~h~?1/7,
~ ~ /t:J , -,P
S CUOLA APPLICAZIONE SANITA l\1ILITARE
~~L:_fiif;nzcz ch//H/ca ne/·
/o/-f/70//i con Id _%tfét'/Za e /0-gant'Zzazt'One ~nt':.
/cz//t7 3'ttf7czre_,_, .Raccol ta del corso di lezioni dettate dal 1° Capitano Medico
MANIERI Dott. ALBERTO Insegnante di "fisiopa to logia e Terapia dei gassati ,.
lii·' EDi ZIONE (Rived ula ed aggiornata)
=
Anno 1935 -1936 - XIII =
.scuola Tipografica del)' Istituto Gualandi Sordomuti • Via Ripoli, 181 . Firenze
INDICE
PARTE GENERALE CAPITOLO PRIMO
+ +
L'importanza della chimica bellica Dati statistici Cenni storici Mezzi di impiego Condizioni metereologiche e topografiche
pag. ))
»
3 3 8
»
9
»
13
CAPITOLO SECONDO Ricordi di fisiologia dell'apparato respiratorio cenni di tossicologia generale Metodi per le ricerche fisio-patologiche +- Indice di tossicità
f- Brevi
-----·
pag.
15
»
23
»
28 28
»
CAPITOLO TERZO t Classificazione degli aggress1V1 chimici di guerra: Fisica . Chimica . Tattico-militare . Fisio-patologica.
pag. » ))
))
»
33 33 34 35 35
CAPITOLO QUARTO A. · Gruppo degli aggressivi Chimici a preJJalenle azione asfissiante
Meccanismo di azione Anatomia patologica
pag.· 38 »
40
»
41
Sintomatologia Decorso e complicanze Postumi Diagnosi e prognosi Pronto soccorso e terapia
pag.
49
»
»
55 56 58 60
»
68
» »
B. - Gruppo degli aggressivi chimici a pre'IJalenle azio11e 'IJescicaloria Meccanismo di az10ne . Anatomia patologica Sintomatologia Decorso e complicanze Postumi Diagnosi e prognosi Pronto soccorso e terapia
C. · Gruppo degli aggressi"vi chimici a prevalente azio11e irritante Meccanismo di azione . Anatomia patologica Sintomatologia Decorso e complicanze Postumi Diagnosi e prognosi Pronto soccorso e terapia
70 » ))
» » » »
))
72
79 82 83 85 87
97 99
» ))
» » ))
"
99 101 102 103 104 104
D. · Gru/JPO degli aggressivi chimici a prevale11le azione tossico ge11erale Meccanismo di az10ne • Anatomia patologica Sintomatologia Decorso e complicanze Postumi Diagnosi e prognosi Pronto soccorso e terapia
))
108
)}
109
))
>
»
>
»
I IO 111 113 114 114 117
PROTEZIONE ANTIGAS ED ORGANIZZAZIONE SANITARIA MILITARE
CAPITOLO PRIMO A. - Protezione antigas individuale I) Maschere antigas .
pag. 126 » 127 » 134 » 137
2) Auto protettori
3) Indumenti protettivi
CAPITOLO SECONDO • 1
A. - L'organizzazione del servizio sanitario Militare
B. -
i11
Guerra
.
pag.
159
Svolgimento del Servizio
,,
161
Chimica
Riservati i diritti di riproduzione e di ristampa le copie non controfirmate debbono ritenersi contrafjatte
Autorizzato alla vendita il Sig. G. P. NAVARRINI in Via Faentina, 66 - Firenze
----- -- - - -- - - - --
-
2.5252-.~2.52.!i2S'2..5cS2.'25'2.5252.52.5'25'25252525'2.S
PARTE GENERALE CAPITOLO PHI.MO
E'importanza oella " chimica bellica ,,. ©ali Statistici. - eenni Storici - C!llezzi bi impiego - eonoizioni meteriologiche e topografiche.
SOMMARIO: -
] . -- L' i m1wrtanza della chimica bellica. _~ Dati statistici.
~rirta
L'importanza della « Chimica bellica >) èoine <I{ guerr:;1 è, ormai, nella coscienza di tutti ed in modo par~icolare dégli alti comandi, responsahili ,lella difesa delle Nazioni, che seriamentt: se. ne occupano e preoccupano, malgrado i trattati e· le convén~ zioni che ne vietano l ' uso e la condanniriò come irinmàna-·e bar~ bara. Non dev'essere considerata inuman~. in coi1fro1ito-;1He ~ltre armi di- -gue1~;, p~~tl!fi u~l tnezzo __ch~ PE~yalentcìn~~tè ~< - - -. . ' . -.•. . .-. ...... ·- .. . . ,.riscf_e_")1ou"'u.ccide )), mentre, d altra parte_, rje.sS:~-s~1_:n.~1a.me!lte çllj_c3._çe2. g__tl_pt!nJo di _yista · strategico_, per l' elcva!Ò nu~l'_l_e ro di individui messi fuori combattimento; non può considerarsi bar~ bara in quanto l'introduzione dell'arma chimica « ha contribuito al mantenimento della moralità della guerra in maniera dlìcacissima », co1r1e può desumersi dalla stessa statistica dei colpiti da aggr~,;sivi chimici e dal confronto tra mortalità da questi e feriti da altte armi. (Vedi taheUa I e II). Nè i perfezionamenti dei mezzi offcnsivi o la scoperta di nuove sostanze possono modificare questi concelli nelle previsioni, in un eventuale futuro conflitto, nella valutazione della gravi tù, morbilità e mortalità da aggressivi chimici di guerra. Il
f~~-
- -· 4 --· pedczionamcnlo dei rne,r,,.;i (li difesa individuale e collettiva, l'insieme di tutte le provvidenze approntate sin dal tempo di pace, lasciano pensare che il fattore « sorpresa )) fondamentale nella guerra chimica, sarà molto .limitato, specialmente se, come è sperabile, si riesce a formare, anche nei civili, una « coscienza chimica )). Molto si è scritto degli orrori dei gal'; rla combatt.irnento e delle micidiali conseguenze clel loro impiego. Ma dopo una diligente analisi delle perdite riportate in guerra, appare incontestabile che il rapporto della mortalità ed invalidi Là permanell ti causate da questo mezzo bellico , rispetto a quelle provocate dalle altre armi, rappresenta un indice dell'umanità del suo impiego. (Vedi tab. III). Ed i medici sono chiamati a sostenere una parte preponde1 1 rante nel campo della « difesa antigas >) come quelli che, più ,d' ogni altro, possono contribuire ad evitare il << pànico )) che è Jjl peggiore nemico da combattere, con la perfetta conoscenza !_d ei me;,,zi di protezione, di pronto soccorso e di cure. Vero è che poco o nulla cli specifico vi è nei .rnezzi di pronto soccorrn e di cura, ma la tempestiva e<l immediata applicazione <li me:r,zi anche semplici ecl elementari e qualche volta cli fortuna, influisce gt·andemenle a ridurre il numero della morbi· Jità e mortalità da aggressivi chimic.i <li guerra. Ecco perchè i medici, sopratutto, devono avere una particolare competenza nel campo della tossicologia di guerra; mentre, purtroppo , sono appunto i medici quelli che più se ne estraniano lasciando ad enti ed individui incompetenti , che si agi.tino e discutino i l)tohlemi sanitar i in rapporto alla « guerra chimjca )). .. ' In mo l te Nm:ioni, Germania e Polonia, si sono istituiti corsi speciali di « Chimica bellica >) presso le Università con frequenza e prova finale obbligatoria sen,.;a la quale non si è ammessi a sostenere l'« Esame di Stato)) per i'abilitazioue all'esercizio professjonale. Ed t~ henc che sia così perchè la << guerra chimica )> impone ai medici un complesso di conoscenze, indicazioni e provvidenze che trnvano la loro pratica applicazione non solo nelle vere e proprie << Organizzazioni sanitarie Militari », ma, e principalmente, nel campo civile per la preparazione e l'adozione dei mezzi di <( difef'a anti!!,Hf' )) della popolazione ciYilc.
-5 rr.AYOLA
I.
Statistica dei colpiti da aggressivi chimici durante la guerra mondiale 1914-1918 .
-·
r,; • dei colpiti N . dei Morti 0
Belligeranti
11
-----· --
-
oj ·., (
0
-
-
i
I et· ::\" ,.:.orti· I
1
j
!
ì
Russia.
475.340
56.000
I Francia. I Italia.
1f.l0.000
8.000
I
13.000
4,.627
34.7
I Sta.ti Uniti I I nghi lten·a.
70.7G2
1.42 1
2
180.!)83
6.062
3.3
I
78.GEW
2.280
2.9
I
1.008.838
I
l
Germania..
'rotali
l~
4.2
I
I
78.BHO
I
7.7
'I1.A. VOI~A II. Confronto tra Gassati e Feriti
li'
FERI'I'l
GASSA~l'I Bel ligeran ti
~
Colpiti
llforti
I
Colpiti
·!·
I
I
I
]\fort.i
Ingh il terrà
180)ì83
Germania
78.663
2.280 2.9 4,ltj8J 16 1.806.175
S tati U nit i
70.752
2,421 2
6.062 3.3 1,908.810
I
187.oSG
700.137
46,519
.I !I
Io
36.6 43 24
/'
-- 6 - rrA. VOLA
III
ESERCITO ITALIANO INV ALIDIT A' SECONDO
(Dallo spoglio di
·-o ~
AGENTE VULNERANTE
-~
, ....i
~ ::i
~
~
~
~
;a :E
Proiettili di fucile, pi::;t,oh1 o tra0·liatrice b
1111-
Pallette shrapnel.
0.2D
o.o'
-~
7.76
0,18
l.80
14.30
5.38
1.80
15.40
12.53
Frammenti di bombe a mano ]'rammenti di proiett ili di artiglieria, o aerei
3. 15
Arma bianca
Scoppi di mine
!""
1.6 1
0.09
B.o7
GAS DELETERI
i.51
Ustioni Congelazioni Accidentali
0,90
0.29
93.70
36.-
0.68
3.11
0.90
-7-
GUERRA 1915-1918 L'AGENTE VULNERANTE
12.830 schede di invalidi) C-
-~
::G
1 - -- - 1 -- - - - - - 1- - - - 1- - - - 1 - - - - -1 - - - -11
13,80
16 70
lo.70
l5.1:3B
7.(H
26.8 L
l L.7 4
12,50
18,20
18.20
77.31
4.01
7.26
5.17
-
2.GU
1.1 (i
2 ..rn
7.31
2.71
4.72
19.50
31.G7
15.50
16.81
31.02
17.95
23.34
-
-
0.39
-
0.11
o.m1
0.02
-
16.03
0 .38
1.4()
1.44
OJ;4
2.46
-
-
-0,79
0.09
0.9G
-
-
-
0.3!)
-
0,03
--
-
19.71
7.36
9.4!)
3.21
-
-
I
0.005 0.005
0.45
19.74
1.49
2.46
II
i
I
II
-8-
2. -
. I ,\I
i
i i
,'.. {'
Cenni Storici.
L'« Arma chimica >>, come si suole indicare l'impiego in guerra di sostanze chimiche lesive per l'organismo umano ed animale, ebbe il suo più grande sviluppo nella guerra mondiale 1915-1918. Ma i criteri cd i principi fondamentali di essa erano noti fin dalle età più remote e se il suo uso rimase episodico ed incerto, ci<> fu in rapporto alla limitata capacità cli azione, alle elementari modalità di uso ed alle scarse conoscenze delJ' epoca. Già nel 431 A. C., durant.e le lotte tra Atene e Sparta, f U·· rono adoperati i vapori cli a1~.i_gride.. s_olforica ~ scopo asfissiante. Alessandro i'i-Grancle·,- ~ell 'assedio di Tiro, fece adoperare una miscela caustica composta di sabbia rovente e calce viva ,. · esempio di aggressivi ad azione vescicante. Nel terzo secolo dell'era cristiana si ebbero tentativi di inquinamento dell'acqua mediante una miscela di salnitro, zolfo,. antimonio, solfuro di antimonio, asfalto. : Nel 1412-1519 Leonardo da Vinci sostiene l'utilità e l'efficacia dei mezzi chimici come arma di guerra, ne indica gli elementi e, per primo, dà le norme della protezione con l'uso delle maschere. Nel 1604 il Fioravanti bolognese, propose un olio ottenuto. dalla distillazione di una mescolanza di assafetida, zolfo, trementina, Isterco e sangue uniano, i cui vapori oltre ad essere velenosi . emanavano un odore nauseabondo. Luigi XIV (1690) ordinò venisse distrutta la ricetta del Duprè per uu olio infernale da usare in guerra. K tentativi e mezzi cli impiego di e< guerra chimica >> si sus• seguirono e si perfezionarono nelle epoche successive fino al 1855, (guerra di Crimea) qt1an~..9_jl Dundonal fece usare proietti a gas_.P~!' l ~artiglieria e nubi velenose. · Senza dilungarsi neJla cronistoria cli tutti gli episodi di guerra in cui si sviluppò l'arma chimica nell'antichità e nel me• dio-evo, è certo che la sua importanza era così conosciuta che n~J_1~2~J~-!1~.l J907 furono stipulate, aJl' Aia, delle Convenzioni inibenti l'uso degli aggressivi chimici; convenzioni che nella pratica, si è visto, finiscono con l'essere considerate semplici pezzi di carta.
\
\
-9./
A chi spetli ]a priorità e l'iniziativa nella ripresa di un largo impiego di aggressivi chimici nella ultima grande guerra mondiale (l 914-1918), è ancora controversa; la Germania sostiene che sia stata la Francia, con le nubi cli doro e viceversa. È l~git_timo l'impieg9 di ·q!J..est'a1:ma? L'opi!l!<?.!le_ p_g!~lic_l:l e la scienza la condannano come i!np1.9,rale_.e ~ilrnw.an~.. e.--C..~n.1.e screditante l ' alto ~~~pito ~Ie.ll~ ·;cf~;!;?é:l__~!essa. Sta di fatto però \ che essa, comè si è visto dai dati statistici, è più efficace e meno lesiva, in quanto evita gli strazi della carne causati dai comuni f esplosiYi . È logico pensare che l'arma chimica non sarà tanto facilmente soppressa, specie ove si consideri che per la sua preparazione non occorrono , relativamente, grandi mezzi e che essa può essere preparata nelle comuni industrie chimiche di pace e nel silenzio e nel segreto dei gabinetti e dei laboratori scien· tifici.
3. -
IliJezzi d'impiego cle!!,li aggressivi chimici.
L'impiego degli aggressivi chimici si propone i seguenti obbiettivi:
a) Ostacolare, fino a paralizzai!e il funzionamento dei posti di comando, di osservazione, i collegamenti e lo svolgersi normale dei vari servizi;
b) Neutralizzare l'artiglieria a mezzo delle controbatterie ad aggressivi chimici;
e) Impedire ocl arrestare per un certo tempo l'impiego e l'intervento delle riserve; d) Limitare l'efficienza della truppa obbligandola a portare la maschera; e) Portare un danno reale alle persone non difese o mal difese .
•
I metodi di impiego sono vari e progressivi nel perfezionamento mano a mano che vennero superate molte difficoltà di ind.ole tecnica:
-10-
l. -
Metodo della emissione ad ondate.
Fu il primo metodo usato in guerra, a mezzo di bombole contenenti il gas (cloro) :;otto pressione e fornite di rubinetti di lancio. Le bombole, riunite in batterie, venivano sistemate nelle trincee e collegale mediante tubi di raccordo. Le nubi di gas venivano, in favorevoli condizioni di vento, spinte verso le linee nemiche. Questo metodo non è però molto consigliabile, oltre che per il gran numero di homhole occorrenti ad ottenere un effetto utile, e al sibilo prodotto della fuoriuscita del gas dai tubi di lancio che ne rivela l'impiego al nemico e prepararlo così alla clifesa, anche per il pericolo che esso rappresenta per lo stesso lanciatore in seguito ad una eventuale cd improvvisa inversione del vento che può ritorcere l'offesa. Oltre a queste considerazioni per l'efficacia ,li questo sist~ma si richiede un vento debole (.2- a_5_ m/S), temperatura piuttosto bassa , tenui evaporazioni e necessità di sgombrare Je posizioni antistanti alla postazione delle bombole. · Tutte queste cose non sono sempre realizzabili non solo nelle guerre di movimento, ma anche in guerre stabilizzate.
2. -
fv.letodo della mnissione mediante proiettori.
Questo metodo fu realizzato con l'uso di speciali lanciahornbe, proiettori, che lanciano grosse bombe piene di lO:,sico a vari Km. di distanza. I primi esemplari, perfezionati, furono dovuti a Livens donde il nome di « proiettori Livens >>. Sono tubi robustissimi di acciaio, liscio, chiusi da una parte e di diverso calibro. · Sistemati in serie, con una inclinazione di 45", poggiano con la culatta contro una robusta piastra di ferro che ha lo scopo di impedirne l'interramento durante lo sparo. Alla parte inferiore è contenuta, in una scatola di latta, la carica di lancio munita di un dispositivo che permette di collegarle fra loro con un cordone conduttore elettrico per l'accensione simultanea.
-
3. <li artiglieria.
11-
Metodo di lancio mediante l' impiego di proiettili
Questo metodo venne introdotto quando fu risolto il prohlenrn, mediante diversi accorgimenti, che la presenza di sostanze tossiche, liquide o solide, Ilei _com uni proiettili non ne alter~:~ . 1.e_qualit.à..»AJi~.,!~c_l!S.. · · · - ·· · Esso ha risolto in modo definitivo l'utilizzazione dell'offesa chimica a distam,;a e ne ha reso l'impiego più facile in quanto esso non è legato nè alle condizioni del terreno, nè, entro certi limiti, a quelle atmosferiche. · Di sol.ilo questi proiettili sono contradistinti da diversi segni colorati per indicare la c1ualità del tossico contenuto. Co::-ì, i Tt~deschi, indicavano con: as fìssian ti ( cloro, forgene);
a) croce verde
b)
))
t"i
e)
))
blcn
d)
))
bianca -- lagrimogeni ( cloroacelo-fenone).
t. -
alla
-r.-
·i;escicanli ( ypritc ecc.); irritanti starnutatori (arsine);
iHetorlo di . lancio mediante bombe da anazwne.
Si tratta delle comum homhe di aviazione caricale di sostanze tossiche.
5. - lWetodo di lancio me_d iante la diffusione e spruzzo. Si distingue a traino umano, traino animale, traino meccani(i >: A traino umano , realizzato con l' uso di pompe del tipo di quelle usate nelle irrorazioni con pressione a mano o ad aria com pre;;sa (Di/] usori).
-12A traino meccanico od animale, a mezzo di speciali autopompe del tipo deJle comuni inaffìatrici, o con carri armati o a mezzo dell'aviazione. Certamente il migliore impiego di diffusione e spruzzo, sarà quello a mezzo di aeroplaJli. L'aggressivo viene colJocalo in un serbatoio collocato sotto la parte inferiore dell'aereo; un tuho porta il liquido tossico a defluire da un ugello posto nella co<la (lcll'api>arccchio, determinando una rnprapressionc nel serbatoio mediante una homhola di anidride carbonica (irrorazione). . Cou tale sistema si può trasportare I' offcsa nelle più diverse contigenze di luogo e di t<-'mpo paralizzando contemporaneamente, larghe zone di carnpo di battaglia e di centri abitati ed industriali.
6. -
!vletodo di lancio mediante bombe a mano.
Non è uu metodo molto pratico eJ efficace per il pericolo che rappresentano per Io stesso attaccante. Per tale fatto il riempimento delle bombe a mano fu limitato a sostanze liquide a pressione e a temperatura ordinaria (lagrimogeni) e, più che altro, possono avere un impiego razionale per difendersi durante una ritirata. A questo scopo, invece di bombe metalliche, si possono ui:;arc ampolle di vetro, piene di tossico, e contenenti una piccola carica di esplosivo con miccia ritardataria.
7. ·- Metodo della impregnazione di polveri.
E' un sistema <li impiego dei gas che consente la loro perrna_ne_11z,L su,[ forieno, e semprè coÌ1 effetti deleteri, fino à parecchi gi~>r~!i ~I<!ll~ . emissione. Tale carattere di stabilità si otterrebbe a: !,l~e~~zo di specf~ff a~gilie dette (( smetiche )) che hanno un forte potere assorhe~te, .grar;demenie aumenì;'i~-· 'iiiediante speciale trattamento chimico, il c1ualc permette loro di impregnarsi fortemente di gas, rimanendo a lungo attive, e liberando i) gas stesso molto leutamente. Tali argille trasformate in polvere finissi-
-
13 -
ma, impalpabile e sparse dagli aeroplani so tt o forma cli uubi , costituircliliero uno i:iharramcnto mortale la cui efficacia tos&iea polreLl1t> mante ner si p~r cirra otto g½?rni.
1.t . ·-
Condizioni lvleteorologic:he e topografiche.
Se si pensa alle proprietà fisiche dei gas ci si rende subito conto del come i fattori m e~ereologici _e quelli topografi.ci ahhinno una grarnJjs;;;ima {iiH~;.rn;~· su di · essi. Ne derivano delle r egole prati~h e che di vo!La iu volta regolano l'impiego dei ga,;. Per fattori metei-cologici intendiamo princjpalmente il ,~ent~ ! l! . ,t5P.-MJ~:.~th f}.lJ.ULd.ità..J ...__.,l l ..,.ue11to non deve sup erare la veiocit?t di 1-2 metri al ininuto s~comfo; a velocit~1 di ;3-:i m/S è ancora sfruttabile l>enchè ~icsc;1 :;ià poco effica ce; ·~,;pcri-~r e ai 5-6 m / S diminuisce rapidamcntt· la concenira:Gione r endendo nulli gli effett i. P<'r t ali n g.iolli .il vento ~ uno dei fotlori mct.ereologici più importanti: la ma dire:.donc, intensità e variabilità, <lurnntc il giorno, p ossouo fornire criteri impor tanti anche a] meclico sulla ubicazione, spostam enti del posto di << pronto soccorso » e nel dettare le n orme di i-gornLero dei colpiti. La lcmpemtura rappresenta un importante fattore sulla efficacia degli aggressivi chimici. Il suolo molto ri scaldato dal sole d etermina correnti di ari a verso l' alto e quindi fa\·or ev0li alla dispcrf:' i0 tH' dei vapo ri e alla diminuzione· della loro azione t ossica, mentre si ha l'effetto contrario di sera p erchè, rnffretid andosi il terreno , de termina una leggiera corrente <li aria d irclla dall 'aìt1.1 in hasso e tendente a mantenere rasenttai una cvcu lualc nube di vapore tossico. Per gli a ggressivi chimici a stato fi sico liquido , che Yengouo irrorati o disper:::i sul lerr e110, una temperatura molto elevata cd u11 terreno soprariscaldato ie rende me no per sistenti favorendone cosi l'ev ap0razi o ne . La piog{!ia ( come anche neve, nehhia , umidità) diminuisce o, addirittura, ann uJla 1'a~ione degli aggressivi chimi ci eh,,, nella ma~~ior parte, si idr-olizzano e si scompongono i11 sottoprodotti poco o niente tossici. Riferendo:;i alle co ndizi oni t opografìrhe: il terren o :;gom-
1..
-- 14 bro cd alquanto elevato fa cilita la dispersione rapida del vapore diminuendone la concentrazione e quindi l'efficacia; --·H"'terreno ·basso, erboso , cespuglioso, boschivo , anfrattuoso, ro ccioso con caseggiati, costruzioui varie , macerie, piccole doline, ritardando la dispersione d ei vapori e la diluizione. ne rende più efficace e duratura l 'azione che, naturalmente, si accentua (piaudo i vapori tossici riescono ad invadere grotte, doline, burroni e cantine ; la montagna con pendii accentuati è sfavorevole agli aggr essivi chimici da punto a punto: tendono (i vapori) a scivolare lungo le chine ed a raccoglier si nelle hassure ( conche, rnlloni o anche r.i piani special mente se boscosi) ; J'altiwdine è in ~ene re sfavorevole ad un ' azione efficace da parte di un attacco a sostanze tossiche, ma sono in studio mezzi di impiego ed accorgimenti tecnici per sfruttare l ' arma chimica anche in montagna. Queste conoscenze hanno, come si è detto sopra, specialmente per il medico, grande importanza; oltre ch e per i criteri da seguire negli spostame nti e n ella organizzazione dei posti di « pronto soccorso >> in modo che questi non siano presi di infilata da eventuali nubi di gas, anche n ella scelta del terreno pe r le esercitazioni pratiche in campo aperto co n gli artifizi p seudo gas, in tempo di pace, per l'allenamento all'nso cJella m aschera. È vero che qu esto compito rientra n elle attribuzioni dell ' ufficiale di (< difesa chimica )>, da non confondersi con que11c devo lut~ al <e Servizio sanita rio antigas )), ma l'uffi ciale medico se ne avvalga appunto p er quanto può riguardare il suo speciale servfaio in queste contingenze.
-
15 -
CAPITOLO SECONDO
ç/<icoròi òi fisiologia òell' apparato respiratorio. - <l3revi cenni Òi tossicologia generale. - 7nòice Òi tossicità. - CJlletoòi per le ricerche fisiopatologiche sugli aggressivi chimici oi guerra.
SOMMARIO :
1. -
Ricordi di fisiologia dell'apparato respiratorio.
Le lesioni causate da aggressivi chimici non vanno riguardate solo dalle alterazioni anatomo-patologiche da essi provocate quando vengono a contatto con l'organismo umano , ma essenzialmente, dal punto di vista cl.e lle cause e del meccanismo di azione con cui si producono ta]i alterazioni e modificazioni funzionali. Si comprende facilmente come queste alterazioni e modificazioni riguardino, nella maggioranza dei casi, l 'apparato respiratorio come quello che rappresenta la via principale di intossicazione sia per inalazione diretta ( aggressivi chimici aiJlo stato gassoso) iiia indiretta per la nebulizzazione, polverizzazione e vaporizzazione di altri aggressivi a prevalente azione vescicante ed irritante ( liquidi o solidi) Ecco perchè non sarà inutile un richiamo, anche sommario, sul comportamento dei gas e sulle condizioni anatomiche che presiedouo alla meccanica respiratoria. La funzione respiratoria adempie allo scambio gassoso tra l'ambiente ed il sangue ( respir. esterna) e fra il sangue ed i tessuti ( respir. interna) : gli scambi gassosi tra ambiente e sangue si compiono nel polmone e conr<.istono, in modo particolare, nell'assunzione di ossigeno da parte del sangue e nella eliminazione di C02 dal sangue verw l'esterno. Infaui ciò può essere
-- 16 desunto dall'esame comparativo della compos1z1one dell'ossigeno e dell'anidride carbonica dell'aria inspirata ed espirata: ana inspirata >) espirata
A) -
Ossigeno 20.9%, C02 0.3-0.4.o/o »
16.4%, COi 4.lo/o
Comportamento de'i gas.
È noto che i gas non hanno nè forma propria nè volume fisso. Essi tendono a diffondersi e a<l occupare tutto lo spazio, in cui vengono a trovarsi, con una forza che si esercita in tutle le direzioni ed in tutti i Bensì e che prende il nome di tensione dei gas. Questa temione è proporzionale alla quantità di gas confinata in un dato volume ed aumenta, per una data quantità, col diminuire del volume e viceversa (!fgg~_,Ji Mari olle). Due gas messi ~:i contatto penetrano l'uno nell'altro formando una miscela omogenea indipedentementc dal loro peso specifico; tale miscela avviene anche se i due gas sono separati ila settj porosi i quali vengono attrnver!:'ali con velociti: inversamente proporzionale alle radici t1uadrate del1a loro <lensità e dei loro pesi specifici. I corpi :c:.olidi posti a con tc.1tto di un gas possono tondensarne uno strato alla loro superficie; quelli solidi porosi possono as,;orhire quantità anche notevol.i di 3as. Nei liquidi i gas si sciolgono secondo Ja legge di ..Henr-DaJ.j_QQ: la quantità in peso cli gas, a:;sorbita da un liquido ( pci· cse1i1pio dal sangue dei capillad alveolari) è proporzionale alla pressione; il volume assorbito rimane costante. Non tutti i gas sono assorbiti da un liquido nella stessa quantità ed un gm, non è assnrbito in eguale qnantitù dai diversi liquidi. Si chiama co.<2/Jice.rite .rJi . assorbimelltQ cli un liquido per un gas il numero che indica il volume di un gas che a 0° e a 760 mm. di Hg. è assorbito dalrunità di volume del lit1uido (Bunsen). I sali sciolti nell'acqua, (·he non :;i combinano con i !!a:-, abbassano il loro cocfficente cli assorbimento in proporzi~ne del1a qnantili1 rlisciolta.
-- 17 Qùando un liquido si trova a contallo con una mi ~ccla di uas an;r,ich1\ con nno solo, l'assorbimen to si compie , l)er ognuno <li essi , secondo il risp ettivo coeflìcit>nte di assorbimento ed in }Jroporzi one del volume che il gas occupa n ella miscela. La diffn sioue J e l gas nel liqnfrlù si compie in propon:iouc dcJla concentr a~ionc degli strati vicini , con una ve locità proporzionale al coefficiente di solubilità del liquido etl i11 gen erale con v,~lod ti1 moltu piccola. I fattori ch e r egola no l ' assorbimento dei gas da p arte dei lilJ llidi, ;;i comprende facilmente , hanno una grande importanza p er il ricambio r esp iratorio. · Nel 11olmone infatti gli scamhi si compiono tra l ' aria alveo la re cd il sangue che da quella è diviso dalle pareti dei capilla ri , da uno straterdl o di linfa e llall 'c pitelio degli aveoli polmonari. Qu e:;to epitel io costi tuisce alla superficie deg.li alve,>li una so ttile mcmhr ana perrn eahile a i gas. Volendo precisar e il ti po di questa membrana fra qu e lle conosciute: filtran Li, dializzatri ci, semipermeabili, non potremmo farl o p erchè se ne discosta gr andemente. Quello che è certo è il fatto clic attraverso quest a m embrana, ch e ha cou ogni pn.iuabilità proprietà secernenti, avvieoe lo scambio tra la linfa e l'ari a alveolare. Co ntemporan eamente a questo scambio, avviene nel p olmone, il pa:;saggio dei gas dal sanè511e alti linfa e viceversa attraverso l'endotelio d ei capillari al quale si attribuisce, d a q nalcuno , anche un a funzione attiva. L 'entità d egli seam hi r espirato rii nel polmone è '· in rapporto con il co nten :i:o in o:;::-i;;em> <·d anitl ride carbonica del sangue e dell 'aria alveolare. Esaminando il contenuto in ossigeno <lei sangue si osserva subi to che esso può essere presente tutto allo stato di soluzione. Uu volume di 100 cc. <l i acqua a lS" cd alla tensione di ossigeno di ]SO mrn. di Hg. corrispondente a l'la pressione dell'ossigeno n ell ' aria , fiss a cc. 0 .7 <li ~a::: , mentre che il sangue di cane, n e l le stes~c condizioni , ne fi ssa cc. 24. Aume ntando la teusione di ossigeno entro certi lim iti , il sangue fissa quan tità di gas che cr escono piii rapida mcule d ella pressione. Quiudi biirngna ammettere che nel sangue esi stano compc n c11li ch e a mnenlano_ a parità di condizi oni , ln fprn ntità di os-
-
18-
sigeno fissata. Questa propl'ietà di fissare la quasi totalità del1' ossigeno è d.o vuta all'emoglobina. L'emoglobina è un,a sostanza composta da un nucleo proteico, la globina, che è un istone, e per il 5 o/o da un nucJeo aromatico fondamentale ossidabile, l'emocromogcno, il quale può fissare tanto l'ossigeno che l'ossido di carbonio. L'emocromogeno e l'istone sono riuniti probabilmente in forma salina a formare il protciclc completo, l'emoglobina, che . funziona da acido e si combina con gli alcali delle emazie. '\)\\ Diversi sono i fattori che favoriscono l'assorbimento di os'tsig;eno cla parte del sangue: 11 1) - Temperatura. L'aumento di essa favorisce la ridu-· z.ione clell' ossiemoglobina.
-
2) - La tensione parziale <lell 'ossigeno; quanto mag-· giore è questa tensione, tanto maggiore è la percentuale di Hh, combinata con l'ossigeno.
