'a lloro causalu che ba pr•o.!otto e m nntiooe la « pscudoa rtrosi "· ( II i•vista clinica) . Dcll•inuel;lo epitlt~rnait:O llelle JlillfJite. Nuova Lig1tramerlica, N. 17, l!:n4..

PonTA. - La

In una serio di esperinoze faLLo socondo lo migliori nor me su un g r·ao ou mero di individui dei due sessi, d'ogni età o su piagho della J..lii.t s1•ariat.a orrgroc e oaturn, il professar· LutGJ


DlllLIOGRAFICA

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PORTA è giunto a conclusioni che diminuiscono alquanto il pre-

stigio eh e si era già guadagnato questo nuovo trovato della chirurgia. Eccolt} io breve: 1° L'i nnesto epidermico della stessa natura della pellicola cicatriziale delle piagbe è suscettibile di attaccarsi ai margini, ai bottoni carnei eù alla cicatrice spontanea, e di formare un elemento di questa; · 2" Esso falla spesse volte, ed ha circa il 20-25 p. % di riuscita: a• Sebbene un'adesione dell'innesto possa avverarsi sopra una pl11ga qualuoquo e ad epoche divPrse del suo decorso, generalmente però non ba luogo che nello piogho semplici, gl'anoiose, con pochissima suppurazione, e nel periodo di incipiente cicatrice; 4• L'innesto cho ha aderito , costantemente conservasi immutato sul luogo, fincbò venga raggiunlo o .incorporato dalla cicatrice spontanea della piaga. ed io oiun caso si f.lbbe l'esempio di una espa>lsione o prolitìcazione sua prop1·ia. essendo questa esclusiva d~lla cicatrice naturale; 5• Quando ader iscono gl' ino <~ sti , pel poco numero e la loro esiguità non formano che dei pu oli insignificanti di 'cicatrice artificiale, per cui ò forza conven ire che questo metodo per la comune dello piagbd è incerto, superfluo, o di poco eO'elto; 6• La molloplicìlà degli innesti, allo scopo di un maggiore etfullo, d'ordinario non corrisponde por l'irritazione arrecala alla piaga o per la caduta do!la maggior parte dei medesimi : e d'ordinario pure non si verifica l'attuazione a distanza di nuovi punti di cicatrice, a mooo elle la piaga sia già per sè disposta od oolrnta nel processo di cicatrizzazione; 7• L'innesto però può essere utile accelerando la guarigione nei due seguenti casi: in piccolo piaghe circolari od allungato, siano sta;dooarie où in allualità di cicatrice; in piaghe estese croniche. in altualilà di cicatrice io no punto, lo quali por un'indole speciale si prestano all'assunzione di una molti(llivi.sta clinica). tudine di innes ti.


96 AVVISO

11 generale medico commend. prof. Cortese presidente rlel Comiluto di sanità militare melle a disposizione di ciascuna dello sedici direzioni di ~anilà soi copie del suo Trallato « Delle imperfe1.ioni superstiti alle ferite ed allo mnlallie contratte in campagna " ondo farne dono a quegli urfìciali di sanità cho acquistnrouo la Guida-teorico-pratica del medico in campagna e non poto1'ono pAr qualsivogliu circostanza procurarsi il suddetto Trattato cho no è il complemento, od a quegli altri èui i r ispettivi direllori credano possa siffatto libro tornar più profittovole. Ci lusinghiamo che tutti apprezzeranno come merita questo allo di spontanea geoerosità del prelodalo sig. Presidente. J,A. DIRI!ZI:)!\Il.

lV. B . Le suddetto sei copiH saranno spedi te da quest'Ufficio ad ogni Direzione contro rimborso dell'afi'rancatura postale.

AVVISO Al SIGNORI ASSOCIATI L'essersi valsa l'Amministrazione dello antiche schedo di associazione, ha follo sì che non pocbi nel mandare il prezzo del rispettivo abbonamento siansi attenuti alla cifr·a di 11 L. portata dalla scheda loro trasmessa anzichè a quella di 12 L. annue stabilite dal la circolare della Direzione . Si pregano pertanto tutti quelli che incorsero in siffatto involontario e scusabilissimo orrore a voler aggiungere uoa lira alle undici già sped ite.

Il Direttore

P. E. MÀNAYRll. Colonnello .llfcdico, membro del Comitato di sanità militare Il Gerente FBDE RIGO NUTINI


MEM.OR:tE - - - -

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R~RO ClSO DI TmlORE AEREO (?) ALLA REGIONE SUPERIORE LATERALE SINISTRA DEL COLLO ~--

-RELAZIONE LETT4 NELLA CONFERENZA DEL 29 OTTOBRE

Ressi Biagio 1\farco, di Borgo Ticino (Novara), caporale nel 9~ reggimento artiglieria, 5a b.atteria, classe ~1852, per la rana malatti-a da cui è affetto viene presentato il 18 corrente ottobr.e ai varii medici presso questa Direzione di Sanità dall'egregio dottore ,Cassinelli-, tenente medico della milizia mobile, incaricato del servizio sanitario presso la detta frazione di corpo, qui stanziata. Il nominato caporale è sui 2:2 anni di età, di temperamento sanguigno-linfatico, di florido aspetto. lri quanto all'anamnesi, a .ciò che riferisce, non ebbe mai soffrire malattie di entità, se si eccettua qualche lieve affezione reumatica che non . sa bene indicare, e qualche angina a cui andò e va tuttora soggetto, solita a: risolversi in tve o quattro giorni con qu~lche riguardo e col semplice riposo. I suoi parenti sarebbero pur sani, soltanto una sorella va soggetta anch'essa ad angina.

a

7


98 RARO G.AS'O DI TUMORE AEREO L'interessante m alattia da cui ora trovasi aft'etto il detto caporale consiste in un tumore del volume di una grossa noce, situato alla regione superiore laterale sinistra del collo; esso è limitato posteriormente dal margine anteriore del muscolo stemo-cleido-mastoideo, superiormente. è a livello della branca corl'ispondente dell'osso joide, anteri or.mente d isca circa due centimetri dal cosi deuo pomo d'Adamo, lasci ando in tal modo scoperto buon tratto della faccia corris'pondente della cartilagine tiroide, inferiormente è quasi a livello del margine inferiore della stessa cartilagine tiroide. Tale tumore sembrerebbe, a primo aspetto, di na tura ghiandolare, ma sentendosi molle, cedevole al tatto, non si tarda a riconoscere che è di ben diversa struttura. Ciò che havvi di particolare si é che l'individuo quasi a guisa di un batt·aco, se si può fare il paragone, lo può rendere visibile e invisibile a piaci mento . lncmvandosi alquan to in avanti e trattenendo il respiro egli lo fa comparire, stringendo il collello della gi nbba e facendone qualche sforzo di espira1.ione il tumore acquista il suo massimo sviluppo, ripigliando la posizione e retta e respirando naturalmente il medesimo scompare {·l ). Lo strato dei tessULi che lo rico prono appare solli le e si direbbe consistere nella sola cute, nell'aponeurosi cervicale e nel collicutaneo; tnll.avia si giudica che sia collocato a maggiore profondità, che concorr·ono cioè a copl'irlo gli allr·i muscoli e tessuti più profond i eli quella r egion e, vale a dire parte dell' omojoideo e dello sterno tiroideo, parte forse de.i cos trilLori superiori della faringe, nonchè il muscolo tiro-joideo e il legamento omonimo cor quali sembra più in stretto rapporto . L'individuo non sa indicare alcuna causa particolare che abbia potuto contribuire al suo sviluppo, solo ricorda ( ~)

V. la Tavola ~ ·,figura~ c 2.


:ALLA IU1GH>NE ,SUP}ì;RIORE:IA~.TERALE SINISTRA DEL G~LI.O 99

~he da tre. mesi

circa. egli comin_ciò avvertil·e un senso di peso, ùn inéomodo allà aetta località, quindi la compar_sa- di una t.umefazìone mano mano crescente, la quale soltanto (\a una ventina d·i giorni avrebbe acquistato il volume attuale, potendo egli pur sempre continuare nel suo servizio . Sinto·mi subbiettivi sono ora, come riferisce il soggetto, un aumentato senso di stringimento alla gola, una certa difficoltà riella deglutizione dei solidi§ un i.neomodo· nella respirazione specialmente se forzata, sia per il cavalcare come per la voeiierazione od altro. Ad una pressione moderata il ·tumore è pressochè indòlènte. La voce senza essere fioca . neppure è delle più li.mpide e sonore. Rasch1anélo, spùtando forte e so.tto qualche c·onato di tosse, a quanto dice, ebbe talvolta degli sputi sanguinolenti. Applicandovi un dito sopra e facendo respirare•fortemente Yindividuo si percepisce un lieve ft·em.ito dovuto al passaggio dell'aria; applioan.dovi po'i lo ·stetoscopio si sente ii' vero soffio respiratorio alquanto più d~stintamente e superficialmente che dal late opposto o da altro punto qualsiasi del tubo aereo. · Di quale natura ·potrà essere questo tumore? Si è già accenp.ato che non è di stmltu'ra ghiandolare, nè a quanto si'pu'Ò facilmente giudicare è un tumore maligno, nè un li poma, nè altro simile tumore cistico. N.on essendo per nulla pulsante e di consistenza o piuttosto di cedevolezza ed elasticità tutta propria, viene aBGhe elìminata l'idea che possa trattarsi di un tumore a.tleurismatko . La carotide si sente pulsare normalmente alquanto posteriormente e all'esterno . All'ispezione delle fauci non presenta nulla che fermi particolarmente l'attenzione, soltanto si nota che l'individuo ha pochissima· tolleranza per l'introduzione di u? dit.o o di altro corpo estraneo, il che rende impossiblle. una esatta esplorazione, si osserva che la mucosa


~ 00

RARO CASO DI TUMORE AEREO

è alquanto più arrossata dell'ordinario, che le tonsille sono lievemente ipertrofìche e che nei facili conati di vomito, elette parti sembrano fare un po' più di sporgenza che in qualche altro soggetto. Sarebbe a desiderai-si che si potesse applicare il laringoscopio, ma come si è accennato egli non avrebbe tolleranza. Sarà inutile dire che mancando certi sintomi speciali viene anche esclusa la possibilità di un ascesso, di un carcinoma, di un polipo o di altra grave affezione sia della laringe che della faringe, tanto più che sarebbe difficile supporre che tali malattie possano fare simile sporgenza all'esterno. Avuto dunque riguardo all'ubicazione e consistenza del tumore, ricordando il suo modo speciale di comparire non che i disturbi della deglutizione o specialmente della respirazione accennaLi, sembra potersi razionalm ente far diagnosi di un tumore aereo, ossia di una protrusione della porzione membranosadella parete laterale sinistra della laringe, limitata al tratto postoriot·c più in corrispondenza colla faringe dipendentemente da sfiancamenlo o rilassamento della membrana o legamento tiro-joideo io ' 'icinanza delle gr·andi corna sia dell'osso joide che della cartilagine til'oide, attraverso del quale sfìancamento sporgel'ebbe la mucosa della medesima laringe. Quali saranno l'importanza e le conseguenze di siffatta malattia? Essendo razi'onale ammettere ·i distw·bi accusati fin d'ora dal paziente, per le gravi fa tiche del servizio mililare, dovendo egli continuamente andar soggetto a degli sforzi di respirazione, sembra pur logi co supporre che l'accennata atlezione anzichè rimanere stazionaria debba col tempo progr·edire, cioè sfiancarsi e assottigliarsi mo.n mano le membrane interne del tu-

t


A.LLA REGIONE SUl'.EUJ.O.RE ,LA'fEJ,\AI,E SINISTRA DEL çOI.LO 101

more sino a succederne probabilment~ il crepaccio colle sue gravi conseguenze dando luogo all'enfise ma di quella regione. Quale potrà esserne la cura? Non potendo sul collo adauarsi una conveniente fasciatura compressiva senza gravi inconvenienti, nè sembrando potersi adottare alcun sussidio terapeutico efficace, tanto peggio se si ricorre~se ai mezzi cruenti, l'unica cul'a che pou·ebbe tenlarsi in si.O'atta specie di tumore sarebbe l'assoluta astinenza da qualsiasi sforzo per parte dell'individuo. Stante adunque l'incompatibilità deiJiaffezione colle esigenze del militaru servizio, sia per gl'incomodi già esistenti come per il probabile progresso della medesima colle sue gravi conseguenze, e stante la difficoltà e incertezza della cura in questo caso non vi sarebbe altro provvedimento che la riforma dell'individuo. Quale articolo dell'elenco Cdel regola mento sul r·eclutamento in vigore])OLI'ebbe essere invocato in appoggio? l'articolo 59- malattie dell'apparato respiratorioal capoverso dove accenna a tullc le pel'manenti organiche alterazioni delJ'apparato respiratorio che ne compromettono la funzi one in modo da riuscire incompatibile col militare servizio sembra potersi adat· tare all'uopo. Nel dubbio d'inesattezza della certo non facile diagnosi, l'at·ticolo 8 che parla dei tumori, dei polipi, delle vegetazioni, escrescenze, ecc., costi tuen ti per sede o volume un impediu'lento di una funzione importante o d'incomodo incompatibile parimenti con un utile servizio, e tutti gli altri tumori di difficile e pericolosa cura, potrebbe forse ugualmente essere invocato in appoggio . l varii medici presso questa Direzione di Sanità, che ebbero a vedere e studiare il raro caso, convengono n maggioranza nelle suespresse idee, sia riguardo al


102 RARO CASO DI TUMORE AEREO diagnotisco che all'entità e conseguenze dell'infermità, come riguardo ai provvedimenti da adottarsi in proposito. Nell'interesse della scienza sarebbe stato a desiderarsi di avere un cadavere a disposizione al fine di studiar meglio Je parli anatomiche di quella regione per polersi fal'e un'idea più esatta della possibilità e del modo di formazione di simile tum ore, ma in questo lasso di tempo non si ebbe·a registrare alcun decesso. Stante la rarità e forse l'unicità del fatto, per cura di questo solerte direttore, signor tenente colonnello medico cavali ere Pecco, venne eseguito in fotog rafia e sulla tela il ritratto dell'individuo. I varii med ici del presidio riuniti in conferenza, in vista app unto dell'acce nnata raritù. d el caso, hanno esterna to il desiderio che il Comita to di Sanità venga reso edolto di quanto sopra, colla speranza che il medesimo voglia degnarsi di esa minare la cosa e favorire il suo autorevole cd illuminato parere così intorno alla malal.tia in sè s tessa com e sopra le conseguenze m edico-legali della medesima. Alessandria, il 29 ottobre ~ 87-i.. ll Seg1·etario PRATO .

Annotazioni. -Dopo letta qu esta relazione il Comitato di Sanità m ilitare, dividendo pienamente il parere del dott. Pralo circa l'impossibilità di ricorrere aUa compressione circolare per combattere quel tumore, suggeriva di praticarvi sopra delle spalmature di colJodion nel senso indicato da Bonnefont per la cura dell'orchite ed avverti,·a in pari tempo il direttore di sanità di Alessandria che sul finir di dicembre un membro del Comitato, in missione nell'alta Italia, sa-


ALl,A liEGIONE SUPERIORE T.ATERALE STN!STRA DEL COLLO •l 03

rebbesi fermato alcune ore nella suddetta città per vi:5\tare il Rossi. Tnfatli , il 28 dicembre u. s. , questi fu esaminato dal membro designato, il quale ebbe a riconoscere esattissima in ogni sua parte la descrizione del tumore data dal suddetto dott. Prato, il quale (tumore) è realmente costituito da aria che solto uno sforzo d' ispirazione o d'espirazione e piegando il collo a destra pare spinga dinnanzi a sè, a traverso ad una soluzione di continuità· della membrana tiro-joidea, parte della mucosa laringea che formerebbe ernia. Questa ipotes~ ci pare più probabile dell'altra che, escludendo questa, bisognerebbe ammettere per spiegarsi la presenza del suddesct·itto tumore, che scomparisce completamente quando il soggetto riprende la posizione normale e respira t·egolarmente, ci0è lo sfiancamento della summentovata membrana . · Checchè ne sia però è incontestabile che il tumore di cui si tratta è formato a spese o della sola mucosa laringea o di q uesta e della membrana tiro-joidea, poiché attorno ad esso non si percepisce il menomo crepitìo, e medi ante la palpazione diretta si sen te che l'aria che lo costituisce è contenuta come in una cisti. Le spalmature di collodion, consigliate, non vennero messe in pratica , perchè il Rossi , a cui quel tumore, manifeslantesi solo ad intervalli e ·in date circostanze, non reca qnn si alcuna molestia, non volle mai esser ricoverato all'ospedale e continuò a fare il suo servizio. Venendo ad aumentare il tumore o riuscendo al soggetto di maggiore disturbo che non sia stato sin ora, è certo che questi dovrà essere sottoposto a rassegna di rimando in forza appunto di quanto è stabilito all'articolo 59 dell' elenco C annesso al regolamento sul reclutamento.

LA DmEZIONE.


SULLE ESlGENZE DELL'IGIENE NELLA

COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI

LETTERE 01 U~ MEDICOMILITARE Al GIOVANI SUOI COLLEGHI Se è destino clu~ b. stbiJUol u.aa:.n3. non d~bba altrimenti p r6• g redire a tr:lTtfll(l dci SCC:(IIi che ptr duri: pr<we di r h·o1guncntl C dj guerre j se U(ln è d..1t~ Rlle Not ioni Hbtrani una ,·oua per scm· pre da. que.lb. febbre in~nf\ che spir.ge l'un coalro l'a.hro l pt~potl a jaro 1JCncro&o Qt:'l\o dì l ftll!JUC 1 a di..-l)t'Or$1 1\ Yitt~udiL vita e ~o .. stanz", io pt ui'J c5Sere do,•ere d 'oonuuo cht'l t bhta cotHcan·ph.h da vicino •tttesto ~nht rando apeuacoto il fa:r t b'lro di quanto ha ' ' 0 duto t'l(l imp;~.rn1n, e rcndcr conto 1inct!I"Q di ciò t lJt J)Ot!l h1fluire a mlnl'ltnrc:, uv,•ern ad accrcs.cere i d auui comuni. COX1SSETTJ.

LETTERA &a L e esìgenze dell'igìene n eg'li ospedali di fronte a quelle dell'economia. ~lalwado la perfettibilità. morale che l'uomo si attribu.isce, m algrado i progressi ch'egli si vanta d'avei' conseguiti su tale via, purtroppo sta sempre come cond izione attuale che, fra i singoli gruppi dell'umana società, i diritti, anche i più sacri, in generale sieno reciprocamente rispettati solo per quanto possano, all'evenienza, essere sostenuLi con mezzi materiali di difesa e di offesa, in una parola, con la forza delle armi . Quindi, gli eserciti permanenti e le guerre: ineluttabili calamità sociali, da cui sorge per n oi medici il


SULJ,E ESIGENZE JlELL:IGIEi~'E NELLA CQSl'RÙZIONE ECG. \'

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còmpito, suplir,nè sòJto un'apparente umiltà; di ricereru:e etf <;~ppli·c~re stuc}iosarnente, ne.l'la limitata sfera di nostva ati o ne, tl,H to quanto valga ad alleviare la, comune j'attura. Guid~ indispen~abili neU:adempimento dì s itratto còmpito ci debbono es.sere così l'ig1'ene come la te.rapeutica; la prhua .però q~erita in certo modo la precedenza, impeMcchè dessa non solo c.'insegna come prevenire molti mali che ponno affliggere il soldato, ma ci soccorre al~resi, più o meno validamente, nella cura di tutti. E. siccome la condizione delle cose militari è tale che, necessariamente, l'opera d•3l medico possa meglio valere nel çurare che non nel prevep.ire i mòr.bi, cosl ne consegue che l'ig·ieneapplieata quale S'Y.>Ssidio della terapeutica debba apri.rci il campo di ricerche e di applicae;ioni più estesò e più fec·ondò. Ar1·oge ehe l.a disputa, tanto agitata da ~Iontesquieu in poi, sulla conveh:ienza o r11eno del curare gli ammalati nell'ospecfa,le cioè in condizipne di riunione, piuttostochè d'isolaruen~o, per.· ìl solçlato non può esiste1·e. Da;ppoichè nec.essita ch'egli viva in comunanza, naturalmente gli debb'essere ricovero, nello stato di sanità ia caserma od il campo, ·e in quello di malattia l'ospedale. 'In ultima analisi, è dunque negli ospedali che l'opera .ed il consigliQ del medicq igienista ponno rie·scire maggiormente éfficaci ad alleviare le conseguenze .della sopra cénnatà sventura sociale degli.eserciti permanenti e delle gtJe.rre. Al ceyto nit;mo di vqi, ·O colleghi, ignora quali sommi lil.euefiçt possa arrecare !"igiene in quei rièov~rì della sofferenza. ~la p11re, come·giustamente esprime un'aut~rev.ole p~nna, « oli ne saurait tro.p le répéter que ~ mtroductron '€t le ma·intien d.e bo_nnes dispositions


106 SUf,LE ESIGENZE DELL'IGIENE hygiéniques dans un Mpital, sont plus salutaires encore que les meilleures méthodes de traitement médical, que les meilleurs procédés de chirurgie. Les moyens thérapheutiques agissent sur des individualités, dans des cas donnés, tandis que l'influen ce hygiénique agit incessamment, et lejour et la nuit, sur des masses, sur la population des hòpitaux t.out entière » (MoNTFALCON et DE PoLlNIÈRE. Tr·aité de la salubri té dans les grandes villes. Paris 184,6). Se non che, all'importanza della r etta applicazione dei dettami dell'igiene, riesce pari la difficoltà del còmpito. ll problema degli ospedali , osserva con ragione Jaquemet, è forse il più vasto che possa essere p1·oposto al medico da1-isolvere. Esso infatti riassume tutta quanla l'igiene, e ciascuno degli argomenti che abbraccia:, essendo sovente soggetlo, a discussioni, diviene pu re a sua volta un secondo problema . Le difficolLà che, già serie, s'incontrano nel campo puramente scientifico delle esigenze dell'igiene, vengono poi, nell'allo pratico, ad aume ntare per etretto di altre esigenze, ben sovente in antagonismo colle prime, quali sono in ispecie quelle dell'economia. La questione economica merita sempre al certo di esser·e presa in seria considerazione; giova però riflettel'e che, quando il rispetto alle esigenze dell'economia ecceda certi limiti e troppo invada il campo delle esigenze della igiene, allora tale rispetto costituisee un' ingiustizia, ed inoltre, a nche economicamente, riesce ad un risultato opposto a quello cui tenderebbe. Ella è questa una verità, la cui dimoslrazione non può tornarmi difficile. L'i ngiustizia emerge· tosto quando si consid eri: cosa è il soldato, quali doveri gl'imponga la società, quali danni gli derivino ùalloro adempimento, e, per conseguenza, quali diritti gli spellino verso la società istessa.

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NELLA CÒSTnu:zroNE .. l:fEG-Ll OSPEDALI

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Volontario, -òppure bEta pi\1 spesso obbediente alle leggi, un giov-i ne di eletta condizione fisi~a 1a~cia l~ domestiche pareti'-· sempre gratissimo tesllmomo e ncQtd'o delle gioie e. dei dolOl'i' della vi la- per recarsi al corpo. Quivi, s~bìte. simultaneamente le influenze del cambiamento del clima, del regime dietetico e di ogni abitudine, egli deve poi, per una serie d'anni, assoggettarsi &i. continuo a molteplici altre condizioni, più o meno sfa.vor~voli .all'organismo, per cui ne avviene che, anèhe astrazione fatta dalle disastrose con""' tingenze della guerra, egli, sebbene dotato di ele,tta costituzione fisica, \n generale trovasi soggetto a ben maggiori probal1iìità di .malattie, e quindi di. morte, a confronto del C'Omplesso de' suoi coetanei viv,enti sotto il tetto nativo. ·La statistica comparativa di tutti gli eserciti ci climostra. questo -fatto con la incontestabile sua prova delle cifre. Se poi noi clomandian::~o ancora alla statistica quali risultam.enti comparativi si ottengahp negli ospedali, a seconda che i precetti della igiene vi sieno seguiti oppure . trascurati, essa ci risp<mde aversi, in questo secondo caso, una maggiore durata media delle malattie, una rnaggiol'e frequenza e gravezza di reliquati morb.osi i:namov:ibUi, infine una proporzione di mortalità più elevata. Adunque, se d alta trascura la applicazione delle peggioranorme igieniche negli ospedali deriva mento alle conseguenze, già per sè stesse sfavorevoli, della vita militare, la società non commette forse un atto ingiusto aggnwando il soldato anche di questa sovrimposta. di sacrifìcio per semplice ragione di eco-

un

nomia~

~la v'~a di più, ed è che, come premisi, un'in·ag·ionevole parsimonia in questo cas'o costituisce una falsa economia, poichè conduce in fin dei conti· ad


~ 08

SUI.LE ESIG-El'iZE DELL'lGlE~E

uno spreco di denaro per pane dell'erario , non che ad altre dann·osissime conseguenze, così per le famiglie come pet· il complesso della · sociel.à. Infat ti; la maggiore durata media delle malattie negli ospedali aumenta necessar·iamente l'effettivo giornaliero dei cosl detti n01l valori, cioè di quei soldati che debbono figu rare nei quadri, ma solo co me cifr·e di passività; il r.hc, obbligando soven te i suoi, gli atlivi, ad un set·vizio più fa t icoso, riesce a sua volta nuova causa di aumen to delle malattie, o quind i di diminuzione delle cifr·o atti re. La maggiore frequenza egravezza dei reliquati permanenti delle malattie accresce \ il numero dei riformandi, militari che, già equipaggiati ed istrui ti. lo Stato deve rimandare a casa innanzi tempo come inuLilì. D'altronde poi, se le malattie cbe moti varono la rifor·mo. furoÌJO coou·atte pet· ragione di servizio nel senso voluto dalle leggi, è d' uopo provvedere al l'esto dell'esistenza di quegli uomini mediante una pensione vitalizia; quindi ulteriore e durevole danno alle finanze dello Stato. Che se invece si tratti di malallie che la legge non può considerare come provenienti da causa diretla di servizio , allot'a la famiglia, che diede un giovane so no. robusto, utile a sè e ad altri , deve ricevere di rimando un iofermiccio, il quale talvolta non le può riuscire che d'aggravio. Analoghi poi sono i dnnoi che da ll'accresciu ta mortalità del solda to provengono alle famiglie, alle finanze dello SIalo cd al complesso dell'economia sociale. In conclusione, tan to per dovere umanitario come per indiretta utilità finanz iaria, vuolsi negli ospedali ritenere cvme principio eli massima che le csigem~e dell'economia debbonsr subo1'dina1·e a quelle che sono l'assoluta espressione di u.na saggia igiene. Uissi, assoluta espressione, volendo cosi significare che in ciascuno dei tre elemen ti della funzione ospe-


NELLA COSTRUZIONE OEGLl OSP.EDALl

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daliera, il ricovero, l'alimentazione e l' ass%Stenza, bisogna aver sempre per obbicuivo di soddisfare alle esigenze dell'igiene nel senso più positivo ed assoluto, e non mai di appagare le apparenze, il lusso, la moda, le mollezze od i capricci. Nell'ospedale militare, come nulla deve tnancare di ciò che è assolutamente necessario, cosi non deve ammeltersi. alcuna cosa superflua. Guidato da cotale principio ed incoraggiato dalle parole dell'egt·egio nostro presidente emerito, il com m. Comissf\Ui, quali posi ad epigrafe, essere dovere d'ognuno

il {a1· tesoto di quanto ha veduto ed imparato, ed il rendere conto sincero di ciò che potè influire a minorare, ovvero ad accrescere i danni comuni (•t), io mi permisi di accozzare alcune nozioni ed idee sulle esigenze dell'igiene relativamente al primo fra i mentovali elementi della funzione ospedal iera, il 'ricover"o, considerandone in jspecial modo l'aerazione, siccome baso prineipalissima della salub t·ità. lti lusingo, o colleghi, che questo po,,ero lavoro, frullo appunto di quel poco ch'ebbi a vedere io stesso e di quel meglio che potei imparare da altri, possa almeno yalervi, o quale ricordo di nozioni da voi già acqui site, o quale incentivo a più accurate ricerche. LETTERA 2n L'agglomeramento e l'infezione nosoconrlale.

Leggendo la storia delle epidemie che di tratto in lratto desolarono l'umana famiglia, noi troviamo come non di r ado sorgesse nelle menti volgari l'erroneo (4) Sulle malattie che hanno dominato in Oriente fra le truppe del corpo di spedizione sardo. Relaziono del dott. G. A. <.:omissetti, già medico capo. Tori.uo ~857.


SULLE ESIGENZE DELL'IGIENE 110 concetto di veleni propinati ad. insidia. Quindi, la fantastica ct·eazione degli untori durante la peste che afflisse l'Italia nel 163·1 - quella dell~ palle avvelenate che colpirono i soldati fl'ancesi nella campagna d'Egitto del 1800 - e la troppo rer.ente dell' ampollino del cholera, di cui per pud ore avrei dovuto tacere ... 'Eppure, negata l'in5idia, mutata la forma del veleno , dobbiamo poi ammettel'e che quelle aberrazioni si fondavano su alcun che di vero, consistente in quel reale avvelenamento che gli uomini, i n date con~ dizioni di affollamento, inconscii si procurano a vicenda mediante i prodotti delle rispettive funzioni \ ot·ganiche. E siccome la malefica influenza dell'affollamento sta in rapporto non solo coll' entità del medesimo, ma ben anche con lo stato di alterazione funzional e dell'organismo degli individui aff'olla ti, così di necessità essa deve manifestarsi specialmente negli ospedali, in ragione della cifra e della densità della loro popolazione. Invero si!l'atta ·influenza, anche indipendentemente dal predominio epidemico di qualche malauia, ebbe a dispiegarsi assai funesta già nei primordi della istituzione di quei ricoveri, massime che allo ra venivano crGati dal solo impulso di una cieca carità religiosa. ~on appena v'intervenne la face della scienza, furonvi taluni che, disperando di pote r neutralizzare il malefico influsso finché ne perdurasse la causa essenziale, cioè la riunione di .ammalati, proposero scnr.'all.!·o l'abolizione degli speciali. Il grande 1\'Iontesquieu, appoggiandosi pure a considerazioni morali, s i pose fra i sostenitori di tale proposta {·1). Spiritosa e saggia è però questa osservazione di Coste: «le chapitre de

(4) 1\IONTBSQUJBU. Esprit é!es lois. Lib. xxxm, capit. xxtx.


Nll:LLA COSTlWZlONE DEGLI OSPEDALI

111

Montesquieu sur les hòpitaux est, peut-etre, le seui exemple qu' ai t don né ce t illustre écrivain du quandoque dormitat, auquel le grand Homère lui-m ème n'a pas eu le privilége de se soustraire (·l ) ». Altri però, meglio considerando le molteplici cause che rendono necessaria l'esistenza di tali ricoveri, si occuparono piullosto della ricerca dei mezzi valevoli ad attenuarne possibilmente i danni. È ben naturale che, fra cotesti mezzi, dovesse, innanzi tutto, ravvi sarsi ottimo quello del ft·azionamento dei grandi ospedali, essendochè con esso si colpisce la causa prima della loro malsania. · Tale misura, consigliata dalla igiene in opposizione alle esigenze dell'economia, ebbe infatti validi partitanti sin dal passato secolo e do,l p.rincipio del presente: fra gl'italiani voglionsi specialmente citare il dott. Gigli di Pistoja ed il p1·of. Mongìardini di ·Genova, i1 quale ultimo stigrnatizzò i grandi spedali quale vera peste delle città, avendo egli osseJ·vato che, mentre in quelli di Genova, Milano e Napoli moriva un decimo degli infermi, invece nei piccoli ospedali della Liguria e della Toscana le morti non corrispondevano che alla metà circa di detta proporzione. Coll'appronfondirsi degli sLUdì sull'igiene degli spedali, la necessità della loro riforma, specialmente basata sulla rimozione degli edifici dai centri di popolazione e sul frazionamento dei grandi spedali - almeno r elativo ai cot·pi di fabbrica ed alle sale - venne ognor più caldamente propugnata. Troppo lunga riescirebbe anche la sola citazione, sia dell? discussioni che ebbero luogo su tale argomento m seno a v~rie accademie, come delle opere (4) Cosr11. Dictionnai1·c dcs scicnces médicales. Articolo ospedali. , Parigi 1817.


~ •12

SULLE ESIGENZE DR.LL'IGIENE

speciali pubblicate al riguardo da uomini sommi. La seguente sentenza di Cabanis ci offre un parziale, ma pur verace, riassunto delle accuse che, giustam ente, vennero lanciate contro il sistema de'popolosi ricoveri di ammalati: « Dans le gt·ands hopitaux les plaies Ics plus simples deviennent mortelles, et les grandes opérations ne réussissent presque jamais ». Per cui beo giustamente il Bouchal'dat, parlando a nome dei 12 uffici di beneficenza di Pat·igi nella seduta del 26 maggio 184 7, ebbe a dire: « Si nous avions une grande ' opération à subir, nous amerions mieux l'endurer dans un grenier, sur un grabat, avec du pain ed une \ cruche d'eau, que de courit· les chances de cet empoisonnement ». · l'la nulla, a mio avviso, valse a scuotere sì profondamente 1' opinione pubblica, i n favore della riforma degli spedali, quanto una memoria stata pubblicata nel •1869 dall'or·a defunto prof. S. Simpson di .Edimburgo, col titolo: On Rospitalisui, nuova ed assai opportuna denominazione da lui data ad un fatto di nozione antica, al quale però la scienza non aveva per anco imposto un nome speciale (1). Nessuno di voi ip;nora che il l'isultato de1le- cute chirurgiche, e scgnatamente delle operative, costituisce la norma migliore per giudicare della salubrità di un ricovero d'infermi. Ebbene, il Simpson, avendo raccolte le note di circa 600 casi· d'amputazione di coscia, di gamba, di braccio e di avambraccio, trovò che la mortalità consecutiva a tali operazioni fu in media di 4 su 3 nei grandi ospedali di Londra, di Edimburgo e di Glasgow, mentre invece riesci sol(4) Questa memoria, inserta dapprima sul!Jritisll medicinal journal c sullo Scotsman (giornale politico), vel\ne poi riprodotta o commentata ' favorevolmente da quasi tutti i giornali medici d'Europa, non che da alcuni giomali politici.


H3 tanto di 1 su 9 prendendo complessivamente i risultati avuti negli o·s pedali di pro vioda, nei ·cosl detti cottage-hospitals ed a domicilio. A cifre tanto dissimili non si può al certo negare un importante significato, per quanto valore si voglia accordare alla di versi là delle condizioni individuali degli operati, od alle tendenze più o meno conservative degli operatori. Con ragione quindi anche quell'illustre professore, dichiarand0 che i gl'andi ospedali, e massime quelli che stanno in seno a grandi centri di popolazione, sono monumemi che rappresen tano una falsa filantropia, concluse col proporre, come ottima misura umanitaria , ch'essi vengano sostituiti da piccoli ricoveri possibilmente isolati. Già feci sentire che il malefico influsso, quale più o meno grave, sempre si manifesta fra individui agglomerati, vuolsi essenzialmente ripetere da un avvelenamento ch'essi si procurano a vicenda mediante i prodotti delle rispettive funzioni vitali. Soggiungerò ora aver la medicina modema accertato che il principio venefico è costituito da materie organiche, le quali agiscono moùo analogo a quello dei fermenti ond'è che le malaLtie d'infezione da esse provocate vengono anche denominate zimotiche ossia fe-rmentative. l)opochè fu riconosciuta la natura organica dell'agente d'infezione, sorse, e ferve tuttavia, fra gli scienziati la disputa per istabilire se cotale principio sia semplicemente costituito da materie organiche avviate alla decomposizione, oppure invece da infimi organismi viventi (microzoi o microfiti), i quali si svolgano e molliplichino in seno a quelle materie. Cosl, per esempio, Berymann e Schmiedeberg avrebbero ultimamente òttenuto un corpo cristallino a cui hanno dato il nome di solfato di sepsina, il quale, seNELLA COSTRUZIONE DEGLl OSPEDALI

in

Giornale à! meàlclna mmtat·e.


4 14. .

SUI..I.'B ESIGENZE DELL'IGIENE

condo essi. costituir·ebbe il principio venefico delle sostanze io putrefazil•ne Per altm parte J. Lemai re lesse, or non è molto. all'Accadem ia dell e sc ienze di. Par·igi una memoria tenden te a ùim ostrare che il ti fo, il clloJera. la peste, la dissenteria sono tutte provocate da microzoi o micr·ofiti, svoiLisi dél materie in putrefazione, per cui tali malauie dovrebbero essm·e classificate fra le pa ,.a s.:;i lari e. lo credo che, seoz'eotrare in ques t'ardua questione, sulla quale ù'altl'ontle non fu IJncor detta l'ultima po.rolo, per il nostro assu nto bas ti lo stabili re come in· concussi i seguenti pt·iocipii di fisio-patologia: ~o Le nostre funzioni or·gnniche, in ultima analisi, sono l'espressione delle continue melamol'fosi isomeri che e regres ...ive che le molecole costituenti l'intima compage del corpo subiscono, specialmente per l'influenza dell'ossigeno atmosferi co, - meL11morfosi le quali esigono un inct>ssante commel'cio fl'a l'organismo ed il mondo esterno, cosi per l'in tr·oduzione dcll'ngente pt·ovocatorc c ùel substratum delle medesime (l'aria e gli alimenti ), come per· l'eliminazione dei prodotli del regt·esso organico (le mlltet·ie escr·ementizie). 2° L'i ctet·vento di materie organiche già in oltrato nella metamorfosi rcgressiva, coslituisre una potentissima causa di alterazione di que!l'intimo confilllo molec·olare, e quindi del complt'sso delle funzioui orgll niche; e siOauo inlervcmo può succedere ogniqnnlvoltn il co rpo istr.sso difetti della necessat·ia eliminuzion e dei pr·odotti normali o patologici del proprio regresso organico, oppure, per mezzo degli atrii eli comunicazione col mondo estemo, vi entr·ino prodotti analoghi od anr.he di decomposizione putrida, derivanti dal pr·oprio o da altri organismi, animali od anche vegetali. La contingenza dell'arresto nell'organismo di material i regt'cssi vi costituisce uno speciale oggelto di

U


NELLA COST!\UZlONE DBGLl OSPEDAJ.I

~ 15

studio della pa tologia; all'igiene spella piuttosto d'occuparsi di quella dell'introauzione dei medesimi dallo esterno. , La natura e le condizioni del commercio or·ganico dell'uomo col mondo ester·no sono tali che l'introduzione dei menlova ti agenti nocivi nel suo organismo possa prirrcipalmente effeuuarsi per gli atrii pncumocutan eo ed intestinale, servendo in genera le di veicolo nel primo caso l'aria, nel secondo gli alimenti c le bevande. Volendo però studiare il fatto dell'introduzione dello agente d'infezione nell'organismo unicamente sotto l'aspetto della fisica iofiuenza nosocomialc, è d'uopo considerare, come veicolo principale dell'agente stesso, l'aria atmosferica; impP.t·occhè, astrazion falla da alcune even tualitù relative all'acqua potabile, le condizioni fìsiche del nosocomio non possono eser·citare alcun influsso dirello sulla qualità degli alimen ti e delle bevande che vi si apprestano ai malati. In qual modo possa ve .. ifica r-si in un nosocomio l'iniezione per mezzo dell'aria, ed evenLualmenle anche per mezzo dell'acqua polnbile, è ciò che vuolsi conoscere innanzi tutto, onde potee poi appr·ezz<He i mezzi che l'igiene suggerisce come meglio alli ad impedirla. (Continua). Dott. V. D. Y.


SAGGIO D'UNA &ClLA OGGETTIVA PER.

L'ESAME DELLA VISTA DEGLI ANALFABETI ctr Pella determinazione dell'acutezza della visione (S) -sono necessari- degli oggetti di prova. A questo scopo fut·ono adoperate delle tavole -con cara-tteri e cike di varia grandezza. Le scale di Jager pubblicate a Vienna nel1857 furono seguite fra le altre da quelle dello Snellen nel · ~1863. Quello dello Snellen sono conformate in guisa da presentare· a distanze determinate lettete in complessivà altezza tali da poter essere distinte s·empre ·sotto un angolo di 5 minuti d'apertura, che sottende una pro porzionale imagine sulla retina. Sono moltet>lici e per gradi variati. passano dal N. 1 che può essere distinto ad un piede, fino al N. 200 che p·uò essere distinto a 200 piedi (parigini·). Le aste delle lettere hanno lo spessore del quinto della totale altezza . ll do'tto. 1\i. Burchardt, ufficiale medico superiore nel reggimento d'ar~iglieria da campo dell' Assia, trova che le singole parti di ·queste lettere, considerat~ in rapporto uoa dell'altra, appariscono a molto ineguali intervalli (in sehr ungleichen Abstèinden) di 1, 2, 3 minuti, e ne conclude che esse parti sono meno distinguibili in ragione dirella della piecolezza dell'intervallo. Ciò sta in relazione colla teoria che dà. dell'acutezza della visione (Sehschèir(e), misurabile, a suo giudizio, dall'angolo solto del quale apparisce all'occhio ogni ~------------

(!) Veditavolan"2.

~


SAGGlO n'V~A SC!\f..j\. OOOE~Tl'\1;\ PER. l/ ESAME, ECC. ~·t 7

intervallo di un oggetto all'al~ro. Ma se si considera la continuità degli elementi impressionanti, costituenti assieme un oggeHo di una stabilita eguale altezza, quantunque sotto forma diversa, io po•·terei opinione ehe quesl(l abbiezione pet·desse molta parte del suo valo•·e, Diffalli jn queste prove non si tratta di sapere come sia distinto isolatamente ciascun elemento separatamente, ma se dal complesso loro si possa avere la conoscenza della totaliti). dell'oggetto. Queste scale tipografiche servono a misurare l'acutezza della visione colla nota formala di S ~ , a tenore della di'fferenza di distanza alla qual e in fatto è distinta la prova, in confronto di quella che sarebbe la distanza normale. P. ~ · 20 é distinto a 10 piedi, si ha . servono m . ol Lre a determmare . 1 e cosi' v1a. S 10 =T

20 un'ametropia dacché questa è provata quando è distrutta la p1'oporzione fra la di'stanza e la grandezza. P . e. 4 e distinto ad 1 piede, 3 non è distinto a 3 piedi, ma più da vicino, v'ha miopia; 1 è distinto ad ~ piede e qualche pollice, ma non ad un piede, v'ha iperme tropia. Per la pratica ordinaria la tavola che co mprende le grandezze dal 200 al 20 può servire benissimo in ambedue le ricerche. Pella prima (ricerca di S), nel caso di emmetrop:a, questa tavola serve senza altre cautele che q uelln. di avvicinare l'individuo· a di-stanze misurate finchè distingua il N. 'ZO; risu ltato che può essere controllato a distanze maggiori co n prove di maggior grandezza. Pella seconda (ricerca di un'ametropia) serve con l'uso delle lenti di prova alla distanza di 20 piedi, con questo metpdo si ha il vantaggio di esaminare gli occhi a distan.za tale dall e prove, nella quale si


11 8 SAGGIO D'UNA SCALA OGGETTITA può considerare l'accomodazione in riposo (A Statica) per la em metropia e la miopi a, e ad accomodazione in istato di tensione minore pet· la ipcrmetropia. Di iTaLLo per determinare l'ametropia si ricerca r o il punto remoto. 1l punto remoto vero (remotiss imo) sarebbe quello che dà raggi di luce che vengono paralleli all'occhio. Ptlr sa pe1·e fin o a quale vicinanza all'occhio dall'infin ito, un punto radiante L possa essere si tuato perchè i suo i raggi divergen ti sicno consid eJ·abili ancora como paralleli, basta supporre secondo i matematici che le due rette L O ed L O'

for mino un angolo O L O' che abbia la divergenza di sol i 20". Nel triangolo isoscele O L O' la cu i base è il diame tro della p ~pilla che nell a ma ssima apertura giunge ad +di pollice si ba 00' = 2 LO sen ~ L dalla . LO qua l e st. r1cava =

00' 1

2 sen

2

ovvero LO = L

~

"

8 se o 1 O

= 2578P•11• 3 = 21 o piedi o ~i rca 70 metri. Un og-

'


PER L'ESAME DELLA VJSTA DEGll ANALFABETI

4 ~9

ge tto quindi collocato a circa 70 metri manda raggi sensibilmen te paralleli aU'occhio c questo lo vede ad accomodazione in r iposo. (Calnndr·cllì). Se non che siccome l'accomodazione di pari passo aumenta colla convergenza, questo l'isnl tato pu ò essere modtficato d'assai, e il quesito si riduce a sapere a quale stato di convergenza comincia un sensibile allo d'acr.omodazione, ovvero fino a che distanza possono considerarsi an cora quasi parallele lo lin~e visuali. Questa distanza viene ridotta dai 70 ai 5 metl'i. Diffatti E. Javal a provat· ciò fa osservare che 4 metl'i sono circa 12 piedi o H~ pollici e che una lente del N. U.<i- è della metà inferiore o più dPbole della lente N. 72 che è l'ultima che ancora esista in commercio e che si adopera. Do. ciò resta pt·ovato che per gli ordinari usi della pratica la ttJvola dal200 al :!0 dello Snellen è suUiciente sempre quando si abbia una sala d'osservazione lunga circa 7 metri, cosa facilissima e t! irei quasi ordinat·ìa nei nostri stabilimeuti sani tari . !'\ella pratica miUtare riesce di somma utili tà, dacché le leggi attunli rnzionnlmente stabiliscono che devo basarsi precipuam enle la consta tazione e la determinazione d'un'ametropia, nella ricerca della facoltà di distinguere con fueilitò e nellczza medi an te l'uso di lenti, oggetti di pr·oporzionali dimensioni a notevoli distanze. Questa t~;~vola. di pt·ova dello Snellen set·ve beni ssimo per le persone che !_:anno leggere. Pelle persone illet.tel'ale il Donders consiglia insegnac· lor·o a disti nguere un paio di. lettet·e o un paio di figure, daccltè lu numet·azione di semplici linee Yel'ticali non dà buoni risultati, ed inoltre non sono dessi suscetLibili di confronto con quelli ouenuti colle leltere. Qui sta le vera difficoltà della pr·atica militue con reclute la cui maggioranza ancora pur truppo è annlfubcta.


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SAGGIO D'UNA SCALA OGGETTIVA

Il Buréhardt sotto il pun to di vista che trova le scale Snellen difettose, ri corse a modellare dei punti {Tupfel) isolati l'uno dall'aln·o, d'un diametro preeisamente eguale al minimo intervallo che li separa: scambievolmente, interva llo che per tutte le prove calcolò misurasse un angolo visuale di 2,15 minuti alla relativa distam:a alla quale devono essere visti punti e quindi contati. Ciò a mio parere non esclude un allo intellettuale (Denkact), l'addizione, difetto questo che addebita alle scale Snellen. Questa esiguità di elementi, e questa piccolezza d'angolo visuale degli intervalli è certamente un teorico lavoro di molta esattezza, ma ~ · pecca forse per troppa esallezza nelle pratica costruzione, specialmente nei numeri minori. Usando le scale Snellcn, dirò col Donders che della loro utditù « io andai ognor più persuadend omi ».Fu perci ò che mi proposi lo studio di una scala oggeuiva sugli stessi principii la quale potesse surrogarle pegli analfubeti. Parlando col mio amico il capitano medico dottore Saggini sopra questo argo mento, egli mi riferiva che questo desideratum avea formato argomento. di colloquio col dollore Snellen stesso, nel suo viaggio scientifico fauo nel ~ 865, e mi confortava a tentarne la pt·ova. Non mancai di occupHrmene; ma pue troppo l'aforismo ippocra ti co ars longa, vita brev/s, judicium diffict'le mi si parò dinanzi in tulla la sua durezza di verità. Tentai e ritenlai, eliminando geadatamente le difficoltà che provenivano tutte dal trovar oggetti che potessero soddisfat·e convenevolmen~e. Scartando la rapprese ntazione di oggetti in prospelliva, scartando oggeui che non avessero completi ed eguali tutLi o la maggior parte degli elementi che li componevano, od almeno che non si scostassero troppo in più od in meno da questa condizione, scegliendo oggelli piani, giunsi a porre insiem e i seguen ti:


l'Kll. L'ESNM'E OICLL" VJSTA OEGLJ AN~·LFADETI

Hl~

4 . Un ferro da ca V'allo. 2. l)n tridente. 3. Ulil quadrato. 4-. lJn cerchio. 5. Una croce. 6. Un uncino. 7. Una squadra. 8. Una chi-a ve. Se si trovasse che taluno di questi, come il 2°, il 6° e 1'8", fossero poco favorevoli, di nessuna importanza sarebbe il sopprimedi, dacché ne restano per ogni grandezza un numero bastevole allo scopo. Abbandonata la prima prova feci esperimenti colle successive allo spedale militare di Bologna, e ne fece degli altri il Saggini io quello di Verona. A lui io devo un grazie di cuore e per l'incoraggiam ento e per lo aiuto. Dal complesso di questi esperimen ti , dai risultati ottenuti ardirei sperare d'ave•· raggiunto lo scopo, almen0 relati,vamente col presente saggio di scala oggettiva. Questa tavola dal 200 al 20 serve a dimostrarre e mismare un'ametropia colla · r:icerca del punto t•emoto mediante l'uso delle lenti di prova. Un occhio alla distanza di circa 7 metri può consi·derarsi. ad accomodazione in riposo, e là lente neuu·alizzante l'ametropia lo pone nelle condizioni subbiettive di em metropia. ~ues ta é una verità fisica, ma nelle · sue applicazioni me1·ita qualche considerazione. La lenle neutralizzante è fuori dell'occhio e serve a spostare il punto nodale k in ragione dell a qualità e forza della lente stessa. Da ciò ne emerge una condizione obbietliva diversa per l'occhi o armato di lente, dalL'occhio emm etrope. Diffatto questo spostamento del punto nodale k arreca un cambiamento nella grandezza dell'immagine che si riduce in altri dipinge sulla retina. La questione

si


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SAGGIO D'UNA SC.~LA OGGETTIVA

tet·mtm a ciò, che se nell'occhio emme tro pe l'im agine si dipinge in un punto sens1bilmen te viciuo al fuoco prin cipa le del cristnllino, da c1·hè a questa disLanza i raggi sono co:;ì poco divergen ti da potet·si consider!lre quasi paralleli; in un occhio miope armnto di lenLe invece, questa immagine si dipinge nel punto di un fuoco conjugato di un sistema compo~ to di len ti e quindi la g•·andezza di queste due imagini deve essere diversa. Ora nell'uso di questa toYola a distanza, questa è una co n dizio n~ che non può a meno di venire consider·ata se si vuole ?.ve re una ginstn misura del gt·ado \ di visione nei due casi diversi. È vero in fallo che altraverso una lente negativa la imagine si impiccolisce e si vede l'oggcuo guardato di una d1mensione minore. Dn ciò chiaro ne l.'merge che nell'emmelt·o pia )a imagine essendo più grande occnpa uno spazio maggiore ed impressiona una quantità di elementi retinici proporzionale; mentre nell'occhio miope armato di !eme la imagine essendo più pi ccola occupa uno spazio minore ed impressiona una quanti tà minore di elementi retinici che nel pt·imo cnso. Se sta quindi « che il valore dell'angolo so lto del q11ale l'occhio distingue alcuni oggeui d1pende da ll u quantità di elementi ner·vosi precétli\'i che occupa sulla retina l'imagine degli oggetti ~ {Snellen) non si può pretendere che un occhio miope arm ato di lente nrga tiva possa dist ing uere a 20 piedi il ~o 20 come · l' en~ me-· trope. Di più nei miopi a grado fol'Le si sa che la facoltà visiva è ordina riamente alcun poco dimiouita. Corollario quindi ne segue che a tenore della lot·za della teme di:>persiv<r diminuirà la possibilità di distinguere le grandezze minori, e dovremo contentarci di sentir a nominare a 20 piedi solamente il 30, e forse anche meno. La vigente legge (Elenco B. art. 40)


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PEI\ L'ESAME DE LLA yiSTA DEGLI ANALFABETI 1 /2

volendo con lenti nega tive del 2 che l'in scritto legga a 25 centi metri (meno di u n piede) cara tteri ordinari (allezza maggiore del N. 1 e del N. :2 Soelfen) eùbe ad insf)irarsi a coosid'er·azioni consimili . Se non che io questo caso l'esito negativo dello esperi mento non dar ebbe dirillo assoluto di dichiara re idoneo e simulatore l' inscrillo dacchè potrebbe dipendere da minorata Q.Culezz"- 1 e sar~bbero necessa ri esperim enti compal'ativi a distanza ( sempre i precipuamente migli ori), nonchè l'esame ottalmoscopìco che dimostra. in lali casi presente lo stafiloma postico bene svi-luppato. l noltre è da ose:ervare che la persona che sa leg gere nomina senza errore un a lettera , e forse prontamente , subito che la intravede nel suo complesso anche sénza distinguerla nettamente, e ciò in seguito·• alla lunga abitudine , mentr·e la persona medesima arrischia di non saper . nominare l'oggetto della corrisponden te gran dezza della scala oggelliva, ducchè· questo non lo nomina se non lo vede dislibtamen le.comecbè in questo caso cessa l' aiuto dell'abitudine. Questa difficol tà è apparsa anche al Burchardt, ir quale trovò che l~>. l e ~te re quadr·ate rom ane dello Sne llen· erano di una diffìcile percezione ai suoi nazionali in· gran par·te abituali ad allro alfabeto, e ciò appunto per la ( ungewohnte und da1-um schwer zu deulende· Form) l'orma inusitala e perciò meno distinguibile. Questa ragione rende una pl ausibile spiega zione perchè in una esperienza di confronto possa sembr·ar inferiore nel ri sultato la sca la oggP.ttiva alla tipografica rrsul-· tuLo infèri ore però che non è vero ma apparente e che forse milita in suo favore, Finalmente non devesi dimenticare che la illuminazione ha una influenza non piccola soprn il risultato· di quest0 genere di esperimenti. Non è possibile pre~ 1

1


H~i

SAGGIO n'UNA SCALA OGGETTIVA

tendere in una stanza che non può essere artificial-. mente illuminata in modo conveniente, cosa che d'altronde avrebbe i suoi inconveni enti pella qualità della luce, di ottenere ri sultati in ogni ora del giorno ed in ogni condizione d'atmosfera eguali. Sarà necessario far parte a questa circ:ostanza e ripetere gli esami compa-rativamente pet· ottenere una media ehe non ·sarà per mancare mai alla., pazienza ed all'Òculatezza dell'esaminatore. I n questo saggio é parola più particolarmente delÌa miopia di quello sia del suo vizio opposto vale a dire della ipermetropia, dacché la prima è il vizio più co- \ mune e il meglio simulabile. Ora ;non credo inutile aggiungere al èune considerazioni che riguat·dano la storia medica sulla conoscenza della base organica, o della causa efficiente di questi due vizi di refruzione. li meri lo incontestabile del Donders sopt·a questi argomen tì è tale da essersi egli meritamente t·iscosso non solo una fama presso i cultori della ottalmoiaLria, ma, mi si permetta la espression e , anche In ammirazione o 'la riconoscenza, come benefattor·e pratico della UIÌlanità. Egli ~ ancora vivente e queste mie parole , se mai fossero per venirgli soÙ' occhio , sono certo che non gli desterebbero una sensazione di meraviglia, come quelle le quali nqn sono altro che l'eco òclla opinione di tulli i contemporanei. "Egli dimostrò, e matematicam en te provò come la miopia è l'ef1'etto di una condizione dell'oc.:chio che si scosta dal suo tipo normale (Emmetrope) per e'sserc di questo più lungo; • come la ipennetropia invece è l'efie llo della opposta condizi one, vale a dire dell'occhio che si scostn dal suo tipo normale per essere più cor'lo. Suo merito è d'aver studi ato ed illustrato l'accomodazione oculare in relazione a questi due difelli, e sono questi studìi -che lo rivelano un genio sotto questo pun to di vista,


PER L'ESAME DELLA V!STA DEGLI ANALFABETI

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avendo fatte eessare la confusione che esisteva tra la ipermetropia e il plesbitismo, e d'aver dimostrato che solo la ipermetropia è il d1fetto antagonistico della mio pia. Ora nella sua opera Sulle anomalie della accomodazione v'ba un capitolo che traLta delle illustrazioni sto l'i che sulla miopia, e in questo con erud izionc acceno a come la scienza sia debitrice agli studi di Keplero di aver avuto le prime positive cognizioni circa la oatm·a della miopia. Accenna come le nozioni d'i Keplero furono megli o illustrate da Scheioer e poi da Decha\es, ma come al pari di Keplero questi non si avvidero della accomo.dazione dei miopi. La nozione de1la accomoda.7.oione dei miopi, Donders avverte èhe fu chiaramente espressa da Roberto Smith, e meraviglia come di poì no.n s·:a ces$Ala d'un trauo la opposizione della miopia, alla presbiopia, merito che il tempo riscrbava in.lallo al suo genio. Restaya egli dice però a studiarsi la bHse organica o la causa efficiente della miopia. E qui avver.te come nessuna utile cognizion e noi pqssiamo trovare negli antichi scriUori e che solo .nelle << Prwlectiones de Jl1orMs Oculo·1·um pubzi·cw >> del noMhaave pubbl icate da Haller sui manoscritti di vari uditot·i ( n50) troviamo che questo ahro gt:ande medico aveva dello che « Infinita sunt i n oculo nec uoquam explicanda q ure hos etl'ectus (myopiam) facere possunt, duas vero saltem srepissime observatas causas hic proponemus 4° Nimia oculi longi.tudo; 2° €ornere convexitas nimia ».A questo punto aggiunge qnalmenle questa « Oculi longitudo »era almeno accennata. da altri, anche antet·iori al Doerhaave~ i q·uali avevano osservati gli occhi dei miopi essere più prominenti çome il Gencl r·on nel suo Traité des m_aladies des yeux, Paris 1770, il quale li accennava d t figura o-vale (figure ovale). Nota che Mackenzie (il


S-' (iGlO u'ÙNA. SCALA . OG~ET'f.IVA

vecchio) nel '1830, nel suo Trattat0 pratiqo sulle maJauie dell'occhio, ci infqrma come « alte caus.e. efficienti delia miopia appartiene un pretematurale allungamento del bulbo e ehe q~Iesto fu anche considerato da alcuni come l'unica cau~·a ammissi.bile »; ed aggiunge: ma io (Donders) non so a chi intendesse alludere con questo alcuni. .Poi esce in queste parole «Ora comprenòiamo che fu un progresso allorché las ~iand o da banda le altre ,-cause gli scrillori fecero adesione all'aumento .della lunghezza dell'asse visuale. Un tale allungamento fu analomicarnente scoperto da Scarpa pel primo (! 80'1) in due Of';chi femminei, e fu da lui descritto sotto il nome di sta_phy loma, perché sembrava una distensione mo1·bosa. Fu questa foese la ragione per cui Scarpa non scoperse il nesso fra l'anomalia così deter·rninata e lu miopi a perchè .gli osservatori erano allora ben lontani da l sospettare che .una condizione at1·ofica accompagnasse la miopia ». Nel riassunto di questo capi tolo del Donders mi fermo a questo punto perché maggiormen te non interessa il J'esto a quello che sono per aggiungere. In quanto alla scoperta dello sta phyloma posteriot·e fatta dallo Scarpa , è da accennare come la lesio·ne stufìlomatosa del la sclerotica sia stata dallo Scarpa .trattata parl<mdo dello stafiloma in genere (della cornea e deli<i sclerolica), e come sia vero ohe questa lesione, da lui scopflrla casualmente, egli non la rifì·J rl al vizio di rniopia dacchè aggiunge: seppi che la donna dal cadavere della quale era stato le.vato quell'oc.chio, alcuni anrii prima aveva perduta la facoltà di vedere dà quella parte, e ciò d.urante una pertinace ollalmia con . acerbissimi e quasi ab ituali dolori di capo. E ribadisce questa sua negativa coguizione più sotto parlando di altro occhio di donna egualmente. affetto, che gli fu .trasmesso .dal Monteggia il quale (dice lo Scarpa) non

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,PEll. L'ESAME DELLA VISTA DEGL[ ANALFABETI

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potè soggiungermi nulla di posi ti vo sulla visione ~i ~ui era capace quella donna pria che cessasse di VL vere Quindi quantun que lo Scarpa nbbia pel primo .descritto questa anA tomica ·Jesione dell'ocr:hio, la quale in fallo lo rende all ungato nel suo diurnetr·o coniugato, non è da lui che li può desumere qnalche positiva cognizione sulla causa efficien te della miopia. V'ha invece un altro illustr·e medico itnlia no ed anatomico somm o, che non può nè deve essere dimenticato in proposit o, dii· voglio del Mol'gagni. La sua opPra, De sedibus et .causis morbort~;m per analornen indagatis, compa rve la pri ma volto in Bassano dalla Tipografia Remondininoa, in fogli o, nel '1761. NPlla sua lettera Xlii c;;isre un passo che merita di essere r ipo~lnlo per iuLi et·o come quello che presenta il massi mo inret'f'Sse 19. l)e myopia t~J men, et HU'r·auanto basta avvertire riguardo alla mi opia ed contrar·io huìc aff<"ctu satis all'opposta a lfezione eh e sa- est adm onere, melius futurebbe sta t o J!leglio non rum fu is.:e, nihil in Sepulaverne parlato nel Sepu l- chreto qua m id quoo leges( l) chr·etum, ch e avere esposto pr·oponi. jnm oli m rrj e<.:Lurn quan to vi legg-e rui (·1), e a'I>lernpio ('~ ) - l'laterus quiquanto gin un tempo fu ri- dern ingeniosus, doctusque, gcuato da Plemp ('2). Pl ater ut eo tempo re, Vii' fuit, et era senza dubio un uomo qui si non ve rum ut quidnrn ingegnoso e douo per quei judicant, Lum H.etiformis tempi, e se no n ftr il pr·imo wnicae , tum praescrtirn che fer·e conosce re in uo crystn llini lmrno ris offic:ium modo esatto, come alcuni pr·imus ostendi t; ad vemrn opinano, le funzi oni tanto uti 'IIIC pr·opius aeces"i t Auadella tun ica reLifurme quan- men quasi casuaccessissct, (4) SPct. hac. l 8. app••nd. ~. post obser. 33. (2) Ophtalmogr., .t , .s., pro bi. 39.


Hl8

SAGGIO o'UNA SCALA OGGETTIVA

to in ispecie dell'umor cri- in i'is quae postea scripsit, stallino, egli è indubitato non sibi satis constitit, et che molto si accostò alla ve- certe de sede Crystallini in rità . Ma, come se si fosse iis qui vera myopia laboapprossimato per caso, non rant, illa posuit quae confu troppo conseguente con trario affectui conven iunt, sè medesimo in quello che et vicissim: itaque vera hoscrisse i n seguito; e ci rea rum afl'ectuum causa, qua e alla sede del cristallino nel quidem a mojori in primo, caso di una vera miopi a ebbe a minori in altero crystallini a supporre delle cose che et reti nae d istantia repetiappar·tengono alla malattia tut·, Platero secus ac alii U · opposta e vicendevolmente: existirnant ignota fuit.Quae laonde per tal motivo la vero causae aliunde pelunvera causa di queste affe- tur ut a crystalJino magis, zioni, che nella prima di- minusve aut convexo, aut pende dalla soverchia di- denso; hae in Sepulchreto stanza del cristall ino e della ne nominantur quidem : retina, e nella seconda dal quamquam et bis non miloro troppo breve allontana- nus quam p l'ima e, usu conmento, era ignota a Plater, cavorum aut co!1vexorum quantunque altri la pensino specillorum medeamur; ut diversamente (2). Riguardo mirer summo cuidam Viro pùi alle cause che ricono- excidisse, haec vitia, denscono una diversa origin<> sioris videlicet, aut laxioris come l'eccesso in più od in Crystallini, medelam dimeno della convessità del optricam non admitlere (1 ). cristallino (3), ~el Sepul-

-(41 De sedibus- et -causis----- - -- -morborum pe1· anatomen indagatis. Pa-

tavii, MDCCLXV. Sumptibus Remondinianis. (2) Parrebbe meglio che quel « secus ac alii existimant " dovesse esser stato tradotto « come anche altri stimano ». '(3) Puro in questo punto sembra che si avrebbe dovuto tradurre con maggiore fedeltà quel " ut a crystallino magis minusve aut convcxo aut denso » per o: come. l'eccesso io più od in meno della convessità o della densità del cristallino » dacchè altrimenti l'idea resta menomata.


l'El\ !}ESAME DELLA VIS'I'A DEGLI ANAJ.FABETl

l

12~V

cbretum non se ne fa alcun cenno, beuc.:hè si possa ri- . mediare all' affe_1.iune e in 1 questo caso e nel primo con l'uso delle lenti concave o convesse: di modo che mi reca sorpresa che ad un 1 uomo di sommo merito sia uscito di bocca che questi vizii, cioè a dire l'eccesso di ' densità o di rilasciamento : del cristallino non amm et- 1 tano una cura diottrica (1). \ Leuo questo pHsso io crederei che in una illustrazione storica sulle cogn izioni della miopia non si possa a meno 'di rivolgeTe l'attenzione al contributo che vi prestò l'illustre nforgagni, come quello il quale basò le sue opinioni sull'esame anatomico de' cadaveri. A questo riguardo é rni t·abile la esattezza delle sue espressioni dalle quali si rilevn co me egli aveva una cognizione positiva e netta della condizione anatomica che forma la base organica della miopia. Dicendo che la miopìa vera dipende dalla soverchia distanza del cristallino e della retina, dimostra che egli aveva una pt·ecisa noziòne della reciproca azi one di questi due elementi in riguardo alla visione. Ciascuno vede come queste sue espression i sono assai più concludenti che la Nimia oc·u li longt'tudo del Boerhaave , e la Figure ovale del Gendt·on, le quali potevano essere addebitate alla forma della cornea, mentre quelle parlan o della posizione del cristallino vero faltore della refrazione. (t) Delle sedi e delle cau•e delle malattie, prima versione italiana di PJBTRO ~1 At;GBSI - ~l ilnno, ~ 823. 9


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SAGGIO l)' UNA SCA L.\ OGGf~Tl'lVA

Ma v'ba di più, il ì\Iorgagni chiaramente dice che per vizio opposto alla miopia, deve co nsiderHrsi quello che è costilllito dal troppo breve allontanamento del cristallino dalla reti na: vale A dire, accenna come positivamente gli dovesse esscz· avvenuto di riscontrat'e ocl:hi conforma ti in questa gu isa. E ciò è tanto più notevole, dacchè poco solto ci fa conoscere com e invece sapesse che vi esiston o difelti ocnlari dipendenti da una maggiore o minot'e convessi tà, o dn una maggiot·e o 1ninore densità del cristalli no. È mirabile vedere come quella mente superiore avesse saputo fare di!Ierenza fra un occhio che ha una minore distnnzaU tra il cristallino e la rP.tina, ed nn altro ch e ha il cristallino più denso. Che poi non ne Lt'aesse le conseguenze che ne trasse Donders non è meraviglia, dacchè regna va allo m una confusione sopra questi due fa tti di apparenza consimile, confusione che fu aceen· nato esser tutto merit.o di quest'ultimo d'aver fatto cessare. L'aver accennati cristallini più densi e quindi più duri di altri . è gìà un passo, senza che si abb ia diritto di incl'iminarlo di non aveme dedCilto la · naturale conseguenza , dacchè la questione sul meccanismo dell' accomncl <•z ione era ben !ungi dall'essere matur·a. per una fisiologica ri soluzione qual e la diedero e Cramer ed Relmhollz. Notisi che non è licenza di parola, ma fedeltà di estl'insecazione di idea il dire come faccio cristallini più densi e quindi più duri, dacchè il Morgagni disse: « Densio1·is videlicet autlaxior·is crystallini }}. , ponendo il denso in antagonismo col lasso, vale a dire, il duro in antagonismo col molle. Giusto, quin di, io credo constalat·e che il nostro illustre Morgagni aveva notato come esistano anatomica men te: 1• Occhio con sover·chia distanza del Cl'istallino e della retina (miopi ve r·i); 2° Occhi con sover· ~h io ~vv(cinamento del cristallino e della retina (an ti-


. cristallini maggiormente densi

l'EGLI ANALFA:B:&TI

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miopi) ; 3° O~c1:li cò~ del naturale (moderni presbiti). Non inutile nè vaBa io spero abbia a .riescire que~ta annotazione, daèchè essa ini pare colmi una lacuna, ed aggiq.oga qualçhe nozìone meno nota alla illustra~ioBe deJla Sto?·ia medica delle malattie della 1'e[razione, mentre nello stesso tempo rende testimonianza ~cl un elett.o irigegno nostrale, che quantunque vecchio è doloroso i giovani odierni non abbiano abba_stanza tra. mani, e non credano- poterlo avere con utilità, abituati come vengono a sentirsi ripetere trqppo spesso e troppo generalmente che il vero è nuovo, e che il ' nuovo è vero. B'Ologna, nel febbraio 1875.

Il Capitano medico FR.4..NCEsco nob. l\IARINI.


DELL'ERESIPELA RKMlNISCENZK CLlNICTIE CON' NOTE iN!TOMO-PATOLOGICHE

n. MEMORIA LETTA NELLE CONFERENZE SCIENTIFICRE DI ImANO

Signori, Nell'anno scorso, 1873 , massime nel 1° semestre, nei vari riparti di questo nosocomio si ebbero a curare non pochi cusi di eresipela, sia della varietà così detta reumatica, che traumatica. Nel 1870, l'ospedale di Napoli, presso il quale mi trova vo comandato, ebbe a lamentare negli stessi mesi l'identica ricorrenza morbosa , ed in maggiori pt·oporzioni. Ora , siccome sì nell'uno che nell'altro stabilimento ho avuto opportunità di seguire attentamente la fo rma clinica del morbo in di scorso , non solo, ma ancora di rilevarne la forma anatomo-patologica nei casi in cui fu seguìto da esito letale, così mi proposi dei quesiti relativi alla eziologia, entità di morbo o terapia, la soluzione dei quali ora sotlometto a I vostro giudizio.


'D~L'ERESIPEJ,A

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L'inverno del 70 non potè annoverarsi fra i più belli della ridente Parter.ope , avvegoachè ordinariamente piovoso ed umido con predominio di venti sciroocali , offriva non di rado dei notevoli ma passaggieri abbassamenti di temperatura, per sopravvenienza di venti norcUci. Si fu in m ~zzo a queste co ndizioni atmosferiche che le sale medicbe cominciarono a noverare nella loro fluttuante popolazione eresipelatosi, il numero dei quali mano mano andò crescendo con sorprendente l'apidità, 1;10n tanto per nuove provenienze dall' esterno , quanto per comunanza di condizione· morbosa, che si stabill fra i nuovi inquilini e molti degli anziani , che erano già sul punto di abbandonare il poco desiato domicilio. - Simili casi, quasi contemporaneamente, si verificarono nel riparto chirurgico, dove, se 1a provenienza esterna si limitò a qualche raro caso, molti consecutivamente dP.i preesisteoti dovettero rivestire la forma del nuovo venuto, forma che venne anche in parte sublta dai venerei, quantunque fra loro non fosse mai .stato arùmesso alcun risipelatoso , ta sede predil etta del morbo negl' infermi facienti parte delle sale mediche fu costanteme nte il volto con diffusione al cuoio capelluto e sezione superiore del collo. In quelli che per l'eresipela dovettero ricovrare all'ospedale, in massima si potè constatare che detta localizzazione morbosa era stata preceduta da febbre gagliarda invadente con brividi e Tibrezzi di varia durata ed i~tensità; fallo che si trovò costante negl'individui già dimoranti nel riparto, e che diven ivano contl'ibuenti di nuova MLi tà mol'bosa. I medesimi or" dinariamenle prossimi al letto d'infermo eresipelatoso, indipend'entemente dali a loro primitiva infermità, venivano atlaccati da febb t·e intensa invad ente con freddo, e di cui i caratteri principali erano: considerevo le


134 DELL'ERESIPELA elevazione di temperatura, grande frequenza e concentrazione nei polsi, rimarchevole prostrazione nelle forze. Questo stato durava per 24. a 36 ore, quindi senza offrire alcuna r emissione, anzi aumentando di intensità, si associava alla localizzazione morbosa al vol to rappresentata da tumidezza e da dolore tensivo e bruciante , ed obbiettivamente costituito da turgore roseo della pelle, d'indole sommamen te invadente, e che se in pochi casi, dopo una clurat~ di sei ad otto giorni si terminò con leggiera clisquamazione epidermica, ordinariamente si associò a 1ormazione di vescicole miliarosc, che per Ja loro con- U . fluenza , delle volte fondendos i fra loro, costituivano delle vere bolle con contenuto ora limpido, ora nerastro per trasudamento ematico. Ques te alla loro volta a declinazione di morbo si essicéavano, non rimanendo alcun postu mo. Raramente si ebbe a lamen tare lo ascesso palpebrale. Intanto la febbre in iziatasi con tanta intensità, si costituiva in periodo stazionario. La temperatura, che con rapido incremento raggiungeva 40 e decimi centigradi, consecutivamente non offriva che dello lievi oscillazioni dai 39,08 ai 40,05 e delle volte 4L I polsi sempre con straordinaria frequenza rivelavano colla loro piccolissima diastole, la debolezza de11c contrazioni del miocardio. A tutti questi fatti ordinariamente si associava disor dine nelle facoiLà in tellettuali dal semplice vaniloquio al delirio furioso. L'interesse di quest' ultimo fatto si è che , anziché coincidere col gr·ado di estension e ed intensità dei fatti locali, seguiva l' andameuto della febbre , e di vero essi si dichiaravano in ispecial modo nelle ore notturne, ed in queste le tavole termometriche segnavano il massimo elevamento di te mpara tuTa. Signori, quest' infet·mi andavano soggetti ad un rapido Jogorarnenlo nutritivo, a tinta cerea, ehe assumeva la


135 pelle (fa;tta ecee~ionè del territorio oc.c upato dal morbo), a prostTazione dellef9rze. Questo statò, unitamente alle ~ariazioni' locali citate, durava per otto o dodici giorni. Avveniva quindi che la febbre offriva il massimo acme, l'infermo clopo un'abbondante traspirazione entrava in piena eufo-rìa. L'apparato digestivo offri poco di rilevante, se si eccettua una: stipsi piuttosto ostinata. Non mancarono però dei casi, nei quali un tale felice esito rimase un desiderio. In essi i fatti locali offrivano nulla di diverso dai casi ordinarì, non c:osì l.a forma febbi·ile, avvegnachè questa, oltre al conservare sempre un elevato grado di temperatura, assumeva la forma delle così. dette febbri atassico-adinamiche. Alla stipsi ·dei primi giorni succedeva profluvio intestinale, e gl'infermi soccombevano ordinariamente nel 2° settenario. Ebbi di questi opportunità di eseguire la necroscopia) e non v.i rinvenni che localmente vario grado di infiltrazione siero-plastica dei tessuti moJli, e maggiore lacerabilità del pet·icranio; congestione venosa meoingo-:encefalica nella sezione posteriore per impedito deflusso; lievi ipostasi alle basi pulmonali; milza ordinariamente ingrandita , color la vagna con polpa eccessivamente friabile. Nel ripnrto chirurgico, il male s'iniziò coll'ingresso d'un soldato del 65° reggi·mento fanteria, che era affetto da eresipela allp. gamba e· da escoriazione al piede ·prodotta da incomoda calzatura. Nel medesimo, oltre ai fatti generai~ detla stessa forma ed indole di quelli osservati in medicina, faceva molto temere la imponenza dei fatti locali, avvegnaché la eresipela, oltre aél o0cupare i due terzi del membr·o, sulla regione dbrsale del piede, avendo rivestita la forma flemmonosa , fu causa di scollamento e consecutiva DÉI:.t'ERJ!:SIPELÀ


136 DELL'ERESIPELA distl'llzione di larga porzione di tegumenti. Ciò non astante l'infermo lentamente s'avviò alla guarigione. Non potè però dirsi lo stesso per una guardia di pubblica. sicurezza, suo vicino di letto, la quale aiTelta da fe1·ita !acero-contusa nella regione prerotulea in via di completa cica(rizzazione, si lusingava poter esser presto dimessa dall'ospedale. Forli brivid~ seguiti da febbre con elevata temperatura lo aggredirono, la piaga divenne livida nei bordi e non seeemeva che poco siero sanguinolento. Dopo due giomi divenne sode della più violenta foema di processo resipcla toso, che essendo diffuso nella sottostante articolazione , provocò acuta suppurazione della stessa, e la consecutiva morte del paziente. L'autopsia ofli'ì , oltre alle alterazioni speciali alle suppurazioni delle articolazioni, pncumonite basilare specifica destra e tumore splenico acuto . Di seguito altri casi di eresipela si verificarono, e sempre in quelli che per tuu' altro morbo erano in salo.: la localizzazione morbosa avven ivn sulle piaghe suppuranti e granulanti senza alcuna specificità. di sedo, e fu sempre preceduta da febbre intensa. Fatti consimili si osservarono nel riparto venerei, nel quale, fra gli alt1·i, ne fu vittima un soldato del 40° reggimento fanteria. Fin dal primo esordire il morbo assunse forma insolitamente gt·ave. La febbre oltre al mantenersi elevata, conservando costantemente la temperatura di 40,04 e 4 ,1 centig., si associò subito ad imponenti fatti nervosi. La e resipela dichiaratasi su di un bubbone suppurato invase sollecitamente le borse, quasi tutta la coscia e parte della pare te addominale sinistra. L'infermo già precedentemente; danneggiato da ripetute emcrragie per ulcero perforante al frenulo, cessava di vivere al primo settenario. L'autopsia rinvenne la solita imbibizione siero-plastica locale con qualche piccolo focolaio suppurati vo; discreto tumore acuto di milza.

g


,DEkL'~Rliì'SIPELA. '

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Mem 0're d,ei surfìfèriti fatti allorquando nei primt

Iì'HilSÌ .del . 1813 sentii .p arlare di freq~enti casi di ere-

sipela, che ·si succedevano nel riparto medico di guesto nosocomj"o; mi aspettava da un momento all'altro di ve.d er c·omparire r importuno visitatore nel riparto chirurgico, presso il quale io era addetto. Ed invero l'asp.èttativa non fù lunga, avvegnachè iniziatosi su infermi affetti da eczema scrofoloso al volto, si ripetè non :infrequentemente su individui con soluzioni di eontinu_o suppuranti varie per 0rigine, sede. e periodo di cicatrizzazione. La forma clinica da esse Qftèrta fu in nulla dissimile da quella ·altrove accennata, e mercè le cure del medico FJrescrivente dottore Bonalumi, assolv.evano il loro ciclico periodo, non rimanendo negl'infermi cbe il risultato del gran consumo organico in essi avvenuto. A miglior dilucidçJ.zione dirò dì alcuni casi più importaflti, che in detto ripat'to avvennero . _No 1. _, P-aglìero Anloniò, soldato nel 3• fanteria, entrava nell'O'spedale per onichia maligna al dit.o -grosso del piede sinistro, il ·22 marzo. Tr<Jttato subitamente col metodo Vanzétti, tutto andava per bene, quando · un bel giorn.o fu agg-redito da febbre intensa con brividi ripetuti. La piaga pr:ese aspetto lurido, ed il suo secl'e.to si rese fetido. Dopo 24 ore compariva eresipela alla part~ dor!sale del piede, che progr·essivamente si estende;ya alla gamba e parte inferiore della coscia. L~ febbre pertanto oonservavé\ sempre la sua inlensità con leggìere remissioni mattinali. Al settimo giorno -~i !_llorbo l'infermo entrò in abbondante traspirazione, la febbre decadde, e contemporaneamente il turgore roseo dell'arto veniva sostituitO' da ao-grinzamento o . della pell'e con disquamazione d~lla stessa. No 2. - PaTazzoLo Giuseppe, soldato nel 9" fanteria, entrava all'ospedale i ~ 9 r:naggio per adenite sub-rna~


138 'DELL' ERESIPELA scellare suppurata. Mercè opportun e incisioni dato esito al pus, tutto faceva credere prossi ma la guarigione; ma orripilazioni seguite da intensa febbre, e da rossore nei bordi della piaga, fecero prevedere l'insorgenza della malattia in discorso. Ed infatti il processo resipelatoso dichiaratosi, invase sollecitamente il voltò ed il cuoio capelluto, e l'infermo moriva 12 giorni dopo, senza ofì'rire fenomeni di diffusione alle meningi cerebrali. L'autopsia, eseguita 24 ore dopo avvenuta la morte,, constatò disquamazione epidetrnica al volto ed a l collo; imbibizione siero-plastica del derma; stasi venosc nei seni JeiJa dura-madre; iniezione venosa della sostanza U cerebrale, discreta quantità di siero limpido nei ventricoli; ipostasi po1monale alle basi; milza ingrandita del doppio, molle, color lavagna. No 3. - I'olimeno Francesco , soldato nel 9° fanter·ia, entrava nella sezione chirurgi ca per scolo purulen to all'orecchio destro, e tumefazione pastosa dei tegumenti in corrispondenza del processo mastoide destro, con intasamento circoscritto delle parti molli della regione cervicale laterale destra, cd impossibiliti\ di • muovere il capo, sicchè l'infermo nell'alzarsi era costretto fermare il capo colle mani. Nell'idea che si trattasse di flemmone cir·coscritto cervicale profondo, for·se in l'elazionc di processo suppura tivo delle cellule mastoidee, il 1° giugno si praticò un'incisione nel duplice scopo di sbrigliare e dare esito ai liquidi purulenti formati o da form arsi. Nei due primi. giorni tutto accennava a miglioramento. In seguito però il pazien te venne colto da viva febbre; si notò rossore resipelatoso ai margini della ferila, rossore che gradatamente estendendosi, invase il cuoio capelluto, la faccia e sezione superiore del tronco. Coll'invasione dell'eresipela scomparve la piorrea auricolare, si. dissipò il tumore infiammatorio cervicale. La febbre pertanto non ri-


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DELL ERESIPELA

meu.eva dl3lla sua gagliardia ; insorsero fenomeni atassieo'"'adinarnlci, ed il paziente moriva il 13 giugno. All'aut0psia siTinvenne: ·colorito sub-itterico della cute; numeros~ vescieole miliai·o·s e sull'addome ed arti; vesèicole flittenoidi sul volto, collo e dorso, di varia grandezza; imbibizione siero-plastica dei tessuti molli involgenti il' cranio, e propagantesi nei tessuti del collo, mas.sitne a destra : denudazione ossea del meato uditivo esterno. Legglere ipostasi cadaveriche alle basi polmonali. Not,evole tumore splenico acùto. N° 4. - Stilliteni Giuseppe, soldato nel 3° fanteria, entra,'a all'ospedale il 4 agosto per scrotolosi :r~ppre­ sentat-a sia da aden9mi cervicali, che da chiazze di: eczema impetigginoide sul viso. Venne. immediatamente sottoposto ad opportune:cure, ma nel dì 2tì di detto mese fu aggredito da violenti · brividi seguiti da febbre con. grande elevazione di temperatura, che raggiunse di primo acchito 4·1 centig. L'infermo divenne smani·oso,' e nella notte delirò; : successe una remissione sensibile al seguente mattino, ma a sera la temperatura si ele-vò a 40,5; con una marcata depressione· di forze; sbprà:vvenne la diéhiarazione della eresipela sul volto, uhe successivamente abbracciò tulto il cuoio capelluto. Nei giorni consecutivi non vi furono varianti; i f<nti èulminanti e persistenti furono febbre remitte:o.te . con massima intensità nelle ore. serotine, ed in q1,1.esto predominio di fatti nervosi, fotma atassica, stitkhe'Zza; fatti che sì mantennero costanti e declinarono d'improvviso con abbondanti sudori dopo 42· giorni. Nn 5. - ~1agistroni Carlo, soldato nel 3° fanteria, entrava all'ospedale il Ù, agosto per e resi pela alla gamba sinistra. Raccontava che da qualche giorno soffriva molto nel marciare, a causa di escoriazione fra le ultime dita del piede sinistro da abbondante sudore.


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DELL'ERESIPELA

Nella sera del 23 fu assalito da intensa febbre ~on freddo, che nel giorno seguente perdurando ed associandosi ad arrossimento della gamba con gonfi ore al piede, lo costrinse a ricoverare all'ospedale. Quivi si riscontrò eresipela sull'arto inferiore sinistro, più forte r eazione generale contradistinta da massima frequenza nei. polsi, elevata temperatura ed abbattim ento nelle forze, sicché l'infermo era nell'impossibilità di seder e sul lello; solita stitichezza. Ques ti fatti rimasero stazionari per sette gio1·ni, meno però il logoramento nutritivo, che faceva dci rapidi progressi, come anche la eresipela, che invadeva sempre nuovo terreno ; U quando l'infermo al dì 3 settembre dopo abbo ndante traspirazione, avvenuta nelle ore notturne, divenne completa mente apiretico, e localmente incominciò la disquamazione epidermica. A 1arla breve, duran te il tempo che sono stato 8ddetto al riparto chirurgico d i q.uesto nosocomio, ho potuto osservare 2,f. eresipelatosi ; in tutti si potè ri·Conoscerfl come iniziale del morbo una soluzione di continuità spesso di nessuna im porta nza, in tutti la foema febbrilfl rivestì gli stessi cn i·atteri, nonostante · la varia intensità dei falli locali, in tutti infine la forma febbri!P. precedè la manifes tazione del morbo. Il successivo e continuo perfezionamento dello scibile medico-chirurgico ci mostra a c hiare nole che quei preclari, che ad esso contribuiscono tecero della e1·esipela due entità morbose distinte; l'una denominandola eresipela medica o spontanea, l'altra chirurgica o traumatica; nè sono man cati di quelli, che non volendo accettare un dualismo, cagione non rara di conflillo negli speciali , per la ripartizione degli infermi, si sono a uenuti ad un seve-ro esclusivism o. Gli uni, collo. s chierarsi dalla parte dei chirurghi, sottraggono al dominio del medico ogni qualsiasi forma di eresipela;


!DEJ,tJ.EllES~PE~A

,gli altri rivendjcan.o al medico tutto che riguarda concetto, forma è trattamento del morbo in discorso. Nel corso dei miei studi elementari ricordo che un mio precettore di filosofi,a si serviva spesso del seguente aforisma : Non sunt multiplicanda entia sine necessitate. Or n·e ne è veramen.te necessaria per la scienza, utile per la pratica Ul).a tale distinzione? Io credo positivamen~e che no; e'd in vero esaminando sia la forma notom~-patologica, che clinica · della. erèsipela, una ai presidi curativi finora adoperati, troviamo: ~t o che dal Borsieri al Billroth tutti convengono che essa altro non sia che unalin fangi te ·capillare, che a seconda del grado di essudazione, di partecipazione ·del connettivo peri. vasale, di intensità ed estensione in profondità dei lìn,faticj prima sede d.i morbo, si appale-sa nelle sue varietà di vaga, 1littenoic1e.. flemmonosa, gangrenosa. Si fu il Borsieri, che quantunque avesse ])en altra idea c!J:e di primitivo locale morbo nell'erisepela, richiamò. J'aHeazione dei pratici su}io st~to dei gangli linfatici, prima ancora t:he l'eresipela in una qualsiasi località si dichiarasse;_ed il Blandin fecondando le idee dell'illusLre italiano, emise il pri.ncìpio che ogni eresipela è preceduta da linfoadenite. Ora se ci allontaniamo d·al fano locale, e consideriamo le note cadaveriche nei casi let_an, non vi è miglior raffronto fra la cosi detta reslpo1a, idiopatica e la traumatica. Graves, Trousseau, Pujor, Jaccoud non trovano che la replezione d·ell'albe.ro e ·Seni venosi cerehrali, non infrequenti pneumoniti ii?.ostatiche, tumoJ'e splenico acuto. Quelle che ho di sopra riferi te, eseguite sotto la direzione del capitano Bonalumi, riproducono delle stesse un fedele specchio; dunque dal lato notomo-patologico le ~resìp,ele idiopatica e traumatica non esprimono che Identica condizione morbosa. Esiste forse differenza nella loro ·fen omenologia. I precitati autori, che si sono


1 H2 DELL ERES1PELA più specificamente occupati dell'eresipela medica, assegnano alla stessa un periodo prodromico, o di invasione contradistinto da febbre invadente con brividi, a grande reazione cardiaco- vascolare, ed elevazione di termogenesi, cui tien dietro la dichiarazione locale del morbo, che quindi subisce le sue varie fasi, e che ordinariam ente cede dopo 8 a 12 giorni. Fanno, è vero, calcolo dei fatti gastrici,·~ ma in modo affatto secondario. Cos'avviene nell'e risepela traumatica? Il Ranzi la descrive nell'id entico modo che il TI'Ousseau, anzi si mostra talmente impressionato della forma clinica della stessa, che dichiara nettamente doversi la ere- U sipela considerare, secondo ancora vuole il Monteggia, nè più nè meno che come morbo eruttivo· acuto, a somiglianza del vaiuolo. Le rifet·ite osservazioni ripetono appuntino quanto dai medici si attribuisce alla eresipela medica; dunque la eresipela non ha che una forma clinica. Non pnre a prima vista potersi dire lo stesso riguardo all'eziologia, perchè se da un canto ordinariamente ritiensi la eresipela traumatica quale accidcmtalità, e quindi quale fatto primitivamente ed essenzialmente locale; per la eresipela spontanea vuolsi abbisognare un'alterata crasi sanguigna, di cui l'afl'ezione locale non é che determinazione. Ora è per questa alterata crasi sanguigna che Graves teova dei punti di contatto fra la eresipela, la scarlattina e la febbt·e puerperale, e ne propugna la natura epidemica e contagiosa. È la stessa che sostiene Bouchout nella eresipela, che si sviluppa nei neonati e nelle infermerie delle puerpere, ove delle epidemie in discorso han fatto più strage della stessa febbre puerperale. Si è la primitiva infezione del sangue che Trousseau si sforza dimostrare precedere la determinazione locale, allorquando espone le epidemie sviluppatesi nei vari


DE6J) EI\ESiPEl.A

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riparìi affidati ali~ sue cure; epidemie che; se pel toro osèur.o .inizia1·~i, fanno ammellere un~origi.ne autoctona deH'ele,inento eop.lagiosb, quest'origine e consecutiva Jtlàltiplloaziune e difl'usiqn,e 'trovano sufficiente ulimenlo n<>He condizionì nocevoli d'un atmosfera freddo,umida, ed in preda a continue v(\riazioni, e nell'oblio dei pre·cetl.i igiep.ici negli sped<)li sia relativi alla popolazione deile infermerie,~ che alla nettezza . delle stesse. Si è per dimostrace il potere çontagìosQ dell'eresipela che il I'ujor di Bordeaux, ohre ~alle epidemie verificatesi negli ospedali di maternità di detta città, riferisce un luminoso esempio avvenuto in una famig.lia in eui la eres:ipela svihtppatasi su di un ferito d'arma da fuoco si l'ipetè successivamente e eon esito letale su di qua.ltro altri individui dimoranti sollo lo stesso tetto .. Dunque l'eresiP,ela medica è .un morbo da infeziòne, e come tutt'i morbi infettivi, dotato di vario pottre .contag-ioso; però la lo.cai izzaz.ione morbosa, anzichè considerarsi, come nel vaiuolo o morbillo, quaie estrinsecazione di morbo con pred]!ezione di sede·, deve piuttosto· riguardarsi come punto primo, in cui è avvenuto il qeposi1o dell'elemento rnorb~so. Tale fatto non sfoggi all'occhio di quel. profondo psservator·e che era il Trosseau.,, i'1 quale sostiene che la maggiorHnza delle eresjpele faccia!~ è sempre preceduta da soluzioni di ·continuità, che per .quanto minime, si costituiscono punto di partenza del morbo. Sui ·casi finora oss~rvati · ho potuto verifica1·e quantq posi ti va sia della os.servazione; ed in vero se per ,pòco si consideri quanto sono frequenti..Je abrasioni epiteliali, e fessure nella mucosa nasale ed Ol'ale, e negli orifizi d.i dette cavità, la: frequenza dell'acne isolata e di limitoLi eczemi ed efllore.see:nze. erpetiche sul volto, il nessuno valol'e che ad essi si accorda, allorquando si presenta all'osserva~ione un infermo con eresipela già dichiarata, si.


01.\I.L'EllESJ Pt;;J,t\ H4 troverà di leggieri la ragione per·cbè molle di esse sono ritenute primitive, anziché aventi pet· causa occasionale o causa scintilla la int••rrot ta continuità dell'involucro cutaneo o mocoso. Ciò posto puossi in chirurgia ritenere ln cr·esipela come fatto puramente locale etl in diretto. relazione casunle col trauma? certo ehe no: noi non possiamo dire CJ'I'Sipela lraumatica allo stesso modo che pncumonite traumatica: il traurnntismo non co1nprende nelle slle necessar·ic conseguenze la eresipela, mo pone l'organismo in condizioni che, date certe c it·costanze~ lo sviluppo della stessa viene strnord in a r·iurncnte favorito. Ora le condtzioni, per le quali sulle piaghe suppuranti o gl'anulanLi avviene In dich inr·ilzione del morbo in discorso, si riti ene dalla maggioranza dei chirurghi siano incostanza di cJirnn, massime se freddoumido, soverehio accumulamento d'infermi in sale male aerate e con pareti e suolo non soggetti a diurne o mensili disinfezioni ; infine la poeu nettezza sia delle piaghe, che dei 01ezzi di medicnLUr·a. Tuue condizioni patologiche, che J'aggruppat~ danno origine ad un elémento morboso che per la sua azione si ri vela a formo. epidemica, non solo, ma si moltiplica e trasmette a forma di contagio. Dunque la solu7.ione di continuità non è causa di eros ipela; può for·sc nella stessa, per le citate condizioni dell'ambiente, originat·si l'el emento morboso specifico, che passato nell'organismo mentre promuove febbre d'indole settica, nel luogo di sua for·mnzione occasiona la linfHogite. Dunque anche guarda ta dal Ialo eziologico, l'cseripela non è che una. Essa rappr·esenta un morbo d'infezione, che q uanLUnque si mostri a forma sporadica, pure come Lulli i morbi infettivi acnti, più anzi spesso si diO'onde a forma epidemica. l~ di natura contagiosa, c quantunque l'elemento contagio sia per o•·a indimostr·ato,


DE!,L'EUE~ll'ELA

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pu re l'6pinione più accreditata vuole sia costituita da .mict'o-organismi, i quali pet' condizione di trasmtsSlbilità l'ichi!:'gg~no una soluzione di cont.inu~, per quanto 1ninima che sia; e mentre localmente sv1luppano potere :flogogeno, pel loro rapido moltiplicarsi e passare nel ci!'colo sanguigno, manifestano la loro forza pirogena, provocando la febbre, che non solo pr~eede i fuui loculi, ma successivamente trova sugli stessi continuo alimema. Le espe~ste ìr;lee cit'ca la patogenia dell'eresipela trovano larga giustificazion-e sul trattamento, ohe per la stessa in varii tempi è stata ado_Liala. I mezzi debilittmti, le onergiche cure anliOogistiche, sia locali che generali, se qualche volln han tentato inLr-omellersi nella pratica medica, la loro comparsa può considerarsi quale meteora, che l'aprdarnente ecclissandosi, non lascia di sè che il nome. Fa-rmaci sia antipi retici, che sostenitori del sistema nervoso sono in rn.dssima stati in ogni tempo variamente maneggiati nella cmu dell'eresipela. Al lorquando ero jn Napoii osservai i buoni risullati del metodo casi detto aspettante; localmente si adoperavano Inezzi sollraenti calorico, ed internamente bibite raffreddanti, e qualche blandb lassativo. Nel riparto cbiruegico allora si ebbe cessazione di ep idemia, quando si prov.ocò il l'inn0:varnento co mpleto dell'inferm eria. - In · quest'ospedale il capo-ripartù oltre alle misure precauzionali opponentisi alla diffusione del morbo r.onsisleltlLi in isolah1en to deg l'inf~r mi, disi'nfezione delle sale e severa custodia e disinfezione dei mezzi di medicatura pel lt'attalamento del morbo , esperimentò quanto è stato fino ra raccomandato . sia pet· cura locale clte genet:ale; fermo però sempre nel conceuo di aver di ft·onte un morbo infettivo, e per conseguenza energico distruttore della comp~ge organica. Giornale ài metllctna militare

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DEl. L'E RESI PELA

Localmente vennero usate, e senza vantaggio, le spalmnturc di tintura di iodio tanto commendate dal Thibaut. Iùentico risultato di ede il s i l i ~ato di soda, quale mezzo isolante. Di ni un valore furono le spennellature con soluzione di ni teato d'n rgcnto, quale mezzo abortivo decantato dal .Bnbington. Al conlrnrio procuravano sollievo all'infermo cataplasmi di fecola coad iuvati da un difensivo di ovatta. La cur·u interna s'iniziava con un lnssali vo, qu indi, se il calore fL·bbri le non oltrepassava i 4.0 centigrad i, si concedeva all'i nfermo largo uso di bibite rinfrescanti. Qualora perb la febbre eccedeva q.uesti limi1i, ed unicamente a lcg-g giera forma atassico-adinamica, rnanifestavasi delirio, si riconeva alla limonca vinosn, nl chinino, all'oppio, che rnramenbe ruanc.trono al loro henefico c!l'cLto. Dal fin qni detto si scorgé cile la ercs ipela r ich iede dall'arte cura pr·eventiva, cnra del rnorbo. La cma pl'eventiva è rappresentata da quei mezzi igienici comunemente adottali negli ospedali per impedire l' evolnzione di qualsiasi morbo contagioso. Quindi, negl i spedali specialmente che mccolgono feriti in guerra, evi rare soverchio .i ngombro delle in fermerie, sorvegl it1ro la disinfezione del le stesse e degli oggetti di mod ieatuta, graduare convenientemente la Lemper11tura delle snle, massime quando l'atmosfer·a ò in preda a continui disord ini, costituiscono le armi che la scienza ci offre per· opporci ad un nemico tanto pe r·icoloso, che una volta che invade uno stabilimento esaur·isce tutte le r·isorse det pr·oprietario prima di abbandonal'lo. Amorbo svi luppato, isolam enlo,d isinfezioni conlinue :nelle sale, sAgacia nella medicatuni, costituiscono i mezzi che si oppongono alla sua ulteriore dill'usione. Riguardo poi alla cur·a del morbo, ho potuto formarmi la convinzione che nulla vate finom sia a far


DELL'ERESIPEf.A

abortire il processo locale, che ad opporsi alla sua indofe som mamente diffusiva. Di sollievo all'infermo, e forse modificanti la intensi là del pr·ocesso flogistico riescono i mezzi sottraen ti calo r·ico , sia sotlo forma di embrocazroni fredde, che di catnplasmi igrometrici coadiuvati da. mezzi neutralizzanti le vari azioni di ternperatut·a dell'ambiente ('1). (l) Senza pretendere di far violenza alle convinzioni delL'autore circa l'impossibilità di fa1· abortire il p1·oc~sso locale della risipola, ci sia permesso di qui esporre alcune nostre riflessioni. Discorrendo della terapia delle risipole, ~iemeyer eme.tte questa sent enza. " ~la se anco nel maggior numero delle risipole è da consigliarsi un metodo di cura negatiYo, imperocchè non si può accorciare la malattia, la quale d'altronde per solito, ancho senza alcun trattamento, riesco a guarigione, non p<ll'tunto t>ossono insorgere accidenti che addimun(lano pr011ti eù energici soccorsi terapeutici ». Mnlgrndo tutta la rh'erem~a cbe noi professiamo per l'illustre pato'Jogo c clinico di Tubinga, non possi~mo mcnargli buona quella sua affermazione tanto assoluta circa l'impossibilità di abbreviar il decorso della suddetta aiTeziuoe. Grisolle il quale nel suo trattato di patologia interna stabilisce che la durata media della risipola è di dodici a quindici giorni (vol. ~ ,0 pag. 632) soggiuoge poi d'essere riuscito o limitare la Oemmasia cutanea in 3, 4 o 5 giorni. Molti altri pratici al pari di Grisollo citano dei casi di risipola in cui il processo morboso potè essere strozzato in \111 periodo di tempo di tre qua1·ti, rli quattro qui11 ti c persino di sei settimi più cor·to di quello riputnto necessario perchè il male pcrcol'l'a regolarmente tutto il suo ciclo. Da ciò sembra si possa des\lmere che il decorso della risipola non è punto fatahtJtmte fisso ed io\'ariabile e che esso può, mediante gli opportuni e ben appr<'pri~ti compensi tcrapeutici, css~re accorciato. Noi consentiamo col Niemeyer che la risìpolariesca a guarigione anche scn::;a alcun trattamento; ma siccome egli stesso ammette che

p ossono insorgere a.ccidenti che addima11dano pronti ed Cl~tt·gici se ccorsi terapcutici : siccome questi accidenti non si possooo pre,·edore sino d~l primo apparire del morbo, non sa1·cbbe per avventura pru-

dente di nnn abl>andonare per intiero la cura alle forze medicatrici ùolla r.atura e ai r. correre invece dal bel principio a q ue' blandi mC\zzi


U8 DELI.'ERESI PELA Difettano espedienti per neutralizzare la generale infezione. Tommasi ìn una sua letLeJ'a raccomanda di far poco o nulla, dicendo: la malattict risolve sè stessa, consumando sè stessa . - Però ci. sono dci fu ~~i eh e compromettono da vicino l'esistenza dell' infermo, e che pe1· conseguenza reclamano tulla la nostra attenzione. Gli esiti letali ossernti, anzkh è essere in relazi one che, chiariti dall'ossen •azione e dall'cspcriP.nza innocui in ogni caso, possono in certe circostanze impedire quei siffiltti accidenti cb c rcrla· ~ano soc::or.si pron_ti e~ energici i_qual_i potr~~bcro talora non giungereg 10 tempo o non r1usc1r adeguati all'wtcns1ta del male L. Non ci faremo a ripetere i'interminabilc filastrocca di medicamenti pr<•posti c messi in opera per combattere le risipole non appena rnanifestatesi e indipendenti da stato gastrico o da lesioni trnumaf.khe; poichè IHHl intendiamo d'invadere il campo dei trattatisti, ma non sappiamo astenerci dal ricordare un mozzo che nelle mani di v;u·ii pratici die d~ constnntcmente ·buoni risultati, e che noi in molto occasioni riconoscemmo qunnto impotente a nuocere altrettanto cRicace ad abbreviar la du•·ata delle risipole, non escluse quelle della faccia che sono reputate lo più gravi e lo più perir.olos!l. Griselle nell'enumerare i diversi mE\todi abortivi e cur.atìvi della risip_ola fa menzione d<llle spalmature d'ung-uento mercurialo lo quali t dic'egli con ragioM, non C!JI'risposero alle speranze che della loro virtù avca fatto concrpirc chi p1·imo le p•·oponeva. Ora chi le propose fu Lisfranc, l'abilissimo chirurgo dell'ospedale della Pietà, il quale afferma a vcrno ricavato tanto vantaggio da indur! o a rinunziare ad ogni altra medicatura e a gencraliuarnc l'uso, sebbene convenga che non andasse immune da alcuni inconvenienti, il peggior dci quali ora indubitatamentc la sialorrea Egli però rinunziava, un treot!lcioquc amii fa, se la memo1•ia non ci tradisce, a quel suo metodo per adottare quello d'un tedesco (Robcrt?) che rccatosi a Parigi, ed udito, uel vi$itai'A il suddetto ospedale della Pietà, che si adoperava contro la risipola l'unguento id1·argi rir.o con otlimo successo, disse che da più anni _egli si seniYa cuo non minor profitto d'un agente più semplice, meno costoso e alTatto innocuo, la sugna, possibilmente fresca, o per lo meno purgata quale si usa in farmacia. Con questa si spalma una pezza che ricopra abbondantemente la superficie risipolatosn, in guisa che lo strato di grasso raggiunga due


DEf.L7 ERESI~Ef,A

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·con fatti cerebrali per. di1fusjone del processo., son da riferirs·i' clll'esaur:imento deiJa resistenza organica, causa la jnt~nsitò:.febbrile . Per consE!guenza modemr la febbre, s.oslenere . la resi:'!tenza organica costituiscono le principali indica:zi<Jni da sod'disfare. AJla prima si. oLtemperu,, sebbene incompletamente, coi m~zzi antipirettici - alla seGonda. pr-evio blando 1a.ssati~o, colle sollecite amm inis-trazioni di buoni brodi, e col non interrotto uso della Jimonea vinosa, in cui entrino preparati chin1ici . sia a forma di elixir, che di o tre mi.llimctri di spessore. Ogni tre ore si stacca la p0zza, si rispalma èOJl del nuovo grasso e si riapplica lasciando i11tatto quel tan'to del primo strato che aderisce alla parte. D; ordinario le risi.:. ·poie benigne si risolvono iu ventiquattro o trentasei ore c l& più gravi dopo quararìtotto o set:tantadne al più. Questo metodo ì'abblam.o sperimenbto moltissime volte e lo tro'V'Rromo sempre giovevol'C; e veuticinque anni fa pubblicammo una serie d'osservazioni di risipole d'o;jni forma e d'ogni indole, fra cui diverse occupanH la fàeeia, gt\arite prontamente con quell'unico mezzo jjUandon'Onesistcvanò complicazioni: .eon ess? e coll'aggiunta di qualche ~entigramma ·d'emetico o d'estratto d'aconito, quando la risipola riconosecva evideJJtemante la sua origine da gastricismo o da causa reumatica. Ci si risponder;). pro~abihnente che altri eonsimiii mezzi fu1·ono adoperati e vantati come egualmente pronti e sicuri, e fra questi le applicazioni del collodion o delia mistura tannico-etereo-canforata di Trousseau: c noi dì buon gl'ado lo ammettiamo, nostro scopo non essendo di far prcvàlere il sistema curativo da noi seguito su tutti gli altri messi in pr.atica dag.li .antichi e dai moderni clinici, ma b()llsì di· met" tcre io sodò che li ciclo della risipola è meno necessario di quanto credasi da taluno, e che mediante un'opportuna medicazione il pro.cosso morboso che la costitusce può abortiJ'e. Ci si oppor~à foise che, giusta l'osservazione del succitato Niemeyer; potendo l~ risipola guarire o guarendo di solito senz'alcun trattamento, le guari~ioni conseguite mercè qtresto o quel rimedio non sono .attribuibili ai mezzi adoperati. E ciò sarà vero: ma rimane pul' sempre· il fattò dell'abbreviato decorso del male il quale non si può spiegare altrimellti eluJ colla benefica influenza della mcdicaiione. M.


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DELl.'ERESil'ELA

alcaloidi disciolti. Che anzi mi piar.e qui ripetere collo Jacco ud, che delta pozione tanto maggiormente deve abbondare di vino, per quanto più imponcuti siano i fatti nervosi, avvegoac]Jè la clini ca osservazione ha provato coincidere i medesim i colla massima intensità febbrile; le necroscopie han di mostra to non es:::ere i fatti cerebrali quelli che producono esiti letali; · e per con seguenza le man ifestazioni nervose esser la consegu enza del prossim o esauri mento della resistenza organica. Dott. FALCONE 1'entm te medico


RIVISTA DI GI ORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA E TERAPEUTlCA

Uelln c ompressione del to r a c e da l lnlo san o c ome n1eno (mrnti ,.o ll••g li e ssu tl a tl plcus•ilici pel dott. A LDEHTO RivA. - Si è ùeUo e si dice ancora da molli, che la n1oderna

med icina menh·e da unlaLo pone ogni s tudio per s tabilire con sovcrchia esattezza la diagnosi, lascit\ dall'altro in tleplorcvole dimen ticanza la terapìa, e talora persino le più ovvie e popolari nozioni della s!essa. Non è questa l'occasione per discutere sedia!!aosticando male si possa curar bene, e curar peggio diagnosticando bene; ciò che ora impol'tn di stabilire si è, che l'accusa così come Yiene lanciulu è solennemente ingiusta. Egli i> hensl vel'o che una gran purle dell' ant.ica suppellellile terapcutic:a è oggi caduta in disuso, c che si sono messi iu disparte l[uegli strani miscugli di mille c una sostanza con cui si g uastava uno. volta lo stomaco dei mutati. Questo peraltro non vuol pun to significare un rcg1'CSSO in terapia; v~ol. dil'O che nuovi Q pjù accurati studi, cogni:don i più esa tte di patologia e di clinica, hanno constatalo clte tali !::>Ostanze erano inutili o dannose. - Ment.irehbe invero o mostt•orebbe ignoranza chi volesse asserire che l'arte tlel CUl'l'll'e è andata di pari passo con quella del diagnosticare, c che la terapia ha prog1·cdilo egualmente come la fisiologia, l'anatomia patologica ecc.: ciò però a lult'a.ltro devesi che a lrascuJ•atezza, e le ragioni di questo ùi verso procedere sono molte e straol'Clinariamenle complesse, non ullimèl fra queste lo enorme cumulo di ert•ori e pregiudizi lasclatici: in eredità dallo. vecchia medicina. Invece di trascurl).nza è a segnalare piu Ltosto una sempre lodevole a t-


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RIVISTA

Livilù: ogni dì che passu porta infatti il suo lribuLo di studi ed espet•ienzA or su questo or su quello dei UIOdicumenti,or sull'uno orsull'alli'O dei metodi cut•ativ i, c credo nnzi unche LPoppo copiosa la messe, chè mollo più uti li sarehbPt·o poC'hi c ben studiati farmachi, um:ichf> una in terminata fnt·t·agin<' ùi mal conosc;iuli r imedi. Se ciò s ia vero lo dica il clinico, il c[uale sen7.a pl'econcczione 1l'itlee o sofìsliche teor·iestudia e sc·~uel'ineso­ rabile svolgersi dc• i falli. Tl'Oppe volle egli lt·ovasi nella neccRsilà, se vuolsi dul'u, di giudicare ~nuLile e lH~J·sino dunno~o un gibl dccauttllo rimedio. Una pnrLcclella terapia che in questi ullimi anni ha fallo un peale ed inconlc~tubile pl'Ogresso, l• quello che si l'i ferisce alle cut·cmeccuniche, progresso a mio crccleromoll.o s ignilko.livo, indicando esso il positivismo dei nostri studi. progt'ésso vero U pt:.'t•chè è <tueslo il solo J•nmo deUn tcrapcnlica clae al JUPIIico im;pit'a quella sot·enu lìtluciu, ch e viene <J.ulla pcll'J'dtu c·onosconza delle fot•z{' che impiega<' del modo di dominurle. Qua~ i lutti gli altri mezzi cu1·1tivi in (}U!'~Ia o in f!UPII'ulll·a pùl'lc sono sco••osciuli pel modo lm·o tU ngit•e; lo sono o lo sm·unno per lungo lempo nncoru, che troppo ha bi~ogno k ternpiu del· l'aiuto di lanli altt·.i rtlnti d<>llo scihile medico P~'~l' Jll'O!!I'CdiJ•e lesta e spedita. Il prof. Cnnlnui nelle.• sue Le::: ioni s•1/ ril!ambin 01'(/anico dice eh P • il metLicòin tcrupin ù quasi sempNcbimico • : chimico sl, pere hè• non vi ho rptasi meùlcumento chn inlt'Odolto nel torrente dello ciJ·coln:--iono non eserciti un'azione chimica sui tessuti che incontt't\, c più o m eno non gli nwrlWchi nel modo loro tli eHHl'l'l' . llla chimico tt•oppe volt~ inconsapevole ùclle azioni che <'ssoslesso ùt>!l!rrninu, chimico vr~t'umenle, ma di un c!Jitnismo che conJpiondosi ne ll'intimtllessi l lH'fl degli Ot'goni troppo fadl munlc sfu~go alle 1widP indagini del sapere, pc•· luscitwe l'animo di chi cu••a inlPrumenle ripo:;atosugli effetti che s ln per ottenere. Nelle curo meccaniche le cose COL'r ono in moniet·a lult'aiTullo diversn: il me,lico esnllamcnle sa quello che vuole ottenere; i mezzi li sceglie, li modilìca a piacero; gli effetti li Yeùc, li può valntm'e. La chiC'UJ'giu credo debba in ptwle i suoi grandi progL'r'ssi anche u questo, d'aver cioè, pel' sua propria no.tul'u, impiegati mezzi u prefer·onza meccanici. ll pro f. Con catoJ che tonto si è roso benemel'ito uncho in codesto ramo del medico s a pet•e, ha in questi ultimi anni proposto e sperimentato un nuovo metodo pel' la cm·n degli-essudali pleut'ilici elot·o conseguenze, il q uale consiste nella com-


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pres><ione del toraci" (;-Setcital·l 5111 lato Mno. La r•azionalità di tale cmra c co~ì seducente e i risulta li così confortevoli, che io mioll't·ollo di renderla eli pubblictnagionc,persuaso di far-: cosi tm segnalato ser~·izio ai premurosi cultori Jell'ar'te salutare. A ho n comppendere cruali dHbbuno cssrt·e stati i concetti direttivi, cbe condLtssern l'illuslJ'(} Rcienilinlo a pr·oporre il metodo eli cui è pnl'ola, t·ucciamol'i u ronsiderarc l<! altct•ttzioni anutomo-palulogichc (giacchò i' solo conteo ctue8te che vengono dit•eLLo In cure mtlccaniclto) eh(~ hunno luogo nello p lourileadessuduto siero·tll)J"iooso. Qui inlPllolcsi parlaredell!' pleurili pt·ovocall' da vicissitudilli olmosf~m·hccsi \"c>glionoescluse quindtluttc f)Uelle che sono sinlomulicho di altN~ malullie in1ratorucichc. o ancorala mnnifèslazione locale di un p1'occsso gent'J'ule (I>oliorr·omenite) (l). (~bene pm·ò uolareche con questo non Sl vuol ùit·e che lo cuea dt\l pl'Of. Cflocato proposta valga solo per l'ncecnnala t'orma d i plcui·ilo ma sibbene che essa. è qtul!'li dirci il tipo delle alterazioni plenrwhe ,chc.con essa si intendono c:ombaLLere. AIIM11 <lunque che nella plenJ'fl esordisce il process o intlnmmolorio, estiu incomincia a ftli'Si l'Os::~u pei' iniezione va~colaro al'1)()re'>centP, la superficie normo.lnwnte splendente per dislnc<·o epilcliule inliJl'l>ida, numerose g 1'anuluzìoni sm·gono ovunquo in seguito a neofor·mnr.ionedi tessuto ronnettivo, vasi c et•llule fusif(wmi(Forster). fnlnnlodulla ~uperfitie infiamma la h·a~wJu una più o meno grande qua11litù di siero, e sulla stessa si dcpo~ilano slrat.i di fibrina c ho in pnrle vedcsi anche libera nelliryuitlo efl'uso; questo pC l'gravità ~Jt·nccoglie nei punti più derlivi c quindi in basso, quivi proctn'tHlrlosi posto collo spostni'O cd allontanare lo superficie pluul'iclLe normaltncnLc a

conlntlo. Po1· u11a noLa logge di meccanica, ciò che cede o.lla pressione è il punto più debole, e nel caso noslt'O il polmone, il qunle, pCP essc!'e ripieno eli fluidi agevolu1cnle spo!::itahili (aria, songue), (l) La pa1·ola 01Tomen(te non riesci rà nuova ai leLtori della Rivista. Olt?lfCa, perchò Ilo dal 1867 ru u sata dal dott. Corazza I.Rh;. Clinica. 1861. 1'0!1· ~')2), il 'JIInle io quell occasione C•totaoUa f)ag. 301, dichiarò d"a\'erla

tolto. llal prof. Concato, che per primo l'introdusse iu patologia per indi~are l'inllammàzione de lle memb•·a ne sie1ose. Per polion·otrumLte poi va 1utc~a. una forma particolare dì alterazione che colp\sc~ quasi e~clusi­ vamente que~te membrane, rispttto alla quale l"egt·egio profc~suru da Parecchi anni sla raccogLiendo osservazìonl, che sporia.mo di 1•edere Pl,'OSLO pubblicate.


RlVISTA

con facilità cede e si ritira davan ti alla forza comprimente dell'essudato. Allora però che il processo inuammatorio seguita ed il liquido aumenta, il polmone rcsosi mano mano piLI cotrtpatto, per il fallo stesso dello compressione, pone un più valido argine all'il'rompere dell'inondazione, sicch(• il suo muoveesi in ritirata è più lento e pili s tentato. È allora clw la pm•ctecostale alla sua volta cede e fa posto, il torace si dilata; gli spazi intercoslali, resi subpuealilici dall'imbibizione s ierosa, si appianano; il dioi'!'amma si abbassa e con es~o il fegato, so il versamento è a destra, e il cuore pure si sposta se è a sinistra. Il polmone stesso poi, o ve lraltasi <ii vet•sumento assui copioso, sempre per la sopradetta legge, non si J•itiru uniformemente dal basso ull'aho, ma bensì concentricamen te verso il SLtO ilo, il fjUale pCL' essere il SOlO pun ~o del polmone validnmenLe fis- n sato dal bt•onco corrispon<len te non si smuove affatto. N e segue da tutto ciò che alla fine il viscere resta compresso e schiacciato conlt•o la parete posteriore e supePiore del lot•ace, per cui, anche nell'essudaLo pleurilico il più completo, un·accuraLa pet·cussione Lrova sempre posteriormen Le all'altez?:a dell.e pr·ime vet"Lc!Jro dm·sa li u n'01·ea abbastL\nza sonora etl a ve n Le una figut'n che ricm·da bene I{Uella del polmone comppesso; quest'arca rappresenta appunto l'ambito occupato dal polmone stesso, da c ui la prcssion~:~ inLrapleurir..a non valse u car..ciare tutta l'nt•ia di Ctli et·u capace. Non a queste sole pet'ò si limitr-mo lo conseguenze ùi un copioso versamento; a ltee ancora ne uv vengono che ò iulet'es· sante nolur-e. Il ventt·icolo d09tro del cuore cacciundo nell'arteria poi monarc la solita quantità di sangue, e non trovando più questo facile la stenda entro il polmone compresso , allo sLeStiO modo che se in un canale a più de nuen ti ove uno se ne chiude, ct·osce negU aUI"i il li vello del lii{Uido, così sul r·arno polmono.r·e rimasLo lib ~ro cresce il volume dell' omJu ed aumenta la pressione intraYasco!are. Di qui la flussione collaterale nel polmone sano. Indipenùeulemente poi dalle modiiicazioni avvenute nel torace, il bisogno di J'espirtu·c continua, am~ i aumenLo. in t'ùgionc della diminuita superficie r·espira totia, o l'in fèrmo incal7.alo dalla uccessitò di ossige na l'e il propt>io sangue, aumenta auto maticamente il mm1ero <.Ielle r espirazioni, sicchè il toeace è spesso colpito dallo slirnolo ad inLr·odurt·e nuova aJ'ia, o.llora quando non lta ancoru espulsa tultaquclln chenormolrnenle si espelle. Questo fa sì che H polmone libero sia sempre in atto


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prevalentemente inspiratorio e le cellule dello stesso òi continuo sottoposte ad una anormale dilatu~ione, ciò che unitamente al fatto della f'lussione collaterale (ò sempre alquanto lasso il LesstJ.to polmonare quo.rldo è iperemico) presto vi doler·· mina enfisema vescicolare, e spesso considerevole. Lo cose però non si arrestano a questo punto; in un tempo più o meno lungo arriva quasi sempre il momento in cui, con o senza cura, essendosi rist.ahilito il potere assorbente della pleura malata, il liquido elfuso viene assorbiLo e portaLo in circolo rper regola con rapidità in p1·incipio, più lentamente in seguito). Intanto sulla plem·a viscerale e costale vanno Ol'gan·izzandosi membr-ane di neoformo~io ne, ed il polmon <~, ancora fortemente compresso, ne rimano avvolto e qua e !il saldato alla parete Loraciea. Risulta da ciò, che quando il polmone, per il continuo riassorbirsi dellirruido, inclina a distendersi e a riprendei'C quindi la posizione che gli è normale, Leovasi inceppalo asstti nel suo cammino, cd arrestato infine quando cioè le hriglJO dn cui è avvinto non sono più susceLlibili di ulteriore distendi mento. Giunto n ques to ptwto il pro· cosso anatomO·TJatologico, e tanto più so Lrùltasi eli pleuritegrave od in cui l'assor·bimento sia avvonu lo con lentezza, vedesi il tor'ace, dappr·ima disteso, graòo g1•ado impicciolire e dept·imersi; è la pl'essione atmosferica che lo spinge ad occupare il posto dell'essudaLo che si assorbe, nè questo movimento regressivo si Ol'l'csta al momenlo in cui ogni par·le assoPhibile è assorbila, chè col procedere del tempo, pel' la rElLrazione a cui va soggetto il tessuto cicalr·izio, ia :rnille gu ise slirato all'interno il toeace vieppiu si deprime, e talora tanto ùa far piegare il tronco e deformar'e la persona. Riassumendo brevemente, le principali alterazioni adunque che si riscontrano in CfUeslo momeulo della malattia sono: 1• compressione ùel polmone dal lato ammalato con dilatazione del torace corl'ispondente ; 2• sposlurrH~nti dei visceri Yicini; 3' ipereQ'lia attiva del polmone suno ed enfisema dello stesso. Da lutto (1uanto ~ s tato detto cltiaro l'isu lta che !u s toria analomo-patologica di un essudalo plcuritico si può nellamente scindere in due periodi, l'uno di essudazione, l'allt·o di ~l~si e di assorbimenLo; periodi che la mercè di quei mczll:i hstcl onde oggi la medicina pratica tanLo relicemenl.e s i vnlo, ~ossonsi anche clinicamente distinguere, il che è eli grande mleresse, perciocchè ognun vede come nell'uno e nell'~;~.l ll'O.


456 l\IVIS'l'A tempo la. terapia, che poi ò lo scopo fiuale della medicina, ha quosi ~i · differenti da risolvere e ditlicoltt\ divC'J'se da s uperare. Ed infatti ogni mira (sempr-e dal punto di vis to analomopalologico) deve esser di retta nel primo periodo a moderare l'effusione ed im pedì da ove fosse possibile, e n favorire nel secondo il r apido assorbimento dell'ess udato, e quel che pitì monta impe<lirc3 le tristi conseguenze llello s tesso Pochi ormai sono i medici che in buona fede cl'r.dono di potore qualche cosa contt'O il pr·ocesso in!iammatorio in se stesso considerato, cd è generalmente ammesso che le cnro igieniche e si ntomatiche sono le sole ulili nel periodo a~cen­ dente della pleuPHe. Helativomer1le al periodo di sl.asi c di decremento, se s i ec,.elluo. ìa toracenlesi, <tuasi tutti gli altri m e lodi c ura ii vi sono rleslinati ad aurncnl.arc l'attività di uno o più naturali emuntori, onde otLenere perriUP!"I.a via l'ass nn:tione in circolo cld liquido effuso; via, come vcdesi, molto indiJ•e lLa, che ha ~pesso bi~ogno di un tem po ltm{!o assai prima di por ~arc i suoi benf.'(ici effetti, e che non evita quind i le conseguenze ctell'essnrlat.o pletu-itico, sen:.m Cùlcolo:u·e Lutti gli a ltri danni a cui un l1•oppo leulo a~sorhimento può <ltu· origino. Per l'ispeUo ni!A. puntut'a devesi o.l 'l'rousseuu il nwrilo di averla invocata come cuPa regohwe della pletu·ite ad essudalo molto copioso, men ~r·e p1·ima di lui Cl'ù. rrua e là usata senza norma ben staiJilib.\ e puossi dire riserbata quasi esclu- • slvameule ;.1lla fOl'IlH\ suppul'flliva. La toracenlesi ha realmente le indicazioni più fondamenta li elle s i possono richiedere nella cura ctellu mulalliu in discorso, infatti toglie di m ezzo d'un ~r·atto il prodotto mol'l.Joso ehe olia sua volta si è fallo eausu di tante solfe1·enze c minarcia di nllee più g1•avi; abbrevia spesso la durato della rnalaltia, 0 pet•mcttendo lu distensione del polmone impedisce che esso s ia avvolto dnlle m embrane di ncof01·rnazione e Jis:-:ato in po!"izioni normali : soddisfu insomma a lu!.l.e le indirftzioni volute. La l•unlura però, ammessa anche la sua innocuil.it, c iù .ch~ non mi risulta da quanto ho visto in ciini~.;a, ha un g r·ave dil'eLto, vale a dire d'esser ulilc solo in casi veramt:nlCI eccezionali, in quelli cioè ove l'ii•J'Omper e ~unwnuoso del liquido minaccia dav.vicino, e sel'iamente, la vita del pozie11l.e. ll pro!'. Tt•ousseo.u r iferi sce un buon mrmero di casi ( ~re dci quali visti n el Yolgorsi di 5-6 mesi), in cui ln causa sopraccenna[.a pr-odusse la n10 1' te . Non dubito punto di. quanto egli hn veduto e riferito; debbo tuttavia d il'e che il caso deve avcPio singola!'-

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mento favorilo, giacchè nei non pochi anni che io, o como studente o come medico frequento gli spcdali, non mi avvenne mai di assistere ad un simile penoso avvenimento. Ricordo soltanto di due ammalali in cui la di::;pnea assunse in vero caralleri di molla gpavezza: in uno di essi vcnnc-1 pra.LicaLa la toracentesi 1 e morì in seguito per pleueite supptu•aLiva; l'al~eo superato agevolmente c coi soliti mezzi il pel' ic:oloJ guarì", per ~[uel che mc ne ricor·do, senza notevoli conseguenze. Ho visto invece pleuriti al compleLo sopportate con una. tolleranza veramente meravigliosa; ho visto pl~uf'iti doppie (specialmente in casi di poliot•romenit.e) turhar·e assai la funzione respit•a.Loria, ma non produrr·e mai ,·cri accessi solfocnlivi. · Fr·n le indicaziOJli deila toracentesi s i è accolla anche quella che si l'iferisce a casi in cui il troppo lento assorbirsi del liqniùo f:.1 temere una seria deie1'ioruztone or·ganica del malt\to. Non ho esperienza in proposito, e (!uincli pe1' conto mio non posso dire quanto valore essa a.bbin . Amo tuttavia sperare che mcdinnte il mezzo curativo ;proposto dal prof, Concato, unl:l lalB indicazione non awà più in !:iegwLo ragione di essorù, e presto sarà dimenticata. Tale mezzo poi pan11i non a.bhia alcuuo dei difetti che si l'isconlrarono a carico degli aHPi; ovvia infatli alle conseguenzé luLle della pleuriLe, e lo fa in ulltl maniera facile, con poco o nilln disturbo dell'ammalalo, senza turbare le funzioni gaslro-iuteslinali e senza slancaee organi di molta importanza. l\ou ot~orre aggiun · gere ch'esso è poi sommamente economico, cosa di non lieve importanza, IJ.Uando trattasi specio.lmcnte di cure fatte allo speclo.le o nello. prat.ica ai povepi. Ho già deLto in che cosa consiste, dirò ora del modo di P''a~icnrlo. · L'ammalato si fa st~nder•e . sop1'a un !eLLo, alquanto duro per sò, ù m13glio r eso tale meù ianLe un asse imbottito, che s i pone nel luogo ove deve appoggiu1'e il torace da comprimct'si; un infcrmiet•e o una persona quo.lunque, purchè robusta, appoggia le mani ben distese sul pelio da questo lato, evitando, se Lraltasi di femmine, per quanlo può In regione mammaria; indi lasciando cadere il peso del corpo sulle bPaccia esercita una pressione forte, che non (l])bandona più per tutto il tempo stabilito. La durata della compressione deve essere varia u nor·ma ùella tolleranza e Jegli offcW che se ne ottengono: nello. nos tra clinica in via generale si s ta bilisce eli 5 o d mi-


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RlVJSTA

nuti, due volle al giorno in principio, e si allunga in seguito sino a pol'lada a 15 e più minuti. ln questi casi però è indispensabile dore il cambio alla persona che comprimo. giacchè anche un robusto intaemier e difficilmente può p1w 10 minuti di seguito esercitare sempre una valida pressione. Lo scopo immediato di questo metodo curativo è evidente: trottasi di limitare lu escursione del torace sano, per costringere il polmone ma la to a dila lat'Si ampiamente; e forzare il polmone n distendersi vuoi di1•e costringerlo ad cset•cita.rc una ror-te pt·essione s ul liquido cil·costunte, eù il pt·or. Conca.to è d'opinione che ciò valga noLevolmenLe a fa voril'e l 'a~­ sorbimento; vuol dire ancot·a distendere forzato mente le membrane che lo cingono, e tendono a strozzarlo; Yuol dire rtnindi fargli t'iprenùeJ'C per c1uanto si pui\ la posi:1.ione che U gli è naLut•ulc; imped ire la dupl"essio.no del torac:e, ovviarf\ insomma allo conseguenze tultc della pJcu 1'ite dullnlo o.ftello, che più sopra sono state e con dettaglio rammentate. 1Iu cio non basta, la compPcssionc csercilula sul Loruce è utile .ancora, in quAn to elle toglie l'enfisema polrnonara del Ia lo sano, cd in che modo i• racile il cornprender·lo. Ciò almeno Leot•icamenle, invochiamo ora l'esperienza. Quando nel moùo anzi descrmo si fa comprirn.cJ'C il Loracu di una persona ftsiologicamolltc costi tuila ed avente una tol'nco-perif'erio. poninmo di centimetei 45 per lato, nol.ansi i seguenti falli: il tort\Ce su cui si opera dul'antc la p1·essione _pe1•de (sempre in peJ·ileJ•ia) ccntirn. 4, mentre l'ulll'o gm\!lA gnl'l. centim. 3; perde poi il '[!t'imo nel diame tro anteroposlcriore ccntirn. 4, e guado.gna nel la lcrale ecnlim. 2; guadagna finalmente il secondo nel diametro nntero-posteriore centim. '/, c nel la terale cenlimetl'i l. Da tLti.U questi dati con un calcolo matematico, che qui non riproduco, mu che ognuno può farsi du sè, si lt'ova che il torace compresso pct•de in capacità ad un incirca eenlim. cub. '~80, mcnlPe l'altt•o guadagna ci1·cn cenlim. cub . 380. Questa notevole arnpiezza attenutasi dal lato JibcPo c cons iderevole l'iduziono del Ialo compi'e§SO db il dirillo, conveniamolo, a sperare c quasi direi ad esigere i più splendidi l'isulla li.- Se invece di una peesona sana se ne sceglie una ammalata per essudato plcuritieo, ecco brevemçnle cosa s i oLfiene : sulla pnele compressa diminuisce assai la sonoJ•ità di percussione, mentro cresce d ell'~llra per forza ed estensione ; diminuisce il soffio r espiratorio nella prima, aumenta proporzionalmente nella se-


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corrda, Quest0 esperimento cì f u pi'ù vo1te fàtto vedere dal

pPofes:sore, ed i0.. sLesso lo confermai con altre e. ripet.ute prove. L'au,mento }JOi della so~Jç>rW.t e llel ~offio respmSt ~o no è s enza confr<,m to maggiore di quello ehe s1 o~t1e1H~ mvttando l'inferl'nO a fare delle profonde inspirazioni . Resta adun<tue dimostrato , ehe corn prime.ndo il torace sanoJ questo- notevolmente perde delle sua capaci là, mentre 1'ammala:t0 largàmeote ne gnadagna, e ciò basta perchè tutto il resto non è che 1,ma · conseguenza necessaria di questo primo fatto. Ne viene però un corollario che qui è bene notare, ed è che il mètodo di cl!l'a proposto dal prof. Concato non solo vale per il pi1l facile assorbimento. llegl i es s udati pleuritiei e per impedirne, in gran parte almeno, le consegll:enze; ma è ancof;a uiliJoOeroso sussidio in quei..casi, ove le temule consegQeuze si sono in lHlona·ptwte avver•a te. Dirò anzi fi n d'ora, che i r·isuitali ottenuti irì quest.o stadio di malatti,a furono singo1àt>men le con-fol' te'>•oli, e gua leh ~ volta veramente slraordiJ1ad. Se or.a ~i pensa, cl1e la vecchia, n1edicina quasi nulla faceva -per simili ammalati, ne viene chial'o che anchè a qnesto riguaedo l'arte del curare ha fatto un vero acquisto. Dal complesso delle·cose esposte r isulta chiaramente, che una oircostanzà favore vale al huon esito' della cura debba essere la r ecenza delle alterazioni che si vogliono combattel'e, ciò che in altre pai·ole vliol dir e> che le.rnembt'ane nGoformate s.ieno ancora in condizioni tali da lasciarsi facilmeQ.te dis tendere, tanto almeno da pcwmeLtere al polmone, se non una cornpleta, una sqfficiente escursione. Il movimento di cui è ancora capace il torac~ arnmalat.o tanto spontaneamente cbe sotto la p'ressione, il grado di sonorità che g uac\agna durante que$ta,laqw:mtHàrasidua di murmure respiratodo, l'integrità polmonare _ecc., sono i criteri che servono al pronostico e guida nella cur a. Spiacemi assai che i ristretti 1imiti concessi a questo articolo non rt)i permetLano eli rifer ire qui. almeno i pbncipali casi osservatùn clinJca., e ciò mi propongo ùi fare inaltt'a occasione; pe-r ot~a mi accontento di br evemente accenna r'e alle più importartti cose che dallo sludio. dei fatti osservati si sono r ica':ate. Avanti tQtto è a notarsi che la pressione del t orace pratlcata 4uranle la· febbre non ha dato mai risultati favorevoli; che a~i si dovetL•1 ·sempre sospendere, perchè parve aumentasse ·~l processo febbrile·. La febhFe si r idestù talora anche in


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malati di r ecente apiretici, ma in questi, dopo alcuni giorni di riposo~ si potè sempre riprendere e continuare la cura senza ulteriori ostacoli. E d'altra pare non è a dimenticarsi, cl te s imili r it:t"ccensioni febbrili sono tulL'allro che insolite ancl'te negli infermi in a!Lr>o modo cur·ati. Era ragionevole l'altendcrsi che inceppando colla compressione l'escursione an cbe del polmone sano, ne dovessero lì per Il intervenire disturbi gravi nella funzione respira loria, ed anche vet•i accessi softocaliYi, ciò che però non si è mai verificato. Gli ammala Li dur-anlo la pressione respirano, è vero, ft•equenterneuLc, eq accusano spesso un po' di oppressione, ma il più delle volle leg 1~era e sempre tollerabile. . ' La 'malattia parve spessissimo considerevolmontu abbreviata, etlil risulla lo ultimo, ottimo. li'1'a gli esiti più soddisfa-O centi rammento di un tale C. P. sarto entrato in clinica nell'autunno dell'anno 1872. NarraYa questi di essere ammalalo da tre mesi cieca, e che la sua malattia era cominciaLa con dolore punlorio a l tOl'ace des~ro, l'cbbt·e, tosse secca; affanno, insomma buLLi i sc~gni di una pleurite . .F:t'a sta to curalo in un a!Lro ospcdalcdollu citla, e a n;,:i non ne era uscito che t1a pochi giot•ni soltunto. Come residuo ùcllu malallia sofferla; vedovusi il tm·ace destro notevolmente depresso cd impiccio! ilo, menh'e l'altro era considcl'evolmente aumentato in ogni suo diametro; generalmente diminuitp il soffio r espieatorio e la sonol'ilà nel primo, fonesi esagel'ata nel secondo; anzi il bordo polmonare giungeva a poche d iLa dall'arco cosLo.le ; fegato sposLuto in basso ecc. P et•sisteva lale ditrìcoltù di r espir-o; che l'infermo non era padrone di al;,:at·si nn po' spedilamente sul letto, senzn essere preso da un accesso dispnoico. P1'nticataJa compressione 2 o 3 giorni dopo si dovette sospendere per insorgenza di febbre; un lwove tempo di riposo haslò per l'icondul're la temperatura all'altezza normale, e ripresa di nuovo la compress ione si continuò senza interruzione fino allu fine. L'esito non u vrcbbe potuLo essere più soddisfacente, cd era di somma compiacenza il tener dietro quasi direi giorno per g-iorno ul pt•ogressivo distendersi del polmone maiolo ed ul r ilil'arsi dell'olLro. In fine eli cura l'infermo era così migliorato, da ·uon riconoscersi quasi che le lraccie della malattia sofferta. A titolo di esperimento s i fece, avanti che uscisse, correre su e giù pel' i corridoi dello speciale e salire rapidamente nlcune scale; ciò che fece senza essere colto da dispnea, con quanta soddisfazione dell'infermo e nostra l'immagini il lettore.


DI GIORNALI ITALTANI ED ES'I'ERI ~6t Voglio finalmente fat' riUettere, che il metodo dì cura, di cui è parola, non esclude per niente la possibilità di agire contemporaneamente anche con alLri sussidi terapeutici : ciò però in clinica non occorse mai. (Dalla Rivista dinica di Bologna, fase. 1•, gennaio 187f>).

Eziolo~in delln febbre tifoide.- Quando inqualcheluogu scoppia un'epidemia eli febbre tifoide (può suppergiù dirsi lo stesso di qualsivoglia altra epidemia) vi sono sempre dei mcdici cJ1c, spontaneameute o massime in scguilo a domanda delle a utorità amministrativo, accusano s ubito qualche lacuna particolarmente clamol'osu nelle conclizioni dell'igiene locale. Ora è lo stato del mondezzaio, delle chiaviche d'una cittù, il sistema delle latrine e del loro vuota mento ; ora qualche difetto alimentare, l'acqua potabile, i pozzi, ovvero qualche acqua sporca c stagnante in prossimità delle abitazioni: altrove s'incolpano abitudini speciali ad un rione, ad uM via, ad una comunità religiosa o militare; l'esagerala densità d'un gruppo umano sotto lo stesso t•icoveeo) la cattiva ('l.erazione.della caserma o della casa colpita. In nessun caso que' mE-dici son meritevoli eli biasimo. --Si J1a sempre ragione di vendicar i dritti dell'igiene : importa dì affert·ar ogni occasione per promuovere un progresso, tanto più che sul terreno su cui ci poniamo se il rapporto eziologico indicato non ha tutto il rigore voluto come rapporto diretto ed immediato, non s'o.llonLana peraltro dal vero c.Ia!. punto di vista generale. Ma ciò che giova a spingerenella via dei miglioramenti igienici Rrnministrazioni quanto paurose altrettanto recalcitr-anti può non bastare ad appagar la scienza esigente, ed a ragione, in Lullo (senza dì che essa non sarebbe) e particolarmente sct•upolosa in falto di dottrine eziologiche, quando quelle dottrine devono poi tradursi in aLti considerevoli. Non è un'at'tlitezza eccessiva l'affermare che l'eziologia della febbre tifoide non è mai stata precisissima . Essa portò sempre il mat•chio della complessità e della vasta comprensione del quadro delle cause, largo mantello che copre malamente la povertà reale di nozioni invariabili. In questi ultimi tempi n~òve osservazioni e nuove dottrine su questo soggetto, che SI raccomanda ognoro. ed energicamente all'interesse de' medici, si son fatta sLPada: dati inaspettat~ vennero a complicare Giornale di medtcina mWtM·e.

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RIVISTA

il problema od almeno ad obbligar gli spiriti a considerarlo da

un lato che non era punto famigliare. Di recente all'accademia di medicina, allorché, in sègLlito ad un ràpporto coscienz·ioso dèl signor Woillez sull'epidemia del '18'71, il signor Depaul esclamò che tutti i mi asmi «non entrano forse dalle finestre », il dotto e sagace professore altro non fece che g'e ttare in mezzo agli igieni!-ili ed agl i epidemiologisti dell'assemblea un punto d'interrogazione grave ma opportuno, già piantato e sfruttato all'estero, mentre noi viviamo ancora tranquillamente sull'an· tica dottrina dell'eziologia per mezzo delle emanazioni. N o n tutti però, e i lettori della Gazzetta meno di ogni altro, se pur noi potemmo contribuire a un tal risultato. Un modesto lavoro (1) inserto in questo giornale tentò già d'attirar la loro attenzione sovr'altri possibili modi d'introduzione nell'l l'economia dei principH morbigeni, e particolarmente di quellò' della febbre tifoidea. Per dir il vero noi non accettavamo senza resistenza l'intronizzazione dei nuovi dornmi,noi.eravamo anzi partigiani espliciti della dottrina classiea e francese dell'infezione medianLe emanazioni e per la via polrnonare, contro la , teoria nascente e per lo più forastiera del trasporto per mezzo dell'acqua dei rniasroi, dei virus e del loro penetramento perle vie digestive. _Quella non sarebbe una ragione per persistervi se d'allora in poi non si fossero pr-odotte prove perentorie in senso contrario, ciò che, diciamolo tosto, noi non abbiamo notato. Simili fatti d'aHronde potrebbero esistere e stabilire per certi casi l'assorbimento digestivo dei miasmi, ma non giungerebbero a distruggere radicalmente l'antica dot· trina. Ne restringerebbero il dominio, vi sarebbero due modi eziologici, ecco tutto; perchè le nuove osservazioni non dimostrano punto che prima siansi assolutamente ingannati. Ciò nulla meno noi continueremo qui a respingere ogni novità; un tentativo di quel' genere, fosse anche la conquista di una verità non può guadagnare a subir la prova della contraddizione. .Del resto non abbiamo in vista pel momento una dottrina eziologica particolare in alcun senso: nulla da difendere: nulla da combattere: sarà una semplice esposizione. Noi desideriamo accertare che la questione d'origine della febbre tifoideè salita ad un punto che merita d'esser attivamente ripresa: le osservazioni isolate s'aiutino pertanto della luce delle idee attuali (l) L'eàu de boisson considerée comme véhicule des miasmes et des virus etc. (Ga.z. méd. de Parts, 1Si4, N. 5 et suiv.).


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per raccogliere i fatti a cui assisteranno: le società scientifiche rimettano questa materia alloro ordine del giorno, e le autorità amministrative facilitino ai medici le ricerche e la raccolta dei materiali. È difficile nella questione cl~e noi tratteggiamo di separar la questione d'origineda quella di n~tura. Una pischiaranecessa.riamenle l'altra ed i:Q.d~ca la soluzione: propriamente parlando le due non ne fanho che nna. N i uno adunque sarà sorpreso di trovarle sempre una accosto all'al tra in ciò che esporremo in seguito. La l'ebbre tifoide è una malattia specifica, per conseguenza la causa immediata (prossima) di ess a è s pecifica. Questo non è certo dir molto, ma.bisognava esprimere questa legge per arrivare alla grossa questione della genesi dell'ente specifico in cui risiede tutto il problema. Io penso che non sia punto necessario oggidì di fa1·e uno sforzo per istabilire che la febbre Lifoide è tutt'altro che una enterite follicolare, una criptite intestinale, come fu detto. La febbre tifoide, al pari delle malallie più incontestabilm~nte specifiche, si mostra libera d'ogni legame colle cause comuni, corr.e il freddo, il caldo, l'umido, le condizioni di clima, di latitudine, ecc., pit\ frequente nelle zone temperate, essa non risparmia per nulla le città delle r egioni intertropicali e non s'arresta nel nord che alle latitudini circumpolari. Essa ba i periodi e le fasi delle febbri eruttive e un decorso assolutamente ciclico quantunque si presti a l'icorrenze o recidive che ricordano gli altri tifi e fanno di questa classe una specie intermediaria i'ra le malattie a sviluppo continuo e la febbre in.termillente. I casi particolari possono vaJ'iar d'intensità, ma nondimeno il tifo addominale si rassomiglia sempre pe' suoi caratteri pl'Oprii e non r assomiglia che a sè stesso. In "lìne un primo a ttacco come nel vaiuolo, nel morbillo conferisce per un pezzo l'immunità. La cosa è nota, o questo è più per rammentar i caratteri della specificità che per dimostrare quello della febbre tiroide omai incontestata. Dunque la causaimmediata patogenica della febbre lifoide è ugualmente di natura specifica. Ma onde intendersi nelle discussioni e per non fabbricar sopra equivoci, fa mestieri rieonoscer qui i modi di specificità o saper dove prender e l'agente specifico dovunque esso sia. . La febbre tifoide è dessa specifica come il vaiuolo e come la


164 IUV1 ST.\ febbre da malaria, ovvero gode d'una specificità mista? In aUri LEH'm ini, risalendo alla sua o6gino, è dessa contagiosa: nel sanso assoluto della parola, ripl'orlucendo l'ammalato il principio mm·boso? ovvero esclusivamen Le infeziosa, come la febb1'e òu malaria che vien sempre fuori da un focolaio, e mai dalrammalato? Sarebb'essa infezioso-contagiosa, vale a dire (tal èceed'io il senso di quel bizzano vocabolo) cleri va essa da un gct•me riprodotto do l malato, ma c!le agisce sol la n lo a patto di formaeo un nuovo focolaio, e di cui l'inocula:tione, per esempio, o l'inspirazionedi alcune molecole rimarrebbero inoffensive nell'uomo sano? o finalmente può essa deriva l'e ad un tempo da mezzi assolutamente estet•iori all'ammalaLo e dal malato rnedeshn9, ma che ra ben pilì la ptwte di mezzo esso pure, che cruella eLi ript•orlLtllor·e ri~l pri~cip_io_ tiflco sc~mm in;r stl'o.ndo dalla sua sostanza non g r ~ul ra·mclplo medes1mo, ma esc1·ezioni che naturalmente racchiudono la parto don<l'ènala la malattia e che siano per ('Onsegucnza su terreno cr..cellente pet' l'ullcPiore moll.iplicozione di cotesto germe e Jn creazione di nuovi focolai~ Quesl.\lllìmo caso ùnncora senza dubbio l'o- ' ri15ine infeziosu: ma ~ i vcdn che la 1Jas1~ dell'ageuto _in lezioso è più vo.riata che per' Ju fcblwe da rna ltH'ia e che l'uomo stesso, senza rifae un principio inoculabilc, nè tampoco una molecola vil'ulen lu cd infallanlc non tralascia d'essere dannoso quale agente di ti'asmissionc. poichè ll'asporta tanto faci l men ~e il materiale d'un focoluio. Si pot1·ebbe esprimere questo modo col term ine d'infezioneeslt•inseco-r~mcma più barbaro ancoca di quello d'infeito-contagione, e di cui non occor1'e pregace il lettore a non far mai uso. Ho io dimenticala l'or·igine spontanea? Mai no. Essa è veramente conte nuta nell'origine infcziosa, ed in ultima analisi sarebbe un caso pt<i'Licolar·e dell'uiLirna varietà un'au to-infezione. Lo spontaneità nelle malalliespe<:ifiche (non si adopera questa parola che pet' opposizione a quella <li conta~io) altro non è cho l'infezione da un principio ~pecifico non elaborato dall'uomo malaLo, o<l almeno non alfutto dal m ale di cui si tratta. Quando si patla della spontL1neità del tifo ciò non significa già che il tifo sorge dal nulla, ma che non nusco neccssar·iumt.!ule ed esclusivumente da sè s tesso . Occorre sempre ed almeno che un mezzo in cui sviluppasi il germe specifico abbia pt'ccedulo la malattia, allorchè non si ritrova questo germe in un primo ammnlato. Teoricamente ques ta conclusione è inseparabile clall'idea.di


465 malattia specifica, non è peraltro una pura soddisfazione che lo spirito sì dà: i faLli p!'ovano che ge1·mì specifici escono talora da condizioni assolutamente comuni, salvo ìlloro grado d'intensità, d'accumulazione, ecc. Sl son visLi, per esempio, focolai di tifo fOl'marsl senza previo un malato Li fico, e precedere il tifo medesimo. La genesi clelia febbre tifoidé ponendosi al punto di vista infezionista puro non sap1·ebb'essere altra cosa. l n seno alla tetra, all'acqua, fOJ'Seall'at•ia si sono oper·ate trasformazioni organiche, forse pulrefa7.ioni, fermentazioni: sostanze comuni, fenomeni regolari: il risultato è nondimeno la produzione .della febbre Lifoiùe, aliezione specifica : vi fu adunque un principio specifico quale inte1'mediario. Questo concetto s'impone con tanta energia, che quando si difetta di focolaio esterno, circostanza sicut·amente raPa, per spiegar l'origine d'una febbre tifoide ci crediamo forzali a cercare questo focolaio preliminare nel seno stesso dell'organismo umano. « Credo l'.inlerpretazione di Sticb la più soddisfacente, dice il signor Juccoud. Egli professa che l'organismo animal~ ha semppe in sè materiali d'avvelenamento putrido contenuti, sia nell'intestino, sianell'esalazione pohnonal'e, e che allo sta to normale lo. nociva influenza di t(uesti prodoUi è annullata dalle funz[oni stesse della mucosa corrispondente ovvero dall'eliminazione rapida o Jalla tr·asformazione delle materie riassorbite. Ma se per un disturbo qualunque coteste operazioni compensatrici, salutari, si fanno imperfette, allora i materiali putridi possono dar luogo a veleno lifìco e la malattia è generala per tal guisa completamente dallo stesso organismo •. n signor J.. Coli n, spirito riseJ'va tissimo, adotta lo. medesima ipotesi onde spiegare una sorta di sostituzione del tifo addominale alla febbre palustre che ha osset'va ta a Roma-. Troveremo strada Cucendo aUre applicazioni di questo modo di vedere sì conformo allo. logica. Senzu ùubbio dmane un enorme problema a risolvere, quello dell'essenza stessa ùi quel p1·incipio che non è caratleriz.zato che da''suoi effelli e pel quale la designazione di veleno è mollo stretla. È vero che quella di germe è probabilweute una pura mel.afora. Ma noi non abbiamo l'intenzione di dar di cozzo contro questa difficoltà, la cui soluzione dipende da mezzi ~ da processi affatto speciali. Tanto noi c'impegnere~mo ~~una v1a poco pratica e, se s i Ct'ede ai fatti della patologm. arttmala, piena di delusioni. l cocchi e le batterie sembrano aLtirar oggidll'altenzione d(:lllu chirurgia: possano renDI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI


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1\lVIS'CA

del'le più servaz1 che non ne h an reso . alla medicina. Noi rinunziamo qui fino a sospettare l'essenza dei m iasm i e dei virus: ci basterà parlarnecome d'esser i eli ragione nello studio t uLLo d'osserva zione di cui oiTriremo a lcuni schizzi a i benevoli lettor·i. (Gazette medica le de Paris, N. 7) (Continua) Dott. G. A R NOt:ILD.

Due inte r essnn li cnsl d i vaiuolo, per K nAMER EMANUET,E. - L' un caso rig uarda la coesistente c0mplicaziotH~ di vuiuolo A s carla ttina in un a dulto; l'alll'o una novella eruzione d i vaiuolo in un inclividuo che ancONI Lro,a~vasi nell'ospedale com·ale· scente di vaiuolo da pochi giorn i sofferto. 1. Vaiuolo e scarlaitinct insieme coesistenti. - 11 pazicult er a giovine a 17 anni, ed in ciò la specialità del caso; perocchè neihambini la contemporanea coesistenza di due e~an­ tem i acuti è st.ata più volLe descl'iltà". Avea il mestiere di fflhbr o ferraio: presentava chiar amenLe le trO.ccie dello in· n osto vaccinico. Ai 13giug no, quur·to g iorno di s ua malattia, ' fu accollo ne ll'ospedale dei vaiuolosi in Vienna·. La cute Cl 'U disseminata eli vescicole, che qua e lù et'ano già convertite in pnslole. Nello. faccia c negl i avambracci la clfiorcscenza ero pit:La bbondante; scarsa n elle a] Lr e regioni. In tutto il corpo vi aveva c ritem s diffuso, m assimamente inten so sull'addome e nel Ll'iangolo femorale deslt'O. Nella piega inguinule dcsLt'a piccoln ecchimosi prodromali pallide livide, e che non scompal'ivnno soLto la pressione. - Ai 15 giugno, vo' dire il sP.sto g iorno della rnalaLtia , lo el'itema era de l tutto scomparso, e le: ecchimosi protlr·omal i si sco lora vano. Al giorno 17, che corl'ispontleva aU'ottcwo della malattia, viùesj lutta la eu le del paziente r icoperta di un intenso rosso1'e sca.I'latlinoso (rosso di pot·pora) . E p iLI i11tensa app ariva r1ucsta colorazione s ul Loro.ce, s ul bacino, s ulle braccia ; s ulle cosce: arrossato tu tLo il pq.la to m olle e con ecch imosi punleggialé r osso Qscure. L'ugola a gli archi palaLini eran lividi, e sul fonclo della ftlr in gc eranvi punti dello stesso color e. Sul palato LluJ·o vi avctwO puni i essiccati tl i puslole vaiuol ose . Doloroso l' ing hiottir e, lo g lnndole cervicali tumide, massirnc:: a s inistra . Delle effl orescenze vaiuolose alcune si mostravano con pocu marcia f'd inspessitù, altl'e d i già essiccate. Lo ecchimosi pl'OdJ'oma.li degl'ingu ini el'ano s compal'se io talmente. Nell' urina non v'el'll alb umina, Lerop. 39.8•, polsi 108.


DI CIOR:NALI I,TALIANl E D ESTERI

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La mattina del 18 giugno il rossore della scarlattina era più intenso, gl'innumet•evoli punti rossi del palato e della po.J•ete posteriore della fa.rmge eran colorali in giallo. Le effloresce~z~ vaiuolose essiccaLe; le glandole inguinali e sollomascelltlrl d1 ambedue i lati assai tumefatle. Nell'urina piccola quanlitil di albumina. E così di seguito la temperatura raggi unse il .f.o,4•, il polso toccò 120 m. p. li giorno 20 si presentò la miliaria alba alla piega del gomito di ambedue gli arti superiori. Le pustole vaiuolose erano in ogni parte essiccate. Ai23 cominciò lu desquamazione; e clut'unte ques ta e bbe luogo (27 giugno) ot·~sipela della faccia. Al giorno 29 il polso e la temperatura eran tornati al normale. Nei principi di luglio il paziente godeva piena convalescenza; ma ai 20 dello stesso mese di nuovo eresipela nella faccia, però senza febbre : scomparve dopo a](ruanli giorni. E così ai 20 luglio l'infermo usciva g uarilo dall'ospedale. · Su questo caso Auspitz osserva come non si possa mettere in dubbio la compliet'l;.ione di ''niuolo e scal'latlina. Il vaiuolo fu dapprima accompagnato da esantema prodromale, il quale scomparve al sesto giorno dellamnJallia; m en tre la evoluzione Mila l)f(lorescenze vaiuolosc guarl facendo il suo corso normale. Lo esantema scar1allinoso con tutli i suoi caratleri si s viluppò all'otlavo gi01'no deUamalallia, cioè dopo che lo eritema pt•odrom.ale era del LuUo scomparso, e dopo che il processo vaiuoloso era in declinazione. La temperatura e la frequenza del polso, che repentinamente ascesero al G• giol'no della ma1aUia, rendono verisimile che il principio del processo scarlaLLinoso cominciasse la sera del 15 g iugno. Lo ulLel'iol'e cleco!·so, con eresipole. della fLICCi ~\ due volte SO[H'avvenula, ~i accorda con la benig nità del processo scal'lallinoso. Tullo lo andamento dcUa malallia escl ude la possibili 1it di ritenere la descritta scarlallina come et•itema vaiuoloso tardivo. Importantissimo è il caso, pcr·chò di s imili negli atlulti la espet·icnzn non no registra. Ne rcgislt·a sl pei bambini: ma son pochi, e non Lulti scevri da ogni dubbio . . 2. l'aiuola immediatamente appresso al vaiuolo. - Il paZI~n~ ?ra garzone ùi falegname ed aveva 18 anni; pl'esenLava. cluat'l • segni della vaccinazione; ma non era stato rivacci n?lo, e non aveva solforto vniuolo spontaneo. AlJOJ·quando fu gmnto al q~nto giorno di sua malattia, entrava nell'ospedale affello.da vsJuolo. Nulla di speciale dai cas i ordinariidi questa mulallJa. Le eftloresccnze disseminate su lutto il corp·o non


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Ili VISTA

erano mollo confluenti; ve n'erano anche nel palato. IlJWO cesso decorse normalmente ; all'8• giorno le pustole incominciarono ad essiccarsi. IliJUZ~ente aveva già preso un bagno di nettezza, eù era prossimo ad uscir dall'ospedale. - Alla sera del sedicesimo g iorno dopo il principio della prima malattia, fu incolto da febbre violenta (temp. 39/l, polso 120) e dolori ai lombi. Al 29• gior•no manifestavasisu tutto il corpo un leggero eritema diffuso. La febbre e1·a più rimessa, ma la sera risaliva a 40", con polsi a 120. Al malLino del giorno 31' s i trovaJ"Ono effiot·escen ze vaiuolose, a f01·ma di noduli, in_ piccola quantità . sulla faccia, sulle mani e sui piedi; meno però nelle rimanenti regioni. Il palato e le fau ci erano tllmidi c con numerose e fflorescenze. Al 34·' giol'llo cominciavano s ulla fo.ccia i prirniU segni di essiccamento. Anche questo secondo caso interessa per la sua raritù. Haunovi individui clte soffrono vaiuolo la s econda ed anche la lerza volta; ma lo intervallo del tempo in mezzo non è mai così corto, come noi riferito caso (16 giomi dopo il pl'incipio del primo, a l 13• giorno di dimora nell'ospE>dalc) . Richlcl' intanto ne descrive un caso osservato dopo 1;3 giorni dal primo e Speyer dopo 10 giorni; son casi o!Lt•mnodo rari.

(Vierteljahresschrift ./iir Dermatologie unrl S!Jphilis, I He ft, 18ì4) .

A overtenza. - La coesis tenza del vaiuolo c011 altro esantema febbrile non è un fallo nè nuovo, nè rarissimo. A noi accadde di vederlo due volle associato al morbillo, una volla a migliare, più volLe all'eruzione vaccinicn: i duo primi casi avemmo occasiono di veder! i nell'ospedale di Verona, durante il s cttennio in cui n'a vemmo la direzione: i vi put'e notammo la contemporaneità dell'esantema vuccinico e del vaiuolo. Barsieri al capiliLolo CCV delle sue istituzioni di medicina pratica avverte che a l vaiuolo vanno spesso unito le pc lccchie" quaPmodo primariae sunt atque adeo cum vaPiolis conjuncLue ac complicatae, modo secunclariae et variolurum effecla sive symplomata videnlut' ''· E più solto: « qu0d de peliculis dicimus, intelligo.tur e Lia m de exan thomatibus miliaribus,aliisque affini bus, quae pariler cum variolis complicari possunL aut iis uL symptomata supet'venire "· Quanto al vaiuolo J'eplicantesi a breve distanza dalla pl'ima eruzione, osserveremo che ciò non avviene in faLLi che assai di rado, mu pet·ò non ne manc<~n.O esempi nella nostJ·a lelte-


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DI G-!OllNKLl ITAJ.,IANl ED ESTERI

i'atura, oltrè quelli ramrnentati .nel surriferHo articolo. -Infat~i si :Ìeg-ge nella succitata 0pe~a dei Borsier!, cap. CUOI! " Et primum, ne qua él,e rei veritate dubitatio cuiquam supersit, scire liceh .Diembroeckium complures varìolis copiosissimis affectos dep1~eheudisse, qui bis, tèrque intra semestre spa't ium in easdem reeideriut_·». Pare peraltro ch'egli inclini a credere che, quando l'esant~ma. si. ripmduce, dopo un corto intervallo, debhl:\ considerarsi più come un ripu1lulamento del pregr~?-sso vaiuolo, che qual nuova eruzione affatto indii1enclenté dalla prima . .Poiché so,ggiwa.ge tosto: ·c A t ne forte credas in bis morbum repuLlulasse , potius quam ex integro rediisse , animum advértas velim acl ea guae suppetunt ex al io rum observalionibus ntlllum dUbitè:ndUo'cum relinquentibus ''· Ora, domand).amo noi, tenuto con lo del dubbio espresso da Borsieri, ed avuto riguardo alla durata del vaiuolo, c!Je suoi essere di 18 a ~O giorni, il caso suesposto vet'ificatosi ·16 giorni dopo il principio del prirn:o,vaiuolo e quelli aceennati di Rich ter e ùi Speyer, insorti uno dopo 13, l'altro dopo 10 giorni da,lla prima eruzione, hanno a eonsidf.:.rarsi quali esantemi intieramente estranei al precedente processo morboso~ l\'1.

Il praeesso di trasudamenio nel eholern, del dottore

Il 'processo del tr'asudamento intestinale nel coler a ., venne da tutbi i tempi -studiato e sempre considerato come base pcìncipale dei sintomi caratteristici della malattil'l.. Ma pure , bisogna prendere in cons,iderazione certi falti d11 cui ben altri corollar·i derivar::o. Già da tempo si conusconcr le r.icerche di C. Schmidt, da cui si rileva come l,ç1 perdita del siero avven.uto attraverso l'intestino in individui che perirono di colera, sia stata minore di quella che si effettuò in altri che invece guari.rono. Si dil'à che la rapidità eo.n cui avvengono leperdite siei'Osein questa malattia è forse la ca,usa d~ll'addensamento del sangue, della depressione deLcuore,dell'abbassamentodell<3. ternpt~ratur·a, ecc. Ma basta riflettere all'azion.e pront~ e gei1erosa dei drastici, per vedere easi in cui non meno rapida e certo anche più copiosa è la p13r.d,ila.; dunque nemmeno in questo deve indagarsi la causa dei fenGJmeni colenici. Le lesioni intestinali, poi tanto nel colera quanto jn altri easi differenti I)er esemoie di avveG'OLBAUM, -

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170 RIVISTA lenamento per arsenico, si assomigliano affatto; quindi si può concludere che, né il processo di trasudamento, nè le alterazioni dell'intestino sono da ammettersi quali condizioni determinanti fenomeni che ad essi _voglionsi attribuiro. Tutto porta a credere che il processo deltrasudnmcnto slia in rapporto con una corl'ispondente alterazione nervosa. Si può sostenere questo anche in base alle risultanze spet'imentali oramai nole di .Moreau, di Caningham e Levis, dalle quali si apprende come la sezione dei. nervi mesenleri.ci influisca sulla secrezione intestinale. Come è noto, solo nel pl'imo stadio clel colera il processo della evacuazione intestinale è profuso; qunndo il male arriva all'acme, esso diminuisce sempre più. Più g1'ave è la malattia, o l'alt~wazione nervosa, e la nlo minore è illrasudamenlo. Per 11 ques to il pronostico è tanlo più sfavorevole quando s i sospendono le deiezioni c non incomincia lo stadio tiroide. Nei casi a decorso rapido, in cui l'alttwazione di tutto il sistema vegelati.vo ò massima, il primo st.ùùio del proeesso qua:;;i si sospende, iltrasudamento è assai sca1·so. I trasuda menti intestinal i hanno una grnnde jniluenza sopra lo stadio tifoideo s usseguente alla asfissia. Quanto più profusi essi furono, tanto minoee g1•nvezza pl'esenla lo staùio tifoideo. Il colera tifoide è p1•odollo dnl raccogliersi nell'organismo dei matel"iali secrementizi duran te lo s tad io asfi ttico; p~!· questo quando le deiezioni alvine sono scarso o mancano, lo stato tiroide sempre più s i aggrava. Questo eisulla in gran pm'te dalle uremia, ehe bene si comprende quanto più intensa sia, nei casi appunto in cui le deiezioni elvine fanno difelto. Le epidemie si differenziano fea l01·o anche per ttuesLi rapporti che passano tre i fenomeni dello stadio algido e quelli dello staruo t ifoso. Questi fatti hanno geancle importanza por le applicazioni ter·apeuliche. TutLi gli as tr ingenti e l'oppio pure, ellO s i amministl'Hnoper combattere le copiose evncuazioni intestinali, non !"imnngono sempre iner·li e ;inditlerenti; parte si decompongonoe parte vengono emessi innlterabili colle feccie. Quella parte che rimane viene poi assorbila dlll'ùn te lo stadio della reazione e produce non lievi conseguenze. Si pensi a ll'oppio che in questa circostanza ruò essere assorbito, e si vcgga se la sua azione sul cervello può essere utile o dannosa. Lo stesso dicasi di lutti g-li altri eccitanti che si danno nello stadio asfiLico, anche col metodo ipodermico.


DI GIORNAI.l ITALIANI ED ESTE RI

Non bisogna illudersi: vale nulla il rialzo di breve durata del polso che ha luogo dopo l'impiego d i tali m ez~i ;, n~ la scomparsa, n è il ritorno del polso debbono prenderst a mts ura dello· stato morboso e della efficacia d'un rimedio; invece è importante badare alla persìstenza del 2• tono e dell'energia dell'azione del cuore. Secorulo le ultime esperienze fatto, la diagnosi differenziale tra un catarro intestinale e la diarrea di colera, contr·o questo deve amministr arsi l'acido carbollco . La formola impiegata dall'autore e riconosciuta efficace è la seguente : Acido carbolico 1,0, glicerina 4,0, mucilag. gomma arabica 15,0, acqua distillata 180,0; un cucchiaio ogni ~ma o due ore. Nello stadio as fìtico naturalmente non si può pensare a r irneèli interni. L'uso del chinino per iniezioneipodermiche giova cerlamenle, come lo provano anche le esperienze di Bo ti< in e di SchlOmann. L&. diflìcollà della prognosi nello s tadio asfltico r enùe diflìcile il g iudizio sopra la efficacia ili un t'i medio, non esclusa la Lt'as fus ione del sangue. Una indicazione per la trasfusione del sangue, oltre lo stadio del l'~~sfissia, esiste anche n ello stadio tifoideo, in quanto che si possa cosl sostituire sangue sano u sangue uremico - (R ivista di Med., Chir. e Terap.). DE-GIOVANNI.

Del s ulfuro di carbonio nella cor•a csferoa delle ulc cri c s·oniclte. - Il signO.I' Evaris to Miche! essendo interno u S . Lazzaro ebbe sovente l'occasione d i accer tarsi dei vùnlaggiosi effetti del sulf'uro di carbonio nella cura d'ulceri degli organ~ genitali della donna che m ostra vansi ribelli a qualsivoglia altt'a medicatnra. Basta toccare ogni g ior no, ed anche ogni due o ke giorni la pat'le ulcera la con un pennello di lìlaccia intriso di s iffatto liquido, perché si osservi prontamente un(\ moditlcazione. dell'ulcera. Il dolore cagiona lo dal s ulfuro di carbonio è talvolta vivo, m a non dura che pochi minuli e va sempre diminuendo a misura che si fanno nuove applicazioni di quéll'agente m edicamentoso. Il s~gnor Evaristo Miche) non limitò coteste applicozioni alte ulcer1. delle parti genitali della donna: e"'li le eslese alle ulcel'i D gravldellaamigpale, della faringe, della mucosa della bocca e ne ottènne eccéllenti l'isulta ti. I ma la ti facevano uso con temporaneamen te delle acque minerali di Caulerets (1), ma il si(Il La parte medicamentosa principale delle acque di cauterets è il•

aulfuro di sodio.


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n~mn

gnor Michel attribuisce senz'alcuna esitanza la maggior parte dei prosperi successi ottenuti alle pennellature col sltlful'o di .car·bonio (,Tournat cle thémpeuttque N. 9 e Gazette médicale de Paris N. /i). D e l tannino n ella corina. - Vien raccomandata contro la suddetta affezione la polvere di cui riferiamo la formala.

Tannino . . . . 0,05 Polvere d'iride . . 1 gramma d'altea . . 1 'l'inlu!·a di vaniglia 1r goccie da prendersi a presine tre o quattro volte al giorno ed anche più se occorre. Secondo l'autore della surriferila formala, il tannino resLt•ingendo la mucosa delle fosse nasali a vt•ebbe pee effello di attenuare considerevolmente se non ùi far intieramente scomparire i s intomi ab i tua li della eol'izza: cct'alalgiu, lagrimazione, secchezza della I.Jocca ecc., risultanti ùalla gonfiezza ùi quella mucosa (Tr'ibunc médicale N . 335). ~ura de lle nevros i mediante il fosforo. - Jl dott. Sauger fa conoscere alcuno osservazioni pratiche intorno alla cura delle nevrosi col fosforo. I rweparati di cui si serve s ono i seguenti : 1° Una tintura eleJ'ea falla con 20 centigrammi eli fo sforo 100 grammi d'etere. 2• Una soluzionè alcoolica nella proporzione d'i •; •. La prima si-amminish'a alla dose di 2 o 4 goccie; della seconda si danno da 5 a 10. Egli fece uso tli coLeste preparazioni ir1 <~·O casi eli nevralgie con un s uccesso costante. Questo suceesso lo s pinse a valersi di silfatto mezzo nei casi in cui lo s tato rnoeboso è dovuto o.lla denutrizione del nervo. potuto quinui ritParre grandi vantaggi da tal cur·u: 1• in un caso di pur·alisia o.gilante- si tra t-' lava d'una donna di lt5 anni, ammaluta da quattr'anni che gual'ì in due mesi- 2• d'un caso di nevralgia ischiatica in uua donna d'83 anni. La mol'fina non aveva portato aleun sollievo: il fosforo la guarì in dieci giorni(British medicaljour•nal, 9 january

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1875).

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DJ. GIQRNALI lf~~LIAN'I ED ESTERJ

1'73·

Il solfa:to di chinino <:>Ùre alle tante e preziosè cfualilà medicinàli che gli f,urono ricon·osciute dai pratici, avrebbe anche cp1el1~, secotJdo· il dòtt. DougJas Mortan,di moderare e di modificare la suppurazione) qua11do venga a,ppHcato localmente. Egli racconta di aver iniettato con vantaggio, dopo l'empiema , una soluzione di 60 centigrarot'ni di solfato di chinino in 60 o 100' grammi eli acqua ch' egH lasciava nella cavità previamente la va la con acqua fetli ea~a. Il.prefato do~tore ha adoperato il solfato d i chinino nella blennorragia: l' lia incorporato a della sugna o ad un unguento nella proporzione di 60centigrammi su 30 grammi e l'applicò,se>pra u.Iceri, ha inie ttato ogni giorno una soluzione .di 60 centigrammi in eo.gt·ammi d'acqua nei sini fistolos i d'un asQesso mammario e in tutti i casi il solfato eli chi nin o diminuì la suppurazione (Rractitù:yn,ner). IJoll nJJo:va azione del solfàf.o di cbinloo. -

~.ci do f~nieo . eo;nta·o la pustÒia maligna. - Il ctott.Kli,n gelb,offer raccomanda ~uso dell'acido f~nico internamente ed esternamente; !')3SO cauterizQ:a la suiJerficie ammalata coi cristalli liqueratLi: quincli mantiene aP,plicata sulla medesima una soluzione d'un'oLtava parte d'acido in accrua ed in olio di lino. Finalmente amministra all'i11Lerno Acido fenico pL1ro 0)60 éentigr. Accrua . . 180 grammi da p,nendersi UJW cuccb.iaiata ogni due ore (Bcrlinier Klinishe Wochonschrift ).

Awvelenantcnto col clm·nllo. - Ora che il cloralio è venuto in moda e lo sì adopera contro molte e svarìate aiTezioni e se n'è di molto elevata la dose, mentre in principio s'arnministrava con mano assai più parca) non sat•à inutile di far conoscere che testèJa società clinica di Londra ebbe ad occuparsi d'un caso d'avvelenamento mediante il cloralio e dalla d~sc-ussione impegnatasi ~u quel soggetto risultò c-he l'azione d1 quel medica;mento è tanto val'iahile che coloro i quali cominci.arono a prescriverlo ne rimaset•o stupefatti. Nel caso suenunziato l'azione tossica del medicamento venne combattuta coll'infuso di caffè dato abbondantemente tanto per bocca quanto e più particolarmente per la via del relto che operò evidentemente quale atttidoLo e trionfò dei fenomeni morbosi provocati !}al cloralio (British médicaljow•nal).


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RIVI STA Dl GIORNA LI I TALIANl ED BSTEIU

~uovo cataplasma. - Leggiamo nel Mouvement medicaL del p. p. decembre.- Venne proposto dal farmacista Lelièvre di sostituire ai cataplasmi ordinari di farina di linseme, una sostanza estraLLa dal j'acus crispus, da esso preparata, e che può conservarsi so LLo forma di cartoni. Per· usat'nc, non s i avt'ebbe che ad immergerli nell'acqua calda; di questa guisa si gonfiano rapidamente, si ammollano, e divengono suscetLibili di una applicazione immediata. Questi cataplasmi furono già esperiti in pa1·ecchi ospedali di Pul'igi e con piena soddisfazione dei medici e degli ammalati . Gosselin, Verneuil, Demarquay, Larrey,Lo Hoy de MèricourL ne r iconobbero i pregi in confronto di quélli di farina di linserne; non siessicano, non scivolano dalle parli a cui vengono applicati, non s i altel'ano, non mandano ca Ltivo odore, non macchiano le lingerie. A pal'ere poi di Le l~oy de Mèricourt pot.rebhero essere mollo vantaggiosi per la mal'ina, per la difficoiLà insuperabile di conservare a bordo dei bastimenti la farina di lino. Il prezzo infine sarebbe meno elevato, dappoichò pOl' la loro inallerahililà, hanno meno bisogno di essere rinnovati. Qualora le cose s tessero nei termini s uesposti sembr·a a noi che l'adozione di siffaLLi cataplasmi sa l'ebbe convenienLissi ma altr·esì per le ambulanze, pe1· gli ospedali da campo e fin anche per gli ospedali permanenti, giacchè i cataplasmi proposti dal signor Lelièvre posscderebbero LutLe le buone qualità dei cataplasmi di farina di linseme, senz'averne i difetti e per giunta potrebbero essere pt•eparati dovunque colla massima fucilitù , con nessuna fatir.a e pochissima spesa . (V. Gazzetta medica delle Prov. Ven. N. 4).

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RIVISTA CHIRURGICA E ANATOMICA

l..u11~azione del lestlcolo destro.- Un artigliere di anni 31, caduto dall'affusto di un cannone, fu trovato disteso sul ventre, senza conoscenza,' con la sciabola fra le gambe. Ridestalosi,fu constatalo aller·zo superiore della coscia un piccolo tumore, che venne attribuito ad uno stravaso sanguigno. Due giorni dopo, con un ~~same più accm·ato, si scoperse che il testicolo destro erasi faLLo strada sotto la cute, della parte destra della coscia, a livello dell'odo inferiore dello scroto. Si poteva ricacciarlo in alto, però con vivi dolori. Lo scroto destro era vuolo. Dopo alcuni giorni di riposo si potè r idurre l'organo lussato. Il dott. Hess, a cui dobbiamo la relazione di questo caso, opina che il testicolo siasi lussato aprendosi una via lungo il canaleinguinale, echeperlaresistenza opposta dalla sciabola, -non abbia potuto riprendere il s uo posto, e sia sta.lo obbligato a collocarsi sotto la cute della coscia. (Correspond. Blatt.f. schweiz. Aertze eGazz.Méd. de Strasbourg, Gennaio 1875:.

Riferiamo dalJi Annali universali di medicina e chirurgia, fase. di gennaio 1875 Tre osservazioni di clinica cbirurglcadel dott. Menzel,presentate alla 17'conferenza s cientifica tenutafìi nell'ospedale civico di Trieste il 23 gennaio 1874, che per più riguardi riescieo.nno interessanti ai cultori della chirurgia. I. Caso di resezione dell'articolazione del piede (guarito). - Versic Andrea, d'anni 21, cadde nella prima metà dell'anno 1872, riportando una forte distorsione al piede destro. Da quel-· l'epoca in poi si sviluppò gonfiore intorno all'articolazione, e non ostante apparecchiinamovibili, unzioni, ghiaccio, ecc., s i


4'16 RlVJSTA sviluppar·ono due grandi ascessi ai due malleoli. La fortissima febbPe (lO'OCg) che accompagnava ostinatamente la suppurazione, nonchè il crescente deperimento di forze fecero ricorrere alla resezione sotlo-periostea dell'articolazione tibio-tnrsica, che fu praticata li 8 febbraio 1872; dunque circa 11 mesi fa, e circa 8 mesi dal pi'incipio del male. Fu asporta ta tutta l'articolazione compreso l'astragalo, medianto due tagli la teràli; l'arto opel'ato fu sospeso in un apparecchio a gesso efu usata lamedicatura aperta. Il decorso fu regolare; come al solilo nlcune fistole rimasero per lungo tP.mpo aperte, cd il paziente fu dimesso perfettamente guarilo li 27 settembre, ossia i mesi dal gim·no dell'operazione. Ora l'ammalato si 1rova già da 4 mesi a casa, sempre camminando; cosicchè si può dire che la guarigione è stabile. L'ammalato cammina spedito, senza alcun dolore, cosicchè il risultato può dirsi perfetto . .Esaminando diligentemente l'arto oper'ato , si 0sserva dislintumente una r igeneraziorw dci mulleoli cl1e erano s tuti risega ti, quale novella prova della facoltà ossi fica del pe!'iostio conservalo. I r. Caso di resezione dell'al'iicolazione del ginocchio (guart:to).- La bambina presente, Giuseppina Wolff, d'anni 10,cudde nel1870, dunque 4 anni fa, contundendosi fortemente il ginocchiodestr•o;da quell'epoca data il suo male,abbenchè vi fossero degl'intervalli di discreto benessere, dovuti al riposo, all'estension~ ed agli apparecc.hi inamovibili. Dal gennaio '1873 in poi non si ebbero che alterazioni in peggio; vari ascessi sì formarono ed insorse ostinatissima febbre con notevole clopodmen to di forze. Li 19 agosto fu perciò praticata la resozione del g inocchio a ìembo patellare valendosi del metodo emostatico eli Esmaech. Furono segali i condili del fernoee e della tibia nell'altezza complessiva di quattr'o centim . L'arto operato venne sospeso in un nppareccltio in gesso e la feri ta trallala aperta 11 decorso fu sempre regolare senza alcuna incidenza spiacevole. Li 10 ottobre (2 mesi dall'opcr·azione), fulevatol'ap· pal'Ccchio e sostituito un semplice fttnnone. In questo mese le fu fatto costruire un apparecchio di sostegno, mediante il quale la ragazzina cammina coll'aiuto di un semplicebastoneesenza verun dolore. Perdurano ancori'\ alcune fistole, che secemono poco. È luogo a sperare che ben presto l'operata potrà far u meno anche del bastone.


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1)1 GIORNAI.l ITALIANI ED ESTERI

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La cengiunzione delle parti operate non è ossea, bensì :fibrosa, come si può rilevare dalla mobilità (moderata) che esiste ancora. III. Caso d'injr·azione della tibia d'un culttlto. - Per infrazioni o fratture parziali s'intendono lesioni di continuità delle ossa, che interessano soltanto parte dello spessore e vanno comunemente combinate con una inflessione od impressione alpunlo della frattura. Un paragone triviale, ma non fuordi proposito, sarebbe l'inflessione od infrazione d'una verga fresca, p. es., d'un salice. Facendo astra.z ione dalle ossa piatte si accennerà soltanto alle infrazioni delle ossa lunghe, non infrequenti nell'età infantile, rarissime negli adulti. A. Infrazione delle ossa lunghe nei bambini. - Viste le rare occasioni di osservare anatomicamente delle infrazioni, citerl:lmo i risultati degli esperimenti eseguiti da Thore su cadaveri infantili (Thore, Mém. sur la COUl'bure accidentelle et la fracture incomplète des os Jongs chez les enfants.:. c Archives génét•. de Méd.-., 4. série, T. 4, 1844, p.i). a) Su 20 bambini dell'età di 1 a 30 giorni .non gli riuscì di produrre infrazioni; sempre avvennero fratture complete; l1) In 11 bambini da 1 a 12 mesi ottenne varie infrazioni. Strana è, avvicinandosi ai 12 mesi, la straordinaria flessibilità delìe ossa; in certi casi a tal segno da poter collocare la mano nélla flessura cubitale, senza che avvenisse frattura o infra:Zione; c) In 15 bambini dell'età di 1 a 3 anni era ancor più sorprendente la flessibilità delle ossa. Così Thoreriuscì di piegare le ossa dell'avambraccio a tal punto, che il dorso della mano toccava il dorso del braccio; d) In 9 bambini da 3 a 12 anni le fratture erano ora complete ora incomplete. , Su 60 osservazioni di infrazioni in bambirii, accadute vita durante, quasi tutte interessavano le ossa dell'avambraccio e pochissime le ossa del crure, del femore, dell'omer'o e della clavicola. Di queste 60 osservazioni la maao-ior partesono eli. 00 ruche e Gurlt non polè raccoglieme che pochissime anatomiche. B. btjrazione delle ossa lunghe negli adulti. - Se già ~all'età infantile le infrazioni non ~ono troppo frequenti, le mft·azionidelle ossa lunghe negli adulti sono straordinarie nat·i.tà. .Di più ·vi è una imJ?ortantissima differenza tra le infra.zwm de1 bambini e quelle degli adulti. Mentre nelle prime GtornaltHli meatctna militare.

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RJ VISTA

all'infrazione va quasi sempre combinata una pm o meno forte inflessione, nelle seconde l'innessioneroanca quasi sempre; cosicchè negli adulLi le infrazioni hanno qualche affinità colle fessure. SLrano s i è, che la maggior parte dei casi resi noti interessa il femore, e preci~amente in tutte le sue parti, cioè: collo, diafisi e condili. li Gurlt ha potuto raccogliere in tutto sei casi d'infrazione del femore ed un solo d'infrazione di radio ed ulna di cui dà il disegno. Il Gurlt non conosce nessun caso di infeazione isolata della Libia, e vista la s uu scrupolosità ed accuratezza nel raccogliere la lettera tura, s i può risguardare il pezzo patologico dimostrato quale unico. Segue la dimost1·azione del caso osservato dal dott. Men:;el. fl - Gullich A , d'anni 42, fu dal p1•oprio carro gett.ato a tcrea i primi del novembre p. p., ed una ruota gli passò sopra la gamba sinistra. L'ammalalo non potè alzarsi da sè efu quindi trasportato all'ospilale. Al lato interno della gamba, cit'ca al confine superiore del terzo .inferiore, s i trova una ferita lacera in direzione trasvc.wsa. lunga 2 pollici. Abnorme mobilità delle tibia non si polè constatare, se si eccettui una manifesta elasticità in corrispon· denza della tibia. Dopo pochi giorni sopravvenne una diffusa pneurnonia, pet· la quale l'ammalato soccombette dodici giorni dopo la caduta. Alla sezione s i constatp una int'r·azione della tibia . Ossia la Libia era solcala trasversalmente da una fessur·a rarnilka ta, la quale si avvicinava soll.anto, ma non raggiungeva lo s pigolo esterno, cosicchè questo rimaneva perfettamente illeso. La fibula pel'fellamente intatta. Il referente non dubita che la ruolu attraversò la Libia precisamente sullo spigolo interno, ossia sullo spigolo illeso e la fessura negl i spigoli opposti sia avvenuta per soverchia dis tensione; non ~1 Hrimenti , che un bas tone piegato cominc.ia uc.l infrangersi dal lato che si fa convesso, non da quello che s i fa concavo . Di una lrnc heotomia per eot•po e!'tra neo n elle vie MARCACCI GIORG IO. (Sperimentale, fascic. 1" del 18ì5). - Nel luglio dello s corso anno i signori dott. Mur-

neré~, del dott. ~ acci,

padr·e e fi glio, eseguirono una tracheotomia iu una


DI GIORNAU JTALlANI ED ESTERI

bambina di 3 anni e mezzo per un grano di fagiuolo crudo .rimasto nelle vie aeree. Nonostante l'incisione fatta nella trachea per il tratto di 6 centimetri, non fu dato· di rinvenire subito il corpo estraneo, e fu manifesto che questo era molto al di sotto del taglio eseguito. Frattanto il sangue, che colava per entro, aggiungeva materia alla ostruzione, e portava il suo grave contingente alla minaccia di soffocazione, e fu indarno per tre volte rapidamente introdotta e ritratta la pinzetta angolala alla ricerca del corpo estraneo. La bambina era agonizzante, e mantenuta soltanto a un filo di vita mercé il succhiamento del sangue della ferita fatta dal chirurgo stesso e le manpvre clelia respirazione artilìciale. Fu alla introduzione di una penna, come usa il prof. Langenbek, fatta per nettare la trachea dai grumi, che avvenne il fortunato caso della estrazione del grano di fagiuolo. Sé l'avvenimento, come dice il Mar·cacci nella sua storia, non è stl'aorùinario, merila assai di essere notato: 1• 11 felice risullaLo oLten utosi Ualla respirazione artificiale durante il tempo (lell'operazione; 2• L'uso delle baebule di una penna preie'ribile alle piccole spugne e ad alki mezzi noti che si adoprano tanto pee eccitare la respir·aziono, quanto per ripulire la trachea. In questo ra~o la respirazione non apparve eccitata, e fu soltanto una fortun ata rnanualità che potè far scorr·ere la penna fra la mucosa cd il corpo estraneo, e nel ritrarla con movimento di ruotazione, lo portò fuori. ll corpo estraneo era rimasto ·14 ore nella trachea. La ferita ~uarì di prima intenzione, e l'ammalata dopo 6 giorni potè dirsi guarita T. Rapporti fra In formo c le dhnensioni di una ferita, c lo strumento fe•·llore. - Osservazioni sperimentali del cav. EuGENIO GIOVANARDI, peof.d'anatomia descrittiva e patologica nell'Università di Modena. - Dallo Spallanzani, fascicolo del febbraio, c 1• quindicina marzo 1875. - È così frequente il caso in cui il chirurgo fiscale viene chiamalo a giudicare se un determinalo strumento tagliente e perforante possa aver prodotta una determi nata ferita, che torna di molto interesse raccogliere tutti quei falli che dimostrano spf\sse volte, come la ferita non abbia nè le dimensioni, nè la forma precisa, nè gli angoli de1lo strumento feritore. Oggidì la medicina legale


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RIVI STA

porta cosi larga base alla procedura criminale, che il perito deve essere più che mai prudente nella r elazione dei fat.Li, e nei corollari che ne trae. Un uomo, dice il pror. Giovanardi, riportò una feriLa, mediante s trumento togliente e peJ•forante, nella regione sotloombeliculo sinistra. Lo strumento penetrò i11 cavità, produsse lesione al grande omento, e ad un ansa del tenue, quindi versamento di materie intestinali noi peritoneo, peritonite acutissima, c morte dopo due giorni. All'imputalo venne sequesLJ'alo un coltello, e dal giudice pl'Ocessanle furono chiamati due poriti affinchè giudicassero se quello potesse n vere prodotta la fet·ita, causa unica ed esclusiva eli morte. I pE-riti risposero negativamente, adducendofJ'a le altre, In seguente importante circostanza, clte escludeva la possibilità elle quella fosse stata l'arma foriLeice. E cioè che la ferita del/:addome presentarJa ambedue ali angoli acuti, ed il coltello non taoliaca che da un lato soltanto anche nella punta, ove la cpsta aoeoa uno .9pe::;sore marJ(JÌOre di an millimett·o. Il prof. Giovnmu'di, quanto dotto nello scienze anatomiche, allrcLtanlo pr·orondo nella meclicina legale, di cui è sLeenu.opl'Opugnalore del metodo sperimentale, fu invitato ad emettere uu ulleriore giudizio. Pose più volte sulla tavola anatomica cadaveri d'individui venuti a morte pet·mulultie a.rute in guisa da f\Verei tessuti abbastanza eesistenli, c le pareti addominali o.bbondanLemente aclipose; e col coltello, oggelLo della perizia, vibrò colpi in tutte le regioni del corpo, cambiando sempr'e la inclinazione dolio stl'umento in moùo che la punta dallo. direzione perpendicolare al piano che veniva colpilo, passasse successivamenLe fino alla più obliqua al piano medesimo. Eccone i risultati dedotti dulie sperienze: 1• Quando il coltello, tagliente da un lulo solo, veniva a colpire i tessuti in direzione perpendicolare ai medesimi, la soluzione di continuità aveva un angolo acuto corl'ispondenLe alla. lo tagliente della lama, ed un'angolo ottuso corrispondente alla coslu; 2° L'ongolo ottuso diminuiva quando la direzione del coltello eea obliquo; a• Quando l'obliqui là della direzione eea molLo sensibile, ambedue gli angoli erano acuti, od almeno quello cordspondente alla costa del coltello et·a tanto impicciolito clu poler si confondere coll'alko.

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181 La ferita riportata da N., come ri!?uHa.va dai verbali di >~i­ sita e di autopsìa, e dall'esame delle lesioni prodotte negli indumenti aveva una direzione molto obliqua dall'innanzi all'indietro ~ dal basso in allo, in modo che l'apice della ferita era sette cenLimetr:i più alto del suo punto d'ingresso. In base ai risultati ottenuU dalla esperienza il pro t: Giov:;tnardi giudicò che quel collello potè aver prodotta q nella ferita nonostante la mancanza di uniformità fra gli angoli dello strumento, ~ quelli della soluzione di continuità. Concluse quindi col clire che si può stabilir.e in via gen_eraleche: Quando una ferita ha un angolo aculo ed uno ottuso, è stata prodotta cl~ un coltello tagliente da un lato solo. Quando ha ambedue gli angoli acuti, se è diretta perpendicol.a:rmenteJ o poco obliquamente, è stata proùotla da un collello bitagliente. Quando ha ambedue gli angoli acuti, ed è mollo obliqua, può essere stàta prodoLta tanto da un coltello bilagliente, quanto da un coltello taglien.te da un lato solo. T. DI GIORNALI IT!cT.ttl'U ED ESTERI

, Aneurisma della earotide e•terna destra guarito eolio compressi one dlgiCale. -Il numero di gennaio di quest'anno del Jornrit] de phat•macia e sciencias accessorias de Lisboa ri-

ferisce un interessantissimo caso di aneurisma della carotide esterna destra guarito colla compressione digilale. Il soggetto ~ra un uomo sui trent'anni , di temperamento linfatico-nervoso cl1e anniprima avevasofferto di reumatismi e di bronclJLti intense,.e l'anno scorso cominciò a sentir-e dolori nel collo e nell'orecchio. Quei dolori però erano intermittenLi e tanto poco violenti che solo il3t d'agosto p. p. consultò il s uo medico il quale diagnosticò un aneueisma ed in un conS\lllo lenutosj l'indomani propose la compressione digitale della ca1'otide primitiva che fu accettata dagli altri consulenti. La cura principiò il 3 sellembre: per dieci giorni fu mantenuta nove o1·e al giorno, e si protrasse dalle dieci nlle dodici ore nei ventinove eli successi vi. Il mals to prendeva quotidianamente una pozione con digitalina e idt•ato d.i cloralio e Leneva sul tumore una vescica p lena di ghiaccio. Al quarantesimo giorno il tumote era induritoescemato di volume, ma p.uJsava ancora onde l'infermo scoraggiato volle lasciar Bab.ia, luogo eli sua residenza, e si trasferì a Lisbona. In qu<.\sta città fu


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visita:to dai sigg. dott. Cunha V~anna e Barb0sa, i quali opinarono doversi pr·oba:hilmente allacciar la carotide pl'irniLìva, visto che la compressiorw fatta per trentanove giorni senza fr·utto non incoraggiava a ricorrervi un'altra volta. Il15 novembre i suddetti dottori riesaminarono l'infermo e riconobbero un tumore ovale coll'estremilà pi·u grossa verso l'angolo driLto della mascella inferiore e colla più ·piccola in contatto del lobo destro del corpo tiroid~! : il suo minore diametro misur·ava da 7 ad.8 cent.il:netri, dalla parte interna era in rapporto colla cartilagine tir0ide es~ernamente era coperto dallo sterno-mastoicleo : vi si sentivano pulsazioni gagliarde, le quali cessavano comprimendo la carotide primitiva e movimenti espansivi molto sensibili e rumor dì soffio molto pronunziato . Le vene circostanti erano alc1uanto dilatate, la pelle che copriva il tumore nulla aveva d'anormale. L'esame minuzioso del cuore, dei polmoni e degli altri organi non rivelò in alcuno lesioni apprezzcvoli. D'unanime accordo i consulenti dichiararono trattarsi d'un aneurisma falso consecutivo dell'arteria carotide esterna destra e doversi ritentare la COmpr•essione digitalB, la quale probabilmente sarebbe seguita dalla guarigione del male e che qualora ciò non avvenisse, favorirebbe almeno l'esito dell'allacciatura, nel caso che si rendesse necessaria. Sottoposto previamente il pùziente ad un r egime azot.ato ma non eccitante, ed all' uso inte1'no di tre granuli di digitalina,· si ~·iprese il21 novembre la compressione digitale fatta per lo spazio di setle ore al giorno dalle 4 1/2 alle 111/ 2 di sera dai medici e dagl'infel'mieri della casa di salute in cui l'ammalato aveva preso stanza. Dall'ii dicembr-e al 16 la compressione venne mantenuta per dieci ore. Il 1.6 fu portata a dodici. ll tumor(~ s'induriva ogni volla di più. Dal 28 al 29 la compressione si fece durare 41 ore. Nella maWna del 29 il tumore pulsava come la carotide primitiva, ma non percepivasi movimento espansivo. Il30 a mattina non si sentiva il battito, ma ridestovvisi più tardi per cessar comple tamente dopo t1•e ore eli compressione. Il 3'1 si continuò ancora a comprimere, benchè Lutti convenissero che non v'era più nel tumore n è pulsazione, nè soffio, nè espansione. Ili• gennaio il paziente fu considerato come guarito, cionul-· !ameno l'arteria fu compressa fino al 5 per due ore al giorno.


DI <TlORNALI ITALIANi E D ESTÈRI ·l 83 Nel termine di 40 giorni s'era fatta la compressione per 283 ore. Quelle dal 31 dicembre al5 gennaio servirono a consolidar la cura del tumore. Fu così dimostrata una v()lta di più che la compressione lotale precedùta dalla compr essi'one parziale o in due tempi dà quasi sempre buoni risuHati. Gli autori di questa storia avvertono che la compressione negli ultimi giorni fu fatta alternativamente sec.ondo precetti di Be1mas, ora alla parte inferiore della colonna cervicale contro il tubercolo di Chassaignac, ora aLla parte più alta della carotide primitiva verso l'esh'emità inferiore_del tumore, per evitare il dolore ch/3 l'applicazione del dito cagiona quando pl'eme sempre sullo s tesso punto. Questo, secondo essi, sarebbe il 5' caso di aneurisma della carotide curato colla compressione digitale, ed il primo su cui tal genere di cura sia stato provato nel Portogallo, dove per le altre arterie la compressione era da gran tempo in onore: giacché (si vera sunt exposita) prima del1833 un chirurgo dell'ospedale della marina, F ilippo Maria Barbosa, curò mediante la compressione di gitale eseguita dal paziente stesso un aneurisma eli un arto infeì'iore. M.

Origine dei ''"SI linfaUc i. - Daìla Gazzetta Medica delle provincie ven€'.te, N. 8, del 1875. - Il signor dott. Marino Michieli, allievo dell'università di Padova, assisteva in questi SCOl'Si giorni alle prime lezioni di Sappoy, e ne ha comunicato il sunto alla ga:czetta delle provincie venete. L'anatomico Sappey passò in rivista tutti i metodi principali d'iniezione dei linfatici, quelli del Mascagni, del Panizza e Fohmann, e del Becklinghausen; ne fece la critica mostrando non essere alLi a svelare l'origine dei linfatici, e dicendo d'avere egli trovato allro metodo, col quale giunge con speciali reattivi a colorare la linfa dal giallo paglia, ftno al nero cupo. ~on_èpiù dalle lacune del congiuntivo, ma dai capillari sanguJgm che nascerebbero i linfatici ; questa prima origine è ra~presentala da una ~nissima rete che il Sappey denomina ~et ca._pillicoli e delle lacune. Da questa re le nascono i capillari hnfal!ci : questi capillari poi riunendosi in ogni singola popilla cutanea, con decorso tortuoso, formano· un ramo centrale il quale anastomizzandosi coi vicini, è parte della rete, già ossel'vata dal Panizza, che si estende a tutto l'inlegumento. La


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IUVISTA D1 GIOR~ALI I TALIANI E'O ESTERI

stessa cosa si osserva nelle villosità intestinali, nelle papille delle labbra, della lingua, ecc. Venendo poi all'esame della relazione dei l~nfatici coi vasi sanguigni, il Sappey, con argomenti toHi all'ana tomia, alla fisiologia, all'anatomia patologica e alla patologia, prova come sono fra loro in comunicazione. La notizia di questa novit.à anatomica, già da qualche giornale annunciata, ha destata la curiosità degli scienziati delle scuole mediche. È da spera1•si che il Sappey pubblicherà su questo argomento una memoria, esponendo quali siano i reattivi da lui T. usati per tali ricerche.


RIVISTA IGIENICA E STATISTICA

D e ll' impurità de ll'aria respirata e d e lla sua ioOuenza &olia respirazione di G. P. - Le celebri esperienze di Regnauld e Louis Le Blanc (ann. de chim. et de phys., 2• serie,

T. v., pag. 223), dimostrarono che nell'aria confinaLa non è l'acido carbonico che asfissia. Quelle di Cl. Bernardprovarono non esser la mancanza di ossigeno, ma la sospetta 'presenza di qualche agente tossico. Quelle finalmente di Richardson (British med. joumal, 1859: Sui fenomeni. diossidazione nell'eeonomja animale), tenderebbero a dimostrare che il medeSimo ossigeno, dopo un certo tempo, cessa di essere acconcio al trattenere la vita. Questi risultati che rendevano molto incerte le condizioni per le quali potesse dichiararsi igiE;~nica l'aria da·respirarsi, ci condussero alle seguenti esperienze: Esperienza 1" ·- In un recipiente di vetro, della capacità di mezzo litro, e ripieno di ossi~cno puro, si chiuse un passero. Dopo un'oro. il passero cominciava a soffrire; la respirazione si faceva affannl)Sa; le penne si arruffavano. Dopo altri 49 minuti il passero moriva. Nel recipiente si trovò ancora tale residuo d'ossigeno, che un Jumjcino acceso, lontano dallo spegnervisi, vi si ravvivava, ed un bastoncino di legno incandescente alla sua estremità, vi si infiammava. - V'era dunque ancora molto più ossigeno che non v'ha nell'aria atmosferica. Eppure il passero non visse nell,ossigeno che un'ora e 49 minuti. Esperienza2•- In un recipiente, di eguale capacità, e pieno d'ossigeno si clùuse, con temporaneamente, un aUro passero di eguale robustez:Ga, ma si pose in comunicazione il suo ambiente per mezzo di due tubi che ne attraversavano il turacc~olo, da una parte con un serbatoio di ossigeno (una grande vesctca) e dall'altro con un aspiratore pieno di acqua. Aprendo il rubinetto inferiore di quest'ultimo, :e lasciando


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RIVISTA

sgorgare racqtia a tenuissimo zampillo, si produceva una corrente dì ossigeno dal serbatoio all'aspiratore, ·attraverso la camera dell'uccello. La quantità di ossigeno messa in circolazione era di 5 litri circa, e di mano in mano ohe l'aspiratore erasi riempito dell'ossigeno che usciva dalla camera.ove l' uccello respirava, lo si raccoglieva di nuovo in ·una vescica che .s erviva di serbatoio d'ossigeno, e lo somministrava nuovamente all'animale. In questa guisa il detto volume di ossigeno si fece circolare attraverso alla camera del passero per 5 volte: 11 passero durante il suo soggiorno nel recipiente pieno di ossigeno non diede mai segno eli soffrire, stavasi cheto, colle penne raccolte, respirando lentamente, senza al.c un affanno, e così si mantenne per il periodo di 4 ore, ossia un tempo più che doppio di quello vissu.to dal compagno. Cessalo l'esperìmel)to, l'uccello levato dal recipiente si trovò in istato di perfetta salute e tale era anche il dì seguente. Conclttsioni.- '1. Un animale che muore nell'oss.igeno, non vi perisce perchè vi abbia consumalo tanto di ossigeno da trovarsene l'ambiente in difetto, perchè ne resta ancora una proporzione assai superiore a quello dell'aria atmosferica. 2. Un animale che muore nell'ossigeno confinato non vi perisce nè da infiammazione polmonare, nè per troppo eccitamento, perchè può vivere lungo tempo nell'ambi~nte di pur'O ossigeno, senza dar segno della menoma molestia, purchè quest'ossigeno non siavi stagnante, ma in corrente. 3. L'ossigeno che è passato attraverso i polmoni, ossia che è stato respirato non ha_perdnto le sueihcoHà vitali, come avrebbe supposto Richardson. Infatti lo s tesso ossigeno travasato e raccolto nel bagno idropneumatico, può servire di nuovo a mantenere normalmente la respirazione. 4.· Tutta la differenza adunque di questi due ambienti, egualmente eccedenti in ossigeno, ma in uno dei quali l'uccello muore, nell'altro vive normalmente, sta in ciò, che il primo caricandosi dei miasmi polmonari diventa .deleterio. mentre l'altro, mediante il tl'avasamento coll'acqua che li di~cioglie, n e rimane privo. Questi risultati debbono chiamare rattenzione sul principio tossico che la espirazione getta nell'aria de' luoghi confinati, e che chiamai sepo-pneurna perché oltre alla sua azione infettiva è riconoscibile sopt'atulto all'odore fe tido nauseante, conosciuto sotto il nome di tanfo da noi, e di sito dai toscani.

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DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

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Gli ambienti confinati, in cui l'aria mal si rinnova, e molLe persone vi respirano e vi traspirano al caldo, come avviene in tutte le nostre sale di riunione d'inverno, sono sempre più o meno infensi alla salute, e atti a produrre le malattie che ordinariamente si attl'ibuiscono a riscaldamento o a t·affreddamento (reumi, corizze, dispepsie, diarree, ecc.). Sulla cll!dofezloue delle mnterie fecali e delle orine emi cloruro eli manganese, noti:6ie t'accolte da G. P. Ora che si è chiamata seriamente l'attenzione sull'azione in~

quinante l'acqua potabile dipendente dalle materie fecali raccolte nei pozzi neri, sarà interessante eli rammentare delle esperienze fatte lanlo sulle feci u mane che sulle orine mediante un disiofetlanle non odoroso, non velenoso, e di bassissimo prezzo, quale è il cloruro di manganese che si prepara in grande dallu fabbrica di prodotti chimici Ca.ndiani e Biffi (Via s. Calocero, N. 17 e 21). Finchò 110n si potranno isolare completamente le fosse di deposito delle materie feèàli cittadine dui })Ozzi della nostra accrut\ potabile (ciò cLe è difficile anche con buoni cementi idraulici); fincM non potrà essere provveduta la nostra città di un acquedotto che ci porti acqua pura da qualche fiume o lago vicino, sarà certamente di grande utilità l'uso di un nuovo disinfettante, così dnet'gico e così economico) con~ e è quello che indicammo. A mostrat•ne la efficacia ci limiteremo a citare i seguenti fatti Disinfe:oione delle materie fecali. - Il sig. Donati, che ne fece un esperimento sopra vasia scala pel' la disinfezione · delle mat.e\'ie fecali dei pozzi neti, ottenne buonissimi risullatì non solo come disinfettante, ma anche come concime. - A circa 20 èLtolitri di materia fecale allo stato normale continuò acl aggiungere della solu:~.iono di cloruro di man?anese, finché tutta la massa ucquislò una leggierissima reazwne acida, dò che avvenne dopo l'aggiunta di chil. '1.600 per ettolitro di materia fecale. Essa a ve va perduto quasi completamente il fetore, edopo qualche f,-riOt'no era a l'fallo inodor·a; mentre un'egual quantità della suddella materia fecale, a cui non si era ~ggiunlo il cloruro di manganese) emanava sempre un odoJ'e msopporlabile. Venne levuto un campione tanLo della materia disinfettata col cloruro, che di quella pura, e si o~~er~ò cbe durante nove o dieci giorni, menLre il campione· d1smteLtaLo non dava 'alcun ind'izio di decomposizione, quello-


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dì materia pura invece si decomponeva, e dal fondo della bottiglia si svolgevano continuamenLe bollicine di gas. L'odore però lo conservò pronunciatissimo in confronto di quello disinfettato. Queste due diverse qualitt\ di materie fecali wmnero . sparse sopra superficie eguali di terreno a prato, e il lerreno concimalo colle materie fecali disinfettate col cloruro, diede in prodotto iliO per 100 di più dell'aUro. Disinfezione dell'or•ina. - A 2liLri di orina fresca si aggiunsero 20 c. c. (ossia 1 per 100) di cloruro di manganese. Quattro litl'i della medesima orina si conservarono per 4 giol'lli, in termine al qual tempo incominciava a imput1·idire (manifestando reazione alcalina). Si divisero questi 4 litri in due parti eguali, nell'una si aggiunse tanto cloruPo di manganese fìnchè cessò ogni precipitato, e ne abbisognarono 20 c. c. (1 per 100), e l'altç{l la si conservò. Dopo cinque o sei giorni si trovò che l'oridk recente a cui si aggiunse il cloruro di manganese conse1·vava un color bruno, conteneva quindi ancora della soluzione di manganese in eccesso, e non aveva che un leggie1·o odore. Il campione a cui si aggiunse il cloruro di manganese, rna che , dopo 4 giorni conservava ancora un odore putrido, quasi superiore a quello a cui non sì aggiunse cloruro di manganese, sì vide la soluzione di un gialliccio sporco, certamente, perchènon vi era cloruro di manganese a sufficienza. Infatti, dopo otto giorni rli LJ'aLLamento coll't per 100 dì cloruro di manganese, divisi questa soluzione in due parLi eguali (1 litro per parte). All'una aggiunsi tanta soluzione di manganese fino a t'enderla leggermente acida, e occorse il 6 pct·100; all'altra aggiunsi una soluzione di solfa lo ferroso, e accoJ•sero 3 gr. 2 per 100 dì solfato cristallizzato. Ambedue lo soluzioni erano inodOJ•e. 3 litri di orina recente di 10 ore venne divisa in ll'e parti eguali. All'una si aggiunse 0,7 per 100 (ossia il 7 pe1· 1000) ùi cloruro di manganese, e il liquido si conservò sempre inodoro. Alla . 2• parte si aggiunse O:gr. 2 j(2 pet' 1000) di solfa lo feJ'roso. Inodot•a dapprima, dopo alcuni giorni manifestava un legger odore: si aggiunse allora, 0,05 (0,5 per 1000 ossia in lutto 2,5 periOOO) c allora la soluzione sì conservò poi sempre inalterata. Alla 3• parte si aggiunse 0,12 per 100 1ossia 1,2 pel' 1000) d'ipocloriLo di calce di 102 gradi. Dopo alcuni giorni dava sintomi di pulrefazione. - Se n'aggiuse 8,02 (0,2 per 1000), ma non bastò, e dopo alcuni giomi si aggiunse O gr. 3 (0,3


DI GIORNALI lTA LIA.Nl ED ESTERI 489' per 1000). Allora restò sempre inodora (si aggiunse quindi 1,2 + 0,2 + 3 = 1,7 per 1000). . . . 15 giorni dopo la disinfezione sopradescriLla s1 esammarono i tre recipienti., e si constatò nei due disinfettati colfipoclorito e col solfato ferroso nell~;~ proporzioni segnate (1 ,7 per 1000 coll'ippoclorito, e 2,5 per 1000 col solfato) un pronunciatissimo odore di ammoniaca; mentre q.uello col manganese era interamente inodoro.

Sulla disinfezione delle mater•ie.fecali. Lettera di L. GARal sig. cav. MASS~RA (Btt~lett~no di Agr•icolt'!ra 21 maggio 1874).- In segmto al desideriO espresso dal Sig. Do·naLJ, cb~ la Società agr~ia si 9ccupasse dell'~rgomento della clisinfezJOne delle materie fe.cah per r enderle m!locue alla.s.alute pubblica, senza compromettere la efficacia loro fertilizzante, la direzione centrale della stessa società nominava a questo scopo una commissione composta dei sigg. cav. in·gegnere E. Bonzanini, dott. Cavezzali Francesco e dello scrivente. Le esperienze furono esaurile nello stabilimento de' lJOzzi nerii dividendo-in tre vasche una rilevante quantità di materie feca i.- La prima fu lasciata intatta; alla sec6nda si aggiunse del cloruro dt munganese, residuo della pr·eparazione a-el cloruro, flnchè la carta azzurra del tornasole e l'acetato di piombo non risposero. La terza fu mista a cloruro pot~ssico-magne­ siano e t'osfoto acido di oaice, e poi completata la disinfezione nel modo seguente: L'aggiunta a questa terza r.orzione del miscuglio di cloruro e fosfato nelle proporzioni g1à indicate nel Bullettino d'Agricoltura del1867-68 pelle sperienze istituite su viti del sig. Carlo Erba, tendeva ad ag~iungere del valore fet•tilizzante a1le ma- · terie nel caso che 11 cloruro eli manganese le avesse danneggiate. I.e tre quantità, a.ssnnte dal sig. in~. Cajo, presidente del comizio agrat•io, per l'esperimento agr1colo, furono distribuite su tre per-Liche ciasauna · di prato in Musocco. Riservando a più tardi la relazione sui risultati complessivi d~lle spcrienze, ora si è constatato, che le materie fecali di· smfettale; ecl avvalorate, diedero al primo taglio il maggior p~odoLto m fl~1~o: lo segue quello provocato dalle materie sempll~~ente dtsmfella~e, mentre riescono inferiori nell'azione ferlihzzanto le materie naturali. Sarebbe qt!esl.o, ~e. confermato in seguito, un importante fattopet•la pubbhcatgiene e per l'econom•a rurale; poichè indipendente~ente dalla f~rmola migliorante, si potrebbe (disinf~ttando slffatle mater1e con circa due chilo"'rammi di cloruro di .manga,~e$e ~ 10 centesimi) distogliere acbuon mercato, un veicolo d mfezu:!ne, conservando a queslo concime anzi aumentandogli, l'efficacia fertilizzante. ' DONE


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Trattato d ·i metlicina legtde e di gitu•ispruden~a naerlica del sig. LEGRAND ou SAULLE.- Sembrerà a tal uno ·

rche un nuovo trattato di medicina legalè ai nostri tempi, dono che ne vedemmo pullulare tanti da tutte lHparti, sia quasi una .superfluità, tanto più che gli scrittori che vi con.sacrarono il .loro ingegno cd i loro studi erano uomini eminenti per dottrina, sagaci e coscienzio9i che sviseerarono tutt<~ le quistioni e risolveltero ogni possibile problema. Ma lungi cla:tl'essere un'opera di lnsso (per non diré oziosa) :un trattato eli rneclicina legale è oggidì un'opera necessaria: imperciocchè se la giueispruclenza non è mutata, la $Cienza nostra si è arricchita eli tanti e tali mezzi diagnostici, eli tanti .trovati biologici e fisiologici, :di tante utilissime scoperto in ciascuno de' suoi rami che non conserva più la fisionom ia di poehi lustri addietro, ed i libri dei più gran maestri della prima metà del presenle secolo riescono monchi ed incomplet.i e staremmo per dire sono invecchiati qunnto quHllo del nostro .-celebre Zacchia. Fu cluntf\le savio consiglio (Arnould lo IJUalifica anzi di atto <li coraggio) quello di mettere la medicinn legale in armonia coi progressi della scienza moderna, e tutti i cultor-i della medicina i quali da un momento all'altro possono venir eJ 1iamaLi da questo o da quel magistrato ad illuminar la giustizia intorno a cose di lOl'O esclusiva competenza, devono sapel' _buon grado al s ignor Legra,nd du Saulle della fa tica dm•ala . per ringiovanir la medicina legale e corredandola di tutte le aggiunte, modificazioni e cor-rezioni ·volute dai modet•ni rivolgimenti scientifii:\i, agevolare . il lot'O còmpito, segnando loro la via che devono battere onde evitar gli errori e non lasciarsi ingannare da audaci. simulazioni o da colp~voli apparenze.


RIVISTA BlBUOGRAFl CA

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Non è nostro intendimento di presentare ai lettori del Giot·nale di Medicina Militare un sunto critico di questo lavoro, perchò a fal'lo;convenienLement4? ci mancano il tempo, lo spazio e, diciamolo . fran~men te, anche le forze: ma abbiamo ere·· duto opportuno di dame alla sfuggita un qualche cenno, onde invogliare gli studiosi a leggerlo, pePsuasi che se non lo troveranno perfelLo in ogni sua parte, vi rinverranno molte cose buone e nuove e commendevoli, si dal lato dommatico che da quello letterario. 11 signor Legrand du Saulle incomincia a trattare della. giurisp~·udenza medica l& quale comprende tre parti di cui la prima considera i rnedici nelle loro relazioni col diritto civile: la seconda li considera nei loro rapporti col drilto amministrativo: la terza finalmente discorre delle lo1'0 relazioni col dritto criminale. In questa prima parte dell'opera l'autore la fa più da legista che d& medico, ciò che è naturale, checchè aHri possa pensare in contrario; poichè la materia è poco suscettiva di sviluppi e di argomenti relativi alla scienza medico-chirurgica propriamente detta. La seconda parte si raggira sulla medjcina legale e l'autore :;volge con ordine, chiarezza ed erudizione le quistioni che dalla origine de1la scienza in poi furono e rimasero all'ordine del giorno. A.J imitazione di Devergie il signor Legrand du Saulle fa precedere ogni capitolo dall'arLicolo del codice che ha atlinen~a con esso e lo termina con un riassunto cho concentra, in poche formole quasi aforistiche le idee svolte e discttsse nel corso del capitolo. Come nessuno ignora il sig. Legrand du Sa.ulle è un dis tintissimo ed autorevolissimo alienista: non v'e pertanto da maravigliarsi ch'egli siasi abbandonato a trattare con più diffusione, più minutamente e diremmo quasi con amor e que' t.emi che sono più o meno del dominio della psichiatria. Si capisce s~bi~o ch'ivi l'autore è sul suo terreno, Lanto ne parla con conVInCimento e piena cQ'gnizion:e di causa. l Cll~itoli sul suicidio, sullo stato mentale dei ragazzi e dei vecch1,_ sugh alienati, sull'isteria, sull'epilessia e sulle allre nevrosi capaci di esercitare una qualche malefica influenza sulle determinazioni di chi n'è affetto, sono scritte da mano maestra e r acchiudono un insegnamento quanto proficuo altrellanto eloquentemen te elarcrito. l nostri giovani colleghi ric:verebbero, ne siano certi, non


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RIVISTA BIBr.IOGRAFICA

poco profitto dalla lettura del capitolo concernente le malaLtie simulate a cui tien dietro quello sul servizio militare il quale a nostro parere ò un po' troppo asciutto e conclude assai poco, limitandosi. alla \'ipr·oduzione della legge sul reclutamento del 1872 e dell'istruzione del consiglio di sanitù del1873. Termina il libro coi capitoli sull'identità, sugli avvelenamenti e sulla morte; con un trattatello di chimica legale e con un'appendice sull'organamento e sull'esercizio della prolessione medica in Francia. In complesso è un buon trattato, mo.lgrado alcune mencle, il quale può tomar giovevole tanto ai medici novellini che ai provetti, siccome quello che raccoglie tutte le nozioni che meglio valgono a guidare il perito nella ricerca di verità non accessibili agli occhi dei profani, do.lio scoprimenlo delle quali " dipendono le sostanze, la fama, la vita d'un uomo e talora anche d'un'intera famiglia. M.

Il D irettore

P. E. MANAYRA Colonnello Medico, membro del Comitato di sanita militare

Il Gerente FBOlill\IGO NllTlNI


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~ Principis obsta sero medicina paratur C11m. mala pe1· iongas invaluere moras ...

Non vi ha dubbio che la questione scientifico-pralica dell' ofLa lmia granplosa terrà in forse gli an imi dei cultori, fino a che non r imanga solidamente risoluta nelle origini anatomiche ed etìologi che. ~Ioltep li oi e clisparate opinioni in ogni epoca della m edieina tennero di'Visi i paLOlogi più an torevo1i, e credo non vi sia stato specialista. che colpito oalJe sue tristi conseguenze non nbbia a sua volta ·cercalo di approfondire l'argomento. Ciò nullameno le deduzioni più recenti esposte nel campo della scienza, non le h anno dato ancora quel posto che le co mpete nel quadro n osologico. Difatti cbi r iLiene che sia l'espressione locale non flog istica di una malattia costituzionale, chi un prodotto eteroplastica, un linfo ma, cioè, un ep ilelioma, c:hi un risultato di una ipel'trofi a dei foll icoli linfogeni , chi di quella del corpo papillare della congiuntiva. 13


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DELLA; OR(GINE ANATOMICA :lEO ;E'fiOlOGICA

Durante l'influenza di una oftalmia catarrale osservata fra i soldati del reggimento negli scorsi mesi di giugno, luglio, agosto e setlembre, colsi propizia circostanza di studiare vari casi di granulazione pal pebrale. Colle cliniché osservazioni fatte in tale contingenza, unitameote ad alcuni esperimenti eseguiti in proposito su i conig li, tentai an co m io di ventilare l'ar·dua questione, risolvendo i seguenti quesiti che mi si affacciarono alla men te. I. In quale maniera si effettua sulla eongiuntiva palpebrale ]o svolgimento anatomi co delle g1·anulazioni. II. I n che consiste il così detto tracoma. 11 III. Qual è il potere ed il gl'ado di contagiosità dell'oftalm ia granulosa. Omelléndo di parlare della storia e delle aHre interpretazioni date alla mala ttia in discorso, che con , tutte le più chiare e precise circostanze trovansi esposte nei trattati di oculistica, veniamo al primo. La quotidiana clin ica esJjler·ienza, confortata da quella dei nostri maggiori, mi sembra che debba ora san zionare il fatto che le granulazioni possono svolgersi nella palpebra o primitivamente o secondaria mente, vale a dire: o che disgiuu te dai fenomeni subieuìvi si appalesano senza una pr·evia man ifesta infiammazione della congi untiva, o che tengan o dietr·o vnoi atl u n semplice catarro palpebro.le, vuoi ali una vera ed in tensa congiuntivite. Ambedue queste for·me ebbi il destro di osservare nei casi sopl'a citati. l overo alcuni soldati senza avei' sofferto an tecedente catarro iperemico o :flogistico della congiuntiva, trovaronsi aflètli dalle granulazioni'. Queste erano confluenti verso la parte esterna della porzione reflessa della palpebra destra, più o meno rilevate e di un colore perlaceo. I n due casi si avverò con temporaneamente una insignificante e circoscritta


DEbLE i;RANULAZIONI PALPEDRA.Ll

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iperemia della mucosa, mentre poi in un terzo non ne apparve di sorta. Gli altri invece che si trovarono malati in pari tempo e di catarro e di gl'anulazioni, erano individui cl1e o fin dalto esordil'e del loro male r estarono incurati 1 non essendosi mai presen.tal:i alle visite sanitarie I~eitel'ate in tale occasione, ovvero F>resso a guarigione di un catarro acuto furono inviati in licenza. A questi lè granulazioni si presentarono sparse in ambo le congiuntive superiori, fornite di un coiOI'e rosso o rosso fosco, accompagnate da intensa iperemia flogistica, da poco secre to siero muco-puru1ento, e dai noti sintomi su biettivi. Giova qui ·premettere come la maggioranza dei soldati, che mi si offrirono allo smdio delle granulazioni, fosse dotuta di grama costituzione. Ora se questi faLb-i sono vet·i, fa d'uopo d'investigare le lAggi. e le ragioni, per cui essi fn tal guisa si deter·minaron . Per fur ciò è mastieri che prima si consideri da un lato la tessitura istologica della congiuntiva, dall'altro le nozioni fisio-patologiche del processo flogistico. La mucosa palpebra/e risulta composta da due strati, Pun o superficiale detto epiteliale, l'altro profondo, costituito dal tessuto reticolato , dai follicoli linfogeni , dalle pupille, da varie glandole, dai vasi e dai nervi. Investigato lo stato fisio-patologico del processo flo gistico, sappiamo che i momenti del periodo evolutivo rli questo sono : A) Flussione. R) Esaltato assorbimento degli umori interstiziali verso i pal'enchimali. C) Intorbidamento degli elementi anatomici per la subìta alterazione quantita tiva, e qualitativa dei prodoui nutritivi e proliferi. · · A spiegare la flussione· (sine qua, non s'inizia il pro-


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DELLA ORI GINE ANATOMICA ED ETIOLOGiCA.

cesso) che fa seguito più o meno presto all'elemento etiologico (irri tazione) si escogitarono due teorie; la va scolare cioè, e quella dell'aLLrazione nulriLiva islologica. La teoria vascolare fu studiata so lto tre punti di vista; cioè: del la teol'ia vaso-spastica, dell a vaso- paralitica, della vaso-propulsiva. l o nessuna maniera diede un feli ce successo, allora quando fa dessa applicala a spiegare l'infiammazione delle parli prive di vasi e di nervi. A riparare a tale vuoto, insorse il Vogel colla teoria dell 'attrazione nutritiva, che fu appoggiata da Henle e '1 propugnata dal Wirchow e dàl Tommasi. Questa corrisponde esa ttamente alle nostre vedute, per cui la ri cordiamo sommari amen te. Secondo il Vogel adunqne si avr·ebbe: A) Che ogni ele mento istologico sia forn ilo di una attrazione eleuiva sopra i succhi intet·stiziali . B) Che l'azione di uno stimolo ÌLTitativo caduto che sia sopra gli elementi isLologici, ne esu lta potentemente 1e allivi tà nutl'itive da rincarare olLremodo l' assorbimento del liquido inlerstiziale. C) Che l' attrazione dci succhi produce naturalmen te nella parle un n!Jlnsso rnuggiore di sangue, d'onde l'ipcrem ia. D) Che in fine i pt'odotti di tale processo sono alcu ni n ut?·it1'vi , altt·i {onnativi. Questi ul tim i per·chò imperfetti e meno stabili , so no sflgna la ti dal pus, dalle neoformazioni congiuotivilali e vasali. Fissati in Lal guisa coLesti principii, indngbiamo se quali degli elementi ano.Lo mici, co mponenti la 'congiunti va possono essere le vere basi delle granulazioni. Non si può affel'mare ehe siano i follicoli Jinfogeoi, sicco me pensò per il primo Stromyet·. Impcrc iocchè l' istologo ne riscontra pochissi mi nella porzio ne re-


197 flessa della congiun tiva , cbe anzi unitamente all'ana- · tomo-pa tologo ha dovuto qualificatli di provenienza morbosa. Non pub amrn eHe1·si, siccotlle opina 1\:Iachenzìe, che sia i1 così detto corpo papill are di cui l' esistenza è negata da qualche recente autore. Irnperciocchè si sa che le papiile risullaoo da una elevazione per l.o più eoni ca. del conne tti vo dermico, nel quule penetra una fibra nervosa, che si avvolge intorno ad un parLi colare corpuscolo (~laysne1·) . 01·a se ciò è incontestabile, non possiamo immaginare che si stal)ilisca t~n p1·qcesso flogistico a carico delle papille palpebrali , una neoproduzione del loro tessuto cellulare senza che non si ecciti sulle fibre nervose una sensazione dolorosa. Eppure fu visto che molle. granulazion i, in speciul modo quelle di subdola evoluzione, si ordirono senza fenon1eni suhiet.tivi. Questa clinica osservazione, confortala dal reperto .microscopico, milita in favore della genesi anatomica delle gra·nulnzioni provenienti da qualche altro elet:Qento isto1ogico della congitHltiva, il quale essendo sfol'nito di cellule nervose non può in modo alcuno destare dolore di sorta. Non potenclosì aclurrqu e ri tenere quale sede del processo g1·amùoso, oè i feDicoli, nè le pnpille, ci corre l' obbligo eli rintracciare fra gli alt.ri elementi anatomici componenti la congiuntiva , quelli che per stmttura ìstologica e per aLlivi t.~ funz(onali sono ùo tati di pro ~ duttività prolifera; ora gli elementi conformi a cotesti sono senta dubbio le céllule linfatiche. Dunque gli elementi cellulari che costitt.liscono il reticolo dei seni del tessulo coogiuntivale delle palpebre sono le vere basi anatomiche delle granula~io ni . Questa mia asserzione resta ad oltranza provata q-uando si consideri da un canto il fa tto che gli eleDELLE GBANULi\Zl.O'!U Pi\LPEBRALI


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DELLA ORIGINE ANATOMICA ED ETlOLOGlCA

menti connettivali sono i principali motori delle ne0plasie, dall'altro il responso della microscopia. La quale invero dimostra che le granulazi oni palpebrali sono costituite. da un cumu lo di cellule !in fatiche e da scarso giovane tessuto connettivo. Dagli studi di Reklinghausen risulta che i seni connettivali hanno pareti fornite di epi telio e che comunicano da una parte coi capillari sanguigni, dall'altra coi linfat~ci; e che essi contengono corpuscoli di connettivo dai quali vengono generati quegli elementi epiteli ali. Il professore Bizzozzero mi fece non è guarì gentilmente vedere in Torino, solto il campo del micro- 1 scopio, il tessuto connettivo reticola to delle palpebre. Egli parlan do degli elementi cellulari che lo compongono si esprim e dicendo : « sia che essi giacciano « applicati sulle trabecole, ovvero che siano tese in « una maglia del reticolo, costituiscono un labirinto « intricatissimo, un complesso di meandri , en tro cui « il liquido portato da i liofat ici .deve scorrere, cd i « corpuscoli che questo trasporta venendo a contatto « del protoplasma cellulare, vengono da questi intl'O<( dotti nel proprio seno e rimangono prigionict'i ». Arroge ancot·a che dette cellule sono costituile da un bel nucleo a contorni lisci e spiccati, con uno o due nuclei, e da una massa protoplasmatica finamcnte granulosa. Ora, ciò pl'ernesso, supponiamo che uno stimolo irritativo flogisti co vada a cadere su quel territorio cellulo- vaseolare linfatico-sanguigno, quali sat·anno le alterazioni fisio-pa tologiche? Se ricluamiamo a memoria tutto quello che di sopra si disse, possiamo di leggieri immaginare che desse si~no del seguente tenore. Sotto l'infhtenza della irritazione quelle ceUule as-


DEL:LE

{lR-ANiJ-L.<\:Z~ONI 'PAi:,PEBRAI,l'

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sorhone alacremente e s'tngranctis.con(} in specie i lòr·0 nu:ele4, i qu:ai~ sono la "èra màteria at,!,iva e gerrr)inale della cellt'lla. DaJI'inr~remenro ·dei nuclei si -effettua la scissiorre di ~ssi, d'onde poi la nudeazione. Da questa insorge la scissione degli ·interi eler:nenti, d'onde -emerge la eeUulazione. Dalla: cellalapi.one esordisce infine la grant1lazione1 che pto~reuendo a svolgersi si m·0st,ra ov Eiiflusa, or circoscritta nella faccia interna deHe . palpebre. Che cito> sia · v:ero ce lo prova chiaramente l'istessa eliniça forma morqosa, che è.la perfeHa ,rivelazi'O n-e: di quelle organiche 1esìonj. Infatti se (l]cune granulazioni appnrirono a pr-i ma vista disgiunte dai -fenomeni iperemid, un tale evento si de''e assolutamente ·attrr~uire ad un predominio dell'attività prolifera-n te, <:he. fin da,l p~'<imo momento etiologico siasi latentemente e c:on alacrità eccitata in quegli elementi cellulari. Codesto' fatto non può destar meravig'J.ia quando sap.pia.mo che l'iperem1a non è in rappo·rto costante coi f(tnomeni istologici della flogosi. ta i'ntensità di azione tlella causa morbosa, ovvero il grado della forza assorbente dei medesjmi irrjtati elementi istologici, oppure la durata della e-voluzìone neo,pr.oduttiva ne sono· a mio avviso le cagioni producenti._ Prima di parrire per le eser.citaZ:ioni militad tenute presso Verona, visi~ai accmatamente le parti accessorie degli occhi dei soldati a quelle diretti. Torn-atri a Vicenza dopo il lasso di 11 giorni, trovai, in seguito ad un'altra visita, tre di loro affètti dalla malattia in discorso. I granuli erano anemici, cioè di un color.e perlaceo, ed accompagnati ad insignificante iperemia della rnuc.o sa palpebrale. · . Quantunque dagli studi degli islologi si sappia che i co,rpuscoli linfogeni sono 'Suscettibili a trasformarsi


200 DELLA ORIGINE ANATOMICA ED ETJOLOGICA tan to in elementi connettivali, quanto v.asali, sembra tuttavia che essi non vengano del tutto confermati da questa forma patologica. l\(a noi troveren:to tosto la ragione sufficiente di tal fatto se consideriamo : A) Che nella flogosi l'emb rio-connettivo che si produce può essere o di un connettivo accompagnato a rigoglio di vasi preesistenti e dallo sviluppo di nuovi vasi, ovvero può essere una form azio ne di un conn ettivo iperplasico ; B) Che per il sollecito svolgimento di quella neoproduzione granulosa, non poteva aver luogo la neoform azione vas colar-e sanguigna. La quale si vide svolgere in prosieguo unitamente ad una s·aliente iperemia ~~ congiuntivale. 11 difetto della flussione sanguigna sulle prime segnalata, credo che po tesse emergere dall'essersi il processo irritativo indovato in un solo gruppo di cellule, di modo che non si poterono suscitare disturbi idraulici a carico dei circonvicini vasi sanguigni. Differente fenomenologia poi fu riscontrata quando a p rima giunta si riqvenne il catarTo palpebmle ed in seconda linea le granulazioni. In questo caso più esteso fu il tenitorio istologico irritato, p iù grande il disquilibrio idraulico avvenuto tra il liquido iu terstiziale ed il sanguigno dei vasi capillari prossirniori. Pet· la qual cosa le gt·anulazioni che ne seguirono, siccome quelle prodotte da qualunque congiuntivite di violento corso, apparvero ipm·emiche, e stimolate ruvid amente sanguinavano . Questo sviluppo secondario dei granuli pare che si osservi nella maggioranza. dei cnsi. Peraltro non s'intende con ciò esclude l'e la possibile eveni enza del contemporaneo svolgimen to del catarro e delle granulazioni. Imperocchè se queste non si si ano chìara ment~ pronunciate al nostro primo esame, ci sarà leci to im-


DELLE &RANULAZLONl PALPEDRALI 201 maginarle già in via di formazione. Impertanto nello stesso modo con cui le granulazioni primitive insorte senza essere precedute da un catarro, possono in seguito eccìtado; parimenti ·un catal'l'O può a sua: volla quelle determinare. Il sistema vaso-connettivale, ovvero il vasale-linfatico-sanguigno della congiuntiva compiono questa morbosa difl'usione. Se ancora esaminiamo le ulleriori alterazioni i.stologiche, che si verificano e nel corso e negli esiti della granulòsi palpebrale, troveremo più convincente prova che dessa sia veramente il risultato eli un processo ir-ritativo-flogistico delle cellule dei seni. A perfetta somiglianza di qualunque prodotto flogistico, 1e granulazioni presentano, duranl.e la loro evoluzione, fasi progressive e fasi regressive. E vaglia il vero; all'irritazione degli, elementi cellulari osservammo seguire un maggio1·e assorbimento, quindi l'incremento dci loro nuclei, dipoi la cellulazione, in ultim9 la granulazione. Ebbene a questi fatti pt'ogressivi succedono per i mmutabilità di leggi naturali metamorfosi regt·essive, appena che i granuli sono. arrivati all'acme della loro evoluzione. Lo stad io ùi regr•esso origina dalla soppressione degli atti nutritivi, dalla cessazione della vir·tù funzionale e prolifera degli elementi neo-form ati, e quindi dalla loro atrofizzazione. È tt·oppo naturale che essendo quegli elementi già dotati di una vita sterile e c~duca, non più nutt·iti, ir.npiccioliscono, poscia deperiscono vieppiù fino alla lor·o morte. Affinché si effettui questo per noi salutare cangiamento è d'uopo ammettere che la funzione endosmotica di quel nucleo cellulare sia stata abolita, sia per compressione degli stessi elementi neo- formati ed accumulati confusamente fì·a di Joro, sia in forza di un


202 DELLA ORIGlNE ANATOMICA ED ETIOLOGI~•\ agente terapeutico. Questo fatto patologico oi richiama alla mente l'assioma che ogni neoplasma d'infiammazione è progressivo solo fi no ad un certo limite, c quando si giunge a questo li mite il neoplasma subisce la metam orfosi regressiva. Adunque gli elementi istologici delle granulazioni atrùfizzati e morti possono subire conforme ai prodotti flogistici vat·ie vicende, vale a dire, il ri assorbimento, la cretificazione, l'adipismo. ~fancatn. l'attività nutritiva ai granuli palpebrali e cad uti in atrofia i loro elementi co mponenti, questi posson o in seguito, mercè un fluido emulsionan te, ri · solversi in piccole molecole e quindi essere r iassorbiti. Tale fav~revole esito di ter·apia spontanea credo che possa essere detet·minata dai mezzi dell'arte, tutte le volte che le granulazioni non hann o subite ulteri oei metamorfosi. Infa tti se desse diven tano veramen te un tessuto conn etti vo ; ovvero se. sali calcarei vengono portati dal plasma sui loro elementi atrofizzati, questi cretificano ad di venendo una massa dura o friabile. In tale stato non essendo quella neoforrnazione nè emulsionabile, nè ri assorbib ile, è naturale che sia. capace di cagionare incalcolabili danni alla cot·nea eci all a istessa congiun tiva. Similmente accade se elementi adiposi sostituiscono il contenuto degli elementi cellulari già atrofizzati ; imperciocchè allora si avvera una massa gialla, la quale poi rammollendo fi no alla necro-biosi dà luogo alla esulcerazione della congiuntiva. Questi fatti patologici esse ndo stati sanciti dall'osservazione microscopica, non possono destare il menomo dubb io. Ecco che senza avvedercene siamo venuti alla soluzione del secondo quesito, cioè : in che consiste il tracoma palpebralc, di cui alcuni vollero fare una spe ciale ed unica malattia.

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G-W!NULA~IONI PALPElU\.~EJ

':>.0:3: )llssepao iò questo :stato· le Gese p>PSsiamo deJìnit·e la g_canulòsi·p.algehràle ~ <~ Una lenta. affeziorre irrita- · tiv_o-flogistica deg:li el!;:me,nt; .eeUulari dei seni del tessuto retiMlato della cong~un.tiiVa:, anatomicamente qualificata dalla-neo-formazione di cell-ule cormet.tLv,ali, che· ccn -o senza vascolarj-zzazione· rnos_trancros~ sotto. ,forma papillare, soDO capaci di subire le identiche metamorfosi reg.ressiv(} di un qualunque _predetto flogistioo. >>. Se a<;lesso pet:~ iamo in relazione la g.e nesi an-atomica. delle granula~iotù con l'azio.ne dellu sua causa peterrninante, credo ohe sia soverchio il diFe che le cagioni tuùe it•ritanti cbimioo-meccaniche siano le valevoli ade e ccital'l-e. È già a nostr,a cogniziene la natura cl:egli effetti arreca'ti sull'umano organismo da:lle rapide viciss"itu'dini, atmosferiche. Noi ne pa.rlaromo nella e'tioge.nesi della adenopatia cervjco, asceJlare, col drre çhe, cl_essi sqno. irritativi chimico-dinamici. ei.ò essendo, ci fa:cciam@ una giusta Tagi0ne dello svolgimeotc delle affezioni reumalo-cat&rvali, avverate nei soldati del reggimento e nei cittadini di V1eenza durante . i prenotati mesi. Jmperocch.è -in quell'epoca, non. solo soffiarono ad intermi Wenia i v~nli di nord-est, rn9, dominò - ez~)),ndio la nebbia in ispeci.e nelle ore mattutine. Si~come dette affezioni si sego-alarono tndovat·e più, part.Ieolarmante sulla ccngiuntiva palpebrate, ohe sulla. mucosa gàstro-enter.:ica, cosi ·è naturalé che il contingente maggiore dei malati fu dato in quei mesi dalla congiuntivite catarrale. . Impertant? giova qui esaminarr- le ragioni per cui . 1n tale contmgenza. il proce.s so morboso siasi localizzato pjut-fosto nell'epitelio della: congiuntiva, che sulle cellule dei seni; piuttosto nella mucosa gastro-enterica, che sulla bronchiale. Se eonsalliamQ la patologia in pr.opo.sito, troviamo DELLE


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DELr,A ORIG-INE A*ATO~!IC'\ EP ETIOLOGlCA.

che le cause morbose possiedono una elettività d'azione per alcuni tessuti (morbillo scarlattina), che alcuni g1;uppi. cellulari spiegano un,a attrazione speciale su certi fallori morbosi (sierose, mucose, infreddature). Ciò ponderando teniamo di vista non solo la prodisposizione all'oftalmia, per ragioni eli professioni (soldato di cavalleria, ecc.) e la predilezione che hanno alcuni tessuti minoris n~istentiw di ammalare dietro l'azione di inapprezzabili fattori morbigeni; ma eziandio calcoliamo le speciali dicrasie individ uali. Tutti sanno quanto poderosamente influisca sull'esito di una flogosi qualunque l'alterata crasi sanguigna. La discrasia Iinfa~ica e sifilitica, ecc., hanno non solo la particolarità di rendere le mucose proclìvi ai più leggeri stimoli flogogeni, ma posseggono tendenze speciali alle neoplasie. Ecco adunque le ragioni per cui le tempre linfatiche vedemmo più soggette ai ricorrenti catarri palpehrali ed alle loro tristi conseguenze (granuli). Il suesposto viene quindi giudicato logico e confermato a chiare note da una esatta clinica osservazione, che il dottor Reymond professore di oflalmologia in Torino, mi comunicò ultim a mente. Egli narra di aver veduto in quella ciltà, le tante volte sviluppata l'oftalmia gt·anulosa ai fanciulli di temperamento linfatico, già ammalati da eczema della faccia. ~oi rinveniamo in cotesto fatto clinico tnlli gli elementi indispensabili all'evoluzione di quella malauia oculare. Difatti l'elemento etiologico predisponente è H temperamento linfatico del bambino; l'affezione eczematosa rappresenta il fattore determina nte; j vasi linfat.ici di q nelle regioni ne sono le vie di pene trazione; le cellule dei seni del reticolo della congiuntiva diventano le motrici del processo gt·anuloso. Cotuli considerazwni acquistano maggiore sanzione

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DELLE GRANULAZIONi P.t\LPBBRAI,I

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quando si rifletta che i vasi linfatici i quali ~ali~ regione sopt'a arbitt'aria si portano sulla congLUnLl vo, sono in diretta comunicazione. coi seni del t~ssuto t'eticolato. Tutto il fin qui detto mi conduce a credere fermamente che le cause reumatogene , capaci di alterare nei suoi rapporti fisiologici il territori o cellulo-vascolare linfatico della congiunti va, possano sole determinare a guisa deU'eezema il primitivo processo gt'anuliforrn e. Questa patologica neoformazione si stabilirebbe in seguito a turbamenti idraulici avvenuti per azione reflessa sui nervi vaso-motori.. Lo spasmo e la paralisi del facciale prodotta da cagione reumatica ce ne confermano il fatto. Laonde se la granulazione si verifica dietro una it·rilazione che siasi localizzata su quel distretlo cellulovasale linfatico, é gioco fc1·za ammellere che più di leggieri essa si svolga quando un p1·olungato ed intempestivo stimolo abbia agito sulla superficie islessa della congiuntiva. Tn tal cas<> per leggi di localizzazione e di diffusione morbosa l'i1·ritaziooe dello strato superficiale della mucosa può traslocarsi immediatamente nel suo strato profondo o parenchima le. Vari reslringimenti dell'metra avuti in seguito a blenorragia ci danno di ciò una convincen te prova. In ~[ello sappiamo dalla patologia delle malallie vener ee che nell'infiammazione soLto-cutanea e nelle croniche della mucosa urett·ale si osservano soventi le granulazioni. Ora fissando l' attenzione alle cose predette penso possa concludersi che l'oftalmia granu losa non sia una malatti a specifica, ma bensì una modificazione, una varietà della medesima affezione <~atarrale. I~ nosologia, dice il Trousseau, come in istoria naturale le varietà di un tipo non devono prendersi per


' '20'6 DELL~ ORIG>IN.E AlNAl'O~IICJ\. ~D IW10'Ì0GFCA ·specie diverse. €he se vi ha segnalata dill'erenza di ,fonna rra il catarro e la gmnulosi pàlpebrale, ciò dipende dwlla: diversa secl'e anatomica colpita: dal processo morboso. Infatti mentre nel catarro la irritazione si loca:hzza par·ticolarmenle sugli elementi epiteliferi ·delta mucosa; nelle granulazioni le parti affette sono le cellule dei sen.j del tessuto ret~colato. Certo che il vedere la oftalmia granulosa caratterizzata dai fenoTneni istolngici per lo più sempre identici, era mestieri ammettere una esi~lenza di cagioni speciali, à cui poi corr·ispondessero peculiari effetti · (granuli). J.Ua queste forme istologiche speciali neofor- 1 1 male e diverse dalle fi~iologiche non costituiscono pel' i patofogi una malattia specifica. Difatti sia per l'intensità: del momento flussionale, sia per ragioni individuali, vuoi per quelle istologiche dei tessuti, nella flog0si Flredomina ora la flussione, ora l'essudazione, ora la neof.ormazione. I tessuti congiun tivi ci danno uno splendido esempio di questa ultim a forma morbosa. Ciò si avvera specialmente nelle infiammazioni a lento corso, in cui il 'momento. produtti \ 0 più intenso è quello delle cellule dei tessuti eoBgiumivi, d'onde poi le neoplasie .. 11 Foertser. parlando della infiammazione cronica della laringe dice che a volle la mucosa soffre in qualche punto ovvero quasi da per tutto un'altera.r.ione pa·rticolare, la quale si può benissimo den'ominare ·metamorfosi clennoidea. La mucosa normale priva di .pupille aequista una strutlum papillare e l'epitelio prende il carattere 'di un epitelio stratificato, poichè nello stesso tempo gr·a:ndemente s' ispessisce. Se noi d'accordo colla fisio-patologia diamo maggi.ore importanza alle proprietà analomiehe e fisiologiche dei ·tessuti, di quello che alle cause specifiche, ve d r·em o che non evvi la necessità di ricorrere a queste per 7


207 spiegare alcuni fatti dipendenti dalle leggi della materia organica. · La vaginite granulosa descritta dal Deville offre una valida comp1·ova a questa nostra proposizione. Cotale affezione è caratterizzata dalla presenza di corpi ro·tondi, numerosi, si mili a pa llini di color rosso, giacenti nelle rughe della vagina ed a bbondanlÌ verso la parte superiore del canale. Si credé .che questi corpi fossero follicoli ipertrofici della membrana mucosa: Le ricerche di miriuziosi anatomici , specialmente di Mandl , mostrano peraltro che la vagina è singolarmente destituita di follicoli mucosi, e che questi corpi S<?DO null'altt·o che le papille ipcrtroOo!he. Arroge il medesimo autore che detta malattia associandosi allo stato di gestazi one si spoglia da qualuHque tjLolo di · matlattia speciale. Ora, atteso le r agioni adottate di sopra per cu i rinunciar si deve alla ipc1·Lrofia delle papille della congiuntiva, chi negherà che quelle granulazioni non possano essere il risultato della iperplasia delle cellule dei seni del tessuto r eticolato della mucosa vaginale~ La istessa suddetta proposizione è confortata dalle nozioni del processo flogistico e dalla clinica osser~azio ne oculistica. lmperocchè mentre questa ci mostra la granulosi, tanto q-uale effetto <!li un sempl'ice catarro quanto quale CCiltl'Seguenza ulti ma di una intensa congiumivite, quetle· ci rivelano l'intimo processo evolutivo dì essa. Col dire che le due affezioni, catarro e granulazioni siano identiche per natura e differenti per sede, non mi guida il desidet·io di cadere nelle opinioni di Drown e dì B1·oussais. Per questi due le diO'erenze delle forme mor?ose hanno il punto di partenza dal grado d'intensità della causa morbosa, e dalla differenza del modo di reazione dell'umana economia . DELI.E GRANULAZIONI PALPEBRALI


208 DELtA ORIGINE ANATOMICA ED ETIOLOGICA Se noi venimmo a questa illazione , non pure tenemmo a calcolo la qualità dello stimolo irritativo-flogistico; ma ponemmo in diretto rapporto l'azione morbigena di esso cogli effetti arreeati sugli elementi cellulari di un dato sostrato organico. Il significato della parola Sf!>eCificità ha una immediata relazione con quello · della contagiosità. Laoncle non essendo per noi la granulòsi palpebrale una specifica affezione., poichè ogni irritazione atta-a produrre un'infiammazione della congiuntiva, può dar luogo alla sua produzione; eme1·ge per conseguente che non possa corrispondere ad essa un peculiare contagio. Invero la clinica osservazione e la esperimentazio.ne, che possono solamente decidere sulla trasmissibilìtà di una malattia militano a nostro favore. Se consultiamo per primo quello che ci riferisce la quotidiana esperienza intorno l'oftalmia granulosa, troviamo che dessa fu vista svolgersi sempre sporadicamente, tanto nella classe operaia, quanto negli eserciti. Questo fatto perfettçl mente è conforme a quanto ci avverte la. patologia, cioè: che i catarri infettivi prendono diffusione epidemica, dovecchè gli altri catarri meccanici o reumatici per: estensione sono sporadici; le speçiali cagioni dei catarri infettivi ditfatti si moltiplicano, si diffondono operando sul popolo (rnalauie popQiarij . Che se .alle volte furono viste svolgersi ad un tempo le granulazioni primitive e secondarie a molli soldati, non può ciò ritenersi quale effetto di una affezione éontagiosa, quando si c.o nsideri che tutti nel contempo si trovano sotto le identiche condizioni di vita e cosmotellnriche. Il miasma palustre e le febbri genuine o le larva te forme, che ne conseguono, comprovano l'asserto. L'oftalmia egiziana che diede in Egitto un grandissimo contingente di malati nelle truppe francesi durante il •1798, non ha forse la ragione de)la sua estesa manifestazione in circostanze consimili?

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209 Quando regnano le così dette costituzioni mediche, ci avverte il Trousseau che tutte le influenze morbiche agiscono nello stesso senso, in virtù delle abitudini comuni, ch:e queste costiLut1ioni hanno dato agli orga~ nismi diversi. Le più piccole cause e le più grandi hanno effetti similari. Ciò nullameno è mestieri considerare che come il pus di buona natura può acqui~ stare settic:he qualità; del pari i secreti o prodolli catarrali possono in speciali contingenze procacciarsi, in forza di germi fermenti, proprietà infettanti. Egli è specialmente in queste circostanze che un catarro palpebrale acuto (oftalmo-blenorrea) _può addivenire infettante. Che se poi a questa blennorrea congiuntivale sieguono le granulazioni, non si può dedurre con sana logica che tutti gli altri granuli osservati con un quadro nosografico distinto debbano conforme a quelle godere delle proprietà inficienti. Imperocchè è ovvio il dire che identiche alterazioni istologiche possono essere determinate da cause diverse; e che una infiammazione prodotta da irritazione meccanica o chimica non produce mai per virtù propria elementi contagiosi. Lo esperimento di !Swediaur ci conferma questa ,verità. Egli mediante una injezione di ammoniaca si produsse nell'm·etra un flusso ostinato, che preseutò tutti i sintomi di una virulenta blenoorragia. La patologia col dirci che le infezioni dei catarri sono affatto locali, ci avverte come la loro contagiosità sia insita ai corpuscoli mucosi, nei quali i germi si riprodueone. E il Rheindorfparlando a tal riguardo dice tanto meno è copiosa la secreziqne congiuntivale (blennorrea), altrettanto minore è il grado della sua contagiosità. Se ciò è vero, come possiamo noi chiamare infeuive quelle granulazioni primitive, le quali si svolgono s~dolatamente e senza catarro di sorta? DELLE GR.nWLAZIONI PALPEBRALI

Giornale di meatotna mtlitM·e.


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DELLA. ORIGINE ANATOM[CA ED ETIO LOGICA

Alcuni adducono in appoggio della contagiosilà delle gr3nulazioni il fatto che un grunuloso abbia potuto infeua-re una sa la inl.et·a di non granulosi. Accettando colla massima riserva quest' asserzione, ci permeuiamo di domandare: A) Il granuloso fu affetto da una congiunti vite specifica? B) Prima che si ricoverasse il granuloso fra gli altri, ehi ci, assicum et1e in questi (immaginandoli affe tti da ~n semplice catnrro) le gt·an ulazioni non si tt·ovassero già in via di loro svolgin1ent.o? C) In quale stadio era la gt·nnulòsi in quell'i ndi- " viduo, che si vuole il focolaio delrinfeziorre? ' Se la gran ulazione era accoppi ata a speciale secrcto catarra!c [blennorr·ea), se nella congiu ntiva esistevano alterazioni nec•·o-biotiche, è facile il comprendere c:ome cotali prodo tti volatilizzanti in un umbiente alLI'im enti contaminato (a sse mbt·amento ), valessero a rin c<trare il processo irritalivo preesìsten le nelle altre mucose, fino a determinarvi la granulosi. Ciò che per al tro è degno della massima considerazione si è c he i bambini a!felli dalla granulosi non plu·ulenta , non l'h<wno mai comunical.a alle loro madr·i; e che facendo noi ricovP.rare individui gr<mulosi fl'a quegli affelli da semplice congiun ti vite, e lasciuodol i eziandio in mezzo agli al tri soldati presso i rispelli vi squad roni, non potemmo segnalare l'ipr·oduzi one di so rta. Quando si ven ne a tale determ inazione, avevam o già avuto i risuJtati negativi da cer·ti esperimenti eseguiLi in proposi to sulle eoogiunlive dei c.migli. Sebbene qneste esperi enze sembt·eraono a molti ben poco valevol i a risolvere •l dubbio della questione in parola, tuuavia vogliamo ora citarle. EsPERIENZA l. - Poggiandoci sulla forza endosmoecosmodica,, che hanno le superficie mucose, tenemmo


21 ~ per lo spazio di quindici minuti la palpebra di un coniglio a contatto immediato con quella del granuloso, Essendo stato negativo il risultato, fu ri,petuto ancora infruttuosamente 1o esperimento, nonostante una previa artificiale irritazione determinata sùlla <:ongiuntiva dell'animale. EsPtmtENZ.&. Il.- È inatile dil'e che i secreti catanali sono i più opportuni a.lla trasmissione di un principio infettante. Eppure ponendo noi nel solco-oculo- palpebrale del coniglio elementi di muco-pus raccolti dalle congiuntive del malato, non abbiamo visto svolgersi che un lieve grado di vascolarizzazione, scomparsa all'in domani. EsvF.RJENZA. III. - Raccolti gli elementi pìoidi deila congiuntiva dell'uomo malato ed iniettati mercè un · ago vaccinico in quella. dell'animale, dopo 12 ore si rinvenne una iperernia eil'ooscritta al punto dove fu praticata la inoculazione·. Quella vascolarizzazione durò per lo spazio di 48 ore. EsPERIENZA. l V. - Mercè piccole pinzette furono strappati elementi cellulari alle più salienti granulazioni, quindi sciolti in una goccia d'acqua distillata, fu il liquido iniettato in due congiuntive. Una sparsa iniezione vascolar•e ne fu il risultato. l'~sPERlENZA V. Inoculato il pus fnori uscito d'a alcun i seni fist0iosi, pr·ovenienti ·da una· gonoartrite fungoS'a, si ebbe una iperemia dei vasi eongiu'ntivali piuttosto rimarchevole, la quale scomparve al termine' di un sette n al'io. Riassumendo ora tutte le cose fin qui esposte parmi potere afl'et•mare : A) Che le granulazioni palpebra:li costituiscono il prodotto· di un pro~esso initativo fioO'istico svoltosi a carico degli elementi cellular·i dei se~i del' tessuto re_. tièola.to della c~ngiunùi·va. DELLE Gl\ANU!tAZlONI PALPEBRALI


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DELLA. O.RIGINE ANATOUlCA ED ETlOLOGICA

B) Che le granqlazioni s9no alcune pri mitive, altre secondarie, ma ambedue. identiche per natura e per processo neoformativo. C) Che il tracoma non rappreseQta altro che la degradazione massima della granulazione (sue fasi regressive). D) Che l'affezione granulosa non è nè specifica nè contagiosa per se stessa, ma può godere di tali proprietà in forza della causa producente (catarroblennorrea congiuntivale). Siccome la terapia, che risguarda più direttamente la nostra missione, mi sembra che possa da tali concetti ricevere qualche pratico vantaggio ; è mestieri l\ qui fare accurata indagine del modo come ciò possa avverarsi. Stabilito che tutte le cause irritanti chimico-meccaniche, conforme alle specifiche , valgono a produrre l'affezione granulosa dobbiamo noi attendere : 1° AIJ'osservanza della igiene degli occhi e dei vigenti regolamenti emanati in proposito, specialmente quando decorre una influenza di malattie oculari. 2o Di fare accurato esame allo stato della mucosa palpebrale nelle visite sanitarie. Se riscontrasi una lieve congiuntivite, si deve essa curare con le debite regole, non perdendo di vista l'individuo anco ad inoltrata guarigione. Imperocchè è già a nostra cognizione come il più lieve catarro incurato, può essere il fattore diretto della granulosi. I collirì adoperati a modificare la svoltasi forma catarrale, valgono indirettamente a minor;:tre l'intensità degli P.ffetti irritativi, iniziatisi negli elementi cellulari. La evoluzione granuliforme mancata in alcune congiuntiviti di violento corso, non si deve forse attribuire ad un energico trattamento curativo? Se malgrado le nostre premure si avveri una gra-


DELLE GRANULAZIONI PALPEDI\AIJ

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nulòsi, noi ad imitazione della scuola greca dobbiamo cercare di fuvorire quel naturale lavorio, r.he, come fu visto, rese suscettibili al riassorbimento gli elementi neoforma ti. l\la quale sarà quell' agente terapeutico che corrisponda a questo sublime mandato? Egli é una soluzione di nitrato di argento (fuso) , che in virtù della sua azione astringente diretta o reflessa sulle pareti vasali raggiùnge il desideralo intento. Difatti sospeso l'in vi o dei materiali plastici agli elementi neo-formati delle granulazioni, la virtù form a·tiva e prolifera di essi, subisce una profonda modificazione, e con questa accade la cessazione delle loro attività vitali e funzionali. Con tal faLlo si origina la atrofizzazione de~li elementi , quindi l'emulsionamento, infine il lot·o completo assorbimento. Considerando che la guarigi'one di tanti epid idimiti si deve ripetere da cotesta azione del nitrato d'argento in soluzione ed esternamente adoperato, ne venni alla appllcazi.one sulle palpebre malate. La soluzione di cui mi giovai fu composta di un grammo di argento nitrico in trenta grammi di acqua distillata. Pezzuole bagnate tenute sulle palpebre chiuse per venti minuti tre volle al giorno, diedero ottimi risultati. L'operazione venne sempre ripetuta nell'oscurità, ponendo ogni volta sull'angolo interno dell'occhio una breve lista di taffetà per evitare la cauterizzazion e dei punti Jagr imali. Il colora mento della pelle fu impedito mercè lava nde di acqua salata, eseguite un' ora dopo quell'applicazione. Un'altra maniera molto più comoda ed efficace della pr~ce~ente si é quella di me ttere suJle is tesse granulaztont.la soluzione del preparato leggermente caustica, mercé un bastoncello accuminato. Con tale istrumento


214 DELLA ORIGINE ANATOMICA ED ETJO LO GICA, ECC. si ha il vantaggi,o di stimolare i so H granuli, rispar~niand.o le parti contigue. Tale applicazione che già ci conta molti b uoni successi mi fu suggerita dal capitanomedico dotto r Ri cca Antonio. SE;l con tale medi cazio ne si sarà ottenuto di minorare le sofferenze dell'infermo, vuoi coll'abbreviare il corso delle granulazioni palpebr·ali , vuoi coll'evitare i tristi effetti çlel tracoma, le nostre suesposte vedute avranno trovata maggiore sanzione nella stregua dei fatti. Non intendo presentare ai colleghi questo lavoro a scopo d'inferQ1are le altrui idee, manifestate in pro- ~ posito; poichè il desiderio che mi guidò nell'eseguirlo fu quello di esporre genuinam en te il risultato delle m ie proprie Qsservazioni ed esperienze.

CARLO P ERSlCHETTI ANTONIN[

Tenente medico nel 6° 'regg. cavalleria.


SULLEESIGENZE DELL'IGIENE NBLLA

COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI

1UTERE DI UN MEDICO MILITARE Al GIOVANI SUOI COLLEGUI (Ocmttnwu. '1/. li" 2, pag. 101}.

LETTERA 3a L'infezione per mezzo dell'aria.

Suppongasi il caso che , per imprevisti ed urgenti bisogni, creati da un fallo d'armi, da un'epide mia o da un concentramento di truppe, si debba -allestire un ospedale temporaneo in un qualunque edificio che, sul luogo, si trovi disponibile e conveniente . Scelto il locale, che d'ordinario sarà un fabbricato destinato a tutt'altro uso, e quind i mancante di quegli speciali provvedimenti a rchitellonici cho l' igiene richiede per un ospedale, vuolsì procedere alla determinazio_ne degli ambienti più opportuni come infe rmerie, ed al collocamento del necessario numero di letti.


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SULLE ESIGENZE DELL'IGiENE

In passato molti professarono la massima che, in un nosocomio, fossero sufficienti ·18- 20 metri cubì di spazio per ogni letto. Anche l'abrogato regolamento .t gtugno •t 833 per il servizio sanitario militare in temJJO di pace, all'art. 30·1 stabiliva appu nto .che fossero assègnati almeno 20 m. c. d'aria per ciascun ammalato febbricitante o ferito, ed almeno 48 m. c. per ciaschedun sifilitico, scabbioso o convalescente ('1). Volendo attenersi strellamente a questa massima, in un camerone che, p. es. fosse lungo 8 metri, largo 5 ed alto pure 5, si potrebbero collocare 4O letti, e ciascuno di essi avrebbe 20 m. c. di spazio. Giova però notare che ogni ammalato fruirebbe soltanto di 48 m. c. d'aria, poichè bisogna detrarre il volume dei letti è degli altri mobili, non che quello dell'ammalato stesso, e quindi complessivamente ·.z m. c. all'incirca. Ora, ammesso che quel camerone mancasse di ogni opportuno apparecchio di ventilazione e di riscaldamento, e che, per la rigidità della stagione, si comm ettesse per giunta l'errore di non approfittare del naturale rinnovamento dell'aria, quale può aver luogo per mezzo delle poNe e delle finest1·e, vediamo in quali condizioni verrebbew a trovarsi gli ammalati ivi rinchiusi. Necessariamente essi debbono respira1;e e traspirare, vale a dire, mediante la loro superficie polmonare e cutanea, debbono efièttuare coll'aria dell' ambiente quello incessante scambio gasoso che principalmente consiste in un assorbimento di ossigeno con una si(l) Nel nuovo regolamento 20 dicembre 1873, per il servi::io interno delle ài1·ezioni di sanità, viene invece stabilito un maximum di 30 m. c. per

ogni ammalato, e<l inoltre si avverte do~ersi tener calcolo delle condizioni iocali, della particolare costruzione dell'o~pedale, deile stagioni, delle influenze speciali e della natura delle malattie.

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NE!.Ll\. COSTR'rJZ'I ONE DEG>LI OSPElDALf 2~·' 7 multanea esalazione di acidç>,carbonico,, di vapore a.~­ queo, di traccie d''azole e· ·ai altrì gas (acido solfidicd~ ammoni~ca?), non che di materie organiche volatili.\ Molli sperimentatori eb~ero a ricercare con la bi- , lancia il quantitativo di òodesti materjali, inteodotti ed esalati. L~ cifre ofienute rton furono però al tutto concordi, sia per fa djversità del metpdo seguito negli sperimenti, come specialmente per le naturali oscillazionì che pon,no provenire da circostanze individuali od esteriori. · Secondo i risultati delle accuratissime rice1:che di Vierordt (d), ai quali noi possiamo atten·e rd con piena fiducia, un uomo adulto, nel lasso di, 21, ore, in media assorbe, mediànte il polmo;fl;e e la cule, g.rammi 7~4,~ di ossigeno, ernetLendo in pari tewpo, per le medesi!l)e vie, grammi 909,7 di acido carbonico, e grammi 9;~}0 di vapore acqueo. Le quaotjtà e$'al~te, sl cl~ll'azoto e degli altri gas, come delle materie organiche volatili, sono poi cosi temri che1 per valutarie, riesce necessario adoperare met0di ·di\<ersi da quello della bilancia. Scindendo -quelle cifre, a. sectmda dell'atrio per cui. i rispettivi materiali vengono assorbiti od esalati, si avrebbe:

.

ASSORBIMENTO

di OSSIGENO

" acido carbonico

ESALAZIONE · DI

vapore azoto materie acqueo ed a lu·i gas organiche

Polmone, grammi 744, g:ram. 899,9 gram. 330 gram; Cute » 0;1 » 9,8 » 660 » -- 744,1 ~09,7 9901

~

?

gram. ? »

?

.!tJ. G~?ndr~ss. der Physiologie des Menschen, von Doct. Karl Vierordt, Tubwgen. V1e r~e AUflage, , , · · .


2118

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SULL.I!. ESIGENZE DELL'i GIENE

/ Nello studio di cotale scambio considere~emo d<!prima sollanlo i principali gas permanenti, cioè ossigeno, a ciclo carbon ico ed azo1.o, con riserva di rito1·. nare in seguito su quanto rigua rda il vapore acqueo e le molecole organiche. Dal sovra esposto prospetto si rileva che, nello scambio dei detti gas permanenti, l'atrio cutaneo, a coof,·outo del polmonare, partecipa in così lieve proporzione che, nel nostro calcolo, lo si può senza danno tt·ascurare; infatti, nelle 24 ore, la proporzione de~l' ossige no assorbito dalla cute starebbe a quella assorbita dal polmone come 0,1 a 744.-, mentre la proporzion e di acido carbonico esalata dalla cute starebbe a quella emessa dal polmone come 9,8 a 899,9. Lirnitiamoci adunque allo scambio dei gas permanenti, eft'euuato per mezzo della superficie po lmonar€'., ado ltando, per mv.ggior comodo e chiv. r·ezza, il calcolo volumetrico. Dai numerosi sperimenti praticati dai fisiologi emerge che un uomo, adulto e di taglia mezzan a, ad ogni movimento respiratorio fa passare per i suoi polmoni una quantità d'aria corrispondente io media a 500 centimetri cubi, oss ia 112 litro. Effettuando in media 16 movim~nti respiratorii per minuto, quell'uomo, in tale lasso di · tempo, ne farà passare 8 litri , e qu indi in un'or.a 480 litri. Poniamo in cifl'a rotonda 500 litri, ossia 412 metro cubo per ogni ora, e quindi ~ 2 metri cubi per le 24 ore. Sarebbe pertonto teoricamente possibile che, nel lasso di 36 ore, i nostri ammalati facessero passa1·e per i proprii polmoni tutta intiera la quota d'aria stata loro assegnata nella supposta infe1·meria ; dal che, in base alle dimostrazioni sperimentali, vuolsi dedurre la coqseguenza che, cotale quantità d'aria potrebbe presen tare pressochè gli stessi mutamenti fisico-chimici come se di fatto fosse stata integra lmente adoperata per una volta nella funzione r espiratoria.

1


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NELLA COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI

94 9'

L'aria atmosferica, supposta pura e secca, è costituita da una mescolanza di azoto ed ossigeno, nella proporzione centesimale volum etrica di 79,2 del primo e ~0,8 del secondo; però, quale u·ovasi nella libera atmosfera, essa contiene altresì da 4 a 6 dieci-millesimi . di acido carbonico, \lmll quantità variabile di vapore Mqueo, non che traccie di altri gaz o vapori e di molecole sospese, appartenenti ai tre regni della natura. Dagli speri menti del citaLo fisiologo di Tubinga emerge che, aslrazion falla dal vapore acqueo, la differenza di composizione chimica fra l'aria inspirata, ossia primitiva, e l'aria espirata, cioè pa$sata una volta pei polmoni, può essere rappresentata dalle seguenti cifl'e medie volumetriche, da cui il massimo ed il minimo si scostano nella: propòrzione d t 4 o 1o : Aria inspirata

Aria espirata

Azoto . 79 12 Ossigeno . ~0,8 Acido carbonico

79,3

wo,o

99,0

15,-i-

4,3

Non è inopportuno il notare che queste cifre si riferiscono ad esperimenti [:>raticati stt individui sani e posti in condi:z,i)onifavorevoli alla respirazione, mentre noi abbiamo individui ammalaLi, i quali, se febbricitanti, assorbono ed esalano qua ntità maggiori di materiali. gasosi. Giusta quanto premisi, le sovraesposte cifre potrebbero rappresentare i mutamenti che, sotto l'aspetto delle pt•oporzioni d'azoto, d'ossigeno e d'acido carbo~ico, cia~cuno degli ammalati rinchiusi nella supposta 1nfermena è capace d'indurre nel lasso di 36 ore. nei ~8 ~etri cubi d'aria assegnatigli; imperocchè tale è appunto il volume d'ari a che in media gli pas.sa per

\

~


/

SULLE ESIGENZE DRLÙGfENE

i polmoni durante quel tempo. Debbo però anche dichiarare che questa possibilità è solo teorica, poicbò l'assoluta ch ius ura di un ambiente quale sarebbe una -infumeria, in pratica riesce imposs ibile. In falli, aLtra verso alle fessure delle imposte e ben anco 'ai muri, su~cede un limitato , ma pur continu o, -scambio f1·a l'aria esterna e l'interna. A. questa sorgente accidentale di ventilazione bisogna poi aggiungere quella prodotta dall'uscire e dall'entrare degl'individui che vi dimorano (ammalati od infermieri). F. Leblaoc volle calcolare il ri sullato di questa aera.zione accidentalè. Dopo avere alla se1·a ridotta , me- ' dian te la ventil\\zione, l'aria di un dormitorio da ca~erma allo stato della purezza normale , egli la esaminò al .matlino. In Lal modo ha trovato che, in u na camer a stata occupata per dieci ore e mezzo da 25 uomi ni, l'effetlo dell' ae razione accidentale aveva ridotta la proporzione dell'acido carbonico circa ad 1/~ di quella che si avrebbe avuto nell'ipotesi di un'assoluta mancanza di ae1·azione. Durante la notte si ebbe ro in quella camera dodici uscite ed altrettante rientt·ate : il volume d'aria individuale che, in ragione della capacità dello ambiente, era di metri cubi 13,6 per uomo, mediante la delta ventilazione accidentale er a stato portato a .37,8. In altri sperimenti di questo genere egli ebbe eguale risullato. Ammettiamo pertanto, nella supposta nostra infermeria, che il volume d'aria assegna to a ciascun ammalato riesca triplicato per effetto della ventilazione accidentale, cioè portato a 54 m. c., e che, pel' conseguenza, dopo 36 ore la. proporzione dell'ossigeno trovisi solamente ridotta a •19 °/0 e quella dell'acido carbonico porta ta ad 1 "/oall'incirca. Ebbene, si avrebbe tuttavia un'atmosfera già assai nociva all'organismo dei ri.coverati.


NILLA COSTRUZIONE l)~GLI OSPEDALI

2~ ·t

Se però taluno, seguendo un'opinione già. invalsa, credesse che in questo caso la causa principale del danno fosse costituita da codeste alterazioni di proporzione dell'ossigeno e dell'acido carbonico, sa1·ebbe in errore; imperocchè la scienza ha ormai dimostralo incontestabilmente che la diminuzione del primo e l'aumento del secondo, nei limiti l)reaccennati, non possono che esercitare un'influenza malefica affauo secondaria. Ludwig e W . Mliller, facendo respirare animali per mezzo di una fistola tracheale in un dato ambiente, da cui venivano man mano sottratti i princi pali prodotti della respii·azione ( acido carbonico e vapore acqueo), osservarono che la semplice diminuzione· dell'ossigeno atmosferico ricsciva. innocua fino a tanto che non ohrepassava il ~o 0f0 • Negli animali assoggetati ad esperimento da Regnault e n ciset, la respirazione incominciava a fars i difficiie solo quando nell'aria dell'ambiente la proporzione dell'ossigeno era giun ta al ~O%· - Per altra parte, dagli sperimenti di Valentin risnllò che, adoperando un animale di grossa taglia, nel momento della massima ortopnea, però con persistente possibilità di salvamento, l'ambiente in cui si effettuava la respirazione conteneva 11 e persino 16 % di acido carbonico. Nelle ricerche praiicate da Demarquay, una miscela costituita da 1/ di ' act.do carbonico e •;, di aria atmosferica non produsse alcun effetto di allossicamento sugli animali che la respirarono. Pettenkofer, esperimeotando sull'uomo cbue . . ' a riConoscere che 11 respirare in un'aria caricata artificialmente con 1 % di acido carbonico non arreca alcun direuo nocumento. In fine é provato che nei locali ove si efi'ellua la fermentazione vinosa, nello camere pet· bagni acidulo-gazosi, in corti laboratorii in cui si ~onsuma molto carbone, in talune caveme, come


1 222 SULLE ESIGENZE DELL 1GIENE ·per esempio di quella di Monsummano, rinomatissima per le cure mediche che vi si praticano, la proporzione dell'acido carbonico contenuta nell'aria può ecc~de re anche di molto 1''1 °/9 senza che l'uom o, massime se abituato, abbia a so1TL'irnc, pure rimanendo a lungo in quegli ambienti. Adunque, ripeto, anche supposto che nella nostra infermel'ia l'aria giungesse a contenere il 49 % d'ossigeno e 1',1 °/0 di acido carboni co, da questo solo fallo non sarebbero da attendersi consegu enze gravi ed immediate, paragonabili a quelle della lenta asfissia, come si opinava in passato. Ma ben molto prima che l'aria di un ambiente chiuso, i venga, per effetto della respirazione, a contenere coteste proporzioni di ossigeno e di acido carbonico, la dimora ne l medesimo riesce eipugnante, intoll era~ ilc, e, éome giù diss i, eealmente dannosa al nostro organismo . Peclet lo provò con un processo sperimentale semplicissimo. Egli rinchiuse in un dato ambiente un certo numero di individui, lasciando ch'essi giudicassero del limite di tollerabilità del viziamento di quell'aria; ebbene, giunto il momento in cui i medesimi giudicarono intollerabile un'ulteriore reclusione, l'analisi chimica, istituita da Leblanc, dimostrò che, .nei diversi sperimenti , l'aria conteneva in media so l~ tanto da 2 a 4 millesimi di acido car·bon ico. A quale agente nocivo dovremo dunque attr·ibuire, sìl'intollerabilitù eli una breve dimora in quell'ambiente angus to, com e, a loTo '(olta, le funes te conseguenze che si hanno nelle condizioni più o meno analoghe -di un eventuale agglomeramento d'uomini sani od am~ malati? Allieve aumento, sì relativo che assoluto, quale si verifica nell'azoto, non è neppure il caso di pensarci. Nemmeno meritano d'essere prese in seria considera~


223 zione le minime traccie di acido solfidrico o di ammoniaca, che potrebbero essere esalate dt?·ettammte dal . ,. . corpo umano. Bensi piuttosto converrebbe rt volgere lmdagme al vapore acqueo, che, fra i prodotti della. respiraz~one e traspirazione, abbiamo veduto figmare nella cospicua quantità complessiva di circa 990 grammi per inlihvirduo nelle 24 ore, e quindi di ~4 per ogni ora. Giusta la media comunemente ammessa: :pe.r i nostri clim i, si può calcolare che l'aria atmosferica libera tr ovisi in istato di media saturazione di vapore acqueo, e che quindi 1 metro cubo di essa, alla temperatura di 15 C, ne contenga circa 7 grammi . Per conseguenza, nei 18. metri cubi d'aria assegnati a ciascuno dei nostt·i ammal~t<i, già pl'imitivamente esisterebbe.ro ·126 grammi di 'Vapore açqueo; gli amma>ìati s.tess:b poi, emettendone ci rea 41 grammi per ogni ora, in sole 3 ore pott·ebbero ridurre queLl'aria allo stato di completa saturazione, tale cioè da contenere a H> C, ·c irca t-t grammi di vapore acquee per ogni metro c-q.bo. Se poi la temperatura fosse inferiore, come appunto si suppose, più presto sarebbe raggiunto il limite di saturazione. Adun que, per qu-anto si voglia largamente valiltare l'effetto dell'accidentale ventila~ione di cui già feci cenno, non si può a meno di ammettere che i nostri ammalati debbano presto tr@varsi in mn'a:tmos]era satura di vapore acqaeo, del quale la p&r te man mano; esuberante verrebbe ài continuo a condensarsi. Possiamo noi credere che siffatta condizione· costituisca la causa dei mali derivanti. dall'agglomeramento? Certamente un tale stato igt·ometrico dell'atmosfera deve riescire più dannoso che non il difello in essa di 1 centesimo di ossig.eno e l'aggiunta di press~chè altrettanto ar.ido carbonico. Infatti, l'aria satura dr vapore Mqueo. induee, come; effett.o" irnm ediMo; una: no Lev.ole· NELLA COSTRUZIONE DEGLI OSl'E'DALI

+

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SULLE ESIGENZE DELL'IGIENE

diminuzione ddla perspirazione polmonare e cutanea, e quindi ne riesce alterata questa necessaria eliminazione, che in pari tempo costituisce un potente mezzo di dispersione dell'eccedente calorico dell'organismo. ·Però, pensando al discreto grado di tolleranza ùi cui fa prova l'organismo umano, sia in certe giornate non infreque nti nel nostro clima, come in parecchi laboratorii ove si effettua un'abbondante evaporazione di acqua (per esempio nei filatoi, nelle lavanderie}, dobbiamo di necessità negare che, nel caso in questione, la saturazio ne acquosa dell'atmosfera possa, per se stessa, rappresen tare Ja precipua causa di malsania. l Per via di esclusione, siamo dunque condotti a ritenere che il principale agente nocivo sia costitu ito dalle materie o·rganiche, cui l'uomo di continuo emette da tutti gli atrii del suo corpo. È questo appunto il fa tto a cui nella 2• mia lettera semplice mente accennai quale un r eperto della scienza moderna, e che ora mi resta a provare. Non abbisognano speciali processi d'indagine pe1· constatare l'emissione di materie org:miche dagli atrii cutaneo ed uro-poetico, laseiando pure da parte l'intestinale. L'emissione che ha luogo per l'atrio polmonare può essere dimostrata con un fa cile sperimento: se, mediante un tubetto di vetl'o, si fa passnre l'aria espirata attraverso eli uno strato di acido solforico, oppure una soluzione acquosa d'ipermanganato potassico, succede che l'acido sì annerisce e la soluzione d'iperm anganato si scolora, etfelli entrambi dovuti appunto àlla materia otganica esalata. Preparando la soluzione d'ipermanganato potassico ad un detcl'minato titolo, si possono anche istituire esperimenti comparativi sulla quantità di materia organica emessa in egual tempo, dallo stesso individuo, sotto diverse circostanze, oppure da vari individui. Per tal modo si venne a con-


NELL~ COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI

225 statare ch.e gli ammalati febbricitanti, a confronto degli individui sani, emettono c0Waria espirata una quantità maggiore di materia organica. Questa materia poi, disciolta nell'acqua, sempre imputridisce rapidamente, ma in ispecie allorquando proviene da organismi &mmalati . Quale complesso di sostanze organiche si versi nell'atmosfera nosoromiale, sì per effetto delle emissioni corporee normali ed anormaJi., come anche per ~if­ fusione di sostanze estranee al• corpo, lo fecero cononosccre le osservazioni all'uopo istituite da Dèvergie. 11 pulviscolo raccolto, mediante la spazzola, dalle pareti di un'infermeria dell'ospedale di S. Luigi, cunteneva fi no a 46 p . 100 di materia organica, costi tuita specialmente da cellule epiteliali; quest o pulviscolo, u mettato con acqua, non tarda:va ·ad esalare un fo('lte odo.re di· putrefazione. Nel vapore acquèo condensato sotto le coperte di un letlo, in cui degeva un ammalato affetto da p iaga., si trovarono corpuscoli irregolari r assomiglianti a globuli di pus. Gli esperimenti istituiti da Gavarret e dal nostro Polli dimostl'~rono poi in modo ineontestabile che, precisamente quella materia organica diffusa nelJiaria'(miasma o sepopneuco a) costituisce nella mentovata condizione d'agglomera mento, il precipuo agen te nocivo. Ed invero, deve togliere ogni dubbio il fatto che, gli animali r eclusi in un dato ambiente, anche non troppo angusto, muoiono avvelenati dall'atmosfera i vi capìta, quantunque si abbia cura di introdutvi·ossigeno, a m?·sum del·con-

sumo, e di sottra1·1'e simultaneamente l'acido carboni·o ed il vapore acqueo man mano vengano esalati. Possiamo quir)di ormai, con assoluta certezza, ritenere: ~ o Che gli individui accolti un ambiente di re· lativa angustia, già per il semplice eftè tto delle loro

in

Giornale àt mediCina mdltare.

15


226 SULLE ESIGENZE DELL'IGIENE funzi oni pneumo-cutanee, debbono soffrire un danno più o meno grave ed immediato; ~o Che cotale danno vuolsi esenzialmentc ripetere dalla ·venefica azione delle materie organiche volatili, emesse e poi di nuovo introdotte nell'organismo, nell'esercizio delle accennate funzi oni. Così, alla materia organica difl'usa nell'atmosfera, macerata dal vapore acqueo che di continuo si condensa, ed avviata alla pulrefazione, è dovuto quell'odore caratteristico che colpisce tanto sgradevolmente il nostro olfatto, oppena si · ent1·i in un dormitorio od in un'infermeria i cui ospiti trovinsi in condizione di agglo-l meramento. All'assorbimento di cotale matP.ria, per mezzo della superficie respiratoria, sono pure da attri buirsi quei fen omeni morbosi che taluni provano anche per una brevissima dimora nei mentovati am- ' bienti, cioè la cefalalgia, le vertigin i, la nausea, il vomito. Infin e , come già ebbi a far cenno, dalla più o meno continuata introduzione della materia istessa nell'organismo, e dall'influenza zirnotica, sep tica od in(ettante ·ch'essa vt dispiega, è da ripetersi la genesi della triste coorte delle malattie nosocomiali - febbri pu· tride, gang rena, pioemia, risipola, ecc. - mala ttie che nelle molteplic,i loro forme e gradazioni d'intensità, verrebbero espresse in compen dio dal vocabolo ospaatisrno. PenetJ'ati della triste realtà delle conseguenze del viziamento dell'aria, possiamo ora sentire tutta la gt·avezza dell'errore di quei medici che non se ne danno alcuna eu ra , oppure che anzi si compiacciono se , per esempio, entrandq nella camera di un mala to di febbre tifo.idea, sentono uno speciale odore d'orina di sorcio o di paglia put1·e{atta, e, consk'llata l'emzione wiliare, contenti della preventiva diagnosi falla col naso, se ne pa1·tono, !;accomandando di tener ben ch]uso l'ambiente onde ·il malato non prenda aria! Quale anti~


NELLA COSTIIUZfONE DEGLI OSPEDALI

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tesi col modo di vedere del dottor Kugelmann 1 che, appoggiato ai risultati di un'estesa osservazione pratica~ ebbe testè a proporre, come base della cura delle. febbn esantematiche, la ventilazione continua l Ma per l'onore dell'arte nostra non voglio creqe:e che di quei medici ve ne sia anc:ora; e neppure vogho supporre si possa trovare tutta via alcuno di quegli altri che ritenevano di poter neutralizzare il viziamento dell'aria con sufi'umigazioni di gas minerali, oppure di sostanze aromatiche vegetali l Se i primi lasciavano l'assassino in aperla lotta cogli ammalati, i secondi per giunta lo favorivano col mascherarlo; imperocchè, anche usando il più potente disinfettante, il cloro, per neutralizzare a sufficienza il sepopneuma bisognerebbe diffonderne nello ambiente tale quantità da uccidere gli ammalati stessi, od almen0 da recar loro gravissimo danno. Del resto, per massima, vuolsi sempre detestare qualunque odore , o grato od ingrato,· si possa sentire in un'infermeria: poiché, se è grato, si deve dubitare trattarsi d'un sepolcro imbiancato. Come vuolsi dunque procedere, per reagire efficacemente al vi7.iamento dell'aria in un'infermeria? Se; ritornando col pensiero alla nostra supposta infermeria - nella quale i 18 m. c. d'aria conoessi a ciascun ammalato riescirono triplicati dalla ventilazione accidentale, - consideriamo il progressivo inquinamento dell'atmosfera che calcolammo dovervi necessariamente succedere per il semplice effetto della respirazione e traspirazione dei ricoverati, dobbiamo persuaderei che, anche uno spazio doppio o triplo· di quello, nel caso ·di una protratta chiusura, riescirebbe pur sempre insufficiente. Per conseguenza vuolsi ritenere come un fatto assoluto che, al viziamento dell'aria di un' infermeria . ' n?n St può altrimenti reagire fuorchè evitandolo, col r~nnovare l'aria stessa in modo costante e regolare.


~28

SULLE ESlGENZ'E l>ELL'lGIENE

Quando la temperatura este ma non fosse m@lto bassa, an che il più zotico ·infer·miere sen tirebbe il bisogno di ottenere una buona venlila-zione, apr•endo le fin estre. l\Ia anche nella nostra contiogenza , nella quale abbiamo supposta una rigida stagione e la mancanza di camin i C9 st ufe (apparecchi atti a procurare ad un tempo il riscaldamento e la Yentilazione), il medico non dovrebbe punto esitare nell'irnport·c che qu alche finestra fosse tenuta aperto , opportunamente sì, ma a perrnan enza. I mperocchè i dann i possibili del freddo riescirebbero pempre. un nulla a confronto di quelli certissimi che arrecherebbe l'i nquinamento dell'aria. 1 Fra i moltissimi fatti che potrei add urre co me prova di cotale asserto, mi li miterò ai seguenti , che- si riferiscono ad osser"Vazioni pt·aticate su ampia scala ed in contingenze analoghe a quelle da me supposte. Allorchè gl i eset'c1Li della Santa Alleanza invasero la Francia (1 8H-1 5), l'amministrazione degli ospedali civili in Parigi, dopo aver raccolti in quelli il massimo numero possibile di militari ammalati o feri:ti, esauI'ita ogni risorsa, dovette l'icovera:rne alla meglio altri 6000 all'incirca in tre fabbrica ti che stavansi costruendo ad u.so di macell o pubblico, e ohe mancavano persino d'imposte alle fi nestre ed alle porte : ebbene, la mortalità di questi ulttmi militari conispose circa alla m età di quell:a che si ebbe fr:a i ricoverati nei veri ospedali. Durante la guerra d' Oriente, gli o.spedalibaracche di BalM hwa e di S ehas~0poli, coslmlli eon tavole .mal connesse e muniti di larghe finestre di ventil.azione sul tetto, le quali Juseiavansi sem p!'e aperte - per cui nell' inverno i m alati dicevano cbe

a ciclo aperto si sarebbero forse trovati meno coperti tlìi neve , - diedero ue.a mortalità molto inferiore a quella dei grandi ospedali di Scutari, ove, fra L'abbon danza d'0gni cosa o-pportuna alla eura. dei malati,


NELLA COSTRUZlONE DEGLI OSPEDALI

229

difettava però la più importante, cioè una buona venlilazione (Miss Nithingale). Se non che 1 proseguendo nello studio delle evenlunli cause di malsania del nostro supposto ospedale, osserverò poter anche avvenire che, con una temperatura esterna mitissima 1 con .finestre costantemente spahmcate, con una certa abbondanza nello spatio superficiale e cubico assegnato a ciascun letlo, l'aria difeLli tuttavia della voluta sa lubrilà. Ciò potrebbe dipendere da molteplici condizioni, ine~ renli nll'ubica.zione oppure alla sf!rullura architettonica dell'ospedale, per cui, o riescisse incaglialo il libero accesso dell'aria e della luce alle singole parti dell'edificio, od anche vi pervenisse un'nria già resa impura. ~li limiterò ad annunciarne sommariamente le principali, non reputando necessaria nlcuna speciale dimosta·azione pea· farne apprezzare la dannosa efficacia. Yuolsi in primo luogo considerare, come fJssai sfavorevole, l'ubicazione dell'ospedale: a) in seno ad un agglomea'amento di popolazione; b) su di un'area angusta, c massime se in vicinanza di edifici e di altut·e predominanti; c) in pros3imità di stabi limenti che dieoo esalazioni insnlubri, oppure di acque stagnanti; d) su terreno avvallalo ed umido. Secondariamente, fra le precipue cause di malsanla inerenti all e cond izioni intrinseche dell'edificio, tlcbbonsi annoverar~ : a) la cospicua grandezza dello stabilimento, sotto l'aspetto della cifra assoluta de i ricoverati, quantunque non vi scarseggi lo spazio superficiale e cubico; b) la disposizione del medesimo a corpi di fabbr ica di parecchi piani, molto ravvicinati o racchiudenti cortili angusti e chiusi ad ogni lato; c} la strullura delle inferme1·ie, difettosa per sovel'chia capacità in lelli (30 o 40 sarebb~>ro già di troppo) , o per s.carsa ..o,ltezza; d} la comunicazione più o meno


1 230 SULL ESIG-ENZE DELL'IGIENE, ECC. diretta delle infermerie fra di loro o con altri ambienti, da cui si sviluppino malefiche esalazioni , per esempio, le latrine 1 il deposito della linge ria sudicia 1 la sala morluaria ; e) la situazione delle finestre in una sola· parete della infermeria anzichè in due pareti opposte, oppure la loro scarsezza di numero e di luce a confronto della cubatura della sala; () il difetto di numero o di costruzione delle latrine e degli orinatoi, oppure la mancanza di un ·opportuno sistema di fognp.Lura; g) infine la scarsezza dell'acqua per i dilavamenti, difetto il quale ha sì gravi conseguenze da potere, anche da solo, rendere insalubre un ospedale 1 ottimamente aereato.

(Continua)

D. V. V.


COMUNICAZIONE SOPRA UN CASO DI

BlLATTI! ORGANICA DEL CUORE

(l)

Io vi presento oggi t o colleghi stimabilissimit un pezzo patologico che da 24- giorni tengo appositamente conservato nell'alcool. · È ìl cuore di Leopoldo Candela , di quel furiet·e dei Veterani che~ alto e secco della persona, colle impronte di precoce vecchiaia a soli .U. anni d'età, abbiam visto sino al 17 novembre scorso alla porta di quest'ospedale. Da quel di non lo vedeste più t ché in preda a morbo fatale , trova vasi impegn~to in una lotta che lo trasse in 50 giorni al sepolcro. - Premetto alla presentazione ed alla descrizione del pezzo un sunto delle cose più notabilÌ che precedettero la morte. Dotato di temperamento sanguigno· linfatico e di co· stituzione p1·imitivamente ottima, scevro, per quanto ho potuto rintracciare, da qualsiasi vizio diatesico ereditario od acquisi to, piuttosto ordinato, almeno in apparenza, nelle sue abitudini, il suddetto furiere mi riferiva alla. prima visita del 18 novembre 1874 aver goduto buona salute ed aver atteso con alacrità e senza (l) Lettura fatta alle conferenze scientifiche dell'ospedale militare di Roma .nel febbraio scorso.


232 COMUNICAZIONE SOPJ\A UN CASO interruzione ~l servizio in un reggimento di fanteria sino all'anno '1869, nel quale cadde ammalato, a suo dire, di una pleurite sinistra curata con 6 o 7 sottrazioni sanguigne. A quesla malattia che~ per ragioni ovvie a rilevar-si nelle circostanze che formano il seguito della narrazione, credo abbiasi giusto motivo di sospettare fosse invece una pe'ricardite od una pletwo-pericar·d-itc, tenil13no .dietro palpitazioni poco m oleste àa1 ·principio, ricorrenti in seguito con maggiorfrequenza ed intensità, sicché nel187·1 per la loro persistem:a, diss'egli, riconosc:iuto inabile a sostener le fatiche del servizio attivo, fu trasferto nel corpo dei veterani. Malgrado In 'vita più ' comoda e meno faticosa fatta in questo corpo, le palpi Lazio n i c.ontinuarono tuttavia, e da circa quattro mesi addietro s'aggiunsero accessi notturni eli dispnea con senso di soffocazione, de' quali uno, che sarebbe stato j] quarto, era avvenuto la notte precedente. Lo trovai piuttosto scoraggiato, sostenuto da molti guanciali posti dietro le spalle, con lingua spessa ed alquanto impuniata., alito nidoroso ed inappetenza ; con respi1·o ammno.so; con senso di peso all'epigastrio ed ai precordi; con tumulto cardiaco, e con polso vibrato, ampio, frequente e regolare. La temperatura della pelle era normale ; i~lqnt~nlo rossicce e crude erano le orine emesse: del resto null'altro presentava che meriti di intrattenervì, tranne impo1·tantissimi fenomeni statici, - de' quali m'accingo a darvi conto. l/esplorazione dell'ambito toracico' mi ha dato risultati piel)amen.te negativi per riguardo all'apparato respiratorio; ma ben altrimenti l'esame dei precorcli mi ha rivelato , rispetto al cuore ed ai grossi vasi, un çornplesso di fC::nomeni morbosi molto spiecati, che mi fo carico di d.escrivervi con precisione. - Nella r.e gione precordiale non era ad osservarsi alcuna sensibile gibbosità scheletrica; ma in questa regione me-


233 desima e nei suoi dintorni, siccome eziandio nell'epigastrica, era apparentissiroa, . anch.e ~ distan~a,. una pulsazione dell e pareti, 'l a ~m pro•e.z10ne com~1dev~ colla sistole oardi&ca,. La palma della mano apphcato.vt contro 1·iceveva dal cuore una impressione ruvida, un urto robÙsto ed esteso, come d'un corpo assai voluminoso percotente dallo interno le pareti toraciche. L'area dell'ottusità preco.rdiale evidentemente e notevolmente esagerata, avanzavasi oltre i limiti norm ali più a destrà che a sinistra, e. sovratutto io alto, lungo il corso dell' aòrta ascendente. Col mezzo dell'ascoltazione non giunsi a percepire né alla base, né a.lla punta alcuno dei suoni fisiologici. Àscollavasi invece un doppio rumor di soffio, più vibrante, più basso e più prolungato nel tempo della sistole, più chiaro, più asp•·o 0 rasposo, e più superficiale nel'la diastole, sentiLo con maggior.e ioten" sità, durante la sistole alla punta, durante la diastole alla base e lungo l'aorta ascendente. Un soffio sistolico rclatiYamente al cuore e diastolico relativamente all'arteria udì vasi pure lungo l'aorta addominale, .che pulsava fortemente e presentavasi alla paJpazione come un co!•done teso e duro. · Era facile dedurTe dal suesposto la diagnosi dì cardiopatia organica che ho deHato allora, facile era pure il conch.iudere che all'ipertrofia notevole andava unita l'insufficienza delle valvole di più orifizi; ·ma non era egua1mente facile diagnosticare in vita tutte le lesioni organiche riscontrate nel cadavere, come potre,i di leggieri dimostrarvi: però mi astengo dai ragionam enti e seguo la na•·razione; conciossiachè anche sulla prognosi credo inutile di fermarmi, essendo ben evideole co.m' essa dovesse versare soltanto sull a maggiore o ~more durata del morbo, cosa pur sempre difficii:S~·ma, men.trechè l'esito finale non poteva che essere Infausto. · DI liALAT'rTA ORGANICA DEL CUORE


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C<HIUNICAZIONE SOPRA UN CASO

I fenomeni statici sopra descritti, da me raccolti quasi tutti nella prima visita, furono confermati più volte · nelle ripetute esplorazioni e riconosciuti identici durante l'intero corso della malattia. Le variazioni che questa ha presentato, riguardano solo i fenomeni· cosi detti generali. Eppertanto senza tener conto d'un leggero aumento di calore che rilevai la sera del primo giorno e che dileguassi nella notte per l'insorgenza d'un moderato sudore, notai dopo il secondo giorno che il malato tossiva qualche volta, ma d'una tosse benigna, rara ed umida senza rimarchevole escrea to; e rilevai più tardi una moderata stitichezza. - Verso \ l'ottavo giorno lo stato dell'infermo appariva alquanto meno minaccioso: non eransi Jipeluti gli accessi nottur~i di soffocazione, il polso era meno vibr·ato e men duro, il cuore pulsava meno tumultuosamente, il maIato respirava discretamente, discretamente riposava alla notte e sentiva alcun po' d'appetito, dalla soddisfazione del quale traeva vantaggio e senso di benessere che mancava nelle altre ore. Questa relativa calma venne, senza nota cagione, bruscamente interrotta la notte dal 27 al 28 novembre (1 oo giorno) da urr nuovo accesso d'ortopnea, dal quale non si riebbe che verso il mattino. Da questo punto la malattia si aggmvò sensibilmente, e sebbene per un buon tratto non abbia I~iprodouo gli accessi preindicati, mostrava però l_a sua gravezza coll'accresciuta e persistente dispnea., con tosse più frequente e alquanto più stizzosa, con più molesto senso di peso all'epigastrio e con notti insonni e travagliate.- Poco più . tardi, nei pl'imi giorni di dicembre, verificassi ancora una nuova calma non più durevole della prima e foriera anch'essa di nuove e più crudeli battaglie. In breve ritornarono frequenti e minacciosi gli accessi di soffocaz}one; e ben lo sanno i signori medici di


DI HALATTTA ORGANICA. DEL CUORE

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guardia, i quali si ricorderanno quan te volte si misero a letto molto incerti del tempo che vi avrebbero potuto riposare, e si ricorderanno come, al primo loro apparire nella rispettiva sala al , mattino, vedevano .l'infelice Canpela non più soltanto sollevato da moll1 cuscini, ma per lo più inclinato il tronco in avanti, i ginocchi semiflessi, i gomiti su questi appoggiati , sostenere or coll'una, or coll'altra, or con entrambe le mani la "(ronte stanca e addolorata. In questi giorni s'accrebbe visibilmente l'incaglio della ci1·colazione venosa; crebbe ancor più di prima la dispnea; gonfiarono le vene emorroidarie; diventò scarsa l'orina e si tinse maggiormen te in rossiccio; comparve l'edema intorno ai malleoli e poco dopo ai piedi, alle gambe, ai lombi, alla faccia, alle mani ; tutto questo prima che dicembre fosse giunto alla metà. La seconda quindicina di dicembre si passò travagliosamente senza alcun che di rimarchevole, tranne· l'aumento progr essivo dei fenom eni generali: dispnea· con lieve mattezza dorsale, diminuzione del mormorio vescicolare e rantoli umidi sparsi, sputi screziati di sangue e poscia decisamente sanguigni ; insonnia, anasarca, idrope-ascite, piaga da decubito alla regione, del sacro. - La sera del 3,1 pareva dover esser l'ultima pel nostro am malato: la dispnea era gravissima, ricorreva la tosse caparbiamèn te stizzosa col prodotto di escreati schiumosi, sanguino lenti; il polso, forte sino allora, erasi fatto debole e celere, difficile· a percepirsi; ì'urto cardiaco , benchè sollevasse visibilmente la parete anteriore del torace, era oscuramente percepito dalla mano; l'edema alle estremità -superiori ?ccupava gli antibracci sino ai gomi ti , quello delle mferiori giungeva sino al basso ventre e ai lomb i; chiaro e pronunziato era il versamento endoperitoneale; la termogenesi verso sera si abbassa va, negli estremi:


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CO~fUNl CAZIONE SOPRA UN CASO

specialmente ; comincia va la cianosi alle labbra; la dispnea era all'ultimo grado ; vi era sudor freddo ... .. 11 mallino del 1° gennaio ritornai, nel riparto col dubbio di non trovo do più. Invece lo rinvenni alquanto più rilevato nelle forze e più calmo nell'aspetto; sicchè quest'iliade di guai potè prolungarsi ancora di alcuni giorni. Progredirono tutti i fenomeni generali : gli sputi diventarono sanguign i costantemente; la faccia diventò ognor più gialla e sparuta; l'ambascia non l a~c i ò più tregua; il naso si (e' cianotico a permanenza; i polsi si resero im percettibili ... In questo stato lo lasciai la sera del 5, e un quarto d'om dopo la mezzanotte non 1 era più.. Dirò quallro parole sul trattamento dietetico c curativo non per- altz·o che per sdebitarmi anche dì questa parte. - Lo stato della lingua da va ragione dell'inappetenza dapprima esistente, ma dopo una setti mana di cma rinfrescan te co n bevande tarnarindate e nitrate e con un leggero catartico dato il quinto giorno, se il malato non migliorò gran che nello stato obbieuivo della lingua, com inciò tullavia a senti re un po' d'appetito e, tranne pochi giorni più burrascosi ed alcuni altri in fin di vila, nei quali convenne rispettare la mancante facoltà digestiva, ei digeriva con fhcilità un quarto di pollo, d'arrosto , di fritto di cervello, qualche uovo, qu11lche biscottino c simili , a seconda della giornata. Dopo quindi ci giorni di cura, quando incominciò l'effusione sierosa sott ocutanea, gli .fu concesso il vino, e dopo t~ ltri quindici giorni gli venne dato per bevartda fino all'ultima settim ana il latte; poiché lo digeriva benissi mo, e d'altea parte anelava diminuendo la quantità di cibi solid i che il suo stomaco poteva sopportare. L'alvo fu nzionò piuuosto regolarmente, poichè meri ta appena di essere accennata una leggera stitichezza, per vin cere la quale e per ottenere una sot-


1).[:

:MA:L~'f.TIA: @:'lUiJ-A':ìtiGA DElt (}UO'RE

2~37

traZ'ione d'um:ori. a puafhto; detla c1•esdeiHe iclr'opi<sia si ammirri&trarmm~ a J?lru. seutil•nane' d'inter.va.Uo alt,ri duepurganti. e~tartico-s·~lì·~L .., . . . . . . 01'tre 1 rmfre'S·eamtl, 1 cat<l'FtMU e ghr analetlilCI, d1 cuì be pa'l'laìi!Q, si a:-mrnjoisfirò· da:J?pirima e a: più ri'_[iirese l'm'ftrso di "<f.igiltale ; ma• se ne•dovette desistere perchè , nen era t&l!erato: refideva il polsi più- celeri e frequenti, talv0lta anche oo po' irregola>Jii·, aumentava ~a dispne·a1, pr<9,voca'V'at ua senso di 11po:timia e ài soffoea~ione m0stJ.:a:va dà tar.orive l'à·sistol'i:a.. Si l!l.sarano, ' . con.qual.che a p.pa.reote e p·asseggeilO_varrfaggio, l'acqua di tatl!roceraso e il ni•tro a dosi J?Ì'uttosto piccote ~dia: 2 a .t · grammi al giorno)'. Guidato dal d.esidrerie d'etl'infermo fl(i) p:rescriltO bevam-clte aromatiche (de'eo(lO'· d't salvia), jDOz-i.eni leggermente eccitanti; e dall'e une e 81aJ:le altre ei traeva quat·che. solliev@t. ·- J>iù tax:di speri:.. lll'eatai l'uso della V<oratrina, cì:andone poche pi-Hfe,l'e cl'i mez21o centigramma l'una; ma an-c-ne questa fu gfocoforza p erre ben tos.tm i·n clli·s parte, perocehè gli effett>i ptodoLti, drel genere·di .qu:elti provenienti dali! a•mminis~ra1.1ion& della digitfaJ]re, enano apelll.e p-iù spicca·ti e1più itpponenti. - UPJ.·sanguis'l!tgie all'ano (8 mi•gnatte), ap-plicato il 9 drcembte ~We scopo di s01levare Voppress~ siste-ma venose~, -non produsse, altt'O che· aumenJo dello edema inc+}t)'i·ente aNe estremi:fà· Ì'nferl·ori. !~utilmente ri·eortsi p·0sci•a ai ilenuginosi, scegliendo· il s~~roppo di tartfato ferrie-0·-p0tassico , ai t'onicì-eccitan-ti, p-~escnvendo. l'elisire- d~ c·llii-na coll'aggiuota di aC'que aromatiche e sovrènte di afe-i.ine gocce d'etere sotfu.r iée: quest'l.J,l}'tù:na' prescri~i·onre pe-rò serviva a ris1?rare, n~i momenti eh maggio·re> abba-ndono· e di irnmme-n.te asìst0lia eomple~a, le stremate forze generali e partircolarrhent-13 quelle del ou<ere. Invar:ro cercai di promY.Qvere le oril'l& e·01 r ito'mo altJ:a digi'ta:le· sempre non t0F~er.a1a, ri:eorrendo aUla: scill<a, aL ginepro, alt'·a·


238 COMUNICAZIONE SOPIIA UN CASO cetato di potassa, ecc. : tutto fu inutile; la malattia volse inesorabile al suo esito fa tale senza !asciarmi neanco il debole conforto di poter credere che le mie cure ne avessero pur d'un giorno ritard ato la man:ia. Ecco ora i reperti necroscopici: - Edema esteso agli avambracci ed agli .arti inferiori sino allo scroto, al basso ventre, ai lombi e al dorso; - stasi venose viscerali, segnatamente nei polmoni e nel fegato. Il sacco pe1·icardico occupa va· una. parte a.bbaslaoza notevole della cavità toracica, ed era cementato e!;ternamente a destra ed a sinistra colle porzioni corrispondenti delle pleure omologhe' intel·namenle colla ' propria pagina viscerale in totalità, dove mollemente coll'in tel'fnezzo di pseudo·memb1·ana cellulosa, come gelatinosa, color di miele, dove tenacemente. in modo che la sua trazione produsse in qualche punto lacerazione di lembo tr·iangola1·e della pagina viscerale. L'essudato che serviva di cemento fra le due pagine del perical'dio, era più abbondante e più consistente nei solchi di separazione fra i ventricoli e le orecchieue, fra. queste e le arterie polmonare ed aorta, risullandone un insieme carnoso ed informe; in cui senza la guida dell'interno lume de' grossi vasi sarebbe stato assai difficile orientarsi. Vasi sanguigni assai bene sviluppati serpeggiavano sull'esterna pagina del pericardio Inedesirno, che inoltre era inspessito, rossastro e d'aspetto carnoso. - li cuore, grosso tre volta più del normale, era alquanto dilatato nelle sue .ca.vità, ma sovratutto nel ventricolo sinistro, di cui le pareti èrano considerevolmente inspessite e sode, e l'endocardio p1·esentava qualche opacamente opulino a strisce conispondent.i al disotlo dell' orificio aortico. Esisteva nella parte anLer·ior-superior·e dell'orecchietta desLrn, fra le areole delle piccole colonne carnose ivi .esistenti, un piccolo gl'llmo fibrinoso, stratificato e


239 sderente. Notai dilatazione ed insufficienza appena rilevabili nell'orifizio tricuspidale, assai più pronunciate nel mitrale, ma nessuna alterazione valvolare di tessitura, tranne un proporzionato aumento di robustezza della mitrale. Normale era l'arteria polmonare, sì nell'orifizio e nelle valvole, che nella parete e nel tragitto , àd eccezione delle esterne aderenze.. Le valvole sigmoidee aortiche, inspessìte, rigide e alquanto insuflìcienti, concorrevano, in un con tubercoli aterom atosi retrostanti, a produrre stenosi. L' aorta ascendente era inspessita, coriacea, enormemente dilatata, sì da uguagliare in questo solo tratto, la capacità a un dipresso di un buon terzo di litro; esternamente appariva in alcuni punti bernoccoluta per disuguale distensione dell~ sue membrane; internamente era cosparsa di numerosissime placche biancastre, per la maggior parte levigate, talune aspre alla superficie, di consistenza cartilaginea, della grandezza generalmente non maggiore d'un centimetro quadrato. Per completare le nozioni relative al pezzo che avete sott'occhi, vi dirò il suo peso e le sue dimensioni, quali si trovavano pl'ima della sua immersione nell'alcool. - 11 peso fu riconosciuto, tutto compreso, di grammi 730; e calcolando di gt'ammi· 80 le parti accessorie, quali il Lratto d'aorta, quello d'arteria pol~onare e il lembo dì pericardio , che vi ho lasciati uniti, ho stimato il cuore solo poter essere approssimativamente di grammi 650. - Le dimensioni principali e più importanti a conoscersi erano rappresentate dalle cifre seguenti: . • ~o Dimensioni del cuore io complesso: lunghezza m1lhmetri ~ 75; - larghezza millimetri i 50; - spessezza millimetri 80. 2° Dimensioni dei ventricoli : DJ MALATTIA ORGANICA DEL CUORE


240

COMUNICAZIONE SOPRA UN CASO

. . ~ trasversale, alla metà .mm.89, d1ametrt . . d'ma1e . . . . . . » 89; 1ong1tu Ventr.wo1o sinistro ) · f alla metà » 24, ·. spessezza della parete a 11apun 1a » k: . . tr-asversale, alla base. » 4·2, d1ametn . . d. VentriColo 1ong1tu ma1e . . . . . » 97 ; destro { alla base. >> 4O; spessezza della parete t a11 a pun a » 3. 3° Ampiezza degli orifizi (circonferenza): doll'orificìo mitra le millimetri 109; - del tricuspidale millimetri 106 ; - dell'aortico (astrazi on faua dalle valvole che per la loro grossezza lo restt"ingevano) millimetri 1 77; - del polmonare millimetri 65. 4° Ampiezza (circonferenza) dell'aorta ascendente a livello della massima dilatazione (5 a 6 centimetri dall'origine) millimetri 180. Ì~ dunque un pezzo patologico assai complesso che vi presento, sul quale credo non sia cosa inutile fermare per un momento la nostra attenzione. Come vedete, alla si nfisi cardiaca va unita l'adesione pleuropericardica d'ambo i lati, alla dilatazione aneurismati ca dell'aorta va linito l'inspess imento delle valvole sigmoidee con insufficienza e stenosi, alla considerevole i pertrofia del cuore tenne dietro l'insufficienza delle valvoleauri colo-vonticolari. - Permelletemi ora qualche breve considerazione, e non ditemi temerario se, pu1· mancando negl'inco mpiuti anamnestici una guida sicura, oso indagare il punto di pa rtenza della malattia in complesso ed il particolare successivo svolgim ento dei fatti che portarono le lesioni osservate nel cadavere, e~ oso, appoggiato alle nozion i che ho potuto raccogliere in vita e dopo morte, avanzare una ipotesi al riguardo. Noi ci vediamo innanzi un cuore notevolmente alteralo nel suo involucro esterno, nella sua sostanza

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Df II'ALATTIA ORGANfCA! DEl.. CUORE

241•1

muscolare, nei suoi orifizi, nel' suo principale tr6nco arterioso. Noi sappiamo come . tra le alterazioni accennate le une eset·citino un'ì òfloenza gt·and iss1ì:rl'a sulla produzione delle a'hre. Quale rt stata adunque la prima a svolgersi, quale fu l'ordine di succes·s ione delle altre? Senza perdermi in troppo estese co nsiderazioni, mi limite rò alle seguenti, che mi sembrano le meno incerte. Ignoriamo se diuturni pat'emi d'animo o viziose a-' biludini ed allre circostanze avessero· prediposfò il cuore e l'aorta ad arnmala:t·e. Sappiamo però che clopo una lunga buona salute, compatibile col servizio militare attivo, si svolse nel ~869 un' acuta malattia di petto stata combattuta con ripetuti salassi, chiamata dal paziente col nome di pleurite; e sappiamo che dopo questa malattia incominciarono le molestie per parte del centro circolatorio .:rappresentate da palpitazioni, che andarono poi crescendo sino a produrre nel ·187-t il passaggio del furiere Candela nel corpo dei veterani e portarlo più tardi sul tavolo necroscopico. Ebbene, io veggo in questa semplice narrazione posta in confronto coi reperti cadaverici, ragioni plausibili per· ammet'tere clie il punto d'origine·'deglì enu·merati malanni dev'es.5ere stato segnato da un'acuta e grave perica·rdite, e che durante quest'affezione ha dovulo svolgersi un'endo-a'rteritide, causa delt'aneurismatica dilatazione dell'aorta, onde procedettero l'insufficienza e la stenosi dell'orificio aortico, l'ipertrofia del cuore, giù forse iniziata dallo pericardite., la dilatazione delle' sue cavità. e l'insufficienza delle vuivole auricolo-ventl'icolari. Di fatti , ad escludere l'idea di pericardite secondaria da diffusione di pleurite, nessuna tracc.ia d'alterazione fu rinvenuta nelle pleUI'e, tranne nei punti contigui d'ambo i lati col pericardio, le cui. lesioni erano all'opposto di grandissima impot·G!ornaze d! medto!na mtlitare

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24,2

COMUNICAZIONE SOPRA UN CASO

tanza: ad attestar~ il quasi contemporaneo svolgimento dell'endo-arteritide sorsero ben tosto le palpitazioni, che pr·ogredirono aggr·avandosi, malgl'ado la cessazione dei primi fenomeni della malattia, dando a credere che l'affezione pericardica e l'aortica abbiano potuto essere misconosciute per· la più spiccata rappresentanza sintomatica della SOJWl.ggiunta pleurite, seppure con questa non fu sin da prinripio seamhiata la pr·ima: a provare la precedenza di quest'affezione aot·tica su quelle del cuore stanno le molteplici ed estese alterazioni del tronco arterioso in ogni sua membrana enoemementedisteso, nell'inlemo confluentemente tcmpestalo di placche cartil<~ginee , mentre nulla, tranne i aumento di nutdzione e li mitato opacamente ~ndo­ cardico, è a notarsi nel ventri'2olo, e le stesse valvole sigmoidee, esenti da qualsiasi deformazione od ater·omasia, null'aliro oft't·ono d'anormale che ingrossqm cnto ' e rigidezza, l'una fors e conseguenza dell'altro. Al contrario di quanto abbi amo os~ervalo, se il morbo arterioso avesse proceduto dal morbo cardiaco, ben altrimenti alterate avremmo dovuto rinvenire le valvole sigmoidee, mentre infatti lo sono assai meno dell'arteria, e mentre le più spiccate alterazioni di questa s'arrestano precisamente con tro il loro orifizio.- Ciò uullameno non è a negnrsi una parte d'influenza sll ll D. prodnzione deH'ipertrolia per par·te della flogosi pericardica, sia per la sua irradiazione e fors'ance per la sua difi'usione durante il suo corso, sia per l'incagli o opposto da' suoi esiti alla libertà di movimento del cuore e per i maggiori sforzi cui venne pet· conseguenza obbligato onde eseguit·e ad eguatamente il proprio ufficio -; e non è a negat·si come la maggior· distensione del Ialo destro · dell'aneurisma accenni al- l'azion e sostenuta dall'ondata sanguigna spintavi contro con tanta maggior forza quanto è più robusio il vcn-


24.3 tricolo corrispondenle. - Ma se la pericardite può trarre in scena alterazioni organiche del cuore, e medesimamente l'ipertrofia può intervenire come causa dell'aneurisma aortico, be~ sappiamo quanto spesso Je cose succedano appunto al rovescia, e come più spesso ancora le cardiopatie organiche provengano dall'interno. Eppertanlo nel caso io quistione, posto il cuore ft•a due cosl pericolose potenze patologiche, dovendo esso lottare eontro un gravissimo ostacolo al circolo arterioso proven ien te dalla ste.nosi, dall'insuf:. ficienza e dalla diffìcultata contrazione sistolica della parte compromessa del tronco arterioso, non fa meraviglia che siasi reso ipertrofico ad un grado cosi avanzato, dovendo qui essere grandissimo il compenso, essere cioè, com'è noto, proporzionato all'ostacolo da '\li ncere. Mi si concederà poi senza contestazione che l'insufficienza della miu·ale e delia Lricuspidale non siano che la conseguenza della dilatazione dei relativi orifici che ha doYuto tener· dietro a quella delle cavità e specialmente dei ventricoli, e quindi sia stata l'ultima allerazione a verificarsi; ove si riflella alla normale tessil~n·a delle loro lamine membraoose, al grado poco av11nzato dell'insufficienza stessa, non che, per riguardo nlla mitrale in cui essa , é più sensibile, alla poca o nessuna influenza manifestata sulle condizioni del polso che. trovammo quasi costantemente regolare ed ampio anztchenò; sebbene la stenosi e la dilatazione aortica erano Gondizioni da modificare mollissimo quest'influsso dell 'insufficienza mitntle . .Non sarà superfluo, anzi lo credo un mio do\'ere, portare ancora l' attenzione su un alLro punto, ed é qu~sl?.: abbiamo notato fra le lamine del pericardio, n.et sttt non tenacemente adesi per sinfisi antica, l'eststen~a d'un essudato in forma di pseudo-membrana DI MA.LATTJA 01\GAI'UCA DEL CUORE


~44 COMUNICAZIONE SOPRA Ui'f CASO DI MALATTIA, ECC.

poco resistente e quasi gelatinosa. Questo essudato molle potrà mai ·e ssere ?:nti eo eome quello duro deglr altri tra tti e rinvenu to in copia nelle anfralluosilà esistenti alla base del cuoTe? Potrà. mai , come l'altro, essere attribuibile al processo flogistico del perica rdio svoltosi e decorso, ce m'io ritengo, nel 11869 ? Nessuno, cred'io, ciò vorrà asserire; nessuno· vorrà negare che quest'ultimo reperto necroscopico sia di recente formazione. Ciò posto, si spiega la causa dell'ultima fase della malattia, la causa che ha rotto irreparabi lmente l'equil ibrio di· circolazione con ta nto sforzo dalla na~ tura mantenuto sino alle ultime settimane: onde mi' credo autorizzato a conchiudere, che l'onore di aver aperta e di aver chiusa questa lugubre storia spetta alla ·pericardite.

Il capitano medico c. POI.A.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA E TERAPEUTICA

Er.lolot;la della febbre t lfo ide. (Continuazione, uecli a pag. 161). -n.- L'oggellivo il più import.ante dell'eziologia in fallo di fcbh,re Ul'oide dev'essere la ricet•ca, sia dell'organrsmo da cui proviene il contagio, sia del focolaio d'onde è uscito il

principio infezioso. Là risiede la causa necessa,ria e sufficiente. Nondimeno vi sono altre circostanze che nòn bisognerebbe perdere di vista, voglio parlare delle cause adiuvanti di cui una almeno ho. un'importanza di prim'ordine. Menzioniamo soltanto l'etù, il ses~o, la mctereologia.dei luoghi, (orse la costituzione del suolo, la latitudine, le condizioni d'igiene generale, alimentazione, ricovero, fatiche, s tato morale, e in capo a tutte la t'iceLLivilà. Ma. nulla di tutto ciò, stabiliamolo una volta per sempre, può cagionar direttamente la febbre tifoide. La febbre tifoide è essa contagiosa? Vale a dire il malato ne rigenera egl1 il pl'incipio L . Noi non ci occupiamo del modo con cui quel principio giunse all'ammalato attuale: esso può provenire da un primo infermo, oJ come fu supposto, da un focolaio assolutamente esteriore all'uomo che per altro sarebbe capace di rigenerarlo in seguito (altra maniera d'infetto-contagione). Pel momento non prendE)Pemo di mira.. che la contagiosità assoluta qualunque esser possano i corollari. In Francia la febbre tifoide è reputata contagiosa. Ciò si dice s?mmariamente. Senz'entrar in ispiegazioni circa il senso che lill 4à a <tuella parola. I pratici delle grandi ciltà vi prestan fede pl~t.onicamenLe, ed è raro che vengano colpiti da siffatla contagiosità: vedendo quanto poco se ne preoccupano nelle


JUVlSTA

loro abitudini parrebbe cbe l'ignorano o non la curano. In unsimile mezzo, Llicesi, i rAtli eli contagio sono clifficili ad ar'ferrarsi ed a seguirsi. E però da notarsi che i medici degli ospedali dividono a questo riguardo la comune noncuranza: che nessuno d'essi abbia portato clocumenLi un po' gravi all'appoggio di questa contagiosi là che non si discute ma eli cui non si Lien conto, poiché mùla sembra si tema per le persone che frequentano le sale, modici, studenti, infermieri e neppu1' pei maiaLi vicini dei colpiti da febbre tifoide che in nessun luogo vengono isolati ch'io mi sappia, contro i quali non si p1·ende alcuna misura di precauzione. A dire il vero gl'inconvenienti che risullano da ctuesln negligenza non sono nè numerosi, nè gravi, per lo meno non se ne parla. Non occor·re ch'io dkache non avviene lo stesso C(Uando si lrat.tu ùi vaiuolo. . 1 Eppul'e tutLi i modici degli ospedali hanno avuto campo di osservare alcuni casi che loro dieùet'o a pensare. P er con t.o mio ne ho parecchi. Ma questi casi sono così radi che non si ardirebbe dedurne una conclusione: ness uno aO'ermercbbe ch'èssi non sono uno. semplice coincidenza, nè sopratuLlo che l'aria dell'ospedule non avrebbe prodotti gli stessi effetti anche quando non vi fosse nelle sale un sol liroso. Non conosco, in F1•ancla, osset'vazioni fa tte in questo senso: esse sarebbero facili a praticarsi negli spedali militari i cui malati ritoJ' ntlnO quasi sempre alla caserma di modo che si sa dove l'lprenclel'li. Nondimeno senza che sìasi osservato metodicamente ò supponiMle che, se un numero un po' considerevole di giovani soldati che soggiornarono all'ospedale per affezioni comuni in mezzo a linci vi ritornassero poco tempo dopo colla febbre tifoide i medici dei corpi e degli ospedali non pOLL'ebbeJ'O non essere colpili da tal fallo c quest'impressione generale, maripetuta, desterebbe qualche eco, ciò che non accade. Il pr·of'essore Lindwu.rm di Monaco, tenne dieko dal mese di lu ~lio a febbraio a 1 ~5 inclividui giovani, venuti all'ospedale per tutt'altra ragione cbe la febbre tifoide, elle non avevano mai avttta, e che furono coricati alalo od in mezzo a tifosi. Nessuno di essi ebbe la. febbre all'ospedale, quantunque lutti fossero rimasti almeno 15 giorni: un solo che vi era dimoraLo quattr·o settimane fu colto da febbre tifoìtle due giorni dopo la , sua uscita, un aUro sei settimane, ed un terzo dodici setli mune più lal'di. i\.fa non tralascia di far osservare l'enor.me differenza che esiste dallalo delle ntlitudini alla propagazione tra il tifo addominale e gli esantemi acuti. A suo modo di vedere


DI GIORNALI lTALlAl'U ED ESTERI

21.7

il tifo addominale è una malnttia specifica, infeziosa, di natura parassituria ciò che, sia detto di volo, non va d'?ccorù~ colla sua !'esistenza alla propagazione per mezzo de malalt stessi. Gli argomenti teorici in appoggio della contagiosità della febbre tifoiùe non oHeepassano di molto quelli che già enunziammo come dimostrativi della sua ~peciflci l!\. CiononostUJlle bisoana convenir con Wolf!:ileiner che se fannosi due gruppi none"malattie specifiche in uno dei quali si pongono il vaiuolo, il morbillo, 111 scarlattina, nell'altro la febbre da malaria, non si potrebbe non riconoscere che il tifo addomwale si anicina bon più al primo che al secondo. Evvi spocial.m ente questo fallo dell'immunità conferita ùt' un primo attacco che non si riproduce nella febbt·e da malaria esclusivamente infeziosa. EvidentorncnLe v'ha una proprietà importante eh~ questa non possiedo o che è comune al vaiuolo, al morbillo ed alla febbre lifoide. Resta a sapet•si se quella pl'oprietil è la contugiosìlà ovvero l'lolt.anlo l'attitudine ad umani.uar.qi che cnratteri7.zerobbe il principio specifico in simile maniera, nel caso delle tt•e ultime malallie. Certamente pat•e che questo solo carattere di!'liugue haslanlemenlo il tifo acldoqlinale da alcune affezioni come il cholcra, la f~bbre giallo, che se ne avvicinano pct' tanti altri riguat•di. Quanlo ai tàlti, non potendo vcderli nettamente nelle grandi citlà, furono chiesti alle piccole località, dove l'osservazione olTre tulla la chiarezza che si desidera, dove specialmente non si è impacciati dall'endemicità della malaLLia o da ciò che polè chiamarsi acclimalizzamenlo tiflco dcllu popolazione. Da Bretonnflflll (L829) c Gendron in poi, i nostri libri classici ne hanno consegnalo un numet'o rispettabile e la cui provenienza nulla lascia a desiderare. 1'rousseau ne riass~me par~~chi dei m.eglio osservati, per conseguenza ùei più d•mostrattvJ. Mlu'ctuson e Griesinger, sebbene pongano lu t'ebbre lifoido fra le malattie infeziose, basano del pari la sua ~onlagiosità su questo genere di prove. ln una grande ed mleressnntissimo. discussione su questo sorrrretto elle ebbe luogo nel 1872 in seno della Società di Medici;; di ~Ionaco, il dollo:e Wolfsteiner partigiano convinto della contagiosità tifica. CJta. alcuni faLLi nuovi, assolubamon te simili ai nostri, salvo ~he succedono ad IIilpoltstein e a Feldkirch, e l'autore, ben Inteso; non si giova d'alcuna testimonianza francese. D'ordinario' gli è nn cittadino d'occasione, un soldato, uno studente,


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RI.YJS_TA

un o.peraio, U:l1 s.er:vo che avendo passato qua-lche tempo ip. una capitale, Monaco o Padgi dove lu febbre tifoide è in permanenza, ritorr:J.a al suo villaggio colle prime manifestazioni del male, od anche senz'ombra di male, ma uscito appena d'una casa, dove ha veduto od assistito un tifoso. ll morbo -non tarùa ad a,ppalesarsi nel villaggio: i parenti del dìsgrazia,to importatore sono i pJ?imi as.saliti, quindi i vicini,; poscia un numèro più ·o men gT&•l;lde di fami glie del luogo. Taltlata havvi anche Lrasport.o deJl'epidemia in un villaggio situato nel raggio del primo, in grazia delle relazioni abituali fra i due centri. Si può sempre fare quo.lche,objeziono, se non ai fatti almeno alle conclusioni che sembrano implicare. Il professore Bulù .nella succitala discussione le formo) a pressochè tutte tanLo ' dal punto di vista genel'ale che in consiùerazione delle condizioni particolari a certe epidemie. La febbre tifoide non dominò essa mai nella località messa in causa~ E se vi fu os · servata antel'iormenle, non iscoppiava. essa senza che un indigeno 0d aUro ve la Lrasportasse da una capitale ? Dove trov.are UNO. soddifacente spiegazione d'una sorta d'estinzione della contagiosità allOI'quaudo, come nel caso del dott. Yvonn eau citalo da Trousseau ed in una delle ossei'vazioni di \Volfsleiner l'epidemia si limita ad una casa, malgrado laricettivit.à eguale e perfetta di t1,1tti gli abitanti del villaggio e ad Dnta delle rUiticoltà Gl'un i so~ameJ)to sc~l'io in quelle cond izioni~ D'altronde vi sono poche grandi città, ùove la febbre tifoide non regni permanentemente, prendendo a riprese più o meno prossime l'andamento epidemico. Ora, mercè i moderAi pro·guessi circa i mezzi di locomozione, le comunicazioni sono continu.e fra le .città e le campagne, .e si .dovrebbe a .<.j~1alsiyo­ glia distanza da Pal"igi, cla Lione tPovar· frequentemen te nei .borghi, nei villaggi le pi)laccbere delle severe epidemie che periodicamente colpiscono enormi centri. Senz'alcun dubbio ,ciò si vede: ma così di rado che quasi quasi niun se n'accorge tanto è lieve il rumore.che destano, tanto facilmente l e epidemie da importazione si localizzano e si spengono. non divct·sa:mente comportasi il vai uolo, per esempio, quando riveste il cura. tlere epidemico. Dal1870 a l 1872 esso .si estese come una lava sul·l1Eur·opa intiera da levan Le a ponente e fino io America, Jlnchè non gli .mancò il terreno, potententemente favorilo dagli sposlarnenti delle masse umane cbe cozzavano allora sui campi .di ·baltaglia, ma s.icuro ciò malgrado della s.ua propagazione, ;a


motiv0 delle faèHk coUlui?<ic.~zion,i fra i filiv~rsj punti P,eH'J;<:urepa e da un con,tinent~ all'altro. Le armate tras~inav,a,no e~andio iJ ,tj(€!· a:dt!l,omina1~ al lor.o. seguito, .ciè • null~e.n~ le loealitfl ftìanc_e$-i rSéelte pel p0sto dei.JazzanetLI tedE}schi, le,Cit14 d' AllemegJla eh è rieeve:trte.ro i .nosbt•i p:rigionie1j d,ivor.ati d.alla fehbre ,tìfoìde n@:Jit ue !F~~&l~;~,th:ono· fnagor0si ,cor.t~.V!lCCQlpi: .i:l ~p il). sovente la sa]ute degli ~itan:ti . rest0 ·sotto questo rapport0 qual era nei te,m;pi o:rdil).a'ri. Anzi-i(!lresso le :truppe prigl0piere internate l:'e.pii!l:e.mia cbè esse .a•veva110 portato ~l ;più ~pessG con lomo ::;'a,lil'dav.a Fapidament€· stri.nge.n do sul luogo. N o n si sapreb'])€)ro ricisamente respingere alcu.ni faLLi negativi unicament;e percM .sono rre.gativ.btR dott. frklerich dell'armata bavares.e· cita esempi cu11i0si di ·b orgate ,sit.u ate nell'alba B,a;vie~:a, deve,:malgraGlo il simuLtaneo arpi·vo d,io ven~,i malati o con~a1escenbi di feb))re lifG>iqe, :glalgréJ.dO l'impjap.t0 d'un o.sped~le1lei mala:~i della guer.va deU870, 1.874, cmnpi:es,i i tiftoi, J)Oiil se ne manifestò alcun ,caso 'fl:'8: gli abitanti: al<tr;i in cui l'epicte.mia da Jmpol~bazione si limiJò i'!:· d:ue 0 t.re •ca,~E}; afi]. un.11 sola ed an:che ad un sol piano. Du:rante l'ultima epidemia di Monaco nota:ronsi 'Vt)la·ggi più o meno p0polo~i ~ poca Qistanza dalla capitale. (Yasser~ourg, S~ndli,ng, Ne.uhau,.. sen ecc.~ i cui abi&arlti andq.vsJlel t!l-lfiata a;..prep.dere la f<;~bpr(3 in città ritornaw~:tr.LO con QJtlelJ.à addosso e ,l a subivano neJ proprio domiciUo, ma nonJa PJ'opaga'Vano mai fra .i loro ,®r,~,­ eiltadini, m,algra~!o un'igi~nft loçale me5].j.ocre 6 cJ.epJoneyol\'). «Se gli abitanti di :Neub:ausen ;volev;a.no :aver-il tifo (addominale) erano obbligati d'andanlo cerca~·e a MoflaC0: i ·t:asj i.m .portati n.on lo ripi>od:uceNa:n0 .SI!l quel tenreno )). Certo può d:i,l,'gi che 1'1n,t ensj.t_à delle attitu.dini. alla prop;igazi<Dne varia in ciascuna ci.UI:lla~tia .epidemica. H me~e?iiroo ''àiuolo del :187.0 sembrò aver mplto pe.rduto della SU!'\ cont;:tgio$ità verS'0 il principio del 1'872 a: Parigi.. P.erò .ques~o sJ.ngola.:r feno,meno ,non s i osser;v.a per quel che coneerJie ,i] ;vaiuolo, ;se non se d,opo •che q!lesto mi~ tè larg.amenJe per tutto 1:m qpaese ed es.aud ,per così dir.e .d i spazio jn spazio la 'l:icetti·vltìì delle popolazioni. F11 veduta la .febbre tif.oide m.en11r colpi n~mevosi mell',à).a .clestra d'un~ case1;ma e rispettar la sil~i-stca: o -w,],;cew~r&.a : non ~onoseo f~tti analoO'hi relati1vi al -vaìuolo; micl'icordo- all!v;Jntl?a~·io d''aver ayu.to in °;t,t:Jl osped:ale m-ihtar.e i1 'l'.eparto dei -Naiuolo.si isolati, contempouaneame_nte à q~Jello dei fehhriei;tanti .ordinari ; più volte .tr·asportaL 11 vaiuol0 in questo ·col ~olo ·mio passaggio e ql:lel~o


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RiviSTA

del personale di servizio dal primo nel secondo per le visite quotidiane. Notiamo ancora quanto sonn genet·ali le epidemie dì vaiuolo che si diffondono nelle vicinanze come un'inondazione, mediante generazioni successive uscite le une dall'aUre ciò che aggiunge la lunga durala alla generalizzazione. Mentre le epi demie di febbre tifoìdc sono locali o non regnano che sovt·a regioni limitate, ch'esse vengono d'un solo soffio e colpiscono quasi simultaneamente lutti gl'individui che in un medesimo gruppo posseggono la ricettivìtà speciale: che finalmente -e.sse non durano.

Non v'ha dubbio che le idee contagioniste non s'adattino meglio di tutte le aUre alle dottrine eziologiche, parenti più o meno Ì)J'Ossimedella patologia animata, all'eziologia da paras- -~ sitismo. Sempre nello stesso orùine di concetti, esse quadrerebbero perfettamente coll'ipotesi della propagazione della febbre Lifoide, mediante l'acqua da I!Jer·e, il latte, gli alimenti di qualunque specie. Un principio che è un germe reale, un ovulo, una spora si ll'ovn più volentier·ì in fondo all'ncqua che sospeso nell'aria: molecole materiali solide sembrano .p iù in rapporto coll'assorbimento digestivo che coll'assorbimento polmonare che pare essenzialmente fatto per sostanze gazose o tull'al più pei liquidi: gli entozoarì e le loro uova arrivano infatti d'oJ•dinario all'economia per la via dello s tomaco e sembra legittimo di concludere dal gr·nnde al piccolo. Queste considerazion i sarebbero d'un gran peso in favore della conto.giosit~ della febbre Lifoide se fosse possibile di attaccarsi seriamente alla idea della natura parassilaria dei miasmi e dei virus. Disgraziatamente la dimostrazione n'è tuttora da farsi. La sola malattia spcci(Lca p~r la quale , secondo le sperienze del sig. Chauveuu, si sarebbe tralli a aedere allo stato molecola re dei vil'us, è il vaiuolo contagioso ed inoculabile: Ol'a le molecole virulente del sig. Cbauveau sono granulazioni e non germi. Del resto, ad onta dello stato solido del principio specifico, il vaiuolo passa senza clitllcoltà per la porta polmonare onde penetral'e nell'economia. Si vede quanto importa in coteste quis tioni di eziologia di s tar nel dominio dei falli e di non farsi rimorchiare da alcuna teoria suscettibile d'alterare il punto di vista da cui la si considera. Ora i fatt.i insegnano che la febbre tiroide si propagò talvolta mediante casi provenienti gli uni dagli altri come avviene nelle malattie contagiose: ma che assai più sovente ca?i


Dl GIORNALI. ITALIANI ED ESTERI

isolati son rimasti s~erili in mezzo a gruppi sani. L'energia del contaaio tifoide è certamente al disoLlo di quello del vaiuolo; esso sov;nti resta senz'efl'etto è si perde con una facilità sorpren~n~ . . . SiffatLi caratteri scuotono l'idea della l'J generazwne del prmcipio tifoide per mezzo del malato s~esso. Jn fàtti conservand.o quell'idea s'è generalmente obbligati di r·icorrere alla condizione di trasmissibilità, cui fa mestieri ammell.ere altresl pel tifo petechiale, lajol·mazione d'un focolaio. Quando s'arriva a quel punto il m·atato perde molto della sua importanza come generatore del pt"incipio infezrosO. Si cap'isce facilissirnamenle che questo si moltiplichi od anche si s volga per intiero nelle deiezioni od esèt•ezioni dei malati assolutamente separate da lui o lontane da lui. Se si sta sempre attaccati alla dottrina pnrassitaria non si poLt•à ammettere meno della pullulazione nelle ~screziòni mot•bifìche d'una parte dei germi che primitivamente impregnarono l'infermo, espulsi do. qualche l'eazione dell'economia: ma si trascuri al contrario questa vista rimasta met'amente teorica, nulla ç,i vieta di r iconoscere in ques to la gen!'razione spontanea. del principio infezioso in seno alle materie putrescibili od anche put1·ide. Ciò che ci riconduce al caso in cui è giuocoforzu ammettere che questo principio s'è falLo da sè, senza la precedenza d'un malato in un mezzo putrido comune. Si confesserà che non è molto logico nè utile eli attl'ibuire duo modi all'origino del prlneipio d'una malallia specificò. Sebisogna pe1' molLi casi accetEarnè la genesi spontanea e che lo stesso modo di rormazione $'applichi meglio· d'ogni altro al rimanente dei casi, pare che non vi sia da esitare. Ma non voglio concludere, perché, lo ripeto, non ho in vista alcuna lesi particolare. Mi basta di accertare che la febbre tifoide non ò contagiosa alla maniera del vaiuolo: che probabilmente esso. non l'è nel senso proprio e rigoroso òella-parola, e cbe non si può, riguardo ad essa, per assicurare un facile accesso a•.,.li schiarjmenti ultel'iori, permettersi di piu del termine aeneri.~o di lrusmissibile . o Non credetti. dover chiedere prove alla sperimenlazione. ~o~ fu provata, ch'io mi sappia, l'inoculnzione della febbre ll_fot~e dall'uomo all'uomo. Riporla.rla dall'uomo ai bruti nulla st~mficherà, finchò non saJ'à dimostrato che in una specio anm~ale esiste un'affezione identica alla febbre tifoide umana. L'osservatore della febbre tifoidea dei. lepri mi pare un po' leg-


l 252 RTVISTA giero: quanto alla febb~·e tifoide dei cavalli, i v.eterinari sanno ch'essa non ha colla nostr.a che una rassomiglianza di nome e di sintomi. Del resto ove prendere il principio tifoide nell'uomo malato~ I sigg. Coze e Fellz hanno scelto il sangue il <p..tale conteneva batterie, l'inocularono a conigli cho ne mo~ir.ono con un ;maggior numero di batterie, ma di certo senza la menoma febbre tifoide. Gli stessi autori non si .fe.cet·o illusioni a questo rjguardo. (Gazette m.l~dicalc de Par·is, N. 7) (Continua) Dott. G. ARNOULD. t::is licerclai mulllpli nnnidati in una a nfrattuosità de l e erve llo, od c'"is tenti fra la pia m c••lngc c la aracnoide.-

(Sunto eli una memoria del colonnello medico MACHII\VELLI. Dalla gazzetta medica italiana.- Lom.bar·dia.- (N .12 del1875) . 1 A proposito di una comunicazione fatta alla società ft•eniatrica, dal dott. Gonzales medico residente al ma1licomio provinciale eli 1\'lilano, sui cis l icerchi r•invenuli nel cervello eli un alienato, il colonnello medico Machiavelli espone una succinta storia clinica, ed una diligentissima relazione anatomica sopra un caso analogo. Tratlasi di un soldato, certo Pampaloni, entrato nello spedale mililat·e il 21 novembre 1873 per lebbre a carat teri comuni reurnato-catarrali. Dall'a11amnesi remota resullò ch,e l'individuo aveva sempre goduto di florida salute, era stato svogliatissimo di men Le, e di carattere gioviale. l n pochi giot•ni il maiato volse al peggio. I fenomen i catarrali si diffusero al parenchima polmonare, e comparvero segni atassici e adinamici: quindi comatosi, tremori, carfologia, blefaroptosi destra, e midriasi nell'occhio corrispondente. Il -i· dicembre mol'iva. La necroscopia rivelò d'impor-tante nella cavità craniana, parecchie vescicole ripiene di liquido, di f"o1·ma subrolonda, e della grandezza di un cece, fino a quella di un grano di riso. Erano tutte a sinistra: la prima fu trovata in una anfrattuosità dell'emisfero cerebrale nella pa,r te convessa anteriore fra l'aracnoide e la pia madre: la seconda nel ven tricolo sinisLr·o: alle.e in seno al plcsso coroideo, e in diveesc unfr;:1Ltuosità. Le vescicole presentavano cat'aLleri del cisticet•co, e, all'esame microscopico, fu rinvenuta la testa del cestoide simile a quella del tenia solium . Jl Machiavelli prosegue la esatta descrizione del. reperto ca0averiè0 facendola seguire da logici apprezzamenti , fra i -quali è rimaL ·che·vole quanto pensa sulla causa della morte.


DI GIORNALI ITALiANI ED ESTERI

Il Pampaloni, dice l'autOl'•), moriva per irritazione flogistica delle meningi pia ed aracnoide determinala dalla causa composta della presenza dei cisticerchi e della pneumonia . . c Io creao, prosegue, che i cisticerchi da tempo alloggu:1ssero c nella cav:ità craniana nelle meningi, e fra le anfrattuosità coc rebrali del Pampaioui, e vivessero iner U, o senza produrre -. morbosi effetti. Lo proverebbe il fatto della florida salute, • dello acume di mente, della gioviali là del carattere costane temente dal Paropaloni presentati "· T. Sulla eura del dlnbetè m e diilntc i pre paralti d'~ pplo del prof. A. Duc!IEK in Viennà. (Dalla Wiennèr Medizinische P resse, N" 1• del gennaio 1875). - 11 metodo di curare la glucosuria mediante l'oppio; stato introdotto da Mr Gregor (1837), non ba mai avuto calùi partitanti. Ritenuto come efficace da Scharlan ed altri, l'oppio viene bensl indicato nei trattati di terapia fra i farmachi adopera: ti contro il ùiabele, ma però nessuno finora poteva vantarsi d'avere ottenutd parecchi e decisivi risultati. Soltan L0 Seegerr, uno dei più pro1'0ndi cònoscHori di questa malattia, racconta che, in un ammalato da lui osservato, sotto l'uso dell'oppio lo zuccaro scompariva completamente, per ricomparire però sempre allorchè se ne sospendeva ra.mministraziOìle. Pavyne ebbe migliore rislilltato giacchè egli in un caso vide susseguire una durevole guarigione alla cura coll'oppio. Eppure, seeondo il prof. DucaEK, l'oppio (ed ancor più la morfina) sarebbe uno dei pochi mezzi Lerapeutici che esercitino uno ditetta influenza sulla emissione dello zuccaro colle orine, valendo esso a limilarla ed anche sospenderla intieramente, come glielo dimostrarono numerose osservazioni. La causa per cui da altri non si ottennero eguali risultati, a paret•e dell'A. sta unicamente in ciò ehe, a motivo della sua proprietà norcotica, non si eblJe il coraggio di arnminislrarlo ad aUe dosi ed invece lo si adoperò a dosi piccole e semp1'e eguali come nei casi comuni. Egli afferma che gli esperimentdstituiti per· lungo tempo nella sua clinica hanno dimostrato che nellu glucosuria le dosi ordinarie eli oppio o di morfina non bastano e che, per diminuire notevolmente od anzi per sospendere affatto l'emissione dello zuccaro, si deve ricorrer e a dosi molto più elevate: così, per esempio, per alcuni ammalati occorrevano come cl.ose gi0rnalierada60·ad 80 centigrammi di estratto


RlVlSTA

acquoso d'oppio, per a lb·ì sino a 15 centigram'rni di morfina pura. L'P,... finora ha curato colla morfina ad alta dose 14 diabetici ed ha sempre ottMuLo favorevole risultato. Nella maggior par te dì codesti c.asi lamaluttla perdueava da l Lmgo tempo e gli effeLtì di essa su lla nutrizione geneJ'ùle erano già mollo rilevanti. Uno degli ammalati mori per tubet•colosi polmonar·e, cl'le era già molto avanzata allorquando s'intraprese la cura. Nessuno dei malati venne posto all'assoluto. dieta carnea, bensl venne s empre a tutti concessa unu piccola quantilà tl i pane. I n due di essi, stati tenuti dapprima per alcuni giOl'tli all'assoluta dieta Ct\rnea, si potè constatare che, anche in lale condizione,-veniva eliminala una dala quantità di zuccaro. In tutli i casi la proporzione di zuccaro nell'orina, lalvoll.a fin dal principio della cura, ma sempre certamente o tosto o lardi, ebbe a scemare, - e con una corrispondente elevazione della dose ~ del farmaco si giunse ad ottenere la temporanea scompar'sa dello zuccat·o. Contemporaneamente diminuiva anche la quantità dell'ori nn emesso, si calmava la sole e nligliorava lo slalo generale eli n utrizione. Invero, nella m aggior parle dei maiaLi, tutlo questo miglioramento dur·ava solo Dno a tanto che sl continuava nell'ammirùstrazione della morfina; però in uno di essi, ancoPa un anno e meao dopo la cessazione della cura, non si trovò zuccaro nelle orine. Le dosi di morfina adoperale salirono, come si disse, sino a 15 centigr·ammi per g iorno; ma anche in quei casi in cui si usarono Josi più miti (5 a 10 centigrammi per giorno) queste bastarono a climinuit·e lù proporzione centesimale dello zuccaro nelle erine, a scemare la sete ed a migliorare la nutrizione generale. 1l farmaco veniva amministrato in dose progressivamenlè crescMte fino alla. scomparsa dello zuécaro: a qu esto punto lo si sospendeva e se ne riprendeva l'uso soln ollorquando lo zuccaro rlcompal'ivo. nella propot•zione di 2 a 3 '/. ull'incirca. Talvolta però, dopo la scomparsa dello zuccaro, veniva pro lralto l'uso a piccole o medie dosi, appunlo sufficieuti per mantenere l'emissione clello zucearo in una proporzione più basso. (circa 1, 1 '/ , %). Lo. morfina, l'oppio ecl il suo esh·atto acquoso, sono tollerali dai diabe tici assai bene anche ad alte dos i, e l'azione narcotica è assai tarda a manifestarsi; perciò assai raro è il caso in cui si debba ~ospendero il farmaco L'effetto più immediato è cet'tumente una ostinaLa coprostasi, però questa ben di rado s'accompagna con aHre r ilE\vanLi complicazioni. Il rneleorismo in


DI GIORNALI ITALIANI ED ESTimi

ispecie, che è tan to frequente, manca per lo più inLera~enle, oppure almeno rimane sospeso per lungo tempo, per.cUJ, soltanto in seguito ad una stitichezza di parecchi giorm, lo stomaco si mostra disteso da gas e l'appe Lilo diminuisce. Solto l'uso della morfina le feccie s'induriscono prog ressi vamenle, costituendo scibale le quali, disposte a corona, sovente occupano tulln l'estensione dell'intestino crasso e riescono sensibili alla pnlpazione aUraverso alla parete addominale anter iore, t.anto più facilmente perchè l'intestino tenue ed anche il colon sono molto contratti. Però ben sovente questo stato eli costipazione non dà agli ammalati alcuna molestia; LuWal più insorge col tempo l'inappetenza oppure una lieve cardialgia, ma non mai si hanno j gravi sintomi del calaero gastrico acuto, r1uule altrimenti si osset'Va t.anlo frequente nei diabetici. Semplici clisteri e l'uso dell'aloe o del rabarbaro riescono s ufficienti n detet'mjnare pronLaroento l'ovacua~tione eli quegli og~reguli fecali, e dopo ciò l'appetito l'ilorna o la cardialgia ccs!"a. Lo stato generale dell'o1·ganismo, in parecchi ammaluti, solto l'uso della 1no1•fina migliora in modo assai rilevante, cosiccbò si può t•ileneJ•e r.he, medianle questo pt'OCesso di cut•a, quand'anche non si abbia la guarigione, si ottiene alDieno U ll fWOlungamenlO (lella vita. Infine, secondo l'autore, non ò meno da vantarsi l'azione càlmante dl'l furma~o in discorso in quegli ammalaLi nei quali si ubbia già iniziata lo lisi polmonure con dispnea, insonnia, tosso O!-lsni molesta ecc., casi in cui l'uso di"altrì mezzi terapeutici, come per es. l'acqua minerale di Carlsbad, non è più indicato. In questi ammalali a lmeno si ottiene di. !'~n dere g ll uJ.Lim.i giol'ni di vita più sopportabili che sollo qualunque altro metodo palliativo. D. V. V. Della medicnlora delle fe rile con l' a cido fe nico. del Dott. C ECCillmELLJ. (Lo Sperimentale, fascic. I del1875) - È ben conosciuto ormai in chirul'gia,cho il dott. Loisterdi Edimb urgo, inspirandosi alle scopo1·te di Paslew·, ha jmmaginolo un modo ope~·alorio,. ed una maniera di medicare g li operati, con l~ scopo d1prevemre lo sviluppo dei microzoi e di distru"gere 1 germi dei fermenti dell'aria, che conLorna l'impiag~­ mcnto. 11 suo metodo consiste nell'opet'are in mezzo ad una nube di acqua polverizzata contenente il due per cento di acido fenico.


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t\l VI<STA

L'operazione terminata, la ferila è riunita per prima intenzione, e solo l?Ì lascia tra i labbri di questa un tubo a drenaggio destinato a pel'meLLere lo scolo dei liquidi secreti, ed il' luvacro dell'interno dell'impiagamento. La medicatura viene fatta due o tr-e v'olte per giorno; in· mezzo ad una nube di acido fenico, e· con d"egli oggetti•di medica tura sta li tutti lavati innanzi nell'acido fenico, ed asciugati in seguito. IiJ dott. Dema·rqùay ha applica•to il metodo di' I!.eister per controllarne gli effetti. Otto·operazioni gravi sono state fatte. Le c0mplicazionl di queste operazioni sono state: quattro emorr agie venose il: giorno stesso .dell'operazioHe; una erl'lorragia arteriosa secondaria avvenuta all'ottavo giorno; un'infezione purulenta terminata per la morte. Nessun'accidente di questo genere è sopravvenuto nei malati operati neH& maniera ordinaria, e che servivano di termine di confronto. L'atmosfera l d'acqua fenicata è disaggradevole a r espirarsi. L'acqua polverizzata, cadendo coslan temente sull'impiagamento, favorisce Io scolo sanguigno, e non permette di valutarne la quantità; essa rende più difficile l'arresto delle emorragie. -Dal punto di vista dei vibrioni, il pus secreto dall'impiagamento è stato esaminato al microscopio; vi sono stati trovati costantemente. Il dott. Demarquay perciò conclude che; i metodi operalol'i o di medicalura adopera ti negli ospedali sono impotenti a prevenire o ad arrestare lo sviluppo dei vibrioni; lo presenza di un certo numero· di q u~sti protozoi negli impiagamenli ben curati non nuoce mencimamente alla guarigione lli questi. Della medicatura delleferite e piaghe col deuto cloruro di niercùrio. - A n notazione. - Il metodo antiseltieo salito in questi ultimi anni in tanto onore nella cura delle piaghe, e ferite, non ha potuto andar· scevro da qualche esagerazione. Ed a questo proposito l'illustre SLromeyer nelle sue considera. zioni alle Note e Ricordi di un chirurgo d'ambulanza del i\!Iac €ormac (1), parlando dell'acido carbolico, mentre rispetta la piena confidenza elle aveva il Mac Cormac nella efficacia di questo rimedio,dice che era assai CUI'Ìoso di conoscerne l'azione negli spedali di campagna, e nota soltanto che non lo ll·ovò nocivo, t teti' al più potè'm itigar e inflam mct::sioni e supp u1•azioni . Le medicazioni si eseguivano con una parte di acido carbolico e nove di oli0, e lo Stromeyer con molta franchezza dichiara , (l) Note e Ricordi di un chirurgò d'ambulan2a di Mac Cormac colle considet·aziooi di Strom eye r. Traduzione del dott. Dellina, pag. 153.


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che avrebbe fatto volentieri de1le controprove col semplice_olio, ma non voleva rimuovere i medici dalla loro ferma fiduCla. E più avanti continua c io non posso negare che la persistente ape plicazione di medicature c~rboliche~ ~ua~do anch~ non dal_l• neggi, mi lasciò un sentimento d1r1mp1anto e d1 ~ostalg1a c verso le semplici medicazioni con acqua e con oh o adope• rate nelle campagne precedenLi ». In conclusione ~ppare esplicito che lo Stromeyer è .'di opinione diametralmente opposta a colO\'O che credono, con gran fede, alla virtù degli antisettici nella cura dei tra~atismi e delle piaghé. · Non so quanto il mio giudizio, di fronte alle opinioni di questi grandi osservatori possa valere, ma le mie convinzioni sono le seguenti. Premetto èhe sono frutto della sola esperienza clinica, nè ho potuto, come avrei desiderato, osservare le condizioni delle pa1·ti affette coi mezzi fisici como ha fatto il Demarqua-y : questo però non toglie che possa fal'Si anche più tardi, e da clliuniJuO. Ft•altanto non nego il valore antisettico di alcune sostanze, dubito -però assai che tal une di queste abbiano tutta quell'azione che loro si attribuisce, e che in special modo le soluzioni di acido fenico valgano più, col loro odore speciale, a mascherare io emanazioni delle piaghe suppuranti che a preven ire lo sviluppo dei rrotozoi, o a distruggere i germi prodotti e sospesi nell'atmosfera. Parimente ritengo che la miscela di acido carbolico con olio non abbia altra virtù se non quella che lascia tra vedere lo Stromeyer, e cioè della protezione che In sostanza oleosa determina sulla piaga o ferita. E questo non lo dico gratuitamente, ma in vero non ho mai ottenuto alcun risultato soddisfacente dall'uso dell'acido fénico. La sostanza antisettica alla quale porto moltissima fiducia è il cleuto..cloruro di mercurio in soluzione ~n a,cqua comune, o meglio distillata, alla dose di tre parti lino a cinque per mille. ' . ~ da oltre 10 anni che nelle sale di chirurgia, o in ambulanze di ~ampa.gna, tanto in individui appena opera ti, quanto in affeth da p1aghe vaste o piccole, o fistolose suppuranti, adopet'O questa soluzione antisettica, senza averne mai avuto il menomo danno, e colla convinzione invece di averne ottenuti considerevoli vantaggi. - La dose del 3 per mille è l'ordinaria: co? ~uesLil: soluzione spruzzo le ma, i pannolini, e le fascie con cw SI ~ed1cano gli operati, anche subito dopo l'operazione, e senza r1guardoalla vastilà di essa, sia pu~·e l'amputazione della Giornate dt medtcnna mtlltare.

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RIVI STA

coscia; lavo le piaghe appena si forma la suppurazione, e così tratto tutte le altre, qualunque sia lo stato morboso che le abbia prodotte, o le mantenga, ma sopra Lutto, ripeto, spruzzo le medicatureappena compiute. Non ho mai notato, dopo l'esperienza d'innumerevoli applicazioni di questa sostanzu, nessuna dannosa alterazione nè locale nè generale, come qualcuno a p rior i talvolta ha credulo giusto dubitarne. I nvece oHre al buon andamento delle piaghe, oltre ·al veder riprende1'e buon aspetto in quelle che accennavano a farsi giellas tre, ho sempre constatalo che nelle sale o ve prima era vi quel cattivo odo1'e particolare che si ha dall'ingombro di infermi con piaghe s uppuranti, il puzzo presto cessava; e ser.za aver ragione di ritenere trattarsi di sostituzione di altl'O diverso odore, come determina l'acido fenico, ho invece sempre creduto, e ne sono convin~o, che la detta solu-' zio ne abbia la vera azione antisettica, e diu il grande risultato di prevenire 1einfezioni. Tosi.

Il bromuro (li calcio nella c ura della ne vra lgia s tilli· Hen, di HAMMOND.(Dall' American jour nat o.!S[Jphiloyraphy).

- Questo medicamento è stato di recente raccomandai.<> Jal dottor Hammond da New-Yorck, che lo ha trovato eflìcace a dissipare la nevralgia sifilitica là dove iljoduro di potassio e il mercurio avevano completamente fallito. La dose usata ru da 15 a 20 grani tre volle il giot'no: generalmente fa preparare una soluzione di un'oncia in quattr'oncia di acqua e ne fa prendere una cucchiaiata da the la mallina ed a mezzogiorno, e due cucchiaiate alla sera. In tre casi, la cura rius cì f'pa i seLLe e i \J:enti gior-ni, la s alute generale migliorando ·eorrispondente- mente, e in niun caso il dolol'e t•ilol'l1ò. In due casi eravi nevralgia cer vico-occipitale aggravantesi nella noLLe, ed uno di questi malati aveva una eccessiva sensibilità della pelle, della nuca e del cuoio capelluto che rì veste l'osso occipitalee la pa1·te posteriore d'ambedue le ossa parietali, che aumentava con l'esercizi0 fisico o men tale od anche col muovere rapidamente la testa innanzi e indietro. ' li doUor Hammond rammenta altri due casi fortunati; uno di nevralgia dei ·nervi ulnare e radiale del lato sinistro in una donna infetta di s ifilide tt>e anni prima, e l'altra di nevralgia della branca ottalm~ca del C[t:1int0 paj0. ;!n -tre raHri casi il DI'O-


259 mu.ro non riuscì. Il dottor Henry aggiung-e una nota alla memoria del dottor Hammond in cui riferisce che da due anni ha ottenuto dall'uso del bromuro un risultato più che ordinario nel trattamentò di più che cinquanta casi di nevralgia sifilitica inveterata, èul l'ioduro di potassio e 1'0ppio .avevano fallito. Egli ha trovato però benefizio dà.l bromuro di chinina in combinazione col bromuro di potassio. DI GIORNALI ITALlANI ED ESTERI

t:o llodlon nelle ncl enltl «:et l'teall. (Union méà., and M ed. Tlmes). - Il dottor Tournié vivamente raccomanda l'applica-

zione del flessibile collodion, all_orquando le gl1iandole èervicaJj superficiali sono ingrossate e minacciate di suppurazione, e In cute soprastante si è infiammata. La parte imfiammata ne sarà ricoperta in doppio strato; ed ogni tre o quattro giorni se ne aggiungerà uno strato. Cotesta applicazione è di ne,;sun vantaggio nelle adeniti profonde, come pure allorquan.do 1'enflagione delle ghiandole assume una forma cronica, senza caloro e rossore èlellà pelle. Lo scopo è di prevenire la formazione di ascess i, e questi, allorquando sono formati, rressun ·vantaggio &pporteranno le applicazioni di esso còìlod,ion.

C"ura d ella selatlcn. (Abeille méd., 1875, N. 6). -Il trattamento impiegato gene1'almente co~<~tro questa affezione consisteva in bagni solCo rosi ecl. iniezipru di morfi·na~ allorquando questa medicazione non apportava alcun risultato, si '{Draticava.no .a.Uora le cauterizzazioni tra-sc0rrentì. l n molti casi in cui le cauterizzazioni più volte ripetute non apportavano che un miglioramento di poca durata, il signor Peter faceva applicare sopra i punti dolorosi una compressa inzuppata nel cloroformio, e nei casi in cui ql1esta medicazione è stata praticata, il successo he fu compl~to dopo due o tre applicazioni. Ale~ ni minuti dopo l'applicazione delle compresse, il malato ncc'Usa un 'bruciore molto violento nella loca!Hà; ma è d'uopo manlenerle in sito sino a tanto ch'esse sieno asciutte, e si avrà cura di applicarle con certa forza sulla parte dolente. La Miatica bilaterale essendo quasi sempre dipendente da un tutoore nel piccolo bacino, ed-il più soventi da un cancro del »etto., gli è ,jnuLile il dire èome i mezzi tera-peuti~i più· sopra ~ndicati rieseano ~impotenti ~ontno questo ·~Lato mor-


260 ' RI VISTA boso, e solo gli possano apportare una momentanea calmadei dolori. Lo iaboran di. Sunto di una Memoria del dottor CARLO AMBROSOLI. (Rendiconti del R . Istituto Lombardo, febbraio 1875). - Un nuovo diaforetico, ed insieme uno scialagogo,. promette di occupare fra breve un posto importante nella terapeutica. Appartiene al r egno vegetale, ed è lo iaborandi, piccolo ar busto che cresce nell'interno del Brasile, le Ji cui foglie rassomigliano a qu~lle del lauro. F u scoperto ùal dottore Continho di Pernambuco, ecl essendogli riuscito uLi lissimo nella s ua pratica per molti anni, ne portò a Parigi in moUa copia, venne esperimentato nella clinica dall'egt·cgiç' professore Gubler, lui presente, ed offerse risultati incontrastabili di efficacia. Il signor dottor Ambrosoli, ne ha fatte ricerche sperimentali, limilate pet' ora allo studio dei fenomeni fisiologici, con promessa di isLituire in seguito delle sperienze tecapeutiche. ' Lo iaborandi si usa in modo semplice, pestandonc le l'aglie e i ramoscelli, e facendone poscia una infusione di 4 o 6 grammi in un bicchiere di acqua calda. Dieci minuti dopo, l'infusione (che deve essere filtrata, e che non importa sia bevuta calda) data all'individuo, che si sarà coricaLo c ben coperto con coltri di lana, produce prontamente tanta copia di profuso s udore, che non cessa per quattro o cinque Ol'e, e di più in alcuni determina abbondante salivazione, ed escrezione bronchiale. Il dottor Rabuteau ( Union médicale, pag. 584) eseguì degli studi su questo nuovo vegetale brasiliano, e ne concluse che . non contiene alcun alcoloide, ma invece un principio amaro - solubile nell'acqua, e nell'alcool. 11 professore Hobin, nel novembre 1874, fece una comunicazione alla società di biologia di Parigi s ugli effetti di r.ruesta sostanza introdotta nell'organismo per via ipodermica, t> ne ottenne abbondante secrezione di lacrime, salivazione e sudore. Dopo questi viene l' Ambrosoli, il quale cominciò dal provocare sopra se stesso gli eiTeLli dell'infuso di iaborandi. '' Mi sono coricaLo, esso dice, alle 11 '/, pomeridiane c be veLli c una tazza di infuso freddo di iaborandi, fatto con 5 gt·ummi " del vegetale. Di lì a mezz'ora; cominciò il sudore alla ft•onte, " che si es tese dopo un'ora a t~rtto il corpo, e durò fino alle 5


Dl GlORNALl ITALIANI ED ESTERI

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c antimeridiane, obbligandomi a mutare tre volte di camicia, • Provai anche la salivazione, che durò per tre ore, ma non -c molto abbondante •· Nella su.a Memoria presenta una tavola sinottiç.a degli esperimenti fatti, dalla quale risulta che in 20 individui dell'età dai 21 ai 40 anniJ 8 non provarono alcun fenomeno, 12 sudaroffn.~ profusamente, in media ciascuno per 6 ore: nessuno o r~ n è salivazione, n è escreati bronchiali abbondanti.· Lo iaborandt non esercitò influenza alcuna sul circolo, sul respiro, sulla temperatura, sulla natura del sudore, e sulle orine. Dalle sperienze dell' Ambrosoli sembèa che questo vegetale al>bia un'azione parLicolare sui nervi vasqmotori delle glandole sudorìfere. Che se in tutte le sperienze eseguite non ha cOt'risposto, ciò non scema per nulla il valore di questo novello farmaco, al quale è ad augurarsi non si oscuri la .fama primo. del suo nascere, ma possa invece lungamente rimanere nel tesorc terapeutico. Aspelliamo con vivo desiderio l'esito delle sperienze cliniehe del dottor Atrlbt'osoli, sperando che il vegetale brasiliano praticamente possa corrispondere come si puo ritenere in loor·ia, e cioè nelle idropisie, negli essudati sierosi, nei reumatismi uscolari ed articolari acuti, e in tutte quelle malattie che originano da brusche perfrigerazioni della cute. T. Lezione del professore CANTANI sullo stesso argomento. (MORGAGN!, fascicoli di gennaio e febbraio 1875). n prC)fessore Arnaldo Cantani, COl) attività pari a:lla dottrina , non ha perdutò tempo, e già s'è provveduto diréttamemt~ da Rio Janeiro di un chilogramma di iaborandi, e ne ha fatte delle sperienzey finora solt..anto sulla sua azione fisiologica. L'egt·egio professore predice anch'es so a questo rimedio un sicuro avvenire. Cominciò la sua lezione, che durò circa un'ora, dando a bere in presenza degli uditori ad un individuo, per nulla disposto n sudare, un infuso di Gg rammi di foglie e fusti di iaborandi della colatu~;a di 200 grammi; l'infuso preparato èon acqua calda era quàsi ratlhddato al momento che fu bevuto. Al termine della lezione, lutti poterono constatare come aveva prontamente agito producendo saliva e sudore. Il Cantani rese conto nella sua lezione di otto sperienze esP.guite sopra individui inferm.i, sempre però a scopo di valut.arne gli effetti fisiologici; ed avrebbe riconosciuto nell'iaborandi_non solo un'azione specifica sulle glandole sudorifer•o,


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RIVISTA Dl GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

e salivali, ma ben anche sulla secrezione dei rent, la qual cosa invero sorprende, poichè alla perdita di tanti elementi per sudore e saliva, sarebbe logica una contemporanea, se non completa, almeno parziale soppressione delte orine. Le sperienze sono state eseguite con tutta Ja diligenzn possibile, e a differenza di quanto ha riscontrato il dolt01· Ambresoli, il Canta ni non solo avrebbe ottenuta sempre una secrezione abbondante di saliva, ma anche notate alcune alterazioni lievi nella temperatura, e nel circolo. Procurò, prima di ogni esperimento, che ciascun individuo emettesse le orine, quindi li pesò, o immediatamente dopo compiuta l'azione dell'infuso, rimise s ulla bilancia gli infermi, calcolando a parte il peso delle orine, e della saliva, e valutandone per sottrazione quello del sudore. Riepilogo i risultati, e per brevi là ne stabilisco lo medie. ~ Ogni individuo stette 6 ore circa sotto l'influenza dell'iaborandi, e perdetle in media ciascuno di saliva grammi M2 di sudore . . . . . . . . . . . . . , 366 di orine . . . . . . . . . . . . . ~ 330 Come si vede, gli sperimenti del Cantani denotano l'azione scialagoga diaforetica e diuretica dell'iaborandi, menlre l'Ambrosoli, non ne riscontrò che la sudorifera. Ma è a nolal'si che il primo eseguile sperienze sopra individui malati, il secondo sopra sani. Infine il professore Cantani noLa delle differenze fra individuo e individuo, ma esso le spiega dicendo che diverse erano le condizioni in cui si trovavano gli ammalati sottoposti agli spet'imenti. T.


RIVISTA CHIRURGICA

l.usaazlone dell'anca ridotto mediante i tubi di eaout•

eboue. - (Osservazione raceolta dal sig. Fo1•estié). M . •. .. di 23 anni entra all'ospedale della Piet-à, reparto del sig. Labbé, il 4 gennaio 1875. Alcune ore prima ìu gettato a

terra da una botte contenente 220 litri. Egli era.rmo e ricevette la boUe sul lato esterno del corpo: questa rasentò lo. faccia, la spalla ed H lato corrispi(J.ndente del t,qrace ove esistono contusioni. Si nota a tutta prima che il membro inferiore sinistro è nell'adduzione, nella rotazione all'indentro e nella flessione e che è impossibile d'estendere la coscia sulla pelvi. Se si esamina l'infermo coricato supino si constata che la linea mediana del tronco non passa più fra i due membri inferiori e che il femore sinistro incrocìaobliquamente il suo congenere. Tutti i movimenti son dolorosi: possono esagerarsi la flessione, l'adduzione e la rotazione all'indentl'o, ma tutti gli altri movimenti sono impossibili. Il gran tl'OCantere è· ~·isalito di parecchi centimetri e s'è t:rv.vicinato alla spina iliaca anter.ior.e superioM. Non si sente nella .fossa iliaca esterna la testa del femore che dev'essere profondamer,~te nascosta. - . Tutta la regione dell'anca è sede d'uno spa.ndimento sanguigno. . L'indomani mattina, vale a dire venti ore dopo che la lussaZtOneè. avvenuta, se ne tenta la riduzione' esao-erando anzi . o tratto Jlmov1mentodi flessione, quindi riconducendo il membro con un movimento di circumduzione nella rotazione all'infuori ?all'estensione: questa manovra più volle rinnovata ri~ane mfrutluosa: si ricorre à!lora ai tubi di caoutchouc.


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lUVJSTA .

Si corica l'infermo sovra una materassa clistesa per terra: si fa la corrlr'eslensione mercè un telo passato davanti la piegatura dell'inguine e legato ad un letto si fissa più saldamente alla gamba del malato una fascia formante un'ansa nella quale si passa il tubo di caoutchouc ripiegato s u sè stesso di modo a formar quattro tubi paralleli'. L'altra estremità eli questi tubi è fissata ad un secondo telo avvolto a~torno ad una colonna della sala. Con un bastone si lMcono fortemente i due capi di quesVultimo telo e s'ottiene così un'energica traz.ione. Si lascia per un quarto d'ora l'ammalato in quella posizione e trascorso quel p~?riodo di tempo si scorge che il gran trocantere è disceso. Allora si recide bruscamente l'ansa formata dalla fascia e si ritenta la riduzione facendo eseguire al membro i movimenti poc'af.lzi descritti, cioè la flessione forzata, quindi me•-s diante un movimento di circumduzione l'abduzione, la rota- ~ zione all'esterno e l'estensione. Questa manovra fu r ipeLuta due volte senza successo: _non fu che alla terza che uno schiocco analogo a quello che produce la lingua quando si stacca violentemente dal palato ci avvertì che la lussazione era ridotta. Le gambe dell'infermo son legate l'una all'altra e fissate ai piedi del letto in g-uisa da impedire frualsiasi movimento. Si mantengono in tal posizione per quindici giorni, trascorsi i quali si permette all'ammalato di alzarsi. Il 22 gennaio esce guarito. Riflessioni.- Ai segniprecedenti si riconosce una lussazione ischiatica: essa si è prodotta d'una maniera indiretta come quasi sempre accade: ed è probabile che la coscia essendo precedentemente fissa per resistere all'urto della botte, la pelvi avrà suJ)\to un movimento forzato nella sua articolazione col femore. Tal'è alm.eno il meccanismo invoca~o da Folein · allorché la lussazione si produce presso individui che ricevono sulla schiena un carico considerevole. I tubi di caoutchouc ci parve agissero stmtcando i muscoli e portandoli quasi allo stato· di risolttzione giacché nelle ultime manovre fatte essi non op~onevano alcuna resistenza. Questa osservazione mostra una volta di più quali servizi le trazioni mediante -il caoutchouc possono rendere alla chirurgia. Forse col cloroformio saremmo arrivati agli stessi risultati, ma un giovine vigorosissimo dedito alle bevande alcooliche ed affetto da lussazione ischiaLìca dovl'à senza dubbio per giungere alla completa risoluzione assorbire di moUo cloroformio, ciò che ·non è senza (rualche inconveniente.


265 Checchè ne sia nel caso surriferito i tubi di caoutchouc ci sembrarono un buon succedaneo del cloroformio. - (Gazette DI GJORNALI ITALIANi ED ESTERI

médicale de Pa1'is, N. 10,1875). A rJvertenza. - Che la traziòne uniforme persistentè senza.

scosse che i tubi di caoulcho'lic così disposti riescano a vincere senza che il malato quasi se ne .accorga, la resistenza dei muscoli ed a procurarne poco men che la risoluzione, è cosa che si capisce a priori e che noi non poniamo menomamenle in contestazione. Quello però che n on ci pare egualmente facile a capil'Si è il dubbio espresso dall'autOJ'e circa la possibiliLà di giungere allo stesso risultato mediante la cloroformizzazione, dtrbbio· fond alo sul timore che un giovane robusto ed avvezzo agli alcoolici dovesse aspirare un'ingente quanLiLà. di cloroformio prima dì risenlirne gli effetti anestetici. E valga il vero, la completa risoluzione muscolare in seguito alle ina1azioni dì cloroform.ìo non è essa un fatto incontrovertibile, costante e comprovato da migliaia di esperimentì'f.. .... Di quella preziosa proprietà dell'agente succitato non si sono forse valsi con ottimo successo in molte e svariate circostanze tnnto la chirurgia che la medicina legale? ..... In due casi di lussazione d'omero in cui erano tornati vani tutti gli sforzi di riduzione a motivo della gagliardissima resistenza muscolare dei soggetti ch'erano giovani e di struttura atletica noi r icorremmo al cloroformio ed in brev'ora conseguimmo l'intento senza alcun loro danno o molestia. Quattr'anni or sono1 veniva mandato in osservazione all'ospedale di Verona un Calabrese dalle membra erculee il quale si diceva affetto da anchilosi dell'articolazione tibie-femorale destra. l precedenti cognili dell'individuo e l'assoluta mancanza d'ogni e qualsiasi segno di preg1'essa malattia nella suddetta giuntura lo rendevano meritamente sospetto di simulazione. Ma tulLi i mezzi , tutte le astuzie, tutti gli sforzi messi in opera per convincerlo di simulazione a nulla approdarono tant'era tenace, accorto e vigilante. Un sol medico di guardia ebbe ad affèrmare d'ave~'lo sorpreso una notte colla gamba destra nell'estensione, ma fu un attimo, perchè toccatolo appena quegli svegliossi e destandosi fece riprendere all'arlo la solila semiflessione. Più volte si pr·ovarono in parecchi e medici edinfermieri vigorosi a superarne la resistenza, ma s~mpre indarno. Si fu allora che ond'essere in grado di assel'tre _fondatamente ch'egli era un simulatore, proponemmo e pratwammo la cloroformizzazione la quale in pochi istanti so-


266 RIVISTA spendendo le facoltà volitive del soggetto ne paralizzò i muscoli e senza l'intervento d'alcun'altt•a potenza esterna ridonò al membro preteso anchilosato la posizione normale: locchè consua.gran maraviglia vedendo, il soggetto, quando risensò, non potè a meno di dichiar:arsì vinto e di coflfessar la frode. Da questi esempi è sovrabbondantemente provato che il cloroformio avrebbe potuto nel caso narrato dal signor Fourestié fare senza .forse le veci dei tubi di caoulchouc, se a questi non si chiedeva altro che di stancar i muscoli e di portarli ad uno stato di quasi risoluzione. Ora vorremmo dimostrare con eguul evidenza che i più refl>atLari all'azione del cloroformio non sono già coloro che sot•tirono dalla natura robusta costit~zione e hanno fatto il callo per lunga abitudine alle bevande eccitanti ed agli stimoli di ogni specie, ma quelli al contrario che sono più delicati, più 1 nervosi e non sogliano far uso nè d'alcoolici, nè di ;sostanze affini. Abbiamo avuto occasione di praticare e di veder praLicare la cloroformizzazione sovra un gt•an numero di rnilitari e di borghesi che dovevano subire una qualche operazione chirurgica e, salvo in qualche rarissimo caso, l'anestesia fu sempre raggiunta in breve e con pochissimo dispendio di cloroformio. All'opposto, nelle donne osservammo che si durava assai maggior fatica e ci voleva un~ molto più cospicua dose d'anestetico per raggiungere l'intento. Citeremo fra le al tre un,a signorina vaporosa,di temperamento linfatico-nerveo, di costituzione meschinissima, che sottoposta· alle inalazioni di cloroformio onde avesse a soffrir meno durante l'estirpazione d'un li poma alla testa resistette per oltre un'ora a siffaLlo agente, di cui si consumarono da trenta a trentacinque gl'aromi. E si noti che quella signorina era affatto astemia. Una serva sui vent'anni, di mediocre costituzione e per nulla assuefatta ai liquori spiritosi, affetta da ernia strozzata, restò anch'essa per più di un'ora insensibile all'azione dell'anestetico di cui abbisognarono circa quaranta gr·ammi. Altrettanto dicasi d'una giovine donna a cui dovea fal'Si l'ovariotomia la quale non ebbe mai una completa anestesia, benché nel corso dell'alto operativo, che durò all'incirca novanta minuti, non si smettessero mai le inalazioni per le quali ci volle suppergiù un eLtogramma di cloroformio. Tanto le altrui che le nostre osservazioni sul modo di com· portarsi di cotesto farmaco c'indussero a credere :


DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

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t• Che. maneggiato colle debite cautele il. cloroformio no~ è quel colrello ambi tagliente, quell'agente pertcoloso che talum ,. . . . pens&:no; 2• Che la robustezza costituzionale dell mdtv1duo ehe Sl ck>reformizza non è tal coNdizione elle renda l'individuo ste~ so meno sensibile all'azione del cloroformio; 3° Che nello stesso modo che una lieve quanti Là d'alcool lo ubbriaca il beone risente più del· temperante l'effetto anestetizzante del cloroformio, onde a ragione Nélaton considerava l'ubbriachezza come una contro-indicazione all'uso del cloroformio; 4• ehe il hernpetamento ne!"VOSO H quale fa supporre uno· slato di pern'l&nente esaltamento del sistema nerveo esige una maggior quantità di cloroformio per arrivar all'anestesia eli quella che si richiede per produrre lo stesso risultato presso chi è dotato di temperamento linfatico, bilioso, sanguigno o M. misto. t;a11o di fratt11ra del eolio ehirurg1co d'e ll'omero s lmu.. Ja nle una lusiiad4)oe sotto-eorncoid ea del •nedeslm' osl!ioe

- Leggiamo nel Medical Time.s and Gazette del 30 gennaio 1875 il seguente fatto riferì lo dal signor Butchinson:

Entt'ò all'ospedale un ammalato che alcuni mesi prima avea riportata una grave lesione alla spalla destra. Tl chirurgo che primo Io vide credette che non si trattasse che d'un' estesa e profonda contusione. Tre setbimane dopo J.laccidente si so~ spettò di frattura deU'Qsso. in p-rossimilà della spalla; quindi più tardi si diagnosticò una lussazione non ridotta.. Conseguentemente a quest'opinione fu fatto un inutile tenta~ivo di riduzione mediante il cloroformio. Finalmente Finfermo venne inviato a Londra per esservi esaminato. Mancavano alcuni dei segni che caratterizzano una lussazione sottoCtlracoidea e quelli che esistevano appartenevano ad una forma · modHlcala. Infatti, mentre non s'incont1'ava alcuna difficoltà ad avvicinare il gomito al torace, nè la menoma tensione de1 muscolo deltoide, si conslalava un'appiattimento considerevole della spalla con depressione evidente al disotto dell'acromion e sporgenza dell'osso nell'ascella. Questi due fenomeni però erano meno spiccat~ che noi siano nei casi di lussazione. La: deforiuaziùne della spalla era. do:vuta. in gran parte all'atrofia.


268

IUVJSTA ·

del deltoide, e la sporgenza dell'osso nell'ascella all'ingrossamento dell'estremità superiore dell'omero e principalmente ad un parziale spostamento della testa dell'osso consecutivo a frattura . .È probabile in questo caso che l'osso sia slalo rotto attraverso alle luberosità e che il pezzo fratturato essendo stalo r~spinto in alto, la Lesta dell'osso fosse stata spostata per modo che le s uperficie articolari non erano più in esatta corrispondenza fra loro. Uno spostamento di tal genere produce nell'a~cella una leggiera s porgenza, ma non impedisce che il br·accio venga avJVicina:to al tronco. No risulta parimente, avvenuto il consolidamento del collo, un notevole ingrossamento della parte superiore dell'omero . L'atrofia del deltoide e per conseguenza la sporgenza acromiale apparente sono da attribuirsi ad una lesione del nervo cit•conflesso. . L'atrofia del delloide e l'appialtimenlo della spalla non sopravvengono che alcune settimane dopo il traumatismo . È solo trascorsi due o tre mesi cho si può diagnosticare una lussazione ·non ridotta. Tali fatli non sono rarissimi. Ed è ciò che autoriz.:a a di t'e che spesso antiche frattu re consolidate, allorquando la spalla presenta sovente in questi casi deformazioni notevolissime, possono ancora esser prese per ll,;lssa.zioni non ridotte. AvvERTENzE. - Questa osservazione, benchè n parer nostro assai monca ed imperfetta. da.! lato delle cause della lesione e del loro modo d'agire, non manca d'acume pratico e racchiude degli insegnamenti di cui i lettori sapranno apprezzare l'importanza e l'utilità. Nel caso suesposlo si sarebbe verificato il rovescio di ciò .clte dice Monleggia al paragrafo 260 delle sue Isti tuzi.oni, chirurgiche, cioè che la frattura ùel collo dell'omero può essere presa e tra.llata per una lussazione inferiore con gravo danno. La diagnosi di tale fr·attura. è più difficile dell'altre, avverte l'ot•a citato autore, per la gt•ossezza. del muscolo deltoide, spesse vdlte acc1'esciuta dalla contusione e per non polersi bene abbrocciare e smuovere i pezzi rotti in diverse dire.zioni. Tuttavia - egli soggiunge - si potrà il più delle volle conoscerla per l'uno o per l'alll'o segno comune a. tutte le fratture e più particolarmente osservando che l'omero for,temente otreso e da sè stesso immobile, cede al maneggiarlo

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.l)I GIORNAI,I IT.ALIM'H 1W' ESTE~I

e pol;'tasi $n ogni :verso cen una certa facilita, ciò che non: può .farsi nelle lussazionr; q-ue!'niovimenti però 1_10n maNcano d'essère accompagnat.i da vivi, e pun:genti do1ori. InoHr_e ali (lisbb~o della testa dell'ome-rosi sente un infossamento portato dalla più, ordinaria sJogatura: del pezzo inferiore eh è · viene tratto a1l'indentro 'plr la èontrç~.zione de' muscoli gra·n pettorale aorsale'e rotondo. Ma qualche rai·a volta lo slogamento laterà'ie del pezzo inJeriore si fa ancl~e :;tl'l'infuori, o per la direzione della forzafrangen:te, o in,g.;:azia della n a tura l cùrvatura dell'osso, o dell'azione del deltoide. 1;o stravaso sanguigno determinato attorno al~a parte fratturata può nei primi x:nomenti rendere oscura la diagnosi,. ma ch.e la f.ç_attura sia dopo un mese scambiata per là lussazione dell'om.ero riesce un pO' più difficile a còBcepirsi;. Imperciocclrè nà l'irffossamento aJ disotto. della spalla, nè l'eminenza ~erso l'ascella, nè la positura del gomito giustilìcano.I'equivoco. Supposto che nòn sia petcettibile lo scricchiolio de1le superfìcJe ossee llell'a:ttc:> che si smuov,onQ i framt:nenti deU'omero featlura:to, il luogo più basso dell'inf<;Jsgamento e della prominenza interna dell'osso, l'immobilità del capo arti-· eolare, la sussistente r:otondità dellà Sj)a1la, Io spargimento dell'acromio non ni~ggior del naturale, la ma~gior·e cedenza qet braccio ai movimenti c11e gfi .si danno d13bbono farla sempre· distinguere dalla lussszione. Ma ab bramo affermato pc:>c'anzi clie nel caso riferito da Hutchinson se:rebbesi verificato il contrario ciò che dice il Monteggia e l'aff-ermammo ~uWaltro che a. cas.o; poi ehè questi patla di lussazione inferiore e.d Hutchinson di . lussazione sotto-eoracoideq., ch'è quanto a dire superiore, specie di lus-· sazione non ammessa dai tratt.a tisti, quantunque Desault ·ne abbia registrata, una rinvenuta in un ·cada, vere, che però da autor·i c-ompetenti venn.e giudjcata consecutiva ad.altro slogame.r;~ti); A . Coopèr cHato dà Sanson aro mette una lussazione· parziale in alt.o con rolt\lra della capsula e la testa dell'omero appoggiata contr:o il margine p6steriore dell'apofisi coracoide.

eli

M. Delle fc••ite della: vescica per arma da fuoco con p ene-· trazione di co••pi est.t•anei e formn zionc consecutiva di calcolo per PAOLO BRUNS (Dezit. Zeits. jiir· Chir. III. N. 5 e 6 18~3. - Reoue dés-sciences medicales pa1' G. Hayem. 2 . ann~e·t. 4 -1 fascic. Par•is, 1.874) . - Bruns si occupa di ·una


270 RIVISTA DI GIORNAL I ITALIANI EO ESTERI sola varietà delle ferile vescicali per armo da fuoco, di quelle cioè in cui una scheggia osseo. penetra nel viscere e può divenir nucleo di una pietra. Egli ha osservato un caso sitlatlo nella guerra del 70-71 ed hu raccolto nella letteratura 15 osservazioni simili. In quasi lutti i casi la fet·ila era stata fatta da avanti indietro, e il frammento osseo•proveni va duJ pube, più spesso dalla branca orizzontale e da vicino alla sinfisi. I-n un sol caso (Podrazki) la palla penetrò di dietro in avanti e la scheggia proveniva dalla scissura scialica. Il pezzo osseo può essere unico o multiplo: Demarquay al tempo della Comun o no estrasse in un caso 41. In un tcr·zo dei casi vi fu ferila del rello che il più delle volte guat'l senza lasciar flslola retlo-vescicale. La presenza di un frammento osseo in vescica non può diagnosticarsi dai soli sintomi softgcW vi: l'emulut'ia, il tenosmo, ecc., si hanno anche in una ferita semplice dell'urocisLi. Soltanto il catetere può tòrci di dubbio, .e Bruns, contrariamente a Pirogoffritiene con Lat'l'OY, Cooper, Neudòrfer e Legouesl, che si debba immediatamente introdurre il catetero cd estrarre le schegge, se ve ne sono. È vero cho talvolta i frammenti ossoi sono usciti spontaneamente per l'uretra (Larrey, Uennen, Douglas, Longmore), ma il più sovente bisogna eslrarli. In una prima set•ie di casi i chirLli'gi penetrarono in vescica pel tJ'ngitto della ferita; altre volle o i l for·o di entrala (Daudens), o l'orifl ~io fistoloso rimasto (Esmarch) venne inciso come nel metodo ipogastrico per la pietra; altt•e volte in fino si entrò io vescica per la Jìstola t'elto-vescicale (Demarquay). In una seconda set·ie di casi si dovette far il taglio mediano o laterale, e Larrey esegul appunto il processo laterale 4 giot' ni dopo la torila o con buona riusciLa. In parecchi casi da ultimo il frammento rimase inosservato e s'incrostò di sali calcarei, onde in seguito fu difficile lo spiegar la origine del calcolo. Sebbene Leroy di Etiollcs abbia felicemente estratto in due casi dei f rammenli ossoi l'imasLi in vescica con un lito~ri lore ad estremo tagliente, pure Bruns ritiene con Thompson e Legoue~t,, c?e in questi casi sia da preferirsi il taglio: ogli cita 6 cas1 ieltccmentc operati, 4 col processo latePale e 2 col mediano. '

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lUVIS·TA IGIENICA

~zlono d i liqaldl ath n e n h\rl o m edlca~.meatosi sopra re<ell•leall d i s·aag•• tl c on hm e n ti piomb o , di F:ORDOS (Ar-

chioes médlcales Belves). - Oltre le ricerche sul piombo, Fordos si occupò d13lle leghe di stagno e piombo che sono tuttodì impiegate n ella ~onfezionedei vasi ed uLensili d:i~ersi, eQ. alla stagnatur.a de i vasi cuUnari. I (atti dall'autore osservati, e le conseguenze eb.a ne derivano sotto il punto di vis ta dell'igienè sono di tale importanza, che cr-edo utile, quantunque il ~uo lavoro non ~a ancora ultimato, di farli di pubblica ragione. Le esperienze qui sotto notate sono conehiudenti, esse furono fatte con recipienti di stagno impiegati lie.gli ospedali, ·i quali contengono 10 per 100 di piom1)o. 1• Introdusse de1l'açqua acidulata contenente 1 grarnma per100 d.i acido acetico crislalizzabile entro recipienti di stagno muniti di r,opercl1io chesonoimpiega.~i nelle farmacie per fare infusioni. Dnpo alcuni gior ni ·osser v.ò sulle pareti interne dei recipienti un leggiero deposito bianco solubile nelfacqua acidulata, che presentava tutti i caratteri di una soluzione piombiea; infaLLi il liquido precipitava in,giallocol iodu.ro potassico, in bianco coll'acido solforico, edin ner o coll'idroge~10 solforato. Quest' ultimo carattere ,non ha per () g.rande importanza, perchè esiste contemporaneamentenelliquido un s.a le di s lagno che precipita ugualmente in nero coll'idrogeno solforato. L'esperienza sopra descritta dimostra che il deposito bianco contiene un s aJ.e di piombo. Un~altva pr.ova della pr.esenza di un sale piombico si trova in questo fatto, ohe passando s ulle parèli dei recipienti una carta bagnal-a, si comunica a questa la proprietà·d:i essere colorata in giallo dalla soluzione di ioduro potassioo. Finalm-ente in alcuni casi osservò nell'io terno


RJVISTA 272 dei r ecipienti cristalli aghiformi di un sale di piombo che senza dubbio è acetato. P erò la quantità di piombo contenuto nel liquido a ceLico non aumenta; può anzi succedere che il Jicruido cessi di precipitare col ioduro potassico; quando rimase lungo tempo in contallo collo stagno, perché quest'ultimo metallo ha la proprietà di precipitare il piombo dalle sue soluzioni. Esperimentò questi stessi vasi con vino ed aceto; questi due liquidi in poco tempo diventarono piombiferi sciogliendo il sale di piombo che si forma sulle pareti dei recipienti bagnali dal vino o dall'aceto, ed esposti a contatto dell'aria. I recipienti di stagno presentano un altro inconveniente, quando s'impiegano pel vino rosso; essi sono attaccati dal vino, ed il sale di stagno formatosi precipitando la sostanza colo- , rante produce nel liquido un'intorbidamento più o meno sensibile. 2• Introdusse del vino rosso in due bicchieri di stagno, uno nuovo e l'aUro già adoperato; dopo 24 ore di conta tto, il vino nei due casi diede un'apprezzevole quantità di piombo. 3' Esaminò della limonata tarlrica dopo un soggiorno di 24 ore entro recipienti di .stagno elle s'impiegano negli ospedali pelle tisane o potè constatare la presenza del piombo. Da queste esperienze risulta che nelle leghe di stagno e piombo, il piomlio è attaccato contemporaneamente allo stagno ed anche prima, in presenza dell'aria e dei liquidi aciùi, come il vino, l'aceto, la limonata, ecc. P uò esservi un serio pericolo servendosi di queste leghe, sia pella fabbr·icazione dei recipienti destinati a con tenere bevanùe, che pella stagna tura degli utensili di cucina. (DaiGior•nale di Fa rmacia e Chimica) A çverten.za. - · Fra le truppe sono volgari per la distr•ibuzione del vino certi recipienti di laUa chiamati bidoni, il cui uso molti anni addietro era stato meritamente condannalo ùa un nostro vecchio medico militare, ,ulle cui idee le surriferiLe sperienze del dott Fordos ·mettono ora il s uggello.

M. Sulla regolarllà del pasli. (Annali di chimica, ottobre 1874). - Il dott. Hall crede, che un gran numero di malattie sarebbero bandite, che la dispepsia in particolar e diventerebbe una affezione rara, se tutti si obbligassero a non fure rigorosamente che tre pasti al giorno, a regolari intervalli. Questi


DI GIORNALl 1'l'ALIANf ED ESTERI

inl.ervalli devono essere di cinque Ol'e, cu•ca, tempo ne.cessario allo ~Stomaco per. compire la digestione. . Una persona che mangia tra due pasti, turba la digestione degli alimenti ingeriti, finchè il miscuglio non abbia acquistato una nuova omogeneità. L'elletto prodotto è simile · a quello determinalo dal ghiaccio nelracqua bollente: questa cessa di bo11il'e finché il ghiaccio non sia fuso, e che il miscuglio abbia acquistato di nuovo il punto dell'ebollizione. È una legge di natura che ogni mat_el'ia alimentare cominci a guastarsi, dopo di essere st-ata esposta pe1• un cedo Lempo al calore e all'umidità. Ora, se si prendono due pasti ad un intervallo di due ore, per esempio, il bolo stornacale dimora per selLe ore indigerito, cioè forma un magma profondamente alterato, al momento nel quale l'organo gli dotnanda le malède più p!'Oprie alla null'izione e alla sanguiflcazione. È egli da stupirsi, dopo ciò, che i dispeptici presentino una sì grande varielù di sintomi, di mali, eli dolori nelle diverse parti déll'economia, e cito i nervi nutriti con un sangue impuro e imperfetto, provochino fenomeni morbosi, fisici e psichici ~ Lo stomaco è composto di un numero di muscoli, che tuLU entr·ano in opera al momento della digestione. Ma non v'ha muscolo che possa lavora['esempre. Come il cuore(~), l'occhio, le mani~ e i piedi, lo stomaco deve avere il suo l'iposo. Non è libero di la voro elle quando non ha nuila da digerire. Con tre pasti al giorno, saviamonte disposti, e ad intervalli di cinque OI'o, il riposo può essergli assicurato durante una gran parte della noll.e. Lo stomaco deve riposare come il corpo, sot,lo pena di perdere il suo potere di azione. Quanto dispepsie sono dipendenti dal solo avere trascurata o sconosciuta questa regola igienica! Dell'os o del lhe invece de ll'acquavite nell'esercito ro!lso. - (Rivista delle scienze mecliclte in F1·ancia e aWesiero). - Si cerca dovunque di migliorare l'esistenza del soldalo, di sostituire con alt1•i Rlimenti l'acquavite, che offre troppi inconvenionli, e pur nonos tante finora si è creduta indispensabile. Ecco il rìsullato di un'espe1•ienza fatta al campo

di Maikop, nel Caucaso, e quindi in un paese, dove gli abitanti sono rinomati per la passione dell'alcool. La 19'"' divisione passò uri mese e mezzo in questo campo, in tempo di brusche variazioni atmosferiche. Durante il giomo Gto,-·nale eli 'I'Mdfctna m'iUtare.

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274.

RIVll!TA I!I GIORNALI l TAIJ!ANI ED1 ESTERI

le truppe erano arse dalla sete, e bevevano quindi gran quantità di liquore che insieme alla frescura della nolLe cagionava molte febbri·e- diarree. Si Lenlò indarno di riparare a <Jueslo inconveniente con. una distribuzione di zuppa alla mattina. I soldati non n~erano soddisfatti, o spesso non la mangiavano. ~n queste condizic::.mi si stabili di far bere alle truppe del t~o invece dell'acquavite che accordava il regolamento. 11 the e lo zucchero co:r,uprati all'ingrosso erano dati n ella proporzione di 25 grammi di the al giorno per 10 uomini, in modo che a ciascun soldato toccavano tre distribuzioni di leggiero infuso di the. La preparazione era fatta come ordinal'iamenle si us~, Il risultato di questa misura fu sorprendente. Le truppe soffrivano meno la sete e la estinguevano facilmente. Le mulaltie sopra accennate clisparvero completamente, e se vi furoncl nel campo molte colerine e dissenterie, ques te si osservarono solo nelle.compagnie che non avevano il t he. Si economizzò in questo. guisa la metà della somma che si spendeva nell'acquavite e si potò impiegare a mi gliorare l'or- , dinario. · · Questo risultato:grova qua n Lo sia vantaggioso il thedal punto di vista igienico, per la pronle:.::za di preparazione, e peP l'economia: si può ritenere per certo che il suo uso sarù adottato per regolamento in Lutto l'esercito russo. l..e tavolette di c a ffè c d i zucch ero per n "soldalo in capapngna.; di THOMAS. - L'autore le prepara con 1600

grammi di caffè tostato, o ridotto in polvere grossolana, 2100 grammi di zucchero, 100 di colla di pesce e 350 d'acqua. FA disseccare la parte ottenuta di questa miscela o la cop1'0 poi con foglie di stagno e cat•tu. Ogni tavoletta contiene 16 grammi eli eaffè. e 2·1 di zucchero, quanti là ehe col'J'ispon<lono alla ra:lione del soldato. Per preparat'e con essa il co.fto si raschia col coltello, o si sbriciola fra le dita, gellando la polvere così ottenuta nell'_acqua in piena ebolizione e lasciando poi tranquillo l'infusione-decotto per lo spazio di 10,o15 minuti.


RIVISTA CHIMICA

Sul piu recenti progressi de lla cllhnlea pura ed aaq,u=. ~ata . {1)- In questi ultimi anni la chimica si è r esa benemerHa, principa1men~è, con t:re nuove insig nì scoperte, cho apronò il campo nd una serie di utiliss ime ed inaspettate applicazioni! La sintesi di diversi corpi orga'llici; compresa qui:l'lla diJvariè' materie coloranti; la produzione di rimedi nuovi di effetti terapeutici preveduti; e: l' analisj dei componenti i corpi celesti. Credo utile di fare un breve cenno di queste scoperte per meglio invogliare i lettori di questi Annali a conLinuare gli s tudi di una scienza, dai :p'r ogressi dé1la quale non è dubbio· che dipenderà per gran parte l'avvenire della salute e della civiltà umuna. La scope1•ta dei processi per produrre quella m ateria di brillante color porpora, nota sotto il nome di fucsina o I'osanilina è dovuta alla determinazione della sua composizione, ed allo studio della s ua struttura molecolare. Il cHim ico sa ora produrre, di primo gello, la mate ria colorante della robbia, l'alizarina. Egli la ottiene dall'antracene, uno dei numerosi prodotti clélla distillazione del ca trame di ca ebon fossile. E quesla ma leria color ante si può modificare in modo da ottenere una serie di colori che rivalegg iano per la loro bellezza colle tinte dell'iride. È una n uova industria, che ci esonera dal ricorrere a costose ed esotiche materie coloranti, a legni tinloriali di lontani paesi, e nolla quale la t eoria chimica,

(l) Riportiamo questo interessante lavoro di riepilogo cbe l'illustre Commendatore Polli, appone come pref;~zioue del primo fascicolo di quest'anno ai suoi ~nnali ctL cJiimlca, sicuri di fare cosa utilissima e grata ai nostri lettori. L~

RBDA.7l10NE


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RlVISTA

seguita passo a passo, fu feconda di splendidi successi anche nelle speciali applicazioni tecniche. Le materie zuccherine, gli alcaloidi, ed altri corpi complessi, di cui si stanno attivamente studiando le proprietà e le trasformazioni diverse, per dedurne la costituzione molecolare, potranno presto essere riprodotti arlif.icialmeilte; e ne fr- uirà sopratuLto la farmacia . È per questa via che già si può produrre l'acido lattico, senza ricorrere al latte; che si prepara l'acido valerianico dallo spirito di patate, senza aver bisogno della radice di valeriana; che si produce acido succinico senza ricorrere a ll'ambra, acido benzoico, senza il balsamo. benzoino, olio essenziale di senape senza i semi di senape, ecc. Si può produrre alcool anc11e senza mosto cl' uva, senza .zuccaro nè eli canna nè di patate, ma colla semplice sega- 1 ~ ~ura eli legno. Coll'acido idroclorico allungato, r eagendo ad elevata temperatura sulla segatura di legno, si produce tanto glucosio da poter otleriere 12litri di alcool a 50• C. per ogni flO chil. di segatura (Rep. de Pharm., aout, 1874). La conversione del co ~one, della canape e del lino in una mo.teria detonante, la pirossilina, o la fulrninalina, di un potere esplosivo ·molto superiore alla polvere da guet•ra, fomì alla pirotècnica, alla guerra, ed o.i lavori delle miniere e delle costruzioni sLradali aLtr-a verso le montagne, un nuovo mezzo di distruzione eli cui l'uomo seppe tra ree ora benefiche, ora crudeli applicazioni non mai prima credute possibili. La soluzione di questo esplodente prodotto (coton-polver-o) nell'etere alcoolico fornì il pacifleo collodio. Quanle sostanze medicinali che Ot'a s iamo costt·etti a tnu'l'e a gran prezzo dalle mater·ie gregge naturali che ce le forn iscono, poLnmno a poco a poco prodursi dir ettamente nei laboratod! La scoperta del cloralio è dovuta acl un chimico (Liehreich), il quale pr edisse che preso internamente avrebbe dato luogo a sviluppo dì clorofoùnio, che doveva spiegat•e un'azione ipnotica e anodina, pr-ontà, sicura e innocua; e poco tempo dopo, Cfuel medesimo chimico trovò il cloNtlio crotonico, del quale l'autore, per chimica induzione, aveva già presagiLe tutte le proprietà che la pratica applica:.::ione in seguito con- . fermò. La fisiologia insegna che la dissoluzione digestiva della - carne e ùelle sostanze proteiche e albuminoidi si fa principal-


DI G-101\NALI 1TALlANl EU ESTEIU

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mente per mezzo della pepsina, che le glandule de~ ventricolo separano durante la digestione'? Ebbene il chimico prepara a parte la pepsina e la offre al medico perchè la somministri agli individui che con fatica digeriscono le sostanze pro· laiche. La saliva e il succo pancreatico hanno dimostrato al chimico di avere la proprietà di Lrasmutare le materie amidacee in desterina, e quindi in glucosio; ossia la plialina e la pancrealina non essOI'e che una materia identica alla diastasia che si trae dal malto dell'orzo germogliaLo. Questa scoperta suggerì subito un altro succursale -per completare la digestione negli individui in cui fa difetto la saliva, o la secrezione pancrealico.; ed è quella che ora si somminis tra dai medici nella lentezza della digesLione intestinale, sotto il nome di malUna ('1). Ma la più sorprendente scoperta della chimica de' nostri tempi è l'analisi della costituzione delle stelle, di cui le dislanze ci sono sconosciute, e delle nebuloso, in niodo da poterne stabilire una chimica classil1cazione c stabilirne le elà. È coll'nnalisi spc.Ut>oscopica Ll'O\'ata da Fl'unenhof'er che si è arrivali a questo ~orprendente risultato. Coi perfezionamenti inll'odotti poi da nunsen e Kirkboff, professore dell'Unìversìtù di Heidclbùl'g, si giunse a stabilire che ad ogni metallo corrisponde uno spettro s peciale, individuale, c che è tanlo scus ~bile do. scoprire in urJ ambiente la p1·esenza di un Lremilionesimo di miligrarnmo di un melallo. Nello spettro solarC' si potè determinare la presenza di molli metalli comuni alla superficie della ter1•a, come .il calcio, il soJio, il manganese, il cromo, il coballo, il nichelio. Si kovò piccola la quuntiLù del bario, del rame e dello zinco, e non si potè !rovar traccia nè di oro, nè d'argento, nè di mercurio, nò di stagno, nè d'antimonio. « E le stelle hanno potuto esser classificate in stelle color.ute, gialle c biancho, i quali colo l'i ne .distinguono le eta. Le bu1nche sono le più calde e le pii1 giovani; il loro speltl'O si compone di qualche stricin nera, che indica dominarvi anche traccio di ma or•nesio ' di l'idrogeno, e vi si Leo vano . Ul Alla nostra farmacia di Brera, il distinto chimico Carlo Erba fornisce pepsina e maltina pt•eparnt.e con tutta. diligenza. e cbe viene molto ricerea~a ~nc~e dagli stranieJ•i, ch'e la trovano supet•iore a quella delle loro Pl'lnc•pall fabbriche di prodotti chimici. ·


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RIVlSTiA

fenro e di sodio. Se {l vero che -:?irius era 11osso al tempo degli antichi, esso dove-va probabilmente questa tinta-all'abbondanza più gt;ande di idrogene a quell'epoca. Il nostro sole, kldebaran, e Arturo fanno pal>te.di un gruppo di stelle gialle. Nei lot'O spettri le righe dell'idrogene sono meno svilu.ppate, ma le strisce metalliche appaiono fine e numerose. Le stelle colorate sono le meno calde e le più vecchie ; in ragione della loro età emettono luce ·meno viva . .« ·Questa classificazione è stata fatta dal celebre astronomo italiano il ·Padre Secchi. ,Loc.kyer:fa os;:;envare che gli elementi di cui gli atomi sono i più leggeri, sono sparsi .nelle stelle pi:ù .çalde, e "che -i metalli a pesi atomici elevati abbondano, al contrario, negli astri piu.feedcli. Egli aggiugne questa rifles- . siene: I primi elementi non sarebbero f'ol'se il risultato di 1 una decomposizione che temperature estreme farebbero subire acl essi, e tutti insieme non sarebbero fosse il prodotto di una condensazione di atomi mollo leggiel'i, eli una materia primitiva sconosciuta, che è for'se l'etere~ - Allora verrebbe di nuovo messa sul tapJ:.eto, dietro la considet'azione della costituzione dell'u:niverso, la quisLion,e dell'unità della materia. che la chimica aveva altre volte sollevata dietro la comparazione dei pesi relativi agli atomi~ (1) » Ma ritomanclo alla chimica della terra, la mirabile e precisa sensibilità dello spettroscopio ha i1otuto insegnare linee caratteristiche per decidere della natura di sostanze organiche facilmente alterabili, come il sangue, la bile, ecc. eli cui trae gran partito ançhe la medicina legale. Non è più dubbio, inoltre, essere alla chimica che la medicina dovl'à in breve anche il progresso di sostituire ai rimedi· empiT•ici dei rimedi 1Ytz ionali. Ff\hbl'e intermittente, miasma .palustre e china furono sino a questi ultimi tempi incognite, nelle quali un cieco empirismo aveva stabilito la condizione morbosa con un nome (febbre), e il .potere terapeuLico con un adcliettivo (febbrifugo, ant.ifebbeile). ·Fu.la rnicroscopia,, aiutata dalla chimica che nell'infezione palustre potè trovarne l'origine, in un'alga, in un rnicrozimo, ecc. e che l'azionB misteriosa della china stava principalmente nell'uccidere o render inattivo questo fermento morbigeno. Le spe(l) Questi br<lni virgolati abbiamo tolti, tali e quali, da un :recente di• scorso d i un insjgne chi~r~ico il prof. Wurt"z, fatto alla Sessione d.i Lilla::

La theo,·te ae.s atome.s dans la conception gdnr!rale au monde.


DI <HORNALI 11'>\illANI ED ESTERI

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rienze di Binz intorno all'azione del chinino sui microzimi e i protoplasmi del sangue, que1le di A. Salmi e. di Balestra sull'aziòne dei solfili e degli altri anhifermentativ1, come tolsero il velo a:l ciecò trattamento delle febbri, così suggeri'rono altri succedanei razionali alla corteccia peruviana, che ne emulano o ne completano l'azione curatrice nei diversi casi. È per queste ricerche che si trovò più aUivo di tutti i prepru.'aLi chinacei l'idroclorato di chinina; che si poterono vincere delle ostinate febbri palustri, o impedirne la recidiva, anche con altri antizimici, come i solfiti; che si trovò del pari utile l'acido fenjeo internamente, o per iniezione sottocutan~a ; che il fenato di chininà, il cloralio, l'eucaliptolo, la bassina, l'aciclo picrico (che si oltiene dall'acido fenico coll'acido nitrico), i picrati, l'acido arsenioso, ecc., tutle sostanze ostili alla vita dei parassiti febbrigeni, si trovarono attivi succedanei o coadiuvanti l'azione della china contro le febbri palustri. La spiegazione razionale del modo di agire dell'alga febbrigena e del compieN;i dc~gli accessi febbrili fermentativi (1), nònchè la contt'op~·Qva data dal fatto che anche aUre sostanze antisettiche e anLifermontative sono atte a vincere in moltissimi casi la febbre palustre anche senza chinino, vrue bene l'allra spiegazione ancora molto ravvolla nell'oscurità delle fot'zo vitali, che il chinino non agisca se non per la sua azione tonica o eccitante del norvo gran simpatico (2). Noi ahlliamo già altrove (3) dimosll'ato che nell'organismo animale, e quindi anche nel sangue pu,6 aver luogo un processo di· feemenlazione. Lo l~anno del pari provato ·anche C. Bernard, Richardson (4), Coze e F eltz (5), 1'igri (6). Ma una fermentaZione ehe non si pasce, o che non altera sè non alcwti dei componenti del sangue, o dei llquidi dei tessuti, non (l) In una nota. ad una Memoria di Danet: Sull'ortgf?le dell!accesso, e &Ulla 1~!711~ delle St~e tntermtttenz-e, noi abbiamo data una spiegazione de i paro~s1~m~ e delle intermHtenze febbrili, pa rtendo dalle leggi delle fer· mentaz10m, gìtando la ftlb])re nasca da inqui11amento m iasmatico o purulento. (V., questi An-nalt, fase. di dicembre 186~. p. 285). (2) St~ll'aztone del miasma 1)alustre e del sol(ato dt chintn.a, del doLt. A.

Monteverdi. (Annali tmtv. dimed., novembre, 187<1, pag. 28·1, 298, 300, ecc.). (8) .v., questi Annali: Sull'esistenza delle (e,-mentaztoni mcrl)t(ere, di A. di Tr. - fase. giugno 1869. (·l) Cllnt~l Essavs. London, 18C2. (5) Sur la pri!senoo cles tn(u.sotres et z·etat au sa.ng clams les malaates

tnrect!euses. Strasbourg, 18G9. (6) Annali dt chimtca, fase. dicembre 1869, p. ll62.


280 RIVISTA vuoi dire una fermentazione di tutta la sua massa, e quindi la sua distruzione. Un fermento che non attecchisce e non si riproduce che entro un opportuno mezzo, spiega ])enis;:;irno, come eli molti individui esposLi alla medesima infln0n7,a lniasmatica solo alcuni ne infermino. Un fermento che nllera uno dei princi pii del sangue, durante la presenza dc' nuovi IH'O dotli, sarà causa della esacerbazione febbrile, fiuo allu loro eliminazione (diarree, sudori, urine critiche, esantemi); esso riprenderà il suolavoeo patogen icoquando, pei succes~ivi processi assimilati vi, nel sangue rien kerà sufficien Le ma LeJ'ia formentabile: d'onde gli accessi period ici. Una sostanza che renda ina ttaccabile, o meno a lte1·abile il mezzo ferme ntativo potrà dunque ritardare, o impedire ht febbre . Chi ci fece o.rditi ad amminìstJ'are l'alcool nelle febbri, a non · temere che esso aumenti la flogosi'? Lo studio chimico delle 1 secrezioni gasose (espirate) e liquide (ol'ine) degli individui trallati coll'alcool; la determinazione della temperatura, del numero e della forza di vibrazione del loro polso. H.iconosciuto che l'alcool. non s'aggiunge o i com.bus tibili atl.ivi clell'organismo1 e non ne a umenlal'ordiutwia cremucaus ia, mn la diminuisce; non accresce la produzione dell'acido col'honir.o, ma lo sceo.1a, ral1'renando le ossida:::ioui organiche (l)> c t'in ppare nelle secrezioni quasi pet' inliero ancora allo s~tlo di alcool, che perciò rallenta il polso c diminuisce la temperatura, non si ehbo più Lema di darlo nelle piressie. E l'esperienza ne confe t•mò i vantaggi'? Quando lo J'isipoJo e gli esan~crni non etano riguardt~l i che come sforzi benefici ùella natm·a per 1ihcmre l'organismo du una condizione rnot•bosa, si trovava it'l' azionale di ruiligtwne il corso con rimedi repressivi1 aboPtivi, sempre LcUlcudonc una pericolosa r eLro-pulsionc sui visceri. ~fa poichè s i conobbe che questo forme morbose non sono che l'efìcLLo clelia presenza di pat·ussili, o di zimi srni, i mezzi che valgono a spegnerli, o ad al'J'esLare il disleuggcnLc pt· ocesso fel' n,enlntivo si trovarono ragionevoli. E allol'a non si ebbe più pa11J'a di usare dei rirncdi che potessceo fo.r aborLir·e le risipolu iu sito, massime qucUe così pericolose del capo, con rimedi i nntizimici. (A. Hewson di Filadelfia usò i soltìti ·in l07:ioni sulla (l ) Vedi su quest'argomento la inlcressontissima ).!P-moria Suu·azcool, suU"alàetde e suozt eteri vinici, dei pl·ofossori Albertoni e F. Lussan a. (Lo Sperimentate, novembre e dicembre 1874).


DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

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faccia nelle risipole, e dopo lui tutte le risipole al capo e sulle all1'e parti del corpo si guarirono prontamente con egual mezzo) (1). Non si ebbe più tema di impedire le defedazioni dol volto nel vaiu6lo confluente, usando le lozioni solfitiche sulla facr.Ja, ed anzi di mibigar,e .in tutte le parti esterne del corpo l'acutezza ùell'esanlema, con eguali bagnature. Il dott. De Barbieri di Genova pe1 primo usò con vantaggio le lozioni solfiliche sulla faccia dei vaiuolosi, e poi le applicò con successo anche sulle altre parli del corpo (2) . - Leonardi tt>atta ora la risipola spontanea a la traumatica con pennellature eli essem::a di trementina (3); e G.uipon non esitò recentemente ad usare allo stesso intento abortivo, ai}che le soluzioni di percloruro di ferro (4). Chi ha portato una sincera luce sulla natura dei miasmi e dei contagi, e no avvia a dominarli razionalmente se non la chimica-microscopica? In che cosa consista il contatto morbil'ero, quali siena le parli o le secrezioni del malato che propagano la malallia, e pcrchè .... Non lo seppe dire che lo studio chimico delle fermcnlozioni, e dell'ingerenza che vi hanno i :POHl.SsiLi e i microzimi 1 e lo studio dei mezzi favorevoli alloro sviluppo, e degli agenLi che li uccidono o ne paralizzano l'a- . zio no. 11 cloralio era conosciuto sino dal1832; è Liebig che lo scopel'se. Ma non fu che da pochi anni che Liohreich, studiando la sua h•asformazione in cloroformio e acido formico pel centallo degli alcali, lo preconizzòaneste tico, c in breve rimpiazzò ])Cl' la sua pronLèzza d'agi l'e e jnuocuità. tutti gli antLchi narcotici. Mentre dal'l 8f\2 al1.868 la sua pt•eparazione non giunse a <larne più di qualche chilog1~armno, ora le sole manifatture di Berlino ne fabbricano e ne spacciano più eli 100 chil. al giorno! Un altro servizio reso dalla chimica alla tcrapeutica, che può essere il principio di importanti applicazioni nell'uso dei veleni e degli alcaloidi, è la modificazione della loro azione fisiologica, col solo muta.rne la costituzione atomica. Così l'arsenico combinato coll'ossigeno produce acido arsenico o ar.sr.m i ~so, che si sono sempre trovati di azione velenosa, come è la sua combinazione coll'idrogeno (jù.rogeno arseniato). Ora, (l) New-Yo,.k mea. Jou1'1U1l, novembre 1867. (2) A-nn. dJ chfm., gennaio 1811. (3) Gazzetta delle olhlfclle, 5 maggio 1874. (4) B~!Zett. de tlle7'a:JJ., 14 sett. 1874.


RIVISTA

se oHre all'idr0geno si unisce all'arsenico il carbonio, formando il tetralilarsenio, o ossido il cacod.ilo, il composto, sebbene arsenicale, non possiede più qualità velenose. - Così l'acido prussico anidro, che può essere disciollo in un peso di acqua cincruanta volte il s uo, senza che perda le s ue proprietà avvelena ~rici, quando ·sì combini chimicamente con una o due molecole eli -acqua, come l'amido formico, o il formiato eli ammoniaca, le molecole dell'acido prussico perdono tutte le loro proprietà velenose. Se colle molecole dell'acido prussico viene combinato un grnppo formato di un atomo di carbonio e due atomi di idrogeno, cioè int1•oducendo il metilo radicale, secondo il modo con cui esso è combinato, e il posto occupato da questo radicale, si ha un corpo che, sebbene della stessa composizione, ha proprietà affatto differenLi, cioè un corpo eli un odoPe soffocante e di proprietà ·velenose che richiama l'a- ~ ci do p1•ussico, od uno di un forte odore aromatico, ma che non ha il menomo effetto dannoso sull'organismo . • Tale scoperta, permettendo di modificare l'azione fisiologica delle sostanze coll'aggiunta eli un ce1~to numero eli atomi eli carbonio ·e di idrogeno, o coll'introduzione nelle sue rnalecole del meLilo radicale, sarà presto utilizzata nella tcrapeulica. Già F raser, Erown e Crum istituirono ricerche sui cambiamenti che avvengono nelle proprietà fisiologiche della slricnina, della brucina, della t~baina, della codeina, della morfina, ecc., quando il melilo radicale viene introdotto in queste basi. E già si trovò che il crampo riflesso prodotto nelle rane dall'amministrazione della morfina si riduco ad una semplice pa1·alisi quando lA base è stata metil izzait~ ; e che l'azione più o meno s ubitanea della stricnina, della br ucina e della tebaina è quasi estinta nei loro dei'ivati metilici. ii: finalmente do\•uto ai progressi della chimica se la terapeutica potè isolare dai vegetali, dalle radici, dalle droghe medicinali i principii attivi, e sostituire ai decotti, agli eleLiuari, ai voluminosi e r ipugnanti miscugli, alle polifarmache ed empiriche ricette, i globuli, i granuli medicinali che, o!Lre acl essere più facilmente presi dagli ammalati, permettono una precisa dosatura, e quindi oltre ad un trattamento più logico e definito delle malattie, una conclusione chiara o attendibile de' loro effetti, d'onde ba grande vantaggio la terapiamedesimu. I globuli, i confetti, i granuli, i granuloidi, contenenti al milligrammo, o al centigrammo l'alcaloiùepuro; le tintw·e preparate con alcool di definila concentrazione, sopra una data quantità


283, del medicinale, per cui rappresenLano una definila soluzione; i siroppi di determinata densità, ecc., hanno soppiantale quasi tutte le antiche indeterminate o facilmente alterabili preparazioni di cui faceva uso il clinico. E certamente questa grande riforma non è l'ultima ragione del cambiamento avvenuto nelle esposizioni delle bacheche farmaceutiche, ove una volLa non si osava esporre che qualche barattolo chiuso, con grandi iscrizioni, mentre ora ess'e sono trasmutate in attraenti altarini di capsule, di elixiri, di boccette a confellini, di magnifici cristalli (per es. la' mannite invece dalla nauseante manna ...), e che in eleganza rivalcggiano colle attraenti esposizioni delle ofl'ellerie e delle confetterie {1). Questo rorse è ll'oppo, perchè tende a rendere meno seria un'arte che dipende direttamente dà una scienza severa, però non vale a togliere che i progressi annunciati della chimica applicata alla medicina abbiano impresso alla farmacia un r~ale perfezionamento, che resterà a vantaggio sopratuLto della clinica rendendo meno ingrato e più certo il trattamento delle malaJtie. PoLr.r. DI GIORNALI ITALIA"Nl ED ESTEIU

(l) Molto bene scelto è il tema pel premio riproposto nell'adunanza del jil agosto 1874 dal It. Istituto Veneto di

scienze, lettere ed arti, per l'anno 187C, così ·espresso: " Far conoscer~> i vantaggi che recarono alle scien~e mediche, specialmente .alla fisiologia e alla patologia, i moderni avanzamenti della fisica e dell;~. chimica, con uno sguardo rett•ospettivo dei sistemi, ,che dominarono in medicina nei tempi andati. » È un premio della fonda~ione Qtutint-Stam,palfa di lire 3000 e il tempo utile pel concorso b, tutto marzo 1876.


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Reyimen Sanilalis SaleJ•ttilamcm coi commenti di i ARN ALDO DA VILLANOVA CatalanO (1). - l] dott. Gonzales eli Velasco goloso dello splendore della scienza pAtria ci favor ì il sudde~to libro r egalato dal sig. Ga1'ras i al dott. Caleja decano della facoltà di :VIadt'id. Stampato in latino esso contiene gli aforismi igien ici della celebl•e s cuola di Salerno magisLt'aimenLo commentati dal famoso Arnaldo da Villanova con rruell a squisitezza eli lingua cile gli era propria e coll'elevatezza di dottrina che resero immortali i suoi scritti. Ognuno' eli (ruc::;l.i aforismi r acchiltde un fondo di filosofia e di effettive verità. formanti g ius ta il nostro umile parere la base di tuUi i mi gliori traltali cl'igiene acl un tempo e di morale, concepite in t.almodo che possono considerarsi come il più completo e decisivo crit erio macrohiolico. La traduzione ed il volgarizzamenLo eli questo libro sarebbe un benefizio per la medicina o chiunque ha una qualche aiTe;::ione per le opere di Cjuesto g enere crediamo farebbe un buon negozio sobbarcandosi a tale impresa. Si a ggirano cotesLi aforismi nel circolo della più s ana mo'rate: i commentari sono pieni di consigli per la conserva7.ione della vita in rappor·to con ogni classe di cognizioni. Le leggi dell'or ganismo fisico, le normalità della reg ione, e l'eccellenza d'una fede rischiarata e luminosa : il criterio delle combinnzioni dello spirito confrontato con quello lìnito del nostro es(l) Tr::tducì amo dali' An,l!tea·t ro Anatomico espa1'lol il seguente articolo .bibliogl·afico che ci lusinfrhiamo possa incontrare l'aggradimento dci nostri lettori, siccome quello che fa i maggiori elogi de i. precetti igien ici delHI più antica fra le scuole mediche italiane.


RlYJSTA BIBL10GRAFIG.A

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sere: le diverse aspirazioni dell'anima sull'ideale e sull'eterno questi sono i punti su cui versano i comment.ari dell'eminenl.e dott. Villanova. Che la scuola di Salorno era spiritualista, che coltivava il sentimento religioso, che considerava l'uomo qual tempio di Dio ed opera prediletta delle mani di lui, che aveva in gran rispetto la tradizione non ho bisogno di qui discuterlo. Quelle salde credenze delle scuole teologiche, quel vasto sapere che racchiudeYano benchè mai non le ajutasse lo elemento sperimentale: quella maturità de' suoi giudizi che elevava alla più grand'altezza il testimonio della coscienzn, sono punti che solo potevano essere dilucidati da un savio coni.e Villanova. Incarnato il suo criLerio nelle teorie dell'enciclopedismo tradizionale biblico e mosaico: addentrato in tuttì i sistemi di filosofia di vasta erudizione e di un quid dioinum per iscoprire le cause occulte che solo è dato penetrare ad un uomo d'ingegno colossale non poteva a meno di trovare un cumulo di dollt'ina profonda etrnscendentale, nel grandioso insiemedelle assiomatiche sentenze della scuola di Salerno. Non si può moller in dubbio che l'igiene e la morale souo la ènse della "era medicina. Direttamente da esse parte la grandezza dell'elemento profìlatLicoJ perchè la medicina preventiva posa sopra una veri là di fatto che va dritto a distruggere l'empi••ismo ed i volgari paradossi convertili in sistema ed in decalogo di terapeutica, i quali altro non sono in realtà che un elemento di vergognoso industrialismo. L'igiene e la morale secondo la scuola di Saler-no e di Monte Carni o sono il punto d'appoggio di tutta la medicina. Da esso derivano la temperanza, la continenza, la collura, la carità, l'amor del bello, del giusto, del grande, Lutto in fine quanto può concorrere alla :race pubblica, al riposo ed alla tranquillità del focolare al bene in somma che è il fine per cui siamo nati. Se le massime sulernilane si ponessero in pratica diffondendosi per tutte le cl~~ssi della società di certo vi sarebbe più salute e più allegcìa negli spiriti. S\amo d'accordo su questo punto coll'insigne doLt. Lelamendi il cui libro sul pro e sul contro della civiHù moderna è in armonia coi commentarii di Villanova. Potremmo dire che ambo gli scritti son figli d'un egual criterio e renderemmo così all'uno ed all'altro i maggiori ed i più sinceri elogi Far partit•e la so.lute e la tranquillità dell'anima ~all'igiene e.dalla morale è un'aspirazione degna di lode. Senza •l congiungimento dell'una e dell'altra che cosa è l'uomo,


286

RIVISTA

fuorchèun corpo esclusivamente soggetto agl'istinti organici ? Che cos'è la società se non se una barca senza timone sul mar procelloso delle passioni malnate'? Dal testo delle massimo igienico-morali si deduce, che l'uomo non può viver bene, senza l'osservanza di esse. Perchè dunque non se ne tien con Lo? Sappiamo non s taccarci da quel s oli~ dissimo e salutare appoggio e non avremo da lamentar errori che saranno il continuo rimorso del nostro spirito. Tutti gli atti della vita sottoposti alla rigida osservanza d'un'igiene di prim'ordine devono esser regolari e produrre il complemento .(Jiretto della moralità fisiologica. Le idee saran più chiare, l'ideale non sarà sostituito da un grossolano sensualismo, e se da questo passiamo ·.all'armonie della ragione la sentiremo sottomettersi alla fede perchè entrambe sono inseparabili. Tale è l'intento dell'opera di cui ci stiamo occupando, in- l tento che non può fallire perché è il ritratto della verità, della convenienza, la vita finalmente dell'igiene in azione; della moDott. LOPEZ DE LA V EGA. rale in trionfo. Jal•res beJ·i~ltt s~lu•itte

tiber d ie L eistw aaen uutl l!m•l· auf tle tn Gebiete d es utililtJiJ• s aniliilst.ve•

sen s, Bearbeiiet von D•· vVrLHELM Ho-rH, Generalartz 1. cl. « Rapporto annuale sulle pt•oduzioni e progressi della medicina militare, redatto dal Dr Guglielmo Roth generale medico di i• cl.». Il dotto ispettore generale del servizio sanitario dell'armata Sassone dott. Rolb, ha Lcstè pubblicato sotto il detto titolo un completo annuru'io di medicina miliLare. V'ba in esso un accenno critico dci miglioramenti introdotti nel servizio sanit.ario delle armate, ed un coscienzioso rendkonlo dei lavori scientifici pubblicati nell'annula 1873. ' Quest'opera impol'tanlissima sotto ogni riguardo potrà essere consultata con fruLto da tutti gli ufficiali sanitarì, e sirisparmieranno cosl delle lunghe e faticose ricerche. Per dare un'ideo. di rruesla interessante pubblica~ione, diremo che essa contiene l'analisi di 150 lavori (trattati, manuali, memorie·, articoli, rapporlì, ecc.) decreti, e disposizioni regolamentari. L'oper'a si divide in 10 capitoli. Capit. 1•. Storia della medicina militare. Capit. 2•. Organizzazione.


BIDUOGRAFieA

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L'autore esamina le nuove leggi che x:iguardano il servizio sanitat'io delle armate, e riassume una memoria di Hasenkatnp sulla sua organizza'ùione• in Russia, in. Germania; in AusLria1 in Francia e ir~ Atnel'-ica. CapiL. s·. Progressi della medicina militare. Vi sono passate in rivista molte questioni importanti. 1° I programma dei corsi di perfezionamento di medicina militare di Berlino, di Dresda, di N eslley, e delle lezioni relative colle istruzioni sanitarie date nelle scuole militari tedesche ed alla scuola dei Feldscheers, aiutanti- medici dell' esercito russo. 2° I lavOI'i della società di medicina militare di Berlino e di Dresda, delle conferenze scientifiche d'Orlèans durante la guerra franco-germanica, e in ultimo quelli della sezione di medicina militare al46• congresso medico tedesco a Wiesbaden. 3• I concorsi di scienze mediche militari, e i loro resultati. 4• La bibliografia. Capi t. 4•. Igiene. Il dott. Roth fa un sontuoso elogio del trattato di Parkes, e delle numerose opere di Morache. Parla degli argomenti relativi alle caserme, ai campi, all'alimentazione, ai disinfettanti, ecc. Fa parimente conoscere le misure prese nella spedizione contro gli Ascianti, e nella campagna di Khiva. Capit. 5•. Reclutamento e riforme. Studi che si riferiscono specialmente alle misure del torace, e all'esame degli occhi. Capit. 6•. Malattie delle armate. Rivista medica relativa alle seguenti affezioni; 1• febbre tifoidea; 2• colèra; a• malattie del cuore; 4• afTezioni cerebrali; 5" scorhuto; 6" sifilide; 7• vaiuolo e vaccinazione; 8• rogna; 9• malattie da cause di servizio. Capil. 7° . Ospedali e ambulanze. Dopo l'esame dei rapporti dell'ispettore generale Barnes degli Stati Uniti, e delle opere del nostro generale medico Cor~ese, ~· autorè tratta tutta la materia che concerne questo capitolo m 6 paragrafi, cioè: 1~ Pri~e cure che prestano i soldati porta-feriti; 2• stabili~enll. sam~arì; 3• .servizio di evacuazione; 4• spedati speciali; o soc1età d1 soccorso pei malati e feriti in auerra e infermieri volontari; 6• padiglione sanitario all'espo~zìone 'universale di Vienna.


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RIVISTA lllBUO GRAFJCA

Capit. 8•. Statistica.

l documenti si riferiscono sopratutlo agli eserciti russo, le-

desco, austriaco, italiano e olandese. Capi t. g•. Servizio sanitario di marina. Capil. 10°. Val'ielà.

Il Direttore

P. E. MANA Y RA Colonnello medico , memb1·o de l ComiiMO di sanità miU!ar6.

Il Redal-toro Qr FEDER ICO TOSI

Capitano medico.

JuTJNI FEDERtco, Gerente.

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ELETTRO- AGO·- PUNTURA APPLICATA A MEZZO CURATIVO JliiGJ.l

ANEURISMI DELL'AORTA TORACICà

l. Aneurisma dell'arco dell'aorta . N~ll'agosto

4S70 pubblicai oella Gazzetta Medica Itçlliana, Lombardia, la storia di un aneurisma dell'aTeo dell'aorta trattato colla eleuro-ago-punLut·a. Soggetto di tale storia-memoria era il sig. Giordani Pietro da Brescia, luogot~nente in aspettativa del 72<> fan~ia, operato il 26 febbraio 1870. All'epoca della mia pubblicazione eran o già circa sei mesi che il Giordani aveva suhìto l'atto operativo. Allor·a io concludeva che il Giord.a ni <<vive e non soffre:». Senza la elettro-ago-puntura, con u n aneurisma deH'arco dell'aorta, che già fuori del petto faceva tu more, sarebbe vivo? Se vivo, qJ.Iali torture fisico-morali lo opprimerebbero? Se non guadagnò altro, ebbe g:u adagno di tempo, di sofferenze cessate, di fiducia acquisita. Egli è perciò che io credo raccomandabile la elettroago-puntura anche negli aneurismi dell'aorta e del suo Giornaù d1 medicina. mi!ltare.

lO


290 SULI,A ELETTRO-AGO-PUNTURA arco, siccome quella che, faLla alla Ciniselli, non presenta pericoli prossimi , ed è razionale sorgente di sper·anze all'infermo ed al medico. cui d'altronde ogni altro mezzo di terapia noto, male soccorrerebbe ad argine di· una imminenza letale. Della mia conclusione non ebbi a ricrederm i. Io fatti il Giordani visse in Varese Lom bardo fino alli •18 maggio 1872, cioè 26 mesi e giorni 22 dall'atto operativo subito. Egli visse e di vita relativamente conforta.ta da benessere, da libertà di movimenti, di fisici esercizi ' anche spinti oltre moderato confine. Visse anche sostenendo straziante lotta morale per troppa strettezza di pecuniari mezzi e gravami no~ lievi di famiglia. Egli è appunto a questi, martello incessante del di ' lui animo, che dovè l'inconsulta spinta al ritorno di sregolatezze nel vivere. Ogni affanno tentò affogare nelle bevande fermentate cd alcooliche, e le notti andb consumando in fortunose agitazioni di passionale veglie di giuoco per isfuggire alle domestiche tristezze. Era lento suicidio cui si avviava e che se ebbe ritardato il Jatale cammino parmi debbasi atLribuirlo alla potente barriera degli elettrici grumi. Sul finire dell'inve i'D o era stato colto da recrudescenza di stizzos·a tosse e da qualche assai Lo ortopnoico, senza algie e speciali sofferenze e mutazioni al tumore aneurismatico. Ebbe savii consigli dall'egregio medico sig. Pn pis Giuseppe; li seguì appena tanto da ouenere discreta calma; tornò ben presto alla sconsigliata vita di p1·i ma. La mattina delli 18 maggio 1872, sotlo un violento insulto di tosse ebbe impetuoso sbocco di sangue e con esso la morte. Debbo alla cortesia del dottore Papis, e mi è gl'alo 1


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attestargliene riconoscenza, se ebbi pronta partecipazione dell'improvviso decesso, e se poLei quindi affidare al tenente medico douor Foggeua l'ipcarico di recarsi a Varese a presenzi~re ed esegui re la necrotomia, e portarmi l'interessan te pezzo patologico . n dottore Foggetta ebbe il più intelligente concor·so e Je maggiori facilitazioni dal dottore Papis e dagli altri colleghi dello Spedale Maggiore civile di Varese. A loro pure esprimo la mia gratitudine. n pezzo patologi co fu con tutta diligenza esportato ed ora sta fra i più singolari ed interessanti che nel Gabinetto anatomo-patologico dello Speciale ~Iilitare di Milano si conservino. Nel catalogo ha il N. 4-9. Si potè compilare una esatta relazione della necrotomia e questa fedelmente trascrivo dall'apposito protocol1o, ?Ve è segnata col N. 17. « Autopsia praticata in Varese il 19 maggio 1872, nella cella mortuaria dello Spedale Ataggiore Ct'vile, sul cadavere d:i Giordani Pietro da Brescia, luogotenente in ritù·o, mo1·to il 18 precedente in segu1·to a sbocco di sangue fulminante ». (Relazione del dott.

Foggetta).

Abito esterno. - Statura regolare, nutr·izione buona, nessuna macchia da ipostasi cadaverica, ca vilà nasali e bocca imbrattate di sangue; recente depidermizzazione da vescicante sul destr·o lato del petto, e molteplici cicatrici da pr·egresse applica zioni di snnguisughe alla regione mammaria sin istra. Sul destro la to del petto e precisamente in corrispondenza della inserzione cartilaginea della 1 ~ e 2a costa un leggiero emisferico rilievo delle parti molli; suHa cute, che è del resto normale, si notano Ll'e piccole cicatrici disposte a triangolo, le quali per la loro forma ovnle, e maggiori dimension~ differen ziano da quelle prodotte


292 SULLA ELETTRO-AGO-PUNTURA dalle sanguisughe. Mucose accessibili alla vista assa~ pallide. Tomce. - Si osservano delle pseudomembrane di vecchia formazio ne fra le pleure parieto-viscerali. Normali ta nto il destro quanto il sinistro polmone, tranne che questo era di colo re vinoso per sanguigna imbi. bizione. -Cuore, grossi vasi, trachea e parte del polmone destro vennero esportati in massa insieme a par'le delle pareti ossee per riservarli ad ulteriori osservazioni di voluminoso tum ore riscontrato all'arco dell'aorta. C1·anio. - Non venne aperto. \ Addome. - I visceri conten uti in questa cavità furono riconosciuti in condizioni fisiologiche, tranne lo stomaco, che conteneva del sangue (circa un chilogrammo. fra rriali~ri e alimentari e sangue) deglutito senza , dubbio nell'insulto del sanguigno sbocco. PREPARAZI ONE DEL PEZZO PATOLOGICO. (Relazione del capitano medico Bonalumi).

Il pericardio pa1·ietale aderisce quasi in totalità al foglietto viscerale pér fimbrie di tessuto connettivo di non r ecente formazione. n cuore grosso quasi al doppio del normale per manifesta ipertrofia dei ventricoli e massime del sinistro, non venne inciso volendosi conservare a secco il pezzo patologico. L'aorta ascendente, appena al disopra delle arterie corona rie, presenta nella sua superficie anteriol'e una bozza od ampolla (diametro trasversale cent. o "/2 : dia~ mett·o longitudinale cent. 7) improntata sul tubo vascolal·e con una base ristretta in guisa da rappl'esentare , una specie di collo. Da qui si dirige obliquamen te a destra ed all'infuori, e mentl'e colla sua espansione terminale s'innesta sulla superficie posteriore dello


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sterno e sulle inserzioni car tilaginee della 2\ sa e 4-a costa destra, colla sua superficie inferiore, spostando all'indietro l' orecchietla destra e l'arteria polmonale iniziale, si salda invece sul margine superiore anteriore del ventricolo destr0 del cuore con aderenza così fitta da formare un tutto col ventrieolo stesso, del quale sembra una propagine. Incisa l'aorta nella sua posteriore parete e precisamente rimpeuo alla base del tumore descritto, si scorse come alla medesima corrisponda nello interno del vaso un'ampia lacuna triangolare costituente un forarne circoscritto da un margine rialzato. A questa apertura fa seguito un'ampia cavità chiusa, le cui pareti sono costituite dalla estroflessione di tutte le tonache arteriose che una fina dissezione riesce ad isolare in ogni punto meno in corrispondenza della porzione che si attacca all.o sterno, ove manca la tonaca muscolosa. Viuterno di questo sacco anemismatico è in parte vuoto ed in parte occupato da coagoli fibrinosi ammassati a strati concentrici, lassamente aderenti alle parti limitrofe: di questi i più esterni hanno un colore biancogiallognolo e sono alquanto duri; i medii sono più molli, più umidi e di un color giallo-fulvo; i più interni somigliano a coagoli sanguigni di r ecente formazione. Un secondo tumore di forma quasi identica, tna di proporzioni più vistose del precedente (d ia metro tr·as~erso cent. 7 '/4 ; diametro loogitudinale cent. 9 1/ 2), s~ svolge d~lla superiore parete dell'arco dell'aorta, preCJsamente 10 quel tratto che sta fra l'estr·emo dell'aorta ascendente e l'origine del tronco innomi nato. Da questo pumo la bozza aneurismatica si eleva con breve collet~o, .~'+~ .tosto succede una espansione ricascante, e qumd1 d~r~gendosi in allo, all'ava nti ed a destra viene ad appoggiare col suo fondo sulla metà destra del manubrio dello sterno , sull'articolazione sterno-clavicolare


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SULLA ELETTRO-AGO-PUNTURA

corrispondente e sulla 1a e 23 costa, formando 1v1 un rilievo emisferico appena accentuato sulle circostanti pareti del torace, dove a dimostrare la pregressa elettro-puntura sono distintamente visibili tre cicatri ci lineari disposte sovra un piano triangolare e corrispondente alle infìssioni di altrettanti aghi. Diligentemenle disseccati i tessuti che circondano il sacco aneui·ismatico si riscontra come questi aderiscano assai tenacemente al la cava discendente, all'a1·teria innomin~ta ed alla superficie anteriore della trachea, la quale a quattro centimetri dalla sua biforcazione presenta all'interno una lacerazione trasversale del suo\ tessuto dell'estensione circa. di 6 millimetri, di form a lineare; prou·udono sul suo fondo i monconi cariosi di due anelli cartilaginei. Insinuando in questo punto uno spill o si penetra. nell'intemo deltumoee deseritto. Inciso il tumore anemisrn a.ti co nella sua posteriore parete in guisa clu sollevarne un lembo triangolare, si scopre una cavità che ha presso a poco la forma, se non le dimensioni, della bozza descritta e che mentre comunica col lume interno dell'arco dell'aorta mercè un forarne elittico· scolpito trasversalmente nella sua superiore parte, nello stesso tempo è in diretto rapporto colla tro chea medi ante un pertugio che non è che il . principio della descritta lacerazione. La metà interna di quesL1 cavi tà potrebbe dirsi vuota se non fosse qua e là solcata da e.lcune trabeccole fi. brinose, molli perb e di recente data. ta metà interna invece e speciolmente qu ella porzione del fondo del sacco aneurismatico che protubera un Lal poco dalle pat·eti toraciche è fode ra ta da una wossa stratifìcazione fibrinosa (spessore massimo cen- , timelrì 2, in corrispondP-nza del fo ndo; spessore minimo 1 centimetro, in vicinanza del collo del sacco aneurismatico ) di consistenza coriacea, di colorito bian-


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castro, investita di una membrana sottile che sembra continuarsi con quella che tappezza internamente l'intero sacco aneurismati.oo evidentemente costituito da tulte tre le tonache arteriose, meno in corrispondenza di quella porzione del fondo che appoggia sullo sterno, ove queste mancano del tutto e l'osso che funge da parete sentesi scabro per essere denudato del suo periostio (usura da compressione). L'aorta toracica ed addominale ed i tronçhi primari che da quella si spiccano presentano nella faccia interna un aspetto ineguale e ruvido per essere estesamente disseminate dove di placche di color giallognolo a superficie lisc,ia ed a contorni sfumanti nella tonaca interna; e dove di ulcerazioni irregolari sul fondo delle quali sta una massa pollacea assai friabile, che esaminata al microscopio appare costituita da globuli di grasso, da cristalli di colesterina, e da granuli calcari (ulceri aleromatose). Esame microscopico del coagolo fibrinoso esisten te nell'aneurisma dell'arco dell'aorta. Con bistorl assai affilato si praticò una sezione del coagofo estesa dalla superficie interna degli strati più esterni; quindi esportatane una sottile fetta si praticò l'anr,Jisi microscopica in tre diversi pun ti. A. Strato più estemo. - I n mezzo ad una materia fondamentale avente i caratteri della fibrina si scorgev.ano ~istiotamente i segni di una avviata organizz?ztone m. tessuto connettivo . Infatti qua e là appartvano de1 fascetti fibrillari e delle cellule aventi i caratteri di quelle del connettivo. n. St1·ato medio. - Era costituito da masse di !ibr.ina in mezzo alle quali non si potè scorgere impiglrato alcun leucoci to. C. Strato intemo. - Era costituito da una membranefla avente i caratteri microscopici della tunica


296 SULLA. El.ETTRO-AGO-PUNTURA. interna dell'arteria, della quale anzi sembrava una continuazione. Osservata al microscopio appariva costituita da uno strato assai sottile di sostanza aoista, contenente dei nuclei rotondi separati gli uni dagli allri per intervalli considerevoli irregolarmenle disposti. I reperti ' cada veri ci, il microscopico esame parmi siono ampia conferma del diagnostico pronunziato il 22 novP.mbre 1869, di «tumore aneurisma tico costi« tuito da gozzo della parete anteriore dell'arco del« l'aorta più probabilmente in prossimi tà del tronco « innominato »;e della eziologia di tale r atologica pro- \ duzione atLI'ibuila ad « endo-arterite per abuso degli « alcoolici e forse anche affr·ettata e coadiuvata dallo. « infezione ;;ifilìtica loco.lizzata a fare più grave il pro« cesso di ateromasia » . L'esame del pezzo patologico darebbe evidente dimostrazione delle conclusioni, fin da allora dedotte dai fatti osservati dietr·o l'azione della corr·ente elellro-galvanica; che cioè in realtà si formassero « solidi cna« goli e forteme nte adesi alla interna parete nel punto « pet'forato d;1gli aghi .. .. e che i primi ed imm ediati « coago li valessero non solo a rafforzameuto della pa« rete del sacco, a divisione e suddivisione della « urtant~ colonn a sanguigna, ma diventassero anche « tanti centri a successivi intrecci della materia coa« golabile del s»ngue, a fonnazione di solida strati« ficazione sempre accrescentesi ». Parmi che il fatto del Giordani segni un tt·ionfo della elettro-ga lvano-punlura applicata alla cura degli aneurismi.


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11. Tumore aneurismatico dell'aorta ascendente trattato colla galvano-puntura.

Il U. giugno 1873, ricoveravasi nello spedale militare di l'tlilano il signor Zeni Pietro, tenente nel 70° di fanteria, di ann i 39, nativo di Gallarate, ammogliato con prole. Robusto di costituzione, di abito epatico, imprendeva la vita militare fino dalla prima giovinezza. Valente negli esercizii ginnastici vi sì dedicò passionatamente e ne diventò maestro. Temperante sotto ogni riguardo ebbe salute sempre florida. Fu solo nel 1855 colto da pneurnonite sinistri' e se ne riebbe in tempo relativamente breve. Nel4860 con trasse infezione sifilitica, cui oppose cure opportune e la credè vin ta. Sui primi del novembre 1872, dietro esercitazioni ginnastiche, forse troppo spinte e protratte, cominciò ad avvertiL·e un ·molesto indolentimento al torace destro. Nelle notte crescevano le sofferenze dolorose e vi si accompagnavano inquietudini in'èlefinite con ansietà di respiro . Applicazioni locali anodine, e vescicatorii, parvero mitigare le doglie ed i disturbi aflannosi. Non tardò ad essere notato dal curante un certo rilievo delle toraciche pareti. - Lo esame sta tico rivelava tumore aneurismatico tendente ad estrinsecarsi. La. digitale, il sagnisugio ripetuto al podice non davano che lieve mitigamento ai patimenti locali e generali dell'infermo. La iotumescenza mostravasi lenta sl ma progressiva, l'affanno di respi 1·o accrescevasi. . All'esame clinico instituito all'allo del suo ingresso m questo spedale lo Zeni offriva fisiono mia prostrata,


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SUI.LAJ ELETTRO-AGO-PUNTURA

squallida, atteggiata a profondo addoloramento; faccia livida, enfiaticcia, sclerotiche plumbee, labbra violacee, voce fievole, ambascia di respiro, tosse stizzosa, do·· lore fisso terebrante al petto destro irradiantesi tra tto tratto alla spalla. e. dorso. lnilppetenza, scarsezza di secr·ezione tuinosa, coprnstasi. Sull'anteriore superficie del torace destro si riscontrava un tum~re pulsante isocrono ai battiti cardiaci, circoscritto nello spazio fra la linea paraswmale destra e la mammillare; limitata in alto dal margine superiore della 2a eo:;ta, in basso dallo spigolo inferiore della 4-"'. _· Tale intumescenza ricoperta da cute fisiologiea, di \ figura emisferica, tendente prrò al centro a forma conica, durante gli atti respirator·ii seguiva i moli di elevazione e di abbassamento dE->lla parete tor·aeica. , lUisurava un diametro Jongitudinale massimo di centimetri H: un dinmetro trasverso di centimetri •IO e millimetri 4: un diametro verticale o di elevazione di centim. 2: ed una circonferenza massima di centimetri 26. La punta del cuore pulsava nel 5° spazio ioter·costale sinistro, un centimetro circ.a all'infuori della linea mammillare. La parete latel'ale destra del torace edematosa, ed evid~nteroente allargati gli ultimi spazi intercostali. La mano applicata sul cuore .aveva senso come di una cedevolezza fluttuante pr·ofonda ed ·aveva semazione distinta di pulsazioni no.n accompagnate da felino fremito. Coll' ascoltazione riscontra vasi: debolezza nei toni cardiaci, pulsazione espansiva in corrispondenza rlel tumore, ·senza rumori di soffio o fremito quabi:~si; . nessun anormale rumore lungo il decorso dei vasi maggiori del collo.


APPLICATA A MEZZO CUR.\TIVO DEG.U ANEURISMJ, ECC. 299 L'esame dell'apparato respiratorio dava : alla percussione del torace destro ottusità completa estesa dal margine inferiore della scapola alla base del petto; mancanza assoluta di vibr·azione toraci ca; soffio dolce maggiormente sensibile all'angolo della scapola e manifesta ego fonia. - Nel ·r esto dell'ambito del torace respirazione infantile e soffio piutlosto aspro in corrispondenza del termine della trachea e delle prime dicotomie bronchiali. Il polso radiale isocrono ed isotono tanto a destra quanto a sinistra. Dolore fisso straziante affiiggeva il paziente nella regione ove stava il tumore. · La escrezione u r inosa esamin?ta dava i seguenti caratteri: colore pagliarino, limpido, trasparente; reazione neutra; peso specifico 104 3 (urometro di Heller); abbondanza di solfati, scarsità di urati e di p·igmenti; manchevoli del tuuo i fosfati terrosi. Fu pronunziata diagnosi di aneurisma sacciforme dell' aorta toracica con idropisia meccanica della pleura destra. L'eziologia si credette poterla attribuire ad arterite cui seguiva processo ateromatoso, destata da abuso di fatiche ginnastiche e probabilmente favo rita dalla infezione sifiliti ca . 'l'e1·apia. - Le indicazioni cui parve doversi soddisfare furono : 1• Rallen tare la corrente sanguign a nello scopo di favorire la possibile spontanea fo rmazione di coagolo nel sacco aneurismatico · ' 2° Facilitare il riassorbimento dell'essudato sieroso endopleurico. Nel doppio scopo si usarono dapprima le polveri eli cremore nitro e digitale e le pennellature iodiche sul petto . Si sostituirono poi le poh'eri di chinino ed oppio


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SUU ,A 'ELETTI\0-AGO·l'UNTUÌIA

e la dieta lattea. Contro le nolwrne ambascie e dolori si adoperarono il cloridl·ato morfico c lo idrato di clorale. Le algie sintomatiche si comballcrono colle ipode,·miche iniezioni di mol'fìna. Fu relativamente plausibile il resuhato che si ottenne. 'l nfatti la dispnea e l'essudalo pleurico man mano decrebbero. L' ed emazia delle esterne pareti del tora ce andò svanendo. Le pulsazioni del tumore parvero scemare d'intensità e si dileguarono le adclolorature locali. Le ori ne si accrebbero. Le fu nzioni gastroenteriche si riordinarono e l'appetito ebbe risveglit'. Il so nno, che senza morfina era impossibile, tornò spon- \ taneo , ristoratore. Il morale si rinfrancò a più liete speranze. Ma il tumore continuava nel suo ingrandimento, e per vero il 18 luglio (34 giorni dopo l'entrata nell'ospedale) epoca in cu i non eravi più edemazia di sorta nelle pareti toraciche, potevasi avere una esalla mi::;urazione dei tumore; quindi si riscontrarono: Cent. 8 pel diametro longitudinale; Cent. 7 pel diametro lrasver·so: Cent. 2 e 8 millim etri pel diametro verticale; Cent. 28 per la circonferenza massi ma . Se vi era un'apparente diminuzione nei diametri longitudinale e trasverso, la quale non si può dir•e effBttiva poichè male si potrebbe valutare a quanto saliva la dileguala edemuzia, vi esisteva pe r· co ntro un accresci mento indubbio nel diametro verticale che da 2 centimetri er·a salito a 2 centimetl'i e 8 rnillim etrì, e nella circonferenza che aveva aumentato di cenL. 2. Fino d~l 20 luglio avevo convocato generale co nsulto cui prendevano parte il maggior·e medico cav. Peluso, il capitano medico dott. Bona lumi, i tenenti medici dottori Barrocch in i, Corio, Falcone , .D es i a, Bonanno, lmbriaco, Bellaz.zi.


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Si e ra convenuti unanimi nel diagnostico. Tutti avevano ammesso che dovevasi r itenere ampia l'apertura che comunicava fra il lume arterioso, e lo sfiancamen to parietale. Selle dei consulenti, Bonalumi , Barrocchini, Corio, Falcone, Bonanno, l mbriaco, Bellazzi, votavano per la elettro-ago-puntura. Due stavano per L'astensione, ed erano Peluso e Besia . Il primo per timore di escare minacciose di fatali emorragie, per t imore di flogisti co processo destato dalla corrente galvanica e per valutazione delle bollicine di gas idrogen o svolgentisi sotto la corrente e facilmente im mischiantisi alla massa del sangue, pericolose quindi di azione deleteria. Il secondo per tem a che porzione di antichi o nuovi grumi si potesse distaccare esse re trasportata in circolo a p rodurre fulminante embolia. Prevalse il parere dei più 1 e solo si conco rdò lo attendere che le condizioni locali e generali dello Zeni fossero ancora più consolidate nello acce r·tato m iglioramento; e che la di lui famiglia aves~e potuto esprimere il proprio avviso dopo che le fosse esposto quanto eravi da temere e da sperare. Ebbesi il consenso all'alto operé\tivo, e lo si conserva in uno al verbale del consulto. D 22 agosto ogni re;5to di versamento endopleurico era scomparso. Le funzi oni polmonali e digestive erano torn ~te a. condizioni fisiol ogiche. Le forze fisiche e morali ristabilite. Il tumore pressoché stazionario. Lo Zeni reclamava di essere operato. Fu deciso di eseguire l'oper azione, ed il23 agosto alle ore4,42' pom., presente tutto il personale medico militare del presidio, coll'imervento del chiarissimo dott. cav. Todescbini Cesare e coll'ami' chevole cooperazione degli specialisti in eleLtto-terapia

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302 SULI,A ELETTRO-AGO-PUNTURA cavalieri dottori Barzanò e Felice Dell'Acqua, fu eseguita la elettro-galvano-puntura. L'apparecchio prescelto fu quello a colonna del Volta (30 coppie) animato da pannolani imbevuti con diluzione di acido solforico del commercio al 20 per 0 10 in peso. La temperatura della camera era 26°,5 centig. L'operando aveva - respirazioni 38, - polso radiale 90. Temperatura ascellare 37°,5. Temperatura del tumore + 36°,7. Furono infissi nel tumore tre aghi di terso acciaio, lunghi circa centimetri ~O. grossi un po'meno di un \ millimetro, bene appuntali. Ciascun ago all'estremo esterno terminava in un cerchiello cui si attaccavano due fili metallici ed a questi era fissa lo un robusto ago. Gli aghi infitti erano in disposizione triangolare, distanti fra loro di circa 2 centimetri, con direzione alquanto obliqua dalla periferia al centro. Nella infissione erasi impiegato circa un minuto. I reofori della pila erano tre. Uno pel polo +, due pel - . Quello pel polo + era fasciato in rosso. Quelli del - in verde. Quello del polo ed uno del polo - terminavano solidainente unendosi a lista di sottile tela metallica. L'allro del polo - era munito di un eccitatore a spugna inumi dita coll'acidula soluzioM . Gli aghi infissi oscillavano con marcato movimento di va e vieni; tale oscillazione diminuiva sensibilmente dopo circa un minuto. Il poìo fll posto in comunicazione coll'ago esterno. Il polo - finiente coll'eccitatore a spugna umida fu applicato in prossi mità della periferia del tumore. Chiuso il circuito il galvanometro segnò gradi 6. 11 polso radi ale sinistro a H 6. Qualtt'O minuti dopo scese a 96 pulsazioni. Due minuti dopo la chiusura del circolo mostravasi un piccolo cerchietlo nerastro intorno

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303' all'ag0 esterno,ment-re •d~intornò all' •eccitatore· a spugna ed agli aghi interno ed es.ternG si feee evidente' un rosso alane. Ai tre mim,l ti andò e:rescendo il cerchiellci·nerastro intéroo aWago e$temo fine> .' aUa: grandezza di circa 2 millimetri di diameLro. S"i ebbe leggera scossa non molto de.lerosa che parve limitata fra l'ago esterno e l'inferiore. A quatLro rnil).uLi il cerchi'etto intorno l'ago esterno era di còlor nero· più cupo. Il r.ossore in~ase e fecesi vivo in tutta la parte superiore del. tumore. Si svolsero intorno l'ago e sotto il'cercbio nerò alcune bollicine €li gas senza crepitare. A einqu~ minuti crepitìo e s:vo1gimenllil di piccole e più numerose bollicine · di gas. A cinque minut<i e quarnntacinque secondi rossore· anche atlorn.o l'ago inferiore. Compiti i 6 minuti primi, scambio dei poli. Il polo + si port6 sull'ago interno, li polo negativo sull'ago ésterno. Si tolse il reoforo spugna. Il galv.anometro segnò aei graçli. l>Tello scambio., scossa piuttosto ;viva. Polso a ~ Q6. Dopt>· cir.ca un minuto cerchietto nero intorno l'ago interno. Aumento di rossore e nuova leggera scossa. Passati, ç}ue min:uti, cessazione delle bollieioe 'di gas all'ago esterno. Mo:vimentci di totalità nel tumore, tl'iminuzìooe d'imp!!lso diffuso. Dopo cinque · minuti polso a 96. . J?assati 6 minuti scambio dei poli. Il polo + all'ago inferiore, il polo-'all'ago interno. Galvanometro gradi sette; polso 120. Aumento del color neraslro iatoroe l'ago interno. Formassi cerchietto anche intorno l'ago ìnferio1'~ , ma ·cti colore poco pronunziato. r'assah quattro minuti crepitii di bollieine di gas intorno tutti e tre gJi aghi. G'alvanometre gradì qun'ttro. Respirazione caln1a, fisionomia naturale; Aumento del rossore in\ottno l'ago inferiore.. CGmpiuti altri sei minùtr scambio dei poli. Jl +alAPJ'LlCA:r_A. :A MEZZO Cl:JRA'j:'l'VO DEGLI !ANEUIUSMI, ECC.

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SULLA ELETTRO-AGO- PUNTURA

l'ago esterno, il - all'ago inferiore. Scossa violenta. Galvanometro in vive oscillazioni e si fermò quindi a sei gradi. Polso a ~'IO. L'ago inferiore dopo circa tre minuti immobile. A cinque minuti, immobili pure gli altri due aghi. Tumore con soli movimenti di totalità. Nessuna bollicina di gas. allo interno, il A sei minuti scambio dei poli. Il - allo esterno ago. Scossa viva, pet•ò minot·e della precedente. Galvanometro gradi sei. Polso ·1'l 6., Ritorno di leggeri crepitii di gas e vere bollicine che se ne svolgono all'ago esterno. Ritorno in movimento irregolare lento di va e vieni dell'ago inferiore. A minuti ' 3,4.5'' i movimenti di totalità del tumore alquanto accelerali e più evidenti nel segmento inferiore. Cessazione delle bollicine di gas. Polso 408. Galvanometro gl'ad i 7. Dopo sei minuti scambio dei poli. 11 all'ago inferiore, i1 - all'ago ioteruo. Scossa mediocremente forte, che il paziente divide in quaLLro scosse, una forte e tre deboli. Polso 120. Galvanometro gt·adi 5. Nessun sviluppo di gas. Scomparsa dell'eritema ove fu applicato l'eccitatore a spugna umida. Il rossore per contrario aumenta nel segmento superiore del tumore. Qualche bollicina di gas agli aghi esterno ed interno. A minuti 3,'11>" polso a •IOO.lltumore assume aspetto come di corl'Ugamento verso l'interno avvallandosi in ispecie fra l'ago e·s terno e l'infet·iore. Alcune bollicine di gas agli aghi esterno ed intemo. Dopo esauriti sei minuti si tolgono i reofori. Nessuna scossa o sensazione dolorosa. Galvanometro gradi 4.. Polso 98. Gli aghi furono estratti con qualche sforzo e mediante piccola tenaglia, impiegandovi circa due minuti. Nella estt·azione dell'ago inferio re si sprigionarono alcune bollicine di gas; in quella dell'ago esterno si ebbero poche gocciole di siet'o sanguìnolento. Alle ore 5,23' l'operazione era compita.

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305 L'azione della corrente galvanica sul tumore aveva durato 36 minutl. Gli aghi erauo rimasti infis~i circa minuti 41. (Si calcolano nel còmputo anche le frazioni di minuto perdute nello scambio dei cicli galvanici). La misurazione dell'ossidamento degli aghi delle= per l 'ester~no l\lillim. 15 pet· l'·i ntet:no » 20 per l'inferiore >> 30 J cerchietti neri, al punto d'infissione degli aghi, avevano assunto colore e carattere di piccole escare come se prodoue da potassa caustica, ne fu misurato il dia' metro e l'esterno misurava. 1\lillim. 7 id. » 5 l'interno l'inferiore id. » 7 Il tumore alquanto depresso nel suo centro era indurito e più nel suo segmento inferiore. La mano e l'occhio vi notavano diminuito il moto di espansione fino a parere esclusivo d~ totalità e come di trasmissione. Fu applicato sul tumore uo pRnnolino imbevuto di acqua ghiacciata e sovra questo la vescica di ghiaccio triturato da tenersi a permanenza. L'ope1·ato era lieto di animo. Affermava però aver sofferto molto nello scambio dei poli e di aver resistito solo per isforzo di volontà. Afi'r·anto di forze venne ristorato con qualche cuc· chiaiata di vino ~Iarsala. Dia1·io clinico (1). - La sera sentì bisogno di cibo ed ebbe una minestra che gur.tò assai. La notte fu t.ranquillo e con sonno placido. 'Ebbe qualche senso di bruciore ai punti d'infissione det:rli 0 aghi. Nessuna generale reazione. APPLICATA A MEZZO CURATIVO DECfLI ANEURISMJ, ECC.

~----------------------------(!l Per la respirazione, polso e calore, vedi tavola annessa termo-sfigmoBpJrog.. aflca, Giornale di medlctno; mtlicare

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306'

SUI.LA. ELETTRO-A.GO~PUNTt!RA-

La maltina del 2~ agosto il tum ore era abbassato eò indurito più specialmente nell'inferiore segmento. AlWasc0ltaQ:ione avevasi 0SCUJ11ilà di· pulsazioni e· co.rne t11asmesse\ Nessun<l! reaz.ione febbnile. Vitt0 di s0le mi ~· nestre'. ~ont:inuazi one delle v~s ci che di ghiaccio. La sera tranquilli là mot·ale e fisica. Fino al mattino del 28 non si ebbero note speciali da pren dere. Fu soppresso il ghiaccio sul-turoorc, e fu osservato abe ne: continuava e si1 accresceva la durezza• e l'abbassamento; ed ini·ziavasi l:eliminati vo lavot'ÌD delle escare. · li 28 aveva avuto notte inquieta, presentava aumento' di estensione della flogosi all'ingiro df>lle esc~are . Compresse ghiacciate sulla parte. · Il 29· era dim inuita la reazione locale, ma era appa:rsa:. UtVl- po~ di. tosse con· q).llllche aumenlo. mei moti , del ttunore~ Inappetenza ed un leggie1· grado di ecci·tazione car·dio-va.gcolare. ll 30 co mi nciava il distacco delle escare. Persisteva qualche insulto di tosse ed un' po' d'inappetenza. Il 1° settembre la nolte era passata. insonne per dolore irradiantcsi dal'. tum.or·e all'ascella e spalla conispondente. U.isi pola estendenrtesi dalle eseare all'aro biLo del tumore. 'Jlosse ed inappetenza. L'ascoltazione rivelava rantoli sonori difl'usi a tutto il torace destro. 2 seuembre. Le algie, la I'Ìsipola, la tosse vanno diminuendo. Persiste lo stato gast:ri co. La sera qualche stiflicidio sanguigno dalla· escara inferiore. Lo si frena; eull'emostal!iao llapodieci. . Il 3 e ti: migliot·ano l.e condizio.ni locali, si fa più mite la• tosse. Persiste. il' gastricismo. Jl 5, nella notte, U\teva avutn profusa dia foresi. Il 6 tosse stizzosa; aumento dello stato gastrico. Il 7 si stacca l'escara infet·iore. Continuano la tosse e il gastri cismo. Slldori profnsi.


307; Il dl 8; ma-ttin a si stacaa l'escara estern:a. e lasc-ia una perdita di sostanza a forma. di, cono; no,veS'e i&to~ la cui base misura cir-ca urr• centimetro di periferia è la p~.ofondità a:ILvettanto, Tosse. stiz.zasa, . secoa, Algia scapolare. Sera·. La tosse. fattasi più. fiera desta nel fll:lmo re dolore vivo ehe si, este!lde a ll~ spaJla. Si hal'q}la:lehe stil,.. li0idio di-sang.ue dalla. puntura:-. inferio11e. T.;' emostatico del Capodieci. lo anresta. Il 9 mitigaaione di fenomeni locali e generali. Qualche go.ccia di siero sanguino·lento dalla solita pun tur:a. Il 40 copiosi notturni sudori. Stipsi mol<tsta,di.ventre. Il di 1 t tranquillità relativa . Il 12. notte insonne per òo]o,r e. sternale, algia con torpore al destro braccio. l\lalesseue iadPfmiLo. Sierosità sanguigna dalla infer.i,ere p,unwra. T.osse sLi~z'(!)sa. At~ fanno . La cute sovra lo stttrno rossa e tumida. 11 13 nella noue sgorgarono. soLto. gl~imj:\ulsi : cli.'tosse goccie di sangue rutila:ntedaJia pu nturainferiore.Dispnea e qualche aceessu ortopnoicG. Il 14- tosse violenta. Il H> notte agitata, vigile. Diaforesi profusa. Eruzione migliarica abbond·a nte a:J ~ collo, petto~ addome.. Nel polmone destro rantoli subcrepitanti dilfusi. La punta- del cuore spostata in .bass0 nel sesto' spazio intercostale, 45 millimetri all'infuori della linr.a mammil lare. li 16 la notte fu relativamente' tranquilla. Contin ua molesta la tosse. Alla base del torace per; quattro dita trasverse, havvi matità femorale, mancanza di vibrazione vocale, egofonia. Il 17 durante la noue dalla puntura inferiore fecesi vero stillicidio sanguigno. Frena to, si ripeteva circa-le ore 6 mattutine ed era prontam ente vinto. Il 18d'infe.rmo~ a~itato. da, tristi· presentimen ti - prosli'ato - affiinnaso. Ha tosse stizzosa con escreati cui APPLICATA A· »JVZZO, CUJl·ATIVO·DEGLI ANEU,RlSMI, ECC.


308 SUU.A. ELETTRO-AGO·PUNTÙRA tinge ematica effusion e. Il tumore aumenta di volume, non di moti espansi vi . . Il 19 nolle più tranquilla. Tosse meno violenta. Sputi rugginosi. Sudori profusi ed abbondante effiorescenza migharica. Il 20 notte affannosa. Vigi lia. Tosse rabbiosa. Escreati sanguigni. Dolore al tumo re. Pro~trazione di forze. Morale abbattimento. La sera gcmizio sanguigno, prontam ente arrestato, dalla inferiore puntura. Il 2 1 delirio vago. Senso di sofiocazione. Agito7.ione estrema . n anto lo trachea le, ortopnea' tosse incessante, escreati spurnosi tinti di songue. Eruzione miglia1·icà\ estesa, confluente e determinante molesto prurito. Il 22 delirio. Il senso di soffocazione obbliga a posizione semi-eretta. Sudori freddi. Circa le ore cinque antimeddiane ritomo di coscienza del proprio stato ' con prevalente senso di spavento. Preso da acce$SO soflocativò ne soccombe. Terapia usata. -C h in ino ed aconito, digila le, acetato potassico, bicarbonato di sç>da, morfina, idrato di clorale, ghiaccio, vino generoso, emostatici, senapizzazioni. Reperto cadaven·co (·1). -Abito esterno. Corpo di ordinari a staturq., ben IJUtl'ito. CuLe oti.vastt·a segnata al dor~o da macchie d; cadaverica ipostasi. Rigidità cadave1·ica. Sul destro lato del to1·ace, anteriore superficie, elevasi una vasta intumescenza emisferica estesa dal ma l'gine sternale al bordo esterno dtl musco lo grande pettorale e dalla 1• alla 5~ costa·. I l diametro trasverso misura centimett•i 14, 6 millimeu·i. 1

(l) La relazione dell'autopsia è tratta. dal protocollo speciale ove è segnata col N. 181. - Il pezzo patologico preparato a secco e.siste nel gabinetto p~;~.Lologico dello spedale militare di Milano ove ò segnato col N. '15.


APPLICATA A MEZZO CURATIVO DEGLI ANEUlllSMl, ECC . 309

11 diametro longitudioale cent. ~ 2, 6 millimetri.

n diametro verticale cen l. 3.

La circonferenza cent. 4,0. Tale tumefiazione elastica, fluttuante, ricoperta dalla cute normale, è però nel!a sommità del tumore segnala da due scontinuità di tessuto circolari di forma e da una cicatrice regolarmente consolidata, pure di forma rotonda. Queste circoscrivono un tri<J ngo lo a base esterna ed Rpice interno e sono residue della galvano-puntura ivi praticata. · La soluzione di continuo eslerna ha diametro di millim etri ~2; quella inferiore, di millimetri 1G. L'una e l'altra ha.nno ce rcine periferico ben designato, attraverso al quale fa p1·ominenza il fondo costituito da un tessuto molle, di colore e form o come di sanguigno trombo. 11 cercine ctllaneo ha tin ta lividastra,. Dalle due perdite di sostanza geme sangue diluito. La cicatt'ice corrispondente alla interna puntura ha diametro di millimeLri 5. Collo e petto. :::.... Nel cavo pleur·ale deslro circa due chi logrammi di essudato sieroso, in cui nuotano abbondanti grumi sanguigni. Il resto di tale r.avità occupato in parte dal polmone, i cui lob i med10 e inferiore sono ridol.li dalla compressione meccan ica subìta, a circa un ottavo del volum e fisiologico; in parte da un vasto emisfet•ìco tumore aneurismatico dell'aorta ascendente che non è .che la continuazione della io tumescenza notata estra'toracica. li peduncolo polmonale destro e la grande vena azigos là dove, abbracciando nella sua concavi tà il medio bronco destro, sbocca nella cava discendente t sono rnec• can1camente compressi contro la colonna vertebrale. Nel lume del bronco med io si l'iscontra una concrezione liti ca ehe parzialmen te lo occlud e. Il lobo polmonale superiore destro e tutto il polmone


34 0

SULLA •EliEITM~GO ·PUN-Tl}llA

sinistr:o, sono Lumidi, poco crepitanti àl taglio ed uniformemente infiltrati di sierosità sanguigna spumosa. La mucosa che tappezza i grossi ,e tmedì bronchi e Ja trachea tumida,•aongestionata ed •irrorata da mucopus .abbondante. ·Il cuore, spostato in basso ed a sinistr.a, ~!quanto dila tato nel ventricolo sinistro con ingrossamento delle pareti. Datrao-rta ascendente e pracisamen te·dalla sua parete anteriore <ester.na, in quel Jtratto che sta 'fra la origine delle arterie coronarie e quella del tronco ·innom inato, s ì•spicca con am pio collo fper iferia cent. 1·9)una enorme bozza aneurismatica della grandezza e forma della testa\ di un feto a tenmine . •Questa, sospingendo la pleura in •modo da esserne quasi.totalmente rivestita, si dirige tosto allo innanzi ed a destra, e viene ad est1·insecarsi ·colla sua .espansione te,tnnioàle in GOI'6spondenza della ' snperficie anteriore destra del petto. Da tale disposi.zione del ·tumore ne deriva che sia diviso, in due porzioni distinte, l'una endoLoracica, extratoracica l'altra, comunican ti fra loro per mezzo di anot·male apet:tuea scolpita nella anteriore parete del petto. Sulla estemu superficie della por.zione endotoraoica 1del sacco aneurisma ti co, pt·ecisamente in conln,pposto ai punti in cui ;fu praticata la i nfissione degl i aghi per ·la galvano-puntura, si osservano due piccole irregolari smagliature, allraverso le quali effettuavasi lo stillicidio sanguigno nel cavo pleuri.co. · La po,t:~ ion e. en dotoracioa del tumore è completamente ripiena di coagoli fibriuos'i frammis ti a grumi sanguigui "Stratificati ver·so la periferia. Svuotata la cavità del tumore, si riconosce che le pareti del sacco aneurisrrlatico sono formate dalla estroflessione d elle membrane p1·oprie dell'aorta; la tunica .esterna e•la muscolosa della quale è possibile segt1ire fino iu corrispondenza dell'aperwra


APPLICATA A 'MBZ'lO GURAlll\iO mEGl..I ANEURJSiiii, ECC. 31'f

-toraocioa; q:ui~i la tunica esterna s' irnmede,sima talmonte oQi 'tessuti perifenioi -da rioscime imposébille ·di più oltre seg.ururla.. Tale fatto dipende ld•rueeh·è ilJVer<D sa'c:co ~1neat'Ì:sJlnauiro qui si a'fresta, e le cernuuicazion i ·col tmnore esterno non -sono per cana'le unic0, ma per mullipli f0rami scolpiti nei muscoli interco.stali interni ed estern·i. denudanti del periostio in diverse parti la~·, 3a e ''-" costa, facendole ·call'iose e di·staMallitclo .pure dalla •pante ossea ·la porzioae }(:8rtilag~itnea della an c-ostn. Da tali condizioni anatomo-patologiche-n:e rderiva pu11e che le ·pareti della esterna porzione del tumore aneurismatico sono costituite da una distensione ad ampolla del f0glìetto profondo d.ell' aponeurosi io'facica., sulla quale sLanno distesi ed insieme 'Cernent'U'ti da essudazione ·;Hti:va sic•·o pJ·asLi·ca i muscol-i g·t:anQle e piocolo peuorale, il connettivo sn:b~cutaneo e nelJa pan·te più culminante del LUmore anche la pelle. Questa, io corrispondenza dP!le ulcerazioni esterna ed infe1·iore prodotte dagli crghi, presenta due fori penetranti nel cavo aneurismatico, ottur<l!ti·però da solido ·coa:goJo san· guigno, La •M'YÌtù de'Ila '!i>Cil'rzione .esLraioraoica del tBJP.ore 'è in parte ripiena di stratificaziol'li fibrinose, ed in parte da un liquame di color rosso-scmo, della den::.ità del flo1· di latte., probabile residuo ·della liquefazione di gru mi sanguigni preesistenti. l'aorta tor->Ocica· offre due altre clilataz·i.o:ni ad nm polla. L'·l!l!Ha di q1t:1este ·della f()Fma e grGSSeV~za eli una mezza castagna è situata nell'ascella ·dell'arteria suc-clavia sinistra~ l'altta più grande , e quanto circa un uovo di piccione, si mostra là ·dove l'aorta passa fra Je gambe del diaframma . L'aorta toracica in tutto H suo decoTso ·offresi in estesa e profonda ateromasia.


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SULLA ELETTRO·AGO·PUNTURA

Epicrisi. - La idropisia del cavo pleurico destro si crede proJotta da· meccanica stasi della grande vena azigos compressa dà l tumore en dotoracico . Le algie diffondentisi all'ascell a e braccio deslt'O, ca nsate dalla compressione del 2° e 3° nervo inter·costale e dall'anastomosi che a livello del cavo ascellare, fa il ramo loro perforante col nervo accessorio ciel cutaneo brachiale interno. Il dolore alla spalla .mollo probabilmente non era che sintomatico del la compressione e stiramento suhìt o dal nervo frenico. AveYamo un tumore aneurismatico diviso in due parti . 1 La interna, che può dirsi aneurisma ve:-u primitivo, era il resultato della dilatazione sacciforme delle tonache dell'aorta, che al suo centt·o (probabi lm ente so tto sforzi ginnastici) aveva subìto crepaccio. Là, per usura, l'onda sanguigna erasi fatta multipla strad a fra le torac·ichc pareti ed aveva determin ata la formaz ione della seconda esterna aneurismatica porzivne pure saccifot·me, cui devesi dare nome di aneurisma saccato falso. Esam,e macroscopico e 1màoscopico dei coagoli ,·invenuti nei due saccht aneurismatici. - L'amma::.so dei coago1i esistenti nel sacco endotoracico ofTresi a strati con centrici distintissimi. Questi, i più estemi c quelli più centrali, presen tano caraLLeri di più an tica formazione, gl'intermedi paiono più recenti. L'esame microscop ico dei coagoli del sacco inter·no come del sacco esterno li dimosu·a costituiti da fib rina amorfa entro eui stanno impigliati dei ieucocr.Li e delle ematie sformate. La poltiglia rosso-scura esis ten te nel sacco estratoracico è costituita da granulazioni albuminoidi fram ~ miste a detritus di c:e1lule rosse e bianche del sangue. Conclusione. Lo Zeni moriva tr·en ta giornr dalla subìla. elettro-ago-pun tura.


APPLlCATA A MEZZO CURATIVO DEGLI AN'EURISm, ECC.

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Se è vèro che il reperto cadaverico dimostrava« sulla esterna superficie della pot·zione endotoracica del sacco aneurismatico prec isamente in con trappostt, ai punti in cui fu pratic-ata la infissione degli aghi per la, galvano-puntura, due piccole irregolari smagliature attraverso le quali elletmavasi lo stillicidio sanguigno nel cavo pleurico destro» ed in esso « c;irca due chilogrammi di essudato sieroso in cui nuotavano abbondlmti grumi sanguigni 1> potrà dirsi che la galvano· p nntul'a, non solo fu impotente, ma dannosa ? Mi sia permesso affermare, appoggiato agli stessi cadaverici reperti, che la galvano-puntura produsse i coagoli, e se quesLi non valsero a salutare bart'iera contro Jo srnagliamento delle pareti delr'aneurisma, non all'azione galvnnica. manca ta e dannosa, ma bensi alle peculiari C0\1diz.ioni dello Zeni sia locali che generali fu dovuto lo inftlusto resultato. L'azione galvanica nott si estese ben entro il seno aneurismatico pt:>rchè trovò ostacolo nella di lui bipartizione, e nella diversa natura di quelli che ben due sacchi diversi tlevonsi dire. Essa agì sull'estemo sacco ed era f.1lso an euri sma, che se aveva comun icazioni coll'interno vero, le nveva pPt'Ò inter-rotte e multiple. I coagoli elettrici quind i anche se attivi primamente fatti dalla ga lvano- chimica potenza, non avevano poi immediato valido aiuto dalla sanguigna corrente, non erano perciò ra(lorzati da successivi aggl'llmantisi depositi. Restavano quasi inet'li ed in preda a disgregapte lavoro sia per manchevole fisiologica vita, sia per patologica d isti'Utli va influenza. Le smagliature nella parete del sacco endotoracico furono, a mio credere, la resultanza di mancata resistenza nelle pareti stesse estesam ente prese dalla regressiva metamorfosi ateromatosa. Lo Zeni soccombeva a fenomeni di co~npressione


.!31hi.

SUL'LA ELE'l'TltO-~GO-PUNTUR~

meccanica eodo--Loracica, ad esaurimento di 'forze -or·ganieo-yitnli e per la sanguigna perdita intrapléurica ·e per 1e profuse .migliariche eru·zioni; le quali non erano se mon fespressio·ne di un profondo o-rga·nico abbat·timento. lJ)urante la vita dell·o Zeni era ·clin:icamente possibile i'l riconoscere 'la moda'lità dell'aneurismatica disposizio-ne e natura"? Tuttochè io non abbia certo ci·eca fiducia ·nelle mie cognizion-i medie-be, pu·re oso ·dire ·che a ben più va.:. lenti sarebbe -sta to assai difficile, se non anche impossibile, un -esalto di(feretl'Ziale ·diagnostico. \ Debbo venire ad una -fi-nale sco·nfortante (~onclusio ne, ed è quella ehe se anche la gal vanica azione avesse potuto ·estendersi nell 'inter-no lume deg1i aneurismatici sacch:i, non avrebbe apportata durevole influenza benefica; imperocehe l' ·a'lerernasia non si limitava al punto o-ve lo sfiancamenlo aortico erasi prodotto, ma purtroppo ·aveva quasi per inti er·o invase le·cilindriche pareti d·ell'aoNa stessa fino oltre al suo passaggio da toracica in addominale; e che ciò fosse, ben lo pro"Vano ·i falli r·isconlrati delle due aneurismatiche ampolle rin-venute nell'aorta discendente sino al suo diaframmatico limite. lll. -Aneurisma dell'arco dell'aorta estr.insecato .alla parte super-iore del petto sinistr-o e trattato colla ,galvano-puntura. (Processo modificat{) dall'autore}.

Ratti Lazzaro, da Gorgonzola, di anni 50, nego-ziante in legnami e rigau ier·e, i1 giorno 18 ottobre ·1873 venne a chiedeTm i consulto medico.


APPLICATA A liEZZ'O CURATIVO DEGLI ANEURISMI, ECC. 3"5

Disse che lo tormentava una intumescenza pulsante al sinistro lato del petto so·pra il costato. Afferm ò che •era ·straziato d:u r-icorrenti algie estenèlentisi'-·al corrispondente braccio e facentisi •p iù 'fier•e, ove terminavano nella doccia epitroclea-re. Non di rado accusava trantture come di acuta lancia, che dalla intumescenza trapassasse alla sinistra scopola. Per giudizio di medici valenti sapeva trattarsi di aneu"Tism~L

'Mi narrava che nacqae in povero ·s tato i:la -geriitor·ì sani; che sui nove anni di età fu colto, senza causa nota, da vertigini epilettiformi, di cui il IJrogressivo fisiol0gico sviluppo fece più ·rari gl'insulti, e età virile quasi del tutto faceva svaniti. A 2·1 anni a1r.mogliavasi e ne ebbe prole. Perduta la consorte, breve tempo ·rimase i•n vedovanz-a, poichè altra ne tolse, che oggi gli continua co'ìlpagna. Non ebbe contagi venerei, nè sifilitiche ·infezioni. Nel 181>5 sofiàrse dermotifo e ne fu in fo1·se della vita. Dopo due mesi ne era convalescente ma affran to, perdè i capelli e la epidermide pe1· larghe sfaJdature. Rimase e si conserva alquanto sordo . Da allora facili catarri brouchiali lo assalsero con molestie respiratorie, sen.za però che assumessero gravezza di· fenomeni. Smanioso di crearsi ad ogni pallo una fortuna abusò delle proprie forze. Afft'ontò di sagi, privazioni, intemperie. :Si espose a fortunosi viaggi anr:he di mare. Subì violente emozioni sino a parossismi eli paura. Alle manchevoli forze fisiche soccorse cOtl lat·ghezza di vi no. Cons€gui le dovizie, ma logorava quèlla robustezza dalla natura avuta di ferrea tempra. ~ello agosto "872 cominciò ad avvertire frequenza de~le cardiache palpitazioni con senso di peso. Il resptro gli ·diventò facil mente affannoso. Nel luglio ·1873, mentre era ai bagni di · 'frcscorre,

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SULLA ELETTRO-AGO-PU!'\TURA

si accorse che il petto sinistro, sopra la papilla mam maria, gli si fa~eva tumescente. Nel settembre dello stesso anno facend o sforzo di sorreggere un grosso pancone minacciante caduta da una catasta di suo negozio, ebbe improvviso spasmo entro il petto e senso come se vi si fosse fatta rottura. Da allora il tumore fu evidente. ]~saminatolo, ebbi a riscontrare - che il Ratti è.alto -della persona, svelto di forme, secco di abito , con muscoli pronunziati. Ha sanguigno-nervoso il temperamento . Nella fi:3ionomia, nella irrequietezza dei movimenti oJTre spiccata la impronta della tenacità del carattere, di mente acuta, di febbrile attività. Cam mina alquanto curvo ùella persona e come piegato sulla sin istra. Ha respirazion i affa nnose (38) . Polsi radiali isocJ:oni non isotoni, ehè il sinistro è più fievole. Misurano entrambi 1104. Denuda to il torace vedesi a sinistra un tum ore manifestamente pulsante e che da quando a quando ha qualche oscillatorio tremolio come se pieno di un liqu ido appena sollocutaneo. Sta al disotto della 2a costa, nei limiti dello inferiore spigolo e della porzione condrosternale, arriva fino allo spigo lo supe t·iore della 4.. costa. l\1isu ratolo con un fil di ferro pieghevole e che sul tumore si modella, si ha una figura semicircolare la cui corda nel senso trasverso misura centimetri 1 O e 5 millimetri;nel senso longitudinale ccn timetr·i 8. Il raggio centrale, rapprese ntan te la elevatezza del tumore, è ùi cen timetri .2, milli metri 2. La mano applicata sul tumore non ha senso di fremito; ma percepisce vivo l'urto pulsante, il moto espan sivo ed il tremolìo dell'onda Sé\nguigna. ta punta dei cuore è sotto la 5• costa. Yi è aumento dell'area cardiaca alla base. 1\iatità estesa dalla linea paraste rnale all'asceIlare.

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APl!LIGAT'A .A MEZZ<),CURA'l!IV9 DEGLl ANÉUJtiS~U, ECC.

3f'1· L' ascòlt.à~ione riconosce un soffio aspro che dal primo si prolunga al se·condo tempo con fugaci maneanze di presso che un .q~larto del primo tempo. Non. si riseantra rumore di sega. Tali acustici fenon'l eni .sono estesi a tutto l'ambito ·del tumore, più vivi però al dilui centro. Ogni pressione ;l.nche lieve desta ambasci.a, risveglia· le algie diffondentisi al braccio. . L'aorta discenqehte, il ttigono celia,co, le arterie carotidi e le crurali non offt•ono segni di alterazioni. Il petto destro dà segni ~tatici normali. Il petto sinistt·o, nel lobo . polmonale superiore, ha alquanto affievolito il rnurr:nuro respiratorio, un poi esagerata la bronchiale respira.zione. · · Formulo diagnosi di - ttlmore aneurismatico sac-· ciforme dell'arco aortico, porzione ascendente, parete anteriore laterale sihistra. La cle.ficienza del rumore di sega mi ·f a pensare chesioa largo il collo di origine del sacco. · La eziologilf' credo attribuirla ad abusi di sforzi muscolari e <;legeneraztoneaterom;1tosa delle pareti aòrtiche propria dell'età, favorita da disordini di vita. Ammetto probabile clié il definitivo sflancamento più estrinsecante il tumore avvenisse nellò sforzo del settembre ' ultimo. Non dissimulai ~l Ratti tutta la gravezza del fatto patologico, e quanto fosse incerto, forse anche pericoloso,. lo i.ntrapl·endere un tentativo di cura elettro-galvanica. Gli dissi chiaro che, anche nel più favorevole resultato, non doveva attendere che palliativi benefizii minoranti le sofferenze, prolunganti la vita. I~srstei p·e r consulto di altri .medici, e meco ripe;tutamente lo vi'sìtarono i dottòri cavalieri Bai·zanò e Dell'Acqua Felice, ' il caf)itano medico Bonalum i, i tenemi medici Besia e Bellazzi.


3•1&

SULLA ELETT.RO~AGO-PUNTURA

Convennero nel diagnostico, approvm:ono l'e risenve prognos tiche, consentirono nel tentare la- galvanopuntura. Dalla. p,ri rna1assistenza, che prestai ad una eleu:r.o.ago- punLura; come nel seguito che la vidi nipetere e nelle due stesse da me eseguite, ebbi a notare le scosse talG,;a.violentì.e su·azianti che si destavano negli scambii d~i cicli eleltrici . Ratwemi che tali.subitanei commovìmenti spasmod ici entro un aneurismatico Lumore non potessero ohe accrescere d'assai i gravi rischi dell'atto operativo, e potessero eziandi o doventar mina.cciosi di ful minante crepaccio del sacco. Se ciò pure non si verificasse, fos.sero nullameno gravi sofferenze meritevoli d'ogni studio per.. evitarle, od almeno renderle minori. Nel CASO .del Ratti, sira che riguardassi alla irrequietezza del di lui carattere, sia che pnmdessi in considerazione lo sviluppo del tumore e la evidente sottigliezza delle sue pareti, era per·me imperi oso consiglio quello di fare ogni. possibi le perchè le se0sse fosser.o; minime o nuLl e. T-al i scosse, ar mio credere, non sono che Pefl'etto di un subitaneo interrompimento O· di un pronunziato sq11ilibnio del circuito ehHlro-gal.vanico. Egli è un, fatto che non appena questo é ristabilito ogni scossa tace. Nella convinzione di trovarmi sul vero del problema, non volli tuttavia staTmP.ne a solo razionale pensamel\l l.o. Determi nai porlo alla stregua di sperimentali osservazioni. Egli è perciò che diressi le mie prove su di animali vivi, su tessuti anima li recentemente escisi,, su liqu idi coagolab ili, e ques ti so.ttoposi all'azione di corrente galvanica svolta: da ll'apparecchio Daniel modificato dal do ttore Darzanò e dall'ingegnere Dell' A.cqua (2;1 coppie). Prescelsi un tale apparecchio siccome q!leilo rico-


APPLICATA A M-EZ.ZO ClJRA'tiV.O DEGLl ANEUlUSMI, ECC.

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~ciuto formi re q,uantità• di• fluido e tensione . q,uanta ne occorce nelle galy-ano-Runt.ure, aggiungendo costanza di corrente. Finsi sugli animali v:ivi., sui tessuti animali, sui liquidi c.oagolabili gli sca-mbi di.oiclo, che sogli onsi, effettuare nei tumol'i aneu.r;ismatici. Misu.vai. le oscill.a1:ioni- di corrente tHH~he fa,oendol.a passo r:e pe.11un g~clyanom e tro. molliplicator.e tmaflelJo Dl:!ll' Acqua). Ebbi s.r.osse v.ive negli· anima)j;. oscill~zionil !ìapide e potenti.- nel galvanometro. Era nuova dimostrazione della necessità- di un costante eircuito. Per oH.enerlo mi regolai net seguente modo: Recisi esatlamenle i peli dal, torace di una robusta cavia, infissi due aghi di t~rso acciaio alla distanza di 2 cen timetri fra lovo entro il pel.lo àella cavia..stessa, Applicai due reofo1·i a: spugna um-ida, per liquièlo, aci'(' dulato, unG pel polo l'aln~o pel polo - in P.rossimità dei punti· rli iofissione. Er.o ao n questi si-curo di c.o,stante circuito galvanico attra~erso l'organismo del.... l'an imale. M'antenutili esauamente applica ti. cominaiai gli· scambi sugli aghi, mediante altri re.ofori e per modo che la cor.rente data dal ~o l o passasse successivamente sui due aghi e li ossidasse-. Compito l'ossidamento, ot-tenuto il ce11chi·etto nero intor-no ai d4.1e. aghi, fe.ci passare per loro, in suceessivo~ scambio,. la correnLe del polo - . lo tali scambi l'anirnale. ~uasi non si mosse, nè mandò gridi. 11 galvano metro appena accennò a lieve· oscillazione. La stessa quasi assoluta immobilità del galvanometro nota i nelle prove sui. tessuti animali morti, sui, liquidi coagolabili. Parvern i risolto il problema; imperocchè negli-sca.mbi no n si M'eva interruziGne di circuito galvanico, essendone manten uta la integ.rit& aHt1a ve1:so.t'ovganismo dai

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SULLA ELETTRO·A~ù-PUNTURA

reofori a sp ugna umida. Tuttavia voll i avere sanzione dai distinti elettro-tera pisti Barzanò e Dell'Acqua. Riferi i loro il mio concetto ed i resultati delle esperienze, li invitai a meco ricontr'ollarli. Vennero, osservarono e mi furono larghi di incoraggian te approvazione. Mi animarono ad attuarne la modalità sul Ratti, anche 1:onservando quella di far risen tir·e,pr·ima a tutti gli aghi la corrente del po lo+ e qui ndi successivamen te quella del polo - per evitare ciò che a me sembrava temibile, che cioè l'azione alcalina del polo - esercitasse distruttivo potere sul coagolo appena formato intorno all'ago dall'azione acida del polo -f-. Determinai eseguirla. Il 22 novembre 1873 alle ore 3 1/t pom. in presenza dei sigg. med ici dottor Pessin a Vincenzo, m~dico condotto in Got·gonzola, dollor Dellazzi Luigi, tenente m(>dico, e coll' intelligente conco rso delli elellro· terapisti Barzanò e Felice Dell"Acqua e del capi tano medico dollor Bonalumi, passai all'atto opcr·ati vo. L'apparecchio elettro-galvanico era quello modificato dal Barzanò e Dell'A cqua (2 1 coppie) . Lo aveva munito di tre reofori al polo ed altrettan ti al polo -. Uno dei reofori per polo fi niva co ll 'eccita to re a spugna · u mida per soluzione acidula. l due rimanenti del polo+ terminavano in due fettuccie di fina tela metallica ricoperta per circa un terzo con seta rossa. Quelli del polo - terminavano del pa t'i in listarella di te la metallica pure per circa un terzo fasciata con seta color verde. La corrente della balleria polo + transitava pel gradui'ltore Donj ol al galvanometro. Il polo - passava direllamente. Gli aghi erano d'acciaio ben terso, vivamente pun tuti, grossi un po' meno di un milli metro, lunghi circa

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APPLICATA A MEZZO CURATIVO DEGLI ANlW.RISMI, ECC . 32 ~

40 centimetri. L'estremo loro esterno finiente in cerchio aveva saldati due fili metallici aventi al capo libero pure saldato un robusto ago . . La temperatura della camera segnava+ 5 Reaumur. Il termometro all'ascella dell'operando + 37",8 decimi centigradi. Le pulsazioni radiali 80. Alle ore 3,55' pom. infissi il primo ago. Né furono successivamente infitti tre in disposizione triangolare direzione lievemente obliqua dalla periferia al centt·o del tumore ed alla distanza fra loro di circa centimetri 2 e 5 millimetri. Nella in fissione impiegai ,21311 • Il paziente risentì lieve dolot·e dalle infissioni. In prossimità della periferia del tumore applicai e feci mantenere ben fissi i due :eccitatori a spugna. Chiuso il circolo per mezzo loro il galvanometro segnò gradi 24 . Uno dei reofori del polo fu posto in comunicazione coll'ago esterno. Il galvanometro segnò gradi H. Si notò subi to un acceleramen to dei moti espansivi del tumore. Tutti e tre gli aghi furono presi da viva ondulazione. Polso a 100. Passati appena 5" si disegnava un cerchietto nericcio intorno l'ago coi comunicava il reoforo Dopo 3 minuti il galvano me tro segnava gradi 50. Esauriti 6 minuti, trasportai l'altJ·o reoforo' +sull'ago inferiore. Tolsi quello che era all'ago esterno e fee i togliere pure lo eccitatore a spugna corrispondente al polo li circuito si faceva quindi fra l'ago inferiore polo e lo eccitat01·e periferico polo - . Nessuna scossa, nessuna dolorosa sensazione. Il galvanometro si mantenne a 50, senza accennare arl osci llazione. Il primo ago (esterno) tolto alla influenza della corrente si mostrò quasi immobile. Lo inferiore si fece subito meno oscillante. Polso 92.

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GIOM14le di 'ì1Udtcina mtlttare.

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322

SULLA ELETTRO·AGO-PUNTURA

A 3 minuti dallo scambio si formò lieve cerchietto nero intomo l'ago inferiore con retrazione imbutiforme tant o in questo ago come nel primo sottoposto alla corrente positiva. L'operato era lieto ed affermava non risentire soft'erenze di sorta. Il galvanometro costante a 50. Nessuna bollicina di g·as intorno gli aghi. Passati altt'i 6 minuti trasporto di un reoforo +all'ago in temo. F'n tolto quello deWago inferiore. I.ieve sofferenza come di bruciore. li galvanometro immobile. L'ago interno perde il moto ondulatorio, conservò quello di alto in basso. ' Dopo 2 minuti polso 94 . Raggrinza mento intorno l'ago interno; formazione di piccolo nero cerchietto. Nessuna bollici na di gas. A 4 minuti, i tre aghi sono pt'esso che immobili. Galvanometro fisso a 50. Rossore resipelaceo che si diffonde all'ambito del tumore, e più nel superiore segmento. Passati 6 minuti, e quindi fini to di far risentire la corrente positiva a tutti e tre li aghi, iniziai la chiusura di circuito sugli aghi col polo negativo. Feci riapplicare alla periferia del t\Imore lo eccitatore a spugna del polo (ore 4 e 14 minuti primi). Un reoforo del polo -fu pos'to in comunicazione coll'ago esterno. L'operato ebbe scossa mite, ma pur dolorosa, con senso dì calore urente a tutto il tumot·e. IL mo to di espansione nel segmento superiore si accrebbe. Polso a '' 00 regolare. Feci togliere lo eccitatoJ·e a spugna del polo -. 11 galvanometro oscillò vivamente, da 50 passò n 60, sbalzò a O e quindi tornava a 42, ove fermavasi. Dopo 2 minuti il rossore resìpelaceo aumentava. L'o~ perato accusava. dolore pungente entro il tumore, e quindi algia cubitale sinistra. Si notò una· prima piccola bolla di gas sprigionantesi intorno l'ago .

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APPL\CATA A !trEZZO CURA'IIYO DEGLI ANEUI\ISMI, ECC.

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A tre minuti l'operato perfettamente calmo. Ga1vanometro fisso a 42. Passati 6 minuti il polo negativo fu posto in comunicazione coll'ago inferiore e quindi to·Jto quello del primo ago. Galvanometro a 45. Nessuna scossa. Lieve soft'erenza come di bruciore. Polso 76. · Si a1:centuarono di più le deprP.ssioni infondibuliformi intorno gli aghi. Più vivo e più esteso fecesi il rossore del tumore. Diventò intenso l'eritema cu taneo iutorno al reot'oro a spugna. Piccola bolla di gas intorno l'ago inferiore. Esauriti 6 minuti posi in comunicazione il polo gativo coll'ago interno. Tol si quindi quello dell'ago inferiore. Leggnrissima scossa. Galvanometro fisso a 4-5. Polso calmo a 76. Dopo 2 minuti il cerchietto nero intorno agli aghi era ben determinaLo. Gli aghi immobili. I mod nel tumore di totalità. Scomparsa ogni oscillazione o tr.emolìo. Il tumore evidentemente indurito e come avvallato. Polso 74- reb'olarissimo. A 5 minuti si svolse una bollicina di gas intorno l'ago inferiore. Esauriti 6 minuti fu tolta ogni comunicazione della corrente elettrica. Nell' apertU!'a del circuito lieve scossa. Il tempo impiegato dalla infissione del primo ago fu di minuti 36. Dalla chiusura del circuito minuti 35. Per ~:>str·arre gli .aghi si dovè adoperare una piccola tenaglia. Vi s'impiegarono circa 2 minuti. · La estrazione dell'ago esterno ed interno fu seruita da sotti le zampillo di sangue arterioso. Dall'estra;ione dell'ago inferiore nessun gemizio. Un~ pallouolina di sfili imbevuta di percloruro di ferro e la drretta co~pressione fermarono il sangue. In complesso la perd!la ne fu di poche goccie.

ne-


324

SULLA ELETTRO-AGO-PUNTURA

Il tumore era duro, appianato e come raggrinzato. Sui punti d'infissioue degli aghi i cerchietti_neri misuravano un di ametro massimo di un mi llim etro e mezzo, ivi Ja pulsazione <:ra vivissima, nel resto del tumore pit'1 calma e come se trasmessa. Il movimento era di totalità. L'atto operativo {non calcolati i mi nuti impiegati nei prepara Li vi e nella medicazione) era dura to ci rca minuti 39. Il Raui era lieto, scherzoso e meravigliato delle minime so!l'erenze pati te . Parmi che un tale felice resullnto si dovesse nlla nuova modalità ' ado ttata nellB trasmissione della corrente galvanica e nei successivi seam bii di ciclo. Non ,,i era persuasione che valesse a tenerlo silenzioso , tranquillo. Fu applicala sul punto operato la vescica col ghiaccio. Si raccomandò la imm obilità. Fur.ono lasciati due intelligenti infermieri per sorvegliarlo ed assisterlo. Confesso che se ern so ddis fatto della resullanz:a ottenuta colla moJali tà mia di trasmissione della corren te galvanica, non era poi altrettanto quieto rispetto all'esito fina le della operazione. Temevo si rinnovasse emor1·agia dai punti di infissione, o che di lù si estendesse qualche letale crepaccio del tum ore. Non bast&vano a rassicurarmi né la piccolezza delle escare, nè la facilità onde avevo potuto frenare la emol'ragia, nè lo indurimento dal tumore presentato. I miei timori già gravi pel fatto patologieo si accres ::evano per la capar·bia irrequietezza dell'operato. Ln sera stessa non volle saperne di starsenc immobil:<, si al1.ò a sedere sul letto, mutò da sè le biancherie e pretese che quella buona do nna che gli è moglie avesse n dargli copioso cibo. 24 no vembre. - ~ella notte riposò di buon sonno. La mattina il -polso ern 1)0. Continuazion e della ve-


APPLICATA. A MEZZO CURATiVO DEGLI ANEURISMI, ECC.

3 ').1.1. -v

seica di ghiaccio. 1\essun stillicidio di sangue t~tto che i bruschi movimenti fntli avessero scomposto l ap. . parecchio di medicazione e fascia~ura. . Aveva sofferto qualche breve algw. cubttale stntstra. Nessuna reazion e locale o generale. Appetito buono. Il 25, ness un fa tto meritevole di nota. Continuazione della vescica col ghiaccio. Jl 26, fu sospesa la vescica col ghiaccio. Condizioni generali e locali buone. Il 27, nulla di notevole. In tal giorno se ne pnrtl da ~lila no per Gorgonzola, chiamatovi da sventura di famiglia e senza chiedern e licenza o darne avviso . Non fece ri torno che il 30 novembre a sera. 11 tumore era duro; appianato e con moti di totalità. Si cominciavano a distaccare le piccole escare. Lagnuvasi di qualuhc algia cubitale notturna. Respir·ava bflne, teneva diritta la persona, aveva ottimo appetito. In progressive generali buone condizioni giunse al 1O dicemb1·e. In tul gioruo le escare erano cadute e solida cicatrice aveva riparata la piccola cu tanea percl ita di so:.tanza. In tali pun ti nessuna pulsazione speciale, il tumore duro e con movimenti evidentemente trasmessi. Le algie notturne fecersi più rare e meno vi ve. Sompre alzato fino a tarda ora im piegava i suoi giorni in commerciali scritturazioni, o in trallalive di negozii od in ass<' llo di cose o mobili di casa. Si espose perLino allo sfono di trasportare un letto ed uo grosso armadio. Il tumol'e non mostrò mutazi oni. Usciva a passecrgio o per disbrigare affari senza tener· conto delle at~o­ sferiche co ndizioni. Nullameno la di lui salute generale anùò guadagnand o, fecesi più flol'ida la -nutrizione. 11 IO gennaio 1874- lo licenziai di cura. Il tumore era doro con moti di totalità comunicati. As<"oltato


326

SULLA ELETTRO -AGO-PUNTUJ\A

dava sens.o di lontane pulsazioni frammi.sle a qualche aspro crepitìo (erano spezzature di onda sanguigna contro ì coagoli elettrici?) Misuratolo con fil . di ferro pieghevole trovai. che: Il diametro trasverso era dì cent. 7, 8 millimetri; id. long.itudinale » 8; La elevazione » 2. Di guisa che dal confronto eolie misure del ·18 ottobre precedente si aveva guadagno dì cenl. 2, e 7 millimetri nel diamett·o trasverso. Restava iuvarialo il diametro longitudinale. Si era abbassato 2 millimetri nella elevatezza. Il Ratti era tornato libero dei prqprii movimenti e perfettamente diritto della pet·sona. Aveva ampio il respiro. Sonni ristoratori. l?unzioni digestive fisiologiehe. - Accusava soltanto qualche ricorrente, ma non fiero, algia cubitale sinistra. Abbandonò Milano e. si restituiva a Gorgonzola. Colà riprese la vita agitata, faticosa dei negozii di le· gnami e di r·igall.iere. Pella smania di guadagni, intraprese corse in carrello ed a piedi senza badare a condizioni atmosferiche o distanze. Datosi a far costruire 'una casa, non solo vi assistè vigilando i lavori, ma tal volta dette ma no ai la vori stessi. Non sofferse, nè ebbe mutazioni al tumore. La. floridezza di salute parve averlo ringiovanito. Ciò a me consta non per avedo riveduto ma per procmatemi relazioni dal dottor Pessina e da altre persone degne di fede che ebbe·1·o modo di vederlo con frequen za. Oggi, ·12 marzo 18/5, s.ono ben ·i 5 mesi e giorni H! che il. ltatli subiva la elettr·o-ago-puntura. Egli vive in modo il più sodd isfacente. Senza la elettro-ago-puntura sarebbe vi:~~_;uto fino al dì d'oggi? Se ripenso alle condizioni riscontrate in lui il18 ot· tobre '1873, sia generali, che del tumore anemismatieo parmi giustificato il dubbio.


327 Potrà dirsi che non é radi calmente guariLo. Ciò non era possibile per un aneurisma dell'arco dell'aorta. L'avet· guadagnato prolungamento di vita, mitigamento di sofferenze, possibilità di negozi, parmi sia più che un brillante risultato: massime per un uomo come il Ratti, che lo scopo della vita pone nella ricerca di guadagni. APPLICATA A MEZZO CURATLVO DEGLI ANEURISMI, ECC.

Milano, 42 marzo ~875.

PAOLO MACHIAVELLI

Colonnello ·medico.


SULLE ESIGENZE DELJ/IGIENE NELLA

COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI

LETTERE DI UN MEDICO MILI'l'ARE Al GIOVANI SUOI COLLEGHI

(Continua:. v . .N° 3, pag. 215).

LETTERA 4a L'infezione per mezzo dell'acqua potabile.

La provvista dell'acqua potabile per il nostro supposto speciale temporaneo, in generale si dovrebbe necessariamente praticare col sistema in uso nella località in cui esso ha sede. Ora, subordinatamente alla. qualità del sistema di provvista od alle condizioni speciali di sua alluazione, anche l'acqua potabile potrebbe riescire inquinata da principii zimotici, e servir quindi di ''eicolo per la loro introduzione nell'organismo degli ammalati. Ni uno di voi ignora come le acque dolpi sieno forr~ite dall'incessante pro(;esso d'evaporazione che ha luogo sulla superficie del globo. Il vapore acqueo, che dai mari e dalle terre continuamente si solleva nell'atrno-


329 sfera, date le opportune condizioni si condensa, e quindi ricade sollo for ma liquida o solida, a seconda della temperatura. La provvista delle acque potabili suole farsi: o raccogliendo l'acqua meteorica immediatamente alla sua caduta dall'atmosfera, oppure prendendola dopo che essa abbia più o meno lungo defluito sulla superfic ie o fra i primi strati della crosta ter restre. Nel primo caso si hanno le acque così delle di c isterna, nel secondo quelle di sorgente, di fiume, di pozzo. L'acq ua meteorica, raccolta di1·ettamente in modo opportuno, presenta quasi la purezza r·himica, non contenendo essa che tenuissime proporzioni di sosta.nze disciolte o trascinate seco nell'attraversare l'atmosfera , cioò aria, acido carbonico, sali ammoniacali, non che particelle minerali ed organiche sollevate cla,i venti.. Come~ e quanto possa u·ovarsi impura quell'acqua meteorica dopo che pe1· qualche tratto abbia scorsa od attraversata la crosta terrest1·e, si concepisce agevolmente qnando si consideri l'energica potenza di tale l iquiùo quale mezzo di dissoluzione, od anche di semplice sospensione delle mat~rie che incon tra. Quindi, a seconda delle condizioni del suolo, le acque potabili raccolte indirettamente ci presentano quelle marcate differenze nei caratteri chimici ed Ol'gaoolettici che anche il volgo sa iq certo modo distinguere, denominandole buone o cattive, leggere o pesanti, ct·udc, salrnastre, ecc. Ft·a le molteplici sostanze che queste acque potabili, di provenienza indiretta, possono tenere disciolte o sospese, l'igiene prende specialmente in considerazione l'ada, i sali calcarei e le materie organiche. L'acqua scarsamente aereata, se riesce poco gradevole al palato, non può per altro eonsiderarsi come assolutamente nociva all'organismo. Neppure deve avHrsi SULL'E BSJGENZE DELÙGlENE NEL!.A. COSTRUZIONE, ECC.


330 SUL.LE ESIGEl'ìZ.E DELL' IG1EN.E per tnle un'a cqua contenente una certa quantit à di bicarbona to di calce; anzi. questo sale, allorquando non eccedo. la proporzione di 1/, grammo per liti'O, imparte all'acqua qua lità gradevoli al palato e favo revoli all'organism o, gi acchè, venendo deco mposto dagli acidi deUo stomaco, faci lita la digestione·a guisa dei bicnr· bonati alcalini, ed assorbito, concorre poi alla m~ll'i· zione del sistema osseo. Pesan te ed ind igesta deve bensi riescire allo stomaco l'acqua co ntenente il solfa to di calce in una propo rzione superiore ai t/10 di gnt mmo pe r litro. ~J a l'organismo può anche abìlua rsi all'uso di quest'acqua; in ogni caso poi il nocumento ch'r.ssa vale ad arreca rgli (broncocele?) riesce un nulia a fronte di q uello che può essergli cagionato da un'acqua in· quinata da mate1·ie organiche, di provenienza vegetale od ani male, disciolte o semplicemente sospese. Tale acqua infetta poi riesce a!Lrèllanu ingannevole quanto dann osa; im perocchè essa, mentre in generale pi ace al palato, non si rivela all'occhio ed all'olfato se non q uando le rnnterie or'gani che trovinsi in quantità molto rilevante ed in isLato di avanzata decomposizione, per cui il liqui do si a reso torbido, oppure se ne svolgano co mbinazioni ammoniacali. acido solfi d1'ico, ecc. Vediam o ora i n quali cir·cos tanze possa occorrere che le acque potabili lrovinsi in4uinate da materie or· ganiche di tale natura ed in tale pr·oporzione da provenirne nocumento all'organismo. In base a quanto ebb i testè ad espo1Te genericamente ci rca la provenienza delle ncque potabili, si può ritenere che la pro babilità di una dan nosa commistione di materie organiche in generale debba r iescire: A) m·assima, pe1· le acque dei pozzi e dei fiumi, in ispecie poi quando i primi sieno poeo pr·ofondi esca· va ti in ter1·eno palustre, torboso o l'i coperto do abitazioni, ed i secondi scorrano fra terre ricche di vege-


NELL.A COST).fUZIONE DEGLI OSPEDALI

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tazione od accolgano g'li scoli di abitati, M stabilimenti i ndtz.stria:li, ei?ic.; B) minima inv,ece per le acq.ue di cisterna, purohè debitamente raccolte e di.fese. da infiltrazioni, non che per quelle di {onte natu1·ale sgorg!)nti in localltà al:pestre e disabitata (meglio se da strati geologici pro-

fondi e quayzosi) e cl opportunamente guidate entro_ca·na\i coperti. Ora qual è il sistema di provvista dell'acqua che più comunemente .ci occorì·erà di trovare in uso nel nostro paese, non solo nelle· campagne ma ben anco in cospicui centri di popo1azione'? Il peggiore, qu,ello ci·oè dei pozzi, i l quale ci esp<me alla massi m a probabilità, e direi quasi alla certe~za, del\'j nquinamento dellé acque per materie orgaliliche. Basta vensare ai detriti organici d'ogni nat\Jlra di cui continuamen-te s'imbeve H tei·reno in una città oppure anche $Olo in un gr.a11de ospedale, e rammenta.r:e in p-ari tempo come si pr-epari un infuso a freddo mediante un a;ppareqchio a sp.ostarnento, per farsi un conce,t;to adeguato della condizione chi-

mica dell'acqua Ghe, pet· effetto delle pioggie, -de:ve attra.versare quel terreno per r_ac~ogliet:si ne] sott,osuolo ad alimento dei nostri pozzi. ·In jspecie poi quando il sistema. di fognatura pet l'eliminazione delle immondez2e fosse irnperfetto, oppure ma.ncasse affatto, come pur trO:ppo si verifica òa noi a segno lale da . costituire un· eccezion e di fatto opposto, e massìme nel.le provincie meridionali. Quale audacia il vantarsi discendenti dei Romani, mentre le gr·andiose rovine dei loro

aquedoLti e delle loro fogne ci stanno davanti come monumenti della nostr~ ignoranza od incuria dei più elementari precetti dell'igiene! Né per verifà scarseggiano i fatti valevoli a dimostrare la potente efficacia morbifica che le acc.jue potabili infette ~a materie oTganiche possono di.spiegare.


'332

SULLE ESIGEì~ZE DELL'IGIENE

A tutti è nùto che, bevendo l'acqua infetta delle paludi o delle risaie si può facilmente contrarre la febbre miasrnatica. Parimenti dall'infez ione delle aequo potabili ebbero causa principale le epidemie dissenteriche e tifose da cui furono afflille verso la metà del passato secolo le armate inglesi in Germania e nelle Fiandre (Pringle), sul principio del secolo auuale le armate francesi e tedesche nelle guerre oapolt.oniche (Riecke}, e più recentemen te le tmppe inglesi nelle Indi e orientali (Parkes), non che le franc<'si nell' Algel'ia (Boudin), e le sarde in Crimea (Comissetti}. L' accidentale commistione delle materie stercoracee con le acque dei pozzi, ebbe a cagionare lo sviluppo epidemico del tifo fm militari accasermati in ntagonza negli anni -181.3-U.(?tli.iller), in Lussemburgo ed in Monaco nel ·1862 (Richter, Gi etl). Da noi pure s'ebbero a ·verificare eguali fatti nel ·1858 in una caserma di cavalleria i o Savigliano, e nel 1863 in una cascnna di fan leria in Lucca. Durante l'ultima epidemia di cholera s'ebbe, massime in Londra, a riconoscere che il contaminarsi dell'acqua potabile per le deiezioni coleriche cosli misce una delle più potenti cause della disseminazi one del morbo. l.e ricerche di Snow, di Wischead, eli Radcl i1fe, di Simon e eli Lonkestcr dimostrarono infatti manifestamente come il cholera avesse attaccato tutli quelli che ave,·ano bevuta l'acqua contaminata del pozzo di Broad- Street, e come la terri · bile epidemia che imperversò nel distt'ello di GoldenSquare fosse specialmente dovuta a tale causa. Codesti ed ahri analoghi fatti, raccolti e studiati su larga scalo, sia rispetto al tempo che all e località, danno validissimo appoggio alla teoria di Buhle e di Peuenkofer, secondo i qual i uno dei prin cipali elementi cnusali della diffusion e di Lalune malattie zimo tiche, e specialmente dell'ileo-tifo e del cholera , sta nell'inquin amento


333: dell'acqua potabile fornila dai pozzi e quindi prove-· niente dnl sotto-su olo. Nè, a mio avviso, valgono ed iofirmare siffatta teoria le obbiezioni del prof. Adolfo Vogt di Berna, il quale, in un lavoro pubblicato nello scorso anno, mentre, in. base a sperimenti praticati da Pommer su ani~ali, nega la possibilità: dell'introdu zione di materiali zimotici nel sangue per la via della mucosa digestiva, vorrebbe d'altronde far dipendere l'infezione da gas sotterranei che si sviluppano dal suolo in ragione diretta della diminuzione della pressione atmosfedca. Riassumendo quanto ebbi sin qui ad esporre circa le cause dell'influenza nosocomiale considerata sono lo aspetto delle condizioBi dell'edificio, sorge spontanea la deduzione che, per combatterla, per neutralizzarla, è. necessa•·io procurare: io primo lt•ogo, la maggi(;)r possibile purezza dell'aria con abbondanza di luce; e se"" eondarinmente l'ab})ond~nza dell'acqua, non disgiunta. dalla voluta purezza, almeno per quella parte che deve servire come bevanda. Quando poi si rifletta che l'impurità dell'acqua pe•· materie organiche riesce un fallo puramente accidentale, e che l'abbondanza della medesima rappresenta uno dei molteplici mezzi che devono concorrere ad impedit·e l'inquinamento dell'aria, vuolsi concludere che l'ae•·eazione costituisce in ultima analisi l'obbiettivo principale e costante delle cure tendenti ad ottenere la salubrità di un edificio ospedaliero. « Vovez, en efl'et :; dice a tale riguardo un distinto igienista, « emplacement, exposition, voisioage, pr oblèmes d'aéreation;- construction, auteur, division, distribution des salles, problèmes d'aéreation;- vemil:'l teurs, caJorifères, fosses d'aisance, problèrnes d'aéreation; literie, rideaux, peinture etc., elc. Il su ffi rait clone a ce point ~e vue de tracer !es caracLères d'un bonne NELLA COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI


334 SULLE ESIGENZE DELL'iGIENE NE LI.A COSTltUZIONE, ECC. aéreatìon pour avoir resolus la question qui nou s occupe » (F. R.oubaud, des hopitauro au point de vue de

leur origt'ne et tle leu1' p,tiWé. r arìs, 1853). Le svariate disposizioni necessar·ie per conseguire una buona aerazi one si possono distinguere in due ca tegorie, a seconda che si riferiscono al complesso dell'ospedale, oppure specialmente alle infermerie. A ritroso di quanto dovrei fare seguendo l'u so comune, LO incomincierò dall' esaminare le disposizioni concernenti l'infermeria, sì perchè queste debbono servire di norma per le altre e sl o.ncora perché ponno riescire di un'utilità pratica più diretla e frequente. Infatti , mentre ben di rado può occorrere ad un medico militare di dare consigli per l'e~·ezi on e di un nuovo ospedale, d'altronde, in un edificio già esistente, se è possibile il correggere in qualche modo i difetti delle infermerie, riesce ussai difficile, per non dire impossibile, l'apportarvi radicali miglioramenti ne lle condizioni di salubrità t·elative all'ubicazione, all'architettura, insomma al complesso dello stabilimento. (Continua)


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA E TERAPEUTICA

Ealolop;la de lla fe bhre tlfolde, di AnNOULO. (Conlin., vedi a pa!J.161 e 245). -l! l . - Di ft·onte alle opinioni più o meno

cntegoricamente contagioniste stanno dottrine infezioniste a diversi gradi. Quelle che le sono ma.ggiormenle riavvicinano sensibilmente l'origine ti el principio dellafebbro Lifoide al modo di svolgimento del principio delle febbri intermittenLi, a condizione LuLLavia di non preoccuparsi qui della nozione del padule come base neces!"nriadell'eziologia, di considera l'il suolo stesso, sia qual generatore dei rniasmi, sia semplicemente quale culla. del loro pullulamento; di entrare in una pat•ola nella teoria dell'infezione tellw•ica (sostituita a' dì nos lt•i all'iml>&ludazione) e che st~wbra tneglio rispondere alle esigenze della palogenia. Altre opinioni ugualmente inrczioniste altnccano minor importanza al suolo che alla materia da miasmi, la. cruale Lrovasi nel seno od anche alla superficie di esso, e non lo concepiscono che come un favol'evole ma non necessario sostegno elle poLt·ebbe venir surrogato da qualsiasi allra superficie o mezzo indifTerente. Come vedremo, havvi ancora una nuova divisione delle idee sulla stessa materia da miasmi. AJie tendenze del prim'ordine parmi appat'lenga lo. doLlrina so!ltenuta con una profonda convinzione e non senza luslro e successo tla BultldaPetlenkofer e Seidel, sullaqualo uon sarà forse inopportuno di h·aUenerci con qualche insistenza, vislo che in Ft•ancia la conosciamo di riputazione soltanto e mollo


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nIV! STA

sommariamente, almeno tale era il mio caso, Ol' fan no pochi giorni (1). Ad imilazion edi Pfeiffer d i Weimar (1866-1867), Bubl e Peltenkofer, a Monaco, a vendo osservato simulta neamente la quantità d'acqua caduta ogni mese, l'altezza del livello dell'acqua sotterranea (Grundwassersland) e la frequem:a del tifo (addominale), riconobbero non s olo che v'ha una relazione cosLante fra i due primi fenomenj, ciò che non sorprendeJ'à alcuno, ma che ciascuno di quesLi è in relazione ancora più rigorosa col terzo. Solo la relazione è inversa, vule a dire che le cifre tiBche ascendono come l'alLezza dell'acqua sotLerrunea discende, e reciprocamente. Il numero d'anni durante il (1uale fu rono continuale le osservazioni permelLo di eliminare dn questi risultati l'influenza delle stagion i. Un terzo sapien te, S eiclel, che lJal'e essere i11tenenuto s pecialmente come calcolatore emerito tradusse in cifre il rigo1·e della legge accertala dai due primi: dopo sedici anni d'osservazioni, le prohabililà sono per esso di 36,000 conteo 1. E per poro che si pl'OLeaggano le osservazioni e la legge s i mantenga, esse saronno in breve d'un milione contro uno. P ottenkofel' riprodu·ssc i fatti mediante il me todo grafico in una cm·va delle più curiose, dove, l e grandi divisioni corrispondenti agli anni e le piccole ai mesi dal1856 al 1872 inclusivamente, veggonsi duo linee flessuose simultanee reppresentst' l'una, quella superiore, il livello dell'acqua sotLerJ•anea; l'inferiore la mo1•talità titìca. Queste due linee corrono eù oscillano esattamente in senso inverso l'una dell'altr~t: esse s'incontrano ecl anche s i penetrano reciprocamente quando la mortalità tifica ragg iungo i suoi massimi: esse allontanansi l'una dall'altl'a ogni cruatvolla questa mortalità ritm·na al s uo minirno. Gli a utori han nu preso por livello dell'acqua solt.erranea quello dell'acqua dei pozzi (li Monaco. Ognun com prende che Buhl e P c ltenkofer n on hanno mui supposl.o c.he il livello dell'acc1ua sotterranea-fosse perse stes~o una potenza qual untr~e di causaliLit della f(;)bhre ·Lifoitle . Evi(l) Quest.e righe e le segue nti mnnoscritte quando ricevetti l a memoria cotanto gi udiziosa del mio dotto o.mico JVC. r.. CoLrN • Epidemia e mezzi epidemici • (An~li à'1qfene e à' medio!~ legale 1874- 76). Questo rimarche\'ole lavoro col quale son lieto di trovarmi così spesso d'accol'dO riassume la teoria di cui quì s i trattn. e racchiude pa recchi nli ri lumi. Credetti nonpartanto di dover consenare 1' esposizione destinata n i l~uori della Ga:tzetta.. (Nota cteU"A.utore) .


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dentemente fra i due termini vi vuole un inl.erme<.liario. Vi si arrl'Vamedinnte qttesto sBmplice raziocinio: la co. usa delle variazioni di livello dell'acqua sollerranea essendo conosci ula, cioè la quantità d'acqua caduta, le oscillazioni di q~csto livello non saprebbero nC• fa-vorir·e nè ees ~.rin gore lo svJ!uppp della febbre tifo i de che favorendo o restringendo lo svolgimento del suo principio S}Jecifico: resti pure un'incognita cotesto s;pecifìco, non è per ciò rneno evidente ch'esso è appiccicalo agli sh·oti superficiali e permcabili del suolo; poichè si è coll'ammollare o col1'abhandomll' questi strati che l'acqua sollerranen inectipa o suscilu la moltiplicazione e le manifestazioni dell'agente infezioso. Ecco adunrrue un miasma telluric!>, almeno avuto riguardo a' ~:~uoi costumi ecl alla sua abilazi011e. Nondimeno Petlenkofer non colloca la febbre lifoide a lato della febbre da malaria: egli costituisce con essa, col colera, colla febbre gialla c colla disscnlet·in una classe pfu·ticolnr·e di moriJi mio.smaLici che s'tw,·icin ano allu febbre da malaria, ma aYenli in più ùi questa la trusmissibililil per mfczionclial malaloaisani. Di rigeneraziono del pt•incipio specilìco por· mezzo dell'infermo non se ne sopr-ebl>t> parlar più di cruanto si parli della moltiplicazione dcll'nrseniro n~gli av-.·clcnamcnli cagionali da ((Ueslo metallohlò: lo deiezioni dell'tìmmt\lulo contengono l'agente titìco com'essi' r·acchiu )Pl'Chbero il veleno minerale: in ambo i casi può rHrovursi nl"lle materie espuìse ùi che avvelenat·c altro per·sone, massime se il paziente viene da un'almosfeea impregnato. di miasmi lifici o di poh·ere arsenicale. Porò l'arsenico non osseudo 1;1n corpo organizzato non cresce nò si moltiplico, ne\ nll'eslt•r·no n è all'in terno doll'uomo; mentre il principio li fico delle esCI'ezioni c deUe deiezioni umane prospera osi riproduco dov1mque trova cont\izioni favorevoli, in modo che basti, all'occorl'cnza1 ad una .figliazioneepidemica Ma si può avvicinare e cm·ar intpunemente un tifoso del pari che un colerico, se fur ono prese le precauzioni necessari~ pct' evitare che la suo atmosfera si trasformi in un focolaio miasmatico. Von Giell dict' che, nudo e lavato, il lifico è olfatto incapace di compt·omellere chicchessia. Ed il sig. Rollcl proclamo che i maiali e le fu~ glie dl L.ion? ~andati in campagna duranle l'epidemia del 18t1, c-be glc alhen del liceo dispet'Si in tutte le ùirdzioni non riuscirono a creare nuovi focolai fuori delln cittù nè a susellar nuovi cas i. ' Non isfugge al lettore quanti lati soddisfacenti offi•a questa Gfol'llal~ dt ~atcina mWt<we.

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RIVISTA

la·

maniera di compt·enderc febbre tifoide e le sue proprh:ilà spedali, è com'essa t•isolva cert'imbat•azzi dell0 spir·ilo, in presenza dei fulLi i più comuni, quando per ispicgNrli 110n si hanno eh ~ lf! anlichc lt'a di ~i on( Ciascuno se ne co ntcntor·~b b e farilrn enLe, fin ché non si dovrebbe uscire dalla quPslione della pt•opagazione: si facciano pur de' gradi llnchè si vuole nella con tagiosi tà del le mob1Llie, .reslfl sern p1·e Assni difficile d'atlopt·ar lo stesso qual ifica ti vo pP-r lù febb t·e tifoidea c j)cl vaiuolo . .Mu sebbene possa accellarsi l a nozione del miasma e la !'U&. ripr·oduzioue fuori t! el malato i n condizion i a ppmpt•iate, si vorr ebbe saper qualche cosa della sua primi tiva origine, e non i~ più per n ulla cosi semplice di acconc:arsi senz'esiger e spiegazioni a vcder·lo sbucat· dal suolo r egolarmente e pc! :solo conflitto d• Jlt1 tereae dell'acr1ua, secondo l ~ alternative di devozione e d'!')bba;:.sarnenlo dd li vel lo dell'uc.qua soltet'J'anea, ossi a, pet• conseguenza, in ragion A inver sù dell'abbondMl7.n e dolla ft•equenzu delle pioggie. A dir il v<>r·o è lo ~Lr~s:::o 111'0blema che ci !'li affaccia per la 1-!'enesi dPl colera e ùella f,~))l)l'e giulia, le cui condizioni sono cosl giu slum~ n le l'oggetlo delle p azienti ed a ttive •·icet•che degli epi ,Lcmiologisli. La r ag0lnl'i lù del rnppor to in ver-so l1·n la r.~bbre lifoidn e i l li vello dell'acqua ciel !':'otlo-!>unlo non !"i è lìHOI'Il smP.nlita pet' Monaco, e p robub ilmanv~ non f<i s rn ~ntieà mui, quAntun (u3 la ft'C'JLnnza assoluta dd tiro otldominal tl diminuisca nella suddetta città. E-;sa da eegolaJ•iLà • sembea esset•:;i conferm ala per B ~ rlin o, dove Vi•·cbow si è moslt'alo ruvoeevole n l In l ~Mia, S.3 non cos tant..:tn !n te, ulm ~ no n<!ll't-lp itl..:m ia del 187 1-72. Sembra che possa css:~pe st.u l a riLrovnta nel '1874 a Lione, -se Lanl'ò che l'a.IJbiano r-eHlm enLe cerralo. Ma (JUPIIa leg:ze non ftt ri s pe ~lala a Z11r i ~o n f~ du ll'epidetnitl del ·18ti7, nò da quella del ·1 87~: anzi le co~e <'Or-ser o in senso preC'.isamcnlo conl•·ario. A B JSileA il dott. so~i n tla un sunto sln l isLir·o che comp•·ende vent'anni ('18 !.fl-18li9) t'i cavo che la lHJbr·e ti fuid e nnn t'aggiunge annuolmente lo s u -~ piìt olte c:rr-c che un nnlevole t~mpo dopo elle J'acrrua,soller·eanca sc<~sc al suo intimo live llo: sn t-..}bbe com! a Mo:la~o. m ! no un •·i tardo l~ IOt'<1 cosl spic::ato, ct1e le d il·~ eu t' ve, qucllt\ del li v ~ Il o c quo,l h:l del tifo cam mi nano paeallclnm -m te invece Ji 0P.':il!ar e in st'nso C•)I1Lt•ario. D'tliLr·unde v'l wn no ciLU:• edilka Le sulla r·ocr·in o sov1'U un geosso sl1·uto d'tu•g; lla impermeabile che non pos:>eg gouo acque soU<ll'!'aneJ e no:1 vanno peeciò me no soggelt } a Ci'U


DI GIORNAM 11'AJ,I.U~l EO ESTI'lRl 33!) deti epirlemie di febbre tiloiùe. Stoccard~, r_er esempio,. cbe posa t:;ull'!ll'gilla compatta, subì nel f<}bbraiO 'if~72 u.na. forte

sturiata di questo fh~gallo d'tlllt•onde en~lerr11po n~lla crHa. . Fl.l 'riconosciuto nella stessa Monaco che la protonJJI;à medra u cui trovasll'acrrua sotterranea, e chr~ varia naluralmenle colraltczza dei diversi punti della città, non è in I:'~laziQne coSlànLe cop;li attacchi del tifo àd!,lominale. ·- Ma diviJendo i.n 1>ioni una. città qualun ·rue, si scorge a~evoltnBr,te cl te spessissimo, m:\lgrado oscillazioni del livello sotterraneo esaLtamente simili in LulLi i rioni, la morbosiLà e la lelalità lifìche sono assni d isuguali i e non è neppur r·a ro che fJua lch.e r ion.e r cst.i completamente incolume. Q..1a e là (Mcmaco, Lioni'\) fu notato che la sevizie del tifo adc.Jominaleanùavaol~mentandoa misura che l'altezza dei l'ioni si abbassava '{erso il livello del corso ù'a r.< rua lòcalù : ma jl col'ltrarj.o fu veLli,\ lo a Brussalle nell8G8 e 1 869~ ova il fia ~ello inl:ierì parUcolat'mE:mle n ell'elegnnte rione Leopol•lo elavalissìmo, e ciò che più monla ahiu.tto dalla gente L'iCI'...a, allorchè neppur LtnO dai 200 operai oc· cupali du1'1lnte l'epidemia a l netta1Hento della S~nna non ne risenU la vicinanza. Alcune località si chiariscono refrattarie all'invat.ione, all'acclimalizzamenlo della fèhbre Lifoide presso di e~sa, anche con unQ. popOl!lzione numerosa e tml'l lfu quale aecumulérehh(} i suoi detrilus sul s~oJo e neLsuolo: consitle· revoli inlet•valli separano sovente due evidemie nel medesimo luogo In Lati còndizioni chiun<rue se ne sta all'idea del miasma tellut•ico 1 si vedN'l. forzalo Ji scavalcare Unt:l barriera così stretta, qual è la teoria dei rnovim,eoti dell'acwa sotterranea, d'ullar~at•a il campo nel quale Jluò svolgersi il pt'incipio specifico., e SO!H'atutto di renJet'lo inàtpenùente dallE~ oscillazionj d'un livollo. Già nella culla s tessa d;ello. GN~ndwasse,~theorie il ùolt. Pot·t S'lccil&Lo oltrepassa i maestl'i e rannoda pw·a~ mente e semplicemente il pl'incipio liftgeno allo zolla di Ler-ra (Scl1o~len). Non si p()tr.-:bb'esst?.re piu Jur·go in ratto di eziologia tellurtca, Pe~lenkoler egli stesso, un po' forzato nelle sue tt·incee <!ai suoi conleaddiLLori, non n ega punto che circos tanze locali non possono jn qu:1lche parte del monùo fa e devio:r·e la le rara ch'egli s tubm per ~ona·co, e non c!Jielie altro se non s~~u ve~el' inte l'venit'e J'icerche spiegalivee cornparative sulla proprtelà del suolo, seconJo i luonohi sulla sua lemltet·atJt'a a d' b ' tvefse profonJitù) sui gaz tlel sptlo-suolo dei luoghi a bi lati, parltcularmer'lte ùei geanùi edifizi, come le caset•rne, ecc. Bi-


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RIVISTA:

sogna convenirne, le indicazioni fornite dal livello dell'acqua;. sotterranea non sono che un segno: e$se fanno conoscet'e lo stato igeomelrico dello slrnto h)rrestre che sepaea le abitazioni dallo stra to profondo impermeabil(~: ma nulla di più. È chiaro che rimangano a desiderarsi altl'i lumi. - Senza. che si possa d'altl'onde garantire che uno s tudio anche compleLissimo del suolo dica l'ultima parola della genesi d'un mietsma qualunrruc. Alcune o.lli'e considerazioni porterebbero ad abbandonare l'esclusivis mo della legge di Pettenkofet' senza perallt'O di menticarne il pl'obabile significato. Un miasma tellurico non saprebbe p1·osperare nè nell'accrua nè in lcrreno ·assolutnmenle secco: è il punto il più chiaro di qua n Lo essa (la suddcLla legge) dimostra. ll miasma tifico la cui natura dichiarai non voler conoscere deve in questo punto r assomigliare al miasma della febbre inlcr'mitlente cl1e si uccide a piacimento, per immersione o per essiccazione. Si l'endone inolfensivi un fosso od tm padule riempiendoli d'aequo.: per contro lulli i medici d' Afl'ica sanno che una s uccession0 d'anni asciuLli rende le lebbr·i palustri di meno in meno fref(uenti e me no g 1'avi. La situazione la piu favot•cvole ai miasmi s ta fra ques ti due estremi. - Kel' Senegal la stagione secca è la stagione salubl'e: le pioggie l'iconducono le febbri dappl'ima coi primi spr•uzzi, che umettano appena il s uolo, poscia e sopPatulio quando i fluLti del 11ume straripato rientrano .nel lol'o alveo e lasciano, solto un sole· ardente, un s uolo ammolla lo ma non allagato presta l'si ad alti ve e svaPia le decomposizion i. Del pari , senz'a lcun dubbio, se v~h a nel suolo un miasma tifieo ùa qualsiasi parte esso· venga, l'esh•oma siccità non potrebbe~esser·gli più favoPevole dell'annegamento, e la l'Mlizzuzione costante, rigorosa flno agli esLretni s uoi limiti della legge di Pe Llonkofer, si vede fin d'ora, sarebbe il fallo il più sorprendente. La letali là tilìcn al.. lorchè essa coi ncide coll'infimo li vello dell'acqua sotter·ranea non può essere in fondo la conseguenza di ciò che si passa nel suolo in quel momento, ma di ciò che vi s i passava alcune settimane innanzi. Non alLuccundo alcun falalismo al ro.ppo1·t<r della febbt'e lifoicle col li ve llo clell'acll uo. sotterranea, s i s u pporeà sen7.a clif'ficollà che la l' ealizzazione clelia legge lta pee una delle sue condizioni l'alternaLiva a corti intervalli, rnu inevitabile, della pioggia e del lempo, nelle zone temperate. La legge di P ettenkofer guudagneeebbe in importanza perdendo jn rigore. Si capirebbe che in dati casi, grazie alla nalut'a del


DI GIORNALI lTALIA Nl ED ESTERI

-suolo ad accidenti imprevisti nella successione della secchezza all'u~idità il momento della più completa attitudine del suolo a fornire U:iasmi tiflgeni venisse ad essoe oea quello in cui il livello dell'acqua soLterr•anea raggiung.c la sua ,meclia locale, Ol'll quello in cui è più o meno al clisoLto, tàlfiata anche all'islaute in cui tocca il suo limite superiol'e. In modo generale egli è certo che sotto i nostri climi, e prendendo il senso complessivo delle osservazioni, le manie1'e di procedere della febbre tifoide non contt'addicono punlo riùea della genesi o del pullulamento d'un miasma negli sli'ati s uperficiali del suolo. Come i miasmi della febbre intermittente, i mi asmi tifi ci pare comincino ad al)bondare coll'estate, sovra bbondano nell'autunno,.ne rimane per l'inverno; sono rilornali in calma a primavera. " ln Lutte le regioni in cui la febbre tic foide è endemica, la malattia subisce nel periodo estivo" auttmnale un'esace!'bazionecoslanlee considerevole" · Tal è lù legge(antipalicissima. all'idea di contagiosità) a cui arriva il s ig. Emeslo Be•3nier,in seguito al conft'Onto della patologia dj Parigi, che gli è famigliare. con, ({Uella di Lione, di LOJJllt•a, olrgti Stati- Uniti. Che so cruesta prolungazione della sevcriltì epidemica li n ncU"inverno sembrasse coslìtttire una differenza essenziale tra la fcbbrd tifoicle e le affezioni pabslri, le cui manili'stazioni primarie cessano in quesla stagione, sarebbe fucile di ri<.;pondere mediante la differenza ben conosciuta dei modi co' quali l'uno e l'aUro miasma impressionano l'organismo. Un'ora dopo aver respirata l'aria pulllstre si può avere un accesso IJeruioioso e morire lo s tesso giorno: non è guarì possibile morir di febbre t ifoi de meno d i Lre o crualtro settimane dopo che si subì l'infezione speclale,pur supponendo che il periodo d'incubaziono sia ne corto, come parve a Griesingee: fulto più conforme alle abitudini delle malattie infeziose clte a quelle dci morbi contagiosi, ma che non è ancora nettamente stabililo. Le epidemie urbane possono adunque somministrare an-cora parecchi deces$i quando le nevi ùell'inverno ricuoprono le materie i'EmmmLcscibili o che il gelo sospendè la vitalità <lel microcosmo nascosto nel suolo. - Avendo più della febbre du malaria affinità coll'uomo, la febbre tifoide s'incontra a certe latitudini sellenleionali che non conosoorio più la prima : nondimeno essa è giù rara al nord doll'isotermo di 5 gradi. Questa circostanza allrcsi è in rapporto coll'idea d'un miasma emanalo dal suolo, mcrcè alcune condizioni di calore o d'umidità. (Gazette médicale de Paris) . (Continua)


RIVISTA ~ .. 1 erol o n- <•l(lra lin: di ENGEL (l). (Dagli A mwli di Chimica

Fa!!c. 2''). - Quest'idt·uro di tr ioloro-crotonilo, t•a ppresentato dalla for mala C' H' Cl• O H, è liquido, incolol'o, insolubile n ell'acqua, con cui forma un id rato cristallizzalo, che a sua. volla è poco solubile nell'acqua, m ollo più nella g licerina, c comple ta me n te sol uh ilo nell'alcool (:l). . P iù importa nti s ono le s ue proprietà fisi ologiche e tcJ•apcutiche. Infutli, seco11do le es perienze di Liebreich, il ero ton-clor a lio produce rapidissirnamente il sonno, come il clororor·mio ed i l cloJ'a lio, ma, difler enza radicale, senza cbc vi sin, eom c in seguito all ' u ~o di questi ultimi, rallenl.amenlo eli pu lsazioni e della t'espirazione. l n ques te due pl'OpPie lil negative t•isieòe la preminenza del ct'Olon-clor-alio sui s uoi (J ue congeneri terapeulici. Jnfulli si a dopererà il n uovo t'imcdio: ·1" Nei casi in cui n on si può adopuJ•aro il cloralio OJ'<Umu·io in causa di un'c~(f'e:tione cardiata; 2• Nei cas i di n evralgin affettanti il 5• paio ,Liebr eiclt);

(l) Crediamo utile l'aggr uppa t'e ll!!lla r ivista te rape ut ica il pro e oont·ra sull'~w• ne dei r imedi uuovi : iu con~~>gu.,ma. all e note d • Enwl e •li Li e·

br·ich sul crotou-oiOI'lllio, facciamo segui•'t~ l'~spcJ'ienze c i giud iz1 del prof. Tom masì. (L~ :Rt>da~ion ej i~i Il ct-.ton-clor ntio è un pro.lolto c himico non p er nnco mollo conosei oto; da qunlth~ ~empo pe•ò n ques ta pa t•to lo si cominc i;c a p t·cpara,.o in uo lahl• r a to rìo di pmdotti chim it.:i di Be t·l ino. Jl ~H·ocesso impit>g-ato cnnsiste e~t>ntial mente nel f .t t passare pet· !:i4 ore una C..Jrt·c n•.e di cloro ::n~soso a t~ravot·s" al! alcl., ìrte ct·otoJd r.a . cirr.ontlnntlo dappri,.cìpio r a pptlr ecchio con mi~cuj!lio r ct'd gemnle. onde sccm:lre la so,·o•rch ia gag liardia d II;L rt'azione; v.-r·so il fi no dell'opo: razioue gi o1•a scaldare a -:- l<JO :.tfli ne di ~>ccitu re la l'e<tziooc <)h • si va ~ u ceessivam en ~o l'a,ltu1Latl ·o. 11 Jli'OdOi lO si soUO pone JlOScia a dislil azioni f•·a zi on:He pt: r s epat·an, l'acido cloridrico fo rm atosi e l<" al tre impu r' ità; e si tie no co ni.O dt!l liqui.Jo che passa ft·;t 16ao., )(;5o c h e è il cwotou-clor~ l t o; il qu:olò offre au alt~g: a col clt~l'<l liO no t·mal~; cume q ues <o è liq oi•IO, scvlnl'i to, di o<lot·e ete reo ,.ec ulìa r••, p r<>ssoC' hc insol ubil e n~u·acqua, colla qu hto può combi~ n a •·s i m•, lecOhll·m.,nte pe t' forma•·e l'idnlto di c roton- clot·allo. il qu a l< •·t•ssomigli a o.·la s un ,·ol ta al cot•r·ispondeme idrato di clon).lto normal~; c cioè uua Rosw.uza biaura, solil\a, cr lstalli n;l, in po.glir tte bifl,uchu mad •·~­ pel'iaC<'C, JIOCo s ol ubile neH'~tcq u a ft·t'dda, un po' di pi ù ne lla calùtL, su ll!• biilss imo uell alcoul . S• l ul>ilc u .. t:a gliceri na. SOLto 1'11zi ou!' de lla potassa pe r· un a l'('::tzione parallela a quell:t de l clora lio nurm;ol?, s i s(l<>ppia in fo •·miato potaS$ iCo ed in clo•·oformt o oll i lieo, os~ia in uu e wt·e cloridt·ifo bidoralo del la seri., pr•·cedeote: il clot·ofon nio .,.)lilicu ,: ins• abili~sim o e pre~to ~i riwl•\< in bicloral tilxn e , e sar~bbe fl qu esto ulLimo pro lotto cbP, pe nsa 11 Lie l.> t·f!ich, abbia no ad eSSt!re t•ifoJ•it& Jc p.·oprie tà ipuoti•:he del clot·allo croi.On •co.


DI GIORN\I.l lTALlANI ED ESTERI

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s• Noi casi in cui occor·cono, per pt•où urro i~ sonno, fortissime dosi Ji clorulio. 11 doll. I.iebroiclt associa allora il ero ton-cloralio al cloralio ordinurio. Er.co cJcl resto una formolaconsiglialu ed adoperala da J ules \Vorrns; Pr . Croton cloralio . 1 grammo Glicerina . 60 » Acqua . . . . 60 » Essenza di menta . . 3 goccie Siroppo semplice . . 20 grammi l\1. pet• una pozione. . N oliamo finalmente che questo corpo è ipnotico alla dose d1 50 ct>ntigr. ad l grammo, dose che s'adopera in principio, ma è in f~o!Lù dc•l pralico di l:lpin ~el•la pi(t oltl'c, so1·vegliunùo l'u:so di un rimedio che nasce adesso. lte l ernlon- e l o rtdln del dott. OscAR LIEBRELCU (DaUo SpeIl crolmt-clot·ulio ,:. prodotto dall'azione del cloro s ull'aldeidf•; rnn clue!'ll ll cot•po non J1a ulcun t·upporto coll'olio r imt!ntale). -

dì ct•olonti;.;l.i o, sebbenP la ~ua cotilituztone chnoica provi che es~o COillponesi d'aidt'itle doroiCII e di acido croLonico. l'il•! suo ll:::pt'tlo e,..l•t·iol'e il ct•oton-cloralio diJlbriscc daJl'ith·nto ùi clor•tdi~> pct· essePe sollo fot·ma di piccolo tavolette hrillunli, ct•islulline, o non e~sere che debolmente solubile nelrac.qua. La suo. azione !e'i avvicint\ n qul)lJa dell'idrato di cloralio, ma ne cliffet·i,ce nei !e'uoi effetti fisiologici. Liobreich h o UtnminisLra lo questa sostanzn a dei maniaci du1·onLe il parossismu, ed essi fut•ono presi subito da un profondo sontlO, s~n~a. che nè il polso, nè la respir·azione fo ssero pet• pal'ecchie 01·e alterati. Gli stessi effetti furono osscl'\'ali anche in indh:idui sani. I.'a ulot•e dice ùove•·si preferire il crolon-cloralio nlla morfìna, pe1·cuè i suoi clfetli sono meno nocevoli alla costituzione: non ha mai osserva la azione dtwnosu pel suo uso s ullo s lomuco o sopt•a allt·i OI'gani, anche dopo ripetuto prove. l casi in cu i principulmenle conviene il crolon-clorulio sono quelli nei •tua li non si può impie,.,arE' l'idrato di cloralio a moli''? di un'ullerazione cardtnca; et'\Si di nevt·algic del quinto PlliO, e i <'usi nei quali sono necessal'ie ùosi fOJ·tissirne c.Ji cloralio po1· proùut'l'e sonno.

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RIYlSTA

Liebt•eich ha scoperto che nell'azione del croton-cloralio non è il pt·imo, ma il secondo prodotto di decomposizione che viene messo in altivilà, perchè il pt'irno è distrutto troppo rapidamente. 11 croton-cloPalio, quando è sottomesso all'intluenza .di un alcali, f'orrlla dappr·ima dell'allilo-cloroformio, corpo ll'icloralo, che rapidamente si decompone in un corpo bicloralo, chiamalo biclor-allileno. Ora Liebreicll è corto che le sostanze bicloruraLo agiscano sul cet'veUo, sul cordone spinale della midolla allungata, ma non sul cuore; ciò che spiega il fa Llo che tanto la r espirazione, quanto la cjrcolozione, restano inallerate nell'uomo solto la influenza eli una dose medicinale eli idrato di croton-clorulio. Questa sostanza sarù senza d ubbio meglio studiata in seguito, .sopraLullo negli efi'ctli fisiolog ici e lel'apeulici. Il dolt. Benser-Bai<Ct' ha lt'attalo parecchi casi di nevralgia col croLon·cloeolio, cio6 nevralgie ftlcciali intense, ad un g1·uno · ogni ora; nevralgie lilcciali d'oPigine dent.aria; contusioni della spina, in cui diede 1 g1·amrno di bromì.n'o di potassio, e 5 r.entigrammi di id1•ato di croLon-cloralio; d i verso nevralgie cb e l'es istettcJ'O a Lutti i m edicamen Li, cioè fet'ro, chinina, aconito, ))elladonna, jodio, cloruro d'ammonio. galvanismo, vcscicatcwì, iniezioni ipoLlCt'miclLe, .bagni, ccc., nelle quali due grani di ceolon-cloralio daLi ogni ora, tolsero rapidamente ogni dolore. ~o{n iiòul croton cloralio per S. TOMMASI. (Dallv.lorr;ctr;ni. Dispensa I• e Il• 1870). - Il Liebt•eich fu il primo a spt~l'i­ mentarc r[uesLo nuovo rimedio, il rr ua le non è che un pr·odoLLo della reazione del cloro sull'aldeide. Questo autol'e ritiene cl1e possa esscrè un sostituto del cloralio considerato come ipnotico; e poi sperimentò che l a sua azione si t~So l'­ cila specialmente su tutti i ra-mi scnsilivi del quinto paio col pl'odur!'o l'anestesia dei medesimi. P er questa ragiona \'Vichmanu-Legg l'aùoperò con leo In nevralgia del lt'igemino, e su 20 casi, in 18 ottenne la complela gutu·igionc. BensonBaker ne r icavò il medesimo profìtlo : il do~t.m· PeltoruLi in una don ua aJfetta da newalg·ia del tri gemi no ne. ha avuti buoni

effetti .

lo l'ho spct•imentato in due uomini nella miu clinica c l'ipedi 2 grammi in una volla, e poichè è pochissimo solubile nell'acqua fpetfdu, è bastalO che avessi l'ÌSCaldata l'aequo per cliSCiOglie.rlG COJ(Jrletu tame n~e e l'ho amministrato fino a lla dose


D1 GIORNALI ITA LIANI ED .EST.&Rl

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tameule. Quanto alla sua virtù ipnotica, dagli esperimenti fatti rilevo che amminisLt'ato alla dose di 2 grammi produsse un sonno leggie!'o di 10 minuti appena, e questo sonno venne dopo un'ora .e 10 rninutl. Tutto ciò prova unu cosa : che come ipnoLico il crolon cloralium è molLo interiore al cloralio che si usa comunemente, perocchè con 2 g•·ammi di cloralio si produce il sonno molto più lungo e profondo. Joto anche due allt'i fatlarelli: il J• che il ero lo n cloralium produsse un senso di stordimento, e il2° clte il cuor·e non si abbassa nella sua forza sisLolica come accade diot•·o l'azio11e del cloralio. Per· assicurarmi di ciò io feci prendere dal dottore Amoroso la figura stlgmografica prima e dopo l'esperimento e l'altezza della linea verticale rimase la. medesima. Due geammi pei'ò, secondo le mie esperienze, non produssero anestesia di sorta nella faccia. In ulli:no ho amministrato -i grammi in una volta: il sonno sopl'aggiunse dopo un <tuarto d'ora circa, e durò eire~ 5 ore, ma l'infermo si ridesl.a.va ad ogni piccolo stimolo anche sulla faccih1, il che viene u dil'O che non c'era anestesia. ,Concludo tlu lutto questo ciw bisogna nbbandùnal'lo come ipu.otico, e se ai vuole usarlo contro la nevralgia del trigerÌ.lino, se ne devono ùat·o a grammi cit'<'<1, forse di visi in 3 dosi. Ho fallo fare dall'a::;sistenle Salvi nella clinica delle donne due esperimenti: uno in una donna che aveva dei punti d'ipet•estesia nella faccio, forse sintomatici di s ifìlidecostituzionale anche perc.h.è hl.l delle .gomme st.tlla testa. Ellbel'l,e, in questa donna 3 grammi eU ero ton clocalium, dati ad un'ora d'intervallo in 3 ore, non ha prodotto nessuna diminuzione nè del di più eli sensibilità della faccia, nè della sensibilità normale. In cambio, le ha prodollo un dolor di capo che non avea, nausea e tendenza al vomito, arrossimento delle gote, peso fronta le c senso di sLordimenLo, tremore generale che dur·ò un quarto d'ora per inlenso freddo che provò, benché In temperatw·a Fimanesse normale e una leg"'ier·a tendem:a u ~~~ . " Qu! non si trattava certamente di una nevralgia essenziale, nondJmenoèbene noto l'e i fenomeni molesti che ebbe e la nessuna diminuzione di sensibilità nella l'accia . Al contrario in un'alll'a donna che ha una ricoreente newolgia facciale di tutte tre le branche ùel teigernino, specialmente della 3•, nonostante che avesse una le•,.o-icra carie a dlte .denti) che potrebbe esser causa o e[IeUi va o ~~casionale della


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nevralgia, due ~rammi di croton cloraliurn , dali coll'intervallodi un'oro, hanno calma ta la nèvralgia completamente, e hanno alquanto diminuita lù sensibilità normale nella facc.itl e nella fronte. Anche in quesla però si è veriflCRla la nausea, un senso di slringimenlo allo s tomaco, un lre milo convulsivo al petto e all'uddome unito ol tris ma, arPossimenlo lievissimo delle ~oLe ed il solilo senso di s lor-ditnenlo. Qui il sonno ò s laLo più pronunciulo ·cho nell'allr-u, ma sempre b1·eve e si ridcstavu ad ogni piccolo stimolo. L'è dunque un eimeclio, lo ripetiamo, che polrll usar·s i nelle nevrùlgie della f,Jccio, ma, almeno·in ce1'lì individui molto sensibili, non limi la la s ua azione ni soli rami dellrigem ino,come dice il Licbreich, ma ope1'a alt1'esi su alcuni centri rnoloei e specialmente sul vago.

C'ut•a <l ~ l eol1•ra, nelln lndi1•, con le lnie7.ioni s ottn C'u·fnn••c di ld t·nlo di e lm·ulio <lei dottori liJGGli'<SON e d H ALL.

(Bulletin yénéral de tltérap. - Sperimentale). -

Om che i medici slutl iano a un tempo l'azione cUJ'alivn deU'idJ' ato di clor'alio contro il tetano e l'azione a nesle lica òel mede~itno m edicame nto in init'zione nelle ven11, non è l'uot'i di peopo!'ilo· di fure conoscer·e i r esuttali ollcnuli pell'usodell'idralo ùi cloralio nel tJ'u ltarnento del colera ùai pi'Ulici eseeccnli nelle lnJie. Com prendesi infa tti qual resullato immenso si otlcr·pebbe se potesse otlenersi la e?linzione del f1a gello nel luogo medesimo della s ua or·igino. Comunq ue sia leggr.si nella Gazzetta deUe In die del Hf ~h­ braio ultimo un lavo•·o del doll. H igginson, medico civile a Khel'i, nel r egno d'Oude, ~ una leli.OJ'a del dot t. H oll ove s i vanta la e f'flca cio di quel rimedio. Il doll. Ha ll l'icordu che fìno dal m es e di maJ'ZoH\70 nell'Ind;an Annalsqf Medical.Sc;ence, e i poneva pm' princi pio che ne.l periodo d i c•oJ iasso df' l cole l'a, era vi irl'i lazione in t~t·nu òi alcune bt·ancbe J.tei'VOse, e che l' uso dei sedativi era indica lo . Quesli tlovevono ess er·e amminislr·utivi pAI' via. endermica, essendo l'assorbimento dei m edicanienti inger·ili rH~I' bocca rnolt<) debole in questo periodo. In forza di questi c.lali egli amministrò, colla approvazione ancoea deLclliru1'go moggiol'e Collins, l'idea lo di clor·alio ntl un solda to, per·venuto all'ultimo pet•iodo del co!Pr u, e lo vic.le risnnaee dopo f'> oee. E cco d' ai Lt·onde le indicazioni elle egli ùù s ul modo ili omlllinis trazione dd rimedio:


DI GlORNAt.l ITALIANi ED ESTERI

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-Jb ennetlo, egli elice, molLa importanz~ al ;ratlo_ di fnrza Clt!1la soluzione, e do preferenza alla soluztOne o l d~ctmo (clo.riùio 1 parte; ac(}ua lO pat·li). Teoppo forte la soluz_wne non è assorbila e non portu che suppueaziono ed ulceraztone. Ecco il tratta mento dci tre pel'iotli del colc t'ù: ò,~ranle l~ diarrea premonitoria, che è quasi $empre indolent.e, ~o amn:•nlstro ogni ora 30 goccio cl'acido solforico allungal? m ampto bicchiere d'acqua l'òr·temento canforat.a. Se la dtarreu ~on calmasi, c se sopraggiungono dei vomiti, io faccio la pr!nd1a iniezione soltoculanea. Se non sono chiamalo che al perlO o algido, inietto allot•u 10 grani di idrato in soluzione in 100 goccie di aequo, in quoLLt•o o cinque luoghi diiTel'enLi, g ius ta la cnpacità della mia siringa. rn generale questa ùoso basta; ma se la mazione non avviene entro un'ot•u, rinnovo la opeeazione. l malati per solito chiedono a geandi geida l'acqua rrcscu, che puos~i conceclm·e u volonLù; èssi non la vomilano: losLochè la reszionc• avviene i vomiti cessano. }tu non devesi amministrare ni- oppifJ, nè s timolanti. .. So clopo la reazione sopraggiunge una fubbee secondaria si O\Jllnlnis tt·cwù il s olfnLo di chiniuu a dosi vot•ie ogni o1•a od ogni due ore c in~ieme del latte, del b1•odo e dei le~gci'Ì slimolath·i ... Il doli. Hìgginson ne;.l'l'a eli avere con questo metodo lealtato t9 cus:i di colera o di non ov01'e petduto che tl uo mala ti: in uno di questi duA tnalati il lt'allamento è stato mal diretto, nel sl-!condo randnmento della malallia era fulminante. Gli altri clicfusseLLo mnla ti et·ano giunti ol periodo alg ido qunndo la euro fu cominciala. Aggiunge all!'esl i seguenl i parLi coluri rela tivi al modo di proceclel'e: "Le iniezioni dovl'onno essere rnue sopra le b1·accia•o lAgambe; si approfondirà arditomenlc la ~onnula nella densità delle carni •. Lo maggio•· dose di c1ot'8ho usa la non ollrepassò i 16 grani in 8 iniezioni. Quando il casoè ~a\'issimo si ft\nno 'lnnlLro iniezioni per volla, e se dopo un ora non appot•isce nessun effello, se ne fanno allrdlante. D'ordinar-io il so11no soprngg'i un gc dopo duo ore. Nessun altro compHnso ùi cut•a è preso, eccettuale le ft•izioni alle membt•a e l'amministeazione di un po' di acqua bollila c t•aiTI'&Idala. li doLI. Bigginson spiega s iccome segue l'azione del medicamento: c l,.'ith·nto di clorolio, essendo un poLente s udalivo, calmo i nervi irriLaLi, o cosi adduce il rilassamen to dei vasi co~tralli; il sangue è allora distribuilo in modo più regolaec,. ed d polso torna neglj avambracci; i crampi e il dolOI'e crescente


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RtVISTA

clell'ndtlome s i calmf\no; il sonno si delol'mina; la l'espi raziono s i ra regolal'e, le evacuazioni si urresluno; il vi$0 l'iprenùe la suu lut•giùe:tza; 1a voce s i fa più sonor·u, c le secrl.!zioni nalurali si ris tabiliscono • · Gli ollimi result.uli ollcnuli dai dollol'i HiJginson cd Hall incoraggeranno di cet'lo i pratici u tentare la loro cura contr·o lule malnllia nella qua le ci ll'oviamo t1·oppo spesso ilnpolenti. I l nilrn ln d i a mil c eonll·o il tetano ; del Joll. HICIIARnsox. (Pal. Mal. Ga;;;eile, gennaio 187:>. - Dalla Ga::. med. ital. Lomb. N" I l). - Kòl parlare del nilt'alo di amile, il quale, da

<1uolcllo nn no n questa pnl'lc, ha ncquis la lo unn t·ima i'C'hevole im[lOI'tan:r.u, in vis ln della suo. aziono slt'aordi nul'in sul co1·po umano, il doLL RiC'!JuJ·dson disse che un cltimico rinomato, il ]ll'Of. Guthrie, or sOl H) nlcuni o.nni , menlt·c dislillavu il nill'nto d'amile d'alcool umilico, si accori'e che quel vapo1·o, ove fosse llspiralo, uiTJ·etlo. vu la drcolazionc d1 guisa elle egli JH'o,·nva una SC'nsozione como ùi av!,r fnllo una cot•sa Ln fnccin divenivo uccesa, l'nzione del c uot·e !'t wevasi p iù t'Opida e In t·cspil'Uziono mostr·n vt'lsi aiTunnosa . Nel J8H l -G2 il Jotl. Ricltarù'ion J'e ce <lCCurt'\to e luugo stuc.l10 inlomo ulruzione di CJueslo COI'JlO singoluJ•e o scuopl'i che JWOJucevu il suo ell'ello cogionando un esll'ctno t•ilnssn tnenLo, Jll'irtla Ù\Ji vus i sa ng uifcH'i, ([Uindi delle lìhr·,1 muscolul'i dell'or·ganisrno. Tale o tanla era l'azione rilussanle di C'J.Ueslo ugonle che il dotl. Hiclanl'dson opinò che esso vincOJ•ebbe lo ~pusi mo lelanico cagionalo dollu stt•icnina; ed avendone rosi scopcl'la l'azione, egli si avvcnlut·ò a pt•opornc l'uso per fa t·c cessaJ'O lo spasimo in a lcune mt~lullie spas!Doùich ~ gt•avis~ime. l l'isuiLa Li, aggiunge,,a il do tt. Hiclta r·dsou, nvenn supoPnlo la RU8 aspcttnlivn. Sotto J'inOue uza di qu es to ugente, uua t'1·a le più lol'rnentoso malallic del cor·po umano, J'an(lina pccloris fu talm ente ram·enata che i pnt·ossismi ne fut•ono rcgolurmcnle ptoe· venuti cd in un caso fut',)llO Lolulmenle allontanaLi C'd impedili . A n che il lct.ano o il L1·is mu ù s ta to vi n lo con rtuosto ug-enLe, o, i n t.luo Cl'l!;i di g rn vezza eslt·oma, conlt\nla el'tìMciu, da J'ÌIIItlnerne guut·enlito il ct·cùito di ciò elle puo esser e chiamato unn ve1·a o JH'O)Wia cut•a. Vuolsi sporac·c viva mente eho qualche ulle l'iOt'C esperimento confermi lJuestc buone n otizie, e che il dolL. Richarùson, n cui s iamo già dcbilot·i per l'introduzione clell'eluo come anesLl'Lic•), abbia vet'lln1cnle vinto il terribile nemico cl1c egli h a pres o a combattere.


DI GIOIINAJ.l ITALIAN I ED ESTERI

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T~ano Craumnllcn ~unrilo 4•ollit fuvn d \'1 C' nlnbm·,

del dott. Cu.NSJNGUA~t. (Dallo Spallan zani, fasc.4•, 1875).- U11 bambino di 7 anni in seguito ad una ferita al piede sini~Lro, dopo aicrunnLi giorni fu preso dn costrizione d~ gola ~ ~r~sma con tensione ùci muscoli post. del collo, cd tmposstb!lttà n deglutir·e. Fut·ono prescl'itti 3·milligram~i d_i fava del Calab~r da somminislJ·arsi ogni ora Dopo tre gtorn• se ne davanogtà 5 milligrammi ogni or•a: al 6• giot·no s'amminislrò un put•gativo contt·o laslfpsi, Ofl in segui lo diminuendo graùalumenle la dose, enll•o 15 giorni l'infermo era già convalescente. .6alone d el eblnino l'ul !Oi!òl cmn n en·o,-o , di H. HEUI3ACn.

(.\lémorabiliett, 1874. -Dallo Sperimentale,fasc. 3"). -Ecco quanto risulta dagli ospct·imenli eseguiti un 11. IIeubach nell'Istituto FomHICOlogico Prapr llinz eli Bonn. Il prcpt'll'a.Lo impioj:tulo è il doridralo nmorfo di chinina: la dose 0,004-0,015: la \'ia la "ollocutanen. l.e picco\\) •lesi anzil'ltè iliminnit'e aumentano l'eccitabililtl t•cncssa dl'l mitlollo !òpntnle. Gli nnimali sentivano l'influenza lOI~"'icn mn nd ogni piccnla ecciLuzione tt'l:lSolivuno, s i conlt'uevnno, enlt·twauo in <'•111\'ulsionc Ln loro salute dopo 24 ore si trovavu pert~·ltamente t•istabilils. Le dosi gt•tmdì all'invet·so dapprima aumentano. poi depri~ mono l'ecciluhililà !'tl/IPssa; cooso~uenza ques ta clell'indebolimenlo dell'azione cardiaca (l). Tutli i fisiologi rìlengono che se i centri nervosi non sono convenientemente provvisti di sangue non sono nl'pput• capaci di soslenc!'c lo azioni loro spellanti, f:!pcciolmonte In facollù riflessiva. Dosi gt·andissirne poi influenzano non solo ll'l respit'a?.ionce l'atti,·ità del cuore rnu unuienla:to molto presto tuU.e le allrc fa.colt.à della v ila inclusivnmente c principalmente anzi l'eccitabilità reflessn. Egli avrebbe osservulo che In morte si verificherebbe anzitutto per asfissia: quando questo si ò già dichiaralo, se si stabilisce la r espirazione a.rlilìcialo, il cuore può farsi seg uitare a bullere Jungnmenl(', anche per 2 ore e mez:to mn se SI. smetle por un islunte la respirazione a!'lifìciale la ' ,·itn allora ces:;;n in un su bilo e per sempee. Keicasi aùunrtuecli (lYvelenamenlo a.culo por In chinina è alla fun ziono del polmone (l) Interpretazione e spi~gntione ipotetica da non prendersi per dimoetr.mone: l'azione tossica sulle midollo non potrc:bbe stare io\'ece dell'iJIOLesi dell'autor~;1


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RlVJSTA

c~1e ne inco~be

sopl'alutlo di pro~v,edel'o come quella elle più e prima della cardiaca ne suolrebbé la conseguenza falule.

l..tl fe bba•e tifoide:1 e l'l<:ucnlyplur;; ~l~buln!', del dottor Lu'l'o:--: di Reims. (MouoemenL Médicale. - Dulia Salute. N• 5-6). - L'autoi'e }larlendo dal punto di visla della nn tura inf~ ttiva della febbre tifoidea crede necessar-io a e:ornbo llerla la distruzione di <tue! fermen to che ne è Iu condizione primitiva, e consiglia a la! uopo il fM morir di fame ques to fermento. Si al't'iverebbea questo scopo collo privazione ri gorosa di tutte le sostanze ternarie e coll'uso esclusivo dell'nCiJua pura in bevanda, non, come egli si espl'ime, per esting uere l'incendio, ma pr·ecisamenLe per togliere ogni elemento di combustione Ol'gunica. Secondo l'autore, questo sistema è logico e radicale in mancanzn di un ugen~é s pecia le, di l'ello, zimoLicicla; questo non sar ebbe da cercarsi tt·a i disinfettanti di cui è ricca la scienza ma la cui efficacia è assai ipotetico. quando si debbono u s~u·e in soluzioni dilu1~ga le c debbono passtu·o suJ lorr·ente della circolazione. Tratlasi quinùi di ce rcare uno specifico, nel vero e skctto senso della parola, che stia in l'llppot'LO diretto con la febbre til'oidea. - L'autore ct·ecle di averlo tr·ovato ncii'Euc~I!Jpius Globulus. - Egli racconta come, questo vegetale australiano 1.\Venùogli r eso importanti servigi quale fu!Jhrif'u go, an ti C<.1 ~Ul't'ale e disin fettante, gli sia nato il deside1'ÌO di prova rio nellil febbre lit'oiùea: cita ([Ualli'O casi, t1•c di l'agazzi dai i. ai 12 anni, uno d' un aduHo a 40. !l primo di essi gntviss imo e colla complicazione di una dop pia parotile ed esca1·e al sacro, t'esisteva a lulle le cul'e, l'esito minacciava assai tris to. - nicol'Se allora allLl tintu1'a alcoolica dcll'Eucal!f7Jtus; (dai 10 a i 2G g rammi) por essa cominciò un migliorumenlo istantaneo; la guat•igionc arrivò rapidamente. Gli altri lf'e casi se non presenth vano complicanze erano pure assai gravi. L'uso doll' Eucaluptus produsse sempre il des ideralo ed inslantaneo miglioramento, cd il rapido volgere de\1 ~1 mala~lio alla g uarigione. L'uulore Lcrmina ndo la s ua memoria invila i pl'atici u volet' fal' tesoro di questo suo tJ'ovato e spera con esso di sostituire nello lel'apiu della febbre li(oideu i metoçli del nrancl (bagni freJc.li), ed il metodo idr•ico, barbaro inveeo, così egli dice, il primo e con una s econdaria indicnzione il secondo, me?.zo in.{lirello e peecario per distruggel'e l'elemento moeboso.


Ili GIOIII'H Ll ITHL\Nl 1!0 ESTRR( 3l)'l D"llll c:Ueon\n11. (Gaz. de Julin e Trib. m4rl. Inçlipcndenle N 5). - È una miscela di glicerina con tuorlo d'uovo, ha la oonsisi.Gnza ùul miele, non imputridisce, nè di viene rancida; come il ~crollo odesivo e gli unguenti, facilita la riunione delle ferile per prima intenzione, solLruentlo le parli ol contatto dell'aria; è inoltre lodata siccome preset'vati\·o, tanto pei m edici che per gl'inf~rmi, dal contatto di m:lterie no"ive. Per questa ullirnil proprietà è divenuta di 1111 uso giornaliero nella clinico del doll. Vet·r·iet', dov~ lult.i gli allievi, che devono toccare un ~··an numero di donne (delle quoli pa•·e:::chie già infelt.e, ullro sospetto ùi quolc:he iu{òzione), sono opbligali a praticare le l01'0 esplorazio:~i, sp31mandosi previamenLa le m ani con la gliconino Di questo mo(.(o non si hanno a deplot·are ,çqnseguenze di soda. Questo agenle è poi di molto vantaggio nella ~l'a tlclle rugaùi delle mammelle, proleggendosi con esso il <l ermo clull'tlzione della Stili va del bambino, e da fJUella del lalle iuucidilo;cosi put'e nello lucerazioni del perineo,ollene!ldo!<i che l'orina eù i loclti passino sull'intonaco senza toccare Jn"piaj::u, per· cui essn può r·imorginut·e più fucilmente e pjù prontamente. Ltl gliconina infine protegge le parti del coni uggio del vir•us .


RIVISTA CIHRURGICA

~mo!ilttu•ia elns li~a pre'·~aath•n .- Avoertenza. - Crcdinmo di mollo interesse il I'iprodurre lnllo quanto si rifet·iscc alla emoslasiu clastica preventiva per il largo dominio che ho ~iù pi'OSO nella chirurgia modet'na, o per quello che lo è, senza. dubbio, l'iserbato nella chirut'git'\ di guerra. Noi vot•t•ommo che alla ditl'usione di •ruesl.o metodo corrispondesse una cgualo s~nh ililà, f)Ualo si convieno où uu mezzo chirurgico fori ero di immenso r isorse. Nello scorso anno (giugno e agosto) il Giornale di medicina militare pubblicAva su questo argomento due inlores~nnti JoLLere del capitano medico do lL. Dciii n a direlte al tenente colonnello medico cav. 'Baroffio: Ila quel tempo ad oggi l'emosla«in pt•evenlivo ha preso maggiore <"Sl<'nsione nelle indicazioni c,l applicazioni; ha dato luogo u ct'ili<'he e a proposte di modiflcazioni, o lìnalmente da abili cltit>urghi o è s tata accollo co11 iuditlèrenzn, o, più in leol'ia che dopo pt·atica esperienza, dispt•ezzuLo. Per quunto abbiamo vis to e sporimontulo, noi ne siurno pPopuf;nutori, o facciamo voti cho la chit·urgia il.uliana, o In mililar·u specialmente, pt•oscgua, tlopo pl'nliche applicm:iou i, o portcn·o il suo appeezzubilo contributo di giudizi. Finora le terribili conseguenze di questo metodo, o vcnncL·u credule possibili per idee leoretiche prcgiuùiziali, ovvc1·o rurono etrctlo di errori d'applicazione. La paralisi - l'infiltrazione - la cancl'ena - ecco i lt'e pl"· ricoli pt·<'suntìvi. Ora, dalo che la rasciatui'a closlicn) e in special modo In logn LLll't\ col tubo, non sin s Lrctln - pee lroppo zelo di l'u1' bone- fino al grado, per niente necessario, anzi dannoso, di s ll'ozzalut•a - , ma invece sia applicala con quellQ mod<;rnln


RIVISTA Dl GIORNALI JTALIANC 'ED ESTERI

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tensione di cui solo vi ò bisog no, e gli è chia ro che la paralis i, e l'inllltrazionc, e la cancrena non pott•obber o avvenit·e, per In semplice logica ùoduzione, che l'elfetlo non sarebbe l~t·o~ porzionalo alla causa. Che s e, pur nonosta nte ~opo operazt.ont eseguile regohwmente col m etodo della fasCiatura elasltca, avvenisse qualcuno c.ld lre de tti fatti morbosi, il chir urgo pol!•ù certo con tranquillità di coscienza e sicurezza di giudizio t•itene•·e tali conseguenze determinale da cause ordinarie, per le '(Ul\li erano già i t~s~ uli predisposti u s ubir e gli effetti. .\.uhituno delta che per voler fare troppo bene, taluni serrunu, unzi strozzano la parli colla fa scia o peggio col tubo; noi 'luinrli, a togliere uno dei possibili in.convenienLi, che potrebbero derivare Ju cattivo applicazione, non saremmo alieni dal couvcnire nelridea del clùrurgo americano Lands, presidente c.lclla ~ocielà medica di Nuova York, quella di abbandonare il luho, l' di aùopl'are la s ola fascia . (l) 11 tubo polt·ehl>e l'or::~e esser e necessario in qualche speciale luculitt't, per esempio, ulla spalla per la disar ticolazion e o reseziona om~t·o-scupol~ll·c, ma nella massima parte dei casi puù bastare lu sola fascia che veprebbe rountenu la fissa supel'i•Jl'men te. Anzi la nO\ilitdel Jn(~ lodo èe!'clusivUUlente riposta nella (tl:'<Ciuhu•a, che ha pcl' iscopo di determina t•o l'artificiale anemit\ dell" parti, co.,a quPsta impossibile ad otleuersi con tutti gli sh··~Ltoi rig-iJi o das lici possibili, i quali anzi agiscono ùeter minuudo eliolti opposti. Concludiamo; il segre to e la novità della emoslas ia elas tica pl'evenliva· s ono risposti nella moderata rusciatura delle pol'li eseguita dalla perifet•ia al centr o. T. lleppareeebio d't;smareh di LF.ROY medico di balLagliene belgu (Archivi medici belgi, :3• fus~icolo, marzo 1875). - Nulla v'ha Ji pitt s trano nella nostra scienza medica, quunlo la SOl'te che Locca allà maggior pat·Lo delle innovazioni. Qunlun,lue iuoa nuovu, per quanlo Lello. e uWo, deve s en1p1'C sostenere una lotta per prendere nella. scienza il posto che le cot~petc, ed entrare nel dominio della pt•alica . .1 ulvolta, appena nt\ta, m uore soffocata da una glaciale inlhm•,•onza: ta1 altra soccombe soLto gli aLI.acclti 1·iunili di Lulta Il) Vedi pi(t avanti a pagina 361. Giornate dt medicina millt<:Jrc.


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Rl VISTA

iuliera una legione di nemici: de tralLOl'i per· pat'tito pt•eso, gelos i, senza fed e, scellici, ignoranti, tu tti concorrono alla sua rovina. Oppure, più fortunata, un'idea nuova viene accolta di primo acchito con rrualche ftlVOt'e, tutti capiscono la sua utilità, la s i trova ingegnosa e pratica, ma fr·aLLa nto si vuole prima aspe llaJ·e il supremo I'esponso dell'esperienza, e aspettando la si trascura, si peròe di vistù, .si lascia cadere in un oblio profondo, da cui non uscirà che dopo un son no, che spnsso avrà dut•ato parecchi anni. P et' quanto tris ti e scoraggianti siano s imili fatti, tu ttavia si spiegano allorche si tratta di una temeraria invenz:ione conlearia ad opinioni stabilite, che per spet•imenLarla esige speciali conoscenze, s leumenli costosi, o una abili là che non !<Ì acquis ta che (lopo un lun go esct'C'izio: e così, ud. esempio, le r esezioni, la Lt'usrusionc del sangue eù iniezione nelle vene, la cloroformizzazione, l'oval'iolomia, ecc ...... Ma quando s'ha a che fure con una inven:r.ione semplicissima, che offl'e a prima visLa una incorlll'as tabile utilità, che tulti sono in t;r·ado di spel'imentar·la !'lenza d tlll no, senza s pese, senzn pl'evenlivi eser·cizi) allora la sfiducia è inesplicnbile, e l'ind ill\wenza diviene colpe volo. Tale sarebbe il caso d<'lla recen te innov!lzione cllit'ltrgica, ùi cui Esmarch Ila arr·icchita la pratica clinica, intendo di t· e dell'appareccltio espulso l'e del sang ue, upp.:u-er.cldo emostatico, o processo ar tificial(;l d'ischernia locale. 'Nonoslaule non voglio i11sinuare cho il processo di Esmarch abbit\ ricevuto nel m ondo scienlifìco lln'uccoglie nza indifferente; ho poLt1to convincermi del contrario durante il mio recente viaggio in Germania, dov1~ l'ho vis ~o impiegnt'e costantemeHLe in tu lle le cliniche cl!ir·urgich ~ cJte ho rl'eq ueu lo te. Mn mi sembra che quesln invenzion(', così eminenlemenle u tile, abbia clil'illo ad un maggior favoee , e mi stupisco cbe non s ia mollo più divulgala eli quello che lo è r'eaJrncnte. P a f'm i che ogni praLico (lovr-ebbe ntlunl monle e:sscr'e pt'ovvislo di questo apparecchio così poeo costoso, e clH~ ~li è ben più indispensabile di tutti gli s tr·ettoi, t<-ur ni']uels cd altr'i emosta tici mecca:1ici Ilnora noti. D'onde può venir-o aclun ([Ll(:Hf ues~t\ intlill'eranza 'dei pr·atici f H o delle rag ioni per credere ch'essu d ipenda du una falsa idea cl1esi è f'ol·rnala sulla possibili Là delle ctiver•se applicazioni, che tlUest'apptlt'er..chio può t'ice vere nella pratica. . Si t;t'ede a neo t'a, tr·oppo generalmente, che il suo impiego st li miti a prevenir·e le emorragie nelle a mputazioni; oea, sic-


DI GI01\NALl ITALI.\Nl ED ES'CERl

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(l()me ogni pratico uon ha da fare ogni. giorno .u~'amputa~ zione, aspetta, per acquis~re l 'app~r~ccbso,che~li s1 }lL~esenll roccn:,~ionc che lo osiga. Bssogna dtssipa.re qnosL err~re, certo fu quolla la prima idea che prevalse quando fu m.ven~at~ (ruesto apparecchio; ma dopo il cam~o delle s ue app~s~zwns si è ulhwgato, ed io credo far c.os~ utsl~ es~>on~ndo qu1 ~~~ s uccinto i differenti wsi a m e noL1, w cu1 fu unp1egato, o facendone rilevare i servigi che è destinato a rendere in queste circostnnze: 1• Ampcdazioni. - Quello che rende queste ope1·azioni sopralnLto spo.venlose, difficili o spesso pericolose, ò l'emorragin che le accompagno.. Il prùccsso ùi E:smarch toglie completamente questa danno::;u cvontualitù c quindi: rt) Dispcwm <la due t\iuti Onot'a a ssoluLamento n ecessari; qu ·llo civ• è incaricalo della compressione del\'arLoeia, e l'allt·o ch1~ asciuga la piaga pee la ricerca e la legatura delle arl••t·i... Questo non è un piccolo vantaggio, sopratutto pei medici <·<mdolli <li caropagna, e poi medici militari; b) Hendc J)05sibile una opt"euzione chirurgica, t'lte div~t·,utnenl.c, senza la sicurezza di questo emostatico meccanico. non sare1Jbe stata prudenza l'eseguirla. Jlo visto alla clinict\ j li Billroth opeeare unu disarticolazione dellu spnllu 1u un mala to alletto da artrocuce della spalla e gomito s inisll'0: i l malato era talmente sfinito dalla suppuraztoue, clte nou avrebbe certamente polulo sopportai·e una emot•rttgia così g rave, come quella che d'onlinal'io eL'H solita in ~i1nile operazione . Gt•azie all'apparecchio d'Esmnt·ch, la perdilu del sangue fu ridotta al suo minimo, e il paziente guarì complelamenlc e pr·est.o. c) Diviene inutile l'uso non sempre innocuo delle spugne, che lnnl·~ volle ~t anno po!'lala rinfozione in una piaga, c occasionata la morte ùell'opeealo. 2• Rcsezioni. -Seguitando i vant.aggi numeraLi ucl pre~denlo urtico1o, ru d'uopo qui segnalare la grande fucili là e ~Icur.•zza d'azione elle procura in questo genère d'opel'azioni Il processo d'Esm(U'Ch: ' a) Col suo mezzo si può opCL'are Lal rruale si fuPcbbe SO}>I:a una tavola anatotnice: la soluzione ùi conLinui k'l, e le pat'll . . s<'operte restano pulite e asciutte Cacthncnte si vedono e 51 riconoscono lutti i tessuti che cadono sotto ul coUello; si spiegano lulle le difft.col tà che possono incon Leursi e si ò così in grado tanLo d'eviLarlc che di vincerle· ' )

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RIVISTA

b) -on si è imbarazzati dall'aziono dell'assistente, che

prima costantemente colla spugna c.loveva pr osciugaeo la I>iaga, e incagliava in qualche modo i l processo operativo, inter cettava la luce, e rendeva m eno ngcvoli le manovr·c (lell'oper atore; c) Fina lmente si può, pr ima d'operare, esaminare con agio le parti malate, conoscere la natUJ·a c l'estensione della lesione, e delerminat·e, con cognizione completa di causa, il genere d'operazione cl1e conviene eseguire. a• llstirpazioni di tumori. - Nessuno jgno1·a quale abilità, sangue ft•eddo, e precisione esigono talvolta queste orel'azioni, sopra tulto rruando si tr atta di lLtmori che ]Hmno sede presso g r·andi tronclli vascolùJ'i e nervosi, coi quali sono >;pcsso intimamente adel'enLi . Sottraendo ogni emorragia, l'appurecchio d'Esmarcb toglie Ja principale diflicollà dell'oper'llZione c la ritluce alle s tesse pl'oporzi.oni di uuu dissezione, scr11pt'e delicata, ma assai facilitata per le vantaggiose condizioni in cui è s tata posto.. Altri t umol'i r icchissimi di vasi, la cui estirpazione snr·ebbc per·icolosa e m alagevole, per lo. gn'lndc ernorr·agia che ne scaluriecbbe, poteanno esser tolti con l'aci li l-à e preslezza, in vit·tù di questo apparecchio. Fu per questo che Langenbek potè estirpare, senza pet•ditu di. sangue, un tumom sarcomntoso, che aveva sede nella r egione posteriore della testa . 4• An.ear·ismi. - Ilo visto opei·ar·e u Vienna, nella clinica di nillrotb, un aneuris ma dell'a r lt'lt'ia radiale col me todo an· Lico. L'al'ter ia fu denudata, leg a ta sopt•a e solto a l s acco, poi questo s paccato, medicata la piaga, e tu Uo colla più grande facilità e senza perdere u na goccia ùi sangue. 5• Ferile delle artet·ie. - Questa è una categoria spe<'iale in cui l'apparecchio elastico re ndcril dei servigi ina:ppt·ezzabili : a) Quante volte non accado, specialmente in tempo di g uerra, che un lLOmo rer ito in un tr·onco arter ioso veda la s ua vita perdersi col s uo s ang ue, e soccombc pl'ima che ar-t•ivi il chirurgo? Ora ù evidente che in simil i casi lo s Lt•ettoio di Esmarch, o, in molfcanza di questo, unu semplice fascia clas Lica potl'ehbe spesse volte conservare la vita a qualche ferito. Egli è per questo che lo stesso Esmiwch cousiglia di dat•o ai soldali delle bretelle elastiche che potrebbero forse u n giorno salvare loro la vi ta, o metterl.i in gr ado ùi salvar·e quella ùi 11 r1 camer a ta ;


DI GIORNALl ITALIANI ED ESTERI

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b) Ognuno conosce in quali dil!ìcoltà urta t~l fiala il cbirut•go nella ricerca d'tm'arleria fertta e r~lratta m mezzo ai tessuti lacerati Quante volle disperando d1 tl'ovarla _~o~1 ò e o-li costretto a ricorrere sia all'uso di mezzi emostatici ~~~1~rl'e LLi, quale lo st1•eUoio a randello, !l i?rnichetto, ecc., s ta perfino nUa allacciatura del tronco pr1~ctpale del roet:nbrof Se nl coJt~ral'io il ehirurgo, in questo Circos tanze, ha a sua dis posizione una fascia elashica, si trova in condizioni ben più vantaggiose: frattanto, sospesa l'emorragia, pone il suo paziente momentaneamente fuori di pericolo; garantito da quesla pat·lc, può mettersi eon tutta la calma necessaria, e con minori difficoltà, alla ricerca del ramo arterioso, che potrà agevolmente lt•ovare e legare. G• Estrazione di corpi estranei.- Queste operazioni delicatissime, senza dubbio, sono reso meno difficili, quando si agisce sopra un tessulo esangue, e in una piaga netta e asciutta. i • Piccole opera$ioni dolo1·ose. -In segLùlo a molte esperienza fulte ltmlo s ull'uomo, che sopra diversi animali, è t'isullulo che colì'applicazione dello l'ascia elastica si determina s ul me111bro anen1iCO una insensibililà che.non dura che pochi minuti, mu che si potrebbe mettere a profitto per praticare delle piccole oper~zioni dolorose, quali l'estirpazione di unglùe, di piccoli tumori, l'incisione d'un palereccio, l'amputazione d·uno. falunge un ghiaie, ecc. Questa insensibilità si ottiene più facilmente ancora, rruando si ricorre nello stesso tempo alla J'eft•igerazione della parte, non fosse alll'o che con acqua e a celo. s• Operazioni Sìtgli organi genitali. - Sì è adopl'ata una piccola l'a scia clastica1 anche per sopprimere l'emorragia in corto opé-t'azioni sugli organi genitali estepni. L'amputazione della ver-ga, l'opet•azione del Iìrnosi, ecc..... , possono essere faLLe in questa guisa senza perdita di sangue, e fors'ance senza dolore. 9• Anemia acuta. - In individui che per aravi emorrao-io si lt•ovino in islalo gravissimo pet• ;nemia a~uta, si può, ~ol m~zz~ de_!le fasciature elastiche, espellere il sangue da tutli gli nrll, diminuire così considerevolmente il circolo san oo-uit> o-no e guadagnare in questo moclo tempo sufficiente per ricorrere ad una estrema operazione, quale ad esempio la trasfusione del songue. 10• Emon·agie, u-te1·ine. - Esmarch dice che col suo ap-


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R)YlSTA

p arecchio si può g iungere ad arrestar e completamenlr) il corso del san gue nell'aorta addominale. P er ciò fare, dopo a v et• vuotate le intestina con purgativi o clisteri, applica sull'addome, & livello dell'aorta, una larga fascia rotolaln a ttorno ad un piccolo cilindt'O solido, o meglio, uno. palloLtola con un gambo m u11iLo d'un'ansa solto cui sì Jà passare il g iro della l'a scia. So mai si temesse di comprimere troppo l'addome, si può m ettere dietro al dorso del paziente un'assicella muruta di due incastri alle estremità, entro i quali s i fa nno scorret•e i giri rlcllo fascia. Es march cons iglia di applicare il s uo apparecchio in q uesto guiso in caso di disarticolazione dell'anM; ma egliò bPn anche probabile che, applicandolo nel modo dt! llO, sarà destinato u rendere ùei gl'a ndi sE>rvigi nelle metrort·agie d'og ni nalura. Tali sono le applicazioni che lì no a tu Woggi ha ricevuto Fapparocch.io emostaLico d'Esmnt·ch; queste sono più che 1Ktstnnti perché la scienza debba m oslL'fitsi ricono~cenle al doll.o chirurgo di Kiel, pcl nuovo aetruislo di cui g li ù debiLrice (l). È molto probabile che l'uso di C[uesto npparecchio non si limiterà a questo solo, m a In cet•ehia delle ::<ue indicazion i proseguir'à nd estendeesi in avvenire, como hn giù fatto in questi due pt•imi anni della sua applicazione. 1• La principale obiezione che questo processo lta ::;ollevato, consis te nel pericolo d' inl'czione, cho potrebbe r is ultare dallacompressioHoenergica dci tessuti ta lvolta infìltl'al.i (li proùolti pul'ulen ti e seLli ci .- L'esporicnzahadimostr atochequeslo timot•e non è punlo fondalo; e ciò si capisce; so è vero infatti che la compressione favorisco l'ossorbimenlo, è anche evidente c!tequa lora qucstl\ compress i()ncsiafalla energica tonto ùn appiana.cc lutto ad un lratlo i vnsi, e obliterare il lm•o lume istantancamenLe, l'assorbimentodi\"ieneimpossibile. Aùunque, nel caso accennaLo, l'assor bimento no n può essere !i.wm·ito (l) 11 ch irurgo Gran rlesso Sil vestri di Vicenr.n ftt il pt•imo a ln·opot·t·o

la fasciatura ela.stic:\ dal punto ovo s ì era soliti eseguire l<t compressione fico alltl. regione su cui si do\' eva. operare : il prof. Vttnzetti complet.>

questa pt•alica chit•urglca fasciando, con fascia non el~tst;ca, il mcmiJro sul quale ope rava , dalla estr~mi tit lino o.lluogo del taglio. l.' Iì:sm.:u·ch ba perfezionate ques te tmttiche, lo l1t1. elev,tto n l g rad o eli m etod o, costt•uenrlo o.pposHo apparecch io, eù ngendo con fasci~tLur:t clastica dalla pe rife ria al centro, collo scopo prestabilit.o di d eterminare ;~r­ tiJìcialo anemia. SpeLla al chirurgo di !Uel, lo riconosciamo, il dt•IUo di dare il uome at metodo , ma non po~siamo coo\'Onire che la scienza sia debitrh: c n lui solo LI el nuovo acqu isto. ( Nota della- R edaaione).


Dl GIOI\NALL lT.-\.LlAlU ED RSTERI

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che nel solo momento in cui un giro di fascia venga aù esser~ applicato sul focolaio settico; ma prjma di questo ro_omonLo tl pericolo non esis te pot•cbè non vi è ancot•a compresst~ne; dopo par i monte è scongiut'alo in ragione dell.a rot·to pres s10ne. D 'olt1•onde se l'infozione, nel caso che s1u sopravvenuta, fosse dovuta all'applicazione della fasciatura elasUca, i suoj effeLli avrebbero dovuto manifestarsi in tempo poco lontano dal momento dell'operazione, ed ha torto il doll. Bt•yk di attribuire la mortepP.rinfeziono ~lei suo operato alrappa.recchio d'Esmnrch, quando questa sopravvenne sei settimane tlopo l'operazione. Ma nessuno ha mni pretdso che la fasciaLul'n elastica sia un preservativo dell'infezione purulenta. 2• Si dice che la forte compressione, pt·odotta da questo apparecchio, determinu Lalvolladelle paralist nel membro operato. Queslo accidente è vero, e quando avviene, de,•esi allribuit•e atl una pressione non energica, ma slraordjnariamente esage;·ala, e dellullo inutile. Hn upplicalo pitl v~lle la fl:lScialura elastica sopra membri di suni: ebbene, lò persone, che s i sono p1·eslate a questo è!:ìpOr•imenlo, non uccusot•ono che una sensazione di rnolcs liu, (:di intor·pitlamenlo mollo sopportabile, c, ciò non ostante, il membr-o era completamente P.sangue, 1"1·eddo e d\m aspetto cacluvcrico. 3• Si è aaco1·a parlato di cancrena dei h~mbi. Ma ò questo il caso di dire: '' hoc post hoc, er go pr·optcr hoc •. Questo i nconvonienLe non si presentò forse mai prjma che si usasse la compressione elastica? E quando nel gl'an numero dei casi opot·uti colla compt·ossione elastico. ne succede uno cui sopravvC'nga la rancr·ena, (1uesta dovrà a lll'ibuirsi solo alla causa della. compressione e non più alle allre ordinarie t i '. Finalmente si è allribuilo all'impiego di questo uppareccluo, la. conseguenza di emorragie cnpillari, subito dopo cho vieu tolta la fascia elastica. Si può certo concèdorc che una compressione energico. vu lga n porla!>e la paralisi nei piccoli vasi, c u rcnderli incapaci eli reh·at·s t dopo la lot·o sezione: ma l'espct'iemm ha ùimostl'alo che queste emort•agic sono rarissime, e •rualora avvengono possono essere facilmente fermale. Conclw1ione. - lo ct·Mo poter deùur1'e come conclusione di 'Fcslo urlicolo: che l'apparecchio espuls01·e del saogue dell Esmt\I'Ch - di cui un'esperi&IIZa sufficiente ha dimosll'uli i vantaggi con~idet>evoli, le applicazioni numerose, e lapcl'1cl ln


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RIVIST A

innocuità, - met·ita sotto ogni aspetto di essere adottato dalla generalità dei pt•aLici; che è un istrumcnto necessario ad ogni chirurgo, ed un complemento indispensabile a gli armamentari delle ambula nze militari. l..a ehirur~ in j;lenza scolo di s an~ue. (Dal Journalde médecine et de chirw•gie prati<]ues, marzo 1875 ArL. 9936). Una delle tendenze più caratLeris tiche della chirurgia moderna, si mosLt'a nei gr·andi sfor~i faLLi pe1· evitar-e la pel'di Ln del sangue du1•unle le operazioni. Per molto lompo fu r itenuto lo scolo del sang ue come una cosa necessar·ia, come un fa !.lo i ner·c ute a lla operazione. CerLo che il chirurgo s i preoccupava di non perdere i suoi opet•ati ùi emort·agia immediatamente dopo l'operazione, ma inclillU\'8 a ritenere, che era bene che l'opet•alo perdesse dE>l sangue, c noi non siamo anrorn mollo lontani da que' Lempi in cui, essendo s tato scarsa la perdita elci sangue, s i sabssnvano gl i opcwati poco dopo l'opot·uzione. Il prof. Vcr·ncuil crede che l'invenz.i one dei metodi opet·alori destinati a evitare o u diminuire le perdite del sangue sal'à forse la conquista più proficua dollu chirurgia modcr•na. E nessuno più di lui dà maggiore impor•Lanza a ·simile gcnot·e di scoperte) ed alla più esalta sua applicazione. In Francia, come oll'esLero, si parla rnolLo da qualche tempo del metodo d'Esmal'Ch. Noi possiamo •lire, oggi che l'abbiomo appl icato o vis l.o applicare un g1·an n urnoro rli volte, rruollo che ne risulln do ll rl pralica giornalict·n; è un buon metodo, che però bisog·na bene guurùarsi dall'aJopcnf'lo in tutti i casi. Può essere utile l'operare senza lu pet>dila di una goccia di St'\ngue, come ad esempio in certe t·c~ezioni; allora si upplica l'&pparecchio completo. !\la i tessuti che sono stati compressi dalla fasciatura elas tica, sono forse disposti a cancrena.J•si; lo sono poi cerlarnenle allo stillicid io ulLcl'ior e di s ang ue, e a deter minare un gl'Unde lrasudarnenlo di siero si t&, ciò ch e<~ mollo molesLo ullor·qunndo si voglia applicare una medicalura con ovalla: per cui infine l'economia d~l sangue risulta poco consitiemvole. l'\el più gran numero di casi, e specialmente nelle ampulazioui, non vi ha veramente indicazione pet' questo 111t'todo; ci possi.amo rontcnlare di liberAre il membro dal sangue tenenùolo elevalo, o poi applicare a l luogo d i compress ione il tHbo clastico fle ll' l~~ march.


DI GIORNALI JT ALTA N'l EO ESTERI

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Questo metod~, che non è alko che una derivazion~ di ciò cJ1e aveva proposto Chassaignac (un grosso tubo d1 caoutchouc da clrenaggio ravvo1Lo per più giri intorno al merobr~) dà una efficace compressione s uperioJ'e a quella de1 lOI'ntchetto ot'clinatio, e quindi ancora a quella di assisten!.i inesperti. (l) Noi l'abbiamo a ncora utilizzata recentemente m condizioui sl'ò.vorevoli pet' amputare un braccio alla sua parte s uperiore, o il res ultato è stato ottimo lanlo, elle non a~rebbe potuto darlo uguale la mano di un abiliss imo assistente.

llf-lodo incruento di ~smarcla di LA:-IDS di Nuova-York. (The Lancet, febbraio 1875). - Il doltor H. B. Lands, presidt'ntedella ~ocielàmedica di .Nuova-:York, lesse poco tempo fa nlla riunione annivet'saria della società, alcune sue annotazioni intorno al suindiGato sog:;etlo, le f[Uali ci vengono ripot·Lnl{~ dal Sew- York Medica l Jour1tal nel suo numero del. ~f"m1nio. Il Lands ha raccoHa unu lista eli H-3 casi di operazioni Ml ntelodo di Esmarcl1 e ne presenta un cruadro coi l'eluLi\i l'i!';ultùti. PI>I•cor·I·ondo la lista Lrovasi tlte vi sono ()3 àmpulazioni, Psclulit'nllo lJuclle di dila deliH mano o del piede. Di queste opet·nzioni H t'ur·onc primarie, per· traumi; 19 secondarie, o pc1· mulnllin. Ddle prime, 10 ebbl3ro esito letale; del1e seconde, Hl. Di R cuc;i di amputazione primaria della coscia, ~ casi terminarono colla moele; così pure si ebbero 3 morti su 11 ampulmr.ioni pr·imarie della gamba. Di 11 casi di I'esezioni di artkoluzioni, l sollato finì colla morte, o causa ·di questa fu la pirmia. Altl'i duecasi di morte sono inc-lusi nella lista, 1 in seguito ad operazione pe1' nec'ròsi, unir-o caso letale su 36, e l'a iLt·o uictro legatura dell'arteria ulnal'O. Facendo lt\ rivista delle differenti cause della morte, onde estimare l'influenza del metodo opeJ'alivo incruento il Lamis ùicc C'ho i casi sono in numero insufficiente per a~torizzarc (IJ Abbiamo tradotto anclte questo articolo che non è certamente in armonia col precedente. sulla utilità del mel~o in discorso, per dimostrare come "male si comprenda da t<tluni chirurghi l'em.nstasia clastica provt>ntlVa. ~er quanto si conosce, lo Chassaignac non ha mai proposto un metodo d1 anemia artitfcia,le delle parti m<t soltanto sostituì al tortUchetto rigido uno strettoio elastico. Il m~todo deii'Es1narch, pet• con~egueoza, non lo si può considerare come una derivazione di quello de Ho Chnasu.igQaC.

(Nota della, Recla ~ione) .


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RIViSTA

a.d una conclusione definitiva qualunque circa l'efficacia geTHWale dì questo metodo nel diminuire la mortalità consecutiva alle grandi operazioni. La piemia intan.to non è di certo·prevenuta da esso metodo, duppoichè il maggior nùmero delle morti risu!La da truesta causa. Non è però da accagionarsi la fasciatura elastica dì questi casi di piemia, poichè fu dìligenternontc evitata la s ua applicazione in partì cancrenate o putrefatte. Non è riportato alcun ser.ìo inconveniente come conseguenza del venir riso.spinto il sangue entro i vasi d~l tronco, la quantità del qual sangue deve ben essere stata considerevole nei casi eli amputazione della coscia. Questo fatto è interessante soUo un punto di vista fisiologico, ma necessitano ulter-iori e più esatte osservazioni per deteeminare la innocuità di questo metodo al s uddetto riguardo, particolarmen:.e in caso di persone affette da malattie organiche dei visceri del torace o dell'addome. Il metodo di Esmarch, dice Lancls, è perfe tto nei suoi ris ultati in quanto ha riguardo al carallere incrnento dell'operazione. L'eceellem1a del metodo nel permellere al chir-urgo d i a vere una visLt\ chiara e libera dei tessuti che gli capitano sotto al coltello è del massimo valore, ma si l'ichied~~ molta attenzione e cautela onde e'vitare di compromettere accidentalmente vasi sanguigni che sfuggono all'occhio perché vnoli e schiacciati. Le operazioni per legaLur·a di a['tcrie fel'ite restano mollo agevolate dalla fasciatura elastica; e in casi di Hneurisma teaumatico, ove si adotti il piano di far la spaccatura del sacco, il metodo eli Esmarch può diminuit'e di molto le dif(ì.coltà materiali. A maggiore con ferma di ciò il Lanrls riferisce un esempio di questo genere r iportato da Leisl'ink, il quale cur•ò felicemente un aneurisma traumatico del terzo superiore dell'arteria tibiale anteriMe, apeend.o il sacco aneurismatico e legando l'ar teria nella sua giaciLura sulla membr·ana inte!'ossea. Il metodo incruento si è esperimentato utile del pari nella ricerca e nella estraz:ione di corpi estranei, come Ù'amment.i \U aghi o di vetro, nascosti nelle cami della mano o del piede. Higuardo alla cancrena, alle emoceagie secondarie, alle parali.si, ìn relazione con ques to metodo, l'autore accenna a casi di avvenuta canct·ena in seguito ad amputazioni primarie e seconclat'ic. · Nel mentre che non è disposto ad attribu il'e i l disgustoso ac· cidente al metodo adoperato, egli considera che l'applicazione·


DI GIORNA I.I ITXLIANI ED .ESTERL

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della fasciatura elastica può pure avere avuta una par·Le di colpa, s pecialmente avendo veduto consegui lar~e la cangrena in un caso di amputazione esegui·ta per mulaltw, nella quale, secondo larwopria esperienza, tale eventualità è molto r~ra; un'altra volta 'Vide J)Ure seguirne cangrent\ dopo la chsarliCOlazione del carpo. comumruepossa essere prudente l'asLenet•si, in certi casi, tlall'impiego della fasciatura elastica, il gran segreto sta nel non oltrepassare colla pressione quel grado minimo che necessita ad ottenere per l'appunto il desiderato effetto. La fascia dovrebbe essere morbitla c mollo elastica (il cordone o lubo Plastico i.lev'essm·c scartato), e la compressione non deve essere ni! troppo a lungo protratta, nè forzatamente applicala. Lo piaghe presentarono il carattere ordinario e cicat.rizzar·ono nllo. maniera solito. ogni qualvolt.a non occorse cancrena. ll Lands1•igella come non valida l'abbiezione che il metodo di F.smo.rch predisponga all'emorragia, ma fa cenno della pa•·alisi quale con!$eguenza accidentale dell'uso di dello metodo; ecl incidelllalmcnte richiama l'aLL9n~i one a l s uggerimento pratico di Langembeck -la sosbituzione di una fascia. elastica t\1 cordon~ o tubo elastico - s iccome mollo pitì adatta a pre,·~>n ir·c la ripetizione di s imili inconvenienti.

D e l •• tolntmo sncr lflzio di par t i» c ome 11r incipio d irettivo di chirurgia prntlea - Per T. BRYAN1' memln'O della Società dei Chirurghi, professore al Guy's Hospital di Londra.

(Lettarajatla all'Accademia di Medicina di Londl'a). (fhe ~n.ce(), genaaio e febbraio 1875. - Mi prefiggo stasera di o.Ltlrt\l'e la vostra attenzione ad un principio, che io credo debba ave•·; gran v~lorc in cbirul'gia prali ca, ma che temo non sia ancora suffiCientemente riconosciuto, o, se pur lo è, non abb~sLanza calcolato; alludo a l principio che pe1' amor di conciswn ~ e dell' uso pratico ho intitolato ,, del minimo sacrifìzio di P~l'tL :.. Es~eesso più chiaramente, è quel principio, che proibisco nl chirurgo lli SfiCI'ificare di più di quello che sia assol~lamente richieslo dalla necessità del caso· che ,.,l'impone d• esportare solo le parli malate che devon; esser~ tolte c· nulla più·, ehe 1o a b"l" · . lruumalica a fare 'un 1 Jtn nella chn•urcr1a lembo per un'a mpu t ll:?IOne, .· . o . ovunrrue gh. r•"sce . . per. esem[J.IO · e ltl molt"t cas1. ù"1 non lure ' ' lembo dì sorta ma ' l di lasciare ler v


.364: I\IVISTA parti da ripara!'~ alla natnra ; e nella chirurgia patologica gli perme ~te di tagliare anche su tessuti infiltra li di depositi iniìammatorì, piuttosto che andar al disopra di un'arlicola7.ione, .o a-Sportare di un membro più di quanto r eclami l'assoluta necessità del caso. Allo scopo di chiarire pienarnentc questo principio; vi presento una serie d i proposizioni, illustr ate con casi pr>alici e ·Cliniche osservazioni. 1' Che in caso di operazioni per malattie o per tr-auma non ·si deve asportare maidi·più di quello che la necessilè r icl1 iecle. 2° Che per> meUere t~cl cffello questo peincipio il chir urgo p uò, in amputazioni per malattie, taglial'e senza tema tessuti ·infiHrati di prodoUi infiammatori organizzati e intaccare pur an co ca·vità suppuranli o articolazioni amrnalate. 3• Che nella diir urgia pe1' traumi devono j;lsser·c l'imossc .soltanto le parti offese in modo irreparabile, e non mai sacl'ificaro alcun tessuto sano, col semplice scopo di eseguire un rlaLo processo operati vo riconosciuto br·illanle, o anche pet•chè illustra ~o da un bel nome. - Che a questo fìml il chil'urgo ù.evo utilizzar·c integumenti anche duhb.iarnen te vitali, e lasciare put· anche un monr-o ne l't s è a coprirsi di granulazioni~ cruando, cosi facendo, si possa rispat'minr·e il corpo di uri osso, o sal V<H't~ un'a.rt.icolazione, o evitare una rnutilazione al disopra ili uJJa giuntur·a. La prima proposi:done c e!te, in caso dirnnla ttiuodi tr'i.lmna, non deve essere as portato eli più di quello che r ichiede ltì necessità del caso »può a prima giun~a parel'e una verilà ovvia, ed alcuni dc' m iei nditor·i sono probabilmente disposti a <.:re.dere che questa sia la regola generalmente segnì ta; l'o.;;scrvazione peraltro mi ha insegnato che simile conclusione è ben lontana dall'essere posta in atto e che amputaz i oni~ tesezioni aet.icolari vengono spesso praticate per morbi locali in ca~i, n et quali il male potrebbe hen essere d'altra maniera r imosso) con m inoJ' r iscl1io della vi.tn e con la conservazione eli un membro o eli u n'aJ'ticoluzione. Nella chieurgia del piede e della mano hl verità di. queste considerazioni risalta pel' numer osi esempi. Poiehè , dimandalc un po' a r1ualunque chil'urgo d'ospedale se non sia vero ehe, in casi di malattie delle ossa o delle articolazioni del metatarso o del tarso siamo pur troppo inclinati a f'iguar·clure ogni ·singolo caso ((uale adaLto per una disarticolazione alla Chopaet o alla Pirogoff o alla Syrne, secondò le nostre particolari


365idee où apprezzamenti del valore delfunoo dell'allrodi. ques~i processi operativi, e se non siamo che troppo facth.a ~tmentl­ care che una stabile guarigione può ben consegun'St anche eolio semplice asportazione dell'osso e di'Ile ossa malate, senz~ mutilazione di sorta~ E in appoggio di questo. asserzwne m1 basta citare le parole dell'abile propugnatore dell'operazione di Svme (ruali trovo nel" Sistema di chirurgia di Ilo1mes(2•ed. vol. 'v) » dove esprime la sua matura opinione dietro h.tnga <!sperienza c che l'amputazione di Syme 0ca1colala dove~ s~r­ rogare intieramenle qu~lla di Chopat:L, o!Lt'e eh~ sos~ttuu'.e l'amputazione della gamba nella 111aggwr parte dt que casr, che altra volla si sarebberò creduti adatti particolat'mente per DI GIORNALl lTALlANI ED ESTEI\L

<ruesta.

11: inutile vi dica cho dissento pienamente da queste vedute tll'l dello scrittore. Io sono d'avviso che per malattie purttmenle locali nessuna forma di amputazione dovrebbe essere ammessa prima di aYer esperimentale senzn successo allt'e nlisure meno gravi; cho quando sia per buslot'e l'operazione di Chopart, non si tluvc far pat'Ola di quollu di Pirogoff; che quando sia applicallile r1uella di Piro~o!l~ non deve venire in discussione quella di Syme; 11 che rìon devesi intraprendere mai l'amputazione rlcll'inlict'o pied~ quando il male possa essere rimosso con più m ili espedienti; e invero sono completamente d'accordo con Huncock, che, nelle s ue letture al collegio, poneva la quistione c ~o possa darsi irrazionalità più grande che di consigliare il !;UCl'ifJzio di un osso o di un'aeticolazione del piede, per nessuna altra r&gione che rJuella di eseguire un preferito pt'ocesso oporalivo ,, Queslf' considerazioni sono parimente applicabili a11a chirurgia di altre parli del corpo. Quante volte non vediamo dita mutilalP, e gli !'lessi pollici amputati, in casi che, lasciati alla nalUl'a si sarebbero spessissimo risparmiati; e ciò perchè il chirurgo poLesse fol'e uno. forbita opeeazione ~ Non vediamo noi oeLicòlaziOni resecato, che potevano essere conservato pel' mezzo di libere incisioni nelle articola:c::ionl stesse o coll'asportare la purte d'osso necrosalo ? E non ·vediamo amp~luzioni. eseguile al disopra di una giunLul'a o nella parlo p~u a~ta d1 un membro soltanto per guadagnare sloffa per più PICChi lembi 't Non dirò che simili cose accadano ora sl comunemente come JJer l'addietro, ma oso asseverare che occorrono ben troppo


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RIVISTA

sovente; e credo che tali errori vengano commessi pet•chè i chieurghi non sono sufficientemer.Le compenetrati dalla gean massima di chiruPgia operativo che 110 testè enuncialo quella del <minimo sacr·ifìzio eli parti ». Passo ora ad j!\us tr·ure queste osset'vazioni, citandovi alcuni appunti su cnsi di malattie delle ossa cdartk:olazioni tlcllarso; e procederò neO'ot'dine della rispettiva loro gravezza. CAso 1•. - l\Ialalliu dell'osso senfoide del piede ~inislro in un bambino di ann i 2 'J . Asportazione dell'osso; guarigione. Eduardo H... , di t\l llli 2 '/.,mi l'u poPlato al Guy's Hospilal nel1 863, pel' malai.Lio. ùll'arcata del piede sinistro. Aveva comincialo due mesi prima, dietro una contusione, ecl era tiCcompagnala da scolo di marcia. Le parti attorno all'osso scafoide e sue articolazioni erano mollo tumefatte e dolenti, la sonda potè essere spinta fin sull'osso malato. Enlr·o un mese (u estratto un pezzo d'osso necrosato, appaf'cnlc_monle un frammento dello scafoiùe, e in lee mesi si ebbe la cieatl'icc. l l bambino fu veduto sei mesi dopo per fettamente gua l'ilo. CAso 2•. - Malallia del ta1·so, oss o scafoide ed a rlicolaz.i oni, in una bambina di 3 anni; asportnzione dell'osso; gual'i gionc senza deformità del piede. Lucia H ... , di ann i 5 enLrò al Guy's Hospital) nella m.iasfllu, nel ·t8G3, per malatlia all'arcata ùel piede destro. Avevu cominciato, senza causa conosciuta, con dolore cd enfiagione, pochi mesi prima. - Tt·ovai, alla pl'ima visita, supput•o;~,ione marcntissima in corJ•ispondenza dello sca f'oid·~ e grande lumefazione. Dopo pochi giomi si apr ì J'.:tscesso e ne anela va SO I' tençlo cruulcho br·ieciolo ù!osso necrosa to. Nel '186{ fu r imosso l'osso intiero, e in Cil'CU sei mesi ne seguiva la completa guarigione. La bambina fu visitata da me il .t ottobre '1866, per un'altra malallia, c ll·ovai che il piede c1·a sanissimo. Le dita erano alcun poco deviale veeso la parte inteena, da quel cltc pare1 per la mancanza dello scafoide. SolLanto la cicaLJ'ice J·es lavn ud indicare il s ilo della vecchi~t muluttia. CASO 3•.- Asportazione dell'osso cuneiforme interno e dc~lla base del primo mc tatarso; guarigione. Beniamino A ... , di ann i 39, fu ammesso allo spedalc, solto la mia cum, il 2:1 luglio '1812, per malatlia del piede s in.isll'o che dala va da due anni; cominciò questo a gonfiarsi e, a poco a poco, venne a suppupazione; vi erano seni, esistenti giù du JR mesi, sulle ossa cuneif'or·mi e sul pl'imo metutarso. Il 30 luglio asportai quos ~e ossa, che [.l'Ovai necro ~iche, per mezzo di uno.


Dl GiORNALI ITALIANI ED ESTERI

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targa incisione; dopo di che ebbe luogo una rapida cica~ri.zz~­ zione, c il paziente n'ebbe il piede guarilo in buonecondtz~om. CASO 4•. - Kecrosi acuta dell'osso calcagno; asportaziOne dell'osso; guarigione. . . Elena D... , eli anni 29, venne solto lamta ?ura 1'8gJUg~o1~72, per suppurazione al calcagno. La malattta aveva commctato tre settimane prima, in seguito ud urto del lato esterno d~l pieJt• con tro un sasso. Ne seguì uscesso, e s i manifestò r~oscta un seno sotto al malleolo esterno, o.tLr'a vet'so al quale st sentivo. l'osso malato. Nel luglio spaccai largamente il seno e ne esll'àssi un rrrosso pezzo di calcagno nccrosato; dopo ciò ne segui rapid: cicatrizzazione. Così la paziente n'.~bbe il piede salvato eù in lodevoli condizioni. CASO :)•.- Necrosi acuta dell'osso calcagno; asportazione; gunrigiono rapida. Ernrn.\ C.: •• •, ili anni 1·1, venne allo ::;pedale, sotlo la mia cura fS luglio 1872. Tre settimane pr·ima essn risentì dolore, mentre cm•t•ovu, al calcagno ùestro. Ne segul enfìorodella parte entro 1201·e, e poi fot·mazione di ascesso. V ascesso fèt ape,rto prima dcll'alllmissimt0. Alla prima visita trovai il calcagno molto l.umel'tllto, t·osso e dolente; u sciva marciadal disotto del mal· !eolo int(·rno, dove l'ascesso erasi upcrta una via, che conduceva fino All'osso maiato; un altro seno si apriva al disopra della tuborosità del calcagno. - 1110 settembre, sotto la clorofOI'ntizzazioue, incisi liberamente le paeti infi.ammate ed asportai l'epifisi del calcagno con pressochè tutto l'intiero osso. Hicoprii le parti con filaccia e con ovatta, e le medicai pe1• la prima volta al settimo giorno, essendo stata l'infermo. molto trunquilla e senza dolori 1luranle questo intervallo. Quando levui la medicatura la fet•ita el'a rruasi cicat rizzala. Il bnmbino lasciò l'osp~òq.le il 1G ottobre in buona salute e col piede risanaLo. Nel gennaio 1873 essa s tuva benissimo. CASO u•. - Malattia dell'articolazione astrao-alo-calcunea. o ' usporl<ìzione del calcagno necJ'osato; guarigione. (Hiportato dal dotL. Bingham) . . Guglielmo C... , eli anni 4 '/1 , fu ammesso al Guy's Hospilal 112 agosto 1871, in cura del dott. Bt'y&.nL,per malattia al piede dcstt·o. · La madre raccontava che un anno primn lavando il barnb'mo,. essa ~~eva rimarcato una ' ' parte interno. onfiagione alla del fltedc Stn1stro, mferiOJ'menLe al malleolo tibiale. L enfiagione andò gradatamente crescendo ed era causa che


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JUVfST.-\

il bambino zoppicasse. Essa porlò il bo.mbino ad uno degli ospedali tli Londra, dove fu tratl.enuLo per cinque mesi, e licenziato poi molto migliorato cruan Lo o. salute gcner·alc, ma col piede pressapoco nel m eclesimo stnto di primu. Allot•a lo portò al Guy 's Hospita l, dove egli fu curalo pe r pareedli mesi come un paziente eslet•no, e in rruesto pot·iodo di tempo· J'en!iagioneet·a scoppio. La. Dopo poco tempo si f'oemò un alLr-oo.~cesso che si aprì solto al malleolo esterno. li bambino fu alloru t•icevulo nello speda!e. All'ammissione, il piede era mollo tu" mefutto s otto l'articolazione tibio-Lo.rsea, ed esiste-vano due seni, uno sotto ciascun malleolo, per en tro i qua li si poteva passar e la sonda fì.no all'osso ammtlla to, che Bryant disse essere situa to tra l'as leugalo ed il calcagno . L'arlicolo.:c::ione t ibio-tarsea era sana. 1115 agosto BryanL praticò una fn1nca incisione sul Ialo · osterno del piede, aprì l'articolazione aslt'agalo-cakaneo., che era disorganiautu, e n'escisc parte dell'osso necrosuto, che era evideHtementela l'accetta a r ticolut·c suparioredel calcagno. La f:er·ita fu metli c~:t ta con fila e compt•esse ])agna te nell 'acqna e il piede fùscioto su di una ferula . Ne seguì r a pida gn(ll.'igione, e il bambino lasciò l'ospedale il 22 settembl'o, in buouo stato di salute, con movimenti completi deli'ar"ticolazione dol piede e i n grado tli camminat•e ahbasltutzu bene. Fu cousigliat.a però la madt·e di Lenel'lo al più possibile in riposo coi piedi per qualche selLirnuna. Due mo~i dopo il bambino fu veduto, ed era g ua!'ilo. CAso 1•.- N ect•osi della par te j nfel'ior c dell't1Sl;ragalo; a~ po t'· tazione; glllwigionc con pietle per fe tto. Enrico S ... , di anni i, venne condoltoo.I Guy's , i16 diccrnl)l'C 1866, per malaLI.iu al piede sinistro. Il male er·a venuto aumentando da qualche sell.imanu ed era la conseguenza di una . caduta . ll dolore Cl'U da p t'ima sul culcugno e la gonfiezza al di sotto del malleolo esterno, rnu cil'CA un altr o mese dopo, comparve uHru en!ìa.gione di solto ul malleolo interno. l movimenti -ca gionavano acuto dolor·e. Qua ndo vidi, Lultc lt: parli inferior i ai mallooli era no tumcfa Lte, infiHra te influrnmate, e con seni che conducevano e ntro rart.icolazionc fra astragalo e calcagno, dove si sentiva l'osso scoperto. La giuntura tibio-tarsca era sana. Il 21 gennaio si npt·ì un nuovo ascosso sul LalloneJ e anche tln questa apertut'L1 si sentiva l'oss o a nudo. 11 18 maggio !SUi 1l bambino fu a mmesso nello spedale, sotto la mia cura, e ru

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DI GIORNALI ITALHì'\1 ED ESTEIU

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estratto un grosso sequeslt'O dall'asteagalo, il quale comprendevala sua faccia articolareinferiore.La ca vi là si ricopr1 di molli f(l'anulazioni, e vìtenne dieLt'O una buona e rapida ? uarigionc. La madee di questo b~mbino si presenlò a me ti 27 marzo 18GU, due anni dopo l'oper·azione, per dirmi che suo figlio era completamente guarilo e che poteva comminare quanto e comE" aveva sempre fatto prima d'ammalarsi, senza alcun dolore e senza zoppicare. C.\SO s•.- Malattia della metà anteriol'e delle ossa del larso; disarticolazione col metodo di Cb.opart. (Riporta t<) dal doLto1· Slowarl). Carolina B .. ., di anni 32, J'u ricoverata nello spéda\e Gny's nel luglio 1869, sotto cura del Bryanl, por estesa inalallia del soc·onùo rango delle ossa del tarso del piede s inistro. Aveva romincialo, otto mesi prima della sua ammissione allo spedolc, con tumefazione e dolore al lato esteeno, senza causa npprezzahile. Fu curata per reumatismo. Circo un mese dopo c·ominciò a gonfiarsi il Ialo interno del piede, e poche setlimonn dopo si formarono ascessi. Alla prima visita i due terzi unlnriol'i del piede erano gonfi ecl eccessivamente dolen~i s ollo la palpl;lzione. Al lato esterno esisteva un ascesso; e all'interno un seno, che si apriva un poilice al disolto ed anterior mente ul rnt\lleolo interno, e che cooùuceva fino allo scafoide. Il Ci agosto quest'osso fu asportato insieme al cuneifol'me, ess~ndo ambedue necrotici. Le condizioni migliorarono per un <'<'rlo tempo, ma presto ci si avvide che anche il cuboide (\l'a cgunlmente ammalato; conseguenLemeule anche questo fu tollo via. Ma nel J'nr dò si lt'ovò che H guasto era così esteso, che, il;} giugno, ci si decise alla disat·Licolnzione di Chopar-t. Si feoo la torsione di tulli i vasi, e si chiuse la ferita. Ne seo-u'1 rapida guarigione; e la paziente potè alzarsi dopo due seUimone. Essa aveva un solido moncone . . CASO 9°. - Malattia dell'articolazione libio-larsea; ampula~~?ne col metodo Pirogolf; guari gione. (Hiporlato dal doilot· lJcehL,rsl). niorgio IL., dianni22,palafreniere fu ricovet'ato nel Gu y'!'> Ho:pilal il 22 febbr~io 1869, sotto la ~ueu di .BryanL, pel' ma· l?ll1~ delle ossa e gJU~ture del tarso del piode sinistro e dell urllcolazione tibio-tarsea corrispondente. La malattia durava da un anno e si era estesa troppo pel' potere sperare di rimediarvi con altro espediente che non fosse l'amputazione. Giornale àl meatctna milua,·e.


RIVISTA 370 Il Bryant quindi praticò l'oper•azione di Pit'ogotf, consee-

vando il terzo post<wior-e dell'osso del calcagno da unirsi colle resecaté estremità della tibia e della fibula . I lembi furono mantenuti a mutuo contatto per mezzo di spilli; se n'ebbe rap.ida e solida riunione, le ossa essendosi attaccate ed i lembi consolida lì solleci tamente. Il paziente lasciò l'ospedale con un moncone solido e ben for·mato. · Egli rienkò nel '1870 eon alcuni seni che si erano r·iapel'li, e .il Bl'ytmt li spaccò mettendo allo scoper-to una escavazione delle ossa, che fu r ipulita e lasciata granulare. Quest'uomo cnLro un mese fu in graclo eli cammjnare facendo uso del suo nioncone senz'alcun dolore. CAso 1.0°. - Asportazione di un osso ammalato; susseguente malattia della giuntura'tibio-tarsea;amputa:done; guarigione. (H.ipol'laLo da Paramorc). ·Ed uardo R ... , eli anni tG, ent ro all'osp8dàle, in euea di Br·yant, il 31 agosto 1868, per estesa malattia clell'Mticolazionc Libio-aslr·agalea s inistra clte durava da cinque unni. i:..:ve,;a incominciato, die tro una distorsione, con dolore e tm~_è thzione; .ç.i era s uppur·azione da l1~e anni. Al morderito dell'ammissione si osse1'vavano rnolti seni sull'articolaz.ione, e lutli comunicavçmo eoll' astragalo malulo. ll giorn61'1 settembre .Bryant incise il primo seno e ne levò l'osso necrosato; ma le cose pcocedevano in modo molto pqco soddbfaceJ1te, e il giovane tto andava sempre più deperenao. Conseguentemente ili'' dicembre ru eseguita J'amIHtlaiione al ter zo inferiore della gamba. ' 'F~ fatta la torsione dei vasi. L'8 dicemlm~ s i tolse pf!f' la prinia volla la rnedicatura, ed aveva già avuto luogo lu J'iuriiòi'le per prirna ililenzione. Ali• di gennaio Lutto il moncone era complelamentBconsolidato, c il giovane abbandonò l'ospedal'e essendo ·guarito. O~servazione. ·- Quesli casi sono 's tati disposti seeonJo l'o1'dine della loro gravezza; il primo es~endo un esempio di neél'osi dell'osso scafoiclé, curato colla sua aspot·tazione, e l'ullimo ·u1i es·empio di malattla eli lutto il piede, reclamante l'f.unputazione. Non sono che pochi soltanto' ihl i tanti che po,trei add urre per cli~os tl'Ìlh'i 'con C{uànto successo malat.Lie lo~alizzate nel pfede i>ossorio essere trattate . con cur>e rneramer)te localì; confid;J· tuttavia che siano· s uffiCienti pc~ !' sostenere la massima che vorrei pure fo's se accettata, ·che e dover·e .1!

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Dl Gl0RNAL1 lT.I).I.IANI EO EST.Etii

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del chirurcro nella grande maggioranza dei casi com~ quell~ che lto scelti: <li m eLtere ir~ 0pera i mezzi più piccoli pru~a dt decidersi pei più grandi; di prendere di mira le sole parLI malate in nunzi di sact•ificare tessuti sani; tU asportar e l'osso mortificato, ma lasciat•ne a sé il resto; poicbè l'osso che non è morto, di regola è s usceLLibile di guarigione, e levando questo vuoi dire spesse volte LogUet•e ciò che, lasciato alla natura, twt•ebbe ripara to alle parLi per dute . Posso aggiungere eh~ non ho mai asportalo un intioroosso del Larso, non essendomi occorsi mai casi che reclamassero s imile tralta.mentoi non ho mai esciso più che la parte morta <li un osso. (Continua).

Sopra ll rhmltulo llnal e delle re!iezio n i nrtieola ri in fliDel"rn. - Conferenza tenuta al Congresso della SOC'i elà tedesca di chii•urgia alli 18 aprile 1873 dal prof. LANGENfiBct<. (At·chio.fiit• Klin. Chir«ruie16 Ba. 2 H;ft. - Dal Raccoglitore Medico, N• 10, 1875). - I poco favorevoli risultati delle

rcsezi0ni ru•licolaei in g uerea, i quali furono pubbliGaLi r ipe- . tulame nte in quesli ultimi anni, sono attribuiLi da Langenbeck' in parte alla compilazione delle lis Le degli ~ovaHdi nelle et unli 1l'lolti devono essere menzionati come mutilati, ed in parte unche aJl'jndolenza dogli operati stessi, i q uu)i spesso LJ'ascuroano @Ompletamente le necessarie pratiche successive. P er il risultato defini tivo ò più essenziale la Sl?eciale esecuzione dell'operazione, che la sce1La del metodo . La_ complelu conseevazione dei tendini, e dei muscoli, che si inseriscono in vicinanza dell'arLicola7.ione in unione col pet'.iostio della diafisi, rappeesenta l'essen.za delle resezioni sotto-periosla.li, do. cui solamente souo da aspettar si i migliori risulto li. Articolazione della spalla. - Dapprincipio l'autot•e fece t(Ltasi sempre solo la Pesezione secondaria dell'tu·ticolazione ùella spalla, ma in seguito le grandi distruzioni pt·odoltedalle modeene armi da fuoco richiesero che a lla primaria r esezione fosseserbaLo un più largo cumpo. · Articolazioni della spalla dotàle di movimento attivo possono anche esser e ottenute mediante il trattamento conserv~~vo, purchè sia evitata l'anchilosi mediante m ovimenti pass~ vt appreslat.i ad inLervalli regolari. In generale una volLa rtguadagnala la funzionalilà dell'estremità, questa non si


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RlV l STA

})e.rde di nuovo col tempo, m o. al con LI'twio diventa SOlOp t•e fJÌÙI completa. In seguito alla t'CSP.zionc solto-perioslale può la mohilità alliva nellu ar ticolazioni Jella spalla t•idivcnLare pressoc.hè normale. Quesli bu.oni risultati Jin;:lli osser vati ll,ù Langenhecl' avven gono esclus ivamente in individui di buona eos li lui ione. Persino dopo la resezione In più estesa della di ali~i non ò es cluso una successi va buona mobilità dcll'esLI·emità; in un consimile caso venne in seguito estratta tultn lo. dia Osi dell'omem necrosQla, in ultimo r escca l,o. l'a rticola:tione ùel cubito e ciò non o~tan te fu l~t 1·igenerazionc così completa, che l'accorciamenlo er'ù. solo di .1- ccntimetl'i. T utta l'estremità nell'ullet·ior-c sviluppo dell'individuo a ncora giovane, rimase alquanto più piccola, Lutta viu lo. mobili tù t\tliva ne ll' a t' licolazione della spa lla o del cubito cea assa i soddis facente; e la mano Cl'fl capace t! i eseguire le più delicaLe faccende. L a speciale descrizione del metodo opci'Ulivodel Langenbeck può essere r isconlt't)lo nel laYOt·o orig inale. La mortal ilà della resezione della spa lla, s pccialmcutc quand o sono IJI'ese i n r.onsidcratione lc opè1'azioni int.eernediarie, o seconda1·ic 6 piì1 !imitala, che quella dopo la llisaelicolazionc. L'autoec r iunisce le sue esperienze nelle seguenti proposizioni. · 1• Tultc le lesioui le pi ù lcggeee tl'aem a <.la l'uoco deJl'aeticolazione della spalla giustificuuo il ten tativo del trattumen to conservali,·o, colla precauzione cile in molti di questi casi può di ven tare necessal'ia la rcsezione secondm·iu . 2• Tutto l e ustesu fcaLtu\··~ d'arma da fuoco dcll'ttt"Licnla zione della spalla ind icano la J'esezione pdmuria . 3' Gli :oft'acellamenli dell'al'Licolazione della spalla con sll'appnmcnLo delle pat'li molli non indicano la disarticola:tione, ma la resezione secondar ia . .-~,• L a < ruesLiOJ)(~ dd Lrattarncnto conservi;\ tivo s i t•ifer isee a l'is Lal.>i lit•e il mO\'imenLo all'lwticolazione della spalla, c ad cvi tare l'anchilosi. 5" A v venuta l'anchilosi nell'ur·licola:tione della spulll1 può venire migliorata la funzion alil.à llel braccio nwdio.nLe la s uecessi va t'esezionc della teslu dell'omc t'O. u• T.a formazione di u na nuova articolazione della spalla, dotala di movimento allivo, pnc) essere sicuramente stabilita median te la resozionc sotto-periostale . 7• Dopo tu resezion1'} sot to~pori osb;ìl~ <'! necessal'io il più


DI GIOR~ALI ITALL\ N l ED ES'I.EJU

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accurato tt•atlatamento successivo nello scopo di ottf\net'e una llt'Licolazione adoperabile. s• Un pèrr"'ioeamenCo che aUJ'nenla col tempo con•..~ .unu oo ' . 1 Jli'Og'l'essi'\>la HLrofìa l'lms coìare, non uvv1Eme d~~o · lti r esez.tonc clclla testadell'omero. n cqsì detto stato porahllco non è altr·o (·he una paralisi da inattività. n- Questa paralisi per mancanza di movirt?ento può, me· ùinnle congr·uo Lra.Llamenlo ancora lungo tempo dopo lo resezione, essere rimo=-sa, e la adoperabililà dell'es!.eemit.à essere di 11UO\'O ristabiJHa . .tlt•ticolaziOTie del cubito. - No't'l (\sempre possibile, spe<·.iulmenté da pr·illcipio, di distinguer e, se una lesione dcll't\1'ticola.zione llel cubi lo 11uò venire a. guarigione senza rese;r.ionc, per cui s i dovrù più sovente aspeltare. Nolle estese lesioni dell'articolazione del cubito non è da farsi nessun tentativo eli un trattamento oonsen·atiYo, ma rcsocare prìrniti,·amenle. t •..- resezioni intermediarie sono sempre pericolose. Dopo l'opel'nzionè c'• rla colloc:at•si una fasciaturnin gessala .Lafunzionalilù ùi u11'estromilà s uperior e, la di cui nrticçJlazìone del C'Ltbito òanrhilosata in uu J'avopevole angolo, uon è così buona, come in una r~>sezionr del cubi lo) la quale abbia o.cquistato un movimento aui,•o m"cl ianle la r~sezione. La ugenbeck o 111nn che la riproduzione ossea nelle epifisi .!opo l'operazione si comporti analogamente, come l'accrescimento osseo-fisiologico, cioè sia più energico nelle epifisi, n cllC' rJnali eziandio v ienù osservato il più for te accrescinwn to o~seo In questo t·appor-Lo n0i alJbiamo la seguente s eri1; di~c·o.nd enle. La epifis i inferiore del remo1·o con il più forte uc<·r•cscimenlo; la supet•iore della t ibia.; la inferiore della fibu la <' rlellt\ tibia; la superioee del femore ; lt\ inferiore del rari io e dt•LI'ulna; la supel'iot·e, poi l'inferiore dell'omero; la superiol'e dell'adio e dell'ulna. l n seguito di ciò dopo la resezionecloll'lwticolazione del cubito sarebbe da aspP.~larsi una più debole riproduzione ossea, che dopo a oiascLm't<llt'a articolazione· l)et· . ' cur SlWà sempre possibilmente da po1·tars i via poco osso in quesla r esezionc. Ancora dopo la p i Lt comple ta resezione soltoper·ioslale puòdol tutto mancare la l'i generazione. Nel r·is ullalo finale lta anclte qui il trattamento successiYo la più "ranrlc parte, e metliante esso può l'articolazione diventare c~mple­ lamenle adopo1·abile; in questo caso è di o-ran vanla "'"io l'nso dflll'eletll'ici li'l. "' o::- e P~1' r..iò che J'ÌSgmwda l'esecuzione <lelt'opel'azio.ne, Lan-


37 i·

1UV1STA

genbeck innalza alle lodi il met.odo consigliato dall'Hniitor (Taglio longitudinalo radiale con piccolo laglio s ulla paetc latceule uìnare) : esso conviene specia lmente per le r~scz ion i pa rziali, ed ha il vanl€1ggio principalnwntc che con cio il tendine del muscolo tt-icipHH non viene p1mto taglia Lo1 come nel metodo del Langenbeck. I suoisvanlaggi sono la tlisgi un?.·ionc sempre necessaria del legamento nnnlat•e del radio; e l'abla zione di un pezzo troppo grande del suddctlo osso. Le praliclte pe e un :;oslegno alla confOt·mazione dell'al'licolazionc sono da fars i in gcneeale con grAnde prec;:;.uzionc, cd appena dopo la pi1:L completa guarig ione d0lla feri la. Ocvu ::;cmpre dopo .lun ghissimo tempo esscl'e portato un nppaL'iltO articolalo d i prote~.: i one. Articolazione della matw. - Sopra la L'esezione di qne!:llù t\l'licolazione ha Langenbcck pocbe esperienze. - Le ft•nllu•·c~ d'a••ma da fuoco della epifisi infcl'ior-o del radio e dcll'ulnn e <Ielle ossa del carpo indicano la resezione pl'imaria . ;.!elle :;empii ci perforazioni dcll'urticolazione della mano e della ~· • n l'' t\ d ice si può a spe ~tnre ; pur<il se insorgo l'o l'Le tumcfa~ i ono, la ((Ual e non s ia possibile dominar·o modi tll t l(~ g Pandi incisioni, uiiOL'a s i tl evH fare la rese~.:ione: il tJ·nllumen Lo consePV<llivo nelle più P-stese lesioni sembra pericoloso. Le pal'ziali Pesczioni verosimilmente possono veuil•o eseguite primilivamcnlo con buon successo: pcl'ò av\'i su ciò dt\ considerare che sulumen le dopo l'al.Jll\2ione dell'epiresi dcll\dna c dell'ossa deJ C'ft l'pO può a :,;peLtu1·si un'ul'licolù~; ione do lnLa di movimcn Li, per cui s ono pm•rnFJsf>e s olameu lo ambedue queste pn• ·~; i tìl i J·esezioni. Fl'a le ossa del cut·po, ::;i può lasciare a l posto l'osso multnngolo maggiore, e l'osso pisifol'lne, quanclo essi sono inlnlli, perché le lor·o articolazioni non stanno in dieelta unione con quella della mano. La resezionc pl'imuriu sembra avere>, in ('On l'ronto della sHcondaria> una limitut<.t modalità . Il lr·ntlnme nto co nserva~ivo s i lH'esla poco. l.' opeeazionc victt(' eseguita m ~d i <ìnt<=~ un tngl io J·ud inlr) dOJ·sale . . trticolazione del piede. -La J·csezione non è dù anLepoesi t~ l LraLtameulo consenralivo,il I(Uale qui deve esse1·e p1·aliralo in grande estensione, ma in molLi casi dc\·c pceferirsi all'amputazione. Kel Leatlamento const:•J'vativo1 e dopo la ecsc~;ioue il d.a pot•te a ttenzione specia.lrnente alla gLtarigione a nchi losal<.\ in buona po:.,;i;;ione. Nc.:lfracassamenLo delle os sa, elle costi-


DI GIORNALI ITALIANI ED 'ESTE RJ

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tuiscono l'articolazione, prodotto da armi da fuoco di grosso calibro, non si deve fare la resezione primaria, ma tentar e pr-ecedentemente il trattamento aspett~tivo, e sotto .la più accurata immobilizzazione dell'arLicolazJOne aspettare 11 momento favorevole per la resezione secondat'ia. Langenbeck ha vedulo ouoni risultati dl:\lla r·esezione parziale.o totale dell'articolazione del piede; però è da preferirsi, dove questa basti, la resezione parziale, e si deve avere ri·· guardo nell'operazione al libero defluss o delle secrezioni: co$1 p. es. Langenbeck in una frattura d'arma da fuoco dell'estremità inferiore della fibula all'infuori del malleolo esterno hu fallo ancora la superficie super·iore dell'arLicolazione del tallone. :-l'elle estese fratture d'arma da fuoco del tallone Lengenbeck l'UC<'..omanda l'estirpazione di quest'osso risparmiando il mnllcolo. La riproduzione ossea dopo f(Uesla resezionesuolo es!'>m•e f\bbondo.nte: di ciò è da l'ingraziare probabilmente l'apparato legamontoso, e specialrneute il legamento interosseo. Dopo lo. lo !.alo rosezione per carie Lungenbeck non h~ vedulo s('guit·c nc>ssuna s uarigione: ol contrario sono le esper)enzo tli l!Ulot· !t'lotto più favorevo]j. h'scru:;ionc defl'ope1•azionc. -Taglio Jongitudinale esterno J'e:-wzione della Bbulu, poi del tallone con una sega sottile punltllfl; -infine, della tibia.


RlVIST A IGIENICA. E VARIETÀ

l.e vi•·lù igien i('hc c m•nlivc d e ll 'euca lyptu ~ globulus. (Dalla Salate, N. 5). - Da un pr•cgevolc lavoro sull'eucal!Jplns f]lobulus pubblica lo dal sig. J. E. Planchon nel ln Reo1w tlell Deux Jfondes, togliamo il seguente brano intorno al ,-alot·c ig ienico e tcrapculico di rrucstn g igantesca pianta. È anlicu osserYazione che i puesi n ei quali si trovano nntuPali foreste ui eucal!fptus sono in genel'ale salul)erl'im i. Questo f'o.lto potrebbe pet•ò attr ibuirsi all'influenza del clima , ma i bcnelki ef'r. ·Lti ilppol'lati dnllu piantagione di eacal!Jplus noi lel'reni po luJosi di diverse put•ti del m ondo, a ttes tano la vil'LÌl igienica di (luesl'albero. Così nù esempio nel Capo di Buona Spemnzu, l'ulbero cLAuslcalia tt•asporlatovi dai coloni di Vittoria e del lo Nuova Zela uda, in due o tre anni rese s nlnbt·i delle po1·zioai m a l>'une ùel paese; in seguito l'esperienza fi i 1cce in lspngna,dovc J'eucal!Jptus introdotto ne118GO per cnt•n (lBlln Sociclù d'acr.limuLazionc, pt•ospera uelle provincie di Cnùice, S ivig lia, Cocdova, Valenza e Barcellona; In Corsico o l'.\ lgeria nelle sue l'Cgioni palus Lri for·niscono ancora allt·ei.Lunli esempi di crueslo fallo: c queste osservazioni sono tanto meno sospette in ([uanto che ci provengono da abili medici, o segnulamente dal doLlor Caelotti. r .'azione incontcslabilmentc snlutm·edci boschi di eucalypia.~ può spiegtwsi per due cause insieme congiunte; dapprima pet' un ~emplico effello di disseccamento operato n el s uolo paludoso dal posscnte assoebimenlo ùelle l'uclici, e la co t•r·if'JwnJenlt~ esalazione delle foglie, in secondo 1uogo poi, por le emanazioni halsamiehe che le parti s uperioei dell'albet•o spandouo t'l peofusionc w~ll'a lmosfera. Questi efllu vì la cui buse volo Li lo r• un olio rss<>nziale, possono ugire sull'organismo come 1t1l


RIVISTA. DI GIORNA!.l ITALIANI ED ESTERI

31i

eccitante generale c ben si sa come la circumfusa tli queslo genere, c;roead €\~empio le emanazioni aromatiche ~~~i pini: sicno J'avor'evoli alla salute non solo, ma ancora utiLi mèzzt Lcrupeutici per le malattie delle Yie respirato.r·ie e degli. sl.(\ti ùi debolezza, agendo da medicina tonica fld eccitante. ll signot• fìublcr crede pure che l'essenza volalilizzala dell'eacal!JfliUs possa ben anche avere un'azione diretta edistt·uttivasui germi incognili che sembrano collegati ai miasmi palustri, ge1•mi che per autori recenti non sarebbero che alghe microscopiche e che per allri entrerebbero neUn culcgol'ia mal deflnil.a drgli or ganizzati eli natura anjmale. Quul~tnct ue siasi poi l' i· potcsi elle si addoLlo, l'infl uenza igienicu dell'eucalyptus in masse <'Onsidere voli non è meno certa ed è perciò che si rnec:omanda f)uesla essenza in tutti i paesi nei quali la febbre cset·cita la sua tl'isle influenza (1). Ki! 'lueslo {• lullo ! Senza essere, JWOJWiamenle parlando, un antipcr·ioclico <"01110 le chinacee, l'eucal!Jpias sembra, sc<"ondo le testimonianze più aulentichc, essere un rimedio (}ffleac issimo conlt·o \W gran ll!.ì.mero di Jbbbri ìntermittculi. l~ quo~lo l'nlLO r.. così ben conosciuto dagti abitanli di Valcu:-.a che pressndi essi l'eacal!Jp lus ò l't\lberopopolare contt•o le fcbbl'r, al punto che quando possono ne llredano le foglie <·ome si fareh1Jei·O di l'eliquie, e che nel giardino pubblico cruna grande cillà fu bisogno melt.ere delle guardie attorno nll'afbero della febbre per impedire che venisse spogliato. !?u in l spagna, ùaJ ùoLL. Tristan~·, che veuneeo falle le p1•itM cspe1·ienze positive sulla virtù fè])bt•ifuga dell' euceìl!Jptus ; inscr.ito in una pubblicazione poco diff'us a, queste osservazioni furono 1·iportate dalla stampa medico, e confermando la t·epulaziona già p1)polare del nuo,·o rimedio nelle provincie meridionali della Spagna, esse spronarono un medico fl'anrese stabililo a Monlevideo1 il fu dott. A'doll'o Brunel di To lono a fare dell' eucalffptus l'oggetto di serie osservazioni. cliniche - le CJUali -vennero poi pubblica te dalla s ua fam iglia pcor esser egli rnoJ·I.o repentinamente nell'ottobre 1871. In. (1uesto tempo le ricerche ùei signori GimberL a Cannes, Cal'lolti e T~deschj in Corsica, P. :Yiarès, Morques in Algeria, 1;ubler, Lenglel a Parigi, Lorenter a Vienna, G. Sacchet·o in Sicilia, Caslan a l\lontpelliet· e eli molti aUri ancora, mct(1) Intorno alle di\'Grse opini.>ni sull'azione anti miasmatic.o. dell'euc~ I)' Ptus, v-edi pilt avanti l'articolo bibliografico • Note di patologi;J. geografica •, ecc., pag. ssa.


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IU\'ISTA

tevano l'uorì rli duhbin le pt·otwietà febbrifughe del nuovo rncd icamen~o.

OIII'C' t\lle pt·oprietà febbrifughe dell'eucaf!JPiu~ <>i può :-egnalarn«' le virtù disinrctlunli u antiselliche conlJ'O !P piaghe: egli agisce in (!nest i cusi e come tonico aslt'ingenLP p<'l l:muino delle sue foglie, o comr stimoltllll<' pcl suo olio 'cs!'lr.n'dale. All'ester' IIO, come tonico, l e rogli e provocnuo lu cicatr izzazione delle feJ'ile>, nll'ìnlerno l'infusione cieli•• rogl ic· in piccola dost- sostituiH·c il tl'o comt- hevandn igiPrlle:a •' !-limolante. Convenicnlcmenle !<ugg(•t·ilo l'eucal!fplu~ ,-. utili' in certe formE' di malaLlie dello vie I'cspit·ato1·ie, intinr, benrhP l'azione dei sigureLli in ([Uesli ultimi ca<>i non siu :-llaiJilila. con assolttto. uviden;~,n, p ut'(~ qucslfl r·n,•mu tleJ l'imcdio ,.. t'accomaudatn dnl sig. H umcl con nna sicut·c~~a che noi !lesiJc•·iamo védet· gtUstitìculu. Come calmante !Iella tosse e tlell'oppressionc•, P1·ospc•·o i\! E't'i rnt'• P- m•lln :;un ullimn mfllflllin Il t :nllnPs, ne nvcva, dire!<i, pro,·ut.o t!<'i buoni e!felli. Quanto ai pl'incipì imnwdiati dtf• la c·himica ltu sttpulo o::;Leot•ro clui diverf<i OJ'guui ddl'eucetl.'f!lltt.~, i l me~lio clc::<u iiLO, il piil cm·ioso (• l'mwaf!J!dot, pPoùollo volatile• Pslrallo ùu r:loi~z nel 1~70 dall'olio e::;senziolr. clell'eucrcl!fpfu.~. l' da cui lo !"l ·:-.so chimico roll'uziorw dc>li'Acido fosfOL'Ì( 'O uuidro hn ff\llo dt•t·ivare dw" all••i corpi C'ltiamuli em•al.'t[lii:ne e.l euNc/!fplolt\ne, ma l'inlm•esso di que~lo i• dd lutLo dtiinicn: l'ol io eRse11ziale ottenuto COil grandP racililù peP di~o; Lilluzionc! acquosa dc·lle toglie c delle nllre pm•li clcllo pian tu, l• un pro,Jollo usuult- di rui il dottor Girnbcwt Ira studiato Nm (·ut·u le pt·npt•ir·tit lisiologiclw c le virtù lPI't\pculic!tf'. To::;sirn tìtl alln dos•• pPt· ~li animAli, dnppl'iruu N~cilnnle, poi rnlmante 'IHt\lldo lo !'Ì

impiego o. lhl dose Yol ulil, esso sembnt•·set'C'ilar clu :-ma uzimtt~ sulle cP.Ilulc posLe1•iol'i del midollo "'Pinal••, appot'lando rosl delle modifìcuzioni nelle funzioni J't'~pit'ulot·ie, cit•colatol'ÌP c calol'iliclt<' cl•r -<ono in parte sotto In dipPndcnza di •[UC~la t•egoionP IIN'\'01'48. T.a fll'<'SE'IIZll di un olio r~sènziu lc, nnolnp·o. olmeno pc1· uno dci ~uoi principi (l'cucaf.'IJdofl, nlln ctutl'twa di Gin va e di Borneo, nllt) •:ssenzn di IIICll iLt pepet·ilu, e di rRjcpul, !'\piega assai benr una paet.o Mila tH'Opeiclù clel l'ellcr1lyprus come l'az:ionP ~limolnnle, poc;leniz?:t.nle. anli!>ellicn, ~li ellelti ~ullt> m ucose, .-ullu circola;~,ione, Rul Yomilo dei colerosi . fltr.. : mentre il lamùno e la r esina spiegano l'aziom· tonica C'l\R!J'in:;onle : ma pet•t•enùersi conto dell'azione febbt •if11ga •li q no~ la piùttln si·~ n uLur·nlmente l'Ì('ereuto un pJ'in ci pio specialt> clrt> ><i,., suppo,.;Lo polel' essere un alcaloide.


m G-IO}tNAJ.I ITALlArH ED ESTERi

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Jl doUor CarloLli crede an~i eli aver isolato ques.to corpo esll·aeodolo coll'tlcìtlo so~forico cl:a un;;t sostal'lzl.1 t'es!no_su ~n~­ Joga alla t•esina della cbina, ma le ricèt'che ullerwr1 de1 stgnori Bo1·t,lo, Ta;llot.te ed allt•i lilrmacis ti non banno po,tuto ritrovare CJ ueslo twodotto, che il clottol' C1rr1otLi stesso coniessa dì non aver poLulo ottenere ben (nu·o. Vi ha clun(tue sopt'à (jueslo punto una lacuna da colmare come ve ne ba nelle analisi ùetreuca.lJJJliUS fatte tla Sicarcl, Vauquelin, l.lteiani e \Ve ber. L 'essljnza dell'et~calgptus è ùi già entrata nel dominio della toilette sollo f'orrna di aceto aromatico, di alcool prol'umato: nu\ come tuLli gli oli volatili mollo aromatici essa respirata in massa ò tro1)PO forle e pjù o meno disagg••adevole, per(', una volLtl (;liluila, l'aroma divic1w più g1·ato e persiste lun go LP.Illpo con un ca1·aLtere suo p1·op.rio che eicotda dicesi, quello della canfora, del lauro e della menta pipe:rila. Il sig. Hamel l'ha faLLO entro.t•o n èll&. comJ:osizione lli buoniss imi con(elli, r·aecornenda.li contro la tosse e le affezioni c·t·oniche dei bt•onchi. L'eucalgtilus rJlobalu.<J non ò il salo (libero di questo gener-e c·he t•acdtiuda una essenza. odoeosa: gli eucalypti lutti cont('ngono delle r1uunLità variabili di oli volàtili i cui odo1·i caJ'ulllwi!:!Liri servono al!n denominaziOne volgaee dell'ulbe,l'O. t;o:.i il più grOSSIO degli eucaJypti, l'eucalyptM am!fgdalina vicn chiamat:o lr.t-~mannian peppermit~l, J)1eulU pip.e ritu di Tasmania, l'eucaluptasodorcda yien detto semplicemente peppermint o menta piperita. Gli 11si economici di quesla essenza vengono aLLualmeote studjàti corne tlissolvénte delle matoi'(P J'P~inose ·(~ù anch') come olì combustibili come il pe ~r·olio. lllezzo semplice per cons tnt.are In rmrena dell'acqua polablle, de1 pt'Oi. REVNOLDS di Dublino (Dctlla Salute). l n una bottiglibl di velt'o bianco si yersa un mezzo li Ll'o dell'acl'[ua sospeLLa, e vi si aggiLlllge un pezzetLino di pan di zuechet·o ben bianco, gt•ande quanto un pisello, inJi si lura poi' b~ne~a.botLjgli~, _e la ~i (:lspone al sole. $e a capo di 8-10 g10r:U l acqua· st m~orb1da, è segno che contiene malet•ie orgamelle ed altre impurità provenienti ùa infì\Lrazioni sollet·ranee. 1/intot·bidamento,' secondo Frankland è prodotto da formazioni fungoicli, eh~ si sviluppano per 1~ presenza dello zucchet·o.


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lUI'lS'l'A Dl GIOIU'ì'A.Ll ITALI ANL J!:D ~;ST.E LU

U n ntlOl-'O 1•rese r vali vo d e llll Cll r n c . -

Il pt•ol'. 1\0LCE

ha scoperto ch e la carne feesca spalmnLu <li <.tciclo salicilico ed esposta all'a.r•ia si conserva inalter•alu più di una seltintnM.

Gr·an quantità di car-ne bovina e di urontoue rosi pt'eporata e <la lui stipaltl in una botte, conser·,·c'! dopo un mese lttlle lo sue b uone !fltali Lè . l :acido n't• r.wi IIft P l t l~> I.<JILO la VUildo la car·nr• nell'aetrua feesrn.

Ln cuprahu·a dci N\d1u·erl t le! p l'n l'. .\ J m ' l'1' . l La .'ialuie,

s· 8). - Dopo le portenlose scOpP!'lP .~,., !'e~ctiO utl piPli'Ìficare

i caduveri, do po quanln operava .l'illu!4lt·P fll"Of. l'nolu Ci<Jt·iui ~la Lod i ue l convcl'liee In carn e in 11181·r 11 " p(·r JIIJ,.;vio t·il.or·narla tl.opo uu decm•so indetel'lllinatodl aun• ;.\hl frP>'c-he;r.za pl'itnitint, 1·endendone pns siJJile il trasporto d~· lnnl n11f' l't•gioni: crt(J cbe J 'illw> ~t'e pm ro~sore Atr p·elo l'v(O\tt1 <J,. c:t·('llHJWI, ìnspi t•nto tlal suo geuio e tlallu ~ua dottrina. op-gi l· r·ill:::dlo, nwdianle la gah•nnoplastic·a , a ritlrodnrr' i11 l '(ll,,t• ··c·lJ;, più u1inuzìosa p l'r.cisio ne il r·iltalt.o eli u n del'uHto. O.:l'lli'.n '" ''llulllamcn~P g ua:<tal'lo '' Jasciut·Yi ll'tH'..ria <h•l ~uo t.t]"' '''d" . 11(•1 ln'B\'(' Lompo concos,:o dfllln legg•· pet· r._.>=flO:"izion· · tl•·i •·adm·et·ì ..... 'VIa meglio nntOl'O - a tl·anuaw·t• l'it!/it•r, , ,.,,,.f>,J di 1111 .tefunto, sia c•omo o donna, in ul' t'(l (·t'Jt'P'' ,;; rWo (', , . SC'II'-<'Ì cbe te forme in lime o k· t•sleriori fallezz,. n ,-.,;::,.:PJ·u :::ubi lo alterazione qunlsi ~1 ~i p et· quunto iu• r•~'-l'C:etlibilt·. i11 ~ Ll i ;.;a lt\k che, mealt'e al pe;.;<J c~ r.oll'ut~a li si el liwic~; vc•ì t·i l'(l110~L'ele i lr nnl.allo, alle .<:cmbiall~(' YOi 1'(1\'\'ÌSàlt' r indirùlllll l'illi'OilOLto. Volele anatomizzarlo quell'estinto l'alto di J·nt•l•·t .\ Jll'ilene il r:adnvere Leamulato, od cecovi muscol i , tuJJdi n i, intc::;li n i a l.ulle IL\ tllll'fl paT'li del corpo quali •·1·uno al •oomc11IO del!.. l l'ustorma~ione, propr•io com(' la sciCII%1'1 i' solita ri:::rnnll'tll'li in ogni cnciAvN-e.


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

h l , ....o ,,;u•a•·"' · - Lcttnra jalt(t in con)'erenzet agli u•..fjlciali del pre~itlio rlt Unot•no, dal comarulartle il 4'' reg-

yimenlo illw~auh·,.,.; T. Col. C:..:c.coNL SCOjKI della (:0111'••1"•'11 .,, ru qudlo di richiamare ratlenzion~ delltl intelligt~nlr· ul'lìc-ialilìt inlol'no ull'ntilità dte può tWet•o l'oolliP-..lJ•aro lo• lt•upp•• aol un buon passo militaro, sui l'isull.ali vllnluH~o>iusi oIella rn ut···"" ì~ sempre l'applicuzionP del supremo principio rti rm•t·o·:nrwu t·.,;~.ionale erli I'Conomia: ProcttNtredi uttemwe il mm:.qim,, ,:Ili·· t o utile col mùtil110 clispen!lio clifo'·~e. i': !o!iCCOJile l't '('f\llOJltÌl\ o(••Ilo• forze in lllllO Ciò ChC rifieltl" f'e><tWcilu ~peeinhllf"tl•· 111 l•'rnpo di guerra clov'csscl'e supt·cmo. c>ut·u ocl nLlenziouu g-rll oJso, !losl il comandnnte il 4° hfwsngliHt'i ho fallo Qperu '""~~in. •·t·lt~c• potrà rendol'si p•·oncua. Egli ct•iticac:on tn•llll· ragioni il passo di scuola 1 ossia pasì;O ili C'llÒl'07.aÌn IISO III't',.;SO l'~~ercito i (.alianO lompO fu, 0011 pCL'CUt~

il vasso (•adenzRio "m i tll\\.ilc, mi\ pereht~ e1•a invt'n talo cd ins~gnulo C'Oll nOI'Ilw upl'o><le allo lcgfti Il ella mecenn i ca e della

lisiologio. Eglr l';ll'c.:ouJnntiPrehbe pe1·Lanlo cl'in lt'ochu•re l'insegnuntnnlo allo t·!lclrrl.l' il<'l passo di lìpo aus l1·iaco, passo che t;i c·ompiP in 1111 lo•wpo ..:olo e • che s i ollienc 1nedianlc uno sfot·zocnet•gi!'o dr•lmr•lntarso dc.:: I piede net·etralo runnlnncntlv la gamba l..{'~u . . . . . portando il corp() s ubito nvanti. Pct· • mezzo ùi lt\lc• pus:<<• il pit•tle dinan;:i si posa co1 1 sicurezza. • ed il c·nlca~no non pr•'<'•J<le mai la pianta nel toccare il let•reno..Ln Yl'loc·i lrt del C•Jr•po non s i ùislrugge acl ogni pussl• • romprulo . . il c;cmLI'O eli gt•a·vi'lù clelltl personn passa in • arco s~lla gtUn ha dinanzi ~enza piegn1•la . ... un pa~~o 4 h'ngo chvenln n('f'I'F!";t\l'io; n•) •) più possihilo !'ermorsi se nnn


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f\1VIS1'A

" avanzando a ncol'a di un passo dopo il comando di allo ~. l n vece il passo di scuola antico o ft·ancese, che fu figlio del pas<>o emboitéossia incastealo, che generò il passo cadenzato uttualmen te in uso pl'esso di noi, ha pero effetto di ftu• posare leggermente a terra il piede, costt'inge la gamba art·ctt·ata a sostemH'C c mantenere pc e un is tante in eq uililwio Lutto il peso del cot'Po, e siccome la gt'u.nha posteriore s i piega ad ogn i passo, ne viene un a l temo c ~cnsibi l e abbassat•s i e r·ilevnt·si della persona , alt01·no movimento che è cagione di consumo di rorza non ulile a guaùagnar e Lerreno;inoltPe la velocità acquist>'!la al pt•incipio d'ogn i passo è distrutta alla fine. Queste sono le ragioni per le quali adottando il passo austriaco pr·oposto dall'autore, v'è a spcr·ut·c un miglioramento nell'altitudine della fanteria alle maecie. Non è il passo in cadenza che egli vuol adottare nel percorTcr·e le tappe a piedi o nfllle cset'ciluzioni s u terTeno vaciato, vuol lt\sciaee il passo libero o di viu; ma vuol insegnare un bltOn passo in cadenza alle r·eclute aflln e di valcrsene nelle pa Pa le u nelle pia7.ze d'armi, ma piu c.: hc tutto uffine di uvviar·e i soldati medesimi a lParr·e il rno.ss irno effetto dalla fo1·za impiega la, o come prepa.ra7.ione alle lungbo c celeri marcie, insomma come mezzo di allenamento. Provata questa ]Jrimn tesi nei due p1·imi capitoli pussa l'autot·e ad esporre varie Leot•tche e pratiche considet'A7.ion i sulla fisiologia e l'igiene della rruu•cia, eolla scot·ta di Vierodt, dei l'r·ulelli \Veber, del dott. Thurn, ecc. Disro1·re sulla velocità e l un~he.:za del passo; c l'iconosce che 11 più comodo è il passo di G6 centi metr·i di lunghezza in l'agione di 100 al minulo. Ma il passo il più comodo non è fallo poi nosLri tempi, preseulemente s i esige maggio t.' w~ l ocilà . Ora una velocità compatibile colle esigenze degli utluuli bisogni militat•i può esset•e Jì!'sata, secondo l'autore, a 100 passi t'l minuto, di 7f> cen Limetl'i di lunghezza . Così sì possono pcrcorrer·e 1- chilomell·i ull'orn (comprese le piccole J'f•tmate) e si può r esistere senza diffir.ollù per sei ore. Il r egolamento pr escrive pe1· lu fanteria un passo ordinario di 120 al minuto; passo giudieato nou eccessivo dall'autore, puechè si usi colla necessaria modct•aziont>. Discorr·e infine del passo da bersagliere, c parlando di un corpo che raceoglie tutlc le sue simpatie non ptiò l!•atlenci'Si dall'uscire in alcune digPess ioni s ulle q uali nòi non siamo competenti a portare giudizio. L'autoee, con stilesemplice e t'acile, propcio di una lettura in rlonferenze, ha s aputo vestir cosl bene un aegornenLo a primo


61llLIOGRAFlCA

383

aspetto arido e nudo, e lo hasaput? ad~r~are molto a propo~ sito con citazioni di Tucidide, di T1to L1':'10, ~el ~aresc1~llo c.h Sassonia, del Rocquancourt, ecc., che s1 a Un·a l attenz1one e la benevolenza delle Llore. , f'Wole tli patologia geografica., sltrlisUca, tnedicn; e di eoologia, per FILll'PO FlORA N l, medico di fregata. (Oputwolo - Roma, CoLla e C., tipografi del Senato, L8H). ~el ,·iaggio di cil'cuumayigazione d.ellu C1·egata Gar·ibatdi, il doli.. Fiorani ha avu ta la fortunata occasione, nel toccAJ'e molLi luoghi dei ùue ~misferi, di sludia•·rHo! le co~1dizioni rneclico-slt\listiche, e ne pubblicò una memoria. E un luvor·o bt·eve, ma importantissimo: sono semplici nole, come lo dice il lilolo, cosi diligentemente raccolle e scolpite,. che inleresl:'ano gli studiosi delle scienze mediche e naturali, e manifestano ln coltura e l'el'udizioue dello scrittore. I luoghi delle osservazioni sono il Brasile, il C&.po di Buona Spel'anza, l'Australia, la Tusmania, le isole F igi, il Giappone, le isole Sandwich, la Califor·uio, e la CO$ LO. occidentale dell'America del Centro. l di Wl',;i capitoli tra.Llano della climatologia, e LopogPalia medica, tlt• lla condizione delle malattie dei luoghi, della statistica medica e vifale, degli slabiHmeoti sanitari diversi; di qualche paese tocca pure le abitudini, e la costilm:ione fisiologica degli abitanti. , Il pl'imo porto visi t~ Lo dalla l'regala Garibaldi fu Rio de J aneiro nel gennaio ·J872; al su_o a1'rivo dominavano in quella ciLlà la febbr e gialla e il va.iuolo. Vide il FioJ•ani parecchi casi di febbre gialla, e notò che i colpili appartenevano quasi lutti nll'inCìma delle classi sociali; alle cause generali dell'agglomerazione, aggiunge le pat·licolari prop1'ie di quelle classi povere, rea cui in })l'ima linea la deJ)ilit.azione dell'organismo per· scarsa nutrizione con carni salate, pesce secco c .manioca. Lo. malaria ha molli cent.ri nel Brasile, e. spaventoso è ilnu- 0 m e1'0 dei tisièi . Vi s i r ise;onlL'a poi la pl'ecocia della ·pubertà; è I(Uesta all'età degli 11, o 12 anni, e la vita declina dai 35 ai !iO. V'ha però un faLLo che sta in contraddizione colla fecondi là d~ lull~ la natura dì quel paese, ed è la scarsa prolifìcazioue; s~a po1 questa per pocu fecondità, o pe1' la l!'oppo comune vita dJ concubinato, fatto ò che nel Brasile la popolazione non aulnCHta in quelle pt·opot•zioni che pePmclteecbhe la vasliLà del suolo e la fertilità del s llo territorio.


RIVISTA

Vi sono a .R io Jane.iro stabilimenti saniLarì vasti ein condizioni igieniche soddisftìcen Li, ma quello che è.veramente splendido e maestoso è il manicomio! Capo di Buona Speranza. - L'autore tratta del clima di questo estremo punto ddl'Afl'ica Austl'ale, e ne r!esct'ive la saIubritù. Le febln'i intermiltcnti vi sono quasi sconosciute; le m~llattie frequenti so11o le dissenterie e le ottalrnie, c.lipenden~i probabilmente dalla cagione composta dei venti impetuosi e vorticosi che vi dominano, e· della prossimità di irmmmsi deser.ti . Al Capo la tisi non è diffnsa, ma pure .ha un quoto del 10% sul totale della mortalità Mer-it.a annotazione la ~carsità degli alienati. Nell'insieme tutta la colonia dà in media 200 alienati, cioè un mentecutto ogni tremila persone. Melbourne (.tlustmlia) - . La capitale clelia colonia eli Vittoria e le vicinanze sono saluberrime. Due punti interessantissimi si trovano in (juesLo capitolo; ecco cosa dice, l'Clativamente .al primo; l'autoJ;"e. « Melbour·ne ù circondata di !aghetti, di paludi e di stagni, anzi una parte dei suoi sobborghi s ta dentro di c1uelli; è attraversata da un fiume che .invece di r;icevere gli scoli dei bacini eirconvicini, spesso sli'ttripa e ·ne accresce il numero e l'estensione, ed è sogget.ta acl intensi calori estivi, che sovente producono un r-apido Hssiccamento. Apparentemente questa città dovrehb'essere un centro pestifero di miasmi palustri, (3cl invece sono quasi totalmente sconosciuti, e le f(~bhri inlef'rnittenti sono non solo rare a ..Melbourne, ma ih tutta la colonia di Vittoria. ' "La mancanza di ernesto genere di affezioni in luoghi eminenlernen te paludos i non è nuova nella patologia geogr·ùfica, c la scienza non ha ancor·a pronunziata la suo. ultima parola su questo argor(lento; però a Melbourne si andò più innanzi, e fu ereduLo di pofere atLribuire l'innocuiLà dei miasrni palusli'Ì alla pr-esemm della nwnerosa famiglia eucalipti ca che v<?.gela nel paese. . «Quanto vi possa esscwe eli vero in quesla ipotesi laseio aJ ~llri il giudicarlo; .io solo fo notare che i dintorni di Melbourne sono urn.idissirni ed inorHlati di stugni di poca profonditù, e che le. terre non sono egualmente coperte di eucalipti; anzi yj sono vast.e pianure con rarissimi individui eli questa specie. "Certo se ulteriori osservazioni ed esperimenti venissel'o a eonler·rnare c se la sci~;:nza arr·ivasse a strappare questo nuovo sccrelo alla natura, l'umanità intera ne sarebbe lieLa e l'Italia soprattutto, con '[ueslc balsamiche piante, potrebbe rendere


BLBL!OGRAFICA

385

innocue le pesLifet•c ptlludi pontine, le micidiali m~remme toscano eù i mille altri focolari d'inf~ziono che ogg1 da un capo nll'alt;•o l'appestano. Ma ptH' troppo è do. dubi~are cl:e .questa sio. una seducente illuslone, come avrò ocças10ne di r tpetere pal'lantlo del Giappone». . La seconcla annotazione si riferisce al numero det mentecalli. Al Capo di Buona Speranza n e trovt,mmo uno in tt·emiln abitanti· a 1\lelbourne ve n'è uno ogni 300. 1\la al Capo la popoluzio~e è in gran parte composta di miseràhili Caft•i e di t•ozzi Otlenlotli mentre nella terra di Villot·ia vi ha un popolo ' . attivissimo iyi accorso dalla i,ngorda soLe dci subiti guadagnt; c i !llonti d'ot•o sognal.i, e le illusioni perdute e i rovesci d i i'ol'tuttt' pali li, e in ultimo i vizi e l'alcool in ispecie formano la cnusu complessa di lauta frequenza di psicopatie: fatto è, dice il Fiorani, che genti d'ogni paese e di tutte le nazioni vi pagano i! loro tributo, e principalmente i nuovi arrivali. lloharl Town. (Tasmania). - L'isola di \"o.ndiemen ha un o'lilnu mitissimo, c l'aeia vi è cosi pul'a e salubre da non teIIJ~t·c confmnto c·oi luoghi pjù sani dello. terra. La s toria uwdieu della To.smnnio non r egistra ancora che s ia stola in,·n,;n una sola volla 1lt1 qualche grave epidemia. Le febbri da rMlut•ia 11011 vi esistono, e la tubercolosi arriva appena all'uno pct· mille degli abitanti. r medici di quella contrada credono l"ut·ia della Ta,:;manio non solo preservativa, ma anche cw·nlivu della lisi, ed appoggiano le loro affermazioni con molli ratti di pubblicn e pl'ivt~ta esHeeienza . Il F iorani riassume una impot•lan te s latistirn metlic~;t e vitale di quof;lto paese, da cu i t•isul~a che la causa più frecruente di toor'Lalità s i riferisce a lle malullie organiche cle1 Cltore e gt'ossi vnsi. ~latuku. ( Isole Figi, o T'ili) . - La ft•egala Gcm;baldi entrò nel gruppo delle Figi, c pigliò fondo nelle acque della piccola :'llaluku a bila la da 5 o (i00 aborigeni; la razza è di tinta brunNnct·iccia e apparliet lO ai Papua, che sono ben diversi da quell i che occupano le isole più orientali del Pacifico. Il F iorani dò. un cenno della topog;r•ofìo e climaLologiu med ica di Matuku o nu dcscei " e i costumi e la costituzione fisiologica degli ab i ta~ti. Ourunte la sua permanenza in quell'isola non incontrò uno slol'pio nè un inl'et•rno, ma vide genLo robusta e saun, c, so ~aie .no? comprese, gli parve intendere cile quel popolo sel\llggiO, 11 quale trae la sua nutl'iziouc quasi esclusivamente dull'albero de: cocco, c che non veste panni, ucciùa i neonati che vengono alla luce difettosi o storpi! T!'Ovò pa!'ecchie perGiornaLe di meàJcfnu. mfli~ewe

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386

RIVISTA

sono con congiunLiviti g l'anulose a diffòrcm ti s ladì, ed alcuni ciechi d'un occhio, li'a cui il Tut, r e, o capo dell'isola. Descrive la fauna del paese, e sarehbe molto importante per le scienze naturali, il confermare quanto ~embt•ò al Fiorani di cons tatare, cioò In pl'esenza di rane in quell'i::;ola dolln Melanesia, mentre Unol'a i natU1'ùlisti, fra cui Darwin, ass(wiscono che i hateacci mnncano iu lutto le isole ùcli'Oceauin . Tokio e Yokoamn (Giappone). -La topografia metlica, i cos lumi e la costitm:ione degli t1hilanti, lo stato della meclieina, l'empieis mo cial'la lancsco dei Bonzi, la paLologia geografica. sono gli ar gomenti principa li svolti in questo capitolo. Due osservnzioni sono però cosi impOI·mnli, cho merita JIIOllissimo l'accennarle. « Nulla vi ha di più skano e singolare r1uanto l'ignOI'anza del giapponese (!ell' uso del sale di cucinu . Quasi lutLi i lr'attati di fi s iologia e t! i Lorapeutica, dice il FiOL't.tni, consacl'ano qualche capitolo :,;ulla utililù o necessilù di questo aloide alla costituzione e l'icambio molecolat'e tlell'ot'gAnismo; n on mancano riviste e trattf\Li che, esf\gerundone l'irnpor·tanza, lo vO::'l'ebbero introdurre persino dove Jlon va. Il s uo nsoòdivenuto necessario e generole nell'econom ia domes tica di tulli i popoli civili, tnnlo pei ricchi che pei poveri; ed io non posso certamente mcnomargli l'impol'tanza che il mondo scientifico gli dà; ma, per non citare altri popoli, i g iapponesi ci preseiltano una prova evidente cl1e s i può vivet'e egualmente bene senza l'uso al'lificiale del dormo di sodio. È ve1·o che il giapponese non rappl'Cscnt.a il tipo p itt forte e robusto delle razzo umane, ma chi ci dice che ciò debba at.l!'ibuiJ'Si solo alla mancanza del sal mar"in o~ >> Il F iorani non pa r·la de ll't~ l imenlazio n e dei g iapponesi, mu sarebbe utile che altri avesse tempo c modo di sludial'la, onde conoscel'o se in quelle sost~nzc alimental·ie Yi fosse qualche elemento chimico che supplisca alla mancanza del cloruro di sodi o . La secondu osservazione si r iferisce a lla :misLe!'iosa questione della etiologia delle febbri da malaria. H Giappone, almeno la purLe visitata dal Fiorani, non è allro che un campo d i I'isaie; rivi ore, lorren ti, canali, rigagnoli sen7.0 numero lo inaffìuno da cima a tondo, e sovente le inònclazioni lasciano stagni e pantani non solo nelle campagne, ma ancora denlt'O le cillà; e parte di Yokoama stessa, igienicamente, ha un aspetto tutt'altro ehe salubre, csseuùo circondala ed in parte .i mmersa in puzzolenti s tagni e ca nali di acque putre-


ÌHilLIOGRAFICA

387

fatte. J1 suolo e l'atmosfera sono generalmente assai umidi~ ed alle ,.,iornate caldissime non è raro che seguano nolt1 sensibil~ente fresche. Ebbene, un paese di tal natura,che~iu­ nisce tanle condizioni reputate sorgenti di miasmi palustr1, è invece immune dal genere di malatt.ie che quelli generano. Nei duo mesi che il Fiorani vi d~morn non vide mai, nè intese. che rtualcuno ne fosse colpilo. In Austro.lia e nella Tasmania et'ano g li encalipt.i che neuLt•uliz7.avuno i miasmi palustri, ma nel Giappone dove sono rtnoslc piunLo preservalrici ~ Gli alberi che più abbondan6 nel paese appartengono alla famiglia dei pini, dei quali nessuno finora, che si sappia, possiede virtù antimiasmaliche. ~Io!ti all!'ibuiscono questa. immunità all'abiludine che hanno i Giapponesi di bevere solo e sempt·e tè caldo ; ma se questa ragione può invocarsi pe1· essi, noa è ugualmanle valida pei molli (\o.Iropei che vi-vono tcmporaucamenle o permanentemanie in rtuel paese,come, per esempio, i semai)taliani che vi cupilmto nei due o tl'e mesi estivo-autunnali di ogni anno, e r·ho pure, senza far- uso di questa speciale bevanda, non sono tu,~alili da rJUe&Le malattié. Il vohwe designare le probabili ragioni di questo fatto non è eli ft\cil e còmpito. L'essenza di ciò.chenoichiamiatno miasmi pnluiòlri è ancora qlisteriosa; noi crediamo, prosegue l'autore, che le emav.azìoni delle paludi' delle risaie, degli stagni, della cort·uzione delle sostanze vegetali, e di nllre simili siaHo le ~ue so1·genli, e forse non sono che elementi o coincidenze accirlenlali; le Yere cause produlLhre dei miasmi saranno ben cJ.ilferenti. Comunque sia, è questo un fatto di più per conlt•nppol't'e all'opinione degli scienziati australiani, intorno all'a7.ione LmliruiasmaLica degli eucalipti. H ono lulù (Isole S:;tnd:wich) . --l n quesLo remoto angolo della lerr•a scoperto dal Cook, il Fiorani nota come spaventose vi get·rnoglino la sifilide, le dermaLosi pt•ofonde ulcerose l'oler~n.tinsi, e .i mali del cuore e gL'ossi vasi. Ma' cosi rapida fu la vtstl~ falla .alla capitale del gruppo cieli~ Sandwich, che non polè mvesttgare le cagioni di tanti malanni . . S~n Francisco. California. - Di questa contrada il diligentissimO osservatore Fiorani scl'i,·e noLe interessanti e critiche sulle conùizioni climatologiche, patologiche e statistiche. Come nell'Australia, si trova, in questo paese dell'oro e delle avventure, di attività, di emozioni, e di disincranni una statistica elevata nelle cifre di q~le' moH che sca~risc~no dagli


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RIVISTA UIDLlOGRAFICA

organismi affranti da profondi patemi . l\Ialattie di cuot•e, aneut·ismi dell'aorta, psicopatie, èCCO la schiet•a funesta. In Culifoenia, nel!'Insane asylum hospifal eU Slokton vi sono in media '1200 pazzi, cioè un mentecatto per ogni 480 abitanti di quella regione. Fl'a i numerosi stabilimenti san itari di S. Franciseo ve n'è uno proprio della colonia ita liana, bello, elegante, e tenuto all'altezza di tulLo quanto esige lu igielle e la terapia moclct•na. Acapulco, S . .T osé di Guatomula, Amapala, P un larenos, (Centro d'rl merìca.). - In questi paesi poveri eiusaJubei,dO\'e il fomite miasmalico flagella uua meschina popolazione mista d'europei e d'indiani, il l<'iOI'ani vide gente obesa e gonfia per idroemie: poche sono le sue noLe di geografia medica, mn altrettanto imperlanti e curiose quelle di zoologia. Compie il suo lavoro, dando un becve r·esocooto dello stato sanitario dell'equipaggio dul'ante il viaggio. In fine vi sono alcune pngine che trattano esclusivamente di osseevazioni zoologiche. Lo scopo dei naturalisti modeen i non è tanto quello di scopt'ire nuove s pecie, quanto d'investigar e l~uso, i costumi e la distribuzione geografica dellfl famiglie già conosciute; il problema degli scienziati del giorno è l'origine ùella Yito> c tutte le ricerche mirano a scopl'il'e come il mondo ot'goni'co alluale sia diventato qual è: a questo scopo, a questo problema il Fiorani ha portato un prege"ole contributo. T.

I.l DireLt-ore

P. E. MA NA Yl'IA

Colonnello medico, membro Ilei Comi tato di sanit~ militare.

Il Redattore

D• FEDERICO T OSI Capitano med,ieo.

Nu TINI FEDERICO,

Gerente.


. STATIS T IC A

MOVIMENTO MENSILE D.80Ll

OSPEDALI MILITARI li' D

INFERMERIE D1 PRESIDIO (FUNZIONANTI ~A OSPEDALE) GENNAIO • FEBBRAIO • MARZO 1 875


390 VARIAZIONI occorse nei movimenti degli os1Jedali ed inie1·merie ili presidio du1·ante il mese di gennaio 1875.

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3!H VARIAZIONI occorse nei movimenti degli ospedali ed infermerie di presidio durante il mese di febbraio 1875 .

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392 VARIAZIONI occorse nei movi menti degli ospedali ed infermerie di 11residio durante il mese di marzo 1875.

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In questo spccehio numerico sono pure compres i gli incJi \'idui no u roilit <tl'i (guardie doganali, di pni.Jbl.ico. sìcul'czza ecc. ecc.).


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CORPI MOBILI ARTICOLARI

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Fra le principali articolazioni dell'organismo umano, quella che più si distingue per estensi one, per la superficialità di tafun i suoi elementi, per facilità alle offese esteriori, in special guisa nelle contingenze ùella vita militare, è la femoro-tibiale. Ed è precipuamente a questa cui intendo alludere nell'ar·gomen to impreso a trattare, avvegnachè fu sopra di essa ch'ebbi campo di fare alcune osservazioni, di QOnstatare le premesse forme morbose, ed esegui re la paracen tesi articolare. Non riconosco importanza alcuna nel ricordare gli elementi tuui che costituiscono l'articolazione del ginocchio, d'altronde abbastanza ben noti ai cultori delle discipline anatomiche; ma purtuttavia farà mestieri, ond'esser più chiaro ed evitare ripe tizioni, ch'io acce~ni almeno la struttura e funzionalità di quel sacco .arttcolare, intendo la capsula sinoviale, la quale rapotoNI41e df meatcina mwtare.

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394.

R~lORRAGIE INTRART'IC.OLARI (B-EMARTHRON)

prrsen_ta la parte più profonda, -estesa, ed intima sia del ginoct.:hio che di tulle le altre articolazioni mobili, non che la SP-de naturale dei. morbi in discorso. · L'intima teS:'iLUra delle capsule sihovia li, fatta astrazione dalle membrane fibros e che le contornano, e che hanno una co mposizione identi ca a quella dei legamenti fibrosi, consiste: ~o in uno strato di connettivo provvisto di vasi sanguigni, e di qualche filamento nervoso; ':.l in uno stroto di epitelio pavimentoso ~tratilì ca to. Fra le areole di strato conneuivo trovansi frequ<:n· temente CP I! ule adipose in gr·a n copia, e molto raramenteq ualcbe cellu la cartilaginea isolata, a pareti oscure provvedute di un distinto nocciolo. Le sinoviali non h11nno nè pnp illc nè glandule, ma invece presentano dei cer·cini grassosi (pieghe adipose) c dei· prolungamenti rir.ehi di vasi sanguigni (frnngie sino viali). Le r·ilccolte adipose, che dali'B:awe•·s, ilìtJStr'atore dei cnnaletti ossei, vcnne•·o impr-opriamente chiamate glnndule, sono assai numerose nell'articolazione dell'anca e del ginocrhio. Le feangie sinoviali, che pure in quantità ..;j rinvengono nel ginocch io, hanno la stessa tessitura delle sinov iali ; e si presentano in forma di piccole salit>nze coniche fatte di connettivo spnrso di rare cellule cartiluginee (Kollikcr e BiHroth), le quali sono ricoperte dall'e~>itelio delle si noviali. La sinovia, la quale ha per iscopo di favorire imovi menti dei capi articolari ed impedirne l'attrito, c un ;prodotto elaborato dall' epir elio che tapezza la mcm-'bra-na sinòviale delle cavità articolari, e secondo il Fr.ey (~) ed il Frerichs, ha molla analogia col muco, i mper.occhè fr·a i diversi prin cipii, oltre all'acq11a, ai diversi sali ed all'epirelio libero, contiene la mucina; ma però più del muco avrebbe dell'albumina legger0

(l) Traitè ·à'hi$tOlO{IItJ' et hlstochfrMe.


IDJIARTB.OSI

~E~!IRI.l'CI E €0N ,CORPI. MOBILI AI\'JIIC~ÌARI 395

mente modifkata, principio che ù~J Robin e d·al iY,erdeuil venne discinto col nome di sinovina od artroidina. Passati c€lsi bre.v.emente in rassegna gli elementi anatomici delLe membrane sinoviali , la prop'•·ietà fisiol o-gica della smo.via -ed i componenti micro-r.himici di essa, entcerò tost<il n.eU'.a·r.gornento delle emorragie inlrarti.cal&11i . . I. -H;emarthroJ.?..

Non ~ già delle emorragie inlrarticolari consecutive a ferite pene tranti, r;d a fratture, che intendo parlare, ma soiLant<'l qi q}Ielle che · vengono pr·odolle da r,ontusione. Questa causa determinando la lacerazione de' vasi capiHarl delia capsula sinoviale, è quella che p11o~uce l'effusione sanguigna entro l'articolazione e quindi l'hemarthron. I:i&tantaneità del tumore a·rlicolare, la solleva-zionè della l'@Lula, rla ·più o meno impedita deambubzione, la poca, dolente.zza e fluttuazione, secondo il grado del ' tumore, la forma speciale di esso, eon due bozze cioè ai lati della,r0ttila, ed una più o. meno nole\'Ole a norma del graao Qell'èmorragia, al disopra della rom la, e sollo l'apon.eurosi del muscolo tricipite, pel distendirr}ento del cui dr Sàoco de.lla membrana sin.oviale, costituiscono 1asintomatologiadell'emorragiain'tr·articolaJ·e; e fu dessa ·~ppunt:o o:he in due casi mi suggeri il concetto della Immediata pa1·a:oentesi artieolare mezzo che associalo all' immoblli.là, alla fasciatura ~ompressiva, ed alle ?agnature fredde, favm·i la guarigione della malattia _In una settimana circa, senza che avessi a deplorare consegUen-za alcuna.·~i reazione, locale o .generai~, e


396

EMORR~G-IE lNTRARTICOhARl . (HEMARTHRON)

nem.Jlleno il benchè minimo indizio di diminuita od· alterata motilità dell'articolazione. Le cause determinanti l'hemàt·thron in uno fu una caduta sul ginocchio, nell'altro un calcio di cavallo,. senza però lesione di ossa, nè di parti molli. In amendue· i casi non riscontravansi sintomi di flogosi, ed il liquido· estratto era abbondante e costituito di puro sangue, come lo ril.evò la paracentesi eseguita nel mattino immediatamente successivo alle accadute lesioni. Ecco in succinto l'esposizione dei punti principali che rifer!sconsi alle due ~uddette emorragie in trartieolari. Qualcuno per avvenlura potrebbe obbiettare che tale malattia può gual'it•si con altri mezzi e senza successioni morbose, evitando per tal modo un'operazione chirUJ·gica che può riesCÌI'e a conseguenze funeste; è appunto a codest'obbiezione che mi propongo rispondet·e nello svolgimento progressivo di questa tesi. Quali infalli sono gli esiti di un'e{l'usione sanguigna? La fisio-patolog1a e la clinica osservazione ci se~vi­ ranno di guida nella soluzione di tale quesito. La fibrina del sangue fuori dal torrente circolatorio si coagula; i gluboli rossi si sciolgono abbandonando l'ematina, la quale passando per diverse fasi può metarnorfosarsi sia in granulazioni insolubili, che in cri·- ' stalli di e!YJatoidina, e depositnrsi quindi nel tessuto circostante, come avviene in qtialche sacco aneurisma· tico ed in laluni trombi; i globuli bianehi possono subire là metamorfosi regt·essiva adiposa in un coi residui dei globuli rossi e della fibrina non s0nza la· sciare talora in deposito dei cristalli di colesterina. L'emulsione grassosa risultante può essere riassorbit~ unitamente allo siero coi suoi sali, e fìnalmente aversi la risoluzione dello slravaso sanguigno. Ma fa mestieri innanzi Lutto il ricordare che non sempre avviene di ottenere un ·esito così conforwnter

ed


397 e di più ancera, che non sta nelle mani del chirurgo certamente il pres:~ girlo a priori, e nemmeno con arte il poterlo conseguire. Talvolta invece la 1ìbrina si deposita nelle parti periferiche in forma di ·membrana impedendo il riassorbimento delle materie emulsion ate; altre volte invece si dispone in coag uli fìbrinosi ratlenen ti nella. lo •·o trama globuli bian c~ h i e rossi, coaguli i quali posson o a volta loro organizzarsi per neoplasia cellulare in tessuto connetiivo, aderire alla capsula sinoviale e contrarre con ·essn: rapporti vascola•·i, come rilevasi nei trombi tanto delle vene che delle arterie; o coll'asso rbimento di -sali-calcari calcificarsi o cretificarsi sia in parte che in totali tà, ovvero per peculiare metamorfosi anche ossificarsì. Finalmente può avvenire che lo stravaso ~.anguigno colla disgregazione de' suoi elementi porti irritazione flogisti ca nei tessuti ci•·costanti, e ne sussegua sia per proliferazione del tessuto ·conneuivo secondo il Virchow, sia pe r migrazione dei leu cocitì secondo il Conheim, tale un processo di suppurazionc da aversi 1ma r.ac·coltu marciosa colle conseguenze relative all'_importanza degli organi in cui si sviluppa. Un simile esito l' ebbi ad osservare molle volte in • diversi ematorni, ed è ovvio certame nte ioconLrarlo nel clinico eset·cizio: un o però di essi merita speciale menzione per la sua specialità, ed è il caso di un largo ed es~eso sacco aneurismatico dell'arteria femorale sinistra, passato 'a supplll'azi one un mese dopò ch'ebbi praticat~ l'allacciatura dell'iliaca esterna corrispondente. L'~nalogia, di questo caso collo slravaso saccato inl~arucolare me Io fa ricordare non già per la sua iden1!tà, ma bensl per far rìlevar·e un esito possibile dell hemarthron la gravità rnagO'i ore di esso non che 10 dtcaz10oe log•ca ~ella paracentest a rt•colare, come IDRARTROSl SEMPLl Cl E CON CORPI MODTLl ARTICOLARI

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E~ORRAGIE lNTRAn:I'JCOURI {HÈMA:RTHUON:) ':

io eboi occàsione di esperimentarla felicemente• m~i casi! superiormante enunciati·. II. Idvartvosi.

kl paril d'i tutte·le· membrane sierose, la capsula sinovia.le in causa di1 un'irritazione qualunque può ammalarsi di flogosi. acuta o cronica, e dal'·e pel' esito diverse forme· ess.uda~ive in forma sierosa, plastica,1o pumlenta·, e così aversi la sinovite sierosa od· idro-· pisia·. articolare; idrarto od idrartrosi: la sinovite plastica, 01siero-plastica senza o con fungosità (sinov<ite fl!lngosa), e la purulenta od· empiema articolare. È sol?mente però· della prima forma che intendo tener discorso, e precipuamente del gonocele su· eui ebbi opportunità di: fare divet·se osservazioni cliniche,. e chit·urgi.che· applicazioni·. ' Abbenchè la raccolta sierosa inrrarticolate sia un fenomeno morboso che si riferisce a tutte le afl'ezioni articol<lri, fa d1uopo. cionullarneno ch'io premeWi che alludo soltanto a· quelle che vennero ca usate da potenze meccanic.he· semplici, o da reumatismi circoscritti ad uno Òd amendue· i ·ginocchi. La sua sintomatologia é•costituita, come·nell'hemar· thron, da• un tumore articolare più o meno rnoll.e, elasti:co;e fluttuante, senza cambiamento di colore nella cu te del ·ginocchio; da dolore ed aumento di cn!ore locale associato a febbre nei casi acuti; da indolente~za o lieve dolore, e nessuna alterazione della tel'mogenesi' nei' cronici; da due bozze later-ali·alla rotul'à, più voluminosa l'interna- dell ~ esternà, e .da un ter21° rigonfiamento al1 disotto dell'apone;iurosi d,el' tricipité.


IDRAl\1'ROSl SEMPLICI E CON CORPI MOBILI ARTICOLARI

399

che si aumenta colla pressione ed abbassamento della rotula verso i condili · del femore. L'abbondante e semplice raccolla sierosa intrarticolare può esacerbare i sintomi locali e gPnerali nella sinovite acuti), come può eziandio determinare, pel forte distendimeuto della eapsula, dolori ed acutizzazione nella forma cronica, in modo da conseguime per sem~ plice causa meccanica un processo morboso capace di trasformarsi in sinovite purulenta, ovvero in infiammazione pii) o meno lenta delle c<mifagini periarticolari , delle ossa, e successivamente dei vari altri elementi dell'articolazione (artrocaci). Questi però non costituiscono i soli esi ti finali dell'idrartrosi, ma fortunatamente avviene che molto spesso si risolvano con varii mezzi teropeutir:i o chirurgici. N.onostante arriva talvolta che si facciano ribelli a qualunque metodo curati vo, ed all'ora prendono un corso cronico, sia per la persistcnza di cause reumatizzanti, o di lenta diffusione flogistica, sia per la complicazione di corpi mobili articolari, i quali si fanno origine di continua irritazione, sia per ultimo per sfiancamento della capsula sinovi;lle, complicato o no ad ernie sinoviali {gangli), ed a distendimento dei legamemi.articolari, condizioni tutte eh e se non mettono gu~ri in pericolo la vita dell'infermo, possono pur tuttavia lasciare deformità nell'articolazione, diflicoltà od impossibilità al camminare' erl una costante suscetLi. vuà alla dift'usione del processo morboso preesistente, colla sequela dei sintomi e delle fusi proprie alle lente flogosi articolari. Fra i diversi gonoceli che talvolta ebbi a curare, ne deb?o registrare due doppi subacu ti da causa reu~at•zzante, curati colla paracentesi; uno cronico del g10o~ehio dPstro da causa non bene npprezzabde con corp1 articolari m~bili, che _operai due volte, ed a


400 EJlQRnAGIE lNTRARTlCOl.AlH (HEMARTHR-ON) lunghi intervalli, pure colla puntura della sinoviale; ed un caso da contusione del ginocchio, di corso piultosto lento in un sergente del 7° distretto operato· due volte colla yaracentesi, e curato tosto come gli altri coll'elevazione dell'arto, colla fasciatura ed inamovibilità .del ginocchio. Nel numero di quelli poi che ehbr di recente in cura, ed in cui non fu d'uopo che ricorressi alla pat·acentesi, ne debbo annoverare uno abbastanza rimarchevole per la sua specialità. Trattavasi d'un soldatç. attendente di un ufficiale supel'iore del -17° reggimento fanteria, cui in seguito a leggera causa meccanica gonfib, grado a grado) i l ginocchio destro in modo da dover ricoverare all'ospedale. D.esso presentava un lieve versamento sieroso della sinoviale, associato ad un tumore oblungo in senso trasversale, circoscrillo alla parte inferiore della rotula , e sottoposto al legamento rotuleo. Codesto tumore era fluttuante, e dolente in guisa da im_pedil'e i movimenti dt flessione, e si manifestava c.on du~ bozze irt·educibili, ma che però colla pressione di una si rendeva più tesa e gonfia quella del lato opposto, .senza che si alterasse per nulla la parte media e superiore del gino_cchio. Dalla natura della causa, dalla forma e circoscri.zione del tumore, e dalla sua sede diagnosticai trat· tarsì di un ' igroma subacuto di quella borsa mucosa che trovasi al disotto del legamento rotuleo, prima di insel'irsi sulla cresta anteriore della tibia, complicato · però a leggera sino vite si erosa per difl'usione flogistica. Quest'igroma non deve confondel'si certamente con tal uni tumot'Ì soprarotulei chiamati lupie dagli antichi, chambennaid-lmee dagli Inglesi, imperocchè codesti rappresentano invece afl'ezioni lente di quella borsa mucosa superficiale del ginocchio che 1rovasi al disopra ' della rotula.