3) · La reazione ambiente (Ph). Gli alcali aumentano. la velocità di combinazione Jell' emoglobina con l'ossigeno; gli acidi riducono questi valori. -1;) - I fattori enzimatici. Stabilito che a livello <lel polmone si compie da parte del sangue, l'assunzione dell'ossigeno e Peliminazione dell' anidride carbonica quali sono i fattori che presiedono a questi scambi? Vi _sono due teorie, o ipotesi, per spiegare questo complesso meccan1l:'mo: a) -
TEORIA DELLA DIFFUSIONE
La struttura anatomica del polmone sembra potere assicurare la << diffusione )> rapida dei due gas~ perchè la superficie alveolare, alla quale aderiscono i capillari sanguigni, ha un'estensione di circa 90 m 2 • ~ con lo spessore di mm. O, 004. Quest.a << diffusione >> è favorita e detenninata dalla differenza <l'1-press:i<.1i1e- clell"ossige;;o--;;-ci~II'anidride carbonica neJl'aria alve-òlare / -nel sangue ven~so. .
-19Jn_fatti _pcr~hè .questo scampi_o gassoso avve1~ga è necessario ~Jisi<;,ne-par-zi-ale·-de~l:.(1Bsige110 n~ll' aria . alve.olare s~pe~i c.1.~1.tlla .deL..sangt1e ":enoso d1.J,.,5 mm. eh Hg. e quella clell amdride carbonica del sangue venoso superi la pressione del gas nell'aria alveolare di 1mn. 0,18 di :flg. Tali valori, che tro~;110 éonferma in condizioni fisiche uguali a queJle del polmone, si riferiscono all'uomo a riposo o a lavoro moderato. Aumentando il lavoro aumentano anche i valori fino a dieci volte i coefficienti sucldetti ( 45 rnm. di Hg. per l'o:=;i,,igcno; 1,8 mm. di Hg. per l'aniclricle carbonica). Le diff eren:,,;e cli pressione dei gas realmente esistenti tra il san«ue venoso e l'aria alveolare sono invece SUJ}eriori a questa e , cifra necessaria perehè la C02 ha .54 mm. (li pressione nel ,;angne venoso e 32.8 nell'aria alveolare; l'ossigeno ha 100 mrn. cli pressione nell'aria alveolare e__30 nel sangue venoso e quindi lo scambio ne risulta molto pii:1 agevolato.
b) -
TEORIA DELLA SECREZIONE DI BOHH.
Per poter ammettere unica e sol.a teoria, quella delln dif fmione, per spiegare lo scambio gassoso bisognerebbe, quindi, poter dimostrare che esso non avrebbe più luogo e si arresterebbe quando nel sangue venoso e nell'aria alveolare si venisse a trovare un'eguale tensione dei due gas. Invece si è visto che la tensione delP ossigeno nell'aria alveolare non deve essere mai infer iore a quella del gas nel sangue arterioso e quella dell~anidride carbonica J.Ìon dev'essere mai superiore. Il Bohr ha os.scrvato che così non avviene sempre: con speciali misurazioni eseguite con un ~ç_r_o tQ!!Q.!llç!~>, da lui ideato, ha potuto stabilire che talvolta la pressione parziale dell'anidride carbonica nel sangue è minore e quella dell'ossigeno maggiore delle relative 11rcssioni parziali dei due gas nell'aria espirata. ~~~ .P..1:~-sgc.o ndo, il Bohr ,- se gli scambi gassosi vosso.no anche compiersi in contrasto con la legge della <.( diffusione » Jt.t~o~~~..Ì!!•P.IX<:i!a!n~nte ammettere che l'epitelio polmonare sia ~tli;.~ L1oltrc, questa teoria della << secrezione )> .,. -~arehbe conformatl.!__clalla esistenza, nei pesci, della vescica natatoria in cui .e'ì ·l iinoslrato lo scamhio gassoso per secrezione e dal fatto che
(l~Jnd!.1.-
-- 20 -
il polmone rappresenta, originariamente, un diverticolo del tubo gastro-enterico. Certo, però, che con questa ipotesi contrasta, oltre ad altri nwtivi , il fatto che l'epitelio polmonare è appiattito, mentre in genere quello delle ghiandole secernenti è cilindrico o cubico, per t1nanto nou manchino esempi di epitelio app.i attito che abbia ancbe :-;piccata proprietà secerne11te. J~; quindi bene concludere ammcUendo che lo scambio avvenga f.'ia ncJl ' uno che !lell'altro dei modi, per quanto la tc.oria della <( diffusion e )) soddisfi di più nello spie~are il meccanismo respiratorio. , Qnalun(l 1.ie sia la «Leoria >> perchè gli scambi respiratori \ siano a::;t"icnrati è necessario che l'aria contenuta nei pohnoni si 1rinnovi con nn ritmo abbastanza frequente. \I! B) -
Condizioni anatomiche del 1wlmo11c.
Questo ritn10 frequente è assicurato dai movimenti alternati di inspirazio11e e di cspira;o;ionc. Il movimento di inspirazione fa aumentare i diametri del torace, antcro-posteriore, traverso e verticale, a rnezzo delle costole, de.i loro muscoii elevatori e del diaframma. l muscoli inspiratori sono il diafrarmna, gli iutercostali esterni, gli elevatori delle costole, gli scaleni, il piccolo dentato posteriore e ,mpcriore, e la parte cervico-dorsalc del m. sacro lombare. H movimento di espira:r,ione è dato dal rilascimneuto dei muscoli inspiratori e dall'ahhassamc.n to delle costole provocato dai muscoli intercostali interni, dal triangolare dello sterno e dal clentato posteriore e superiore. Ciò deve intendersi per una respirazione normale; uclla respfrazione forzata entrano in azione altri muscoli sussidiadi, più propriarneute, per l'in8pirazione: il trapezio, il grande e piccolo pettorale, il grande dorE-iale, il grande dentato; per l'espirazione: i m. addominali. Oltre a questi muscoli bisogna ricordare gli altri orgaili che l'aria deve attraversare per c11trare ed uscire dai polmoni: le narici, le fosse nasali, la lariuge, la faringe e la tracliea. Le narici si dilatano per l'azione degli elevatori e dilatatori deWala del naso, innervati dal facciale; la laringe duran-
-
21 -
te l'inspirazione si abbassa e la glottitle si allarga, mentre questa si restringe poi durante l'espirazione. La dilatazione della glottide dipende dall'allontanamento delle corde vocali per contrazione dei muscoli crico-aritenoidei posteriori innervati dal laringeo inferiore. Mediante questi atti respiratori, inspirazione ed espirazione, si ha l'assnnzionc ed eliminazione di aria che, per ogni atto, oscilla intorno ai 500 cc. Con una inspirazione profonda possono penetrare nel polmone circa 1500 cc. di aria ( aria complementare) oltre 500 cc. abituali. Con una espirazione profonda ne possono essere emessi circa 1500 più del solito ( aria di riserva.). Anche dopo una forzata espirazione il polmone contiene aria, circa 1200 cc., (aria residua). Vuotando il polmone anche di questa aria residua a mezzo d'un pneumotorace bilaterale (provocandone il collasso) rimane ancora <lell'aria (aria docimasica). La somma dell'aria complementare più la respiratoria, quella ili riserva e la residua form-a la (C capacità totale )) del polmone che ascende, in media a 4500 cc. L'aria complementare, la respiratoria e quella di riserva danno la cc capacità vitale >> che oscilla dai 3SOO ai 4500 cc. Anche nella espirazione profonda il polmone contiene aria ed ha i suoi alveoli beanti perchè nel cavo pleurico domina una pressione inferiore :11la pressione atmosferica, pressiom negativa del Donday. In condizioni normali i polmoni riempiono completamente il cavo toracico, si a<lattano acl esso facendo scorrere il foglietto pleurico viscerale su quello parietale. Tale scorrimento b fa. cilitato da un sottile velame linfatico che si trova nella virtuale cavità pleurica. A lo.ro volta i movimenti respiratori sono regolati dai centri nervosi ~he sono di 3 categorie e si <listinguono in: spinali, bul· bari e corticali. La esistenza dei centri respiratori volontari è dimostrata dal fatto che, entro certi limiti, si possono sospendere i movimenti respiratori, ed anche dalla possibilità di adattare la respirazione alla neces::ità del l.inguaggio. foi portmiz~l rrwggiore, per b re$pirazione, ha il centro lml·
-
22 -
lmre il quale occupa una posizione :;imrnctrica nel bulbo , ri spetto alla linea mediana , un p ò al cli sollo del nucleo di origine del vago e all'interno delle radici clel nervo ipoglosso. Il centro blll· bare è simme trico e con sta di un centro espir atorio e di uno inspiratorio funzionalm ente associati in m odo che la loro attività si esplica alternativamente e ri tmicamente. La simmetria dei movimenti r espiratori de i d ue lati del viso e del torace è assicurata dalle co1mesi:;i oni intrabulhari de lle due p arti , destr a e sinistra, de} centro lmlbare. 11 centru r espiratorio bulha.re l1a la fun zioue di adattare i movimen ti r espiratori a lle necessità del me tabolismo gassoso e di coordinare l'attfrità dei sottosta11ti centri respiratori spinali. Da qu esti centri crnaua110 , lungo i nervi efferenti , gli eccitam enti che fauno contrarr e la maggior parte dei mm,coli respir atori. L'attivi tà dei centri nervosi bulbari è r egolata da stimoli autom atici cioè <la ec!'itarneuti che r,;i producono nell e stesse cellule che ln com pongono in cuHsegu enza del loro metabolism o i ntimo. Qu e.st,> mclaLoli s 1110 è in r ap porto co l conlcm.1lo del sang:ue .in CO~ ed i11 () ?. . L ' ecci tam ento del centro respiratorio dipe11de d all'acCUtnlllO di nel tìUllgll e e dalJa mancanza di ()~ (all OS· sicmia). L ' attività dr.I centro ne rvoso hull1 arc sembra anche essereJ n:-1·~pporh~ al~a con;entrazio11e it~rog__e~io;uca d~Lpla~ma ,~ l della li nfa e tp1rnd.1 con ia prestmz a eh acu l1 prodotti d alLor ga/! n Ì !_:ll1 0. w m c, ad esempio , I\ cidQ sar .c.ohtttico. 1 Il numero d1•gli atti r e,;piralori varia da 15 -.l.6 al l ' nella vegl ia ; 7-3 durante il 5011110. La deficienza di 0 2 e l'aumento di CO~ faun o aumentar e di molto la frequenza degli aui r espiratori ; tale fenomeno prt·Hde il nome di dispnea., ch e p uò essere di fre1p1enza e di intensità. La dispnea di frequenza fa anmentare gli att i respiratori al l'; quella di intensità fa aumentare la inten sità di ogni atto r espiratorio; spesso le dne form e si accompagn ano. La disp11.ea di inten:;ilù scmlira più adeguata per sopper ire al hisogno di ossigen o d cll ' or ga11ismo p er chè mentre consc11te l'aumento dell'assunzione di ossigeno e dell'eliminazione di aui<lride carbouiea , si compie con minore consum o di energia , ri chie<lcnùo uu minore num ero di contra½ioni e rilasciamenti e.lei muscoli respiratori nella unità di tempo. Oltre a t1u.esti stimoli abitua li del centro r e~ piratorio e rap-
co~
l
-
23 -
presentali dalle variazioni dei gas nel sangue, bisogna ri cordare l'attività respiratoria r egolata da eccita menti afferenti che partono dal polmone, dai muscoli respiratori e dalle vie r espiratori e su p eriori. Il polm one è innervato dal vago e d al simpatico: il simpatico probabilmente fa dilatare i muscoli ·hrouchiali; il vago regola, prnhahilmente, la secre~ione polmonare. Lungo il vago decorrono al centro lmlhare eccitame nti che non so110 avvertiti dalla coscienza e che servono a regolare il ritmo r espiratorio. Hcdng e Brener hanno osserva lo che se si provoca l'espansione passiva del polmone a torace aperto, si ottien e, p er via rifl essa, un n.ro-v.i meno espiratorio e vicev ersa. Tagliato il vago il riflesso no11 ha più luogo: questo fenom e no va sotto il nome di -<< autogoverno di Hering e Brener )) . Quindi il polmone ha la funzi one <li provvedere allo scambio deÌl ' 02 e dell 'C02 tra l 'ambiente ed il sangue; questo poi assume PC01 dalla linfa che è a conlatto coi tessuti e le cede l'O~. Sicchè il polmone ed il sangue sono funzion al mente associati per gli scambi respiratori, donde la esistenza di un rapporto -cardio-respiralorio tra glj atti respiratori al 1' ed i battiti car<1iaci nello stesso tempo e chfl.. Vclria da 1 :3, 1 :5, 1:6 circa e si ·mantiene pres,-ocl1è costante p er cfascun sogge tto. Ad ogni fase respiratoria di espirazion e e di inspirazione .corrispondono mo<lificazioni del circolo p olm onare e del gran-de cir co Io age ndo sulla atti vi tà cardiaca. i\el caso di una r espirazione di modica frequenza e di modica i11t1•nsità si h a, durante l ' espirazione, un rall entamento del battito cardiaco ed un acceleramento n ella inspirazione. La pressione arteriosa aumenta dnrante l ' espirazione e diminuisce durante l'inspirazione.
Il. -
Brei,i cenni di tossicologia generale.
Asfissia. - La defi cienza di ossigeno produce asfissia. Se-condo l'antica definizione l'asfissia è « la mancanza del polso per arresto r espiratorio » e poichè questo era il sintomo principale osservato in guerra nei gassati, si spiega il nome generico ,di « asfissianti » dato agli aggressivi chimici.
-
24, -
Più propriamente per asfissia s'intende « il complesso di tutti quei fenomeni che si osservano nella insufficienza respiratoria )>. I fa ttori dell'asfissia, nei gassati , sono vari e possono trovarsi isolati o variamente associati; le ca use più comuni sono: la mancanza di ossigen o n ell 'aria respiratoria od iu quantità iurnfficiente (meno del ] 3 %) ; l 'edema della glottide che impedisce l 'entrata dell'aria ; la rnaneanza cl.i espansio11e del polmone per pneumotorace bilaterale; la mancanza della funzion e respiratoria del sangue n elle for ti emorragie; la mancanza dell a capacità t!ell'Hh ai processi ·a lternativi di riduzione e di ossidazione per il fatto che l ' Hh si combina stabilmente con 1'02 o con l'CO. (Blocco della funzione emoglobi nica). Con 1'02 l'Hb può for mare una combinazione stabile, la metemoglobina, che sembra possedere una quantitl~ di 0 2 metà di quella fi ssata d all'ossiemoglobina , e legata n on in forma di perossido , ma secondo una delle formule Hb = O, Hb = OH. In questi casi l' asfissia dipende da cau se tossiche vere e pr oprie; altre cause di asfissia possono essere: la trasudazione di liqu idi negli alveoli o la vasta ca usticazione dell 'epitelio cl.i questi alveoli; l 'ed ema polmonare, ecc.
s1
Nell ' asfissia, qualunque sia la causa che l'ha provocata , distinguono qu attro fa si :
1) - Fase, o degli eccitamenti generali; contrassegnata dalla dispnea , che è sempre il primo sintomo della fame di O ~, dalla intensità e frequen za dell'atto respiratorio e dallo stato cli abnorme eccitabilità del centro vasomotori o bulbare.
)
-
25 -
-
2 ) - Fase, o delle conv ulsioni generali <li tutti i muscoli, o stadio con vulsivo . È in tutto simile agli stadi convulsivi da tet ano o da avvelen amento da stricnina , ed alla fase t etanica dell'acceso epilettico, con contrazioni tonico-cloniche. Durante questa fa se si h a il massimo eccitamento del centro cardia co del vago che si estende a tutti gli altri segmenti dell'asse cerebro-spinale. Tutti ·i centri ne:r..vosi sQJl_Q _sensUi.i!issimi ~lle m~ 1ifica:tioni dellQ scarnfoo r espiratorio, alla deficien za di 0 2, ed i corticali lo sono più <legli spinali. A questo fatto è dovuta la rapida scomparsa della coscienza. L e modifì ca:i1ioni che si producono nei centri sono in primo tempo a ncora r ever sibili , dopo divengono irrever sibili. Se le cause tlell 'asfì ssia sono rimol:ise, durante e sino al ter min e della seconda fase , si può avere la « restituti o ad integrum >> dei centri corticali ed il ritorno della cosciema; più tardi ogni inter vento .è inutile in quanto, a nche se il cen tro r espiratorio e quello cardi aco bulhad riprendono a funzionare per qualche tempo , i centri cotticah più non rh.:_ivono.
3) - Fase o della scomparsa della sensibilità. li corpo si irri gidisE~; si ha la cessazione dei crampi e la scomparsa dei rifless i a cui segue anch e la cessazione dell'attività della maggior parte dei centri bulbari. Stabilitasi qu esta fa se i colpiti da asfi ssia p ossono con sidcrar ,;i p erduti .
4) - Fase o dei movimenti respiratori termi11àli. È car atterizzata da alcuni movimenti r espiratori lenti e poco profondi, forse per la sopravvivenza r esidua d ell' attività di alcuni centri bulbari o dell'apparato muscolare pcrifericf>. L'inte1·0 cielo si svolge in brevissimo tempo (2-4) minuti qualunque sia la forma di asfissia. L a successione di queste quattro fa si manca in quei casi dipend~nti da p aralisi dei centri respiratori qualunque sia la causa di queste p ar alisi . L' asfissia provocata dai tossici di guerra può ascriversi ad una f~rrmamis1.a· a·C irnralisr dei cen tri e di ..r.e azioue asfittica. - -Essa può essere provocata: ·
1"') da so.stanze non a !!gr f' ssive de lle prime vie aeree (fo-
• I
-26sgene) ed allora manca ogni sintomo preliminare anche per piccole dosi inalate;
2°) da soslanze aggressive delle prime vie aeree ( composti del cloro e del bromo) ed allora si ha irritazione immediata con starnuto e tosse. Lo stanwU> è dovuto alla forte irritazione cla muco o corpi estranei, della mucosa nasale. Nello starnuto la glottide è sempre aperta, le coane ristrette per sollevamento del palato molle e contrazione del costrittore medio faringeo; la bocca è quasi sempre chiusa. La via afferente è rappresentata clal trigemino. La tosse si produce per stimoli abnormi della laringe e della trachea, -decorrenti lungo il laringeo superiore e l'inferiore. Consiste in forti movimenti espirato.rii compiuti dapprima a glottide chiusa e poi a glottide aperta. L'aria dapprima compressa,. esce con violenza e riesce ad espeHere le cause stimolanti. Può essere considerato un riflesso di difesa anche la secrezione rnuco:'!a che avviene nel punto in cni si esercita l'azione del corpo stimolante e che serve per stimolarne l'azione e facilitarne l'espulsione.
Tossico - per tossico si intende qualunque sosta11:r.a capace di turba1·e la vita degli elementi anatomici modificando, direttamente o indirettamente, il mezzo che li contiene.
Azione. - -- L'azione del veleno può essere topica quando
le modificazioni funzionali si limitano alla zona di contatto; _ge· nerale quando si verificano fenomeni dipendenti dall'assorbimento del veleno e dal suo diffondersi a tutto l'organismo. II veleno, oltre alla reazione protoplasmatica, agisce anche sui prodotti attivi della cellula, enzimi, inibendo l'azione di alcuni metalli colloidali.
Deterrninismo di azione. -
Per esso, distinguiamo due
gruppi:
l" - Veleni ad azione capace di realizzare un complesso di modificazioni fisico-chimiche, tale da permettere uno studio più o meno profondo di essi.
- - 27 -
a1
2" . Veleni che determinano modificazioni non rilev abili mez:.r,i di indagine.
Eleuii;iuì di Azione - l vel eni si diffond on o ne ll ' oq;anj:;mo portati dai liquidi nutritizi e vanno ad influenz are o a paralizzare un terreno piuttosto cli c un altro; cioè ogni veleno agisce con predilrzioue su di un da to terreno cd in ciò consiste la elettivi Là. Coefficient e di Ri1)arli::.iu1_:e -- È la proprietà che hanno le\ so;;tan zc di ripartirsi nei vari tes::;uti in rapporto a sp eciali af· 1 finità. Essa varia da Yclcno a veleno. Per cw relenruncnto inte ndiamo il co mplesso di disturbi funzionali ed in seguito delle lesioni risultanti a carico degli organi e sis temi , dovuti a]l ' azionc d e l tossico. In ogni avvelenament o, basandosi su criteri tossicologici, fisio-patoloi:;ici ed ana tomo-pa tologici, è necessario stabilire l 'etiologia e la diagnosi ~ a cce rtare, cioè, se l' avvelenamento è d o.-uto a cause esogene, stabilire gli elemen ti p er cui si e bbe l'av velenam ento, raccogliere l ' anamnes i, vagliare l'elettività del Losfico supposto. T u tto questo , allo scopo <li addivc11ire alla tera[lia. D-is ti11guiam o due tipi d i tera pia:
r· - Ter(LJJia
naturale o tcrCLpia autodifensiva - - ln essa
l'organi::mo reagisce sponta neamente a ll'a:.r,ione aggre;;si, a de l tossico avvalendosi de i $ U OÌ poteri or ganici , eh imiei e fi ~fri di cui è in possesso (vomito, diarrea, tosse, starnuto , lagrimazione); con i sintomi m:visatori ( nausea, spasmo laringeo); o eliminatori (i})er st>crezione bronchiale, scialorrea); o abituandosi. al veleno (mitridati smo), o trasformando le sostanze tossiche in in11 ocue ossidandole o trasformandole e disgregandole e quindi eliminandole a mezz.o del fegato , r e ne, surrene, masse muscolari.
2° - Terapia M.edica -· viene suddivisa m:
a) terapia causale o etiologica. Sarebbe qu esta la terapia ideale , ma poco affidame nto possiam,> far e ~-u d1 essa.
' --- 28 h) Terapia si11lvmatica. Po5::iamo riassumerla nella protezione dell' organismo contro il veleno, n el1a neutralizzazione della sosta nza tossica e sre· le11amento term inale dell'organismo. La 1wutraliz::.azione si ottiene con i ro 11Lroveleni al lo ~C'upo <li a Iterare e n eu lra]izzare l' azion e della sostanza aggressiva. Gli a11..ti_doti_ si <f!stinguono in fui.c5:!:.!!h'imid e fanmtco· dinamici . ------ - - -----
1 primi_~1gi scono con un meccanismo di natura chimi c·a pro·. voca11clo cioè , a contatto col tossico, una vera r eazione che lo tr asform a ( tale metodo può usarsi quindi f e il tossico non lrn superato la prima barriera di difesa e non è stato assorbito) i 11 solloprodotti innocui. ! farmaco-dinamici , invece, tend ono ad aggr edire il ,·eleno iu cirZolo ecf a n e ntraliz:1.arne in taCiiiocfo r'azione. - I 1i genere, capita talvolta di potere associare Ja terapia causale a quella sintornatir a. Freq uentissimi , negli avvelem1menti , sono tutti quei fenome11i che dianzi si è detto esser e manifestazi oni de i poteri naturali di autodifesa de ll'organismo. Hl. - Indice di tossir.ità dei veleni e metodi per le ricerche fisio -patologiche sui gassali. Gli aggt·essivi chimici usati durante rultima guerra furono mo lti e svariati; questo dimostra com e si cer casse, per tentativi e prove, quali di essi avesser~ caratteristiche pitt ri sponde11ti allo Beo po. Lo ,; ta a dimos trare il numer o enorme di aggressivi proposti (2 o 3 mila) e poi sperimentati in minima parte, nei laboratori o sul campo cli battaglia durante la guerra mondi ale ( circa _54); ma alla fine della guerra ne rim asero in uso ~ .ei_~ di l ~ ~, fra questi , so~o 8 copfermarono i r equisiti <li cc tossici di guerra ». Un aggr éssivo chimico a scopo bellico deve avere le seguenti proprietil. l " Dev 'essere più pesante dell ' aria. 2° Dev 'essere facile a n ebulizzarsi. 3" Dev'essere letale a basse conce ntrazio11i.
--- 29 .: f' Dev'essere 01 facile rnanipolazionc. 5'' Dev'essere di basso costo. 6" DcY 'esserc costituito da ma Lerie prime esistenti nel paese. L'azione del veleno consi ste nella reazione del protoplasma dell e cellnle colpite ad uno stimolo chimico per cni si stabiliscono n1o<lificazio11 i di ordi11e funziona.le. Il primo punto ila prendere in corn,ider azionc dunque , studiando l'azione di una data sostanza, è la sua tossicità. Se T è la tossicitk1, /! la quant.iti1 ,in.gt:1;.iJ_;!-,d i tossico, G il peso dell'animale sottoposto ad esperimento , abbiamo:
~ g 1 = G-
=
~
L.
in cui Z è I' effello ultimo, qualunque esso sia, pr odotto dal tossico. Quando poi il veleno non viene in gerito, ~WJ2 il fattore g, sostanza in e~mme, Sl può considerar ee<;me "ìfprodotlo di tre fattori e cioè:
g=c X tXA cl ove e rappresenta i I nurnero dei mmg della sostanza tossica per m'\ t il ternpo di esposizione espresso in rn'; A il volume di aria che per m ' è stata inalata dall'animale. Sostituendo questi fattori alla prin:a formula si ha che:
T --- cXt Considerando che il (fl10zie11t e
A G
z A
-G-
(la grandezza della .ca-
pacità respiratoria dell'animale in r apporto al suo peso) p uò ritenersi indipendente dalla varietù individuale e d alle variaziorri sper imentali e per ciò costante, e che il suo valore molti• plicato per la costante Z dà nna nuova co,;taulc che chiameremo W, ne conì'egne la formula definitiva:
c X t =\V
30 O
indice di ! ~ssicità Hab er. Vale a dire che r i~1dice (.~~ l0i3Si~itL..
di una sostanza inalata è dato dalla sua concentrazione in mn1g.
per rn\ moltiplicata per \r· te rnp"o (resposizione·. . .. . - Tale formula dà deì risultati abbastanza approssimativi quando non si lavori o con concen tra;,,ioni troppo forti in cui il tempo di esposizione ( t) diventa così breve da ·rendere molto imprecisa la formula o troppo ha&se sì da portare a forti errori cli valutazione. Secondo il Flury la formula è sufficiente quando si opera con concentrazioni alte fino al punto da permettere che la morte non sopravvenga prima di alcuni minuti, e basse non tanto da discendere al disotto di qualche milligrammo. e_~1:....Lfomidi è necessario che il volume del tossico impiegato venga diviso per il numero dei m" di ar.ia nei quali è sta to \ evaporato, moltiplicato per la densità del liquido ; si ha quindi:
. 1,/
c(v) X t=\V(v ) ( concentrazioni in volume) . .J.L n..9tr,re lagrimogeno ed irri!E-ti\ o dL pp a _sostanza è invece relativament e più facile a deter;~inare. Si innesta il tubo flessibile di un respiratore ( maschera ,, antigas alla quale è stato tolto il filtro) ad un tubo comunicante con un ambiente in cui si è fatta una coucentrazione minima ldel tossico in esame. Per mezzo di un rubinetto a due vie si può fare comunicare la maschera del respiratore con l ' ambiente ir ritante o con l'aria esterna: si invita il soggetto in esame a respirare senza preoccupazione, tenendolo in comunicazione con l'aria esterna; ad un certo momento si chiude uno dei rubinetti -~ . , .•~.., -;.,, ~ :, .. ' e si apre quello che lo m ette in comunicazione con la concentrazione già preparata. <. ( . I-~(./,,. J ',. I; _, ' "... Ripetendo l'esperimento e variarnlo opportunamente la concentrazione è facile stabilire la coucentrazione minima della . soi,tanza capace di provocare frritazione o lagrimazione in un dato tempo. noter~~'n cj~~}\!.f Jtì., HntJ$!,~ ,D.~ ti ,Jk termina adoperando 1 · '--·· sia il prodotto puro sfa queHo ' diluito e stabilendo, con prove ,.V')' ,,. ~ '{.,_ .~,J:ipetute sulla cute s.ia animale che umana, la quantità di sostanza che applicata rn una determinata zona è capace di produrre il sem plice eritema o la morte.
i!,.-1,
; .. ,.
H.
-
31 -
.
Operando sugli a nimal.i occorre tener conto della diversa \ r eazione, sensibilità e resistenza in confronto all'uomo. Tutte queste indagini vengono eseguite in speciali labora/ tori e con speciali apparecchi. La camera a gas più usata è quella del tipo Ma~~1!~11 e_l.\olls, modificata dapprima dal ;R.ovida e definita dal _l.VIai"iieci, mediante la quale è possibile ottenere concetrazioni costanti ed evitando, così, gli inconvenienti del primitivo apparecchio ( condensazioni sulle pareti della camera e snlla superficie del corpo dell'animale, concentrazioni non costanti etc.). Le concentrazioni tossiche si ottengono facendo passare, attra,;erso la camera a ga;: una corrente continua e costante di aria miscelata con il gas in esperimento. Le sostanze H_gui{l~ ~ temperatura ambiente, . vengono evaporate facendo gorgo:gliar e iì1--esse'Cleil 'àrià secca e filtrata. ~ r_j,, ~q,!j~ s,iJj,s9.rre a cartuc_ci_e . de~on~!1ti che si fanno esplodére nelhnterno della camera chiusa . Non si evitano però , in tal modo, gli inconvenienti a cui clava luogo il dispositivo di Marshall e Kolls e quindi, l'indice di tossicità per i solicli, deve intendersi in rn odo molto relativo ed approssimativo. Con questi accorgimenti è stato fi ssato, sempre in misura relativa, l 'inclice di t.~s§_i_ci_tà e_d il potere lagrimogeno ed irritante dei princii:Ui aggressivi chimici di guerra. I valori ottenuti, come asfis sianti , sono i seguenti: 1) Cloro 2) · Éiig~_n e 3) Cloropicrina 4) Difosgcne 5) Bromo acetone 6) Bromomctiletilchetone 7) Yprite 8)- J:ewì site 9) Etildicloroarsina 10) Meti Idi cloroa1:sina 11) Difenilcloroarsina 12) Bromuro di Benzile 13) .loduro di Benzile 14) Acroleina
rnmg. ~~Q.QQ_ per fii3 )) )) ))
)) )) ))
)) )) )) )) )) ))
))
450
-·---·--··· 2000
500 4000 6000 1500
480 3000 3000 4000
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
6000 3000
))
))
2000
))
))
-
;32
15) Cloroacetofcnone 16) Acido cianidrico
1 limiti di il"ritazinne
))
4000 per m 3
))
1000
))
))
e lagrin1cl7.ÌOrH:•:
1) Cloropicrina 2) D'ifosgeiie 3) Bromoacetone ,J ) Bromometiletilchetone 5) Lewisite 6) Etildicloroar~ina 7) lVIctildiclori>arsina 8) Difenilcloroarsina 9) Bromuro di Benzile .IO) Joduro di Benzile .ll) Cloruro di Benzile 12) Acroìeina B) Clòt·oacetofenone 14) Acido cianidrico 15) Cloro ...,....,.,..._ parti di aria.
mmg. 2-5 )) )) )) )) ))
)) ))
)) ))
)) ))
2-S l 1-6 3 ,3-.l 1-6 25 1-2 4 2
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
() ;)
))
))
7
))
))
o-
)) 0,3 )> )) )) )) 1 parti 15,l per milil>ne di
))
i~.lcuni autori hanno proposto di r,onsiderare anche un llliO · , indice di tossic.i tà o<< fattore di mortalità >> secondo la formula
; =
Fm; ma a uoi sembra suflìeientc., allo scopo della cuno-
2
scenz. delìe nozioni generali ntili, quanto abbiamo più sopra accennato.
-
33 -
CAPITOLO TERZO
elassificazione begli aggressivi chimici è>i guerra : fisica, chimica, tattico-militare, fisiopatologica.