IDRAR'l'ROSI• SEMPLlCI E CON CORPI MOUILI ARTICOLARI 4-0 t

Il diagnostico di tale affezione venne confermato dal · .risultato terap euti(~o; difatto colla diminuzione del dolore, e dell'igr·oma, mercè l'immobilità, e le bagna .ture con soluzione di acetato di piombo mista al ghiaccio sc:omparve 1a leggera idrartrosi. Rimase cionullameno per alquanto tempo il tumore igro matoso, il qual ~ però anch~esso dopo una ventina di giorni di cura, costituita di pennellate di tintura alcoolica di iodio, e successiva fasciatura compressiva ed inamovibilità del ginocchio, 's i risolse quasi in toLalità. P&r completare questa succinta storia, ma abbastanza. .di rilievo pel diagnostico di[erenziale fra l'i drartrosi semplice ciel ginocchio e l'igroma pr·ofondo della stessa regione, aggiungerò che ebbi a rilevare una lieve recidiva dell'igroma, for·se per avere il malato abusato troppo presto delle forze sue recandosi a passeggiare senza riguardi . lla la r·ipeti zione della cura ed un più prolungato riposo diedero per r isultato finale la risoluzione ùell'igroma e la reintegr·azione della motilità articolare del ginocchio. . Strmai opportuno lo ac;cennare questo caso non tanto per distinguere l'una dall'altra mulaHia, ed addimoSlrare la fa cilità d'in contrare colla si novite sierosa la complicazione clell'igroma in vicinanza di un'articola-zione, quanto altresì pe r dichiarare che avrei poscia proceduto a.lla paracentesi, qualor·a mi fosse riescita vana la cura intrapresa. Ill . Corpi mobili intrarticolari e concetti fisio-patologici sulla loro genesi.

Nell:enumerar·e i casi di idropisia articolare del gi-

noccb~o che ebbi a curare, feci cenno di un gonocele

compltcato a corpi mobili intrarticolari opera to due


i02• EMORRAGIE INTRARTJCOL.\ni (BEMAllTHRON) volte colla paracentesi; ora il più succintamente possibile darò ragione dei dati su cui appoggiai tale· concetto .diagnostico. ll caso in questione si riferisce ad un soldato ricoverato molte volle in di vet·si ospedali, e curato in varie guise per idrartrosi recidiva del ginocchio destro. Il tumore era quale riscontrasi ne l gonocele, però non molto voluminoso, quasi indolente, ma con manifesta dilatazione della capsula sino viale. Ciò che lo distingueva dalla semplice idropi sia articolare era una specie di crepitio sfuggevole che manifesta vasi pigiando in diversi pumi il ginocchio, cd il fatto abbastanza chiat·amente esposto dall'individuo, che cioè, nel camminare talora sentiva qualche cosa di estraneo fra le ossa, una specie di scatto ed un dolore così intenso nell'interno dell'articolazivne ·(molto probabilm ente per stir·amen to o contusione della membrana si noviale) da dover immediatarnente fermarsi e piegare il ginocchio; per cui, quantunque non mi fosse dato di rdevare obbiellivamente la presenza di alcun corpo, feci la diagnosi di idrartrosi con corpi mobili in tra rticolari. Eseguita la paracentesi ed estratta una diséreta quantità di liquido sieroso, dopo diversi maneggi rilevai vari scro_sci che mi confermarono l'esistenza dei deui corpi mobili. Praticai tosto la cum seguìta negli altri casi, e dopo qualche giorno lo feci camminare, ma a poco a poco si ripeteva in br·eve l'i dropisia, laonde fui costretto a ritentare la paracentesi ed a porre un apparecr.hio inamidato, prolungando il riposo e l'i namobili tà per mvlti giorni. l/individuo però stanco di ri manere più a lungo nell'ospedale chiese di rientrare al còrpo, ed io lo soddisfeci non senza aver prima ri scon ~ rato un po' di lic1uidu rimasto nell'articolazione, ed aver confermato il senso di crepitio imrarticolare.


IDRA1\'J\ROSI SEMPLICI E' CON CORPI MOBlt;l ARTlCO!.ARI 403

Che ne sia avvenuto di questo soldato, che non· ricordo bene se fosse del 7 ~ o o 72° reggimento fanteria, nol potrei dire; ma dall'anamnesi, dulia natura e corso delila malauia, dall'inefficace terapeu tica ho tutte le ragioni di credere che non avrà potuto continuare per molto- tempo il servizio militare. A scanso d'eq,uivoci fa d'uopo notare che la complicazione dei corpi mobili articolari coll'idrartrosi non costituisce una necessità, ma che invece accade molte volte,· come acce1ùfa il Boyer, di non rfsçontrare con essi alcun· versamento. Io pure infatti· rilevai un• tale esempio nell'esaminare recentemente le ginocchia d1un cadavere, con tenenti co rpi mobil i multipli ed aderenti i quali andavano congiunti alle lesioni patologiehe dell'artrite defor·mante; per conseguenza deve ritenersi che l'idrartrosi può costituire una· conromitanza m'Orbosa dei corpi mobili, ma non già una successione necessaria e costante. A proposito dell'accennata osservazione viene in a'Ceoncio il J•ifel'ire che nell'esaminare col microscopio uno di que~ti corpi ·del volume di nn piccolo fagiuolo (il magg10re levigato e lucente come gli altri riscontrati nelle aàcennb te a·rticolazioni,. di color rosso giallognolo, di non' molla resistenza, peduncolalo a•larga base, e che aveva sua sede nella parte anteriore intracondiloidea del femore, riscontrai delle (ib1·e di tessuto connettivo in· grande ab~ondanza, con moltissime cellule a'dipose, traccie di pochi vasi, ed appena di tessuto osseo (alcuni CO I'puscoli ossei, assenza di canali dell'Hawers e di cellulecartilnginee).Aggi ungeròeziandio che nelle tre osservazioni descritte nell'eru dita monog~afi-a sui cor·pi mobili ·ar~i col ari del professore Amabtle (1), ri sulta éhc essi' corpi offrivano una- srrullura (l) Professori!· Al!Ainft:R. -

St'l.l.dto .<ut corPi mobili articolari.


40.\.

EMORRAGiE lNTRARTlCOLAR l (UEMARTHRON}

.osteo-cartilaginea con predomi nio di sostanza ossea negli aderenti , e cartilaginea con incipiente sosti tuzione di sali calcarei nei cqrpi mobili liberi. In questa memoria però si fa cenno anche di alcun i patologi che .trovarono altresì dei corpi mobili mollicci , od · abbastanza teneri, talvolta misti a materia nerastra (for·se modificazioni dell'ema tina); altri di natura. fibrosa, ed al cun i fin almente di composizione cretacea. Partendo ora da alcuni concetti generali i quali, può dirsi, costiLUiscono tanti dogmi fisiologici e di fisi opatologia, si può in breve concepire la genesi di questi corpi ar·ti co!ari, senza che faccia mestieri di confutare le teorie varie, che d'altronde, isolatamente considerate, esprimono abbastanza la pecca dell' esclusivismo. Il celebre Ui chat ch e fu il precursore di talun e idee scientifiche che dovevano poscia essere sanzionate dngli studi ulteriori dell'istologia, chiamò il tessuto cellulnre, tessuto primitivo o generatore. Ora codesto tessuto chiamato attualmente connetLivo, se non è _l'unico, è confermato però essere il principale generatore di molti. e divers i tess uti. Vediamo come ciò avvenga. Fra le fìbt·e del tessuto connettivo, co me lo insegna il Hecklingausen ed altri microgr'afi, esistono qua llro ·specie di cellule, di cui tacerò le differenze per esser più breve; e~se cionondimeno non rappresentano che diversi stadi di un solo elamento. Le prime tre si disl'inguono in corpuscoli mobili o semoventi, l' ultim a specie in corpuscoli stabili o fi ssi. Bisogna. ri cordare che le cellule o corpuscol i rlella terza specie hanno una perfetta analogia coi globuli bianchi del sangue (leucociti\ e quindi con essi il movimento amiboideo, e la lol'O funzionali tà germinativa . . Accennerò altr·esì che le cell tde delle tre prime specie, ossia le semoven ti, possono coll'ulteriore loro sviluppo cambiarsi negli elementi cellulari dei tessuti


JDRARTROSI SEMPLICI E CON CORP I liOBILt" ARTICOLARl 405·

di sostanze~. conn ettiva, (cartilagine ossea, ecc ) perciò si devono consider·are quale elemento propdamente germinale dei detti tessuti ('l). L'organizzazione dei trombi che si em~ Ltua per neoplasia cellulare entro il coagulo sanguigno, rende pure manifestameute palese l'a zione germ inativa dei leucociti (2}, fallo abbastanza chiaro qualora si rifletta alla loro analogia coi co rpus coli o cellule della te_rza specie del tessuto connetlÌ\'O. Passando ad altr·i esernpi relativi alla genesi dei tessuti che hanno l'identica costituzione di taluui corpi mobili articolari, di1·ò. col Sharpey ed il Frey che vi hanno circostanze nelle quali può o1·iginarsi il tessuto osseo senza punto passa re pel periodo carti1(1gineo ; esempio le ossa de l cranio e della facc ia, talune ossn soprannamerarie, e le esperienze sul tessuto osseo riprodottosi in seguito a resezioni so lto periostee. D'altronde è fuori di dubb io elle anche in quei casi nei quali l'osso fu prima rappresentato dal tessuto cartilagineo, questo non si trasforma dire ttam ente in osso, ma in certo qual modo si fonde , scompaiono le cellule cartilaginee e ne sorge un tessuto di n uova formazione cqe ~l' osso (3). Dimodochè nello stato attuale della scienza devesi ammettere la possibilità della produzione del tessu to osseo, senza che faccia d'uopo della preesisténza di cell ule car·tilaginee, all'opposto appunto dell'opinione del Rokitan shi, opinione allualmeme affatto inattendibile, ma colla q ual e. pet·cntoriarrrente egli dichiarava che quando non vi fosse una massa cartilaginen pl'eesisteme, non vi potesse essere ossificazi.one. · (Il PALADINO . -

(2) BrL~>ROTB. thrQmbus.

(3) Fl<r.Y. -

L ezioni (l' i:slolog;a e flsiolo(lia qt tw·ale. É!éments a~ pMhologic chi•-ur qicale. Organisation a u

Traité à'1\istolooie et h1stochlmie.


.406

.EMORI\:\GlE INTRARTICOLARI ( HEMARTHRON )

R e~ativam e nte alla questione se la cellula cat·tilaginea possa form arsi senza una preesistente cellula madre, ecco quanto ne riferisce il More!« Le cartilage ainsi que les autres tissu, derive de ce llules embryonna it·es » (cellule o corpuscoli connetti vi); e più sotto : « Pathologiquement le tissu ca rtilflgi neux se produit par métamorphose des cellules pla smatiques » (1). Ri chia mando ora alla mente quanto dissi circa all'es ito della effusione sanguigna intrarticolaro, e pat·ti<;olarmenle inlot·n o alle fasi della fibrina sia isolata che mista a globuli; appoggiandomi inol tre alle ultime premesse, ed alla Etruttura spec.ia le delle capsule sinoviali, ove ri.nvengonsi tutti gli clemen ti richiesti per la pro d11 zione patologica in discorso, credo .si debba ammettere in forma di riepilogo: 4° Che taluni corpi mobili intrarticolari traggono la origine loro da fibrina, come fu constatato da ll'esame microscopico ('2); oppure dall' or·ganizzazione di un g rumo sanguigno come avviene nei trombi , e cusì · confennare in questa circostanza la teoria deli'Hunter . e del Velpeau. 2° Che i detti grumi possono incr·oslarsi di sali cal ca ri e creti ficarsi: ovvero adPrire a Ila capsula si no· viale, alla guisa dei Lrombi colle pareti dei vasi, ed organizzarsi in tessuto r.arl.ilogineo ed osseo (Jobert), contenendo talvolta gli elementi dell'uno e dell'altro isolati , od uniti insieme. Esempi di cretificazione di grumi fibrinosi ven net·o riscontrati nell 'u ter·o, in taluni broncoceli, in borse mucose e possono svilupparsi anche in un'articolazione. 3o Che come ammise il celebre Morgagni pel primo, ed ammette il professore Amabile colla sua teoria, che PreCi-t d 'hiatologie humatlU. Èléments. cte pa,thologie chirurpìcale. Des corps mobilel intrarticu!aires. (l) M oRBL. -

(21 B•L LI<OTU. -


JDRAI\'tiROSI ,s&Ml'LTCI E .CON C011Pf MOBILI AnTLCOLARI 407

nobilmente dichiara vorr.ebbè v,e(t.isse ono1·a ta. del nome di quel grande anatomico, i co rpi mobili possono trarre origine dalle frangie sinoviali e precisamente dalle cellule cartilaginee di cui son fo mite. ,t.• Che codesti corpi talvolta dtbbonsi logicamente ritenere originati anche da Ile così delle glaodule dell'Hawers (cercini cellulo-adiposi), o da altre pa r·ti della m èmb m:~na sioovia le, non che dai diver·si elemeo1i ioterni d'una articolazione (legamenti fibrosi, ca rtilagini, ecc.). 5• .Finalmente che la gPnesi primitiva può essere al difuori detta r,nemb ro,na sino viale, sottosie rosa. e che in progresso possono questi corpi in forma em igrati va portarsi all'in terno dell'articolazione e farsi mobili, come opinò pel p~imo il L aen~>ec , ammise pescia il Nélaton e quind1 il Billroth. Devesi non dim enticn re che tutto quanto si riferisce alla produzione dei corpi mobili articolari è applicabile pUI'e alle borse mucose ed a Ile guaine si no viali. Non starù a tene1· parola della Hogos.i, della ipertrofia, degli allri processi morbosi da cui possono originarsi i col'pi mobili articola ri, nè tarnpoco della loro cura, dappoichè non ebbi campo di fal'e osservn~ioni e studì 1in p1·oposi to, lao nde. Lralascierò per ora tale argomento e passerò a trattare della paracentesi arlicolare, della modalità colla quale l'ebbi n pr<Hi ca re, e dei pr·ecetti clmici con cui venne esegui'La e dt:!bbe eseguirsi nella di verse arti colazioni.

IV. Paracentesi articolare.

Affinchè non possa nascere il sospetto ch'io intenda parlare di una cnra non conosciula, o el i cour.etti nuovi e per~grini, pre~e lterò che quest' op~eazione è da


i08

EMORRAGIE INTRAlll'JCOLARI (nRMARTHRON)

tempo nota in chirurgia, 1'\ che la sua applicazione· venn emi suggP.rita da autorità scienti fiche e rispeLtabilissime, alcune delle quali altamente onorano il nostrOpaese. Il Desaull vuotò le articolazioni colla puntura sottocu tanea; i l Velpeau, Jobei'L, Bonnet applicando i principi di questo metodo, eseguirono la paracentesi articolare; il Roux ed il Guérin fecero altrettanto. A questo proposito il pro{essore Cortese nella sua opera di chi rur·gia ( 1) parlando della paracentcsi negli esiti· delle sinoviti, si esprime in questi term ini: « La par·acerHesi articolare può avere un'ampia appli« cazinne negli spa ndimen ti sanguigni recenti, nt i sie(t rosi acuti, e più assai nelle raccolte di siero, o- di « mar·cia di lenta formazione, pu rchè ·sia fa lla con « istmmenlo sottile (tre quarti), ovvero in modo ch e « l'ari a non entri nel cavo articolare ». Nei medesimi termi ni si esprime il chiarissimo mio maestro ed amico il professore Jnzani in una doua sua memoria (z). :Egli aggiunge inoltre che « la paracentesi articolare non « ri sveglia i processi flogisti ci siccome sgrnziatarnente « inducono o man tengono i rivulsivi locali , talom con « peggioramento deciso del processo intrarticola1·e, « anzi li modera, li spegne ». Il Billroth eziandio ebbe ad eseguire di verse volte codesta operazi.one e r.on felice risulta to. Altri ancora avrei da annoverare, ed anche fra miei colleghi che prati carono con esito favorevole questo metodo opera tivo; ma pel' non dilungnrmi davv·anlaggio mi arresterò ai g_ià citati, co me i pi ù autorevoli in tale materia. D'altronde cred o non vi abbia più alcuno oggigiorno che metta in dubbio J'effìcacia di questo metodo ope-

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(l) Guida teorico·p•·a.tica. aez m~aico miWat·e in campagna . (~) Sul!'importa,tt za d.ella. pa.ra.centcst nelle giuntut·e e nelle l>orse stnot>iali e m1ocose. - Annali u?1!iversali di medicina, novembre 18.2.


IDRArtTROSI SEMPLICI E CON COl\N MODILI AI\TfCOLAlll

,i.Q9

rativo, purchè sia messo ad effetto colle dovute precauzioni. Infatti senza alludere alla loracentesi, la quale però venne esegui ta moÙe volte, ma che trovasi in condizioni ben diverse ed assai difficili, pel fa llo della meccanica del petto negli cllli d'ispirazione ed espirazione, se si esegue la paracentesi ed an che t•i petuLe volte nell'ascite, nell'idropisia delle ovaie e nell'idrocele; e se si elfetluerò. con vantaggio la paracentesi ocnlare nei casi di ipOH!1Ja, d' ipopion, d'idrocapsulite e senza conseguenze tristi, perché non potrà eseguirsi e l'iuseire la paracentesi articolare? Come enunciai precedentemente, fra i dati sintomatologici dell'hemarth ron, c dell'idrartrosi, oltre agli effetti meccanici del distendimen to della capsula si noviale e dei legamenLi articolari, fa d'uopo ricordal'e le fasi varie che può snblre un'effusione sanguigna intrarticolare, e le conseguenze che possono deri\'are da un'idl·tutrosi lenta o cronica, specia lmente allorr.hè svi!uppnsi in individui di costituzione piultoslo gracile, di temperamento linfatico; o di abito scrofoloso. Ed è. appunto su queste riflessioni c}.le si u·aggono le indicazioni della paracentesi. Or bene l nei casi subacuti accennati superiorm ente, eseguii la, paracentesi per togliere il distendimento, ed i dolori articolari: negli altri invece per pr·evenire le conseguenze dell'emorragia, e delle lenti affezioni articolari c?e s~s.seguono alle id1·at·trosi croniche, allo scopo anche dt facrh tare la retrazione elastica dei tessuti, e ridonare la ~otilità naturale ai capi arti colari del ginocchio. L tstr~mento che adoperai fu un tt·equarti piccolo ~splorallvo ben affilato, e la puntura la praticai al lato ~terno a poca distanza della sua porzione media margmal~, preYia la compressione collà mano, sulla parte supertore ed esterna dell'articolazione. Ofon\ale di ~dlcina m ilitare.


410

EMORRAGiE Il'"THAllTlCOLAlU (HEMARTU RON)

Diedi la p1·eferenza a questo lato ed a questo punto prim ieramente perchè fra le due bone l'interna è la· più superficiale e voluminosa, in secondo luogo peechè qui vi non vi ha pericolo ·di ferire rami nervosi cospicui, nè gl'osse diramazioni delle art:erie articoléu~i, parti che bisogna sempre rispettare in qualsiasi artico lazione. · Nell'estrarr.e il trPquarti è necessario mantenere la compressione sul ginocchio , onde impedire l'entrata dell'aria; si pone tosto sulla ferita un pezr.euo di cerotto , delle pezzuole bagnate in acqua vegeto-minerale, e quindi si procede ad una conveni ente fasciatura del ginocchio, mantenendo l'immobilità dell'arto. Nei casi acuti mi son limi tato ad una semplice fasciatura contenLiva ed alla continuazione delle bagnature fredde; mentre negli alll'i ea~i ho eseguita la fasciatu ra .inamidata, ehe può effettuarsi altresì col gesso, o col silicato di potassa o di soda, con1e meglio aggrada. Nell'intento poi eli ottenere un effetto più rad icale, questa cura potrà avvalol'arsi con quei rimedi ehe furono riscontrati più acconei alla natura della malatùa. e della eausa ehe determinarono la raccolta intr·articolare. La puntma si poLri.t rinnovare nei easi di recid iva dopo alc uni gi oi'Oi, ed allora si dovrà appli care un a nuova 'fasci atura, come ebbi a praticare talune volte, senza che ne avvenisse rèazione di sot·ta, e senza che. si vcrificasse1·o i timori concP.piti dagli antichi per. tale operaz-ione. Cred o qui mio debito lo accennare che in caso d'idrat;trosì estrassi un liq uido così viscoso, che poehe ore dopo si coagulava in totalità come una gelntina , condiz ione fisica codesta la quale si oppone certamente al fae ile assorbimen to, e che convaliderebbe sempre più l'indicazione della paracentesi. Il pr·ofessore In zani usa a prefe retna una lancetta


IDRARTROSI SEliPLlCI E CO:\ CO II PI MOBil-I ARTICOLARI

4H

ad asta lunga quattt·o o cin que centimetri , terminante in piccolissima foglia di mi t·to, della larghezza di due millimetri circa, all a guisa di quelle che usansi per ia vaccinazione, poco importa se con scanellatura o senza. Introdotta nell'articolazione viene inclinata in modo dà lasciàre bocche~gi.Ùnte la puntura fatta, sortire il lie mercé una conveniente pressione si quido, e quindi si estrae la lancetta e si procede alla conveniente medicazione. Opino che questo semplice strumento possa riesci re assai vantaggioso nei bambini, nelle donne e negli individui a pelle molto sottile e sensibile, ed in quelle articolazioni che trovansi pi(i superficiali. Io non ebbi ad e15eguire la pat·acentesi articolare che nel ginocchio, nei casi surriferiti e eol metodo indicato, purtuttavia onde completare la parte chirurgica . di. questa operazione indicherò per ogni singola articolazione, in cui sviluppasi la raccolta, la modalità di essa, valendomi delle norme razionali suggel'itemi dalla prelodata memoria del professore Tnzani. Nel gomito la pun tura cleYe effeuuarsi fra l'olecr-ano ed i legam enti laterali prefi rendo il lato esterno: nel car·po ft·a i tendini rndiali: nell'articolazione tihio-tarsea al davanti dei malleoli, e prcferibiltr1e~Le davallli al tend,ine del m:useolo tibiale an teriorc. Nella spall a (qui è indispensah.ile il treqmn·ti) lungo il mat·gine estewo dell'apofisi co racoide; e nella ~i un tu m ileo-femorale pure, col trequarti, lungo la faccia an teriore del gran trocanter·e, e rasente ad esso , avvertendo di flellere . prtma per quamo è possibile la coscia. sul bacino. Ora aggiungerò che l'esper·ienza ha abbastanza dimosti·"ato !:efficacia delle punture articolari non solo nelle raccolte emouagiche e sie l'ose, mn. altt·esì nelle pur.lllente e che finalmente esse tr-ovarono una giusta ·llldJCazionc, e eorrisposero favorevolmente nelle rac-

fa

..


412 EliORliAGIE .lNTRARTrCOLARI {UEMAR.TJIRON), ECC. colte deUe borse mucose, e delle guaine sinoviali (·1 ). (Quivi però è indispensabile la lancetta). Innanzi di lasciare quest'argomento , stimo utile il dichiarare che praticata la paracentesi articolare, non· ebbi ma i il pensiero di ricorrere ad alcuna ii1iezione p.e r quanto venisse raccomandata dal Bonnet, dal Velpeau, e praticata felicemente per due volle a nch.e dal Billroth (iniezioni colla tintura di iodio), anzi appoggiandomi alle parole ed all'osservazione di quest'ullimo · dirò, eh~ quantunque questo mezzo di cura sia qualche volta riuscito favorevole, cionullameno in faccia ai gravi pericoli che ne possono conseguire, è miglior consiglio l'astenersene a!fattò. Parma, maggio ·1875.

Don. LUIGI MONTANAJU : Cap·itano med/co.

(l) INZANJ, m'emoria citata; e dott. BIZZONr. - Qsserva.:ion i v•·aticM sulle sinoviti tcnclinee. - Ebdomadario clinico, settcmb!'e 1861, Bologna.


SULLE ESIGENZE DEIJL'IGIENE NEJ.LA

COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI

LETTEREDI UN MEDICO MILITARE Al GIOHNI SijOJ COLLEGHI (Continua.:. v. No •l, ' 'a(!. s~S) .

LETTERA sa Spazio da assegnarsi a ciascun letto.

Ebbi già ad esporre che,. per evitare il viziamento dell'aria di un'inférmerìa, la quota. dello spazio cubico assegnato a ciascun letlo ri esce sempre insufficiente, ed è quindi necessario ricot·rere ad una costante e regolare ventilazione. · Infàtti, dalle addotte esperienze di Leblanc, in cui la ventilazione acciden tal·e (per fessure, ecc.) valse soltanto .a scemare di (lue terzi il grado di viziamenlo dell'aria che le esalazioni corporee degli individui avrebbero cagionato nel suppo~to caso di un'assoluta chiusura dell'ambiente, debbesi argomentare che, anche 9ualora, p'er la sovrabbondanza dello spazio cubico, ll progressivo viziamento dell'aria si effettuasse ancor


SULLE. ESIGENZE DELL'lG·IENE 4!J4 più lentamente, si avrebbe tuttavia una condizione arìa-· loga a quella di un bilnncio finanziario, in cui la cifra annua del passivo superasse sempre quella dell'altivo .. Nell'un o, come nell'altro caso, n·e dovrebbe di necessità conseguire un progressivo aggravamento nelle condizioni anormali. · D'altronde poi, trattandosi d'infermerie, non si potrebbe aumentare di molto la quota dello spar,io cubico senza .andare incontro parecchi altri ineonvenienti, quali sono, il soverchio dispendio per la cos trnzion~ dell'edificio e per il riscaldamento artifieiale, non che la difficoltà del sèrvizio e della elise i pli.na dei ricoverati. 1\'Ia ·perchè la quota dello spazio cubico riesee pèr se stessa sempre insuffi ciente a procurare la saluÌ)I'ità dell'aria di un'infermeria, non debbesi però credere che la scarsezza di tale spnzio possa essere compensata da una maggiore energia della ven tilazione. ·per ottenere che, senza eon·eÌ:Jti od oscillazioni di temperatura dannose ai malati, passi in un datQ tempo per l'ambiente tale quantità d'aria che valga a diluire a sufficienza i prodoLLi delle loro esalazioni corporee, è necessario combiilare opportunamente i due elementi ~pazio eubico e ventilazione, vale a dire, far sì che, fm la eapacilà clell'intez·meria e la quota d'aria che deve eli continuo passarvi, esista un determinalo rapporto: In Inghilterra una commissione speciale ebbe inea~ rico eli studiare quale debba essere codesto rapporto proporzionale. La conclusione a cui essa venne, dopo accurati sperimenti, si è che: in generale, la eubaLUra da assegnarsi a ciascun individuo deve corrispondere a circa la metà del volumè . d'aria che, mediante la ventilazione, occorre fornirgli in un'ora; cosicehè, in questo lasso di tempo, l'aria dell'ambiente potrebbe essere rinnovata due voi te. Essa ebbe a riconoscere

a


NELLA COSTRUZIO NE DEGLI OSPEDA LI

41 5

che un aum ento deiJa ventilazione con un a corrispondente diminuzion e dello spazio cub ico, di fficil men te si possono mettere in pratica senzu mezzi artificiali e complicati, e senza produne un sovcrchio abbassamento di tempei'atUI'a o correnti nocive ai maiaLi. Vediamo dunque quale sia la quantità d'aria elle necessita somm inistrare per ogni ora a ciascun individuo, e per con seguen za an che lo spazio cubico che è d'uopo assegna1·gli. Se consultiamo le opinioni professate o le pratiche seguite a codesto t•iguardo, t1·ovi amo taìi dis_crepanze da saperci. difficilmente mcc-appezzare. Cosi, per quanto cooceme la vem i lazione~ mentre Peclet si accontenta di 1 O m. c. per ora ed individuo, Poumet ne vuole 20, e Guerarcl è di pa rere che per individui sani bastino 9 m. c. 1119- pel' ammalati non sieno sufficienti neppu.re ~O. Degen poi ne e~ige H, Tenon 52, Pettenkofer60, Boudio G7, i l generale Mor·in 70 per gli ammalaLi co muni di med icina, da 80 a i 00 per quelli di chirur·gia, e ~ !iO per gli. aOelli da malallie epidemiche. Artmann, dietro osservazioni praticate in vari paesi e massime in Frnncia, orina sieno necessari da 50 a 60 m. c. colla possibil ità per altro di portarli ~ '100. L'an1ministrnzione degli spedali civili di Parigi 1n generale ammette come base della veo Lilazione da 60 a 70 m. c.; però pet· il nuovo Hotel-Dieu si prese per base la cifm 1100, ed inoltre si dispose in modo da p~terla anche supet·ai'C. A Vienna ed a Pictroburgo pure li volurne di 400 tn. c. fu adottato come base della v?ntilazione nei J'ico veri delle partot·ienti. Infine la preCitata commissi one inglese ebbe a propo rre u6 m. c., oss ~rvando però avcl' le esperienze dimostrato che in taluni casi tale quà nLità riesce insuffitieote. Del resto, co deste discrepanze di vedute sono , sin o ad UH certo punto, giustificabili ·dalla differenza dci


44 6

SULLE ESIGIENZE DELL'IO·IENE

risultati che si hanno nei singoli casi, a cagione del clima, dei metodi di riscaldamento delle sale, della condizione ar·chitellonica di queste o dell'intero edi-· ficio, e della natura delle malattie onde sono affetti i ricoverati. Così per es. a Parigi si è riconosciuto che certe sale di chirurgia non potevano essere private di ogni. cattivo odore alt1·imenti che con mia ventilazione di •100 m. c. per or;1 ed individuo (Claudel); parimenti dagli sperimenti istituiti per apprezzare la relativa bontà dei sistemi di ventilnzione applicati nel tariboisiére emerse che, per togliere l'odore, in alcuni casi bastavano 20 m. c. cd ·in altri erano necessari ::lO e persino 60 m. c. (Grassi). Ben giustamente quindi avverte il noslro preside che '« per quanto sia giusto il calcolo dei metr·i eubici di al'ia necessari ad ogni infer·mo, esso non corrisponde mai al fatto in quegli ospedali , permanenti o temporanei, in cui si accumulano individui esalanti elementi corrotti in grande copia » (1). Siccome però è necessario formarsi un cancello, almeno app1·ossi matiYo, della quota d'aria voluta dalla igiene , per ogni ora ed individuo, nelle contingenze p1ù comuni, così permettete che, alle tante e <:osì diSCOI'di opinioni sopra enun ciate, aggiungà anche la mia, ben alieno però dal volermi atteggiar·e ad arbitro nell'ardua questione. Ho già dimostrato che nell'aria viziata di un'infer·meria, il principio venefico è costituito dalle rnat.erie organiche volatili e non dall'acido carbonico, come si ·credette in passato. Debbo però soggiungere che la proporzione dell'acido carbo nico, assai più facil e a determinarsi analiticamente che non quella delle materi.e (l) CORT!~S& F . Guida teo>·ico-vratica detmcasco ·<Mlttat·e-in campagna.

Introduziono pag. 15.


40 urganiche, può, insieme all'odot·e, servit·e come indicé abbastanza sicuro del gt·ado di viziam enLo dell'aria. La proporzione dell' acido carbon ico che può ritenersi èòme limite di un vlziamento abbasta nza innocuo, verrebbe fìssata da Le Blanc a .i o 5 per mille in volume, da Poumet e da Peclet a 2 od al più 4 p. m., da Volpert sòltanLo al 2 p. m.; però la maggioranza degli sperimentato ri , Li·a cui si anno Peuenkofer, Guérin, Grassi, Degen, Parkes, concorda nell'ammettere che r1 per mille I~OS1ÌtUiS Ca il limi te fra l'at'ia bUOrl i). e }a cattiva. L'autorità di questi ultill1i è tale ch-e non possiamo esi tare nell'adozione del loro concetto. Come già di.ssi, risulta dagli sperimenti. · di Yiei'Ordt, che un uom o, in un'ora, fa passare in media per i suoi polmoni circa mezzo metro cubo di at·ia, e che questa, in tale passaggip , si carica di acido cal'bonico in tale ·proporzione da conten erne poi &· centes)mi e 3 millesimi del suo volume, non computando nel calcolo i 4 o 6 diecimillesimi che )'aria atmosferica contiene già naturalmente. Cotale propol'zione d'acido carboni co deve necessariamente scemare a misura della quantità d'al'ia pum c?~ cui venga dil~ito quel mezzo metr·o eubo d'aria VIZtata. Quindi, con una diluzione tale da porlarne il volume complessivo: . ['(ELLA. COSTRUZIONE DE GI.I OSPEDALI

ad 1 m. c. si avrebbero 2 ceni. ·1 millesimo 5 diecimillesimi di acidocarbonico >>~0 »»

)) o }) 2 )) )) )) )) ., 20 )) )) )) o )) )) o » » )) )) 40 )) )) )) o )} o )) 5 )) )) )) » 8Ò )) )) » o )} o )) 2 1/2 )) » )) . Ora, s~ a quei dieçimillesimi 2 1/~ di acido carhomco, che si hanno in 80 metri cubi d'aria, si aggiungano 'i 4 o 6 cl iecimillesimi normali si \'iene ad avere u~a ~roporzione di dello gas app~na inferiore ad •l mtlleslmo, cifl·a adottata come li mite de lla innocuità


4,18

SULLE ESIGENZE DELL'IGIENE

del viziamento. Ne consegue che, seccndo l'esposto calcolo , per diluire i soli pr·odoui della respirazione in modo che la proporzione dell'acido carbonico, presa . come indice del vizian:.1cnto, non ecceda il li n1 ite innocuo, sarebbero necessari 80 metei cubi d'aria pura, per ogni ora ed individuo. Anche istituendo il calcolo col metodo comunemente seguito, si ottiene un eguale ri sultato. In fatti, giusta le osservazioni istituite da Andral e Gavareet, da Dumas, da Scharling c da àienzies, un uomo, in un'ora, espira un ·volume di acido carbo'nio eh e alla tempera tun\ di +'16 c. corrisponde a ~2 litri; ora, diluendo questi ul~ ' timi in 80 metri cubi d'ar·ia pur·a, ne risulterebbe una · miscela contenente l'acido carbonico nella proporzione di diecimillesimi ~ 1( 2 all'incirca. Quando poi si consicler·i eh o una lieve, ma pure nQn insignificante, quantitù cii acido carbonico viene esa-. lata anche dagli at.r·ii cutaneo ed intestinale (dei C(Liali non abbiamo tenuto calcolo), debbesi, a mio avviso, raffermarsi nel conceuo che, io generale, una ventilazione di 80 metri cubi per ogni ora cd individuo , e per consegLHmza una capacità dell'ambi ente di40mclri cubi, costituiscano C[LlO te proporzionali appena bastevoli per soddisfare alle es igenze dell' igiene nelle circostanze più favorevoli di ubicazionc e struttura dell'edificio, allorchè, non potcndosi, per la rigidezza della stagione, profittare dell' illimitata comunicazione dell'ambiente dell'infermerie con la libera atmosfera, si hanno d'altronde i mezzi per oll.encrc quella limitata aereozione . che è compatibile col riscaldamento al'tificìalc ed in pari tempo sufficiente per· impedire che il viziamento dell'aria raggiunga un grado noci,·o. 'fale concetto d'altronde é pure avvalora to dai risultati dell'esperienza pratica eli ogni giorno. Per dimostrarlo, potrei addurre ben molte osse1·vazioni praticate


NELLA COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI

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in ospedali militari e civili, .ma per brevità mi limiterò alla seguente, che si riferisce al nostro ospedale di,,isionario di l\Iilano. « Da una misura approssima« tiva credo di non andare moltQ !ungi dal vero arn« mettendo che, la capacità di tuue le sale che ser« "\:Ono da inferm erie, insieme comprese, raggiunga « circa 24-,000 metri cubi. Si ammelle che in caso di « necessità l'ospedale possa servire per 800 infermi; (( ogni infermo avrebbe quindi 30 metri cubi di spazio, « ma tale quantità è insufficien te, tanto più che una « buona parte cl elle più ampie int"erm erie non sono « ben ventilate. Infatti l'esperienza di qnamo anni mi « ha insegnato clie quando la cifra ch:gl'inferm i oltre« passa i GOO (e perciò la cubatura riesce infe riore a « 40 metri per inrl ivicluo}, le ma lallie di ogni specie, « ma principalmente le chirurgiche, volgono alla peg« gio, e diventa quasi irnpossib ile difendet·.:;i dalla gan« grena d'ospedale o più considerevole direnta la PI'O (( porzione della mortaJ ;tà » (·1). Permettete ora, o colleghi, che io rich iami la vostra attenzione su di un fatto semplicissi mo, ma che pure tal v? ha viene trascurato: ed è quello della proporzionalità che deve es istere fra la s uperficie e la cubatura delle infermerie . Tutti sann o che là cubatura di un ambiente si determina moltiplicando la misura di una dimensione per quella di un'al tra, ed il prodo tto per la misura della ~erza. Potrebbe però com'met tere un grave errore colui Il Quale Yolesse stabilire il numero di letti da collocarsi, basandosi puram ente sul risultato di quel cal~olo, senza tener conto del rapporto fra la superficie e l altezza -dell'ambi ente. Suppoogasi, per es. una sala fl (l) V: Relazione del med. d iv. cav. GIIJOJCI VtTTOIUO, inserta nel Gior-

ale à• ?neàtci114 milita,·e, anno 1857, N• 7, pag. 153.


SULLE ESIGEl\'ZE DELL'JGIE:'\E

lunga metd 20, larga 1O ed alta 1O: la sua capacitò. essendo di 2000 metl'i cubi, 150 lelli vi 1ruircbbet·o di uno spazio cubico di 4.0 melt'i cinscuno. Ma proviamo un po' a disporreli'? Secondo i nostri r·cgolamenti, un lello d'0spedale debb'essere llu·go metri 1,,16 e lungo metri 2,06. Ora, se noi, nel senso della lungllezza della sala, ne disponessimo 15 per parte, fra un lello e l'altr'o an-emmo l'in ter·stizio eli soli ·16 centimetri all'incirca- neppure sufficiente per passarvi di traverso. E con tullo ciò ci so pl'a vanzerebher·o ancora 90 leni. Disponend one poi allri 1i5 nel me7.7.0 , come quelli dei due lo.Li , ollor·a, con un'eccedenza ancora di 5 letti, avremmo un'infermeria con tre serie di letti, in cui i medici do,::rebbero accontentarsi di senlil'e il polso nll'arlel'iH pedidia: della salubr·itò. poi di una sifi'cllta inferm eria è inutile discorrerne . Ua anche senza venire a tale esagerazione, appena ammi ssibile per ipotesi, si avrà sempre una cattira inl'ermeria ogni qualrolta, pur non mancando lo spazio cubico, ciascun leuo non fruiscn di uno spazio superficiale di almeno 8 metri quadmti. E perciò, nello stabilire il numero rli leui da collocarsi in un dato nmbiento, non òchbesi tener calcolo di quella parte dell'nllezza che ecceda i o metri. Ccr'tamente, un'inferm eria alla 8 o 10 metri, purché munita di aperLure atte n ventilnme anche In p.artc superiore, non sar·à mai da c.ondanna rsi; anzi tutt'allr'o. ~1a dehhcsi però sempre rammentare ch e l'eccedenza di sua altezza non potrebbe mai suppli1·e al difetto della superficie che fosse asse~na la ai singoli letti. Jrnporln nlu·esì avver·tire esser·e cosa contraria alle esige nze di una buona igiene, sia il disporr·e in una infermeria più di due serie di letti, come anche il collocar·e questi in modo che da centro a r.entr·o di letto


"'""ELLA COSTRUZIONE DEGI.I OSPEDALI

49 i

non siavi almeno Ja distanza laterale di 2 metri . Per esempio, nella testè supposta infermeria si dovrebbero collocare soltanto '20 letti, disposti in due serie: così ciascun letto fruirebbe di uno spazio superficiale di 10 metri quadrati, menu·e la distanza laterale fra loro riesoil'ebbe appena di 84. centimetr·i: distanza ancora troppo sca rsa a confronto di qua n lo consiglia l'igiene. Non può negarsi che si avrebbe un soverchio lusso di cubatum (•100 m. c. per lello), il quale renderebbe difficile e molto dispendioso il riscaldamento nella stagione invernale; ma però una tale inl'ermeri.a, purchè ben ventilata, non mancherebbe di riescire ottima nelle stagioni miti, massime per la cura delle malattie chirurgiche.

(Continua).


LE

RICERCHE SClENTIFlCO-STATISTICHE SO~Lt::

RIVACCI~AZIO~I

DELL' ESEBCITO

STUDÌ E PROPOSTE

l.

Il tenen te colonnello medico Baroffio nel suo - Rapporto sulla vaccinazione del regio esercito ital iano nell'anno 11868, desunto dagli stati modello n. 5 ecr:. ('1) a proposito delle strane licenze prese da alcuni compi latori di quel modello dice: « Tn simi li studi davvero « l'olli mo è il capitale nemico del buono, e l'individuale « arbitrio, anche il più abile e compotcnle, quasi com e « L'inscienza presuntuosa, divenln insuperab ile imperli« mento ad uti lizza re q uei prodolli, tnediocri anr.he se « vuolsi, ma che neJia vastità di estensione, nella spro« porzionata entità loro numerica, racc!Jiudono soli « quel senso, quel valore che la dimostrazione della ve« rità esige. Si arricchiscano gli specchietti prescri lli di « note, dì aggiunte, di considerazioni per quanto ro« glionsi numerose, ampie, li bere, ma se ne rispetti re(l) Glomale at medicina miUtat·e cùlt'eret'Olto ltaUa.n.o -

anno lo70.


LE RICERCHE SCJENTrriCO- STATIS-rfCHE, ECC.

4-~3

c Iigiosameo te la forrlla, se non ''uolsi crea1·e uo ostacolo c all'andamento utile dei lavol'i, che richiedono (onrl'cs« sere trndoLLi dal linguaggio quasi arcano delle cifre c in quello volgare della pal'ola) non solo ésaltC7.7.a , c -ma sl nnco uniformità, assimi lahilìLà; solo mezzo

« di raggiungere alla per·one lo scopo pratico che la . « statistica ha, o dovrebbe· avere ogoora di mira)). Qu este parole ·svolgon o nn canone statistico imprescindibile per tutti i gnllldi Ja,·ori. L'unifol'mit~ nel raccogli er·e e trasmeUere i faLLi agli uffici centrali rende fecontle le osservazioni pe1· sè numcneamente meschine ed inconcludenti, ed alle mediocri intelligenze apn! la via per cooperare direttamente alla scoperta delle grandi verità. Ma se ai collabot·atot·i non è. pe1·messo allontanarsi dai moduli rieevuti , se debbono inLe•·a osservanza olle idee unificatri ci di chi presiede il lll''Oro, non è negato - nè sarebbe utile che lo fosse - proporre nelle ricerche e nella forma e valore ch'esse prendono uei quad1·i, nelle tabelle e nelle sinossi, quelle modifìca zioni che la diuturna individuale esperienza può suggerire. Se il ritoccare con lcggel'ezza le colonne di uno. tabella, una porte q nalunque eli un piano statistico è grave erro1·e, conciossinchè i fatti del passato possono così perdere r~la tivam en te a quelli del pres~ntc l'addizionabili Là, la comparabilità e ogn i valore dimostrativo, sarebbe stollezza il pretendere che la statistica colle sue formo le di ri cer<'a, co' suoi .quadri facesse eccezione alla rerrola crencnlle per cui tutto si o o muo,•e e prog1·edisce quaggiù. t Non v'ba cosa soggiunge infaUi il citato auc LOJ'e - che non sia suscettiva di petofezionamento, c ~ la statistica lo è come ogn1 altra: ma ogn i sua c 1 ~novaziòne per essere utile, è IJecessario sia prima « riconosoiut.a, adolt.ala , propostR così o.lla religiosa e


4~24

LE RlCE I\ CHE SCfEN'I'lFICD•STATlSTICTIE

« sempre inviolata generale, anzi un iversale osser-« vanza ». L'entità delle ricerche statistiche è semp1·e dal più al meno precaria: pt·im a o poi P-essa, o per lo meno si modifica. Le tabelle debbono tenerle dietro:· coll'ilOdare del lempo voglion o essere rinnovate a norma ·dello espe1·imenlo fa llan e e delle cognizion i nostre che coll'avanzare fini scono per esa,urire la produttività delle cose. Sui primi del nostro secolo, ad esempio, quando ancora la virtù preservativa del vaccino era un fallo con lroverso, che sul pergamo e sulla cauedra trovava a volta a volla fau tori e det1·auori abi li ssimi, fra le ricerche statistiche isti tui te su alcune delle labelle di ·quell'epoca, si teneva esalto conto della conclizionè del padre del vaccinato. In apposita colon na si. ponevano bellamente in evidenzf.! i titoli dell'aristocrazia del blasone, ma più ancora quelli del sapere. Oggi di siifatLe ricerche - almeno sotto il punto di vista della scienza - . non v'è più ehi se ne oceupi: sono divenute superflue. La ragi one n'è ~hiara . Allo1·a vi era reluttanza; bisognava abballere i pregiudizi e le superstizioni, e la statistica con savio intendimento face va tesoro di Lutti quegli elementi che valevano a tan to. Fra' quali , sono al certo d'annovemre i liloli di nobiltà e qQelli accordati clalla scienza: due cose che hanno nien te che vedere l'una coll'altra, ma che nullameno convengono mirabilmen te nell'i mporsi alle masse. 1\Ia oggi? oggi sarebbero insul suggini: non le sapremino inlende1·e, nella stessa guisa che non è più intelligibile per noi il detto del dott. Lu igi Em iliani « I.a vaccinazione sta in ragione. diretta ùella coltura « dei pare n ti » ('1 ). (l) Risulta.mento della vacci nazione praticata in Bologna dall'anno ISO·l n. tutto l'anno 18:!-2 esposto dal doltor E miliani e diretto ai parrocbi, ai capi di famiglia, a tutti quelli che hanno cura della pubblica e p rivati! educazione.


SULLE ntVACCINAZIONI DEI.L'ESEUCITO

4~1)

Quindi è che all'unico scopo del meglio osai propormi lo studio critico delle attuali ricerche statistiche sulle vaccinazioni e rivaccioazioni dell'esercito. Un qualche maggiore di ritto mi sembrò pure attingerlo dai molti innesti che praticai dal 1872 ad oggi: fra soldati permanen ti , volontari di un anno, coscritti di t• e 2• categoria raggiunsero la t·ispettabile cif1·a di 5093 (1). Dopo tutto raggiungerò lo scopo? Se il buon volere bastasse a tanto non esiterei a dire di sl. Acl ogni modo mi giova premellere che ammiro il nostro piano di statistica sanitaria militare. Esso, sebbene opera delle più difficili, fu ingegnosamente ideato. Che se non diede tulli i frutti che polevasene speral'e, se oggi alla facile critica dà qualche allaccagnolo, non è l'indirizzo che dobbiamo in colparne, ma ragioni di un ordine lutl'aifatto estraneo al med esimo, e sono: 4°La radicale trasformazione che da qualche anno a questa parte subisce l'organamento dell'esercito: nel suo vecchio guarda1·oba non ha più abito che gli si attagli. 2o La poca naturale altitudine di noi nativi di paesi meridionali ad occuparci seriamente, pazientemente di quelle minuziosilà, di quegli apparenti nonnulla che riuniti in grandi cifre cosLiLui scono l'elemento solido su cui il ragionamento statistico fo nda l~ sue classiche induzioni. Più naLi agli squarci dell eloquenza che non al laconismo delle cifre. Però q~ello che ci negò natura può darcelo l'arte, l'educaZIOne. Il) Nell'anno

1872 -

SOI!J

1873 - 1381 14~

.. • 1874 1" tl-ùnèalre 1875 _

5'll

Totale vnccinati

soos

Giornate a1 ?ì~eatcincc, m-ilitare.

28


4 ~6 LE RICEll.Cr:IE SCIENTIFICO-S'fATlSTICHE Sotto molteplici aspetti l'esercito è una scuola-: lo sarà anche per questo, e il nostro ramo di statisLica acquisterà pregio di esatlezza e precisione avanzando gli altri del Reguo, purchè ognuno di noi ossequioso ai moduli in vigore, fede le fino allo serupolo nella esposizione dei fatti, con franchezza, ma senza presunzi-one, cooperi al suo perfezionamento.

ù. La prima ricerca scientifica della nostra statistica a puoposito di un vaccinando è ananmesLica: mi ra conoscerne i relativi antecedenti. GièL va~·o lat.o ? (ft"à. vaccùwto? Non mai vaccinato nè vaiolato? Qnesle tre dimande- fatta qualche riserva sul vario modo di essere concepite - ebbero il favore di un generale consentimento. Possono dirsi classiche. I bi· sogni delja scienza le imposero, giacchè le addizioni delle risposte dì ognuna d i esse poste in rapporto coi relativi termini proporzionali degli esiti ottenu ti rispondevano alle incertezze circa l'i mmuni tà ofl'erlaci da q.u esta prodigiosa invenzione. · Il ''accino ha percorso presso a po.co la via crucis eli tutte le grandi scoperte. Non andò glorioso e diriUo ad occupare il posto che gli spelta va fra le poche cose che spiegano una sicu ra azione benefica sul nostro organismo: l'ignoranza e i dubbi eccessivi del pirronismo gli seminarono la via di djfficoltà; le esoge!'azìoni d'ogni genere Io arrestarono più volte lungo il cammino. Dapprima non si credette al suo potere p rese rv ativo~ poi, guai a chi avesse osato dire - special.mente al comi tati di Londt·a e Parigi - possibile il vaiuolo i? un vaecinalo. Quante volle gli avvenimenti provavano 1l


4:27 eontrario, le menti dei doui, compresa quella di Jenner, erano feconde di ripieghi. L'infallibilità si volle assoluta. Subito dopo rinacquero i dubbi. L'opera di Goldeson - accanito avversario del genio di Jenner - e pochi casi in cui il vaccino non preservò, bastarono ad infivmare la incpntestabilità dci fatti. Dai più si rinnegò addirittura la cosa nella sua essenza e nel :J805 l'istituto di vaccinazione per la città di Londra - pare~ incredibile l -ritornò alla inoculazione del vaiuolo su circa 60 individui già vaccinati. Però non mancava intanto ehi ballesse la via di mezzo, quella che conduce al porto P.vitando Scilla e Cariddi. Aikns nel ·1801 fu dei primissimi, se non il primo, a colpire nel segno ammettendo la poss1'biht è~ del vaiuolo nei vaccinati. La com missione medica di Milano in una sua i·elazione del 1802 sui ri3ultati ottetluti dalle rivaccinazioni e:;ternnva la stessa opini.onc. Allorn, com'era naturale, si sentì bisogno di tenere partitamente conto di ogni relativo avvenimento per Yederf\ fin dove questa possibilità si estendesse. La statistica assunse da cento fonli, addi1.ionò fatti a migliaia: diede le medie proporzionali degli esi ti favo revoli nei vaiuolati e nei vaccinati , si tentarono le rivaccinaziooi e se ne notarono i risullati. Della soluzione di questo problema, vitale davvero e non per modo di dir·e, se ne occuparono em ]Yro(esso medici per fama chiat·issimi - l\ionro, Thompson, Sacco, Gregory, 1\Ionlesanto, Magendie, RiLter, SteinhPenner, Sgarzi, Dousquet, Pa1·ola, ccc. : - ne discussero le accademie, i comitati. Scossa ed allarmata l'opinione pubblica dai casi di mancata profilassi, se ne immischiarono va1·i fra i Governi più illuminati e il Par~amento inglese 'che provocò in proposito un decreto regto, donde poi il rapporto del collegio dei medici di . Londra, im.porLantissimo ·documento del 4807. SUf,LE JUVACClNAZIONI DELL'ESERCtTO


4~8

LE RICERCHE SCIE~TIFICO - STATISTICHE

Pet· t'ltre mezzo secolo fu messa a contribuzione · l'intera Europa; gli uomini, chi in un senso cbi in un altr·o, pagarono tutti il tributo di un esperimento alla quistione che tanto da viciuo interessava loro . E oramai si sa che la vaccinazione non ha. un valore preserva tivo assoluto, indefinito; è un bene che col tempo si esaurisce e non si ricupera che per una ri'va~;cinazionc. Ma si sa pUl'e che i casi di vaiuolo veri:flcatisi in chi subì il vaccino si o.II'r irono mai sempre miti , modificati, e per numero si mantennero nei modesti limiti delle eccezioni . Eccezioni d'altronde, che vedute souo un altro punto di vista , fanno parte di una regola nell'umano or·ganisrno generalissima - e che avrebbe potuto a priori escludere le idee assolute - non esservi cioè legge, per· costante che sia , senza casi in con trario. :N è a queste conclusioni statistiche si giunse or ora: è g iù tempo dacchè molti ssime e g iudiziose esperienze ordinatamente raccolte le proclamarono ovunque. Qui in Italia si ebbero autorevole sanzi one nel 1816 clèùle - Considerazioni medico-pratiche sul vaiuolo spurio e ravaglione - del prof. MonLesanto di Padova. Bousquet andò più oltre: raccolse nientedimeno che tuui i casi di vaiuolo verificatisi a Londra e in J~dim­ burgCI dal 18•18 al ,1840, e ne fece emer·gere che questo deturpante contagio arabo assai difficilmente colpisce i vaccinati prima di 1 O anni (1). A co mplemen to del m io assunto aggiungo solo che nel 11856 il comitato genorale di salute per la Gran Brcttagna volle esaurire l'argomento - ove per ,•erilà era già poco da spigolal'e - con u no di quegli atti che per la loro vastità e profondità chiudono per sempre ogni adi to al dubbio. Formulò sul vaiuolo, sul vacdno (l) Notizie storiche desunte dall'opera citata del dotL. L . PAROI.A.


SULLE RlVACCINAZlONI D&u:&SERC11'0

429

e sui pretesi pericoli di questo una serie dì dimande e per il mezzo del dollor Simon, delegalo ad hoc, le propose a tulti i medici pi ù celebri c reputati d'Europa. N'ebbe 530 risposte, unauitr1i nell'a.Ucstare il pregio dell'iooculazion e vaccini ca; c fra Je tante conclusioni cui giunse il co mitato inglese per questa specie di plebiscito medico, vi sono le seguenti: 1• La diminuita nwTtal!:lcì dei vaiolosi si rt·scontm principalmente fra le pe1·sone vaccinate; 2• La rivaccina:àone spesso sussegue, mostrando come il potere della p1·ima vaccinazione si fosse pa?·zialmente perduto. La Rivz"sta clinica di Bologna, che nel fascicolo del ma,.zl> 1872, ne diede un sunto, intitolò l'articolo« Evi« denze statistiche conce rnenti la vaccinazione e la « rivaocil1f•zione >> . Di fa LLi poche verità in medicina credo abbiano raggiunto il grndo di certezza al quale sono pervenute queste pe1· il mezzo della statistica. A qual pro aduuque ba llere la stessa via? Di quale altra produttività sono esse suscetti ve queste nostre ricerche? I frulli che potevano dare maturarono e furono còhi. Se la qualità della linfa non s' intromettessé a guas~arc i talvolta i calcoli, ritengo che gli esiti nelle tre Citate categorie sarebbero omai nelle grandi cifre dei rivaccinati prevedibilì presso a poco colla esallezza che si predicono i fenomeni della fisica celeste. Per noi poi che la legge a buon ct ir'illo non ammette eccezioni - tulti indistinwmente dobb iamo Yaccinare o_rivaccinare- nemmeno possiamo accordare a queste ricerche un valore indicntivo ci rca l'opportunità di ritemare il cimento. E dato pure che dal meller·e in rapporto i relativi antec~demi di un vaccinato coll'esito possa essere ancora n cerca di una qu~lche militù, sostengo che a questa


.&,30

LE ntCEilCHE SCIEN'I' IFICO·STATISTJ CilE

non vt potrebbe mai concorrere proficua l'opera di noi medici mili tari. Per lo meno al punto cui siamo di cognizioni sulle leggi che regolano la preca i·ia inco- · luroità cbe ci procura, sia il già so fferto ''aiuolo, sia una gi;ì subita vaccinazione, per progredi•·e· an cora - ded ucendo ciò ùa un lhllo nott totalmente concludente quale si è l'auecchimcnLo del vaccino intOt·pretato siccome csponeo le assoluto a con trarre il vaiuolo si esige1·ebbe esa ttezza massima nel collocare ciascun individuo in un a delle tre categorie: esa ttezza, alla quale noi, stando le cose co me stan no, non possiamo aspirare. Non esigendosi da i coscrilli che assel'iscono esser già vaccinati un documento che allesti la vP.riùicità dell'asserzione, in pratica non possi amo rispondere, circa gli antecedenti del vaccinando, che molto, ma molto all'i ngrosso. l\li spiego: per ottcmpei'at·e allo dimandc generiche quali sono formula te nelln nostra slntisticn - giù vac· cinato '! non mai vaccinato r- a q uDii dali ri correremo? Se ai morali, ritenendo cioè quanto ci rife risce il vaccinando COI'l'Crcmo pct·i colo grave di regis trare . per fatti' le bugie, e soventi dimanderemo all'altrui mc· moria uno sfor1.o impossibile: se ai fisici, cioè alle cicatrici consequenziali, non rispo nùerento alla dimanda che in parte. L'esito favot'ovole mancato non vuol di1·e che l'individuo non fu vaccinato, e secondo alcuni nem meno vorrebbe dire ch'egli oon goda df'lla incolumità vaccinica; la quale alc·uni ripetono non dai fenom eni locali, ma dai generali, dal risenLimenlo dell'organismo. Come ad alcun i piacque un vaiuolo senza pustule - Sydenham, illlXam, Ramazziui , Franck ne ciwno esempi - cosi ad ahri un vaccino preservativo senza bottoni. Lo allestano .Bousquet, Parola, Sacco, Peti ei',


SULLE 1\IVACCINAZTONI DE r,L'ESERCll'O

43•1

Raynal, Sauvai re ecc. Il dott. Rol>ert dice di aver constatnto nell'epidemia di Marsiglia che tutti i rivaccinati, fosse buono o cattivo l'esito, andarono illesi dal .ilagello. 1ungi dal sotloscriven:ni a sifl'a tti opi namen ti, che a parer mio provano solo fin dovo possa giungere la discutibilità dei fatti io med icina, a me basta poter quivi conchiudere che i segui di pel'linenza r;ncdica e i dati di spettanza giuridica sono insufficienti n farci riempire colla necessaria esa ttezza, due, delle tre colonne impiegale a raccogliere i dati anamnestici. Ili.

In lav-ori rome questi , d'indole organica, ove molteplici e svariatissime parti sono cool'dinate ad un unico fi'ne, ove è mestieri con tutti i modi possibil·i favol'ire la cornprensivit.J della mente, il colpo d'o~chio , ogni ridondll.nza nuoce . La corpulen za è cagione di torpore nelle membt·a. Qui ndi mi parrebbe espedi ente desistere dalle allual i r icerche sui relati vi antecede.nti dei nostri vaccinandi. Che se per una specie di omaggio nl passato l'assoluto ostracismo paresse troppo Tadicale, si conservino Le tre categorie, ma restri ngendone e determinandone meglio il sign ificato. Allora forse, chi s;;, la P?rspiaacia di un abile statista non possa trovar modo dt renderle valevoli mezzi per la scoperta di qualche ftri~.

.

Alle formule attuali ecco quali nltre mi sembt·orebbero preferibiJi: 1° con butteri di vaiuolo: ~o con cicatrici vacm'niclte (e qui esigerei se ne dicesse il numero), 3° senza butte1·i e senza cicatrici. I butteri de l vaiuolo, le cicatri ci del vaccino si rilevano fa cilmente massi me in soggetti giovani come


432

LE RICERCHE SCIENT IFlCO -S'l'ATISTICUE

i nostri. Non più incertezze adunque, non più scuse a svarioni per noi compilatori: e le cifi·e di queste tre colonne potrebbero così raggiungere quella precisione storica che sul finire dell'antecedente pl.lrafp'afo diceva necessaria per aLlendeme ancora un qualche frutto. J..e cicatrici del vaccino sono l' espressione fisica di un risultato ottenuto. Dicono nel senso pratico della cosa sè nell'individuo la reeettibilità al vaiuolo fu altra volta modificata. IL Joro num er·o, la loro es tensi one e profondità ci fa sapere quanto operò l'a t·te e come reagì la natura: quale fosse la presumibil e individuale attitudine all'epoca dell'inoeu lazione a contrarre il vaiuolo . .Nella epidemia wi.irtemburghese del1831( -33 fu const~tato che il numero maggiore dei casi fra i so ldati si verificò appunto in quelli che più caratteristici ed evidenti serbavano i segni di una pregressa vaccinazione. Tal chè il . ministero della guerra in data 3 febbraio ·1833 emanò u n decreto che ordinava « .... ogni « soldato giovane quan tunque vaccinato e muni to di « cicatrici vaccini che fosse rivaccinato all'atto del suo « ingt"esso nei cot"pi ». Il dott. Frua- Dellu vaccina sull'uomo in conft•onto del vaiuolo; - il dotL. Grancini - Ricerche e pro ~ poste in nome del Comitato milanese; - il nostro ispeLlore colonnello l\Ianayra, e il ten ente cotoonello Pecco in articoli che videt·ola luce in questo stesso giornale - pet• non citare che nomi chi ari e a noi Lutti ben noti - dopo lunghe ed accut·ate osservazioni convengono unani.mi nel dire che ove le cicatrici sono grandi, profonde, segni non dubbi di subìta felice vaccinazi one, negli innesti successivi si hanno i migliori risultati. Serres , in un suo Rapporto rifedto dal Pal"ola -op. cit. - dice: « i risultati statistici allestano che !:1 ri-


SUJ.LE RIVACCINAZIONI DELL'ESERCITO

433

« vaccinazione riuscì più caratteristica e regolare in « coloro che serbavano alte e profonde le Lraccie delle c cicatri.ci della prima vaccinazione ». Questa condizione di cose ci fa intravedere mercè lo studio delle cicatrici un criterio, indiretto, se vuolsi, ma "pur valevole pe1· ·sapere in una data epoca quale influenza preservati va conservi ancora l'innesto: ci rende edotti del maggiore o minore bisogno, dell'urgenza che può esservi dopo un certo tempo di ricorrere ad ul~eriore inoculozione. Il fauo poi dei migliori successi in chi lta più marcate cicatrici ha le apparenze di una strana contraddizioae, ma possiamo spiegarcelo benissimo. Se la linfa V<JCcinica non estingue, ma sospende per un tempo limitato la recettibilità organica a contrarre il vaiuolo, dalo che questa fosse mol ta, un o. volta esaurita l'ar.ione preservativa di quella, non v'è ragione per supporre che la recettibilità organica debba essersi modificata: tornerà e molta qual era, e in una rivacci nazion.e ci darà ancora grandi e belle pu slule. Ho detto esigerei che delle cicatrici vacciniche riscontrate nei vaccinandi se ne dicesse il numero. ·niolti diranno esset· co testa una rìcet·cu oziosa, conciossiachè nell'azione dei contagi gli effetti sono innanr.i tutto proporzionali alle disposizioni del contagiato e non alla quantità del contagio: tanLo vero che la forma più mite può trasmettere la più gt·ave. Donde la conseguenza che niun criterio d'incoltunitù possa indursi da ragioni quantitative, dal maggiore o minor numero delle pustule, e più tardi, dalle risultanti stimmate di queste. Egli è certo che scientificamente parl<:mdo non esiste prop~t·zi.onalità fra. le ~ o 3 piccole pustule vacciniche e le mnumerevoli che altrimenti avrebbero ricoperto e piagato tutto il corpo: ma egli è certo altresì che


434

L'E :RICERCHE SCIENTlFICO·STATISTICHE

la immunità procurataci da questo mezzo è il più delle volte precaria - per 8 o ·1 O anni (S. Jacco ucD - e spesso solamente parziale, cioè modificò, vinse in parte, non pa·ralizzò , anche per questo limilato spazio di tempo, l'attitudine organica. Quasi ch e la vinù di poche pustule non potesse giungere più oltre. Mi si potrebbe dire essere ciò stesso che vediamo accadere nel vaiuolo: un primo attacco non è sicura guarentigia per un secondo . l\fa là è regola quello che qui è eccezione. Nomi illustri come quelli di Thompson , Gregory, Heim sostennero con ar·gomenli tratti dagli annali della statistica la ragione diretta tra il numero dei bottoni e il grado dì prcservazione. Muller disse che l'eruzione vaccinica agisce sulla suscettibilità vaiolosa a misura della sua abbon danza. Il comitato di Londr·a in momenti difficili per scamparla dal vaiuolo raccomandò si moltiplicassero le punture colla linfa preservai iva; Eichorn poi, pel'chè anche in questo caso non si smentisse che il fana tismo guasta sempre le buone cause, esagerò fino a pt'oporne 60 e più ancora. A me pa re che fra gli eccessi dell'Eichom e it dire che una meschinissima pustula preservi identicamente a 6 o 8 e per lo stesso spazio di te m po, vi può essere posto pet· una buona via di mezzo che non neghi ai contagi l'infausta loro proprietà di éll't'ecare con pochi atomi di ma teria profondissimi guasti, ma che nemmeno spinga la cosa alle esaget'azioni infi nitesirnali cui le spinse per i suoi rimedi il misticismo deii'Elannemann. Bousqu et credette di tagliare la testa al toro di eendo: « Incom inciamo dall'interrogare le epidemie di Yaiuolo « laddove la natura si mostra in tutta la sua potenza « e in tutti i suoi aspetti. Si osset·vò mai. in queste « circostanze che il vaiuolo facesse distinzione alcuna


SULLE RlVACClNAZ!ONI DELL'EsEnClTO

435

« fra i vaccinati? Infierisce esso contro coloro che non « ebbero. che 1 o 2 bottoni vaccinici? Il contagio tr·ova

c in loro minore resistenza? No, mille volle no. Come c adanque si ardisce asserire che le apparenze esterne c del vaccino danno l'esatta misura delle sue proprietà « recondite? » · ('l l. Ques~o brano dell'autore fl'an C'ese è ardi to: non manca di un bell'effetto oratorio. Certo c:he quando egli lo scrisse non vi dovevano essere falli in contrario. Oggi non è più così: le cose hanno cangialo d'aspetto dopo che il dott. ruarson, addetto allo spedale di Londra pei vaiolosi, fra i dati forniti al Comitato generale di salute per la Gran ll,·etagna, vi ha in sel'ito il seguente interessantissj mo quadretto statistico : Di 268 infermi aventi 4 cìcall'ici vacciniche0,49 °/o morirono » 27 4 » 3 » 4 , 85 olo » }\ 888 » 2 » ~.,13 • 1• » »1315'1 )) 4 )) 7,o7°!. )) »2oo » o » :iH,7s ·r. » Peccato non ci si dica l'epoca cui r·imontano gl'innesti! Ad ogni modo qui sboccerebbe un rapporto proporzionale fra il numero delle cicatrici vacciniche e la letalità di un susseguito vaiuolo (2) . Rapporto che c'indunebbe a ritenere eziandio che la imrnu11ità conferita dal vaccino s'indebolisca a misura che l'individuo si allontana dall'epoca della vaccinazione, ma non si esaurisca. La receltività coll'andare degli anni ritorna anche molto se tnlc primitivamente era, ma nell'organismo una modificazione in senso benefico, e· proporzionale al numero dei bottoni

{l) L. PAìtOLA: op. cit. (t) Studi anlJ.loghi a quelll del dott. 1\lARSON sarebbero

facili per noi. In pochi anni potremmo raccoglier., colla necessaria uniti\ di concetto un numero di osserva~ioni .sufficienti alla defioitint soluzione del problema.


4-36

LE RI.CRRCHB SCIENTIFICO·STATISTlCfl&

rimane sempre, o, pet· lo meno, pe t· uno spazio di tempo ben più lungo di 8 o 10 anni . Ed io mi arresto. Non avendo in proposito studt e osservazioni proprie non posso pronunciat·mi. E tanto più poi mi an·eslo dal pt·ocedef'e fra queste d ìvergen li opin ioni inquantochè al mio assunto basta il poter çli re ·che i caratteri es terni e il numet·o delle cicatrici vacciniche le son r:ose non destiLu ite affatto di significato nelle do ttrine patologiche della preservazione vaccinica. Sarà, se così piace, un significato discutibile, ma che attende ancora la sua ulti ma parola: c alle ricerche statistiche spella sicura mente il pronunciarla. Oonverrellbe a questo proposito che negli ospednlt militari sì tenesse uu 1•egistro per i vaiolosi presso a poco così concepilo : Vaccinazione Cicatl'ic i VAlUOLO sotto le armi vaccjniche ------. ..lmwta:ioni l'iscon (J•nte D a t a o. dell a flsito t-;0 COONOl\lB 5 Data Esito manltHWione o NOME

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La data e l'esito della vaccinazi one sotto te armi sono facili a rilevarsi dal libretto, oggi non pi\t di deconto. ma personale, pcrchè appunto la s ua caratteristica sta nell'accom pagnarc &l'm p re Ja pe rsona cui appartiene. Qui però bisognerebbe cambiare la dicitura. Non so p•.n· qual t·agione dovendo annota re in due diversi luoghi l'esiU> di una stessa '·acci· naziouo, iu uno debba seriversi oenu-i1w, spm·to o nttlto (ltcgistro O); . t1e11'altro co-mrJleto, incompleto (Lib retto pet·sonale): mentre poi la secood.'l. di queste annotazioni è desuul.a. dalla. prima. Quindi è che la ptOJ)OSta di modltìcaz.lone, la quale fat·ò tra poco por la divisione e no rnendat lu·a degli esili ucl registro c, intendo estendel'la anche al libretto personale. )Iella colonna - Annota;:lont - dovrebbero principa.hneute nccenoarsi due cose: L se l'individuo presentava buttot•i di altro Yaiuolo so!rerto, dicendone, in caso aJl'ermativo, almeno approssimativamente, t'epoca cui r imontano. ;). Dalo chG l'esito dell'attuale vaiuolo noo sia fuoesto, dire se m'ite, grave, confluente e cc., a. !ine dj agevolarne in tutti i modi possibili i rapporti proporzionali col numero delle cicatrici vacciniclle ri~cootra.te.


t.37 Ne conchiudo: si vogliono proseguire le indagini dei relativi antecedenti dei vaccinandi~ Ebbene, le dimande si spoglino di quella forma troppo generica e inde~ terminata che vestirono fin qui, e ch'io mi lusingo di avere dimostrato inevitabile incentivo d' inesallezze e di errori nelle registrazioni : si adolti questa da mc proposta, ma senza illusioni. Quando alle 3 categorie, suddividendo quella ùelle cicatrici vaccini che per modo che tutti col(lro che ne offrono uno stesso numero faccian causa comu ne, porremo a fianco le medie dei relativi esiti peL' calcolarne in fine la proporzionale susceltività, ovremo esaurito il possibile uso che ne po tevamo fare. E sarà sempre poco, troppo poco come prezzo dell'opera. Forse dalla somma totale delle cicatrici di una data rivacoinazione divisa per provincie se ne potrebbe1·o dedurre titoli di lode o di biasimo pel' i municipi eper i comitati di vaccin•nione, oppure ragioni per ammeuere un diverso grado di recettività nelle diverse popolazioni del regno. E acciò non si supponga volermi o1·nare dello altr·ui penne dichiaro che se in questa proposta v'è qualche cosa di buono il merito non è mio sicllrnmcn te. Gregory fin dal 1822, nelle sue famose tavole che presentò alla società med ico- chi •·urgica di Londra, faceva distinzione fra le persone alleganti vaccinazione, ma senza cz'catr2'ci, e le alleganti vaccinazioni con cicat1·ici. La Prussia e il W urtemberg è nientem eno dal 1833 che nelle rivaccina zioni dell'esercito cer·cano il nUJ11èro delle . cicatrici della prima vaccinazione, tenendo per di più pnrtitamente conto di chi le oll're clistintc e di chi indistinte: uso cotesto - come rilevasi dalle ultime pubblicazioni - fedelm ente segullo anche oggi. Che se per tali citazioni, che potrei estender·e a q unsi tulla la Germania, perdo il pregio della novità, ne sono SULLE RIVACCINAZl ONI DELL'ESRRGITO


438

LE RICERCHE SClENT!FICO-STATlST!CTIE

compensato ad usura acquistando l'appoggio di nomi autorevoli e dell'esperienza in paesi ovc gli studi statistici trovarono i più appassionati cultori.

IV. In quanto a dare un nome e classificare gli esilr possibili ùi un innesto vaccinico le divergenze sono molte, ma in fine, più che ad allt·o, si risolvono a parole. È quistione d'intendersi sul significato d'accordare a certe anomalie locali inerenti sia al differente modo di reagibilità organica - multipla, dice .Taccoud, come gl'individui, - sia alla varia, L1lvol ta infedele, virtù della linfa, come pure all'azione traumatica del mezzo adopet·ato pet· inoculare. · La pustula vaccinica, decisamente tale, non ammette dubbiezze: ma questa stessa pusmla, senza pe r·dere tutti i suoi cat·aueri propri, senza trasfigurat·si in modo da non essere più affatto riconoscibile, mod i!icandosi solo nelle sue condizioni più esteriori, e solo forse conset·vando in parte le qualità pt·eservo.tive può mostl'al·si solto aspetti diversi così da ingenerare uelHostro animo un vero stato di Lenzone fl'a il sì c il no. Tale acl esempio la vaccinella (vaccinolae) clJC secondo .lo.ccoud « conferisce una immun ità imperfetta e che sOllQ il rapporto delle dermatiti stn. alla vaccina come la vaioloide sta al vaiuolo »: il V(,ccino abortito o 7>01'/'0SO ùi lleL1·a (va1·iola vaccim·ca at?·ophica) « il cui (< umore in organismi robusti dice l'autore- può « dare oLLimi risultati, in altri ni ente », ecc. Tale la falsa vaccina, di corso rapidissimo, che in 7 o 8 giorni completa le sue fa si, e, punta appena coll'ago, si vuota ed avvizzisce di colpo. Grisoll e, Jaceoud; ..... molti, convengono nel dire che manca aCfallo di virtù preservativa.


439 In fine - non tenendo calcolo delle stranezze e degli -amori troppo spinti per le sempli ci innovazioni dei nomi - tale· pur è il vacci!) O sp~tTio: appellati vo cotesto che trovò le sue più grandi s imp a~ie in Italia e che nel corpo sanitario dell'esercito ebbe ed ha in medici per intelligenza chiarissimi c pet· grado autoeevoli interpretazi.oni diametmlmente op poste. Non tutti convengono nel diee che lo sptwio sollo il punto di vista della preservaziooe sia un esito fallito: alcuni lo vogliono di preservazione incerta, alll'Ì addirittura certa. Nei ri assunti statistici, nelle sinossi, si prestò mirabilmente e con una docilità senza esempio ai desidel'i di chichessi a: alla sÙa iodeterminahilità. patologica d'allrondc non ripugna di essere valutato in un coi genuini o preservativi, o coi nulli. Alcuni fautori della vaccinazione animale se ne se1·virono e se ne serviranno ancora per impinguare con elementi, se non negativi, dubbi, la cifra degli esiti positivi; gli avversari per dare risalto a quella de i negativi. Cosl e non altrimenti il Comitato milanese ci la sapere che nel187•1 ebbe il97 °/0 di esiti genuini : quello di Ancona, per non parere da rneno, nel '18ì2 vanta il 99 e 38 %. E il dottore Bomba a nome del Com itato ligure se ne lagna, egli _cho assommò gli spurt coi nulli, e prova ritrosia a presentarsii n pubblico con un modesto 50°/o ('l). Dal suo punto di vista ha ragione da vendere. ~er non dil unga1·mi in una erudizione ch'è troppo factle procurarsi , e non uscire dal campo pt·atico di questì miei studi che hanuo per obbiettivo la nostra statistica, dirò che nello stesso an no •1869 mentre il t~n~nte colonello medico Pecco in un a sua pregevohsslma relazione (2) fa intendere come egli ritenga gli SULLE RIVACCINAZlONI DELL'ESERC11'0

_ flall Resoconto quinquennale del comi tato ligure di vaccinazione ani... e. 1875. {2) Glor1141e eli me<tictna m t Utatre, 1870.


.440 LE RICERCHE SCIENTIFICO-STATISTICHE esiti spurì non p1·ese1·vati:vi, il suo collega , l'egregio dottore Costanzo, in alu·a pure commendevole relazione ('l) addizionando i genuini cogli spuri atlondava la cifra di 4655 esiti positivi e preservalivi ottenuti su 7844 vaccinati . Il colonnello medico ~Ianayra nelle memorie sulle rivaccioazioni pubblicate nel nostro giornale - 4866 e 4868- dice in buon italiano che nei genuini comprende gli spuri perchè in seguito ad osservazioni cd esperienze falle li reputa egual mente preservativi: e soggiunge « la vaccina spuria sta alla genuina come il vaioloide « sta al vaiuolo ». La stessa, identica espressione che vedemmo usata testè da Jaccoud per la vacinella. Non vi è più dubbio, esiste confusione di linguaggio. Molto probabilmente lo spun·o di Costanzo e di Alanayra è la vaccinellct di J accoud, e questa il1:accino ctbor-tito o porroso di Hebra, l' at-rofico di altri: e lo SP!ll'io di Pecco è la falsa vaccina di Griselle, di Jaccoud e di tutti coloro che negano a questa qualsiasi valore preser vativo. Chi ha torto? Dimanda oziosa, e q uando pur tale non fosse, mai più oserei erigermi giudice fl'a cotanto senno. Solo mi credo in di ritto di dire, intendiamoci, altrimenti in fac cia alla s cienza a vremo tulli il torto di sciupar tempo nel raccogliere· fatti che partend o da differenti viste nosologiche oon si prestano a quella estesa add.izionabilità ch'è condizione imprescindibile per indurne il vero . I fautori di questo pomo della discordia, ch'egl i è il vocabolo spurio adopet•ato in questo caso, se n'escono come suoi clit·si per la maglia rotta. Dicono : vo lele che cessino le divergenze? considerate i casi spurì non come

(l) G1lW'na,le dt medi cina, mUltare, 1870.


SULLE RlVACCINAZIONI DELL'ESERCITO

441

geuum1, non come nulli, ma come spurì, _nulla più che spurl. Farò nota,re a costoro che noi non registriamo gli esiti per procurarci una divagazione quahmque, ma per dire 'il nostro coscienzioso parere sul suo eJfeuo profilattico ou enuto. Se lo spurio non è nullo, se non è genuino, vuoi dir·e ch'egli é un esito il quale o si risol ve in una contraddizione, oppure è un esito di preser~azione incerta. l~scludo il prim o caso perché non ammissibile; nel secol}rlo, dimando loro, perchè usa:rE'. di un vocabolo pel' noi ambiguo, indeterminato, improprio, per dire cosa che la si esprime da sè- preservazione incerta? L'attuale classificazione è coerente in quanto che quando la derivazione di una cosa non è genuina, per la r.agione dei c~ontrarì con proprie tà di linguaggio dicesi spuria. Ma é fa lso il punto ·di partenza, giacchè noi dobbiamo classificare gli esiti del vacc ino mirando innanzi tutto alla presumibileguarentigia che ci offrono n contrarre il vaiuolo. Tanto ve.ro che non dichiariamo spuria una pustola perchè proven'iente da font e non g~nuino, ma perché la supponi~mo di niuna o di non sumra preser:vazìone. Genuino e spurio sono due vocaboli il cui significato si r.iferisce sempre alla origine e non alla fine delle cose o delle persone: di maniera che, con pac'e di chi la pensa altrimenti, sostengo che esito genuino, esito spurio sono contrad dizioni in termini, un controverso . . Ecco dove sta la vera filol ogica rogione del non Intenderei, ecco pure in ultima analisi il perchè delle stra.ne licenze prese dai compilatori del modello N. 5, sav1amemedeplorate, come dissi nell'eso rdire, dal dottore Baroffio. L'uso improprio dei nomi apre un vasto campo alle libet·e interpretazioni, queste, a Joro volta Giornale c# meàtot?'la ·mttttcwe.

20


44,2

LE RICERCHE SCIENTIFICO-STiliSTJCUE

danno adito alle licenze le quali facilm en te degenenerano in stranezze. 1\Ii unisco dunque col dollore Pecco per dimandare che si cancelli dalla nostra statistica la parola spu1·io e conseguentemente il suo correlativo genuino, ma non dhido la sua opinione in quanto egli vorl'ebbe (so mal non mi appongo) (1) abolita addirittura sulla tabella la relativa colonna. Invece qui sono perfettamente di accordo col donore Bat·offio, il quale dice - Relaz. cit.: - « essel' più logico conservare una categoria « d'esiti dubbi che lasciar Jibera mano ad ascrivere « questi per chi all'una per chi all'al tra delle categorie « dei genuini o dei nulli ». Uno sfogo al dubbio ci vuole. Nella scienza tutii ammellono casi di preservazione incerta, e queste incertezze della nostra mente la verità stori ca di un prospetto esige abbiano un posto per essere 'rapprese~ta te. Il si e il no ò ciò che ci si dimanda sempre dai profan i, ma non è sempre quello che noi possiamo loro coscienziosamente rispondere. Quindi riassumo cosl le cose accennate in questo paragrafo: perché vacciniamo? Per presorvat·c i vac cinati dal vaiuolo. Chi sarà miglior giudice per di re se questa proservazionc si è ottenuta? Indubbiamente colui che co' propri oceh i potrà osservare le condizioni morfologiche e.d i caratteri analomo-palplogici della eruzione ottenuta. Dunqu e il vaccinatore dica 'se dalla inoculazione pratica ebbe o no buon esito, e nel primo caso se tale da potersi ri tenere di preservazione certa o incerta. (l) Nella relazione già citata e che nel 1870 venne in luce sul nostro giornale l'autore dlce: <Già nello congeneri relazioni per i due anni pre• cedenti si espressero i motwt per i quali sl ravviserebbe cooveoient~ c che nei rendiconti delle vaccinazioni fosse abolita la categoria deglt c esiti sput·i ..... • Io ignoro questi t!Wtilli giacchè le citaLe relazioni non mi fu dat.o di poterle leggere.


SULLE RIVACCINAZlONI DELL'ESERCITO

4.43

Mi si dirà: ma voi in questo modo più che fatti registrerete opini·oni. Sfido il contrario! Ma è pure l'unica opinione atte,ndibile, detta francamente e senza quelle a.mbigv.ità che oggi si prestano acl una.interpretazz'one di seèonda mano, sempre più dann osa alla verità della .Prima che bene o male fu faUa dietro la scorta del1'osservazio ne diretta. Anche qui p-oi mi parrebbe utile che nelle colonne degli esiti si ·notasse il numero delle pustule ottenu te. La cifra complessiva delle quali in una data rivaccinaZione divisa per quella. degli esiti ci dal'ebbe un prodotto per cui all'ufficio centrale di statistica si sa_prebbe megli.o qual valore accordare in media a questi s tessi esiti.

v. Infine l'ultima delle nostre ricerche è la du1·ata dello stadio d'incubazione. 11 tempo che decorre tra l'assorbi mento di un agente morhigeno e il mostrarsi della forma del morbo é il

periodo d'incubazione.

.

Propriamente parlando non è uno stadio della ma~t~ia, giacchè finisce precisamente quando questa prin C1pm e manca affatto di feno meni qualificativi. L'agente· morboso si suppone che covi, incubi: sapremo pòi sé nell'organismo trovò le circostanze faY?revoli al suo sviluppo. È semp·re in segui lo al mantfest.a rsi della malattia che la scienza sente il bisogno per. necessità logica di ammettere un periodo d'incubaz1one. La sua durala, come il corso, la fi ne e tan te altre COSe, non Ufla pertinenza essellzia(e nei morbi, ma puramente accidentale. La valutazi one poi delle cir-

e


.1.44

LE RICERCHE SClENTlFJCO·STATISTlCHE~

costanze che nella specialità del nostro caso possono· influit·e su questa durata, è, direi quasi, impossibile, 11 più e· il meno può dipendere da una sequela in-calcolabile di condizioni tanto relative alla qualità e quantità della linfa , come alla varia suscettib ilità e resistenza organica dell'individuo, non che da mille altre cose estJ·<:mee e alla linfa e a noi, ma che su noi· e sulla linfa possono spiegare un'azione, com'a dire per esempio il maggiore o minore grado di tem peratura atmosferica ecc.: senza che perciò - si noti bene ne resti punto o poco influenzato· il valore preservativo dell'esito. Non solo, ma domando io: questa ricerca è poi sempre scienti ficamente possibile? Yediamolo. Durante i-primi du e o ·tre giomi , nei punti d'inoculazione , massime se fu esegui ta colla !ancella od un ago scanalato un po' grosso e niente niente si esagerò nell'infigger·lo, avremo una piccola ar~ola infiammatoria tutta di pertinenza dell'azione dell'istrum enLo inoculatore : areola che cessa presso a poco quando atlo1·no lo stesso punto esor·d isce un oltr·o processo pure infiamm atorio dovuto invece all'azione specifica del vi1·us inocu lato. Distinguere in questi casi quando l'uno finisce e l'altro comincia, quando gli stessi feno[neui nor. sono più do-'vuti ud un tl'aumalismo ma ad un principio inquinante, ci vuole della bella scienza. ~fen tre poi prescindendo anche da qualsiasi notizia sulla durata d'in· cubazione ognuno sa, e con certezza, quanto gli è d'uopo. sapet·e per· il buon andamento pratico della bisogna: meno rare, rarissime eccezion i al seuimo o all'ottavo giorno dal dì dell'innesto la pustula vaccinica è al suo completo sviluppo. È allora - no prima, no dopoche può emetlersi un fonda to giudizio sul valore pre· servq.tivo della medesima, ed è pw·~ allo t·a che lò liufa contenuta nelle suo piccole concamerazioni gode aL


SULLE RlVACCINAZIO~I DELL'ESERCITO

4i5 'i{liSSimo grado della proprietà di ri produ rsi su tutti ~egli altri organismi che ne sono suscettivi. Queste, non certamente le uniche, ma le principali ~gioni per cui io non conos«.;o in proposito altri studt slàlistici oltre i nostl'i: é un fallo di poco o niun interesse, forse di mero lusso scientiOco, la determinazione del quale dipende da circostanze che spesso sfuggono alle prese dell'osservazione dirotta. Nulladimeno sostengo tutto ciò non escludere l'opportunità oche una volta almeno, pf\r non segui•·e il brutto vezzo 'Cii sentenziare a priori su falli d'indole sperimentale·, se ne istituissero vaste e ordinate ricerche. Niun'altra istituzione meglio del corpo sanitario mil~tare si prestava all'uopo. Unico l'ind!riz?.o, vastissimo il campo dei falLi, agevole l'osservazione. E si prestò per molLi e molti anni, ·tanto più volonteroso in quanto per noi a cotesta ~·icerca vi crono particolari eccitamenti. A quell'epoca, quando cioè cominciammo a notare i giorni dell'incubazione, tutti i vaccinati erano soldati perduti alla istmzione fino a che o le pustule non si fossero essiccate o non si presumesse fallito il cimento. Quindi lo studio delle cause che potevano influire a rendere questo periodo più lungo o. più breve, tutto ciò che poteva condurci a fissarne meglio le medie aveva per noi un valore militar?Jenle pratico e che alla ci1·costanza poteva essere l~voca.to sia come un espediente sia come un tratto d1 previdenza. Mi affretto però a soggiungere cbe il giorno in cui u.o proporzionale cd adeguato numero di esperimenti 01 ~vessero determinato in media la durata di questo ~r1~do - che non va mai al di là di un tempo breVISSimo - e le oscillazioni medie, massima e minima .POssibile avvenute .souo le diverse influenze causali


'-4·6 LR RlCRRCnE SCJEl\'TJFICO· STATISTicnE più facilmente calcolabili fossero conosciute, non avremmo più nulla da ricercare. E a me pare che a quesL'ora i molli milioni di fa tti da noi registrati se non bastarono a lan to v'è da disperare per l'avvenire. Molto più che oggi, vuoi per i pl'ogl'essi della scienza , vuoi pc1· le inn ovazioni del servizio militare a noi non o più, come per lo passato, agevole l'osservazione.' La med icina odierna non ha come una voltu quei grandi capiscuola, Yeri colossi del tempio di Esculapio, le cui dottrine - e conseguentemente gl'inevitabili errori - godevano di un universale consentimentO'. Adesso 1 dopo la prima imbeccata, ognuno di no_i osserva e spel'imenta per proprio con to. Quindi fu opera facile sbarazzarci di molti pregiudizi che per la indiscu tibilità con cui ven ivano da tempo accettati avevano ac;quistalo tale un dirillo di domici lio nell'arte da confondersi colle verità assiomatiche. È in questo ca mpo cbe noi van tiamo le più g1·aodi vi ttorie: non ultime d'annoverarsi il ·frego dato su tutti quegli inutili riguardi coi quali , non ò molto, solevansi circo ndare gl'individui aft'eui da febbri esantemati che, c conseguentemente i vaccim\li e ri vacci nati. Nell'eset·cito si sepnmva.no in appositi cameroni, si rinchiudevano con stufe in una eguale Lempet·atura, e privi pee cosi dire di ogni ~· iLa di relazione e di ogni moto, erano a tutte le ore del giot'no a disposizione d.el medico del corpo che poleva visitarJi quante volle a lui piacesse per col pi re in ognuno quel momento in cui· iniziandosi i fe nomeni locali delle pustule, cessa di fallo l'incubozione. Ma oggi non è più così: tutto é cambiato. Le febbri esantemati che vizianùo l'arja più di ogn i altra malattia si curano felicemente colla peren ne ,:enti lazione. 1 vaccinati fruiscono della intera loro libertà: non sono


447 alle ~Jbi t ua!i occupazioni od al servizio che per 1nalche ora. . E cousiderando le innovazioni ultimamente avvenute ~i!U'esercito si giunge pure a concludere che la durata de~lo stadio d'incubazione la è ornai ricerca militarmente impossibile. Esse innovazioni sollo il mio punto di vista possono l'iassumusi eosl: diminuzione di servizio di 1"' categoria, aumento d'istruzione. Il tempo é quindi prezioso ; e quello consumato per jnutili riguardi ai vaccinati, é tempo percluto: l'esperienza lo ha dimostrato, la scienza l'ha accolto. Adesso in 33 mesi il soldato deve apprendere quanto prima imparava in tempo assai maggiore. Nei distt·eLLi militari questo stato di cose per Je seconde categorie, che pure vogliono essere rivaccinate, è aumentato per mille do.ppì. In sei settimane, con una operosità souo ogrti aspeuo lodevolissima e di cui per lo addietro non si . aveva idea, da un rozzo villico, da un artigiano, un artista, da un 'molle cittadino si sbozza un soldato. Non dico altro: chi, come me, nei dislrelti militari nelle attu_ali condizioni eseguisce gl'innesti a più centinaia per vol ta~ dica se ho torto sostenendo che, per quantunque animati dalle migliori intenzioni, spesso ci è impossibile regist•·are colla voluta fedellà i giorni ·dell'incubazion e vaccioica. Questa colonna adunque nella nostra statistica, a parer mio, non ha più ragione, non ha più modo di sussistere. SULLE RIVACCINAZIONI DELI,'ESERCITO

VI. Ed ecco come in seguito alle mie riflessioni rimarr~bbe rnodificat,o nella sua parte tecnica il nostro regiStro c.


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LE RICERCHE SCISN'I:IFICO-STATISTlCRB ANTBCE DR NTl

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Il Premetto che ho messe le tre colonne relative agli

antecedenti solo per coerenza. Nel 3° paragl'afo per non . parere troppo reciso nel cancellare dalla no s~ra statistica una vecchia istituzione ho detto che volendola conservare bisognava per lo .meno cambiarle {orma: ed ho proposto presso a poco quell8 ch'è tutt'ora in · uso negli eserciti della Ge rmania. Del resto il mio voto è d'abolizionista, giacchè dato p me che una qualche conseguenza potesse tl'arsene, questa, - lo dissi già sarà sempre poco, troppo poco come prezzo dell'opera. Com'io proposi a pie' di pagina seguendo le orme del d,Qtl. ~iarson, il posto veramente pratico di queste ricerche è su di un registro di vaiolosi negli ospedali. Che se nel condanna1·e la dul'ata dello s tadio d'incubazione, cancellandone addirittm·a la relativa colonna, fui più. assoluto, egli è che là mi pat·ve l'inutilità della · cosa raggiungere l'evidenza. Per il restante del quadro, se l'amor proprio non · pone a' miei occhi le traveggole, è impossibile non convenire unanimi. Le dimande sono formulate in termini che sfidano le interpretazioni: non possono essere intese che n el~ l'unico loro significato letterario. Togliendo di mezzo i


U9. {'COrrelativi genuino e spurio ogni ambiguità doveva cessarp. Non so per qual modo i meno avvezzi alla sc ruyolosa i;>sservanza dei n;JOduli statistici mi potrebbero gpadagnare il freno . Che il vaccino, almeno temporaneamente, preservi dal vaiuolo è ornai una di quelle verità che non ammettono increduli: che la maggioranza delle pustule ottenute con questo mezzo abbiano un tipo a caraueri chiari, deci$i, indiscutibili è pur vero. Dunque nessuna diffieoltà o. segnare questi risuhç~.ti n~H& prima delle tre colonne risel'vate agÌi es1ti. èome pure nessuna diffi~ coltà ad ammettervi tulle quelle altre pugtule che sebbene alcuno dei carattel'i oiJra una qualche li eve anomalia nulladimeno il loro assieme le caratterizza vacciniche e la propria ind ividuale esperienza le giudica preservative. Nella seconda troveranno posto quelle pustule le cui forme vagano incerte, e, conseguentemente, sulla loro Y.irtù profilaltica, spontaneo e logico s'ingenera ii dubbio nel nostro animo: le spurie di coloro che per tali giudicavano le non genuine e non nulle; la vaccinella di Jauoud; il vaccino atrofico, il porroso di Hebra, ecc . .Nella terza tutti quei casi in cui al luogo delle punture o non si ebbe alcuna organica reazi one, o questa fu tale da non potersi per niun conto addebitare all'azione specifica del virus vaccinico. Mi si p0trebbe solo obbjettare dicendo: chi per lo. pa~s~to nei riepiloghi assommava gli spur1 o coi genumt o coi nulli, ora più brevemente lascerà deserta la colenaa delle pustule di preservazione ince?·ta, e così la cosa rimaner di fatto quale era. . Intanto. fo notare che ciò potrebbe unicamente ver~car~i per parte degli osservatori dir·etti: niuno mai Sl crederà autorizzalo di cambiare ()'li altrui esiti in·certi in certz: o nulli. A tanto può solo pt'estarsi la palOla spuri9. · SULLE RIVACCINAZIONI DELL'ESEJI_ClTO .


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LE ltiCERCRE SCIENTIFICO-STATISTICUE

In quanto poi agli osservatori diretti non CI'edo che quelli i quali sostengono gli spur1 doversi computare o come .genuini o come nulli, mi lascerebbero vuota la colonna di niezzo. Per lo_ meno non ne viene di conseguenza, che altro è dire, io non ammetto· casi di. vaccina spuria, altro è negare vi possono esse re delle pustule sulla cui virtù preservativa v'è ragi one a dubitare. Una cosa non vale l'altra. Se lo spurio dà luogo ad opposte interpretazioni è <Jppunto perchè con questa parola spesso si designano cose diverse . .D'altronde lasciar dese l'la la mia colonna di mezzo equi varrebbe metter·si in opposizione col dettato dei miglipri patologi, che tull.i, sotto un nome o sotto un allro, ammellono n,ella provocata eruzione vacctnica casi di dubbia preservazione: sarebbe un negare ciò che fu ed è universalm ente constatato nelle scienze sperimentali, cioè la !nfinita gradazione delle produzioni in natura. Tutto oscilla fra un massimo ed un minimo, donde le ince rtezze quando vogliamo stabilit·e linee di demarcazione per dit·e ove un ordine dicose finisce e un altrò com incia. E da[O pUI'e che un qualche caso mi si desse, lo rispetterei come una di quelle rar·e stonature che non guastano mai l'armonia dei grandi concerti. La colonna cu~notazioni la toglierei poichè gl i schiarimenti che ora si esigono circa le condizioni atmosferiche, l'esperienza ha dimostrato privi di un reale interesse. l nveee ho aggiunto due co lonne allinch0 della linfa se ne specificasse la natura animale o urna· nizzata: ai nostt·i fatti spassionati e sicuramente scevri di mercatanzia è forse riserbata la gloria di chiudere l'epoca delle polemiche su Ila mnggiore vit·tù dell'una o dell'altra. Polemiche talvolta troppo animate, tal altra poco onor·ifiche - per la .scienza. S'ìnten'de infine che lo stato numel'i.co, modello no 5,


SULLE RlVA~CINAZIONI DELL' ESERCITO

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dovrebbe di necessi tà modificarsi conseguentemente. Non tenendosi conto dei dati anam nesti ci - nel qual caso dovrem mo, co me ora si pratica, trip li cat·e le co ~ lonne del quadro - si delineerebbe nel modo seguen te: DAT A

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l l Lontanissimo corne sono dall'idea di aver fallo una proposta che non am metta repli che, mi chiamerò fortunato se qualcuna delle mie riforme troverà benevola accoglienza. C ESARE FIOR I

Capitano 1lfedico.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA E TERAPEOTICA

E ziologia d c1l11 fel•brc tifolde, di ARNOULD . (Contin., oedi a pag. 161, 245 c 335). - Non s i danno due malnllie specifiche i11 cui i coraLleri usseuziali s iano idenlicì. Lu dirnonlicanza di questa legge nocque alla teoria del Gt•llndwas-

serstond, l'autot•c avendola voluta applicare cgualmeulc al colera ed alfa febbre tifoide, ciò che gli frullò par·eccbi disinganni. Questa medesima preoccupazione sembra aver imposto a Pettenkofor intorno alla genesi del miasma tiftco dichiat·azioni più ristl'elto di quanto egli nVl'ebhe voluto e che non sia nella· natuea delle coso. Per il colct'a bisogna ammettere l'importazione preccclenle del principio, dovesse poi questo in seguito m olLiplicarsi nel suolo, cct unicamente nel s uolo, non nell'uomo. La febbre tifoidc al contrario, anche dopo d'Aver eliminata la rigonerazione del suo pt•incipio per· me1.zo ciel malato, dà ancora luogo a due nllet'Ot\live: il suolo non è <'he H sosLegno delle maloeie li~clw, nelle tfUali moHiplicnnsi get•rnì preesistenti: ovvero è esso il mezzo noces:;ario e suiTiciente, in seno acui in unopukedinA organica sunzo. specificità s i fo1'nta intiernmcntc il principio infezioso '? L'eziologia lollul'ica tJ·at·r cbbeseco piulloslo ia seconda o.ILet'Mliva che dù alla dollt'ina una maggior lat•ghezza e la pone al dissopra dello stJ·ett.o mislicismo delle leorie parassitoric. - Però Pellenkoret', forse s uo malgt'BIIo, pare se ne stia sul terreno della prima, come s'è veduto. O'allt•onde la dollrina contenuta nel seconuo dato si sdoppia alla sua volta: la pull'idilà non ispeciOca può essere umana e non ispecitlca all'uomo,


RIVTSTA DI GIORNALI ITALIANI BD ESTERI .\.53 La legge di Buhl c di PoLtenkofor non fu accotLata in alcun ~ogo,neppur quando lesi era favorevoli, senza una interpretalione che l'adattasse alle vedute od alle osservazioni personali di ciascuno. Persino i ptu'Ligiani della propagazione per mezzo aelPacqua potabile se ne sono impa<Lroniti, certo con molla sorpresa giacchè il trasporto per mezzo delle acque potabili è l'oggetto delle più energiche negazioni da parLe tli PeLtenkol"er. Sollantoin questomodo di vedere,l'abbassamenlodellivello dell'acqua sotterranea non corrisponde nll'innnlzamenLo delle cifre tificbe, se non se perchè osso è correlativo d'una maggiore concentrazione ùel principio infozioso nell'acque dei pozzi che s'adoprano per bere. (Buchanon, Rudol, Ralh, ecc.) Ilprof. fl.anke dichiara che la proposizione di Buhl e Pcllenkofet' deve esser tradotta in questa: c Per Lullo il tempo che lo c strato del suolo che ricetta la puLPerezione aumeuLa dispose sore pel ritirarsi dell'acqua sotterranea, la cifl'll di lolalità • della 1'ebb1'e tifoido s'im1alxa: quando tJUeslo strato è invaso c a poco a poco dal sollevarsi dell'acqua sotter1'anea, il tifo c addominale decresce •. Gli stessi avversarii della teoria uc.cordano che ucciò un s ito diventi una locaJità da tifo è mestieri che il suolo racchiuda elementi pukefaLLi o putrescibili. (Wolf'sttciner). Ma non è dello che questa formola non nasconda un secondo fino susceUibile di trascinar divergenze radicali, quando si esce dai termini generici. - ìVlalerio putrefulteo pulrcscibili purchessia non sono un ostacolo ul concepimento cl'un miasma tellurico, giacchè non è neppur dal suolo solo, con più o meno d'umidità che nasce l'infezione palustre: l'imputridimento tli certe B?stanze or~niche havvi una llUI'le di prima importanza. Ma di fronte alla febbre t ifoide è difTicile di sht~ra:tzorsi della rirnembrtmza della provenienza Sllecinlissima di materiali di putrefazione che costituiscono visibilmente i suoi focolai sempre supponendo ch'essi siano nel suolo. Gli esploralol'i delle lontane solitu(lini vi Lrovano facilmente la febbre da malaria: (esempi: ·Spek1 Gran L, Burlon, Baker) non vi .prentlono peròln febbre tifoide. Questa p&l'C invincibilmonle allaccata ai luoghi dove uomini fissar·ono ocl nlrneno prolungarono la loro dimora, come lo fa nolare Iliermer conlrariam~riLe alle idee di PelLenkofer. Le sue stragi in certi campi, a))ltuzioni mobili e <li poca durala non contraddirebbero as-. solulamente la l'C gola: i soldati trascurano assai la net.Lozza attorno alla loro abitazione.


RIVISTA

Eccoci abbastanza lungi dal tellurismo puro. Non solo non è più il suolo esso medesimo, terra ed acqua, che rappresenta la parte principale nella genesi del principio patogenico, ma non è neppur più cosa alcuna di ciò che appartiene naturalmente al suolo, ne viene o vi ritorna in virtù delle leggi le più ordinarie. Il generatore reale od il rigeneraLqre della febbre tiioide è una materia che dipende ben più sttellarnento dall'uomo che dal suolo, cioè la materia putrida animale, o piuttosto umana: il suolo non è più che il sostegno (l'cscipiente, il meslrup,se si vuole) dci fenonemi di quella genesi: un passo ancora e non sat'ù più che un sostegno inditlè l'enle. Pet' conseguenza, all'origine del tifo addominale non v'ha più veramente miasma tellurico. · Tale è la conclusione da travedersi. Pure vi sono dei fatti ìn cui l'azione del s uolo in condizioni quasi semplici parve occupal' un poslo eziologico tanto consider·evole che non saprei astenet•mi dal soltoporne alcune alle meditazioni dci leltQri. Nell'estatedel1874 un'epidemia di febbre tifoide scoppiò nel forte di Vincennes fra la guarnigione composta di tre I'eggimenti d'artiglict·ia e d' un battaglione di cacciatori. Essa divenne rapidamente intensa e cagionò nel pubblico una legittima emozione. Essendo stata aperta un'inchiesta « lostagnamen lod'acquecorrompentisi per mancanza di scolo sufficiente sembrò a prim'aspetto una delle cause del male» dico i1Bulletin. franr;ais . Ecco certamente una lacuna ò'igiene che sarebbe stata egualmente segnato. se si fosse tt•attato d'un'esplosione di febbri perniciose. Senz' alcun dubbio acque stagnanti attorno al forte di Vi ncennes non sono un padule come un alt.ro, e possono racchiudere una buona proporzione di materie .animali ed unHme. P erò sarei stupilo che l'inchiesta nulla avesse scoperto eli più di quel padule che non dava luogo a febbri intermìLtenti. Non v'era qualche inquinamento positivo del suolo dentro e fuori per mezzo degli escrementi degli uomini e dei cavalli, per l'allontanamento e l'interramento dei quali non si prendono d'ordinado nello caserme mis ure pronle ed efficaci quanto basta 't Si avrebbero motivi di sospettarne, sapendo che un pozzo situato nel mezzo del cortile del forte, accusa, ·mediante la ricchezza in nitriti ed in nitrati delle sue acque, decomposizioni organiche animali nei dintorni ed infiltrazioni nel suolo. L'acqua di questo pozzo è proibita come bevanda; a quest'uso si adopera l'acqua somministrata dalla Compagnia generale delle acque, ed è tolleral.a sollanlo pei


DI GI ORNALI ITALIANI ED BSTERl

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piccoli 'bucati della truppa. Ma il miasma potè svolgersi per emanazioni) cose a cui la sicci tà dell'estatedel1874 si prestava .benissimp. La densità della popolazione del forte, il gran numero di giovani reclute, un lavoro un po' troppo spinto fecero il resto. D'altronde l'epidemia finì precisamente quando la guarnigione fu accampata. Colle idee moderne ch'io divido interamente s ulla necessità ~ell'aereazione dei locali abitaLi, si guarda l'installazione delle truppe in ricoveri leggieri e mobili, baracche e specialmen te tende, come di gran lunga superiore 'per la profilassi della febbre titoide all'abitazione della casenna ed anche all'uccantonamenlo presso gli abitanti, sistema in cui si riempiono al colmo alloggi che tal fiaLa bastavano per l'appunto. È stato detto formalmente quasi: più il ricovero manca delle quali là che costituiscono il ricovero, più esso è buono per evitare le malattie infeziose (d'origine non t ellurica, s'intende). Or· ecco che l'anno scorso ancora ('1874) dal 16 settembre al 7 ottobre l'armata ùiVersagliaavendo lasciate le sue guarnigioni, Versaglia, Rambouillet, Chartros, Le Mans, dove la salute era al disopra della media, per andar· a fat'e le manovre autunnali nel dipartimento d'Eure e Loira fu invasa nel periodo di quindici giollni da ttn'epidemia della maggiO!' intensiLà, s icchè tutti i reggimenti (una divisione di fanlet'ia, '17° battaglione cacciatori, 26• artiglieria., 2'·dragoni 1 20• cacciatoriacavallo)cheavevano preso parte a quelle operazioni strategiche, se ne ritor- · narono colla febbre Lifoide chi al campo di Satory) chi a ~!,Ull­ bouillet, a Chartres, ad Alençon. «Noi siamo p~u· titi il1~et= tembre da Rambouillet, mi scrive il mio amico signm' D.r Lux medico maggiore del20• cacciatori, in perfetto stato di salute con 1uWal piu un eiTetlivo di 4·00 uomini, compresi gli ufficiali. J?urante il primo periodo del campo, dal '16 al 30 sellembre, non vi fu assolutamente malattia di sorta; ma da quel momento apparvero numerose diarree ed imbarazzi gastl'ici, s intomi Precursori i quali non attrassero abbastanza l'attenzione, sì poco aspettavasi che la febbre Lifoide insorgesse nelle condizioni in cui Lrovavasi la tru ppa. Il 7 ottobre ritornavamo a R&.mbouillet, riconducendo sulle nostre vetture mezza dozzina di malati de'quali il prj.mo,coricatoaiPospedale appena giunto, ~ori tre giorni dopo. Da11'8 d'ottobre al 20 novembre noi abbiamo avuli62uomini all'ospedale e 13morLi (ossia circa21 "fo). Tutti gli uomini colpiti da febbre tifoide erano s tati al campo, xna appartenevano sopratutlo alla classe giunta nel 1874: avuto


riguàrèlo al loro numero rélàti-vo qlie' giovani soldati erano colpiti nella proporzione di 3 a 4 contro un anziano. Gli ufficiali ed i sott'ufficiali non offrirono alcun caso. ·La divisione eli fanteria, l'artiglieria ·e le· altre truppéa·cavallo ript'odussero esattamente la stessa storia lugubre: però alcune di quelle truppe non erano ritornate alla caserma, e al ritorno dalle manovt'e erano state alloggiate·nel campo perrrfanente dell'altipiano di S'atory. Si vide <ruesta cosa strana; gli ufficiali e persino i medici reclamare che le truppe venissero rinviate nelle caserme Fer liberarle dalla febbre tifoide. Circa all'origine del male che le m'ili zie-avevan trovato nelle pianure :della Beauce, nella valle dell'Eùre, essa restò un enirnma pei medici deL corpo d'armata a meno che non si prendesse la decisione di rompere fòrmalmente ·colle tradizioni classiche dell'eziologia median te i miasmi animali ed umani. La qualità di m;tovi·venuti degl'inscritti, a cui deve darsi una . estrema ia1portanza, le fatiche apprezzabili' che trascinava il simulacro di guerra sembrarono con ragione cause adiuvanti -d'una gran potenza nella specie. Manulladi eiò genera la febbre tifoide. Il ricovero delle truppe durante le tre settimane eli manovre . fu) talora ed il più sovente la tenda~riparo, talora l'accantonam ento. Il 20' cacciatori a cavallo per suo conto non usò di quest'ullimo mezzo che per otlo giorni in tutto, di cui cinque 'di seguito. È bene notare che i reggimenti abbandonavano i loro • ~~~ qualunque fossero alle sei od alle sette del mattino e rlòi'Jì.' ritornavano che alla set'a. Soltanto due giorni di pioggia facevano (lerogare a quelle abitudini. Le precauzioni regolamentari erano osservate tanto per le latrine degli uomini a ccampati q.uanto pel sotterramento degli animali morti. Si " confesserà che_in sì poco tempo e in tali condizioni è diffic1'le che il mefitismo dei ricoveri sia. giunto ad un alto grado come pure l'infezione del suolo merc<~ le escrezioni degli uomini e · degli animali. l villaggi e le fattoriè della Beauce possono be- · nissimo essere colrievoli eli alcune neglige~ze d'igiene che la pr~?.senza delle t ruppe avrà ancora r ese più gravi) fa d'uopo però essere mollo disgraziati per ottenere la .febbre tifoidei~ cinque giorni di quel sopraccarico di materie putrescibili. E accer tato altresì che la febbrE'. tifoide è endemica nelle casipole del paese e che le epidemie di case non vi sono punto rare: ma sarebb\'1 sorprendente che le truppe a vessero corso la un pericolo maggiore di contaminazione miasmatica od altra che-


DI GIORNALI m\'Ill'l\:Nl ED ESTERI •

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n-elle grandi città.on,e' campj permanenti cne:pur alìora -aveano abbandon:ati, DeJiresto perchè il contagio avrebbe a:spéLlato qufndici'gliGrni o tre 'settimane _p rima di rivelarsi? .. ·.. b'alimentaz;iòn~ senza l'inferiorità della carne era in cbrtdi-. zioni medie trattandòsi d'un'annàta francese. Ma-l'acqua, -di'ce ilsi:gnor Lu\Xi,. a~binta ~;~II'Eurc al disotto di· Pontgouin era ca~ rieardj m-a·ter.ie or~anie_heed orrihilmentecattiva. 1120• cacciatopi dovètte servirsi per una dozzina di giorni di quell'acqua:. che .Si pùL-refàceva nei •vasi. Durante l'accantonamento i sbldati•parve ab'usas~rer'o dei liquidi alcoolici (vino, sidro) più che delraequ:ra.•\l.3isogna•aggiungere che l'inquinamento dell'acqua de!liEìuFe sew];)ra.-va essere costituito essenzialmente dagli ~anzi' de'gli ·e sseri e delle cose che trovànsì naturalmente nei fiumi .o sulle loro sponde. Pontgouìri comune di 1,200 anime·· rrqn..è ci:Ypace'- d'infettare un corso d'acqua: già importante e· non ha pr.obàbili:nerite alcuna fogna collettrice che vi si' riversi. Sè' si·pensa:-alla si'cdtà del1874, fatta sicuramente·per favorire · l"abba:ssamept0·dell'acf(ua de'fiumi, porre a nudo i loro margin~ e'èoncentrare la s'o spensione delle materie or·g aniche riel loro s-etro, si riCO'noscerù che la vicinanza dell'Eure in quellal slagione·d'autunno·minacciava il campo di fébbre intermìttente ben più che di febbre tifoide, che in una parola le truppe' dovevaJtQ: subire· specia.lmente· influenze telluriche, sia che i niia'Smi ·di qpesta provenienza fossero loro portati hella bevarrda, sia: crre·,.giusta l'insegnamento più generale dei fatti·, quehprincipii mor·higeni venissero loro sotto forma di emana·Zienr terrestri•. Per riassume:re la situazìone qui s'è obbligati a cercar· il JW!jsm'a!um'a·h q .od il contagio senza trovar in modo soddisfaceRte ne questo nè quello, mentre le influenze . telluriche saltano agli occhi. l'llfatti più d'uno dei medici del corpo così maltrat~ato et:edette poter volgere lo sguardo da questa parte e, c~~aee vari~bili sulla stessa genesi del principio specifico; inell'IlO tt·pènsare che còntlizioni particolari di terreno possono specializzare eziandio le influenze lellurièhe di ial ,.uisa che il miàsmad~la•febbre tjfoide esca Lalvolta da condizi;ni in appa:l'enza più in, rapp0rto colle malattie palustri. ~uUa tc,oria_della febbre dei MuRRl di L. MA-ZZOTTI (Dalla Rw.. c~in, di I$o.logna,, Fase. 2• e 3•). -Ai giorni nostri che la med1ema ha adottato nella ricerca delle·verità il·metodo·spe:riGiornaze di meatctna milita-re.

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1\IVISTA ·•

mentale, delle molte teorie che in ;p.Itritempi vigevano intorno alla febbre non possono rimanere in piedi che due sole, cioè la chimica ~ la.nervosa. La p6ma, già propugilata dal Bufalini, è adottata massimamente dagli italjani, mentre la seconda, già imaginata dal Virchow quindici anni fa, e sostenuta dalla più parte dei moderni clil:\ici della .Germania. Se.condo la teoria nervosa della febbre tutte le cagioni capaci di determinarwùo sviluppo non agirebbe~o che spiegando primitivamente la loro azioùe sopra il sis.tema nervoso. Il modo però con cui le modi,ficazioni avvenute nel sistema nervoso destano la fBbb re non è inteso d~ tutli ad un mocJ.o. Infatti abbiamo il Liebermeister, il quale ammette che vi sia un centro nervoso particolare destinato a·1·egolare la temperatura del corpo, e che dalla sua azione normale od abnorme dipenda lo stato fisiologico o patolqgico del calore animale: la qual dottrina fu. già combattuta d,al Murrj con prove sper•imentali da lui pubblicate in allro suo importantissimo lavor,o (1). Vi sono alLri più moderni i -quali' amm.ettono l'esistenza di un centro situato al disopra del midollo allungato, destinato a moderar·ela temperaturadel corpo, in modo che leso questo centro, la sua azione moderatrice ce.ssa.e si ha aumento di temperatura, ossia febb1•e. E questa teoria si fonda sopra un doppio ordiné di prove., alcune di osserv_azione clinica, al~re sperimentali. I fatti clinici riguardano indiyiduì, che subirono lesioni nella porzione.éervicale del~i­ dollo spinale, nei quali sì ebbero rebbri altissime: in tali casi, si è detto, è stata interrotta la influenza del centro nervoso moderatore sul rest.o del corpò, quìn!ii il calore non più tenuto co~npresso d.a questo f.r~no si è abnormemente elevaLo. Fra gli studi sperimentali abbiamo primieramente quelli del Tscheschichin, il quale dopo il taglio del midollo allungaLo nella parte 'postedore del ponte del Varolio osservò sopravvenire la febbre. Più tardi.lo Schreiber eseguì altre esperienze, con cui volle provare che. dividendo il ponte del Varolio dal midollo allungato si aveva fehbre. Sb:1vano per vero contro questi fatti · i risultati ottenuti dalla più pade dei fisiologi, i quali riscontravaiw il rapido e costante raffreddamento degli animali cui era sta.to sez)onato il midollo. Tscheschiéhin però aveva visto che gli animali così operati si raffreddavano meno od .anche non si raffreddavano punto, se s'involgevano diligentemente con ... .,•. .,~. -Del potere regola.tore della temperatura animale.- .Rt-vtsta.

goJoora. 1875. N. 1.


DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

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<Oòr{ii cattivi condubtori del calorico, per cui Naunyn e Quincke pensarono che nelle esperienze dei fisiologi aumentasse bensì Ja produzione del calore, ma nello sLesso tempo vi fosse anche auroonto di dispersione, e l'effetto si manifestasse come rafJ'r6ddamento, perchè il l'attore - aumento di dispet·sione ~ra maggiore dell'altro fattore- aumento eli p roduzione. Il raffreddamento infalti in questi casi era tanto più grande, quanto più piccolo era l'animale; il che provava in loro favore perchè la, dispersione avvenendo per la superficie del corpo, questa viene ad ·essere proporzionalmente tanto più grande, quanto più piccolo è il voiurne dell'animale. Con queste vedute Nauoyn e Quincke fecero una serie d i esperienze s opra animali di varia grandezza, eseguendo sopra di loro lo sch iacciamenlo del midollo spinale in corrispondenza della sesta o settima vertebra cervieale; 'e videro che impedendo all'animalE! dj raffreddarsi (li involsero in coperte di lana, o li collocarono in una cassa di vetro modicamente riscaldata), la loro temperaturaaumentava, raggiungendo tal volla altezze anche inusitate. Il R.iegel volle opporsi, dimostrando che l'aumento di temperatura non et•a éoslnnle, e che quando esisteva, poteva dipendere da molteplici e svariate cagioni. Contro il Riegel allora sorsero Dubczcanski e Naunyn, i quali gli obbiottarono che nei suoi esperimenti esso aveva introdotto un agente che poteva turbare molto i ris ultati, cioè la morfina od il cloroformio, cori cui narcotizzava i suoi animali, e quindi li ritennero destituiti di ogni valore. Ma alla loro volta Dubczcanskie Naunyn eseguirono aUri esperimenti, già tentati prima da Sapals ki, cioè iniettarono sotto la cule di animali sostanz~ pirogene, ed osservarono che si aveva aumento di temper-atura, se gli animali erano messi in condizioni tali che fosse impedita la dispersione del calorico; invece la loro Lemperatura,.,i abbassav.a se erano messi in circostanze favorevoli alla dispersione (bassa lelliperatura ambiente, involgimonto del corpo con (oglie di stagno, taglio parziale del pelo): in una parola succedeva lo stesso fatto che si aveva allorquando si operava lo schiacciamento o la sezione del midollo. I disordini che conseguivano alla ~ni~~ione di agenti septici, erano, secondo essi, da rilen~~J. PW d'indole paralitica che irritati va, appunto perchè s imili a .quelli che si avevano dopo la sezione del midollo; e s iccome ~ laglio del midollo produce in generale fenomeni vaso ~otor,, C?sì .la febbre, secondo essi, molto verosimilmente si eve attrlbutre a fen~meni vaso-motori per anomalie circola-


R-IVIS!I'A

tovic degli organi interni termo-genelici . In tal guisa la teoria

nervosa dalla febbre si concr~;Jti zzerebbe più particolaemenLe, inr teor·ia,neuro-paralitica. li Murri si propone di combattere la doltl'ina sopra esposta, perchè la considera en'onea.nelle pr.emesse 5siologiche e nelle; applicazioni patologiche. E primieramenle esso fa notare chei fatti osservati da Naunyn, Quincl<e e Du.bczcansky, anche ritènuti veri, si possono s piegare ammettendo un~ipotesi per,fetlamente opposta a quella ammessa da loro. Essi s uppongono che in un animale la sezione del midollo faccia a umentare 1a produzione e la dispersione del calorè, e che il primo fallare prevalendo sul secondo, l'effetto ultimo sia un aumento della temperatura. Con la stessa ragione si può supporre che il t.agl.io abbia invece per effetto di diminuire e produzione e dispersione, e che questa diminu.zione di dispersione essendo maggiore, il risullaLo sia il medesimo, ossia la temperatura aumenti , In una parola gli esperimenti s uddescritti sonò suscettibili di una doppia spiegazione in senso opposto, e quindi non sono aLti in veruna guisa a risolvere la questione. E la ragione·di tal fa Llo è chiara, poiché tale questione è sluta studiata in modo troppo complesso, invece di veniresemplifiéat.a: . la temperatura del curpo è una risultante che non deve essere considerala nel suo assieme, ma s ingolarmente nei suoi fattori, cioè la produzione e la dispersione del calore. Pe1· quel che spetta alla produzione, nello stato attuale della sciem:a non è possibile determinarla con precisione, perché non può essere st.abilila su calcoli esatti; quindi dobbiamo ]imitarci a studiarla indir-ettamente, ùetermi nando la· q.uanbità di calorico dispersa per ia superficie cutanea. In tale argomento tutti gli autori che se ne sonooccupotì(Tcheschichin, Naunyn, Quincke,~ Riegel, Rosenthal e Dubczcansky) sono conc0,edi nell'ammettere che la dispersione del calorico per la superficie del corpo · è grandementeaumenLata dopo la sezione del midollo. Il Murri, invece,. poggiandosi sui risultati sperimentali da lui ottenuti, sostier.e il contrario. I fisiologi in generale ammettono che il taglio del midollot paralizzando i nervi vaso-motori di tutta la parte inferiore del corpo, ne produca il riscaldamento come s uccede dopo il classico taglio del simpatico al collo; le parli poi più sono calde: più cedono calorico all'ambiente esterno, che è meno caldo d1 loro. Il Murri fa notare che dopo il taglio del midollo, nelle <parli sottoposte si allarga il calibro d~i vasi; e si aboliscono le


461 !fi\miehe contrazioni delle fibre lisci e delle pareti vasali, quindi -diminuisce molto la pressione arteriosa, mentre la -venosa si .abbassa ~fè ne nasce una notevole diminuzionè nella dif~nza ~sione· fra il ·sìstema arterioso ed il venoso, il !Cfllal fatto è ·oonfermato da molteplici esperimenti. Come conllleguenza ·di ciò si ha un rallentamento nella corrente sanguigna, e perciò il sangue deve acquistare una temperatura mferiore a quella che avrebbe dovuto avere se fossestàto continuamenterinnovellato;edin vero clinicamente vediamo spesso stasi e eianosi, senza aumento ed anche con diminuzione nella temperatur.a. Dopo aver'riçhiamati in memoria quesli l'a tti di fisiologia, ed averli interpretati più logicamente, il Murri racconta uno. sua osservazione clinica di un uomo robusto che riportò uno. frattura della settima vertebra dorsale con formazione ·di un ascesso, che si aperse tutto di un tratto nel canalevertebrale, -comprimentlo il midollo spinal'e· e producendo paraplegia. In tal caso tutte le parti•soLLostanti al' j:Hmlo leso si fecero rapidamente edematose e fredde, il eire ·prova che la lesìone spina!~ produsse paralisi dei nervi vaso-motori, rallentamento del circolo fino all'edema e raffreddamento della cute. A comprovare viemmeglio la sua tesi il Murri istituì molte ed accurate esperienze sopra cani, cercando di evitare gli errori in eui erano caduti i suoi avversari. Tali esperimenti erano eseguiti in camere a temperatura mantenuta sempre costante, e l'animale era munito di due termometri, uno collocato profondament\Hlielretto, e l'altro. fissato ù.lla •cule della coscia sinistra con opportuni congegni. Ai cani così preparati e non éloroformizzati venivù. latta la sezione del midollo spinale fra la sesta e settima vertebra cervicale, senza aprit•e largamente la cavità e senza ledere le parti molli per non introdurre cagioni d'errore.- Notando i risultati avuti in una prima serie d~es~er.ienze, il Mur·ri vide che la temperatura delle parti periferiche (misurata dal termometro sotto la cute) si abbassava eemp.,e dopo il taglio del midollo, indipenct·e ntemente dalla ;gr&ndezza dell'animalo e dalla temperatur·a ambiente. n raffreddamento della periferia non era solamente assoluto, ma ancora relativo alla temperatur a del centro (misurata dal termometro nel retto), la quale qualche volla era in aumento. Ma a queste esperienze taluno potrebbe obbiettare che il ~ffreddamento ltrovato alla periferia dipende da che· l'animale dtsperde'!liù ·ealorico; perciò il Murri·ha eseguilo'un'altra·serie DI GIORNALI l'f.ALL\Nl ED ESTE RI


RIVISTA

di esperienze per misurare il calorico disperso. Per oLtenere questa misura esso ha mess·o i cani in una cassa di legno munita di più fori, perchè l'aria vi fosse rinnovata, con dentroun termometro che ne segnasse la tempera tura. Primieramenle il Mui'ri misurava quanto si riscaldasse l'aria della cassa in ·Un dalo tempo, essendo il cane intatto: questo inilicava la quantità di calorico disperso dal cane sano. Dopo ciò, tenendo tulLe le condiz:ioni perfettamente iden tiche, esso misurava quanto si riscaldava l'aria della cassa, nello stesso tempo a collo stesso cane a midollo Laglialo. In questo secondo caso il riscaldamento fu sempre minore del primo; il che voleva dire cJ1e un cane a mitlollo tagliato disperdeva mino1' quanti là di calorico di un cane sano, contrariamente a quanto hanno sostenuto gli sperimentalori di Germania. - In conclusione, se dopo la sezione del midollo l'animale a vesse aumentala la pro· duzione del calore, avrebbe dovuto accadere uno di questi due fatti: o dovrebbe esser aumentata la sua femperatur·a, Ò dovrebbe esser aumentaLo il suo calorico disperso. lnvecc dagli esperimen ti del Murri è risultato che la temperatura dell'animale è diminuita, e che il calorico disperso pure è dim in~ito; il che vuoi dire che dopo la sezione del midollo è diminuita la · quantità di calorico prodotto. Dopo aver provato sperimentalmente il fallo della dirninu:.~ione del calore dopo il laglio del midollo1 H MUI•ri osserva che a produrlo debbono cerlamente concorrere molte circostanze forse non tutte egualmente determinabili. Fra queste esso dà molta importanza alla diminu:.::ione della pressione sanguigna entro l'alberQ vascolare, la qual cosa gli è dimoskata da esperimenti di confronto (la lui eseguili sopra cani grossi e piccoli. Eseguençlo infatti la solita esperienza del Laglio del midollo (in tutte le condizioni e con le precauzioni già descritte in principio), esso vide che nei cani piccoli e poco forli la diminuzione della temperatura era mollo gl'ande, mentre in cani grossi e ben nutriti era assai minore. I cani piccoli nell'alto operatorio perdevano relativamente molto sangLle, la loro pr·e&sione san· guigna diminuiva molto, e l'abbassamento della temperalu1'8 ora notevolissimo; i cani grossi invece perdevano relativamente poco san gue, la loro pressione sanguigna non si abbassa va in modo sensibile, e quindi poca era la diminuzione della tùmperaluru. Ma se ai cani grossi, mentre erano solto resperimento, si sottraeva tuLlo d'un l-ratto una certa quantità di sangue (e questo esperimento fu eseguito due volte dal Muri'i),


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iàloro temperatura subiva un rapido abbassamento, il che pro'VB.Va la verità della enunciata ipotesi. Seguitando l'esame della teoria neuro-patologica d.ella febbre, siecome Naunyn, Quincke e Dubczcanski ammettono che le sostanze ptrogene agiscono alla medesima guisa del_!a sezione del midollo, il Murri considera che se ad un q.nimale, cui sieno state iniettate sostanze putride, si tagli il midollo, le due cagioni dovrebbero sommarsi, e gli effetti riescire più rapidi e più intensi. Perciò eseguì nuovi.esperimenti per· verificare se questo fatto realmente aveva luogo. A cani, posti nelle solite condizioni sperimentali, iniettò sotto la pelle pus fetido, ~notò l'andamento della temperatura interna e della cutanea; poscia operò il taglio del midollo, ed osser•vò gli elletti. Questi furono che gli animali, posti anche in condizioni opportune allororaffreddamento,si raffreddavano molto meno di quelli a cui era stato fatto il solo taglio del midollo; ossia gli elfelli delle due cagioni credute analoghe, invece di sommar·si. si elidevano. - Non contento di questo il MuJ•ri volle tentare anche l'esperimento in senso inverso, ossia prima operò il taglio del midollo, e dopo averne osservato gli effetti, iniettò sotlo la cute pus fetido. Avvenne che la temperatura si abbassò al modo solilo .dopo la sezione del midollo, mu si r·ialzò in modo rilevante dopo la iniezione delle sostanze pirogene. Questo fallo prova sempre più l'antagonismo delle due cagioni. Gli autori sopra ricot•dati, pet· ammettere una identità di stato fra gli animali in preda a febbre e quelli con midollo sezionato, avevano trovato che gli animali febbr-icitanti, se er-ano posti in cir-costanze propizie al raffreddamento, si rall'reddavano -più. déi sani, e che lo stesso falLo accadeva anche in quelli che avevano il midollo tagliato. Il Murri, variandQ le circostànze sperimentali, trovò che tale fatto s uccede realmente, ma che non è costante, e quindi che non è logico, basandosi sopra un fatto incostante, e che può dipendere da molteplici cagioni, l'ammettere identità eli slato fra l'animale che ha febbre e quello che ha il midollo tagliato, tanto più che clinie&nìente esso ha veduto uomini in preda a febbre ratTreddarsi prestamentA se venivano collocali in un bagno freddo, ed altri 7 pure febbricitaQ.ti, che non si raffreddavano punto. Da lutto ciò risulta chiaramente che i faLli sperimentali sono co~tra,ri alla te0ria nervosa della febbr·e, in qualunque modo Si mtenda; poichè se l'azione del supposto centro della tempe'i'atura fosse mode1•a!rice (Virchow, Naunyn, Quincke 7 Dubc-


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-zcanski e Beucke), come accade che-la sezione del midollo, invece di accrescere, diminuisce la produzione do! calore? .Se quest'a~ìone nervosa fosse eccitatrice (Heidenhain, Riegel), come mai dopo la sezione del midollo poh•ebbe il processo fe_b· bvilo svolgersi nell'organismo? -Nè sono più concludenti le prove tratte dalla clinica osservazione. InfAtti nelle lesioni traum a tiche della porzione cervicale del midollo talvolta abbiamo -temperatura elevata, ma in altri casi l'elevamento non si ha, -è quando si osserva può dipendere da cagioni multiple e complesse. Parimenti nulla provano certe elevazioni di temperaLul(a che la lvolta accompagnano alcune nevrosiJperchè costituiscono fino ad ora un fenomeno oscuro e di difficilissima interpretazione. Invece tutti i giorni si osser·vano febbFi LÒ.nto con sintomi di eccitazione, quanto con s intomi di depressione dei centri nervosi, come pure febbri senza gli uni e gli altri; mentre d'altronde può esistere l'eccitazione e la depressione dei çentrinervosi senza febbre. Sappiamo da ultimo che le alterazioni le più gravi dei centri nervosi (emorragie, rammollimenti, sclerosi, tumori) decorrono completamente apireUicho. Nella febbre però abbiamo un fatto che è cerlamen t~ spLto la dipendenza del sistema nervoso, ed intorno a cui si tl'ovano d'accordo la fisiologia e la clinica, ed è la limitazione del circolo cutaneo durante il brivido febbrile. Ma il Murri osserva che alla contrazione delle arteriole cutanee deve per leggelìsiolo· gica. su<;seguire il r.ilassament<); alla pelle (!'edda., pallida, av· -vizzita segue, per testimonianza della clinica osservazione, la pelle calda, urente, turgida e rossa, e tuttavia coll'una e col·l'alLra maniera di pelle esiste calore febbrile. Perciò l'ipotesi :del Traube, che-la temperattll'a elevata della febbre dipenda -da calorico eccedenlemente r itenuto e non da calo t: ico ecccden· temente procrotto, non solo è ins ufficiente a spiegare tulto il calore febbrile, ma non sì può accettare come elemento necessario ed immanchevole in ogni febbre ed in ogni stadio di . essa. È v'ero che il Senator ha osservato la contrazione delle piccole arterie delle orecchie di conigli febbricil.an ti; ma questo non può ritenersi come un fatto generale, tanto più che vi sono cerLe febbri (ad esempio le malariche e le septiche) che hanno il periodo iniziale di orripilazione o di brivido, mentre ve ne sono altre, come le tifose, in cui il brivido ·manca del tutto, la pelie è tur·gida .ed offre• la sensazione di calore urente. Questa eccitabili là dei vasi cutanei -non è proporzionale al grado assoluLodella temperatura, e noaè costante in t:>gni febbre, quir~di


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DI GIORNALI ITALIANI ED ESTER I

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~nsidera.rsi come un elemento che può intl uire sul grado

.R.ftlla termogenesi,-ma non come una condizione necessaria ed essen~al.e. Se così fej)sse, ~a tempenaturo. della pelle dei. febl!ricitanli dovrebbe variar molto in proporzione della tempe.raLura delle partiinterne; perciò !l Murri in molli malati con J~bbre m~surò esatLI;\ment~ la temperatura della cute e delle parti .profonde, e vide che in generale questa variabilità non ~leva. In qualche raro caso esso osservò la temperatura Autanea molto passa in confronto della centrale, ma si trattava di m$lati in )stato di somma adinamia, e perciò interpreta il (atto piuttosto come una conseguenza della diminuzione della forza ca,pdiaca. Il Senator.osserva che l'animale sano, r iscal-dato o per sforzi muscolari o per calore ricevuto dall'esterno, in.breve tempo torna a temperatura normale; mentreJ'animale fl)bbricitante non vi ritorna, perchè ha perduto la facoltà di .msperder calorico. -Il .Murri invece interpreta la cosa ulLr.imenli dicendo che il febbt·icilante 11on ritorna a temperatura normale appunto perchè produce calorico in eccesso, mentre .il S&I').O p:r.oduce solo la ttuantità normale: la differenza essenziale fra i due animali 11on. istù nel potere [di disperdere, ma .in quello .di produr re calorico. Considerala quindi tanto dal h1to della produzione che della dispersione, la teoria neroosa ·della febbre non regge al riscontro dei fatti . Passando alla considerazione di un altro ordine di fatti, e mettendoli in ra ppoeto colla teoria ner oosa dMJia febbre, il M.urvi e;;amina minulamentt'\ le cagioni della febbre, le pi:ù nole fva le quali sono le infettive, le mi asmatiche e le contagiose. Se fosse vera la dottrina di molli moderni che vuol far dipeqdere le infezioni da germi d'anim ~li o di vegetali, se ne avvantaggerebbe mollo la teoria chimica; ma siccome fino ad ora questa non è che un'ipotesi, c.osi il Mur ri non vuol farvi ao~ra nessun fondamento . Se però aons idera il modo con cl;li ~~ sostanze infettive operano s ull'organismo, il Murri vede Qhe es~e hanno in generale uno stadio di incubazione più o meno h,tqgo, ed alterano prima i processi nutriti vi e di assi~la~iGne (tumore di milza, alterazione del s angue, aumento d urea)) e poscia danno luogo a vera febbre, mentre i fenomeni nervosi o non appariscono mai, o stanno in seconda linea. Inve~e le sostanze che agiscono ~opra i nervi (come gli eteri e , Ili alcaloidi) spiegano la loro azione non solo dopo brevissimo ~mpo, ma primieremente e principalmente sopra il sistema nerv~,>so. Gli effe.Hi eli_questi agenti nervini in generale sono


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proporzionali alla loro quantità; invece gli effetti degli agenti f<=-bbrilì non lo sono punto, ed· a·nessuno è venuto mai in ment.e di ritenere la febbre vaiotosa o vaccinica, pel' esempio, proporzionale alla quantità di sostanza inoculata nell'organismo. L'immunità che noi acquistiamo a subire due volLe la s tessa malattia febbrile, s i spiegu bene ammettendo che IO. cagione abbia operaLo cambiamenti chimici nei tessuti; non si spiega punto con cangiamenti puramente nérvosi: un organismo infatti acquisterà tolleranza, e non mai immuni Là per un agente ner vino. Infine vi sono molLe febbri (ad esempio quelle da malaria) che hanno una cagione s pecifica, e che si curano con r imedi spocifici (la chinina); nessuna alterazione puramente ne!'vosa gode di questa proprietà. · La febbre, secondo il Muri'i, è un fenomeno complesso, sotLo cui s i compr-endono entità morboso le più disparate, le quali hanno in comune un sin tomo importan tissimo, l'elev~zione dello. temperatura. Questo fatto ha condotto molti moucrni a fare astrazione da ogni pertinenza. morbosa nei processi fèb· brili e acl identificar e i due faUi - febbre ed elevazione di temperatura; anzi alcuni, come il Botkin, clinico di P i~ tro­ burgo, sono andati tanto oltre fino ad ammettere che esista · febbt·e ogni volta che si tt'Ova la temperatura un poco elevata, per esempio per isforzi muscolari. 11 Murri pensa che ·nel far questo siasi bensì semplificata la cosa, ma nello stesso tempo si sia anda ti molto lontano dal veroJ percltè sono troppi gli elementi che valgono a costituire una febbre, ed uno solo, sia anche dei più importanti, certamente non basta. L'avere poi s tabilito che febbre ed elevazione di tempera tura sono due cose identiche, ha condotto'molti ad ammettere un allro errore, che cioè la febbre dipenda sempre da aumento del processo d'ossidazionè, pet·chè appunto si sa che le oss idazioni nell'or· ganismo danno luogo a maggior sviluppo di calorico. Ma questo· fatto non è vero assolutamente; giacchè l'aumento del calorico può dipender e ancora da altre cagioni. N ò maggior fondamento ha la teoria di Hueter, il quale ammelle come car attere essenziale della febbre ciò che egli chiama la stasi globulosa, ossia un certo inceppamento della circolazione sanguigna, che ess o osser vò nei vasi mesenter.ici delle rane dopo l'iniezione di sostanze putride. Onde il Murri è d'opinione che a . voler parlare con precis ione assoluta non es ist.a veramente la febb re come concetto astralto ed unico, ma cbe in realtà no~ vi siano che processi f ebbrili, intorno ai quali debba aggirarsi con profitto lo st udio clinico e sperimentale.


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IT~Ll.A:NI

ED ESTERi

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I processi febbrili considerati come si osservano praticamente~ mostrano di.fferen~e nella intensità e nelle qualità di loro manifestazione, non solamente secondo lo varie cagioni da cui furono determinati, ma ben anco secondo ' le individualità, come accade nella febbre che accompagna le malattie inftàmm{ltorie (a<l esempio la pneumonite, la pleurite, ecc.), la quale spesso non è in rela:tione coll'estensione e coll'intensità dell'infiammazione stessa. Perciò la febbre infiammato~& si deve considerare non come un semplice s intoma, ma come un· processo a sè, da av.ersi in con lo nella · prognosi, e capace di una cura particolare, indipendente dalla sua primitiva cagione. Praticamente poi è necessario sapere che la temperatura di un infermo misurata dal ter·morç.etro non indica che la quantità di calorico accumulaLo nei Lessuti, pe1·chè manca il calorico disperso per avere tutto il calorico prodoUo. Inoltre la misura della tcmpet'atura è un criterio imporlantissimo, ma non è l'unico cui il medico debba attenersi per giudicare della gravezza di una febbre, nè deve pensare che ottenuto o,n abbassamento della temperatura, sia cur·ato tutto il processo febbrile; infuLti in certe febb'r•i l'abbassarsi della temperatura può indicare il languore delle azioni più essenziali della vita, e perciò esser nocevole. Da ultimo il Murri'consìdo1'ando che la febbre (dipende più da atti chimici che-da nervosi, consiglia di cercare i rimedi antifebbrili specialmente fra gli agenti chimici, i quali anche non arriv.ino a combattere dirottamento la causa pirogena, possono però giovare togliendo all'organismo certe condizioni clùmiche indispensabili allo svolgersi del processo febbrile. Altra conseguenza importante nella pratica è questa, che il processo febbrile, non essendo unico nella sull essenza, rna ~rio secondo i singoli casi, i rimedi antifebbrili devono va• l'lare secondo le.indicazioni. Così la digitale avendo per ef·~tLo di diminuire ì moti del cuore, ed aumentare la pt•esstone arteriosa, sarà utilissima nella cura della febbre ogni volta che avremo moti del cuore deboli e lan guore nella circolazi<!lne cutanea; ma lo stesso rimedio sarà nocevole in un febb.riciLante in cui la pressione arteriosa sia alta, eù attiva la c.tr~olazione della cute. La stessa cosa potrebbe dirsi degli altn r1medi arrtifebbrili, lo st\l.dio dei quali dovrebbe farsi in ~uesto senso, di vedere cioè quanLo ciascuno possa giovare JD ogni singolo processo febbrile. Ed in generale la terapia delle febbri n0n dovrebbé basarsi sop1'u pretesi mezzi antr-

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pir.ettici universali, ma vedere qu~li sono le condizioni dannose al processo febbrile particol~e, ed a quelle opporsi. In questo modo anche la terapia non rimarr-à nelle astr-azioni ma camminerà nella via sperimentale e naturalistica, che è tanto in fiore ai dì nostri. Intorno al caso p-atologico -di aume nto straordinario di lemperalura anima le os!!ler\'alo dal do li or W . Teale. Cenno fisiologico .del pro f. F. L uSSANA. (Dalla Gazzetta Medica Italiana, provincie Venete, N• 16). - Riportiamo il faLLo quale ci viene espostò nella Gazette hebdomadaire de Médecine et de Chirurgie, marzo 1875, N• 12.

Miss G .... cadde da cavallo addl 5 selLembre 1874. Ivl entre essa giaceva senza conoscenza, il cavallo sì voltò due o tre volte sul di lei pello, e intanto il di lei doJ'SO ne veniva ~pinlo ed urtato contr-o le asprezze d'una sLrada t utta piena di ciottoli . La malata venne sollevata e trasportata a Scarborough, dove il sig. '~ ·..1'eale fu chiamato a curarla. Allo!'a dessaavevn riacquistata la sua cono"scenza, benché fosse restata ançora in un collapso un po' allarmante: essa lagna vasi di vi~Ji dolot·i · alla t•egion.e dorsale, ed il suo corpo era coper lodi contusioni. Con un esame più attento si scoprì una featlura semplice delle coste (5a e 6' sinis tre). Vi successo una leggiera febbre pe1' qualche giorno; ma il termometro non oltrepassava i 39•. Le coste fratturate si riunirono rapidamente; e Lutto andò pet' bene. Quand'ecco, un mese dopo l'accidente, la malata risentit•e sempre un dolore che aveva la sua m.assr:ma intensità a livello detla sesta oel'tebra dorsale. Un medico di Leeds, sig. Pridgin 'reale, fu chiamato in consullo; ed attribuì ad una infiammazione subacu~a dei legamenti spinali il leggiero movimento · febbrile persisten(e, non che il dolore del dorso. Si p!'escrisse . il riposo sopra un materasso pieno d'acqua, poi snnguisughe ed applicazioni di ghiaccio sulla colonna vertebrale. La malata non migliorava; v'era sempre dolor·e atlet regione dorsale, ooe però conser·vaoasi la sensibilità al contatto. Si osse!'va qualche contrazione spasmodica alle membea interJori; le membea superiori sono inlatte. Addì 3 novembre la temperatura arriva a 39°, 8; addì 6 a41•; addi 7 a 41", 4. Respiro nol'male. Il polso non passa i 100. · Addì 7 novembre, il sig. Pridgin Teale viené chiamato di


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nuovo a consulto. Si riconfermo. la diagnosi di una infi.(Lmma$/OM dei, legamenti sp ~na li e della sostanza interoerlebrale, e si esclude i;l cencetto çli una infiammazione del midollo per la 1lJQilCanza di par·alisi sensorio-motrice· nelle membra inferiori e negli sjlnteri. Si prescrivono fr izioni mercuriali alle ooseie fip,o a produrre una leggi era salivazione. AddiS novembre, il termometro segna. !f4•. Addt 11, 12, 13 il ealoré s'aumenta gradatamente sino a 44•, 44•, 5 o 45•, 4. Addi 14 novembre, con grande maraviglia dell'osservatore, la scala del termometro viene sorpassata e riesee insufficiente a misurare la temperatura, la quale sorpassa allora i 51 del centigrado. Polso a 120, piccolo, filiforme, appena percettibile. La mala.ta scade rapidamente. Si combattono con ini(:lzioni ipodermiche di morfina i dolo1'i dorsali che sono sempre estt•e• mamente oioi. Sembra inevitabile la morte per esaurimento. La deglutizione diviene difficile, e per più giorni assolutamente impossibile. Si continua nelle applicazioni di ghiaccio s ulla colonna vertebrale, e insieme si a mministrano frequenti clisteri nukitivi. Addi 16 J:!Ovembre, si osserva una leggiera. sensibilità delle gengive con salivazione. Si smettono allora le frizioni mercuriali. E da questo momento si osserva un leggiero miglioramento nèi. sintomi generali, abbenchè la temperatura si man• tenga sempre sui 50°. La malata può trangugiare. Le contrazioni spasmodiche delle gambe divengono più rare. Il polso, disceso a 116, è piil buono. I:. a s traordinaria elevazione di temperatura diviene meno allarmante, dacchè la malata ha 1'esi3tito per dioerse settimane ad una temperatura, la quale fitto a quel tempo er.asi supposta incompatibile alla vita. · Addl12 dicembre, la·lingua si fa tullo ad un tratto assai edematosa, e minaccia una imminente soffocazione. Taleslalo persiste per ventiqualti''ore,poi vi subentra un miglioramento· decisamente marcato; ritorna l'appetito, e con esso un po' di :.rza e di nutrizione; ll)a la temperatura oscilla sempre fra i

,4 e 45•,4. Addl 7·gennaio.t 875, il termometro si abbassa solidamente

e marca 40•.

·

Addì 8 è disceso a 39-. Addì 10, la temperatura è normale. Due giot~ni (;lopo, la malat~ fa qualche passo in camera. Addì 22 gennaio era in grado'di uscire di casa. La temperatura vsnnemisurala simultaneamente nelle due Qcelle, q.ualche volta f ra le coscie, una oolta sola (a quanto Pare) nelt·etto, ove erO. a 14", mentre nelle ascelle era a 43•, 6.


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Non si è rilevata la temperatura nè alleorecchìe nè in bocca, percbè la malata non ha potuto mai sopportare lo slromento nel cavo orale. Importa rimarcare eziandio che durante i periodi della eleoata temperatura (al tronco), le estremità erano ghiacciate. L'autenticità del fatto, in tutti qunnti i sùai particolari, ò fuori d'ogni controversia e d'ogni dubbio. Il dott. Teale ci spiega la da lui esposta osseevazione colla lesione del nervo simpatico, escludendo quella del midollo spinale, dacchè sintomi ~ensitivi-motorii, che potesser-o attribuirsi a lesione del medesimo, non erano mai comparsi nella sua malata. Ed iosottoscrivopienamenteal concettodiagnostico di Teale: Questo altissimo aumento di temperatura deve attribuirsi a lesione dei uanglii del simpatico. In Osiologia il fallo è dimostrato e noto da tempo. Nel N" II della Rìvi.sta.fisiologica, pubblicata negli llnnali Universali di Medicina, 1863,si legge quanto segue: - "Si compiasìl'una che l'altra esperienza sullo stesso animale, cioèdall'unlato si tagli il plesso bracchiale,dall'altro le origini spinali del medesimo. Ebbene: qui nei avrete nello stesso animale !asola . par·alisi del senso e del moto, quindi oltre alla paralisi sensor•io-motrice, eziandio i .fenomeni calorifico-vasali. Si proceda . alla controprova sperimentale, opet•ando esclusivamente sulla inneroazione simpatica che va ad incorporarsi ai nervi bracchiali. Questa è operazione a1•dua e delicata, di cui Bernard espone i due processi da lui inventati ed eseguiti, per distruggere con un metodo sotLocutaneo il primo ganglio toracico a ridosso della colonna vertebrale, oppure per metterlo persino a nudo, e così studiarne le proprietà o direttamente esportarlo. E cos tantemente, dietro alla distruzione od alla abluzione del mentovalo ganglio, consegue l'aumento di temperatw·a di sei ad otto gradi nell'arto toracico, ed inoltre, allo stesso tempo, si osservano le vene per di solto alla pelle farsi più numerose · e più gonfio. Le caratteristiche e solenni differenze, ottenute col taglio del simpatico, si possono rendere più spiccate mercé l'applicazione del freddo alle diverse parti, avvenendone cosi, che. mentre la temperatura delle parti sane si abbassa di mollo, intanto quella delle parli operate si C<?nserva sempre elevaLa, tanto da provocarne perfino delle differenze di diciassette gradi ». Ed a pag. 86 delle mie Lezioni difrenologia (1864) si legge:


lH GIORNALI ITAUANI ED ESTERI

~UD1oigne ed io colla di lui guid~ abbiamo compito questi ~rimenli sulla porzione toraci :a e lombare del nervo gran-

simpatico, ollenendone l'esageralo aumento di temperatura di dodici a quindici gradi differenziali sulle membra dipendenti, senza che apparisse verun altro tur·bo.mcnto notev.ole nell& salute o nelle funzioni ~. Le due qui riportate citazioni bastano ad illustrare il càso eswsto dal dott. Teale, ·ed anzi nel senso medesimo con cui eglllo accetta e giudica: tratlasi di una paralisi traumatica del cot·donegran-simpatico nella sua jJI'Ooinci,a toracica media. Il sintomo che doveva prodursene non era che quello di un altissimo grado di temperatura (un aumento di 12 gradi circa) alle parti dipendenti (ascella, cavo delle cosci e, retto): alle parti dipendenti dalla lesa· pt•ooincia simpatica. Ciò faccio ben rimarcare, perchè sono certo che il fenomeno doveva limitarsi là, e solamente là,.e non estendersi nè alle estremità inferiori, nè al collo, nè alla. bocca, n1} al capo. Ne sono certo, per quello che ne ho veduto negli animali; e ne sono certo, perchè una temperatura di più di 45• non è compatibile colle funzioni del cervello, mentre anche un calore di 50° è compati.J)ile .collefunzioni re$piratorie, circolatorié, diger·enli, nuiritizie, muscolari. Se nelle febbri la morte non si fa aspettare quando la temperatura tocca i t~:2•, egli è appunto perchè il cervello muore apoplessiato dal sangue che sì caldo vj arriva. Ma nelle febb r i locali da lesioni a limitate provincie del sistema simpatico, altro fenomeno non si produce se non quello del localizzato aumento di calore e di circolo, rimanendovi (siccome le sperienzedi Bernard, Lemoigne e mie, positivamente lo dimostrarono) incolumi le aUre funzioni scnsil.ivo-motorie, muscolari e nutritizie. Il dott. Teale non ha potuto esplorare la temperatura nel caoo Ot>ale: e ciò pone una grave lacuna fisio-patologica nella narrata osservazione. Tuttavia egli ha ben indicata. la bassa ~emperatura delle membra) quantunque non ne abbia misurato d grado col termometro interposto fra le dita. L'autore si è poi dimenticato di esplorare la temperatura nel~ndotto auricolaT'e: ~questa fu una dimenticanza di rilievo.' Ma I falli fisiologici non di rado possono suppli:e alle trascuranze dei clinici: nel caso presente lo possono di sicuro. Imle risultanze sperimentali di Bernard' di LemoiO'ne eperocchè . ,., fl ~te, hanno p~ovato che, mentre al treno superiore od all'in6l'lore, per la dtstruzione dei ganglii simpatici toracici-supe-


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riori o lombari, lo. lemperaLura s·i irmal$aoa di 12 a 15 gradi invece nelle altre parti t non dipendenLi dalla lesa innervazior.e't avevasi l'abbassamento differenziale di persino diciassette gradi di calore. Che se riuscisse anco cl.~tficile a spiegarsi che colla circolazione generalo il sangue si Lenga u ;17• in certe I'egioni, mentre in alLre s i mantiene a 50', una sola cosa mi baslerebbe rispondere, ed è che: Della spier;azi.one poco m'importa; mi impor La del fatto, perchè il oe1•o è ilfatto (Vico). Fino dal 184-9 io vidi due casi di aumento enoi'me di calore nelle parti paralizzate per grave lesione lraumalica del midollo spinale, mentre la temperatura manlenevasi normale al capo. Mi giovo adesso di un Lalo ricordo per complotai·e il quadro patologico narraloci nella sua-malata da Tealc; quantunque adesso io debba abbandonat'o Ja spiegQJlione jf.siologica cbe in allora (due anni pt'ima della scoperta di Bernurd sul simpatico cervicale) io avevo potuto darne (Una spieuazione dell'aumento di calore nelle parti paralia::ate per urave lesione traumatica del midollo spinale; Ga~::rella medica lombarda 184.9, ~. 3). lo mi sat•ei ar restato a prcnderé noLa della osservazione patologica ùi T cale e di r-accomandarla oll'altenziono dei medici, per quanto la medesima osservazione valeadimostrareseinpre più l'indeclinabile accordo fra le risullanze jlsiolagiclte e le cliniche, ·SO non mi avessor·o non poco sorpreso i commenti che· il" sig. dott. Lutaud si compiacque di fare olia mento va la istoria nel N. 12 della Gcuetie hebdomatlaire de Médecine et de ChirlLrgie. « Questa osservazione(soggiunge il mentovalo Lutaud) può sollevare commenbi innumerevoli; essa urLa contro i dati scien· tiftoi i più elementari . ..... (? !). • Questo fallo t•ovescia tulte le nozioni generalmente ncccl· late sulla LermogeMsi animale • ..... O'!). Che possano sollevursenc commenti, ben lo credo. Jmperocchè la è una dello più preziose ed aulcntìche ossei'· vazioni putologiche, le quali vengono a sanzionol'e le cognizioni positive già acquistale dalla fisiologia spel'imenlale, intorno alla innervazione calorifica. Ma che questa osservazione urli contro i dati sci.entijlci più elementari, e che rooesci tutle le no::iont generalmente accettate sulla termogenesi animole, ciò (parmi) non significa allro se non che unu inesplicabile dimenticanza del doLt. Lulaud intorno ai progressi fisiologici, che nel suo slesso paese furono inaugul'ali da quel gi'and'uo~~ che è il Bernard, che furono Jetti.all' Accodemia sLcssa di Pa,·.rgt


J>J GIORNAU ITAi.IANI ED ESTE~l

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e che rurono nel1863 divul gali anche in quasi tutti i medici d'Italia {1). di Teale, a tenore anche dci commenti fattivi rru3desimo, !ungi dal tendere sinflolarmente (come :~l!~~~~u~ge Lulaud) a modificare le nozioni cliniche che noi ab.-;:. sinora acquistate, e l ungi dall'urtare contro i dati .ftsio;"".-.'''-1 i piu elem,entari, non dovrebbe ad a ltro realmente sernon a r·icordare ai clinici il bisogno delle cognh:ionì IISiologic.ne, ripetendo ben a proposi to il memorabile aforisma di Magendie: lA medicina non è che la fisiologia dell'uomo (lrl'lmalato. Le ì.ocaliuazioni di temperature elevatissime, di fronte alla bassa o normale temperatura delle alke parli cor poree, è un Jttto ben notorio e freque nte da dimostrarsi nella fisiologia ~rimentalo nel neJ'V.O si mpatico . Mi fanno sorpresa le asserzioni di Lutaud allorchè dice: c Le esperienze dei fisiologi dimostrarono che la pepsina e gli altri succhi digestivi della ècOnomia perdono tutta la loro attività quando la loro tempel'll~ura tocca il 45• ,; . lo rispondo che la plialina e la saliva non perdono per nulla del loro potere diasta.sico nemmeno a 70•: le digestioni artitleiali eol succo gastrico si compiono abbastanza bene anche a.fm•: la pepsina, pel culOt'<~, non s i altera definitivamente che a 60". A pa1•te anche le esperienze fisio logiche, tulti sanno e provano cbe i cibi e le bevande si possono ingerire normalmente nello stomaco a lla te mperatura di 50" a 60•, e che i fisiologi non condividono la massima di Rousseau, ossere cosa &nalurata ed insalubre il far scaldare cibi e le bevande, le quali ed i quali, secondo l'aulore del Contratto sociale, dovrebbero essere presi solo come madre natura ce li presenta. E quunto alle oltre ·tunzioni della circolazione, della respirazione e della irritabilità muscolare, le quuli, a detta di Lutaud, dovrebbero annicntat'Si tuLLe alla Lemperatura di 50", io devo ~re osservar·e che si può r espirare per Ot'e in un'aria calda a 7&. E se la irt'itabili là di un muscolo e la sua cot•rente cleltromuseolare si estinf(uono più presto in un arn.bienle caldo, ciò prov_a ~o~amenLe quanto già 1ppocrate ci diceva: calidum mutcul's. tntmicum, dovendosi ben avvertire sempre che cotali eapcrtenze sono stute pl'aticala s ui muscoli leoati dal cot'}JO, (l) v.. nn•ro riportati per esteso nel 18 13 dogli Annt«llt Untver.raU di 'llfclleina. dal Morvatlni, jlall'O$IIU'I>ttlore meaico. Giornale ai meatclna ·mtlitcwe. 81


~!

ru~nA

cioè Cuori affallo dalle loro condizioni Jìsiologichc. Non è che il cervello che muore inevitabilmente in un. sangue caldo o. -1,3•. Anche l'esterno calore radiante solare, perfino di GO•, non pro- · duce la morte, se non quando ferisca il capo indifeso. Cosi morirono soldati romani nelle spedizioni asiatiche n motivo dei loro elmi metallici arroventati dal solo, con quella ·forma di apoplessia fulminante che fu dello. side1·atio. E cosi rnot•irono nell'ardente estate della campa~na del1859 alcuni corazzieri francesi. Che so l'aumentarsi ddla temperatura di pur soli pochi gendi, nel sangue delle 'carotidi, basta pet• proòut'ro un acceleramento notevole nei movimenti t'espiratori e cardiaci (siccome osserva H dott. Lutaud), ciò appunto deve allribuil'Si al risen tirsi dei centri encefalici uorvosi sotto una corrente di sangue troppo calda (sangue delle cat·olidi). P oiché i fatti di altissime temperature locali per lesioni, traumatiche dei gan.glii toracici e lombari del simpatico, di fronte alle nor·mali o basse temperature delle paT'ti non dipendenti dalla provincia lesa di delta inneroazione, e difronte alle conser·vate alt1·e funzioni di motriciitJ,, sensibilità, irritabilità, nutri:.ione, cù·colazione, erano da tempo dimostt•uti e noti in fisiologia, mi sembra all'alto fuori di proposito quel- . l'étonnement ou, pru· mieua: dire, stupifaclion gdrlérale, onde Lutaud ci dichiara essere entrata nel dominio scientifico l'osservazione patologica di Tealo. ..lzione Os lologiea e tere 11euflca d el bromuro di lltio,

di LEVY. (Gazzella medica italiana, Proo. Venele).- Il dott. Levy, medico dolio spedule Rotschild, dopo di avet· accennato in una sua tesi pubblicata nel dicembre 187·i, che la prima applicazione alla terapeuUca del bromuro di litio fu falla nel 1870 da S-W. Mitchell e che Roubnud nel 1872 ne fece uso nella cura di un gottoso, si occupa dell'azione fisiologica di quest.o farmaco, raffrontata con quella del bromuro di potassio, ed ì risullati delle sue ricerche lo avrebbero condolto alle seguenti conclusioni: 1• Il bt·omuro di potassio esercita un'azione sul sistema muscolare, non così il bromuro di litio. 2' 11 beomuro di !ilio agisce, in generale, più energica~ mente e rapidamente del bromueo di potassio sulla midolla spil1ale, e sui nervi sensiferi. 3• La perd ita delle sensibilità esoPdisce dal nervi, pel'


Dl !HORNA:Lf lTAT.lANI ED ESTERl

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*'1&Jl<l~~FSJ 1 • ùopo un tempo più o meno lungo, à.ll~ mjdolla e

cervello.

~:~:- \.tuu.,~_.,,,.,,ul'a.zio.h e terapeutica:

del bromuro di Jitio, nella gotta, dice il dott. Levy, ~...~ ..............,.,.,", non però i !l m odo notevole. qifferenze verifict:tle nell(l q t~antità dell'acido urico

contenuta nelle orine, in seguito a s uoi espet'itnenti,

non gli permisero di affermare che agisca diminuendo la ;.!lllant~t? dell'~cjdo urico.

Il bromuro dt lìtio). molto ricco di br·omq, ha una azione se4ativa, molto spicca !.a, sull'asse cerebro-spinale. Esso migliorò -diver!ije nevrosi e specialmente la epilessia. Sotto questo rapptoJltO è p_il).1 ~ttivp <;Iel b.romL~rQ d~ potassio; ·di pi'ù ha sù que,::;;to il vantaggio di non agire sul CLwre, e in certrj casi qu'esta proprietà negativa è del massimo interesse. Il bromqro di litio s i amministra nella gotta alla dose di .50 centigra-mmi, in una sol voita; la dose può ele'varsi j J1 alcuni stati nervosi (isterismo, insonnia, ecc.); contro la epilessia la dose dei 50 centigrammi può g radatamente essere portata ai aS.ra.mml. Nou se ne 11a danno, anche elevando~a Jnaggior-

mente.


·IUVISTA CHrRURGICA

Del « mtnlmo ~nc- rifizio dt parti » eume principio dlr e uh·o di c•b lt·ur::;l u Jlrnlicn. -Per F . BHYANT (cont . vedi

a pag. 363. - The Lancet). Valore del prìncipio illustrato dalla chirU'f'gia ' delle articolazioni. Procedef'òora all'applicazione del pr·incipio a casi di malattia . delle a r-ticolazioni, e a dimostrarne il valore coll'appog gio di esempi pratici; imperocc!Jè io vado d'anno in anno sempre più convincendomi che articolazioni disoeganizzate ponno essere sottoposLe 8 diretto lra Llamento locale b en più di quel che gener·almente s i s uppone; e che liber·e incisioni di cavità a r•ticola ri con a blazione di parti nocrosata sono 8 un tem po stesso eccellenti ed er.icaci ope1·azioni. Queste sono di gran lunga m ~no geavi delle reseca zioni e d'assai meno peri{lo]os e delle a mputazioni; e in grùn n umero <lr casi sono di successo il più fortunato. Dire che con q u ~ste mis ure minori s i possa no in Lutti i cas i sospendere ad evitare le più gt·avi sarebbe evidentemente una esagerazione; ma io sono convinto di non andare al di là del veeo dicendo che un g r·an numero di gi.•mlm'e verrebbero t'ispaemiate e uLili membri conservati qualora la pratica che sto propugnando fvsse più liberarnenLe seguHa. Vi citerò o t·a alcuni cas i di suppurazioni intrat'Licolad tr·attate coll'incisione. C ASO 11•. Tumore bianco dell'articola zione del piede; incis ione libera; g ua rigione con facili Là di movimenti. Tommaso N. d i a nni 4, entrò allo spedale il 30 gennaio 1865, per malattia dell'articolazione del piede destro. A ve va


RIVISTA DI GIO RN ALI ITAL IANI ED ESTE~l

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IQJIIIlnc:uno, 7 mesi prima, con tumefazione e dolore, in sea distorsione. Trovai la giunlu1'a molto ingrossata e parti intorno ai ma ll'>loli pastose e inspessite. Vi .e ra dorossore e calore della parte. Furono ordinate fomen' e tonici internamente. Circa il 20 di febbraiò er a no parsi i dolori ed ogni segno d'i nfiammazione. Si permise, j)Ontrariamente agli ordini dati, che il bambino facesse uso del piede, e ne conseguì una ricaduta con ripetizione anzi peggioramento cr escente di sintomi, fino o. suppurazione con .ascesso apertosi spontaneamente, il irl maggio, alla parte ·esterna aeUa articolazione. U ·J9 maggio s i l'o rmòaltro ascesso .tij me.lleolo Ìnterno; ed era chiaro che l'ar'ticolazione era co m~~et.amente. aperta. Fu fatta una larga incisione in corrispondenza del malleolo interno e si per mise la libera usci la di lutto il contenuto. Si medicò con. 'compresse bagnate in acqua e coper te con taffettà (water-dr essing). Du JIUel momento tutLo andò miglior~ndo. ' Ai 10 di giugno l'ascesso alla parte ester·na della giuntura et'a salda'to ed era cessaLo og ni doloee. Nel settembre tutto prometteva una prossima g ua rig ione. Ai 3 di ottobre vi fu ~tra ricaduta, si formò alleo ascesso, accompagnato da gravi sintomi locali e generali. Non pertanto questi sintomi cominciarono a diminuire di nuovo, e cir ca il 27 di novembre avevano perduta tutta la loro gravezza. Da allor a in poi tutto procedè favorevolmente, la suppueazione ve nne a cessare, e l'inspessitnènto della s inoviale diminuiva gr adatamente n 19 febbraio 1866 non v'era più s uppurazione di sor ta , i seni erano chius i: in aprile l'articolazione aveva J'iacquistato il suo aspetto naturale e l'ingorgo delle parti molli era molto scemato. F u applicata una fasciatura compressiva onde accelerare l'assorbimento dei proçlotti infiammatori, e ai 9 di a prile il caso ru denunciato per g uarito; e, ciò che difficjJmente ci si aspettava,, coll'articolazione mobile. ln dicembre 1866 l'articolazione er a del lutto sp.nata, con movimenti perfetti, e non r imanevano clte le cicatrici ed una certa debolezza della giuntuea a testimonianza della natuea e gravezza della passata mala lLia. Nel dicembre 1868 questo ·fanciullo venne a visitarmi, e J'~r~icolazjone era tuttavia s ana e uti le; i movimenti dell'astrt~.galo frà i due malleoli erano della rnoggiore sciollezza POssibile. Anche pr-esentemente sta benissimo.


4.78

RIVTSTA

CASO 12•. - Tumore bianco della giuntura del piede, curalo con incisioni libere; guaeigione. Gugliemo R. di a nni O, JljÌ fu poetato al Guy's Hospilal, il 4 luglio L86i, pee malattia della giuntura del piede des tro la rJUUle durava da duo anni. Eras i manifest.a tu in seguHo a pet•cossa, con dolot•c e tumeJazione, e questi sint.omi, meno pochi intervalli, avevano con.tinuato d'alloPa in poi. Al momonto della mia visil.a la sinoviale faceva sporgenza ùai conlot•ni dei malleoli, era mollo inspessita e in alcuni punti miuuçciava di rolllpcrs i; i movjmenti dell'astragalo colla Libia non avevano la libertà ordinaria. li'u llssato con ferule e si prosct'issero tonici inlet•namcnle. Per alcun lampo i sintomi migliorat•ono insieme alla sulute generale del bambino, e si spet•ava che non ·avrebbe avulo luogo la supput•azione. Nel rnaezo del susl:ICguent.o anno, pet• alko, si aprirono due ascessi, uno a ciascun Jato deH'al'Licolazione, e colla sonda si sentiva chiaro che la cavità articolare ora aperta Fu praLicala allor·o. una feanca incisione ad ambedue i lultllt>ll'al'Licolazione, rimasla cosi liberamente apel'la, e s i mantenne l'urlo in un adatto apparecchio. l n sci mesi era tutto cicall'izzalo e le parli appat•ivano COflsolidale. In altr·i tre mesi l'ur·ticolazione preslavasi già a qualche movimento. Nel luglio '1866, 1'ul tima volta che lo vidi, il bambino poteva cumminar·e bene senza dolore; i movimenti t;u•Licolori Ct'uuo completi. Quantunttue fosse necessario qualche soslugno pet• J'arlicolaziono, put•e questo bambino aveva riucquis tato un ulilo arlo. ' CAso 13•. - Tumore bian1;o dell'ut·ticolazione del piode SInistro, supput·azione; gwu•igione con conservazione di movimenti. Cornelio M. di anni 3, fu portato al Guy's Hospital il H dicembre 1865, per- malaLlia della giuntueu del piede s inis tro. Er'a conseguenza di una cadut-A eduveva comincialo con dolol'e, tumefazione o rossol'e. Alla mia prima visita 1'urticoJazione er•a evidenlomenle lumoratla per infiHrali infiummuLol'i della membrana sinovialc. Al tatto tutla la parte et•a come polposa, ogni prominerua ossea er•a come nascosta. Non et•avi distensione dello. sinovia le pet• liquido elfuso, e le superflcie ru•Licolaf'i npp81'ivano levigate solto i movimenti. Furono ordinate fomentazioni sulla parte con compresse


01

~IORNA Lt

ITALL\NI ED ESTERI

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m antenendo 1a posizione orizzontale; e si davano lofine dr gennaio vi era miglioramento; ma a l 26 di ~~&1\h,!'ai,o, i sintomi locali s i erano aggravati di nu ~;>vo e v'era oftiibli:IBCCI& prossima iii suppui-azione. Al 12 marzo con larga ~::Jilds,iorte in col'l'ispondenza del malleolo inl.erno fu aperto un 9".~~--~ISO elle era manifestamente comunicante colla cavità ar-ttnnrare: quindi si applicò un appo.reccltio. 25 di giugno la tumefazione aveva quusi del Lutto cee ogni traccia d'infiammazione era scomparsa. Fu appncata la compressione mediante s triscie di cerotto; e al 3 di sellembre (sei mesi dOJ>O l'incisione) il ban:lbino fu dichia lato guat·ito, con integr•a e mobile articolazione. CAso 1t•. - Malattia deUa membt•ana :;i no viale dell'articola-zione del piede; incisioni larghe; guarigione con articola :tione mobile. Alfredo T. dì anni 5 e mezzo, fu portato a l Guy's Hospilal il1• gennaio 1866, per malalLia rlello giuntura <.H piede destro, la quale durava da ci t'ca ll'e anni. Aveva cominciato con dolore e gonfiezza, in !:lCguito a caduta. Al momento della mia prima visila l' at'licolaziono era molto lumefalta, molll.l e pastosa al tatto; era r..alda e dolenl.e da permettere uppeoa qualche legger o movimento. furon o ordinale fomenl.a:t.ioni alla par-te, vino fet·rugìnoso e buon vilto. Il paziente doveva essere tenuto sempre in letto. Circa la fine di gennaio comparve a l lato interno dell'articolazione un ascesso,, che venue aperto con lut•ga incisione, e si ·v edeva manifesLamenle che il pus veniva dalla cavità al'Licolure. Si medicò con corupr•esse bagnùle. Le cose pl'Ocedottcro ~r alcun Lempo in m odo soclwsr~cente, quando, il H giugno, SI manifestò un tlllroascesso al loto esterno Fu ape rto anche questo liberamente e medicato come} il primo, che ex-o. or·amai guat•ito. In tre mesi era venuto a cicatrizzazione anche la ferita del Ialo esterno, e l'onfiagiorlC intorno all'articolazione era scompt\rsa. Esisteva pure qualche movimento articolut•e. Nell'agosLo 1868, quasi due anni dopo, mi fu riportato il bambino e al~or~ movimenti delfarticolazione erano perfetti, e gli unici mdrzt della passata 11lala ttia er-ano le cicatri ci e un po' di debolezza della parte. . CAso '15•. - Sino vite e disorganizzazione ùolla giuntura del Piede curaLa con larrrhe incisioni·' otruario-ione con conserva·.. O n Zlone dei movimen~.

!


6.80

IUVJSTA

Elisa M. di anni 2, mi fu portata allo spedale il 25 febbraio 1864, per malattia della giuntura del piede destro. Datava da se). mesi ed aveva cominciaLo con tumefazione e do-· lore Quando la vidi la prima volta, l'articolazio ne appariva molLo impegnata, benchè le cartilagini fossero presumihilmente in. buone condizioni. Era vi inspessimento rimarchevole della membrana sino viale tutLo all'intorno dei molleoli e dell'articolazione, e le parti erano molto calde. Furono ordinale fomenl{lzioni e tonici. Al i • di mal'7.o tutti i sintomi eransi aggravati e v'era minaccia di s upput•azione. Al 31 marzo l'aeticolazione fu aperta nel sùo IaLo interno. Essendo l'articolazione appa r·enLemente tutta sfìancata, si applicò un apparecchio con ferule. Ne seguì grande sollievo; e d'allora in poi cominciarono le cose a migliorare. Al 10 maggio ~ravi poco scolo di pus, e nel luglio le piaghe erano cicatrizzate. Af 30 di luglio fu Lolt<> l'appa•·ecchio e al 10 di settembre si poteva constatare qua lche movimento dell'articolazione. Nel dicembre i movimenti erano molto più eslesi; e nell'aprile 1865, quando la madre mi portò di nuovo la bambina, fui sorpreso di Lt·ovare che il piede movevas i !ib~r·u­ mente e s enza allrili nella sua articolazione e senza dolore. La giuntura era debole ed abbisognava di qualche sostegno, ma era risanaLo. CAso 16•. - Malattia dell'articolazione del ginocchio co~ esito di suppurazione, curata con incisione liber·a; guarigione con mobilità. Guglielmo S. dì anni 14, venne solto la mia cut·a, nel fçbbraio 1865, per gt•ave malaLLia del g inocchio destPo. Esisteva da tre anni e si era manifestata in principio con dolore ottuso alla parte, il quale durò almeno sei mes i prima che si potesse rimarc~re un qualche ingrossamento. Dopo questo tempo la tumefazione andò gradatamente aumentando, e il dolore continuava sempre. Egli era stat_o in cura per alcuni mesi a l Melropolitan Hospital. Quando visitai questo fanciullo il ginocchio era mollo ingrossato per l'inspessimento della membpana sino viale distesa sulle lumefalleepifis~. Il calore della parte era aumentato e v'era dolore alla pressione. I movimenti dell'articolazione erano mollo limi~ali, ma facili però e s enza attriti. Si vedeva manifestamente che un asçesso andava Jormandosi s ul con· dilo interno del femore. Fu applicata una ferula per· fissare l'al'licolaz~one; fom entazioni sull'ascesso e tonici i ntcrnamenle ·


481

..._,.~.,~·'-"""'· ~ · rnantenufo l'app~u:ecchio. e si gi~dicava risultato che non fosse l'anchilosi. fu tolto l'apparecchio, è, con grande sòddisfazionè · di · tutii, si riconobbe che l'articolazione era risanatq. -~d in par'ite·_inobile. AJ,_n CJ.!cernbre la_. rnobililà era accresciuta, e al 3 g_ennaio 1:867 n 1J8-Z.Ìet).te fu ' di_c hiarato perfettamente guarito'. Fu i\l'ist'o a.tiCora ìl- 27 marzo 1868, e le parti furono tro'Vate i-n otìim6 stato, essendosi le ingrossate epifisi, ridotte .(}'as~ai. . . . Il2 mag-gio~ a::vendq colpito sul ginocchio con un-pugno, ne @be Jlisveglià'to· qualche leggero indiziò di ma:le, m('l con poehì _giorni c,ti 'ripo·so e con qualche fomentazione f'u, t:imediatoa tu Ho edqpo tre settimane egli era di nuovo ristabilito. In agost~ 18~8J'articolazione era tuttora in ottimo stato. GAso 1;! 6: ·- Disor-g anizzazione della at'ticolazione del go· mit'O_in se-guito a trauma; incisioni libere; guarigione con con§elwar.tione di" movimenti. · Gualhlero, L -di anni 9, mi fu presentato al Guy's Hospital, il 1:3 manzb 1-867, pér vistoso ingrossamento del gomito destro, venuto irr ,e0nseguenu( di una lesione traumatica _sofferta tre mesi J~Pii}:l.&: 'Immediatamente dopo l'jncìdente si manifestò fo~té tumef~z'io~e c.o n sintomi generali geavi, e d'allora ., in PoJ andç> sempre·· gradatamente crescendo. Qua11d0 :lo :Vidi l'articolazione del gomito era- convertita i'n un gl'ande ~~cesso. L'aspetto del malato indìcava gravi soffe'!'enzé. Egli si riftutò di entrare nello spedale. Conseguentemente ~u!'òno praticate due larghe incisioni sulle due..facce laterali de!Ja articolazione e fu· fissato l'arto ad una fer•ula pie~ata applie~ta. sulla parte anteriore. Ne scolò liberat11ente .grande.qM-al)tità ,di' pus e si s entiva manifesta crepitazio)le s~L~o :i mo'llmenti dei capi a.rtico!ari. Furono prescritti i tontct :- r;a:ccomaridato un buon n.u trimento, ess(}ndo il paziente jii ·~tr.«ostanze di fam_iglia abbastanza .confortevoli. :qopo una ~ettlmana le coqçliz.ion.i locali ·er~no molto migliorate, la. gonezza ~v.eya, eeduto, .e dl)i seni usciva ancora inaecia. Allora


.RIVI~'l'A

il fa:Ì}ciullo eo:nsenti ad -enfra:re neJFo·s pedale.• Comunque, egli cor:Qil'lCiQ a migllorar·e r.api~amente ogni giorno _più e le piàghe . vennero a cieatriz.Z-azione. Al 10· di otto·bre non .v'era che ua solq seno 'ap~rto aÌ lato interno ed era scomparso ogni résio· d'in-gros-samento e di dolore .. Esaminanao J'&·rtieolazione si constatava re:;;istenza di limitati movimenti, e tre mesi dopo eràno ques~Lmolto p~ù. estesi . GASO 18•. - ..l\1alaltia dell'articolazione della spalla; suppu• r·aziorie; iilcisioni libere; gua·dgione con conservazione eli niovimenti: Enri.co FM riel~età di mesi 7, mi fu portato alrospedt\le, il 12 otLobre t863; per suppur~•zione acuta ·della giuntura della spàlla destra. Ave va cominciato· cinque setlimane prima, senza causa nota, con dolore int-enso e gonfiezza della part.e a.ccompagnati da disturbi generali. La suppl)razione si era: già manifestata qualcbe giorno iwima ·della mia visita, e si: aprì Jfberamente un largo ascesso di contro l'articolazione al disol:to-ctell'ittserzione del muscolo pettorale. Colla son<~a si e.rrtra va facilmente; attraverso la ferita, nell\3- cavità ur·ticolare. L'~1rtico!azione era_ molto turnefatta e ogni movimento cagionava a·c uti dolori. - Il viso del bambino annunziava chiara- · nieote la gravità dei sintomi. Si ordinarono fomentazioni e tonici. - Al 2 di novembre, o tre seltiman~ dopG, era qu:asi cessato lò scolo delle marcie Al 9 di novembl'e la feriLa era chiusa e .lo. spalla an da va sensibilrnente diminuendo d i volume. Al 16 no,·embre si verifico che potevano effettuarsi limitat;i mo'\liment.i deJI'arLicolazione;•e dopo sei mesi s i cons tatò la. guaeigione perfetta. I movimenti della g-iuntura della spalla . , erano abbastanza liberi, sebbene accompagnati con cr>epita. . '' z10ne. ·CAs_o 19~. ~ Enor·me ascesso della spalla; incisione libera; . guar'igione con conservazione dei rnovirneQti. E lisa W., di anni 3, mi fu portata allo spedale, il 18 di-. cemb~e 18G2, per vastissimo asyesso che comprendeva lulta la spalla sinislea, venuto in seguito a trauma r ipor·lato un mese prima. Fu aper to l'ascesso con una !a J•ga incisione praticata sulla par·te anteriore dell'articolazione dando esito a grande ·quanti Là di pus. N~ segui immediato e durevole sollievo. Durò per• tre niesi il plils a . scolare dal ~e no, e ral'L.i~ colazion~ dava ogni segno di essere impegnata , poichè 1 movimenti de' cai1i ar:ticolari cagionavano insopportabile do~ lore e facevano sentire Ct'epHazcione. come sfregamento dt


483 Non per tanto dopo altr·i tre me~i tutti questi erano scomparsi, e la bambina mi s i presentò col guarJ · ··e colla s ua articolazione mobile uu.. ....., , .....,~.• vv in questo caso la suppurazione :veniva dal del deltoide ed era apparentemente denh'o la cavità I?erò il risultato del caso mise un po' di dubbio punto, poichè non vidi mai sì completa guarigione arttcotazwne dopo aver subito una suppurazione di iJi~~~ata fatta. ,,.,.:;J...,. .. ,,. nove ca$i che vi ho cita ti sono esempi tu tti di suppura,._..,,,,.~,""'"" di cavità· articolari da mala ttia della membrana s iIn. tutte ftlt'ono fa tte generose incisioni àppena si certezza dell'esistenza della supput·azione, e in tutti i ea:si se ll'ebhero buoni risultati; non solo si ottenne di ar~ta re la malattia lulle le volte, ma fu ben anche ridonata aJ paziente una sana articolazione. Se non che ogni c~ so delle descr-itte malattie occorreva in J!ambini; ed è in questi soggetti appunto che verifica nsi gli $Sempi i. p14 ·brillanti di c ure per foeza de' pt•ocessi s em plici della natura. - Nullameno essi servono benissimo acl illu.atrare la pratica che sto pt'opugnando. Nella prossima serie di casi fu pure applicato il medesimo trattamento~, sebbene con differenti risultati, essendone seguita l'anchilosi in tutti . • CASO 20•. MalatLia. della giunlur·a dell'anca; suppuraZlOne; incisioni libero; guarigione con anch ilosi JJionisio M. di anni 4·, mi fLl poetato allo s pedale, il 19 mat~zo 1866, perché zoppo della gamba destr·a da circa tre settimane senza causa nola. Il bambino si era !agnato qualche volta di dolore alla paeoo. All'esame vedevasi la pelvi spinta in alto a sinistra, dando all'arto affetto l'appat·cnza di un allunga mento di circa un pollice. Intor no all'articolo.zione non v'oro. nè in o-ros samento . nè mdurimento di sorta; non aumento di co.lore, non dolore solto m?tlerafe ma ni festazioni. Le glanclule dell'inguine et'ano normali. Premendo pe1·ò s ul gran Lt·ocantcre si cagionava dolore, e il. più lieve tentativo di movimenti dell'arto eccitava ~pasmo dei muscoli. Si raccomandò ai genitori di non tenere Dl piedi il bambino, di fat'gli bagnature alla parte con acqua èald~ e di dar gli dei tonici. Al 9 èli aprile~ s intomi e-rano rnigliornLi; erano diminuiLi 1a.nto il dolot'e chEl lo spasmo muscolare. Al 16 le cose o.n~

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davano ancor meglio. I genitori allora pensando che il bambino fosse pressochè guarito non lo present.avano più; infatti egli cominciò pt'esto a far uso del suo arlo. Al 15 eli ottobre me lo portarono di nuovo con evidente ingrossamento intorno l'articolazione, specialmente in corrispondenza çlel collo del femore; cd era mollo più sensibile alla pressione. Èrano tre settimane che i sintomi si erano esacerbati. Al 3 di dicembre cOmparve tm lat'go ascesso dietro al trocantet'e; fu aperto con larga incisione, attraver~o la quale s.i poteva col dito liberamente enLrare nell'at•Licolazione. Si applicò un apparecchio. Al dì 6 gennaio perdurava ancora lo scolo di marcie, ma il paziente aveva acquist.ala l'apparenza di buona salute generale. Al 3 di maggio il seno era cicatrizzato e l'articola~ione mosLravo. di anchilosarsi. Al 20 di ottobre infatti essa era perfettamente saldata. Al 10 di dicembre, come trovo notato nei miei appunti, l'articolazione era assolut~men te rigida ed immobile e libera da ogni dolore Il bambino camminò d'allora in poi liberamente coll'arto anchilosato. CAso 21•. - Suppurazione dell'àrticolazione del ginocchio in seguito ad aborto; incisioni libere della capsula articolare; gul:lrigione con anchilosi. Elisa K. di 85 anni, maritata, venne sotto la mia cura, il 7 ottobre 1864, per suppurazione dell'articolazione del ginocchio. Durava la malattia da sei mesi ed aveva cominciaLo due giorni dopo un aborto al 2' mese. l siòtomi dell'infiammazione del ginocchio erano decorsi con molta acutezza c furono accompagnati da gravissimi disturbi generali. Quando vidi la paziente il ginocchio era mollo enfiato, caldo, dolente ed il minimo tentativo di movimento cagionava dolori strazianti. Le forze della molata erano molto depresse. L'8 di ot.Lobre fu applicalo un apparecchio ~sso.e furon o praticate due la1'ghe incisioni ai lati della rotula; e ne uscì pus e cletritus di LessuLi. Si medicò con compresse bagnate. Da quel momento cominciarono le cose a migliorare; la febbr e e gli altri si ntomi scomparvero. Lo donna mangia-va di buona voglia, e i dolol'i andavano sembre cedendo. Anche l'anchilosi peogrecliva gradaLtunente; al 9 dicembre avendo levato l'apparecchio, si trovò Jo giuntura saldata. Le'


DI GlORNALl ITALlANI BD ESTERI

erano chiuse e la salute generale era ristabilita. Al10 la donna passeggiava per l'ospedale (con una ginocchiera di cuoio) li))eramente col suo ginocchio gennaio del 1868 essa trovavasi tuttora in buon stato, sempre la sua ginocchiera; e poteva andarsene infrancamenLe senza dolore di sorta. CAso 22•. - Suppurazione acuta del ginocchio consecutiva a puntura dell'articolazione; fungosità della membrana sino~e; incisioni della capsula; anchilosi. (Rapportato dal dotL. P. H. :Pye-Smith). Ellena C. di anni O, apparentemente sana, fu ricoverata al Guy's Hospital, il 10 dicernbt•e 1861, o al'fìdata alla cuPa dél prof. Bryant per malat.tia del ginocchio destro. Il male aveva avuto principio, circa 6 mesi, prima con gonJìezza dell'articolazione accompagnata con dolore o calore della parte; e'Iso aveva progredito per 9 mes i continuamente, e quando la paziente ricorse a.d uno ospedale (circa 3 mesi prima della sua ammissione) dovo fu praticata un'apertura dell'urticolazlone, alla sua pal'lo inlor na, onde evacuarne il s upposto liquido, ma non ne usci nulla e se n'ebbe per risultato acuta infiammazione dell'articolazione con suppurazione. I genitori della paziente, non volendo più !asciarla in quello stabilimento, ne la levarono e la portarono al Guy's Hospilal. Al momento dolla sua ammissione il ginocchio era molto ingrossat.(l e tumefatto e dava pt'Ofusc marcie. Il pil'l leggero movimento causava dolori intensi. La bambina, agilata e molto abbattuta, era esausta di fol'zo. Il pror. Bryant fece applicare un apparecchio a ferula posteriore e compresse bagna te s ul ginocchio, chinina e vino internamente. · Una seLtimana dopo, s iccome la già fatta apet•Lut'a OI'a troppo piccola per dat' sfogo alle proprie mat'cie, il prof. Bryantapr\ largamente la capsula arlicolaJ'ealla parte esterna dando cosi libero èsilo al pus e detritus; o da questo mo_ m~nl? tutto s'incamminò favot•evolmente; le suppurazioni di~mwrono, la febbre cessò e le forzo della malata rinvigorivano: Al 12 aprile 18Gi-, o 4 mesi dopo l'ammissione, l'articolaziOne era solidamente anchilosata in posizione estesa della .gamba, lo scolo di pus era ccs~ato e la sal ute della btunbr.na era ristabilita. Una fòrula posleriol'e a sosteano de l ginocchio fu manten ula pet• alcuni mesi come mis u.ra di pre-


IVVISTA ca.uzion/3, e ~ì ebbe così salvato ·.un utile arto. La paziente lasciò l~os.pedale il Hl agosto aven(io..riacquistata per.f<::tta·salu1e .e l:u$0 della , sua-.ga~'lll ba. Fu veduta un anno dopo, e faceva del suo arto uso. Pi!3IJamente libero . , CA~o 23A. - Ascesso nell'adicolazion.e della spalla; guarigjone con ancl}ilosi.. . . . Gualterio D: di anni 4, entrò al Gu:y.'s Hospital, il 28 ge.nnaio '1860, per f3Upposto ascesso della spalla sinistr·a. La· ma1\,\ttia ?-.veva -cominci~to,. senza causa . conosciuta, con gonfiezzà gradatamente crescente ed ac<?.ompagna.t a con dolori <:h e og·ni t~nto si }a cevano intensissimi. Alla mia pPirn.a visita trovai- un vasto: ~scesso che conipr·end.eva tutta la spalla. Il più piccolo movimento del braccio dava luogo a doJori a eu ti. Fu fatta una larga apertut·a nel)a P.ar~e anteriore, inferiorn;tente .al tendine del peltorale, ove f;;ceva prominenza la raecolta, e ne uscirono pareccbie-oil.cie di marcia, Dopo poèhi.giorni si s tabili spontaneamente uri'a-ltra apE;Jrli'llva alla pat·te ·posteriore dell'artico.Iazione: Si constata vii èOilf.l p~Lpazione un notevole ingr,ossamènLo della testa .deU'omerq e del su0 terzo superiope. Al 2'1 di m.arzo le cose .e rano migliorate; . vi era ancora. 'scolo di pus dai seni, ma la · tumefazi9ne. ave;v.a di molto ceduto. Si .vedeva chiaro c(le la testa dell:omero aveva tenttenza 9-- saldarsi colla scapula. Al 5 giugno. tutti. i seni. el(ano chiusi, e in agosto la giuntura della s'palla er.a completamente anchilosata. GASO. 24'. - Suppurazione detl'.articola'zione del gomito in seguito a traut~a; incisione libera; ançhilosi. A lfeede: T. ,çli anni 9,.ver-me a l Guy's Hospi~al, H '19 ma ggio t 8EÌ'2, per S}WtWrazione dell'articolazione. del gomito destt'O· La malattia èbbe origine da una contusione ripot'tata al gomito alcuni mesi prima. Si formò .rapidamente un ascesso ,accompag,nf.lto da intenso d0l0re e .da gr.a;vi sintomi generali. Quf!..ndo io v.)di il f'aneiullo, earticolazione era molto Lume~ fatta .e vi esistevano alcuni. seni dai quali scolava marcia· in buona (fw)nlill). . Qq,esti. seJl;i comunicqvano direttamente colla cavità articolar;e. Dolore inso,pportabile- ad ogni tentativo di movimento· Fu applicato un appa.recchio, e si or•dinò cura tonica. Al io ,di lugW.o· ta suppurazione era profusa. Al iO di luglio le cose continua-yano press'a poco come prir,na. F~,t proposto al p~­ ziente di en~rare allo spedal~ p.er,ch.è si giudicava necessal'lO


DI GlORNALf 'ITALIANi ED ESTERI

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~.~ti~Cotreçe alla. .re$,0zipne dell'~rticòla-zibne; egli

si r ifiutò r~­ si praticò sUora una larga incisione sulla capsula In un mese circa tulLi i sintomi erano di molLo la gonfiezza cominciava a cedet·e e le suppu1'azioni .s: diminuire. • Al 20 ottobre; r-isulta dal libro dei rapporLi, cl~e H ra gazz.o lU'Il convalescente, e nel gennaio 1863, il braccio era fissato 'àll angolo retto per completa e solida anchilosi. Potrei addurre ben altri esempi pratici per dimostt•are il "tl\kl;l:!è del wincipio che s to propug nando, e specialmente casi $~11~pura2-ione di piccole articolazioni; ma spero d'avo1· abbastanza provato como esso sia di moltissima ulililà in gt•an numero di casi di malattie a.rhCt>lari con esito di supput'amone, più specia~mente per malattie della membrana sino-.iàJ.e, e ohel adottando tale principio; si può sperare di con-servare un'articolazione mol>ile anche dopo la sua inliawmazione suppuraliva. Confido inoltre di aver contribuito in parte a far risaltare il valo('~ pr.atico .di una corretta diagnosi in rapporto alla vera sede della malattia - punto che non può esser·e diJueidnto che dall'attenta considerazione della s toria clinica del caso - prima di decidersi per un dato piano di cut'a; e mi lusingo di essere riuscito ad incoraggiare non poco il chi1'urgo. pratico. nel favorire i processi natur·ali nella cura delle

malattJe.

In questa direziona pratica non ho falto che seguire i s ug-

-gerime~ti dati ~ da M.• Gay nel Medical Tù~ and Ga:oette, VQl. :x.xw, pag.. 51-6. (Loml. Med. Soc., novembre 22, 1851);

e s.e ho aggiut:~:to al valore dei s uoi suggerimenti qualche -cosa del mio, è per l'esperienza che ho ncqu.istato cit'Ca la grande importanza del piano dj cura ivi du lui inculcato. Queste osservazioni furono scritte, in un numero del giornale del maggio ·l869, in una m~ moeia Sulla cura di artico.luioni suppur'anti col mezzo di libere incisioni e posso ora .aggiungere che la ulteriore esperienza mi ha sempre più confermato nelle convinzioni fin d'allora acquis~ate. ' Una libera incisione di un'articolazione s uppurante o disorganizzata, sia consocia ta .o no con mulall.ia delle ossa, è raramente S)~guìta da men che buoni J'isultati. Quando il P~ocesso suppu1•ativo è dovulo a malattia della ·membt•ana 8 In<?vi.ale, ci si può ripromettere la g uarigione senz'alcun altro espediente chirurgico. Quando la suppurazione è dovuta a


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necrosi delle ossa le incisioni coadiuvano la natura nella via della guarigione sollecitando il processo di esfogliazione, e la susseguente eliminazione della parte necrosata, avvenga e::;sa per procedimento naturale o per l'intervento chirurgico. E i'n casi ancor più gravi l'incisione arreca sempre sollievo, e in nessuna maniera poi può indurre ·peggioramento di condizioni della malattia. (Continua), Rlcerehc lalorno all'ed4)logia del morbi delle fe rite In rapporto C!oi baUerii de lln pulr•·razione, di L. LANOAU

(Archiv. f. Klin. Chirurgie . .Bd. XVII. hft. 4. 1874j. (Dalla Gazzetta delle cliniche N° 14). - Con questo suo la voro Landau rimella in campo e cerca di risolvere la questione: so la febbre traumatica e i morbi accidentali delle ferite s'abbiano a ritenere, anche nell'uomo, come una conseguenza della penetrazione di batterii dell'organismo. Questa · questione Gscheidlen e Traube avevano già tenta Lo di risolverla mediante sperimenti falli sugli animali. InieLlando dei liquidi putridi nelle vene di questi e poscia esaminandone il sangue ra.ccoìto_subito appresso, oppure in capo a 24-48 ore, dentro tubi di velro . ben puliti e disinfettali, essi han trovato: che l'iniezione di una piccola quantità di liquido contenente batterii, non iuduce )a putrefazionè del sangue e non altertl. punto la salute dell'animale; menbre inietLandone una quantità magg iore si produce e la putrefazione del sang ue e la mo1·te dell'animale. Nelle sue ricerche sopra il sangue dell'uomo Laurlau seguì lo stesso procedimento, con questa-sola variante: clte il tul>etto di vetro, in cui raccoglieva il sangue, non era messo mai a contatto nè con la pat•eLe della vena, nè colla cute dell'ammalaLo. ' Egli esaminò il sangue d'individui colpili da febbre Lraurnalica, difterite, febbre puerpcrale, setticemia, piemia, e t!'ovò: che il sangue di questi ammalali non put1·efà nemrnanco dopo mesi, quand'esso vien raccolto dentr·o tubi di vetr·o diligentemente puliti e disinfettati; che invece puLrefà rcgolarmMLe quando è messo in contatto con corpi estranei non disinfd la ti, come pezzi di spugna, acqua, cute, ecc. Lo stess,o risultato diedero le J•icerche fatte sul sangue d'individui tifosi e vaiuolosi. P er cui egli conchiudeche nel sangue di tutti questi infermi non si dovevano trovare i ballerii. A questa conclusione Laudau ne fa seguire alcune <tlLre


Dl GIORNALI lTALl'l\NI ED ESTER I

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ditegli .de.sum'e da ricerche. 'analoghe, e le quali si possono riasl!iunel'e così: -1. La fèD:bre<.t raum·atica e la setticemia sono provocate ~illiJasspphitnento. della materia putrefatta, la quale è primieramente prod:'0tta dai ·b atterii. Perciò i batterii s'h~rmo da ripard'are c&me ·fattori indiretti di questi due morbi. 2. Frequentemente non si nota veruna ·proporzione fra la gre.viM. cl:ella ferita e la setticemia, come in alcuni casi eli infezione cadaverica. In questi casi si è costretti di creder·e all'esistéilta dhul. :veleno specifico, JHferente dai batterii della putl'!)fazione :e dalla. materia putrida che n'è il prodotto. S. È possibile,. ma non è comprovato, ch·c anche la piemia dipenda dalla putrefazione di trornbi venosi, cagionata dai batteri!.

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4. Però sta il 'fatto che anche la piemia può palesarsi ·in ca!!~, nei quali non si s ç:orge verun pr.ocess,o di putrefazione in qu.alclieJ oca.Iità del corpo, come in taluni casi d'infezione cadaverica. Per •la qual cosa anche qui si hn da éredere all'esistenza ·d1 un.veleno specifico. o. In alcune endemie di febbre puerperalr~, oppure in endemie dominanti nei cornpal'limenLi chirurgici si osserva qualche volta: qua la febbre piemica, là la setticbemica. Ciò potrebbe far credere all'esistenza di due veleni specifici diV'ersi1 se non fosse che il centro d'infezione è uno solo. Forse il•fatto si ,spiega ritenendo che il veleno, secondo la via da esso tenuta e secondo la forza -con la quale è assorbito, può dare orìgine~0ra alla piernia, ora allasetLicemia. Questi due morbi, P7(jtlrii deHé fevite e cagionati dallo stt~sso veleno specifico, dìffl;lrep~ élal·puLrido, possono combinarsi fra di loro; nel qual caso si ha una forma mista, la cosidetta :settico-piemia. . Fra le conclusioni eli Laudau la 1• è quella che sembra avere _ ~agg~or,e im'[5ortanza, o P.er lo meno è quella che risponde più d~ret~arnente al quesito, ch'egli si è posto innanzi come punto di nura çlelle s11e ricerche. Se però debba ammeLtersi come COsllp~ova.ta che i batterii promuovono la pulrefazione, questa è uu'altra,. questione alla Cfllale non sembra che si possa risponder~ aff'ermat!'lamente dopo le segnenli ricerche di Hiller. lliller ha fatto una serie di sperienze per sapere se i batterii posson:0 .p rovocare la s.uppurazione. Ecoone i risultati: . 1_. Nei conigli e nei.cani le ferite cutanee mecli.cate ogni grarno con acqua distillata contenente batteriiin.sospensione, Giornale di medtc!na 'miUtare.

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oppure ricoperte addirittura con pellicole risultanti di un aggregato di batterii, guariscono precisamente come quando si mfxlicano con acqua distillata semplice; cioè quelle dei conigli· senza suppurazione, e quelle dei cani suppuranùopochissirno. Medicate invece con sostanze irrìtanti, come ammoniaca, sublimato ecc., esse s'in-rìammano e suppurano proporzionalmente al grado dell'-ir·rilarnento. 2. Le ferite sottocutanee guariscono anch'ess<'l nel modo ord inario, senza infiammazione e senza· suppueazione, sia che vengano fa tte con sti·ur:nenti bagnali nell'acqua distillata contenente una grandissima <1uanlilà. di batterii, sia che s'inietti dentm le medesime un po' di questo liquido. Convinto della innocuilà dei batterii, Hiller ne iniettò pure sotto la cute del suo avambraccio sinistro e si pe1'suasc che queste iniezioni, Pipetute più volte con dosi ceescenti fino a 1 eme, non producono nè inHammazione locale, nè suppul'azione, nè. l'ebbre. 3. l batted i isolati e liberati da ogni sostanza chimica, aggiunti al pus bonum et laudabile delle fe,rìte, che son bene a'-:viate verso la guarigione, non ne a lterano punto le proprietà e non guastano per nulla il buon andamento del processo rip_araLivo. L'esame micTòscopico rivela solamente in molLi casi un aumento numericodi quesUo r·ganismi assai considerevole, ma niente a /faLLo in rappor-to nè con la qualità, nècon la quantità della suppurazione.· 4 Medicando le ferite con liquidi settici filtrati, e col liquame della pukedine contet:tente una gl'ande quanLità di batterii, oppUI'e aggiungendo queste sostanze al pus delle ferite; se queste sono recenti, si appalesano i segni dell'intossica: zione putrida locale e generàle: rne ntee se sono eoperle d1 u na tela d<gl'anulazioni, non si osserva frequentemente nessuna reazione. Di più si nota ancor~l che mentr·e coi liquidi'filtr'ali s.i. pro: vocano fenomen i generali, spesse volt1~ dipura setticemia, co~ l'altra sostanza settica si producono inoltre delle flogosi locali (erisipelat:ose e 6emmono- gangr·enose). La quale dif1'erenza sembra dipendet'e dalladivet'SU rapidità, con la quale i due lir1uidi sono assorbiti. I risulta ti eli queste riceeche condurJ'ebhero quindi alla conclusione che si possono assolvere i hallel'ii dall'accusa di essere essi i promolOJ'i della suppurazione e la causa dei morbi accidentali delle f~r·ite . (In, due altri lavori, nei quali Hillee ha cercato di deter-minare i rappol'ti che es.istono ft'a la putrefazione dell'urina ed


491 i batterii, egli è giunto parimenti a lla conclusione: che i hatterii si possono sviluppare nell'urina indipendentemente dal processo di putrefazione, e che la loro presenza nell'urina non provoca sempre necessariamente la putrefazione della medesima V. Zur Pcdhogenese des Ga,.bollwrus undGc"ihr ungserscneinungen desselben. Deutsche f(tinik 4' .s• 1874 . - Der Jl n theil der Bacterien am F iiuinissprocess, insbesonder e det· Harnfiiulniss. Centralblattf. medie. Wissenschajlen 53, 54 1874). DI GIORNA LI ITALIANI ED ESTERI

Sulla F~~Uicemia li'IHw imenfn l e . - di V. FELT Z. (Comptes rendus, T. 79,p 1268 71). (Dalla Gazzetta delle cliniche N.14). Feltz lla fallo due serie di sper imenti sui conigli per pl'Ovocare in essi la s ellicemia. Negli uni inoculò del sangue putrido e negli altri del sangue r eso settico mediante successive inoculazior\i di san gue putrefa tto. Per tullo il tempo dell'osservazione i con igli restarono in un locale ampio e affatto lib ero. L'iniezione solloculanea di sangue pull'efatlo, alla dose di 1-3 goccie produsse la morte nello spazio di 3 a 10 giorni coi segni proprii della setticemia; però eli !) conigli ne scamparono 3. L'inoculazione del m edesimo sangue faLla con la lancetta r. e uccise sol amen le 1 su!), c l'i nnoculazione di alcuni granelli di questo sangue bene essiccalo non diede or·igine ad alcun fenomeno anorrnule.Sotloposlo a lla dial isi il san gue pu· trefallo, ed iniettate quindi 3 f>gocciedel liqui<lo di ffuso, non ne potè ottener e alcun risulla Lo, sebbene iu esso si trovassero ancora numerosi bu lleeii. Nelle. sperienze falle con sangue selli co fresco Fellz ha trovato el)e 1-3 ~occie inie ttate sotto la cule producono sempre la mort'e dei conigli nello spazi9 di 1U a GO oro con tutti i se~ni d~lla setticemia. Di !) conigli, nei quali s'el'U fatta l'inoculaZIOne con un ago tla catuealla, 7 morirono in capo a 4 gioJ'IJi. Alcuni granelli di questo sang ue essiccato inoculati di dieteo all'orecchio, cagiona•·ono la morte in 6 co~ig l i su 9. Con sangue settico sottoposto a dialisi otte nne purimente effetti micidiali quanùo ne iniettava non meno di 6 goccie. ~alle quali sperienze si può conchiudere che il sangue settt~o esel'cila un'azione più enet'gica di quella del san g ue semplicemente putre l'a lto (Davainc, Drc:~yer) c che s imi le azione I'.es~rcita pur anche quando v!cne inie ttato in quunl.iLà piccolissuna, puf'chè sia pul'O·c non diluilo.

l;::n ipunlu•·n di'G . .luL L IARD. (Reoue des sciences m6dicales) (Daaa Clinica di Nctpoli, N ° 5 dcl18ì5). - L'ignipun lura i m-


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piegata e proposta da Riche l consis te a conficcare profonda.: menle nelle articolazioni e nelle ossa malale una punta metallica riscaldata n bianco. Essa è stata succintamente descrilla nel Giornale di medicina e chù·urgia pratica, 1870, pag. 1M, e studiata da Traponard nella sua tesi .(Parigi 18i8) l'lgnipuntura, delle sue differenti a pplicazioni, ecc. · Julliard ha impiegato l'ignipuntura con successo nelle artritidi croniche, le fangosità delle s inovial.i e le osleoperiosliti. Al cauterio a punta di platino avvitalo sopra una sfera di ferro che Richet impiega ordinariamente, Jullia1·d ha sostituito un cauterio eleltrico formalo da un forte filo di platino disposto ad ansa appuntita e montato sopra un manico munito d'un bottone pel mezzo del quale si modera a volontà l'intensHà della corrente. Con l'aiuto di quest.o i strumento si evita la cauterizzazione della pelle per l'irraggiamento che si produce sovente col cauterio a palla. Le cauterizzazioni si fanno conficcando rapidamente la punta arr oventala a quuttro o cinque centimetri di profondità nei tessuti malati e ritirandola immcdialarnenle. Si fa qualche volta un poco di sgorgo sanguigno 1per la puntura. Sovent-e ancora, quando la punta è pcnetrala in una sinoviale distesa. dal liquido, questo esce a getto per l'orifìcio fis toloso. Il numero delle cauterjzzazioni a praticarsi in una seduta varia.secondo l'estensionedei bisogni lmmeùialamente dopo ::;'immobilizza il membro esi circonda la parte cauterizzata di compresse d'acqua fredda o d'una vescicn di ghiaccio. Julliard l1a studiato con cura i fe nomeni che succedono alla cauterizzazione per ignipuntura. La pelle prende alt.orno della puntura un colorito roseo durante i primi minuti. L'orifìcio resta beante e gli orli presentano un colorito bruno. Trascorse ventiqualLI'O a quaranlotto ore, questo orificio s i trova generalmente obliterato, e la riunione s i fa per primitiva intenzione. Altt•e volte il tragitto suppurra e qualche volla resta una fistula. Ques to ultimo corso è il meno favol'cvole e dipende· spesso dal catlivo stato generale degl'individuì. Se gli orli della puntura divengono fun gosi e scoloriti non vi è da sperare dalla ignipuntura. Ordinariamente l'ignipuntura produce una calma marcata dei dolori articolari e un miglioramento dello stato generale. Alla fine di alcuni giorni il volume delle articolazioni diminuisce, la d iminu zione~~ principalmente rn(ìrcata quando esisteva una quanLilù notevole di liquido nella sinoviale. Quando l'applicazione da venti a trenta punte, in quattro o cinque se-


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dute praticate ad alcuni g iorni d'intervallo, non ha prodotto durevoli effetti, è inutile farne dippiù; l'ignipuntura è allora impotente. Julliard ha potuto s tudiare col dottor d'Espino la trasformazione dei tessuti prodolli dalla ignipunlura sopra le parti molli, sopra un malato che soccombctte in seguito ad una affezione estranea. Ai punti corrispondenti alle punture, si vedeva un cono inodulare a base direUa verso la pelle. Al microscopio quei coni sono costituiti da due clementi: dalle fibre del tessuto congiuntivo ~he occupano il centro, e doJlc cellule piatte a nucleo ovale più numerose alle parti che sono prossime all'articolazione. Il tessuto inodulare primitivamente sviluppato nello spazio delle punture tende ud invader e i tessuti vicini, e soflocarli tras formandoli in tessuti fibrosi cicatrizzabi)i. Terminando, Julliard dt~ la relazione dellagliata di quindici osservazioni nelle quali l'ignipuntura è stata impiegata. Sopra lredici tumori bianchi ed arlt>ilidi cosi curate, egli ha ottenuto seLLe volte un risultato sodtlisfacente. Cin11u0 volle vi ebbe un sollievo ed un miglioramento momentaneo. In un c.aso, solamente, vi ebbe, ·in seguito dcll'ignipuntura, s uppurazionc dell'articolazione, e apparizione d'una risipola. lle lodo per ir1jeUare d e l liquidi in vescica senza enteCer e, del dott. ZEISSL. - (Centralblatt ji"ir Chirw·gie, feb-

braio 1875). - Per poter in certe malattie vescicali portaPedei liquidi in vescica senza introdurvi un catetere, i cui danni in caso di emorragia eguagliano facilmente, quando non superino, i ·vantaggi prodotti dagli astringenti injettaLi ; il dottor Zeìssl di Vienna infila semplicemente l'estremità di un irrigaloro nel meato dell'urett'a. Il paziente deve giacere s upino, colle natiche alquanto elevale o col pene set•ruto contro le pareti addominali. Dopo un tempo più o meno lungo, che può variare da pochi secondi a parecchi minuti, il malato avverte l'ingresso del liquido in vescica e (giusta le relazioni del maIalo medesimo) con un senso di piacere. Con tale procedimento l'A. riuscì più volte acl injettare da 4 ad 8 oncie di liquido nella v~scica, approfmundo della sola pressiorie idrostatica, condiZionata alla differenza di livello della colonna liquida nell'irrigatore e nella vescica. L'A. medesimo illus tra questo metodo colla. storia. di un caso di ematuria per cistite e blenorrea, in Cui _l'ha felicemente applicato, lusingandosi che aUri abbiano ad esperimentarlo.


RIVISTA IGIENICA

D e i mezzi d'impedire la propagazione del mali epidemici, del dott. G. Wlt.SON. ( Dalla Salute, Fase. 9c10) . 1• Colera . - Ecco la base dci provvedi,.m enli profìlaLLici di questa malattia, secondo il Simon: 1' allorchè il colt!>ra l'egna

epidemico in un luogo, le persone che ne risentono l'influenza, anche con una lieve diarrea, possono, recandosi in alll'i luoghi, propagare la malalLia, a nche nelle sue forme più severe; 2-l'infezione dipende in modo speciale, se non esclusivo, dnlle . materie emesse dal paziente col seccsso o col vomito; il0 coteste malerie sono meno contagiose al momenlo che sono evacu.aLc, ma in seguito, decomponendosi, acquis ta no la massima capacità di infettare; i• queste malet'ie buttate via, sen~a la previa dis infezione, comunicano le loro qualità infe lLive non solo ad altre materie escrementizie con cui vengono mescolate in fogne, cloache od altrove, ma anche alle esuluzioni che da tali materie si sviluppano; 5° se il germe colerico può pe1• infiltramento dalle laLt•inc o in a!Lro modo penetrare nelle cisterne od altresorgenLi d'Acqua potabile, esso infeLla, nel modo più pericoloso, cons iderevoli volumi d'acqua; 6' dal giù dctlo scaturisce che anche una persona sola aftètla du leggiera diarrea colerica può esercitare una g r·ancle influenza infutLiva sopru m a!;se di popolazione, ttu cui forse lu presenza del coler·a non è pet'anco sospetla; 7• le biancherie eù altri oggetti di letto s tati imbrattati da materie, ed i quali non vennero ir1 seguito bene disinfettati, possono conser vare lungo tempo le loro proprietà infellive, e possono dure luogo ad attacchi colerosi ovunque si trasportino per lavatur-a o per qualunque alll'O scopo. Le seguenti a pplicazioni pratiche derivano dulie suddette pr·oposizioni: le maLori e evacuato, come pure lo robe


4.95 imbrattate, si devono assoggettare ad un'accurata disinfezione, e ove cotesto pr ocesso venga pra ticato con ogni cura non vi sarà alcun pericolo dl contagio diretto coll'infer mo o almeno sarà piccolo. 2. Ileotifo. - Da parte l'inliuenza cpi<lemica, ciò che si è detto del coléra può applicars i all'ileo tifo. Le evacuazioni ed i tessuti, che ne sono irnbeuttati, s i devono dis infettare . Una vigilanza si r ichiede pei serbatoi d'acqua, e nei luoghi ove vi è una regola•·e fogna tura og ni a ttenzione si dee rivolge••c allo stato delle cloache e delle latrine, quanto alla lot'O ventilazione ed ottura mento. Un'epidemia d'ìleotifo in una città in cui v'è una fognatut•a e pubblica provvis ta d'acqua, accenna ad imperfetta ventilazione, deficiente irt•igazione, come ad imperfetta costruzione delle cloache e delle fogne, e nei piccoli villaggi nor1 provveduti di canulamcnto sotterrunco, essa deve destare il sospetto di contami nazione delle cisterne per infiltramenlo da cloache, da accumuli di leta me e da altre immondezze. Se si mettonq le dovute precauzioni vi sar·à poco o nessun pericolo che la malattia pos~a comunicarsi agli individui che circonda no di cur·e gli infermi . 3. )Jermoti. fo. - Costituiscono le condizioni essenziali a lla propagazione del deJ·motifo l'aifollarnenlo e la ìrnpel'felto. ventilaziòne, le vestimenta preg ne di esalazioni cuta nee, la fa me ~la miseria, il deter ioramento clelia costituzione da qualunque causa ed una moderata temper·atura. Una volta s viluppatosi, • il morbo è eminentemente contagioso, P.cl il con tagio ne vieue propagato colle esaluzioni cutanee e polmonari; laonde l'aeia della camer a del malalo ne viene infe tta, ed il contngio può l~ngo tempo· c9ns ervars i, fi ssandos i alle pareti della medeSima, o alle mobiglia, ai letli ed alla bianche!'ia, e ciò ogniquavolla non vi è liber a ciJ'Colazione d'aria. Non di l'f\do la malattia si, comunica ad individui che hanno nettato gli appartamenti già occupati dal malato e spesso anche lungo lempo dopo che questo n'è s ta lo ri mosso . .Pure il contagio non si di !l'onde molto es tesamente nell'ambte~t.e, imperocchè risulta dagli studi del Munliison, che se u~ mfermo è posto in una cumera bert ventilat-a, que i elae lo Circondano di cut·e, vi corrono poco r ischio, mentre gli all1'i che dimorano in appartamenti più lontani della s tessa casa sono fuori di ogni pel' icolo. _ ~dott. Russe!, me<;lico dello Spcdalcdelle Febbri di Glasgow, è anche dello s tesso avviso, e deduce inoltre, come ris u!Lato DI GIORNAU lTALIANl ED ESTERI


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della s ua pratica, altee cons eguenze importanti. Così egli nel suo Rapporto del ·J870: • 'J,'ulli questi l'alli concorrono a provare: 1• che dove la nettezza per s ona le e gener·ule non è ne- · gletla, .il dermotifo non si diffonde a distanza n<:! l'aria, e non è teas missibile; 2• che lo s lr'ello avv.ieinarnenlo cù Jt conta tto immediato con l'infermo e le sue vestimenta infett.e, · ancho in condizioni igieniche assai favorevoli ed in individui sani e robusti, sono causa d'infezione, che si manifesta in capo a circa quattro setlim ~ne nel più dei casi, ma in alll'l entro alcuni m esi; 3• che non esiste suscetlibililù individuale, eccettualo il fatto della ref1·attibiliLà confer ila da una super~:tln infuzione. Regna Luttavia d iscrepanza d'opinioni 4uanto al pci'Ìodo nel quale il vit·us tifoso ha la massima potenza infettiva. ll dott. Murchison crede che la malattia in parola sia più contagiosa dalla fine del primo settenario alla convalescenza, eioù in tulto il tempo in cui l'odore sui genel'is, tramandato dallo pelle e dalla bocca, è più manifesto. Da sifta tte osservazioni s i trae gra n partito nella pratica. Così l'infermo, sia isolato quanto si può più eù assistiLo, e se possibile, da per sone pro te tte da un attacco an tel'iOl'13 della malattia in parola; e coloro che visituno l'infermo si gum·<lino bene dal far glisi troppo du vicino; lu carnera sia ben ventilata colle finestre aperte e se occoro la si riscaldi col fuoco. Le masserizie, supef'fiu e, corne luppeti, cot·line , s e ne ri m uov~mo e si dinsinfettino; nella camera del pazient.e si~no messe io pra l,ica sostanze disinfetta nti; gl1arlicoli ùi lettoe lebiancherie • s iano disinfettale o bruciale, e, terminato il caso, è mestieri che la camera con Lulte le sue s uppellettili venga profumata. 4. Febbre ricorrente. - Senza occuparci pee Ol'a dei pl'OYvedirnenLi sanitari che il govet'no deve me ttere in oper a allorquando infìeeisce Ltrl'epidemia di fcbbr·e ricoreen te, vogliamo qui soltanto avveeli••e c he la camera del m.alalo deve · essere lenula nel modo teslù indicato parlando del derrnotifo. Codesto mo••ho è, d.'alli'Onde, meno frequente del dermotiro, e quan· tunrtue trasmissibile nella s tessa manieea, non l'è pel•n!Lro allo stesso grado. Esso att.acca gl'indigenti mal lHl(h·iti, che vivono a l1olla Li in abitazioni mal ve nLilatP-, piuttosto che coloro che son ben nudeiti e che abitano in case salubri. f>. Vaiuolo. - « Contagio cosl potente e sicui"o, dic.:e sir T. vVatson, come quello del vaiuolo non v'ha nessun altt·o che agisca a cosl gt•ande dis tanza •. Esso difatti si estende da una, casa ad un'altra opposta, ed anche ricorre ndo alle dovute cau-


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zioni, riesce mollo difficile l'impedirne la diffusione da sala in sala nei grandi ospedali, allorchè il morbo domina epidemicamente. Il virus viene eliminalo dalle s uperfici e cutanee e mucose, ed è presente nelle esalazioni, escrezioni, secrezioni, nel contenuto delle vescichetle e delle pustole e nello scaglie. Esso infetta l'ar,ia della camera, e, par·i al contagio del dermolifo, si fissa a tutti gli oggetti della carnera e a tuLLo ciò che -comunica coll'infermo. Esso è altresì dotato di una straoi·dinaria tenacità di vita, e proleLto dal contano dell'aeia, conservasi per un numero indefinito d'anni (AiLkern). Egli è vc~ro che non è stato finora assicurato u qual pet>iodo della malaLLia se ne generi il virus: pure è dovere impreteribile, non sì tosto la malflllia è riconosciuta, che s ieno messi in ope ra mezzi profilattici, chela scienza suggerisce. Se l'infermo non ''iene trasferito ad un ospedale, lo si deve isolare con ogni cura, facendolo assistere., se è possibile, da persone protette da un attacco anteriore della stessa malattia, o dalla rivaccinazione; e quegli stessi precetti quanto all'igiene della camera, alla disinfezione e simili, già da noi posti paelancl o del dermotifo, devono essere qui egualmente osservati. 6. Scarlattina. - Nessuna elà è risparmiatD. dalla scarla ttina, sibbene essa proferis ca j fanciulli tra il ter:t:o ed il quarto ann0: dal quint'anno in sopra il pericolo d'in fezione va scemando rapidamente. Il contagio, pal'i a quello del- vaiuolo, è potentissimo cd assai volatile, per la fJ.ual cosa nessuna per• sona suscettibile può J'irnanel'e per un certo tempo nella s tessa c&.mera od anche nella stessa eu sa se l'infermo non è accuratamente isolato, senza correre il pericolo di contrarre la malattia. Oltre o. ciò il contugio si fissa ad ogni oggetto che tocca col malato, rna sono specialmen te le scaglie della pelle che ne contengono una fot>te dose. u~· quali così pregne del virus, vengono dalle correnti aeree dìtfuse in tutte le parti della camera, e quindi si fìss!'lno alla biancher·ia del mtllato e del letto, alla mobilia e alle pai'Cti della camera s lessa. Esse conservano la virtù inflciente per un tempo determinalo, e possono dal' luo?o a nuovi atlacchi, se dopo tempo si maneggiano i tessuti che contengono di lali scaglie. Ed Ìl1Vei'O la letteratura medica ricorda molli casi in cui lu malattia è st.ala contratta da individui che dormirono nella camer·a che settimane ·prima e'l'a stata occupata da un ammalato di scarlattina.; ed. il fattç ch.e il virus ade1·isce ai tessuti-è continuamente verificato da casi sviluppati dalle vestimcnta degli alunni eeduci a casa


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dalla scuola . I casi già riferiti, parlando a ltrove dello impurità dell'acqua, ci ricordano la necessità di mantenere un'assoluta nettezza, tanto se l'attacco è mite o se è grave. Nella mag- · gioeità dei casi, un a ttacco conferisce per m anente imm uni~à dalla malattia. Questi precetti, il cui valore è così ovvio, non solo non possono essete messi in opera eflìcientemente nello dimore alrollate del basso ceto, ma anche presso le classi più elevate vi si incontrano difllcoltà, quantunque nulla osti aH'adempimento di essi preceLLi, impet·occhè l'isolamento del malato e la disinfezione vi sono spesso uegletti. e a llorquando il caso è lieve ogni provvedimento vi vien considet·ato inutile e superOuo, sì trattandosi della scarlattina come di allre malattie infettive . Le norme seguenti, che dobbiamo alla esperienza dei dotlOI'i Ballard e Budd, si possono me ttere in opera nelln profìlassi dellù scarla ttina, non meno che in quella del vaiuolo e del der·motifo, le quali sono di tale e tantA impor·tanza cfa obbligarci a ripeterle anche un'altra volla, riproduc~ndole qui per intero: 1' Himuovere dalla camera del mal alo tutti i tessuti di lana o d'altra sostanza, come a diee tappeti, cortine, e tuUi gli àllri oggetti contumaci; 2• Ricorrere al più presto1 c, con lu magg ior accmaLezza, ai mezzi di disinfezione . L'acid o carbolico in soluzione o il carbolalo di calce è molto convenevole. Bisogua vcrsarne sul pavimento e lavarne tutte le pareti della carnera prima d'imbiancarle. :&: anche necessario immerget·e tutti gli oggetti, prima di lavarli, in una soluzione dello stesso acido fenico; 3• Porre un bacile con del cloJ'Ul'O o ca1'holato di calce o eli altra sos tanza d isinfe ttan te sul letto del malato p~1·chè ques ti vi sputi e n tl'o; nettare il bacile e mettcrvi la sosta nM clisi r:fettonte ad inlcrvalli regolari di tempo; 4' Immergere la bianchtll'ia, che ha servito all'infermo1 in · una grnnde Lìnoz:.::a con acqua pregna del lir1uore del Condy o di acido cat'bolico, collocata nella camet'a dell'infermo o nelle vicinanze; 5• Invece dei fa7.zolelti ordinari, per pulire il naso e la bocca, adopeeare cenci di lino, da hruciat'O immedialarnenle dopo che hanno servito pee Late scopo; 6• Aver1~ in prunlo due vasi, l'uno contenente del fluido del Condy o una soluzione di acido cut·bolico, o l'alLro del-


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l'acqua pura, con un s ufficiente numero di asciugamani, perchè possano gli assistenti lavarvi le mani appena imbrattate dalle materie rese dal paziente. Le vesti menta degl'infermieri sieno di lino o di albro materiale che possa lavarsi; 7' Lavare pet• bene i bicchiet·i, ed altri simili utensili, s tati usati dall'infermo, prima che sieno messi per l'uso di altri; s• Raccogijere, durante la loro emi~sione, le fecce e le urine dentro vas i contenenti s os tanze clisìnfeUantì; • 9° All'oggetto d'impedire che le particelle della desquamazione si sollevino nell'al'ia sotto fot·ma di polviscolo impalpabile, ungere tutta la superficie del coepo dell'infeemo, incluso il capillizio, d'olio d'oliva due volte il glomo. Nell'olio· si può aggiungere un po' di canfora, che, secondo Budd, è bastevolmente efficace, ovvP-ro dell'acido carbolico. Con queslo processo sj miti ga il prul'ito della pelle e ad un Lempo gran conforto si apporta a ll'inf<.mno. Non sì tosto comparisce l'efflorescenza al collo e allo beaccia (tal .fiaLa giù al qutwto giorno), locchè indica l'inizio della eliminazione del virus, che si devono applicare cotesl.e unzioni, <lalle r1uali non devesi desistero prim.a che il mulaLo non s ia al caso di prendere un bagno caldo generale, nel quale egli dee stropiccicarc ben bene la pelle compreso il capillizio, adopet·undo il sapone carboli;::o, pl'escegliendo quello di Calvcl'L e Macdougall. Bagno è cotesto al quale è uopo ricorrere di due giorni in due gior·ni per quattro volte; ed è allora che da parte della pelle la disinfezione può -considerarsi o l'mai compita, a vvegnacchè un'ullra settiman,a cl'isola mento ùell'infeLLo debba tutta vi o. consiglinr·si come utile; 10• Lavare· con lulla sollecitudine la camera in· cui soggiornò l'infermo, adopePando profusame nte l'acido carbolico, sapone molle e nero, che ora in molte parti doll'Inghilteera si trovano combina li a quest'uso. (Ailken, 6.. edizione). È indubitato che, ove questi pl'ecelti .profìlattici sien messi in opera al momento che si sviluppa la malattia, in breve tempo questa scompaeirà del Lutto . . 7. Rosolia. - Questa malalt.ia, pari alla sctwlatlina, è sqLùsttamente contagiosa. Il contagio può essere comunicato per mezzo di fomiti o per l'intervento dell'aria infetta della camèra del malato. Non r·isparmia e tù, uè sesso, comecchè più ~eque~te sia nei fanciulli. Il 'rischio d'infezione comincia col,esogùire della febbre primitiva, ed è massima allorquando lefflol'escenza è ben appariscen te. Di regola q1.1egli che ne superò un attacco ne gode un'immuni là perenne.


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8. Pertosse e mo1·billo. - È tanta la suscettibilità che l'uomo ha per queste m alo.ttie, che pochi son quelli i quali banno varcato l'infanzia s enza averle sofferte. Ollrecciò semb1•a che il contagio se ne di/fonda ed agisca a dis tanze considerevoli, poichè coll'isolame~ to spesso non si giunge ad impcdiee che la mala ttia s i comunichi a g li altri membJ'i della stessa casa, non protetti da un attacco giù superato della malallia. Che il contagio possa ug ualmente fissarsi a i tessuti, ed ù 1 Lol guisa pr opagllh la malaUia, è s~ato constataLo da vari falli incontrovertibili. Tale e~sendo il modo di p1·opagazione del morbillo e della perLosse, i mezzi precauzionar-i consistono nell'isolamento dell'inrermo, ove g li aiLt'i membr·i della famig lia non ubbiuno già avuto lo. malattia; nell'igiene della came1·a del malato, e nella d is infe;done delle 1•obe, articoli di· letto e s i1nili. E qui devesi notare come la prevalenza di queste due malattie sia in gran parte dovuta al pJ.•egiudizio popolare spinto fìno or fatalis mo, cioè che i {'a nciulli debbano qualche volta necessariamente contearle, e elle per ciò r iescano di poco vantaggio i mezzi preventivi quando tali malattie regnano epidemicamente. Donde nasce che la malattia continua a diffondnrsi . fincltè non vi trovi individui predisposti, e scomparisce solo temporaneamente allorrtuando tutti questi sono stati già attaccati. È dif'licile dire se la facoltà medica merita tuLlo il rimprovero della ferma fede che il popolo ha in quesLo pr egiudizio, ma fin chè i medici non l'i un iscano i lor·o s l'oezi per togliere di mezzo l'apatica incuria che è la conseguenza di cotesti pt•eg iudizi, il domina t'e di queste malaLLie epidemiche sarà sernpt·~ l'obbr·obt•io della pubblica igiene. È mestier·i alL!'esì ricordat·st che i medici stessi, nel vortice della loJ'O pratica, trw~pO l'la no, sebbene s enza lot'o volontà, il contagio dall'infermo a persone sane: la scaf'latlinu è stata pr·opaguta spr~sso in q uesLo modo, o molli cas i di febbl'e puerporale si sarebbeeo potuti evitare · se maggior cautela fosse stata presu dai medici che visitavano le puerpere. P oco c'è da dir e delle malattie infellive non così facili a diffondersi epidemicamente. Nella dtt'Le eia gli spuLi, i fùz.zolelLi, i pannolini dell'infermo s i devono disinfetta re o disll'uggerc, e conviene avvertire g1'inrel'rn ie ri ùi no n faesi tanto vicini al mala to da r espit'arne l'a lito. lnoHee, poichè vi ò molta r·agione per ritenere che cotesta egritudine si p1•opaghi per mezzo di


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acqua impura, o di una fognatura ingorgala, è necessario che J!11na e l'altra s ien prese in conto anlna di r imediarvi ove in tale stato si trovassero. In questi cenni sul mollO di propagazione delle malattie da infezione, è stato <limos trato che il corpo dell'infe rmo è quello che ne moltiplica i germi; che qualunque ne s ia la natura, cotesti germi emanano dal malato, c possono contaminare l'aria o l'acqua pota bile, o fìssat•si ai vestiti, alla biancheria,. alle masseriZie ed alle pareti delle stan~e; che poss ono essi colpire immediatamente altri individui, o dopo un periodo 'Variabile di tempo r idestarsi ed esercitare il lot'O tris te impero; che cogli opportuni pt•ovvedimenti essi si ponno distruggere del tutto, o che a lmeno possa venire indebolita la loro potenza.. Fin qui si 13 avuto semplicemente di mira i mezzi profilattici reclamati dalla igiene personale e privata, e che devonsi inculcare dal medico privato; i provvedimenti pubblici da mett.ersi in opera sotto la guida di un ul'ficiulc) sanitari o ne i luoghi ove è minacciante o già scoppiata una epidemia, sono stati t'iassunti da l dottor Aitken da u na estesa memoria del Simon, nel modo che segue: · 1• Tutte le volle che infìerisce o minaccia il colèra, il vaiuolo, la difteria, il tifo o qualunqoe altra malattia epidemica è assolutamente necessario che i dt•itli confer·i li dagli atti che ordinano la r imozione delle immondizie (Nuisance Renwoal Acts), e da altre .leggi proteggenti la sa lute pubblica sieno con enel.'gia pari a giudizio messi in opor a da quelli cui n'è affidata l'incombenza: e quanto spett.a alle arma le, che le norme che guidano'in coteste materie l'ufficia le sanitario, contenute nei regolament i, s ieno debitamente a dempiute sotto la salvaguardia dell'autorità; 2o Se grande è il pericolo, converrà che ambedue le locali autorità civile e militare si sollecitino per avvalers i del parere del medico, che ponno m eglio consultare, affin di mettere 1n opera i mezzi capaci di pr evenire la diffus ione dell'epidemia; · . 3• È vero che ai mezzi pl'eventivi si ha da ricorrere per tutte le-classi della socielà eivile e militare, pure le autorità ~ocali devbno pr incipalmente diri gere la loro attenzione verso 11 ba.sso ceto, inculcandogli all'uopo istruzioni e norme. Una parhcolare vigilanza sia diretta verso e><"li allo h"',.,i e le case eli •• PIU ~ffitlai uoli; . . -i• Og ni mezzo è da adoperarsi per rimuovere, in modo t)


UIVTSTA

.stabile, cumuli, fetori od infillramenti di mater·ie immonde od orga niche in decomposizione. Si deve atlendero a qualunque lamento che a bbia Pappol'to con iPregola rità della fognatura,· Sl 'orchezza di fossa ti , ris tagno iii canali, negligenza nella spazzatura delle strade, c con sollecitudine rimed ial'vi. È altresì necessario invigilal'e s ulla chiusura dei ca nuli e sullo sta to delle cloache. Nelle beccherie e nei luoghi ove si tiene il bes tiame si de ve mantene1•e la mass ima nettezza; 5• Per ovviare al danno che laloea segue lo smuovimento di cumuli di materie offensive, s pesso giovtl accoppiare i disin fe tta nti colle alLr•e precauzioni che s i sogliono prendere in simili casi: se riesce impossibile il rimuo vere s imili materiali, non se ne deve mai tt•ascul'al'e la d isinfézione. P arimenti in un suolo non lastricato, vicino alle abitazioni, e dove s i fos set•o vet·sate delle mAterie lur·ide, la dis infezione l'è cosa desiderabi le. Di regola, in case, ospedali, cas er me, ove comparisce l'ileotifo o colèra, i luoghi comodi si devono dis infettare; G• Con gt·ande cura si banno ad ispezionare le sor genti d'acqua pota bile. Non s i de ve far uso di quelle clte sono im beallate ui s ostanze animali o vegetali, in modo speCiale. se queste vi provengono da infìllra rnenLo da fogne, clouche o fossati spor·cbi. Se poi Leallisi di colèra, di diarrea, o J'ileotifo, sar-à della massima importanza elle l'acqua imp~u·a non s ia in a lcun modo us a ta; 7• Co n sollecitudine grande si dee ordinal'e l'imbia.nca.mento dei luoghi s por chi, como caso, ospeda li, case t•mc e capanne, massi me di quelli che sono gremili di ubitanti; s• L'atf'olla men'Lo nelle cuse cl<WJ'à essere i tn pl~di to, u se la ma la ttia vi è già sviluppata, sarà mestieri cile la camera dell'infermo sia, pel' q uanto si può, sgombt·a da pol'sone le q uali non possono recat•e a lcu n vantaggio a ll'infet·mo; 9• A lullo costo si ha da mantenere lt beJ·a la ventilflzione. Le imposle delle fi nestl'o s i L1m gano bene aperte. Li\ dove si· svilup(~i una malattia comunicabile coll'inter·vento dell'aria, s at·à uopo, ta nto per l'infeemo q uanto pet• quei che lo ci J·con·ctano, che la cam~:~l'a o la sAla dell'ospedalu sia di continuo traversa ta da una corl'entu di aria pur-a e fresca, tnassimumenle la notte, e ciò a nche aJ o n~a di qualclw disagio reale od im magina rio; 10' Lu pitt sceupolosa ne ttezza dovrti essere osse r'va~ nelle case. Non sia permesso lungo tempo l'accumulo eli


DI GIOIUULL ITALIANI ED ESTEJU

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materie di rifi uto in abitazioni, ospedali, quartieri o capanne. Le quali materie bi:;ognerà gittar via senza perdita di .tempo o mettere in recipienti a ciò destinati. Tutti gli oggetti da disinfettare o lavare devono subìre senza indugio questi processi; H • Quanto alle materie, che escono dall'infermo, si esigono precauzioni speciali. Quelle a cagione d'esempio si devono traltat·e come !abili a comunicaJ'e la malattia, che pl'ovengonodalla pelle, come nel vaiuolo; dall'intestino, come ne l eolèra ed ileotifo; dal naso, dalle fauci e dalle esala;.:ioni cutanee e.polmonari, che si fissano alla bianclteria , come nella difteria e scarlattina maligna; similmente nelle febbri eruttive, cioè la rosolia, la sca J•lattina, il pseudomot•billo, il dermotifo e simili, le esalazioni in specie nello s tadio di convalescenza, e forse ·più quelle che de1·ivano dalla cute. La cautela J'Olativa a queste materie deve estendet·si ugualmente a Lutti gli oggetti che ne vennero imbrattali, affinché gli at•licol i dì letto, le ve~tiro enta, le tovagliuole <~d a!Lt•i utensili adopel'ati dall'infermo. non diventino causa d'infezione, sia nella stessa casa o in quelle ove potrebbero ti· asport&t'Si cotesti oggetti. E nel caso d'ileotifo e di colèra le evacuazioni devonsi riguardare come capaci di comunicare il poter e inficiente alle matei•ie con cui si mescolano in luoghi comodi , fogne o cloache. Il pel'icolo di moltiplicaee le sorgenti d'infezione si previene colla distruzione chimica o disinfezione delle evacuazionj al momento òella lot'O liberazione c prima di versarsi dei luoghi comodi. Nè mai coteste materie si gettino via se evvì alcun pericolo cl' infillramento entl'o i serbatoi d'acqua potabi)e~ · 12• Lo. massima cautela è da usarsi a che non sia-propagata la malattia dalla inutile comunicazione delle persone infette colle sane, ·o, tro.ttandosi di ospedali, con infermi di altra natura, quivi ricoverati. Alla qual cosa si dee potTe ogni attenzione non solo nella camera del malato o nella sala ospedaliera, o sulle navi, ma anche nelle~ scuole, nei luoghi di pubblico concorso, nei tribunali, o in altri luoghi ovo memb1'i di diverse famialie soo·liono conveniJ•e·' o o 13o Ove alle cattive condi?:ioni del domicilio non si possa prontam~nte rimediO. l'e, converrà con si gliuJ·e figli in!Juilini dì sgombrarlo, e trovare un'allea dimol'a. Se il moPbo scoppio in un~ casa ove il maluto non stia bene, ne possa esse!'vi ben curato, si doveà prendere il consiglio medico sull'espedieuza


504 RIVISTA di mandare tale infermo ad un ospedale. Talora sarà necessario avere apposito infermiere o case di rifugio per quelli che sono in pericolo; 14• Le quistioni di quarantina devono essere decise secondo le circostanze del caso"avendo innanzi i principì già danoiinculcati; · 15• La miseria come causa predisponente di morbi, potrà reclamare mezzi speciali di sollievo; 16• Certi casi richiedono provvedimenti speciali Il colera per esempio da noi esordisce sempre gr adatamente sotto quella forma di diarrea comparativamente curabile, delta premonitoria, e da ciò la necessilà di avere in pronto g li accomodamenti necessari per dar sollievo senza perdita di tempo a chi soffre anche della più lieve diarrea colerosa . Del pari ove predÒmina il vaiuolo è mestieri che tutti i non vaccinati, i quali non abbiano già contralto la malattia, sieno prontamente vaccinati, e che quelli fra vaccinati nell'infanzia che offrano cicatrici non soddisfacenti della vaccinazione, oppure che abbiano già varcato la pubertà, vengano Lutti l'i vaccinati ; 17' È d'uopo che 11 popolo conosca le precau7.ioni contro il morbo che lo minaccia. Come comportarsi alla manifesla- . zione dei primi sintomi; e quali speciali accomodamenti, se ~ mai siena stati stabiliti nel clislretto per' la pronta ossistenza medica degli infermi. Teattandosi ùi vaiuolo o di colera, ques te informazioni si devono notiCi caro nel distretto meclianLe carte slampate o cartelloni. Ove grande sia il pericolo sarà ottima cosa che persone discrete e competenti visitino le abitazioni, amne di rincorare coloro che sono compeesi da troppa paura, e dir.i"ger e ed assis tere i meno esperti e i più sfortunati della popolazjone intorno a ciò che conviene a fare per la comune salvezza; 18• Questi suggerimenti, che valgono in casi di emergenza, sono per se stessi provvisori. Dei provvedimenti permanenL~ affine di tutelare la salute pubblica non si è qui parlato d1 proposito : diciamo in breve che quanto più un distretto od una riunione d'individui, come a dire un'armaLa, od un reggimento, è costantemente vigilata dalla polizia sanitaria, altrettan to vi sono rari gli assalti fÒrmidabili di malattie epidemiche:


RIVISTA BIBLIOGRAFICA l•torl•el• e u ttd kt•iliscl•e Studien uebet' tleta Tran•por l tle r i ua #'e/de l"eJ'Wtuedet eu tutd ll.rat~keu auf E ise u bnlu•eu von Dr. TH. lliLLROTH . - (Studi stor·ico-critici sul trasporto ferroviario dei j'eriti ed amm.alati

in guerra). Del tenente medico D.r MAESTRELLL N'on appena il trasporto ferroviario dei feriti ed ammalati in guerra ebbe fatta la sua splendida prova in Germania nel 1870-71,numerosi ed a utoeevoli scrilLi comparvero oltt>'ulpe ad attestarla, ad enumerare, descrivere, commentare i varì mezzi e sistemi per i quali fu res·a possibile. Anche ft·a noi il generalemedicò Cortese edjl D.r B ellina, reduci da un viaggio compiuto in Ge1·mania nel 1871, ci raccontarono quanto ave vano osservatocolàdi rruei trasporti ferrovi a rì. P erò la classicainstituzione dej .treni-ospedali, per poter esser apprezzala giustamente, e 'dtilizzata a dovere nelle guerre future, mancava, a nostro a vviso, di una storia geneì·alc ed accurata, di una critica vas ta, autòrevole ed imparziale, che valesse a tener luogo di guida sicura per i chiamati in avvenire a ridcstal'la a nuova a tt1vità. Or bene> questa storia, questa critica ce I'oflerse tcslè l'illus tre prof.Billroth con il libro che abbiamo il piacere di annunziare e. raccomandare ai nostri lettori (L), e del quale ci allentiam<? ~ ~~re. un cexmo fedele, per quanto lo possano perm(~ ttere 1 limth rtslrelti di questa rassegna. A. questo libro -che non rappeesonla che la prima parte di un'opera di maggior mole <.: ilue1· den 'J'r·anspor•l der· irn Felde Verto';'ndeten uncl Kranken » (sul trasporto dei ferili ed a mmalati in guerra), della quale l'illnstt·e Billroth e l'infa ticabile Afundy arricchit•anno la letteralur·a chirurgico-militat'e, e elle rtpete la ~ua origine dalla privttla conferenza internnzionale adunatasi al padtglione di sanit.à della gl'ande esposizione vien' n~e, ove que' due scrittm·i ebbero agio di osset•vare cd espel'lmentare tanto bel matèriale per trasporto di feriti che vi faceva splendida mostra - a q uesto li beo) diciamo è preposta la letteratura sull'aegomento Picca delle citazioni di ben 65 lavori ~...e, o~ esclusivamente od in parte, trultano di questi ll'aspot·ti mr l'OV!arì di ferili in guert•a. E qui ci piace più specia lmente '{?Jare,come, fr·a r1uesti lavol'i, oltre quelli importantissimi del d Yjflt~w, del Sigel, del Wasse1j"uht·, del Simon> del Pelzer, e Htr,schberg, dello Sehmidt) del B onnifond addiLati dall'A. come prù a~conci ad erudit·e sull'argomento chi dovesse occ~~a.r;>ene m avvenire.~. vedonsi a nche, con vera compiacenza, Ct.uti 1 due de' nostri ~..-·ortese e B ellina . . Nella br~ve ma succosa introclttzione del libro,· il Billroth 81 cura, pr1ma di tullo, di indaaare le raaioni del fallo abbastanza strano, dell'essersi adoprate sistematicamente in Eu-

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1 · ~) Quest'opera

è . stata recentemente tradotta in Jin~ua francese dal li Ga,sz", e pubbhcMa a VmNNA. (Carlo Oet·o:d/lgho t>pogra(O·eàitore). Gtornale dt m edicina militare.

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1\IYISTA

ropa le ferrovie per regolari, copiosi o prolungati trasporLi di feriti ed ammalali soltanto nell'ullima guerra ft'anco-germanicu, mentre queste già da 40 anni principia l'ono a solcare la vecchia parLe del mondo1 e presto la percot-scro in ogni senso. Tali ragioni l'autot'e rit1ene essel.'e: da una parto il divezzamento da ogni idea di guct·ra dal1815 al18i8, perii quale la sollecitudine per gli ammalati ed i feriti s ul campo di battaglia era venuta a mancat'e della s ua principale esca - la immediata contemplazione dei soffer·enti - e dall'altr'a, l'improvviso riac. cendersi, dal18-i8 in poi, di lotLe frequ enti e viepiù micidiali, ma br evi tanto, che, nelle primo, le preoccupazioni sul successo delle armi assorbirono quasi ogni aUro interesse; e fu solo nelle ultime del 1866 e 1870-71, micidiali più cbo le altre precedenti, eLle l'attenzione dei governi e dei popoli srppe aJfine r ivolgeJ'si premurosa anche al nliglioramento della sorte di tante vittime ùelle armi e dei Jisagi Compiuti questi giusti apprezzamenti1 l'autm·e aggiunge: «< dando io in seguito uno sclùzzo storico del trasporto di mac Iati e ferili, e facendovi seguire unu dilucidazionc critica dei « servigi res i su <[uesto campo fino negli ullimi tempi, dovò tosto ~rilevare qui, innanzi tulLo, che in ciò far o, ho unicarnenle « di mira il tecnico, il chirur~ico, hgionico, e non discorro delc l'umanistico nella prestaz.one delle singole persone, socìet~ « e Stati. Il trattare ciò elle s i è fallo a questo riguardo, ~ruali « sacrilìzì sono occorsi, corne ciò fu adempiuto solto date con- . e dizioni sempr e con la miglior· volontà, ciò che si rilenne per • il meglio, non è qui mia tesi. Con lettere di bronzo sono rec gistrati questi fatti nella storia dell'umanità, e non fa bis~gn? c della debole mia penna per r.,onstataro queste pres Lazton'~ « e per tìssal'lo a lla poster1ià. Una critica òbiettiva del fin qtu c usato e del fin'ora adoprato è, come ovunque nel carn po della c s cienza e dell'arte i la base s ulla quale noi dobbiamo ~ri get·~ c il nuovo ed il mig ioro; la costt•uzìone di una La! base è 11 « tema che mi sono prefisso in questo libro ''· E spiegato così il concetto informalol'e dellavoi'O, l'autore lo principia dedicando un bel capitolo alla storia del L1'aspo1:to degli ammalati e doi ferili sulle ferrovie. A 11uesla fan se~u!lo gli siudii crUici sai treni-ospedali, ed i vagoni per for·Jlr, che ne sono le paPLi essenziali, ed il vagone per mMici, il vagone cucina, il vagone a mangial'e, il va~one gttar·dot·oba, c~1e ne sono gli accessorii indispensabili, v1 sono tratt.ali nei cmr1ue primi capitoli. Studiati q uf'sti elementi di un treno os poda!e, l'autore proseguendo la sua critica, ne s tuclia da p1•ima l'msieme ne11a adequata dis tPibuzionedellesingole su e pa1•Li, nella ripartizione in esso più opportuna doi feriti ed ammalflti, nella sua dit·ezione, o ne t~sarn ma quindi il modo di runzionor·e; o ctò in altri due distinti capi. Chiude infine illavoeo con un bJ'eve capitolo nel quale si pone e svolgo il quesito: cosa s i deve fare per ris labilire per le prossime guerre i treni ospedali nel m odo il più possibilmenLe perfetto~ . Ma .sarebl5e ben poca cosa, pel' tentare di far conoscet·e. al letlor1 del nosLro giOrnale il nuovo libro del Billrolh e per mvescae!i? ~o nsulta~lo, l'averne loro a~en naLa appena la. tela; per cut et p~ace rov1starlo ancora un poco, e porgerno lH col-


DIBLloG 1\AFICA

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lèghi i princi_pali preceUi, ed accennar loro i piu importanti sistemi ed ot•dmamenti chtl vi sono cr•ilicati. La storia del Lralòporto ferroviario dei fer·ili in guet·ra tr•acclata dal Billroth insegnu, c!te anche l'fUesto tr·ovalo, come ogn~altro, prima di ra~giungerc i limilidE'lla perre'z ione, come in Germama durarlle l ultima guerra del1870-7i, dovè percortere la serie dei p!'imi lenlativJ impe!'fetti, subi!'e l'opposizione dei paurosi del nuovo, esser favorilo da ci1·costunze propizio, divenirè la cura di persone nulorev.oli che valessero a com· prenderne tutta l'importanza, a perfezionarlo, a farlo loro, ad unporlo quasi ai dubhiosi. lnfalti fin dal ·18:>6, in Crimea, la ferrovia rl'a Sobastopoli e Baiadava fu utilizzata pel' traspot·lo di feriti; ma vagoni an merci staccati con sola paglia sul pavimento fur'ono adoperati allor•a c ritenuti sufficienti all'uopo. Piil tardi, nel1857, ad instigazione di Larreu, si feco qualcosa di maglio in Francia . Fra il campo di Ché.lons c la città di tal nome tu messo in atlivilà un Vlìgone da merci eonvcnienlemento ridotto, per traspot·Lur·e gli ammalati ed i fel'iti per accidente a quel campo, fino al g r·a ndo ospedale rnilitar·e di l'fU es la città, Tale esempio di un qualche progresso, nola l'autore, poco influì però sui LJ·asiJOrli ferrovial'ii di feriti che s i effettuarono nella g uerra de 1859. Anche in questa non si adoprarono, in mo.ssima, cito vagoni da met•ci, nei l'fUali, per i feriti piu gravi fu singolat•e ventut·a il poter essere udagiati s u cuscini 6 stramazzi. Intanto però il Gurlt, ron un suo p••imo scrillo nel18:59, aiè. proporiendo il traspo1•Lo sistematico dei fer•ili ed ammalati sJhe ferrovie ed apparecchi deslinoti a rende:lo meno cruccioso che per lo innanzi, pet· il pPi•no senza dubbio, dava un impulso sC:entifico-sperimenlale a questo nuovo ramo eli ser·vizio sanitario in guel'ra ; impulso che veniva quindi raffol'zalo do. un decreto del Minister o della g uf't'l'tl prussiano dcl1861, che approvava in gran parlo le pl'o pos te di quello scrittoro precedenlemente modificate da una commissione chiamala dallo slesso dicastero aù esamina1·lc Mal.grado però queste proposte del Gw·ll, malgrado i bei lcn!at•vi,_le copi9se espc!'ifmze, ed a~g~u!'lgiarno puro, i notevoh passt verso 11 pcr'fe:t.tonamenlo lntll 10 Amertca sul trasporto feqoviario dei fOt·ili negli ultimi a nni della lolla civile del 186l-6:j, questo dove"a rimanere ancor·u t•udimonwle in Eul•opu durante la g uert•n danese del 1861-, e polr~bbe dirsi anc~.e dura!1le la campagna di Boemia. del 18G(:), se.suUa fer1'9VJa austriaCI\ del Not•d n on fosser·o slnti arlopralt per tale ~~sogna alcuni vagoni da mt>t•ci Hpposilamente ridoUi corilelti.uaretle sospesi, clic l'autore r·irnorca come i p1·imi nel suo gen~re adopcuti nel nostro continente, r1uando voglia fa l'si astraZIOne dal vagone Larreu più sopra rammenlalo. ~erò fino dalla campagna u uslJ'O-pru!';siana, osserva il ~t~l':'oth, il principio della ma~!';iOHI e pronta dispersione dei . rttJ .aveva ormai conquisl~Lo la mente di lutti. ~ l'opra più illummata dei sanitari era dif'cLLa senza po~a alla ricer ca di mezzi P!ùacconci por ollenerla. Orbene, quesla rircosltwzaimportanltssima, rileva l'aulot•e, fu appunto quella che spinse al vero e rapido progt•esso la inslituzione dei trasporti ferroviari


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RIVISTA

'dei feriti ed i lavori del congresso sani lario internazionale alla grande esposi?ione parigina del 1867, e l'opra indefessa di Esmarch .a ~erlino,di F'ichte fl StuLtgat'l. nello stesso anno, e la r.ubblJcazwne dello splend 1~0 a tla11Le del Gul'tt nel18681 che r1pr ocluceva quanto cl1 meglio era stato esposto a Parigt pel traspol'lo dei feriti in campo, prel?at•arono inlellellualmente i terreno pér il nuovo genere .di prestazioni ai caduti di future battaglie. Non mancava che unu gl'ande occasione u che queste foss er o ampiamente a ttuale, perfezionato ancor·a, e non tardò a presentarsi nella colossale guerra fJ•araco -prussiana. A misura che questa si proll'acva e pl'ondeva le spaventavoli pr oporzioni che la contradisLinsero, l'attività elci sanilari1 deg-li uftìci!'lli oegan izzatori, delle società di soccorso r esaSJ mar·avigliosamente feconda in Germania, menLt·c s i aiTaccendava al perfezionamento di ogni genere di trasporti per feriti c dei ferroviarii inclusivi, avventava di più, dice il nillrolh, la soluzione, nemmeno Lcn tata Ono allora, di un nuovo quesito: it regolare trasp01·to di gravi .feriti per (!randi di-stanze, reclamato ù'altt'Onde dalla imperiosa necessità di dispersione della loro massa inusitata. E così si sltlbilivano appoce appocoi veri treni-ospedali che l'autore riguarda come una creaz ione tuUa germanica, ed in breve volger di tempo da che no fu concepita l'Idea, dalle due Confederazioni te<fescho del nor_d e del sud, ben 21 ne erano appeeslati e posti in azione, per leaspot·t.aee migliaia di ferili ed ammalati in modo confot·t.evole dal teatro della guerra in Francia., e fin da presso Parigi, nel cuore s tesso dei{>aesi tedesclJi. · L'autore infine chiude q uesto capitolo di s toria originale ed interessante accennando, ed alla cooperazione del J.\1und!J. o della società francese di soccoJ'SO ai feriti nella causa di t.alt trasporti ferroviarii, ed al bel tt•eno-ospedale da questa società cosLru~to ad is tigazione del Mttndy s tesso, ed lnviuto ulla grandeesposizionedi V lenna, ed alle trattazioni ed esperienze su tanto nel materiale lerroviat•io da Lt·asporlo per fet'ili eolà esposto, condolla a lcemine dalla privata. conferen:.tu inl.et·nazionale adunut,a si al po.ùiglion@di sanitù di quella gran rnostr'a mond1ale. Gli studi critici sui b•eni-ospedali inslituiti dall' aulore nell'intento e di discutere i principii secondo i ([Uali devono co« stl'uirsi ed impiega t'si d'ora innanzi i vagoni-ambul&nze e~ c i treni eli sanità, cd in modo che possflno esse1·e adoprO.~J c pet' r egolari l-t'asporti di ammalali e fer·i Li s u lung hi l!-utlr, " duran te più g iorni o settimane) senza che quelli abbiano a « risentir danno per questo ti'asporto, e scmza che le spese do! « medesimo oltrepassino realmen te il limite consueto,, ques~• studì, diciamo, prendono mossa dai vagoni per.fer iit, o vagomambula nzc, che sono inconteslabilmenLe le parti più importanti, essenziali di un convoglio di sanità. Riguardo alla ventilazione di queste vere infermerie a~b.u: Janti, l'aulot•e, dopo aver condannato i modi troppo prirnJLIVI di olLenel'la o.dopraLi llf'i tr eni-ospeda li della Ger mania, come l'apertura delle finestr·o, delle porte, ecc.1 si dichiara lu vorevole all adozione del sistema cosr ùetlo a Lanterne, già adoprato


DIBLIOG'RAFICA

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eon successo in America nei vagoni-ospedali adottali durante la gucrrà civi~e del1861-65, .e consistente in s_pec~e ~i abbai n~ pl'ilticati sul Cielo delle cat'rozze, e cosll'ulti dt lnh d•mens1om ed in guisa da rendere in queste sufficiente ed attivo il ricambio dell'aria) da provvedervi alla dov uta illuminazione dell'interno, e da impedire alla pioggia 1 alla neve, al polverlo di pcnelrarvi. La q4estione del riscalaamento dei vagoni in esame, che si collega intimamente a lla lestè accennf\ta, oecul)a quindi a lungo l'autore. Rile,·ata la somma importanza di quello, c la difficoltà della scelta dci mozzi pet· ottenet·lo, riportate le testimonianze di varì s crillori su i tren i-ospedali tedeschi, c.he fanno fede abbastanza di quanto il riscaldamento fosse ottenuto in questi con m ezzi poco aç:conci (piccole sture in ghisa), e di quanto vi riuscisse pet' eonseguenza poco unifoeme e talora dannoso ai trasportati, Billroth, confortat.o dalle felici esperienze falle dal Mundy con i vagon i-ambulanze clcllreno-ospcditle fl'ancesc esposto a Viennu, restu d'avviso, che, non ostanLe la imperfalla prova ra Lla dalle stufe nel l 870-71 nei vagoni di sanità, queste r imangono LuUavia come i più accettabili mezzi di riscaldamento dei vagoni-urnlmlunze nvven it·e, e per la loro semplicità di impianto, e pet' il loro modesto costo, c perchò, qualora ben costrutte e modificate n dovere, possono g iungere a sopperire al ri scnlùam~nto a n eh o d i vagoni n tuni ti eli tante1'1~e per la ventilazione attiva e coutinua. Albri sistemi ùi riscaldamento, come t!uello a vapor·e, come quello ottenuto per mezzo dei ''a pori c 10 s fuggouo dal fornello della locomotiva, come quelli ad acqua calda, ecc., sono pr esi .pure in conside ra:r.ionc in questo rupilolo; ma, in conclusione, o per la loro sovet•chia cornplicutezzn, o pet' il loro grave costo d'impianto, o per non essei' sttflicienlemente SaJ?zionati dall'esperienza, 110n sono rii.P.nuti (]a ll'autor·c pr·ef~rJbili per niun verso ol sistema di riscaldamento per mezzo di stufe che studia per il primo. ~ lJassando ad ult.ro argome nto, FJillro th crede cbo nessuno de1 hpi di vagoni in uso oggidì sulle fe!'l'ovic s ia alto, senza nwdiftcazioni acloquate, a costituire buoni vagoni-ambulanze, per~hè pe'l' prestarsi a ciò convenientemente egli intende che l veJ~oh ferroviaPì debbano essere: •J• provveduLi di lanterne sul ctelo per la ventilazione; 2" munite di porte nei lati corti d~lla cassa, per rendere possibile la loro intet'Cornunica<:ione r tconosciula indispenso.bileiri un treno-ospedale; 3•liberi completamente nel loro urnbicnl.e . Ciò premesso, l'autol'O è condotto a l'itcner e i vagoni a coupè come_ t meno idonei, i vagoni-pasSC!!'!!'ieri invece a sistema aalml er1cano, ed i vagoni per merci coperti come i più adattabili e ~re sopra espresse esi. gcnze. E venendo ad una pL'oposla pra t1~ molto interessante- perché rivolta acl assicurare allo ~tato m un modo molto ovvio un nurnet·o s ufficiente di veicoli vertibili' in lemp· O ai o"'U Ol'l'O. ' in varroni ferroviari . . -facilmente l'autore siCOl) ,.., Per. 1~ertti esprime: c !un ,.,i dall'essere dell'opinione • d1 dove!' tener~ hmlilizzato, in temr>o di,pacc, un ()'rosso. nu« mer9 di vagoni, per esser~, in tempo eli g uerra, adoprall per • ~rem-o:;pedali, CJò che sarebbe inattuabtle ed assolutamente « lmpratlCo, noi desideriamo piu.tLosto, per lutti i vagoni da


~lVI STA

c passeggieri che banno un ambiente non seziona to, l'adatta-

c mento aella ventilazione a lanter·ne, e de~ideri amo inoltre " che ogrii ~erro.via si~o~bli ga~a a tenere tm numet'o di vagoni " per merci ne1 quoh Sl lrovwo lanterne sul soffitto, ove si " pOS!?ano facilmente ~~allar~, e nei quali . al t•~mpo stesso c possano essere stabllrte facllmente porte ùt tes ta ta delle voc Iute dimensioni •. Anche la disposizione dei letLi-bareUe su cui giacer devono i feriti entro i vagoni occupa a lun~o l'uulor e Stantechè la iniercomunicazione dei diversi memod di un treno-ospedale, riconosciuta ormai indispensabile, richiede in og nuno di essi, e conseguentemente in ogni vagone-ambulanza1 un passaggio centrale nel senso della loro lunghezza, ogni chsposizione dei le tti-barelle che possa opporsi a lla realizza zione di questo è ritenuta condannabile dall'autot'e. La sola disposizione che egli acce Ha, è quella del collocamento dei letti-barelle nel senso .della lunghezza del vagone, e lungo le !"Ue pareti latcPal i o lunghe, ad uno o due piani tutt'al più; disposizione questa cile~ rispeLlando il passaggio longiludinale cenLrale richiesto nei vagoni , r enrle queslt capaci di 8-10 JetLi, 4-f> per lniano, a seconda della lunghezza delle carrozzo. Se Billro h condanna tin terzo piano dilelli nei vagoni per feriti, malgrado si ved12sse adoLtato in quelli del bel ll'eno-ospedo.le fr·uncese dcl lVfan.dui imporla appena notare che lo fa pPecipuamente pel timore de sov~'chio a gglomeramento di fcPiti cd ammalali in uno s pazio relalrvamento tr oppo an n·usto. A proposi lo poi dci letfi-bat·elle, è interessante notare come l'autore condanni l'uso, non senza inconvenieJJLi, invalso in PPussia dura nte la g uen·a del '1870-7'1 eli adoprare, como per ogni altPo a-enere di trasporto di ferili, anche per letti nei treniospedali lebarelle-porta-ammalati da campo. Von·ebbc invece • che qu!1sli co nvo~li avesser o una delazione speciale di JetLibaPelle cosliluiti ct'un solido telaio in le:>"no, con manubri per due portatori, foPniLo dj un piano di solide cingiti e destinale u sostenePe un matcr·azzo bene irnbol"Lito con cuscino, lenzuola, coperte, ecc.; telaio che non dovrebbe essere mai più largo delle porle di testata dei va go n i-infermerie per poLer·si p!'estar'e al facile e pronto caricamento e scaricarncn to dei Cerili. La fissazione dei leLLi-barelle entro i vagoni-ambùlanze, ~l~ da impedire che i feriti ed ammalati che vi sono adagiatJ s~ r isentano di troppo dei movimenti cruccia nti di q uesti veicolr durante la corsa, fu, secondo l'autore, il quesito che più pt·e~ occupò gli apparecchiatori dei treni-ospedali . I diversi sis tem• di deLLa fissuzione, o proposti od adollati lì nora, sono secondo il Bill1·oth i seguenti: i • Il si~lema della lunga sospens ione libera dei letti-:bar elle, a mo delle amache dei mo.rinai, proposto peP la pmna voi~ dal. Gu~'lt,. m&; riconosciuto ]>Pesto in~proltcabile per le for·tr oSCJllaZIOlll CU{ que' le Llr vanno sog<,ett! du!'ante la eorsa dei convogli. ' "' 2" Il sislema della lunga sospensione fissa dei lelli-bareile alla Meyer (treno annoverese) od a)la 1-Jennick e PLambek (treno amburg hese)_, eh~ non diversific-a dal.precedenle, c~c pce l~ fissazrone det letti lungamente sospesi alle pareti de• vagolll


DlBLIOGRAFICA

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onde impedirne ~e dannose oscillazioni; ma elle, malgrado la ,buona pr0va fatta nei treni ove fu adoHato, non potrebbe, a detta dello scrittore, essere accettato altrimenti in avvenire, a causa della sua qualche complicatezza. 3• Il sistema della cor~a sospens ione .fissa adoprato nel 1870-71 nei treni-ospedali prussiani, nel treno del vViit'lemberg ed in quello del Pfa[tz, del quale avemmo accurata descrizione con disegni dal dottore Bellina, e che l'autore r itiene eli ut,ile attuazione anche in avvenire, e tale da poter fat· concorrenza al seuuente recentissimo. 4'l Sist&ma di complt:Jla fissuzione dei letti-barelle posto in pratica1 per cura del1Vfundy ,·nei vagoni per ferili del bel trenoospetlate fran.cese tanto ammiralo all'esposizione vienneso. Tale sistema è fondalo s ulla buona costl'uzione di soffici materazzi quai giacigli dci. feriti, e sull'adozione di dolci ed elastiche molle peri vaf?oni-infermeric.- Ed a proposito di queste giova notare, come l a utore r icordi con grande interessamento il ritrovato in.,.egnosissimo ùel B rockmann di Stuttgart, per mezzo del q~,~a?e, modifìcundo variamente la disposizione dolla serle de1le lastre elastiche di cui son cos tituito tutte le molle da vagoni ferroviat·i, si giungerebbe a compartire anche alle piu r!gide .tra queste (come 1e molle de~ vaqoni per merci) ~a elastJCttà hecessarw a molle por· va ~o!ll-amnu l anze . Nè con la minuziosa disamma (cuJ noi accennammo appena per amor di brevità) dei vari s istemi di fissaz ione dei letbi-burelle nei vagoni per feri li, hu termine lu critica accurata di questi . La questione: se tutLi i vagoni-ambulanze devano esS(}~e apparecchiati in modo, da permelteJ'O ad una pt\rte dei f~rtti, 1 meno geavi, durun te i lungbi trasporti di più giorni, dt sta~sene seduti nelle oee di urne, e col'ìcati di notte, è risolta n~ga ttvamente dall'autore. Egli pr opone invece, per la dimora ~:renet•e di feriti l'a ..wiunla ai tr·eni-osr)edali di dturna di quel ~ ' ..,, Un .vagone dt'" :::• classe. Pct·ò, malgr-ado questo, non diseonosce la m ~egnosa costt·uzionc dei hei vagoni-ambula nze del trenoospeaalefrancese più volteric01·dato, per la quale questi eeano prontamente trasformahili, a seconda del bisogno, non tanto per. ~l'Usp ol'~O di feriti e di tllnmalaLi in letto, o per· quello di . rcrttt ed ammalali che possono star· seduti, !1_uo.ulo anche pel trasporto eli li'uppe illese, o p•w quello di merci m tempo di pace . Lll;, questione pure (lellc latri ne, di non secondario interesse per l tre~i-ospedali, poPLa l'autore a stimmatizzare i sistemi Imperfetti di esse adottati nei convogli di sanità delt8i'O-i1, ed a.raccotnandtu·ne per l'avvenit·e una piccola e ben venlilaLC! per ctasche~un vagone-ambulanza,ollre una o d;.1c per ciaschedun COQvogho a disposizione del per·sonalc di servizio. chlnfìdJne 1;autorc par la della dotazione doi vagoni in esame, ~ obb1a!llo tralasciaee di esaminare per brevità, ma i di · ~Utt?ettagh, tult'allro che oziosi, dovrebbero esset· riscon{a.1 sempre nel lavoro di cui è pa t·ola da chi per avventura ~~se. <?~amato ad apprestaJ'C o dieigere trasporti fet·roviaru er1lt1n te~po di ·g u ~rra . E_pru_na di passnre all'esame degli altr·i elementi di un tre!l~Ospecfale, Billroth si fa a stabilire precisamente quanti fer1t\ ed ammalati, ed in quanti vagoni, devono esser tra-


iH2

RfVISTA

sportati in un treno di sanil.à. P er questo interessante còmputo, dal rruale dipende ed il numero del persona le occorrente per un Lal tre no e la quanlit.à del mate a'iale pea• la cura ed assistenza dei trasportati, ecco come si esprime l'autore: " Il numero fino adesso usato dei vagoni per fe l'ili in un con" voglio fu d i 20; ma essendo oltre a ([Uesti, i ltdispensabili " ancora 5 vagoni, il treno tutto, eccetto la lo ··)motiva ed il « tender, verrebbe a conslaa•o di 25 vagoni. Poichè ora in « ogni -vagone da feriti vi sono 8 o 10 piazze-leLLi, cosi s i « calcola che ordinariamente possano esser traspor-tati in un « tt'eno-ospcdale Hì0-200 fet'iti ed amma la ti. Ciò però 6 illu,, sorio, inquantochè per ogni vagone una pia?:zu-lctlo so ne " va per un infea'miere. od aiul~nlc eli sanità ciH~ sia, e cosl " in '20 vag-oni-ambulanza saranno trasportati solamente " l<W-180 lb t•iti. Se e ven tualmente si volesse eltwure il nu'' mero eli l[uesti a 200, occor1·erebbe prendere 22 di quei va" goni. Ciò sarebbe in ogni caso in viu eccezionale, erl oHre u un tal limite non s i dova·ehbe mai andare "· Oeu per un s imil treno di 20-22 vagoni-ambulauze, alto ad acc;Ogliet•e 180-200 le r·ili ed ammalùti, sono indispens nbili r~~ ~· i l BiLlt·oth: 4 medici, 20-22 infermieri, 4 pel'sone !)el scrvi7.io della r:ucina, 1 magazzinier·c, 4 persone pel sca·vizio della locomotiva funzionanti alternativamente di due in due. Gli allri ele~menti s timati da ll'autore necessaei alla coslituzioncdi un treno-ospedale per•ff\ Lto, onl'e i vagon i-n mhulAllZO ora discorsi, che ne costituiscouo il fondu mento, la po1·tr essenziale sono: J• il vagone pet• medici; 2• il nagone-cucina; H• 11 vagone-magazzino destinato per la farmacia del ti'Pno e per le 'provvis te degl i oggetti ùa medicalura, della biancheria, nonchè dei co·.nìn~~s l ibili che non possono troval' posLo nel vagone-cucina; 4• il vet{Jone-a-m.anqù:tre assegnaLo A a·cl'ettorio di feriti ed amrnalati men gravi, e del personale di assistenza del treno; :-,• il oar;one-{Jtutrclw·oba per il deposito degli effetti dei traspoPtati. CCI' lo che il segui1·e S(·e u polosa-: mér1te l'a utore nei cinque capi toli che dc.l ìca u questi A.ltrt cinr1ue vagon i, ne condurrebbe tr·oppo oltre; pet• il che con: Lentandoci di aveec accennato per gli ultimi tre lo scopo cut sono destinati, ci limiteremo od aggiungere: clie l'igual'do al vagone per m edici,· l'autore, dopo averne r ilc vuLa tutl~ l'oppof'tunil.à e lo ins ufficiente apprestamen to in qua$i tulLI i treni-ospedali del ·J870-7t, si fa a descrivere o ad apprc7.zare mea·atamenle quello del treno Mund!J esposto à V tenna, che attirò tanto l'allcnzione dei compciRnli. Ed in q uanto a! vagone-cucina poi, destinato pe1' la conff)zione degli nlimcnt~ per i. traspoetati, e pee il pP.rs onale di c;ervi:tio d ut•anLe t . lunglu tPaspoPti di più giorni, l'autore vorrebbe se ne studiasser<? nnc<;wa con a~uratezza gli appaa'ecch~amcnti, stante che, n~1 trem germa ntcJ, tll;l vagone dette quasi sem pre sconfol'lantt pl'OV_e . J.V~algrado. c1ò ~t o n trascura di appre?.zare ad ~­ quatamente 1 ber vt,gont-cucma. osserva lt alla mostra universale di Vienna. All'analisi critica dei diversi elementi di un treno·ospedale, il Billroth, come acccr.nammo in principio, fa seguiee lo s tudio del s uo insieme. La disp'osizione in serio ( Raugiren)


BIBLIOGRAFICA

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dei diversi..vagoni che costituir d~vono un tal convo~.Jio è la prima e pm estesamente tratto.ta m questo stud1o. una tal disposizione non può farsi arbitr·aria; essa deve, secondo il Billroth, esser tale da ris pettare due principali esigenze: la esattezza cioè e la speditezza del servizio, c la distribuzione nel treno-ospedale dei f'r•eni tecnicamente giusta, e tale dà non recar distUt·bo ai feriti che vi s ono trasportaLi. Oea, par-tendo sempre dal principio che tutti i vagoni di un tal convoglio debbano esser trans ita bili nel senso della lunghezza per la loro inler comunicazione; ammettendo come tecnicamente stabilito che i fl'eni de vono essere equabilmenLe distribuiti lungo un treno e che il numct•o dei veicoli fr·cnali per 18-20 carrozze non possa esseee meno di 5, c, trattanilosi di breni-spedaliJ tenendo per fermo che non possano essere applicati l'reni nè UJ vagoni-ambulanze, pce non esporre i feriti a scosse troppo vioìenti, nè al vagone-cucina, ecco come l'autore vorrebbe costi lui la la s erie dei vagoni e disposti i fl'eni in un col)voglio di sanità : Va"'o'ne-guat·daeoba - con reeno 5 -vagoni-ambulante, ' Vagone di 2• clas:;e - con fl'eno, 5 vagoni-ambulanze, Vagone per· medici - con freno, 5 vagoni-ambulanze, Vagone-a-mangiare- con freno, 5 vagoni-ambulanze, Vagone-cueina, Vagone-ma~a.zzino - con ft'eno . . Ed omettendo dJ seguire fautore n~llo questioni, e Jella P!ù opportuna disll'ibuzione dei feriti ed ammalali in un treno dJ sanità, che vorrebbe tale dt\ osts.re specialmente alla propag~zione delle malattie infettive, e dell'appat'ecchiarnento dei ~rem-ospfdal i pec pacte delle socielù private di soccorso, per· il CI,uale reclama ilcigoroso cont•·ollo dello Stato, e della dir~z~one di detti convogli, che vorrebbe afiìdala semJ?re a med~cr militari, questioni tutte ag~ruppato nello s tudiO dcll'instem!'l di un treno di sanità, eccoci giunti al capitolo che !l0nsHlera il i1•eno-ospedale in azione. Quivi, prima di tutto, 11 .Billroth si fa a raccomandare che, in caso di guerra immmente, l'appaeecchiamento dci treni-ospedali. vada di pa1'i pass~ con quello dc~Jii altri attJ'c,.;zi guerreschi. Cosi tali con~ogil,, trovandosi g1à pronti per le prime battoglie, polrebero mollrarsi fin presso i luoghi dello. mischia, e aireLLarente raccoglier·e gran parte di ferili e trasportal'li tos lo in uogo d~fì.nilivo,. con gl'ande loro vantaggio e semplificazione del S.:ll"v1z1o samtario. In seguito pren,le in esame la evacuazione degli ospedali P~o~vts?,ri di guer1'a fatta a mezzo di questi treni, nei perto~ pm avanzati di una campagna. Pct' la speditezza e Pr!'lc•sJone di una tale evacuazione l'auto!'e non conosce migl~ore espediente che lo s tabilire, non appena lo concedano ~} 1 ~ventt delle battaglie, un unico c potente centro direttivo qu!lle possano confluire le richieste di evacuazione dei generali det vai,'i corpi di armata, con la designazione degli


514 lU VISTA \llBLIOGR<\FICA ospedali da ~vacuar~~. uonchè tutLe le int'ormaziani sugli ospedali s tabili att.i ad accetLtu•e evacuati; e dal quale possano partire tutti gli ordini delle evacuazioni stesse e le designazioni dei tt•eni-ospedali, o go>~el'Uativi o di società private, usufruibili a tale scopo. Venendo quindi a trattare del servizio vero e proprio di un treno di sanità, l'a utore vorr·ebbe che quesbo s.i por'tasse sempr·c a destinazione pront.amcnLe, vuoto, con cot'sa possibilmente diretta, e senza s econdarie missioni da compiere, che tosse mantenuto sempt•e con la massima propriet.à; vor·r ebbe che il delicato servnio di caricamento e scaricamento dei feriti vi fosse compiuto sen1pre da personale bene is kutto é con la più gra n dillgeruca, che il servizio di cura cd assistenza f'osse regolato come in un ospedale s lubile : indi due ref.!olat'i vis ite modiche, assegnazione ui vari sanitart del treno Ul dalo numer o di vagoni-ambulanze, r egolal'i scrilturazioni delle pres ct•izioni, scrupoloso servizio di guardia tanto medico che di assistenza; vor!'cbbe infine che ti basso personale di delti treni fosse scel to, istrutto, zelante e molLo disciplinato. L'autore chiude lo studio dei treni di sanità in azione, toccando un altro argomento inteJ'essunlissimo; il concenlW.Lmentn, in lìne di una guerra, in un teaspor·to complessjvo, di· piccole quan tità di ferili ed ammalati residui fn v!u•i e diversi ospedali di campo. Ad effettuar questo l'a ulor·e opina che mollo debba contribuire Ju institut:ione dei cosi dE)lli ospedali di tappa presso le principali e pii• cenlr·ali stazioni ferroviarie. Per le vaPie ferrovie confluenti u questfl. por IDf>ZZO di s ingoli vagoni ambulanze aggiunti ai l!'eni ot·clioarì, verrebbe fatto il concentramento delle piccole q uantità di fer iti ed ammalali sui detti osp1~da li eli tappa; da rtucsto poi, uno o più treni-ospedali in pieno assetto trasportercbbeJ•o quelli fino a gli ospedali stabili. Coso. si cleve I'Hre per ristabilire i treni-ospedali più possibilmente perfetli pet' la più prossima guerrat La risposta u questo quesito, che l'a utore s i pone p!'ima ili por termine a l suo bel lavoro, la possiamo compendiaro in pocbe parole: espeeimenture, cspet·imenlare ancora, perchè non abbia u vcrificat•si più mai nelle venLut'e guerra la in~: mani là, di esper·ire n mezzo dei feriLi, sul Lt•aspor to dei ferJLl stessi; ed a i govern.i; più che a i priva ti ed a lle s ocietà di socCOl' s o1 spetta, seconao il B illr oth, l'iuizialiva in questo nuovo còmptlo umanitario. Il Direttc,re

P. E.

MANA YRA.

Colonnello medico, membro dal Comitato di ranilà militare.

Il Redat..toro

D' F EDER I CO T O SI Capitano me!fico.

Nu•rtNI FF.DERtco, Gerente.


CONCORSO AL PREMIO RIBERI l?ER GLI UFFICIAL~ MEDICI HELAT!VO

Al 20 IllESI D~CORRE NDI DAL io APRILE f875 AL 30 NOVEltlBRE 1876.

Programma. Sarà aggiudicaLo un premio di lire duemila (1) alla migliore delle memorie, redulLe da uJ-lìciali del corpo sani Lario miltLaro, suJ tema seguente: a) Considerare le malattie, la mortalita e le riforme nell'eaereito italiano r+ confronto degli altri eserciti europei; .Q) Indicarne, pel nostro esercito, le principali cause e pf'Oporre i proovedime11ti pitì opportuni per cliutinuire gli eff etti di queste. Condizioni d el concorso. 1. Nessuna memoria, pet· quanto pregevole, potr à conseguire il premio se l'autore non aVI'à soddisfatto a Lutt.e le esi-

· . genze del pt1ogr o.mma. 2. Le memorie non premiate potranno, ove ne siano giudicate dogne, consegull'e una mcn:.dono onorevole. 3. Le disset•lazioni dovranno csset·e inedite e scritt.e in lingua ilaliana, francese o latina, con caratteri chiaramente leggibili. 4. P otranno concoreerc solamente g li ufficiali medici del~·esercìto e della marina, tanto in attività di servizio quanto sn aspettativa od in ritiro Ne sono per•ò eccettuaLi i 10eml.lri del Comitato di sanità mililat'e e deUu Commissione nggiudicatrice del premio (l) Il premio sarà doppio questa volta, quello del precede nte concorso non essendo stato aggi udicato.


516

CONCORSO AL PREMIO IUBEni

5. Cjascuna memoria dovrà esser·e contrassegnata da una epigrafe, la quale verrà ripetuta sopra un'annessnvi scheda suggellata contenente il casato, il nome, il grado ed il luogo di residenza dell'autore. 6. Sat•à evllala qualunque espressione che possa far conoscel'e l'autore, altrimenti questi perderà ogni diritto al ccnseguimento del premio. 7. Verranno soltant.o aperte le schede della memoria pre· miala e delle giudicate meritevoli dj menzione onorevole; le altre schede saranno abbruciale senza esse1·e a perLe. 8. L'estremo limite di tempo stabilito per la con1<egna delle memorie all'ufficio del Comitato di sanità militare è il 30 novembre 1876; quelle che pervenissero in tempo poster-iore sarebbero considerale come non esisLonti. O. La pubblicazione, nel Giornale di medicina milita1't:, del· l'epigralè delle memorie presentate al concorso seJ•virà di ricevuta ai loro autori. 10. Il manoscritlo delle memorie presentate al concorso appal'terrà di dir-itto al Comitato di sanità militare, con piena facoltà ad esso di pubblica!'lo per mezzo della stamptl. L'autore però è alkesl libero eli dare, con lo stesso mezzo, pubblicità ·al proprio lavoro, anche emendalo e modificp.to, purchè in questo caso facci~l sì che da una prefazione o dal testo del libro si possano conoscere tulli gli emendamenti e le modificazioni inLt•oclotle,:i posteriormente all'aggiudicazione del premio. IL Presidente del Comitato di sanflà m!lltare

Magqio1· generale mèatoo CORTESE.


S']['.&.T I S T I C . & .

TABELLA 1• RAPPORTO NUMERICO TRIMESTRALE dei milìtari dell'esercito curati negli ospedali militari e civili (GENNAIO -FEBBRAIO -MARZO 1875).

T ABELLA 2• MOVIMENTO MENSILE dei malati negli spedali militari ed infermerie di presidio funzionanti da ospedale (APRILE 1875).


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5 18

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ANNOTA Z IO NI

I soli individui apparténenU all'esercito sono comp resi In questi quadri numerici E come risulta dai medesimi si ebbero nel trimestre oltre 111000 rìcovllrati a ll'ospedale; una media cio~ di 138 per ogoi 1000 uomini presenti sotto le armi (16 p . 1000 a.t mese ; 1,5 al giorno) . La mortalità compl~ssivn fu di 3 per 1000, ma varia a seconda le d iverse n•gioni tra il minimo I,G ed H massimo 4,~. Ebbero una mortalità a lquanUl superiore alla media le truppe stantiate nello divisioni di Genov a, To t• ino e Bologna; e molto i nferiore quelle acquartierate nelle divisioni più meridionali: Sa-lerno, llfes8ina., Palermo. La SJ>Ieg;uìone d'un tal fatto al.l\ i n che te regiMi settentr ionali a coorronto delle meridionali sono nell'illveruo le più tl~gellat.e dalle malattie proprie alla st.agiooe, Tant'è che le atrezioni d~ll'apparato respiratorio ae prt>se in complesso ebbero assol uto predominio, tale nn predominio fU d'assai plù spiccante nelle r egioni ove la mortalità fu maggiore. r grandi SI!Uilibri atmosferici accompagnati da tiÌ inteuso fc·eddo ed abbondante neve, quali s i osservarono s ul On ire di febbraio ed in marzo vanno accennati fra le cnuse priucipali del rilevanti! predominio delle malatti e di petto, cui vuolsi ascl'ivere la metà iu circa del numero complessivo dei moNi Giova inoltre ricordare cbe sul fini re di geunaio furono chiamati sotto le armi gli inscrH•i dell'ultima leva e che questi non lHICOI' tempt·ati alla vita militare o ebabali talvolta dal sud a l notd d'Italia fol'niscnno al loro arrivo ai corpi un r imarchevole contingente di ammalati. Tenendo conto e di quesUl fatto, e dtgli accennati squilibri atmosferici, non cbe della coincidunza del munifc~tac•si de l morbillo coll'arri vo dogli inscri lti , ci •·eodercmo r agione del ..npido aumento n~l numero degli ammalali, e più ancora della mortalità, del gennaio a l febbraio ~ dal Ccùbraì o al ma rzo. Il m aggior numero dei morbillosi éi ~bbe nelle divisioni d i To• i no, Verona eu Al<'ssandria; la mortali'<) però nou fu gran che rtlevanle I casi di febbri ufoideo furono più comun i nelle divì~ionì di T~>ri no, Verona, Padova, Napoli e Palermo; e per ogni dove gli es·ti iufa.usti furono in quella. propor2ione ordinaria a sifratti malanm lorchè non regnano iu modo epidemi• o. Oltre alle accennate cause di morte vuolsi ancora add ~bitare ali~ resipole, alle meningiti cerebro-spinali, alle affezioni dt cuore. ed alle parìtonlt.i nna pll rlo non 11 ft"a~to secondaria di quell e aJfetioni che o el corso di tre mesi tolsero di ~ita circa 700 uomini su l fior dell'età.


520

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70 l~ a:, - 2 I O 181 29 Roma Perugia 1 ~3 188 - 21 5 - s 113 · ·!Anc-;a . • 21a - 17 191 1981 283 Cbiet1 ... l !lO 99 - 2 1!9 -155 23 410 - ~z aa1 rirenze... Livorno. Jfl 209 200 B06 -Firenze Bolo~a. . . 469 46 1 769 732 212 2'J6 12 ro 150 Parma . 688 6G2 - 16 426 1:l8 3 8 Brescia. l 80 1 19 227 252 - l OR -l 7R 91 f'ro~- Mantova 49 Verona Cremona. 17 109 374 - io 118 Padova.. . . l iO 35~ l · 8~ 1 3 87 l 134 Udine .. -Venezia. 00 201 - 192 l G 98 411 - 5<1'.! - IR ~• Caserta .. ?86 - 800 - 21 &~C 1'& F9 Gae1a. .. 91 - !! 69 17!1 146 331 20U Napoli Sale~o... -2" 25 Cosenza . . 21 36 30 Potenza. . 28 50 o5 - - 23 Bari. . .. 237 2 14 264 - 2 185 -27 l Isernia . lO 41 341 10 :m 598 568 !);Q Alessandria. 361 3M - iii ~5< 11 7 '1i Milano '.!81 174 290 P iacenza . Pavia . .. 79 140 - 161 - 1 GO 55 l Casale . . . so 81 75 ·alfi 345 059 l i 607 ";3 25 fl'orino. .. -]4.; 127 73 189 Il Torino s avigliano Genova. . . 232 31:1 '.!91 523 5-12 - 9. 2 -9 24 Trapani. 41 M 71 13' 120 201 Palermo Mcss~a .. 186 - 33' l Catania. .. S'l 70 83 l - Cntanza ro - 48 5-1 - - - 52- - - 49 ---

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In questa tabella sono pure compresi gli individui che non apparten~ gono all'ese1:cito curati negli stabilimenti militari (guardie doganali, di pubblica sicurezza, ecc.).


B.IE

ORIGINALI

DI UN

[UN,VOGLIO PEn IL TRASPORTO DEI FERITI IN TEMPO DI GUERRA (l)

RAPPORTO DEL CONTE A. ZANNINI R. UIC.UUCA.To DI U1Aftl A lfONACO ( DA,'JBn..}

A SUA ECCELLENZA

lL $liG. ·CAV. VISCONTI VE NOSTA ;a:u~rSTtiO PU. GLl AfFARi aTJ:l\T ~ ECC. ICC.

)fon.aco, 3S x•u.ggio iS?~o...

SIGNOR MINISTRO

·Trovasi in questi giorni nella stazione .çJiv·Monaco un treno composto di sei vpgoni, preparati ~.r:titr cura ed a 'spese dello Stato, del corpo medico · e dell'assi~tenza militare di Baviera, con sopra la croce rossa In campo bianco prescritta dalla convenzione di Gin~vra. È questo il modello di un convoglio-spedale de·~nato al trasporto dei feriti in tempo di guerra.

fl!

Il Nlinistero·degli.esteri consentì alla pubblicazione di questo rapporto,.. ed il ,Ministero 'della guerra dispose perchè fosse inserito nel giornale. Giornale dt ~dtclna militare.

M


!j22

DI UN CONVOGLIO PER n, TRASPORTO DEI FERITI

La Sas~onia, il Belgio ed altri Stati hanno inviato agenti a visi tarlo. Esso e andato firio a Dresda per mo- . strarsi alla regina Augusta, che ne ha fatto richiesta. Fra pochi giorni però verrà disfatto, avvegnachè le carrozze· devono tornar~ a fare il loro servizio ordinario sulla ferrovia. Ed il resto sarà conservato riei magazzini, in :modo però da potersi tutto il treno riattare in breve tempo, ovè, che Dio nol voglia! ciò fosse richiesto dall'esigenze militari. Stimo utile d'inviare all'Eccellenza Vostra un breve cenno descrittivo di siffatto convoglio, avvegnachè non credo ne esista alcuno simile jn Italia, ed a quanto mi si narra, si è questo uno dei migliori, e forsanco il più perfetto che siasi finora costruito, anche presso le altre potenze militari. I vagoni del treno attualmente a Monaco sono· sei. Devono però essere ventisette, e forse più. l'la gli altri, · essendo tutti eguali alla carrozza N. 5 sarebbe st~to · inutile adesso il metterli tutti in ordine ed attaccarli. Questi vagoni sono semplici carrozze di terza classe. dellà ferrovia tra lUonacO' e Starnberg. Trattandosi di una linea che soltanto serve a gite di piacere, v'è il vantaggio che in caso di guerra può venirne il servizio interrotto' ed il materiale impiegato ad altro scopo senza. pubblico danno. Si ·evita così l'inconveniente dei treni de!Fambulanza prussiana i quali non possono taltolla venire formati per la mancanza del materiale, il quale è tutto impiegato al trasporto delle truppe ed alle altre esigenze della guerra. Qui l'amministrazione mìlitare potrebbe subito impadronirsi dei vagoni della ferrovia di Starnberg .destinandoli ad un uso così umanitario. Si.ffatte carrozze sono sul sistema americano, cio.e si aprono !}OD sui fianchi, ma -davanti e dietro, sicéhè si può circolare liberamente su tutto il treno e pas-


IN TEMPO Dl GUERRA

5~3

mentr'esso è in moto, da una carrozza

.Tutto è calcolato per un convoglio di 200 feriti, e :30 giorni di trasporto. La prima carrozza, cominciando dal lato della locomotiva, contiene le provvigioni. Da un canto i vini, fra i quali 500 bottiglie di vino rosso, dall'alLro la birra, i liquori e bevande, nonchè 600 sigal'i; nel terzo la diaceiaia per la carne, e nel quarto altri' cibi secon·dart. Tutto è diviso in armadi, cassetti, graticole per Ie bottiglie, e munite di un cartello col proprio nome e ia quali~ii. come in una dispensa o nella farmacia meglio ordinata.

le

Il secondo vagone cost1tmsce la cucina. Il forno cuoce in una volta 21>0 razioni di bt·odo. La ventilazione è così bene regolata che anche il fumo, che oltre a quello che svapora per la colonna del camino, il forno deve inevilabilmente produrre all'interno del vagone, immediatamente si sperde. E nelle corse di prova l'aria è rimasta internamente pura. Intorno ·alle pareti si sono praticati ed appesi gli altri comodi indispensabili alle cucine, cioè l'acqQ.aio, il serbatoio dell'acqua che ne contiene 500 litri, e dal quale una pompa mobile fa cascare direttamente l'acqua nelle due grandi caldaie, del brodo e del caffè, gli nteusili per euocere ed un servizio da tavola per dodici pèrsone . ad uso dei medici e degli inservienti. Segue la terza carrozza che è un'altra cucina. l vi -quattro letti collocati come nei carri « Pullman » agli ~tati- Uniti, o, per darne una idea approssimativa, sui 4>attelli a vapore, cioè due pet' patte ed uno sopra


:524 DI UN CONVOG'LlO .pEfl . IL TR.\SPORTO DEI FERITI l'altro, c·osì a dritta come a sinistra di chi entra nej vagone ' 'per l'a porta di da va n ti, ossia quella che è versQ la locomotiva. Essi sono destinati ai tre cuQchi ed al primo insér.viente della cucina. Si può la notte stendere nel passaggio di mezzo 1,10 quinto Iettò. Quindi viene la cucina molto più piccola dell'altra. Essa ha due -scopi, e quello di cucina ausiliare nel caso la prima non bastasse, e· quello di p.ermettere al .treno, occorrendo, di pa'rtirsi in due. La grande cucina insieine al carro delle provvigioni seguirebbe il maggior n~­ mero qei feriti, mentre la seconda condurrebbe g:li· altri ad uno spedale diverso a cui fossero per avventu1'a· tlesti;nati. E. però in·questo vagone vi sono armadì e di:spensa per le provvisioni divisi pure in partiziopi ~guaii ed appropriate ai diversi generi. Il modo di chiudere questi cassetti è semplice, nuovo e comodo. Una piccola sbarra di ferro collocata tm i due cassetti,· che sorio a fianco, Ii chiude entrambi quando viene messa orizzontalm,ente e li apre !asciandola cader·e in senso verticale. Sulle pareti del vagone pendono pure uten-sili di cucina, oggetti di terraglia, e nei canti v'hanno· pi·ccole stanze destinate a vari usi. •La quarta carrozza è divisa in due compartimenti .. . Nel printo sta il gabinetto medico, c.ollà tavola d<J. scrivere, gli strumen ti, le medicine conservate in al~· tretlante. bottiglie di diversa grandezza e collocate · in cinque tiratoi di un armadio. Evvi una piccola biblio-· teca rì1edica. Il secondo è la stanza da dormire dei medici con quattro letti per il primo medico e tre assistenti. I letti ·sono come nel vagone anteriore due per parte, uno sull'altro, 'poggiati entrambi ·sul pavimento, cioè senza essere il secondo sospP.so -al .cielo, come praticasi Ìlll .altri carri di quésto genere. V'è la stufa, l'armadio da.


IN TEMPO 01 GUERRA

5.21)

~:•est11u, il l'avacore ed altro. Le stufe, anche quelle dei

successivi, sono tutte sullo stesso modello, ch'è resto assai semplice, e si scaldano colla legna, questa sia più facile ad ottenersi ovunque -bhe il carbone. Sen•ono ad un tl'iplice uso, allo scaldarnento della càrrozza, a quello dell'acqua, ed a rinnovare l'aria che ricevono di sotto, agendo da ventilatore.. Infine ewi un arm adio con la biancheria da leuo e quella per· la persona dei ferili cosl completa ilome in un vero spedal e. Il quin to vagone è quello· dei feriti . Conti.ene dieci letti, sei a sin istra e quattro a dritta di chi entra dal lato del vagone precedèn te. Potrebbe co ntenern e dodici, ma si è preferito lo avere da un lato, a metà del vagone,· invece di due letti, una seggiola, una stufa ed un lavatore che dà anche l'acqua necessaria al servizio medico. I letti son o, come negli altri vagoni, a due piani , i superiori poggiati sulla stessa asta che l'inferiore; la quale è fissa. nel suolo. Così sono più fermi, o meno scossi durante il viaggio che se fossero sospesi; il che è molto gim·evole. Sopra di ogni letto superiore evvi fisso nella parete un sostegno o piano, simile a quello che nei nostt·i vagoni serve a sostenere i piccoli bauli dei viaggiatori, con gli utensili, le fas cie, le cose più necessarie ai malati, e l'oceot·rente per il servizio dei pasti. fio già detto nelle cucine non esservi ~he la terraglia ed i cristalli ad uso dei medici e degli mservienti; sicchè ogni carro dei feriti trae poi seco quanto abbisogna per questi ultimi. Sonovi pure appesi ?ue gru~ce, venti sostegni in legno di quei che alzano d lenzuolo per imped ire che tocchi la piaga ('l), altri. Stt:omenti chirurgici, ed armadi con le medicine di pruna: necessità. (l) Arcucci.


526

DI UN CONVOGLIO PER II. TRASPORTO DEl FEIUTI

Un punto essenziale ed ingegnoso di questi carri concerne il u·asporto dei feriti. Il letto stesso su cui essi riposano non è che una lettiga o cataletto (b·rancard) destinato ad esll·arsi ad ogni occorrenza. Due uomini appoggiando la loro spalla al lato di es~o ch'è verso la corsia di mezzo lo tirano a sè. Esso scorre allora su due piani di legno come un carro su due rotaie e viene ad occupare il mezzo del vagone allo stesso livello in cui era prima. Quindi il letto di sopra si abbassa o se si tratta di quello di sotto invece viene alzato. Per quei superiori v'è un uncino ad uso dei portatori di statura molto bassa che permelle di sotfermarlo per qualche istante a mezza via onde l'abbassamento non sia troppo repentino. Quindi i due uomini· passano, uno dietro l'altro davanti alla lettiga, e la portano fuori. Al giungere sulla piattaforma o marciapiededel vagone, sulla soglia della sua porta, vi si trovano già collocate sopra da altri uomini due assi di legno che servono pure di rotaie alla lclliga, poggiano sul detto marciapiede o balcone, e sporgono per cinque piedi all' infuori del wtgono. Il cataletto viene girato e· deposto in questi assi facenti da rotaie o guide c spinto orizzontalmente. I portatori scendono invece gli scalini del marciapiede e tolgono il cataletto dagli assi per portarlo alla sua destinazione, senza che abbia mai perduto, dal momento in cui fu tolto dal suo posto neL vagone finché è sulla strada, la posizione pcrfeLLamente orizzontale. Per trasportare .in quella vece i malati nelle carrozze al di fuori operasi ne llo stesso modo. n ferito viene anzitutto. adagiato nel letto che devo occupare allo stesso suo domicilio. Questo è poi portato al vagone, deposto sulle guide di legno del marciapiede, spinto fino davanti alla porta, trasportato entro il vagone, sollevato sulle spalle od abbassato secondo il caso, messo sugli assi dello spazio che gli è destinato nella


IN 'tEMPO DI GUE'I\ IIA 527 e quindi rimane cosi collocato a suo posto. Di questo modo l'infermo non riceve scossa maggiore che se venisse condotLo da un punto all'altro della città su di un terreno perfettamente piano. Siffatto sistema é, mi si assicura, interamente nuovo e $peciale al treno bavarese. I materassi e i capezzali sono di lana e crine mescolati. Dopo che la leuiga é locata al posto, occorre rieQJpire gl'in tersti zi che rimangono vuoti tra il materasso e la estremità del letto che sporge un po' più in fuori. Per questo pongonvisi due trasversali che servono di giunta al materasso. L~ porte del vagone dei feri ti sono a due battenti. .Per il servizio ordinar·io si apre soltanto il lato sinistro che è della grandezza di due terzi dell'apertura totale. Per il traspor to delle lettighe apronsi entrambe le parti corrispondenti alla metà della parete. Le carrozze sono rischiarate dalle lanterne ad oJjo solite ad usarsi nei vagoni ordin~ri , e da allre con candela. Di sifl'atti carri di feriti il convoglio dovrà averne \'enti per dar posto a duecen to soldati. Se invece di inservienti si avranno suore di carità, se ne aggiungerà uno per esse. Così dieci potr·anno riposarsi, mentre le altre dieci taranno il servizio, ed alternarsi a vicenda. Tutti questi carri hann o pure il vantaggio di riposare su grandi molle, e perciò vanno meno soggetti alle scosse di -quelli delle altre ferrovie. Tali erano stati costruiti fino da pr·incipio suJia linea di Starnberg.

~rrozza,

Finalmente viene l'ultimo vagone che serve di magazzino. Contiene quattro letù ad uso degli inservienti, e quindi in grandi armndì un supplemento di tutto, ma in ispecie di biancheria da letto e da corpo, di fascie, tela, filaccia e medicine. s: è pure lasciato il


528 DI UN CONVOGLIO PER JL TRASPORTO DEI FERITI, ECC. posto per collocare le altre cose cui la scienza o la esperienza potessero in seguito domandare. Non si è mancato già da severi ispettori di fare alcuni appunti su varì particolari. Sarebbe meg"lio cerch]are dì ferro i moltissimi cassetti in legno distribuiti nelle cucine e negli altri vagoni, onde l'umidità non impedisca di aprirli. Tulto lo scolo delle acque si opera per fori praticati nel suolo del vagone. Ove questo dovesse soflermarsi, come accade sovente in guena, molti giorni in una stazione, ne può ris ultare qualche ingombm. A questi ed altri difetti sarà facile l'ovviare in seguito. lla dal giudizio che ho udito emettere da persone competenti e di vari paesi risulta. ciò nonostante che questo convoglio-spedale può meritamenle considerarsi quale il modello più perfetto fin qui costruito e devesi molla riconoscenza ai medici ed ai filantropi che ne ebbero la cura.. Ho creduto mio dovere di riassumere nel presente rapporto, che ho l'onore di dirigere all'Eccellenza Vostra, siflatte indicazioni che ho dovuto redigere dietro sole spiegazioni verbali, non esistendo peranco nessuna notizia scritta in proposito. nle fel ice, se pm soltanto col richiamare l'attenzione su questo nobile r amo del servizio militare, le mie parole potessero acquistare il valore di un alto di vera carità. Ho l'onore di rinnovare all'Eccellenza Vostra i sensi del mio profondo ossequio. A. ZANNlNl.


DI

IbLA TERAPIA DEtLE FEBBRI DA 31ALARI! ... . Tosto spero Chs alt1·i più saggio il vero t<'arà in più ch_iara voce manifesto. lo venni sol per isvcgliare altt·ui.

Il. fatto che i malati di febbre palustre anche allontanati dai luoghi dove esiste il fomite d'infezione vanno soggetti, alle ·così dette recidive, non appena lasciano i pnepar:ati di chinino, prova, che se quesli prepar{ ti bastane ad allontanare o meglio a stornare il parossisma •febbrile, non sono però dotali di tale virtù da potere completamente risanare l'organismo da quelle ~lterazfoniavvenute mercè l'avvelenamento del sangue, ·-di c~i la febbre intermittente non è che un fen omeno. Questo .fatto riconosciuto vero dai più grandi clinici , non. dì racl.o nella pratica medica vien dimenticato, e (;:On ìn0lta fac-ilità si vede somministrare il chinino sol perch~ si vede una febbre a periodo; senza pensare alle cond-izioni generali in cui si trova l'infermo., trascuran~o in:dicazioni speciali, cui , anche .per fare agil!e can pil): pron tezza il chinino, ·s arèbbe necessario- porre ~ttenziorre: e finalmente senza pensare che quel sale 1 1l un IUI!l·do od in un altro amministrato, a questo o


530'

STUDI lNTORNO ALLA TERAPIA

a quell'altro agente terapeutico accompagnato., ridonerebbe all'infermo la perduta sanità più facile e più duratura. Non di rado il medico ha la sventura . d'incontrarsi in individui quasi dJrei refrattari i all'azione· dèl chinino, essi sono abituati all'azione di quel ri, medio e tuttochè ne abbiano ingollate enormi dosi, la febbre non cessa di tormentarli. Allor·a più la feb.bre persiste e più il sangue si spoglia dei suoi principii proteici, la forma quartana talora si manifesta, probabile indizio che la milza abbia subìto uno sfiancamento tale da non poter più con facilità riversare il virus malarico nel torrente della circolazione. I catarri gastrici o gastro-enterici cronici si presentano.: si presental'oligacitemia e dopo questa succedono tuue quelle gravi alterazioni che sono la degenerazione lordacea del fegato e dei reni, la deposizione di pigmento nei capillari, la floscezza e. lo sfìancamento straordinario del cuore, sia per semplice atrofia, sia come conseguenza di degenerazione adiposa del muscolo cardiaco,. cQncorrendo alla desolante scena alla cachessia addivenuta· oramai irreparabile. In simili casi prima che si giunga a tanto estremo; diviene urgentissimo il bisogno di combattere il motore precipuo dell'infezione e della febbre; ogni giorno che passa, ogni parossismo che. sopraggiunge è un passo che l'infer·mo fa verso· la cachessià, ed il medico coscienzioso può ed ha il dovere, di ripal'arvi. Da ciò chiaramente emerge di· quanto interesse pratico sia il determinare lino a qual · punto ar-rivano i poteri del chinino nella cura delle febbri, e come e quando sia necessario coadiuvarne· l'azione con altri agenti terapeutici. Sarebbe troppa presunzione la mia se io volessi dettare tale esatta determinazione, ma d'altra parte stimo .opportuno chi~­ mare su questo argomento l'attenzione dei miei colleght, e loro esporre le mie poche osservazioni in proposito ..


DELLE FEBBRI DA MALARiA

53f•

Da moltissimi clinici si asserisce . che la :chinina è l'antitodo della mala ria~ tale asserzi~ne non si deve ritenere in senso assoluto, in quanto che se per poco si ferma la nostra attenzione su i scrittori di febbri palustri non se ne troverà forse uno solo, da Torti a Lanza, da Borsieri a Pucci notti , da Werlof a Griesinger, che non parH di febbri paludali refrattarie all'azione della china. e d_!3lla chinina. E se le asserzioni di q ue.st~ grandi non bastano, leggiamo· i giornali medici mo. derni e troveremo che in Africa come nell'Indie , in Francia come in Ita lia si osserva non di rado che i. preparati di chinina in certe occasioni sono inefficaci a guarire le febbri da mala ria. l\la se anche ciò non vale a convincerci di tal verità, crediamo almeno alle. · nostre proprie esperienze. Quante volte non abbiamonoi s.tessi visto prolungare per dei mesi le intermiltenti anche dopo avere amministrato parecchi grammi di . chinina? Eppme se la chinina fosse dotata di u na virtù assoluta distruggitrice del veleno mal arico; una volta. domata la febbre, · una volta allontanata la causa pirogena, le recidive dovrebbero essere annullate. Da ciò ne emerge, che se le recidive son facili, se si ammette fuori dubbio un'infezione latente da malari a, anche · quando i parossi sm i febbr ili furono debellati •dalla chinina, è fo rza am mettere che la ch,inina se agisce contro il vil·us malarico, ne paralizza con la sua presenza le qualità pirogeniche, ma non lo distrugge. In verità se si pon mente alla serie di alterazioni del veleno palustre prodotte nella umana econom.ì a, e queste si mettono in ra pporto alle azioni fisiologiche e terapeutiche che la chinina spiega sul nostro organismo, anche a p1·i01·i potrebbesi dimostrare la mia suesposta opinione come veridica; ma veniamoal fatto.


532 .

STUDl INTORNO ALLA TERAL1 1A .

l.

Sulla ca usa della piressia palustre molte sono state le opinioni dei medici: alcuno parlò di gas idrocarburi sviluppantisi dalle acque stagnanti alla cui superficie vegetassero nrie piante: altri pa rlò di processi zimo- . tici indovuti nel sangue rnercè un vii:US sconosciuto; rba tali opinioni dopo di avere per qualche tempo domin ato nella scienza, disu·uggendo altre teoriche vecchie e ipatetiche, caddero ben presto, perchè troppo ipotetiche esse stesse. Venne alfine Salìsbury, e con una serie di osservazioni e di esperimenti cercò dimostrare la natura parassitaria del vi rus rnalarico: egli crede che un alga che chiama ague plants della famiglia delle palmelle si faccia strada per mezt-:o delhi respirazione, della cute, e dello stomaco nella nostra eco; nomìa, quivi moltiplicandosi, cd inducendo una fermentazi one, vi pmmuova la feb bre. lUa il professar · Vood anche egli con una ser-ie di osservazioni e di esperim enti dimostrò insussistenti le asserzioni di Salisbury. J>iù recentemen te i nostri Balestra e Selmi fecero dei pazientissimi studii sul riguardo per dimostt·are la natura parassitica dell'agente patogenetico della malaria; ma i loro esperimenti, oltre che lasciano delle lacune in cui si fa strada il dubbio, sono stati anche confutati dagli studìi sperimènlali al riguardo praticati dal giovine dottore Silvestris. Con tutte queste opinioni contl'overse cd indecise, finora la scienza nulla sa di posi tivo sulla natura del veleno palustre, e si aspetta la risoluzione di tal problema forse più dali~ chimica che dal microscopio. Se tra ì naturalisti vi è t~nta discrepanza di òpinioni circa la natura dell'agente febbrigeno, non è così quando parlano delle lesioni che questo quid miasmatico a noi tultora ignoto determina.


DELLE FEDDRI DA YAURlA

o33

sull'orgt~nismo, essi concorJano nel ravvisare gl'istessi

guasti nell'ec?nomia umana. Noi su questi fatti dall'universale accettati fonder emo il nostro ragi onamento, ed aspettando che altri studii appianino le lacune che su tale argomento ancor oggi la scienza tiene, non cerchiamo di scrutare la natura del veleno paludale. L'avvelenamento malarico proLluce la splenotrafia aumentando l~ funzioni ùella milzn, onde si versa nella circolazione una quantità di leucoci ti maggiore della potmale, per cui negli avvelenali da malaria la leucocitosi è .quasi costante, lo che chiaramente si desume dall'analisi del sangue di cotesti infermi. Uno stato d'idraemia ed una scarsezza di principi i azotati nel sangue, nonchè il con sumo di molte sostanze orga· niche, sono anche la conseguenza dell'avvclenamerito suddetto, e ciò si argomenta non solo dal pallore delle mucose e dal dimagramento notevole degli infermi, ma Qn~ora dall'enùmle qu antità di urea , acido uri co, nonchè cl orina ed ipoxantina che si risco nt1·ano nell'urina. La dissoluzione dei .globuli rossi, e quindi i depositi pigmentarii nei capillari con perdita di ematina, sono altrettanti prodotti dell'avve lenam ento malarico. In un periodo più avanzato della malattia si nottlTIO allera-zio.ni proteiformi molto gravi che non è qui luogo di ristreuam en te ricordare. Escirei fuori i li miti impostimi da questo mio piccolo lavoro se mi intr·attenessi a parlare del modo con cui le accennale alterazioni si inizia no e si sviluppano; P~ lo che me ne astengo, bastando a me di averle enumerate per metLerle in relazione a quelle che or ora dirò della chinina, onde trarne più tardi dei corollarii, i quali fo rse potranno valere a rischiarare un poco di · più le idee ci1·ca l'amministrazione dei. preparati di chinina nelle febbri palustri . .Quando la terapeutica primamente fece acquisto della


'534

STUDI ' INTORNO ALLA TERAPIA

~hina riconobbe in essa un'azione

tonico-nevrostenica principalmente spiegata sul sistema· dei nervi della vita <>rganica. Riprodurre tutti i ragionamenti e le esperienze su tale riguardo praticate, sa~ebbe oramai fuori 1uogo, e parmi basti il dire che i terapeutisti misero per ciò nella categoria dei tonici nevrostenici. Più tardi fu preparata la chinina, e se quest'alcaloide, già per sè poderoso, acquistò altre virtù combinato con acidi varii, io credo non si abbia il dritto di sconoscere, che essendo un fattore della china ed il principale fattore, ne deve condividere anche le qualità. {)r bene se· la ohina è un tonico-nevrostenico, ne viene per conseguenza che il' chinino anch'esso partecipa di tale virtù: nè questa asserzione è senza fondamenco, in quanto che la clinica ha dimostrato che quando in certi dati morbi si iniziano paralisi del predetto sistema nervoso, il chinino rende grandi servizii. Capisco -che ordinariamente tali paralisi si sviluppano pel' lo più in malattie d' infezione acuta, e molti asseriscono che il chinino in tali casi giova per la sua grande virtù antizimotica, mà io dimando: perchè altri medicinali riconosciuti anche essi energici antizimotici non agiscono in egual maniera? Perchè il vino di Marsala, la tiritura di cannella e gli altri eccitanti senza essere antifermentativi, anzi essendo fermentescibili. giovano egualmente? Dunque, senza esclu dere la virtù antizimotica del chinino, io credo logico giudicare che il chinino abbia vil'tù lonico-nevrostenica. Jl chinino ha virtù di abbassare la temperatura dell'economia animale, e per ciò è antipirettico, questa virtù é stata dimostrata da Liebermeisler con una seri e di esperimenti i di cui (risultati son nettissimi, inquantochè da lui fu adoperato il chinino nelle febbri da infezione acuta ~ome l'ileo-tifo, in cui nel suo corso spontaneo la febbre si mantiene nel suo acme per

la


535 -qualche tempo; ed oltre a ciò egli nelle sue. statistiche escluse i casi in cui oltre il chinino erano stati ado·perati ahri rimedi. Riconosco anch'io che l'abbassamento di temperatura n on è molto rilevante, perchè varia da 0,5 ad ·1 grado cent. ; ma per ciò abbiamo noi forse il diritto di negare il fa tto? Dagli stessi esperimenti di Liebermeister si rileva che il chinino ha la virtù di diminuire la frequenza delle battute del polso, e dagli esperimenti praticati sugli animali da Kùcllenmeister, Pagès e Piorry, viene dimostrata la virtù di impiccolire ìl volume della milza, contraendone gli elementi elastici e contrattili di cui l'organo lienale è fornito. Finalmente il chinino pare l'antitodo della malaria, il che è dimostrato non solamente perché vince con la stessa effica cia con cui vince la · febb re palustt·e anche altre malattie afehbrili e periodiche, ma ancora perché preserva l'organismo dall'infezione, come osservarono Bryson e Tro.u sseau e come più appresso vedremo. A'Ia non conoscendo con certezza la natura di questo veleno ma1arico, noi non conosciamo come il chinino agisca; . però l'opinione che mi par più probabile si è che ne paralizzi l'incremento e la virtù deleteria. Da tutto ciò che abbiamo detto adunque risulta che il chinino assorbito e penetrato nel sangue vale a spiegare un'azione tonico-nevros tenica sul sistema dei nervi della vita orgunica, vale ad abbassare la temperatura, ad in frenare la circolazione, ad eccitare . gli elementi contrattili della milza, ed a paralizzare l'incremento e la virtù pirogenica del veleno. malarico. L'azione tonico-nevrostenica, la virtù di abbassare la temperatura, d'infrenare la circolazione e di contrarre gli elementi fibra-plastici Iienali, sono strettamente in r.eJazione tra loro, o a dir meglio l'una ha vita dall altra, e tutte insieme hanno un'importanza fisio -patologica, a mio credere, molto seria. DELLE FEBBRI DA MALAR IA


536 STUDl INTORNO ALLA TERAPIA Nella febbre, di qualunque natura essa siasi, i fenomeni che più saltano agli occhi ed alla mente dell'ossérvatòre sono il distUJ·bo della r.ircolazione e della respirazione, la calorificazione animale aumentala e pervertita, la riduzione organica aumentata. Questi fenomeni comechè si riscontrano in ogni febbre è chiaro che sono il prodotto dell'istesso motore, rappresentato da uno istesso apparecchio o sistema, il quale agendo come unità direttiva trasmette agli organi l'impulso pirogenico. L'apparecchio o sislemn leso nelle febbri senza dubbio è il gran simpatico, il quale sia per stimoli diretti, sia per correnti nervose riflesse estrinseca il suo perturbamento d'innervazione coi fenomeni sopraccennati. E per vero la fisiologia ha dimostrato che la circolazione e la respirazione nonchè le funzioni di nutrizione e di calorllìcnzione soggiacciono al suo dominio . Ora se il chinino ha la virtù d'infrenare la frequenza del polso, e per conseguenza dei ritmi respiratori, se vale ad abbassare la te.rnperatura, e per conseguenza ad infrenare le riduzioni organiche, se vale infine a dileguare le paralisi organiche ed a riporre equilibrio nella scompigliata innervazione del sistema nervoso ganglionare, è chiaro che il chinino spiega un'azione diretta sul gran si mpatico. Alla medesima azioue sul gran simpatico è dovuta la virtù di contrarre cd imp iccolire la milza, e qui giova ricordare, ad onla dell' opinione di nleckel, che i mod erni riconoscono nervi assai cospicui facilissimi a seguirsi per entro il parenchima della milza, i quali derivando dal plesso splenico essi stessi sono derivazione del plesso solare . Da ciò apparisce che se il r,hinino da una parte agisce neutra1izzando o paral izzando il veleno palustre, dall'altra concorre potentemente ad arrestare od a stornare il parassism o febbrile agendo direttamente sul gr·an. simpalico.


OELI,E FEBDIII DA

~fALARIA

A convalidare sempre più questa mia asserzione riqui alcune osservazioni di John Pearson Nash 'l_1Jlt801tco militare in Uadras (Indie). Egli in una memoria ><t.. ;,p ...,..,.. cata nel The Lanc.et asserisce dì a ve t· curati cinque casi di febbr·i intermiLtenti ribelli alla chinina con la tricnina, ed altri 37 casi furono con l'i stesso farmaco llorati dai suoi dipendenti c tutli con successo favo revole; e quello che anche in teressa sapere sì è che meM di tre grammi di stricnina bastarono a guarire lUtti questi infermi m otto giorni di cura, mentre in altri 37 casi fu adoperato il chinino, ed il risanamento si verificò in media al dodicesimo giorno, consumando circa 406 grammi di chinina. Esposte queste cose ora io dimando: la stricnina fu mai stimata antisettica, antizimotica, anlimalal'ica ~ Per quanto io mi sappia mi par di no, tulli finora hanno asserilo che la sua azione si spi~a dircllam ente sul sistema nervoso, o specialmente sull'asse cerebro spinale; le convulsioni tetanniche che si osservano negli avvelenati di slricnina ci danno il diritto di asserire che la stricnina agisca, su questo sistema come massimo eccitante. Ora nella cura delle febbr·i accennate da Pearson Nash già ribelli aUa chinina, in che maniera per dare tanto elf<mo la stricnina ha agito? Se avesse agito da antimnlarico avrebbe certamente avuto minor efficacia del chinino, il quale ha posiLivamente la \'Jrtù di preservare come più tardi diremo dall'infezione mularica, ~ siccome le febbri erano già state 1·ibelli alla chinina, a f'ol'tiori avrebbero dovuto essere ribelli alla stricnina. Se dunque la s~icnina ha agito favorevolmente conti'O queste febbri, c!ò si spiega solamente per la sua potente azione sul ststema net•voso spìnale, il <Juale, è risaputo, ha tante s~reue attinenze con quello della vita organica. Nè può nmanere il dubbio che ab4ia agito da antizimalica o da un tisettica, pèrehè tali qualit.) se nella chinina. fu!>r.f(A•II/\

Gto~nale di medicina tllilitn1·e.

3r,


.538 S'l'UUI iNTORNO ALltA TE HA I>! A ròno da ~~luni osservate, nella ·stricnina al c·ontrario non si rinvennero mai . Né mi par strano che questi . due ..alcoloidi tanto simigiianti nella lorò sostanza elementare. (stricnina. C 42 H12 N~ o~ chi~ in a C40lF~Nt0 4 } possano spiegare una simile azio~e sul sistema nervo.so della vita qrg~nicq, se natura loro assegnò tanta analogia: . dÌ f0rma e di . eompo~izione, non ·potrebbe del paci· dar loro analogia nell'azione medicinale? l\'la un · caso clinieo da· me stesso o~senrato , .e che io or ora esp01:rò, spero varr à sempre più a co.nvalidare il mio assunto . t:appuntato _delln 58 compagnia del 5° reggimento farHeria Marchesi Salvatore, uomò. su i ventitrè annj, di costruzione fisica robustissima,_ il giorno 1O settembre 4873, secondo l'usa t ci si ~levò alla mattina ben presto, ed avvertiva un leg~iero malessere; pure non ne fece caso, e con gli alll'i soldati andò all'eserdtazioni tattiche. Ritor nato alle ore ·9 1/~ aut. fu preso da fortissimo fredd o, onde si mise a letto; e · comechè il freddo persisteva, non bastandogli l'ot•di-· naria copertura del letto, sì ricoprì con parecchi cap· potti e coperte di lana ma inutilmente, perché ad onta dell a stagione ancor calda, e di tante copertme, il fred do era. da lui avvertito con la stessa intensità. Per tale infermo fui chiamato o.on prin1a delle '12 ore, cioè 2 ore e mezzo da che era incominciato il fred do, catomi. dal predetto !Uarchesi osservai i seguenti fatti. L'ammalato giaceva quasi. bocconi a letto, èra letteralmente oppresso dalle coperture di lana in cui chiuàevaanche il ca.po. Sudava immensamente, e no.n cessav.a di lagnarsi .di un fortissimo freddo, per lo che assalito da un tremito convulsivo . non aveva membro che tenesse fe rmo, "r ra tutti questi fatti mi riusciva dìfficilè l'osservazione dei. polsi, pure insistendo mi riuscì a numerarne le battute, le quali erano 80 a minuto. La temp-e ratura al .c entigrado applicato nella bocea del

re-


DELLE J.:E~l)Éll DA ~!ALARlA

539 segnava + l'ammalato non avvertiva doin nessuna parte del corpo, aveva la lingua puiG.III:.u•~<l, ·gli orga-ni toi~acici ed addominali ·in stato IWJ:u.t"l•"'· per quanto eia dato osservare con la periiiis!sìorle, ascoltazione, palpazione, ecc Considerandq questi fatti, e ponendo mente al bl'usco irrompere tale infermità, nonchè al freddo che dura,·a da più 2 ore e mezzo sempre con la stessa intensità, e orni clìe in l?aenza il Marchesi era stato afda febbre intermittente, non esitai a giudicare trattasse d'una pernici osa algida. Siccome era un malanno piuttosto grave mi fu forza mandarlo nell'ospedale . civile della città (Teramo), ove non giunse che all'1 pom. Io 'stessa l'accompagnai, nel timore che non vi fossero medici reperibili sempre nell'ospedale, ·veramente così fu. Giunti adunque colà il freddo ed tremito cònvulsivo d urava con la stessa intensità; talchè io feci preparare una soluzione di bisolfato •lhinino (25 centigrammi per 9 grammi d'acqua di) e lo amministrai·intero per iniezione ipodel'mica Mr,:~.tllt a con la siringa di Pravaz al terzo medio ed interno del braccio sinistro, e tuttoehè degli autori asseriscano che dieci centigrammi bastano a domare una perni- · ciosa, io per essere più sicu ro ne adoperai 95. Dopo cinque niinuti dall'iniezione il Marchesi entrò in uno "stato di calma, il sudore divenne più abbondante, il . ~remito disparve, e sopraggiunse una specie di sonno; Il polso, la temperatura del corpo si mantenevano nello stato più soprà accennato, on de io me ne andai. Ma non passarono tre ore e mezzo e fui novellamente chia~ mato (ore 4 1ft pom . ), pel'che il fred do ed il tremito · convulsivo erano ricomparsi e l'infermo tl'ovavasi un ~oco più abbattuto. Ritornato all'ospedale riosservai l a~malato e lo trovai nello stesso stato più sopra de· scruto, quindi iniettai (ore 5 1 {~ pom.) e quesla volta al

38.


54.0

STU DI lNTORI'iO ALL.\ 'rEHAP IA

terzo medio cd intern o de l braccio destro altri 25 cenLigt·ammi· di bisol fato. Ancora dopo cinque minuti la calma ricompa rve, il freddo ed il tremi to convulsivo dellero luogo al sudore abbondante, l'inferm o accusavo egli stesso di sentirsi meglio. Ordinai gli ·venissero amministrati inlel'namente sciolti in limo.hea minerale solfo rica ancora ·l ,25 g1·ammi di solfato di chinino da consumare in cinf! ue riprese con l'intervallo di tre quarti d'ora. Ma anche ciò non bastò, infaLli alle D1/ 2 pum. fui chiamato novellarncnte e trovai il fredd o ed il tremito riprodotti e con la stessa forza; non esita.i a fa re \JOa terza iniezione di altri 2B centigrammi di bisolfato nel terzo med io ed intorno del la coscia destra, e no· ·vellamente dopo cinque minuti vidi ricomparit'e quella specie di :;onno .e di calma, vidi di nuovo maniféstarsi il sudore e dileguarsi il tremito convulso ed il fl'eddo. Però in quest'ora le risposte del malato erano stenta te, la faccia pallida, le pupi ll e ristrette, le congiuntire· iniettate; temei d' una congestione cerebrale, adoperai elci senapismi agli arLi inferiori e sei sangllisughe ai peocessi mastoiclei. Dopo -la terza iniezion e e l'uso interno del chinino finalmente la ca lma fu duratut·a, l'ammalato tullochè desto fu tranquillo .tut.lan otte . .Alla mattina. appresso (11·1 seuernbre 1873, ore 6 1{ 3 ar;t.) lo rivisitai, rispondeva con fran chezza, le pupille non erono più ristr·ette, nè le congiuntive inieuatc; la lingua era pulita, gli organi toracicì ed addominali nello swto normale; il polso dava 'i O, la temperatura del corpo 36,05. Ot·dinai un rosso d'uovo battuto nel brodo da darsi a cucchiaiate, ed un altl'O gmmt?o di chinin~. In tutto il giorno undi ci non vi fLirono fallì appr-ezzabili, alla sera (ore W pom.) lo rivisitai ed ordinai gli re: nissero am minisll·ate anco r·a sei cat'line di solfato clt chinino (t! grammo e 50) con la r ispelliva limonea solforica cominciando alle 2 ant. All'indo mani (giorno

+

...


-DE'L~E F EBBRI OA MA LAHf A

54 f

~eJ[tff~~;br.~) ·al!dVj2 andai ·a, riveder! o, ~~·a tra:n quillo

· ·

un leggier.o mal di capo, però il 38,05 cj() che mi ""-~•:•y,,.-,, çli. :Qn nuov.o parossismo; ad ogni modo I~Oihl~·nti<'it ' sc.tupolosa esallezza nella. dietetica e me AlTe· 4 pom. sovraggiunge n o vellan~ente il ed il tremito e tutto l'apparato fenomenico =ou.o~·uu·:~~v. fui qh[amato ma n0n mi rinvennero in casa, mefil~ al\e 9 1/ 2 andai all'ospedale come al solito, "'-"'·-~"" ·--- , i segu.enti fall.i'.ll l\'larchesi era a letto sqpino, la -faccia pallidissima, gli occhi infossat.i, il naso ·--··-··-··'·"-' , respirava a ste.nto, e per dilatare meglio si cmvava. ad arco sulla schiena, -i polsi erano ~.....11-!,t),i!-<!,l:lJS~mL quasi irppercetlibiìi, il . cuore si sentiva .P'-<'II;,!IJj; t: appena appena. A tale spettacolo mi spaventai, :~ ,i'ìj•'Jol~rt.h'ò"' rron contçJ.i le pulsazioni della radiale, nè i r~.spiratori, nè il grado di temperatura; e tem~ndo non avessi tem:po nemmeno di fare un'altra iniezione, .rni afftettai- çt far preparare novellamente la solita so~· lu~ione di bi_solfat:o. Apnen~ fu pr.onta praticai un'altra iniezione, e questà q:uarta volta scelsi il terzo medio ed interno della co'scia sinistra: ,d~po i soliti cinque minuti i tremiti convulsi eessamn;o, dellé goccie di sudore comparvero sulla fronte e ;ml collo del malato, la respi1'azione si feèe ll.leno ste.ntata, il viso alquanto più animato; però il cuore putsàva sempre a rilento, ed i suoni" erano sempre O§curì, p.ll.afondi e poco percettibili; il polso si maf1te~?va semp_re fil iforme e lento (69 puls.) le risposte del..: l lnf~rmo erano s.tentate, la temperatura 38, 00'. . Osservai il torace e mi parve risçontJ•are fenom eni dx eopgest.ionj ad ambo le basi dei pòlmoni; ordinai ancora . dei larghi senapismi alle cosce, ed ammini:S~rai di tra(to in tratto un cucchiaio di vino di nfarsata alt~rnato cori qualche cucch1aiata di brodo con ~ la termogenesi


542 ST UDI 'J,NTO~NO At.LA TEUAPI,\ ·rosso èil'uovo. Alle due dopo mezzanotte il niarchesi pre:selitava 11 voito piuttosto animato, "i 'polsi ed il cuore: ravvi"vati; la respirazione tranquìlla: mi asseri v~ di senti.r-s( meglio, mi r:rngraziò delle c.ure prestategli, ~ mi. pregò che ançlassi anéhe io a· ~iposare.. Con tutto ciò io praticài un'altra iniezione al braccio sinistro e 'dopo df essermi tratt~nuio ancora qualche tempo senza osservar alcun nuovo fatto, lasciai .riposare l'infermo e ritornai ~ casa, aveRdo ordinato di somministrare il gioÌ'I10 appresso _altri due grammi di chinino. All'indomani {giorno '1 3, ore 1O 1/ 9 an t.) mi reca~ a visitarlo, rispondeva con franchezza, i polsi buoni davànb 60 'battute, la respirazione e m tr·a nquilla, jl cuore batteva normalmente, la temperatura 3'f. centigradi, la lingua era pnlitissima, però non aveva defecato da tre giorni, àvvertiva uò fot·te susurro agli orecehi. Or.dinai due clisteri con acqua e poco aceto, mercè di cui fu chiamat0 tre volte di corpo; delle pezzuole bagnateeqn acqua ed aceto sulla fronte, . ed una soluzione di iposolf1to di soda da usarsi ad intervalli nel corso della giornata. Ordinai il solit.o brodo con.rosso d'uovo, non gli féci dare più vino, per-misi gli avessero dato u~ pezzo di pane di Spagna, ed una picç.ola bistecca ru fe rri non molto cotta. Alle 3 pomeridiane della stessa .~g:iò rnata' nonchè alle 9 di sera ritornai a visitarlo, era nello stato 'd~lla mattina~ Nei giorni susseguenti gli 'fu dato• 'una decozione di china nelle ore antimeridiane, la vittitazione non fu diversa dalla suaccennata, .sòlo fu modificata nella quantità. _La convalescenza fu hrev~, non si ebbero a deplorare altri accessi, .l'infermo .10 . meno di quindici giorni fu in grado di uscire. dall'ospedale; Parmi opportuno far notare ~he dietro l'amministra•zione dell'iposolfilo di soda gli in_comodi su~ surri all'orecchio scomparvero nel nostro infermo quasl d~ ~rt6. .


DELLE FE13B"J DA MAI.Al\IA

· 1)4.3

Questo caso clinico a mio creder:e ci offre a fare ·sede consider?-zioni circa il potere del chinino, primi.eramenle, considerando l.a rapida calma che -manifestava dietro l'iniezione del chinino nel Mar- . ; io dimando in che maniera esso chinino per ·tanto e sì rapido effetto ha agito? Ha ;:~git!) ~ror.3e distruggendo il veleno malarico? io credo di no per varie r·agioni. l)rimieramente é da considerarsi po brevissimo in cui la calma si manifestava (5 minuti), or~ è possibile che in .così brevissimo tempo il chinino attravel'si tutto il nqstro organismo, ove incont~ando -questo principio malarico lo attacchi, e lo È ·possibile che i tessuti organici nostri finiscano così presto di risentire l'effetto della px:esenza di. questo principio in mezzò alle proprie parti staurinali? Ma io vogli o ammettere che realmente il veleno ne sia rimasto distrutto, e allora perchè dopo 3 ore e 1/ 2 no.vellamento i fatti morbosi si manifestano in tutta la loro fierezza? Perchè dopo di avere adoperata tanta quantità di chinino sia per bocca, sia per iniezioni ìpodermi.che, il freddo si e manifestato pet· la !erza volta? Dunque il chinino non ha agi to distruggendo il veleno malarico, e trovo più logico credere che abbia ·agito paralizzandone l'azione deleteria. Ma la sola virtù di paralizzare l'azione pirogenica del veleno mi può spiegare la restituzione della calma nella scompigliata innervazione, senza ammette1·e nel chinino una potenza ?evrostenica! lo credo fermamente di no: difatti qu{lndo Io il gior-no 12. settembre 73, alle ore 9 e 1/, di sera visitai il Marchesi, e lo trovai in quello stato deplorevole pi~ sopra descritto, e vidi presentarsi la calma nella respirazione ed in tutto il corpo (tuttochè incompleta) con una sola semplice iniezione di bisolfato di ~~inino; ed ottenni poscia una calma ancora più pel'fetta ed un o stato relativo di benessere dopo l'ammi-


oi-b

Sl'UDl lNTORNO .\l·LA TER.\l' l A

ni strazione del vino, chi potrà neg·are ebe il chinino ol tre al paralizzat·e il veleno palustre nell'org<mismo, abbia agito anche in. parte com e il vino, cioè da tonico eccitante? Questo fallo clin.ico offre opportunità di fat·e altro considerazioni, ché per ragione d'ordine esporrò pit'1 appresso. ~la l'agire del chinino favorevolmente sul gran simpatico, ed il neutt·alizzare e paralizzare il potere del veleno da malaria, significa veramente g!).arire radicalmeme la febbre Q !.'infezione palustre? questo ciò che io non credo . Abbiamo visto più avanti che l'intossicarnento di siftà.Uo veleno perverti va l fJ crasi del sangue disso lvendone i globuli rossi, disperdendo molta quantità di ematina e di principii proteici, il chi1iino può restituire con i suoi poteri al sangu e i principi i albuminoidi consuma ti , i globuli' rossi disfatti, l'e~a­ tina perduta'? Il chinin o non è capace di riparare tali per·dite, per·chè la sostanza di cui esso stesso t' costituito è eterogenea a quelle che compongono i pri ncipii del sangue più sopra accennati; e manca di abbondanti sostanze proteiclw, le quali sole in questo caso possono ristorare il sangue, compensandolo materialmente dell'azoto espulso solto forma di urea, acido urieo, ammoniaca ecc. ecc. E qui mi giova ricordare i lavori del dott. Boragine; egli per via sperimcnlale è giunto a dimostrare che il chinino penetrato nel sangue, in piccola parte, passando per Ja grande circolazione, ne. resta scomposto in modo da non poterlo più riscontrare nell'urina, mentre la più gran parte dello stomaco passa direttamente nella vena cava ascen· dente, e dalle vene emulgenti espulso per lì ren i fas si riscontrare nell'urina. Ditalchè dopo tali studii anche ammettendo che in parte il <jhinino s'immedesimi eol sangue, bisogna ritenere che quella parte, essendo ·

e


DELLE FEDDRI DA MALARfA

54-o

ltJl(:co.ta, è più capace di produrre - azion_i ~inamiche sistema .nervoso, anzichè chimiche da ristorare la e nutrizione. E se alcuno mi obbietterà ch e o da febbrifugo mette l'organismo nella condidi noxi fare tali perdite, io risponderò, che se è vero in su ·i prim ordii delle febb t·i, non lo è quando queste da qualche tem po si sono manifestate; dagpoichè allora già molle perdite si sono avute, e, per quel che più sopra abbiamo detlo, il chinino è per se .solo impotente a ripararlo sollecitamente, tultoché si ammetta che infreni le riduzi oni organiche. Per la guarigione dell'intossicamcnto malariço è neeessariamènte indispensabile rhe tutti i tessuti del nostro orgaqismo rettgiscano al veleno espellendolo dal corpo; per ottenere, questa reazione son necessarie noi tessuti a~tività funzionale e vigorìa, queste màncheranno sempre fino a che la nutrizion e dei solidi componenti. il nostro corpo sarà in condizioni scadenti. Di qui aduòque sorge chiaramente la necessità di coadiuvare il chinino con altri agenti terapeut.ici, percM se esso ha virtù tonica-stimolante sul sisLema ganglionare, se Ila virtù di paralizzare il potere deleterio della malaria, :r:nanca ce;:tamente non solo delle facolttt di riparare le perdite falle, ma anco r·a di' espellet'e dall'?rganismo e distruggere quelle sostanze che durante l'~ntossicamento furono prodoue. I.e quali, come che risultato di anormale lavorìo formativo, sono nocumentose e debbono dall'organismo prontamente essere allontanate, inquantochè ci è lecito sospettare che ad esse è devoluto, pervertendone la nutrizione, forse la. degenerazione lordacea di molti tessuti nobili, che nei lunghj avvelenamenti vediamo quasi sempre produl'si.


54-6

STUDI INTORNO ALLA TERAPIA

n. Nella maggior parte delle provincie d'Italia esiste unn credenza nel popolo, cioè che l'uso prolungato del chinino produca la così detta ost1·uzione del fegc,to e della milza: evidentemente questa opinione è un pregiudizio; ma se cerchiamo d'indagamc l' or·igine :vedremo che il popolo non s'inganna nel riconoscere il fallo, ma nell'apprezzarlo. DifatLi l'uso prolungato del chinino contro le febbri intermittenti, falto in condizioni poco favorevoli all'estrinsecazione delle sue virtù curative, coincide sempre col tumore della milza e del fegato, in partict>lar moào quando l'infet·mo conLinua a soggiacere all'influenze miasmatichc. Allora esso chinino non essendo sufficiente a distrugge1·e il veleno, che seguita ad nccumularsi nella milza, ma paralizzandone solamente la potenza pirogenica, nò potendo 1 tessuti reagire con vigoria, onde spontaneamente espellere il pr·incipio venefico, ne succede che la milza subisce un continuo progressivo sfiancamonto, il quale man mano aumenta, e la rende preda di un processo ipertrofico ed iperplasico, cui tien dieLro qualche volta la degenerazione amiloide e lordacea. ll fegato poi anche esso per azione dci vasi e dei nervi che hanno tant:r attinenza con quelli della milza non tarda guarì a risen tirne gli effetti, onde si perverte nella sua composizione staminale e cresce di volume. Di gu.isa che si può ritenere che quello che il volg~ ascrive a colpa dell'innocente chinino, è veramente 1l prodotto di poco senno pratico nell'empirica a·mministrazione del rimedio. Ad evitare tale pericolosa credenza nel volgo, e per sradicarla completamente è D<Jstro debito io credo non i~correre in errori alle~. lor volta pet· l'umanità peri-


1H7 en·o1•es medt'corurn te1·ra te{Jit; e mi gode perciò anima nef vedere che sulla cura aelle febbri da malaria molti stu9ii si son fatti e si fanno, i quali non solamente hwino riverberato molla luce sulla ·cura ai tale rpalaftia, ma !_asciano bene sperare che varranpo quanClochessia a combattere e forse a distruggere il germe ché la produce. E per portare. anche io il mio granello d.ì sabbia per cotanto edifi.ziù, facendo tesoro ·delle preziose dottrine pubblicate da pratici ·insignì, oso rendere anche io di pubblica ragione le mie comin· zioni circa la cura delle. febbri da malaria. NeJla cura di queste febbt·i è massima di tutli i pratici cbe bisogna mirare a quattro case cioè; {A) l'lletlere l'uomo in condizioni di non essere avvelenato dall'agente malarico. - (B) Combauere la fo r·ma nosologica del p~rossismo avvenuto. -(C) Prevenire l'accesso .febbrile.- (D) Riordinare le scompigliate funzioni dell'organismo annullando il prodotto dell'avvelenamen to. · (A) Profilassi delle febbri da 1nt·asma palustre. Abbi3nchè non si conosca con precisione la natura d~l mìasma palustre, è fuori dubbio però, a seconda delle asserzioni e delle osservazioni di tutti i medici del mondo, che questo veleno emana da luoghi pa1udosi. Per distrugge re il miasma basterebbè quindi distruggere le cagioni, ma la medicina già ha fatto sentite la sua voce su tale riguardo ai governi, i quali ,pet· la loro quasi direi obnipotenza sono i soli che possono efficacemente con~ribuire al sollecito annullamento di ·questi tanto estesi fomiti di malsanie e di morte. Nell'aspettazione di opere tali da poter con sicurezza essere protetta la salute pubblica, nonché di un 'regola~.ento più previdente, ed illuminato dalle attuali cogni~ioni mediche, sulle risaie·, maceratoi di cana pe, ecc. non sarà 'per noi ~ana fatica il raccomandare ad ogni classe di cittadini a cui stia. a cuore la pubblica saDI!\LLE FEBBRI DA MAk\RIA


'548

STUD I lNTOIIl\;0 ALLA TERAPIA

l nte alcune norme igieniche in tulta Italia riconosciute oltime a prevenire l'infezione iil parofa.

Ho visto in taluni paesi del Veneto, in cui campagne, aria e cielo splendidamente manifestano che in quei luoghi si riposa perenne il sorriso di Dio, ho ·visto, dico, dei contadini presi da febbre palustt·e. Ne volli indagare la causa, non vi erano paludi, non v! erano risaie, non vi erano maceratoi da canape: i corsi dei fiumi erano lontani, né vi erano ragioni per credere che gl'infermi avessero potuto infettarsi altrove. La mia mente d-ubitava quindi dell'entità della malattia, ma la forma morbosa era là inesol'abilo in tutta la sua tipica chiarezza. Alfine mi accorsi che pochi pnssi lontano dalle lor·o abitazioni vi erano dei fossi di dite o tre metri quadrati, profondi poco più di mezzo meLI'O. dove i contadini l'accogl~evano dell'acqui~. piovana onde lavarvi panni ed altre cose. Qnest'acqua stagnaYa per delle sellimane, lah·olla emanava un disgustosissim o olezzo, ed a qu ell'acqua mi fu forza attribuire la causa · del suddetto malanno. Finchè concm•t·ano i desiderii dei facili guadagni, si possono fino a un certo punto scusare i maceratoi da canape c le risaie, ovveramenle fiochè l'imperiosa necessità obbliga a non poter fa1·e diversamente, la formazione di quei fossi potr·ehbe essere tollerata', rno nel caso di cui parlo non vi erano scuse, poco lontano vi era acqua di sorgente per tuiLi Ì 1:iguardi Otlima, e per non spendere fatica e tempo ne ll'attingerla, si creava no volontal'iamente quelle pozzanghere così nocive e micidiali. I san itarii in simili cosi faranno il lot·o dovere se con tutta la loro. in· fiuenza cercherann0 d'impedir·c tà li usi, convin cendo i contadini che dalle JoPo abitudini possono _scaturire. E constatato che jJ dormire in campagna ove regna il miasma, in.particolar modo verso J'OJ'a del tramonto ed a ci elo aperto, vale potentemente a fa re ammalare


DID LLE f''EDnn t DA ru_:U,Ail l A

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febbre palustre; anzi io so che in Lucera (Puglie) cittadini hanno l'abitudine di non uscire di casa a che il solè siasi levato almeno d'un'o ra, c prim a tal tempo non solo non aprono le porte o le finestre c proprie abi tazion.i, ma ancora aspettano prima i levarsi. Quanto sia irlleressanlc seguir·e cd imiHu·e i costumi degli abi tan ti di luoghi pa ludosi da pe rsone non indige ne io non dirò , perchè è cosa già raccomandata dol dotloe U~usc hka , c Niemcyer riporta le regole molto precise e pra.tiche che son t•ich ies te dalla ·-••uau10ra nei luoghi infetti da mala ria. Non ll'alascerò ùi dire però che è riconosciuLO essere ottima pra tica il ,·eslire di lona, inquantochè vale a schiva re i: fr·eddo della sera; fare uso di poco vino c generoso, co me il mangiar carne rossa di an imali bovini da poi}O tempo divenuti adulti. nla il preserval ivo per ecce11enza è senza dubbio la china o meglio il chini no . Il professar Joncs dell' un iYersità di Nushvillc (Stati Uniti d'America) pul>blicò aleuni dati sta tistici importanti sull'uso della ch ini na come preserva th·o delle febbri da malaria. Egli ne sper·i mentò il benefi co potere su i soldati confederati accampati sull'i mboccalum dei fium e Savanah, ed otlenne i seguenti risu ltati. Su 230 soldoti che non presero ~~ hinina 131, ammalarono, ossia 58 °(o. Sop r•a 2i·6 soldati che presero il chinino, ma in un modo irregolare, ne amma laro no 96 ossia il 39 • 0 : infine sopra 506 indivi J ui che si assoggettarono acl una scrupolosa cm a profilattica di chinino , ne anJmalareno solamente !t8, cioè 19 • o· Am~i dalle stesse espcr·ienzc ri sultcreLbe che l'nso di questo medicinale valgn ancora a. dim inuire negli attaccati da tebb re il numero dci casi graYi. Oltr·e queste così convincenti c~pe rienze altre ne po trei addu m da meù ici della mar ina inglese fatte in lu ogh i paludosi , ma me ne astengo C rili p.iace C)Ui r·ifer·ire ~o J amcnte quelle del doUor'l'U-


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STUDI INTORNO ALLA TERAI'L\

ms1 nostro medico maggiore. Egli amministrando nella sua divisione militare ai soldati obbligati la notte a far la S'colta sugli spald i della. fortezza di ~Iantova una dose di alcool con chinino, vide scemare nei soldati di quello. guo.rnigione il numero delle febbri da malaria del 60 °f Diett·o cosi concordi e cosl eloquentissimi fatti, credo che abbiamo il diritto di adoperare con fiducia il chinino co me profilattico dello febbri, senza avere a temere danno capace d'essere prodotto dalla chinina specialmente negli.o1·gani emalopoetici, in quanto che non • solamente abbiamo più sopra veduto che tali sognati danni sono pre'giudizi i volgari da rigettarsi, ma ancora perchè dalle esperienze stesse più sopra. citate, nOI!, si è visto malanno alcuno esset·e conseguenza dell'uso di tanto hcnefico medicinale. Per l'amministrazione Jones raccomanda la seguen te formala: Solfato di chinino . centigr. 15 Acido solforico diluito goccie 5 Acquavite. una cucchiaiata Acqua due bicchieri da prendersi in due volle, mattina a digiuno, ed alla sera prima di andare a letto. Perb tale formola tultochè renda il chinino facilmente assorbibile, perchè sciolto in limonea solforica, pure pel suo sapore amarissimo potrebbe essere da molti aborrito, c per ciò io preferisco dare il chinino in polvere, chiuso in un pezzetto d'ostia, alla dose di 1O centigrammi: e poi immediatamente ingollatolo, fo bere 30 o 60 grammi di limonea. solfori ca. 0

(B) Cum delia fonna del pat·ossismo avvenuto. -

I critcrii curativi della forma nosologica dell'avvelenamento malarico rientrano sono il dominio della sana tcrapeutica, i cui princìpii essendo conosciuti da tutti i medici non val la pena che io qui ricordi, sia pcrchè


D.&LLE FEBBRI DA )fAf.ARL<\ oiH ptìrtar n otto] e ad Atene, sia perché usci rei fuori impostimi di questo piccolo laYoro . Modo di ')J?'evenù·e l'accesso f'ebbTile .. - Nella delle febbri . intermittenti da, malaria é già gran ~,.....,,.,./'\ cHe si adòpera il solfato di chinina con van""" ....".,.' jali che nessuno potrà sconoscere, · epp~re vi stato un tempo in cui si è creduto che il valer·iae- l'arseniato di chinina possedessero maggiore efficacia. Più tardi poi~ questo medicamento si ·volle posJ!orre agli iposolfiti di soda e- di rnagnesja, ed alla -strienina; non sarà opera vana quindt iruratteneTsi alcun poco ;SU questo riguardo. · Primieramen te debbo dire che tra tulti i preparati di chinina l'idrocloralo é da preferirsì. In prop~sit9 il profèssore Binz éli Bonn considerando che il solfato di chinina è poco solubile nell'acqua, non disciogliendosene che 1 ,71>0, consiglia di adoperare il cloroidrato, il quale se costa di più del primo, compensa la spesa con la sua maggiore atlività; difatti egli ha dimostrato che mentre iJ solfato contiene 7.1:,3 °/0 di materia attiva, il cloroidrato ne contiene 83,6 °/0 • Ed olu·e a ciò è riconosèiuto da tutti' i pratici, che per quanto i preparati di chinina sono più solubili, per tanto sono più attivi. Immediatamente dopo l'idroclorato è da porsi il bisolfato ed anche il solfato, quando ''cnga adoperato sciolto in limonea soHorica; il tannato siccome iqsolubile e da p.roscriversi tu!Lochè abbia il ~vantaggio di non essere amaro. L'a1·seniato di· chinina poi in altri tempi tanto elevato alle stelle oggi anch'esso è a ripudiatsi. li dottor BacceHi in Roma è gi unto ad am~jnistrare ai suoi ammalati di febbre palustre J'arsenuuo a dosi in altri tempi favo lose, raggiungendo le proporzioni in· cui si amministra il solfato, senza però che abbia mai . notato esset·e l' arseniato più potente del solfato e degli altri prepa1·ati chinici. Considerando


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adunque la poca attività di quel medicinale ed ~i danni che le cure arseniose producono nell'organismo, cioè la degenerazione grassa di molti tessuti nobili, io credo che abbia detto a buon diritto che l'arseniato é da ripudiat·si. Il valerianato se può rendere buoni servigi come ~ctiscreto eccitante, è però molto nauseonte e pet· l' olezzo e pel gusto, la qual cosa lo renderà sempre, in forma liquida, abborl'ito. Fatta così la scelta dei preparati riconosciuti più attivi, fermiamoci alquanto a studiar~ ìl modo come vanno amministrati. Gi à molto si è scritto sull'amministl'azione del chinino e chi ha sostenuto che bisogna usame piccole dosi e ft·equenti molte ore prima del parossismo, e chi dose forti poche ore prima; altri ha vantato il metodO" ipo· dermico. Per risolvere questa q uistione mi pare opportuno ricordare l'esperienze del dottor Boragine; egli ha, come abbiamo detto più avanti, dimostralo che ~una gran parte di chinino preso per le vie digestive, pas- · sando direttamente dallo stomaco nella vena cava ascendente, viene espulso dalle vene emulgenti inalterato; piccola porzione poi passando per la grande circolazione, subisce tali metamorfosi ehimiche, che non può più essere riconoscibile nell'urina. Tal fatto parla chiaramente in favore del metodo ipodermico, sia perché il sale .assorbito è trascinato prontamente nella grande. L:ircolazione, sia. perchè attraversando molli tessuti, spiega maggiore azione, sia 'finalmente perchè si consuma minore quantit!t di sulc. E qui ~ giova ricordare il caso clinico da me più avanti notato; in ~ esso abbiam visto con quanta rapidità il chinino amministrato per la via ipodermica a.giilce sul 'nostro infermo (5 minuti), e nei casi gravissimi di perniciosR certamente questa qualità ·sorprendente è una grande risorsa . Debbo anche confessare che cinque iniezio1~i ~ullo stesso individuo mi hanno risposto sempre egual-


D'ElLE FEBBRI DA MALARlA

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e non s~ è verificato alcuno ascessu. Eguali risultati ed in pìù larga scala ha o'ltenut'o in il mio· amiéo e collega dottor Imbriaco. Cirèa Z·.l!à'irli:!lilu·str•:.:zr<)'.r1e del chinino per le vie digestive abaccenna~o che i prat'ici non erano tutti d'accordo, p·e r il tempo, sia per la quantità da adoperarsi; risol'ver'e an·c ora qu'e ste opinioni controverse, io fo ricorso a ·ciò che ho osservato nella cura dell\:Iarchesi, e a ciò che abbiamo più sopra detto del chinino. Nel ib.rchési abbìarno visto che l'azione del chinino nòn dlrrava più di· 3 ore e 1/ 2 ,. in quanto che dopo questo tempo il freddo si riprodu·ceva con la primitiva forza, abhla:mo' vÌ'sto pure che p·e r rendere l'azione del chinino d'uratura ~lle ini ezioni ipoderm'i1che fu forza aggiungere ltatnminlstrazfò'ne P,'ér le vie digestive, perché conoscendò'Si chè il chinino per questa via non è assorbito se non dopo due ore, l'azione dell'iniettato sareb':be iìnfta <Fta:rtd'o l'altra del chinino passato n eHa circofazione E~i:' le' vie gastrico-intestinali sarebbe cominciata. Or b.ene, ainmesso per vero, com'e è vero, che ìi èhin'ino per essere as~orbito per la via della ·bo.c ca ha b-isogno di. almèno due ore, e che la sua azìone p8.'rlilizzante il veleno malarico non è duratura più di 3 o i ore, si vede chiaramente che le piccole dosi e frequenti valgonb effìcacemenle ad impedire che l'accesso febbrile si manifesti . .Ed invece 'tenendo· a calcolo l'o~ini'one d·éi- Boragine più sopra rit'erita avremo il diritto di sospéttare, che in un dato tempo il sangue non sia capac'e di a-ppropriarsi più di una da:ta quantità d.i chinino, e questa sola assorbe e trasforma, e l'altra rrgetta; CQme è stato constatato per altri medicinali, ~d esempio i pTeparati di ferro. Con questo sospetto !Q :eenso che adQp·e rando il' chinino in dosi generose e .Poc·o _tempo -prima dèli'accesso, non solamente quelloali'ébhe nììnore efficacia, perchè in gran parte viene Gtor11<1.1e di medicina militare.

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554.STUDl INTORNO ALLA T.BRAPIA ad essere eliminato per la via dell'urine immutato, e forse senza aver spiegata nessuna azione su i tessuti, ma ancora perchè la durata dell'azione paralizzante sarebbe minore di quella possibile d'un accesso febbrile. Dominato da queste idee che mi sembr~no molto verosimili, tuttoché non ben dimostrate per via spP.rimentale; io ho amministrato il chinino sempre a dosi refratte ed ho incom inciato ad amministrarlo sei o sette ore prima dt>ll'accesso, e ne ho ottenuto sempre soddisfacentissimi ristùtati. La dose media adoperala per ciascuna presa di solfato è stata di 20 centigrammi ed ordinari amente cinque di tali dose sono bastate a prevenire i parossismi ed alcune volle anche gravi. l\Ia nel adoperare il chinino, se vuolsene avere la massima efficacia, bisogna beo tenere d'occhio lo- stato gastrico dell'infermo; é riconosciuto che un catarro gastrico o gastrico intestinale non solamente rende meno assorbibile il solfato dt chinino, ma esso stesso con tal medicinale subisce peggioramenti. In tali casi è di grande sussidio la via ipodermica, ovveramente bisognerà allontanare il catarro {il che è alcune volte impossibile) per rendere al febbrifugo tulla la propria attività. E qui avrei finito, ma prima di uscire dalla categoria dei chinacei restami a parlare alcun poco dell'elere chinico, del citrato di chinoidioa e dell'acido eh ino picrico (1) : Talvolta il medico ha la sventura di essere chiamato a curare ammalati da malaria già resi anasarcatici dalle devastazioni del veleno palustre, ed in preda a (l) P:lrlando dei chinacei avrei dovuto parlare dell'antimoniftto di chi nina, ma me ne astenni percbè quel medicinalb mi pare un controse~; di!aLti come si può conciliare l'azione dell'antimonio sciogliente e depnmente con l'azione tonico-nevrostenica ed anr.izimotica della cblnioo.t È chiaro da ciò che o l'azione deU'antimoniato è sul generi1, e si allontana. dagli altri preparati di chinina, ovveramente oosì l'acido come l:l base spiegano la propria azione, ed allora non so in che maniera possa essere


DELLE FEBBRI DA ~HARlA

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utarri gastrici o gastrico intestinali cronici . la via digestiva quindi e l'ipodermica mal si prestano all'a mministràzione del chinino, ed in questi casi l' eter:e chinico può adoperarsi con sicurezza e come ultima lncora di salute; ne daremo qui pochi cenni: L'etere chinico rappresentato dalla formolo. chimica :ct0 EI,A, .(Zinno) inspirato promuove in principio Iagrimazione e poi senso di ardore c di pizzicore alle fauci: qualche urto di tosse, oppressione al capo, e qualche fiata susurro agli orecchi (~fane lli) . Crede Zinno che l'azione primitiva sia $limolante sulle vie respiratorie o gastro enteriche, la quale si difionde rapidamente in modo di.namico per tutto il sistema nervoso, e particolarmente su i plessi cardiaco c solare, cui tengono dietro discreti fenomeni di rilassamento. Ove la dose a,·anzi i tre grammi produce in prima fenomeni eccitanti, i quali hanno corta durata, e poi l'ipnotismo e l'iposten ia, onde gode potere antiperiodico, antispasmodico, e deprimen te. Aia lasciamo da banda l'ancora oscura quistione dell'azione ed intratteniamoci più particolarmente della sua utilità nelle febbri paludali. Pignacca fece inspirare l'etere chinico a sette individui affetti da terzana da due a quattro volte nell'apiressia, in sei di tali infermi la febbre fu spezzata, nel settimo riapparve mitissima, ma cessò ancora dopo un'altra inspirazione. Werzian e Groh nell'ospedale di S. Ambrogio i~ Milano, ed altri medici negli ospedali di Cosenza, ~~ Salerno e di Napoli ne ottennero analoghi risultati , l quali furono anche lodevoli nelle nevralgie. Il pro~totlcuo nella cura dello febbri da malaria. Anzi volendo ammettere che 111 talunt casi di perniciose vi siano delle congestioni da dileguare, io ertdo. che in tali circostanze i scioglienti facciano sempre caUha prova. ~Citrato di ch.inina, il solfo-tartralo di chinina, ed il fosfato acido di ina potrebbero raggiungere qualche volta indicazioni speciali, ma mi altengo di dare su di essi alcun giudizio, perché manco In proposito di Pl'ollrie esperiell%e.


STUDI INTORNO AL!JA T-ERAPIA

fessore Zi"rrn·o afi'ef.tna éhe olti·e all'essere icloneo a eu~ rare e febbri intermi·nenti e nevralgie, può, essi:mdo. ispirato in ca>Si di accessi pernicìosi, miligaré la gliardia ed abbreviarne potentemente la duràlta, come dei pari poter le inalazioni preservare daU'infezidrre palustre. Secondo Pignacca se ile fa inspirare tre gram'rni· o poco pil!t in due, tre o quattro inspirazioni, ed il mollo è il ·seguente: si bagna un piccolo pannolino di dngramma circa d'etere chinico il quale si adatta all;ùna e Faltìra n·à'rice deH'àmmalato, che ·si invita a fiutare ed a trrspirate profondamente ma adagio, e si continùa così finché illiqtltdo ·versato sul pannolino completa~ mente si vò>la:tilizzi, tàle pratica per lo più dura tre o quattro minuti. Dopo 4 o 6 ore si ripete la inspira::.. zidne nel ·modo medesimo, e ciò si pratica tre o quaifro volte ·durante l'a:piressia. Gioverà avvertire che la dose dev'essere proporZio-· nalta all'€!tà , al sesso ed alle altre condizioni indivi:. d'tl'ali, n·onchè alla forza della malattia, e bisogna. invigi:lariie ·gli effetti. Il prdf. Pagano per'l'a:mministraiìdné consiglia di adoperarlo nell'apiressia preferibilmentè, m'a in casi eccezionali, si può profittare della decafrènia. del parossismo o durante il parossismo stesso. D'all'esper ienze pralicate dal dottor Bale·s tra nel reale ricovero di Tori1ho nell'anno -1869, circa il cill·aLo d'i ehinoidi'na, risulta che questo preparato è un ottìm.o·. sacé-edaneo del chinino, ji)quail'Lochè ammirtisfrato. alla 'dose dì un g1;amma cura felicemente l'accesso f~bbrile. Q'u·e sto preparato essèndo méno amaro e disgtrstuso ·del chinino, facilmen,te si può amminis.tra~~· in fdrtn·a liqliida, èosì ai ragazzi come -agli adultl p1u restii, e costaodo nove volte meno del chinino può· essere un 'farmaco- prezio·so ·nella cura dei poveri. Ue esperienze cii '\Vonderlic.h co"ncoràano con quelle del Balestra ed anche il testè compianto prof. Tìmmern1aiìs.

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DELLE FEBB!ll DA MALARIA

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to sperimentav~ con successo nall' lstiluto clinico di :Tvrino; eg.U o9servò che non produceva gli incomodi eu,surri ilgl~ OJJecchi, come fanno i preparati di (}hi~in~, e che le recidive non et·ano pi~ ftequenti di queJ:l~ -che si hanno cm·ando le febbri con i sali di chinina. Di tal che tenendo a gran calcolo le asserzioni di si 4istinti speriipentatori, nonchè le prerogative dd citrato di chinoidina,. sia circa il sapore, sia circa il prezzo, credo cpe co.~l nella cUl'a dei povel'i, come in qu elli). -Q.~i r~gazzi tal medi cinale sia da usarsi co,n fiducia. Però no~ essendosi ancora sperimentato in ca.s.i eli Mrn.icio.s~, almeno finchè altri studi iibbiano messo in chiaro la VI,.Lù benefica del citr·ato, in tali infermità \o non saprei raccomandarlo. Dall' esreri~nze fa lle dal dottor llenry a 1\loret presso F.ontaineble;m, circa l'amministrazione dell'acido chinopicrico, risulterebbe che questo medicinale adop.erato alla dose di un gramma in due o tre riprese agirebbe come il chinino avendo una potenza curativa al chinino solamente inferi ore di un quinto. Ma tale medicinale se a causa del suo poco prezzo da taluno potrebbe essere vagheggiato, è però di una eccessiva aUlilrezza, .a cui se si aggiungono i pochi esperimenti fhiora praticati onde giudicare della sua efficacia curativa, si arriverà f;lCilmenle a riceverlo nel campo della terapeutica della febbre da malaria con sospetto. Avendo cosi rnesso a rassegna i chinacei , ora mi intratterrò alquanto S\l altri medicinali stimati efficaci a curare .le febbri P?.lustl'i . .~ercè le esperi enze da me praticate negli ospedali m~lllari di Firenze e di Napoli, nonch!\ nella mia pratica Pl'lVata, circa l'efficacia curativa dei solfiti, ho potuto Y~nir~ nel convincimento che questi sali da sè soli dtfficdmente guariscono la febbre; che se dietr.:o la loro .amrninist.r;:l.zione si è avuto talvolta qualche caso bril-


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STUDI INTORNO ALLA TERAPH

lante di guarigione, esso si deve piuttosto attribuil'e alla terapia naturale ed all'igiene, e non ad allro. Bi· sogna ricordarsi che la fe bbre intermittente può benissimo distruggere sè stessD, inquantochè ogni qual· volta uno stimolo qualsiasi determina contrazioni nella mi lza, i materiali malarici si riversano nel sangue, onde ne consegue la reazione di tutto l'organismo, la quale con la febbre che ne è l'eOèuo vale a scacciare da l •:orpo quei materiali che prima erano nella milza. Tanto è vero ciò che gli individui assoggetlati alla malaria e da essa avyclenati, se in loro la febbre insorge frequente e gagliarda, vanno ~eno soggetti ai tumori di milza, mentre questa prende propo~zi on i eccessi ve in quel! i che perdurando nelle condizioni d'ìntossicamento non hanno febbre. Lo che faceva dire al prof. C'antan i che il tumore della milza 6 in ragione inversa con la violenza e fl'equenza dei parossìsmi febbrili. Pl'emesso ciò può benissimo accadere che un indiviJuo, il quale per pochi momenti abbia avuto a soggiacere all'azione del veleno paludale, tosto allontanandosi dal focolaio d'infezione venga sorpreso dalla febù re, egli usanclosi solamente quei rign111'di che l'igiene ad og~i specie di ammalati consiglia, per la sola e semplice azione della febbre può mettere fuori dal proprio organismo il veleno c liberarsi dal male. Di talchè a ragione io diceva che le brillaTILi guarigioni oltenule con i solfiti potrebber·o anche essere i1 prodotto della terapia naturale e dell'igiene. ~la giacchè parliamo dei soJfiti bisogna clit·e che essi non sono addìrittul'a inutili nella cura délle febbri in· termillenti. Quando la fama loro teneva des ta l'operosità sperimentativa dei pratici, il nostro non mai abbastanza compianto dottor Santini, con quell'accorgimento e con quella sana critica per cui tanto si distingueva, volle


DELLE FEDDIU DA M.\LAilt.\.

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ftperimentarne l'efficacia. Egli pubblicò nello Sperimentale e nel Giornale di medicina mt.lt"tare il risultato delle proprie esperienze, che io qui non trascrivo perché oramai conosciuti. Però non posso tralasciare di ricordare la virtù culminante dei solfiti, cioè il potere che hanno di rendere il nostro organismo più suscettibile a risentire con efficacia l'azione de! chinino; in particolar modo quando il lungo uso di questo lo abbia reso all'azione dei chinacei refrattal'io. Questo potere benefico dei solfiti potrebbesi in varie maniere spiegare. O ciò avviene per la loro azione antimalarica spiegata direttamente sul principio infettivo, azione che coadiuverebbe quella del chin ino, o perchè agendo da antifermentativi valgono a porre un freno alle scomposizioni dei liquidi intestinali, in particolar modo nei frequenti catarri gastro-enterici, ovveramenle per il potere deossidantc che spiegano su i tessuti per la virtù che hanno i sol.fiti a cambiarsi in solfati, verrebbero ad infrenare le riduzioni organiche. Se ben si pon mente, si osserverà che il chinino ordinariamente ha poca efficacia quando si amministra ad individui alfetti da cata rri gastrici o gastrici-i ntestinali, i solfili di magnesia in tali casi li ho espel'imentati giovevolissimi, dappoichè dopo la loro ammini ·trazione per tre o quattro giorni consecutivi, ho visto agire il chinino più efficacemente non solo, ma ancora agendo da blandi purgativi sono valsi a liberare il tubo intestinale dei material i catarrosi. Gli stessi buoni risultamenti li ho ottenuti con l'ipecaquana, in particolar modo quando il catarro era localizzato solamente allo stomaco. Ditalchè senza escludere nè l'azione antimalarica, nè l'azione antiriùulliva, io credo che i] massimo del potere benefico dei solfiti sia devoluto principàlmente all'azione antizimotica. Parlando del ~Jarchesi pil1 avauti ho fatto notare che


560 STUDI INTORNO ALLA TERAPIA dietro l'amm,inistt·a~iope dell'iposolfilo di soda i susurri agl_i orecchi, prodotti da cinconismo, erano quasi scomparsi; comechè tal fatto io l'abbia osservato ancora in altri individui, credo possa esser questa un'altra virtù dei solfiti, che non saprei certamente spiegarmi. Oltl·e i sopraccennati medicinali, si è un tempo anche raccomandata la soluzione arsenicale, in parti colar modo contro la cachessia; più avant\ però ho detto cbe il professor Baccelli non ha ottenuti buoni risultati dall'arsenialo di chinino, e tanto meno ne dobbiamo aspettare dall'acido arsenioso. Tanto più che è risaputo, che se tale agente terapeutico vale qualche volta a migliorare le condizioni nutritive dell'organismo, molte volte. è causa di pericolosi accidenti in particolar modo quando le cure arsenicali furono lungamente protratte, intendo dire la degenerazione grassosa di organi nobili, ditalchè non dubito che la sana pratica abolirà tale infedele medicinale. La Gazctte médicale de Paris (gennaio 69) pubblicava che l'ispettore generale dello stato sanitario dell'isola di S. Maurizio, Barrault, coll'assistenza del dotlorTessier aveva sperimentato con risultati assai soddisfacenti l"acido fenico contro le febbri da malaria, indotto a ciò dalla ben nota sua virtù antizimotica. Egli ne aveva adoperalo per la via della bocca sette centigrammi, ovvero tre o quallro centigrammi in venti goccie d'aequa per la via ipodèrmica. Considerando la sua azione caustica sn i tessuti vivi, e la sua fot'te affinità pe1· gli · albuminoidi, tuttochè ottimo antizimotico questo medicinale devesi usare con molta circospezione, ad ogni modo qui giova avvertire, che negli Annali cl-i chùm'ca del Polli leggesi che l'antitodo d'acido fenico é l'olio d'oliva e di mandorle mescolato con l'oli o di ricini. Anche la stricnina, come più avanti abbiamo visto, è stata raccomandata nella cura delle febbri paludali, in parti-


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~olar ,w.odo in qu~He in cui il chinino siasi mostrato W,erte, io credo che tale farmaco possa avere b,uon ~ito, percllè spiega un'azione tonica sulla midoll~ spinale co.n .cui ha tanta stretta attinenza il sistem\1. nervoso della vita organica; ma un veleno come la ~tricl)ina non è tanto facilmente maneggia})ile, e va amministrato con quelle cautele che ci insegna la terapeu#ca, lo che è difficil~, in particolar modo in campagna, ove ordinariarn.ente si ha a fare con co~ta­ dini sp~ssissime volte ignoranti, e dove più comunemen.~e ·le fe})bri si risenton.o. Confesso p,ure che prima di adottare nella terapeutica sia l'acido fenico, che la stricnina, bisogna ancora aspettare altre più numerose e convincenti P.sperienze perchè quelle che oggi la scienza possiede non mi pare bastino alle giuste esigenze di essa. Finalmente dico del centauro minore: ho visto che peJ Terl)..rn ano (Abbruzzo Ultra 1°) i contadini conoscono il potere febbrifugo di questa pianta, e co mechè colà -se ne trova a dovizia, l'adoperano con splendidi successi. Il mio amico dottor Giustino Ciampani me ·ne parlò vantaggiosamente, esortandomi da usarlo con fiducia. (D) Cu,·a consecutiva. Modo di riot·dùta?'e le fu1~­ zioni $compigliate dell'organismo. annullando i p1·odotti dell'avvelenamento. - La più scrupolosa vigilanza del medico si richiede in questo periodo sulle condizioni ig\enic\l,e del convalescente, in parLicolar modo se fu già affetto da perniciosa. L'aria, le abitazioni, le vestimenta, i cibi, lo bevande debbono essere scelte con cautela, e consigliate dal medico; è inutile che io raccomandi il pronto allontanamento degli ammalaLi dai l~oghi paludosi, dappoichè è questo un precetto c}apSico. antico, e che tutli conoscono, nè vi è medico al .cer~9. cl;l,e lo ignorerà. Però qui mi gi.ova raccorpandare


562 STUDI INTORNO ALLA TERAPIA di consigliare i convalescenti ed anche gli ammalati . di malaria di recarsi in luoghi molto elevati, o preferibilmente in montagne boschive, e durante il tempo della loro nuova dimora fare uso alla mattina o dr una dose di chinina, ovveramente di una decozione di china fatta in limonea minerale solfori.ca co me rac~ comanda il professor Semmo]a, o pure di un bicchiere di vino chinato, e ciò per varie ragioni. Primieramente è risaputo che l'aria ossigenata delle montagne boschive facilita le riduzioni organiche, e spogliando il sangue dei principii idrocarbonati .lo rende più eccitante del sistema nervoso, lacchè concorre certamente a migliorare l'appetito e la digestione, e quindi a fornire materiali adatti ad una buona nutrizione, d'onde il più facile ripristinamento dei globuli rossi. In secondo luogo perchè la presenza del chinin~ cr della china varrebbe non solamente a far contrarre la milza, e quindi a riversare nel torrente della circolazione il virus malarico in essa accumulato ; ma ancorà, verificandosi il ritorno del parossismo febbrile cagionato dallo s timolo dell'aria, esercitato sul sistema nervoso, possa paralizzare il potere febbrigeno del virus della milza riversato nella circolazion e. Nè questo fatto è raro, che già il pz·ofessor Cantani più volle lo ha osservato, nè bisogna credere in tale circostanza esser quella febbre una ricaduta, inquanlochè quei parossismi, oltre che non hanno l'ordinaria intensità, debbano considerarsi benefici, p orchè valgono ad allontanare interamente dalla milza il veleno malarico ed a diminuire il volume di quest'organo. ~la la ·vittitazione pi~ d'ogni altro ha bisogno di molta attenzione; da essa noi dobbiamo sperare e temere. Abbiamo visto più innanzi che le perdite fatte dal sangue per l'avvelen.amento palustre erano rilevanti, e perciò bisognava prontamente compensarle. Quindi la:


DELLE FEBBRI DA 1\IALAJUA

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scelta dei cibi va fatta facendosi guidare dalla conoscenza dei principii organici dal sangue perduti. La carne, le uova, il formaggio, sono i cibi da preferirsi, sia perchè sostan,ze quaternarie valgono a confortare il' sangue più sostanzialmente di ogni altra, sia finalmente perchè di più facile digestione. Gli amidacei o vannoallontanati , ovveramente usati parcamente , perchè pel loro molto volume e poverlà di principii albuminoidi, distendono molto il ventre durante la digestione, o nutriscono poco, locché nuoce in particolar modo a quelli che hanno tumore di milza, rendendo la loro· digestione· stentata e penosa. I legumi già privati della loro buccia e ben cotti sotto forma di pu1·ée potrebbero essere qualche volta adoperati meglio che i sem-· plici amidacei, in particolar modo coi poveri, un poco· di vino annoso e generoso può concorrere benissimo· alla buona digèstione ed alimentazione, sia per i propri· principii nutritivi, sia pel suo utile e fugace stimolO' sul sistema nervoso. I danni che si hanno a temere· dalla alimentazione fatta a casaccio_ son vari, e prin-· cipalmente i facili catarri gastrici o gastro-enterici. Bisogna rièordarsi che. guariti dalla febbre intermittente rimane l'infezione ·malarica latente, e talora basta· un errore dietetico per far svolgere un pa.rossismo febbrile violentissimo con forma perniciosa, capace-. qualche volta di ammazzare il convalescente. Si son, visti individui con infezione palustre latente ritornare a febbri violentissime, sol perché avendo usato eccitanti i quali agiscono direttamente sul sistema nervoso, determinando contrazioni della milza, hanno fatto sprigionare da essa il principio velenoso che lentamente si andava moltiplicando e dare inizio alla febbre. E qui è opportuno ricordare il fatto avvenuto nella cl in~ ca del professor Cantani in cui un individuo già da P1ù settimane convalescente di febbre intermi ttenle ,


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S'rUDI INTOilNO ALLA TERAPIA

per aver mangiato un arancio con tutte le corteccia in poche ore se ne mori. Ad allonlanaro il tumore di milza giovano adunque l'aria ossigenata e gli eccitanti fugaci, semprechè non siasi in quell'organo iniziato processo di nuova for·· mazione (cirrosi o carcinoma) ed il preloda.to professor CanLani con altri non meno rispeuabili professori, tra cui citerò il mio maestro profe'ssor Pagano, consigliano e commendano la doccia fredda sulla milza, la quale con traendo l'organo lienale ne diminuisce il volume; bisogna pet·ò ricordarsi che in simili prove è necessario amministrare antecedentemen te u.na buona dose di chinino per prevenire un possibile accesso febbrileJ causato dal riversamento dei materiali malari ci · nel sangue, prodotto dalla contrazione della milza dietro l'azione conugante della doccia. I.'Eucahptus globulus, secondo gli studi sperimentali del dottor l\losler, ha vir·tù di. produrr·e rapidamente la diminuzione del volume della n1ilza; questo sperimentatora sopra dei cani pone allo scoperto la milza, mediante un'incisione delle pareliaddominali, la l!·ae fuori e la misura, indi riposto il viscere in cavità e fattane In sutura, inietta sotlo la pelle alcuni grammi di tintura d'Eucaliptus. Circa due ore dopo, lo è di nuovo messo a nudo, e si verifica una riduzione di circa un centimetro su Lulli i diametl'i. Il Mosler fece gli stessi esperimenti con la chinina, però alcuni gt·ammi di tintura d'Eucaliptus nell'azione corrispondono ad alcuni centigrammi di chinina (Gazette J{édicale de Pa1·is). Ditalchè l'uso della decozione delle foglie di questa pianta ovve1·amente dello sciroppo o tintura, ovvero dell'clixir, sia pel suo poco valore, sia per il non sgradevole gusto, potrebbe usarsi proficuamente da ogni classe di persone e specialmente dai poveri. A compensare poi il sangue dei principii salini spe-


DELLE FEBBRI DA ~ALARlA

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eialmente ferruginosi perduti con l'ematina, gioverà senza dubbio o la tinturarnarzinlediLemmery, o meglio il lattalo di ferro; bisognerà badare però che questi medicinali non sieno uniti a medicinali tonici, perchè ne verrebbe un prodo tto insolubile e quindi difficilMente assè'rbibìle, come altresl bisogna fare attenzione· alld léro qual:l~i:tà in peso e ricordarsi che i preparati ferruginosi vamio amministrati in piccole dosi, peroo~M più di 20 centigrammi in una giornata è difficile che ne vengano assorbiti. Talora nel periodo eli convalescenza si osserva negli individui già ammalati di febbre una stitichezza ostinata, ho potuto convincermi, mercè le proprie osservazioni, che in simili casi i purganti oleosi e salini sono nocumentosi, perchè fanno ritornar·e i parossismi se da poco scompa1·si, e li aumentano d'intensità. In tali rinc€tnt11i poche gdccie di tintura alcoolica di rabarbaro in lllia' tazza di caffè, prese per due o tre mattine di seguito, valgono in prima ad allontanare il meteorismo, che alla stitiche:;:;a ordinariamente accompagnasi, indi le evacuazioni alvine si fanno più facili ed abbondanti ; e tanto più tale medicinale è da raccomandarsi, in quanto spiega un'azione deostrucnte Bul fegato già ab antiquo cognito. ai nostri vecchi, il quale. fegato negli avvelenamenti da malaria, come più sopra ho detto, partecipa del tumore della milza. Conclusione.

Dal fin qui detto adunque risulta: ~ o Che il chinino spiega la sua azione toniconevrostenica direttamente sul gt'lln sim patico; . 2° Agisce contro il veleno malar·ico paralizzandone li potere pirogenico, ma non lo clistrugge;


'566 STUDI INTORNO ALLA TERAPIA DELLE FEBBRI, ECC. 3• La sua azione lerapeulica non dura più di 3 ore e mezzo; 4-• Senza essere coadiuvato da altri agenti terapeutici è insufficiente ad eradicare l'avvelenamento palustre; 5° Il chinino è efficace a preservare dalla malaria; s• Finalmente facendo un cenno critico dei creduti succedanei del chinino abbiamo fatto notare le circo· ·stanze in cui può alcuno di essi essergli un energico sussidiario. Cosl ho dato termine al mio lavoro, il quale se sarà capace di fermare un istante l'attenzione dei miei colleghi, mi darà il più bel compenso che io avrei potuto aspettarmi.

CosTANTINO JAND OLI Tenente medico.


CONTRIBUZIONE ALLA

· TORACENTESI NELL' E~IPIE~IA

Madonna Giuseppe d'anni 2·1 nativo di Portici, provincia di Napoli, soldato nell'H o reggimento artiglieria , classe 1853, entrava nello spedale militare di Genova il giorno Hl aprile 1874, quale affeuo da pleuro- pneumonite sinistra , e veniva collocato nel letto N. 385 del riparto 3° medicina. Non è mia intenzione di seguire i diversi stadi e le \'arie fasi di questa malattia sì comune e tanto conosciuta, ma limiterò il mio dire all'ultimo periodo, all'esito cioè che seguì tale affezionè, e all'ultima cura che per questo venne stabilita. Tralascio quindi i primi periodi del morbo, ed incomincio presentando l'ammalato nello stato in cui si trovava il giorno 20 giugno prossimo passato. Il Madonna è individuo di temperamen to sanguigno e di costituzione robusta, ora si presenta a noi nella posizione di seduto ·s ul letto col dorso appoggiato a parecchi cuscini e mostra un grave deperimento ed ernaciazion~ -generale esterna. Il colorito pallido, la ~sionomia sofferente, il respiro breve ed accelerato, 11 movimento alterno delle pinne nasali nella respirazione, la parola tronca, stentata, interrotta, ·mostrano a prima vista l'uomo che ·soffre di affezione viscerale toràcica.


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o68 CONTRIBUZIONE Non accusa altro disturbo funzionale fuori che difficoltà nella respirazione, non dolore, poca tosse con escreato bronchiale, grande debolezza e prostrazione di forza, completa apiressia, però ogni tre o quattro giorni si ripete qualche leggero brivido di. freddo in sulla sera. · All'esam e fisico l'ispezione oculare mostra il lato sinistro della cassa toracica molto dilatato, gli spaztintercostali sono ingranditi e sormontano il livello delle coste, i movimenti respiratori sono completamente nulli da qu esto lato. Posteriormente poi si osserva un edema collaterale, il quale si estende dalla regione dorsale sinistra fin O> alla regione sacrale corrispondente. . La palpazione ci fa conoscere la cessazione ·del frèmito in tutto l' ambito toracico sinistro e fa sentire l'impulso cardiaco al livello del capezzolo della maJ.Dmella destra . La percussione dà un suono completamente ot tuso in tntto il torace sinistro e l'ottusità è lim itata latera1lmen'te n ella parte anteriore dalla linea parasternale destra, inferio rmente oltrepassa di tre dita trasverse· il margine libero delle coste. Nella parte posteriore l'ottusità si modifica leggermente in alto in vicinanza della colonna vertebl'ale. La percussione mostr'a pure lo spostamento del' mediastino e con esso del cuore, perché l'area di questo si può circoscrivere fra la 3", 4" e 5"' costa sulla linea· mammillare destra. L'ascoltazione è assolutamente negati~a (tal lato si...nis'tro, eccetto che in prossimità della colonna ,,ertehrale in . alto si sente una debole respirazione bronchiale e broncofonia. Dàl lato destro si sente invece il mormorio vescicolare esagerato, come pure si odono .i battiti cardiaci sulla linea mammillare destra, alla


ALLA TORACENTE_SI NELL'EMPIEMA

569

,·-au:ez2~a della 5a costa,

e cosl la percussione e l'a~çol­ stabiliscono il completo spostamento del cuore. Dal sovra esposto e Qagli antecedenti r-isulta ~hia­ ramente trlJ.t~ a.rsj .di 1,ma pleU1·ite cronica sinistra con gave versamento. C};J.e 1Jjl9Ì l'e~sl,l,dato sia piuttosto sero-fibrin,oso che purulento, l'ascol~azion e e la percussione non hanno d~to ancç~ra criteri ce.rti e precisi per stabilire con sicw:ezza la. diagnosi differenziale. I fenomeni acustici segnalati dal pro.fessore Baccelli di ~o;na, che si poss.ono talora riscontrare nell'empiema, fen.9ffieni però sèmpre incostanti e sempre incerti, nel cas9 nostro poco sono disc ~tibili, perchè l'ascoltazione, a motivo dell'immensa e straor·dinaria raccolta, non fece sen(ire alcun sintomo meritevole di spe.ciale considerazione, e anzi si mostrò assolutamente negativa; se però questo fatto non si voglia invece ascrivere a soategno d~agnosti co di un liquido idro- purulento. Lasciata l'ascoltazione e considerati complessivament.~ i preced enti, c.onsiderati i sintomi gener~li e to.nsiderato l'edema della metà toracica corrispondente (l.)l'q.ffezione, dai medici del riparto si è giudic.alo trattarsi di essudato purulento. L'ammalato nei giorrii consecutivi andava sempre pjp. aggt~ava:Qdosi, la dilatazione del torace si nistro ingrandiva a vista d'occhio, gli spazi intercostali si ri.alz~;v,ano maggiormente, ed in conseguenza aumentava relativamente la dispnea. . Abbandonare a sè tale aftèzione, nella speranza dì lJ,Il esito felice, aspettare cioè che il versamento potesse venire riassorbito, era follia il pensarlo di fronte ad una massa così irnpo:nente; aspettare che si aprisse una strada nel polmone o si vuotasse all'esterno, era cosa molto dubbia e lasciava una ben debole speranza per non dir nessuna, mèntre il versamento andava sempre 37


o70

CONTRIB UZ!ONE

aumentando e minacciava la vita del paziente per edema collaterale. Non si presentava quindi altro mezzo curati.vo che la toracentesi e questa venne ad unani mità adottata nella considerazione della nessuna alterazione degli altri organi, del nessun movimento febbrile, dello stato generale del paziente sufficientemente buono, ed anche nella certezza che la malattia abbandonata a sè avt·ebbe in pochi giorni condotto ad un esito letale l'ammalato. Stabilitasi l'operazione della toracentesi coll' acconsentimento pure del tenente colonnello medico direllore·, cav. Solaro, alla presenza di questo e del medico assistente dottor Ferrari , venne da me eseguita il mattino del 28 giugno. Il metodo operativo adottato fu qu ello dell'incisione. - Collocato il 1paziente seduto sul letto col braccio sinistro ri alzato, determ in ato il luogo dell'aperlma, .che fu al 7° spazio in tercostale davanti al gran dorsale, · con' un bistori convesso si esegui una incisione degli integumenti della lunghezza di 4 centimetri, indi a strato a strato furono incise le parti profonde pet· una estensione minot·e . Appena tagliata la pleura sgorgò immediatamente e con forza un liquido purulento di colore giallo-pallido, omogeneo, inodoro e di discreta densità. Subito dopo il primo getto di pus venne introdoHo ne·lla ferita un tubo di gomma elastica: per impedire l'ingresso dell'a ria nello. cavità, si con tinuò l'estrazione della materia per mezzo di una grande . siringa di vetro applicata all'estremità libera del tubo. La quantità di pus estratta fu di sei chilogrammi, indi si sospese l'evacuazione, si assicurò il tubo alla ferita onde non potesse rimuoversi e si lasciò pescare .l'estremità libera del medesimo, in un recipiente pieno d'acqua. L'a mmalato sopportò con coraggio l'operazione, nes-


571 : 'accidente venne ad interromperlo, anzi mano mano la materia fluiva, il paziente ne provava un istansollievo, perchè molto più libera si rendeva la ~spirazione. , In riguardo al merito dell'introduzione dell'aria nella operazione della toracentesi, chi sostenne il suo in.gresso nella cavità pleurica essere un accidente assai pernicioso e grave, chi stimò un tale accidente affatto innocuo, e chi ancora ne ha giudicato necessaria la presenza in tale operazione. Ora la quistione sembra risolta nel senso che la presenza dell'aria nella cavità pleurica è di danno e di 'Ostacolo alla meccanica della respirazione e quindi alla dilatazione del polmone, ed ancot·a per i nocivi effetti che possono produrre le sue proprietà fisico -chimiche, · 1lla presenza in essa di prodotti organici ed organizzati. Il mattino seguente 'Z.7 giugno si trova l'ammalato che non ha più la fisonomia sofferente dei giorni antecedenti, ha passato una notte tranquilla, nessuna reazione, temperatura normale, fre quenza del polso 90, respirazioni 30, ed è del tutto scomparso l'edema posteriore. La percussione dà l'ottusità cardiaca dietro !o stern o, il torace sinistro presenta un suono timpanico; all'ascoltazione si sentono i battiti cardiaci dietro lo sterno e all'apice del polmone sinistrO' si sente una respirazione bronchiale. · Nel recipiente .d'acqua · dove pesca .il tubo è colato nella notte un chilogramma c.ir~a ~i p·us, se estrae un altro ~~hilogramma colla s~rmga, indi si fa una iniezione con acqua fenica tieplda (1 per % di soluzione) che si ritorna. ad estrarre ·subito dopo. t'ammalato ha appeti~o, si prescrive una dieta piuttosto nutriente e vino generoso. La sera dello stesso giorno nella vasca d'acqua si trovano 200 grammi di pus, se ne estJ·aggono altri 200 ALLA TORACEN'rESl NE LL'EMPIEMA

ne


572

CONTRIBUZIONE ALLA TORACENTESI NELL'EMPIEMA

colla sjrioga, )a m~desima lavatura come .al mattino cpn acqua 'fewca. Nei giorni consec~tivi la secr~zio.oe ~urqleA~~ si riqvsse ,a 300 gr,awmi o,gni .~i- or.e, .<;~n~ tinuando mano mano a diminuire; l'iniezione si e~eg\}l regolru;mente due volte al giorno. · Il cqore IitornaY-a ~ntanto gr~d.atam,ente n.elil}. s,u,a pgsizio.ne normale, ed il polmQrie andava espan.dendosi, ma molto più lentamente; nessuna reazione, nessun accideo,\e ,che venisse in ,tutto questo teD;~;'W ad interrompere il processo di riparazione. Ques~o sta,\O di cose, sempre pet·ò progredendo nel migliorall?ento, ,durò dal 28 giugno, giorno dell'ope7 r~~ion,e, fi.no al 10 ago~to, giorno in cui la sccrezio.oe di pus era completamente ces,sata. Si mantenne-ancora il tubo in s\to per tre giorni, indi fu levato, chll,ld~.ndo ioteramenle la fistola con cerotto adesivo e ~O.VfP.pponendovi una analoga fasciatura a corpo. · Dopo qu~ttro giorni la .fis[ola era del tullo chiusa, non F.i,manendo ,aUro che una p\ccola piaga, 111 ,quale pwe iq .Qreve te.mpo cicatrizzò. Il .cuore in quest'egoca era ritornato nella sua v,era pç>pizione, il p,oil;none avea guadagnato bastontemente io espunsione, pojcbè l'ascoltazione facea sentire il 1normo,rio vescicolare fino alla 4a costa, esito quasi in sp er~to i Q co.si b~e.ve ,tempo, CQI,Jsiderandone il graMe ed ~Qor,rne $~hio,cc~arnento a cui dovette sottostare .il polmone per la compressione dell'immensa raccolta, ~d {lPche per le ade~·enze che potevano essersi form,~,te. ~·ammalato andò rimettendosi pure nella co~ stjtuzione in seguito ad una dieta generosa e r~costi­ tuen te, e fu veduto dopo 50 giorni di cura dall'epoca d ~ll'op,et:~ionr~ p~~seggiare liberamente, e uscire il ~9 agosto dall'ospedale per raggiungere il proprio paese. G rLBERTI

Tenente medico.


SHLnE ESIGENZE DELL'IGIENE NBLLA

COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI

L&TTBRB Dlml MEDICO MILITARE Al GIOVA~I SUOI COLLEGJU

(Continu~.:. t>. NO 5, pag. •113).

LETTERA sa •

T eoria dell'aere~ione.

lnnanz.i d'imprendere la disamina dei mezzi e dei modi con cui, in pratica, puossi ottenere in un'infermeria il voluto rinnovamento dell'aria, riesce opportuno un cenno sommario delle leggi fisiche di pneumodinamica su cui si basa l'aereazione nàtutale. Fra molecole gasose può aver luogo un movimento spontaneo, per efi'etto della loro differem~a di natura oppure di tempe·ratura. A) Movimento per differenza:di natura delle molecole. - Le molecole gasose di eguale natura hanno una continua tendenza a rcspingersi reciprocamente per a~sùmere un volume maggiore, condizione questa che St denomina espansìbilità, tensione o forza ela.stica dei


574. SULLE .ESIGENZE DELL'IGIENE gas. Da sifl'atta ten..denza alla reciproca ripulsione, quale si dispiega ira le molecole gasose di eguale natura, ne deriva che, posti fra loro [a contatto due gas di natura d1'{Jerente, le loro molecole si rimescolano tosto, per modo che tutte le parti del volume complessivo, risultante dalla miscela gasosa, vengano a contenere un'identica proporzione di ciascun gas. Questo rimescolamento fra due gas di dill'erente natura si denomina diffusione. La diffusione può aver luogo, non solo a!lorquando i due gas di natura differente vengano a contatto im· mediato, ma ben anche se trovinsi separati da un diaframma poroso. Si ba quindi la diffusione per contatto ùnmediato e

mediato.

-

La diffusione per contatto z'mmediato renne per la prima volta dimostra ta dal Derthollet, roeditlnle un semplicissimo sperimento. Abbiasi un apparecchio costituito da due palloni di vetro, ciascuno dei quali sia munito di una tubulatura a chiaveua; si riempia l'un pallone d'aria e l'altro di acido carbonico, indi si uniscano i due palloni mediante le tubulature e si aprano le rispettive chiavette. Dopo breve tempo si può constatare che i due palloni contengo no un'identica miscela d'aria e di acido carbonico. Questo rimescolamento poi ha luogo anche quando il pallone dell'acido carbonico si trovi ad un livello t"n{erim·e a quello dell'aria: il che dimos tra che il movimento per diffusione si effettua anche contro la legge di gravità, giacchè l'acido carbonico è molLo più pesante dell'aria. La diffusione per contatto med~·ato, effettuantesi attraverso i muri, fu in ispecial modo s tudiata <.la Pettenkofer. Questi, essendosi rinchiuso nella sua camera da lavoro, a pareti isolate e ben costrutle, e della ca pacità di 3000 piedi cubici, 'dopo 4 ore di dimora


575 che la propo rzione dell'a cido carbonico era di - 0,68 per mille. Ora a mmesso che, primitivala proporzione dell'acido carbonico co ntenuta neldeUa camera fosse stata di 0,5 per mille in volume ...v..--·- esis te di fatto nella libera a tmosfera), si sareb- • già trovati nella camera piedi cubici 1 ,5 di acido ..........hnlnll•o, ai quali, in 4 or e, la respirazione dell'illustre · ncrcrA"'"'Lore nè avrebbe aggiunti a ltri 2; in totale dunque, avrebbero dovuto essere p iedi cubici 3,5, ossia 4,2 per mille di acido carbonico, invece di 0,54- - 0, 68 che, come premisi, egl i ebbe realmente a trovare. La differenza fra le due proporzioni rappresenterebbe appunto la quantità di acido carbonico sfuggita per diffusion e attraverso le pareti della camera. I risultati di questa diffusione per con ta tto mediato sono però cosi scarsi che, per lo scopo dell'aereazione igienica di una infe rmeri a, non ~ il caso di tenerne conto. Bensl piu llosto meritano d'esser e presi in considerazione i risulta ti della diffusione per contatto immediato, quale può effettuarsi f1·a due ambienti chiusi, comunicanti fra ,loro mediante una por ta (per esempio fra un'infermeria ed u n corridoio), ma vuolsi anche avvertire trattarsi pur sempre di u n mezzo insufficiente per .ottenere il necessario rinnovamento dell'aria. B) JUovimento per differen:sa eli temperatura fra le molecole. - L'aumen to di temperatura fa vorisce la espansione, ossia la dilatazione, delle molecole gasose; ma, a misu ra ch'esse si espandono, diminuiscono anche di peso rela tivamen te al loro volume. Perciò, ed in causa altresì dell'estrema loro mobilità, succede che in una massa gasosa le molecole più calde (e quindi più espanse, meno dense, e rela tivamente meno pesanti) tendano a portarsi in allo, mentre hanno opposta ~~~denza queUe che sono più fredde (meno espanse, PlU dense e relativamen te più pesanti). NELI I COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI


SULLE ESIGEt~ZE. DELt'lGIEl.B 576 Siccome però l'espansione delle molecole gasose, mentte è favori ta dall'aumento di temperatura, viene poi contraria ta dalla pressione che reciprocamente esercitano d'allo in basso lo une su lle altre, così, in una • massa gasosa, si attuer~ il sopeaccènato movimento solo allorq uando l'aumento di densità nelle molecole degli strati inferiori, causato dalla pressione che sopra vi esercitano gli strati superiori, riesca minore del decrem'ento della densità stessa dovuto alla temperatura: in altri termini, nella massa gasosa si avrà squilibrio, ossia movimento, fra le molecole, ogni qualvolta la tempet•a tura favorisca l'espansione di una pal'Le di essa in grado tale da s upe r·are l'azione antagonistica della pressione. Questo fatto costituisce la cagione essenziale del movimento dell'aria, eioè della ventiluione, tanto nella universa natura, come in un ambiente limitato. Così, nella natura, i venti sono l'effetto di uno squilibrio dell'atmosfera cagionato da una differenza di tem· pernlura fra due regioni vicine. Se, per esempio, la temperatura di una certa parte del suolo aumenta, l'aria che è in contatto di essa si scalda, si dilata, si fa perciò pi ù leggiera ed ascend e ' 'erso le alte regioni dell'atmosfera, con una forza eguale alla difl'el'enza di peso che esiste fra il suo volume ed uno eguale di aria fredda, producendo così dei venti che spirano dalle regioni calde verso le fredde. Inoltre trovando5i contemporan eame nte tolLo l'equilibrio anche alla superfieie del suolo, per l'eccesso di peso che gt·avita latera! mente sugli stra ti superiori dell'a lmosfera a motivo dell'aria che vi si è riversata, ne risultano negli strati inferiori delle correnti in senso con trario alle prime. In un ambiente limitato poi, per esempio un'infermeria, il rinnovameli to dell'aria si può ottenere, per ell'e llo di codesta legge fisica, io tre modi differenti.


577 4° Pu'ossi conseguire l'aereàzione approfi ttando ~mnplìoelliente dellé correnti naturali dell'atmosfera ;fenerale, col lasciar libero il varco alle medesime per f.po'tte e finestre. Il risultato naturalmente sarà propor ..: :zronale alla disposizione ed a lla lu ce delle aperture, , JlOD che alla direzione ed alla velocità: delle correnti. .i quest'ultimo riguardo abbiamo dalla fisica le seguenti nozioni speri mentali: Velocità. in metri. NELLA COSTRUZlOt'iE DEGLI OSPEDAL[

all'ol'3.

al minuto secondo.

Movim'ento insensibile 1, 000 0,28 Venticello 3,000 0,83 'Veòto 15, 000 4: ,17 Vento forte <i-0,000 H ,~2 Vento straordinario 60,000 16,68 Quindi, anche nel caso del cosi detto movimento ìnsensibile dell'atmosfera, per mezzo di due finestre opposte, aventi 2 meLri qua drati di luce per ciascuna, possono passare aL~raverso all'ambien te circa 2000 melir cubi d'aria per ogn i ora. 3° Si può avere I'aereazione mediante una corrente di richiamo, determinala dall'azione di un focolare locale ed aperto, pel' esempio un camino. Il calorico ehe si sviluppa nella combustione, dilata le molecole gasose che riempiono la gola, ossia la canna del camino, e quindi il peso di questa colonna d'aria riesce minore di quello della colonna d'aria esterna della medesima altezza: ne r isulta uno squilibrio di pres·sione, per cui la colonna esterna spinge entro la canna verso l'altl' i prodoui della combustione, tanto più rapidamente quanto è maggiore la diJTerenza di temperatura, e perciò anche di densità e di peso, f•·a le due masse gasose. 3o Finalmente, è anche dato di ottenere l' areazione dal semplice 1·iscaldamento dell'ambiente non associato


578

SULLE ESIGENZE nELL'IGIENE

ad alcuna aspirazione , ·quale sarebbe, per esempio r quello prodotCo. dal calorico emanante dalle persone in e.sso accolte, oppure da caloriferi ad acqua od a vapore. Supposto che l'ambiente comunichi coll'atmosfera esterna per mezzo di due orifici, sÌluati l'uno in alto e l'altro in basso, succede che l'ari a ivi racchiusa, riscaldandosi, si dilati, ed una certa quantità di essa debba uscire, preferibilmente per l' ol'ifioio superiore. Appen.a però sia u sc ita dal locale una benché minimi\ quantità di aria, è tolto l'equilibrio fra il peso dell'aria interna e quello dell'esterna, e la pressione dì quest'ultim<t determina una corrente d'aria fredda che entra nello stesso locale pe•· l' orificio inferiore. Perdurand<> l'azione del calorico ad influire sull'aria interna ed a. dilatarla, ha luogo di necessità una corrente continua, di uscita dell'aria calda per l'oriticio superiore e d'ingresso dell'aria fredda per l'orificio inferiore. È poi facile inte~­ dere che, a umentando la dilfet·enza fra la temperatma esterna e l'interna debba aumentare anche la velocità della corrente, e per conseguenza la rapidità del ritmo- · vamento dell'aria atmosferica dell'ambiente. Qualora l'aria accolta in un locale cosl riscaldato presenta.sse una eguale temperatura in tutti i su oi strati, ed inoltre la corrente d'immissione d'aria fredda non subisse alcun attrito, la quantità di ar-ia passante ·in un dato tempo per quell'ambiente potrebbe essere determinata col calcolo, in base: alla differenza di tempera tura e quindi di peso fra l'aria intel'na e l'esterna, alla distanza in altezza f1·a gli orifici d'immissione e d'emissione, ed allume di questi ultimi. Ma in pratica, non potendosi avere le summentovate condizioni, e neppure una misura costante di deviazione dalle medesime, è d'uopo ricorrere alle indicazioni dell'anemometro, istromento, che, come ben sapete, serve ad indicare la velocità delle correnti aeree. Conosciuta, mediante un buon


579 me1moJmetro, la velocità della Corrente d'immissione, che la misura dell'orificio di passaggio, riesce facile la quantità di aria che, in dato tempo e per una temperatura, passa per quel locale su cui s'instil'esperimento. ltendo ora sul quesito fondamentale della aerea- trovare, cioè, il modo migliore e più economico fornire aria abbondante e pura, senza produrre corod oscillazioni di temperatura molto sensibili, toflQ s'intende come la soluzione del medesimo debba p~en tare difficoltà ben diverse, a seconda delle condilioni di movimento, di umidità, ma specialmente di temperatura .della atmosfera generale, serbatoio che deve fornire l'ar ia voluta. Possiamo dunque, innanzi tutto, distinguere due tipi di aereazione, secondo che la temperatura dell'aria dell'atmosfera generale t1·ovi.~i diggià, oppure debba essere portata artificz'almente nelle condizioni favorevoli all'organismo degli infermi, e quindi: NELLA COSTRUZlONE DEGLI OSl'EOALl

1° Aereazione senza 1·iscaldamento artificiale e ~ Aerea.zione con riscaldamento artificiale.

(Continua).


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA E TERAPEUTICA

Eziolo~itl tleUtt febbre tlfoide, di ARNOULD, (Conlin. -vedi a pagine 4-52fasc. 5') (Dalla Gazeile Méclicale- 1815). -Questi

avvenimenti recenti c tanto notevoli mi fecero risalire nelle mie rem:inis~nze ad incidenti di ro.inor proporzione, ma di analogo significato, che altra vo1la interpretai Corse un ·po• rapidamente. In un ln"oro sulla febbre tifoidc in Algeria, nel quale ebbi n collaboratore il mio eccellente amico sig. Kelsch, ritrovo le seguenti linee: c Una particolarità da lonersi a ca!· colo si ò che durante la stagione calda, chesomrninislt·ò i casi più numerosi e più gravi, una buona parte della guarrtigione slava fuor della ciltà o la cavalleria segnalamenLe era alleodala a più d'un chilometro da Costanlina. Eppur quei campi mandarono casi di febbre lifoide.... . l zuavi ol contrario rimasti nella loro caserma ebbe1'0 nell'estate un solo Ammalato: quella caserma lrovasi alla Knsbah, che il il punto più elevalo della cilLù, e la popolazione eruvi poco densa, a motivo della disper-sione del reggimento di linea che vi avea l-enut.o gua1'· nigionc nell'invet·no ~ . Credevamo allora eli polcl' dare la chiave di quell'anomalia colla seguente spiegazione: • l'abitazione sollo la tenda, se non è bene intesa e rigorostlmenl~ sorvegliata, acquista presto c in allo grado gli incortvenìenlt delle abitazioni stabili: il miasma tleUa vila in comunanza e dell'accalcamento vi si svolge o vi rimane, a meno che non si faccia buona guardia •· Oggidì, lo confesso, il problemu eziologico mi paro meno semplice. Il mefilismo della lenlla è possibile in fin dei ~nli: ma è egli forse nel cuor dell'estate o con


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581 s.iccit(esLrema, qual fu quella del 18&7 in Algeria, che i te~dono a crearlo ecl a JW,m lenerlo rinchiudendosi (lCgiorn,o o 1\0tte~ O,gni,medico incaricalo di vegliare di ~oldtlli posti nelle condizioni in cui trovavaosì cavalieri, non prenderù le sue precauzioni contro la mapiù che còntro la febbre tiroide, e non temerà por la sua -....- a~a~.~'~" l'esposizione intempestiva all'aria in alcune ore, anzichè c:onfinamento sotto la lenda? La verità ò che si dura qualche ~Jtica in simile caso ad ottenere dai soldati l'osservanza delle ~aure che -pongono un riparo salq~are rea loro o i vapori veç erltini. T1;1tta l'attenzione è rivolta alla febbre intermiLten Lo ed il fatto è che quando ci giungeva all'ospedale un febbrici~te di tale provenienza, il nostro primo pensiero era cl'isli\Wre una tero.peu~ica antipalusLre: una delle nostre osservazioni si riferisce ad un cacciatore portato via in quaranL'olto o,re da una febbre che credemmo perniciosa fino all'autossio., laf(luale rivelò le ulcerazioni follicolari intestinali. Osservazioni quasi çontemporanee delle nostre su quello stes~>o sqolo d';Africa danno all'eziologia una direzione analoga. Il signor Masse, a Aumale, nell'inverno del1865-1866, vide la febbre tifoide in mezzo a truppe che sbarcate appena a Algeri erano state clirelle verso il sud per contribuire alla repressione degli Ouled-Sidi-Cheikb. t Questi uomini, dice l'autore, ~eremente lraspol'Lati in latitudini a cui non erano avvez:ti, avea,no avu~o a so!fl'irvi non solo l'influenza del nuovo clima, M!l ~ll,l:esì ,le innumerevoli privazioni che sono l'ordina t'io appannaggio del soldato in c~pagna ~. A Tenes, nel 18G6, il sig. Frison assiste acl un'epidemia di febbl'e Lifoide, il cui massill).o d'intensità, come a Coslanlina, mostrossi nel mese di agosto. Ricercandone le cause è condotl<> a fermarsi sulla prov~nienza da infezione: ma la caserma per la fanteria è per· fe,lamente situat.a, isolata, ventilata e non contiene la metà del,n~meco ,d:pomini per cui fu cos trutta, « d'altronde al momento in cui appat've l'epidemia tre compagnie su quatlt'O el;'ano s4lle assenti più d'un mese, e l'avevano passato all'aperto, e si fu appunto alcuni ili dopo il loro ritorno che SCOppiò la febbre liloido ,. _Nella spedizione che erano undole a fax:e contro le cavallette quelle truppe non soltoslet~ro nè a fatiche nè a pr·ivazioni; solo esse &vevano bevuto &equa torbida ed aveano avu~o per ricovero la tenda-riparo». 11 sig. Frison al po.~·i di noJ non osa toccar l'arca santa dell'eziologia clussica: ammettendo piult<>slo «che la tenda-ti paro·


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.è un vero laporator~o di mefiLismo, ben inteso dura n Le la notte, nulla vi sarebbe di sorprende~te, dic'egli, se il germe del-.

l'epidemia attuale avesse avùto origine dalla tenda-riparo. Nel medesimo lavoro interessante e coscienzioso il sig. Frison rammenta, giu~ta il registro dei morti doll'ospedalo militare avente principio dal1843, che la febbre tifoide dovesse essere ben più frequente a Tenes nei primi tempi dello stabilimento della città che al dì d'oggi. - Nel1844, per esempio, ·vi sono 46 morti, ciò che è una grossa cifra anche per una guamigione di 2 a 3 mHa uomini. - L'autore ne dà la causa alle cattive condizioni delJo sLoto eli guerra. A questo nulla vi sarebbe a ridire, se si parlasse di cause adiuvanti: ma dov'è il. principio specilko~ Non si contesterà che al ct·earsi d'una citt-à le influenze telluriche son tuLto e ch'esse cedono il posto alie influenze umane, a misura che la citl.à invecchia. Ora a Tenes la febbre tifoide pare aver seguìLo il destino dei miQ.Smi tellurici e camminato in senso conLrat'ÌO dell'infezione della città pel soggiorno dell'uomo. Quanti serii elementi di riflessione e d'esitazione in questi fàLti ben osservati e costanti! Eppure non mi piego s in dal bel principio, e posso dirlo fin d'ora, son disposto a cercar dap· perLutLo piutlost.ochè acconciarmi all'opinione della provenienza tellurica immediata della febbre tifoidea. Lo spirilo non saprebbe adattarsi a veder uscir e dallo stesso mezzo, risultare da una sola elaborazione due principii· che le rispettive loro manifestazioni dimoslt'ano come assolutamente distinti, che cesserebbero di formare specie, quando nol fossel'O, e tli ·Cui si osserva taltlata l'azione simultanea o parallela sull'Ol'ganismo, l'associazione giammai. Le influenze telluriche, vengano esso per mezzo delle emanazioni respiraLe o dell'acqua ·bevuta, non poterono quivi esercitar la loro azione specifica, ma un'aziono qualsiasi: fra questa e la genesi della febbre Lifaide· vi volle un'operazione intermediaria, la quale umanizzasse la materia da svolgimento e la rendesse atta a produrre un miasma nuovo e avente ornai l'andazzo d'un miasma veramente umano. Che que1la trasformazione, che quella . sorto d'assimilazione medianLel'economia di materiali esteriori possa farsi nell'economia: che l'organismo stesso, in cui la h'asformazione si è operata sia la prima vittima del principio infeziòso che vi si elabora, sono induzioni a cui la fisiologia patologica non ripugna in alcuna g uisa e che l'osservazione dei fatti suscita natut•almento. In ultim'analisi può darsi che i


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di materiale lascino nell'eco; ma il loro passaggio turbò le elaborazioni e le escrenormali, fu H punto di partenza di deviazioni della nu1!ìiCJ~c)ne difficili a definirsi: l'accumulamento di materie putride fN:l'B.~•ect:uto da Stich trovò la sua ragion d'essere e si produsse. agevolmente che la febbre tifoide in quelle cecanon si mostra bruscamente, come sogliono fare le epiì,>-"l;riet:Die infeziose. Non è lo stesso giorno in cui gli individui sono ,,."~1,.,.,,..· a,lle influenze telluriche supposte tifo gene n è duo, n è o\to e neppur quinilici giorni dopo che essi vengono colpiti: l'etidemia tifoide siforma lentamente, progressivamente: v'hanno pteliroinari come le diarree, gl'imbarazzi gastrici clel campo Pont-gouin. Egli è piutloslo al ritorno dalla spedizione e quando si lasciò il focolare che i casi si moltiplicano. Comuaemente all'opposto, la febbre du malaria, come tutti sanno, ipvade gli individui nello sLesso focolaio poco dopo il loro arrivo: non si ha che ad abbandonar il focolaio per un luogo sano, e quarantotto ore dopo, non si avran più casi nuovi; trascorsi ollo giorni, l'epidemia è inlieramente finita. Quelle febbri lifoidi pertanto non derivano da un'influe nza tellurica, ma, s'esse rannodansi ad un'influenza di tal genere, dalle modificazioni lente e profonde che quella impresse ai fenomeni inlieri della vitalità umana. Non sono già siffalte modiftcazioru, lo ripeto, che fanno la febbre tifoide. Esse elaborano soltanto la materia in cui si svolgerà il suo principio. Se osassi pro:lndere un paragone triviale, direi cho preparano e rimetitano la pasta in seno alla quale va nascere e pullulare il ferr,nento tiftco (qui fa d'uopo ammettere uno. generazione spontanea). IV. - Le precedenti considerazioni dimostrano che non è data piena soddisfazione alle esigenze d'una po.Logenia veramente rigorosa e gener·alizzabile a tutti i casi sin co11a d.oltrina del contagio, sia con quella dell'infezione tellurica della febbre W'oide, in altri termini non è possibile fermarsi esclusiva~enLe nè all'origine umana. specifica, nè all'origine tellurica, diretta di quella malattia. Siamo ricondoLti alla teoria che fu già più sopra annunziata ed opposta a quella del lellurismo puro. Secondo questa, che d'altronde ò assai diffusa se pur no~ è classica, la febbre tifoide è un' infezione d'origine arumale od anche umana ma estrinseca, producenLesi in con~izioni specifiche, secondo gli uni, in condi.zioni ordinarae, secondo gli altri, od anche suscettibile dell'uno e ~neìpu infeziosi tellurici nulla


JUYISTA

çl<;Jll',a1Lro 1}.10d~, co,me ,Pt;eferiscono .di ammettere gli ec\etUcì, forse perrimembranza dell'inrezi.one-con~agio. Egli è nelle fosse .$e ricevono le materie fecali, nelle cloache, nei pozzi ~eri, nelle fogna, pel suolo impregnato d'orine o d'acq1,1a pio-yap,a, ~~ lavò le j~n_londezze lasciate all'aria, alla superficie delle ;terre r icoperte ~i concime umano, e dappertutto o:ve la n~.gligenza e ~a suùiceria dis perdono i residui della vita, che sì forma o si moltiplica il.principio infezioso del tifo addominale. Il su,o~o qui non ha più alcuna importanza, è un sostegno, un ricettaco~oJ coroe çl.ice il signor,L. Colin, emiuentemente fav,çrevole, ma non necess.ar.io; po~chè un p,avimento, un angolo qualunque dei fabbricQ.I.i lo può sostituire. I fatti di trasmissione se non provarono il contagio nel sens,o rigoroso della parola, legittimano almeno il concetto c):J.e principio .\iella febbre t.ifoìde che spriglona~ì p01' w.a via gualllllr:J ue .da una latri n a sarebbe regolarmcn te ed accidentalmente il risultato di successive generazioni dì germi propriameJ;>.Le detti, il cui seme primo sare.bbe s tato contenuto nelle feci di qualche Liil:.:zante. Ma nop è possibile d'arrestarsi solta,nto a quest'idea: i cas.i iso~ati, le piccole epidemie di casi comparsi senza parenti reperibili sforzano le barriere di r[Uesta tiranni ca do Urina. E per verità essa ci ricondurrebbe a queste eterne ed ins.olubili questioni. Che cosa è il germe della febbre tlfqidef E anzi tutlq 1\avvi 1,1,n ge~J:f!,e positivo di q.\tCsla :r.nalatlia? E sonyi infatti de'germi morb~genlL N o n comprendo per con Lo mio che s i accetti la Lrasmissibililà per mezzo dei germi che s i moltiplicano all'infuori del malato, nelle sue dciezioJ,ti ed al~ro-ve e che ::;i facciano cUIIicoltà per riconoscere il contagio nel senso della rigenerazione del prù1cipio per ~ezzo dell'organismo umano. Qual cosa ~o­ trebba mai impedire ia moltiplicazione nell'economia, nell'intest.ino dì quel germe che va pull.u lare nella ma~ria intestìnal!3, al,la sç>la condi?:i9ne che s~a stata espulsa dall'uomo~ L~ sto,ria çlegli esseri non ci o1'fre ~sernpi di simili contrucldiziom. Ond'è che fra gli adepti dei germi se n'incontrano alcuni d'u.ça logica quanto ingenua altr.ellanto t.erribHe, che non s'urrestano a mozza st.ra,da e annunzial).O arditamente in nome d cl la semplice teor.i a il « virus.tifico ». Oggi peraltro questa ri generazione del principio infezioso ,nel ,J,llezzo putrido all'int'uori dell'uomo è l'idea dottrinale attorno a cui raggruppasl tutta u~a scuo~a inglese, a capo della q,uale sta William Buùd. A dll' vero l~ dottrina estende la rcviviscenza nei mezzi esteriori al vaiuolo ed alle malaÙie le più. incontestabilmente contagiose.

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L'opinione eclettica almeno si riserva una porta di dietro

pei casi ahe danno impaccio. Se tal fiat.u la febbre Lifoide è nata da principii Lifici affidali ad un riceLtacolo e naturalmente moltiplicati, altrove i principii furono il r isultato dei fenomeni misteriosi della putrefazione animale abbondante e prolungata: alVoceorrenza i principii che hanno colpito il primo malnto, quantunque formati al di fuori di esso e senza parenti, saranno ricostituiti dall'organismo, e di là andranno a daL' il tifo ai vicini rimasti sani. Con mio rammarico non apprezzo questa dottrina mis tu in cui la logica è certamC\nle al dlsotlo della compiacenza. In una malattia specifica, quando un modo d'orlginebas la~ogn i altro è inutile; nel caso 11ostro si può dire ch'esso ò incomodo. Se la lebbre Lifoide è talvolta venuta per infezione dalle elaborazioni mal conosciute che si compiono in una putridità di provenienza umana,- semplice, bisogna accettare ch'essa vien sep1pre n~lla stessa guisa. Tutt'al più l'organismo può aver avuto l'apparenza di riprodurre il principio in rezioso: in realtà dovrebbe ripetere, semplicemente ripetere l'operazione ppima, comune per sé stessa, specifica ne' s uoi risultnli. E infaLLi se il tempo gli è misurato con maggior parsimonia che alla natura esterna, il malato dispone per lo meno largamente della materia putrida. Ma anche senza qucst!ipotesi e coll'infezione sola e costante s'ha di che baslare alla giustiflcazione dei casi insomma pochissimo spiccati, in cui la febbeo lil'oide s'è mostrata trasmissibile: bisogna pur ammettere che un tifoso che da un focolaio ti fico giunge in un mezzo vergine, è pieno dentro e Cuori di principio tifìco: ne hu ne' suoi vestiti, nella biancheria, nei capelli, nell'aria che esalasi da' suoi polmoni, nel sudore che svapora clalla sua pelle, ne ba sopratullo nelle sue evacuazioni intestinali una quantità che non ha alcun bisogno di moltiplicarsi per infettare in un certo raggio i circostanti, in cui la riceLLivit.à è in sommo grado. A parer mio l'infezione-con tagio riposa sopra una meditazione iJlsuCflciente delle leggi naturali e dei ffitli: un miasma uscito non importa come da un mezzo esterno cambia di terreno nel colpir l'uomo; esso è completamente sviato, profondamente turbato nelle sue abitudini e, secondo ogni apparenza, non saprebbe continuare come se nulla fosse il suo svolgimen~o, [la sua esis tenza nel nuovo mezzo. Queslo non sembra potersi realizzare che ~ando l'uomo medesimo è altresì il mezzo d'origine: ma anche In questo caso il miasma nou muta costume, pussanclo dalotornale di medtcl~la militare. as


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l'economia infettante all'organismo sano: la malattia è sempre infeziosa o sempre contagiosa. La natura non ba processi a due faccie; essa opera in guisa semplice e seguendo modi uniformi. La scienza tende oggi a ricondurre alle leggi della semplicità le malattie per le quali fu inventato l'infezione-contagio: così Hirsch si sforza di dimostrare che la febbre giailo., tanlo umana nella sua propagazione, nulla ha di tellurico alla sua origine; e Pettenkofer sostiene che il principio di quella malattia è sempre trasportato e mai ripr·odotto dall'uomo: in altri termini, che la febbre gialla, infeziosa alla sua origine, rimane sempre il)feziosa. In Francia l'opinione infezionista è intesa assai largamente. Senza parlare delle sue frequenti alleanze colle vedute dell'infezione-contagio, con quelle delle malattie conlagiose miasmatiche, essa ammette un'infinita varietà in ciò che può chiamarsi la materia putrescibile tifi gena. -Materie aoimali non umane si crede vi bastino qualche volLa, c, .ritornando nel dominio dei prodotti umani, si pensò che le lordm·e tJualunque dell'atmosfera delle nostre città c dci i<~ nostee abitazioni, pel fatto del vivere a gruppi, non l'oss'uHro che l'animalizzuzione dell'aria per mezzo di migliaia di polmoni: non solo l'accalcamento, ma la vita in comune di tutti i giorni ed ovunque, sono il fondo abituale di quella genesi. quasi incessante ed o~ni dì rinnovata per quella stessa ragione. Tal è, almeno nell'insieme, lo spirito che dominava poc'anzi ancora nei nostt•i libri classid. Tuttavia il meflLisrno dei luoghi abitati generalmente ò già assai caricato. Non hanno forse inscrilto nella sua colonna dell'avere al pari della febbre tifoide il tifo esantematico, la difterite, la stomatite ulcero-membranosa, alcuni accidenti nosocomi.ali, la risipola, un po' la Lisi e persino lo ~corbulo~ Perciò quando Mut'chison venne a restringere questo quadro eziologico, portandovi alcune determinazioni precise ed appoggiato ad esempi numerosi e sorprendenti denunziò più particolarmente l'infezione dell'aria delle nostre abitazioni, mediante le emanazioni delle latrine, dclte cloache, dello clliavicbe, trovò un'accoglienza premurosa presso la maggior parte degli epideroiologisLi sì in Francia che fuori . Il Lrattalo delle malattie infeziose di Griesinger che ci pare aprii'Si alquanto largamente a tutte le dottrine fu un considerevole complemento dell'insegnamento di Murchison. Jn quelle epidemie facili a studiarsi ed istruttive che Griesinger chiamò


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giustamente epidemie di casa (Hauskraukheilen), il focolaio npiù abitualmente indicato è quello che forma la decomposizione degli escrementi umani nel suolo delle abitazioni. Questa nozione eziologica prende posto presso di noi nei libri destinati ad essere fra le mani degli studenti: essa è forse anche più divulgata di quello che risulti dai libri. Il recente rapporto del sig. Wo)llez, il quale attribuisce in parte l'epidemia della easerma dl Courbevoie (1873) « ad un'infiltrazione delle acque della gran chiavica collettrice di Clichy » e accenna come contribuente allo sviluppo e alla duratll dell'epidemia in generale l'infezione dei corsi d'acqua per mezzo delle immondezze delle città, le rifi~sioni del sig. Boudet e del sig. Larrey sono a questo riguardo dei documenti officiali. · Mi fo una premura di aggiungervi le pagine che il sig~or Fonssa,grives colla doppia sua autorità di professore e d'igienista ha consacrato a questo soggetto, ed in cui rammenta, fra gli altri, alcuni dei fatti raccolti dal professor Corfield della società epidemiologica di Londra. Facciamo questa restrizione, che Corfield è della scuola di W. Budd; ma non si trova meglio, nel senso dell'infezione pura, del seguente racconto. c A Worthing l'epidemia di febbre Lifoide del1865 permise di accertare che le case agiate le quali avevano dei cessi interni furono sopra tutto colpite, mentt•e le case povere aventi i cessi al di fuori furono notevolmente risparmiate. Ora a \.Vhorthing le chiaviche funzionano male e non sono ventilate, ed i gaz che se ne svolgono hanno più volte, aumentando di pressione, oltrepassate le valvole dei tubi di caduta e si sono sparsi neUa casa. V'ha di più< la febbre cedette nelle case ov'erasi accantonata da più mesi, non appena si praticarono dei fori alle chiaviche su cui si diramavano i loro tubi particolari». Ed il sig. Fonssagrives: benchè propendo. in modo pronunziato per l'infezione mediante le vie digerenti, indica espressamente ~e materie putride delle grandi cittù, lo inOltrazioni nel suolo, Il cattivo sistema di chiaviche. .'È visibile che a Lione durante l'epidemia del1874 i medici portavano la loro attenzione su questa stessa materia dell'eziologia, come sopra una circostanza di sommo rilievo. In novembre il signor Aliz medico dell'ospedale militare "segnala come un fatto indiscutibile la coincidenza·della diminuzione dci malati coll'apparizione delle pioggia o sopratutto colle grandi piene dei fiumi che lavarono le chiaviche e fecero così sparire una delle ·grandi cause d'insalubrità». ,Il sig. Rollet


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d'altronde nel s uo rapporLo sulla stessa epidemia accusa: c la insufficiente lavatura delle chiaviche, la comunicazione di alcuni bo.t.tini còlle chiaviche, le infiltrazioni fornite da altre latrine e le ·inJ;iltrazioni .dei pozzi .11eri(,, Finalmente, non.::;o se sono per Murchison o per William Budd, ma gli abitanti delle rive della Senna, all'ir1giù delle chiaviche collettrici d' Asnièrès e del nord, si sono vivamente !agnati dell'alterazione delle acque del fiume, la ciLIA di Ver saglia s'è commossa, e, malgrado le parole rassicuranti di certe Commissioni, i dintorni delle ca pitali non veggono senza inquietudine le acque di fogna dis tendersi largamente sul suolo e impregnar l'atmosfera d1emanazioni putride, quant.uaque llagricoltura sembri promettere la conversione in pascoli ed in grani di quell'enorme quantità dlazoto. In alcuni casi par ticolari gli autori fanno udir espressamente ch'essi non pensano semplicemente alla trasmissione, alle località od alle individualità vergini, di germi tifici abbandonati da cittadini malati alle fogne, la ·febbre tifoido sembra loro così bene essere emersa da ma terie comuni, che qualificano d'er•igine spontanea, tal mod.o di sbuociamento. Tale ·è l'epidemia osservata in un convento eli Aurillac dal dottor Rames, e riferita dal signor Erne~to Besnier. Quel eonvento ci rammenta quello delle suore di carità di Monaco, di cui l'epidemia.del1860 menò rumore nell'eziologia per mezzo d'acqua potabile, come lo menzionai trattando si!Tatto soggetLo. (Vedi Gazelte médicate 1874 N ..5,e 7). C)ura de We tlilessia col solfato di rame ammo niacale, e s uo e sito. (Dalla Revue scientijique, aprile 1875). - l medici signori Bourneville ed Yron presentarono per mano del professore Cl. Bernard all'Accademia delle Scienze una memoria su di un caso di epilessia curato col solfato rameico ammoniacale, e sulla presenza d'una quantità considerevole di r ame.nel fegato. N el mese di marzo del 1874 parecchi epilettici della Salpetriere in cura del doltor Charcot, furono sottoposti alla cura del solfato di rame ammoniacale. Uno di questi ingerl in quattro m esi 43 grammi di questo sale. l r isultati essendo stati negativi, il solfaLo di rame venne sospeso. Tre mesi dopo l'ammalato morì di Lubercolosi polmonare. Inquestot~mpol'u ttenzione generale essendosi porta to sop l'a


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dtte casi di avvelenamento da sali di rame, riscontrati in due ~onne(certe :Moreau), gli autori dell'accennala memoria vollero approfittare deUloccasione che loro si offeriva. per ana'lizzare il fegato del~'.indìvidl:lo che ebbero in cura. ' Per quantoTiguarda il risultato terapeutico conclusero prima che c il solfato rameico ammoniacale lun~i dal diminuire il numero degli accessi, lo aveva al contrario aumentato ».I soli ratti che ebbero a riscontrare furono vomito e colichepasseggiere. Nello stomaco e nelle intestina non trovarono nessuna alté,vazione attribuibile al solfato rameico; nel f~gato vennero riscontrati 295 milligrammi di rame metallico corrispondente e.d 1 grammo e 166 milligrammi di solfato rameico. Qùesta quantità sorpassa del doppio quella che venne riscontrata nei easi di avvelenamento a cui fu superiormente fatto allusione. Anoerienza. - Qui fa d'uopo ricordare che Bergeron e L. L'Hote appoggiandosi alla proprietà che hanno i veleni di ìocalizzarsi nei grandi .organi secretorì, eseguirono diverse esperienze sopra 14 cadaveri scelti senza dis tinzione alcuna, ce che analizzando il .fegato ed i r eni di essi, riscontrar.ono la pr>esenza del rame metallico, abhenchè non fossero stati in viLa sdttoposti alla cura di alcun sale rameico; la onde stabilirono come conclusione che il ramevengainh•odotto nell'organismo umano col mezzo degli alimenti cotti e preparati, com'è comunemente, in utensili di rame. Tale risultato ha somma importanza ed è indispensabile il tenerne nota relativamente alle quistioni tossicologiche. Bell'acido .aalicilieo (C"HGQG). Sunto. - Ben molto tempo prima della scoper ta dell'acido c.arbolico o fenico, i chimici, decomponendo l'essenza di gaulteria ('l) con un eccesso di potassa caustica e ·saturando il liquido alcalino con acido clor?idrico, ottennero una massa cristallina bianca, alla quale diedero H nome macido salicitico. Ma per l'alto prezzo commerciale della materia prima, e Pèr l'esiguità del prodotto, tale acido non ebbe seri studi n è importanti applicazioni. In questi ùltimi tempi, mercè la dottrina atomistica o di so/ 1) La gaulteria, o tè del Caoadà è un arbusto della famiglia delle erie ne e i nei suoi fiori risi ede il principio essenziale composto di salicilato znetilico.

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stituzione, la chimica organica giunse a preparare artificialmente e assai economicamente l'acido salicilico col fenòlo e coll'acido carbonico. In tdl modo ottenuto, esso si presenta sotto la forma di cristalli aghiformi, )?ianchi, inodori, di sapore dolciastro quando è diluito nell'acqua; acidelto ed irritante le mucose della bocca e della gola allo stato puro; ò poco solubile nell'acqua fredda, alquanto nella calda e completamente nell'alcole e nell'etere; arrossa vivamente la tintura di tornasole; colora in violetto le soluzioni dei sali ferrici; scompone i carbonati alcalini e non è velenoso. Dal suo risolversi poi, solto l'influenza del colore, nei suoi elementi (acido carbolico e carbonico), il chimico Kolbe argomentò, che l'acido salicilico possedesse delle virtù antisettiche, e che, come il fenòlo, valesse a prevenire i fermenti e la putrefazìone, impedendo la formazione dei funghi, delle muffe e distruggendo per conseguenza gli effeLli nocivi delle sostanze contagiose (1). I saggi pralicali ùal dotto esimio chimico di Lipsia non solo gli aYrebbero confermata l'ipotesi da lui emessa, ma gli avrebbero anco provato, cl1e l'uso dell'acido salicilico debba anteporsi in tutti i casi in cui l'acido fenico ~i rende impossibile per i suoi carntteri organoleLtici e per le s ue proprietà venefiche; quindi ben prezioso nella conservazione della cat·ne. ' Sulle traccio di Kolbe, ~eubauer applicò l'acido salicilico al vino, c dai suoi esperimenti risultò che: 1•J)ieci grammi di acido salicilico sarebbero sufficienti pe1' arrestare la fermentazione di 100 litri di mosLo; 2• Una soluzio'ne diluila di esso (cenligrammi lO per litro) versata in una botte di vino servirebbe a proteggerlo dal funesto incereonimento, senza comunicargli aleun odore nè s~­ pore disgustoso, come succede coll'acido solforoso o coi solfiti; s• Tenue quantità aggiunta al vino recente, lo pone in con· dizioni pronte e propizie di essere conservak• in bolliglie. Dal vino l'applicazione dell'acido salicilico potrà essere con non minore successo estesa alla conservazione della birra, . dell'aceto, dell'acqua, dellutle e dei succhi vegetali. È facile immaginare il beneficio che da simile fatto r!Lrar: rebbe lo. navigazione, e mnssime quella~ vela, nei suoi Iw1ghl viaggi, ove bene spesso si producono delle malattie puramente fl) Vedi questo giornale a pag. 380.


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causate dall'u~o Q.ell'acgua trasportata in .botti e · soggetta a co,rrompersi. Dinanzi ai risultati consegtùti dalla chimica industria.le coll'acido salicilico ,non potevano restare neghHtose la medicina e l~ terapeqtica. Wagner, medico in Friberga (Assia Darmstadt), è stato il primo a studiarlo e ad usar-lo nel trattamento della difterite, ttaLroce maJattia che egli chiama lo spavento delle famiglie. ll modo di prescrizione, dal qu~le il detto pratico dice cl' aver ottenuto migliori effetti, è H seguente: d'acido salicilico gramma 1 d'a1cole et..ilico . . » 15 d'acqua comune distillata 150 di sciroppo di fl9ri d'arancio 25 Da praticat•si gargarismi di ora in ora. Ètnecessa.r:ia un'avvertenza. Nel caso che i cristallini d'acido salicilico dopo qualche tempo depongano dalla soluzione, si potrebbero ridisc.iogliere mercè l'immersione del recipiente nep'acqua calda. Il Wagner nel raccomandarlo nella cura delle affezioni dello stomaco e del canale intestinale (con fermento .normale dei loro contenuti); nelle diarree violenti e in tulte le malattie d'inf~~ione, soggiunge che l'acido salicilico non esercit~ alcuna pressione sullo stomaco nè sul canale intestinale, ma ritarda alquanlo le deiezioni fecali, ove lo si può trovare in piccole quantità. Analizz}mdo l'orina due ore dopo l'ingestione dell'acido salicllico, Waguer la trovò ognora chiara, esalante debolmente l'odore caratteristico della spirèa olmaria e colorantesi inviolett<~ eon poche goccie ili cloruro ferrico liquido. Ciò proverebbe che l'acido salicilico passa rapidamente nel sangue, e concorrerebbe coll'opinione di Kolbe, il quale am~ette di a:verné pr·eso in un giorno da 50 centigrammi ad 1 grarnma sciolti in 500 grammi di acqua alcoolizzata e zuccherata, senza aver risentito la minima perturbazione organica. . Però· non sarebbe cosa prudGnle di propinare l'acido salicih~o sotto la forma di polvere ancorchè umefatta, perché, come g1à fu detto, allo s lalo solido esso aLLacca le mucose della bocca, dell'esofago, ed imprime dP,lle chiazze bianche di poca durata sulla faccia interior.e delle labbra e sulla lingua. A tale proposito Wunderlicll consiglia la seguente forma di Prescrizione: ·

si


RIVISTA

d'acido salicilieo gramma 1 20 d'olio di mandorle di gomma arabica 10 di sciroppo d'altea " 25 d'idrolato di nori d'arancio 45 per emulsione, in cui il gusto dell'acido salicilico è completamente mascheratoJ ed in cui esso acido serve a preservare lo sniroppo e la gomma da qualsiasi fermento. L'acido salicilico ha già dato dei buoni risultati nella clinica dentaria e ginecologica, sia per collutorio deodorante, per le doccie vaginali c per topico sulle esulcerazioni consecutive al puerperio. In quest'ultimo caso il dottor Fehling raccomanda l'impiego di una soluzione idro-alcoolica d'acido salicilico (l gramma per 300) eli cui s'imbibisce un ])atuf'folo di cotone cardato, o di polvere di esso mista ad amido nella proporzione di 1 a 5. Un'aUra applicazione dell'acido salicilico, vantata da Kolbe e che potrebbe molto giovare ai soldati in marcia, è quella per togliere gli effe~ti e l'odore del sudore ai piedi, intonacandoli di polvere di esso acido in unione ad amido, talco e sapone polverati. L'acido salicilico agirebbe s ul s udor'e impedendo la formazione degli acidi butirrico e valerianico, i quali corrodono .i piedi. Usato in bagnoli ed in bagni non attaccherebbe nè arruvidirebbe la pelle, ma neanco pare che venga assorbito, giacchè saggi praticati sull'orina, successivamente emessa, non hanno presentato la colorazione violettaJ caratteristica dell'acido sa• licilico colJa, soluzione di un sale ferrico; sarebbe però a dAsiderarsi che tali sperimenti venissero faLli per via ipoderroica, tanto più che, secondo si legge negli Annali del dottor PQlli (fascicolo dello scorso maggio), l'acido salicìlico si presenta solubile nella glicerina alla proporzione di due per cenlo ('l). • ltlorte per cloroformio. (The Lancet, 3 avdl 1875. Al!notations). - Ai 25 di gennaio di quest'anno _a ll'Adelaide Hospital in Auslralia avvenne la morte di un individuo du(I) Sappiamo che il signor Dompé, direttore della farmacia centrale roilitare, sta eseguendo studi ed esperimenti su questo nuovo agente ch~­ mico-terapeutico, e saremo lieti di pubblicarne i risultati, appena l'egregiO .chimico vot'rà comunicarli al giornale.


'593 -rante Jlinatazione del cloroformio. Trattawisì di Ul'l: uomo ro.bustissimo dell'età di 45 anni a cui doveva amputarsi il dito mignolo. n cloroformio fu amministrato, sopra una pe-lzuola piegata, da u~o dei chirurghi dello sf.abilimento, il quale era -&b1tuato alliamministrazione di questo anestetico. Il malato lu preso violentemente da contrazioni muscolari, per cui fu .d'uG-po forzatamente raffrenarlo, quando ad un tratto divenne livido illl faccia e morì; tutti gli sforzi tentati per farlo rinvenire riesoirono inefficaci. Questo •easo rassomiglia a molti altri in cui il cloroformio fu adoperato per delle operazioni di poca entità e che arrecò la morte. In questa circostanza però l'anestetico fu somministrato con pruden~o. e con tutte le possibili precauzioni, -per cui il giurì non attribuendo la colpa ad alcuno, pronunciò un verdetto assolutorio . DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERl

.f.atldoto del ~loroformio. - ltitrito o azotito d'amlle. 10-IP'. A. 0'.) ·S unto.- Questo agent;t~ antHetanico, tanto vantato dal dott. Richardson, è l'etere amilnitroso ossia amilazo-

toso ·delhi. chimica organica. Fu scoperto dall'insigne chimico Balard e si prepara scal• dando leggermente in una grande storta ed a bagno-maria dell'acido nitrico con alcole a.milico (olio di patate), e levando il fuoco appena si ma1ùfesta la reazione. Rettificato poi, mediante la distillazione con carbonato di potassio secco, il quale serve per decomporre l'acido cianidrico formatosi, l'azotito di amile si presenta sotto l'aspetto di liq:uido gialliccio, di odore non. disgrato e della densità di 0,877.

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In questa operazione bisogna avvertire di limitare il riscaldamento alla temperatura di + 99, alla quaie bolle e distilla ,'etere amilnitroso, perchè, spingendo la temperatura verso + 145, si otterrebbe Jinvece[del nitrato di amile (Cs H".A: 03.) liquido più pesante, di odore ingrato e di sapore caustico. Si fu appunto distillando il nitrito d'amile ed aspirando i '~>uoi vapori rutilanti, che Guthrie ebbe a sentire 1'-accelera!fiento dei battiti del cuore e gli altri effetti, già accennati m questo giornale (pag. 348, fase. 4•). A tali cenni aggiungiamo che l'azotito di amile è oggidl ~olto impiegato in Inghilterra e nell'America del Nord contro l asma, la dispnea, l'emicrania e l'epilessia.


594 RIVISTA Il suo modo di uso è quello di inalazioni allo stato di vapore e alla dose di due a quindici gocci e~ versate su di una pezzuola da naso o su di un pezzetto di zucchero. Ora, secondo il giornale londinense, The Doctor, ricordato dal dott. Polli nel fascicolo dello scorso maggio dei suoi Annali di chimica, il dott. Schulter avrebbe scoperto nell'etere amilnitroso un vero antidoto del cloroformio. Stando al prefato medico, esso azotito, an co in caso di grave narcotismor provocherebbe il ritorno dei moti respiratorii, ristabilendo la forza del polso, e l'eccitabilità riflessa. Qualora la pratica cementerà coi falti ripetuti questa virtù del nitrito d'amile, la terapeutica potrà segnare il trionfo dell'anestesia, per aver trovato il mezzo di ovviare ai pericoli del cloroformio. Frattanto è dovere d'ogni chirurgo il valersene, e sarebbe ·imperdonabile cosa che nelle sale d'operazione non si trovasse questo liquido vicino al cloroformio. ~uova sostonza trovato. nell'arina dopo l'ingcstlone dell'Idrato di cloralio dei D.ri MuscuLUS e MERMÉ. (Reoue scientiftque de la France et de l'étranger, 24 avril ·1875}. -

l signori Musculus e Mermé banno fatta una comunicazione all'Acaclémie des sciences de Paris sopra un nuovo corpo. trovato nell'urina dopo l'ingestione del cloralio. Sappiamo che tutte le sostanze st~·anicre introdotte nell'organismo sono rigettate sotto differenti stati, e che di esso vennero formali tre gruppi:. 1• Le sostanze che traversano l'organismo senza essere alterate, come la creatina, e che si ritrova intatta nell'urin'a; 2• Le sostanze come la leucina, e la glicocolla, che sonp decomposte, i di cui prodotti di decomposizione si ritrovano nel sangue, nella saliva o nell'urina; 3• Le sostanze che si combinano chimicamente con un prodotto dell'organismo e passano cosi nell'urina. L'acidO' benzoico, per esempio, si combina con la glicocolla per es· sere in seguito eliminata allo stato di acido ippurico. Ora si può chiedere ciò che avviene del cloralio dopo il suo passaggio nel sangue. Gli autori su questo punto sono divisi. I signori Musculus e de Mermé pensano però che il cloroformio che si riscontra nelle urine degli individui sottoposti alla cura del cloralio, proviene realmente da un poco di cloralio passato inalterato; ma ammettono che una parte del cloralio si combini certamente con una sostanza dell'or-


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ganismo, e eh~ l'urina poi rigeLti solto questa forma. In.fatti il risultato delle loro esperienze fu la scoperta di un nuovo acido organico che cristallizza in forma di piccole stelle, i cu:i cristalli rassomigliano all'osscr·vazione microscopica, alla tirosina. Questi esperimenta tori mettono quindi il cloralio nel terzo gruppo coll'acido benzoico, e proposero di dare provvisoriamente all'acido che scoprirono il nome di acido urocloralico.


RIVISTA CHIRURGICA

Ile i c 1niniwo ucrlfido di pnrli ~ come prioci1)10 dirctth·o di ebirur;;tn prntiea. - Per T. BRYANT (cont. oedi a pag. 476).- The Lancet. - Passerò ora a considerare il trat-

tamento delle malattie articolari dovute a necrosi locali; e dimostrerò con casi pratici come s i possa col semplice pr-ocesso eli asportazione della parte nccrosata ottenere risullati eccellenti ed evitare gt'andi operazioni - come, in fatto, seguendo la massima del c minor sacrifizio di parti » si riesca a conseguire il massimo vantaggio con mezzi minimi, e conscguentem(:)nte, col minimo rischio della vita. Citerò pure un caso nel quale per difetto di giusto apprezzamento della natura della malattia fu praticata l'amputazione, laddove una libera incisione con asportazione del sequestro a vrebbecon ogni probabilitù bastato al buon s uccesso (cttso 35•). CAso 25•. - Malattia dell'articolazione della spalla; escisione di parte dell'estremità articolare della scapola; guarigione con conservazione di movimenti.Emma S .... di anni 24, sì mise sotto la mia cura il 5 giugno 1862, per malattia della spalla sinistra, che durava da quattro anni, in seguito a percossa. Esistevano parecchi seni intorno l'articolazione; due de' quali comunicavano colla cavità at'ticolare. II 2() settembre incisi liberarpente d'alto in basso la capsula ed asportai una porzione d'osso necrosato che portava l'impronta della cavi Là glenoide. Ne seguì rapida guarigione. Nel marzo 1865 la pazienl~ viene a visitarmi per farmi vedere come poteYa di già muovere il braccio. Nell'ottobre i movimenti apparivano completi. -


RMSTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI 597 CAsO 26•. - Malattia della spalla, estrazione di un sequestro dall'articolazione; guarigione con s oddisfacente mobilità del braccio. (Rapportato dal dottor w. Brow n). Ed\lar,do P... . di ,anni 14,ttintore, fu ammesso allo,speda.le, il 28 t~ta:ggio :lr873, per malattia della spalla s inis tra. Il deltoide era pressochè ~istruttQ;l'acromion faceva esagerala spor genza; al di solto sjsentiva un r ialzo osseo che aveva l'apparenza della testa dell'omero ingrossata; alla par te po,s loriore dell'articolazione apnivasi un seno con esuberanti granulazioni. L'omoro si movev,a .molto .poco senza spostare la scapola, e il paziento rum poteva port&rs i il braccio sulla tes ta. Non eravi dolot•c nell'ar~~cela?ione, e la diatìsi dell' omero non a p,pari va .inspessHa. • Operazione. - Fu introdotta una sonda nel seno per due pollici verso l'articolazione, e quindi in direzione dell'acromion, e s.i;spaccò iL s eno.. M . Bryant allora passò il dito entro la cavità articolane e per mezzo di un elevatore staccò ed eslrasse Wl pe,zzo d'os~o che conteneva parte della grande tuberos itò. e della testa dell'omero. Ad eccezione di qualche do!Gne nella epaUa le cose pueser.o un andamento il pi lì favorev.ole, e al 2'1 di gi.ugno il ragazzo lasciò ìlletto. Continua va sempre un leggero sco!~ di mar cia, ma al 30 giugno poteva glà..muovere alcun poco il braccio; e al23 di luglio egli sortì dallo spedale colla ferita quas i cicatrizzata. Tre mesi dopo era del tutto guarito, CAso 2,7•"...,..... Mala ttia della giuntura della spalla; suppurazion~;, io~isiol.).eed asportazioue,di ,parte della testad.ell'omero; gu.ari~lone con :anchilosi. Amelia B .... di anni 31, entrò al Guy's HospHal, i11i5 agosto t864, per malattia della spalla destra. Essa soffriva da 10 anni: cominciò la malattia con dolori che s i ritenevano r euma tici; dopo 5 anni l'articolazione s'infiammò acutamente e s upput'ò d~do luogo acl uscita di marcie da un seno s tabilitosi al di èo.tto de)l'inser:?J~one dei muscoli pettoral~. - Quando la vidi, lo s_celo di··pus .era abbondante e attraverso al dctto.seno s i sentlva osso scoperto. Incisi liberamente tutto il canale nsloloso e p.otei estrarre un pezzo d'osso necrosaLo che era evidentemente una porzione della testa dell'omero. Tre mesi dopo il seno era pre_ssochè cicatrizzato, e sei mes i <lopo il braccio ora guarito. -La testa dell'omero era bensì anchilosata colla scapola., non.pe:r.t~nto !,a donna poteva servirsi molto uLilmente del spo b~acei,o. - .


598 lU VI S'rA · CAso 2s•. - Suppurazione della giuntura del gomito; incisione ed asportazione di osso necrosato; guarigione con anchilosi. Tommaso M . . . . di anni 11, venne sotto la mia cura, nel gennaio 1860, per s uppurazione della giuntura del gomito sinistro. Il ragazzo aveva avuto una febbre nell'ottobre. 1859, e in conseguenza di questa, come si credeva, l'infiammazione del gomito. Quando lo vidi nel gennaio sembrava che l'artico· !azione fosse in via di anchilosi. Nel gi ugno il male era di molto aumentato e la suppurazione mollo più profusa. Il 17 giugno incisi liberamente l'articolazione e ne portai fuori un sequestro che aveva le apparenze di un frammento dell'estremità articolare dell'omero. L'8 luglio l'articolazione si mostrava in via di guarigione, ed in 6 mesi era già saldata con solida anchilosi ad angolo retto. Vidi questo ragazzo due anni dopo col s uo gomito anchilosato ma con un ben utile braccio. CAso 29•. - Malattia della parte inferiore dell'o mero; disorganizzazione del gomito; incisione ed asportazione di osso necrosato; anchilosi col braccio in estensione. Tomrpaso 1'. . . . di anni 30, pittQre, venne in cur·a per malattia del~omero destro . - Durava da qualche anno, e in principio eravi compromesso anche il gomito. Sei anni pi'ima era s tata fatta una incisione nell'articolazione. Trovai la giuntura anchilosata e molli seni comunicanti coll'osso necrosato. Incisi ed asportai un pezzoclell'estremilù inferiore dell'omero lunga circa tre pollici; e ne seguì stabile guarigione. Debbo far notare che il braccio fu fissalo nella estensione dietro domanda del paziente, che poteva così meglio servii'sene nella sua qualità di pittore. CASO 30•. - Mala.Ltia dell'articolazione dell'anca, necrosi del collo del femore; estrazione del sequestro; guarigione. {Rappor tato dal dotLor Barnard). Giorgio P. , . . eli anni 12, venne sotto la cura del professar Bryant, il 22 novembre 18G1, per malattia dell'anca sinistra. Si era manifestata, in conseguenza di una caduta sulla parte, circa un anno prima. Dopo quattro mesi si formò un ascesso dietro al gran trocantere che diede uscita a molta marcia e d'allora in poi erasi mantenuto sempre aperto. Al momento ~all'ammissione del malato allo spcdale l'articolazione dell'anca era rigida, e i tentativi di movimenti cagionavano molto dolore. Sotto la cloroformizzazione si potè flettere il femore· ad angolo retto, ma l'estl'azione era molto limitata.


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L'8 dicembre M. Bryant esplorò il seno che esisteva dietro al gran trocantere e scoperse osso necrosato in corrispondenza del collo .del femore; sbrigliò largamente ed estrasse un sequestr0 della for·ma e volume di una picco!a noce; estese l'arto e lo fissò con apparecchio, mantenendolo in estensione continua mediante un peso. Ne seguì pronto miglioramento. - Il paziente sortì dallo spedale il 31 gennaio 1862, in grado di marciare e di servirsi comodamente del suo arto. CAso 31•. - · Malattia dell'articolazione del ginocchio; suppurazione; estrazione di un sequestro; guarigione con anchilosi, Giacomo W ... . di anni 1i, venne in cura nel maggio 1866, per malattia del ginocchio destro che datava da un anno ed era consecutiva a cadula sulla parte. Immedialamente dopo l'accidente si era manifestata forte tumefazione con intenso dolore locale e gravi sintomi costituzionali. Si stabilì rapidamente la.suppurazionc e parecchi larghi seni si aprirono circa otto settimane dopo ·la caduta. Quando lo vidi, l'articolazione era alquanto ingrossata per infilLrati inflammatorii delle parti molli è si vedeva chiaramente che si andava formando l'anchilosi. l seni davano marcia. Passai una. sonda entro uno di questi e scopersi faèilmente che v'era osso necrosato dentro la cavità articolare. Nel settembre quest'uomo ammesso al Guy's Hospital, e il13 ot~obre, per una moderata incisione lungo il bordo interno della rotula riuscii ad estrarre due piastre d'osso necrosato che appartenevano evidentemente alla faccia articolare della Libia . .Ne eonseguì rapida guarigione e solida anchilosi. CAso 32•. - Malattia della giuntura del ginocchio conse guenza di artrite articolare della tibia; asportazione di sequesLro; guarigione con anchilosi. Enrico R .... di anni '14, entrò al Guy's il ii maggio 1867, per estesa malattia del corpo dell'omero destro e della testa della tibia sinistra. Era ammalato da parecchi anni. Al momento dell'ammissione, fu chiaramente constatala la necrosi della diafìsi dell'omero destro) come pure della testa della tibia. Si sentiva facill:nente colla sonda l'osso scoperto tanto nell'una che nell'altra pat•Le. Nella tibia il sequestro era evidentemente vi~ino all'articolazione. Il ginocchio sinistro era molto volummoso si per ingrossamento delle ossa che per l'ispessimenlo delle parti molli circostanti. Non vi era effusione intrarticolare; quasi aboliti i movimenti dell'articolazione. Nel novembre 4


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1867, escisi buona quantità di osso malato d~lla testa della libia, e fissai l'arto in un apparecchio rigido. In sei mesi il paziente lasciò l'ospedale; le piaghe erano cicatrizzate e l'anchilosi solidifica La. N el gennaio 1868 gli levai dal braccio un seques tro che còmprendeva quasi tutta la diafisi dell'omero, e n'ebbi anche questa volta stabile guarigione. CASO 33•. -Necrosi della metà superiore dell'astragalocon disorganizzazione della giuntura del piede; asport.azione della parte necrosata, guarigione. (Rappottato da M. Bingham). Guglielmo S .... di anni 6, fu ammesso al Guy's Hospilal, il 2 agosto 1871, per suppurazione dell'articolazione tibio-astragalea destra. La malattià datava da un anno ed era venuta in conseguenza di un co.lcio contro un muro. Si consla lò un seno al davanti del malleolo esterno che conduceva fin dentro l'articolazione ove si sentiva in basso osso scoperto. Tutta la giuntura era molto ingrossata. Il 5 maggio M. Bryant spaccò il seno cd asportò tulLa la ,metà superiore dell'astragalo colla facCbtLa articolare- venne. fuori tutto d'un pezzo. LecarWagini delle superficie articolari della tibia e fibula erano affatto scomparse. Il piede venne fissato con apparecchio rigido. Le rerile guarirono rapidamente e bene. Il 31 ottobre levò l'apparecchio. Vi era poca deformità dell'articolazione ed erano possibili alcuni movimenti. Al 20 gennaio il bambino poteva camminare senza dolore) e fu licenziato dallo speciale. CAso 34•. - Malattia dell'articolazione metatarso-falangea del dito grosso del piede; escissione parziale; guarigione pront.a; deambulazione libera. - (Rapportato da M. W. Brown). Giovanni C. . . . di anni 48, entrò al Guy's Hospital) il 22 maggio 1873, per malattia del dito grosso del piede destro. Aveva sofferto per molti anni per infiammazione cronica della borsa muccosa in corrispondenza della lesta del primo mctatarso che di tanto in tanto veniva a suppurazione. Nel gennaio, essendosi di nuovo infiammata l'articolazione e molto più intensamente del solilo, egli si presentò al professar Bryant, il quale fece una incisione attraverso la capsula articolare ed escise la metà della test& del meLatarso che era necrosata; mise il dito in estensione e ve lo fissò con ferula. La cicatrizzazione progredl favorevolmente per un mese , ma un seno mantenevasi aperto e ne sor~ivano di tanto in tanto piccoli frammenti di osso. - Al momento della sua ammissione allo spedale esistevano tre seni intorno l'articolazione, · eia-

si


ED ESÌ'EIU

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nu''"''">~·rm osso necrosato. :II· dito. gJ;'Ò'sso

alquanto. Non vi era gnàn dolor~ . . fùronC! spaccati, e se,~ne~·asportè .\!ii che si ·yide éssere·porzione della ·p.rima · gione.-Seimesiàopo .iL.paziente. Bryant il suo dito -perfettamente "'"'u"""''c"'~:: mobile. Egli poteva marciare sen~à tlt>uo ...., ,

... di anni17, v.ef1ne allo spedale il 9htglio 1871,

ginocchio destro, che durava da due anni ed ,,,,.,,~,~-·~ ··,.- or;igi~1e da una percossa. La giuntura era molto .mJl·m·S'SI=tta e com(,) polposa al tatto. Ogni più leggero movimento Cll,~(IOtrava çlolori atroci; le condizioni generali dell'individuo '""''·"~"""11•·<>·_ I.n queste circostanze si reputò conveniente prata:zion~; , e se n'ebbe pronta guarigione. - Al'pat~te asportata si trovò l'articolazione disoPga-' f!aus~ di tutto il male era una porzione di osso te'sta della tibia. Il sequestro aveva l'apparenza ' infitto nella testa della tibia; e poteva ben faciiesserne. I'imosso. . anche questo r--aso come illustr-azione del '"""'"'""'(\" e vi confe;sso il sentimento di rimorso che ne ho· di incisa · l'articolazione ed asportato il solo sequestro . cheJ'iù.ler,o mèmbro . . Osser,vaz.ioni. - Co~fido che questa serie di fatti basti a qifuestvar.e co~:~ tutta evidenza che un gran numero di malattie articolar~ possono essere condotte a sicura gu~rigiòne. c:on s~:piìci4nc'isioni da permettere l'asportazione della sola parte neeresata clelle ossa:malate. Questa seri~ contiene esempi di rn&Iattie cl,~lle articolazioni de~la spalla, del gomito, dell'anca, de'l, piede .e, d~l . metatarso, e non eredo di esagerare dicendo che ·h1 moltj,d,i c1uesti casi, seno n in tutti,- parecchi chirurghi - più 11articoiar·mente poi i caldi sostenitori delle resezioni a'llr.~~ero .moito pro))abilmenLe resecato ed alcuni av,rebber.o •anche amputato,. · . ~on <intendo ·con questo condannare la loro pf.àLica, poìchè J lOJ!.o.rtsultàti potrebbero pur essere.riusciti eccellenti; comun~e '~er.9, q!lesti risultati sarebbero stati ottenuti con espedier.rt.t gr\lV.Ìf?Sim.i~ ~ ~gran rischio, quindi, della vita; laddove tliorno;~e di. 'm edicina. militare.

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RWlSTA'

coi semplici pr'ocedimenti che ora sto proJ,J~gnanqo non ci esponiamu ·che a pericoli minimi. . • I.sucçessi pratici ohe ho· menzion<~.ti si. posson:o dire e:ziandio . gr-andii ...:.... ed inverò fùrono essi sì buoni che sono indotto ad ·esprimere la n'lia convinzione, che quasi ogni misura operat.i:va su articolazioni malate. doyrebbe essere in certo modo espl0rativa, affine ·di togliere le pm~ti necrosate, quando esistano, .e lasciar indi il caso. ai· .pr·ocessi della natura Colla fasciatm·a di Esmarch questapralica è resa molLo più semplice, ed ha perciò sempre ma~ggiori probabilitù di soddisfa- · cente riuscita. (Co.nti~tua).

Jl.pplicazione dell'apparecchio emostatico di Esmarcb in caso di sequestro't omia, del D .t• . BARWELL. (The Lancet, 20 marzo ·1875). - JVI.r BarweJi h 12 febbraio del corrente, lesse alla società clinica di Londra una memoria sopra .un C<J_SO dì

necrosi acuta. dell'ulna in cui ~utLa l'intiera diafisi dell'osso venne rimossa. Tratta vasi di una ragazza . dell'età eli sette anni, .che egli vide con M.r Cope di Croydon.J\i 16 di maggio del1874 questa ragazza cadde, e fu supposto avesse riportato una frattura dell'ulna, per cui venne applicato un apparecchio di frattura, che però dopo tre giorni 'dovette essere rimosso in causa di go~fiore, ed in conseguenza della formazione eU un ascesso a cui fu dato esito il 24 dc~llo stesso mese. Dopo breve tempo ella cadde eli nuovo, e le.si sviluppò un'.infianunazione flemn~onosa con tendenza a suppurazione profonda. n 25 giugno, sei settimane dopo la prima caduta, fu veduta da !Vl.r Barwell il quale trovò che gt\Vambraccìo era gonfìo, rosso, infiammato,, ed aveva considerevole gonf'iezza profonda con macchie di uì:l color rOSE\O marcato lungo la superficie sottocutanea clell'ulna . Fu fatta diagnosi di necrosi acuta dell'uln~ , ed il giorno successivo il dottor Barwell, previa un'incisione longitudinale al di sopra del terzo medio' dell'ulna, praticò la segatura del detto ·osso. Dall'.incisione praticat~ sortirono so~­ Lanto poche goç;cie di pus, e queste principalmente dai septmenti inter·rnuscolari; sotto al periostio v'era solumente una sostanza grumosa; e l'osso presenta vasi assai ruvido neJla su~· superficie. La ferita era guarita il 25 luglio acl eccezione çll quattrb se.ni con apertùrc ìspessite attraverso alle quali l'osso poteva sentirsi; vi aveva pure una dilatazione profonda la quale mostrava il nuovo perioslio eh'erasì formato. Il giorno


Di GIORNALI I TALlÀNI ED ESTEI\l

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~iaosto facendo pre~ere la fas~iatura elastica e l'applica-' dell'apparecchio di Esmarch, venne fatta un'altra incilongitudinale alla parte infet•iorc dell'avambraccio con pot~ scoprirsi la eavit.à della nuova formazione ossea. Fu to possibile col mezzo di uno scalpello smussaEo separare limi~ata porzione di periostio, e valendosi di una gros_sa tirar fubti il sequestro intierò. L'o~so esLraJto consi1itéva.!ìe1la <,liaf'lsLdell'ulna rimanendo le epifisi pEirfettainente mtèS'l'e. La ferita fu curala con 1ìlaccie imbevute in soluzione '®t(uosa ca.rbolizzata, e-d ali" ottobre ora intioramente guarita. Gastrotomia del Dr SYD~EY JoNr::s. (The Lancet, 27 marzo 1875). - Ci fu ultimamente nel r1uartie1'e Edward all'ospedale di S. Tommaso in Londrtt un uomo su cui il dottor Sydney Jones esegu~ l'operazione della gastl'otomia in conseguenza Cdi ristringimento dell'esofago (3 marzo 1873-1875). La comu'Jticazidne fistolosa col ventricolo è completa; i punt.i di sutura vennero rimossi dopo, due settimane, ed a quest'epoca l;in'fe'rmo cominciava ad alzarsi. Il pols o e la temperatura erano normàlì, e l'ammarato non mani'lf}stu.vu. alcun sintomo TUOlesto, nemmertÒ' lontano, riferjbile alla s uper a ta gas'trotomin . .lneurisrun nell'orbita sinisi.J•a curato coll'nllaecintura dell'nrleria c1•rotide primitivn ~dn istrn, e coll'iniezione eli pereloruro d.i ferro, del Dr \VALTI::H RtVJNG-TON (T Ile Lancel, 3 aprile •1875). - n dottor W alter Rivington, il 23 marto corrento anno, lesse al1a _Royal merlical ancl chù·ur(Jical Socielfl

un'erudita memoria sull'accennalo caso, e nel premettere un sunto cronologico r egolare dei vari casi di aneurisma inlt-uot•biLale AnorD. conosci-uti, ricordò come 62 siano quell~ - regiSlt•ati lle1ls. storia chir urgica, de' quali 2U furono at1eurisrni idiopatici, e 83 traumatici. La slor•ia di c1.ti si parla nella. prelodata m emoria si riduC'.e in breve alla seguente - \V. C. dell'età di 21, anni, fu accolLo nel I.ondon liospitalnel luglio del 187:3 con fenttura alla base del eranio. Sei settimane dopo l'ammalalo udì un rumore al capo simile ad un soffio eli vento, !"occhio sinisll'o divenne grada1ameute prominente, la pulsazione del globo dell'occhio fu avvertilo per un giorno o due, seguita dalla for·mazione di un tumot'e pulsante ft'a l'occhio sinistro cd j) margine dell'or·bila, -con soffio e rumore di sfregamento che s i constatava ad intorva ili.


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RIVISTA DI GIOR.NALI ITALIANI ED ESTERI

Da principio ,fu tentata la compressione digitale ma senza risultato. Venne discussa l'allac9atura, ma respinta dopo un consulto; Una posteriore prova della compressione digitale ed istrumentale diretta, essendo stata falla senza effetto, quantunque associala all'amministrazione interna della veratrina, e l'àffezione alla fine di un anno essendosi decisamente aggravata con minaccia dèlla perdita della facoltà visiva, venne tentata con soluzione neutra di percloruro di ferro un'iniezione nel tumore aneurismatico; ma codesto mezzo essendo ·riesci lo pure ins ufficiente, ed una seconda iniezione ll'ovalidosi impraticabile in causa dell'l:lumentato volume del tumore, il doltor Rivington praticò l'allacciatura dell'arteria carotide primitiva sinistra. Tale operazione ebbe esito favorevole, ma ad essa però Ieee seguito una ulcerazione superficiale della cornea, la quale terminò lasciando una notevole capacità . Presen-za e formazione de i vibriooi nel pus deg li ascessi

di ALBERT B ERGERON. (Lettura fatta il 15 febbraiO 1875 all'Academie de Sciences) (Revue scientijique) . - L' Autore eseguì le sue ricerche all'ospedale della. carità sopra degli ammalali i quali àvevano ascessi acuti e cronici (chaud et froids) ma che non erano mai stati in comunicazione coll'oria est.eriore. Egli trovò g1•an vantaggio a sostituire all'acido fenico, come antisettico, l'iposolfito di soda; questo distruggerebbe èompletamente gli animaletti delle piaghe. Le osservazioni raccolte sono in numero di diciotto, e furono fatte sopra individui di tulle le età; bambini adolescenti, ed adulti. Le principali couclusioni tratte da codeste ossor·vazioni sono le seguenti: 1° I vibrioni si risconteano nel pus degli ascessi, senza che l'organismo ne sia all'etto, e senza che si possa invocare il contatto dell'aria esler·iore. 2• 1 vibrioni non possono penetrare negli ascessi pel sislema Iinfatico e sanguigno, essendo questi perfellamente sani. :3• Il pus degU ascessi caldi negli adulti contiene spesso dei vibrioni; non n~ furono riscontrati nei bambini. 4• Il pus degli ascessi freddt tanto nel bambino che nell'adulto non contiene mai vibrioni. L'autore osse1·va in seguito che l'assenza dei vibrioni nel pus degli ascessi caldi tlei bambini spiegherebbe come essi vengano nella maggior parte dei casi risparmiati dalla septicemia.


ÈqU;e$t'0 un·]?i.wn m an uà1ed'elettroterapia, il c[uale racchìudé in pieé'oÌ~ volume quanto vi ha di più importante ed utile 'a conoseersi,,eonformemente agli ultimi progressi délla s.cienza, sUlle m~ìattie del .sistema nervoso e muscolare, e sulle ·appliéàZi:oui clelia elettricità sì galvanica che _faradica alla _:medicina èd all~ chirurgia. .' •L ivisa in due parti. La prirna 'tratta della elettricità . e del modo suo d'opérare sulr<wgarfismo :tislròl<:iil:h)o. Premessi brevi cenni sul1a elettricità statica, de- . "§.~J~it~~~l·E}~esp,erien:ze di Volta e eli Galvani, parla to della forza clè lle pile o catene elettriche, l'autore si fa ad eli ·Qhm, secondo la quale la intensità della ragione diretta della forza elettro-motrice e in·versfl. (le~li .ostacoli di conducirnento che in essa· incontra, e 1fidì spiega la differenza fra quantità c intensilà della corrente, fforta:lldo il paragone del vapore acqueo, il qua,le può·essere in"'Pìe'cela qùantftà ed avere una grande Lensione, ovvero il ç.<>ntrarìo, ortde ·Un COl'pO du essa incontra Lo acquisterà una notevole celel'ità, ma saeà:poco riscaldato nel primo caso o .Viooversa ·!)el secoq.do. Passa quindi alla enumerazione delle caW.rreà;forza. C?stante, a capo delle quali pone la pila di Iianiell e le .mo8rtìcàzi0ni introdottevi da M eìdinger e Sìemerts-Hàlske; m~-;11ziona la batt~•.ria galvanica di zinc'O e carbone di St6lne1'; una sua: pro'pria ·modificazione alla battef'ia galvanica ' di ~~e1: l~da~per lil sua_s~mplicità, mànegge~olezza e ~oèlici~à Ul ;pre-z-zo -l a catena d1 zmco e manganese d1 Leclanche. P osCia tratta· della' erettribtà d'induzione~ del modo di accrescere e di .tlirnìnuire -là est;acorrenie e l~ corrente indotta, descrive gh apparecchi 'd'il!duzione, notando come gli apparecchi magneto-ele:ttrici o di rotazione più costosi, più irregolari nella loro azi6ne sono ora .pressoché generalmenté abbandonati.

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606 RlVlSTA Dopo ciò discorre della influenza flsiolo~ica. delle correnti ìndotte sul sistema cutaneo, s'ul muscolar e, sul nervoso e sugli organi dei sensi, espone il metotlo·e i mezzi eli raraclizzare·la cuté, fa speciale menzione della flagellazione eMtricu e del mezzo elettrico. Distingue con Duchenne la f\:lradizzazione muscolare diretta o indiretta; dice che i punti di elezione di Duchennè, dopochè Remat èbbe dimostralo che il grado e l'ampiezza della contrazione d'un muscolo vivente dipendono dalla quantità delle fibre nervose intramuscolari comprese nella corren te, non possono essere altrimepLi considerati che come i punti marginali pei quali entrano ncj muscolo i nervi motori, essendoché appunlo i nervi entrano pep· lo più nei muscoli pei loro margini laterali. Cita il libro di Siemssen sulla elettricità applicata alla meclicina in cui sono descritt'l. e disegnati i punti motori, resultato delle di lui osservazioni ed esperienze sul cadavere e sul ' :ivente. Poscia parla del modo di agire della corrente faraùica sui muscoli in pm-Licolare, premettendo tl ciascuno un·ceJJno della s ua azione fisiologica. Quanto alla fara(lizzazione dei m~lscoli oculari accenna alla sua difficoltà o al pericolo che puù avere una corrente troppo forte; ricorda l'espediente eli Mayer che consiste nello interporre un grande ostacolo nella catena; del metodo semplice c sicuro del nostro Gozzini non fa pu!'ola. Dopo la fat'adizzaziol1e muscolaré viene alla faradizzazione in generale e in particolare dei tronchi nervosi, c quindi della faradizzazione degli organi dei s~nsi, notando come n t[UOsto scopo le correnti indotte valgano assai meno delle costunli; in 1\llimo cHa le esperienze di Duchenno, di Leydcn, di Lom: broso sulla eccitabilità faradica dei ncr·vi cutanei allt•imenl• della sensibilità elettro-cutanea. Facendosi poscia a discorrere della elettricità galvanica, dopo avere rammentato le esperienze di Volta, Galvf!ni, :1\larianini, No,bili e Matleucci, espone la scoperta di Dubois-Rcimond sull'elcttrotono e le ricerche eli 'Echan! e I'Jli.igel' sulla fisiologia dell'el,~Ltrotono . m~na : opinione di Breuncr- che il tratto · nervoso inlrapolare sia come non attraversalo dalla corrente, l'autore non si mostra al tutto convinto. In seguito parla della azione della corrente in cenld nervosi e sul simpatico, dicendo essere lo. vertigine il sintomo fJiù distintivo della irritazione galvanica del cervello. Quanto allll galvanizzazione del simpatico, i suoi effetti sarebbero secondo H.ochwell e Bcnnd Eu}.emburg ed allPi, s9n nolum~a, modi/iC;;I-


lliBLlOGilAFICA 607 del cir-colo sanguigno della retina, dilatazione della puabbassamenlo del tono arterioso della carotide e diminudella pressione sanguigna, diminuzione della fr·equenza ]Oiso, senso .di calor:e. Ma alquni di questi fenomeni il )t()lteS!lOr :Roscnthul crede debbano riferirsi tLcornùnicazione corr·en te al cervello, a llri ad ecci taro e il to riflesso del va go. mr·•v<J•Ilv due arti col i sulla irr·itazione gah'anica della pelle e i dei sensi, uno ne-segue sulle condizioni di con~ del corpo umano, in essi sono riportate una sel'ie di '~;.DiiSlJl'Slzic:mi· ~seguite dall'autore sopra se slesso .sulla l'esidi conducibilità dei diversi punti del cor.po. . · que~ta prima parte dell'opera l'argomento della esplo~·llazi<)!!$ elettrina, pet• la quale raccomanJa di usare tanto la oorr~nte faradica cb e la galvan.ica, '!)o tendo ciascl!-na di esse !Qrnire qualche segno particolar-e nella diagnosi H progressi malaLlie del sisLerna nervoso e inuscolure. Parla della contraUi\ità e della sensibilità clcttt·o-muscolare, rilevare la importanza della esplon<zione faradica della ec'tà l'iflessa, avverte la esploril:t. io n ~ galvanica colcatodc iu direzione discendente, quella con rancodo nella ascente, e come certe azioni riflesse che si oltengono coala corga.l:v~<nica possono facilmente t·ifet·irsi a note e comuni condizioni. La seconda parte, la parte speciale, comprende lo studio di quei disturbi nervosi, in cui fa le Hugliori prove la elettridelle sue indicazioni, c di tutte le altre sue applicazioni . medicina e alla cl1irurgia . E qui l'autore raccomanda saYiamente di non esaget·are la etlicacia di questo agente tet•àpeu~ico, di guardar•si bene dal tenel'lo C11me unico cd infallibile rimedio contro le malattie (l'origine nervosa, avvertendo, .anzi che molte volte non giova ~e non accoppiata con altri mezzi, )e terme, la idrolo!'apia ecc. Comincia questo studio coi ~slurbi sensitivi {nevrosi di sensibilitil), seguita con le nevrosi di n1oLilità distinte in quelle con accrescimenLo e in quelle con diminu;;:ioneo.abolizionc della rm~.ta motrice (paralisi), vengono appresso le newosi di coOJ'dium~iona, lt: mAlattie perifericho dei net•vi; e HnalmenLe si chiude con u n cenno sulle applicadella elettrjcità alle anomalie di sect·ezione etl escr·eai distud.>.i trofici, e alla medicina operatoria: numet•ose ed opportune storie cliniche corredano ed illustt·ano volla a volta ciasotl~a materia. Le nevrosi di sensibilità comprendono l'iperestes~a e l'ane-


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RIVISTA

st.esia cutanea e muscolare e le nevralgie. Della iperestesia e dell'anest~sia, dopo esposte le moHeplici cagioni da cui pos- . sono derivare, e i casi in cui dalla cor1•ente indotta (flagellazione elettrica), e dalla galvanica possono trovare vantaggio. È massimamente nelle nevralgie che trova campo d'agire utilmente la elettricità, usandosi la faradica sotto forma di flagellazione elettrica, la galvanica in corrente discendente. È fatto inol tre osservare come i punti di Valleix tanto utili alla diagnosi possono facilmente rilevarsi con la corrente el.eltrica. Discorso delle nevralgie in generale, passa allo studio delle · nevtalgie in particolare, fermandosi in special modo sulla nevralg ia: del nervo sciaticQ, sulla quale l'autore ebbe opportunità di fare numerose osservazioni, di cui riferisce i risultati dai quali conclude chela sciatica reumatica si giova immensamente della corrente gal yunica, .nella idiopatica sono utili ambedue le cor renti, e che quando l'affezione è antica e sottocutancu il s uccesso ordinariamente è più pronto e durevole di quello delle forme nevralgiche r ecenti e molto dolorose. Se compariscono crampi nell'arto ammalato od anche nel sano e se l'ailest.csia si estende nel campo dei nervi vicini si ha allora da fare con una forma gravissima ed ostinata. Le nevrosi di molilità distingue in due classi. La prima racchiude le forme spasmodiche; al cui riguardo fu riflettere doversi considerare lo loro cause pl'ima di mettere mano ulla cura elettrica, la quale in molti casi non giova a nulla o nuoce perchè inopportuna. La cura faradic:a per lo più consis te nella faradizz azione degli antagonisti, con la· galvaniea vengono condotte s ui nervi correnti stabili per lo più in direzione ascendente. Annovera fra gli spasmi le mialgie c contratture l'eumaliche,' lo s pasmo degli tll'tigiani, gli spasmi riflessi, l.o spasmo del diafragma, le forme spasmodiche cerebrali o spinali, il. tremolio o ballismo, la cui forma più grave, la paralisi agitante che ha per base una alterazione del pont.cedcl midoll? allungalo è incurabile. Di tutti questi ·spasmi ·pOJ'ge lu desCl'lzione, ne definisce i s intomi, le cause, le condizioni anatomiche, le indicazioni tet·apeutiche e ter·mina con lo illus LI'arJi cnn acconce slor·ie cliniche per lo più di sua 'propda ossct·vo.zione. La seconda ·classe di nevrosi eU moWità comprende le puralisi, che classifica in paralisi di. oeigine cerebrale, paralisi nel campo del midollo allungato, paralis i d'origine spinale, paralisi isteriche, paralisi tossiche, postfebrili, disceasiche e paralisi periferiche. Le paralisi di origine cercbro.le separa


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· intracerebrali (centrali} e paralisi intr~craniche o base, che disting1.1e pel mpdo diverso di comportarsi contrattilità e sensibilità elettrica. L'autore avrebbe tronon esatta la osservazione di Duchenne che nelle pacereJmÙi la sensibilit-à e contrattilità elettro-muscolare ,.·JO:!;'CI~;•;;:.•ovJJiv normalmente nei muscoli paralizzati. Esso avrebbe ~~j,CQll()~;cilltO, che se in generale la contrattilità. elettro-museoè-conservata, la sensibilità elettro-muscolare come pure la sensibilità cutanea sono più o meno infievolite, o nelle emi~egie apoplettiche complicate ad anestesia degli organi profondi, la sensibilità cutanea ed eletko-muscolare sono estinte. Per Duchenne questo sarebbe il segno caraLterisco delle paralisi isteriche: Secondo H.osenthal le differenze bisogna eercal;'le altrove. Da queste si distinguono, secondo la osservazione dell'autore, le paralisi per processi m0rbosi della base (cronica meningite o tumori) pet' Lrovat•si ordinariamente diminuita la contrattilità e1ettro-muscolat'e fino alla completa estin.:ione. Nella paralisi faciale pet' tumori della base e del ponte avrebbe ulteriormente osservato insieme con la perdita della eccitabili tà dei muscoli della fa ccia e dei rami del facciale una elevazione della contrattilità galvano-muscolare colla dìmin!l:tione od estinzione, della irritabilità galvanica del nervo stesso. V.enendo alla paralisi nel dominjo del midollo allungato, par~lisi. multipla o paralisi glosso-faringo-labiale di Duchenne, rtpol:'ta i dati topogratìci di llilling dalla origiml dei nervi nella fossa romboidea, le osservazioni anatomiche di Dume,snil;Sterber, \Vcdl, Gcrhardt, Leyden e quelle microsco• piche di Charcol e J offroy dalle quali risulta c ho la lesione anatomica di questa malattia consiste nella atrofia progressiva delle cellule dei nuclei nervosi che nella fossù rombo idea hanno sede. L'autore ha poca fiducia nella cura di questa malattia. Le paralisi di origine speciale distingue in tre gr·uppi. Comprende nel primo la mielitc parenchimatosa. In essa la reazione faradica e la galvo.nica nei prirnordi della malattia nbn .sono compromesse, ma non tardano a diminuire e terminano con lo estinguersi: l n quesLa aflezione è da ricordare la ele_vazione della eccil.abilità riflessa, e quei moti riliessi ancora POco studiati provocati dalla corrente elettrica nei muscoli antagonisti ed anche in gruppi più lonlani, Nella mieli te cronica . la elettricità, come ogni altra terapia, non ha OI'dinar iamente che un affeLlo palliativo. P one no.1 secondo· gruppo le affezioni


6 J0 ltlVJSTA della. me ~à posteJ' iore del midollo (tabe e paralisi progressiva degli aliènati). N ella tabela eccitabilitàfaradica e galvani ca sono in principio accresciute, quindi sono conservate, ma in certi muscoli, segnaLo.monte negli estensori della coscia, possono essere abbass.ate. Nelle forme irritati ve consiglia cautela nella cura fa radica; le deboli correnti . costanti in direzione discendente lungo la spina da usarsi nello studio irritativo; questo calmato, dalla corrente galvanica si può sperare miglior successo, massime se combinaLa con l'idroterapia e l'aria di campagna. Non ct•ede però ad una sicura e durevole guarigione. Formano il terzo gruppo le aiTezioni della metà untAriore del midollo spinale da cui la paralisi spinale· dei bambini, l'atrofia muscolare progressiva, e l'att•ofia muscolare g1·assa volgarmente detta ipertrofla muscolat'e. Le paralisi infantili insorgono generalmen te dal 6• al 24' mese con fenomeni ir·rilativi, febbre, agitazione, convul::;ioni, distw'bi di dentizione che più volle si ripr oducono lasciando la pat·alisi. Questa può guarire spontaneamente lì'a le 4 e le 8 settimane, nltrimen~i dUJ'a per tutta la vita. Segni s uoi cal'atteristici sono la dim iou?.iotw di temperatura e di volume, l'atrofia di tutti i tessuti nuche delle ossa, l'assottigliamento dei nervi c dei vasi, ~ncur·valul'e Aùefm·mazioni svariate (piede equino, ecc.). Dalle osserw1zioni di Corni!, Prevost, Vulpian, di Cltarcot e JoiTroy, di H.ecWnghausen e dell'autore risulla che la·base della malattia risiede ne1lecorna anteriori e cordoni antelateraJL Il dottor Rosentbal è d'avviso contrariamente alla opinione di Chat·col e Joffroy, che l'atrofia acuta delle cellule grigie non sia da f'iguardarsi come prin1itiv{l, rna che al processo patologico concor·1'e una attiva parb;c;ipazione dei vasi. Crede pure, in onta all'asserto di Duchenne, che la gravità della prognosi non sia in rapporto con l'ali.el'azione della contrattilitù elettro-muscolare, poiché yide in alcuni casi lu reazione n1uscolare o fa1'adica co111pletameute esUnte, mentre la mobilità volontadu eras i in gran parLe ripristinata. La cuPa elettrica continuata con perseve!'a nza di benefico effetto sulla nutrizione, tempe1·aLura ed accrescimento dell'arto ammalalo; le ~uarigioni rarissime. L'aLPofia muscolare progr·ossiva sì per fenomeni che l'accompagnano • disturbi precoci di sensibilità, spasmi, au" mento dell'eccitabilità riflessa, incomoùi nell'ul'inare, il « frequente dolore speciale alla pressione, nel cammi• Il naPe, soLto l'azione del frectdo ecc.» s ì pc1' il risuHato delle .osser·vazioni anatomiche, nbn vuolsi o1·a più riguarclure come


niBLIOGRAFlCA

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:rna,~ttia autonoma dei muscoli, e a tal.proposito riferisce ~An~u·u ~daverici

di Cr·uveilhier, Valentìner, Leubuscher,. Bamberger, Charcot, Joffroy, Jaccoud ed alLri, ed· i suoi cui furonQ poste in evidenza alterazioni nella sostanza :· '~~~•··~·"··''"'"·"' cellule dei gangli, o cordoni la terali. Rispe tto alla la corrente faradica, per la sua azione isolante, è adatta Jr.r itazione dci piccoli muscoli, con la galvanica si può ;fare agire lo stimolo sop1'a un gr·uppo intier o di muscoli. La galvanizzazione del simpatico vantata da Remat, in un caso non potè far ceSSi\ll'e lo spasmo nei muscoli della nuca, nè cal-. mare la eccitabilità riflessa. J migliori risultuli si hanno al-ternando da tm giorno all'altro la galvanizzazione dei plessi e tr.pnchi ner~osi con la farad.izzuzioùe dei piccoli muscoli. Anche per l'ateolia muscolara grassa o paeulisi muscolare pseuclo-ipertrofica dì Duchcnne dice che la opinione di una pa'ra,lisi miopatica 0 s tata inlìrmaLa llalle ricerche microscopiche di Mliller, Bart e Martini che rivelarono degenet·azìone e.roarasmo delle cellule delle corna anteriori, grande dilatazione dei vasi della sos tanza grigia, clegcnèruzione parziale del cordone autero-laterale. Momento importante nella patogenesi, di 11Uesto. malattia e l'eredità . · Un capi.tolo è dedicato allo· studio delle parali.s.i ister-iche, le quali è pul'e inclinato a t·iferirc in Ol'igine centeale. por certi fetl.On;teni che presenta l'isterismo che lo ravvicinano alle alterAzioni del centro cerebro-spinale cosl fa osservare còme in certi casi d'isterismo si incontri la perdita del senso dolorifico in una parte del cot·po, rimanendo conservato il senso tattile, fatto simile a quello trovttto da Schiff recidendo la sos tanza grigia spinale e lasciando in latta la bianca. Così anche il diffondersi dell'analgesia e anestesia lungo le linee di Voi gt che limitano le ramificazioni elci nervi cutanei, come si osserva nei casi ben dimostrati di paralisi .spinale, e i disturbi vasomotori, segno di irrìlamento dei centrl relativi, parla no per l'origine spinale di questa affeziono. Anche il ca('attere che Duchenne stimava speciale alle paraiisi 'isteriche, cioè il trovarsi normale la, contrattilità ele ttro-m uscolare e notevolmente. indebolita o co~pletamente estinta la sensibilità elettro-cutanea e muscolare, può incontrarsi, secondo il nos teo autore, in certi easi eli pa('ulisi apopleLicn e spinale da compressione. La cura elettrica è efficace nelle paralisi isteriche recenti e limitate ì:ìd una sola estremità. L'anestesia è combattuta in principio con co1•renti forli secondarie cd a corta intermittenzn od anche con la concnle costante.


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RIVISTA.

Dopo·Je paralisi isteriche, le paralisi toniche, a capo delle quali la ·paralisi· saturnina, in cui i muscoli vengono paralizzati per lo più in una serie det.eeminata, o la loro sensibilità e contrattilità elettrica indebolita o-estinta. In molti casi osservati dall'autore la contrattilità elettro-muscolaJ·e fu lesa prima della motilità. In qualche paralisi è stata osservata la perdita della contrattilità muscolare faradi ca e la conse1'vazione deliÙ galvanica. Nelle forme gravi anche la eccitabilità dei nervi viene ad essere compromessa. Quando la paralisi è generalo Puchenne vide ancor paralitico il diafragma. Quando i mu~coli hanno poco perduto della lor·o contraltilità elettrica è ~perabile il ripristinamento spontaneo dei movimenti volontari. Con la raradizzazione si fanno agire sui muscoli para. lizzaLi forti cort·enti a cor ta intermittenza pel' ·JO a •J5 minuti: · tante volte alcuni muscoli torn"&no a rispondere alla volontà senza reagire allo s timolo fara elico, come osservasi nelle guarigioni delle paralisi traumatiche. La terapia galvanica si propone di rilevare la eccitabili là 'indebolita delfe vie nervose. Pat•alisi. post.febt•iti: pat•alisi consecutive al Ufo, agli esantemi acuti, a processi puerperali. (Possono rimanere come conseguenza del tifo paralisi tanto Cùntro.li che perifet'iche, para.lisi parziali e generali, paralisi delle corde vocali, par·alisi del 6' paio, paralisi completa o incompleta degli arti superiori o inferiori). Zcnkor riferisce le paralisi tifìche ad una alterazione maLerial(} della sostanza muscolare; distingue una degenerazione g ranulosa ed una degenerazione cerea: questa Erb ritiene come un fatto cadaverico. La prognosi in gene!'ale è buona. Quando la convalescenza va per le lunghe, la terapia galvanica e faradica con la dimora in campagna e i bflgni1 rendono buon servizio. Paralisi anemiche ed ischemiche. Le ricerche di Slannius, Brown-Sequurd, K.iihne e specialmente di Schifl' e Schiffer dimostrarono che le paralisi e le anestesie che succedono alla compressione dell'aorta e suoi rami provengono daÙ'anemia spinale. Il dottor Rosenthal ha eseguito sperimenti s ui conigli precedentemente C~frarizzati o narcotizzati comprimendo una iliaca od una crurale, ed ha osservato, segnaLarnente con la elettro-puntura, la decadenza s uccessiva della eccitabilità muscolare galvanica o faradica, ed il loro ripristinarsi; dopo tolta la compressione, in ordine inverso. In un caso di Char. cot la paralisi intermittenLe della gamba destra era prodotta dall'aneut'isma della corrispondente iliaca.


613 AlciUle parole spende quindi sull.e paralisi r•ijlesse, oscure lero natura, che Romberg deriva da affezioni intestinali vie orinariee dell'ute·1·o e Brown-Sequard attribuì ad·uno cronico. sul sistema uro-gcnitale con contrazione condei vasi del midollo spinale e atrofia delle parti. Dice importanti per la loro palo genesi le nuove ricerche spe: T)JIXle:rttaJr· di Tiesler e Feinberg, le quali provarono che gl'irr)tamenti infiammatori periferici possono mediante la nevrite progressi va <tompromettcre anche il midollo spinale. popo queste si volge alle nevrosi di coordinazione, in· cui comprende la coeea maggiore e minore, la mogigraf!a e la balbuzie. Nella corea maggiore con fenomeni di esaltazione la esperienza lo h.a persuaso non giovare la elettricità, ma le alte dosi di chinino coi preparati di argento e d.i ferro, l'aria eH campagna, l'idroterapia. Nella corea minore che caratterizza .per una nevrosi cerebro-spinale di coordinazione dice che la esplora:z;ione eleLlrica dimostra elevata eccitabilità dei net'vi· sensitivi; e in molli casi eli emiplegia seguiti alla. corea ha osservato elevala la contrattili là elcttro-muscolaPe, e la cccita-bìlltà galvanica, ed alcune anomalie nella camera di contrazione, manifestandosi nell'apertura col catoùe, con l'anode nella chiusura. Preferisce la corrente, costante alla indotta , perchè questa tr·oppo facile ad irritare. La mogi grafia o spasmo di coordinazione della mano che si manifesta in forma di contr·utture cloniche (tremolio spasmodico) o di contrattura tonica flessoria ovvero eslensot'ia, 'dice rendersi più distinta e prodursi ai'lifìciahnente applicando correnti ip.doLte alla mano, mentre sta scrivendo. Esso ha osservato questa affezione più frequente nelle donne che negli uomini, ed in tutti esistevano fenomeni di soverchia eccitabilità nervosa. La esplor·azione elettrico dimos tr'a in certi casi delle deviazioni dalla maniera normale di conkazione. Si può trattare con la corrente faradica, ma prefcribile la galvanica, ,perchè quella r~on è da lulti tollerata specialmente ne1le forme spasticbe. Malattie periferiche dei nel'oi. Sono quivi comprese le paralisi reumatiche e le tr·aumal'iche. Secondo Duchenne nelle paralisi reumatiche la contrattilità elettro-muscolare e la sensibilità sono normali, ovvero anche la sensibililà in qualche punto più .~levata. L'autore ha verificato nei casi più recenti la esattezza di questa osservazione, ma dice che negli inveterati la conLraHililt). e la sonsibilitù elettro-muscolare possono essere alquanto abbassate. BlBLIOGRAFICA

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RIVISTA

QuanLo alle paralisi trallmatiche, parlato delle alterazioni anatomiche dei nervi recisi e delricongiungimento dei loPo capi, riferisco le esperienze s ugli animali d'Elb, ·ziemssen e \Veiss con le quali concor dano le osservazioni sull'uomo, da tutte r esultando essere carattere di queste paralisi lo abbassarpento della ecCitabilità galvanica, rimanendo indebolita la reazione faradica. -Quanto alla .cura elettrica n elle paralisi periferiche, i suoi effetti dipendono dalla sceHa e dalla manier·a di applicare la corrente. Segue un capHolo sulle malattie dei n ervi cerebrali periferici ed in questo è discorso della paralisi dei muscoli oculari, della ·a nestesia e iperostesia del no1·vo acustico, delle paralisi della faccia, che vengono distinte in paralisi derivanti da lesioni bas ilar·i, l'f.U'alisi ·p rodotte da emonagie nel canàle éli F alloppio e paralisi faciali r eumatiche, le quali presentano una grande moiLiplicità di fenomeni elettrici. Fa . cenno dei disturbi udUivi e della r eazione galvanica anormale dell'acusLico in queste paralisi, cila un caso in cui it'ritando i muscoli della metà inferma cll'llla faccia avvenivano conLI'a~ioni .anche a quelli della sana, dice clte molf.e paralisi facciali pc1' raffreddamettlo g uariscono spontaneamente specialmente nella infanzi<~ e nella adolescen za; ed in qt teste n el corso della prima e seconda settimana non si osservano a lteraàoni essenziali della contrattilità elettro-muscolare e della eccitabilità galvanica del tronco n ervoso. La cura olollrìca deve essere operata sollecitàmen.Lc. Allr e paralisi del facciale sono le Ltaumuliche, le sifiliticho. In questo capitolo è pure fatto parola delle malattie del vaso, e specialmente della paralisi d.el ricm·l'enLe più accessibili alla elcLlr idtà e delle ramificazioni gas lrìclte del vago c quindi del vomito nervoso e della gastralgia nervo!"a, quali s i verificano in molte persone istoriclte · ori. anemiche, s u cui talvolta sono s ta te trovate ulili le correnti elettriche. Un altro capitolo è per le affezioni dei nerYi speciali pcl'ifer ici: « Qui pur·la della paralis i del cliofeagma, il cui sogno pa< tog nornonico è il deprimersi dell'epip:asLrio o degli ipoc condri e il dilatarsi del torace nella inspiruzione, l'inverso « nella espirazione. Seguitano le puralisi delle es Leomil.c'l ~ u­ << pcl'iori ed inferiori e le paralisi della vescica,., in cui non troviamo cosa da spigolaTe che meriti una speciale uUenzione. Coni. inua q n i.ncli ùicendo della influenza della elcltricità sulle anomalie eli secpeziono, notando essere clfeLto della corrente costante e indotta appli~ate s ui nervi del sirnpaLico o sopl'a un


645 ()i p0rtare il ristringimento del lume

vass.le, ed è così si intende come possa f'avorire lo sciogliment(;) degli·essundati riassorbibili. E qui seguono osservazioni r elativ.e alla ~ra elett'rica delle essundazioni articolari, della artrite e nevrite nodosa, agli effetti della eleLtricità sulla mestruazione e suUa $ecuèzione lattea, all'applica:?ione della elettricità nella . impotenza e nelle polluzioni. Dopo ci.ò tratta delle malattie dei nervi vasomotqri e trofìci, 6d in particolare della emicrania, della atrofia unilaterale del volt9, della malattia del Basedow, delle nevrosi vasali reuma.tiche e traumatiche, in cui tante volte la elettricità è stata utilmente applicata. · Importante è H capitolo sullt\ asfissia e sulla morte apparente, in cui dopo detto dell'uso della elettricità nella respirazione a~tificiale qegli asfittici, riporta le s ue esperienze sulla eccitabilità eletll'ica nei cadaveri, dalle quali risulta la sollecita disparizione di essa eccitabilità dopo la morte. Dn cui conclude che la cor1•ente eletLl'lca t'ende possibile la diagnosi della morte prima che sia cominciata la rigidità cadaverica, ed è questo il me~zo più sicuro pc~r· riconoscere la morte apparente dalla reale. Chiude lo scritlo un cenno abhaslanzo. pa:-ticolareggialo sulla applicazione della eleltt'i cità alla chirurgia, alla ginecologia ed ostetricia, alla oflalmologin ed alla dermatologia, in eui natul'alment:e la galvanocauslica cllir-urgica, chimica o termica tengono il primo posto. Segue finalmente in appendice lu desèt'izionc di una serie di esperienze dell'autore intese a risolvere l'agitala 'lUistione della peneLrazione elel.lrolitl'ica d~ll'iodo attraverso l'orgnnismo animale da cui si conclude che questa penelrazione nonè che una pura illusione.

I l D ir-ct.tore

P. E . ì\lA!';AYRA CoLonnello m o(!ico, nwmb1·n tlel Comitato t)i sanitù milita.•·•L l: l H ednt.to ro

Dr F F:D8RTCO TOS! Capitano medico.

Nt:Tit'\t FEDERico, Gerente.


616

STATI STICJl.

Movimento mensile dei malati negli spedali militari ed infermerie di presidio (funzionanti da ospedale). - (maggio 1875).

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jn questa tabe lla sono pure compres i gli i ndividui che non apparten· gono all'esercito curati negli s~abilitneoli m ilitar i (guardie doganali, di pubblica sicurezza, ecc.).


MEM ORIE

ORIGINALI

RENDICONTO CLINICO BI~IESTRALE DBL

1" RlPARTO DI MEDlCJNA NELL'OSPEDALE DI VERON A

LETTO ALLE CONFERENZE SCIENTIFICHE DE L 10 l\I AR 7. 0 E 10 AP R IL E 1 6 7 5.

Nel bimeslre ora scorso (gennaio c febb t·aio) fUl'ono curati nel 1° riparto di medicina 314 individui, di cui 2~2 uscirono, sei morirono, eù 86 rimasero tuttavia in cura. l.c mo1·ti avvennero tutte in febbraio, però uno che morì di llll'bercosi polmonale era degente da cinque mesi all'ospedale; un altro pur turbercoloso era venuto all' ospedale in decembre; uno morto per tu bercolosi meningea, e tubercolosi 1niliare acuta quasi generale era entrato in gennaio. Gli altri tre morti erano coscritti c di questi vi farò in seguito un breve cenno . . Dei ~22 usciti 13 vennel'O proposti per una licenza dt convalescenza, cioè due per catarro cronico dei ht·onchi, uno per consegnenza eli pneumonite; sei per G!or114le a, u~alcflut m flìta n :. 40


618

1\ENUit:OI'iTO CLIN ICO llliii i•:STI\ALE

postumi eli pleul'ite; uno per pericardile; due per· febbre tifoidea, ed uno per cachessia po.lusu·c. Ne vennero riformati ollo: uno per lesione organica in seguito a pncumonite: quattro per lubercolosi nei polmoni; 1100 per entel'ile cronica; uno per nefrite parenchimatosa, ed uno per reu matismo articolare. Due alu·i riformati di cui uno pet' conseguenze di pleuri te c l'a ltro per cacltessia consecu tira a peritoni te rimangono tultavia nel riparto. Cinque ottennero una licenza stmordinaria di co nvalescenza in seguito a rassegna: due per pneumonitc sofferta , uno per tubercolosi e due per pleurite. Il quaclr·o dello malaLLic è il seguente escluso però le effimere e le sinuche.


DEL 1f 0 IU l'ARTO DI l lEOICii\"A l'iE LL' OSI'RDALE Dl VERONA 6·19

Elenco numerico del movimento ammalati avvenuto nel 1° riparto di medicina durante il 1• trimestre dell'anno 1875.

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a Cat.arro gastro lntcr mlttcnto IO Peritonitc. . . Il Febbre tffoidoo 9 Morbillo . ..• 13 l nterml ttento. 4 Chacbes~ia 1>4lustro . . . . IS Menioalte ... 16 Nefrite .... i Reum atismo muscoloro 8 Reuma tismo orticolnro . . 1$ Pa rali si fae· oialo....•

~ Itterizia . . .

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Le sl~oct\o o la cllìmcrG com1>lctano il numero totnle dci curali.


620

1\BNDICON'l'O CLINICO BL\fJ.!:5'rnALE

No i vediamo che le malattie cile dominarono in questi due mesi fu rono quelle solile clella stagione in- . vema le ma moltiplicate in modo veramente insolito. Specialmente le afl'ezioni dell'appa rato respiratorio furono così frequenti massim e nell'orn. scorso ·mese di febbl'aio, da fa r nascere l'idea di uu' in vasione epidemica. Ed in ciò non si avrebbe niente di straord inario, che appalesansi talora dice Schmicl t, senza presumibili ragioni, vere epidemie di pneumonite solto l'influenza di un genio epidemico speciale {genio epidemico in-. fiamm atorio). 'Ma senza che faccia d'uopo di ammettere delle cause specifiche, misteriose per rcnàer:;i ragione della costituzi one medica dominante, ci sembra che il brusco cambiamento avvenuto nello stato dell'atmosfera, lo spirare dei venti polari, che ci apportarono neve in copia, sieno cause ben capaci per sò di prodmre i mali che ebbimo a lo.mental'e. Queste cause naturalmente hanno influito su Lulla la popolazione, quindi il numero degli amm alati cJ·ebbe da per lutto, e basta che diamo un' occhiata. alle tavole necrologiche delle principa1i cillà d'Italia pcrchè ci accorgiam o tosto della straordinaria mortalitù. Nessuno stupore quindi se anche l'esercito ha a deplorurc Je sue perdi te, le quali ci commovono sempre tanto, per le ch'cos tanze tutto speciali in cui versa il soldato, fra cui primeggia quella di trovarsi lontano dalla propria famiglia. Noi abbiamo la sot•Le è vero di aver a che fare con un elemento, il quale è dotato di ben maggiore vitalità, che non la popolazione presa in massa. Il soldato per l'eltl e per scelta costituzione, trQ\'andosi nel pieno possesso delle sue fon:e è in condizioue di •·esistere alle cause morbose molLo più che i malaticci, i vecchi, ecc. ~Ia bisogna pu re tener a calcolo che su questo essere alle nostre cure affidato vengono a pesare molli sacrifizi, grandi abnegazioni, per cui citi non con·


DEL 4° JUPA ilTO DI MEDICINA NELL' OSPEDA LE Dt VERONA 621

sideri le cose solo supedìcialmente non può meravigliarsi, se il soldato, spec ialmen te il giovine coscritto, tanto facilmente ammali. - TralasciP.rò di parlare dcll'acclimatameoto alla vila militare cl te apporta pure i suoi grandi pericoU, citerò soltanto il g1·ande pcrttu·bamcnto che arrecar deve nelle condizioni fisich e il cambiamcnlo di clima e lo stato di depressione psichica io cui viene D cadere il giovane soldato quan do viene a trovn1·si per la prima volta forse, lontano dai suoi cari c dal paese natio, e gettato in mc7.zo alln Yita tutta nuova di cnserma. L'Italia ha la pt•erogativa di nvere climi svariatissimi, quasi nordici ai pi1\ delle Alpi, affricani in Sicilia: se eiù è un pregio per la vari età dci soggiorni che olfl'e, etl una sorgente di ricchezze per la moltip!icittl dell e produzioni agl'icole, hu pure i suoi inconvenienti, di cui pit't d'ogni n.Ju·o ne deve provare gli effetti il soldato. l)uind i pc1· noi Italiani sono maggiormente indispensD.bili coJ:tc camelo a protezi.one della salute dci coscriui, di cui nllre nozioni co n maggior omogeneità di clima possono piì1 facilmente far a meno. Voglio dire el1e sarebbe a . J csidet'arsi che le esigenze della milizia non fossero tali da richi edere che i coscritti venissCJ'O ehinmati in questa stagione soLto le armi. Mi utl't·eLLo però a di<·hiarar.c la mia incompetenza assoluto in questo grave a1·gomento; mi limito a segnalare un danno che gravi ta sull'esen:ito, senza voler per nulla e5eit·c dal campo modesto assegnato al medico. So bene cl"altronde che v' ha chi soeveglia e tende a consigliare con paei afieuo c sapienza i divet·si interess i dcll'esoreito. La depressione morale in cui si Lrora il coscritto al momen to di lasciat·e la c;asa paterna, è u n allro momento d i grande importanza nello sviluppo delle malattie. Questa causa è t.anto più polente per quanto l'in-


622

RENDICONTO Cl,lNICO DDl ESTRAI.E

dividuo ha ricevuto tma scar·sa educazione, e visse all'infuori della soc1eLù. Costoro quando cadono ammalati sono la dispernzione del medico; tristi, abbattuti, per nulla espansh·i col medir.o stesso, diffidenti, quasi che in ognuno non vedessero che dei nemici, rifiutano ostin uLa mente o prendono solo per forza rnedicamemi e cibi, e si ri ducono per tale modo ad un grave stato . Ho ancora nel riparto uno di costo ro, il quale ha l'abito ftisico manifesto, e venne all'ospedale per pneumonite. Costui a gr·ande stento prendeva le medicine perchè temeva d' esser·c avvelenato e per parecchi giorni non volle prendere le min estre limitnndosi a trungugiare qualche boccone di pane, che io dovetti concedergli an che in tempo non au c:ora oppot·luno. perehe Pra l'uniea sosli1nza alimentare dr c·ni pareva non drl'fiJas-;p tnn to. Le suore che ~i eran data la caritatevole premura di fargli frequ enti "isite e di J'Pgalargli degli wccherini che gli po11 evn11o in borca li poternno mt:<:oglicre tu tti, il giorn o dopo altnrnn al leuo sp utati via dal li'nlcrmo. Ora tluale tri ste influenza eserci ti la dop r·essione d'animo sull' undatt~cnto delle malallie lo sanno tulli i medici militari, i qnali hanno constatato sui can1pi di baunglia che i sncccs=-i favorevoli nelle malattie sono mollO in inol'i oell'e.:crci to riulo che nel vincitore. Il giovane soldato nei giorn i che precedono la sna chiamata sotto le armi si abbandona per lo più a dei gravi disordini: i disagi a. cui deve sottostare nei viaggi pel' terl'o. e per mare sono talora inucscri,,i bili. Per tulle queste ragioni che io acceuno soltanto brevemente, a nessuno di noi fa più meraviglia se ogni anno all'epoca della chiamata della classe ci troviamo ad aver elle fare cou molti amma lati f'ra cui alcuni g•·avemente,. Senza bisogn o di molto accorgimento possiamo giit prevedere tali malauie. Soddisfa-


D:RL 1° RIPARTO Dl iiiEOlr.INA NEI.I)OSP!iOALE Dr VERONA 633

remo poi al debilo nostro cercando il modo di prevenirlo od aimeno di attenuarne il danno. Perci ò convwne che si usino speciali riguardi ai coscritti intant.o che vànno assuefacendosi alla vita militare, ehe tutte le cautele igieniche siano a Jor riguardo con più scrupolosità fatte osservate. Questa chiacchierata mi apre ora più facilmente l'adito a parlare delle singole malattie che vennero curate nel r·iparto di medicina. Non dovete nutrire il timore che io voglia fa re una rassegna completa, più o meno scientifiea delle malattie, non dirb nemm eno di tutte nn poco e ciò pill che per difetto di volontà, per di,•erse cir·costunze che è inutile òirvi, e per non anno iani soverchiamente ed abusare della vostra tollcr·anza la ~~nul e pur deve avere i suoi confini. Dalla lettur·a di questo scritto che non deve andar fuori da questa sll'etla cerch ia voi non imparerete nulla, a me fo t·se ne potrù venire qualche ammaestramento e ve ne saprò grado. Prime per feequenza vengono le malattie delle vie respiratorie. Dir·ei che le angine non presentarono alcuna gravità, se non fosse stato di un caso di leggera angina catarrale, la quale produsse edema della glottide, che si fece minacciosa in poclJc ore e condusse ad esito letale. All'autopsio si ri scontrò ollre all'edema della glottide, l' iperpl asia antica del tessuto connettivo sottomucosa, costituente una co nsiderevole tumefazione che per sè sola riduceva a metà il lume della glottide. Si ·praticò una tonsillotomia d'ambo i lati, e più sarebbe stato conveniente il praticarnc, se si fosse potuto ottenere ·il consenso degli individui. Il catarro dei bronch i colpì in modo si può ben dire epidemico specialmente i coscritti. ~Io1ti venn ero all'ospedale, ma molti più ancora rimasero in qual'liel'e. Ciò io lo desumo da quanto mi venn~ riferito da ufficiali, i quali m i dissero che du-


624:

RENDICONTO CJ.lNlCO DHIESTRAT.E

rante le istruzioni era un tossi1·e quasi generale che si face va sentire massime nei momenti di riposo. Di g1·an lunga più frequente la macro-bronchite, molto meno la micro-bronchitc, questa presenta talora veri caralleri di graviti!., perchè asso ciata a febbre alta c di lunga durata, a grande dispnea e perdita del sonno ed a rapido decadi mento delle iorze c collasso generale. Questi sintomi erano ancora più imponenti, allorquando la bronchi te era cruposa. l n questi casi l'ingombro delle vie aeree prodotto dagli ::.affi fibrinosi, unitamente al turgore della mucosa, rendeva assai difficile il passaggio dell'aria, eù insufilcienle la respirazione: ed in uno di questi casi si dovette ap1·ire ampiamente la vena, onde scaricare alqua nto il circolo venoso, il quale era assai rallentato, ed opporsi ai sintomi minacciosi di asfissia. lo so bene l'obbiezion e che put> sollevare il salasso fauo in una simile circostanza. Abbattendo le forze già scosse colla sottrar.ione sanguigna, si viene ad affievolire la contrattilità muscol are e quindi anche l'energia d'azione dei muscoli dei bronchi , che sono i principali agenti incaricati di tenere sgomb1·e le vie del del respiro dai prodotti della flogosi. 1\la d'altra parte se non si solleva il cuore destro dell'eccesso d'azione che deve sostenere per spingere la colonna di sangue, che non è più in proporzione colla quantità dei capillari polmonari rimasti pervii, Hnil'à per esatuirsi ed allora ne avverrà un effetto ben più prontamente letale per la stasi e per l'edema col laterale. Qui siamo in un circolo vizioso, noi dobbiamo cercare il male minore. La tei·apeutica ci fornisce bensl gli espetloranti, gli emetici, i scioglienti; lra questi I'idroclorato d'ammoniaca ed il ioduro di potassio vennero pure usati, e forse con utilità. · Ma sono d'azione leDta nello scio-


DEL 1° RIPARTO DI ~IEDICI NA NEI.L'OS PEDALJ!: DI VEitONA 62~)

gliere e nel determ inare l'assorbimento degli essudati, ed in questi casi per lo più non s'ha tempo d'aspettare: gli espettoranti, l'ipecaquana sopra tutto e la po}igala, sono utili ez.ianrlio, ma eli azione ancora troppo lenta: lo stesso dicasi degli il'ritanti nervini, canfora, benzoino ecc. - Gli emet ici giovano meno eli quello che si potrebbe credere - a priori- nella bronchite capillare, pe1· ciò che la contrazione dei muscoli respiratori durante il vomito , hu piuttosto per effetto, dice Niem eyer, di spingere i pt·odoui di essudazione in basso verso le ultime dit·amazi'oni bronchiali. Io non sono riescito a salvare nemmeno un individuo coll' emeti co due anni or sono, quando mi vennero nel riparto parecchi morbillosi già in condizi one di min acciosa asfissia. pe1· bronchite cruposa. Nè l'emetico, nè il vomito procurato meccanicamente valsero a scongiurare l'esito funesto, quantu nque alcuni di questi individui fosse ro ancora vigorosi, in principio di malattia e che si aiutassero con tulle le loro forze anr:he provocandosi spontaneamente il vomito, colle dita introdolle nella gola. Un tale mi rimase più d'ogni altro impresso nella memoria; era assai intelligeme, e lottò fi no all' ullima ora stauclo seduto in !ello: fina lmente si lasciò cadere sul cuscino , si accasciò c mezz' ora dopo era cadavere. Dirò che il mio salassa to pet· bronchite cruposa non morì c sebbene non sia ancora completamente ristabili to dopo più di un mese, è che probabilmente qualche punto dei polm oni abbia a rim anere atelettasieo per parziale oslruzione dei bron chi, lascia pet·ò speranza eli una non lontana guarigione col eoncorw dell'ammin istrazione dell' idro-clorato d'ammoniaca, di alcuni antimoniali e sovratntto dell'ìoduro di potassio. I catarri ùei grossi bronchi furono sempre, - se pur lo fu rono, accompagnu.ti da febbre di breve dùrata e non presentarono rercil:J alcuna gravità.


626 RENDICONTO CLINiCO BniESTJlALE L'unico inconveniente per questa malattia è l'estrema difficollù di poter fare star al l'os pedale gli individui che ne sono affetti fln o a guarigione completa e di imped ire che commettano dei disordini, essendo pochi quelli che vogliono darle l'importanza che pur merita, ed adattarsi ad una cura, massime se venisse ad essere un poco lunga. Pnewnonite. - Anche in questa occasione potei osseevare che la pneumonite è una malattia che let·mina ordinariamente in guarigione negli individui che si trovavano precedentee1ente sani, e per lo più senza il bisogno di un molto attivo intervento dell'arte medica. Vavevo diseonosciu(o questo principio, il dec:orso ciclico cioè della pneumonite, fu il motivo per cui cotanto errarono i vecd1i medici nella cura della p neu rnonite; massimamente eo ll' eccedere che si feee nelle deplezioni sanguigne, per cui il salasso venne a cadere io un immer·i tato discredito. Dir;o immeriLalo pBrchè son convinto che il salasso in molti casi, sia ancora necessar-io nella cura delle pneumoniti, e che quando la remp erntll!'a è a 40° , il polso a. HW, la respirazione a 40 e più al minuto, on salasso fatto in un uomo robusto non possa atTecare alcun danno, come dice l o Schmidt, e che poss:J anzi anehe giovare perchè diminuisce la febbre e rende più agevole il ci rcolo. La pncumonite fu talora grave per la estensione del processo ilogisico. Vidi però riescire a guar igione un individuo affetto da pneumonite doppia. Ma vi concorse questa circostanza fa vorevolc, che so lo quando il processo era già in via di ri so luzione in uno dei polmoni incominciò a svolgersi nell'altro. La malauia ebbe bensì una più lunga du rata !"i nfermo venne all'estt·emo di forze, ma potè ancora riaversi· Un individuo di costituzione robusta pr·esentò fin dal primo giorno del suo ingresso all'ospedule un'assai alta


DEL 1° RIPARTO DI A!EDIClNA NELL'OSPRDA LE. DI VER ONA 627

febbre, fenomeni di catarTo dei bronchi con sputi vi. schiosi, attaccaticc i leggermente tinti di sangue , e sintomi di catarl'o intestinale con evacuazioni diarroiche in numero di cinque o sei al giorno, e gorgoglio alla fossa ileo-cecale. Facevano quasi intieramen te difetto i segn i statici dal lato degli organi del respiro : solLaoto aflìevolito most.ravasi il normale suono respirato.rio : si diagnosticò una pneum onile centrale molto limitata, ma la febbre si manten ne alta con delle forli esacerbazioni vespertine, il polso che era dicroto diventò ft'eq uentissimo e sall a H O, le respirazioni andarono a 60, comparve la roscola tiroide, h milza parve ingrossata, ma non si fu ben sicuri di ciò per lo sviluppo che presero per tempo gli in testini. I segni fisici della pneumonitc si resero ma11 ifes ti : si ebbe eptl tizzato tutto il polmone destro: si aggiunse il meteorismo con una grand e dispnea , :-;omma agitazione, ed incipiente paralisi dei bronchi, dimosll'atu dall'estrema difficolth nel liberarsi dal secreto vischioso ehe in essi si andava raccogliendo, la qual cosa mi spi nse ad ammin istrare un emetico, m a senza ottenere l'efieuo desiderato. La diagnosi che si fece, fu di fe bb re~ tifoi <lea con pleuro-pneurnoni te destta. Questo individu o eli robusta costituzion e lotta tuttavia da diciotto giorni, con tulte le sue fo rze contro la violenza. del male e non posso dire quale sarà per essere il suo desti no . Un allro individuo entmva all'ospedale bon fen omen i di pneum onite all' apice, era di cattiva costi tuzione, aveva le fosse sopra e sotto clavicola.ri molto inca vate, in una parola ofl'riva manifes ti i cnratteri dell'abito ftisi co: si feee diagnosi di pneum onite ull'apice in sog-gettQ probnbil~ ente tubercoloso. Di lì a poch i giorni compan·e l'eruzione morbillosa. Questo ammalato moriva ul timamente nel riparto dei morb illosi.


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liE NDICO:."!TO CLINICO UIMESTHALE

Un pneumonico manifestava chiaramente le traccie devastatri ci della malaria, anemia, tumor cronico eli milza. La malattia polmonale esordì con ripetuti brividi, ed un bri vido forte e prolungato si manifestò, inentre si trovava ùa tre giorni all'ospedale e colla pneumonìte già in pieno co rso. Si notò che gli sp uti si mantennero sempre poco visc;hiosi, con poca fibrina per ciò, piultoslo molto sicrosi, e molto ricehi di globuli rossi . Si fece diagnosi eli pneumon ite da malaria: la guarìgion a si ollenne soLto ruso del chinino. In due allr·i v.mmalati la febbre si associò a febbre altissima, più volte la temperatura avendo olt1·epassato i ,Ho, ed a gravi fenomeni nervosi, atassici ed adinam ici, deliri o, perdita involontaria dell'orina e delle feci, lingua secca, fuli gi oosità dei denti e delle narici, catarro intestinale, itterizia, soppr-essione dello sputo. In uno di questi si contarono :fi no a 14-4 pulsazioni. Sospettai di eomplicazione al cuore perchè il pr·ocesso polmonale non n.veva tanta estensione dn. dare spiegazione di un tanto disordine nella circolazione, ma non potei eonslatare la pcrica rdite nè l'endo cardite. Ques t'individuo è in Ha giornata di malattia, è molto meno grave, ma la prognosi rimane nncora mollo riserva ta. Come scorgesi è da ternersi se mpre molto quel!a pneumonite elle tion è genuina . l?atale poi si è sempre quella ehe si ussocia a tubercolos i. La pneum on ite associata a pleurite con essudato alquanto discreto assume già una ben maggiore gravitit della. sem plice pneumonite. In questi casi ho sovente vi sto che succeduta la deferYescenza continua la pleurite ii suo corso, e tolora anche, questa viene ad assum ere una vera gravità. Adunque per rapporto alla prognosi della pneumomite ripeterò eh·~ quando è genuina, ed in individui dapprimD


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DEI. 4 Rll'AH'l'O Dl llEDICI:\'A ,\ET~L' OSPEDALE Dl VERONA 629

sani, non lascia quasi luogo a timore di sorta, meno che nei casi di pneumonite doppia. In queste condizioni la pneumonite è male molto rneno pericoloso della pleurite: ma che quando sorge in individui eachetlici, disposti o giù tubercolosi, quando si fa compagna di una malallia d'infezione, diventa male gravissimo, e soventi mortale. Quanto poi alla cura, ve l'ho giit dello, non disprezzo in ogni caso il salasso , il quale riesce forse quando 6 ve1·amente indicato, il migliore anlipiretìeo, libera cer.to sempre il circolo e rimove il pericolo dell'edema co·f. laterale. Niemeyer dice bisogna appigliarsi al salasso quando vi sono questi tre indicanti: ·1° febbre altissima (temperatura a 4tt 0 , pò!so a 11 ~ 0, respirazione da 00 a 60); 2° minaccia d'asfissia per l'edema collaterale; 3o l'insorgenza di gravi fenomeni cerebral i per la stasi da impedito deflusso del sangue. Secondo me, il meno che possiUJHO fare,' è di attenersi scrupolosamente ai precetti di Nicmeler, che sono tutt'altro che eccessivi, anzi sembrano ancor troppo improntati di un certo oiTore pel sangue che è la caratteristica d.ellu scuola fisiologica moderna, a cui del resto la medicina deve se si è posta sulla via del

progresso. ~la io ho ferma opini one cbe se l'abuso del salasso ha potuto far dire con molt<.1 ragione che, la pneumonite guariva in certi casi malgt·ado il salasso, in alcuni casi si possa ancor dire c:he l'ammalato è mOJ'tO perchè il salasso non {u fallo. Io ritengo però c.:he su di noi non verrà mai a pesare i! ri mprovero che Niemeyèr indirizzò ai più fanati ci della scuola germanica, quando ebbe a dire che è molto comodo il non prendet·.si il disturbo eli fare un salasso, e di più avere il varltaggio di potersi schiere.re cogli uornini che si di-

cono del progresso.


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llENDICONTO CLINICO BIMESTRALE

Un' ultima osservazione a proposiLo della pneumonite che riguarda i conva lescenti. Caduta intieramente la febb,re, al succedere della defervescenza, e ritornato prontamente l'appetito, l'ammalalo si.' cred~ giù guarito, e dopo pochi giomi appena, vi annoierit con insistenza onde lo mettiate in sortita. Guai se il medico si abbandona anch'esso ad un ottimismo mal fondato, e lascia troppo presto in balla di se stesso il suo ammalato, e lo abbandona in preda ai suoi disordini ed all'incostanza dell'atmosfera. L'essudato pneumonico al succedere della defervescenza non è ancora scomparso per assorbimento o per eliminazione: date certe cause unti-igieniche, un'aria viziata, irTitante e troppo fredda, può avvenire la degene1·azione ed allora, dopo qualche mese, vi vedrete a ricomparir11 davanti non più un pneumonico, ma un tisico . .Più settimane ci voglionc perchè l'essudato scompaia intieramente, e p et· accertat·cene non abbiamo che acl applicare l'orecchio sul torace di un individuo, il quale di fresco abbia sofferto di pneumonite, e noi noteremo subito un grande affievolimento del mormorio vescicolare ed un aumento di fremito vocale sul punto che fu bersaglio del processo infiammatorio . Ai pneumonici quindi si addice una ben regolata e mollo protratta convalescenza allo scopo di sc~nsare dei malanni che potrebbei'O facilmente svolgersi successivamente qualora venissero trascurate sifl'atte cautele. Tt'sichezza polmonale. ~ È indubitatamenle la prin· cipale causa di mot·te nel nostro esercito, come lo è ìn tutti gli eserciti europei .. Questo fatto giù constatat~ da lungo tempo, è stato oggetto di stucli da parte eh parecchi scrittori d'igiene dei vari paesi. Si domand~ qual'è quella condizione che esiste da per tutlo, nel tanto differenti climi, sotto latitudini cotanto diverse, che esercita una così ·perniciosa influenza sulla salute del


DEL i 0 RIPAR'l'O DI ~JED!ClNA NELL'OSPEDALE DI VERONA 631

soldato, da farlo più facilmente che in ogni allra posizione sociale, cader· vittiu1a del fa tai morbo tubercolare? (Parkes). Non si seppe u·ovare altra rngione più plausibile all'infuor~ di questo che il soldato respira nella caserma un'aria viziata per l'azione della respirazione. L'analisi chimica inver·o ha posto in ch iara evidenza i grandi cambiamenti che la respi!·azione umana fa subire all'aria confinata, ed io non credo che faccia d'uopo di spendere· molte parole per persuadersi come l'aria in questa condizione nuoeendo nll'ematosi non possa essere inspirata che con grande pregiudizio della salute. Non pl'etenùo di dire una novità coll'asserir·e che molte malallie o locali come l'ou.almia, e cliatesiche o costituzionali, ed i.nfettive trovano nella vita in comune, • di caserma, le condizioni le più favoreroli al loro sviluppo . A prova di ciò ognuno di noi antt i suoi tl'isti esempi da citare.- Nel 1865, il1 3° fanteria a Bologna, si trovò un tempo con cil'ca 200 ottalmici, di cui la maggiot· pal'le eran granulosi. Si crearon o commissioni sopra commissioni onde t!'ovar modo di porre un argine a tanto male. ~fa la caserma si trovava in pessime condizio11i igieniche, la ventilazione non poteva aversi in modo sufficiente, cd i soldati giacevan afl'ollatissimi in corridoi che avevano scarse aperture situate molto in alto. Quindi ques t'influen za non cessò che quando all'aprirsi della campagna del 6G il reggimento fu portato ad accamparsi. Altro esempio: nel1872, il ~3° fu a~ campo di Castiglione: colà due battaglioni dovevan rtmanere accampati ed uno era accasermato in paese: ciò succedeva per turno. Ora io vidi durante lutlo il periodo del campo, non senza mio rammarico, che il · battaglione accasermato ul quale doveva prestare servizio io stesso, el'a sempre quello che dava il maggior con~ingente di ammalati all'ospedale e più questo che


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RENDICONTO CLI:\ICO BThffiSTRALE

gli altri due presi assieme. l~z·ano febbri violentissi.me che scoppiavano improvvisamente, ehe duravan parecchi giorni, e che davan l'idea di un<\ febbre <l'infezione, lasciando dopo una grande prostraziotw. Io ho ancora potuto osservare che erano le compagnie che occupavano il piano terreno, che erano Je più rnaltratlate, dove cioè la ventilazione era più difficile a stabilirsi. L'anno scorso in estate un battaglione deJ •13° che trova vasi accasermato al Pallone, d iede mi maggior numero di ammalati dogli altri due, per quanto tutte le cUI'e del comandante e dei medici foss ero state r·ivolte a rimuovere le cause d'insalubrità di questo quartiere. So che questi esempi voi li potete moltiplicare. Ora io domando, quest'aria confinata , e carica dci pt·odo tti della traspirazione cutanea, delle emanazioni Llelle la- · trine, le quali come saprete, in un gran numero delle nostre caserme comunicano cogli ambienti ùellc camerate, impregnale di fumo di tabacco, in che modo può concorrere nell 'eziologia di tutte le malattie in genere, e della tubercolosi in specie ? Non par tuttavia che si possa giudicare un' ipotesi troppo ardita, il supporre che un'irriLazione eonlinua cleten11inatil e mantenuta da un'atmosfera viziata, che nuoce nll'ematosi, sia per avere una gra nde influenza sulio sYiluppo ùei tubercol i che come sappiamo sono cat'atterizzati da una produzione lussureggiante di nuclei e cellule su punti circoscritti dei polmoni. Se poi si ammettesse, come molti autori ihmcesi, la specificit~, e la inocnlabilità del tubercolo, si avrebbe an che un'altz·u più facile spiegazione dell'influenza della vila in comune, come nella vira di caserma, nell'eziologia della tubet'colosi polmonale. ,\ "''errebbe per in· lezione, nello stesso modo che avviene per tutte le malattie zimotiche, così frequenti nei quartieri. Voi co~ noseete gli esperimenti del Villemin s~1i conigli, c:oi quali


DEL 1° Il lPARTO DI MEDICINA NELL'OSPEDALE DI VERONA 633

dimostrò c:hc si può produr-re per inoculazione la tuberoolosi. Per cui venne egli nella conclusione che il tubercolo sia un agente specifico, virulento e per conseguenza u·asmissibile ed ino culabile. ~e quindi , dice il Vilfemin, gli sputi dei tisici contengono il pl'i ncipio vil'ulento; se questi sp uti véngono ad essiccar·si sul pavimento, la polvere che ne risulta, mescolandosi nll'aria ambiente, penetra nella vie aree degli individui sani e può a questo modo inocular loro la tubercolosi (Morrache). A Milano furon o r-ipetuti gli esperimenti da Verga, Biffi e Mantegazza, e venn e1·o confermati pienamente i I~isultati ottenuti dagli :llllori francesi; che più, altri avendo -dato del latte di vacca tisica a dei conigli e can i, si sa1·ebbcr questi visti pochi giorni dopo ammalare di tu.bercolosi . Ciò ci avvicinerebbe dtmque all'antico opinione, che è ancoPa accarezzata dal volgo, della · trasmissihilità della tubercolosi . Pure si vedono tutti i giorni convivere individui tubercolosi con individui sani, specialmente tra i con iugi, senzn che abbia luogo la propa-. gazione della malattia in discorso. Di più è dimostrato che basta mantenere ma le un animale, obbligarlo a vivere in un sito poco aereato , perché dopo breve tempo si manifesti in esso la tubercolosi. Affine di conciliare le due opinioni disc1·epanti (che vi fu rono pure degli esperimenti conlraddiuorii: ad es. iniettando nelle vene della li matura di sughero, si sarebbero provocati dei focolai coll'apparenza ma crospica dei Lubercoli, ma nei qL<ali a vero dire venne ricerca ta invano la cellula gigantesca) non s'i potrebbe ammettere, notate che io azzardo un'ipotesi, alla quale perchè forse solo mia, non posso che attribuire un piccolissimo v~Jore, che a~venga per il tubercolo ciò che oggi giorno Sl vuole ammettere per lo sviluppo dei cancri seconGiornale di m-.clfcina m ·i lit ar c.

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J\BNDJCONTO CLINICO BniESTRALE

darii? Sembrano infatti oggidl prevalere le idee che esso abbia luogo per il trasporto ùi elementi cancerosi: dato cioè un foco laio canceroso gli elementi si ùitlondm·ebbero ed andrebbero a trapiuntarsi in sili remoti producendosi quindi solo secondariamente la cachessia cancerosa. Quindi anche per il cancro non precsisterebbe la diatesi ma sarebbe da principio sempre malattia locale. Data per vera questa ipotesi, potrebbe ancora esser vera quest'altra che il ncoplasma tubercolo introdo,tto tra gli elementi dei nostri tessuti, si sviluppi a guisa di innesto c di lì per il tr<Jmite dci vasi, massime dei linfatici, si dì[onda ed invada i diversi visceri del corpo. Desidez·o che riflettiate che la tubercolosi miliare acuta, che è l'espressione dell'infezione generale dell'organismo, avviene sovente in individui in cui si può trovare quasi sempre in un organo o nell' alu·o, qualchefocolaio tubercoloso preesisten te.Prima tli cscirc da questo campo oscuro della eziologia del Lubercolo, permettetemi che a modo di conclusione riferisca un passo del llizzozcl'O, autorittt di un grande peso in questa <-rueslione : egli elice : per .le recenti ricercl1e sull'inocu!azione del tubercolo appare mollo prolJnbile che la tubercolosi sia una malattia virulenta, ma che però è ancora più probabile che essa possa arere sviluppo anche indipendentemente da qualunque virus. La tubercolosi solo di[erit'ebbe dalle altre malatlie specifiche per ciò che il suo sviluppo spontaneo ha luogo assai ~pesso. Del resto , si pensi cib che si. vuole in proposito, io credo che non si yot-rà oppugnare per difetto di logica la seguenLe argomentuzione: Sta in faLlo che tutti gli eserciti Europei, sono soverchiamente maltrattati dalla tubercolosi: l'unica influenza nociva che sia veramente comune a tulli gli eserciti, sta nell'accasermamen to, dove si respira so-


DEL 1° Rll'ARTO DI liiEOfCINA NELL'OSI' E DALE Ol VERONA 631.)

vente un'aria infelta: è ragionevole quindi che a questa causa specialmente si attribuisca la frequenza dello sviluppo della suddeua malattia nei solèlati . E se questa causa ancorchè non potesse da sola produrla (lo che forse può essere un'esagerazione il ritenere) contribuie ùeve per lo meno potentemente ad estenderne la propagazione. Ma l'etisia non ò soltanto prodotta dalla tubercolosi vale a dire non tutte le tisi sono tubercolose: Anzi gli scrittori moderni come Niemeyer .Tacco ud. opinano che sia ben pit\ frequente la Lisi polmonale che susseguita alle infiammazioni croni che e non specifiche, per semplice degenerazione caseosa dell'essudato, che la vera tubercolosi. Ora vediamo unche dalla presente statistica, come le infiammazioni degli organi del respiro sieno nei nostl'i soldati di un'estrema fL·equenza. Per ciò se consideriamo ancora che molti di loro sono di costituzione debole; che su di loro agisce l'influenza dell'acclimatarn ento alla vita militare, e di un clima spesso molto pit:1 rigido di quello in cui sono nati e vissuti, non ci stupiremo che queste infiammazioni sovente ripetute sugli organi del respiro, conducano-talora- sempre troppo spesso - all'esito fatale di cui ho , sopr·a parlato. l soldati peccano troppo sovcnti contro l' igiene. Entriamo in un cor·po di guardia, in uno di quei locali all'apparenza (spesso) di lm·ide taverne, in cui i soldati passano il loro tempo nella stagione d'inverno attorno ad un fuoco che loro sco tta le membra, in mezzo ad un ambiente satUI'o eli fumo di tabacco che avvelena. il loro sangue {che ogni soldato deve fumare); considerate ciò che deve avvenire, allorchè lasciano quel locale per andare a corpo riscaldato a montare la guardia od a fare la ronda. Nè l'istruzione, nè la esperienza li hann o ancora am maestrati a premunirsi


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REI'\DICO!'\TO CLINICO BIMESTRALE

contro i rapidi raffreddam enti del 'corpo. Onde le pleuriti sorgono con una frequenza straordinaria , c ciò voi lo vedete dal r endiconto statisti co degli ammalali dci due mesi, curati nel riparto di medicina, che io vi ho già presentato . Ora lo stato infiammatorio clcllè pleure, la compressione che l'assudato determ ina sul polmone esercitano molte volte, quando tarda a risolversi, una perniciosa influenza sulla nutrizione di questo viscere, il cui risultato finale è soventi lo sviluppo del neoplasma tubercolare, o là caseificazione dei prodotti della flogosi. nra è egl i soltanto in forza delle inesorahili esigenze del servizio che il suldato viene per questa guisa ad ammalare'? Io non lo ritengo . Bensì non sarei alieno dal ritenere, e vorrei por ciò risvegliare tulLa l'attenzione dei colleghi su questo proposito, che molti soldati o per cecità o per pigrizia si corichino mezzi v-esti ti: e che perciò alle\•arsi dal l eLlo vengono ad essere insufficientemente coperti, relativamente cioè alla pesante copertura che avevano in letto, motivo per cui lo squil ibrio repentino della temperatura alla superficie del corpo viene ad essere troppo sensibile. Ed in vero la causa più comune della pleurite (eccezione fatta della pleuri te secondaria di tu bercolosi, di morbi. infettivi , cd alla pleurite traumatica} è l'azione del freddo sul corpo estuante . .Baccelli assegna come causa generale delle infiammazioni delle sierose, e dei versamenti sierosi in esse, la sospesa funzione dei linlati ci cutanei per l' a?ione del freddo. È detto volgare che di ogni cosa buona si possa abusare, cd ottimo jndumento è il panciotto di cui va fornito il nostro soldato. nia qual e str·ano abuso non se ne fa? Col portarlo co ~ tinuamente, e di giorno e di notte, in qualunque stagione , per qualunque tempo come


DEL 1° !\!PARTO DI niEDlCINA NELL'OSPEDALE DI VERONA 637

fanno, gli fanno perdet·c gran parte della sua b~ne­ fica efficacia, e coll'inzupparsi dci materiali della trasp,jrazione serve a meraviglia a mantenere uno strato di aria corrotta alla superficie del corpo. Un esimio scrittore di igiene militare, Morràche, lamenta questo stesso abuso che sarebbe pure nell'esercito francese: e notate che il soldato ibmccse non ri~ ceve il panciotto che in campagna ed in certe condizioni speciali di servizio: ma egli dice, allorchè lo hanno a loro disposizione , se ne coprono cominuamenle, e ne perdono così ogni benefizio. Vuole per ciò che debba essere il medico che prescriva in quali circostanze il panciotto debba essere indossato, e che stia poi. all' autoT'iLà militare lo esigere che i soldati non ne facciano uso che in casi di servizii èccezionaù, di guardia di nolLe, comandati ~Ile co1·vées, ed Infine in caso di indisposizione. Io sp~ro che non vorrete farmi cari co di avervi intrattenuto troppo a lungo sulle cause di malattie che son le principalissime che vengono ad influire sulla salute dei nostri soldati. Se mi sono un po' troppo esteso a padare delle cause che conducono all'etisia, prossime o remote, più che non convenisse ad un semplicissimo rendiconto quale mi sono proposto , si è in vista della grande importanza che assume ques~'argomento· oggi giorno in m~dicina militare. Noi vediamo che si fanno sforzi da per tutto onde diminuire l~ mortalità negli eserciti. Si prendono per ciò speCialmente a combattere le cause che si suppongono f~vorevoli a1lo ' sviluppo di questa malattia. In J.?rancia 81 porta la razione eli carne del soldato u 300 grammi. In Prussia si è giunti aù avere la minor mortalitìt (6 per 1000) col congedare ogni militare tostochè fosse andato soggetto ad un alla eco grave di petto, per modo che non gli tosse rimasta tutta la libertà di funzione degli


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RENDICONTO CLINICO DDrESTRALE

organi del respiro, ed appena si scorga una vera disposizione alle lente affezioni dei visceri toracici. In Inghilterra colla riforma delle caserme, dove si è adottato H sistema dci piccoli quartieri dì bauaglio!le, et'elli su una grande area in mezzo a giardini , veri casini di campagna, dove per la grande e naturale ventilazione, e scrupolosa nettezza, non possono accumularsi que i miasmi, che la forma o costmzionc colossale dei nostri quartieri ed ospedali più o meno monumentali cotanto favoriscono: diminuendo il peso. dell'equipaggiamento distribuendolo più razional mente e pi ù equabifmente in moclo che non tenga a gravitare tutto su una data regione del corpo, si è pur grandemente progredito nella via dell'igiene, e si é giit ottenuto un effetto sensibile sulla mortalità. Su questa via propria veram ente di un popolo ciYile si son poste pure la Russia e l'Italia; ed in questa noi dobbiamo progredire. Per . quanto speHa a noi impiegheremo tutte le nostre forze nel diO'ondere i sani principii dell' igienic, combattcre~no i pregimlizii dovunque si annidino, diraderemo l'ignoranza, ed ademp·iremo così alla più bella nostra missione, che è quella di curare la salute del soldato prevencndonc le ma· lattie: che, dopo la disciplina, l'igi ene è il primo fattore di forza di un esercito. Ci ri marrit sempre ben fermo nello mente l'adagio latino, che è pue sempre tanto vero « Principiis obsla, sero medicina paratur » chè l'igiene Lullo può, In terape uti ca poco. Senza l'igiene, ha detto un grande igienista, Lévy, la med icina non è che una lugubre agitazione. Sulla diagnosi.~ sulla cura della tubercolosi nulla ho a dire: gli estll sono mai sempre sconfortanti. · Pleu1·ite. - Le pleuriti si mostrarono sotto le varie loro fo rme; di pleurite secca, di pleurite con scarso essudato e di pleurite con abbondante versamento.


DEl. 4° RIPA.RTO DI lllEDlCINA NELL'OSPEDALE DI VERONA 639

Per rapporto all'eziologia la più co mune fa quella che si suole riconoscere siccome in nesso eziologico colle comuni cause reumatizzanti, e quella che è asfOCiata a pneumonite: viene in seguito quella che è sintomatica di turbecolosi. I.a pleurite per infezione si ~?lò in un individuo già convalescente di morbillo per ·essersi esposto momentaneamente ad una corrente d'a{ia fredda. In questo ammalato la malattia assunse un rndamento gravissimo, ed il prognostico rimane tulldra. risel'vato. Si ritengon o, voi lo sapete, come principalissime tra le cause predisponenti a questa malattia il depauperamento del sangue, l'indebolimento della costituzione per qunlsiasi causa. Ora in Italia domina quasi dappertutto il miasma palustre, che colla sua lenta azione sugli organi cmat~poetici contribuisce a promuove!'e la crasi sierosa; quindi nessuna meraviglia se le pleuriti sono tanto fi·equen ti nei nostri sol~ati . M9hi indiridui <:Ile ebbero le febbri inteJ•mitteuti, furotlo, affetti in seguito ùa pleurite. Sarà opera veramente degna <lell'Halia costituita il combattere con un buon sistema d'agricoltura:dappertutto questi focolai d'infezione che rninaoo la costituzione dogli Italiani, e clte sono la causa precipua della inreeiorìtà fisica della nostra razza a petto eli altre · razze europee.' Da lutti viene poi riconosciuto che un'abbondante alimentazione è il mezzo più vaiido per rendere i corpi atti a resistere alle es\erne influenze che tendono ad alterare la salute. li consiglio quindi che noi daremo , qualora ci venga chiesto, di accrcsce!'e ancora la razione di came del soldato dovrà ritenersi come informato ad uno spirito altamente umanitario e patriottico ad ·un tempo. Sulla diagnosi della pleurite poco ho da. nolare; di facilissima constatazione per i suoi segni fisici, questa malattia può mancare dei suo i segni caratteristici 'in


64.0 UENDICONTO CLINICO 131MESTRALE alcuni casi di pleurite secca. Lo Schmidt elice che in q:uesti casi si può conghietturarne l'es istenza, allora quando facendo fare delle profonde inspirnzioni l'ottusità del cuot'e, della milza e del fegato restano invariabili. Ma più r,he a ques ti sintomi io credo si debba badare ad una piccola differenza nel mormorio vescicolare di indebolimento, che in assenza di ogni ahro fenomeno morboso, parve a me che si potesse rifel'ire . ad un leggiero inspessimento delle pagine pleuriche, ad aderenze che impedissero la di latazione degli alveoli dello strato corticale del parenchima polmonalc. o che pure per questo stato fosse impedita la normale conducibilità del suono respiratorio. Di questi casi me ne accorsero non pochi: mi accadde infatto parecchie volte nell'esaminare gli o1·gani del respiro, scnzachè l'ammalato accennasse alla più piccola sofcèrenza da questo lato, e senza che si fosse mai acc<:: rto di aver sofrèrto di mal di peuo, di rimanere mvtaviglialo di trovare indebolito il suono della respirazione in punti molto estesi del perimett'O toraeico, per lo più poster iormente. Ciò mi t·ese persin perplesso nlcune volte nell'allo di dover rimandare questi individui al corpo; ma , pure essi erano forti, di buona nutrizione, non avevano tosse, non manifestavano alcun altro sintomo di sofierenza, e non ebbi fin qui a pentirrni di non aver dato importanza a quel loro stato, che io giudico consecutivo ad una pleurite secca an tecedentemen te sofferta, -la quale sappiamo come decon·a soventi senza alcun sintom o morboso . Di fa tto tutti gli autori allestano che soventi trovansi le lam ine pleurichc saldate nei cadavel'i di individui i quali Jon ammalarono mai di pleurite. Si ammette però eh:! se quest11 saldnwra è in luoghi dove le lamine per la respirazione devono scorrere l'u na sull'altr·a, l'impedisce e produce ambnscia epperciò l'ammalato avverte il suo male. Quantunque


DEL :J0 RIPARTO DI MEDICINA !'i""ELL'OSPEDALE Dl VERONA 64'1

non abbia in nessun caso per se sola condotto direttamente a .morte, tuttavia, ad eccezione della pleurite seocé,l., ben poche ,volte ebbe veramente l'andamen to ài Uila màlaLtia leggiera, che le fu sempre compagna la febbi'e, la quale colla sua lunga durata fi niva per esaurire notevolmente le foeze degli individui. L'esito di questa malattia ehe la pmti ca mi condusse a maggiormente temere si è lo sviluppo della tisi. ll sistema .curativo che venne generalm ente posto in pratica conu·o le pleurite fu ìl seguente. D~ prima si fecero deplezioni locali colle mignatte e coppette. Dei revellenti cu tanei si fece poco uso, fin che pérduro.va la ·febbre, perchc per essi si vi ene ad accresceTla. Si é cercato di combattere la febbre e l'alla temperatura colla digitale e col chi nino. Coi drastici e coi diur·etioi si procurò eli fa vorire l'assorbimento, non che coll'uso dell'iodio internamente ed esternamente. Il ioduro di fe rro venne amministraLo colla più gr·ande costanza. Non ho fin ora seguìto l'esempio dei Tedeschi nell'applicazione del freddo localmente (cataplasmi ghiacciati ed acqua fredda) e non so se abbia fatto. bene·. Può esser forse giustificala la diffidenza che pt·esso noi ha l'applicazione del freddo nell a cura della pleul'ite, consigliata dai Tedeschi, per ciò che da noi si ritiene che siffatta malattia sia d'origine reumatica, cd il freddo si crede un catlivo antireumati co, almeno dal volgo? lo non lo credo pensando ai bei successi ottenuti da Niemeye1· col f1·eddo appl ica to loc:almen te nella curn della pneumonite, il qual morbo ha comune eolla pleurite lo. eziologia. Non si presentò l'occasione di fa re il salasso, non essendosi mai da to alcun caso in cui per flussione collaterale e per edem a del polmone sano, ci fosse pericolo di intossicazione per insufficiente decarbonizzazione del sangue. Come sem plice mezzo di combattere il processo flogistico c la febbre non venne


642 RENDICONTO CLINICO BDIESTRALE impiegala, perchè io credo più efficaci le deplezioni locali, e perchè col salasso nella pleurite si favorisce il versamento. Ho accettalo perb il consiglio di Stromeyer di non riporre ancora tra gli stl'Omenti inutili la !ancella, e credo una vera esagerazione quando· H Can tani si fa a dire, che l'indicazi one pel salasso si può presentare uoa volta ogni dieci mila ammalati, ed ancora in questo caso, se si sarà intralasciato di farlo, non si sarà pt·odotto un grave danno. Ma io quei oasi in cui vi fosse minaccia di venefizio del sangue per saturazione da acido carbonico, sarebbe m·gentemente indicato un generoso salasso che farebbe un gran bene, percbè con esso si aprirebbe una via al sangue, che va a sovracaricare il cuore destro, il quale del resto verrebbe ad essere sopraffatto dalla fatica tanto più facilmente inquantochè non è più stimolato normalmente dal sangue che trovasi deficien te di ossigeno. Dovendo spingere con aum ento cl'o r.ione verso i polm oni una colonna di sangue che non è più in proporzione col numero dei capillari polmonari che trovansi pervii (una certa parte essendo rimasta obliterata e per la compressione dell'essudato e per l'edema co llaterale) succederebbe abbandonato au'e sole sue forze il rallentamento del circolo nell'arteria polmonale, l'ingor-go del cuore destro e la paralisi cardiaca. Io questo solo caso qu indi e non altro può trovarsi l'indicazione de l salasso. Quando vedeva che Je (orzo dell'ammalato andavano rapidamente a decadere, c che era minacciato l'esnurim eDLO , ricorreva anche prima che i sintomi febbril i fossero lintieramentc dissipati, , ad una dieta leggermente nutriente, scegliendo cibi di faci le digestione. OtLenuto l'assorbimento dell'essudato molti di questi individui vennero proposti per una li~ ccnza di convalescenza più o meno lunga, a ciò indotto sia dallo stato di emaciazione a cui era pervenuto


DEI. ~ o RIPAHTO DI MEDICINA NEJ,T}OSPEDALE DI VEI\01'\A 643

l'individuo, pee cui un va lido servizio non sarebbe più stato iri geado di prest.arlo pel' un assai lungo periodo di tempo, sia perchè ammaesteato da una dolorosa esperienza che le recidive di questa malattia non sono infrequenti c sono terribili. pee le conseguenze (tubercolizzazione dell'essudato e tubercolosi polmonalo), sia perché è parere dei buoni scrittori e pratici che una valida guarigione di una pleurite che abbia raggilmto una certa importanza non si possa ottenere ehe in sei mesi, mediante una convalescen za ben dirotta , con una ginnastica polmonale all'aria libera in aperta campagna, mediante passeggiate che si fanno fare gradatamente prima al piano, poi per vie sempre più ripide in siti di collina o pei monti, onde conseguire che l'aria torni a penetrare in ogni anelito del polmone, ne distenda a poco a poco gli alveoli e mediante le escursioni polmonali nelle profonde inspirazioni si impedisca che si formino imbrigliamenti, od anche vengano distrutti se già form ati. 1Yoi vedete che non è nella vita di caserma, nè in mezzo al polvorlo che si eleva in piazza d'armi durante le esercitazioni, e lungo le polverose strade o nelle passeggiate militari che si incontrano le più favorevoli occasioni igieniche per ristabilire una normale respirazione nell'organo leso. Non mancai nemmeno giìt per tempo di raccomandare agli ammalati, seguendo il consiglio di Blantegazza, di fare profonde inspirazioni ogni cinque minuti, affine di dilatare gli alveoli, reagire contro la compressione fatta loro subire dall'essudato, favo rire il circolo capillare e con esso la noemale nutrizione del parenchirna, impedire le aderenze dolio pareti alveolari tra loro, perchè più presto potessero ritornare al loro pristino stato di elasticità e tonicitù fisiologiche, e non avessero ad ostruirsi per inerzia ed atrofia. 1\on è che con ciò si sia sempre ;.in grado di opporsi all'atelet-


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RENDICONTO CLINICO lliMESTRALE

tasiu per co m!Jressi one, che l'azione del liquido sul compressibile purenchima, e gli imbrigliamenti che impediscono le escursioni costali, e conseguente dilatazione p'olm onale sono molto più poten ti d_l questi mezzi , ma se qualche cosa si potrà ottenere sarà sempre un bel guadagno fallo. Di ben maggiore efficacia io crado dovrebbe riusci1·e la compressione del torace esercitata sul lato sano siccome mezzo curativo degli essudati pleuritici quale venne proposta e messa in pratica dal professore CoucaLo. Obbligfmdosi per tal modo l'ammalato a respirare col polmone all'etto, e venendosi ad accrescere la pr~ssione della colonna d'aria nei bronchi ed alveoli, si evita che resti imbrigliato ed impedito nelle sue escursioni, dalle pseudomembl'ane che si v;nmo formando sulla superflcic delle due lamine pleut·iche, e che quindi diventi atelettasico. Non altr·imcnti devono agire gli esercizi anche faticosi all'aria libera, che servo no da ginnastica polmonale. Ed io credo che nei contadini ad es. si/fatti ve1·samenti non possano avere la durata, che hanno quando si vogliono cmare col riposo mollo prolungato, confidando solo nella ordinaria cura interna. Io ricordo d'aver visto congedare dall'ospedale dal prof. Concalo, prima che id easse l'attuale t1·attamento degli essudati pleuritici, ind ividui con abbondante ''ersamenlo nel sacco della pleura, appoggiandosi alla persuasione che esso nutriva, ciJC col libero esercizio della respimzione si sarebbero più prontamente dissipati, che non se si fosse condannato l'ammalato a starsene neghittosamente all'ospedale. Ed io ho pur visto più d'una volta individui che Dnché stavtmo all'ospedale non guarivano mni, dopo una li· cenza di convalescenza ritornarsene guariti al reggimento. Per ciò sono inclinato a ritenere che negli es~ sudali pleuritici, una volta ch e sia cessata la febbre,


DEL 4" nii'AIITO DI ~IEDICINA NELL'OSPEDALE Dl VEUONA 645

l'inerzia a cui si condanna l'indiYiduo all'ospedale, sia poco favorevole al pronto dissipamento dei medesimi. La toracentesi non si ebbe occnsionc di doverla praticare dappoichè ritenendo la puntura del torace una operazione che può avere delle gravi conseguenze, non ne riconosca una vera indicazione, che in quei casi in cui la respirazione sia diventata insufficiente per la compressione polmonale (lo che succede nssai di rado), il quale stato è sempre chiaramente accusalo dalla grande dispnea dal pallore della faccia, dal polso piccolo, dal freddo della cute e sovr·atutto, giusta Niemeyer dall'accasciamento dell'epigastrico e della regione giugulare nelle inspi1·azi oni. Io so bene che in Francia. ad eccitamento di Trousseau si(~ ora n10lto corrivi nel ricorrere alla paracentesi toracica nella cura delle pleuriti quando sono associate ad un essudato un poco abbon~ dante. &la oltre che questa prati ca non la vedo seguita dappertutto massimamente in Germ ania, trovomi inoltre sotto la t['ist.e impressione prodotta in me dalla lettura delle statistiche fra ncesi, le quali dimostrerebbei'O a quanto par.e, che il trattamento curativo seguito in Francia nelle pleuriti, anehbe neB'ultimo deeennio dato un numero procentuario di morti molto più considerevole che nel decennio anteriore. Ora sarebbe appunto in quest'ultimo decen nio, che si estese negli ospedali francesi maggiormente la pratica òella paracentesi to· racica co'me mezzo ùi cur·a nella plemite. . Jfalattie clel pe1'ica?·dt'o. - Non si ebbe pur un caso di pericardite semplice, e quello stesso che nel quadro figura come tale era associato a pleurite sinistra secca, per cui potrebbe ancora figurare t1·a queste ultime. Due volte la. pericardi te accompagnava la tubercolosi, ma dessa venne constatata solo all'autopsia. (Continua) Il capitano medico GO IUA;


EUBOLIA DELL'ARTERIA CENTRALE DELLA l\ETINA CIRCOLAZIONE COLLATERALE

Slol'ia clinica aunola.l:\ dnl dott. GOT1'ARDt tenente medico, nella cliuic:l oculislic:~. deiJa R. Uni\·on;it.à di Pado1·a, dirctt;~ dal pror. GRAuE:uoo.

Ogni enlitit morbosa, quantunque si caratterizzi abbastanza chiaramente da essere con facilità raggrup~ pula ad un a sèt·i e nosograflca, veste però sempre alnuni caratleri propri individuali, per cui ci offre se non un esemplare nuovo, almeno delle parlicolarilit ognora degne eli speciali osservazioni e di studi. Non è clt e dall'apprezzam ento ragionato c dnl rafft·onto di vari e diversi fa tti, che possa sorgere il giusto criterio su d'una condizione morbosa. Avviene al patologo com e all'arListu, che per dar fo rma ad un dalo concelto, devo ricercare c togliere nei divet·si 111odelli, questi o l{Uei t!'atti caratleristici, che mal troverebbe riun iti in un solo soggetto, e che nel loro assieme soltanto valgono poi alla vera espressione tipica del soggetto che Lralla. Un più vivo interesse però destano particol armente quei casi che non furono osservati io gr·an numero, c la cui conoscenza paLogcnica, di recente nota, sente il bisogno eli nuovi fa lli c di t·ipetuLe osservazioni.


EliBOLIA DELL' ARTEIUA CENTR.\l,E DELLA JIETI NA

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Cosi lo studio della ti·ombosi c dell'embolismo, quasi nuove entità morbose dimost1·ate dal moderno indirizzo scientifico còi mezzi d'investigazion e che possiede lo. odierna patologia, presenta tullora non poche lacune, questioni non bene definite, quantunque non manchino esperienze ed osservazioni significanti e chiaramente dimostrati ve. Gli é per questo elle io oso sperare che non sia opera del tutto frustranea la mia, pubblicando alcune annotazioni intorno ad un cuso di recente embolismo dei vasi centrali della r etina, ch'ebbi l'avventura di poter studiare in Lultc le sue fasi, seguendo nella cl inica oculistica della regia università di Padova le erudite lezioni e le serali conferenze di oualmoscopia date dal professore titolare durante l'anno scolastico tra~corso (·l). D'altronde io · sono convinto che, com e avvenne per la conoscenza di alu·i processi morbosi, si possa nell'occhio sorprendere meglio che in un allro organo, il di,'erso svolgiroemto, durante la rita, ll i tulli quei successivi mutamen ti inerenti al processo embolico, dacché soltanto nell'occhio è concesso di \'edere, quasi tdircì a nuclo, attraverso i suoi mezzi tt·asparenti, una sezione ed una espansione nervosa cd un completo sistema di vasi, sorprendendone le loro fisiologiche f~nziooi e le loro varie e diverse modalità patolqgiche; Ststemi ed elementi, i cui mutamenti in oltre parti non (l) l'rihta- d· ogni atl1•et cosa sento i t 1/nvc••e di ?lWni(estare pubt.zlcamente c1l· Veuregio clinico !a t·iconoscett:a molla., onde a Lui •mi trovo !e(lato, pct· gl'il~· •t~namcnti ricevuti fino daL 1866 ;n rene~ w. neUa clinica di quell' ospedale coro/e e nd suo ambulato1·io privato e per tutte le co•·U<1i attenzioni usal~tJoi durante l'illlt!]nal1oento clinico <!aLL'anno pauato in 110 1 i11 q11e.,ta rnit-ersilà e uona!amente anc/1e taezravco·mi po•·W quei lumi di co1i lo ricldui per la compllauons della 5loria d'uno dei casi pii• fnteressanli clot si siano 1}rescntali flflla . . climca, t cedendomeli t Le bct/.4 figure da L ui ~ltuo cosi maulrevo!menle

1l 'U(Inate.

TeCoa1 !mrc a!l!egregio mio amico, L'assiq!ente allll falleclra il .~iy. dollor <~•oh! riv.olgo i miei cot·<l'iaU l·inyt·a.;-iammti pet• 91i <IJI/IWlli cli11ici {cn·o•·itimi.


6t8 EliBOLIA DELJ.' ARTE~ CENTRALE ci ò dalo ind ovinare ehe dagli esiti o dalle nllerazioni veri ficate sul cadavere. Cosl, per ciò che riguarda l'embolia si riteneva che, l'ostacolo del circolo dovesse esser segu ito anche nei vasi dell' occhio da que i p1·ocessi distru_uivi che il Virchow aveva così felicemente dimostrato negli altri organi, allesochè l'idea di quell'insigne palologo era che, quelli emboli nell'occhio, come ullro vo, dovessero esser.e il punto di partenza d'inuammuzioni gravi e tali da spiegat·e le compl icazioni melastatiche duran te le febbri puerperali, le poioemie, ccc. Spellava all'otlulmoscopiu il merito el i retti:flccu e quelle teorie, cogliendo l'embolismo nel suo primo fo rmarsi e stud iando in tutte le suo fasi, dirc i quasi, OJ'a per ora, ogni turbamento nutritivo in una memb r·ana trasparente e ricca per eccellenza di vasi, ·com'è la retina, notando quali più frequen ti esiti, lo. p1·onla atrofia c lo svolgimento d'una circolazione laterale. La mancanza d'ogni processo di reazione infiammatoria consecutiva, almeno pe1· l'emboli a dell'arteria centrale, fu esuberantemcn te dimostrata dalle molle ossfn·vazioni divenute già patrim on io della scienza. Il Vi rchow preconizzava, condotto dalla so l ~ anologia, precorrendone di vari an ni la dit·etlu constatazione, la possibilità d'un ostacolo nel circolo retinale quale causa d'i mprovvisa cecità. Ed è veramente degno d'a mmirar.ione il fatto: essere debitt·ice l'oculistica alla prepotenza di quel sommo ingegno della spiegazione di molt i arcani processi morbosi, confusi prima sotlo il vago nome di amnurosi, pet· la cui interpretazione 1unto s'afiacoe ndarono inutilmente i patologi d'ogni tem po, e cont•·o le quali sempre si spuntarono le armi d'ogni meglio vanta ta terapia. Dietro quel nuoYo principio patoo-enico il De Graefe, o . il Cohn e gli ultt·i indirizzarono le loro osservazioni c

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DELLA RETINA

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i loro studi, per i quali oggi si è resa più facile e cer·ta la diagnosi. Jl De Gra t! lc fu il primo che seppe diagnosticare sul vivo, in un cnso d'improvvisa nrnaurosi, l'embolia delarteria centrale della retina , quan tunque a lui non fosse stato concesso di \rcrilìcM'e la sede preeisa dell'embolo, ch'egli suppose trovnrsi nrrestu to nl fo r·am e arterioso della la mina cribrosa e quindi nel tronco cen trale del nervo otLico; onde ~ulle le b1·anche n r·teriose visibili nella retina, Yuote di sangue, mostravansi come cordoncini bianchi. Volle ventura però che, quella pri ma diagnosi potesse P.SSC J'C confermata di po i in tutti i suoi più minuti pa1·ticolari, dal reperto ;.~natomico in una esa lta preparazione ruicrosco p,ca esegui ta dallo Schweigger. l)opo quesLo no11 vcnner·o pubbl icnri eir e pochi cosi che siauo stati se~uit i dal la co nferma anatomo-pntologica, come quello di Sichel, di Edoru·. Netleship e di Erm. Sclrm idt di Marburg. In seguito le osservazioni di emboli, sia nella centrale che nei rami arter·i osi r·etinali, si succedetlel'O cosi da arrivare forse alla cinquan trna. ~umero tnltavia non molto rilevante io rapporto all'embolia d'altri or'gani; in forza probabilmente dell'esiguo lume dell'orteria e della sua Ol'igi ne ad angolo retto (Knapp). , In tr·e soli casi, ch-io sappia, Yenue diruostrata r.oll'ottalmoscopio la sede precisa dell'f'mbolo, e furono quelli di Saemisch, di Hirch mann e di I<napp . Ed è bene qui notare come, da alcuni autori, venissero interpretati di,·ersamente quei sintomi che oggi geuer·almente sono ri tenuti ca•·alleristici dell'embolia, giudicandoli espressioni di ben diverse eondizioni rn ot·bose, quali, o mo' d'esempio, della nevrite retrobulbare o di ischemie provenienti da sconcer·ti del sis tema nervoso vasom'otorio, ecc. 4ll


6})0

EMBOLIA DELL'ARTERIA CENTlULE

Devo ripetere, molte ;difficoltà inceppano tultodì il progresso di indagini cotanto delicate; oltre la rarità dei casi, la predominante idea del Virchow, che l'astaeolo del c.ircolo debba esser seguito sempre da infarto come negli altri. organ i, vi sono; t'irTegolarità del decorso segnato ai fenomeni successivi;. la diversità delle immugini ottalmoscopiche tolle secondo [le diversità della sede dell'ernbolo, e specialmente il periodo della fatta osservazione, e l'incertezza ancora dominante sul meccanismo d'una circolazione laterale ed il vario tempo necessario al suo sviluppo. Il caso che sono per esporre, sebbene non segullo dalla necroscopia come quelli di De Graefe e di Sichel, eec ., pure presenta: a roio vedere, non poco interesse sotto vari aspetti, ma più particolarmente per essere stato stud iato fino dalle sue prime manifestazioni, per aver mostrato il modo ed il tempo necessario al ristabilì..: mento d'una circolazione collaterale, e fìnalmente per esser questa stata seguìta dal mantenimento della nutrizione d'una porzione di retina col riprislina1nento nella zona rispettiva d'un grado notevole di visione. ])ecoraro Anna, d'anni 22, contadina, nacque da sani genitori nella villa di Toere, frazione di Padova. AJI'eth di 45 anni fu mestruata, ma pochi anni. soltanto regolarmente, che ·in segui.to fu sempre dismenorroiea, ed ora da cinque mesi i catameni le cessarono afiàtto. Nella prima età superò il morbillo e la scarlauinu, ma di poi godette sempre buona salute, altendendo ai faticosi lavori dei campi. Tre anni or sono venne colta da reumatismo polir..rticolare ·acuto, al quale tenne dietro subito una febbre nervosa geavissima che la costl'inse a letto per oltC'e quattro n1esi. Dopo quest'ultima epoca JlOn riacquistò più il proprio benessere e vat·ie manifestazioni sensoriali riflesse del


65! simpatico le si fecel'o senlit·e con prevalenza alla test.a, all'utero, al sistema circolatorio, <\gli organi respirat.ori, ecc., fìn chè colpita da improvvisa cecità all'occhio destro, senza che prima avesse mai sofl'erto alcuna malattia oculare, r icorse alla regia clinica oculistica la mattina del 5 ge nnaio 4874, dove venne accolta c posta al letto N. 6. Questa giovane ha l'aspetto di persona convalescente, di form e regolari , statura media, eapelli castagno scUl'i , iridi d'un colore geigio olivastro, di costituzione dcperita, nutrizione floscia, colla cute d'un colorito pallidocereo, essendo il pannicolo cellulo adiposo infiltrato per edema che più specialmente si manifesta a lltl t'accia e al collo , le mucose eccessivamente pallide, ed un colore bluastro cupo le con torna nota.bilmente le occhiaie, di. .f(ll'za muscolare :in debolita , accusava dispepsia, inappetenza. cardiopalm o, accensioni passeggiere al capo, battiti alle tempia, ecc ., e tutto il cotndo dei fenomeni d'una pronunciata clorosi . All'esame del cuore si riscontra l'ottusità normale per sede ed estensione, cardiopalm o ed aritmia con siderevole , impulso lorte, toni confusi, indistinti pet· la prevalenza di rumori di soffio anemico . Laonde torna impossibile escludere colla desiderabi le esattezza diagnostica l'esistenza di alterazioni materiali nel centro circolatorio. Il polso è aritmico, appena frequen te, frizzante, a N. 86 battute, respirazione regolare durante la calma, corta invece e frequente in seguito al più leggiero movimento della persona ed alla minima emozione dell'animo, torpicle sono le funzioni digeremi. Esaminate le urine si presentano abbondanti, trasparenti, di color· citrino, del peso specifico normale; all'analisi non mostrano che i pigmen ti biliari un po' aumentati. La scariche alvine sono regolari. Circa le cause della com parsa della cecità, non su UELLA fiETfNA


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r.:MllOLIA DELL AlU'ERIA CESTHALE

porgere che dati negativi, escludontlo asso lula tnen te ogni labe et·editaria, ogni traumatisrno, qualsiasi perdita improvvisa e considerevole di sangue o d'umori, o l'azione di qualche sostanza presa a tito lo di rimedio. D'altronde l'anemia che presenta ba tuui i caratteri di quella dipendente dil un deperimento deJJn n ulrizione c da cacoematosi. Racconto. che in quell a stessa mattinn, cioè sei ore prima, allo svegliarsi :,i è acco rta con suo gr·ande terro1·e, d'essere divenuta cieca dell'occhio destro , non avvertendo con questo che a mala pena Jn luce deL sole, s'ella avesse tenuto chiuso il sinistro. Dall'esame estel'no dell'occltio destro, anche se conft·onlato col sinistro che trovasi perleuamcnte sano, poco o nulla rilevasi d'anormale. La cornea di regolare curvatura è trasparente, là camera anteriore per forma ed ampiezza identica a quella del sinistt·o come pure nOt·malc l'iride per colorito c por istruttura, il eu i movimento però è tardo ed insufficiente, solo manifestando uoa maggiore alli vitù sotto l'impressionc d'una luce vi va e dit·ettu, laua agire acl intervalli pct· uzione riflessa sull'occhio sano; la pupi lla è moderatamen te ampia, ro tonda e neru. Hiesce im possibile determina re i fosfcni, l'illuminazione laterale e quella diretta mostrano i mezzi aflàtto u·aspurenti. Lo stato della rifrazione è emmetropico, l'aeuità visiva è quasi del tutto spent.a, solo i ~ un punto corrispondente al polo posteriore sussiste una percezione quantitativa abbastanza pronta. Esame ottalmoscopico. -O. D. Im. D. ~lezz i trasparenti norm ali (Vedi fig. 1Ja), Jm. R., il riflesso del {imdo oculare è d'un color gt·igio bluastro assai chiaro, segnatamente alla parte cen tralo, dovuto nd una specie di nebbia, situata nello spessore stesso della retina che lascia appena visibili i tronch i maggiol'i vascolttt•i. Tale opacità (E} è molto satUI'a cM minime striature


DELL.\ IIETl 'A

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biancastre all'intorno della pupilla così da mascheraroe i contorni (P), e verso l'equato re si dilegua lasciando sct)rgere il colorito rosso normale del fondo coroideale: una tale opacilà diffusa, mosu·asi più abbondante in basso, quasi da si mulare un incipien te distacco. Le vene retinal.i sono tortuose, Lurgide, va.ricose, (V) facilmente pulsanti, ma vet·so il centro sono in più punti velate, sembrando como in vario modo coperte dalla infiltrazione rctinica stessa. Le arterie scarsissime !ìlifot·mi, rellilinee, povere di sangue, difficilmente discernibili, nascoste come da una velatura g,·igiastra nei due tl'onchi principali arteriosi, l'uno in alto e l'altro in basso, e pallidissime, quasi vuote, le secondal'ie diramazioni. (P) La papilla senza con torni ben delimitati, infiltratR, leggermente tumida, sembra colorata in roseo pallido, evidentemente per con trasto dato dal colore più chiaro del fondo. Nella regione della macula lutea tUL) scorgesi distintamente una chiazza rosso-scura, rotonda del diametro ci rcn. della macula stessa, che nel centro è divisa da una linea fusiforme più chiara. Dai vasi maggiori ret.i nali cltc circondano ta le macchia, partono alcuni so ttili filamenti vascolat'i oscuri ed alcuni altri della stessa macchia dit·amunsi a guisa di raggi disegnando varie linee ticurve . Fatto calcolo dei fenom eni subbieUivi, funzionali e dei dati ottalmoscopici sopradescritti, Imo dalle prime non riuscì difficile attri buire la comparsa imp1·ovvisa di tale condizione morbosa al solo arresto della cit·colazione arteriosa, differenziandola da allre alterazioni del nervo ottico e della retina, pur capaci di mante· nere una quasi completa anestesia, che coll'embolia hanno d'ordinario comune l'inUltrazione sierosa dell'espansione del nervo oLLi co c voeie altre e profonde modificazioni nel cit·colo sanguigno.


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EMBOLIA DELL' AI\TERÌA CENTRALE

Infatti l'ipotesi d' una retinite sierosa, o di una nevroretinite nefritica nel suo pri mo stadio , o di una nevroretinite o di una nevrile retrobulbare, sebbene avesse potuto essere a vanzata , pure non poteva reggere a un diagnostico difrerenziale. Inquantochè, pr·ima di tutto, il sempli ce edema reti no.le infiammatorio, anche negli s tadi più avanzati, avuto riguardo alla sede ed allo strato retinale ove si forma, non altera gran tatto la diafaneità della retina, nè agisce meccanicamente comprimendo gli elementi nervosi condu t~o ri, nè la nutrizione e la funzionaliUJ. degli elementi speciflcn.mente senzienti al punto da produrre u n'improvvisa e totale amaurosi. Un'edema semplice, quantunque all' esame ottalmoscopico possa essere facilmen te riconosciuto, in alcune circostan:te tuttavia può subbiettivamente passare persino inosse rvato, massime nelle person e d'età avanzata nelle quali è fre quente così da essere stato ritenuto dali'Henle, quasi una semplice condizione fisio logica. D'altrOnde l'improvvisa insorgenza della malatti a, lo stato dei Yasi venosi, i quali presentavano una dilatazione all'estl·erna periferia anziché nel campo papillare, l'ischemia arteriosa, la spccjale apparenza della macula lutea non collimavano coi fenomeni propri.i della retinite sierosa. Anche ad ammettere la nevroretinite nefri tica nel suo esordire non sarebbero mancati invero, ad un'esam e troppo superficiale, alcuni caratteri riferibili, sia allo stato generale, che a quello de i. reperti ottalmoscopici, sussistendo manifestissime le condizioni cloroidroemiche dell'ammalata , l'ede mazie specialmente alla faccia: disordini cardia ci e la stessa infiltrazion e (~ircumpapillare coll'aumento delio s pessore della retina, specialmente poi in basso fino a simularoe un vero distacco. Tuttavia, anche indipendentemente dall'esame delle urine, che si


DELLA RETINA.

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constatarono in quantità e peso speeifico normali con assoluta mancanza dell'albume e del glucosio, il non aversi riscontrata la più piccola traccia d'apoplessia . retinale, nè l'esistenza di placche d'iperplasia cellulare e di incipiente degenerazione grassosa, la speciale apparenza della macula lutca, caratlel'istica dell'embolia, fornivano dati di sommo valore per escludere affatto la causa nefritica in quelle ulterazioni endoculari osservate. Aggiungasi che era monoculare ed improvvisa l'affezione avvenuta in epoea ù~ convalescenza, piultosto~~é nel decorso d'una malattia gl'ave che non aveva ~·esentato i fenomeni generali della nefrite albuminur•~a c diabeticn. ~è maggiore difficoltà s'inconu·a va ·act escludere l'esis~enza della franca nevr·oretinite, non collimando i dat: clinici ed i reperti ollalmoscopici col quadro mor· bo.) di nessuna delle tre form e oggi ammesse dai più d'in.lìammazione del net·vo ottico e della sua espansione. Le quali con sisterebbero in quella risultante da nevmsi delle fi bre vaso-motrici poste solto la dipendenza del simpatico, de1.1.a unche per il suo principale caraL\ei'C nevroretinite cln stasi ; quella che viene determ inata da una esagerazione della pressione endocrani~·a., arrestando"· in un punto qualunque dell'appa.reochio conduttore l'impressione luminosa; ~ quella infine .che si sYiluppa in segu ito ad nna nevrite discendente. Cosl l'impl'Ovvisa cecità qua le venne accusata dall'ammalata non è propria di alcuna delle forme moebose sovramentovate, ment1·e poi in quella discenden te non fanno mai difetto i feno men i nervosi riferibili alla causa centl'ale da cui prende ot·igine il processo morboso. Inollr~ le alterazioni endoculari <:he riscontra.vansi non corrisponcl cva.no a quelle proprie alla nev1·o-


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EMB OLIA DEL I.' AIITE1UA CENTRALE

retini te, non trovandosi alcuna traccia d'apoplessia, nè mollo pronnnr-iato il tu1·gore della pup illa, manc1mdo in questa il co lor giallo-roseo e l' opacità speciale a forma di feno di cavallo a concavità rivol ta re:·so la rnaC'ula ln tea, disposta , cioè, secondo l'andamento dello strato delle fi bre e delle diramazioni dei vasi eentrali ; non trovavansi infine quelle punteggiature d'appat'enza brillante biancastra nel luogo d'em ergenza. de i vasi cen trali, che ricordano l'aspetto della tmsformazione g1·assosa postuma ad apop lessie e ad essudnzion i riassorbite; ritenute dall'Iwanoft' dipe nd enti da una dil~­ tazione gangiionare delle fibre nen·ose contenenti tn elemento molecolare di forma i1·regob rmente arrotondata . La cecità d'alu·onde era comparsa in un solo ocdio, conservandosi pe rf'ettn rne nte nol'rnal e la fun zione icil'a ltro fi1tl•1 quasi incompatibile ove SÌ fos~e pO lUlC> SO · spellare l'esisteiJza d'una lesione cent 1·a t ~ . come ad esP rnp•o, d' un tulll ore CI'Csc:iuto improvvi samente còsì da aumentare la pressione endocranit·a fino a comprimere od a strozzare le fibre del nervo otti co. Le esperienze di Schwalbe cli moslrnno che, la lamina crib rosa ra ppresenta un sistema comunicante clit·ettamente collo spazio aracnoidea le {Schmidt), per' ci ò che un'iniazione nel cavo aracnoideo , so llo una vali da pressiom, può penetl'nre attrilverso il foro ottico l l'l:l. la guni na e lo spazio pet·ico!'oi cleal e. Così vel're bbe comprovaLo an che in. moqo sperimentale che, data quella compression~ più o meno fo rte, o piLl o meno diuturna, gl i efietu dovevano mani fes tarsi in tuili e du e i nervi ottici, pre· valendo pure il tur·gore e le manifestazioni relatire dal lato in cui avviene lo strozzamento . La nervitfl retrobulbnre alla quale il De Gracfe rifc· riva la causa di alcuni casi di cecità fulminante, non poteva essere amm essa in questo, dappoichè l'abolì·


DEJ,J,A RETINA

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zione improvvisa dellll facoltà visiva nella nevrite retrobulbare avviene d'01•dinario contemporaneamente in ambedue gli occhi con dilatazione ed immobilitò della pupilla, mancando le alterazioni d'<J llorno In macula lutea, l'aspetto cai'alleristico di questa e tnui i mULamerJLi nel sistema circolatorio riscontrati nel caso in esame. Escluse le forme morbose sul'l'ifei'Ì le, appariva altrettanto inammissibile qualsivoglia scon certo circolaorio all'infuori di quello dipendente dall'embolia dell'arteria central e. Così, a mo' d'esempio, un'apoplessia da rottura d'un vaso del nervo ottico avrebbe dato uno s&avaso eolie sue metamorfosi suceessive t·iconoseibili oltre la lamina cribrosa o nei dintorni della p;:~ p illa. Inoltre la trombosi primaria d'un vaso ocula re, avrebbe portata la 'cecità, ma non pet·ò improvvisa per il tempo che sa1·ebùe occorso alla sua formazione e la lentezza relativa de'suoi effelli. D'altronde ammessa anche la po:>sibilità d'un o. delle nole tnilniCI'e di trombo'si tprimo.ria di un vaso dell'occhio; essa, come d'ordioar.io non sarebbe comparsa così isolata in un rametttl di piccolo calibr·o , ma piuttosto si sar·ebbe ·manifestata contemporaneamente in altri organi segnatamente in quelli inte1·essanti la vita vegetativa. La diagnosi diretta dell'esistenza d'un ostacolo nel la circolazione arter·iosa reti nole coni sponde perfettamente coi faLLi osservati. Cos\ nella vera embolia dell'arteria centrale della retina, cotme nel caso esp~sto, le alterazioni tutte notate trovano facile sp iegazione nei cangia menti dell'apparecchio circolator·io. La pupil la, comunque sia rela tivamente colorata d'un giallo rosso per con trasto sul campo retinale, plll·'è realmen te pallida assni confrontata con quella dell'occhio sano per il fallo dell'assottigliamento dei vasi proprii. Le arterie si sono· fatt e fili-


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EMBOLIA DELL' AR'rEIUA CENTRALE

formi, anzi qualcuna delle branche pi·incipali mostrasi esangue, manca in tutte il polso arterioso tanto spontaneo che provocato. le vene assottigliate verso la papilla fino alloro punto d'irnmergenza, sono invece dilatate alla perifel'ia (fig. l, V) dove presentano nn qualche movimen to ondulatorio. Altri elementi importanti alla diagnosi in questo caso, sono l'alterazione eli· trasparenza della retina, che a guisa di nebbia grigio- bluastra s'estende a quasi tutto H fondo dell'occhio, perdendosi affatto all'equatore e facendosi più manifesta lungl> i. tronchi vasco lari, aLtorno la papìlla e la macui a lntea, sotto forma d i stria· tme finissime r?ggiate . Vintorbidamento retinico fa meglio spiccare l'aspetto carauel'istico della· macula lutea stessa, la quale presentasi come una macchia rosso cupa, tale da simulure un focolaio emorragico limitato (fig. 1-ì\IL). l)elle molte ed importanti questioni, che fac ilmente possono sorgere dall'esame del caso narrato , ora m-i sia lecito accennare a qualchecluna delle principali e di teutarne la soluzione. Così, per eiò che spetta alla conoseenza dell'origine Jell'ernbolò e da qual punto questo siasi partito per arrivare all'a rteria· esilissima retinale, giova l'ammellere lél sua p_rovenienza dal cuore sinistro, o dai vasi maggiori centra) i avanti l'origine dei \'asi encefalici. Ricordiarno però che l'ammalata fu soggettà aiJa scarlattina, al reurnal.ismo polìarticolare acuto, al t.ifo che la ridusse dopo una lunga ·convalescenza in quello stato idroemico notato; queste condizioni morbose pos~ sono prestarsi benissimo a varie e diver3e interpretazioni riguardo la 1oi·mazione d'un t'rombo primario in nn punto qualunque del .circolo sanguigno; sia che lo si voglia riconoscere legato a modificazione dell'attrazione molecolare fra le particelle del sangue e quelle


DEI.LA 1\'b:Tll"-\

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delle superficie cit·costanti, sia che lo si riferisca a condizioni dinamico- discrasiche, di quei trombi, cioè, del sistema venoso detti cachellici. o dal Virchow marastici, e ritenuti una volta dipen denti da spontanea llebite. Infatti, nelle gravi malattie sofferte dall'inferma la crasi sanguigna doveva essere r-imasta profondam ente alterata, il circolo modificato o r·allentato per ipocincsi nerveo-muscolare, segnatamente per parte del cenu·o circolatorio, nè sarebbesi potuto escludere l'esistenzA. di gravi alterazioni valvolaei qnali esiti pressochè costal\ti d'un'endoeardite, tanto spesso concomitante alla poliartrite. Inoltre l'anatomia, i fatti clinici, le esperienze e le osservazioni anatomo-patologiche non escludono la possi~ilità del passaggio di un embolo dal sistema venoso nell'arterioso in molli organi e nell'occhio stesso. Vi sono capillari larghi ed altl'i pi tl strelti; ed in certi organi' non esiste tra i rami arteriosi e venosi l'in termedio capiltaJ'e. Giova dtiamnre in proposilo alla memoria l'esperimento interessante del Weber, che dimostrò come il pus iniettato nella vena crurale d'nn gatto, abbia oltrepassato in parte i capillari polmon ari, ed il cuore sinistro per giungere alle piccole arterie dei visceri.. producendo infarti negli occhi , nel cuore, nei reni, nella milza e nei muscoli. . Non sarebbe fuor di proposito adunque di mettel'e m linea di calcolo anche la possibilità della p1·ove·· nienza dell'embolo dal sistema venoso, tenendo conto di alcuni dati anamnestici, se allre considerazioni di maggior valore non ne scemassero la probabilit;\. La ~rombòsi venosa primaria non suol passare facilmente tnosservata; questa o le succP..ssive embol ie non sar~bbero poi avvenute in epoca così lontana dalle cause chscrasico-aò inamiche che la01;iginarono, ecl il processo


660 E:UBOLIA DELL'ARTERIA CENTKALE embol ico stesso non si sarebbe limitato ad un so lo e così piccolo vaso dell'occhio, mentre avrebbe colpito contempo1·aneamente altri organi ed in is pecial modo quelli più ri cchi di capillari , e dove il sangue sub isce degli importan ti mULa menti fisiolog ici, come nei polmoni, nel fegato, nella milza, nei reni, ecc. La stessa anamnesi appoggia il concetto ùella provenienza dell'embolo dal sistema del cuore sin istro. Rammentia mo che l'infer ma sofft·ì di reumatismo poli articolare acuto seguito da febb re titoide gt·ave. Un tale partico lare ana mnestico ci condusse al pensiero d'una complicazione flogistica all 'endocardio, quale concomitanza frequente in simili casi, potendosi sotto l'appa r·enza d'una febbt·e tifoide nascondel'e la vera endocar·dite u! cero s~:~. coi fe nomeni di tifismo. Ormai lu co inc:icle nza di tali pt·ocessi morbosi, è generfl lmente riconosciuta; e, dopo il &lorgngni , il pri mo a notare le alterazioni dell'endo e pericardio e delle valvo,le in individui decessi di reumatismo, non mancarono certamente osservazioni cliniche ed anatomop.atologiche, sia al Bo uillnud per istabilire una legge pressochè co:- tante, sia al Kirckes, al Sen house, al Virchow, al Ban berger, ed altri molti, a stuu iare il nesso di tutte quelle alterèlzioni diverse successive a sifl'a tli processi morbosi . ConlUttociò è d'uopo confes: sare che anche oggigiorno non sia sempre così facile dl co nstatare in non pochi casi i segn i caratteristici delle aheruzion i dell'endocardio e dello valvole cardiache da endocardite, du rante il decorso del reuma tismo artiticolare. ~è la stessa mancanza dei dati steLOscopici varrebbe a menomare il ''a lore dell'interpretazione data ai particolari anamnestici, poichè menu·e non esistevano caratLeri certi di . manil'esle lesion i organiche a~ centro circolatoeio, manca vano anco ra validi argomenti da eccepirle; dacchè se l'aritmia ed i rum0ri di so ffio


OI!:LLA RE'riNA

riferibili, più che ad altro , allo stato idroe mico, non ci permettevano di sentire rumori d'ahr·fl specie, pure non per questo si è autorizzati ad escludere l'esistenza di vizii valvolari e dell' endoca rdio le cui note stetoscopiche potevano rim anere dalle prime mascherate. Che quell'embolo provenga o da un trombo o da minuto deu·ito, prodotto di alterazioni valvo lari, ohre non interessare gl'an cosa, sarebbe diflicile il poterlo determinare; attesochè al processo di sua fo t'rnflzione concorsero, come vedemmo , varie e diverse ci l'costanze; sia le sofferte malatlic, sia le fa ti che eccessive seguite da insufficiente ripa razione per lo scarso nutrimen to, sia la condizione fa vorevole alr;.lllentamento del sangue durante il lungo decubito supino nelle p r·egr·esse malattie, sia finalm en te la probabile endocardite ulcerosn con tifismo. Studiando inoltre l'eziologia di tal i processi embolici nell'occhio, nei casi fino a qui osservati dagli autori, troviamo nel massimo numero i segni mnrrifesti di lesioni endocardiche vulvolari. Tale poi sarebbe i l vnlore che il Liebreich attribuisce nl risultato dell'esame ottalmoscopico, ch'egli non es ita a dichia.rarc s ufficiente alla diagnosi dell'embolia dell'arteria centrale della reti na la constatazione anch e di una delle principali alterazioni caratteristiche del fondo ocu lare sopra descrille, quantunque fa ccinno assolll ta mente difetto i sin tom i razionali ed anatomici d'un vizio c:a rdiaco o vascolal'e. Egli amm ette innltre cbe coll'ottn lmoscopo alla mano, riconosciuto l'embolismo nell'ottico e nella retina , si possa supporre l'esistenza d'una pa ri condizione morbosa irt altri punti del :sistema arterioso od in altri organi meno accessibili che l'occhio all'osservazione diretla, ogniqualvolt a in essi si svolga improvviso un processo infiammatorio distruui vo per diver·sa che ne sia l'apparenza.


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J::)LJ30Ll:\ l).ELL' Al\TERL\ CF.r\Tll.\LE

Riguardo poi alla sede dell'embolo nel caso descritto non parm i di fficile imm~1ginar:se la . La cccitil improvvisa, j sintorni e i dati. ottalmoscopici, l'esperienza desunta dalle sezioni cadaveriche che si conoscono, concoi·dano nel farc i ritenere che il corpo emigratore siasi arrestalo presso la bi forcazioTJ e dell'arteria centrale, dietro la lamina cri brosa. D'altronde ammesso l'ottmamento dell'arteria ollalrn ica, In cecità improvYisa dorcva essere accompagnata da un processo distr·uuivo più o meno rapido, da infarto pet· mancata nutrizione, restando allora esangui, oltre l'arteria cenu·ale, anche le arterie cigli ari corte posteriori. L'embolia poi li mitata alle cigliari posteriori oltrechè non potersi invocare f[Ualc causa d'un' improvvisa cecità avrebbe oflerlo un ben dh·crso l'e petto oualmoscop ico. IL proL Hradenigo descr·isse, uel co1·so delle sue lezioni, un caso assai istruttivo d'ischcmia pnrziale della coro ide: La emboli a dei vasi cigliari poste1·i ori brevi. In quello il fondo oculare, chf! nll'illuminazione diretta si mostrava in una lm·ga zona di nn riflesso e di un eolorito norma le, appariva in una porzion e ben deli~ milata, tinta in bianco sporco , con delle sLI'ÌaLure reticolaLe, con arborizzazi.one chiara date da i vasi coroideali affatto esangui, che discgnavansi mar·catamentc sopra un campo variegato di chiazze oscure , residuo delle cellule pìgmentose dello stroma coroidcale. In ta l caso l'auezione duraYa da pi ìt anni, ed esisteva giit rammollimento totale del vilrt~o, afachia, diminuzione di tensione bulbare per :spontanea lussazione nel vitreo. ed altri fenomeni cl' avanzata pti si oculare. Ove l'embolo per la sua estrema piccolezza avesse potulo superare la lamina cribrosa e penetrarB in un ramo dell'arteria centt·ale i fenomeni d' ischemia non sarebbero stati certamente lolali, anelrej aslntzion e fatta


663 dalla speciale appa renza del 1o11cl0 oculare all'esame oUalmoscopico. 11 protlOSlico dell'embolia deU'at·teria cen trale della retina, come nel caso in parola , c subotdinaLo, si capisce facilmente, alle viceuòe chç può subi re il circolo, sia circa la possibilit;\ di una inorazione Yicaria ed alla maggiore o minore rapidità del suo sviluppo, come altresì al completo od incompleto inceppamento circolatorio da parte dell'embolo otLUratore. Se non è dato quindi sper·are nel ristabili men to Lotalc della visione, avvenuto che sia l'embolismo dei vasi centrali della retina, rimane tulla\' ia l'eventualità della formazione d'un circolo eom pensa torio pel quale può riattivartii colla nutr.izione degli elementi speciiìcarnente senY.ienti un qualche grado di fuuzio nalitù nella retina stessa. · Riguardo la CUl'a, la pr·i ma indicozioue veiJiva o1fet•la dalle condizioni genet·ali. Cos1 si pensò a sostenere la nut.rizion.e- dell'inferma col vitto cn meo, co l vino e col moderatò esercizio, all' aria aperta, facendo ricorso ai tonic;i ed ai preparati marziali. Non si è ct·eduto però OE'-Cessat·io di sperimentnt·c la ancora problematica azione di alcuni rirnedi proposti dagli autori, come la paracenlesi, l'uso interno c!ell'iodmo di potassio: dappoichè mentre la cura· intr-apresa pareva tornare utile; l'ammalala d'altra !Jarle r-icusava ogni metodo curativo energico, massime po i qualunque ti:·attarnento chirurgico. L'embolia dell'arte1·ia cenu·ale cle.lla retina studiata nel caso in esame, presenta. vc1·amente molli particolari degni di considerazione. PuèJ di t·si. in genel'ale <:hc, non sono discorda nti le varie interpretazioni date dagli autori intorno i diversi camltel'Ì offerti dall'esam e del fondo oculare, secondo le successìYe iasi che incontra. l'arresto del circ.o lo .arterio::;o nella retinu, tondan dos i 1)EIA.l\ HI.<:I ll\.\


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E)JBOLJA DELL'ARTERIA CENTRALE

sulla facile osservazione diretta sull'anatomia patologica e sngli esperimenti oggimai pr11ticati sopea lar·ga scala. In ogni modo , non si può negar·e chè rimanga ancora qualehe punto oscuro, qualche nola non bene studiata, o qualche fenomeno s.enza chiara spiegazione anche per· il tauo p1·essochè costante, occorso pure nel caso descl'itto, che a seconda del tempo trascorso dal primo momento in cui avviene l'aJTesto del circolo, . le immagini ottalmoscopiche, che p'ure fedelmen te ri traggono le alterazioni del fondo oculare, variano successivamente al punto da non più rassomigliarsi fm loro. Così sul principio si rilevavano i caratteri d'un edema retinale, ed anzi con una forrna decisa di degenerazione cistoide, nonchè le descritte alterazion i ca!'alleristiche attorno la macula, tutte le modificazioni nella èircolazione sanguigna e l'aspetto tipico dell'ischemia acuta. del nervo ottico e della retina. In seguito andò scemando gradatamente l'edema, formandosi una circolazione coliaterale (Vedi fig. III~, accompDgr.ata grado gr·ado da mutamenti apprezzabili ssimi nella nutrizione e nella funzionalità della reti na verificati giomalmente coi mezzi ord inari. Infatti alcuni rami arteriosi dapprima esili e rettilinei aumentarono di calibro, nuovi vasi d'aspetto venoso comparvero nella regione della macula verso la pApilla (fig. III, Vç). la papilla stessa e la retina divenner·o sempre più trasparen li, perdendo nei dintorni della macula quell'aspetto nebuloso che formava come un anello grigio biancastro tÙLto all'intomo (fig. IV), nnchè nella macula stessa, dileguandosi il risalto che faceva sul resto del fondo, apparivano d'attor·no alcune piceole punteggiature brillanti da te da residui di degenerazione grassosa dal trasudato non tutlo asso1·bito,; punteggiature che il lUauthner credeue formate da cristalli di colesterina (fig. II, ML).


llELLA. RETI NA

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Di mano in mano che tra la rnac:ula e la papilla la retina andava formnndosi una zona traspnrente, vascolamzo.ta, la funzione visiva sempre più aumen tava disegnandosi un campo, ch e corrisponde1•a esattamente alla zona traspat·ente retinica, mentt·c le porzioni periferiche della retina rimanevano ancora del tutto amau'rotithe .. Al con trario di quanto avvenne nel caso del Dc Graefe, alcune soltanto delle bmnche principali arteriose mo stravansi vu0te di sangue ed assumevano nel r·ispeltlivo tronco principale l'aspetto come d'un souil filo di seta bianca fucente, curvilineo, mnggiormenle visibile sotto certe inflessioni di luce, invisibile allatto nell'area papillare per mancan za di contt·asto di colore, come appare nella figura l\ . 3, nel segmento superiore intern!J (A-A) ed in quello in!'er·ior·c iuterno. Gli altt·i rami al'leri osi divenuti più sottili decorrevano contornati "frammezzo a due striscie biancastre che cessavano ver:;o ia periferia (fig. Il, C). In seguito la papi lla, olt rechè pallida, divenne alquanto escavata (fìg. JJI) mentre invece la J·etina guadagnava sempre più di traspa renza, lasciando scorgere solo ~li avanzi più densi dd trasudato in alcuni punti intervascolari opachi c qualche rara punteggiatura I.Jrillante d'attorno la rnacula, che confondevasi col res l.o del fondo, rnosu·ando soltanto nel suo centro un piccolo punto oscuro. Ci1·oa l'aspetto att·ofìco della papilla, che si appalesa èosi presLa rnentc in simili casi, il prof. G1·adenigo rimarca che, non è da considc1·arsi quello scoloramento come l'esito d'un orclimu·i o pr·ocesso atrofico, ma bcnsl come la mauifesta7.ione dell'isch emia o d'imped ita it·rorazionc sanguigna. Il pa llore quindi dell'estremità oculare del nervo ottico, che si manifP.sta tosto dopo l'embolia, rièonosce per causa il dìf'euo del materiale Gtornalc à! mectlci.1a milita.1·e.

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Eì\IDOLIA DELL' ARTERIA CEl'lTRUE

colorante il sangue, e non i mutamenti istologici propri · del processo atrofico. Nel primo caso la funzionalità del nervo ottico è soltanto sospesa, mentre nel secondo sarebbe assolutamente distrutta. Merita un qualche riflesso lo stato particolare delle vene, essendo un problema arduo ancora a risolvere quello dell'iperemia dei capillari al di là d'un~arteria obliterata. Una spiegazione' in qualche modo soddisfacente di questo fenomeno si avrebbe dal fatto idraulico dell'improvvisa cessazione della vis-a-tàgo nella corrispondente sezione capillare venosa, con ritardo ed asso! ula mancanza d'una circolazione suppletoria per cui il sangue si arresterebbe nelle vene dopo l'ultima sistole arteriosa. D'altra parte un impedimento alla corrente venosa nell'embolia dell'artet'ia centrale retinica può trovarsi nella compressione mediata dell'embolo sulle vene diett·o la lamina cribrosa, per cui oltre che prodursi l'arresto .della corrente centrifuga, viene impedita quella defluente in direzione centripeta e per conseguenza anche il discarico delle vene retinali confluenti alle· centrali, alla cui stasi poi tengono dietro e i trasudamenti e tutte le relative alterazioni di nutrizione. Inoltre non può essere trascurato il curioso fenomeno delle ondulazioni venose osservato alla periferia. Il Knapp fa rimarcare che tali ondulazioni sono in rapporto cogli atti respiratorì. Nel caso in esame dobbiamo affermare che un tal nesso ci parve del tutto mancante essend.osi mostrate quelle ondulazioni affatto indipendenti dalla sospensione volontaria del respiro. Lo stesso Knapp accennò il fatto che, poco tempo dopo l'embolia, torna impossibile provocare artificialmente il pelso arterioso, almeno fino a tanto che . la circolazione non siasi ristabilita o per' mezzo del!~ sfiancamento dell'arteria prima ostrutta, o pel formarsi' d'una corrente collaterale. Da.ll'esame del caso nostro


DELLA RETJNA

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essendosi ver·ificata la mancanza del polso arterioso, benchè si fosse stabilita e con qualche prontezza una circolazione collaterale, la conclusione dello Knapp verrebbe infirmata così da non potersi r itenere assoluta, e tanto meno poi da escludere la possibilità di combinazioni affatto diverse. Il prof. Gradenigo ritiene in proposito che, la mancanza del.polso arterioso deve riguaTdarsi come sintomo di sommo rilievo, anzi patognomonico per la diagnosi dell'embolia totale eon ottu:ramento dell'arteria centt'ale, potendo solo persistere la pulsazione nei casi d'embolia parziale, limitata ad una delle divisioni secondarie o terziarie del sistema arterioso nerveo retinale. La pulsazione non potrebbe essere prodotta, a suo modo di ,-edere, da una circolazione laterale svolgentesi in seguito al maggiore sviluppo assunto da vasellini. prima esilissimi, forse vasellini bianchi, simili ai vasi corneali, ·non trovandosi la colonna sanguigna in diretta relazione con un tronco maggiore e in prossimità del centro circolatorio così da risentirne e palesarne prontamente l'impulso. D'altronde può succedere, come il Wecker rimarca, in un embolismo incompleto, od in quello completo oomincipiente sviluppo del circolo collaterale, che, lo aumento di pressione endobulbare, determinata dal dito, basti ad impedire l'entrata d'una leggiera onda sanguigna, come nel caso esposto se n'ebbe una prova . Si paò concludere quindi col citato autore che, dall'apparizione del polso arterioso sotto la pressione del dito si sia in grado q·ualche volta di giudicare sulla persistenza o sul· ristabilimento d'una circolazione vic~ria; mentre poi dall'assenza della pulsazione arteriOsa nòn si sia autorizzati a venii·e nell'inversa conclusione. Giovà fet·mar si ancora sui cangiamenti subìti dai vasi, L'aspetto che questi assumono nelle diverse fasi


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EMBOLIA DELL' ARTERlA CENTRALE

può far pensare alle alterazioni delle loro pareti consisten ti , come vogliono alcuni (Stelfan e 1\Iauthom) in un'ispessimento dell' avventizia in seguito a prolifenl.zione del cellulore da periangioite. Però non è da l'itenersi che tali alterazioni avvengano costantem ente. Le arterie, anche le normali, vuote di sangue in una retina non del tullo opacata, lasciansi scorgere sempre con facilità, eù anche nel cadavere, viste ad occhio uudo, offt·ono l'aspetLo di filetti bianchi per il fatto dell'addossamento dell e lcli'O pareti, senza che siasi Ot'gaoizzato un processo di alterala nuu·izione. I n quanto all'opacità perivascolare per cui il vaso sembra decotTere con un doppio contorno, il professore Gradcnigo, senza disconoscere l' importanza delle diverse interpretazioni date ritiene che possa conco t·rere a prodmre quel fenomeno nei vasi ancora funzionan ti il fatto che rjassorbendosi il liquido trasudato lungo l'andamento delle fibre nervose in special modo lungo le maggiori diramazioni vàscolari, la parte solida che non può per le successive metamorfosi seguire il processo endoesosmotico, rimane in si to precisamente lungo la superficie esterna delle pareti dei vasi stessi, le cui tonache farebbe ro ostacolo a goisa d'un filtro al passaggio dei materiali più densi nel torrente circolatorio. Riguard,o poi all'aspetto particolare della macula ed ai camb iamenti notati ne' suoi contorni, mi pare, il caso noslro riuscire chiaramente isu·uLLivo; in quanto quelle manifestazioni possano tulle esclusivamente essere riferite alla condizione anatorno-patologica principale ed all'edema retinale · consecutivo. L'edema della retina occupa sper.ialmente gli strati iuterni, dove decorrono i vasi centrali, lungo l ~ fibl'e uervose e segnata mente là dove esiste la maggior loro distribuzione. L'istologia c'insegna che, il punto dove


669 queste fibre nervose e le ultime diramazioni dei vasi centrali fanno, quasi del tutto, difetto, sia precisamente la sede della ·macula lutea, là dove abbondano invece gli elementi nervosi di sensazione specifica. Per conseguenza riesce facile !'.argomentare che l'edema nella regione della macula lutea non possa apparire così abbondante como nelle altre pnrt.i della retina. Per queHa condizione il tessuto proprio eli questa porzione di retina non perde relativamente della pl'Opria trasparenza in mezzo all'inlo rbi dameoto circostante e lascia trasparire con molto I'isalto quamo trovasi retroposto, vale a dire il colorito rosso-bruno della coroide, la quale in quella lorvlità è assai pigmentata. Il professore Grade.nigo osservava che, siccome l'edema della retina non si limita ad un semplice in61Lramento, ma ne au.menta non di rado lo spessore al punto da costituire delle vere lacune tra gli str·ati retìnali (dilatazioni cistoidee, Jvanoff), fenomeno che non si manifesta nella località della macula lutea, questa dere mostrarsi tra, sparente non solo per trovarsi più o meno esente dall'imbevi mento del liquido in quella zona, ma altresì perchè I'elntivamente allo spessore degli altri punti rimane esilissima onde amm esso anche che un po' d'inzuppamento v'arl'ivi, la per·dita della trasparenza non può non apparire in proporzione diretta allo spessore acquistato ed alla quantità dell'inzuppamento della retina stessa . . All'obbiezione, che potrebbe esser mossa, che nella semplice re t.inite sier·osa non si presenti quell'immagin~:>, avrei da contrapporre la consider·azione che, le alterazioni di pendenti da processo flogistico non risparmiano d'ordinario il centro ossiopico della retina, anche pel gr·aduale progresso del processo stesso; mentre invece nell'inzuppament:o repentino da ostacolo del circolo le alterazioni si limitano dapprincipio a DEI.LA RETINA


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E~DOLIA DELL' ARTERlA CENTRALE

quelle caratteristiche dell'edema semplice, seguendo l'andamento speciale segnato dalle stesse anatomiche · disposizioni del tessuto. Gli è perciò che l'ipotesi d'una apoplessia nella regione della macula, sospettata da alcuni per dar ragione della particolare apparenza offerta dalla macula stessa nell'embolia retinale, non può essere accettabile; anche pel solo fatto che, tale apoplessia anche se recente sarebbesi mostrata d'un colore ben diverso e nemmeno· avrebbe p~tuto dileguarsi, come nel caso nostro avvenne, sollecitamente e di pari passo colla scomparsa dell'edema, e senza poi lasciare alcuna alterazione pigmentaria consecutiva. Con ciò non intendo escludere del tutto la possibiltà della accidentale fo rmazione di vere apoplessie nella macula lutea nei casi d'embolia dell'arteria centrale, come già. da alcun i ven11e osservato e descritto; ma certamente allora l' aspetto e la fasi di decorso non possono non essere quelle caratteristiche dei focolai apopletici, permanenti almeno per la massima parte e quindi ben diversi da quelli nel caso nostro riscontrati. Inoltre, riguardo lo sviluppo del circolo vicario suddescritto non saranno fuori di luogo, io credo, alcune riflessioni. Gli anatomici ancora non sono tutti d'accordo nell'ammettere l'esistenza di alcuni rametti anastomotici capaci di sovvenire la retina .con una circolazione collaterale. Dai lavori dello Zinn e dell'Haller in poi l'anatomia forse non ha segnato un grande progresso in argomento di tanto interesse; mentre le osservazioni cliniche all'incontro e gli esperimenti fisiologici hanno pienamente comprovata da lnngo tempo l'esistenza di una circolazione collaterale nella retina; tantochè quegli stessi pratici che prima non l'ammettevano, condotti da"ll'osservazione dei fatti, non conservano ornai alcun


DELLA RETINA

dubbio in proposito. l\Ii sia lecito di riportare qui ciò che Io Stell.wag scriveva (oculistica pra"tica); « Insieme ai rami principali dei vasi cen trali trovas i sempre un maggior. numero di piccoli vasi arteriosi e venosi nel distretto della papilla. Questi si ramificano e s'anastomizzano molteplicemente fra loro . Dessi giacciono ora superficiali ora profondi entro la massa della pupilla, i loro piccoli tt·onchi altl·aversano la lamina cl'ibrosa, alcuni lon tano, altri vicino ai vasi pri ncipali; finalmente in parte si spiccano dai vasi centrali. solo nel dominio della papilla. Ad eccezione dei ramoscelli accennati per gli ultimi, essi sono pet· la massima parte derivazioni dei vasi nutr·ienti arteriosi e venosi del nervo ottico, soltanto alcuni pochi fra i piccoli tronchi arteriosi provengono ùal tr·atto orbitale dell'arteria centrale e sono ramificazioni dei vasi nutrienti che da questa si dipal'tono in piccolissimo numero. « Il maggior numer:o dei vasi nutrienti del nervo ottico deriva dalle urtcrie cigliari e muscolari, perfora insie~e ai singoli ramoscell i nervei le guaine, le provvede e penetra finalme ntl~ r.oi pt·ocessi fi brosi della guaina ·interna en tro il midollo dell'ottico. Insieme a t,ali processi fibrosi giungono allora fi n entro la pupilla e da questo entro i troncolini orbitali. Mediante sift'at~i ramoscelli anche la co rona sclerale pos teriore sta in, rela7.ione coi vasi della pupilla e della retina». Poco dissimile è la descrizione del circolo dell'Haller che ci viene data dagli anatomi ci e dagli oculisti di questi ultimi temp i. !l Rcymond s'esprime « i vasi destinati alla nutrizione della retina corrono affatto isolati dal r imanente della circolazione oculare dal momento che sono giunti alla papilla ottica. Ma la natura, tuttochè lasci l'arteria della retina affatto indipend'en t~. ha pure previsto il caso in cu i questo ramo non avesse più potuto in seguito alle sue varie alte-


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BMDOLIA DELL' AII TERJA CENTRALE

razioni basliH'e da sé solo <.dl'irr·igazione sanguigna della retina. Nel net'\'O ouico dei r·nmi della sua ar·teria centrale di staccati da essa per srrvir·c nlla nutrizione del nervo, contr·aggono de lle annslomosi con rami provenienti pel moùesiu1o uflìcio dalle arte rie crglirn·i posteriori br·evi, le quali, come si sa, irrigano la coroide. Questi ram i più specialmente ùcsLiunLi alla nuLI'i:doue del nervo, mandano però alla paptl la alcuni rnmosc:ell i, i quali si prolungano fin o al di là di questa, stnb iJendo al lato esterno de lla popill a una ci r·coluziono colloterale appe no. visibil e negl i.occhi normali. Ma se per una causa qualunque la circolazione ne' Yasi principali della retina ,·iene imped ita ed ineagliata, tosto possiamo scoprir·e e seguire sul vi vo il modo col quale la natura procede all orchè una circol~tzionc sussidiaria de ve venil'e in soceor:>o del ln eirco l11zione pr'l lH:ipA.IC»· Ulti ma mente <wehe tla f W ec.: k ~ r· ne l tr·nll:l to: Molctllic del fondo aP,Il" nccluo (Wed\cr· n Tncger) \'tE'ne nrcs..,a fuo ri di dubb io l'csisteuza drl c.:•rcolo rletJ'll all,..,. e delh Zinn, pet• cui la J'etiua lrovasi il'f'ornta oltre r:he da l sangue dei vasi centrali anche da quella !.l elle a rter·ie cigliari corte posterio r·i che provveuo no spceinlnr ente colle loro sottili ssime anaston1osi aliH nutrizione della regione peripnpi llare e della rnaculn . Qua ntu nque non sia dimostralo speri rnc nln lmenLe nell'uomo che i vasi retinici al'rivino all'ora serra ta, e quiYi con quell i della zona cigliare, come il K.ugel. avl'ebbe oss<' rVIllo in alcuni onimali; ciò no nrertnn to le esperienze di Rnsow, Kugol e Le ber avrebbero posto fuo ri d''ngni comestazione il fa llo delln doppin fo nte di nutrizion e della retina. li Kugcl infa lli ha \'isto che allacciando il nervo ottico ricino alla scleroticn la rascolarizzazione de lla retina oe t·siste . E non meno co nvi n ce~ti sono gl i esperimenti istituiti negli an imali, nei qual i venne pratica to il taglio


DELLA nETINA

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del nen•o r)llico al punto del suo ingresso oel bulbo dell'occhio, senzarhò per questo i vasi retinal i si mostrassero esangui. Oltre a ciò non si può affi.lllo d isconosccrP. con Knapp una cer·ta indipPndenza ana tomo-fisiologica e patologica dei due appar·ecchi nervosi l'i uniti nell'espansione del 2° paio, cioè degli elementi conduuo r·i e di quelli sensi ti vi specifici. Le fasi e mbri ogcnic!Je, le osservazioni d'anatomia compa r·nta, le istologiche ed anatomopa tologiche, finalmente la fisiologia sperimentale e la. clinica ven gono di comune acc:ordo a dimostrarlo. ll Mliller circa i t'apporti ddl'l'span:.ione dell'arter·ia cenlrnle della retinn coi drversi strati delln retina ~tessa, s'c~prime. « ~on v'ha dubbio intorno nl fullo che, i vasi reLioici dell'uOn1o e dt-i ruammileri non si limitino solnmenle alla sup erficie in terna de lln retina, come si è creduto (Pacilli, Brucbe r· e Hnnnover): mn dessi penetrano altresì nella soslllnza ist essa, senza arr·1vare ngli stratr i più eslCmi, come Al'llold l'aveva diggià annunciato. Partendo dal punLo cl'emer·gcnza, i grossi vasi si trovano dApprima sullo strato delle fibre nervose; essi si ramiOeuno in parte nello slf·ato pr·ecedente, ma sopratuuo nelle cellule ganglionari come .Bowmaon e Kolli cker l'hanno dimostrato. Noo si trovano sollnnto capillal'i, ma altresì dei g1·ossi vasi, i quali re:Hano pr·incipalmente al conllne dello stra to delle fibre ganglionari e di quello delle cellu le nervose per ~spandersi più lontano. Jnohr·e dai cnpillari rimontano collo strato gr·nnuloso e fino nlla faccia ester·na di quello dei gr·anuli interni . lo non ho vi:;to gia mm ai un vaso sanguigno negli strati più esteriori di quello 'dei granuli inte1·mediarii. Lo strato dei coni e dei bastonetti è tuLL'amato senza vasi. L'llna tomia comparala poi ci mostr·a che in alcuni aninlllli i vasi reti n ici centrali sono assai li mi tati in estensioni molto ristrelle,


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EMBOUA DELL'ARTERIA CENTRALE

come nel. cavallo, nel lepre; in alcuni altri vertebrati d'un grado inferiore nella scala zoologica; negli uccelli, negti anfibii, ne' pesci troviamo la retina senza vasi in tullo il suo spessor·e (Miiller, Kulke). Veramente molli di questi vertebrati possedono una rete vascolare assai sviluppa ta in mezzo ad una membrana anista, accollata alla faccia interna della retina dalla quale difficilmente la si separa; sarebbe una ialoide vascolare. Si trovano poi degli animali in cui la retina e la ialoide sono senza vasi. Dall'embriologia· si sa che generalmente per alcun tempo i mam miferi mancano di vasi retinali; cosi nell'embrione umano non è che in un'epoca avva nza~a. che si sviluppa rapidamente all'entrata del nervo ott.ico una rete celìulo-vascolare che s'estende all'ora serrata in differenti ~ p oc he, concordando colla. scomparsa della membrana vascolare. La fisiologia sperim en tale ci fa vedere, coi lavori di Basow, come alcuni mesi dopo il taglio del nervo ottico, prati cato nei eonigli rasenle la sel era, il microscopio permetta riconoscere l'atrofìa limitata soltanto allo sli'ato delle fib re nervose, mentre gli alt1·i strati della retina si mantengono in una condizione poco diversa dalla normo.l e. Ed è per questo che si potrebbe ammet.lere col Basow stesso che, le cause morbose che agiscono perturbando dircttamenLe la nutrizione dello strato delle fib re nervose non hanno la stessa influenza nociva sugli altri elementi retinali, e che la vitalità degli strati esteriori della retina è fino a un certo punto distinta da quella dello strato delle fibre ner·vose. Aggiungasi che l'anatom ia patologica, secondo le ricerche d'lwanofi', fa conoscere che in non poche affezioni della 1·eti na lo stra to dci grani esterni è l'ultimo ad ammalare essendo intatta la .forma, la propria appa~ renza esteriore anche dopo la scompursa di tulli gh


DELLA 11E'l'INA

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altri elementi, mentre al contrario altre volte è questo stesso strato dei grani quello che pel primo ammala (Knapp). E qui non sarebbe ozioso notare che i mutamenti patologici cronici della retina posson o venir aggruppali setto due fol'me assai bene tracciate; l'una in cui :il processo patologico parte dagli strati interni della retina, della membrana limitante ed a11'elta in una. maniera seconda ria gli strati esterni; l'altra nella quale il processo patologico agisce sopratut.to sugli strati esterni; d'onde si può arguire, anche da ciò, che gli strati esterni abbiano una nutrizione pressoché distinta dagli strati interni. Da tutto ciò la conseguenza che per gli strati esteriori vi sia una sorgente di nutrizione diversa da quella dell'arteria centrale, che ragionevolmente dovrebbe ammoltersi nello strato vicino coriocapillare. Una tale rete vascolare capillare piì:t stretta ch'è quella dell'arteria retinica centrale si trova i~ vicinanza immediata dello strato dei bastonetli, dn cui n'è separato da un· solo rango di cellule poligonari pigmentarie, chiamate anche aiJungate; tanto più che lo strato coriocapillarc che s'estende oltre il limite degli elementi specifici della retina, vale a dire, al di là dell'ora serrata, è costituito da rete a maglie serrate nella porzione della retina in cui questa ha la sua funzione più elevata, alla macula gialla, e si diradano al contmrio a misura che questa funzione decresce, avvicinandosi all'ora serrata (Knapp). Un'altra prova import.antc che lo strato corio-capillare sia in ispecial modo la sorgente alimentaredegli strati estet·ni della retina è basato anche sopra alcuni fà tti clinici, quali le a'pparenti gravi alterazioni srelate d~ll'oualmoscopio nell'edema retinnle, neiJe retiniti sterose, ecc., che decorrono assai spesso senza molta sofferenza degli strati profondi della relina, appunto


6'76 EMBOLI.\ DELL' ARTERI.\ CENTRALE per·cbè sono processi morbosi qunsi limita ti agli strati interni, ne' quali deccrr·ono le diramazi(IDI del sistema circolatorio dei vasi centra li: e ciò senza acce llare l'opinione del pr·ec itato Knflpp che, nel distn cco retinaie attribuisce esclusivamente la causa della cessata fumionalità alla interrotta nutrizione degli elementi specifici senzienti, come nei casi di rottura della co· roide si è riferita l'esistenza dello scoloma. Jl rapporto a11alomico fra la coroide e la retina é intimo. È general mente riconoseiuto appartenere alla retina lo su·ato di pignreuto che i vecchi anatomici chiamarono coroidf'ale, anche fisiologicamenlc ins~.>pa­ rabile dai basloneui e d11i con i, onde si può ritenNe che lo strato corio- capillare fornisce i vasellini nutritizii dPgli str·ati estr!'iori df'lla re1ina che formnno l'or · gnno della pcrcr7.ione dl-'lla h1 ce; lantoehè il. sis1ema dell'a r·lel'ia ccn11·ale pl'esied e alla nu trizi one de' suoi strali inremi che formnno l'ol'gano di trasmissione delle imwessioni lum ino:-;e al cervello. Che se si \'Olesse ri~ cer·cat·e il percltè la natura, pella nutrizione d'una cost delicata ed importan te membrana nervosa, abbin teso un<:l rete cap illare, non nell'interna tessitura della stessa, ma solo_in con1allo colla sua faccia esterno, potrebbesi riconoscer·e a prior·i che, una simi le rete di \'asi sanguigni non avrebbe potuto senza alterare la fu n: zione specifica nervosa trovarsi fr·ommista ad element• delical.issimi e LI·asparenti, sia per la sco mposizione del regolare mosaico dei bostonelti e dei c.oni, sia per l'opacità dell'arbor·izzaz.ione vnscolare. ln ogni modo, contnttochè si volesse spiegare coll'indipendenza dei due sistem i nervosi della retina l~ possibilità della nutrizione di questa membrana n~r · casi d'ostacolo del ci1·colo dei vt~si centrali. pure n: marTebbe sernp re sconosciuta la ragione per cui st sviluppi d'ordinario in sim ili cas i una vascolarizzazione


DEL LA RETlNA

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nel tratto interno, che dalla macula lutea si dirige verso la papilla: come plll'e non sarebbe pienamen te spiegabi,le il faL Lo della cessazione della funzionali tà retinale conternpora ne a all'int!::ITuzionc della colonna sanguigno nei vasi del sistema centmle. Nel caso sopranotalo l'i mprovvisa cecità monoculare tenne dieu·o all'ostacolo dell'arteria Cl'ntralc ed a questo lo svolgimento gt·aduale pt·ogressivo d'una il'forazione sanguigna vicaria. La figura N. I r11ppresen ta l' immagine del fondo oculare quale mostra vasi poche ore dopo avvenuto l'embolismo. Sono notevoli, l'edema retinale, la dilatazione delle vene, il col01·i to speciale della macu la lutea. La figura II riproduce lo stesso fondo dopo soli ollo giorni. -· L'ischernia l'etinale è ul suo massimo, la papilla ò bianca- la macula rneno oppurente. -La fi, gura Ili venne tolta dopo sei mesi. - Le arterie fililormi, vuote di sangue sembrano fili di seta, appaiono distintissimi i ,·asi di nuova fonnazìone. - La figura IV l'appresenta Ja mucula lutea, quale si rnostrava dopo la scomparsa totale dell'edema. A seconda che nuovi vasi andavnuo sempre più chiaramente mani restanclosi anche la u·nsparenza dtllln retina aumentava in una circoscritta zona dalla ma.cula alla papìlla e co.sì pure la visione qualiLativa, il cui campo corrispondeva sempre esa ttamente alla zona retinica irrorata dai vasi d'uno sviluppo secondario. Da ciò si può arguire l'importanza del sistema delarteria centrale nella nutrizione e nella tessa funzionalità della retina, segnata mente negli strati anteriori, osservando come se ne sviluppi una vicoria non appena ne venga ostr·utto un Lr·onco pr·incipale e come allo svolgimento di quella vada di pari passo il ripristinamento relati vo della funzionalità specifica, corrispondente alla zona di retina nutrita.


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Eli!DOLB. DBLL' ARTERIA CR~TRA LE

Si vede adunque che la circolazione corio-capillat·e non può ritenersi da sola suffic iente in condizioni ordinarie a mnntonel'e la funzionalità della retina, ma che perciò necessita anzi il concorso dell'i ntegri tà d'entrambi i sistemi circolatorii; e che solo in condizioni eccezionali e dopo un cet·to tempo, l'un o, acquistato maggiore sviluppo, può arrivare al punto da supplire in certo grado all'impotenza dell'altro. Gli è inutile aggiungere non essere possibile di stabilire- a priori- il momento in cui ricompaia la funzi onabilità retinica. Questo è un fallo molto complesso, risultan te dalla natura, sede ed estenzione della lesione che produsse l'arresto del ci rcolo, come dalle condizioni generali del malato e quello circoscriHe all'organo della visione. ln generale può dirsi ch e, la ricomparsa della visione abolita segna quel mo mento nel quale o per l'una o l'altra via la quantità di sangue che giunge io quell a zona di reti na s' avvicina a quella dello stato fisiologico; poichè non v'ha dubbio che se fosse possibile delerm inare subito un nuovo circolo corrispondente prima che gli elementi retin ali pote"ssero risentire gli effetti de lla stasi, del difello di riparazione ecc. la funzione retinale, sarebbe completamente ri pristinata come sappiamo succedere nelle !orme d'amaurosi isterica o nelle ischemie transitorie della retina. I corollart ch'io crederei quiudi di poter dedurre dall'esame del fatto suesposto e dalla interpretazione dei fenomeni che lo accompagnarono e lo seguirono sa rebbero i seguenti: 1o L'amaurosi improvvisa venne originata dalla sospesa irrorazione del sangue arterioso nella retina per trombosi da embolo; quest'embolo provenne molto probabilmente da materiale ·di detrito e da un piccolo coagulo distaccatosi dalla cavità del cuore sinistro o


DELLA HE'l'INA 679 dalle sue valvole aortiche; che atTestato dietro l'ostacolo naturale della lamina ci'Ìbrosa e della biforcazione dell'arteria centrale, ne tol se la pei'Viabilità con tutte le conseguenze imm ediate e successive d'impedita funzionalità e d'alter·ata nutrizione. 2° Si è formata una circolazione collaterale per lo sviluppo delle anastomosi dei ram eui delle cigliari corte posteriori costituenti il cirt;olo deii'Hnll et·. 3° Tale circolazione venne molto chiaramente dimostt·ata dalla osset·vazionc ottalmoscopica, e la cecità che dut·ò 20 giorni quasi perfetta, col pronunciarsi della circolazione laterale diede luogo al graduale e peogressivo ripristi namento di un certo grado di funzionalità retinica, limitata ad un punto rist1·etto del campo visivo che si mostrò COIT.isponden te al centro della nuova area di va:;colarizzazione e razionalmente dovuta alla persistenza della nut1·izione d'un certo numero d'elementi conduttori e sensiti vi specifici, pel concorso d'una circolazione sussidiaria anaslomotica fra la pupilla e la macula e lo sLrato coriocapillare.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA E TERAPEUTlGA

E ziologia. della febbre lifoide, di AnNOULD, (Contìn. Vedi a pagina 580 f ase. G•) - V. (Dalla Gazette médicale 1.875). In qualsiasi ipotesi eziologica, meno quella della trasmissione per contatto direLlo, sorge la quistione dell'iniermedia1'io fra il genera loro, il riceltacolo, il focolaio del principio infezioso e l'economia. Tuttavia siffatll:l quesLione è piu direttamente sollevata dalla teoria dell'infezione, mediante pdncipì generali o solamente moltiplicaLi entro materie putride di provenienza a nimale e più specialmente umana . Nell'opinione bastantemente lal'ga che esponeva ultimamente, quella dcllu genesi del principio infezioso in seno u materie escremenlizie comuni, il veicolo del miasma che par·ve il più semplice, il più costante, il più inevitabile, per dir meglio, è l'ar·ia atmosferica portante sia da sè stessa, sia coll'ai uto d'una certa proporzione di vapor d'acqua, le molecole or~a­ niche infettanti, sostanze impalpabili, senza caratteri specifici intrinseci, e per conseguenza riconoscibili sollanlo da i loro elie Ui ùesignati nel caso particolare solto .il titolo di emana.:ioni, quello d'eltluvii essendo quas i t'iserva lo dall'uso ai pt'illcipii d'origine tcllui'ica. Questo ·concetto è ben in r apporto coll'osservazione in massa dell'igiene; esso da naluralmenle la chiave dell'insalubrità de' vasti locali, ove una numei·osa popolazione fomisce una quantità di materie pull·cscibili di g uisa che la morhosità vi è in ragione dit•eua della densiLà della popolazione: esso legittima le disposizioni con tanta is Lanza raccomandate per la cubatura e l'areazione delle ca-


RIV1Sl'A JH GlOHNALI !TAI,IANI ED ESTERI

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mere di caserma, delle s.ale d'ospedali, le grandi aperture ai mur•L,' gli ,appar ecchi ventilatori, misur-e lulte che hanno dapprima pel' effetto di mobilitare e disseminar·c le particelle organiche la cui accumulazione è pericolosa: esso spiega l'impossibilità, disgrazia tamente, di rendet·e affatlo inotrerisiva malgl•ado ·gli assesta menti i più ingegnosi l'f1.tmosfera delle grandi .città. Qualunque sia l'idea ch e ci fol'miamo del la m.tLura dei miasmi, Ja. teoria dell'infezione. per emanazioni ha per essa le notevoli altitudil1i all'assorbimento dw presenta l'immensa superficie polm:emare: si sa che non ò a ssolutamente. necessario che i em•pi s iano dei gaz o dei liLtuidi per attr·avet'sare la sottile 1nembrana vescicolare, e che molecole m·ganicbc infinitamente picèale penetrano !'a cilmente rw l!'cconomia per· tal modo: come à\l,vjeiw delle gr·a nulazioni elle pel signor Chauveau rappresentano ìl vir'us vaiuoloso . A meno che cotesti eo!'puscoli non procedano per azione di peesenza, ciò che toma lo stesso. Ora 8000 lih·i cl'a1·ia son mcs'S i gioenalmen!.e in èonlatto con que1la supenficie, e gli atomi inl'irJitnmente piccoli Ll'a ~portati dal tor.rente atmosferico vanno senza posa H dar di co2zo contt·o quella dehòle barTiera. Se~ alcun'altra memlwana assor~)ente nell'economia può eziandiodar pass aggio ai pf'incipii miasrnalici, C[Uesta almeno ne è la via maesll'a: le altt·e non sono che sentleri. Queste considerazioni furono opposte non ba guarì alla teo'ria dell'assorbimento dig-estivo dei miasmi da Adolfo Vogt. · ~ Il peusiBro pr·imìlivo di Mmchison fu d'indicat' raria come il veièolo ordinario del principio Litico fino all'organismo. Appare·auresì ch'egli considerava il principio se non come un gaz ocl un vapore, almeno come una sostanza volatile, ciò che non è 0bbligaLorio, o merite1·ebhe spiegazione. Come ho avuto occasione·di dirlo, la teoria delle enianazioni è generalissimamente accettata in Francia, ed ogni voce che la contraddice v~proèluce un suono strano anzi che no, come quella del signor ~epaul che si provava ~~ s cuotere l'edifizio eziologico che il Signor W oillez innalzava a proposito dell'epidemia di Courbevoie. Si ricOI'deranno i lettori che il signor 'Voillez notava de'fattì considet•evoli in appoggio del concello classico: «Non c Yi er·aalcun malatoneìlaeaseema abitatadal102• di linea i cui c 4 battaglioni occupavano i qualtro pinni, quando manife' stossi la febbt'e tifoide, che tre giorni dopo il vento di sud ·c ìn apr.ile spinse i miasmi verso quella parte del quartiere». Giot'tl4!e di mecUclina -mtllta>·e.

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RIVIS1'A

E più )ungi c LI numet•o dei casi di febbl'e tifoitle diminui va • ad ogni piano a misut•n che si frappone' a mag~iot' distanza « ft•a la chiavica () le camerale: cosi a leer·eno erunvone più c che al primo piano, il quale alla sua volta 11c contava un ~ HUm~>ro m a~giore ùol secondo, e cosi eli segui lo •· Ci siamo imballuli più d'una volla nel r01·so eli •tue::;Lc considerazioni nncho irJ nomi eli profossol'i c di clinici tedeschi, la cui oulorilìl è acquistala alla teoria delle emanazioni: cosi von Giell, nnnke o massime ,·on PetlPnkoi'PI' eire J'icuso colla più grand'energia all'iH:<JuO potabile ogni pm•lc dieellu nella genesi c~ nello pl'OJJEig"t\:ltOno clelia f(·hllt'•' Lifoidc c del colèra. Lo si sa • una dollt•ino r·ivale ,'. sot·Ltl ~. Hi.::ogna chiamarla nel suo senso più largo, doltl'inn ùell'assorbime11to dif!esiioo dei 1nicrsmiJ giacchò non ù sollnnlo l'acr1un potabile cl L'e sso denunzia come l'iulermediuria ln\ i focolai inf~z iosi c l'economia; ma illa Lle pul'O o ~:<unzn dubbio cruulcltu nllro liquido alimentare od anche un alimento formale, il pane, Ja curnc non tarderanno 011 esse1·e incolpuli , so put' ciò non è giù fa llo. Ln DOI·le dcll'inle t'meùiario liquido non i• inle:;u da lutti ùlln stessa manie1·a, ed è da l'tUHirtat•ical':;i che 11011 :<i posso il piLI sovente s a pere a qualleol'iu oziologica si riferiscono gli c:ocmpi citali. Talvolla l'acqua non .~ che- un veicolo di contagi di germi ch'essa ho ricevuti belli e falli: talL\llra u:;sa trasporta de' pr incipi fot•mnli in unn puh•itlilà comune, fot•::;'unche nel suo seno: ce1·luni ùiclt iat•ct·chhcJ·o volentieJ'i che l'acqua potabilo inquinaln in qualsi,·oglia m oùo produce dit·ell<lmcnt.c la .t'ebbre Lifoide, senzu pos:scdut·e tl'allroncle questa Jll'OPrielà a ti tolo s pecifico, poichù Ju :::Lc:;sa be\'andu imptu·a, ùell·eslo ino!~ fem;iva, causa lalo!'8 In tlitH·t•eu, la di:~sentet•ia. P e' suoi slcssi partigiani i più cominli il Leusporlo dei miasmi per la via liquida non è a mio ceedere che una coneor·r·enza e nou distruggo il modotl'arl'i\'O pct·cmum\t.iono. Mi ,·ado costeello ad essel' meno genet·o:;o, e, come u11 anno fa, a rifiutarmi a questo doppio impiego eziologico. Conliuuotl conteslat·e ai miasmi i costumi anfibii e all'appat·ulo digoeenle In facollà ùi assot•birne a sufficienza e busl.Un t.ementr~ poco modificati onde poter irnpressionaPe l'economia in modo genE~I'ale e specifico. Nellavoro a cui rinvio talvolta illellot·e (L'acqua potabile ecc.) ho cilato un certo numero di faLU invocati dall'eziologta del tras pol'!o liquido, e indicato i lati deboli di queste os~ervazioni


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e delle dedu~i oni che alcuni ' 'ogliono Lt•ot•ne . D'allora in poi senerivelarono altt·i, ciò che non ir;lupil'il a_lcuno, abbastanza impcrtnnti, quantunque somiglian lissi tn i ai pl'imi, ùa mer•iritare l'attenzione degli ep idemÌalo,gisLi. Se ne Ll'ovet·anno buoni riassunti nello Sclunidt's Jahrbueclter e nel Journal if'imestriel allemancl (l'lluuiene pnulique, che esee a Brunswick, pubblicazione rimaechevole, cd i cui collobomlori non apparLengono esclusivumcnle ad una o due capita li. ma Lra.smetlonsi le lOt'O pt.u·lecipuzioni da lul!.i i punti deii'Allcmagna . Non or·eclenc.lo elle l'inleressc di r1uei l'alti vnlga il posto che la loro riproduzione pt·cntlel'eb bc, rni limilel'ò ad esporne in compendio clue fra i più r ocenli c i più sor•prenJonti, e relaliYi alla propagozione della l'cbbt'e Lifoide, uno pet· mezzo dP.Il'acqua potabile, l'a liro pet·mezzo del la tte. A Il primo è dovuto o l do tt. Haegle1· di Bo.sil ea.• 1 el villa ggio di Lauscn, cantone di Basilea, o ve a mem01·ia d'uomo non erssi mai vedu to t'egnut· la f~· b!Jre Lifùiden, un'e pidem ia di questo flagello scoppiò a un tr·aL~o, nel mcs•~ d'a gosto 1872, flssalendo sim~liLanea,nentc nna gt't1ll pttt"te della popoiazìoue nei quo.rtieri i più di versi. Lo.uscn è una locu litù di 90 co.sc con i80 abitanti che godono <.l'una cer·lù agi a lezzu: è ~alubm·rimo, e sfuggi ol colèra C(Unndo i suoi dintorni ne el'I'LIIO funestaLi. A un quarLo eli lega al s ud, sepat·ala dal villaggio pct• mezzo della collina di Stockhalùe, ha v vi una piccola vttlle, la Ful'!ertal ed in questa valle un poder·e, il Fueterhof, sul m ot•gine d'un ruscello, il Fut•lerbach. L'offi ltai~.wlo di qucslo, al ritorno d'un viaggio sufficientemente lun go, s'ero. ammalalo di fo:J bbre LifoideJ il lO di giugno. Ne i due mesi successivi sua moglie, suo fl~lio in età ui 'l7 uuni eli una se!'va fu r'ono colpili dallo sEesso tnale, ciò che por·la a qtnlllro il numet·o dci casi del podere. A Lausen:nullo. sapevusi rl ef!:li irH;illCJ tli sopPng giunli i n (Juell'Abitazione, che non avea t·elnzione. alcuna col villaggio. quando t\ll'iniprovviso, i l 7 d'a go~ lo, lli~)ci abilanli ammalarono, e nei nove giorni segucnli il numct·o dei r.-agi di febbt•e Lifoicle sall a ?7.In qualt!'O settimane arrivò a ·100, e sul finii' dell'epidemia, In oLtobre a 130. Ciò che vi fLl di uotevolc nel l'esplosione di cruell'epklernia si è che fin da principio i casi pan•ero t'iptwtiti ugualrnenle Jn LuLLo il villaggio, ud esclusione completa delle .case in numero di sei, che prendevano l'ucfJua dai lot·o propri pozzi é non dalfe foutan e pu bb liclu~ . Ot'O l'acqua di queste è . «<ndotta da una sorgenle situo la appiè dP.l ver·sante di s 'tock· halde clte guarda il villaggio, ben imprigionata in un serba-


684 HI Vl S'I'A toio in mm·alunt ·chiuso e coperto. li v~leno lifico non poteva essere stato portato che da essa . .KOH bisoguava infatti pensare ul lt··aspor·Lo per- mez:t.o dell'aria, poi eh è una collina s i dis tende ft'a la F urieri hai e il villaggio: alcune case isolate sit:e su1lo s Lesso piccolo allipiano dellu casa infetta e a un livello più basso non fur·ono menornam~nte t.ocche: <·.iò chè pt•ova ad un tempo contro il tt·asporto dci miasmi pet• mez:w dell'aria e conLi'o la loro diss eminazione, median telc innlLraziorJ idel suolo. Del resto la stessa SOI'gcnle fu a vvelcnaln nelle seguenii circostanze. Essa è ulimeutala sotterraucumento dal ruscello che passa al F urlerhof e che in quel feattewpo uvea r icovtl le le deiezioni dei tifici, tanto a motivo della r elazione clit•ell'' delle latrine e de' concimai con quel c01·so d'acqua, lluunto perchè vi si vuotava il contenuto dai vasi da notte e che vi s i lavavano le biancherie dei ma la ti. Quello poi che climostt'<:t Ju comunicazione di quelle acque colla sor~ente di Lausen si è che le fontan e del villaggio a umenta vano tuLL' ad un tn\tto la (Juantilà della loro emissione e davano per qualche tempo un'acqua torbida ogniqualvolln l'affillaiuolo di Furlerhof il·t•igava il suo prato. E pet· l'appunto l'i1'rigazìone, ebbe luogo, quell'anno, durante Lulta la seconda quindicina eli luglio. Tre settimane dopo il tifo invadeva Lausen . Onde scuoprire il passag~io sotterraneo de' gel'mi tifici dal ruscello alla fontane del villaggio si riaperse un buco di tec metri di profondità c ù'un meh·o di ùiamelro, che crasi altt•a volla aperto s pontaneamente per is pro1ondamento del s uolo, non !ungi dal margine del ruscello, c altro. verso aì quale s'era potuto, deviandolo, fat' passar (JuesLo Lutt'in!.iel'o. Dopo era stato richiuso. Vi 'si Pl'ecipilò di nuovo la piccola corrente e si constatarono del pari l'inlorbidamenlo immediato c l'accresciuta emissione delle f'onlane d i Lausen. A titolo di spet•imento circa 18' quintali di sale mal'ino fut•ono gellali uolla buca: poco dopo l'acqua delle fonli presenlava le reazioui dei clorut•i e la sua ricchezzn in materie fisse ct·a triplicata. Vi ful'Ono altresì gettati 50 (JUinla li di fai'Ìna JJen diluila: ma non se ne rinvenne traccia, neppur un grunod'amido alle fontane di Lausen. L'autore non ne conclude mica c:he piccoli corpi ot·ganizzati microscopici od a nche 11011 più visibili col wicr·oscopio (come devono essere i germi tifi ci} non passerebbero a traver so del s uolo in quelle conùizioni, s ia, o' no, un geJ•me l'agente specifico lifigeno; il s ignor Haeglet' deduce da ciò che avvenne che «la filtrazione n~LuraleatLraverso del suolo non ·


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è una s ufficiente guarentigia della disinfezione dell'acqua » . Q~,tanlo alla tlgliazione dire tta dell'epidemia di Lausen da quella del podere coll'intermediario delle deiezioni tifiche essa non è per lui O{lg-etto del menomo dubbio. Che pensare di questo racconto del quale r iprodussi tutte le particolarità signiJìcakve nel senso voluto dall'autore~ Se non se che si produsse là un insieme di coincideHze singolarmente felici per la teoria del lraspoeto acquatico, e che l'osservatore le hà abHmenlcutilizzatc.Non voglio evidenlementoconlestare alcun particolare, nè veder nt>ll'osscrvnzionc all'infuori di ciò che \'i ha messo l'autore: lulta,·ia vi tro,·o a rimpiangere l'assenza di certi ragguagli che :w1'cbbHt'O interessato tulli, pel' esempio l'esposizione un po' esplicita delle abit.uùini d'igiene domestica a] villaggio e al podcte. Egli ò così importante che, mercè l'angolo della cortina sollevato pel bisogno della causa, noi Lt'avedìamo cond i?.ioni quasi s uffici enti a fare svolgere di sana pianta tt11 fl epid<'mia di fPbbre t.ifoide nelle due località: voglio parlare della tl't'ls formazione regolat·e del ruscello della Furlecthal in chiavicu pei ktumai e lo lt\lf'ine llel podere. Si può anche Ct'edepe che la cosa s i praliCtl!"sc sis lcmaLicamenle in uno scopo agricolo: pii• ilt·uscello era immondo e tanto più grassn riuscivn l'it'l'igazione. l.'nffitLaiuolo n on avrebbe portata la febbre Woido dal suo Yinggio (il fatto non è alt1'imenti accertato), la malattia uou a\·ea meno tutte le probabilità di svolgersi presso di lui, n stag ione favoJ·oYole, vale a dire nel momento in eni i caìOl' i wmgono nd accclecare la putrefazione e portar lo svaporHmcnto e le emanazioni al lol'o massimo grado. Notiamo, asLt·aziun fatta dalle relazioni eh~ ognuno comprentle, che la st.nl.is tica medica e l'agricoltura s'incontrano verso quella stessa epoca eli luglio-agosto, una pe1' pot'vi l'apogeo della febbre til'oide, r aJtpa per fissar\·i il tempo dell'i.rrigazione de'praLi, dopo ello n·~ furono espol'la li i fieni. Che il Furlerhof sia ::tato, o no, ln prima vitt.ima del focolaio che s'arrabattava a creare, è chiaro che lo sue acque di fogna ll'asportate a Lnusen prc::;soch(• integtalmcnle mediante una infiltrazione rnolediea e gene1'alizznta, quul è l'it•t•igaziono d' un prato, non potevano che av\·nl!!nm•e passo passo il snolo non sull'altipiano ma al livello esatto del villaggio, giacchè l'acqua sotterranea sembr ava undRr da l podere a Lausen, passando S()tto la collina . Una ptu•te d i c!uPst.'acque, la rneno spot•ca, poichè aveva s ubito una fi1Lt'a7.ìone r elativa, giungeva al serbatoio raccoglitore che alimnnln le fonti del villaggio: in .r ealtà


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tutt'inlot•no sopr·a una larg-a supel'f'ìcie il suol o inondava l'aLmosfet'tJ d'emanazioni nspir·ale tlul sole. Ciononper'Lunlo nulla impcJisco che l e ncr(ue ntl in le alle fonLane !liano riuscite noci,·e anche colle lnro emanuzioni. Non si so!'bn l'ut·se l'ac'(Ll!l negl i npportamenlif Non lu si adopera per lo toclctta, pel'ioYarc utensili, bionclreria, per inaffiar pa,·imcn ti, piante u'OI' IlUm~n to poste SU) da \'OilZUicdelle finestre, giardini che nei Yillugg-i conlOl'lltlnO la casut L'ucquo elle consumiamo e cer't.amenl e assoi J>iù sptwso in supet•licie che bevuta: persino d'estate od anzi u cugiono appunto dell'cstole es>"a è pilt t•espir·at.a eire in!!hiollila. L 'immunità delle case ove fuceYusi uso dell'acqua di pozzi parlicolar'i è un caso. Gli abitanti di quelle 6 cose su 00, uno cinquantina d'inwvidui, si ::;on tr'O\'t\ti fm· 1arte dei 650 su i80 che non furono colpiti (!;,Ila t~bhre . Ciò non ù un 1wodigio. D'allrondu i l fallo è pe1' lo meno ullreltanto soqn-endente nell'ipotesi ùull'auloN cl1e rwll'opinione couLJ'O t'it\: ne~suno si spiegherebbe cile le irr•i;.razioni nn clenate falle alla distanza d'lur qual'lo di lo.!p:a che s'illlilLt·nvaJ tn nel snLLO!:'li()IQ Jino ulla sor·g-eulc<>ituala alle por·le 1lt·l villap:gio non u,·~sst•t·o I'Bg-~iuuta !'OC'CfUa ri to al i lllPnlu i pozzi la quale ùcvc ovet· !>Lr<:lli r·uppor·ti col s.•rbatoio r'IICCOglitor·c posto nppiì• della ~toldtolt.lc, se pul' non ù la mede!"iroa rnas~a d'oc'lun l p:crmi lilìri dellu t-ot•geute dovevo no r•invenii'Si n'li pozzi. Et·a i l eu so tl'eslf!llu•'l'8 ull'ucqua di questi la pcr·iziu chimica ocllu famosa !,:pet·icnzu col sol marino. In so~ma la doppia epidemia del pot!et·e e del Yillflggionon è inespl icabil e nò nella sua or'i ginc, nè nelle pul'licolal'ilà del suo svolgimento senza l'ipotesi del trospo1·to liquitlo e dell'tlse-or!Jim euto di gesti vo. L e UJJl icl•c mauiet•e di vedere inlor·no alla ptwte dclleemant,zioni :,cmbr•ono onchepeeslttl''·isi meglio. N ulla dirò dello spiri Lo di pt•evenzione che lr•uspat'e in pnr•ecchi punti del racconto, no òell'ingouua &!'dilozza dei COI'OIItl l'i dn cui l'autore lo fa seguire. Dallu rircostnnza che un'arqua In quale ~eompe dn una monl.ngna può non essere una bevanda assolutamente innppuntubih•, il sig-nm' llae~lt'l' è disposto a lomore che l'acl') un oudc s'appr•ov,·il!ionn l u cillà di Basih:u !'appresenti in quella città la por·te stessa nel F ul'ler buch t' iguardo a Lausen: infuLU qnesl'ocrJun at•r·iva anch'esso du unn montagna, ma ilull'altro ve l'SO pl' illla ùi scompaeit·c sollo ter r•n esE'O h a ailt'uYe!'sal.i duo \•illaggi c posti in ruolo i !ot·o molini: .\ Hei credul o che rosse più pericoloso pei villaggi d'essere tt valle


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della città che per questa il ricevere l'acqua che passò per quelli. 13. Le per·fìdi c dell'acqua sono a qunnto par e più comuni in 1nghilterra. Non pns:su quasi sellirnana che The Lahcel, The Medical T imes non ne Bvelino qunlcllcdunu nuova. Egli è pure là che il doltOI'C Edua1·do Ballard ha sorp1·eso il latte in tlagrante delitto di Ll'aslatarncnto del tifo addominale. L'epidemia di Marylebone nel18i3, messa a carico di questo medesimo veicolo da Corfìeld ed Ernesto Hart, menò tanto mag~ior t•umore ch'essa inflcl'iva nei riccld quartieri del \Veslend di Londra e che parve il•radiarsi precisamente dalle famiglie dci medici ragg1·uppnli nei dinlol'ni di Cavcnùish . Squat·e. La s tessa fa miglia di l\Iurchison pa~ò una delle prime il s uo tributo e fu jj dollo storico dei tifi d'Ingltiltel'l'8 che mise la polizia medica sullo ll'~tcce della colpevole bevanda. Tre bambini s'ammalarono in casa suo nell'ultima settimana eli lu~lio. Ciò che desLò l'attenzione si fu che lt\ malallia cominciò olcuni giorni dopo cbc i lnìmbin i, im·eco di ltllte uccurtl lamente consot•vato in bottig liù :;;igillat..:, fur·ono solloposli all'uso del lolte nnturale. P rendendo inl'omwzion i, MuJ·cltison trovò in torno a sè CÌ1'ca ::!00 ca!<i di tifo addomjnale in GO famiglie le quoti, unn sola eccelluula, s'appl'onoigionovan lulle di l!llle dal medesimo lallaio. I bumbini ernno più ptu•ticolrwmenle colpiti, e fra gli adulti quelli che avo\'ano l'abitudine di bere latte crudo diedero il maggio1· nu111ero di villime. l n bt·cve j casi ollrepassat•ono i 400. Da quel momc lllo 2\fuJ'chison r-ichiamò l'atLenzione del Nleclical Qfficer of Healtlt di Murylebone, 1lollorl:l Whitman, sullo. possibilità d'una JWOpogo.zioue pCI' mezzo del latte, e 1' 11 d'agosto il dottore W hitmol'e d'accordo col dolto1· ~ cllen Radcliftè del P rioy Council diede opera ad u11a inchiesta sulla provenienza della mercanzia spacciata in quel quartiere dalla cascina suddetta. Ol'a quella cascina lt'aova il lotte da ollo poderi. Jn selle di questi nullt\ si rinvenne di sospetto. ì\fn nell'ottavo, Chi!Lon- Gl'ove nell'Oxi'oJ·dshire, si scopr•ì elle il ft llaiuolo, di e~ di anni 58, in g iugno et'O. mot·lo di lifo, $;Ccondo una vei'Stone, d'accidenti sospetti, con seat•iche sanguino!ente e purulente, secondo un'altra versione: nel momento dell'inchiesta il figlio di lui di 1-i- anni Cl'a anco!'a a. letto colla diarrea, stando a questa seconda versione, col tifo, stando alla prima. In due case del vicina to, donde ve nivano degli operai al podere, il tifo era undemicoeavea cagionate parecchie morti. 1 fabbricati del


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podere erano situa ti sopra un punto declive d'un pendio, in cima al quale trovuvasi la la tt•ina, mollo al di sotlo eravi il pozzo, profondo otto pie.di all'incirca, la cui acqua era così cattiva che da due anni non se ne poteva pi\1 bere, ma la si adoperava per la coLtura degli alimenti; pel bucAl.o e pet• la ripuliturn dei vasi dÒII!-l cascina. Scnz'alcun clllbbio, pensano gli osservatori, gel'mi liJìci sal'anno stati mescolati durante l'epidemia locale alle ·acque già in11Uinate ùa infiltrazioni fecali e la parte d'acqua in f'eLLa rimast11 nei vasi dopo la risciacqua tura ~art\ bastata per infettare luLlo il lalte. Non s i sa l.fLIOrlto ce ne vorrebbe per conseguire quesL'cflètto, mu pel' onalogiu s i suppone, che come pel vaccirw, una quanti tu infìnilamenlo piccola sia sufficiente. Le ricerche di J oh n Douglas di Glasgow hanno provato che il latte è maravigliosamenle allo a t'iccvcrc i ,·eleni zimotici. La caseina , cot•po puLrescibile, deve agire, come un fermento sullo zucchero di latte, nel latte, e favorime la scompo~izione; ciò che si ammetterà agevolmente, se si pensa con quanta facilità illatle contrae l'odore dei corpi che lo avvicinano, per esempio quello del pesce impulricMo. Vennero accertali 320 casi di Lif'o in ·123 famiglie: di cui 10G riceYevano latte di Cbilton-GI'ove: per gli altr·i 17 rimase dub bio se abbiano bevuto o no latte infello rum·i del loro òomicilio: in uno solo si fu certi che niuno avcvane assaggiato. L'epidemia cessò non appena il latte di ChiUon-Grove l'tt in terdetto. Quanto ipotesi, quante teorie, quanti sforzi d'immaginazione per veder più cltial'o del semplice buon senso, qual fede robusta nel mistet'O del germe tifìcot Un'epidem ia qualunque, e q ualsivoglia n1~ s ia l'origine, venendo a scoppiare in un rione della città non s'ha forse natm•almente la possibilità di accerta r e, se lo si cel'ca, che la pluralità dei malati non solo prende va il latte dal medesimo lattaio, la cal'ne dal medesimo rnacelh~io, le frutta dalla s~esso frut.taiolo1 ma si faceva a!Lresi ves tire dal medesimo sarto, calzar dallo s-tesso c~lzol~'io, ecc.~ Eppure in questo caso fu messa officialmenteJa mano sul tradimento del latte: 6 una goccia d'aCf{ua sospetta dimenticala in fondo d'un recipiente, annegala in un litt'O o due di latte che fu con l'uso anch'esso col prodotto cl'altt•e sette rattof'ie 1 è un miac:;ma alla milionesima diluzione che ha ratto il male! È vero che per dei dollrinarì detet•minati v'ha poca dillerenza fra la sottigliezza del veleno tifìco e quella del vaccino, che s'introduce tuttavia nell'organismo per la via della ente con effrazione e puro quanto più è possibile !


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Non solo noi Clbbiam o il dirit.to di chiedere a questi teorici: Che sapete voi del Yeleno li fico di cui parlate con tanla s icume,ra f ma p otremmo a nche muove e loro lite circa le loro diagnosi nl punto di partenzC\. È una particolari là molto incomoda quE-lla di uon esscl'e assolutamen te ccl'lo che il tifo regnasse a Chillon-Grovc. Ciononostante è permesso di aver alcuni dubbi s ulln l).atura della m a lattia che si caralterit:zava con scariche pllt'ulenle e sanguinose in un uomo di :'!8 anni, un vccch io poco rlif'poslo per eonseguenza alla febbre tifo id e : c se per caso non aYesse Avuto che una cli.sscnlet·ia sarei propenso a pren do l'C alla lctlrl'n la vcPs ione che dice che suo fìgl io a-vesse la cliw'rea. Quelle belle speculazioni sulle nlliludini del latte a fet'menta-re sono alquanto comp1'0U1esse da questo fatto che i consu. matol'i di latte fan no preris nme nt.e ogni ~forzo ond'impcdirc ogni11ualsiasi l'e>rnwnlazionc in quel liquido . Nel mes'e di luglio, se Ytwlsi conset·vat•e fino a sera il laUe avuto al mallino, la primR cosa da fm's i, e che ogni buona mn::;saia pratica accura tam ente, si è di nwJo hollit'e. Fa d'uopo uniJò r· t11arsi u c1uesta regola anche a l .O!tllf'a pet· i bambini i (jnali non pott·ebbero consumare in un sol pasto la provvista del giorno; e ne scorgo la prova in quella circos tanza che l'ossepvnzione segnala particolarnlcnte g li aclulli che s i ser von o clcllattecr'udo. Del resto i consmnatol'i di !alte infetto non f'ur·ono i soli colpili: I'Ot·se le 17 ca~e compt·ese nell'epidemia e nelle quali il latte di Ch.illon-Grove pt•obabilrncnle non era enlrnlo,rappre;;enta no nella cifra lotale tlei malù Li 'lt-t propor?.ione degli individ ui di quel rione che 11011 s'apprO'''·isionm'ono prC!;:SO il la ltaio incriminato. In ogni caso è chim·o che bisogna cercaee una causa più incontestahilrnenle generalo e com une a tutti gli abitan ti. L'epidemia di Maeylebone scmbl'a infierisse più particolar mente sui bambini, non ~o perchè, ma il fallo non è senz'csempio. Essa fin l quando s i proscrisse illat.tedi Cli ilton-Gt•ovc. Ques ta precauzione non coincid'ess u for se col rnom ento i H e ui la febht•e tifoide aYea esaurita la ricettivilà <le! gr11ppo interessato, ecl in cui manca\'t'\ il terreno? li piil imp eudentc el i quello che> s i ct·edct•ebbe l:apeit•e !'limiU vie all'nudacia delle teor·ic e delle imrnua:inazioni m ediche. ~on si limiteranno più fra poco al ll'asport'O di germi supposti. Il dotler Britten ulLribuiscc un"epiclcmia all'uso d'un latte proveniente rla. vacche perf'Atl.omente snne ma ehe bevevano ad


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uno s tagno spOI'CO d'OJ'i na: l'a utore ne vide co' suoi propri occhi una che si abbandonava u quel ,gusto depravalo! Il veleno Lifìco incorpora to collalle di quelle vacch~ era così sotti!P-, che un uomo il quale non comprava !alLe che pel suo gatto fu collo ùalla febbre tifoide pet' a vcr bevuLo un giorno ciò che era sop1'avanzato all'animale! Basta che in un villaggio un'epidemia tifica cominci dalla casa d'un lattaio, la cui professione non costituisce di certo un preservativo contf'O tal morbo, perchè si accusi quell'industriale d'aver pl'Opagala la febbre tifoide colla sua mercanzia, senza ciliedersi in qual modo il lattaio la fabbricò per sè stesso, e senza ricercare se i suoi clienti non avevano ol pari eli lui qualcl•e buona ragione, all'infuOl'J del latte, di creare di sana pianta una epidemia. Ho detto altrove e Cfui non foche l'ammentarlo eh ~ g li epidemiologis ti opposti a l lt'aspor·to miasrnulico per mezzo delle bevande non s i danno pensiero piì.t degli a llPi clelia necessità d'un'acqua abbondante ed inappunLabile in lutti i centri abitali. Solo non credono che convenga agi1'e sugli amminisLI'atori uè sugli amrninistr·ati coll'evoca!' funtasmi. La noslJ'a jgiene è ap paren temente più sicul'a non concenlJ'andos i sopra un punto discutibile . Essa consicle1'a lulto in una volla lulli i rnoJilìcutori che possono agit·c sulla lHtleizione, non accordantlo loro una parte ~peci lica che con pìeua cognizione di causa, ma sRn<:a crede t'e che a lcuno d i essi s ia indiffet'ente in faccia all'or·igine ed a ll'estensione delle ma lattie, il cui principio parè più strettamentelegalo all'uomoche ai mezzi eslemi. (Continua).


RIVISTA CHIRURGICA Del « minimo Sa4'a•i6zio d i f) IH'li " come p rincipio diretli"o di chh·ua·;:la rwn licu. - Per T. BRYA NT (cont. vedi a pag. 602). - The Lcmcet. - Rivolgiamo ora la nostt·a allenziono alla seconda proposizione. Con questa si sostiene:« Che per mettere ad effetto il SO\'l'a enunciat9 principio il chirul'go può, in caso di amputazione pel' malaUic, tagliare senza tema tessuti infillpati eli prodolLi infiammalorii orgo nizza.Li e intaccare pura neo cavi tù suppuranti o articolazioni ammalate" · Ho seguito questa pratica per- molLi anni, e non ebbi mai a penlirmene. Vidi sempre le pal'Li tagliate in queste condizioni riunir·si e;.m almente bcnR che in altre cil'coslanze; c dirò anzi che in qualcht~ CùS9 f'ùi indotto a cr•ed eJ'e che s i r iun!sseeo più facihnenle. I n quei casi i n cui fui obbligato n tHgli<ll'e allt'averso caviLò. al'Li(.'olari i r isultuli fur·o no sempl'e favor·evoli I seguenti casi pratici illusteeranno meglio queste asserzioni. CAso 36•. - O«Leite acuta della tibia; disorganizzazione dell'articola zione ft\ mor·o-li billle; amputazione s u parti infiltrate; endosteile del femore; aspot'lazione di grosso sequesko; guarigione. Giacobbe B ... . di anni 22, lavoJ•alore, entr•ò al Guy's Hospital, nell'agosto1863, per infiammazione diffusa a luUa la gamba sjnislra, con suppurazione del ginocchio e ncct·o~i della Libia . Risultava dalla storia del caso che l'nffezioue aveva a'·uto principio da infia mmazione della tibia sus seguita rapidamente da supput•azione e disoJ'ganizzazione della giun Lur·a del ginocchio Le condizioni locali e generali erano tali che non si poteva pensare ad a ltt·o espediente cur·ativo che t'l ila demolizione dell'arto. Stimai allora che l'amputazione dovesse esser fa tta al di sopl'a dell'twlicolnzionedel g inocchio; ma la coscia t>ra talmente i+l.filtra ta di depositi in fìa mma tol'ii da r endermi molto incepto sulla scelta del puu lo ove pot·ta1·e il taglio. Kon essendovi però indizi di estensione di malattia al femore, mi decisi ad


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amputare quanto più vicino al ginocchio fosse possibile. Il '1 5 sett.embl'e praticai l'operazione facendo un lembo anteriore che terminava a metù del g inocchio, ed un lembo posteriore alquanto più corto. }Ii convenne dissccar'c i lembi di basso in alto con molLa circospe:tione, essendo le parLi quasi gelatinose al laglio, tan to erano infiltra lc di linfa. Segai il femore immediatamente a l di SO}ll' u de' condili; feci la tors ione de' vas i e l'iunii i lembi con punti di sulura. Xc snguì lo r iunione pe1· fWim::t intenzione in quasi tutla la superlìcie del taglio. Non vi fu retrazione de' lembi; e in vel'Hi\ il moncone cicatrizzò e guarì meglio cho iu tanti altri casi. Però, cosa alquanto s in· gohwfl, quonclo g iù le.paroti e1;ano del tnLlo cicAll'izzule, senza \'Cl'ltna causa apptu'enle, il l'crnoro fu nltaccolo da endosleile violen ta che tm dò a leemintwe in n ecroosi; e alcun Lernpo dopo un scqucstt·o col'risponclente a quas i l'i ntero corpo del femore potè essere P.slralto dalla s ua guaina (t)cr·ios l.ea) per l'esll~e­ mità dell'osso scgRlo. Ne seguì poscia stabile g uarig ione. Questa open,zione fu eseguita nel 18G3, pt•ima che avessi una certa esper.ienza sullt~ disarticolazioni del ginocchio. Se mi fosse capit-alo questo caso più recentemente, twrei pl'esceltn la disarticolazione invecE\ cli?ll'arnputazione, cd evilnlo così il taglio dell'osso, molto probahilmontc si sumbhc ovviato a questa osteitc e nccrosi consecutiva. CASO 37". - Malattia ddl'a rticolazione del ~inoccldo; amputazione della coscia; lembi in filtrali; gual'igione rapida. Cal'lotla H. .... di anni 12, fu nmnwssa allo spedalo il 18 ~e l­ lemlwc, pet' malallia d<:l ~inocchio deslt·o. La parte era mollo ing>t'Ossala c lu melaflo, G vi el'~l qua e li.1 flultunzionc; però l'arlicoltltione em mobi le. Alla parleestcma una piaga nperln lunga circa due poJiici e hu'ga uno e mezzo. Cinqueanni prima la pal.il:mle aveva riporta to, a (juanto asseriYo, un colpo s ul ginocchio, c ne ebbe molto doloJ'e e quasi immedit,La tumefazione . F u cut·at.u al S. Bart.Qlomno, come ammulaln. osLet•na, per ci!'ca un mese, e migliot·ò alquanto sotto l'uso el i empias tei e fJualche a1edicina inlct•na. Piì1 lo.erli ebbe .n l' icot'l'Ct'e allo speda lo s·. Tommaso (sci settimane prima di essere ommcssn in f(llest.o), ove ora m edica tn, pure come paziente esterna, ogni se ttirnanet. F u pescia cut•ata a domicilio da un chinn'go che (l) prescr-isse dapprima empiaslri, poi olto rnignall.e e finalmente punsfl i\ g inoecllio dando esito o cons idere vole •1uantit.à di maJ'Cia. Lo consigliò allora ad enll'ru'C' al (.ìuy's Hospital.


Di GIOJìl\,\ Ll lTALIA Nl E D KSTKIU

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Jl19 ssltemb1•o fu npcn·to il tumm·0 11111 non ne s01·ti marcia allatto: s'introdusse uellu ferì ta uua faltlella di filnceia. Quattro giorni~lopo fu messo l'urlo i 11 t1datlo nppcu-ecchio a estens ione. Al 25 cominciò a sgot·gnce una gr-nu <{UtUl lilà di pus ogni volla che si mutava l'cmpiast.ro; non s i rimise più la l'a ldella. Cinque giorni dopo compnr\·e alla lo inter-no del g-inocchio una macchia rossa della gt•ondezza di un solti o, la quale minacciava di esulcerat·si . .\l :! d i ottobt'C ,;i pratico l\1mpntazione u lembi (anteriore e poslcrioJ'C) musculo-culanci. l muscoli erano mollo' infillcali e non s i relt·a:::sero per nulla dopo tagl iati . Fu mes tieri incidere i tessuti inspessìii ntlo1'11o la guaina vnf:iCO· ltwe onde .isoltwo l'arlct·itt o lorcerln. I lombi r iuniti con s utueu o la feri la medicata ron lìlaccia asci u tta l'i coperta con colon() cur·daLo. Si et·aao a s po1·tati sci pollici (li fcmo1·c . Si trovò inspessimenlo fungoso della cnpsula arlicolat·e del ginocchio e de' ligamenli cit•coslanli; ((Ueste fun gosilù J·icoprivano in molle parli Ju superficie twlieo!tu-e; i ligamenli crociati erano molli e facilmente lctceeabili; le cadila gini ;.u·licolc:n·i et'a no in ottimo ~ta lo. Al3 otlobt'n il polso crt1 a 124·, lu tcntperHtura a 39"; al 7 il polso a 112, tOlllp\~ l'tt lut·n a 38•. - Fu medica ta la ierita; lo parLi avevano ns pelto h~tono, e Yi e1·a nppcnn un- po' <li lPas u-

ùamento. Al 4 novemiJrc la pat·lo era stata n1L•tli<:tlla ogui due giorni; il moncone era in oLI imo condizioni. Quutlt·o g iorni dopo furono cauterizza te colla pietrn alcune g panula:tioni esuberanti. Si ripetevano di La n lo in tanto queste cnutet·izzazioni per condur meglio la cicutt-izzazionc, che al :l'tl icembro era pressocllò compiuta. La m nlal(\ continuo sempre a mig lim·ure di gioJ>no in giorno, e fu lir.cnziulu dallo s pc-utde il ·12 gennaio 1873, essendo il moncone 01·mai gual'ito e in r ondizioni ottime . CAso 38•. - :Ylalutlia dell'at·licolazionc del ginocchio; amputazione col melodo di Carden; integumonti c lemJ)i inlìltrali di linfa; guarigio ne. - (Rapportato dal dottor· Congdon). Sumuele I .... di· QJII1i H, enlJ'o al C uy\; H ospitai il 5 novembre 1869, pct· estesa dis org-anizzaziOJh: d.olln giunllll·a del ginocchio sinislt·o. Ln malntlia aYeYn comincinloqu inclicimesi prima, in seguito Ull una percossa. Esordi cou rriolto dol01·o e tumefazione; e in lm:lve tempo si formtu·ono asc.essi, che presso uno spedalo di Londea furono upel'li, nella supposi· zione, però, che non comunicassero colla cavità articolaee . Il paziente non aveva potuto mettere il piede u terra per molli mesi, ed aveva molto soffePlo . Quando ve nne allo speciale l~


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RlVfSTA

gamba era flessa sulla coscia ad angolo retto; il ginocchio molto tumefalto e la pelle lucente per la. forte distensione. L'in~Fossamento era uniforme e si estendeva fino alla melà della coscia; dava al h1llo senso di mollezza e quasi fluttuazione. La più leggero. palpazione della pa1•Le cagionava dolori intens i. Eeanvi seni nella cavi là del poplile e al lato esterno dell'a••Licolazione; e ne scolavo. molto pus. Non sipoleYa parlar d'a.Hro che d'amputazione. li t9 novem bre il prof. Bryant eseguì l'operazione col metodo di Carden, facendo un lembo cutaneo a ntel'iore lungo ed uno posteriore più corto -non tanto corto, però come s uggerisce Carden;- poi segò il femore atLt' avcrso i condili. J le mbi erano come polpos i per infìllt•azione 11ogistica fibri nosa; e il laglio attraversò un vasto ascesso, le pareti ddl cruale rimasero ne'lembi. Fu fulta la torsione delle al'tel'ie c si l'iunirono i lembi, elle YCnivano aù incon ll•at•si poslc•·iormen te due pollici circa aldi sop1'a ùelJ'estremi tél dell'osso tagliato. Il moneone fu medicuLo con fHacciu asciutta. coperta con ovalla, c flssato in apposito apptu·ccchio. Dopo l'operazione il paziente cominciò a miglioraro solto ogni rig uardo; e le parti vennero a b uona cicatrizzazione atl onta che un piccolo ascesso formatos i nel moncoue neJ•itardassc alquanto la perfetta guarigione. II paziente lasciò rospedale il ·12 gennaio, con un solido e lu•·go moncone. CAso an•.- Nacros i della tibia; albuminut•ia;disar·ticolazione del p;inocchio; lembi infll!t•ati di linlio1; g uarigione. (Rapport.uto dal dolLo r· F . E. Bnreow). Ed .... L .... di an ni '1-4, fu ammesso al Guy's Hospilal il 7 sellembl'e 1868, pel' rno.Ja tlia cronica ùell~ì gamba e ginocchio s inis tro. Fin dall'età dilt anni egli fu sempre malaticcio. Scontò da pl'ima la roseula, indi a poco la scul'lullina elle lo lenno in le tto per due mesi. In seguito la madr-e rima•·cò che ill'ttgazzo uncluvasi gonfiando, ciò che fu alkibuiLo a Ilor~:~ alla debolezza. La gumba sinistra, p er·Lnnto, col corTispontlen Le · ginocchio, olll·e all'ess.eee tumeft,lla, cominciò a fars i dolen te e male sostenet•e il p eso del corpo; per _cui il pazi ente non poteva cammina l'e senza l'aiuto di un bastone. Fu ~>o lloposlo a diverse cure. ma senza risullali. Se tte anni prima dell'ammissione si aprirono due ascessi ai lati della r olula, e le piaghe non g uarirono mai. Vi er a anasarca gener-ale. Quando fu ammesso allo spedale, la gamba ct·.a flessa sulla coscia ad angolo di 120•, me?tre il piede era esLeso quasi in linea r etta colla gamba . La


DI GIO RNA LI I TAI.IAN l ED ESTERI

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tibia e la fibul a sembravano dis locale nn poco all'indietr o e all'esterno Vi el'a !imi ta la mobilitò. dell'a rticolazione, e la r otula so!iclame nlo adesa a l condilo esterno del fe mol'e . Al di sopra del g inocchio, a llu ft'lccit< un Lfwiore e interno. della g amba, ' 'i er ano molte cicatrici di an tiche ulcer azion i e seni; di questi ne esis tevano t\lcuni tullDra aper ti e g•1men ti pus in corrispondenze delle tubt'l'ORitù della tibia. La pelle era leviga ta e lucen te in laluni punti; come ver1·ucosa in altri. 7 seltembl'e: Urina ca picn d i album ina . Edem a alla l'egione lombare e al piede destro, sebbene meno che a l sinistro. Leggero rumore s is tolico alla bnsc del cu01'c. Al 15 sellemb1·o fH fa tta la diSI:l t'licolazionc del g inocchio, asportando a nche lu rotula; un l~mbo posteriore corto, ed uno anteriore lungo; lor·s ione dell'arteria popliL1)a; m edica tura del moncone con acido corbolico - dopo di che il m a lato passò urina nera . - Unasettimana dopo fu sosti tuito nella m edicalura l'iperm angana lo di polassa a ll't~ci ùo c.:u•holico. - 28 setlembt•e - Diaerea; testicolo destro gonfio; edem a del la to sinis tro della faccia. Al 12 ottobre il paziente era 111ig lioea Lo assai ; tanto da poter andare per la sala appoggialo ud una gt•uccia. - A I 22 il m oncone poteva dir-$i ci catriz~.:ato , g iaccM vi cn·a appena un po' di suppurazione. Si medicava con fil accia asciutta. Al 26 la cicukizzazione er-a conapletn, e il malato sorti dallo spedale, benchè non g uat·i!o dell'a lbuminuria. Nel 1870 il r agazzo er a tuttora atlètlo da leggera albuminuria, ma la s ua gam ba m utila ta s i conservava in ottime con dizion i. CAso 40•. - Malt<LLiu del gi nocchio; disarticolazione; g uar-igione. - (Rappot·lato dal dotloe Ha n ton). . Tommaso N .. .. d i nn n i 16, fu ammesso nello spedale Guy's Jl 29 dicembre~ 1870, per m aluWa del g inocr.hio s inistro che datava da dieci anni. 11 p;inocdaio eru flesso acl augolo r e tto; la tibia disloca ta nll'indi;tt'O nella ca \"i tà popliten; i tessuti circos~a nli atrofizzali da par-alis i. li H g-ennaio "1 871 il pro!". Bryanl dtsarticolò il g inocchio, facendo un lembo a nter iore l ungo ed uno poster iore cor to. Fece la Lors ione de l1e arteeie, e la m ed~catura solita. Kc seguì pr onta cicatrizzazione, una vera ri ulllone per pl'ima intenzione ad onta dell"a trofia de' lembi . Il paziente uscì dnllo speciale eulro il mese con un moncone eccellent~.


VARIETA E NOTIZIE

Gelntlue mediclnnU titolutc.- Cont'G noto} nt-l pev:s:;imo ma novre di fanlct·iu l! di cavalleria; in tale occnsione faeanno ccl'lamenLe lalot·o primo. p1·ovn le gelatine 111Cdicinali til()lalc, giù stabilite pel corrt~do farmaceutico delle hoe:;o da campo degli ufficiali medici (1). OI'a alcuni l'a gguagli sul modo d i twepat•azione, sui cm·allHr·i fisieo- chimici e s ulln.eomposjzionr., d i rtuosta nuova foggia eli lhr·machi, io credo non possanr} t·iescir'e inoppo;·tuni nò discal'i ai le t toPi tlnl Gio1'1wle di medicina militare, l'eu i quali senza dubbio sono pat·ecr.hi che tt·a poco nw anno da fa t•ne uso . A Yet·o di r,~ le gclo.liuc me<lkiuuli lilolate nou sono una i rw·~ uzi oue affatto reccmlc de,IJa fur·m acia; esse furono, alcuni a nni sono, prepa l'nlc pel' la pr·imH \'Olla tlu un farmacis ta !;verlcse, e r1uindi imi la te e pel'l'ezionule in moùo ammirabile dal s ig nor P ie tr·o ne Cian capo farmacis ta pt'esso l'ospedale civi le di Venezia Codesti medicamenti s i [H'Cscnta no ::;oLlo lt\ forma di Jas tdue lal·glv~ s upper giù qunnlo una h usla da lcltera, eleganti, solliti c cedevoli per guisa tla poteele piegar-c senza che :;i sbt•iciolino; la lot'o com posizione cons ta eli osseocolla (gelulinn nninu de), eli gliceeina c di una maleriu medicament0sa, moletl\1:\Licarnente riprn·tila in cinqua nta quuch·elli , ognuno dci quali ècircoscrit.to, interscr a to o deLer·minato da una tlllnlta scanuollotura · :Yicrcè la pt·opriclù igr·oscopica della g liccl'ina, la quale serve n pl'eservar·le dallo indur imcuto lamenlu lo nelle pillole, le ge~:~ u l unno ~l\'t'anno luogo delle gl'andi

(l i Veggasi disposidon e mi oisleriale 6 giugno !SU , in~ erta nel Otol'l!ale 1~/,lictale nlil'lta?·c N. 19, p:u·te 1~, pagiM. 18l.


ltlVISTA D! GIOHNAI.I lTAI.IANI ED ESTERI

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latine, qualora non vengano assoggettale a qualche pressione e siano custodite in apposite scatole di latta, possono conservarsi parecchio tempo inalterate; invece, a cagione delfosscocolla che è il lor·o ingr·edlente maggio\'e cd indispensabile, esse si gonfiano nell'acqua freddo., senza sciogliersi, ma porlt\le in contatto dei succhi intesLinali vengono disciolte ed assimilate. l~ evidente corno ciò a v venga per effetto della temperatura e per l'azione chimico-fisiologica da essi succhi esercitala. Si:ffat~i caratteri, congiunti al piccolo volume c alla comodità del trasporto, valevano ad indicare nelle gelatine degli agenti bén acconci u co::;tiLuire il corr·edo fumtaceutico degli zaini e de'cofani d'ambulanza, massimamen te in tempo di rnobiliL~zione di truppe. Ma, come qua~i scrnpt·e succede in ogni cosa che stabilisca una specialità, il prezzo commet•ciale delle gelatine medicinali non era conciliabile coi principi d'economia al quali deve informarsi una qualsiasi importante fornitura . li:ra la volta della farmacia cen trale militare di ovvi<1re ud un tale inconveniente, e n ello stesso tempo di mostrars i a llu altezza della missione c.he ad essa va affidala. J risultati relativamente ottenuti dagli studi e dagli spel'imenti di quel direttore signor Luigi Dornpé e del farmacis ta principale signor Alessandro Aymasso furono lali, da detct'minare il superiore dicastero della guerra ad accogliere favorevolmente la proposto eli preparare nella farmacia centrale militare le gelatine medicinali e quindi ucl approvare l'ac•quisto e l'impianto degli apparecchi che per ciò s i richiedevano. Questi apparecchi sono: 1• Un !ivellatoio soJ·rrwnlat.o ùa una lastl'a di cristallo, sulla quale previamentc scaldata e lubi•icala si versa a + 40 il liquido contenente l'o~ seocolla, la glicerina e la materia medi_camenLosa, titolatn (con calcolo e bilancia eli precisione) nella gtusta quantità voluta clu ogni laminella di gelatina; cotesta lastra è poi fiancheggiata da mattonelle pure di cristallo, le quali a seconda del bisogno si Lolgono o si mantengono salde mediante morsinea molla fJ'Cnata da vite. (~ella lastra di cristano e nell'operazione farmaceutica souo necessal'ie la pcrfe~t~ levigazione e la grande pratica manuale, perché la ~~~1ma incrinatura sulla lasl!·a, dipendente dalle stesse conÙJZJoni atmosferiche, c le più lievi bollicine d'aria introduGfornale di ;-n.ediotna militare.

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698 RiVISTA centesi nel liquido medicamentoso bastano a rendere imperfette le gelatine); 2° Un essiccatoio munito di scompartimenti isolati gli uni dagli altri, ove le gela tine, disseccate per mezzo eli u na adatta corrente d'aria, sono poste al r iparo dall'ammuffimento e dalle allre nocive alterazioni; (1) 3• Un laminatoio cilindrico e scaldato nt>lla parte inferiore inlerna da fiammelle a gas, il quale Iaminatoio serve ad agguagliare e a r endere atte alla impressione le lastrinc gelatinose; 4• Una macchina con vite verticale e leva orizzontale, destinata ad imprimere a colpo e a dividere le gelatine nei cinquanta quadrelli indicanti la dose del farmaco, onde esse vanno titolate. Un bilanciere da zecca, il cui conio nurnmario sia sostituito da un piastrone intersecato da quadrelli, può dare una appross imativa immagine di quest'ultimo apparecchio, il quale, unitamente al laminaloio s udde tto, è stato costt;utto dal valente meceanico di Torino sig. Giuseppe Allemano. Le gelatine medic:inal i, destinate a compOl't'e la dotazione farm~ce utica delle borse da campo per ufftciali medici, sono: 1' Gelatine medicinali litolato con eslralto idralcolico d'aeonito napello; 2" Gelatine medicinali molate con esLeatto idralcolieo di coloquintida; 3• Gelatine med icinali titolatecon ipecaquana; 4• Gela tine~ med icinali tito late con la udano liquido di Sydon ham. 5• Gelatine m_edicinali titolale cou solfato n eutr·o di chinina . La parte 1• del ~iot'nale UJficiale Militare, W 20, pubbli· cato tl 18 giugno del volgente anno, reca, a pagina 213, il prezzo pe1' ciascuna husla o lastt·ina Ida !'ichiedersi esclusi vamente alla farmaeia ecntrale mil itar e). 'Delle gelatin e medicinali titola Le con estratto idralc:olico d'aconit.o' · napello. . . . . 1,. 0,~00

Il) Tale apparecchio uella farmacia centrale militare è pu re applicato aii;L condensazione dei sciroppi, degli estra.Lti, alla dissecca.zioue dei sah e a tutte le operazioni chi mico-farmaceutiche, in cui richiedesi un<L tem.!lCratma costante.


DI GJ'ORNALI ITALIANI ED ESTERl

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Delle gelat.ihe medicinali tito late con estratto idral·colic(} di coloquintida . . . . " 0,200 :Qelle gelatine medicinali Litolate con ipecaquana. •• 0,200 'D~IJ~ gelatine medicinali !:i~olate con laudano liquido di s waenham . . . . . . )) 0,300 Delle · gelatine medicinali titolate con solfato neutro di clainiaa . . . . . . . . , 2,500 · Le prime contengono per ogni busta o las trina t gramma di estrat.to idralcolico d'aconito napello, ossiano2 centigrammi dì tale medicamento per ciascuna delle 50 divisioni o quadr,elli;

Le seconde, 5 centigrammi di estl'atto id1'alcolico di coloqujntida per ogni quadrello o 2 grammi e mezzo per lastrina; La Lerza; pure 2 grammi e mezzo d'ipecaquana per• las'tllina e .5 centigrammi per quadrello; La quarta, 20·centigrammi di laudano liquido di Sydenham per <[l,ladrello, oyvero 10 grammi pOI' busta; Le ultime, 5 grammi di solfato neutro di chinina per lastra ·e 10 centigrammi ·per quadrello. Ciascuna lastrina gelatinosa va acclusa in una apposita busta di oarta bianca, sulla cui pa1·te supeJ'iore estema & spe~ilàcata la norma da seguirsi per la sua amministra.zione. Onde conservare ai farmachi titolatori la pr·opria virtù terapeutica e ottenerli nelle condizioni le più pt'opizie di solubilità e di assor·birnento, nelle gelatine di aconito e di coloqu'in:tida i rispettivi estratti acquosi sono sostituiti da quelli jdralcotici, e nelle gelatine di chinina il relativo solfato neutro '(b.i-s~lfato) tiene il luogo di quello basico. · :NE}lle gelatine poi d'ipecaquana, questa radice previamente privata, mercè un'apposita chimica operazione, della parte legnosa e inerte, è presentata con tutta la p~'Opi'ietù sua medi" -camentosa. Dopq i ragguagli sul modo di preparare, sulla costituzione e sui caratteri organolettici delle gelatine medicinali tìtolate, mi ~~a concessa una osservazione sul loro uso e sulla loro .applicazione nella terapeutica . . Si sa come, fra le svariate specie di soslam:e medicinali, Slanvi .ben molte, in cui la virtù terapeutica èinsiLa o soventi so1o associata ad un principio amarissimo, o acre, o irritante. _Si sa .pure, come per l'amministrazione razionale e conve\lllente di codeste sostanze medicamentose, si rendono neces-


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RlVI STA

surii dei mezzi speciali, i quali ne impedisrano od almeno palliino l'impropl'io effcLLo s ulle mucose della bocca e dolio gola. A tal uno pat'e che se le gelatine, in gra:'.ia. della lo.t•o fot·ma aggraziata e comoda, porgono dci ver-i vantaggi ncll'umminiskuzion c di molti fat·maclti, in molti u!Lri si prescntuuo ben poco adatte, a cagiono del loro gonfiarsi prima di sciogliersi e del facile loro appiccicat•si alla lingua, al palato c alle fauci pr-ima di essel'e inghiollitc. E tra quesLi ultimi farma::hi si annovera il ::;olfalodi chinina, contro il quul1; deporrebbero, oltre l'amaro sapore, la Lt·oppa quantità di o~seocollu voluta pet· cong luti nm·ne pochissimi ('.enLigrammi, e la conseguente necessità di tloveruc ua.m ninislrare parecchi quadl'elli per oLLenct'e l'alleso salutare cffello. :\fa lutto ben considerato tali obiezioni hanno poc..<t impoPlanza poichè i quaùt•elli si possono facilmente arrotondAre, o la quanU tàdi gclutina che ci vuole pet• incorporat·cundecigrammn eli solfato chinico non eccederà ttuella dell'escipient.c qualunque n cui si dal·ebbe la prcfcrcnzu volendo nmmiui!!ll'Ot'e tal rimetlio seLLo f'ot'ron pil lolar e. i!: vero che anche il turlralo di potassio o d'anlirnouio (tat·lut'O em etico) e gli altri sali etnorescenti si mostrano poco acconci allo involgimenlo nella gelali no., poiché essi sciolgonsi bensì agevolmente nel menstruo idt•o-glulinoso caldo, ma, col dj minuiro della Letnperatut·a c colla evaporazione dell'acqua, ripigliuuo il primitivo loro stato cristallino. Appositi sperimenti, T'H'aticali uollu J'twmacia centnde mililru·t', sar·ebbcro però già riesciti o. s upcntrt) la di!Ticollà pt•csenlnta dal La l'lut'O slìbiato. In questi ultimi Lcmpi i predelti l't lrmacisli militari !;ignori n ompù e A ymn~so hanno esteso le loro a rJfllicazion i allu preparazione di disct.etLi gelatinosi, litolali con solfato nt>ult·o <li atropina e con estratto alcoli~o di fave del Calabar. I pl'imi, colot·uti in rosso, hanno 1-:, decìmillimctr i di diametro c conteng0110 ciasc11no 2decim illig ra mmi di a lr'opinu allo sl aLo di solfato neutro. l :::econdi sono col01·ati in verde, misurano lo stes..;o diumcLJ·o e constano ognuno di f> d~cimi lli gt·utnmi di csh-atlo alcolico di favo del Calabar. Nei dischelti gelatinosi di solfato d'ah·opina, come nelle la· stl'ine litolal.o con solrato di chirùna, ò stato prererilo il solfa l~ neult'O al bas ico, per- la ragione della solubili là e tlellu più 5 1cura Hzionc rn idriatica, che quello pt·cscnln .


DI GIOIINALI ITALIANI ED ESTERI

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Fu poi posposto, nei discbelli Lilolati di fave delCalabar, l'estratto acquoso all'alcolico, pnrchè l'eserina (i), o l'alcaloid~ in cui risiede la virtù miotica, è solubile nell'alcole, il quo.lt' i)1o1Lre vale a scever·are l'amido, che è contenuto nell'embrione e nei due colile<loni di esse fave del Calabur. Presentemente tali dischetti sono sottoposti allu prova clinioo-prali.ca presso alcune dit•ezioni di sanità militare. onde dimostml'e se il loro titolo mèdicamentoso risponde per bene e,lla esigenza dell'ollalmoiatria, opput•e abbisogna di Lalttna modificazione. Intanto io sono lieto di potere annunciure, che essi dischetti, come le gelatine medicinali li lolate, non lasciano, dallato della preparazione, acl invidiarcicordsponùenti prodotti, offerti dol com,mercio. Lu1G1 ZuccoTTl Sotto farmacista. Premio dell' Imperatrice di Germania. - Probabilmente i nosLri lettori ~l ricorderanno che l'imperatrice di Germania, nell'occasione dell'esposizione di Vicnna, aveva istituito un premio di 2000 laJ i c~1·i pel Jll i ~lior lVI:anuale .della chirurgia l.ecnica militare. l lavori prescnlaLi furono cinque. La commissione giudicatrice era composta dei pt>ofegsori l..angenbeck, Billr·otb e Socin. QuesLi riconobbero in tre dei lavori un merito superiore c proposeeo la divisione d'el premio pee modo elle uno dei lavori che rispondeva pienamente al pro gl'aroma a vcsse 'l 000 tallet•i e gli altt'i (Jue 500 ciascuno. Sua Maestà aderì a questa propos ta, ed all'ape1'Lurn delle schede suggellate s i riconobbe che il primo pl'emio tocco a~ professore Esmarch di Kiel, quello stesso che diede il nome al metodo operativo anemiz.zanlc: degli ulLri due uno al professore di chirurgia rnililare Portner inglese, l'altro al dottor Giuseppe Landshergordi Posen. - (Dalla BeT'lin J(lit~. Woch). Speriamo che quanlo prima quei tre Manuali vedranno la luce ed anche noi poLremo Lrarre la nostro. parte di profìlLo dall1opera òi quei valorosi. (1) La denominazione di eserina fu data eia Vée, deducendola. dalla parola esero, colla quale i se lvaggi inrligcui delle regioni dell'Africa occidentale, bagnMe dal fiume calabaJ·, dcsigLano i semi o fave del physostigma ven.mosum (eufasolee}; i1 nome di ese1·o significa poi presso quei sehaggi {a1)(1, eli prova,, pcrchè i semi del fisos,igroa vengono amministrati agli imputati di deli tti, i quali sono dichiarati rei od innocontc secondo gli effetti che in ess i determina il voleoo.


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Lezioni iutm•no ai 11rincipii di diagtuutUca cl•irurgica specialmente in 'l'apporto trlla commoeionf' ed alle lesioniviscertdi~ pel prof. F. LEGRos_CLAHK. - Tra-

duzione dall'inglese del prof. MICHELE MAURO. - Napoli, per Vincenzo P asquale, editore. Queste lezioni del pro!'. Clurk si raccomandano principalmente per la copia d'importanti storie cliniche ed illustt•azioni anatomiche ontle sono corredate, cos ~ituen clo una ruccoJLa di materiali pregievolissima, nella quale il chirurgo può attin-. gcre elementi di vivo interesse per lo studio delle lesioni violente che affliggono il corpo umano, e da cui vengono dedotte osservazioni e conclusioni di gran valore per la pratica chirurgica c segnatumenle per la sottile diagnosi e la prognosi (lelle mento va te lesioni. Ciò veramente che avremmo desiderato in questa edizione italiana si è uno. maggiore accuratezza per pa~·te del traduttore <li r iprodurre in huona forma volgare e di ada ttare all'indole del nostro idioma il concetto dell'autore ing!cse. Sotlo questo punto avt>emmo molto a f'idit·e: colpa p~·obabilmen~e della ft•elLa con lo. quale la traduzione fu compi uLa. Ma la fl·olta, vorremmo ricordare al nostro egregio collega, non fu mai amica al ben fure, ed un libro non tanto s.i fa leggO!'e volenLief'i per le buone cose che contiene, quanto eziandio per la maniera onde vengono presentate. Dopo avere speso o!Lm due lezioni d'introduzione e sui principii generali della diagnosi in chirurgia, in cui veramente non troviamo alcun che da meritare speciale considerazione, l'auLore entra a discorrer~? della commozione in generale che de--


70 3 finisce per una depressione vitale per lo più istantanea che tiene dietro o.cl una causa eccjtante qualunque, la qua le s i esercita primitivamente sui centri nervosi e s ul cuore, e secondariamente, mediante lo intervento dei nervi, sugli organi del respiro, delle assimilazioni, delle secrezioni e dei sensi: Ollreleintlucnze fis iche e rooro.liummette come causa di commozione gli avvelenamenti sa nguigni, Rccomunando s ta ti i quali, bencbè apparentemente dissirBili, sono sostanzialmente gli stessi per natura e pei fenomeni loro essenziali. Qualche considerazione trova da fat'C sulla commozione per collisione ferroviaria, che ha questo di speciale, di essere nel momento comparativamente leggiera, ed'or-clinario lr'unsiLoria, e gli éffetti consecutivi più gr·nvi degli immediati . Molta importanza attribuisce alla temperatura come segno diagnostico della intensità della. commozione o della susseguente reazione . I suoi risultati combinano in gr-an parte se non totalmente con quelli eli Giordano eli Bi1•mingharn. Nella con'lmozione Mm'plice l'abbassamento di temperatura, sembr-a in media di 6 decimi di grado ad oHre un g rado. La reazione è contrassegnata da un r ia.lzamenlo al di sopra di '100•, circa 38G", ordinariamente su i 39• i> enlr·o le prime 36 o 48 or·e. Quando la commozione s i complica con la emorJ'agia., l'abbassamento !:'embra magg iore di quello che parrebbe dovere essere in ragione compos ta dell'uno e dell'aUro accidonte. Rifel'isce a questo proposito un caso di taglio di gola, in cui il tet'mometro ~egisteò 32,88 e• un' ora dopo la lesione e così eimase per un'. altra ora e fu poco sopra i 37 c• durante la reazione, 24 ore dopo il fatto. Nelle operazioni trovò un abbassamento di circa mezzo grado dut'tmte o dopo la opet•azione nei casi che guarivano. Nei casi letali dice non avore luogo un to.le abbassamento; di raro esse1•si osservato al di sotto di 3G• durante la commozione conseguente ad una ope1·azione, e se nella reazione che a questa succede, la temperatura supera 40• c• il prognosLico essere decisamente inrausto; il massimo della temperatura nota.rs.i dnllc 2i· alle 48 ore dopo la opol'azione nei casi che g uariscono. Osserva che il sopravvenit•e della reazione clopo la commozione è seg no di buono auguPio a~che quando insorge con violenza, sta invece con nppren Stone quando alla prima visi La dopo una operazione trova il malato cosi tranquillo ed immobile come se nulla avesse sofferto. RlVISTA DIBLIOG-HAFICA


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RlVJSTA

Viene poi a tt•atlare delle lesioni in parlicolaJ'e elle danno luogo alla commozione, cominciando dalle fratture del cranio. Discorso di queste fratture in gener·ale c delle indicazioni della trapanazione, di fermarsi specialmente sulle fr·atture della base, i cui segni obiettivi sono indiretti ed equivoci e la maggior parte rari. Secondo la sua esperienza, poca importanza è da darsi alla emissione sanguigna dalle orecchie e al successivo stillicidio di s ierosanguigno che pensa possa essere una diluzione di sangue quale si incontra nel diminuire di una emorl'Ògia che proviene da una feriLa esterna; una persiste n te emorragia arteriosa dall'éwecchio specialmente qua ndo avviene dopo alcuni gio1•ni fa suppor·1'e la f1·attura dell'osso petroso: un liquido limpido abbondante, ùon può derivare che dallo spazio soltoaracnoideo, e queslo liquido dovrà essere pressochè priYo di albumina, ricco di cloruro di sodio. La paralisi del ne1•vo faeciale ed auditivo può, oltrechè di fr·atLura, essere la conseguenza di pressione per emoJ'J'agia, se vie:1e dopo qualche tempo di sopraggiunta infiammazione. Secondo le vedute dell'autore, la dottrina delle fral~ure pe1· conlrocolpo non è ammissibile. Quando un colpo alvertice c.agiona frattura della base, la percossa si comun ir-a alla testa, e questa viene spinta contro la spina, il cui urto è concentt'ato contro i condili dell'osso occipitale. Che un- colpo ricevuto s u uno dei lati possa produrre ff'attuf'a sull'altro o uno sull'osso frontale possa riuscire a f'ratturaJ'e l'occipite, ei non lo intende se non nel caso che il capo venga forzato contro una superficie inf1essibile. Quando ha luogo una fra ttu1·a o tessurn del cranio non comunicante dire ttamente con la sede d_ella lesione ha sempre trovato che è la parte più debole dell'osso, alla cruale la forza è comunicala, che si rompe. [l discorso è quindi volto alle lesioni dell'encefalo, prima delle quali la emorragia; al cui riguardo fa osservare eome qitella tra la dura madre e il cranio essendo, per la sfr.e!La lO!'o aderei1za, circoscritta, è causa di compr-essione irrim1~diata. Lo s t.ravaso sanguigno nelle cavità aracnoidea si verifica comunemente nella f1·at.tura della base del cranio, p,er-ò, seeondo la esperienza del prof. Clark avviene meno frequentemente d<!lla effusione sottoaracnoidea alla supel"fìeie degli emisferi. In queste forme. diffuse, lo stravaso può esistere senza sintorm allarmanti immediati. Le lesioni materiali dHl tessuto cerebrale non è sempre facile distinguere dal semplice disturbo funzionale, con concussione e commozione, e spe!sso <ruesLe


DIBLIOG l\ AFICA

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tre condizioni si combinano e si complicano a vicenda. La concussione si riconosce più presto per l'assenza di quelli effelli che sogliono essere una conseguenza delle les ioni materiali del cervello che per segni positivi da cui venga indicata. I sintomi della compt'essione traumatica non complicata sono quelli dell'apoplessia; la temperatura in essa si conserva; ed in generale la tempera tu l'a non dù la mis ura della impor tanza della lesione celebeale. Indi t'a notare come la superficie s uperiore degli emisfm·i ed in minor grado anche la pai'le superiore della sostanza degli cmisfel'i possano sopportaJ•e estese lesioni senza a lcun distur•bo pl'imilivo. Formandosi l'ascesso, spesso è indicato, ma non sempre, da un brivido: l'autore ba osservato molti casi in cui con un grosso ascesso cerebrale, si è conservata la intelligenza fin pt'esso la morte. L'ubbriachezza è frequcnle causa di accidenti c spesso siamo ·-chiamali a discernc~ re Lra cruesla condizione e le conseguenze della ricevuta percossa. Il pr•of. Clurk ùicc non esservi alcuna prova concludente per scevrare accuralamcnle ciò che appartiene alla ubbriachezza c ciò che spetta alla lesione cerebrale. ll miglior provveclimento è di aspcLLare che gli effetti di fluella siansi dileguaLi, t·imanendo allo scoperto quelli cel'cbrali. Inoltre osserva che il delt:l'ium tl'emens può essere eccitato dalle lesioni del capo, come da altr·e azioni Leaurnatiche, n porta esempi in cui è dimoskala la difficoltà della diagnosi in questi casi. Finalmente pone in Pilievo che allol'quando le paralisi avvengono 'Jual sinlomo primitivo s ulle lesioni cerebrali -segno è che i corpi striuLi sono la sede della lesione ed essi ·sono premuti indii·elLamcnte pet· sLravu:-;o suuguigno. Nella emiplegia per lesione dei talami ollici o dei coPpi striati la pa.ralisi facci ale è leggiera, ul contl'aJ'io di t[uando è allaccato il nervo facciale. Dopo le lesioni della t.csla vengono quelle della spina e òel 'IDidoUo spinale. li prof. Clurk dice che secondo la sua esperienza, più frequentemente che per ,causa dircLta la ft•attura della spina è prodotla da azione indirèlla, come quando la colonna è piegata for·zaLamcnl.e in avanti . Conteariamentc alla esperienza d'alt1·i osservatori non ha mcn vedulo la semplice slogatura, scevra ciob da fr-attut'a, al disotto della seconda vertebra cervicale, nella regione dorsale e lombare è quasi una impossibilità Jìsica. Ha poi osserYalo casi, e ne l'iporta degli esempi, di fratlut'a speciale non accompagnata a sintomi PPimitivi di compromissione del midollo, ed altr·i in cui v'erano


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RIVISTA

tutti i segni di 'fraLtura dei processi speciali e dell'arco delle vertebre, e gli infermi guarirono senza che danno ne risultasse al midollo. La commozione dice non essere generalmente grave nella concussione spinale, la sua esisLenza essere deLerminata, come nella concussionè cerebrale, da prove negative. E flui torna sull'argomento delle lesioni incontrato in ferrovia, le quali hanno un interesse relativo per la richiesla di compensi pecuniari, e perciò impoeta moltissimo saper dis tinguere quanto vi ha di reale nei s intomi, e quanto è immaginario, falso ed esagerato. Dice essere carattere di questa forma ili concussione la varieta dei suoi result.ati, probabilmente per la prevalenza della commozione nervosa gcne1'alCJ alla commozione speciale o concussione del midollo. Enumeru quindi i sinlomi nei casi caduti sotlo la sua os:5ervazione, dichiarando che pur molto conto devo lenersi della commozione morale. Dopo tutto trae la conclusione che nelle lesioni del capo e della spina talvolta la diagnosi è molto oscura c la pt'Ognosi deve essere riservata. !n questo luogo volge discorso intorno al tetano, la cui distinzione in lraumaLico ed idiopatico chiama convenzionale e priva di scientifico fondamenlo; ammette sia sempre determinato da un'azione disturbatrice di natura per lo più pe!'ifer·ica, ed idiopatico non s ignificat'e altro che la causa ecclLanle della malattia non è dimostrabile materialmente. I sintomi del Lelano non considera acl esso esclusivi; certi velen i vegetali ed animali, certe lesioni ciel cerve1lo producono convulsioni; i prodrorni delle convulsioni nel tclano,nella epilessia e nella isteria manifestano grande rassomiglianza; la differenza sta principalmente nella durala ed intensità dello spasmo e nella sede particolare dei muscoli che sono affetti. Cosi nella corea i muscoli degli arti P- del tronco, nella epilessia i muscoli della m8scella, della ladnge c della espirazione sono specialmente presi dallo spasmo, nella isteria al contra1•io non vi è spasmo della glottide. Ma queste differenze, elice, non sono essenziali nè invariabili nè costanti. Dopo passati in rivista i s in tomi del tetano, rammenta alcune forme speciali di tetano come quello prodotto da penetrazione nel midollo di un feagrnenLo osseo o da concussione, rammenta pure che fenomeni tetanici, epileLtici ed ister·ici ven gono prodotli da irr·itazioni perircl'iche di poco rilievo, nei quali casi il dis turbo ù puramente funzionale. Lo. pratica dl}i veterinari che curano il tetano col riposo e la esclusione della luce trova ragionevole; e veduta la dilforenza


BlDLlOGRAFJCA

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per la convulsione e lo. commozione, pensa che la sostituzione artificiale della seconda poleebbe r iusciee a paralizzare la prima. In un caso di tetano acuto teaumalico fu iniettata nel relto una infusione di tabacco; ne seguì una pronta prostrazione di forze da minacciare la vita, ma il malato guarì. Dice !;lOn avere mai più veduto un tetano cosi acuto guarire. Sull'anatomia palologica del tetano si riporta alle alterazioni riscontraLe dal dott. Lockhart Clark (disorganizzazione dellà sostanz-a grigia spinule intorno ni canali centrali), ma non crede che questa altet·azione possa esistere nei casi cJ1e guariscono . .Esamina la quistione·se il tetano, como altre nevrosi, possano procedere da alterazione so.nguigna; la idrofobia che col tetano ha tanti punti di con tutto, e l'avvelenamento stricnico aérivano certo da quc:-s ta caus a; ammette che anche nel tetano traumatico le alLcrazionideJ midollo possano essere influenzaLe da uno stato mor boso del sangue. Chiude queste lezioni sulle lesioni speciali con delle rifiessioui sull'opportunità di uno. operazione intesa a solleval'e i fragmenti nelle fraLlUJ'e della spina. A questa egli è contral'iO perchù raramente il midollo è compresso senza essere profondamente disorganizl:alo; anche ammettendo che certe circoslam:e potessero giustificare l'intervento chirurgico, ques te oltre Bssere rare, sono difficili o impòssibili a t'iconoscere, e non conviene appoggiare su di loro il rischio di così grave operazione. La lezione che segue ri guarda le fratture del torace e le lesioni dei polmoni. La commozione in questi accidenti è ordinariamente transitori a e riferibile più pres to al.la violenza generale e alla agitazione che alla lesione locale. Dopo avere accennato che i segn ì della lacerazione superficiale dei polmopi sono l'enfisema e il pneumolorace, s i domanda cosa succede dell'aria s Lravasata e in qual maniera è remossa. Ì'~ d'opinione che l'assorbimento si effettua dopo che i gas sono disciolli nel liquido che bagna le par·ti ed in ragione della loro solubililà. L'ernia polmonare può aver luogo per ferita delle pareti toraciche, ma l'a utore non nGha vHduLo alcun caso; può anche intervenire quando il diafragma sia rotto in modo da permettere l'entrata dei visceri addom inali nella cavità plem'ale. Non ha mai osservato la rottut'a del polmone per compressione del torace senza fratlura delle coste; la loro cedevolezza ed elusticiLàcostituiscono la sua prote:tione. n polmone può andar soggetto a s emplice concussione, è allora che si verifica un grave dis turbo funzionale che rapidamenl.e si dilegua senza


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IUVISTA

conseguen~e . Nelle ferile penetr-a nti del polmone osser-va che

il pericolo maggiore è la emorragia, c la sua gravezza 1~ in

ragione della vicinanza clelia ferila alla radice dei polmoni. La infiammazione che segue a queste fet·ite non si propAga generalmente oltre il tratlo a~Lr·avcrsato dallo stl'umento. Dopo di queste. Lralta in una lezione dHile lesioni del collo, della gola e del cuore. Osserva che i grossi tJ'Onchi vascolari sfuggono fa dlmentc alle fel'ite delltt gola, e che quanto più bassa (. la ferita tanto maggiore è il pericolo per la contigu ità dei visceri tor·acici che possono essere implicati nell'infiammazione consecutiva. Parla d'una lesione feequ ente nei lùnciulli che è quella prodotta dal contatto dell'uequa bollente HCile ihuci o nella gola. Non accetta la trucheotomia se non in circostanze d'estrema urgenza, avendolo a mtnaesLI'ato l'esperienza che essa introduce una complicazione mollo pericolosa .specialmente dove per continuità di s upePficie, od altrimunti, .i polmoni sono òisposti a simpatizzut•e col p1·ocesso mor·boso. Dopo ciò, passa alla ferile della fal'inge, ùell' esofago, del cuore c dei grossi vas i, in cui non troviamo cose che ci sembri importante di essere ricordate. Quindi veniamo alle lesioni delle pareti e dci viscet•i uJdominali. Higuardo alle lesioni del dia!'ragma fa osserval'c come la rottur·a del Jato desleo l'a cilmen lc dà luogo all'et·niu nel torace, difficilmente quella cl1~l!ato sinis tro, apponendovis i il fe~ato. I segni sono oscuri e va1·iahili scconclo le circostanze. Carattere della coutu::;ione addominale ò la intensità della commozione che s i spiega per la impressione sui ccnt!'i nervosi ganglionari. Il for·te clolor·e locale ed anche la genet'ate e continua sensibilità dell'addome non sono s icura pi'OVfl di organica lesione; il vomito non è costante, persistendo i• segno di una ulteruzioue materiale, rna non sempt'e; nella intensa commozione si ha generalmente la Limpanile con ln cos Lipazione inleslinale, e questa par·alis i della tunica muscolare e la conseguenza della commozione dei cènLri neJ•vosi ganglionari. Secondo la sua esperienza la peritoniLe ra ramento tien diell'o alla contusione, perchè costante è lu J'itenzione dell'urina, ma la vescica r iuelfUislu lfl s ua toniciLù céssando i s intomi di commozione. Il prof. Clark, crede frequente la guarigione nelle ferile dei visceri solidi o glaJI(lular i, s uper·ati che s ieno gli effetti della eommozione e della emor•ragia. Dubita che ciò possa a vvenire per la mili.:a la ~ui emorragia è per lo più mortale; non s empre pe1·ò 1 ) co-


BID LIOG RAFJ CA

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piosa, e ciLa il caso di un uomo che aveva un largo squarcio· nella milza con non più eli due once di sangue nell'addome. La temperatura è nelle lesioni addominali più bussa che nelle J'erite del capo, e crueslo abbassamento continua e dura per più lungo tempo dopo l'accidente. Non deve dirsi, secondo rautore, che i mnlati muoiono di peritonite, cruando soccombono in questo stadio, perchè non ù il processo nogistico che li uccide, ma la commozione che si perpetua per la presenza delle materie irJ•itanli che agiscono sui centl'i ganglionari. Un caso e quindi riferito di cisti enot·me sviluppatasi dopo una l~s ione addominale, dopo di ehe il prof. Clark discorre tlelle ostruzioni intestinali, moslrtìlldosi contrario alla operazione negli sll'angolamenli interni, perchè dice che fatta per tempo l'operazione non è giustificata, tar·diva e inutile; aggiunge che giudicando dalle uulopsie, la maggior parte di sif'fatti casi sul'ehbero stati irrimodiabili anche eseguita l'opera:c:ione. Seguitano altt'e osservazioni illush'ate da casi clinici. Così è r·icordato che il YOmito intestinale per rigurgito può essere semplicerncnle l'effetto della paralisi rlcll'intestino, come è il vomito slc!'coraceo che seguita dopo tollo lo strangolamento; è ricordato pure ,che un otluramcuto parziale può divenire completo per accidentale chiusura per parte del s uo conlenulo. ~: r<lLLo cenuo lìnalmentc delle ostruzioni clel retto, od un caso ò ri teeilo di accumulamento di materie indurite nel retto con sintomi sLt>azianti ed enorme distensione dell'addome . Nell'eri1ia s tl'angolùla, il prof. Clùrk raccomunda l' operazione s ollecita. Terrninu la lozione eliscorrendo dei cm·pi estJ'ùi1P.i nel canale alimentare. Nell'ultima lezione kaltu delle lesioni pelviche. Dice che le fratture' della pelvi sfuggono talvolta acl un esame anche molto accurato; c.ila casi di morte pe·r collasso senza lesione viscerale; dopo la roLtum ùellu vescica con sLJ'avaso di urinu nel peritoneo non ha mai osservato una. prostrazione così profonda. come quella che segue uUa t'Otlura dello stomaco od intestina con esi Lo del loro conlenulo: lu ragione è che il peritoneo pelvico essendo JonlllnO dai gt'Ossi gangli e dal plesso nervoso addominale c perciò meno suscettibile delle consegLtenze della infìa mmaziom~; crede anche in cer·ti casi possn ]a urina essere quasi passivamente lollerala dalle membrane sierose, e quindi dal pet'ilonco, e facilmente da loro assorbila, non ravvisando molla di fferenzo. fra quella e la secrezione dcUe sierose. Finalmente osserva·, t'elalivamente alla peritonite lt·uu-


RIVISTA

matica , essere essa oltremodo variabile pet• i suoi caratteri, sintomi, intensità e per le conseguenze, e che i suoi segni o sint.omi durante la vit.a non sono proporzionali coi risullati cadaverici. Torna a battere finalmente suJla importanza delle indicazioni di temperatura nelle lesion i viscerali, ricorda di avere osservato le più alte ternperalure nella reazione infiammatoria clte segue alle lesioni cerebrali . Termina riportando il caso di un giovine marinaio, al quale fu pt•aticata la doppia amputaz.ione della estremità jnf'o1·iore delle gumbe, cd in cui la temperatura all'undicesimo giorno, dopo uu accesso maniaco, ascese a 105• ossia 40',55c• e dopo sett'ore 43•,aoc•. Morì dopo un quarlo d'ora, e la Ler:nperatura seguitò a salire. Un quarto d'ora dopo la morte era 43•,65, un'Ot'a dopo la morte 43,35• e dopo circa due ore ·i2,55C•.