:SOMMARIO: -
Una classificazione esalta e precisa delle principali sostan.-ze chimiche~ usate come aggressivi chimici di guerra, si presenta particolarmente difficile a causa <lei molteplici aspetti sotto cui, le loro proprietà, posso110 interessare. Difficoltà m aggiori sorgono quando esse sono s tudiate q uale momento etiologico di forme ~mo~_bo~e ch e _!.ichj~_douo, p er essere-_com~aTfaite, conoscenza dei mezzi di protezione profì lattica ,(:mascher e,- iutoprotettori, vestiti antivescicatorii, honifica di :u omiui e di ambienti) e di terapia. Gli aggressiv i ch imici possono essere raggruppati:
l ") secondo lo stato fisico 20) )) la loro costituzione chimica. 3") >> l'impiego tattico-militare. 40) >) la loro azione biologica.
l ") -
Classificazione fisira.
A pressione hm:ometrica n onnale a ] 5~ cli tcm pcratura , gli aggr essivi chimici presentano lo stato fi ::ico: a) gassoso ( cloro-fosgene-idrngeno arsenicale , e tc.).
~ANIERI: l'arnia c~inilca nei ra&w!i cnn la rrcdicio; e l'a,canltmionc mi!arla militare.
I
-
34 -
b) liquido ( iprite-Jewisitc-cl oropicrina -trielina nitratcl). e) solido ( difenilcloroarsina-cloroacctofenonc, etc.).
ll'
All' atto deWimpiego, perchè possano agire, essi assumono tutti lo stato di gas, di vapori, nel,l,ie o di forni.
2°) -
Classificazione chimica.
A seconda della loro costituzione chimica le sostanze agressive possono appartenere ad uno dei seguenti gruppi principali~
a) Aloge11i e derivati (cloro-bromo). b) Ossido di carbonio e deri vati. ( ossido di C. e fosgene). e) Alogeno e nitro-derivati clegli idrocarburi ( cloropicrina-cloruro, joduro., bromuro di henzile e di xilile). d ) Composti sol/orati ( iprite- solfato di metilico). e) Com posti arsenicali (lewisite - dif enilcloroarsina).
f ) Aldeidi (acroleina). g) Derivati dei chetoni ( cloroacetone - hrom oacetone
etc.). h ) Acidi organici e derivati (cloroformiati di metile). i) Acido cianidrico e derivati ( acido cianidrico - clorur o di cianogeno etc.).
Oltre a tali sostanze che vennero adoperate isolatamente od in miscela, bisogna ricordare quelle che si producono durante lo scoppio di forti ca,riche esplosive ( vapori nitrosi), le nebbiogene o f muogene ( cl oridrina solforica - ossjdo di ;r,inco - tetracloruro di carhoni o - esacloroetano - fosforo) , adoperate a scopo essenzialmente lattico, e che esplicano anch e azione irritante, causti ca o soffocante ed a1cuni composti metallici tossici (Trisolfuro di arsenico, idrogeno arsenicale, carbonato di piombo, etc.) verso i quali sembra si siano orientate le ri cerche per la produzione. di aggressivi chimici diversi da quelli finora conosci uti .
-
3. -
35 -
Classificazione tottico· militare .
Secondo il )oro impiego tattico si possono di stinguere in : a) / ugaci ( ad es . fosgene) a cui appartengono quelli che a causa d ella loro for te tensione di vapore, si diffondon o con r a pidità n ell'amhiente perdendo presto i l grado di concentrazione e q nindi cli tossi cità; b) semi persistenti ( ad es. lewisite, cloropicrina) sono quelli i cni vàpori. rimangono nell'atmos fera per un tempo medio (<la alcuni autori sono anche indi cati com e (( persistenti ad aggrc;,sività immediata )) ) ;
e ) persistenti (ad es. ip1·itc) sono quelli che volatilizzano molto lentamente . e che restano quindi pii'.1 a lungo n e ll 'aria o su l terreno rendendo inabitabile, a nche per pa recchi giorni, la zona colpita . Di questo gruppo fanno parte sostanze stabili (Jllall· to più è possibile in rapporto all'azione dell'acqua su di esse, diversamente baster ebb e anche la sola 11rnidità dell'ari a o del terreno per renderl e men.o persisten ti e m en o tossich e idrolizzandole in sotto-prodo tti poco o niente efficaci , ( sono an che conosciuti co l nome di << persistenti ad aggressività d ifferita )) ) .
4. -
Classificazione fisio· patolo{{ica .
La classificazione llegli aggr essi vi chimici di guerra a seconda della loro azione patogena è quella che ha la maggic>r imp·ortanza, dal pun to di vista medico e sanitario militare , pcrch è ·permette d i seguire i conseguen ti processi morbosi , la loro evoluzion e e di stal,ilite i criteri che presiedono ai provvedimenti di profilass i, pronto soccor so, bonifica, cnra eù organizzazione del servizio sanitario. È c1ucsta , p erò , un a classificazion e non esatta, po tendo, i vari aggressivi.t prod_!:1.t.re azioni. diff e.r.enti . non a seconda della .loro natura, trn,-a s econda d e lla loro concentrazione il temi,o
e~l
-
36 -
di esp osizione. Così una sostanza che a bassa concentrazione h a soltanto azione lagrimogena , può, se viene inspirata in forti <lod, agire come energico asfissiant e. Lo stesso può dirsi per gli steru utatori: a forti concen trazioni sono tossici e caustici; per j vescicatori che provocano, a causa dei loro vapori , alterazioni più o llleno profonde anch e sull'apparato respiratorio. Concludcudo, la classificazione biologica, si fonda sopratutto sulle prevalenti manifestazioni fisio -patologiche che queste sostanze provocano in determinate condizioni di concen trazione (indice di tos~icità) ed ha, quindi , più che altro valore di orientamento. La più comunemente accettata è la seguente :
l ") Gruppo degli aggr essivi chimici a prevalente azione asfis!ùmtc. 2°) Gruppo d egli aggr essivi chimici a prevalenlt' azione vescicatoria. 3°) Gruppo degli aggress1v1 chimi ci a prevalente azion e hrita11te; con i due sottogruppi: a) (agrimogeni;
b) sternutatori. 4°) GnlJ_Jpo degli aggressivi chimici a prcvalenlc azione tossico-generale. Alcuni autori vi aggi.ungono allri gruppi a seconda dell'azione elettjva su queslo o su quello apparalo (tossi6 del sistema nervoso, del :mngue, sensoriali etc. ), ma un accenno è bene farlo sui << Jahirintic.i )), Sono questi composti chimici che agi.scon o sull'or ecchio interno provocando lesionj dei canali semicircolari , la cui funzione è tanto importante per l ' equilibrio de l· l'organismo. Si producono, o mcgJi o si dovrebbero produrre 11011 essendovi conferma sperime ntale, dcj m ovimenti i ncocrcibili l« cui inte nsitù, gradatamente crescente, fini sce col determinare il disorientamento del corpo sì da fargli per,le re l'equilibrio (ossido cli m etile hicloru_ralo) .
-
37
Certamente è da aspettarsi, nelle guerre future, tentat1v1 di introduzione di nuove sostanze o il perfezionamento dei mezzi di impiego che rendano sfruttabili, allo scopo bellico, quegli aggr essivi, come rossido di carbonio, l'acido cianidrico e l'idrogeno arsenicale, che ora hanno dato scarsi risultati a causa dei loro caratteri fisici e chimici. La stessa cosa può dirsi del « piombo tetraetile » tossico del sistema. nervoso e di alcune altre sostanze, come il (( p erossido i;li cloro )) ,e « rani4ride clorosa )) che, anche in piccole concentrazioni, portate nella camera di compressione dei motori a scoppio , potrebbero causarne la distruzione provocandone ]'esplosione . .Altre volte le voci della scoperta di nuove sostanze tossiche di estrema gravità , ad esempio il « gas verde )) dei Russi, hanno soltanto valore morale o per nascondere la verità sui nuovi orientamenti o per provocare panico negli organismi della difesa dcll 'avversario.
-
38 -
CAPITOLO QUARTO
@cuppo begli aggressivi a prevalente azione asfissiante, vescicatoria, irritante e tossica.
SOMMARIO: -
A) -
GRUPPO DEGLI AGGRESSIVI CHIMICI A PREVALENTE AZIONE ASFISSIANTE. 1. -
: }'. '
\
Generalità.
Con lluesto termine si dovrebbe indicare soltanto quegli ag~rcss!vi che p~ovoc,~no la morte sopprimendo . od ostacol_an~o la funzion e resp1ratona. Invece, con t1uesto n ome, sono 1nd1cate numerose sostan:te le quali , se dal punto di vista chimico e fisico , presentano le caratteristi che più disparate, hanno tulle in co lll\me u~1a azione fi s~ologica .noci\'a prevale~ltc sull 'apparat~ resp1ratono. Inoltre lnsogna ricordare che es1 slono pure degli aggr essiYi appartenenti ad altri gruppi , come si è dello avau ti , che p ossono, in determinate circostanze cd in date concentrazioni , avere azione soffocante. I principali prodotti di questo gruppo , sono:
Cloro. -
(Cl).
N elle ordinarie condizioni d: temperatura e pressione è un gas di color e giallo-verdastro e di odore caratteristico. Fu i! primo usato in guerra , poi se ne fece sempre minore uso a causa del colore e elci suo forte potere iuitaute sulle prime
-
39-
vie aeree che lo rivelavano precocemen te. La sua azione è lenta in confronto a quella del fo sgene ch e è rapida. Esso provoca la tosse an che alla con centrazione di 15,l parti per milione di aria; l ' indice di tossicità Haber è di mmg. 7500 p er m 3 • · Fosgene. -
( COCl2).
È u n ossicloruro di ca rbonio o cloruro di carbonile, ;assoso ordinaria, incoloro , di odore sui ge:' · da queIlo e1eIle f og1·te m ---:--Il ---:. ,,,. e' • eI1c ncor t1ier1s arcH:~. potere 1rrttante ~ olto piccolo ; I 'indice ditossicita"·Habei mg. 450 p er m". L a sua azione sull ' apparato respiratorio è r apida ed agisce in profondità. - --· -··· · È circa quattro volte più pesante dell'aria etl è adatto a formare co l clor 9: vere mi.bi. Fu u~ato auch e in miscela con molte altr (t sostauzc.
la pressione e tempera tura 1
- -~
Clvropicrinu. -
(CCl:iNO~).
È un l~quid.z, i.J.lS2!,Q..,;..Q, di odore pungentissiu~o, Jll>C_o vola. ore. su1 terreno per vane ~ forteniente irritante p er gli occhi già alla concentrazione di 2-25 mg. p er m 3 , per la pelle ed asfi ssiante a d osi di mg. 2000 per m 3 • Ha azione cumulativa per cui l'esposizione prolungata o frequente a piccole concentrazioni ch e di per sè avrebbero un e ffe tto insignifi cante, possono provocar e gravi fatti tossici o, <Jnando meno, una accresciuta sensibilità con te ndenza ad acces si asmatici. -~·1
" ·---cre ~J1to <,._ Hl rnnan
Cloroformiat o di metile monoclorurato. -
(Cl. COO.
CH2Cl). Cloroformiato di rnetile biclorurato. Cloroformiato di metile triclorurato. -
(Cl.COO. CHCh). (Cl.COO.CCh ).
Sono composti che derivano dal clor oformiato di m etile per sostituzione di 1 = 2 = 3 atomi di H con altrett anti di Cl. } i ~~.e-~~,~~!.i~P.?. sotto forma, a temperatura ordinaria , di li••• "'· ...
•
"',-_.,.. ..
....,o\.~ , r .
-
40 --
quid i iucolori; hanno punti cli ebollizione molto vicini e tìi sciolgono facilmente nei solventi organici. V ei~g91I9..)~r~lizzati clal-l'acqua anche a freddo, e reagiscono con vari composti. Hannouna spiccata azione lagrimogcna e soffocante: il potere Jagrimogéùò-diinini.1isce a mano i mano che allmenta il immero di atomi di doro nel gruppo metilico. mentre subentra un crescente po-tere soffocaute. Co8Ì il cloroformiato di metile triclorurato ( su.:perpalite dei Francesi, difosgcne degli Inglesi) ha un' azione pa-togena molto vicina a quella del fosgene; e~so pn<• infatti c;;$ere considerato come un dimero del COCL2 in cui si scinde alla tem·· peratura a cui viene portato dallo scoppio dei proiettili. li potere lagrimogepo oscilla fra i mg. 2-5 per m:' ; l 'indice· di tossicità fino a mg. 500 per m:1• (BrCH2 =CO= CH3).
Bromoacetone . -
Puro è un liquido incolore, di odore pungente; il prodotto, comniercialf' e Iegge;·; ;t;iìtegialfo: ···, ·· , È un energico soffocante oltrechè lagrimogeno; limite di irritazione mg. 1 per m:'; di tossicità mg. 4000 per m 3 di aria.
Bronw.m.etiletilchetone. -
(BrCH 2 =CO= C2H3).
t nn liquido incolore o leggermente,,,.,.._, gialJognolo con potere· . __...,.......,.."_ '°"""'...-..~'""-... ~ .-~ ",.q;_..,_ ,...,.,. ...... .... --••'V!':..,.,...;.:. . . ,. ,.. 1agnmogeno e souocante . ., -.-/.., "ti'm1t è"dr 1r.Ì:itàzione mg. 1,6 per m;;; di tossicità mg. 6000 per m:3 di aria. ~
2. -
~
.<p· , • . , , . . . . . . . . . .,
. . . ., ........, ,. ,,... _,..• • ._~
·.::.
, ••
Meccanismo di azione.
11 meccanismo di azione degli aggressivi chimici sull' organismo umano ed animale è molto complesso e, il più delle volte,. di difficile interpetrazìone. Le teorie e le ipotesi sono molte e le più srnriate e. fra le più attendibili, riportiamo quelle che· più si avv1cinano a conferma sperimentale. ) Gli aggressivi di questo gruppo, a prevalente azione asfissiante, pare agiscano sopratutto per la loro scissione, in presenza di ac(1uà':- i11 'sott<>prod'òfiì coiite1ieù ti .acidi.
-
41 --
.\ltr~. i potesi, uon inverosimile, è quella che la lo~o~· ~~~~~!~~::... si eset;c,ita, principalmente, bloccando il polmone: imped~nclo, cioL ' 11 'ossiireno <li essere ;;;-;;;r;n"o-·'crar·sangiic'"e' perin-iit'èi;;Io im·:ce mi.~ tèrfa~j;érmèaLiiitìfall''aéì'do''éà~ho'1i·ico per b differente, inversa dal normale, tensione in cui verrebbero a trovarsi i due gas. A queste teorie generali fanno riscontro quelle particolari riferentesi ai singoli composti. Così per .il fosgene è da aggiungersi ripotcsi di quelli che sostengono il passaggio della nwleco]a in circolo e la sua · scissione in CO nel sangue: o J~h!,i "' 1tlI.~_,..y _ap ,:J; ~!~.-i.cJr.gJis}, --.$J~,C,QcRdo,...la .. quale il fos?~Iie agisce sulla sostanz~. azota.J~..formando , da due molecole d1 al.h'ànlinà; · "u11a~"'r noÌ~cola composta . .. Questa molecola impedisce il normale svolgersi di alcuni processi strettametne legati alla vita, determinando un'ossidazione diversa dal normale, ed una (Jiversa direzione elettrica degli elettroni. E solo con questa somma di fenomeni si potrebbero spiegare anche ì disturbi nervosi che si notano dopo l'azione del fosgene, dato che il reperto anatomo-patologico , istologico e chimico non mettono in rilievo alterazioni tali, della cellula ncrv·o sa, da potere, molte volte , giustificare l'imponenza dei sintomi a carico di questo sistema. L'HCL che si forma per scissione del frn:gene, quì non entrerebbe in giuoco per le proprietà speciali che hanno i liquidi dell ' organismo . .. Per la clo~opicrina, che non si scinde a contatto dell'acqua, la tò;sfèiilsàrehhc'dovti ià ·a:na sua proprietà ossidante che, agendo S!Jl pi~mento sanguigno, esplìcherebhe un'azione emolitica sullo ·str<>nià''Jeile~ 'èfo)t, 'mi 'àzione .<lirètta'·s1.1I sarìgue- e sùgtf'~òrg~n:Cdéila circolazione con formazione di meteemoglobina, parziale emolisi, abnorme coagulabilità, lesioni della parete dei capillari polmonari e delle fibre del miocardio. Per l ' azione del cloro si formerebbe ~cido ipocloroso ( ossidante) c<l l;lcido cloridrico (caustico), e la tossicità consistcrebhe nell'impedire l 'imbihizione cli acqua da parte dei tessuti ( essicazione).
a
èniaiie-:~·sr-àvrehbe;
\
3. -
Anatomia palvlogica.
Le lesioni determinate dagli aggressivi a prevalente azione asfissiante, :Sono comuni per i diversi prodotti ricordati in questo
,
-42 gruppo. Esistono però gradi di differente intensit à e <li iniziale localizzazione che, per quanto di secondaria importanza , possono, t alvolta, portare ad una diagnosi differenziale fra sostanze ad u guale azione tossica. Cosi , in questo gruppo, si può fare una prim a distinzione fr a aggre;;sivi irritanti dell e prime vie respiratori e ( clor o, cloroformiati, cloropicrina, etc.) e n on irritanti (fosgene). Apparato respiratorio. - Gli irritanti danno sempre, nell a fase ini,dale o di contatto con le mucose esterne, irritazione (naso, rino-faringe, laringe ) e ch e si mauifcstano con arrossamento marcato , ecchimosi, u lcerazioni e perfino con zone necrotiche; i 1·1,on irritanti danno invece un semplice ecl insigni ficante arrossàmcnto, n OJÌsè1n p rc rilev.1bile, e senza frritazion e della laringe, della trach ea e dei grossi bronchi ; all'esame microscopico si rileva semp lice desquam a1. ione epiteliale ed infiltrazione leucocitaria della mucosa . Nei casi di intossicazione lieve, si a dell' uno o dell' altro gruppo , le alter azioni n on oltrepassano i gr ossi e medi bronchi determin andovi un catarro bronchiale acuto che tappresenta la prJma vera lesion e da « asfissianti >) . Per esposizioni più prolungate o per con centrazioni più alte, le lesioni si estendon o ai piccoli bronchi e si approfondano nel parenchima polmonare, provocando l'insorgenza di parti colari alterazioni ch e coHd ucono principalmente alla form azione, più o men o r apidamente, di un edema J)Olrnon are acuto molto grave , di per sè stesso, o per secondaria insufficienza cardiaea , causa della mor te. Edema attivo, infiammatorio , tossico e dovuto ad imhibizion e cte1i'essiito polm"émare dì "]iq uicfo- sierosÒ o siero: ematico uscito fu ori clai capillari con uno <li quei meccanismi più innanzi ricordati. Q uebto edema non appare però puro; qnà e là si incontran o zone di enfisema , di atelettasia, piccoli focolà i bronco-pneumonici di pÒca importanza in confronto alla lesione principale, ma che possono evolvere setticamente in ascesso cd in cancrena se il gassato non muore per l'edema. Però_iLfatto" più__singolare è la 11011 uniformità di distribuzione delle alterazioni alveolari. Accanto a gruppi di alveoli di a,:petto u ormale, ripieni di aria ne troviamo altri dilatati contenenti liquido edematoso puro; altro liquid.o corpuscolato con presenza di leucociti, globuli roiìsi e cellule alveolari desquamate;
-43 altri gruppi, specialmente in prossimità dei margini polmonari, fortemente enfisematosi; ed infine zone atelettasiche. La singolare e curiosa distribuzione delle diverse lesioni determinata da un tossico uniformemente ripartito nell'aria, e che quindi dovrebhe dare un'alterazione uniforme, è spiegata dall'ipotesi che l'irritazione delle terminazioni nervose dei bronchioli determini del le contrazioni spastiche clella parete: spasmo che quà e là riesce ad imvcdire Pafflmso del tossico nella rispettiva zona alveolare . .i\.ll'apertura della cassa toracica i polmoni appaiono turgidi, compatti e non si retraggono. Il loro peso è aumeiitato, la superficie generalmente è liscia, lucente, e con aspetto marmorizzato. Il parenchima è molto friabile; la pressione del dito lascia una imp~~ ~ i11cavata. Anche la superficie di taglio ha u n aspetto marmorizzato e, comprimendo, fuoriesce un abbonda11te liquido roseo finemente schiumoso, aerato che riempie anche i Lronchi e la trachea. Gravi alterazioni si hanno anche a carico dei capillari poìmonari, particolarmente del Joro endotelio, per cui divengono patologicamente perrneahili a 1 plasma sanguigno ed ai globuli rossi, sì da dar luogo ad emorragie. Le alt<·razitini che si riscontrano negli altri organi souo per buona parte secondarie aJle lf'sioni polmonari che portano alie manifesta:tioni asfiuiche, ai disturbi del ri(·ambio gassoso, alle alterazioni circolatorie prima locali e poi generalizzate all'i ntero !-òistema. Apparato Circolatorio. - All'esame maeroscopico il cuore appare aumentato éli volume per una notevole distensione della ìnétà destra. La forma è più allargata ed il ventricolo de; tro concorre a formare la punta del cuore. li sangue, contenutovi, è molto denso e fluido, ma, qualcht> volta, vi si trovano dei grossi coaguli; il.is òlit<):-però, esso è incoagulato. In rapporto a tali lesioni anche il sangue si altera negli elementi che lo compongono. Vi è quasi sempre presente un aumento dei globuli rossi (i[~erglohul~a) dovuto, in parte, come conseguenza del passaggio del plasma negli alveoli polmonari. (edema), in parte ad una vera e propria policitemia da interpretare come una reazione <li
-
44 --
difesa dell'organismo che supplisce alla deficienza <li ossigeno, au.mentando il numero ud glolmlì ross.i e quindi la superficie di riassorbimento di ossigeno del sangue. Accanto aWanmento dei glohuli rossi, ed in rapporto a queElo, !Si ha tp1ello della viscosità e del tasso emoglobinico che pnè>, ilei casi gravi, arrivare fino a 140. Anche il numero tlei dobuli bianchi aumenta durante l'intossicazione e si ha una v~;a iperleucocitosi. Le alterazioni dei globuli bianchi e della formula leueocitaria sono ancora molto oscure e scarsamente analizzate perchè si possa tentare., con qualche base, una interpretazione e tanto meno trarre un giudizio diagnostico o prognostico. La dilatazione del cuore destro, rilevabile alla necroscopia, (nel vivo la distensione enfisematosa e l'ispessimento edematoso dei margini polmonari possono rendere difficile l'apprezzamento), è evidn1teme1ite in rapporto alla resistenza determinatasi nel circolo polmonare a causa delle gravi alterazioni dell'apparato respiratorio, ed in rapporto anche all'ispc8simento dei sangue. A favorire tale dilatazione entra in gioco anche il fattore tossico geuerale: infatti ali' esame macroscopico si rileva nll alterato colore cd una esagerata flaccidità, mentre, all'esame microscopico, si riscontrano le alterazioni caratteristiche di veri e propri processi degenerativi primari a carico delle fibre muscolari cardiache e consistenti prevalentemente in rigonfiamento torbido e rnetan10rfosi grassa. L'insufficienza cardiaca acuta determina a sua volta un ristagno venoso nel circolo generale; la stasi è massima negli organi addominali a ricca vascolarizzazione e che sono in pill diretto rapporto di scarico sanguigno con la vena cava inferiore. Nei casi di morte ritardata altri processi patologièi circolatori possono entrare in campo: vi è cioè tendenza alla formazione di trombi, come conseguenza dell'aumentata viscosità del .sangue e delle lesioni endoteliali, che compaiono nell'endotelio e nell'intima dei vasi in seguito al processo asfittico ed all'azio11e tossica da riassorbimento. ~Sono frequenti gli emboli nelle arterie degli arti inferiori, nelle arterie coronarie con formazione di infarto miocardico, ed infarti nei polmoni e ne.i reni. Ap1wrato Dip;e.rente. - · Le alterazioni che colpiscono l'ap-
-
45 -
parato digerente sono molto meno gravi e passano generalmente in secondo ordine. Poco o nulla nella porzione sopradiaframmatica.
Nello slomaco. - Jntcnsa iperemia della mucosa,., p~ccole ernorragi.e e <.1trnlche vo1t~tv; i.-~i-~:i1èéra~i;1;r;·"'taI;; r;1"·1~ofonde ed T1rteress?inti i vari strati della parete gastrica. Nell' intestin.u, dove raramente il tossico arriva in forte concentrazione , poco o niente è dato di osservare; tutt'al più leggera congestione e qualche piccola emorragia capillare. L 'esame istologico della mucosa gastrica mette in luce un leggero ~1ema sottocutaneo, dila ta.i:ione dei vasi sanguigni, quà e là emorragJC -·capilhiri talora anche molto estese, e ·infine infi Itrazioni leucocitarie localizzate della mucosa. , Le ulcerazioni, sempre rnolto piccole, presentano, microscopicamente, una f ork infiìtrazione flogistica. Fegato. --- T ra gli organi parcnchirnatosi è uno dei più colpiti. Le al t1~razioni che può presentare sono espressione tanto delle gravi modificazioni circolatorie, quanto dell'azione di riassorbimento dei tossici. All'esame macroscopico solitamente .,:ppare aunienLato di volume, èhuo, ma facilrne11le friabile; la forma ùoiì'tt"friocl.Tfiéai;: .,Ìa. 's~~·1;edì"<::ie 'è liscia' liicentc, la capsula connettivale tesa. Il coìorc è ro:::so-scuro. Sulla superficie di sezione è molto ben rnarcaLa la struttura acinosa: i lobuli appaiono cioè rosso-scuri~ contornati dal connettivo perilohulare alquanto più chiaro. La colorazione ro,;so-scura, tanto sulla su perfìcic esterna che su quella di sezione, qualche volta non è uniforme, specialmente se il tossico ha agito per lungo tempo o in notevole concentrazione; si possono cioè osservare eh i azze generalme11le piccole, spesso numerose, di colore giallo- grigiastro, espressione <li un processo _degenera Livo delle cellule epatiche probabilmente <li originè.c ir.colatoda. AI microscopio, nelle sezioni istologiche, risalta, in rnezzo a parenehima e1)atjco ben conservato .., t)arte di , · -.:.;; 1 t un lobulo o più lobuli pallidamente colorati dal colore di fondo ( cosjna, nelle sezioni allc5tite con ernatossilina ed. eosina) in cni si può intravedere il disegno delle cellnl e epatiche, delle quali il nncleo non è colorato ed il rn·otf.q)lasma è trasformato in n n detrito amorfo, specialmente al centro di tali zone, mentre alla
-
46
perife ria , sebbene il passaggio dal tessuto sano a quello in d egeuerazione sia molto brusco, le cellule sono megli o riconoscibili , sempre con nucleo non colorabile, oppure molto pallidamente, e,l il P_E_~na delle quali h a un aspet to vacu()lare simile a <1ucllo ~ solitameHte si osser va nelle ccITti l-;,- colpite da d eirenen1zio11e vacuolare. Assai difficile è J"interpetrazione di qnesti focolai di degcl1crazionc che giunge fino alla necrobiosi d ella cellula e patica e, prohabilmente , essi sono espressione dell' azione tossica generale da riassorbimento (risu ltati di ricerche sp erim entali per!-EOnali).
Pancreas. - Macrosco picamente non m ostra lesioni evidenti. P erù l'esame istologico rile,•a u na certa tumefazione delle cellule acinose , Ull dlraòamcnto dei cordoni cellulari d egli isolotti <lcl La ngerh ans ed u na apparisce11te <l ilatazion e capillar e. :llilza. - È a!1m entata di , ·olume , tozza, con capsula Lesa e liscia. La consistenza è aumeuta ta. Il color e è r osso- scuro tan to all3 superfi cie peritoneale che a qnella di se:lion e; la po lpa è suecom e ricca di sangue . lVIinoscopicamente, oltre all' i ntensa iperemia da stasi, si notano an che piccole emorragie, <leposito di p igmento ematico, presenza di numerose 1't> llule macrofage.
Reni. - L f' alterazioni che si ri:=:contrano n ei reni sono u n a d elle più eviden ti dimostrazioni di quell 'azione tossica gener ale (la riassorhimento, che da <.1ualche autore è stata nega ta. I reni si presentano ii1fatti au!_nentati di volume, di colore grigiastr~: 1a cav:;ula è tesa e per trasparenza appaiono chiarameute visibili le _stelle veno&e del Ve rhei m. Sp accato il rene , si nota un aumen to di spessore della sostanza corticale che è d i colore pallido grigio -torbid <,, m entr e la sostan za midollar e è piu ttosto rosso -scura. Tanto nella sosta nza midolla re 1.:he corticale SOlHJ talora, anche ad occhio n nd o, visihili piccoli foco lai emorragici. L 'esam e istologico confe rm a tratt l'l r si di una !lefti tc parenchimato!la emorragica _acutn. S istema 11 ervosu. - Le lesion i del sistema nervoso con sistono, cs~enzialmente, i n ipe~em_ia, emorragie e patimen to della cellula nervosa.
-47-
In linea di massima.._le lesioni encl;\f.l.liche v.engouo interpretate come fenomeni sc~o'iiclii"r't aC disturhi della grande circolazione e dell'asfiiisia·, ma non si può non ammettere anche un'azione tossica generale per spiegare alcune caratteristiche lesioni riscontrate appunto sul sistema nervoso. Le meningi appaiono, alla necro~copia, intensamente iperemiche con infiltrazione parviccllulare, specialmente intorno ai vasi. Iperemia e piccole emorragie si riscontrano tanto nella sostanza grigia quanto, e più particolarmente, nella bianca. . Le cell.ule n~r~~se?. a.l!_:ef ~r:e.\ ~sJqJ?g\CJl9R."Pf,..~~U~~~8.. !~.,_~ ;pet!o d~.~~~;,?S?,~ t;;J!~!~~Zl°.~l~$'f fll~!~ a .(1;,u~1,~(A\1~1\J~~12ne, 1drohsc ·ce1ì'tra'1e~ trasm1gfaf11:ffie ~ er'niFc1leo all,a periferia) con comparsa di piccoli vacuoli nel corpo cellulare e di 1iiasse cromatiche dovute a distruzione del nucleo. Si osserva inoltre un aumento della glia, le cui cellule possono anche andare incontro a fenorneni degenerativi. Tali alterazioni son o cli preferenza localizzate nella sostanza grigia, e, nei casi recenti, sono particolarmente colpiti il n ucleo del val?:o, le olive, il nucleo dentato del cer vellello; .in secondo tet~p~ sono colpiti i nuclei- ~~:vosi ·del ponte e quelli della hase.
Sistema endocrino. - La comprormss10ne degli organi endocrini, in particolar mod9J iroidi <;;, surreni, è sempre notevole, qualche volta grave, e tale cornprirnissione non t~ secondaria ai soli disturbi provocati ~ugli altri apparaLi, ma è dovuta all'azione di riassorbimento, la cui importanza nel meccanismo di azione, viene ancora più confermata. Tiroide. - Lesioni iniziali, per a:1.iouc di piccole quantità di tossico, portano a delle alterazioni morfologiche, riproducenti sindromi rudimentali di morbo di Basedow ( aumento della s~~t~~~~,..,,~<J,1~ 1~?.-..em_or!_agi_e_ endoalveolari, etc.). Per lesioni p11i gravi s1 hanno veri e pl'opi:i fatti regressivi e degenerativi per l'irritazione, probabilmente, delle fibre secretive del vago. Sw'f'(mÌ. - Questi organi, in q..ualche caso, presentano lesi ?p_i_nnorragiche e parenchiinali così gravi che da sole possono spiegare i f P.nomeni di grave adinamia e. di asteu,ia che si riscon-
-
48 -
trano 11ei colpiti , anch<> a dir-tanza di tempo, e la morte improvvisa che, qualche volLa , sopravvi cue, dopo passato il peril)do d ell' iulossicaziouc a cuta. Ricerch e sperimentali , complete s ulle su rre nali, so no quelle di :Vlan.icri e Cronchi, i quali non si sono limitati a studiare soltanto le lesioni istolo~ich e piĂš appariscenti., ma hanno cer calo di st a h i1ire qua li foi-sero le t urbe funzion a li provocale dai vari aggressivi chimici di gu erra . T principali risult<1ti di tali ri1:ercl1e i-i posson o ri ass umer e nelle seguenti alterazion i :
A) Sostanza corticale: a) morlificazio11i circolatorie : li ev<> iperemia <" rararne11te piccole emorragie capillari ;
b) alterazioni parench imali : m et amor fosi gra ssa sp ecialmente della zona fa scicolata ; e) turl;e sccre t,i ,;c : gravemente compromessa l'attività secernente. Si direbbe ch e il prodotto di secr ezione anzichè e,;scre messo in circolo ed utilizz alo si dissolva nell'interno de lle cellule stesse.