Sull'azione dei sali 'li clt inina Appunti e considm•a-

zioni del prot'essor FERDINANDO Cou:TTI. Son poche pagine r:na s ugose e sceitlc con quella s icurezza e competenza che danno al Caletti gli assidui e profondi sludii farmacologici e la posizione di professore di matcl'in mediC<l nell'universi là di P adova, in cui egli continua coll'effìcace s uo insegnamento lo gloriose tradizioni del Giacomini. Coloro che 110n le hanno lette s ulla Gazzetta Medica delle Provincie 'Venete le leggano quelle pagine e si persuaderanno come noi che l'aut.ore assieme al post.o lla ereditaLo l'erudizione, la logica stl'ingente c lo s tile brioso e purgato del s uo illustl'e predecessore. M.

SU(J i sali. SLudi terapici esposL i dal dottore PAOLO MACCIIJAVELLI, colonnello medico.

L.a tJoncltinina ecl ·i

È un buon lavoro del nostro operoso collega, che raccomandiamo all'attenzione dei lelt.ori, invitandoli a ripeLerue gli esperimenti; giacche ove fosse posto fuor di dubbio che nella cura delle febbri palustri e delle altre affezioni in cui venne provata) la conchinina può sostituirsi senza svantaggio alla


7H

DlllLIOGllAFICA .cbin~na, la scienza

polr'ebbe regis trare un nuovo trionfo e i febbricitanti di tutti i paesi, e segnatamente quelli d'Italia, che fra gli europei sono i più numerosi, avrebbero motivo di rallegrarsi, perchè il nuovo febbrifugo, olt.re al fare concorrenza al vecchio dal lato economico, non avrebbe per avventura conbro di sè le pl'evenzioni ed i pregiudizi che fanno avvet'Sal' da tanti i pur così henelìci sali di chinina. i\·1. S,tll' euflseuur. Jlfìllllouare, sul t•ientt•an,en.lo l~isto• lico sew ::tr, sinjìsi f:t~rfLiactf.,

SoLto queslo titolo l'egregio dottor Maragliano ci regala alcuni appunti e note cliniche di molla importanza per la diagnosi della prima delle s uaccennaLe affezioni e p0r la prognosi della seconda, la quale, secondo lui, non sarebbe legata a vizio cardiaco, ma dipen{ferebbo~ unicamente da poca espansione del tessuto p olmonare confinante col cuore. Le osservazioni sullo quali egli fon!la siffatla s ua opinione ilimostrano con quanta nccm'atezza ~ con quale acume clinico l'autore pratichi l'esame degli infermi su cui deve pronunziare il suo giudizio.

Il Diret..t..<Jrc

P. E. M ANi\ YHA Colonnello medico , memb•·o del Com-ita/.o eli M/.>lil<l milila•·e.

Il H oda tt.o r·e

D• F ED EL\ rc o T o s r Capitano medico.

N u1.'rNr F EDER.rco, Gerente.


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Movimento mensile dei malati negli spedali militari ed infermerie di presidio (funz.ionanti da ospedale). - (giugno 1875).

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In questa tabella sono pure compresi gli individui che non appat:tcn: gono all'esercito curati negli stabilimenti mllitari (goardie doganali, dl pubblica sicurezza, ecc.).


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MOR.IE

ORIGINALI

CONTRIBUTO

~NEM I.A ARTIFICIALE COLi.A

DELIGAZIONE ELASTICA

In· questo giornale, N. 6 giugno ed 8 agosto ·1 874, si pubblicarono due lettere del capitano medico dott. B~llina Eugenio ne lle quali erano esposte ottime ideè di 6hirurgica medicazione, e diffondevasi in ispecie neUa dimostrazione della somma utilità di risparmiare le sanguigne perdite nelle grandi operazioni demolitive, o tendenti a eonserva.zione degli arti. · 'n Bellina con molta accuratezza descriveva lo ap- · parecchio meglìo rispondente allo scopo, ed indicavalo in ~uello dello .EsmMch. Nel porre in nota quanti di jtaliani · ebbero a fornirg~i relazione di falli sperimentali di emostasia prevebtlva, pubblicò sunto di tre operazioni eseguitesi in gu.esto spedale militare di Milano, ed aggiunse che la edmpressione elastica erasi praticata con una modificazione niia. :Nllora non nii parve opportuno Io aggiungere parola a çtllan:to il Bellina aveva pubblicato. Giornale dt 1neàictna -YMlitare.

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CONTRIBUTO ALLA ANEmA ARTIFICIALE

Erano tre fatti cui non era seguita la guarigione, e tuttochè non si potesse imputare lo. morte nè all'atto operativo, nè alla deligazione elastica preceduta, nè molto meno alla modificazione in essa adottata, mi parve prudente lo atlendere di avere altri fatti per paterne dire CO!l maggiore sicurezza deduttiva , con maggiore evidenza di utilità conseguita. Oggi tre alt.re operazioni demolitive, due di gamba, una di coscia, furono eseguite e la guarigione vi tenue dietro. Non parmi quindi inopportuno il darne accurata notizia ed esporre le ragioni, che, della modalità adotlata nella preventiva ernostasia, dettero consiglio. Da quanto aveva potuto leggere sulla deligazione elastica an emizzante, da due applicazioni che ne avevo presenziate nello spedale maggior·e civile di .\lilano, mi era nata persuasione che efletti locali e generali non immuni da pericoli, anche gravi, dovessero insorgere di conseguenza di una elastica fasciatura parte nte dallo estremo perife rico del membro operando, e passante quindi sul punto sede al morboso pr·ocesso od al guasto traumatico, e determinante onda sanguigna rcflua dalla perifer·ia al tronco. I locali parvemi dovessero esser·e immediati e consecutivi . lm med iati quelli dolol'osi, e nei casi di LniUma straziar;ti, le·,perdi.te sanguigne dalla supedìcie patologica o lacerata. Consecutivi le emorragie parenchimatose, le congestioni rapide delle parti compresse, le paralisi eziandio determinate dalla artifiziosa costrizione. I gen erali temelli fortemente che potessero esseL'~ quelli d~lcrminati dalla retluenza del sangue verso Ll tronco, che parmi pou·ebbesi dire un'auto -trasfus ione sanguigna, e per la quale non i soli elementi del sangue sarebbero fatti tr.asfusi al corpo dell'operando, ma con tutta probabilità avrebbero potuto far loro compagnia


715 morbç>si elementi capaci di indurre i coroemia, pioemia, COI:.LA DELIGAZIONE ELASTICA

sep:titWgmia. I d~e atti operativi presenziati nello spedale maggiore

eivjle di. Milano ed eseguiti dai valeati chirurghi Rioor.ai Amilcare e prof. cav. Albertini, non solo non mi fe,C!}fO smosso dai predetti dubbi, ma li avvalorarono. La fascia elastica sulla sede patologica determinò viye sofferenze. Pioggia sanguigna piuttosto abbondante fe.ce.si dai punti esulcerati. Il ,tubo costrittore nello appiattirsi determinò anche un qeNo gt;ado di ecchimotica suggellazione (operato dell'1\lbertini ). A "Jl;l.e.•parv.e che ad ogni timore fosse argine di sicu-r-ezza il cominciare la elastica fasciatura al disopra del punto sede al morboso processo od agli effetti del tra:uma. Se per tale modalilà fosse rimasta una certa quantità di sangue nella parte da demolirsi, e questa con essa perduta si fj:>sse, non avrebbe potuto avere una gr9,nde importanza quantitativa, e la sicurezza di non ean·eggia1·e col sangue refluo infellivi elementi avrebl)e dato largo compenso alla quantità di sangue perduta. L'a,rt0 operati vo ben poco ne avrebbe avuto disturbo poichè, mancando la sorgente irrigativa dal centro, qu;ella vegnente dalla periferia prèsto sarebhesi esaurita. Pareyami che la modalità avesse tutte le razionali sanzioni: ,e quindi la si potesse porre in· atto con tranql!lillità: d'animo. Nei primi tre casi cui accennò il Bellìna fu eseguita la modalità deligativa, e se i risultati furono, in definitivo, infeli.ci non se ne potè certo accusare l'operatore. e le modificazioni emostatiche preventive, imper@ccM.i repet·ti cadaverici dimostrarono ehe le morti si ~rano dovute a processi morbosi costituzionali in,d:ipendenti dal-Ia modalità· di operazione adoaata.


716 CONTRIBUTO ALLA ANElliA ARTIFICIALE Nel marzo 187o nel Reparto chi?·u·rgico diretto dal capitano medico Gamba dott. Domenico, si ebbe occasione a due amputazioni, una di coscia ed una eli gamba. Nel maggio susseguente si dovette eseguire allra amputazione di gamba . La prima si praticava il 26 marzo al terzo medio della c.oscia desu·a nel soldato del1 0° reggimento cavalleria (Vittorio Emanuele) Gallinucci Giovanni., del circondario di Cesena, classe 18o1 . Questo sventurato fu per cause comuni, probabilmente reumatiche, colto da gonilite destra. La forma di sinovite fungosa ben presto fecesi spiccata, né la più attiva, razionale terapia, nè ogni più premurosa assistenza prodigatugli, valsero ad arrestarne il corso o sventare il triste esito. Se nella loca lità nulla più a vevasi a tentare per salvare l'arto, dallo esame degli organ_i essenziali a lla vita non si avevano controindicazioni operative. Lo imfermo stesso reclamava di essere liberato di una parte che lo martoriava dì e notte e colle suppurazioni profuse minava la di luì esistenza. Fu decisa la demolizione dell'arto, ed abilmente eseguita, col metodo circolure e manichetto periosteo , dal capo reparto. La deligazione elastica fu premessa colla solita modificazione che qui descrivo. . Rialzato l'arto fino ad un angolo di circa 35 gra~1 col tronc.o, e mantenuto in tale posizione da assistent~, con dolci pressioni manuali fatte dal disopra del gtnocchio fino alla piega dell'inguine, per circa un cinque minuti, si cercò favorire la refluenza del sangue verso il tronco; quindi si applicò subito sopra la tumefazione del ginocchio, la fascia elastica, sovrapponendone ix.gfri in modo che cirea la metà della larghe?:za della fascia man mano sovrastasse al giro prima ap-


717 plicato. la si estese fino alla piegatura dell'inguine, c sull'ultimo giro fu solidamente avvolto il tubo costrittore, affidandone i capi incrociati ed attorti ad un assistente. Riposto l'arto in posizione adagiata orizzontale si 1olse la fascia elastica, e si passò alla cloroform izzazione del paziente . Ottenuta la cloro-nar cosi fu eseguita la amputazione. Nell'atto ·dell'applicazione della fascia elastica scarse goccie di sangue scola,·ono dalle esulcerazioni del ginocchio, e !e sofferenze del paziente furono piuttosto miti. Compita l'amputazione e la allacciatura dei vasi maggiori si tolse con lento ·rallentamento il tubo costrittore. L'a-rto prese rapido turgore con vivo coloramento tlritematico. Gocciolio sanguigno fecesi piuttosto ablbondante da tutta. la superficie di sezione. I vasi allacciati mostraron o vivi moti per energico urto di sanguigna corrente. La applicazione del ghiaccio ed una certa elevazione su piano inclinato dell'arto am putato frenavano ben presto ogni sanguigno gemizio. li GaUinucci, senza. notevoli vicende, si avviò a.gual'igione e ·questa oggi non è lontana poiché la località è prossimB; a cicatrice, e il generale gli si è rifatto per modo éhe in lui mal si riconosca quella ombra d'uomo cui ridotto lo avevano i patimenli prima che alla operazione si sottoponesse . Il 28 marzo fu amputato di gamba il soldato nel6° reggimento -artigl-i eria (Treno) Motichocchia Giuseppe, del circondario di I.ecce, classe 1853. La operazione era implorata dall'infermo per insop~ ortabili dolori causatigl i da sinovite fungosa della articolazione astragalo-tibiale destra susseguita a storta. L'arte chil'llrgica aveva inyano esaurito ogni mezzo per tentare dl. salvare la parte. · COLLA OELIGAZIONE &LAS1'1CA

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7~ 8

CONTRIBUTO ALLA ANE~fiA ARTIFTCJALB

La amputazione con metodo circolare e sollo-periosteo fu eseguita al terzo superiore della gamba. Le precedenze operative furono colla emostasi artifi.cinle, e la cloroformizzazione colle modalità sopradescrjtte pe l Gall inucci. Non si ebbero fatt i speciali da notare oltre i primi narrati . IL ~Iotichccchia è guarito perfettamente e nori attende per essere inviato in patria che di avere fatti bastevoli esercizi che lo rendano padrone dell'uso della protesi onde venne muni to. Salvù Giuseppe, soldato nel 41 o reggi me n lv fanteria, del circondario di Rovigo, classe 185~, per podilite destra susseguita da sinovite fungosa astt·agala-tibiale, svoltasi senza cause note apprezzabili, fu il giomo 2 maggio amputato della gamba al terzo interiore col metodo circolare souo-periosteo. li dimagrimento pronunziatissimo dello individuo rese abbastanza facile la formazione del manicheuo. Anche il Salvà ebbe preventiva emostasi artificiale colla deligazionc elastica e fu clorofot·mizzato. Nell'atto operativo non si perdettero che poche goccie di sangue rimaste nella parte amputaoda. Il rooncone perfettamente anemico non apportò alcun distuT'hO alla rice rca, sulle anatomiche indicazioni, dei tronchi arteriosi da legare. Non appena però ebbesi a rallentare il tubo costrittore si vide prorompere un turgorc eritematoso nell'arto, e farsi vivo lo scuotim ento dei vasi allacciati, per la urtante colonna sanguigna. Fu piuttosto abbondante lo stillicidio parenchimatoso del sangue per modo che alcun ra mo venoso fu creduto prudente comprenderlo in allacciatma. Le applicazioni ghiacciate e Ja regola adottata in ogni caso di grave operazione chirurgica di lasciare sco~ verta la superficie cruenta per oltre un'ora prima dt


719 pa.ssarne alla medicazione unitiva, bastarono a frenare ogni scolo emorragico. Il S,.alvà oggi è prossimo a solida cicatrice, ed è ricostituito di nutrizione per modo che presenta aspetto lieto e di sano il più lusinghiero. Attende che speciale protesi possa sostituirgli il breve tronco di gamba e il piede onde fu monco; è soddisfatto di esserne liberato imperocchè la demolizione patita. volle dire per lui continuazione di vita. Dai ·fatti esposti ella è per me provata la uti lità della modificazione adattata nella deligazione elastica per la emostasia artificiale. Pa rrni quin di esserne autorizzato a seguirla e quasi vorrei dire consigli arla, ogni volta che atti chirurgici demolitivi o conservativi occorraoo . Al tutio costrittore de llo ~~sm arcb furono fatte ohbiezioni, specialmente dal Langenbeck, e fu accÙsato ~1 superflua violenza costriLLr·ice faci le a poter produrre suggellazioni ecchi'moticbe, e talvolta, in ispecie nelli arti superiori , O· dimagrati o so ttili , semiparalisi ed anche paralisi più o meno lem poranee. Fu proposto sostituirvi una benda r ob usta elastica. Lo stesso Esmarch approvò la proposta do l Langenbeck ed in un caso di estirpazion e di un sequestro . della tibia nello spedale Guys' Rospi tal, servizio del chirurgo Bryant, si valse di una fascia elastica robusta, poichè ammise che il tubo poteva ca usare paral isi. Tali obbiezioni paiornmi non solo giusle, ma che la proposta debba dirsi adottab ile. Riterre i però che n.:>n facesse necessità di una fascia speciale pet• ottenere la costrizione definiti va, e che vo rrei dire di sicmezza contro il ritorno di sanguigna affluenza alla parte operanda. Sembrerebbemi che potrebbe servire, senza compli_canza di apparecchio deligatÒre, la fascia stessa colla quale la deligazione si compie, e che sarebbe suffiCQLI,.A DELIGAZIONE ELASTICA


720

CONTRIBUTO AI.LA ANEMIA ARTIFICIALE

ciente lo stringernc un po' più vivamente gli ultimi giri, esattamente sbV!'apponendoli, ed allora quando la fascia debba essere tolta per procedere all'atto operativo, dovesse bastat'e lo a'LtOJ'cere fovternente il capo della fascia rimasto libero o termin ale, coll'ansa ultima svolta, ossia quella in immediata continuità coi giri di fascia ,s ovrapposti a funzionare da eompressione di sicurezza . Questa_mia proposta, che parmi razionale, non ha ancora appoggio cja fatti spe•·imentali operativi miei propri; ma ne farò quanto prima la prova e mi lusingo che i risultati, dei quall render:1 c.onto a suo tempo. saranno per dimostrarne la prutica utilità. Credo possa riuscire d'interesse lo esporre i dati necrotomici delle parti demolite colle tre amputazioni sovra accennate. Copio esattamente quanto è registraLo nel protocollo delle necrotomie tenuto dal éapitano medico dott. Bonalumi, dil'ettore del gabinetto. anatomo-palologir:o in questo ospedale militare. N. 38 del protocollo. Gallinucci Giovanni, soldato trombettiere nel 10° reggimento cavalleria. - .Diagnosi nec1·oscopica. - Gonartrite fungosa destra con carie necrotica dei capi articolari, distruzione dell e cartilagini semilunari e dei ligamenti,

Reperto a,natomo-patolog(·co dell'M-lo amputato.- AL'lo mediocremente denutrito, pallido. Ginoechio tumido per raccolla siero-pl astica nel cavo articolare; infiltrazione di tutti i tessuti molli; scontinuità suppunmti in vàrie direzioni, superficiali, cosperse di granulazioni fungose. Capsula articolare perforata all'esterno ed in alto donde .scava vasi un seno fistoloso diretto verso le parti molli della regione laLerale esterna della coscia, fino a circa 8 cent. al disopra del condilo estemo. Sino-


7:24 viale ispessita e cop~rta di fungosità. Raccolta purolenta di circa 300 grammi. Carlilagini scmilunari e ligamenti crociati disu·uui quasi in totalità. Cartilagini d'incrostazione in parte disti'Utte, massime qu~lls del condilo esterno .del ·femore, ove granulazioni fungose pen eWale nella sostanza ossea ne avevano ttsumta e distrutta parte della super·ficie. l lig·amenti .lal'3rali in gran parte distt'utti. I capi ossei non alterati profondamente. La sostanza ossea ed il tessuto midollarc del f~m ore come delle ossa della gamba apparentemente sani. N. 39 del protocollo. 1\Ioticbecchia G·iuseppe, soldato nel 6° reggimento artiglieria (Treno). - Diagnosi ne· C1'oscopica.- Poòartrite fungosa con ulcerazione della sinoviale e parziale usura dell e cartilagini d'incrostazione. Re.pe1·to anatorno-patologt·co. - Edemazia del connettivo sollocutaneo del collo e dorso del piede. Intìltrazione siero-plastica delle parli molli peri-articolari. Vegetazioni fungose sulla sinoviale articolare che prcserrtasi tumida e perforata in un punto circoscritto nella regione esterna. Cartilagini d'incrostazione parzialmente corrose ed in corrispondenza del colletto dell'astragalo piccolo sequestro mobile, scol lato dal resto dell'osso dal processo carioso. N ~ 4ill1$ di protocoilo. Sulvil Giuseppe, soldato nel .uo reggimento fan ter ia. - Diagnosi nec1·otom-ica. - Po dartrite fungosa c.on 8S1tlcP.razioni delle sinoviali e delle cartilagini d'incrost.azione. R.epe1'to anatomo-patologico. - Collo del piede ·assai tumido ed edematoso . Due piaghe suppur·anti nei dintorni dell'articolàzione della gamba col piede. l'una delle quali sta appena al disotto del malleolo peroneale, l'altra sta al di dietro del rnalleolo tibiale. Entrambe mettono ad un seno fistoloso penetrante nelCOLLA DELlGAZIONE ELASTICA


722 CONTRlDUTO ALLA A!'iEMIA ARTIFICIALE, ECC. l'articolazione tibio-astragalea. La sinoviale articolare convertita in una massa di granulazioni e perforata in più punti con effusione delle marcie a l disotto dei tendini estensori, al di dietro del tibiale posteriore e lungo i tendini dci peronei laterali. In identiche condizioni la sinoviale dell'articolazione astragalo-scafoideà, e quella pU!'e calcaneo-cuboidea. Le cartilagini di incrostazione di aspetto opacato, asp1·o e in qualche punto parzialmente co rrose dalle vegetazioni sinoviali le quali si intromettono anche nell'articolazione tibio-pcronea. La alterazione in grado più avanzato si ripete nella articolazione astragalo-scafo idea, mentre è incipien te nell'articolazione calcano-cuboidea ove si nota iperemia della sinoviale ed opacamento ed asprezza nelle articolazioni d'incrostazione. Lo infiltramento marcioso fra i muscoli profondi della regione posteriore della gamba esteso a tre dita tl'asverse al disopra della inlerlinea articolare. Giugno 4875. ?tiACDIAVELLI

Colonnello medico direttore .


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RENDICONTO CLINICO BniESTRALE l>EL

1° RIPARTO DI MEDICINA NELL'OSPEDALE DI VERONA

LETTO ALLE CONFERENZE SCIENTIFICHE DEL 10 MAR ZO .E l O

.~<>PRII,.E

18'75.

(Contin1Uio::-. v. ,vo 7, pag. 617).

Vizi organici di ettore. - Si osservarono due casi di malattia di cuore. Il soldato della classe 4854-, di professione carrettiere, di sse di non essere mai sta to ammalalo, ed entrò in questo ospedale per semplice febbre r eumotica. Esso non accusava, nè aveva mai sentito alcun disturbo dal Jato dell'organo centrale della circolazione. È di s tatu ra alta, di costituzione mediocre, è abitualm ente pallido in viso, ha la ghiandola tiroide leggermente ipertrofica (gola grossa). Era stato assegnato al treno d'armata, e dimostrava piuttosto entusiasmo per la vita militare, non si po teva più vedere all'ospedale appena cessata la febbre chP. ve lo aveva condotto, e non poteva capacitarsi del motivo per cui io cercassi di trauenerlo, onde io fui quasi forzato di


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RE NDICONTO CLINICO DIMESTR.HE

cedere alle sue istanze ed ai suoi pianti e di metterlo in so1·tita malgrado il desiderio di osservarlo un po' p iù lungamente e di fa rlo osservare . Si r imandò in quartiere segnalando il caso . Ora ecco ciò che io potei notare. A prima vista j[ polso venoso, le giugulari si mostravano dilatatissime e saltellanti per un movimento di distensione e di abbassamento che corrispondeva ai batliti del cuore. Nessu n rum ore venoso . Sulle grosse m'terie in vicinanza al cuore si sentivano bene i due toni . Il polso alla radiale era piccolo. La respir·azione era normale dappertutto; non accusava vertigini, nessun disturbo dal lato dei visceri addominali, la nutrizione .s i faceva in modo regolare. All'esame della regione cardiaca si notò il ba ttito esteso a destra, non esagerato però, meno percettibile a sinistra. All'ascoltazione non si r iscontrò a!cun r umore su alcun ori fi zio, nè lungo i vasi, non fiCCen tuazioni del 2° tono della polmonale. I suoni erano ~olo alquanto velati, ottusi. Alla percussione l'area eurdiaea si trovò accresciuta a destra . nianifestamente vi doveva essere un ostacolo al libero passaggio del sangue attraverso agli orifizi del cuore, giacchè le g iugular·i pulsanti dimostravano che vi era rigmgito, ed il polso piccolo s tava a dinotare che il cuore sinistr·o e le arterie si r iempivano insufficientemente, per cui il prim o aveva dovuto subire un certo grado di atrofia, lo che veniva confermato dall'esame stetoscopico. Ma .donde pro veniva l'ostacolo? Da lla iportrofia della tiroide, no: perché la compressione di questa ghiandola si sarebbe anche esercitata sulla Lrachea ed a vrebbe prodotto dispnea , stasi nelle vene della faccia e del capo, mai il polso venoso, nè avrebbe influenzato il polso della r adial e. Più probnbile è ehe ci fosse ·insufficienza della tricusp idale, quanLUnque mancasse il rumor sistolico destro all'estremi tà inferio.re dello sterno. Ed a questo diagnostico mi trovo


DEL ·1° RIPARTO DT MEDICINA NRLL' OSl>EOAtE Dl VEJlONA 725

condutto per via di esclusione: 1° perchè, diçon tutti gli at~:Lori, la stenosi e l'insufficienza della ·p olmonale, appena appena si ammettono; 2° pet'chè la stenosi della mitrale produce ristagno della piccola circolazione con gravi conseguen.ze dal lato degli organi polmonali. Non è quindi ammessibilc che vi fo sse combinazione eli questo vizio coll'insufficienza della tricuspiclale, come opina Bamberger avvenga quasi sempre; 3° perchè l'insufficienza della mill·ale oltre al produrre i suddetti gravi fenomeni dal lato dei polmon i (catarro, edema, infarLO emerragico) quando è e osì considerevole questo vizi o da nqn poter ven ir. più com pensato, lo che ha luogo quando· compa1·isce il polso venoso ed il tu multo della grande circolar.ione, si accompagna sempre a considerevole ipertrofia del cuore sinistro. ·Ne:!~ presente caso invece non vi er u ip erlrofia del cuore sinistro, a nzi aLrofia; non vi era sofferenza dal lato dei polmoni, non vi era accentuazione del 2" tono della polmonale, quindi il vizio bisogna cercarlo nel cuore destro. Potrebbe esservi stenosi della polmonale ia c<n:nòinazione coll'insufficienza del la tl'icuspidale. ~la sappiamo che i vizi delle sigmoidee sono rarissimi. Ritengo quindi che si tratti di semplice insufficienza della tricuspidale, perchè cosi mi si spiega meglio la appru.·ente innocuità della malattia cardiaca di cui si tratta se si ecce Una -il leggiero g1·ado di eacoem ia che presentava l'ammalato. Mi baso inoltre nel portare questo diagnostico su quanto dice Niemeyer che la vera pul sazione visibile e ben palpabile delle vene giugulari enormemente dilatate è un sintomo palognomonico 'dell'insufficienza della tricuspidale. Oro quali saranno le conseguenze avvenire di questa lesione'?· Per intanto che l'ipertrofia Jel ventricolo destro compensa il difetto, la salute si mantiene; ma quando, in p rogresso di tempo, 9uesto benefico effetto compensativo non


726 RE~DICONTQ CUNICO IH.~IESTRALE avesse pm luogo (per sfiancamento . e degenerazione del muscolo card iaco. che conseguirà all'eecesso di ~zione), allora rim.anendo impedito vieppiù il deflusso del sangue dalle giugulari e dalle vene cave, ne avverranno stasi al capo, .q1:1indi vertigiv.i e facili congestioni da stasi e stasi in tutto l'alber.o della vena porta, quindi catarro gastrico· intestinal e, congestioni passive al f~galo, nefrite albuminosa, edemi alle estremità inferiori, ecc. Questo individuo devB ritenersi inabile al servizio militare, perehè desso richiede una a ttività che è da sconsigliarsi ad ogni individuo che sofft·a di malattia di cuore. L'altro caso di vizio cardiaco è il seguente (questo nel quadro venne fatto figurare tra i pneumoniei): il soldato Conti, della c lasse dell8o3, di costituzione me~ diocre, all'infuori del vaiuolo che sofferse nell'infanzia, non andò soggetto ad alcuna malattia d'importanza. Il giomo H del passato mese di gennaio fu preso da febbre con forte brivido, e sintomi di catarto intestinale e tosse. Veniva perciò f<Hto entrare il giorno 15 all'ospedale. Alla visita del giorno 16, che fu la prima , aveva il polso ·a 100 piuttosto piccolo: la temperatura era 38,'7: il ventre era leggermente dolente alla pression e, sotto la quale si sentivano dei gorgoglii qua e là diffusi: le scariche alyine erano mediocremente frequenti e sierose: avea tossè, accusa va dolori alla t'egione del cuore: poca era la dispnea; non si ebbe agio di vedere alcuno sputo: all'esame si notò, aja cardiaca mediocre~ mente ingrandita in tutti i sensi, rumor sistolico di soffio intensissimo all'apice più chiaramente sentito dove batte il cuore, il quale soffio velava intieramente il ·1° tono: acéentuazione del 2° ton0 sulla polmonale, ft·equente. ll polmone destr'O polso piccolo, molle dava ottusità, più marcata all'apice, il ft·emito vocale era aumentato: non era percepibile il rantolo crepitante;

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DEL 1° RIPARTO DI UE DICINA l'iELL 0SPEDA.LE Dl \'EROJ.'\A 727

il respiro era b ronchiale. Alla sera la temperatura era .t.O, 1; si potevano vedere alcuni spu ti che erano veramente caratteristi ci di pneumonite. L'ammalato si lagnawa maggiormente del dolore alla regione cardiaca, per cui si do.vette ricorrere ad una deplezionc locale, malgrado lo sta.to d'an emia in cui versava . Io non credetti che il rumor sistol ico potesse dipendere da alterata crasi sanguigna, e dallo. stato anormale della nutrizione dei muscoli papillari, per la sua intensità, per la sua sede e per i sintomi subbietùvi c semeiottici dell'infiammazione . Ora la malattia del cuore era acuta, si trattava cioè di un'endocardite sin istra, e l'affe~i one polmonale era un accidentalità morbo sa senza relazione di causa ad effetlo? Oppur·e la malattia dell'endocardo e t·a antica, e si era sviluppata all'insaputa dell'ammalato lentamen te, e la pneumor.ite era sorta per il dis turbo afl'ccato nella piccola circolazione dal vizio valvolare? In altri term ini era una pneumonite reattiva e consecutiva ad infarlo emorragico, o le due malattie si erano sviluppate affauo indipendentemente l'una dall'altra ,· e sorte conlempomneamente per la medesima causa (la reumatizzaole ad es.)? Ecco il p t·oblema che solo i dati ana mnestici potrebbero risolvere in modo cerlo ma che sventmatam enLe a me fanno in gran parte difetto . È supponibile però che potesse questo soldato pr·estare il servizio con una lesione valvolare così cospicua? Mi par poco probabile. D'altronde gli infarti emorragici nei vizii cardiaci han luogo di preferenza alla r egion e basilare dei polmoni non già all'apice. Su qu este considerazioni si fe ce diagnosi dì endocardite sinis tra con pneumonitP. destra. Jn conseguenza dell'altarata nutrizione dell'end ocar·dio per il processo flogistico avvenne in modo acutissimo la defllrmazione della valvola mitrale, per deposizioni fibrinose e vegetazioni che la resero insuilìciente, e le cui


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llRNn/.COi'iTO CLINJCO BHIESTIIALE

asperità concot·scro prohnbilmente <dtresì a rinl'otzare il rumor di soffio. Non si poll·ebhe pct·ò escludere l'insufficienza pct· la concomitlante ipertrofia cardiaca la quale si reso sempre piìt mani!bsta per il cnrattere del polso. Questa ipertt·ofìa è naturalmente eompensativa , e fa si che l'ammalato risenta per nulla, alm eno per ora che mena vita riposata e tranquilla, gli effetti tristi del suo vizio cardiaco . Mn il medic:o non può menomamen te nutrire delle ili usioni sullo fatali conseguenze che esso avrù, epperciò l' indivtduo fn solloposto a rassegna e venne riformato. La r,ura che venne posta in r ratica fn la seguente: dapprima si fece una deple1.ione locale, e si fece uso dei sali anti-flogistici e del chinino Onchè persistè la febbre: di poi scdata la Uogosi si ricorse all'uso dell'iodur·o di ferro e di potassio unitam ente ad una dieta nutl'iente. L'amrnalnto ha lasciato da poco tempo l'ospedal e per t·ecarsi a casa col suo vizio valrolat·e, e presentando unn leggiera otLUsiti\ all'npice del polmone des tro con aumento di feem·i to vibratorio e difetto del suouo della respimzione. Esso non ha più tosse e non ac<·uo;a del resto alcun distut·bo. Sallcr·ò sopra le affezioni del tubo gastro-enterico perché fu rono di poca imporLanza. Un ·indivi duo pt·esentò un tumore nell'addome, il quale mi pareva nresse la sun origine nel lobo sinistro del fegato: era llntico, rotond eggiante ed assai voluminoso: l'individuo era cachcttico ed andava di ta nto in tanto soggelto ad acces i di febbre intermillcnle. Mentre si stava discutendo sulla più probabile sede e natura del tumore, sotto l'uso del chinino scomparve per In massima parte. La mi lza si trovò molte volte ingrossata .fino a p t'esentare tumori asst~i considerevoli e duri, massimamente nei coscritti. Ciò si spiega e si capisce facilmente pensando che molle sono le provincie in Italia, in cui


D_E1 ~ 0 lUPA RIO DI MEDICINA NELI/ OSPEl>AUil DI VERONA 729

domina Ja malaria. Alcuni di costoro dovranno pure essere riformati non essendo supponibile che il tumore duro per l'iperplasia del tessuto connetti vo sia tutt'ora riducibile. Si ebbe un caso di nefrite parenchimatosa. La malattia datava già da più di un anno, aveva in principio prodotto i sintomi dell'uremia, e si era accompagnata ad anasarca grave. Dopo una licenza di sei mesi in patria (Basilicata) , quest'individ uo ritornò offrendo l'apparenza di una salute discr·eta, con una nutrizione, si sarebbe quasi detta florida. L'orina continuava pe1·ò ad essere stracarica di albumina, venne perciò riproposto a rassegna e fu riformato. Convien dire che questo iudividuo conservava un grande appetito, che si aveva delle grandi cure, non facendonessuna sorta di disordine, e che fo rse-a questo modo ve.ni:v:aoo compen sate le perdite che si facevano dal lat0 dei reni. Fors'anche un rene solo era affetto dal male di 131-ight: ciò almeno $OD O portato a sospettare per rend ermi spiegazione dell'apparente benessere dell'arnmaJ ato. J>er1~tonite. - La vidi associarsi soventi alla tubercolosi. Quindi la si notò in un individuo morto per meningite tubercolosa. t e granu lazioni miliari oltre a trovarsi sulle men ingi, sulle pleure, pf\ricardio, si trovavano sul peritoneo, nei polmoni e nella milza. In un altro che morì in segui to a tubPrcolosi cronica de)polmonieghia ndolebronchiali e mesenterichc, queste ultime es!-lendosi mostrate quasi per intiero convertite in ascessi, l'amento, il mesenterio, la lamina sierosa, che ricopre il fegato eran g t·emite di granulazioni. Attualmente trovasi nel riparto un individ uo che venn e all'ospedale pet• pleu rite: costui decadde prontamente di forze, si fece anemico e vi tenne dietro un'estrema emaciazione: si temette lo sviluppo della tubercolosi polmonale. M.a pure i sintomi toracici andarono poco a 47


7-30 R]i:NDlCQNTO, CJ,,NICO ~Il!lESTI;\1\LE poc,o sc~ffiand(j)., e si o1rdiQò invece una len,ta p.eritonite. In q1,1;~sto am n1alato. io sospetto la tnbt.>rcol;Osi delle ghiand0le me.sent~riche.. Vers~ in grruve pericolo per dif,e,tto di nulrizi.one. NatTerò or,a in breve la s.bOria di una peritonite la quale io credo si possa ritenere idiopatica, da cause. xe.um.atizzan.t.l e stravizzi. È alla geutilezza del dottore Martinazzi che. ìa: devo questi cenni. Fa! seLLi Luigi,. della classe 485 ~. figlio a sani genitori, non ricqrda m~lla giovinezza sua alcuna malattia d'importanza. È individuo assai d.edito al vino ed alle bev.ande spiri.tose. li. giorno 20 g,ennaio fu. p,res.o. in. sulla sera da leggi,eri dolori di ventre., i quali andarono man mauo crescendo fino a diventare toementosissimi ed insoffribili. S.ommi nistratogli all'infermeria un pUI'gati'lo, v.enne tosto rejetto. Ent.ra\fa in que-sto repano la mattina del 2·1 gennaio presentando la fisionomia .mo lto abbaltuLa e sofft;)rente, il pol:>o picco.lo, .(ìl1forme a 104 bauute, gli arti fredd i, e le di la cianotiche, il ventre teso e meteoristico, sede di dolore che si esasperava sotto la pressione: · l'all'o chiuso d'l 48 ore e chcta,le si mantenne ad onta dell'amministrazione di clisteri e d,el calomelano a dosi pul'gative; vomi ti di materie biliari, febb1.:e leggiera. Si em.ise diagnosi di. peritonite acuta, la' quale venne giustificata dal decorso ultet'iore del morbo, di cui qui si riassume l'intiera s.intomatologia. La febbre mite all'esordire, quasichè non potesse aver luogo la reazione, come nello stadio a.lgidq del colera di cui l'ammalato aveva pedìno l'aspetto, raggiunse il rnaxiwun di 39°, e decadde dopo tre giorni pr·edominando sempre ì fenomeni di dep.ress ione fi.o.o a non manifestarsi che mi.lissima ver·so sera. Sintomi pii~. salienti e· carn,tteristici furono: il dolore fisso e g,rav.ati vo esteso a tutto l'addome: i polsi pie-


DEI. 4 RIPARTO: m· ~EDlCLNtA NEF.L' OSPEDA:'&Ei DI VERONA '7·31~

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cqki e,fQe;qaenl11i: i t grave meteo"'ismo che giunse a tantO> da spastare sensibilmente cuore e fegato in alto:, com·prìÙ'nere il p.0hi.roni, e rendere· dif.fiei.~e ]1& respira:z·i0ne, di ~cuj, s~ .notar@(I)J.O· ·fin, 36 a·bti r-esp.ira~0rii al m·i;nuto: ~l'l:., fine il v:omito che si è più volte ripetuto, e l'a- eost~ paztiJ@ne cl.eHialv.o @Stinata cla principio e che rnutossi f!O:Ì i:n: m'Ì'aruea pn0flii:SU'. L'ess·udato si r:m.aFJ·henne sempre s.ea•rsco. ta ttepapia elle si pose. iru aso• consistè da pri·nci>pid ne-lla repli~1 .migr:H~tr.azione nei fomenti tepidi e nell' ammini~ra~ione.dé pez7Jet.ti.ni,di ghiafteio allo scopo di frenare ik ptoèess@, flogistico. ed il vomito'. A 'Scop.o risolativo si misero p0i in l!l:SO le frizi<0ni di p:om:al-a. aon mercurio e· beHadonna, le. quali pi·ù tal'di 'lle.nn.er€\1 sostiL1~ite colle pennellature·di ti·H•Vurai di io·éliio. ~@i .eìbi cl1~ facile digestìor:Je• e nutr·i.tiv·i si ehbe cura d.~ .S0qben:ere le· forze affralite del· paziente, e col· denetto d), (;.hina lil•i co·mbatle-Ire· la di·af!rea . Venne amministrata C{ln una aerta insistenza il calomelan{<) unitO allJoppio, i·n p·iccole e l'ipeuute dosi. E q~:~esta volta n0n si pobrebbem veramenue cita·re molto apportunamente i versii de.l poeta, come fa Niemeyer a proposito di questo me.diea.r.nento nella cura delta peritoni·~e. «questo. il Ilfmtell!J4o. fi1:11, gli eg1:i morirono, nE.ssune>· dirnand&va chi guarisse:» chè l"esi l.o in riguar·o.lo a quell0 ordinario cli <!{t'testa' terribile.malattia q u·ando è to ta~J~ , fi1 fa vor,evol~: ma 1'emaciazione che perdura af11, ont<;l. di tm tra ~t:a~ lililento, ripa ratore', ed il ripetersi dei dolori ad'el:orni,nali eitd:il(;.O!ili0lche rimaset·o delle gravi coaseguenze, do\Vu•be agli Ìtllil1b rigl iam.en ti in testin alì f!>POdt!l,centi l'estri ngi me-o t0 ~l s.tir.arn:ento df'He intestina e eon pr0babile degenera.z.iJiln.-e. detle gland0le del mesenterio . Di fatto è durante il passaggio delle materie aNme·FJ.•· ta,lìi a<IJorchè· ha lnogo la; digestiovte intes~i,nalet ahe si rÌIS\\l~gli·an.o i sudde~u~ t.oFmentosissi;m;i sintomi·, ceme


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RENDICONTO CLINICO IllM~STRALE

pure insorgono dolori alla vescica · appena dopo l'ori-· nazione. Questo infermo è caduto in stato di marasmo e malgrado della cura tonica e del regime nutriente a cui fu sottoposto a tempo debito. Ora è sotto la cura dell'ioduro di potassio e durante la digestione non può far a meno della morfina. Si vedrà io seguito quale sarà ìl suo destino; ma temo fortemente che abbia a finire per consunzione. Un fenomeno morboso particolare manifestò quest'ammalato, che non voglio passare sotto silenzio , ed è che durante l'attività del processo, su qualunque parte dell'addome si fosse applicato l'orecchio, si sentiva un distintissimo rumore di fregamento . sonoro, ed affatto analogo al rumor di fregamento della pleurite secca {scroscio pleuriti co). Siccome il diaframma per il meteorisma era spinto assai in alto ne veniva ehe questo· rumore era percepito su tutla la regione dorsale fino al sacro. Io non voglio credere che fosse semplicemente ti'asmesso e che provenisse dalle pleure, le quali mi parvero sempre sane. Questo rumore avrebbe la sua spiegazione nello scarso essudato sul peritoneo che si concretizzò in poco tempo, produsse scabrosità e pseudomernbrane che nei movimenti dell'addome durante gli alti respiratori davano quel suono analogo alpleurale, quando le supèrfìc ie della pleUI'a rimasero aspre per i prodotti della flogosi organizzatisi. Un . secondo c aso di peritonitP- il quale ebbe esito in pochi giorni letale si manifestò in un individuo della classe 1854, il quale era venuto allo spedale per curarsi da un'angina tonsillare. Aveva le tonsille molto ingrossate, e già fatte ipertro:fiche per antiche angine sofferte. Sarebbe stata necessaria la tonsiilotomia, e mentre si stava attendendo che dileguata l'irritazione delle


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DEL 4 RIPARTO DI lllEDICINA NELL'OSPEDALE DI VERONA 733

fauci si potesse addivenire all'atto operativo a cui l'individuo sembrava disposto, ad un tratto comparve un . intenso dolore esteso a tutto l'addome, che si esacerbava ad ogni più lieve pigiatura, accompagnato davomito, febbre violenta e polso piccolissimo e fr·equente. li ven~re dapprima contratto, si sviluppò in seguito per meteorismo e per abbondante efrusione. L'infei·mo aveva continuo bisogno di orinar·o, per cui il medico di guardia eh iamato crede~te di dover praticare il cateterismo. Ebbe all'ultimo un'imponente emorragia intestinale, che lo rese anemico e lo fece morire al quarto giorno di malattia. All'autopsia si riscontrò un'abbondantè efl'usione torbida con deposito di pus sul peritoneo, massime sul mesenterio e sulla sierosa ricoprente il fegato. Questo presentava lutti i caratteri anatomo-patologici della cirrosi in primo stadio: involucro peritoneale ingrossato e torbido con leggere prominenze sulla superficie del fegato. Il parencbima era resistente, duro, granuloso in modo affallo caratteristico e giallo per stasi biliare. Questo individuo nei varii gior·ni in cui restò all'ospedale, prima, che si sviluppasse la peritonite non aveva mai accusato alcun fenomeno morboso dallatò del fegato; aveva appetito buono, <~I·a ben nuo·ito, solo il colorito suo era alquanto terreo; non seppi quale uso avesse fatto degli spiritosi. Ora mi faccio questa domanda; la peritonite ha potuto svilupparsi per diffusione del processo flogistico del fegato? L'enterorragia che fu l'espressione dell'ostacolo opposto dal fegato al circolo della vena porta ha certamente pr·ecipitato l'esito finale. Malattìe da infezìone del sangue. Ematopatie. - La febbr·e tifoidea che nei mesi di novembre e dicembre aveva dominato in modo per noi insolito, facendo anche


734. RENDICONTO CLIN100 BmESTRAL'E le s ue viHime, .più non comparve in gennaio e solo verso Ja fin di febb~JaiÌ:o si ·ebbe Yn novello ca·so di tal malat-tia; ed -i 1quaLL110 tifosi 'ebe ancora vi figura·no ne~ quadro si ebbero come rimasti dei mesi antecedentL l n questi i.o<ìh vid·~:~i la guarigione si fe·ce molto aspettare per success ioni morbose che vennero a complicar·e il naturale andamento della malattia (parotite, otite, affezione polmonare). In uno di questi tifosi in cui la febbt·e durò mol'Lissimo per essere ·avvenuta la recidi va della malattia, .si ebbe a lottare. coNtro una para.Jisi, la q un'le dapprima comparve lcoaliz·z ata all'avambraccio e mano destra, di poi vinta questa in breve tempo, si manifestò nella gamba e piede pure dt:stro; e questa richiese una assai lunga cu ra ed ancora non si riuscì a trionfarne cou<~pletamente , p oichè l'individuo in seguito a rassegna otteneva una lkenza d·i con valescenza di un anno. La natura di ques·t·e paralisi non è nota: ·esse sono bensì di ol'igine periferica, ma quale è la condizione patologica che le sostiene? È probabile un difett0 ài nu tri~ione da ischemia, ma, dice Niemeyer, dalle rieerche anatomiche fin qui istituite, non furono finora constatate le .alte razioni materia li, dalle quali dipendono quei disturbi d' innervazi:one, L'all'LO paraliti co . q uasi ri<J0tto alla sela pelle ed ossa per una grande a tr•(}fia musooiat·e dava dolori atroci, che toglievan affatto il riposo all'ammalato. QuP-sto do lo t·e scottante aveva sede ne l campo di diffusione dei rami terminali, specialmente nella pelle del piede, e sec0ndo il convincimento di 1\titchell, Kean e àlorehouse dipenderebbe non già. da un'itTita.zione direua del tronco nervoso, bensì verrebbe s uscitato dalle alterazioni circolatorie e nutritizie dei contorni delle diramazioni terminali. Contro l'algia cutanea corr-isposero alquanto le pen: nellature col lau dano, e le iniezioni ipodermiche dJ.. mor.fi.na.. I s0pradetti autori c.ommendano inoltl·e le ir-


DEL 1° RIP:A.'!'I'ro DI t.I'EblCIN"A NELT.~OSPÉDAL'E DI VERONA 7'35

~aziò'òi ~rèélde, come pure l'uso contintHHo di vesc'i-

-canti. Dell,.atrofia muscolare trionfarono compleLamente t~elett'ricit~ ed i ·mò'Vimenti 'd a principio anche semPfiéeine1lte p~ssivi, non che i rimedi ed alimenti ri·coslituenti. Si richiese pe rò una grande insistenza nella CU'tà ·e'léttri'c a, 'pria che ricomparissero i movimenti volontari n~Ila parte lesa, che d'e l resto osservasi in tutte le paralisi. In u'tlo in cui la malattia ti fosa aveva avuto un de· 1cbi'so assai grave, per l'alt'ezza della febbre ·e lllnga sua durata; quando questa aveva già cominciato ari~ttere per modo che si nutrivano già le più liete spel'à'flze, si 'manifes'tarono aei btividi coh novello incremento straordinario della temperatura, i quali si ripe·terono per pareechi giorni di seguito quasi sempre aH'is tess'ora e con tro cui non giovò apparentemente il ch'inino. Si fu perciò jn apprensione di un'infezione ieoremica ~a cui origine dipendesse da assorbimento di ic'ore proveniente dalle ulceri in testinali , ma malgrado il grande stato di esaurimento a cui fu ridotto l'ammalato, potè ristabilirsi dietro una lunghissima convalescenza. ~nanto alla cura che venne ap-prestata à ·q uesti ammalati dirò compendiosamente che tutti e quauro 'Vennero curati coll'acqua: tre colle bagnature di acqua ·e-a acel'o aromatico fatto per dieci mio1uti ogni due o tre ·ore colla spugna su tutto il corpo secondo il cons'iglto di Jaccoud, uno cogli involgimenti nellenzllolo lbàgnato. Non si ottennero i miracoli annunziati dal Brana col suo metodo, giacché avete visto che non si poterono !èVWtre g\·avissime t:o'mp·licazioni che condussero ·quasi -sull'orlo •della tomba i miei am'maJa:t=i, ma pu·re nòn si lamentarono disgrazie. Però la cura fu assai lunga ed in due 'd i 'q uesti individui ~la <Vi'ta si trovò seriamente

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136 llENDICONTO CLINICO BlMESTRALK minacciata per l'esaurimento pt·odotto dalla febbre che troppo si protrasse. Egli è vero che queste sempl ici aLlusioni sono molto meno moleste all'ammalato che il bagno a ~0° per quindici minuti, ripetuto ogni due ore, durante il quale, dice Brand, l'ammalato si fa tremante per il freddo, batte i d enti, prende una tinta · violacea, le papillc sollevano l'epiderm ide (pelle d'oca), trema come foglia al vento, ed offre un aspetto· che lacem il cuore; ma l'effetto sulla febbre sarebbe molto energico e questa non si protr-at·rebbe al di là di venti giorni. ll rand chiama rimedio specifico l'acqua fredda nella cura del tifo e febbre Lifoide e non am mette nessun genere di contro-indicazioni per questo trattamento: io non so se per.chi per avventura di Qsagerazione l'aforisma posto da l Dt·and che, ogni. ('ebbre ti foidea curala regolarment e fì no dai primord ii con l'acqua fredda, sarà esente da ogni complicazione e gua rirà; sono però rim asto convinto colla mia poca esperienza che la cura della febbré ti fo idea con l'acqua sia il più bell'acquisto che abbia fatto la terapeutiea moderna. Tutti i feno meni. morbosi e toracici ed addominali e nervosi si migliorano pron tamente, dice J3ra nd, si abb:eviu di mollo la durata della febbre e si rendono impossibili le piaghe da decubito . Anche i risultati statistici sono favo revoli a questo trattamento e si é dopo aver assistito da testimonio oculAre ai portentosi successi del Brand, che il Glenard viene a dire eh~ incombe l'obbligo ai medici di accettare l'idroterapia siccome il vet·o modo di ·cura della febbre tifoid ea: 170 curati: '170 g uariti : ecco in compendio il risulta to di questa cura. Ma per poter ottenere questi successi quasi incredibili conviene poter intraprendere la cura molto per tempo, già fin dal pl'imo settenari o, perciò fa d' uopo che gli ammalati siano per tempo inviati all'ospedale e che


DEL 4° RIPARTO DI MEDICINA NELL'OSPEDALE DI VERONA 737

per tempo venga portato il diagnostico. Dirò infine che io dubito che tutte le modificazioni apportate a questo metodo per diminuirne la crudeltà , e per renderlo più accetto ai malati non equivalgano al vero metodo del Brand col quale è giunto a far perdere alla morte le sue armt. ,Uorbillo. - I morbillosi curati furo no in numero di dieci {essendosi verso la metà di febbraio i morbillosi faui passare ad altro 1·iparto). Questa malattia presentò gr.avi fenomeni atassici ed adinamici in un individuo proveniente da Peschi era, il quale fu posto in viaggio mentre era già comparsa l'eruzione sulla cute. Aveva febbre altissima, l'angina era diventata gangrenosa, si manifestò un delirio per· cui a stento si poteva eonteoere nel letto: si <Jggiunsero i fenomeni di un acuto cata rro intestinale. La malattia volse però ad esito faYO!'Hvole coll'uso del 1:hinino ad alta dose e colla cura energica dell'angina mediante le cauterizzazioni ripetute coll'amministrare per tempo il vino, e con alcune moderate dosi di muschio . lo ho visto in a.Itt·i tempi individui che avevano dovuto proseguire il viaggio coll'esantema in corso, giu ngere all'ospedale in stato all armante per i fe nomeni che presemavano di imminente osfissia. La pelle di. questi indi vidui era diventata così insensibile agli stimoli esterni che le sinapizzazioni protmlte, le unzioni di croton, i vescicntorii istessi non producevano più alcun!l impressione sulla cute, la quale si manteneva. vi2za, ~~i da e secca., e si sarebbe ben potuta distrurt'e con materie caustiche, che non si sarebbe ouenuto di renderla iperem ica. Non si spiega più, é vero, la retr·oceS<sione dell'esantema per un semplice trasporto del principio infettivo sui visceri interni alla maniera degli antichi; si vuole invece che ·la retropulsione sia un effetto della ·para-


738 RENDICONTO CLiNICO BIMESTRALE lisi generarle, e del collasso cutaneo -prodotto dalla intensità èlell'infellione, o dalPttssùciatsi di una grave co m~licanza, pb èumonite lobula'r'e ad ·es., bronchite cru1posa, ·ec'c., però è ·ancòra ammesso ·che l'impressione ·del freàdo nello stadio dell'eruzi one e dell'efflorescenza sia estremamente nociva, e diremo, per andare a seconda delle idee moderne, per l'esacerbazione e dif.fusione del processo flogistico negli organi interni ·e sp·eciahnente in q uelli del respiro. A 'ftapani, dove la temperatura ·media invern ale ·è più '46, 'fler tre inverni io non ebbi alcun caso di morbillo gra ve. Con ciò io non vogli o già dire che dal freddo solo si debba far dipendere il genio maligno delle epidemie di morbillo, ma ritengo che questo agente sia la causa principale che quasi ogni anno fa morire parecchi dei nostri sold ati specialmente tra i coscritìi, mentre in città non viene ad assumere per nulla un carattere pernicioso. In. un individuo il morbillo si complicò a pneumonite dell'apice: costui era di cattiva costituzione, e probabilmente era già in lui · anteriormente in corso la tubercolo-si . Quest'esito per lo meno pare che non s'i possa ora sèongiurare.· Finalm ente u110 già convalescente per essersi esposto a una corrente d'aria fl'edda cadde repenti namente ammalato di gravissima pleUI·ite, pagando così molto caramente quest'infrazione alle regole igieniche. Infezione da malafia. - Dopo quanto ho detto qui sopra mi lirniterò a narrare la storia di un caso che ebbe pron'tatnen te esito letale. Un soldato della classe 1854, proveniente dii Potenza, arrivava verso gli ultimi giorni di gennaio al suo reggimento di presidio a Peschiera di dove veniva tosto in-viato in questo ospedale. Raccontò che continuamente malatict!io a casa sua aveva fatto il viaggio colla febbre.


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DEL 1 RIPARTO DI 'Mll:DlCIN'A NEbl.'O"SPEDALE DI VERONA 13'9

!!~:~a, Rrima

visit-a si notò che aveva ·a·spetto -cache:ttico, che era idroemice e che aveva febbre gagliarda. Si riscontrò -all'esame urm'ouusità che dalla regione as ~el­ Jare sinisll'a discendeva ad occtl;p·are la regione ip0'condriaca sinistra fino al disotto dell'ombelhco; che si èstemieva peli alla r egione epigastricA, per modo che. questa grand'area ottusa veniva a confondersi coll'ottusità cardiaca in alto e con ·quella ,deHa regiÌ'Cl·ne -epali"Ca a 'destra, la quale ultima discendeva in basso per un plessimetro e mezzo circa al disotto dell'arco costale. L'impulso cardiaco ·era aumentato e si percepiY.a in una grande estensione; l'apice batteva fra lre spazii intellcos tali: et·ano accentuati i due ton i èardiaci, nessun rumore. Alla base del polmone destro si notò ditimo di mòr'morio ve·scicolare. Era insomma una enotroe area ottusa a cui prendevano una par te cospicua i t're visceri: cuore, milza, fegato. Facendo poggiare ram malato sul fianco sinistl'o, il tumore della milza si dislàcoava dal fegato, e così era possibile di sentire il bordo della milza colle sue 'd epi·èssioni e soloature e la sua esFremità inferi ore. Il ve-ntr·e era tumi do e le regio:ni degli ipocoodr ii e le ·u'ltime coste molto sporgenti in fuori: il diaframma era spinto in alto per modo èhe le spazio riserbato ·ai :p olmo'ni ·era molto t·ielotlo. Si fece diagnosi di !pertrofia di fegato e di milza per i1tlf6Z·ione cronica da malaria e si g iudicò la malalttia insatnabile; per cui si decise tosto di proporlo a rasSegna 'l:>peciale. Intanto siccome l'ammalato aveva quotidiani aocessi di febbce, si intraprese un ·tr attamento cuJ!ativo col chinino ad alta dose. Venne questo ·amminiStrato per la via dello stomaco, e col mezzo delle iniezion.ri sotto cutanee. Dopo qua•che giorno di questo trat'tam·ento, ·nel qual tempo nor'l ·s i erà mancato di Stimolare 'l'individuo a mangiare, ed a prendere dei


7 40 ~END! CONTO CLINICO JJlMESTRALE leggieri eccitanti e tonici, quantunque esso si sentisse poco incli nato ai medesimi, in vista dell'emaciazione e dell'idroemia che facevan dei progressi spaventevoli, la febbre rimise bensì d'intensLlà ma si fece continua. Si credette allora di vedere l'indicazione per gli arsenicali, a cui mi appigliai ta nto più volentieri, onde vedere se era possibile di stimola-re le funzioni del venti·icolo, quasi come all'unica àncol'a di salvezza. L'ammal alo era allora assai abbattuto, desiderava ardentemente il suo paese natio, chiedeva eli sortire, l'idroemia si faceva sempre più minacciosa, non si trovava il modo di nutri1·e l'ammalato. Tre giorni si continuò nell'uso degli arsenicali, alla dose di sei goccie del liquore di Fowler nei due primi giorni e di selle nel terzo. n liquore venne amministra to in trecento gram mi di acqua zucr:herat.a da prendersi in più.volte. Alla sera del secondo giomo di questa cura vidi nella sputacchiera uno sputo rugginoso: ma l'ammalato era molto indolente, quasi apati co e non accusava nessun fenomeno m01·boso. All'ascoltazione riscontrai rantolo crepitan te alla base del polmone destro. Alla sera del terzo giomo dell'amministrazione degli arsenicali, decimo di degenza all'ospedale, ,l'ammalato non poteva quasi decombere supino, per cui lo feci mettere in posizione elevata col mezzo di cuscini posti sotto le spalle. Sospeuai d'un versamento nel pericardio, ma per non recar molestia all'ammalato non venne per allora praticato l'esame della regione. Nella notte l'ammalatodecadderapidameote,sopraggiunsel'asfissia, ed in poche ore in mezzo ad una grandissima cal1na cessò di vivere, senza che nessuno degli astanti si fosse pure accorto del gravissimo stato in cui versava e della sua prossima fine, e senza che il medico stesso si fosse potuto asp ettare una morte così repentina. In questo modo tranquillo di finire la vita, voi vedrete,


DEL ~ 0 RIPAn'IO DI MEDICINA NELL'OSPEDAI.E DI VERONA 74-.J

m'immagino, con me gli effetti dell'intossicazione car.bonica. Ed invero il consiglio che si dà in pratica di spruzzare la faccia di acqua fredda, degli individui in cui é incominciata la intossicazione carbonica ha appunto la sua ragione in ciò che si vuole imped ire che avvenga questa calma ingannatrice sussegui ta da un profondo sonno o sopore che accresce l'insufficienza dei muscoli della respir<~zione c quindi promuove la asfissia. Ora ecco il reperto necroscopico. Cute di color terreo sporco: mucose estremamente pallide: addome ;molto sviluppato: arco costale sporgente in fuori. La cavità cranica non venne aperta. Cavità toracica. A destra scorgevansi qua e là delle· aderenze plemali di cui alcune abbastonza tenaci, e manifestamente di antica data, altre di aspetto gelatinoso di più recente formazione. Il lobo inferinre del polmone destro era fortemente congesto ed edematoso, il parenchima del medio lobo et'a inspes!"ito, non crepitante e facil me nte spappolabile, per modo che dava a divedere che una lenta infiammazione lo aveva attaccato. Il polmone sinistro era semplicemente congesto alla base ed edematoso. Nel pericardio vi potevano essere raccolti circa cento cinquanta grammi di un liquido affatto sieroso e quasi limpido . 11 cuore era veramente bovino, tutte le sue pareti erano ipertrofiche e le cavità dilatate: non si potè riconoscere alcuna lesione valvola rc. Cav~tà addominale. Il fegato ipertrofizzato e congesto nel lobo destro, aveva il sinistro lobo mol.lo assottigliato, il quale presentava una grande concavità sulla sua superficie infe,·iore, concavità che era stata certamente prodotta dalla pressione esercitata dalla milza, la quale, dice il dottore Straulino che mi diede questi cenni necroscopici , si et'a in f1·aterno amplesso a questo lobo congiun la.


74:2 RENDlC.ONTO CLINICO, BUIES'l)RALE DEL 1° RIPARTO, ECC.

l4a milza: mi.surlliV•a· in lunghezza 32 centtmetllÌ ed in. larghezza 18. ta sua eaps.ula era molto tesa, inspessita ed opaca, la polpa piwllosto consi!"tente e di un color rosso osou ro.. I reni anch'essi ipe1·emizzati, colla co mpuessione las.ciav.an fluire ULI liqnido sieroso cat·ico di g0cciolme di grasso. A questa necroscopia faccio succedere questa so la considerazione: ritengo l'ipe•·trofia eardiaca consecutiva all'0struZti0ne dei visceri addominali: ecco perchè non si riseontr'Ò alcun a lesione delle valvole. nli rimarrebbe ancora a dire di poche altre malattie: dj un caso d.i moningite t ~:~be rc:olosa associata a tubercolosi miliare acuta degli organi del respiro, di alcuni viscel'i addomioaJ,i, che ebbe naturalm enle esito letale: di un caso di pa1·alisi reumatica del facciale, in un soggetto. iofelicìs:; irno, hcone, di età già rnntura, H quale due ar:n1i addietro1 er·a stato em iplegi co, della qual malallia conservava ancora le Lraccie, curale unicamente coll'elellricità: dovrei d11·e del reumatismo ar~i~olare acuto di cui si ebber·o parccr.hi casi, assai gravi per il numero gl'onde delle ar-ticolnzioni pr,ese dal morbo, ma mi manca il coraggio di mettere a più dura prova la voslra pazienza e faccio pun-to .

n capitano medico GoiDA.


LA

LEVA StJLLE CLASSI 1852 E 53' · IN TERMINI IMERESE (SICILIA)

E QUELLA SUL.LA CLASSE 1854 IK MONTEPULCIANO (TOSCANA)

I. Presento ai colleghi i.l prodotto vivente di due valli d'Italia, dell'a ngusta c scoscesa del Torto in Sicilia, e dell'aprica valle di Chiana in Toscana. A' piedi di queste due estremità della catena appenninica si rinviene a u,a. òip;~;~sso la stessa natura di terreno., Le ro.cce se.eondarie e le teniarie si alternano.; lo schisto., la marna calcare, l'arenaria e l'argilla si trovano dapertutto in divers~ p,t'OJI>orzioni ed in varie stratificazioni. L'ulivo rigogli.oso, gli uberlosi vigneti, la messe abbondante parlano ovunque della fertilità del suolo. ~ia se un osservatore potesse vedcrle ravvicinate ai due versan~i di una stessa colltna, scorgel'ebhe da un lato le ombros.e pah;ne ed i cactus spinosi, dall' allro le querce ed i pini; da un estremo il mare, dall'altro l;ln gtmppo di laghi; ed avvertirebbe tosto che queste due valli sono inegualmente e scaldate dai raggi del sole e solcate dalle acque, eh~ l'alti~udine e la Jç~,ti­ tudine n(}n sono le medesime. Poc.hi gl'adi di calore dq.nno ad esse una tin(a propria, un aspetto tutto speciale, e all'uomo. che vi si ripro-


7.s,.t.

LA LEVA SULLE CLASSI

1852 E 53

duce diversa la fisonomia, l'indole, l'ingegno, diversa la costituzione fisica e la statura. Molte colpe, molli nostri difetti furono dall'umana indolenzaaccagionati al clima,alsole,alla posizionegeografica ed astronomica. L'uomo fu deLto la ragion composta del suolo su cui nasce e della razza donde proviene: si esagerò. Altre ragioni concorrono alla sua prosperità, e le scorge bene la fisica sociale allora quando spinge il suo occhio indiscreto nell'interno degli abitati; quando osserva le condizioni della vita delle famiglie, il genere de! loro alimento, le abitazioni, l'educazione, ln coltur·a intellelluale. La mia insullìcienza per tali studi mi restr·inge alla pura cerchia dell'igiene in rapporto alla prosperità del genere umano, ed io mi propongo di mostrare questo rapporto 'tale quale emerge dalle condizioni nelle quali si tr·ovano queste due piccole valli, e dello stato di prosperità fisica rinvenuto negl'inscritti che ho esaminati. II.

Termini Imerese, città fondata secondo Diodoro siculo da una colonia di Cartaginesi, e popolata due anni dopo dagli abitanti della distrutta Imcra, sor·ge su di una pendice che scende quasi a picco sul mare nella spiaggia settentrionale della Sicilia, e precisamente in un piccolo seno for mato dalla punta di San Giovanni, e da quella della secca, compreso nel gran golfo che si estende dal Capo Zafferano alla punta di Cefalù· La roccia su cui Termini riposa è li1tta dr culce carbonata, di. marna e di grossi depositi di numrnolili. Di calce carbonata grigia è fatto in gean parte il monte S. Calogero che fiancheggi a la ciLtà a sud-est, le r.olline della valle di S. Leonardo che la riparano a nordovest, ed il monte S. Leonardo che si scorge all'estremità della valle. L'angusta pianura del littorale si apre a nord-est, il lato nord- ovest é rivolto al mare.


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IN TERMINI IMERESE (SICILIA}, ECC. ~

74.-5

ll torrente Barrantina a pochi passi dalla ciuà, il chilometri dal lato òi levante, ed il fiume S. Leonardo dal lato opposto, ·a :mezzo chilometro dall'abitato, serpeggiando in ri~trètte spire pel territorio di Termini, sboccano in mare è lasc1imo nella state scoverto il loro delta, fomife di non poche febbri palustri nella valle. La pla,nura bagnata dal :fiume Torto, co,lmatura fossile prqgressiva di un antico stagno, è fatta di ter·ra friabile in gran parte, e d'argilla nel resto. r:acqua vi sorge ancora da tutti i punti, e l'irriga fertilizzandola . . La vite, le frutta estive e gli agrumi vi prosperano a ·meraviglia. Nelle r·egioni più elevate l'argilla nutre bene il sÒmmacco, e nell'opposto versante ìl terreno ?ia sabb}os-o, ora rriarnoso ~-~.lluvionare, ora argilloso, è feracè di viti e di ulivi. ha fer~ilità del terreno, la pesca abbondante, la dolcezza del clima forniscono gli abitanti di quella media agiat~zza che li garantisce dulia miseria, ed apre la 'Via al progresso. Una sorgenie terme-minerale della temperatura costante. di 35° R: carica ·di cloruro di sodio, con tracce di ac. carbonico libero e piccole quantità eli solfati, carbonati e nitrati di calce, soda e rnagnesia, vi richiama nella ·stagione estiva gli artritici e scrofolosi .dei vicini paesi. Tali sono le condizioni del capoluogo del citcondario. ~la D misura che dal lit.Lorale si diri$e Il .passo nella valle del Torto, la scena cambia, l'Qrizzonle si abbuia; la natma pure sorride con qualche 'bel panorama, l'agave egiziana ed il fico d'ln_dia, qua e là danno una tinta verde alle aride rocce calcari, ma tutto ciò che è l'opm~a dell'uomo è senza eccezioni sconforta.nte. l villaggi di Alia, ..Roccapalumba, CaltavoLuro, n'lezz.oiuse; Montemaggiore e Lercara, e Castronuevo in.fiiim~ Torto a distanza di cinque

Giornale di ·medicina mili trwc.


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LA LEVA SULLE CLASSI 181$~ E

53

castrati come giacciono nelle roccie sembrano piuttosto nidi di avoltoi che abi tazi o~i d' uomini. La condizione di vita· della povera gente che forma la gran massa dejla popolazione é da per tutto la stessa agglomerazione d'individui in uruide ca~e senz'aperture, all'infuori della porta, dalla quale entra l'aria ed esce il fumo; giacigli divisi coll'i mmondo animale e con l'asinello, compagni della sventura domestica; strade insudicjate da tutti e pulite solo dalle piogge torrenziali; mucchi di concime che contornano il paese; alimentazione scarsa di esclusivi cereali éd erbaggi; campagne deserte alle quali il colono accede mercè un lavoro perduto di diverse ore di cammino per sentieri e burt·oni scavati dallo scolo delle acque. Osserviamo ora gl'individui che vivono in questo m~zzo, e vediamo come vi si comporta la prosperità della nostra specie. Passo di volo sulla classe del 1852 perchè non ho raccolto dati sufficienti da poter. parlare coft qualche fondamento della loro fis ica costituzione: esporrò solo le imperfezioni che motivarono le riforme e le proporzioni dei riformati con gl'idonei. Hl.

(ll'inscritti di questa classe nella lista di estrazi one sono 1337, dai quali dell'atti 3·1 morti, due esclusi ed uno riconosciuto femmina, restano ·1303. Di questi, :135 godevano del diritto d'esenzione, quindi l'esami? doveva cadere sui rimanenti 968. Ma anche qui bisogna fare una dolorosa sottt·azione di 55 renitenti, e di ·18 pei quali v'eran motivi tli sospensione alla partenza, onde i visitati restano infine a 890. Dividiamo ora questa cifra per i diversi mandamenti, e co mponiamo la situazione di leva, che risulta come appresso.


IN T~ RM I NI IMERESE (SICII,IA}, ECC.

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mandamenti nei quali la cifra dei riformati è molto superiore a quella degli abili sono Castronuovo, Lercara e Tèrmini. Lercara e in condizioni assoluta:mente eccezionali, le miniere di zolfo nelle quali si lavora enormemente fin dall'età infantile , arrestano lo sviluppo, alterano e deformano la corporatura. A Termini daUa lista d'estrazione sono detratti 61 in scritti marittimi che sono i più robusti e ben conformati del paese , quindi una differenza di 7 fra gl'idonei e gli inabili. Per Castronuovo non saprei qual altra ragione addurre all' infuori dell' ubicazione infelice del paese. Dalla statistica sulla leva dei nati nel 1852 compilata dal generale Torre risulta che la cifra degli idonei supera di poco la cifra complessiva dei riformati e rivedibili, ed il eetro esposto quadro nelle cifre finali non è discorde da quello della leva generale: .UO inabili, ~55 idonei. 1\la il punto nero de' miei sta in ciò che di UO, 188 sono riformati o rimandati per difetto di statura! Il 43 °/0 di questi inabili non raggiunge l'altezza .di 1' 56! . . '! ·questa tendenza 1ilipuziana ·non è solo il prodotto dell' enorme fatica durata in tenera e·tà, perchè solo


748 LA LEVA SUJ,LJI. CLASSI 1852 E 53 Lerèara è in queste condizioni: non è la risultante del clima , della posizione geografica ed astronomica e della mtura del suolo. La classe agiata è aitante e prosperosa. È lo scarso nutrimento, è l'aria inquinata delle abitazioni che mina le fondamenta dello sviluppo organico , che inaridisce le sorgenti della prosperità della specie'. La natura è stata, se non prodiga, benigna, ma la mano dell'uomo ha tolto a ll'alti·'uomo ciò che la terra e l'aria gli avrebbero pur dato in abbonda.nza, l'azoto e l'ozono l I 27 rivedibili per malattie pres unte sanabili sono per la massima parte aflbtti da cachessia palustre ed abitano in fondo a lle va lli; alcuni altri sono stati rimandati per gracilità. A completare la cifra dei riformati ne mancano 2z5, de' quali 106 lo furono per insufficienza del perimetro Loracico, 29 per gracilità : donde 135 che uniti a i 488 deficienti di statura danno un totale di 323 individui il cui sviluppo organ ico non ragg iunse il minimo della costituzione fis!ca necessaria per essere a mmesso nelle file dell'esercito, cioè il 36 °/0 dei visi tati! Le infermità e deformità non sono in numero tale da richiamare l' attenzione, se si ecc~llu i no le malattie proprie delle ossa (•l .t) che nell'età più avanzata si vedono frequentissime i.n quei paesi, probabil mente n causa delle umide abitazion i a. piano terreno.

Della classe 1853 darò il quadro della situazione di leva, esaminerò le malattie che han dato luogo alla riforma, le simulate, allegate od esagerate, e mi fermerò a considerare la costituzione fisica degli arruolati che più particolarmente ebbi in mira nel raccoglière questi dati statistici .


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Anche in quest'anno la cifra totale degli abili supera di p.oco quella degli inabili: Lercara dà appena il contingente di 't" categoria, e nell' istessa condizione si · trova hlezzoiuso. Castronuovo ùà la cifra degli inabili di poco superiore a quella degli abili . Termini ha sensibilmente migliorato. · Dei 365 inabili ne abbiamo 161 fra l'iformati e rivedihili per difetto di statura (45 °/0 ): 43 furono rimandati per gracilità, e cachessia palustre. Degli altri 1159 riformati abbia mo '99 aHetti da g1·acilità, cattiva conformazion e , ed insufficienza del perimetro toraci co , che uniti ai f 6·1 difettanti di statura sommano a 260 individui che non raggiungono Io sviluppo richi esto dalla legge, cioè precisamente il36 °{0 dei visitati come l'anno antecedenLe. Se si rifletta che quando il 36 °/o degli inscritti non raggiunge lo sviluppo normale, e il 50 % é difettoso, chiaro emerge che lo sorgenti della ricchezza debbono progressivamente esaul'irsi per mancanza di braccia vigoi'Ose. L'agglom erazione degli abitanti in paesi mal costrutti, ed in case malsane, lo scarso alimento, lo


750

LA LEVA SULLE CLASSI

4852 E 53

sciupio di f,orze pet· l'a-ggiungere il- sito del lavoro, sono altrettante sottrationi alla prod'uttività dei campi perché indeboliscono la mano che deve fecondarli. Speriamo nell'istnuziane che si va diffondendo.' Gli arruolati eh~ sanno leggere e ·scrivere giungono al 201%, e se in M'Venire questa cifra si eleverà, spariranno molti pregiudizi e molte cause che ora mantengono le accennale condizioni.

v. A pre~cindere da una certa classe d'inscritli che fin-

gevano d'esser sordi o zoppi, ma che per mancanza d'astuzia si rivelavano al primo esame, e dei quali non ho tenuto· conto pevchè esprimevano solo potenzialmen te la simulazione; lasciando da banda anche un certo numero di piaghe, bolle , croste delle quali faciJmente si scovriva l'origine, dirò solo di quelli che furono mandati in osservazione allo spedale, e .colò dichiarati abili. Allegarono: disuria ed areneUa 1, emottisi sofferte 1, emorroidi interne ~, laringite cronica 1, epilessia 6, cecità monoculare 1. Furono mandati in osservazione per piaghe supposte arti.ficiali 3, per violenze tendenti a restringere il {llerimetro toracico 1, per simulazione di congiuntivite pretesa cronka ~ , di dacriocisli ·t. QuesLi 1.7 e molti altri dichiarati abili al primo esame erano f0rni.ti de' rel:alli;vi certificati medici eostata.nti l'antichità, la cronicità, l'jncurabilità di queste ed altre infinite infermità da riempire qualunque quadro nasologico. Mi è toccato vedere certifica~a l' albuminuzia cron.i'ea in, un giovine rob.nsto e ben portante che è ancora sotto le armi! Sovente la sanzione penale non può raggiungere i colpevoli perchè non sa sceverare l'ignoranza dalla


lN TERMINI IMERESE (SICILIA), ECC.

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cosciente falsità: mi rivolgo alle associazioni mediche, è specialmente· a quella dei medici condotti. Esse, con la lora parola autorevole, ispirata al decoro del nostro ceto, stimmatizzino quei pochi sciagurati che per debolezza o simonia tradiscono il proprio mandato. VI.

Consideriamo ora gl' inscritti abili, e guardiamoli nella loro attitudine al servizio militare. Essa è il risultato di di verse eir'costanze che non tutte si possono valu(are nel breve tempo concesso al medico durante la seduta del consiglio di leva. Concorrono a formarla la costituzior.e fisica, la proporzione fra gli ~a:rti ed il ll'onco, il peso del corpo, lo sviluppo scheletrico e muscolare, l' altezza, la dimensione del torace e degli arti, la capacità cubica dei polmoni, la resistenza alle cagioni morbose. Alcune di queste condizioni bisogna contentarsi ad apprezzarle a colpo d'occhio. Gli Inglesi peso.no tutte le loro reclute, ne misurano il perimetro toracico e gli arti; si è proposto di farlo ançhe da noi, ma la nostra coscrizione è obbligatoria e non -xolontaria, ciò che ci limita ad una scelta meno rigorosa. L'impiego del dinamometro si esclude da sè perchè è subordinato ad un atto volontario; lo stesso dicasi dello spiro metro. La resistenza organica alle cagioni morbose, quando non si può desumere dalla costituzione fisica, bisogna provada con l'esperienza e provvedervi con le rassegne speciali ed ordinarie: Noh resta dunque in potere del co nsiglio di leva che la misura del perimetro toracico e dell'altezza, ed il rapporto fra queste due dimensioni, escluse tutte le infermità ed imperfezioni apprezzabili a. prima vista. Questo rapporto convenientemente stu<tiato forse può


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LA LEVA SULLJ!: CLASSI 1852 E o3

dare un giusto criterio dell'attitudine fisica al militare servizio in genere, ed alle singole armi in ispecie·, qualora si tenga calco,Io delle qualità fisi'che richieste per ciascun'arma. Si è detto che per UQ individuo ben conformato il perimetro tol'acico deve superare di uno o due pollici . la metà dell'allezza (Weinmann) . Probabilmente qu esta determinazione po lreb~e ri sultare esatta se fosse il prodotto di molte misurazioni eseguite. Chi sa che p1·endendo di mira questo scopo non si giunga a qualche risultato decisivo"? Per esporre in cifre il rappo1to fra l'alte:wt ed il perimetro toracico degli inscritti in un quadro che rappresenti i diversi mandamenli di un circondario, e quindi il circondario stesso in un quadro generale, ho segnato in questa leva, su ciascun biglietto che l'inscritto reca quando viene alla visita , il ri spetlivo pe_rimelro toracico. Presa poi dal registro sommai'Ìo la statura di ciascuno, senza molta fatica, il giorno segue!lte alla seduta del consiglio ho compilati i quadri dei diversi rnandam enti, ed alla fin e della leva il quadro riassuntivo del circondario che qui presento, tralasciandò per brevità gli aHrt. In essç> come in una tavola pitagorica si può leggere il numero degli individui che hanno un dato perimetro toracico corrispondente ad una data statura. Infatti rappresentando nelle colonne successive verticali le diverse altezze dal minimo metri ·1,156 in su e nelle colonne trasversali i diversi perimetri toraci1~i dal minimo di metri 0,80 andando verso destra, nel punto in cui una data colonna trasversale incontrerà una verticale, si troverà la cifra degli individui che hanno la statura e la periferia toracica segnata dalle due colonne che s'incontrano. Se questi qua'dri fossero scrupolosamente redatti per


IN TERMINI IMERESE {SICI LIA}, ECC.

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ogni circondario e trasmessi per tempo al medico del distretto, questi potrebbe preventi vamente spianare ed agevolare il campo del lavoro alla commissione assegnatrice, determinando approssimativamente, già prima di vedere gli .inscritti, tante zone in essi quadri che corrispondessero all'idoneità fisica richiesta per le divers~ armi, ed avrebbe in precedenza il numero approssimativo degli inscritti che il distretto può ad esse fornire. Ed ove questo sistema di statistica fosse mantenuto per molti anni, si potrebbero determinare le diverse zone d'Halia atte a forni t·e un dato numet'o d'inscritti alle armi speciali. L'aver visto all'arrivo delle classi individui assegnati all'arma dei bersaglieri, che raggiungevano appena il perimetro toracico di. 0"',80 con una statura di 1"',65 e più; 1'aver constatato pel distrell.o di Cosenza, che forni va il contingente maggiore, un'inferiorità nel perimetro toracico di 2 centimetri in media, l'aspetto scoafortante del rapido deperimento subìto da alcuni nei primi mesi dellp. vita militare, le riforme tlumerose a cui han dato luogo, mi confermano in tale idea. Io spero (o m'illudo?) che da un tale sistema di statistica che prend a di mira la costitu zione individuale degli inscritti nel rapporto più accessibile a noi · dell'altezza col perimetro toracico, sia per ridondare n~n lieve v~nt aggio e semplificazione nell'assegnazione at corpi, e che esso possa oftht·e una solida base allo studio del prog!'essi vo sviluppo che i singoli individ ui raggiungeranno durante la loro vita militare. A semplice titolo eli esperimento mi propongo di fare uno studio comparativo su tal sistema, fra lo stato degli inscl'iui all'epoca del loro arrivo al reggimento, ed il loro stato ad un anno compiuto di servizi() militare.


754 LA LEVA SOLLE CLA SSI 4852 E 53 Ecco intanto il quadro che rappresenta la complessione degli abili solto il punto di vista della staLura e del perimetro toracico, per gli inscritti di Termini. Esso tlà per media dell'altezza 1m,635, per media di perimetro toracico om,856. A LTBZZA

1,77 1,76 1,75 1,71 1.73 1,72 1,71

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IN TERMINI IMERESE (SICILIA), ECC.

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VII.

D81 monte Amiata, che tuttora conserva la forma craterica ·ed i detritus granitici e basaltici dell'antì'C'o vulcano, come per una immensa gradinata si scende di poggio in poggio, di collina in collina sulla valle · di Chiana a nord-est e, sulla valle d'Orcia a nord-ovest. Sownsta a quest'ultima la maggiore elevazione di S. Qnirico costituì& di roccie calcari con banchi di conahìgli'e, di silice e di< ghiaia e depositi di travcrtino. Se da questa collina si guarda a mezzogiorno, in fondo ad una campagna alquanto sterile ed ingombra di marna conchigliaee,, si vede sorgere il monte di Radicofani , altro vecchio vulcano coronato dagli avanzi delle sue lave. Gua~rdando invece verso nord-est si incontra Pienza, sul giogo dei poggi che separono la valle d'Orcia dalla valle di Chiana, e sulJa stessa gwgaia si trova Montepulciano, capoluogo del circondario. Questa città. cosu·uita su di una collina formata d1i argilla e tufo conchigliare, adorna dal S. Gallo di belli edifizi di travcrtino, col lato orientale guarda sulla val di Chiana, il cui panorama è abbellito- dal laghetto di Montepulciano e da quel di Chiusi sul quale altra volta sorgeva l'antica capitale dell'Etruria. Queste acque sono il' residuo dell'antica palude prosciugata per mezzo del canal grande, che volgendone le acque io Arno ha resa ricca e salubre la: v.alle. ll memorando Trasimeno fa; da fondo azzurro al bel paesaggio. A no11d-ovest la città guarda sulla valle d'Orcia, ed ~a di contro gli estremi paesi del circondario, Turnta, 'llrequanda e Sinalunga eretti sui colli che dividono la val d'Orcia da quella dell'Ombrone. lvi il geolog.o rinviene lo scheletro appenninico formato di albarese e macigno.


756

LA LEVA SULLE CLASSI

1852 E 53

Le peculiari condizioni economiche ed industriali . dei diversi mandamenti di questo circondario sono state tratteggiate dall'abile penna del dottor ~retti ben nota ai colleghi; e sarebbe opera vana tornat·ci sopra. Mi limiterò ad uno sguat·do complessivo di tutto il . circondario. Una popolazi one di 69,94Oabitanti è sparsa in questo territorio per modo, che il centro più popolare, Montepulciano, cooliene nel suo recimo 3000 abitanti. La mezzadria scrupolosamente osservata dai signori delle terre gener!l l'amo t·e della classe agt·icola per la gleba su cui suda, ma da cui ricava una vita discretamente agiata. Le abitazioni dei contadini sono comode, nette e ben forni te; il lo'ro desco è parco, sobrio, ma confortante; la vi la campestre scorre como limpido ruscello, non mai turbato dalle alluvioni sociali, e vi spira quell'innata civiltà dellD campagna sienese, in forza della quale il più rozzo villano tratta con modi cortesi chi l'avvicina; e questa gentilezza tien· luogo fi no ad un certo punto dell'istruzione eiementare poco diffusa, a cagione dello sparpagliamento della popolazione. La ciii'a di quelli che sapevano 0 seri vere o soltanto leggere giunge appena al 25 per / 0 degli arruolati . · La fertilità del terreno, l'ubertos ità di quei colli co. ronati di ulivi e di vigne, che han meritato al paese una giusta riputazione nel mondo enologico, ed in tempi meno positivi hanno scaldato la brillante fantasia del Redi; il clima un po'' rigido delle colline, che ritempra la fibra di robusti contadini e li rende più procl:ivi al lavoro, le vie dì comunicazione ampiamente diffuse, che agevolano il commercio, compiono quel complesso ùi condizioni economiche ed igieniche tanto proficue alla prosperità della specie~ ed assicurano al paese una classe di individui aLU alle armi.


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Questo quadro variato alquanto dal con·ispondente per la leva di Termini a cagione delle due colonne di rivedibili per difetto d'ampiezza loracica, non altera afià.tto le conclusioni statistiche relative alla idoneità degli inscritti. Quelli che per statura c per perimetro Loracico non raggiungono i l minùnum dcllu complessione e dello sviluppo richiesto dalla legge sono 60 su 435 visi tati, H per ~· Se a questi si aggiungo no iJ 2 riform ati per insufficien7.a di perimetro toracico e 9 per gracilità, si ha la cifra di 81 che fo rma appena il2q. per 0 /o degli inscritti. Tutti gli inabili sono meno delln metà degli id onei. Le principali rnala.uie che pt·ovocarono le riforme, sono le ernie, g!i idroceli, i cir·soceli, patologich e conseguen~e dci paesi montuosi. Di' simul azione qui non se ne può parlare alfatto, e sia detto a lode dei colleghi della val di Chiana, non · ci è occorso leggere un certificato elle fosse appuntabile per la \·erità dell'esposto, in quei cinque o sei che si sono p•·esentati - ren itenti neppur uno . . Ecco infine il quadro che rappresenta la complcsstone degli inscritti di )lontepulciano quale si rileva dalla misura dell'altezza e del perimet•·o toracico. Le


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LA LEVA SULLE GLASSI 1852 E

53

altezze hanno per media metri 1 ,64-2, i perimetri toracici metri 0,8o6. ALTJ!ZZA

1,81 l l l l l l l l l l l l l l l l l l 1,80 l l 'l l l l l l l l ., l l l l l 11 l 1,79 l l l l l l l ì l l l l l l l l l l 1,78 l l l l l l 'l l l l l l l l l l l l Ij77 l l l l l l l l l l l l 11l l l l l 1,76 l l l l l l l l l 11l si 11 l l l l l . l l 'l [1l l l 11l 2[1l . l l l l l l l 1,75 1!?4. 11 11l l l l l 11l l l 11 l ~ l l l l 1,73 l l l l l 12 11 ! l l 12l l l l l l 1,72 l 111 l 1111[ JtlsJsi2J 1 1l l l 11 1,71 l l 11l l 11 l l 11 121~l 11 l l l l 1,70 J [1111 1214Js JI Itl zl"l l l l l l 1,69 l 1 11 1111 11 l 11 11 ·1 l 1 l ·l 11l l 1,68 l jljl ltl21altll l41 l2[1 1 j l l l l 1,6'1 l t i21 I JsllJaJlJ21 llls J 111l l l l 1,06 I2J1) [ tj 2j2l J ls laJal l l 13 1 l 1,65 ~ ~~ ~~~l~1~2~2~1~ ·11412 l l l l l 1,64 l l J!l J Jslult lsJ 111 l l l l l 1,63 JtJtJ6121tJ212J21 lsll l l l l l Jz i2J41 1J51 4J2 12 J j2lo 2 l l l ·l l 1,61 j2 f11I llflJs J1121 a11J 1 ! l l l l l 1,60 lzJ2JtJ2121sl Jt l t j l l l l l l l 1,50 l 1312 111511121 l l1! l l l l l l 1,58 JslaJ5J 11121 11 121 l l l l l l l 1,57 l 11l 11 l l l 12 l 12 l l l l l l l 1,56 1 1 111 3 11 1212 1 l 1112 1 l l l l l l l,G~

Perimetro

2

-

293 9495 9697


IN TERMI~I IMERESE (SICILIA), ECC.

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Se ora si desse un'occhiata alle cifre di proporzione fra gli abili e gli inabili dei due circondari che abbiamo esaminati, che si ponesse mente alle infermità che motivarono le riforme, se si esaminassero i due . quadri che rappresentano la costituzione organica di queste due valli d'Italia, non si resterebbe colpiti dall'influenza che le buone condizioni economiche, e quindi igieniche esercitano sulla prosperità della specie? DOTT. PANARA.


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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI - - - -....._

RIVISTA MEDICA E TERAPEOTICA

Eziologia della febbre tifo hle, di ARNOULD (Contin. e.flne. Vedi a pagina 680j'asc. 7•). - VI. (DallaGazette medicale1875). - Qualunque siano i gradi che si può e che bisogna intt•o-

durl'e nella specificità ripugna tuttavia l'ammettere una tl'oppo grande varietà nella n a~ura delle cause (l ) da cui emana una malattia per la quale si l'ivendica il titolo di specifica. Certamente il vocabolo specie non ha qui lo stesso rigore che ha in ist.oria naturale: non comporta la figliazione necessaria la process ione indefinita delle individ ual~tà morbose le unu dalle ultr·e a meno che s'introduca nella n.osologia il domma della panspermio. che non trionfa già in ogni alLI'a parte e che sovente riescirebbo d'impaccio. Ma poggia per lo meno sulla invariabili là dei tipi. E benchè taluni di questi siano possibili senza parenti, non è per altro meno inevita bile che ad un risultato costante cosi caratterizzato come lo è la febbre tifoide, per esempio, corrispondano dei modi di prepara;.~ione e.~ual­ menle invariabili con fi s ionomia del pari accentuala c La lo che

- -- - - -- -- - ---------(l) Non l1o creduto dover dar posto in queste considerazioni alla parte di quelle inlluenze mistet•iose che si chiamano oento epi ctemico e oost·itu: ioni 'l'aeàlche. Se esse sono reali, il nostro secolo positivo vuole che si chiariscano quelle parole vaghe coll'indicare gli elementi di cui esse si compongono. Ma allora s'arri va. a riconoscere che qnelle infiuenze altro non fanno che imprimere ad ogni epidemia la sua fisionomia, contribuire talvolta a 1>rovocar l'insieme patologico che ha dirJ.tto alln designazione d'epiclemia: esse non raggiungono da loro st~sse la genesi detlamn.Jattla che si potrà manifestare sotto le apparenze epidemiche, ovvero egli è c~e l'epidemia non è che la moltiplicHà. dei casi senza legame necessario dagli un i agli altt·i.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED .ESTEIU 76t si distingue dalle corÌdizioni eziologi'ché in rappotto con altt<è forme morbose. Sembra difficile il riconoscere questi attribuli all'eziologia at~ù.ale tlella febbre tifoide, a giudicume dali~ moltiplicità dèlle teorie discusse in questa rassegna, e quantunque abbia accuratamente lasciate in dispar•te le cause adiuvanti, che troppo spesso pongonsi in prima linea, le fatiche, le passioni, leprivaziòni, il fr·eddo, il caldo, ecc., che pur non fanno che accrescere la ricettivilà individuRle e 1limir1uire l~a resistenza alle impressioni morbHìche. Noi potl•emmo infatti inscrivere nel quadro eziologico: l'influenza dei malati che agisce per contagio ed allrimenti, la potenza de' focolai, quella delle secrezÌoni ed escrezioni dei lifici, la putridilà animale comune, l'infezione dell'nJ•ia mediante la clecomposizione degli escrementi umani . o !:lenza dubbio rli lutto quanto vien fuori dal èorpo dell'uomo, dalla ì)el le o dai polmoni, le ernanazioni del suolo dei luoghi abitali, forse quelle del suolo in qualsiasi condizione e finalmente l'azione dci prodotti putridi, specifici o no, animali o vegetali, introdo~li nello stomaco abitualmente pet' via liqLtida. Sarèbbe comodo ma poco logico d'ammettere sommariamente la complessità delle cause, salvo a indicarle con precisione nei cas i particolal'i quando stwebhc possibile; di vedeJ' un medesimo principio, l'agente W'ìgeno, usciee ora da sè stesso, Ol'a da un mezzo C'Sterno, formarsi qui in seno di materie putride umane, altrovP. in una puh'idilà comune, qualche volta in circostanze in cui si cer-ca invano unn putridi là pl,lrchessia. Ricerche estremamente serie sullo. costituzione del suolo, sulle sue relazioni coll'actJua, sui gaz che racchiude hanno dimostrato esislet·c relazioni d'alla importanza fr·a lo stato dJ quelle conrl.izioni o lo sviluppo o l'estensione delle malattie tifiche: in fondo però le quo.lità interessanti del s uolo a questo riguardo non gli appartengono e sono pt•ese ad imprestito dall'uomo che dimora alla s ua supel'lì.cie. Port accerta. che talora la mor·bosilà tit1ca nelle gut<rnigioni bavaresi è in ragione invel'St\ dell'efl'eltivo e della densità delle popolazioni delle ciUà: Landshut con una media di 575 uomini di guarnig-ione ha 3,1 morti do. tifo per tOù. Nurimblilrg, cittò grande, con una guarnigione di '1219 uomini, non ne hà che 1,9 per '100: Neustodt con un effettivo medio di 241 uomini è rimasto persino assolutamente immune dal 1855 al 1869. Ma di sicuro nulla sarebbe più sorprendente della perGlo>"?lale dt medicina >Yilflltare.


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RIVISTA

sistenza dì siffatte condizioni. Il sig. Colin, paragonando la patologia dì due anni presi a caso o poco meno (1868 e 1872) nella statislica dell'armala francese, trova al contrario che i massimi della mortalità lifica si trasportano da una divis ione all'altra e che nulla uguaglia l'immobilità delle condizioni telluriche proprio a ciascun paese se non se la mobilità de' focolai dì febbre tifoide. N è riesce meno imbarazzante l'eclettismo. Certo se dovessimo scegliere fra le dollrine eziologiche esposte più in s u, noi propenderemmo per quella che dà per culla o.llu febbre tifoide le materie decomposte di provenienza umana, l'impregnazione f~cale del s uolo e dell'ar-ia dei luoghi abitati portata al s uo apice nelle chiaviche delle gro.ndi c.itlà. Ma <i pur d'uopo cònfessare che un anello di quP-sla catena ci manca: noi non sappia01o in alcuna maniera come si forma un principio specifico in seno di quelle materie: ciò cho noi ne conosciamo si riduce a qualche po' di chimica: si proverebbe piuttosto il bisogno di non acconciar!:;i a quel concetto della genesi in un mezzo divenuto s traniero all'uomo d'un agente che s'identifica poi così bene coll'uomo. D'altronde s i ripone colà la causa di parecchie delle rnalallic usuali: il mezzo colpevole non si ritrova identico a sè stesso in tutLi i casi, se ne danno eziandio ' in cui manca pressoché completamento. Due condizioni sole restano assolutamente costanti e necessarie: da un lato quolla del gruppo umano u tutti i gradi, dalla famiglia propriamente delta sino alle forme le più spinte della vita in comunanza: il conveuto e la c.a serma: dall'altro la spontaneità dell'organismo. Senza voler proporre una nuova teoria patogenica che sarebbe ben più una soddisfacente induzione, che una formola ottenuta mediante dimostrazione direLla, non credo polermi dispensare dall'enunziare i fatti a cui mi pare potersi ridurre quanto sappiamo oggidì dell'origine della febbre tifoide. Porrò come fatto primitivo la genesi del principio iiJìco nell'or•nanismo e per mezzo dell'organismo, col favore di certi impulsi e di cer-te condizioni del suolo, della temperatura, della metereologia solto l' inf1uenza d' agenti varii ma che pur s i rassomigliano per molti tratti sì da imprimere ai fenomeni della nutrizione una direzione univoca; come fallo secondario la distribuzione di quel principio agli individui ed ai gruppi per mezzo degli organismi generatori col favore della vita in comunanza sotto la condizione assoluta della ricettivilà individuale, senza escludere l'auto-infezione.


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Il principio della febbre tifoide si rivela ad ogni istante come talmente umano che non lo s i può troppo comprendere nll'inft:lOri· dell'1t0mo e indipendente da esso. Ora, noi-l'abbiamo ~eduto, la sua potenza di riproduzione, per sè stesso, presso i malati è delle più dubbie; bisogna concluderne che il più abitualmente è l'uomo egli stesso che lo fa. Mi parve che accadesse lo stesso pel tifo esantematico, che forma colla febbre tifoide e col tifo recidivante una famiglia naturale. Le condiz~oni essenziali ed i modi di s volgimento sono gli s tessi; s oltanto per il tifo ho creduLo poter segnalare espressamente la deviazione di nutrizione consecutiva alla fame, l'impregnazione atmosferica mercè il lritume dellP. suppurazioni comuni mentre l'uomo sano assalito dagli agenti esterni ordinari col favore dell'impregnazione atmosferica mediante•i tritumi della vita normale fa la febbre tifoide. E fa la febbre tifoide come il tifo senz'averla necessariamente nè prima nè poi. Un gruppo sottoposto a condizioni opportune come la popolazione di una caserma, la maggior par·tc dei suoi membri, se non tutti, fanno la febbre tifo)de (quantunque essa non siavi peranco scoppiàta), ma molli non hanno la malattia. Se forasti eri sani soggiornano in quel mezzo possono portarne via la febbre tifoide; le reclute dei campi la fanno ricomparire nelle cuserme al momento del loro arrivo. Nello stesso gruppo havvi infeziqne -reciproca e gli individui dotati della ricettivit.à ne manirestan.o gli effetti: i casi si moltiplicano nello s tesso momento e la malattia procede a sbalzi epidemici. Le auto-infezioni sono inafferrabili nella massa; ma è certo che l'individuo clte l'a altorno a sè un'atmosfera pericolosa per gli altri è il primo a respirarla e può esserne spcéificamentc impressionato: alcune .osservazioni non saprebbero spiegarsi altrimenti. Notai a proposito dell'epidemia dell'armata di Versaglia gli imbarazzi gastrici e la diarrea che furono il preludio delta febbre tifoide. In molte epidemie, massime in quelle che si attribuiscono all'acqua potabile, la diarrea dà egualmente il segnale e s'intralcia col tiro enterico: alcuni ne poterono concludere che il gastricismo o la diarrea eransi trasformati in febbre tifoide, cd anche stabilir·e, come il professore Fus ter di Monpellieri; la varietà della Jebbr·e tifoide consecutiva, la quale non sarebbe primitivamente che una febbre gasl!'ica, biliosa, ecc. Egli è ancora per ciò che dei clinici banno creduto di aver strozzata la febb re tifoidea a' suoi prodromi, quando av.evano semplicemente fatto cessare un catarro gastrico, o


76.i RIVISTA intestinale acuto. Nelle idM che esprimo 'il nesso di questi accidenti col tifo addominale è facile ad afferrarsi: essi traducono in un gruppo e presso gli individui lo stato della nutrizione corr·ispondente all'elaborazione del pl'incipio tiilco ed in conseguenza d'un circolo vizios6 inevitabile aggravano èssi medesimi la deviuzione nutritiva c somminisLrano nuovi elementi alla costituzione del miasma. Da quel punto si spiega senza sforzo che le bevande inquinate, putride, conducono in un certo modo e in ultima analisi alla febbre tifoide; le corlSeguenze immediate e volgat•i del loro uso sono infatti la diarrea e il gasteicisrno. Essi non arrecano il miasma della febbre tifoide; poichè q uello peocede solLanto dall'ot'gan ismo e s i perde quando si è separato; ma essi mettono l'economia in disposizioni assai -vicino di quelle in cui essa ingenera il principio ti fico. Inratti quella precessione dei disLurbi gastro-enLerici nulla ha: di fatale. La preparazione del principio specifico può essere silenziosa, lenta e condotta per mez;.,:o di modifìca;,:ioni nutritive quasi insensibili provocate esse medesime dagli agenti i più variabili. Tuttavia l'individuo che fa la fobbr·e tifbidc, dovesse eg'li non averla formalmente, non rassomiglia punlo 11ll'uomo normale. ~: possibile di riconoscere qualche disturbo nell'equilibrio delle s ue funzioni e in geMI'nlo una LinLn di diminuzione nella loro utlività. :.via non è <rui il c~so di insistet•e s u questi lineamenti cui solo un osset·vntoPe esercitato c sagace può discernere. Notiamo soltanto che nelle vedute attuali la deviazione nulla ha eli specifico, c che per su~citarla ci à permesso di lascia t· aperto il vasto quudl'O dell'e;,:iologiu tilica, a condizione che non s i vedrà in alcunu de lle cause enurmwale clte un punto di partenza, un eccitante dci disLmbi nutl'itivi che non possiede altra particolar efficacia tranne rruella di dare a quei disLw•bi il carattere e la dit•czione voi u ti, sempre gli stessi. Allorchè un imtividuo è specilicamcnt.(} impregnato di'Il prìricipio che egli medesimo ha elaborato, Ja s ua economia cessa d'elaborarne dell'altr·o; quando l'hà t'icevuLo bell'e fa i.Lo essa non lo ripr-oduce; in ambo i casi essa c': OJl l(ti occtipata altrove. Questo spiega le mediocri attitudini dci mala ti a propagare Ja febbre tifoidee la necessità d'un focolAio formato da buon numero di tilìzzanti, a meno che i circostanti non siano dotnti di una eccessiva ricettiviLà. Infatti gl'infermi non ùanno all'atmosfera che quel tanto di principio specilìco che avevano prima imc0ra d'èssere lifizzanti . La trasmissione della febbrn


DI GIORNALI l1'A L'IANI ED ES'fEltl

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tifoide non è una vera contagione; è la ripartizione fra molte pet'sone della. dose di veleno ch'eea propria d'una sola; od ancoea, ed il ph't spesso, è una parte presa da uno o più indi"'vidui sani da un focolaio che un gruppo generante il miasma, o ape lo possedeva per averlo fatto, peuetrò delle sue emanazioni corporali, respieaLOPio, escrem<mtizie. Poichè le evacuazioni dei tifìci son più pericolose di materie fecali quali che . siano, giacchè oltre le propeietà di queste es!>c t•acchiudono una porzion~~ del miasma tifico . In ragione di questa divisione d'una quantità di veleno che non si ripara da sè stess~ ulterioemente, la propagaZione della febbee tifoido per mezzo dei mnlati, le s ue epidemie si concentrano necessariamente, mal gt·ado una l'icettività degli individui e dei luoghi che può essere perfettamente eguale fra ·due o più località vicine, esse non hanno mo.i la potenza di invadere a passo a passo tutta una contr·ada che caratlerizzfl la mal'cia del vaiuolo per esempio, e del colel'a. La fìgli azione apparente dei casi g li uni dagli altri an•iva rapidamente alJ!esaurimenLo delle s ue for-ze. Abbiam veduto che cosl è dei casi ra.nnodati all'importazione, malgrado la complela ricettività dei gruppi intm•essati. Se talvolta la propagazione continua in ques ti, si ò che havvi altro che l'importazione e generalmente che l'infezione preparatoria d'un'epidemia propria alla località vi era già al suo culmine, tuU'al più i pochi malali di provenienza esolicu hanno potuto completarla coll'aiuto delle lot~0 deiezioni abbondanti e già ricche di principii tifi geni. Questo concetto avrebbe, come si vede, qualche porto. la nosologica. 11 pt'incipio llclla febbre tifoide nulln avrebbe di comune 'coJ. vir·us, poichè la comlizione necessaria nell'uomo pel' produrlo si è precisamente di non averne; vale a dil'e di non essere ammalo.Lo di febbre tifoide. Le sperienze in cui si mescolarono, come fece Birch-Hirschfeld, evacuazioni Li fiche al nutrimento di conigli, s'in.ieLtavano queste maLel'ie nello stomaco di alcuni altri, non provano in alcun modo la virulenza della febbre tifoide quand'anche quei tentativi avessero determinato uiw staLo realmente simile alla febbre Lifoide, ed all'autossia si fossero J'isconLl'ate la tumefazione ed anche l'ulcerazione follicolare inlestinale. Manovre di simil fatta, a dii' vero, non sono inoculazioni; ma come mai le evacuazioni Lifiche non conterrebbero esse una parte dell'elemento specifico ~e si sprigiona da tutta la persona dell'infermo~ Solo resta lntatta la ques lione della natura di quell'elemento, virus, ge1•me 0 proprietà aslratta.


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RJVJSTA

Quanto all'impressione sull'economia, quell'elemento agisce alla nioniera dei miasmi. Ma presenta questa particolarità, che finora è speciale alla classe dei tifi, di non aver un terreno di sboccia mento tranne l'essere vivente lui s tesso. Senza dubbio non v'ha luogo di cercar un nuovo vocabolo per fi sstH·e quel caraLtere. Ma si può dire che il termine di m iasm.i umani spesso adoperato quando parlasi dei tifi è vero in tutto il s uo rigore. .lornte erontcn. ~ (Journ.al de médecine et de chirurgie pratiques, Cahier dojui11et 187:>). - Il signor Joussetconsidera come frequente quest'affezione e le attribuisco per cause adiu· vanLi l'uso dell'alcool, del tabacco, del cafT~, del thé: essa incontrnsi particolaemente nei goLlosi e negli omorroidari; essa veste due forme, una dolorosa conosciuta sotto il nome l'angina eli petto, l'altra poco o punto doloeosa. QuesL'ulLima ha per sintomi principali una dispnea abituale e di quando in quando gr-undi accessi di sotlocazione. QuosLi grandi uccessi hanno il curattere della dispnea cardiaca. Il polso si uccelera nel tempo stesso che si fa piccolo e fini sce collo scomparir e. - Stato lipotimico, s udori freddi e qualche sincope .completa. Durante gli accessi la respira%ione è convulsiva e prolungata. L'insonnia, la perdita delle forze, l'anemia sono gli ullri sin-· tomi dell'uortiLe; essi conducono alla eachessia caralLerizzata dall'edema, dalle orine albuminose, dal s ubdelirio. La morte sopraggiunge pee asfissia, sincope o accidenLi uremici. I segni fisici sono diverse modificazioni nei rumori aortici, la formazione coslunle d'un altipiano nelle curve sngroografiche, e ad Wl periodo avanzato, l'aumento dell'ottusità aortica.

O struzione Intestinale eur afn con buon e!iUo medianle l' Iniezione d 'aequB ga11osn oell'inlesllno crasso. - {.Journal de médecin.eet de chirurgiepraliques, Cahier de j uillet 1875). - li norojnato X, d'unnj sessantadue, rncrcante, si prosentò il

giovedt 18 aprilc di quest'anno all'ospedale Necker con un'ernia inguinale sinis tra divenuta tutt'ad un tra tto i1·reducihilo. Avea quell'ernia da quattordici o quindici anni: essa fino a quel giorno non avea mai presentato accidenti di sorta. Abitualmente et•a contenuta con un cinto mal applicato. Quell'uomo affermava di non deporre che la notte il s uo cinto: avea pdn-


DI GIORNA LI ITALIANI ED ESTBJU

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cipiato a portarlo nl primo apparir della sua ernia che mai non vide scendere sino in fondo alJe borse nè acquistare un volume maggiore di quello d'un uovo di gallina. La sera del mercoledi avca cenato secondo il s uo solito: avea principalmente mangiato di molti ragiuoli. Verso le nove essendo a letto era stato preso J a dolori colici e s'era alzato per andar al cesso senz'avcr la precauzione di rimettere il suo cinto, o dopo alcuni sforzi inutili di derecazione, avea vomitato materie alimentari. Contemporaneamente lu s ua e1·nia appariva al disotto dell'anello inguinale, formando un tumore grosso quanto una piccola mela. Non ora riuscito a J'id.uda comed'ordinario faceva. I vomiti continuarono duJ•aute il resto della notte con una certa frequenza. La mattina del giovedì si 1·ecò da un medico cho Lenlò invano la riduzione, e l'esortò a riparare all'ospedale. Dopo alcuni moderatissimi sforzi di ta:~:is, l'interno di servizio collocò quell'uomo nalla sala S. Giovanni, nel riparto del signor Guyon. Fu 01'dinato un bagno d'un'ora: in seguito si fece un altt-o tentativo di riduzione senz' alcun risultato: un terzo preceduto da clorofor·mizzazione non avendo raggiunto lo scopo più degli allri, si credette dover avvertirne il capo r·iparto. Questi, trovandosi assente, il sig. J. Lucas-Championnièrc fu pr·egaLo di t-ecaJ·si presso il malat~. I vomiti non avevano smesoo in tutta la rnaltinata, anzi avevano prcsoun nuovocaraltcl'e: s'erano falLi verdastri, porracei, caratteristici d'un osl.acolo alla circolazione delle materie fecali. L'infermo rigettava tutte le bevande che avea provato di prendere: dal giorno innanzi non avea emesso dall'ano alcunu materia solida, liquida o guzosa. Lo stato generale d'altronde sembrava eccellente. Non febbre, non alterazione del polso, non turbamento della Caccia, il malato avea potuto senza stento venir u piedi all'ospedale. Avea conservato un certo buon umore. Soffriva un po' solo a livello della sua ernia, specialmente quando la pigiavuno per ridur la; ma presentava poco meteorismo e dolor-i addominali moderaU. L'ernia era sonora e lesa anzi cl1e no. Essa era cionullo.meno modei'atamentedura, pe1· quanto poteva giudicarsene attraverso la pelle g1·ossissima. ll canale inguinale non era molto ripieno. L'insieme dei sintomi non indicava un incarccramenlo molto str•eLLo, ma esigeva un intervento immediato per ristabilire il corso delle materie. Il sig. J . Lucas-Chmnpionnièrc fecedaredelclororormio al-


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IUVISTA

l'~mmalato per Ulil tentativo di taxis, risoluto a pratjcare

immediatamente la chelolomia, se quello falliva. Dopo un taxis (Fotto o clieci minu,ti non interroHo, ll).a con m9<;1.eratissimi sforzi, l'ernia rientrò. Quasi in11uediatamente l'infet•mo emise dall'aQo a!cupi gaz estremamente fetidi, ma nessuna materia solida. Una fasciatura a spica fu applicA la all'inguine per mantener l~ riduzione; quindi si prescrisse 1m cordiale, del ghiaccio, del latte, della tisana e nessun alimento solido. . La riduzione fu fatta alle dieci di serQ. c le tennero dietro ~;~l­ cune ore di calma. Poscia nella notte i vomHi rit01·narono in campo. Quei vomiti erano piuLLosto abbondanti, liquidissimi ·~ non offrivano alcun car·atterc speciale. Il venerdì maLLina quando il sig. Guyon vide quel malaLo. mnnifèstò ùapprima una certa inquietudine in presenzu della p• ·rsistcuza dei vomiti: poscia avendo consLalato che lo stato generale erasi mantenuto eccellente, che il polso era normale, cile U vcntr·e non era Jlè Leso nè dolente, e che l'anello inguinale dalla parLe dell'ernia ridotta era peJ·fettflmentc libero, abbandonò il timore che avea dapprima manifestato che l'emia fosse stalu r·imcssa in massa col suo sacco, att-ribuendo alla persistenza bastan temente naturale d'una certa irl'itar.ione delle intestina, fol'se all'azione del cloroformio, i vomiti che a veuno avuto luogo dopo ~~ riduzione. Egli presc.r isse sernplieemenLe un clis tere lassativo. L'ammalato restituì quel clistet•eall'incircn quale e ragli s tuto .amministrato: passò del resto branquillissirnamente la giol'naLa del venerdì prendendo solo un po' di ghiaccio e cessò Pl3rsino di vomitare. l vomiti r·icornpat'VOI'O nella notte dal venerdì al sabato, e il sabato mattina alle otto il suo stuto eea gJ'a vissit:no. A vea rigettato suppergiù quattt•o liLri di materie liquide ne.rastrc qhe es~ la vano un .m anifestissimo odore .di recj. Era freddo, cianotico: il polso alla radiale, all'omerale, nel cavo ascellare eea completamente inse;nsibile, era assai affievolito alla femorale. L'amrna lato si lagnava ùi continui cr·ampi nelle gambe, negl'ipocondri, presentavo assolutamente, meno l'allerazio,ne ~ella faccia, lo stato d'un coleroso nel periodo algido. Questi sintomi accusavano troppo pales~menle la persistenzQ. dell'ostacolo wCOJ'SO ,delle rpater.ie. La riduzione pa.rev~ avesse modificato lo stalo dell'i)'lfermQ sen.za guaril'~o. Po~e;v;1 darsi che l'ernia .foss.e s tata l'iQ.otta ir1


DI GIORNALI ·l r .ALIANI ED ESTEIII AW~~a, ~ sarebb,e sta tQ indica~o

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di .toglier:e lo strozzamer,tto interno, ma il palpamento d_ell'adùome praticato massime nelle vio.ina nze dell'anello non rivelava n è tumore, nè punto dolente, nè gonfiamento speciale capace di guidar l'opcralore. {pp).tr:,e la natur a dei s in.tomi, il loro decorso lento, r espulsione di gaz dopo il ta:cis e la riduzione deponevano piuttosto in fav:ol'ed'un'ostruzione. P eJ}sando a quest'ultima ev&nLualità di salvezza, e senza dissimularsi la gravità estrema della si&up!liope, il sig. Guyon risolveUe di agire in questa ipotesi e d,i tent;p:te l'introduzione di gaz nell'estremità infel'ÌOr<'! del tubo digerente . .Or<linò che fosse introdotta e spinta quanto più in alto potevéJsi, per la Yia dell'ano, una sonda esofagea e di far penetrare mediante quella sonrla nell'intes tino acqua g,azosa, acqua di seltz onde distendCl'e ed alla r·gaJ'O, se era possibile, le anse intestinali, e promuovere così una e vacuazione; fur ono adoperati pet' quell'iniezione de' siloni usuali d'acqua di seltz, il ~i ge.t.to ~ più potente ùi quello d'una canna da lavativo. La spnda fu caccia ta ad una profon\li tù eli circa quaranta centimetri a misuea cbe il gaz inieLlaLo eol Jirruido distendeva l'intes~no e l'apriva davanLi ad essa. Il eontenuto d'un primo sifone fu ~osi spinto c 1·itornò in pal'Le per la sonda senz'aver prodotto un grand'effetto. Un secondo tentativo fu fa tto immed,iatam(;(nte con un nuovo sifone; il malato sentì poco a poco l'iniezione andar pill in su e circolar· piil lungi, la distensione del ventre aumentò dapprima: furono faLLe sull'addome frizioni ~mergiciv~ e r ipetute con un linimento ammoniacale canforato: le meml;>ra v,ennero coperte di sen.apismi, poi lutt.'a un trat~o insors~ro violente colielie e fur ono tosto seguìto da evacuazioni alvine, prima liquiùe, nere e(l estremamente fetide, poi sempre più commiste a pallottoline fecali dUJ·c c compatte. Al tempo stesso il polso rornincio a t'ialzarsi; sparvor o i crampi, i w.otniti cessarono. ))ue ore dopo l'ammala to era realmon te fuor di. pe~·icolo. Durante tutto quel gior no di sabato le evacuazioni alvine continuarono a f1'equenti intervalli: la notte seguente fu tranquilla1 e sin dall'indomani l'ammalato aveva appetito e poteva sopportare alcune minestre. T~ è il notevole suecesso ottenuto con un mezzo che noi crediamo non sia mai !';Lato adopcwato per l'addietro. Eppure non è la prima volla cho s'introducono con v.a rktaggio $..1' gq,z nell'intestino. Tutti i giornali pub}>licarono nel 1672 la S.t.Q,ri~ se gu~nt~ .~~.ra tt,a da,.!.l,a Ga zzQtta ,S. Francisco.

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RIVISTA

In una carcere un ammalato affetto da ostruzione intestinale stava per morire. Un infermiere chi.amato W. Sebur volle provare un'iniezione di materie gazificanti. Ne iniettò quantità considerevoli sciolte in un litro e mezzo d'acqua. Successe una abbondante evacuazione di materie fecali e l'ostruzione scomparve. Nel1873 El anfiteatro anatomico Espanol pubblicava la storia d'un uomo sui 45 anni affetto da due ernie inguinali di cui una erasi strozzata. Al terzo giorno il dottor Santos Torres fece fare una prima iniezione rettale di soluzione di bicarbonato di soda seguita da altra· di acido tar·tarico, senza alcun miglioramento. Il quarto giorno nuova iniezione, qualche miglioramento: il quinto giorno iniezione più abbondante, diminuzione del tumore: il sesto giorno, dopo una nuova iniezione, riduzione ed evacuazione di ma~erie abbondanti: guarigione rapida. Questi tentativi erano stati fatti in uno stato disperato, la famiglia non avendo voluto acconsentire ad alcun' operazione. 'J lavativi adoperati contenevano: il primo 30 grammi di bicarbonato di sodn su 500 grammi d'acqua, ed il secondo 24 grammi d'acido tartarico sulla stessa quantità d'acqua dato immediat!'lmenle dopo il primo, comp1•imendo l'ano, ond'evitare l'uscita del liquido e del gaz. L'osservazione del .sig. Guyon è ancora. più notevole di queste, da un lato per la semplicità del mozzo adoperato, e dall'altro perchè si può misurare !"effetto che si produr·rù. Può essere spaventoso l'iniettare rnatet'ie gazifi.canti che danno luogo ad uno sviluppo di gaz che non s i può riscontrare, men~re col sifone s'è padrone d'agire a proprio talento. Noi ere· diamo che si tenterà volentieri la pratica inaugurata dal sig. Guyon in qualsiasi ot~lruzioneintestinale e forse in alcuni casi di s ti'ozzamento interno. Non è inutile, terminando, di rammentare i bei risultati ottenuti dal dottor Balley che riuscì uù iniettare ed a far tenere quantità enormi d'acqua, grazie alla posizione dala al paziente · Questi era posto ginocchioni, la testa inclinata all'innanzi, I. L. C. adagiata pari pari s ul letto. Caso di morte da anestesia. - La reoue médico-ph.otographique des hopitau:x: deParis, annunzia un caso di morte da anestesia avvenuto nella clinica ottalmolatrica del signot


DI GIORNALi ITALIANI .ED ESTERI 77 f Wecker. Non dice però quale sia l'anestetico che cagionò il funesto accidente. (V. Giornale succitato N. 5, maggio 1875).

!tlorle subiCanca dorante l'oper-azione della l oracea-

tesl. - Senza voler nè punto nè poco trar argomento contro la toracentesi, ora che quell'operazione è venuta in moda

anche da noi e vi si ricorre da certuni pressoché in tutti i casi di versamento pleuritico, riproduciamo dallaReoue médicophotographique des hòpitaux la comunicazione fatto. alla società degli ospedali dal signor· Besnier d'un caso di morte sopraggiunla immediatamente dopo la puntura del petto per un versamento toracico gravo. Il signor Besnier, il quale considera come un dovere per iJ medico di render pubblici i casi disgraziati che gli toccano, ogni volta che se no può ricavare qualche utile ammaestt·amento, ha dato un bell'esempio d'abnegazione e di lealtà professionale che sarebbe a desiderarsi trovasse di molti '_imjtatori. Ecco il fatto . Una signora di quaro.ntatrè anni nei primi giorni del mese fu colpita da intenso• dolore alla base del torace, a destra, senz'espettorazione, con febbre e fenomeni generali gravi. Il doLLore Matr-y medico curante della signora Jormolò fin da principio una pr·ognosi infausta. Il H il signor Dupouy, il quale vide l'inferma in assenza del dottore Matry, constalò tutti i segni d'uno spandimento pleuritico a destra. I fenomeni si stanno aggravando. Il "19 il signor Besnier chiamato a consulto;accertò coi signor'i Matry e Dupouy tutti i sintot:Qi di uno spandimcnlo pleuritico acuto abbondante: non havvi lesione cardiaca, -lo stato generale ù cattivo. Ciò nullameno quei signori son d'accordo nel far delle riserve circa la natura del liquido e s ull'esito finule della malattia. La giornata dell'indomani fu cattiva: il 21 la toracenl.esi è decisa e pr'aticata subito nell'intento di andare al riparo degli accidenti immediati che possono sopraggiunger'e e di recar qualche sollievo all'inferma. Tutte le precau:tioni possibili erano state prese per l'operazione. Il signor Besnier s'era assicurato che la respirazione si faceva normalmente nel polmone sano, .che il cuore funzionava regolarmente. La malata stava quasi completamente seduta sul suo letto. Essa accusa una .viva sensibilità a!Ja pressione del di.to in cerca


'7"12 RIV!ST,\ dello spazio intercostale aLtraverso una pareLe adiposa grossissiina, pet'ò non si lagno. punto nel momento della penetrazione del t t'equarti N" 2 dell'apparecchio l\fath.ieu. Il liquido non appare che ùqpo alcuni secondi e dopo disostrulta la canula : allortl si vide uscire un liquido sanioso e d'una felidità orribile. Son trascorsi appena alcuni minuti, ttecento o quattrocento grammi di liquido al più sono nella fiala destinato. a t·iceverlo: l'ummolata è completamente immobile: la sua faccia è pallidissima, mancano affat~o i moti respiratorii, i polsi, i baUiti cardiaci. Ener giche fiagellazioni praticate con tovaglioli intrisi di acqua fredda, l'applica7.ioHe del martello di Mayor, tutti i tentativi possibili restano senza effetto: la morte è indubitabile, inemissibile. - Ognuno.può fi gurarsi la costernazione del medico al cospetto dJ si inaspettata e it>reparabile sciagura . La mol'te adunque fu in questo Ntso subitanea in tutta lu estensione della parola. Havvi. un certo numero di pleuritici che soccombono a questo modo. Si potrebbe chieder p~r conseguenza se in questo caso eccezionalmente sventut·ato non vi fu semplice coincidenza fra la punluPa e la sincope. )la non è tale l'opinione del signor Be'snier. In certe condizioni indicate dalla fisiologia sperimentale il solo doloPe prodotto dalla punturn dà luogo ad un arresto del cuore che può farsi definitivo. Presso i soggetti indeboliti ed assai depl'essi le più Jeggiere cause possono suscitar una sincope mol'talc, vi sia o no alterazione anatomica della fibl'a muS('{>lare del cuore. Il signol' Bcsnier rammenta a co~ferma clel s uo d.iro le sperienze concludentissime dei signori llernard, Chossal e Tarchianoff sul cessamento dei moti del cuore prodotto iu in tal guisa negli animali mediante una leggierissimt\ ecci· tazione qual unquc. Orbene dut'antc l'operazione della toraccntesi una nianifesta irl'itazione è pPoùotta sopra la Pegione che è sede di utùperestesia talora positivissima, e non sa!'ebbe impossibile in alcuni casi di debolezza nervosa eccezionale che quell'irritazione potesse divenire il punto di partenza d'una sosto del cuore che divcntel'ebbe mortale a cagione di una pt•eesisten~e lesione dell'organo ovvero fl cagione dell'es t!'em~ debolezza dell'operato. È: la sola spiegazione applic.abile a• casi di sincope prodotti dalla ·puntura di cisti addominuli. Ma pel ~qrace le ragioni sono ancor più numerose. La sil;lC.Qpe 13 adunque up'ev,e)ltualità da calcolarsi durante


DI. GIORNALI lT~\U~Nl ED ESTEIU

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là Mracentesi .sovra soggetti depressi: in (tuellé céntliziohi il ~u0.re .può a:vrestarsi délìnitivarnente; bisogn'a adurrque metf,ers.i, in .mi6ura ili simil caso di applicar gli agenti i più ehergici" e particolarmente coerenti continue. Sebbene in questo caso la diagnosi non abbia potuto essere confermata dall'autossia, è indubitato pel signor Besnier che }'jnfér.ma era affetta da pleurite gangrenosa primitiva: l'odor ineontestabilmente gangrenoso del liquido evacuato) la gra-. veiza dello s tato generale sin dal principio, il colpo p·ortàto alla vitalità del sistema nervoso ne fanno sufficiente testi-' monjfnzal e si trattava d'una pleurite g\lngrenosa propriamente €letta e non solo d' una gangrena della pleura cons-ecutiva• ad ui1a lesiòne pohnonare sémplicè o gangreliòsa. Il signol.' Besnier' emette alcune considerazioni su questa aftezic;me ancor' poco studiata e poco conosciuta. Fu ben acceFtafò il fetore estremo di alcuni spandimenti purulenti senza cencat'ne altra spiegazione, il'anne l'azione dell'ar·ia sul liquido formante lo s pandimento. Il signor Besnier ha fatte molte. ricerelJe intorno a qucst.o soggetto e conclude nei seguente modo: Esiste una forrnn di plem•ite che vuol essere studiàta e des.critta a parte a motivo ù.Bi sintomi particolari èhe l'accòinpaguano, dell'orribile fetidità che di pt•ima giunta prr~senta il liquido raccolto nella pleura e :delle l esioni anntorniehe garr@renose clH3 .lo son proprie. Quella forma di pleurite ecçez.ionalmerite grave ha una sintomatologia parti~olaré, una anatgmia patologica pl'opria e l'ichiecle JWocessi tfji·apeutici speciali. Se ne possono descrivere due varietà pdncipali, una la pleut'ite gangrenosa primitiva, l'altra la pleurite gangrenos& secondaria alla lesione del parenchima polmonare. La. pllim~ -sembra meno rrequont.e, ma più grave. Il signor Besnier fa appello all'osservazione ulteriore per richiamare queL diversi punti. Noi ·uniamo a qnest'inten èo la nostra voce a quella del clini~o pa~1gino perchè la quistione ci pare buia anzi che no, e la degenerazione, o ~e si vuole la natura primitivamente gangrenosa della pleurite di cui si valse il signor Besnier per spiega<re l'estinzione istantanea della vita in quella suà inferma, se in fondo può essere vera, è l ungi dall'essere dimostrata. Ciò che non arnmeLte dubbio è l'eccezionalità del CS:s&J chè creiliamo sia l'uhieo di sua specie su parecchie mi§liaia di vèrsamenti;pleuritiet cura~i eoila t'o t&Céntesì. Il sò'lo


RJYJSTA

dottore Borrditsch narra di averne operati 270, senza che si verificasse il menomo accidente e ciò che è ancora più merite;vole di essere notato col 'conseguimento della completa guarigione di tutti. Azione tossico dello corteccia di mnncòne. (Reouescientijique, 22 mai 1875). - I signori Gallois e Hardy presentarono all'Académie des sciences de Paris il risu!Lalo deUe loro esperienze sopra gli ell'etli tossici de.Jla corteccia di mancòne. È noto che codesta scorza è impiegata da diversi popoli dell'Africa tropicale per avvelenare le loro freccie, e preparare i liquori di prova che debbono essereamministratiai delinquenti. Questa corteccia è fornita da un albero dello. famiglia delle leguminose, !'erythroploeum guineense. Quando la s i polverizza determina degli starnuti violenti. I s ignori Gallois e Hardy avendo avuto a loro disposizione una piccola quantità di questa materia, fecero alcune esperienze fisiologiche di cui eccone i risultati: iniettarono la soluzione tossica in discorso sotto la pelle di alcune rane, di giovani gaLLi e di altri animali, ed in Lutti poterono constatare, dopo pochi minuti, questo fenomeno costante: rallentamento, e poscia cessazione dei battiti del cuore, che si arl'estava col movimento sistolico ·per s usseguirne ben tosto la morte. Dopo che il cuore ha cessalo di battere, se lo si bugni direttamente con una soluzione di solfato d'atropina, ovvero si inietli solto la pelle questa medesima soluzione, non si riesce punto a risvegliare i battili cardiaci.

Glucosoria e urnta eolla glicerina. (Reoue scientiji.que, 2'2 mai).- Il dottore Garnier presentò all' Académie des sciences de Paris,il10 maggio corrente anno, una memoria sull'impiego della glicerina n~lla cura della glucosuria. L'aulor·e ha t'a LLo uso personalmente di questa sostanza, e l'ha resa soppor·tabile mescolandola ad una certa quantità di alcool e di sostanze aromatiche, quali la menta, l'anice, ecc. Il predetto rimedio gli ,riesci di mollissima efficacia nella cura di diversi ammalati. ~uove proprietà ternpeutlrhe del cloralio. - Il cloralio che, se si va innanzi di questo passo, sembra destinalo a dar lo


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sfl!f1tto a tutti gli.altri medicamenti, fra le tante affe~ioni contro le quali s'è chiarito efficace, diede olLimi risultati anche nell'enuresi notturna, stando alle osservazioni dei dottori Vecchiellì e Leonardi citati dal dottor Marzotti nella sua R ioista te,·apeutica dell'anno scorso pubblicata sulla Rioista clinica di Bologna tasc. 6•, 1875. Il dottor Vecchietti spiega i buoni effetti conseguiti mercè l'uso di tale medicamento, facendo dipendere l'enuresi da iperestesia idiopatica del corpo della vescica,ondeil cloralio agirebbe come anestetico. Ma l'enuresi non riconosce altre cause, dall'ipereslesia della' vescica infuorif Certo, e specialmente lo stato'contrario all'iperestesia; nel qual caso il cloralio sarebbe controindicato. Checchè ne sia i nostri colleghi possono ricorrervi, quando s'imballano in qualche enuretico, fosse anche un simulatore, perchè quel farmaco agendo al poslutto come ipnotico, servirà al pari dell'oppio, anzi meglio di questo, a rischiarar la diagnosi . .~l tro caso di morte s ubitanea durante lo toracentesi.

(Reoue medico-pholog,•aph.iqae N . 6, juin '1875~ . -Il caso narrato dal sig. Besnier ha oggi il suo riscontro in un caso analogo riferiloci dal sig. Legroux, il quale però diversifica dall'altro in questo che la morte è sopraggiunta dopo l'operazione. Un uomo di cinquan tad ue anni affetto da pleurite sinisti'a .con copioso versamento, quindici giorni dopo una frattura non riconosciuta di tre cost.e fu inviato alla Roquette all'infermeria centrale delle c.arceri. Là il sig. Lcgroux si vide nella necessità di praticar la torucentesi in ragione della dispnea, della cianosi, dell'abbondanza dello spandimento, e massime dello spostamento del cuore che era spinto considerevolmente verso il lato destro. L'operazione è fatta in condizioni favorevoli coll'apparecchio ail\piralore Potain e si estraggono 2,000 grammi di siero citrino, torbido, leggermente roseo. Dopo l'operazione l'infermo si sente notevolmente alleviato; ebbe quella tosseaccessionale che siegue generalmente l'operazione, e ciò solo durante un quarto d'ora e senza molta'e spctlorazione. Si fu al momento in cui si sentiva assai sollevato, tre quarti d'ora dopo l'operazione, allorchè la tosse era cessata e che l'infermo sta va discorrendo coi vicini, si fu allora che tutt'a un tratto esclama: c Ah! mi sento mancare, • e si


RIV·ISTA 776 stende sul suo lèUo, fd due o tre movimenti colle braccia, impallidisce e muore. L'autossia non rivefò· alcuna lesione capace di spiegar la merte. Nessuna ostruzione vascolare, non congestione, nè apoplessia polmonare; cervello normale. Il sig. Legrou1C, cercando la causa della morte in ques to caso, tende ad ammettere che la sincope sola è da accagionarsene, sincope che sarebbe il risultaLo d'un'anemia cerebrale: quest'anemia sopravverrebbe in conseguenza dell'afflusso d'uria troppo grande quantità di sangue nel polmone non più compresso e della diminuzione della quantità di sangue che cireola nel sistema vascolare cerebrale.

Della pleuresia nella gangrena polmon~re. ( Revue medico~pltotographique, N. 6, juin 1.875): -

Il sig. Bucquoy presentò recentemente alla società medica degli ospeùal i una memoria mollo interessante intorno a questo soggetto. Le conclusioni di quel lavoro meritano di essere eonosciutc c noi ci rechiamo a premurad'inserirle nella nostr·a raccolta . L Nello s tato attuale della scienza nessun fallo positivo permette finora di affermar l'esistenza della pleurite gangt•enosa a.cuttl primitiva, vale a dire indipenden te da dgni l<3sione ' gangrenosa del polmone. 2. La pleuresia. ne1la gangrena polmonare può precederla) accompagnarla o lenerle dietl'o. Questa complicazione incontrnsi sopra tutto quando la gang1·ena è superficiale. Ma la pleuresia non diventa fetida che se v'ha comunicazione fra il focolaio polmonare e la cavità pleuralc. 3. La gangrena polmonare acuta ed accidentale si prosenta con due l'orme cliniche distinte: la forma pneumonica e la forma pleuritica, la prima in corrispondenza colla gangi'<ma profonda, la seconda colla superficiale. Certi s intomi !or sono comuni cd hanno un gr·an valore per la diagnosi nel primo periodo della malattia, e sono l'int:ensitù e la persisten;.:a di punture laterali, gli accidenLi di dispnea e la tosse continua : 1'~­ spettorazione è nulla o senza carattere fìnchè non eompariscono ·sputi emolloici e talora vere emottini. 4. Nella forma pleiu·ilica lo spandimenlo può essere f~­ tido senza che il fiato e gli escr·eo.ti abbiano l'odore caro.ttel'Is tico della gangrena polmonare, quest'uUimo sintoma spesso mancando, anche con lesioni poli'nonari già antiche ed estese·


DI GlOI\:'IALl ITALIAKI ED ESTERI 777 La malattia sarà più grave ed il suo esito più rapidamente fatale, se lo spandimento delle materie gangt•enose si fa tutt'a un tratto e senza precedente flogosi della pleura. CircoscriLta e cistica la pleuresia, che è sempre purulenta, non aggrava notevolmente il pronostico finchè non si stabilisce la comunicazione col focolaio gangrenoso del polmone. 5. La causa che agisce il più sovente per produrre le affezioni gangrenose acute del polmone e della pleura è inconteslabiJmente l'esposizione della superficie del corpo a un freddo vivo e prolungato: questa malattia colpisce d'ordinario soggetti, nella forza dell'aLà di buona costituzione e che non offl1ono alcun particolar-e accidente morboso. In qualche caso essa riconosce per causa contusioni violento che agirono direttamente sul peLLo. 6. Quando la pleuJ•esia è consecutiva; ed allo spandimenlo trovansi frammisti i tritumi gangrenosi del focolaio polmonare, l'operazione dell'empiema è assolutamente necessaria o fa d'uopo ricorrervi senz'indugio per quanto siano minime le eventualità di buona riuscita. Bisogna pure ricorrervi ogualmente, quando, prima che il fia lo e gli escl'ea.ti presentino l'odore càratteristico della gangrena polmonare, una punzione avrà permesso di constatare la fetidità del liquido sparso. L'usò interno della tintura d'eucalyptus alla dose di due grammi al giorno in una pozione produco buoni effetti . Questo medicamento modifica rapidamente l'odore dell'alito e dell'espettorazione. Calma la tosse. I risullaLi conseguiti mediante reucalyptus parvero o.l sig . Bucquoy superiori a qualsiasi a:llra medicazione.

G!ol"nale di medicina. mtlltar·e.

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RIVISTA CHIRURGICA

l)elle resezioni del ginocchio. - Non può occultarsi un senso di sfiducia verso questo genere di .tentativi chirurgici conservativi se si badasse senza critica al risultato finale delle guarigioni, quale si rivela da q.uesta statistica. Ed anche i dati somministrati da Lotzbeck, anteriori alla campagna del 1870-:l871, offrendo una mortalità del 70 •f. non sarebbero di molto più confortevoli. Distinguendo le r-esezioni del ginocchio in primarie ed in secondarie, gli autori sono un po' divisi sulla prevalenza delle une sulle altre. Strome-yer, Esmarch, Macleod, Legouest, ·Nussbaum e qu.alche altro preferiscono le prime, ove lo permettano le circostanze sempre molto difficili in cui si trova un operator·e ·durante una battaglia; circostanze che non lasciano libera la mente a giudicare con sicurezza della importanza della ferita, nè comodità per l'atto operativo, sempre più delicato che non sia una amputazione. E molto più. per l'applicazione d'un accomodato apptwecchio d'immobilizzazione. Certo che date cii'Costanze favorevoli eli tal natura l'operazione, a caso recente, è pref'eribile, perchè prqmette migliori successi, come è provato per le amputazioni totali· Dice l'autore che dal tempo della guerra franco-germanica non si hanno che tre casi felici di quHsto genere. Le resezioni secondarie, che sono gli estremi tentativi dell'arte quando il metodo aspettative fallisce, sono in generale raccomandate, ma in i specie da Langenbeck, Neudorfer, Demme, Liècke, Pirogoff. I risultati che si ebbero testè non sono però dei più soddisfacenti, mentre su 41 casi s'ebbe una mortalità del 93 •;., laddove nelle ampuLazioni secondarie su 254 casi la mortalità si limitò a 77,9 o;..


779 :Vautor.e riassume alla fine di cruesLa parte del suo lavoro i RIVISTA DJ GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

cisulia:trcomparativi dei tre metodi di cura superiormente esp,osti· colle cifee seguenti della mortalità relativa !fella ca,mpagha 1870-71. Operati primariamente colla resezione conservativa: N. 41 - guariti 16 - morti 25-60,9 •t•. Operati secondarjamente colla risecazione: N. 44- guariti 3 -morti 41 - 93,1 •f.; 'Trattati in generale col metodo aspettativa: N. 156 - morti 43- 27,5 "/.. Un quesito molto importante si presenta dopo quello della conservabilità dell'individuo, su cui deve molto fissarsi la scienza·pratica della chirurgia militare; é4 è quello della servibiHtà del membro con's ervato. L'autore astraendosi dai risultati del trattamento aspettativa presenta l'esito finale delle resegioni s0pra '10 individui guariti. 3 camminano coll'aiuto d'un bastone e d'un rialzo. 2 -camminano con due stampelle. 1 cammina con una stampella ed una macchina da so.stegno. 1 cammina con una rnacchina da sostegno. ·1 stante la deformità incompatibile coll'uso del membro venne amputato alla coscia. 1 stante la presenza eli ragguardevoli fessure nella tibia, fu amputato alla gamba . 1 per ·e ssere stato evacuato in Francia, prima della perfétta gul:\rigione, ne rimase ignorato l'esito f:ìnale. l ·.1:0 ·esempi citati' appartengo no ai casi osservati dopo la guerra-\870-71, ~~ registrati nella sua casuistica. Dei 5 che possono dirsi aver ottenuto un risul!.a ~o soddisfacente, quattro lo çl~vono alla completa anchilosi . Uno mantenne un leggero gnado di flessione. In quella gran guerra venne utilizzata la esperienza delle canipagne anterior·i, e rimase illustrato qualche punto oséuro dell'arte, in ispecie eli quanto riguarda le indicazioni. In generale il chirurgo nelle guer1·e avvenire dovrà pur ser:npre"riflettere sulla convenienza di simili imprendimenti operativi; perchè se nelle semplici strisciature articolari con apertura (lella capsula si ha il14, 7 % di morti, e nelle frattur~ della rotula con apertura della articolazione si ha il12,5 %, •'rion r-esta·aura risorsa in tali casi che la chirurgia aspettativa. E. per converso ammesso che la mortalità nella cura aspettativa delle lesioni articolari del ginocchio in genere dà il61,3 •j.


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RlYlSTA

di rnorli, se la cura conservativa medinnterisecamento porge il 60,9 °/., e l'amputazione primaria il 59,4 "/., resta ancot•a un probioma pel chi t• urgo a quale dei tre metodi darà in progresso la preferenza, nei casi di guerra. L'autore consacra un secondo capi Lolo alle indicazioni per l'amputazione primaria nelle feriLe d'arma da fuoco penetranti nell'articolazione del ginocchio. E un capitolo breve ma intc. r essante pei t'isultati staListici di cui è corredaLo. Accenna o.lle differenze di opinione che dominarono successi vamente ft•a i. vari esercenti dell'arte intorno alla preferenza dala all'amputare s ubiLo, o all'attendere i risultamenti delle prime cur·e, che additino la possibilità di salvare il membro, molto più che in campngna spesse volte questo pl'ime cure riescono pur troppo tarde oltre il limite clelia probabilità st.abilita clalla esperienza cioò dentro le 24 ore, o poco dopo dall'epoca del ferimento. Fra le indicazioni assolute, egli ripete quelle medesime che già sono OJ'mai ammesse da lutti, cioè: 1• Lo steitolamento, e la perdita assolu~a della gamba fino al ginocchio; 2• La frattura comminutiva estesa delle ossa con rovina delle parli molli, tale d'a non promettere una riparazione possibile; 3° L'emorragia pericolosa, e non facile ad arrestare derivant.e da rottura dci grossi vasi primari del membro. In ogni caso però egli consiglia il (risparmio maggiore di tessuti, e quindi il taglio più basso possibile della coscia, non senza riconoscere in simili casi la convenienza del metodo amputalorio del Gritti. Ricorda tullavia che le amputazioni della coscia sono influenzate da tante circostanze accessorie, che non si può tr~)Vare negli scrittori una sensibile differenza nelle s tntistiche della mortalità rcla.liva, come provano le labelle che troviamo opportuno di riprodurre fedelmente tradotte. Il h•atiamento conservativo delle fe rile d'armadn fuoco de l ginocchio. -Indicazioni per l'amputazione r•rimaria. - l)iagoos i delle lesioni delle ossa nelle fe rite di quella articolazione, secondo le viste delln scienza odierna. -

Del medico STABALE dott. HEINZEL - Per lo passato le ferite d'arma da fuoco del ginocchio erano considerate di tal gravità da ritenerle superiori alla possibilità non solo di mantenere il membro, ma sì anche eli conservare la vita. La scienza hn di-


01 GIORNALI JTALIANl ED ESTERI 7$'1 mostrato oggidl la possibilità eU raggiungere l'uno o l'aUro di questi scopi, od almeno ìl .seconclo. Le ferite articolari del ginocchio possono distinguersi nelle quattro specie seguenti: t• Apertura della capsula at'ticolare senza foro d'uscita, e senza lesione 'di ossa o cartilagini (colpi di scheggia di granate che battevano langenzinlmente la parte). 2• Apertura della capsula con roro d'uscita, con lesione delle ossa o cartilagini (strisciatura, o passaggio <l'una paJJa a canale). 3•P erforazione della capsula con sLritolarnento della rot.ula. 4• Apet·tura della capsula con lesione del femore o della tibia, o d'ambedue, compresa la stessa rotula . Certo non può pensarsi possibile la conservazione quando la gamba è reacassata, o in parte strappata; quando le ossa articolari coi loro mezzi rivestienli sono largamente disll'Utte, o quando l'arteria o la vena poplitea aperte danno sangue. Qui la sola via eli salvezza è la amputazione immediata. Negli altri casi indiviclualmenlo considerati dipende in gran parte il giudizio sull'applicazione del metodo conservativo, dalle circostanze accessorie, cioè della possibilità d'un trasporto comodo, della sicurezza d'un riposo assoluto, e d'una .giacitura del membro bene assicueata, e lunga . .SLa mollo nella natura di queste circostanze il decidere se possa convenire il metodo aspeltalivo, ovvero la resezi.one immediata, o finalmente lo amputare senza ritardo. Sebbene questo progresso della scienza dati da un'epoca un po' più remota dell'attuale, perchè l'arte ha raccolto qua e là casi di g uarigioni conservative veramente felici e forse insperate, pure devesi confessare che l'avero ridotto a scienza sì fatto punto controverspdelle ferito si può dire proceduto soltanto dalla campagna del -1866, e più largamente poco dopo, da quella del "1870-71. , Langenbcck, che in queste guerre e in questi studii pratici di conservazione si è accruis tato sllarga riputazione, mette avanti le indicazioni seguenti a favore della cura conservativa: 1• La perforazione semplice dell'articolazione del ginocchio ; 2• L'apertura della capsula a tangente con solcatura a doccia dei condili; . 3• L'apertura dell'articolazione con sminuzzamento della rotula· sola; 4• L'aper tura dell'articolazione con offesa dei capi articolari, ~on esclusa la rotula.


IUVISTA 782 La cit'costanza importante per la riuscita è d'immobilizzare senza ritardo il membro e di preparare con previdenza tuHi i presidii atti a frenare, meglio anzi a prevenire la sinovìte. In questi casi ben si comprende quanto si renda utile l'applicazione saggia d'un buon apparecchio gessato, esteso possibilmente in s u medianLe la cintura pelvica, finestrata in misure corrispondenti al bisogno, limitandosi a disegnare le finestre da farsi, qualora il ferito debba sostenere un trasporto. In quanto alla continuazione delle applicazioni ghiacciate, che Langenbcçk crede dover limitare a ·3-4 giol'ni, in contraùdizione allungo uso che ne consigliano Esmarch e Simon, e lo stesso Stromeyer, il giudizio dipende dalla natura dei sinLomi, e dalla stessa tolleranza del paziente. Cbjlulm in Am~rica fece abbondante uso d'oppio e morfina, come Cnmpell si decise alla legatura dell'arteria femoraleallorchè la Ho gosi era giunta ad un punto assai minaccioso. A' cll nostri si vuoi tener dietro alla violenza di questo processo, col consiglio di aver sempre il termomett'O tra mani per controllarlo. Le iniezioni col'aggiose per evacuare gli ascessi, scPvono poi ullo scopo eziandio di eslrar1'e i corpi s tranieri racchiusi nell'ar•ticolazione. Pur troppo in questo pet•iodo si è giù pervenuti a quell'epoca della cura in cui gli esili sono mollo anmzati, e spesso le infezioni settiche tanto potenti da non permettere più gli apparecchi. d'iromobillz:~:azione, pef'iodo questo che comincia di già quando la turgescenza flo~isl ica è veemente e dolorosa accompagnata da febbre viva ed ardita. A corredo del suo lavoro il dottor Heinzel presenta un quadro nosografieo di 191 casi tratti dagli autori che descrissero i loro risullaLi clinici ottenuti dalla chirut•gia conservativoaspettativa, di cui cileremo soltanto gli esili complessivi. Curati 191 - guariti '143 - morti 48, = 25 •; •. Di questi appartengono alla campagna dcl1870-71: Curati 156 - guariti 113 - morti 43, = 27 %· I conf'ronti della dut'ata del tr·atlamento curativo danno i seguenti prodotti all'autore. - Fra i casi mortali della guen'a franco-germanica il trattamenLo durò il minimo giorni 10, il più lungo 217 giorni.- Fra i guariti, la cura più breve fu di 25 giorni, la più lunga di 300 - la media fu di giorni 99. Nella guerra americana, relativnmente ai decessi, il caso men lungo fu di giorni 15, il più lungo di 163-relativament.e ai guariti la media delle permanenza fu di giorni 166, fra un minimum di 90 giorni ed un massimo di 285.


783

DI GlOiù'lALl ITALIANI ED ESTERI

Il trattamento conservativo-operatorio per impedire il caso d'amputare, consiste nel ris-ecare. Questa operazione risale al1662 (Filkin), ma ben più r ecentemente riguardo alle r esezioni del ginocchio. Limitandosi alla pratica di questa operazione alla g uerra franco-prussianà del 1870-7'1, astrazione fatta dal caso di Stromeyer del1819, d'Esmarch 1851, ed a quelli di Maclead 1859, si possono eitaro prima dell'epoca recentissima suddetta, gli sperimenti del1864 e 1866, fatti da Langen. heck è da Billroth. l n quest'ultima categoria sono · notati 38 casi con 7 sole guarigioni e 31 decessi = 81,7 '/,. . Numero dti eui

b-Iorti

perOf0

1. Guerra Germanico-Danese 1848-60 (Stromeyer) . . , . . . . 77 601 128 2. Guerra di Crimea 1854-56. Armala francese } . 1666 15a1 92 " inglese ~ (Chonu) : 176 115 65,2 Guerra di Crimea. Armata !'rancese ì (Billroth) . . 1646 1511 94 » mglese j 253 148 58 Guerra di Crimea - Armata russa (Hubbenet)) . . . . . . . . . . . . . 264 240 90,9 3. Campagna d'Italia 1859, secondo Dem. me. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . a92 286 72,9 87,16 Amputazione al3•super·iore. 109 95 ,. al a• medio . . i58 11472,15 ., al a· inferiore . 125 77 61,6 Da Nussbaum sono s egnati. S't 84 100 4. Guerra Dano-Germanica 1864. 95 secondo Heine . . . . . . . 19 86 f • Ochevadt. . . . 22 5 100 » Neudorfer . •. . . . 5 5. Guerra Americana 1.861-61~. Circolare Vl, Washing ton 1865 . 1597 1029 61,47 Secondo i calcoli di Neudorfer la mortalità risulta: nel a· superiore del 75 % nel 3• medio del 54,8a o;.. nel a• inferiore del 46,0S 'f.. 6. Guerra Austro-Prussiana del1866. 26 51 secondo Beck . 51 i 7 100 :. Biefel . . . . , Mans .. . . 6 66 9 Stromeyer . 23 46 50

!


784.

RIVISTA

7. Guerra Franco-Germanica 1870-71.

secondo H. Fischer . ) Koch " G. Fi'Scher . ~ Linke. .. . » Mac Cormac . » Franck . Socin. Olt. Monlmollin. Billt•oth. Vogt Schiillor Eckart . . l) l)

17

19 47

11 12 32

64,9 63 67

8

3

37

21 16

18 10

87 62

12 5

7 58 5 100

5 9

8

1 () 2

4 3

3

75

2

G6

20 6() 25 .

Somma tolale 1870-7'1 174· 112 64,3 In questa tabella si lrovano c.,ompresi i seguenti dati staLisLiei molLo irnporlanli por formarsi un esatto criterio sul risulta Lo delle epoche in cui avvenne la demolizione del membro.

Amputazioni primarie. Opcnli

Morti

per oj.

In Crimea, secondo Billroth: . 1437 1325 92,i ArmaLa francoso Inglese . . . . . .. . . 184 95 51,1 " -1-23 220 54,13 N ella guerra Americana (Circolare V l) Nella guerra Ge!'manica 1866: 4 .f.O secondo .13eck . 10 7 21 >> Strorncyer. 28 Kella guerra Franco-Germanica: 18 72 secondo G. F iscJ1er . 25 Vogt. 2 25 8

Amputazioni secondarie. Guerra di'Crimea - (Bi1lroth): Francesi . . . . . Inglesi . Guerra Americana (Circolare VI) .. Guerra Germanica '1866: Beck . Stromeyer. . . Guerra Franco-Germanica 1870-71: G. Fischer Li.icke

638

171 90,4 45 78,9 477 74,76

30 22

16 73

20

14 70

8

3 37

189 57

17 56


785

Dl GlO!INALI l'rALlAl\1 ED ESTERI

Nella campagna del 1870-71 sono stati registrati negli ospeclali di campo e nei lazzaretll eli r iserva N. '1148 amputazioni della coscia, operate in totale fr!.l. i Prussia.ni, Bavaresi, So.ssoni, Wurtemberghesi e Francesi, ed i risullati che si ebbero sono i seguenti: Operati come sopra H48 - guariti 281 -morti 686 con una media per •;. di 70,V cioè operazioni primario: N. 353, guariti 129, morti 179, mortalità 60,06 •; •. cioè operazioni secondarie: » 734, guariti 140, morti 431, mortalità 77,6 •; •. Non indicati so primarie o secondarie. . . . . . . . . . ., 61 di cui g uar. 21, morti 22 1148

Mortalità comparativa delle amputazioni primarie e del trattamento conservativo nelle ferite del ginocchio durante la campagna 1870-7-1 . Num.

1. Amputati primariamente .

117 241

Motti

llor 0 /iJ

GO 59,4

109 45,2 2. Trattati col metodo conservativo . 3. 156 43 27,5 » conservazione aspettativa 4. 85 66 77,6 operativa . " cioè: Resezioni pt•imarie . . . . . . . 4-t 25 69,9 ,» secondario . . . . . . . . . . . 44 41 93,1 Nel 3~ capitolo l'autore tro.lta della diagnosi dellèlesioni ossee nelle ferito penetranti del ginocchio. Ripete le avvertenze date già da molLi autori di esplorare la parte con molta deli catezza, e in ispecial modo di rimctterlo possibilmente nella stessa attitudine in cui si trovava allorchè venne dal proiettile colpito. Dice molto doversi avere attcn:done alla mobilità del congegno articolare, dallfl quale può desumersi l'esistenza del guasto int.erno, e viceversa la presenza di corpi stranieri incurvati fra i piani dell'articolazione; come altresì le deviazioni avvenute per lo spos tamento delle superficie. Ricorda l'osservazione clel prof. Simon, la quale porge una prova della p6ssibile perforazione totale dell'articolazione senza lesione délle ossa, allorchè posta la parte in flessione, il corpo straniero, della grossezza di una palla chassepoL, o Langblei attraversa la fossa intercondiloidea dopo essere entrata per la Parte anteriore del ginocchio. Accenna alla imp01·tanza, ma non sempre evidente dello scolo della sinovia, stante il mu

,


786 RIVISTA tato parallelismo dei tessuti, quando la posizione del membro si muta. In quanto alle esplorazioni nel cavo articolare si attiene ai precetti già professati dai chiru1'ghi più dis tinti, di far·ne in generale risparmio, ove non si possano effettuare col dito, limitand0 quelle colle soncle del Sarazin e Nélaton o coll'esploratore elettrico di Liebreich, nei casi di tentativi operaLorii diretti ad estrarre corpi stranieri. Conclude dalle cose discusse che la diagnosi di sì fatte ferite pres.enta molte e gravi difficollà, per le quali bisogna contentarsi d'una diagnosi verosimile, anche in quei casi numerosi , che si sono giudicati meritevoli d'un trattamento aspettativa. ,. Troviamo nel N• XX V del giornale The Lancet la relazione dei tre casi seguenti osservati dal signor Hutchinson nel suo riparto di London Ho;;pital, e rifel'iti dal signor \ <Villiamson chirurgo interno del s uddetto spedale i quali hanno un gran valore clinico e med ico-legale. Caduta dall'allo !lui piedi : separnzioae simmetrica · 4elle epifisi inferiori della tibia e del perone. - Il sog-

getto marinaio di diciannove anni, enti'Ò aJl'ospedalè il 22 febbraio p. p. Mentre la sua nave si scostava dal dock, egli stava ritto sopra una gomena sotto una testa di pennone e spiegava là vela. Il piede gli scivolò ed egli restò attaccaLo colle mani alla testa del pennone. Vi si mantenne finch ò l1~ forze gli mancarono affatto, e allora cadile sulla tolda pesantemente in piedi. L'o.Jtezza era di circa venti o trenta piedi. Quando entrò nell'ospedale egli soffriva molto a motivo della commozione. Sembrava st.ar male assai ed il suo polso era appena percettibile. Portava un grande e solido paio di stivali alla "\Vellington che gli arrivavano fin sopra al ginoccbio, i quali non erano per nulla oflesi. Quando furono tolti (gli s tivali} si vide una ferita. lacera, lunga tre dita, al lato interno del piede destro e a traverso a quella ferita si poti· sentire la frattura comminutiva ùel calcagno. La tibia e 1€1 fibula erano rotte per l'appunto sopra l'articolazione del collo del piede. A sinistra v'era semplicemente la frattura del calcagno e la tibia e il perone erano rotti come dall'altro lato. I ùue piedi erano spostati all'indietro trascinando con loro i capi inferiori della tibia e della fibula. La riduzione se ne ef-


787 Cettuò facilmente ed una buona posizione venne mantenuta mediante stecche esterne con un planLare. IlJ?rimo di marzo gli si manifestò una risipola che occupava la gamba destra, e due giorni più tardi fu staccata una escara dalla gamba sinistra. Moriva il 4 marzo con una temperaLura di 106 F.· Dopo morte il calcagno destro fu trovato feo.tturato comminutivamente e lo scafoide rotto verticalmente. L'epifisi inferiore della tibia era separ·a ta, ma era vi altresì una frattur·a lineare ,superficialmente irregolare. Il pero ne era rotto attra-verso al malleolo. A sinistra il calcagno vcdevasi ancora più cemmindtivamente ft•aLLurato del dest!·o. Le estremità inferiori della tibia e della fìbula staccate dai fusti dell'ossa esattamente verso la linea cpHisiale, rimanevano insieme connesse. I polmoni e1•ano piccoli, lempestati di Lubercoli e complel.amente aderenti alle pa1·eti toraciche. Eravi una considerevole ecchimosi davanti alla spina e dentro al pP,riloneo che si estendeva lungo il qmscolo psoas sinistro. Gli ureki pure erano grandemenle ecchimotici. Non potè rinvenirsi nè frattura, nè alka causa di queste manifestazioni. Dl GlORflALl l'l;ALIANI ED ESTERI

Frattura d e lla tibia e d e lla fib ula: gran de e ffu sioae a eWa.rtieolazione del ginocchio. - Giov. A. di 82 anni

venne ricoverato il15 aprile scorso. Racconta che sdrucciolò dalla estremità d'uno scalino t1lto C'irca due piedi, cadendo sulla sua gamba sinislra che restò sotto di lui. La gamba era molto p;onfia: v'era un gran versamento nell'articolazione del ginocchio. La tibia era rotta al punto di congiungimento del terzo superiore col terzo medio, ma non si potè appurare se la fra~tura si estendesse nella giuntura del ginocchio. Il perone era rotto in allo aflatto. Tre giorni dopo la gamba era livida e molto gonfia con molte flittene sopra, ma il piede era perfettamente caldo. L'articolazione del ginocchio era a[!lsai tesa e piena eli fluido. Egli accusava gran dolore mentre stava all'ospedale, ed ebbe una grave bronchite. Mori il 27 aprile. Dopo la morte si riconobbe che la tibia era fratturata obliquamente e molto comminutivamente a l suo terzo superiore. La frattura non si estese all'articolazione. Il perone era rotto alla sua estremità superiore e la frattura si estendeva verticalmente nell'articolazione tibio-fibulare superiore. Aperta


788

RIVISTA

l'articolazione del ginocchio, fu ritrovo.ta piena di sangue. Dopo un accurato esame si conchiuse che il sangue era venuto dal perone fratturato, passando dapprima nell'articola2ione tibio-fibulare e quindi in quella del ginocchio attraverso una comunicazione che non di rado esiste fr·a le due articolazioni. IJicera perforante del duodeno: peritooite : storia dell'acc.i dcote. - Giovanni B. di 3i· anni riparava all'ospedale

il13 maggio ultimo scorso: narrò allora che tentando di saltare da uno scalino alto quattro piedi, H suo piede inciampò nel margine del gradino eù egli cadde lungo e disteso colla ftìccia sulle lastre del pavimento. Non sentì moltissimo il male della cadula al primo istante e fu capace di portare alcuni sacchi di carbone senza moHo incomodo . .'lon si potè sapere se precedentemente la sua salute fosse cattiva e se stesse facendo un lavoro faticoso al momento dell'accidente. Fu ricoverato all'ospedale ventiquattr'ore dopo la caduta, ed allora egli si lamentava eli un gran dolore al ventre. Qttesto era teso, timpanitico e sensibilissimo al tatto. I suoi ginocchi erano alquanto lira Li in s u e la sua respirazione era pressoché intieramente toracica. Il polso aveva piccolissimo c debolissimo e la sua fisionomia esprimeva l'angoscia. Disse che non era andato di col'po da cinque giorni Dopo l'accidente vomitò, rigettando semplicemente il cibo che aveva preso. Aveva emesso orina, e questa era perfettamente chiara. Ln temperatura toccava 101•. La morte avvenne sci ore dopo il suo ingresso all'ospedale. . Si credette che fosse affetto da pcritonite des tata dalla. roltura di qualche viscere addominale, ma non era facile a dimostrarsi ed a scorgere qual si fosso il viscere rotto. Dopo morto fu riconosciuta un'acuta. perHonHe e v'ora un piccolo foro nel duodeno che ammetteva la punta d' uu dito. Quando il duoùeno venne aper to venne veduta un'ulcel'a circolare a mar gini arrotondati che pareva quasi ne fosse s tato esportato il pezzo. P robabilmente l'ulcera era assai p1'0ssima ad aprirsi la via atkaverso l'intestino e la caduta sebbene non violentissima bastò a cagionare la pArforazione. Gli altri organi erano pienamente sani. Non incontravasi altl'a esulcerazione nè sullo stomaco, nè sugl'intestini. 11 patologo fece notare l'interesse del caso, relativamente alle occasioni in cui un'ulcera perforante il duodeno f'u tro-


789 vata dopo una.$cottatur·a. S& l'accidente di quest'uomo fosse stato una scottatura invece di unà caduta, avrebbe costiluito (l'opoea forse eccettuata) un ottimo caso di ulcera. duodenale perforante consecutiva alla r iportata feritu. DI GIORNALI ITALIANI ED ESTER!

t:ora delle varici. :-- (Comunicazione fatta alla socielà di ~hirurgi a eli Parigi).

Il sig. Higaud dopo d'aver trattato per molto tempo le varici mediante l'applicazione della pasta di Vjenna s ulle vene, ebbe il pensiero che l'azione dell:ario. basterebbe a produrre lo stesso effetto c si contentò d'isolare le vene clilatate. Incisa la pelle la vena è messu a nudo ed isolata per mezio d'un pezzeUiiio rli sonlla eli caoutchouc postL\ al di soLto di essa, e la piaga è medica la con \!11 po' eli lì!accia. L'obliterazione della vena e de' suoi allluenti sopruggiunge J'l:lpidissimamente. Su centocinquant'una osservazioni, di cui w1dici soltanto si riferiscono a varicoceli, ed il resto a varici del membro inferiore, il signor Rigaud non ebbe ehe tre casi di morte. Questi avvennero per infezione purulenta in ammalati di cui disgraziatamente fu upeJ'la una vena. Ma ogni qual vol!.a ·l'operazione si fa senza lesione dei vasi si può dire che essa è senza pericolo. Riflessioni. - Dato che le cose stiano realmente nei tet'mini esposti dal sig. Higaud, è prudenza per guarir alcuno da una varice, che nella maggior parte de' casi provoca appena una molestia sopportabile e non è mai susseguita da esito letale, n sottoporlo ad nn' operazione cui può tener dietro l'infezione purulenta e trascinarlo inesorabilmente nella tomba~ Lo scopo della medicina operatoria è quello di cercar col sagrifizio d'una parto guasta che sarebbe o prima o poi c~­ gione di morte, di salvare il resto dell'organismo minacciato. Il pericolo che si fa cor1'ere al soggetto mediante questa o quell'altra operazione ehirurgica, per quanto esso sia e prossimo· e grave, trova la sua giustificazione nel fatto che egli morrebbe certamente abbandonando il male a se stesso, mentre l'operazione rappresenta pel malato e pel chirurgo una speranza, una possibilità, se non una probabili là di salvezza. ~~a· il pericolo, a cui il sig . Rigaud espone i varicosi ai q~ali applica H suo metodo di cura è esso ugualmente giusttflcato~ •. .'. Non ci pare. N'oi conosciamo parecchi militari che da vari lustri hanno le membra inferiori turgide di tali e tante varici, da sorpren-


niV·I STA '790 clere e sgomentare anche un uomo dell'arte. Eppure tale indisposizione, a volte tormentosa, non fu d'ostacolo alla loro carriera; e medianle. il semplice sussidio d'una calza elastica, permise loro di migrar coi rispettivi reggimenti di guarnigione in guarnigione, di percorrere in lungo e in largo tutte le piazze d'armi, di prender parte a tutte le batlaglie che dal1848 in poi si sono combattute per la libertà e l'indipendenza d'Italia. Questi fatti provano ad esuberanza che le varici, anche nodose, moltiplici ed aventi sede in prossimità delle articolazioni, sosleùute appena con una compressione melodica e moderata, non solo sono compatibili colla salute, ma colla vila faticosa e dura dell'uomo d'armi. N è questo deve fare specie, poichèbasta guardarsi attorno per vedere migliaia di contadini, di pescatori, di navìcellai, di facchini, di mugnai ed aUri che esercìlane professioni le quali esigono la stazione più o meno verticale, invecchiare ne' loro mestieri senza darsi un pensiero al mondo delle loro gambe sformate dalle varici. Ciò posto noi non sapremmo approvare e tanto meno raccomandare la cura delle varici proposta dal sig. Rigaud, la quale non ci sembra informata ai principiidella vera chirurgia che, quando non può sanare un morbo, evita di aggravarlo, e sopratutlo non espone mai il paziente ad un danno irreparabile per liberarlo d'un male di poco inomenlo che nòn saprebbe melterne a repentaglio l'esistenza. · M.

Ferita dell'arteria nteniugea media con aneurisma susseguente. - .. llacclntura con filo animale della carotide primitiva. (The !Ancel, J7 april 1875). Sunto. - Guglicmo Lines, contabile nella polizia di Birmin-

gham, venne il 7 marzo ricoverato nell'ospedale deLLo della Regina sotto la cura del professore Sampson Go.mgeo: egli era privo dei sensi e senza polsi, per grave emorragill arteriosa proveniente da este~a fet'ita all'orecchio sinis tro, prodotta da un colpo di p~gnale . La prima cura fu la chiusu.ra della ferila con filacce e la compressione locale, sussegutla tosto dall'applicuzione del ahiaccio. Il ferito si riebbe c ~em­ brava migliorare, ma in br~ve tempo producevasi un turnor~ pulsante con soffio e fremito parLicolat•i, e tale gonfiezza nel Lessuti circostanti da non esser più tollerata la compressio~e s ulla ferita, per eu~ nella considerazione anche che l'emorragia di quando in quando riproducevasi, venne stabilil.o di passare alla compressione digitale sulla carotide primiLiva sinistra,


DI GIORNALI ITAUANl ED ESTERI '791 operazione la quale venne intrapresa c· condotta a termino dagli shudenti di clinica. Il tumore aneurismatico in ~egui to a questa cura si er a fatto più cons is tente, più duro, e la pulsazione sua era appar entemel'lLe diminuita, ma essendosi di nuovo resa insopportabile la compr essione, e dopo ciò succedendo una nuova e cons iderevole emorragia, il professore Gamgee determinò di procedere alla legatura dell'arteria carotide primitiva sinistra come mezzo unico per prolungape .ta vita al paziente. Esegtùta l'allacciatura la emorragia cessò do.tinitivaroente, e l'ammalato riprese tosto coscienza di sè stesso, mmodo da potet' veder e la sua famiglia, e sostenere un interrogatorio della pubblica autori là. Qttattro ore dopo egli eta in delirio; otto orù e mezza dopo l'oper azione il lato destro !:ii paralizzò, ed il giorno successivo cessava di vivere. All'autopc:;ia si trovava ferita l'arteria meningea media verso la origine sua, e pel'forata la membrana del timpano; produzione di aneurisma traumatico con integrità delle ossa della .base del cranio, e della rocca petrosa dell'osso tempor ale sinistro . Oomm~nta rio - Un colpo 1l'arma pungente nell'orecchio seguito da abbondante emorragia, dove va sotto ogni r apporto essere considerato pericoloso. Compressione, ghiaccio e perfetto riposo furono i primi mezzi impiegati per arr estare la perdita di sangue, e ciò per qualche giorno con s uccesso . Allorchè manifestavasi il tumol'e aneurisma tico e si riproduceva l'emorragia, il bisogno di r icorrer e a tutti i mezzi per opporsi efficacemente al progresso del male si fece urgente, indiscutibile, e la responsabilità del cm·ante acc1·ebbe maggiormente pella considerazione che la feriLa era stata fatta su di un pubbiico funzionario occupato nel disimpegno delle sue ~unzioni. Un'imputazione di omicidio premedita to era pendente m causa, e così due esis tenze dipendevano do.! s uccesso della cura. Era impossibile il poter precisare qualefosse l'arter ia ferila, e la posizione in cui quest.a Lrovavasi non permetteva di prati.care tagli per cer care l'a t•leria lesa dalla pugna lata, ed allacCtar-la nellt:t propria sede. Mercè la compressione digitale s ulla carotide si arresLò istantaneamente l'emorr~:~.~ia, ed in pari tempo fece pur cessar e il soffio aneurismatico. L'esperienza si pronuncia generalmente in favore della compressione digitale, oper azione la quale in sè stessa è evidentemente innocua, mentre la legatura della carotide primitiva è


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eseguita a tutto rischio dell'infermo. Tutte queste considerazioni decisero il professore Gamgee a dare la preferenza alla compressione digiLale, la quale per un ùato tempo promise il migliore dei risultati; ma repentinamente essendosi ripetuta l'emorragia, e la morte in causa di essa essendo stata giudicata certa ed imminente, f'u giuocoforza, per prolungare la vita al ferito, procedere all'allacciatura, la quale venne eseguita sulla'carotide primitiva sinistra, al disotto dell'omo-ioideo, con filo preparato con interiora d'animale. L'operazione riuscì perfettamente, tutLavia essendo sopraggiunte l'emiplegia destra e la congestione polmonare, crueste la fecero divenit•e fatale in venti ore. Varice nneua·ismntiea trnunaaticu dell'nrtcria e vena c oll'allacciatura d'nmcnduc i vu11i c on filo animale. (The Lancel), 24 avril 1875. poplit~• eurnta

Sunto. - Il pl'ofessore di chimica-chirurgica sir TuOMAS il 28 ottobre 1874 accoglieva sotto la sua cura nell'infermeria reale <l i Eclimburgh un giovinetto di 10 unni il quale tre mesi prima riceveva una rel'ita colle punLe d'un paia di forbici alla regione poplitea destra. Alla sua ammissione all'ospedale presentava un tumore del volume cir·ca cl' un sesto d'una testa di bambino, di forma irregolare, e~leso nella regione poplilea lt\nto nella parto supet•iore che inferiore della detla sede. Il tumore era pulsante, ma non mollo roetemente; quando però gli veniva soprapposta la mano l'isontivasi il fremito caratterist.ico aneurismatico in Lutti i s uoi aspetti; non riscontravasi però il sof'fto peculiare dell'uneurisma. Qualsiasi pulsazione mancava nelle arter·ie libinli anteriore e posteriore corrispondenti, in vicinanza al malleolo. In un punto il tumore era molto pt·ominenle, e la pelle qui vi era assai assottigliata e pallida. Questo tumore essentlo slcaLo diagnosticato un aneut'isma traumatico venne stabili lo di procedere all'isolamento ed apertura del-sacco uneul'ismalico, e s uccessiva allacciatm·a dell'ur·teria poplitea al di s opra ed al tlisolto della ferita. Il giorno susseguente, cioè il 29 ottobre, sir Thomas Annandale procedò infatti all'operazione applicando dapprima il tourniquet nella parte superiore dell'arteria femorale primitiva, e facendo poscia una piccola incisione Jongitudinale nel centro del sacco in guisa da permettere semplicemente il passaggio del diLo indice. La ragione di questa cit•cosct'iLLa ANNANDALE,


DI G-lORNAU ITALIANI ED ESTERI

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apertura nel primo tempo dell'operazione consisteva nel poter permettere, in caso di necessità~ l'arresto dell'emorragia, ovvero di poter esaminare l'interno del sacco e separarlo dai coaguli aderenti. Il valore di questa ,pratica venne constatato assistendo il compianto professore Syme in diverse e gravi operazioni di voluminosi aneurismi. Esaminata col dito la cavità del sacco, gradatamente venne l'indice rit~ralo in m0do da lasciare aperta lu detta cavità, ma ad un tratto essendosi manifesta la una notevole emorragia, proveniente probabilmente dalla parte superiore dell'arteria, fu toslo applicata la legatura elastica (Esmarch) attorno alla coscia, frattanto che il dito mantenuto nella fer·lLa serviva d'ostacolo alla sortita del sangue. Frenata l'emorragia, il sacco aneurismatico venne aperto francamente con un'incisione della lunghezza circa eli cinque dita trasverse, ed allora tutto il sangue ed i coaguli '<furono estraLU. Con questo processo facilmente nelle pareti del sacco poterono scoprirsi due aperture, una delle quali con uno specillo potè constatarsi essere comunicante coll'arteria e l'altra colla vena omonima. Col meuo di accurata dissezione l'arteria poplitea venne i!ò=olata ed allacciaLa superiormente ed inferiormente con filo animale (1) . La vena poplitea isolata pure nel medesimo modo, venne legata sopra e sotto l'accennata ferita con filo della stessa natura . Un piccolo tubo a drenaggio venne introdotto entro la cavità risultante dalla spaccatura del sacco, e poscia le labbra délla ferita furono con regolare sutum unite assieme facendo susseguire una medicazione conveniente con filaccie imbevute in liquido antisettico. La temperatut'a della gamba e del piede si mantenne abbastanza buona, e se~ si ecccLLui un leggiero edema al piede, non si riscontrarono compliet12ioni di sorta. In decima giornata vennero rimossi gli ultimi punti di sutura; nel decimonono giorno fu tollo definitivamente il tubo a drenaggio, e cinque settimane dopo l'operazione, la ferita era perfetLamente chiusa, in guisa che il paziente potè alzarsi dal letto o camminare colle gt·uccie. Tolto un po' d'indebolimento del piede, l'articolazione del ginocchio, e tutto il membro, conservavano integra la propria (l) Fatto con 1lli elementari delle corde armoniche fabbricate con intestina di diver.s i animali. (Catgut ). Gtorna.le di medicina mtlitare.

t.l


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mobilità. Esito completo; infatti due mesi circa dalla supe- • rata operazione, il paziente potè passeggiare fra ncamente senza bisogno d'alcun sos tegno. Guarigione delle ferile per mezzo d t• l liquido sanguigno organizzato. (The Lancet, ·JO jul. 1R7!'\). - La organi7.zazionn eli accidentali eoagulì sanguigni in ferite aperte a vvenute nel

servizio del signor Lister di Edimborgo, suggeri al suo assistente loHN C HIENE di tentare la guarigione di rer-enti ferile aperte, riompie ndolc di sangue, affinc.lt•3questo, coagulùto dapprima, si organizzasse e si coprisse di epidermide. L'aspettazione era che la feri\.u a perLa guarisse con unu l'attrazione dei tessu ti, minor e eli quella che solitampnte ha luogo nello cicatrizzazione dei tessuLi ricopet•li eli !rranulazioni. Osser vazione. - Un giovanosotfei'<"nledi produzionE' corncu al tallone fu a mmesso nellu in fenncria chinll'gica ui Edimborgo nello scorso aprile. Il ca::-:o pareva prcslnt•si per lo sperimento, atlf'Sfl lu situazioni:' e la nulura della soluzione di eontinuilà che sarebbe 1·imasta dopo l'ahlt1zirme de>l rorpo corneo, che non sarebbe cPrtarnente g um·ita per· prima intenzione, e che ove fosse andala a cicatr·izzazionc pet· granulazione, non t'l\'rebbe mancato di dotcJ•minare una raUt·uzione del tessuto cicatricco con del'ol'mitìl r lte avrebbP foJ·s(• distuPbato la deambttlazione. La e!"n·csrP-nzu coJ•ncu ePa glnta w·r duo volte ,lolla anlecPdenLemPnte, ed era si sernp1•e nuo,.t,rnentc ripPodotta. In una tl.i q uesto ope.razioni la guarigione tlella l'cri tu ru favorila dalla organ iz7.azione di un coagulo sanguigno accidentale. Il corno cresciuto di poi innal:w.vasi dalla superficie cutaneo. per uu 3• di pollice, consisteva di s trati epiteliali cornei ed aveva una base circolar•e della larghezza uppros::;imativa di un scellino. 1118 aprile 1875 fu applicato un lorniclte~Lo, ed il como fu rimosso. La ferita che ne ris ullò era tr.iangola1•e, ogni Ja to del triangolo misuravo. un pollice ed un quarto. I tessuti molli furono esporla~i fino al calcagno, e quesLo raschia Lo con un rasclliaLore periosteo. La ca vitò. risullante profonda u n mezzo pollice. Nissun vaso legato. Si applicò un apparato eli prolf\zione sopra l'aperlura con medic.azione antisettica. ToHo il lornichelio, si aspe Llò che il sang ue fluente dai bordi e d•~l fondo riempisse la cavità. L'operazione fu eseguita sotto un getLo di acido carbolico. )fel giorno seguente la ferita fu medicata, e si Ll'ovò che, ad ecc.ez!one di una supef'ficialo depres-


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sione di un angolo, J'intiera cavitù era ripiena di un resistonle coagulo. Questo non fu tolto, e l'uppur·oto di medicazione fu rimesso. Ai6' giorno il coagulo eru di consistenza gelatinosn e di colore scut'O. Al 12° giorno il coug ulo eru di consistenza maggiore e di colore grigio-scuro. ll coagulo non dava sangue, anche quando er·a raschiaw. Al16' giorno la superncie estet·na del coagulo; che corrispondeva al livello degli strati più alli dell'epidermide inspessita, era liquefatta, e fu esportata colla medicazione: tr·ovossi corrispondcr·c dopo al livello degli slt·uti più profondi di essu epidermide, e ruschiutu, diede sangue nel suo centro, il rruole !;angue riempì un leggiero infossamento della superficie dd coagulo ol'igina le. Al 2U" giorno il coag ulo originar-io er·a dis tintumcnle vascolal'e, uù alla sua supc!'lk ie il coagulo sccondurio accennato fu osscr·vato di colore oscueo ed aderente all'originario. Questo coagulo secondario passò per le stesse fasi dell'originario; però es!C'e furono più rapide, presumibilmente per la sua maggiore sottigliezza. Al :30° giut·no il tagliente dei mu·t·gini epidcr·mici della ferita er·a scomparso, ed uno str·ato epidcrmoideo erasi formalo sulla superficie del coagulo ed agli a ngoli. Al ;w giomo la ferita el'a guarita, il coagulo sanguigno <'ra in~iera rùenle coperto di epidennide. La cicatrice lriangolot'e era. dist.intament.c. marcata, e non ct·twi raltrazione di sorlu, contr o la quale nulla fu làtt.o ·per pr(WCnirla durante la cUJ·u. Il paziento fu pt'esentato nell'adunanza di giugno alla Società medico-c:hit·u.t•gica, e fu c:onsta lala l'ussen.za di ogni ruttrazione o co r·rugaJYu~ nto. 11 valore pruLico di ques to .rneto(l<, di cura delle fer•ite col tessuto san{Juigno avrà campo ad esf:crc constatato da ulle. riori esperimenti; il caso presente era mm·itevole di essere ricor dato: 1• porcia€\ è fo!'se il pt·imo tentativo sistematico di utilizzar e il sangue come tessuto di cicukice, la riuscita del quale giustifica quunto Huntor già sct•iveva sulla unione per prima intenzione; 2• perchr è una lcziolle pratica della utilità della me<lieazione antisettica per pr·cvcnire la irr•itazione; 3" perchè ciò che s uccedette in questo processo dev'esscl"e la pittura fede le ùi quunlo s uccede invisihilmente dei coap;uli sang uigni solloculanei nelle semplici fr·alture delle ossa . .tseesso epifisario della tillia, ~utuito per In trapanazloue dell'oslolo. (Butletin et m.émoires de la Sociétd de Chi-

rurgie de Paris.) - Il dottor Duploy hà avuto a curare un


796 RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI individuo che sino dall'età di 10 anni aveva l'eslr·emità inferiore della gamba sinistra aumentata di volume e dolorosa. A quell'epoca si formò un ascesso, che venne aperto dal chirurgo: più lardi questi si ripeterono in quantità, e sempre ebbe il malato bisogno del chirurgo per dare esiLo alla raccolta rnarciosa. Mai è stato possibile di sentire con uno specillo l'osso a nudo; e mai si è fatta strada all'esterno nè una piccola scheggia ossea, nè un sequestro. È all'età di 17 anni, che per uno dei soliti ascessi, che si ripetevano frequentemente, come ho già dello, che questo giovine s i por tò nel servizio del dottor Duplay che trovò egli pure non essere l'osso a nudo. La pelle era un poco rossa, le parti molli leggermente gonllate intorno all'apertura dell'ascesso, ma la pressione anche forte non er·a dolorosa. ll gonfiamento della tibia rimonta sino all'unione del tel'ZO inferiore col terzo superiore. L'articolazione tibia-Larsica è affatto sana, ed i movimenti molestati solo da un poco dalla ~umefazione della tibia. l dolori erano nulli quando il malato era in riposo; sordi, profondi, vivi, allorché il piede veniva posato in terra, e l'intermo restava nella posizione verticale. Fu fallo allora dal ùottor Duplay il diagnostico di ascesso intraossco, e prevenne il malato che era necessaria una piccola operazione alla quale egli si rifiutò p~r il momento. Dopo un anno rientrato nell'ospedale a causa del dolore più vivo; e semp1'e più convinto il dottor Duplay esser vera la sua diagnosi, dopo avere anestetizzato il malato, fece un'incisione cruciala sull& faccia intcrnll della libia in modo da comprendere un piccolo focolajo purulento, che s i trovava al di fuori del periostio, che era spesso, e aderentissimo all'osso. Messo questo a nudo, fu applicata una corona di trapano sulla faccia interna della ~ibia, circa 7 cenL. al disopra dell'apice del malleolo: non sortì niente per l'apertura, ma una sonda scanalata introdotta per quella e diretta inferiorm~nte fece uscire qualche goccia di pus. Applicata allora una secondo."coronà di trapano più in basso immediatamente si fece SLI'ada all'esterno una cucchiaiata cil'Ca di pus giallastro, sciolto, non di cattivo odore. La cavità dell'ascesso era rives tita tli una membrana rosea; nessun sequestro, nessun punto osseo denudato o alterato. Fu introdotto un tubo a drenaggio, che fu tolto il secondo giorno; furono a pplicati dei cataplasmi. Non avvenne reazione locale o generale. La suppurazione andò sempre diminuendo, e dopo un mese e mezzo la guarigione era completa. (Dallo Sperimentale, fase. 8•, agosto 1.875).


VARIETA

Gelothie medicinali titolate. - Il farmacista signor Zuccotti, nel tribul:are ai signori Dompé ed Aymasso i ben meritati encomi per l'ottima loro preparazione delle gelatine medicinali titolo.te(V. numero precedente del giornale), s'è dimenticato di dire come, quando e da chi emanò l'idea di far preparare presso il nostro laboratorio chimico-fo.rmaceulico le gelatine suddette. Ora è bene che si sappia che siffatta idea partì or son tre anni da un membro del comitato di sanità militar·e, il quale ·avendo avuto in dono dal farmacista signor De Cian di Venezia una scatola delle gelatine medicinaU che questi preparava, e riconosciuto quanto fosse comodo per il medico l'aver in tasca i rimedi i i più in uso dosali in modo da rendere impossibile ogni errore e manipolati in guisa da polersi conservare indefinitamente senza temere decomposizioni, fermentazioni od altro qualsiasi guasto, pensò di far adottare tali gelatine, che già aveano avuta a Venezia la sanzione dell'esperiem:a, per l.e infermerie da campo, ambulanze, distaccamenti, ecc. Ma una circostanza vi si opponeva ed era il prezzo elevato, anzi che no, assegnato dal signor De Ciana quei suoi prodotti. Allorà il nostro fau toee deJ\e gelatine sudde~te fece chiedere al direttore del ltlboratorio chimico-farmaceutico centrale quanto verrebbe a costare ogni lamina medicamentoso. quando lo stesso laboratorio s' incaricasse della preparazione, e udito che il costo) tolta la mano d'opera, si ridurrebbe a ben po'ca cosa, insistette perchè il laboratol'io s'ac-


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cingesse all'opera . 1!: siccome la prima prova, per difetto di strumenti ada tti e per altre circostanze, che non occorre specilical'e, non riuscirono gran ratto soddisface11ti, appoggiò peesso il Ministero Je domande del direttore dcllaboruLorio intese ad oLlenere g li apparecchi ed i me?:zi necessari a <(Uella fabbricazione, sicchè in segui lo, mercè la perizia e la solet'zia dei surramentati signori Dompé ed Aymasso, si lJolet·ono preparare gelatine che reg gono benissimo il confronto con quelle del signor De Ciun. Mu senza la pt'Ovvida ed oculata inizia tiva di quel membro dPI comilato, senza il buon volere E'l la persevcl'anza di lui, le golalit:e medicinali lilolale farebbero 0sso parte oggidi della dotazione delle bot•se da campo c dei cofMi d'ambulanza?.. .. . t.n carne liquidn di O~trby e Gosclen·. (La Salute N• 23, 6 giugno 1875).- Da una comun ica7.ioue del dottA. Hcrzen letta alla riunione scientifica dei medici militari in F.i1·enze, l.oglia.mo il seguente brano il tfuale è relativo ad un preparato, a tto a nutrire efficac<.>mentc gli intc t•mi febbricitanti. < Non vi è, o s ignori, che unu sos tanza sola Ja quale possa raggiungere questo scopo, cosi sct•ive I'Herzen, ed è l'albumina compiutamente modiiJcatu sotto l'influenza della prpsina o della pancrealina e ti·asfot•rrw.La in vero nutl'imento diJ•elLa.-· mente assimilabile, senza esigere alcuna ulteriore elaborazione per parte degli ot·gani della iligeslione; queilft forma di albuminoide insomtw.l che nella scienza è conosciuta col nome peptone. « Questa sostanza clte ba la preziosissima I[Ualit.à pratica òi entrare difficilmente in pulrerazione, pe1· cui si las cia benissimo conseevar•e déi mesi e degli a nni senza alterarsi menomament.e, dovrebbe es se1~e adoporalu molto più spesso di <tuello che non lo sia tuLI.ora; ogni spedule, ogni ambulanza, ogni nave, Ògni fami glia dovrebbero esserne provviste. ~:per or a piullosl.o costosa, rna la sua immensa utilità merita il Jlrezzo al quale si può averla a~tualmenLe. • Non vi è fino al giorno d'oggi pt'oduzione commerciale di pep~one che a Londra. J farmacisLi Uarby le Gosden, in 140 Leadenball street, hanno conriuciato due o tre anni or sono a fabbricarla su g rande scala e la vendono sotto il nome di carn.e liquida (Fiuid meal.). Sarò lieto se oltre all'avervi persuasi


Dl GIOI\NAIJ I'rALIANl EO ESTEIU

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dell'utilità di ques ta sostanza, contribuirò a far sì che l'intelJigenLe inizia tiva dei. suddetti fat•rnacis~i venga ad essere più degnamente compensaLa da un maggiore sfogo del loro eccellente prodotto. • Vi ho portato un vnsollo Ili ttuesta roba, acçiocchè possiate fatne la conoscenza pc.r::>onule. Voi vedete che a prima vista essa rassomigUa mollis::>imo all'Es tratto di Liebig, ma la somiglianza ò pur amente c::.terior é; in fondo i due prodoUi sono essen7Jalmentc diversi: lu quantità di m t\leJ•iulc albuminoide che con tiene l'Eslrotto tli Liebig lrovnsi precisamente allo slo.to Ji albumina (o fibr ina} che ha subito la pl'ima modificazione per un acido a Uungalo, uJ ha bisogno, per pot.o1· nutrit·e, di passut·e per LuUo lu trama dellu modificazioni diguslive; quesl'J•:stratto non può Junque in nessuna maniei'Il competet·c colla « ca1•ne licruidu » di Durby u Gosden, la quale contiene invece una grur~de qua11Litù di malot•i:). albuminoide, e quasi lulla oJlo st.ulo di peploue. - M a per debito d'impat•zialità debbo pur iliro cJH.l ha anche uno s vtmlaggio in confronto coll'estratto di Licbig, pe1· fortunu non si tratta qui ùi una propriet.ò essenziale•; e nepput•e mollo importante; follo st.a che il peptoM di Dnrhr e Gosdcn non ha il gu:;:;to g radevole dell'ostratto Ji Licbig, cJ è uon solo piuttosto insipiùo ma leKgermenle amar o; fot•se unu qualche modificazione nel moJo ùi prepur•arJo pOLl'ebbe loglièl'li questo piccolo difetto. Come che sia, è tm fetl to, oramat scienlifkamcnle stabilito e certo, che il peptone nulri!"'cc benissimo nn che nei casi do ve la dig<'stione è del tutto ubolitu, mentt·c l'ef:tt·olto di Licbig non ntltl'isce che poch iss imo anche nei cusi dove la digestione è normale, esso è, come disse più volto l.iebig stesso, un condimento e non un nutrimento. È dunqu<:l evidente che in lutti quei casi dove si lralla di dure ull'ammalato un nutrimento rapido, cl'ficace e cho non r ichiedu più alcun lavot'O ùigcsLivo, il peplone deve essere a ssolutamonle prof'erilo all'eslralto di Liebig ».

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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Lellere co•n•oloyiel•e, o11da e~~po•i:•'o n e ragionata dei fenomeni 11iu o•euri ed intporlattli delle •ingole •eieu:e e dell'andanaenlo •ociale in ba8e dell, or• gani•mo di natura, di M1cnELE GIORDANO. Torino 1872-75, due vol. di pag. 282-4'L 2.

Intorno a questa nuova opera del nos tro antico ed instancabile commiliLone troviamo nollo Sperimentale, fase,icolo 8•, il seguente giudizio del dott. MoRSELLl, che di buon grado 11ui J'iproduciamo. La filosofi a è ent1'8L8 in una faso nuova, quando non ha sdegnalo di associare lo studio delle leggi della naLu1'1\ a quello dei fenomeni s ubbiettivi della mente umana. ll vero positivis mo filosofico non è nato so non dal positivismo scientifico, cd è dalla scienza, speciuhnente da quolla cho s tud ia la nalul'a e le sue leggi, che il fìlosofo e lo psicologo debbono oggi trarre esclusivamente i loro insegnamenti. Il nof'tro secolo è fecondo in Lenlativi generosi per mettere in accordo In metafisica antologica colla scienza: ma la parte maggiore di questi sforzi rimase senza ris ultato, perchò s i vuoi Lenore un piede nel campo delle ideo e uno in quello dei falli, un piede nel passato o uno nell'avvenire. Le Lette1·e cosmologiche manda teci dal signor Michele Giorduno sono appunlo una felice applica:tione dello studio della nalura alla cosmologia, ulla psicologia, all'economia sociale, in poche parole a tutte le scienze. Il mondo, in cui si agita questa debole creatura che si chiama uomo e che pure ha supe1-ato e vinto la stessa natura, è immenso. Il pensiero hu le s ue !oggi


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oome le ha l'universo; il microcosmos umano corrisponde al microcosmos della natura: ecco le basi, secondo noi, dell'ecèellente libr o del signor Giordano. Vas tità di concetti, profonda e sobria erudizione, arditezza di idee e nello s tesso ~elllJlO. prudenza nell'applicarle fanno di ques te Lettere cosmologiche un'opera in teressante, tanto più che finora in ILa.lio. il positivismo filosofico s'è confuso, sia colla indiiTerenza , sia collo sceltici:;mo scientifico. Noi facciamo quindi plauso all'alltore e ci congra tuJiamo con lui del modo veramente originale e nuovo col quale egli l1 a saputo presentarci tutti i rapporti che passano fra i complessi fenomeni della natura, non disdegnando di estendere le ardite idee da lui svolte anche all'andamento sociale. Solo avremmo voluto che certe odierne teorie, a cui la scienza deve tanto e su cui essa r iposa fiduciosa del proprio a vvenire, intendiamo le teorie evoluzioniste, fossero state dall'autore meglio conosciute ed a pprezzate. Forse a noi parrà questa menda anche più grave perchè non possiamo a· meno di dichiararci evoluzionisti: ma se il signor Giordano coll'ingegno e colle numer ose cognizioni scientifiche da lui possedute avesse guardato più attentamente e più benignamente quelle teorie, avrebbe vis to come esse possano dare l'unica spiegazione s cientifica di tutti i fen.omeni della na tura vivente e tlello sviluppo intelloLtuale e sociale dell'uomo. Do"ri~a elinic a ecl anatomica della ti8i 11olnaonare,

pe,r R AFFAELLO ZAMP A. È questo il titolo del la voro che il dottor Zampa ha presentato per il concorso alla cattedra ùi patol~gi a speciale e clinica mèdj.ca n ella regia università di Torino. In esso l'autore so!òliene la dolLrina em~~sso. per il primo dal Laennec, circa la unità e la specificilà dello. tisi polmonare, che riserva rruesto nome alla s ola affezione tubercolare dei polmomi sia che ques t:a. si p resenti sotto forma di masse isolate, tubercoli, sia che sotto forma d'infiltrazione . Bgli quindi comba tte il conce tto di <iue specie di tisi, l'una cioè esito fH'Op rio di un processo tubercolare, e l'altra conseguenza di una pneumonite comune catarrale'secondo gli uni, scrofolosa secondo altri, o di qualunque nalura; e nei prodotti, dimorando lungamente negli alv.eoLL e negl i ultimi bronchi, subirono la trasformazione ca-


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seosa, indi il l'ammollimento, e CO}UC esito finale producono Ja distr uzione del tessuto vale a dire ulcerazionì e caverne.

Questa doUrina iniziata dai primi r.ontraddittor·i di Laennec, Cruveilbier ed Andrai, che, quanlunque unicisti, facevano la tisi polmona1'e dì natura infìammaLoria, ha O!Z~idi avuto il suiTragio dogli s tudi e dell'approvazione del Virchow prima, e poi del Nìcmeyer, del Jaccoud e di altri , per cui pare destinala ad esser e, anche fr a noi, universalmente accettata. Contro di essa pertanto, con una erudizione ammirevole e con copia di argomenti anatomici, clinici ed eziologici si eleva lo Zampa. Egli dice che non bisogna considerare la parolu Lisi polmonaro come indicante qualunque malaLLia consunliva dei polmoni, ma bonsi come una causu di queste. La lis i pohnonare, anche <ruale vuole intendersi dai nuovi riformalot•i, cioè come processo sia tubeecolare sia caseoso, è s emp1·e urta mttlattia identica nel suo fondo, val o a diee è sempre una tuber~ colosi . I ~ubercoli infatti, seconJo lui, csis~ono sempre nei polmoni Joi lisici e s ono quasi semp1'c r iconoscibili. Se in <rualclte raro caso può aversi una consun.:ion(.) dipen•lente, in lu tto od in parte dCJ peot..lolli caseosi del polmone ll'ol'igine non Lubercolal'e, come tla semplici e eomuni polmoniti suppul'Ative, ùa una bronchite morbillosa, da affezioni di natura si{ìlilica .... ; non si ha perno, dice l'autore, da sconvolgere tuU.a la doltl'ina della ~isi, e ripOl'Lare sotLo questo nomH a!Te;r.ioui evidentemente diverse e subordinate ad ultre . Il tubel'colo adunque sueebbe l'elemento costilulivo della ti si polmonure; esso può esister·e tanto ullo stato J i noduli ~i: stinti, come a quello di infiltJ'ato. I s uoi elementi moJ'f'ologlCt sono composti pt'incipalmente di piccole ed impel'fetle c.cJI_ule embrionali e cii nuclei, con niuno o poco peotoplasma p~rife­ rico, e secondariamente di cellule epiteliodi e di masse proloplastiche polinucleate. Tale è il ve t'O e caratteristico tubarcolo, che è il lubercolo grigio o granulazione gr·igiu. In se~ guito; e per lo più sollecitamente, succede la metamorfOSI caseosa, la quale, nella maggio1• parle dei casi, ò consiùet·a~ dalla nuova scuola., invece ehe un esito del tubercolo, comell risultato d' una pneumonite, una vera epaLi.:zazione polmonaec~ che, a sua volta, conduce alla Lis i, indipendentemenLc da ogni neoplasia tubercolaee. È vero, che nelle persone morte coi fe~ nomeni di tis_i polmonare si riscontrano molte volle i caratlert di una cronica infiammazione catarrale; vi è un denso prodotto catarrale, che può, subendo la tt·asro,•ma:.done caseosa, appa-


BIBLIOGRAFICA

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rire c:ome un infiltrato tubercolare. Ma nulla, dice l'autore, irrd'Uce-ad asserire, che quella sostanza caseosa sia nuil'altro che un semplice proétotto infiammatorio; il piu delle volte· si nsser:v.a in mezzo a queste masse caseose ancora il tubercolo grigio, e specialmente alla periferia di esse, in cui; come in genere succede per le neoplasie, che il loro ampliamento si fa dal Gentro alla per·iferia, il rwocesso di caseificazione non è ancora incominciato, mentre'è già compito al centr·o. Che, se si jVUOle·'anche ammettere, che vere infiammazioni caseose si a!?socino colla tubercolosi, è già questo un carattere per· farle r.igu~ril:are come di un indole specifica, cioè della stessa natura d;ei tubercoli. E, fra i recenti osservatori, il Forster ha avvertito che l'affezione tub<~rcol<.U'e invàde pure le vesichette polmonari, non s_olo ingrossando le loro pareti, ma anche riempielJ.dùle df~gli elementi ear·atteristici del tubercolo; il Villemin sòstrene la stessa cosa, e il Gramher, il Thaon e il ~elson Fox riconoscono altresì, intorno ed in mezzo alle Jnasse caseose, costituite dal contenuto bronco al ve o)are, zone placche e strisce di sostanza gr-igia, formate da fiLte cellule enùir.ionali imper fette, e da nuclei aventi tutti i caratteri degli elemehti delle granulazioni tubereolari grigie, e risiedenti tante nel tessuto connettivo interstiziale quanto nelle cavità degli alveoli, o is olatamente o in unione ai predetti elementi catarrafi. Nè solo con argomenti anatomiei, appoggiati anche sulla pato1ogia sperimentale dei risultati ottenuti colla inoculazione della sostanza tubercolare negli ammalati, ma anche coll'osservazione dei fatti clinici, l'autore cerca di provare che la tisi non è malattia che possa farsi entrare nella storia di aleun'a1tra. b con altra confondersi. Essa noù è una infiammazione comune, n è specifica; e può decorrere affatto senza alcun feh0meno ìnfiammalor.io, come può produrre talvolta attorno a sè degli ordinari falli flogistici. Non nega però, come più sopra è stato dett:o, che spesso le si consoci una flogosi d'indole speciale, i cui prodotti passano facilmente, come il tubereolo medesimo, alla tmsf'ormazione caseosa, ed i cui elementi mòrfologici si compongono, per la pneumonite tubercolare, UOJ;l di SOle cellule catarr·ali, ma ben anco di elementi propriamente tubercolari. Ques to ratto, ammesso dall'autore, togliere,bbe pertanto quell'assoluta separazione fra la teoria da lui l:!Gstenuta e l'altra dei moderni riformatori, come li chiama; e potrebbe anzi stabilirne dei punti di contatto.


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RIVISTA DI BLlOGRA'FlCA

Egualmente lo Zampa sostiene che la tisi polmonare non è per nulla un'affezione scrorolosa, nè, come la maggior parte degli autori l'ammette, quale manifestazione secondaria della diatesi di questo nome, nè, Lauto meno, dipendente sempro da quel vizio costituzionale. Il pos to che alla medesima appartiene sarebbe, egli conchiude, fra i lenti disordini doi generali processi assimilativi, principalmente accanto alla scrotola ed al cancro, col quale ulLimo, in particolar modo, ha la tubercolosi molLissime rassomiglianze. li cancro infaLli può, como il tubercolo, attaccare moUi organi anche contemporaneamente e di divel'sa stt·ullura; ha per• solito andamento cronico, ma può pur·e aver•lo acuto, e allora prende anatomicamente la forma di granulazioni somigliantissime alle tubercolari, presentando il quadro clinico della tisi galoppante: è er•edilario e ribelle ad ogni cura; c subisce facilmente in qualche parte la tr·asforma.ziono caseosa e l'ulcerazione, essendo anche esso un prodotto che non ha tendenza ad organizzar>si.

ll Direttore

P. E. MANAYRA Colonn ello medico, membro del Comitato di aanitci militare.

Il R edattore

0• FEDERI CO TOSI Capitano mtctico.

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- - -----Gerente.

NuTINI F EOEnrco ,

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TABELLA 1• RAPPORTO NUMERICO TRIMESTRALE dei militari d ell'esercito curati n egli ospedali militari e civili (APRILE - MAGGIO - GIUGNO 1.875).

TABELLA 2a MOVIMENTO MENSILE dei malati negli spedali militari ed infermerie di presidio funzionanti da ospedale (LUGLIO 1.875).


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ANNOTAZIONI

Quantunque Il\ lorza media delle divisioni o dell'iutcro ese1•cilo sia stata nel 'l'l lrirnesLre un poco inleriore a quella del 1o trimestre, tuttavia 11 numero dei malati c quello dei mot·ti trovasi 9,9 19 nel complesso al(tuanw aumenUit.o. Oli entrati agli sportali uel t dmestre 8i eleYarono a~~'"· citra che ~orrisponde alla medta di ~.8 21 l~B per mille etretLivi, o~sia :11 per mille al nteae, e 1,7 al gio rno. Su 100 m•litari entrati :t~tli O-'Jiedali SO furono rico\·erati uegli 3,8 w ospedali militari , e 20 nei civili. (.luasi la stessa propot·~iooe esi~te pe r la mortalilìt. Su 100 milit<tri mot·ti nel trimestre, 78 morir·ono negli ospedali militari, 22 nei civili. Negli osl)(>dali militari per-ò, 3,1 18 oltre i 27:1!>.'1 indh•tdui appartenenti all'esercito, !lurant6 il trimestre ebber o r•icovero anctle 87ri non militari ("ua•·ale d! 1JU0blica slou5,0 !lO •·e.:za, doganali , tn.scrtttt di le-ca, opera1 bo,-qllcst, ecc., dei quali no moru-.,uo 16. a,s ~ Diedero il maggior numero dì n.mm.<dati io rapporto alla Cona o{J'etti va le d ivisioni fii Nropoli, Uolo:rua, Pl)rugia, l"adova, l•' ìroulc; 4,9 28 ed il numero m1no•-e le clinsiom ùi Milano, Torino, Chieu. !.a maggioro morr.a)HÌl si ehbe nelle di visioni 111 Perugia, Hologua, S,S enze; la m i nO J'H i n (jUcllc ùi Mcssì11a, 13<~.rl, Pai(H'ttlO. Le p ro3~ )fir vincie della mediallalia twno stn tt> !turante il 2" trim estre quelle nelle quah le truppe sofTrrrono lo peggiori condizioni sanitarie. 2,8 20 La causa dell a mor·te doi miliUll'l vieue uoti.ficata soh1roen te po r quelli che muoiouo agli ospedali militari, o che vi sono traspor9,5 21 tMi cada,·eri. Negli ospedali militari ei ebbe•·o militari morti: Per ro (• niogo-ouce fal ite e meniugite cereb ro-~;pina l e. 35 1,0 11 Per apoplessl a 1 Per malattie a cute e croniche dell'apparato respirat.orio . ~8 3,1 16 7 Per gustrite ecl entarìte , 56 Per tifoidea e tifo . 3,S 22 Per l~bbri periodiche, perniciose e cachessia palustre. 18 Per morbillo • 5S 1, 1 7 Per vaiuolo 12 7 Per accidenti fortuili, feri~e. sommers1one, ecc. 1,8 13 7 Per suicidio . . . . . . ., . . . . · . .• · Morirono altri 76 per altre malattie diverse. Note voli e supet· lor i n quelle delle alu·e divisiotù furono nelle divis ioni di Verona e 'Bologna le morti por malatlie di petto (casi 8,30 21,2 88 per ciascuna): nella divrdione di Napoli le morti per tifoidee (161, ed in quella di Perugia le morti per morbillo (15).

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OSPEDALI

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Annolo:tione.

In ques ta tabella sono pure compresi gli i ndividui che non appar tengono all'esercito curati negli stabilimenti militari (guardie ùogaoali' di pubblica sicurezza, ecc.).


MEMORIE

ORIGINALI

DIVERSI CASI lH

<Esser1domi accaduto di ricorrere più volte, ed anche reeentemente, alla paracentes~· toracica nelle varie mie riprese di se-rvizio in quesL'ospedale, mi fo un dover-e di vincere una ritrosia, spiegabile per la mia pochezza, ed intrattenervi su tale argomento per sottoporre ol vostro giudizio la mia condotta, i risultati avuti, non che ii mio concetto su questa operazione . .~Ii perdonerete se, preoccupato in questi giorni da altri pensiel'i che voi ben potete immaginare, non vi presento storie cliniche particolareggiate e non m'attento a lanciarmi in disquisizioni scientifiche, per cui mi mancano e tempo e forza. "P·rocur'erò di narrarvi i fatti con esattezza ed azzarderò alcuni miei pensieri, ma alla buona e solo attenendomi al lato pratico della ·questione. (l) Letlut•a fat~a alle coniet•enze scientifiche nell'o~pedalc militare di Padova. Giornale di medtC'lna, m i lita.·e.

52


810

DI VERSI CAST

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Permetletemi, anzi tutto, di rammentare le varie fasi cui soggiacque la paracentesi de l pelto nella storia medica. Non sarà senza interesse il riflettere com e un rnezzo di tanta possa abbia attraversato tutli i secoli vissuti dalla medicina stessa, man tenendosi sempre in uno stato d'incertezza tale, da dar luogo ai più opposti pare1·i intorno alla sua· acccllabilità.. Già Ippocrate praticava la puntum e l'iniezt'one del petto e raccomandava di farla per tempo. Ricordata ancora da Galeno e travisata da Celso cadde la to?·acentesì quasi nell'oblio fino all'epoca araba . Dopo la quale noi dobbiamo scendere fino al secolo xvi per trovarne di nuovo le Lra<.:ce. Non fu infatti che al fiorire degli studi anatomo-cltimrgici che la si richiamò a vita più sicura e si devf:: a Fabrizio d' Aequapendente l'aveda rimessa in onore. D'allora in poi rimase sempl'e, per lo meno, in discussione. l\la di quanti dubbì non continuò ad esser·e l'oggeuol Chi la lim itava a casi eccezionali, chi la circondava di mille paurose ci!'cosper.ioni, chi, a dirittura, la riteneva inutile e la proscriveva. Fin anco i fautori giungevano, colle loro infinite co.u tele, a lr<;tdire una titubanza ti·oppo scoraggiante. L'idea più semplice della puntura dìretta era quasi scartata . Si doveva entrare con carnmino obliquo, col caustico, colla trapanazione di una costola. li liquido poi s'aveva ad estrarre poco a poco, - e con che rigua rdo! Insomma l'aria atmosferica che penetrasse nella pl eur~ o troppo prontamente riaprisse i bronchi era lo speltl'O dinanzi a cui tutti allibivano. Non dicasi però che, nnche tra gli an tichi, altri non giudicasse equamente, il fatto. Non mancò qualehe chirurgo d'incoraggi are alla tol'acen tesi pel' aver ri levuto


DI PARACENTES( TORAC!CA

8H

ch!3 non erano poi sì gravi, come si temevano, le ferite penetl'anti del torace. Ma con tulto ciò regnava sempre sovrano il dubbio, e la punlm<;t del petto era rélegata tra le ipotesi più lontane. Io penso essere stato, pi~ che alt1·o, la difficoltà di riconos~ere con certezza una raccolta endotoracica l'ostacolo principale al tarsi strada di quest'operazione. Da Ippocrate fino a Laennec non si andò più in là della $Uccussione per aver·e 11 segno sieuro di tali versamenti, ed on noi sappiamo che, solo quando ulla raccolta va unita una notevole quantità di gas, la succussione dù. un risultato positivo. Er·a quindi no.turale che non si mettesse un grande impegno per uscir d'incertezza circa mi mezzo terapeutieo, grave in apparenza, quundo si di rado arriva va ,di poterlo applicare . Yenne finalmente il gran trovato della perc·ussione cd ascoltazione e, rnassime per gli organi toracici, ne derivò' quella luce che doveva rischiarare i più reconditi e misteriosi lavo1·i fisio-patologici. Per opera dell'immortale Laennec, di cui AvenbC'Ugger fu precmsore negletto e dimenticato, la semeiotica fece la più importantè delle conquiste. Allora si potè giunget'e àlla diagnosi sicura delle raccolte pleuritiche, precisarne la q-p.antilà e valutarne lA eonseguenze . Allora fu studiata c_0n passione la paracentesi del petto e valenti campioni s6l'sero a propuguarla. Gli Skoda, gli Schuh ed altri la stabi lirono su basi razionali, Trousseau su incrolfabile piedestallo la eresse. Leggansi le sue stnpende 'pagine su tale argornento e dicasi se con più valide ragioni, con più estese e saggie applicar.ionì, con miglior fortuna di suceesso potevasi non solo mettere fuor di contestazione, ma rendere famigliare un fattor·e terapeulico di sì alla importanza. Quivi si dan la mano la sapienza del medico e la scrupolosità delJ>onest'uomo; qui vi è lo ::~pecchio di quel che vet·a-


8 ~1 2

DITEl\SI CASI

mente s uccede al letto d ell'ammal ato. Parrebbe che, dopo i fatti del sommo clinico dell'Ho lel-Dieu avesse a riteners i come detta l'ultima parola, ma non fu così, sebbene, ceduto ogni altro terreno, la resistenza si fosse ormai Lu tta trincerata in quello del non concedere che il meno possibile. Si recede difficil mente dalle proprie idee doventa te, per tempo ed abitudin e, convinzioni profonde e v' è ing en ita rit1·osia ad ammettere che sì debba o si possa battere un cammino diverso da quello che s'è !-lempre battuto. Sta bene, si ripeteva, anche noi l'adottia mo la paracentesi del petto, anzi non l'abbiamo mai rifiutata; ma si esauri scano prima tutti gli altri mezzi cmativi, e ad un rimedio così eroico non si giunga che all'estremo, qu ando non c'è più altra 1·isorsa; nè ci si venga a dire essere senza pericolo l'apertura della pleura. l~ letteralmente, fino all'estremo si continuò ancora da molti a differire l'operazione e eosì gli operati spesso soccombevano . Quindi le lugubri stati stiche -e la viziosa conclusione del non do ve t·visi rea l mente ricorrere che a partito disperato. Ne volete un esempio '? Permettete che lo Ll'aggil dai miei pr·imi ricordi di cose meùiclte. Al tempo degli studi uni versitarii , intorno a quattro lustri fa, fui, per cinque anni, allievo in uno speciale di parecchie centin aia di lelli, con ammalati dei due sessi e eli tutte le gradazioni d'e tà. Ebbene io n on rammento che due paracentesi toruciche in ques to spazio di tempo, e, ancora, operate, q uasi di straforo, da due giovani assistentj, uno d ei quali era quel Timerrnans che àovev_a. , divenire una g loria della medicina italiana ed essercr, al1i troppo presto l da. · morte rapito. Non dico ehe qualche altm operazione non possa esservi stata, di cui non abbi a avuto con tezza; ma vi a ccerto che, per quanto sia disposto a conceder e, la


UI l'AIIACRNTESl TOllACICA

8·13

cosa si tenne in proporzioJle così esigua da meritare appena. di tenerseno conto. E sì che le idropi di vario genere non mancanno, ve lo posso assicurare. La paracentesi dell'addome ed altri piccoli soccorsi chirurgici in edemi ed anasarch i le erano cose frequenti, che da noi allievi, pet· la maggior parte, si liH.:evano : la toracentesi si operava, soltanto per esercizio, sui cadaveri che con raccolte pleurali trovavamo sulla taYola anatomica. Nessuno creda che io voglia con dò menomare quella stima e riconoscenza, che, anche udesso, sento grandissima per quegli egregi uomini che mi Jurono maestri. Dico solo ciò che ho veduto circa quest'operazione e torno a. bomba. Mi rincresce e ripugna il continuare a parlare di me; ma lo faccio per un buon motivo e voi ne sarete giudici. Venne la miA volla di sostenere direttamente la prova alla stregua dci fitlli e di pesare una per· una le difficoltà che insorgono al letto dell'ammalato. Coi frequenti mali di petto che s'incontrano nei militari, gli essudamenti pleuro.H costituiscono uHo dei fatti più interessanti sia pel numero proporzionale, sia pelle conseguenze , e la mia atlenzione ne fu tanto più richiamata da l ''edere come quasi semp1·e riuscissero punto o poeo cfn caci i mezzi te1·apentici comuni o comeJ ancho nei casi acuti e colle potenti risorse natmali di un florido organismo, la guarigione fosse assai lenta e quasi sempre incompleta. Mi capitò anche, e non di rado, in casi di antica affezione plcuro-polmonale, di dover considerare lo. presenza di abbondante essudato liquido come ea.usa pt· incipal e di un tracollo. Pun~o soddisfatto di tutlo ciò divisai , fìoalmeute, di ricorrere alla toracentesi c confesso che non fu poca l'apprensione nelle prime volte e che la differii ancora fin dopo riesciti vani. gli allr1 tentativi e reso n.pplica-


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DlVEHSI CASI

bile il noto aforisma; melù1s est anceps quam nullwn remedium. In tal modo non poteva essere e non fu ehc un mezzo palliativo; ma preBi animo al veder·e che c'era pur sempre un vantaggio incontesl.abile e, più ancora, che non s'era manifestato ulcuno dci tanto temuti pericoli. Ripetei più volte l'operuzione nel,1868 , nell'ospedale di Casel'ta, sorretto dai saggi consigli del direttore cav. Ajme; e sempre con risultati più soddisfacenti in ragione inversa dell'indugio frupposto; con maggior sicurezza proseguii, l'ann0 dopo, nell'ospedale di Cava dei Tirreni , ed infine, ronfortato dall'esperienza ed animato dagli insegnamenti dell'illustre Trousseau, non che da quelli inaugurati nelle nostre scuole cliniche per opera, specialmente, eli Timerrnans e òi Baccelli, mi eonvinsi .talmente dell'innoeuità dell'atl.o operativo e ·del valore della toracentesi, che ora non esi lo a praticarla anche nel periodo acuto dì una pleurisia. Fu in questo ospedale che feci il maggior ' numero di tali operazioni, e qui ne debbo saper grado al degnissimo nostro capo, il cav. Tappari, a cui tanto debbo e per l'autorevole eonfimrw. che diede ai miei propositi. e per la fiducia onde mi volle onorato. La praticai per .essudati antichi, 1·ecenti e recentissimi, sempre 'i n pr·esenza di colleghi, e, specialmente, dei miei coadiutori che poterono tener dietro alle vaJ;ie fasi della malauia fino all'ultimo risulta to; e dico cosa già. nota quando all'ermo che, senza alcuna ec.cezione, fu mai sempre pronto cd evidente un vantaggio, fosse pur relativo, e tale da non potersi ottenere per altra • via, e che, fatta egualmenle in individui apirettici e febbricitanti, non successe mai reazione od aumento della preesistenLe reazione febbrile . I< ' U anzi osserva ta, in qual-che caso, la scomparsa .di una febbre mantenuta dalla raccolta sierosa mede-


Dl PAI\ACENTESl TOR AC!CA

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sima. Unica molestia era, nelle essudazioni recenti, la tosse convulsiva, sintomo closider·ubile pel suo significa to, ma nifestan tesi agli u~timi gelli del liquido. Non fu dunque vaghezza di novità, nè smania di fare, ppr· di fare, che mi indusse a ritenere la paracenlesì non più come ultimo rifug io, sibbene come primo e pitl sicuro sussidio; fu profondo e razionale convinci mento, sì che non provai sorpresa alcuna nell'apprendere. di recente, da un giorn nle eli medicina che il pro fessore Baccelli fa praticare tale ope1·azione dai suoi studenti, come cosa la più O\'via ed ordinar·ia . Ed infa tti perehè indugiare a ricorre1·e a.d un mezzo si efficace? È for·se indiffe;·ente il soggiprno di un corpo straniero nella. caviti\ del petto ? Tutt'altro, e non ci vuole sfoggio di dialettica per provarlo. L'atro.fia del polmone compresso , la dilatazione e lo sfiancamento 'delle cavi t;\ destre del cuore per l'ingorgo del sangue, le congestioni visccrali con disturbo delle relatire funzioni per incaglio del circolo venoso, la stasi nei capillari e la deficiente ematosi, cause prossime di alterata istogcnesi ne sono le co nseguenze successiYe ed inevitabilì. E per di più clù non ved e l'imminente pericolo eli sincope fatale in una volum inosa raccolta, massime dal lato sinistro, per lo stiramr.nto del cuore. e dei vasi maggiori "? Ogni autore vi cita casi di dolorose sorprese di questo ge nere, e tanto più dolorose, in quanlochè avvengono, spesso, come meno sel pensano e medico e ammalato . Posso anch'io cita rvi un o di questi casi io un l'uri ere ·del 28° fan teria, certo i\Ielard Lodovico, il quale, sei anni fa, cadd e, ict1t f'tdmin.eo, mentre, entra to ùa due o tre giorni nell'ospedale, stava mangiando il quar·to, in piedi ed appoggiato al propt·io lotto e pa rlando con alcuni suoi amici della. speranza di uscire presto per essere ormai cessato quel po' di tosse e di affanno chP


816' DIYE!\Sl CASI da qualche giorno lo molestava! Una grande raccolta sierosa nella. pluera sinistra fu la causa della morte. Null' altro rivelò l'autossia. E d'altronde quando lo stato generale dell'individuo o quello particolare della mucosa gastro-enterica controindicassero l'uso dei deplastizzan ti, dei draslici e degli irri!anti 'in genere, (~ Ili si t·iferiscono i principali e più preconizzati rimedi pegli stra vasi di siero, quale partito rimarrebbe a prendersi? Non ne vedo alcun allro di ben indicato: chè ormai va pure estendendosi il dubbio sull'azione dei veseicanti, frizioni risolventi e sim ili. Aggiungasi che, anche nelle contingenze favorevoli, il riassorbimento dell'essudato non avviene che assai lentamente , ed 'il polmone, troppo a lungo rimas Lo avvizzito ed inerte, non torncl più in grado di es'pandersi; tant'è vero che, ove non supplì-· scono le caverne broncheclasìche ed i neoplasmi della pleura, s uccede un avvallamento della parete toracica a misura che i l. 1iqui.do si riassorbe. Pa l'lo dei versamenti sierosi, avvegnachè nel piotomce non siasi conosciuta mai allra risorsa all'infuori della puntura fin dai temp i più r·emoti. Duncrue an che per simili considerazioni, qual partito prefe ribile, se non indispcnsa.bile, si presenta la toracentesi . ~la, nel sostenere il mio assunto, non votrei, o colleghi, dare in un oltro eccesso; vedere tutto per lo meglio e passare sopra ad even tualità contradianti. Sappiate dunque che anche nella mia pratic:a mi è i'lvvenu to di veder uscire pochi g rammi di siero dove ne aveva supposto e pr·edetto qualche chilogramma ed anche di non VP.derne comparire neppul'e una goccitL Questi casi satanno registrati tra gli altri e voi aspetterete a giudicarli quando li avrò esposti. Per ora mi limito ad augurare che simili accidenti non capi tino ad un esordiente perchè, sebbene a torto, ne L·imar-


8 17 rehbe-adontato e·scoraggiato per l'avvenire, senza avere a fRrsene un ca:r ico in faccia alla sua coscienza di medico o a deplorare una triste conseguenza pel malato . · . Sono accidenti .indicati dagli autori e specialmente da 'J;fo·u sseau che ne pal'la con ingenua franchezza e che non debbono trattenere la mano dell'operatore. Ora passo ai casi pratici occorsimi in un periodo, più volte inten·otto , di poco più che due anni, DI PARACENTESI TORACICA

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Il. ~o -

Pie•~one

Francesco, soldato nel 27° fanteria,

~ntrato i~ 23 di.cembre 187'1, veniva riconosciuto affetto

cla pleuro-pneU1nonite crom~ca sinistra con essudati ,di ' ·va-ria natura. Malaticcio da luogo tempo era logoralo daruna febbre lenta e persistente. Esso credeva di essere solo colpito da febbre periodica. L~affezione di petto che andava scoprendosi era per lui una sorpresa e bisognava insistere nelle dimande perchè, rianclando colla memoria le sue sofferenze, accennasse a qualche sintomo riferihile all'am~zionc pleuro.-:polmonale di cui non crasi mai preoccupato. L preparati chiniei. moderarono, non interruppero le esacerbazioni tebb rili . Dowr pochi giorni i segni statiei indicarono un aumento di trasudazione liquida, continuando l'amma. lato a non avvertire alcun dolore locale. Verso la metà di gennaio v'erano tutti gl'indizi dì abbondante raccolta compreso quello importantissimo dell'eetopìa car~ d'iaea•. La febbre etesciuta col crescere dell'affezione locale mantenevasi sempre risentita e la dispnea andava .ogrtor più aggravandosi. ' Il signor direttore confermò la diagnosi ed approvò la· pa:racentesi che venne praticata il •19, lni presente. W!3rano calcolate vicino a due li.iri di liquido. Im-


8:18 DlVEI~SI CASI piantato il trequarti, non esce che una trentina di grammi di limpido siero. Con una candeletta di gomma elastica si cerca di rimuovere quell:ostacolo qualunque che poteva supporsi all'ent1·ata della cannulu; ma. tutto inuti lmente, non ne esce più una goccia. Senza dubbio · si era penetrato in un piccolo scompartimento forrnato da a derenze fra le due pagine della pleura. Desistendo p el momento da ulteriori tentativi, aveva già formato il proposito di rifare quandochessia, in altro punto, l'operazione. Lo stato dell'infermo non presentò in giornata alcuna diffei'fmza, l'indo mani era meno male. Nei giorni successivi comincib a rnostrarsi meno abbattuto e più libero nella respirazione. Ripetuto l'esame locale, rilevai, con gradita sorpresa, una notevole riduzione nella raccolta. Continuò a progredire il riassorbìmento, seomparve totalmente la febbre; con buona cura ricostituente si 1•ialzarono le forze ed il Piccone uscì, riformato, il ,17 febbruio in condizioni sì locali che generali migliorate per quel tanto che poteva. sperars i. La puntura della pleura vi avrebbe forse destuta quell'attività funzionale che era assopita per lungo processo patologico? L'ipotesi mi pare ragionevole e non fa ccio che accennarla. 2°. - Capuzzo 1\Jodesto, cannoniere nel3° artiglieria, di costitnzione' robusta, entrò il 48 giugno 18'7'2 pee pletm:sia acuta sinistra. Qualche giorno prima era stato preso da dolore leggero al costato e da poca febbre. Al primo esame nell'ospedale, che fu la mattina del ,19,.il dolore era già cessato, la febbre appena sensibiìe. Colla percussione ed ascoltazione si rilevò un discreto essudato sieroso, che pr·ogredì notevolmente nei due giorni consecutivi. l)raticata. la toracentesi, si estrassero grammi 2,500 di siero limpido e citr·ino. Una tosse J?Oiestissima as-


lH l'A.RACE.NTES! TORACJCA

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salse sull'ultimo il malato, tosse ehe andò ben presto calmandosi. Non v'em febbre al momen to dell'operazione e non ve ne fu dopo. Il polmone si espanse totalmente e ben presto il Capuzzo provò il più grande miglioramenlo sì locale che generale . lUi ricordo perfettamente che l'indomani dovetti riprendcrlo e privarlo degli abiti per aver commesso l'imprudei1za di alzarsi e girare per l'ospedale eon tanto di sigMo in bocca. Non ·insor·se aleun accidente e s'ebbe guarigione completa. 3°. - Campolo Giovanni, soldato nel 28° fanteria, entrò il 26 febbraio 4873 aftètlo da ptewite cronica con abbondanti essudati plasticj. La sua costituzione era no tevolmente deteriorata. Fu suhito proposto a rassegna, non omctlendosi di intraprendere la cura indicata pel' migliorare la sua condizione. Nel frattem po ~i manifestò improvvisamente uo essudato liquido nella stessa pleura affetta, per· cui si praticò la toracentesi il '14· marzo con escita di circa un chilogrammo di siero non al terato. n 25 del mese stesso potè uscire cd andarsene a casa sua. 4°. - Coscia Ferdinando, ser·genle nel ~9° distretto militare, di buona cosLil.uzione c temperamento nervoso-bilioso, entra va il 1o marzo 4873 per plett1'ite acuta sinistra co n forte dolore puntori o. Un rumore di sfr·egamento indicava la presenza di scarsi essudati plasti ci. Una febbre continua piutloslo risentita accompagnava quest'affezione pleuritica. Si usarono mignatte, fl'izioni risolventi, bibite temperanti. Il dolore scomparve presto, la (ebbre diminuì di poco. Ma una recrudescenza ad ora fissa della giornata e seguìta da copiosi sudori indicava la complicazione di una febbre periodica recidiva, stan techè il Coscia ne a.veva, pct· lo innanzi, sofferto. 11 solfato chinico non riuscì a vincere questi accessi febb rili. Dopo un quindici giorn:


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DIVERSI CASI

la pleurite cangiò fo rm a e diè Iuog9 ad abbondantissimo versamento sieroso. l?u tosto decisa e fatta la puntura. Si oLtennero tre chilogrammi di limpido siero. L'infermo, ipocondriaco ed allarmato, fcbbricilante al momento dell'operazione non ta rdò a provare un fisico e morale sollievo. Pare che quel trasudamento sia stata l'ultima espressione del processo morboso. Presto cessò la febb re sinLomatica; si riescì a troncare gli accessi col solfato chinico, si riparè:lrono le forze e 1'8 aprile, cioè 2~1 giorni dopo, uscì il Coscia con una licenza di tre mesi . 5°. - Algeri Rosario, soldato nel 28° fanteria, di costi tuzione molto deteriorala per malattie pregrcsse, entrò il 16 aprile 1873 e fu ri conosciuto affetto da pleurite m·onica deslt·a con essudati eli vm·ia natum. Constatatosi in notevole quantità quello liquido, fu pra· tiea ta la toracentesi quallro giorni dopo e venne poco meno d'un chilognl.mmo di siero non alterato. Un mese dopo l'Algeri uscì riformato senza che nessun altro incidente fosse insorto. ' 6°. - Bellucci Luigi, soldato nel2° cavalleria, la cui med iocre costi tuzione aveva sofferto moltissimo per malattie ripetute, entl'aLo il i 8 maggio ~ 873, fu riscontrato affetto da febbre pen·oLlica, con ~·d·roemz'a ed insufficienza della mitrale. Pit'.t tardi si constatò un'albwnz'nuria. I mezzi curativi non giunsero in tempo per arrestare i progressi del male. la febb re si fece subcontinua e non ta:rdarono a manifes tarsi gli esiti che già si temevano . Comparve pc! primo un z'drotm·ace destro. Fattasi la puntma il 28 maggio si estrassel'O grammi ' ,000 di siero alquanto albuminoso. Dopo pochi giomi ricomparve il versamen to in grado assai maggiore, ancora dallo stesso lato destro e la mattina del 6 giugno trovai il paziente con tal e ortopnea da far temere un'i mminente catastrofe. ~tinnovai subito la puntura ed escirono grammi 3,300 di siero co i me1


OT PARACENTE!:il 'J'ORACICA

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desimi caratteri. Il polmone ri pigliò la sua attività e si potè pel momento scongiurare un gravissimo pericolo. ~(a, pm troppo! la causa prossima del suo male non solo persisteva ma andava vieppi ù aggravandosi. Un idropert'cardio e, contemporaneamente, un idrotorace sinistro sussr.gùirono alla seconda operazione e misero, più che mai, in f01·se i giorni del pazi~nte. Una terza toracentesi fa Lta il <12 gi~gno lo ritol sero dall'imminente pericolo di sincope, mediante l'uscita di grammi 2,040 di altro siero. Dovetti, il 2.;. giugno, partire pel campo d'istruzione ed il collega dottore Giandolini mi sostituì nel riparto di medicina. So che da lui fu ancora. rinnovata latoracentesi e che il Bellucci potè Lir·ar innanzi per più di un mese, fìnchè la diatw· sierosa lo ebbe spen to il 2·t luglio. Da tale sommaria ma fedele narrazione risulta evidente come questo meschino, colpilo da. incurabile malattia, avrebbe dovuto soccombere assai prima se non si estraeva il liquido man mano che formavasi. 7°. - Narenti Tiburzio, solduto nel27° fanteria, di costituzione abbastanza complessa sebbene in predn ad inoltrata cachessia, entrava il W giugno 4873. Esso parlav'a di ripetute febbri periodiche sofferte per lo in-. naozi senza acccnnar·e ad altro. l'esame statico, che non tralascio mai di fat·c in akm1o, richiamò la mia attenzione sul lato sinistro del petto, e, concorrend~ nella medesima opinione il dottot·e Eliantonio allora mio assistente, si conchiusc Lraua:r·si di pleurite cronica sinistr·a con prevalente essttdato liquido. L'indi viduo erà perfettamente apineltico in quel momento e In toracentesi fu decisa e praticata senza dilazione. Qui fu dove ebbi la sgradevole sorpresa di non vedere uscire una goccia di li(juido. Si fece errore di diagnosi? è questo il più ovvio sospetlo; ma oso ac-


822 DlV1!RSI Cf\51 certat·vi che tale errore non ci fu. l segni caratteristici erano troppo evidenti pe1·chè fosse possib ile, ed i fatti posteriori . confermarono la presenza di essudato liquido unitamente ad altro solidifica to ehc, di certo, preesisteva da lungo tempo. Come dunque andò la cosa'? Senza perdermi in ipotesi avventate dico quella più probabile che gli autori, Trousseau pel primo, ammettono in simile even ienze e che, nel caso cas.o mio, mi parve la più giusta. La siet·osaparietaleinspessita, cedevole, c rilassata nelle sue aderenze naturali, anzichè lasciarsi pcdorare sfonùossi davant i al tt·equa1·ti. Il dottore Elianton io, alla eu i mano franca ed esercitata aveva affidalo l'atto operativo e che lo compi maestrevolmente, mi disse inlaui d'aver provato, nél penetrare, una sensazione di tal genere. L'infermo, a cui sentii il dovere di dar ragion e dell'accaduto, moslrossi rassegnato non solo, rna disposto a subir di nuovo la prova. E questa prova l'av1·ei riLentata se in lui non si fosse rinnovato il caso del Piccone, vale a dire il riassorbimento progressivo dello su~avaso. Voi po tete imrnagimHvi, o colleghi, con quan to interesse ed attenzione dovessim o seguire le fusi del male. OUo giorni dopo, quando consegnai il mio riparto al dottore Giand olini, la risonanza toz·acica fattasi più chiara, e la diminuzione dello spostamento cardiaco erano la riprova e della. giustezza della diagnosi e del •miglioramento avvenuto . Il Narenti non presentava orm:n più r;he il Cl'On ico inspessirnenlo della pleura sinistra e seppi poi che il 30 giugno uscl, riformato, dall'ospedale. , 8° - Do nati Gìo. Battista , soldato nel 28° iil nteria, entrava il 18 ollobre 1873 quanri'io, dopo tornuto dal campo, aveva ripreso il riparto di medicina. I~s::>o presentava un notevole deperimeuto cd er-a affetto da febbuJ periodù:a , per cui dovette prende re replicalamente i


DI PAllACENTRSI T0HACICA

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prepat·ati chinici. Passati alcuni giorni fu colpito da pletmsia destra con sintom i più •di abbattimento che di reazione febbrile. Il dolore era quasi nullo. S'applicarono poche mignatte e si am mini strò una bibita nitrata. Quasi immediatamente comparre un versamento. Il29 dello stesso mese furono estratti 850 grammi di siero non a.lteraLo. Si espanse il polmone senza molestia di tosse, e non rimase a curarsi che la cachessia palustre, ~enz'a.ltro accidente. 11 Donati uscì il 20 novembre dall' ospedale. 9° - Scaccia Angelo, infermiere nella 10• compagnia di sanità militare, di costituzione mediocre, stato più volte affetto da febbre pet·iodica, entrò il20 gennaio 4874, per pleur_ite acuta sinistra seguita da versamento. Il collega dott. Giandolini che, per una seconda volta, aveva preso il mio posto nelle sale di medicina, lo aveva trattato con mezzi comunemente indicati senza trarne alcun vantaggio e nel riconscgnarmi il riparto me ne parlava come di un :caso in cui era evidente · la necessità della tomcentesi. L'infermo aveva febbre moderata al mauino con esacerbazioni verso sera e sudori nella notte, oppressione di respiro, cuore pulsante in basso e sotto lo sterno, milza ingrossata e spinta in basso, risonanza muta ovunque menochè in poco spazio sotto la clavicola. Il Lòrn.ce era simmetrico avendo lo stra.vaso guadagnato posto vei'SO l'addome ed il media.stino anteriore. Il 27 gennaio feci praticare la puntura da)l' assistente dottore Yittadini ed usci rono ·1,200 gra.mmi di siero limpido e citrino. Il giomo dopo furono amministrati i chinacei e la manina del 29 si trovò apiressia. completa, ciò che non era mai arrivato nei gio rni precedenti, malgrado le polveri di citrato chim'co e fen·ico, più volte ripetute.


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DlY.BRSl CASi

L'idroemia era il fatto principale, e malgrado che non si fosse indugiato ad iniziare una CUI'a ri costituente, si rin11ovò 1'idrotorace sinistro ed il 3 febbraio si estrassero altri 950 grammi di siero; dopo di che l'olio di fegato di merluzzo, i preparati marziali e la dieta carnea portarono l'individuo al punto da poter uscire in ottimo stato il 22 febbraio, per andarsene, rifor·mato, a casa propria. '1oo - Costa Gerinoro, soldnLo ne l 7~ 0 fanteria, entralo il 21 gennaio 1874·, negli ultimi giorn i dì servizio del dottore Giandoli ni, era un individuo affranto da ripelUte febbr i miasmatiche, in preda ad inoltrata cacoemia ed affetto dapleu1·o-pe?·1à1.1'dite lenta . Il 26, quando lo vidi per la prima volla, presentava un lieve ess·udato lùjtddo nel pericardio ed essudati plasli ci nella plcura sinistra. Continuai nella cura iniziata dal predecessore e dì r·etta, oltrechè a favorire il riassorbimeoto del siero , a combauue qualche irregolare accesso febbrile ._Poche però erano le risorse in un fisico in via di continuo deperimento . Per parecchi giorn i la malattia non fece che insensibili progressi, quando, quasi all'irnprovviso, un aumento di essudazione pé ricardica ed un ~ersamento sieroso nell a pleura sinistra diedero luogo a gt'avissimi sintomi. Polsi piccoli, dispnea, oppr~ssione, sudori freddi. Era urgente i.l porvi un riparo e lo si cercò nella toraccn tesi che fu pl'aticata il 9 febbraio. L'escitn d'un buon chilogt·an tma di siero produsse un sollievo istantaneo, ma. insufficiente e passeggicro, chè rimaneva semp re l'essudato perìcardi co in aurncnLo e non ta!'dava . a rinnovarsi quello della pleUI'a, e, poco dopo, lo stato del Costa ritornava fra i più grav i ed allarm anti. Battiti cardiac:i alfallo impercettibili :sotto il denso strulo di liquido, polsi :filiformi ed it·regolari , sudori viscidi e freddi , ortopnea, faccia livida, collasso generale.


DI PAnACENTES1 TORACIOA

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Parecchi di voi l'avranno ancor presente alla memoria quell'infermo al N. 51 , che col tronco sostenuto da una serie di g uanciali e col capo abbandonato stava esprimendo i più dolomsi sforzi della natura contro la • violenza del morbo. · Che fare davanti ad un ·fallo material e, che oltre al dar ansa ad un rapido esaurimento delle forze vitali, era, ad ogni istante, una imminente minaccia di sincope mortale? Rimovere questa causa eta l'indicazione urgentissima. Vaghegg iai l'idea di tcntaJ'e, insi eme a quella della pleura, la puntura del pericardio. Conosceva e ponderava gli accidenti grnvissinJi che potevano insorger·e in quest'operazione che non aveva mai nè fallo nè veduto fare; ma pure era disposto a ten tare, troppo pesanùomi il rimanere spettatore inerte di tanta iattura. Rinnovai irutlanto la paracentesi della pleura al matLino del ,, ::J con escita di altri 1000 e più grammi di siero, ri servandomj di chi edere u11 consulto sul partito ideato se non si allontanasse il pericolo. Si ottenne subito un qunlchc sollievo che, questa volta, fu stabile; cssendoehè il versamento plemico più non accennasse a riprodursi. Una Lesse molesta e pericolosa, in cui non ave,·a giovato l'aceta to morfìco, fu troncata con una ùose modera la di cloralio idrato. Cominciò ad alleggerirsi l'all'anno, n sollevarsi il polso ed a ricompot·si la sconrolla li.:;ionomia. Tl'ascorsi dieci giorni dalla seconda operazione l'infermo poteva già. intraprendere una cura analettica e d'allora in poi non cessò dal progredire verso la guarigione. li polmone sinistro riprese, io parte, la sua funzion e, il veJ·samento peric~ardico scom parve per intero, lo stato generale andò sempre migliorando ed il18 nprile il Costa fu in grado d'intraprendere il viaggio per- recar!'i 'a casa propria io Basilicata. A che altro deve attribtlirsi la sua salvezza se non


82.6

DIVERSI CASI

alla sottrazione della raccolta pleurica, per cui anche il pericardio, meno compresso, fu. posto in grado di <~ttivare il ·riassorhimento? · · 1 ·l o - Calabrò Andt·ea, soldato del 72° fanteria, di buona costitt1,zione, entrò l' 'l ·t febbraio pet' febbre pe-. 'riodica recidiva con incipiente cachess-ia. Sospesi gli .accessi dopo ripetute somministrazioni ai persolfato chinico, era in corso una. CUI'a ricosLimente. Un bel mattino fu tl'ovalo con febbre che continuò tutto il giorno senza iùdizio soggeuivo d'alcuna organopatia. L'indomani giaceva impiombato sul lato sinistro con -respirazione breve ed oppressa ma senza accusat' dolore in al cun punto. Fu faci lmente riconosciuta un'abbondante essudazione. L'ottusità toracica si estendeva fino - alla clavicola, la punta deL cuore batteva a destra, nel4° spazio ìntercostale a due centimetri dal bordo sternale. La febbre non era graYe. Era il giorno 12 marzo e fu tosto operata la paracentesi che diede gmmrni 3,285 dì siero normale. Senz'altra peripezia sì potè ripìgliare la cura ricostituente. Il cuore a poco a poco ritornò al suo posto primitivo, il polmone prese a funzionare liberam ente ed il Calabrò fu messo in uscita il ·13 ~a·pri lc. · 12° - Buliardi Angelo, cannoniere nel 3° aetìglìeria , di fisico visibilmente deperito, di temperamento linfatico, già stato due allre volte all'ospedale per dolore di cui .segnava la sede all'epigastrio, entrò nel mio riparto il 9 febbraio. Anche di questo meschino e della lunga. iliade dei suoi mali la maggior parte di voi ebbe conoscenza ed avrà memoria. ' Al primo esame si trovò, al lato destro del torace, risonanza ottusa in tutto l'ambito, meno soLto la clavicola ov'era alquanto più chiara, e rumore vescicolare debole e lontano, ma percettibile ovunque e non


827 velaito da soffio bronchiale, menochè in corrispondenza dei ·bronchi maggiori . L'ottusità epatica, confusa superiormente con quella •della pleura, si estendeva in basso fino a sei centimétri sotto l'arcata costale ed a sinistra veniva a confondersi con l'ottusità cardiaça. La febbre era molto risentita. Non tosse e nessuna alterazione negli altri organi sì toracici che ad~orninali . Quanto a segni soggettivi ci volle non poco per sapere alcunché di concludente: ma fu assai quando disse che da molti mesi andava scemando di forze e spesso, di notte (era d'inverno)., si svegliava madido di sudore, sog~iungendo, con fanciullesca ingenuità, che i suoi superiori gli volevano bene e gli lasciavan far·e quel servi2io che poteva; motivo per cui rimase, in tale stato, si a lungo al quartiere. nall'anamnesi e dallo stato alluale argomentai che la febbre non era sintomatica di aHivo processo flogistic@, sibbene d'un principio infettivo moltiplicantesi. · per eccessiva riduzione organica, e le sue remittenze irregolari, i profusi sudori, il suo tipo infine avevano il carattere della vera (ebbre consuntiva. Fu stabilita la diagnosi di pleurite deslm c1·onica con essudati plasti.d; si notò come fatto consecutivo e subordinato. l'ingo-rgo epatico. Con . alcune applicazioni di mignatte si diminuì la tensione del fegato, ma niun mezzo corrispose a frenare. la malattia essenziale. Gli incalzanti accessi febbrjli ed i sudor'i collìquativi consumavano, con rapido progresso, quel povero organismo. Dopo un mese s'aggiunse . nella pleura destra un essudato liquido ehe aggravò· lo stato locale e geneI>·ale, e.d il 4O marzo, malgrado la febbre, si feee la puntura e si e-Strassero 760 grammi di siero abbastanza limpido.ll'19 sene estrassero ultri '1080. Non cessava dal riprodursi l'essudato e l'ammalato stesso DI PAMCENTESI TOHACLCA


828 DIVERSI CASI jnsisteva per l'operazione che gli procura va un sollievo di qualche giorno. Il ~1 • aprile si tolsero •1370 grammi di siero intorbidato da corpus~oli puru! enti. Avvertasi che l'operazione si fec:e sempre durante uno stato febbrile più o meno forte; senza che ne derivasse maggior reazione. Contin.uando a riprodursi, l'essudato cangiavast m pus con isviluppo di gaz . L'infermo faceva da sè stesso la succussione e lo scuotimento del liquido smtivasi a distanza di più passi. Sì riaperse la pleura col proposito anche di fare iniezioni detersive, al qual u:opo si adoperò l'alcool diluito con acqua distillata. Non s'ebbe alcun vantaggio. A questo punto la ferita si convertì in un piccolo canale fistoloso. Il pus era di un fetore insopportabile che necessitò la seg1·egazione del paziente. Si dilatò la fistola per dare più ampio scolo e si fece uso di una soluzione fenica ch0 riesciva benissimo ad arrestare la putrefazione e neutralizzare l'odore. Il 3 maggio, dopo 84 giorni di degenza, avvenne la mor-te per consunzz"one . Fino agli ultimi giorni aveva con meraviglia rilevato e fatto rilevare da colleghi come l'ascoltazione continuasse a dimostrare il polmone relativamente illeso in mezzo a tanto conquasso. Repertonec,roscopico: marasmo estremo, pfeura destra inspessita a piu di mezzo centirnetro senza aderenze, · polmone ridotto a due terzi del suo volume, di forma erriisfericà e tutto pern1eabil e all'a ria con ingo1·go ipostatico nella parte più declive, diaframma arrossato e friabile per compat·tecipazione al processo morboso . .Fegato quasi doppio del normale senza alterazione nei ! suoi elementi, cuore atr-ofico con degenerazione adiposa. Nel trascrivere questo mio lavoro, dopo la conferenza del 22 maggio, in cui non potei leggcrne che una parte, alla serie dei casi già raccolti, posso ag-


819 giungerne uno dei pi~ singolari e rimarchevoli che è tuttora in cura. 0r-lando Luciano, soldato nel 6° cavalleria, di forte costituzione, di temperamento bilioso, stato sempre _.esente da ogni malanno, se non fossero pochi accessi . di febbre periodica sofferta l'anno scorso a Roma, lo trovai nel mio riparto la mattina del z5 maggio colla generica qualificazione di febbricitante. Esso narrava d'aver avuto i n quartiere due accessi dr febbre a caldo in giorni alterni e rispondeva negaLi:vamente a tutte le domande riflettenti organopatie o disturbi funzionali. L'esame statico rivelò una risonanza ottusa con abolizione del fren.1ito e dell'escursione in tutto · l'ambito del lato - sinistro del torace, sal vo anteriormente al disòpra del secondo spazio intercostale, ove avevasi rif;onanza quasi timpanica e fremito vocale molto esagerato. Il cuore pulsava sotto lo sterno alla base dell'appendiee xifoidea; infine v'erano i sintomi più manifesti di abbondante versamento. Il termometro segnava 39,1; le respirazioni erano 3:2, i polsi H 8 . Fu prescritto un infuso di digitale con nitro. Alla sera si trovò T. 40,2, P. •130, R. 4·2 . . ~lattino del 26 . T. 38,8, P. •1·18, R. 36. Si prescrisse un grammo di calomelano con due grammi di diagrìdio in "o parti. Sera T. 39,6, P. H4, R. 36. Mattino del 27. - T. 38,3, P. 412, R. 29. Si operò la toracentesi si estrassero grammi 2520 di siero· ricchissimo di albumina. Sera T. 39,4, P. •1 08, R. 36. L'ammalato, di car·attere piuttosto ipoeondriaco, si mo_strava confqrtato, e diceva di non provare più un affànno di respiro, eui, a dire il vero, prima aveva poco o punto badato. Mattino del 28. - T. 38,6, P. ·106, R. 32. Rinnovatosi l'esame, si trovò il polmone completamente DI PAltACENTESI TOIIACICA

e


830

DIVERSI CASI

espanto, risonl'lnza.. chz'ara ovunque, meno al disotlo dell'angolo inferiore della scapola, rumore di sfregame.nto alltl: parte laterale e posteriore, soffio bronchiale lungo H bordo posteriore col suo maccim11;m d'intensità all'angolo inferiore della scapola. Il cuot·e andava riavvicinand.osi al suo posto. Nei giorni susseguenti la febbre continuò ad oscillare fra 39°, 40°, non succedendo più alcun cangiamento nei sintomi toracici e non intervenendo, se non dieci giorni dopo l'operazione (16 dopo la- prima febbre avuta in quartiere) i segni caratteristici di una febbre tifoidea. Fin da principio si era stati indotti da.! gt·ado di temperatura a sospettare un fattore morboso latente, oltre il fatto pleuritico. Ena flogosi nel polmone sinistro sottratto, in gran jparte, alla nostra indagine a motivo del versamento, un'influenza miasmatica od infettl"va erano le ipotesi su cui si discuteva coll'egregio dottore Germani mio coadiutore, nè dal campo delle ipotesi si poteva nllora uscire, rnancanùo altri sintomi atti a concretare il nostro pensiero. Frattanto mantenevasi stazionario .il fatto pleuritieo e non volli diffel'ire di più l'operazione. Con ciò si ebbe il vantaggio d! tòr di mezzo una gl'UVe complicazione, e, nel tempo steSSO, di chiarire la diagnosi, fosse pure con dati negativi circa la natura ed il grado della lesione polmonare resa accessibile al nostro esame. Allora potemmo · convincerci non essere a cercarst nella lesionè dei visceri toracici la causa dell'alta e persistente febbre: allora potemmo metterei sulla retta, via di quel diagnostico che doveva essere più tardi confermato. Basti per ora della storia clinica di questo ammalato. Lo scopo è di mostrare in quali circostanze e con quale effetto sia intervenuta la toracentesi.


DI PAUA CENTESl TORACICA

831

III.

Qui terminano i falli clinici, le cui varietà ofi't·ono le principali e più frequenti evenienze della pratica ordinaria. Aggiungerò poco altro circa alcuni sintomi parti colari e sul mod o di regolat·mi in vista dell'operazione. Nella maggioranza dei casi, fra i diversi sintomi di versamenti pleuritici, ho t:rovatò costante e car·atteristico quello del passaggio repenlino dalla risonanza ottusa alla cltia?·a o tilnpanica in un punto più o meno allo della parete anteriore, secondo l'abbondanza dell'essudaLo . Kel qual punto anche il lJ'emito è assai più · rinforzato e talora la mano lo percepi sce in mo do sorpl'endente. La della risonanza è quella che i fr·ancesi chiamarono b1'Uit skodt'que in omaggio al nome dell'il,lustre cli nico viennese che primo o megli o la descrisse. Non comprendo corne lo Skoda di ca che, per produrre una marcabile ottusità, lo strato d'essudazione debbe ~vere almeno lo spessol'e di un pollice, e che un essudato, solido o liquido, allo divc?·se linee rimane senza influenza sulla risonanza. S< non mi sono grandemente _ingannato, ho sempre polu~o rilevare una sensibile ottusità an che in essudati di pochi millimetri. Osservai che i grandi e repentini stravasi avvengono, spesso, senza pi'ecedcn za di forte dolore puntorio e che il più delle volle la diagnosi non è indicata nè aiutata da sintomi soggettivi, per· cui è d'uopo non mai tralasciare dal fare la percussione e l'ascoltazione e ritol'narvi con insistenza quando esistono sintomi razionali di un latente processo morboso. È l'uni co modo per non esserne soprafa tti. Ricorsi alla paracentcsi del petto sempre quando P


832 DIVERSI CASI liquido giungeva a sollevare e comprimere il polmone r·i.ducendolo, pel' e.;em pio, a due terzi del suo volume. Nel pratic'arla seguii il metodo più comunemente descritto dai classici; breve incisione cutanea prima d'introdurre il trequarti, questo di media grandezza e fornito, al posto del padiglione, di un disco scanalato su cui si fissa con un filo l'estremità d'un pezzo d'intestino lungo non più d'un decim etro che compie mirabilmente l'ufficio di valvola. Il pun to i:l' elezione all' angolo dell'ottavo sp'azio a destra, del nono a sinistra. Non m'è mai arrivato di clovet· cangiare, la qualcosa non presenterebbe difficoltà. Ordinariamente faccio eseguire l'operazione dai giovani assistenti. t facilissima, ma, poco o molta, v'è nei. principianti una titubanza che bisogna superare. All'infermo ne parlo come d'un affure da nulla e nascondo ogni apparato di cose e di persone. Esso prova un grande confort o morale alla vista del liquido ed è già prevenuto della tosse onde pou·ù. essere assalito. Anche nelle sale d'un ospedale v'è la sua piccolo. tl'adizione, e gli stessi infermieri o gli ammalati più anziani animano l'operando con esempi di casi preced uti. Non mi avvenne mai di trovare renitenza anche nei più facili ad allarmarsi . Nelle recidive il paziente medesimo richi~de l'operazione. Ripeto che di poche cose son così persuaso in medicina, come dell'utilità delle toracontesi . Ho recato fatti tu t ti conosciuti o da voi o da altt'Ì coilegiJi ehe o~'a sono altrove, e potete giudicare se nei due soldati che soccombcttero malgTado la toracentesi,· questa non , ha, per lo meno, giovato a dare sollievo e prolungare la vita. Giudicate pure, e liberamente, i due casi di nessuna od insignificante riuscita immediata dell'operazione; mettete, se vi piace, nel calcolo delle controindicazioni


833 quest'eventualità, ma in tal caso, valutate la proporzione di 2 su ~13 nella serie presentatavi. Se con questi miei fatti son riescito, in qualche modo, nell'assu nto propostomi, quello cioè di mostrare essere. sempre altrettanto giovevole quanto più pronta codesta operazione , siami ciò di scusa pel rnolto, forse troppo, parlare che ho fatto di mc stesso; pensando io che la praLica di un mezzo preconizzaLo da sommo · maestro possa essere validamente confermata dalla sua buona riescita nelle mani di umile discepolo e che ciò debba persuadere chiunque ùclla sua facile attuabilità. DI PARACENTESL TORACICA

D. B onHONE

Capitano .medico


CONTRIBUZlONE ALLA

PATOLOGIA DEGLI ORGANI DEL PETTO

Una pleuro- polmonite che mi occorse di cm·are or non 6 molto, presen tò, per diffusione di flogos i a.l pericardio e pet· allt·e ragioni, alcune difficoltà, non tan to terapeuticbe, quanto diagnostiche, le quali me1·iLano pur qual che riflessione, appunto percbè sorte in una malattia delle più com uni ad osservarsi e la cui conosceuzn è fondata su dati i pi ù positivi, quali son quelli rilevati dalla esplorazione stalica del torace. l 'incertezza in cui mi sono per più giorni trovato c l'esitazione nel formulare un giudizio diagnostico rngionato e completo fino o. malauia inoltrata dipendevano fo rse dal non sapct' io compiutamen te rintracciare e \'aiutare i fenomeni più significativi della specie morbosa, ma non son tuttavia senza qualche impol·tanza nell'all'ermare una volla di più la possibilità che in certi casi anche il medico più oculàlo e più perspicace tl'ovisi , in faccia a fenomeni di oscuro od equi voco signi11 cato. Quivi l'importanza del caso clinico di cui sto pe1· l'are una succinta narrazione. Se il soffio e la voce cavernosi, ritenuti come segni di caverne polm on@li, furono rilevaLi in modo cerLo


835 su ammalati che non presentarono poscia all'auLossia altro che indurimcn ti polmonari tìe mmasici o tubercolari o per condensamenlo d'a comp•·essione prodolla da copioso versamen to pleurili co (1); se il got·goglio medesimo, dal celebre J'accoud ritennto come « il segno meno ingannato1·e delle escavazioni polmonari », può, com'io stesso ho ossP.rvato, essere seguito non solo da respil'azione cavernosa, ma dopo al cuni giorni soltanto da soffio bronchiale di inl.ensi tà decrescen te nno ad essere alla sua volla sostituito da semplice espirazione prol ungata (2 ); che cosa sarà da dirsi di certi feno meni non comun i, quali segnatamen le rumori intra od éxtra-card iacì aventi insolite qualità di sede, di durata , di suono? (3). CONTRlBUZIONlil" ALLA PATOLOG-IA DEGLI O.Il.G-ANI, ECC.

(1) v. S. JAccouD. Lezioni di clini cc~ medi ca, traduzione napoletana 1S72, p. 15:!-51. (2} Ho osservato quesla successione di fenomeni in un soldal<> affetto da broncbHo capillare nello stadio di declinazione. Di mano in mano cbe il miglioramento progrediva i citati fenomeni stntici cambiarono di carattel·e, ond'io t·imasi co1winto che nell a ra pidità con cui g li enmue1·a.ti cambiamen~i s uccessero (in meno di 15 giorn i) s i abbi l'l. plattsibil ~ t·agione d i ritener falea la diagnosi, dappri ma fatta., di caverna tubercolare nel punto in cui si e rano rilevati, cioè nel conlro del lobo superiore del polmooe sinistro. {3) Non è g ra n temvo che un mf\lato di endopericat•(lite con soffio sistolico costante all'orilicio aortico, ditl'uso, mi pl·esentavà un !i(lvG f regamento setaceo alla punta, accresciuto dalla pt•essione, di suono chiaramente limpawco certo dipendente dalla comunicata risonanza stomacale per fregamento della puuta contro i l diafi·amma. Ta !rumore cessò di farsi sent~1·e dopo alcuni gioi·ni all'inso1·gc t•e dei segni di versamento. Coiltemporane arneu~e ho rilevato in un emp iemico allo stato eli marasma un pigolìo sistolico alla punta. Ques to pigolio cessò più g iorni prima rlella morte, la quale permise di rilevare, all'autopsi a, ipertrofia concentrica del ventricolo sinisl.ro con dilataziouu dell'oritlcio JD.i trale (mm 103) e dilatazione piit note\'ole ancora nell'oriJìcio tricus1>idale (m.m. 127), benchè in vita i suoni del cuore fossero in ogn i punto d'ascoltazione, tranne quello de ll'orificio mitralo, ben chiari e s ce vri lla qu alsiasi ul~e raz.ione. È dillicile in questo caso spiegare soddisfacen temente il modo di fqrmazi'one dell'osservato pigolìo; per conseguenza non ho· la temerità di arr iscbiat·e un'ipotesi malfondata. Aggiugnerò soltanto, poichè il pigolìo Viene attribuito generalmente a rest1·iugimento d'orifici, che io questo caso taoto l'aorti co quan~o il polmonare non erano per nulla rist.rett.i. essendo stati riscontrMi il 1• di m m. 68, li 2• di 78.


836

CONTRUlUZIONE ALLA PATOLO GIA

Cotali ed altri simili fatti comprovano sempre più quanta prudenza sia necessaria nell'apprezzamento dei segni diagnostici, non ·esclusi gli statici, i quali generalmente hanno un valore posi tivo; conciossiachè quel significato che essi possono avere nella generalità dei casi, venga talvolta a mancar loro per ragioni partìcolar·i desunte non solo dallo stato dell'organo in cui nasce il fenomeno, ma eziandio da quello degli organi o tessuti circostanti , capace talvolta di imprimere al fenomen o stesso rirnal'chevoli modificazioni. Tanta del resto è la varietà delle possibili contingenze che, malgrado i serf studi fattisi a qu esto pr·oposito da Lacnnec in poi, per· i quali l'e.5ercizio della medicina pe1· la maggior parte delle malattie di petto ha acquistato nn positivismo che prima era ben lungi .dal possedere, è difficile il più delle volte, anzi è temeraria cosa l'afferm are che la condizione fisi ca produttri ce di. un dato fenomeno non possa essere di natura diversa dalla solita e muovere da causa morbosa. nuova anr.ora non ben conosciuta, ovvero che, essendo della solita natura e proveniente dalla solita causa morbosa, non possa, per· l'intervento d'un'in solita cit·costanza anche di poco momento, dar nascimento ad un segno diverso o travisare il segno ordinari o con caratteri nuovi. Inoltre Laluni fenomeni infrequenti possono essc1· prodotti dal concorso di più circostanze rare ad incontrarsi riunite, onde rim ane pur sempre apertO iJ campo d'OSS8l'Vazione anche agli studiosi di questo ramo dello scibi le medico. - Non è dunque soverchio scrupolo il porre in confronto i segni stalici coi razionali onde vengan • meglio rafferma ti i cri teri provenienti dngli uni e dagli altri; e ancora merita di esser tenuta in pregio la massima che, tranne pochi segni veramente patognomonici, l'importanza dei med~simi è pur sempl'e relativa, e che la diagnosi più precisa e pi ù certa è


'DEGLI ORGANI DEL PETTO

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quella che emana do un moggior numero di segn i conducenti tutti ad un medesimo giudizio. - Or domando scusa del troppo lungo preamholo e vengo subilo alla proposlami narrazione. Spineda de Cattaneis coote Lodovico, furiere maggiore nel 2° granatieri, era un 'gi ova~e di 27 anni, robusto come la maggior purLc dei Ff'iulani suoi conLerranei; non portava con sè labe di sorl~, nè gentilizia, nè acquisila, cd aveva compiuto 7 anni di ser"izio senza mai ammalare. Alto della. statura, conte non tuLli i ·granatieri lo sono, avea però nel terzo inferiore dello sterno un'incavazione dall'avanti all'indietro, che dava alle eartilagini costali corrispondenti un'insolita convessilit. Verso la fin e di febbraio u. s. la florida salute di Spineda era do. qualche giorno disturbala per un foruncolo svoltosi nella narice si nistra con tumefa zione flemmonosa della guancia corrispondente; ~ volgeva questa locale mani festazione a guarigione, quando senza causa nola e senza che egli avesse per nullll alterato le sue piuLlosto ordinate abitudini, prcvio un malessere ir~d efinito della durala di 2i. or'e, scoppiò il 4° marzo una fe bbre intensa a cui tosto sì aggiunsero un penoso aftànno di respiro cd un vivo dolore al Ialo destro del torace di sollo il capezzolo irradiatilesi all'inùietro fi no alla scapola. Questa febbre durò senzn variazione apprezzabile il giorno ~ e parve avcm alquanto rim esso il mattino del 3, motivo per cui, c in considcrm:.ione della dominante infezione palustre, si cre dctle utile amministr·are un gr•ammn di solfato chinico in quartiet·e stesso. Visto poi che nella giornata i fenomeni si· eran fil lti nuovamente incalzanti, venne il malato accompagnato dal medi co del corpo all'ospedale; dove osservaronsi in alto grado i sintonti suindicati, fr a cui primeggiava una dispnea soffocan te, non senza mo-


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CONTRIBUZlONE ALLA PATOLOGIA

strarsi aggravata da un elemento in app arenza spasmodico e senza innalzamenlo della temperatura proporzionato all'intensità çlei disGrdini funzionali. Lo stato del paziente d'altronde non permetteva un esame statico accurato . Quest' esame, praticato con diligenza il mattino seguente, non dava a riconoscere, nè alla percussione, nè all'ascoltazione, alcun segno di morbo polmonare o ca1·diaco; sicché, persistendo diminuiti il dolore e la di spnea , nè essend o a rilevarsi manifesti i fenomen i della piressia, la diagnosi rimase molto jncerta. Così per vari giorni dopo l'amministra1.ion e d'un nervino, del solfato chinico per due volte, e su ccessivamente della ·digitale, dell'aconito e del tartaro stibiaLo non si ebbe a nolo.re modi ficazione alcuna , tr·anne che il polso andò via via rendendosi più forte, il dolore e la dispnea offrirono lievi difierenze di grado poco apprezzabili e non attribuibili ai somministrati rimedi. Lievissimo e momentaneo fu il soll ievo prodotto dall'applicazione sul dolore di uno. carta senapata , nè rnuggior eil'clto si ottenne da uq. sanguisugio sulla stessa località la sera del 7, ad eccezione d' una maggior libertà di circolazione c;on polso grande e pieno e co ll'insorgenza di una decisa piressia. L'aconi to, la digitale, il lauro ceraso, le ppzioni nilrate non impedirono che la sera del giorno seguente (8) l'apparato morboso si aggravasse al punto da indurre l'uiiiciale medico di guardia a praticaJ•e un salasso; il quale per aver recato qual che mitigazione dei fe nome_ni morbosi venne ripetuto il mattino del 9, senza però desistersi dall'uso della digitale, se non alla sera di questo giorno per esser·si lrovalo il polso in·egolare, sebben forte, e per l'insorgenza di copioso sudore per nulla benefico all'ammalato. ll sangue cotennoso, benchè quello del secondo salasso eontencssc buona copi o. di siero, la comparsa di nuovi feno meni e l'esame


839 statico, bencbè difficile e completalo soltanto a più riprese, cominciarono a rischiarare la diagnosi. Difatti tra 1'8° ed il go giorno, oltre lu febbre spiccata con polso pieno, forte, dicroto, f1·equente, ampio e régolare, tranne la sera del 9 come è stato detto, e ciò malgrado il pt·onto ritorno all'uso continuato della digitale, oltre una anormale robustezza ed estensione dell'urto cardiaco, oltre la dispnea e il dolor di lato alquanto diminuiti, ma non cessati, ollre la comparsa di una iniezione cara tteristif:a del volto e di una tosse secca, alquanto stizzosa, che fino allora aveano fallo difetto, si cominciò a sentire una leggera oscurità di risonanza alla percussione nell e parti inferiori del torace e segnatamenLe a destra, ed un rantolo sottocrepitante all'ascollazione, profondo c non molto esteso, prima a sinistra, quindi anehe a destra. Da ciò si vede come andasse delineandosi il quadro sintomatico della polmonite e come questa mostrasse di risiedere nella porzione inferiore di ciascun polmone, cioè nel lobo inferiore del sinistro, nell'inferiore e nel medio del destt·o . Più chiara e più completa ancora sembrava rendersi questa diagnosi nella settimana successiva per l'aum ento della tosse, per la progressiva accentua zio né della mattezza toracica nelle regioni posteriori, per la comparsa d'uno sfregamenlo plemitico rilevato nel lato destro alla metà circa della sua altezza e per un certo grado di diminuzione, a l di souo di questo livello, della vibrazione toracica; segni quesli, in unione alla cessazi one del1antolo suindi cato, della formazione di essudati: .... se non che, senza far caso di un piccolo ascesso solto aponeurotico prescntatosi all'esterno dello stinco sinistro; guarito perfettamente in meno di tre giomi dalla praticata incisione, e ~i un altro più piccolo formatosi al Iato sinistro della radice del naso, guariLo DEGLI ORGANI DEL PEUO


8~0

GONTRlDUZIONEl ALLA PATOLOGIA

per assorbimento in meno di 20 giorni, rilevaronsi dal ~3 in poi nelle funzioni del centro circolatorio, oltre il notato urto robusto e.d esteso, segni statici non coIQUni e di assai difficile spiegazio'ne. Dapprima si rilevò una debolezza notabile, giunta spesso al grado di mancanza assoluta, del suono diastolico al focolar·e dell'aorta, ed in questo punto medesimo un rumore anormale sistolico acuto e netto e come membranoso, ben più spiccato del tuch norm a le. Questo rumore tre giorni dopo pt·esentava un maximum d'intensità alquanto più in basso, a destra dolio sterno, ed era sentii o chiaramente nella metà desLl'a del tot·ace, anche alla dislanza d'un palmo dalla sua parete. Un •allro giorno dopo acquistava un timbro decisamente cavernoso, che io paragonerei al rumore che si può prodmre 1:ol pronunciar sottovoce la sillaba diù oppme col vibrar bruscamente tma ve1·ga enti'O un liquido contenuto in vaso di cui non occupa l'intel'a capacitit. Questi nuovi sintomj, se nulla toglievano al quadro fenomeni co del morbo pleuro-polmonare, eran causa di forte sospetto sullo stato del cuore o quanto meno del pericardio, e maggiormente rendevano clillìcile il giudizio: a qual e dei due appar·ati, r espiraLorio o circolatorio, fossero principalmente da attribuirsi i disordini funzionali accennaLi, com e la 'febbre pill o meno spiccata, il polso frequente, vibrato e dmoJ i sudod insistenti, la tosse più o meno stizzosa, benchè sempre secca, la sempre rimarchevole dispnea. Égli é perciò che io continuai a trattare il malato con una dieta piuuoslo severa e coll'uso or della digitale, or del nitro e del lauro ceraso, or dell'aconito, or del chermes minerale, or del solfato di chinina a dosi frazionate. Lo scopo di quesl'ullima. prescrizione, com'è ovvio a rilevarsi, era tjuello di abbassare alcun poco la temperatura febbrile che ora più non faceva difetto; illl-


DAGLT ORGANI DEr, l'ETTO

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perocchè e per la eminentemente attiva rappresentanza sintomatica e per l'assenza di quella particolare impronta che un occhio esperimen tato quas i semp1·e riscontt·a nello infezioni miasmatichc, questo caso era da crederai costi tuito da una flogosi genuin a e da non confondersi colle numerose polmoniti e pleuro-polmoni ti infetti ve che avemmo a curar·e nell'ospedale militar·e di Roma nella trascorsa pdmavcra e che non erano ancora cessate nel mese di giugno: polmoniti e pleur·opolmoniti che dal quadro più minaccioso passuvaoo, come per incanto, a corso benigno ed atta completa apiressia, volgendo poscia più o meno rapidamente a guarigione, per l'a mministrazione di dosi febbrifughe del solfato medesimo. ! ddl 20 marzo, c1oè il 20° giorno della malattia, il fregarn enlo pleuJ"itico erasi esteso nIla regione sopramam maria c, malgrado la persisten1.a della febb re e d~lla dispnea, semb rava alquanto calmala la tosso, la quale (non mi astengo dal ripelerlo) non solo non avea dato luogo sinor·a ad uno sputo sanguigno o rugginoso , ma erasi mantenuta secca in tutto il senso della pa r·ola. A me parca di scorgere da cir·ca due giorni una diminuzione d'imponema nell'insieme dei sintomi razionali, quando la sern del dl 20 marzo testè accennato, verso lu mezzanotte, io mezzo a tenomeni della massima gravità, con senso eli soffocazione, vomi ti e lipolimio, s'apre la via pei b1·onchi una vomica, pet•la quale la intera notLo passn oltre ogni dire tempestosa e piena di perico lo. A cosillaLta catastrofe successe e du1·ò lungo tempo un'espetlo razione pumlen la, dapprima copiosa e ad accessi nollur·oi con qualche vom ito, tosse esacerbata e senso di so O'o caziono e di lipotimio, quindi mcoo copiosa e fluente con maggiore unifo1·mitò, restendo circa un mese piLt tardi i caratteri di mucosità elaborate, Gfo••nale di medicina militare.


84,2

COI'{TRIDUZIONE A.LL.\ PATOLOGIA

che andarono via via perdendo le tracce di pus e persistettero in piccola quantità sino agli ultimi giorni eli degen za all'ospedale, cioè ben più eli ~O giorni dopo lo scopp io della vomica. Ripartendo da questo punto ho l'obbligo di ricordare che quatLro o ~~ inque giorni dopo era insorto un leggero appetito, molto opportuno per incoraggiarmi a provvedere alla mancaL':tte nutrizione ~ol somministrare qualche vivanda più nutritiva, come uova, pollo od arrosto, un po' di vino, ecc., pur continuando nell'uso dei minorativi n degli espettoranti dapprima, venendo più tardi all'applicazione di rivulsivi cutanei c, poichè notavansi pur sempre pulsazioni cardio-arteriose robuste e vibrate, consociando la digitale agli amari cd al vitlo ricostituen te, che per lungo tempo non si è polu to dare in maggio[' copia del qttrt?·to. In quei giorni avea cessato di farsi sentire quel particolare rumore isocrono colla sistolc cardiaca; era comparso invece, come ho già Jello, più in alto di prima il fregamento pleuritico; persisteva la matlezza nella parte inferiore destra e posteriormente scntivasi come l'elevazione in massa del polmone ed oscuramente un po'di mormorio vescicolare; succedeva pochi giorni dopo un rantolo I'Ussante e dopo un intervallo di pochi allri giorni , mentre e1·a diminuita la risonanza della base del torace sinistro, notavasi ft·egamento plcu~itico nella regione sopramammaria di questo lato. Dopo ciò e dopo tre settimane circa di silenzio tornossi a far sentire, nella metà inferiore del margine destro dello sterno, un rumore lontano, come di sega fìna, incostante, isocrono colla sistole cardiaca. Dopo circa una settimana questo rumore, sempre sistolico, si rese costante e più manifesto al limite interno del ~o spazio intercostale dcstt·o, pigliando poi ben tosto il carauere di sft•egamento setaceo. Indi a quattro o cinque giorni


DA'GU OR'.GANI DEL P.E'l'TO

il rumore medesimo, pur copservando il timbro e lp. se(i'e ar.cennata, invece che della sistole, si fece ~ocio della prirna posa ·del cuore e cessò poi in modo definitivo, dopo olLre una settimana. Contemporaneamente alla scomparsa di ogni fenomeno statico dalla parte del cuore, diminuirono· la fer?.:a, e la_bruscheria. delle pulsazioni di questo viscere, egHalmente che quelle dei polsi arteriosi, i quali si resero espansi e cedevoli pur manteneridosi nella frequenza al disopra degli 80 al minuto. -Del resto l'inco,roinciata convalescenza progredì lentamente senza a.c cidente degno di nota. Degna di nota sarebbe sol'tan~0 , se non fosse cosa inerente alla natura stessa del!<~.. condizione pat0logica da cui provengono, .l;:t capar11ietà ùi alCuni fenomeni statici rilevati nell'apparato resgiratorio: in forza della quale caparbietà iJ 26 magqio, v:ale. a dire dopo 87 giorni di malattia ed ~4 di degenzà allo spedale, quando il furiere maggiore Spineda par~t per recarsi nella salubre aria nativa a compiere una convalescenza di 90 giorni, oifriva ancora ·segni dì infa:rcimento polmonare e di essudati. pleurìticì, consìstemi_in risonanza diminuila con mormorio respiratorio oscuro e profondo in tutto il quarto inferiore del latò destro e nella parte posteeiore del quarto inferiore mr!èlesiqro_ del lato sinistro, nella quale ultima. parte maJl,C(}.Va pure la vibrazione toracica. Però questi fenomeni, quando il 3·1 agosto rividi il predetto furiere maggiore reduce dalla liconza, erano totalmehte scoìn,.. pa:r;si, e· la normalità delle funzioni cardio-polmonari ~.eniva comprovata da uno stato generale di nutrizione lodevo!fssirùo. I fenomeni più salienti dal punto di vista della diagl},.osi né! caso narrato sono principalmente: 1o segni razionali e statici, costanti, benchè dapprincipio incompleti, di flogosi estesa pleuro-pol.monare; ~o segni


8.t4

CONTRIDUZLONE AT, l,A PATOI.OGH.

razion ali equivoci e stati ci incostan ti di flogosi nel peri card io Epperciò, siccome i segni della flogosi polmonare precedellero e seguirono i cardiaci e furono, com e per numero, così per gea vità predominanti, benchè taluno di questi ultimi per qualche insolito carattere mi abbia maggiormente colpito, è da conchiudersi che la malallia fondamentale è stata una pleuro-polmonite doppia. Questa conclusione, abbastanza logica per le ragioni testè accennate, vien poi confermata d <;~ Ila formazione e dallo scoppio di una vomica, la quale naturalmen te tolse ogni dubbio a questo riguardo. I segni morbosi poi r ela tivi al centro circolatorio, c massime gli sLatici coincidenti or con questo or con quel momento dell'evoluzione cardiaca, provano, a mio giudizio, che quest'organo, in grazia degli stretti rapporti funzionali e di contiguità che tiene coi polmoni , si è risentito del morbo polmonare, sl per irradiazione ove si parli del cuore propriamente detto, sì per diffusiqne di flogosi ove si parli del pericardi o. Sono clifalli gli esiti della perica1·dite che p1·oduccvano gli indicati fenomeni statici cardiaci, i quali per la loro variabilità di sede, di tempo, d'intensità e di timbro vestirono precisamente i caratteri diffe,·enziali del fregnmento pericard ico dai rumori intra-cardiaci. La prontezza con cui i fen omeni medesimi si dissiparono in confronto coi fenomen i polmonari dimost1·a la poca tenacità degli esiti accennati, e questa illeggier grado, l'importanza tutt'affatto secondaria della flogosi che gli avea prodotti. Per quanta parsil)1 on ia di ragiona menti mi sia imposta , non so tuttavia astenermi dall'arrischia re un'ipotesi a spiegazione del ru more cavitario sislolico sentito a destra del torace, rumore che non è da confondersi con quello di fl uu uazione o di ruota di molino ~ tato sentito (Laèmec e Bricheteau) nell'idro-pneu rno-pericardio, che nel caso in questione vuoi essere escluso.


845

DAGLI ORGANI DEl, l'ETTO

sl per la mancante risonanza tirnpanica ai prccordì, sì per Ja chiarezza dei suoni cardiaci . L'insieme dei . fenomeni morbosi e specialmente la scarsità degli statici in confronto colla gravità dei funzionali dimostrano che in questo caso trattavasi di una polmonite latente, di flogosi di una parte profonda dei polmoni, benchè .associata. a pleuritide, e parlando più particolarrnente del polmone destro che era il più gl'avemente all'etto, lo stesso rumore di cui cerco la ragione m'induce a credere l'infiammazione e l'ascesso essere stati nella parte concava presso l'ilo del polmone medesimo. In questa supposizione non è a far le maraviglie che il pet·icardio, in istato per lo meno di siccità patologiéa, compresso da una parte dal polmone inturgidito per infìa,mmazione e forse più ancot·a per un ascesso considet·evole, scosso dall'altr·a da pulsazioni esageratamente vibrate del cuore, subisse fl'a le sue lamine un attrito ruvido ed anormale, causa pe1· sè stesso e pro- . babilmente anche per l'aggiunta di un elemento comunicato dalla. fluttuazione del liquido contenuto nel~ l'ascesso, di un rumore tutto speciale. Confesso però che questa non e che m1a vaga ipotesi, cui pongo avanti con molta riserva allo scopo sol.tanto di unire un picr.olo obolo eli rifle~s ione al ·piccolo obolo di materiale che forse temerariamente ho avuto intenzione di portare colla narrazione presente nl grande edificio scientificoprati co della medicina.

c. POLA Capitano m.edico.


SULLE ESIGENZE DELL'IGIEN.E NELLA

COSTRU ZIO NE DEGLI OSPEDALI

LF.TTERE 01 U~ M EDICO~liLI'I'm AI GIO VA~ ! SUOI COLLEGIIJ

(Conti n uaz. v. /l'o 6, pag . .>73).

LETTERA 73 Ae reazione senza riscaldamento artificia le.

Quando l'atmosf'e 1·a esterna non sia molto agitata, e neppure in condizioni igrometrich e o termornctl'iche sfavorevoli, allora certamente, per ottenere il rinnovamento dell'a ria in un'infermeria , nulla v'ha di meglio che procu1·are a questa la massima libcrtil eli comunicazione con l'otmosfera generale, mediante l'effetto di ampie · e ben ùisposte aperiure. Cosl infatti si ha il tipo di una buona areazione, è su di osso si basano appunto, sia i eecenti dettami della scienza circa la stt:uttura architettonica degli ospedali permanenti (a pad igl ioni isolati), come anche l'applicazione delle baracche e delle tende ad uso dì ospedale temporaneo.


SULLE ESIGENZE DELL'lGIEKE NELLA COSTRUZIONE, ECG. 847

Onde però ottenere nel miglior modo questa, che possiamo chiamare aereazionc libm·a, è necessario che l'edifizio trovisi in posizione ben favorevole, che il piano architellonico di esso non incagli la libera cir·colazione dell'énin, e che la disposizione e la struttura deÙe infermerie, non che dell e rispettive aperture, siano tali che l'aria possa ·entrarvi liberamente e circolarvi per ogni dove. In tal maniera si ottiene che, agli effetti dell a diffusion e per conlatto immediato, si associuo quell i, assai maggiori, delle correnti atmosferiche, cioè dci venti. E ben si comp1·ende di quale potenza debbano riescire queste correnti natur·ali, quando si consideri che, come già esposi nella pi'ocedente letLera, con una atmosfera apparentemente tranquilla si ha tuttavia un movi mento reale della velocità media di '1000 metri all'oeà (m. 0,28 per secondo), vclocitù. la qua le cùn un venti cello appena sensibile ri esce di 3000 metri (m. 0,83 per secondo), mentre con un vento così detto fresco giunge a 45000 metri (m. 4,17 per secondo) . È superfluo il dire che, non debbonsi lasciare aperte le finestre allorq uando la velocità della corrente superi una certa misura. Ma, anche supponendo la condizione/ meno favorevol e, quella cioè dell'apparente incrzta dell'atmosfera, in una camera oppoL·tunam cn te orientata e con due fin estre opposte, di due metri quad mti di Juce per ciascuna, avremmo già il passaggio di ~ 000 metri cubi d'aria all'ora. Sorgerebbe ora il quesito: sino a qual grado di velocità delle correnti atmosferiche si possa fruirne liberamente, senza temer danno pet' gli ammalati. ì\la una soluzione dii·etta ed assoluta eli tale quesito riesce impossibi le, attese le num eroso circostam.e che, inerenti agli in dividui od alle cond izioni stesse dell'atmosfera, valgono ad influire sul risu ltuto .lnfatti, per quanto


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SULI,E ESIGENZE DELÒCIENE

conce1·ne le condizioni fisiche dell'aria atmosferico., nessuno ignora quanto diYersa impressione ci arrechi la sua velocità di movimento, a seconda della temperatura e dello stato igrom etri co . Così un venticell o della veloci tà di m. 0,83 per secondo, ci torna assai gt·odito quando l'atmosfera abbia una temp01·a tura di 20° o 25° C, ma ci può riuscire inco modo, od anche o o 110° C. Lo dann oso, ad una temperatuea di stesso dicasi del l'inUuenzu dello stato igt·omelrico, dappoi chè, a pari velocità di mo,imento, l'aria umida rafl'redda il corpo maggiormente che l'aria . secca. Del resto - amo ripeter·lo ancora - nell'oll.et'llélliva fra il dover esporre gli ammalati agli eOctti del freddo, oppure a quelli del viziamen lo dell'aria, dobbiamo francam ente aLlenerei al primo pal'tito, siccome il più sagg·io; imperocchè i dauni del freddo posson o, sino ad un certo punto, essere evitati con buooe coperte da !eLLo, menLre in>e~e le conseguenze del ,·iziamento dell'aria, sempre assai più gravi, sono anche inevitabili. Però, i n un ospedale ben costt·utto, devono anche esistere mezzi poi quali, nel caso in cui le sfavoreroli condi zioni igro·Lel'mometriche dell'a tmosfera generale obblighino a rinunciare nll'o.creaziono libera, si possa tulla via ottenere un sufficiente ri nno,·amento dell'aria delle infermeri e, cioé qucll'aercazione naturale che diremo limitata. I congegni a tale scopo im maginali sono cosi molteplici che troppo lungo riesci rebbe anche il solo enumerarli. :Ui limiterò ad un bre\·e c;enno dei più semplici e di provata efficacia. Uno assai util e ed affatto co mune si è quello delle persiane, le quali, se fornite di stecche orizzontali, mobili sul loro asse, valgono ad aumentare o diminuire la corrente d'aria che passa per gli interstir.i ed

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NEI.;LA COSTRUZlONE DEGLI OSPEDALI

84:9

iJ).sieme a dare ad essn quella dil'ezione verso la ver~ ticale ùell'infermeria che si reputi più vantaggiosa. Oppor(unissiàle poi sono le persiane a lamine di vetro, s~at.e ultimamente ado ttate in alcuni ospedali inglesi, potendosi con queste ottenere del pari il pa ssa ggio <lell'aria e della luce. Ma lo studio e l'applicazione delle leggi fisiche ci f-ernjl'ono mezzi d'ael'eazione -limita ta ben più efficaci delle semplici pet·siane. Abbiamo giù. rammentato che le molecole aeree, a misura vengono riscaldate dal calorico emanato dagli inlermi, divenendo più leg~ giere, çiebbono portarsi in alto e cedere il luogo in basso ad altre più ft'edde e perciò più pesanti. Quando si consideri che ciascun infermo emeLLe circa 450 calorie all'ora, ben si comprende come assai facilmente ~i. possa uvere un eccesso dellu temperatura dell'ambiente dell'infel'rneria a confmnto di qnella dell' atmosfera esterna. Ot• bene, data questa differenza di temperatura, mediante aperture opportunatamente disposte nell'inferrneria sLessa si può ottenere che l'ariil cald a e viziata ne sfugga da una parte, e che l'aria fredd a e pura vi en tr·i da un'alu·a a sostiLUirla, risultandone così una corrente continua di ventilazione. Su codesto fallo fis ico si basa il sisLemn ehe fu generalmente adottato per la ventilazione estiva degli ospedafj-baracchc in America durante Ja guerra di secessione, e che fu poi, per simili edifici, seguìto anche in Europa. Nell' istruzion'e allora eq1an ata dal ministero della guerra degli Stati Uniti era prescritto che, fino a tanto che la temperatma atmosfet·ica non fosse n·oppo :bussa:; la ventilazione delle infermerie si dovesse ottenere mediante le finestre laterali sussidiate da una lunga e stretta apertura, a guisa di abbaino, situata ad ambo i lati del colmo del Letto per tutta la sua .estensione longitudinule, e che nell'inverno questa ve-


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SULLE ESIGENZE DEU'IGIENE

nisse chiusa, per sostituirvi la ventilazione ottenuta mediante il riscaldamento con stufe, cosi delte a 1·ecinto, di cui dirò a suo luogo. Con tale disposizione, le finestre laterali costi tuiscono l'apertura d'ingresso dell'aria nuova, quella del teuo l'apertura d'uscita dell'aria viziata. Sullo stesso fatto fisico è basa to un altro congegno più complesso, il quale ci perm elle ùi limitare ancor meglio la comunicazione dell'ambiente dell'infermeria coll'atmosfera esterna, ottenendo tulla via un·'aereazione almeno temporanea rn ente bastevole. Questo congegno risulta dalla opportuna disposizion e di aperture secondarie od orifizi d'ingresso e d'uscita dell'aria, rappresen tanti, in minore proporzione, il suind icato ufficio delle finestre laterali e di quella al colmo ùel tetto. Gli Ol'ifizi per l'introduzione dell'aria pura debbono costituire una diretta via di comunicaz ione fi·a l'atmosfera esterna e l'ambiente dell'infet·m e•·ia; quelli per l' emissione dell'Hria viziata debbono continuarsi io un condotto o camino d'aspirazione, il quale la traduca in alto, fin sopra il tetto, ed ivi la \'eJ·si nell'atmosfera. Teoricamente gli orifizi per la presa dell' aria dovrebbero essere sitLUl.ti nel pavimen to oppure nella parte inferiore delle pareti, c quell i pee la emissione nel soffitto, oppure nella parte superiore delle pareti stesse. Io pratica però si ri conobbe prefcribile la disposizione inversa, per cui l'aria pura viene introdot ta nella parte superiore dell'ambiente e l' impura so llt·atta dalla parte inferiore. Cosi l'aria pura discendendo ·nell'ambiente vi si diffoi1de graduat.amenle, si evita ai ricoverati lo incomodo di correnti ascenzionali e si ottiene, nei diversi strati, una temperatura più unifo rme. In fatti si è osservato che, negli ambienti in cui l' introdur.ione dell'aria pura si effe ttua per la pa•·te inferiore, si ha negli strati superiol'i una temperatura molto più elevata, mentre invece in quell i nei quali l'introduzione avviene


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ml:LLA ,.COS'Ì'RUZIÒN'E DEGU OSP'E.QALI' . ~

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j,n sen?o òpP.bsto., h dilferehzadi t,emp ér:a~ura..a v-arie 'altezze riesce insignificante. Irdnghilterrapoi, tanto per Ìé ·caserme com e per gli os]ìedali militati, venne· a~ot­

tato il sistema di situare gli otifizi d'ingresso e d'tisdita dell'.aria al me.desimo li \'ello e precisamente nella parte .su.Frerim·e del1e pareti, appena . al disotto del SEJffitt0. · l\1a affincM codesti orifizi, comunque situati, funzionì.no debitam~?nte in ogni !;ìlagion~ e senza recare di- · ' sttll'ho ai malati, sono necessarie alcune cautele, tanto . · nella loro disposizione come nella loro snulltù·a . . e'os\ gli ot•ilizi d' ingresso devono essere possibilmente b.re;vi., imbutiformi verso l'interno e costnuti pee modo che ·riesca i~wile aprirli, chiuderli e ripulirli . InoHz·e · v,t Qlsi avvertire che i lelti non vengano dif'ellamente ~0JJ?iti daJie corr~·rlti e che mediante opportuni eongegt~i, queste si possano moderare a seconda del bisggno. Pet· olLenere tale scopo aleuni consigliano di munire l'orifizio d'uno sportello a pèrsiana, èon lamine mobili sul loro a§Se; Boyle ha proposto di applicàevì tip disco iJ quale, mediante uno. vi~e, possa essere avYic'inato od allontanato dall'orifizio, e cosi l'aria e.ntl'i in maggiore o minore copia e si espanda eirco.larm ente s~ pavimento e sulla n.Jut'vglia; Sher·ingham fece adot' tare, . ; per le caserme e gli ospedali militari inglesi, una valvula eli sua invenzione, la quale rappresenta una do,e,~ia, a sezione verticale triangolar·e coll'a pice in basso, perforata nel suo lato posteriore, apeet.a alla base e girante sul suo apice entro l'oTifizio in modo che si possa variare il lume del medesimo, od anche occluderlo affatto, come si prà,.. tica nell'inverno durante il riscalValvura Sheringham damento artificiale, fìg. •1. I.U~uardo agli orifizi d'uscita osserverò in primo luogo esse,te assai importante che si trovin.o tulli ad un me-


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SULLE ESIGENZE DELÙ(ì.IENE

desimo' livello e ·che comunichino con tubi di egual'e altezza, poichè, altt·iménti, i meno elevati funzionan.o debolmente od ·anche per nulla aiì'aLto. I tubi conduttori poi debbono essere, per quanto possibi le, retli e lisci nella loro superficie i'rllerna; è preferihile che il lor·o lume offra una S!3Zione quadrata anzichè circolare, gia.cchè con queLla l'attrito dell'aria contro le pareti riesce minore. Non mai deve S1..J.ccedere che i tubi di un'inferrner:ia comunichino con quelli di nn'allra. Inoltre è d'uopo che l'or·ifìzio inferiore del tubo sia munito di valvula, onde pote'rio chiudere in certe contingenze del .riscaldamento artificiale, e che l'orifizio superiore, quello cioè di sbocco sul tetto , sia opportunamen te difeso dalla pioggia, e girevole per niodo che i venti possano favorire piutlostochè in e<igliare 'l'usc ita dell'aria. Anzi, la stessa azione del vento atmosferico può essere applicata come mezzo d'aspirazione pel' favot·ire l'ascensione della corren te aerea lungo i tubi d'uscita. A tale intento furono immaginati svariatissimi apparecchi; quelli però che in pratica meglio c01·rispondono sono l'aspirato1·e del Nott.alhie·r e. l'am·eospù·o di F1·omentel. Chi volesse formarsi un conceuo della loro struttura e del modo di funzionare può ricorrere ·alla pregevole memoria, sullct ventilcvtionc na~ ttt~•(tle delle casèrme, stata pubblicata dal maggiore del genio signot De nèn,edictis, 'nella ·1 "'puntata della parte 2" del Giornale d'A1·tiglie1~1:a e Gem·o di quest'anno. Aggiungel'ò ancora che un mezzo valevole al doppio scopo di favorire l'ascensione df>ll'aria pel' i tubi di uscita ed insieme di risparmiare all'ambiente dell'in· fermeria il viziamento derivante dai prodotti della eom· bt'lstione di quella sostan;:-;a qualunque che si adoperi com e mezzo illuminante, consiste nel collocare la fiamma in corrispondenza dell'orifizio inferiore di quei tubi in modo che questo le serva quasi come una cappa


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l'iE l, LA COSTRUZIONE DEGLI OSPEDAJ,I

di camino. Secondo il generale Morin, adoperando il gas illuminante sì (lttereebbc un effetto di aspirazione di 'l 000 a 1200 melri cubi d'aria per ora e per· ogn i melro cubo di gas abbruciato. Tale mezzo d'aspirazione fu applicato con ottimo risultato nell'ospedale · civile di Bruxelles. · Laséiando ai matematici il non fac ile cò mp ito di di~ mostrare yOl calcolo quale rapporto debba esislere i'ra l'ampiezza degli orifizi di ''entilazione e la cubatura dell'ambiente, chiuderò la sommaria trattazione di questo ìmportantissimo argo mento co l porvi sott'occhio (fig· . .2(\ e 3•) la disposizione degli orifizi stessi Fig. 3.

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Fig. 2. !!1111 . .

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Sezione orizzontale dl una sala, clirnostrante la posi· zione dei tubi c delle valvule nel mut·o.

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faia, supenore l'= pm.c-nlo ~ Tu!Jo

ltalvt.tUr.

).)~ ùyer.iure Sezione verticale di unpadiglione.

stata ad otta ta per le caserme e gli ospedali militari inglesi. Come giù avvei'li i, Dgli orifìzi !l'ingresso sla applicata la valvula She ringham; gli orifhi d' uscita poi si -prolungano in un tubo il quafe, pe1·correndo lo spessore del muro, va a sboccare sul Lello.

lGontinua).


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA E TERAPEOTICA

S ulla c ostituzione e sui gnz del suolo del pro!'. FO J)O H. (Gazettemédicale de Pca·i.s, N. 3!~, 21 aoù L, ·t87fi. J. AHNour.n). -

Jn una st?.rie di considerazioni intol'no all'eziologia della l'ebbre tifoid~ di t•ecenle sottomessa all'indlùgenza dei lettori della Gazzetta mcdicale diPm•igi, cl.ove mmo tor,cat' l>l'evemenl eanzi che no le ci t'costanze pOI' cui il s uolo può aver una parte d i eziologia uon solo clGl tifo addominale di alcune altt•e arlezioni specilìcl•e. Non era il luogo di maggiormente cliftond<>t'!'i: a noi haslasn di contestare che il miasma tifico uscisse dal suolo nella g11iS1' appunto che n'esce quello della rebbt•e internlittente, il solo clegno fino r·a dell'epiteto teUurico, e di rillurt'e il l'igoee eli cet'Le leggi vet·ificaLe in alcuni casi, ma srnentit(> ancora leoppo spesso, o troppo poco logicamente dedotte, perchè le si possano consideraee come la VCI'fl espressione dei rapporti tcllul'ici collo shoccimnento ed anche colla p1•opagazione delle malaltie. Le ricct·che inti·Apt•ese in ernesta direzione, quaniU111JllC suscettibili tlelledi ffidenzc, ch'è sempre JJene d'avere a t•igum·do di laluoe pretese della chimica, non lasciano però d'aveJ•e nn valor reale, e meriluno di cer to una seria a Ltenzi.one: Hgli èJ 1)ermosso di ritornat·vi sopra a bella posta, massime consid~randole da un punto di vista generale senz'applicazione particolare a tale o tal allra malattia. L'occasione ce l'otrre un rinHu·chevolissirno lavoro dol pr ofessoJ•e J. V. Fodor eli Buda-Pestll (l) del quale noi ci pt•oponiamo eli qui t·iassumere i precipui elementi ed i ris ultati.

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(l) Expcr!mentelle Untei"SU Ch1vn uen iibe1• B oden und Bod.engase (Deut. Viet·teljalwsclw. F. Oe(r. Gesundhe!tsnteget•, 2o fa~cicolo , 1S7L


RIYISTA 0 1 GIORNAU lT.\MANr ED ESTER1 855 i!: sufficientemente notevole che la chimica agricola abbia ùalo l'esempio dello studio dei ga;;; del suolo: ò da rruesto punto

di vista che la questione 1\t tL'alLata t.lappt•ima da BoussingauH

Lévy, indi ripresa dai signot'i Hervt:-M an go n, Dchérn.in, lVln klet•. I suoi laLi medici fut•ono messi in evidenza da clìvers.i scic~n­ ziaLi, alla Lesta dei quali met·ita una speciale menzione PfeilJer di Weimar. :.VIa gli è sopraLutto il sig nol' di Peltenkofer (di Monaco) che l'ha, pet• così dire, fatta s uu c le ha dato un grado d'importanza del quale bisogna assolutamente tener calcolo, come l'ha giudiziosarnente fatto oss et·vm·e il nostro dotto collaboratore signol' H. Lépirw (Get.zette medicate, :1.873, N. ;38). L'atlalisi dei gaz del s uolo e la l'icerca delle diver se pJ•oprieLà fisiche di questo sottos Lt'alo comune !;Ì collegano d'altL'OHtlc, com'ò nolo, a lullo u11 insieme doLlt•inalC' che può essere discusso, ma che po~gin su buone os!'et·vazioni e di cui lulle le paJ•li sono pet·lcttamentB connesse fra lol'o. Aggiw1giamo ancora i nomi dci o;ignori tli Fleck (di Dt•esda), e di A. Vogt (di Basilea). 1l signor t.li Fodoe lw pl'eso a scopo llelle s ue invesliga~: i o ni l'ossigeno, l'acido cuL'hon ico, l'arnmoniaca, l'acido soWd r·ico, l'umidità e la lcrnpeJ•atura del suolo: rna gli è princip[ùmenle ìntol'no ai due primi C'lcmcnli eh 'egli ha prolun:rati i suoi lavot•i ed ottenuti consìdet•eyoJi risultati. L'acido carbonico pel' l'igiene. è il critet·io llell'imput'ilà dell'atmosfera: non de,•'esset·e a priori esso puPe il criterio della nocuitil o dell'innocuilà delle ·emanazioni del s uolo '? Gl' inquinumen l,i organici del s uolo sono per r1.ualche cosa nella genesi e noJla pr opagazione d.t?'lle malattie: ora il pPimo c costante em~tlo clelia decompos izione organica è la pt•oùuzionc d'acido cm·bonico. Non possiamo andaL' oltre senza indicare le condizioni matel•iali in cui s'è posto lo sperimentaLol'e. Si scelsero a Glauscnborgo quattro ossen·atorì. Un pt•imo nel cot·tile <lell'univePsitù cb iuso da l'ablll'ica li rla tutte le pm•tiJ fuorch!3 a sud-est, piantato d'alberi e cope1·to d'uno strato et·, boso solcato d'alice: vi s i eJ:esse una lnwa<~ca leggiera per l'icovero degli osservalori distante 20 molt'i rla una latrina situata in prossimi Là d'tul pozzo, il cui livello variò da mctl'i LI ,23 (dicembre) a meLri IO, 78 (.luglio). Un secondo nelle. cantine dell' univet•sità, il cui suolo tro\·asi -1· metl'i al disotto di quello del cortile: epperciò non venne esploralo che a due mett·i eli profondità, anche qui eravi in vicirw.m:a una latrina. Il terzo era nel cor·We dell'os peclale (Carolina-SpiLal): il quar to ru stu-


856

RlVISTA

bilito al di flietro d'una collina ,c~>n LocinquanLil metri ~u llivello della ciLLù, in un lh tlLcto. Tubi eli reero wr·nùrwli da uuu punta ad unn clelle lot·o esLL'emiLà ed uvcnti immedinlamenw ul cUsopra dt>lln vartc aguzza una fincsl t·n ch iusa ùa una tclu me tallica; Cl'OilO conrlccali tlircltamenlt> in let·r·a senz'esser·o ohbli~ali ad uttrave•·sat·c gti ~ll·ati MI ~nolo colla vanga alla profonclilc'l di l, 2 o \. mell·i secondo le intenzioni cl~ll'esplo t•utorc, c mesgi in rappo1·Lo con un appm•ccchio da aspirnzione che agi va lentamente. Qunnlo piu fn possihill' si opor•cì sn piccolo q11nntitù, var·innclo seC\Jttdo i bi!'<ogni,lul YOlta !"econc.lo la stagione', i p•·occssi d'analisi (ntt•lodi cJi Liebig,di Pellenkoffet•, di Fleck. \'edan::.i i Trattati di chitttir.ct ). Le spcr·ienze abb t·ucciano un pcr·iodo tU tempo compt·oso l't·u il JO novembre 1873 c il lf> luglio 1874, e indipendcul(~tncttlo dalle numm•ose tuvoh•, l"Ono rapptcsentali in un hcllis::.imu quadro A'l 'iJiico a selle C'IH'vc cht• accompagna il lavo r·o A flssa pet' ogni giomo - la tlit·~zioup c> la forza del ,·cnto- la riccltez?a dell'ariA <lei suolo - in ac>itlo càl'bonico - l'altezzA del baeomel.J'01 la l.erl1per·nLttl'll dell'<n·iu- l a lernp(waLuru tlol ~:; uolo - l'ùlt.ezzn cle l pelo dell'nc.q ua =-oltC'J'ranoa -ln quanlilù d'uc11 ua caduta. Propor;ioni d'cwido t:f'l'bonico nell'al'ia tlct .~uolo. Ci JU'U'\·e indispcmmbile di ript·odur•·e au.:i h·atto alcune cifre, :-<<·eglicndole in modo ch'es::;e •·apprescnliuo in cornpen~l io il p1·imo dci quadri ùoll 'autoee . . l cido carbonico l~'· 1,000 cl'ar ia di'l suolo ( ril:onclolto a O v r. eri a om,ì(jO di pressio1te). r.nntino

Cortile dell'università

---------deii'UIIii'CI'SÌld

a 4 metri a li mc~ . a l mct. a2 mct. n l mct.

1813. 10 dicembre 28 30 l· 74. J • febbraio. u :J marzo l;> nprile .. ))

Jf1 ma~gio . 2 giugno . J• luglio 11 >

l\Iedia. .

1:18,:1 !18,:2

31,9 4·1 ,1'>

:!1,36 12!1,:) 2..,8:> 6H,7!J 17,!)1 l-!1-,i l 1r),o1: 121,9 51,:26 J:la,za 13,95

R2,:3H

:)~,9:J

~

49,99

t07,fi

:n,G

8,51)

6,G

1-,!Hi 21,07 8,6:1

w.=>~

10,!)

20,0

10.~>1

20,3:) 2G,:l 22,8 31,72 18,7

2,0:3

,. ~1,9

u,;:,

8,:~!)

13,77

7,!)

f>,U

,.


8o7

DI GIORNALI ITALLU\l ED ESTERI

--------Ospedale Ca\·ollno.

Sulla montagna ~

a 2 meu·i a 1 motro

1873. l7 dicembre .

17,04-

• 19 " 1874. 5 gennaio. • •

10 " 5 febbraio . 10

"

.... . .

10

,,

9,72

"

3,24

4,67

"

11,77

..

"

14,66

"

5 mal~..::o . . . . . . . 27 giugno . . . ' .. 6 luglio . ..

3, 1

"

9,.t.2 10,0

»

Media.

a 2 metri n l metro

3,79

»

"

6,10

"

2,52

"

4,90

,.

3,69 Tl·accie

Traccio

»

»

27,08 3~,87

0,78 17,42

14,0

9;1

3,29 3,7

Confronlando lP suecifr·e con queUodi Pettonkofer e di Fleck, l'autore constata ch'esse ru-ri,·ano al doppio delle proporzioni d'acido carbonico dotct·minato alkesda e alquadruplo diqucJJe riconosciute a Mono.co, donde questa legge c ho la composù:ione dell'aria del suolo ow·ia seco,ìdo le loc~~Wù . I n. un modo assoluto ha trovato Chf' l'aria del suolo a -i- molt'i di pt·ofondit.à è 400 volle più ricca d'acido cat·bonico dell'aria atmosferica. Si vede d'altronde elle la va!'iabililù della pt·oporzione d'acido carbonico è. grande pOt' un luogo stesso anche a brevi inlel'valli: un ratto solo SPrnbra costante, cioò: l'aria del suolo è in

ragion diretta clellc~ JII'Oj'oncliià. Ossiqeno dell'aria del suolo. L'ossigeno (}così rat'o ad una certa prolondità ello ::;w·ebbc ins utlicienlo tt mantener·e la vita e la condensazionP. dc ila fiamma . Si può g iuùicur da ciò della salubrità delle canliuo e del !"Oltosuolo como abitazioni. Le proporzioni d'os;;igcuo c quelle d'acido cat'bonico variano abbastanza regolat·mento in senso inver'So lo une dalle altt·e. A O e sotto 0,7GO millimctt'i di pt·cssiono s i hanno per 100 volumi d'aria ùel suolo: A<Id o

cuboo.lu

4 lllet. 10 dicembre ... 1 3,8~ 2 rebbr·aio .... 12,V5 2 lrlCl. 15 novembt·o: .. 2,53 • 8 dicembre... !l,19 L met. 25 novembJ·e .. 0,03 » 12 dicembre . .. 1,09

..

Cot·lile dell'università

Gtorna.le ài medtot?~a. niflitare.

Oi:!igtno

lo\lr•t

7,4G 21,31

9,76 22,71 HJ,IO 21,63 17,60 20,i9 19,40 20,33 18,93 ~0,02 55


81>8

lUVJSTA

~ 2 met. 15 novembre ..

Cantina dell'università

Ospedale

Sul monte

26 l m.et. 15 • 30

Aoidn urLonico

Onloono

IMiemé

1,LO

JR,~lO

19,60

0,94 JV,i:> 20,69 " .. 0,20 20,08 20,28 " .. 0,85 11l,Gu 20,00 ) 2 mel. 17 òieemb•·r ... 1,70 Hl, ID 20,89 ~ :ZO genna1o. . . 0,55 J!l,!JR 20,53 l mel. :> • . . . 0,97 1!1,G3 20,60 u :lO u • • •• O,H2 1o,:JJ l9,9;j 'l ,'17 Hl, v~ 20,G1 { 2 mel.. 1.0 J meL. IO O,'ttl 20,:!1 20,80 »

n

• •

CftU8f1 della m.oltip/icaziCtiC dell'acit!O C(ll'bonicO /1('/{'aria del iiltOio. Bisogna p~u·tiJ• llH quosLo pl'in cipio che rnc.ido caJ' b onico s i sviluppu nel suolo ossenzialmonle pet· nH'zxo del-

l'ossillazione delle• materie Ol'g"anJchc Cl'll'honale. Po~!'ono sospetlal''"i altre !;OI'genli, mA il precedente quadro mo,.tra che l'acido <'arbonico dell'aria elci suolo r apJ11'cf:lenfa dell'o.ç.çi!Jcno scomp(tN;o, e non (., ver nulla !';ernpl it:om elJte sopt·nggiunto all'lwia noemalo. Ora questo sollc>va un appal'ente irobm•nz7.o. Comc> vn che il suolo dell'ospt>dttiC' imprc>:;tnnlo cl'infìlll•uzioni fe<'ah C' ,]j lnlli gli alli'J t•esidui della l'requentmdoM um unn condensnl.n e prolungu ~n con~iew.~ •nono acido car-boni co di quello dd cortile dell' univci•sità o meno ezian11io Ili quello del monte in un luogo O\e d'alh·onde non si spargeva mai concitnc? Fu d uopo pc1· con!"eguenzn «'l!iuminat•e dit·(•tlamPnl«' i tliycrsi terreni su cui Ol'Mi operuto. Tu Lti ll'e l'ill' OllO ri conosciu Li como 11\'enLi pe1' bn:o;c la mat·na m•g-illo~a, toll come O !:>~n i ~l isu­ gualmenle ricchi rli rnatet•ie ot•ganiche, rnc>ntre il l:'uolo ùella stazione del monte a due metri di prol'on~lilà non Jli'Cscnta più chr l'ru·gilla mal'nosamisla a g t•es colcare, il tOJ'J 'CIIO dell' univcl'si l:à e Sùj)l'l\luLto quel lo dell'ospcdnl(; oll'eonu l i n g Posso str atu d'humus pc>nutJ·ato da l'imasugli di\ersi c du ,.,)Hligia delpas<~aggio clciiC' geuet•azioui anteriori. Per mal-!!..IOI' precisiouc> ,..; dosò tli t•ellanmnl t•: A, la materia organtca carbonata. H; le sostan;;e OT'{]aniclte .~ola biti nel/!acqua c/i.'(fiUaia. C; l'Cfllt ntoni aca. Il; l'acido Motico al leuq>o stesso t' h (• ~i determiuavu il pe:w xpecitìco c il grado di pot·osità dPllc let·re solloposlc alla l:lpPt'imenlazi<>nP. I risullati di CJUO"ta ricerca sono riassunli nel quodt·o se-

guP-nlc:


DI C.IOflNALI lTAl.lANl ED ESTEIU 8o9 Peso Io 1000 grammi di terra disseccata Suolo pt·eso a 2 metri specifico roro11ita A B D (acqua=!)

--

Universil'à Ospedale

2,500 2,12.")

58 68

MonLe . . .

2,'~30

69

15,~-9

c

l ,30

0,017 0,272

41,l0 2,07 0,021 5,877 1 9·) 0,09 0,002 0,003

,--

È adunque il Ruolo rlell'm;pedalc, il meno ricco tl'acirlo carbonico, che coulit'IIC la maggio t' rruantità oli materiP- organiche. Del l'Oi:lLo è noto che l'aciolo Mll'bonieo aumenta collu profondità; ora lt>ntalivi prulicali ~u l suolo tlell' uuiYersitù ltanno pure dimostrato C'lw lu matrria orga11ica ,·. la mPno uhbondanle: a l melro 2,00: a 2 m P l l'i l ,30: n ~ mt>ll·i, O,:!i-2. Dunque l'acido car 7,onico non potr ebbe porgere il ct·iterio dell'inquinamento del ::molo. Pelt~>nkolt•t· (Zcil-:clwit't F. Biolop-ie Baud '11. p. 't ICi) ha pensato elle la dill'u>-ione deU'1u·iu llrl suolo, e per con~eguenza l 'acco:-.:;ihilit~t L1Pl '-'Uolo all'm·in è deliA più geande itupot•lanw., l'ispetlo alle prop1wzioni d'm•ido cal'hnH ico Hel suolo. Associando:;i a rruesln opinione il !'lignm· di FOtlor slnhiliscc che la qu,mlilèt d'acido eca·bonico dell'aria dct.gnolodipenile anzi icttlo dalla perllleal!iliilt (non la pom~itu) del suolo per l'aria. li suolo pitì per·mcabilc è q t H• Ilo ehe nc lw m eno. Qucsl.a legge s'indovinePeiJh<> eonsitlerando che l'acido C<H'honil;o •\ più <Ù)bouclante nelle t·t•gioni prol'ondc ::;epa•·uLo •lnll'atmo,;l'ri'A pc•· mezzo di stl'f!ti più gt'os;:i. i·: pm· c1ue~t 1 •·a:none ~enza tlubbio che CluusenbOI'g eul s uo suolo aegillo!'lo conlpattoha più acido carbonico di :\Ionaco c di D•·esda. ì~ pc•· quello finalmente .clte il ~ nolo clell'o'-~pcr.laJe p iù pcnelJ'alo du f•·amrnrnli vari, du rolt.ami leg11osi ,·. piit l'ice o in acido ca•·bouico dellorl'Cno omo-

geneo del monte. Non i~ adtUH(UC che allorquando dei suoli saranno aRsolutamenll' simi li pcw ogni vo1·so che p r·opoPzioni ~upcrio l'i eli acido carbonico in uno di O"si pl'ove••nuno da rruosto lato un pìu allo grado d'ul•Juinamenlo o•·ganico. Il :sut>lo permt'ltbile ~i Jll't''~ta bene nlle infiJlrm:ioni eù agli scambi gazo!di pc•t' consegucuza Alto ltwghe e rapido ossidazioni: esso è put'(' il piit allo alle emnnnzioui. Il SLtolo poco o punlo p<wmeohile non rirc>Ye nf'l ~uo seno i h'ilumi organici o se li ha J•irnuli nulln o pochi<>sÌmo ne rc::;liLui._ce, ciò cho è il megUo. 8 pertanto ''el'osirnile che il suolo la rui aria è l a più f•icca cl'Ge/clo ca!'IJ01lieo è altr·est la fliu ino.fl'e~tsioa, la


860

RiVISTA

pùì. acceiteoole per l'igiene. E r eciprocamente. Quest.a conclusione, forse inaspettata, mostra in ogni caso cho la preseuza dell'acido car bonico noi suolo ha u n significato inverso di quello dello stesso gaz nell'aria atmosferica. Tale almeno è il fatto generale. È impossibile oggid"t l'affermare che non sofli'e eccezioni o di inclicar·e con p r·ocisione in quali cosi le eccezioni s i presenlOrebbero. D'Ailr·onde ò certo che diverse circosl.anzc apprezza})iJi come la tcmperai:urn esterna, e la pressiOlJ(' atmosferica po:.;sono ntodifkaro il fenomeno cap iLalP. L'autore non ha trascuJ·alo quesli nuovi punli di visla c noi ci pr·oponiamo di scgu.ir•elo in un JWOssirno articolo.

Esperienzesmll'adonefis inlogiea di alcuni rime di sopra dlver1i noio1nli, di J3oRcQ o Oucoux . (Revue scientijlque, luglio i 875). - :"ìclla seduti\ del 28 giugno i s ignori Hurcq e Ducoux hanno pre~enlato all'accademia delle scienz<' di Parigi nn a momo1·ia J·CinLiva nll'azione del ramo allo sLn Lo metallico, di Ol->'iido e di salo sopea i cani, e dnllc el:ipel'ienze loro sembra r>isultat•e che sui cani il rame od i suoi pt·cparali non eser citano nessuna azione venoflca. Nella medesima ~adu La il dott. !Iorkcl ha faLlo conoscet'G i proprì slutli sull'iufluenza d(•llc solanee virose in gC'ncrale, e della belladonna in particolAre sopPa i r oditori Pcl i marsupioli. J)ft tutti i !"alti cb"egli ebbe fUI OSS61"VIll'8 l"autot·e conchiude: 1• che negli twimali r"E>ft'atlat·i alle sohwee vit·o~e, la IJUUntilà di alcnloicle iukodottu 1• rlislruLtu nel Lot·l'en te cit·colatol'i•J a misut•a che viene asso t•bitn e vil'ne eliminata in \lltO stato non per anco conosciuto; 2- <"he l'cli111inazionP dell'alculoide pella via dei r•eni, non incomincia che dopo ciHl lu quanLi.Lù iulrodot.La.in wtu s ola volta sorpus!'i i 2!5 ceutigl"ammi; a questa doso l'agente dislt·ultore è probahihnt>nte in~ulììcicn tc, e ralcaloiùe, dopo aver tnanifeslnta la suu presenzA pel' lntuidPiasi, c\ eliminato l·apiclt1Jnente ed in nattu·n pel' mez:co dngli m·gmli tl'e~Cl'O­ zion<'; 3° dtc gli animali vet·tebrati ~ono tnnt() più ..,ensibili alle "Oianc<' vit•ose <rm.mlo mnggiorc è la per·f('zionP dPl loro sis Lema net·voso. Osserva;;ioni. - Se talj espet•imenti ed i r·isullali lot·o non prescnlano grande imporlauza in mcdicinu pratica, hanno però abbastanza valm·e nella veLerinueia. Che se poi pel' av-


DI GIORNALI ITALlt\N f 1!:0 ESTE RI 86·1 venlut·a si volesse da essi trarre qualche ulililb scientifica di fnt·macologia compar aLa, o meglio ancot•u sì volesse applicarli spet•iment.almente aJin medicina i'OJ·ense nei casi di sospetlalo veneficio, vi ha ragione di credere che tali conoscem~e non potrebbero ceJ•laroenLe non anocare che un notevole aiuto per· tm giudizio acctll'alo e coscenzioso.

~novi niuti olln dlngoosi,di COLLONCUES.- Sollo questo titololeggesi fra lc;noviLà medichedel TheLancet cli Lonùl'a del i • maggio che nell'aprilo del corl'enle il cloll. Collongues presentò in una conferenza t<~nuta pl·esso l'univers ità di Roma alcuni islrumenli ùi sua inwmzionc dci (IU<lli ne fece una pal'ticolare desct~izione: cs:;i sono il p11oumo:scopo, il dinamoscopo, ed il bioscopo, dalla cui applicnzione t·iliene oLtonel'si nn'utiliiA incontestabile nella medicina pPatica. Col pneumoscopo sono r iprodoLli arlificialmcnle lui li i rumori ed i !-òOITì abnormi procedenti dun·appat·ecchio respiratot·io ammalato: col dinamoscopo può essel'e determino Lo la scala di tuW i suoni fo lti dalle estremità digitali noi continui mo,·imenti dei tessuti: col bioscopo si registrano c-On precisione il calore, l'eleLLPicità e l'aLtivil.à funzionale clelia pelle. Lo stesso giot·nalc aggiunge che il prof. Baccelli ed all1·i dellu l'acoltù medica eli Roma esternarono la soddisfazione e compiacenza lot•o pelle utili invenzioni del dott. Collongucs. A fl.nolrc::ione. - A propor; ilo di tali invenzioni stimiamo non inopportuno lo accennare come il dotL. P<'dler abbia ultimamente pref!entato ulln Società medica tli Londra un ingegnosissimo strumento col rJualo si descrivono gt·nlicamenle gli a lli della respit·azione. Esso si distiugue col nome di pneumatografo e venne minul.ltmenle spiegato nell'intima sua. stt•uLlur a, e nel suo modo peculiare di applicazione, in seno alla stessa Società, la quale ne encomiava l'inven lol'e.

l daunl del c loroformio e <l il nitrito d'amile, (li BAo.rm. (The La11cet) {1). -Dalle csperianze istituite dal doll. Bader,

ol'l.almologo nello stabilimento \.uy's Hospilal , G dal doLl. Goodliart, ris ulla che il nitrito d'omile, la di cu i azione è rapidissima, ha la proprietà, a lla dose cl i Lt·e goccie appena ver(l) Ved i questo g iot·nalo a pag. 593.


862

RIVISTA DI GIORNALI I TALI AI'il ED ESTERI

sale su di un pezzettino eli zucchet'o, d i deLerminar e una notevole dilatazione dei vasi r·etinici (specialmen Le le vene), e della papilla del nervo ottico a tal grado ed .in modo, da non lasciar dubbio s ulla simultanea esistenza della ipcr crnia cerebrale con notevole acceleramento della circolazione sanguigna. U ltimamente il do tt. Bader dopo aver esper ito sopr a se s tesso gli effetti dell'inalazione del uiLrito cl'amile, fece uso di questo far maco in cUvcrsi casi di affievolimento del respit'O, di diminuita azione cut·diaca con tendenza alla lipotimia per influenza anestetica del clor oformio, e ne trovò tali vantaggi che, come nei tre casi particolari du es Bo accennati, in nn is tante si ebbe r invi.gorimento della circolazione, regoladtà di l'espirazione, ritorno del color ito normale, e la r apida appare·nza della salLtlc. Ora r imarie a conoscere ancoru, come egli si esprime, se la. iniezione ipodermica potesse produJ're più rapidi e migliori effetti, com'è naLuralmente presumibile.


RIVISTA CHIRURGI CA

S tdlu mecca nica delle ferite d'nt•mu (l t\ fuoco, del dott. W AHL. Sunto dol dott. AscHf:. - H presente tema (il cui tenore solo con difficoltà puoss i espol'!'e) [rytftct del nwdo di comportm·si delle fe r ile d'cmna da f"oco, ao·u to riguardo ai cl{/fe,,enti fatlo1'i, non che ai rapporti tl 'Ct loro esistenti -così definisce l'attt<ll'e il coucetto della meccanica di queste ferite . Se ins ino acl ora non fu ritenuto nnccs.sario di I'icorrere alle leggi generali della meccanica per la spiegazione delle ret·ite d'arma da fuoco, ciò proviene dalla difficoltà che s'incontra nel nettamente rlelimita!'e l'Azione di ogni s ingolo .fattore. I primi cenni s ulla meccanica delle l'c t•He da ruoco l'iscontransi in Hunler~ pit:t turdi so n'occupArono Lare~· , Dupuytren, Bauclens, ed ultimam~wtc B. v. t.angenbeek,Sirnon Stromayer, Longmot·e, Legoues t La parte fisiea de' momenh balistici è indicuLa da Denucé, Neliclorfer, Fìschcr; Socin e 1\Iuhliiuser hanno pal'laLo del riscaldamento c della fusion e dc' proiellili, appoggia li agli esp.er imenli di Tyndalt cd Hagenbuch. Pet· le considerazioni che seguono, l'autore l1a !-'pecialmcnte di mira le ferite pl'Oclotte da palle da fueile, le quali per cm·to dùnno il massimo conti11gente delle ferite sul campo di ballaglia. Così le cift·e riuniLc delle ferite nelle gaorre amerieana, danese e boema, s'innalzano al 80% quelle da fuc ile di fanLe t>ia; 18% quelle cl'artigUet·ia e d'ar tna lJianca, e 2 •1. quelle da causa indeterminata . (Secondo la chirurgia da poco escila in luce di E. Richtcr, delle ferite d'armi da guerra, avuto speciale rigunrdo alla statistica di Chi-


86{. RIVI STA rurgia Militare, sez. 1•, BJ•eslavia, 1874, risulterebbe che una a Pmata ha relativamente poco da temere da quell'arma, nella cui costruzione ed applicazione essa supe1'a il nemico. Da qui lo s traordinario aumento d' effetto dell' aPtigli~ria in battaglia, che fu cons tatato nell'armata tedescadelt870-71). Qui fa d'uopo notare che una gran par te delle ferite inferte da proiettili d'at'tigliEwia non p uossi calcolélPe, uttesochè dessi riescono a dirittura mortali -come pure bisogna notar·e che da armi bianche succedono non inf•·equen l,emen te penct•·azioni tali nella cavità de' viscer i, da t'iescire egualmente los to mortali. Dell'eslo hiso~ gnanotare anCOJ'a che le singole battaglie o combattimenti dà n no differenti ris ultati: questi sono per le guerre di for tezza diversi che per quelle .a campo aperto. Così ft•a i 208 feriti francesi duranle l'assedio di Slrasburgo, IO•; . lo erano da mitt•aglia. Ma mollo pit't so•·prenden te che la proporzione delle fel'ito in guerra, è del resto il piccolo numero de' tiri che colpiscono, sebbene questi colle moderne ;u•mi siano m aggio•·i ( 1). l fattori da pt•endePe in considerazione nelle l'erite da guel'l'a sono il proiettile colpente e il corpo colpito. Mentre la massima pa•· ~e cle'pt>oieltili d'a t·rna da guerra sono di piombo, dessi sono però assai differenti nella forma, la quale costituisce uno de' mom~nli pi1'1 importanti della balis toica. E mentee nella guct't'a d'America adoperar onsi in pat'Le palle sferiche, ciò non avvenne nelle llltime guerre, ove invece usaronsi in genernle delle palle oblunglJe, il c ui diametro Jongituclinale varia dai 15 s ino ai 40 m ili., il peso dai 17 ai 50 grammi. ~er ciò che spelta alle palle esplodenti, gli è tuttavia in pat·le discutibile se veramente s icno s tate adoperale; nè ciò puossi argomentare dalla qualità delle feJ•it.e, pt•esent.andosi qui vi f!llre complicarn e da appPezza•·e. La pfllla oblunga prussiuuain viPLLt del suo volume, della levigata sua superficie, nonchè pel' la sua fot•ma ritoccata da ambo i lati, ò s tata della il proi~llile meno barba~·o; lo s lesso può diesi della palla Chassepo~. Se(l) L'opinione dell'n.utore , che cioe il numero delle ferite in seguito al per fezionamenlO delle armi nelle guerre moderne sia maggiore di prima, è contraddetta da RICT.KR (1. c. p. 61), il quale colla statistica alla mano dimostra c be ne• com battimen ti d'oggigiorno a petto di que ll i de' tempi passati, si è anche constatata una diminuzione nell'ampiezza delle ferite. Per es. nella battaglia di Gravelotte le perdi te (tutto compreso) asceser~ per i tedeschi al 14 •t. e al 18 o;o per i francesi; a Sedan perde ttero l primi 4,8 °/0 e 15- 19 o;. (tutto compreso) i secondi; mentre per es. la !>attaglia presso Zorndorf diede il 38 •; 0 e quella d'Austerlitz il 36 °/o·


DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

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condo. v. Ploenni'es e Weygand, i proiettili che constano di più elementi eterogenei (come p. es. quelli degl'Inglesi" nell' Abis.sinia, che erano di l)iombo, legno sicomoro ed argilla) sono da rigettarsi . . Oltre la forma primitiva del proiettile devesi ~Hresl considerar~ la deformazione della palla, la quale risuHa dall'azione combinata della rorza impellente da una pal'Le e dalla forza di resistenza del. corpo colpito dall'altra. La fol'rna e la qualità della massa della palla, i vani alla ~ base di essa, una mollezza relativamente grande de} piombo, ed un errore di getto, ne favoriscono la deformazione. Alloraquando la p-alla incontra de' forti ostacoli, la forza sua animante-agisce distPuggendo sulla forma di essa e la alterazione che ne . ris nlta è tanto maggiore, quanto più intensa è la predetta forza - e qnanlo piu resjstenL(;) e duro è l'oggetto incontrato . .Di modochè non solo sassi, slrornenti metallici, pezzi di ili:visa, monete, la sostanza ossea del. corpo umano, ecc., val.g0no specialmente acl irnpartiee deformità a[ proielt.ile, ma v'intl.uisCEf ben. anco la forma stessa del proiettile. E Pirogoff f~ osservare che le palle sf'e1·iche inclinano Rssai poco alla deformazi'one, cio che fu pure constatato da altri osservatori;rnentre p~r le pall.e oblunghe o coniche le aHerazioni di forma furono nell'ultima guerra osservate un numero sLraorcUnario di volte. La palla Chassopot. vi è assai inclinata, in ispecje poi la palla Minié. Tali cangiarnenti della pallu hanno luogo quali deviazioni dalla 1òl'rna pr:imitiva senza perdita di peso e quali soluzxoni di continuo. Le deviazioni di forma sono straoi·dinariamenLe complesse 'f l spèsso mosLPano impronte del tessuto dell'uniforme o di altri oggetti sui quali il proieUile appunto colpl: e (}Uando eolpl SU' corpi duri, è allora che il proiettile s'infrange in piùpoJ•zìoni. N~ grossi pi'oiettili d'artiglieria s uccedono le stesse cleformazi0ni che ossei'vansi in quelli da fucile. Le lesioni più compli_cate son quelle da proiettile indiretto; l'autOl'e dice. ino!Lre che .ogni palla n•ascina seco una por·zion<~ d'aria; mancano però altre osservazioni sopra questo fenomeno. La." forza proiciente della palla è la me~ù del procioUo chF~ riSilltadalla massa e dal quadrato della celerità; mentre la massa ~ costante, La celerità peogressiva dipende dalla celerità ini·zial~.e questa alla s ua volta dalla carica di polvere e dalla col:ftnuzione dell'p.rrna. La carica di polvere esercita influenza :tanto rapporto alla quantità che alla qualitù, come la grossezza


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Rlì'IS1'A

de' granuli la esercita sulla celerità iojziale per modo, che alla ùiminuzione della g t·ossezza de' granelli è collegato un aumento di celerità iniziale en~eo cerll limiti. Una g l'ossa carica di polvere dà un'impuls i.one niaggior·e . Siceome J:a celerilù della palla fl diversa hc' diversi pun.ti della linea percorsa, cosl la foPza impellente che da essa deriva, tlev'essere egualmente divePsa. Se il pl'oietlile o la palla deve superare degli ostacoli lungo la lraiettm·ia, la fopza proicienle viene naturalmente tliminuitH ed in fine abolila, e cioè pe1· la l'esistenza ùell'al'ia, per l'attPazione terrestre o pel' il proprio peso, infine per la resistenza di corpi duri. La l'orza proicienlc dnlla palla risp<~ tto ad un corpo s i cornpol'ta in doppia maniet·fl : essa distrugge il corpo colpilo s inchè s ia annientata la l'ot·za eli resistenza, oppure questa, lm·chè abbiavi un ostacolo a::;soi duro, agisce dis lt·uggendo suUa pallA, percui \"iene consumala la fot·za rulZiùelLa. Ora, se pet· ist.anLanea interruzioue va a cessat·e completamente il moto del pPoicttile, in virtù della scomposizione della dHttr1 forza impellen~e S\•ilttppasi del calorico, che può csset·e !';\ Hlevalo da geTieJ'I:We delle par·zia li liquefo7.ioni del proiettile tl'owmdo clÙl'i oslueoli. Die ~ro (~sperimenti ù.1tti ne ll'otri~in e di Kt·upp s ulas tr·H di fot•ro o di getto, di piombo o di legno, risultò che su quelle di fet·co (dotale qtùndi di grande durezza) pet•!a repentina sospensione della forza impuls iva, avea luogo uno sviluppo intenso di calol'ico e conseguente l iquefazione del proiettile, menLre a dut•czza eguale ed ugual dcusilù (piombo) avevas i un'impressione suUa laska, sformazionc n divis ione; a a dens ità minore(legno) avevasi pel'foraziouc della lamina con super amento dell'ostacolo. Ad una cclel'ih\ nnale al disso tto di400 mctt·.i, tirando s u lastt•e eli ferPo> mancavano i segni della liquefazione, e il proiettile t•ipet'cuotevasi sfonnuto. Secondo l'aut01·e, da tulli questi esperimenti indubbiamente emerge, che pe1· la pPoduzione del culorico necessario alla fusione del proiettile di piombo, fa d'uopo un s ubitaneo arrus to del rnot.o acl uuu cl(}lenninata gr ande celeri Là della palla. Qualora codeste ptwziali lir1uefazioni del pt·oi<~tLile avvengano nel corpo um(Jno, ciò deve esser e contro la sostanza ossea, che è la più dura di tutte; ma siccome pc!' altt·o le ossa possono esset•e fracassate o perforate ad unacclol'ilà molLo minot·e de' ·1-00 metri, così una liquefazione del proiettile enlt•o il corpo non è possibile: la palla può qui vi solo pulire deformazione, essendo la temperatura ingeneraLa dall'attrito c dai molecolari cangia-


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men~i della fo~·za moLI'icc, troppo bflssa per fondere il proie Ltile

di piombo. Dunque il fucile ad ago colla sua celeriLà Jìnale di 296 met1•i (clisl.anza) non può cagionare le lif{uefuzioui in discorso (1}. ~la se non è possibile un11 fusione del p1·oiettile nel colpir,e l~ diverse parli del cor po, lulc fusione pero può veritlcat'SÌ nel colpiec o baLLere del proiettile so-vrn un corpo assai duro fuori dell'organismo, nel qual caso tPovasi nel canale dalla ferila un proiettile deformaLo e mostrante le tr acce della patita liquefazione. Continuando nel valul;aee i mom en ti meccan ici delle ferile d'arme da fuoco, ollre al fa ttore 01· ora mentovato - la palla · che colpisce - dobbian1o considCJ'are il corpo col.pito pe1' rispetto alla sua forza di resistenza c giacitura sua nell'istante in cui venne colpito. Qui ntlàcciansi mnitutlo quelle cose, che incontra il pr·oie~tile pet· caso nella !:;ua via e che possono o diventare alla loro voli,a p1·oictlili indi t·ctti, ocl arJ'O!:;tare il proiettile stesso. Secondo gli esperimenti del professore Melsen la forz_a di r esistenza di ogni col'po dipeude dallfl molecolarc coerenza (coesione) di ogni s ingola pm·tc. Ora, siccom e il corpo umano eis uHadi diversi Lessuti elementari piìt o meno PObus Li, così la resisLouza che viP.ne in azione contro lu palla esplosa, è molto YaPiabile e subOJ•diua~ alla disposizione quantitatl\·a e qualitativa degli clementi dc' tessuti . Cosi peP es. una palla superertt. pi\l facilmente la l'Asistenza di un rn.uscolo debole che ùi uno fo r·te; dul che (: evitlente dipenclei·e ciò dalla disposizione anatomica. D'altra pa!'Le poi eiò dipende eziandio dalla qualità istologica del tessuto -mentre l'ctlelLo della disposizione anatomica od istologica viene accl'Bsciulo da fisio logici momenti. Così il tur·go1·e de' tess uti, i rappoPli di tens ione fra loro, sono ù'un'influenza ognor più positiviL La forza pt'oicicnt.o ùeUa palla in purle si consuma nello impartire a parli di tesslllo, propoPzioualamenlc alla grandezza della ~uperficie colpe n~e, il suo moto propuls ivo; una pal'te però si pcede allresì uclle molccole Adiacenti ed iu quelle pos te davanti: esse si scostano tra loro inspessenclo il tessulo CÌI'convicino c contiguo, 1l 'luale agisce anch'esso alla suu volta contro laforzR in questiono della pnlla, formando r·csislenza. La resi!?teoza dHl tessuto cresce col CI'Q::;cere dello. celerità o della

{l) Codesti risultamenti snl'ebbero in contrnddizione COll quelli osservati dal Prof. BlJsca. M ·crt. r. clin. Chi·r. vol. XVI fase . l. ·


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RIVISTA

forza proiettante della palla. La r esistenza che agisce in linea r etta sulla palla elle penetra, diminuisce il molo pt•ogrcssivo di qùesta a poco a poco annichilendola, rnen tee I"Jnella che agis ce latePalmente su di essa è causa del suo deviare. Ollroa questa devia:.:ione, viene altresì alterata la contìgul'a:.:iouB della palla secondo il grado di durez:.:a del les::>uto c secondo l'influenza della for:.:a pt•oicLLa nte. ~I a la posizione del corpo nell'istante in cui viene colpito è ' spesso di geandeentità per il giusLo appl'ezzamento della fol'za di r esistenza di ogni singola parLo di tes suto colpito c quindi dell'effetto del p1·oictti le. L'energia delia resistenza do' tessuti risu!La viemmeglio lorchè L'angolo d'inciden?.a 0 ottuso, e la for za della palla colpente è lanLo meno alli va, quanto maggiot·e è quest'angolo . Quando delle poli e colpiscono il corpo sotlo un angolo molto ottuso, la resistenza de' tessuti agiscH in porte lateralmente s u <li esse, e per il dis turhnto lor·o moto l'o la Lorio vengono stornate dal lm·o cOJ'SO pl'imitivo. O!Lr ucciò in forza di certi m.ovimenti alcune par ti del corpo, como sarebbero le articolazioni, vengono messe jn ce1·Le giaciture, alcuni muscoli e tendini s ono messi in tensione, come put>e oPgani interni cangiano di posizione, epperò non se ne possono valutar·c le rispettive lesioni se non quando si ha di mii'a la posizione che teneva il corpo nol m.ornento della feri ta - e ciò viene eonfermalo anche dalla antica regola di far pre ndere all'oO'eso la posizione nella quale esso tt·ovavasial momento del colpo,ispe· :.:ionando il canalo della ferita. L'autor e entt'U poi in una seconda pAt>to a h'allal'fl doll'effetLo e dell'a?. ione dci proie LLili s u l cot•po umano, a vuto J'iguaPdo al meccanismo con cui si efli>LLua. L'azione A della palla, cbimnan<lo p il s uo- pt'lso, c la celerità iniziale e cp la celer ità progressiva, si può espt·imere colla formola A = ~ c ·. Pet· la produ:.:iono delle fePÙ.o da . :;: cp guerra devesi calcolare la res istenza c la coesione dc'tessu~i; questi ultimi cJevonsi consideJ'are siccome unu Cor:.:a che si contrappone a quella atLiva del proiettile, la quale agisco in senso con trario: la J'is uHantc è eguale alla dil1i~rcmza d'cnLr umbe. In conseguenza di cruest.e forze che agiscono in direzione oppos ta, procluconsl delle ferite o delle contus ioni secondochò prevale l'una o rutteu. ·La pi.il forte resistenza e l'effetto massimo devono a ver luogo quando la più gi'tlOciC celerik\ della palla s'incontra colla durezza massima del tess uto;


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pe~ciò vediamo (<.ii~e i'autore) le più g1·avi ferite delle ossa

cffindriche. succedere nella zona delia cele1•ità iniziale. 6onsideriamo dapprima l'effetto del proiettile nella celerità iniziale o ·di par tenza. · . V.n proiettile che colpisce il COI'pO colla celer ità di partenza~ qQind~ colla celerità massima e con for za viva, ne svelle una parte coJ'I'ispondente al s uo diametro, cagionando per taL modo il distacco di un pezzo od Li n tragitto) in cui le parti staccate vcngon portate via, e possono agire esse pure quali proiettili indiretti, mentre altPe pa1·ti vengono lateralmente serrate contro le paPBti del canale della ferita. La palla traRassa il corpo nel più breve tempo e in una direzi~ne che <ippro.ssimativamente corrisponde a l suo corso. La commozione è poca, dimodochè il corpo può più o meno persistere nella si.w posizione. Quan~o più grande è l'intensità dell'osta~olo) della resistenza, tanto maggiore è l'estensione della zona. èll scuotimento (a celerità massima). eosì Dupuytren e Bnudens hanno ril<wato la disti'UZiOfle enorme- delle ossa cilindriche acl una celePità grande. Quanto Più- estesa è la superflcie colpEmte della palla, altJ•ettanto maggiore è la perdita di sostanza; i proieLUli che col1)iscono traS'Versalmente, cagionuno danni maggiori di anr i ehe penetl'aJW acl angolo retto; se hanno la punta smussata producono maggior guasto clH~ se sono agu11%:i. In forza della gr·ande -c~le~·ità, la perdita eli sostanza è spesso limitata c corrispondè in parte al diametJ'O della superHcic della palla che colpisce, e le aperture sia d'entrata che d'usci ta nelle lesiooi di sole pacti molli ofl'rono lo stes::;o diarnct.ro - poichù pet· la grande cel~rità, là elasl.iciLà del tessuto viene annulla ta, mentre nelle _lesioni delle ossa .il proietlile si st'oerna, offre una superficie 'maggiore e può quindi cagionar·e una perdita maggiore di sostanza facendo l'aper tur-a d'uscita più larga. · Nelle cliffer~nti cel<~ri t1ì di partenza de'diiYerenti proiettili, a motivo della costruzione dell'arma e della maggiore o mino1' carica çli polver·e, la pa1·te di tl'aietl.oPia, 1iella quale la palla acquista la forza impellente necessaria a produrre le ferite testè l'icordate, ha una dil'Cerent.e estensione. Così per esempio il fucile Chassepot colla sua celerità di 420 metr-i potrà provocare le anzidette lesioni ad una distanza maggiore che non il fucile prussiano u palla oblunga che non possiede che 2t1G'" çli ~elerita.


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Per ci.ò che spetta all'azione delle palle ad una celeri Là media, siccome questa è poca e la p-alla rimane piò. a lungo nel corpo, oltre al moto propulsivo l'a cluopo valulat'e altresì quello rotatoeio; - e s iccome pee la diminuita celerità anche i circoli di rotazione della palla son divenuti più ampii, .così il tessuto viene intaccato per una estensione maggiore, c quindi maggiore sarà la perdita eli sostanza. 11 proiettile qui non solo divide coxne a celet·ità iniziale, ma benanco contunde e conquassa: la· soluzione di continuo ò perciò pit'J esLesa ed irregolal'C. Siccome ancora a celeri tà cadente, l'angolo che fof'Ina l'asse del proiettile èolla linea tJ'aiettor ia è maggiore, così l'ampi~zza di quest'angolo ha un'in fl uenza speciale sul eliametro e sulla forma dell'apertura d'entrata . Jnoltr-<~ , siccome nell'interno ·del corpo l'asse eli rotazione si cambia in seguito all'os taeolo l at<~l'al<\ cos ì doveass i qui val utare eziandio l'influenza esel'Cì~atasulle forme del cannle e dell'apertura d'escita. Per il che delle palle~ penetranti nel corpo con poca celerità possono bensì essere piLl l'acilm<mte s tornate da osl.acoli.che si affacciano, ma per l'interruzione sorlerl.a nel loro corso possono altresì s ubire de'movimenti stJ'appanti e ro\•inosi per ·il corpo e derivarne~ in tal rnodo lal'ghi erl iPregolnl'i tr·agitti. Tutte quBste circostanze provocano commozione gt'a ve c contusione clellc parti contigue al tragitto .medesimo nelle lesioni comprese in questa zona. Per le palle oblunghe bavvi diversità eli effetto secondochè <lesse colpis cs>no il corpo sotto un angolo rHtto od oblic[uo; così la peecl ita eli sostanza sa1·à maggiol'e se cagionata rlal ùiarnetro maggiore dell a palla che colpisce il corp(), nel qual caso la rotazione del proiettile entl'nnte solto un angolo obliq uo sarù d'assai modificata; l'asse di I'otazione ondeggia, .e s iccome la resistenza de' tessuU in rJnesto caso ò waggiol'mf\nte en_ergica, così'ha luogo od uno s ~rappan1ento e.. sfraccllamento de' tessuti s tf~ssi, od una deviazione dd proiettile, secondo la prevalenza dell'una o ddl'allt'a ;forza . Per riguardo all'effetto a celerità prossima acl estinguersi, elevo anzitutto considcral'si che il pr·oiettilc ha già perduto tanto di fo.rza proiciente, che il moto progr·essivo di osso non può più associarsi all'azione s ua, H non agisce o mai piìLche la rotazione. Qui dunque i fenomeni più salienti son !Juelli della contusione. e commozione. Codeste con Lus·ioni, se sono fla palla di fucile osservansi di rado, inquantochè desse in s imili circostanze manifestano appena qualche sintomo - mentre


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~pèr contro le contusioni prodotte da grossi proiettili si fanno

<.Oliiaramente palesi per lo schiacciamento della pelle e dei

-se.ttostanti tessuti e l'is pe ttive conseguenze . $:J~a.: codeste tee zone di forza pt•oicien te in tensa, media e pr ossima ad esf.inguersi -

oppur e come sopm s i disse s'inLende che non istà. frapposto alcun brusco passaggio. D'una· certa influenza è sjcurarh ente la costruzione U:ell'aerna, dappoichè ogni diffe.m~nte sistema imparte alla palla una forza d i proiezione differ ente - una data distanza - e pet·ciò una zona si estende ·più per un dato proiettile che per un altr·o . In generale la zona della celer ità e fol'Za m edia è la mag aio1·e, ed in essa ~:vverasi la più parte delle ferite; viene dipoi la prima, la terza .essendo l'ultima. ' Alloequando una palla lr·aJmssa il cor po con una forza pro-pulsiva intensa, essa pet·dc d'irppuls o e p uò produrre sur1m itto:rno che tr ovis i accanto al. JWirno ferito una lesione appar.tenonte alla Le1·za rlelle indicate zorw. Ma la comb inazione eli ·lesioni di di"fferenli zone p.uò avver·çu·s i eziandio sullo stesso iJ,J.:di:viduo. Ciò è ùa aser·iver si alla influenza di versa della re$ist~nza de' tessuti. j~ stata asceitt.a una in tluenzn proporzionale tan to alla massa cruanto alla llUJ•ezza dellfl palle. Una i,)aila (li ferro penetra nel tessuto sintanlochè, non sia estinta la S:Ua forza impellente, menlr·e una parte di r1uesta forza della .palla di piombo si consuma nel bal.tm·e contro le ossa, prdducendo dcfm·mazione clel pr·oiettile s tesso . Rapporto agli sft·ar.ellarnenti estesi d'ossa, rilevati da SLroft\e:y er segnatamente nelle duee palle di ferJ'O, l'autore fa os-servare che elessi osservansi alla stessa guisa per le palle meno dure cl.i p iombo, rlappoi chè la f(wza clist m ttiva del proiett.ile essen;,:ial menLe dipende dal r apporto esistente li•a il P!'SO della palla c la celerità. DaLe duo palle di eguale ce.Jel•ità, diminuendo rruest'ultima , la commozione 11l'odotta s arà in maggiOl' pl'Opor zione oss.ia più estesa pet la palla più pesante: ciò avveJ'etassi nelle pall e di piombo possedendo questo iLpiù gran peso specifico. Dd r<~sto alta sua for·za distruttiva ·COil~l'ibuisce altresì la s ua defor·m azione. Ancl\e la configurazion e del peoiettile esercita nna certa influenza s ulla ferita. L'azione molto più pel'llieiosa della palla a punta è già ~la molto ternpo r iconos ciut.a: siccome la base della palla penetra nell11 ossa p er la piccola apertura fatta dalla punta, la forza della palla d iminuisce, dando luogo a

;<W celerità iniziale, media e finale -


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RIVlSTA

distruzione maggiore. Nelle palle coniche devesi specialmente aver riguardo al molo rota~orio da esse s ubìto. Nelle palle cave, come anche in quelle di piombo mollo molle, devesi badare all'effetto della deformità ris ultante dal proiettile. Del resto, l'ultima guet'ra in ispecieha dimostrato c !te le palle di pjccolo calibro posseggono egualmente una gran forza distruttiva dipendente dalla loro forza di proiezione. Quali differenti specie di ferile da guerra, distingue l'aul{)re: i colpi di rimbalzo, i colpi rasenti o tangenziali, gli strappamenti e lefer·ite con tl'agitto. l colpi di J'imbalzo non si osservano per· lo più cho quali conseguenze del ballere che fanno grosse palle su corpi duri. Ogni tessuto del corpo otfre una maniera paPI.icolarc di comportarsì nelle contusioni. La pelle soffre, come lo ha dimomostrato Dc:~mme còl microscopio, un appiattimento delle papille con inspessirnento· delle fibl'e del cborion e consecutiva metamorfosi grassosa ~ Del reslo essa mostra lacerazione di vasi e neevi, jnfiltramenti, su.ggellazioni, talvolta ancl1 e enfisema in r:;eguito a decomposizione dci gaz del sang-ue, e pePsino mummiflcazionc. 'Ne'tendini, come ne'muscoli, segnalAmente in quelli a fibre corte, ossePvansi talfiata delle rottut·e; entro il t.essuLo muscolaPe jstcsso rinvengonsi assai facilmente degli stravasi sanguigni; nelle contusioni gl'avi tw.ssi slJ'ilolamcnto ed una vcea dissoluzione-; de;:;li elementi muscolaJ'i. Si vede una massa brunastra a guisa di poltiglia, la quale racil mcnte <legenet'U in icore, causando anche selticoemia. DieLJ'O lesione de'vasi formansi degl i spandimcnti ed l:U ICO tl'ombosi . Dalla contus ione de'tronchi net·vosi possono ùet·ivaJ' ne delle pat'alisi. Fra gli Ol'gani rinchiusi nrlle gr·andi cavità, i più esposti alle contusioai son C[uelli più !abili: qui però va calcolala aiLJ'esl la copePlura esterua. Al cervello si hanuo commozioni e - .in gJ'D.do elevalo - contusioni. Nel lorR.ce, in vjrl.li clell'clasLiciLù delle sue pal'eti, gli organi sono esposti alla con tusione c allo spostamento. Nell'addome sono pure vrevnlenti le eontu ~ioni de'visceri, nonchè la rottura tlcl fegato e dt>lla milza rhe fan no seguito. Allo ossa abbiamo distacco del perios Lio, emor·eagifl fl'a ques to H l'osso Pispettivo, 110nchè fenome ni llogistici. Nelle oss a pianH osset·vansi taltiu~<1 delJe impeessioni c screpolature o scallitture - al cranio havvi djstacco di scheggie dalla lamina interna (vitPea)' le quali alla lor volta, peJ' la pt·essione es.eJ'Cilata dall'impr·essjono della lamina esterna, assumono maggior volume che Ju esterna


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lesihne. Le ossa cilindriche mostrano delle ft'atture e degli ser.epo\am'enti. Le articolazioni in seguito a contusioni offrono i segni della infiammazione Lraumatica. I colpi non:toccanti, detti a vento, sui quali Pirogotf si esprime tuttavJa con riserva, dalle esperienze dell'ultima guerranon banno -rieevuto alcuna conferma. Da queste debbono distingl:lersi quelle lesioni ehe van messe in conto della dilatazione de' gaz della polvere pieogena, che corrisponde ad una pressiOJ'le atmosferica multipla, e che pe' grossi pezzi d'artiglieria di marina di ultimo moclello è valutata a 2230 atmosfere. ~ colpi sfioranti o tangenziali succedono quando il piano delia superficie colpita del corpo viHne toccato · lateraìmente tlalla linea traiettoria del proiettile. Si danno di questi colpi con perdite di sostanza od anche solo con d)stacco delle parLi oj'fese. Un colpo scavato, scor·r·enie s i ha allorquando la linea traiettoria dopo d'essere il proiettile scoccato, scorre ancora 1ango tratto pm'allelamente alla superfìcie del corpo colpito e(i agisce in ispecie' il moto progressivo del proiettile. Se per esempio prevale l'azione t•oteante o i,l moto t•otatorio, in allora la perdit-a eli sostan&a è maggiore e più iéregolare. I colpi scavati talvo!La producono de' veri canali nel loro ferire. .Qui vanno rammentati anche i colpi eli rimando ( Ricocifettschusse) i quali si osser·vano alloequando palle morte colpis cono il coepo, e in virtù dell'elasticità del tessuto vengor,ro r espinte, come succede segnatamente su regioni del COI'po, nelle Cfuali immediat.;::tmente sotto la pelle havvi l'osso. Da s imili colpi produces i una perdita di sostanza più o meno piana, mentl'e la palla b proiettile più nou ha la forza di per~orare l'osso sottoposto, sebbene talvolta giunga a fratturaelo. In una piccola serie di eolpi sfiorant.i, quando batte il bordo a15uzzo del pr·oiettile deformaLo, non ha luogo alcuna pertliLa ai sostanza . Nella piLl parte de'casi di,questi colpi viene comÌlFOmessa la sola pelle. Il diame!.Po della perdita di sostanza in s eguito a reLI'azione della pelle, non è maggiore di quello d.ell'a palla percuotente; secondo Nendorfer esso diventa maggiote quando- il tessuto eonneUivo sot tocutaneo è scarso ed ha maglie longitudintdi. N ell'a~tione di proiettili angolosi per çleformazione, la ferita risultante può avere la propr•ietà delle l'~rite çla taglio cci'boedi lisci, o di ferita lacera con lemb.i irFèg0iari. Gli strappamenti, amputazioni (istantanee) di intere membra, sono causati da grosse palle o da colpi indiretti, mentre quelli 56


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che sono inferti da palle di fucile, si li miLano a piccole mombt•a o soltanto a ponioni di esse. Mcntl'e con una celerità gt•ande della palla e con poca t'esistenza delle pat·ti colpite del corpo, lo stt•appamento coJ•risponcle presso a poco al diameLt'O della superficie colpente della palla, quando la resistenza invece è g t·unde, lo sLrappamenLo non ò più circoscriUo, s ebbene maggiol'o, poichè i pezzi o le scheggia ossee comprese, al largano In fol'ita quali proiettili ind il'eLLi. QuBsto feriLe possono l'aggiunger e una considerevole ompiezza ed estendersi mollo, in ispecie lo scheggiamento delle ossa e la Jacera~ion·~ delle ptu·ti molli. ~e'slrapparnenli pat·ziali possono risulLarne dei lembi: la cui meccanica si spiega pet· ciò, che il le>:sulo elastico in causa del percuolet•e che fa il proiettile, viene portato ul più alto grado di tensione, s inchè alla perline schianta e riloma nella sua primitiva pos izione, oYe poi Pt:OLendc al disopra del livello delle fePile in lanle porzioni stt·acciRtc a g uisa d i cencio. Nello s trappamento di g t·osse pOl'zioni muscolat'i vcd esi spesso la pelle s ul cit·cuito della ferHa sollevata n mo' di SMcoccia, ed internursi nella ferila de'gl'ossi lembi cu~flnci. A. ca~i one rlelle divet·se resis~en:te ùe'Lessuti, hanno le ferite spesso un'assai irregolat'e configurazione; nelle ossa lunghe tt•ova nsi non di rado delle fendiluro che arrivano sino all'articolazione. Per la foete perdita di sangue dalla quale sono a~compagnali, e dal geave urto che cagionano, gli str·appamonti riescono spesso letali. . La meccanica delle fet•ite con canale, come anche il loro apprezzamento fisiologico, l'au~ol'e riserbasi di trattarla in un prossimo lavoro.

Distinzione fra la connnozione e la contusione del cervello c ol mezzo tlell'oftahnoiìcot•io di BoucBuT. (Revae scient{/ique, 21: luglio 187;)). -

Il dott. Bouchul ha indirizzato all'accademia delle scienze di Pal'igi un lavoro col quale in. dica come si possa distinguer e la commozione dalla contusione del cet·vel1o facendo uso dell'ortalmoscopio . Allot•chè non vi abbia che commozione, il nervo ottico e la r etina non presentano nulla eli particolare e s i bpovano a!Jo s tato fisiologico. Quando al contPario. siavi contusiorìe del cervello, la papilla


Df G-IORNAt,I I:l'AL IANI ED ESTERI ·875 f7.la :retina sono ammalate; Ja primn è rigonf:la, ed i S\lOi (~o n~ torni sono ,rhcmò appeezzab.iii; ò sovente più vascolarizzaLa, éd è -la sede d'un'effusione siero sa che s i eslende alla retina. Le vene· retiniehe più o meno <lilatate indicano pella loro diffi:. 'CQ)j;à: della cù·cola:uione, che un analogo inciampo esiste eptro "la cavità del cranio.

Ane urisma d.cll'arteria st1celnvia sinistra cu••nta da ·prima colla eompa•essione d igitale, }IOseia eoUa galvanopuntua·ae quindi eolln compressione dh·ettà e temJIOa·aa·ia d~ l'a a•terin, col mezzo di un compressoa•e, di' FEF(GUSSON.

({flte Lancet) . - Fra i vari argomenti che vennero t.rattati nella seduLa del 27 aprile nella reale società medica e ,chfr urgica di Londra, nell.a quale inle.evennef·o parecchi me-_ dici francesi e danesi, fra i quali il dott. Oswaltlo .Herr eli Conenhagen, vi fu anc~lf:l un'interessante memoria del clolt .F ergusson M. Gill, (Li Jteeds, sopra un caso di a.neurisma della SI'\Cclavia sinistra LralLata colla compressione temporaria applleat~ di!!ettarnente sull'arteria nella prima parte deJ suo. corso, all'interno cio1~ dei muscoli scaleni . L'inferma era una la:vandaia dell'età eli 35 anni, la tf'Wle da ~ce anni sorfriva di aneuT:fsma all'arteria succlavia sinistra, e precisamente nella sua parte più esterna al di fuori deg)i se.aleni . Da principio furono eseguite la compressione digitale, e delle leggiere manipola:doni sul tumore aneur isma ti co, a venle sua sede dietro la por,zioue centrale della elavicola, poscia fu praLicata la galvahoTJ.ul'ltura, la quale anche si ripetè. I(primo dei due metodi di cura fu adollalo senza risultato, l!urtimo ·con qualche temporaneo miglioeamento. Eaonde, e pell'accrescersi di volume del tumot'e, e per essere aumentate di molto le sofferenze dell'inferma, il chif'urgo venne nella determinazione di tentar-e gli effetti della tempora:r·ia compressione applicata d~rettamente nella paf'te più interna de.lla a'rteria su,cclavia. Nel giorno 2 gennaio del corrente anno 'VMne infatt i eseguita l'opeeazione nel seguente modo: un'incisione dal ))asso all'alto pal'len l,e dal centro dello s let•no,' e lungq il margine interno dcl.muscolo sterno-cleido-masloi(jeo fu pratica t~ pcll'estensione di due pollici, ed un'altra della medesima lunghezza fu fatta· lungo la clavicola; in questa ultirpq incisione vi erano eomprese anche le inserzioni del f-ascio .sternale e.claveare del çletto muscolo ster'no-cleìdo-rna-

e


876

RIVJS'CA

stoii:ieo, per la qual cosa rimasero allo scoper to lo scalano anteriore ed una porzione della prima costa, che servir dovevano per rintracciare l'arteria ùa allacciarsi. Riconosciuta coll'indice la succlavia all'interno degli !>Caleni, questa venne abbracciaLa e portata un po'all'esterno m ercùdi un ago du aneurisma) mtì un grave accidente sopr a vvenne a compromeLLere l'esito dell'operazione; la punta dell'ago perforava la pleura nel suo cul di sacco corrispondente. Cionullameno isolalll per bene l'arteria) questa veuivo: abbracciaLe\ dal compressore (fot'ceps), il quale dopo due m ovimenti di Jeggiera torsione fu lascio Lo in posto per dieci ore e mezzoJ e poscia levato. II Lumot·o aneurismatico nel quale era cessato qualsiasi movimento di pulsazione, nel giol'no successivo ritornò a manifestare qualche battiLo che però scomptwve dodici ot'e dopo. L'operazione sembrava corrispondere felicemen te, al lot'chè sopraggiunta improvvisamente una gr•ave pleuro-br·ouchite, questa. tronca va la viln dei!' operata dopo cinque gioÌ'ni e mezzo dall'eseguila operazione. Annotazione. - Le consiclc t·o.zìoni elle naturalmente emergono dai particolari incompleti di questa s Lol'ia, si riferiscono in special g uisa alla fer·ita dello pleura, ed all'elezione speciale del peocesso operatorio. Quantunque difaLto non Clnet·gt>. quale sia stata la forma dell'ago di presa dell'arLel'ia, e nou r isu!Li chiaro nemmcuo il m odo di sua applicazione, puossi cionondimeno a priori pr·onunciare il giudizio che potevt>.si scansa1'e la lesioue clella pleura, senza che con ciò si voglia punto moravigliure dell'a.cciùcntc avvenuto, impel'Occhò non sia !'Ul'o, come nel caso attua lo, elle an ch e esimi i e provetti operalod cadano in 'lunlclte scoglio por· quanto sia prevcdibile e facile ud evitare. In roppot·Lo poì alla scelta del processo operatot·io, l'isulterebbe che il Fergusson, senzo far cenno della foema speciale del comp1·essore, e dell'aneu••isrnu, c dello condizioni eziolog iche <'IJe 11e deLerminaeono lo sviluppo, avesse daLo tu preferenza ulla compeessione a t•lcriosa diretta e lemporùl'ia, ~tella considct·azione cbe lolora eseguendo l'allacciatura ili questa porzione interna della. succln\'ia, accadde di vederne seguire un'emot•t•ogia secondaria o consecutiva it·rcparabilc, C11[uindi lel.ale, come sembrerebbe per lilinsi arteriosa essere accaduto quolchc volla a taluni, ed ancho non m ollo tempo fu al cloU. Rogers di New Yol'k. Com unq ue sia, non ripugno certam ente ch e anclw cod es ~o


DI GIORNAL[ JTAr.IANl ED ESTElU

877

processo possa talvolta Lr·ovare la s ua indicazione; ma cinto il faLto che la comp••essione digitale e la galvuno- puntu••a risultino inefficaci, come nel pl'enccennato caso, e che eziandio no.n riesca possibile o prudente l'ullacciatum in causa di degenerazione delle purcli urteriosc, allora pott·ussi tentare anche la compressione diretta e tempOI'UJ'ia, ed eseguendo i precetti che jl l\l ur•ray feliccmnnle applicò pel primo in casi congeneri, ottenere risultati favorevoli. L'esper ienza su di una scala più ampia potrà faci lmente fornire dei corollari pt'atici, consogucolemonte pur accettando nella pratica tale processo opt'J'ulorio, come seropro, sulla sua più logica applicazione, ci t'imelteremo al responso inappellabile dei risullamenti dell'esercizio clinico . .&oeu•·ls mn dell'nrteria fe morale p••imitlva, di L~::F.. (The

::-.feUa stessa seduta della reale accademia di medicina e chirurgia di Londra, M Henry Lee fece conoscere come ultimamente avesse a cm·uro un aneurisma della femorale pr·imitiva, il qunle si consol id ò completamente dopo dodici ore di compressione esercitala mercè ùolla flessione forzata della coscia sull'addome. Làncet). -

A.ltro nuovo 1n•ocesso di eomp••essione arteriosa n e lla curn d e ll' aoeurlsru·n, di M. Drx <li Hull. (T/te Lancet, t• mag-

gio).- 11 presidente della reale società medica e chù·urgica di Lontlru, sir J a m es Paget, nello. seduta del 27 aprile fece conoscere un nuovo processo di compressione delle arterie introdotlo nella pt•atic.u da l\1. Dix eli H ull. Desso consisto nel passaggio di due fili d'argenlo aLLot•no all'arteria, previo il suo isolamento; le esh·emità libe1•e di questi fili son passate allo esterno uttt•averso alla pelle a poca distanza l'uno dall'allro, e nei mat·gini delle labbra delln ferita prulicola, posciu si t•iu- . niscono ed atlol'ligliansi graJalamente, mollendo prima fra dì essi un pezzo di sughero in guisa da corl'isponderc ull'asse longitudinale della predetta ferita. Questo processo ha il vantaggio di avvei'Lir·e il chirut•go del grado di compressione eserciLaLo sopra l'arLeria, e di favorire la coartazione dei tessuti interessaLi, e conseguentemente una regolat•e e sollecita cicatrizzazione. M. Dix ha impiegalo questo processo in un aneurisma della carotide o dell'arteria poplitea, ed in diversi aUri casi.


878 ltlodifienzi ooe nll'appnreeehio Esm n re h ~Ga:. de m<!d.

dc Pat•is, "N. ili'>, :l8 ooùt 1875), del tloH. J\JChJSE. - In unn r ivista sull' il:;chemia p r eliminare p\llllll icaLu i11 quesln Gaz::etlrt (noven:ùJt·c H37-i.) ho insistito <~ugliinenll\ enirnli flcltuiJO di caontcltonc che serve u mnntent>l'<' l'ischt'mia prodotta dulln rascio el oslica e sLùlu Jwcc ~:-; ità di ::;o~tituiJ·Io. l n questi 1ùli Uli ll'lllpi il l"Ì!!OOJ' Clm11 ,·el, p1·ofpssore <l!tg"l'egalo al Yal-de-Gràce, fl•t·e pUl·c alcuni t·imJH'O\el'i al tubo tli caoulchou c iJ1 una impo1·lwtle ,memor·in iulitolo.ln: Ilicel'('he sperimentali e cliuiclte ,qllfl'impi<'!JO dell'i.'{chemia lempomliea dur ante le OJiera::ioni (l). Lo opinioni dt•l :-i;.!nm• Chal!vl•l et·ano

g ill conosciute, m o l'Cl\ IB U}si He.i signm·i Fc l' l'~', Souli<'· o Lct·oy, elle i'ut·ono l'nlle sol lo l'ispit·n;.::ione di lni, c nelle crunli lt·ovansi Alcune deUe :,ue :-pet·ienzc. Il lubo di eaoukhonc è troppo cm·lo in ccJ·ti ea;.i, puo :,lt'ACrif\t'si quauùo è solloposlo a una fot'll' lenl"Ì!lllc; la !<IlO applicazione pt·c:;enla drll(' difticollà, co1uC pm·e la sua Pimuzione; è dillicile rli eollocm·r il gnHcio Jll'~li anelli drUa cal~na c ~o­ ]H'l:llntlo di lcvaL'llOJo. l l tu ho deter·m ina u n cl uloPe ha:;Lf'IJJlcmenle vivo nella I'C'fdonc ov'è applic-ttlCJ, c quel clCJicwc f;i fo scgnatamenle senlit•c• nel puuw COI'I'i ~pondPnlc alla efll<'nPJla, se essa tocca di t'<'llanwnle la pelle. M a ciò elle allt·e~i deve far abbamlonftl'e illuho di coonlchour l· l'csistPnza di pa•·alt!'i mu::;colari con'-'ecutivr aU'applirn:tione di esso. l folli cmWHCJuti son poco Httn1ri'O!'i, l' Yero, o :-i t•ifcI'ÌS('ono tutti nl mclllhl'O supe1·iore, dnvc lél <'(l mpt·<~r-;sin n c rl ei m• l'\' i ,, più rncile. Quelle pm·uli!"'i L1•mporruwc dc\·on<J &pecialmente <:'!<~Cl'!' at(Pii.Juile ad 11111'1 co:~tt·i:donec::;ngeraln l'alla C\Oll lln tu.bo n pAt'llli gl'o ...se e r<>lntiYanH'nl<• sll·clto. Quesll' !'fAvOt'P-YOii co-.Lrizioui llOll C'SÌSlono più s(' n) tubo SÌ ~o::;lituisce lliiU rasCÌil. E1•a adun(jue utile tli sut'l'Ogal'c il luiJo eli cnoulchoue cOB un l~>.guec!o pi(t lm·go e meno duro, ]11'1' (.Wiklt>o una co~ll·izioue L1·oppo forte sopt·a uno spazio ll·oppo t•i::;tJ·cUo: di più bi ...ognavll lr·ovare un 1nodo di rltisare s itlatto IPguccio chc perrnolleHse di A]Jplicarlo c ùi toglil'l'lo fa cilmente. Mi sou rivolto nl signor Colin, il quAle immagini~ t' tcrc costt·utTe il piccolo apparecchio che Jlll fal'ò a. ùc~criwt'l'. Esso cousi;;Lc in una fasria di Les-;uto ela::;tico muuila eli

(I) Aroh . de mdà , .Juln J8:5.


879

Ot GlORN'A.LI l'U LIANI E'O :ES'fE!{J

dièei anelli verso una dèlle sue fllccie, '~ l emLinata ad 1m a delle sue. esh·emità da un gt~ucietto o da un aneHo da pres.a. La fas cia c he TnÌSl.ll'fl t\ centimelcri di largo $t'L C.ir'ca un Jt,let.ro di lt;mghezza è di tesRnto elas~ico simile a CJlH~ IIo che s i ado-

pera per la fascia d'Esmarch. GLi anelli deslinàt.i n r·iceve.t·e il gancio sono in nume1·o di dieci, onde si possa sempl'e cseJ•cital'c una cosL1•izione conveniente, qualunque sia il \'Olume cl el m embro ed anche pe1• poter vari~ re il gt·ado di coslrizionc. Il p1·imo unello è posto a l4 centirrietri clall'est.J·omi tà tlelln fascia che pol'la il gancio e l'nHimo a -40 centimeh•i: gli anelli sono a!l egnul disl~1nza g li uni tlagli

altri.

-

.I l !Jfmcio può esso1·o un semplice l'c~Pmagli o . rm· potot· mettere e leval'C J'acilmcul~ il g:nncio, la fascia pol'ta nllu sua estremità un anello i11 cui s'inlroclnce l'in<lice: lieando la fascia, si ~uò faci lm ente allaccal'e e s Lnccm·e il gancio. Tale è l'appar ecchio cosiJ'\lLlo dal signor Col i n. Vi 1111 fa tta testè una pic.<'ola moùitic-azimlo. Il gancio e J'aneUo du pt·esa son.o uniti imsieme e solclt)li a(luna piçcnln laskn trasvers ale, sulla 11uale s i fi s sa l 'e~l.t·emilà ùella fus cia . Di lA.l manieea la trazione si c~ct·cita su tutta lu larghezza della fascia e si può ixnprirnere al guneio Il\ (lil'eziono che si vuole. Mi servo e~;dusi v.:nnoutc di. quest'appnrecchio , e l'h o ~\dope­ rat.o s ul memhm suJ,H:l'ior<' c SHll'infc>r·ioJ·e e lo trovo di gran lunga prefceibile ul luho di cM ulchouc. Aggiunge1·ù che teJ•minata l'operazio11e , legnto luttp, le artèrie visi bili, quesL'nppar·eeehio pe1·mr;ltc eli climinuil·e l'abbondanza deJ gemilio::. •nguigno eh!:' cndu dalla «t.tpe1·ficie della p)aga: Legale le Hl'l.ePie v isi bili, alleli lo ].)l'Og J·essivamehle la fa!:lcia, un anello alla volt-a: o C'l momento in cui il sangue esce dall'arteriuzzc, applico J'apidamenle s11 (jUcsLc} ult.irne rlellc pinze da rorci-pressiono; qnindi la t'a scia(~- nuovatno:! nte r is tr·etlil , faccio le nuove allacciatm·c, queste tfwminale, la fa scia è allentata un-"allra volla: restano alcune fll'lcriuzze a legarsi, ma lo scolo dj s.ong ue è poc.o nbl)onclante. Ho impieg11toor ot·a questo processo in due amputazioni -eli coscia o In perclil.a di sang ue fu poco considerevole. A nnotazione. J1 s ig noe C<)lin non dove avet• fatto un graude sforzo d'imm&ginazione per tt·ovare l'apparecchio r ischi eslogli dal dott. Nicaise, poichè, dalla lunghezza in l'nori, esso non è altro che una s pecie di quei serre-bras e sel're-eu ir~se cile da tanti


1\f\'JSTA

anni sono in uso pl'esso le persone che hanno dei fonticoli . In questi il gancio si aLlacca ad uno. delle piccolo sbarre delln scala praticata nella lastra metallica inr.urvat.a a doccia che si applica diretto. mente sulla piaga del rolt.orio per p1·oLeggerla contro gli urti, le brusche con()•icazioni ed altre offese ;di simil genere; il signor Coliu lo atLuccu invece a deglì anelli cuciLi allu t'accia esterna della fascia. Ma la maggiore o minore analogia del nuovo compressore elastico coi surricordali slrumonli nonne scemet•ebbe il pregio a' nosll'i occhi qmmdo in pratica osso facossG r ealmente miglior prova di quello dell'EsmaJ•ch. Pel gignor.Nicaise la cosa non ammelle dubbio, ma il s uo giudizio-anche senza volerlo- potrebbe risentirsi delle prevenzioni dell'autore a carico <.lei tubo elastico, e perciò Jl1'ima di accct.lal'lo sarà prudente di uspcLtare che llHt•i chil"uJ:ghi, il cui amor proprio non ò in giuoco, abbiano sperimenlo.lo il nuovo mezzo e profel'ito into1·no od esso l'imparziale IOJ'O verdetto. Infine, f\Opra ques ta incessante questione dci danni tlel tubo elastico, l'Es mal'ch s l.esso ha giù detto, o in questo giornale fu r ilevato (1), in che consista il difetto. Molli chirurghi, credendo .far meolio, serrano troppo sirello il tubo,· da ciò gU e.D'etti dello sfroz:oamento ~ l' inco lpazione at tuiJo -e, per ultima conseguenza, p1·oposte e contr·o ~p,·oposte dl modijìcazioni. Prim o callo di aneuris ma popliteo g uarito m ediante l'appllcM.Ioncde ll'n.pparecchlo E!iinuu•cb, Ili 'VALT BR n EID

chir urgo primario nel reale ospedale navo.le di Pl ymouth. ( The Lancel, settembre 1875). I. F. di 37 anni fu l'icevuto ùaii'H. R . S. Arab, il JO ugosto con un aneurisma saccato al popli te sinis LPo. Il tumot•e avea t·aggiunto una notevole dimens ioue con forti pulsazioni, ed era stato cagiona lo da uno sforzo follO dall' I. F. lJ•e settimane pr ima, nel sollevare le vele di una naYe. Dapprima gli si Ol'dinò assoluto riposo, e il 19 si cominciò la cura della flessione della gamba; cul'a che ru abba ndonata il 23, poichè essa produceva f'o r•Lo dolore con edema a ll'ol'lo. Il 26 furono applicali due compressori di CarL sul cOJ'SO del(l) Vedi questo giornale a pag. 959 c 959.


881 l'arteria femorale; l'uno, cioè) in corrispondenza _dello s ua uscita dalla pelvi, l'aUro all'apice del tr·iangolo dJ- Scat'pa. Dopo quattl''ot•e di continua compressione, cessò la pulsazione nell'aneut'isma, ma ricomparve dopo poco. Si tenta l'ono quindi diversi modi di compressione, ma non s'ebbe da alcuno di essi un s uccesso cut·ativo, poiché lo pulsazioni continuavano e il Lumoro non dimirtuiva gran cho nel s uo volume. L'aneuris ma in apparenza et·a sostenuto, Ono ad una corl.a estensione, dulia ciecolazione collaLeeale. 11 10 settembre, avenùo io eseguilo col metoJo d'Esmat·ch una lunga opet•uzione pet• necl'osi del femot•e in un a!Lt•o paziente, durante la quale il mr>mbro era t•imnslo privo uffalto di sangue per un'or•a e dieci minuli, ::;enza che si notasse alcun danno od inconveniente ulla circolazione, mi pa rve che il sistema del chit•ut·go ùi Kiel ros!:lo degno di prova nel caso di aneurisma, corue il più adallo di ogni ollro a proùul't'O il completo r istagno e quindi la coaguJazione del contenuto del -sacco. In conseguenza di ciò r imossi l'appat'at.o di compPessione usato in CJuel giomo, e lasciai senz'altr-i compens i il mfllulo, fino al mattino alle JO nnlim. Allora fasciai il membt•o con fascia elastica, dalle dila del piede all'unione del terzo medio col terzo infeeiore della coscia, in modo lla ricòprire l'aneurisma, sonza comprimel'lo. Il lubo elas tico fu quindi legato intorno ul membro, sopra il gir·o più allo dcllu fasciallll'a, la quale dopo venne eimossa. Si ebbe da ciò lfl sospensiOtle del- . l'intera cil•colazione al di sotto del Lubo. I l membro assunse un pallore mot'lale e g t•aduatumenlc perdetle nella sua tempet1alura. L'anemismu s i conseevò nel primitivo volume senza pulsazioni. Dopo ci n q uantu mimtli, esseudosi l'um malato lamentato di un forte doloee al di sotto llel puolo di cosleizione, f'u rimosso il tubo elastico e appliralo un compt•cssore di Carl a ll'origine della femot'ale. Sollevaudo questo compt·essore pochi minuti dopo, non si osservò nessuna pulsazione nell'aucul'isma; alcuni piccoli vasi battevuno fortemente intomo all'urlicolazione del ginocchjo, c la cil'colazione collaterale pat·eva ristabilita. Il cowpresson-1 fu riodaltato e lu:>cinto alla cut•n del paziente, che ne aveva già imparato l'uso; gli fu ordinato eli applical'lo leggennente e pct•iodicamenLe, ln modo fii non recare a sè stesso alcun distw'bo. Egli continuò in Lale pt•atica fino alla set·a del giornÒ successivo, in cui l'apparecchio fu rimosso dotlnilivamenLe. Il tumore era sLtJ.lo esaminato ft·eOr GIORNALI ITALIAl'\1 ED ESTEIU


.882 RlVlSTA qucntemente da me e da altri, e lo trovammo sempre sel)Za pulsazioni e in diminuzione sensibile dì volume. Settembt·e 13. Perdurando l'assenza delle pulsazioni e pi'ogredeudo il r impicciolimento del tumore, g iu,ucaì l'aneuPisrna praLicamenle guarilo. Non si notò alcun dis turbo coslHuzionale, e l'un ica cosa di cui si Jamentava l'ammalu to, era un senso di torpore nelle lre ultime dita del piede, associalo o. dolori inlermitlenli nel lato esterno della gamba. L'arLeria femor ale si sentivo. battere tìno al punto in cui venne da l tubo esor·ci taltt la costrizione, ma non più in là. Si videro parecchie piccole arterie pulsare intorno all'articolazione, particolat·men te nella io interno della rotula . Jl Lor·pore e i dolori dì cui sì Jamen lava il poziente scomparvero poi quasi interamente. Note. La sempli cità e la sicurezza 0vidento di tfues ~o metodo di cur"are l'aneur-isma, e il r upi do successo attenutosi dalla sua applicazione, lo rendono meritevole eli ulteriore prova. Mi clilungo.i nel dare i part.icolari. della cura, giuccltè ognuno ùi essi ha in(iuito al successo. l i quale pa!'e si debba spiegal'O mediante la coagulazione del sangue ovvenuLu in seguito al suo ristagno. Il sacco aneul'ismatico ne r:mnsc probabilmrmte ripieno di coaguli, ma l'intera cit'colazìone nello parli fu arrestata, cd è possibile che lu perdita di tcmperatueo. e quella particolare condi·zioHe dei tessuti tanto collegALa con la mancanzù di vita, possano aver esei'CiLata qualche innuenza nella formazione del coagulo. La pl'&Lica futura deciderà quanto tempo sia necessat'io ùi rnanlenCJ'e H membro senza s angue, per venire a questo f'isultalo. La ra~ione per' cui io continuai a compl'imere il principale tronco arterioso per qualche L~mpo tmcora, dopo ottenuti i coaguli , fu or-iginata dal timore di veclerli, appenEL rol' mati, dis(àlti e spinti via dall' impelo della corr·enlc sanguigna, prima che acquistassepo solidità e resistenza, e che il sac~ si 1osse conLr·atto sopPa eli loro. L' esperienza dei chirur ghi suggerirà senza dubbio, miglioramenti su questo modo di Ll'attare gli aneurismi. In certi casi può anche esse1·c necessario di iniettare flu itli nel sacco, per promuovere la coagulazione, mentre il membro è lasciato senza sangue. Questo però non è che un semplice mio suggerimento, poichè io mi debbo limi tare pei' ora ad


..... DI GIORNALI lTALIANI ED ESTERI

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indieàre e<l ,i llustrare col descritto esempio pratico un trattamento di aneurisma, il quale, per quanto io sappia, è affatto nuovo, e a clarlo come una nuova pro·va del g ran servizio che è destinato a r endere alla chirurgia l'appareccbjo di Esmarch. Tamponnmenfo ciel nas o senza aiuto d'istrumenti chirurgici. (A llve1neine vViener medi.-;;inisce X ei fun(f, 21 settembre '1875). -In un giornale a m6l'icano si "legge, che un chirurgo fa H tamponamen'Lo ùel naso senzu bis ogno d'istemnenti, ed assicUI'a aveJ' ripetuto con successo tale suo metodo varie volte. Egli fa un piccolo piumacciolo di fìlaccicu, lo lega fortemente ad un lungo Jìlo, lo introduce ìn allo nella narice da cui si ha l'emor1·agia, c impone tdl'amm {llalo tli c hiuder e la bocca, e di inspirare foJ'.lemente l'al'ja solo dall'apertura nasale tamponata. Per sillallo modo il piumacciolo viene con facilità spinto indietro, per riuscire pe,mlenl.e vicino all' ugoln, do. cui agevolmente può esscl'e pt•eso anche con le dita, e tirato innanzi pet' essere convertilo in un gl'osso tumpone.

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VARIETA

Il Uoogresso ioteronziooale de lle scienze m e dich e a Brusselle . - I nosLt•i lettori sapr·anno che dal Hl al 26 set-

Lcmbre di quest'anno doveva lener•si nella capiLaJe del Belgio il Congresso internazionale delle scienze mediche, e <;periamo che non sarà lor·o discaro d'aver• alcuni par•licolari intorno a quella riunione, a cui presero pat·le tanti dotti e parecchi l'r•a i più valenti professori delle pr-imm•ie tmiversità d'Eur·opa. n ContitaLo organizzatore belga aveva preparato ogn i cosa nel modo il più lodevole ed il Governo ed il .Municipio fecero agli scionziali qua accorsi la più onor•evole e lieta accoglienza. Bas ti il dir·eche S. M. il Ho, per· un s entimento di squisita cor~esìa, che Lutti a1wrezzeranno, si compiac•tue di t•enùor·e più solenne colla s ua pr·esenza la sedulu d'inaugurazione ùel Congr·esso, a cui assistevano altl'esì il signor Delcour, l\linislt·o dell'interno ed il signor Ans pach bor·gomaslro di BPus~elle. Il Comitato organizzatore avea per· pt·esidcnle il signor Vlcminckx, per vicept•esidenli i s ignot·i Deroubaix o Ct·ocq: per segretario generale il signor\Var\omont, ed i signori Duwez e Vert'iest per segrelari delle seduto Tnlti rtuesLi signor•i, dopo l'm·ri vo del Re sedettero all'ufficio della pt•csidenza, a c ui se· dotlct•o puPe il Ministro eù il borgomas tro summentovaLi. Il bar•one Vleminckx lesso \ IO discors o di circostanza che fu molto applaudito, e ter·minò col pr·oporre che il ~JinislJ'O rlell'inlorno, il rruale ponendo u· disposizion(l dol Comitato organizzutot•e lutti i mezzi ch'egli avevo in s uo polere ne aveva singolarmente agevolato il còmpito, rosse nominato pt•imo pt•esiùont.e onorario del Congresso, propos ta che riscos:;e il plauso universale. li Minis ll•o rispose ringraziancio e dimostl'ò che il concorso prestato dal Governo belga all'organjzzazione del Congt·osso et·a una pt·ova del vivo inleJ'esse ch'esso portava ai Javor·i della doLla Assemblea. Pal'lò dolio scopo del Congresso e notò acconciamenLe come siffalte l'iunioni conf(wissero a risll'inger·o i legami di fratellanza che uniscono fra di lor•o i medici di lutti


nlVJSTA DI GlORNAL I ITALIANI ED ESTE RI

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· i paesi. Con chiuse con dare il benvenuto ai medici foraslieri, ai

quali disse ch'egli era convLnlo che nessun di loro avrebbe a rammaricarsi d'aver, pet• quelle gz·ruHii assisie della scienza, abbandonato la famiglia, il paese, gli atTa.•i, poichè il pt•ogt·amma che era loro sotloposto conteneva quis tioni d'un interesse generale ed umanitario. . Dopo il l\Iinish·o z•iprese la parola il presidente pe1' chiedere la costituzione definjliva dell'uflìzio di presidenza, f!Uello esis tente essendo provvisorio. Ma sulla proposta del signor Teslclin l'ufficio rn·ovvisorio venne per acclamazione confermat.o in carica. Il presidente avrebbe voluto accettare la riconrct·ma solo pet· i scgr•etarì il cui mandato P più onN·oso che onor·wco, ma l'Assemblea mantenne più che mai la sua decisione. ~el l'Ussegua•-si alla presidenza definitiva del CongPesso il signor Yleminckx chiese ed otlennetliaggiunget•si un certo numeJ'O di presidenti onorari. I proposti fur•ono: Il prof. Yon Langenbeeck pct· 1'.\llemagna; li pr'Of. Bottillaud, il ba1·one Larrer, i prof. Verncuil eJaccoud, pet·la Francia; 1 pro f. Hebra c Sigmund, per l' Au,ll·ia; l prof. Semmola e Palasciano, pe1· l'Italia; Il doll. Ascltman, pel Lussembw·go: Jl dott. 1\Im•cowilz, per· la Homunia; U generale medico Ahmed, pel' la Tui'Chia; l doLL. Cl'itchell o Dowmann, pcl' l' Inghilterra; Il pror Oonders, per i Paesi Bassi. Ques ta nola, dichiar·ata incompleta dal presidente, fu compie lata nella seduta successhu e ful'ono nominali pt•esidenli onorari, ll colonnello medico dott. ì\fanayra ed il prot. Pasquali, per l'Italia; 11medico maggi~Jre ~icola'iew, per· la Russia; ll dott. Van Cappelle, per l'Olanda; Jl dott. Eggcling, pel' l' lnghiltet·ra; Il dott. G1·oss, pel' l'l.ingheria; Il dott. Gustavo Be1•grnann, per la Sv('zia Terminata la designazione dci presidenti onorai'i il sc~t·ek'll'iO generale signor \\'arlomont lesse un elnboralo discorso in cui incominciò dal tessere lu sto1•ia dei Congressi internazionali -per passar poscia n disC'.OJ'I'eJ'(' delle materie in essi discusse ed ~nnar quelle da discutcr·si nel presente Congresso; e nello


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Rl \"!ST.\

t:;piegaee come c pPe<·hè questo si fo~sc l'nclunato in 11ueslu cillà ripolè le cons]d<'l'azioni ch'egli affueriuvH al Congrpsso medico el i Vicnna e 1'Ìpt•ocluceva più lal'di al Congees:;o di Lilla, e che noi ne giova citm·c LestualmenLo pct·ch•\ g it1t:1te n lusiugh ioPc pce una delle nosll•c. più cospicue cill.U che accols~> M son pochi anni i pi(• insignì cultori dell'm·tc salut.we ù'Em·opa. " Il Belgio ·-egli diceva - è un !C l'reno neutro fa\'Ot'evole geogl'llficamenleo politicamente ai con vcgni internazionali: un

le l'reno appropl'iulo a coteste pacifiche assisi e elle 'engono pcriodicamcnto H fìssu r·e il bi luncio 1lel lo nostre cognizioni ecl illoeo progeessivo incremento; coloeo che risponderanno alla nosLNl chimnatn non vi troveeunno 111\ g l'inennt'mbili splendo1•i dc>lleesposizioni di Puri~i o di Viennn, nè i tesori arti;; t ici della ciltà ilaliana che-fu la patria di llflnl<' o dci l\Ictlici, mn vi h'Ovel'anno, o~o ~larne runlle\'ador!•, trnn cillà ridente, 11\'idn di rfll• 101'0 bumfaccogJiC'nza, dei fOCOlnt'Ì OR!)ilali, delle leuli O li·nlcrne slrelle di mano e al di sop1·a Ili Lullo ciò il pl'imo dci bflni, quello che dnppOl' ll\lto e da lutli si ogngna, l'at·iu pul'u dl'l ln libertà •· (l). Dopo il ~egl'Ctat•io generale pm·lò il boegoma~li'O cht', pOI' confel'rnarc le ullimc parole del p1·rcndente Ol'aLOI'f', in viLò p(W la stessa !:ie1·a i memlwi del Congt·es.;o nJ una festa nelle sale elci palauo municipale. Pa1·lò quindi con molta chim·czzn o peecir:;ione dei 1nvori ultimamente c;;eguili in Bru!".:;cUc nell'inlc•·essc della. snlnln·itù pubblica, lavol'i r bc votTeb!Je Bsnminnti e collaudati da lnnLi uomini cos\ compPLCnli in mulet·in. Tt•eminò coll'augut'nl'C n i dolli ospil i l e più lieto cose c a dm· loJ'O - ad imitaziouc <lei MiniSLI'O- il ben giunlo in uome drll'mLLorità comunale c della popoluzionn bt•ussellcse. Finilo questo disCOI'"'O, che fu applnuditi"simo, S. ~1. -.i t'iUrò ed il prcsiucnle irwilò i 2\lcmlwi del Congt•csso a po1-tm•si nelle eispetlive sezioni pel' la nomina dP.I pt'eqitlenlc e dci ,..t•gi~Wl'i •lcfiniLivi, o nde poLot· l'iwlomani (lUI' Jll'incipio ai lnvo1·i colla l eLtu1'a delle singole J'elat:ioni e con I(Uttlche uiscussiouf>, so vi l'osse luogo a tli!:!CUlOt'6. Riservaudomi a paelare in allru min •legli argomenti lNll(l) Tutto questo v1 trovarono infatti i medici auorsi a Brusselle, poichè Governo, lluniciplo o pri vati gareggiuono nel festeggiare i loro ospiti, 0 fra questi ultimi, giustizia vuole che sia fatta speciale men1.ione del dott. \V(U'Iomont stesso eh o fu con tutti, o pa.t·tlcolarmente cogl'Halio.nl, d'uno. bontà o d'una gentilezza insuperablli.


DC GJORNALl 1T,\LL\Nl BO ~STEI\ 1

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tali nelle varie se."sioni e rlellc conclusioni a cui conùusse Lo svolgimPnlo di siflatli temi, per ora mi limilerò a mettere in sodo che il no:jlro pae,e fu convenienlernenle rappeosenlalo al Congi'OS!'o, e che siu nelle puhbliclto <-hc r1PUc [li'Ìvale discussioni gritnliani non tèc('I'O l'ultimn figura, e si caltivarono la stima e la simpatia di lulli. Come già ac<'ennaì, qualli'O ui e$si, cioè ll•e professori ed un me.lico mililstrP, diviset•o l'onore della prosirlcm:a coi più t·cputali maestri d'ogni nazione. Olli'C a quelli Cl'ano prcseuli al Congresso, il tlistiulo oloialt•a cav. Sapoliui di i\lilano, l'inlelligenl&ed alli,•o rlir-ettoro ùeli'Euciclopetlia medica doti. Pini, loscano lrnspionlato l:mlle spon•lc dell'Olona; i doLl. cav. Fru:alli, B erlini e Pat'J'ini luUi ll·e fior-entini; il do l t .\mabile di ~apoli, eù il dott. Saggini capitano medico ncll'R0 reggimento d'al'ligliet•ia: •rue,;li, siccome dedito più tipPcialmente all'oculistica, ~i l'ecC' insct·i,·ere nella ::;ezione ottahnoittlrica c pre"e accw·atarnente nola •li 'lnanlo vi ;:;i ùi::;<;e intol'no ùll'impoJ•Lantis--ima _ qui c: tione clPi yizi ù i t·efr·uzione e delia loeo cmnpalibilità col ser·vizio miliLat·c. Il sullo<lato no"'ll'0 coLlegu COII'llmichet•à al giol'llale i :::uoi appunti: J't·uLLan lo ]J61' dar un'idea delrimpoelanza c poutle1·atez:.-:a delle decisioni p1·ese 1la t[nella sezione tlel Congt·osso t~vver­ lirò che. ollJ·e a rm·nc parle tli n'l'Si dei p i lt t·inomati oltalmologi d'Europa, oc er-a pce:-;itlente il chiaric:simo pr ofessOJ·e cl'Utr•er h t, Dondel's, il quale dolo la scienza di rruell'atll'eo IJbr-o che i• il suo Trcdtato sui ri::i eli re_(ra::ionee (l'accomoda;; ione. Miglio!' guarentigia di fJUesln non si polt'eboo dosideral'e. Brusselle, cn acUeml>re 1~'75.

Il senizlo sanilnrio del L e vnole. - Il pellegl'inaggio de Ua H ecea nel t81.t-7a. (Sc~To). Del dott. BUEz, medico maggior e in missione a Djeùrlah. (Dal Recueil rle mémoires de médecine, de chirurgie et rle pharr,taciemilitaircs.- Luglio e agosto l87fi).- Dal J 831, e specialmente dopo ili< ~7, si sape"a in 0 1·iente, pe• rac<'onti dei pellegrini reùuci clalla 1\Iecca, che spesso il colèt·u iuJiet·ivnuel corso del pcllegein aggio. Divct•se volle si ebbero timol'i in Egitto c n Damasco, nell'avvicinut•si il tempo del ritorno deLle <:aJ'OYane; ma essi sparivano coll'al'rivo dei pellegl'ini. Questi J'acconta\'ano le slt•agi fatte dalla malattiu, e lu sua totale ilispal'izione ùopo un cet·to tempo di camm.ino nel deser to.


888

!UVISTA

Quanto a ciò che accadeva nella Mecca non si avevano che vaghe e pt•obabilroente esagerale conoscenze; s'ignorava perfino, a Coslanlinopoli, nella società rnussulmana, la magg'ior parte delle circostanze del pellegri'naggio, il numero dei pellegrini, i compensi che offrivano lo Hedjaz e le città sante; un vero mistero si stendeva sui luoghi sacri dell'Islamismo, nei quali gU Elil'Opei non potevano penetrare sol lo pena di morte. Noi non ne sapevamo che quanto ne avea r iferito Bat·kar t, nel 1814, nel suo avventuroso pellegrinaggio, e, più recentemente, il capitano Burlon . Basta l"icordai'Si delle cam eftcine di Djeddah, poslct'ÌOI'i alla guerra d'O riente, per farsi un'idea del fanatismo chè t·egnava fino nel solo porto del paese dove gli Europei· erano LollePaLi . Frattanto, nonostante tutte le dicerie di colèt•a corse al tempo del pellegrinflggio, ognuno aveva fini lo per acconciarvisi senza temem e le con!:ieguenze; fallo sicuro che si et'a d'accordo stùla non-importazione della malaltia. Nel 1858 una nuova circostanza sot•se nella pratica del pellegrinaggio; nuvi a vapore fu t·ono usate nel ll'aspot~lo dei pellegrini da Sue:l a Djedtlah; o viceversa; un servizio analogo portò i pellegrini nell'India. l! viaggio in cm·ovana fu fin d'allo n t in pal'lO abbandonalo, e cosi del pari la tt·avei'Sala in barca del Nfar Rosso. In queste nuove condizioni gj compiè il pellegt·inaggio dell'anno 1865, reso più numeroso ancor·a del solito por cer te coincid!'nze proprie alla solennil.à religiosa. In qu ell'a nno non vi furono meno di 180,000 pellegt•ini t'iunili alla ì\'l ecca. Si conosce quello che seguì: il colèl'a fece gl'andi stragi fra le LUl'bo dei pellegrini. Ma avvenne che la mRlallia si sviluppò in tutta la sua violenzn nel momento delle t'este, fra ·il concenlt•amenlo di quella mol titudine solto un ciclo lot•eido, e nelle pi(t tristi condizioni igieniche che si possano immag ina t·c. 1!: noto ancora che l'<~pidemia si sparse nell'Egitto e in diver si porti del .Mediler mneo. Fu allora l'iunila a Cos tantinbpoli una conferenza s4nilal'ia intel'na?:ionalo allo scopo di lt·ovare modo di impcdi r·c il t'i-, torno d'una simile invasione. Prima ancot•a che la con ferenza riunit-a a Costantiuopoli avesse in trapt·csa cosa alcuna a questo proposito, il consiglitl di sanità ollomano nvea giù s tabilito d'inviar·e una commis-


OI GIOllNAU lTA LUNl ED ESTERI

889

sione coll'incarico della polizia sanitaria dello Hedjaz; essa era composta egualmente di medici eu ropei c mussulmani. Da pat·te sua il Govemo feancese invia,·a a Djeùdah un medico dell'ufficio ùi sanilù. La commiss.ione oLtomana, munita d'istruzioni particolareggiate, per mezzo dei medici mussulmani, opet·ava delle riforme igieniche s u i luoghi s tessi del pellegrinaggio. Questi medici, residenli a Djedda!J, doveano, pur migliorando l'igiene delle città, vigilat•e alle condizioni dell'imbarco, e dat•e in ronnazioni SHlJo sLaLo sanitm·iodci pellegl'i ni a fine di pt·e:;el'vat'e l'Egillo. l o non possu qui dilunganni a Lrallat·e su i lavori della confet·enza, o sull 'nrgomcnlo del sm·vizio sanitario del Levante, che ne fu la cousrguenza. Ho Lt·altalo minutamente J i tale soggello Helle vat·ie relazioni r he mando da tre anni al consiglio di sani lA dell'esercito, c più parLicolm·me11LC in una speciale l'elazionc, il programma della quale m'ePa stato dennilo dal consiglio s tesso. lnollre ho svollu la questione in ogni suo aspeLlo nel mio lavoro dalo alla luce nel1 87:3 (Una missione allo Hedjaz, pc! dott. Buez, Parigi, G. :\Iayon, 1 73). Oggi non ho altro in mira che di fat·e un succinto snnto delJe cil'cosluuze e dei fatti p t'OpPi dell'nllimo pellegl'inaggio (1874-ì5), del quale io ho espo~Lc più hmgamente tutte le peripezie nei miei rapporti uf1iciali di (Juest'unno. Il pelleg1·inaggio del 187't-75 è s lalo effeLluato in mezzo a circostanze d.el maggio t'c inle1·esse. L u situazione cri li ca nella quale noi ci troviamo quesl'm1r1o, solto l'aspetto snnilaJ•io, lta l'ecato la necessità di provved imenti di qumanlenu o di allro genet•e, s ui quali si potrà volgere con ft·u tto un esame retrospetti vo. 1 primi movimenti di pPllegl"iol si et•ano eflettuaLi menlec una epidemia di pes te buhouica scoppia va nella Cirenaica, antica JH'o,·incia che ù iuquadt·Ftla, come ù noto, nel pascialato di Tripoli di Uuebcria; e clte ~~ deliwiluta oll'e~t dall'Egitto, all'o vest dal golfo della gt·amle Si l'li, ul sud dai monli Der·gbiDaglt, c al not·d dal I\Jcditct•t•aueo. Essa ò l'a ulica Penlapoli af'ricana, della quale sono Be ughaz all'ovest e Oerna all'est le due cillà pri11cipali. La pes te ct·a nata, come nell'ultima epidemia dell'anno 1858, presso i Beduini della Ll-ibù degli Orpha~; c a Fel'ig-el-ll assan; di là et·a s latu impol'l~la a J<.efaula, MCI·djc, Segba, Toukra, Alt-Zokri) A'il-Ht·ukla, 1\ 'il-AluncL, dalla l!'ibù Kmcill. G1o1·nale di medicina milita•·e.

57


890

RIVISTA

La malattia e1·a st.a!a riconosciuta da un nostro collega dell'esercito, il doli . Levai; il quale tJ•ovandosi in quel tempo nel forte di Guegueb, ov~ erasi recato per raccogli~r da sè una provvis ta di Sylphemn Curenaicum, avea avuto premura di offrire i s uoi servigi al governatore della provincia fin dal momento che ebbe notizia dell'invas ione d'un morbo epidemico. Egli dovea ben peesto soccombet·e, vittimn della s ua ammir·evole abnegazione e del ten·ibile Oagello. Alcun tempo dopo, Yerso la fine di luglio, si venne a sapfWO che una malattia, analoga alla peste, cominciava aJlche a m~­ nifestaJ•si pPesso i Beni-Chein, tribù del paese montagnoso ed ele,•ato d' Assyr(Jemen), c a disLanza di dieci a dodici giornate, non pi•'•, dalla i\'lecca. Poco dopo, il mio eccellente conf1·atello e colleg11 il dotl. Pasqua, ispeHoL·e del servizio sanitario ottomuno del ;.via!" Rosso a Djeddah, riceveva ì'm•dine di fal'e un gir·o d'ispezione nel paese sospetto; e, benchè non avesse potuto osscrvat•e che cinque casi di malattia a Vamaz, ovc giunse sollanlo il 20 settembre, pure non ebbe a ùuhHare pel· J'iconoscece tuLLi i cara.tl.eri della peste. L'amministl·azione sanitaria in Egitto prendeYa irnmedio.Lamente i provvedimenti più seve1·i; e, fra gli altri, stabiliva ad Elwelck, piccolo porto situato s ui confini dei LerriloL'i a1·abo ed egiziano, una quarantena eli 21 giorni per LulLe le provenienze del Mar Rosso. Da un'altra parte si traeva profitto di questa cir costanza pe1· p1•ovar•e di regolareinqualche modo il pellegrinaggio; e s i mell.evano in interdetto, se è lecito dir• cosl, certe categorie di pellegt•ini; e quindi, per esempio, s i negavano passaporti agli Al gerini, e in tal modo s'impediva loPo di uscire dal pr•oprio paese. In pari modo l'interdizione è s LaLa assoluta per i pellegrini egiziani. Questo temperamento o.vea evidentemente pet· fine d'evitare il passaggio di tutti i viaggiatori atlL'aYerso i paesi contaminati, o che, per lo meno, erano tenuti pe1· tali; affinchè essi non fossero esposti a porlare la malattia nellamudr•e patria. Era da supporsi che per cagione di tjuesta interdizione le provenienze marittime saL·ebbero state assai meno numerose dell'anno passato; ma le predizioni non si sono effeltuate. Da vantaggio, il numero degli arrivi è staLo maggiore .


894 ' Sono sbarcati nel porto .d i Djeddah, dal13 di'settembre 1874 &15 di gennaio -1875, :36,612 pellegrini; che si dividono nel modo .s-~gtientF~; 12,864 dall'Oceano indiano, dei quali 6,842 Malesi e 6,027 Indiani; 2,228 dal Golfo Pet>sico; 3,1'23 dalla costa àrabica :è -1,062 dalla cosl;a africana del Mai; H osso; infine 17,330 via Suez e pel canale, de' quali 9,058 Ottomani e 8,272 Mogrebiili, {Tllnisini, Mm·occhini, ecc.). Fra questi 36;G12 pellegl'ini, 30,947 sono giunti sopra 68 bastime'n-ti.a vapor,;, e 4- a vela a tr·o albel'i; il riman(mte sopra sampouks, o grandi barelle arabe. I-noHre sono sbarcati a Samho 4,47.9 pellegrini. L'anno passato noi ricevemmo a Djeddah soltanto 35,778 had~js; con ciò si trova. una differenza in più di 834· per quesL'anno. ll numero _più alto di Tm•chi, di Indiani, ma specialmente dei Tunisini e Mal•occhini, tL·a i quali s'erano secr·et.amente intruppati tre o quattro cento Algerini, dà rag ione di quella difftlJ'enza per que-st'anno. Ii1 compenso, il poJto di Sambo avea ricevuto nel1873, 7,883 pe)legrini, ciò che porta una differenza di 3,401· in menopel1875; !luaJa differenza si'teova specialmente s ulla categoria dei pellegrini che è sccrnala in quest'anno, cioè gli Algerini. lnfatti c0storo arrivano generalmente per lempo ·allo Hcdjaz, e passano da prima p~r Sambo, pet· convenire a Medlna pel Ra. modan, e si volgono 1ìnalm(~nte alla Mecca per poi scendere nuovamente a prendere imbat·co a Djeddah, che è il vero porto . pel ritorno in patJ•ia. Le feste religiose sono state celebrate quest'armo alla Mecca, .l i 17, 18 e 19 eli gennaio, in mezzo ad una moltitudine di 140,000 pellegl'ini, secondo quello che rni scrivea S. E. Aryt-bey, it vice-presidente del consiglio superio1'e di saniti1 eli Costanti'l~opoli, che era venuto, come negli anni pt•ecedenti, ad accompagnal'e il tappeto sacro, o rfe1·to al temvio dalla Kaaba dal Sulta.no, e a dit' igere i pl'ovveclimenti d'igiene necessari ad A'rafat e a .Muna pel.g iorno dei sac1•ifizi. Si distinguevano, ft·a le aHre, la carovana di Siria, detta di Damasco, numerosa di a,GOO uomini, quella del Cairo di 1,080 l?-Oniini. Quest'ultima carovana porta essa pure un tappeLo of- • -fèrto alla Kaaba dal Khédived'Egitlo. Con facilità si giunge a stabilire l'esatta numerazione di. queste cat·ovane; così io dirò., come una paeticolarità curiosa, la corn.pleta composizione di quella del Cairo: 1,080 uomini, f>14 cammelli> 23ì cavalli e 123 asini. DI GlOllNA_LI l TALlANI ED ESTF:RI


892 Si comprenderà che soltanto con molla approssimazione si può dare il numero totale della molliLudinc intiera dei pellegrini riuniLi ~;~d A'l'araL e a M una; cd anche non v'è che Sua Alw~~n il g t'ande Sceriffo della Mceca che possa a vCJ'e quel colpo d'occhio upprossimalivo, che è il r isulLa to d'un'abitudine già fatta. Io mando ogni anno in questo ~empo cr·itico un agen lo speciale alla ~'l ecca, un mnssulmano, s'intcnde,perchè nessun cristiano può enlrani, affinchè mi dia nolizie direttamente, e conLt'olli i bollettini u!Ticiali, i quali, come il !alto rha t.ropvo provato, non sono sempr e l'espressione della vet' ità . Ecco la numerazione paeticolat'egg ia La minutamente che mi J1a spedita il mio agente intorno alla massa di h.adijs riuniti ad A'rafat e a M una: Stato approssimativo dei pellegrini riuniti a Miìna il 19 gennaio 1875. QUAiniH' E PROVENIEIIZA

IIUM ERO

--------~---------- 1---

Appartenenti a Mcdi;H). (popola7.lOrteJ . . . . . . . . . .

OSSHVAZIOIII

----

3,700 Pellegrini presenti ad A'rafal.

App:H'lenenti alla Mccca (popolazione). . . . . . . . . . 25,500

l d.

id.

a,eoo

Id.

id .

Carovana della Sll'ia .

Id.

del Cairo .

1,080 J,a carovAna del Cairo è com posta in g1•a n parto delh~ scorw tl el ~apJi e i O, o dei fuuzio11ari presenLi ad A 'l'afat.

ld.

dello Ycnncn .

4,000 Preseuti ad A'rafat.

Id.

di Bassorah .

2,000

Id.

id.

Dei dintorni della Mecca

16,000

l d.

id.

Come mercanti.

Id.

id.

4, 000

Id.

id.

2,500 Bedui ni '' Clluti per la vendit.a

dei cammelli.

v enuti da Bichra .

2,400 Mercanti di da tl.eri.

J)iret Harb (costa di Medina) .

2,500 P r esen ti ad A 'raf:t t.

• Nedjcd, Bngdad e dintorni. .

3,200 carovana detta di Ben-Rached .

Fra Djeddah. la Mecca e Djeddah stessa (I>OPOiazio•le) . . . . . 12. oco Presenti ad A'r afaL. Da differenti punti dello Hedjaz (tribù, villaggi, oasi) . . . . 10,00(1 Come mercanti. Pl'OVcnien ze mar ittime . .· . . 41,091 Ad Jl.' r Mu.t.


Ili (j[QRNAJ,l ITALIANI ED ESTERI 8~3 Durante i Lre' giorni dell'e feste lo· stato sanìtariò s'è- manieiU!!_IjtO eccellente fra questa grande folla; i rapporti uf'ficjàli sono "d1accordo rispetto a ciò; non vi sono stati che 35 morti, dovute <tutte a c(lgioni ordinarie. , OsservandÒ j pt·ovveclìmenli eli I{Uarantena sì seve~amente adottati dall'am mi.nistrazione egiziana, e sopmtuUo la delibe,razione·dell.'.i:nLendehza sanitaria di Alt!ssandria, deliberazione per·la'quale il Consiglio s i ris<~ evavi'l, a caso venuto, di chiuaere la via di mar e al ritorno dei pellegrin i, il Governo otto• mano (per quello che me ne scrisse il nostro delegato sanitario di Costanl;inopoli, il dottor Mm·t·ouin) si preoccupava assai della sorte .dei suoi pellegt·ini; e in rliveJ•se volte il. Consiglio l?Uperior·e di sanità eli Costantinopol i avea provato di usare Ul).a t[ua.lche f<wza sull'intenrlenza sanitaria di Alessandria per indul'la, se non a sopprimere la qual'antena di ventun giorni che essa avea stabilita acl El.wetch, almeno a r·iclurla, conformemente al regolamento, a dicci.gior·ni. · Inflessibile nelle s ue decis ioni l'intendenza sanitaria tli AlessaTadria. avea annunziato che ella non s i sarebbe indotta a re.care un raddolcimento qu.arunr1ue aLale sistema che a due COlh djzioili, cioè: se i rapporti mandati da A'l'afat e da Mi.inn, dopo l.e fes te religiose, diebiat·assero che la sanità pubblica era buona, e che non vi fosse alcw:1a malattia fea i pellegrini; e se, ·èila1l'altl'a. parte e simultaneamente, giungesse del pal'i favorevole il rapporto della commissione medica, che s lava per esser mandata nell' Assyr-, pe1· fare ona contro-inchiesta (Ìa prima ~ra r:;Lata eseguita dal dottor Pasqua) e. verifìcare se realmente l'sp!demia fosse esLinta conw si cm annunziato. Nello stesso lernpo io rieevea, per· n1ezzo del nostro rlelegato -sanitario di AlessancJI'ia, il dottor Gaillardot, comunicazione <;\eire ultime decis ioni. dell'intendenza sanitar·ia. Vi si dicea: i• N el casq c.he i t'apporti delle autorità sanitarie ollomanPe quelli dei medici di polizia sanitaria fr·anccsi ed egiziqnì fos~ero•d~accordo nel dichi<.H'at'(~ chf\ la san il.f1 e.ra rimasta per·fetla fra i pellegrini, durante le feste del Conrban HeyJ•am, le cosE\ ritoJ'UBrebbero allo slaLo noemale; cioò, i pellegrini sarebbeeo soLtoposLi come .in lutti gli anni ad una sernplice osservazione ~i cinque gi()J'niud ElwHtch. 2' Se tì>a quesLi rapporti· ve ne fosse tal uno che non eonçordasse con gli alLri, o contenesse qualche restrizione o cose poco chiare, sarebbe mantenuto, sinoamaggiori informazioni, ·lo statuquo, ciot~ 21 giorni di quaranLena ad Ehvetch.

·,


1\lYJSTA

3• Nel coso che i rapporti segnalassero l'esistenza d'una

malattia epidemica o conl.ilgiosa ft·u i pellegt•ini, o in un qualunque punto dell'.Arobia, i pellegt•ini s are~bc t•o soLlomessi alla quar antena di t•igot·c, ossia di quorantun giorni dor:o lo sba!'co completo ad E lwl>lch. ~· Essendo impossibile ùi lasciare assemJll'arsi ad Elwelch da IO a 12,000 uomini nellt\ quarantena, e di sollonwtlerli a Lntle le pt•csct·iziotd t•egolumenlori, l'auLol'ilù oltomaua di Djeddah o quella di Sambo saranno invitato u lasci<w pat•tire i pcllcgt·ioi soltanto in gt•uppi di cit·cu 3000, ~ ucces::òivumeotc, iolet'CAiando C(UÌJHiici giOl'IIÌ fra l'un g t•uppo e l'altro. :,• In ogni ca~o, quAhH11Jl1C Rin lo s t.<1Lo 8anitat·io dello Hedjuz e quahtlll(liO sia il lclllpo della trum·nntena o dl•lla osservAzione alle quali i pellegrini !>at•anno ~tuli sollopo:>li ad Elwe lch, nou sar à lot•o C'O ll:';Cn lilo di sh;u·cm·rJ in l ~gillo, o dovt'UilllO coHliuuut·o il vioggio p<' l rnnale eli S uez, uep-ando loro pt·atica, pPr ginngel'e al tel'mine della lot'O via. Quesl'ullimn Clau~ola p81'6YI'\ 1 C'l)tne è fucile vedeJ•C, che racC'IIiud.esso u11 ~;ecoml o fin e, un stJ~ pc tto, uua clifti LI<·Hzu per pa l'lc dcll'inloudcuza suuiluria, poiclu'· inO!JIIi caso :,;i rc::;pingeYuno le no::>ll't' pro,·cnicnzc dai pm·ti egizinni. Essa t: alrru anLo gius tifìcnta , qunncl.o si con::;iclcr u elle Ju verità è rneJ•ce o l Lt'emodo nn·a in quei parwrgi, atte:~ncli& s i abbia gran(lisgimo inleee::;sc u na~conùel'la. nalrallt•n pal'lC l'Egitto non avendo rtucsL'unno alcun pellegrino all't lcdjuz (erano slatc negato ussolutnmenlc l(' lcskel'c::;, o Jiccnzo d'imbat·ro, a Suez) non polnva avel'e ulcun inL<'t·essP n la~ciar passat·e per Suez t:(l Alcs::;undt·ia lllassc di pf?llegt·iui ><lran iet•i, cb~> souo tlll irobat·uzzo, un cm·ico, nrllo sle-<~!'o tempo cho divengono m1 pct·icolo per la salute puhlica du1·unlE' la lot·o rlimoJ'a, cl1e, alle volle, t· lungltissirna. In faLli quelli diventano, infine, ullrctlunli mcudicauli, iuvat.lono le pinzzc, le s trade, a~set.l iano i consoluti per awt·e dc;tli aiuti, c ~ono talmcnle povel'i chr~ il vicct·ù ne fa Pipatriaro a sue.spc,.;o dai 2 ai aooo ogni anno. Nel ft•allempo la commissione !>llllilal'ia d'imbarco si l'ot'mavu a DjeddaJt; e1•a cosi compost..-.: Il doLt. Sul'rur (~; uccessol'C del JoLl. Pasqua) ispHttot·e ùel servizio snniw l'io o ltomano del Mat· n osso, fJI'C!;identc. Il dolt. Buez, ùelegalo sanitario cd agente vice-console di

Francia, vice-presidente. Il cloU. Millingen, m embt·o aggiunLo.


DI GWRNA LI I'fALIANI ED ESTERI

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n dotL. Nonri effe ndi (medico militare tnrco) membro aggiunto. Fummo ben prcs lo in grado di spedire favorevoli relazioni sullo stato sanitario generale, che era e si manteneva buono in og11i parle, così a lla Mecca come a Djeddah,· e fra i pellegrjni. Noi rendevamo più completi i bollelltui con Je eccellenLi nqove avuto dalla commissione m ecllcf\ spedita nell' Assyr, la flual.e ri inviava una r elazione da ~amaz colla data del 14 gennaio. La nutlattia, secondo essa dicea, era;:i completamente esliMa nel dis LeeLlo dei Beni-cheù' (Assyt') da due mesi e mezzo. L' ullimo caso, con esito mortale, era s tato nel 15 ottobre. La r elazione usa,·a sempre la parola malattia; e v'era scritto ello lu comrni~s iono s i riservava di dire p iLt tarcli il SUO parere St~ lla n.aùwa di quella m.alattict. QuGStO l'atto viene a con!ermat·e ciò che io diceva più sopra1 cioè, le difficoltà che occot'J'ono p er giungere a scopeire la Yerità in quel paese. Ben presto le masso degli Hùtljis ridi scendevano a Djeùdab, e noi prendemmo ctH·u del lot•o imbar-co. - Io mi sono tenuto qui in un campo molt.o ri strcLLo, non avendo avuto in mjra altr;o che di pt·csentat'C un bt'evo sunto dei miei rappol'li al Consiglio di sanitù d.ell' esercito; nù posso narr·are le peripezie p er le quali siamo passaLi quest'anno, le lotte che abbiamo Jovute soswncre conlt·o gli agenti e i capitani di navi, i qmdi, nella loro avillitb, non re trocedevano innanzi ad alcun mezzo pm lli poter·c Lrasgrcdiee i r egolamenti Si\niLari, 1ì.ws i giuoco della nostt'll vigilanza, e finalmente stivare i poveri pellegrini come aringhe in barilotti. Fl'attanLo P. giusto t·iconoscorc che solto questo riguardo le nostre clifficollll sono slale minori che l'nono passato, e che finalmen le n oi entt•iamo in tma via di miglioramento. ~i si allriùtùsce , u lot'to o fl ragione, queslo r·isultato t'eJulivamente buono, (Xli' cagiolle della severità es ll'ema, implacabile Ce alla quale, sembl'U1 non fO SSel'O abituali pr·ima di me) che io misi in q uelle operazioni, che i miei colleghi las ciavano cot'lesemenle solto la mia d it'ezione. Se è così me n e congratulo, lo conl'c sso senza r ossore; perché le scene alle quali J10i assistia mo ogni anno, in 'Juesto tempo, sono veramente sLeazianli; senza tlil'e dei pet'iCol i che ne verrebbet·o per la salute pubblica se si toller·ussel'o lulle quelle audacie e scelleratezze .


896

RIYISTA

Non accennerò che per memoria i pericoli elle noi corJ•iamo nel compier e le noslJ'e faticose fun zioni. 1:.: neceRsat·io spesso usar la forza per f'ut· dìscendeee a Lerro. i. pellegr·ini imbarcati in eccesso. I confl iLLi divengono taloJ•a tercibili; è mancato poco più d' una volLa che quegli enel'gnmeni mi getLusseJ'O in m aee, o mi J'acessem in pez7.i sul luogo. La barella e l e rerule delle ambulanze nustriaehe, del D.' NEuoèiRFEfl.. (Madi:rini,çche p t•esse - 18ì5. - Vienna). Jl D.' Neudocfer, medico s uperiore dell'esercì Lo austr·ioco, ed fwtore di un hcm . noto Manuale di chir urgia militar·e e delle eelative ope1·azioni chirurgiche, espone in due r ecenti sue pubblicazioni le sue idee sop1·a un nuovo modello tli barelle regolamenlal'i adottate dall'Austria poc'anzi per soccot·so · ai feriti in guerra . Come co&t che riguu1·da molto davvicino il servizio sanilal'iO in campagna, crediamo utile esporre brevemente gli apprezzamenti d'un uomo perito nell'ar·tc sovra un ma teriale di campat-\'na Lanto necessurio oggidì negli e:>CJ'citi pel trasporto dei ferili durante una battaglia. Nel che ci servi1·emo il più strettamente che ci sur'ò possibile delle s tesse pat·ole dell'autore. " La barella ufficiale da campo non può essere trasportata da un solo uomo nè unita e formante un lullo complesso, nè divisa. Sono in tutti i casi necessuri due uomini per portorla vuola, c in condizione sì fatta non può neppure esserlo per lunghe dis tanze da due pot•tatoei, per chò il tea~porlo vincola l'uno all'altro c li imbaPazza ambedue nei moviJnP.nl.i nrllo mar<•ie, nel tempo stesso che il mateJ•ialc s lesso della harello. inceppa la colonna che rctr·ocede e la sollecita sua utilizzazione. In tutti i casi conviene dunque lrusporlarla divisa, per congiungerne i pezzi quando occm;ra farne uso. Nella tJ•uppa la barella divisa viene portata da' porla-fel'iti che cunnninano nlla coda in form a. di nJcmbri uniti rtuali !>ono le pattuglie snnitarie; le quali, come composte di tre uomini, si dividono il peso nel modo scgu<'n te. " Un uomo porLa le due stanghe, un secondo i due poz7.~ trasversali c il così dello saccone; il leJ'ZO le terule cave dt fert•o bianco. 01·a è da avvertire, che i porla-ferili tl'aggono seco illoJ'O peso diviso ·e relativam ente leggero, eon grande incomodità; perchè se il primo può comodamente portare le s tungbe sulle spalle, sostenendo le co a una muno, non è del


DI GIORNALI lTALIA,NI E D ESTERI

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pari comodo il secondo nel ti':?..spoJ•to delle traverse e del sacco ne che lo obbli gano colla loro forma ondulata, e col loro volll))1e a sostenerlo solto il braccio, non presentandoproporZioni accomodate a sostenere il tulLo sovra le spalle. Quindi se il ·pr irno ha un peso maggiore ma più accomodato al caricamento, il secondo lo ha molLo minore) ma eli teasporto assai disagiato ed a braccio troppo separato dal tronco. Ed il terzo tiene appeso il ·pt·opl'io ad una od all'a!Lra spalla a capriccio, per modo che t~1tti c tre sono costretti a mutare spesso modi d i sospensione, che ritardano cd aiTaticano ogni singolo portatore, senza che sia stabilito e prescritto un modo noemale ed unifot·me di portamento. u Di grande importanza è il fallo che mentre ognuno nel trasporto tlc' pezzi della barella ù indipendente dai suoi compagni, tutli poi devono concorrere alla unione regolare dei pezzi medesimi; percbè se uno solo si scal'ta e non si trova ~suo posto, locchè è mollo facile a succedet·e in tempo di guerra, malgrado le pt•escri<:ioni che legano fra loro i membri d'una paLluglia di son.i tà, la bar·ella rimane un oggetto inetto al suo ufflcio', - Nè fuori dì luogo è la cG>nsiderazi one del· l'altitudine delle dette paeLi a ricoroport'e la barèlla in nn tutto bene connesso. Caso coleslo che toccò nl D.r ~euctol'fer, e non in campagna, o ve la fretta può mettere confusione, ma st in una t•ivisla elfbtiuala da 1.1 1~ generale ispettore. « Senza precedente insegnamento, egli dice, un uomo non sa come ricomporre una barella divisa. Il genet'ale ispettore volle vedere una simile manovra, e non polt- venirne a capo malgrado che i soldo ti addetti u questo sct'vizio fossero stati istr uiti. Se ciù per lanto ebbe luogo nelle anzidette conclizi01ù è a pensare quan Le ' 'Oile c:iò possa accadere, qualora uno o l'altro della. patluglia per malattia o per ferita dovesse essere in ft'etta sostituito da un altro ft•n quei solJati del batlagliorre che devono fot'marc cmnpimenLo &l cor•po rclalivo. Dice Neudorfer dopo cio che la barella da curnpo col f't•equente dividerla e ricompOrla., eon la massima faci lit.ù si guasta, si consuma, e divenla inservibile « Un seeondo grurJpo de' difelli delle barelle regolamentari austriache trova l'autore nella linea cun•u (funico lare) che presenlano come effeLLo della tensione a cui bisogna assoggettarle quando sono in atto di prestarsi al lo t'o scopo. Questa linea funicolare assume anche il saccone, che si aumenta in ragione del peso cb e sos tiene, a modo d'L41n hamac i_ncomo-


898 RlVISTA DI GlO'RNJ\.LI ITALIANI ED ESTERI dissimo per la giacitura d'un ferito grave. Se a ciò·s'aggiunge la sua brevità e strettezza che serra eli soverchio le br'accia, noncltè la difficoltà di ripulirla o disinfettarla, si comprenderà non essere molto opportuna al suo ufficio in campagna. E ciò si vuole avvertire facendo astrazione del suo peso specifico, che raggiunge perfino 11 chi!. vuota ed asciutta, peso che soLto la pioggia evidentemente vu Cl'escendo a scapito della resistenza dei portatori. « L'obhiezione più seria che merita questa specie di barella, destinata, come ben si conosce, in ispecial modo al lt•o.sporto di ferili gravi, ella ò •tuesta, di pt'estarsi il meno allo lesioni delle estremità, specialmente in!'et'iori, che pure sono le più frequenti, e quelle che richiedono in maggior grado una giacitura comoda, ed un mezzo di fissazione riposata del mernbro. Cerlo a ciò in parte suppl isce la doccia rnetnllica che porta seco uno dei tre soldati. Ma siccome questa doccia non è tanto lunga da accogliere l'intero membro inferiore, ed è d'altronde disadatta alle membra superiori, si vede quanto poco · giovi al caso praLico. Dietr·o quanto rappresenta il D.r Neudorfet' la barella di cui si sono adottati i modelli in Austria per i soccorsi in guert'a, non sarebbe acconcia che per malati leggieri trasporlabili a brevi distanze, e la sua rormu venne adottata più presto dietro . prin cipì preconcetti teorici anzich<j dietro un senso pratico e sperimentale. Non faremo commenti al giudizio del chirurgo viennese che esponemmo tale e quale, onde vedano i fautori delle barelle austriache se sia il caso, malgrado la cl'itica cl'uu uomo così competente, di prefe1'irc il sistema delle barelle scindibili in più pezzi a quello delle barelle semplici, cioè d'un pezzo solo; .a meno che non si tt'attasse di una separazione in due parli uguali, delle quali ciascuna fosse affidaLa ad un porta-feriLi, e confor·matu in guist~ che si potesse sempre con due metà qualsiasi costituit'e una sola barella, siccome è quella fra noi proposta dal signor colonnello medico At·ena, che sembra, a nostro giudizio, la più semplice, e la più pratica pel servizio dei porta-feriLi. Colla ba t•clla austriaca v'è il coso che s'inconteino due pol'taferiti, i quali abbiano qttaLLI'O slunghe .... , o invece due traverse e due tele! Col sistema dell'Arena, due uomini c1ualunquo della sezione di sanità, -- fossero pure il primo e l'ultimo della compagnia di sanità - comporranno sempre una barella completa.


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

lllan uale tli ascoltt,~ioue e pe~cussione, del dott. GERHAHDT. Traduzione ù.el dott. l. DJ,-BoNJS . -Napoli, dott. Vincenzo Pasquale editore.

Fra tanti trattati o maHutùi di ascoltazione o percussione \lU\3SLo del dott. G EIUJARDT vn singoli.u·mcnLe lodato, s iccome quello che in acconcio modo l'iun iscel'll pregio de lla concisione, quello della chiurezzu e della semplicità, in accordo con gli Ultimi progressi clelia fisiologia e della patologia. La materia è h'oppo nola e LJ'oppo diballÙta perché possa racilmente pl'estarsi allo s viluppo di nuove dottrine clte molto si dipartano dalla cer chia dc~lle cognizioni git\ s labilite. Non pertanto non è questo lavoro una semplice raccolta delle cose comunemente conosciu lo, rna vi si t1·ovè1no impol'Lanti osservazioni Ol·iginali e sonovi esplicate nuove e piì1 s ictwe intel'pretazìoni·di molli fenomeni acustici, a cui giunse l'uut01·e mcrcè l'applicazione di pt'ocessi e d i istntment.i, onde non si ra cenno o s i fa cenno uppena in altl'i manuali. La muniet·a poi con cui l'argomento è trattato nel suo complesso, la onl inata distribuzione delle parti, la f~ciliLù della esposi1.ioue, lA l'elice so.Lwietà con cui vengono discusse e l'isolute le pt•incipali questioni, sono pt•egi di non po<:o vRlore pet· un' operu, come questa, d i pratica e comune applicazione, e ne l'a lino tH la guida sicura o fedele al le tto del malato pm· In fìsicu ftia1p10si delle malattie del lot·nce e dello addome. E qui notia tno ctte qttesto manuale non solo comprende ciò che ha t.J'Allo con J'ascoltRziotw c ln percussione, ~a tutti gli alLt' i mezzi ahbl'accia .c?i ljual i. ~\ cmupje lo e~amc diretlo delle menLovuLe duo eav1lu vtsect'lllt; c qmnd t la Ispezione, la misurazione, lapRipazionc \'i tt'O\'llllO ptH·e po::<to c vi ~anno la loro dciJiLn pm·t,r. A diu1ost.t·at•e la impot't~tnza d!llla ~spezione, il GOl·hm·ùL l'icot•tla lu espel' i<~m:a dei vHcchi pl'ntici, 1 9ual i quasi senza esarninnt·c i malilti, col Fimnplice f,"llélrdul'li, r1escono alle volte a t'a ce delle d i u~nm; i che sembt•ano meravigliose. Questo così dello tulto n•èi:lico non è unfl semplice int.ui·zione, nò il f't·utto d i unn !"pcc iatc nhiliLà individualr; è beusì


900

!\l VISTA

la c.ouseguenza. della al>itudine da f"Juesli m edici acquistala di l'ftpiclamnntecoglicre cd apprezzai'C CCJ'li s~>gn.i che appariscono e:;tel'iormcnte n e1 1M lati. Nctlu ispezione del torac<1 avvcl'lC q11unto impor ti ten ere conl1> della c1JI'val.m•n della colon11a vet•l ohrnle, O «[Oindi onzi tullO di CODOSCCI'C il g:rado di fJHella OJ•dinaJ•ia. E qni disco tTe del modo eli l'ot'ma7.iOJt«> d C'Ila cd'o::;i e della scoliosi, notando essere il meccanismo onde Hi protl •tce la scotinsi ' t'achilica eguale a quello della scoliosi nfiilunle, se non che qnella J'aram ente sta solll, ma si comhina ron In cifosi e con la lol'sione dPi coPpi dcii<> YCI'lelwc. Pe1· In misut·azione dnl l o•·ace p1·opu~na l'applicaziow• del cirtomPII·o del Yoillez, col. quu1e può rwendet:!:li es!'lltO d isegno del la rcwma del lo1'are1 o ui tali conlomi p l'<':::cnta di\CI'Se Jlgm·c pre~c..· ola Lùntci san1 o da to1•aci u mlalt, specialmPnte in ca,.i di w•·=-muento plcuritico p1·irna o dopo ro rni1wiato Il rias~oPhimento de'l liquido. Anche dello sfigmogPul'o consigli n l'u~o pii1 esteso, didJilll'llllclo m ollo avc•·e p oP« luLo eli imllOJ'l~nzA lfl palpozionc del polso da oJuando v erme adollato quello Stl'tlllH~nLo, e dopo elle l'i inll'odu:-t,.e uella pr·atica illc•·momeh'o per r:tiudicm·e clelia febloi'C. A n d w lo S JII· l'ioJmeLt•o nrm vc r·Pebbe tl'af!cn•·alo, r·avvismulolo utile' ~ussidio per sclrop••it•e la lisi lat.ento o m af-lchcwata soLto f"Ol'lllll di ullm rmrlaltie, e rome la più sicuJ·a r ip l'O\'U nelle nwlaUie bronchiali e trnchcAii del se~ullo effi">llo lera(WIIlico. Importanti poi sono le O~:-i(\ l'vazio ni c g-1i sllllli i imp•·«'si dall'autot·e co11 i t'iHtonatc>l'i <li Ilclmollz; lubi o sl'el'e, mediante cui si rinl'oJ·za w1 tono c f.\i isola da!!li altl'i coi f"JIIUii i• confnM, onde :>-i ocle molto più rhiaro P dh;tinLo. l.e pr·imf' pl'ovc del Gcrh tmiL fu r on o t'alle con lubi di \"elPo sopt·a uu Bolclat,o, il quolo avovfl i 11 una rosc in l lll anf'lll'isma ~Jlltl'io co)ll~l·culivo pPl' l"I.'Pil.a ciPIIa remot'ale t'iporlaLa alla hatt.aglin ùi \\'iiJ•th. Prrmcnclo i IIC'lli Luhi nel lno~o corrisp<?nùentc All'anC'tll'i"ma il tono lol'O twoprio el'fl uclillilo nlla d t!'>Lnnza tli più pollici, m~n­ t re non si poloYa udil'e il •·umm·e aJJC.ttJ'ismatico col ~C lll!• lice ot·ecc·hio SC' que,.to nou Locco,·a la pPIIe della coscia. Con m 1 r isuonatore di Koni~ !i'i rese <.:en><ibJie il r umo1·e ad un mct~'() di distanza, c si t'f'!i'C anche \' isibile come una li nea Oltoluluta 111 uua flarnmH t·illes;;n da uno ><p<~cci.Jio t'Oll'ftlllll. Ecco qut~li :;;ono i p r·in1·ipAli t' isul1 <tli fOJ·n ili dai l'i<;uonalori . t• Se il !i'llnno limpauilico che r·esnll:-t d:d pei'CilnleJ'f'llna raY•WIItl 'l! Pia rl"ultezz!l con lo apri1·e lielln hoccH, :::i Ll'OY<I farilmentl' un J'ÌSt10ltnfm·c il qunle appog-gi ulo allH bo ecu npc·•·Ln ril1 i'OJ'i':a !Jli('!'ILo >-:uouo ~tt·ao•·· dinaJ•iaihenle. 2• A$rOitando coi ri:-~ur>Halori i toni del rore avvie ne costantemente che un •·isHouatot-e accu•·daiA> ba,;SO r in'ol'za il p l'Jmo tono all'npir·e e uno uccordato più alt.o •·i~­ forozn il secrm(lo alln base; si l,t•ova pUP(~ cbe il pr•imo l.or10 i._ t!l og ni r il'c o;;tan7.ll. Pinl'ot·zato dallo slesso J'isuonatm·e, m<>nlJ•e J_l secoudo ne J'il'itiede uno più allo t[Uillldo l'attivilt\ del cuOJ'e ~· eccilnla. Il elle nrol dù•e cl1e se le vAl\ ule ;.u·teJ'IOSO v!'ngon<! tese >~o Lto unn pecssionc pitl l'Ot'lO il lol'n tono ù p i il al Lo. :1• ùgn1 r antolo fol'te nppaei;:;cc di 1m suono tneLullico esploPaLo ron un cc•·to Pisuoualoee, es:::o pel'lle d·inlen sil•' ma il luono f>. p i ù alto che se fosse nscolLalo col semp lice Ot'eccbio. Il :;uono mota!-; lico ~pontanco tt, ri.vu quinùi tlu 1m J'ittl'or zo di •·is u01111nzu eli


DIBLIOGI\AFICA

f.Cl'

901

alcmri toni più elevati mezzo d'uno spazio d'aria sonora simile ai risuonatori. • Nei sani la insptraziono tracheale è nn poco pit1 al'ta della espil'Azionc, nel la lrachcostenosi non è cos ì; aJ contnwio la 1•spieaziooe puci essere p il'l alLa della

inspiL•azione. ;:,• H l'espiro vescicolare si flivide in molti toni) ciascuno dei (juali può essere sentito isolatamente per mezzo dej risuonatol'i. 6• J rumori del cuore l)Ossono €lSset'e decompos ti in goi"'a da J'endcrsj sen::-ibili uno dopo l'alleo con un ac.laltQ l'isuonatore. 7• Una ossena:~.ione c:lell·aulot'O potrebJJè dirnostt·m·e che per mezzo dei ris uonalori possouo ritrovar·si toai non peecctLihil i col semplice orecchio. In Lllt malat<:>) i n cui col seniplìcB or-ccchin o eo11 lo s lcto,;copio ~ i t\diva un ruUlore sistolico sP.u~u luono, un J'i»uonaLOJ'<>. Jcce subiiQ sentire il pl'imo tono gislnlico alrapice, tnentr·e il l'nmOI'c.> I-ichje~levu un ri !;HionuLot·n d.i ton v più alLo per e~se t·e ri.uforzuLo . P m· rnctzo dl~i risnonuLori l'auLoec hu pur-e tUmosLral o c be il respit·o brouchialc~ J1n Jo ::-tc,.;M valoJ·c dt-l "nonolimpn11iLico, essendo runo e l'alll·o J·infol'Zato dallo sl<>><so t· i~uom1IOI'<' applicato Jlelprimo Dl Lot·it<.:.t', pee l'ull1·o allal.loccll. llllportA.ttle è f'applic'l-lziono tlc•i rl:;UOJJHI.ori c1lla tlcLcrtninaziolle della g t·andézza dt·llc ctL\"l'J'UC. S "intcnde che fra ln grandezza delle caverne c q nella dci risnouulori tl<>l.Jlw esisl<:>J'etma semplice proporziQnc'l; qui1111i Lenew lo clina11:1.i la boe.rn fl pe i·lu nnq o piu risu:onatori succc~?sivamau te, si polrù dall"ullczza del LOJW l'iuforzalo ùednPt·c J'ampic'zza dellu cavflt'llil. Se avvienn c lte la comunicazione fra la cuvf't'na e il ht·oJJco sia ìniRJ'rott.a o distrutt<J, s.i ottel'l'A allOI.'I'l lo stes>:n nrfelìo npflico.ntlo ilrisuonatore sulla pa 1·~ tc{ tlel peUo in pl''W~imil.ù tlc punlQ da pctcuolersi. Le caveme1.perl c q uaJi è mi alLo uu solo risurJnatore, ;;ono a J.lai'eli liscie e tù lo i"ntll I'Cgolat•e, le cavet·oe a cui ,;i ad«lluno piu ristLonutot·i sono ::>inuose ed ii·reg-ol::n-i. C,:hjud('\ l'o pet·t\ un supplemento dtè nw t•i l a spcdale considerazione, riferent('sì al ln r same o1.lico del suono di pm'cHssiune. Questo esame si ef!etltw LJ'asmnltl•ndo Il' oscillazioni di esso suonò ad una liamma di p:az, la cui ilHUl<rgi.ue i· t·itless<,, con l'apparuuzn eli nnH strisc~i u lumin osa, da nuo :;peecltio eoLeanto.

Ponendo in comunicazione ua d suonal.cwe col l,nho d i gomma ch,13 condnc<~ alléi fiammn, f' perTnotcndo coiJnaPlcllo sul ples~i ­ metro in prossimitù dt>llu base rlcJ risuonnlore, si sco1·gonn in qUalche punto dclln immugi.ne Lloll o spccç ltio aleu ne dentellHlLu'e serrrpJi<.:i simili ··t·a di loeo; CHi le tne<liP. scmbl'::tno rnag~ioPi; !~ lalel'al i pii1 hasse. Qncr:;ta f't<•s$:a immngù1e si YCde ancne E<e mhl.ogo di 1;saro .il risu()notof'<' si percuota, con Ja bocca aperta e leneiiCIO il tubo condul.tol"c pl'esso l'npeetura di questo. Le dentellature S(JI JO tanto più pi eMJ.O C b(ll:lSC rjUftlllO pÌÌI allO Ò iJ suono di pereussione. l o sle;;so ri';ullalo f'i hu pe!'cuoteudo sulla lat•inge, sulla tradtea, ed :~nelle snl!u stomaco e sngli int~s.tini. H che dimostra r..lle rlutdil;.\ gcnet'Hlc del suono titnpu-

w

r~llèb i'l cJi prod~t t-re nellu Jiamma viJwazioni

tutLc della mede-

s~ma .specie, le quali appariscouo la n lo p i 1'1fil te e g 1·osse qunulo

pr(J ?~sso c pitt forte ù il s uonu timpanilico. Il suono nou limpan~trco pl'oduce ;;mch'osso in lll)a piccolu pa!'te della slPL-gcia lttmtnosa delle dc-n.tellatlll'e, rnu questo non . sono di fotana


902

J.llVISTA DlllLIOGR AFICA

eguale e della stessa SJ?ecio, Lalchè dopo una maggiot'e ne segue una o più minori, Si ha la stessa imma<>'ine pronunzia ndo le vocali A O U. L' au.Lore afferma che 1a clilferehza della immagine fra il s uono timpanitico e non timpanitico è cosi costante che egli è in grado di riconoscere la quali Là del s uono anche senza udire alcuna vibrazione. Se si percuote su luoghi che danno s uoni vuoti, come la gamba, il braccio ecc., c vì si tiene vicino il tuho condutLOl'e della lianuna1 non s i fOt'mano che poche sporgenze molto g rosse e a dent1 molto t·ozzi. Questa desct'izione è completata eù illustrata da nna tavola in cui sono rappresentat~ divel'se figure di qul3ste co:; ifalLe striscio luminose.

Il Direttore

P. E. MAN AY RA Colonnello medico, membt·o del Comitato di sanità mililat·o.

Il Redattore

nr F !::DE R!C O TOSI Capitano mediciJ.

N uTrNJ F ED ERico,

Gerente.


MOVIMENTO MENSILE DBI

MA.LATI NEGLI SPEDALI MILITAR! INFERMERIE Ol PRKSIOJO (I<'UNZIONANTl DA OSPEDALE) ( AGOSTO 1.875 ).


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EMORIE

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UN

RIPARTO D'OSSERVAZIONE

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DI STATISTICA, E DI MEDICINA LEGALE MILITARE

Il riparto d'os ervnzione in uno spcda le militare presenta ogni anno la sua st.H'i ll, la quale può essere divisa in tre fasi una dall'altra separate. Gli inscri ui di levo, vi sitnti la pri1n a volta presso i consigli , possono nl legaro de ll e malatlie sulla cui esistenza o no, o, sulla cu 1 entità non è dato pronunciarsi seduta sta nte; quindi i consigli ste·si provvedono perchè entr·i no i n u n 'l'(pal'lo d' osserwtzione presso Io spedale militare più vicino. ~in questa occasione che si svolge la primn ti•se del ripano. Appena arroluti pnssano ad un distretto militare dove sub i ~co n o una sceondn visita . Nnturalmcnte questa second11 vis1 la, f~ltta in condizioni e pet tempo e pet· luogo e prr latitudi11e d'ini?.ia tiva medi~a più convenienti, rie ·ce a risultati più esatti o mAggiorn:enle infonMti ngl1 intt• ressi ver i dcll'esereitç. Subìta questa, Gil»"nule ài medicina mtlleare.

5S


906

UN RII'A RTO

dopo qualche tempo, gl'inseritti sono mandati ai loro corpi, che possono essere di stanr.n in luoghi pi ù o meno lonLani, a raggiungct·c i 4uali, essi inscl'iUi cominciano n pr·on1re le prime fatiche cd i ve r·i primi disagi della vita militare. Ai cor·pi subiscono una terza visilv che riesce a forma r la definitiva eletta degli atti alle armi. Anche in qu e te due Yi ·ite vi sono malallie allegale od esistenti, che ri ch ied ono lm aLLento esame e spesso l'io"vi o degli uomini in ossen·azionc. l n queste circosLnnze si svolge la seconda fase del riparto, la quale dura fìn o alla seduta completi,·a, ossia alla chiusu t·a fi nale di ogn i le,·a. Durante il servizio , il solclnto o incontJ'a rnalauie novelle, o peggiora le primitire sue condizioni di salute, o s,·ela qualche malauia non prima allegata, cnsi tutti che possono pof'tado nel ripnt•to d'ossenazioue. È allora che si svolge la le!'i':a l~1se ùrl mrùesimo. Ognuna di queste fasi ha in genere 11na irupr·onta comune, la quale diver:-:i fica, stando al risullato slatistico, nella specie dci casi mecliro lt!gali. Secondo la stati stica numerica, le due !a:>i prim e offrono poche varietà o si bilunciano con piccole di!fcreuze in più od in meno: la terza è sempre la più scarsa. Souo il rispelto delle specie dei casi medici, quando nella prima fase v'ha un maggior numero di mnlaLLie ed imperfezioni \'er·amente esistenLi le quali oll'rono interesse, allora v'ha un minor numero di t('ntativi di simulazione; nella seconda iuve ce le cose procedono quasi in ragione im·ersn. ~ella ter·za fase fin almente può dirsi che co rnpat·i scono mescolati assieme u veri malati i simulalor·i impenitenti. Presso lo spedale militnr·o di Bologna convengono nel r·iparlo d'osservazione, durante la sessione di leva, ioscr·itti appartenenti a H circondari , c talora eventualmente lalunq dallo spedale milita re suc<.:u rsale di


'D' OSSEn VAZIONE

907 Parma. L'unito quadro A dim os tm le t•elative entrate di q uesto. prima fase sopra q. classi, le quali caddero in totalità sotto il mio s tudio. Quadro A.

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Di molte ·alLre c!ussi ebbi la fo rtunata occasione di vedere tutti gli entrati per malattie oculari, e ciò per isquisita co mpiacenza dei superiori o dei colleghi, che avevano in allo ra la direzi one del ripa•·to d'ossen•a?.iono. Il quad1·o B dimostra le cause per· le quali l'osservazione ebbe luogo, divise secondo l'elenco B delle malattie e deformi tà che dann o luogo alle riforme, emesso il n sette mbl'e 118'72 ed attivato per la leva della classe ~1852 nel gennaio de l 1873. A qu esto elenco vennero ridotti i gruppi di ma.lattie anche pe•· Je classi 184.9 e 1850 a scopo di uniformità.


908

UN RIPARTO

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(}eltato uno sguardo sopra il quadro B si Yede ehe vi sono malauie che danno delle maggioranze assai marcate. Il quadt·o C le mostra nel loro ordine numerico progressivo. Su questi gr-uppi toma conto di fare delle considerazion i. Quadro C. GRUPPI DI M;\LA'l'TIE

M. d~gli occhi . del cuore e dei g rossi vasi M. d ~ l sistema nP.rvoso . . . 1\l. dogli organi dell'udito . . . . .M. della eutn e t ess uto sr·tt ocutaneo l'IL dcll'ap p gcnito orinario . 1\J. de lle labbra e della bocca. l\1. delle estremità . . ]l[

!IAGGIORANZS

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12

Ai quadri della prima fase del riparto io non posso contrappome che uno comprenden te una gran parte della seeonda fase della classe ·1852, e la intiera seconda fase della classe ·1854.. Quantunque in così mo-


909 deste proporzioni questo quadro O può servire a dare un'idea del co lori to che assume il rip:n'to in qu esta ocdasione, e può prestarsi ad un qualche non · isp i'egevole co nfronto. D'OSSERVAZIONE

Qua dro D . PRIMA CLASSI>

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ll lll l l l l Infatti le maggioranze subiscono un ca ngiamento, 3

che merita d' essere rileva to. Qu esto cam biamento è dimostra to dal confronto del quadro C coi totali del quadro D riassunto nel quadro E. Quad ro E. GRU PPI DI MALATTJE

l\1. degli occbi . · . . . llf. del cuore e dei grossi vasi. M. del sistema ncr w•so . M. degli organi del1'11di to . M. della cute e tessuto c sottocutaneo.

M. dell'app genito • rinario . .

M. dt\lle labbra c della bocca .

M. delle es tremità . . . . . M. dell'apparato respiratorio .

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RIPARTO

In questo qtradro si vede che Je malattie oculari mantengono ,sempre il primo posto, ma che il secondo· è prèso invece da quelle delle es tremità, e che m:e.ntre le malallie del cuore decrescono, aumentansi in vece· CJueUe dell'apparato respira torio . Sul valore di un confronto statistico numerico fra la prima fase c la seconda del riparto, è da t·iflettere che questo non può essere che relativo, dacchè Ja prima fase dà il totale degli osservandi per esempio a Bologna, sopra i visitati di H, cit·condal'i eli levn , e la seconda fase dà il totale degli osservandi sopra gli arrolati i'nanclati ai distretti, e poi. quello sopra le reclute giunte ai corpi della divisione, fattori questi ebe sono troppo disparati e .vaghi per prestarsi ad un confronto attendibile di cifre. Hesta però, a mio credere, intatto l'interesse che presentano queste cifre nel riguardo medico-legale del le specie delle rt1aggioranze, per quantunque numeriearnente relative. Certo è che questo studio potrebbe riuscire più completo, se potesse fad o un solo e medesimo capo r-ipa.rto in queste due di1feJ'erHi fasi; rnu siccome la seeonda tìl.se dura · piLt o meno secondo che è più o meno lontana la chiusura della leva della elasse, ciò porta per le inevitabili esigenze .!3 convenienze- di servizio un cambiamento di direzione di riparto, e quindi si coneepisce come ciò sia pressochè impossibile. Sulla terza fuse si può sempt·e avere un quadro riassuntivo dal modello no 7bis della 'nostra statistica militare medica, redatto presso ogr:i speùale. H quadro della terza fase si basa sulla forza pt·esente sotlo le armi della divisione, forza la quale diventa varia a seconda delle epoche. Non avendo materiali propri, almeno d'una ìntiera di queste fasi, non posso dare che qualche riassunto parzia le, il quale trover·à il suo posto scendendo ai particolari dell o studio medieo-legale dei gruppi di già accennati, di alcune delle malattie più interessan ti.


n' OSSEI\YAZIO:NE

Ma lattie degli occhi.

Trattando delle malattie degl i occhi, le quali si presentarono nel riparto nelle due prime fasi, credo opportuno farn€l nua prima divisione in sei geu ppi distinti: 4" Gn u PPO. Malauie delle palpebrP., della congiunti va e dE:'ll'orbita; 2° >> Malauie delle vie lagrima li ; 3° » Ma lattie che allerano i mezzi trasparenti, 4o » Malattie clei muscoli; 5° » Malattie della refrazione; 6° » 1\'I alnttie delle mem brane interne. Di questi sei grupp i posso dare, oltre il ri assunto delle prirne fasi delle quaLLro classi accen nale, anche quello di l'asi eli · alu·e classi, desun to dalle annotazioni da me conservale all a visita <legli inscl.'i tti., fatta assieme o per conto J'allrì capi riparto come antecedentemente accennai. Dal co wplesso loro ho potuto compilat'e il quadro F il quale dù una somma totale di -356 casi divisi come segue: Quadro F.

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912

L'N RIPARTO

Del :1° e 2• gt·u ppo credo superfl uo il parlam e, non essendosi presentati cnsi di qualche importanza. 3• G nU PPO. JJ1alattie che alterano i mezzi trasparenti. - Scendendo a pa l'ticolari , i 4,'2 casi di questo g r·uppo possono ven ir sudd ivisi come segue: N. 20 Macchie corneali . » » con deposi ti capsulari. » 5 Depositi capsulari . >> 2 Cateratte . )) ·10 Opacamenti del vitreo. • » 5 Souo il nome di macchie corneali si ~omp r·endo n o quei cangia menti morbosi della cornea, i quali os tando alla penetrazione dei raggi lum inosi nctr occhio, occ upano un punto più o meno circoscrillo della stessv.. Le ma cch ie non sono che il risul tato di prcgl'esse mnlattie corneali. A tenore dell e lot·o appa ren ze di Sllturazione venivano dai classici denotale sotto i nom i di nebula, di nubecola, di albugi ne, di feu co ma, di cica trice. Solto il punto di vista med i co -l~ gal e nella visita di un inscritto, è necessario tener· calcolo dellu loca lizzazion e de lla macchia, della sua estension e, del grado di salllf'UZione che presenta, e del cangiamento di cur·vatura che può aver arrecato la lesione cornea le prim itiva. No n (~ infrequente nelle prime età della vita 0sservare delle ehcratiti puslolari che originano al mal'gine corneale delle ulceri le quali, assunto un certo grado di vaslil~ e profondità, appor·tano delle cica tri ci leuco rnatose indelebili, che si limitano al segmento lateru le o interno o esterno del margi ne corneale c non invadono :l ca mpo pupillv.re in qua lunque slato della pupilla, e qui nùi non posso no !edere la vista. No n' è put·e in fr·equenle. alle stesse epoche della vi ta , il vedere de lle cher·at iti , le quali divenute suppuranti cd ulcerose, lasciano dopo di sè delle cicatrici leucomatose indeleb ili invad enti parti del campo pup illare ed an ch e il centro della


n'OSSEJ\VAZI ONE

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;cd'mea 's'tesS'a, con lesione p\jl o rrie'no sensibile della v:isy~ . Natura lmente fra questi due casi v'ha la çliiTe,renza cHp itale che se le prime non possonò dare occa.sionè tlì riforma, le seconde invece ca donò so'tto il :wiflesso del secondo r.omma dell'art. 39 dell'elenco'B C1) ·senza dat' campo a titubanza nel giudicarle. Le macchie meno dense quali la rieb ula e la nubecola meritano inv,f-Ge una considerazione più diligente. Prima di tl:ltto è bene assicu rarsi della lùro antichità e quindi persuadersi che sono defìnitive. L' <lssenza d'ogni te. nonieno attivo ·d' iperernia, è il primo criterio che può· depon·e contro l'esclusione d' una macch ia recènte e forse pi·o·curata. La perfetta integrità dell'epi,'fellio cornea le, e il St~con do carattere che esistendo dà indizio di un fiHto ' non recente. Per aceenarsi di questa eitcostanza giova l'esame della cornea a luce dirett.a çmificiale di un ce l'i no , pereh è essa fu n.zioni da specchio ?\emesso e elia la imagine della fiammel la del cerino stesso. Nel caso di llll i:l macchia definitiva l' r.pitellio ·tb otatto e peri'etlamente liscio e la irnag ine della fiamme lla è neuasenza fras tagliature, mentre. in unamacchia recente, effetto di processo mor·boso ancora vigente, l'epitel lio è punteggi ato , e la imagine della iìammella k interrotta da quesl.e puntegginture. Di più una macehia definitiva è più bene delineata nei propri contomi e • ' que.sti sono meno evanescenti che in una macehia ,xer,ente per· processo morboso ancora i n corso. La lo·oaliZ:zllzione, la estensione di qm>.sto genere di macchie, ·so·no cireostanze che seguono il medesimo ordine di Ì·Ìn portanza che le più snture, dacchè tanto meno ·S<imo da ca lcolar:=.i quilnto sono più periferir:he e quanto meno maAcherano il campo pupillare. Q11ando però 'lesse sieno centra li, l'esame della cornea per· recipro>e·a,nza, fhuo collo speechietto oualmoscopico riesce di (l) Vedi IstrMzione. permanente pe•· le operazioni eU leva, pag. U8.


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U·N Rl.l'AHTO

giovamento notevole a $Ì udicarne la relativa importanza sulla visione, dacchè quunto meno impediscono la possibilità di vedere nettamente il fondo oculare tanto meno possono giudicarsi alte a disturbare la vista. Questa forma di esame è d'altronde necessaria ,anche perchè la cornea può esser·si alterala nella naturale sua curvatura e presentare un astigmatismo acquisito. In questo esame di reciprocanza la forma della imagine papil!arè ne dà un indizio sicuro. Molte volte la cheratite si complica p0r diffusione di processo alla irite, e questa quantunque passi a risoluzione e guarisca senza stabili aderenze alla retroposta capsula anteriore del eristallino, pme può nei primordi dare degli essudati che fanno aderire il pigmento della faccia posteriore dell'iride alla eapsula suddetta. Siccome la miosi nella irìte è costante sintoma primordiale, può avvenire che questi depositi pigmentosi nati al di dietro del margine della pu pii la miotica, al dilatarsi di que'sla, restino ad incrostare la capsula sotto forma d'anello od intiero od ìnl.cr·rotto. In questo caso qualora natum non pr·ovveda col farli macer4re, cadere e sparire per riassorbin:.1ento. mediame l'azione dell'umor acqueo,ne avviene éhe tolgono la trasparenza del cristallino ed ouenebrano la vista. È naJurale allora che anche la più tràslucida macchia vienc- ad acq ~1is tare una importanza maggiore subordinata a questa compli canza. Il médesimo risultato può aversi anche da un'iriLe senza ·complicanze corneali. Riguardo a questi depositi è pure necessario portai· l'attenzione sulla loro densità, estensione e sulla loro posizione. Jn genere quanto mino !:i e quanto meno centrali, sono tanto meno dannosi. Giova aver presente, che questi depositi pigrnentosi restano talvolta nascosti dietro l'ieide e non masch erano il campo pupi llare permettendo una visione distinta, quando la pupilla è abbastanza risteelta alla viva luce


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del giorno, ma che invece sono di impedimento a pupilla più dilatata, nei giorni oscuri, nei luoghi meno illuminati, ed alla sera.. Qu es l'ultima circostanza fece sì che pbco oculatamente tuluno di questi casi fosse ritenuto una em et·alopia. ln queste circostanze giova sempre l'esame alla luce laterale, previa dilatazi one della pupilla mer·cè l'atropinu. Dei '10 opacamen ti ca teratlosi del cristallino uno era doppio, J. et·ano all'occhio destL·o, 5 al sinistro. Secondo il loro genere dividevansi come segue: Lussazione del cri stallin o l nspessirncnto clt~ll a capsula nella faecia interna Cateratta polare posteriore 2 . •l Cateratta str·atifica la Ramm ollimeu to della sostanza· COI'ticale . . 5 La lussazione del cristallino fu dato osse rvaela in un inscritto della classe 481.9, all'occhio destro. Questo giovane rarcontava che parecchi an ni in antecedenza, giuocando con altri co mpagni in un prato, ricevette un èolpo di bacchetta lanci ata ad uso ùeccia medi ante un arco, c che fino da allora si originava la sua imperfez,ione. A pupilla risl!'e tt ~ si vedeva alcun poco torbido il campo pupillnre. A pupilla atropinizzata, questa si mostr·ava divisa in due par·ti ineguali per lo spostam ento del crist.<dlino verso il Iato interno, per cui essa mosLcava la sua ci rcoaferenza estero a a guisa di luna creseente di un bel nero splendido e la restante par'le interna un poco intorbidala. H cristallino era opacato, di colore bigio non mollo saturo in tuua la sua totalità. A pupilla dilatata sottentrava una rnoJesta dip lopia rnon oculare. A pupi lla ristreua era consèntita la vista dei soli oggetti di qualche dimensione t> non quella dei piccoli; di più sembravano deformnti . Le lettere quadrate dell e seale Snellen dei soli num eri 200 e ·100 erano vedute e con osciute, ma sempre deformate e alla distanza di sol i H> a 12 piedi .


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tN RIPARTO

Dei due casi di cnter·atta polare posteriore all'occhio destro, uno si osser·vò in un inscl'itto della classe 1850 di professione calzolaio, l'altro in un con tadino della classe 18M. ambedue del cir·condal·io di Bologna. ln ambed ue la vista era alqunn to turbn ta ma non tolta. Nel primo questa cateralla non anecò gr·ave disturbo fino a quando un giorno puntosì la cornea destra con una lesina da calzolaio, inc·ontrò t:her·ato-irite , Ja quale laseiò per eonsenguonze una nubecola maseh erante parte del ca mpo pupìllal'e, fl dei depositi capsulari i quali però non er·ano visibili r:he a pupilla dil atata. l n ambedue i ~asi l'esa me alla luce laterale mostrava inlalla la trasparenza delle parti anteriori del cristallino, ed all'esame collo speccl1ietto ottalmoscopico era faci le co nstatare c.he la opacità res tavH immobile in tutti i moti del bulbo, sull'asse een trale dello stesso, . senza togliere la possib ili l;\ di_ vedere la immagine dell a papi ila Degno di nota è che né un caso nè l'altro era associalo a lesione coro id o-retinea, co mplicanze tanlo fl'equentemente annotate nei casi consimili dagli au tori. la cateratta st.ratifìcata. {Schìchtstaal.' de Griife) do ppia fu osset'vata in un panauierc della clas-;e 1185L In questo caso, dilatata la pupilla mercè l'atrop ina, si vedeva benissimo u na opaci tà centrale roton da, di ci rca tre millimetri di dia metro, di colore biancastro, eguale in tutta la sua es tensione, la quale si staccava marca tamenle da una zona periferic:a. tr·nsparent.e . Alla luce lalet·ale si vedevano delle st.riscie ·opache in poeo numero, che si pat'Livano a ragg i da ll a perifet·ia dell'opacam ente ve1·so l'equatore del cristall ino, il cue dava indizio che esso non era st.azion ario. Anche in questo caso la vista e1·a tale da permette r·gli l'esercizio relativo del suo mestiere, mentr·e asseriva vede rci assa i meno alla luce viva del so le che doveva sempre evitar·c, di


n'OSSERVAZIONE

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quello che a mezza luce. Era questa circostanza che lo faceva atto solo al lavoro della madia, ma non a quello dèl forno. Delle altre non mette conto ' pal'la r·ne ducchè erano casi al tUtto ordinari senza circostanze degne di nota. Le opaciLà del corpo vitreo osservate furono due all'occhio destro, tre al sinistro. La più rimarchevole fu il <;aso di un cistice rco nel co t·po vitreo, il quale fornì u' soggello di una comunicazione immediata al nostro gioruale, e che fu pubblieala nell'aprile dell'anno 4870 a pag. 2;1. 1. Due altri emno rammollimenti del vi~reo (sincbisi) uno dei quali permetteva anco ra l'èsame della t•etina che si mostrava colpita da atrofia della papilla. Erano nati naturalmente senza causa nota. Gli ultimi due erano emo rragie nel vitreo in seguito a causa ll'au ma tic a: uno pe1· uno sassata, e l'altro per un colpo di fueile a pallini. In questi due casi il coagulo aveva subito delle trasformazioni, ma era ben lungi dal p_rO'mette(e un perfetto riassorbi men to. Degno di ,, nota in quest'ultimo caso è che vi si vedevano i fori di entrata al la cornea, e di uscita alla retina già cicatriz.zata, per modo che era fot·za concludere che il pallio9 dimorava entro dell'orbita. ~o (hwt'l'O. !lfalattie etei mttscol'i.- I 9:2 casi collocati in questo gruppo possono venir suddivisi come segue: Blefat·oplegie . N. 2 Strabismi . » 7'1 Ottlllmospasm i » '19 Le blefaroplegie osservate erano tutte due a sinistra. Una era completa ed una incompleta; ambedue in contadini. TuLte due consiste van o in una poresi restata dopo una paralisi. Oi questa forma morbosa esiste nel nostro giornale una mia memoria pubblicata nell'anno 1866, nel N. 4 del mese di febbraio a p<~g. 97. Ot·a gi0va aggiungere una riflessione che mi sembra degna


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UN Rll>AUTO

d'inteeesse in proposito. Il caso di blefaroplegia completa osservato in un ioscr·itto della classe 1854 ·era complicato da coroidite atrofica. Certo è che questa può essere una accidentale co mplicanza e nnlla più: siccome però anch e nel trascorso anno mi venne fatto d'osservare un altro caso eguale, con eguale cornplicanzn, mi sorse un dubbio che credo utile di esternare. Bene avverali ùrmai colla olia lmoscopia sono i casi di lesion i ~el nervo frontale, che aneeArono un turba · mento nella nutrizione delle par·ti inteene del bulbo, con conseguente abolizione della vista; fatto che è dovuto al turbamento che sitfatte lesioni arreeano al ganglio oltalm ico, il quale riceve la sua lunga radice dal nervo nasale, ramo uppartenente allu stessa bnwca cui appartiene il frontale. Ora, colpito da paral isi l'oculomotor- comune, anche i miei studi co nferrn<lrono che resla paralitica la corta radice del ganglio ottal mi co medesimo, e ne avviene la midriasi e la astenopia. Il vedere la coroiditc atrollca disseminata ar.eompagnare una antica paresi dell'oculomotore, mi fece supporre ch e questa per avven tura. non possa essere una sempli ce corn pli'canza. acci dentale, ma un faLlo legato al di sturbo d'azione del gangli o ottalmico stesso, diffondentesi ai nervi ciliari che presiedono alla nutrizione delle parti interne del bulbo. l~ perciò che arno richiamare l'attenzione de' collegh i in proposito not.ando questi fatli; la osscT'vazionc d'altri c usi analoghi poteà risolvere la questione. I 71 casi di str·abismo possono venir divisi per sede e per for·ma come segue: Strabismo divergente dell'occhio destro '19 » » » sinistro 8 >> convergente » destro 38 » >> » sinistro 6 Sarebbe interessante il tr·ovare la ragione del perché


D'OSSERVAZIO "E

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con una così marcata ft·equenza cot:nparisca deviato primitivamente o megl io dirò abitualmente l'occhio destro in confronto del sin istro. Forse che ciò, almeno in parte, abbia la sua ragione di eompariee pr~sso inscritti in osser-vazione come dopo dirò? In riguardo alle cause cui erano collegati questi strabismi possono esse1· divisi com e segue; Collegali a vizi d i r·efrazi one N. 43 » ad airezioni paralitiche » 11,t » a macchie c traumntìsmi » 5 » a lesioni co r·oido-retinee . '>> 7 » a cause ignote . )) 2 Questo quadro mostra come sia vero che lo strabismo non è in fatto una malattia, ma un sintoma di altre lesioni, fra le quali tengono il primo posto quelle della refrazione. Jn rig uardo alla fot·ma collegata alle cause, si osset·varono 38 casi di str·ab ismo convergente e 5 soli di strabismo divergeme legati a \'izio di refrazione. Ora si sa che lo strabismo di rergente Legnto a vizio di refl'azione è fenomeno di miopia , rnentre quello convergènte è fen om eno eli iperrnr,trop ia. Dal eonfronlo delle due riportate eifre sa r·eb be error-e il dedu t•r·e in via as. soluta esser la ipermeteopia più frequente della miopi<1, dacchè il confronlo di frequenza fra· queste due lesioni di refraziune non sa t·ò. fattibi le che parlando del gruppo delle medesime in unione coi casi del gruppo presente. Quello ehe si è autorizzati a credere ìmece sarebbe, che la ipermetropia produca più fac ilmente lo strabismo, di quello non lo faccia la miopia. Difatti sulla entità di questo fenomeno (strabismo) è da notare che lo strabismo divergente era legato a miopie sostenute da gt·avi stafllomi e quindi di grado molto elevato, mentre invece lo strabismo convergente era nella massima parte dei casi altei·nante, e legato a


920 UN lti PARTO vtuo di refrazione ipermeti'Opica di grado non molto elevato, docchè pochi ohrepassavn no 1/w Quattro eran o legali a diO'erenza di refrazione. Un fallo ripelntosi i. volle sui 38 strabismi convergen ti è deg-no di notn; vale a dire ques ti 4. lur'ono osservati presentare un bene S\'iluppato stafil oma postel'iore che oceasionava una miopia di lieve grado . Or 'I.Jene è eia credersi che In miopia po tesse essere causa di strabismo convergPnte, o·v\'ero che la ipermetropia abbia al soli to origi nato lo strnbis rno co nver·genle , e questo alla sua volta lo stafilom u posteri ore? Jo porto quest'ultima opinione. Difa tti sui 7 ~a i compl1cn ti a les ioni coroido-rctinee (t·ecn nti vera ambliopia) '2 appartengono a retiniti compagne a strabi.;mo con,•ergeo le. Quf'slo fatto può cre dersi occasiona to dalla tensione pe n na oente de ll'nppo 1·oto acco mtHJt, lure, ID ttuale al'l'eca nei grad i alli di ipermetropia una congestiOne delle memb!'ane in terne, che perdu rando può passilre alla condizione di vera flogosi <:oi suoi risulwti. Da ciò mi pnr·•• sia naturale su pporre cbe questa lt>nsionc al'l'echi talora, dove n e possa es is tere In disposit.io nc, lo sfian ca nr ento del polo posteri ore del bulbo e l'origine della col'oidite atro fi ca per·ipapill<lre (~ t ufìlorna po,;teri o,·e), s intorna or·dinari o di rof'razi onc mi opicn . In questo c.aso la nuora insorgenza corrc•gge o C<llnbia il r isullato dell a refrni one prin1itiva. Cii insc rilli che entrano in osserv11zione P" '' s lrobismo, generalmen te allegano ce1· ità delroc•·ltJO ]Jrimitivam.ente od abitualmente de\'iato. Il con trollo di quest a al legazione nou rwesenta !'.erie diffieoltil, dilcché nei sl rllbismi parali ti ci, in quell i per cau:o;a mrcenni ca (mnc:chie, tru umn tis rni), ed in qut>J ii lct('ati a gnH"i alterazio ni endocu lnl'i, l' c~c lusi o M perm;~o.-nte di un occhio nei pri1ni nrreca l'<unbliopin per dtsuso, e q uesta negli ul Lrm i è l'efl'etto della ;d.>O iizi on e della


l>'OSSRRVAZLO:NE

funzionalità nervosa, ed il giudizio ne emana natur•ale. Negli altri casi in cui lo strnbismo è alternante, gioYa tener calcolo della prontezza con cu i, coperto l'occhio fissante, entra in fissazione il devioto, ed osservare l'angolo di deviazione. La prontezza di raddrizzamento depone per la integrità di sensibilità retinea, e l'angolo di deviazione secondaria pedettamente eguale a quello di deviazione pL'imi tiva, prova l'allernazione perfetta dello strabismo e la esclusione della paralisi, dacchè in questa se anche v'ha sensibile alternar.i one l'angolo di deviazione secondaria è sempre maggiore di quello della deviazione pr·imiti,·a. Giova notare che l'allernar.ione è in gene re istintiva ma si effettua per l'azione di musc:o li volontari, per cui può soggiacere all'impero della volontà. È forse a questa circostanza che molti osservand i. si pr·esen tano e guardano l'osservatore col l01·o occhio sinistro, tenendo volontariamente dev iato il destro per sosten ere la ollegazi one di cecità di questo, che a loro credere può essere più valutabile nel mili tare che quella del sinistro? Taluni cas i me ne darebbero il di ritto a sospetta rio. Ecco perchè dissi all'occasione primitivamente od abitualmente devialo, dRcchò può sospeLtai·s i nei casi di osservazione d'uno strabismo alternante, che non sempre l'occhio abitualmente deviato sia prop t·io quello che lo fu primitivamente. Ciò forse spiegherebbe in parte la frequenza delle deviazioni dell'occhio destro ossel·vate. l'\egli strabismi fu sempre di rigore l'esame della motilità dei muscoli oeulari; nonchè l'esam e ottalrnoscopico esterno ed interno, e la ricerca della refrazione falla a distn nza coll'aiuto delle scale graduali o t.ipografichc od oggeuive e ùelle Jenti di prova (cassetta completa di ~acltet) . L'ottalmospasmo oAse rvato in 49 casi era anch 'esso Giornale dL \W>dlclna militare.


UN nlPARTO 922 il più delle volte fenomenico. Difatto questi 19 casi possono venire così suddivisi; Ottalm ospasmo con lesioni coroido-retinee 8 ' >> con fotofobia e discromatopsia 4 » con paralisi del N. facciale 4 » con tr·emolo del eapo . 4· )) do. causa scono~ciut<"t 5 Tra essi, :17 (~rano oscillatorì, 2 rotntorì. Su lla possibilità di una simulazione di guesto fenl)m'eno il Lìmore non può cadere che sopra. quei casi nei qual i esso vige isoluto senza. compl icanza alcun<'l. A tale ri guardo mi permetterò di accenna re qnalmenLe fr·n i 5 di questo gener·e 1 fosse rotatorio, e ehe questa forrna del fenomeno non sia a mio crede1·e possibile di essere simulata, dacchè la. contrazione an tagonistica dei soli museoii obliqui dell'oc~chio non è possibile per solo sforzo di volontà. Nell'oscillatorio la grandezzn dell'arco di c·en:bio d'escursione fau.a dalln oscill'azione dei due bulbi è cl'itel'io bastevolmente ragionevole per persna·dersi della possibilità di ingenerare un maggiore o minore dist\Jrbo alla visione . .Se l'arco di eerchio è molto pil:colo, In permnnenza delle impressioni reLinee io credo possa valere a neutralizzare la poca estensione di mob ilità delle ste~se. In questi casi fu, di rigore l'esame endoscopico e eli funzionalità della retinn (l'icercD de ll' flcuzie, della facoltn cromatica e del campo p(~rifer·i<~o) . 5° GRuPP.O. Ametropia. - I .91 casi di ametropia osservati possono veni r· divisi come segue: Miopie progressive con stufilomi 50 )) non progr·essive, senza· st.afilomi 34 Jpe1·metropie 3 .Astigmatismi. 6 Differenza di refrazione dei due occhi ' Qneste cifre perchè possano avere un valore vera-


D'OSSERVAZIONE

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mente comparativo de~·ono essere riunite con quelle portate nell'anteced en te gmppo. Ut riportai che 43 casi di. strabismo erano legati ad ametl'opie, ed accennai che esse potevano essere suddivise come segu e: .Miopie con stafiloma . . 9 - Strab. div. 5 conv. t. JpermeLropie. . . . . . 30 - Strab. conv. Di fferenze di refrazione. 4 » Da ciò si ha un totale di 90 miopie e 33 ipermetropie. Sul cumulo delle ametropie osservnte è la miopi a quindi che ti ene il primo posto. Questo fatto può avc r'e la sua ragione non già perchè la miopia sia in fatto di cosi gt'an lunga più frequente della ipermetropia, ma percbè la miopia si presta alla simulazione, P. di essa se ne ·ha più gencrdmente la nozione. Higuard o la miopi a.• la forma p1·ogressiva, sostenuta da stafiloma posteriore, diede un numero complessivo di 59 casi in con fronto di ;31 di forma non progressiva ma congenita (senza stafilomu). La progressiva è quindi la più frequente. L'oLlalmoscopia rivela 1 con certezza la lesione atrofica peripapillare, la quale talora assume una estensione assai vasta. A que~to riguardo bene spesso mi fece impressione l'osservare come si presenlassf~ro fomi ti di len ti (non sempre bene scelte, perchè in genere troppo fo rti) gli uomini che erano affetti da miopi a a gr·ado lic ve, e solo nell'intento di simult~r·nc un grado molto elevato, mentre non sapevano di lenti, o se ne sapevano ben poc.:hi le p0rta'l'ano, quelli affetti da miopìc rilevan ti. Questo ·fa-tto dimostra due cose, la prim a che il vedere inscritti che entrano nel I'Ìparto muniti eli grosse lenti, eccita già il sospetto d'un tentativo di simulazione basato su ll'abitudine dell'uso di lenti sproporzionate; la seconda che put· troppo l'uso ragionevole delle len ti in quelli che IJe abbisognano , non é abbastanza esteso .con gra ve danno de lla igiene oculare. Se l'una cosa


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UN RIPARTO

è dolorosa, certo è che la seconda è più dolorosa an-

cora, come fonl e di dan ni ta lora assai grav i ed irreparabili; pro"a dci quali sono gl i stnfilomi già molto avamati, che lo sarebbero assa i meno se l'occhio fosse s tato aiutato dalla l'azionale medela diottri ca di leu ti bene proporzionale, abbasl<Jnza per tempo. Lo stafiloma quando vasto ed occupante la parte esterna (te mporale) del margine papiilare è sem pre accompagnato da una piì.J o meno sentita diminuzione rl'acmie, dacché la lesione invade le vicirwnze della regione ossiopica. Questa è una sventurata circostanw, dacchè una volLa app ortata che siasi col progresso una les ione a questa regione della retina, l'ambliopia è sicura. L' esame di un miope in lesi gene rale non pee:;eota seri e difficol tà; ma quello di. un miope di mola fe de, pnò talora riusci1·e frnslranco pe1· la impossibi lità di ouenem risposte vet·aci. Con cii> intend o dire non giù che sia im possibile convin ce rlo di simulazione, ma che t·iesca sovente impossibile l'assu mere una idea giusta del vero gr:1d o dell a sua ameu·op ia. La simul azione della mio pia consiste in una mi opia po tenzi nlc, clinami cv, per eccesso di tensione accomoda ti,•a pet· cui può riusc ire più o meno agevole negli espct•imenti da vicino anche colle lenti , dacchè nellil visione degli oggelli vicin i é necessaria una forte conve l'genz o. , cir·costanza questa che a iuta lo sfon~o d'accomodazione. Tm i miopi di lieve grado non è tanto raro trovnre di quelli ch e mercè l' ~tbitudine leggano con lenti negutive del ~o 3 ed anche del N° 2 '/2 i cn t·a uer·i da stampa ad una dis'tunza assa i min or·e di 25 centimetri, e non a questa distanza; e ciò peechè a minore distanza v'ba maggiore eonvergenza c più 1ac ile sforzo d' uccomodazione mentre Mila visla a piìt gmn de distanza la miopia loro è neutralizza ta


n'OSS.I::R\'AZIONE 9z5 da lenti ncgatirc di gran lungt>, inferiori. Molto meno possibile, ::mc:hc ad occhio non atropinnto, riesce questo tenlatÌI'O di simu)aziODC nell 'esanJe U distanzA . !tegola generale ritenni quella di porre in pr·ima linea gli espel'imenti della -rista a distanza, tnnto senza. come colle lenli. La spo1·genza degli occhi nou è !;Cmpre un cnt·attet·e fedele di esisten te m iopia. La esistenza inrece di uno strabismo fc1lso convergente è segno certi ssimo dello. medesima a gr11do clorato. La mancanza d'ogni deri azionc secondaria e lu possibilità di fondere le imagini nello st e reo~copio son o cat·aum·i che dimostrano falso uno stJ•abismo apparentemente conrcrgeote. Né può essere diversam ente dacchù lo sLt·aùismo fr1lso non al tera la Yista binoculare e dipe[Jde dalla invet·sionc d'apertura dell'a ngolo forntato dall'asse corneale colla linea visunlc (angolo di SC'nO). l)osto l'osservnndo a di stnnza di cinque n sette mell'i dinanzi alle scale gr·aduali tipografiche od oggclli\·e, p('r regola gener·ale se lenti negative biconcave migli orano la vista, esiste ametropia miopica.. Il numero dt:'lla lente di forza minore che permelle il massimo migliormnento (tenu ti a calcolo la diminuzione d'acuzi c c il rimpi ccolimen to delle imagini r·ctinee) misura. il gr·ado della mi opia. Nel coso eli esistenti stafilomi posteriori sopra 59 casi osscrrali, 4.2 misu ra l'ano tlll \·izio coneggiùile da lenti biconcave dal ~o 7 al ~o 2 1/ !; il resto era correggibile da un numero più debole. Queste cift·e non oso darle clte molto peritosam ente , come quelle che sono la media di cifr·c ricarnte in occasione d'esame d'uomini che tuili piLt o meno, a rend ono l'in teresse, cercavano non d~re la sehictta Ycrità, e per diri uo o per u·avr.rso cer('aruno di risrond cre in modo che fosse a loro credere di propxio Yantflggio. Queste èifre però indicano che anche ntiopio di un grado mc-


UN ll l l'AI\TO 926 diocre possono essere accompagnate da stafiloma postel'iol'e, essere progressive cct occasionare una non proporzionale dim inuzione di acuzie. Accennai già come strabi8mi convergenti originati da ipermetropia primitiva possano essere accompagnati da staJìlomi posteriori che la co rreggano e mutino anche la rofr·a~i one cambiandola in miopia. 11 ripetPro gli esami, accerta rne i risultati , scambiare giudiziosamente la t'or·zn ù~lle lenti fu sempre cosa utilissi ma per venir·e ad una media se non ciel tutto cel'lU, assai approssimatiYa. L'esame otwlmoscopico fu sempre di l'igor·e. Nelle rn iopic non progressive (senza stafilomi) le lenti negative piLr deboli del N° 7 lino at N" 36 bnstarono qua~i sempre a neutmli7.zarle. Un solo caso n:nne ossct·,·ato 1·he forse abbi ·ognava al massimo di lenti negotivc N" i>. Delle 33 ipermclropic poche erano nl di sop ra di '1~. come accennai più sopra. Queste uhime talune presen tavano giit siutom i d'astenopia, c tolune erano ac compagnale ùu mai·cati fPnomen i di iperemin retinea, r11 enlt'C une volte v'era in atto una vera flogosi reLinea passata acl esito (essudalo relt·oretineo peripap t Ilare). Nei 3 casi di ipermeu·opia senza strabismo convergente è notevole invece che v'era lo st t·abismo diver1-{enle làlso. l cat·aueri ùi que Lo si controllano come lltlllo struuismo fa lso opposto, il convergente. L'atr·opinizza r·e Lutti 1 sospetti di ipet·u1etropia è assolutamente neccs ·urio, dacclrè l'ipermetropio latente 111 soggclli giovan i come i nostri osservanùi è wle dn riuscire ùi un graùo essni e)O\'alo. La osservazione ti.\tla sulla. esten:.ione d~:ll'uso delle lenti nei miopi i• la stessa anche io questo caso. Mai uon avveuue ùi \'edere un ipermeu·opc anche <l gn!do clevHto veni l' munito d'ot;chiali . Cosu questa,


o' OSSERVAZIONE

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tornerò a ripetere. che è rip1·overolissima. Tro,•o annotato un caso Ji un inLal·siatOl'e che aLropinizzaLo aveva uoa iperm ett·opia totale con eggibtle da lemi bicon vesse N° 3, il quale armato d'i !enti convenientemente forti, ma non neutralizzanti ancot·a, che gli vennero consigli ate oci primi tempi, vi tt·ovò tule vantaggio da renderlo commosso come gli fosse dalo rinascere a vi ta novella Ji artisw, la quale era sul puo 10 di Juve1· abbanùonure per la sovr·astante astènopia. l casi di astigu1atisrno (congenito} furono 6. Questo esiguo numero indica il fatto che in osservazione vengono tJUelli sollan tu i quali sono affetti ùa astigmaLÌSIIIO gravo e non quelli che hanno un grado lieve dello stesso. In questi casi oìLre l'esame subicuivo, l'esume Jella forllla Jdla irnmagiue dellu papìlla col metodo del Koapp IUI'ono i mezzi di indagine posti a cont,.ollo l'u no dell'alll'o. Coa queslo 1netodo endo:>copico si sa che ad irnulaginc rovescia il diameu·o maggiore dell a ronna. elissoìde e non rotonda pre:.cnLata dalla papilla, appartiene nl diaulelro ùi più debole cmvaLut·a dci mezzi l'efr:angonli. l)o G11UPPO. Lesioni delte memln·ane interne clelt'occMo. - I 5 1 casi di Jcsioui delle met nbrane imerne oculal'Ì, pussono veuir ùirisi come segue: Mnlauie dell'iride . I'l0 '13 » della coroidea . » 7 » del nervo ollico, e della retina ~ 31 Le malauie dell'it·ide possono essere :.uddivi :;e come s~guc:

h·idèl'emia i\ 0 ·l lliùriasi . >> 3 Si11echio anteriori . >> ti » postet·iori. >> 3 11 caso ùi il'ideremia era uua plaLicoriasi dvppia osservata in un inscl'ilto del circondario ùi Bologuu nato


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UN RlPAilTO

a San Giorgio in Piano, dì professione tipog1·afo . Non fu possibile I·ilevare se foss0 o no ereditaria non sapendo egli dare in proposito alcuno schial'imento. J~ss en do questo caso di anomalia congenita abbastanza raro , val la pena di descriverlo con qualche pa,·tico larità. L'individuo presentava una certa impronta strana di iisonomia, incedeva colla testa china e le palpebre superiori alcun poco abbassate, assc~ ri v a aver debole la vista e alquanto migliore in sito poco illuminalo. La sua vi sta era abbastanza buona per ogni uso ordinario della Yila e per l'esercizio del suo mestie1·e. A prima vista sembrava un uomo cui si fossero dilatate enormemente ambedue le pupille con l'atropina. Esaminato presen tava l'iride destra al segmento esterno assolutamente rodim enlale per circa un te1·zo della. sua estensione, gli altri due terzi erano traccie più grandi d'iride conformate a lestoni. L'iride sinistra aveva una forma éllcun poco diversa nella foggia dei festoni , ma una porzione rudimentale òi estensione eguale omologa. Alla luce laterale netto compariva il campo pupillare c trasparen ti tu tti gli strati anteriori del cristallino. Alla ill uminazione collo specchieuo ottalmoscopico invece compariva a destra un opacameuto profondo a margini più scuri non molto saturo e quasi iridescenle nel centro d'una figura jrregolarmenle triangolare con delle appendici trabeèolari più o.meno grosse e più o n1eno regolari; esso non occupava il centro del campo ottalrnoscopico, nè l'asse della lente, ma la porzion e periferica corrispondente al sito dove assolutamente rudimentale era l'iride. L'esame <lella papilla era possibile e facile, e se ne riscontrava normale la sua figura. A sinistru pure vi esisteva un opa.camento visibi le collo specchietto, e non a luce laterale, per sito e profondità perfeuam ente omologo al destro, di una figura alquanto di versa. imitando una scmiluna che


929 nella sua concavità volta all'esterno aveva molteplici Lrabecole irregolari per forma e per gt·ossezza. Ricercata ~~on attenzione la funzionalità dell'apparato accomodativo mediante un apparer:chio quale desc.:rissi nella c.: ilata memoria sulla blefaroplegia, constatai <:h e la accomodazione si faceva fisiologicamente. L'esame diottrico del Purkinje era possibile e facile daccbè il centro dell'apparato cristallino era libero. Questi opa.camenLi non visibili alla luce la!crale, visibili col solo specchietto seguivano lo spostamento dell'occhio per modo che era da ar·guirsi che si vedevano per imagine diritta e forse in(l'randiti. }~rano opacamenti della sostanza corticale della lente? Alloi'a avrebbero dovuto esser visibili alla luce laterale come nei casi di cataratta polare poslePiorc. Erano.opacamenti della capsula posleriore ~ 1n qu esto caso, erano essi nella faccia anteriore della medesima o nella posteriore? Donde erano essi originati? « Nous n'avons conlre l'aniridie qu'un traitemeot « palliatif déjà indiqué par la natUI'e, qui protége sou<< vent l'mi l privé ùe son iris, con tre une lumiél'e trop « intense, par une cataracte centrale, une blépha« I'Optose, ou des eils épais .... (·1) » .L'opinione della possibilità di una utile cataratta è con fermata da E. Mayer: « Lorsque l'iridérémie est compléte, on voit « le cristallin dans sa totalité, et l'ceil à un aspcct « étrange; s'il survien t alors une cataracte, la vision « peut ètre enco1'e asse z bonne, par suite du passage « de la Jumiére cntrc le bord du crislallin et les pro c0s « ciliaires (2) ». Un opacamente anche in questo caso v'era, e limitato, ma non era centrale e quindi non D'OSSERVAZIONE

(l) Traile pratique de$ maladies de l'ccii par w. :O.lackenzie. T. II png. 5~6. Paris 185i. (2) 'l'railé pratique ùes ma!ndies d es yeux pal' le D' E. ll!ayer pag. fOJ. l'aris 1879.


930 UN RlPAI\TO poteva porsi nel numero delle vere cateratte cemrali o polari o stratificate; cateratte queste corticali, visibili alla luce laterale oltre che a quella dello specchietto. .Probabilmente poteva essere una cateratta, ma capsulare della faccia posteriore, tanto piu che questi opacamenti quasi per·iterici seguivano lo spostamento del bulbo e si vedevano per immagine di.ritta. 1\esta però una ipotesi ventila bi le: potevano essere i resti di una emorragia in que lla regione dove minimo era lo sviluppo del l'iride, ra ccol tasi tra la capsula posteriore e la jaloide? Non amscbierei asserirlo, ma la posizione e l'aspetto del coloramento di quegli opaca menti me ne lasciarono il sospe tto. ì\la come si origmarono queste emonagie'? Forse furono la causa dell'arresto dello sviluppo di quella pane d'1ride per la rottura e distruzione rleì vasi che aYre.bbero dovuto nutrirlo~ Checchè ne fosse certo è ehe fu il caso il più interessante d'ànornalia congenita osservata. l tre casi di midriasi Pra.no monoculari a destra e dovevano la loro causa all'atropina; fuwno gua1·iti colla fava del Calabar. È necessario iu questi casi tener .a calcolo che queste miclnasi sono il risultato di m1 u:;o prolunga to r!el midriatico, c che la pupilla si trova iu uno stato di torpore che la cn.labarina vince sì, ma con qualche d(fficoltà. Naturale poi è il debito di sorvegliare da vicino questi istruiti simu latorì ed ìsolarli perch é nè abbiano né possano p r·ocurarsi il mezzo per continuare nel loro proposto. Le si nechie anteriori osservate erano: 4- il risulaLo dt pustole vaiuolose cile esulce1·ar·ono la cornea a tutta sostanza con ernia dell'iride, 2 il risultato di cheratiti suppurative in individui linfatico-scl'ofolosi. Delle sineehie posteriorì 2 erano l'esito di irite essur.lati va complicate a depositi eèlpsulari; la terza era l'esito di cherato-ìrite t.rauwatica. l•'u osservata in un


D' OSSERVAZIO!\E

931

insc riLto del circondario d'Jmola, fabbro ferraio di professione. Raccontava quest'uomo che circa te'e armi in antecedenza, una scheggia di ferro schi.z.zala di sotto ·al martello l.o aveva colpito ne!l'occbio sin istro; che per alcuni giorn i aveva avu1o dolori wavi e simomt di acuta ottalrnia, che poco dopo, quantunque rimasto rieco, riprese il lavoro, lagnandosi solo ogni tanto di disturbi dolorosi in quell'occhio per ci rea due anni. ma che negli ultimi temp i stava benissimo. All'esame presentava sulla cornea una cicatrice lineare qua~i ce ntrale benis3imo dernurcata, la pupi lla dilatata dall'atropina lo era mollo inegualmente e solo per due quin ti della sua estensione al se~mento laterale interno; essa mostravo un pun to dello sfinterfl irideo del se~ mento P-Sterno perfettamcmo adeso al cenu·o della ca psula del eri stallino. ll campo pupillare visibi le, così deforrmno presentava degli strati bian castri di sostanza essudativa ed un corpicciuolo rosso scuro impigliato fra gli stessi che forse era la stessa scheggia di fert'o ferilr!ce. Sull'entità eli queste sinechie è dn consi derare che le nnteriori sono cornplir.ate ad opaca men to cicatriziale della cornea, a defo rmità del la pupilla.) circostanze queste che possono avere due Ol'clini di conseguenze: il primo riguarda un impedimento nel la visione pN· opacità dei mezzi trasparenti, e pe1· deformazione della ctu·vatura corneale (astigmatismo cornea le acquisito); il seco ndo rigunrcl;ì lo stalo di sti rarnento dell'iride il qun le può essere causa di r·eeidive in sintomi acuti di irite, come la encleisi della stessa nella sostanza corneale può mantene re ed occasionare una inllazione a quest'ulti ma, e determinarvi uno slato Hogistico len to con esito di malacia (staiìloma parziale), ci!·costanze tu tte assai sfavorevoli . Le poslerior·i nell o s~esso ordine d'idee hanno analoghi in eonvenienLi: pos-


93:2

UN 1UPART0

sono essere compl icate vd e~sudati e depositi capsulari che ottenebrano meccan icamente la vista, e sooo perpetua causa di stirarnenti della sostanza dell'iride nei moti di iocmvamcnto e rila~ciamento del crisl;lllino ll clla accomodazione , con diutu ma di sposizione pros·sima all e recidive nC'i sintom i eli irite con diO'usione ai proce~si ciliari (irido-ciclì te). :Potrei pot'tare molleplici esempi della mia prati ca per q uesle conclusioni. 'el caso or ora dcsct·iLLo, perchè qu es t'uomo soirerse di d istudJi do lorosi per circa 2 anni dopo la i1·i te tra umatica soff'e rta? Probabi lmente pcr·chè anche estinta la vista a causa dell:~ cicatrice corneale e dell'opacamente del sis tema CJ'i stalloide, non essendovi strabi smo, l' occhio cieco seguiva i moti eli conYcrgenza c di accomodazione del sano, c que:;ti sti ravano l'iride e la man tenevano in u no stato di peepelua irritazione, fino a che per causa della ccci1à anùò spegnendosi l'automatica sinergia di una fuuzione non più necessari a (l'a ccomodazione) , e l'ieidc lasciata in riposo entrò in uno stato di calma c cessò di andar soggetta a recidive per irl'itazi one. l n questo caso vi sat·ebbe da co nsiderare come mai una scheggia di ferro infilla sul sistema cr·istalloide abbia finito col lasciai' una cal ma favorevole di fenomeni nell o stesso e nel bulbo; se non che incistata nel suo nicch io dagli essudali può dar:5i che abbia perduta la sua azione di corpo estraneo . Sarà però stabile un lal e stato di cose? All'anenire la risposta. Ad ogni modo crcdolti beoe ancrtire quest'uomo che se per fJUnlche causa o questo o l'allt'o suo occhi o si in fiam masse, egli dovesse tosto ricotTere <:~Ilo illuminalo soccorso dell'arte, per la sempre possibil e insorgenza di u n'o tLalmia sim patica. Le afl'ezioni della coroidea non fìgUI'ano .in ques to posto cb e nell'esiguo numero di 7. Ciò pe rò é relativo dacchè queste con templ ano i soli casi d i coroidite dì s-


o'OSSEflVAZION'E

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seminata semplice, che in genere sono molto più rari della sclero·coroidi te-posteriore. I casi di . questa ultima fo 1·ma vennero annotnli parlanLlo delle lesiom di , refrazione, dove figurano nel cospicuo numero di 50 confermandone la fre quenza . A fJ.Uesti 7 casi vanno aggiunti allri 7 di co1·oiditc disseminatn, acce nnati parlando dcll'o llnlmospasmo. Le malaLLie del ne1·vo ottico, della pupi lla o della retina presentarono un contingen te di 31 casi che possono venire suddivisi com.o segno: Escavazione della popilla N° 3 Atrofia » » >> G Distacco della reti na >> l Rotinile interslizialo . » 18 » pigmen tosa . )) 3 A questi casi devono aggiunger•si i 7 accenna ti pat·lando dello strabismo e L'altro par lando dell'oualmospasmo suddivisi in: Retinito inters tiziale . N° 7 » pigmentosa . » l Molte di <tneste lesioni possono essere clriaramento dimostrate pe r esistenti (quanJo sono mon or.ulaei) da ll'esame fun zionale med iante gli esperi menti basati sulla vista binoculare, dacchè se non estinguono minorano d'assai la visla; so no tutte però o semp1·e reperibili coll'ollalmoscopia. F1·a queste è degno di no ta il caso di distacco delln retina osservato in nn inscr·illo del circondari o di fi imini. Quest'uomo per una fu cilata a pal lini, che lo aveva colpito ne lla pnrte sin islra della faccia presentava oltre ad allrn cicatrir i, 1111 pulii no so lto il tessuto del sopracciglio al suo quarto es terno. La cornea aveva una r.ica triee a livei lo del suo margin e infer iore. Dilata ta la pupilla si vedeva sana l'i1·i dc, eù alla sola luco dello specchietto un ·opucamcnto a. [o rnra triungolnrc con


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UN RIPARTO

l'apice all'al to ver·so l'eqi.lalot·e del bulbo, dirf'ltO verso il la to i nterno superiore. Coll a lente biconvessa di correzione ad irnagine capovolta si vedeva netta la metà interna superiore della i mmagi ne papi Ilare, mentre l'altra metà esterna inferiore er·a velata da un sipario mobile g r·igias.tro con strie ed anse di colore rossastro scuro, sipario il quale al tro non era che la retina distaccata per ram mollimento dellà porzione del vitreo stata traversata do un pallino. Da eiò era chiaro che il pallino aveva tra versato il bulbo e doveva essersi annidato nel cuscinetto adiposo orbitario dove dimorava innocuo. 1~: questo il secondo caso del genere. I casi complessivi di retinile intersti ziale osservati sono 25. Di essi 48 erano doppi con diversità di gr·aòo d'avanzamento da destra a sini:.u·a. Vana in genere riusciva la ricerca sull'epoca eli ·sviluppo della maltHtia, dacchè la risposta stereotipata di tutti gli osservandi in genere fu che la portavano dalla nas(!ita, cosa che non era sempre cred1bi le. Si constatò grand e varietà d i aspetti nell'immagine ollulmoscopica; sempre però l'ed ema più o men o esteso che co priva i contomi dell a imm agine papillare, il cangiamento di configurazione dei vasi retinei, talo r·a dei focolai emorragici erano i. segni peioci pali che · valsero a fa rla distinguere. Jn questi casi fu pur.e confermato quanto accennasi dagli autori sulla matei·ia, che la entità dei reperti ottalmoscopici non erano sempre in correlazione col ri sultato dell'esame della funzio nalità. Jn m~lti la vista, quantunque ·lesa, era !ungi dall'esserlo così. come si sarebbe potuto supporre dall'Hpparenza ou.alm oscopica. 1 qualtro casi co mplessivi di retinite pigmentosa erano tutti quattt·o doppi; iL~ un solo fu dato supporre che fosse famigliare ereditaria dacchè l'avo, il padre, ed il fratello venivano indiziati di eguale difellO di vista dell'inscritto. In tutti quattro v'era f'enomeniea la


n'OSSERVAZIONE

~35

em eralopia, constatata sempre dalla immobilità periodica serot.ina della pupilla: corne pure la diminuzione del campo periferico della vista. A questo riguard o non posso esimermi dal notare arcun che sull'interesse che· presenta l'esame dell a estension e del campo periferico della vista negli affetti da malatt.ie J'etinaii. Il Forste r al congresso oltalmolog:ico del 4867 asser·iva ch e v'ha una relazione certa e caratteristica tra Ja configurazione del'campo visuale e le malattie varie dell'apparato nervoso ocul~re, ed esprimeva il voto che altri esaminatori si ded icassero a contribuire all'accertam en to di una tesi consimile. Egli divideva lè maJatt.ie retinali sotto questo riguardo in due gr·and i gruppi l'uno che chiamava a settori, dacchè principiando ad oscurare la vista alla periferia, la lesione ha la tendenza di prender la fonna di un settore la cui som-· mità corri sponde alla lacuna di Mari otte, arrestandosi .ai conloi'Ot della macchia ~ialla; l'altr·o in.vece nel quale la lesione èornincia ai contorni della macchia gialla, e rispetta meglio il resto della retina. J.a eetinite pigmentosa appa1·tiene al gmppo a settori. L'altezione peincipia alla periferia, e quando essa non è oncora molto sviluppata e che non facile riesce vedere le macchie pigmeutali, perchè non molto numerose e molto perifel'iche, la figt.ll'a del campo visuale è un prezioso indizio. La condizione della vista che viene creala da questa fortunatamente rara malallia è cosa assai CUI'iosa; questi maìat1 perdono la facoltà di orientar='i, sono nelle condizioni di chi gùardasse au.raverso un 1ubo da canocchiale. l<'t·a i 4, casi scelgo la figura di campo pe1·iferico più atta a dimostrare qu~sto fatto (·1). •

(l) Vedi I"' e 2~ figura nell a tavola <~.nnessa n questo fa$cicolo.


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U!'\ liiP~R1'0

Nelle mie annotazioni scelgo un caso di retinite sifilitica, che però non apparti ene ai cas i contemplati in questi st.udi i, nel quale la figura del campo visivo è del tipo del secondo gruppo del Fot·ster . Questo caso si osset·vò in un granatiere, la afiezione era all a si nistra; la retinile sotto la eu ra specifica guarì o l'andamento della guarigione fu controllato e dall'oualmoscopia e dal success ivo esame del eampo visivo . I. . a limitazione del campo vi5ivo in esso assumeva la caratteristica forma pt·opria di qtteslo secondo gr·uppo (·1). 'Potrei riportare molte di queste figure che tutte corrispondono alla verità della tesi ac<.:ennata, ma me ne astengo perché l'in dole di questo lavoro non lo co nsen tirebbe. Certo è che la asserzione del Fot·ster; per quan to fu da me dato 05servare, è una verità la quale può esser fe race di uti li pratic he osservazion i. Tl Galezowski pubblicò nel 1868 un bel lavoro sulla cromatosaopia retinica (2) , e l'esa me della faeollà eli per·cepire i colori per parte della reti na malata, non ven ne mai trascurato in lulli i casi che rni' si prescntat·ono . Anche questa ricerca ha molto del ve1·o e mi rese non pochi buoni servigi. L'alterazione della facoltà cromatica (discromatopsia) In tt·ovai costante nell e retiniti sifili tichc, nelle ambliopie per alcool ismo, nelle retini ti pigmentose e talòra ebbi a vecleda congenita e legata coll'ottalm·ospasmo. Parlando di questa l'orm a morbosa annotai un caso che era legato a fotofobia e clisct·omatopsia. L'esame in proposito presso questo uomo diede degli in teressan ti risultati. Questo insc,·iuo aveva la pel'cczione del bianco e del nero, del rosso e del turchino: per lui il giallo non es isteva, c dci colori composti non ne aveva esntta conoscenza; molti 1

(l) Ved i fig. 3~.

·

('JJ D'lb Dlagnoslic cles Nala<Ues aes ve·u..t: par

''ienne par :X. G ALBZOWSKI. - Paris, 1~68.

la. cn•·<Yonati)Scupie •·èti-


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D'OSSEI\ VAZlONE

li rifeeiva al più satmo dei componen'ti, e gli altri a gradazio~i del bigio. Et·a cu r·ioso il vede t·e q,uest'uomo inquieta rsi nel fa rgl i toccare con mano che quantunque asserisse essere verdi le foglie e l'erba, egli poi non sapesse di stiognere un circolo verde lagliato via da ·una. foglia e posto vicino acl uno di carU.t rossa, ambedue su fondo bianco; il cir·colo verde pet• lui era grigio se d'erba di verde chiaro, er·n turch ino se di foglia verde mollo carico. La nozion e ehe le foglie fossero verdi l'aveva per ·averlo sentito sempre a dit·e ma non per la peC'cezione offe tti.va del vedere che in lui era difettosa. Ai simulanti feci appnrleoere i eusi i quali furono presentati da inscritli alfcgnnti ambliopia o cecità quasi sempre monoculare, basati su ci t·coslanze inconcludenti di lesioni o congen.ile od acquisite non proporziona li. Ormai la scienza è al grado di instiluire espel'imenti in proposito c~;~pac i a togli ere ogni dubb io, esperimenti molteplici, già noti, e ehe meri terebbero un lavoro di illustrazione troppo lungo per questa memoria. Malattie del cuore e dei grossi vasi.

Dai quadri D c D risulta un complessivo num ero di 80 casi di malattie del cuore e de i grossi vasi osser-

vati, i quali possono essete divisi secondo i risultati come segue:

_::_1- ---CLASSI_Ii_.F_A_SI- - -- _ ,_\b_ili_!_J_na-bi-li _n_ive_d-iiJ-ili 1871 " 1873

))

1874 1875

1 a Fase.

Classe ·t849 , 18GO

))

1852 '1 85:~

Classe 1852 ,, 18M

Gto1·nale at ?'ltec.ltcina m-ilitare.

()

7

:12 't

11

10

4 3

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»

1

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11

- 10- -:39- - --GO


938

UN 1lli'ARTO l

Le cause delle 39 inabilità possono veni r· suddivise in: . Ec~p~ . N. 2 Vizi organici » 28 Palpitazioni di cuore per iòroemia . » 3 » pet' isproporzioni scheletriche » 6 ~otai già come questo gr·uppo di rr!alattie occupi nella. 'prima fase del ripat'to il secondo posto fra le maggioranze, mentt·e lo perde nella seconda fase, per cederlo al gruppo delle malattie delle estremità. Le palpitazi oni quando esistono abituali e ryteritano vernmenlc un tal nome, o sono sintomatiche eli lesioni vere ed esistenti ed apprezzabili del cen lro circolatorio, ed allot•a if giudizio ne emerge naturale; ov,·ero sono legate a eause generali che pos!:'ono (}~se re di varia natura, e prestarsi ad una pouder·azione maggiore. Nei cosi osservati, 3 furono riferibili <~d uno stéllO di idroemia. il quale spiegava benissimo la palpi tazi one, c costituiva già di per sé una condizione di costituzione individuale in capace ad un buon mi li tare set·vizio. Ve ne sono notati 6 I'Ìferiti a spt·oporzioni di sviluppo nello scheleLJ'O. Questa. eircostanzn me rita di essee considerala sotto il punlo di vista del per·ito militare. È un fallo che nella prirnu fase co mpariscon o molti in osservazione per palpitazi on i di cuore, ma secondo le accenna te risultanze statistiche panebbe, che circa la metà non presenti r·ngioni fisiche aLte a sostenere la allegMa malattia. Ciò sta in relazione colla facilitil colla quale momentnnea1nerHe possono venire disordinati i moti del cuot'e anche artificialmente; ma il solo ripo~o e la sot·veglianza bastano a f.'lr cadere ogni sospeUo della vera stabilità eli un tnle feno meno, qnando procurato o soltanto allegato. Vi sono cas i invece in cu i l'esume dell'individuo conduce a con siderazion i d'un altro ol'dine. L'esame generale di nn uomo è degno del più alto interesse, e merita in sè uno studio parti eolare.


n'OSSERVAZIONE

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Generalmente g;l i inscrilli accùsano di essere deboli di .petto e di sofferire difficoltà dì respiro o pAlpitazione ad ogni piccola fatica. A poter dat·e nna risposta a questa deposizione è necessario portat• l'a llenzione alla conformazione del torace in sè ed in relazione al restante del corpo. t'uomo deve essere esarninato in posizione et·etta, dacchè la stazione e!'elta è la posicziòne sua natmale e l'incesso verticale sui piedi è il di lui essenzia l <~ atlf·ibuto . TJe parti dello schelett·o corvìspondono tutte per la loro conrol'lnazìone a questo s-copo. Il capo si trova posto in equilibrio perfettamente natqra)e sui punti d'appoggio ehe gli sono presentati dalla co lonna vertebr·ale, per modo che. gode tutta la libertà di rnovimento in qualunque senso. n sistema muscolare ehe imprime questi svariati movimenti è mirabilmente conformato per ottenere senza sfqrzo di mantenere l'equilibrio del cupo lungo il piano ehe passa pel centro di grav ità del COL'po stesso. Gli occhi sono posti in guisa da percepire con tutti due ·contemporaneamente un ot·ìzzonte centrale, cbè è quello veran1cnte il gLiale cattiva l'attenzione, e che è cornplelato dalle due· porzioni laterali viste so lo monucolarmente, ma . che aiutano mirabilmente l'orientazLone. le braccia e le mani sono al'ticolate in gnisa da servire agli usi della vi ta, ed alla prensione e non all'incesso, mentt·e le cosci e sono articolate col bacino mediante la cavità cotilo ide costituita in maniera da sostenere riella posizione erella il peso del corpo, e ·permettere conternporanearnente ogni moto necessario all'incesso·. 11 piede è articolato colla gamba ad angolo . retto, e presenta un'ar-eata r-ivolta al suo lo, per maniera -che il peso del corpo è pr-opor7-Ìonalmente distribuito sopra della stessa, aumentando l'elasticità del piede ìntiero a- favore dell'incesso verticale (1) . Nell'esami(l) Vedi le Lezioni sull'twmo, di l {ARl. V oc;T.


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U!'1 BIPARTO

nat·e quindi un uomo per farsene un'idea adeguata sopra la conformazione generale del sno scheletro, è necessario di farl o mentl'e esso sta in pied i. Portando l'attenzione da prima sulla di r·ezione dell'asse verticale, ~ facile t·imarca re se le parti destre del lo s cl~e l P-tro occup ino una posizione omologa alle sinistre, ovvet·o ud ottenere che il corpo trovi il suo equilibrio, siano da unn parte d isformi dall'all.r·a pe1· compensazione. Ln conformazione e l'ampiezza del torace in pa1·ticolare devono essere l'ogge tto di minuto esame: la r-elativa posizione e dista.nza dal la linea med iana delle spalle, in confron to della cresta superior·e degli ilei deve essere rimareata . 11 collo colla linea delte spalle quanto più si scosta da l formare un angolo retto per fo rmame uno di ottuso discendente, è iuùizio già pri.mo d,i un torace difcuoso . La punta çlelle spalle nell'uomo deve essere da lla linea mediana più lontana che non la cresta iliaca; il ~,;ontmrio è caratteristica dello scheletro femm in eo, eou iuelin azione degli arti inferiori all'interno, circoswnza sfavorevole all e marcie sotto il peso dell'ar·mamen10. Lu conform.azione dcUo sterno e la sua di1·ezione che natur·c:dmente scende dall' alLo al basso, avanzan do in una linea do!cemer1te obliqua con inclinazi.onc all'avanti della sua porzion e ipferiore, è la base d'osset·vazione del torace ne lla sua porzione anteriore. Uno sterno così dirello clte si presta all'arti col~~zione de lle coste in modo da fo rmare al dinanzi una linea leggenn ente arcuala sino Yerso l'angolo costale, è indizio di bnona conformazione. li vederlo incurvato o per eccE:ssiva co n vc s~i lù ·co n iofossarilento della cartilagine mucrorrata, o con direzione opposta per coneavitù del sno corpo con sollevamento acl unciù o della cartilagine stessa, sono indizi sfavorevoli. La posi7.ione delle scapole, nella regione posteriore del torace, in modo da riuscire sollevate quasi


941 ad ali ripiegate, è pure un segno di mala conformazione. Questa posizione di scapole se fosse un giuoco muscolare è faci le il riconoseerlo con opportuni movimen ti delle braccia. Le direzioni delle curve antereposteriori della colonna ,·ertebr·ale devono essere esaminat~; se ques te hanno uno spostamento laterale con creazione di curve di compensazi one riflessibiÙ, la forlfla del torace ne viene altera ta e v'ha impedimento al porto dello zaino con lesione t.alor·a dell'ineesso . J.'am piezza del peri metro è stabilita per la ido neità. in céi1limetri 80 e quindi se ne de\'e sempre e in tutti, praticare la misnruzion e c:ol nastr·o poggiato alla base del capezzolo, annotan do puntualmente il numero mancan te. Su questo proposito crederei utile una pratica riflessi one, vale a di re .... è vantaggioso clte sia fissa la misura pcrimetr·ica mentee non è calcoluta in propor.:. zion e quella della statura? Su una statura molto alta anche 80 centimetri non bastano, perchè vi è una visi· bile gracili tà complessiva la quale (orm a titolo d'esenzione e sta bene; ma nèlle stature basse la cosa non è così. Vi sono uom ini da meu·i uno e cinquantasei a mell'i uno e cinqua ntouo che con questu. misura fissa hanno il vantnggio di avere più del doppio di misura perimctrica in confronto alla statura, il che porta che si devono r·i ror·mare i dichia rati rivedibili di ques te stature che non ruggiungono gli 80 centime tri, mentre pouebbCI'o essere consenati potendo superare già in peri metro la metà della statUI'a (78 X 2 = •156, · 79 x 2 = :J iJfl). Non satcbbe meglio fosse di mn ss ima che la misura del perimeLJ·o del torace dovesse o superare o per lo meno eguagl iare la metà della statura? È questa una mnssima che d'all.ronde ha sempt·e servito di criterio nella sentenza di dubbia iòoneità nei casi di -sonabbondan te statura . Dalle consideJ·azioni fin ora esposte è necessario pasn'OSSERVAZfONE


U:'i RlPARTO

sare ad alu·e che riescono talora della più grande importanza nelle stature alle o negli individui pi ngui, vale a dire, è necessario fare un confr·onto fr·a l'e{:.. fettivo sviluppo del torace e del tronco in generale e la lunghezza degli arti . Si vedon o individui che essendo d'al ta stat ur·a hanno una mani lesta sproporzione del tronco cogli ru·ti i quali riescono assai lunghi . Nell'uomo accen nai già ch e le braccia essendo organ i di pre!:lSione soltanto e non di locomozione (i ncesso, sospensi one) come lo sono ne lle scim ie an lropomorfe, sono più corte e più gracili che non le gambe, le quali sono .i veri organi ci'es tiMlti all'in cesso. In esso la loro lunghezza r·elativa. al tronco è mat·caw. dal giungere poco so tto la metà della pat·te anteriore della cos cia colla pun ta delle dita. Pi ù ehe si accostano alla rotula e discend on o, più riescono spropo rzio nate. Nell e sci mie anlropomod'e che hanno ahimdine di camminare sui piedi (cltimpnnzè, gorilln) si sa che pct' tenere il loro corpo in eq uil ibrio piegano le braccia sopra la testa. La lungher.za di queste appendici serve lo ro ju qu esta circostanza di imped im ento. Ne ll'uomo quando le braccia e le gambe sono tro ppo lunghe, ne vi ene noc um en!o allo sviluppo del tronco, e la formn umvna f'a un passo retrogt·ado re rso la scirniesca.. J11 uomini cons imil i è cet'lO ch e anche ot·dinariarncnte l'ineesso diviene faticoso, la respit·azion e si fn affannosa c i baltiti cartl iaci aumentano (palpitazioni, dt'spnea); ca ri cati del peso non indifferente dell'armamento questi fenomeni maggiormente si pronunc:iano, c la palpitiJzionc curd taca nella marcia è inevitabile e molesta, ed anche i polmoni (Lroppo piccoli in confronto) riescono im pari al bisogno pei moti d'un cor·po con ma::.se muscolnri così sproporzionatamen te di stri buite. Quesle eonl'onmzioni llllora ingannano l' apparenza, dacchè considerate i:.:olatamentc, le parti sembrano bene con fo rmate, mentre nel


9 ~3

n'OSSER VAZIONE

loro assieme riescono di una disa r·monia ma nifesta ('1). Nell 'antico regolamento v'era !·ar t. 88 cbe conte mp lava speciflcatamente questo ùifcuo; nel p resen te el enco B i o vigore essa pa rte d'a rticolo fn soppressa dacchè il perito può ri po rtarsi all'a rt. •1. Del pari il difetto opposto arreca con segu enr.e eguali, gambe u:oppo cor te non possono sostcne r·e un tronco sproporzionato, sollentm la fatica c l'esauri mento muscolnxe. Sui 6 cnsi ciJ e accennai ùi palpitazioni sostenute da mala confo rmaz ione e spropo1·zione sehelctrica, ve ne sono 4 lega ti a ùifetto del torace e 2 a sp ropo rzione degli arti co l troneo. M alattie del sistema n ervoso.

Qucst,e mal attie nella prima c nelln seco nda fase occupano il terzo posto . Esse forn iscono un numero com pless ivo dì 14 casi ch 6 possono .\'enir· suddiv isi come segue a tenore della qualità c ùcgli esit i. ~----~--~---­

S P ECIE Dl,;LLA NI>VI\OSI

Alienazione mentale. Sonnambulismo Epilessia

Abili

llli"Crlihili ! Inabili ~

l

7

1

3

lO

12

34 31

--- - --- -- - - - - - - - - -- '--(1) Peso delle armi, ùulfeiw t·ie, m unizioni c conedo pot·tato dal nostro soldato.

Tn tempo eli tn~e n·a : Fucile JSiO senza sciaboh\- baionetta con cinghia . . . . . Cb. 4 ,200 Cin turino mon tato con sciabola-baionetta, giberna con 5 pacchi di cartucce . . . . . . . . . . . . · . · • •• • fio ' " 5,000 Zaino completo con tenda, copet·ta, razione vil·ol'i e 6 pacchi > H3/1~0 di cartucce . . . · . · · · · · » 3,700 Tasca a pane e borraccia piena d'acqua . . . . Oh . 29,3.20

in t <<mpo d·! pace :

Fucile JSiO senza sciabola-baionetta con cinghia . Ciuturino montato con sciabola-baionetta e giberna Zaino con· tenda e 6 pacchi di cat·tucce. Tasca a pane e borraccil• . . . . .

Oh. •1,200 ·' :.1,175 . > 1'.!,800 . ,. 2,700 Cb . :<2,875


944

~N RIPARTO

Le alienazioni men tali osservate si riferiscon o a 3 casi di idiotismo dei quali ~ era simulato; ad '1 caso di mania ri corrente {PI'obab ilmente frenos i pcllagrosa) e 3 casi di mania più o meno grave; (totale 7). Il caso di simulazione appartiene ad un co ntadino del circondario d'Imola della classe ,1850, che dopo qualche giorno di commedia poco bene rappresentata, coi semplici mezzi morali della persuasione fu condotto a capi tolazione, confessando di essere sta to spinto per mali consigli ricevuti, sulla falsa credenza che gli si sarebbe credu to sulla parola. Degli altri dne erano acquisito l'uno, congenito l'altro. L'a cquisito semb ra fosse stato determ inato da gra,·e malattia con complicanza cerebra le, la qua le aveva spec.ialrriente lesa la memoria e p1·odotto uno stato d'ebetismo rile\·ante. La sua fisonomia era carettcl'istica e il suo proD!o meritava un'attenzione particolare. 1.'\el congenito vi era anche nn turtagliamento naturo.lmente rid icol o e la memoria pure faceva difetto. Dei c-asi di man in uno doveiJe essere ricovcJ'ato al manicomio pet' mania inquieta. la quale era seguita ad uno stato prodromo di malin con ia, sop ravvenuto all'epoca delle operazioni di leva. Si Yerifica,•a in un contad ino dell'allo opennino bo lognese, stranamente itnprcssionato all' id ea d'abbandonare la nativa montagn a. Veniva rifo rm ato dietro di chiarazio ne del la direzione del manicom io che escludeva il sospeuo di simulazion e. La melancon ia negli inscrilti è una forma di aliedazione mentale che merita sempre una consid ei'azionc oculata, dacchè si vide condul'li persino a tentativi di suicid io talo ra pur troppo non potuti impedire. Io stesso potrei narrare qualche caso di cui sono stato testimone. A questa forma (la melanconia) si ri fedscono pure quei casi d'insC I'Ìlti che appena. sotto le arllli perdono


945

D'OSSERVAZlONE

la lol'O resistenza vitale, amma lano delle ma:laltie comuni alla swgione, e pt·ecipituno in un depet'imento non proporzionato. ln quesl'anno fui testimonio del caso di due uomini t·he malatisi di polmonite, per quantunqtte soecorsi a ternpo ed oculatamente, anda"' vano struggendosi in una tisichezza, la quale obbligò proporli a riforma; questi uomin i appena ottenuta dal rassegnatore la assi curazione che sar'ebbe ro andati a casa, qua si fosse lnro stato infuso un novello alito di vita, nonostante poetassero lesioni irreparabilm ente durature ai pol mon·i, pure andarono rifacendosi vegeti e fobusLi da intraprende re il vioggio pel r impatr·io in un corso di giomi ìnspentbi !mente assai breve. Non è forse questa una vera nostalgia, una fol'ma svariata della m~lanconia?

Negli altri due casi di rnnnia v'era di mezzo la eredità, e la causa al disordine cerebt·ale era pmc la melan conit~ sopravvenuta all' iclea della partenza. Il meno gr·are ed il più tranquillo fu dichiarato rivedibilc. I convulsionari a forma ep ileLtica sono quelli che forniscono il maggior numero di osset·vandi. A questo riguardo é interessante il confronto degli esiti fra quelli della prima fase e que lli della seconda. Il seguente quadro ne porge la prova . CI,AS SI t:

~'AST

Abili

lnabili TOTAJ.f~

- - -- -- - - - -- - Classe 18-\.!). "

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18:)().

1852. 1853.

Classe 1852 . " 1854.

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34


UN IUPAn'fO 946 Sul principio accennavo come in genere nella seconda fase i simula tori si trovino p i l1 frequenti che nella prima, e questo confronto sembrerebb e conferm arlo. Le convulsioni a fo rma epilettica sono la predilezione dei simulatori. l! l3oissea n fra le cause di ciò accenna quella che: on est toujotws plus porté cì plctinclre ceuro qui so n t atteints de cet affreu x nwl qu' it soupçonnm· l'artt"fice (4) . Questa causo, la compassione, per (}nanto a me sembra, ha un valore anco m ~ ggi o re nel easo di osservandi. Diffa ui un simulatore qualunque con · maggiore o minore abilitìt im ita un accesso di ep ilessia sul piazzale della chiesa del pr·oprio comune e desta l'a tten zi one e la co mpassio ne dci suoi conterranei; viene il tempo della leva ed eccovi non tre padri di inscriui, ma tutto un paese mistificato che testifica, e in buon a fede, esser costui un infelice epilettico , salvo a venir mistificato una seconda volta fo rse, con qualche fa rsa di miracolosa guarigione, al tempo opporltino pel maLrimonio, passa ta la leva. Gli atti di notori età pel perito militare sono alli i quali « non possono esser·e accettati nè accettabili gi uridi cam ente, come un vero e proprio giudizio d'inidoneità eli un iseritto » (2) per disposizione regolamentare, ma non lo possono essere an che per q uesta eausa. Più di una volta il perito si trova di fr onte <1 casi di simulazione da lungo tempo architettata e talora anehe con un indirizzo scientifico, ed in allora un atto di notori età, che per lui (;! assolutnmenle nullo, gli crea quasi un ostacolo p1·esso ai profani. Altra volla fa di{e tto ogn i scientifica osservazione nei casi di epilessia pet· assenza d'aceessi, e bisogna giu dicare una allegazi one soltanto, sostenuta da uno di tali. atti. Questi sono i casi più del icati e non v'ha soccorso che in un esame dirello dei segni (l) Des malaclies stmuldes. Paris, !870, pag. 69. (2) Istr-uzione p ermanente pet· le ope,•aZ'iont eli l~rva, pag. 51.


947 generali o particolari che stanno o meno a conforto della allegazione. Ma v'a di più, un vero convulsionario talora può essere indotto conoscendo la rarilà de' propri àccessi, a simulam e taluno . In questo caso la sola osservazione eli un accesso non basterebbe ad infir·mare un atto eli notori età, per·c:hè potrebbe sostenere un fat_to esistente, indipendentem en te dalla malintesa simulazione. Per questo genere di osscrvandi v'ha quindi b e~e spesso , in tesi gener·ale, la necessità di una lunga per·manen:t:a; e la massim a cautel a per non lasciarsi fuorv iar·e dn un'idea preconcella, basata sn d'un allo di notor·ielù, è cosa indispensabile. I simulatori di convulsioni hanno sempre pronto un accesso poco dopo In lor·o entratn nel riparto. Qualunque sia l'esito delle ossen'azioni di questo accesso jnie.iale so il simulatore è lasciato nella cred enza eli aver per·suaso l 'osservt~ tor·e, non manca di ripe·tere le rappresentn zio ni e qneste possono fare t~cqn ist are un a cel'lezza sempre maggiore di giudizio. Ques ta condo tta porta talora a sceverare il vero dal falso, e dilnci dare se o meno come accennai un vero convulsion ario simulasse qualche accesso il quale non sarebbe eguale certam ente <li vero . I ceiteri ebe guidano l'osservatore per giu dicare vero o fa lso un aCCl'Sso epileuico, sono argomento di tale impot·tanza ch e non mancò mai el i presentare occasione agli osset'va tori pct disco1·rerne. Proverbialc è la possi bilità di r·estare illusi, essen do lo stati med iei di. gr·ande rinom:wza. l~ perr·.iò che senza dilungarmi sul già noto, accennel'ò soltan to una cosa la qua le in moltep li ci ci reosLan ze ebbi occasiono di verificare interessantissima . Nel vero accesso cpileuico sono aboli~i i sensi e la coscienr.a; nel simulatore no. Ora molti mezzi -sono direlli ad inYestigare questa verità; fra questi taluni so no dir·elli a conoscere se la sensibili tà n' OSSEn VAZIONE


UN lU PA'RTO 9i8 cutanea sia presente 6 meno. Quelli che basano sù una sensazione dolor·osa come una puntura, lo strnppahien to rì'u'n pe lo, uba sc ollatu ra , hanno l'inconveniente prima di tullo di vestire l'aspetto di un tormento, in minia tura e lecito se vogliamo, ma pure di un tormento, e poi di non corrispondere ull' uopo come quelli che possono esset·e frustran ei in uomini pronti di spi rito e capaci di padroneggiarsi in tali conli.nger'lzc . Tanto è vero che maggior valore hanno in confronto, quegli nltd mezzi che basano sulla produzione di un molo riflesso non pad roneggiabile, pet· la impressione di qualch e altro senso, come la luce pe r· In pupilla, un odor fClrte ed acre, come l'ammoniaca, per· il naso . Rimarcando qualmente irritata la cuLu dell'interno delle coscie, la sensazione tattilc cutanea si trasmetta più in su e pi·odnca la pronta contrazione tlel cremastere per moto riflesso, e ]é) conseguente retrazione del testi colo da quella parte, io ebbi a ripetere l'espe rimen to sopra epilettici veri, e sopra simulalol'i .sempre eon risulta[.o analogo I veri epilelli ci a questa irritazione non presentano la contrazione del cremastere e il ritiramen to del testicolo, i simu!atol'i invece la presentono più o meno energica ma sempt'e pt'onta e visibile. Su questo semplice m e:~.zo d'ind agine, che non credo finor~ notato, mi piacque fermarmi per impegnare i colleghi ad espet·ido e genernlizzal'lo . Nella seconda fase della classe del ,1854 un inscrillo del cit·conclario di 1'l odena enlt;Ho co meepilettieo notorio, fu preso da due minacciosi accessi veri e compl eti jn un a sola mattina, dopo questi clan n terzo incompleLo seguito da delirio furioso che obbligò prendere delle misure di precauzione, ed attivat·e una cura conveniente per la congestione cerebrale che ne era iusorta . Questo epifenomeno che in 2&, ore. spariva lasciando ques t' uomo debole sì ma nel suo stato ordinaeio, è una conferll1a


D'OSSERVAZiONE

d' qu,a nlo vér;me assel'ito ehe tout épileptique qst un candida.t à la (olie (1). Questo fallo succedeva pochi giomi prima che un secondo epilellieo facesse il suo ingresso nel ripa rto e presentusse un caso di apparente analogia. Questo iscritto veniva da un corpo fuori dei- presidio dove sembrava avesse a vuto dtte acc~s s i copvulsiv i piuttosto gr·avi. Al suo entrare allo spedale, quanLun que fosse pecseule a sè stesso cd apiretico , male si reggeva. sulle gambe, non parJa,•a, nè porgeva la lingllo. f!lor i dell 'a!'cala dentale, di dove serubrava facesse ~ani sforzi per rimoverla; aveva t'espirazione vep_Lrale ; segn a. va alle inteerogazioni avc,·c ·dolore al c~po, alla nuca e o.lla regione spinale del collo, e presentava una certa accessionale contrazion e spasmodi ca dei flessori delle braccia. T~n u t o co nsulto si venne nell'unan ime parere ehe, escluso ogni sospetto r-Ji simulazione, · poles::.e trn li<.Hsi d'una congesti one basilare e spinale arrecala dalla viul enza degli ac:cessi avuti . Il caso era certam en te raro ma poteva essere cr·eduto natural e. La eura istituita in co nfo rmità alla diagnosi fu la depletiva e la deprimenLe; essa valse in apparenza a rninora re c togliere il tlolore al capo e le contrazioni spasmod iche degli arti, ma per eonto della favella e della respirazione restavano sempre le stesse appurenze . Dopo qualche gior·no questa osLinuzione di fen orn enti mi riuscl sospeHa; recatomi a notte avanzata a vede r·c q ucst' uorno, lo trovai do r·mit· supino, con quelle profond e in:;pirazioni e quella regolarità di escursioni turucich e le quali si ri sco ntrnno nella pienezza del sonno in un giovane a 120 anni . Presogli il polso, al primo suo moLo di sveglia chiamaLo a nom e chicsigli con•e andasse. A questa domand a sti randosi co me uno che si desla n1i rispose neLLo e spiccato: grazt"e-

-------

(l) Bo!Sl;EAU. Op. cit. pag. 78.


UN RI PAI\TO 950 a Dio va bene. Sveglialosi perfettamente, quanta fosse la

sua confusione, I·iconoscendomi, rinunzio a dipingere; tentò tornare ud inc!Jiotlare la lìngun, n uon pat'lare, a respirare come al solito, uta l'incanh> et·a rotto e tullo fu rano. Da allora considerato co me sano e trattato in conseguenzn . ad onta di quulc!Je aiLr·o tentativo, il secondo giorno e1·a in pierl i e capitola,·a. Inform azioni assunte presso il suo paese e che giunset·o quando giù aveva fatto ritorno al suo cot·po, confemH\.\'ano essere notorio che qLLesl'norn o era partito con intenzione di carpire unu riforma. Questo faUo dimostra che non a caso dissi clte l'osservatore si trova di t't·onte a si mulazioni talora da lunga mano arclti tettate anche con un ind irizzo scientifico. Por converso un altro iosct·iuo del circondario ùi Rimini aveva allo di notoricu\ di esscr·c ep iletti co, ed era lltl am messo dalle liste di leYa, il quale se ne era rimasto a casa alcuni anni fino a che fn t·ettifìcota la sua posizione. Costui invece con tento tli é\\'ere mistificato i :moi compaesani percbè attesta sset·o all'cH·easione la sua tna lauia, la fin ge,·a così male ùa essere giudicalo simulatore cou po cD l'atica. Sul pr·incipi o dissi che la !erza fase lascia r edel'c commisti a \'eri maiali i simulatori impenitenti, e poi dissi che le conrulsioni a forma epilettica sono lu predilezion e d«?gli stessi. La te1·za fase di un quadrienoio presso quesLo medesimo ospedale (Bologna ) dette ti seguente CJltadro eli epilessie fra gli ossct·vnndi di esso. rase. A N=-ri

Abiti ltuablli TOTALE

-Anno --181-- -- - - - ---- -IU- --n - ID 1. ·1 ~72.

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n'o.SSEI\VAZlON:É 9o1 ()a queste cifre mi pare ehe le anz ideLLe proposizioni possano Lrovure la pien a. loro (;onfer ma, tanto 'pÌll che fra quell i che figurnno in questa fase, molti se ne trovano cliC non era Ju prim a volta che tenlaYano la so rte di un'osservAzione. Malattie degli organi dell'udito.

Le malattie degli organi dell'udito present arono un con tingente cìassilicalo pet' numero subito dopo quelle del sistema ner-voso. Esse possono essere ridotte a sol e due forme regolamenta ri , vale a dir·e l'ot.orrea e la sordità . Seguendo questa divisione puossi avere il quadr·o seguente redauo seeo nd o le epoche e gl i esi ti:

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185:~

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SORDITÀ

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- -:J - 11 410 --R-135' Da qu esto quadro si vede che nell e due fusi gli esiti di abilità sono in versi fra l'olotTca e la sord ità, e che i simulal01·i di sordità so no più numerosi dei sim ulatori di oiorrea. A. questo quadro puossi oggiungere come nelle malattie nervose il con ti ogente diun quadL·i ennio di ossenaLi nellu terza fase. OTORRE A ..-.-.---

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Abno '1.87'1.

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1872,

1873. 1874.

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UN RlPAiìTO 952 Questo quadro slaJ·ebbe a provare come queste for me morbose nella terza fase del riparto vadano facendosi rare, !\la come pm e la sordità abbia il primo posto numerico in conft·onto all'olonea, e sia una delle forme che è preseotala da qualche simulatorc impenitente. DiO'atti a Ialo di 4. rifol'rna ti abbia mo 3 ~irnulatol'i, cui bisognerebbe aggiungere due oto n·oid guari ti , simulanti la sordità come conseguenza della oto n·ea. I mportante è fermarsi sopra i criteri clinici che guidano u n cnpo ri pa t to d'osset·vD:-:ione in questi casi, da cchè le P<trole Jj otorrea c di sordità che accennai come 1·egolcmu!htari {elenco n, arl. 26 r 27) hanno un valor·e relativo sollo il riguardo c.lioico . Nelle nwlnuie dell'orecc;hio lo scolo c la sordi tà sono fen omeni in:>Labili e non scmpr·c di pr·irna impMiauza. In esse è necessario di fare nun esaLLn esplorazione su·umental e, ed acquislar·e una adeguala conoscenza d i tutti i fenomen i anatomic:i cue le cnrattcrtzznno; accertati questi, il giudizio ema na natut·ale, e quello di entità delle stesse può essere pronunciato le molle volte indipcndentemcnt<> dal fenomeno su obiettivo della sordità, negli osservandi diOicile ad accertarsi stante la. poc;u buona fede degli stessi Nella dermatite del condollo uùiti vo può aversi la forma seccn e lo forn1a secrctil'a. Nella pl'irna l'otorrea fa difeuo, nella seconda la so t·dità no è fenonteno, quando e preso lo strato culnneo dell a mcf!1b t·ona ùel timpano e questa impessisce, ov'ero tJnDnào élntmassì di materi e e~ t •7.;ouano nel fondo del co nd otto, ed impediscono "•·lllf'ala dell'aria, per cui uoo è feuomeno stabile. Ili ptil il sccre ro oLOtToico va ,.iu per I'JUantità e cartJtten; l:\ leticlità può esservi o meno senza nlLerarne l'entilb, dac;eh è può dipendere dalla esuluziOilC sanguiglia che fa<·ilita la decomposizione degli umol'i secreti, c dalla poea nettezza rnn nlenula . Ne ll'esp lora:t.ione


D' OSSERVAZIO?\E

953

di una dermatite seccetiva dell' ocecch io esterno non sempre si può facilmen te giudicare se essa sia acuta e L'ecente o cronica. La permanenza pt'olungala di questi casi è necessari a tanto per instituire una cura appropriata, che per rischiarare la diagnosi. In tulti i casi dolosi di i rritazioni meccaniche la cura detersiva e la protezione sono mezzi che spesso ne fanno ragione. Nelle affezioni dell'orecchio medio l'esame deve estendersi allo stato della membrana del timpano, della cassa, della tromba e delle cellule mastoiuee. In esse vi pnò essere otorrea copiosa, o miLissima. È naturale che in un ri parto d'osservazione non accada di veder venire casi di oti~e media piogenica acuta, ma che a vvenga di vedere solamente casi di oLite media cronica (plastica o piogenica). l sintomi oggettivi che caratterizzano queste due aflezioni devono essere studiati accuratamen te, dacchò una volta accertati, l' enti tà dell'affezione è manifesta e il criterio d'inabilità emerge naturale, indipendentemente daU'otorrca e dalla sordità che dissi già fenomeni in queste affezioni variabili a tenore della loro forma. DiU'atti nella fo t·ma piogenica specialmente, nella l[uale « la quantità clel.lo scolo è estremamente variabi le » e che « il pus può mutare d'odore per molte circostanze e che in generale considera te non hann o alcun Yalore » bisogna tenere a calcolo che poco o molto, fetido o no « sino a tanto che l'oLOrrea persiste, non si può stabili re, come, quando e dove fi nirà, nè a qual esito riuscirà la malatti a » (~ ); sentenza del Wild :riportata anche d.al Rossi. Sulla verità di queste pa'role di color oscuro io stesso potrei narrare casi di morte avvenuti in malati consimili, casi che tma volta veduti lasciano la convinzione essere s~rao rd inaria­ mente grp.ve ogni otite media cronica. In questa ma(l) Rossi. Le 1nalattto dell'orecchio. Genova, l87), pag. 422. Giornate dt 'l'neatcina mf!ita,re.

Gl


UN RIPAIITO

lallia l'esame della membrana del ti mpano per iscopt•ire le sue esu lcerazioni è assolutamente necessaria, tenendo a mente che non sempr·e è facile il determinare il grado di queste esulcerazioni. Oiifalli una piccola esulcerazio ne non iscopribile col metodo del Valsalva, nè con quello del Politzer, può essere scopribile coll'esame o lo sco pit~O diretto ; mentre anche questo deve essere cauto e ripetuto talot·a per rivelare se o meno sia distruLta la membrana stessa. Otointri di polso ebbero a cadere in errore in proposito. Quello che è certo si è che queste esulcerazi on i nella •>lite media purulcnta cron ica hanno un valore gl'andissimo nella • diagnosi di questa malnuia. A questo propos ito sor·ge una questione riguurdo il giudizio da portarsi. Data una perfo L·azionc può questa essere acco mpagnala da sordità rimnl'chevole quale la vuole l'art 27? data una esulcerazione e Dl'D essendovi scolo <:he inconcludente e non fetido è soddisfatto l'art. 26? Lo esperienza pi'Ova che la es ul ce· razione di per sè non occasiona la sordità; come prova che la assenza di scolo non con troind ica la esistenza dell'otite media che potrebbe essere plastica e non purulenta. La questione qu indi si rid uce a constatare indipenrlentementc dn questi {enomeni se la otite media esista sì o no: esistendo ò malattia grave anzi gravissima se non in atto in potenza, la quale in una esasperazi one può porre in contingenza non già la fun zio ne dell'udito, ma la vita. Le affezioni dell'or·ecchio interno sono quelle che immancabilmente alter·ano Ja funzione dell'udito. L'idea della sòrdilà nervosa ha perduta molla parte del suo credito. Queste malattie possono essere o primarie o traumatich e o secondari e. Tal ora mancano sin tomi razionali d;~ cui indurre la convinzione che esista una ot ite interna, e i mezzi di indagine basandosi su sin-


1

955 t omi sub,iettivi, che essend o' scarsi e· poco sicuri non fanno al caso per l'osservatore il quale può avere dinanzi a sè u omini di mala fede . Bi sogna ricostruire potendo l'anamnesi. In un inscritto della classe 4850 si verificava un-a sordità dopo aver superato lo sta dio tifoico del cholera-mol'bus asiatico; in questo caso l'anamnesi combinava e colla notorietà e colla p ossibilità di casi consimili; il còmpito si ri duceva a. cons~.ata re il grado rimarchevole del difetto. Qualora non v'hanno sintom i l'azionali credib ili , nè possibilità di r accnpezzare una anamnesi, la osservazi one non può basarsi che sul magro metodo deHa sorpresa. La sordità nella generalità dei casi non è completa assolutamente, nè egua le io ambedue le orecchie, per -cui legge generale è che il sordo di buona fede sente s empre qual che cosa , mentre il si mulatore si sforza di far credere di non sentir mai nulla . Il ba_ttito d'un or·ologio, e meglio il diapason può essere sentito se non accosto al padiglione dell'orecchio , ;;tlmeno accosto alle ossa temporali, daechè é no to che i suoni vengono trasmes:;i anche auraveeso le ossa stesse. Questo esperimento può dare un qualche schill.rimento sull'orjgi.ne della sordità, polla sede della lesione che la provoca. 1l diopason sulle ossa temporali dà vibrazioni più forti e più sentite dalla parte dell'orecchio malato di otite esterna o media con sor dita, dacchè le onde sonore non possono uscire allo esterno, ma vibrano più forli all'orecchio interno; mentre le vib1·azioni stesse sono meno sentite dalla parte lesa ' pet· otiLe interna. L'apparenza del malato e del simulatore diversifi- _ cano per l'atteggiamento quando loro si parla. Il primo s ta cogli occhi intenti a scopr ire il moto delle labbra ·e tiene istintivamente _socchiusa la bocca; il •secondo ~i mostra con fuso, cogli occhi bassi cd affetta d'essere D OSSEllVAZWNE

.


956 Ul'i RIPARTO estraueo a tutto chP. lo circonda. Quest'apparenza però non darà mai un indizio sicuro, daccbè può veni.re benissimo simulata, come può maQcare per ingenita rusticità del soggetto. Sui fenomeni subieltivi poi di suon i percepiti dal mala to se poco sempre può ricavarsi anche nei casi ordinari, nulla vi ò d'attendibile dai simulatori . Unica circostanza apprezzabile è, che molle volte il raccon to dei mali sofle rti o presenti è ben lontano da dar appoggio alle allegazioni, il che sarà indiz io da non Lrascurarsi. I sordi veri che non valutano il tuono d i voce degl i altri, e quindi non hanno un termine di confron to, modulano la p ropria o troppo alta o troppo bassa, ma in genero sempre egualmente e non già ora· bassa ed ora alta . Anzi è rim archevole che quelli i quali parlano a voce bassa si impflzientano se devono nlzarla. Naturalmente comune è che se un senso è difelloso, qualche altro si svi luppi maggiormente. La tatlilità nel sordo è in genere più sviluppata , quindi un colpo pee esempio che risuoni dietro le sue spalle sul terreno su cui poggia., un colpo che divida l'aria r epentinamente e potentemente nella stessa circostnnza, o un suono acuto (un colpo d'arma da fuoco, un fischio) sono cause (:he fan no volgere un vero sordo dacchè questi le avver te lallilmente per la scossa che ne riceve. Un simulatore invece che le sentirà per udito si guarderà bene dal tenerle a calcolo. Questi esperimenti se anche fa.ttibili clevon,o esserfatti cautamente, ripetutamente e in terpretati a dovere. Sarebbe erroneo ritenere d'avere con uno di essi smascherata una frode, fA-cendo volge1'e il credu to sordo. I mezzi che basano sopra ·una sorpresa sono vari e molteplici. 1'enendo a mente che inspirare fidu cia al malato e non tradire la propria diflìclenza, molte volle


o' OSSERVAZIONE 957 è canone assoluto di buon esito, e dirigendo la parola èon un tuono di voce alto da prima, facendo domande che possano interessare il malato stesso, e lo riguardino direttamente. sulla sua salute, sulle sue affezioni, sulle sue abitudini, sulla sua fami glia, per poi nel progresso del discorso discendere di tuono in tuono fino a paelargli con voce orainaria ed anco bassa, avviene talora di smascherare un simulatore, e farlo parlare e rispondere adegua tamente sempre. Ovvero dopo aver premesso una proposizione a voce alta, aggiungerne una seconda a co mpletamento ma breve ed a voce bassa, può nascere che il finto sordo risponda a tutte due e si smascheri. L'ulti mo ·proeedimento che mi riuscì quasi semp1·e consiste nell'esaminare a nudo il preteso sordo , cd ordinargli, duran~e l'esame, dei movimenti a voce del tutto ordin aria senza fare un gesto che li ind ichi; avviene molte volte che l'esaminalo Ji fa e si smaschera, dimenticando la sua parte per attendere ad un'altra che pure per lui ha il massimo interesse . f"'alattie degli organi genito-orinari.

Dividendo i 29 casi appartenenti a questo gt·uppo in mala ttie della vescica c dei testicol i a seconda delle epoche si ha il quadro seguente: TESTI COLI

VESC ICA

CLASSI E FASI

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Abili

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958

UN Rl PARTO

Da esso chiaramenle risulta qualmente le malattie vescicali tengano il primo posto fi·a le allega te dagli insct·iui in genere. Alle malattie dei testicoli si rife riscono in gt·an par te gli idroceli. Quelli che entrano i.n osservazione sono per la più pal'te idroceli congen iti comunicanti, che appunto per la poca quantità. eventuale di raccolta si prestano al dubbio sulla loro entì tù dacchè l'art. 7·1 porta la condizione del volume. La natura loro però che controindica qualunque operazione anche quando questa fosse permessa, è circostanza che ·semplifica la questione e fa chiaro il giudizio per la inabilità. Su questo gruppo ·di malaltie merita attenzione una particolare anomalia che ebb i occasione di verificare una volta in un inscritto in osservazione della, elas·se 1804 . 2~' f;'lse, ed una volla in un proposto da un col'po in una rassegna speciale della classe stessa . .N el primo, che apparteneva al circondario di 1\avenna, lo scroto si presentaYa sviluppato normalmente soltanto a sinistra, e conteneme il suo testicolo; a destra. invece la normale cavità del dartos non esisteva, e il testicolo destro rimpiccolito perché in istato d'att·ofi.a, trovavasi annidato solto la cu te alla regione del perineo, precisamente al sito del rafe dello stesso, dove erasi scavato una succursale cavità ne llo strato del cellulare sottocutaneo. Nel secondo le co ndizioni dello scro to erano le stesse, e il testicolo in istato d'a trofia era emigrato sotto la cute pet anda re a scava.rsi U[Ja nicchia nell'inguine al disotto del legamen to del Falloppio, a tale da sembrare una glandola inguinale ipertrofica. Nel primo caso occupando una posizione nel perineo era incerto se potesse recare un vero disturbo, il giudizio fu riserbato all'autoritò superiore a ten ore del § 386 del regolam ento di leva . Nel secondo recava un monifesto impedim ento dacchè ad ogni


959 mutar del passo non poteva a meno di sofl'rire una relativa pressione od almeno u no stiramento il che lo ·parificava alla condizione del testicolo contemplata dall'art. 70. Questi casi probabilmen te si riportano a discesa tardiva del testicolo il quale trova chiusa la cavi tà del dartos e si fa strada, uscit o dal canale ioguinale, al diso tto dell' aponevrosi intercolumnale dove meglio trova una spostabllità del cellulare, che l'esperienza dimostrerebbe esser varia. La fun zi onalità della vescica è quella che si presta più fre'quentemente alla simulazione, e quan tunque ben poche volte possa aver approdato all'i nscritto od al soldato, pure è meravigli osa la pertinac ia c la frequen za di sim ulazione circa la pe rdita involontaria delle orin e (enures·l). Dci 49 casi di malattie della vescica 13 si riferiscon o appunto all' en uresi, e tutti furono riconosciuti per sin'1ulati, ed i simu latori convinti e confessi. A conferrnat·e come la enuresi sia una forma morbosa che si presta alla simulazi one anche nei soldati con una ostinazione degna di miglior causa, ri porto il quadro degli enuretiei osservati nell'accennato quadrien nio cogli esi ti dell'osservazione, quadro che conferma questa verità. D'OSSERVA ZIONE

1

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5

L'enuresi può essere completa od incompleta a seconda che le orine si perdono con tinuamente ed in totalità, ovvero solamente in parte. Può essere costante,


!JN RIPARTO

in ogni momento, od essere occasionale 130me nella notte (notturna), o nei premiti della defecazione, . o negli ·sforzi del diafragmà (r·iso, moti violenti, ecc.). L'enuresi complf3ta poche volte è tirata in campo in paragone della occasionale notturna. La ispezione esterna delle parti e la sorveglianza bastano a scoprire . la verità. L'enuresi completa è legata a malattie tali che facilmente sono constatabili, e q1.ìindi ogni vo)ta che l'ispezione locale rivela parti bene conformate e sane, assenza di lesioni vescicali, sanità di cute e tonicità di parti, ogni dubbio non è possibile. La .sor~ veglianza fa cessare ogni tentativo, dacchè la presenza di u,n getto energico d'orina è sempre facile ad essere constatata. L'enUI'esi notturna può esser vera negli adulti come è v~ra nei bambini. È malattia che merita una seria attenzione tanto a cagione della frequenza di simulazione, come delle noie che arreca in causa del sudieiume che procura nei quartieri e negli spedoJi. Secreta dai reni l'orina si raccoglie in vescica dove resta inavvertita per una certa quantità, e vien ritenuta così perchè 'vi si oppone la disposizione del collo d~lla vescica c dell'uretra che è quella di trovarsi chiusi colle pareti fra lo'ro combaciate, come per l'azione dello sfintere della ves~ ica che si contrae maggiormente tosto che il peso e la quantità dell'orina so no tali da stimolarli. Continuando a crescere questa quantità d'orina, viene un momento che la sensibilità della vescica si,ridesta e ne nasce in noi una sensazione che trasmessa al cervello ci avverte del bisogno di vuotare la vescica e di emetterla prontamente. Questo atto si fa mediante il rilasciamento dello sfintere (collo della vescica) e la contrazione delle fibre muscolari della vescica stessa (alto. fondo) aiutaLa dalla contrazione dei muscoli addominali.


D'OSSERVAZIONE

96'1

n rilasciare lo sfintere è a tto soggetto alla volontà, co~p e

atto soggetto alla volontà è il tenerJo contratto per ostare alla contrazione delle fi bre m~1scolari dell'alto fondo, la quale è il prodotto dell'azione riflessa dei gangli del simpatico. Così è . che ordinariamente suceede; ma noi vediamo esl'ervi nel sonno dei bambini e talora in quello degli adulti, come in alcune malattie comatose la evacuazione involontaria delle orine . In questi casi il rilasciamento dello sfintere vescicale è deciso per azione riflessa dai centri gangliari del gran simpatico, senza che vi intervenga un vero atto volontario per parte dell'individuo, dacchè il cervello è momentaneamente inceppato nell'esercizio delle sue . funzioni, e quindi iuconsciente l'individuo. J~ caso analogo alla contrazione dei muscoli respiratorii che agiscono nel sonno. Ora gli esperimenti a i quali si sottopongono gli .enuretici nollurni per convincersi che sieno o meno veritieri, sono basali alla applicazione di questi principii di fisio logia. Necessarie ri cerche sono: 1• sapere se vi esista intolleranza della vescica e possibilmente a che grado; ~o in che stato s i trovi la contrattilità delle varie parti della vescica stessa; 3° se la com unicazione della sensai.ione di ripienezz.a venga u·asmessa più o meno facilmente e prontamen te al cervello. Sorvegliando il malato a sua insaputa si potz·ebbe conoscere se egli abbia bisogno di emettere assai spesso le orino nnche di g iorno . Sorprendendolo nel sonno ed introducendovi un catetere in vescica; si può sapere quale quantità presso a poco possa essere tollerata dalla vescica stessa. Ripetendo l'esperimen to si può avere una misura del grado massimo di tolleranza. Ciò si può sapere anche facondo stare l'osservando in propria presenza dopo avergli fatto ingerire una copiosa bevanda acidula ed annotando il tempo che ·pa::;s'l


962

UN RIPARTO

tra il momento che egli accusa il bisogno di tmeltere l'orina ed il momento in cui reramente lo si Jascierà orinare in un vaso per misurare le ori ne. Quest'ultimo esperim ento giova poi perentoriamente nel caso di enuresi c<;>mpleta, dacchè fatto spogliare l'osservando è sempre constatabile che egli ot·iu<1. a tratti, con ge tto, e non a goccie e ehe la pet·dita non è involontaria. La contmttìlilà dell'alLo fondo si p~1ò sapere in che grado approssimativo esista e dall'arco del getto dell'orina che esce da.! catetere, c da quella di impulso quando orina in un vaso. La cou lraltilità dello sfinLere se è pronta si potl'à sapere coll'esperimento d'Isfordink. che consiste nel far orinare 1' uomo da l'Unti a sè, e di ordinargli improvvisamenl(~ d'atTestarsi, cosa che bene spesso succede. Noti si che molti non possono os.solutamente rìlasciaee lo sfinlere della veseica se sono in presenza di persone, ne ll a qua l circostanza l'espet·imento è concludente pr·irna di principiarlo. La terza· ricerca meri la tulla l'attenzione. l bambini continuano ad emettere le orine nel sonno inconscii, fino a che la educazione li abitua a sorvegliare il prop1·io bisogno e volontariamente agire sulle contrazioni dello sflntere. Questa nbitudinè può venir ritardata per due cagioni; maggiore sensibilità della mucosa vesci ca le c quindi facile intolleranza della vescica; maggiore prodivitù. nl moto reflesso dei centri gangliari per sonno profondo e sospensione 11aturale di attività conscenziosa del cervello. Difatlo è comune a tutte le madri la osset·vazione che i bambini hanno bisogno di essere sorvegliati nel primo sonno, che è il più profondo, pee tarli orinare. Non è infrequente vederli mezzo ' svegliati e non perfettamente consci i il prestarsi a tal uopo. In riguardo alla educazione è nolo come molti bambini stentino ad abituarsi a tenersi puliti, e come la mala direzione della educazione possa esser la ca.usa


D'OSSERVAZIONE

963

di questo ritard·o. Difatti è ovvio sapere come si rilascino gli sfinteri in genere so tto le impressioni morali prodotte dalla paura; ora maltrattato un bambino e resolo pauroso, la mobilità dello sfintere vescicale invece di rinforzarsi si r·ende sempre maggiore, e i eastighi sono causa del ritardo di ab ituarlo a tenerlo contratto. Pur troppo perfino la giustizia do,•ette intervenire per inumani tl'attamenti fatti subire a bambini per una tal causa (enuresi notturna), la quale in ultima analisi non era che un effet to di essi eastighi, certamente contrario alla intenzione dei malt mttatori. Credo che non difficile riesca sincerarsi come succeda spesso cho. ragazzelti ordinariamente abituati a tener·si puli ti, nelle prime or'c della nouc cadano in difetto per· essere andati a letto assfli stanchi e caduti in un sonno profondo. Credo che bene accertati sieno pure i casi di adulti che emettono involontariamente le orine nel' sonno quando questo sia aggravato dalla .ingestione di bevande inebrianti. Ora per completare la diagnosi di simulazion0 è necessario nssicnt·a.rsi di che sonno dorma ordinariamente il soggetto e sapcr'c se facilmente o meno venga scosso dalle sensazioni che si portano sulla superficie del suo col'po. Escluso che dorma abitualmente di sonno profondo, accertato che v'ha tolleranza ordinaria di vescica, che v'ha potenza di contrazione dello sfintere vescicale la simulazione è chiara. ~ in base a queste considerazioni che non credo attendibile, nè da praticarsi l'uso di dar dell'opio per piLt facilmente procurat'si l'occasione di un cateterismo notturno. Quando il simulatore scientificamente convinto non .ceda, caso che d'altronde io vidi rarissimo, è bene farlo dormire sulle tavole d'un letto o. sopra un pan-


964-

U:'i' lllPAn TO

eone a risparmio d'oggeui letlerecci che sono miseramente sacrificati ad una simulazione sudici a e spregievole, e il farlo parecchie volte svegliare nella notte · acciò possa soddisfare al suo bisogno a spazii di ragionevole in tervallo {'t·a loro . Questi mezzi che servono anche fino ad un cet·to punto di cura morale, per fat· cambiare una mala ahi tu dine e scuotere una crassa pigrizia, non mancano di ollenere lo scopo . Malattie delle estre mità.

A questo gruppo appa("lengono cum ulativam ente nelle dueJasi 3'1 casi, che suddivisi per qualità ed esiti dànno l'annesso specchio: FASI

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Alle malallie delle estremità si possono riferire quelle ·dei muscoli, dell e ossa, delle articolazioni, non ché lalune di quelle della cute. t' ind ole di questo lavoro non mi permette di occuparmi particolarmente di tutti:\, dacchè troppo vasta riuscirebbe la tela; qualche considerazione però in proposito di esse val la pena di fa!'la. · Il conft·on to fra la frequenza d i questi ca si nella


D'OSSEHYAZION E

965-

prima fase e nella seconda ci lascia supporre che in questa sieno più numerosi . Pet·cbé il confronto però potesse essere più completo, bisognerebbe aggiungere a questo gruppo una porzione di casi annotati so lto la rubrica cuce e tessuto cellular·e, dati da piaghe che per lo più ri sied ono alle gambe. Anche con quest'aggiurùa però la proporzi one non sarebbe per mutare. Nella prima fase i simu latori sembt·ano meno numerosi che nella seco nd a. In essi l'assaggio delle prime marcie e delle prime fatiche ne è la ragione precipua impellente. Le affezioni che compar·iscono nella seconda fase sono in maggior·anza rcliquati di malattie o eli les~oni violente degli arti, reliquati i quali o, quantunque inconcludenti, si prestano a simulazioni ed esagerazioni; ovvero so no tali che all' atto pratico della prima istruziope del soldato e dell e prime fatiche del militare servizio o peggiorano la loro entità, o mostrano occasionare distur·bi inco mpatibili colla vita del soldato. È a questa ullima circostanza che si deve l.alora l'apparente dissenso nel giudizio tra perito e perito, dacchè l'ultimo ha il vnntaggio di non pronunciarsi sopra una ragionevole probabili tà, ma dopo una espel'ienza di fallo. A quesro genere di casi facilmente aggravabili appartengono i 2 eli edema ai piedi. Tali edemi alla prima visita sembran o inconclu den ti e forse an co sospelli, e se mandati in osservazione nella prima fase, entro brevissimo tempo sparendo, possono occasionare un p1·imo giudizio di abilità. Questi uomini invece do po le prime fatiche ricadono nella gonfiezza ed accusano dolori a tutte le gambe; esaminati io queste condizioni danno a divedere oltre ch e l'edema ai piedi, tumidi i gangli dell'inguine, initati i vasi linfatici, dilatato il reticolo veno~o della cute in pa1·ecchi punti, sintomi che denotano una linfangioi tide cronica ed una


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U~

Rll'ARTO

~stasi venosa capillare origine dell'edema, affezione che

sotto le fatiche della vita del soldato va crescendo e mostrando col fallo che ne costituisce un impedimento essendo malallia ribelle di lunga ed incerta cura. Il novello elenco B delle malattie del regolamenLo in vigore, avendo escluso dalle 'cause di rirorma le dita a martello, le unghie incarnnte, i piedi pialli, fece sì che quBsto genere di affezioni comparisce talora nella seco'nda fase per simulazione o per effettivo aggravamento delle conseguenze che possono portare queste lesioni sotlo le fa tiche del servizio. Fu provvida misura però .che valse a far sparire tentativi colpevoli, dacchò riu sc~nclo inuti li vennero abba.nclonati. Un caso osservato jn un inscritto di 1" categoria nella •l" fase della classe 4849, riferibile a questo genere di lesioni merita menzione. Quest'uomo portava fessa nel bel mezzo, dalla matrice in sù, l'unghia del dito grosso del piede destro, per modo che ne risuiLava una fel'ita più che una piaga la quale si voleva. far credere fosse cronica ed inguaribile. Notevole era che la punta del polpastrcllo del dito portava la prolungazione (la coda) del taglio clte aveva servito a fende1·e l'unghia. La protezione sola \'alse a condurre a guarigione questa malattia e naturalmente fu dichiaralo abile. Era venuto in osservazione pet' unghia incarnata: evidente era la mano dell'arte quantunque meschina ed ignorante. Allri due casi furono osservati alle dita delle man i, .abbastanza sospelli per le cause, tal i però che le n1odificazioni dell'elenco B accennale permisero di giudicare senza esilanza per abili. Ambedue appartenevano alla 2a fase della classe 1854. uno era stt·abico stato già per tale difeuo dichiarato ab ile in altro speciale del regno ; portava l'apice del dito indice destro smussato per smileosi asserita accidentale, ma successa .t ra la visila prima e la partenza . Fu confermato il giu-


1

D 0SSERYA7.10NE

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dizio d'abilità p·e r ambedue le imperfezion i. L'altro allegava retrazione del dito indice destro per patereccio traumatico, mentre indipendentemente da quesLa causa poteva essere l'etfeuo d'una continuata legatura delle falangi a guisa di uncino. La estensione del dito con appropriata fascia tura, e la faradizznzione dei muscoli estenso r·i fur·ono i mezzi che senrirono a fargliene restituire l'uso. In genere per quanto svariate le cause, la maggior parte ùelle simu lazioni relati ve agli arti inferiori si presentano sotto una forma stessa, lo. claudi cazione. In tutti questi casi l'esame allento di tutte le condizioni dello schelett·o è assolutam ente necessario. Le alterazion i morbosr, delle a1·ticolazioni non possono sottrarsi ad un t;:~ le esame qu;:~ndo verameu te esistano. Esso molte volle rendè chiara una inutile esagerazione la quale è la prima che cade sotlo l'occhio. Se v'ha simulazione questa non è addebitabile che a contrazioni muscolari. La diagnosi di volontarie contrazi oni muscolar·i è basala a taluni cri teri pratici che non difficilmente conducono allo scopo. I principali basano sulla sinergia che esiste nei moti impressi ad amdedue gli arti contemporaneamente, e sulla stanchezza la quale pc1·mette di misurare la varietà d'apertura d'angoli che si succedono a varie riprese, noncbè produce la contrazione di muscoli ausiliari ad un dato movimento. Cautela necessaria è il misurare il membro Ìeso fino dalla prima visita e Lenerne nota. Giova tener presente che spessissimo è naturale una ditl'erenza di grossezza tra un arto in(eriore ed un altro, differenza (\he alcune volte ò analoga anche nei superiori e può dipendere tanto dn una innormalità congenita, come dalla professione e dalle abi tudini dì un individuo. Non è raro il caso di dover dire che un arto trova:;i più sviluppato di un altro, anzichè dire che questo


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UN :RIPAliTO D 0SSE1\YAZIONE

secondo è in preda ad una ipotrofia. Questa cautela e questa osservazione è bene aver presente, daçchè i simulatori di tal genere se non sono convinti al più presto (cosa da tentarsi sempre), sono di quel genere· stoico capace di at1rontare tutte le noie della più lunga osservazione possibile; e per la durata della simulazione ne consegue che l'individuo camminando con un a.rto solo, sviluppa questo in modo da . far maggiormente risaltare la denutrizione dell'altro che non può dirsi atrofico anche quando presenti una saliente difl'erenza. Le misure notate la prima volta daranno a risul}ato un aumento di volume nell'arto ·s ano ben maggione del decremento dell'altro. Altra cautela in questi casi è quella d'osservare specialmente negtì ìnscritti,, le scarpe che portano seco, dacchè esse coi segni del loro consumo d~mno un prezioso criterio sul modo di camminare dell'individuo abitualmente e mostrano se· al presente egli lo abbia cangiato. Per questi casi finalmente può essere indicata, dove ne è la possibilità, la cura idroterapica, dacchè questa può riuscire utile nei casi di vera malattia, come anche essere un potente mezzo per rischiarare una diagnosi e smascherare una frode. FHANCESCO NOB. MARINl

Capitano medico . .


SULL~ ESlGENZE DELJ/IGIENE NELLA.

COSTRUZIONE D EGLI OSPEDALI

{Continuo:. v. No O, P«(J. 846).

LETTERA 8" Aereazione con riscaldamento artificiale.

Bisogna però sempre rammentare che la ventilazione limitata, quale si può ottenere mediante semplici spiragli, per quanto favorevole ne sia il risultato, riesce insufficiente a mantenere a lungo la volul.<l salubrità dell'aria di un'infel'meria. Qui ndi, allorehè l'abbassamento della tempera tura atmosferica si protragga per qnalche giorno, ed inoltre raggiunga tale grado da render·e pel'icolosa pei malati anche l'apeeLma intermit.tente delle finestJ·e, è d'uopo ricorrere.al· riscald arnento ~u·t i fi.ciale, e per conseguenza mutare il sistema di ventilazione. Ci troviamo qui di fronte ad un tema assai difficile, e sul quole s! è sLUdiato e discusso fot'se maggiormerlle di ogn i altr'o di cui si occupi l'igiene. Nel riscaldamento artificial e di un ospedale vuolsi avere di mjra di ollenere, con la maggior possibile economia,, che l'aria delle inferme rie ri esca opportu62


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SliLL.E ESIGENZE DEU'lGm iE

namen te temperntu, pur co nservanchlsi, med iante il rinnovnmento, nella necessaria condizione di salubrità. Esam iniamo om i s i ~ te mi di risr.aldamento più usitali negli ospedA li, il modo. con cui ·olliensi rispettivamente ad essi sistemi la ven ti lazione, non che i pregi ed i difetti di ciascu n sistema, per venire qutndi alla scelta di quello che meglio valga a soddisfare alle esigenze dell' igiene c dell'ceo no mia. La sorgente del calo•·ico è costituita dalla combustione del legno, del carbone, del lilaotrace, del cok o della torba. Lu diffusi one de l calori co, c qui nrl i il riscaldamento, può clfetLUarsi per ù·radia:;'ione e pel' contatto. 1 molteplici apparecchi adoperati si possono distinguere in due classi, a seconda che la combustione si efl'cttuo. nell 'a mbiente istesso che si n wle riscD.Idare, oppu•·e altrove (nel qual secondo caso, il calorico si fa pervenire nel detto ambiente pct· mezzo di un veicolo fluido, costituito dn aria, acqua o vupore acqueo). Si Il a quind i il ·riscaldamento a fo t!Ola1'e locale opp nre centrale. Alla prima classe di npparecchi spellano i camùti e Je stufe, alla sccondn i cosidelti calo1·i{eri. A . RI SCA J.DA.llEN TO A FOCOLARE !.OCHE. Cam1'ni. - Ognuno di. noi conosce in che consisla l'odierno camino, e sa per provu quale pl'cgio esso abbia come npparecchio di ri scald amento delle nostre camere, quale benessere morale c corporeo nrrechi, in certe contingenze, la sua irradiazione. Non minore poi è il suo pregio come ventilatore. Già dissi dell'energia con cui esso aspira l'aria in ragione della dill'crenza di tcmperatur·a che passa fl'a la colonna gasosa eontenuta neJJ a canna ed u n' eguale colonna


NEl.LA COS'l'ROZ!ONE DEGLI OSPEDALI

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d'aria atmosferica; aggiungerò c1w Peclet, esperimentando con un camino ordinario, ottenne, io un'ora, l'aspi razi one di 3'7i:> metri cubi d'aria per ogni chilogrammo di legno abbruciato . Ma il camino, mentre sotto l'aspetto igienico costituisce un ottimo apparecchio dt riscnJdamento e di ventilazione, riesce poi pessimo so tto l'aspetto economico, perchè appunto quella cospicua quantità d'at·ia che, riscaldata, ascende e si versa nell 'atm osfera, cagiona una pel'dita di calorico corrispon den te a circa ~1 10 d'i quello prodotto; dal che ne deriva la necessitù del consumo di mollo combustibile, quando si voglia ottenere una differenza di tem peratuva anche d i soli ,10° o , :zo C. Ira l'ambien te c l'atmosfera esterna . Nè i molti perfez ion amenti che nei teir1pi moderni v,ennero intt·odoui. nell'arte di loro costruzione, massim e pel' opera di Filibel'to de l'Orme, Gange, Franklin, B.u mford, Lhomond, Dejamod e Curandeau, valsero ad emendare a. sufficienza cotale difetto; inCatli, anche coo uno dei. migliori cam ini, quali sarebbero quelli a cameta aerea che si usano nelle caserme e negli ospedali militari inglesi, su 100 calorie sviluppate , se ne utilizzano 6 o 7 abhruciando legna, '12 o 13 adoperando il coke od il carbone fossi le. Ilusson ha ealcolaLo che, se negli ospedali civili a Parigi si fossero usati i eamini come a ppat·ecchi eli risco.ldamento, la spesu annf.?a per il cornbnstibile, che era di 350,000 franchi, si sarebbe -elevata ad 1,850,000. Adunque, per quanto si volesse essere prodighi nelle sp ~se tendenti a scopo igien ico, no n sayebbe mai da adottarsi in uno spedale, massime di una certa importanza, l'u so generale ùei cami ni come apparecchi di riscaldamento ., Solo potrebbe tale uso essere consigliato , in v.ia eccezi on ale, pel' ottenere un' energica ventilazione, allorquando la si ravvisasse necessaria


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SULLE ESIGE~ZE DELL'IGIENE

per reagire a cond i.zioni speciali d'insalubrità di una qùal che carnera. Stufe. - Il bisogno di econo mizzare il combustibile, il cui valore va Cl'esce'ndo a misura dell'incivi limento, condusse all'invenzione delle stufe. Qnesti apparecchi, riscaldando l'aria dell'ambiente per irradiazione ed insieme per contallo, utilizzano il calorico assài meglio che i camini, i quali scaldano quasi soltanto per irradiazione. A tale rignat'do si r·itiene che, a par·i consumo di combustibile, il calorico utilizzato da un buon camino a confronto d'una b uona stufa, stia nella pro· porzione di •19 <l. 122 .. D'altra parte le stufe, se ben costrutte ed adoperate, valgono a ptocurare uno ventilazione, bensì meno attiva di quella dei camini, ma pur tuttavia sufficiente. Volgar·mente si attribuisce al!e stufe il difetto di es_siccare di troppo l'aria degli umbienti, pe1· cui essa produce una molesta sensazioue, massime alle fauci . lla ques to difeuo è comune a tutti gli apparecchi di calefazione , e d'altronde, anzichè un difetto , costituisce una conseguenza nnturalissima del riscaldamento; impérocchè l'aria fredda atmosferica, qualunque ne sia lo stato igt·ometrico, diviene se mpre relativame nte più secca a misura che venga portata ad una temperatura sQperiore . Per esempio, supposto che l'aria atmosferica estèrna fosse alla temperatura di - 5° 1:. e se mi-satura d i vapore acqu eo, un metro cubo di essa eonterrebhe gram mi 2 di detto vapore; ma siccome alla temper·atnra di '15° C., per· ottenere l'eguale stato di semi-saturazione, si esigono grammi 6,5 di vapore per ogni metr·o cubo d'aria, cosl ne consegue che quell'aria istessa , senza aver nulla perduto della sua primitiva proporzione di vapore acqueo, ris~al data, debba trovarsi relativamente più secca, A siffatta scarsezza di vapCII'e acqueo, in generale nelle

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N$11~ CO_STRUZlONE DEGLI 'OSPEDALI.

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~nfe.rmerie ripara fin troppo largamente queJlo ~me.ssQ

·dro malati; ma ove non bastasse, potrebbe sopperire

1 evapor·azione che ottiensi collocando suHa stufa un r~çipiente a. larga su perfìc.ie, .contenente acqua: mezzo ~Che .il yolgo pur·e adopera, nella falsa credenza di, assor-

biue l'ac-ido carbonico. , Bensì, reali sono i cl.ifetti igienici che possono presentare le stufe metalliche . In primo luogo queste stufe -si ri'scaldano facilmente fino a temperatura assai elevata, per -cui, allorquando sono nude, ne succede. che la quantità di calorico raggiante emessa nelle vicinanze riesca soverchia, ed inoltre, che le particelle or·ganiche sospese n ell~aria, venendo a contatto della loro supedìèie rovente, s~ torrefanno spandendo uno speciale Qdòre nauseabondo. Secondariamente poi le stufe metalliche ed· in ispecie quelle· di ghisa, sieno desse nude o rivestite, cioè a •MJ>pa, hanno il grase dif•~ tto di lasciar tr·apelare dai p,0,i·i del metallo.-nna certa quantità di ossido di carbonio, gas il quale, anche nella pr·oporzìone eli alcuni f.r:!:iUesimi, esercita un'azione assai nociva sull' organismo ani mqle, .ed in quantità maggiore può recare la mot:~e .

Gjà l' oss.ervazione popofare aveva stimatizzate le stufe di ghisa come insalubri: ma l'nccertil.rnento scientifico, sì del f<-~llO come della eausa di esso., è dovuto ~d osser·vaz.ioni pl'atica le in questi ultimi anni, ed il .. merito dell'inizi.ativa spetta al dottore Carret di Charnbe'l·y, il quaie espresse pel primo l'idea che certe epedellli~ inver·nali dt meningite cerebr·o-spinale, di tifo · celebrale, ecc., non fossero altro che effetti di auoss'ic<nnento per ossido di carbonio, esalato dalle éetie ·.stufe. Avendo egli' esposto tale suo con.cetto all'accademia delle sci~nze di Francia bel ·186iS, venne appoggiato da pochi, combattuto dai più. Ciò non valse però


97 ~.

StLLE ESJGE:'\ZE DKLI.' l GJENE

a scoraggiarlo; con quell a perseveranza che deriva dalla convinzione, egl i raccolse nuovi argomenti, e cosi positivi da iodurTe poi quella accadem ia a souoporre la questione all'esame di una commissione costituita da Morin, Payen, Claudio Beroard, Fremy e Bussy. li risullalo degli accmaLissimi speri n~ enti istituiti, diede ragione al doll. Car-ret. Ecco le conclusion i della relaziono presentata dal gene1·ale Mo rin nella seduta. del 3 maggio 1869: •1° tulli gli apparecchi di riscaldameOlo in metallo, come stufe di ghisa, eec. , danno luogo a produzione di ossido di co.l'bonio; ~o la proporzione di questo gas può essere insigoiCicante c·on le stufe in feno; 3° l' aciùo carbonio dell' aria può senza dubbio decomporsi a contatto delle stufe rovemi c dare ossido di carbon io,; 4:0 l'ossido di carbonio cosi generato può produrre eftèlti perniciosi; o0 questi effetti possono divenire sensibilissimi in un'atmosfera ristt·etta ed in un quat·Lierc mal ventilato. La commissione invero, dopo siiialle conclusioni, non seppe o uon volle emeUel'(: uu cspliciLo voto di biasimo conl!·o le stufe di ghisa, e limitossi a consigliare di rivestirle internamente di una camicia di matton i rerrauari i , che possa impcdice la soverclr ia elevazione della tempet·ntma del metallo. Ma si può essere fide nti nell'efficacia di codesto mezzo preservativo? D'altronde come applicarlo anche a stufe di piccola dimensi one, senza dim inuit•e la cn pa citìt del focolare in modo tale da rendel'le pressoché inutili? Nel nord dell'Europa sono molto nsi tale, non però per gli ospedali, le stufe di ghisa alla Gurney, ·le quali sono disposte per modo che Ja base del focolare sLà enu·o una specie di vassoio contenente acqua. Ammelliamo pure che quest'acqua, e\'aporando, >alga ad impedire che il metallo si riscaldi ad un grado tale da lasciar tt·apelare l'ossido di carbonio; ma quando


NELLA COSTRUZIO NE DEGLf OSPEDALI

971)

per incuria degl i inservienti q uest'acqua Yenga a mancare? Per altra parte poi, ljUella continua evapo1'azioue deve cèrtnmente r·e.ndere soverch ia l'umidità d,ell'at'ia arnbiente.

Quindi a mio avviso, già pee la sola considerazione del pericolo derivante dall a facoltà di lasciar passare dai loro rwri l'ossido di car·bonio, le stufe metalliche, e segnatamcu te quelle di ghisa, comunque costrutte, dovrebbuo esser·e bandite dai nostri ospedali. Non sarebb~ al certo da propor·si la sos tituzione delle stufe di cotto nude; imperocchè queste, meotr·e rieseono po co eiTicaci nel riscaldamento e ndla ven~ilazione, pr~sentano a·nche, sebbe1re in minor grado che le stufe metalli che parimenti nude, il difetto di produn·c una molesta irradiazione di ealorico nelle vicinauze, tronchè di detet·miunre nella sala corr·enti di aria fredda le qunli, dalle fessure delle imposte o dagli spiragli di venti lazione, si dit·igo oo verso l'imbocca Lura del focolare. Se poi quest'ultimo si 11pre nel corddoio , come fu adottato in alcuni ospedali civili, allora viene ~cessare pe1· la sala il benefizio dell'aspira.zione della slufa. lUa siffatti inconvenienti più non si hann o a lameolare riguurdo alle stufe di cotto rivestite, cosideue a

?'ednto, a cappn od a camicia . In questi apparecc:hi sono a distinguersi tre eleme1Hi. 1. La stufa propriamente detta, cioè il recipiente in cui ha luogo la combustione2. Il recinto , costituito d::~ una parete poco condullrice, la quale circonda ad ùna certa distanza la

stufa. 3. La camera aerea, ossia lo spazio esistente fra la superficie e$Lerna della stufa e l'interna del recinto. L'imboccatura del focolaio, pmlungandosi attraverso


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SULLE ESIGENZE DEL!..' IGIENE

la cam er.'a aer·ea, senza però comunicare con essa, si apre nell'ambieOLe da riscaldarsi. La camera aerea presenta: a) superiormente un'ampia apertura munita di griglia, medjaute la quale comu nica coll'ambi ente da riscaldarsi; b ) inferiormente due altl'e aperture, muni te di val vula c di griglia, una delle quaji In. mette in comunicazione col detto ambiente e l'altra con l'atmosfera estema. Per· brevità possiamo applicare a queste tr·e aperture le denominazioni di 01'ificio supe7·iore, in(erio1'e-interno ed inj'erfore-es temo. Il rn0do di fu nzionare de ll'apparecchio è facile a com prendersi. Per la conbustiune che si cffettna nel focolare della stufa, l'ada esistente nella narnera ae rea si riscfl lda, ascend e, e, passando per l'orifìcio superiore, si versa nella sala. Essendo aperto o l'uno o l'altro dei due orifici inferio ri, succede che nuova aria. entri nella camera aerea, e-riscalrlatasi, segna il tragitto dell a prima, risullandone così una continua corrente ascensionale lungo la detta ca me1·a aerea. Ora, se tr·ovasi aperto l'orificio inferioee-esterno, In. corrente d'ingt·esso nella cam era aerea, c quindi nella sala, è costi tuita da at·ia pu ra atmosferi ca; se invece è aperto l'inferiore-i ntemo, la detta corrente è costituila dall'aria della sal~ c con ciò olliensi un sempre maggio re riscaldamento. Si può dunque conseguire o riscaldamento e ven tilazione simultanei, oppure semplice risca ldamen to, a seconda delle occorrenze. L'eliminazione dell'ari a viziata ha lu ogo per mezzo dell'aspirazione della stufa, vale a dire , attraverso l'im boccatura del {o colar·e, la quale debb'esserc munita di una valvula regolatrice. È ben natural e che anche la quantità d i aria lo quale


cos·rRUZIONE DEGLI OSl'EDALI 977 - ..pro.,.eniente dall' esterno oppure dalla infeì'meria, passa aLLrave11so la carne1:a aerea, dip enda dal dialllctto degli OI'Jfici inferiori della camera istcssa. Per co nseguenza, onde beo regolar·e cotale passaggio e gli effetti relativi, occorre che le valvole dei delli orifici valgano a gmd uarne 1l lume. Basate sul tipo che ho descriu.o , abbiamo molte varietà di stufe a re.cio to. A mio parere, stanno f!'a le migliori quelle di Peclet, di Leras c di Bohm. La stufa el i Pcclet difTù ri sce di poco dal tipo snindicatq. Nel si~tcma di Leras (fig . 4"), la stufa pr·opriamcn le detta tr'OYasi pr·cssocM isolata nel centro della camera ae rea; l'arin fredda, entrand o per un condotto situnto so tto il puvim ento, incontl'a dapp~·i rna la base dell a stuf'a, pescia ascende ai lati, e, giunta nella parte super·iorc della stufa, passa entro un tubo eentrole, mentr·c invece i prodotti della cornhustione si riph~gano all'esterno e scorrono nell' inter·stizio fra il dello tubo ccolrale eu il ri,·estimento esterno: r. osì i detti pr·odotti possono cedere sintttltanearnen tc il loro ea lorico, tanto all'nrio. della sala, come a quella eh(~ ascende l ungo il tubo centrale. 1\on è neeessario dimostrare quanto sia i ngegoosa ed opporwna la strutlura clel desc!'itto appnrecch io ç!i Leras. Giusta il par·cre crnesso ncl 1186 1l dalla faco ltà delle scienze di B esa n~;on, esso soddisfa a tutte le esigenze, sia riguardo all'economia. come alla salubrità. ta sua costruzione infatti è semplice e riesce poco costosa; con pat·co consumo di NELLA


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SULLE E IGE:-IZE DELL' l ~lE 'E

combustibile diffonde in maggior copia e più uoiformemenle il calore a confronto delle sture comun i; inoltre esso procura agli amb ienti un' cncrgira Yenlilazione, sostituend o all'aria viziata dalla re~pi ra1.ione un'aria pura, presa dall' esLemo e preyen tivarnente riscaldata. La stufa a recinto del prof. JJobm venne da prima assoggettata ad esperi men ti compa rativi nell'ospedale milita!'e tli Yienna. f risulln Li furono co:-ì favorevoli da consigliarne l'adozione nell'antico ospizio della ~l alet·­ nità di Vi enna ( del quale ntigliol'iJ assai le pocn favore,·oli condizion i igieniche), non che nei nuo\'issimi nosoco mi i il Hudolplt-Stil'lllng pure di Vicnua, e l' Ausltiells-Krankenhaus di Monaco. L' csper·ienza grà falla in quest'ultimo ha dimostrato che, supposta un'in['e r·m eria di ·10 lel.li eon 40 metri cubi di spar.io per cin~CUIIO, la stufa :Bohnt, coadiuvala dogli opportuni canali di veiJtilnzioue, va le a fo r·ni.re da 80 a ' 00 rncu·i cubi d'aria. pet· ogni or·a e leuo, pu t· manteucndo nell'ambien te una Lemperatura media di t:;o C. giorn o e notte - e tu tto citJ con un consumo di 25 a 30 chilogrammi di cok por le 2.1- ore.

B. B.tSCALDAliEI'iTO A FOCOLARE. CENT RALE. Nell'intento di ottenere un iformitb di Lemperatut'D e massima economia, sì del co mbusti bile come del lavoro per la sot·veglianzu del funzi onamento degli apparecchi, in molLi ospedali si sono adotLali i si tern i di ri scaldamento ceutral e, cioè i cosi dctli caloriferi. U mutameoro appo rliHO da tluesLi sistemi consiste essenzialm ente in ciò, che i singo li focolari lo cali sono soslituiti da nn foco lare unico, siwato, per quanto possibi le, nel centro della base dell'edificio, e destinalo a r·iscold are un Guido , il rruule, p~ r mezzo di tubi, si porla a risèaldare gli ambienti .


979Quel fluid o poi effeLLua il riscalda mento, o entrando direttamen te nell' ambiente (calo l'ìferi ad aria), OJ)pure soltanto cedendo a'll'aria del medesimo il propTio calorico attraverso le pat·eti dei tubi in cui scorre (caloriferi ad acqua ed a vapore). Caloriferi ad aria . - Il focol are centrale, si tua lo nella parte inferiore dell'edificio, per esempio, nelle canti ne, viene att1·aversato ('l) da un si stema di tu bi metallici ri piegat-i a zig-zag, i quali, mentre per una estremità si apron o nell'atmosfera esterna, per l' altr'a, dopo essersi ripeWtamente dil'arna ti, termi nano negli ambien ti, mediante aperture così dette bocche da calo?·e; queste poi si possono aprire pi ~ o men o, ed anche chiL1de1·c· pet· mezzo di op portuna valvola. Arroven tandosi i tubi nel pllnto ]n cu i attraversano il focolare, l'oria in essi eonten uta si riscal da , ed in vii'tù della minore densità che così acqLùstn, sale fino ai piani superiori detl'edificio e si versa negli ambienti; in pari tempo ped'ullra ~s trerni tà dei tubi stessi, comunicante coll'atmosfera, entr·a nuova aria fredda a. ri mpiazzare la prima. Perché ques t'aria entri opportunamen te negli spazi da riscalrlal'si è d'uopo che da questi ne possa uscire ahrellanta della preesi stentfL Tale uscita può avvenire per le fenditu re delle porte o delle Onestre, ma è però meglio favo,·ida mediante spiragli di determina ta a:m' piezza. TvJuni usano situar·e le bocche da calor·e in basso verso il pavimen to e gli spiragli .d'emissione in alto, verso il soffi llo; altri invece co nsigliano la d isposizione opposta, e questa, sotto certi aspetti, è forse preferibile. - - -- -- - - - - -·- - - - - - - - ----NELL.A COSTRUZiONE DE() J,J OSPEDALI

(1) Jn alcuni sistemi in\'ece , il focolare s ta nel centro di una. camera. aerea, come nelle scure a re r,into, ed i suo i tubi fum iferi, ramHica ti e circonvoluti per aumenl.::i.re la ~uperfic ie dì contatto, cedono il calor ico all'aria della camera stessa. na questa. poi l'aria calda passa negli ambienti, come nel sisLcma sopra descritto.


980 SULLE tiSIGEi'\ZE DELL lGIENE Calonferi atl acqua. - Al focolare centrale, qui pure situato nelle po!'Li infe~·iori dell'edificio, è annessa uno. caldaia avente la fo rm o. di un a co mpana a doppia parete, la quale, mediante un tubo ascendente, comunica direllamente con un serbatoio collocato nella pnrte superiore dell'edificio stesso. Da quel serbatoio parto no tanti wbi secondarì quanle sono le divisioni da. ri scaldare; essi, discendendo, passano successivamente per al tt·i serbatoi secondari, foggin ti n guisa di st.ul'e e situa ti nei va rì ambienti; ed infine si riducono in un tubo solo che rientra nella caldaia . Come beli si comprende, il tubo ascendente deve avere un ~a1·ca di seziono eguale alln totalitlt di quella dei Lubi di ritorno. Tutto il sistema essendo opportunam enLe ripieno di acqua, giusta le leggi del riscaldamento dei liquidi avviene che, qu ando si ponga in A:t. ione il foc olare, una corrente di acqufl caldn innalznndo i per il primo tubo si por·ta nel serbatoio principale; di là a ~ tre coJTenti d'acqua meno calda, partono lungo i tubi seconùa1·t, e pa ssa ndo per i serbatoi secondart situati negli ambienti, vi riscaldano l'tH·qua contenuta; quindi n!Lt·e co tTenti ancor pi ù fl'edde ritorn nno dai serbatoi nella ca ldaia. Succeùe dunque che, du rante il tragillo, l'acqua si rafl'redda gradatamente. cedendo il suo calorico ensibile ai tubi ed ai serbatoi, i quali perciò agiscono come sLufe ad acqua. Condizione essenziale, per ollener·e la persistenza del movimento circolatorio si è una forte diffe renza fra la tempcr·a tm·a- dell'acqu11 nscenden te e quell a dell'ucqun. discendcnt·~; an che la rapidità del mori men to, e quind i l'efficacia dello npparecrhio di riscald amen to sono proporzi ona li a cotale diO'e1·enza. Perciò bisogna che il tubo ascendente custodisca ussai bene il c<tl or·e, e (·hc i tubi di ritorno sieno invece atlissimi a disperderlo. Galo?·iferi a. vapo1'e. - Al forn ell o centra le, che dcb1


NELLA COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI

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b'essere situato iu una camera a pareLi robuste ed a volta, va annesso un generatore di vapore con tutti i voluti accesso rì. Oal. generatore portono i tubi ehc conducono il vapore nelle sa le (tubi eo nduttori ); ivi e.ssi comunicano con un altro sistema di tubi (LUbi con~ densatori), oppure con r·ecipienti ad acqua che fanno l' ufficio di condensntori. Da questi ultimi il vapore condensato, ossia l'acqua, ritorna per altri tubi nel generatore. Supedluo l'a vvert.il'e essere necessario disporre anche qui io modo che i tubi cooduttor·i custodiscano gelosamente il Clllorico, ed invece i tubi od i r·ecipien ti condensatori lo disperdano con la massima facililà. lmpor'la ora apprezzare, sotto il duplic& aspello dell'economia e dell'igiene, i sistemi di riscaldamento central e, paragonando li , sia fr·a loro, co me col riscalda· mento locu le mediante le stufe a recinto. Egli è innegabi le che, limitandosi a consrderaregiornalmenle il valore del combustibile che si consuma e la quantità di ca lorico che si utilizza, i sistemi di riscaldamento cenll'ale, ossia a focolare unico, pt·esentino tutt i un renle vantaggio economico anco sulle .rrligliori stufe u recinto. A fronte però di cotale vantaggio economico giornaliero offerto dai c:alorifel'i, bisogna pur calcolare la spesa mollo maggiof"e che è necessaria per il primo impiaolo dei medesimi, io ispecie poi quando si debbn canalizzar·e la murnlnra ùi un ospedale giù esistente. Ora non è egli vero che, col semp li ~e reddito del capitale risparmiato, si poteebbc in gt·an parte soppcr·ire alla maggiore spesa giornaliera voluta dolle stufe a recin to? Debbesi poi anche r·ifleuere che queste ultime, mentre possono riscaldare del pari che i caloriferi, hanno sui medesimi. l'inestimabile ·vantaggio di fornire una quanti tà d'ari<). mol to maggiore ed assa i. più salubre.


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SULLE ESIGENZE DELL'TG-lENE

Qualllnque poi sia il genere del calorifero, cioè ad aria, ad acqua od a vapore, sla pur se mpre il fatto che, per otlenere un regolare funzionamento , bisogna affidarn e la cura ad uomini pmtici. Quindi, in un ospedale militare, o valersi di operai borghesi, e non sempre sarebbe dato di truvarnc abbastan za istrulli, oppure set·vit·si d'infermieri militari. Voglio supporre che nel primo impianto dell'apparecchio si abbia avuto cura di farne istruire alcuni; se questi vengono improvvisHmente a mancare, per congedo od altra causa, bisogna supplire alla meglio. Ed è ben natmale che l'opera di uom ini nuovi per qnell'nrrìci o, debba scemare notevolmen te l'economia del combustibile, quando pure non apporti guasti negli apparecch i - e trattandosi del riscaldamenLo n vapore, anche il pericolo dell o scoppio della caldaia. Che questo pericolo non sia chim erico, sebbene · necessi!i solo una bassa pressione, lo provano i fall i d'esp losi one verifìcatisi in Parigi nel 1181S8 nell'ospedale Lariboisière e nefla chiesa di S. Sulspizio. Sotto l'aspetto igienico vuolsi in primo luogo con>;iderare la somma fa cilità dei guasLi dell'apparecchio, e quindi dell'interruzione parziale o rotaie del riscaldamento; chi fu nell'ospeda le divisionario di To rino allorquando V·~ funzion ava il calorifero a vapore. ricordet·à cotesto in conveniente. È inurile il dire che, quando non esistai;lo nelle in{ermerie altri nppat·ccchi ausi liari di riscaldamento, gli ammalati debbo no ~tare al freddo finchè siano riparati i guasti del calot·ifero. La possibilitù di guasti esiste al certo anche per le stufe a recinto; ma questi guas ti so no molto meno freque nti che nei caloriferi, ed inoltre sono riparabili con maggiore facilità ·e prontezza. Aggiungasi che, al postutto, il male ricscirebbe limitatiss imo, localizzato, ed all'eveni enza si potrebbe ripararvi trasportando in altra sala gli ammalati più gravi:


NELLA COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI

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Coi. calo riferi si pr·etend e di owmere uniformità. di temperatu ra. Di fatto , la si ottiene coi calorifel'i ad acqua, e fino ad un certo punto anche con quelli a vapore; ma non con quelli ad ari<L L'azione di ques~i ultimi si estende bensì in direzione orizzontale per un raggio .eli 20 a 30 e più metri, a seconda della forza dell'appa recchio, ma però in modo che le bocche da calo r·e vicine al focolare versano una quantità d'aria soverchia e troppo calda, mentre le più lontane ne danno pochissima e quasi fr·edda. Cosl succede che alcune infermerie, per quan ta cura si abbia, difettano di risca ldamento e di ventilazione, mentre in altre, per non avere un ealdo eccessivo o si deve di troppo dim inuire la · corren te aerea d'immissione e qu indi rendere scarsa l'acreazione, oppure apr·i1·e largamente gli orifici d'emissione nell'al.mosfera., producendo energiche correnti, dannose ai malati ed al certo non faYorevoli all'economia amministrati va. 1\'Ia a.nche la regoluriLà di t.emperalura che puossi ottenere coi caloriferi a vapore e meglio con quelli ad acqua, costituisce poi dessa un rea le beneficio per i malati'? È ben difficile il crederlo, poicbè la natura istessa, coll'alternare dell e stagioni , col Yaria1·c della temperatnra. fnl. giorno c la notte, c'insegna che 1JDa certa oscillazione nel calo re atmosferico è necessaria per la vita ed il ben' essere di ogni organismo animale o vegetale. Sarebbe dunque ill ogico l' ammetl.ere che agli am malati, in ispecie trauandosi d'individui nel fiore dell'età e più o meno abi tuati alln vita. del campo, torni vantaggioso l'essere al tullo sottralli dall'infl uenza di quella legge generale. In fin e il riscaldamento a focolare cen tt·ale prese nta, sotto l'aspello igienico, tale un gravissimo inconveniente da annullare qualunque vantaggio economico. Codesto inconveniente consiste neU'aereuiio ne scarsa

n


98.S, SUI.l.E ESICEXZE DELL'IGIENE XP.LLA COSTRUZIONE, l>CC. od anche allrimeoti difettosa. che di necessi tò vi è con néssn. l nfatti, tt·attand osi di calo riferi ad ar·ia, alla già notata irregolarità nella copia e nella tempcrntu•·a de ll'at•ia fornita dalle bocche di calore, si aggiunge che la medesima, riscald:wdosi n co ntatto di superfic ie meLnllicho, ncquista un odo re disgraoevole e può anche caricarsi di una cerl n qnanti t:ì di ossido di carbonio. E chiunque sia appena entrato, od abbia dovuto dimorare, in ambienti •·iscaldati con questo sistema, può attestare della sensazione molesta che vi si prova. Ove poi si t r·aui di caloriferi a vapore o ad acqua, i qut~li per se stessi non forn iscono che calorico, siccome l'atti,·i tù del movimen to d'aeren zione sta in ropporto di r·euo co l grodo Ji dill'erenza ft·a la temper·atm a dell'ambiente e l'esterna, non che col ln rne degli orifizi d'ingt·esso e d' usc ita dcll':Hin, cosl di oeccssit à si de re overe una scnrsa ae 1·cazione, a meno che non si \'Oglia dare a quegli orifìzi tale umpieu..a da rend r.re insufficiente, o troppo dispendio o, il r·iscald<fmcnto. 11 c(lmplesso dei difetti sin qui en umerati , ma specialmcnte .l'ultimo, quello cioè del la sca rsezza.d'aereazione e della conseguente insalnbdtà, derise già in purecchi ospedali a ritomare aleisca ldamenlo con focolare locale. Pt·imi u dare esempi o di r·t~vvcd imenlo. furono gl'ingles i, ed ora quasi tnui i loro ospedali ci vilr e militari sono ri scH idati con comi ni , op pure con stu le a re(: into. Una parte de.Jl'ospedal e della Carità di Be•·lino era provvista del ri scaldamento ad aria; mn lg rado le ingenti spese che costò l'appo rccchi o, si credeue anc·or nntaggio ·o abbandonarlo per soslituirgli le stufe (Esse). Egualmente si fece dello appa recchio di riscalda mento a vapore dell'ospedale militare pt·incipale di Tori no e, per quonto mi consta non vi ha motivo di rimpiangerlo.

(Continuct)


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA E TERAPEUTlCA

S ulln ~of'Wu do n e e sui ~az tlel fluolo, di F oooR, (seg uito e fine, veclt il nu111et·o pt·ucccl.) . - Oscillazioni della propor'::;ion!' tl'acùlo cw·uoMco nel snn lo. - Pellcnkofnt· o Fleck ht\nno dimo~tl'alo l'Ile Il• prop•wzioni di ariclo carbonico nel ::;uol•> variano nou S(•lo da una !o;ta:;rione all'nllt•a, ma e?.iandio da un giorno al ~uss(•;.cuen lf' . Il s ig nol' FodoP 1> audulo l)ÌÙ in là, e ha l'allo llf'' saggi compnt·ntivi clnlla manina Alla sct'a dello stesso giot•no. l '-'Uoi t·i·•ullllli pt·n,·ano chiru·amenle che la qua n t rrit d'acido carbonico del ~nolo, Ctn'·ite a quattro meiri rli pt·q(ondr:tèt i: .~oUop(Jsf.a ad os<:illrt.:rioni che possono essere sensibìli.<;sime a ureoissi,,ti inlerralli di zemJIO. Qnestu fallo conispondc p,·idenlenwntc wl osdllazioui allr'e8l di basso in alLo c d':~lto in bns-;o ullet•nalivameule di tulla la massa d'ar·ia d\')1 suolo . Gli spofl Lam ouli ]alcwali di 11uesLa mn,;sa dimoslr al.i altro v1• wm banuo unA così dil·ella inlluc uza ;,ulla t·it•cilczza del suolo in acid 1 carbonico. Kell'in«il'mro·la quanlifil d'acido cm'bonico srcrna progr·esSiYantl'niP dur·arlll' i nw<;i dj dicemlwe, I.!CJHiaio e fchl.H·aio, nei •rual( r !-'sa 1·aggiungc il s11o rniuimo peP atTi vru•e r•apidameute al i>UO uw~"imo in giu;.!llO. F t·a le cil're più deb••li c le [IIÙ fvt•ti la dill'pt·en:t.\1 1•u··· Psser'c co u1e~ l : :2, od uudJe come l : :~ . Non vi sono ùuP g:iorr •i eons<•cu li vi 1'!1e si t•assm:uigl iuo esatta me n Le sol!o q ne::: lo rnpp!Jrto. Qunli <~ono le rn:tsc Ili qnelle Ylll'iazioni .a hr·evì lct'rnini ~ Yien l'idea di ceJ•rnPle 11clle in11uenz~> della pl'e,.... i•Jne l•m•ometeicA, del vento duroinaHle, della 11ioggin, dello Len1pcraLu1·a, deU'm•w eskwua, di tfurlhl del s uo]t), dei mo\'itncnti <.lell'acliUa s otlct'l'nnea. Lo numet·o:;e o~set•,·azioni del signol' di Fodor gli pet•rnet.lono di sLahil irccomc legp:e che alla dep re.ssio!U: barometrica Gfo1•na le al mtuUcina mfl tat·e 63


R1Vf$1'A

corrisponde rtn'a,.scensione dell'acido carbo nico del. snoto) e vicever sa che l'ctscensione clel /.Ja1'ometro implica /'flhbassamento del gaz telltt1'ico. Era giit tale la lesi ,u .\. YoA"l (di Basilea). :VIa se la leggo è veJ'Il n<>ll'insicmr, lE' osscrnlY.ivni parLicoll'll'i l'ivelano degli shila11d siffatfalllCille spiccati cl1P. talvolla lo cose s tanno precismuente all'opposto di dc\ che stabilisco la legge. Può dunque dm·si che !':iano inten·Pnuli a ltri fattol'i e l'abhianù vinta sullo potenza dellutn·c::;siona aLmosl'el'ica. l"rll questi si riconosc·c pt·imieJ•mncalo l'estrrmtì irnporl.anzn <IellA d irezione e della f01'7.a del ven to, elle del t·cs l o agiscH nello :stesso modo, se non noi nteùcsimo Sltolo. Quando il venLo pt·eme !"Ufdi sll'ati supet·iori dèl suolo nericact·iu i ~az ver"O la pt·ofonrlilit c r1uesli lonùono nalllt'ftlmenle a p~nc•tJ •a J'e negli spazi nvc In wessiouc ;.. minol"e, Ct>tlle sar a bh•'l'O l e cantino o le case I'ÌJlfi PaLP dal venl,o. Lù dove puo g inn;:::et·c jl vento, l'acido c:.u·bunieo dcU'm·ia dei sH<•lo srema come giù l'ha dilno;;tJ•ato PeUonkofel'. •\ ron feema tli o 1neslo doppio l'atto, il signm· rjj Fodo1· l'il"t>!"isc:c ch1• l'atiLio cn!"JJOnico aunw.utava nel snolo dcll"111 1i ve t·silà all())·c l t<~ softinvn il YCJ il.u di JJO I'd , e diminuiva rruando !-i p iP<WU ·q1wl lo d i sncl -e,.;L (il s()lll lato del coeLile 11 0 11 chiuso . L 'ostacolo <tl YCntu LIPl<'Ptnina aduflllllf' una specie tl'aspi1·nzione dl>i gaz del suolo I"'L' Jllezzn del sunlo delln lornlil ll proleLtn dnl wnlu, o f'f' vuol:;i ::<ituah'l dieko l'os ~ttcolo . 1.'nut.m·e mdto qne:;ta ci r c:.of' l:anza i11 t·npporto con 'luci fa tti bizzul'l'i d 'epidem ie c·he colpi!=ieono l uLlu m 1 lt\to d'umt via, lasciamln incolwne l"altro. La pioggia numonh:l la tJll:llll.ilil d'8tidc.> cal'lJonico dl'l suolo òslruendo i po1·i del suolo, seJJZ<1 cluhbio. l moti de ll'acqua 8olter t'::Htcu hanno pl'obahil rnc'n te~ t m'iull ucn7.n s ulle oseillazioni della pPopor;::ione tl'acido rnPIJOniro nel !'nolo; ma so11o abbastanza lente pet·clu., questa inllnenza sia ùifticile n pePc0pit•si . In somma quellè oscilla&itllli obbedjscono a leg~i rwnplcsse che reclamano la vcr· i f i c~1 &io rw , tnediunto l'osservaz:iiJtH3 d i1·ett.a rir)ctutn :-;u diversi pun li e pPolunga tu. Non fLt ancora dctePminulfl la velocità di siffaLte oscillazioni. Le o::cillazioni nei sensi lalc l'ali furono por-a esplnt'nlE', rs~f' sono peraltro ret,li ed il !'ligrJor· eli Fu<lcw se ll.ò t\S:o;irm·at.o mHrct) un pr ocosso d i sua invenzione, !'ll l ~"l tta le noi Jlf.ll l c i sa-· premmo arr csla1·e, come non ci a rrestiawo neppm·n ,.;1tl melorlo d"onulisi mtlllOIHCli'ica che pr·oponc invece clelll' lunghe

opm·azioni chimiche in uso fino ad oggi. Un punto inter'Assantissimo 1.1 dilucidat•si si è la quan Lità di.


DI Gl011NALI ITALIANI ED F.STRIU

98/

aCido ctu•bonico che vione od omerget·o n'Ila supodìcie del suolo e le sue Vlll'iazioni scconolo il lempo. Il ~ignor di FodoJ' s'è applicato a 'JlU~"'La ricerca ,.;c•gucudo un moclo ing~>gnosis­ sìmo d1e noi non dcsct·iven•mo. Dopo ,rHvet· acr:cdt\t.o che l'ario libel't1, os~ill R 2 mctt•i di altezza, nPI cm·lile clflll'univcrsj tà rnrcl1iude dn O,!li"> 11 0,1·2 (in meclio n,:l8) pec ·1000 d'acido carhonico, ottcmw i sr~urnli J·isultali pPI' l'acido rarhonico dell'lll'iu aliR supPr'lkic del !"Holn.

In 1000 oolwni d'aria a O gralli e sotto la pre;:;sione di 0;760. 2 tnarozo.

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12 g iugwt di gio!'no. • di noUc> . l:~ di giot·no. •• •li notle . l't , di dorno. • !li nollt' . 2:) di ~iOJ'IlO. di notte . 8 lug lio di giot•no . di noUP . l2 di giorno. di nolt<' .

di uoLLf\ O,(.H di /.!ÌI11'110 0,600 di JI<Jllf' . U,lìli di ~ifli'IIO . O,iW di g-i r; l'IlO . O,Ufl2 l :~ . O,RO:'t di r~ nl.lr di ~Ili l'IlO . O.Hi(i 1 ~

rli giOI'I10.

O,O.i-:3 1,1"10 0,960

l ,l'><i. 1,13~ . l ,003 0,568 (l,8M)

0,85LI 0,()70 0,571 0,670 O, i-83

d[ uollr . 0,~112 di f!ÌO!'IlO. U, iO l di nn l le . . n, 71-li di noli l' . . 0,913 Ln rnpiùilt\ e l'o~o\l.cusiom• di •JUeslc n..;cillnzioni nou f'<'I'U1e ltono d',ìm~ettet'e> che l't~cido cm•honit·o del ~uolo pouell'i ncll'ar·in rtlmo><fcJ·icH in virlia tlel ln ",ole lt>!-(g-i "''Ila di!l\u;ione. B da nulnr,::i che lP •fUDJJlil;,, eh(• ne enwJ•gnr o alla c:uperficìe del suolo, lR noiLP :.;iann più ol,b•mdunti eli cpwllr tlcl !tiot·no; l'autore I'Ommrnl::t 11 'lues t.o p i'Opn~i l o quc•f'1n f';•tln hon nolo ch o le fohbr·i ùa mal<ll'in, malnllic• fl<'l'eccellc•nzalollurìclll', vpngono anelt'C><Sù flOI' lt• l'l\llli1HZÌOtll rlc•IJa SCL'U C' !l f'illl n ollf'. Ptll'lendo cl t~ Ile ... ne :5(lf'J'icnzl', il ;.:i .!Il rH' di FoJor c· a !cola che sopt·n n nn >'Uprt•lww tli IHI){J C'l'nlimctt·i ' luild r·ali si :.;\'olge o~i orn O c. q. 72!! c• l'Cl' con"'egr;c>nza i 7 c. q. d'acido <~n!'bonì cò. Ciò ehc ba!"La a pt•ovvc>dl't'ue, 11 O. i- pe1· JOtlO una colmina d'at·i:.l. di l-;~ c·. 7 di uJL<>ztA. In un annn lo slC'so.:o em~Llo s:u·cbhe ottenuto ~opra una l'olonna eli l~t!P,'J di ullezza P in ('Pnlo anui sopl'i\ uua colunnu eli dur IJJiglrn (il111igliu l•'ùesco = 7;l-08'"). ConBidcrundo la poca densitù degli s ~1·aLi s uperiol'i Jell'atrnoll .,


988

lt{VISTA

sfera si può pensare che ques ta sorgente cl'pcido c.flrbonico basta a penelraee la massa atmos ferica tnll'intiera, c che l'acido car bo11ico (lell'aria libe 1'a vione pm· la rn nssima parlo dal suolo, quel focolaio capi lalc delle o:::siùazioni vegetali eli animali. Schulze a RosLock constatò ch e l'ar ia Clte viene dalla parte nord-est del couline nlo racchiude più acido carbonico di quella provenienle dal mare. Ammonincu ecl idrogeno ,~ ul./u1'Cdo nell'at·ia del suolo. Fodor notr1 che iu seguito alla decomposizione delle mnlerie azotale si J'orrnano piui,Los to Ilei ni i.Pa ti 1{1 dove l'm·ift tr•ova un largo accesso, e dell'ammoniaca nelle decomposizioni rit;Jl'dute ùa qualche ostacolo aU'arr ivo dell'a1·ia . H.iccr cò èliJ·e l.l.mnenle l' arornoniuca aspira ndo l'll l'ia do! suolo a lruverso ad HOa soluzione eli èloJ•m·o di sod io cd il liqufll'e di Ncsslo1· lil.olulo. In 1ùO lilr.i a Ogradi soLto una pressione di 0,760 trovò l'am ~n o­ n iaca nello sotloesprcsse proporziolli.

Cortile dell' università: 2 meir i di. pr o.fondità. Hl novem br e 2n

. O gr. 00001·8 . o o 0000;)2

Suolo rlelle cantine: 2 met1'i, d i profo ndità.

5 dicembre .

. O gr. OOOO/f1

8

. () )) 000082

Queste quanlilù superano quelle rlell'aria delle l)ÌÙ g1·andi cilte. Nell'inter·no di l.u udm A . Sm.il:ù. non 1H'I l.rovnto pi ù di O gr·. OOOOO(i c i n ltna camera tla toLlo niMle piit di Oge. 000001.

V' peovc sull'id J•ogc~no 8UI I\ u·a lo aon ebbero esiLo. Umidità del -~no lo e dell'ar ia (LCl suolo. - ì·: esRenzialo di qui ric.ordm·si C'Oil Peltenkol'er che non bisogna conrollde t·c le cH'r-e dell'twqua Cl1d11tu con quelln dell'nscilln7.ione !lcll'ncr[ua soltcr·t·anea. Lo os8ervazi oni falle a Be l'lino !:;Otto In diJ'f'zionH di ViJ•ehow e CJ ilClle di Fodo1• pr·ovanu che J'aseens ione !lell'acrtua sotterTatiCa non cominci<l che mollo tempo dopo, due mesi e meno; per osempin, dnpo la vennlu delle pioggie. Di g uisa l"'w Ja cut•vu della rtt•uwl-wasser (acqua sollerranea) può aveP(} i suoi culmirti a lempi asei11!.Li H ::;posso reci[ll'Ocarnente. P or quanto concc1'nc i vapm·i dell'a~ ·ia de l suolo le analisi dell'nuLore hanno ri velati i seguenti p er· cento delln qww t.il;à che avi'ebh'esprcsso la saLul'azione alla LempcraLut·a del mom cuLo.


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Dl GIORNALI ITALTA l'H ED ESTERI c;., r tflo dcll'unh·t•rsi!à

t.antl no dell'università

~-- .__--.._

~ ~ metri

't.'3 g~on aio . 20 .. 4-:) m aJ·7.o. . 15-17 Jr'luggio. 1-2 giugno . H>-Hi giuguo 1-2 luglio . . 15

3 2 m•·t. a 1 mct. a 2 met. a l met.

!>8,2 74,8 !)0,7 63,0 100,0 74,0 9:3,R 9G,!J H9, L 88,3 100,0 72,:~

97,6 .. 8!l,7 9:>,2 7!l,!J G7,!J

!)7-7 71,>1

71,7

91-,0 Gi-/1

86,5

84,1-

La pl'o:>similil ùrli'ACt[Uil ::>oltrt·ranea non inftui punto su quosla ci1'1·a poich<\ a L<111 u•;<mbo•·go il ::;uu livr.llo A~e mp1·c bassissimo (n rn. Il ,2:l). Tent j)(l i'Cdtti 'Ct del !;UO{O. - nammP-nLimno .;cnz u desct'iverli i lavori in tfU~;o:t.1 via cd i p1·oce:;,..; eli llelb•·ii<:k, di Lamoub(di Monaco), ol.i (; lv i;;IHW n Greeu wièh, tli 1\ep;naulL, BecquCL'CI, P fcilli'n, 1li Fle.._.k. l Pisulk •l i oUenuli dil FodcH' sono confOl'H1 i a 'J llelli rhe fur ono SC'gnaluli HlLI'0\'1', H111' a dii'(> tlimo"ll'mJO lo i nfluenzi' di'Ila lnral itit, delrnspo::;i;donc cll'l >'UOiu, delln pr·ol'uudilù . dell 'ant!am('nlo LC'I'tnir•J di'liti ;;:Lngi •l llÌ. ""l<'l cot'li lc dt•IJ'uni v('l'si Lù a cluc IIIC'Iri eli profnn.!ilil il ntinimo ru 1li 11,\ cd il massimo 1G, 'J.. Quc•sti gt•;m dival'i :-;Oli LI .Jovul i al <· limn nsti'C'IliO di K lmt::;enhorgo ed all'<'-iSPN' il luogo t1·oppo !'l•'opc>l'lo. l.n poI'Osilù c!C'I suolo lilYOI'i~cc l'ziandio l'c>• j uilihl'm·::;i eolln LPmpora Lu r·a .c~tm·nn .

Tnl<> i· la ;:;uo;lflnzn di qu<>lla\OJ'O c>minc•ulèiiiPnle illll~r·Ps:<m1lO e che nPces..,iLt'l nu 1lispcwlio ahhnsl ••m:a "'~'rio eli tc>mpo, di enel'giu t' di J>ri'SO\'CI'illlztt. Uualn•ut•H' ne siu la parlata, ci p••cme eli qui nll'c t·n~;u·nc il \'<1)01'('. l\lanon i..;l'ug~ii'Ù ad nlcnno c h H cruP:;li dali 11110\i uot1 liiiiHO nllro <'Ile COI~tplicltl ·c nn tonliu di ] liù gl'imha1·azzi fl'il cu1 s'np:gi1·a oggicli la ll'ot·ia dP!Fe;dologin lellur icn p::;L!'sn Hd nlll'(' ttuliAllil' non tli penc!C'n li clnll'i nl!lzionn p alusl!'('. Il >'l;!l1 ol' eli Fo·lo1· hù una gaglinnla incllllazinnc pPI' l'eziolilp:in L<•lhu·ic•a: egli n;:;-:imi ln vnl••nticl'i le (' ll l<llHlZÌoni di m iasmi n q•JI'III" d'tu•itlo cnpl,oniro e non h>uw di t·.tn i<·inaJ'C lu l'~bh1·o t1n I!W l a ~:iu a l 0 o l•' l'tl 011 ul ~i l'o . Qunl dilli•I'Emza pot·ò da un t'liSO ull'allt·o! Qui il >'Uoln na-:r·cmdc• un !"Ol tesii111onif1 di fenow cni ch imici: lil i11p;mw •·u oc l <•Hnli1 1'nge11l1· nwl'lli fìco m ecle::;imo. Q11Pi f••nomrni dti111iCi n011 pr-oducono es"'i ;;lei'<!"i l e maluLlia Rpcci lkhc, <'.iò ,\ ll'uppo cvitlentr: mn :-:i i· poi :;1-


990

R11'1STA

curi che si collcgllino colla genesi c col!a pulltùazione degli agenti specifici? E, que~lo legame dimostrato, è c-gli assolulament.e necessa1·io che il testr:mon.io delle elaborazioni pestilHnzia li resti s otLo ln mano dell'osser vo.tol'e ed il s uolo, pe.l'ii~Ol oso come ricetLflcolo, uon p uò essere sosliiuilo allo s tesso titolo da un'all1·a supcl'fìcie o da un ulli'o mezzo!' Fillalmentc ammellenùo ciò che i· pienalllcute verosim ile, che elaborazioni mia~nmtiche ahhiano luogo m~li strati supl' l'ficiali del suolo, esclude fo1·se Lal fallo ddle a!Lre elaborazioni assoluLamenlc simil i negli str ati inferi(wi clell'atwosfcnt r Sarù stata no tata lu stt·mw cont i'addizionc che si pr·esenl.a Jì'él nlcuna tlel le leggi lim-nolaLe d ull'o n o l'Cvol(~ 1woressore tli 13uda-Pesth. " 11 suolo il p iù r icco di nci1lo ~nrhon ico ù mcuo pel'icoloso del più povero ''· Ora l'alta p1·e~sionc barometi·icu, vale udire quella della siccità e del bel lcmpo, diminuisce la qwmlit~t d'acido carbou ico tlel suolo: il s uolo ventilato, cioè tlucllo che l'igi(>ne pPor.lilma il migliol'C, si spoglia del suo ncitlu carbonico a !WuliLlo dello spuzio r ipllPalo dal ve n Lo! l.a pioggiA os truisce i JlOl'i del s uolo e vi accu mula l'acido cm·bonieo: le s tagioni piovose non sono pe1·alll'O l'ideale della rnoLeol'ologia benefira. Come lo dice l'au~or·c, bisognerà singolaPmente vat·iat•e e r·ipclci·e le osservazioni diPeLlc su questo puulo per polHI'<' slabilii'e serì rappol'Li l'l'A le cor:dizioni t.clhu·ichc e la genesi o la propngazionc delle malattie epidemi che.

1.1na eJ)iclemin eli !CCilitn•ia IJUba u cl :t• hnttaglio.u-c dd ·J17• f:ua!<wia. Pel doLlOl' Eu<a::NlO F AZIO. - (Da l IVfovime rdo medico cltir·uryico, scltcrnlwe 7:}) . - Debbo al dott. GuGLit:Li\ll, al.lùetto all'ospcdulc n.ilitttre d'Isernia. l'ossHP\·azionc di una epidemia di miliari<: a (Il((, s,·iluppala~i n<>l 3' batt.a~lionc del 17' fanlel'ia '\UÌ di guat·nigione; lusin~anclomi appo!'tare con la 1wesen te nota in cct·lu qual guif:R un contJ·il>ulo alla dispulo.la questione, relaliv<.unente alla n a l,uret i<liopatien m[ ess<•n.zit;llf', o sintomalica <lf' lla miliar e, s pecialme nte appo noi elle du poco si ù solleva la. · 11 battaglione è s lnn~ i alo qu i da cii'Cil dne mesi, c viene du da Parma, OYe non pat·e che fra rnililai'i nì> rea civili si rosse toanifesLata la 1nilia1'P. Pl'imo ad es~e1·ne colpiLo in lsernitl, 23 gio1·ni eire~ dallo univo {l), fu w1 giovane militare, il (1uule clupo avet·e anc; lito l'el' vari giomi in tensa cefalalgio, in-

- - - ---- - - (l) Il battaglione vi !tnh•ò nello scorso mese di gi ugno.


'Dl ClOLtNALI l'LUIANI ED ESTERI·

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s onni0, il'r·crtuietcuza, inappetenzu, ed un senso mol.estissimo ili costr izione ch<)c dall'epigus ~ri o s' ir r acliavù negl'i pç~ondri, fu assal ito da bl'ividi, ai quali scgul febbr e alta, e suC!oh copiosissimi, che si ripeter:ouo per vul'i giorni, ·segue ndo il corso continuo rcmi ~Lon le della J'e bb r·e. L'infe t'lllO avevu un cospicw) tun•ore di milza, lalthè in sulle pt·ima sospettlmdosi malar ia s i somministrò chinina, ~mche in do:!i genet·ose, ma sen7.a t'esul tato alcuu o. S i tenne in o::;servazione l'inrerrno; q uindi si po ~è notaee sulle regioni dei fianchi una copiosa et·u;-:ionc milial'iformc, bi:mcu, che man muno pt·ogredendo occupò il resto dell'ncldome' e lu Pegion i lombn.. i, pad e del uOI'so, le natiche ecc., e ~i avYi~ògiudi7.iosamcnle polcrsi tt'allure di milial'e. l)iagnosi che Yl·mre ront<·rmata quando dopo alquanti gi01·ni, contcrnpowmeamenlo ad una r·ec:icli va ('l) del Jn·imo infermo molti alll·i mililm•i fur-ono colpili dalia identica f'orma mOL·bosa, per' modo che si pt'ese il Sttg~io espediente d'isolar·e gl'infermi dalln inf'ct·rneria, r·accogl ien do li in un vecchio convento, adil>ilo all'uopo, ol'l'renclo il vantaggio <li un'at·ia salubre, ventilato, e l'agiu detritiolamollto pat'zitlle. l militat'i linorft colp iti ::;ono cit•ea f.•O. La for·rna unic'l:t e comune è la 11tilial'is alba, eccello qualclre caso in cui tra la infinila m il'ia<l0 di vesciclle~tc lJiancho della gr-andezza di u n gt'auo eli migl io (2. ~~m ili.) notavuusene ru t·am eu le delle n'brae, specialmente pees.,;o il collo ed il poLLo, sovente confluenti; ed in alcun i ct~s i g t·avi, como tlil'ert'lO, s i sCOI'g::;vano vere )Jeteccl•ie . llvol'iorlo pt·odrorna le quo!'<i in lu i Li p 1·oc:edeva di 2-4 giot·ni l'et·uzionc, e si auuunziuvu con un malessere gcnPrale, s enso di stu n r.hezz<:~ , i rTequie LE'\zzu, rna ncum:a di uppetiLo,nau-. seu, vomilo; spc~so penosa cosll'izionc ull' epigastrio dagli archi costali, cefalalgia inlcu5a, cardiopalmo; in allri, dolori ar~icol~ui, muscolat·i, s Li t:mnon~ i - r-ome a lle s m·e. Un caporal fut·j eJ'H lagna vasi di un fict·o do!cm,), il quale dall'ascella sPgHèndo il ncr·vo brachiole, poi il cubitale assegnava dei pun ti do loei fìci Jnolestis::-imi (p unti di W EBEn), fino ad impecliegU il uw,·imcnlo dell'at'lo super·iorc destJ'O. In alcuni lo sf.ndio pt·odromBle mancava . I l cornincia mo nto pr·opt·inme nte de LLo, in quasi tutti i cas i, era annunzialo da un brivido inte nso, a cui, massime la noLte, unilamente all'innalzamcnto termico, succedevano pl'Ofusi su-

-------(l) Il LEII!!R.T e d'avviso che la miliat•e non è tra le infezion i acute che presP- 11 n a vol ta uon si r ipe tono sullo stesso. ie •dlv id uo, ossendo faci le no · ia re le recidive. "Uf.dlcinx pratica, p. ~9. Napoli.


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fUVISTA

dori (da bagnare lenzuola, materassi c coltri), alle vone accessionali, siccome la nota febbrilt:·, lr·amandando un Je;.:zo acidetto disgustoso. In principio, a cagione dell'eccessivo s udore, il volto era acceso, la sete molestv, la ling ua ispessita e copePta di patina biancastra, ovvero rossa e p1•iva di epitelio, le ul"ine ritenuLe, tm·hide e sc/U·se. La copr os tasi è s tata una nola comune, scguìta costantemente da diarrea, inf1·enahile in alcuni casi. In qucsLo pcJ•iodo contemporancamon le ad un senso rli prurito della pelle, sono r.om1Jèu·se molte vesricheLle miliAri, sprcialmenle nelle J'cgioni dci fit:mchi, <>Ile in due ali JH"OCPdl'lldo inwml.i, si sono avanzaLe in alto verso gli a l'chi co!-' tali, cJ i 1·ado invadenùo tutto il petto; cd in basso tino alle reg-ioni in guinali cd il resto dell'addome, non oltrepassando 111a i il :3• s upet·iorc dolio co:,;ce; in dietro occup~tudo i lombi, In nalichr, e t'8J·arncnte tutto il dorso. Yescichelle codeste gt·osse quanto ulla testa ùi "l ilio, anche più piecole, bianco -!'allidc, etl nlcnno con conlenu lo manifestamente tol'bitlo laWginoso. T1·anne alcune accidentalità dette innanzi, evid enlBme nl.t~ la fol'ma tlPlla el'llzione, il ;,;u{J apparir e, il suo decot•so ed il dcsqlltttnfli'Si, era comune ed unit'oJ•me in tutti. Molli infet•mi p1·cscnt<1sano cl<>lle elllot·escpnzc anche s ulle mucose: eomc s ul J:ltllAio, snlla p1mla della ling ua, e suoi borcli, ove si pt•csPntaYano dellt• ,·escicole agg1'uppale, 1·ilevale, e di un colori to rosso viYo splendente. La re bb1·e, sàlvo 3-4· cusi, nella mnggio1·unza l tu p1·nso il tipo continuo, con rcmillcnze mull.utine. L'altezza media l'i è serbata fm i :18-38';~ - 39 maUiua; 39-80 '/. 40 centig . IR so1·n: in alcuni ca:;i gr avi lw raggiunto i 1U ' '• H (s·•J'a) . La tlim·Pea, spesso profusa, ed il llWLeori,.mo hunno a ccompagnato il decorso t\!blwil'e. ll calm'l'O JJt·o,,chiu le, più o rncao difftlSO eJ imponente, iu I'Rgione dell'l'IILezza febbrilr, della co..:;tiluziono degl'infermi, della vJt!nr t•alJ.ilità clelia mucosa eHspit'aloriu ecc. hn uccompugnalo qua:;i la pltu·a li l~t dei ca!"i . :\olevolis~imo, t} degno .ti nota, in tutti co:;Luntemente l'<i c\ wesnnlato illurnot•u eli milzA, oltr·epa::;:;unrlo l'nscellui'O morl iD, l'm•co cost.-'.l.lc, tanto tla pOLPrla pl'llpu1·e, e<l mler.·ndo alla colonna verLoiJ!'ale . ,\lcuni iufenni lagua\'ansi nnchc di ped ::;ple ll ilc3. Le manife~taz ioni ne1·vose, come abl>iamo piit detto, :;i lilllilavano al sem;o di costrizione alrcpiga:<ll'io, Jouo a Jli'OYO r·m•e il vomito, e,t a i luli, dolol'i muscolari, m·ticolm•i , sl.il'ature tdle sure, ccf'alalgiainlensa, mAi perOfol·mespa;;tiche o conntJsi,·e; ra1·o il delil'Ìo, 110n soPpossa.nrlo il rnniloqn io, J'aJ·i"sirno il coma1 c.he appena s i è annunziato io 2-3 casi g-eavissimi, nei


DI GIOHNA Ll lTAJ,IANt EO ESTEIII

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quuli la tornperaturn l:lvova raggiunto i 10 '/,-4rl centig., o nei quali si notavano petocchie nel c.nmpo della miliare; c.onlornporaneamente a diaPPeo copiosi«sime cd inft-enabili, calat'I'O bronchiale diffusissimo, perisplenile ecc. For·me codesto che si poiJ'ebboro avvicinaee più alle lifiehe. l u tntLi oltre ad nn senso tl i w1cuil.ù cerebral e nel c01·so dell'm•nziono (periodo febbrile) ed una notevole st.unchezzn, poscia nie nte alt!'o. li cOI'!-50 medio della eenzionc ~i può ealcolm·e dalle 2- -1- sellimano. L'osilo, sn :)o allù,cati , è stato felicissimo, aYen!losi fi11ora a d~p\OJ'Ill'O appena un morto. T eat.tn msì eli u n crmvalescente, il quale ti i J:i toeno dal cc~sso cadde hocr;oni sullcUo, corno ru Iminato, in pPeda al collnpso c cianoliro, e dopo pochi minuLi nn l. E a ri flPltc1·si che lino al pre~Pnle, eh ·io sct·i ,·o, n i un caso rJi miliare 6 FL notarsi in cillù ( l). La p1·escn Le oss crvozione io mi penso pntJ·il av valopar·c chte faLLi, ... che la milia1·c ù una mah1Ltia cssenzialn, idiopatico, elistinta da oll1·e maialtic iufetli ,·e p4;'1' canllt.eJ•i assolutamente speciali, ecl unilorntetnentc cosla nli; -- c chn in Italia sonvi conLJ.'a< ~<', come l' Emilia, In Lomburs i ia, alcu 11i paesi del Piemonte, e f"J H~ciùlm cnle la Toscanu ove la militu•e s uole nssumeJ•e il <:al'allerc di una endem o epide1nifl, per ciecoslauze locali non bene as:>odMe. Appo 110i, come anclw nella maggioranza, poclli clinici si tleeidono t\ riconoscut'e l" essen:.-::ialilà della 111ala tlio. L'Hh•sch si t·ipol"la fino aLI l PPOC I\,\TE, AnwrEo, AEzto ecc. i quali dislinsei'O bene •}uest.a individualità moJ·bosa. Fra i TuJ•chidi 1\otl.i fu ossePVflla la primn volla nPI 1480 la miliare deco1·rere epidemica (:2), dirrond endo~i con le vaste epidonlie del H8li, •J:,os, 15~S in Jnghiller·Pn, nel 1520 nei Paesi Bassi o nella Ge1·man.ia, n el 1Y51 di nuovo j11 lnp:hiltcrJ'a, sol.lo il nome di surl01'e an!Jiicano ( eaglhscher sclw:eiss). Di poi la malallia scol))parvc per> un secolo, e moditiculu in alcuni punti riappùrve e.pidernicR nella rnetil dd secolo X VII nella Geemauia dl) J. cenlr·o, nellA Sassonio, nella Tul'ing-ia, ove i mcdici (3) t'imaset·o sorpt•esi per- una roema m oPbosa iìno allora sconosciuln a lot·o, chP in sulle prime allacrù le parLoJ•ienti, poscia ancl10 lo Llonne libere, e più tur·cli gli uomini nll.l'esì; ed (l) La relazione ftt scritta il 5 settembre; Ol'a 20 seti. posso aggiungere cbe mtta la epidemia, es,qendo g ià dileg ttata, colpi cit·ca iO militari, con cinque pe1·dite, parte !Ielle quali ei·<lllO sch iette fot·me litlche. Amici medici mi assicUI·ano aver notaw iu cittil 3-1 casi di miliar'i8 alba. (2) Handbu ch de r hisl. {.teog.t•aph. Path. t•r B. p. 257. (<l} HIRSOU. op. c. p. 5\?lì.


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nH" l STA

essi la nomaJ•ono • Pttt'PW'et , _ E nel secolo appeesso (X Vlll) apparve nell'llalia super·ior·e, iu nlcttni punti ùella Francia, specialmente nel lt'l P iccardia e nella Hordog-no,Linguaclocf\ecc.; cont(.)Jnporanr~nmen te ne rur-ono col pite in Ger mania del Sud la Bavier·a, il \Vurlemborg, la F1·anconia oce. Negli ulLim.i anni la malattia insieme alle epidemie colo.:Piche ba poetato grandi devastazioni (1) . Pceò ahhiamo n r-.iflel.lere che ,.;ebbene l a nli liur e si as i ossel'vut<'l <lccorreee ordiuariHHWnte epide mica, prcscntavae:i ancl1e sporadica in t·appor·to a comlizioni lopografichc, pee cui t•imane endllmica, e t'Onfinata in il lcune località. Pet·lAn Lo uaa di1·etta con tllgios i lù non put·c d imostJ'IlLa, cum e rimut~o senza

resutlnti n lirtuido delle vescichette iJLiettato.

Suole pt>esonlat•si a rref'cPeuza ncll'e:;laLP, >;l,o~so accompagnala el coleJ'Il, assale lf' donne, e le pueqJ<'t\~ specialmenfe; si assegna per la predis posizio11o l'<'lù m edi n lPa i 20-i-0. Nellc:> provineie mel'itli\lnali di '~p id emie mi litll'i non abbiamo cenno; notizie esaLle ne tlanuo i medici Losc:ani e Jombm·di a prefet·cnza . Nondimeno 1ton Lu Li i i potologi, t·irJoto, s'intendono nel l'iconoscere la essenzialitù del pt·ones,.;o miliar·,:. H EUl{A, NEU MA N:-1 (::!)ed olLt·i tenendo conto di <rueiJe t>t'!ioresccnze che spesso accompagmmo m0lli })t'occssi febbt•ili, p. c. nelle fdJJn·.i pnerperaJi, nel ti~·o, nella pnmanonil<), ne l l'Cum~:ll.i s n;o articoll'll'e acutu er:c. nei b~\ln!J ini anemici c· illa t·aslici, nel decorso dell'angina, e del lot·o sorgm·e sotto l'influcm:t\ di alti gr adi di Lcmpel'lìlura, che pot·tann s,·eo g;·aude.secr ezione sudociJcl'p, dopo l'usù p eotrntto dei JJ11p;n.i a vopot·e, pegl'in.Jiviùui ohc::;i c he suduno mollo, n~ i bambiui a cutu del icata cc<:., ritengono cou ~icu t•uzza lt·allm·si Rcmp1·e di una a.fezione della pelle esclusivanteuto e HÌL·nte uHt·o. " La ntiliare non .~una malattia sosl.w tliYÈJ, COlll O i n tante Ojx~ r-e ,·. d uscri~tn, ~d i cui dicono essere avvenute cpidemio con;_plete; nemmmw Ju miliare, tanto ft·equonte i'n l talia, l; dtl ril.cnet·~i come malattia cutanea a st~, ma. queste ct•uzioni sonu fenoll1Cni con(~o1ni La ati di a llt•e malatli~ f'cblwili, le q uali deeot·t·onn c: on copiosa secrezione sudo;·il'ct·a, o vien 'f1U1::;ln procut'lllu da coperluJ·c Leoppo calde f<ulla cute. :-.tutte queste malutLto citale col nome eli miliare conviene quello di sudamina; cotlle miliare all'inconlt·o vengono consiùern!.e anche do r-1~=:oH A l[ilC ilc cr·uzi011i che accompagnano il tifo, la l'ebbr e puel'pCl'tlicecc., occ . (;-!~::u.\IANK).

- - - - - --- - - - - (!) E. LEni!RT, i11anuale dt 'IIWàicina, pratica. Napoli, p. 17. (2) Mam~ale ài tte·,·rtUttolog1a. 'l'r(l.d. dnl pl'of. T. nR AmcJ~-


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l)I Gl0 1\ NAL1 lTAI.JANI ED ESTEHI

VerosimilmenLe gli ou~Ol'i p1·edetLi nou hanno avuto la oc-

ca'?ìone di seg uit·c una epidemia di milirt,.e; perocch(\ comunque cl inici esaU.issimi o chiari, la confondono con la sudamina, dipendente da ipeefunzionalilà tlelle glandole sudoJ•if'ct·c, cui unendosi essudali ed epilelii che occlndono gli sbocchi delle glandol<l, si formano quelle eft1orescenze o vesdcole, che facilmente scompaiono. Così è di lutti coloro chn non ebbero l'occasione di vedere una Yet·a epidemia di milim·e: ò lAie la uniformi lù.delle manifestazioni mo t·bos<•, e tanln la costonza delle note carattcrislic!Je, ch'io w i penso pochfl alll'e inl'ozioni possano pt•esentaee il quadl' O sintornalico così p1·cciso come nella miliare. Anzi mi permetto Rtlci·mut·e che la diagnosi clit'fet•enziale JH'esenla nolln mi liare essenziale, idiopal.lca, n1inori difficollù che in altre. Nel Congrc~so iulernazionule LPnutosi in Firenze nel 1869 si discusse la qu()s linr 1e s ulle es:;enziulità della rnil iar·o. Jl dottol' PAN'I'ALEOKI di Homa oppugno vivacemente l'es is tcuza della miliar·e, rome malattia iuclipcndenlH, specifica e contagiosa, no n poLon<lt}Si ad essa t)!':'segnurfl caralLcl'i e sintomi definiti , non nv('Jldo 1111 coeso speciale, 11è un P•?l'iodo !let ct·minato, nè offr·<>ndo conlag-iositil. Cr·iterii c duhùii ('>;fitti corlesLi, ove per·ò le os!"nrvazioui non l'i,;pondeso:;e!'o Rlle inle rToga:.::ioni . Il Pr·or. GHrNozzr di FiL·cnze, i !Jr·o r 'l'I ~IM J·:J\MANN, BunnEsr e SANTii'>I (!) so~Len ne t·o invece CS':'ei'e lu 1,ii!iarc malattia specifica, distinta dalle alt r·e malattie e~antcnJaticho; non osser·e mai siu Lomaticu o sccon1ltH'ia di nll r•) mnln ~liH C!;;an t.emt\ti che, ma rapp!'esPnlat•e um\ entità rn01'bosa dislinta, come la scul'lattina, il mol'hillo, il tifo, il vaiuo:o ecc. pet· In sua tìsonomia speciale nel le ma n i l'tls taziun i, evo h tzioni ec.c. l n effelli noi abblamo avulo ui ciil a convilwerci 1Wlla e pidemia tli cu i abbiamo r,\tto mem~ione : laula unilot•mit.ù di ~int.orni uci perioJi varii dei pt·oclromi, dBll' d'llm·esc.fluzo, di d esrruama~ione, il tipo costante della nola f'Pbbt•ile, la localizzazione o ù'iffusione progf'c~~iv a della r ruzionr., infine le ac.cidcntalit.il concornilauli non consentono pot'ltH'e tonto ollre lo ,;('etlic:ismo nel negm·e la specialità a ques ta individualilù mot'lJo:::.a. Lo tui l.ia r·e wlunque ò una iniezione acuta del saugue, prodotta da un principio specifico.

------ (l) SILVANO SANTf:-1!. -

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LCh liJitfCIII•e nelle lit~C pel'line~He mo·>·~ose. -

(Firenze 1869 pt·emiala del primo premio, concorso HibCJ·il.


RIVISTA CHIRURGICA

111odi0cnziooe nll'appnrecebio gessalo per la cltlrur;:ia di gu<~re·n, del dolt. A. Z S JGMONOJ. Relazione lctln nellu ~~sm• sed uta dei naturAlisti e medici tedesch i il19 setlt'lnabr·c 1875. (Allgemeine Wiener meclizinisclte Z eilung, settembre 1815). Da un nnno e mezzo in qua ho fo tto mol Li tentativi pee· facilitare l'oppl icazione dcll'appareccltio gessalo e pcl' 1~e ndel'lo più adatto alla chit•urgia di guer·r;a, e sono r-iuscito ad otlenCI'O un processo che ct·edo corl'ispondu a tutte lo esig.~ n ze pl'iucipoli e che sottopongo pet· opportuno esame all'onOl'Bvo1c assemblea . ~e svilupperò pr•ima l'idea originn1·ia forHiamenlolc, per descrivern e poi le modiflcaz ioui. Faedo prcpal'OI'C un Sl\Cchettu di L<!la o di flanella, la quale sia stata preventivamcnle hagnala e asciugata affine di evil;are che, umiù,u, nell'a tto d ell'appli rm~iorw, s i restri nga. Questo succhcllo per In grandeua c fot·mu deYe COl'i'isponclet•e allo. par·Le da ftlscim·si; lo riempio elfuabilmenle di polve1·e di ges«o per modo da rugg iun get·~~ lo spessoPe di H fl IO m illimetr·i; ne f'Qccio cucire l'apertur'R, lasciantlovi soltanto un piceolo ]Juco della lar·ghczza di un ct-nlimctro, e fìnalmC11le lo immergo io acqua calda. 1~: opportuno, ma non neressueio, che il Y:lso, eh<~ s i ~ldop c J•a, sia lungo come il sncco : n ln l uopo i r·ccipie'nti pcP bagno da bPnccio f;Ì pr·esLano ben issimo per la maggior pa1·le delle diverso rol'IUH fii ft\SciaLLlra. Penett·anclovi l'ac<rua, viene espulsa l'at·ia (~sis lnnte L!.'a la polvere di gesso, ed il sacchetto rimùl'J'à fJltindi mollo rigonfio. Quest'arin clowù E'Ssere cacciata via per la piccolfl apct•LUJ·a l'lppositam <~ute lnscia ta, stt'isciando Pipelu tomenle le ma ni ~ul sacchetto; o così nnche il gesso s i imbeY<wi'a d'ac<(llfl in ot;ni porte. Poscia, levato il sacco dall'acqua, si t'a :::guctiolal'e da un'assicella obl ungu inclinata, s ulla quale s i distende diligen-

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IUYIS~A DI GfORNALl ITALiANI EO ES'rF.Rl·

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temente pà toglierne ogni piega e rame uscire l'acqua snpè'rflua. Indi si spinge J' assicella insieme al sacchetto sotto iL mer:rrbro da fasciare, cui si adatta il sacchetto e si fissa prQntarnente con alcuni gir i di fascia comune; la q uale mentre nei casi urgenti può bastare da s è J:<ola per mantenere a posto i<rapl3fn•eccliio, sarà negli ordinari rafl'cwza la, mediante un'altr·a fa&cia, con giri cir·colari; c cou ciò s i oLLerrà una 1wecisa fasciatu'!::~ adatta alla t'orma dell'ar to ammalato. In mancanza dellla,ssicell;;t il sacco può essere preso e allar·gatJ con le mani; la qual cosa perù ò meno comoda e meno pl'OPl'ia . Nei cusi di .è stremo bisogno si potrù fissa1'e l'apparcct:hio senza l'aiuto de.Jl~ ft~st: ie con s emplici (H'essioni manuali fino alla consolida~ionedetgesso cl1e si fgr· ma in pochi minu Li. J?.e si vuole applicar·e un appar·eccbio più consist~mte bisognerà adattare s ul p1·imo sacchBtto .un alko s lra Lo di tela di Ufi!lO.le dimensione, enr:endolo insienie su Le<~ lati, m modo che ne I'isultino due sacehei~i. In tal guisa si p t.tò accresce!'e il numero. degli sLeaLi e dei sacchetti . Se si vuole poi adatta l'e .-ruest'appal'eechio a una paroLe sporgelìte del cor po , come pe1; esempio, al calcagno o al gon;rh6, si l.t1gliano dalle par·ti Jat<wali dei sacchetto due lembi friangolari, ossia due gher·oni, quindi i margini che l'isullano ~fçpo l'escisione si accostano, e si cuciono insieme quelli del wb.'superiore, C iusieme quelli del. te!<) inl'erÌOI'e in modo che la conLinuitù del cavo del saccheLlo non venga interTolta dai punti di cuci f,ura. Cosi si ottengono mi1·abili appareccl1ì che non r~chiedono nò.lc tti speciali, nè sostegni, non il radere dei peli, P.è l'unger·e t:on olio la supe1·ficie della pal' l(~ lesa, e ehe riesèono, peP gli nmmala Li, esLeemamenle comodi. Ciò che sorpreJide assai gli è che se si J'o rmano pieg-be, per cruanto g1·andì si.aJ:lO n ella ptu'te dell'apparecchio t:he tocca il cor·po, esse non 1nple.stano minimamente l'ammalato, giacché vengono a scomparire mediante l'uniforme p1·essione dell'appaeecc!iio s tesso. Io ho spHrimHnLa Lo ques to a ppaeecchio in più di l[uaranta ea;;i. t~ lo trovai molto adatto e opportuno. Ci trov iamo per esso in grado di poLer allestire tanto per la chirurgia militare eli pace H di gueJTR, quan to per· quella c ivile, apparecchi p el' frattnre di ogni SOJ'ta, sHmplici e complicate, appaeecchi immobili pel tumore bianco e pe1· altr·o in!ìarnma2jioni delle articolm:ioni con o senza suppurazione, eome pul'e per le ferile Lrasversali viçino a lle m·Ucolazioni, slivale lti di

'Petil1 ecc.


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RIVI STA

Nelle fraLtut'O ho adoper alo gli appa1'ecchi a stealo o a doprio sacchctlo senza che i feammcuti delle ossn fra L Lul'ç~te r im anesseJ'O accavallati; li applicai m1clle per imped i r~ l'incuevamHn to di calli ossei di t·ecen Le f01·mazione: o ne restai sempre o! Lreroodo soddi sf'a tto. Tentai una volLa, pee uu caso di resezione dell'aJ•licolazione del gomito, di uniJ'c un cor to apparecchio di bt·accio con un apparecchio di aYambraccio, mediante tre git•i di foeto fil di l'CITO stngna:to; la fJUal co;;a sebbene r;u>;cisse complicala e difficile, pure dopo l'ipclu Li tentativi diede nn r isult.at.o r elativam enLe buono. l n ctuesti ulti mi Lernpi l a mia cu1·a speciale fu rivolta n diminuir e negli appaPecchi il difHlt.o dullLt pesantezza che li t·cnde assai incomodi, senza elle pel' quc>'lo diventasseJ'O ft·agiti : r aggiunsi il mio scopo in un modo molto pratico, r1 m~llo di accrescere gli slt·ali delle par,>ti del sacco. Ne feci fm·P uno di t.ela, l o radd oppi ai con uno o dm~ st1·nti di caticol (tel a di bam bagia) c qu ind i no aggi nnsi oltl'i di lela eli flanHIIu : con ciò ottenni due o l.r·e tasche) og11 uun delle •ruali vp,nne t •ic~ t n­ pi uLa di gesso, e maggioPmentJ rJnf'lla r.he deve sl.at•e piì1 dappl·esso al corpo. Poi intr·odussi nella tasca più cstm·J IU una sottile suola e quindi proeedei poi t•imanente come si i· detto più sopr~1. In questo modo oLLenni eceellenti nppat•ecchi che Ol'ano appena appena piì1 gl'ossi dei HOSll'i an Lichi eli lcgtJO o di colla di amido. Tal ora invece del r:alieot mi servii di cor ta aseiuganto oppm•e ùi carla B cetlic;ot insi eme, volMdo special menLo itnpndire che la suol a inlt'Otlotla nella tasca eSLC'I'nu t•iescisse tt·oppo fH·o,;sima alla supol'flcio del cor-po. 1 roici LPnLativi non sono Ancora finiLi, poichr'l son cet·to che si può adoperm·e pet• gli stl'ali del sacchetto qualuuqne Lessuto del maggior huon pt•czzo, come tela da sacconi 1 slolfo vecchio di r.of.onc c di panno, l e cruali si p ulil'nnno c: si disi nl'eLLcr·anno prima , corJ Lu lta cura. Una volta pr·ovui a meseolal'o il ges<;o con sahbin ·pc t· (IV<: t'e un J'ispal'rnio di quello in caso di bisogno, e mnssintf' in guerra; h-ovai pot·ò che ment1·e In mPs~:olanza acquista In çlurezza neeessario., irnpiega poi più del doppio di tempo pet' consolidarsi. La consolidaziùne si oLl.iene in tal caso sollcciLamenLe aggiungendo alla mi scela sal e o aJlurnc. Cercai pu1·e di tro vare un J•imedio contr·o l ' i mbi bi zi one di


ni GlORNALI ITALIANI ED ESTE I\I

Pl+s: o Cii alkò liquido negli appaPeccll i; non vl sono però ancora.

riuscito completamente (1). ' p eeparai una volla un sacco di gutta-per-cha e tela, p~r l'appa,rècchio di un dito che suppurava abbondantemente, aJiìne di ev.i tare il ristagno della marcia nel suo interno. . Qltenni con ciò m olLe pieghe nel!~< supedìcir~ del sacco che t~ccava il corpo, le quali, sH nel caso concr eto non arrecae'Opo molestia, lo pott·ebbel'o in un g1·ande apparecchi0 . Ho però in mente di s ur r ogare la gutta-percha con tela di oaoutchouch, la quale però, costando molto, 11on poLrà esser e (;li com nn e uso negli ospedali . Tèntai di render·3 imperm(~abili gli apparecchi, ma incon trai graviclifficolt!l, percttè le matr~J·ie cheprodurrcbbe ro talc imper. 1neahilità non aclerio;cono alle superficie umide . È tolta quindi 'la.possibilitù di far· que::;to tenlaLi vo prima della s olidificaziooe, €l si sarebbe pe1·r:iò coslt·etti ucl aUender·e che questa sia com· piuta, ·ma si Pl'<'sentano due casi: o si lascia solidificare l'appat·ecchio rmlla paeLe' su cui vienHadatta Lo, o, dopo aver·lo ap,plìcato nlla medesima per modellarlo, si toglie, e si dà tempo <!Pa solicli·lka7.ione . Pet·ò tanto nell'nn caso che ncli'uHro si. è cost.t'etti a levare l' appat·ecchio per ispal m<~rlo e tornar quindi a firnetter-lo a posto; cosa el1e l'Ìl~scH di teop po incomodo e . di mole::<tia al mala to; di p più s i Vt:de come solamente r·iesca .possibilo il secondo caso, mcm lre nel primo, in cui la solidifìcazionc avvi'anc s ulla parf.e medesimfl) ::<.i tJ·ovct't~bhe la snJ'ierficie ancora umida pet· mm·eicn:.olata, 8 cruindi bisognerebbe -:rimweiare alla irnpet'm!~ahilità. çosì non m i riu;;;cì di atlaccm·e alla superficie eli flonella eli un apparecchio s-ià allesLiLo, s tagnuolo con soluzione eli lacca, e·mi dovelti acconlenLtwe fìn qui di usar•e le sole foglie r.li stag no scioiLc e g uttn-pcl'cha, nonchP. dcil'imbotli.tuJ'a di filaecica 1 e di spol.vel'aJ'Vi il g1~sso secondo il metodo di Neudii t'fm·. In avveniÌ·c par·<) csclndeJ'6 in tali eo.si Ja fianel!a che adoperai finora con pr edilezione. Solo da alcuni giorni Lentai di fa l' imbeveJ'e di soluzione ùi

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(l ) Si polrel>be, nei punti declivi, praticare p;u·ecc hi e apctture,di forma elJ!tciea e mantencrlc dilatate con trazioni opposte prima del con.s olidameuto. Si potrebbe an eh a tentare un· applicazione di drenaggi passanti · )5er le dette apet•t.u t•e, pre,•ia inlro<luz.ione di minugie di g tttta-pet•cha nei drenaggi stessi , da togliers i poi dopo i l conso lidamento dell 'apparec~;llio. {Nota aeua Redazione) .


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RIVISTA

stearina un apparecchio gessato asciugalo e C{l!do, c composto di s tl'ati di sola Lelu, tcncndovelo immer•so tìno a che sia cessa Lo l o s vil.Ltppo di bolle d'aria. Questo m etodo, che può esser e utilmente applica Lo soltanto nei piccolissim i OJ)Pàt'eccbi, g iacchè nei gNtndi richiede l.r·oppu (1uuntità di stearina sciolta, r ende la S11pel'ficic dell'apparecchio stesso impeuctr-abile e lubr>ica. Se il mio metodo di appar-ecchio gessalo è capace d i alLt>i miglior·amenl.i, i· pel'Ò certo che fra quelli fin <Jui trovati è il piit semplice nell'appliC',fiZ ione, e si può p r•esurnere stt' <HH'dinal'iar:nenle adal.lo in g ucrm, pm·cbP- si di.;r sul posto al cl 1iPnrgo m i litur·e un numero s ullicienle di saccl •M ti g randi e p iccol i , L'iempi li e inlcr·am<mto peeparali, i n m udo c he egli non nlJl>ia che ùu immet·gerl i nell'acqua e appliCArli; monipoluziuno, l a quale non r·i chietlc in ogni singolo caso che pochi minuti di Lempo. NoLiarno, concluJendo, le qualità eh<~ deve possedere un apparecchio ben ::<odo, e che il dott. F R. 7. 1E:ZEK enumer·a nella sua opePa ('l) e dopo di In i C. ScHHAUTil nel suo tf'u tl.aLo: (2). 1• L'appa r cccl!io dev'ess(;r e a ppl icuLo t.IOl più lweve ternpo possi bile; 2• senza bisogno di lllolta assistenzA; 3• deve soddisfm•e :;ubito al ~uo !;CUpo; 4-• ùeve essere cluPevole senza danno dell'ammal alo; fl• essere rimosso faci l m ente; 6' devo osscef.l f>< *f'ihile lo speci iiHt'fl Jc fer ite; 7' cleve res i s tet'~'~ nl le inli uenze a ltH Os f"cr-ieh e ; 8• non esset·c solLopos lo a gt·andi cum biamenLi; !J• J'applicazÌOflC tloiJ"apparecc!JiO 11011 de\·e richiedet'e pHrlÌCOiat•e deslt•ezza; 10• il materiale occoPt'enle deve esscr·c di poca spcsn, di piccolo vohtmP, t~tcilc a L!'ovar:::i dap p<wlu Llo, non sog·g<>lto a g uas ti e sicuro noll<l s11a J·iasci la . In tal modo si doJVL'e!Jbc cuncbintl et·o, dopo l'enumeruziolle del g iil de lLo, ch e il ·~ i o metodo p ossiede qunsi tulLe l u quoJilù t·ichiesle, c (]i p iLt uno 1n aggiur pu lilczzll dE'i soli ti appu•·ecchi gessati; qu indi si raccomanda mollissimo pet• uso rr·t•quenle .nella chit•ur>giu.

(l ) C/l.i a.pp ar ecchi indu rtl'i, o così detti inamo'VtliHi- Gr a tz IE'72. (2) Gl i aJJparecchi 1?1a1I<O?!ib!li della ntwva ohh·ur·uta - M on;1co H!75.


100•1 L 'npptl>recchio ges 11nto ne lle frnHure complicate, del ùott. 0ELJ{ERS, medico assist., (Deutsche militairarztlicheZ eit$chl'ift) . - L'apparecchio gessuto nelle fratture complicate si r ende facilmente. umido per lu infil trazione della suppurazione, della lt\Vil.Ll!ra delle ferite e dei liquidi curativi che su ques te si applicano, tt'll l'appa.l'ecchio ell il mernbrofraLtul'alo; la qual cosa mentre ne danneggia la sol idità, agisce contro la guarigione delle fer ile stesse nuor..endo pure alle parli circostanti. U n r imedio facile per eviLut'C tale inconveniente potrebbe essere il seguente, adoperalo giù da alcuni anni da un pt·atico, e che io dovetti r iconoscere come assai corrispondente aJlo scopo, nei poc.h i cas i che mi si pt•cscntarono per $;per imenta rlo. Dopo l'applicazione dell'apparecchio, e fa.Uovi il taglio opportuno per la ferita cho complica la frattuea, si prendo una piccola quan ~i tù di quel cemento molle che si usa per fì ssare i vetri delle fincsl1'e , c che si trova d app ertu ~lo a Luonissimo prezzo. Con esso si riempie con cm•a lo spazio ll•a il bo l'do dell'apertura pra tica ta nell'apparecchio c il membro fratturato. Questa massa molle, indurendosi in poco tempo, permette eli pu lire le f<·ll'ile anche mediante degli ieriga Lori e di applicarvi quals iasi medica7.ione, giacchè i littuidi scor rono senza punto penetrure tra l'apparecchio e il membro mal.aLo. Se per cattiva qualitè di ceme nto, o per altre circostanze, esso si s cioglie o si sgeetola, vi si può r iparaee agevolmente scistituenclone \lei migliore. J)I GIORNALI ITALIANI EO ESTEIU

F isto la a nale di a ulica dala c ura lo c on la l egatura ela stica , di O GILVIE vVJLL, chirurgo assistente nella reale infermeria eli Aberdeen. (The Lancet). - Fra i di versi cas.i in cui si può impiegaee la legatura elastica il professore Ditlell ri-

corda quello della divisione dei tessuti per la cura della fistola anale. Ben.chè io non consideri questa come una r egola assoluta, pure credo che l'uso della legaLuea sia da prefel'irsi all'operazione Cl'Uenta in cer ti casi eccezion ali, fra cui il seguente è un esempio degno di nota. La s Loria di questo caso è tolta da un rendiconto scritto dallo s tesso paziente. N . P ., dell'età eU M a nno, dichiara che nell'estate del1854 soffri di gt·unde debolezza ai lombi ed alle gambe, e eli un cer Lo dolore dopo lo evacuazioni alvine. Questa s ua malattia venne allora diagnosticata un' affezione spinale, e quind i G1ornale at meclicin a ·militar e.

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lli VlSTA.

Lt'attat.a col caus tico aUuale, coi vescicanti e coll'applicazione di migna Lte all'ano. Dopo essere stato soggetto a questa cura pet' olto mesi, egli tentò di ripreÌ1dere le sue occupazioni, ma continuando il dolore dopo la defecazione, e avendo avuto a solfrìre alLr·i fortissimi incomodi, s i decise ud applicarsi frequen~emento san guisughe e cataplasmi. Continuò in questo stato fino all'agosto 1.864, quando osservò che da una piccola apertura, pr·esso l'ano, usciva tlella marcia, che seguitò a fl uire pet' 18 mesi. Durante questo periodo di tempo non ebbe più a soffrire nell'atto della defecazione; prova va però una g·raudc debolezza ed un per·sistenle dolore in corrispondenza dell'osso sacro. Nei quall.ro anni susseguenti comparvero tratto tratto, intorno all'ano, dei tumori r ossi, che scomparivano mediante l'uso delle sanguisughe e dei cataplasmi. Dal 70 al 74· dalla suddetta upertu.ra in vicinanza dell'ano, fl uiva il pus con maggiore abbondanza sebbene a periodi alterni di Lre o quattro mesi ognuno. Il più delle volLe il P .. .. non poteva nè giacere nò star seduto; mu era obligato u l'imanersene in piedi, o passcggiui'O, ri't raendo da tale posizione un gt•ande sollievo. Nel settembre del1874·, allorrJ.uando egli r imaneva s eduto il dolore cresceva, specialmente in un punto della paele interna della natica sinistra, dove avvert,iva una sporgenza grossa quasi come un pisello, da cui s i estendeva fino all'ano, una dut'ezza a forma di un nodo. Questa sporgenza andò successi \'8.mentl3 crescendo e con essa aumentava pure il dolore, pet• cui il P .. .. ebbe di nuovo I'icorso, ma senza giovamento, ulle sanguis ughe ed ai cataplasmi. Fu CJ.Uindi costretto di rivolgersi a un medico che invitò anche mo a visilarlo. Dall'esame praticato ebbi a Piconoscere l'esistenza di un piccolo fOJ'ellino nella natica sinistra due pollici circa dislan~e dal bordo anale. Introdoltavi una sonda, questa rivelò un seno fistoloso profondo e calloso, che tel'minava a cul di sacco, a piccola dista nza dallo sfintere. La parte inferiore poi dell'in lestino el'a talmente scolla ta dai tessuti circostanti, che l.a punta. della sonda poteva girare pe1' l'intet'a metà del suo diameti'O . Pochi giorni dopo completai la fistola, facendo un'apertura interna nell'intestino, al disopra dello sfinlere, pel' la quale passai una sonda munita di solicla legatura elastica, che annoda! poi strettamente all'esterno, sulla lunghezza della tìstola. Al momento in cui fissai la legatura il paziente si dolse di


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un forte dolore, che presto si dileguò mediante suppos te di morfina. Un cuscinetto di lìlacciche spalmato di unguento contenent.e acido salicilico fu applicnto c mantenuto a poslo con una fasciatura a T. La legatura venne via sull'otl.avo gioi·no dell'opern.zione, lasciando, in luogo della fistola, una larga supel'lìcic ricoperta di buone granulazioni, che gl'aùalamente passò a cicatrice. Qualche gioeno pt'ima del distacco della legatura si ebbe una .scarica alvinu, la quale però non diede luogo ad inconveniente di sorta. In questo caso, tenendo con lo della lunghezza e profondità della fistola, con ogni probabilità l'uso del coltello avrebbe causata una considerevole emorragia. Il paziente d'àltronde essendo di ternpel'amcnlo estremamente nervoso, soggetto a malattiu di cuore, ed indebolito clallungo soffrire, mostravusi avverso nel un'operazione Cl'uenla. Credetti perciò necessario d'impiegare la legatura elastica, con la quale, ollt'e che non si perdettc neppure una goccia di sangue, si evitò quella scossa generule solita a risentirsi nella operazione col taglio, che la consuetudine fa adottàr·e per la cura delle fistole. Enfls~ma traumatico senza lesione delle pareti toraeiehe, del dott. D. ADAMs (The L{mcet). - Il 25 giugno del

corrente anno un carro leggiero passò colle s ue ruote sulla parte superiore del dol'so di C.P. hambino di otto anni. Quando egli fu portato allo spedale presentava intenso enfisema della facci a, delle tempia, del t>etlo del lato sinistro, del dorso, delle pareti addominali, delle braccio. e delle coscie, associato a grande dis pnea. Non si notarono, nè contusioni, nè fl'!ltture di qualsiasi osso; ma lo sterno mostravasi notevolmente depresso pet·la forte distensione del tessuto areolare circostante ai muscoli pettorali. L'enfisema, e la dispnea crebbero fino alla morte, la quale avvenne un'ora e mezza dopo l'entrata del C. P. allo spedale. A utopsia e.seguita 41 ora dopo la morte. - Nessun segno esterno di lesione. Dalla boc<'.a e dalle narici gemeva del liquido spumoso misto a sangue. L'enfisema era quasi generale. Comprimendo lo sterno e le coste, usciva molta aria dal petlo. I polmoni erano assai avvizziti, specialmente nei due lobi superiori. · Sulla superficie anlero-Iaterale di ciascun polmone, si vedeva :una chiazza rossoslra, su cui si osserva vano alcune cellule polmonari distese, rnu senza rottura apparente.


RlYJSTA

La trachea e i gr ossi bronchi contenevano fluid o Posso e spumoso. Il cuore era CJuasi vuoto, e il poco sangue che vi si trovava era leggermente coagulalo. Non ·si rimarcò alcuna lesione nelle coste, nelle carLilagini costali o nelle vcrtebr·e; i visceri addominali erano sani e illesi. Questo caso è interessante, poichè climost.ra come i polmoni, sotto certe condizioni, possano essere lacerati senza gravi alterazioni fisiche delle pareti toraciche. Il sig. M iiLon per un caso simile che.ebbe a cur are, espresse l'idea che la lacerazione polmonare si dovesse all'esscJ'Si impedito l'cgresso dell'aria dal pollo. Questo spiegazione potrebbe anche acccltaPsi nel caso orOI'a nar·ralo ammeLtencto la possi15i!ilù che il rauciullo abbia urlato con la faccia »ul suolo. In ambedue i casi poi può essere, che gl i sforzi fatti per mantenere riempi to il petto, affine di a iutarlo a resistere ulla azione traumatica, abbiano favol'i la la lacerazione del polmone. Lega tm•a d e lla suee~nvin s inis h•a ft·a In tràchea e g H scnleni del pro f. MARCTTESA~O (da un e.<; tratto dell'Ossercatore Medico di Palel'mo). - 11 pr·of. Vincenzo Mar chesano r acconta clte la sera del'l 7luglio 1875 fu l'icovcrato nell'ospedale di S. Fl'ancesco Saverio in Palermo un r.erlo Lo Cascio, fl'llegnamc, ferito da un colpo tl i. sgorhia alla regione laler nle sinistra del collo. Il fet•ilo, grondante sangue, fu subito soccorso me1'cè la compressione dil'ella e mediata: tolta questa f~t dila tala la fel'iLa per r iconoscet•e H Vltso cho dava emoeragin, ma non fu possibile rinvenido. Fu quiùdi applicalo lo zailb mediante il cotone al -perclm'UJ'O fer1·ico, mo, non ci ftt verso, nemmeno per un !TJOmen ~o pot1~ frena l'Si l'emor-r·agia . Al lora fu decisa la legatura della succlavìa fra la trachea e gli scaleni. Il sig. prof. Mal'chesano descrive minutamente il processo operatorio, che è quello s tesso di lVl olt pet' In legaLura dell'innomina ta. L'operazione fu eseguila senza alcun serio uccidente o contrattempo. Quindi è descritto il diario clin ico dal quale tog-Jimno le seguenti note. Al sesto ed all'ottavo gioPno emorragia facilmente arPesLala, e cl 1c proveniva dalla ferita faUa pet• legare l'ar-tet'ia . Al quinclicesirno giot•no tos~c secca, ostinil La, l'nOlesta. Al dieciasseltesimo giorno, febbre, eruzione miliarosa rersisLenza della tosse. Al ventesimo, nel mentre l'ammalato


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era fiducioso) e di buon umore, scoppia w1a fatale emorragia, che ~n pochi minu~i toglie la vita all'infermo. Ecco ora il reperto necroscopico, e lo importanli osset'vazion i che togliamo tali quali dalla memoria del prof. iY!archesano. « TrenLasei ore dopo la mor·le, aiutaLo dal dottor Giacomo Distefano, praticai l'autopsia. Feci pl'ecederc un'iniezione a gesso, che spinsi dalle.clue omerali. Il materiale d'iniezione venne fuori, sì <lnlla prima ferita che da quella rlBll'arte. Lo.sciato induri1·e il g(:)sso, si passò ad una preparazione in regola, sì dell'arteria legata, che delle sue branche. Ecco i l'isultamenli: r:u Jegatut'a Bra CIHluta il quar~mla millimetri dall'origine dell'al'Leria dall'arco dell'aol'ta, nel punto pceciso in cui l'artcriìi lascia la di1'ezionc rettilinea, e s'incliua con Ltna cut'Va pi uLl.osto !'apicla per dil'igersi in fuori. L'arteria vcrtebl'Ule nasce\·a selle_millimeh'i in dentro dal punto ove cadde il luccio, immediatamente dopo di essa nasceva Ju cervicale ascendente con origine isolata, cinque millimeLI'i in denll'o dal punto legato nasceva la liroidea inferiore. 'l'uLLe le ulLre al'Lcrie JWovenienLi dalla s ucclavia nascevano al di fuor·i del punto lcguLo. Le duo scapolari, s uperiore o postcl"iore, nascevano da un tronco comuoe, che, nato ire millimetri inruol'i del sito ove cadde lo.lcgatma, dopo un kagitlo di 23 millimctl'i, con direzione d'avanti in dietr·o incrociando i nervi del plesso bt~achiale, :::i biforca va c le dava nascita. Questo t.r·onco ot·u intatto; ma la scapolo.re posletiore em recisa 6 rnillimeLI'i <lopo lo sua ot·igine; di là era avvenulo lo stravaso del gesso. Le 01·igini delln succl(lYia sinis ti'a e della caro t.iclo pl'imitivo sinis Lt'a cl all'urco dell' aorlù distavano un centirnett'o. Il laccio non esisteva più al sito della legatum: forse era stato rimosso ùoi- periti fiscali insieme all'ultimo o.ppaeecchio di rneclir.atura, nella visita sommaria che fece1'0 del cadave1'e. L'at'Leria nel punto dove cadde il laccio ero. completamente recisa, non con Laglio neLlo, ma Jhs Lagl iato; dal capo por·iferico di essa o dal capo cen lt'ale era avvenuta la maggior quauLità di stra vaso del materiale d'iniezione; non esisteva tra.ccia ùi g1•umo sanguigno. Le arterie c le vene et'fmO vuote di sangue. ll nervo fl'eni co era nudo nel fondo della ferila. l visceri delle tre cavità non offrivano le· sione alcuna, c solo rnosLravnno lo stato eli anemia, conseguente alle gravi cmor·Pagie. Osservazioni. Nella massima parte delle legature di succlavia prima degli scaleni praticate sin Ol'U, la morte e avv0-


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nuta per emorragia. A destra, per quanto io so, questa legatura è stata eseguila 11 volte, e si sono avuli H insuccessi. Si è giustamente pensato, éhe essendo la s uccluvia destra t<rnto più corta della s inistra quanto è lunga l'innomina la, e dovendo per ciò l'artel"ia in piccolo kaggitto dare nascita a s ette collaterali, essa om·a piccolo spn:do per la formazione del grumo. Il prof. Calori, rif'e rcndo l'anomalìa da lui osservata, cioè la mancanza di collater ali nella prima porzione, dice, che in caso simile potrebbe sperarsi la g uarigione della legatura della succlavia nella prima porzione. Bisog na attendor·e quindi, per sperare un successo, la coincidenza di un caso di tal legatura in individuo, che presenti quella anomalia. Si comprende che si a spe ~terà. molto. · A sinistra sembra, che pel' la maggior lunghezza dell'arteria esistano migliori condizioni; solamente altesa la profondità del vase, da Colles, che prirrio nel 18t0 eseguì lalogulum a doslt·a, sino a lewpi a noi vicini si discusse s e la legatura della succlavia potesse ll~cni camenle eseguirsi a siniska. L"u })l'imo cuso di legatura a sinistra dimostrò la possilJililà di eseg uire quesl..'opeJ•a.zionr, e questo, che io prP-sen lo, essendo il secondo, vale a confermarla . Yediamo inlonlo quante speranze di successo si dobbano anneLlct•e a questa legalut'a. La mia legatura cadde nell' uiLim::t porzione di q nella pa 1•te dcll'arleria che è fpa ln trachea e gli s caleni. Ho de llo, che tagliai le fìbt•e in Lcl'ne dello scaleno antel'iOJ'e , che le lacf'l'Ri la g uaina al di dentro, e che portai l'ago di Coopc1· più all 'in ~erno che potei; con Lutlo CJHesto l'a utopsia w i mostrò che il laccio non cadde al di là di 5-6 milli•nctri dal bordo interno dello scaleno. Dal laccio alla vePLebrale esistevano sette m il.limcLt' i, e cinque millimetri lo divideva della tiroidea inì'twiore, cosicchè il grumo non poteva avere a.llr·a estensione che cinque mill imetri, ed è verame nte mel't\Viglioso comE: J'esis t.etle sino al ventesimo g ioeno; se .il laccio fosse caduto pi 1'1 jn clentt·o, l'estens ione del grumo sarebbe ancora scemata, o ci saremmo ridolli addrittura nel punto d'origine della ver Lebrale e della tiroidca, che avrebbe potuto a nche essere tronco Liro-c:er-vjcalo o tronco tiro-cer v.ico-mamma1'io. In tal caso si consiglia di legare anche l'origine di queste arterie. Tale consiglio può darsi da chi ha leguto J'ar t.oriu succlavia prima degli sculeni sul cadavePe; ma chi lta provuto·Ja emozione di trovarsi a quella profondit..à in mezzo ~d oegani :'Olan Lo impol'lanli, sa farne il C011to c.he merito . CerLamenle,


4007 se' nel passare il laccio una di quelle origini si presenla, si può passarvi un altro Jllo; ma cercuee quelle origini di proposito, solo perchè la ragione anatomica fa credct'e che ci debbarto essere, si può fare solamenLe nell'anfìteutro. Hestcrebbe la.. possibili là di le p; are prima che l't~rtel'ia dèsse qualunque collaterale, nella porzione ùell'al'leria che ascende quasi vertica lmente. Ma, mellendo da parle la quasi impossibilità. tecnica di andare a quella profontlitù, sarebbe rimas ta nel nostro caso una estensione ùi ila millimetr i, ed agli esk emi eli questi 33 millimetri, l'arco dell'aorto. da una pat'le, l'artel'ia vertebrale dall'aUra. È spen:tbile che il grumo t·esis ta all'impeto Cat'diaco, e che, a nche resistendo, non si abbia emorragia dal capo periferico? Cr·ediamo poler· t•ispondere di nò cd aggiungeec elle a sinistra, put' aumentando le difficoltà tecniche per l'esecuzione, non ha vvi luogo a concepir speranza di successo più elle a destra. La conclusione che noi tiriamo dall'anzidetto è la medesima che si tirò s in cl al primo mornenlo che si eseguì la prima le.: galura<.li succlavia prima degli scaleni, cioè, che quest'operazione, se allesta la polen:.::a della medicina operativa quando è rischiarata da pt'ofonde conoscenze anatomiche, non dà alcun risultarnenlo alla cli11ica. ln un caso s imile a quello da noi raccontato non è mai troppo lo insistet'e su' mc:c:zi ùireLli'per' arrcslat·e l'emorragia. Noi vi insh;lemrno rnolto, come si può vedere nella nostra storia, ma credo cl1e si debba insistere anche più; e noi avremmo dovuto t.enlare l'agopressul'a por quunto difficile fl pericolosa nel caso, l' uncipJ•essm·a, il l'm't'O rovente, ed in ultimo sarebbe stul.o ulile Cl te il nos tro spedalc e tutti gli ospedali potessero offt'iro ta possibilita di praticare una compressione digitale prolungaLa, e sosLenuta da aiuti intelligenti e largamente relribui t.i. Gli alunnati decorosamente costitu.iLi neg li ospedali sarcbber·o di grande profitto ulla scienza e di grande giovamento all'arte ed all'nmanitù . Nel nostro caso avemmo la rnilinre, che assul't molti ammalati della nostra sala e ft•a gli aUri il nostt'o opemLo. La molesta tosse che lo assalì c che dove mosh'at•si <JUO.Si sempre pel conlatl.o delle materie irrito.nti con In pleura, col frenico e col vago, aumenta lo ragioni dell'insuccesso, contribuendo n rimuovere il debole COagulo riparalore ed a pt'Odurl'e [a fatale emorragia ». DI GIOllNALl ITAl.lAl'\1 ED ESTERI


VARI ETÀ 111 l~ongTcsso medico fnfernazlonnle di Urusselle. Promisi nella precedente mia corrispondenza di tar conoscere ai leUol'i del Giot·nale di medicina militare (JUUli sieno state le matet·ie ll'allale da quel dotto consesso, c quali le conclusioru udollale relativam en te ad ognuna in seguito nllc discussioni por:àuli o gcncl'al i ch'ebbero luogo intorno ari <'Sse, cd eccomi pronto a mnnlenCJ'e la mia promessa. Stimo pc1•ò opporLuno Ji pl·enH~ltere che siccome le sezion i del Congl'osso erano dieci n mi sarebbe impossibile eli rf'nder conto, anche per· sonun.i capt di t[uanto si tr·atlò m ciascuna di e:;'-e, io rP:;li'inget•ò il mw còmpito a quelle ucllc1 rruali fueono svolti at•gomenti che ptu du vicino itJlcressn,·ano il coPpo saniltn•io milila1•e, il IJ.Ual•• se non deve tt•ascu1'1.11'e alcuna parLo dello scihile medico, lm pi(• specialmente cln occuparsi ùi ccl'li rami della scienza pi11 diL'oLl amenLo n ece~so l'i all'esLllto mlnmpimenlo del mttnduto che pitt particolarmente gl'incoml)c. Sillùtte ~czioni furono lu l' che abbt·accia \"ll In patologia, l'unolomia patologica c lu lcrupPulica: la :2a che PI'U consacrata Rito chirln·gia c compl'enricva la chirurg-ia dei compi di baltagliu c la sifìlografiu; la li' dedicata all'ollalmologia e lu 1• all'olologia. A senso del pr ogt·nmma la l • sezione doveu t.eatLaJ·e ,)ello profilassi dol colèl'o; dùll'a lcool in lernpeuLica; dell'inocul;.lbililà tlel tubercolo: La 2' dell'uneslesin chit•urgico.: ùellu m edica LuPa delle piagl H' dopo lo ope1•uzioni: La 6' dei di l'etti dello \'ÌSla conf'idc•·ali dal luto dell'uttihHline al servizio mililure: Ln 7• ùei m ezzi di misuri'\!' l'udito o di t'egi!:iLJ•arnc il gt•edo · in 111odo uniforrnc p~1· tulLi i paesi; rki JifelLi dell'orgonu udì· Livo ul punto di vista del ser,·izio mililul'e.

-(l) -l>lclla-precedente - - -- -- -·--- - - -- -- - COI'l'ispondenza uomiunndo i pl'esidenti onol'.tri dd

Congreo;so de~ignammo i slgaort Yan capellù et Eg-.;chng quah rappt·ts•atanti il primo d•ll' Oianda, il &econdo dell'Inghilterra. quando tn n•r•• sono olandesi entrambi, o dimenticammo Il stg. Scho il~ler •ii Yieona. Menh·o facciamo quc~la t•ettificazione u"vorLlamo che nella seduta del 22 fu Fono nggiuntt nllP li1 te sut·riferito altri tJ·o Jn•esidenti onorari, cioì• i si· !!UOri Harwood e Adriao delegali dell'associatione medica di l\e w- Yol'l< ••d ii Rig. Madjeu vìce-p1·esiùento della Socioti\ farm UCellLiCtc di copenhag!Jc u.


RIVISTA DI GlO L\~ALI !'I'ALIANI ED ESTEIU

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La 1• sezione sotlo la presidenza del pt•ofessore Thiry inaugurò il20 settembre i suoi lavori colla lettura d'una lunga ed elab6r&t.a t•clazione clol professar Lefebvre s ulla promassi del colèra. Le conclusioni provvisorie ùi siflatta relazione Cur·ono oggollo d'una discussione cortese mu animala, che si protrasse per due lunghe sedute. Come Cl'u da provedersi, i due punti capitali della discussioao fut'ono la contagiosità del colera e la quarantena. In ordine al primo punto i conlagionisli vinse1'0 il partito s ui lOl'O avversari rappresenluli da un unico campione, il sig. Bounafont di Parigi, ill'{uale dovette cedere soprallhtto, ben più dal numero che dalla forza degli tll'f{Omcoti dei suoi contracldilLori. Cit'Ct\ alla quarantena quasi lutti i membri della sezione furono unanimi nel respingerlu. I signol'i Juccoud, Sigrnund c Semmola più degli altri si moslt·arono avversi o un tal mezzo di p1·eservazionc, cito il pt·oressoL' J ac0oud J'CJ)ula ina ttuabile. Fu dello e sostenuto cho nessuna •!ltftranleou è efficace in Europo: clte nou si giunge mai ad isolare il paese; che vi ha s empPo mezzo di penoLL'urvi pt'cndendo una stJ•ada cho non sia quella che pl'ocede dir·eUamente dol luogo iufelLo: che uno. tal misura è inutile od iniqua, perchè non è possibile di stabilire un COI'clone di soldati lungo una f'!'ontiern mollo estesa, il quale valgo. acl impetlire ogn'inlroduzione di bagagli, di uomini o di animali : che l'unico moùo di prcservnrsi dul colera si è di conccult-are lulli gli l>f'ot'zi sul focolaio primitivo del morbo: che lt< sola i\ucora di !;n]vezzo. cons iste Hel pi'Oscingamento delle pnlu!li del della del Gange e nelle misure igieniche mc>sse in opera h\ sul luogo d'ori~inc delJll'incipio morbigene; che si può stur mallcvudori che quando si riuscisse a ~offocar il colern in Asia, noi'L v'Ila so1·genle in Europa che lo possu riprodurre. La 1• s ezione mantenne, meno qualche va!'iuuLe, le conclusion i provvisorie del pr·ofessor Letebvre, le ttuali erano le seguenti. l. La Jll'ofllu.ssi del colèJ'n asiatico deve uvcJ' per bast~ una nozione eziologic..'\ della mulut~ia completa quanto più è possibile. I I. Il colèru i> 11na mo.lattin specifico, vale a dire che è prodotta do. un pl'incipio morbigcno sempr·e iden tico c non può essere genornlu da ulll'e cause. TI I. ll pl'incipio colei'igeno ci è ignot.o nella suo. essenza .al. pal'i. del principio generatore del vuiuolo, della scurlottin:·.


'l() l o R I VISTA del morbillo ecc. ma possediamo nozioni importantissime al punto di ·vis ta della pt'ofilassi, in torno alla sua origine, n'suoi attributi, alle leggi della sua propagazione e del suo svolgimento. IV. Origine. Il miasma colerigeno si svolge sponLoneamente in certe contrade dell'India, specialmente nel della del Gange e nelle regioni busse che circondano Nladras e Bombay. Partendo da quesli focolai si è Lr·asporLaLo varie volle in Eu·ropa, in Africa, in America, costituendo quelle grandi epidemie che ognuno ba p1•esenti alln memoria. Peeallro si videro in Europa produr·si esplosioni più limitate di colòra asiatico, dopo scompat·se le grandi epidemie succitat.e. Quelle esplosioni sono esse dovute alla produzione spontanea sul s uolo europeo del miasma coler'igeno ovvero s'ho.nno da at.tribu.ire allo sviluppo tardivo di ruiasmi lasciati in certo modo como provvista dall'epidemia asiatica pr·ecedente ~ n relatore adoLta quest'ultima opinione. Checchè ne sia, non è men vCI'O che il colèra indiano può acclimatizzarsi anche in Europa, s ia per la prod uzione spontanea sul nos Lro suolo dtJl suo principio generatore, siu per la conservazione e la rig(met•azione indefinit.a del miasma venuto primitivamente dall'India. V. Attr ib uti del miasma colerigeno. 1" Questo miasma si rigeneca nel soggetto che è colpito da colèra, e Lraspol'luLo di là sopra individui san i provoca in essi lo svolgimento della malattia: in altri termini il colèra è essenzialmente contagioso. 2• ll miasma colcl'igeno si compol'ta alla maniera dei corpi solubili c volatili: così s i scioglie nell'acc}ua, si spaodA nell'atmos.fera o ve si manLienc allo s tato di diffusione omogenea, cioè sem:'accumulars i nei punti declivi. 3• Il potere mot•bifico del miasma colerigèno è meno energico, meno fatale nella. sua azione di quello d'altri miasmi e d'altri virus conosciuti. 4• È poco stabile: sembra dis truggersi pronlissimamente, massime quando 1' al'ia è molLo ozonizza~u. Tuttavia in cm·le condizioni di confinamento al l'iparo dall'aria, può CQnscrvarsi assai lungo tempo. 5" Questo mia.s ma è distrutto cla unu temperalura elevala (cento gr·o.di al di sopra) e da un cerLo numero d'agenti chimici dotati d'affinihì energiche. QuesLa quistione abbisogna ancora di sLudi per giungere ad una precisione e ad una chiar·ezza veramente pratiche.


DJ GIO RNAU lTALlANI ED ESTE!U

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6° Gl'individui espos ti all'azione del miasma colerigeno acquis tano dopo un dato' tempo una specie d'assuefazione che li rende invulnerabili dalla malntLitt. V l. Leggi eli p1·opagazione del colera asiatico. 1' Jl contagio colerico risiede principalmente s e non esclusiva mente nelle deiezio ni dell'am mala to (materie vomitate e sopralullo e vacuazioni intestinali), 2• Può traspor·tursi dal malato al sano mediante diversi , veicoli fra cui fa d'uopo notar e, dopo le deiezioni suddetLe, L'ammala to: Il cadave1•e: Le biancherie c gli abiti cile Im·o s ervirono: Gli apparlamenlì, le navi e le vcllure in cuj soggiornarono coleJ'ici: Le Iatt·ino: L'acqua cl1epolè essere contaminata da lle deiezioni coleriche: L'aria, m a u poca cUstanzn, cioè a quulche centinaio dimetri : Gli a nimali, le merci che potet•ono cnt•icarsi di miasmi colerigeni ecc. V l I. lntpl'e:JTW.zione cole1•ica e s oo,lgim.enio 1·claiivo. 1° Il

miasma coleeigeuo pencl!•a nell'economia per due vie: il più sovcnli è assorbito dalla mucos-a polmono.re: può penckare per lo vie di gerenti allo s la lo di soluzione nelle bevande e forse negli alimenti. 2• La dui'Ula dell'incubazione è brevissima, valH a dire di alcuno ore o di alcuni giorni al più. 3• Le condizioni morali ed igi•~n i che di natut'a deprimente i'avor.i s cono lo sviluppo doJI'avvcJona menlo colecico. VII l. La pl'ofìJassi ùd c·ol ~ra dcr>iva da qucs'Le nozioni o~io­ logiche. La peima inclicazione è di distr-uggcee, me!'cè lavori di sanificazione, i focolai ol'iginali del colèr u nelle Ind ie eci i s uoi focolai secoudari in E m'opa . Pet' lungo tempo ancora, malgrado gli sforzi dci Gove!'ni, quelle sorgenti d'epidemie s ussisteranno . .Il secondo precc lt.o è d'impediJ•e il kaspor·to del principio morboso nei paesi sa ni, mediante lu lle le mjs ure quara ntena t·ic compatibili colle esigenze delia civiltà moderna . Ad on ta !'li rruesle mism·c di pl'Cscrvaziorw il m iasma colèrigeno si dilionderò ancora in ce~· te propot'zioni: la Lerza regola profilaLLica è di neulrttlizzarlo con dis infctlanti da determinarsi. Finalmente in u na set·ic di circostanze il miasma coleri geno sfuggirà alla disinfezione e bisog nerà cet•care (è il qunrlo ed


RLY(STA

ullimo precetto) di scemare le slragi per mezzo di ben intese misure igieniclte. Ecco or·a le varianti faLle dalla sezione alle suesposLe conclusioni. v n. l mpregnazione colerica c relettivo svolgimento. l• li miasma colerigeno penetra principalmente per la via polmonaPe o per lo vie diget•enti. 2• L o. durutn detl'incubaziozione ò brevissima, cioè di alcune oro a più giorni. VIII. La prolìlussi del colèt•a ùet'iva tlalle sue nozioni ezioll)giche. Lo prima indicazione è di dis~t'uggerc, medianlo lavo1·i di sunifìcazione i focolai originali del colèra nell'India cd i suoi focolai seconchll'i in Eut•opa. H secondo preeeUo è 1i'itr1petlit'O il tr-asporto del pt•incipio morboso noi paesi sani m ercè lutto le nùsure veramente efficaci c compatibili coiJe osigen~e della civiltà moderna. La terza regola pt·ofìluttica è di ne uLralizzaPio con mezzi clisinl'~1tlanti dn detet'minars i. Finalmente il Congresso speNt che i lavori di sanificuLionc ittLeapresi nell'Inùiu clnll'lnghi!Lerr·u sat·anno co11dol.ti n LePmitJ0 e g iungera nno t1 spegne t'Q il rocoluio originale del colèPa asiatico . Nella seduta generale del 22 ~ruestè conclusioni vemv:r·n sottoposto ult'in te1'0 Congresso eh e le accolta vù integt·almen le dopo alcune bre vi ossePvazioni dei s ignoPi Ahmed, Sigmund c Semrnola . Siccome faccio per Ol'ù. la par•Le di storico, nat·ro sem plicemeHto i ratti; non t'inunzio pet'ò al dir-itto di f'a rvi su quei commenti e quelle riflessioni clte- mi paPt'anllo <lei ca:-;O, quando lo s t0l'ico, o pce dil'lc\ p iù modostnmcnLe e più osuLtamenle, il et·onista cmlerù la penna al cl'itico. Fr·attanto CJ'edo opportuno di a ggiungm·e che il signot· L efehvt•e indico l'nziono del calt.>t·ico r1uulB agoutc disinfellunte e cil.ò a cnnfoema del suo dit·o i buoni elfelli olle nuti con lal m ezzo nclltt disinfezione delle ve:;limenla dei rognosi secondo il pl'ocesso Vleminkx, e consigliò di munire og·ni spedal.c di stufe ::;r-eche e di collocarne eziandio nelle caso pl'ivute (1) .

(Continua). (L) Ricevia mo in '!Uesto momento il fascicolo dei processi verbali delle sedute del Congresso dove tt·oviamo con nostt•a SOI'Jll'esa che O colonnello med ico do tt. ìllauay t·a vi figu ra como napoletano! SHJ'atto ert•ot·e () -tanto meno compt·ensibile che quando il prefato uO'lziale sanitario fu pt·oposLO n presidente onorario se ne indicò chiarament.e, se non l'origine la resi denza, dichiara ndolo qual'era, delegato del Ministero della guerra .


DI GIORNAI,l lTAI.lAi'iJ ED ESTEI\I

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· Il serl'i'lio sanllario nella JW lma. s pedizione di g uer..:t deg li Ulilndcsi conll•o g li ;lcciucsi. - Nell'ar>cipelago in-

diano, o Indie orientali, o Malesia, secondo le val"'ie denominazioni dei geografi, vi ha un gt·un numero di possedimenti eut•opei per iscopi commerciali. Gli olandesi vi tengono il primo posto, e posseggono in codeste regioni quasi un imper o, con Batavia per capitale, nell'isola di Giava; e con que~ta, Su ma tra, Borneo, le Celebi, le Molucclle, Banca, Hilliton e Maduea, costituiscono il gruppo delle isole più 1·icche del mondo, dipendenti in gran parte dall'assoluto dominio degli olandesi, o a questi tribuLm·ie. Jnoltee vi sono anche parecchi lerJ•itot'Ì reLli da pt•incipi indigeni indipendenti, che tengono cogli olandesi relazioni di buoni vicini. Fra questi vi è all'estt·cmiLà noed-ovesL di Sumatr·a la s ultanla di Atcllin, che J•imaso inllipendenle, in vit·tù del pl'Otetlorato dell' TnghilLcrra, la quale il 17 mat'zo 1821· concluse coll'Olanda unu speciale convenzione, elle ne gaeontiva l'autonomia. Essendo il mat·c di codeste isole infestato da gran numero di plcati, che trova no facile t•ifugio nelle innumerevoli baie formate da coste fr aslaglialissimc, i tt·atLaLi ft•a g li olandesi, ed il sultano d'Aléhin avevano pet• p rincipale scopo la sicurezza dci mari. Paré che gli accinesi 11on solo non mantenessero i patti, ma concot·resset·o invece alle pir·ateric: da ciò gli attt•iti, o le tensioni dci rappot·ti. Non appena nel1870 l'lnghill.ena cedè all'Olanda, in cambio della Guinea ;olandese, il s uo diritto di pr otctlOJ'ato sopt•a Atchio, divenne facile a pl'ovedersi come il governatore delle lnclic Neerlundesi non avt·cbhe lm·dato od esigere colla forza l'esecuzione dei lt·uttat.i. Da ciò la guorl'a, la 'lllale fu dichiat•ata nel marzo 1873. G·li olandesi hanno nelle Ind ie orientali un osorcil.o coloniale distinto in ll'uppe rP-golari, cd in Lt·uppe it·regolari. All'epoca della spedi?.ione compeendevano (1): 17 battaglioni attivi di fan teria ciascuno fOJ•Le di o llt·e 1000 uomini sul piede di guerra; 9 hatlaglioni c 3 compagnie di gua1·nigione; un deposito geiWI"ale a natavia; un reggimento di cavalleria, 21 batteria d'art.iglieJ'iH col s uo slalo maggiot·e, 2 compag nie del genio, una d'operai, l'intendenza, ed il servizio saniLa ••io. Le truppe ausilial'ie poi constavano di una guardia speciale, (I) Cronaca milita1·e estera, N. 8, 1874, c Revue mllitail·e de l'étt·ang et•. • 1'" YOJ.