B) S ostanza m idollare: Come in ogni altr a iutossit'azion c ( toss i11e batter iche , velen i minerali, fo sforo, sub lima lo, ar;;enico, pi on1ho ) la so. tau za midollar e , anche uegli avvdenamenti da aggressivi chimici a pre vale n te azione a sfi ssian te, pr esenta lesioni molto meno gravi in coufronto a <jt1elle de lla corti cale. Esse eousi;;ton o jn una di.. minnzione pr ogr essiva , ma len ta, de ll a r eazione cromaffiile, C(t rt segni di esauri men to funzionale de lle cellu l,~ rnidollari. R ia::;so m e nclo, i gas a prei.:afente azione asfis.,;ianrc esplican o una azione altam ente lesi V(.t per l' o flpnrato polmonare,
-49,conducendo alla formazione di un edema polmonare acuto che 1i .sua -volta è causa di gravi disturbi circolatori locali e generali (insufficienza cardiaca, ispessimento del sangue, e.morragie capillari nei diversi organi). Agiscono poi per riassorbimento sa tulli gli organi e in particolar modo sui reni e sul sistema nervoso centrale. 4,") -
Sintomatologia.
A seconda del grado di intensità della intossicazione, in rapporto alla maggiore o minore concentrazione del tossico, al tempo di esposizione ed alla quantità assorbita di esso, si possono di,stinguere tre forme cliniche: a) forme gravissime;
b) forme gravi e) forme lievi.
e
cli media gravità;
a) Fonne gravissime. -~ --·---·--··· ~
·•
Sono forme molto rare di intossicazione massiva fulminan· 'te che si verificano in individui sorpresi in locali chiusi ove si sia v_c nuta -a -t'.011foiare ùna grande quantità di gas, e sprovvisti -<li mezzi di protezione. · Il3 _~ t_o , dopo alcuni atti respiratori incomposti e disor-dinati , cade come fulminato. In questi casi raramente è dato ri· 1evare, sul cadavere, fuo~useita, dalla bocca e dalle narici, di ;liquido schiumoso , commisto a sangue, espressione dell'edema ;polmonare determinatosi in modo acutissimo; il più delle volte ;la sintomatologia è muta e, all'autopsia, non si riscontrano delle ~vere e proprie lesioni organiche. In questi casi la__ morte può spiegarsi con nno dei seguenti meccàìiTs-mT: . -.- - . - ·· · ·-· --· - - · · ·· . o con la soffocazione immediata per spasmo della glot-
t ide; o con l.'azione.,cau-stica locale da dosi massive di tossico ·c he altera immediatamente e profondamente l'epitelio polrrwnare arrestandone lo scambio gassoso; MANIERI: l'a,m. rilmlra nei rapporti con la medicina e l'o,g;oimzione sa,itar1, millta:e.
,t
-
50-
o con l'inibizione riflessa de:i centri bulbari vagali.
h) Forme gravi e di media gravità. Sono le pw comuni a riscontrnrsi e trovano la loro hase anatomica nelle lesioni caratteristiche degli organi respiratori e nelle conseguenti alterazioni tossi co-meccaniche dell'apparato cardio-vascolare. Nella loro evoluzione si possono distinguere tre periodi successivi: p_eriodo irritativo; periodo di remissione; periodo di sta· to od asfìttico. -
1° • Periodo irritativo. È caratterizzato da irritazione alle mucose; senso di arresto degli atti respiratori, di c~)stÌ:izÌone alla gola e depressione psichica. Successivamente compare astenia profonda, _tosse stizzo-· sa_, _acçornpagnati da segni di irritazione oculare, irì individui colpiti, specialmente, da cloropicrina e chetoni bromati. T_(_)lr_o _d,1Jl'amhiente tossico, il colpito continua ad avere una respirazione rapida e superficiale ed ogni tentativo di fare una ampia inspirazione provoca un profondo senso di angoscia. I:;_'es.pettorazione è scarsa e poco penosa. Scarsi o lievi fatti obbiettivi sui vari organi ed apparati. Questa sintomatologia iniziale, comune a tutti i colpiti da aggressivi compresi in questo gruppo, è da notare che non esistono segni esterni di irritazione specifici e tali da permettere di svelare di quale tossico si sia trattato, è alquanto diversa per quelli che hanno inalato dosi medie di fosgene. !,11.~geuere .questi colpiti, dopo il periodo di irritazione~ tornano allo stato apparentemçnte normale con la scomparsa di ogni sintomo e di ogni sofferenza. Si sentono bene fino a potere riprendere le loro ordinarie occupazioni di lavoro per 12-48 ore, quando, improvvisamente ed imprevista, si ha la comparsa del quadro classico dell'edema polmonare acutissimo, con grave stato di collasso ed esito rapidarnente mortale. Il meccanismo cli tale evoluzione de..Y~. _!i_çerc.a rsi alla deficienza dell'ossigeno per l ' edema polmonare già, subdolamente, stabilitosi ed in stato di equilibrio: in segui-
-
51-
to ad una piccola causa, quale un raffreddamento corporeo, uno sforzo banale ( come quello del defecare) od anche l'ingestione òi pasti copiosi, sensazione di freddo è sufficiente per rompere quell'equilibrio e per determinare i fenomeni gravissimi . .
2" . Periodo di remissione. Dal periodo di « irritazione >>, per piccole dosi di gas inalato o per brevi esposizioni al tossico, si può passare, perchè può anche mancare, a quello d.i « remissione )>, che dura qualche ora fino a due giorni. L'angoscia e la tosse cessano e residua , non sempre, un lieve dolore retrosternalc che si ridesta durante gli atti respiratori ed un certo grado di astenia per un tempo più o meno lungo della convalescenza. Bisogna fare bene attenzione a non confondere questo stato con quello di apparente euforia dei fosgenati e di cui si è fat. to cenno sopra.
3°) Periodo di stato od asfittico. È il periodo dclr edema conclamato caratterizzato <lal respiro .rapido, ansanté tipicamente superficiale. · Gli orecchi, le labhra e le cote prendono una tinta cianotica rosso-bleu che può arrivare al violetto intenso della ciauosi completa e vi può essere visibile distensione delle vene superficiali della faccia, del collo e del torace. Tosse insistente, penosa con comparsa di e5pettorazione schiumosa-sanguinolente. Il decubito preferito è l'ortopnoico. L'esame dei vari apparati ed organi 1n questo periodo dà i seguenti risultati:
Apparato respiratorio. - I fenomeni fi sici sono più o meno complessi e variano a seconda che si è di fronte ai segni primari dell'intossicazione od invece a quelli secondari dati dalle complicanze flogistiche o microbiche.
\
-
.
)
' .) ),;
52 -
All'ispezione si notano diminuzione <lell' ampiezza respiratoria, rientramenti inspiratori sopraclaveari, jntercostali, epigastrici; respiro superficiale, frequente ed irregolare. Generalmente si riscontra diminuzione del fremito vocale tattile . ,#·,~;~;~.' tJ
Alla percussione ipofonesi su tutto l'ambito polmonare o a zone, specie nella parte posteriore del torace ed alle basi. All'ascoltazione murmure vescicolare indebolito specie po· steriormentc, a carattere piuttosto aspro; J:~wiro bronchial.e; rantoli a grosse bolle, ronchi e sibili ( bronchite sérnplice) ; rantoli umidi a grosse, medie e piccole bolle (bronchite diffusa, bronchi te capillare) ; rantoli crepitanti e sottocrepitanti, particolarmente alle regioni ascellari, ai lati e posteriormente ( edema polmonare); o accompagnati da soffio ( congestione pohnonare); o da respiro lontano ( enfisema polmonare). Tutti questi segni possono trovarsi riuniti insieme o evolvere in fasi successive, dando così origine ad aspetti clinici diversi di una stessa forma morbosa. L'espettorato è abbondante e costituito <la liquido i.;ieroso, schiumoso e tinto di sangue ( succo di prugne), però può mancare. Di solito l'enGsema polmonare, a placche, accompagna l'edema, nia la sua fenomenologia, jn genere, scompare davanti al prevalere di quella élell 'edema ed è secondaria alle difficoltà della re· spirazione prodotta dallo spasmo bronchiale ed agli sforzi della tosse. A tale enfisema può associarsi qualche volta quello sottocutaneo cervico-toracico. · L'ascoltazione non rileverà nulla nel caso di polmone bloccato. Apparato cardio·vascolare. - I fatti a carico dell'apparato circolatorio sono in stretto rapporto con le alterazioni funzionali respiratorie. Congestione del viso, intensa cianosi (bleu o palli.<la), rnff reddamento delle estremità indicano turbe circolatorie. Se i fenomeni a carico dell'apparato respiratorio sono jmponenti è difficile, in prjmo tempo, l'esame del cuore; man ma1w che essi regrediscono, od anche nei casi di media gravità o leggieri: alla percussione si nota un anmcnto dell'area cardiaca dovuto alla aumentata resistenza nel piccolo circolo;
"-- '
53 all'ascoltazione, i toni, spesso normali, possono essere percepiti come rumori sordi e lontani, talvolta deboli, tumul• tuari ed irregolari; frequente l'aritmia nella fase terminale; mai segni di lesioni valvolari. Il polso, lento nella fase iniziale, poi si accelera ( 120 · 200) per ritornare di nuovo a farsi bradicardico col riposo, la cura ed il conseguente miglioramento (60 • 80). Una tachicardia persistente oltre le cento pulsazioni al 4° giorno è di prognosi gravis. sima, anche se fanno diffetto gli altri sintomi concomitanti di gravità. La pressione arteriosa segue le variazioni del polso; dap• prima alta, poi si abbassa rapidamente cd oscilla, nel periodo di
stato, con massima cli 80 · llO.
Anche la curva dei globuli rossi, dei leucociti e dell' emo· globina si comporta come quella del polso: aumento iniziale e qÙi:ndi diminuzione che persiste per un periodo più o meno lungo <lella convalescenza, pur mantenendosi normale il valore globulare. Con l'ispessimento del sangue si ha pure un aumento considerevole della viscosità. In relazione del dinamismo cardiaco e dei vasi periferici, un sintomo importante da prendere in esame, particolarmente per il criterio di terapia da seguire, sono i due tipi di cianosi: cianosi bleu o rossa e cianosi pallida o plum.bea. La cianosi bleu o rossa è caratterizzata da faccia congestionata, labbra e lingua violette, visibile distensione delle vene superficiali della faccia e del collo, da polso pieno intorno a 100. La cianosi pallida o plumbea è invece caratterizzata dal colorito plumbeo-grigio, dalla pelle fredda e pastosa e nella quale solo le labbra e le estremità degli orecchi rivelano la cianosi asfittica; polso intorno ai 150, bassissima pressione, intensa dilatazione cardiaca con imm~diatò pericolo di paralisi -del centro respiratorio. Entrambi questi aspetti rispondono a due gravi e differenti condizioni circolatorie e s<?no in dipendenza dell'anossiemia.
-
54-
'Apparato .digerente. - Nausea e vomito precoce, specialmente nei colpiti da cloropicrina-, e dovuto ai fatti di irritazione o alle lesioni erosive della mllèosa gastrica in seguito all 'inge· :3tione del tossico o per riassorbimento di esso attraverso altre vie. Il vomito si accentua durante la tosse e dopo l'uso di pasti abbondanti e solidi. \l Il pa;,,iente avverte bruciore al faringe ed all'esofago con ~ crampi gastrici dolorosi. Alla palpa:.ione vi è dolenzia cli tutta la regione epigastrica.
Anoressia persistente anche nel periodo della convalescenza. A carico dell'intestino si nota stipsi (fosgene) o diarrea r.pesso accompagnata a dolori e sanguinolente con il quadro della enterocolite muco-membranosa o della colite dissenteriforme (clorofo~mi;ti. di metile e chetoni' bromati). Il fegato e la milza sono ben palpabili per l'aumentato volume con talvoìta. concomitante tinta mb-itterica. Raramente quilciie·-ca"'s~ ' cli at~ofia del fegato ~ --. :_. . ,o
•
Apparato renale. - La fuuzione dei reni è sempre alterata: oliguria, iscuria e, nei casi più gravi anche anuria, sia pure di bréve durata.-L'albumina è presente fin dai primi giorni per scomparire con l''itt:e1ùiazfo11e dei sintomi più gravi. Sistema nervoso. - Pur non essendo state ancora ben definite le lesioni riscontrate sul fi stema nervoso nei colpiti da aggressivi chimici di guerra, pur tuttavia la sintomatologia a sua carico è grande ed imponente fin dall'inizio dell'intossicazione anche in seguito all'inalazione di piccole dosi . I colpiti sono in preda a grave depressione psichica, sonnolenti, tristi, apatici con cefalea spesso intensa e continua. ~.21:!~~JJ-.j.,J..¼f.l,~ssL tn1dinei; in,. casi, gravi si notano nevrosi di una certa importa11za residuate allo shoch psichico. Negli individui dediti all'alcool l'.'Ì nota invece uno stato di sovraeccitazione accompagnato a delirio cd allucinazioni.
Stato febbrile. -- La temperatura già__ nella prima: gior· nata sale a 38° per raggiungér~ 39-40" in terza e quarta giornata. La persistenza di una ipertermia al 5° giorno deve far pensare a sopraggiunte complicanze nclrapparato respiratorio.
C) -
55 -
Forme lievi.
Nelle forme lievi i sintomi sopradescritti possono sussistere tutti oct in parte ed in grado diverso, ma sempre con prevalenza di quelli a carico dell' apparato resP.iratorio . A seconda del gruppo di sintomi e di lesioni riscontrate, in queste forme, si possono distinguere vari tipi: a) un tipo polmonare con bronchite e tosse ed in genere apirettico; ·· ·
b) un tipo gastro-enterico con nausea, vomito, dolori addominali, costipazione e lingua patinosa; e) un ti po nervoso con cefalea, dolore al rachide, aste_:nia fisica e psichica. , ~-- __, ·
5° . Decorso e complicazione. · Le forme gravissime sono rapidamente mortali; nelle forme gravi e <li media gravità esito letale si ha, in geii°;i;: ....;;.ei f ·clifficile si. abbia la mo;te . -pÌ{mi.- Ìr~e -~giorni' trascùrsi i .Si ha in~e~·e· ~1Ì1t1- èvohiiione molto lenta per il permanere di uno stato grave di astenia ed il pericolo di ricadute e complicanze. È quindi il periodo che va più sorvegliato perchè bastano, come si è visto, piccole cause per provocare la comparsa d'un quadro moborso grave ed infausto. Le forme leggiere evolvono rapidamente verso la guarigione ed i colpiti, in media, possono riprendere le loro normali occupazioni entro le due settimane. '.f..rasc;orso il periodo acuto, e durante la convalescenza, residua, molte volte, cefalea frontale, ~lolore epigrastrico che .spesso aiunenta con l'assunzione degli alimenti, bronchite leggiera ccl inabilità protratta non solo per un lavoro muscolare intenso, ma anche moderato , Può osservarsi il permanere di colore precordiale, tachicardia e respiro. frequente e -~uperfi:eiale. Spesso son faèili · a verificarsi, ad intervalli vari, accessi
.r
q~·;rc
-
56-
spasmodici di a:,ma bronchiale notturna della durata di 3' a 30' •. In casi non associati ad irregolarità cariUaca non si rilevano questi fatti dispnoici ed asmatici, ma esiste invece intensa ce· falea, vertigini e spesso polso molto lento. Di solito il decorso non si svolge così come è stato descritto per l'insorgere facile di complicazioni che ne aggravano la pro• gnosi. f r ~qu~u.ti le "complicanze 1_qi,çrgh\çh_(?_; __bronchiti, broncopolmoniti, polmonite massiva, pleurite purulenta e più rara· mente ascessi e cancrena polmonare. L'enfisema polmonare èanche una eventualità frequente come conseguenza della difficoltà espiratoria e dei violenti colpi di tosse; talvolta invece è· consecutivo a forme di bronchite lenta. Uare a riscontrarsi sono le complicanze a carico dell'ap· parato digerente. Sono da attribuire a turbe dell'apparato car<lio-vascolare· e della crasi sanguigna le ematurie, le gastrorragie, qualche raro caso di porpora emorragica, di difficilissima interpetrazione pa-togenetica e che forse trova la sua causa in alterazioni dell'equilibrio lipoide della corteccia surrenale. In certi avvelenamenti vi è tendenza alla formazione di trombi ed emboli con c1ualche carn, descritto, di cancrena degli arti. (fosgene). ..~~4~
.......
~
....
-
-
6Q• Postumi.
La questione dei postumi nei colpiti da gas da combatti-mento ha avuto varie vicende e molte discussioni sia durante la guerra che nell'immediato dopoguerra, e solo oggi, alla distan· za di più dj. quindici anni -dalla fine della guerra sembra chesi possa, con sicura obbiettività, dire una parola decisiva. Il grande timore che le lesioni dei gas e specialmente delle lesioni a carico deJl 'apparato respiratorio potessero dar luogo a gravi reliquati ed in una grande percentuale, non è oggi più giustificabile. · , - ~~n<?he la credenza che .l 'intos~icazio~1e in parola d_e termini la comparsa e la riaccensione <li processi tubercolari, opinione che si· et.a àggiunta durante la guerra àd aumentare "l' aspro giudizio espresso dal mondo civile sull'uso dei gas, e che derivava da errate valutazioni, è andata quasi scomparendo, cd oggi si può affermare, in base a clati statistici accuratamente redatti ed 0
-
57-
in possesso di numero:::e monogrnfie mediche a carattere scientifico e pratico, che se è vero che all'intossicazione possono seguire postumi anche gravi queRti però sono abbastanza rari e non mai della gravità temuta. Bastano a dare idea di ciò i seguenti dati: fra le inabilità riconosciute aventi diritto e pensione, i postumi da intossica• zione cla gas rappresentano le percentuali più basse. Secondo statistiche recenti su 100 invalidi di guerra pen€ionati, 35 sono invalidi per ferit~ · e lesioni; 63 per malattie diverse; 2 per postumi da gas. Nella maggioranza dei casi Je invalidità , per postumi da gas, sono comprese nelle categorie in cui la capacità lavorativa del paziente è relativamente poco menomata ( ultime categorie di pensioni). I più i_mportanti sono quelli a carico. delJ'apparato respiratoriÒ :·
a carico della laringe furono notati fatti di ~potrofia e di ipotonia ··c1·e ue còrde vocali, conseguenti, a quanto pare, a prÒces~C inffà'rnmatori deJla mucosa e ad infiltrazione flogistica interstiziale dei muscoli laringei; [Jronchite semplice recidivante, ma mai di lunga durata con decorso benigno, senza febbre e con esarcerbazioni durante la stagione fredda;
e
la bronchite con enfisema ed asrna bronchiale costituiscono i postumi più frequenti, in conseguenza dell'edema acuto . L'edema distendendo abnormemente gli alveoli polmonari pro• :voca una distensione esagerata ed una rottura delle fibre elasti• che delle pareti alveolari; /,a congestione edematosa trecùìivante è una sindrome
poco frequente, con numerose recidive che facilmente possono condurre ad alterazioni permanenti del parenchima polmonare;
la sclerosi polmonare, al pari della bronchite con en• fisema, è frequentissima: essa è la naturale conseguenza di tutte le altre lesioni croniche prodotte da questi tossici. Ma la sclerosi polmonare può comparire, ed anche in un numero note·
-
58-
vole , senza precedenti lesioni croniche, e sono stati descritti casi di sclerosi comparsa appena dopo un mese d all'intossicazione. La precoce comparsa di questa lesione venne a conoscenza dallo studio di pezzi anatomici raccolti da individui intossicati e morti poco tempo dopo in seguito alla intossicazione stessa o ad altre cause ; [,a tubercolosi polmonare non è, come potrebbe sembrare a prima vista, un postumo molto frequente, ma bisogna ritenere che l'intossicazione esplica un ' azione non trascurabile per lo sviluppo di essa. In ogui mod o bisogn a tenere presente che:
a) la riattivazione di una tubercolosi latente è possibile, sebbene r ara, ed è possibile specialmente in individui in precedenza tara ti ( i cosiddetti predisposti) ; l>) l' impianto rt el bacillo Koch su lesioni prodotte da aggressivi chimici guerra , è assai dubbio a breve d is tanza dall'intossicazione, mentre si presenta con una certa fr equenza a molta distan za dall'intossicazione in q uegli individui nei quali son_o r esiduate lesioni bronchiali croniche e processi sclerotici parenchimali . ·
ai
7. -
Diagnosi e prognosi.
La diagnosi deve scaturire dalla conoscenza perfetta della clinica ùelle intossicazioni e, più propri amente:
a) dalla raccolta delle notizie fornite dal colpito sulle qualità del tossico ( odore, colore, sintomi subiettivi); b) dalla raccolta e valutazione dei segni e delle sm* dromi cliniche; c) dalla raccolta dei resultati delle ricerche chimiche, tossicologiche ed anatomo-patologiche.
-
59
Così il colore (giallo-cloro), l'odore (foglie marce: fosgene, di mandorle amare: acido cianidrico); il modo col quale il gas è pervenuto ( nubi, scoppio di proiettili, irrorazione) ; il ~urnero dei colpiti; i caratteri predominanti nella sintomatologia, sono tutti elementi importanti per la diagnosi, almeno, di gruppo. Altre indagini il medico può fare sul terreno, sui proiettili inesplosi e particolarmente segnati e su frammenti di essi. Tutte queste notizie, accuratamente raccolte e vagliate, e l'esame obiettivo del colpito nello stato generale, nella facies ( asfissia bleu o pallida), nel polso ( raro o frcque1ite), nel respiro (frequente, superficiale, dispnoico), nella temperatura, nella scarsa o lieve irritazione della cute e delle mucose, e nei segni fisici dell'apparato respiratorio permettono di fare , con molta approssimazione, la diagnosi. , Comunque il medico militare, in particolar modo quello delle - iiìti"tà sà11itarie retrostanti alle prime linee, , deve essere molto attento nella raccolta e valutazione dei sintomi ricordandosi che, in questo campo, riesce molto facile la simulazione con grave pregiudizio della disciplina e del servizio. Nei casi dubbi , l'interrogatorio minuzioso del paziente, la <lescrizione di quanto gli è accaduto e dei sintomi, senza che siano formulate delle doma1ùle che lo mettano sulla strada, può bastare, il più delJe volte, a smascherare questa categoria di simulatori, Negli ospedali, dove si può disporre di speciali mezzi <li indagine, esami e ricerche speciali ( emocromocitometria, spetlrosco pia, esame chimico clcl sangue) possono concorrere alla formulazione di un giudizio diagnostico più esatto.
' ,JJ
··"'
La prognosi si basa su tutti gli elementi sintomatologici e clinici passati in rassegna: quantità dell'aggressivo inalato, pronto soccorso immediato o ritardato~ resistenza dell'indiviòuo, comportamento del cuore, del rene ed insorgenza delle complicanze. S_O.J:l.Q ,-~~gni di prognosi infausta la persistenza della tachicardia, l'ipertéi-ìiìra;~-f'a'l)ba"s samento ' della 'pressione arteriosa ed il grado di reazione polmonare. · · In linea generale, la prognosi è sempre infausta nelle forme gravissime; ri,Servata nelle forme gravi e di media gravità; buona nelle forme lievi.
-
8. -
60 -
Pronto soccorso e terapia.
La terapia antitodica, riferendosi al quadro morboso dei colpiti da aggressivi chimici a prevalen te azione asfissiante , va intesa in senso molto lato. Una volta, cioè, stabilitesi le lesioni e le alterazioni in organi ed apparati, la terapia è quella comune indicata dalla clinica per le rispettive forme morbose ( edema polmonare , bronchiolite obliterante, broncopolmonite, bronchite, etc.). Ecco perchè npn si insiste mai abbastanza sul valore e sulla efficacia del << pronto soccorso >) che rappresenta le Ì)iù grandi possibilità di recupero e <li salvezza dei colpiti. Il (( pronto soccorso )>, date le speciali condizioni nelle quali si deve praticare, richiede l'attuazione di norme efficaci, ma nello stesso tempo semplici, tali cioè, che possano essere apprestate nelle immediate vicinanze del luogo in cui l'individuo è stato colpito. La tempestività del pronto soccorso costituisce, in guerra chimica spècialn1ente~ la base fondamen tale «.lella successiva cura, donde la necessità di uno speciale adattamento de1le prime formazioni ed unità sanitarie con dotazione di materiale e personale specializzato. J ndicazioni comuni al « pronto soccorso >> ed alla « terapia )) ·soù<l le . seguenti:.
a) 8opprimere l'azione del tossico; b) sbarazzare l'organismo dal tossico; e) curare le lesioni in atto; d) prevenire od arrestare l'evoluzione delle lesioni m ,,ja di sviluppo. Tutte queste misure mirano, si pu?, dire, all' unico scopo <li prevenire e di combattere le conseguenze della mancanza di ossigeno nell'organismo. NelJa esposizione si tiene conto della (( successività )) dei tempi a partire dal momento della raccolta dell'intossicato fino al ricovero in ospedali, riportando, di massima., solo quei provvedimenti, di pronto soccorso e terapia, ormai da tutti accet• lati.
-61Alla prima indicazione si soddisf ~- t.oglifillll2..._founedialamentc il colpito.dell'ambiente. tossico, portandolo in ambiente puro o applicandogli la maschera o il respiratore, a seconda dei casi. Qualora è possjhile dovranno essere, cautamente,. cambiati i vestiti. che .risultassero evidentemente contaminati (ricordare che""f; cloropicrina . ed...i .chetonL,hromati. h1J.U!1Q cara~tere ..s~mipersistentc ad jn ambienti chiusi possono continuare ad emettere va1iori). · Alla seconda indicazione corrispondono i seguenti sussidi terapeutici: riposo, calure, ossigenoterapia, salasso e car<},io·
tonici. Col riposo assoluto, evitando ogni movimento, si cerca di ridurre al minimo il fabhisogno di ossigeno fino ad un quarto <lclla quantità normale occorrente all'individuo in movimento. Si lascerà libero il malato di stare nella posizione più comoda; generalmente è indicata quella supina, sollevando la parte superiore del tronco . .
~·
Il calore, come il riposo, evita la dispersione di energia muscolare- e· ar-consègueriza 'limita il fabbisog1~<.>. di , ossigeno. Perciò questì colpiti vanho, coperti bene con panni di lana, coperte, mantelline, pastrani e, quando fosse possibile, riscaldati, con l'uso di bottiglie termjche, borse di acqua calda, em· piastri. etc. La somministrazione dell'ossigeno rappresenta il cc pronto soccorso e terapia cc ideale )). I colpiti cambiano subito di colore, la respirazione diventa più facile e senza sforzi? da irrequieti en· trano in una fase di calma e di tranquillità, il sensorio ritorna integro, il polso migliora e la pressione sanguigna m~lto eÌevata (pressione asfittica) diminuisce progressivamente sino al normale e, talora, al disotto, Ma per raggiungere questi resultati hanno molta importanza il metodo e la durata di somministr azione dell'ossigeno e, più particolarmente, bisogna attenersi alle seguenti norme: a) l'ossigeno dev'essere somministrato ad una concentrazione non inferiore al 75 % e non miscefoto all'anidride ear .. honica;
-
62 -
l,) la. quantità da sommrn1strare n on cl.e ve essere inferi ore ad una media .d L.s..ei litti ~Lmin.ut9, con te~npi ip.t~~rvallari di eguale durata , e per molte or~_di se.guito (6-1? ore); e) la somministratfone dev'essere precoce, potratta e ripetuta nelle prime giornate;
d) l'ossigeno n on dev'essere sommu11strato sotto pressione per il periC()]o di lacerazione degli alveoli già gravemente comJJromessi ed iperdistesi per la formazione dell'edema.
A tutte queste indicazioni corrispondono i moderni apparecchi per la somministrazione dell'ossigeno (Audos, Degea, Drager, Hal<lane ) e di cui saranno dotate le varie formazioni sanitarie. R ecentemente sono stati esperimentati, dicono con buon succe~so, apparecchi per ossigenoterapia con ossigeno liquido, ma a noi sembra un mezzo non realizzabile nelle forrn. azioni sanitari e avanzate. Durante la guerra furono tentate, per la sommini strazione, le vie endovenosa, sottocutanea, intramuscolare ed anche la rettale, ma tutte queste dettero scarsi e contradd.i tori risultati. Un a pratica che può fare comodo in caso di urgente necessità è quella che con sigliò Stokes p er via rinofaringea col seguente procedimento. Si versa nelle n arici qualche goccia di olio gomenoJato e si introduce, in una di esse , un cateLere di gomma , unito all'altro estremo ad u n pallone di ossigeno , in modo ch e pervenga fino alla faringe e quindi si preme dolcemente sul p allone con le man i. L'intossicato, così, assorbe dalJ'aria, che penetra dall'altra narice libera del catetere, ricca di ossigeno cd antisettica per il passaggi o sull'olio gomenolato, introdotto all'inizio nelle narici. Il salasso, che con l 'ossigeno rappresenta la base del pron.to soccorso e tempia degli asfìssia ti, ha precise indicazioni che son o :
a) deve essere praticato solo nei cas.i di cianosi hlen o rossa, con polso p ieno , co11gestione \'enosa, ed aume 11 to della pressione sanguigna.
-
63 -
b) non deve essere mai praticato perch è non solo inefficace, ma sopratutto dannoso, nell'asfissia o ciauosi pallida o grigia.
In questo ultimo ca~o, cianosi pallida, il salasso può essere sostituito da cure diaforetiche che si possono ottenere con degli impacchi, senapismi, borse o bottiglie calde, aria calda , previa somministrazione ùi caffè , thè caldo con rh um, cognac; da sconsigliare verò i bagni caldi ch e aff atjcano troppo il paziente. A questi m ezzi si ri correrà anche quando, per il grande numero di colpiti e la scarsezza di p ersonale sanitario , non si può praticare il salasso. Gli effetti del salasso sono verarneute sorprendenti: la pressione venosa si abbassa, cosicchè la corrente dalle arterie alle vene diviene più rapida; i tessuti sono più prontamente prov-1 veduti di ossigeno; più facile avviene il passaggio di liquidi e/ cli scorie dai tessuti nel sangue; meno gravoso diventa il lavord. del cuore. Si ha diminuzione della cianosi e della dispnea , senso\ di benessere, scompare la cefalea ed i I senso di costrizione al, torace, m en tre subentra n11a fase di calma che permette di po-i tere riposare e dormire. ' And.1e la diuresi, dopo il Ralasso, r imane più facile ed abbondante. Il salasso va praticato 110 11 appena si manifestano i sintomi gr_av~r~~. c{j.ell_l~,~p.5.>!lllQlW.[ ~-- ( !1~~ssi~)1Je~1l -~i in ogni caso dalle 8 alle 36 ore dopo !.'avvenuta intossicazione e p rima ancora che s iaifosviln-ppàti i segni Ji r apido collasso r espiratorio che conducono all' asfissia pallida. La tecnica p er il salasso non richiede uno speciale ambiente, nè uno speciale strumentario e può essere praticato nelle posizioni più avanza te ( s'intende sempre dal m edico) . Il salasso dev'essere precoce ed abbondante ( dai 400 ai SOO cc.) facendo precedere l' incisione da tu 'iniezione di caffeina che fa. ciliterà il d eflusso del sangu e . Quanto più si attend e per prati care il salasso, tanto m ag6riori saranno le difficoltà ch e si incontreranno n ell'ottenere il defluire del sangue. Non ostante tutte le esattezze della tecnica, I!10Ite volte .non si riesce ad -ottenere più di-·5-0·.-60 gr.-·-c1i ·sangue a causa della aumentata viscosità; in q u·e sti casi il salasso va r ipetuto dopo qualche ora , o q ualche
-64giorno e, nel caso di persistente insuccesso, bisogna ricorrere alle coppette scarificale ( 6-10 al dorso).
Cardiotonici. - Per combattere l'adinamia cardiaca si sono dimostrati molto utili la caffeina, l'olio canforato, l'etere canforato, la strofantina, quest'ultima anche per via endovenosa nelle forme gravissime. Le iniezioni vanno ripetute ad intervalli fino a che il cuore ed il polso diventano regolari e ritmiei. Nei casi più gravi si possono tentare le iniezioni di pituitrina (O, 05 cc.) a distanza di tre ore. l'uso della: Sono controindicati ~ '"'=";:.:.. '"·"',·. ,,,-
•
-
.,, .:.
-
,'>;.
a) digitale a causa della sua azione deprimente sul cuore ( l); l>) adrenalina che, per le sue proprietà vaso-costrittive, favorisce lo sviluppo dell'edema polmonare acuto; e) siero fisiologico (ipodermoclisi) che facilita, in effetti, le reazioni edematose quaJm1que sia il suo modo cli somministrazione.
La respirazione artificiale in questi in{ermi non solo è inutile, ma anche dannosa a causa delle menomate condizioni anatomiche del polmone. Soltanto in casi gravissimi per la cessazione completa del respiro ( fenomeni di soffocazione per spasmo della glottide, o riflessi per inibizione dei centri respiratori) il medico può vagliare se sia il caso di praticarla con le dovute cautele. Nei luoghi di cura si integreranno i provvedimenti <li pronto soccorso sopradescritti con: iniezioni di cloridrato di emetina (g. 0,0S) per via sottocutanea per provocare il vomito e favorire lo scarico del liquido ( I) La contro indicazione della digitale ci ;enibra g i11stific::ta solo in primo tempo, mentre, nel periodo di stato, t,i'a pu<, render,:· grnndi servizi specialmen te ,e aS$OCiata all'onaba'inc sotto forma di ,ligil,a"in,'..
65 -ede,maloso dai polmoni. Il vomito , in molti casi, è quindi utile provocarlo e meblio q ua11do lo si può ottenere con manovre semplici: an1ua calda con sale, Litiìlamenlo dell ' ugola. Da sconsigliare sempre I ' apomorfina ccl usare, se mai , l\pecacu ana a dosi di u11 gr ammo ogni quarto d'ora sino ad effetto; in secon(lo tempo si può ricorrere · all 'cmetina. Il vomito è contrQ!!_Hlic~~-o provoçarlo quando i.1 polso è piccolo, la te nsione arteriosa ba ssa e t1uando vi è minac?ia di sincope;
iniezioni endovenose, ripetute ogni due ore, di calcio al 10 % (5 cc.) per r endere meno p ermeabili gli alveoli polmonari al plasma san~nigno. Eventualmente i l calcio si può somrni11istrare per via orale nel periodo di r emi~sione o come profilattico nei casi leggeri , sotto form a di lattato o di cloruro ; iniezioni di solazione gommosa di glicogeno (gomma ara·hica purissima 2S%, e glucosio 25o/o in acqua) per endovena. lniett ,1 re 5 cc. per ogni Kg. cli peso, lc ntame11te con irrigatore ad ago grosso. Durata dell'iniezione venti minuti e possibilmente entro le due prime ore dell'intossicazione (1); impacchi caldi, borse di acqua calda, senapismi al to,race fÌllo all'arrossam ento della pelle; gli r>speU,)ranti n,o p~ si d cbb_on,.o da_n~ neJ .peri9<) 9 ,~V~-\naggiore 1:5ravità: nel periodo di remissione e n ei casi leggici-i si µùò ptésèìt~)i:'e il com11ne sciroppo di pol igola con liquore aHisato d·animonio. Non dare mai calmanti per la cefalea nè adrenalina o morfina;
i d olori epigastrici saranno calmati con piccole dosi <li solu,r,ioni di Licarbonalo di sodio al 3 ¾,
La cura sarà com pletata co n colluttori di soluzioni al S o/o -di hicarb<Jnato cli sodio, in~lazion~ di mentolo cd auealiptolo, ,e con fr1 trodu:t:i.one nelle nari ci di qL1al che goccia di olio gome·a
(1) i\/a turallllente <:i ò quando l 'edem:J non ~i i: ancora fo rmal o e: vi è solo pc:ri colo ch e vi s i stahilisca o quando è in pc; ri oclo di rcm i,sione. Di ve rsame nte
·:vale
1j\1nn10
dello a propo,ito delle ipodermoclisi .
tr.~NlfRI : l'a;,r,a c~hr.ica nei rapporti
c~n la n:ediclna e l'oroan;mzioni s,n!Wla o,ilitare.
5
-66nolato. E <1uet-lo, sia per cahnare l'irrita:1.iouc ildla gola, della larfrige e delle prime vie aeree, sia per prevenire le facili e possihilì complicazioni. È bene tenere presente lo stato di acidosi che viene a f-tabilirsi in questi colpiti, sempre in seguito all'anossemia, <la combattere somministrando ad intervalli 100-200 cc~ di una soluzione di bicarbonato di sodio al 25 per mille- fino a reazione francamente neutra delle urine. Come calmanti si potrano usare la dionina, la codeina, ed il veronale; contro i forti accessi di tosse, e principalmente al lo stato iniziale, si somministreranno delle perle di etere ad intervalli di dieci minuti fino ad effetto . .ÌL st_ato ço_nsigliato e vantato l'uso della Ù>helina per comhattere i'asfissia, per la sua azione eccitante sul centro respiratorio. l\fa i!_ giµdizio sull'efficacia di essa non è favorevole da quanti hanno potuto seg:uire (lclle pratiche sperimentali; a questi dubbi ·risultati si deve aggiungere H fatto che è un medicamento di difficile approvvigionamento e di alto costo e quindi,, in pratica, in tempo di gnerra, rimarrehbe la sola e dubbia indicazione. La dieta deve essere liquida ed in piccole quantità per i 1 1 \! primi cinque o sei giorni: acqua, caffè, thc, latte, preforibilmente tiepide. Man mano :-i può passare ad una alimentazione \ 'I.più corroborante, ma sempre latteo-vegetariana.
n
Recupero. - Molti dei casi lievi saranno jn condizioni di riprendere servizio doilO nn breve periodo di osservazione e di riposo (3-5 giorni). I casi gravi e di media gravità, con complicanze o senza, sono abbisoguevoli di un lungo periodo di osservazione e di convalescenza. Nelle pratica, in tutti questi casi, non basta l'esame obiettivo del torace ed il rilievo dei sintomi per giudicare se, questi individui possono o no ritornare alle loro normali occupazioni. :Molte volte si presentano bene, con aspetto euforico e senza rilievi obiettivi fino a quando sono a riposo. In definitiva la dichiarazione di idoneità al servizio è costituita dalla capacità di compiere un esercizio muscolare senza provocare stanchezza,. tachicardia e dispnea. Il medico che presenzia a queste prove deve usare molta attenzione e procedere per gradi nel modo seguente: dopo 4-S giorni che il paziente ha lasciato il letto, vie1~e,
-
67-
invitato a fare una passeggiata di 400-500 metri con passo re-
golare e moderato, _E~:_~__ri,!l!Y2-,..,c!tllJ!_{._r~ qit~_?;a del tftl~.O. . .t .~$1 mpJm.:.__',e dopo la prova tanto il polso che il respiro non subiscono modificazioni ( dispnea, tachicardia, accessi asmatiformi) ~si 1:a compie_r~ il giorno successivo. una pass,eggiata di 1000 metri ed 1l terzo d1 2000-3000 m. senza f err:nate. Superate queste prove J/ si può, senz'altro, rinviarli ai loro corpi cd al loro lavoro abituale. ¡ Queste norme valgono per tutti i gruppi di intossicati d1e ahhiano riportato lesioni sull'apparato respiratorio.
-- 68 -
B) -
GRUPPO DEGLI AGGRESSIVI CHIMICI A PREVA.
LENTE AZIONE VESCICANTE.
1. -- Generalità. Gli aggressivi chimici a prevalente azione vescicante fecero la loro comparsa, sul campo di battaglia, verso la seconda metà della guerra mondiale. Si può dire che essi riuscirono a depri• mere grandemente lo spirito dei soldati, per la propaganda che, artatamente, ne era stata fatta prjma del loro impiego, esage· rand o sull 'effett.? e le conseguenze delle lesioni da essi pro· vocate. La loro azione prevalente è quella vescicatoria che si esplica sia per contatto diretto (liquido o vapori) sia indiretto ( at· traverso tessuti o indumenti contaminati) sulla cute e mucose. L'importanza di questi prodotti.,. come arma chimica, non è però dovuta solo all'azione locale sulla cute e mucose, ma an. che all'azfone sulJ'apparato respiratorio per inalazione diretta di vapori ed all'azione tossica generale che determina una serie {li gravi alterazioni sui vari organi ed apparati. Questa azione vescicatoria, oltre che dalle sostanze di cui si farà cenno, i.i può riscontrare anche in seguito a forti con· centrazioni di prodotti a tipo asfissiante ( cloropicrina, chetoni, bromati) o sternuta torio (arsine). I composti che fanno parte di questo gruppo sono:
Iprite. ____ .... ....(~
Solfuro di etile biclorurato (CLCH2CH2) 2 S.
È un liquido oleoso che allo stato di purezza si presenta focoloro e quasi hi'cidoro; ordinarjamente, cansa le itnpurità in ei,so contenute, ha un colore verdastro o bruno.,àallastro con ,o dore caratteri~tico agliaceo che ricorda la sénape '(mustard, gas
-
69 -
degli higlesi) . E sso pu ò con sider ar si il causlico più potente tra gli aggressivi chirni ci usati in guerra e capace di paralizzare grandi masse tli uomini per il complesso meccanismo cli mezzi che impone la sua difesa. lndire dì tossicità Haher mg. ~ er metro cubo.
Lewisite. -
AsCL2y-:--·--
B -
Clorovinildicloroarsina. (CLHC: CH.
t un composto organico de ll' arsenico della serie etilenica, liquido, incoloro o d ebolmente giallo di odore di geranio. Non fu l!];~ fi>' dur:rnte.- la gue;:-ra :_ perciò le_c~nosc~_n ze anatomo-patologich~- c i vengon o fornite d a ricerche sperimentali. A contatto con acqua o con forti umidità si idrolizza facilmente ~ul terr e no sotto forma di brina fu chiamata anche « rugiada <l ella m orte )) . La i;ua tossicità si aggira intorno ai mg. 0 ,048 per litro per vj~ i~alatqi_ia ; mg. 0 ,334 per litro di aria p er l ' azione ve·.sdcatoria. Etildicloroarsi11a. -
C2HsAsCL2.
È un liquido in coloro che ingiallisce ravidamente all'aria ed alla luce. Ha odore cli frutta fresch e che è sensibile anche a11a coi1ceutrazione di mmc. 0, 5 per me tro cubo . La sua tossicità irritante si aggira intorno ai mg. J,5 per me tro cubo; il limite cli intolleranza ai m g. 5-10 per me tro cubo ; l'indice Hab er ai mg. 3000.
Met,ildicloroa.rsina. -
CH3.AsCL.
Allo stato puro è liquido incolore ed odore pungente . È sol ubile n ei comuni solventi organici e poco solubile nell'acqua e non vi si <lecompone. · ---.....__........,,.,...__,.,,.._.. Tossicità: limite di irritazione mg. 2 per m etro cubo, di intolleranza mg. 25 pe r metro cubo e per minuto di esposizione; indice Haber mg. 3000.
Etildil,rom.oarsina. -
C2H~.AsBn.
È liquido a temperatura ordinari a e fu introdotto, come t9ssico di guerra, dai Tedesch i nel 19IIS. To ssì('ità eguale a quella della etil~iclor<;rnrsiua.
-
Difenilclvroarsina. -
70 -
( C6Hs ) zAs.
Allo stato di purezza si presenta sotto fonna di cristalli bianchi che fondòilo a circa 38°. - .. "~A) ~st_at<}. gE,<:.~_z_o_ i fanti~<),,~di ,c~>!_orAtp_'."'hr1.1:110-s~ur~ she~C?,! . tempo si trasforma in una massa vischiosa semisolida. _E Jioco· _ solubile in acqua; solul,,il~. ~!l l~!r~c!oruro di carbonio;---ro.<geii'é' . . . e cl cn:opicrina. Tossicità: limite di irritazione mg. 0,1 per metro cubo; limite <li intolleranza mg. 1-2 per metro cubo e per minuto di esposizione; indice Haber -- 4000 mg. .... .--..--o,..,..,~
2. -
/;
!Ueccanismo di azione.
Il solfuro di etile biclorurato (iprite) presenta un complesso meccanismo di azione e non sembra che possano spiegarsi tutte le lesioni, da essa prodotte in tutti gli organi ed apparati, qualunque sia la via cli introduzione, inalatoria o cli contatto , ammettendo soltanto la sua scissione in acido cloridrico e tiodiglicol. Il tiodiglicol non -è . tossico e le le's'i oni da acido cloridrico sui tessuti sono differenti da quelle provocate dall'iprite. ITTosgèné ché; iìj · 1>1:•_;s - e11i;.{lC a~qua,· forma anche aci,do cloridrico non provoca lesioni a contatto della cute e delle mucose. Anche il ra<licale vinilico è stato incriminato , per la sua tos· sicità sui tessuti; ma il solfuro di vinile che potrebbe formarsi a contatto deBa cellula animale cou la eliminazione, anche qui, di due molecole di acido cloridrico, non è vescicatorio. Alcuni spiegano l' azione dell'iprite con la penetrazione in << toto )> della sua molecola che verrebbe trasportata dal sangue e dalla linfa in tutti gli organi ed apparati . .:\.It! i _spiegano l'azione di questo tossico con la facilità con cui si combina con le sòstànze amii1iche del prorof:dasma in modo ché Io éol1jisèe, tlisthlgge i suoi fermenti e provoca i cambiamenti di materia. La combinazione dell'iprite con le amine dell'alhunifoa provoca la formazione cli COr(}l- Stabi}i e resistenti · ai processi della digestione cellulare. ----ffsse1;va1ido apimrito la possibilità di lesioni a clistanza del punto di contatto dell'iprite e la loro comparsa anche a distanza notevole di tempo, senza peraltro poter pensare che -tale azione
-71<.tossica sia dovuta all'iprite inalterata, si è .PO.!"t;iti. ~çl-~mJn.ç_tt.e!".c che tali lesioni siano da riferirsi a quello fra i suoi derivati che :maggiormente resiste all'idrolisi e, più propriamente, al dicloroetilsofone. L'azione dell'iprite, cioè , sarebbe dovuta alfa quantità ed· alla -posiziòhe -à égli"a~tor"n"C ~Jorct èci''-à11a ypr.ései1i a im al9ti1Q_cl( ~f9_} Ji~!eiite: Per cjùcsta ìpoies1, ùna 'fi'ITziò"ne 'Ui' ìprite, finora non determinata, oltrepassato lo strato corneo, subìrehbe la scissione idrolitica che la trasformerebbe in prodotti poco o niente tossici ( acido cloridrico e tiodiglicol); la restante frazione sarebbe preservata da tale scissione dall'entrata in gino·CO dei processi di ossidazione che la trasformerebbero in dicloroelsolfone, composto nel quale l'alogeno è assai più solidamente legato alla molecola che non nell'iprite stessa. Questo composto estremamente tossico, esercita localmente e rapidamente la sua .a zione patogena e può giungere, inalterato, negli organi più lontani dal punto di inoculazione, provocando le lesioni caratteristiche. L'iprite in molecola, « in toto », ammesso da altri, non po · trebbe seguire lo stesso cammino a distanza perchè perderebhe J'a]ogeno trasformandosi, come si è detto, in sottoprodotti poco o nulla tossici. __Q.J.1al111J.ll!l~ _p_ossa __essere. il meccanismo _di _azione è certo che l'iprite agisce su tntti gli organi ed apparati; ,nl ·sistema nervoso con azione stimolante; sul sangue con azione ,emolitica e coagulante; sul ricamhio e sui tessuti con un 'azi _,ne ,disintegrante cd avente per caratteristica il perdurare delle altf'razioni trascorso il periodo acuto dell'intossi<:azione. Q1~~sto :;p_e~ cial_c Stato, COTIOSCÌuto col l!Ollle ~TJQ1Jl.l}iQ$,i,_)), l:appresenta un 'azioì1e farma cofogica intermedia tra la forma pura dell'azione interamente reversibile (narcosi) e quella del tutto irreversibile (hrnciatura). La «_E~!:t~h:i9si_~ può _é!are luogo alla nec-ro hiosi o regredire sii10 ;nostalo d'i~alute. L; - scarsa· ié1;denza· alla g_l~-ar!_gi~nc -dclie lesioni_~l/ i1~rite trova an-ch_e spiegazione nclJ~Jn!-"he cirçolato_rie che paralizzaiio le forze difensive dell'organismo. Altro carattere particolare delle lesioni ipritiche è lo -stato di<( allohto_si )) di Heulmer. Si è cioè osservato che se si fa , sull'uomo, um1 seconda esperienza cutanea, là dove esistevano òelle precedenti cicatrici da iprite ( anche fino a _d ue anni dopo) la cicatrice rigonfia ( tumefazione eritema tosa) in tutta la sua estensione con comparsa di vesciche molto più pronunziate .di -.quello che non sarebbe accaduto se quel dato individuo non si
ar
• If.,
.
.
,./~/:.,. /!/ -~
.-~· /,_~
/ --·\,, ":.'
J
•
~
.,1)
(. /'
J
'
;',: j, l I •· '··~- J
-
72-
fosse trovato nello stato di sensibili;,;zazioue. Questo fatto può essere spiegato, confermando quanto si è sempre sostenuto, con le alterazioui degli organi a secrezione interna e di cui bisogna lene.re molto conto nella valutazione medico·legale di queste lesioni, specialmente in indivjdui ac1detti alla manipolazione C' fabbricazione di queste sostanze. I co!!~l~~?ti~"!It~ùç,aJi,.,<}•e-~I ~?no__ricordati in questo gruppo per la loro azione caustica, esplicano la loro azione vescicator':a, agendo ' iti'-:'fii"od'o "d"'a"t'fim~~cessi fermenta ti vi dell' org:. n ism o e turbano i processi elci ricambio ostacolando l'azione ,ldla ~ lasi. Gli ~1r.s enicali sono tossici che agiscono sul protoplasma viveììi"it '<prnnclo vengono a contatto con i tessuti e sotto qualsiasi forma fisica (liquida o gassosa) provoc~1!do fenomeni infiamma tori e necrotici.
3. -
Anatomia patologica .
._L 'l!:.r:i_<-!l.!~ .}Ll!!Og_~n_a_~fogli aggressivi chi1nici a prevalente a2io11e vescicatoria è dov~1ta- sii:t _a]l'aziòne locale per il contal:lo diretto o indiretto con i tessuti (cute e mucosa) · sia all'azione to, sira generale p~r il riassorbimento del tossico da parte dei te:; SUtÌ, \f~f S~lO trasporto in circolo altraverso le vie linfatiche eJ· ematiche con le conseguenti lesioni di organi a distanza del punto di inoculazione e di coutatto ( cuore, organi parechirnali\. Tutti i tessuti, organi cd apparati, possono subire l'azione· locale da parte di questi aggressivi a cominciare dalla cu~.e e fi-nire alle mucose superiori dell 'a pparato respiratorio. Cute. - Le lesioni cutanee so.;o pressochè uguaH per i diversi prodotti di questo gruppo con piccole differenze fra queHe provocate dai composti solforati (iprite) e quelle da arsenicali (arsine) e consistenti in un p eri.odo di latenza maggiore o mil}Ore delle manifestazioni sinto~atologiche, dal decorso pii, o meno lungo, dagli esiti e <lalla facilità ad infettarsi. Le lesioni cutanee da solforati (iprite) non sono sempre PT_?PO.f?!QgaJi _a!l~.-quantità del tossico che ha agito: vi sono in-· <lividui che danno reazioni violentissime per quantità minime,.
-
73 -
al Lri invece preienta110 una maggiore resistenza ( 1). Anche _l_e varie regioni della su perficie corporea mostrano_un_di_verso c~rnportamcnto: la c11te intorno alle ! ~·a, al naso, ai ge1~itali, gli spazi intcrdigitalT:lc regioni ascellari ed ingufoali sono particolarrnente sensibili all ' azione ·der--vescfèa1iti. Questo può spiegarsi con nna mag)!iorc facilità di penetrazione di tossico attraverso ai follicoli pileferi ed agli orifici delle ghiandole sebacee e sudorifere. Le ustioni $Ì ~tahiHsco1.10 cd. cyolvon_o leJ:1tame:nle ( da 2 o a 48 ore dall'avvenuto contatto) a seconda della concentrazione del tossico. Il. .c.olpito~.a.vvcrte, i11izialmente, arrossarne11to delle parti colpite, (....__ eritema)~-...a bordi sft.un;ti. Dopo qt{alche- ora clella comparsa dell'eritema la pelle, corrispondente a questo, si fa rilevata, te;;a, lucente (edema); edema molto più evidente nelle regioni ·1;i,~ ~~ensibili, olt1:e che per le ragioui i=,oprade;;critte anche per la presenza di un abbondante o più lasRo connettivo che offre minore resistenza all'infiltrazione eclematosa. L'eritema è la conseguenza d.i una iperemia attiva , dovuta ad un maggiore afflu sso di sangue ai capil!ari dei vasi arteriosi dilatati ( reazione vasculo-sangnigna). Se l'azione del tossico continua ad agire , dopo circa sei ore dalla comparsa delle prime lesioni, cominciano a forrnarsi le vescicole rnlla zona eri terna tosa. La par.te superficiale dcll' epidermide si solleva e si hanno. le formazioni bollose, contenenti liç~c!.QJ.i.IT2l~-s.!-:..di..521~f,.,.,,~i:!!J:!:i!~!P~,=E-aramente siero-ematico o s1ero-purulento (reazione cellular~ . La disposizione delle vescicole è generalmente periferica, separate o confluenti, a corona di rosario nei colpiti da . ipritç; .~i~!..:~U!,i~~~~l~.~ç_ruiJi~J~~!~~1J~C~i1 ~!Yl~..iie ,(àrs1ne). · · Le formazioni vescicola1:i 1:>ossono· nasso-ri'i1rsi ( raramente e con speciale trattamento) , ma_ per lo più finiscono con rompersi lasciando scoperta una superficie necrotica di colore giallo-bru· no, circondata··aa -~1ià ·zoì1à 'di colorHo i)allido, biancastro , dello · spessore tli circa 1 mm.
___ -
(]) Quefta diversa resistenza all'azione dell'y deve es,ere tenuta presente nella scelta degli individui che debbono costituire le squadre di (( pronto soecor~o sanitario antigas » con le modalità di tui è cenno nel capitolo deJla « Protezione antigas cd organizzazione Sanitaria
i,.
-74All'intorno <li detta zona, in vicinanza della necrosi, il tessuto presenta iperemia molto intensa che sfuma gradatamente nel tessuto circostante. Su queste superfici ulcerate possono facilmente impiantarsi streptococchi e stafilococchi, dando luogo a suppurazioni più o meno estese che complicano variamente I'aspetto <lella lesione. Se non esistono complicazioni la lesione volge lentamente a guarigione; la zona J!.PCrotica si prosciuga e si retrae, I'i peren1i a reattiva del tessuto circoscanle si fa più evidente e si inizia la demarcazione del tessuto necrotico da quello sano. La zona ulcerata si ricopre di una crosta giallo-bruna che sovrasta la superficie granuleggiante; -Ia quùle, a guarigione avvenuta, darà ...._ luogo alla for,nazionc di una cicatrice biancastra, circondata da un alone cli pigmentazione uniforme o punteggiato e che residua indefìnitivarnente. Se la lesione fu molto profo.11da o se intervennero processi di infezione secondaria che ne ritardarono la guarigione, possono residuare cicatrici viziose cbe, a seconda della loro localizzazioue, daranno o m en o deformazioni o disfunzioni ( aderenze balano-prepuziali, retrazioni, imbrigliamento nervo-vascolare) che richiederanno, in segui Lo, un intervento di regolarizzazione o di plastica.
Istologicamente, si ha il riconoscimento immediato pochi minuti dopo , dell'avvenuta ustione <la iprite. (Si è detto che le manifestazioni, invece, sono tardive anche di 48 ore). L 'epidermide presenta ispessimento dello strato corneo, fenomenj pienoLici nucleari clelle cellule germinative, vacuolizzaz.ionc del citoplasma cellulare dello strato spinoso. In seguito lo strato corneo si $Olleva) le celhile spinose si colliquano e l'epidermide, infine, si necrotizza d<.fpo-èìrèa -'36 ore. Con ternvoraneamentc nello strato papillare del corion, dopo una prima intensa iperemia, si ha edema perivascolare che si esteude rapidamente ed infiltra e divarica le maglie connettivali; si aggiunge una abbondante micrazione di leucociti ed in ultimo compaiono piccole emorragie capillari. Anche nel derma si hanno lesioni analoghe e l'edema e l'infiltrazione leucocitaria si estendono infine al connettivo sollocutaneo.
-
75 -
I composti solforati {iprite) sono sostanze ad azione escarotica nettamente lesive per l 'epid ermide, per i tessuti del corion e particolarmente per gli endoteli dei vasi. Queste u sti oni differiscono da <1ue lle causa le dal calor e p er lo svi luppo lento e progressivo della le:::ione, per uua reazion e infianrniatoria più intensa , per i:m marcato ritardo l!el processo !c fr riparazione e , infine , pe r una piì1 grande tenden:,,;a "infezioni settiche ; dai comuni corr osivi (acido cloridrico , acido solforico , acido nitrico, alcali for ti etc.) per una minor e , in q uesti, intensità infiammatoria, per l'assenza cli trombosi, scarsez:,,;a di emorragie e il grado minore di es:mclaz ione fl uida. Tutti car atte r i di ffe re nziali impor tanti da tenere presente per sYclare possibi li casi di simulazio.1..1i e di lesioni provoca te. P e r i composti arse12_icEJi _k__l~~ioELJYlla_cute evolvono, pres· so a l)Òcò, ·ne l modiicfèscritto per tinelle da iprite, ma più intense cd ener gich e : si stahi)j scono più r apid amente e deterrnina110 , a parit à di grado di concentrazione, alterazioni più gravi.
-alle
0 <.:t'hi. - Gli occhi, qualor a l'individuo non è pr ote llo dalla m aschera antigas, sono gli or gani più sen ihili de] corpo all'azione degli aggressivi a prevalente azione ves cican te e quindi i clist11rl.ii ocula,·i sono i primi ad appar ire e vengono subito dopo quelli delle vie r espiratori e. In un pri111 0 temp o, e per azione di vapori , si ha una infiam mazione gra ve della congiu11tiva. I vasi app aion o sinuosi, dilatati , di colorito rosso- brillante, la rete capillare appare come iniettala e i punti nodali assumono l'aspetto d i p iccoli lagbi sanguigni. Nello spazio di poch e or e si osserva i] form ar si di piccole emorragie sotto-congiuntivali e <Juindi edema con comparsa di minuscole vescicole alla superficie congiuntivale. J n seguito a spruzzo del to:.:-sico si h anno ve1::e e propr ie ulceraz ioni e. necrosi deJl a congiunti va che si t'icopre di un essudato intimHmcnte aderente al corion sottostante . Questa essudazion e, :5iero-p tuule11ta e che compare da S a 6 ore d opo l' avvem1t1> co ntatto col tossico, :::i raccoglie dapprima =1ll'angofo interno dell ' occhio e poi, essen d o molto densa , fa quasi da cemento cleterrni.naudo la chiusura <l ella rim a palpebra le che pn ò essere riapt>rta solo forzatamente. I. ' edema de termina esofta lmo, e ctropion e depil azione della
-
76 -
rima palpebrale. Esso è più evidente al sol1''J sderale dove può ,Jete rminarc perfino la colliquaziouc del tessuto sottocougiuntivale.
La
cornea, da
3 a 6 ore dopo , già appare intorbidata e do-
po 8 ore assume un'opalcsceuza caratteristica biauco-hluastra , un colorito come di porcellana. Ciò che colpisce più <li frequente è fa presenza di uua ha11da opaca che traversa orizzontalmente 1a cornea lungo il suo diametro maggiore. Trattando l'occhio (:O ll rnlt1zioni di flu oreFcina si rendono ev icfonti ufoerazioni più o meno profonde.'
Nei casi lievi o di mcdi.a gravità 11011 complicati da infezion i secondarie . He i corpi ciliari nella retina e nei nervi ottici si h a solo con~estione cd edema; la retina preseuta perciò un colorito ardesiaco ed i vasi del fondo dell 'occhio sono dilatati e tortuosi. !Vei casi [!NlV i ed in quelli complicati da infezione secondarie ( infezione i.I cni st.t1bilirsi è particolarme11te causato dalla umidità co5tante , dalla ptosi , <lalla chiusu ra della rima palpehrnle, dalle ulcerazioni ecc.), si ha.,il'.ite o iridociclite, con essu dazione nella camera anteriore dell'ocèhio e, in qualche caso , pan oftalmite. Anche il tessuto orbita le può andare incontro a c't.igesti~ iiè/ ',edema e, nei casi più gravi ," a suppurazione. Le comegueuze di qn este a lterazioni , anche se il proccs,:;o voll,!;e a g-uarigione , sono naturalrncnte molto gravi. Così, per la form azioni di cicatri.ci retratte si ha e ntropion de1le palpebre e le ciglia strjsciano sulla congiuntiva; le palpebre si fanno dure , spesse, pergamenacee; le cicatrfri corneali provocano disturbi della visione. Se vi fu panoftalmite il hnlho oculare rimane atrofico e la visione è perduta per sempre. Airosscrvazionc micro,-cop'ica si (lsservano fatti degen erativi dell 'epitelio corneale ed iu minor grado di quello congiunti vale, caduta dell ' epitelio stes,.;o, infi I trazione di leucociti fra le lamelle di tessuto connettivale della cor nea ed imbibizione di liquid o ch e discounette e rigonfia i fa sci del connettivo.
Apparato respiratorio. - L~Jesio~i. sull' apparato respiratorio preMmt.ano i caratteri deJI 'infiammazione n ecrotizzante dif• teri ca coù aumento della secrezione mucosa Lronchiale e localizza2ione prevalentemente n elle prime vie.
-· 77 Sulla mucosa nàsale, sul dorso della lingua, sulle tonsille e sugli archi palatini si possono formare ulcerazioni ricoperte da membra ne fibrinose costituite appunto eia essudato fibrinoso e da mucosa dès<prnrnata. Rfrnuovendo queste membrane si trova una superficie granulante, infiammata e disseminata, non sempre, di piccole emorragie. L'epiglottide, la laringe e la trachea presentano lesioni analoghe. Queste membrane riproducono spesso la forma delle cavità da esse rivestite e possono facilmente staccarsi, per stimoli violenti di tosse, riprodn_ccndo in é11rnlche caso, Io sta'ìi1po della cavità che le conteneva. Nei <:asi gravi si possono estendere fino alle ultime diramazioni bronchiali eh~ .. possouo___ obJiter.~re,:.c . <<
br,<.,-i,u chi9Jit~ ~tpl.il~t~ple:.)). · A11' ape!·ti1ra del torace si notano piccole petecchie dissemi-
nate sulla· superficie pleurica , ma non è cornu ne trovare dell 'essudato, nè éderna . I polmoni sono amnenla!i.. cF volume, conge:;ti e presen tano, nei casi gravi, zone d L,il.~.§*11,l~ JÙl~~ Yl:lA-a zone :<H aJ&.),.eJ,La1,ia.,AocolaLe_~Qrfjlgici:.~~ .fl~-~e· cli infiammazione. I polmoni così alterati finiscono col diventare sede di infezioni settiche secondarie con focolai di broncopolmoniti pnrnlente o emorragiche. Data l'origine settica, questi focolai possono portare alla formazioue cli piccole cavità ascessuali. In questo caso le aree circostanti diventano, frequentemente, edematose, ma questo .a dema è r;empre secondario. Apparalu cardio-vascol.are. - Le alterazioni sono secondarie a tp.iellc dell'apparato respiratorio. Il cuore è glohoso e dilatato nella sua metà destra; talvolta ,è presen~e deil 'essudato fibrinoso nel pericardio. ·" Nel sangue raramente si riscontrano alterazioni a carico delle emazie; quasi sempre prcse~1te una leucocitosi iniziale, spiccatam_ente 1-ioli:iii1clearè è leucopenia nella fase premortale. Diminuzione dc_l tempo di coaguJa~ione. A7Jparato digerente. - Per ingestione de] tossico, sia in solu:,,;ione salivare, che con i cibi contaminati gli aggressivi vescicanti possono arrivare a contatto delle vie cligerenti. L ~ esofago presenta scarsi. f eno,rneniv.congestizi e desquamazionc su perfi.ciale di poca importanza dato il rapido passaggio -d elle sostanze contaminate.