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RIVISTA

della gendarmeria indigena, cd infine delle Lruppe che i principi indigeni, posti sotlo il protetloraLo dell'Olanda, debbono fornire in caso di guerra. Il 24 marzo fu pronlo il corpo di spedizione, il quale comprendeva, sotto gli ordini del maggiot· generale Koehler·, Lre batlaglìoni di fanteeia. regohll'!}, un battaglione di fanleria ausiliaria composLo di 800 Barissan (tr·uppe indigene dell'isola di Madura), 50 uomini di cavalleria, 18 pezzi d'artiglieria, unu compagnia del genio, il servizio ù'inteudenza, ed il servizw sanitaPi.o, il quale si componeva, tunLo nelle ambulanze che nei cor·pi, di 12 medici, 2 farmacisti, un veterinario, e ·101 soldati della tt·uppa di sanità. Il corpo di spedizione era in Lolale di 4500 'uomini, con t80 cavalli, cui si aggiungevano, come truppe da sbar co, 300 marinai armati, c 150 rnal'inai aus[liul'i d'urtigliet·ia. La ilotliglla da trasporto contava dicci bastimenti sollo la protezione della floLLa di guerra rortc di sei vascelli aù elica, e cinque scialuppe a vapore con un er1uipaggio di ~lOO uomini. Qli Accinesi hanno i cur·atteri della razza malcse: linLa olivastra, capelli lunghi e lisci, statura bussa, violenti nello passioni, attivissimi, e di mediocre attitudine alla nostra civi!Là . • Sono coraggios i, posseggono armi da fuoco) e manovrano a bilmente le loro lunghe e terribili sciabole (klewangs). Le qualità proprie di popoli valOJ'osi nel combattere, le dimostra rono colla vittoria che riportarono contro la prima spedizione olandese. Pt·emessi questi cenni, veniamo alla parte che più c'interessa, quella dei servizi eli sanità del cot·po di sped.iziollf:'. Le notizie le Logliamo da un lavoro del dott. Roth, medico genet•ale sassone, H quale u s ua volta le ha trallo dal rupporlo del clott. Becking, medico in capo del COl'pO di spedizione. · Dicemmo prima com(;} era composto il personale di sanitiJ . Diciamo ora che il materiale di ambulam:a si componeva di otto cassetledetlecli m,edicina ed i otto cassette d.i chirurgia, e eli una buona ptovvista di barelle o di amacche. ll vasceUo ospedale il Kosmopoliet serviva di ospedale di scal'ico, e di deposito di riserva di medicamenti, oggetti di medicalut·e, ecc. Notiamo sul>ilo che le amacche per la loro forma particolare furono messe da parte perchè improprio al sel'vizio pe~· malati e fori li. Ecco ora le principali ed interessanti istruzioni prescritte dal medico copo della spedizione, prima dell'entrata in campagna. c ...... - 2. 11 servizio funzionerà colle stesse regole, come nel tempo di pace....


DI GIORNALI ITALIA!\1 ED ESTEIU

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4. L'igiene deve essere il pl'incipale obietto di attenzione. Dovunque sarà possibile porre i malati nelle abitazìorù, gli ufficiali di sani Là dovranno 1lomandare pet' cs;;i ai comandanti i migliori locali; i quali dovranno sempre in antecedenza essere disinfettati e ventilati: e quando occorresse, si pl'aticheranno a questo scopo le necessarie apeL'lure. Qualora avvenga il caso di costruire delle baracche, quesLe dovJ•anno essere orientate nella direzione est-ovest, e si eviterà di stabilil'le di t'accia ai venti delle paludi. 5. Si dovrà prevenire l'alrollamento tanto degli uomini validi, quanto dei malati; i letti dovranno essere alti al più possibile, almeno di un 30 centimetri al disopra del suolo; non si potrà det•ogare da questa disposizione che solo quanclo la casa fosse costruita su palafitte. La pulizia del pavimento dovrà esser·e per retta. 6. Le latrino dovranno essel'e scavate, per quanto possibile, in vicinanza di correnti d'acqua, ed a valle degli accampamenti; in mancanza di corsi d'acqua, si scaveranno, sotto venl.o dei campi, delle fosse di un melt•o, o anche più di. profondità sulle quali si pot·ranno dei bambù in modo da cir•coscJ•iverne delle aperture quadrilatere o triangolari. Ogni malLina una parle della t.Em'a della escavazione, servil•à a ricoprire i p1·odolli delle deiezioni fino a tanto che la fossa s ia r.·ipiena per metà: il resto della Lerra è allora, tutto in una volta gettaLo s ulla fo ssa, e a ceeta distanza se ne scaverà un'aUra. 7. Gli avanzi delle macellazi.oni saranno gettali nei torrenti a valle degli accampamenti, o profondamente sepolli. Le fosse dovranno avere una profondità di m. 1,50. 8. Le acque polabili dovl'anno essere oggeLLo della pitt scrupolosa diligenza . OgniqualvolLa un'ucqua S(U'à dichiarala dai medici non potabile, ne dovrà essere proibito l' uso da un ordine del comandante del campo. In mat·cia, nei riposi, ed al campo l'acqua sarà minuziosamente esaminata, per quanto lo pet'metle la mancanza dei mezzi d'analisi. Kei casi dubbi, saranno mandati dei campioni ul quarlier generale, perché siano sottoposti ad analisi. I farmacisti devono sempre tenere in ·pel•fetto ordine i loro eppareccbi per l'analisi delle acque. Qualunque sia la limpidezza di un'acqua, fJuesta dovrà sempre essere filtrata col mezzo dci filti·I di cui sono fornile le compagnie. Quando l'acqua è torbida, il filtro deve essere maggiormente caricalo di carbone di legna ben lrituralo, e l'acqllll sat•à trattata con percloruro di ferro e soda. Si procede in


nn•1STA 1016 questi casi nel modo seguente. L'acqua necessaria pel consumo è aumentala di una piccola quantità di sale ferruginoso, poi agitala: vi si versa dopo la soda, e si prosegue ad agiLarla. Si lascia quindi alquanto riposare, pel' un'ora se si può, affine di dar· lempo al precipitato di deporsi; l'acr1ua è poi decantala e passata per filtro. Le dosi di sale di ferro da impiegarsi, sono di gr. 2, 3 e 5 pei Lre diversi modelli di mar'mitle. Per · lavact•i nelle mecl.icazioni, non si servirà che d'acqua puriflcata, o d'acqua fenicata nella proporzione di t a t OQ. Kelle divisioni dei malati vi sarà sempre una provvista d'acqua 1Jltrala. 9. P er concorrere allo studio del paese, ancora relativamente ignoto, gli ufficiali di sanHà ne noLeranno l'aspetto, la costituzione geologica, la flora o la fauna, i corsi d'acr1ua e la loro direzione, le paludi, i venti dominanti, le condizioni meteorologiche, lo stato della coltura, la natura delle abitazioni e le risorse che il paese of'Ct>e per la sussis tenza, e l'accantonamGnLo delle truppe, e pel trattamento dei malati. 'LO. Tutte le o sserva~ioni scientifiche dovranno esse1'e raccolte con cura. Al termine della spedizione ogni ufficiale di sanilà dovrù l'edigere un rapporto medico, il r1uale sm·vit·à di hase per ben riconosce1·e la parte presa da ciascun medico nella campagna. 11. Dopo ogni combattimento, nel più breve tempo, sarà spedito al medico capo UH t'apporLo concernente il numero c la natura delle ferito; porimente qualsiasi particolare inciden te dovrà essere l'oggetto di un rapporto, le conclusioni del quale potranno servil•e per provocare le necessal'ie misure. 12. Gli utl'ìciali di sanità dei corpi di truppe lontane dal quartier generale dovranno cornpilai'e una sit~tazione cinqttinale Alla quale unirauno quelle osservazi1mi che giudicheranno utili al servizio. '13. Ogni ufficiale di sanità terJ'à un diario nel quale sal'anrJO descriLLi i malati confìdal.i alle loro cure, e l'annotazione del punto sul quale i malati sar·anno stati Lraslocati. li nome, il numet'O eli matricola, la compagnia, il battaglione, la nnlura della ferita, il combattimento ln cui fu contl'alta, e i pt:csmHibili dit'ilti che essa può determinare ulLoriormenLe, saranno esattamente segnati sul diario. 16. Quando i fe1·iti l'osset•o in gl'an numero, dopo dati i primi soccol'si, se ne farà la riparti:lione; i moribondi saranno messi in disparte, e clovl'anno ricevere tutti i confoPti possibili. '17. Dopo l'applicazione del primo appat·ecchio, si conse-


DI GIORNALi ITALIANl ED EST.E!U ·1017 gnerà al ferito una marca di cartone portante il suo nome, la. diagnosi e l'annotazione dell'apparecchio applicato. 18. Gli apparecchi soranno della massimu pu!itezza, e semplici. - All'atto dello sburco, ciascun med ico riceverà, contt·o quitanza, una cassetta medica, una saccoccia di chirurgia, un bidone impaglialo ed 8 barelle colle rispettive borraccie, e sarà responsabile di tutto questo materiale. Nelle colonne dove vi sono più medici, ciascuno risponde di quanto gli è stato dalo in consegna. Gli uomini indispensabili per l'esecuzione delle piccole medicature, pel set'"''izio dei malati e pel trasporto, saranno posti a disposizione di ciascun medico (1). Se per caso le barelle non bastassero, se ne impt·ovviseranno con tende o coperte fissato a robuste canne di bambù 20. Gli strumenti saranno conservati con grande riguardo, e saranno visitati ogni giorno. Le cassetto mediche e le saccoccie cbirm•giche dovranno essere tenute, per quanto lo si potrà, al completo, mcrcè le riserve che sono al quartier e generale destinate a rifomirle. ?'1. I bistorì e le rorbici perdute potranno essere rifornile, salvo ulteriore sconto. · 22. Il riscontro delle sostanze alimentari, degli alloggiamenti, del vestiario dei malati e degli uomini validi entra nei principali doveri del medico. l nolt.re deve assicw·arsi se per avventm·a vi fossero nelle compagnie uomini che non si cibino che poco o-nulla; questo è un mezzo sicuro per scoprire la dissimulazione delle malattie, dissimulazione che s pesso si nota in campagna. Si sot·vcglierà speeialmenie che gli accampamenti siano _posti in luoghi salubri, e sopratnlto in terreno asciutto. 23. l medici doHanno investigare i difelli del vestiario, in special modo per ciò che concerne la copel'luJ•a del capo, la calzatura, le uose c gli zaini allo scopo di illustrare il loro rapporto in fine della spedizione, con quelle osservazioni che crederanno piLl utili. Dovranno notare la condotta e lo zelo <lei loro clipenden ll per s tabilire le giuste basi per pt·oposLo a ricompense. Dovranno comprendere in r.rueste note anche gli uomini della compagnia eli disciplina, ui. quali può essere accordalo in ragione della loro buona condotta in ca m-

(l) Ad ogni medico furono assegnati lO infermieri. Di più ad ogni battaglione furono aggregati .20 uomini della compagnia di ùisciplina, in qualHà di porta feriti. Gtornale ll'l medt~tna m ilitare.


liiY[S'fA

pagna una riduzione di pena, od un'amnistia. Un rappcwto Rpecinle sar ò. compilaLo pel' lo azioni di lodo e di binsimo. Zi. Gli uomini delhi compagnia t.li disciplina, maluli o suni, saranno trattati con tutta umani tu: il loro 'itto, i lot·o alloggiamenti saranno oggetlo el i conwniento soll•~ciludi ne. 2~. Le ferito do·n·anno essere la,ale con fllaccichc, potPndo le spugne diventare pericolose. J.c fùacciche che avr:mno servito sar an no bJ•uriato o sopolLe. 26. L'cspel'it•nza d •ll'ultimo guert'l\ a vendo dimo<~l rato c1unli speranze si possano fond:wo sui s uccessi del tt·atlalo conservati vo de llo feriLe c lh1LI.l1Pe degli arti supel' iOI'i, nou si clovrù nè re::.ccar e, nè amputare, n•\ disarlicola t'€' allro cho in cas i di man1festa urgenzt\. Ques ta stessa nOJ'IlH\ sal':'l npplica.la per gli arti inl'ct·iori, vis ta In fL"cquonzu dclln moPLnlilU nelle amputazioni che J'isalgono al disopra del ginocchio, sia no esse ]li'Hnilivll o seconda rie. 27. l11 caso di rnol'lc a bot·do d,•i lt·aspol'li, gli ul'ficiali di s anità s i assicureranno che i cadaveri siano per bene /.llVOl'Pali, affinchò non vi sia dubbio che po:;~suno galleggit\l'e. Queste saggic islt·uzioni non mancru·ono di prwlnre i lot•o frulli : la traver<>ata fu fatta nelle pi(t deplot'cvoli condizioni ùi • affollamento. V'erano in m<'.flifl 700 uomini r l' l' tl'asporto. Eppure, malgrado queste calli ve condizioni, lo stato sanilat·io a bordo della 11olligUa ru ollimo: l'alimentazione, le acque poluhili, le os igen ~c di nettezza t'l'uno poi medici olandesi l'oggP-lto di unà continuo sorvcgliamm, c le autori!·\ rnililal'i secondarana nel modo più efficace il còmpilo dei medici. i~ fuot• di dubbio clte la f:ll.retta ossepvan7.a dello r egole igieniche fu cagione del felice J'isull.at.o di non vet!Pt•si sYolgcre alcuna epidemia dut•anle la lt•aversala, e ùel potei'Si apt·i.rc le operazioni con quas i tutto l'e/1ei.Li vo nei t'ang hi (·l). Al principjo delle opcNtzioni milit.~n·i due medici bastarono pet· assicm'Are il sct•vizio dol vascello-speciale. Lo sbarco e le prime J.'icognizìoni inl'a Lti furono eseguite se n ~a pet>d ilecousiderevoli. 1\la non si andò mollo o. vanti, ed appena il Kosmopoliet fu ingombt•ato1 si dovette ricorrcl'c senza indugio a h'aslocazioni (1) Non avvenne così nella seconda spedizione, nella quale malgrado gli avvertimenti del medico in capo, l'iogotniJl'O dei tl'I\Spor ti fu eccessivo, a si sviluppò il colè ra su quasi tutte le na1•l, compreso '1uelle straniere noleggiato, fra cui uua italiana il MaàdaiOtU, che 1·i perdeue, come tuili sanno, il auo valoroso comandante.


D'I C"!Ol\NA:Ll ll'AMANI ED ll.s'rERI 4019 sopra Padang (l) per una quarantina circa di l'eriLiJ e fìnalIPentc impLanl.are a terra uno spedale di 100 letti riptu·tito in duo baracche fatte con bambù e con stuoie, e con due grandi tende. All'attacco di Missigit (moRchea) gli Olandesi ebbero 117 feJ.'iti, i qua li sotto buona scorta fUJ•ono dir•eLti .e portali allo s pedalo collocato a terra; da questo s ul Kostnopotiet, e infine traslocati su Padang. fn 'fUesto fatto mori in combattimento il c0mandant~ in capo generale Koahler, ~quale s uccesse Vom :Oaelen. Questi ùecise attacca1•e Cealon, f01•te di .difficile accesso, e dimora del ~uLlano. Questo fn iJ combattimento più scl'io,_e gli Olandesi rtn•ono costretti a r ititars i la- sciando Stll cEnnpo 13 ufficiali e 27 soldali m.orli, 25 uflkiali e 356 soldati feriLi. Durante la campagna gli stabilimen li spedalieri, il vascello Kos mopoliet e lo sped.ale del litorale, ricovt·ueono fra tulLi 542 malati e feriLi, non tenendo cont.o di un centinaio di uomini r iJ;t10.sti in· cura ai loro corpi. Di r1uesti maiaLi 27 perirono. (MortuJil.à 5 •;. circa). Il corpo di s pedizione, (non compresa la marina, n è i soldati disciplinari) ebbe fuori di comhatLimento 4-7·~ uo mini (32 ufficiali, 207 soldaLi eUI·opei, !H uomini di L1•uppa delle colonie, :l41 indigeni). Su ques to numero devono contar si 50 morti. Il numcwo di ferili è adunfplo di ·121, colpiti da 487 feriLe. P er genet'O di feJ•ito si contano . H,98•/. 73 ferite d'armi da Laglio . 8'1 ,10 ~/. 395 d'anni cla i'uoco 1,23'/. 6 " d'armi da punln 2,47 •i. 12 " d'armi· da geLto (pietre) 0,20 .,. 1 per br·uciutuPa . . . . P et• regioni colpilo le fel'ite si clividono in 62 feeite alla lesta . . 12172 o;. 47 alla faccia 9,G5 '(. ·t3 " al collo . 2,66 '/ . 38 al torace . 7,80•/. 14 all'addome 2,86% 18 » al J)acino . 3,69 % 168 alle m embra Sl.lperiori. . 34,19'/. 127 allo membra infel•iori . 25,99 •; , 33 feriti morirono. {l) Part~ olandese di Sumatra a 120 leghe geogt·afiche, in linea reUa, da Atcbio.


RIYl STA

Helativamenle a.ll'elfellivo, CfUCsle pcrdile rappresentano l n morti f per g li Eut·opci 3,00 •t. dell'effettivo per gli indigeni 0,50 "lo " In fet·iti f per gli Em•opei 22,08 •t. dell'effettivo pet· gli indigeni 6,05 •f. " La mortalità è il 2,63•; . ùe1l'eiTellivo totale ùel corpo di spedizione. I risultati delle cure furono ottinri. Una morlalil.à eli 33 uomini sopra ~21, è certamente mite. Kon fu regi::~ll'ato nQJllmeno un caso di pioemia, nonostantel'ingombt·o del vuscello-spndalc, risuJluto spleli(Udo che il meùico in cupo allribuisce ad una costante ventilazione, alla nellczza la più rigot·osa, all'ollima alimonLaziono, alla sct•upolosa diligenza nelle mcdicalut•e, all'uso generalizzalo dell'acqua fenicata (soluzione '/••). Fm•ono eseguile H gt•andi operazioni: 2 disarlicolazioni di spalla, 2 disarticolazion i di dita, -1· amputazioni di braccia, 2 a mputazioni di coscia, l umput.azione d'avnmbPaccio. l due urnputali di coscia morirono, l'uno in seguito ad ernot•ragia consecutiva, l'altt·o per piocmia (a Oatavia). Perirono ancol'a due amputati di bt·accia; J'uno d'essi era un vecchio maslicatore di oppio; l'amputato dell'avambraccio peri di una ferila del capo concomitante. I éolpi di sciabola in genere fut•ono gravi, essendo la sciabola accincse (klewung) un'at•ma mollo pcsnulc. Le palle et•ano di piombo c portavano nel lot'o centro un fnmunento di porcellana. o di cot·allo. Pct• gt•ossi pr oicWli gli Accinesi si sel'vivono di duo piccole palle di una libbrn legate ussiem~. QuanLo ai malati comuni si conlat>ono 187 entrali ngli spcdali, con :J morti. La diarrea o la dis~ont.eria fu t'ono sempr e benigne. Le febb••i da malal'ia costituil'ono il muggim· numero dello malattie. · U coPpo di speditiono partiLo il 24 mal'zo 187:} rienh·ò a Bat.avio. verso la mct.à di maggio. La seconda spedizione del novembre 1873 fu assai pit\ importante, ma il rapporto ufficiale non è ancora conosciuLo, tulr t.avia diamo le seguenti note (1) . L a seconda spedizione si compose dj H,OOO uom ini, dei quali 8000 combnllenli, con 82 bocche da fuoco. Constava dj hoc bt•igatc, o di un corpo da sbarco delh1 marinf\. Il servizio di stmilà era assictU'a lo da 35 medici, 2 volcl'ina r·i, 6 fat•macisti, 420 uo-

t t

(!) .Recucu ae mé-moire.r de méa. et ae chirur. (~,.. faso., 187;,).


DI GIOilN.A LI ITALIANI ED ESTERI

1\)2·1

mini di tPUppa di sanità c 2i3 infermiet•i. Per me_ttel;'e al cop erto i malati e feriti furono portate LO baracche smontate e tre grandi vascelli-spedàli,(Philips von Marni:JJ, Reine Sophie ed il Kosmpoliet). La prima brigata fino dall'agosto era partita per Padang sulla costa occidentale di Sumatr·a, e il resto doveva paL'liPe ili• novembre, ma non potè levo t' l'àncora che al .14 Lant-0 a cagione del non essersi potuto compiere il carico delle provvigioni, quanto pet•la comparsa di alcuni casi di colèru. A dispetto degli avvertimenti del meclico in capo, le truppe furono stipate a tal punto elle il capitano del Sumatra, il quale .ai termini del contratto non et•a obbligato a prendere che 722 uomini, ne doveLLe cm·icaro 1200 i quali nt1tut•almenLe non .p o tevano teovar e a bordoni' lo spazio, nè i viverluecessari .. ... V'è dunrrue a maruviglial'si se il germe del colèl'a, senza dubbio importato du Batavia, prese in pochi giorni tanto sviluppo? All'al'!'Ì\'O11ellu rada di Atchin ·13 navi so1n'a '15 avevano issa tu la banclie1·a gialla del colèra. 11 29 tJOvembre 43 uomini erano morti, e le perdite divennero tosto cosìsensibili che per un momento s i fu incerti se convenisse o no sbarcar e. Infine lo sbarco fu efloltuato il 9 dicembre. Gli ftmmalati erano slati direlli acl un'isola della l'ada, e le operazioni miliLari incominciarono. Preso il CJ•alon , aooo uornini rimasero p CL' occupal'lo, ed il generale V an Swicten tornò a Giava col grosso dell'esel'cit-o. Le pel'dite l'tu·ono eli 1'15 110mini in. combuWmenLo; L274 pot' malattie, di cui la metù socc.ombetlo per colèl'a. Il ii rehhraio 1874 vi emno nelle ambulanze 4581 fra ammalali G feriLi. Sul ser,•ido sanUario in eawr ngoa pa·es~<o le clivisiout di cn\'alleria. (Dalla Crorwra militare estera, N. 4 del1875). -La campagna del 1870-7•1 diede occasione al dotL Tibut'tius,

,mcclico maggior e llell'esel'ciLo p_russiuno, di osser·var e come il servizio s ani(ario presso le (livisioni di cuvaller·ia possa S])esse volte tro vul'si in conlingenzo as.<;ai ar·clue. Pel'suaso chGle diflìcoHà sar•anno ancor maggiol'i in avvenjre u cagione delle modiJicazioni porLale in quesli ultimi anni all'armamento ed equipaggiamcnlo della cavallel'iu ed al suo impiego in gacre.a; l.la esposto in un pregevole scritlo (1) le sue idee in(l) Vedi le dispense da l maggio all'ottobre 1!57-1 dei 1Ye-ue Mtutiirtsoh.e~ .l:l!Mter di Bet·lino.


1022

J\J VI S'l'A

torno ai mezzi che crede utili per vincer·c tali difficoltà e guarentire la cu r·a dei ferili e ch•gli AmmalaLi di qucll'm·ma. ~elle guerre future, egU dice, le ilivisiorù di cavnller ia precederanno l'cscrciLo u g t•ande di:-lauza cd avmnno prohabilm e nle t\·e'luenti sconll'i c o lla cavalleria nemiN1; il per;:~onale sanitat·io dowà pet·ciò fare non soltanto marce lunghe o celeri, mn eziundio !;piegnre lfl s un a tti\·itù VCI'SO i feriti in condizioni assai sfa,·oreYuli c con mezzi hen !-'Cart;i. Sp~tialmcnte doj)O i combnttimcnli di piccoli l'iparU di cf!valleria :.;i fa l'lmno sentire gJi incon\'eniuuti dl'll'isolamento ùel personale ~ani­ tar·io e dello mnucan:.:n cl' iul'crtnicri e d1 poJ·LarePiLi, puich6 la magg-ior· prwtc dogli sconll'i a\'l'ù luogo in lel'reuo non ancof'u occupato e nIla distanza ili parecchio tno.rco dall'eser('ilo. Allbandonat.o a SP stesso, il mc•clico, il ctù la,·oro dowehbe ossCI' fallo sped llamenle, nttel"a la consic.lerovole pcrdiln di sangue clte cagionano le ferite J'nrma Lianca, non potrit raccogliere insieme i ferili e dovr à perciò corre>1·e dull'uJto all'alll·o su tulla la clistc~u del lcrt·cno che fu lenlro della lotta. Ed nlloPchò ovrù cunùoLLo u lino il lavoro piil urgente clo\TÙ lro,·1we <' rec1uisirc i me>zzi di tra~pot·Lo pt>r J'iunirC' i fcl'ili in un luogo adnllo per- la lor o c u ra , e fut·!;i coacl illvlli'C\ da 11na popolazione rozza e m•mica che fo1-sc uu11a sa della conYcnzione di Gillcvra. Di fronte u questo còmp.i lo il medico si LI'Ova con due ~oli aiutanti d'ospednle ( Lazarethyeltii{fen), giacchè probabilnwnlc iJ suo cor·po nun awù potuto mandurgli indidro Lulli {{li aiutanti eli ospC'ùalc (1), cd il distaccamento di sanitù (:!) non sarà n l'rh alo in tempo poi c hè !:'egne la clivi..,ione a g r·11nde d islunzu e t<.m3unche 11011 si S al'll accorto del combattimenlo. Finahncnlc aliOI'·lUUildo vPùe i suoi fe1·iti COII\'enientemente ricoverati Pgli deYc puel iJ'O alla l' icei'rll del !'luo regg irnenlo, che $i lrovn, Dio sa dove. Se il coJt1haltimento ::;i eslt'n rlc n mnssc el i cavallei'ia più gr·audi, ad intiei'Ò dids ioni, u ll or<~ RÌ può cou lal'e suJ concot•so del distaccamento di sanità cù il ser\·izio p!'ocedel·n piu facilmnnte. l\1a cr·esce in pi·oporziune il nume>ro d(.>lle ferilt', di rruellc specialmente PI'Oùottctlallc nnui ùu ruococdullesch<.:ggie

tl) Ogni &<Juadrone (come ogni eompngni a o batteria) ba uu aiutante di ospounlo. (2) r: istru1.ione del ~!l aprilo ISC!l non assegna distaecamenLi di snoità alle dh·isioni di en,·allena; esse però lì ebbero nella campagna dcii8iO 71, ed è rruasi co•·to r.he li a vrunuo anche ne lle g uerr" fttture.


DI GIORNi\J.l lTAL"ùU'I ED ESTEitt

1033

di granata, poichc a l.ali azi01ù d'ordinario prende parte anch e l'fn·Liglier.ia. lnoJil·e ancbe qui si urla contro i 5olili ostacoli; i disla cc atne oti s AniLari ('l) uon possono seguiJ•e dappresso le divisioni di ca~valleria nelle lol'o e scursioni avanzuLe, epperciò al mom ento del bisogno si tl'O VCl' am w indieh·o a tlh;Lanza di g iornalò di mar ciay cd i depositi t.li fe!'ili dovraJmo nei p1·imi giorrù conla~·o s ui soli m ezzi che l)JJre i l paese . P er l'evacuazione del deposito non si può fare assegnamento sui ca1'l'i da trasporto p er gravi fel'iti dc.l dislaccnmcnlo di s anità, p el"chè essi, dopo trasportati i feriti al ùeposito, avTanno seguìlo la loro ilivisiOllll. Tcarl'i cl' apJ)l'ovvigionamèuto c ile L'anno il seJ•vizio nella ce!'chi n delle stazioni di tappa e che al ritorno potn>hbero servire al II'os porlo de.i fel'Hi, no n giun gono a località cosi avanzate; lo rerr ovie noi lel'l·iLol'io comp1·eso f1•n i due eserciti sono gcnerolmCJ1 Le impraticabili; eJ il tr·asporto con ca!'ri di r equisizione è lento e nocivo ogli ammalati. Quella pa r te del dis laccaruento di sani la che è rimasta JWesso il deposito di feriLi deve atluntrue provvedere ùa sé c.ollo re•[uisizioni sino a che possa conscgnnr li ogli ospedt1li da ca111po 0 d~u·anle Cfl}~lla~so di tempo può anche li'Ovarsi iu penur ia ùi mezzi di sus:::isleuza. Cos\ enu merali gli o:;Lacoli che si oppongono in campagna ai reg.)Jare 1'u nziona mcu to ùe l servj zio saultario p r·esso le divis ionj ùi cava.Jle J·ia, l'autore è ù'avviso che pm· evitarli o supcrarli sono necessat•i : • :t• Ln mus si.ma rnobililù deL ver sonale o del mnteria.le ~a­ nilurio, trmto pel' le IMIL'Ce quanLo sul cwnpo di batlaglif~; 2• lntlipcmlonza c1el s istema sanil:wio d•~lle ilivjsioni di cavalleria da quello ùcglj alLri corpi; sirui!mcnt..c g li uf1iciali sartitRri s inno nbitnuLi ad agire cia::;cuuo intlipendcn tementedagli altr·i, per· neuh·alizzarc la sfavoreYole ìn.liuenza d~ll'isoJarnento sull'atlitudin c a d.ispoJ•J·e o ucl operare; 3• ~ell'ol'llinamento del scl'vizio sanitat·io s i tenga conto della n atur·a JlarLicoluPe dell.e fcl'ile ricevuto nei combattimenti di c.:n-alleria e delle altre couùizioni specia li n quest'arma; 1:" 1\ewlel'e possil)ilc In mns sirnn ceh~r·ìlà nel lavoro sul campo di hallaglia;

------ -- ------------------------------(l) Questa specie di am~ulanJa volante compreode 2 n1edici maggiori ,

l) a iutanti maggiori, l

farmacis ta, 8 medicatori, 8 infermiet·i, 'l9 soldatì

del treno, 124 portafel'Ìtì, 12 um·eite, 12 sot~uJlìci ali, l (elclwe~el, J paga· tora, 2 teMnti e l capitano comandante del distaccamento.


niV!STA

5• Assicurare la cura dei reriti nei primi giorni dopo il combattimento. Lo pl'OJJOs te principali yhe fa l'autore pe•· s oddisfare a tali bisogni si possono così riassumere: Personale sanitario. - Il quadro del personale in medici ed aiutanti d'ospedale dei reggimenti' e distaccamenti s anitat·i delle clivisioni di cavalleria dov'essere tenuto sempre ul!completo; lo stesso dicasi degli inrerini.et·i dei distaccamenti sud. çletti. I medici di cavalleria devono essere risol uti, enePgici ed aUivi, e pra~ici anche di cose militar•i e del servizio eli campagna, giacchè ogni meclico può trovarsi nel caso di dover agire come capo di ser vizio. Gli aiu~ont.i d'ospedale devono essere capaci di arrestare da soli le emorragie c fare le roedicature più difficili. Si deve riparare all'inconveniente che s i presenta all'atto dello mobilitazione, quello cioè ched'ot•dinario i medici non sono in grado di ben servir·s i del cavallo, sia porcbè cavallerizzi poco esper ti, sia ancol'a perché loro si dànno d'ordinario cavalli acquistali al momento e che non furono mai montati. L'autore l'a pertanto varie proposte relative alla bardatut'a dei Cf!Valli del personale sanittll'io, ed entrando nel campo tecnico inctica quali strumenti di chirurgia c medicina esso deve porLae seco e quale dev'essere l'equipaggiamento dei carri di sanità dei reggimenti e dei distaccamenti sanitari. A questo t·iguardo propone di provvedere i clisl.accamcnli di sanità di cal'ri di traspor to affinchè possano seguire da vicino i rapidi movimenti della , cavallel'ia, i. sedili di tali ca•·r1 doVl'anno esseee costituili di pugliel'icci sovrapposti gli uni agli allr·i e legati insieme, e sul carl'o si dovranno ancora carical'e alLei pagliericci vuoti col conveniente numeeo di coperte, len7.uoln, guanciali, tovaglie e oggetti di medicatut'a. Se le truppe operano in territoeio povet•o vi si pott•anno aggiungeee sacchetti di catle, l'iso, farina, sale, ecl altro simili vettovaglie dl l'acile traspor·to. Consiglia di far guidare da cassetta anzichè da cavallo i ca•·ri da malati, perchè il conducente guida meglio ed usa maggiot'i cautele se sente plll' egli l'incomoclo proùotlo dalle aspel'ità della strada. Propone pure d'insegnare ai soldati a presLat·si da sè stessi le pl'ime cuJ'e, al'fìnchè non: muoiano di emonagia quelli che sarebbero salvati da una pronta fasciatura sebbrme lmpocfetla. Nell'ordine del giol'Oo del comando della divisione sia sempre indièato il posto che occuperà il distaccamepto eli s anilù


DI GIORNAf, l lTALl ANl E D E,S TERI

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nell'ordine di marcia, affinchè i corpi sappiano ove trovarlo al momento del bisogna. Cw·a riei fet·iti. - La scelta del luogo ove p1•estare le prime cure ai feriti nel 'corso s tesso del com'battimento, quando se ne possa eseguire il Li•asporLo, dev'essere faLLa in modo che non impedisca i movimenti delle truppe e le comunicazioni al tergo di esse. Devesi pure evitare di sceglierlo dietr o alle batterie per non esporre i feeiti ad esser colpiti dai proiettili nemici nei combattimenti d'artiglieria; la località dev'essere anche, per quanto possibile, protetla da un ostacolo insuperabile ai cavaUi affìnchè non ne sia invasa nel caso s i facessero nuovi a tLa"cchi, ovvero le proprie truppe dovessero r itirarsi celeremente. Presso il deposito di feriti deve stare una parte del distaccamento di sanità fino a che sia r ilevata dal personale degli ' ospedali da campo. Gli uomini ai quali un trasporto prolungato sarebbe probabilmente fatale, come i ferili al petto od ai polmoni, e così pure quegli altt•i cui il teasporl,o riuscirebbe assai dannoso, si devono cut•at·e nel luogo più vicino. Allorché il numero dei feriti non è tale da giustificare l'istituzione di un deposito e l'assegnazione di un personale sanitario, si traspol'Lano alla ciLLà più vicina, od almeno in una località ove si possano affidare alle cure dei medici e. delle autor ità eivili . Dopo i combattimenti molto sanguinosi, o quando siano s ca.r s i i mezzi di cura, conviene dim inuire il numero degli ammalaLi nei deposi Li col mandare indietro il più presto possibile quelli tl'nsportabili. Le prime condizioni cui deve soddisfare una località per esser e dest inata a deposiLo di feriti sorio: l'ampiezza degli ambienti, ed acqua sul posto; l'ampiezza dev'essere tale che si possa t'icoverarvi il maggio!' numero di ammalali senza ossere obbligati a disperdedi nel le case dei villaggi . Si devono riunire insieme q uelli che hanno bisogno di esser e vegliati, per ·non atfaticàre troppo il personale degli infermieri. Tostochè arrivano i carri dei pot•taferiti si trasportano al deposito i pagliericci che ser.vivano da sedili, e mentr·e si pulisce ed assetta il locale si mar~d.a coi carri stessi a provvedere le cose di prima necessitil, cioè paglia e vasi da acqua. HiempiLi i pagliericci e dist.ribuita una gt•ande quantità d'acqua in ogni camera, si procedo a r equisil'e gli altri generi nccessat·i, avverLendo che


1 0z6 RIVISTA Dl G!ORNALI ITALI ANI ED ES'fEl\l in territorio nemico ciò s i deve fa re prima della par tenza del dis taccamento, poichè dopo non potendo appoggial'lo colla forr.a si correrebbe il pericolo di rimanet'Csenza il necessar io. Siccomè molLi reriti non possono servirs i cho eli una sola m ano e gli inlerrniel'i hanno ~roppo lavOJ'O per poterli ai uttu·o, si devono distribuì t'e i cibi in condizione Lale che si possru1o pOt'lare alla bocca col mezzo del solo cucchiaio, epperciò la carne dev'esset'C tagliata a pezzet.ti prima di cuocerla. L'autore conchiuJe col manifestai'C l'idea dell'adozione di un' un iforme uniea per lutto il per-sonale sanitario delle nazioni civili .io campagna . Egli non si fa illu !'\ioni s ulla pr-ohabiJi tù di vedOL·la pres to aLLua la, ma cr ede clte ne dori verebbe una grande utilità al servizio sani tario, :specialmente a quello delle divis ioni di cavalleria; perciò, sen:.:a occupru·~i delle pat' ticolm·ilà della sua applicm:ione, accenna solo ai wmtaggi più saHcnli, i quali sono; un'uniforme conosciuta do LuUi sarebbe Yelluta pitl facilmente della fascia bianca colla Cl'Oce r ossa, c presc!'vcrcbbe molLi del pcesouule s ani lar io, spC(%1 menle i poela f<•l'i li, dull'cs ser·e pres i di m ira dalle tenppe nem icbe; i fe1' if,i r iconoscer·cbbero più pres to coloro dai quali a ~l,enrlono soccorso; infine s ul Lcrr iloJ'io nemico il pcrsoHale !ìani l.ario saeebbe pi ù I·ispcllaLo percl t \~ non vestirebbe un'uniforme odiata, eù è questa una cosa assai impot·tante, speciulmenle pel persomùe sanitario delle divis ioni di cavallet·ia.


HIVISTA BIBLIOGRAFICA

'l',•ailé cles tualaflies et épitlémie.<; tl~s al'mées, pat' A. LA VEftAJ'.; , Mr>dccin-major, profcsselll' agrt;g6 au Valde-Graco. - PaPis, ~lnsson édilem·, J873. Fin da lempi us~ai lontani d:ù no~lri i comandonti deg li esct•cili \"olsero l'aLLcnzionc allo malallie cito sollo forma epidemictì o contagiosa si monife$lavano fr·u le !cn·o truppe . Le 110Lizie eli lRii fulti e d~,>i provvedimen ti u sati in quei t·emoLi secoli noi le Lt•oYiamo non ordin ate in ispeciale categoria, ma spArse f(Ua e lù, no llfl s tor ie delle vacie uozioui, (Tucitlicle, Diodoro S iculo} o nei libl"i degli sct•iLLori eli cose miliLar·i (S enofonte nell'.ti nabasis, Vt'g-czio nel De 1·e militari). Sollt\nlo da l xvJ ~ocol o la lo LLeraltH·a m odica <:ominr;ia a conlur·e ft·n i suoi volumi nn lilwo che si occupi <>scJus ivornen le di medicina tnilittll'e; e fil il tifo ccuslrense la p t•ima malnltiu eh<~ ehh~l speciali scri U.ot'i CJ1ll1udo nei p r·i11eipi i di 'lUCI secolo Bi s viluppò in Italia di!"ll'uggendo l'eserrilo eli Lautt·cc cbe assediaYa ~apoli (152~) . Ft·flcasloru l'n il pl'imo nu.:dico che lo dosccissc, e poco dopo olt.t•i i tal iani o stl'flll.ÌP.ri. Oltre i.J lifo 1 la .Jisscnleria, lo scm·bulo c le malaltit.l veuc t·ec <>t'ano i morbJ che produceYo.no le JHaggiori Sll'a!!'i fl'a gli eserciti; e quin1li essi fm•OJ tO JW l' lungo tempo il prll1cipal o, anzi l'un ieo ~ema cui s i YOlgcsse lo stmlio dPgli scl'illod medici milila l'i. La prima opèt·a cl1e tt·ullasse nÌag-i:-;lralrncnle e completamente (rig uardo a i tumpi) ili m edic ina o <l'ig icnc'l milltat·è non comparve che alla mela del :->ecolo ptlssato; ed è quellt\ del Pr•inglc 1< Osservazioni snlte ma lattie cterJli ese1·cili ))' rho l'autO!'€' diede alla luce in Londr·a n e l ·1752, dopo d i avel'o pet' G amti segu\lo l'esercito inglese nelle guerl'e dei P aesi Dassi e della Scozia. A 'lues to tenne ro d idro in breve' tempo moJl.i allri \wegcvoli lavot'i, e lo l uni t·cdatli tla scr·il.tol'i ùi gnm nome nel c medic he discipline; ma che non pertanto nellA speciale materia non rngglunscwo il mel'i.Lo del loeo nutes ig nano, il P t·inglc. Ciò _sia uetlo pel V an Swieten, pel ·Momo, ecc. l nOne cmt;pat••scono le bello opere del L.at'l'ey, del Desgenelles, e pos cw ferecenlissime ùelleg ucrre~ i Crimea, cl'ltal ia, d' Alemagna, ccc.


10:28

IHYI STA

È p el'ò da nolal'e che gli scr·i~LOI'i summonLovati hanno press ochè LuW lratlaLo delle malutLie degli osm·citi in ra111pagna;

e le loro ope1•e sono venute alla luce dopo le gul!rl'e alle quali essi hanno p1-eso parte; tr anne il P1·ingle, quald1c raro osservatot·e e soflanto di sfuggita si era occupato tlei morbi che s'ingcnerano uei militm•i pet' la vitn della CRSe!'mu. Questa grand e fl'lcuna nella letteJ'allll'n medica militare r~PV ancora da <'Oimare; a ciò !IU rivolti g li sforzi il doltoe Luvcl'<ll1, che è s lnto /lrecedulo e guidalo nella sl!wla dalle Ol'rnc di suo p ad1·ù, c 1e fu, al por di lui, professore ul VaJ-de- r. J',)<'e. Egli pel' e~egu ire il còmpito impostosi ha ratto tesoro dello molte memol'in che ili q uosLi u l tilil i Lr.mpi sono ve nn Le ulln luce, quus i Lulle spm·se entro i g iOL'nuli di medicina c di cllit·m'gia militm•e. - A bbinmo volut.o JWemellcre quf'sle hl'.!Vi notizie storiehc per fare megLio compr.-ndere l'impm·t.anza del hl\'oro, pubblicat.o Lesl~ dnl dott. Laver·an; essendoché il bi'P''" spazio -concesso nel nOi!li'O giornolo a lla rivista bibliogrutlcu non ci dà ogio di fMe l't}sLcso esame che VOJ't'emmo d i quPRL'oper·u per molli rispetti inler essaulo. Staremo coutenti u pl'Clldera ai qua 0 dì là dP~Ji appunti. I due primi capitoli sono consacrali olia mort.alitJI negli ese1•cili, ed alle cause di essA. Le indagini dell'aulot·c mostrano che n ell'oscl!'cito l'l.·ullt:Osn. la mol'Lnli~ù va pt·ogt·e:>sivamou to decrescendo d' anno i11 anno; o così dal 27 prw 1000 che cl'a nel 1820 è discesa or·n al t 3 pPr' 1000. Follo un paragom' (che non ci sembra ('salto per· Ùt'licicnz a di clementi • statistici) con g li P"Pl'Cili ~LJ·anieri il dott. Laveran niTcr·ma la mo!'lalità n e1 militari cssero minOI·c m Francia clH' negli altri Stnlì d'Eut•opu. Non osLn 11Le qu e~lo cosl n o[,; vole progresso rlclla san il1ì nei miliLnr·i la mol"~nl il tì fea essi oggi è a ocorn maga:ilwo che nella popolazione civile, in nnul o~he , se non iclentlclle, condizioni dr elà, alinH•ntazionc, pcc. Fr'a questa la cifra dt'i morti è eli 11 su 1000. l .e due maggiori causo di morlulitò. sono la tuhPPcolosi o la. febbr·o lrfo itle; ed a co n~o clella prirnu s i dee nnc lre aggiun gòl'O il t·ilovnu le numeJ'O di coloi'O cliP non fjn ìscono nep'li O!'lpedali mililu•·i per cssOI'O stati rifo••muli c in viaLi ullc case lo t'O appena si 1; full o in es..;i manifesto l'uwsorahile morbo. - Del timancnt.e la Lisi è fra tutte le malnllie quella cile più domina ed uccide rome nel fl'l\IICese così negli altri OSOI'Ci ti cl'Eur·opa; bcncluì in pl'OPOI':tioni differen ti; ll'l!J.'esercil.n eusso o~s u dò. la rncLù, c noll'italinno il quat·Lo della mo t•La lilù generale (1) . (l) Lo cifre date dall'nutore per l'osorcico france6e, e, più ancor~, per quello dt•gli altri Stati d·Europa. 11011 co ncord ano con altt·e c:h1•, d esunte pure d~~ d<Hmmeuti uOkìali, t •·ovìrun o nella rno uw •· la del ••oSti;() coll ega., l l capi tano medico 'I'Os r - Della (r-equenr:a della tsst rJolmona•·~ nell'eser -

cito rtalt'J.no in con(•·oll.to aa alll'l tse>·ci ti, ea aliQ. popoln.:lonc civile. (R hii·W• clintca a1 Boloqna, felJhrni o ISi~). - Non istaremo a J•iport_ar~ tah c1fre, non consonwndocelo lo SIJIUIO; e raccomandiamo :u Je· to~t d t

consultare quello scritto, del quale cl rincresce soltanto In brenll\. Il dott. Tosi, dopo avPr notato che la Llsr è rappr·asentMa nell' P~~•·c•to d~ uua modi a s upet'J Ot·e a q Ltella della ropolauone lllaschile d <~ 20 n 30 a.nn1 nell e oiUi\ e, pilt ancor·a, nelle ctunpngne - ciò che non dovrùùbo essere


OlDLlOGRAFlC.A 1029 JJ.Qpo di essa: sono le reb]Jri. tifoicli, e poscia, in·assai minore

rnisur~, Je rnala. Uie d'infezione e le eruUive le pl'irteipali cause

deltl,!. moe~aJil.à. -

L'au~ore esamina quindi la nostalgia, le faliebe, l' esetcitazioni della vita di guamigione e le altre cagioni tanto per lo passalo proclamale; e non trova in ess~ su.fticienti r agioni pet' ispiegare la eccedente modalità n ei milHa!'iì; e ricordando l'ossetva;,:ione di Michel u.~ ,•y che le malattie del soM.ato si t'assomigliano a quelle del l'a 11 ciutlo, e che la caserma La una grande an alogia con la scuola, conchiude "che una nutrizione troppo uniforme e spesso insu,_{ftcicntc, la dimora nelle grandi città, t'ù~gombro in quArtieT'i male ac1'<tati.sono le p1'ecipue cause delL'eccc.s.so della modalità negli esetcili >> . Parole çl'oro, che dovrebbero ·esse!'c fl1!3dil:atc da certi fautOJ'i di economie fjno all'osso. - Faremo, però, ossc•·vare che se le malattie de' soldati o degli adolescenti sono in buona parLe le sLesse, ciò deYesi alla loro el.à d i poco divet•sa (i coscritti venuti a 20 anni 1 non rimangono che da 3 a 5 anui soLto le armi, tr·anne un ptccolo ntunero che vi rc~s ta qualche tdfi'lpo.di più) e non già nell'analogia che assai di lontano può kovarsi fi•a la scuola e il quaetiero, e ii'a ·le abitudini e le occupazioni loro. EsaminaLe le cause della mortalità in tempo di pace l'autore passa a dire di quelle che agiscono sugli eserciti in campagna. Egli iosisle, molto oppo!'l.unamen ~el. sopra un l'alto ben nolo ai medicimUilari, assot meno ai civ1li, e poco agli estranei della scienza; conLro il quale, pcrchà non abbastanza appt·ezzaLQ non si sono usal.i tutt.i j mezzi possi))i]i per iscemarne la gravità. Il fa tto è che la mortolità nelle guerre, . anche nelle più setnguinose, è dovuta per tre quarti Cil'ca alle malattie-, e per un quarto soltanto, o poco più, al ferro e al fuoco· del nemteo; e le prove sono lante qua.nte le guerre combalLute di una qualche dut•ata. Ricot•deremo due delle più recenti. l Francesi in quella di Crimea su309,000uomini ebbero 951000 morti; o di questi 75,000 pGr malattie e 20,000 dalle offese del nemico Nella guel'!'a disecessio.ne di America l'esercitò del sud ebbe 120,1JOO morti pet' malatLie e 20,893 uccisi

considerando cbc l' e~enito è formato dalla gio,·eotù più robusta - soggiuoge: • volendo eta r:io concMuàe·r·e ne verrebbe un tema veramenìe utile a .stuatar.vt, e cioè. . ce cayiont prell'l.tpònentt e cleterrntnanti della !i~i noi1 sono soltartt·o nell' estwclto l'età, la c:ostituaiottc, ta proventen::a, ~'et·çd1tà, ecc. ma deve esiste•·e non tma, liensì un complesso di cau.se speaiaW della t>•·oresslone mliita.re, 1?Wdi/!ca.tri.Ci de11d vra.ndi ('u·nz-ioni de<IC4 nutt>L:Ione e della ematwt. taLi da aetel~mtnare nel f'Olm.ani la 'll4lattia tn (lfsoo,·lo >. 11 dott. L.averao nel c.~pilolo della tubercolosi ha in gra.o parte ìudagate tali cause, e tratto liti li corollari dallo studio di esse; a :noi, ammìr·andò le idae co là espresse, nbi:Hawo poi dovuto deplora re che, egli non siàsi fatto 1~ t.l'!lttare co o pa ri larg!Jeaa ed a.ccuJ·ato esame le attré malatti e sotto il r ispetto mi litare. kì noo sarà vano di re cJ1e a lle tante ragjoni date P" l'i spiegare i 1 numero decresceilt.e dei mor·ti per tuberco losi nell'esercito, ai nostri gionri rispe(.(.() al J)Ussato. è da aggfuugere la maggio1: P!'e.~isione diagnostica, per la quale gli atfetti da tisr sono ora riforrnat~ e r1manda<.i ~~~· tempo, onde uoo figurano più fra i mor·ti· come non v1 llguraoo tancr alu·i, che atr~tti do dilfòromi mala.~tie croniéhe polm ona.":' erano per lo passato, per·msutucieme diagllosi, compre.s1 f1·fl i tube1•coloSJ.


1Q30 l llVlSTA ' 1 nei combattimenti - l'esercito del l)ord_, pju forto.nato, ebbe 182,500 uomini perduti per malattie , e 96,701 caduti sotto l'armi nemiche. - Le cagioni ne sono, le infiuen:te atmosfer iche (mOJ'li per eccesso eli caldo o di freddo, malattie di s tagioili, diarrea); il mefìtismo del suolo, dei campi, .e dei luoghi abitati (malaria, tifo); l'alimentazione insufficient.e. e viziata (scorbuto). Tali pel'dite sono maggiol'i nel principio di una campagnà, soccombendo allora gJi O('gani-smi meno for•ti O debilitati; .e sono minori, relativamente, nei periodi più attivi della guerra. L'autore osserva giustamen te. -Insistere sall'importattza dene perdite che te malattie .fanno subit'e agli eserciti in campagna è quanto dimo.stt·ar·eche è necessario studiare accnmtamente le cause di queste malattiepel' pr·evenir•le . per quanto è possibile. A questi due ·pr'irni capitoli interessantissimi e intei'amente da ti alla specialità med ico-militare, e che sono cor:ne la prefazione dell'opera, se13ue la descrizione delle singole malattie _ comineiando da quelle delle stagioni e dei clii:ni, dOHJLe al ·freddo, al calore e allè influenze atmosferiche; cioè, le laringiti bronchiti, pleuris ie, dissenter·ie, cholera nostras, congelazioni, insolazioni, ecc. Trattando della dissenteria e dell'ascesso del fegato, frequen te negli esBJ'cili inglesi nelle Indie e francese nell'Algeria, l'autor·e si fa a discutere la CJUestione sino a qual punto ii possan.o le truppe acclimw·e ne~ paesi caldi; e affermando che ciò s ia impossibile nei paesi infetti dalla dissenteria e dalle febbri telluriche, e quindi erroneo il lasciare in essi pe1~ • lungo t~ropc~ le stesse truppe. eolla sp<:n~anza che possan? assuerar'si a viver e m quelle speciali condiZiOni, propone CJO che oggi è universalmente saputo e praticato, di cambiare cio~ ogni anno, e più eli feequente ove sia possibile, le guarnigiont di quelle r egioni . ln separa ti capitoli tt·atta delle febbri palustri, della febbre gialla, e del. geuppo delle malattie tifìche (febbr e Lifoide, l.JfC! esantematico, febbre r•icorrente). Due altr'i capitoli sono d.at~ alla tubercolosi - la più grande cagione. di mortali Là negli eser citi. L'estensione che l'autore ha dalo alla trattazione eli -tali infermità f~ di quei capitoli delle vere roonografie; nelle quali è i'iporlato quanlo di più recente si ha nella scie.n za su tali materie; e non contento di ciò, quando egli non accetta _le teorie più comunemente accolte per vei'e con lunga e s ot.ttle disc~ssione~antìe.l).ele?ueragionL ~Noi siamo dolenti che lo spazto 110n ct consent.a di esporre le Idee dell'autore, alle qualt m gran parte aderiamo. Però ne sia permesso di dire che mentre ~\rnrnir:iamo _la dotkina e la hi:illan Le esposizione che s i sr;orge 111 essJ e net r estantt capitoli dell'opera, dobbtaroo clall·altra parte confessare che non vi abbiamo trovato tutto quello che era da aspettai'si dopo la l ettura delle prime pagine, dove tratta delle cause di morta!J tà nell'eset'cilo. Esclusa la tubercolosi e la febbre tifoicle, nelle aUre mvJattie, tranne a lcuni dati s tatistici sulla frequenza che esse ltanno nell'esei'Cito E? ulcune considerazipni sulla profilassi _loro - consider azwnt


1031

BIIlLTOG RAFICA

che si trovano in tutte le opePe m oder ne di nosologia m edica e nelle ciJ•cola J"i e is truzioni dci consig li di sanità milita r·i di pressochè tu~~i g li eser ci ti europei - noi non a bbiamo rinv~muto nella s L or·ia dei s ingoli mor•bi alcun altra cosa che ri guar dasse la specia lità mcdico-militam, come fàceva sper are il titolo dell'opera. Di mostrare in che una stessa malattia possa ditfeeen7.inre fr>t\ borghesi e militari, e non soUanto per le cagioni, ma pel corso, dur·ata, esiti, onde la pi ù frequente mortalità nei secondi; riceecare da quali sreciali mo~ivi , dip en den ~i cioè assoluta me nte ed esclus iva me nte da lle esig enze della vitu. militare, sia pr·octoLLa quello. dilferenza; estendere tale s tudio ed esame dall' individ uo alla mol titudine , ossia dal soldato al reggimento ed alJ'eseJ•cito - questi e simili problemi noi sper-avamo di trovare Lrultali, e por quanto è possibile sciolli in questo libro. - L'ingeO'no profondo, ln non comune cl oLtrina o lo s pi ri ~o d'indagine dei nostro collego. dell'esercito fra ncose ci er ano a1·r·u Sllfìicientc a credere che i l{òstr·i desider·i non sarcbbcl'O s Lati fm s tra nei. - Giova, nel finire, aug uraJ•ci che egli voglia in una J' ip!'oduzione del s uo bel lavoro volger e su tali ar gomen ti le s ue dotte r icerche . S . G.

Il Diretto r e

P. E. MANAY R A Colonne !to medico, membro de! Com·ita.to di sa nil'ci militare.

I1 R e ds.t.tor o

D< FEDEH JCO T O SI éapilano medico.

NUTINI FEDERICO,

Gerente. _


~o 32

STA.TIS'riCA.

Movi mento mensile dei malati negli spedali militari ed infermerie di presidio (funzionanti da ospedale). - (settembre 1875). OSPEDA.LI

Infermerie

COMA NDI

di

GRNRIIALI

presidio Principali

Succursali

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Roma. . . . -

Roma Perugia . .

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51 l~ 115 Cosenza • . d?~ 104 -

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298 13 369 9 !;il! SS 3611109 5! 5 4 532 4 SI 06-94 1 47 83 75 22 33 96 - -

-

-

~Palermo ..

Pal ermo~Mess~a. ..

Lltu•ottu:ion c.

In questa tabella sono pure compresi gli individui che non appal'teJIgono all'esercito curati negli stabi!lmenci militari {guardie dogallal i, di 11ubblica sicurezza, ecc.).


Fzj t e- ,g, C</17

C nfi gurazion e dol C WÙJ/71? ffllapuye~·ia- fA .fetforj.f

s

D. Ocd~M JJestro F.


•o Visuale (forslcr) ,(}n Z..si.?ne-d cen/JJ rùpell<r:mlt1 Uvperfjério

s


•·1',

MEMORIE

ORIGINALI

INIEZIONI PARENCHlMATOSE DI TINTURA DI JODO NEI

TUMORI GHIANDOLARI NELLA

IPER'fROFI! CRONICA DELLE TONSILLE ENEL LIPOMA tRTtURA FATTA NULL.!. CONB&RENH SCIRN'fl~ICA ll&L l O GIUGNO l8i5

N6LL' OSPEl>ALE I>IILITARE m >ll UNO

L'idea di portare direttamente le sostanze rnedicamBntose in grembo ai tessuti morbosi, allo scopo di ottenere una locale guarigione, è affatto moderna; è a Luton de Reiins (~) che la scienza va debitrice di questa terapeutica conquista. Più tardi Tier·sch (2) Luche di Berna (3), Heine (4} ed altri contribuirono a rendere volgare siffatLo metodo nella cura dei neop1asmi, del gozzo parenchimatoso, della ipertrofia della pr·ostata, dei ganglì linfati.ci e delle tonsille. Fra noi pubblicarono interessanti memorie sul subbietto il p1·ofessore Albanese (5} ed il dott. Parona (6}. · (l) De !a sttòstit'IMion pa·r·enchymateuse: méthod-e t hérapeuttque con, sistant clans !·in,jeotion de substr~nces irritantes dans !'i'tttimité cles tis~-~~s

malades . - P:wis 18G3. (2) Ueber· e!ne Heil·rnethocl e yey.en li)·ebs Bc~yartr•t : Int. Blatt. lS6G. (3) Uebe7· rtie ohi,·u~·yhische JJehcmd~ung des K rop(es. - Leipzig 1870. (4.) .'lt·ch'l~>- ( iir J(linMche ciii?-. Vol. xv, pag. S0-18i:l. (5) Du trai t ement des cance1·R tJar· ics i·njeot1on s aòorti-ves sezon la -met luide Tier sch. - Pale l"me 18G9. (6) Cont,·!buz·ione alla te1•apia de< gozzo. - Est\·atto dalla Ri't;ista ci'lnica, lugli o 18il-

Gio1vnale eli m.ecUcinc~ m ilitatl'e.

66


103~

INIEZIONI I'ARENCIIIMATOSE DI TI "TURA DI JODO

Anche nel nostro ospedale fin dal •1869, dietro consiglio e direzione del colonnello medico i'Iachiavelli, veniva iniziata dal compianto dottor Fossi una serie di esperimenti di cura dei tumori ghiandolari del collo colle iniezioni parenchimali di tin tura di jodio, sperimenti cbe con brillante risultato ebbe a c,o ntinu are lo stesso dottor Maehiavelli. nel -1869-70 q uando assunse la direzione del re parlo chirurgico ( 1). Negli anni successivi 1871-72- 73- 74 , furono pt·oseguili dal dottor Gamba e do. me. È oggi mio intendimento esporre il frutto e dell e mie osservazioni e di quelle del dottor Gamba. Il nuovo metodo di CUl"a venne da noi q uasi esclusivamente messo alla prova nei tumori ganglionari del collo c dell' inguine, tanto frequenti nei soldati, così restii alle cure e pee conseguenza. motivo eli nurnuose riforme . Più tardi, essendosi presentato il destt:o, vo lli esperire le iniezioni parenchimatose negli infarti ghiandolari scrofolosi, nella i pertrofia cronica delle tonsille e nel lipoma; non ho potuto spingermi più in là perchè le sale di un ospedale mili.tare non sono le più opportune per questo genere di studi. Tecnicismo operativo . - L'istrumento adopet·ato fu sempre la siringa di Pravaz, modificata da Li:ier. Da prineipio ho inietlato la tin tura alcoolica di jodio che fll pure sempre usata dal dottor ·Gamba nei suoi espel'imenti; adottai però definitivamente la tintura di j odio jodurata (tintura jod. gr . u no - acqua gr. tre -

-----------------n) Gli eft'elti ottenuti furouo ot.timi. Non si c llllol'O mai cicatl·lci deformi. La masgiot· frequenza lu di lie,·c r eazione loea!e, con limilata suppurazioue. In qualche 'caso ebbesi la !'usioutJ della massa glandulare, con svuotamento della ciste della glanchùa. Le inie'-ioni si facevano colla s irioga di P1·avaz inietiando da una a tre goccie di tintura di jodo (della farmacopea mi liH\re). Tll.lvo!La occors.e dove r· ripece1·e le iniezioni. Non s1 applicava collodion ma semplice taffe t.à gommoso 0 sparadrappo cliachylon. Lo t•ea~ion i si coml~n.ttevauo con epitcmt .tepidi emollienti.


4035 joduro potassico centigr. dieci) perchè mi parve meno irJ·itante e' quindi meglio tolle1·ata dai pazienti. Sull'esempio· di quanto con vantaggio aveva tentato il dottor Parona nella cur·a del gozzo, volli anch'io provare l'efficacia dell'acqua salso-jodica di Salso Maggiore (1}, ma per circostanze speciali non mi fu dato sperimeolarla che in un sol caso. L'ago va risolutamente impian tato nel tumore spin· gendone la punta verso il centro: \•i si tnnesta la cannula e spingendo ~ss ai lentamente lo stantùfTo, se ne scaccia tutto il liquido . Si lascia quindi in sito . l'istrumento per un minuto circa onde permettere al liquido di effondersi nel parenchima ghiandolare. Ciò, fatto, mentre si estrae l'ago con rllpiditù e senza comprimere il tumore , un assistente spalm a immediatamente di eollodion elastico e la piccolù. puntura ed il tumore stesso, nel duplice scopo e di opporsi all'uscita del liquido e di moderare l'eccessiva reazione a cui questo potrebbe dat· luogo. Affinchè la pi ccola operazione riesca è necessario: •1° Di non oltr·epassare coll'ago i confin i della gh;andola perchè l'effusio ne dd liqui do in grembo al tessuto connettivo perigangliare dà ordi nariamente luogo ad una violenta flogosì suppurativa; 2• Di desistere dalla propulsione dello sta n tuffo NEI TUMOlll GHIANDOLARI, ECC.

(l) Secondo l'analisi dei chimici Cardone e Scvea·o quell'acqua salsojodica sal'cbbe compostn. di ' Cloruro dì potassio . 0,4570 Cloruro di sodio . 4,4250 Cloruro di calcio. 17,1)1'150 Cloruro di magnesio . S,0200 Bromuro di magnesio O,G090 Jodnro di magnesio 0,3850 P rotossido di ferro 0,0168 Materie organiche 0,0306 Bromo 0,5300 Sodio 0,35'20


1036 INIEZIONI PARENCHIMATOSE DI TINTURA DI JODO appena questo incontra resistenza, nello scopo di evitare una troppo violenta distensione dei tessuti. Usando queste precauzioni l'atto operativo, riesce quasi indolente. La dose del liquido va proporzionata al volume del tumore ed alla tolleranza individuale. Io cominciai sempre da cinque goccie, aumentandole gradatamente a norma degli effetti: non ho m~i ollrepassato il gramma. Di regola ho ripetuto l'iniezione ogni quinto giorno; ho prolungato però questo intervallo, allorquando sussistevano segni di locale irritazione, resi manifesti da dolori spontanei o provocati me rcè la pressione . Il massimo delle iniezioni praticate nei tumori ghiandolari fu di dieci; il minimo di uno; di cinque la media. Soltanto in un caso (ipertrofia cronica della tonsille) si eseguirono venti iniezion i. · Alcune considerazioni sulla natura ed etiogene si dei tumori ghiandolari del collo e dell'inguine.

Se l'intima struttura delle ghiandole linfatichc, già intraveduta dal generale medico professore Cortese (4) mercè le inieiioni fine praticate col m etodo di Prochaska c Berres, ebbe su ccessivamen te luminosa con· ferma dalle microscopiche ricerche di Kolliker (2) e di Bizzozzero (3), nello s tesso tempo una non meno viva. luce sulle loro morbose alterazioni gettarono i lavori di Virchow (4) di Billroth (5) e di al tri valen ti istologi. Egli è dìetl'o le accurate indagini , massime di Billrolh, (l) Sulle ~·ecenti scop&l'te che ?'iguar!lu.n o le gltmc!t~le lin{atfche c gl'l appa1·ati adenoidi. 'l'O t'jno 186~. (2) Anatomie 'ntiCI'OSC<JPiQUe. T. 11°. 2" part. pag. 850, 514. (SJ sulla st?'t!ttura delle ghiandole uivattche. Torino ·1869. (4) Vl RCll Archiv. XXI. - pag. 't2!l. (5) Beit?'age zu·r Pathot. l1istol. pag. 161 anno 185S.


10? 7 -che noi-sappiamo come le ipertrofie ghiaridoÌatÌ sèmplici sono· H risultato di una iperplasia dellè c'elhile linfa,t iche, a1la quale vi si associa una moltiplicazion_e ,cellulare del connettivo e principalmente di quello dello -~·brama. Questa rigogliosa prolife1•aiione cellùlare, se -d-9. principio rende più appariscente la struttu·ra ghian.:. d'0lare, più tardi la annienta, perché tutto l'organo si 'trasforma in un èomplesso di cellllle linfatiche. È questo il miglior co'ncetto notomico che noi oggidì possiamo avere dell'ipertrofia da 'i perplasia ghiandolare ,ossia del linf'oma. Però .siccome eolla scorta dei ca1·atteri macroscopici e microscopici delle .ghiandole non può éon precisione rilevarsi quali cause abbiàno · prodotto ~a ipèrplasia e se questa sia idiopatica o deuteropatica per cronica flogo·s i (Billroth), e d''a ltronde i criteri clinici .non valgono sempre a stabilire una diagnosì differen~iale fra la ipertrofia semplice e la linfoadenite ,cronica tWeber-Forster) così alla denominazione più scientifica di linfoma preferisco quella più pratica di tU1no1·e ghiandolar.e, di ip~?·tt·ofia ghiandolm·e dei vecchi chi·rurgi, perché nella stessa. sua latitudine antologica, penmette di raggruppare differenti modalità morbose senza fa re violenza alla loro essenza notomica.. Nè questa mia predilezione è puramente speculativa. :lo )lo estirpato sul vivente, r itenendole per veri linfomi .dlverse ghiandole ipertrofiche che si conservano nella .nostra collezione notomo-pa.tologica sotlo il N. 59; eb'bené il fino esame, che diffidando di me, volli da valente istologo fosse riscontrato, se in alcuna di esse qimostravll- una rigogliosa iperplasia cellulare, un vero linfoma (4), in altre ìnvece rendeva evidente un cronico NEl TUMORI GHIANDOLARI, ECC.

(l)' Registro qui l'analisi ma<~ro-micr-oscopica di diversi linfomi ·del.J'inguine da me estirpati nel soldato Savino, 3° fanteria. Caratteri macroscoptci. La forma delle g landule è quasi pet•feitamente s(erica; il volume di una di èsse raggiunge queJ!o di un uovo di piccione, ·qUello delle altre di una grossa fava.


~ 038 INIEZIONI I'oi\nlmCfJI~[A'rO~E Dlc TINTUI,\A Dl JODO processo jnfiammatorjo in attualità. di corso (linf'adenite cronica) ovve1·o in alcuno d~i suoi esiti (suppurazione disseminata-caseificazione, trasformazione fibrqsa con atrofia del parenchima ghiandolare). }la .forse più importante dell 'anatomico è lo studi o clinico di queste produzioni morbose, massime pei medici militari. Infatti chiunque ha avuto un po' d'esercizio nelle infermerie degli ospedali militari, ,resta impressionato della frequenza colla quale in soldati d'aHronde sani, robusti e non offerenti alcun vestigio ùi discrasia scrofolosa o sifili tica si verifichino dei tumori ganglionari a cronico decorso, massime al collo. Questo fatto, che non era s(uggito all'osservnzione dei medici militari fi·ancesi dell'epoca napoleonica , fu però per la prima volla accuJ'a tamente studjato da LaiTey; il quale in una sua bella mem oria pubblicata nel 483.1 (1), richiamando l'attenzione sulla frequenza

La consi-seenza molle, quas.i midollare; mollezza llhe si risente attl·avel'SO alla capsula tcs:J., resistente, inspessita. FaLla una. sezione della gianduia, presentasi la superficie nella glljandola più· voluminosa, ineguale, perchè tanto nella parte midollare come nella coreica le, si ri~coo trano del)e rileva tezze irregolari, r talvolta punti formi, talvolta grandi come un seme di canlipa, talvolta isolati, talvolta cooftuenf.i, che danno l'idea di u.oa sostanza molle contenuta a forza nel pat·eochima ghiandolare e che aspettasse il taglio della capsula per restare sprigìonata ·e scoppiare. lJinspessimen to della ghiandola era tanto pii). signiftcante. quanto maggiore era il volume della capsula linfatica ipertrofiata. Nella ghiandola liolatica più vol uminosa la capsula aveva una spessezza 2-3 volte superiore alla normale. Esame mioroscopiço. - Ilinsp\\ssimeuto della capsula è ,priucJpalmeuta dovuto ad, una inilltrazione di cellule embrionali le quali sono tanto piìt abbondanti e disposte in cumuli più grandi, quanto maggiore è l'inspessimento della capsula: l'infiltrazione è più dìtrus.-. e viva verso il parencbiroa ghiandolare che verso l o periferi a dcJla capsula. Nella sostanza della ghiandola notasi. un aumento considerevole delle cellule linfatiého; Tale aumento In a!cnoi tratti della stessa. ghiandola apparisce alle volte più notevole nei follicoli, altre ''Olle nei cordoni follicolari. Anche nei seui si trov a ·aumenta~a la ft!tantità dello cellule liufaticlte: queste non presentauo i n alcun punro le uo!.e della. degenerazione grassa, anche appena incipiente. (l) De l'àdén{te atguc da.ns tts h(lpitaux mflitatres. Mem. do l'Académ ie do .Médeci ne T. lG.


Nìn TU~f01U GH I.ANDO LARI, ECC.

1039 colla quale negli ospedali militati si manifesta l'adenite . cervicale, ne ascrive l'etiogeoesi esclusivamente a cause locali. 1 Egli dà grande importanza all'azione del freddo e de.ll'umido ed indica speGiaJmente il passaggio dell'ar'ia fredda attravérso le piccole' aperture dei cas'ottì per le sentinelle. In ol tre esterna l'opinione che la pressione esercitata dal bottone o dall'orlo grossolano della camicia o dal colletto d'ell'uniforme qua odo è nuovo, ruvido o troppo alto abbia gran parte nello sviluppo de!Paclenite. Anche fra noi questo argomento non fu negletto ed 11 dottor Dainelli in un· suo rendiconto clinico (1), discorrendo dcJJa frequenza colla quale 'anche nei nostri ospedali militari si manifesta lo ingorgo cronico delle ghiandol~ alle regioni inguino-crurali, ma più specialmente al collo e al lato destro di· prefeJ'enza , molto giudiziosamente si domanda. «A quali influenze dob« biamo altribuirli? Da quali cause dipendono ?. .. . « Sono desse queste in tumescenze ghiandolari , flogosi « lente, sviJuppatesi sotto l'azione dell'umidità o delle « altre cause morbifiche che diuturnam ~;nte agiscono «sui mili t~ri ? Potrebbe aver influenza a prodUl·le il « modo di abbigliamento al quale sono costretti i sol<< dati ed in particolar modo la loro viziosa abi tudine << di stringersi soverchiamenle colla cravatta deterrni« nando in tal mo do un ostacolo al libero ci•·colo e « favo rendo la stasi venosa al collo e'd alla Lesta"?» Re~en t emen le il dottor PersichetLi' (2) La studiato l'etiogenesi dell'adenite cervico-ascellare che· si verifica nei militari sotto un nuovo punto di vista. Egli non (l) La sezione chirtwotca ne!l'ospeé/.a.!e mmtare di P.trenze. V. Gtornale ,fti.JI.fciltctna •mflìta?·e. N~ 22-33. a.nuo 1SG2. (2) Dell'adencpatia Ce1-vtcc-asceuat·e e sua. ettogenest. -V. Glor1!4le dl .Wedtcina mtlitcwe. NO 2 febbraio 1874.


104-0 INIEZlOl'\I PAHENClilliATOSE DI TINTURA DI JODO disconosce l'influenza delle cause locali: che anzi ne tira in scena una nuova fin qui non presa in considerazione, ossia la pressione ese1·citata sulla base del collo e sulle ascell.e dalle cinghie dello, zaino, ma non attribuisce loro che un valore affatto occasionate. Perchè l'adenite abbia a svilupparsi occorre l'intervento di un altro fattore, ossia una predisposizione ad ammalare da parte del sistema ghiandolare e questa p~:edisposizione esiste e si deve· riporre nella esagerazione funzionale che · questi o1·gani devono sopporto re · onde depuré.lre il sangue alterato direttamente od ipdirettamente da alcune cause inerenti alla vita militare e che egli riduce alle seguenti; ~o L'assembramento di molti soldati in un dormitoio, per cui il soldato è costretto a . riassorbire i principii mefitici. contenuti' nell'aria. viziata. 2° Cause reurnatogene cui i militi si espol)gono nelle marcie e guardie nottume. 3° Cause chimico organiche di accidentale formazione (patema d'animo, cambiamento repentino di clima ed abitudini, incongrua alimentazione sia qualitativ~ che quanritativa). ·~:ri permetto ora di esporre alcune mie riflessioni sulle vedute etiologiche accennate, le quali sebbene si aggirino quasi esclusivamente sulla genesi della linf'oadenite cervico- ascellare, tuttavia calzano a capello anche ai tumori ghiandolari, non essendo che il diffe rente grado di locale irritazione quello che da luogo all'una o all'allt·a forma di metamorfosi progressivu dell'organo linfatico . Intanto è mia convinzione che un uomo veramente sano difficilmente amrnala d'infiammazione dei gangll linfatici e mai poi di tumori gangliooari: perché quest'ult.imaeventu<tlità si verifichi, occorre che sia avvenuta nel di lui organismo una più o meno profonda alterazione del processo gene-


NEI TUMORI GlllANDOLARI, ECC. 1041 rale di nutrizione io guisa da modificarne il misto organico . In altri termini io comprendo benissimo come una causa meccanica o chimica locale, possa anche nell'individuo il più sano del mondo, originare una linfadenite: ma in pari tempo ritengo per fermo che una flogosi ghiandolare svollasi in simili contingenze 0 rapidamente si risolve ovvero. rapidamente supput·a e passa a guarigione. Se questo non succede, se la flogosi ghiandolare firi da principio assume un cronico andamento, ovvero se si inizia e lentamente si svolge un tumore ghianclolare senza o con fenom eni irritativi locali poco pronunciati, allora è d'uopo rifare da capo lo esame dell'infermo e se nulla depone in favor e di un morbo costituzionale, di una discr·asia specifica, è giuocoforza ammettere una malattia generale, una discrasia acquisita, la quale nei nostri infermi scaturirebbe direttamente od indirettamente dalle esigenze della vita militare, come con molte sode ragioni mi pare abbia dimostrato il dottor Persichetti. Ed è a questa discrasia acquisita che io non esito di riferire non solo i tumori ghiandolari che si verificano al collo nei .nostri soldati massime al lato destro, ma eziandio quelle ipertrofie ghiandolari che con non minore frequenz a si riscontrano nei medesimi alla regione inguino- crurale tanto dietro abuso di movimento, quanto dietro escoriazioni ai piedi o depìtelizzazioni al glande, semplici o specifiche. Chiunque ha frequentato un dispensario per le malattie veneree ovvero un'infermeria chirurgica in un ospedale civile, resta sorpreso della relativa frequenza colla quale nei reparti chirurgico e venereo dei nosh·i ospedali, si osservano alla regione inguino-crurale dei tumori ordinariamente monoganglionari, di form a sub-sferica, cbe spesso raggiungono la gros-


10.1;2

lNIEZIONI PAREI':!CIHMATOSE DJ TINTURA DI JODO

sezz~· di t"lm ovo di ga.I1ina o, anche maggiore, di con sistenza spesso carnosa, tal volta midollare, che non arrecano, alcun dist.urbq al.l'infuori çli un meccanico Ìl;lc.ep.pamento nella, ·!mar·Gia e che s~ talvolta cedo.no dietro una energica ct'tra .revulsìv.a,...solvente locale, .non infrequenter.nente p~rò o rimangon·o stazionarì per lqnga. p·ez.za 10Yvero suppurano in punti diversi, originando dei seni fistolosi, degli infillramemi marciosi ch~e esigono aperture e controaperlure, causil poi di cicatr ici o.deturpanti ,o limitanti là funzione della parte. Ora se questi tumori si. veri!lcano in indisidui che non offrOJ)O alcun vestigio di specifica discrasia, se il . più scrupoloso esame n.on fa rilevare in essi alcuno di quei caratteri che si vogliono proprì della Jinfatica costit,u zione, se. insomma nulla v'ha che auto.rizzi a classificarli fra. i così d~tti bubboni strurnosi, bubboni veneTeo-scrofolosi .dei sifìlogmfì, perchè non si dov,ranno derinre clalla acquisita. alterazione del misto organico in nesso colle nc.cennate influenze morbigene, proprie alla vita milita.re'? · Rapporto poi . alle cause locali meccaniche o chimich~ invocate per l'attuazione dell'aden.opatia in discorso,, confesso francamen te el~·~· se queste rni sembJ:ao.o in genere accertate per qqanlp si riferisce all'eti,olo.gia dell'ipertrofie ghiandolare dell'inguine, invece non paiono improntate di tutta la .s everità scientjfìca quellp messe innanzi ,peNpiegar·e le.intumescenze ghian(lolari del collo. E · pr.i mieraiY,I ente il rigido colle.tto çlell'uniforme, la crawJ.tta ioeslensib.ile (Larrey), sono da tempo scomparse dal nostro abbigliamento: eppure i tumori ghiandolari continuano rigogliosamente a pullulare sul collo dei nqstri sold ati l Inoltr~e se trO':'Q .logico lo ·influsso attribuìio alla repentina infreddatura (Larrey), massime ora che le isto-

mi


NEI TUMORl GHIANDOLARI, ECC.

~ 043

logiche scoperte del Bizw-zzero (Memoria cit.) hanno viemmeg1io fatto conoscere l'analogia di struttura che corre tr·a i gang l'l linfatici e gli appara ti siero-fibrosi, se mi sembr·a razionale derivarne il momènt0 causa,lc' . dalla stasi venosa meccanicamente operata dallasciar'pa che talu ni soldati per una biasime\'Olo abitudine, stvingono smodatamen te (Dainelli) (1), tuua via sorge in me spontanea la domanda : - perché i tumori ganglionari si sv.olgono più al lato desti'O del collo che a sinistra, .se. la causa morhigena agisce bilateralm ente? Recentemente, co me ho già accennato, il dottore Persichetti, non solo ha messo in evidenza una causa locale meccanica, fino a lui trascura ta dagli altri osservatori, ma ha cerca to molto ingegnosamente di spiegare perchè Je affezioni glandulari, prediligono il lato destro del collo (1.\'l cmoria cit.). Questa causa sarebbe rappresentata dallo attrito, dalla pressione che sulla ascella e sulla radice del collo operan o le cinghie dello zaino, diventando così non solo agenti irritanti, ma modiGcatori potentissimi· del p n'cesso idraulico: a questo inoltt·e uggiungerc si dovrebber o i movimenti atti vi degli arti superiori e quindi in modo speciale del br·accio destro che è quello più adopera to nelle manovre e nelle esercitazioni di ginnastica. QuesLa spiegazione è molto seducente ed io tanto più la trovo giusta in quanto io stesso nn dal 1868 nell'enumerare i danni dello zaino attualmente in uso, accennavo di volo fra questi l'adenite ascellal'e meccanicu (2). Da quell'epoca .l)on ho più instituito osservazioni in proposito: · per analogia però di quanto succede alla r egione inguino-. . (l) Vi sì potr ebbe aggiungere anche la so,·crchia costrizione operata sulla base del collo dal coUetto del cappotto che tnhrni militari, credendo di apparire più eleganti, sel'rano in modo esagerato. (2) APPtbntt tgie-ntco-santt<wti. v. Giornale di Meàici-na militare. N• 15, 16 anno 1868. · · ·


40&4 INlEZCONI PARENCIDMATOSE DI TINTURA DI JODO

crw·ale, è mia persuazione che nella gt·ande maggioranza dei casi, simili ingorghi ghiandolari acuti o cronici, riconoscano per pun to di partenza delle limitate esco·riazioni della cute fine e delicata del collo e dell'ascella, prodotta meccanicamente dalle cioghie dello zaino e che passano inavvet'lite appunto per la loro esiguità. Io credo che se vi si ponesse scrupolosa allenzione, avverrebbe in questo contingenze quello che già si ver·iflca per la resipola spontanea della faccia, che va di giorno in giorno diventando più rara, dopo che il Trousseau ci ha insegnato come spesso tragga origine da insignificanti scontinuità della cute o delle mucosa di questa locali tà. Però è d'uopo confessarlo, questo fattore causale non è sufficiente a dat· ragione di tutti i casi che si presen tano nella p ra ti ca~ se cosl fosse l'adenopatia in discorso dovrebbe occortero quasi esclusivamente nei soldati di fanteria; invece, senza tema di essere smenti to, asserisco che con eguale frequenza si verifica nei soldati che non portano Jo zaino, quali appunto sono quelli di cavalleria e di ar'liglieria. Ho volu to qui riassumere quanto mi era noto circa la etiogenesi e la natura di questi tumori ghiandolari, perchè spiega in parte gli insuccessi del l'arte in una malattia che, como argutamente osserva il dollore .Dainelli (~le moria ci t. ), resistendo a tutli i mezzi di cura esterni ed inLerni, stanca. la pazienza dell'ammalato e vince il pit'J eccessivo buon volere del mod ico. Convinto, come il nostro collega, della poca efficacia degli ordinari metodi terapeutici, volli atlenet·mi a quello preconizzato dal dottore Luton di Reims; e che era stato già usato, come "si é detto in prin r:ipio, fin dall'anno 1869 nel nostro riparto chirurgico. Gli esperimenti che negli anni ~874-72-73-74 furono fatti secondo il metodo di Luton nel nostro riparto chi-


NEI TUMORl GUIAN DOI.ARI, ECO.

~ 0.4.5·

rurgico sommano a trentasette; e le stor~e minutamente descrhte giorno per giorno dei fatti osservati oei singoli infermi sl<lnno negli a1·chivì del nostro ospedale. Sette di questi spettano al dottor Gamba, gli a,Jq·i: vennero da me instituiti coll'intelligente concorso dei signori medici assistenti, dottori Falcone, .Besia ed lmbrìaco. Di questi trentasette esperimenti, trentaquattro furo no, eseguiti su ipertrofle ghiandolari semplici o scrofolose· del collo e dell'inguine; due sopra tonsille ipertrofiche, uno s u di un lipom<~ . I trentaquattro easi di ipertrofie ghiandolari del collo e dell'inguine sono così distribuiti: 9 ipertrofie ghiandolari sempliei del collo; 2·1 » >> » dell' inguine; 4· tumori ghiandolari del collo (sct·ofolosi). Sui 9 casi di ipertrofie ghiandolari semplici del collo, si verificarono sette gnarigioni, delle quali quattro com plete ossia rappresentate da una graduale e progressiva l'icluzione del tumore, tre compl-icate da una ìnt~rcorrente infiammazione suppurativa; due furono gli insuccessi. Su 21 caso di ipertrofie ghiandolari semplici deUa regione inguino-crurale, si ottennero venti guarigioni:. complete quindi ci volte e complicale io quattro casi da accidenti infiammatorì con esito di suppurazione parziale o totale. ln un unico caso il successo fu incompleto e fu appunto quello dove si impiegò l'acqua salso-jodica di Salso 1\'Iaggiore . , Finalmente si registrò un completo insuccesso nei quattro casi di tumori ghiRndolari scrofoJosi del collo, n ei due casi di cronica i pel'p lasia delle tonsille e nel 1ipoma disseminato. Da questo prospetto riassuntivo balza subito all'occhi()


·104-6 INIEZIONI P·A:RENCHÌ~Il\'Ì'OSE DI TINTURA: DI JOD'O -che se lalt!n erapia fu 'cqmpletamente inefficace n~i tnmorì ghi~ndolarì scrofolosi 'del col~o, nelj'ìpertrofia cMnica: delle tonsille e ne'l lipoma-, invece : ha offerto .assai ·s oddisfacenti risultati nelle ipertrofie ghiando·Jari semplici del collo e dell'inguine e quali non . si ottengono cogli altri metodi di cura (energici revulsivi e fondenti locali, CtH'rente galvanica, elettrolisi, eompres·sione). Infatti se si considera che su trenta: sperimenti si .ottennero ventiseue guarigioni' vi ha àrgomen1o per essere iqcoraggiati a proseguire in un metodo d·i· cura ·facile, indolente, pO(;O costeso, e che permette all'ammalato di potere libei:amente attendere alle proprie occupazioni f1·a una seduta e l'altra. Non sempre però fu possibile di raggiungere le guarigioni mertè· un procèsso di graduale e · progr~ssiva .riduzione del turnore, Io che .realizzerebbe J•ideale del meledo: sei vol te Piniezione fu susseguita da fatti infiammatori, passati,.aJl'esito della suppurazione, ad -onta delle ripetute spennellature collodiehe. Certamente quest'esito è ·sfavorevole: espone a residuali cicatrici, che massime al collo riescono uno sfregio 'indelel;>ile e. tanto più detu!'panti se ·si trattasse di giovane donna. V>ha uh mezzo però che in molti càsi permette di riparare questo guaio: è questa l'aspirazione pneuma· ti ca. del pus contenuto nel piccolo ascesso, facendola · susseguire da una iniezione modificatrice. A quest'uo.ro serve egregiamente la stessa sil'inga di Liier, purchè si adoperi un ago rion molto sottile e purchè si abbia lu precauzione di fare snsseguire alla iniezione la spalmatura collodi ca . È questo un espe<iiente · che se non sempre, almeno nella pluralità dei casi dà buoni risultati e· che tanto più volentieri do·vrebbe essere adottato in quanto presenta un perfe-


1047 ~iOnamentp al metodo Pizzorno nella cura~, dei bub'bpni vene~~ì, metodo eh·e ~onta degli amm·ilìatori' .fra i medici rrlilìtari nostri· e·. che .avrebbe corrisposto· bene, .éJ.:IlcRe nella adenite ' cen,ico~ascella.re suppùrata (Persichettì). Quale modificazione induce nel parerrchima della i:hia.nd0la ipertrofica la tintura di jodio, per indurne ,la risoluzione della malattia?· I0 non so quali possano essere 1e ·ìrHime variazioni ·is~ologiche , perchè fino ad oggi non mi fu mai dato di potere enucleare una ghiandola precedentemente ·iniettata: quindi debbo limita.rmi a· dire· che ordinailiamente dopo la p11ima o le prime iniezioni ho n;otato nel tumore una maggi0re pa.stosità, susseguita più tardi ila una coartazione concentrica, sino a Timanere un :g.occiuolo fibroso, assai r esistente, che in alcuni ind,ividui che ebbi occasione di rivedere d1.1e o tre mesi 'd opo, trovai completamente scomparso. Parmi però che non si andrebbe lontano dal vero asserendo che nella ipertrofia ghiandolare semplice Rro~enga questa da iperplasia cellulare ìrritativa od infìa:mrnawria, le cellule linfatiche dietro lo stimolo arrecato dalla tintura di jodi.o ùegenerano ìn grasso, venendo successivamente riassorbite, s·i cchèdella ghiandola non rimanga ehe la buccia raggrin-zata e lo stroma sclerosato, in guisa da rappresentare un nodulo-fìbroso : · che se poi lo stimolo chimico è eccessivo o per· se stesso o per la condizione tlogislica ghiandolare latente, ·ne tiene dietro un'infiammazi-one suppurativa che par·zialmente o in totalità dù luogo alla distruzione della neoformazione. Gug.r·ita la loealità non è pei·ò tolta la predisposizione a\l'infermare del sistema linfatico; quindi se nei casi ' non inveterati, una cura tonico-ricostituente, un vitto sostanzioso e variaLo, un moderato esercizio della p.erNE.WWMORl GHiàNp.O.Ll\lJ.l, !•EGC.

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1048 INIEZIONI PARENCBIMATOSE DI TlNTU!\A DI JODO sona, ì1 bagno freddo, le doccie, possono restituire aci integ1·um le deteriorate condizioni g~n erali, nei casi gravi , antichi, difficilmente s i raggiungerà lo scopo se non si strappa il çonvalescente dal mezzo viziato in cui vi ve {aria confinata), inviandolo temporariamente in licenza di convalescenza. Come si spiegano i due insuccessi ed il successo incompleto? Rapporto ai due primi io non sapre i dire altro se non che in meaicina nulla v'ha di assoluto: se così non fosse non saprei concepire come montee Luton {'1), Heine e Liiche hanno ottenuto favorevoli risultati dalle iniezioni di tintura di jodio, Billroth invece « ha visto

succedere piccoli a$Cessi ed insignificanti 1·etmzioni cicatriziali, ma nessuna riduzione p1"0,C/1'ediente ed uniforme dei linfom,z· » (1lfanuale di pat. chir·., Napoli. 1874, pag. 643) . . L'incom pleto successo va imputato all' acqua salso-jodica di Salso Maggiore? Io non oserei asserirlo, perchè in quel caso esisteva un'ulcerazione nella capsula ghiandolare e il liquid o usciva in gran partè, rendendo cosl quasi illusoria la iniezione. Se ramm entandomi la condizione noto mica della scrofolosi dei gangli Jinfatici, era convinto a priori della poca eflìeacia della medicazione interstiziale, n.on credevo però che gli esperimenti mi avessero a dimostrare così br utalmente che non solo è inutile ma ben anco dannosa. Infatti se in due casi la in iez ione di una gramma di liquido, ripetuta otlo volte di seguito non riusd ad indurre veruoa modificazione nel tumore scrofoloso, in altri due casi invece. tornò dan nosa, suscitando una (Il Questo autore ha recentemente sosti~uilo con successo alla hntura di jodo la soluzione di acido jodico al •; 00 dell<\ qnale ne inietta Ono a du e grammi nel centro del tumore ghiandolare. v. Traité des (njcctio1lS sous-cutanées a c(Tet local. Paris 1'7'!.

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1 049 flogosi suppurati va cogli esiti di una fistola ghiandolare in coercibile ed un impiagamento ribelle. Nell'ipertrof:ìa cronica delle ton sill e, se il risultato fu nullo, non credo lo si possa ascrivere a condizioni dì stt·utLu•·a dell'or·gano, ma sibbene per il fatto che sot.lo i moti della deglutizione,: venendo la tonsilla stessa compressa, il poco liquido (o, 6 goccic) che può iniettarsi, schizza subito fuo ri atteave!'so la piccola puntura. Finalmente le multiple iniezioni joda.te praticate nel caso dcllipoma non solo non diminuirono il volume del neoplasma, ma in nessun punto fu notato quel raggrinzamenLo cicnt•·iziale atrofico che lo Schwalbe (1) dice di aver se,mpr·c ottenuto con un trattamento quasi identico. Questo completo instwcesso e nell'ipertrofia tonsillare e nel liporna è anche istologicame nte confermato da diverse prepat•azion i microscop iche, che io possiedo, allestite dall'egregio doaor (:enerali, professore di notomia putologica p1·esso la· scuola superiore di veterinaria, al quale esterno la mia gratitudine per l'assistenza di cui mi fu ]argo in questo genel'e di astruse investigazioni. Riassumendo quanto fin qni si è dettoft!i pure si ,· possa conchiudere: ·l" Che le iniezioni pnrenchimali di tintura di jodio, hanno una dec isa efficacia nella risoluzione dei tumori ghiandoluri del collo e dell'inguine che si svolgono con un a certa f1·eq uenza nei so ldati dietro cause speciali ine1·en ti alla vita militare. ~o Che le medesime iniezioni tornano vantaggiose anche se suscitano un processo suppurativo, massime se vi si comb ina lo svuotamento dell'nscesso mcrcè l'aspi1·uzione pneumaticn del pus e l'iniezione di un liquido detersivo. NEI TUllfORl GHJANDOLARf, ECC.

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(l) Gar:zetta clinica ci'i Paler·mo. v. fase. VII· pag. 919- a nno 187·1. Giornale at mecl'lcina m ilitare.

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1 050 INIEZIONI PAHENCHl.MATOSE Dl TINTUl\A Dl JODO, ECC. 3° Che i migliorL effeU.i si possono ottenere nei

tumori unici, non troppo inveterati, cosLiluendo uila controin dicazione alla attuazi one del metodo, l'esistenza di una ulccJ'azione nella capsula ghiandolare. 4° Che quindi quesLo metodo &ilil.tlo innocente, alla portata di qualunquè medico c di tulli gl'infermi, merit.a la preferenza su quelli fin qui udo!ler·ati. 5° Che la terapia di Luton è sempre inutile, talvolta dunnosa negli infarti scrofolosi del collo e perciò da proscriversi. 6° Che la stessa medicazione ri esce infrulluosa nella ipcrplasia cronica delle tonsille o nellipoma. 130~ALlHll GI0\'1\::\;'{l

Capitano medico.


IIEUAUTHRON D1\ LUSSAZIONE DELLA -ROTULA E

PAR1\.C.Ei\1TESI ARTICOL/\.RJ~ (l j

Nello scorso . mese di agosto ebbi ad osservare, .nel riparto chirUL'gieo di quest'ospedale militare, nn caso interessante del quale mi ct·edo in dovere tenervene oggi parola in questa nostra adunanza §Cienti!ico . Non mi sento spinto a ciò fa1·e dall'intendimento di esporvi concelli nuovi, ma scmpliccmenle vi narrerò con veriLà i fall i osser·vali , i quali mentre sono di un co mune interesse scient.ifìco, possono in pari tempo servire a provare non essere la chirurgia mi litare aliena dalle imprese pronte, quando queste possano torn are di reale vn.nLnggio alla salulH del soldato. Trallasi d i un hemarthron sussegt1ito a Jussazionc completn ed esterna della ro~ul a sinistra , verifìcnLnsi per subitanea ed energica con trazione muscolare: hematth t·on che fu curato con esito felic:issimo med iante la paracentesi nrticolare sessanta ore dopo il ripot'lato ll'aumatismo, e senza determinare il benchè minim o inconYeniente. O) Lettura fatta a lle confercn~e scien tifiche nello spedale mi litar~ di. Ro ma.


4052 HEMARTHHON 0.\. LuSSAZIOXE DELI.A ROTULA Scorticagna Pietr·o, carabinicr·c a cavallo presso la legion e di Roma, dell'età d'anni 23, ~li costi toziooe 11 ica robusta, di temperamento sanguigno-venosa, entr·ava in questo ospedale militare il 3 àgosto per tUI'gore acuto al ginocchio sinistt:o, che ne disLurbava sensibilmente i movimenti rendcndoli assai lirnit.ati cd ollt·cmodo t! olo rosi. Egli raccon tò che il giomo an teceden te, circ:a le 9 1/ , di sera, trovandosi ill cnmernta, si era fallo sgabello di una cassetta d'onlinauza, alta. circa quaranta centimetri, per· assettare all-uni oggetti di cOL-reclo su di una tavola situata al di so pt·a del proprio letto. Compita to.le ope nu~ione cer·cò discendere metleodo, per pt·imo, a terra il piede sinistro: senonchè, a quauto egli asserisce , calzanclo. stivali o. lacco piuttosto alto c stt·elli , o.vvc rtì che malamente poggiava il piede e_correva per·icolo di !!aùer·e: istintivamente mise in for'le contrazione tutto l'arto pelvico sinistro, cercando di bilanciarsi éol tronco onde cvi La re la caduta: ma nel momento clte eseguira questa tuanoHa f11 preso da dolore jotcnsissimo accompagnato da un senso di slogainen to al ginocchio sinistro: sentii la 1'0lt4la scivolcl1'e all'inf'no?·i; sono sue parole. La violenza ùel dolore fu tn le Ja pat·aiizzarc su ll' istaute ogn i sforzo muscolare, tnl ché perduto l'equiJibl'io caJue su l pavimen to percuotendo il la[o siuislt'O, meutrechè il corrispondente arto in ferio re era in completa estensione. Trovavansi nella camerata altr'i snoi commilitoni, i quali inteso il tonfo e le grida di soccorso dello Scorticagna Losto gli ruron dappresso cercando di porgergli _aiuto, c sollcva l'!o: ma poichè tale operazione tor nava ollt·entoùo malagevole c dolorosa al paziente, questi pregò i com pagn i di lascial'lo disteso al suo lo , e di toglierli intanto i pan taloni e le mutand e, onde veclet·e quale guasto riportato avesse il


E l'AUACRNTJ.::SI A"RT!C.OLA ilE

1053

_ginocchio sinistro, che in quel momento ct·a sede di dolo r·e vivissimo, ed i cui movirnenti erano in pari tempo impossibili tali . Tolte le ''CSti menta, lo Scorticagna ussicm·o. di avere '"eduta la rotula sinistra portata addirillura nella parte esteena, dell'tmicola?:ionc, talchè lo. faccia untcriore della medesima era t·i,·olla complcwmentc all'infuori . Uno dci suoi co mmilitoni pensò di rirneLlyru immediatamente lo. rotula a posto, giudicando ciò facile im presa. Dil'auo collocatosi ginocchione dal Ialo sinistro de l paziente, all'errava con una ma no la parte inferioranLeriore della coscia, c con l'allra la parlo ante!'iorsupct·ioL·e della gamba, puntando quindi i ùue pollici alquanto a!L'estemo e posteriormente, doYe il bordo della t·otula fnccva so leo. Dispostosi pe r· tal modo cominciò a spingere in avanti ed all'interno la rotula , e difatti dopo bre\'i sforzi rirscì n farla scirolare nella sua ~ronda iutcrcondiliana; seguendo per tal moùo, senza sape r·lo, o col semp li ce suo criterio il metodo indicato dal Yalen!in e dal Malgaigne pe1· tali riduzioni. E:5eguita la riduzione il dolore cessò sull'isltlnte, riacqltistando in pari tempo i suoi mO\'Ìillenti, talchè potè alznr·si dal suo lo, spoglia rsi c ct>rieutsi, non av verte ndo che un poco di nrolestia cù intorpidimento !.l'altronde sopportabilissirnr: e quel ben esset·e era in lui talé cltc gli faceva p1·esagire ùi polct·e nel dl Yegnenle montare liberamente a carallo e non mnucare al -pr·oprio servizio. Non pet·ta nto i suoi cornrnilitoni ~l i fecero eseguire, ~lln parte, rornenlazion i fredde con uCtJII<l ed aceLo, c ciò per quo.lehe 01·a, finc!r è prese sonno . La nollc passò u·anqnilla, ma al mattino sveglii).tosi trovì1 che l'articolazione CJ'asi noterolmentc tumefaua. e che la rotula sinistra era eli mollo più soliera la delln destra; il dol ore si m·n faLlo olqunnlo pit't vi\'0 cd avc \'a .il carallere di s;·anlti~·o, i mo,·imenti molto li mitati e


1 054.·

H EMAHTHRON DA I.USSAZIONE OEI.L:\ itOTULA

dol.oròsi, talchè dovette restare in Ietto., ed il rnedicO-visitandolo disponeva pel di lui invio all'ospedale. Alla visita maltinale del giorno 4 tr·ovai lo Scorticagna nel riparto chirurgieo da me dir~?tto, e riscontrai l'esistenza di uo tumore fluu.uante che occupava l'articolazione del ginocchio ·sinistro: la peile ed i tessuti sottoposti consérvavano il loro stato e colorito norrrwle fino alla capsula articolare, per modo che la fluttu azione no.n si avverti va che amaverso tutti questi tess uti. la rotula appariva fortemente sollevata, e notavasi la esistenza di due rigonfiamenli alla sua parte superiore lateralmente al tendine del t.ri cipite, di questi rigonfiamenti l'esterno era il più sviluppato; l'arto era tenuto immobile e nella completa estensione, i movimenti ne erano limi tali ed alquan to dolorosi; il dolore era.grava livo ma però tollerabile, le condizioni generali buoTJe, nessuna reazio'ne febbrile. Pei sintomi s~1periormente descritti potei escludere immediatamente l'edema se!'nplice dell'articolazione, l'ematoma e l'igroma , e ciò per la rnancanza assoluta dei caratteri pr·oprì di quelle forme morbose. :Restava dunque solamente o la raccolta di liquido entro l'articolnzione, od invece l'idropisia della borsa mucosa che trovasi situ~ta dietro il legamento roluliano ed innanzi all'estremità superiore de·lla tibia: ma il fallo che la tumefazione era generale e non già cit'coscritta alla regione sottorotuliana, e che il liquido, per conseguenza, non ·era limitato in basso, o1a cedendo alla più lieve pressione si estendeva agli a!Ld punti della · capsula ·e ~pecialrnente ai due prolungamenti sopra la rotula, e l'altro fatto significante della rotula stessi:t fortemente sollevata, mi fecero concludere per la raccolta intrarlicolare ed escludere l'idropis ia delle borse mucose. Stabilita per tal modo la sede della raccolta restava -


E PAUAC~NTESI AHTICOLARE

1005

1

a delel"ru.inare di che natura e~sa fosse , tratta-ndqsi di una· infermità che datava da brevissimo tempo, determinata da traumatismo, e non aceonipngnata da sin- · tomi ilogistici manifesLi . Si doveva perciò escludere l'essudato sieroso-plaslico e la raccolta purulenta: restava quindi solamente possibile uno stravaso sanguigno, od un semplice essudato sieroso.Difficile olt.eemodo tornava il diagnostico differenziale , fi·a queste d ne forme morbose, pcesenlando desse la medesima sintomatologia; solo il fatto dell'avvenuta lussazione, la quale necessar iam ente doveva avere prodotta la Jacernzione della capsula sinoviale, costituiva argomento di maggiore probabilità pei· la raccolta sanguigna; vale a dire che si trattasse di un hemarthron anzichè di un'idrartrosi . , Nel fascic olo di maggio del Gz'o1·nale eli mecUcincL milùare fu pubblicata una erudita mernoria del dottor ~I9ntanari, che trattava di alcuni casi di versamenti sanguigni ed idrartrosi del ginocchio curati con esito felice mediante la paracentesi articolare, incoraggiando con ciò i colleghi a r.i petewe la prova qualora circostanze di morbi consimili fossero per verifìcarsi . I buoni risultati ottenuti dal i\lontanari, oonchè le favorevoli condizioni sia generali che locali presentate dall'infermo mi detenninarono a prescieglieTe e pra. ti care, quale trattamento eurali vo, ra paracenlesi articolare . Nel mattino del 5, cioè cieca 60 Ot'e dopo la riportata lussazione, eseguii l'operazione nel modo seguente. _Preso ìl piccolo tr·e-quarti da esplorazione, l'arto essendo, come dissi superiormente in completa estensione, lo conficcai nella parte la più promi nente del rigonfiamento esterno esistenle nella parte superiore della rotula, come quella che nppariva più sviluppata ed a· pareti più sòttili. Consegnai quindi il tre-quarti


4056 HE)lARTHRON DA LUS SAZIONE DELl..A ROTULA nl mio assistente, mentre io cir·coscr·ivendo il tumore con

ambo le mani. eer<;ai di eseguire su l medesimo una moderata pressione, mantenendolu fino a tanto chè i l liquido ·cessò di uscire dalla cannula; e ciò ta nto per raccogliere e spingere fuori il Jiqllido contenuto nel cavo articolare, quanto , e specialmente, per evitare l'ingr·esso dell'aria nell'artieolnzi one. Il .liquido che flui dalla cannula era. sanguigno untuoso e tllante, della densittt dell'ol io, un itament e u sc i o sette piccoli grumi di colore rosso rnollo scuro: la totule quan tità del li q uido estratto si fu di ci rca centocinquanta grammi. l.essato lo scolo ''enne tol ta la cnnnula e chiusa la piccola puntura con un pezzetLO di cerotto adesi vo. Piccoln quantità eli liquido restò nel l'articolazione, non avendo s.tinwto conveniente di esegui re sulla parte lunghe manovl'e, tanto nel timore di urtare e contund ere con la cannula qualche punto dei capi lll't icolari, quanto per non espormi al per·icolo di lascia t·e entrare l'ar·ia nell'articolazione: ol!r·e i quali riUessi mi analsi anco t·a ùell'opinione espressa in proposito da Nélaton, il quale ritiene non essere necessario dw l'articolazì'one venga completamente vuotata per essere sicuri di un risu ltfllo favorevole . Esegui ta l'operazione l'infermo p1·oyò un immed iato sollievo; cessò completamente il dolore; H ginocch io riacquistò la sua co nformazione e vo lume naLurale, mostr·and.osi in tutto si mile al sano, cd i rnovim eu ti fur·ono completamente ristabiliti. Delle compresse bagnate nell'acqua del Goulard, ed una f~lscia tu ru moderatamente compress_iva vennero apposte, raccomnndaodo al paziente il riposo assoluto nel letto. Nessuna complicanza. tenne dietr·o a ques.ta opcrnzion c: la fasciatura venne di quan do in quando ricambiata, e si conlinuò per certo tempo onde impedire


41)57 all'infermo di eseguire movimen ti, fino a tanto ehe gli effeui della so1Icrta slogatura fossero scomparsi, e le parti lacerate avessero riacquistata la loro primiti\'a resistenzn . ~ Espos to per tnl modo la storia clini ca dello Scorticagna mi fermerò alquan to su di alcune considerazioni risguardan ti la causa dell'hemarthwn , ed il trattamento curativo da me impiegato. Le lussazion i dellu rotula sono molto rar·e, a tal punto che i più grandi pra tici hann o .avuto appena l'occasione di veder la ben poche Yolte, menlJ·e altri non le hanno mai vedute. Ranzi. fm gli altr·i apparti ene a questi ullimi; Boyer e l'Astley Couper non ne osservarono che un solo caso , ed il Dupuytrcn nella sua immensa pratica dice di non aver·la osservata cbo tre volte: d'onde le opinion i le più coDLradditorie sosteBute dai chir·w·ghi dei va1·ì tempi su questa specie di lesione. E si deve solo allo sp irito sngace cd inresLigatorc del Malgaigne Io avere fa llo in proposito particqlarì ed ac curate J·iccrche, e quindi riuniti i vart casi possed uti dalia scienza e sottopostilì ad analisi rigor·ose, l'averne potuto sLabi lire tre varietà ben distinte, cioè lussazion ì estenw, interne e ve1·tical1:. La· lussazione vcrificatasi nel caso nostro s\ fn all' infuor·i e compl eta. Egli è ben vero che n on fu presenzinta da alcun med ico, ma dalla esalta descri zione fa llane dall'infermo, dai segni che presentava il ginocchi o, dalla positura presa dalla rotula all' inCuori del condilo cster·no, dal nessun o intm·esse che poteva avere l'in fe rmo a tr·avisare i falli raccon tutici, tutto ciò , dico , ci fa certi sul la natur·a c sul grado della patita lesione. Delle tt·e varietà suaccennatc questa è ìa ìneno rara, a quamo ne assicura il Malgaigne, il 'qual e consultond o gli ann ali delle sc ienze mediche ne ha potuto trovare undici osservazioni. E PARACENTES\. All1'1COLARE


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IIEMARTHilON DA LUSSAZIONE DELLA fl0TULA

13oyer e l' Astley Coupel' credono indispensa bile alla produzione di questi slogamenti, od- una preesistente alterazione del ginocchio, od un certo gr·ado eli rilassamento nei legamenti; predisposizioni le quùli non sono credute necessarie dal ~élaton. Debbo però qui far notare che nel caso nosLJ·o esisteva realmen te un certo grado di rilassam ento nei legamenti, essendoché le rotulc in arn enc.lue le ginocchia erano dotale di maggiore mobil ità del no1'male, Lalchè rendeva facile il loro spostamento in diversi sensi . Posta dunque 'fuori dubbio che lJ llCIIa lesion e fu una vera lussazi one es tet'na e completa dcllft r0tula sinistra, ne viene necessariamente la conseguenza di cono:;ce1·e la causa che l'ha prodotta. Due cause solameme sono conosciute capaci di proclmre tale lussuz ione, vale a dire ~o una violenza estema, 2° la cont!'azione muscola l'e. La prima viene necessariamente eliminata da sè: non vi furono violenze esterne, nè si può dire che la caduta avesse po tuto p1·ouurre tal e lussazione, e ciò, sia pel senso di slogarnento provato dall' inferm o all'atto della comparsa del dolore, quanto anche perché cadendo toccava il terreno precisamente col lato sinisu·o del corpo, tantoc hè il ginocchio non ebbe acl u1·tare contro alcun.· corpo resistente, o se vi avesse urlato in quella posizione la lussazione si sarebbe invece prodoua in senso inverso . 1\es la adunque In contrazione musco lare, e precisamente la energica con tru~i one del muscolo vasto estèmo. Qui sorge l'autorità del Nélaton, il quale dubit~ndo dell'eincac ia di una tale c:ausa, si esprim e in CJUesto peoposi Lo nel modo segùenle« sarebbe ben d'ilficz'le comprcntlere che 'lma contra::;ione spasmoctica limitata al vasto esterno, rimanendo inattivo il vasto intcmo, bastasse per tirm·c infuori la rotulct >> . Eppure nel caso nostro fu precisamente la contrnionc spasmodica del vasto esterno che [l

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E l'Afi ACENTF.SI AIU'ICOLAUE

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determinò la lussazione: lo Scorticagna cercava, nel discendere dalla cnssa, eli poggia1·e so liJamente il pi.edc sinistro, quando per dilet to della cnlzntura sentt piegarsì il piede all'indentro, ed il tronco anelò l'uol'i di equilibrio: egli per non cadere mise in forte contt·azione i muscoli estei'O i dell'arto pelvico sinistro onde tenersi sal\lo in quella posi tura ed cqu ilib1·are il tronco, ed in quel momento, soLto quelle e'nergiche contrazioni sente fa rotula cnmbiare posizione, il doloro ne è vivissimo e lo costri nge a cadet·e. Interessantiss imo è adunque questo f.·wo, inquantochè mel te fuoriduhbio come l'azione muscolare valga da sola a prodw·re la lussnzione della rotula. Il Malgaigne pel'l<utlo, eon quella autorità. che a buon diritto gli danno i pnrticolari stucl1 da lui l'atti su tale materia, dichiat·a di non trovare giusti i dubbì del Nélaton: eçl oltre il caso del Cnhien contestatogli dallo stesso i'iélatoo, ne cita altri tre, nei quali, a quanto egli ne asserisce, il fatto l'isultò evidentissimo come in questo da mc desc rillo. Assai facile si è il comprendere il modo col quale si è effettuato it versamento sanguigno intet'articolm·e: egl i è naturale che lussanclosi la rotttla. ne debba essere accaduto forte stirarnen to e lacerazione del legamento lnten.de interno e quindi sia con ciò J'irnasta olfesa anche la co psula. si noviale, i vasi co pillari della qua le essend.o rolli hunno dato luogo allo spanclimento sanguigno. Le cspel'ienze del_ Ma lgaigne su tale argomento hanno pr~vato verificarsi costantemente tali lacerazioni, le quali per solito si estendono assai in alto nell'aponeurosi del tricipite. Resta ot·a ad esamin are il punto più eentroverlìbilo di questa osservazione, vale a dire quello riguardante il tt·attamento cmativo da me impiegato.


1060

Hl?. ~! AllTHl\O N DA LUSSAZIONE DELLA ROTULA

Gioverà primieramente l'osservare essere notorio come la risoluzione delle raccolte interarticolari assuma quasi semp re un andamento lentissimo. Tale risoluzione poi non si verifica in molli casi mai completamente, essendo essa collegata alla natura del liquido raccolto, nlla natura e permanenza. delle cause morbose c!Jc la dcteJ·minarono o In manteogono, nonchè alle condizioni gene 1·ali dell'infer-mo. Altro f<Hto di rilievo, e che deve s!ar presente alla men te del chiru rgo vien costituiLo ùalle conseguenze . e dagli esiti. che sono il risulla to della lunga permanenza delle raccolte nelle eavità articolari. Le cnpsule articolal'i vengono perciò ofl'ese nella loro vitali tù , i legamenti si rili>sciano, mentrec:hè le osso. e le ci>rlilngini tendono a sformarsi ed alterarsi con discapito funz iona le òelJ!nl'licolazione all'e lla . Tuue queste condizion i, studiate bene, additeranno al chirurgo la da da pt·esc icgliere subordinandola alle esigenze dei singoli cnsi . Jl metodo di cu ra più rnionale sarù dunque quello il quale, senza arrisch iare troppo, tend:;. a ridonnrc il più presto possibile all'articolazione la sua completn funzionalità, liberandola . di un contenuto che non solo le è anormale, mo. che le torna ezinntlio da11noso in ragione dirctla della sua pennanenza entro la medesima . Non tenterò qui di ricor·dal'e gli svariati compensi cuJ'ativ i, tanto genera li che loculi, dalle semplici ern brocazioni alle cautel'izzozioni tr·ascOI'renti, che furon o, c che sono tuttora impir.gati a combaHc re queste forme morbose: farei opera vana perchè dn voi Lutti peri'etlumente conosciuti. ·Dirò solo alcunchè del metodo più sbrigativo, vale a dire dell'eracuazione istantanea della .raccolta interarlicolare, mcto.do che io giudico il più


E PARACENTESI ARTlCOLARE

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razi onale, come quello che toglie d' un tratto il morbo unitarnente alle sue conseguenze. Per raggiungere un to le· sco-po si sono seguili Yilri processi, e questi sono la incisione semplice e diretta della capsula articolare, la incisione con ispostamento dei tegurnenti, ed infine la punzione med iante il tt"equar·ti. L'incisione delia cllpsula è operazione caduta oggi in disuso jr1 causa dci muggiod pet"ico li che presenta e degli acciden ti che ne furono prodotti. ll Boyer la 'condanna fo rmalmente in tutti i casi, t1·anne quunclo si !l'alla che corpi interanicolari complichino la raccolta essendochè in tali casi speciali i delli corpi estranei non potrel>b13ro essere tolti se non con l'incisione. L'In cisione con spostnmento dei tegurnen ti non presenta i pericoli dell'incisione dirella. Con tale processo si può benissimo dare esito a una racco lta interarticolai'e senza espo1·si al pei'Ìcolo dell'ing,·esso dell'aria nell'<nlico lazione, e ('iò per il tolto pal'(.dlelismo fra la fe1·ita esterna della. pell e, e quel la interna della capsula. Però distinti ch irurgi, l'ra i. quali nom inerò il Blandin, lo biasimano, menLrfl al!ri chil'UI'gi egua lm en te autorevoli riportano casi di felice applicazione di un tale processo. IL processo della puntura meùianlo il tre-quarti è quello che gode maggiol.'i simpatie, e dirò meglio quello che ho. mino!' numero d'avvc rsarì: egli è J i una facile attuazione, ed abbenchè non si ritenga assolutamente scevro da inconvenienti, pme la sua app licazion e non ci deve nemmeno fiu· teme re i g1·andi pericoli segnalati da molli, tanto più elle questo metodo prometto di togliere il parallolisn1o tra la cute ed i tessuti soltostanti , dopo estratta la cannula. Da lungo tempo proposta la puntura venne ripe-


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DE!\JAilTHRON DA LUSSAZIONE DELLA ROTULA

tulamente eseguita da Camper, da Larrcy, da 13oyet·, da Velpeau, da Jobert, nonché da mo lte altre autorità scientiuche. Altri chimrgi di non minore fama condannano invece in modo sommario la puntma delle capsule articolari in qualunque modo venga eseguita. Il Syme fra questi ulti1ni di ce fi·aneamente ebe la mcmbt'tma sinoviale di un'ar·ticole,ìzione non può essct·e ferita senza pericolo di provocare nn' infiammazione molto intensa, · tale da pOI'tare ad esiti deplorevoli , e ciò per la natura vascqlare delle sinoviali che impr·ime alla loro inJìamma7.ione un carattere rapido e dill'usivo, il quale sta in ragione dirella della loro estensione e dei prolungamenti di cui prov,•cdono il cavo articolare: Jaonde qLtella del ginocchio, come la più estesa viene pet· conseguenza di una gravità som mamente peri eolosu. A minorarc pertanto i gravi timori, divisi anche in oggi dalla maggioranza dci chirurgi, meglio non poi l'Ci fare che val ermi dell'autorità del nostro generale medico Cortese, il quale nella sua Guid(~ teo1·ico-pratica del 1nechco rnilita.1'e in campagna, ovc parla della paracentesi articolare, elice esplicitam ente, che sono esagerati i timori che invalsero in addielL'O intorno all'a · pcrmra d'elle art.icolazioni eziandio di pt'imo ordine; che la paracentesi articolare può aYerc un'ampia applicazione, tanto negli spandirn en (i sanguigni recenti, quanto nei sierosi, sieno questi acuti o ct·onici, ·purchè sia fatta eon un piccolo tre·quarli ed in modo che l'aria non entr'i nel cavo articolare; soggiunge infi ne, che la paracen tesi articolorc anzichè risveg!iar·e i processi flog isti ci (com e comunemente li inducon o e mantengo no i rirellen ti locali ), questa invece sen·e am oclerarli ed a spegncdi. Confortato , quindi da tale autorità, nonch è dai risullali feli.ci registrati nella scienza, giudicai essere la


E PARACE NTESI AllTICOLARE

4063

parac<;ntesi il mezzo curativo da prescieglier·si nel caso in discor·so. Di fatto io mi trovavo in presenza di un versamento .acuto pr·odotto da traumatismo, in i ndividuo robusto, scevro da qua lsiasi complicanza, senza segni di flogosi locali, tanto meno di reazione generale; la causa che lo aveva prodotto era scomparsl.l; er·o dunque ncJle -condizioni le più favorevo li per tentare il metodo della pronta el iminazion e della raccolta: nè i v<Jghi timori di possibili complicanze potevano costituire per loro stessi una seria controindicazione. Forte a•·go mento per prese iegliere q-c[es to metodo lo . tl'ova vo puee nella natura della raccolta. Abbenchè la di<Jgnt)SÌ differenziale da me istituita sulla natura del contenuto articolat·e mi lasciasse in dubbio tra una semplice raccolta sierosa ad uno spandimento sanguigno, pure la natura del traumatismo che l'aveva. prodotta ~ che doveva ayere prodotta la lacerazione della capsula fece sì che le mie convinzioni fossero piuttosto per l'em onl'osi anzichè per l'idtat·trosi. Nella ipotesi qui'ndi più fondata dello hemartluon, mi tro vavo di fronte ad una di quel le r·accolte per loro natura oltremodo lente nell'essere riasso rbite, c che non lo sono qul.lsi mai com plet<JmenLe . .E ·qui senza ri petere quanto i n proposito fu già detto dal predetto mio amico, douor· Montanari, nella lodata sua ~1emoria da me citala super·iormente, circa gli esili di tali raccolte, rni li miterò n ricordare t.:Ome lo stravaso sanguigno anziché riassocbirsi lenta nienLc cd imperfettamente, in molti incontl'i può, mediante la decomposizione ùei suoi clementi, portare irritazione flo gistica nei tessuti circostanti, e scguirne proces::-o suppura.tivo tale da costituire una raccolta marciosa con le conseguenze relative all'importanza dell'orgnno entro il quale si è sviluppata ..


064: UEMARTIIRON 1lA LL"SSAZIONE DELLA nOTULA, ECC. Questi_furono adunque i criLeri che m'indussero a preferire la paracentes! a qualunque altro metodo curativo; operazione che i n questi casi costituisce, a mio avviso, il solo mezzo di cut·a razionale, perchè è il solo qapace di TidorJUI'e istantanearnente all'articolazione la sua. funzionalità, liberando le capsule sino· viali da un prodotto se mpre abnorme, e spesso essenzialmente dannoso. 1]

AoEODATO

C..L~TELLt

Capitano medico.

''


SULLE ·ESIGENZE DELL'IGIENE COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI

(Continua.;. v. N° IO, pag. 969).

LETTERA ga. VentilaY..ione artificiale.

il principale inconveniente che i caloriferi presentano sotto l'aspetto igienico sta, come esposi, nella scarsa od altrimenti difeuosa ventilazione ch'essi, in modo çlireuo od indiretto, valgono a procurare. · Alcuni però credono di potervi efficacemente riparare col sussidio della ventilazione artificiale. Dì tale parere sarebbe anche il nostro colonnello medico ~Ia­ nayra, il quale, in una pregevole memoria pubblicata nel 4869, dissertando sui pregi ed i difetti dell'ospedale mililare di Verona, riguardo al modo di correggere quelli inerenti al riscaldamento così esprimevasi: ~< Quel che ci vuole in questo ospedale, per renclerlo · a1)itabile e salubre in qualsiasi stagione dell'anno, si è un gran calorifero alla La urens e Thomas, o meglio ad aria calda, che si dirami per lntte le camere, corsie e scale, ed a cui siano uniti i tubi a doppia corrente per la ventilazione, secondo il sistema del dottore VanHecke o quaisìvogliu ultro, . purchè esporti l'aria viziata Giornale at meatc·ina.mmta?'e.

68


~ 066

SULLE ESIGENZE DELÒGlENE

e sommi nistri ~5 met1·i cubi d'aria all'ora per ogni individuo-.. « Finchè non si sarà soddisfatto a queste due condizioni » egli soggiungeva. « il grandioso ospedale di Verona peccherà nella sua parte più vitale e sat·ù al disotto d i tan ti spedalucci, piccoli di mole e d'esLerior modesto, ma in cui furo no assicUI'ate l'equabilità di tempera tura e l'aereazione in armonia col numero dei · ricoverati » (l). Vediamo dunque in qual m odo si procuri la ventilazione artificiale, e se essa dia realmen te i risultati fisici ed igienici che se ne ripromettono i suoi partitanti. La ventilazione arti fic iale, a seconda del principio su cui è basata la funzione dell'apparecchio destinato a p t·ocura.rla, vuol essere distinta in fisica e mecl'anica. Ottiensi la prima media nle l'aspiraz·ione dell'aria, determ ina la da una fon te calorifera; la seconda per mezzo di macchine messe in azione da una forza mou·ice, le quali aspirano od iniettano l'aria, od anche producono simultaneamente en t1·ambì. questi effetti. Sva ri atissimi sono i sistem i e congegn i proposti per ottenere la ventilazione at·Lificiale in base all' uno od all'altro dei suaceennati principii, fi sico o meccanico . lUi limiterò ad esam in are quelli che sono giudicati come i migliori per l'applicazione agli ospedali.

A. V .EN'fll.,\ZIONE ARTIFICIALii FlSlCA. Già ripetutameo te ebbi a dire del molo ascensionale che succede in una colonna d'a ri a per effetto del riscaldamento; bn~la rammentare l'aspiruzioue elci camini. La ventilnione a1·tilìciale fi sica s i fondn su tale principio. (lì Relazione uosologicn ed appunti intorno ullo specialita ulorbose che s'ebbeJ'O a Ctl111l.re uall'o~pedale milHar e di Vo\·ona dm·ante il 1808. Olo,·na!e aì m eatcina m.11itare, anno 1800, pag. ~ss .


NEI..LA eOSTRUZIONE DEG-LI OSPEDALI

4 067

Se nella parte superiore dell'edificio ospedaliero si -stabilisce nn focolare. nel quale la combustione si effellui per mezzo dell'aria fornita da tubi comunicanti colle singole infermerie, si ottiene appunto questa ventilazi one, comunemente denominata ljJr aspira:tione o per richiamo . Nello scopo di risparmiare il combustibile che si consuma pet· alimentare quel focolare inutile al riscaldam ento delle infermerie, J..eblanc, combinando la venti lazione fisica. col già descritto calorifero ad acqua, ha profittato del calorico dell'acqua del granùe serbatoio situato nella parte alta dell'edificio. Da quel serbatoio parte un'alta canna da camino, la quale, aUa sua base, L!'ov~si in comunicazione colle infermeri e medi an te tubi metallici. L'aria della canna, riscaldata dall'acqua del serbatoio, s'innalza, si versa nell'atmosfera estern a e viene rimpiazzata dall'aria delle infermerie, la quale affluisce per mezzo dei mentovuti tubi . Ne lle infemJt~ric poi l'aria aspirata viene sostituita da arià nuova, p1·esa dall'atmosfera esterna per mezzo di altri tubi attraversanti le pareti, ore nell'inverno si riscalda per cffeuo della 0ircolaziono d'acqua caida. Ques to sistema, detto anche Duvoir-Leblauc, venne appli cato nell'ospedale Beaujon in un padiglion e di chirmgia destinalo per gli uomini e nel Lariboìsiére nei padiglioni delle donne . Esso vi funzio na anche nell'estate, nel qual tempo, naturalmente, si sopprime il riscaiJament.o dell'aria nuova che en tra nelle sale. Quali ne siano i risultati fisici, ce lo dimostrò il Grassi nella sua niemoria sul valore comparativo dei vari sistemi di ventilazione esperimentati nel J..ariboi·sière. Per accurate e J'ipetule osservazioni egli ebbe a constatare che, durante l'inverno, tempo in cui il riscaldamento delle sale conco rre ad attivare la ventilazione? la quantità cf'aria nuova che entra nelle me-


SULLE BS!GENZE DELL'IGIENE 4068 desime per mezzo dei tubi a ciò destinati, riesce soltanto, in media, di 35 metri cubi per ogni .ora ed ammala to, mentre n~ll'estate si riduce persino a 91 metri éuhi, cifre insufficienti, come vedemmo, a mantenere la salubrità degli ambienti. A ciò s i aggiunge unu grandissimo. irregolarità. nel quan titativo, sì dell'aria nuova introdotta, come dell'aria viziata emessa. Vi sono sale ]n cui entrano sino a 49 metri cubi d'aria, per ora e per mala to; altre in cui ne entrano soli 31 e ~1; altre in cui non ne entra quasi affatto . Parimenti, nell'evacuazione succede c he alcuni tubi espellano in un'ora persino 248 metri cubi d'aria viziata, mentre altri, aventi la medesima sezione, ne emetlano 63, o mollo meno, od anche per nulla affatto. · · Un altro difetto di questo sistema è costituito dalle energiche correnti d'aria che irregolarmente si formano, fra gli orifizi d'ingresso dell'aria, e le porte e finestre e loro fenditure. Così 'frelat e Peligot osservarono che certi orifizi pei quali non passava aria, ne duvano persino 306 metri cubi. un un'ora sotto l'influenza d'una corrente che si formava laRciando apel'ta una porta.

B. VENTJT.AZIO:'\E ARTIFICIALE MECCANICA. Assai numerosi ' e svoriati sono gli apparecchi inventati per aspirare od in iettare l'aria negli ambi enti, associandovi o non il riscaldamento, a seconda delle esigenze. Credo che per noi sarà già anche lmppo l'esamiminare i due n1 aggiormente lodati, cioè 'il si stema Thomas e Laurens e quello del dottore Yan-Hecke che sono appunto quelli dj cui è partitante ii cav . Manayra . Nel primo si ha soltnnto l'iniezione; nel secondo si dovrebbe avere simultaneamente l'iniezione e l'aspirazione.


N"ELLA COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI

4069

Il sistema Thomas e Laurens, quale fu stabi lito da ·Farcot nel padiglione degli uomini al Lariboisière, è ·eostituito da un ventilatore a forza centrifuga, il quale, mosso da una macchina a vapor<~ , aspira l'aria, presa .in un punto elevato dell'atmosfera mediante una specie ·di fumaiolo a torre, e la iuieUa nei tub i di distribuzione pei·correnti i muri, ove, al momen to di penetrare nelle sale, si riscalda a contatto delle stufe ad acqua riscaldate dal vupore col sistema Grouvelle. Jn corrispondenza delle l'amificazioni dei condotti sonvi dei registri che servono a misurare la quantitù d'aria iniettata nelle varie sale. Ma si ottiene poi di fatto quella regolarità d'iniezione d'aria che pretendono dimostrarci i registri? Le osservazioni di Grassi, Trela t e Peligo t ci rispondono negativamente. Essi ebbero a constatare una grandissima differenza d'attività nella. ventilazione, non solo fra i vari padiglion i, ma anche fl'a le sale di un medesimo padiglione, ed altresì fr·u i vat·i orifizi di una stessa sala. Questa irregolarità d'altl·onde, non era neppure costante, poichè, di due or·ifizi vicini, una volta l'uno diede 1HH metri cubi d'aria e l'allro 466, mentre, in un secondo esperimento, il pri mo ne diede 1298 e l'altro 437. Ma beo' anche la temperatura dell'aria entrante presenteva rile~vanti differenze a seconda degli orifi7j, Jn uno si vide innalzarsi il termometro a 4.3o C, in un altro solo a 20°: da ciò energiche correnti fra gli oriflzi d'ingr·esso e d'uscita dell' aria. E neppure l'evacuazione dell'aria viziata riesce regolare: si videro in·fatti canali vicini evacuare, gli uni da 79 a 93 metri ·Cubi d'aria in un'ora, gli altri da 163 a ~1 85. Vediamo se il sistema Van-IIecke soddisfi meglio allo scopo. Questo sistema, nel quale, come dissi, l'iniezione 'dell'aria sarebbe associata all'aspirazione , funzion a a 1


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SULLE ESIGENZE DELL'JGIENE

Parigi negli ospedali Beaujon e Necker (padiglione uomini), nonchè nell'asilo Vesinet per le parlorienti. Nell'apparecchio funzionante all'ospedale Necket·, una ruota a due palette, si tuata nelle cantine ad un estremo del padiglione e mossa da una macchina a vapore della forza di due cavalli, prende l'aria atmosferi ca mediante una canna da camino alta 3 metri e la proietta entro un condotto, il quale, scorren do longitudinalmen te fino all'altro estremo del fabbricato, la· distl'ibuisce in tre forni (uno nel mezzo e gli altri agli estremi del padiglione) destinati a riscaldarla. Dalla sommità di ciascun forno partono i tubi che, procedendo sepamtamente, traducono l'aria calda in tre sale fra loro sovrapposte (cioè io ll·e piani), non che nelle rispettive latrine. Per mezzo di adatti orifizi d'uscita l'aria viziata. verrebbe aspirata da una seconda ruota collocata sotto il colmo del. letto. Jaquemet però dice di non aver mai veduto funzi onare questa seconda elice, il che gli darebbe spiegazione delle conclusioni: difl'eren ti a cui vennero gli scienziati che ebbero ad esam inare ed apprezza1·e questo sistema. Intanto il generale Morin, osservatore assai competente, ebbe a constatare che, nell'inverno, la quanti tà media dell'aria iniettata nelle salo sarebbe di 30 metri cubi, per o1·a e per malato, e che, di tale quantità, soltanto metri cubi 4,40 vengono spinti dal vent ilatore, mentre il resto è dovuto piuttosto all'aspirazione del calo rife i·ò; perci ò egli -ritiene jnutile il ventilatore meccanico, ed é persuaso che la sola aspirazion e del calorifero, quando fosse favorita opportunamente, darebbe un risultato ancora migli ore. Quando poi il calor·ifero non è in azione, l'efretto del ventilatore, secon do· afferma il prefato general e, riesce pressochè insignificante. Adunque, possiamo concludere che dei tre apparecchi


NELLA COSTRUZIONE DEG.U OSPEDALI

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di ventilazione artificiale, reputati come i migliori Duvoir-Leblanc, Thomas e Laurens, e Yan-Hecke- nessuno vale a procurare una regolare ventilazione, e quindi, già sotto questo sempli ce aspetto, rimane insoddisfatto il loro scopo. Passiamo ora ad esaminare se, sotlo l'aspetto igienico, la ventilazione artificiale o!rra qualche vantaggio a fronte dell'aerco.zione naturale. A tale in lento, procedel'ò ad un'o.nalisi comparativa delle condizioni di due grandi ospedali di Pl! rigi, il Lariboisièt'e e la Pitié, non chè dei risultati che la statistica dimostra oLLenervisi ne!la cura degli infermi. Vediamo prima le rispettive condizion i. - Entrambi gli ospedali so no situati nel centro di quartieri popolosi, ma quello in cui sta la Pitié è uno dei più miserabili di Parigi, co ntandovisi 1 indigente su 8,17 abitanti. 11 Lariboisiét·e trovasi su di un'altura eJ è cireondato da ampii spazi liberi, ridotti a viali e giardini; la Pitié sta in un avvallamento, in prossim ità delle acque limacciose della Bièvre ed attorniato da numerose concieri e. - Il Luriboisière occupa una su per·cficie di metri quadrati iH ,8'72, c quella della I>iti é è soltanto di 211,777. - La media dei letti in set'vizio nel Lariboisière é di 634, nella Pitié di 620. Queste cifre poi sono pressocM egualmen te ripartite nei due ospedali, per ammalati di medicina, chirurgia, partorienli e ba mbini; solo che la. Pitié avreb be una proporzione un po' minore di letti di chirurgia (Lar'iboisièrc 20.1.-, Piti è 468). - Al Lariboisière lo spnio cubico assegnato a. ciascun letto è di 52 a 63 m. c.; alla Pitié non è che di 2o a 49, per cui il muximum di· questo è ancora inferiore al minimum di quello. - Per un egual numero di ammalati, al Lariboisièr.e vi hanno sei medici, alla Piti é cinque . ..Quanto allo stato di gmvezza degli ammalati accolti , non potrebbe ammettersi differenza, dap poichè, come è


1072 SUl.LE ESIGENZE DELL'IGIENE noto, in Padgi vengono tutti acceltati da un ufficio centrale, il quale li avvia poi ai vari ospedali. Che se una diife.renza può esservi , tornerebbe piuttosto a carico della Pitié, il quale, più vici no che il Lariboisiér·e, all'ufficio centrale, riesce naturalmente più comodo per trasportarvi gli ammalati abbisognevoli di lettiga. Tn · fine, c iò che specialmente interessa per la nostra argornen tar.ione, il Laribois ière, com e vedemmo, va fornito dei sistemi di ven tilazione artificiale Duvoir- Leblanc e Thomas e laurens; nella Pitié invece la ventilazione si e[euua naltlralrnente mediante fines tre e spirugli. Ora veniamo a paragonare i risul tati delle cure nei due ospedali . Dai quadri statistic i raccolti dal Gallard emerge che durante H anni, com inciando dal ~ 854, epoca in cui fu aperto il Lariboisière, questo ospedale ha accolto '100,748 ammala ti , di cui sono mor ti IJ:z,6 ·16 e quindi 1 su 7,98. La Pitié invece ne accolse 403~107 e di questi ne morirono 13,189, ossia ~ su 7,86. n maximum della mortalità è stato al Lariboisière di ' su 6,83 (nel 4860), ed il minimum di 4 su 10,29 (nel 4856); alla Pitié le oscillazioni furono meno rilevanti: il maximum non ebbe mai a superare 1'·1 su 7,17 (neL 486•1), ed il minimum fu di 1 su 8,79 {nel t1856). Altri fatti potrei addurre per dimostrare in modo incontestabile che, tan to il riscaldamento centrale, quanto la ventilazione artifici ale valgono a peggiorare anzichè a migliorare le condizioni igieniche di un ospedale: m a me ne astengo per tema di riuscire troppo prolisso . D'altronde, il seguente brano di un disco r·so stato pronunziato dall'illustre igienista U. Trelat alla società di chirurgia di Parigi .i n occasione delle discussioni che vi ebbero luogo nel 1864 sull'igiene degli ospedali, varrà ottimamF-nle, come riassunto dei difetti di cui fu accusata la ventilazione artificiale, ed in pari


NELL'A COSTRUZIONE D;EGDI QSPED~.!·I •1 073 come appoggi'o al mio eonc.etto ci1~ca ]a preferenza da darsi all'àereazione naturale. « L'<idmjnistration hospitalière »di ceva TrèhÙ <<'semble avoir. actuellement des idées arrelé'E?s sur les avim- .tages et le mode de la veotilation artificielle. ·Elle l<éspére pailier ains.i quelque inconvénients et 'trouver dtailleurs une certaine économie, à combiner ,le chauf,fage des salles avec leur ventil~tion. Cependant, quels que soi ent Jes .avantages théoriques de ce mode d'aéreation, je defie qu' on cite aùjourd'hui un seui re'Snltat de salùbrité qui puisse lui e!re atLribué. (;'est q'n'en . effet, ~1essieurs, c'est un système trompeur. A la moindl'e negligence du perso.nnel special qui lui ,est necessaire, il ne fonctionne plus. Souvent mème, c'est volontairemen,l qu'on en anète la marche,_ ainsi · que je m'eu. suis assuré plusieurs fois pendant que _je, faisais le service en été, à l'hòpital Beaujon. Il 'né'c essi te d es i nstallatio ns couteuses (·1); l'ouverture des fenèlres et des porles en trouble la marche, en étahlissanl des courants clirectes et des remous immobiles. Enfin, et par- dessus tout, il est incostant et place par moment les malades dans des conditions cl.'autant p]us mauvarses qu'elles SOllt p!lJ,S imprévues, ou plus ignorées >>. « Aussi nos voisins les A.n-g lais, gens pratiques, ont 'i ls universellernent renoncé a ces systèmes pour !es hòpitaux civils et militaires; aussi avez-vous entendu ~m. Giraldés, Lefort, Larrey se pron on cer con tre eu'X 1 en faveur des proeéd és de l'aéreation naturelle,

'i~inpo

\

fl) Le spese <li primo impianto sono per ogni letto: · Col sistema Leone Dtl voir Leblanc . . . L. 4SO ~ .,. 'l'homas et Laurens . " 808 » Yau Hecke. . . . . " 236 ·Quindi, .rer introdurre il vero sistema Van Hecke nel riparto H dell'o·· sped(l.le di Verona, costituito (la 70 infermerie con una media di 700 letti, sarebbe necessaria 1a spesa <li L. lM,OOO


1074 SULLE ESIGENZE DELL'IGIENE qui est facile, costante,. éconornique, et qui ne reclame pour condition essen tielle que la pu1·eté de l' air exterieur ». Ala affiochè l'aereazione naturale delle infermerie possa efl'elluarsi debitamente e l'aria per essa pt·oc~a­ rata trovisi nel voluto stato di purezza, è necessario il concorso di opportune condizioni inerenti al complesso dell'ospeda le. C0deste condizioni, riferentisi alla situazione ed alla disposizione archi tettonica degli edillci ospeclalieri, costituiranno l'argomento delle prossime lettere, con le quali porrò termine al mio abusare della vostra indulgenza.

LETTERA IO.a Situazione degli ospedali.

La distribuzjone geografica degli ospedali militari , in pace od in guerra, in generale debb'essere basata sul principio: ch' essi s i tt·ovioo possibilmente vicini a lla resi.d enza delle masse di truppe per cui debbono servire. L'importa nza di colale principio emerge tosto, appena si pensi che il ritardo dei sussidì dell' arte ed i disagi di un trasporto deùbono di necessità aggt·avare le condizioni dei ma lati e mass ime dei fer iti gravi. A ciò poi vuolsi aggiungere la considera1.ione delle spese e dello difficoltà -non di rado anch e dell'impossibili tà - che s'incontrano per provvedere gli opportuni veicoli. Contingenze speciali però sovente consigliano e talvolta anzi esigono, che si faccia eccezione al mentovato principio. Così, riesce opportuno deviare da quella norma, allorquando trattisi di ospedali o depositi di convalescenti od oftalmici, nello scopo di stabilirli in località più salubri di quelle ove stanziano le truppe,


NELLA COSTRUZIONE DEGLJ OSPEDALI

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e, segoatamente per gli oftalmici, anche per renderne più difficili le dirette comunicazioni coi loro commilitoni. L'eccezione alla regola è altresì più o meno assolutamente imposta nei casi di epidemie, di morbi endemici oppure contagiosi. Ognuno comprende come il migliore sussidio igienico e terapeutico che possa applicarsi alla cura delle malattie endemiche sia quello del t1·aslocamento dei malati , per sollrarli alla continuazione dell'influenza morbifica. Questa pratica già da tempo adottata dall'Inghilterra, massime per .le guarnigioni dell'Ind ie, e clalla Francia per quelle dell'Algeria, fu pure seguita da noi con sommo vantaggio in parecchie circostanze. Nelle malatLie contagiose poi è ben naturale che il voluto isolam ento riesca tnnto più efficace e sicuro, quanto meno facili sieno rese le possibilità di comunicazione dei ricoverati con gli esterni. Prendendo ad esempio il cholera, nel l'epedemia del4 866, stata ci impor·Lata dai nostri prigionieri di guerra reduci dali'Austl'ia, ebbimo, per così dire, in famiglia una prova convincente dell'ostacolo pressochè as,;oluto che un rigoroso isolamento vale ad opporre alla difl'usione del morbo. :\Itri motivi di eccezione al mentovato pl'incipio possono sorgere dallo stato di guerra. Però, per somma ventura di tanLi infelici, questi motivi ormai debbono ridursi all'eventuale malsanìa de' luoghi che sono teatro dell'azione, od s-Il'assoJuta impossibilità di procurarsi nei medesimi i mezzi necessarii di ricovero, di alimeotar.ione e di cura. La convenzione di Gin evra infatti, guarenlendo la neutralità degli ammalati e l:e riti, ha rimossa per l'avvenire la causa principale per cui, dal teatro d'azione, essi dovevano, con movimento retrogrado, essere traslocati dall'uno ali" altro dei così detti ospedali di li nea. Agl'inopportuni t1·aslocamenti sono appunto in gran


4076 SUtr.E ESIGENZE DELL'IGI EN E parte dovuti gl'insuccessi, nella cura dci malati e ma ssime dei feriti, che si lamentaz·ono nelle passate guerre. Poichè è da ri-tenersi come assioma che, per conseguire r·isultati favorevoli dall'i ndiJ•izzo conservativo ora snggiamente adollato nella chirUI'gia militare, sono innanzi tutto condizioni necessarie l'i mmobi lizzazione dei pazienti e la purezza dell'aria del loro ricovero. Quindi, qualora il destino volesse furci ancoz· provare i mali di una g•Jerra, nella certezza di non aver più nulla a tem ere pe•· parte del soldato nemico all'evenienza di una ritirata, la prinr:ipale nostra preoccupazi one dovrebbe essere quella di paralizzare l'iocessan·Le oslilità insidiosa del miasma oosocom iale ed insieme di. procurare ai pazien ti la massima imm obilità. Ritenuta come massima generale per la di stribuzi one geografica degli ospedali, la mDggi.orc possibile loro vicinanza alle truppe, facciamoci ora a studiat·elenot·me che debbono guidarci nella scelta della loro si tuazione . Tz·altandosi dì dover allestire un ospedale, é naturale che nella scelta della sua. situazione si debba procedere con dive1·so rigore a seconda ch'esso abbia una destinazione permanente o temporanea . .Bisogna considerare, nel primo caso, che una cattiva. scelLa della situazione costituil'à semp re un difetlo igienico ben diffici lmente riparnbile ; nel secondo che, mentre l'urgenza imperiosa delle circos tanze impedisce sovente di attuare quanto sarebbe più vantaggioso, i danni di questa omissione sono bon infel'iori a quelli che derivcrebbeJ'O dal lasciare. i malati senza ricovnro oppure a(l'ollati e d'altron de poi sono anche attenuati dalla istessa temporaneità dell'uso. I principali clementi che il medico deve prendere io 1:onsiderazione per giudicat·e dciJa salubri tà di un dato luogo, come dimora dell'uomo, sono tre: l'aria, l'acqll a, il suolo. Lo insegnava già Ippocrate, nella sua scuola di Coo, ot· sono più di ~3 secoli!


1077 Siccome però le condizioni dell'ad a e deJl'acqua. sono in generale subordinate a q uelle che il suolo presenta,sia alla superficie che negli strati superiori, così. pr'en" <;ler~mo il suolo ìstesso quale punto di partenza dei· nostri studi. ,La configurazione della superficie del suolo è forse la. condizione che più di tutto influisce sulla sua salubrità. Possiamo avere un'altura, una VJlle, un piano od una semplice depressione di questo. Ove la scelta debba far·si fra un'altura ed un a vvallamento , vuolsi senza esitazione proferire la prima , · semprequanclo però non ostino altre circostanze sfavorevoli, quali sarebbero la soverchia elevaziòne, il predominio dannoso di altre alture, la sfavorevoleot·ientazione, il soverchio influsso dei venti, l'angustia dell' a,1·ea, la difficoll.à dell'accedervi anche co n carri, e· segnatamente il difetto od anche la semplice scarsezza . delle acque potabili e di uso comune. Nelle alture, sia per l' elfetLo della ventilaz ione più. ·attiva, come per quello del più facile scolo delle acque,. il suolo riesce sempre più secco , ,e quindi, già per questo fatlo, più salubre elle nella valle, anch e indipenden tem ente dalla t·ispe tliva costituzione geologica. Inoltre, men tre i miasmi cbe si sviluppano in luogo sono facilmen te asportati dalle coerenti d'aria, con difficoltà poi vi pervengono rJuelli che si svolgono altrove. Procedendo -p et· ordine d 'impor~anza sotto l'aspetto igienico, d·opo la conflgur·azione della. superficie del suolo vuolsi con sideeare la natm·a e la condizione di ciò che lo ricopre. Indubbiamente da fuggi rsi è la vicinanza delle paludi, ed a questo riguardo conviene rammentar·e: 4° Che l' intensità dello sviluppo del miasma palustre sta in rapporli propot·zionali co lle condizi oni termiche delle località , per cui l'iesce tanto maggiore-quanto più elevata è la temperaLUra media locale. NEL"LA COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI


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SUl. l-E ESIGENZE DELJ.'IGlENE

2° Che la sfera di attività del detto miasma, mentre varia egualmente secondo i climi, nei nostri paesi pare che, nelle condizioni ordinarie> possa estendersi in altezza sino a 400-500 metri , mentl'e in larghezza può · giungere sino a parecchi chilometl'i, massime col favore . delle corl'enti atmosferiche. Si discusse molto se anche la vicinanza dei fiumi possa riescire dannosa. Vi ebbero partitanti per l'una e l'altra opinitmc. Pel' parte mia ritengo che, se nelle loJ'O condizioni ordinarie di livello acqueo possono riescir:e indifferenti e fors'anch e contribuire al rinnovamento dell'aria, debbono però certamente tol'nare danno.si nell'evenienza delle piene, s\ per l'ampia superficie di evaporazione- che . allora a cquisla l'acqua, d'onde maggior umidità atmosferica, come specialmente per i depositi R"Jelmosi, ì guazzi d'acqua stagnante, che lasciano al ritirarsi nel loro alveo e che costituiscono una copiosa sorgen te di miasma, massime col favore del caldo e dell'um idità. Ciò che dissi però è applicabile ai fiumi e d ai torrenti, non ai piccoli canali. che traducano acqua corrente abbastanza buona e non sieno soggetti a pie ne: chè anzi, ovc se ne offrisse l' occasione, sar ebbe assai util e che il canale stesso, od almeno una derivazione, venisse compre&a nell'area dello stabilimento , ònde valersene per i molteplici usi, all'infuori della bevt~nda. È quasi superfluo l'aggiungere che si dovrà pure evitare la vicinanza di opifici infettanti l'aria, di stalle, ecc. Infine) a meno che trat.tisi di un'altura predominante, si dovranno sempre fuggire i centl'i di agglome•·azione di popolo, procurando all'evenienza di tenersi alla loro periferia ed a sotto vento. La peri feria presenta sul centro il duplice vantaggio della maggiore salubrità e del minor costo dell'area. A quanto già dissi altrove circa la dimostrata mal-


N'E-LLA. COST~\UZJONE DEGLI OSPEDALi

407·9 ~·anìa degli. O$pedali situati nei grandi éentri di popolazjone, aggiungero ancora che nell'occasione in cui ··la Società di chirurgia di Parigi occupassi dell'igiene (leglì ospedali (18.64), Legou~st fe·ce notare che, mentre la mortalità degli ospedali militari di Vineennes era in media di 2, ~ p. 0(o, quella invece deg)i ospedali dì Val-de-Grace e di Gros~Oaillou (entro Parigi) ·giimiSeva a 4., 4 ed a JJ,·, 8 p. 0 { 0 , pressochè i dentiche essendo tutte le condizioni che, all'infuori della situa7,ione · ·dell'ospedale, pon·no influire sull'esito delle malattie . Per lo scopo della scelta della focahtà p iù opportuna .Per istabilirvi un ospedale, anche se costitui~o da baracche o da ten de, non è necessario che il medico, héll' esame del suolo, proceda come farebbe un geologo od un chimico . Al medico basta conoscere grossolanamente la natura degli s trati superiori. e per conseguenza il modo con cui il suolo si comporta coll'acqua, tenendo p resente che, in generale, il grado di umidità sta in rappo1·to .inverso col valore igienico . Quindi, affatto semplicemente, possiamo distinguere la natura del suolo, in primo luogo, a ,sec_o nda cbe è costituito da roccia oppure da terra arabile . La roccia, sia dessa plutonica o nettunica, ben scarsamente si lascia eompenetrare dall'acqua, ·e quindi, per un ospédale costituisce sempre una base prefe t·ibile a qualunque tena arabile. Gli ospedali militari di Genova ·e di Napoli hanno appunto il duplice vantaggio d'essere basati su suolo roccioso ed inoltre elevato : ottima q3erciò r iescirebbe, a tale riguardo, la loro situazione. L~ terre arabili s i. possono classificare in argillose, ·sabbiose, calcaree, magnesiache ed humifere . Igieni. camente parlando, il suolo argilloso è il peggiore, il · sabbioso invece il migliore : gli altri stanno di mezzo. Il loro valore igienico in genere è proporzion ale alla

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1080 SULLR :RS\GENZE DELL'IGIENE NELLA COS'&RUZIONE, ECC.

'facilità èon cui si lasciano trapassa re dall'acqua. L'argilloso essendo pochissimo permeabile, se depresso l'arresta, la rende stagnante e quindi favorisce le condizioni sotto cui si sviluppa il miasma palustre; infatti in generale le località in cui predomina ques.to miasma hanno terreno argilloso. Giova notare che l'esame del suolo, quantunque grossolano, non deve limitarsi alla superficie, bensì anche ricono scere la potenza dei primi strati. Nei_ terreni arabili situati ili. un · piano, e massime se in un avvallamento che non abbia potuto evitarsi , è d'uopo· altresì indagare quale sia il livello della così 'de(ta acqua d'infiltrazione o sottehanea. · Ove questo livello fosse troppo elevato, costìtuirebbe· tale una causa potentissima e perenne di umidità per l'edificio da neutralizzaee, in gran parte, g li efietti di altre buone condizioni igieniche che esso riunisse. Perciò, in ispeeie allorquando tratLisi di un ospedale permanente, riconosciuto che quel livello sia troppo elevato, conviene abbassarlo; ciò che si otlìene mediante il drenaggio, operazione idrauli ca che, de'plorevòlmente, da. noi viene troppo di rado praticata.. Il d!'enaggio può anche esser·e praticato per rendere più penneabile un suolo argillloso e quindi per correggenJe', od almeno eruen'Qarne, il difetto igienico. Finalmente si dov·n\ procurare un'area possibilmente vasta, si che all'intorno dell'edificio rimangano spazii liberi da destinarsi come luogo di passeggio dei convaleseenti, e come area per l'eventuale impianto di tende· o di baracche. In un ospedale permanente sarà bene dare a questi spazi un sensibile dec.livio verso la periferia, onclefaeilitare lo scolo delle acque piovane; inoltre si dovrà piantarvi alberi a foglie. ann~1ali ed a fior1 non odorosi, per esempio: platani, tigli, olmi e simili. (Continua).


RIVISTA DI GI'ORNALI ITAI::IANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA E TERAPEUTICA

[l;uovf) uu~todo per mll'nre nlcnne specie- di tumori glau-

dolari Jint:ltiei di M. BRADLEY (l). (T/w Lcmcet, 4 settembre 1875). -Nel meeting tenuto recentemente in Edimburgo dal1'associazione medica inglese, fu leLlo un mio scritto in cui iò proponev·o l'iniezione sottocutanea in alcune specie di tumori linJ'ut.ici; ora, siccorne d'allora in poi mi attenni costantemente - a questo metodo nella cura di tali tmhori, rni sembra possa riuscire interessante il dare s u ciò unbreve rendiconto. ;premetto che non parlo di tumori linfatici in gen.erale, ma solo di alcuni speciali, epper ò non intendo applicabili le iniezioni jodiche alle affezioni sifil itiche o carcinornatose od ai !inforni d'infezione; limilo invece le mie espel'ienze ai Lre gruppi seguenti: , 1• alle ver·e iperleofie di glandole linfntiche, eon o senza diatesi strumosa; 2• alle ipertrofie s trumosH propriamèntH dette, cioè alle iperplasie cellulari, quand'arwhe vi sia deposito caseoso; . s• ai linfomi dnri, ma non di infezione, che presentano molti punti di rassomiglianza con l]uei èlei due primi gruppi, ' ·da cui però si distinguono soltanto per·éhò mu!Hpli. (1): Il signor Bl·arlley rlit per una uo vità da lui p1•oposta la cura dei· l.u· mo1·i glandoh,ri colle iniezioni sottocutanee di jodio. Bastll. leggere, pel' cbi non vogli<l pre ndersi alll'a bri.ga, la pt·ima p>Jgina d i questo f<tSCi<:olo, nella memori<t de l Bònalumi, per coùoscere a clli la te1•apeutica va ' d,ebit)•ice di questo metodo. Dodici anni or sono lo p ropo nev<t il r.utou cii rteims, q1.1indi è entraio nell a pratica generale, e da oltre sei anni si 11sa ·nello spedale militare di Milano con quella maggiore . estensione• · che risulta dallo ~c1·itto del nostro· collega. Pu t· tutta via ahbiamll riportato questo cenno del medico inglese per maggiormente a vvalorare l'a rgomento pratico così dottamente s~udiato e svolto dal Bonalumi. No ta (Iella redaz-ione.

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108~

RIVISTA

Sopra queste divet•sc specie di tumori, sal vo casi eccezionali, s i è finora ordinariamente usato di pcnnellcggiare la tintul'a di jodio, da cui si ottiene un risultato appaeenternente ugtto le, ta nto ·s e la pennelleggiata venga fatta s ulla totulit~t della g lalldola, quanto se lo sia, secondo il parere di Ful'neaux J ordau, solamente sopra le glandole contignc a quella ipertrofìca; !'i oppone però al felice t·isultato di queslo h•attamento quelleggiel·o strato di tessnlo interposto tra la glandola ed il pigmento. P er ovviare a ciò decisi di sCi'virmi tlello s tesso rimedio pcl' la via ipodermica. La prima volta in cui iniettai Fjodio in .u n Lumore, non <.:t'\'\lievo potermer1e t·ipromcLtere un e!>ito così forlunaLo I'On lc quello che ottenni in r ealtà. Si trattava di un tumot•e incapsulato del volume di una gl'ossa noce, sotto la mascella inferiore, che io avl'eì rimosso con uno :;calpello, se altra volta in un caso eguale non fosse sopt't'lggiunta una spiacevole emoeragia. Risols i dunque di USIH'C <ruulche mezzo pel' procurare il l'iassorbimenLo, prima di t·i coroe~·e. aW eslir'pazione e mi deeisi quindi per la iniezionn soLto-cutanea di tintul'a di jod-io. Dopo la pl'ìma iniezione il tumore sparì quasi del tutto, e dopo la seconda riuscì dilfici iC' scoprirne qualsiasi ll'accia. Soddisfano di tale risultato mi convinsi che qnesto metodo possa esser e adoper•alo io moltissimi casi invece del coltclln, che a rreca sempre più o meno spavento agU ammalati, P clw, qualche volta, anche in mani abilissitne, porta LJ'isti r·ìsult.aLi. Dopo il caso che ho menzionato mi att.en ni sempre all'iniezione di bintura di joùio per· curat·e i tumor·i g1ando1ari; J)OS"o •Juin di essere in graùo ùi affermai'B che iu cerli dati adenom i • questo metodo (là dei t·isultati felicissimiy mentre non \''ltn dubbio che, usato indistintamente in ogni specie fii LHmot·i glandolari, possa essere causa tU qualche disir1ganno. l casi nei quali s i può spcr·ar·e co11 rnolLa probabilitù un fl:;i l.n ravorevole sono quelli in cui è ipel'lr•ofl:c~a la una sola glonclolu cervicale in un individuo adulf.o. Cinque o sei iniezion i di semplice ti n Lura di jotlio (cinque a·dicci minimi alla volt.a, seconrlo la grossezza del lumol'e) a intervalli di cil'M qoalll'o giorni, bastano in genet·ale pel riassorbimenlo deUa glandola. Si curano pu.r c con esito felicissimo, per mezzo ~li questo metodo, le iperll'ofìe strumose nei lor·o primi stadi, nonché i p iccoli sintomi multipli di difficile guarigione. Nei tumori invec~ delle glandole cel'vicali, i qual i sì tt•ovan(Ì


DI GIO ilNAt.I ITALIANI ED ESTER I

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agli u!Limi stadi, rappresentati dàlla loPo Cusione e da un coloriLo hleu, oppure l\alla distPuzione della pelle cir costan te, non ~i può s peea1·e nessun ris ulta to f'<.worevole dalle iniezioni di tintuPa di j ç>dio; tali cas i sono qurati rneglio por mezzo dell'escisione delle glandole dis organizzale c degenerate. Poco lemp·o fa ho pure adoperato iniezioni di Un tura dijodio in un ''Oluminoso broncocele fibroidale, che fu curaLo con n essun esi lo mediante l'amministl·azione di sostanze per uso interno . Il lumoee non e ra sol tan lo graYe p el suo volume, ma a ve va <[Uasi distrutto la voce e p1·.e meva sulla trachea Lanto da fal'la c~eviare vc1·s o illa Lo destro del collo . Ques to tumore t,ro vas i tuttora s otto curu; dopo le due prim e iniezioni però di dieci minimi di jodio, s i n g ià notato ridoLLu di circ·a un pollice la ·circonferenza del collo. Con parità di Pagionamento possiamo aspeltarci l'isullali soddisfacenti da questo metodo nei miomi uter ini e relaLivi svilnppi: quello pet'Ò fHl cui s pecialmenLe desider o richiamare l'a ttenzion e dei p t·ntici s i è ii modo efficace con cui esso agisce nei tumori delle glandole carvicali. :R iassumo in tanto Jn·evememe i risultati da me o ttenuti' nella cura di tumori glandolari nel scguenle elenco: 1• Casi di lumori cervicali da curarsi coll'iniezione di jodio. a) lTere ipertrojie delle glandole linfatich.e senza diatesi strumo.sa,· b) I perll'O,fle s t runwge, p t·itna di pas.sare in suppw·az ,:one; c) Lin/om i clw·i; Ll) !\rei t umo1'i ceroical.i incapsulati, è soltan t o·un mezzo da e.sper imentar.s i . • 2• Casi di l umor·i cc•·vieali da il'allnr;-;i pee mezzo rleiJ'in-

cisione. a) Glandole strwnose suppurate, sieno o pw· no siate

trattate coll'iniez,:one di jodio. :3" Casi di tumol'i ce1·vieali da curars i coll'escisione. a) Glando le strumose. ù~tì Urate eli materia caseosa,mouili sop1·a unet base di tesrmt.o cellulare clegetM7'etio, i cui tegumenti cù·costanli sono tinti in turchino e in parte distrutti,· b) Tumori incapsulrtii contr o i qnali si mostrò ine./Jìcacf' l'iniezione di jodio . Oclln ipe'a•troUa e dilatazione cl'ei vcntricoli del c uor(' . prodoUe dalle futiclle campnli. - Del dott. ~R-AENT7. 1·: • .. (Dal Bollettino ct'eltc.s: ien::e m edie/te).- Che queste a llel'll -


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lll V!STA

zioni del cuore s i possano incontrat·e sènza alcuna nlal.a:Ltia negli apparati cit'colatorio, re~iratori o e rena le, fu negato, ma 01'a è ammessoda Battr , Trcm be, Ma.eleau, 1Vfe,ijcr , Nfoinet e Tlnu·n. Con Tr•aube l'mtlut·e riconosce tr·e ca us<~ 'per la iperlJ'Ofl a idiopalicll ùol etL Ot'tl : J'abuso degli a lcool.ir i, l'ab uso di tabAcco e la slasi n el dom inio delia vena pot•la. T h ll r n però dice che un'a ltra cau~a sono le m arcie l'orzate df'i soldati. Lo sfor zo continuo delle muscololut·e eccita i centri nervosi che govern ano il c u Ol'O r cagiona pe r· consegnenza anche u11u esageJ•alo azione cardiacfl. Il snng uc che af'fl uis ce ~11 ctw•·e s olto uno ole\'ata pressione, proùtlcc negli individui delJoli una (lila ta7.ione del miocardio, alla rrunle, ce.ssaLò cùe sia il momento p er cui ebbe luogo la dilatazione :;tessa, :;uccede una ercess ivn azione cardiaca c quindi J'iperLr olìa. - Cile dagli ~ f'o r•zi muscola l'i ne possa ven it•e 1'ip<'l 'Ll'otia di uno o clell'ultr·o o ùi amendue i ventJ•ir oli, l'autor e lo ammette Rnche dietro idee teore liche, ma dilliH'en li da rru elle di T h urn . - Du1·anLe la campa gna 1870-71 potè convincers ene 1'\Y~nùo tr·ovato infa tti l'iper tr ofia e la dilntazi0ne dP.l ventricolo sinistJ•o, que)lfl del destr:o e qu elle di C'n teamh i. In qualcl1e r·ru·o CHSO t.rovò la d ilatazione del ventt•irolo s enza la iper lr ofia. - Raccolse l!) casi, in niuno dei quali potè r isconLl'<Jt'e nemmeno una delle particolari lesioni nnatomi clH~ da r itcnel'e spiegata da essa lu lesione cardinca - non ·vizì o defot:rniUJ vRh·olal'i, negli ol'ifizì, n011 cr oniche aJfczi on i polm ona li, 11011 malattie ''a~al i , non renali. T uLLi g li inùhidui f' rano sol dati da ~J a nni, meno u no, c neppur uno aveva prirna de lla campagna pro,·ato un sintomo ~olo della tHn lO: ttia. Con che r ispnndesi a coloro cui vcni ~sc in mente cl1e la les ion e cardiaca poLeYa esset·e conge11it.a. ·r.·aulm·c dunque~·~ convin to è hc ùessa et'~' pt·opt·iamon le tl~ri­ vata dalle taliche della campaguu - taliclle , le trunli t' facile immaginar e r1uanto sicno s l.nlr ricol'dando le gran rl i lutu·cie, . che s pes!'lo conl) nunvmlo m olti giorni sHnza t·iposo ed a passo cele l'C, com e quella $Opra Ol'léuns, do Ye si Lrovavano gli IU11 JOalaLi di cui fa parola rauLore . In essi g iol'llalmenlo doYcva essere stata !"emp1·e più difficiln la rcspil'azione e tanto p iù in rruanlo che il torace Ol.'a anclle l'lggvavato dul peso cleg li oggetti che seco p01·tavano i s olda ti s ulle spalle, ecl in quanto a nche perchè il diaframma meno si abbassava p GJ' esser e cil'COndato il venLI'O dalla cintur a che soslcneva due gibe!'ne pes anLi. Egli è evidente che dovevasi detcrmiuare per ciò una gr ave pl'es sione interna nel s is Lém a dell'a rteria polmonale, che giunta


Dl GIORNA LI ITALlANI ED ESTELU

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ad un ccrLo grado doveva pPotlur•re la dilaLa:done del venh·icolo desh·o ecl anche la iportt•ofìa del rnP.desini01 quando Ja musculaLura d t!l medèsimo vcnfricolo fosse slnlu capace di thu·are nello ~ forzo neccssul'io per superare la t'esistenza opposta nella polmonale. Le lll<ìrcie forzute, come be11e si com]'l'<'lllic, e r·ano anche accompagnale dall't>cccssivo laTOl'O di tulto !t• musculature del ~~or•po, le t)uali, !':Ccontlo quanto 1lella l'<';;p ·r·wnza, si «a che fanno aumentare Ju pt•cssionc n\:'1 t'isLenH\ clell':wrta. A~f.dun­ gasi clw durante il V!'l'no, aLLcso l'ut iollc llcl reetlùo, c 11i i solùaLi crnno e.sposli nuLlo c giorno, n vc vun si 'Juasi costo.ntem enLc conlJ•allJ le at•tt.•t·iuulc cutanee c por· dù tlllchc maggior·o dovew1 essere l'o:<t~lroln alla cit>r.olaziouc nl'L ·riosa. Ot· heno quelSli due moventi <•t·tmo capaci di pro llan•c la dilatazione del vcntricolo ~inisll·o <' quando il muscolo di questo valeva a supc r;we l'ostacolo doveva ncC~•::;sru·iaml'llll' iperti'OflzZnt·si . Così t\ eh~ in ciasctlll raso riP-scì poi ùifficilis~irno ùelcr·minaro quale do lio due le!;JOT!i Cl'ùSi prc::;enLalo. lll frl'ima, se la tlilala-

zipnc o Ju ipcl'lrollu. . Secoudo le falle o:>«l'I'Yazioni, t·i::;ullu clw la ipcr·troJ!u e lu clilatuzioue del YC'ult·ic'liO sinic:tt'O ~i vct·iflcu più di f't·crjuente per raunHmhJ di pt·l'!-<"iuliC nel si4ema aor·tico (sopra 19 cnsi 10 volte). ~.lolto più t·m·o (~ ,·oltc) p<J rt~cipo t!Pgli eiTeUi dello l'lr)IJiliiJt•io idraulico il sistemo dcll'm-teria polmonale, :1 ,·olle et•a uffcllo <:onLenapor·;HlCO.mentc il destr·o <' sini:>lro vcnLJ•icol o. La isolultl lesione del vcn lricolo M~Lr·o in 2 n)ltc è forse espres-

!iionc tU cil'costanzo uc<:itiBnlali, elle non tJolct·ono conOlSCGl'Si mnlg!'ndo diligenti imlugini [\l1RirlJICStiehe>. Fot•se gl'individui er·ano stati esposti u gmvi sfm·zi r c::;pil•uLol'ì otl a dilficol lk. respiralol'ie per contcmporauco, JllU non av,er·lilll, preseuzu ùi eattU·r·o bronchialo>. Del r •sto in l·mpo di guerra può sempr·e considm·ur;,;i facile e fr•crruente l'abuso tle~li nkoolici. - Incerta puPe. timane smnpt·u lu ell'kienzu delle condi?.ioni psicl dchc. I pochi casi ('r·) n ei ql1ali venne J' Ìl:ìconlr'nLu soHanLo la clilaluzione clcUe cavilù corJiarlre, può spie!.;llt':>i tmmteltenùosi che alla accr·esciuLa pr·.•:ssione intr•a,asale non eot·rispon•lessc pari.enet•gia muscolal'c, oppure che lo :;lato della gencr•ale nukizionc •·imancsl<C lungame nte co::;i dept'O!"SO da non favor ire la ipel'LI'ofìa compcnsnnLe della musculalut•a. Del r eslo si trovarouo nlcuni con la dilalazione del solo venLricolo destro o sinistro, i rruali - como Il pt'Ì•H'Ì s i penso. ù,ovevano g iudican;i in poggiare s Lt1lO eli quell i in cui crn con-


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RIVISTA

temporanea la ipct•trofia ventricolarc. lnfatti presentavano b1·eve il respiro, tinta cianotica e quindi erano 8$sai poco atli a l lavor o.

t: un forma eli rmeumonite coutngiusa di A. \V YNTEtt llLtTU (The Lancet, settembre 1875). - ~ella lelleratuea medie;;.

vi sono pochi casi ùi una for·ma di pneumonitc contagiosa, o ùi una pnemnonia che assume un aspello epidemico. ll doLlot· Pal'kes per esempio nel lv.fanuCfle cl' igiene dice: "' CoHs idotando cile la pleuro-pneumonia delle l>eslìc bovine si propaga. LJ81' mezzo del pus CHlelle cellu.le epiteliali dello sputp, pa~sanclo r Illesie atLra verso gli alveoli polrnonn ri e che anche nell'uomo esis te unà pn~umonia o tìsi contagios a, ne viene che lo pt·esenza di queste cellule nell'aria è degna di tutta l'attenzione •'· c; rcis inger osserYa che in paesi insalubri la pneumonia è co.pace di assumere una forma epidemica, e il dottor Aitken ,.. <li parere che essa s ia una malattia di prevalenza genet·ale ,. <·hc qualche volta appélrisca come se fosse cpìclemìca . Quando l?- prima volLa io andai nel not•d del Jìevon, il doLtOl· Ct·is iiano Buckl di Nut·th Ta\\·ton rìcldamò lù mia attenzione· s u di una forma ùi pneumon!a, che egli usset·iva esset·e conltlgiosa; opinione questa, che egli s i fot•mò da non meno di Yenli anni or sono, e r ifm·i va molti cas i impot'lanti per sostenet't' Il\ sua asscrzionf' . Pet· esempio: egli cuJ'ava un affittaiuolo il Bow colto dn aculu pncumonia, il 'lllalc fu assistilo, {lunml.c la malaWa, da s ua llipoLe. QtwsLa vomte presa dalla s tesso t)lùhìllia, _che comun icò poi a suo mul'ito. In un a!l.1·o caso1 1111 vecchio alletto da pneumonia s ì adagiò frequen lemonL(', durante la malattia, sul peno di un afl'czionato pnrente1 che poco dopo YCnne a ttaccato dalla s tesso infermità. Sembnl che il dottor Budd sia stato fin qui il solo nel credere al carattere contagioso della pneumonia. l medici che esercitano la loro professione nello s tesso p~c se non ct·ctlo abhia no datu la stessa int.erpr~ta?.iOJte Ai notevoli falli avvem1ti sotto i loro ncclli; nè il dottot• Buù(l lta mai pubblica to j ris uHati dello SU<J la1·ga esperienza; cosa che è da deploJ·ut·s i assai. Durtinte il coerente anno vi fu una epidemia di pneumonia t'OSi -intensa nel ùislt•ctto in cui io peeslo le mie cure, c il suo <:ut·attere conlt1gioso impressionò tanlo gli altri medici, che alcuni di essi la riguardaeono da vYero come una nuova mnlnUia, quas i una nuova peste. Difatti un pratico di molta espc-


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DI GIOHNALI lTALIANl E_D ESTEI\1

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.Ulf';nz<a, éne dev~ i~er visfo uh centinaio di,càsi di ~fieumq~i4, <mi scrisse éosì: " La malattia accennata nel vostro rappo,rto G~nnuale mi ha messo ih molto imbarazzo. :È f'uor di dubbio la

es'istenza di una pleuro-pneumonia, che sm·peggia insidiosacompar-irf'. del primo attacco si notano .costanfemènte dolori forti ed atroci alla. tflsta, alla schiena ea p.lle gambe; in quùlche c.a so, persistente diarrea e grandi di,s~urbj eerebJ•a!i » •• Egli dà po) una lisla di casi che pubblico s oppl;'ii nomi degli amrr!a'la ti. ··.. Uri uomo s i ani.ma:Jò di pnet~monia 'in apri,le e ile rhorì dol)O ({ieci giorni. Sua moglie fu attacca ta dalla stessa malattia, appaì·endone il primo sì nLorno tPe gio1'ni dopo la morte de1 mar:ito: Héllo s tesso tempo fu pure colta da pJJeurnonia la ti glia di un affittaiuolo viYeilto un miglio dis tant'e dalla casa del primo 1ilalato. Cinc(tH3 altri casi simili avvenner-o tutLi in unò st~s;:;o vilÌaggio,J'ormaLo di pocl!~ case, con una popolazione eli 4i0 ab i tanti « Nel novembre poi, continua egli, io ebbi a curare in un~ àltro villaggio u~ ven li casi di (tueste stessa fc; rTria di pneumonia; e final.rnen.te in un allro paese un fìtLa.iuolo s'·ammalò di pne umonia il '16 aprile;- l.ni si mandò a cercm;è i\ '18, c1~'po la mezzanotte dél quale giorno egli morì. La sua donna a'i servizio si ammalò della s tessa malattia, ci!'ca una settimana _dopo, e la con:wnicò a sua s orella mar-ituta, con eui'viveva ». Questa l'eLtera è una pt'ova evidente clel capaLtere epid~mico e con.tagioso della malattia in discorso; prova che viene 1'al'ioezata maggiormente da altre considera~ioni, una delle quali è l'estrema differenza di proporzioni tra le mòrti di pne1imonia àvvenute in cinque distretti rurali, eorne risulla dalla·seguente tavola per l'anno 1874. m~nte. Al

mendo

South Molton Okehampton 1 Torrington Bidef'oed

Mo rt i

di p n eu m o n i a

Proporzioni dei morti di p11eumonia s'u 1000 morti per altre cause

20 14 5 3

84 48 2t 22

Dulve.rlon . . . J . . . . . . '1..~ B: da ricordarsi el1e queste cif're non si eiferiscono ai borghi; essè.riguardano esclusivamente i distr etti rur<(lli, tra cui Dul· .ve~ton è il solo che differ isce del tq"Uo dagli alLri per le conili'zkfbi ' geologiche.

Il gl'ande aumento poi di moi'ti di pneurnonia avute in qu!')sf~rinb (1875) può rileva'r si dalla seguente tavola .


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RIVISTA Mort i di pn e umortia

Proportionc Ilei morti di pncumonia su 1000 morti 1>er altre cause

Hi South 1-folton 12G Okehampton. 20 9R 15 Torrington 11 '1 Birleford . 4 71 Dulverton 9 lH l o non dico doversi da ciò conchiuderc che ognuryo di quesli casi, che fur0no dichiamti di pneumonia, sia stf\to contagioso; con tutl.a probahiUL<ì vi son o diverse l'orme d i pneum·onia, uno pO!=:Sibilmente del'ivante cl~' fredclo o da consirnile causa, l'altra. zùnotica; IJUeste dne rortue sono IJI"flSC11lemento confuse insieme, appunto come tifo o fel.ìbJ'e tifoidea lH'ano in passa to designali con nn nome comune. È un fatto notevole che Geisolle asserì a\·er riconosr::-iuto il fr•eddo rjuale causa nelle pueumonif"' · solamente in un <:rua•·antcsimo dei casi da lui curati; Ziemsse11 in un decimo, e il dottor \Vilson Fox in 16 sopra 53 cul'a li. La conside1·azione di crucs ti fatti ha Lalmentc influenzaLa l'opillione dei rnecliei, che credo sin J~ordinar:ia pneumonia consid0rat.a dalla maggior por·tP- di loi'o come malaLLia del sangue. Questa opinione è sen?.a rlubbio conrel'mata dal notevole abba!':samento di temperatura che segue la etfusione sanguigna rlel polmone, dalla · frequenza dell'albumina nell'urina, e dall"intem COl'so della malattia. Una volta considerata la pneumonia come una malattia dCc' l sangue, non vi (~che un passo all'idea di conlagio; rruest'i•lea per·ò è stata lìn qui Lr·oppo prec ipitosamen l.e respinta p er la I'J'O• tuente complicazione della pneumoni<~ con malattie da disOJ'•line circolatorio . P:ssn, }Jer P..sempio, ru notata nella scarla li na, ncllifo: nelle fehb1·i tifoidee, nelle l'eumatiche, nella sepLicemia c nella erisipela, nè è raro vedeJ·!:;i l'infiammazione del polmone nelle malattie del rene, quando il sang ue è alteralo du pl'incipi guasli. Per la! m odo t'infiammazione del polmone può ess,~Pe pt'odoLla dn m olle cause; ciò cltt' non esclude l'idea eU una malattia specirìcl't d~l polmone stesso, in cui la s·ede di elezionH, nella qunle il veleno si cleteJ•miua, s ono le cellule polmouut•i, Appunto come la rebbl'e scarlallina s i determina nella cute, lu febbre tifoidea n egli in teslini, l'idrofobia nel midollo. Comenell'u orno,cosìpu t·enellebestio bovi n c e~isle una pleuro­

pneumonite contagìosa, nello stesso morto in c ui vi si osserva il vaiuoto, la febbt•e scarlattina, la febbre tifoidea, ccc. Tut.l.ì • rpiesLi morbi. che non s ono identici nell'uomo e negli animali,


DI GIORNALi 1TAL1AI\1 ED ESTERI

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e probabilmente non s ono com11nicabili da uua s pecie all'alLea, hanno però Lra lot•o una s ~re l.la analogia; c se si vei·rà a s ~a.· bilil'e che gli uomini come le bestie possono esset' e afl<~Lti da tma plem·o-pneumonia contagiosa si raffOl'ZCl'à maggiormenLc quel potenl.e legame di intima connessione che csisl.e tra l'organismo umano e (ruello degli a nimali infct·io1·i. Con i potenti wozzi per le l'iCel·r:he cliniche che oggid\ si posSeggono, non è cet·to troppo lo sperare che si pervenga a t•isolvere sil'faLLa quis tione. Io intanto sono convinto cl1e esis Lc l'ealment.e da sè sola una fOJ'ma di pleuro-pn.cumonile coniagiosa, ;;imob:ca c pt·opagante. Ji,a iufeU.iYilà ed il conla~l.o dello scorbulo, per M. VrLVillemin sostiene la teoria delJa infettività e della conl.agiosità dello scor·bulo, la quale idea \iene combattuta da :VI. Le R oy de Méricourt. Ambedue arnrneltono per lo ~vilup po del male l'inil uenza del freddo, dell'umiditù, della tristczzll, delle fatiche eccessive; la eu ~Liva alimentazione e le cattive condizioni igieniche: per Villcmin intanto la pl'ivazione dei , vegetali freschi non è se non una causa prelliRpon.ente; monLL'e per· il suo contraddittore è un .fc~llore determinante ecl e.ff'eltivo. In appoggio <lella s ua teoria Villemin raccon ta elle spesso ha visto peotlU1'$Ì lo SCOJ'buto nei bagni, in ospedali civili o rnilitar·i, nelle g uurn ig ioni d'A l't'i ca dove i vegetali ed i legumi freschi facevano parte dell'ulimentazione. E so:n·a uavigli, che viaggiavano insieme, ed e1·ano sotto le medesime variazioni climatc1·iche ed atmosfetiche e dove l'alilìlentazionc et•a la stessa, si t) veduto sviluppaee ed infler·ire lo scorJmto sul naviglio pii1 ingorn'IJl·ato di gonli, mentre l'altl·o ne restò immune. Nel Lrasporlo, il Varo (Le Vat•)) fur·on presi da seorbu lo 182 ùepm'tati; 178 dei quali et·ano alloggiati nel basso fondo, ~~ neìl'alLa batteria. Sbarcando, guarir ono senza far uso di le~un:ù feesch i. In Cl·imea scoppiò lo sco!'butoquando g li ospedali ed i vascelli l'm ono troppo ingombri . Villemin inoltre ha ratto delle sper it"nr.e per ridurre Hcorbutici gli animali privandoli pHr' ptu'ecchi n~csi di legumi f't·eschi; ebbene, in n essuno di essi si ù veduta manifestar :::i la malattia. Egli ammette pel' conseguenza nello scorbuto un'origine infettiva e contagiosa. Per impedire che inso!'ga, bisogna evita l·e l'accum ulo di gente ed il s uùic.:iume; e so por caso insorga si combatterò • LE~HN (Le Progr·ds 1'>1édical, anno :l875, N. XX Il). -


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RIVISTA

colla ventilazione, coi òisinfellanU, isolanrlo gl'individui, dispet·dendo il miasma . .l:r.io n e tle ll'aconjlinfl sol c u ore. (T/te Umcct, luglio 1877> . - Levvin operttndo l:!Opr-a lo t·anc lt'ovò c he l'acnn il.irlit, in dose di l5 a :25 millig rammi, diminuisc-I' In frequmt:tu nri Jmttili C8t•ùiaci; lu l"fUUl c-osa fl\ Viene l'tl pi!}Umente IJIIUOdO ~~ inieUaLa nelle vene, lonlamentc r{uanùo i> iui1•ltakt }lOt· la via ipoderulicn, o più lentamente anc-ora se ' 'iem• inLrodottn twll'economin tmimale pet• mezzo rlell'ingestione. La dùt•nLa ùull'a:tione vM·ia da una f\ due or·e. Essu ì· scgultn da un Jh't·imlo rli accre~,·iuta frerruenza, cui loslo tir·n ùiett·o una utut·C'al•' irregol<ll'ilù nei balli li cardiaci, dw linalmProl<> \f'ngono :o.O"l'l"'i llut·nnte Jn diaslolr'. l n qua!li lutti gli esperimenti l'gli notò allu fine un'nt•ilmiu delle azioni cal'ùiucho dovute alla t·apida pulsu:tione ùcllc Ol'ec<:hif•lte, o ul loro battere isolatameut.o. l nel'vi pcs·iteeici, qtttusolo il vdeno runmminisll·ato in dosi modera t~>, pt'c8cnlat·ono con~idorevolt~ dirninuziOnf~ d i eecHnbiliLè., the si convertivo in pnNìlisi allos·d1è esso ve n i va da to i n maggiore 'l uun Li Là. J l cuol·t•, tlopo la mOI'I.P, non rbpnS<' sempre ulla eoci luzio!t • c·l eLI rica. l\ egli c~::~pcrìmenti sopt'a animali a :--an~uu l'tìlùo eglt trnvo rh e i l pt·imo sintomo fu una mas·caLt\ di.spnea la quale aumc•nlù gruclatattHlllle, fincls è avven ne lfl JllOl'Le, e ello per m ezzo d t>lln l'espirazione arliflciale applicala per cit·ca no,·e ore c mcua riuscì a sah·are la vito. u~ l un coni:;lio, cui ct'fl stata ammini~·h"ata unu dose fulul<~ di aconiLinu. Lu dispneu è (lov11tl'\ 11 lla diretta nzione del VP.lelll) sul et•lllr·o t'<.'spiealot·io, che ha ;;, .!1 nella midolla allungala. Rigum•do al cuore t>gli oLlerliH' risultati eli doppia nalura, ilt pat'le conformi a rruelli pr·odolli Jnlla cligilalc, ~orrispondauli perciò allu it•rilazione e Fmsseguente pal'alisi del nervo vago; in par·Le cons islc nLi nell'irtuebolimr nLo clcll'enm·:.ria <'ardir.r~, <' uclla rapida diminuziouo delh1 fr"''lueuza del pol::o. La cauH\ di r1uesli falli t> riCel'ihile all'azione df}l velcuo sopnl i centri gouglionari del cuor e, ussonùo il vago llf'liR prim11 fortllll i ntegro, nl'lla seconna pm·alizznto.

T ratto m e olo d e llì\ febb re lifoide n c•oo bng o i fredd i. Tht> Lancet, luglio 1875.)- Negli alti deUa Socictù medica degli ·· ..;1H' •lali di Parigi, recentemente pubblir.flli> leggesi quanto S(~-

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DI GlO RN ALI IT AI. IAKI ED E S'f.EJU

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gu:_e: 1\ ll ~~otLo1:~ .L.ibe,rmann, 'cbir·tu'go -in .c~c~ pò d,~]J·~ SiP!ildQ.le ll')ilitàre ùi Gt·os-Ca illou, conrosBa che la s ua attenzi9ne s~,.~ ll'im­ portanza. diq1,1eslo tJ·a.ttam•'}n to nr>lla febbre LiJòiùeafu r ichiamata la prima v olta clal s uccesso e lle osser,vò C'Sser sene ottenuto !'\elle o.m bula nze tedesche. d t1rall Le la guerra 'le l 1$70 ~ . Egli dà poi u no schizzo s lol'i.co di quc.lsLo me todo eli cura · <;J.ssegnaodo a Currie l'onore dello. s ua i nlrç>duzione cd encomiando poi i medici !.adeschi, specinlmenle B rand, 7.iems.wm e L iebermeister, che l' usarono su vasta scala. ·'Egli lo sperirrH:~n~ò in 20 casi, 2 s oli dei ~llt1li ebbero ur~ es ito fat?le; pur· t uL~avla non può divi•lere la piena fìdueia che l3nmd ripon e in c1uesLo mc%zo terapeutico. Kello stesso tempo per ò r iporta parecchie staLis tiche le c1uali dimos trano che ilmuYtet·o dei mol'Li fu rido Lto dall'uso del h ag no a tfuaai un. Ler zo della p rcced ~nte propo r'ziolìe. La più rn.arcata ri clu.;~, i o ne s i .ebbe in •1uei cas i ciJeordinuriamen le ricscono fatali IH~r 1 a stes sa febbre . Il t.ratlament.o adottuto da B'rand, ora ben conosciuto in (Jucslo p aese, consiste nel sistematico impiego del bagno fred~to ·(63• a 70• Fullr) Lre o quallro volte o l g iorno, ognuno J).er la durala di 15 a 20 rn inuti. P e1· ta l modo la temperatura del corpo dimin uisce da 2' a 7• gend i, essendo la diminuzione generalmente in proporzione eolln g.l'avezza Jcl caso. Il bagno caldo ò indi· ~to in casi di es lt'ettH\ prosL;·a:.:ione oer vosu o quando esiste

molta cllu1're?. Gli effe tti del bagno cuJdo non sono così n otevoli come <juel!i del freddo. Ma lui Li e due i m eLocli sono effi.ca ei per la loro azione calmante sul !ò-islema neJ'\'Oso epet' l n scomparsa del dicr otisnt() del polso. Dopo ciò il cloltOI' Libermann passa nd espurre le inù icazioni e controindka ziolli s ull'uso ùel bagno, che dice dove!'s i r iservare a cusi gravi, conlt'ru'iamen lc al sistem a t.en ulo da BrroJd, che lo impiega lin cla.lla prima settimana d i malattia , ùonde posf;libilmente ne nasce una diff'e Penza nei r·is ultal.i s Lalis lici. IJ Libet·mann erede doYer s i impiogare il bag no nei casi in cn~ alla fine clelia prima settimana o a l comjnciare della secondA si verifica un not.e>ole J'ialzo di temperatura \'OI'SO sm~ con 011 leggm·o nbbassamcmto v erso il mattino, t.encnùo p er nol'ma la ternpct':lLura del r<~ Lto, che us ualmente c; di 1Qfr.•, oppure all01·quan do per vari giorn i l'a b))assamen to 11 0 11 sia maggior e di u n grado. Il b agno, secondo lui, s arnbbe controindicaLo nei casi Jeggex:i o .in (ruei complicati !:' fo rti dinl't'O~', od a s intomi eli pcr for azi o!'e ··


1092 fil VISTA dell'i:o.Les tinO,·I? iìnalmeule in quelli in cui l'tuunen.tD di lernperat ura è indubbiamente dovuto a c::1usc accidentali. La l)neumonia e le con gestioni ipostaticlte J·ill·aggono dal bagno molto vantaggio dovuto all'is tabilimentoo al miglio1·ameuto aYVenulo nell'energia dell'~iono cardiaca. (;ura dcila diftcrHe co l solfuto acido di ferro, del dottoee A. D~.; SABBATA (dagli A nnali di chimica, ott.o!Jr e). L'autore, medico in Guine, ove ebbe luogo un'epiùemiù difterica g~·uve, ci fa sapere di ùvcre ol}enuti, in coi1fronto a molLi altl'i mezzi raccomandati, un g rande vantaggio dall' us o, s ia per gargarismo e bagno, sia per pcnnelleggiate, ùellù soluzione di solfato di fe rr o acido, scconJo lo. seguente formula:

Formula per garyarismo o ùagno. P1•. Solfulo di fe!'l'O puro . gearnmi 5 .\ciclo solfol'ico diluilo . . goccie 20 Ac•1ua distillala . . gean1111i 100 La fo r,,wza eta asarsi col pennello non diiTerisce che pet· essere un po'. più concentra La, cio<; pct' 'conLeHcr·c soll~n~o 70 od 80 geamrni <l'acqua. Uno tle' principali m olivi pm· dare la pr clorenza a questo fu l'odol'e gangrcnoso caratteristico che rautol'e oot.ava, analogo a quello delle ))udelle in concia <~ che <:Uu1unciava l'cscat'a appl•ofondata nei Lessul.i sollostanli alla n1ucosfl . J·:gl i assicura che l'acido fe nico, sul pr·incipio sembra arre:"larc l'odore gan gr enoso, ma realmcnt.e non fa che maschc1·arlo, c lascia al peincipio dille1·ico continuare ilsuomicidialelavoPio; e crede con Ne:;si e Morelli, che <Ju.anclo la cnra to picn non giunga a trionfare sullo manil'eslazioni di fl.eJ•ichc locali, r esta poca speranza di vin C'E!l'C e g:overw..tt·c i fenome ni di infezione. L'aulore cita con alrune parLicolaeità iO casi nei quali fece la suddetta applicazione dando inte!'numen le a 1·iprese dell'iposolfìto di soda, ode! tannato di chinina. Sopl'a C[ll eS Li 'J.O casi, i morti non furono che nella rwoporzionc del 12,f> per 100. Questo favorevole ris ulta lo non può che incoPaggiare nell'uso di 'l uoslo rimedio, come giù avcu felicemente raccomondala l' us tione dello zolfo per profilassi di questa medesima roalattia (l). Uso er;hwno d'el bromo nella difterite , del dollore GOTTPiria, rase. 16, 1875). - Il dollot·e Gottwald ha

WALD (dal

(l) Vedi Annali dt chimica del PoJ.LI, fase. di marzo !Si5, pag. Hn.


DI G'lORNALl ITALlANI ED ESTEIU

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provaLo le inalazioni dj b1•omo, giù t'aeéoma'ndate da Schultz, c.onlro le affezioni difteriche e crupali clelia bocca. Ecco la sua formola: B1•omo puPo . :Jo· centi g. BPomato di potassa 30 Aequa dislilhHa . 11:0 grammi Diciotto cas i di difterite o due eli crottp furono curati con qùestc inalazioni fa tte P'W mezzo d\m ap}J<Hecchio polveri:zzalore. I casi di difteriLe e1•ano tutti g1·avi: H gual'ir ono; 1: morirono, dei qual i:? nel giorno medesimo della lot•o ammissione. - .Nei due cas i di c;·oup il risHitnto fLl ver<~mente sorpeendento. M. Gottwalù ha impiegalo insieme colle inalazioni lo pennclleggiate colla soluzione di bromm·o e di ioduro di potassio e le cauterizzazioni coi cilindrelti di cloruro di zinco. .lonotadou'• ~uH" eol'i\ della clif(erl•e (Gazz. med. ital.

prov. venete, sollembre 181~). - Sulla cut·a della difterite, ccrme uvviene sewpre quundo un morbo inruria cpidemicam ei'ltH, ci giun gono da og11i par te lo piì1 disp<:wate proposte, e queste quasi sempl'e sul·n ·agale da cifre statistiche e da pratici succes~i . Mentre, p. c., il Bizzozzero, col c.onsensodi non pochi altr·i autorevolissim i pratici, dà U!<Solutarnente il bando alle cauterizzazioni col nikalo di argento, altl'i egualmente; e più numerosi, se non aiLJ•c ttnnLo autorevoli, non solamente 19 propugnano e le consigliano, ma giungono perfino a proclamat·le s iccome cardine esclusivo di c ura. E gli uni e gli ultri recano confortevoli risulta ti, como altri ne proclamano per altri socc.orsi, quali col solfato ferro !'lo in polvere o in soluzione acida, altri c.o' solfiti, altr-i coll'acido lattico, allt·i colla limonea clcwiù eica, aUri coll'al~qna di calce fenica , aH1·i col chinino e il ghiaccio applicato al collo e per uso int.erno, altri col doralia idrato, collo jodio, col tannino, collo zolfo, coll'acido salicilico; e viu dicendo. Oggi ancom che scr·i,·iamo, tonore,olc dottore R . Alimenta· di n.overelo c'.i nvia 1m o scr.itLo importante di caratLere puramente pratico, in cui s enza iattanza, rna con <(llella onesta c.ompiacenza che viene dal successo, ci narra di un centinaio cil·ca di casi, tutti curati colla cauterizzazione medianto il nili' ato d'argeulo, noi quali non ehbo n Jamèntare che tre soli decessi. Del resto tali ùiscrepanze di fiducia e di risultamenti non sono inesplicabili. La statis tica, anche in questo argomento, .è ben lungi clall'essere il s upremo e indisculibile criteJ•io del


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R1VIS1' A

vero. Put• Lt'oppo gli elementi s u cui si fondàr-ono tali stat is tiche sono bene lungi dall'essere omogenei e dal presLar >'i f{Uindi a t'azionali conclusion i. l <'asi nover ati erano lutti dali,, stessa indole, dello stesso grado, della s tessa gravità, sorti nelle m edesime C'iecosto nze~ Mol'itavano Lutti di esset•o Jichjat·aLi angine dirteriche? Sorgevano e deCOL'revano cpi.Jomic.'lmentef Compeendono lullo il cot•so di un'epidemia, o appat·· Lengono a qualche rase e a 'fUalei Gli argomenti t.crapeutici vantati furono sempre soli, cuisìasi affidala la cnt·a~Cod~slc t.anl<~ controvot•se cautePizzazioni me t•itano esse voJ'amente da unn parte !.aula fiducia e dall'aHra t.unt.a t'iprovazione'i' :'>l"on sat•ebh·· per• avventura soverchia così la feùe, come iugiusLiftcaLo l'os tracis m of Il carattere infettivo del rnorbo nou rendo tr·oppo fidenti gli uni noi tonici e negli alcoolici, e tt·oppo gli altri nei s oll meu:i locali~ P erchè si ha ad escludet'e del lutto un n;tc:tzo, che può lalvoltà riuscil•e un utile aus iliario? 1•: per conver so, per ché sovra un presiclio aflà.llo Lopico ed accessorio, si vuoi :>labilire tu tto un piano di cul'a? Anche in que:-;ta, put· troppo, come in t.nnLe altt•e malattie d'infezione, si conviene pt•oredct·f' · roolt(l J'il:lpettivi e badar•t<i dalle facili ìllul"ioni c dalle faci li ' il lorie. A nchc in flUesLa l:! i conviene non affttnnnr.;;i alla l'icerca di specitlci, · cbe col pt•ogresso della scienza vnnno fn cenùosi sempr e pii• rari. Anche in que~La <'d'uopo di studiat·e mollo più il molo.Lo che la molaltia e pc•t•suade r•s.i c he nell'infìc>ri r C' ui nn mor·bo, se non la S~" i cnza, l'tu·t.c si Lr·ova nnn di rado soverc hiat.a e sconfilla; c che i facili ll'ionfi, ove siano vagliati al lume della critica imptH'Ziale, di r ado rnanlcngono ciò che nlle p1•imo puevem:e :-~c• rnlll'aY nno a\·crc promesso.

Del solfato di ehiuloa as!lnelnto :tll'aleool, del dot~O J'ò DoRVILLE{Le ScaJpel, e Gauetfa rli medicina pnbblica, otlobl'f' 1875). - Secondo il ùoltor·e DOI'\@ e ù sulliciente l'FmimitlistràZiouc di 50 centig. a un g•·ammo di solfato di chinina in un bicchierino di art(UtWile al cominciare MI freddo per areestaJ•e il paros~ismo o pcevenit•e g li accessi consecutivi. !~eco i vantaggi che egli aLLI'ibuisce a <tuesla pratica: 1• L'azione cut•alivn è gener•almente pronta: la qual cosa può essoto di una g rnndo utilit.ù allorc hL· Lrallasi di febbrP pCl'niciosa; 2- La febbre, una volla _L•·oucala, non sornb1•a a vC J'e lonrlenza u rip)•odursi siccome avvil~ll é' sovente •I~tarìdo amrni-


D! GIOUNALI l1'A t.IANl ED ES'rimi

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nistrasj, il rnedicamento in a:ILJ'a g uisa. Si ~tterrebb e in _tal. modo un t)otevolc vantaggio specialrnenle nelle campagne, ove il prezzo elevato del solfato di ~hinina J>llò essere. di -Qst;acolo all'uso eU dosi sufficienLi; 3• 1nn~JCuità ~ssolula a dose terapeutica qel.Ja assooiS~-· zionc dei due elementi. In nossuno dei casi da floi.ossel'vati si manifesLano·fenomeni cerebr•ali dovuti al solfato di chinina, n è vomiti, ecc.; t• lnJìne il sapore non é molto spiacevole e il modo di amminis truziope ~~ racile.

·Iniezioni !ioltoculanee d'acqua pura, di LA FITTE (Abeille e Indipendente, sellembr e 1875). - Il dottore LaJitte comunica un a nola sull'impiego delle inie~ioniJ .sottocrk tanee d'acqua pw·a e dei buoni etletti che se ne può uvere contro l'elemento ùolor·~ in ruolle afiè:hioni. Egli loro riconosçe up'efficacia ullrettanto pJ•onunciala quanta: si può ottenel'e claUe iniezioni ùi morllnu. La spioga~io ne. che l'autore dà del s uo modo d'azione ci pare alquanto problematica. Se~ndo lui, infatti, l'azione calmante sarebbe dovnta alla comv ressione ùei filamenti ner~vosi terminali rhe eserciterebbe l'ilcqun iniettata. rr_{edicr~le,

U k~twala contro Il lenit\ (Abeille medicale e Piria, fase. 1!5, 18'7:'>). - i \ quelli dei nostri lettot•i che vedono '{Uesto

nome per la prima volta, loro çliciamo che il kamala è una polvet·e t'ossa impiegala nella tintura della seta, e che s i eskae da capsule d'lm'euforbiacea, la rottet·a tilwtorùt. Il suo u;,;o come antelmiolico è. volgm•e nella China. Il me7.7.o di amministrare queslo rimedio in modo sicul'O e comoùò, consiste nel daJ·e questo tenifugo nella polpa· di t:Amat•indo sotto forma di elettuario. Se ne può dal'e, secondo l'elil ed il t.emperamento ùegli individui, da 6-iZ ge::unmi sopra .30-10 grammi di polpa eli tca~ murimlo. Il gusto ncidulo di questa è ordinariamente piacevole alla maggior parte llelle persone; e la massa di cruesLa polpa avviluppa e mascbcta la polvere di kamala, che presa pura, ~riempie la bocca e la gola d'uno sensazione sabbiosa dispia·Ce'mle. Si può molto bene anmentare o diminuire la cons istenza di rru~sto eleltuario,-aggiuùgendovi sufficiente cpiant'iLù


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RlYISTA

di scitoppo di col'leccia di araucio amaro o<l alcune gocciédi sugo <li Limone. Tutto questo elettuario deYe essere preso al mattino o.ll'al7.arsi dal !eLlo, ed in una sol volla. E mezz'ora dopo si può mang iare come all'ordino•·.io. eçl aLLend(we a lle pt·oprie occupo7,.ion.i. Dall'ingesLioni tli r1ues Lo mcdicom ento .1 lC risultano alcuni borboJ•ig mi inotiensivi, ai quali succedono senza tenesmo molLe scoricbe alquanlo ljrruide, rrualchc volla verso la meLà del giorno, in ogni caso verso SCJ'll, un'ul!.irnu e_vacuat:ione si te•·minu meclia<1lC l'espuls ione di una pallottola più o meno >'ol uminosa che coutiene il tenia. Il Dt1-Plessis adoperò questo metodo di cura in più dj 20 casi e sempl'C con pieno successo. Per il botriocefalo la cura 1\ sempre radicale, e la colonia o le colonie, sono l'egolarmentG espulse con la testa. l n un caso 'l'amministra7.ione di 12 gt·. di kamala Ìfl 40 g1'. di lamarinùo fu susseguita, in un individuo vigol'Oso, dall'espulsione eli 1- botr-iocefali, che rim1ili mism•avun bene 120 piedi. Per il tenit\ solital'io, la teslà sol'le il più sovente, m a nl L1:e ·volte essa l'imane in un con alcuni nnf)lli nell'iÌ1Lestino graeile. In questo caso r icomincierù qunlclte mese più la l'di la cura, cioè allol'quando si a vr·a nno proYe certe dell'esistenza del tenia nell'intes ti no.

l.a pie••otoxinn ne.IJ'epiles!'lia e nelie neurosi, di l( lVIoRSELLiy(Ga:;. ital.,prov. venete,otlobre 1815).- ~el 1812 Bonllay C$lrassc la picrotoxina dal Jfen.ispernwm coccalus (no<~e d i Lc·nwte), e Ono ad oggi la stu(lil\rnno pa•·ecchi, rr·a cui L0C<.tn U, Oriila, Glower dal lato llsivlogico; Liebig·, nognault, Cunckcl dal lato chimico. La picrotoxiuu è un Yeleno che produce moli convulsivi, ma la s un azione tWforisceùa qucllt1 della slricnina in ciò, che le convulsioni stricuiche sono prcUmnenLe toniche, mentre le picriche sono clon iclte (epitel.til'or·mi). Il prirnò effetto del veleno è una pros tr·azione p rofonda: mR dopo poco succede una agitazione vivissinaa, che si tm·mina in ,·iolenti convuls ioui alternate ùi tutti i mus coli clél cm·po) les ta, collo, arLi. Alle cmrvulsioni segue un nuovo p OI'iodo di torpoPe, i nLet'l'Olto da movimeHLi convul::~ivi e termi na to rla lla morte. A chi osserva le convulsioni dov.uLe a tal veleno) sembra di assistere tld un accesso di epilessia. L'eccitabilità, dimjnuiLa nel torpo1•e, si fa grandissima nel periodo di agitt\zione, con tuLLi i grt'uli particolari dello stdcnismo. Le cCmlJ'azioui del cuore si re.nno.


DI OlOHNALl lTALI A)Il l E D ESTJ!.Jll

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più deboli, ma non s i arJ•estano so ilon dm•onto le convuls ioni generali: la circolaziouo perifcl'ica è molto di ..lurbat.o, uventlosi art•cslo nei capillat•i (mes nlerio tlella rana). n ùoLlore Planat, cito ci h a tlaLo uno studio eccellente :w Ila picroloxina (Jow·nat dc ThéraJ1vntiqge di Guhl!a'), cre<lH ch e Fazione del veleno si porli specit\lmcnt.e snllnJnu·Le supcl'iot•c del mi(lollo', vm·so l'is tmo dell'encefalo. l o Ilo fallo giànwncrose cspel'ienze, che vcd t·nnno qua11Lo tll'irua - la luce, dalle quali risulla rlte, s e si tag liu .il colletto del b ulbo in una rana, non s i banuo convulsioni: il midollo spinale non l:!ùJ'ebbe p e1·ciò influenzato dal veleno. In Lerapeutica la pict·oloxi.ua clJIJc finora poche applica:Gionj: il Planul ò tornato u usarne con wofitto nell'epilessia, dove era s tata p;iit tental.n. Ep.:li è ntTi vnto a q u()~ Le con clu >~ i oni: l• La piero l o xi na po:-;-;iede p osit ivmncntc ucJIP propt'ieb\ anliCOn\ul~iv<'; 2° Qut-:<lt• pt•oprielil pos:=ono applicarsi alln p iù gran parlP delle t\tlèzioni con\ uh•ive; fra !JUC:::tc figurano la epilessia sitnputicu, o I'Ot·~e la idiopaLica t•ccHn Lo, l'eclalltpsia puerpel'lllil c infanliln (epiles::;ia Lt·w H.;iloria <lei Tt·oussN\u), Ja contraltut·a delle c:<lJ't.'utità, la cot·éa, l'cnùr·ut'<.'U, e lo spa~mo diuframmnlico. Quanto all'iskriu r\ du1bia, l-<Ccondo PlanaL, l'azione dol J'imedio. Hefrattarì ~i mostrarono il tetano lmumatico, C\ l'atassia locoulOlrice. Nell 'epiles~ i o l'azione !loJ. l'imeclio si pulos0 col diminui re di'gli ucè.essi o colla scomput•su delle vcrligitù. Come possa agi:·e la picrotoxina nell'epilcsbiu i· mollo :-cut·o, Lo.nto più sa :;:i p enso che essa fa mor'ir·e solto accessi tli vera epilessia. Ma se i fnl,li del Plunut i;ono g ius l.i, noi invHinrno i wedici a Lou lar e e l'Hl inizim•e dello c::pet·ienze, come s tiamo facendo in ca~ i di epile~:sia di cui Jarcmo i l'i,;ultati. Lu ùose ùe\"essorc minima: '1, milligranuno al giorno. La rcr'U JICUticn d ~lle m a laUie cutnn c c , rlc>l dol.l. Bt~A~H;: (di Toucs), (Ga:. méd. cli J>arigi, N :16, 1875).- L'autore dichiara che, secondo esso, le malattie dclJa pelle non !iOno diate,.;ichc; egli le consicleJ•a qunli lesioni RPlnplicementc locali e dovute allu linJungile supcdkinlo od et·c!:!ipola cronica; h'} tl'u~ta colle applicabioui di coalt.ar mescolato alla sugna od al cet·ulo ùi creta ed al precipitato rl'acqurt rcueto-minerale (eau blancllc) mescolati alla glicerina. Il dollot·c Dr·ame in::sislc sull'ellicu('ia del precipiLnlo d'a ocru u vcgc to-H1iHcJ·ale, che hn molLa pit:t azione ùell'acqHa vegeto m inol'a.le ste~::;u. Giornale dt m:àlclna militare.

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R I VI S1'A

Codesto precipitato è inaicato S)JE\Cialmetlte r.ont.ro le in fiammazioni piuttosto miti . ...: Brame elice s et·virsene con grandissimo successo contro la Ligna e senza il soccorso della depilazìone . Conlro le infiammazioni f!'anche es:;o ii-npiega il jodur o d'argento. B'r ame nega l'erpetìsmo, e non r iguar·da l'artt•iLismo ·che come una semplice coincidenza. Aggiunge che la malattia cutanea conL1•o la quale ba avuto i migliori s ucces~i è la psoria:;i. In quanto alla mer!i'catura in~erna , non prcscri:ve ai ~uo i malati che della birl'a. D el e ollo(liou nei do lori p1•odotti da carie dei denli, del dottore_LARDIEI'l (Gazz. med. i tal. }J'I 'ov: venete, novembre 18/f>) . - Il collodion, in t{uesto genere di dolori, dovrebbe, a parere del clottoro Lardicr, essere pr·e rerito ad ult1·i topici. Con esso si riesce a calmure il do]OJ'O c ad isolare la cavilù caJ•iala dal contallo tlell'al'ia esterna; vi si riesce poi meglio t~he con la tintur a el i benzoe, la cui resina si p r'eGipitu col contatto della saliva. Oltre l a leggera caus ticit.à d r> l collodiOlJ, si ottiene colla evaporazione tlell'ottwe l'anestesia dei rarn i uervosi; in seguito a 'l uesta evupoPa:done si foJ'm(t uno s tl'ato isolante, eli cui s i può variai'O lo spessore . Una sola precau:donn è necessaria; fa duopo di usciuglll·e, prima dell'applicazione tlel colloòion, la cavil.à del dente metliante filacicca di col•Jnc, poichè se vi t·imanes:;e quulèh e po· di Sflliva, jl céllodion non pot.tebbe adeJ•ir·e. Asciugata la cavi tà del dente cariato, si lasci t'l cadere una o clue goccie d i collodion entro alla caYikì slessu; <~olla evaporozion e dell'etoee, corne si dis:;e, il doloro s i calma e fot•masi uno stJ·uto ehc. ricopr'c la cnvità e la proteggo ila l eonlutlo dell'aria .e!:'terna . L'A. r il'eril"ce di avero in più occasioni espe1•ito il rrwzzo da esso pl'opos Lo erl i aver ne otteuuLo i rnigliOJ'i risultati. Curn del llutlore t~eccssho dei pit~di, del pi'Of. I-lAl1DL (Annali eli chim.ica,oUobre 1875). - l .'esugerf\zione dr l sudor·e dei pietli, oiLl'e all'i nconveniente dc.l s uo odore nauseabondo,

t•ammollisce l'epiclcJ·mide e favorisce la for·mnzionedi vesciche. ç•.he rendono Lah'oll.a molt.o difficile il camminare o lo :-::tal'e in piedi. fl mig-Jior mel01l0 da impiega l'e in QUCStO Cil!'>O i.• il tannino, col quale bas ta spOI\'erat·e le cHl;,.;ature ogni due o tJ·e giorni.


DI GTORNA,J.l 1 ITALIANI E'D E'S TEIH

Sotto alla .su_a · influenza,. l'epiae1·ma· s'indmjsce, . conser·vàl).do~ Luttavia la proprietà ciUasciar pass'àre,latè.asiJi.razione, e nello stesso terripo n tannino si combj.na a:i yro,clo,tti _13,.f fi!ll0. niacali chè esalano dalla pelle, dimodoçhè non ~sist'~ piu yattivo odore. · ln mancanza di Lannino, la polvere di scorza di q·t~el~cia: e là poJ vere '4i chinachina arrivano allo s tess.o risultato, ma con dose un: po' più forte. · Tutt.avia a1cune volle il sudore ai piedi costituisce una ve1'a mal.atLia, che è·allora necessario di dish'uggere oompletaniente. Ecco il traltarnento che adoper·a il professore · Hardì, e che riesce bHnÌssimo. · Si ap plica sulla pianta dei piedi nn pezzo . d,i cerotto che si r innova tutte le malt:ine, dopo di aver frizionata vigoeosamente la parte colla flanella. Durante il tra ttam ent o l'nmrrw!D.to deve astenel'si dal camminare e la guar·ig:ione è completa dopo qnindi'ci o venLi 1 giorni. Tuttavia in certi casi egli poteehhe essere pe1•jcoloso eli sopprimere in tal modo completamente qaesLu specìe di emuntoi•io naturale, e .ciò è allorquando si p11ò t emere nell'ammal<i~o una affezione diatcsica, o costituzionale, sia C~le sembri ave1~ne i germi, sia che discenda da parenti chè ne. furono affeW; ma se è V Ìg'Ol'OSO H di buona Stllule abituale ~ nulla st riscqntri. nei suoi genitoti, non si deve esitare perchè non vi ù nulla a temere. t:ut•a dell~ dila tazioni vnl'icose, (lel prof'. Rlél:AUI> (Lo SpaUanzani, novembre, 1875). - L'autore cons igl.ia un nuovo metodo eli cura pe1' le varici ed il varicocele. Egli incide la

pelle., denuda la vena) la isola, avendo cura di non lederlà, vi passa solto nn corpo isolante, come una fettuccia di sparadrappo comune diaehylon, poi ricopre tutto d'un legg iet•o strato di tìlacce secche. L'indomMi •lell'opei,azionB l'ohliLerazione del vaso è g(mcralrnent~ completa, e Ja vena è trasformata in un eot'<lone duro. Verso il 7• giorno i.l pacehctto si dissecca, si rnumrnifica e si rompe~. Si IJlCdi.ca la piaga e la cieatrizzazione non tarda acl avvenire. L'isolD.mento della vena deve faPsi con g1•an cura pee imped.ire la rottur·a del vaso. Il pr ofessore Higaucl ha g ià otLenut.i H10 buoni 1•isuJtati col suo meLodo.


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JUY!STA

Fonuola di un contravveleno ortiehanle multiplo, del dotL. Du VtvtER (Annali di Chimica, ollobre 1875}. - Noi ct·ediamo utile, tant.o per · il medico che per i farmacisti, di dare, in exienso, le <.:onclusioni della Memoria di cui il dottore J. Jeannel diede lettura allo Società di medicina legale di Francia, ·nella sua seduta ùe11'8 febbraio 1875. Queste

conclusioni uccole: ,,. lo pPopongo, come contra v veleno officinale multiplo, la forrnolu seguente: Soluzione di solfato ferrico de ns. 1 ,4·5 . 100 · A cqua comune . . . 800 Magnesia calcinala 88 Carbone animale lavato ·«> Conservale separatamente, ù'una parte la soluzione del solfat.o fe1·rico, dall'altra parte la magnesia cd il carbone animale in una boccetta coll'acqua. Al momento del bisogno~ versate in questa boecetln la soluzione ferrica c agitate con forza. 2• Qneslo miscuglio dovrù essere amm inistralo una dose çlopo l'alLL'a in C[tumtità eli 50 a 100 gParnrni. 3• Le mie esperienze chimiche dimostPano che· questo contravveleno rende compleLamenLe insolubili le preparazioni d'arsenico, e di :::inco_, e la digitctlina. Che non insolubilizza completamente l'ossido di rame; Che lascia in dissoluzione quanlilà notevoli di ;ossido di mercut·io, c quanlit.ù apprezzabili eli morfina e di stricniTUJ.; Che esso non decompone e non precipita nè il cianuro di mercurio, nè l'emetico; Che esso sutura inlieraroenle l'jodio l!:bero,· Che 11011 agisce che pal'ZialmenLe s ulle soluzioni d'ipoctorilo alcalino.

4• Lo mie esperie~ze ·sugli animali viventi mi sembrano giustificare le conclusioni seguen~.i: Lo svenLramento seguito da punture dell'intestino tenue e dall'iniezione d'una sostanza non velenosa., poi dalla cucitura dell'iuteslino c delle pareti addominali, è un'operazione relat.ivamenlc poco geave pei cani, c che, pnr sè stessa, non turba mollo sensibilmenl.e i risultati delle esperienze tossicologiche t.euluLc s u (tnesti animali. La formola del contravveleno che io propongo è di una efficacia perfetLa contro le preparazioni arsenicali, nella proporzione di ll20 grammi di contravveleno per 5 decigrammi di arsenico ùi soda.


DI GIORNAl-I JTALIAN! ED ESTERI

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Essa ritaPda gli effetti tossici del solfato di slricnina e darebbe forse il tempo di amministrare degli ev.acuanti salutari; Essa [si è most1•ata efficace contro la digitalina i ni(~ Ltata nell'intestino alla dose di 1 decigrammo. 5• Questa for·mola -è cer-tameuLe p1·eferibile al perossido di ferro id1'alato officinale, poichè I"JUCsto subisce, come ciascuno. sa, per l'a7.ione del tempo, e,d una temperatura superiore a + 1:J• C. una modifìc.azione molecolare che lo rende inefficace conteo le preparazion i ot"scnicali. Quesla foPtnola contenente del pel'Ol:i:;ido di ferro estemporaneamente prop tll'O.Lo, l'ideato d i magnesia ~ed il caeboqe unimale, sodclis fa come cont1·avvcle no, ad un gran numero d'indicazioni. · Ciò non pz1·tonlo Pssa è inefficace conteo gli alcali minerali, il fosfol'o, gli ipoclieiti, i cianuri e l'emetico. 6• 11 protosttlfuro eli ferro, stemperato ed associato alla magnesia ed al Ml;j'ato di soda, è d'una efficacia chimica assolula ~"ruanto r.tt; sali di rame; qut1nLQ aL biclo7'W'O c al cian uro di mey·cttr·io, sembea prefel"ibile all'iyraLo di porossido di ferro estemporaneo, in presenza di questi agewli tossici; ma è inefficace ·contro i peepal'O.Li arsenicali, l'emetico, il solfato eli skicninn, e probabilmente gli allri sali alcaloidicì. Sebbene qucsle conclusioni sieno dedotte da esperienze falLe sugli animali c da con~ideraz ioni d'ordi ne chimico, esse non m eeitano d'atti J'tH'C meno l'attenzione del clinico che deciderà in ultima anali si se la nuova formala debbo. deJìn ilivamcn le entrare nellR pratico. ed essere iu scrli.I.A n elle FaPmar.opce. llimedì nno,·i (Bollettino delle scicn;;e mediche, otlobra 1875). - Due nuove piante medicinali, l' echise..-; o echifes scolaris e la garcùìia mangostoma, in~viate dalle isole Filipp ine all'Esposizione di Vienna, attrassero l'attenzione dei med ici. Lu prima appartiene alla fumiglia delle apocinee, la seconda a quello delle gutlifere. La echi.ses sco la ris è un a lbero rho nbbbnda nella provincia di Bat·angAt', nell'isola eli Luson, dove la sua coJ'tccciu è da lungo tempo us ata dagli indif!Cni come febbrifugo solto il nome eli ditct. Un farmacista di Manilla, G. Gruppe, riuscì ad estl·arne unu sostanza igl'Oscopica amara che chiamò di· tairia. Questa sosta n~u fu esperjmentata negli ospedali di Mani Ila, e fu ll'ovata, a puri dosi, un pe~'fe llo s uccedaneo clella


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IUVISTA DI GiORNALI ITALIANI ED ES'rERI·

chinina, sia come anLiperiodico che come tonico. La si prepara come la chinina; dn un solo albero si può Loglicro senza . suo danno una gr·ande cruanLità di cor teccia, la <JUOlc clù it2 010 di clitatna, il cui valore non St)pera la meLà. di quello della chinina. La var·cinia mangostoma cresce ed abbonda in Ml~­ dra.s, Cocincina, e nelle isole Filippine. La parLe 11sata è la cot·tcccia del fru lLo, della quale se ne fa decollo ed un estratto. ~umerosi esperimenti iostituiti negli speùali di Manilla Pl'Ovarono che è u11 eccellente rimedio contro la dissentet'ia, la dian·ea. cronica e le flflezioni cctUlt't'ali della vescica e dell'uretra. Uri nn bi eu. (T!te Lancet, luglio 18/f>).- 11 sig. A. Hobin comunicò ultimamente alla società di Biologia un caso in cui una sL!'ana tinta bleu dell'urina corl'ispoudeva ad allacclti di dolori lombal'i. L'urina, piullosLo scarsa, nonet·ableunell'atlo della sua emissione, ma, restando ferma, tleponevu in fondo al vaso m oHi -granuli eH cuJ.ore scuro, che, al micr·os copio,, no n ru·osontavano traccia di cris taJi izzaziorw. - 1 nuclei delle cellule epiteliali della mucosa vescicalc er·ano pure tinti in bli:m. L'urea o l'acido urico ct·uuo sul totale dell'orina <lirninu.ili. La :-;ostanza bleu era solLtbile abbaslt\nza facilmente in acqua; diftlcilmente nell'alcool o nell'etere; insolubile affatto nel clor oformio e negli alcalini ; solubile nell'acido solfot•ico con unu tinln dapp1'ima rosea, poi di un rosso-m'ancio; come pure nell'acido idr oclor-ico, cou, un magnifico coloro di carminio. Queste reazioni conispondono con quelle dl11la danurina di Braconnet, che egli ct·edo una trasformazione di acido urico meno ossidato dell'urca.


RIVISTA CHIRURGICA

IJou fe••ita d'nrma da fuoco 'p<wforante lo s tomnco c icats-izznhl; di FtSCHER. (Deutsche mcdicinische Wochen..sch7'(/'i . . sellt:lmbre '187'J). - Riccnrdo OieLt:ich, lavorante vclraio d i 22 anni enLrò nella clinica chirurgicA di B1·eslavia il (i luglio 1871 . Egli t'accontò che il G agost.o 1870 l'u ferito da uni\ palla Chassepot nello. buUaglia di \~li.it·Lh, la (1uale e1·u euLrala ft·a Ja c1uinla e sesta costola, senza apri••si alcuna uscita. L'ammalato sofft'iva fecquenlclllente di mancanza eli 1·espir o, ma non ebbe mai spulo eli. san gue. La fceila cicaLJ' izzò in breve; ma il Dietriçlt s i eimetteva molto lentamente, per moqo che fu riluscialo come invalido ùnl lazzaretto di L iegn.itz, s olamente sul p1·incipio del luglio Hl7L Jn. lal epoca flgli fu collo da forli dolori alla scltiena, cui poco dopo tenne d.ietJ•o una gontlezzu n ella region e l01nbare, eh t~ si tq)l'l spol.aneancarnente per da1· . es ito nel una·quaulitù di malel'ia fiuidu e di caltivo odore. N t• r·is ullò rr.nindi una fistola, che obbligò l'ammalalo ad en trare nella clinica. Questi aveva aspeLlo misero; era pallidiss·irno, molto ·m agr o e lu se:ru era fll'eso da forte febbre. Le estremità infet•iori non pt·osentuvauo allera.:ion.i funzionali; le evacuazioni, sia delle fecce che dell'orina, avvenivano senza o:;tacolo. · I principali tlislm·bi dell'ammalalo erano: dolore di scl1iena spontaneo, più grave poi nei movimenti; difficoltà di stare a lungo nella posizione eretta cd impossibilità di piegm•si. Kellu regione lombo re, alla parte 1lest••u, esisleva un seno fi stoloso, lu cui apo1·tura ora delia grossezza eli un Silbergr?.schen (piccola moneta d'aegento poco più larga di un cen tes imo), dal quale scolava una sccre:liono di pus assai fluido. L a sonda penetrava in allo e obbliquamente a sinist1·a verso le vertehre dei lombi, o,·e senti vasi un co1·po scabt•oso e resistente, il <tuale n on duva, nè collo spedllo di Nelaton, n è con


RTVISTA

l'esploratore eletlt•ico, j l;egni cm·alteristici d'una palla. L'm•ina. era priva di albumina. Si dilatò la f·istola median te l'uiuto del clorofot·tnio, fìnc.hè si t'aggiunse col dito il corpo acce nnalo, e s.i penetl'ò in una g 1·an cav ità elle fu v twtato di ona ragguardevole truan~ilà eli materia in paetc lirJuida e puzzolente , in pa~·te cascosa . • 11 col'po scab1•o non era che il proce«so spinoso eli una vertebra lombare. La palla non fu allrimenfj lPovuta. L'ammala~o s i rimise dopo l'ope t•azione, ma non tf\ t'ùò molto A rnanil'es taL·si una fot•l.e febbre, cuj tenne dietro un pt·ogJ·essivo <.limagram ento dell'ì ndivicluo. l ri petuti ten'LuLivi pt>r· c hi udet•e la sot·gente clelia marcia, e per eslt•at•re il ptoieUile J•icscirono sempt·e vo.ni. L'ammàlato mori pc1· consll nzione ve l'so la lin u cl i ottobre. Nella sezione catlavet·icu fallo. dal dott. Kollaczcck si trovù nel q.uiHLo spazio inl:eecostale si rriBlt'O, in coet·ispondPnza dellu linea mammillare, una cicatrice della pelle, lisciu, lucente, ili circa un centime~ro di dinrnetm. Alc1uo nto n s inis tt'a della linea mediana dorsale, Yerso la seconda veeteb1·n lombaec, si notò un'altra cical.t'ice, l unga tt·e ccntime l.l.'i, dit•etta in alto, corl'Llgala e di enlorito bluasll'o, ln f'(llalo cl'epitavu sollo 111 pressione, e lasciu.va pcnel.rut·e il dilo in un seno soltomuscolat'e. Jl cet•vello non pr•esenlò nulla eU rimarcltcvole , ccc.elto una anemia della sua polpa, e lim·e 1·accolta di siel'o nei ventri col i. I polmon i ei'Ano impicciolili, ul punto da iasciar·e ùel tutlo scoperlo il perical'dio, la cui m elù sinisL1·a e<.l il COJTispondenLI.! loho poltnonm·e adtlPivuno l:'òt.•tem enlc con la piNlra-costalo. Sitllili aderenze trovavansi plll'ç in vat·ìpunlideliù supel'llciedcl polmone ùestro, non che ka la ha se di amJJo i polmoni eù il cliarl•ammo.. Nellecavitù plr>u1·ali si riuvertne un e.ssnduto liquiJo in discreta cruAntilò, ~he l'Aggiung-eva nel pm·icardio la dose di ciec.a qllat.tl'O c uccltiai. Il CllOl'El e ea molLo piccolo e di colo!'ilo l'Osso-gL'igio.ll lobo supe1•iore del polmone sinistro contenevn ada; non cosl l'inle!'iorechernosLt'uvA.sispesso, ealtag·lio presentava un colorìt.o rosso-bruno, ed un tessuto molto friabile, donde alla p1·essione es civa un Uquido LorlJido, n c t•aslt'O. 11polmone dcsfro, piLl gl'osso, aveva al suo apice molte caverne comnniC\anLi fra loro, circondale da infHteaz.ioni c.oseose; 11fll lobo m edio invece Lt·c~ nodi caseosi della grossezza di urJa fava, circonrlAti da liquido pul'ulento: nel lobo inferiol'e poi, che era nello s Le=?sO lompo edem atoso cd ·ipet•emico, nota vasi una sola vomica dell<.\ g t•ossezza di tm pisello.


Dl GIORNA,LI lTALlANI ED BSTEIU

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.L~ rnembrnna mucosa dei b_ronchi ~ tW)a · I.N1ch.ea s i presentava molto iniellata; tutte le glandole bronchiali pPese da infiltrazione caseosu suppuraLa. Nella pletwa còstale, e propt•iamente in C{)trispontlenza del perical•clio, 'JO centimetro <;ircn dall'inse.t•zione. del dia1ì.'amrna e duc·cenLi mctPi dùll'at·co an ledot'e <!elle coste, notavas i una cavità d1~lla g-rossezza di un pisdlo1 cit·condata ùa ogni parte da pseudo-niern brM1e . Uun d i cruesLe, della for·ma d i una corda, si estendeva Cino nella cavità addominale, per inE<erirE>i nella l'accio anteriore llello sl.omaco ed nllobulo sin.isLJ'O de! fegato . Lo. gt•t~n~le curva del ~·enlricolo aderi va con l'estremità , ~upe­ riore della milza e col diaframma. Lo s tomaco eril picMIO, e "' sua mucosa ispef;sita e copel'La di catul'ro; in eon·isponùenza al descritto pseudo-ligameolo della sua superficie a nlm·ior e, p t'esentava una cicatrice a raggio io parlc pigm('ntaiP, grande quanto una moneta di due eenlesiml, distanLe eirett dieci cen LirnetJ·i dal c.ardias, e sette dalla Sl'ande cm·vnLart\. Un'ultra simile cicatrice della stessa forma e dimensione vedevasi nellu s ua par:ele poste l'iore, r1 uasi eli contl'O alla prcocdenle. Il fegato E:-ra anch'esso diminuito di volume; Ùl tagJio i suoi acini s i presentavano ateofi zzali e la venu cen tralo in gt·nn parle ectasica.

La milza invece era ingr ossata (hmga H cen timetri, lar·ga !l, spessa 2,5); di consistenza molle con polpa bruno-chiara, nella quale ben riconoscibili i corpuscoli del .Malpi<ghi. La !:'Ufl capsula jspessita. Il pcdtonco, specialmente a sinistra, ve(Levasi dello speSSOI'e di 2 O a millimetri. ;'vfancuva totalmen te la capsula t~diposu dei reni, i rtuali emno flosci , depressi o un po' impiccioliti. Negl'intestini non si osservava alc.un<).l.'llterazione rnoebosa . 11 pancrea$, att·oflco in massimo g •·ado, presentava la sua coda compt·c~a in una OHa capsu la fjbriuosa. Il muscolo pSOùs sinistro conver·tito in una corda sottile di aspetto lendineo. Nel q uaùt'tìto clei lombi notavansi due caverne pt·ofonde, cui conduce,,a il seno fistoloso precedentemente de!';CJ'iLLo. ln una di esse, contro lo. colot111a vet'lohrale, lea le apofisi l.rasvcrse della lerza e qual'lt'l verte!Jra lomhaJ·e, giaceva la palla Cltassepot, con Ju punta r·ivollà in alto. Un seno fistoloso si t\priva in CO!'I'ispnntlcnza del decimo !ìpazio inlet•costale destro, circa 5 cont1melf'i lo n La no dalla testa


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IUVISTA

delle costole, in una caverna riempi la di muco, esis tente nella cavità plcorale, e che cot•ris pondeva alla cicutri<'e del dorso più sop1·a ricot•dato. La palla <lunque era penetrata nel petto attraversando un !"egmenlo della sna cavità si:u is tt•u, indi pel'fbt'ando lo s tomaco in clue punti, era venuta a fcrOlat·:::;i nello spazio retroperitoneale, sòlto ol muscolo quath-ulo. ì·: strano che l'ammalato non abbia mai pt•csentato sintomi accennanti alle fer·ile dello stomaco, e cl te (i lli!sle s icno guarile scn7.a sconcet·ti funzionali clcll'orguno. Nella J eLIA)t·aLm·t~ chil•ur·gica non conosco che un solo caso simile comunicato da So~in (Esperien•e sulla ci~ù·ur[Jia di gucrTYi, pag. H3), nel cruale pure una doppia feri La d'::mn<.l cla. fuoco nello stomaco guuri. pcl'fettamenL!>, uic.iotto giot•ni dopo cs5ere s tata prod•)l.ta. Epptn•e qnunto ft·equentemeule ~i sat'Mlno vet·ificate simili for·ite sr..nza essere state ri lt~va te (inchè l'ammalato et·u vivo; poich:'> in tutti e due questi casi esso vennero scoperte ncD'autopsia cadaverica ! _ Per•chè una feeila dello stomaco pet·vfmgu a sì feliee g uarigione, credo c:ondizione essem:ialissima che il Yiscct•e sin vuoto almotuento della lesion•?; poicbè in tale cir•ros~anzn lll\ luogo una fot•Le eonlrazione c l'etn1ziono delle ·SUC [.)art! ti che pertlurando, rendono possibile l'organizzazione di lin!'u tt·uvasala tPa i bordi delle fel'ile, purchè ({uosLi nou sieno, come d'ordinal'io put· ll~ppo avviene, mollo con tus i. llJu melod~t :ualiOogistico di medlcalm·n delle ferile dn opc a·:uicme 1Jhinwgccn di JONATli A:-1 HL'TCIIINSON (The

Lancet, giugno 187f>). - Da qualclte tempo s Lo impiegantlo un me lodo di cura nelle ferile da operazioni chinwgicho che fu susseguito da risultati oltre il solito soddisfAcenti. Così in ~t·n casi successivi di esci~ione della mamrnella la fet•ita si riunl per prima intenzione. In uno dci rnigliorl la totalitù della gltiantlola non era stata perrettamente esp01·lat:a, ma siccome el'a stulo estil'pato un numer·o di ghiunùole dall'ascella, la ferila ~ccedeva I'ot•dinaria gt•andezza. In questo caso la donnn lasciò l'ospedale il decimo g iorno con una cicatrice lineare ben condizionala ed in perfetta salute, non uvenùo· avuto mai neppure la menoma tr·acci.a di suppuPazione. Ho avuto p aeecchi altri casi di vario genc!'e nei quali i risultati fut·ono suppergiù bUO!ti quanto nei succitati, la riunione essendosi olLenutn alla lettera


1107 per prima intenzione o in modo equivalente dallaLo pratico. ll metodo adottato è così semplice, cosi bon conosciuto in un 'ceNo ~enso, e a dil' il vct'O così uJl'untica, che ho provato qualche ripugnanza a scrivet·e intor·no ad esso. Però diversi miei amici i quali hanno oLtenulo, poncndoJo in pratica t•istùtati altrettanto soddisfacenti quanlo quelli da me conseguiti, mi ranpresenLarono con insistenza che siccome Lal metoJo non è di uso comtme, bisognava immantinente raccomandarlo. Indi la presente mia comunicazione. Il ca t'attere essenziale eli ques to metodo è di tenore le purLi inumidite coll'applicazione sistematica d'una lozione di piombo e SJ?il'ito. La lozione cons ta eli mezz'oncia ~li !iquOJ'e di piombo e di un'oncia e mezza d'·alcool in una pintu d'acquu. Un'amvia faldella di tilac.ciA di lino imbevuta eli quella soluzione è applicata a nudo sopra e attorno la ferita e si raccomandet•à severamente all'assistente di riammollarla ogni quarto d'ora od ç>gni mezz'ora, secondo che si asciuga più o meno prontamente. La p elle deve imbiancare pel deposito del piombo. L'applicazione dovrà corninciare sei o do<lici Ol'C dopo l'operazione e da quel momento tutte le !'asciaLul'e sar anno messe da banda e la sola faldella surà mantenuta sulla parte . Siflllttu applicazione vcrt'à continuuta senza interruzione finchè la ferita sia perfettamente cicatrizzata- una settimana o due, a seconda del caso. Un tal metodo è g radevolissimo all'infcmw, e dull'assistcute infuori, non cagiona disturbo a chicchessia . Non è conveniente di svegliare l'ammalato quanno dot'lYte, ma dm·anle la notte gioverà cogliel'e ogni opporLunit.à di riuwelLare la Taldella. Se il metodo fallisce egli è , giusta ogni probabilità, pel' negligenza in questa materia. La ·Leoria del metodo suJ'Cbbe che col tenere le parti perfettamente fresche o col saturm'e i tessuti di piombo si proviene l'infiammazione . Pure non s ia vi altro rischio tranne r1uello che se furono lasciati lembi lroppo sottili di lJelle, si può col l'infrescarl i troppo cugional'e lu cangrena . Mi sono abitualo, parlando di quel metodo a desìgnado rJualo antiflogistico, in opPOf:>lzione coll'antisettico, rna a lcuni miei amici hanno supposto ch'esso possa aiLresì ~sserc antisettico. Quantunque le cose sovJ·aesposte siano il punto principale, Ye ne sono ancor·a altt'e minori che hanno probabilmente qn~l l­ che importanza come conducenti al successo e che sebbene siano tutte ben note agli operator·i mi si scuserà foese di rammemaee. Non bisogna laseim· saugue nella ferilt~ elle non vi DI GIOH:NALl ITALIANI ·ED ESTERI


IUVfSTA

ha ·pericolo d'emorragia . 1·~ meglio di gt>&n lunga aspettare un'ora· o .due, che· chiudere prematuramer:rte la ferita. D'ordinario è savia pc~ecauzione il. mettere un tubo da drenaggio nella parte più bassa della f'erila. Nel c.;1so di esportazione di mammeHa io b.o sempre fatto una controapertura al la pa1'te più declive e collocato il tubo da ..drenaggio entro ad essa:. Il . tubo può essere rimosso il terzo giorno. Non ho a temere nè da_sutura nè da allaccia'Lure' ma allaccio sempr·e con seta ogni vaso che sanguina e congiungo . i margini rnoUo accuratamente con numerosi punti di cucitura. Fa d'uopo avere molta cura che niuno degli ultimi sia leso e tutti potranno essere tolti dal terzo al quarto giorno se la feriLa sarà pteservaCa dall'infiammazione, non si avrà suppurazione attorno alle suture ed allacciQ.ture e.spesso queste rimangono pBr·t'eltamente asciutte. Dopo le s utuee, le sti·iscie di cerotto a brevi intervalli saranno applicate con diligenza, e queste si lascicranno cimfue o sei·giorni. àul cerotto applico sempre le Jilaccie ed una pezza imbevute della lozione, o sopra queste un ammasso di bava di lana che è mantenuto in luogo molto stpettamen!.e mediante ' u1~a fascia d.i flanella. Quest'applicàzione ·ha per .iscopo di pr-evenire il trasudarnento e, come già fu detto, potrà essere in-tieramente levata fra sei o dodici ore. Se per caso vi fosse qualche pot di tensione nei margini della ferita non si potrà sperarne la riunione per prima in l;enzione, e dovrà far.si ogni sforzo pe1· assicurarne il comodo combaciamento. Quando fosse necessaPi.o di lasciar apeeta parte della ferita, la lozione plumhica dovrà essere continuata nonostante, -ed è sempre più necessaria. Non ho mai veduto risuHar alcun male dall'assorhitmmto del piombo e credo che in molLi. casi di feriLe apert~ trattate in tal guisa. si prevermc il diffondersi delta flogosi. Se a dispetto delle precauzioni, coaguli sanguigni ,fossersi ·accumulati sulla ferita o si tosse veriflcata la suppurazione, ·allora. bisogna subito tagliai'e liberamente le suture e ritlpeire la ferita. La ferita verr·à o no, schizzetLata, secondo parrà più -conveniente, ma frattanto non bisognei'à tralasciare la lozione plumbica. Tet•tninando questo breve scritto sento che la semplicità della. ·raccomandazione esige quasi che ne qhieda scusa al lettore. Spero pera}Lro che coloro che sperimenteranòo il mio . ·metodo riconosceranno che se esso ha bisogno di-scusa è per qualche altro motivo.


DI G!ORNU I l'I'ALIA!\I ED ESTERI

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Osser vazioni. - I l sig. H utchìns on ha ragione eli dire che il suo metodo è ben conosciuto ed tlll'uutica; percltè, come r-isulta dal discorso pronunziato a Bt•usselle dal doLL. Manavra e r ifei'ito nel pres ente numero del nostro gior nale, qutlra~L'ann.i fa lo s i praticava in Piemonte ed in molti al!l'i paesi cl'It.alia e lo s tesso dott. lVIanayra vi ricorse pat'ecchie volle e sempre con prospero s uccesso; po.ichè, s e in qualche rarissi mo caso non ottenne la r iunione pet' prima intenzione, non ebbe pel'ò mai a deplorare esiti funor:;Li pér a vvenutu infezione P.m·ulcmta. :Ma fea il modo <li fare dell'II ulchinson e quello del nostro collega esiste una qualche differenza che è bene di notare. Il medico inglese inf'atLi, mentre chiama semplice il s uo metodo, tende evidentemente a complicarlo, introducendo nella f'e rità il tuoo da drenaggio o t'icoprendo le filaccie c l.e pezze inzuppate della s olu:tione sa turnina con bava di luna e con una fascia eli flanella: il dott. '.\.fanay1'a al contea rio, il quale considera lu medicazioue da esso adollula come una modificazione del metodo classico, sost.itu isce puramente e semplicemente alle pezze ed alle faldelle ungnenla tc le filaccie itniJev ute della suùdeLta s oluzione le quali sono ma ntenute in luogo mediante compr·esse e fascio ord inal'ie. , Que:;lo proverebbe che nè il tubo da drenaggio, nè gli altri accessori usati da Hulchinson hanno realmente lluell'utilitù pratica che ques ti loro a ttribuisce. Anzi noi crediamo che il tubo sia più d'impedimento che d'aiu l,o alla r-iunione per pr ima intenzione dei mar gini della piaga e che il far e una contr-oapel't ura prima che vi sia s uppm·azione, e massime quanùo precipuo "$CÒpo della medicaLura sat·cbbc di evitarla, dehbn considerarsi al meno come una pt'eca uziorJe di lusso, se non come un tor . men Lo gratuito di piu. D'altr·ondo se il tubo da dr·cnaggio sai'ù rimos;,o il t.erzo giorno a che cosa avrà servito?.. . P erò ciò che em<.wge dalle affbrmazìoni d'entrambi i chirurgi succilali s i è che le piaghe da opePazioni medicate coll'applicazione di faldclle i nzuppute nell'acqua di Goula rd toglie affa tto il pcr·icolo dell'inrezione purulcota, onde illor·o melodo avrebbe il migliore_, per non dir· l'unico, pregio di quello di Lis ter, senza aveme i .molteplici inconvenienti. Se n'ha a concludere che, la soluzionH alcoolica-sat.urninu ò a n ti settica 1 No i non os iamo r ispondere a s itfa lla interrogazione e lasciamo che alLei di noi più esper to nella iatro-chimica profceis ca l'ardua sentenza. A proposito di meclicatur e an tisettiche ci sia pet·messo di qui rammentare C)uella de-scritta dal dot.t. Tosi a pag. 257 e 258


1>J 40 RIVISTA DI GIORNALI ITH(ANI •E D ESTERI .del nos ~ro . giornale di quesL'anno, la quale e per la sua semplicità e per i bnoni risultati cbe diede co·stantemente, merita non solo di non cadere in obblio, ma eli essere presa i.n seria considerazione e volgarizzata. Essa c-onsiste, come ben si ricorderanno i nostt'i leltori, nello spruzzare le file, i panholini e le fascie con cui si medicano gli operati, anche subito dopo l.' operazione, e senza riguardo alla vastità della piaga J'isuHante, con una soluzione di cloruro mercm'ico nella proporzion~ del tre al cinque del sale idraegirico per mille parti d'acqua disW!ata. Y


VAR IETA

C.:oogt•esso medico infcrnnziorutle tU lll•·ussellc. (Continuazione, vedi parJ . 884 e 1008) - La seconda quistiono di cui si occupò la l 'sezione rlel Congt·esso fu rtuellu dell'uso

dell'alcool in lerapeulica. Ctw)'Alcool possa t.ol'tiar utile nella cura eli molte affezioni è un faLlo che nessuno può t•h·ocar in dubbio; poichè i tt·allnti c.li fMmacolog ia e di L~l'apeuticn eigurgilano di slot·ie rli casi uei quali l'efficacia del suddetto agente si palesò nel modo il p i ì1 incon tl'a!'ltabile ed evidente. Giova però confessare cbc ramm.i niSLI'azione dell'alcool puro, come medicamento, solo in pochi casi speciali trovò in acldie tro la sua indicazione, nwntPo da alcuni anni se ne estesr· l'uso, mussi111e dai medici della Gran Bretl.agno, ad una ~'<erie d'arlezioui nelle rruali s in qui pm·c va siflalLo lai'maco inoppor tuno e conti'Oindical.o. Però nel vcn lilal'e nna tale quis tionc la suacccnnatu seziono dal Congeesso emise il pùl'er·e che, lanto neJlc~ malattie acu L·· chu nelle croniche, il numet•o cl <~llc indiç;azioni dell'alcool sia iniìnitamente più 1·istretto di ttuello elle banno preteso i faulm·i troppo entusiasLi di <[II G:~Lo m etodo ter'npentico. Essa stabilì inoltre che in un gt'an numct'O di ciecostan~e, in cui l'alcool ha un valor·o cUJ·aLivo r enic, p otrebbero vcnil' adoperati con egual ·v antaggio all!·i agcuti che rnm10 pm•le della materia medica; e che iu s ifli1tt.i casi r":>. 1neglio ap piglia !'si n questi ultirni, lasciando da pà l'le l'iiiCOQI, la cni introcluzione h·oppo rrequenle in medicina costituirebbe p<'l' avvHnlLU'a ugli occbj <lei v.olgo un incoraggiamento il quale trat·rebho un Yuloi·e considet'eYole dall'autoeilà sd en Lilkt\ su cui si appoggier ehbe . Lu sola circostanza che rende i nconlestahilmenLe necessaria l'arnrni11islrazione dell'ulcool, cd in cui questa sostanza noH può veni1· soslitui to dn alcun' altt·n, è rruellu dell'acce-rtamento


HIVIS'fA

d'abitudini alcooliche an teriori. In questi casi l'alcool l'iesce indispertSubile: esso costituisce il solo mezzo che permette in seguito di applicare i metodi tcrapeutici adatti a ciascuna particolare affezione: esso rimette l'infermo nelle condizioni in cui le r~tn z.ioni possono ancora compiers i con :maggiore G minore regolarità. La terza questione, concernente l'inoculabilitù del tubet•colo, svolta cou molla maestria e non minor er udizione dal prolcssore Crocq, non po1·Lò la convinzione in tutti gli animi e restò qual'ent pl'ima della discussione, dubbia ed. oscuea. Gli esperimenti citati dall'eloquente e dotlo relalol'e [Jet· dimoslrat•e la verità della seconda delle sue conclusioni " La tubercolosi è trasmissil.lile mediante l'inoculazione dei suoi prodoW ,, non parvero l'igorosatp.ente concludenti, per cui si fecero par ecchie obiezioni seeie, c s i fìnì col diclJillPare cho un~ più lungn sperirnentazione era necessar·ia pe.i' poter pronunziare un gitHlizio definitiYo intorno alla surriferila conclusione, la t'Juale, secondo alcuui, rimm·rà sempre illconcludentc, peechè gli sperimenti sono fallaci c pcr·chè gli cJfe lti delle :inoculazioni possono s ull'uomo diversificare assai da quelli cho s i manifo.stano nei conigli . La silìlide, per cui la specie umana ha lanta riceUiùt.à, non lascia forse incolume la razza bovina?.. .. . Non enlrorò nei par·Licolari della discussione, ma mi si permetta di far qui nol<l P0 cltc st~ s i può produnc sperim o n ~al­ mente il LuJJcrcolo con un materiale qualsiasi est1·aneo ad esso tur bercolo, le prove materiali della specifici là di questo fu ano e faranno sempre difello. I dibattimenti provocati dalle ultime due questioni diedero luogo ad alcune manifestazioni scienLillcamenLe reazionarie, a cui pochi si aspett.nvano. Così il profèssOJ'e Crocq parla11do delle propriP-Là ant.itermichedell'alcool, che Todù afferma essere notevolissime, disse ch'egli non vedeva in r1uel medicamento che un eccitante del cum·e nelle pit·ess.ie di t[Ualche g1·avozza; ed aggiunse che giusta il suo modo di vedere, c.he si Lt·ov6 pienamente diviso dal dottor ~lahaux, nelle malattie infiammatorie meglio che allo spirito di vino giovava riconere al metodo nuliflogislico troppo trascurato in IJUOsti uHiwi onn i, e riroeUer-c in onoee il salasso e gli antimoniali. In questi ultimi l.cmpi in cui il fatalismo ciclico ed il nichilis~o aspeU.ante hanno, ~tarei per dire,legatole mani al medico, il pr edicare il ritorno ad una medicina attiva ed ai principii ripudiati dalla maggioranza, è per lo meno un atto di coruggio.


DI GIORNALI l'l;ALlAN I ED ESTERI

fH3

I sullodati membri del Congresso ed altri con loro sostenner.o 'pure che quando è in carnp<? la tubercolosi bis.ogna sforzarsi · di comb'aLtere energrcamente le congestioni che precedono od accompagnano la tubercolizzazione. Mi è grato di ricordare· come questo dogma scientifico sia stato prop'ugnato in Italia ~ fuori da quell'esimio ed oculato pratico eh(~ fu Riberi, il quale, vent'anni fa, ridusse al silenzio uno dei prirnaei medici inglesi che non voleva rnenargli buone le deplezio1li sanguigne e le .sostanze deprimenti n ei pi'imordi della tisi tubc~rcolare. ll professore Semrnola di Napoli comunicò alla sezione di medicina alcune sue idee sull'albuminuria le quali dest.arono nell'assemblea il più vivo interesse. Se lo spazio ecl il tempo me lo cònsentisscro dar·ei di buon grado pn sunto di qt1ella comunicazione del nostro insigne compaesano; ma non ho che poche pagine a mia disposizione e mi. pr·eme eli condurre a termine il più presto possibile. questo mio resoconto, per·ciò me ne astengo e passo senz'aHro a cliscurr>ero dei lavori della sezione di chirurgia. ' Le quistioni sottoposte all'esame di !luesta sezione erano due, cioè l'anestesia chirurgica o la medicazione delle piaghe dopo lè operazioni. . Sulla pri ma riferì il sig. dottor WilMme di Mons, il quale formolava le seguenti conclusioni provvisorie. Nella pratica chirurgica si ricorre all'anestesia generale od all'anestes)a locale. l. -

ANESTESIA GENEHALE.

1. La maggior parte degli agenti che si adoperano per ottener l'anestesia generale, cloroformio, etere soll'orico, ])icloruro di metilene, cloralio, ecc., esercitano un'azione analoga, se non identica, sul sangue e sul sistema nervoso. 2. Di questi diversi agenti il cloroformio, a cui più comunemente si ricorre, merita altr·esi la preferenza nella generalità dei casi. Pure v'e ne hanno ·fra gli altri che possono in certe circostanze particolari esser più vantaggiosi del cloroformio. , 3. Gli anestetici si ammin}strano per inalazione, o mediante un appareccjlio, o mediante un pannilino. Quest'ultimo modo è il più semplice ed il migliore. Solo il cloralio si propina per in·gestione nello stomaco, o s'inietta nel retto, o nelle vene. 4. Ogni anestetico può cagionare accidenti mortali. Giornale di meatcin.a militare.


R.IVISTA

5. La .morte avviene il più spesso per asfis_?ia, talorf!, per sincope. · 6. V impur ita del medicamento, il suo modo d'amministrazione, i sòccorsi insufficienti o troppo tardivi sembrano essere ~tati le .cause della mor te in parecchi casi. Se ne danno però çù quelli in cui nessuna delle circostanze suddette può essere incolpata. '1 . L'anestesia gener ale è indicata: a) nelle oper azioni lunghe e dqloroso, e ir\ tuLte quelle ehe esigono una gran tranquillità d!l par to del mafato ed una gran preci::;ione nel manualismo operativo; b) nei casi d'espl01·azione molto dolorosa; c) per · ottenere un rilassamento muscola re completo; d) finalmente in certi accidenti consecutivi apiaghe, come il te'tano. 8. Essa è controindicata : a) nelie operazioni che possono de.~ermi nare uno scolo dì sangue più o meno considerevole nella retrobocca; ù) nt;llle lesioni inoltrate acutè o croniche delle vie r espirator-ie, o del cuore; c) nel caso di gcmid e inaebolimento del soggetto. L'indcbolimen lo però n on è una controindicazione <ilssoluta; si pt~ò ancora ricorrere a gli ~nestetici prendendo le necessaL'ie precauzioni. II. -

ANEsn;siA r.ocALE.

i. L'anestesia locale s'ottiene mercè miscugli fr igoriferi applicafi ~uùa parte che vuoÌsi'rendere insensibile, o n.;~diante liquidi assai volatili polverizzati ~~iretti su quella parte. NelL'.uno ~ome nell'altro caso è il raffr eddamento che produce l'insensibilità : i liquidi dotati di pr-oprietà narcotiche non agiscono sensibilmente per mezzo di sitl'a lte lor o proprietù. Si ottiene puro u n,cert.o g1·ado d'anestesia locaìe mediante le inie~ zioni sottocutaneè di sostan ze narcotiche; ma q uesto processo . $ insuf;lìc_iente per le oper azioni chi1·urgiche . . ,2. L'.aJte,9,~8,?.i.~ ~o ca l~ ,~ ,indica ta nelle oper?zioni che possono limitarsi ad .incisiow superficinli, apertura cl'ascessi, incisione di fùr1,mcoVJ çli J?,a~arecyi ecc. e n elle operazioni che s i praticano,s ulle dita d~Ue, q1~ni e dei pi.edi. 3,- Essa ,è. contro;in.dicata n elle opera;;:;ioni anche supel'liciali, ma cl~e recl a m~no una dissezione çlclicata: la condeJJsazione ch'C?;;s.afa sup\re ai tessu li rendendo tale dissezione molto più clifflciie. Essa è del p<Wi eonll'oindicaté\ nelle oper azioni auLoplasLiche ed i ~ qu,eilc che danno lnogo a Jernbi so.ttil~ e poco n utriti.


DI GIO'RNALI ITALIANI ED ESTERI

Dopo che il s ig. W illième ebbe terminata Iaj~ettimaùella s ua nelazione il presidente sig. Michaux. pat>tecipò all'aduna:nza· ùn quesito del colonnello medico dott.. Manayra concer)ito l'i e) seguenti termini : · « Quando si hanno gr-avi sospetti che alcune·malattle allegate da insct>itti di leva, eome eontratture, retrazioni, anchilosi, par·alisi ecc. sono simulate, senza perdere t.roppo temr)d e sòpratutto senza tormentare inutilmente i soggetti, s i può e si ~leye ·ricorr ere· all'anestesia onde rischiarar la diagnosi e confondere i simulatori ? , · ll ques it.o del nostro collega eli Roma,, disse il p residente, concerne evidentemente la medicina legale, ma s iccome s'invoca ir1 esso una delle precipue azioni degli anestetici, pare a me cl~e lo si potrehhe comprendere f1•a i lavori di questa sezione e r isolverlo contemporaneamente alla questìone princ~palc jn torno a cui ;.;tanno per aprirs i i dibattirnent{ L'assemblea avendo aderito all'idea del presidente, questi domando se rosse pre'sente il dol.t. Manayra, ed ottenuta una risposta aiTermativa, lo invitò a legger e lo scritto ch'egli s upponeva a vesse il pr·efato doUor e preparato a maggiore svolg imento del s uo quesito. Il clotL Manayra rispose che non aveva scritto di sorta da 0omunic1u·e all'adunanza, ma cionullameno, dal momento che il presidente della sezionesembrava persuaso ùell'oppor lunitìi eli aggiungere alcuni séh(arimenli al suo quesito, egli s i preslaYl< eli buon grado a mo~ivarlo più ampiamente cd a cittwe alcuni fatti cl1e megll.o · valesser'o a 'me'tternc in luce là convenienza e l'irnpor fanza: e salito aila tribuna cosr si fece a parlare :

S ignot·i_, Sebbene lo s copo del mio quesito· testè c'o wun'icatoyi dall'onorc~vole nostro pr·esident.e sia <ù~hastaò..za chiaro e' pr eciso, p'lire per corrisponder e all'invito ftit'tbn1ène, io vi ~spòrròsùc­ cintamenle e come meglio m i pern'letlera la soggezione che, .nou avvezzo n pal'lare in pubblico,. dévo necessariambnte provare in pr esenza d'un uditorio cosi scelf.o ed imponente, le ragioni ·che m'indussero a propol'lo ed 1 vantaggi economici, -scientifici e mo1'ali e!H~ ne dEÙ'iver ebbe'r o, qualor a esso venisse da voi r i'solt<> in sEÙ1so Mfeemativo . • · All'(:lpoca della leva si presentano ogni anno negli speclali mili ~àri parecchi giovani mandativì in osservazione ·dai con-


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HlVlSTA

sigH di reclut.amenlo o dai comandanti di corpo, i quali allegano contratture, o r etrazioni eli tendini, o paralisi où anchilosi, od altr·eLtali affe7.ioni ledenti più o m eno la molilitù d'un arto o d'una regione . L'allegare ed il s imulare lesioni di tal fatta è mal vezzo anlico e generalmente difl'uso non solo in l tali a, ma anche pr·esso Lì1W~ J.c altr·e nazioni europeo, come ne fanno fede i trattati di medicina legale c segnat.amenle quelli che per l'edificazione c l'ammaestramento dc' loro giovuni colleghi scrissero parcç.chi em inenti medici d'armala quAli sono Porcy, .Marshall, Cortese, l'allot, Billroth e Boisseau, per non citare che coloro il cui nome mi si presenta primo allamemoria. Con Lro si fratte allegazioni ed affm·mazioni il · peri lo medir.olegale non lJa che u11 mezzo 11er raggiungere lo scopo che gli è prefisso, cioè di riconoscere la rea llà ed il grado della lesione allegata, e qnel mezzo è l'osservazione la quale, se talora, o se vuolsi anche soVI?nte, busta a fM ùiscern(;r c il vero s tato delle cose, La! volta si chiarisco ine!licuceeù impari al bisogno. Si danuo infatti dei simulal.ori i quali oltre a ll'aver sortito dalla nutura de' muscoli d'acciaio, capaci di J'esistore a tuUi gli s forzi che altri porr·ebbe .in opeea per vincernc la contrazione, sono dotati d'una volontà ferrea e sanno essere sempre presenti a loro stessi, siccbè il convincel'li di sirnuiHzione r.icsce, se non assolut~unenle imposs ibile, certo molto dii'(ìeile. Potl'ei addurre molli esempi a conrermn di questa mia ass erzione, ma uon volendo abustu·e, o signori, della vos lm pazienza, mi limiter ò a eammcnlnrvi .il caso fam oso nnr·rato cla Morère di quel mcrciaiuolo che fìngendosisorùo-muto stancò la per severanza degli ufficiali sanitari di diversi ospedali, i quali non avendo mai potuto sorpreudeP]o nè cogli cl'lo in fallo, quanlunr[ue ~ulti egualmente per'suasi che quell'uomo era un simulatore, dovettero, per difello di prove legali, rassegnur'si a \rederloTimandare come inabile al mili~are ser•v.izi.o. Qui forse rni -si opporrà che ò meno malagevole il linf?er e la sordo-mutolezza .ecl il 'Perdurare nella s imulazione di essa cbe non, dop0 d'aver allegata una contrattura, una re~razione od un'arwhilos i, il manlonbr c0stantemeulo il membro in fJUella posizione e r esistere ai me:.::zi violenti che possono vonie impiegati da chi ha il ruandalo di tener d'occhio i pretesi infermi e di assicurarsi se 1a loro irlfermità sia un fa tto innegabile e li renda inidonei .al m estier dell'at'IDi. Sarà benissimo cosi: ma fr aLtanto io ho veduto (e varii miei colleghi Phan veduto al pari di me) molli inscrtitti di leva a llegare


DI GIORNALi ITALiANI ED ESTERI H 17 alcuna delle lesioni suespresse e per settimane e mesi sopportare con uno st0icismo degno d'unn miglior causa le :pressioni, le kazioni, e qu_cgli altei atti operaliYi incruenti a cui di solito si ricot'l'e per superare le resistenze muscolar-i volontarie inlese u render e feustranea l'oculatQuu o la vigilanza dei perili. Ho v<~ùuto pcPsino un simulutore J'o nul'e~i persistere felicis~imamente e tenacemente nella sua On?.ione per ben Lre mesi, ad. o n tn' d<~lla diètu c del trattamento d W'O an~i cile no a eu t sotto peetor;to di curarlo della sua schifosa malaLLia, venne sottopos to da chi dovea giudicare della sua attitudine alla milizia. Ora, anche ammettendo che i simulator) di r elt·azioni c d'an clùlosi finiscano alla lunga pet' istancarsi c della parte che rappresentano e d t>l! a sorveglianza a cui so n fatti incessantemente segno, e delle amare rampogne e degli sgruclcvoli tcnlalivi con ct~i s i cerca ad ogni lrulto di smnoveJ•li dai loro colpevoli proposi! i , nori t•imonu mt>u vero elle la diuhu·Jtilà del loeo soggiorno in un ospedale costi Lt~ isce un ag-gmvio pel pubblico cratio, uu incentivo ad irnital'li po1· quelli che al pari eli essi. non VOL'l'<.;bbero paga1' alla pateia il cosl tlntlo tributo di sangue, ed un'umiliazione pel meclico e pel' la. scienza, quasic.hè fossero impotenti a distinguere il vot'O dal falso, l'allegazione d'un falLo morboso dall'esistenza positiva di esso. Pet• e \'ilare questi inQonvcnienLi e pct• togliere ogni dubbio relativo alla diagnosi delle impe1·fozioni suaccennate, la chir urgia che prima era coslrella ad an<lar tentoni, a sottoporre in cerlf\ guisn alla tortur·a i Sl)ggeLLi e ad aspotlure dal tempo e dalla lot•o spossutczza la solu~ione rlel pl·oblema, possiede ora negli anestot.ici un mezzo nltr·eUunlo sicur o <tuanlo pr.onto di · chiat·iro le diagnosi le più difficili cd tlmbigue. L'nso clegli ane:sLeticl p<U·oliz7.anrlo la volontà o rn·ocu t·anrto a llo stesso istanbe una complelu risoluzione m Llscoktre, metto il paziente nell'impossibililù di continuare a fingere un'alLeeazione di'forma o di funzionalità di uumemhro ch'ei non avrebbe, e così la verità, qualsiasi, si appalesa toslo e nel modo il più incontrovertibile. Senoncht\ siccome ogni medaglia hu il sno I'Ovescio, quesLo m ezzo Lnntocet•to ed officaceesponeagru vbsimo pet'icolo il soggetto, massi mc se s i adopera il clot•oformio (almeno tale è l'opinione di non pocbimedici meritamento accreditati, opinione che non impedisce quegli stessi medici eU servit·sene ogni qual volta debbono intl'a p~·en ùeee .un'operazione chirurgica più o meno (ioloros a). Ne consegnUa da ciò che molti. l'estano perplessi


H18

niYIS'l'A

quando oll'resi loro alcuno dei s ut•riferiti casi, n:è sanno a chi dar retta, se a quelli elle come Dillr·oth e Buudens raccomanmandano sanz'alcuna csitanza la clorofol'mizzazione od agli altri che comeBoissean e Baromo inculcano doversene astenere. La f'ot•ma clél mio quesito indica da per sè s tclssa ch'io non ho cerca to di far pendere la bilancia nè da questa nè da quella parte: ma se fossi chiamato a di t' fl'ancarnenle il mio parcl'e, non pokci non appoggiare l'opinione di Billroth e ùi Baudens che·trovai consona ai risultati della mia propria esperienza. Imperdocchè plLl volLe m'accadde eli servirrni del cloroformio sì a scopo chirurgico che qual mezzo diagnostico in casi medico-legali, e grazie alla prudenza cd alle precauzioni usale nell'adoperar lo, non ebbi mai a lamentare alcun funes lo accidente e rt,ggium;j mai semp1•e l'int.ento nel rtual.e rnc n'era valso;· e specialmen te in un ca::so in cui essendo riusciti vani · tutti i mezzi adoperati pe1' con vince l'e di ftocle un tale che si diceva affello da anchilosi dell'at'licolazione femoro-tibiale dcstra, il cupo riparto slava peJ•Jicenziado dall'ospedale con uu attestato d'inattitudine al ser vi:do mililaro. · Era colui un calabrese r obusto e Larcl1iato, fornito di muscoli poteplissimi c. cocciuto a tutta prova. N è lo persuasioni, nè le minaccic, nè la violenza aveano potuto trionfare della tli lui ·osliM.tezza; e le forzo combinalo di due assistenti e del caporiparto si tl'ansero conko la resis tenza della sna atletica m usco1atura, cui cresce va vigoria l'impulso tli un'indomita volontà. Chiamalo a decidere intorno al da farsi, alie no per natura da tutti i mezzi che sanno di barbarie, consigliai la cloroformi:tzazione, non senza esseJ'rni prima assicurato, rnercè una minuta ' e diligente ispezione del membro, che lo s upposta onchilosi non aveva suftÌ<;Ienle motivo d'essere, per· qualche ferila od altra lesione -pregrcssa. Consigliai la cloroformizzazione la quale venne inconlinenle praticata; e s'ebbe la sodd isfnzione di s corg6're, IJl'iirn.l t l1e l'insensibilità fosse completa, il prcLeso ' menll:lro ancl\il0saLo allungarsi a poco a poco e riprendet·c da sè stesso l'estensione normale, risultato che esilarò grande· ment.e i compagni di camera del simulatore e riempì questo di cdnfus ione, alloi'Citò riscuotendosi s'accor'!:iC che la garnJ)ft destra t\'vt!a perduto'la s utÙlessioùé forzuta, edovelt~; suo malgrado, confessar·~ la s ua dolosità. È bensl vero che il Duchcnne di Bologna suggerisce uno spedienLe che, senzu menomamente IJOrre a repentaglio la vita del soggeLto, come t'arebbe il clol'of'orrriio, raggiunger·ebbe fin~


1119 DI GIORNALI ITA LIANI ED ESTERl ad un certo .punto il fine a cui tende .il perito meclic.o-leg_!ìle e varJ•ebbe a svelar la frode (quando vi sia) ed a costringere l'impostore a capitolare. Berò s iffatto spediente, il quale co11si::lte nel sospendere de' pesi, a cui se ne sostituiscono p:rada tamente de' rMggiori, all'estremità dell'arto retrntlo, non è sempre ap plicabile;non è d'alletto costantemente sicuro èd arieggia i supplizi dell'inquisizione, piùcheallano::;L!·a milezzu di costumi ed all'odierna civiltù non con venga. Signori, l'onorevole nostro presidente ha subo1•clinato il mio quesito aUa discussione sugli anestetici che or ora verrà intavolata, ed io non posso che applaudit·e una tal misura che trovo acconcia ecl assennatissirna. A voi dunque spetta il giudizjo int orno ad. esso ed io ne so n lie to e vi dichiaro che c1ualunque sia per essere in ultima anolisi il voslt·o responso, lo accetto fin d'ora come un.bencfizio, perchè in me non vi ha nè spirito di parte nè pt•evenzione sistematica o percbè sarà davvero un g r·an vantaggio per i giovani o pei meli.colosi l'aver nel vostro vel'deLlo così autoJ·evole e co.sì competente inlol'llo a 'quesLo - argomento Lanto controvei'$0 una J'C~golA eli co ndoL~a che li salvi dalle accuse e dal bi~simo e tronchi ogni lOI'o possibile esitazione ed incot·tez?:a. . Dopo il tlott. Manayra ebbe la pal'ola il sig. Gir·aldès, il quale, rliscorsobrevemente dell'eLeJ'ecde! clorofor·mio e detto di questo cltè lo rèputa va meno perieDloso di q uanto l.ench>t·ebbero a .fal'lo cred<we certe :;tatislichc, purchè lo si faccia aspirai' colle debile cautele H si tenga. conto delle controilJùicazioni, ~tfrontò il quesito medico-legale del s ummentovato nostro collega ed uscì fuor•i in questa sontem:a : È certo che l'an e~tesia e più particolarmen te la clor ol'or-rni?:zaziolle può r ende1'e dei segnalati ser vigi nella diagnosticazionedelle imperfezioni indicate dal nostro collega di Roma; ma s iccom e non ò men cert9 che l'a<:: ione del clol'Dformio è tal fìata eccessiva c produce danni ·irreparabili> ) io sarei d:avviso che. si.lasciasse.aUa co;:;cjen,za d 'O~fl.l\llO il giudicare se in dali casi convenga o .no appigliarsi ad ~n lo.l mezzo: poichè lo stab.ilit•e in rna~.S:Ì\11a eh~ in ,quei certi ~!;?i si debba r·icoPt·ere aU'uso del cloroformio non appa l'tiene al Congresso, il r1uale, facendolo, risponderebbe jn faccia al mondo di tutte le poss.ibiU conseguen;:::e d'una s.imile çlecisio~1e. Successe al prcfuto oratore il sig. ~laUl'izio Perrin, profes::;ore a Val-dc-Grt\ce, il qual e in ,una dj1:isert.~zi one che durò poco meno eli due ore (henchè il regolamento accordasse20 soli mirmti ad ogni oratore) fece l'apologia del clorofol'mio, cui di-


R!YISTA

chiarò preferibile a Lntti gli anestetici, no n esduso il suo antesignano, l'etere solforico- in favore del quale in America cd in JnghiHer t'a si voriOca una reazione elle g uadagna ter r eno ogni giorno - per·cbè efficacissimo ecl atl'aLlo innocuo,checchène dicano i suoi detrattori. Afrermò di essersi servito di quell'agente in più di mille casi e di non aver mui avuto nè insuccessi, nè, ciò che più monta, e~>.iti funesti. Aggiunse che egli non <Avova l'etere in displ'egio; che anzi, tlualot'a il cloroformio cessasse d'essere grazioso a, suo riguardo (,;ic}, sor_ehhesi rivollo all'etere. Quan~o poi ad impiegàl'e il cloroformio qual mezzo diagnostico, non solo egli si pronunziò pet' la negativa, ma dichiarò di eespingerlo con tutta l'enet·gia di cui è capace, pet•chè l'uso del cloi·oformio implicava sempre un pericolo, a ClAi non si a veva il diri tto di esporre il soggetto. Il rlott. 1\Ianayra avrebhe potuto riclomandar la paroh.i per far r ilevMe la contt•addizione iu cui era involontoriarnente caduto H ~ig. Perrin, rna prcferi aspettare che avessero pal'la to Lutti gli oralol'l inserì W per rinssmucl'e Lutte le opinioni e far·e una risposta complessiva. ll pt·of'. Or é di Bol'dcaux Cl'iticò con molLo spil'i'lo e con finissima ironia il discot>so del sig. P enin che avea tessuLo, secondo lui, il romanzo del clor oformio, di cui egli s i pt•oponeva di far la sloria. Ne pot·lò infatli a lungo e bene: espose quindi i suoi con cetti inloroo al clor~1lio, al modo di servirscne ed agli effetti che produce, quando vjenc iniettato nelle vene, conformemente al metodo da lui inventato e posto irt p ra tica. Terminò col chjedcre al signor Perr-in come mai, dopo aver raccontnt.o a ll'ad unanza corno il clot·ofo •·mio rosso sempre s tato grazioso per lui, invilato a pronunzial'si sulla convenienza, o non, di valersi cl(quell'a gente come di un mezzo diagnostico, lo respingesse poi còn tul~a l'enrwgia di cui è capuce. 11 pr or. Palasciano di Napoli t' uppc una hìncia i o. favore dell'elet·e eh ·egli adopera esclusi vomenle da lrent'an ni e del quale ebbe mai sempre a lodar:::i, come in genct·e se ne lodarono e se ne lodano tutti ctllelli elle gli res tarono fedeli. Sostiene che fu un errore il sostituir gli il ciOl'ofot•mio, il ·cruale no() ha maggior vi.el.ù a.~lcsLetica d~l s uo fea Lello pr·imogcnito e' Jler s oprammercato può .e ssere e fu spesso cagione di morte. Disse che Fetedzzaziòne non esige nè apparecchio nè m acchine, e ries~e costantemente e<l in b1·evissimo spazio di tempo, purchè fatL~ ammc;>do. Fece ,veder·e. all'adunanza H reclpient!:i ili cui egli si serve per eterizzare, che s i compone semplicemente di


~ 121 una vescica foderata di seta o somigliante ad una borsa da tupacco, in cui s'inLeoduce una pezza imbevuta d'etere, ,e che s i applica alla faccia avendo cul'a di compt·cndc.we nell'odfizio di qualla la bocca o il naso e d'invitar e il pazien te a far una lunga e profonda inspirazione. Sicché, stando a quanto egli asserisce, e che· provò poi spet·imenta.lmente, quando l'eterizzazione fallisce deve incolpaesene il modo d'eterizzaPo. P arlò in seguito il professo t'e Deneffe (l i Gancl, il quale esp o!;;o g li sperimenti futti colle iniezioni int!'avenose di clor alio, aflermandonel'innocuità: pm•larono in senso conLt•ario il pr of'essot·e Verneuil di P arigi ed alcuni allt•i ed il dott. Faralli di Fil'enze lesse una nola Pelati va a sperienze clel profAssor Schiffcirca l'az ione del clopofor·rnio s ul cuot•e. F inita la discussione, vista la disparità di paret· i manifes La lasi e eonsidcranc.l o che il cloralio da t.r oppo poco tempo era sta lo inlro,lolto nella pra tica , pot•cbè si potesse con fondamento dccic.lere se fosse da prepoPsi o da posporsi agli altri anestetici, il presidente proponeva all'assemblea di sospendere ogni conclusione in pPoposilo. Questa proposta essendo fitata 'accel.l.ata, anche il quesito del do tt. Manayr a Pestò insoluto. ' Esaurita cosi la pl'ima ques tione, venne presen tata la se- conda, intorno alla quale le~se una ben ordinata e forbita r elazione it ·pt'Ofessor de Baisieux di Louvain. Egli ne dedusse le conc.Jusioni sottoespresso che aprirono il campo a disquisizioni s ever e Ci n dispu ta erud ila ed animala . Nfedicazione deile pi aghe dopu le opet·a:ioni. - I divePs i modi di medicnzione delle piaghe dopo le opcraz.ioni possono ordinarsi in lt'C classi. I. La medicaz.ione classica . l f . Le medicazioni modificatrici. III . Le medicazioni specia li. DI GIOnN.A Ll ITALIANI ED ESTEIU •

J. -

M EDICAZIONE CLASS ICA.

Le regole della medicazione class ica si riassumono come segue: 1• Bisog na tenta'!.' la riuniònè p(d }wima intenzione o~ni ' 'olta ch'essn è possibile, mediante la ·su tura, le 'listarelle di cer otto, gli aggl utina~ivi ecc. \ 2" Quando la piaga non è susceLLiva d'esser ri unita per pr ima inlenzione, si pratica la medicatura desigJJata col nòme ·di medicatura semplice o piatta. ·


RIVJS'l'A

3' n primo apparecchio si toglie clal terzo al quinto giorno: le medicature ultet·iot•i sono rinnovate in media ogni ventiquattr'ore. Però questi termini nulla hanno d'assoluto e devono esset·e modilìcali a seconda delle circostanze. 4" Quando la riunione pet· prima intenzi0\10 fallì Lorna spesso utile di far più turdi la riunione immerliett(J, secondaria. Apprezzamento. - La med icatura cJas~ica ben eseguila mette la piaga in condizioni di riposo, di temperatura, d'occlusione, cho scnz'essere perfette son pur favorevoli alla cicatrizzazione. L'esecuzione ne è facile ed i risultàti pratiei ne sono abbastanza soddisfacenLi. Ma ò impotente a pt·evenire le com-plicazioni delle piaghe, parLicolw•mtmle l'infezione purulenta, la più frequente e la più da ternet•si. Importa colmar questa lacuna nella cur·a delle piaghe, s ia col peefe>::ionar·e il metodo classico, sia col sm'l'Ogarlo con alLr·i più vantaggiosi . 11. -

MEDICAZIONI MODIFICATRICI.

Queste s i eseguiscono mereè numerosi topici forniti dalla matet·ia medica. Ques ti Lopici pet·111ettono eli modificare la s uperficie delle piaghe, di attivare o di reprimere la vegetazione, di accelerar-c o di rallen Laee la cicatrizzazione; ma la loro azione pr~ven ti va ùel)'infezione puruten la, della risipola ecc. 0 tutL'altro che dimostrata :' Ill. -

:MEDICAZIONI SPECIALL

Quelli che meritano eli nssar·e specialmente l'attenzione sono le Se<JuenLi: i • Medicazio11e all'ar ia libera. 2' Riparatil dall'aria, ossia per occlusione. 3? Per. ,m~zz0 ùel rcaldo. 4• Per r.nez~o'del f'r•eddo. f>• Q,·uttala, del sig. Alfonso Guérin. 6" Ani isettica, di Lister. Le quatLPo prime :varjetà;non godettero che d'una voga pas J, saggiena, sia a . mo~ivo ®Ll'incos tanza dei r>is ultati, s ia per la difficoltà della l~ro esecuzione nella p.ralica. La medicazione avallata del sig. Guérin diede nei gr·andi osp~dali Jelicissimi risultati, sopratutto per quelcche concerne l'infezione purulenta. l

J


1123 Essa non agisce nè pet· occlusione, nò quale antisettico, ma 'piutLosto col mantenere le superficie lese in condizioni di riposo, d'umidità, di temperatura assai analoghe alle condizioni normali dei lessuti vivi. · La medicazione ovattato. ha l'inconvcnient.B di sottl·arre per più settimane la piaga allo sgua1·do del chiL'urgo, d'esporre alle infiltJ·o.zioni purulenle e spesso di ritardar la gua1·igioue. Ciouullamcmo vì si ricorret'à con vantaggio nella pratica ·degli spe<lali, nelle ambulanze e dw'anle le epidemie d'infezione purulenta. La med icazione di Lisler· ù la miglior medicALnra antisettica che si conosca Ila noi. Quand'è hen faLla essa dà successi notevoli.·Ma i particolar-i troppo rn inuziosi della s ua esecuzione, la complicazione dell'app<ll'ecchio istmmentale, i l gean numero di pezzi di metlicazione, il suo prezzo elevato ed il tempo che esige sono allrettunti osLucoli allu genet·ulizzazione di ussa. La sostitu;:;ione dell'acido silicilico all'acido l'Bnico par·e dover esser e vnntaggiol"a; ma nuovi fatti sono 11ecessari per troncat· definitivamente 11'1 c1uesticme. La discussione intorno a questo rilevantissimo argomento, Rlla quale preser·o parte valentissimi chit·ut·ghi, fra cui figuravano Von LangenLeck, Vcrneuil, Gay<>,l, Lefort ecl altri il cui nome mi s fugge, si raggirò piìt pai'Licolarmenl.e - stat•ei pel' dil'e si localizzò - s ul metodo di medicaturadi Alfonso Gué.rin e ;;u quello di Lis ter. Di ctuesl.'ullirno disse il rnaggior bene possibile il sig. Von Langeobeck. Il doll. Nlanayra chiesta ed ottenuta la pal'ola, fece osser vat•e corne malgrado la latitudine del pl'Ogramma il quale pot·tava che la seconda sezione abbt·accièrebbe la chirm·gia dei campi di battaglia e la sifìlogL'alìa, e la presenza al Congresso di par ecchi ufOciali sani ta ri, nulla si tosse ùe Lto durante la discussione che dit·etlamente interessasse la clùrurgia militare. Cl'edo - soggiunse - mio cl.o,·ere;·nella mià qualità di meclico eli truppa, eli segnaluce questa lucuba a' 'cui fol·so non' sono es tra neo le conclusioni del sig. De Baisieux . Infatti l'elegante ed· er·udiLo N;)atore della seconda questione, sorvolando s ulla pluPalità dei me lodi di medicatura.tJollé piaghe dopo leopel'azioni, si fermò con una marcata predilezione sul metodo del sig. A 1fonso Guérin e su r(uello di Listor. _ 11 primo di questi metodi è accennato n'e lle conclus ioni del sullodato sig. De Baisieux come vantaggioso nella pratica degli ospedali e delle ambulanze; ed io voglio ummetteee con DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERl


1•l :2.1.

'nlVISTA

lui che l'applicazione d.~n·o,alla sulle piaghe sia praticabile sul campo tli batlu~lia (benchè ciò non sin dimosLNtto e seconllo me ossa pl'eSen\i non por ho difficoltà) e preservi come lo tH'eLende il sig. Guérin ùa varie accidentalità JnOI'boso e sp(•cialrncnle dall'infezione pueulenta. Ma uon vi sono for~e aiLl'i roelodi piu spediLiYi ancora <.li rrucllo del sig. Guc!orin (che al postutlo non sat•ebbe che una variante cl ella stoppata di Larrcy) eù allt•otlanto vantaggiosi sia dR! punto d i vis ta ecouon1ico, >:iu dall'jgicnjco- Lerapeutico t

La modic.alul'U met!ianlc il ft'Cddo non ò essa forse una rncdicalLU'U di proulu e facile applicazione e feconùa di otlimi l'isuLlaLi? Eppure, s~ mal non m'appongo, il sig. DC' Daisieux non ha accordala nell~ sue conclusi oni alcuna imporlrotza u s i(fatla modicalurn. Può darsi che la molla, la quale esercita il suo dispotico influsso sulla moclicina come su lulte le cose <·la istituzioni umane, faccia ora p••cvalere presso i piì1 i mocli ùi cuPa recentemente pPoposli: ma non 111i par no\ giuslo, uè f'll.gioncvolo, che nou si IR.ngu maggior conto d'un metodo che tla quando fu inlr·otlolt.o ne'Ila pratica nor1 cessò di tìOJdisfare aJ!e esigenz.c cliniche e si mantenne in onot•c })l·esso lutti gli uomiui positivi che lu bontù dd rnet.odi misur·ano alla sLt-egua ùell'espcl'i• •nza o non abbandonano così l'acilmcnLe la vecchia pe1· la nuo,•a usanza. E dicendo Jamciliealm·u met.liante il freddo, non intcnclo ~ià paT'Im·e ùoll'applicnzione locale del ghiaccio, la quulA, fole torna proficua quando può esse•·e continuata o mantenere la superficie della piaga sC'mpre alla stesso lempOI'aluru, no o se ne può clir•c allretlunto allorchè non s'hnnno i nwui e il destro di non inLCl'l'ompel"la; ~iuccllè in <ruesto caso succederil una reazione pii'• o meno gagliarcla e pericolosa per l'opOl'ato. Una tal n•odica~uNtnon si a/J'à per nulla alle vicende eù ollè stl'eLLeneùel CfllllpO eli baLlagli n, ove n on sempl'e si ha il ghiaccio occorrente c non si possono rifare le medicazioni rruamlo e como s i dovr·obbe. La m edicazione n cui alh.tdo è quella di cuisCI·isse podti mesi or sono il s ig. Jounlhan H utchinson sul g-iornulo inglese Th.e Lancet e ch'egli chiamò moto(lo aatiflogisLico (l). Essa consiste nel I'iuniro i margini della feri ta o con pnnLi di s utura o con lislarelleili ce1·olio adesivo e nel ricoprirne la superficie e L'arobilo con falùelle imbevute d'una sol1,1zione cL'acetuto di piombo coll'aggiunta d'un pò' d'alcool. li sig. Hul.ci:Unson avverle che (l) Vedi que ,to fascicolo a pagma 1106.


DI GIO\lNALI l'rALIANI ED ESl'.Eni

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le sudclètle faldelle de vono essere r•iamtnollate ogni quat·Lo d'or a od ògni tnezz'ora, ond <~ impeùìl' e che S)i asciughino. I.e faldelle così imnnitlite sar anno applicale s.tùla feri La sei o dodici ore (lopo l'operazione e da r[uel momento ogni aHra medicatur a sarù messa da p à t'le, e s i 'per severerà itl queWa:pplicazione iinchè la ferita sia pcl'feltamente cicttLeizza ln, locc.hè s uoi ve t·ificarsi nello s pazio di una o di due settimane. Il si g . Hutch inson spiega i salutar i effetti di u n tal metodo· in ques ta guisa, cioè che col satm•are i tesl?uti di piombo si peeviene l'infie~ mmazione . Ed è pc.!l' questo motivo ch'egli chiamò antiflogistico il s uo m etodo che cPedo OPIJOs to all'antisettico, sebbene alcuni suoi amici abbiano supposto che sia antisettico esso pure. Ora queslo me todo che è ben !ungi dall'esser nuovo, non è aUro elle wta modificazione tU qu ello detto classico, ed io lo vidi applicare col più prospeeo succo!:;SO circo quarant'anni fa, quand'era inler no all'ospedale di S. Giovanni di Torino e più tardi in molti casj d'aniputazione lo t·i,•idi u sar e dal m io medico di r eggimento C fimpìegai io' puPO molto VOlte e ,Pf eSSOChè esclusi vamen Le i n consirn ili circostanze con identico risultalo. Io s ono pecsuaso che buona parte dei chi!•urghi, massime militm·i1 adopera anche oggi dì u na tal mcdicatur·a appunto pet'cbè di fucile applicazione, emcace c scevr a d'inconvenie.nti e mi sembra perciu che non avrcbhe dovuto in quest'occasione pas"?at's.i sotto s ilenzio, co me se fosse ornai vieta e caduta in dis uso, o da ripudiars i pet•chè di nessun valOl'e o dannosa in pratica. · A cosLo di·pass ai· per· un antiquario; per un antipl'Ogressista, io dichiaL'O che Lrovo la medicazione s uddes ct•itta preferihile di granlunga1 n ella pratica castrense, a r1uella di Lisler1 la quale sarà antisettica quanto si vuole, ma è troppo lunga, troppo costosa e ric hiede h·o ppi r:i gnar di, per chè possa eseguirs'i'sul campo eli baLlag1ia fr a il tuonar de' eànrron.i e l'ondeggiar continuo delle tr•uppe. 1 1 , l' Quando i nuovi metodj avran fatto le loro prove e si saranno mostrati migliori e più vantagg iosi di quelli finora adoperati e • segnaLo.mente del classico, JX}ercè.il-é(uale Per·cy sLlnovantaidue• 1 amputati ottenne ottanlasei g uarigioni e J~uc::as ne conseguì sessanta,cinque su seLLanta, allot)a sarà il caso eli preferirli ai vecchi. 1 Ma finchè ciò non sia avvenuto, è pr·udenza l'attenersi a qL\esti1 alcuni dei quali 1 come spero di aver messo in s odo, r i-


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lltVISTA

spònde alle tre indicazioni di Celso e conduce alta cicatrizzazione delle [5iaghe peontamente, con sicul'ezza e con poca o nessuna molestia clell' infet•mo " quod est in votis lt. li sig. dc Baisieux ra aHertit•e al sig. Manayra che questi inconvenienti della rnedieazione di L ister erano già s lati nota~i dal sig. Von Langenbeck, e che nelle stesse conclusioni del r appoL·to essi cr·ano stati apertamente messi in evidenza: al elle il d.otl. Manayra risponde di non avei' udì te le osseevozion i del sig. Langcnbcck cd aggiunge ch'egli è ben lielo di h·ovarsi d'accoeclo s u questo p un lo col celcbt•e medico capo dcll'escrcilo pruss iano. Circa alle conclusioni del rapporto conviene pienamento col sig. de- 13aisieux ch·esse non passano punto sollo silenzio le circostanze che rendono poco generalizzabile la medicatura di Lis ter; sostiene però che la loro incompatibilità colle esig·nnzc delln chil'ul·gia castrense non vi è per nulla specificata, e che, gli ò per l'appunto su ques ta incompatibilità che egli richiama l'attenzione dcll'm;semblea. Stù campo di battaglia le rncdicature dovend osi ftH'e per così dirn al passo di cat•ica cd a cielo apcPLo, il melodo di Lisler ~~ assolutarnente inammissibile. Come s i farebbe in tali condizioni a saturar d'acido · fenico l'atmosfera f Chiusa la discussione sulla seconda fJUestione, il presidente emeLLe su di css~\, come sulla prima, un voto sospensivo, pel'chè i nuovi metodi introdolli nella terapia ùelle piaghe da apel'azion i chirur•gic!Je sono ancora troppo recenti e contano perciò un troppo scarso numero di fatti porchò J'egga il confronto fr·a essi e gli antichi. L'adunanza sanzionò il volo del presidente: sicchè la seconda sezione Iavotò un'inLiera settimana· senza ardvare ad una conclusione. Vari l:nernbr-i tecero quindi ùelle comunicazioni CÌI'ca diver:;i argomenti dtìrurgici. Il sig. VerneuillralLò dell'influenza che esercitano le lesioni del fegaLo su lle affezioni tr·aumntirhe. !l sig. Guillery, di un nuovo genere di rasciatara chil'urgica apJ)lict.ihile ai fei"iti in guena, alle vittime di disastri ferroviari ed alle fraLture delle memhra iu gP-net'P.. Il sig. i\Ialiez, dolla medicazione ch'egli adopera dopo la li.tolomia sottopuhica. n s ig. Vél'ité, della psoriasi e dell'eczema delle unghie. lls ig Chéron ,dèlle applicazioni ter•ape utichedell'acitlo pic•·ico. ll sig . Debout, della frauLurnazione sponlanca dei calcoli in vescica.


Dl G(OtiNA.Ll l'rAJ,lMH ~D ESTEI\1

II sig . Boula nd, delle lesioni iniziali della scoliosi spontanea . in soggeL.li g iovani dn 9 a 'l3 an ni imm uni da og ni traccia di r achitis mo e ,pr esentanti CLtrve molto leggiere. Il s ig . Casse, degli accidenti deUa Ll'asfusione e dell'insuccesso di q uest'oper azione . Il s ig. Qr é, sopra un nuovo apparecchio per la tr as fusione del sangue. Il sig . Drysdale s ulla cura della s ifilide . (Continua). Intorno alle cause d elle bns§e stoture ch e s i osservarono nei coseri.Ui dell 'ult imo decennio in a lcune comunità d e l bolognese, e di wm·ie 1•eglon i itnlian e. - Mem oria letla il 1' a prile '1875 alla Società medieo-cbù·urgica di Bologna dal dotL. PREDIF:RI. (Dal Bollettino delle !Scienze mecliche di Boloyna) . - Pl'emesse (lall'autor·e le. cognizioni principali che si J'il'criscono ull'accl'escimenlo in gene1•e del cor·po umano, dalla nascita del l'e lo fiuo al maggio l'e s uo sviluppo in altezza, vèrso il 2~· anno di età, ne dimosLl'a le variaz.ioni cui va soggelta la sLf\lura del giovin~ coscr itto nei vru·ì el imi o paesi, anche in causa delle ditrerenli condizioni annonarie, genealogiche, sanilaJ•ic ed :;ll'ligiane che Jo .r iguardano. A lal guisa con <lpposito disegno, rjunnndo il ~ ogni a nno di età gli a umenti che s i osser vano in a ltez:w dei fanciulli, dogl i adolescenti, e dei giovani fr no all'età aduHa, s iccome 1waticar ono l'Hu lchinson ed il Mar·slìall con ·tanta pa~:i enza o con m ollo sElnno r;;opra migliaia di individui, presen tu agli accademici una Labella designata con lince riquadr ale, nella rtuale dai rnillirnelr·i 480 ehe è statura m(~dia del neonato in Jtuli.a, fino !\d un m etro, e seicento quarantaquallr o millimetr i, che è l'ullezza m edia dei coscr·itti ilaliani, si ossenano in essa li successivi aumenti ann uali degli individui in altezza Ono ai 2~· anno, ,nel qu ale per solito la statn1'D. cessa di eli~V<.n'si 'Q'laggiormontc. Anzi neJia tabl~lla pr·edetLa s i compt·endono pure con p r ecisione le cifre in millim etri eli ogni a umen to annua~e netta stalura. Aumon ti çhe però sono snrnpre minori, ,qufl.nLo più si avvi<~ina l'et;\ aduHa; nella quale la sl.atur·a ùel giovine, o si ferm a Lotalmcn le, O'peP breve tempo e poco si accresce fino al ~5· rumo di età. Hammenla pos,cia il dis sor t.aLore le osser·vn~:ioni e le esperienze fatto dai 1ìsiologi, e dai medjc j m ilitaJ·i, pm: conoscer e la influenza che presenta la statura dei militar i, tanto io occasiono delle Lunghe rnat·cie, come nHlle gr avi loro fatiche per


RIVISTA

ogn'i r{ualiLà di arma; per le quali esperienzè l'eplìcale, fu d'uopo convenire) che vi aveva un incremento di un ùecililt'O nella capacità respiratoria e vitale d~l polmone dei mili~i, per ogni due centimetri di accrescimento nella statura dei medesimi. E quindi a parità ùi cil'COs~anze e tli pc~so, si notò sempre nelle lunghe marcie un minor 11umero di militar·i infermi, rruanto più ~a capacità respiratoria e la s tatura ùi essi era ben pronunziata. Dopo ciò, l'accademico passa a discorrere disgiuntan1cnte di ognuna delle cÌJ}que principali cagioni che più nuociono all'aumento della statura dei giovi notti fìno al metro 'l ,560 ùi. alLezza, che è la minima ammessa dalla legge; fra le quali pof!e per prima cagione quella proveniente dalla dimora stabile in ter,.itorio di clima r·igU.Lo per molti mesi dcll'annù, siccome appunto avviene anche ft'a noi negli alti comuni degli appennini bolognesi e ùi varie alpi italiane. A tale oggetto, e per dimostJ'azione di ques La, e di un'altra potente cagione di bassa staluraJ ctOè della scarsità ed infima fjliCtlità dei cibi che i vi si usano da c1uei montanari, ne dimostra li tristi e·ffetli sui giovinetti, e perciò ne presenta una tabella di confronto f:ra li numet·o e la statura dei coscritti riformati nei comuni dell'alta montagna e ttuelli della sana ect elcval.ù piaou1'a bolognese, ove gl'individui riformati per insltfliclenza nella mis ura, sono in molto minor numero, poichò in questi comuni vivono li mezzadri agiatamente. Pure nei comuni dell'infima pianum e pt'esso le paludi, furono nel dc~corso decennio ben pochi i riformati per bassa statura; ma in essi invece si accrebbe il munero dei riformati per nwlaWe ed impcr•fezioni diverse, già nota.te nella tabella governativa per lo studio all'accademico presentata. Prosegue poscia il dissert.atol'e la sua lettura, discorrendo di un'aUra cagione di bassa sLutura, cioè la ereditaria, o genealo{}ìca delle famiglie, tanto nei comuni bolognesi, come delle undici regioni in <mi per solito fu divisa l'Italia, E qui per runore di brevità fa osservare l'accademico, che nel veneto le tabelle di leva, dimostranq ncll'ulllmo settem1io, soltanto quattro riformati pèr bassa statura ogni cento coscritti esaminati; mentre nc.lla Sardegna vi si osservò invece il vistoso numet'O di 23 ogni cento coscrilti, o 14 ne presentarono per bassa staturll: ogni éento, la Sicilia ed il napoletano. Diflèrenze notevolissime sono queste nei coscritti trovati di bassa statura, le quali non poiJUo dipendere ùalle sole predette due


Dl GlORNALl IT.ALlANI ED ESTERI

cagioni, ma dalla riunione di altre diverse; fra le quali l'accu<.ICJnico crede doversi annoYeraJ'e la provenienza antichissima e di!Terente delle popola:tioni dell'isola predeLLa, che in r emoti tempi, dalla Fenicia dori vale, si s Labilil·ono in Sardegna; siccome lo dimostrarono le s torie del Bt·cscicm i e del pro f. 1Vfanno. Non così può dirsi dei Vencti od ITeneli, i quali a1~ diee del Filiasi, d eri vano dali n Pa_flagonia, siluata questa nelle sponde mcr•idionali del mar i\ ero. L'accademico termina quindi la sua i\fen10ria, esponendo pure delle osserva:tiOili c delle prove, pel' le quali egli dimostra che la bussa staLut'H dei cdscritti può derivaJ'e pt.tr anclte da ù.u o altre cagio.ni, eio(1 drtlle condizioni .<:;anita,.ìe er.l a1'litJiane delle comunità e dei mondmnenLi onl dimorano per luogo tempo le famiglie tl(~i coscritti; poichè ln malaPia di moltissime localiLà della Sardegna, giìt nok"lte da Tacito, pertino nell"epoca di Tito Vespasiano pel' quell'isola in geneealc, debbo colà portare nella popolazione molto pl'egiudi;,io all'ottimo e completo sviluppo del cot•po urnano; menLr121 d'ulLl'a parte le fatiebe campesLr.i eui sogginc0iono LulLi i enmpagnuoli dell'isola, sia pe1• mancanze di ::; lrnde vicinali, come in C"ausa deJ!o fatiche della mola o macina domestica, ed anrlte pe1· il tt·asporto sul dot•so, e fra i monti, dello pcsauti loro derrate, non che per gli est.esi lavori ùellc minie~•e elle ivì in molli luoghi si trovano, debbano quest.e cagioui tutte servire di p1•egiudizio allJenesseJ'O delle famiglie, eù alla sLatura dcgl'indi\'iclui. Le qLtali cause Piescendo pm funeste alle popolazioni t'lll'ali di Sicilia c del napoletano, ne dlmoslt·mw gli e fretti di hasse s tature nella maggioru cifra dei l'ii'<mnati che vi s i Lrovano . Ben diversamente Ja ciò che avviene nelle provincie venele, O\'e la salubril.il, in esse qua::;i generale dell'aria, e la ubertositù delle t.err·e che Yi si coltivano, oltr e che il \li,·ere in generale, in quelle città specialmen te, vi è meno infelice, le popolazioni anche per quesLe altre <:ausc, presentano un notevole sviluppo, ed un'altezza nei corpi mnggior e. La pl'edetta Memoria ù pure corredata ch:·tle tabelle numeriche, che dimos~l'auo la Yerilà delle osservazioni esposte dal dissertatore, tanto pel' le comunità bolognesi, come pe1' alcune italiane, situate in localil.t1 povere, c mabauc, ed anche per varie altre molto bene pt·ovvedute di cibo e di sanità. Dalle quali tabelle risulta puPe la dinwsLru:tione del numero cliftcrenLe dei coscriLLi, J'irormali in causa di bussa s tatura, provenienti, non solo dalle quattro regioni SLtnnominate che ne Gto,·naze' cii mecl'icina mttltm"e.

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lllVIS'fA

ricordru•ono i numeri estrem i, ma ben~ì clallc ulLre sette cl11} vi stanno in mezzo, cioè da Lutte le undic i regioni italia ne. 111 peso, la misnNl del perinu~tro toracieo, ed ii loJ•o para;;one collll statura; cons iderazioni s ul grado d'attitudine fisica al •·eclutameoto rullitarc. - Si deve p1·ima a Mflrshal c~ BalfouJ', in glesi, poi n Boudin l'inizia tiva d i questc1 l'icerche. Ora però il calcolo del peso e la mism·u del per-imetro toracico è una pl'aticù nonnale peescrHlu nello leggi ~~ regolamenti di parccri1i ese1·citi, negli Stuli Uniti <l'Amerien, in Prussia ed iu Russia. ln regola generale, una statura alta non è mai la caraLtl\r istica della robustezza . " Una bassa statmu, dico J.an·e~, coincide assai più spesso con una gagliar-da costituzione di r[uello che una statura mollo elevata " · 'Cn medico russo, N. Seelancl va anche piC:t in là. " Una statura alta, dice, è più presto sogno <li gl'acilitil, che Lli for:,:a e di salute ". l?: p er ques ln cagione che i lisici sono più fraquenli nei cOl'.:tz;ziel'i e negli aP~igliet·i a cavallo, di quello clte ne' cacciatori a pieui. La ·misura ùel pePimelro LOl'acico non osp1·ime male malicumente la capacifà oilale, ossia lu capacità t'espiratoria dci polmoni, como gius tamente lo not.a il MoPache n ella sua Ig ien• ! utilitare; ma la conoscenza di questo perimell·o di viene un pt'ezioso elemento cl'uppt·eaam cnlo pol s uo paragone colln s tatura, e pc\ g1·ado approssimativo eli giudizì che s i sono ottenuti in segLLito a diligenti o ripHtute ossct·yazioni . È i11 conseguenza di CfLH:lslo, che Nculloel'lcr, B et•n:,;le in, Ham mond, Seeland e i medici l't·ancesi l1anno polut() stabilil'e 111 seguente norma: ,, Negli iwlicidui sani c ben confo,.ma{i, il JlCrimetro toracico è costantemente alm<Jno due cen'timetri eli JIÌÙ della m'!ici dell~t l1lcdura. n Ben s'intende che si l l'atta Ili tlOwini di 20 ann i alm r~no d'eta. Seeland poi ltn fallo nolm·" questo principio impol'lanle, che negli individui di clehole co:<Lituzione, la metà della statura ed il pet'imetro del torace so nn J'nppr esenlati .tlu cifre quasi uguali, e che ne,: tisict; la ciJNt ,fclla circonferenza del torace è inferiore rclla cifra dello 8emi-statura. Ln gPI'lVità di IJuesta cit·eostanza, l'eguaglianza. o; :;opt·ututto l'inl'e riol'ità del perimett·o L oraeico sono chial'a lflente l11anifosle so si paragonano questi geacili e questi tisici ro n uomini r obusti della stèssa statura. 1n Ullù paeola, dali due uomini collo stesso pe1·imetro loracico, il pit\ allo sarù il

n1eno ben con f'ol·mato.


ll[ GIOll!'iALl ITALIANI ED ESTERI

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Le nuove prescrizioni 11cr la slntura dei soldati, se-condo le dh•ers e :u•mi, nell'esea·cilo francese.- Una cireolare ministeriale in ùnla 11 seLlem bl'e 1875 dà ai comandanti ([egli uffici di r eclutamento le istt•uzioni necessàrie relativumentc al ripar·to degli inscriLti di leva della classe 1874 fra i

diversi corpi dell'eset·cito. Ecco le nuove liruilazioni delle slaLul'c tlegli uomini a !:->0<·onda tlei corpi cui sono destinati:

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Statura presco·itt:.

}<!inim o- Massimo

m. c. m. c. 1,70 n.eggimenti eli col'azziel'i n.eggimenti{nelln p l'Oporzione di'/ , del conting. l ,07 d' artiglieria tnella [H'Opot·zione di '/3 del conling. l,();) Reggimenti d'arligliCI'ia-pontieri.. 1,67 ·! ,66 » di deagoui l,ìi 1,66 del genio . Le compngniodeltreno cl'artiglier·ia, degli opet•ai rl'artiglietia o degli nrLifleieri 1,64· Hcggimenti di caecintori. '1,62 l,HR " degli ussari . 1,6:! 1,6H , dei cacciatori cl'.\.frica '1,62 '1,6R , degli spaltis . 1,62 1,6~ Squadroni del treno degli ertuipaggi. 1,62 1 ,(i7 li reggimento dci zappatori-pompieri di Put·igi . '1,54· n eggimenti degli zuavi . '1.;51Batluglioni di caccial.ot•i a piedi . l,M Sezioni di commessi cd operai rniiiLat·i cl'umminis trazione . l ,51t ncggimenli di lit•atori algcr·ini. 1,54 " di Jaoleriu di linea 1,5-1Gii uomini che esercitano i mestieri di maniscalco, sellaio, basLaio, d'armuiuolo, !;a!'lo e ealzolaio, potranno essere ac(',elt.ati colla st.aturl'l di ' · . · , t"',G7 pEw i reggimenti corazziet·i, l'",ti5 artiglieria-ponlieri, J '",6~ dragoni, l'",63 " artiglieria, del a:enio, " 1·,6~ ~ { per le compagnie del treno d'artiglieria, "',GO ) peir·e~gi mcnlica~iatori ,ussut'i, cacci~ t m'i d'.\ l'l'i ca 1 per glt srtuadrom del treno ùeglt eqmpaggt.


RIVISTA DI GlORNALI ll'AJ.JAN I ED ESTERI

I militari che esercitano il mestiere cl'armaiuolo, sarto e calzolaio, potranno essere accettati colla statura eli 1'",62 per lo compagnie d'operai d'artiglieria c d'at·tifìcieri. Le modificazioni più irnpotlanli portate Alle limitazioni delle staLure relative alla classe pl'ecedentc sono le seguenti: Nei reggimen ti d'artiglieria il minin:w della s latura ò abbassato di due centimelt·i per nn terzo del contingente; Nei reggimenti dei cacciatori, degli ussar i, dei caccia tori d'Afl'ica e degli spahis, il minimo della statura è abbassato di un centimelro: il massimo è calalo tli due ccn LimeL1·i pcl' gli ussm·i, i cacciatori e gli spahis; di quattro centimetri pei cacciatori d'Africa; Negli squadroni ùel treno degli equipaggi il minimo è abbassato di due centimetri.

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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Patologil& e terapitt metliea SJiecitde redaLLa dal pror. V. ZIEMSSEN.- Versione italiana. Napoli; presso gli editot•i Nicola Jovenc c D. V. Pasquale.

Quest'oper a, che ::;i sla pubblicando sotto la di rezione ùel pt·of. Ziemssen, è um1 caccolla di rlotlc monografie di mcdièo argomento, a cui lo. vora no i più insigni clinici c professori della Germania, le l)uali insieme riunite ed ordinate c.ostitu il'anno uno dci più completi e pr·ofondi tratlali eli patologia e terapia medica speciale (1). L'opera iutiera si divide in quindici volumi. Il primo !lei tJUU!i comprende l'igiene, le malattie p1·ofessionali, le m'alo.tLic da iòulazioni polverose (o.utor.i Geigel, I-Iil'L) .Merkel). Nel secondo vengono esposte le m ~ùatlie tl'infezione, quindi il tifo addominale ed esantematico, la peste, la fl:bhre g ialla, la dissentel'ia, la difleriLe, i mol'hi ernlli vi, l'infc:àone palustl'e, la meningil.e cerebi·o-spinale epidemica (Licbermeisler, LeberL, Haenisch, Huebner, Oertel, Thomas, Cur•scbmann, Zuclzer, Heptz, Ziemssen) . Kel ter·zo sono compt•esi i morbi di Cl'Onica infezione, la sifilide, i morbi d'invasione (trichinc, cisticerchi, eehinococehi), le infezioni da veleni a nimali (Bi.iumlCI', Heller ,..Boll ingee). ll tJUill'tO e il quinto sono dedicati alle malattie dell'appapaLo respiratorio, comincif!ndo rlallHaffezion i del naso, delle fosse nasnli, delle fauci c fat'in ge e terminando con la lulJercolosi polmonare (Frankel, \Veber, SchrotteP, Ziemsenn, Sleiner, St.offcn, Hiegel, Fraenlzel, Jiirgensen, Hcrlz, Riihle e Rindfleisch). Nel sesto è discor·so delle malattie del-

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(L) Ved i le condizioni ll'ussocia :donG r,·a. g li avvisi nella copertina dP.l

gioruale.

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lUYISTA

l'apparato circolatorio (Rosenslein, Schr6Lll.l!', Bau~r, Leber l,. Quinke). Nel seili m o edotta vo, dellemo.la Llie dell'apparalo chil0poietico, c_ompresevi quelle del fegato, della milza, del pei·itoneo, delle capsule sut•renuli (Vogel, 'vV agnel', vY end t, Zenl<Cl', Ziemsenn, Leube, IJ eller, Leichlens tern, Thierfeldel', Ponfick, Friedreich, Mosler , Oucheck, J:vlerkel). li nono r ignal·da le malallie dell'apparato urinario (Bartels, Ebstein, Lebert, Cm·schmann). Il decimo le malattie degli organi sessuali femminei (Schroder). Le malaUie del sistema nervoso sono esposte nei volumi unùicesimo c dodicesimo con un m·ticolo ::;peciale s ullR s ifilide cerebrale, ecl un a ll.eo sui disturbi d i loquela (N othnagel, \Vy sr;, Hitzig, Obern ier, Hetihner, Kussmaul, Erb, Eulcmlmrg, J olly e Bauer). 11 lt'edicesimo considet•a le rnalatLie dcgli organi del movimento (Senator) e le anomalie generali di nutrizione, comprendendovi lu clorosi, anemia, i"crofolosi, adiposi, scot•buto, ecc. (Imrnermmm, Senatot', Scitz).ll quattordicesimo s i occupa delle malattie della pelle (Rindflnisch e Ziemssen) t' termina il quindicesimo con gli avvolenamenli perv~leni inOl'gan ici ed organici (Buh01, Nr:n..myn, Scluniedebeeg). Di questa edizione i~uliana eondotta con cura da abili ll'adutloJ•i dieci dispen s<' !SOno stale ptù)hlicaLe fino acl or·a, le quali comprendono la ~ifili de, i morbi et·uttivi, i morbi d'invasione, le infezioni per veleni animali. 11 nome degli aulo1·i e questo suggK> che ne abbiamo c: assicurano dell'alto pr egio dell'opera t> del s uo valore eccezionale sotto il rapporto pratico e scientifico. Lavoro eli lungo. lena, in gran parLo ol'igin:He, gt·a vc~ . p ondel'ato, completo in tutte le.sue parLi, non esitiamo a Piconoscel'lo come una delle pi1\ impotta11li pubblicazioni della lc)l· Lcralura medica modcl'lla e lo raccomandiamo sopratut.to alle ]JUOblicbe Biblioteche e più speciabnente allo Biblioteche d<'i nostri spodali mili tari, a cui questo libro, tracciato su rosi vAs lo piano, potrà r ispaemiare l'acquisto di molLi altri. Lo. s itllide è.. lrfl.tlaLa da1 Baumler. Comincia con la storiA dolla malat,tLa ,· p~:wla .dci s uoi rappor~i con la lehb1·n antica eho consideru malattia dis ~intn, crede rnolLo probabile che sì in <h'iente che in l':uJ'opa non solo si conoscessero fin o dalln <)fl· Li chi là alfeziOJli loca li d 'ogni maniera come conseguenza di coi lo impul'o, ma anche la l:'ifìlide; che porò come malattia specialP non sia stata compl'esa che verso la fine del XV secolo. Hig uat·do la diffusione geografica della s i(i!ide ra osservare come alcuni paesi ne sieno più danneggiali che altri., citando rrn .ques ti il Messico c le isole del Mare del Sud, i cui incligen i


nlBLIOGRAF'ICA

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sono minacciati di essel'ne distrutti: e come >jn alc.un[ paesi, non ostanto lò. poeta clischinsa alla int'e:.::ione, la malattia non ,·j abbia fìno ad oggi poslo radice. Questi paesi sono l'Islanda e seconùo LiYingslone una parte dell' Alhca centl·ale, e ment1·e ~pee questa si potrebbe invocare a spiega:.:ione la razza, poicbè, secondo LiYingstone, rptesla immunilù non esiste che per la gente di puro sangue afl'icano, pe1' quel la se ne igno1·a com.plolamente JIJ causa . Quanto al corso della s ilìlide non ammetLe, insieme con la maggior parte dei mode1·ni sitìlografi, ilrigoredellacronologia l'ìcorcliana; vi sono in fatti casi in cui il corso procede con tanta celerità e gPaviltt che i pl'ofonùi d isturbi di tessuto f\Olilì a compnriro sul finire della sifilide si manil'<~stano s ui pr-imi mesi ilopo 1n in fe7.ionc. Ivia pe1·ù 11011 nega ello sotLo ilrapj:JOrLO della cl in i ca osservazione quel'l.u cronologia non abbia qualche cosa di seducente, e p ossa, purificata da taluneevidenti inesalLezze, ;wero anche oggi un Yaloro pratico. La que"'l.iono della teasmisl;ib.ilitl'l dcii t'l sifìlide per mezzo del ;;;ang ue è discu~sa largumonl.e e risoluta in modo affermativo; ripor-la le osservazioni e le espm·ienze c~he hanno messo ques to ratto fuoei d'ogni dubbio, tencudo gran con lo di quelle del nostl·o Pellizza1·i. 11 latte uon crede sia Wlicolo della sHìlido: la trasmissione ù1~lla sifilido dalla nut1•ice a i lattan ti non uvvienc per m ezzo del latte, ma pet• opera delle afiè :.:ioni locali s ifìlitiche che s i tl'ovano sui capezzoli. Se lo sperma possa infollar o ìa donna direttamente ù quislione ancora non eisolula. Al figlio la sifilide può trasmetteesi JlCr mezzo dello sperma o dell'ovulo CJ da lutti e due ins ieme. Se n ella peoc.f'0az.ione il pndrc\ era sano e lu madre non acquis lava la Rililiùn che durante la gravidanzn, il bambino sfugge alla infezione solo quando la n1adre 110n ùivenne siflliLica che clopo il 7• mese. So la sifilide passi nella lcwza generazione ùice 110n essere cosn cerLa, riporta però un fallo dell'Hulchinson eia cui questo autore avrebbe dedotto la possibilità di r{tlesto passaggio. AmmeLI.e anche possibile tooricarnente, ma \wn :ulCOl'a praticamente. confel'Uìato elle una don na 'sfugga cluJ·ante la gJ't\Vidanza o prima d'essa al contagio per mezzo di un feto si6lilico dj originn paterna, ma nell'alto del pnrlo resta infetta dal bombino coperto di eruzione sifHitica. Tratta della trasmissione della sifilide pol' mezzo ~della vacc iliazionc c JJn tPae le segtwnli eonclns ìoni : 'J• che lo s inl'ide


4 ·136

RlV.ìSTA

.può e!?sere tl'asmessa eQl vaccino; 2• che nei bambini già !j>ifilitiQi al tempo della inoculazione, il corso delle pw>tll.Je vacciniche può essere norrnalissi'ìno e dar luogo <'!- cicatrici fisiologiche; 3• che .nei vaccinati con uno di questi bambini,' quando la inoculazione riesce, o si trasmeUe il vaccino soltanto, o soitanto la siiìlide, od ambedue. Quèslo fatto conduce a ritenere che il v.irus vaccini co e il si lUi ti co si trasmettono sep<:U'atamente ossia cl 1e il virus s iHlilico non è innestato intimamente col contenuto della pu-s tula vacc.inica, o forse nori sono neppure contenuti nel tempo stesso nella pusLula, rna si uniscono /J.Ccidental;nente sulla lancettà. È ciç1 confermato dal thtto che il contenuto J.mro della vescicolu vaccini ca sviluppata in un bambino sil'ìlilico non possiede virus sifilitieo; le inoculazioni fatte con questa materia fu('ono sempt·e negative. Paee dunque che l'effetto si debba attribuire alla miscela del sangue. Ma però dice essere citati dei casi nei quali non si ebbe mescolanza di. sangue e la sifilide f'u trasmessa. Egli tr·ova una spiegazione in questo ratto da lui più volte osser,vato, che nella linfa ello (l la prima a trapel~re da una vesc.aeola vaccinica di $<~tte gioeni s i ri~contrano speSSO a}; [ Ut\ll~Ì CO.l'pusco1i sanguigni bianchi e rossi 8._!1Cot'chè la linfa apparisca lin'tpidissima. Bisogna anchR ounmetteJ'e altre due eventualità che possono occorrer-e nel trasporto della sifilide per \Ue:.::zo della vaccinaz.ione. Può accadere cb e un b ~mhino sano, dal cui h caccio s i toglie il vaccino, resti infettq per lo intlngere rirJetulo clellfl JancetLa· con cui furono fatte le pÙntme vacciniche in un bambino sifilitico;' allora il sangue attaccato alla laneetta viene deposto nella puslLùa aperta del bambino sano; e p uò darsi ancora che nella vuc~i­ nazione di molle p~rsone, sp<~ciulrnente adulte, quando lrovasi fra esse un indivit~u~sifilitico, la sifilide non solo venga lJ'aspo~tata sul bambino che fornisce il pus, m a ancora sopra gli altri-che ~qno inoç:ulati immeclialamente dopo l'individuo in.fe tto çon. la rped.estma.laneeHa non pulita. L'ayven)..tta. inl'ezipne; dà non assoluta garanzia contro una seconda: nel maggior, numero dei casi però questa ha corso mitis~inw:n1!:1 n,on cos.t antemente. Sostenitore della diversit$ ·<;lel vir,us sifilitico e venel'eo ribatte gli argomen~,i 4eg1i unicisli .p~r quindi piepilogare la quist.ione -nei s~guenti termini: t • l/ulcera nwHe è .u n afte-ziotie.locale contagiosa inoculabile quasi senz& lirniLi ·tanto su,l pottatol'.e quanto s ul sano e sul sijftitico. Nasce senza incubazione dopo 24 ·ore, si produce


p er ria:;;soi·bimento una infiamm azione delle glandtjle linfa-4-ic:he-vicil'le di n atura Ynfl(.tmmatioa acuta .e· con esito per lo -più di suppw·az'i,one> ma non mai seguita ùa si:}Uiclè costituzionale. .La marcia ha la proprietà di quella clell'ulcei·a rri011e. Per la fèlcile inoculabilitù trovansi spesso par·ecè.ltie 'Ulcere in seguito a trasporto diretto . Con la inocultuione di secreti purulenti sifilitici o anche non specifici possono produr s i arl.itlcia1mente ulcere p iù o meno ~na log11 e all'ulcera molle, forse itle ntiche ad essa eù inoculabi] i del pari per generazione Ropra persone s?Jtlitiche, e, come ·sembra, unch'e. con la ino'Culazione d i pus non specifico SOJWa i sani. L'a~ionc ulcerante d ipenùe prohabilnu~nte dal solo pus ed è forse r iirfol'~tila dalla costit.uzione dell'inoculato: 2• Il viru;;, sijìlitico con tenu to nel seceeto di una affèzione primaria s inti!;ica , in diverse affe%i.oni sifì.litiche locali e nel sangue dèi s i!ìl itici pcma: a) sopra i sani dopo una incubazion e di 3 a 4· se tli.mane .al punto di inoculo.zio.de una paputa che a poco a poco S"i in: durisce e spesso si ulcera s uperjlcialrnente. Scor'so un altro periodo d'incubazione segnono fenomen i gener•ali della sifi-lide. lu rarissimi casi ecce~ionali i t'aLti primarì locali retrocedono senza fenomeni gGner·ali. Jn u n'alr·a serie di casi n on meno J'al'i ed ecce:.donali, probabilmente sotto la intluenza di una predispos izion(~ indivi duale sorge dopo la inoculazione un processo injlammatorio locale con formaz i om~ di ulcer a , annlop;o a quello dell'ulcera molle, dal quale con molla prohabiliLà: è impedito lo sviluppo del v i1'US si filitieo al luogo d'infezione e fo1·sc distrutto. Non di meno in daLe circostanze r1uando il virus sifùitico ha fatto presa, può seguirne più tardi l'indudmen to e la sifilide g eneralé . b) Sopra le personesifì!Hichc nellé circostarize ordinarie il virus s ifìlitico inoculato o non manifesta aleun effetto o· · produce una pus Luletta a bortiva o flnalthente un· ulceramo1le coi suoi carattet'i (nlceroide di Clere). Si·ottiene quasi semp·re questo r isu Itato, quando si adopera .jl secr eto 'di una affeziòne sifìlitica primaria, o di un fenomeno locale cos tit.uzionale messo· a1·i~flcialmente injorte suppw'az ione. 3• Quando sopra 'una ulce1'a molle si· forma g radatamente un indLu·imento o quando ad essa tien ·dl.eLPò 'la sifilide senza.' clv:i Yindurin'lento ci si possa r iconosèere; bisogria: ammetteré nel maggior numero dei casi che si è t!'aLla1.o di trn ·doppio -contagio da una par-te con pus molto irr i Lcmte cioè col virus


~138

RI.VIST:A

v~mere.o e dall'aiLra col virus sifìli ti co.

La sorge n te fu doppia (ulcera molle e sifilide); o ftt una ulcera venerea che induriscé o U)l ulcer·a molle sopra un sifilitico o un u lceroicl.e eli Clerc. Dice finalmente che, o ve s.i consideri che spesso al punto d'ol'igine del contagio esiste una moltiplicità di sem'ezioni patologiche, non d.eve fare meraviglia se nella pratica il contagio siillitico non pres enta s empre la nettezza e la semplicità dello sperimento patologico. t premesso alla cura della sifilide un capitolo sulla pro!ìlassi., in cui si pada della scelta delle nutrici e del matrimonio per sitìlitici. L'antore sostiene •non doversi permettere il matrimonio finchè sono dimostrabili le più piccole tracci e di s ifi lide; ma confermt\ essere difficile determinare il tempo che bisogna lasciat'e. correre dopo la scomparsa di Lutti i sintomi, onde evitare il pericolo eli contagio. . · Dopo la co!nparsa dei fenomeni primm·ì, ritiene col Ricord e l'Hutch.i nson potersi mediante una cura cominciata a tempo .p revenire l'in fezion e generale, avvertendo, come· impor tante, che niutchinson, dopo avere p1;oressato opinione contracia, oca designò a deliri ttura il mercurio come . antidoto òel virus :=;ifililico capace di dist!'uggedo, d'imped·ire la moltiplicazione lteÌ sangue e troncare l'azione nei tessuti quando vi è giù penct!'ato. Le cont!'oindicazioni alla cut'a meecueiale le ritrova gu.asi so~arnCIJle. quando.hl ~Hilidc ba collo un organismo pl·ofondamcnte abbattuto da ,altri morbi. Le affezioni polmona!'i che quasi tutti ritengono con troindicazione del mercurio non le considera tali da esdudcrlo :assolutam~nte. All'opposto le rhal.a ttie croniche. dei reni con albuminuria, ove questa non ·dipenda dalla ~ifilide, il che rilevasi con una cor·tu prohabiliti1 daiFana.mnesi so,no estremai11(mte sfavot'evoli p er la curn .mercuriale. li'\ LaH ,casi vorrebbe preferita. la cura di jodo c legn( in d i ani. Tnluni medici r ifuggon.o dal curare col nJercurio . glHlJ f'e.~mi·a:I:le.mic} a,nche nel~acme del periQdo secondario. Fa osserva1·e che in molti casi siftatta.anemia dipende dirc tl.a}:nenLe dalla .si.('ìlidJ\. si.ì\>Viluppa con la rne.desirna e s parisct' rqpidarnen ,l.~ ç,qn mm3.;,mercuriale, mentr-e i prepnrali di .ferro uon,;vi )lanno , a\ç..w·~a.. ~fficacia . N on ~os; quando la siftlidt' .<;otnisce: un, iryli.vi§.uo già ~loJ'Otico 9d a!1e)1fico . .Alcul_le pagine sonD destinate alla sifilizzazione cl1e ò di~ • ~f.intaju .profìlatti,c,a, e Gut~ativa, quella omai ovunque abbanc~()~lat.a, ques ~a ancora .in vigo,re i.n Not':vegia> propugnatorn .il W. Bocck. Conviene e<he J fenomeni costituzional i della· si-

,a, ..


4139 BIBLIOGRAFICA fllide con le ripetule inoculazioni del pus ulceroso che non può essere che q nello dell'ulccearuolle vengano a guarigione. :vta l'cJfeLLo non è divet•so da quello che s i ottiene con la sempl ice cura aspeLt.antc o con la provocazione eli nurnerosi'focolori purulenti sulla pelle con pomala di lartaro stibiato o piccoli voscicanti. Accenna fìnulmente como siu slata pure tenlatu la vaccinazione in modo analogo ripetuta come melDdo curativo della sifilide, ma fuol'i che in Russia non essere stata applicata su larga scalo. Delle altre parli che ancoea non sono condotte a compit1Jenlo, compr·ese in queste pr·imc ·10 dispense, of'f'J•itemo unn breve l'ivi sttt in un prossim o numero. lf tti del CoJ~g•·e.'lRO uaedico intet•lla~io•aa.le di Brus-

selle. -

Preavvi.<w bibli8gt•nfieo.

Quanlo. prima vedrl). lu luce il resocon Lo della 3• sessione (Vienna 1873) e quell'o llella 4,a sessione (Bt·usselle. 1875) del Congeesso periodico intel'noz.ionale delle scienze mediche. Il congresso periodico intet•nazionale delle scienze terminava or ora a Bt•usselle la sua laboriosa e fertile sessione, la t(Ualc lascierà nella sloria della scienza una traccia brillante e duratura. On<le fissarla l'ufficio di presidenza ha deciso di put•hl.icare nel pilt breve termine possibile - proho.bilmenLe verso ili • del peossimo gennaio - ili'Csoconto dei s uoi lavori. E per fare scompar·irc la deplorevole la.cunn Jasciàta negli AlLi dell'istituzione(dei Congt'ess.i pePiod.ici internazionali) col non nver pubblicato, per cagione d'impedimento da forzu maggiore, il resoconto del Congresso di Vienna del 1873 si è posta in geado di pubblicare cont.empol'ancamenteil riassunto esulto ed ufficiale di questa sessione. · Il ùeUo resoconto i()rmerà un volutne in 8', di circa 1000 pa'gine che costerà 1.5 fr·anchi in oro. La varietà, la moll.ipliciLà e l'imporlan~a. delle maLeriè' che sono svolte in siffalto volume, alcune delle quali interesson~i. rliretLomente il se,·vizio sanitario militare, lo rendono se non indispensabile, di certo grandemente utile a lutti gli uflìciali medici, e meritevole di figurare in tulle le biblioteche reggimentali, siccome quello che potrà essere consultato con frutto da tutti coloro a cui, benchè profani dell'arte, stanno a cuort3 la prop~ia · e l'tllbru.i salute ed incombe l'obb1igo di ve-


1\IVISTA BlDLlOGI\Al,1'ICA

glinre a che le regol~ d'igiene pubblica e pt•ivata siano rigot·osnmente osservo.Le. Lu direzione del gio1•nalo s'incarica di buon grado tli raccogliere le firme di quelli cl1e inLcndessero aecJtusLare l'opera s uonunzialu e di fol'la loro pot•venit•e a suo lornpo ptu'ch~ no mandino l'importo alla direzione stessa (che sur ebhe in c~\rLo. L. il. 16,20) e indichino esattamente il luogo eli lo_ro re!'lidenza. Dicl•itwa.zioue. - Ripat•iamo di buon g rado ad tma involontaria ommissione in cui ::Jiamo iucorsi pubblicando lcslP, d'ordine superiore, In Memoria Delle malattie simu,late ecc., del dottor Tomellini. Sill'alt.a ommi~c:ione consi!'lLe nel non ave p noi notificato che le ta voi e s tai istiche oude la sLtddelta Memoria è corredala sono, u confessione dolio stesso dottor Tomellini fo.tLUJ•a del teneuto medico sig. dottor Vallino, il quale si valse per lu compilazione di esse dci malel'iali r hP Lt·ovavansi presso il Comitato di sunità militare. Unicuiquesuum . La Dire::ione.

Il DirettOY'O

r. E. MA:-~ A YRA Colo"nello medico, memltro del comitato d,i sanitd militare.

11 Redattore

Dr FEDP.RICO 'l'OSI Capitano flltdico.

NUT!Nt Fr.:o~::nrco, Gerente.


TABEL LA 1a RAPPORTO NUMERICO TRIMESTRALE dei mili-· tari dell'esercito curati negli ospedali militari e civili (LUGLIO- AGOSTO· SETTEMBRE 1875).

TABELLA 2n MOVIMENTO MENSILE dei mala ti negli spedali militari ed infermerie di presidio funzionanti da ospedale (OTTOBRE 1875).


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34

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21

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Su 100 militat·i entr ati negli spedali 77 furono ricovet·ati negli s pedali mili ta ri e 2a nei dviii. Per i 32Z decessi negli ~pedali mi!Hari o Lrasportnti c3davcri le cause di morte t\lrono le seguenti: Meningo-en ce fahte e meuingite cerebro spinale. . A \)_oples~ ta ce •·ebt·ale (t rasportato cadavere) . . A teuaz10ne mentll le . . . . . . . . . . Mielite. . . · . . . . . . . . . . Mnlattie acute dell'apparato respir atorio ld. croni che i<l. 1d. Jd. de l c uot·e e :;r ossi vasi 1·;roorrag1c . . . . . . . . .

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Malattie dell'apparato digerente

Risi pole . . . . . . . . . . . . . . . . . Febb•:i periodiche, perniciose e cachess ie palus tri

Morbill O . . . . . . . .

. . . . . . . .

:O.liliare . . . . . . . . . . Tifo e febbre tifoidea . . . . . A rtt·ite ed artrocace . . . . . Al t•·e mala ttiH . . . . . . . . Fet·i te ed a ltt'C lesioni vi olenti . . . . . . Somrnersiooo accidentale (traspo•·taU ca.datm•l) Suicidi (ài ct'i 7 tt·asptn·tati Cadaveri) . . . .

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Il numc1·o maggiore degli entrati negl i ospedali, iu rapporto all a

145

fotoza, si verificò nelle di\·isioni di Padova, Rom;l,llleuina,Bologna, 2,1)1l 18 Salerno, e cl il nume ro mi nore in C]uelle di Genova, To1·ino, Firenze,

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E cosi il m~ggior numero dei morti relativamente a lla forza si ebbe nelle d ivisioni di )lilano, 1'\apoli, Perugia, ed il numero mi10 nor e in quelle di Pa lermo, 1~essina, .O enova e Roma. Degli 8 casi di mor te iu seguito a m il iare 4a vvennero H ella diYisione di Bari e precisamente nell' infermeria presid iaria di 7 Iser ni a o,·e per q uesta mal<t.tti a furono cu ra ti 3G ammalatt. Sono a notars i i seguen ti fa tti cbe negli spedali militari della divisione di Toriuo su :lO morti, U furono pe r febbri tifoidee; ed in quella di )filano furonYi 14 mo•·ti per tifoide e 2 per tifo sol tota le di 27 morti. A11che gli ospedali della di visione ai 1'\apoli ebbel'o 16 casi di morte pe r tifoide sopra G2 decessi. 16


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.tlnnota~ione.

In ques ta tabella. sono pure compres i gli i urti vidui che non appa.rter.gooo f~ll'es~r·cilo CUl'il.t'i negli stabilimemi m i litari (g uardie doganali , di

pubbhca SJcure~z<l, ecc.).


MEMORIE

ORIGINALI

SULLE ESIGENZE DELl/ IGIE~E N .ELI. A.

COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI

( Oontinua.:. e fin e v. J.V0 Il, pa.g. 1065). (l)

LETTERA Ila. Disposizioni a rchitettoniche -per gli ospedali per manenti.

Se hm li c ~ precetto eli Vitt·uvio - m·ckitectus sit medicu.s - va le in genere per lulli gli edifìzi destinati a dimora dell'uom o, di necessità clebb'essc ,·e specialmente applicato. agli ospeda li. poichè io q uesti solo median te la sci énza e la pratica medica è dato dì conoscere ed apprezzare al vero l'esigenze a cui l'nrehitettura deve sodd isfare sotto l'ospetto dell'igiene e dell'economia del servizio. E sicco me è prPssochè impossi bile che un architello, per quanto sia estesa men te versa to, possegga anr.he nell a uostra scienza tutte le volute nozioni teorico pl'at.ielte, eosì l'esclutl el'e l'interven to dei consigli (l) Facciamo ' 'i v! I'ingrazi amenti al maggiore m edico ca v. Da Vi co Virgioio per IWet·e ceduto g1·atuttan1.4nte a l giornale le sue lettere sull'igiene degli speciali, cbe s iamo ce rti sa r·anno .state lette con i ntet·esse e con profitto da coloro c ui specialmente furono diretto. La Direzione. Gìo1·nale di tneatotna rt~,il'lttn•e.

'18


~ 14 6

SULLE ESIGENZE DELL'IGIENE

del medico, come si prat ica non di rado , può assai facil mente esser fon te di gravi cd irreparabili eno ri. Benlung·i dalla pretesa di mettcJ'Cla fa lce nella messe altrnL mi farò ad espon·e in modo so mmario i prin- · cipì fondamen tali che debbono se r·virci di guida nel caso in cui renga richiesto il nostro consiglio. f n un osped ale permanente di una certa importanza debbono esistere gli elementi che seguo no: '1° Infermerie ord inarie per la cura delle mul~:~ttie comuni medi che, ehirurgiche, otta lmiche, veneree e pe1· i convalescenti. A ciascuna di queste infermerie debbono essere annessi almeno due camerini, l'uno dei qual i serva per i lavacri degli ammalati e l'altro per la ·custodia degli oggelli di medicazione e di un pi cc:o lo qorredo eli biancheria ccc. 2° Camere parlicolnri per gli ufficiali, i sospetti si mulalori, i deten uti, i mania ci, non che per g li operati e gli affetLi da malattie Lrasmissibili . 3• Latrin e, ncllu propor·zione di una ogn i ·l O letti, per· uso esclusivu degl i ammalati, ed alLreancorn per uso esclusivo del personale di se1·vizio. 4° Una sa la o caménJ abbas tnnzu spaziosa e bene illuminata, pe1· praLicani le opera zioni. 5" Farmacia con lo cali unnessi p et· la prepara-zione e conservazione dei med icam.enli, e con carnera d i guardia per il farmncista. 6° Cucina con magazzin i per alimenti, bevande e com bustib ili ed un calllerino di gunrditt per il cuoco. 7° Camet·e per il medico di gLlardia, per l'uffit:io d'ar.cetlazione degli amma lati e pt~ l' il port.innio. 8° Carner·e di vestia rio pet' gli arnma!ati e mngnzzini per la conservazione dei loro vestiari ed arred i. 9° .Magazzi no per· la biancheria distinto in tre sezioni (binn chcria nuova , usata e snd icia) . ·l o• ~Iagazzino per il matet·i ale d'osped ale.


NELLA COSTR UZIONE DEGLI OSt>ED;\J,[

1 ·14 7

H• Magazzino per il materiale da <'ampo. •1 2• Locale per la disinfezione degli oggetti di ve-stiario e da letto. 13• Locale per· il lavatoio quando si creda conveniente esercitarlo ad econornia nell'in terno dello stabili mento. Ho Camera per· bagni e dor;cic, con ga bineHi ~:ar­ ticolari per gli uflìc iali. 15° Lo ca li per gli uilìci cl'ammi nistr·azione, per le corìfer~ ~r JZC scientifìetle dei rned ici, pe r l'armamentario chirurgico e per la bi blioteca . ·1 6° Locale per gli uffici religiosi. 47• Alloggio e rc{e ttorìo per le trnppe eli sani tà, <:aìcolondo ello debba esservi un infermiere ogni ·10 ammolati , •18" Loca li per le ncc,·oscopie c per l'asilo mortuario con nttiguo carnc rino per il custode. È .poi necessa r·io che ;:;! fnbbricato sia annessa una discreta area di te rreno, In quale possa servire sia per , il dìporto dci c o nvt~l esee nti come on che, ul l'occonenza, per l'i mp ianto eli baracche e di teude per la cu ra dei malati . fila lo pane più diffici l f~ del eòmp ìlo sta nell'ollenere che, tanto nel piano generale dell'ed ifìcio come nella dispos izione recipr·oca e qc llu strutmra de i sing(j]i elementi s uindicati, sieno oppo rtunamente concìlìate le es igenze dell'ig iene con quelle dell'econom ia e detla .faci lit à del ser·vizio . Noi' s(JppÌ<1mo clw l'i giene es ige prin cipalmente aria pu ra e lu ce abbondante . Quindi n tale rigun rdo, per se rvir·rn i delle par·ole dell'i llustl'e Trelat « il faul q ue tout soit disposé pou r la li bre eL abon danle cin.:ulation de l'ai ,·; il fau t que les vents puissent baluyer· fa cilerrien t Jes surfaces de construction, qu'ils ne rencontrent ni angles ni parties rentrantes, que le soleil


114.8

SULLE .ESIGENZE DELL'IGIENE

puisse baigner la totalitédes Mtiments; il faut enfin que ces bàtirnents largemen t espacés et completernent séparés les uns des anl.res, ne constituent pas des foyers d'infection réciproque, dont la puissance CI'Oit avec lo nornbre » . Come ben si comprende, per segui1·e rigorosamen te codesti pr-ecetti si dovrebbe disporre il fabbricato su dì una sola linea. Sitl'alla disposizione però, mentre è ottima per un piccolo ospedale, riesce difettosa per un grande stabilimento; imperD Ccbè, in questo secondo· caso, il lungo sviluppo della linea del ii1bbricato ed il conseguente succedersi di molle infermerie l'una di fìanco all'altra, sono neeessa riamente sfarorevoli sì alla salubritù come all'econornia del servizio. L'applicazione l'aziona le del mentovato precetto sarebbe rappresenta ta dal così detto sistema a padigliord ossiu a. corpi, di fnbbr icn possib ilmente piccoli è separati, sìsterna su cui, osserva Hussori, la scienza e J'arl.e delle costruzion i ospitaliere, dopo avere cercate tutte le combinazioni praticabili, si sono defìnitivmnente· arrestate siccome il migliore. G!i ospedali a padiglioni si possono distinguere in due tipi principali , a seconda' che i padiglioni stessi: a) comprendono una solainferrneria per ogni piano ,con camerini accessol'Ì, per ln.tl'ine, laracri ecc. oppure b) so no divisi in varie inferm erie per ogni piano coi relativi accessorì il tulto essendo collegato da un corridoio comune. Come esempì del primo tipo' possono valere gli"osped<Jli reggimentali ingles i, l'ospedale militare generale di Valletla ne,ll'iso la di Malta e l'ospedale civi le Lari· boisiére in Parigi (tav. l", Il" e JJI•), il quale ul ti mo però ha il grave difelto che l'intervallo fra i padiglioni riesce troppo angusto in proporzione della loi'O altezza. Al secondo tipo, molto più variabile e meno prege-


NELLA COST!tUZION.E DEGLI OSPEDALL

1.J.i.9

vo le sotto l'ospe tto igien ico, apparterrebb ero gli ospedali militari dillannovcr e di Verona non che l'ospedale civile di Zurigo (t.av. I Va, Y" e Ve). Ora un bt'eve cenno sulle not'me generali de ttate dall'igiene riguardo alla capacità re lati va ed assoluta d'uno spedale, alla supel'fìcie che pr·oporzionalmente è necessaria, alla disposizione dei fabbrica Li, infine alla posizion e e struttma dei singo li !oco li. Astrazion fa tta dagli eventi straordi nari delle guerre o delle epidemie, J;, capacità clte deve a\'Cre uno spedale relutivamente ull'cll'ettivo dci corpi di truppa per -cui è destin oto, vuoi essere desunta non gitt dalla cifra rned ia giornalieru degli amrrwloti calcolata su ll'in tiero an no, bensl invece dalla media delle- cifre massime che sogliano aversi nP-lle stngioni più in sul nbri . Siccome poi qu es to cifre mass ime variano a seconda. dell e località, così il c.Mcolo deve principalmente fondarsi su l risultato della osser·,·azione pratica fa ua in luogo cd es tesa a parecchie an nate. Pe r·ò anche per le locvlità più sa lubri si deve rite nere come necessa rio che l'ospedale possa ricoverare alm eno il 11O per :J 00 del~ l'ell'ettivo delle truppe. Si avranno, nelle stagioni più salubt·i, alcu ne infermerie vuote, mn si eviterà nelle insalubri l'affollamento co llo sue pessime consegueme. Su lle esigenze dell'igiene ri spetto alla capacità nssoluta dissi già altrove abbastanza per persuadere che, anchè amm essa l'eguaglianza d'ogni altra condizione, i picco li osr<•dali riescono se mpre più salub!'i dei grnn di e quindi sono a questi preferibili. Devesi però anch e ritenere come massirna costnntc che, a pari tà di lutto le altr.·e condizioni, la su lnbl'iLi.t di un ospedule sta in rogio ne dir·etta doila superficie elle il fabb ricalo e gli spazi liberi intcl'lned! occupano relativamen te a l ntnnero dci ri c.overali. Nella già ri cordala discussione sull'igiene e la sa-


1H>O SULLE liSJGENZE DELI.' IGIEì'IE luh•·i•à dc~li ospedali ch'ebbe luogo presso la società di c·hirurgia di PnJ'igi, Leone LeforL l'iassunse così bene i dati della scienza n qursto •·igunrdo dtc reputo oppor·tuno •·i pr·odu rnc le pai'OlC tesLUnli « Théoriq11emrnt et prntiqucment In qucstion do l'emplaccmen t d'un hùpitul se •·atwche iutimen1ont i\ cell e cles dinH.•nsi.ons qn'i l doit nvoi r, dc In popula tion qu'i l doit :tbl'i ter·. 11 ne l~lll l plus quc nOll'C sit\cle Yoio s'élcYcr ùc ces hòpitnuxtlo 1000- 1'300 ma lndcs;<\ moin ,.; qu'on ne puiss~~ . comme i\ Snint-!'(•Lcrsbolll'.;, isolet· ù Lei pointles ùiffércnts !'e n·i<' e~;, 'lUe l'htìpita l occupo une SllfJCrfìric d~:; pl usieurs kilomèlres. Celle co nditio n d'isolemcnt pr ul seulcjustificr des II Op itanx Jc 1500, lt noomalndcs; m:tis elle en trainc la nt!tcssitè dc tt>ls cmplacemcuts, qu'on ne pcut guère !es trouvr r qu'it Cexlcrieut· des vil!cs et au prix. dr: grands sncrillccs p6cunioircs . L'6tcndue du tc•·t·ain cloi1 s'accrohre, cn f'll'l! t, non propo•·tioncllcmenl. mais suivant une progression que j'cxprimcmi pa•· Ics chifl'res l , 3, u, •l O, Hi, 21, 28, 36; ce qui donnct·ail com me minimum de superficie pom un !topi tal dc 1011 malurlcs 2 ,500 m ètr€'s; - 900: 7,:.>00; - 300: ~ 5,000 ; - 400: 20,000; - iHlO: 37,:iOO; - 'iOO: 10,000; 800: 100,000 }) . Oa cotesti calcoli, che po::siamo considerare siccome l'esp ression e delle •·cali es igenze dell 'igiene, risulte r·cl>bo la seguenlc scala proporziona le: Numero dei letti di cui vuols1 c~ puce l'o· spedale.