-
78-
J. o st~m111.c.o ed il duodeuo, a seconda delle in te11sità di concentrazione delÌ'aggressivo, possono presentare alterazioni che vanno dalla congestione alle ulcerazioni ricoperte o no da escare più o meno profonde che talora possono determinare anche la perforazione della parete. Anche nel! 'intestino si possono riscontrare conge::;tione e presenza di zone necroti che. Fegato. - Congesto, ingrandito , <li colorito rosso scuro, di consistenza fla ccida. Se l'individuo sopravv.isse a lungo all'azione del tossico può osservarsi una spiccata degenerazione grassa predomiJrnnt.e nella zona perilohulare.
lHilza. - È congesta ; il numero dei macrofagi della polpa è notevolmente aumentato. Reni. - Sono aumentati di volume, facilmente scapsulahili. Si ha rigonfiamento torbido, degenerazione ialina e necrosi dei tubuli. È caralteris!ic,1, .una. glomerulon~fi:it e emorragie~. -
·-·-
Sistema nervoso. - - Emorragie multiple, puntiformi prevalentemente nella sostanza bianca. Sistema endocrino. - Le capsule surrenali sono maggiormente e quasi sempre colpite gravemente. Intensa congestione, emor_r_a_gf~.--~GéJ.tS$~Z~. ..!t ~~~Lo.!.a _assenza dei granuli prelipoidei, 2lmiu_:rn;j..9ne. d.ei .lipoidi,. In q i'-iesi; -ca so l 'aiii,;ità secernèìùe appare notevolmente diminuita o a<ldirittura paralizzata. Qualche volta si osserva la presenza di cellule in cariocinesi. Probabilmente lo stimolo proliferativo è legato ali' alterazione del processo di secrezione. Infatti anche in altri stati morbosi ( scorbuto ad es.) quando si ha rottura ncll 'equilibrio dei lipoidi corticali, compaiono in muncro rilevante cariocinesi ( anche atipiche) simili a quelle che si riscontrano nei tumori maligni a rapido sviluppo. Rapido e transitorio aumento deJla secrezione di adrenalina., cui segue una diminuzione, sino alla completa scomparsa. Il quadro anatomo-patologico delle lesioni <1a lewisitc ed altri composti arsenicali, per quanto riguarda la loro azione vescicatoria, è simile a quello descritto per l'iprite con poche
-
79-
<lifferenze, più che altro di natura sintomatologica e fìJLiscono col riprodurre , uei vari apparati, le lesioni tipiche da avvelenamento <li arsenico . La febbr e non manca quasi mai , com e espressio11e ddlo stato di ~d epressione p sichica o di choc traumatico, ma scompar e subito; la sua persistenza cd oscillazioni fra i 38° e 40° d ev~ far pen sare allo stabilirsi d elle gravi complicanze infettive sopratutto a carico dell'apparato rcwira torio.
4. -
Sintomatologi(l.
Cale. - Dopo un periodo di latenza che può variare cfa un tempo p iù o meno hre,·e (lewisitl") sino a 48 ore (iprite), si ha irritazione cutan ea con arrossamento (eritema) i l quale dì1 su· bito al paziente una sensazione di prurito molto mol esto e pers istente. Raramente, assieme al prurito, si ha se nsazione dolorosa per lesioni delle terminazioni nervose. L 'eritema è uniforme cli colore rosso vivo e impallidisce alla pressione digitale. Il colorito, in un primo momento rosso vivo, diventa iu seguito ramei co e brunastro. Sui punti più impregn ati compaiono subito le vescicazioni dissemina te, e spesso conflu enti, a contenuto sieroso o siero-ematico. Con la rottura delle vescicole rimane la superficie secernente e dolorosa ch e pu ò facilmente infettarsi e diventare sede di iufezioni secondarie della pelle che, m olte volte, si estendono ai tessuti circo8tant i dando luogo ad un ~rocesso eczematoso specialmente 15e interessanti lo scroto ed ii' pene. La sjntomatologia clelle lesioni cutanee p er azione d ei composti arsenicali è molto simile a qu ella su ricordata se si accettua il periodo di latenza pii1 breve e la <livcr sa disposizione delle vescicole : a corona di p erle nell'ipri te , unica, centrale nelle arsine. Occhi. -
I sintomi oculari sono i primi a comparir e e nei :
casi lievi il colpito avverte bruciore, lacrimazione e difficohà a solle"varc le palpebre. La con giuntiva bulbare è fortemente iniettata , specialmente n ella sua parte esteriore, che le fa assumere un colorito r osso-intenso; all'esame obiettivo , ipe· remi a in corr ispondenza del bulbo e dei formici ;
-- 80 - c<Isi gran si ha dolore non molto intenso, lagrimazione profusa, epifora, fotofobia e blefarospasmo. La congiuntiva è ricoperta di 1111 leg~iero essudalo che le co11feriscc un colorito biancoopalino t:: che poi , a umentando . finisce con l'occludere le palpe;hre- e co11segnente aholiziotH: d ell a funzion e visiva. La cornea è intorbi<lata, con la caraLtcrjstica colorazione bianca-bluastra come d i porcellana: piccole abrasioni corneali possono essere messe in rilievo con insLillazione di fluorescina;
f~·~Ì,gr@is~.sj,u;1.,i•.i,.$.1,ntomi sono molto più marcati: dolere intenso ed urente ncll 'interno ed intorno agli occhi che non posso110 essere aperti: profusa lacrimazione tra le palpebre chiuse ed edematose e con i margini ulcerati e dissem.inati di vescicole. La conginntiva nell'apertnra interpalpehrale ha un colore opaco, giallo chiaro, dovuto ad un l':ssudato coagulato. Questo essudato ~omprime ed oslrnisce la circol:~zione capillare formando così un anello hiauco ad ogui lato della cornea. Nello stesso tempo la ('.ongiuntiva sottopal pehralc, che è meno col p.i ta, può rigonfiarsi fi.i10 a •fart> !'aspel.lo cli due _r.ieghc chemot.iche che p ossono protrudere fra la rima palpebrale e dare l'impressione, ad un osservatore che non ha conoscenza di nna La]c eventualità, di una gravità superiore a quello che in realtà non rappresenta. La cornea. pr~se:pla u.kei:.azion.,i d~ esfolia:,,;ion i che poi finiscono con l'infettarsi ed infiltrarsi dando luogo ad ipopion , pe1·forazi0ni fino alla panoftalrnite. Questa eventualità può essere secondaria a lesioni oculari gravi o i nsorgere precocemente rn seguito a spruzzo, ncll 'ocehio, di liquido toi::sico. Apparato Respiratorio. - I primi sintomi consistono in ~ a , raucedine, tosse e dolore .r etrostern!)le ; jn seguito, con l'insorgenza delle lesioni tracheali e bronco-polmonari, se ne rilevano i sintomi caratteristici sn tutto l'ambito polmonar e . Nei casi legµieri e medi l'irifìamrnazione della rnucosn nasale è accornpagrrnta da secrezione acquosa profusa che p uò fa rsi purulenta 1:. copr irsi d i. larghe ero!-:te; rarnmenLe epistassi. Successivamente con1parc edem a d elle corde voca li, access·i spasmodici di tosse prima set:en e poi co,1 espettorazione 1nuco-puru]enta. All'ascoltazione toracica qualche rantolo !òibilante per con comitante bronchite.
81 Nei casi [[,ravi le lesioni sì estendono e :;i approfondano; EÌ. hanno essudazioni fihrinose, che sì manifestano con espulsione
di fa lse membrane. Il polmone è colpito o da focolai di broncopolmonite (( ab ingestis )), da bronchiettasia, o -da cancrena e<l edema che sono causa della morle. Contemporaneamente compare dispnea intensa con crisi accessionali di soffocazione per ostruzione hronch ia le dovuta alla presenza delle pseudo-rnernhrane.
!,~!}.§QJJJe..J.iE,_ç1t., tlfP! r ~9._r~ct ._f[! . .ril~;v_~re _} 1_?-~pi[a<1iO!)-C_. intensa~!l,~ ~~t - ~srr,a, . con espirazione fievole e prolungata e numerosi r<mchL e _si,._b!JL ~!.ff !~.s_i. "Espeitorazione purulenta e profusa. Talvolta la morte pnò sopravvenire senza questo quadro sintomatologico ed è dovuta aWazione diretta del veleno a causa delle estese necrosi o a causa dell'asfissia prodottasi col meccanismo del bloccaggio determinato dal passaggio, dalle prime vie alle ultime diramazioni alveolari, di piccoli lembi di pseudomcmhrane staccate. Apparato cardiovascofore. Nulla di particolare: i sintomi sono in rapporto alle lesioni polmonari e, nei casi gravi, si nota le altera'.tlioni della insufficienza cardiaca. Il polso è raro iu principio, poi diventa normale o frequentissimo per tornare bradicardico alla fine del processo e tale restare per lunghissimo tempo ( 5-6 mesi) dopo l'intossicazione. La pr(!c~s{_one .~(l.'.lff_!lif{IUl.,_è., .1~.9p1_!a!_e __~,:~~- ' C{1S~ l}tyi, diminuita llCl gravi. La viscosità clel sangue è aumentata. • •
••
•
~. " • • .,~• ' , • .,._· •
-:., •,
,.
I
'••
<,· t
'..: _ .
1
• ,, • ' ' •·;
'
Le alterazioni numeriche degli elementi morfologici del sangue non hanno nulla di particolare e sono in rapporto all'intossicazione. L'iperleucocitosi è imponente fin dal primo giorno ( circa 3S. 000) con prevalenza dei neutrofili ( 98 %) , e quasi completa scomparsa degli eosinofili, dei basofili, dei linfociti. Una rapida caduta della leucocitosi in :3° giorno è di prognosi infau,,ta. La leucopenia precede la morte.
Apparat:o Digerente. - Il vomito emorragico è un sintomo premonitore flelle lesioni dell'apparato digerente ed è caratterislfro delle lesioni cla ingestione di vescicanti. Dolenzia viva alla !IANJERl: l'a11r.a clim ica ftti rapporti con la ir.e~lclna e l'o;oanizzaZ:o~: m!ta1ia ~.ilitare.
·-- 82 regione epigastrica, rnalesscre, diarrea spesso saug;uinolente. Aia splenica ed epatica aumt-ntatc.
Apparato Uro-genitale . -
L ' albuminuria è uno <lei primi
si:1,!:.?-1!!!_ q~1~5~-S~! npre _E.~~,.'.ìel!te nei,èasi gravi ed il suo persistere è di prognosi grave; spesso si accompagna a cili11druria. Quasi sempre, n egli intossicati di iprite, si riscontra ematuria , esµres1'ione di una glomernlo-ndrite in ano. Taf~,9lia dolo1·i alla minzione e ritensione di urine per edema o ve:a:cicazioni del pene.
Sistema Nervoso. - Astenia, d epressione, sonnolenza; solo nei casi gravissimi , particolarmente nei colpiti da arsenicali , si riscoÌ1trano: delirio, crampi, convulsioni con parestesie e parali si transitorie·: Va'nnò- h\fi ,;e'. téi1t~ti in·esenti i sintomi. da insufficienza surrenale.
5. -
Decorso e com1,licanze.
ta. mag{fiorrmza delle le.~ioni cutan ee da contatto con vapori guariscono rapidamente e, a meno che non diven tino settiche, u on Yi è alcuna traccia dopo un mese. Nelle ustioni gravi l'evoluzion e è molto più lenta e<l è quasi sempre complicata da infezioni secondarie con suppu rnzionc delle vescicole che può dare luogo, sebbene r aramente, a setticemia. Negli occhi i casi leggicri e di media gravità, che sono di gran lunga i più frequen ti , la risoluzione è r apida e, se jl tono mentale e fisico non è ahhassato, il colpito è idoneo a riprendere ,;er Yizio entro quindici giorni . Nei casi più gravi, con compromissione della cornea , il decorso è molto più lungo, dì parecchie settimane , per dare tempo alla 1iduzione delle pieghe chemotiche sopra e sotto corneaJj e al riassorbimento del! 'edema e della infiammazione. Quaudo vi sono lesioni corneali compli cate da infezione secondaria il de<·orso è ptoluugato di qnalche mese.
Pm· l'apparto respiratorio il decorso
è varjabile secondo la
estcnsiolle delle lesioni e l'in sorgenza delle complicanze infet-
-
83 -
tivc: nelle forrnc lievi i fatti laringo-trache::ili cominciano a regredire dopo 2-3 scttimmLe; nelle forme gravi il decorso iuvece può essere brevissimo per il sopi:.a.gglµngere dell'asfissia 111ortale, COI1Sé.c1.ltÌva ~HÌ ostruziorie JélJè pseudo-membrane. I sintomi a carico dell'apparato digerente hanno, in genere, hreve d _q rata, a meno che non si siano prodotte <lelle ulcerazioni ga::;t~o-inte~tinali che ne prolungano il deeorso. I.' astenia persiste lungamente anche dopo la guarigione delle lesioni. Le complicazioni cutanee più frequenti dipendono dalle infezioni secondarie con zone eczematose diffuse. 0
Negli occhi, le complicazioni sono date dallo stabilirsi dei processi infettivi: iricle, irido-cicli te, panoftalmite. Le complicanze a carico dell'apparato respiratorio sono dovute sia a reazione infiammatoria sia ad iufezioni settiche seCOR· darie (bronchite, broncopolmonite, ascessi, concrena, edema).
6. ·- Postumi (1). È fre,1uente osservare, in questi colpiti, la cnmparsa di disturbi. nerv9si e meutali più o meno gravi, dai ciui'1li possono resi<luarn le pi Ìl svariate turbe <li namiche: \'et:J~gji1,_c,,.,.,çdfil~M!-~,.J1,f:, p~~~-~ uç.,,,l}J¼f}J,ÌS~-; .ed, ~~9~ir <1.«e~ag~t;.çlta_..,st~ti pi,~L<? ~fJl<! .é!.Qf!k. -. turi di p~icastenju ç .d.i..ipocondria. · ·· · ... · · - "" - ' Per le condizioni gei1èràli postumi veri e propri non si osservano. AH 'in tossicazione può seguire uno stato di anemia più o meno grave ribelle a cure per lungo tempo. Anche l'astenia è tal volta un quadro dominante e persistente. Probabilmente j) substrato anatomico cli queste condizioni è da ricercarsi nelle gravi lesioni che durante il periodo acuto del·
( l ) Per mn ggiori e più cù mplet e no tizie v1'.di: Manieri e R()vicla in « Complicazioni e po,muni da gas da combattimen to << giornale di ;\ledicina Militare - • fa8<:. VII - 1928 >>.
-
84 -
l ' i11tossica:d one com paiono negli organi a &ccrez1one interna <' particolarmente nelle ~.urrenali ( 1 ).
I 11oslumi cutanei sono prevale ntemente di carattere cicatriziale, suf:'segt11mtj le gravi ustioni e che ha nno solo importa nza este tica ~p r cialm enle se su parti scoperte . T alora si hanno cica tric i YÌ:.à o::.e ostacolan ti j m ovimenti delle inani od anche del.le gr.a11 di articolazioni , cosa que!'la però molto poco frequente. E siti cica triziali gr avi e degni di particolar e attenzion e sono ljnelli che si possono aver e a ca rico degli organi genitali : fim osi d ca tri ziali , aderen ze b a lano-prepuz iali, restringimento del m eato urinario oo infine anr.he tfoformazi oui perman enti dell a verga ch e pos~rn o giungere fino a render e im possibile il coito. Più fr equenti e più gr;.wi sono i postumi a carico dell' occhio e consistono in congiuntiviti reci<livauti a p o ussées di breve du. rata , ma che si ripetono molto spesso , cica trici r etraenti che con · <focono all'ectropion ed all'e ntr opio11 e a stenosi delle vie lagri m al i. Anr.ora p_i ù gravi sono .I~ conseguenze delle cheratiti compli ca nti le lesioni congiuntivali e cioè: macchi e cornea li , leucomi adè renti, stafil omi corn eali ecc. Talora le complicazioni infiammatorie possono estender si all'iride, al cor po ciliar e, alla r etina e clare luogo ad una panoftolm ite co n consegnente per,lita dell' occhio.
I postumi laringei si m a nifestano generalmente con disturbi della foneti ca, più di raro con ]a dispnea da stenosi, e consistono in lesioni cicatriziali. Va fatta ,me nzi one a nche di alc une lesioni seco ndarie r.he possono comparire nei r eliquati cica triziali. Le lesioni croniche della laringe causa te dall'iprite so110 cioè capaci di costituire un substrato fa vorevole all'infezione tubercola re, la quale acquista gen eralmente andamento a cuto, vegetante sem pr e assai gr ave. Il maggior numero di postumi si ri scontrano sull'ap parato respiratorio , qua ndo fosse stato colpito. (]l Vedi : A. /l!a11ieri e V. Gronchi - « Le altern;,:ion i dei co rpi surrenali nella intossicazi one sperimentale da gas da combattimento ». S1.aLilim cnto Tip. S. Bernardino - Siena 1928) . {< Lo sperimentale,>. Anno LXXXII, fas<'. 1.
-
85 -
La bronchite semplice recidivante segue . con una certa freq nc11za P-intossicazioue,· éo1i O senza tnfiserua'. La cong,est.iorw edematosa r~cidivant~ è una sJnJ~·on1<;._ _p.,2si , frc quel'Lte.•.cle~cri tJa ,da a utori fra ncesi e ch e i::egue gcueralmente i'in tossicaz.io1;~ da··rpri~ ~' Si\ n:'i7ifé;ta con febbre ( 38°39°)' disp11 ea., a hhoudante espettorazio ne di aspetto spumoso. Sindromi (J.Smatid w pure od uccompagnate a bronchite. Gli accessi sono del tutto simili a quelli d cli ' asma essenziale , ma rimane di dif-l icilc interpretazi one la patogeuesi: sembra che si tratti <li un'asma lossi<·a. L'azione gen erale del tossico deterrnin erehhe, cioè, una sp eciale suscettibilità e r eattività locale polmonare a stimoli irritativi , per cni , sollo raz.i one di questi si ha un a crisi di spasmo difensi V<,. Anche i n qu esti colpiti si ebbe a riscontrare qualche caso postumo di tubercolosi polmouare , ma sempre ( come confermò l 'anamn~si) espressione-di f tÌrme quiescenti al momento dell 'intossi cazione cli cui il grave trauma causato al parenchima polmonare dell ' azione dell'aggr essivo vescicatorio stesso e la diminuita resistenza organica avevano determinalo la riaccensione. i\ ulla o quasi sull' apparnto cardio·vascolare se si eccettua u11a bradicardia e, talvolta ~ una tachi cardia cla sforzo, per un lungo periodo di tempo ,Jella co nvalescenza. · Sull'apparato digerente si riscontra fa cilme nte -tma sindrome di dispepsia cropica .a tipo fl.a.utol.€.nto--cou ,anoi:.essia. e nausea a lipo doloroso sim_ulante una lesione pilorica. Più raramente , ma · non da esclnd crsi, pnò permanere una inst~ffici enza del rene e <lei surreni.
7. -
Diagn osi
P.
prof!nosi .
. Basandosi sui criteri esposti a proposito della diagnosi del gruppo <legli aggr essivi a prevalente azione asfi ssiante, si può ten,tare di farla anche per i << vescicatori >> tenendo presente le maggiori difficoltà !:-pec ialmente quando , avendo agito sull ' apparato respiratorio coi loro va pori , abbiano risparmiato la cute. Grande importanza occorre perciò dare alla raccolta dei dati anamne~tici: l'~dore caratteristi co (di rnustarda , di ge~anio, di frntt a frcgche) avvertito dal colpito; il periodo di latenza tra
-
86 -
intossicazione e manifestazione delle lesioni.; ii qu adro siul.oma tologico <li infiammazioni gravi avute sulla cute e sull' occhio , anch e in segujto all'azione di deboli concentrazioni di aggressivo, r appresentano dati mollo utili per potere formulare la diagnosi. Maggiori difficoltà si incontreranno q uando i vescica tori hannoagifo w ·lJ'apparàto respira torio, iu m iscele con aggresst\'Ì asfis sia,{ti. In ~1cstj casi r::i ricordi che le lesioni eia vescica tori , su1 e vie respiratorie, s0no sen1pre irreg0Iar me11te disseminate e le prime loea)i7,zazioni interessano il prhno tratto (rinite, fari 11, gite, laringi(e ·ul cerosa, etc. ) e poi si approfondano e si este.n<lono , mentr<: , per gli asfi~sianti , lie,·j o trascurabili Iesjoni n elle prime ,,ie aeree e gravi lesj oni del par en chima polmonare. Una dia~nosi differe nziale fr a ustioni cla iprite (solforati) e lev. . isite ( arseuica]i) può tentari::i tenendo presente ch e :
a.) nella. lewisite il p eriodo di latenza è breve e le mani festa:,,ioni sono mol~o ~lo!o.r,qf t:, mentre pell'ipr ite è ritardato ed - ; ò o1ori 'as::;è'iiiCin ' j>r1'n:èipio ed ,' iu '·scgi:iito, sempre meno intcnei; b) l'infiammazion e cla iprite è nettamente delimitata, sfum a ta neJla lewisi te;
,: ) la disposi:,,ion c d elle vescicole periferica, a collana di p erle , nell 'iprite , mentre n ella lewisite , in genere, vi è un a sola h olla centrale; d) il decorso delle lesioni d a lewisite è rapid o, lento nell'iprite. Per q uanto riguarda la prognosi essa è fausta nelle nstio11i di l" e 2° grado ed in quella di 3° grado, quando per ò sono limitate a piccole :r.one, anche se infette; i11fa11stQ. q naudo le lesioni si estendono .ad oltre due terzi della cute e la morte può manifestarsi entro le -:t.8 ore.
Le lesioni oculori lievi guariscono entro i venti giorni; le gravi con congiu ntivi te fi hrino -purulenta, che può complicarsi ad infe:r.ioue più o meno pr ofonde d elJa cornea e de l tratto uveale, sono di prognosi ri servata ed infausta « quoad valitudinem )> . R iservata è la prognosi delle lesioni sull'apparato respiratorio con ulcerazioni delle corde vocali e dell'e piglottide , cli stenosi
-
87 -
tracheo-bronchiali e d i complicanze setti co micrnhiche del polmone. L a persisten za tlella f ebbre a ~9°-40°, indice di complicanze flogistiche, aggrava la p rognosi.
8. -
Pronto soccorso e terapia.
Le pratiche di pr onto soccorso ai colpiti da aggressivi chimici a prevalente azione vescicatoria ( 1) si identifica no con quelle che si è convenuto di i ndicare col nome di bonifica . Per boni.jica si inteJl(le l 'attuaz,ion,c .di t,ntte quelle mimrc che si pr or>o11gono ili ~ itl ; t~... "'i .p;~~~;s1~1~ 'F~g; ii' t ~h;.,..e altrim enti si svolgo no quando i tossici siauo stati a conta tto tliretto od indiretto , anche per p ochi minnti , con la ente e le mucose , m entre $j pad erà <li , cnr[! qi1apclo le manifcstazioJti infiammaiorìe (;ìsi:'i'cnii) sou;; i·t;-· pie.n o periodo èli ~;,,vil~1p,p-o. . Vi sono m()lti che, non vt>dendc, in queste pratiche di « bonifica )) il « tocca -sana >) dell'ulteriore comparsa dei fenomeni morlrns i, n e svalorizzano l'efficacia e non giu stificano l'adozione di Lutti i mezzi predi ~posti all o scopo . È bene <fui chiarire che , effettivamen te, i mezzi di « brmi/Ì<'.O )) di C' llÌ si dispon e non riescon o ad ev itare del tutto il processo patogeno, ma sono sicuramente capaci, oltre che di allontanar e meccanicamcu tc il tos'SÌCo, anch e d1. neutralizzarne gli effe tti sp ecialm ente se si riesce a prati carla tem pesth-amenie ed irnmedi a tarnente all'avveunta contami11a zione ( entro la r.irima mezz'ora). Ma anch e t1uanclo non foss e stata possibile << una bonifica immedi ata )) non clovri1 essere trascura ta o svalorizzata perchè fii riuscirà sempre ad e liminar e qu t>ll a quantità di tossi co non ancora assorbito, ad attenuar e le l esio11.i i n via di sviluppo e a r end erne il d ecorso men o gr nve. La bon ifica può esSf;r e parziale (piccola) o totale (grantle) . La b onifica parziale si pratica quand o la parte colpit a è limitata ad un organo o r egione; la totale quando la contaminazione oc-
ai -~lt;,~Ìu;r~
- -- -- ( 1/ L.e nonne di « bonifì,c_,, » che si riportano si riferiscono alle contaminazioni prodo tt e da qualsiasi aggressivo ad azione vescicatoria sen.:a distinzione, come era in u, o fi no ad ora, tra lesioni da iprite (solforati) e lewisitc (arsenicali}.
88 cupa una vasta superficie corporea si da ritenere, praticamente, tutto l'inclividuo affetto. La bonifica parziale può effettuarsi con diversi metodi di cui s1 citano i principali che sono: 1°) metodo che consiste in: a) detersione meccanica della parte contaminata, senza strofinare e con movimenti perpendicolari che non allarghino la superfìcie di contatto, mediante striscie di pasta di cellulosa, cotone, carta hibnla o, in mancan,r,a di altro, sfilaccie, tessuto comune e terra secca. b) lavaggio abbondante con acqua calda e sapone o con liquido di Dakin, o con soluzione di permanganato di potassio al 4:0 /oo, di hicarhonato di sodio al 4% o con benzina e, in mancanza~ eon acqua corrente ( 1). -90) metod'.o:
a) detersione meccanica come è detto sopra; . l)) lavagµ;io _\lella pa~te con una ,~;~~J~~t<>I}f y~t),lra __d,i d<?r~ m tetracloruro d1 carhomo ( 2). - · ~ . ;;""·· ";,;:.'i.. '7,:·~::-:-,~:-:.)
~, ;':" :~ ,..,_~,,.:'.~,:..·:.·,... ':(
;~!';,.·,";;_· ·;
(l) Buoni risultati si ottcni;ono strofinando, sempre in una stessa direzione,
il punto c1>ntaminato con ~na pez;rnol~ di tela imkev~u;,1 di petr~lio q sul)i derjya\i ( cherosene) per quattro o cinque volte. Si avrà l'avvertenza ' 1Ìi · can;biarc· ogni voÌta la pezzuola di tela e distru1;i;~ndo quella già impiegata. · · · (2) Questo metodo di « bonilic,a parziale>) previsto nelle unità sanitarie pilÌ avanzate è molto poco pratico e non scevro di pericoli. Rompere le fiale, far <lcfluirc il liquido sulla parte da bonificare è cosa non semplice e ehe, molte volte, provoca irritaziope, per j va1Jori che la soluzione emana sulle prime vie respira· torie. Detta soluzione, efficacissima antivescicatoria, trova più giustificato impiego nei foboratori e nelle fabbriche ove si manipolano aggressivi chimici del tipo iprite. Anche se si volesse cambiare il metodo di applicazione di questa soluzion·~ mediante batuffoli di cotone imbevuti, resta sempre poco pratica e niente attuabile, come lo sarà, del resto, c1ualunque soluzione o liquido ( benzina, cherosene o petrnlio) l)Cr la JJreparazione dei « Pacchetti dì medicazione antivescjcatori >J. Infatti, durante l'ultima guerra, si è visto a che cosa è servita la fìaleua di « tintura di iodio ll di c~i il soldato si sarebbe dovuto servire per ~palmarla sulle ferite! !)'altra parte il cloruro di calce, che rappresenta il più energico antipritico, reascisce violentemente, con reazione eccessivamente esotermica, riuscendo maggìormc,n~ irritante e tossica che l'iprite stessa. Donde la necessità di ricorrere, alle mi~~t!lc ( cloruro di calce e s~hl>ia o talco od ~ssido di magnesia) del tipo di quella << M >l per la <:onfezione dei << Pacchetti antivescicatori >l.
89 3°) metodo: È il p iù pratico ed il più sempl ice e che permetterà di all estire anch e un cc pacchetto di medicazione antivescicatorio )) in<lividualt": qualora se ne ravisassc l'opportllnità e la convenienza. Esso consiste in :
a) detersione meccanica come per i precedenti m etodi; b) applicazione sulla parte CMÌ prosciugata di polveri bonifi ca nti come: cloruro di calce e fa rin a fossile a parti ugua li o mi~cela (< M )). La m i~cela doruro di calce e farina fossile è più t"\ncrgica, ma , alle volte, se il colpito non ha l'avvertcnzR.di cam biarla e sostituirla dopo p ochi minuti dall'applicazio11e, si possono avere causticazion i don1te al cloruro cli calce sp~ci~ se la varte contaminata 11011 era stata completamente prosciugata. La mi scela antivescicatoria « l\f )> elimina questo non trascurabil e incouveniente. Essa è costituita da un assorbente, un n eu tralizzan te e un catalizzatore: la parte assorbe nte ;i imbeve del tossico che, a sua volt~, vie ne neutrali iza to sul posto evitando così, ~e l'individuo non ha l ' avvcdutezia di ricambiare la miscela primieram ente applicata , che esso continui ad arrecare danno. La fo rmul a primitiva di guP.sta « mi scela >> conteneva , relati va1nente, poca sostan:ta neutralizzante, ma ciò non infirma il concetto sul qn a le essa si hm.a, p otendo aumentare il « neutralizzante » diminue nd o l' assorbente ( per e s. 50 % di sostanza a ssorbente, 35 % di neutra lizzante, 15 % di catalizzator e). Messa a punto la << mii.cel a M >> i pacchetti di medicazione potrehbero contenerl a in scatole metallich e, a tappo forato , del tipo dei comuni spolverizzatori di polwri antisetti ch e.
La bonifica totale rfrhiede installazioni speciali sia mobili ( a utotrenibagni) , sia fi sse ( locali convt11ientemcnte attr ezzati e predisposti). La bon ifica totale si esegue in quattro tempi:
J° t empo : dal p er sonale arldestra to e protetto , i p~ziepti sono fa·ui rapidamente spogliare; j:;li abiti ven g9110 raccolti ìi1
-
90 -
sacchi appositi, fatti di stoffa auti- vesciçantc (1). (Per r endere a nti-vescicaute una stoffa, con mezzi di fortuna, è sufficiente impregnarla totalmente con olio di lino cotto ).
In 2" tempo i colpiti vengono sottoposti ad una doccia di permangauato di K . al 4°/ou a 35° <' p er la durata di 5 m'. Fu tale alm eno il trattam ento usato nell'ultima guerra; molti p erò con sig:liano invece solu zion i di acqua saponata con l'aggiunta o men o dd 20°/oo di bicarbonato sodico, od anche delle soluzioni con liquido di Dakin,. c vanta no gli cffìcacj ri sultati così otten uti; verrebbero anche in t al modo eliminati gli inconvenienti d erivanti dall' uso delle soluzio ni di p ermangana to (2).
ln 3° tempo ven gouo ripetute le doc<·iature con acqua calda e sapone , come de tersive. 0
N el 4. tempo la bonifi ca è completata mediante la vestizione con abiti nuovi e puli ti. ln casi eccezionali. u ri quali si abbia una completa e vasta intossicazion e, o in cui sia troppo diffiC'oltoso o lungo lo spogliare j l colpito (fer ite multiple con numer ose fasciatur e o m e dicazio11i , fratture degli arti, co ndi zioni generali gravi ecc . ) i pazienti verr an no immer si, completamente vestiti , in vasch e contenenti una delJc sopradrtte soluzioHi. Dopo ogni baguo, la soluziùnc di queste vasche, verr à in tutto od in parte rinnovata . Il Calvey consiglia di esporr e que!.ti colpiti, muniti si intende di mascher e au tigas, per cinque m inuti in ambiente contenente I' l % di cloro. Es.r:1;uita la hon_ifì ca ¾,ener ale questa va completata con la instillazi one negli occhi di qualche goccia di collirio di permangana to di potassio a!Pl :4000 preceduta da lavaggi abbondanti cori s6h ìzi61fr "di bicarbò11aHi <H s·oclio al 2-3 % e con la spolve-
(1) In mancan:.:a cli tali snc,:hi gli abiti possono essere raccolti in mastelli a chiusura itagna rnntencnti una soluzione di liscivia cal<la costituit:i da l Kg. di carbon ato di soda secco ed l Kg. di sapone molle per H),:l litri di acq ua. (2) Sono assolutamente controindicate l e doccie con soluzioni di cloruro rli cal~:e che, di per sè stesse, possoho provocare lei.ioni sulla cute cd, i vapori, irritazione sugli ocrhi e sull'apparato respirato rio.
-
91 -
rizzai-;ion c <lelle ma ni , bene as<:iutte , con m iscela di cloruro di calce e farin a fo ssile o con miscela « M )). La terapia va praticata ru!~li ospedali e richiede la conoscenza del meccanism o <li produ zione dell e lesioni per poter si r eude re co11to d ell'azione dei mezzi terapeuti ci consigliati.
Le.sio11i cuta11ee. - ln nn primo stadio si r icorrerà a lavaggi ripetuti d ell a parte con soluzi one di p ermanganato di pot assio a) 4°/ ,io, leggerrne nlt': acidulato co11 q u alche gocc.i a <li" acido' cl~ riJdco all' i %; o c on ac(1ua di calce; o co11 soluzione di bicarbona to di sodio a l 4 %; o con liquido dei Dakin , secondo la formula : · ipoclorito d.i C'alcio carbonato sodico crist. a cido borico a cqua
g. ))
4 4,
)) 0.4 )) 100
in mancanza <li tutto qu esto, si usi a cqua saponata calda. T utti questi mezzi hanno lo scopo di limitare al minimo pos5ihilc il danne, delfe lt:5ion i prima de ll a formazion e delle vesciche . Nel peti odo della formazione delle vescico le (flitte ne) il trattameJJto varia a seconda la gr andezza , il num ero e lo sviluppo: 11 el ca::;n di piccole fli ttene o scar se di uumero ( o uni ca com e n ella lewisite) è consigliabile coHservare le ve$ricbe il più lunga· m t>nte po:i:iiuile; qnand o in vece i colpi ti si present ano (ciò che ac('aclc uell a maggioranz a dei casi ) con vesciche e lembi cutanei lace rati , è conveniente pungerle con ago steril e e fame defiuire i l ~onteuuto senza preoccu par si di (lucsto che è a ssolutamente inn ocuo . Avvenuto lo :;vuotamen to, la pelli cola dell e vesciche si abbassa e costituisce la m igliore protezione per la lesione . La m ed icatura ( da rinn ovarsi spesso, alm en o u na volta al giorno) cousi'iterà ne llo spalmare la par te con u nguen ti indiffere11ti ( vaselina bi anca , eve ntualmente con un anestetico) e fa sciature contenti ve, leggier e, aerate, asciutte . Se vi ceversa la pellicola fo sse cadu ta o ai- portata, le superfici così sco perte, saranno esposte al sole, al caldo asciutto o an ch e all'aria calda (mediante l'adozione di speciali apparecchi) e spalm ate con un u nguento , ( vase lina bianca semplice o alla d esitina), che può essere anch e dell a seguente form ula:
-92 ossido di :,anco. anag. 100
semolino vaselina
g. 15
Ittiolo si fasciano con le precauzioni sopradctte.
L'uso <lelle polveri, in questo statJio, è assolutamente confroindicato percbè causa , non infrequente, delle infezioni second.a rie. Nella fase di estese masse necrotiche ch<?JJ..çoprono le lesi~:>_l!J, iJ.,ti;attamento niTgliore e quèllo-·del èalore soit'o forma di b agni caldi saponati locali, non estesi e di breve durata, per evitare la macerazione dei tessuti circostanti , e il cambio frequente della medicatura bagnando, prima, con acqua ossigenata. Nel materiale sanitario previsto nei << cofani per gassati >> vi è tutto l'occorrente per la preparazione dell'acqua di Alih o1,1r: solfato di rame
o·
i:, •
10
solfato di zinco
))
35
zafferano
))
2
acqua f.atnrata con canfora
e
filtrata
)) 1000
òa diluire dieci volte i1 suo volume ed impregnare le croste. Metodo assolntam,~nte da evitare perchè dannoso venendo disturbare la naturale e sempre preferibile guarigione sotto crosta; tutto al più può essere usata come detergente dopo la caduta delle croste. Quando iuvece queste fossero cadute e distac.c ati gli ultimi grumi necrotici, le lesioni che residuano vanno t.rattatt come le ferite ordinarie, con )a precauzione .d i evitare l'uso di me7,;,,;Ì troppo ~~nergici che possano disturbare le granulazioni nascenti. a
Lesioni oculari. - - Nei casi di forme lievi di congiuntivite
-
93 -
bastano frequenti e ripetuti lavaggi a mezzo di appositi. irrigatori o di hicchierini lava-occhi con una <lcllc soluzioni segnenti: u) calce spen ta
g.
12
zucchero
»
25
acqua
» 200
da alhmgare cu11 acqua distillata fino a cc. 1000;
b) :;oluzione ,li diclorami11a
0,5 °,,{>
e) :5oluzione hjcarbonato cli sodic,
2 0/ /o
d) soluz i.onc bihora to fii sodio
3 ()/ ;o
l/4000
e) soluzi one pernrnnganato di potassio Dopo il lavaggio abbondante ,
s1
faranno istillazioni ( 2-5
goccie) di:
solfa to di zrnco acido borico sol azione di adrcna li.na al '1/ acqua
o;,,
g.
0.15
))
0.70
5,
4
)) 30
o di olio cli oliva puro.
11 contorno esterno delle palpebre sarà spalmato con pomata di: ossido di zinco al 3 o/o. Fra le palpebre si istilla, tre volte al giorno, qualche gocc·ia
di olio di paraffina per evitare il saldarsi delle rima. Quando vi è blefarospasmo accompagnato da dolore e fotofobia ed interessamento della cornea si istilleranno 4-5 goccie di: solfato neutro di atropina acqua d istillata
g
1
)) 200
due volte. al giorno e fino a che la cornea non ritorna norma le , oppure:
-
94 g. »
cloridrato di pilocarpina acqua
l
100
Evitare qualsiasi fasciatura compressiva ed usare quella a tendina e, per calmare i dolori, spesso insopportabili, non istillare soluzioni di cocaina, ma ricorrere alle fomente calde. Nelle forme gravi con secrezione muco-purulenta si adoperano dei colliri antisettici che prevengono e combattono lo stabilirsi di infezioni secondarie; i più comunemente nsati sono:
a) soluzione di co]largolo
al 2 o/o
b) soluzione di argirolo
)) 2% )) 2%
e) soluzione d1 protargolo due volte al giorno.
La parte esterna dei margini palpebrali, quasi sernpre ecze. rnatosa, verrà spalmata con « pomata gialla )). La terapia degli altri 01·gani ed apparati in seguito all'azione degli aggressivi vescicatori è rivolta, innanzi tutto, alla cura delle lesioni delle prime vie respiratorie che sono le prime colpite, e più propriamente: nella infiammazione ed irritazione delle fosse nasali e del cavo foringo·laringo-traclwale si pratiche· ranno degli abhondanti lavaggi di: soluzione di bicarbonato <li sodio al 3 %; ed istillazione di: olio gomenolato al 2o/<',; se vi sono già ulcerazioni si praticheranno, dopo gli ahbondanti lavaggi , come sopra, pennellature cli una:
a) soluzione di cocaina all'l % blcu di metilene fino
,1
saturazione, o o·
14
hic:arhon a t.o di sodio
))
30
acqua
» 1000
b) cloruro cli sodio
o·
-
95 -
ed inala:lioni di: g.
10
essenza di eucaliptolo
)}
10
alcool a 90°
))
30
acqua
)) 200
essenza di timo
( nn cucchiaino m 130 cc. di acqua da vaporizzare), oppure: g. 30
tintura di hcnzoino
ctg. 70
mentolo
( un cucchiaino da caffè in 100 cc. cli acqua ben calda e fumante, n on bollente).
Contro la tosse persisteutc si useranno cal manti a hase di di0nina e codeina.
Ne11e manifestazioni polmonari e broncopolmonari ( formazione <li pseudomenbranc, focolai di polmonite, ascessi, edema secondario, etc.) si praticheranno le cure i11dicate per ciascuna forma nel capitolo degli asfìs;,ianti. Solo si puù aggiungere il tentativo di provocare il distacco precoce delle pseuclo:rnernhrane o con iniezioni cli albumina ete· . . reogenea, due o tre volte nelle 2-4 ore , o con siero di cavallo ( 1020 cc. pr volta). Cardiotonici. -
Strofantina, caffeina, camphydryl (1).
Le lesioni dell'apparato digerente, molto rare, non richied ono, in linea di massima , nessuno intervento. In ogni caso , mai
(I ) Il camphydryl Robin, sqluzione acquo,n di canfora, è un energico cccit:m te del cuore ,~ <ki i.:entri ne rvosi. I hattiti del .1:u.or~ div1:ng0110 più lenti, ma molto pitt c:nergici ; la sua ~Z-!,QJJC .ini'è"rti~iiÌÌ1;' di sincope, di collasso car· diaco, di <( sho<;6-J>,-<dt ··ffì~I'r e,piratorie, di e nfi , ,mia <) di dispnea, co111c d è Hato con~:..ma.w ·,~f:t uume rosi esperinwnt.i S tt animali « gassat i >J,
·11.;f\ ~~i-
..........
--
-
96 -
lavanda gastrica ( I), ma ~ommm1strazione di soluzioni alcaline di bicarbonato di sodio a] 5 %. Per l'astenia generale utilissimo riesce l'uso precoce di iniezioni di adrenalina e, rneglio ancora, di estratti opoterapici. La dieta sarà, nei primi giorni, liquida e leggiera ( acqua, thè , latte, caffè} in segui to si passerà ad una alimentazione più sostanzio:,; a variata e ricca di vitamine.
(I) Quando perì> le k,ioni gastriche foosero dovute agli (< ar;;enicali ,) si som· ministre rà 11na soluzione di ossido di magne$Ì(> e lane e si procederà ::mdie, ed eveo· tuahnente , alla lavanda gastri1::1 1:on questa soluzione ste$Sa.
-
C-
97 -
GRUPPO DEGLI AGGRESSIVI CHIMICI A PREVA.LENTE AZIO NE IRRITANJ'E
1. -
Generalità.
Furono, in ordine <li tempo, gli ultimi ad essere impiegati , ,come aggressivi di guerra e si può dire che il loro uso si rese ne,cessario, man mano che si organizzava, da parte degli Alleati, la· difesa contro gli asfissianti. Le prime rudimentali maschere antigas, in genere, si preoccupavano di proteggere l'apparato respiratorio, bocca e naso, lasciando indifesi gli occhi. Fu ciò che fece pensure alla introduzione di irritanti per questi organi (lacrimogeni). Quando poi la maschera fu perfezionata e mu.nita di occhiali e di filtro, si ebbe la comparsa degli sternutatori (arsine) che, non trattenute dalle varie sostanze costituenti il filtro, lo attraversavano irritando le mucose nasali e boccali e ,costringendo il colpito, con 1a provocazione della tosse e degli sternuti, a togliersi la maschera. Si è, visto, però, come gli arsenicali non hanno soltanto un .azione il'l'itante, ma ,;ono fortemente tossici sia per la ente e mucose (lewi si te e difenilclororarsina) sia per le vie respiratorie. Anche i lagrimogenj , in forte concentrazione, sono dannosi ai polmoni. I laB,rimogeni, sono sostanze che in debole concentrazione hanno azione predominante su lle congiuntive, determinando lagrimazione ed hlfiammazione, con conseguente abolizione della ftinzionc visiva, per un tempo più o meno Inngo. È questa un'azione po!'-seduta anche da numerose altre sostanze che, per il loro maggiore potere tossico asfissiante ( cloropicrina, che.toni hrornati ecc.) o vescicante (iprite ecc.), hanno ·trovato posto il'l quegli speciali gruppi. ~1,INIERI: l'arn: a chi:cica nei raDDorti con la medicina ~ l'organizzazim saaitaria n:ilitace.
7
-
98-
Le sostanze più comunemente usate a questo scopo sono: a) Bromuro di benzile C6Ih CH2Br.
!Asi.uid.o. iucoJQJ:;,o~,- Per.sisJente Sl_ll terreuo sul quale si os1ida formando un _prodotto che dà un odore di mandorle amare ed è perciò con fondibile con l'acido ciinidrico·: ' . b) Cianuro di brornobenzilc C6H3-CH Allo stato puro si presenta sotto forma <li cristalli di colore giallo-biancastro; il prodotto grez_zo è un iiqu ido oleoso, hruno e di odore pungente. ·· · e) Trielina nitrata.
È una miscela di cui i principali costituenti sono il tetraçloronitro~tano ed il tetracloroetilene. A temperatura e pressione· ordinaria è liquido quasi incoloro, di odore molto pungente si· mile a quello d.ella cloropicrina.
cl) Acroleina ( CH2CH. CHO). Liquido incoloro, limpido; è mQho volatile e si altera alla. ince ed all'aria.
e) Cloroacetofenone (C6H5.CO.VHzCI). È il lagrimogeno più in uso nella pratica comune per sag· giare la tenuta della maschera antigas. È soli~h). _insolubile in acqua, solubile in alcool e solfuro di •-.., ~ *:r•• -~t•"'' """~ • carboìfiò': La sua azione irritante è molto elevata; 0.0003 ,ni.urn. in un litro d'aria s~no g_ià sufficienti per provocare lagrimazione.
Gli sternut.atori più usati in guerra sono stati ricordati, in massima parte, nel gruppo dei vescicatori per la loro azione caustica; qni ricordiamo ancora:
a) la difenilcù:marsina ( C6Hs)2As CN . ~?Stanza .solid:;1,,,.,gi,.J,l(lorf}!_gliaci<:>_..~h.t l) ,;~\Ìf,Ì_Il~,.a Jl 'y ed !'neme éli mandorle amare, come l'acido cianidrico;
Ìll•
-
99 -
Solida, cristallina allo stato puro; Ji colore verde- scuro , talor a bruno, se grezza.
2. -
Meccanismo cli azione.
Nei lagrimogcni il meccauismo di azione dipe nde dalla presenza, nella lorn moleeola, <lcl gruppo - CO - CH2 - X (in cui X rappresenta l'atomo di un alogeno) che provocherebbe l ' iùfìamn,azione delle cou giuntive e l'irritazione delle terminazioni Ht:rvo,,e. SemLra anche che ques ta irritazione specifica delle termi11,1z i0Hi nervose della congi untiva da parte di questi agenti chimi,:i clH: provoca per via ritle,.~a le lagrime ed il hlefaro i;pasmo, dipenda non tanto dal gr aclo di .§..o lubilità di e. si nei liquidi che imi-,egnallo la mn cosa oculare quanto dalla loro velocità di scomposizion~, ~ dal posw d _1e occupa l'alogeno nell'edificio m olecolaxe. -.-
.: ~"'1:.~J7~ein~~~$
.i!~__:'l~_l;,.';~i c~:t, co~c g~!. i.I bro~1~~_ro .di benzile, au;ne.n,t.a.1 ~~y,1one.JrrJta11te del composto; m ahn casi, come per la c loropicri11 a, rattenu a. Gli slernutatori esp licano uu'aziobe gravemente lesh ·a sul protovlasrna vive1ile col meccanismo di cni !"i è fatto cenno a proposito de.I g;ru ppo dei vescicatori ne.i qt1ali la maggior parte degli arsenica li è compresa. Il Flury che studiò at.tenL:unente l 'azione d ei composti arseuicali, osservò che essi manifestano un ' irritazione più o meno energica sulla pelle e sulle vie respirator ie con fet1omeni di assorbimento di arsenico facile a ritrova r e nel parenchima dei vari apparati. A qtrnsto primo stadio s<'gue un fìeco ndo perio<lo <li. reazione dei tessuti che si manifesta con una forti ssima iperemia fi no alla enmparsa di vere e prnprie ulcerazioni e form azione di psendornemhranc. 3. -
Anatnmia patologica.
P er i lagrim.ogc>ni l'aaatomia patologica ùell e lesioni da essi provocate è. assai-sca,rsa. _L a mucosa conginntivalc si presenta forlcrneute }pet~er9ica , infi ltrata eon iniezion e <lei lìnissimi vasi che
-
100 -
le conferiscono un aspetto caratteristico, di colorito roseo-uni. forme, leggermente opalino per formazione contemporanea o successiva di essudato. I bordi palpebrali sono quasi sempre interessati , tumefatti, eritema tosi e, .!!.~! sasi più gravi, anche ulcerati. Solamente per azione diretta del liqùido di queste sostanze ~ti1f' occhio, possono verificarsi lesioni profonde sull'apparato ocuhire. In forti concentrazioni e per via inalatoria anche i lagrimogeni possono causare disturbi, a carico dell'apparato respiratorio e dello stato generale, che ricordino quelli provocati dai gas asfissianti, e su Ila cute iperemia con comparsa anche di vescicole. Gli stenwtalori, a basse concentrazioni, hanno una particolare affinità per la mucosa nasale con irritazione infiammatoria delle terminazioni nervose a carattere ascendente verso la radice del naso (sinusite). /[ .Molt('. r.iù -imp?i:tanti: so~10 .le !~s~?~\i ~ cari.co dell'apparato 1t respiratorio lll seguito ad rnalaz10m d1 forti dosi. Oltre alla cong~stione della 1:rn~osa n~sale, della gola e dei ~ronc.hi si poss?no lF! riscontrare les10111 a carico del polmone con d1struz10ne del nvcl i stimento epiteliale ( vedi gruppo dei vescicatori). i AIV apertura del torace i..,p.2lm9~j fH10 aumentati di volume e di peso, present~n~. -~e.e_,.~i J ;Q,Jgep!ÌJ?,121\. ~.,.-~J,, _~.<Jt;.,9J.f.l.,, .!;,,.,-~.!\ -,la morte avviene dopo parecchi giorni dall'intossicazione, foco}.,ii di polmonite e di pleurite purulenta. A.Il' csainc istologico si o'sscrvanò zone cli congestione e di edema altertrnte a zone di enfisema.
ll,
L'apparato canliovascol.are risente delle alterazi.oni e modificazioni funzionali ,d el polmone. Raramente l'apparato digerente è sede cli lesioni: quando esistono esse possono ·essere limitate 'a semplici· tatti iperemici o arrivare fino a vere e proprie ulcerazioni. Il fegato è congesto, ricco cli sangue, di colore rosso scuro C di consistei1za flaccida. Dopo qualche giorno compaiono, sulla sua superficie, chiazze di colorito giallastro, talora grosse corne lenticchie, tal'altra come una finissima punteggiatura. All'esame microscopico l'epitelio appare alterato, retratto, necrotico. La milza è congesta, aumen· tata di volume, di consistenza Aaccida. I reni, au~entati cli vo· lume, sono facilmente scapsnlabil'i. Al taglio, aspetto torbido-
-
101 -
giallastro ( ti µo d el grosso r ene variegato) con ,,asi retti iniet: tali. All'esame microsc:opico si notano i caratteri di una nefrite pare11chimatosa grave con congestio11e, emoi:ragie, estesa degenè:· razione ialina degli epiteli dei tuboli contorti e dei glomern li. Le surrenali subiscono gravi modificazioni funzionali: emor. ragie parenchimali e vaste zone di degenerazione albuminoidea e ialina; secretive: diminuzione dei granuli li poicl ei; sulla so stanza midollare scomparsa della reazione cromaffine. Le~alterazioni neni-ose..sono di"'IJ"'-~~,. ordine motorio e funzionale, • ~ - ~ - -... __ .........., ~, _!!la semp! e con deçorso.-1_racn s1to,I:J.R. • Quàndo agiscono sulla ente e mucose, gli arsenicali, esplicano, come si è detto, un 'azione molto simile ai vescicatori con fatti di irritazione ccl infiammazione che vanno dall'eritema alle ustioni e necrosi. Anche sugli occhi si possono riscontrare infiammiizioni ( congiunt iviti , blefariti e chemosi) per razione degli « sternutatori ». 4'' - Sir1t()matologia.
La caratteristica dei composti lagrimogeni è quella di dare, immediatamente all' avvenuto contatto, sintomi subiettivi intensi, ma che poi vanno anche rapidame11te attenuandosi sino alla loro t·om pleta scom parsa.
e
Nelle forme lievi il colpito avverte intenso bruciore, fo. tofo bia. blef~i:o..:w ~~l}\Oc(ld ahhondante lagrimazioue. Sintomi suh i_ettivi che si aggraviti17ì"èlì- mòlto-eon lo stròfinaminto, le fasciatur~ ~c~éssive~è l 'i rrà'ziorialé t~attame{iì~. '<,
-""
-
•
-
-
..
Nelle forme più gravi, pe"r esposizioni a forti concentraziou i o di luuga durata , l'irritazione è più intensa , si h a l'impossibilità , per un certo tempo, a riaprire gli occhi , e la comparsa di un essudato più o meno abbondante. Contemporaneamente possono p·tesentarsi disturbi dello stato generale ( astenia , cefalea, verti~ini) e dell'a pparato respiratori o. L'esame obiettivo fa rilevnre una intensa iperemia a livello del bulbo e dei fornici con una forte vascolarizzazione dei vasi
-
102 -
che dà una tinta ro8ea-uniforrne alla congiuntiva , di aspetto leg· germente opalino. T margini palpebrali si presentano lievemente tuti.u·fatti, erilematosi e talvolta saldati.
/Yelle forme gravissime, per azione diretta del liquido tos~ico sull ' occhio , oltre ai sintomi sopradetti, a~gravati, si hanno vere e proprie u~tionL<lella cornea e della congiuntiva, C<h• uecrosi spiccata cl elle pal pebrc e cheratite. I 1~olpiti da aigrcssivi sternut,itori, in un prim<.1 ten1po e e ner azione lieve, avv1.~rto110 una forte irritazione al naso. alla f lJoic~a, agli occhi e alla faringe e laringe con pro<luzio1 1~ d.i~tr,;. , j n_ut~~.:.:?88 ~:..j.~g(~,,.f[.9.~! ~le_z., r.t ,troste~r..~a_l~ con senso c1_1 -~-<?/~<'~c_a1
0
f.~!(~~.·~~ ~ ç~~-l~\flO,,~.r:. ~!,..Jqr.a,ç~.
'
'KgÌ1 occhi accusano bruciore , dolore e, sintomo differen~iale c~n .le lc:3ioni da Jagrirnogeui, \t!!~? .~H. .ri~~i~1.{J''''èl' 'ì'"s~1H1ha fo1is'sima ··-sottwiiq rnlpd.1rc:'' ·· ·--······ · ,, .. '· A forte còncèùtraziorie la''sintomatologia si accentua e si aggrava: eulla cute, specialmente della faecia cd intorno agli occhi. ed al naso, si avverte una spiacevole sensazione di ten::.-ionc ed irritazione. Compaiono le secrt-zioui accompagnate da un vivo dolore che dalle narici sale ai seni frontali ( sinusite) e da un senso di pressione dolorosa alla testa. Ai sintomi acuti pn<) seguire lieve vertigine, cefalea e fenomeni a carico del sistema nervoso consistenti in distnrhi S<'nsitivi e motori. In qualche raro caso si è osservato anestesia fino alla completa aholizi\rne della sensibilità sopra superfici cutanee anche ei::tese, parestesie e paralisi transitorie. Nelle urine i segni della nefrite parenchimatosa e, nei · casi di grave intossicazione, si possono trovare traccie di arsenico. 5., • Decorso e cornplicnzim,i. Le lesioni oculari da lacrimogeni, nelle forme lievi, hanno uu decorso ordinariamente breve e, in generale, neJle .24 ore gli occhi tornano normali .. Anche nelle form~ l~F! gravi, ma senza lesioni organiche e sempre in seguito ad azione di soli vapori, la
-
103 -
,g uarigione è rapida e1~trn i primi due o tre giorni. ij,eU~.,forroe gtiirissinlt..,,~t <U~l?X~~e.J!~i!.sli \!,~}!U~..~~ ,.\1J..ç,~~~ioni corneali, l'evo· lozione è molto più lenta in rapporto alle infezioni secondarie -che può protrarre la guarigione fino a parecchi mesi. Le complicazioni osservate in guerra furono sempre dovute .a lle infezioni che trovano facile impianto sulle ulcerazioni corneali (ipopiou , iride, irid ociclite) o alle esposizioni a forti e prolungate esposizioni cou complicam;e, sia a carico dell'appa· rato respiratorio (tracheiti , tracheobronchiti) , sia a carico del sistema 11ervoso ( stai.o pseuèlo-mcuin gitico con febbre leggera per 1-2 se ttimane).
1
1
, \l
A11 che le lesio ni_provocate. d_agli starnutatQri h..~lJ.,1)..0_, di .!Al!S· sima, un decorso breve di qualche giorno. I fenomeni lamentati, però, cara tteristica di questi tossici , nòn · scompaionò nè si attenuano allontanando l'individuo dall ' ambiente gassato , ma persistono per qualche tempo , variabile a seconda della concentrazione che ba agito. N elle form e più gravi il decorso è molto più ]ungo e più lento soprattutto per 1e compl icazioni a carièo d egli occhi ( ustioni, ulcerazioni) , (lell 'apparato respiratorio (broncopolmonite, polmonite lo bare), dell'apparato digerente ( faringite, gastrite ed enterite) e del sistema nervoso (p aresi e paralisi) e <lei r eni ( nefrite parenchimatosa).
6. -
Postumi.
P er i lagrimogeni i postumi rappresentano una eventualità .abbastanza rara in quanto le lesioni scompaiono in un periodo di tempo relativamente bre.ve. Solo 1;ei casi in cui queste sostanze .colpiscouu , g!i occhi in grall(l~ quantità ( addirittui·a spruzzi di Htiuido tossicò J con cò1isèguenti' v.erè e proprie ustfoiii delle cornea e della congiunth;_a J~ossono residua.r è, in seguito alio. sviluppo di infezion i secondarie, at~ofia del bulbo e leucomi. Nei colpiti da sternutatori la rinite e la laringite sono dei eo..s!~l_!n i eh! . posson2..~!1ssistere per i_m certo perio20~èli t,é~1>'<>;·~ ma, poi, fìnisc0no col_ dilegiiare r esiduando una predisposizione a contrarre raffreddori. Più importanti sono i postumi, ...
-104 m s~uito all'azione di questi aggressivi (arsenicali), quando, essi avessero agito anche sulla cute e sull ' apparato respiratorio come si è visto nel capitolo dei « vescicatori >> al quale ci si riferisce.
7. ·- Diagnosi e prognosi.
La diagnosi di lesioni oculari da sostanze lagrimogene, specialmente quan<lo non hanno agito sull'apparato respiratorio, è relativamente facile per l'imponenza dei sintomi oculari checompaiono in modo istantaneo e la loro altrettanto rapida atteno.azione e scomparsa 11011 appena il so!!:getto è allontan.1to, dall'atmosfera contaminata. Vaggrn)~:fsi della fenomenologia con la lacrimazione farà. pensare al hroniur·o' <fi - berizik;" unà attenuazione, ana clororicriila. -Là coe·sistertza~ ·a1 fatti' oculari, di sintomi cutanei, bruciore arrossamento della superficie maggiormente esposta .. è proprio dell'azione del cloroacetofenone.
ed
Anche la diagnosi di lesioni da « sternutatori >> non è difficile per i caratteristici segni di irritazione della mucosa nasale, per la comparsa di sternuti, della tosse, del seJlso di bruciore al retro-bocca e cefalea frontale. Agli occhi, oltre ai sin· tomi propri dell'irritazione e della infiammazione, si rileva la sensazione _di sabbia sotto.Je.~P-~lp~bre. •
•
- ,.,~"\1,c.,....-
L,f;t_P.!-flg.nQ.t("per i colpiti da lacrimogeni è sempre f~µ sta~ s~J~.J~J~,)¼!~i.J).,t,.J u .dovuta. ai loro y~pori e fu s1ilo li!llit~ta_agli occhi~ riservata, << quoad valetu<linem », se agirono sotto forma o se ;re\lbero_gravi ma!lt(eJ!~Z!Ql}i_ii~c.~if~~A~~IJ'.apparato respiratorio o del · sistema nervoso. · A 'l èfi-;;-ff·c~~~e:Ut; a~ioni e per lesioni limitate alla mucosa nasale e faringo ·laringo-tracheale per azione degli « sternuta· tori >> la prognosi è .fausta; riservala per concentrazioni più fotti ed interessamento bronchiale; infausta quando con la presenza dì ulcerazioni e pseudomembrane sopravvengono alterazioni e complicazioni a carico dell'apparato respiratorio.
n;;TJ~
-
105 -
8. -·- Pronto soccorso e terapia.
Il pronto rnccorso da praticare ai colpiti da e< lacrimogeni )> e « sternutatori )) , qu ando "ssj abhiano agito in concentrazioni tali da dine :solo effetti lacrimogeni e sternutatori , è assai semplice e corrisponde pienamente alla scopo e, più propriamente, per i lacrimogeni:
a) allontanare subito il colpito dall'ambiente vIZ1ato ed evitare che si tocchi gli occhi con qualsiasi mezzo ( dita , fazzoletto, etc.) ; b) lavaggi abbondanti con soluzioni o di bicarbonato di sodio al 2 %, o <li cloruro di sodio al 2%, o con soluzione fisiologic'a sterile e tiepid a;
2
e) istillazione di 1-2 goccie cli solu zione di novocaina al vi fosse la nece-ssità di calmare dolori violenti;
% qu ando ........-... "'-
;
d) istillazione di qualche goccia di olio di paraffina (2-3 voJte al giorno) per evitare che le palpebre aderiscauo fra loro; e) hendaggio a tendina e nou compressivo.
I francesi consigliano anche, nei casi più gravi di c.ongiuntivite chimica, l' uso di pom ate alcaline del tipo seguente, da applicare sulla palpebra inferiore arrovescia ta e dopo un leggeri ssimo e ten ue massaggio:
g.
1
i Bicarbonato di sodio
))
2
. Acqua distillata
)) 10
Ì Lanolina anidra
» 10
Borato di sodio ~
\
\ Vaselina bianca neutra
q. b. per g. 100
-
106 -
oppure.: Ortoformio
g.
5
Solfoittiolato di ammomuaca
))
2
Tigenol
))
l
Bicarbonato di sodio
))
1,50
Borato <li sodio
))
1
Solfato di sodio
))
0,25
Solfato di magnesia
))
0,25
q. b. per g. 100
Eccipiente
Queste pomate possono essere usate per il trattamento del1'eriterna cutaneo che accompagna talvolta l'azione lagrimogeua ( cloracetofenone) . . N.on debbono colliri ~ ~·-mai -··-.....,,... ...essere ... -~ · usali .,,.,, - . - .... ' . a. base. . di atropina, ' . solfato di ·zfì\ co, ~itrato cli arge1ito o sostanze grasse che _h~!mo la ·-pr<>i.Ìrict~ cli fissaré·cjnè'stt··aggtessi'vi: - ., ' ..• -. ',; - . ,• ·-·. ~~~ .
_
,
.,
.·,., .
Per i colpiti da sternntalori (arsenicali):
a.) lavaggi del naso e della gola con soluzioni di bicarbonato di sodio o di acido borico al 3 %; f
f tosse
Ù
e
h) inalazione di soluzioni alcaline, e per calmare I.a I'irritazi9ne delle prune vie respiratorie, con la miscela
se~uente:
f'\
Alcool rett. a 9ff'
g.
40
Cloroformio
g.
40
Etere
g.
20
Ammoniaca
gocc1e x
-107 • Se non si possono fare inalazioni per mancanza di mezzi ~datti e di tempo, si possono mettere lS goccie della predetta ;in i::;cela rn un pezzo cli ovatta e fare aspirare.
" ~
e) applicazione sulla mucosa nasale <li pomata alla cocama all'l '% o alla novocaina al 2 % per calmare i dolori violenti; d) lavamla gastrica, quando vi fosse compartecipazione dello slomaco, con una miscela di latte con magnesia ( un cucchiaio <li ossido di magnesio sn quattro di latte) o con pozione Jeaonel (1); e) cambiare
vestiti
11011
appena possibile.