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NELLA COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI

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Per un piccolo ospedale conYiene dispor·re due padiglioni, dell'uno o dell'altro fra i tipi sopr·a rlescritti , in una sola lio e<J , eioè nppaiati, avvertendo dì colloea•·e framezzo ad ess i e quindi nel centro dell'edificio le scale cd i camerini accessorì alle inlermerie, onde servano come mezzo di separozione. Per un grande ospedale inrecc i padiglioni, se mpl ici od appaiati, debbousi disporre io varie linee. Vuolsi però aHertire: 4° che la distanza frn du e padiglioni paralleli od obliqui non sia rninol'e del ùoppio della loro altezza; 2u che i padiglioni co llegandosi fra loro, dircllamente oppure mediante gallerie, non fo rm ino nè angoli acuti, nè co•·tili chiusi ad ogn i lato da. alti muri. ~cl determinare il numero dei piani di ciascun padi~li one non bisogna mni dimenticare il principio genel'ale che, quanto maggiore è la cifra dci malati t·icoverati so LLo un solo tetto, tanto minore riesce la snlubrità di quollor·nlc. L'esigenze dcll' cconolllia trovnnsi qui pure in diretta anti lesi con quelle dell'1 giene. Quesln inf'aUi, mentre preferirebbe un solo piano d'inferme1·ie, non può assolutamente approvare la loro sovrapposizione a r iù di due ot·dini o piani. La ragione si è clw ogn i ordine di amrnalnti genera uno str·ato olmosferi co viziato tendente ad inna lzal'si e quindi ! 'piani supn- • rio1·i debbono necessa riamente subi re l'in fl uenza degl i in feriori in ragior11· inversa dell'eventuale attività delle cor•·enti atmosferit•lt e. Co tale vedu ta teorica è poi confel'fnn ta dnll}1 osservazione pratiea, Jalla quale risulta cl1 e negli ospedali ad un so lo piano in ge ner·ale Ja mortalittL riesce minore a confron to di quanto si verifica in q uelli a parecchi piani. Assa i ranlnggioso per .un ospedale si è il dare al piano sotterraneo tale elevazione che Ja sommità delle vol te giunga oll'allczza di un metro e più sul livello do! suolo circustomo. Cosl si oLLie ne che il soLLerra11 e0,


4i 52

1

SULLE RSIGKNZE DELL 1GIBNE

meglio illuminato cd aerearo, oO'ra locali oppor·tuois-. simi come magazzini di certe dcl'l'at.e ed anch e per l'impianto della cucina; meutre il piano ter·rcno, non risentendo gli cfil!ui dcll' imbipizinne del suolo, ri esce asciullo e salubre abbastanza per· disporvi gli umci, i dormitori pe1· gli infermieri, la farmacia, ecc. Però le camere di deposito e di dissecazione dei cadaveri, non elle il locale di esplll'go (ed anche la Jn''tr nder·ia se si volesse istituil'la) debbonsi sempre situam in edilici scpur·ati c possibilmente lonrani dal corpo dell' ospcd aiP. sicclté questo non risenta l'influ enza dei loro efl1uvi. Non è du opo il dire che i piani superiori debbono specialmente essere riserbati per le infermerie con i loro accessori dir·elti cioè i gabinelli per lau·ino, per lavaeri e per la custorlia dei piccol i ogge tti occo rrenti all'uso giornalier·o delle infermerie stesse. Ciascun padiglione, od almeno cinscu n· piano di padiglione, vuol essere destìoalo per un determ inato genere di malallie c pm·ciò disposlo in modo che ri esca convenientemente isolato dal riman en te dell'edificio. I sum mentovati gab in etti acccsso d alle inl'ct·meric son o da collocarsi fuori dell'ambiente di queste, però • a tale distanza che non torn i in co modo agli ammalati l'nccedervi. L'area di essi gabinetti potrebbe esser costituita o da un piccolo segmento di paJiglione oppure meglio da appendici spo r·genti dal l'obbr·i caLo. Riguardo alla disposizione interna delle latrine e dei lavatoi miriserbo di dare a suo luogo ulteriori raggnagli. Come già esposi, i padiglioni possono constare di pinn i inti01·i, cioè ad una sola infermeria, oppul'edi piani divisi in pat·ecchie infermerie. Queste ul ume però non dehbono mai comunicare Cra lor·o direttamente, bensl invece vogliono essere disimpegnate da un corridoio comune si tuato iu una delle frouLi dell'edificio (non


1153 nel centro di e:;so, come nei con ve n ti} e preferibilmente al nord ed al l'ovest, affinchè le migliori orientazioni spelLino all e infermerie . . Jn generale le iuferr11 erie a pi ano intiero sono più ·s alubr'i perchè alte il ri cevere aria e luce dir·etta almeno da due lati. Del resto, è snperfluo l' osser·vare cb e, in qua lunque ospecln le, so no pu re necessarie le infer mc rìe o c:a mere di fra zionam en to per la cura degli .a mmalaLi speciali. . Ci si affaccia or·u il quesito importanti ss imo, se , pur·e rispettaoù os i le esigenze del l'i giene relativamente allo spazio superficiale e cubico da assegnarsi a ciascun letto, per il ricover·o degli ommalati comun i siano preferi bili le grnn di opp ure le piccole infermerie. Secondo il generale Morin « Ics sallcs <.l 'un Mpital ne devraient eontenir qu'un nornbre restl'eint de muladcs, douze a dix-huitlits . .Dans !es eonslructions ancien nes ou réeentes on a beau coup trop sacrifié les condition s hygièr.i ques à la facilité dti servire, et les grantles sali es des nouveaux hOpitaux, malgré lcu r belle apparencc et J'espèce de luxe u l' CC lequelle elles sont établies, ne sonlpas des rn odè!esà. imiter ( Étudessz~rla venlilation, Paris 1863) ». D' eg uule Pi'rer-e sono pure molti alll'i igieni sti . Ed • infalli è uaturale che, in ragiono clelia grandezza delle infermez·ie e qnindi del numero di mala ti in esse accolti, debbo aumentare l'iniluenza nosocomialesiufisica che psichi ca e co:;ì anche il peri colo dello sviluppo, della trasrnissioJJ e c dell'aggravamen to delle malauie. Però, anche avuto puramente riguardo all a salnbrilb, parm i che il sistema delle piccole inferm er·ie di 7 a 13 letti attualo nell'ospedale rnilitar·e di Verona, di •IO a 12 pt·escritto dal rego lamento mili lare prussiano , di ·12 a H> voluto da l doll. Esse, od anche di ·12 a ·18 propugnalo dal generale Mor·in , non potrebbe aclounrsi in N.El.LA COSTRUZIONE DEGU OSPEDALI


SULLE ESI.GENZE DELL'IGIENE

modo assoluto . Certamente condan nevoli sono le grandissime infeemerie di certi an tichi nostri osperlali civili del t_ipo , antican1ente c.: lassieo, detto a crociera, quali si vedono , per esempio, nel l'ospeda le maggiore di Milano , nel S. Giovanni di Torino, ne! S. Maria. Nuova; di Firenze; e tanto più sono condannevoli dappoiehè, pe r la libera loro eon iluenza al centro della croce, esse vengono ad avere un'a tmosfera comune. Ma tJ'aUandosi di un osp Bdalc a padiglioni bisogna considera re che, da i singoli pian i lasciati in teri, s1 possono avere inferrn e1·ie a tte a ricevere aria e luce di retta dagli oppos ti Inti cle!la loro lunghezza, mentre invece, dividen do li i n piccole infermerie, ri esce necessaria l'aggiunta del COI'!'idoio nel uno dei lati longitud ina li e quindi nerisultano condizioni d'aerenzione meno favorevoli. Perciò, a mio avviso , una infermeria occupnnte l'inliera su.perfieie eli un pad iglione e capace di UM1 L1·entinn di letti all'i.nci rea, sn r·ebbe, econom icamente al ceno, e fors'anche igi.enicamente prcfcribile in generale a tre pieeole infermerie aventi in corn plesso la medesima capaci ta, ma ottennte mediante il frazionamen to dell a supel'ficie del padiglione. Anche per gli' ospednl ì mi-· lìtari inglesi ilregolamtmto arnmeu.c un rnaxirnum di 3:2 • l.etti per ogni i nferrner!a. Già nella lettera 5" feci cenno della proporzionaliLà. ehe deve esistere fra la cubatura e la :;uperfieie assegnati <l ciascun letto e dimosLJ'ai come, rispett.ivamente, debbano esse re non mino ri di 40 r.n . c. e di 8 rn . q. Dissi anche esserE' condannevolH il collocamento d i un rango centrale di letti e necessario che la distanzaluterHie frnl.etlo e lello si ::~ almeno di 1 metro . Soggiungerò ora che codeste proporzioni si oLLengono convenientemen te quando l'a llezza della infermeria sia non minore dì 4 e non maggiore di 5 metri . Dietro (;Odesle norme no i possiamo considerare come-


NELLA COSTHUZIONE DEGLI OSPEDALI

1·155

assai adattate per un'infermeria di 32letti le seguen ti dimensioni; Lunghezza metri 4.0 Larghezza » 8 AltCZZéJ. » 4-,5. In un siffatto ambiente ci ascun letto avrebbe una superficie di IO m. q. con una cubalma di .i5 m. c .: notisi però che da quest'ultirn n si dovrebbero dedurre quasi 3 m. c. come ,-olume del letto , dell'ammalato, del tavo lino da nollc e di tulli gli altri mobili. Debbo ancora indicare al meno, somma t·iumen!e, quanto altro sarebbe desiderabile rigunrò o alla co sn·uzi onc ed al l'arredament o déll c in fe rmer ie. Il pavimento dev'essere costituito dn maler.inle impermeabi le e mollo coeren te per evila t·e che si imbeva di liquidi o che produca polverio. Molto adatti per ciò riescono i matton i invel'l1iciat.i di si licato. T3isogna però badat·e che sion o fra loro connessi iu modo da nort lasciare fessure, .perchè queste lratlcngono la po lrcre e danno albet·go agl'insetti. Inol tre, solto al pavimento, si dovrebbe dispo!Te uno strato isolatore, per csP-mp io di asfalto , ond e impedire il pa ssagg io dcll'urniditb se l'infermeria è nl piano ten·cno e l'ascensione dei rniasmi se essa trovas i soHllpposla ad oltro ambi enLe in r.ui dimorino ìuienn i où anche allrimen ti si svi luppi no io fense esa lazio n i. Sempt·e per lo stesso motivo della polve re, degli insett i e delle csn lazioni, le pareti ed il sofl:ìllo debbono essere li sc i. ed irn penn eabi li . Ciò si ottiene ri copren done la superficie c:on verni ec ad olio o meglio con uno strato dì stucco (gesso e co lla). Noto pel'ò che, trattandosi di nuove costruzioni, pel primo anno è necessario il semplice intonaco a calce, perché un intonaco impermeobile impedirebbP. l' ~vaporazione del-


'111$6

SULLE ESIGENZE DELL'IGIENE

l'acqua d-'idratazione del cemen to. ll soffi llo poi ha, come esigenza speciale, l'esclusione del legno, tanto per rigua1·do agl' insetti come per l'eveni enza di un in·cendio. Assai convenien ti, anehe sotto l'uspello dell'economia, riescono le \'Oite frazionate col sos tegno a travi di fe t'ro a guisa di rotaie, qual i si usano nelle moderne COSll'IIZi(IOi . Le fin estre, disp oste possibilmente almeno sui due lati longitudinali dell'i nferme ria, devono essere in propor·zione della metà del numeeo dei letti e di tale ampiezza da offrire a ciascuno di questi almeno m. q. ·1,o di luce. Esse inoltre, dn li a prossimit<'t del pavimento, devono giungere fin quasi al soffillo. Sarebbe bene che le loi'O vetrate foss ero divise in due parli nel senso Yerti calo ed in Ire nel l!·asversaie in modo da ri sultarn e tre doppi sportelli fr·a loro sonapposli ed indi-_ pend enti. Degli ultri rn ezzi per ollcnere la ventilazione naturnle, non che di quell i per il riscaldamento artificiale dissi già altrove a suffi~:ienza. Prolissa ùi troppo, e per altra parte non strettamente collegala all'argom ento che i.mpresi a lmttare, sarebbe l'espo::;ihi onc del le ulter·i ori part icolarità relative alla struttura, alla dccora:li one ed all'arred;\m en to delle infermerie, della cucina, della farmacia, de i bagni ecc. insomma ad ogni singolo elemento dell'ospedale. Non debbo p.et·ò omettere l'adempimento della riserva che rn i sono imposta riguardo oi lavatoi ed alle latrine delle infenneri e; essr.ndo ciJ è il loro ufficio si connotle col le disposizioni genei'U!i relative alla pro.vvista dell'u criua cd all'eliminazione delle immondezze, disposizion i le quuli stanno fra quelle che maggio1·mcnte influiscono sulla salubritit di un ospedulo.


NELLA COSTRUZIONE DE(TLJ OSP EDAI.I

1157'

LETTERA 12a ED ULTIMA. Provvista dell'acqua ed eliminazione delle immondezze.

La quantità d'aequa che in un ospedale oceorre giornalmente, sia per le bevande come per il servizio della farma cia, della eucina, dci bagni e dei lavnloi, si deve valutare in co mplesso almeno a ~00 litri per ogni in· dividuo rico verato. Se poi si aggiunge anche il servizio di lavanderia, allora, come ben si comprende, il bisogno riesce incleterminabile. Come gi~J. dissi altrove , il sistem a di provvista del. l'acqua in generale non può esset'e diverso da quello in uso nella locolità ove ha sede l'o spedale. Certamente sarebbe ouima cosa che l'acqua v-enisse fo rnita da buone fonti alpestri e lonlnne dii ll'ah italo, e lradolla mediante opportuni cana li coperti. Ma ques to migliore sistema, pel' lo sviluppo di lavo ri che esige} co sl iLui.sce un còmp ilo delle nmminislraz ioni municipa li anziehè de ll e o:-;pedaliere; e purLroppo per la massima pane delle ciLLà e borgate dellr1. nostra Ita lia esso non è ehe un progetto od nnche solo un voto, il quale chi ssà se e quan do sarà socldisfallo l 1\Ia se necessità vuole che si facci a uso dell'acqua di cislorna o di pozzo, debbesi almeno procu 1·are che questa risorsa offra le migli ori eond izio ni possibili. Quanto alle eisterne è duopo anzilutlo avvenire che la loro capaeità sia pl'Oporzio nal.a al bisogno, tenu to pu1· calcolo dell'evenienza di una cceeziona le sicci tù: ciò on de ev iwre la necessità di comperarla (•l ) c per (I) Nel tt·i cnni o l862·18G3- l8G4 il :Ministero della g uel'l'n spese comples-

sivam en te L . 228,:o22 pe r la eompera dl ac<1ua ad u~o delle casermo e degli ospedali m ililal'i. Le cittit ove la spesa fu mnggiore sono cagliari, Girgeoti, Sil·acusa, Ancona, Sassari e Chieti.


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SU LI.E BSlGENZE DELI..'JGlF. ' B

conseguenza anche di economizzarne il consumo oltre misura. l noltr·e i ùetti serbatoi debbono es~e re coperl.i, laseiand o accesso nll'nria, ma non al la lu ce e al cn lor·e almoslcrico. Qualunque poi sia il materiale onde sono cosLillliti, è necessario sieno intorHH·nti c:on cemento idraulico. Non debbesi mai trascurare di ripulit'li almeno una volta nll'anno , ripo.rando nc sempr·e ogui benc;hè minima scr·epolnlura. Sarebbe bene inu·odurvi del ca ruone vegetale ùa mlltarsi a pel'iodi. Ésuperlluo aggiungere non doversi raccogliere l'acqun di fll'ill1a pi oggia. I pozzi, fon li artiCìciali di bont;'t assai equiroca, deb bono pnre essere coperti . È buona regola il pl·osciuga!'li ogni anno per rica111biarnc il fondo ghiai oso c ri pn 1·a r·ne le screpoluLuru del le pareti. VLtO lsi a\Lresi nvvcrliJ'C ch'essi sieuo alquanto profondi rel ativamente al livello ot•dioario deii'<H:qtw d'iufìltr:1zi one, pPrchè così meno l'<tcilc ne riesce l'essiccaJnento, eù inoltre si ha il vantaggio di diln ire l'acqua dt:'i primi stmti del suolo con quella meno impu ra degli strati più profondi. Ben s'intende che, tnnto per· i po7.7.i come per le cistern e, necessita rimuovere ogn i deposito o con clollo ùi materi e escrementizi!' che si trovi in vicinrim:a od in posizione tnl e cl: e per il df>c\irio del suolo gli scoli posSilno inquinare i'aequ<'l. Ebbi gi,c\ ad uvvP. rtir·e rhe fra i prinripì eterogenei da cui più comu nemente ponno essere in qu in ate le acque di pozzo, quelli di cui l'igieni sta d e \'C maggiormente prcoccnpnrsi sono le m<~tcrie organiche. Quindi nel caso in cni l'acqua di un pozzo fosse permnnenlcmenle in4uinnta da cotali materie, nè i so pracen nuli provvedimenti valessero n correggere i,l difetto, è dnopo che almeno quella parte di essa che deve servire com e un a bevanda fredda sia artifìcial-


NELLA COSTHUZIO"NE DEG-LI OSl'.R DALI

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m ente depurAla, quando però non si lrovi p i ìr convcnienle il pro eurar:;ela rncd iu nlc cistern e. Ma non bnsta che un ospedale sia provvisto di acqua buona ed v.Lbonrinn tc ; l' igiene e l'econo mi a del servizio esigono al tr·esl che · essa venga di!'tribuita in tutte le parli dell'edificio medinnte un opportl!nO sistema tubuhne . E perc iò , allorquundo essa non provenga da acquedotti pubblici COil tale pre:sione dn usccnder·e ·s ino all'altezza volLlta (oLLirna con dizione che si vcr·ifica in Homn, Torino·, Genova, Palermo, e~e . ), converrà stabilire nello spedalc stesso una tromba la quale, medi on te for· za Jn lllr·iee fornita da nna cadut a d'acqua , dal vapore, da animal i oppul'e da uor11ini a seconùa delle eo nven ienze, la esiTngga dni con dotti , duli e ci'Sterne o dai pozzi c la spioga in un serba toio si tuaLo acl opportuna altczzfl d'nnde poi possa scendere per mezzo de i tubi di distribuzione. La spesa. vo luta per l'impianto del sistemu tubulare riesco ben largamente co mp ensata dalla g iomoliera e{;Onomill di lavo ro per la distribuzione dell'acqua, non che dalla facili tà con cui questn può aver·si sotto mano ovunqne ne oceorra il bisogno. Un provveJ im cnto importantissimo per un ospetìale, si è quello dei g ià n1enzi onn ti g(l binelli di lavaero, SItuat i a1l oppo1·tuna Yicinnnza delle infermerie. fn Inghilter-ra ess i esi stono non sol o negli ospedali milit;ui ma ben anche nelle eascrmc; e sarebbe bene che anche pres:;o di ooi ven issero gencrnlizzali , al111eno negl i ospedali . Come pùossi l'i levare dalla tavola VIP tmttnsi semplicemente di piccol i gabineui in cui è djsposto nn certo numero di baci ni fi ssi, per-forati al fo ndo per lo scolo dcll'atqun e sormontati da un tubo a chiavetta clesti nnto a vP. rsal'lo. Il pnvimento vuoi essere impermeabile nll'11cqua e pe rci ò lastricaLo ùi pietra oppure ricoper·to d'uno stralo d'asfalto . .


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SULf,E ESIGENZE DELL 1GJENE

Vi hanno precetti igienici che per· quanto si ripetano non è mai di u·oppo. Uno fr-a questi si è che in ogni abi tazione, ma in ispecie negli ospedal i vuolsi mantenere ovunque e costan temente lo. massima nellezzn, mediante la pr·onlaeliminazione di qualsivoglia lordura. Nello sfìor·are questo argomento, se non dilellevole al certo però assai importante, incornincierò col distinguere le irnmondezze a seconda della lor·o natura c quindi del modo più oppot·tuno per effelluar·ne l'eliminazione in tr·e catego rie , cioe: spazzature, acqua di lavatura ed escreme nti. Le spazzature debbonsi immediatamente espot·tare dai loeali e raccogliere entro fosse lontane dall'edificio. nonchè clni pozz i e dalle cisterne. Tali fosse poi debbono essere rivestite di muratut·a a cemento idraulico ed inoltre eoperte. Vnolsi altrcsl avvel'lire che, pur da ques te fosse, le materie vengano asportate a pel'iodi di pochi giorni, iunaozi cioè che incominci la fermentazione putrida. L'eliminazione delle acque di lavatma e tollerabilmente anche. del le orine dei semp li ci pisciatoi, deve effettuarsi per· mezzo di un' oppol'!Una caua lizzazion c, la quale pur serva di sfogo alle acque di pioggia. Sistemi più o meno r.ompleti di fognatura esistono, oppure vanno allnandosi, in parecchie delle nostre cillù o borgate; mol le però, deplorevolmente, ne sono affatto prive. Un ospedale non deve mai manca r·e di fogmllur;L Quindi neL caso in cui esso nbh ra sede in local ità ehe ne sia sprovvista, nece!>si ta cosli'LliTC un emissa ri o coperto il quale porti il contenuto a tale clistanza che n0n possa più riesci re nocivo né all'ospedale stesso né acl altr·e abitazi oni. Lo sbocco di questo ernissa r·io in un cospicuo canute d'acqua conerlle provvederebbe 'nel miglior modo alle esigenze dell'igiene. Ove poi rnan-


NELLA COS'fn UZIONE DEGU OSPEDALl

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casse in ogni modo questa risorsa si potrebbe supplire, sebbene assai male, :f<JCendo s.boecare l'emissario entro fosse scavate a grande distnnza da ll'abitato . Ma il più importnnte e diflìcile sta nel provvedere all'eliminazione delle rnater·ieescrementizie, la cui quantità, giùsta i calcoli di Liebig e di Boussingault, si eleverebbe in media a 750 grammi (625 d'orina e 12~> di feccie) per ind ividuo nelle 2.i- ore. Gli appllrecchi d'eliminazione di tali materie sono i semplici pisciatoi e le latrine. Per quanto concerne i pisciatoi è da raceomandarsi di colluearn.e un numer·o sutììciente, non solo nei cortili ma ben anche nei gabinetti per latrina; vuolsi inoltre ch'essi sieno ben cos trutti, oppor'luoarnente situati e mantenuti in uno stato di somma nettezza. Le orine, come già dissi, si potrebbero immet.tere nelle fogne; sarebbe però preferibile raccoglierle in bottini per asportarle. Le latrine costituiscono il punto saliente delle difficoll<'l sia dal Iato igi enico che eeonornico . Riguardo alla posizione ed alla strullura di codesti arnbientiJ semp!'e commendevoli snnmno le seguenti norme stabilite da ll'art. ~1:20 del l' abrogato no::;n·o reg(llamento /i:. g iugno Hl33 sul ser,oizio e l'amministrazione clegli stabilimenti milùari di sanità. « Le latrine doV!'anno essere collocale in tulli i di-. versi quartieri dell'ospedale ed a prossimità delle infermerie; ma però sempre in camere isola te e munite di fin estre trasversali. «Le latrine stesse saranno prutieate, se sia poss ibile, su una corrente d'acqua o almeno su pozzi neri di fucile espurgazione. « L'ingresso loro dovrà essere munito di doppia porta ed il suolo sarà di pietr·a coll'opportuno suo scolo. GiOl"nale d ·! meclicina militcwe.

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SUl-LE ESlGENZE DE!-ÙGlENE

« Nelle camere, col mezzo di chiavi a fontana, l'acqua dovrà poter·si far scorrere faeilmente per· lavar il suolo ed il seggio della latrina e scolar quindi, intl'oducendosi nei canal i pozzi neri >>. Vedìamo ora quale saeebbe il modo migliore d'applicare siffalte disposizioni. Nel complesso dell'apparecchio latrina voglionsi distinguere du~ parli, cioè la latrina pr'opri amente detta o luogo comodo in cui l'ùorno depone g li escrementi, ed i canali e recipienti c:he servono a tradurli via diretlarnenle oppure ad accoglif) rli per l'asporlazione . . In generale i nostri ospedal i, e militari e civili, sono forniti del sistema più semplice di latri ne, che sono quello costituit~ da nn sedile a.ven te nel mezzo un'aper·tura imbutiforme la quale si continua inferio l'mente col tubo conduttore delle mnle r·ie. Non è d'uòpo il dirvi quanto eondannc,,ole sia cotesto sistema; qualtmciue cura si adoperi per' tenerle pulite non si riesce mai a. soppl'imerne completamente le rnefìtiche esalazion i. Colle latr·ine a sistema d'Arcet, basale sul princip io dcll'nspirazione dell'aria dei canali e serbatoi, operata da un focolare, quelle esalazioni pon no essere decomposte od eliminate; rnu wli latr·ioe richiedono una rilevante spesa) sia per il pi'imo imp ian to com<~ per il continuo consumo di eombustibìle , ed inoltre un'as.siclua soneglianzq.: quindi pe"r' ur1 ospedale militare non sarebbero convenienti. 11 sistema prefer·iliile è quello delle latrine cosi dette all'inglese ("water-closets) , -sistema che, a tipo Jen ning o ~1acfarran, in - rngbi.ltel'r:a trov::tsi appli caLo sì negli ospedali militur·i come nelle caserm e. Ouesto sistema . corisìste nella chiusura d~ll'apice de ll'i;;lmto opera ta meclinnte nna valvu la a bilico, a cui s'aggiun()·e ,_ o uno stra to d'acqua scendente da un seebatoio . All'adoz ione d i tali latrine negli ospedali alcuni opposero la con-

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NELLA COSTlWZIONE DEGLI OSPEDALi

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sìderaz.iooe della spesa mollo muggiore che si richiede per In vuotatu ra dei bo ttini, in causa della quantità di acqua che si uggiunge alle rnat.erie escrementizi e; ma siffnllo incon veniente cessa allorquando alle latrine inglesi si associno i bottini a diYisor·e di cui dirò in seguito. Nell'ospedale della gllarnigionc di Berlino venne stabilito un sistema eli latr·i ne il quale, mcntt·e realizza t-i.1Ui i vantaggi igienici delle inglesi, provvede altresì all'e· ventuale pigrizia o dimen ticanza degli utenti. I luoghi com odi son o colà costituiti da una graude camerl\ lunga e streua, divisa medinn~e sepimenii di legno in l O o '12 cellule, ciaseun(l. delle quali contiene un bacino d'agium ento. La porta eli ciascuna eellula è messa in comunicazione col corrispondente bacino per mezzo di un a leva . T.nlle le volle che la porta riene apel'ta , la leva ab bassa In V<)lv uln che chi ude il fo ndo del bacino, ed in pari tempo apre un serbatoio che vi ,·et'S!\. . una certa quantità d'acqua . Abbandonata a sè, la porta si ri chiude e così riopplìca le valvole Lao to al bacino con1e al serl.H\toi o dell'acrp.HI. La sola cosa di cui a bbia a pt'eoccupar:;i t'utente si è di deporr·e esattamente le materie nel bacino. Un sistema consimile venne anche aùo ttalo nel eivico ospedale eli S. Matteo in Pavia. Ri mane ora a considerarsi la seconda parte dell'apparecchio, quella cioè destinata acl accogliere od e l iminar~ le materie escr·emcntizie . A tn le riguardo i principali sistemi in uso consistono: ,1o ne l ln sciar defluire tul!e le materie cnu·o i comuni canali di fognatura ; 2° nel rnccogliere· tutte le materie en tro special i fosse permanenti in luogo (fogne fisse}, oppure in r·ecipienti aspo rlnh ili (fogne m ohili) ; 3° nel separare le materie solide dalle liquide, raccogl iendo le prime e1_1tro fogne nsse o mob ili, ed immet-


SULLE ESIGENZE DELL' IG!Ii:NB

tendo leseconde nei comuni canali di fognatura insieme alle acque di pioggia e di lavatura. Nel ben in teso interesse ùell'igiene, il pessimo sistema dell'immissione di tutte lo materie escrementizie nei comuni can3li di fognatura dovrcbb'essere ovunque proscritto, qunndo pure l'abbonda nza di acque co rrenti e l'inclinazione del suolo procu r·asscro il migl iore dila.vnmento dci delli ca uali. Anche l'iutcresse tlell'agricoltura reclamerebbe l'11bolizione ùi un tale sistema. Come lo esprime la stessa denominazione, le fogne fisse co nsistono in cav ità 0 fosse pcr·mancnti in ln ogo e destinale aù accogliere i materia li escremen tizi, i qunli. poi debbono esserne estratti ad opportuni periodi di tempo. l~ necessario che queste fosse siano d istanti llai pozzi o ci:>Leme, cosu·utte a volta e con pareti assolutantente impcr·mcnbili; nè dcbbesi lra sctH'urc .ùi esaminnrnc con diligeuza le co ndizioni ogn i 11ualvolla occorre di svuolarlc e di ripararne tosto qualunque benchè lieve aher·nzione . L'estrazione delle materie poi, qtrondo non si possa effettuarla col vuoto atmosferico, debb'essere pr·eceduta da una, possibilmente completa, disin fezione. Le fogno rnobili sono costituito da reripicnti, pt·eferibilmento metallici, i cruoli si ri cambi ano ogni ~iomo oppure solo quand o sono ripieni. Non è ùuopo dimostrare che sollo l'aspello igienico questo sistema riesce d'i gran lungu preferibile a qnello delle fn;.çne fìssc. Secondo all'ermaPiorTy, le fogne mobili ofl'rirehbero,a fronte delle fisso, anche uo ''anlnggio eronomico, dappoichè le spese che le prime richi edono sarebbero mollo m.cno elevate di quelle complessivamente volute per la rostruzione,la manutenzione c la vuotatut·a delle seconde. La sepnrnzione de~li esci·emenli solidi dai liquidi venne applicata in ambo i sistemi di fogne fisse o mobili. Gli svariatissimi congegni a tale scopo immngi-


N~UA COSTitUZIONE DEC I, l OSPEDALI

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nall, w ultima analisi si b<Jsano o sul pri ncipio della decantazion e oppure su quello della filtrazione. La decantazione è specialmente applicabile alle fogne fisse e Ja si ottiene dividendo le fogne stesse in t o 5 riparti mcdi an lc sepimenti disposti a guisa di gradinata ascend ente verso il tubo di sbocco della lntl'in.a; le materie sol ide si depositano, in quantità progressivamente minore, sul fondo dci successivi riparti, mentre le liquide, scendendo dnll'uno nPil'altro, passano poi nel canale ùi fogn atura. H dott. Esse fece adotta l'e siffallo sistema neU'ospedale della ca1·i Là di .Bedin o. La filtrazione invece riesce meglio appli cabile· alle fogn e mobili che alle fisse, in causa della difficolta che s'incon tra nell'estrarre da queste le materie escrementizi e nlquunto sode. Fra i molLi congegni adoperali all' uopo Yoglionsi menzionDJ'e qu elli p1·oposli da Dugleré, Cazcneuve, Hnguin, Ch Pssi rc e T<Jylor. Le fogne mobili a diviso re i!-ltnntanco che, dietro saggio consiglio del nostro tenen te colonuello medico :Baroffio, Yenncro applicate nell'ospedale militaJ·e di Firenze, nonché in pnrcccbie caserme, meritano pure d'essere classificate fra i sisicmi prefcribili, massime per località ove, mediante acqua abbondante, si possano dilavare od aspo rtare le rnate1·ic liquide rigettate dall'appareccll io.

DA. VICO ,Uaggiore medico.


CONTRIBUTO AL DfAGNOSTlCO D l!LI . A

CREi\TlNE~ÌIA, DELL'UREUÌi\ E DEIJL'AMMOXIE~IÌA • T. Considerazioni p reliminari.

La cl'eo tina è uno dei pr·imi pPodolti di sco mposizione di cerli materiali n.dipogeni e proteici deU'orgnnismo anim ale c derivn dal deLl'iLo fi siologico di elementi istologici , in seguito a logorìo organico dci tessuti muscolare e ne n'oso; infntti il suo primo ~~ un to di compar:;a è nel succo interstizinle delle cam i e del cervello (ll u e ll e,~, Leceh) ('1). Volend o però esse re più prec isi e tenere un ordine più confo rme oi recc111i progressi fisiologici, dirò che il JJ I'i missimo prodotto del la metamorfos i r·cgressi va mustola1·e è l'acido lattico, che secondo il Ran kc ed altri fì siologi ossitlnnclosi e trovandos i n contallo di materi ali azotati in via di sdopp iarnen to, dà origin e allo sviluppo della crea ti na e successi"amcn te della <'rcalini na, la qua!e per· la propr·ia alcalini tà contribuisce a nentrnli zzare l'o.cidità p1·odo tt a dall 'acid o latti co , climodochù la creati na , a r·igo re di Ji ngunggio, deve ritenel'si una de ri vazione dell'acido lallico. (l) L USSANA 1 •V antta iC 1?1'atiCO d i fiS IOlogia, vol. 2°,


CONTIUBUTO AL DIAGNOSTICO DELLA CREA'rl 'li:llfÌA, ECC. 1167

La ereatina, lo. quale è solubile nell'ac qua. e che puossi isolare in forma di lameJJe rellangolari cl'istalJizzale medianlo 1'ev8porazione dei liquidi che la contengono, rappresenta uno elci primi gradi di ossidazi one degli aceennati ma teriali nérveo- musco lari e si trasfot•ma poscia in creatinina pel' forza di uno. ulteriore metamodosi regressiva, conseguentemen te sempre ad un maggio t• grado di ossidazione (•l }. Sì l'una che l'altra si riscon tmn o, ma in variabili quantità, nelle urine fisiologiche, rna possono aumentare pet· influenza di qualche processo patologico, ovvero pell'impellila ed alterala funz ionolità polmona re e susseguente defici<mza ossidatoria dei prede LI i materiali. Se l'allivitù r!>spiratoria sia tale da fornire una quantità sullìciente di oss1geno necessario alle fasi organiche regrcssive e nessun osta colo s' intt'ome tta alla sco mposizione progressiva e regolare di queste sostan ze , allo1·a. avviene che la creati na, la ct•ea tinina, ecc. si trasformano in nrea, la quale rappresenta il prodotto ultimo della consumazione normale e Osiologica della materia organiea azotota, meL'Cè di una ossidazione successiva più eompleta, mentrechè se per contt·ario, si <H'I'tl un'incompleta ossiclazione, avri\ lnogo la formazione allot'a di ncido ul'ico. la di cui produzione unitamcnte ul l' ureo non trae giù il pr incipio suo soltanto dal succo ioterstiziA[c dei varì tessuti organici azotati in vi;'t di sdoppiamento, ma può altresl, colle medesime leg-gi, avere la propl'ia origine anche dalle sostanze alimen tarje. Tanto la creatina c c1·eatinioa, che l'acido ttl'ico e l'm'ea si l'itrovano normalmente nelle: mine, ma per (l) La <\1·eatina la cui d eri vazione in massima. pa1·le debbesi alla Jlbra muscolare, non è il solo prodotto tli ossìdazione, ma ad essa deve aggiungersi eziandio, come produzione di 'regresso, la sarcina, In xantina, l'acido i nosico e 1a s io ton ina.


1168

C0:'1T1UBUTO AL DlAGNOSTICO

determinare con maggior precisi one la loJ·o genesi convel'l'à ricordare che quantunque tulte queste sosta nze s'i ncontrino nel sangue e rappresentino diverse fasi di ossid azion e grad uale · e successiva, ltlltavia non è che la cren tin a, ecc. e l' ac ido uri co che si rin vengono abbondantemen te nei tessuti , mentre l'mea che, ripeto, ruppresenta il prodotto ultimo di complelél oss idazione, non si trova in gt·an quan tità che nel sangue per essere eliminata in progresso di tempo cogli al tt'i matet'iali component i l'urina per mezzo de ll'a pparcc ~hi'o uropoietico. Con ci0 però non deve escludersi che una certa quantit<\ di urea possa tl'o varsi anco in talune secre•zioni od in seno a qu alche tessuto, di fallo , la sua presenza venne dall' analisi chimica constatata pure nel lq. polpa splenica, nel su cco intel'stiziale del tessuto glandulal'e, negli umot·i dell'occhio ('l ) e nella fisiologica traspirazione cutonecl. Circa poi alla pL·ccisa. sede genetica cle ll'lll'ea, ecco come si espr ime il Yicrordt: « Tutto fa. presumere che « nei tessuti e negli organi d(:'bba aver luogo la genesi « dell'ueea e non vi ha. ragione alcuna per non am« mettere che la formazione dei cot·pi azotati a me« tamorfosi regres5iva e quindi an che dell'urea, sue« ceda nella stessa massa sanguigna , laoncle si può << ammellel'e senza dubbio clw una parte dell'mea dc« v'esseesi fot·mata nel sangue e ne i succhi intersti« ziali dei tessuti. «Con ogni probabilità s uccede che l'urcn appen a « formata nei tessuti, passa nella massa sanguigna (per « allrazione dei globuli ?) per cui riesce impedita in «essi la raccolta d i tale principio regt·essivo {:2) » .

( l) VtERORDT, Etenr,:ntl eli t!siotoota o i...USS AN A Manuatc

..stolo(Jict. U•·ea. (~) VtF.RORDT, opera citata.

prattoo eli fl-


DELLA CREATINE:UÌA, DELL'Un EMfA, ECC.

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L'urea cl'istallizza in aghi prismatici trasparenti ed è solubile nell'ar;qua anc~he a fr·cddo, mentre l'acido urico o litico che sepo.fato dalie urine presen(asi in forma di lamelle cristallin e so llilissimc e ehe è quasi insolubil e, rimane disciolto per la influenza del fosfato di soda. Olu·e all'acilo uric:o vi sarebbe ùo accennare eziandio l' acido jppurico il quale trovasi talvolta in piccole traccie nelle urine normali e che r·appresenta un prodotto regressivo di ossidazionc inferior·e all'acido urico, ma desso è più propr·io degli animali erbivori è può dirsi che costituisca un prodotto di sostituzione allo .stesso acido urico. L'urea la quale non è altro che il prodotto ultimo di scomposizione . delì' organismo animale , non può più divenir·e una sostanza assimilabile, ma invece col suo disfaci men to si deeompone in prodotti ammoniacali i quali servono invece alla produzione delle sostanze proteiche vegetali, allorché sian rivPrsate in g•·embo alla terra. Coll'esercizio funzionale animale si compiono, fra gli altri, degli alli di continua riduzione, mentre l'organismo vegetale concoi'l'e con metamorfosi inverse a prepar·are con quei proclolli cscl'e mentizì i prin(:ipi immediati o proleici che servir debbono alla nutrizione animale. L'amm·oni aca pe•·ò non trae soltanto la propria origine dallo sdoppiamento ùell'Ul'ea, pel semplice contatto coll'aria, o pel fallo della presenza di qualche fermen tò, come sa•·ebbe il muco vesc.icale, ovvero di qunlehe altro prodouo patologico, ma esiste anche nell'uriua fresca cd indecomposta, però in tenue quantità (Hein tz); e dessa deriva direttamente dal sangue ove tr·ovasi diseiolta (Ri chardson ). Il Viale ed il Latini dimostra•·ono già. la esistenza fisiologica dcll'ammoniar:a nell' esalazione polmonare. In certe malattie dissolutive però, quali il tifo ed altre


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CONTRIOUTO AL DIAGNOSl'!CO

febbei infettive, si constata una produ:t.ione di ammoniaca J'il.e van te sia nelle sostanze •·eielle pe r vomito, si<l nelle escrezioni intes tìrwli co me nella traspi1·azionc cutanea ('1). Riepilogando ora le cose enun ciate dovrassi ritenere - che la <;I'eatina, la ceeatinina, ecc. rappresentano i detr.iti, ossia i primi prodotti regressivi della consumazione dei tessnti organici dietro l'influenza ossidato ,·ia della res p.irn ~i o n e . - Che l' urea, la quale derivit non tanto dal logorìo deUo sos l,anze istologiche, ma ezi andio dagli elementi azotati, ò pe•· lo contrari o la pl'od uzione ulti ma o fina le dell a metamorfosi regressiva dei predetti pl'incipì c perciò un mate•·iale puramente escrementizio, il quale, come accenna l' lla~ghton, corl'isponde al lavo i'O vitale, meccanico ed intellettu ale effettuatosi nell'organismo.- Che l'ossigeno indispensa l>i!e alla eorn pletn ossidazione dei materiali azotali o.llorquando sia insufficiente alla trasformazione di essi in u•·ca, nllom pel' inco:npleta ossigenazionc si sviluppa un prodotto inter·medio, il quale è per l'appunto l'acido urico o litico, che è più proprio eogli mati a rappresen ta•·e una sostituzione morbosa all'u rea. od un prodotto di alcu ni stuti patologici, come febbri reumatich e, reu matismi , gotta, ecc., pinttosto che un elemento di f'egrcsso fisio logico. I sedimen ti ul'inos i rossastri delle prcaccennnLe infermità e di talune alll'e ancora, non sono eostituili appunto che da acido urico c da urati. - Che, fi nalmente, l'ammoniaca ciononostante sia.si ri ntracciata in minimi proporzioni nell 'organismo ani male allo stato normale, ptu· tutta via ella devo ritenersi piuuosto quale una sostanza to talmen te inaffine c conseguenza dello sdoppiamenlo dell'urea entro l'econom ia anirpale, anzichè un principio vemmente normale o fisi ologico. (1} Luss.ANA, i'd'amu a le m·at lco ~i fisiologia, vol. 2°, del sangue.


DELLA CIIEATINEMh, DELL' UREMÌ:\ 1 ECC.

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11. Creatinemìa.

Non è ta1·o il caso che il medico si lroYi in faccia ad un morbo, le di cui man ifestazion i sintomatologiche siano nou abbastanza chi are per p0ter formul are una diagnosi regolAre c precisa: non intendo già di rilerirmi ad un p1·imo esame, cbe ciò sarebbe naturale, ma bensl ad un periodo di diverse c ripe tute osservàzioni, cd ancl1c a malattia inoltrata senza parvenze locali, la cu i cstrinsecazi0nc generale siù soltanto la febbre. Alcuni sintomi comuni od affin i a talune forme di piressiD, possono cons igliare la scappntoia tanto faei le c non molto rara di un giudizio di febbre reumatica o gastro-reumatica od altro, e nello stato attuale della scienza, nessuno potrebbe forse fa re altrimenti, mentre potrebbe trattarsi di un'affezione di ben ùivet·sa natura. Chi ricorda nella vita rnilitllre d'aver osservato soldati febbri citanti , dopo lunghe ed es tenuanti marce, ed in seguito a lungo pe riodo di superate fatiche materiali, (guerre, campi d'istruzioni, g1·nndi rnanovre ecc. )particolarmente nel cuore dell'estate, allorchè Ìl'l'egoJarm ente cd incomp letamente compiesi l'ossigenazione del sangue, ·do vrù co nfermare lo stato imbarazzante, od alm eno la notevo le incertezza. nel precisare a qual forma nosologica appartenga la febbre essenziale cui è chiarnuto a Clll'll.I'C; ma qualot·a si considet·ino le· circostanze anamncsLiche, e· si c:erchi di sciogli ere il problema eziologico indispensab ile per una diugnosi logica, poll·à di leggieri fars i un criterio, almeno probabile, della piressia alla quale t1·ovasi di fronle .

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1172

CONTflTDUTO AI, DIAGNOS'fiCO

A ;:Jrimo aspetto, pet· lo stato di abbattimento morale e di adinamia co ngiunti a ~efalalgia, per la secchezza della lingua e delle fauci con ful iginosìtà dei denti e delle narici, con sete ed alido fetido, pel polso di frequenza febbril e e debole, e pei dolori vaghi muscolari , in special guisa agli arti inferi ori, sembrerebbe trauarsi dì tale una forma di piressia da dover diagnosticare un i leo-tifo se si associa , i;l ca tarro intestinale, ovvet·o una geavissima f0obre gas tt·o-reum atica, mentre con molta meraviglia accade, pet• buona ven tura, di dover verificare che in pochi giorni tale apparato g1·ave di sintomi si va dileguando g1·ndatamente senza JasCiéHC dietrO di Sè (l'riccia aJ ~u nn, e manifestando soltanto nel periodo di decremento e di risoluzione brevissimi, delle Ul'ine alquanto sedimentosc e rossaslt'e per abbondanza di. mati. e di acido urico; ed è nllot·a infhLLi che non sape ndo come concludere la diagnosi definitiva, che si ri corre al tanto facile spedienle di classificare cotale in fermità col nome di febbre reumatica. Dnpprirna. per· quan to mi studiassi di formulare un conccllo diagnostico relativo ai sintomi rilevati, non mi ven ne ma i dalo in simili contingenze di poter concretare una soluzione ahbasttmzn sodd isfacente, ciò nullo.mcno benchè circostanze di tempo e di luogo non mi pet·mettessero di procedere al rilievo del gmdo p1·eciso delln ter·mogenes i gen era le e ad un minuto esame sfigmico, rcspi rutorio ed uroscopico, pur· l1Ùlav ia in progresso di tempo credei di a,·e r· raggiunto qualche costrullo; c fu appunto nel bilancia re le cause mnrbose, colle eonseguenze fisio-patologiclte che produ.sset·o tale stato, c lìnalmente co llò studiare il ti po e le fasi clini che di codesto pecù liare pt·ocesso mo•·boso. J>er via di esclusione eliminate quindi la febbre reumatien, In. febhl'icola, la tifoidea e quella forma così


DELLA CREATIMO~ÌA, DELL'URE~IiA ECC .

•1173;

della dal Niemeyer ileo-tifo abortivo, potei, ripeto, collo studio degli elementi di tale piressia, venire alla conclusione tratta rsi be nsì di una febbre infeziosn, ma di natura ben diversa dalle accennate. L'assenza di qualsiasi sintomo di localizzazione, i -sintomi negativi delle altre febbri infeziose e la considerazione che le lunghe e prolungate marce, producono un consumo abbondantissimo di muscol in a {11) vale a di1·e, soverchi detriti muscolari co lla genesi regressiva e continua della creatina e crea~inìna , senza che esse pe1' la insufiicienza della respirazione polm onare siano in condizione di poter essere ulteriormente trasfo rmate ed eliminate, costituiscono tali criteri da poter spiegare come codesti principì incongrui ed escrementizi rim asti nell'orgéJnismo e circolanti nel sangue, siano capaci di determinare un pt·ocesso febbri le coll'accen nate parvenze di tifisrno. Jn breve però questo stato scorpare con una semplice cura igienica. difatti il riposo , l'aria pura ed ossigenata, le sempliei bevande diaceiote e diure tiche, ed una dieta tenuìssima, completano il sistema terapeutico più id oneo e sufficiente per ottenere in einque o sei giorni il ristabil imento dell a salute, senza conseguenze di sorta e direi· anehe senza teaccia di coriva lesccnza. Attenendosi però al concetto le t·apeutico che spontaneam ente emana dallu nalllra dei materiali infettlmti, si è condotti ad ummettere l'i ndicnione dei sali alca lini, per cu i uni la mente alle decozioni d iureliche flm\ d'uopo aggiungere ultresì il nio·o, il cal'honato di potassa ecc. Codesta è quella forma di. 'febbre essenziale ch'i o (li Dalle espel'ienzc dd R..\NKl> dsulla che i muscoli. allo sta lo di fatica p r·eseutono un a re azio ne acida e si manifestano i ner ti sotto l'~z10ne .di una COl'rente e lettri c<t continua, a ll'opposto dei nervi i quali l'ispoudono. a codcs~o stimolo.


1474

CON'I'IIIllUTO Al. DlAGNOSTlCO

amerei chiamare co l nome ui c1·ealÙld'.lnia, la cui natura se non potè c:;sere constatala malcrialmente coll'anaLisi chimica, crederei però si possa dedurre dagli elementi ez iologici e dai processi 'fisiologici che presiedono al la motilit~. considerati in corr·clazione cogli alli incompleti ed irregolar·i della respir·azione. Tal e infermità che è più pr·opria dei militari posti nelle sunccennat.e cond izioni, trove1·à sempre il suo riscontro negli individui obbligati od un continuo ed esagerato dispendio di forza o di materiali, ogni qualvolla l'ossigenazion c r·cspii'<Hot·ia sia in sullìcient.c alle ulteriori me lam orios i dei p1·odo ai regr·ossivi degli or·gani attivi del movimento. Ad evitare si11istr·e interpretazioni c quindi a maggiore schiarimento, stimo conYc nevol e defin il'e codesta infermità. una fchb r·c infeziosn promosso dall'accumulo nel sangue di materiali di riduzion e organ ica in seguito a fatica e consumo muscolare, ùimodoclte gli elementi detcrminunti la crcati nemla devono certa· mente comprendet·e non giù la sola creaLi no, ma ezio nclio una porzione ·di acido la.llico inùecomposto, la cr·catioina, la sintonina ccc., e tutti gli altri principt sri luppéttisi dallo sdopp iamento dei materiali costituenti la fibr a muscolare. Le molte lacune che per avvenlmn potessero esister·e cir·cn l'importante ar·gorneo to della creati nemìa, affezione ehe fn appena in tr·avcduta ùn pochissimi autori (1) o non mai descritta , potran no essere eet'lam eutc ricmpiute da qualcuno più valoroso di me, ed in n10do assai più degno; però per me basta fr·allnnto lo aver accennalo, per g uunto in comp leta n'l ente, le osservazioni t'illte o le ill azion i da esse dedolle, pet• J·ipr·ometLet·mi iu segu ilo con queste lirnitate cd imperfclle comunicaz ioni e cogli stu di altnti, qualc'hc pratica utilità. (l) JAcoouo, Trattato clt 2~atolo(tfa tntor11a, tomo 2o, dell' urem i a.


1

DELLA CJ\EATINOlfÌA1 OE I, L URE:UÌ A, HCC.

1 i 75

Ili. Uremia e d Ammoniemì a .

La freguP.nza col la quale l'una afièzione è seguita dall'alll'll e la coincidenza talvolta di Cjueste due forme fra loro costituiscono tali circostanze da rcnàe1·e nssai òiffì cil e la disli m ionc regolare dei sitHomi ch e appartengono nll'memla ed all'ammouiemìn, ragione per cui taluni nutori nello delimitazioni di ciascuna non riescono abbastanzn chiari e taluni altr·i stimano piLt opportuno il considct·nt·le nnitamente l'ltiamando l'nssociazionn di es:>P col norue complesso di uro- ammoniemìn. Ln disti n7.ion e teorica e p1t ramc nLe pn togeneti ca 1f.tllu dal ~ i emayer t? ùal .Jaccoud, cioè che l'ul'emìa dipenda da insufficienza di secrezione e che sia causata da lesione renale e cltc l'ammoniemìa dcriYi da insuf.: fìcien1.a di ese1·ezione, da alterazioni <~ ioé dei condotti e serbatoi òell'urinn, da cui verr·ebbc imped ita l'olim inuzion~ dell'uriu11, non vien srmprr eonfermntn dalla pruticn; ciò nulla meno senza tli l uog:nmi d'avn1ntnggio c senza ri pete1·e wlulli· :u·gomenti che t·isguardano tal i infermità e che t.Jn to macsu·cmllllente vennero esposti dagli accenonti putologi, pN essere possibilmente più breve, 111! tenù sollnnlo ni punti piìr importanti, vale a dire, ai fe nomen i che meritano spe(;iulc menzione e che ebbi a rilc\'lll'e più costanti, ed nl le dilucidnzioni piil nrcessaric r r·nn,·enienti alla chiar·ezza delh1 tesi in disCOl'SO . Già couosciamo come l'urca non sia altro che un prodouo naturale, ultima produzione di met.amo1'l'osi r~gress i\'a dei mate1·iali azotati. a cui l'otganismo tt·ovasi giù abitua Lo. Ora aggiungerò che L'aumen to di


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CONTIUOUTO AL DIAG.lWJSTICO

essa e la sua perma nenza per qualche tempo nel sangue e fino ad un certo grado , posson o essere sopporta ti senza dan no alcuno, purché sempre pelle vie naturali dell'appal'ecchio uropoietico ri esca ad essere elimin ata; e ciò è dimostrato dalle · esperi enze eseguite sugli anima li, col mezzo di ini ezioni d'urea fatto direttamente nel sangue, da talun i casi di leggiera albuminuria, come da alcune lesioni organiche di un sol rene . Che se pel c0ntrario per qual che fatto morboso venga impedita la secrezione t'ena le, ovvero già. efl'elluata, ne sia impedita la regolare eli minnzi one, allora ri as~o rbita c ri condoLLn l'urea cogli altri elE: menti naturali dell'urina nel torrente cfr·colatori o, determin erà delle manifestazioni morbose speciali, e l'urea la quale costituisce un pL·incipio escrementi zio non potendo a lungo rin1aneee e11 Lro al l'organismo, verrà in seguito ad essere eli minata rn ercè di qunlehe vi cu ria secrezi one patologi ca, quale il vom ito o la d iart'ea , che sono appu nto i sinto mi più costan ti, non unici pe rò nè patognornoni cì dell'uremìa . L'urcruìa adunque, od infez ione uremica, può essere prodotta tan to cbll'arres to òcll'urea nel sangue, per insu ffic ienza di sec.r·ezione, tpran to dall 'intl'odu zione degli el0rnent.i na l urali o fi siologici dell'urio;) mediante l'nsso roi mento, allorchè vi abbia insuffi cienza di escrezion e. l.a fo1·ma più co mune tlell'uremìa è quella che si man ifes ta a guÌsa el i accessi periodic:i, colle fa si distinte pressoché detle fc bù1·i mit~sma ti c h e peL' modo da Yenire con esse assai fncilrnem e confusa . Io ebb i ad osser·vtu·e nn indivi duo il quale !agnavnsi di non aver ma i trova to rn t' Z7.0 alcuno valevole a vincere dello 1'ebb ei 'ill termi llenti ehe da due nnni lo LI'avagl iavano e che egli riteneva determin ate da infezione pal ustre, nw.ntw non erano ch e accessi febbrili da


DELLA CHEATl NimÌA, DELL'UREMÌA, ECC.

1 ~ 77

uremìa per affezione renale cro nica; difatto egli mori in seguito ad uro-nmm oniemìa e sotto una forma e con tali caralleri da non essere assolutamente scambiata con altre infermith. Nel peri odo del freddo o d'invasione di codesti accessi succede -anche il vo mito, come riseontrai molte volte, ed anche ultimamente in un ammalato affe tto da fis tola urctro-peri neale, senza che si a vesse stringimento, iscuria, catarro vescicale nè alterazione delle urine. 1~ gli accessi febbrili da cateterismo anzichè febbri irritati ve come ammeuerebbc il Billroth ed altri, non potrebbe ro per avventma rappresentare un geado d'i nfezione memica? cd altrettanto non potrebbe ri petersi per quelle febbri accessionali che. susseguono od acco mpagnano la cura dilata nte negli stringimenti uretrali, o la cistor.ornla? li fatto clinico che la cisti te senza complicanze, la peostatite, l"uretrite perquanto acute e le semplici irritazioni di questi organi, non producono mai loli accessi, mi fanno parteggiare per tale pp inionc. Riprendendo l'argomen to aggiungerò ehe talora mancano anche i sintomi febbrili e solam ente appaiono fenomeni nervosi, cd il vomito, per mezzo del quale viene elirninnta l'urea. Un caso l'ecente di gastro-enlei·algìa con partecipazione ai reni e quasi completa anurìa, (d11ppoichè in ventiquattro ore furon o elim inati sollanto circa trenta grammi di ur·ina lim pida," essendo la vescica vuota e non esistendo ostacoli alla libera emissione dell'urina), mi seevì d'esempio chia rissimo. Le materie liqui do reiette abbondantemente e più volte per vomito, manifestarono infatti Jn pr·esenza. dell' nrea allorchè le trauai coll'a ciclo n i Lrico producendo dei piccoli c:ristalli di nitrato di urea, nuotan ti a modo G·i ornalc eli med iC-Ina mtlitare.

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~ ·178

CONTRIBUTO AL DIAGNOSTICO

eli pagliuzze (1). T.a t'ebbre mancò e prim,a e dopo codeste manifestazioni morbose, come mancarono ezian" dio i sintomi di affezione dell'apparecchio uropoìetico, e solo risulterebbe che questo ind ividuo avrebbe superato unn peritonite circa un anno prim a. Non ha guarì ebbi pure l'opporlUnità di vedere un caso di eclampsia da ureìnia in una puerpera di lempemmento sanguigno e robustissima, la quale dopo tre ore dal porto, che fu regolar·issimo, "enne presa da for tissima cefa lulgìa , dolori ai lombi, affan110 di resp iro, vomito fl da aecessi convu lsivi epileuif'omti, sussegu iti da pallo1·e, labbra e lingua aride, vaniloquio, sordiltl e perdita della facoltà visiva, fenomeno cod esto (che perdurò anche dopo l'accesso) non raro: e che venne accennato anche non è mollo, in un caso fortunato di uremln nel Lancet del giugno co rren te anno. Gli accessi convulsivi i quali correvano senza febbt·e successiva e coll'assenza di meuòite e di peritonite, si rinnovavano a pet·iodi divet·si c·oll'intervallo di sei ore circa l'uno dall'a ltro, però sempre con vomito e per·dita delle fac olt à intellettuali. t a secrezione mina ria, che .fin da princ ipio eI'O diminui ta, in seguito si effettu ò con rego larità: eontcrnporaneamen te andarono a grado a gr·ado di leguandosi tu tti gli altri sintomi, in modo d1e ,tutte ie fu nzi on i, e per prima la ''ista si rio1òdinarono lasciando la fHlerper·a dopo cinque giorni in istato ùi convalescenza. La mnggiore o minot·e imen sità dell'infezione, la natura della lesione pri mitiva ed il temperamento possono influi re sull a fo rma , sul corso e sul grado clell'ur·emìa, percui si ponno avere fol'me diverse acute, e delle forme lenti croniche. Nei casi acuti però, ed (t) 11 far·macista sig. CASS t!>IBLL! PAOLO, ed il sotto farmacista sig. l'ON% l l~nAs~ro col loro aiuto nello analisi chimiche mi servirono di guida prin-

cipale in tale processo analitico.


H79 1n generale, deve ammettersi gesistenza della. febbre con sintomi cer·ebr·ali, gastro-enterici c pneumonici, ·espres!'ìioni morbòse le quali possono manifestarsi contemporaneamente, com'è il più delle volte, ma che però talora sono altr·esi alter·nate fra loro, od anche isolate. Infatti il dott. Lecorchè nel suo trattato delle malat~ie dei reni (1), nel capitolo dell'memìa, appoggi andosi alle fo rme isolate di essa infezione, fu condotto ad ammellèt'e tre distinte classi cioè; l'ul'emia em·ebrale, l'uremìa respiralor·ia o dispnoica H l' nremìa gastroimeslinalc, le quali in fon do non debbonsi considerare che una varielù o diverse tnan ifesl<Jzioni mor·bose -di una malattia di sempre identica natura. Ne-lla gu isa istcssa in fatti con cui il vil'us sifilit ico determina lo svi luppo di dive1·se fomw morbose e -nello stesso modo col quale il miasma palustre ~H:o­ duce le più disparate infermità, dalla. nevr~lgìa e semplicefebbre periodica, alle diverse e più gravi forme dì perniciosH, quali la comatosa od apoplelic<J., la colerica e la lipiria ecc. può avvenire cziandìo che. l'infezione uromica determini lo forme più opposte e Yariabili; cionond imeno temo assÙi che i sintomi di esse siano compless i e confusi. fr·a loro e talvolta associati a qudìi dell'ammoniemìa, e che non riesca consegucntei11enle molLo facile il delineare quelli. ehe tlppartengono all'una ed all'altra forma morbosa . In ogni modo dai fatti conslntali, sono per ammettere nell'uremìa, oltre ai fenomeni dell'~frezionc de.temlinanle (malatLia di Dright od alt-re lesioni dei reni, -degli ur·eteri, della veseica o dell'uretm) i sintomi di una malattiR accessionale in forma di fl~ bbre coi pe·riodi ma1·cati de) freddo , del caldo e del sudore, la di cui invas ione si assoda a cefalea, a vomilo coi sinDEI,LA CREA.TlNEMÌA, DELL'UHEMlA, ECC.

(lJ Giornale d t m.ealc!na milUtwe, gennaio 1875, pag. 83.


1.J 80

CONTRIIIUTO AL DIAONOS'l'!CO

tomi di catarro gastro-intestinale ctl a leggiera dispnea~ o sovente o. diarrea: ovvero di unu neurosi in forma di convulsioni ad accessi· irregolari, mentre l'arnrnonicmla avrebbe piullosto le po.t·venzc di una febbre continua coi carn ttet·i di manifesto ed intenso ti fismo, in guisa da sirnulat·c una grave febbm tifoidea, od una delle più terribili forme di perniciosn, spccjaJ!'nentc la. cerebrale o COIIHlloso. Quivi fa d'uopo ricordare che qnantnnque l'ammoniaca sia Slflla talvol ta t•invenutn nell'organismo animale in isw.to fisiologico, cionullumrno deve riten ersi. in massima come prodotto inrongru o e patologico. Considerando ora in qual modo si sviluppi e sotto qualecostituzione ch imi ca si presenti uell'ammonicmia, accennerò che l'uren anche cutL'O l'orgouisrno vivente in contatto del muco o di qualc·hc altro fet·mcnto viene sdoppi ata c tt·asfo t·mata in carbono!o di ammoniat:a ; sia adunque nei rf'ni, n~lle pelvi t·ennli, nei calici od in vescica, sia nello stomaco o nelle intestina ollot·cltè viene essudata C' si sofTet·ma un poro per esser poscia el im inata in forma di vomito o Ji deiezioni alvin e, come avri cne ncll'mcrniu, comunque sia, ripeto, c qualunque sia la !'Celo in cui l'lll·co siu del!omposln, vppenl il cat·bonnto cl'nmmooiacn sat·ù assot·bito e porLato i'l circolo clctennin t> rà tosto lo sviluppo di quell<J peculiare inf~1.io ne che Ycrioc p~r l'uppunto designala dal Treitz col nome di :-~mmonic1111il. So debbo annoYCt'Dre i sintomi di qncs ta infezione dirò cbo il vonlito e la ùiatT•' O. non esistono sempre, o solnmcnle in principio nei cnsi in cui l'urcmla precc>do od è compl icata all'nmmonicmìa, (uro-amtnoniemìa) c che in questa fauispccie la dian·ea c la forma <:he persiste più a lungo; che contcmporaneameniP YÌ ha dolore for·tissimo ul capo, con senso l[ltasi tli vuoto, it'rcqnietuùine cd insonnia, serchczzn delle fauei e della


DEI,LA CREATINE~liA, DEI.L'Uf\F.M[A, ECC.

4181

tingua, con afte pa!'Licolarmeote ai ma rgini di essa, s n cui vi ha un essudalo aderente di color bian co griginstro (1); alito fetido cd ammoniacale, con u·as pirazi onc ed mine d'odore pu re di ammoni aca , con febbre elevata a più di 40° del term ometro di Celsiùs, ed in segu ito ottusità di mente, vani !oquio, lt·cmo re muscolare, abolizione delle facoltà percetiree psichiche; c che allorquando l'esi to tenda a farsi letale si ha dispnea, con rospirnzionc slcrtorosa, epistassi la quale però alcun e volte pt·eccùe lJUesti sinto mi, debolezza di polso, dintinuzione di lcrupera tUI'a, pallore l OITCO del volt o, sudore viscido abbondan te, c la morte allora succede sotto lu forma di apoplessia eon contcm pornnea lenta asfissia, la quale può anenire nel breve peri od o di due n cinq11 c giomi al più. Se però le cause che determinano l'i nfezione possouo essere superate, come stringimento uretrale, calcolosi renale o vescicale, o qual:;ia si ostacolo nlln libera. emissione delle uri110, puossi ancorn. spe rai'C cl'otteTierc la guarigione, ma t:iò avviene assa i di rado, non solo pcllu natura dell' inqui namento. quunto pe lle lesioni dell'apparecchio ur·inario, (ncfrit i suppur:lle, pie•ile idron cfro:;i , cistite, cnlcolosi) le quali ne costituiscono la ''era causa efficiente. Cil'ca allu natura di co des ta infezione, fa mesti eri ch'io rammenti che assai di rado arriva di pote r rilcvar·e i sintomi della pura arn moniemla, imperocchè più di frequ ente essa (} c:ompl icata all'uremln, od è IJuasi costanLomcn le una derivazione di r1uestn, perciò ·(I) Questo sintomo che uon è accennato i n nessun ;m l ore c clte io riscontrai in t N ca41, ola·c nll' indicar.. l' i:ll<>nsi tù ùdl' infezione, &In ad addimostrnro h\ note,·ole irritazioue ùcl tubo gastr<>·enterico; influti la neo1·oscopin, olt1·e n Ife varie nlta•·nzioni patologiche dell'apparocchln uropoiclico diede a •·ilnvare uua mal'caln ipe1•plasia. delle ufume rlneche d el l'cye.l', Oll u na inten sn: !nlì nrnrnaz ione dell 'i ntes tin o cieco " d l quasi tutto il colon.


1•182

1

CONTRIBUTO AL DlAGNOSTICO

si ha quella forma mista che venne distinta col no:r.e' di uro-ammoniemìa, i di cui sintomi debbono ritenersi quali li ho descritti. Altrettanto pet·ò non può ùirsi circa all'uremìa, ed· .anzi quantunque accada sovente dì riscontrare alcuni sintomi comuni ad amendue le forme, purnondimeno a norma di quanto ebbi ad osservare ed a descrivere su questo pL'oposito, credo che vi abbiano caratteri sufficienti pel' distinguere l'ammoniemìa od uro-am.moniemia, da Ila sèm pli<:c uremìn. In risguardo poi al pronostico, senza ineertezza alcuna, può asseveral'si essere l'ul'emla assai meno pe-· ricolosa e di molto dell'ammoniernìa. Nell'ornmeltere ta.lune varietà o modalità sirllornatiche di queste infezioni quali vennero descritte da diversi patologi come il Tod , il See, il Faksch, il Niemeyer ed il Jaccoud, ·non intendo punto di escludere la esistenza loro. Desse non ebbi l'opportunità di osservarle, . per cui mi rimetto, anche perchè non rappresenl;Jno la purte essenzinle dell'argomento, a quanto venne asserito dalle accennate autorità scientifiehe. Egli è impertanto pel' tale ragion1~ che anzlchè entrare in un campo P.e1· me aftàll.o ignoto, preferisco serbare su di esse il silenzio, per intrallenermi per ultimo, e breve~ùente, sulla loro comune terapeutica. Tanto nell'urernìa che uell'uro-ammoniemì.a la cura, com'è naturale, dev'essere rivolta all'elemento palogenetìco e perciò a quefla parte inferma dell'apparecchio uropoietico cbe ha· dato origine nll'infezione. Una delle avvertenze principali consiste nel favorire l'eliminazion e dei materiali d'infezione sia coll'attivare la diu1·esi che col fa vorire le scariche alvine. Pella cura dirella del morbo la tempeutiea non ha saputo finora fornire nlcun specifico, nè rirnedì di qualche utilità positiva e se nell' uremìa i sollhi al-·


DELLA CREATINEMÌA, DELL'URE~IÌA, ECC.

1183 .

calini ed i chinacei hanno talora corrisposto, altrettanto nòn · può rip etersi per 1'uro-ammo niemìa. I preparati chinoidei esperiti sia per bocca, che col mezzo dell e iniezioni ipodermiche non mi diedero infatti .che risulta ti negativi. Dalle reeenti espet•ienze però fatte dal ~I untz sul latte, snlla saliva e sulle urine risulrando che il eloroformio ha la proprietà di arrestare qualsiasi fermentazione e d'imped ire quindi lo sdoppiamento dell'ur·ea in carbonato d'arnmoniaca (·1), si potrebbe arguire l'effi cacia di codesto rimedio nelle predette infezioni; ed anco l'idrato di cloralio, pella sua proprietà di trasforrnarsi entro l'o t·ganismo in cloroformio, potrebbe Lrovare la sua indicazione e ric.scire giovevole, ma d1'io mi conosca nessuna esperienza ancora venne falla in proposito. Ora non rimarrebbe che a soddisfare all'indicazione sintomatica, laonde a nol'ma dei sintomi si potrà ri. cOJ'rere ai farma ehi giudicati più opportuni. I sedativi in ispecie potranno ofthre qualche vantaggio alloi·ché predominano i fenomeni nel'vosi e quivi forse il cloroformio soddisfeì·ebbe all'una ed altra indicazione: gli epispastici nello stato comatoso si mostrat·ono sempre insufficienti. In risguardo poi al" vomito ed alla dianea è da notare la necessità di rispettarli, imperocchè è in virtù di essi, cui debbonsi riconoscere come rimedi naturali. ed efficaci, ehe si potrà ottenere in parte l'eliminazione dei pfincipì infe-ziosi memici. D.~"

L. nlONTANAiq.

Capitano medico. (l) The iutluence of ch loroform on ferme.n~s. The Lai~cet, 10 july 1875,. pag. 71 . .•


SULLA RISIPOLA

NOTE CHIRURGICHE

Nel terzo numero del Gio1·nale di Medicina Jlt'ilitare del corrente anno, fu pubblicata una elaborata l\Iemot·ia del dott. Falcone sulla risipola, desunta da parecchi casi che il medesimo aveva osse!'vati nelle cliniche militari di Milano e di Napoli. Ho fiducia non riesca discaro che io ritorni sull'argomento, che acquisto. importanza per la frequenza non comune dell'accennata gt·ave iofei'miU.t negli speciali militari . Si è molLo discusso e tuttod ì si discute fra i medici sulla natura di q~esta malatl.ia, sopra la sede e sopra il decorso , non chè sopra lu cura dell a med esima è ben disse su questo proposito il Velpeau nelle sue elini.che lezioni del 4838-39, ch e si è volu to troppo spesso con fondere souo Lale nome aitre forme morbose ehe , come la lin fangioite, In esofl ebi te ed il fl em mon e diffnso, non ban no di comune con la risipola vera, (d ella quale di frequente sono appen a un a conti nuazione où una complicanza), che il mom ento eziologico iniziale, il contagium forse, sia esleriot·e che endogeno pet· coloro che si sentono disposti ad ammettèlo.


suLLA ms1roLA -

H So Di fatti a quei medici,- che per una lunga serie di anni sianosi applicati alla cura di rnalaLtie specialmente chirurgiche, sarà occorso .non di rado, come avvenne a me stesso, di vedere un'angio-linfite complicarsi a dermite e questa diffondersi al cellulare ciP-terminando il flemmone diffuso, od alla esterna parete dei vasellini venosi costituend~ la esoflebitide: così pure dovranno · ammettere che qualora domini in un dato periodo di ternpo una particol?re costituzione o genio epidemico proclive alla risipola, pure, con qnesta ultima prevalente si osservano dei casi speciali e indipendenti di liofimgioite ,' di dermocellulite e di esteriore flebitid e. Ed insisto sopra tale argomento appunto per·chè non mi sembra che la vera risipola .sia poi eosì frequente è diffusa, come si eredetle talora, c che il cavare illazioni assolute, come fecesi spesso, da una .quanlit.à di casi per lo meno discutibili, non sia poi confot·me alla sa via e rigorosa osserv4zione dei fa !ti. La risi pola spontanHa che per il più illustre dei demwlogi' viventi, il • Hebra, non è che la pura infiammazione ùel tegumento comune, pi'Odoua da cause diverse, esclusa però la discrasia sanguigna. e la mediazione di un particolare contagio, venne da molti' .medici odierni, come dagli antichi ritenuta una malattia esantematica delle pelle quantunque il Niemeyer e più ancora il suo traduttore e comrnenLatore italiano, voglia diniegade perfino tale qualifìca e le sostituisca q nella eli 1"diopatica pet·chè la ritiene non dissimile da qualsiasi ulLra malattia infiammatoria della pleura, del polmone, · ecc. Anche il Billrolh come il Nierneyer propende a: riguardal'la una :tlemrnasia dei vusellini linfatici per la origine con diffusione di proeesso dalle pareti loro alla cute circostante e ùa questa al cellulare, per· compl icanza: a noi persuade meglio la opinione emessa dal Jaccoud che pure acceUando la natul'a esantematica della risipola é NOTE cHmunG·JCaÉ


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SULLA RTSJPOLA

portato a ritcnerla, sollo lo· aspetto anatomi co, per una de1·matite essudativa conu·odistinta da flussio ne con intenso rossore e da un parti co lart~ essuda to che occ upa 1a spessezza del derrna, il tessuto sottocutaneo e non di 1·ndo anehe -gli strati subcuti colari. Ed appunto sa1·ebbe questo essudato. dovuto ad una emigrazione stravnsale di corpnscoli analoghi a quelli bianchi del sangue e del pus 11egli stmti. varì tegumentali, che ripreso in parte di) Ì vas i lìofo.tiei ne potrebbe agev0lmente dispiegare la evoluzione l:OSÌ delle adeniti che degli ascessi, che non radumente risconu·ansi durante il decorso di una risi pola od àl SU() seguito. Ed ugualm ente diYisi sono i pareri sulle cause determinanti della r isipola, quun tunquc vada sempre più acq uistando terreno l'id ea dellu esistenza di un particola t'e Yeleno o contagio meclioc1·ementc diffusibile che nella massima parte dei ca:si proverrebbe dallo esterno, non esclndendo però che possa produ1·si nello • istesso organismo P"'' un o spontaneo Javorìo del medesi mo, dete t·minando quindi lo intossica mento endogeno ed antoitono che dit·e si voglia, oppure io altri term ini, la· Ùl(e:àone propn:a o selbst in(ection, co me co n ingegn oso vocabolo qualifica va la piemia il p it) vecchio ed autorevole ch irurgo delta do.tta. Germa.nù,, Stromeyer. Questa ultim a specie però di infezione, come già dicemmo, non è freq uente, limitan dosi la sua manifestazione nei soggetti cachettici per cardiopatia, artrite gollosa, malattia del Bright, ecc., non potendo ragionevolmente supporre ch e· il l'istngno semp lice del sangue , degl i umori nelle piagiJe possa essere cousa di risipola , ma tuLLo al più di un flem mone più o meno esteso. Egli è certo però che la 1·isipo la per manifestarsi, abbisogna quasi sempre eli u na soluzione di continuo sia questa recente di dala o remo ta: nella pri ma dipenderebbe da.


NOn: ClllRURGTCHE

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penertimenLo del sangue o degli altri liquidi (r·isipola sellica) qtwlora si possa eselucler·e l'inquinam ento diretto per mezzo degli st rume ttt i c degli oggelli di medicazione infe!!i; nella seconda poi proverTebbe da ll'a zio ne pet·turbaLrice di particolari elem enti del mondo esteriore, funghi od alghe, che messi a contaLLo della interruzione di conLi nuitù, vi funzionino come materiale di infezione o di 'rer·mento (risipola infettiva). Infalli per cbinuque abbia clil igenlernen te studiato il punto di origine e ii deco rso della risipola così eletta spontanen, chiaro emerge che si sviluppa a preferenza là dove la cute si converte in mucosa, in vicinanza quindi dello nari ci, del con dotto esterno uditivo, delle palpebre, sull'umbelico cd al pe r·ineo dove un follicolo sebaceo irritato, una crosta di eczem a inavvertitamente ri mossa, una ragade inerte si pr·csta <11\'assorbimento del sottile veleno che in certe stagioni e so Lto parlicoluri sctui li br1 atmosferici sta sospeso in gran copia. nell'oria che ne circonda. In q uanto poi alla risipola che si svolge nei riparli chirurgici sopra le piagh e di lesion i non tanto reeenti, sa1·à pure necessario la prcesislcnza di uno speciale genio epidemico, il quale disponga l'organi smo e tluindi an cora la piaga all'azi ono infenante o Jcrménlativa del veleno: nè ciò basto, a mio credere, chè sarà d'uopo vi concorra Lc~l volla un quolcbe atto malpropl'io che Ja, irri ti, una mecli culura o troppo frequente, pe •· la cit'costanza, o ritard ata, tenendo nnche conto dello moltipli cazione infinita dei germi infellivi negli spedali dove, nl detto di Pirogolf, non solo l'aria, ma tutto ciò che cil'cuisce l'ammalato, la biancheria, le filacce, le matcrasse e perfino le istesse pat·eti possono diventare altrettanti scrbutoi del mislerioso veleno. lo ebbi occasione di assistere a vetc epidemie di risipola in locaiitù ed in epoch e differen ti, fra le quali>


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SULLA RISIPOLA

quella di Genova nella state del 1873 e quella di Bologna nella primavera del 1875, per esporre in proposito alcune .poche mie considerazioni. Nello spedale militare di Genova mi er·a stato a1Ii· dato, in loculi debitamente se parati, un r·iparlo misto di malati chir·ur·gici e di venerei; avera avuto nel verno e nella primavera due stagioni piuuoslo propir.ie, avvegnacchè le ferite varie,le fratlur·e e distorsioni nonchè le piagh e che in numero considuevole vi aflluivano, mi avesse ro dato l'isultali molto soddisfacenti: alcune esportazioni di tumori anehe sul eolio c sul capo ed una amputar.ione di coscia al terzo medio er·ano g uarite rapidamente c, come si dice, quasi senzn suppurazione. Quand'ecco , senz'altra causa conosciuta, tranne il predominio stabili tosi da qualche giomi, di forti venti sci roccali, sv iluppnrsi Wl primo caso di risipola nella sezione dei vcne1·ci bene esposta e per nulla in· gombra di mal<~.li, largamente ventilata così dalla parte dei monti che da quella del mare. l~ m un'adoni te inguinale sup pura ta cht1 si avviava a guarigione, la quale pronunziata dalla febbr-e ca:ralleri st ica con forti brividi nella notte, mostrava 1Jl mollino delle placcbc erisipclacee dirette in parte verso l' Dcldomc ed in parte verso la coscia corrispondente: e fu un caso g rave davvero chè la ri sipola, non ostantc il bag no freddo locale e la cura interna aUempPrante, progredi va salwndo )c sbarre che, mediante spcnnclla ture di tinlma eterea di jodio o di una soluzione saturD di ni trato argen ti co, le si opponevano. In bl'cvc, <.;On febbre continua ad esacerbazion i ripetentisi ogni qual volta la risipola guadagnava un tratlo nuovo di cute, in direzione centripeta e centrifuga a ·un tempo, il male occupò gran parte del teonco da un lato e tutto l'arto inferiore sinistro dtdl"nltro: nè qui si ristelle, chè anzi invadendo il processo flogistico il relroposto .cellulare, si deter-


NOTE CHIRURGtCIIE

minava un flemm one diffuso che finiva, dopo molte pel'ipezie, con ascessi mol teplici , di cui uno esteso e profondo delle pareti ventrali che misP. a repentaglio la vita del povero infel'mO . Il polso nelle varie esacàbazi oni raggiun se le 105, n O e perfino 417 battu te per minuto e la tcrmogenesi so rpassò non di t'ado i 40° di Celsius arrivnndo ai 41°,'2, accompagnandosi in contigcnza tale·a vani loquio ed a deli rio lrnnquillo dovuto chial'amen lc'!, non giÌl a diO'usiono el i flogosi alle meningi , chè il cnpo andò sempre illeso dalla ri sipola, ma alla straot·dinaria cleratezza della febbre . Alla. domanda, che clovelli pu r far·mi, sull a probabile causa dello sviluppo di qnesta pt•imn risipoln, ti tubo ancora a rispondet·e se, date certe condizioni abnorm i-cosmicotelluriche che prerlisponevano l'organismo a comrat•t·e una malattia d'infez ione'. , ne sin slalo il movente qualche iniezion e piutto sto sa tura eli nitJ'ULO argentico che aveva. fatto il giorno inllanzi, pel' cura, sulla pi~lga alquanto sinuosa, oppure il ristnguo col successivo rapido pervertim en lo delle marcie, essendo in nll ot·a, come sono adesso, p<H'tigiàno della accurata , ma t'<Ha meclicnziono delle piaghe. Sia comunque, a questa prima non tardò guarì ad aggiungers i in un venereo affetto da epididim ite blen noreugica trallaw. eo·n le frizioni di unguento rncrcuriale, alt l'a ,·i sipola di ambcdne gli arti inferi o1·i c del perineo: questo malato aveva il proprio JeLlo discosto uppena lt'C tnetr·i dal p•·im() e per la cJi vet·sità dello rnulauia non. si ebbe CICcas ionc di adopero•·c stf'umcnti od oggetli di medicazione per l'nltro ri chi esti e ciò tanto più che si nvevnno llllti qnei riguardi igienici che le circost,n nzc esigevano. Anehe queslo caso, pe•·l'estensione del ten·itor io occupato, ebbe una certa gJ'UV!!Zza; vGn ne per·ò condotto a guorigione pinlloslo soll ccrta mediante l'impac ~o illropatico , la dieta Sf~Yet·a e la molt'acqua


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::;odica bevuta. E q ui pur·e le frizioni mercuriali avevan o portato in campo non solo l' er·itcma scrolale ma qualch0 ragade ancorn in prossi rnitil. del bulbo delJ'uretra, di dove appuuto avrebbe preso le mosse la risipola. Contemporan eamen te agli anzidetti due casi più gravi, nella seconda met<\ del giugno, al tr·i di minore rili ero sviluppavansi nell u islessa sezione dei venerei: un ect im a sifi litico per· la semplice cauterizzazione di qualcheduna delle sue ulceri con soluzione di po1assn caustica, dava luogo alla ri sipola degli arti inferiori che però risolvevasi quasi senza rinredi ; un ingorgo ghiandolare sifili tico che aveva resist ito <.~Ila cum costitu7.ionale, in segu ito a pennellate di tintura di joclio 1Ì.1Cevasi ri sipolatoso c, cosa mirabile che però osserva i altre volte i n casi eguali, col finire del processo erisipelaceo, l'infat•to sLrumoso dell'inguine era )n gran pD rle scomparso . Nella seconda sezione del mio t•ipat·to fino allot·a im mune da questa grave malallia, in com inciarono le piaghe dei vescicalO;I, applicati o sopra gl i idrarti o sopr·a gli aden om i dell a. cervice e dell'inguine, a cil'condarsi di alone risipolatoso; po i qualche piaga di pregressa ferita, mutato aspetto, seguinr l'istesso indirizzo, finalme nte avvernrons i due casi gravissimi su i quali vorrei fìssn t' e -alcun poco l'allcn7.ione dci miei lellori . L' uno di questi, certo Apolila so!d!lLo n<•l reggim ento 74° di funteria, di mediocre costituzione fisica con prevalenza linfatica, entrava nello speda le militnrc per ascesso profondo del polpaccio della ga mba sin istra che, ad evitare la discesa del pus nelle pat·Li declivi, veniva da me aperto per tempo, sen za che pet'ò po tessi r<Jggiungerc il mio intento, clte al terzo infer·iorc ed all'interno formatasi una raccolta maeciosn, dovetti ivi prilticar·e una controapenm·a ed a mantenere la com unicazione fra l'una e l'altra incisione, per mezzo di gl'osso ed ottuso


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NOTE CHIRUnGICHE

-specillo, condussi accuratamente 'un tubett.o di guttaperca. Non lo avessi mai fallo, chè nella sera istessa, ann unziata dalla soli ta febbte con brividi, si sviluppò una risipola che invase tutta la gamba fìno al poplite, estendendosi al piede e specialmente sul dorso di qm:sto. Kon valsero le più assidue c·ure generali e Io cal'i, non le frizioni ideargiri che, non le piccole jn-cisi oni nè le grandi, poichè la cancrena co nvertiva ben presto tutta la porzione dot·sale del piede, dalla · cresta astr·ag:~l i ca alla radice de ll e dita, in 11na vasta ·e luridn piaga che tllrdò molto a detergersi e più ancoru senza confronto a cicatrizzare . E fu sopra questa ed un'altra pur essa residua a risipola enncrenosa, di cui pal'lerb in appresso che, n mrno lugl:o 1873 , instituii degli esperi menti di iuncsto culaneo: piccoli brani di un qrtar·to a mezzo centimetro r itTa di pelle presi dal la regione dci Lo icl~ a di qualche infer miere di buona volontì1 , venneeo applicati sopra la pièlga in antecedenza prepar·ata mediante lieve strofinio e il prosc iuga mento del snngue e degl i nmorì della rnedesima; questi pezzellì di cnie ven ivano tennti a sito d·a Jistarelle di tafi'età coperte poi da an o strato di bambag ia ca rda ta; ottenni così la. fo rm azione di parecchie isoleuc eutanee che spogliaronsi della ·epidermide ed avevano i mtn·gini loro infossnti nella wande lacuna impia gata c cir·condati da una slretlfl areola bian castra. Io pure , come il pr-ofessonl Porta di Pavia rim arcai la pochissima tendenza degl'i itmesti ad avvicinnr':; i fra di toro e fui spettatore inoltre di alu·o fulto che non mi se mbra sia sta to ancorn da alcu no avvertito, della uiU'usione, roglio dire, del processo el'isipel acco dai con torni dell a piaga ed attraverso della med es ima nei br<mcielli inserti di cute. Mediante 'l'innesto di molti pezzelli di pelle nonchè pet· il successivo ristl'ingim ent.o del margine della piaga, era questa 1


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SULLA ntSIPOLA

·r idotta u meno della meLà di sua ampiezza prtm rtrva ; quando, nuovame nte so no l'i nflusso de i forti venti di sud-est , o di qu alche affollamento di malati nella sala e fors'anche per 'intrinseca infezione (d imorando 1'-Apoli ta da mesi parecchi nell 'aria viziata dello spedale), ripl'oducevasi la risipola nei contorni della piaga e vidi anc he i brani in nefì,La ti della cute fa rsi rossi del rossore giall iccio e fugace della risipola che li disLJ·uggeva tutti, meno u no che era il più centrale ed isolato, in uni one nlla pa rte g ià cica trizrata dei margini della pioga medesima. Per tale modo il risultato di quasi d ue mes i di cura insis tente, si. rend eva frustt·aneo e fu d' uopo l'icominciar·e il trattamen to che fu lungo molto c non co rona to da quel b rillan te successo che si poteva per· lo innunzi spe r·are. L' Apol ita venne conged;:~ to definitivamente dnl servizio c se ne undò a casa su a zoppi cancl Q c con il piede e la ga mba serniatrofica ed irrigidita . L'n ltro caso interessnnte di risipo la si è sv iluppato poc:o dopo de ll'an tecedente in un indiviuuo, l\lu:;an te Santo, che uYcv;~ il pmprio letto colloca to quasi di :fianeo. Era un ai·tigiano de lla l'ivier·n ligu t·e d i levan te, ioscrillo di leva della classe '1853, assegnato verso la chiu sura della sessione al i.i-i: 0 reggiment o fantet·io; affe tto da onichia ma ligna dell' alluce destro, \'eniva cur·a to con l'applicaz ione del caustico el i filhos e quando fu prossimo a g uarire, nel rimuovere che si fece di una piccola escara si determinava la risipola teaumatica che in brevi or·e ri sa li va dappri ma tutto l'al'lo corrisponden te pe r fìnire quindi con la cancrena legumentale de l do r·so del pierle dri tto ; la pinga che ne risultò, co l distacco di ln rghi tt'tttli di cellu lare necrotic;o, era ovale per forma e sirnile quasi per profondità (!d estensione a quell a che accenn ai p il! sopra; i tlluseo i distaccati e spogli del tessuto celluloso sembravuno


NOTE CHII\URGICHE

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preparati notomicamente; vi era di più: poco sotto del collo del piede, nel punto dove la vena dorsale interna si confo nde nella safena, si!riscootrava la obliterazione del vaso p1·imo cennato, forse pet' embolo ivi fermatosi. Il circolo venoso ristabilivasi in seguito a spese delle collatemli, poiché la dorsale impervia convertita in una specie di cordone inutile, si doveLLe quindi appresso esportar.e . Il malato dovette passare dei momenti tristissimi, poichè di costituzione fisica non robusta ed afl'ealita viepp iù per lungo soggiorno negli spedali, opponeva alla estrema geavezza del morbo ben poca resistenza vitale. La suppurazione perdurò mesi e mesi; ebbe frequenti allernative di migliorie e ri. cadute e dovette senza dubbio la vita che gli si é potuta conservare, ai bagn i tiepidi fcnizzati per lunghe ore di segui to che con poco o nessuno disagio della persona ha potuto fare, in appositi recipienti metallici, dal proprio letto; al vino chinaLo ed allo elixir di china somministrati in dosi generose anche quando il polso era a 420 battute e ljl termogenesi oscillava fra il 40°-4 11° con deliri tranqu illi e vaniloquio per più ore e por giomi continuo; nonchè alla dieta leggera e corroborante ad un tempo a mezzo di brodi ristretti con uova molte sbattute. Quando l'enorme piaga si fece stabilmente detersa e le granulazioni fitte e minute incomi nciavano a corrugarsi cicatrizzando sui margini, delli a11che in qu esto caso mano agli innesti cutanei e fui più fortunato davvero in quanto che li brani eli pelle inserti in due lin ee parallele nel senso del la lunghezza, attecchirono . quasi tulli e la cicatrice clei contorni passando fra. le molteplici isolelle, condusse la piaga ad una guarigione molto sollecita, e calcolai di avere guadagnato per tale maniera almeno una. ventina di giorni in confronto dPlle riparazi oni cicaLriziali con li mezzi ordinat·i. La cicatrice mista 70


SUI,LA RISIPOLA

che ne ri sultò a veva una curiosa parvenr.n; sovra il comune tessuto cicatriziale si vedevano pr·omin enti e di colore più sbiadito, a gu isa di piccoli quadrati di ~cacchiera, l'e isolette cutanee d'innesto che aderivano, massime nei loro centr·i, più lassarnente al retroposto tessuto dello inoduhue che le ai.Lorn iavu. Il malato dopo una permanenza di quasi cinque mesi 'nello spedale militare, congedato dal servizio, rimpau·iava; avendo il piede alquanto denutrito e leggermen te varo, nè di lui, per quanto dopo mi it1teress{lssi ebbi ulteriori notizie. Nei due mesi di luglio-ngosto nei quali la risipola maggiormente mostrassi nello spedale di Genova, altri casi avveraronsi di cui alcuni pochi alla faccia e sempre in seguito acl eczema delle narici o del padiglione aul'icolare, ad ingorghi linfo-ghiandolal'i suppuranti où a piaghe non recenti ehe per tale fatto peggiorarono assai; nessuno però degli anzidetti, anche quando la risipola invase la faccia ed il r.apo tutto, raggiungeva una im ponente ~ravczz<.~; trattati con tiepide fom entazioni aroma'Lichc, con le bevande fresche leggerm ente eecilanti c il vitto sobrio di facile smaltimento, vennero tutti condotti a buon fine. Non devo però qui tacere come, appena la erisipola incominciò a' farsi l'ospite increscioso di quelle sale, fu disposto perehè fossero di radati i letti in quella meno ventilata della chirurgia e si assegnassero al prescrivente altri locali appartati e benissimo esposti nei quali venivano segregati gl i infermi appena colti dalla risipola: il rinnovamento dell'ada non ebbe per tale man iera a farci difetto e fum mo lnr·ghi nelle disinfezioni con I'ipoclorilo di calce e l'acido carbolico in soluzioni più o meno sature così sulle pet·~one che sugli effetti letterecci dci malati non tt·ascuranclo i frequenti lavacri dei pavimenti e delle pareti.


NOTE CHIRU RGICHE

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Non si è notato in quel torno la comparsa della ris ipola nel riparto med ico sia spontanea sia in seguito all'applicazione di vescicanti o di sinapism i; così pure non vi erano dfezioni fl ogistiche di visceri endotoracici opptu·c esantemi vcuti. 1\itornel'ò per poco su quanto ho esposto, e conchiuderò: a) che in Genova allo spedale militare in giugno :1873 'si è sviluppato il primo caso di risipota, che fu indubbiame nte traumn.ti ca, nella sala dei venerei in un rnornento nel quale non vi aveva affluenza soverch ia di. ammalati, il loca le era. ben~ aereato, nè facevano difetto le buone condizioni igieniche : b) che a questo caso tennero diclr'o altri nella medesima sa la, pure traumatici, senza che accusar·e si possa, al meno presumibil menle, il trasporto im mediato del contagio per gli strumenti chirurgici, gli oggetti di J~Jedi cazione od altro: c) che Ja prima evoluzione della risipola, nonchè le successive esacerbazioni della medesima sono state fiwo1·ite dagli sbilanci atmosfel'ici nonchè dai· ven ti scirocco.li predominanti in guel tempo: d) elr e nella sezion e chi i·urgica, quantunqu e in condizioni igieniche piuttosto infelici, larisipo la manifesta vasi pa l'ecchi giorni clopo, quasi sempre al seguito di traumatism i, che forse, visto la tendenza epidem ica, si avrebbero potuto almeno in parte evitare: e) che in questa. medesima sezione, quan tunque allontanati imm ediatamente i risipolatosi e disinfettato gli effetti letterecci, il pavimento ed il muro , si svilupparono ciò non ·pertanto altri casi tanto in letti vicini che più o meno lontani da qu ei primi: f) che in quell'epoca, nell'assenza già notata di esan temi febbrili, delle pleuriti c pneumoni e nel riparto medico , si osservarono invece le affezioni gastriche e le febbri a periodo: g) che pon si osservò complicanza di liofangitì od eso-flebilidi, ma bensì la diff'usione del pro-


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SULLA RlSlPOLA

cesso flogogeno al tessuto cellulare sottocutaneo ed inter- muscolare con frequente evoluzione di fle mmoni estesi e profondi che finirono spesso con mol teplici ascessi in parti vari e anche lontane del corpo e non radamente poi con la can crena parziale dei tegumenti sul dorso dei piedi : h) che Ja risipoJa si mostrò di pre(erenza, massime nei casi più gravi , agli arti inferiori in opposizione con quello chè di ordinario si osserva, come pure che Je risipole della fa ccia e del capellizio non presentarono quella gravità che è loro propria in locali tà ed epoche diflerenti. Adesso passando alla risipola manifestalasi in questi ulli mi temp i nello speciale militare di Bologna, ricOI:derò i fa tti più importan ti che ebbi a notare. I primi casi ne vennero dallo esterno e fm·ono, per angustia eli locali e per la straordinaria aflluenza di malati collocati nel riparto di chirurgia, momentaneamente però, poichè la direzione disponeva pel sollecito seg1·eg<:1mento dei medesimi in un'apposita sala, per la parte al meno che strclta men le non .riguardava la risipola così detto r:h irurgica. r urono risipolc per la maggio e parte della fac cia e. del capellizio di straordinaria g1·avezza compli cate talora a morbillo, a broncopneu rn onia ed enteri!e . .Allontanati clalle sale e con estl'ema cliligènza ri mossi i letti e clisinfetl.ati quei tratti ·del pavi mento e dell e pareti che occupavano, tennel'o. dietro a q ucsti alcu ne forme che chiamerei spurie eli risipola, avvegnacchè avessero ed i caratteri di questa e quelli di una li ofangioite dipal'Lentesi o dalla piaga di un gelone o dal margine di una ferita più o meno recente o dalla spaccatura naturale od anefalla ùi un patcreccio. Non si è potuto constatare una precisa relazione causale coi prim i, perchè svilupp atisi in una sala discosta e medica ti con ferri ed oggetti particolari o pet lo meno conve-


NOTE CHIRURGICHE 1~ 97 -venientemente disinfettati. A questi seguirono, a pochi giorni di distanza fra loro, due risipole della mano sinislra di cui l'una nel soldato Rossi Fra ncesco del 10° reggimento fa nteria che portava una ragade di ge1 lone ad un dito, c l'altra nel soldato Demofonle Gio-vanni del 63° reggimento senza causa traumaLicB; .almen o conosciuta , non presentando in alcuna parte del l'arto soluzione apprezzabile della con tinuità Lcgugumentale. Ques te òue risipole iniziatcsi con febbre a fo1·ti brividi, per qua nto ne veniva riferito arrivandoci gli infermi da fuori, e con qualche segn i di irri tazione gastrica, ra pidamente dalla mano si portaro no sull'antibraccio e da questo sul braccio fi no alla spalla coJTispondente, recondo in campo, fino dai giorni primi la sindJ'omc fenomenologica di elevatissima piress ia , ·1'l 0-1 118 pulsazioni arteria li, 40-41 • di calore, li ngua asciuua, screpolata e fuligg inosa, subdelirio, ecc. A questi segni deiJa pret~a risipola si aggiungevano ben presto quelli del flemmone ditfuso che faceva assumere all'a rto tuuo, ma specinlmenle nei tratti dove è pi ù abbondan te e lasso il cellulare, proporzioni enorm i per cui fu necessario procedere a profonde, non troppo estese ma ripetute iu cisioni sul dorso de!le dita, della mano e dello antibraccio le quali , se diedero poca marcia, perchè ancora intasata nel tessuto areolare, f01·ono di grnnde vantnggio quale compenso idraulico per il mollo sangue cui diedesi usci ta. Eù in questi due casi, co me io altri simi li degli arLi, gio\•arono assai li ba.gnuoli tiepidi lievemen te fenizzati nei quali per più ore prima delle medicazioni giornaliere, volli imm erso le parti ammalate che quindi venivan o coperte di bambagia spalmata con gli ccrolato di acido fenico. Aglianzi ùetti due casi venuti , com e dicemmo, da fuori, tennero dietro due altr·i jn malati di adenite cervicale che da oltre un mese si trovavano in cura nei!Q spe-


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SULLA RlSIPOL.\

dale. L' uno che aveva un'ulcera di scrofulide sulla guancia sinistm molto restia a cicatrizzare, -presentava inoltre lo ingorgo visloso delle ghiandole parolide, sottomascellari e cervi cali corrispondenti: la risipola prese le mosse dai contorni frastagliati dell' ulcerazione e si diffuse rapida sulla faccia, sul collo c sul tronco dapprima, poi con successive esacet·bazioni febbrili, si portò attraverso la fronte sul capell izio fino alla nuca suscitando i fenomeni eli abbattimento nervoso da elevatissima febbre {40° di tempe ratu ra, H6-123 pulsazioni, vaniloquio, delirio tranqtlillo , ecc.). Nèlim itossi a questa prima volata, chè ne i trenta giorni che ha durato il proc~sso morboso, per tre volte dal punto iniziale dell'ulcera scrofolosa si riportava sul capo con aggravamento sempre notevole della già grave condizione dell'infermo; terminava con una sequela mai finita, di piccoli ascessi all a faccia, sul collo, sul ca po e perfino sul dorso dn legittimare, per questa forma di eisipola, la qualifica di suppurativa clialcsica del Walschmann. Questa gravissima risipola flniva non lasciando altro segno dell a intet·minabile ulcera della guan cia che una ci catri ce rossastra alquanto infossata e dei molteplici ingorghi gh ia ndolari non lasciò che pochissimi noccioli disposti a rosari o scilla cervi ce : perdette il malato bensì gran parte dci capelli ma non definitivamen te chè 'i bulbi loro non gua ri soffr irono. Jn questo individuo la risipola fu danno e vantaggio ad un tempo chè con l'an damento ordinario di eura avrebbe avuto di quelle Sll'u me per un pezzo ancora a patire. J:altt·o, Pasquale Giulio, soldato nel 42° reggimento artiglieria, aveva pure uB'adenile multipla eervica le ed occupava un letto di fia nco a qu ello dell' antece~ dente; lo intasamen to del celluloso perighian dolare, medi an te l'applicazione di due vescicatort volan ti, erasi in parte risoluto e, nello intendimento di agire sulla


NOTE CHIRURGICHE

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compnge istessa della ghiandola ne applicavamo un terzo: la bolla che ne 1;isullilva presentò fino dal giorno su1:cessivo un'areola risipolacea che si estese in due direzioni verso il dorso, cioè, da una parte e verso la faccia, la orecchia sinistra ed il capo dall'altra; qui mancò la febbre iniziale od almeno non venne avveJ'tita dall'infermo: com parve per·ò e si elevò considerabilmenle tre giorni dopo quando la risipola vnrcava il ma1'gine su peri ore della fronte per invadere i tegnmenti epicranici . Anche questi versò in pericolo di vita (termogcnesi 4:0°, pulsazioni H 6-120); ebbe due serie esacerba zi on i di cui una quando la risipola attaccò l'orecch io dell'opposto Jato e l'altro quando si è formalo il flemmone profondo periorbitale che finì poi con lo ascesso della palpebra inferiore sinistra. In questi dne casi giovarono molto le fomentazioni umido-tiepide con infuso di camomilla, l'aria pura dell'ambiente e le medicazioni leggermente carboliche delle piaghe nonchè, all'i nso rge nza di fenomeni nervosi, l' elixir di china in d o~i ge~erose. Li brod i ri~ti'Clli con uova sostennel'o poi Je forze quasi sempre prostra te degli in(ermi anche nei primi gi ol'l1i della invasion e del male. Altri due casi di l'isipola flemmonosu quasi nel tempo .islesso vennero dal 63" reggimento fanteria al quale appartenevano; erano due genovesi ì\Iorazzi Luigi e Boggiano Angelo di cu i l'uno aveva prima uM .escoriazio ne nel terzo spazi o jnterdigitale della mano sinistra; l'altro una leggera ferita contusa dell'indice della mano destra: qua ndo entraron o nel noslro speciale la risipola si e'Slende\'a a tutto l'anlibraccio ed erasi già formato un ascesso eosì vasto da convertire tutta la regione dorsale della mano in un sacco di marcia. Mediante du e incisioni per le quali si dava esito al pus e si estrassero quindi lunghi brani del


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SULLA RlSIP OLA.

tessuto cellulare neci'Otico, li bagni tiepidi fenizzati per più ore di seguito che si alternarono con la medicazione semplice asciutta, guari rono, il Boggiano però in pochissim i giorui ed il Mo razzi. dopo avere portClto per più settimane un'ulcera cachettiea nel punto ove prima la escoriazione e da cui si era dipartito il processo erisipelaceo. Dopo questi 'ed altri pochi consimili, entrarono dall'esterno o si svilupparono fra i degenti nel riparto, dei casi ibridi, vorrei dire, di risipola, come si e1·ano osservati dappl'incipio, nei 'quali la linfangite o la flebi te superficiale si univa alla dermatite e che non ebbero importanza tranne uno solo, del quale ecco un brevissimo accenno . Trattavasi di un individuo certo A1·gesi Eugenio soldato nel 64° reggimento fanteria, di costituzione fisica robusta con p1·evalenza sanguigna-Enfatica il qua le aveva avuto nel verno una specie di gelone al dito mignolo ·della mano destra che, iJ'ritato comunq ue, determ inò la risipola superficiale della mano che gu ariva quasi senza rimedio, con la semplice protezione della parte: rimaneva però sempre una screpolatura che stentava a rinchiudersi e della quale non fece alcun conto. Ad un ti'atto però, diversi giorni appresso, venne assalito da febbre con for ti brividi e risenti un dolore acuto lunghesso il braccio· destro che si fece rosso, caldo e gonfio oltremodo per lo che venne dal medico di servizio nel quartiere avviato subi to allo spedale. Nella mattina del 49 marzo io cui per la p1·ima volta lo vidi, egli aveva febbre piuttosto gagliarda con termogenesi elevata (40°-3} e polso piccolo ma fl'equen te (108 battu te), lingua asciutta con epitelì tumidi e putrescenti ecc. _ Alla mano, sul dorso dell'ullimo dito si vedeva una crepatura che emetteva poco umore sanioso; nulla di anormale nello antibraccio; il braecio tutto però, dalla


1201 piega del gomi to fino quasi all'ascella, era gonfio assai e, compresso, dava una curiosa sensazione quasichè il comune integumcnto fosse distaccato dalle fascie aponeurotiche retroposte; la cute poi'era rossa, e, compressa, non lasciaya cosl presto sfuggire l'anzidetto colore per dare luogo alla gradazione giall iccia della vera risipola: · al disopra della epiteocl ea e più ancora nelle vicinanze del cavo ascellare, alcuni gangli linfatici apparivano tu rnefatti e dolevano anche debolmen te pigiati . L'idea che mi sono fallo al momento e che tuttodl conservo , fu che si trattasse di una linfangite risipola.cea che, limitata dapprima sul dorso della mano, si portò quindi, salt.ando a pié pari lo antibraccio, ad attaccare i gangli più complicati del braccio e qui vi, ri oforzalasi la irritazione, determinasse la cellulite diffusa che, con passi retrogradi, invas~ quindi l'antibraccio in quel punto dove più tardi si formava un ascesso flemmonoso di mediocre gr·andezza. Non ripugna infatti di ammettere che la irritazione iniziale del dito o, meglio ancora il quid incognitU?n, contagio o fermento che sia , fattosi strada. per i vasellini · lin fa tici , abbia percorso dapprima i tronchi poco tortuosi dell'antibra ccio senza provocare alcun guasto , ma che giunto nelle circonvoluzioni più col)1plesse dei gangli epilrocleari e ritardando ·quivi di necessità il p roprio cammino, con lo accresci mento dei punti di contatto ne aumentasse la irritazione fino a provocarne la flogosi la quale diffusasi poi nel circostante celluloso portò in campo il flemmone di questo come necessatia complicanza della jnfiammazione di essi ganglì li nfatici. Sia comunque, gli è un fatto che in questo caso, il primo ad essere oolpito fu il tessuto cellulare sottocutaneo , dopo fo rse i vasi ed i gangli linfatici, poichè quando la cute soYI'aposta comin ciò a cancrenarsi, attraverso la breccia fattasi con la reNOTE CHIRURGI CHE

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1202 · SUL LA RISIPOLA mozione della escara, si videro lunghi brani dì celluloso mortificato che si es!t•assero da punti anche mollo lontani, sui quali la pelle aveva potuto resistere alla deleteria influenza: della cellulite necrotica. In questo individuo, su l qualf:, per un istante, sospettammo potesse svolgersi una cancrena di spedale, per cui, nel semplice dubbio, prendemm o dei particolai'i pr·ovvedimenti, il processo risi polacco si svolse in modo relativamente benigno, avvegnacchè la cancrena cellul are col successivo distacco dell a eute lasciasse superstite una piaga ovoidea della lunghezza di otto centimetri e della maggiore larghezza di qua lli'O nel la parte interna e mezzana del braccio, la quale, mediante bagnuoli aromatici e fenizza ti dapprima e con lavalU re successive di una solu zione di sublirnato corrosivo ed infine con l'ap pli cazione di filaccia anehe fenizzatu, si ri dusse a buon punto di cieatri ce, nel mentre che un ascesso flemmonoso, fo rmatosi sul ta1·do nella regione poster·io1·e e media dell'antibt·accio, guariva rapidamente mediante l'oncotomia e qualche instillazione di tintura di jodio. Di questi casi misti di risipoJa c linfangite, di minore ri li evo però pa tologico , sì osservaro no pa,recchì speciu lme nte da ullirno, come pure altri in cui mancava il segno caratteristico e di rei quasi essenziale della risipola, cioè la estensibilità c che il Billroth, appunto per questo, ri tenne come altrettante fo rme abortive det morbo sudetto: si ccome però queste si mostrarono verso la iìne della costituzione epi demica, noi propenderemmo a raggrupparle ne lle risipole vere attribuendo la mino re g ravezza, alla costituzione fisica più resistente, alla diminuita potenza dell~esterno veleno o forse anco alla minorata. capacità di contrarlo per l'abitudine fatta. nel risentirne gli effelli. Alle con clusion i ricava te dopo quanto esposi sulla


1203 breve epidemia dello spedale militare di Genova, aggiungo adesso: 4°) Nello spedale militare di Bologna i pri mi casi vennero dal dj fuori e furono di quelli che d'ordinario si qualificano di risipola spontanea, della faccia cioè e del capo, · quantu nque in questi· non mancasse una qualche escoriazione, bolln o pustola ùei dintor ni del naso, delle orecchie o del la bocca, per la quale forse si è fatto sLr·ad~ il contagio; 2°) agli anzidetti seguirono altri della risìpola-mista in malati eli pertineU?:a chirurgica, per·ò di po ca o mediocre gravezza, la cui evoluzione non puossi presume1·e dovuta ul contagio naturalmente trasportato: 3°) poi convennero e eli· .p uov·o do li'este1·no , risipole :flemmonose in buon nu mero delle quali alcune gravissime: furono gli arti supe1·iori prefel'ìbilmente atlaccnti, tutto all'opposto el i quello che in Genova osservflmmo: qni però la cancrena limitossi sul cellulare meno in un caso che non era, come vedem mo, di pretta risipola: 4°) quindi si ebbero casi imponenti della risipola traumatica del capo in mal ati di ad enite degen ti da gr·an tempo nelle nosu·e sale; io questi il processo erisipelacco agiva com e potenza valida di riduLione, poichè le strume in gran pat·tc scomparvero alla fine di quel!o: 5°) finalmente gli ultim i casi che ci si presentavano, sia Yenuti di fuori cbe sviluppati nel ri parto, furono di estraordinari a mitezza, non migra torì c sempre quasi scompagnati da lla febbre il chr~ ci apparve come un indizio di prossimo ter min~ della epidemia. Alle anzideue con siderazioni potrei ·a nche aggiungere: che nei riparti medici di questo spedale si osservò contemporaneamen te la tendenza delle piaghe dei vescicanti a degenerare in risipola e perfino in can:crena: che nei medesimi, all'opposto che in Genova, dom inava sopra grande scala il morbillo la pncumonia e la bronchite: che co me in Crenova si osservò un mag!'iOTE CHiRURG-ICHE


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SULLA RISIPOLA

giore concorso di risipolatosi o di recrudescenze nei giorn i sciroccali , qui in Bologna si notava invc•:e la medesima cosa nelle giornate in cui l'atmosfera inuguale, umido-fredda e sovracarica di elettricità. E qui prima di far punto e congedarm i dai miei Ieuori mi si permetta di aggiungere qualche parola ancora sulla terapia della risipola in generale. Non vi ha forse un'altra malattia che, come questa, abbia offerto occasione ai patologi di sbizzarrì rsi nel prop Ot'l'e una infì.nità di rimedi e che per avventura sono fra di loro, il più delle volte, iri perfetto contrasto. V'ha di più che si è non di rado, come abbiamo veduto, tt·ascurato di fa re la necessa'ri a .distinzione fra quelle risipolc che attaccano il solo foglietto esterno del com une integumento e quelle in cui il tessuto cellulo-adiposo, il capillare-sanguigno e l'apparato !infati co superficiale, sono anche secondariamente interessati. E da ciò la confusion e nella cura, la moltiplicità dei compensi proposti da un lato e lo scetticismo un po' azzardato davvero, sulla utilità loro dall'altro. Finchè si tratta di una risipola tipica che d'ordinario sviluppasi sulla p11rte superiore del tt·onco e specialmente alla testa, ammello ancora io che possa e debba fare molto natura, quantunque non persuadami guarì che si possa dichiararsi spettatori od astensionisti, consigl iando le larghe sottrazioni di calorico, le spalmature spesso di unguento mercuriale, le bevande alcooliche generose, i chinacei ecc. 1\Ia quando la risi pola estenda la propt·ia influenza flogogena sul tessuto cellulare determinando quegli estesi flemmoni profondi che in pochi giorni metlono a repentaglio la esistenza dello infermo, mi sembra che la inazione sia colpa ...... scientifica, se vuolsi, ma p~r sempre una colpa. Non credasi però che io qui mi faccia il paladino


NOTE CHIHURGICHE

4~O i)

dell'anliflogosi energica e diretta, chè un salasso può, anche per il solo fatto della fer·i ta in parte male disposta, l'alforzare il processo risipolaceo, nè che io consigli quelle mostr·uose applicazioni di mignatle in cui lo esteso traumatismo non viene compensato dal benefizio- idraulico che apportare potessero. No: ma quando si abbia veduto nella clinica del mio illustt·e maestro il prof. Tito Var..zeLti come io ed altri miei colleghi, dei quali molti servono nel regio esercito, vedemm o, per il solo fatto della compressione digitale sovra il tronco at·terioso massimo afferente di un aeto, anestarsi lo svolgimento di un flemmone diffuso già dalla estremit:ì della mano fino quasi all'ascella e risolversi; oppu re quando si abb ia ved uto un occhio enormemente spostato per cellu lite er·isipelace.a del pacchello retrobulbare, poco a poco riènll'are nell'or~ bita senza che im:orga lo ascesso temu to e ciò per la sola pressione temporanea della carotide, si ha pure diritto di sostenere, ehe il processo risipolaceo si può, almeno qual che volLa e per fallo nostro, abbrevi are . A parte del resto Ja compr·essione digitale, che è il sovrano rimed io quando fatta esa!lamcnte sull'arteria sola, sostituendo alla diminuita retrospin ta dell'ond a. arteriosa, per favoi'ÌI'e il rigurgi to del sangue venoso, la posizione elevata dell'an o, non giova forse rnoltissimo in alcun i casi la fasciatura compressivo u mida o secca, semplice o medicata già da gt·an tcrnpo consigliate da Parco e dn l Theclen e a nuova fama riclJia.rJHJ.te dal Bretonneau e dal grande Velpeau? Del t•esto non tutti i casi di risipola hanno le i stesse in dicaz ioni, chè non vedemm o for:;e le molteplici punture dal Dobson proposte e da altl'i molti sconsigli ate, tornare utili ssi me nei flemmoni speciali che si mani festano talora nei lembi o rnanichf)Ui degli arti mutilati? E le incisioni di medioct·e lunghezza ma profonde


4206 SU I,LA RISIPO LA e ripetu te meglio che le geand i commendate dal Rust e da Lawrence non ci giovarono fo 1·se di molto associate ai bagni tiepidi quasi permanenti e fenizzati? Le spalmature di unguento rnercuriale (di Coopcr) o semplice (di Bassereau e ~Ianayra) con o senza lo inviluppo idropatico di Skoda, possono essere, in certe contingenze, giovevolissime, co me pu re le iniezioni ipodermichc di una leggera soluzione di acido fenico dali'Aufrech t ultimamente proposte. Titubo so.lo ad acceuare le cauterizzazioni di nitrato di mercurio (Hiett} di azotato argenti co (lligginbotton) nonché il vescicatorio ampio di Dupuytren e le bruciaLU re superficiali ri correnti di l arrey o le profo nde di Daudens, quantunque io le trov i in qualche modo giustific ate in un morbo di tan ta imponenza nel quale il Camphell è arrivato a consigliare perfino l'allacciatura di gL'aneli arterie afferenti ed altri, più spicciativo ancora, la mutil azione istessa di un arto! Le spalmature di silicato di soda o di potassa, quelle di co!"lod ion sem plice od elas tico, possono adoperarsi con var1taggio nelle placche isolato di 1~isip o la che si manifes tino con poca o nessuna reazione febbrile così pure le pennellate di tintura di jod io nella linfungite risipolacea lungo il decorso dei vilsi e sulle volute dei gang/l linfatici. Internamente poi le bevande temperanti ed anche nulla, nei casi più miti, chè l'aspettazione in queste è dovere, a qual unq ue scuola si appartenga, vecchia o nuova che sia. Quand o però elevatissi ma fe bbre minacci lo infermo di esaurimento nervoso, si. ricorra ai chin ace! in soluzioni e preparati pi ù o meno eccitanti, nè ve ne distolga, anche nella risipola. della tes ta, il <lelil'io, avvegna.ccl1è questo provenga non tan to dalla diffusione della flogosi sulle meningi quanto da ww stato di anemie~ cereb1·cde compensativa zn·odotta dalla flussione della cute nonchè

,, )


NOTE CIDnUIIGTCIIE

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dallo eccitamento 1·i(lesso che viene trasmesso allo eneefalo dai 1w1·vi del quinto paio. Questo del il'i o in fa tti, all'opposto di quello attivo della meningite, viene meno o cessa del tutto nou già sotlo l'applieazione di vesciche di giaccio, di sottrazioni generali o locali di sangue, ma bensl sotto l'azione di dosi generose del vino chinato o di quello del mezzo dì della Spngna e d'Italia (Porto, Marsala ccc.) come già prop,osero il Williams ed il Willan prima ancora dello istesso Juccoud. Qualunque rim ed io però, per quanto opportunamente sommini sLrato, ri uscirà di limitato vantaggio qualora, anche per la risi pola, non vengano uttuate quelle misure igieniche che sono l'ìchi esle dalla imminenza od appari zi one di ogni epidemia. rrima ancor[! che la epidemia si sviluppi, qunlÒrn non sia assolutamente possi bile lo sgombro completo delle in ferm erie su cui siano occo rsi alcuni casi, si devono diradare i letti nelle sale, in cui rinnoverassi, anche. con mezzi artificiali, l'aria il più spesso possibile; si isolino le pl'ime risipole in apposite slan7.e, evitando, per quanto puossi, la riunione di più individui perchè le esalazioni morbifiche dei medesimi si diluiscano o neutralizzino megl io: la disinfezione poi dei locali, degli effetti letterccci c da medicazione nonchè degli strumenti e del pcrsonule istesso curante e di servizi o, dovrassi fare con la massima sollecitudine. E se mai, malgrado tutte le cennat.e precauzi oni, si dovesse assistere, come avvenne al Billroth fm gli ultri, nll a strage di una epidem ia, chi non venne manco al proprio dovere, dovrà subii'la con coscienza tmnquilln , confortato solo dall'averne diminui te, o mitigate le conseguenze. Yrot. JNI l\L ANTO NIO Capitano m edico


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA E, TERAPEUTICA

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Efficaci n - Incertezza - e danni dllll'uso dello iaborandi. R appOt'tO di spcdmcnti falli nella clinica medica di Cra-

covia dai profe~sori K oRC7.YNSru, e SAKowosKr. (Wiener medicinische Presse). - Settembre e novembre JB75. - 1ncoraggiaLi dal favorevole l'appoeto di Rnbutea.u o Gubler, intrapr·cnclemmo, a l principio di maezo di r1ucst'anno, tlegli esperimenti collo iaborandi, f!Uando ancora non era pct•venuta a nostra conoscenza l'importante lavoro di Riegel (Berlino Ktiniche \!lioche N. G e 7), il pdmo pubblicato sopm tale argomento in Ger·mania. I risull.ati ottenuti li abbiamo dellngliat.amento comunicati nella Krakauer mcd. Zcitschrift • Pt·zegùu~ Jekarski n S. 1825-54·. Quantunque le nostre l'ice l'che n o o offr·ano n ulla di mtovo , non ci pare inutile di rendcrne ooli gli etTelLi, accennando eziand io brevemen le le notiz ie storiche e letterarie che finora s i hanno sullo iab or·andj, E tanto p iù ci decidiamo a pubblicarii, in quanto che il numel'O dei nostri espcL'imenli essendo Abbastanza gt·ande, merita speciale attenzione il fatto che i risultati L(wapcutici sono per ln maggior· pacLe n egativi. Ques ti esperinwn ti SOIIU'l:luno in tutto a qua t'tmta, e \'ennero praticati s ia sopra sani, che sopra convalescen ti ed ammalati di diverse malatlie. 11 preparato di cui ci servimmo lo acquistammo da GrimauU di Pad gi e ne adopet·arrWlo sed ici volte l'infuso con foglie, tredici l'elix il', e undici lo scii'Oppo. Quanto alla dose, adopc1·ammo ordiuariamente quella di 40 g rammi: solo) t11cune volle, quella di .20, 30, 50, 60, l.un to delle fogli e, con1o dello elixir e dello sciroppo . ù: per ò da 'osservare, clte un cuccl tiaio d'elixir o sciroppo ùi Grimault possiede l'efficacia di 10 gt'tunmi d'infuso di foglie dello iaborandi.


IU VISTA DI Cl lORNALl l'l'AL. IANI Ell l::STElU

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Ln lcmpernlura tlc l lit[uido culdo fu di iO• H.; q uella tlell'infuso rafft•etltlalo d i il-12• R. \"c nluna volla ramminislt•ammo in aetpH\ l'nldu, e dicim•selle in reedda; una volta demmo 1t0 gr. di olixil' sMz'ncr rua; ull'u lka, 60 de llo s tesso pret)at•ato in m ezzo bicchiere d't\crrua Licpidu per cJigtere. La tempPI'alura dcllu sala era tli J::>-1 7 g"t'adi n. Tulle le donne su cui si fcccJ"O gli espe.-imenti avenmo, durante rossct·vazionc, In sola cumicia, e :>ul ldto una leggel'U coperta di lana; gli uomini pol"l«nlno pu1·u le 1nulande. l.a lelllpr•t·alura del COI'pO vuune misurata in Lutti gli ammalati pc1· lo spazio di cinque n dieci 1ninuti; in alcuni nell'intestino t•••lto, in nltt•i nella Ctl\·if.à asccllaee. l n CJuasi lialli gli l'::>pct·ime uti venne osservato il polso pct· rinque 111iuuti; in olcuui poi \'P.nnl:l notul.o collo s figmogr·ufo di 11at'c ~·. La saliYn Yenne rac<'olla pet· ogni individuo in apposito vaf:o graduato, p ru nola lo, prima u dopo r espt>l'imento, il peso specifico doli \u'ina. Delle pc~ l'sonc su c:.tli s i feec•r·o i Lentalivi, ve n!.il t·o erano uomini c dicinssetle donne; la più giovane couluva Leediri anni, In più vecdtio se~O<uulntlue . A J:J malati Ycnnedato lo iaboJ'anùi llll f\ Yolta, ud H due, a 2 lre, e od l cinr,ue volle. Quanto nlln mala i.Lio, lo ivhoNtncli vcn rto arrunin.i sli'Ato unA volla in 1111 t·eumnli:-~mo aJ'Licolut·e aculo, in un diabete mellilo, in una pe•·itonik' l't'onicn, in una epilc!"~ia, in una cit·rosi epatica, in una lahc tlol'::ale . in un calano cronico intest.iunle con lnmOI'o ~p l eni co da malaria, in un enfhoema polmonal'e, ed in una ult·t·o masia uJ·tPt'iosa. l o stesso (SakO\\·osl<i) p1·e~i il •·imcdio llllll volLa in i'-'IUto sano, c l"aiLNI meuh·e soff1•ivo tli ucuto catnt"l'o nasale. Piu <l'un n volta -i- - l"tt UllHnioislt·alo in un enlisl'ma polmonal'e con bt•onchilc; () ,·olto:, in un convalescente di pneumouiu c lO Yollo nel morbo d i OrigltLcronico. l n torno n i l'i su !la l i Il\" !l li Jall'uzione th•llo iabOJ·ancH, giu~ la le noslt·f:' cspel'ieoz(', possiaulo roorhinc!PI't~ qnanto nppi'C!'ISO. 1" In •JIIt\Si tutli i cu~i i pt·inti sintomi, dopo l'amminislJ'a:done del J·iJnedio, l'uJ•ouo: 1111 ma;;~iot•t• o minol'c twrossimento dd viso, uu inl.!·t·no senflo di cal<.wc ·, una l egg"era sorditù c un !-'l' ttso di !'t'(Thezza ulla bocrn. zo _\ 'IUt~sti ordinnJ·iamenlP se~uin1 un'ubbondanle !:'ecr'l?zionc lii sali,·u, che uon monrò in n essuna (.il•llc iO osserwlzioui. Questo o/l'etto avvPt tivo , '11 pi(t presto dopo dnque mi n uti, Gtornale at m.éatci>ta. milita-re.


lUYlSTA

ed ul più lardi dopo un'cm:l e mezza; in meclia pet'ò si aveva dopo 10 o 15 m inuti dall'essersi preso il l'ime<lio. Solo in alcuni casi la seceekione Rnlivare ducò cit·<.:tt un'or·u; in molti, due; qualche volla dalle tre alle cinque Ot·c, ed anche più. Lu minot· quantilù della sal iva fu di 60 gt'Ammi; lA media, e n el Ù.1aggior numero dei casi, dai :200 fino ai 400 g t·arnmi. Solo in alcuni esstt raggiunse i 4;)0 e i 100 grammi. l.a temperatura del liquido, come la t]ualitl't G la for ma del preparato, non ebl;ero a lcuna influenza sulla qua ntità ùella saliva . La secr·ezione salivare cominciò a ct·escere subito dopo alcuni minuti dalla in tt·oduzioue del rime1lio, ancl1e nel cuso iu cui l'infuso ~li 60 gean:u ni venne dato p{w clist01'e. Il turgor-e ùelle glandole salivnl'i, acrcnnata da Hobin, non l o constalutnmo llla i. a• Ins ieme all'numenlata sect•czione sulivare, ciò che l'is ulla p iù impm·lunle ù l A mani festazione •lei sudot·e, quantunque essa 110n sia costante so lto l'azione tle llo i1-1b01·andi. Questo s intomo oppm·vc tl'ordinario conlPmpo!'aneamente alla secrezione salivuce; mu in alcu11i easi la precedette. ln geHeralo la seccezionc salivm·c durò più a l ungo e l'l~ più abbondante di quella del sudore. Alcune volte tptesla non com parve affatto . • T.a guun Lità di s udore, nc1lla m aggior pnl'Le ù.ei cn::;i, fu iu l··~­ riOJ•e a (jUella della saliva, siccon1u conslulammo dal pHsO degli sputi e •lallt\ diminuzione di quello del corpo. Solo in due ammalati, dei t[UHli uno ebbe sempl'o una parl.icolat•e disposizione al sudoee e ].'alteo s udava nnclw dopo aver preso un bicchiere di birr·a o d'aequo, la 'luantit.ù d•~l sudot'e fu magg iot·c di •ruella d ·~ llu s aliva. Si ossCl'\',·) in 3'rneeale chH le pel':::;ono soLLoposL? agli espet'itnc.mli suùuron o Lunto viù dopo lo iabonwdi, '!lW.nLo più erano diSJlostc al suùot·e. Pc!' conft·onLfu•e l'azione Jello inho['und i, 8otto rpteslo punto d i vista, con altt•i così de tti m E'zzi di ofor-eLir-i , ruc~~rn mo degli esperimenti comparativi ronliol'i di tiglio t" fìOJ'i di samhuco, e notammo che lo iaborandi agì m olto più eneegicamcnledegli ul tl'i nel fl.u· s uda L·e; ma s pesso dnvu luogo a moles li effetti. 4-• Di questi cfl'etti ne nolanuno pal·ccclJi; e pnichù essi lol'Jlano <li non licYe disturbo agli a:mnnlal.i, ceediamo uou doverli t t:uscur ur\l. Ne Pipoeliam9 qu i .i piì1 inJpoJ:Lanti. In 16 pet•sone soLI.opost.o ull'espct'imento, si mauil'esl;ò, clnrante l'azione dello iabm·andi, Jbt·le dolot'e al capo associutou · un lal quule gru do di sm·d ità, ed a note,·o]e rossm'e ul ,·o !Lo; in:-, n ausea con tendenza a l vomito; i n n, fvl'te vomiLo.


DI GIORNALI ITALIANI ED ESTRRI

~ ~ J.l

Dopo l'elixir questo vomito ebbe luogo in 5 casi; in uno si ripetè 7 ,voHe sussegui lo da forte colluss o gener ale; l11 due lt'O voHe; in uno due volte, ecl in uo ultl'O una volta s ola . Dopo lo sciroppo, esso avvenne in un solo caso, nel quale si notò 4 volte seg-uìto da collasso. Dopo l'infuso cntclo il vomito ebbe lnogo in tt'e casi, cio0: una volta dopo uuu dose di 40, un'allt•a dopo GO, ed una tet·zt\ dopo GO ge. di iabot·nndi; e in queslu si ripcLet·ono :J YOltc 0 fm·ono seguiti da colla~so. Ollt·c la nausea ed il vomito, eh .~ , sl.ando alle nostre osset·vazioni ed a quelle tli Penzold t e HO!'lenbnclt, non possiamo, c.o rn e H.iegel, far dipender e dalla deghJtizionc delta salivt1, ahh io.mo pure 11otalo () voll;e un molesto dolot•e cùf·ùiaco pel'sislent~: per alcun<' ore, quaLll'O volle il s inghiozzo; e 2ì volte eeultuzioni iu abbondan:w . Sospe~a l'amminislt•azioncdel rimedio eimnneva, pet' qualche tempo, negli individui, inappetenza, mal di capo e susuJ'l'O Uf'gli orecchi . i\ gl i effetti pros::;i m i appw:Lcngono i Reg·uenli: voglia di orino Pc, cl() l ori h r·uGianl i ne> l canale 1\I'Bli'O I!'le dolot·i nella Pegionc )Ott t bflN~. T.a voglia d'ot·inur·e la os;;Pr·v(untYlO ·W volte; in alcuni ca:;i era cùsì itnpt·ovvisa e fol'le , d•c gli ammalati el'uno co;;trPtli a sotldi~fal'''i immediatamente. l.a orina emessa durante gli esperimenli c•1·a, per la m<~ ggiot· put·tc, chiar<~, ~?d il s u o peso s pC(:ifico min•JJ·cdella melù, o nuche di due let•zi, cho pt•imn del l'uso delltl i;)bOl'f\nd i. NC'll'or·ina •liquelli cho sol'f1·i vnno il mot·ho di Beight, la trtwle cl 'ot'.l ini1Pio contiene unu impor-LRntn quanLi tù d i albuminn c~ di cilinclei, t1·ovammo, dupanle l'espet•imélllO, ttnu minima pRr-te di ulhumina Yisihile; i ciliu•lri im·ece <'l'uno, in un caso acuto di della malatlia, notevolmente aumentaLi. Il gio1·no appres~o pet•ù, cioè dopo ce~!:;ala l'azione ùello iuborandi, 1'01·ina rilOl'n<wn, in generale, come era prima dell'uso

uc.l l'Ìmedio. l doi.OJ·[ nel canul•l m·et.ealc li osser·vammo solo 4· volte. Di f'ssi, in gen•'J'nlr, ;.:-li ammalati si luuwnlù vano <Lopo avet• Ol'inato; in alcu11i dut·a"ano solo pochi sC'co11di, in altr·i pel'tino alcuni ;ninuli pl'imi. In un convule~ccntt• tli pneun10nia CI'Upalc, ùopo GO g1·. di infuso, i clolori l'ui'UJIO così \'iolcnli che il paziente gri<laYa P ,.:j d imenaYa conlinunnwnle nel letto.

l dolot·i alla rc~iùJJC lombnJ·e, ~he r.l>hel'o la durata di paJ·ecclsi secon,li, si O:>SCJ'Vm'ono varie voll.c in una donna sessl'\11lollne, elle sotl'riva del tnOL·bo di Ht·ig ilt Cl'onico. E.ssa avovu


RIVlSTA

1weso lo iabo rantli ~~ volle in ùivct•sefOJ•me, alla dose ma.rimum. di 40 gr. 'Finalmente, s i oas0t'vò in un solo cnso il bisogn o di ovncuAro; non si ossel'vò mai invece !"aumento nella sect·czionc br'OIIclliale. ;:,• Circa l'influC'nza dello iubornndi amministralo p1•t· vi n inLet·na suH'ot·~no visivo, accennala dnl Gubler, non ri ru dalo constatarlA, poidu., !'\olo in un ca!lo not.ummo ditniuu~:ioue n el campo vi:-:ivo, ed in un al tro l'uppal'izione di scintillo innanzi agli occl1i. G• Fupic11amonte con feJ'l1'1o Ln l'a7. i o n ~ clell'atropi11n, g i<\ t·iconosciuln da fl llt·i >;pceimenlulot·i, rwl sospendt>r·c lo !-iOCrczione del sudm·e e llclln salinl pt'O\·ecala clnllo iaboranrli. 1• Quanto alln lclnpCl'alut•a cd al polso, cluroute l'aziono dello iaborandi, nohllnmo clH', co1ninciando il smlot· •, ln lcmpe~·atura o ri ruM~o iruwulabilo o si a lzò di alcuni tl<>cirni:(l ;:ollaulll 'luall()o il sudot·e rea lUOit•J nbbondn11Le essn di;;t.:esc gn1do it gt·ado fino allu nol'ml'lle o 'llllllche volla di alcuni decimi e ancue d i un gr·ado e più ~otto di quesla, per L'nggiuugPI'la di nuowt dopo qualclie Ol'a. Nfli ca;;ì in cui g-li nmmolnti nou s udarono aftullo o nei rruuli ci fu uppena lt'accia th ~udorc, la temperatura o t'imt\se immutabile o !>i alzò di ulcuui ch'cimi sopra 'luella not'lllnlc. l.a fl'el[Uenzu del pol!:òo fu vur·in: in gcnct·elll' il polso, dut·anlo il sudore, fu di alcuni battiti pil'1 Jt·t>quoHLf', pct• J'iLornlwe, dopo unu o d u<~ orr, t1llo s ln lo priudtlvn. Sn!o in 2 casi, in cui non si mnnifes tò nlcunn tPaccia di sudot•~>, il polso pr·cs!'ulù unn volla 6-/ o l'ultt'U t~ haltili per rniJllllo di tneno clic Jll'imu dclre~perirncttlo.

1\ci ca~i poi eli copio~o sudore, il polso !"i munteun<> cctlcYolc

ed espanso, e~scudo le pareti clcliC' nt·U>r•ic meno IHsc, rorne si osr,;ePvò, non sollnnlo col Latlo, u u1 unr lie collo sfìgmor:l'nfu. 8• Ri~lmr·do Allo ~lato gen!!l'fiiC ck~li umrnalnlì, si nolò iu quasi Lutli, ùopo l'nmminis leazio11e dc•l lo inboraudi, un n notnvolc dcbolczzu c ~lunchezzu; in lj mulnli l'ssa [WI·se In ror'llll\ di un f01·1R collas,oo, il r1uule 3 volle u":;unsc u11 uspcLl1> minaccioso. Nessuno deg-li nmmulati, fuorclu'> un rugazzo di lU anni, qj sottopose ·volontier·i ati un nuovo espol'imenlo. Ora,. se dOJ10 'i uesli espcll'imenLi pt•tl Lici dovessi rno rlnt·c· il · nos tr·o pat·er.,J s ul valoPe tcrapcuLico dello iaborandì, :;p.·cinlm ent.c nelle rnoJaUie in cui sono eic!Jiesli i s udor.ile1·i, ~n1·c nnno


DI CIOilNALI ITALIANI ED ESTERI

costretti a dirhim•ur<' eh<! esso è nullo, ~enza tener conto delle molLe e spiacevol i compl icanze, cu i lo ia hot•andi dette luogo in LuLLi gli ammolati, a i quali venne amminisl••alo. Eppe•·ò conC!Ji udiumo, che il s uo uso tcrap~>uli co 1wi ea t.urri acu ti e cronir i degli organi t•espi t·.~Loet, uei t·eu1M\lismi ueLicolaPi m·onici, nelle idropisie i n ~e~uito a mulallic di reni e noi diabete melli lo, i· dulJJJiO!:'o c l incci·lo. Come esempio t·ammenliamo un cuso d i morbo c1·on ico di Tk ighL con Yisl o!'lo idt·ope generale, in cui, mulgrado 5 ammini:<tJ·azioni eli iubO!'I'IJuli, l a secreziono sudori l'er a fu t~ssa i insigniUcante; menll'•~ g li nht•i ct-lbl t.i piiti'OJWU c numet'uli J'uJ'OilO mollo accentuali. L'ilfPopc s·acc t·~ blH! cosh1ntcmenlc c solo dopo la d ii·L.n m•cl usiva di l all<", t·acromnndala ùa Niemcyc•J' ( Th . Sclimirll, in All!f. lJiss. Tiil11·nyen 186-1.), tliwinui sensibilmente. Os:.wJ·\·nrnmo un notc Yolt> allt•viamento di dolo•·i !lopo unfl do8e di -W di iHbOI'tlntli, soltanto in un caso Ji l'eu•nnlism o m·Licolnre in Ullù giovinelt.u. Que~to , ccJmc pure l'aLtro ussai intct·e~sanlc tli co•nplf'lu guaJ•igiono di pm•otit:} et! orclùle moLnstuLica,otLcnuLn cnn due dos;i di 'tO trt'. di iaborandi(che Cr.et·nicki ra noto nello G11~ . de n1ed. ~t rlcc·!tir., 181.5, N . 2d). ci ind ucono a spePimcnlut·e ulleriormcnl" il t•imcdio in casi ~ituili. ::>e ci vogliamo rentlel't' •·ngi01w tlPgli pfl'clti ossel'nlli dur ante razione tlello inh01·ondi, dohbiamn inMnzi tult•l ammell.ei-e lu sua influenza flul ~islcma ncJ'YO!'O c ,·ascolat•c. l sinLolll i I'CI'C)Jrali, CO ill f' d OlOI'Ì ui Copo, !SOI'diLù, 1'1111101'Ì nJl'OJ'CCChio, scintille agli occhi con contcn•po•·nnen t·os:<Ol'e del viso, pai·lono per l'nzione dello iaborAndi ~u l cf' n 1l'O 111' n ·oso c no n sui nOJ'Vi pePi r~·t·i ci , r..cn1H\ et•cde \'ulpiflu. DoiJbinmo pc1·ò dicltin•·at'è f1·uncmnen le che, pc t· m·t'Ì\';.H··· n p i il c"u lle cognizioni, ~ono nf'rc:o:,-ol'i più pr<.•t· i~i t'f'JX•I·imeuti '-'ll!-('li animnli. P<>r ora s imno co~!l·etti tli liiHilatTi 11 giud icare dai ::;oli cln:Jlli che ~i ebbero nt•gli umuini. Conto giù 11olammo, duJ·an lo l'azione tl<'llo iubo!'nnd i, il pnlso eJ·u 11 un solo pilt J•npido, 1\la a11cho pi 1'1 lt11'g-O e cedoYolo. SeCOlldu Lawlois lLC'Itre oon . l. rtct•iert Pu/.<;e), lule cambim nonlo nel pubo d•JYI'ebhn diuwslr nr u cliP J'ullivil.a dei cuot•t: i• più cncrf!icu, c Ju coJ'I'('IIIP dPI !Sangue uellt' twleri•' pill fnrl~>, m t•nlt'C lp part>!i ,JpiJt• ;n'tN·ie sle~"C ~ono m<'no !es~>. Poicbù uoi ~nppiamo l'Il<" l'l'N·ilam~nto dPI ~il'lt.'lna ll<"I'\'Oi;O vaso-mol OI'I O po!'Lu cllcLli IJll H• I'ili iiCillC oppo~ti llCl pOl!'lO at•lerio~O, co><ì, la:<ci<Wtlo <lu p;u·te lu ft·equenzu dd polso, poLrPmu :;Labitire che l o iabut·ond i tlg iscc non dn eccitante, bc~ns·~ du ctll-


RTYlSTA

m ante sul sistema ner,·oso vaso-motorio. Appoggiati a <JuCsta ipotesi potremo spiegAre lt"l dilatazione delle a1•terie e dei relaLivi vaf?i capillari, como pm e l'aumentaLA a Ltiv ilà delle glandole s udator·ie, pet· la m aggiore aft luenza d i ::;a ngue avven uta in esse. Quando noi accettiamo la inazione delle film~ nervose s impAtiche, le <luuli p t·esiedono alla nutrizione clelle glandole· salivori, potr·erno anchn !';piegare, per' me7.7.0 dell'aumentata cit•colazione, l'Aumentala secrezione salivur<'; e con ciò dovr•ebbe ammetlersi un contemporaneo eccilnmento della coeda del timpano, la quale, st>contlo PlHigee, mand a delle espansioni fino nei gr·anuli gìan<lolarì . Oppos te qualiUt llel polso osserviamo do po l'iniezione sottocutanea dell'atropina, lo. quale annulla completam ente l'azione dello 'i ilborandi, come r i veunc dimostt·alo in un caso, in cui, dopo 5 minuti dalla inic:done di l, ;o di gr. di solfa lo di all·opino, escguitt\ durante la maggiore azione dello iahot·andi, si l"iprislinar·ono Allo stato nonnale tanto la serJ•ezione sudorif"er·a, che la salivare. 11 polso di,•enne in pnri Lempo più re~pido, ma dueo e piccolo. In un 11mmalillo, cui non f11 Olfl!Yiinislt•aLo lo iabor~a ncli, il polso, dopo l'iniezione d i lj7o di gt·. d i at,·opina, divenne più t·apido del normale, una volta tli :20, e un'altra rli 28 battili. In un altro ammalalo l'iuiczione della stessa dose fece ctcscerc il polso di:J2J)nllili piùdcll'm·clin~wio, r•endendolo duro e piccolo. :\oi dunque clobl)ìamo ammeLLor•e nell' atr·opina un'azione ronLruria a que lla dello iaboran<lì, cioè eccitabili là ùel simpatico, pc t· cui il polso diventa pit'l rapido, le m·terie e anche i vasi capillrwi Lesi o r·is ll'eUi; lu circolazione nel le glAndole s ucloPifere c suli vm·ì rninirna, B l[uind i l ~< loro secrezione sospesa o diminui to. Dopo ciò pos~i <)lYIO LPm·re le seguenLi pratiche conclusioni: J• Lo iaborandimentPe è un eneegiro e~icuro scialagogo, ha qnalilà diaforetiche mollo deboli e incC'Plf>. :2• Lo iabor and i non si deve usare iu !.::Cner·alc come tneuo s ntlo1'i rero, e per ricet'cnre meg-lio le sue i·~~d icazioni occon ouo uUcriori esperi 1ncnti. 3• In causa elci molesti e numero~' i c~ tftl tti simpatici, che compliCftno l'azionH dello iaboeandi, crues lo e i m ed io, tinor u poco conosciuto, deve essPJ'e adoperato con molta p1•ecauzione; .1-• 11 pPezzo clelrimcdio, tinoea ll'oppo alto, non coreispondc al suo merito terupculico. ·


DI C'riOl\NALl ITALIA NI ED ESTERl

Un nu-ovo medicnmcnfo. ( Deutschc militetirtir::tliche Zeitsclu•Ut, 20 novernbn~ 1875). - La corteccia el i Co-ro tro-

vata nelle così detto missioni dell'inLerno deUa Boliv ia (Am erica clel Sud), cioè lù dove ven ne scoperta In cor teccia diChina, tli cui costa lo s tesso prézzo, viene in quei paesi amministrala internamente, tanLo soLLo forma di polvere che come estratto alcoolico, coHtr•o la diar-rea e la colica e contr-o il dolor·c neVJ'algico dei denti . Eslemnmente la si usa come Linlur-a contro il rcumalisno c l'artrite. L'albero da cui pt•oviene C[ueslo rimedio non ò classirìcalJile tra la specie delle cinchonee, beu!;l, molto probt,bilmcnte, tra le la udrJce, o ter ehinlo.cee, (;trchùl ../.1-'hctrm. ·1875, ì\•9). Contiene un olio etceeo, di sapot·c cl•e t·icor-tl Aquello dell'at•inga e d i odore s im ile nll'OJ'ina , pet•ciò un'alcaloide somigliante alla pr opilum ina, o t l'imelilam ina ; pill, una res ina mollo e UJJ Q r esina dm·a, con aggiunta di l'al·ina d'amido, gornma, zucchero, a cido os!;a\ico, ueido la nnico, ecc. ccc. Il numero degli ammalali sui quali si sperimentò l'efficacia di questo medicamento dtìl signol' <lott. Giet.l, consigliere inLimo e pr·otomedico, nella clinica dell'ospcclale gen erale di Monaco, ru di lG, ciot· l& uomini c una ra~azza . Esso fu·ttdop er a to sotto due forme, di poi ver o e <li tintura con spirito di vino; qucsL'ultima composta Ji un n parte della cor-teccia grossolanamente polv_erizzula, e di 9 pa1·ti di spil'ito di ''ino. La p olv er e venne a mm i n i s h·a~o in 8 casi; la tintur·a in 7. L'una c l'altra insieme, una sola volLa. La poi vere fu data qua ttr'o o sei v olte al g iorno alla dose di 0,5 gr'ammi ogni volta. Della Li n tura i n vece furono c late 10 goccie ogni due m·o. Il d o LI.. Uie tl usò questo r i meLi io d un volte nella dia rTea in pel'SODC nfli~ll;e da liSi polmonal'e; cinque volle neUe dÌtlrt'CC per r affr·eddamento, s:·i volte in cotarr·i intestinali con forte diar·rea, mn senza fcbbrr ; tr·e volte i n catarl'i gM tl'o-inleslinali con ft.:bb 1·~ e fo:·le diat't'ea. Cioè a dire, egli usò una s olu v olta polver e e tintur·R insiflmo per· cornbaltct·e la diarrea in un amll)alalo di Lisi polmo rwre: usò Ja sola polvem in altro simi le rn>.::o f'(l in tr·e di cnltH'rO gastro-intestin a le Rtcbbr·ile, in due (\i calm·t·o gastro-inlestinAic con fehhr'C,. c in due eli semplice dinr t·eu: si Sl't'vì in!ine dello sola tintut'a in tr·e casi eli ca tal·t't) g ns lm -intcstinale ufebbl'ile , in uno di cularro gasLr-o-inlestinale ti:bl)l'ile c in lt·e di semplice diareea. !n un solo caso non venne sopportato l'uso protratto del t•i-


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RIVISTA

medio sotto nessuna for•ma, e tanto m eno sotto quella della polvere, poichè l'ammalato, che era un lis ico, ne risen tì forte b t•uciore al ventre, scguìLo da vonlilo. In un allt:o tisico invece non venne tollEH'ata che la sola tintura . 1l risultato eli s ifta lLi esper imenti fn la le da poter conchi uclcre che nella nuova col'lecciu s i possiede uno specifico contr·o le var·ie forme di diarrea.

!~'li ucal yplus g l nbulus e la difflcollà della s ua a edi· mnl:u.ione nei 1m e~ol ll·o,•ica\H. (Da ll u Lancet , 4· llicembre 187f>). - Qualche tempo fa la comrnisl'ione di Sanità mililat•e incl irizzù una m emot•io. al govemo cleli'Indin s ui benefici cl te si aspettavano dalla coltivazione deii'Euculyptus globulus nei pae~i uo,·e domina la malaria. Le r·elazioni clte sono giunte dall'India sono tali che ci permettono di dare un giudill:io su

Cfueslo Ul'gomento. Risnlta che il gover•no dell'India i tnporl6 por m olli anni dci rampolli di c.odesto all>oro, con spes a consi!lePevol e ; i soli paes i per·6 nei f!' wl i fu r:ol l i valo con successo fu l'ono Baneckhel., nelle provincie del snd-esl, e Neilg-llen·iP.s JJella presiclenzt~ tli Mndl'as. Tutti i leulnlivi fi1lt.i pet· alievaJ'rl qncsla pianta nulle pianur·e, do"e le quAlità antimiasmatithc clte le si altr·ibuiscono sa1·ehbero state di gr·andissimo vonlaggio, riuscir·ono iuft·ultnosi . n sig. dotL O' Counot· osseJ•va: (( Qunsl.l't (•ian la è nl'llivfl della zonfl f'L'edda - t empe['f\La dPII'Austl'fll i8 c) Tusrru:mia; oggi JHH'C sia pr ovata la sua .i neLtiLudine a p1·ospet·uro nelle piamu ·H tr-opicfl li ùi q uesto po.e~o '' · Dopo enumeraLe le Yir·tù clte generùlmcnlelc si aUrihuiscono, agg-iu!tge: "Queslu lunga sel'ie di IJUalilil, <'he> si Yogliono J•icon oscet·c nella gomm~1 ùlcu <lell'alhPro, mi fa p •'nsat'>) ai mm·nviglio;.i poteri che Lr'e('cnlo ilnni ra si Ìlt1Ugina\'IH10 possrcluli dallu " più sautt\ delk erbe ,, il tahntco. t; chiaro c:hH qnesto u~sor·z ion i abhis o;nnrlo d i c.o tJfe rwa pr i1un di essere accr~ U.A I.o . Esso por·t.<:mo l'impt·0ntn dcll'esagerl'tziono. , lu Llll giornalP, nel cpwle ,~ cla~IJ un r·endiro nlo delle pt·npt·iPlù di lttle albero, i· dell(• rlt1~ il goYerno hPiltHHJico lo ha c:olliYalo su vasta scala llf'll'lmlia ''~ sulla cosla occidcnlale dciL-\ft·icn con stupendi J'isullati, giacché si ollenne una uotevole diminuzione della rebhre. Inwc:.c noi sappiamo che in India non si verificarono n1.:ti ~i-


1~ ~1 7 m ili risullati; e cb e, sulle coste occidentali dell' Afl'ica, ora soltan lo si pl'ovò a in trodurre quest'albero. Fi nalmen te il s ignor· Hrongltlon dice che egli ha esam.inato la cor teccia e le foglie dell'E ucalyptus globulus, ed· ha cons tatato che esso n'on contiene in pr·opmzione sensibili nè chinina, n è chi noidina, nò cinconidina, nè cinconina. DI GIO RNA LI ITALIAN ( ED ESTERI

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Il clot·m·o d'ammon io nell'4.~ m n lur i a del do tt. BEGHTE. <Th e Lance{j . - Questa malatti a fu li'aLLata dal s ig . dott. l· ·walburln Beghie in una r·èCt3 rJte comunicazione fatta alla società Medico-chirurgica di Edimburgo. Uno dei due~ casi riferi ti dal do tt. Beghic era mollo interessante dal p unto eli vis ta eziologico e Ler·npcu t.ico.· L'ammalato a Vtla 2:l an ni. Il colore oscuro nell'urina appm've la pr ima volla nel s ettem b1·e 18ì:J, avendo egli goduto fino a quel te mpo ottima salule. 1'\on si seppe allO!'a spiegare in verun modo l'appm·izione clell'ernuluria, che s compa!'Ve dopo IJOche sc>-U.imane., per 'ricompaeir·c nell'autunno del '181~, in seguito a una lunga pnsscggiata di nove miglia, nella quale l'ammalalo si e t' a.esp oslo all'azione del reedùo-umido. L'urina non s i presenlavaoscuea p L'imadelte undici del matt ino, in grazia, senza duhiJio, al calore e al r iposo del letto. Ln emiss ionB di questa m·ina scura et·a invar·iabilmente preceduta da u n senso d i f'l'edd o e eli malessen~. L'amrnaln lo tolleca va i'orl.i dnsi di acido gallico e di chinina, ma non ne ricavava vantaggio. Jn eonsc~gue nza di eh~ il tloLt. HI'E•ghie si decise ad amminislrai'g ìi t1·e vo!Lt'! al g iorno ven l.i gr·ani di cloru!'O di ammonio disciolLo in ac~'J ua . Da quel momento l'uf'ina non s i presentò più di quel eolor.e SCUl'O.

1~: vero che M1che la st<~g io n e si feee p iìJ m i t<~; ma è pm• vero che in due ei1·cos tanze, n elle quali f u s ospeso i.l rimedio, ricornpat'Vtl senz'al~i ·O .i l color·.ito anormale n ell'ur·ina. li cl.ott. l3eg:hie eoJJs:dera il calore eorne il. r irncd io più offìcace pBe la g ua rigione. Un caeabt.cr·e inte.L'essan le di questi casi ù i.l. .modo e vide nte con cui s i manifesta la sens ibili Là Ler'momP-lrica degli organ i r enali . L'importanza ùel c:Jm•uro di ammonio dovrà essere attestato da all.ri casi. In questo ci tulo però la sua inflw:>nza è innegabile; e siam.o certi v!'J rPit vieppiLt confermata in avveniee.


RIVISTA CHIRURGICA

S tlCr lmenti t" ull' nzlon e d e i Jlroie Ui U dei fu è ili a r e troc:wica, del pro l'. \ V. B uscH. - Su n lo del dott. Ascnf:. - Il pt·of. \:\' . B oscH Aveva osserva lo in gtH't'ra che nelle lesioni da fucile, che avevano colpilo la tibiA, in taluni C'-f!Si eJ'a avvenuta Jrattul'a o sfrucellmncnto dei condili, in talun i aUri pr r contt·o solto11 to uu foro, senzo. interessaec l'm·Wcolutione. Di ciò prcwccLlpato, l'nutoro is tituì 1ma seria eli c!::ipCt'imenti, dap[WirHu con pistole •la bel'"t'ifrlio cl re scal'icano palle d'u n'oucia, per· veder e ~otto quali circostanze alcuni colpi alleavet'!::i<IIILÌ il capo al'licolim~ della lil)ia, lasciano luUa via illesa l'at•ticolazionc. !\e risultò C'h e allorquando il caJ1alc delia fet·ita tr·ovavasi ollPe clue cenlimelJ•i al disotto del bor·ùo cartil agineo dL•II'os>'o ()l'a dotto, IHlH veniva inleees~fll.('.l rm·licolazione. Poi, t it'(lltdO eol fucilo Chnssepol. a distanze vi-

cine, Pisn ltarono Cll ot·lni g uas ti: l'~rpe r ·tu r•a d'en tl'ala era tulvolla p iccola, lal'aiLt·u di oltr·c due pollici di Jnr·ghczza, l'osso er·a f'r·antu mato~ •tucllu d'uscita 1'1\·e va ollt·c tf'e pollici di diametJ·o cd ofib,·a una !:'pPcie di saccoccia, rltf\ potevaconlenct·o un pugno. Codesti t·cpel'l i sl~vauo in npel'ta con-tt·addiziono con quanto il pl'Ot'. aveva ossenalo in gttf'l'l'ì'l, dove cioè il p iù gran numero di feri te pr·ovcniva J all'ucile Cllasscpot. J>er ispie gar~i LLM tal contr·addizio rro il Busch rece di nuovo espet·imen!.i s u <l'mt heesaglio oli Jcgno di que!'cia, ave nte un poll ice di spessol'e, che ern l'odAr>alo ,Ja una lamina di latta, g r ossa 2 millimctt·i. Le pAlio tr•nfol'avano il bersaglio ucttarnente allA distanza di 20 e 100 pAssi . La piastl'n rimaneva rivollata in 'd('n'tr·o coperta da una specie di corona

e

di piombo fuso~ l'a p<'!'ltH'a ù' uscila era più larga di quella d'e ntraLa e le schegg-ie del legno erano rivolte all'inruor·i. Di dietl'O


IUVJSTA bi GIORNALI ITA T.! AN[ ED ESTEIU '

del bersaglio fu posi.D dipoi una paecLe d'argilla d i f1·esco impas~ata , o della mota di 8/ , di piede rli s pessore per- r-ice vere le palle. Si ebbe un lm·go for-o lacero atlJ•aver san le la pa1·e te af'g illosa il rruale er·a tappezzatq di scheggie di legno e goecioh; d i piorn))O. Quando la pH ila HV(Wn !nt passato la lldta pat·ete, la super·fici~l pos ~ecioJ•e di questa er·a tJ·ascinRta v iA a g·u isa• eli' s pir·a. Andw lieando a dis tanze m agp;io1·i, r is nlt6 che l a palla aveva for·malo un foro d i p iit di '! . poli ice di d iametl'o c atLorno all'aper tur·a crasi for rnalo un bot·do a cr aLere. Q u es ~i fenomeni offrono cc~r· tarnenle un' immag-ine assai gros;;olana dell' Hf'fetlo dellH pal le s ulle par·ti viciu n al tr·ng itto della fet·ita . Pe n ) sulle parti <le l cor·po dier!(wo r ';s ultali d.ivet·s i, a U:esa la differen za di slruLLura fra il l egno ed i tess uti uma ni. Sernprc le palle avevano perso d i p eso, p erò mai tanto co n'H~ neg li espeJ'imHn ti d i Soci n (il q uale erasi s~~n i to di un bHrsaglio impenetrabile) 'ed erano inoltr e J'o r te rnente appia llite o schiacciale, sebJJene ciò a bbia poLuLo det·i vn!'e in paeto anche dall' udo eontro la parte argil.losa . Il prof: B useh passò r1uinrli agli e$p e1·imen ti sop1·a cadavel'i, disposti in modo, cbe 1<1 gamba Jl?-ll(lesse l ungo l a pa reLe di m ota, mentre la .cosda r iposAV<:t sul suo bordo superiore: l'aped .ur·a <l'en trata er a d i '/,pollice, queJlu d' useit.a fomHl\'a una bi·eccia, elle sll'tleciò Lul.ta la gurnha: n <~l cana ! f~. i mbuUforme fot' 1m1tos i nel lR m ola sLava la palla a nC'OJ' calda , l iscia e rimpicciol ita e le p ai'eLi di q uest J imbuto e !'ano tappezza le di porzioni tli osso e (li p<H·ti molli, nonehè di q uanti tà notevol0 di pi:::coli pezzi di pio mbo . SH r1ucste par-ti del C<ldavel'e si appendevano da\'anti alla pare tE~ s tessa, pt·epa:·ate e dis l,ese sue una cornir.e, l'aper tuca d'e n k al.a era var iabile; tnl volla sì p iccola da JlOCervi a stento far pnssaee una palla, Lalvolla et·a di un J;oJiice di rl iamel.t'O. Quella d'usci·La eea però sernpt•e spropot·zionata s ì da doverla rjlenere pet· l'a tta da g 1·osso pl'Oieltile. Qualche volta la palla s.i et·a divisa; e si videco due f<11"ite da cui 1i uiva dell'adipe liquMatto. · Jn p1·oporzione pi\.1 terl'i bili eean0 le devt, s l.azioni p rodo~Le da colpi di. ftlci le di t·elli Sl ll Cl'anio . In aleuni cas.i d.i ferite clelle m embea tt'OVfn·onsi nel canAle della ferita mmH~l'Ose goceiolinc d i piornho. L e palle od i Jm·o fr-arnrnent.i si com portano in modo m ono vm·io: ~alvolla la massa p r·incipale della palla 1·esta pendent(·l, colpis co scl!iaceiandosi e via trapass<:~ quel laego diSCO alLl'aVeJ'SO alla ferita, eù all'infuori di essa


RIVISTA

sulla !avola di molo nulla rinYiensi se non goccioline di piom)lo; lah"olla esf'n diYidesi in molli fi'UmlllcnLi. Ques ti esperim enti e l'infPangersi delle palle dimosli'Emo che confo1'memenlo alla teoria di llag-enhock e Sociu uv vie ne un pPocesso di liquPI'nzionc; il l'i~caldt<nl e ulo negli espur·imenLi dt:l prof. Hus<'h, olli·ec hò dalla foJ·mu della pnllfl, fu messo in e Yitlenzn nnchc da ciò, cl 1e i fNtmmenti più grossolani di'l piombo fup,mo cslralli uncot'll c.'lllli e nel cotlavere cola spc,.;so l'adipe l itJuerntlo dal co. nule dclln ferita. Da <'iù emer·ge che la pilllo CJ ,assPpoL a p iccola di ~lonzu dividesi in più pnt·LI LnnLo per lo impuh!O, elle pe1' il ctllm·ico svolgPulesi nel hollPI'O contt·o l'osso, cin;;cunu dello !Jill'lli pol'li p!•t'COI'rendo il m r m ht•o n mo' di cunpo distrulli,·o, lo con·ruussa o sfr act>lln . Tirando sut' una lnt·gn superficie, corno snrebbc per es. il LOI'occ, ll'OvtHts i l al finl11 dc' granuli di pol, ·et·e lilllfl\'in iuusti. De,·e pet·ù lullu,·ia es~N·e dimostraLo a mezzo 11i ulleri01·i c--pct•ìulenti , se colla pt1lll'l venga lt·u~cina ta ni'IJ'uperlut'a d'ingTCs~o anco della pOIYel"~', adoperando il fucilo ml ogo pmssinno, io cui l'nr.rcnsionc ),a luogo dall'n va nli flll'indicLJ·o, menti'Cquullu del fu c·ile Chnsscpol s uceede in sco so conlPI'IPio. Giil Socin m'C\'ll rullo OSSCI'\'l\I'C clte per la lirruel'mdone 1le' fp:umn<mli delle palle possonsi spicgtll'e '[uelle ferilt>, che ~i n IJUÌ l'uJ·o uo r igum•dale quali consegu<'nzc di palle esplodenti - opinione quesln, che viene uppogginln dui fatti sin qul ripot·la li. Jn tlollo eia' suoi o~pr l'imenti, l'aulot·o usscdsco che In vt>ecltiu cl·odenza, d 1<' tu t'(.)l·ilc tla polln da l'ttr ile moslrauo una nelleun tu n lo mnggio1·e, quaul' • ò piìt g L'WHi e la forza (li (ll'O· pul:;ioiw, non lrO\'Lilllla.f!'eneralernnfet·ma. Ln ùi::;tanza, <'lllt·o ltt •jutJ ir Ycngono JW01I11tle le fe t•,te nellP, stn oltre lu nwtà dPIIa linea pt·oicllot'llt, os::ia ch·lla vi;\ pc1·rm·sa dalla )lltlla, m ènll·e ne' lil'i a g l'lllltle Yirinanza, !:;i ~Pi"l!n l'azion e tlisll'llgg iLI'ice tlcllu pnlln JlC't· ln g r an l'ni'ZU di )>l'opubione, in vi t·lù dC'IIn quul e si eslt'i11l'll!<'a una crJsi con;;idi'I'Cvole qunnli lil di culo:·icu, da diYirlrt•n lt\ paliu slc::;:;u in piu st•zioui cho :;lriLolano lP p<t i'IÌ lnrrhr roi lol'o cunei dbl J·ullh·i (Il. In unu seconda JHl i'I C del suo lnvo1'0, il p1·ol'. P.usch ptll·ln eli r gpcr irn<'nli da <·~so intrapresi Cl)n ulll'l\ nrmi, ÙllpJIOICiu\ come giù ~i disse, puh·t·hhesi Jwllsat'C cht> slnnle la confC':li<•ltC (l) Rapporto alla fus ione dc'pl'o iettili, Wa hl è gi unto a l'isultati dl/t'.,rc uli.


l tz l <l elle ctu•lnccie Cht,ssepol, fosse penclt'alt\ <Iella poi vc t·c nel DI CIOtlN.Hl lTH IAN I EO ESTEIU

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CUllale c.lclln i'criln ul111omcnlo d~>l l a <1Cccns ione e pe1· lui motl o aver contl'ihuilo •1w1· l' espa.nsion n de' gn;,.) all' elt'cllo e~plo­ siYo dell'arma. Tal•· congfticlturu per alll'o non s'e avverata. Gli es pe l'imcn~i col .fucile cttl ayo d'accensil)ne rnisct·o in chiaro cbé lo sll'i tolafllenl o delle <)ssu faLLo dnllu pnlla obluuga, mai non ~iu nsc al f!J'llllo di quello de l fucile Chns,?epol, f'Cùbeuc l'anali:-;i rhnnica Jli'OYasse che In palla dr l pl'irno rueih! constasse di puro piom bo egut\lmcnt.o elle lu :o<•con<h~ . .'\ IL1·i esperimenti insegnat'ouo cl te m·lln dialisi delle ossa ciliwil•iche, in isperio in rJuelle drolla gamLu, mu pit:t anrol't\ nello ossa ùcl cranio, le lesioni tltt palla oLiuuga enmonssui flllalogho a t[uelle prodotte dal proil'lltle del fndle C11tlssepot. :\la iu tulli coùesli e!>pm·imenli solo tltw volte si l'iHvenHe un gl'fili numer·o di l'ramm c n l i dì riiontbo (~ goccio l in e del lo s tesso m nlullo. Nello ~··avi lc;:ion i cJ1e a1111Jcdue le anzid<'lte a~·nti Pll nlll'c ancora dtsi mil genm·c producono sul cJ~unio, il sig. Bu«ch domandassi se Ja m fJIIe mttSsn del cN·vcllo, che lutto l'iempic il ct•anio c n el rin clti ttSO spazio 11nn puù svio t·e, !'orse Jl Oil ' Yiene coHt)>J'C:-;sa conLJ'O il rt·anio in modo da 1hlCu$sal'lo. !>et' meno di compiH:uti espPt'unenti. c•llu pPl' hre,·ità Lt·Hlasciamt) eli .Josct'i\ll.ll'C, potè l'uul.ot·c 1'<11' !-i, che la palla ponrtranto nel c!'anio ponesse la uu'ls>'u re t·ebmle in molo in due diflet <>n li dit·ezioui; pt·ittta in ot·dinc alla pt•essioue id•·,,ulica, pet· cui il ccJ'vello ,.i t.' li C ,;pinlo I'IJIIflhiJ mrn Le dn ogn i l ato, poi nello di 1·czione dulu tlallu lot·zu con tt·iruga; la rorza poi colln 'luale il roulenulo del ct·auio Yicne lii'Lulo contPo Io par.-li o""""· de,·'c""l'l'e rwopo•·zionale a qw' llo, <.:olia q unlo la puliR onll'<1 nel Cl'OIIio s tesso . AliA s lessu guisn clte l a pA IIu · piìt leggio1·n u gt'ùiHIH P.''ossitnilil produce winor guuslo, anche tu palla Cha~~<·pot può a disuuli!tl mog;.:iom trapn:-;..;m·e il ct'ilnio con ~empl icc AJ•Cl''Lu m rl'enlt·ula (~ tl'usci li'l. Gi1\ Longmo•·u ( Lrtncel, l , pog. !H!l, 18U:>) iu occasiono ciel cCJip•• di pislol o liPnl o sul JH'Csidenl() Linrolu a gr-a n \'ic·inanza, aYcvn nlll'ihuilo lo. grande distt·uzione ll'ovula nel Cl'llltio all'nzione ùella 50stanzu c~rebralo violt'u Lewe nlo u1·ln l :l con lt·o la pm·elc ossf'n. noppcwlo ai colp• t!'m•mc do fuoco sul cl'an io, si pul't in genel'l'tic omm cLle •·c r. lt C' in ca~t >;H tlel cm tlcnnl<Jdi esso, In più gmu fOl'za di JWOpubiotw produPI'Ù cziandio uno deYaslazi<m c nwss imu, mentre il p·of. Busch, 1·rr il rucJie CJto...sepoL i11 gcn<>r:llc, hu l;lahililo, con t() già ahhinn1o menziono lo, <:he lu 'il'l'l scllte iiZU, secon do l 1t ' 1110 le la ttnllc;r.za della fcl'i la sure])IJn pt•oporzioJwle alla f01·:~.u tk•lla patln, non<· esul~.


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1\lVlSTA

!1ùpporlantiOSi IJUÌIIÙi O quesli (atti il medesimo pt'O(CSSOL'(} si pl'oposc il 'fiiC,ilo, se nnclle il midollo nelleo.~sa cilindriclte non si co rnpo1·U pet· nvvt'lllUI':=t O'::iSO puf'e como i l ccr·vello nel ct•tuliu. i\l euli'C una Yollo In ciJ•costn n;::u, che rm·i tln pnllu osset·vunf<i nelle epifisi ~pongiose c uun nell<' hwghe diulisi, ::i

a!jcr·ive,·a allu~tr'unde dul'ez;,:a di •pw:::le tùtimc, la esp<'l'ienza mosh·ù cito lr pn11e du fut ih: J·ign lu IH>.llo osf-Jfl. lunghe non pt'oducono f;Cheg-~;inmeulo, C'Il!' quindi la uur!'ZZa dellt' f-'O$I.fl l17.C nou puù eondi:dott.ti'C qut>sL'ultimo. Wi cspPl'imenli compr•oyarono lr illazioni dì lJu;-;cll. Cou ciò "i spit-~a all!·t~"~Ì pcrclu'. h] npeelU I'O d'ingePsso ta l fl ah • sono sì n•••pie: ciò pr•uvien.- da r l 11• d••llc l:'cbeggic o!"see eilit·<UJ'Ii in du·C';r.iow~ dd r·ipa!'u . .\Ila Sll's:Stl guisa C'lllf"I·gp pe•·cl! ·• urll'apet·tm·R d"in~•·e:-;,:o nc11"osso vt•donsi ::;cltO).rgiu dil'e LLe vel'.-'ù l't•slPl'no. e JtCL'Cl•" SJWS~ù tr·o,·n!ii ln midolln diSll'll lln p iii in alto aHCOPl\ clt r> 1<.1 p <:ll'lP dUI'D dell'osso. Qu.i puro sa1·il l'111liueuzn della lllitlolla sulln lesione dcll'os!:òO tnnlo mino•·e, 'ILIH nto p i i t nmpiu S>ar·i• la lm ·cci a clw 'ICH\·ossi lu pul1<1 n r l S tiO cor·so. Cn11 lullo f'i ò nn(·l 11• In palln più lcp-~et·u poli'à beui>~simo pl'OVOI'HL"C' uno emnuwzionc dellt1 mitlollaedn•JUCstn cir•cnslanza r·ipdono in plll'l.! l"oi'Jgmi Jm·o le tllfl"use nccro-;i ed o;;t•~iLt.

Da 'lliUHto l"11 dotlo s n [' t'A, inlt"H'Iltl nll'efl<-tto elle pt•odtwc In pallu Cfm~seput~:uliC' os,..u, .. nH.':>:o;u iudtim·o: l illr·asfol·mursi del molo di uml palla in cnlurico, t'Ili <.'h ·~ sHct·P•l•• IIC'I bollere che fu lo pnlln; 2° clu> il Jnoll'' l":l:osu lo ello t•it•m pir] le os;:;u (rei' · vrllo, midollo) pl'~>pn~a l'ul'lo ut•11n pnll!1; e liunlmonlc In for za ccnlr· i l'ugae::.l t·im•Prala dnllllolo oli l'otluzionc dt>lla! alln. Alll'l C!"'f>l?l'lllll'llli flll'uiiO CO!IIlolll jll'l' vo·tlt'l't' t'Uffil' Si C'lllllpOI'tunu lt: le:-~i•mi •ln pnllll d to sono J:oehis:;;i m o r oteAn l i. c•J il <:ui metallo 1'<~:-rgilln).!··• tua si nllo ~i'll lr, di fusi•mc, che 111'1 Lallt.>l'.! sulla oss11 l'l'stono innllt'l'al•'· :-.1 • a•met~e t'he uno p•llla •li fci'I'•l scal'ical.t\ do una Mllr la lic;t·an 1'-'I? LTiln :;t'Jllplirewcnle l'azìon" tiPI l' lll'to; essa sn\\'w·;i ncll•• pnr·ti wolli o netl'nss•, una p e1·diln d i so~ ll'l u ;.o:a cilin d r·•>idca Cùl't·i--pnntlPntc al -;uu rfllillro, e nell'o$~0 pal'louo da I(UPSI.o canttl • d ··Ile 111111-!t.!'ÌIII'Ì o rurnori ft'nùilut•e secondo l,\ ma;.{gioJ•e o minr~t• clut·czw della :-:o:;lnn7.a ossen . Higut.m lo allu l't.> I'Zil I'(J ialor·in dclln pn lla di nn fwilc r·ip-alo cJ alla inlluenzt\ sun >'-UJ lf":<:-:uti, s(' lu pulla non in<.'ontt···, pr·i1na alcun o~lncolo che potes::e pt'O\'nt'ill't' la fusione tlel nwlnlln, gli esp :•r·i men l i pr·ovuno clw la J'o i·zu I'OlalOI'ia llellu pullu t•oua-


DI GIORNALI JTA LIANI ED ESTERI

porlasi in modo vm·jo sui tessuti molli, secondo la loro elasUcità.

Altri esperimenti ancora istilul il pror. ~ usch per decidere se J'efiettu emincuLf•me.nle disl.ntLiore della palla ChassepoL nelle epinsi e nelle ossa c t·aniali J ipendu semplicemente òaUu fol'za cenlt•ifuga e $e 'JLtivi la fusione ùe' r,·ammenti di molo!lo s ia relativAmc~nlc innocua. Ne· l'isuUò c.be con una for·za impellente modica e con w1 ns LacoJo el10 induco. fus ione nel piombo, anche le pulle scuricale da un fucile nou l'igalo <-agionano cleYaslazioue con::;ìtler·emle delle parti, che quindi è lo scambio di molo in ealot·ico, che r·c1.ttle il colpn dd rucile Cbassepol cotanto m icidiale in vjcinil nza . L'auiot·u si è polulo persuader e che l'espansione de· gaz tlt!ll<l polvere non conlribaiste punto all'aziùllC emincutemenlc (·~pio;:: i va tlr"ll'anzidcllo fucile. Il mo to rotnlor·io della palla d i •]uesL'aemu spa1·ata ad uua ccrLa dis tan-.:n, induco lesioui pt'c>pm·zionutarnente loggiel'e.

)!umCL'OSi espct·imenti dii·Clli hanno inoltro dimos trulo al uosLt'O autore clJG ll ld colpit·c l'.l te fa una palla Cl1a::;sepo t, ulLr·averso l'oRso, ha luogo eflè lliYUlnenl.e UIIU ru sion1>.. Per questa a rma bastò già l'oslucolo dell'esile pnrete dell'osso, come lo ofn·e il Cl'l:lllÌO (r·ociclo e macOI'alo, per· [WOdur-t·e una liqtwfazione dd piornho tlolla palla - lu sLessn cus;;< o:osc t·vo~si sebbene in miJwt· gt•ad o per allt•e a rmi . Quindi h' palia Clw::sepo t JJ('I colpir·è un osso tlavvicino, nel s uo eilc llo (~simile~ nd un::t pnlla e~plo;-; ivu, conciot~siachl] s laccbinsi eJfctlivanwnle tl::Jlla lHll la Lk·JI C:>. pur't..ice lk' in ruolli ,.;e usi in ced o qual modo jJI)h,el'izzundosi; n!Olivo perrui11e' combat.limeuti che si SIICTHlettet·v n a ea alr• Yic.iH<I11Zf'l neU' ultima g ue rt·u, 1'11 f' ospc lloto l' uso eli poìlc e,;ploLlenti> l addové l'esplosione dipc·ndeva se>li.Hnto dRl cu tur·ico pc11' iscambin del lliOI.o'. Epperò uuclte la Cou ,·enziun,~ ùi Picll·uhul'gocll'lli [!) novemlJl'e 1868 restò in par•lt> rllusoi·ia. Dessa peoihint di odopenu'e JWojellili os plottl.enli nl disoll.o dci ~·00 gf'r11nmi. Il Clla.:;sepol sco r·iculo in vicinanza, maucl a una 1)alln dto in c•.' t·Ln rp!Ul l nOdo Hsplode, c Busclt suppoue che ciò pul'c an·eng'<t per il .fncile 11faw:er.

Dn uWmo il pt·or. Dusch pal'la di o~p Prim enti faLLi rsempl'e col fuci le Cbas snpol) Hl cadaveri> cui in una d11ta pnt•Le era addossalu la co1·az%u iu uso JWesso la CllnùJeeia l etlesca. F tt coHsLalato che~ la cotnzza era scmpr.! perfot·t'lla i n ambe lo s ue SLI].JGJ•.ficie. J-,o lGsioni n ll'intcrlln furono in ogni es pel'i-


Ili VISTA

meolo terribili tanto se la p alla veniYa SCù.J'icata contro la cavità uel petto, che in quella del ventre. La corazza altro non fa che prcpanwe al suo portatore speciali per·icoli pet' ciò, che per il fo J•le os laeolo che appone al COI'SO della palla, viene molivala una fusione maggiore eli pnrlicelle m e talliclle; cd inonr e de' fr'Rnllllenli d i COl'azza turitan1 enLe a iJUisrtuifrlie della sua copet>La vengono lanciate enlt'o il corpo, c fìnalm1mLu ancora per' ciò, c he alc une palle, le qua li ciel r·csto non aYrcbbcro ferito il cot·po, colpendo il bordo della rorazza, r.tlgiouano dtWiùndo delle formidabili fet•ite. Laonde il cot·az:.::iei'O ne' fuochi di l'nnteria a hl'eve distanza, l ungi dall'esser e maggioJ·meule difeso, come polt•eblJesi creJet·e, è invece eo:posto più degli a ltt·i soldati di cavalh~ I'i a . ll pr o !'. Ileppne1' o il ,]otl. Parl'nikel p2r pl'o,·aJ'e l'M:ione dei cliffcPenti pr-oicLi ìli cle' nuovi fucili a diver·se ùis lnnze senz'esSt\J'e costJ•etti ad inLetTompcl'le, hanno diminuito in propoezio no la CUI'ica del la polv"'r e. Pel' tal uwn ie1·u p o i~~~ csser•e constutntol'dl'etto nn·;hH a d i:> lanze rn~l,.sim e, ment1·e il fucile etletti varnc n f.f~ esplndevnsi Sl'm p!'e Rl lu sol:\ disLum:a di to-:W pnssi. Gli cspel'i me••li fut'ono falli s u motn i m pasta La e sovt·a cada Yeri. Quesla mo lù fu p l'nparntn a di veJ'::;a co nsistenza e t•iposla in lat·ghi e pr·o1ondi cussoni; i h·agelli delle ferile fut•ono cospo.esi di gesso liq uido e più Lat'di estJ'atti insicm fH1 Jente a lle palle dal prPpar ato crelflcco. ~o em erse c l•e il cannlc della fe l'ita r·uppt'esenlava un cono, la cui buse era l'Apet·lul'U d'entt·AI.a e l'apic~:~ rapprese ntava la pallu stessa, essendo sLn to illdill'tJ J'en tc se q ueslu ei'') eolonda, oppur·e ohlun~a; come anche se il l'uoile fo,;se liscio, opptti'e Pigulo. )fdl'appar·ecctJio sop1'a m c n:.::io nat.o il canale dellu i'e rita e1·a beevc cd aveva una for mn cilindl'ica. l\l ai si potè cons tata Pe nè SC IJ Cgg it\l11 C!1lO~ Jlè }1et'.Jila di ]JflSO e neppure p::tt'liCCJlO tli piombo nella paeetc del canale, sillbene mostl'ossi un app iattat11ento (lei p l'oiellile - c ne lle palle Minié uo l'aggrinzamcnto del vano. Lo palio cil inrh·lc lle nel pc nett·m·a nella mola cangiano la loro dire:.::ione e pcl' lo più giocioHo col loro asse longitud i11alc ot·iz?:onlulmenlc all'asse del cona le. Qunnto più la motn è JOollc, tanto piil nrnpia è l'upet·l.u1·o d' ingPesso del pt·oieLtile. S1> in una cussa preparansi de~di s l t·oti eli mola eli differente cons istenza, i can a li pl'::tt.icuti dalle palle avevano eg-ualincntH la l'ol'ma conica. Peeò lù dove la mola era molliccia, mo:-;Lt'avansi de' l'lgonfiamc nLi, cd ovc la cons istenza era maggio1'e, iJ


DI GIORNALI Il'ALIANI ED ESTE!tl

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canale era più l'istreLto. Soprapponendo alla mota stessa degli stt·ati di C<l!'ta, questi o r·imanevuno lacerati senza perdita di sostanza, oppure vcnivane aspol'talo un pezzo cil'colare; del resto non ese1·citavano venma ìnfh.1enza sul canale della ferita egualmente che la cartu. asciugante, la quale rimaneva tos lo umetta ta e lacera ta per l'egual estensione ehe la massa di creta. . ' ~ Altrimenti eorreva la cosa, se invece veniva intercalato del cartoncino vcmiciato fr-a gli s Lr·ati della rnassa in discorso: menlre aldissopra ed al dissotto d1~ l cartoucino il foro era avvelwLo nella manieea onlinaeia, la e;arta Elra scmtJ!icemenle sll•accialaformandos.i una specie d'intaccaLUJ'a. Ponendo dc~lle ossa frnrmnezzo alla massa, oppm·e Piempiendo un cranio dalla parlc del for·o occipilale cÒlla sLessn mola, ne r isultava una deformità appariscente con dirninuzi.one del peso della palla, ed olLracciò un'àl ~erazione della .fot•rna con dilatazione del canale della ferita, nelle cui pare ti teovavç1nsi schcg gie d'osso e eli m etallo. Dalla lam inA v ilrea sLaecaronsi sem}JI'e scheggie maggiori che dalla larnina ester·na; nella m ota che r .iemp.i va il CI'anio osse1·vavasi uua forte dilatazione del canale il quale era foggiato a cono coll'apice verso l'apel'l'apertur a d'uscita, la quale era sernpre più lat'ga che quella d'entra ta(?.). Gli enel.ti de' pi'oietli a pO<.;U ed a media distanza erano si. micidiali da non polet· sene dedur-re delle logiche conclusioni. Le provo su cadaveri furono ist.iLnJ'te in modo, che rruesti si potesser-o sconnottcre e poscia prepar ar·H sopra cornici ùi legno. In ' 'irtù di c.odeste pi·ovè r isulto anzitutto ebe la forza pr opulsiva delìa palla ha H più g t'<.m de influsso sul grado della lesione ; il calibr o della palla invece most!'ò di non cser·citarne gran che; per- lo conil'ario sembra averne Ii10lto la durezza della palla. Higuaeclo vi rappoe to esistente fl'a .l'apertura d'enLI'ala e quella di usr~ita - ciò dipende dai tessuti attraversaLi eon .o senza lesione delle ossa, no nchè dalla ù istanza. L'apHr'tura d'entrala ò HHli sempr·e una perdita eli sostanza. Colle palle Bowan (nuovo fucil e or ora introdo tto n ell'esercito russo) ed J'Jenry-Martiny essa aper tura ò piana, talvolla più piccola del <liamet1·o de lla palla coi ))ordì r•i voltat.i indcntro, m entre con quelle Minié Ju deLta aper·tura presenta i bo ed i dentellati e battendo la p !'Ili a sotto un angolo aeuto od ottuso, ha 1.ma for-ma ovale od oblunga. Gio·rnale di medicina 1nilita?'C.

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RIVISTA

QualOl'O. l'osso sia ilnmnntinenti s oLto la P'~ lle, l'aperLul'a di C11trata ò maggiore c qualche volla la risultante f~r ila c> a lll'esì irregollwe, larga e lnrera; CJuella d'uscita, quanùo sono colpite ::;olo le paNi molli, fot•ma uJla feri ta a mo' di fessura, lucct·a e la perdiLa eli sostanza è minima. Che se anche le ossa sic:mo lese cootompoPaueamcnte, in allora rJuest'ap(.wtut' a è it·eegohH·e segna~.tuocnte a poca dislanza; ciò che per olLt'O nou ditwnde già dalla TJaiiR, come Yorr eblle il pt'of. 13usch, bensì dalle scltcggie dell'osso - a dis tçmza mag-gioro poi la lacerazione dellH parLi ù m inore . Così il tragitto dellt\ ferita quando inler essa degli sLl'uLi C·tuabili muscolar-i, il lume che olTre è più amp io eli quello che sarebhesi da aspellat·e dal diumoll'o ti·aswr·sale della palla, mentl'e nel tessuto L•~ncl in eo esso d.iven ta pii1 J·istrctto. H.elati va mente aLI ogn i s ingolo l.os:;uto, deve essere monzìon ato, elle i nervi posseggono uni\ gr ande t·P.~ìs Len za - che nelle aptm eu!'osi tese tnos LJ•aeonsi dèlle l'enditu r~ . menli·e in quelle t•il nscìate i l'ot•i eeuno ovali. A poca distanza -(fiuo o :300 passi) e eoh fucili l'i go Li le ossa r·imanevano lt~lmente sg1·otol ate, da non potel'Si conlar·e menomamenlc SLùla chinu·giu conset·vali vu - l e l't>nditurc m•ano complict\le oltrem odo cd estese - a distanza nwggio1·e J'aJ'licola:~.:iou c del ginocchio t'imanevu per lo più illesa scmpt'IY[UuJtclu la puJla colpi il le t•zo SLLper·io1·e della t;ibia. ll:so de!Polc~o- t~Hu·~m·afo di fm•;·o ncll•~ !ilc oUaturc. (Sa-

vane liquido di ft:n'1·o tl i K1·c;.J). Hela;ci,)n e d el d.oLLorBer·tons mccl ico prinwt•io c opt~t'fl l01'e. (A ll(;CirW iiW Wiener m edizi ~ti:;che Z eiilln[l, 20 1uglio 1 S7~>.) - Ac"atlo Lalvolla. che individui colti da s cottalul'e di secondo o lerzo g1·ado, larghe poco più clel palmo del ln mano, e che all'appm·cnzu si mo~4t'UilOJ'imessì cl a llo spavento c~ rlalla scossa riccv u.Li, pePiscano inaspeHalamentc . .Questi e~ili lelali soao t;.mto più mer-itevoli di riile!:isione, in quanto che non vengono in nes::;un modo giuslificali ùal rcnerto ncCJ'Oscopico. · Dalle t·;~gioni cl1e all' uopo vengono date dlli teoric.i, il pratico n on t·csta pnnlo soddisf'atLo, ::;ebbene esso emanino dirc~t­ hnnente dul vero . Egli invece CC I'Ca, nel J'icco tesoro dei medica.menli o nella sua esperienza, un m ezzo per prcvenirll un esito cos't gJ'a" e e imprevedibile . Come piccolo contingen te alla lerapio delle scottalul'e, pub-


DI G!OR N.\L! lTALTANI .I!. D ES'rEllf

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l1lico i ri..c;;u llah, pel' la mr~ggiol' parte fuvoJ•evoti, che oLLcnni d~ill'e leo ma l'gar ato d i rc,·ro (sapone li•Juido di l'erro di J . Krùl r.li Olmutz). Prego i m_ici onore,•oli colleghi di sperimenturlo, convinto che dichiareranno giusLe le mie a!5St'.rzioni. Dopo che conobbi Ll'lle pl' Rparato eh bi occasiono d'usarlo in 17 cas i di scoLLatUJ·e, in p::rrLe gravi, in parte leggeri, giudicandone la g'I'<Wezza più dalla IOJ'O èstensione che dalla pl'Orondit~ì . Di <[uesti 17 cASi, proflotLi da causo mollo div~>rse, ne çlassifi co Lre come assolutamente g ravi, dieci di media g l'avezza e quntlJ'O leggeri. Lacul'a l'u in lutti la seguente: Spcnnellalur·e, con fino pennello,lli oleo margaraLo di ferro, Òllpprima sulle parti sçotlat~, (cute e ter-;suti sotlos tunti) e !]Hind i s u rru c>ll i ci.t·c.ostanli ad essi, rimnsti illesi. n icopr ii la p fll' le in Lt'C easi con compeesse bag nate in t1cq ua fredda, <[Uanclo, c(oè, vennero desicle~·n te e ~opportole dnll'infel'rno; ne:,rli alll'i invece in,·iluppai la parte offesa con coperLw·c cnlùe. Quasi Lutti gli ammalati trattati con rrues(,o m etodo l'ÌsEmtirono, rlopo\1na o duo m·e, m1a no tevole dirni nuzi.ona eli hr·uciore, chn cess ò poi compleb rncmte, per ripl'Otlul'Si p et• poclt i minuti;al J'imoversi dt>lla medica~ione. Jl ris ulLilto, in gcnP.!'alc, fll mollo favore\'Oh' . Due casi da me elussil:icati lJ't'l. i gravi ed uno di qu elli di mediocre grnvezza ebhoPo esilo io fau:;:lo, Gli nllr i pt•oeedct.tc t'O lulti, pilt o lllc no p1·eslo 1 ve r•so la gtlarigionc; nlcuni anzi lo. mggiunscl'O in •urlo spuzio di Lt'! mpo inaspctlalumente ln·cv<ì. Nel computo per ò di questo tempo n on LellgO conto <li C[UCllo necossnPio per pl'cvenire e guoriJ·e le r~~ tmx: i oni museo Ili!'i o tenrl i ncc, le eig idilù a1· ~icolari , òcc.1 che sì fr·IY[nentèmeulc occonono in s imili cusi . S'io fossi chiamato R dRre IUl(l spiegazione dell'azione bene-fica del snponnto eli r~no liquido, sia nelle scottature che in ~ll tre f'm•He, potrei, com e i teorici , daJ'e una l'i!'lposl.a soddisfacen te . I.e pa1·ti princ ipa li di cui è composto r1t10sto Jicrnitlo, seconclo le llOJ'me dole da ll'invc~ntora, sono: ossido di l'e rro e acido oleico. lL prin1o agisce, com'è noto, quale aslr ingenLe contraendo i va~i copilla1·i, rfuale an lillogislico aUonwnantlo l ' ipere m i~\0 la fl ussione dalla pnete lesa, c infine r1ualc ùis infeUanlu r·ondendo j nullivi quegli elementi ana tomic i diSOJ'gan izzati, chi", as.soJ•biti, r·iescono così dannosi all'econolllia animale. L'acido oleico, il secondo dei principali componenti del p1·epnra to) coadiuvo. l'ossido el i l'!.li't'O nell'ax:lone clisiufe lLant.e, in quanto elle osso Msorhis cv sollecitame nte lu par te acida e combatte cosi efficacemente i miasmi .


RIVISTA

La con:ibinazione di questi due elementi fatta con giusta arl.e·· dev'essere già stat.a LeoreLicamenLe dimostrata come energico antiflogistico ed antisettico, tanto più se anche i risultati pr atici che s i ottengono .dal s uo uso sono così straordinari. Sem:a dilungarmi maggiot'mente s ui vantag·gi ùel sapone di ferro liquido di Krùl, volli !imitarmi ad Hspot·r·e solo il modocon cui teatlai le sco ttatur·e, contr·apponendone i fiwor evoli risullali con c1uelli eh e si hanno con l'antico me todo (applicazione di olio o eli un linimento) 11er rich iederne da altr-i il tentativo_

Sulla c ura ddlc scottahu•c (.~ olia \'CI'nicc da fnlcgname (Allgemeine WieneT' med. Xeitanrt, 26 ottobre 187.5) . - llù ott..

'Kitzsche, il quale da tr-edici anni è medico in una delle più grandi ofiìcine di fmTo nell'Austria, par·teci p6 al congr esso dei naturalist.i e me(liei in Gr az (sezione~ cbirtll'gica) i s uoi lìsp~ I·i­ menli s ul ~raLtamen to delle sco Llature di secondo gr ado. Esso è basato specit!lmen te s ul principio di ricoprire il corion den udato, pe1' s ott.t·arlo completamente all'azione dell'aria, e quindi ai ger1ni e fepment.i che alterano la secrezione dell e~ s uperficie scottate, r itardandone così la guar:igione, ed impedendo la r egolare reintegt'az.ione delle pa eti lese. l mezzi pe3J' ricoprire~ queste parti sono diversi, cioè ovatta, cerollo, linimenti (acqua di calce con olio d i semi di lino) fomenti di sos tanze disinfcHan Li (creosoto, acido pil•olignoso), con tinuata immersione in acqua, spennella ture eli nih'ato d'a1·gento, ecc. Di questi mezzi [merita speciale menzione q'uello comunemente usato dal popolo per· le scottnture prodotte in coloro che lavopano conLinuamen l.e al fuoco . ll doLL N.itzsche ebbe ap punlo occasione di os servar·e un caso di scollaLura di allo grado, al Jm:wcio s inistro, per ferro rovente, dal momento in cui avvenne, fino alla completa riproduzione della pelle. L'individuo colto da tale tris Le aecidenle distese subito sul braceio scottato della vernice da falegname, che presto s'indue) . Poi mandò pel doU. Nilzsche, il quale crede!.le bene di non r .irrruovere la medicazione già l'a tta; s i lim.ilò invece a r·icopJ•ìrla di ovaU.a tenuta a pos to con fasciatUJ'a circolare . La mattina seguente trovò l'appareechioasciutlo, i dolori cessali e delle granulazioni accennan ti alla rormazione di un molle tessuto cicatriziale. Incoraggiato da queslo sorprendente osiLo il doLL. Nitzsclw, modificando .in qualche par·te l'apparccchioy


4~z9 usò la stessa vernice in lutti i casi !li scollatura, che d'allora in poi ebbe a curar·e, e ne oLt.enne gual'igioni perfette. Questa vernice è pl"eparala facendo bollir·c una parte di litargit' io in :25 pm·ti di olio eli lino. ES!'<~:\ forma una specie eli empi~1stm, percltè, come in quello di <.1 iachylou, la combinaz ione degl i ncidi g rassi dell'olio fli lino, che viene classificalo tra gli oli essicunli, (;On l'ossido di. piombo, permetto appunto' la fonnazionc di un cm piaslt·o. AYCndo il !lott. Ki t.zsche osservato che nella magh"ior· pal'te dei casi si f'ollcrma sul posto ub bondanle sect·czionHmarciosu,la qnalo s ollevnlu ricopcrtura proLeLLr·ice, Pl'Alicò in tf uesLa ù~>.lle aJl8Plurc, eer·cando di upplì~ar·o anche nelle scoLlature il metodo di ListPI', aggiungendo alla vcl'nice il5 r·e•· •;. di acido caJ'bolico, e nBoLLenne eccellenti risul l.nti. Pi(• tnt·di il dott:N itzsche modificò il s uo metodo eli fasciatura, cd appoggiato all'esperienza di Tiersch, sostituì l'acido salici li co all'acido carbolico. Con tule meLoLtO non fu mai necessur'io eli punger>0 le vesciche delle scoltalul'e, poicbù la fasciatura venne sempl'e applicata sullo s tesse ancora l'ipi~ne, dovendo ad ogni coslo esser·o evitata lu scopritura del cor ion. (Qw~sto r-apporto fallo con -calor·c e clliat·caa ollcnne immenso s uccesso). DI GIOII!'iALI l'l'AtrANI EO ESTEIU


VAHIE TÀ

C.~oo ~a·esso medico lnle••na7.ionnJe di ~~~·usscll e . (Continuazione c jlne - vedi pag. 1111). - La Q• snzione, come

precedentemente fu annunziato, do...-eva lrallat'e l'importantissimo m·gomenLo dei dif'eLli .della visione a l Jmnlo di visla ùel servi7.io militm·e. Il s ig. Duwe7. modico militat'e e oLtalmologo distinto lesso in propof'il.o una pr<'gevolissima relazione le cui conclus ioni erano lo seguenti: 1• Il diagnos tico ùei difetti della visione deveripo!:lut·e anzi lutto sull'esame obiettico. 2• A ,.(rcz io ni ambliopiche. Si può conservAre van taggiosamente illct•mino genet·ico di ambliopiaacondi?.ionech'esso in(lichi in pari tempo la causa, p<wchè lullc le aflezioni schierate sotLo questo tiLolo sono causa (l'ina!Jilitù al set· vizio rnilitaro. Su CJucslo punto il sig. Ouwez fa le s~·guenli proposizioni: « 1\on si accettePanno nell'esercito soggetti clte ubbiano un contlìcicnte di acutezza centralo infeeìor c a '/,, 1\è quelli il cui campo visuale è l'i str ettissimo . Gli uomini destinati al servi:do delle ferJ•ovio o della marina dovranno disti11 guere perfettarnen te i colori 1·osso fl vcr·de. 3• Strabismo. Lo sll'Ubismoconvergcnledell'occhio sinislJ'O legato all'ipermett:opia non co>;tituiscc un motivo d'esenzione, quand o l'occhio deviaLo conserva la visione ~ccen lJ'ica del Ia lo si nistro; l'assenza ùi questa dù luogo soltanlo all'esenzione provvisol'ia . Lo strabismo divc t·gen te che ucco1npug nl'l gl i alli gradi della m iopia trae seco l'esenzione : lo strabismo allcrnante non vi dà diritto. 4• Opa.citù cantraliclella comea. Le opacità cenL1·ali dc~ llo. comea: leopaci lù er.cen lr·ichecmolto es lese clellacol'JleadesiJ:a; le opacilil eccentriche o molto es lese della col'nea sinistrasouo causa ù'inabililù al servizio. 5' Amcir•opi(t.lllimìte al di li1 del quale la m iopia diveutn causa d'esenzione è troppo alto dappertutto. Deve essct·e ~tt~-


VA Rf KTÀ

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bilito a '/ ., per i quadr i ' l) c si hnnno a tollerar e gli occhiuli; ud '!,.altresì pei soldali sempl ici, destinando però ai serv izi setlen~o ri le miopi e da '/, ~ ad '/,•. L'ipermc tl'Opia d i l fs , e ul dissopr a, è incompatibile col ser ·vizio militare. L 'astigmatismo de\·e essere giudicato secondo la perturbazione c!te por·ta nella Yista c per rruanto si approssima alle a ffezioni nmbliopicho. Queste coHClusioni si·r estr•ingono ad un o r•clin<~ di cause d'esenzione che Ju maggior pat-te ùei regolt'unenti di J·evisit•nc espongono in modo dilcttoso: e~se dicono chiaram cnlc e brevemente, basandosi su mothi scientifìci e t•uzional i, sino 11 'tua! punto deve g iunge re tple><lo o quell'~ì l ~ro difetto della visione p et• l'enclel'fJ inidoneo a l set•vizio m ilitaf'c chi ne è, affe tto . La r elazione del sig . Duwrz diede luogo ad una dìscur>siono animat issilìln e molto appt·olondat.a, la qun lc foceado tLat·c una sel'ie di p!'Opnsizioni impOt'lanti, quasi lulLe accolte ad unanimìltt dai membri prPscnti. La prìrnu COilcl usionfl fu ath messa çomn ull'Uf's ioma. La se~ conda invece provocò dei dibatlirnenli. Il si g. Jav al sostenne che il soggelto dev'essere ~iudi cnto da un duplice pttn lo eli vista. Jmperciordtè il modo con cu i il m~dico pr ocede al suo esame,quanclo Lrallasi diRllicvidelle scuole e di colorocltehanuo 'lualche in!et·cssc a dis~imnlm·e i Jo l'o clirelti fìsic.i,·clivcr·siflca assai da <Tuello che adoper a cogl'insct•iLti eli leva ch e vogliono sfu g-gir·e al sePvìzio s imuluudo ak une rnn lnllic od esaget'i.HJdo quelle di eui solli·ono r enlrnr n te . Secondo il sig. Giraud-Teulon sitfatlaclilfercn:tasarebho più apparente che reale . ~e' due casi il medico riconoscer·ù mediante un c:;ume ohic tti YO i direw tlell'occltio de! soldato e l' obJJligheeù crm uno sperimen j,o s uhb iettiYO a mostr-are a's uoi giudici c1unli sono le sue q ~u:di l à v isuali. U uo de'punti pilr impoelanli a deleeminarsi sarebbe, secon do !Jlleslo dotlooculis la, il cocffìcicnlc minimo !l'acutezza visi"a compatibile col !"C!'vizio militar·e e <[Ltesto coet1-icicnte non può essem del~rminui.O elle da una commissione di uHic:iali ·e eli m l'!dici spcrimen luti. i\ l s ig . Mnul'izio l.)er·J:in pHre tr oppo a llo il limite dì'/,~ al disotto del quale, sc~cond o l<• relazione, gli uomiui non sar·ol ,hero am messi nell'csercilo, e lo combatte vi\'amC'nLe.l s olda ti i f'JUali possono sufficientemente di::tiuguerc alla distauza ordinaria {l) Per quaar·t s'ìllt.eJtdo no g li uffi ciali e i so•t'ufllci a li ad.IetLi a lle s ingole comp~ gtli e pe r l'is tru~i one (: la d ire ziOl><) ete i sol dat i .


YAlllETÀ

clellil'o, cioè a 250 o 300 me lr-i, sono ('et'lùmen lc a tti nl S<ìl'vizio . 0J'a basta pee ciò un'acutezza rkloLlu a '/, della not·roalc. n si~. Pet·ein se n'è con vi n lo con di vct·se espel'ienze, pee esempio riducendo ad '/ 4 l'acuLez:w sua propria : coll'in l.el'posiziono d'una lente de bolmente convessu d is tin g uo facil.rnc nte i militAl'i pos ti a 300 molt'i e s eparati da i nler·valli delle lar·gltezzn d' un uomo. li sig. Testelin Lr'ova egli pul'e che sal'cbbe un et·eore gt'ave quello di non ucceLtaJ'e che uo m in i Ji c;icarnen~o perreLti ecti volere i n rtualchc modo un osnr·cilo di Adoni. LA Francia sa che la parte della popoluzioue nala sul finii' del primo impeeo era smilza e di bass1ì stalm·a, p(•rchè gli uomini scelti el'uno inviati all' ul'll1A in e la nazione av(~H spnl'30 il s uo snnguc il pi ù pueo sui campi di bullngl ia. L'Ol'a tor e i11 Llll clif'COt'!:iO pien o di s a le e di brio pt'Opugna la tesi che lnlLi i cillatlini d'uno SlatohRnno il dovere e il diJ'illo di difend.>ee lu pall·in ecbr. il render e ditTici le l'acce!:isO dell'ese r·cito Sl'll'eiJbe a un ~empo un'i r~gi u:::;ti zia ed un error·o. H sig. Girawl-':'eulon noLa che sarf'bbc assAi imprwlcnlR l'affiùar(' la guanlia d'un corpo d'ar·maLa ud una "cn!ino~lln che non RvrebbH el11~ 1/,, d.'ncul.eua visiva clw è p Lil\o ins utricieute pel' certe a r·mi . Il ~i g. Penin C'nlt'a ucll(• idee dd sig. TcstPiin c dice che se si \!Sigc la pE:rl'e4ione pe r l'ocC"hioJ )Jisop·ne eù moslraesi ultt·c ttanLo osigen Li per gl i a ltL·i organi, ciò eh(~ 0 inarnmessihil e. Nell'eseecilo s i può far·c una cel'lla ed inco1•pwarc le t•eclut2 n sw·onda delle lor·o altitudini. Jl s ig . Javal accenna il modo con cui si fa il Pcclulamcn to nella mari rwl'ia f t·<.mcese. I sop·g·etti devono pe t· essc1·vi ftnunessi le;;gel'c Rlla dis tanza di due metri r..arallcri di stampo alti G millimoll'i, ma acl una luce così deboh} che è nec;cssaria un·acutczzn quasi nm•rnale pe r supePm·e '!nella pl'O\'n. Il s ig-. A. Meyer rami\Jen ta che in alcu11i t •ae~i si esige ap penu un'acutezza ùi '/,. ed auchP. di •;,,. EvidcnLerw:mte nn tal limite è tro ppo debole. Un medico mililaec pl'esentò, n Tloidclberg, in una r erente con1unicaziono i t·isul l.at.i ch'egli otte nnn esaminando illdis Lintamont.c ~ulti gli nomini che.cotrtpoucvano parecc hi eeggimen li allivi. Nessuno di •1ucgli uomini oJlh,·a un'acutezza infePiore a 'lOf;,o. L'acutezza di '/., sembt•a al s ig . Dondet·s un limite assai debole. L'ominenlo pro fessore consullato no n l1a gual'i dal go. veruo olandese circa le qualità visive che devono esigersi dagl'impiegali delle ferrovie dello Sta~o, rlopo minuti esami faLLi


VAl\ l EL\

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col concorso di spct•itnr>nlalissimi ingegneri che lo ragguagliavano circa le esigenze del scrvi7.io, Piconobbc che l'acutezza minimR non poteva essere di mol l.o infel'iOt' C tllla normRle . Si potrebbe pt~ocedel'e in modo simile per la delerminazioneesatla del m inimo d'acnlt~zza compa tibile~ col lllìliLare servizio. Avuto riguul'do all'impOI'lanza della ques tion e, so l'ebbe impruden ~e lo slat·scnc al pm•et'P- d'un sol uomo, e meglio va!'rebbe affidare una tale determintt7.ionc pt·eci~a nd unFI <'ammissione di m edici speri menk'lti i quali vet·rebhet·o ragguaglintì e!"atlamente cit·ca le ei'ige'nze del sct·vizìo tla a utorità militari competenti. F t•nir lunlo in seguito dci tliba LLi mt~nti che lwnno avu to luogo si può ·concltiude1·e c l1 e il min imo diacuLezza compatibile col seJ·vizio militar·e ò p t•oh<lhilrnen toeompr-eso .fJ'a 'i.~ e 'h dell'ucutez.za norlllalc per J'occllio dl.)s Lro potendo il si rJistt•o aYer e un'acuLe:tza minore. Questa proposta ha l'appr·ovu:.:ione gener ale . Fa d'uopo indictu·e specialmente la tliminu:tione del curnpo visivo fra le cause d'esenzione? Quali sono le diminuzioni che (levono esimer e 'P Qurste sono indubitatrnnnnte quislioni mollo ~u·due e l'atte per· ulirnonlare t~na d.iscu!;sione . E infatl.i lu sezione udì su quest o soggetto i l pareee di quasi l.ul.ti i suoi rnernhri. Il sig. Doncl ers avevn omessa l'opinione elle si deve accordar l'escm:ione: 1• ::'-~el caso di considcrC Yolediminuzioucdcl campo visi,·o; :2• Xei cusi di diminuzione lieYc mn pr ogt•essiva. Molli membri emiuenli, put· ri~·onoscendo quan Lo ({reale questa causa d'esenzione, es itavanr> ad ammettet·la in eugionedelladiftlcolli\ di nssegn arh~ un limi le. }'inalm~n te l' Assembl ~a adottò l'opin ione che il ris LPingiment.o considerevole del campo v is ivo ò una caus a cl'esen7.iouc che dcv'esser·e apposiLumen Le nolala. Quanto alla pseutlùtTomatopsia, esso non deve costituire per se stessa una causa di inabilità al set·vizio mi li La1'e. Al conlr a t·io nella mal'ina, nel sct'vizio delle ferrovie c dovuniJUe si adoperano S0h'1l a li color·ati la percezione distinta. dei colm·i è una condizione necessaria ll'atnmcssione . . Strabismo. La eonclusione d.elrelatoro eoncprnente questo di le tto è-in seguito ul pu1·ur di Dondet·s c.o:;ì moclificata: « T.o sLrabismo convm•geule dell'occltio sinistro è un m oLivo « d'c~enzione nei casi estremi, quando ne risulta una notevole « diminuzione del campo visivo del lato sinistro. Lo stesso di• casi dello str-abismo ultcr-nante, quantlo è poetato al punto di • alterare notevolnwnle in meno il campo v isivo di questo o q, diquellulol> .


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VAlUET,Ì..

Macchie c01·neali. Il sig. Maurizio Perrin è d'opinione che le opacìtà della cornea non debbano formar oggeLlo d'un capitolo speciale e che sarebbe peefet·ibilc di riunirle a lle affezioni ambliopicl1e e eli giudicarle unicamente in r agione dell'ambliopia che determinano. Il sig. PonceLal contrario clirende l'opiniont: che le macchie della cornea devono costituire una classe particolare fra le cause di esenzione: il numero considcl'~vol e delle domande di esenzione basaLe su queste macchie, la Lcnùcnza dei membri dei consigli di leva a dar un'importanza esagerala alle lesioni apparenti anche quando non ha nno gr·uventt, le dillicoltù speciali e considerevoli che il me(lico incontra in r!ucsl'occlinc di casi sono le ragioni che inducono il prefalo ottalmologo a propugna!'e la suc.spressu senten:w. H sig . Gir allcl-Teulon crede e:::primere il de:::iclcrio del! Assemblea chiedendo l'opinione dei sigg. Hairion e Donders elle lwnno fol Lo Javc>ri impor-tantissimi su s iffaW.1 queslione. Il sig. Hai l'io n è di purere che le macchie cot·ncali debbano essere giudicate} in ragione della diminuzione che inducono ncll'acu Lczza della vis ione. Non s.l posso!lO per•ò er[Hi pt:ll'Ul'e alle affezioni ambliopiche. Jn Alcuni <'flSi,per esempio, di lPucoma centrale ben limitato, la vis la, cai.Livu quando la pupilla è co ntratta , divie n buonn !JUando la pupilla s i dilata . Ora nel prendere la mi1'a il soldato chiulle l'occhio ~inistro elu pupilla destra $Ì allarga. Il doLlo peofessore di Louvain a ggi unge a questo uleune altre cont~imil i considerazioni. li sig. Poncel avvcr·te che in pratica sarà assai difficile d'Appl'czzar l'acute:.::za reale della vista e di rendere evidente di.n unzi ui consig li di leva le s imulazioni c le esageJ'azioni dci soggelti . Secondo il s ig. Donders la :::;ezione l'tll'à bene di delc'r·minal'e onzi lutto esatlnmen te sino a rJURl p un lo deve p;iu~t gC I'e un d ife lt.o visivo per renèlet·e inetto al se1·vizio. Dopo d'aver stabilito leggi generali su q.ues t.o soggetLo, si po tl'ò. occu pnrsi ulil m entcdei mezzi a lti a s uperare le tlifticoltù cl'applicazione. !·:gli é puro d'opinione che le macchie abhiuuo ad essere giudieate a seconda dellt3 per·ttll'hazioni t! ella fa co ltà vi~iva : ma non er1~d e che si possano confonde1·e cogli amùliopici i soggf>Lli uvenli macchie corneali; non già per ché ' ;i si oppong-a la definizione dell'ambliopia, rna percl1è le condizioni della vision e dis tinlo sono arl'aLLo di ve1·se; un soggetto clte aùbia una macchia co•·neale potrà veder ])enissimo dando le spalle alla ftncska c


VA fil ET.\

veder appena quando i suoi occhi sara nno esposti all'azione tlit'eli.A d'una luee YiYa. Kulla tl i tullo ciò s'incontra nell'am · bliopico. l soldati dovendo fa r·e il loro servizio in piena luce, ~i è in piena luce che se ne deve dcltn·minare l'aeutezza. Quanto al gn<do d'acutezza minima che pcJ'rnelLe l'ammessione, lo s i pu6 fis~U l'C qui nd '/_.. Infatti la diminuzione della luce, l a mano pOPtuta al disopra degli occlJi, 1111 sem plice amm icco, lutLe le a ltre condizioni che il soggetto imparò quas i istintivamente cebo scemùno la d illus i on c-~ clelia luce t\ traverso le rnncch ie, po:-:sono s pesso miglioJ·ae nolevolt11enl.e la vis ta. La pl'oposta fu aùolln la. Sinechic po~;teriori: Cataratta pil'amidalc. Su qucsL' argom(>nlo pad arono i sigg. Git'auù-Tenlon, Duwez, P ei'rin o Yalle7. ed i s nmmcntovali difelli fut·ono a~similati aUe maechit' co•·neali. Calctratte. Le altre fo1·me della Ctlln•·ntla danno diritlo all'esenzione. Fiocchi ed opaciie~ deU'r.ww1· vitreo. Il Si!r. DondeJ·s propone l'esenzione definitiva, anclte· quando l'nlt~~·a~ione non esiste cJt c~ ll€• un la to, a cagione della n otu rn <lHl mrde che la pr·ovoca e dei pcl'icol i a cui espone L.:ll m ol a ~~i a n el sei'Vizio milita t'C. La pl'O[)O!:;Lè\ è adoUala. AmclJ•opia. Seeonào il sig. Hail'ion ò ueccssal·io cl'am meLLerc l'uso degli occhiali pei' gli ufficiali e pei quadl'i. Ques ta nCC(>Ssi tù vicuc da un lato da ll'eslensio)H~ enormP e generale del sistema militm·c c pCl' consf'guenzn dci quad1·i delle Ul'matc; o dall'nlh•o dalla f1•equenza ddla miopio, massime fra le classi isll'IILLe in cui s i recl utano gli ulficiali. Egli è d'avviso che pei semplici soldal.i l'uso degli occldali itH;onlrerehhe rnolll inconven icnU e lllOlle d i Clieollù. Il sig. Ginmtl-Teulon appoggilt l'op inione del s ig . Hnil'iOH (1). Il ~ ig. Peni n dice chet·i ge ~Lnndo gli occlJioli l'armala si priva tlel concor so d'un gr-an numCJ·ocl'uorniniiulolli genti eù isll'u iti, (l) A e<lilica~ione dei nostri lettori citcJ·emo le parole che il sig. GiraudTeulon $Cri'veva sulla Oat:elle hebdomad<~h·c dellO <Jgosto 1870. •1'\ous voyousrl'abonl que I'AII cm;~gnP., où touL le mondo sa iL lire, e~oiJie pl usgrand nombre $l\it bieu da"amage. était n·op l'iche eo myopes pour cornpcuser une arméo d'l)\i ils seraicut exclus: la p<Ji1•e do luncUes y est ad mise d:lns Ics rangs et ne dispense pas d'elre soldat >. E soggiunge,·a ch e quell'esempio c t·a da im ita t·~i. OJ•a invece si <lirehll() che s'è r i crecluto. - Sa1)1en.tis est mt~t~re consilium - dice un an tico adagio, ma n me sembra che sarebbe sta lo indizio di m <l!(gio t· snpi unza il manten er l'opinione primume ntc emessa tanto pli1 che i f;Hti non l'llll nno contraddetta.


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VARIETÀ

la cui incorporazione coll'uso degli occhiali sarebb(} eminentemente- utile; e peeciò chiede che sia adottaLa In seguente p t·opoRizione. Il congt•esso opina che l'uso degli occhiali dev'esser introdotto negli eserciti. Il sig . Testelin teovu che l'interdizione dogli occhia li n ell'arm a la hu rrualche cosa d'ingiusto . Essa ne preclude l'accesso a u11 g ran numero d'uomini capaci che i loro gusti e la lOl'Odevozione al loJ•o paese podnno verso la caniera militare nellu quale r ender ebbero g t·andi servigi. Il sig . Dondecs pensa dHI l' uso degli occhiali dovr ebbe esset' obblignlor-io pei rruad.ei e pei volontar·i, lasciando agl'iuscrilti la facollù di far us o d i le n ti. Si s olleva nna discussione bastantemente dirlhsa n motivo dclln dil1et·enza dello legis lazioni c del va PiO s ignificato che s i dù nllt1 parola « volontario». La sezione essendo unanime nel riconoscm·e che l'uso degli occhiali nelle a1·mate è da desiderarsi, si c..ercò unu l'<mnola che coutenti tutti. Quella pt·cscnlt\ln. da l !"i g . .T a val raccoglie pr·cssoché lutti i s ull't'agi c viene vo ta LLt dopo una lie ve morlificazione del s ig . Hairion. Eccone il testo: La sezione d'oltalmologia del congt• csso periodico inlel'nu~ionule de !les cie n~o mcdicheconsideruttdo che l'interdizione degli occhiali nelle file p uò pr-ivm· l'esercito nltivo cl'ulili elementi e nuocernon poco al reclutamento dci CJUatlri1 facondo relegtH'e molti uomini in t<>lligenti n ei sel'vizi ausiliari, è di par·cpcche v'ha luogo ud amme tLct·e l'uso degli occhiali nell'armalù. Qnesta proposta è adoLlala ad unanimità . Si esaminano truiudi le diverse focmo d'nmelt'opin da due punti di vista: J• per le a rmale r h e ammetterebbero le lenti; ~· per 11uelle che conlinueJ•ebber o a rospingerle. T. Qunl i sono i gradi delle anomalie della refra~ionc cl1e devono provocm· J'esenzio11e suppone11d0 l'mnetropia corretta moclit\ll lC lo lenti ~ Miopia COI'retta. Sono cornpatibili col Recvi:.:io le miopie c.ho si cotTcggono con LlllU lente che non oH1·epussa il N. 5 clellu nomenc\atura m etr ica (lenti di 20 centime lt'i di lunghezza rocalt), ciò che cot·risponde u 117 - tts secondo l'antica numeraziOJt e).

Emettenùo questa proposizione il sig. Dondcr s ra osservut'C che a,l clisolto eli ques ~o lirnite l'acutezza 1·osta ordinariamonlo


VARI ETA

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buona e che il soggcllto non è esposto che u lievi dann i pel falLo della s na rniopia . I l sig. Duwez ])asundosi sopl'U un reeente lavoro del sig. Giraud- n~ulon l l'O va pr·eferibile di prendere per limite il N . 3 me_ trico ('/ ,. ad '/ ,). 1l s ig. A . .Moyer· ossm•va che la vita militare non espone per le sue occupazioni QÙ un rapido au!llento della rniopia. E perciù Hgl i starcbhe por la cil'J·a p1·oposla dal sig. Douders. fpernwtropia con·eiia. L'ipet•rndl'opio. lota le, supe1·iore a G n ella numm·a?.ione metrica, è una causa d'esenzione (quest'iperm eleopil\ l imi lt' cort•ispondc all'incii'Ca a 'l, dell'an licn mislll'a). Jt sti'gmalismo. La difficoltà di scegliere conYenientementc nell'annata i vetri cilin<l1·ici: quella non meno p:runde ù i soslituir}i qtli.lndo S~ll'anno rotti o pcl'duti, fanno sì clw il sig. Donò~r·s l'CSpingu l'uso d~l s udde tto m c:.:::zo . L'as t.igm ulismo sar ebbe una causa d'esenzione definiti,·a, alloJ'quando coll'inlerp osit ione delle lenti s feriche lo più t~o nvenienli non s i giunga 8 stabilire un'acutezza Yisiva supei'ÌO!'C ad '/., O ~j;; vale a dire quella eh ~ fu assc~nu ta qual limi Le per le awp li opie(aclottato) . J l. Si suppone che gli occhiali coulinuino acl essere inlerdetli nelle a J'male. Miopia nonr.orretta. Pnrlano suquesL'1wgomeuto i sigg. Perrin, Duw ez e Donùet•s . Pcw fm• più Ci\cilmentc ucce llure lu SlUl decisione l'Assemblea couformandosi al pare1·c del sig. Donders Jìssa a 3 metri o eit·cu '/, clell'nulica n umer-azione il m assimo di Jniopiu ·compatibile col sN·vizio m ililure. l•:ssa noLa peraltro cbe i soggelli eolpiti ti' una miopia supcrioPc a'!:,. non possouo nelle file che fat• calli va pcova. Ipel'metropia non cort·r.Ur:t. T.'ipcrmelt·opia totale che oltrepa,.su l jG (vecchia nomcnclaluN1) Lrtle scco l'inabilità al servi:.:::io . Pt~l'larono in questo senso i s igg. l\Ieyer, Coppcz c P oncet. A .<;{igmaiismo. L a sezi()ne stima preferihile di pt'encler·e l'aeu lozza vi!:'i va come JJase d'o.pprezzmnento. Il ::;ig . Dondcrs e di parere che s'abbia u pl'Pndere come limi l~ l'acutezza trovata nelln rniopia di 3 mel1·ieo ('/,);ma in seguito a ll'obiezione del sig. JaYal che.gli astigmatici sono in uno slato di mauifestu inferi oritù, lu sezione decide che l'ast.igmalis mo ò unn causo. di esenzione quando fa sccnder·e l'acutezza visiva al disotlo di 1/s della normale. Il segretario avendo riletto l'insieme tlclle conclusioni adottate, ques te sono clefinitiva men lc volate n ~llasc~ucnle J'ol'ma .


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YAI11ETA.

1. Ajfe ~ioni amblio]Jiche.

·1• La !:'ezione è d'avviso che sin necessario di esntlumento tletermimwo il grado minimo di acule:tza visiva compatibile col ser\'izio militare. Onde sebbene cmcrgn dai dibattimenti che que;;;to gr·at!o minimo ù compreso pet l'occhio dcstt·o fra ','! e '!,'5 dell'acutezza visiva normale, l'aculezzn potendo esscPe mincwc n s i nistrtt, è da desiderarsi <'h e <(Hesto punto sia esatlamelllc ùelcrminalo rHed.iante nuov~ ;·iceJ·d1e le qualis3rebbero basale sopPn una pel'f'eLta conoscenza dell'esigcnz~; del sel'vizio . • ;?.• 'Non possono nmmctteJ'Si nell'esel'cilo soggeUi colpiti da consider uvolo diminnzionedel campo YiSiYo. 3• N<>l servizio r~~rrov i ario ed iu quello della marino in cui è gencmle l'uso dei segnali coloraLi non si accetteranno i gio- • vani uffetli da pseudocr omatopsia. 11. Strabismo. Lo sleabismo convergonle dell'occhio sinistro non esclude dal scPvi:tio che nei easi eslt'cmi, quando ne risulta unu noleYolc diminuzione del Cf\rrtpo visi,·o del lato s inistro. Lo stesso dicasi dello SlPabismo ul temant<• q uando at·-l'iva al punto di diminuire nolevolmenLe il campo visivo dell'uno o dell'altl'o lato. III . Macchie corneali: sinechie posterio1·i, cataratta,

,fiocchi det viil·eo. 1• Le macchie comeali danno <h·itlo t\ll'escnzione quando nlla gt•an luce ·vegnen te eli faccia, l't'lcuiezza~ visiva cade al disotto di '/, dell'acutezza normale. 2' Le s,;inechie posteriori c le cntaraltc pirnmièluli anteriori sono assimilate alle macchie comcnli. 3' Per tutLo le a ltt•e form o di cataratta si accol'Ùen\ l'esen?.iouo !lefinili va. 4·' I fiocchi del v itreo anche !imitali ad un occhio devono ùat• luogo t1U'esenzione defìniliva, n motivo dei pericoli a cui Ju·m alattia causale espone nel seevizio mililat·e. l V. Ametropia. Prima d'occupnt•si dello forme p~w ~icol ari d'amet.ropia l'Assemblea., dopo p1·otratti dibatlimcnti, Yolò ull'ununimi ti! questa pmposizione }..H'elim in are. " La sezione ottulmologica del congresl;O medico intet·na." ziona.lo " Considerando elle l'interdizione degli occhiali nelle me può « privm·e l'arn.1nta a ttiva ct'elcmen Li utili e nuocete consiùePe• volrnenle nlreclutamenlo dei quadri, facendo relegare molli c uomini intelligenti nei servizi uusiliari.

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VARIET1

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• È di parere che v'ha luogod'ommellere l'uso degli occhiali « nelle a1·rn::1Le ».

Supponendo che l'uso <Ielle lenti cort·eLlrici sia ammesso n egli eserciti, la sezione t1t'ende le seguenti decisioni: io ll più ulto g t'ado eli miopia cornpalibilc col servi%:io militare dev'essere cowpletmuenle rOl't'cllo dal )T. 5 della nomenclf\luramelric&. Questo g t•ado coPrisponlculli/7, 1[6 dell'unticu u omenclnlllra busata sullt\ llistanza focalH in p ollici delle lenti correttrici . 2• L'ivermclropìn totale che esige p er esset•e corr-etta una lente supet·iore al N . G, nomcnela.tur a m etr-icu, od in nllri t.errnini l'ipermetropia Lo tale corrispondendo all'incit·caad l/o dell'uatica nomenclu l.uru ò una caus a d'esenzione detln itivu. :3• L'usligmnlis mo tl'aeseco l'esenzione defi nitiva, quando, raercè l'inleeposizione di lenti sfcrid1e le più appropriate non si giuugo a stubi l i1·e un'aculezz::t visiva s uperiot·c a quella che si esige dagli ambliopici . Supponendo che l'uso degli dechiali non sia ammesso n egli escr·<·,ili, quali sono i grudi d'amett·opio. ai quali deve accordtwsi l'esenzione? Il massimo di mìopiù compatibile col servizio militare non può corr is pon det·c ad un numero supel'iore ul ::l m ntt·.ico ('/ ,~ '/, ùell'antica numera;~;ionc) . L'ipet·rnclt·opia Lo tale s uperiore al6 metrico ( l/ç cil'ca dell'ant.icAuum<·ruz ione), deve dar luogo all'esenzioue definili va. L'astigmatismo è una causa (l'C'scnzione quauùo l'acutezza è i nfel'iore ad t,·s l!'u pt·cso pE>r b asel'ucutezza trova la nella miopia K. o in condizioni fa vorevoli).

2 . l.\'nmera.:;ione metrica deUe lenti. Da un pezzo gli ottalmologi hanno r·iconosciuto necessario di J·iforrnare la numerazione delle len ti. Il pollice che finora fLt l'nnità di distanza focnlc lw due gravi inconvenienti: Vfll'ia secondo i paesi: la lente che rappresent.u l'unità è tanto forle che n clln pratica non SL sale mai fino al N. :l e elle si è sempre ridolli ai numeri ft•uziomwi. In una riunione già antica tcnutasi a HeideiJJerg, el'a stalo generalmente convenuto di prendere il s is tema metrico come base di misurazione onde o ~ten ere l'uniformiLà, ed erasi convenuto altresì di scegliet·e per unilà unu lente debole. Affine tl'ar·rivaro nel una conclusione JJ etta e l'U slatu nomin atu una


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com missione che doveva presentare al congr·esso di LondPa, nel 1872., il risullato de'suoi Jm·01·i. L'unità scelta da quella c:omrn issio11e fu la lente eli 240 c.enLimelri di lung hezza foca le. Ma gravi obieziol1 i sm·set'o contro quesl'unik-1. La più ser·ia è che siffutta unità non ò nè decimale nò rnelJ'icn. Le val'ie pubblicazioni intor no a questo soggetto venute alla luce dopo il 1872 u"enno gettato in unu grande i.nJecisione i m edici e si temevu già che la soluzione definill vo di quesl'irnportcmte IWOble:1tt\ fosse rimandata nd un l'ulnro indetlniLamenle l'emolo. Siffi1tto timor0 non s'e r cnlizwto. In una dell.e sHclute del congresso il sig. Donders, l'orte d'un' aulor·itìl eh:! gli Yicne da nn.u competenza g anel'alrnente rieonosciu l.a diede u qLlel difficile proble n• u una soluzi o n~ che lulli gli ottalmologi saluteranno con. gioia: infatti la chiarezza P. la f'orza degli argo• men~i s ui rtuuli r·gli appoggin la nurnera:;:ione mctl'ica cd il bisogno ge11erale d'una l'ifoJ·ma faranno, non v'ha _dnhhio, ùiffond(we immediatame••lo nella praLieu il nuovo sistemu. Le le nti mett·iclt~:: d'nllroncle ccs;o.at•ono d'esse1·e un 'ast1·azione, poi eh è un .lahbr·i~ante pm·igino, il s ig . Ronlot, lo hu messe in cornmef'cio da 'JUalchc tempo dietro sug{.{et•irncntodel sig. GirattdTeulon che primo ne fece u>:o. Il sig . Dondct·s se ne sePve esclus i"amcnleda J)iù mesi e ne feceoggctto d i s tudi pPofoncli. Gli è il eiasstmlo di (1ucsLi lavot'i ch'C>gli pt'esenlò al congresso. Come f'u delto eg li propone l'aJozioncdelinitiva della numcl'nzione metrica. In questo sistema il K. 1 è lu len Le che hn 1 meteo di' rÙstam:a focale, il K. 2 è il doppio del l'\. ·t o la sua dishmza focale è di f>O centimeki; il K . :~è tr iplo del :.r. l c il suo Co co pJ'incipale ne ò distante di :3:l ccutimetl'i, ccc. L'n certo numero eli lcnLi infermcdie fu riconosci ulo necessurio, queste sono designaLe colle uppelliJzioni cm·rellc dnl punto di vis La decima le di ·J,2::i: ·J ,50: ·l ,ì5:2,2'l: 2,50: 2,ì5, ecc. Si poleebbePo an(;hc 1'abbricuee 1 ,'10: ~l ,20, 1,:30, ecc. Quest'3 lt~nti in lcrJWldic cosi 1lcsignate conservano in gran parte i vantaggi dei numeri int.ie1·i. È fucilissi1no di riduJ're i numeri An Liclli in numeri nuovi c viceversa. L'uni Lù untica di un pollice di lunghezz,.t rocnle è 38 volta più fOJ'Le dell'unità nuova avente il suo foco pPincipate ud 1.111 mett'O di dis Lunzu. Per con scguem:a il numero 1 mell'ico corrisponde a ~: il

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-J ·1 N . 38 a l !'. 11.; 1 :3S = 1. : J numero 6 a . G = G'/ an t'reo: ii8

38

3


YAIUET:\.

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Qltcsta cifra di 38 nulla ba d'altronde d'assoluto: indica soltanto il rapporto dal metro Rl pollice, c come la lunghezza del p ollice var-ia secondo i paesi q uesto rappot· to clitTel'isce leggiermcnte in Francia, in Allemagna, in Jn gil ilterr·a. Dopo il sig. Dundcrs il sig . Javal presenta nna serie di considen\zioni molto iutcrnssantisul nuo,·o sistema. Tanto queste che il lavoro ùel sig. Dondet·s tlgut·ct·anno nel resoconto del Congresso .

3. Diverse commHnica:ioni. Nella seduta s uccessiva il s ig. PonceC mostca alla sezione un certo numero tli J'e line ch'egli gium;o a tagliare eri a prcpat•at·o stupendamente met•cè particola J•i pl'ocessi che descr isse minutamente. Il :;ig. Fienzal legge uno scrillo intitolato " Dimostrazione ottalmoscopica dei movimenti del pettine negli uccelli. Della pal'le fisiologica d i crues ta membrana». Il s ig . Gayet (di l.i o n(~) peescnta un m ic.roscopio costrutto da Verrir. k sulle s ue intl ic<v:ion i, mediante il qunle si può far·e rapidumen le l'analis i pntologica del globo oéulare. 11 sig . Critcbell di Londra comunicu all'Assemblea un suo lav01·o sulla co.t.araLta congenita. Le considerazioni dell'illustre scienziato fm·pno trovate tanto impol'lauLi che la sezione espt·cssc il voto che l'ossero pubblicate per intero nel r esoconto del congresso. ll sig . Testelin rirerisce il caso iutCJ·csson tissirno d'un giovano ventenne, le cui r.atm·atte zonulmi sino alloea s tazionacie sono di venute complcLe da un Jato, dopo due anni, dall'aHro dopo quatteo. L'opac iticazionedella zona ll'asparente una volla avYiata fu rapidissima. 11 sig. Ga~'eL, il sig. Wadornont e pal'ecchi altri membri della se?.ione pl'cse ntano os~ervazioni sullo s tesso s oggetto. Il sig. Osio (di Bm·cellonu) p l'Opone l'applicazione della t.al'somf.ia alla c ura delle vaste tJjstruzioni del tessuto della cornea quando gli aUri m ezzi fam rono. Egli fu co t~dotto a pralicat·c tal mel.oùo di cm·u <1<:111' osservazione di una friovane che, dopo una carie clelmm·gincot•bitale ed un cLh·opio consecutivo ùella palpebra supePioee, era st~ta affetta da un ascesso della cornea chcavea distrnllo lutto il tessuto di questa membr a na e ne aveu cagionata la perforazione . La taesorafìa ap1'ilicu l.a a ques to caso per prevenire lo sviG1ornale di medtcina militare.

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VAIIIETÀ

luppo cl'uno s lafìloma raggiunse non solo questo s copo ma quello altresì di favor ire a un tal punto il restauro della com oa che la vista ru ristabilita cons iderevolmente. 11 s ig . Vallez (di Tournay} cita lluc casi d'ettropio pa rnJilico ne i qua li aspe ltwtdo la guar·igione della paralis i, la sutura rlelle palpebre arrestò il progresso invas ivo delle ulceri corneali già forma te. La sed tlta pos ter iore ru consa cra la in g ean par te a diverso comunica2ioni sulla cura delle ma luttie pnlpebr ali. Il s ig . Lehrun (di Brusselle) espone un nuovo pr ocesso per combalLol'o l'e tlropio: il s ig . Thiry ent1·a in considerazioni nuove sull'en lropio, r ettropio e la tJ'ichiasi e addita un n uovo mezzo di cura: il sig. W eber (di DRI'mstndl) indica tre serie eli condizioni anatomiche indipendenti dalla permeal)ililà pel'fetta dci cant~liculi e del sacco che pPovoctHIO un'i l're~olaredist rib uzione delle lagrime, ne impediscono l'assorbimen to e cagionano blefal'i li CL'onich e . P el' comhaLlel'e r[uestc biMari ti l'autor e r icorr e ad unu operazione di cui si teovet•à la ùescrizione comple ta nel resoconto del cong resso. Nc>lla s ua seduta generale del 23 settembre, il congr esso ndoLLò le conclusioni della sezione o ltalmologicarelative ui d ifetti della vis ione dal punto di vis ta del servizio militare. La sezione d' otologia aveva da studiar e due questioni: la p rima delle quali concer neYa i mezzi di misurar l'udito e di registr::u·ne il grado in modo unirorme per tutti i paesi. l n torno a questa il sig. Delstanche padl'e a vea foJ•molate le seguenti conclusioni prov,·isoeie : · 1• Nello stato normale un acumett·o s emplice, qualunque s in) p uò servire di misum p er· tulli i paesi; 2• l n cas o di lesione dell'udito, lu sordità polenclo non esser-e c~h e pflr ziale e re la tiva a CE'I'Li rumor i, qu(~s to mezzo è insu ~fi cienLe; :~· In q uesto caso un ac ume lro composto che riunis ca i due elementi acumetrici cioè il rumore c il s uono potrebbe in urta ce1·la misur a riempiee quell'indicazione. i." QuanLo al modo di regisLI'at·c la por tata dell' udito a distanza, lu mism·a metrica dev'essc1·c preferita. L a sez.ione non si tt·attenne lungamente su questa prima questione e la riassunse nella seguen te conclusione: Ogni esame .completo del gt·aclo dell'Ltdito pr esso i malati ha d' uopo dell'impiego dei tre mezzi scguenli: 1" il tono; 2• il cliapason; 3• lu voce .


YARIETA.

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Essa si diede quinùi o. svolger e la seconda relativa ai difetti ùell'or·gano dell'udiLo dal p unto di vis ta del ~er v iz io r,oililare . 11 sig. Dels tanche fjglio che n'era i l re latore avea dedotte queste conclus ioni provvisor ie: 1• Le isteuzion i urficiuli dei di versi slati sui difetti dell'or gano dell'udito cherènclono inabile al servizio militar e lasciano Lultu u desiderare soLto molli aspetti; 2- Importa che il medico chiamalo a pt•onunziare cii·ca una infermi tà od una mulullia dell'or ecc!Jiopossa pralicai'e l'esame dell'organo in un locale a lla Llo e col socCO!'SO eli tutti gli s Ll'urncnti a Lal' uopo necesstw i; !l" Meno qualche eccezione> ttuesl'csame non può farsi in modo soddisfacente nel tempo n ecessariamente rist1·etto che vi si può con~ac1·are da\"unti ai consigli ùi leva; 4• l n conseguenza ci pare opportuno ru eslendere il sistema delle inchieste pei casi difficili e di I'invia.t•e gl'interessati dina11zi ad uno o più speci~\listi competen ti; :)• N'<~ll'i n Lento d'ovviare all'incorpoi·uzione eli uomini inelti al soPvizio tutti i m ili Li in<lislintamente) Pecla mino o n o, dovrcbheeo subire un e!:inme sommario dell' ot•ccchio e de l timpano; 6• Finalmente è da tlesicleearsi chela legge determini, analogamente a 'Iuanto esiste già pet• la vista, il limite mi nimo della poPtata dell' udito compatibile ancoea col sePvizio militare. L'adol:ione di quesLo limiti-! porger ebbe almeno una haso di app.t•ezzwnento cet'LO pel' l'ammissione clel voJon ta ri. Q~1es tc conclus ioni del r ol.utOI'e fu rono in seguito alladiscus !Sionc a cui diedero al'gomento, modi Oca te in q uest'altra g uisa: 'l 0 Le istr uzioni uJ"ticiflli dci divei'Si stati in tomo ai diletti dell'or gano uditivo che Pendono inabile al servizio mililai·e, lasciano Lutle, p iù o meno, f[Uulche cosa da òesideraee, t.anlo rispeLLo alle disposizioni r elaLive all'esame dcll'oi·ecchio, quan to clnl pun to eli' vista del modo con cui s tabiliscon o i d.iriLti che r is ultano da i s uacce nn n li difHli all'es enzione Lernporaria o dclì nili va .

2• (~essuna motl i n~flz i on e) .

3• L'esame dei cu~i difficili non potendo fa rsi in modo sotldisfacenle nel tem po necessariamen te ri~lretto che può esset•vi consacrato dinanzi ai consigli di leva e di revisione, c i sembra ·opportuno di eslendct•e p~P quanto li c.oncerne il sisl.ema delle inchie~ Le e di rirnandul' gli interessa ti clina nL;i ad uno s pecilllis l.a competente ovvero, ciò che saeebbe JWeferihile, di na nzi


VARIETÀ

ad una commissione di spec.ialis Li: qMs to potrebbe tar le veci del consiglio di t·Pvisione c sarebbe muuila di tulli i mezz1 d i cui la scienza dispone per assicut'"ar la diagnosi n manda~· a vuoto tuW i tentativi eli simulazione e di dissim ulazione. .f.• Nell'intento d i ovv i ur~1 tlll'incoq~oJ·azione di so~gelti non idonei al servizio, tutli i m ililat'i, reclam ino o no, doV!'ebhero subire un esame sommario delrorecchio eslePno e del timpano davanti nl consiglio di milizia. 5• i•: da desiclel'at'si cbe lu legge dele1~mini, analogamente a qu<HilO esiste gin pot• la vislu, il limito m inimo della portata dell'udito compilLilJile col servizio atLiYo o ::edentarìo. L'adozione eU r1uesto limite porg~l'ehbc aùneno uno hase d'upprezzamenlo certo per· l'ammissione dei volontari. G• 1~: utile eU \.listing uero lht un'attitu,din ~ assolutA e parziale, LrA il servi~io attivo e scdùllLlwio, l'l'a un 'esc n ~ i one tempoJ'aJ•ia e defìnilivu e di fornwlare oeltamunle le condizioni che CiH'fltleeizzano le diverse cnlegorie. Come base dj rrueste dislin:tioni la sezione aclolla il rtunclro c01111•ilato dal rf!luLot'e il quale as~ieme allu t'elazione sen •l di fon dame nto ùlla (lisc ussionc. Come bo avvertito nn dal principio) io non parlerò dei la \·ori delle allt·c sezioni del Congresso, perchè non pott'ei fioll'lo che cos LiLuendorni l'P-co più o m eno fedel~l di rruanto altri JW ril'eriroM, ciò cho se poteva avere una quulclle utilità c~ tutta prima, non ne ha alcuna oggi elle s iamo ullo vigilia <.lella pubblicazione del resoconio genet·ale, a cui t•ima ndo colot·o che avessero vaghezza di conoscPI'C per tìlo n per segno LuLle le quistioni ll'aLtaLe al Congr esso, nonchè i dibattimenti e Je eoncl usioni a cui diede1·o luogo. Non so pce altro asLenel'ln i dal tener flll.J'ola d'un episodio della penullima seduta generale, che probabilmente non figul'eJ'à nel l'esoconlo e 11el ffuale ebbero paet.e due no!:;tri conn t~zio uuli. Il rlottoee Pini nell'anuunziu1·e ull't1ssomblea che egli u vea fondata in Milano una scuola pci bambini J'ncltiLici(ovesi ccl'cava con tuLli i m ezz1 i più acconci non solo ùi collinn•a l'intelleLlo di quei te nrt'i e disgrnziali allievi, ma di m igliot·arne altr'es i le cond.i;c.ioni fisiche) e che i risu llù'Li da lui conseguil.i er ano nssai l usinghict•i e soddisfacenti, soggiunse clte t'juesti gli davano fondamento a spcruee che quaudo il suo esempio venisse imitato e molt.i stabilimenti congc•net'i al suo so1·gessero nelle diverse città d'Europa il rac!Jilismo e la sCt'ofola s comp1lrirebbero> o poco meno, e si polrebl)ero abolit'e gli ospeùaU


\'.\ IIIETÀ

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Quel delencla Ccu·tlw!JO applicato ad un'istituzione tanto •antoggio!:iU1 q ual 6 (Juellu dci nosocornl, 11l'lù i ner vi del venerando 1 rofessot•e Bouillau,l, il quale domAndò la plll'Olu e t·esa al dotlot•e Pini la debita giustizia, ed oi1comiata In filauh·opica o at•c.lila sua iniziativa, combattè \igot"osamenlc l'i1lea dell'abolizione degli osj>edali, la quale non 1' ctfettuabiiH c non lo sart• lllui, quulunr1ue s ia per el:;sere il pl'o;.rt·osso dell'igiene, e quando lo fosse, costiluil·cl.1b3 pt,u· sempt·c nn allo nntiumanil~l'io eù o.nliscieulifico, pet•cltt:· il powt·o che ammalu non potrà mui nvet·e a cloJnici lio le cuee cLtj ~; li ~nrebbero pt•odi.gule in un ospedalç e pct·clu'> lu soppros~iono degli O!=~pedali lrasc:inet·cbbc nccP.ssar·iarmmlt> con se lu !-\O(•pressiorw tlellc cliniche, Ynlc a dire d'uuu delle più belle i:-Lituzioni di cui si onol'ino lu E'rauda c il no~tt•o SC'COl o. Quos ln put·ole dell'illu:slt'C lH'ul'essot'e put·igino vennot•o coperte tl'nppluusi, c lu sedut.n fu ~ciolla . ll •lollm·e fil annyt't\ che sla•a 1 et· ùotnondure la JHll'ol!l, ondt• t't'llilicat·e alcune inesallezzo in cui ern ill\·olonltll'inmcnte cu.lut.o tl sig. Douilluud, gli si l'eco incoutt·o sul p<llco Hlc~:;o dL'IIu pt'•)Sitlenzn o presenti pnl'ccchi 1nemJJl'i •lull'HITìzio e vul'Ì pt·e::;iden ti ouot·urt che contplitnen lavunoil valcuLt• Ot'atol'e, l o l'ingraziò ùupprima, come ilùlinno, dPllu c0rt.c:,i,, con cui U\'C\'U l rattalo il dottore Pini, il quale Ju IJHCIL'impuziontc e g..:m•t'0'-'0 gionme che e, tutto infervorato ndl'idea di nllontanaee qnanto più puo~si. il male tlu l l'nmo.nn futn igl ia, atldò J'01·se Al di lù del propt'io concella c mnnifcslù u~t'opiuio1u~ loùevoli s!'lim<l come volo cd aspil•azion•~, ma atrallo insostenibile ed (•lt·roùossa dal punto di vista della pt·utica. Gli chic~e I[Uirltli il pN·messo tli fl\rgli osservflt·o che lo cliniche, intot·no al mePJlO ed all'impot·tunza delle •tttttli, e~di (:\ f o.nu~Tn} ot·u pienum e11Lo tl'accortlo coll'o nor c,·ole prol'cssot'P nouillawl, non e r auo punto un'invenzione moderna e taulo meno d'ot·ip'iue fr·ance:;;e. La pl'imn scuola clinica, sof!glunsP- il nostro rompaesano, fu uper ta iu Podo,·a dal YCt'Onr>se Gio\'t'lnni Da :\1 onte nella j)l'ima m età clCi l'<ccolo decimo ~l'Sto, !;~ bcJl mi l'icot'clo, con•e ne fa fede l'iscl'izioJle che si leg-ge nPilu ,·iu Selriulo del Santo cldla suùùclla città sulla pot·ta uellu palazzina l'nlll\ erigere dLlll'ir1l"igne Giacomini sul luogo s tesso, ove or son tee secol i e mezzo sot•g-evA lo spedalc in cui il :\lontano opt·ì scuola eli clinica JH·itno in Europa. IL prorcs,orc Douillaud Junp-i do l pr•endot't> in mala pol'le l'os.so1·vazionc del doll. Mann~·ru gli risroso ron una Jhmchczza


4246

VAiliET.\

ed una u1·banilà che al lamon le lo onot·uno: «Signore, vi sono obbligato d'avermi l'alto conoscere queste circostanze chr io ig norava complotamenlo; e vi prego d i crcde1·e che son lieLo di sapere cbe oli'Halia, giù lnnto benemerita clelia scienza c della civillà, sinmo pur c.lebilori dellu creazione doll'inseguumonto clinico: poichò io sono un \'ecci•io e ~i n cero amico tlcll'rtalio c rlegl' flaliani. Grazie, JWofesso•·e, di ljuesl.a benevola e lusinghiPt'a dichiarazione, r eplicò il dol t. Muuayru, o pcrSltUdctevi allo vostn\ volla, che noi nufl·iamo pOl'i Affetto per ,·oi c pel VO"Lro magnanimo paese, a cui ci legn un'impc1·itura l'iconoscenza. - Si milo f\ssicul'aziono mi veuoc du ta, Ot' son due anni, o Firenze; ma gotto imntensalllente ùi udiJ•mcla a ripclcr 3 qui da voi, rho son certo non a1Tèl'li1Cr e::;t<> cosa di cui non f'osle pionamont.o convi nto » . Ciò detto, il sig. Bouilloud diede una COI'diale sLl'ctla eli mauo a l suo inlerloru lore e l'incidente fu esaul'ilo (1), peresp1·imertUi confot>memenlP al fl'<lSAI'iodella Camera. Y.

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(l) L'es imio pl'Ofassore Ft>t•dinando Coletti, qunnto erud it.o in ogni l'amo dello mediche diSCipline, alu·uuanto dt lle patrie glor1e srrenuo e geloso ri•endic:uorc, nelle Note a· suoi llicordi slot·ici della. cattedra e del gallinetto di materia medica nofln Uni vo rsilà di l'adov:1, ha dimostrato nel modo il più evidente che nell'ospedale di S. l~rancesco di detln città G. n. liiOJltano fondò sin dal 15-13 una scuola clinica; e ci La ft·a le tante autot·itìt e documenti tm bt•ano di hmcra ~el professo1· Giacomin i al Ce rvetto di Verona, che lni giova d i qui t·i!'eriJ·e, tnnto più che l'Insigne farmacologo in esso f11. appunto ptu•ola dGII'iscr izione suacccnuat.a c Divenuto posse$SOre degli ultimi !l l'anzi dt>llo spedale di S. l:·raucesco, .. lo non osai mette r mano a r•idurli a fol'ma ctì mia pl'ivMa abila~ione e « gi:ordino, s~nz<\ lasciar memoria d'un f an o che in quello spcdale com• pievasi, ed e1·n. l' i~tituzione della prima scuola clinica per opPra del c Da ?.Coott>. Er!\Si thm enticato un 1111 nostro patrio \':tnto, cbo g li stot•ici · • tutti l'attdbu it·o no Jt11'olanclcs'l Sil vio de la 'Ooe, ''issuto circa un secolo • più tardi. Questa Idea mi v eu ne surcgcJ·i ta da uno dei Ilei lavori che ella, c egregio aig. dottore, ,.a con tanta lo•le pubblicando ad illustradone de t • mo!dici veronesi. nel quale, dopo un primo cenno dntoue da Ttaso ri, fu « da le i con il'l'efJ·t~gabili documenti nRsicurata a Padova ed a llo spedalo c di S. Francesco la canto invldiat.'\ priorità nella crear.looe delle scuole .. cliniche. Sull'arco tlunque del portone che è l'unico rimasugllo dello » spcda le, •<olto orl11ai tutto ad llSo di ab itnzionl pl'ivate. lo pone va la se" gueule semplice iscrizione detta~a da n no d~i più distiuli nostri scriuori· Qlll JoiiJ W

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BP&OAJ,E l> A

'M O ~ T E

.oU'RI SCUOLA CLIXlC,\

PRillO 1:'f llUilOPA.


YAl\lETÀ '

l)el ,,cso compar:t tivo d egli aJ•ti !'u periori , ùel signor PoNcwr. Della Cli US a rwi m a da ·c ni J)l'OCcl~e la de"'trezza del b 1•aecio e d ella gam ba d i ••i ll i, del prof. FILIPPO PAC!NT. - Nella Ga:;zefte médicale cle Paris (N• 41, 9 ollobre 1875)

nella t'ub rica - Congresso eli Nantes , sezione delle scit~n ze mediche, seconda seduta ùel 2:3 agosto 1.87:J, troviamo la segucn Le notizia: « Peso compara tivo degli at·ti superiori del signor P oncet. 11 signor Poncet ha studiato il peso cornpamtivo degli al'li supeeitìl'i diritto e s inis tro, ed ha Lro vato i n tlledia 17 grammi in più nell'arto dicilto. Tale ùilfer enza l~ ùovula all'uso· pir1 fr equente <li ffUCst'ru'to, ed essa si tr'o,·a in ,·antaggio del sinistro negl'individui deLti mancini. Queste conoscenze possono avel'e appl icazione a lla m edicina legale ». Si.cco1ne pot. l'ebbe d a t·ai che '~ ta lu no dei lettori il nom e di G. 13. Montano gi ungessi.' nuovo quanto quello d i cal'lleade a D. Abbondio, stimo prez1.o dell'opera di slr<\lciare dalle summemo,·ale note del pror. Coletti il segu ente appun to dov uto alla pen na c'li Rasorf: " lo onoro la. ruemoritt del nostro .Montano c he .fio dalla p rima metà del .. secolo decimosesto 1struiva gli alunni suoi al letto dell'ammalato nello • spedale di Padova celebratissimo allo•·a in Lntla Europa per le medica « is tr uzi one •· ~ L'Ulti versi tà di P<J.do va o per meglio dii•e l'osp itale di S. F •·u.ucesco "' fondato nella città stessa nel I·Hl8, ebbe uua scuola clinica assai pl'ima « dell'epoca credllta d~ti s tol'iCi di qnell'Univer.:~ita . Nell'opera del prof. " Com par~tti Sauoio àeUa sc·u.olaol in i ca di Padov(~ tro Yia rno cita ti g li ,\Itri • che prima di lui .scrissero del Ginnasio d i Padova. Secondo l'opin ione c loi·o non vi sarebbe stata scuola clinic.'\ in Padova prima dell578, quando « cioò il Senato. veneto, a rich ies ta degli s tudent i alemanni, ch e vi concor" revano allor a n umerosissim i !ì studi a r la med icina. decl'e tò che d ue dei c professori di medicina del.l'Oniversità. Albet·tino Bottoni e Marco Odclo, < visitando gli ammalat i Jlell'ospedale, l·uuo gli uominj e l'altro le doone, « leggesser o agli stndcn ti 8 U quelle m a latti e che osservava no , ed a ll 'occa" sione aprisse t'O i cadaveri pet• dimostrarne le sedi. Jo però trovò che G. B. "' :Montano faceva in quell'ospedale una vet•a scuola clinica sin dal 15J3, so • no n forse prima. G. B. Mo utano veronoso fu flot tissimo uomo e di grande ~ i.ng~gno: ;;i sà cho p1•ofessò medicina no ll'Uni ve l'si tà di Pa don i Pl'i ma "della metà del decim os~ sto secolo e con celebrità straordinaria. Hal!er « dice di lui che: st~i saecuu p ene oraculum (uit; era comunemente cbia"' m a to a Qltai tempi per l'e c-c e lle nza s ua il secondo Galeno, e Fr acas toro • suo c ..nn palriota e cou tempot•atJeo, e cJle ben poLeva fai'Oe gi udizio, ne .. lasciò scritto: .Montanus civfs tlost,;,• twlma,·tu.• faK11. et nunquam sat~s • za,uaat1~S in. re m.edica, et !n q1ter11., si pttlw.gorice loqui lice t, Gale-ni < antma. t ,·ansissevidet'lw, ecc. Che poi Montano facessi,! un a scuola a '•e nte < prop••iaroente Ja fo•·ma. d'insegnam ento convenevole ad una clio i ca, cioè .. a dire, che rosse una lll'ati.ca. istruzione al !ello deu·ammalato $Ul vari c cas i che si orrl'ivano alla gioJ•nala, qu1.1sto è ciò cbe s i può dimostrare


1124-8

\'ARIETA

Ci rinc1·esce che la Gazzette m(l<licale sinsi Lenuta contenta a questn bl'e,·e no~izitl e non abbia parlato aiTaLlo del metodo usato dal dott. Poncel nel fare la ecalta compm·azione del peso degli m·Li. Più inLei'Clòsante ancora sarebbe stato il sapere di quali applica;,:ioni alla metliciua legale può esser feconda la conoscenza di così pict~ol a ditfer ouzn di peso. lnfalli posanùodue braccia staet•ale dallrouco devcriusciro assai ditlicile lo slabiht'~ con cet·h.>ua che il llHll!gior peso di lì gramlll i i n uno rli essi non clipe11da dall' nvervi lasciato qualche millitnt>Ll'O di lunghezza di più che nefl'nlll'O, f~\cendo il taglio delle parti wolli; o che il minor peso <lt~l secondo nou abbia cagione in un più copioso RCOlo eli sangue. t;nu dilleronza nwdia di pochi l!l'atnmi ,·. !-'O!!;etta a co~ì facili cause fli él'l'OJ'i, <'he di assni scarso, per non dir nullo, gioYnmrnto poteà J'ÌH!-I<'irc u riscllinr•m·n una qneslione tnPtlico le:.rnlc, poniamo, cl'idPnlilà; tiUCSLiouc tl'a k' piùimpot•Lanl.i e dillìc•li. c fuor d'ogm clubbio, cl:L quanto si ricnvr1 cb al culla ti<JIIo opere puhhlirate « seconrlo In. disg l'l\ziata ~<ll'r.e rh e toccò a ta ute a ltJ·e, dn. t!<! Uno dt• 's noi sco-

' l•tri. e le qualì non si trov:mo fra le annc.,·et·at.e da llaller nei commenti c ai .Jletlto<ttt$ •twlii medici dillcwt·haavc. » - (lUsot·i, <l11ere comf•lete.t-·, t•eoze. t ip. della S11eranza. U!37. pag. ~~3 e 2:ii>). Nella Guida d 1 T'ado,·a, publ!hcata in occasione del l\' Conl_!resso degli scienziati llnliani trovast questo int~>t·~s~autis:!imo brano riferito esso pure cia l pt·ot'. Gol et~i MilO Sllt'l'ipetute No l.e. • Qncllet i1nportant issima isULuzionc, mercè di cui i giovani sono addoltrioali uella prati~ medica al Ietto d~gli ammalah da appOsito JlUb· blico professore, che ò ciò che addom::wdu•J clinica m~clica, il di cui t•iu·ovnto si nisput:::u-ouo a luogo gli olandesi Otlorw l!flurnio, Gu~liohnc S~ratteo c Sih· to nel Boe, Phhe sua culla in Pado,•a, ed anzi che a quedti deva su:\ origine ~ ~ celeùorJ·imo Giamhnttist;,. ~lout~no, o da ~10 1 11<), pJ·ofessure eli tnedJcina. iu quasto &tudio. Egli difo~lli pc•· lo meno MI 1513, e quindi più di c•nquanl'anni pria dell'llcuroio, e piì1 d un •ecolo pria •l egli altri testè Clt:Hi us:.•a l'insegnamento rliuico, eserciUtndo i giO\':tni nella prrtr.ica. Oiò facevn. egli niJll'n.u tico sped:\Jo di s. 'Pr·ancr•sco. al qual e guidava il portone medesimo che or con due~ nll'clc;!anto cn1a e ::iurctirlO rlel pi'Of. Giacomioi: il qual ~, pe t'Che restaSSI' un pubblico hegoo di uno dèi pill pt·~z•O$i t1·ovnti tli che l)oss;; uomo OllOI'a.r·si, volle 1\0tto l'a.r·co stesso di quel po•·tco~ ~colpito in melxo riliHo il husto del primo cli111eo con so:to una l'plgraft> che d6n.plich,sim;~. .. ram•Hentasse di qual uomo e di quan to fat~o ~· i llustl'ino (lll~llo soglie • . !>n. wuo f[lresto t·isulta cbo la ct·eazion~ ùeiJe scuole di clinica fu opcrn d'un Haliano: che pl'im1 a seguirn e l'e~empio (alla tlistanza d'un socolo pet•òj fut•ono gli o landesi; che Hl ìtlo terilPOre 1 tedeschi \'enhauo a studiar medicina in Jtah:l, mentr e og;:pdi s uccede pt·ecisamonte il contrario.


n.niETÀ

1'H9

Bendh·crso saeeiJbe ptJi il caso o ruori tli ogni dubbio ' IUtllldO u n nrlo Rl tperasse J'ullm di una 1fuantiLù m ollo maggiore; come avviene neg li ~'"~'I'Cc nli ùi tal uni rneslicl'i, per esC'111pio gli schermi tori di p1·ol'ofl~iouc; iu cost.oro In dill'erenza può esser e !JOl'lìno di qua lche chilogeammo a van taggio del bJ•accio più cscrci lalo. :'11oi obùimno cono"'<'iuto uo rnaestt•o di :::chet·ma che pCJ' tenet•c il suo braccio tlil'illo in esercizio continuo usaYa abituaimento po1·Lare un hA ... tone tli lbt·J·o che pt•;:;tl\'a oltt·e i J2 <'hilog. e lo IDUIIQg'giuva COlli C llii.OJ'tfinUl'ÌO di Cannn tl'Jndia. li bi'llCCÌO t! l'i Lto d i costuL eea q un:-:'i doppio el i g 1·ossezt.H doll'alt1·o. - !'\i teniamo p PI'ò che in Lnlli i ca;;.i, c meglio tl tlt'Ol'a in '[ualli nei rruali la dill'eeenz::t upp:\l'isce min01·e, !:'ia più fl\éile il riloval'la compornndo tnollepliti rnism·e pl'f'Sc sui punti omologhi degl i aeli, ed os:<et-van do lo Hviluppo muscolal'-' è HcheleLI"ico, anziclu'· sLtltCando gli m·li daltr·..mco e pcsantloli. Oltt·c• che, c.ome l<'iulcnde, fJUcsL'ultimo metodo non potrebbe U!'t\l'~i in una.quc:;tiout' d'indentitù da risohct·a sopea un vivo. Sci'i \'Cn do queslo lll•nvi rilìess ioni elle f1\cenuno leggendo la 11oLiziu data dalla GctJ--:ettc, non inlcnclinmr1 di m enoro~wc il valot·e degli studi, cliC non ci sono noli, Jcl cloll 1-'oncel; uuzi r i· cono!"cinmo in lui il mc•1·ilo cleH'iniziali \'a, rill•nenùo che le indagini su tale male1·iu 111111 sia11o pe1' r iusciJ·,• così sterili di utili ri sullamcnli da dovc·l'lC'lasriaro in dimcnlienn:wcome si c\ l'allo fino1·u. - Diciamo ciù in q uanto rig um·tll1 allo applicaziouinlln m edicina lr>ga!e; pt>t'd ll\la coHOSC'enza dclllr pn:1•ondeJ•anza dcl J>t•accio d~::<lro sul siui«lt·o <·an lieu e ra cape>lino in qual>i LuLte l e opere d i anatomia o di Iisi ol og-in. QuesLu tH·cr:zi on eallu leggo · d i siutmoll"ia così costa n le nell'ul'gunismo d•' g li animuli dogli or dini superiori non fu tu n Lo t•iguardol.a sullo raspello del maggioJ'e S\lluppo in ''olumc <:he essa dà ad unndcg-li arli, (JUanlo sotto il punto di vista della p1' 3 minenza eli u~o che per sua cag ione noi rur.ciamo d'nn urLo, ~egn~tamonto d(>l braccio dt•iLLo. L 'ot-igi11o di Lale anonwl ia fu nc:i tempi pasHuli attribuila n divc t•se cause second o 11 gmtlo tli sape1·e <.leil'i11vestiguLore. Jìinch<· le scienze chf' lt·u~tauo clelia stJ·ullura degli or gani c delle !oeo fuHzioni PJ'ùl1o poco avanzaLe e tll<'!IO conosciute, la spiegazione del fallo fu1·icercata dai fìlosoli o dagli accademici cltc crctlcrono tJ'OV1ll'!a Lutta nell'a&iltuliiiC c nell'educa.:ione. "Più tat·cli quando pt···"rJ·o t'\d occuparscne llllaLomisLi e fisiol•)gi la lrulta:cione, tenuta in un ordjne pitt :::cieulilìco e vel'o, ru condotto. t) conclusioni ph'1 s oJJisfaccnli; pc t·ò non Jlll6 uncoea d ir s i che' sia da lulli ncc<'lLata l a stessa spieguzione.


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VARIETÀ

Non è nostra intenzione di fare la storia di t~le quistione; ' 'ogliamo solament.e ricor-dare con poche parole Io stato Hel quale h•ovasi oggi; facendo questo tanto più volentieri che è nostro parer·e che di tutte le s oluzioni date a questo problema sc;ieutiltco la più esatta sia r1uella presentata e con sottile disamiHa discussa da noslr·o illustre concitladino il pro f. Pacini . La qnislione sulla preminenza del Ialo destro del corpo fu tt·atLala ex professo nella seduta del 27 giugno ·1871 della Società meùico-cllit'UJ'gica di Lonclra(l). La discussione fu tenuta ft•a i dottori Guglielmo Ogle, Savory, Churthon-Baslian e Hrundenel-Carlel' inoccnsionedella comunicazione degli s tudi fatl.i sulla tesi dal pdmo di essi. - Il dott. Ogle oppug nando le antiche dottrine che rruella premincnztt s ia l'effetto di abitutuclinc ed educazione senza che IJCr nulla v'influisca la conformazione organica, assegnò invece a r1ucsta tutta l"irnpot·lanza; e c~isse consislet·e in un maggiot'C sviluppo e predominio dell'emisfero cet·ebl'ale del lato opposto o quella me~à del corpo che mostra maggio t· ùcsLt·ezza, ossia dall'cmisf"ei'o si·nistro nei mam•iiti (desli'omuni) o ciel diritto ne i mancil1i. I manritti sono lo t•ngola; gli altr·i l'eccezione, considera ti i n quanto al numero senza paragone più gl'ande nei 11rhni. La causa poidel maggiore sviluppo dell'cmis fet•o sini sti-o disse slaeenella più copioset irrigazione sanguigna di esso, perchè le arterie che vi pervengono dallqio sinistro delcollosono per regola più gros.se di quelle didestm; c lr.t corrente del sangue in quellato trova meno ostacolo che lt~ questo. - Il dott. Bastian, d'accordo col dott. Savol'y, dubita che il maggior af'Ou sso di sangue possa ·esser cagione dell'aurnen to del volume. della metà sinistr·a del cervello; ed invece ritiene che in questù la sostanza gdgio abbia un peso speci(ìco maggiore che nella metà dritta. Il maggioe peso della materia grigia dell"emisfet·o sinistro sarebbe doYuto al h·ov:u•si in essa uno. pt·opoi•zione più geande di Ob1·e di tessuto bianco, necessal"iamente t•ichiesLa dalla sua più complessa slntllul'a, per ess(We il cenLeo di una atlivilù funzionale più estesa e di ordine s uperiore (2). f.: questo in bt'(Wi parole il sunto di fJllella discussione; della quale, confess iamo, non siamo rimasti sodclisf"alti, non trovando nelle ragioni addotte dai dottol'i Oglc e Bastian una (l) The Lancet, settembre 1871. (2) Il dott. BASTIAN nel .rournal or men.rat scten.ce, nnno JS66 pubbli cò uno SLudio sulla gril YiLà specifica del cervello urnnno.


121).1 spiegazione sulncientc della. pr eponderanza del lato desll'O del corpo, ~pecialmente dell'eslremilù. La fun:tionalitit del cervello ò s tata da oHee cinquan.tanni lo studio di uomini insignì per valore s cientilìco; ne v'è forse IJI'Imca della fisiologia sperimentale cile sia st.at.a più coltiHtla di queslft . Non pet·tunto essa può ancora di1·si un campo in massima parte inesploealo, o mal conosciuto; essendo clte le scoperte fatte negli u!Limi anni sono ben altro e lle coucordanli così da polerne disegnare la topogl'afia. Chi volesse avvenlm•ar·si in quelle mislcl'iose regioni seguendo gli stretti e tortuosi s~nliel'i segnali dagli esplot·alol'l che lo precedettero rischierebbe probabilmente di smarr·i1·si in un inesleicabilo Jabit•into. 1 leLtor•i del nostro giornale dei duo ultimi anni ebbe1·o giù un suulo dei lavori e degli esperimenti faLli A scoprire la sede locale delle val'ie fun?.ioni del cervello dal dottor e Fc rrier del collegio renlo di Londr a e cla!'doLLoee Hit~.:ing rwh•alo docente nella 'iJni vers ità rli Berlino. A questi aulol'i, che discordando circa il metodo da usarsi nell'esperimenlazione ~i ll'oYavano non pm·tanto concordi nella maggior parte dei ris ullamenti avuti, s i oppone di recente il ùottor Bedwn-Soqua('d, con uno SCJ'itto J.e LLo nella t'innione dell'accudemia tlegli Stati Uniti; e con ullri Jayori posleeiol'i . Sarebbe difficile per noi lo esporre in un tutto completo o logico le 'idee del tloltor Bro,yn-Sequard, dal poco che ne abbiamo poluLo alting01·e dal giornale inglese London medical recot-·d, che lo raccolse esso !>Lef'so doi resoconti dali dai giOJ'nali americani . - Le suo idee sul potere cerl'brale s ono così nuovo (come ebbe egli medesimo a cortfessai'C) e dall'alti'a parte il nome dell'ill ustL'e scienzia to è tanto autorevole che sarebbe imperdonabile leggerezza il giudica1·e della sua teoria sopra documenti così monelli ed impePfeW. Fortunatamen te ciò nou occorJ•e alla cl imos tt·azione della nostPO tesi; ciò c he ne impo1·tu è ftH' I'ilevare cl 1e la fisiologia del cer·vello non è ancoJ'a così avanzata, nè le sue leggi così certe cla poterno dedurre le conseguenze che ne cavat'ono i dottoPi che presero parte alla nur·rattt discussione nella società l' eule di LondPa. Jl Brown-Sequanl sosLicuo, cont1·o gli esper·imenti del dolto!' Ferric1·, clte non si possn collocm·e il cenl!·o di ciascuna nostra s('usazioneo mov:imento in alcuna speciale pa1·te del ceJ'vello. Secondo lui l'or gano cerebr ale ò doppio, ossia noi abbiamo due cervelli cho uon sono O l'iginariamentedivm·~i, ma che possono acquistare di,·e,·sa evoluzione; e mentt·e il sinisl1'0 è più sviluppato per lalune cose, come Ja fa coltù di VARIET:\.

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YARIETA

pal'lnt't', di ges Lil'e, di SCI'ivcee, ecr. iulinc !Wl' ciò e:he l'ignat·da la vi tu mentale, il òirillo presenta 111nggìore sviluppo lll'l' lullo ciò cito ha rappot·lo alla' 1l11 ,·egelaliva.- l n genPrale il ~mistro pl'edom ina nel Jrost.t·a ot·gunismo, mn clOYO Oi:lSO fol"!'Jl) impedi~ò rw lla sun nllività }>t'l' lesiono mot·boso o congcuila il dirillo può farn • le Yeci inlieranwnle, assumPnòo mnggìore s,·iluppo. ?-\ello stato fì~inlogico noi uf"iamo di una m el;ì solLanlo, ossia d'11n lato del r.nrvello, lasci audo ina~ti va l'alLra m e l!\ ùr lla mulc>l'Ìél CCl'PbJ'l.ile; ctl t\ uoslro rlO\'Cl'O l'atlcquala edura:t.ioue di nmbcduc l•• mclù, Cl""ia dei due cerYcJIL -E ,-;,,ne nlla scgut:ntc conclu:;ione, cito se noi svilupp:\s.,.imo le gai\1JJe c le br·accia i.n cg11al m is nr·n dando nl lato sinistro tanu1 nllenzi onr 'Jutmla 111" dian•o nl tksLro ;:i SYiluppcr.•hbero egualmente i W)stJ·i duè t'l'I'Yelli. E •1uindì di massima Lmporlanzn C'IJC si i'accwno usn t·c dai bt\mbini in pari mo.lo i due lati dol cor po, udoper nndo gli ur·li del sinh<Lr·o allN·nuLivam cnl<' ron rpwlli del tl t•illn. Si f!iunge cosl st•nza dilJicullò. a dare (lÌ fan<:inlil un pieno sùluppo. - Gli udulli elle JWI' malullitl del lato s inistr o tlc.'l ccrvellu hnnno pt•t·dutu In facoltà della pnt·ola, possono t•ic·uper at·ln P~et•cilmuto il dcs tt•o; lo sles,;o !'i dica tlel geslit'P. _\tfet·mo, nel lìnit•e, che ,.;c dalla prima infanzin i hambil1i fos!"er·o ecluc~li in questR maniera si avr·ohbe uru\ r•azza pit'r rorLe u:;:.lli J·Cl' vigor·ìa di mnnle e di CO l' [lO . Daquesteragiorii sorrunur·iamonl~> •'sposl•' put·c che il Bl'O\YllSequut••l subonlini lo S\·tluppo !l'un emisl'o•t'o) cet·l'lwalc a quelltJ del lato opposto ti ni rorpo, o specinlnrcnte tlL~g li nrt.i. Se ciò roLe::;sr lr" nersi pc t· vero ogllrtn vede eire su r·chhe distrullu lu teot·icu ùei ùolLori Ha:;lian ed O<!le. :\fa •tucsli, d 'accor•tlo Jn rtù con la mn::rgioeau.~.a 1lt•gli sr·t·illori, non p0:-5sono f\t'cetlaeo lr. veclul1l de l B1·own-Sequur·d; e manLnngono inveet' elle lo s;v iluppo del cerwllo s inistro dipenda dnll'eo;sere in esso mdovatc piìt svccialmt>nte le funzioni liPIJu ,-ila intelk•tln~le, nlrune di queslo r isic<lPnùoYi csclusivau\cut.e; e qui tHii elw ~alo ornisrero ~ i n tan to pilr svi luppnto IJllanl.o più un uomo si i• dnlo ai lav<Wi mcnlul i. -Ci s in qui JH'l't llCOòsa uo o~"P l'\'aziotw. -Se i fall i fossc1·o come li ··~pongono, quale sarehhe la conclusione ultima di Led•' Leol'in?- So non et•rianw questa: cl w la maggio e fot'%u o dcsll'e:t.zn del Julo d t·i LLo del cor·po essPndo una conseguenut del mnggiorc !:'Yiluppn ùetl'~misfero c 'l'C'bralc :;ulislro, t> che il più g t•ande sviluppo di esso emisfet•o dipendendo dal più grande esercizw clcllo


\'ARIETA

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facollà mentali, gli uom ini che piu coltivnno l'inLelligcnza sono unche i più fol'ti e destri . In verità fìnoru non avevamo creduto che pc1' trov!WC' il perletto modello rl'un br accio d i act·obato rossù uccessit.i\ cercarlo so !Lo il modesto vestito cl'un HoSillini o d'un Leopurcli! ?-ton polt>ntlo cruiudi nmmPLlPrc sino n nuo va c più conrlndcnte (limostr·azionc (1) l'ipotesi data dal dottor Oglc noi ci leniamo nlln dolL1·inu che fa provenil',' In ['l'em inenza del Jato c.leslt•o dd cor po da JHn-licolnl'i condi?.ioni m·gan iche inerl'n li in <J:>so fin dalla na-;cit~ e indipendenti dalla volon tà dell'indiv iduo.

Tale (loLt1·ina er a g iù stnta accennala da allt·i e specialmente dnl Diday, cllt> nvca sullo schclPll'o con!"l~Lnto una lunghPzza mattgioro nel JJraccio diritlo, c dul llt•cschPL che fl\'ea

osser,·ato fin nell'embrione lu pi'epondcnlnza lli svìJuppo eli c1ucsto At·Lo . Tog liumo "]uesLo notizie dal Pélrnqu iu (Anatomie topogr ofli!UC, P1·olég-omènes) che fa OS"CI'\·are in pt·oposilodte J'ecces!'o di lunghezza del lll'uccio ùi1·ilto dc,·e dol chii'lH'go leucrsi in conto <tu undo ò forza pt'ùndcrlo rornc mezzo ùi conf'confo vcr misu1·m·c esattamentP l'altro lwuccio nel eliagnostico dd l<! lus::uzioni, l'I'Hllut·c, ccc. l\Ia pri111a eli loro il.

Sabutiel', nel pa~snlo secolo, notando lo l fatto nP a,·ea dula Jn !=<pief!'ozione, a:;sc•;.:-nandone la cagionP- oll'cssct·e l'ut·Lcl·ia succlo,·itl <lil'ilta costa nlem,cnte più gl'Ossa della s ìnistra; donde maggiot• copia di Htngue <' quintli più gt•andc sviluppo nei n:mscoli del bencrio diritto. - Movendo do qucsln LeOI'ia, gius ta tn n incornplcL<', il no:"h·o illush·e nna!omiro prof. Pacini scri::;sc la sua nwmol'ia -della f'ausa Jli'ÙiW eia cui f ii'Ocede la deslrez:ra tlel bracc:io e della gamba cliritli. Tale la-

voro fu per la massima pm·te ins~l'ito nel giorualc metlico l'Imparziale del 1tOvcmb 1·e 'IR71, nr ll'occAsionc d 1e il g iornale i nglese T/w Lancet, dicodc il resocoHlo della discussione

(l) Chi ama di vcrlcJ•c q uanto sono anco1·a disparate c d1scordi leopi nioni degli sct·itLOt·i plì1 recen~i s ul la qu ls tioue dello. sede de i ce ntri motori e s~nl!i~h·i oPI cenello, e come la massa di questo e il numero delle cir·coovoluzioui non si eno una misun\ cer·la dell'intelligenz.'l. può consultaru l'opera di w. \\'UN OT Saggio atpslcolo(lia {lislowvtca. della qualt> li R I B01' comincia l' esame uclla di s penSIL dei 21 nuvc mbr·e ul timo dello. &nu sctentlflq1te. Si vegga nncora il resoconto che la Ga:actte médtcate dtdla stessa data fa della seduta del 13 novembN della soc•eti'l di btologia, circa gli est)erimentl che in essa scùuta presentò il dott. B R OWN :)" QUAI\ D.


'1~ljt\..

VAlt! ETÀ

falla nella reale società metlico-chii' UI'gica di Londrn della quale abbiamo parlalo sopra. Non saJ'è. poi vano il notare ch e il P acini scr·isse e lesse il suo la voro alla società medico-fisica di Firenze nel novembre 18-:x); e s inmo cet•li che non dispiacerà ai n ostri lettori di rn·e1'ne qui una breve notizia, inquan tochè (ripetiamo lo parole gi ustissirne con le quali la DiNziono dell'Impa,.ziale accompagnava lo. riproduzione del lavoro ùel prol'. Pacini} le ·contlizinni della pubblicità in Halio. sono J'irnaste si no al presente così d i solto del movimento scientifico d0l nosLro paese, che molti lavori fatti per' il passato da scienziati quanto , -alenti alll·etlantomodesti, appeno conosciuti da pochi , sono presto caduti in tl imen ~icanza, per for·nir e poi facile materia di plagi qualche anno pill lnr(li. Ed è a CJ'eùeJ•e elle se non fosse rimas ln ignota in Inghilterra l'opinione del P acini se ne sarebbe faLLu parola nella della discussione. Sia perchò gli sLudì sulle funzioni del cervPllo non fossePo n el tempo che fu sc•·illo quellaYoro avnnzali al punto cla meri Loro che si discutesse, accettandola o no, la qual unque inlìuenza che l'organo cerebra le possa avere nelln preminenza dell'uso del lnto drilto del corpo, sia perchè il P acini cr·edesse eli non aver bisogno di riconel'O a quella cagione per cl imo::;tral'e la su11 tt:lsi, il l'a lto è che nella suu memOt·ia non è tenuta pat·ola di quel maggiore sviluppo dell'emisfero sinistl'o, dal quale i sop•·a nominati scrittori vogliono ripetet·e ogni spiegazione. Il Pacini r iesce a spiegat•e, e pienamente a nostro avviso, la maggior destrezza della lo dritto, dimosLt·anclo esistere per questo lato una pnrtieolaJ·e condizione organica p1·irnitiva e congenita. Con ciò 0 chiaro che egH esclude le c;luse in vocate dagli antichi, ossia l'abitudine c l'educazione; essen dochè la. prima sia da ritenersi come la necesstwia conseguenza ùella particolare o1·g~nizzaz i one; e l'altra, l'educazione, non sio suffì.cienLe· a spiegar e un fatto uni ver~al c "'uale è l'addestrarsi sul braccio diritto, che è comune pl'esso Lutli i popoli della t.erra, che pure sono sì differenti e lulora opposti nei loro usi e costumi. La padicolar e condizione Ot'ganicu sta nello. differenza delle due succlavie, delle quali la d1·itta perché piìt corta e <.li direzione meno flessa dell'ali.Pa presenta nn tpag itto più b1~e ve e m eno angoloso; e quindi il sangue elle viene dal cuore la percorre con una corrente più •·apie:la e perciò pitt abbondante. Da questa maggioro quantità di sangueris ulta necessariamen te


\'ARlETÀ

una maggiore e più alli va nutrizione; c in conseguenza maggior fOL'Za. Il sen.timenfo iMinlioo dì questa maggior vigoria ci fa pt·cfeeire fin Jall'iufanzia il hrarcio dl'illo; c cosi si svolge l'abitudine ud Ltsat·e di esso pitt che dell'altro. Da queste condizioni ili dit-oziooe o d i distanza peoceJc la maggior quantità ùi ~angue r ho vn al bl'accio dostt'o; e non g tit dalressore la succlacia dil'itla costanlemen.lc più grossa cOJ(Ie voleu il Sabalicr. Questa dinercnzadi djametro il contestala da mollissimi anatomici; infatti non è cost.anto, e quando esiste può dwnel'Si 11011 esset·e un ratto JH'imiLivo, mu una ccmdizione consecutiva prodotta dall'Impulso piu di retto trasmes::;o llnlln più t'apida cot·renle sanguigna. Il Pacini ru poi l'iflcll<>rc cho Lalc disposizione or ganicn non può crcdet•si qun!>i una condizione provvidenziale arcot·dala tìll'uomo in conl'eonLo ad nllt' i animali. Anzi In deslt·l~zzu tlcl bt·accio tlit·ilto ci di::;toglic do. un più frequente eset•C'izio del sinislt·o e ci cende necesl:lnri molLi e Jur cvoli sforzi pet· di\·enture ambidestri. Che alcuni individui sienu mancini può llipendcre o da una anomalia d'inversione (t·kcwca 'Juesln non un co t-a ruU.a), o doll'c:;serc essi divenuti lati pN·cllt• s i sono tt'OniLi Sli n daU' inl'anzio. nella imposl>ibililà di poLet>e pet• qualche tempo usare della naturule tendenza di !:iet·vit•si ciel braccio cirillo; c perciò esercitando di pt·cforeuza il sini!:iLt'O hanno uccTuisLntù uu'aùiLudino diventala ili poi unu ncccssitù. l.a dcsLI'ezza del!n gamba diritta è una conse;;uenza di quolln del braccio cirillo. Per i~'·iluppat•e ed applicat'c la forza di ques:Lo, ttoi fuccinmo pc>sare il r-cnlt·o di g r·a vi li:ltlol COl'PO sul piutle sinisLr•o, il fiHUle t·osfa lìs!SO passivrunenLe sul leL·reno; e •[uindi, il piede dt'illo restando pit't libet'o, adop ol'i~1 mo c>sso e l'ndo corPi ~pondentc in un più gran numet·o di nlli meccanici che nonl'altl'o. A qu~sta rap:ionc, che spiegherebbe la rnaggiot' tlcslrozza della gamha dt•ittu tlal più fp·ondc eset·cizio e dul maggiore svi ~uppo OC:JUisilo, si può aggiunger l'aiLt·a t! i una c.:ondizionc oPgunicn congenita. Questa è che po1· la dit·ezione ,)pll'aoi'Ln discendcnle da sinisit'a a destpa nel raggiuuger e la linea mediana accade che nel punto dallo suu bii<:H'cazione il i-jflltgue passi con maggior· facilitò, c quindi in maggiot' copia, nella iliaca ùestea rhe ncllu si 11istra, aumentando così la nub•tzione dell'arto inferiore deslt>O. f·: qnesLa In teot•ia del pt·of. Pacjrù, In r1uùle, u nosLt'o o.vYiso, spiega ln ltuistiono in modoossai piit soddisfaconLeo incontl·o''erso che non queUa del dott. Ogle. Primndi llnir eci si permella diagg-iungerochenonsnppiamo


YA RJET.\

compl'endere come il medico inglese nhbiu potuto dire che l'emisfer o sin istro cerebJ'Aie riceva più sangu<~ dal destro; che lcl:'lrl.or·ie sinistre del collo si.eno più grosse (li quelle dell'anro lato c ehe la corrente sang uigna tr·ovi in esse meno ostacoli . Al contrario, tu~ti g li o n u ~o rnici cbe noi conosciamo e le non p oche diserzioni che abbiamo fa tto ci han no insegnato la carotide dr-itta essere più breve della sinistea e pt'esentare al sangue clu:~ va al cer·v(>llo una ''i a più corta e dir·ctta che l'altra; nè sappiamo che sia mai stata notata tliffet'enza di qualche rilievo c costante nel volume c nel tt·ag-ilLo delle al!.r e m·lel'i e che dui due !ali del colto pot·tnno il sa ng ue ul c(wvello. Ques ~o fatto 11notomico cr-cdimno così univet'sulmente saputo ed accetta to c he ne pat•t•ebbe s uper-fluo impt·endE'l'C o. di rnostrol'lo e appoggiare il nostl'o di r:> con autorevoli citazioni. Aggiung iamo sollanlo che p~r questa condi.:ionc anatomica dell'm'teriù carotide dritta pet' la quale unn magg-ior copia di sangue devf' m·r i,·at•e all'emisfero dritto, alcuni SCt'ilLot·i, fra i q uali il Pacini e il T hmnam ( l), c t·edono che 'Itteslo emisfe ro s ia pi ù sviluppa Lo del s inistt·o. S!!ò!lOSi:tione irate•·nn:r.iozmle e congre!il'O d'i~ienc e di

Non possiamo che applaudire all'inizialinl del Belgio, che ot·ganina pel 1816 a Bruxelles una esposizione internazionale ed un congre5SO d'igiene. Nel mentt·e clw il congrPsso discu terù le question i JHd loro più largo senso, l'espos izione ol'ft•it'i1 CJtWnto l'in gegno urna no ha in veu1 a to pee preservare o mig liorare la vita, e assicm·m·e il ben essoJ•e delle popolazioni. F t·a gli ogget ~i esposti ve ne saranno molti che inleressci·anno i scr·vizi di sanitil militare in tempo di h'Uerra. Durante l'esposiz ione vi sat•anno delle confet·cnze popolari che spieghei'Unno rutiliw, e l'uso degli oggetli esposti. Queste confct•enze vet'ranno I 'UCcoHc, c coslituieanno dei piccoli lr'aLLaLi, che diffonderanno dovunque i principì p i1'1 snlutaei d' igiene c di salvataggio. L'esposizione si apt'Ìl'Ù il 15 giugno i 8iG. Sara nno per !luesto scopo prepara ti de'i grandi locali nel pat'CO. L'esposizione è diYisa in 10 classi. 1• classe. ~lezzi preventivi, soccorsi e salvataggio in caso d'incendio. lònh•ntu g ;,;io nel 1ì:SSG n lli•·uxelles . -

(l) Jourrtalvf Menta Lsctence, aprile 186G.


V:\1\l ETÀ

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z• Apparecchi, c ordig ni d'ogni specie da adoperarsi s ull'acryua o entr o l'aequa por lliminuir e i pericoli, pr evenire i casi for tuiti e portaee soccor·si. 3" Apparecch i pef' p r'even ire gl'infortuni n ella circolazione, o in viaggi sopra i tramways , e le strade ferrate . 4• Soccor·si in tempo eli g uer·r·a . o• Igiene e salute pubblica. 6' Igiene, mezzi pro!Haltici e salvataggio applicati all'industria. 7• Igiene domestica o p t'ivata. 8• Medicina> chirurgia, farmacia n ei loro r apporti colle claSl;Ì pr·eccclenti. !l• l s lituzioni aventi pel' obbiet.to il miglioramento della condiziono degli operai . IO' Dell'igien e e del salvataggio nelle loro appli~aàor.ri all'ugricoltut'a . Tutti .i documenti relalivi all'csposizio11e, ullo par ticolar ità tlelle ·classiJlcazioni, .i pr e:.:zi, le condiziolli per l'im pianto e i r egolamenti gener eJi sucunno trasmessi - franco di porto - a chiunque ne farà domanda alla sede dcll'amminis Lt'azione (17 rue de lct Pépinière). Gli espositor i potranno procurarsi dalla detta sede tutte le isLl-uzioui le più minute che saranno loro utili.

(;ong J'(\SSO inteJ•nuz ionale nel :1!§ 7 (' in Genova J)Cl p r og •·esso delle istituzio n i e d ei mezzi di salv1nne nto.

Questo Congr-esso si aprirù nel mese di luglio t 876 sotto gli aus picì eli S . M . il R e che n'è presidente ononwio. Il pt·ogramma di massi ma è di viso in due parLi : 1• Soccorso ai sommersi ; 2> Soccol'!:!O ai haslimenli.in p ericolo imminente di nuuft·agio ed ai nanft'llghi. La p t·ima parte è tl i mollo inleresse pcl medico; tr·atter à del modo eli comb~\ttere l'as (Jssia dei s omrnet'Si e degli appar ecchi di soccorso per gli asfis::;iati. Ecco u11a pr-opizia oecasione pelprof. Pucin i, in cui·potr à dim osl!·at•c come s enza ordigni di sor ta, si possa da cl.riunque portaro ttn soccorso cflicaco ai sommersi (l).

(l ) ln un prossimo fascicolo rip rodurremo questa impoHante proposta del pror. Pllci ni, corredata da molte spcr ienze e da fatti. 80


~ 25R

VARIETÀ

Il Congl'esso pr oporrà il moclo migliot·e eli popola1·izzare le istr uzioni reta'liue al soccorso dei sommersi.· Nella parte seconda de l programma sarà svolto l'at•gomento dei pt•ovvedimenLi eli salvataggio pei naufr aghi. Siamo certi che le discussioni entreranno nel campo filantropico anche pel soccor so ai naufeaghi in tempo di g uerra e faccituno v oLi che le con seguenze che ne eme1·geranno, non si riducano soltanto a s te r·ili pal'ole. Auguriamo al ·c ongresso genovese un esito fortunato, ub-· benchè ci sol'ga quulche dubbio sul numeroso concorso nazionale ed estero, a cagione eli un u vera concm•t·cnza per pa r te del Congresso internazionale Belga d'igiene e st~ lvataggi o, che sarà upe rto l]uasi contem poraneamente a quello della nostJ·n Genova. Surebbe s Lato assai m eglio se s i fosse potuto protrarre il tempo dell'apertura. Si sat'ehhe assicurato al Congt'SSSO l'esito impor La lltO che gli s re tta, degno del nos tro paese e della illusLt·e cillà che lo rappresenta C elclwazio ne d el ~~en hm:wio n uaericano. - 4)o o~resso medico internaziona le di F iln delfin. - L e Societ.à m ediche

di F iladelfia animate da un giustr; spirito di pa tt·iottis mo e da un at•clentissimo desiderio eli unirsi ai lol'o concittudini 11ella celebrtì:tione del centenario dell'indipendenza umericana, hanno falto i prim i passi per adu naee un Con g t'osso medico intePnazionale mediante il mandato eli delegali dei loro rispettivi corpi, che ricevettero il potere el i ol'ganizzurc e contlurr e a termine uno schema pel suindicato tliseguo. Conformemente ull'au Lorità accordatagli, la delegazione compose la com.missione m edica pel Ccnlenario coi seg uenli ufficia li : Presidente . SAM UEJ..E D. GRoss. G oG L IE:LMO RuscHt::NRERGER.

Vice-presidenti .

.

. { ALF REDO ST tLLÈ.

Segr etar io relatore . SC{f ''eta~i c~1·r·ispondenti

GuGLt f:LMO A n:rxsox.

1 DANIEL E BRJ NTON.

Amertcam . . . . . { GuGLH::t.Mo GoooELt• .

Se{JretaT'i corrispondenti 1 RtcCARDO DuNGLIS0:-4'. Slf•anieri. . . . . . t n. M. BER'l'Ot.ET. Tesoriere . GASPARE ' VJST ER . Son o state date te opportune dis posizioni perché il Congr esso sia lenllto n cllacit!.à eli Filadelfiadal4a19settemhre187G. La commissione propone il segocnLe piano generalo per l'oep;aniz?azione e i lavori del Con gresso.


YAUIETA

I. ll Con gl'esso sar~ composto di delegati o.mericuni ed esteri, i pt'imi rappresentanti l'Associazione medica amer·icana e lo Stato e le Società mediche territoriali dell'Unione; i secondi le principal i. sociolà mediche d.egli a l tri paesi. Il. L'ufticìo sarà composlo di un presidente, di dieci viccprcsidenLi, di qual~ro segi·ctar.i, di un tesoriere e di un comit alo di puhblic~ione che sa1·~~ eletto dal congresso nella sua prima seduta, in seguito a proposta del comitato di nomina. Il I. Le sessioni mattutine s ar·anno consacrale ai Javol'i gene1·ali ect (111aletturade i discorsi: quelle pomeridiane alle adunam:e delle sezioni Ie (J.lHlli saranno nove, cioè: 1. Medicina che COlY\fH'ende la patologia, rannlomia patologica e la Lerapeulica; 2. Biolog ia clte comprende l'anatomia, l'istologia, la fisiologia c la miCI'ografìu; a. Chirurgia; lt·. Dermatologia e sifilologia; 5. Ostetricia e malattie delle donne c dei bambini; G. Chimica, tossicoiogia e gitu·isp rudenza medica; 7. Scienza saoitnJ'ia che comprende l'igiene e l a sLati·stica medica ; 8. Ottalmologia e<l otologia; 9. Malattie mentali; IV . La lingua del Congresso sarà l'inglese, ma non sono escluse le ttnre lingue in cui i membri pott•ehbero esprimersi più cori'entemonte. l ~ignori che iutcndessero di f<ìl' cornunieazioni intorno a qualche soggetto scienWìco s i compiacerauoo di notiticarlo alla commissione il pi(t presto possibile, onde possano trovar posto nel progeamma. Omlc imprimere al Congresso ttrl carattere intieramente internazionale g li invili di manclat• delegali saranno estesi a tutte le più eminenti società mediche d'Europa, del Mes· sico, dei Jomint britannici dell'America centrale e mel'iclionale, delle isole Sandwich, llelle Jnrliè orienLali ed oc,cidentali, dell'Australia, della China e del Giappone; :-;arunno pure mandati invi~i a i medici che hanno un'alLa posi?. ione scienti!lca, e in seguito a volo del Congresso saranno ammessi in qualità di membri i visitatori distinti . .D'l'a i vaHlaggi derivanti da una convocm:ionr3 eome (JLtesta uon è il meno impOI'Lante quello dcll'opporLnuilà offerta ai membri di scambiare u1nichovoli complimenti di ror nuovo conoscenze e di rinnov~ll'e e cementare vecchie amicizie.


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VARIETi

La commissione medica offre anticipatamente a' suoi conft'aLelli in tutte le parti del mondo un cot·diule benvenuLo ed una generosa ospitalilù durante il loro s oggiorno nella "cittù Centennale •>. Il Congresso sarà forma lmente aperto a mezzogiorno del lunedì 4 settembre i87G. 11 registr·o d'inscri7.ionc sarà aperto dal giovedì, 31 agosto, dalle 12 alle 3 pomeridiane, nella sala del Collegio dei medici, angolo :-.l'. E. 13. 13, della via Locusta. l signori che prenùet'anno parte al Congresso potranno far · dirigere la loro corris ponclen7.a al Collegio de' meùici eli l"iladelfla, angolo della via Locusta e Tredici, l" iladelih,Pensilvania. V'ha ragione di credere che vi sat'à nello ampie locande da alloggiare comodamente tutti i forasticri che visiteranno l"iladclfia nel187G. Si avrnnno più estese informa7.ioni rivolgendosi ai segretarì per la cort'ispondenza. Tutle le comunicazioui devono essc!'c diPette agli apposi ti segretari \VILLIAM . .l3. ATKINSo.:-<, 1400 Pine Stl'eet, f?ilaùeHì a, Segretw•io relatore. - l)A:N JEL BRINTON, 2027 Arch. S treel; vVJLLIAM G OODELL, 20th ancl Hamilton S l;::., Segretari per la cor·rispondenza americana. - RicuAHD J. D u NGLISON, 811 N . 1Gth Street ; H. M.DERTOLET, 1'13, G. Boad Slreet, Segre-

tari per la corrisponden:::a estera. Filadelfia, ottobre 1873.


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

lllan'u el d e cl•i•·urgie tle yuet•re, por le cl.< O. 1-IEYFELDEn , conseiller cl'étnL, eL médecin principal da ns J' nrmée russe, cl 1il'~u ·gi en de l'hòpitul de Semenoll~ à. St. Pétersbourg . Traduit p at· le doct. A. RAPP . - PaJ•is , Derger, Lev1•ault et c.<• Lil.>l'ail•es-édilelll·S; - 5, I'UO d es Beux Arts - 1875.

(1 volume di 362 pagine con, 42 figure). Dopo la guerra 1870-71, un.gran numero tli J:JilOnografio, memorie e pubblicazion i d'ogni gen ere di medicina militat·o, specialmente Ledesche, ha veramente inondato lc nosLre biblioLeche. ~I a un lavoeo pt·atico, che toccasse tulLi i progressi della medicina milita re moclerna, ce l'ofl're, a nosLt·o giudizio, il meetico militare dell'esercito t•usso, Heyfeldet·, nome già noto per .opere pregt'lvoli, o specialmente pc! t.ra~Lalo delle resezioni. Questa tenduzione francese può consideraJ•si come nn lavoro originale. Scritto con forma concisa, ollt•e alla parte chirurgica, modica ed igienica, svolge gl'impot·tunti argomenti dell'organ i7.7.azione e dell'esecuzione del servizio di sanità in campagna. Per· ogni rase d'azione del medico mili~are, vi si trovano precetti praLici, brevi, esalti; e quando è necessario, sono accompagnati da una rapida esposi:donedei principi c delle leot•ie che li determinano. È un libt·o che il medico militare può sempre portare con sè per consuJI.arlo ad ogni even~uali tò .ll ~l ini::;tro della guert•a di Francia ne ordinò la versione al 2• ufficio dello slato mag.giore gcm~rale, per cui l'Hoyfelder ebbe occasione di rif'ondcrlo quasi complctamcule, come egli stesso lo dice nella prefazione scritta nel settembt'e scorso. « Poue r~ ndt·e mon manucl aussi digne que possible d'un pat•eil honneur, j'ai complé Lement remani\i certains chapitres,


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RIV1STA

j'en ai ajouté quelques autres, de sorte que ce n'est plus une simple tracluction de mon oade-mecam crue j'otrre au puhlic, mais uneédition française f'Cvue et notublement uugmentée11. ll manuale è diviso nella par-te genHr·ale e nella speciale. La prima, che è lu più estesa, verte sul servizio sanitario militare in guerra, sul campo di battaglia, nelle sezioni dì sanil.ù, negli spedali da campo c nei traspo1'li. Tratta delle malattie mediche e chirul'giche in generale c della lol'o cura. Nella 2• parte vi è un l'iassunto delle operazioni chir·nrgiche principali, divise pet· Ol'dine anatomico. L'autore tratta dapprima della chh•urgin e dei ser vizi di sanità sul campo eli battaglia . S tabilisce quali llebbano esscr·o gli s trumenti più utili pel chieurgo rnilitar·c c amme tte il principio della grande diffusione, fra le tJ'uppe, degli elementi eli medica tura, per cui ogni soldato deve essere provvisto di un pacchetto da medicazione, sempre pi'Onlo per uu primo soccorso. Il medico militare, durante il combatLimcnto, non deve per dersi in troppe minutezza, e perfino la ricerca del proiettile nella. ferita non è così ossolutamcnle necessaria como s i è sempre creduto. - Sul campo di battaglia si devono intraprendere quellecure urgentissime che hanno lo scopo di saloar·e la vita.

L'autore divide in tre parti il còmpilo del medico e di tutto il personale di sanità da lui dipendente, in questa prima fase d'azione: 1• Co1·icare (feriti ; 2• Ristorett•li e richiamw·li ai sensi, se svenuti; 3• Fermru•f? le em07'1'ct(!ie. Espone r1uindi alcuni precetti per c iascuna di queste Lt'e parti, e mollo si diffonde sulla emostasia . Parla clel riposo assoluto e della cambiala posizione, quindi della flessione forzata, come usano H yt•Ll e F'ischer, della estensione ~sager·ata secondo Nettdoerfer, del freddo, dell'occlusione ùella ·fePita, del tamponamento, della compressione digilaledit'elta ed incliratta e dei vari strumenti con cui q uesta s i pratica. L'Heyfelder nolla chirurgia civi le dà la prefer enza alla compressione cli gilale nc~Jle opeeazioni, ma nella cbit·urgia eli guert•a, anch'egli elice che il tornicheUo ò un mezzo provvisorio indispensabile d'emosta.sia. Ne descrive parecchi, quello di Rust, di Liier c quello a bacchette per l'arto superiore (l). Se l'autore avesse conosciuto il tornichetto (l) È descritto da Carlo Schiller. (Cours do pnnsoment et de trnnsport pou r Jes troupes de Santo, Wurtzbourg, 40 édition 1870.


BIDLlOGRAFlCA

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del nos tr-o prof. Rizzoli di Bologna, cer·Lamente non l'avrebbe dimenticato, poichè, per la sua grande s emplicità, ha il vantaggio di polct•essero bene adopra.todu qualunque infermicre: e nella ch irurgia di guerra è sempre prezioso ciò che fa guadagnai· tempo e rispm·rrtiare gli assistM ti più inl<~lligc~n ti . Loda anche l'apparecch.io Silveslri-Esmarch, e noi siamo con lui di perfetto accordo; ma l'autore proporr;:lbbe di fare un es teso uso del tubo elas tico pet· frenare (Jellc emor ragie, e su ciò non siAmo troppo propensi a convenire. Sappiamo quali s ono gl'inconvenienti che ùe1·ivano dalla prol ungata é sempre attiva strozzatura di un legame elastico cosl potente come il tuho et' Esma rch, per cui sarebJ)e un grave et•r·ore mellerlo nelle mani di Lutti; esso ~ slt·umcnto lauto deliC(Ito nella sua utile applicazione che i chir urghi cll C ne fa nno us o l'adoprano sempt'e con gr'ande cautela . In conseguenza ò a dosiderul'si che le a mbulanze siano ricche di w rnichetti r igidi e che l'appal'ecchio Sii vc;;tri-Esmarch vi si Ll'ovi pel solo scopo per cui è destinalo. Fra i meclicamcuLi ernosto.tici ò annoverato il pcngbuawardjambi, I'adice fibrosa dell'India, d'uso volgare in questo paese e el i grande efficacia. Agisce meccanicamente favorendo la coagulazione del sangue anche in emorragie di vasi conside-' revo li: mu, pur· troppo, il penghuawar ò di prezzo molto caro e quindi poco indi~ato per le ambulanze, che ne esigerebbero cons idel'cvolc quantità. Tra gli astringenti liquidi il solo indispensabile, secondo l'autore, è:l sempre il perciOf'U I'O di fer r•o: e noi vi aggi ung(~eemo l'emostatico del Piazza, che è noto per la sua aziono coagulante assai superiore alla semplice soluzione del per·clorur o di fcl'r o. -- Il caustico attuale, la torsione c la legatura nella ferila, l'occlus ione dell'arLeriu, e in fine le nllacciaturE~ sono le ultime parti che sono svolte in questo capitolo della chirurgia s ul campo di battaglia. E, a pr oposilo dell'occlusione dell'arteria (che è una invenzione del Neudoerfer) l'Hcyfelder dice, meritare al massimo gmdo l'aiténzione dei chir·urghi militari. Dopo qlles la notu di chieurgia, descrive i diversi modi di trasporto dei feeHi dal campo di ba ttaglia. Tu queste })Oche pagine v'~ quanto dì pii1 iu teress ante spetta al porta-rer.ito e ull 'istruzione pratica che gli si deve impartire. Il porta-fet•ilo cleve a vere una gross ola na conoscenza dell'importanza delle parli offese, per trasporLare il paziPnte col minor disagio poss ibile. Le vettur·c a 4 ruote o a 2, gli a nimali da sella e da basto armati di lettighe, non possono mai avvicinarsi alle


Rl"fSTA

file dei combatten ti e al Juo·go dovo cadono i reriti, qnindi è mestieri che il primo trasporto si sappia fare a braccia o con bat·elle. L'autore descrive le l'egole p el tt'asporto a b raccia ù'uomini: Da un sol uomo a dosso, et braccia, con, o sen.zct una larga sci..arpa portata a t r acolla: da due o più uomini in posizione sup i na o in p'osi::ione seduta. E dopo ctueste, cUllO norme per· il Lt·aspor Co con mezzi mecconici, o descrive molte specie di barelle, le manovre per cat·icare il fcl'ito e per la posi;!;ione più con venien L:.: Pelativa alla r egione colpHa. - l nosh'i t1 Cficiali m cùici incaricati deJI'i nsegnruuento f)l'nlico al soldati purta-feriti potranno molto utilmente consultat'e questa parlo del manuale deli'Heyfelder. Poi passa olia sta:;ione rli medicazione, ossia a quel centro di soccorsi che, previo accOJ'do coll' autor il~t militm·e, ogni se~ion e di s~milà stabilisce in posiziOJJe relaLivmnente pross ima alla baLLnglia imminente o di già inl!aggiatn. L' ùut.ore Lt·atta del moclo di dispoJ•re il materiale ed il personale sa11 itario in ques~o primo luogo di eut·e, <~ mollo a som iglianza di quf!nLo è prescl'illo tloi eegolumenli sunilad prussiani, stabilisce esser tre le missioni distinte che spettano a <juesla m\ili1 saniLal'iu milil.at·e: - 1• T'isitare i fe riti- f ar·e le diaynosi- c1ass4flcar•li per cafegor·ie. - 2• Eseguire l e opemzioni che salccuw la oda - quelle che non possono essere aggiornate - e quelle che e eli .fJran vantaggio praticat·e imtnediaiam.ente. - 3' Applù:are CtJ)fJCtrecchi, qaùulisgom)Jl'ftl'e, car icare e mettere in via[tf)iO i Jèr·iti medicati. Di ciascuno di quesli tee compiLi l'autore d(' Scrive sommariamente le l'egole con t nodo si p l'a ti co cl1e ne appare m anifesta e sowpt·e possibile l'attuazione. Ed è fiU~sto un vero pt'Pg:io·dellibro del mctlico russo, poicb!':! tulti sanno quanto sia facile immaginare, organizzal'e e s laJ)ilirc l'egole in asLt·atto, e come s ia aH1·ctlanto difficile l'atltttu' le pl'aticamenlc in qut:JIIo ore supr-emo, in cui si combatte una battaglia. Nella lellln·a di qnesto munuale dne massime sempt'e si palesano: ,, Fsegt~it ·e et tempo tutto qacmto è necc~:~sario; agire, senza e..~i{Jenze, n et modo il piu .<;emplice possibile e facemlo tesoro di tutto. No11ostanLo che alcun i c!JiruPghi mod.em i con testino la necessità eli ropril'e le ferite recenti, l'au,tore ò' convinto che si debba sempre usare una semplice medicntura di protezione

,, l


DJ DLIOC UA l•'[CA

con r.ompresse prima bagnate con acqllfl pura c poi sleizzat.e,

o meglio con pezze bucherellale imbc,·ute d'olio. Ln pezzuola Ll'illngolr.trc di )luyol' (dilfusa og~;i dall'Esmarch

e impPopriamente cono~clu la col suo nome) si presta meglio d'ogni altra pct' la fasciatura la più spediti,·a da campagna; e r muslrc chiJ'll t'go del CAntone di Vnud ne stabilì un vero m etodo completo di fnsciatm·c (l) che si può sempre con vantaggio sfruttare. Quanto agli apparecchi per fralturt>, l'aulot•c non sapr ebbe ahhnstanza prPmuuit•c il lllCdico mìlilut·c contJ'O la tendenza a la~ciut·si sc<hll're dai vnntaggi di t[uclli gessali. Esso ritic•ncche il LJ•oppo confidare tutle lP riSOJ'SC su questo solo mez1.o abbia fallo tJ•ascurare gli alli'i con te n li ,.i di lrgno, di cuoio, di metallo, di cartone ecc., noncbò quelli che s'improvvisano con fasceLli (fanone) di po.glia, ))UstouccUi, flt•mi ecc., mezzi lutli che devMo essere praticamente e sempre studùdi dal pct·soualo sanitut·io militm·e e dag-li inre!'miet•i in speciol modo. Questo dulJb1o pct·ò non può rifePirsi mai alla chiruPgia mjliUIPe italianA, la qunle fa. uso in gurt'l'él di lulli i rne...:zi più ~cmplici. Cito se pru·e Ri volessoJ.•o ncloLLal'O (tppat·ccclli gessali, nella chit'lll'gia ili g:uc1·ra, crediamo che nulla di meglio e di più pronto ,; sarebbe eli quelli t!cllo Zsigmondj {~). Fl'n le operazioni <:ho dc,vono essut·r. e:.::eguile nel luogo rli me'lir~a::ionc dalla sezione di sanilù, l'mttOI'O descrive delle particolari HO l'me in ~peri al modo pc t· l'e.stra::ionc de' proiettili o pet~ la 1·ida:ione tlelle ossa frallut·ate, o lussate. Novcm _alcuni s trumen ~i esploPutol'i clolltl .ret•ite; quelli di B eli , Nélaton e Buuùens, e Accenna anco•·n all'esplorazione dettricn: ottimo mezt.o rtuesl'ultimo negli spedali, mn poco adulto al l<'HIJ>O cd ·al luogo, sul cumpo eli hallagÌia. S~mbra che i~not•i IO specillo saggiatOJ'e ed il tirapallC', perÌ proiPllili di piombo iucush·nti nelle ossa, <lei pt•of. G. Hezzi di i\Iodona: due ottimi strumnuti, che dovrcbbot'o essct'e noti ad ogni cuHot•c dcllu ciJit'lll'gia militare. Essi fur·ono già dosct•itLi in questo giornale (:1) e Ogurarono nell' U!'lllumen-

(l) Il nuo~o me Lodo di deligazione chii'Ut'~ica di Mayor fu tl•ndotto in itali ano fino dal IS38 e pubblicato con molto tavole, n. spese dell'editore cl i Firenze, Cesare Catellacci. (21 Vedi questo giornale, anno iiPS, pag. 006. (3) Vedi quasto giol'llale, nnuo 1SG7, pag. 100.


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RIVISTA

tario chirurgico del Lollini di Bologna alle grandi esposizioni internazionali eli Parigi 18<37 e Vienna :L873. L'autore dà i precetti della cl.lirurgia conservatrice, ed è ben giusto che questo progresso moderno sia raccomandalo in quei p rimi centr·i di soccorso, dove tomerebbe certo più speditivo e pronto l'amputare o il disarticolare che il medicare e preservare con rriinuziosa e paziente cura. Dal primo centro d'azione s ul campo s i passa al secondo, a: quello del trasporto dei feriti medicati agli spcdttli temporanei o da campo, che sor gono a pochi chilometei di d istanza dal teatro del combattimento. L'Ilesfelder accenna alle opero del Gurtl, del Gori, dcll'Esmarch e del Barncs, e descrive i veicoli da trasporto per vie ordinarie e il modo d'itnpr·ovvisarnc. II trasporLo ullimo dei malati c feriLi verso la linea degli spedali fi ssi, n ell'interno dello Slalo, o per meglio dir e gli sgombri e le traslocazioni dal teatro della guet't'a alle spalle dell'esercito, a graQdi distanze, è trattato in due parli distinte; quella dell'organizzaz-ione del servizio d'evacuazione e l'altra delle 1·egole per la t 1·aspor·tabilità etei mal ati e fe riti. I carri d'ambulanza, i veicoli di qualsias i specie impr ovv isali sono i mezzi comuni sui quali bisogna sempre far calcolo. ! trasporti s ui battelli divengono i mezzi più atti per far tollerare ai ma lati e feriti i disagi di un viaggio anche lunghissimo; ma ciò è solo possibile eccezionalmente, quando l'azione ha luogo presso il mare, o in ·vicinanza di fiumi nnvigabili . F inalmente le lraslocazioni elci maiaLi e feriti per ferrovia, sono quelle c!Je rispondono meglio e più prontamente alle esigenze delle guer!'e dei tempi noslt'i. L'au tore d ice « il p1·imo treno che capita può essere utilizzato pel traspo1·to cleiferiti ". Questo pensiero rivela le viste pratich e dell'Heyfelder. Difa LLi darebbe pt•ova di poca cognizione dell'ar-te della guerra chi credesse ch e il giorno dopo una grande battaglia, o pochi giomi appt'esso, potessero i tt•enispedali avanza1·si tant'oltre da sgombeare il terreno e gli spedali da campo, appena sorti , dagli ammalnti c feriti. - Lo scopo della guerra è la vittor-ia, e subito dopo u M grande battaglia, per l'indescrivibile cons umo di anni e eli munizioni da fu oco, e per le enormi richieste di viveri e di f01·u ggi, ecc. tutto le vie ordinarie e le ferrovie sono ingombre da un movimento incessante in avo.nli di convogli di ineluttabile necessità pel mantenimento dell'eser cito. Il movimento indie tro dei malati e fcl'ili non -è ,possibile che soltanto dopo il completo rifornimento


BlDLlOG RAFICA

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dell'eser·cito combattente. E frattanto le sezioni di sanilù coi loro distuccamenLì e gli spcdali da cumpo prestano le prime cure. l l tl'asporLo de' malati c .feriti per ferrovia potrà s empre aver . luogo in due modi. Coi primi lt•eni che capitano, come dice l'Heyl'e lder , vuoti e di ri torno, i qual i, iwprovvisati alla m eglio, sono utilissimi per versare il g rosso degli infermi sugli spedali di riserva di prima ]jnea. Coi treni-spedali appositamente organi;::zati, il cui còmpito principale è quello di mantenere sempr·e leggieri gli speciali di f•Jinea e di sparpagliare i malati fer•iti nella gt•ande rete degli spedali fissi, all'interno dello Sl.ato. L'autore accenna di volo all'organizzazione del se1·vizio cl'evac ~wzio ne; agli obblighi della commissione centrale e delle locali militat•i e ùei comitaLi di soccot'so, ed ai vantaggi non che agli in c~nvenienli dei traspor ti per ferr·ovie. Quanl.o alle not'mc per la t.J·asporlabilità dei malati e ferili, l'aulore fa una clivisicme in 5 calegoPie : 1" Traspo1·ti assolutamente controindicati. (li'erite del

Cl'attio, delle vertebre, del bacino, e degli organi intrapeloici. òperaLi di re sezioni delle principali articolazioni, di it·acheotom.ia, di grandi amputa:sioni, e disarticolazioni. T1j'osi e vaiuolosi, nel pM'ossismo della malattia). 2• Trasporti conlroinclicati lemporariumente. (.Ferite di vasi; feJ ·iie penetranti nel petto e nell'addome). 3' Trasporti dannosi. (Ferite . dell'anca, del ginocchio e fraftu1•e comminutive del .femore e della tibia). 4' Tr·asporti oppot·luni. (Ferite delle parli molli, ascessi, piaghe, escora:.;ioni ed altri mali dipendenti dalle marcie. Fr-attw·e semplici o complicate, assicurate con solido appa7'ecchio. Alcune categorie di operati; quelli di re.sezione nella co11 tinuità, d'antpula::ione eli piccoli segmenti eli membrc,, eli estra.~ione di proiettili, ecc. Malattie cutanee, reumatism.i e malattie pol1nonm•i). 5• Tc·asporti necessarì. (Otlalmie purulente e catarrali, dis::;enterie) malattie contagiose, e nostalyie ben cat-cdterizzate). L'organizzazione, l'igiene e· J'nmministJ'Uzione degli spcdali di riserva sono minuziosamente sviiLtppate. L'autore fa voti che i molat.i c fel'iti possano rimanm·e pel maggio!' tempo di cura sotto la direzione. ed assistenza degli stessi medici.


nlVIS,TA

La paete medica pratica è svolta per s ommi capii e quindi la cura delle ferile col metodo ad aria libera da adottm•si negli speclali Jjen ventilati e in cruelli a baracche, e l'altro metodo opposto, quello dell'occlusione ermetica. L'autore propende per· la medicatura semplice con comp1·esse imbevute d'olio, ed è qvesto il metodo ordinario, non mai smentito, che non è caduto in disuso nella chirurgia militare italiana e nemmeno nella tedesca, g.i acchè lo s tesso St1·omeyer segue di preferenza a valersene, non ostante il gran chiasso che nell'ul ~ima guerra (1870-71) s i fece per le meclicature coll'acido carholico . In questo capitolo sono lmwemente passale in rivista tulte quelle norme curative ed igieniche che costituiscono la bontà vm·a di un ospedale. Sono dc~scrilte le regole particolari s ulla nettezza delle parLi molli prossilm~ alla ferita, sulle incisioni, s ull' uso del drenaggio, sulla grande importanza da darsi alla pos izione elt~vata del membro ferito, s ulle misure preventive contro il decubito, e su quelle contro la ·tpasmissione della difterite, della cancr ena d'ospedale, della risipola, ecc. N el tt·attamenlo consecutivo delle ferite, l'idroterapia, qua11do sia adopPala razionalmente, ò raccomanda la come un prezioso r imedio: le applicazioni fr edde, il ghiaccio, l'irrigazione, l'immersione, i bagni generali;! e embrocazioni pat•ziali e generali, le docce, e infine l'igiene della pelle sono altr ettanti ar gomenti t rattati con brevità ed esallezza. Dopo questi, sono desc1·itte le malattie consecutive alle fr~r·i te, le · complicanti e le intercorrenti, fra lo quali la ris ipola, la pioernia, la s.etlicemia, la canccena, l'ins olazione, Io s corbuto, la dissenteria, il tifo, il cholePa, dando per ciascuna dei precetti utili, in special modo per la profilassi. · La collocazione dei malati e feriti, l' impianto dei locali r elativi e le regole pee la scelta G costruzione eli questi sono le ultime parti che si. rif'e bseono alla tecnica dei s ervizi di sanità. Sempre quando il temp'o e i rnezzi lo permettano, l'autore non lascia dubbio sulla pr-eferenza ehedev(l darsi alle ba1·acche. Quesl,e devono costituir(:) la ca te na spedaliera della 2• linea, .e della r iserva. Le tende tor nano meglio quando si deve seguice il movimento dell'esercilo . .Ma alloechè invece si è colLi all'improvviso do. imprescindibili esigenze, ~utti i locali eli-


UI8Ll OGUAF1CA

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vengono utili. Sulla coslt·uzione e l'impianto delle baracche e ùellc tende, s ulle condizioni del suolo dt\ scegliersi e sulle esigenze igieniche llcll'aria, dell.:t l uce c tlcl riscaldamento, è detto tutto quan to di meglio si. è imparalo dal!a pr atica sper ienza delle ultime gnene. AltretLRnto ò nololo TJCi locali di necessità, e cioè spc,lali civili, caserme, chiese, scuole, conventi, castelli, case private, arsenali, stabilimenti d'industrie, o infine Yagoni disposti sopra binari di ~car:.O fuo1·i dal recinto clel:e stazioni, come già furono utilinati dai Francesi nell'as!;edio di Melz. Le eegole igien iche delle disposizioni interne dci locali c del ~;m•vi z i o degli spedul.i vnriano t'l. sccondu tlolle esigenze del clima c delle abil~clini dell·~ popolazioni: pu1• nonostante sussistono delle n or·mc comuni go::nrr ali, cui bisogna dovunque unifòJ•rnar:'i. E le pt•inci pali sono, - le pl'cvenli ve conti'O gli incendi, le disposi?.ioni pct· la collocazione delle latt·itle cd il loro s istema di canaliz7.azionc; la camera mor'LUIH'ia e l'anatomica, efinalmenteil mobilio eù i letli in special modo.- l preceW per J'as~iste u za s ono Hotnti in modo distinto u seconda del pet'· sonolc ul'ficiaìe e di quello dato dai corn it11ti di soccorso. Da ultimo è impor'Lanlc il capitolo c.he riflette il r·egime dicLctico. Questo è hasaL0 sul pl'incipio delle abitudi ni. Clio se n ella specie dei viYcl'i di campagna si pnò Lransigere cogli uomini sani sopra le csigen7.e di questa t·egola igienica delle abiLndini paesano d<'! vitto, non è ccrLo:cosa uguale pel malato, che li'OYa appunto in esse il migliore rislOI'O Cll il mezzo pii1 e rflct\Ce pe1· l'iacqnis taPu le forze cons un tccl nllc lun ghe c gr·avi malattie. Quando il m <>dico cura de' molàli stt·t~n ie1·i dove lcnor· conto, dice l'Hey!'oldcr. delle Lt·acliziuni alimcnLt\l'i del lOJ'O paese nat.i,•o. I Ft'ance>:i c.redcr'ebbct·o eli non polet·si nnl!·iee qual01·a rosset'O p l'i ,·i ,!e] loro pane bianco, c viceversa i Russi quaudo non avessel'o pane nero. Pet· olcuni è illh<>, pct• altl'i il catll'l c pel' altri uocor·a il cioccoluLLe, (gli Spagnuoli pct' es.) ciò che cos tituisce la beva nda >:limoh\ ntc prCfc•J•ibile. Al s olda to convalesccn t~·, so è havtWC!\l' l'n d'unpo <ltu·gli dcllu hit't'a, del vino bianco so è Henano, Jd \'ino t·osso al l'r·unccse, del po1·tcr e del Yino di Porto all'inglese, del cognac c dell'acquavite al t·usso o svedese. li tedesco ct•ède di non desinal'c so pl'imn non mangia la s ua minostr a, l'inglese quando non ha il ro<~b~(fc, ed il russo quando non gli si dà il suo classico sc!ttschi (w ppa col cavoli).


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1.2i0 RIY!STA. È quindi aosa utile lo studiare il regime dietetico degli spe,clali e degli esercili stranieri. Queste curiose note, che emanano dai progressi della moderna igiene, sarebbero semb1·ate in altri tempi, e non molto remoti 1 pietosi desideri inattuabili c forse r·idicoli; ma quando alle pretese dell'igiene corr ispondono fatti inauditi di carità internazionale e mezzi straorclinal'Ì, ciò che sembrava un'utopia, diventa .un obbligo ed una legge. N ella guerra di secessione americana la carità p!'i vata offrl spontanea 100 milioni di dollari; nella guerra 70-71 luUa l'Europa accorse con denari a milioni, con oggetti d'ogni specie e con alimenti i più peregrini, cb superare i desided dei medici, e da corrispondere ai bisogni ed ai pali menti· dei malati e feriti.

L'HeyfHider fa una proposta di st:atist.ica che merita d'essere notata. Vorrebbe che fosse organizzata una statistiea medica di guerra, semplice ed uniforme per ogni paese. Qnesta idea a noi-sembra che procuret·ebbe, a guerra Dnita, i mater'iali per una statistica veramente utile ed interessante p31' i confron ti facili e le deduzioni che se ne· lraer·ebbero, ma non sappiamo quali danni potrebbe r-ecare alle parti belligeranti, le quali con una statistica ·uniforme potrebbero, per avventura, con qualche facilità rendere palese al nemico ciò che con molta circospezione ogni esercito ha inter·esse dì tenere segreto, cioè le perdite delle forzecombatlenti . Del resto il nostro timore potrebbe anche essHre sovecchìo, ma tuttavia è questo un argomento che merita l'attenzione dei congeessi inteenazionali di s tatis tica. La 2·• parte dell'opera è un pt·omemoria di medicina operaLol'ia. Nelle operazioni che sì praticano sui vasi, dopo descritte le allacciature, l'autore tratta con molto f'avoee della trasfusione del sangue. Anzi nella trasfusione arter-iosa descr·ive un proprio strumento molto semplice, il relativo processo dell'operazione e gli em~tli che ne risultano. L'Heyfelder si rnoska partigiano di questa, tuttora corJlestabilo, pratica terapeulìca; esso considera la teasfusione una cw'et ino!Jensiva e sa1'ebbe illosrico a .r.iconoscerla diversamente, poi~hè in 32 osser vazior{i sue


BIDLIOGRAFICA

proprie non constatò mai delle conseguenze inquietanti, ed in 100 o.ltri ca.si a lui noti, due soli ebbero esito infausto immediatamente consecutivo all'operazione. Sono brevemente descritte in seguito le operazioni che si praLica.no sulla Lesta, sul collo, sul tt·onco e sugli arti. L'Heyfelder chiude il suo manuale ùando alcune norme di massima intorno alle resezioni. applico.bili ai feriti in guerra: e niuno, meglio dell'autore del tl'attato delle resczioni, è compeLenle ìn quesla parte di chirw•gia opet'tiliva.

H Direttore

P. E. MANAYRA ColonneUo medico, 111emvro det Comitato di sa.nità milita·re.

Il Redatt ore

D• FEDERICO Tosr Capitane medico.

NuTlNI

Ft::DEtuco, Gerente.


~ 272

S 'I'ATI STI CA .

Movimento mensile dei malati negli spedali militari ed infermerie di presidio (funzionanti da osrJedale). - (novembre 1875).

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r n questa f.aoelll~ sono pnro comp•·esi g li indi vidtti che non appa t•tengono !lifes~ rciw c ut·ati negli stalli limem i milita l'i (g-uaì·die dog-Mali, di pltbblrcn. srcu rezza, ccc.).



I NDICE

MEMORIE ORIGINALI BorrrtONE D ANI ELE. - Diver si casi d i par acentesi toracica . . : . . . . . . . . . . . . Pag. 809 BoNALUMI GJOVAN:-11 . - Iniezioni par·cnchimalose di linlura di iodo nei tumori gltia ndol:wi, nella iperlt'ofia cf'onicu delle tonsille e nel Jipoma . . . . . " 1033 CA~TEL.I-1 AOEODATO. Jlem ùi'LL'011 da lussazionc della rotula e paracentesi m·ticolat·c . . . . . . " 1051 DA Vtc o V t t'l.0IN:JC>. - . S ulle ~si genze dell' igien e nella costrux LOne degh spedah 104, 2J5, 3:28~ 4'13, 5?3, ~H~ ::~69, 106:.>, 114o FroH I C ESARE. - Hcsoconlodt"lle c ure idt·olerapiche nello spedalc mili la re di Bologna . . . . . . . , 40 » Le ricerche scientifiche statistiche sulle rivaecinuzioni dell'esm·ci lo . . ,. 422 FALCO NE N IGO LA . Della r isipola . . . . . l) '132 GJLDERTI MA T TEO . - Conlt'ibuzione alla toraccnlesi nell'empicrna . . . . . . . . . . . . . . '' 567 G OR lA FRA~ CEsco. - H.cndicnnlo clinico b imestrale del 1• r iparto di medicina nello spedalc di Vct·ona » 617, 723 Go'tTArtDI L ui GI. - Eml>olia dell'arteria ccHtJ'ale della r e tina, ciJ'coluzion ~ colla Lm·alc . . . . . . » 646 JAJ'\DOL J COSTA;-;TINO. - · Studi intorno alla terapia delle febbri da malnria . . . . . . . . . . . » 529 MANA\'R A P . E . InLroduzione . . . . . . . » 3 MARINI Fl'l.A~cEsco - Sa;rgio di una scala oggettiva per l'esame della vista degli analfabeti . . . . . ~ 116 Un r ipa1·to d'osservnzione . Studì di s talis tica e di m eùicino. legale milj Lat·e . . . . . . . » 905 MACHIAYf.Ltl PAOLO. Sulla elettt·o-o.go-puntu••a applica~a a mezzo cucativo degli aneur ismi dell'aorta Lot·actca . . . . . . . . . . . . . . . » 289 ,.

:- Contri~u lo all'anemia at•Litlciale colla deliga-

zwno elastica . . . . . . . . . . . . » 713 MON'l'ANAHJ Luwr. - Emorragie intrarticolaei (bemarll'on),, idr·ai'Ll'osi sctoplici, e con cor pi mobili al'LicolarJ . . . . . . . . . . . . . . . • 393 » - Con trib u to al d ia gnos tico della creatincmìa, dell'ul'emìa e dell'ammoniemìa . . . . . . » 1166 PRATO DoMr.~tco . - RaPo caso di tumore aereo al collo » 97 Gto1•nale di med icina m tlltcwe.

81


45!74

INDI CE

PErtSICHETTI ANTONINI CAnr.o. - Dell'ol'igine anatomica ecl etiologica delle granulazioni palpebrali . Pag. 193 PoLA CARLo. - Sopra un caso di malattia organica del cuore . . . . . . . . . . . . . . . » 231 1> • Contr-ibuzione alla. patologia. degli organi del petto. . . . . . . . . . . . . . . . » 834 PANARA PANPJLO.- La leva sulle classi '1.852,53 in Ter- · mini lmercsc, e 185} in !.\1onlepukiano . . . » 743 VIOLINI M. ANTONIO. - Hesoconlo delle cure termali d"Acqui ·(18H) . . . . . . . . . . . . " 10 " - Sulla t•is ipola. Note chirurgiche . . . . » 1181 ZANI NI conte A.- Di un convoglio pel trasporto de i reriti in tempo di guerra . . . . . . . . . , G21

RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI J.Vh~OICI NA ,

CLINICA E TER,\PEUT!CA MEDICA

Cloralio pel' u.so esterno (R,\NOACCIO LUJCH) . • • . " 54 Cma della fc})bre tifoidea (ALBERTO BROCHIN) . . . " 63 Endoarlerile deformante (IlE-GIOVANNI) . . . . . 64 A t•nica - sua JWOprietà ternpeulica - (Guu.LEMONT}. " 66 Balbut ie - nuovo metodo per la sua cu1•a - (CHEftvJN) " 70 Sulla risipola. Annotazioni (MANAYRA) . . . . . " 1-1-7 Compressione del lorace dal Ialo sano come mezzo cura·livo degli essudati pleuritici (ALBERTO RivA) . ,. 151 Ezi ologio.dollafebbre~ifoide 1 G.ARNOULD)» 161, 24::>, 335?. 452,

58U, 68u, 760 166 169 172

Vuiuolo - duo CASi inter essanti- (KHAMER EMANtmLE) » Cholel'a - JWOcesso eli trasudumenLo- (GOLBAUM) . " Tannino nella cot•izza . . . . . . . . . . . . , Fosforo nello. cul'a dello nevJ'osi (SAUGP.R). . . . . » Solfato di chinina - sua nuova azione - (DouGLAS MORTON) . . . . . . . . . . . . . . » Cisticerchi multipli nel ceevello (PAoLO MACCHIAVELLl) " Diabete - sua cura coll'oppie> -(A. DUCHEK) . . . » Scialica -sua cura - (PETER) " .Jaborancli (CARLO Al\mRosot.J) . " Cr·oton-cloralio di (ENGI;L) . . " Croton-cloralio d i. (LIEBREICn) . " CroLon-cloralio di (S. To~-IMASI). . . . . . » CloJ•alio idrato nella cura del cholera (HIGGINSON cd HALL) . . . . . . . . . . . . . . . )) Solfa lo di chinina- sua azione sul sistema ne1·voso (HEuDACII) . . . . . . . . . . . . . . . . " Eucal ~rptus g lohulus nella febbre tifoidea (LuTOK) . " Febbre- teoria del Murri - (L. MAzzo-rn) . . . . " BI'Omuro di litio - sua azione terapeutica- (LEvY). ,, Epilessia - cura col solfato di rame ammoniacale (BouRNEVILLE ed YRON) . . . . . . . . . . . >> Acido salicilieo . . . . . . . . . . . . . . » Aortite cronica 'JousSET). . . . . . . . . . . » Ostruzione intes tinale cuPala con buon esito mediante l'iniezione d'acqua gazosu nell'intesLino crasso. "

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1!\DlCE

Glicerina nella cm·a della glucosuria (GARNTER) . . Pago. 774 Cloralio - s ua nuova proprle lt\ tet·apeutica (V~::cc utr::TTif• 774 Pleuresia nella cuncrena polmonare (BucQuOY) . . . » 776 U lcera perfor anLe ùel duodeno: peritonite: stOl'ia dell'accidente . . . . . . . . . . . . . " 788 Ossido di rame, e solanec virose - esperienze della loro azione fisiologica sopl'a cliYersi auimali (BuRcQ, r:: Dccoux.) . . . . . . . . . . . . . • 860 Diagnosi - nuovi aiuti alla - (Cor.LONGUES) 8ùJ. Miliare - una epidemia nel 3• battaglione del 'Li' fanteria -(EUGENIO FAZIO). » 9$)0 Cuore - iperleofia e dilatazione dei venlricoli peodolte dalle fatiche campali (FnAEKTZEL) . . . . . » 1083 Pncumonite conlogiosa (\YY NTf:R BLITH) . . . . . » 1086 Scorbuto - contagio ed infeltiYilù (lVI. \YILL E~IIN) . . • 1.089 Aconi tina - S tlf\ azione sul cuot·e (Lr>WI N) . . . . » 1090 F ebbre tifoidM curata con bag ni f1·erldi (Lmc:RMAN N). » 1090 Difterite - sua Clll'a col solfa to acido eli l'erro (Dr-: SAnBATA). . . . . . . . . . . . . . . . » 1092 Diflerite - sua cm·a coll'uso esterno del bromo (GOTT ' " Al.D} . . . . . . . . . . . . . . . » 1092 Dinerile - a nnota7.ioni sulla sua cura . . . . . . • 109:{ Soll'aLo di chinina associalo all'alcool [DoRVIt.L). . . " 1094 lniezioui sottocut unee d'acqua pura contro il doloro (LAFITTE) . . . . . . . . . . . . . . . » 1095 Kamala contr o il leniu rDu-Pr.F.SSis) . . . . . . . » 100:> Epilessia e neurosi - loro cuJ•a colla picroloxina(MoR· SELLI) . . . . . . . . . . . . . . . • 1096 Ditaina succedaneo della chinina, e garcinia mangostoma (contr o la dissenteria). n '1101 Uri na hleù . . . . . . . . . . . . . . . . " J 102 Efficacia - incc~l'lczza - e danni dall'uso del lo ia iJorandi, ( KORCZYNSI(( E SAKOW0$l<J) . . . . . . . ,, '1 20!-l La COI'tcccia d i Coto . . . . . . . . . . . . • 1215 li clorueo d'ammonio nell'ematul'ia (B EGIHF.) • • . " 1217 o

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CHIRUflGlA, C LIN ICA E :n:I'\Af'EUT IC A Clllf\URGICA.

R esipola, flemm on e e infezione purulenta consccu ti ve alle operazioni chir-urgiehe - diagnosi ,wrerenziale :pee mezzo del Lermomelr·o (SMEE:ST) . . . " Disarl1colazionP ileo-l'cmoralc destra con lembo posterioee (LAKG F.:-lnECK) . . . . . . . . . . • . » Enconi.lroma della ghiandola ltìg't'imale . . . . . . • Orecchio - dell'estrazione clei corpi stranieri dall' (CLELA.N D) • . • . • . . . . . . . . . » Aneurisma a.dclominale euraLo colla galvano-p unlura (ANS'fm)

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Aneurisma delle due tihiali posteriori {A RATA). . . " Ferite arteriose della gamba -due casi - (SPEI'CE). » Ulceri croniche curale col solfuro di carbonio (E. Mr-

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CHEL) . . . . . . . . . . . . . . . . » 171 Pus tola m<Jiigna curata coll'acido fenico (KLcN t<r·:r.cIorrER) •> 'l73 Cataplasma nuovo csteattoda l jucus crisplLS (LELIEVRE) » 174 Test1colo dcsLI'o lussato (HEss) . . . . . . , 175


·12i6

IN DICE

D.esozione del piede, --" r esezione del ginocchio, - infrazion e della libia - osset'vAzìoni dì Menzol : Pag. 175 Tracheolomla per corpo estraneo nelle vie aet·ee(G. !\!AnCACCI) . . , . . . . . -. . . . . . . • l 78 Aneur isma della cm•olido ester na guarilo colla compressione digitale. . . . . . . . . . . . . » 181 Ferile - medicallll'L\ coll'acido fenico- (Cr::ccBERELLt) » 255 F'c:w ile e pioglte - m edìclltura colla .solu7. iono ùi deutocloruJ'O di rnei·cur·io (FEDP.THco Tosi) . . . . • 2fi6 AdeniLi cervicali curale col collodion (TouHNIÉ:). . . .,. :.259 Lussa:tione cloll'anca r iciOLla 111.edianle i tubi eli caoutclwnc (FORESTIE) . . . . . . . . . . . > 2()3 Frattura del collo chirurgico de ll'omero simulante una lussazi011e sotlo-corucoideudel rncde9im'oss o(HuTCHINSON) . . . . . . . . . . . . . . » 287 Ferite lleUa vescica per· Mma da fuoco con penetrazione di corpi esti'nnei e t·ormazione consecutiva d i calcolo (l'' . BHUNS) . . . . . . . . . . » 2G9 Tetano cul'alo colniLt·ato di amile(HiciiARDSON) . . • 348 Tetano traumatico guarilo colla fava del Calnbar (CuNNINGIMM) . . . . . . . . . . . . . . » 34!) Cliconinu - suo uso per la riunione .delle fel'ilc leggere per prima intenzione . . . . . . . . . . » 351 Fmos losia el o.s Li(~a pl'uve ntiva - nnno la7..(FF.Pr::Rico Tost}» :352 L'appat'eccbio ù''Estuarch (LEROY) . . . . . . . " :153 La chit·w·gia senza scolo dt sangue . . . . . . . • 3GO Metodo incPuenLo di Esrnutcl1(!:iANos) . . . . . . , ::161 Del • mi.nirno saèriiit.io eli patt i » come principio di rettivo di cl:tit·ur:zia \Jt'atica ('f. llHIANT) . " ;~G:3, ·'t7G, 596, (;!)l D.is ultuto tinal.t( del e r esezion i m~tico l ur·i in guerra (LM<t;Er-; or::cK) . . • . . . • . . . • . . . , 371 Ricerc.bcint.orno all'eziologia dci rnorbi delle fel'ile in rappor to Coi !Jallerii della [llllt•cfazioue (L. LANDAU) » ·~88 Sulla seLticem ia spcwimenl.ule (V . F .I.>l.TZ). . . » 4·91 Ignipuntm•a (CLiuLt.IARD) . . . . . · . . . . . » 4Ul l\letotlu per iniettare dei li•[uidi in vescica senza cate tere (Zmsst.) .

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Clorofol'mio- caso inì'au~to per la suo inalazione .. 59:!, 770 Applicazione Llcll'upparecc!Jio emostatico di J•:smarch in caso di sequestrolo tn ia (BARWELI..) . . . . . " 602 GaskoLomia (SYDNJ::Y JoNEs) . . . . . . . . . • G03 Aneurisma nell'orbita sinistra curalo coll' al\accialuea dell'arteria coro t.idc primitiva s inistea , e coll'iniezione di pel'CIOt'Ul'O tli fet'l'O (Rl \'INGTON) . . . » 603 Prescuza e ful'mazione dei vihrioni uel pus dc>gli ascessi (BERGEIWN) . . . . . . _. . . . . . . " (j04 Toracentesi e morte stù)it.anea durante l'op eJ•nzion e » 77'1 , 775 nesczione del ginocchio . . . . . . . . . . . » 778 Il Lraltamenlo conservativo delle lÈrrile d'arma da fuoco del ~inocch io. - I nclicazioni p er l'a mp utazione primar•a. - Diagnosi delle lesioni delle ossa nelle ferite di quella aeticolazionc, secondo le viste della scienza odiePna (Hi:~ I N Z I:: L) . . . . . . . . • , 780Cadula tlall'ult.o sui piedi: sepal'azione s immeLrìca ùelle cpifìsi inferiori della libia e del pe rone. . . Jt 786

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INDlCE

Frattura della tibia e della fibula: g•·ande effusione nell'articolazioue del ginocchio . . . . . . . . Pag. 787 Cura delle va1·ici . . . . . . . . . . . . » 789 Ferita dell"arLcria rncuin~eu media con aneurisma sussecruenle. - Allnceiatura eon filo animale della caroiiclc primitiva. . . . . . . . . . . . . » 71)0 Vru•ice anem·ismaticu tef\umatica dell'at"Leria c venu poplilea ~tn~ata co!l'allLtcciatura d'amendue i vasi con mo a.nlmdle

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792

Guarig-ione delle ferile pel' mezzo del li•Juido sanguigno urganizzalo . . . . . . . . . . . " 7!)4 Ascesso opj(js at•io dBila tibia, guut•i Lo por- la tl·a1:ìana:~.ione dell'osso. . . . . . . . . . . . . . . • 705 Distin:.::ione ft'n la commozion e c la contusione del cer vello col mezzo dclt'ortalmo;;copio (Bouc::HuT) . » 8H Aneul'isma ùcll'm·L~•·ia SLtccla via sinistl'fl curfllL\ da prima colla compl'Cssione digitale, posciu collt\ gah·anopunLuen o quindi colla cornp t·essi one diretta e lemPOI'at·io. dell'al'l.et'ia, voi mezzo d i un compressore (ft'F.RGUSSONJ . . . . . . . . . . . . . » 875 AncuJ•i sma tlHil'ar·tet'ia femot·alo primitiva !Lr.r-:) . · ~ 877 A ltro nuovo pt•ocesso cli c:omp1·r-ssionc ur·LBI·iosa llC]Ja cur« dell'anctn•ismn (:\f. Otx d i Hull) . . . . » 877 Modilìcazione all'appnrecchio Esmarch (t'-; lCA ISEl . . , 818 P .Pimo caso di anell l'ISJlla popli teo g uarito mediunte l'appliNtzioue dell"l.1pparecebio Esrnarcl1 ("\V ALTER RBm;» 880 Tamponumento tleJ naso sen:.::a ai uto d'islrumenLi chil'urg ici .

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88a

:\iodilicazionc all'appar ecchio gessato por la chirurgia di guerra (A . ZsiO·MO:'(O.r) . . . . . . . . . » 900 L'appm·ecchi o gessato nelle fr·rtl,ture complicate (Ol~L1\P.Rs)

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» 1001

.Fistola anale di antica dal.u cm·ala con Ja legatura elas l.ica (0GtLVIB \ViLI.) .

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1001

Enfisema Lraumatico senza lesione de\1!.\ pareti toraci che

(0. ADMJS) . . . . . . . . . . . . . . » 1003 Legatura delln succ.ll't\·ia sinist r·a f"r<1 la l l'achea c gli scalP-ni (lVI A HCI-TES:\ NO) - . . • • . . . • . . » 1004 Nuovo melorlo per curare olcunc specio di turnorj glandolari lintalici ( i\1. BRAoLrw) . . . . . . . D 108 l Del collodion nei dolori pr·ollolti {la carie dc.i ùenti (Lm-

oma) .

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,. 1098

Cura d('l sudor·e eccessivo dci piedi (H AROI) . . . . » 10()8 Cm a delle clilotazicmi vat•itose (H tGAOf.\) . . . . » ·1099 Una feJ'itn d'u1'ma dn fuoco perforante lo stomaco cical l'inat« (FtSCHEK.} . . • . . . . . . . . » 1 l 0:3 Un metodo antillogi:;Ucodi meclicalura delle ferite da ope.

t·nzione chit'UI'gica ( HUTCIITNSO":'<)

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» 1106

Uso dell'oleo - margaealo di ierro nelle scoLlature . • l 226 ·sulla cura delle scottature colla vemicc da falegname • '1228 StFlLOGRAf"l.\ E DER~IATOLOGIA.

li br omuro di calcio nella cu ea clelia nevralgia s ifìlitica » 2fi8 La terapeutica ùelle malattie cutanee( DaA:~m) . . . • 1007


4 ~78

lNDICE TOSSICOLOGIA F. lVI t:;OICINA t.:EG1\LE.

Avvelenamento col cloralio . . . . . . . . . P a~. 173 Rapporti lht la forma e le dimensioni di uno. ferita e JO SLt' umenlo l'e rilore {G IOVANAR DI ) . • • . . . » '179 Antidoto del clorofor mio.- N ilriLo o azolito d'amile 593, SC>•t Aziono tossica della cot·L.ccciu ùi mancònc . . . . " 774 F01•mola di un conb•avveleno orJicinale multiplo (Du V tVJER) . . . . . . . . . . . • . . . » '1100 ] GU:::'IIE.

Dell'es islonza dei mict·ococcbi e dci batteri sopra i muri e le snle clc~li spedali . . . . . . . . . . )l G8 Dell'imput·ilà dt::ll'ut·ta e della suu in1luenza sulltl respirazione . . . . . . . . . . . . . . . » 185 Sulla disiufezioue delle materie iecal i e delle orine col clorm·o di mnn~anese. · . . . . . . . . . . " 187 Azione <li liqnidi aluneulflt·i o wedicament.osi sopt·fl r ecipienti di st..agno contenenti piombo . . . . . • 271 Sulla l'l'golarilà dei }las ti. . . , . . . . . . . " 272 Le virtù tgicn.icho curali ve dell'<mcnlyptus P"lolm lu» . » 376 - - . Mezzo se!npltco pet• constatare la pul'ezza dell'aC<(U& potahlle ( R EYNOL OS) • . . • • . • . . • . " 379 Un nuovo _[)reseevativo cl d ia carn~ . . . . . . . " 380 Dei mezzi cl'impedil'e la pt'Opagu7.ione dei mali epidemici (G. Wu..so.N) . . . . . . . . . . ·. . . " 491La carne liquida di Dat·h\· e Gosdcn . . . : . . . " 79S Sulla cosliluzione e sni gu% del s uolo (FoooR) . . . 854, 1)85 L'eucal vplus globul us e la difficoltà della s ua acclima.La. . . . , 12·J6 .-:..-. zlone nei paosi tl'opicali ANATO~!IA E FISIO LOG IA.

Origine dei vasi linfatici . . . . . . . . . . . » 18~ Intorno a l caso patologico di aumento slt·nor<linat·io di lemper alul'n anima!~ osservato dalllo tt. \V.T~::Ar . E. -Cenno fìsiologico (!". LussANA) . . . . . >> 168 CIII~IICA ~;: FrSJC,\.

Sui più r·ecenti progt•essi della chimica ptu·a ed applicata

(POLLI) . . . . . . . . . . . . . . . » 275 La cupl'Ulur{! dei r.udavetì (MoTTA) . . . . . . . " :380 Nuova ~ostanza trovata ncll'urinl\ dopo l'indigestione dcll'it)l'alO di cloralio (MUSC ULUS C .\1Eilì\TÈ) . . » 594 TECNICA MEDI CO-MILITAHE.

Esploi·alore cleUJ•ico pet· la l'icerca dei pl'oiottili . . , 76 J)ell'uso del tl 10 inveca dE>ll'acquavitenell'e!'eJ'ciLo l'usso , 273 Le tavolette d i cftffò e di zuccher o per il soltlaLo in ca.m.: pagnu . . . . . . . . . . . . . . . • 271 Gelalino medici noli Litolnll3. - (Zuccorn) . . . . . 69U, i97 Sulla meccanica delle fel'ite d'arma da ruor.o ('W,\IIL) S unto (Ascn'È) . . . . . . . . . . l> 8G3


J~DICE

1279

La barella o le ferule deJle ambulanze austriache (KF.unoRFEn) . . . . . . . . . . . . . Pug. 89G Il servizio sanitario nello p1·ima spe(li;done ùi g uerra degli Olandesi con lt·o gli Accinesi . . . . . . . , 10'13 Sul servizio ~auillwio in CR.rnpagna presso lo divisioni di cavallct•ia . . . . . . . . . . . . . , 1021 Intorno alle cau!:ie dcllebnssc statua·e che si osservarono n ei coscrilli rlell'ultimoclecennio in alcune comunità del bologne~c, e di Yarie regioni italiane . . . • J 127 11 peso, la misu1·a llCI perimetro lorncico,ed il loro piU'agonè colla slaL111·a; consiclf'l'a;doni Rul gt·aclo d'nttiludine fisico L11 reclutamento mililut'o . . . . » 1130 Lo nuove .r•·esct•izioni pe•· la stalu1'U dci solùnLi, secondo le cl1vcrse armi, nell'esercito f••oncese . . . . " 1131 Sperimenti sull\ulione dai pt·oieWli dei ('ucili a r etrocal"ica (W. Buscu) . . . . . . . » 1218

CONGRESSI MEDICI. Il Congresso inleenozionrue cl elle srif'nze mediche a Brusselle . . . . . . . . . - 88-i i008, llll, 1230 Esposizione inle1·nazionale e congresso d 1igiene e di salvataggio n<' l 1876 a Bruxcllu . . . . . . , 12f>G Coug1·esso in l:ea•rJAzionale Hel 1876 in Genova pel prog•·esso delle i.:;liluzionio dei mezzi di salvamento "12f>7 Celebr·aziono del Centenario amet'icano. Cougresso medico internazionale di FiludeiJia . . . . . » 1258

CONCORSI E PREMI. Conr,or·so fil pt·enrio HihCI·i pet· gU uf(]ciali metlici. Pr·cmio dull'irrtpel'GLI'ice d i Uerròun i n . . . . .

)) 515 )l

701

VARI ETA. Il servizi·o sanitario del L evante. - Il pellegrinaggio della :\lecca nel J874-75 . . . . . . . . . • 887 Del peso comparativo degli arti supel'iori (PoKCET). Della causa prirna t la cui procede la destJ•ezza del 1m.lccio e della garnbu ùiei~li (PACINJ). . . . . . . , 1217

BIBLIOGRAFIE. U:coRcHÉ. - T rotta to delle malattie dei reni e delle oller azioni pulologiclle dell'orina . . . . . . . • 80 QUATREFAGES F. HA~fY. Crania ctlmicn . . . . " 8+ v AKZETTI. - Dell'uncipressione . . . . . . . . » 87 LAURENZI. Psoudo-ar trosi dell'estt·cmilà inferiore del remore sinislt'O consolidata per mezzo deJl'cleUropunlura. . . . . . . . . . . . . . . " 9J PORTA. - Dell'innes to cpiùerrnico delle piaghe . . , 93 COn RADI. - Tt·ut~trto s ulle malattie dogli oq;ani ori nori" 94 Lr:GRAND nu SAUI.Ll':. - Trattato di medicma.legalo odi gitu•ispruùcnza medica . . . . . . . . . • •J OO


.J 281)

! N DICE

Hegimen Sanilalis Salornilanum . . . . . . . Pag. R OTH \VJLIIELM. - Jahresbericbl libc•· tlie Leisiungen und FO!'Lscht•itte nuf dom Gebietc dcs mililait• saniti.Hsweseus. . . . . . . . . . . " CeccoNr. - Sul passo mililure . . . . . . . . , F JOMNI Frr..JPPO. - Note di palologin geogt•afica, s tatistica, med ica e tl i l!:Ooludia . . . . . . . , DILI, t\OTu. - l storlsche und kl'ltische Sluùien uebet· den TransporL der im F oldc Verwundclenund Krunken

291286 381

383

uuf Eisenbubnen . . . . . . . . . . . • 505 RoSENTliAL M ,\UR lhiO. - Lo eleltro Le r~)pia e le sue spe-

ciali applica:doni ullc malo.ttie nct'vosce muscolari» 605

F. CLAl'UC - Lezioni intorno ai pl'incipi di diagnostica · c~i J'UJ'giea ~peci~tn:en.to in ~appot·l.o alla commoZIOne Ccl alte ICSIOnt VISCCl'ali . . . • •. . . • 702 Cou:TTt F EfWtKANDo. - Stlll'azione dei sali di chi11ina » 710 MACttJ A.VE L t .t PAOLO. - Lo. conchinina ed i suoi sali >• 7'l0 MARACLtANO. S ull'eufìsemo polmonat·c, s ul J'icntl'a-

wento sistolico senza sinfisi cm·dinca .

. .

.

»

71J

GtoRDANO 1\Itctmf.t::. - Lellero cosmologiche, ossia c.•sposizione t•ugionatu dci ti)norneni ptit oscuri cù Jtllpot·Lattli dellP singole scienze c dell'andamento sociale in hnse deil'òt·gnni::;mo di nnlueu . . . . " 800 ZAl'ii PA HAF't'At::t.r..o.- Dotlt•iuu cliuico cd Analomica della

lisi poltnonar·c . . . . . . . . .

. . .

" SOl

Gt::nnt\ROT. - Manuale di ascollazionc e percu!'lsione " 890 A. Lt\ vt::RA~. - Tt·aité des muladics cl épia(•mies cles a rrnées . . . . . . . . . . . . . . . . " 1027 V. Zn::~rssE:-< . - Pa l.ologin a let•apia medica speciAle ,, '11::!3 AlLi u<~l Cong1'esso medico inLel'nazionnlo d i Brusscllo.Pt'eavvi::;o J>ibliogl'afico . . . . . . . . . » 1130 .Manuel de chit'lll'gie dc guer·re, t,O. HE:YF'ELDt::R). • " 1261

STATISTICA. ~fovimenlo mensile elci mf'lluli ne~li !!pedali mililflr i d' Italia, e nelle infeemel'io di pt·csidio funzionunli da ospedali. Gennaio, feLIJt•aio, mat·zo 1875 . " 389 Apr·ile. . . . . . . . . . » 519 Muggw . . . . . . . . . • 616 Gin'gno .. . . . . . . . . » 712 Luglio . « 80$ AgosLo . » 903 Settembre • 1032 OlloJJre . 11, -i-73 Novembre . . . . . . . . . . . . . . . " 12i2 Ruppot'LO n tmtor·ico trùae~-:{rale dei militm·i dcJI'cser cito Haliano cur'ali negli ospedali xni!Hot•i e civili. Gennaio, fehbrnio, marzo 1875 • 518 Apr·ile, mag~io, giugno . . " 806 Lu glio, agosto, sellembr'e " 1142

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04

MILITARE DI VEllllll!B.DALE MILITARE DI VI:."RONA

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