Nelle gravi intossicazioni da <( lagrimogeni )) e e< sternutatori )) con lesioni sull'apparato respiratorio, viene praticato un trattamento simile a que1lo cli cui ~i è fatto cenno nel gruppo degli e< asfissianti )> e <lei << vescicatori )).
(l) La pozione di Jc~nncl
I• mbccla 2• mi:;i;da
è costituita da due· miscele : 60 » 2~0
solfato ili ferro Acqua distillata
g.
Magnesia calcinata
g. 15 » 2:10
Acqua ilistillaia
Mescolare al momento dell' uso cd agitare fortemente mantenere l'idrato ferroso-ferrico in sospensione. Uu cucchiaio da mincst.ra, ogni 10 minuti fino ad ef. fe'u.o e poi purgare con g. 3 di solfato di sodio e dieta di mucillagine e lati.ca.
-
D. -
108 -
GRUPPO DEGLI AGGRESSIVI CHIMICI
A PREVALENTE AZIONE TOSSICA GENERALE . -- ·--·- - - --
l. -- Generalità.
Questo gruppo comprende quegli aggressivi che , penetrando nell' organismo, cleterminano paralisi di uno o più organi cssenzjali per la vita causa11do aisforhi di car"a ttùe generale: Ò 1mrwdendo I ' ossigenàzione dei tessuti; o con una azione inibitoria diretta o indiretta sul sistema nervoso provocando prima un eccitamento e poi la paralisi. I risultati bellici ottenuti con l'uso di questi aggressivi fu. rono relativamente scar:,,Ì a causa della loro facile diffusibilità ncll' aria e dell 'insuffi.cienza dei mezzi di impiego. Le principali sostanze di questo gruppo sono: 1°) Ossido di Carbonio -
CO.
È un gas incolorn ed inodoro, quasi insolubile nell'acqua, che si sviluppa per incompleta combustione del carbone. 2°) Acido Cianidrico -
HCN.
È incolore con fo rte odore di mandorle amare. E' molto v2Jatilec_pe.r.. ì~""'cri';;~;r;~.u r,i ~fumogeni ( cloruro di arsenico e cloruro stannico) che avevano la fnn.zìonè ·di stabilizzatori col lirn1tare la sua troppo facile dif• fusibilit:1. Tra gli altri composti cianici si può ricordare:
c.u_i,J~ i sifo 1~1:·:.i l!i~~rft..~.mì;';èfa
a.) Cloruro di cianogeno ( CN-Cl) . ....~JLq,\!idp.,._,_rp-5.)l~~-·~: olatile, si polimerizza e si altera façil-.
!E.fllle.,_
.....
~
-- ..
.,
-
109
b) Bromuro di cianogeno.
t
solido,-.rnolto volatile; tossico e lacrimogeno. Fu usato dagli Austriaci sul fronte italiano a Campiello, donde- il n ome d i Campiellite. 3°) Idrogeno arsenicale -
As H J.
Gassoso a pressio ne e tcmperatn ra amhicnte, si produc~ per l'azione della soda caustica sull'arseniurio di sodio. Indi ce di tossicità Haber mg. 20.000 X rn3. 2°) Meccanismo di azione.
L ' ossido cli carbonio si corn bina con l' emoglobina <lei glo- · buli rossi in modo elettivo e con avidità 220 vo.lte maggiore clel1'ossigeno, in modo da impedire l'ossigenazione dei tessuti che è fun zione specifica <lell 'cm oglobina. La morte sopravviene quando 2/ 3 del sa ngue SOih> sa turati di ossido di carbonio. Ma non solo all 'anossiemia si deve l'azione delr ossido di carhonio ; oggi si teude ad ammettere che esso si fissi sul protoplasma della cellula 11er vosa determinando anche alterazioni d elle parnti vasali con emorragie molteplici e puntiformi, particolarmente sul sistem a nervoso centrale . L 'acido cianidrico eser cita la sua azione tossica combinandosi con l 'emoglobina e form and o in tal modo cianoemoglobina. Ess"ò inibisce i pro<:essi ossidati vi, cioè la respirazione interna d e i tessuti i quali diventano incapaci di assumere rossigeno circolante, a nche qu ando questo si trova nel sangu e in quanti tà sufficiente. (Blocco della sostanza r esp iratoria della r.ellula). Come cansa diretta si ha una r apida cd iniziale stimolazione dei centri di alcune parti del sistema n er voso centrale cui segue depressione e paralisi. La tossicità dell ' acido cianidrico varia molto col variare della ~s~a . coif ce"!i}iaziol]ç.:· St,t ùiò~ a . Ì~r{g~ -~e1~~; risentirn e danni i11 un atmosfera che ne contenga piccole dosi , mentre si resta ucci si in brevi istanti da forti concentrazioni .
resp1rare~:M.1cli'e
-110\ Esso non ha azione irri.taJite, ..n.rn.. un odore caratteristico di fi11andù'rle .à1nare' cli~ il C~>lpito avverte solo i·u prhicipi~·-l;iima td~è- clie~·rèsifM paralizzate dall'azione del tossico le termina..zioni nervose olfattorie.
L'azione dell'idrogeno arse,_iicale consiste in una ~ -
'"~~'!!J:i,,~JJ.t,,~~W~k.~on_~~~~,Ù~~~~~l!_~=~~~
3. -
Anatomia patologica.
Le alterazioni principali e fondamentali provocate dalla azione dell'ossido di carbonio sono a carico del sangue che è fluido, rutilante e che, 0saminato al.lo spettroscopio, presenta (L~~E,.at!_~_.!-~§.tic9 sp_eUl;o, ~de.I la carb?ssiemoglobina. Alla necroscopia, per avvelenamci1ti ra1lidarnc11te letali. la p_~I!ç,~i}1 , p ~1r.tiçolar modo della faccia , del petto , dei gornifi""è aelle coscic è di colore rosso-vivo. All'apertura del torace i polmoni presentano, anche alla :ìezione, llll colorito ross9 -cil.iegia con numeros~ piccole emorragie su b;plenriehe. Anche gli altri organi, vasi e muscoli presentano il caratteristico colorito roRso-ciliegia con facile formazione di piccole emorragie sottornucosc specialmente lungo il tnho gastro-enterico.
Nei colpiti da acido cianidrico i vari orga1ìi cd apparati non presentano vere e proprie alterazioni istologiche. Nei casi di morte rapida è caralteristica la cobrazione rosea -;:i· ro'sso~ brillante di tutti gli organi, AH' apert1~ra del tor~c.e }.~.P0Jm9ni si presentano rimpiccioliti; il cn01J ,.$sf'~àftt~'1i~1rsì'.c;Ìilc e il sangne, rosso-brillante, è fluidn o leggermente coagulato.
J/j_<{!};?,{!,~rw ars!?,niçale, in forti concentrazioni, ri pcte le alterazioni, imi vari organi cd apparati, not~te per il gruppo degli aggressivi chimici asfissianti a<t ~3.~~1!-~ . e,rt191itica . ( cloropicrina). Irrit_flzionc del primo tratto delle vie respù-atorie, edema e congestione polmonare. L 'ederna è raramente esteso a tuttoì l parenchima polmonare; accanto a :,,;one edematose si intercalano aree di enfisema e di atelettasia con numerose emorragie disse ,,;_ .. ,. ~~
-~~.. . .
~
\
-
111 - )
Fef!,ato e milza :-;ono aumentati di volume, di colore porpora e a superficie di taglio congesta con numerose zone emorragiche e gravi degenerazioni parenchima li. I reni sono congesti, di colore rosso-bluastro e, al taglio, non vi è differenziazione delle due zone; alr esame istologico oltre a numerosi focolai ed alle alterazioni proprie della nefrite parenchimatosa si rileva la presenza di cristalli di metaemoglohina nei tubuli renali.
4. -
Sintomatologia.
La sintomatologia dovuta al! ' azione dell'ossido di carbonio è in reJazionc __aB_a ,miari_titl• c!,cJ.) <2.~Bico inalato e _del .t.~Illl!Q. gi csposizioJ1e_e qtd1,1d_i u_na .P!"Ì1:l_l~ distinzione in: i11:~<!,~'i.~Cf<~fo,1J~ a.c«~ta ed i.nt,o.ss_icaz,imze,. cranica. · · Nella i ntossicazione acuta si possono avere tr e forme:
a.) grav1~$1ma; b) grave; e) lieve. a) La forma gra.vissnna si ha in seguito a .forti concentrazioni, per lo più in amhienti chiusi e in individui sprovvisti di mezzi di protezione , di ossido cli carbonio. Il colpito, dopo qualche atto r espiratorio di.sordinato , cade a terra con perdita cl.ella coscienza ed in preda a convulsioni che precedono di poco la morte. l>) L'evoluzione sintomat<.1Io~ica, nella f onna i rave, è più graduale e la morte, che è l'esito più fre<1ue nte, avviene senza convulsioni e senza sofferenze spccia~i.
_J 11 un primo stadio i colpiti avvertono malessere, cefalea , stancl:~za~""-r ér Hgifii :· ~..-~-~(;li'i:i1ento, tUdJamento mentale di solito lieve, ma che talora conduce ad atti incoscienti complessi (perfi no omicidio), affanno, palpitazione. In alcuni casi il primo sintomo è una paresi degli arti inferiori che jmpedisce al colpito, pure ancora coscie nte del pericolo, d i allontanarsi. Successivarncnte sopravviene a patia, impotenza motrice, perdita della coscienza, sonnolenza.
-
112 -
Nel SJ~condo stadio il respiro si rallenta, diventa super ficiale, stertoroso e talvolta a ssume il carattere di Cheyne-Stockes. I toni carclipci a u_m entano 4i frequenza , mentre si abbassa la pressione arteriosa. Incontinenza cli feci e di urina. Scomparsi i rifl essi superfi ciali e profondi. Questo stato può durare q ualche ora o qualche mi nu to per d are Ju ogo al:
Terzo 8ladio, caratterizzato dall ' a ccentuazi one de l coma , dall'arresto dd r espiro m entre r he il cuore continua a pulsare debolmente ed irregolarmente p er qualche minuto ancora. e) Nella forma lie ve si ha malessere , eccitazione , stanchezza. Altre volte i colpiti sono con gesti nel viso, loquaci e violenti tau to da potere essere scambiati p er ubria chi ( specialmente (JUando avesse agito anch e acido carbonico) , oppure m ancano qu esti fenomeni di eccitazione e prevalgono q uelli de pressivi. La .intossicazione cro11ica da ossido di car h ouio, ormai da tutti ammessa , si h a in seguito ad ina}a,,,ioni di piccole e ripe -
tute d o~i del tossico con una fen omen ologia molto attenuata e sopra tu lto caratteri,r,zata dalr astenia e facili capogiri. La continuata inalazione di piccol e quantità di ossido di carb on io produce &~ve piorrea alveolare ed alter~~ioui_~_l'__lS~~i. e pi gmeuta_rie della cute. .. - - De tti fatti patologici, analogamente a (Jtlanto si verifica n e l diabe te , par e dipendano da a.Iterazione del metabolism o dei carboidrati , prodotta da ll a prolungata inalazion e di CO. Il colpito da acido cianidrico, alla prima caratteristica ~ sazione <lell 'oclore di mandorle.. amar e, avver te un sapor e a cre ed amaro (continuando ad agire il tossico questo sintomo non è più r ilevabile per assor bimento di esso da parte <lelle terminazioni n ervose) ed abbond ante rnlivazion.e . Successivamente si ha co- 1' s~i9n e _ aJI,a gol~, . dolor e alla nuca cd aÙe tenÌpi c, come se la · t ~s!a fo sse ~ompressa j1~ una morsa, vcr(igi.ni, c.·· hnu~)i.la1~_e1~to VISivo, r espiro superficia le, frequeute ed 11:i:egolar~, p ~rd1ta · della ·coscieiiza e convulsioni tonico-cloniche.
f
-113 Quind.i il corpo si itTig;idisce, il respiro si ,JrrçE:ll.1, menlre il cuore segnita ancora a battere; si ha perdita delle feci e dell('c urine. La ain tomatoìogi.a nei col pi ti d_a idrogeno arsenicale t~ in rapp orto alla sna grave azione emolitica e conseguente pi:,:foriila ,...,-· •
•
HllClUJ.a ..:··;"/jo"·"''.>-"' '·~
.
.
• ,_-o,
-~----
_.,,~~..,.··oltre i comuni sintorni a carico de1l'apparato resp iratorio che ,;.i rilcnmo nell'edema pelmonare ,icut.o, il colpito ha senso di rnaleSSere, a 5t cnia IÌllO al collasso, dclirjo, C0t1V ~l!~Ì<:Hli C~lll~·: '
e
~<;;i:i(i~ii~Jtç,v;J~lo. st:,tbilirvs,1..ç"U,,,J,p1.,jJ;_texo p.iiJ,Q
p:i,1w 9,. ..l 9.,t1:;.p§.t! ;
fo.
-iaJ..~..t ..mi.L~JJ,.a,1,n n~..t.~l.bi-..<.l.i,;X{l.lll..Q}.ç,,M,cl$.!}~;- Vi è emoglo bi n ur.i a , albuminuria, cilindrnria e, talvol~a, anuria assoluta.
5. -
Decorso e complicanze.
Le fo r me gravi ssime di avvclcnamcuto da ossido di carbonio rapidamente mortali; nelie forrn e l!_;ravi P csìto letale si ha, gencrn] rnente , nelle prime ore o in qualche ~ilH:no, trascor.so il qua le è diffi cile che ,;,opravvenga la morte che, in questi casi, è più <lovttta alle complicanze specialmente a carico dell'apparato r e::;piratorio ( h m neo-polmonite). Al tre complicanze che vossono insorgere ùnrante iJ Jecot:so dcll'i!1Lossic',ù1io11e ·wno ·q uelle neuro-psichiehf' i-'er effetto ddLwos,;;iemia cerebrale o delle lesioni c·n1orragiche che si deLenninano nell'encefalo con mnnifostazi.oue di p.1resi o di parnlisi d egli estensor i e di vari gruppi muscolari ( ar ti, ì nferiori, superiori, del Loide'. pettorali). !'OHO
I co lpiti da acido cianidrico pr esentano u11 decorso molto hr~ve e la morte sopravvien e d opo qualche ora, (1um1do ci si trova .iu 1,re,,euza di l'l;rte eo ncen irazioHi ; ue '.lc forme gravi la' evoluzione è piì1 lenta e l ' into~sicato non potrà ef'scre dichiarato guaeilo s.e non dopo parecchi giorni dell a scomparsa compi.eta di ogni sintomo. Le complicanze più comuni_so110 q_ucllc u carico dcU'nppa=_rat.o, J,:çspiratorjo ( l.H:on:·o-polrnonitc), e del sistema nervoso ( crisi l3lHlor,-iJ( rifii-;fii tt;,; · parcsk"- Ì.c e turbe vasomotorie ) . M~MIIRI: l 'arma chimica nei ,apporli con la medicina e l'organizmionc sani taria n,lll lale,
-114Anche nei colpiti da idrogeno arsenicale il decorso è rapido nelle forme gravissime; nelle forme gravi la morte avviene entro le 24 ore. Passato tale 1>eriodo l'evoluzione è più lenta per le sopravvenute complicanze a carico sopratutto del fegato ( congestione) e dei reni (nefrite parenchìmatosa) che prolungano di rnoho la risolu;,;ione del processo morboso e ~li esiti deWintossicaz1one.
6. -
Postumi.
I postumi da aggressivi chimici ad a;,;ionc tossica generale ( ossido <li carbonio, acido cianidrico, idrogeno arsenicale) i nteressano più _il sistema nervoso e lo stato generale dei colpiti che i singoli org~rni ed apparati. l più comunemente notati sono delle turhe dinamiche come: 1 i vcrti~ini, cefalea, depressione psichica ed emotiva esagerata~ Ì stati dì psicastemia e di ipocondria più o meno duraturi. 1 Pe1· quanto riguarda lo stato generale , all 'intossicazione , può seguire un certo grado di anemia più o meno grave e ribelle a cure per lungo Lernpo accompagnata ad astenia dominante e persii,tente. 7. -
Diagnosi e prognosi.
Per fa diagnosi di tHtossicazione da ossido di carbonio è nece:-sario cd indispensabile attenersi alle norme generali sulla raccolta delle notizie fornite dal colpito, sulla valutazione della :::indrom<: dei :sintomi e, sopratutto,. formnlHrc il sospetto anche quando il quadro clinico fenomenologico 11011 è completo ricorrt:ndo all'esame del sangue per praticare il quale, oggi, esistono mt>todi pratici 1~d alla portala di tutti. I pii't comuni metod.i so no:
a) l'indagine spellroscopica cou la osserva;,;ionc delle strie di carbossiemoglobina;
._ 115 - · b) saggio di Zaleschy. Una parte di soluzione satura d1 solfato di rame si allunga, al momento dell'usò," éòn .Ìre·varti cli acqua distillata. Si prendono due cc. di sangue da esaminare e si dilujscouo con altrettanta acq~!~t-~i.still!!.La; ; quest,~· s-;;-hi.zione si aggìungono tre goccie del re~;ttivo rameico agitando fortemente e ripetutamente e lasciare a riposo per dieci minuti primi. Nel caso di sangue normale si ha un clcposito, in fondo alla provetta, di lacca color cioccohtto bruno; se invece il sangue è ossicarhouico il deposito mantiene una tinta rosso mattone;
e) reazione del Coronedi al solfato di idrazina. ·~~~·;,;t,
Si preparano, tenendole separate, le due seguenti soluzioni: A) Soluzione satura a freddo di solfato d 'idrazina puro.
B) Soluzione di acetalo sodico al 10 %. Al momento dell'uso si mescolano p . 3 della soluzione A con p. 1 della soluzione B. Non conviene adoperare una miscela di data superiore alla giornata di lavoro. Si deve quindi preparare una soluzione in acqua distillata l'ànto del sangue ossicarbonico che di quello normale di controllo. Tali soluzioni .si preparano facendo cadere alcune gocce di sangue su circa cm" 10 di acqua distillata sino ad ottenere una colorazione rosea evidente di uguale intensità nelle due provette; quindi si filtrano ambedue le soluzioni per carta sino a che non siano divenute perfe1tan1ente limpide. Prelevato i cm' di ciascuna delle due soluzioni ematiche, si aggiungono 13.14; gocce del reattivo coslilnito dalla mescola1na delle due soluzioni A e B e si agita lievemente. T rascorso qualche minuto si osserva nel can1pione corrispondente al sangue normale mi m'r,tameuto progressivo i1i colore, che dal rossÒ i>assa al giallo arancione scuro, mentre il campione corrispondente al sangue ossicarbonico conserva immutata la propria tinta ro~ca . . L'apprezzamento del risultato si far.ilita gu'; rct~ì;·J 3'"'fi "'aue provette a luce incidente su fondo bianco. In dieci minuti al llla'isimo il contrasto fra i due campioni in esame è così mani festo da potn cs!:;ere rilevato con facilità.
-
116 -
La reazione è prn rapida ed evidente riscaldando le due provelle contemporaneamente in bagno-rnaria. In seguito a ciò si constata la comparsa di un precipitato costituito da piccolisi:imi grumi sospesi, che poi col riposo in breve si raccolgono al fondo ddla provetta sotto forma Ji un grumo, rnenLre il liquido soprastante appare perfettamente limpido. Nel caso del sangue normale il liquido sovrastante è di rolor giti'llo-af~ll!:=Ì,? SC\!~9"~ il _grwn~l __ g_UaS~} lJarrone'. Nel caso del sangue ossicarbonico il liquido conserva una tirn a rossiccia nella, mentre il grumo ,;i mostra rosso cupo. Inoltre il sangue normale a caldo in genere si intorbida di più di qucJlo ossicarbonico. Il risnltat~, non solo va acccntumidosi col tempo, ma si mostra persistente per modo da esserè ·àpt,rezzabile anche il giorno successivo all'esperienza.
J
I
e_er l'çicido cJ,!!J!,ùl!J52J 'odore caratteristico di mandorle amare mette sull'avviso, qu~~ , sopratutto, sen½a alcun fenomeno irritativo, si manifestano vertigini, obm1l,i.lamento visivo-; incertezza nei movimenti, senso di amaro in hocca ; ·.r. piessione alle tempie e comparsa di convulsioni toniche. Decisivo l'esame per la ricerca della cia11oemoglohina. La diagnosi per avvelenamento da ~ o arsenicale si basa mi sintomi soggettivi: maJ_essere, astenia pr~ o, CO,P,J::;.~§,iQ!J,!_,"'e SU quelli obiettivi'~' Jltè'r"~·JlÌÙ~ifnen o marc,,a m~.~(~~\ eì>atosplenomegalia, emoglobinuria, alb.u minuria e _c ilin~:l!;ur~~-:
l..,a prognosi, per i colpili da aggressivi cli questo gruppo 1..!!i~ pencle dal~a: lim~entrazione e dalla durata di esposizione, per l'ossido di carbo.ri;,,;. 'Ad -elevate c·o ncentrazioni' è..seni'a 1i1tervento immediato di soccorso, la prognosi è sempre infausta. ç,ri;. te.r~ di grav.ità so110 la comparsa di macchie rosse sug~ p~U~, lo stato comatoso e l 'jntféf,olimento prc)gressivo delle fririzioui respfratùric e· éardiache. A deboli concentrazioni e quando si sottrae prontamente il paziente ali ' azione del tossico, la guarigione avviene rapidamente entro pochi giorni. Per l'acido cianidrico la prognosi dipende essenzialmente dalla concentrazioue. Ad elevate concentrazioui la prognosi è di
-
117 -
regohi infausta e la morte avviene enlro pochi minuti. Segni di gravità i"ono i fenorne;ni convuJ-,ivi e [ar.rest0- d©l..-r.~s,piw.~ Tali fenomeni sono però mo<lifìeabili dall'intervento e i'.>OCcorso di urgenza che può portare a gu arigione r apida ed in poche ore. A concentrazioni deboli, anche quando abbiano agito per lnngù tempo, la prognosi è sempre fausta perchè l'organismo elimina, con i propri mezzi di difesa, le piccole quantità che a mano a rnano inala.
Prognosi sempre riservata. per i colpiti da ùlrvgeno arsenicale sopratuUo per le complicanze a carico dell'apparato respiratorio e renale.
8. -- Pronto soccorso e Lerapia. Il prontù ~occorl'o e terapia auti-tossica s1 fonda seguenti:
!:ìUI
mezzi
respirazione artificiale;
ossi{!.eno - i.empia; eccitanti cardiaci.
A --- Respirazione Artifìciale.
Fra i vari metodi usati per praticarla il più semplice ed adatto è quello deUo Schaffer: il colpito è steso boccoui al suolo con un braccio 1esò·?cHr.i Harìiè:nte.in ,1vanti sopra la testa, l'altro, piegato al gomito, il viso volto da un lato e riposante sulla mano o sull'avambraccio .i n modo da lasciar liberi ]a borea ed ìl naso . L 'operatore si jnginocchia tenendo le coscie del colpjto fra le gambe in modo da polersi sedere sui suoi polpacci; estende le braccia e pone le mani aperte, sulla parte inferiore del dorso del paziente a livello delle ultime co!:ite, in modo che le estre-
-
118 -
mità dei due pollici quasi si tocchino. T enendo le mani diritte l'opel'atore si appoggia progressivamente e dolcemente con tutto il pe:50 del :mo cor po sul tora ce del colpito , in modo da provo cal'e una gr adnale e lenta espirazione. Questo movimento deve durare tre secondi. Tcrmillata la pressione , l'operatore, pur lasciando le mani al loro posto , oscilla all'indietro in modo da togliere la pressione e si siede sni polpacci: l'insp irazione si prodnce per elastici.tà d elle costole e degli organi addominaH: questo temp o deve durare dne secondi. Si ripete questa manovra oscillando ritmicamente all' avanti e all'indietro in modo da provocnre un atto respiratori.o completo ogni cinque secondi. La r espirazioue d eve essere continuata senza interruzione fino a che non si ~iano rii-tabiliti i rnovime nti r espiratori spontanei e continui. Non hisngn a scoraggiarsi se il colpito non riprende snhito a r esp.irare spontaneamente; vi sono dei casi ÌH cni la rc~pirazioue ar tificiale deve e,-sere continuata per parecchie ore prima che si ristabiliscano gli atti respiratori normali ; p ~rlanto è indi spemabile insister e sul1a manovra e dotare perciò i posti di pronto soccorso di appa recchi , come per esempio il <( Panis >) ch e r ea lizzano tale pra tica senza ch e vi sia bisogno di p ersonale addestrato. Vi sono in commercio anche aP.(rnre cchi speciali per la r espirazione artifi ciale automatica , come il « Pulmotor », ma le polemiche che si so no accese fra i fisio-patologi sui danni che tali apparecchi posso 110 arrecare , e le difficoltà di m:.1novr:1 di essi uo u a11cora completamente eliminate, u on n e con si~liano un largo uso.
B -
Ossigeno - terapia.
La somministra:,,ionc dell' ossif;eno dovrà rispond ere ai concetti segllcnti , che in parte si djfferem.iano dai criteri raccomanda ti n ella cura dei colpiti da aggressivi ad azione asfissiante: 1°) l' ossigen o d eve essere sommini strato puro e ad una concentrazione non inferiore al 75 %;
2°) la somministrazione deYe essere fatta a mezzo di spe-
-
119 -
ciali apparncchi (1) , i qu ali lo sommiHi strano n on solo alla coneentrazion c dovnta , ma anche sotto una certa pressiou e; t
3~) l' o8~ige11 0 rÌf'"-('C più efficace se mesco lato ad una per- ,· , ce ntuale del 3-4 % di anidride carhonfra (carbogene). ,~ -'·
Aucl1 c la somrn1 m s lrazio11c d ell 'os igeno deve esser e cont inuala per molto l cmpo, prima di consid e.rare pe rduto u n intossicato, a nclrn nei casi in cui sembri. sia sopraggi unta la 1norte .
C-
I cardiar:inetici.
Saranno sul, ito impiegati, specialme nte l'eter e e la caffeina, accompagnati da frizioni e sen a pismi al torace e a gli arti , rnentre i l colpito sarà riscaldato con bo ttiglie ca lde e coperte. Passato il periodo acuto gli infermi , quantunt1ue in via di rniglior ame11to, d ebbono esFer e mantenu ti an cora a riposo, perchè nei casi di intossicazione da ossido di carbonio , per piccoli s forzi , si pu,è> ma11ifestare tm ' improvvisa dilatazione cardiaca con ra p ida sincope. Contro la cefalea non si d ebbono prescrivere i comuni analp;esici ( piramidone , fcnacelina , aspirina), perchè predispongono ;il collasso . Com e antitoclo , n e i col piti d a 1Jssido di carhonio sono raccomanda le le i11iezioni di. tiosolfato di sodio al S o/o, 100 ·cc. per via sottocutanea. È b ene riéo1.:dc1rc che n ei colpiti da acido ci anidrico il p r onto soccor so sar à efficace solament e se pra ticato i nunediatamente
( ]) L'os.•igeno-terapia va !'-t'mpre eseguita con 11110 dei me todi di cui ~i è fo no cenno nel ca1>itolo degli « asfissianti » ricorrendo, qualora vi fos~c l' indicazione, alla via naso-faringea. Molto utile sarebb e la ,;onosc.enza dei vari tipi di apparecchi per l'inafor. ione di ossigeno sop rat utto di quelli ad ossigeno solido (P.O brevetto Tnhabad) che, per la loro sempl iri tà, facilità di rifornim ento, as$enza di pericoli, potrebbero rapp resentare, eliminato qualche piccolo inconveni ente, il mezzo più co nvenien te di tl otazione t.l ei « posti ili pronto soccorso ».
I'
f
"'~C ,:,.
I
\o .
,
' ,,.,
_...,........,..,,
-·
.. '.l
-120 entro j primi minuti.. Di rcccutc è stato consigli ato , COllle a11Lidoto, l' uso di soluzioni di r'iit1:ito di soJio alf l ,% _in apJ~rn di: stillata per via endovenosa (l-1,so···'cc·.'L <:idCiìJosoHìto di s~ilio al 30 '% ( 50 a 100 é:e.): Sono sempre · raccomandate le applicazioni fred_<fo s..1illa . mw.a. - . Sono anche consi~liate le inalazioni fli nh1:i.to di amile t'}WZ · zandone una fiala vicino alle narici e le iniezioni eudovcnof'e di una soluzione di bleu di metilene alr l % alla dose di 50 cc. La terapia dell'i.ntm;s icaziqpe . da,. idro~eno-ai:;;;~Té:;Ìe ha carattere· essenzialm èiiie sintomatico! Prima di chiùderc questo capitolo ci sembra importau!c dai-e qualche iHdicazione Lerapcutica su alcune intos~ icazioni e lesio11i !-pcciali, così per: •
lesioni da vapori nitrosi, il cui tprndro anatomo-patolo~i.co e sintoma1.o·logico è simile a quello provocato dagli aggressivi ci1i1niei a prevalente azione a1Sfìssiante, ci si atlen-à u (llliP1to è stato detto nel relativo capitolo; asliuni da fosforo: bagn i o compresse di soh1:òoui tli solfato di rame al ~% ;
intossicazioni cow,eguenli all'ingeslùme di acqua o viveri contaminati (da altre sostanze venefiche e non da qnc!le c 1w11.1er ate prima per le çrnali valgono apposite indicazioni): per disturbi dello stomaco o dell.'.i1ttcstino anzitutto si provoched il vomito con (( idroclorato di apnmor!ì.na g. 0.01 )). L'apomorfina hn un 'azione molto sicura, di solito enti:o dicci minuti, dopo i sin torn.i prodromici rela tivamente leggicri; il collasso che ne segue è meno accentuato di quelJo che segue all'azione della .m.aggior parte degli altri emetici. L;, si sonunini,. stra per via sottocutanea. In i3eguito, minestra di rnucillaginc.
-
121 -
Quadro schematico delle lesioni anatomo . patologiche dei colpiti da aggressivi chimici di guerra
R~ ASFISSIANTI
I
Aspetto Generala
C wlo i: <'rc go 1dio. tldln ha1·:~ :<eh iu 1;1os:t bi,tu i:a.,l ra o :.;,111g11i11okt1l(· ,111 ... lal, b r:t e n a r it-i. c,/1.' i11<·i.•ionc: Va;;i dilatat i, 1:< a11g:rw ne rn;,;tro.
l 'o!.mo11 i. Yol unti 11 <>:<Ì co11 i111 pl'on le co;;tn 1i . '1.'rac·lwet : n1Tos,;a L,n e c o11g,.1,;h1 . .l'frurc adercmli cou i~pe;;;;ii11011l." ,;i•·ro-lilid110,;o piì1 ., · 111P110 al>boudan t.<· l~cl (:c chin1o;;i ;,ottoplenri c fic..
lJ Apparato Respira~ torio
b)
I I
Pa.r e JLt h ima ( ml>rl ç )'(t p i! l:1,)
Parcncltirn,~
( m.ortc :l ol \, poclw
Ol'l\ )
I I )I
àl1.i 1lU1
to l'. al,, .
: c111c d1 co11gn;.:tione. .:01i1! <li al,elet[.a,- ia.. :::011.c e11 f'i;,; ,~rnato,;c.. ,·d emn 1t1 e 110 111a 1Tat.o . 1.·011 g (),<·lio11c 1lelle hai-i. 1:11.:fiscu;n dc!g l i apici. .fii!;(ll,1 i (li lJrom·opol1110J1i t.e .
l
\
e)
al
( ' )1ÌC1'0SC0J)i0
t
a/reo/i d i,;tc::<i Jl<'l' il l iqnido o l'af1\u:,,,w len..:oeitai-io. l'areli al1·eol:lri ispns,;ite, dis orgnnizzato, co11gc.s tio1te d o i capil l/ni.
cuore cliste,:o .
·1;ene polmonari tromùiz;mte.
-
122 -
IV
)I
Apparato digerente
Stomaco - mucosa cong<'1,tionat.a 1 ccchimoticn, ul r.ermdoui snptir.ticial i. .lJnocleno - congest.ionato, 1.1 cchin1otico, ulcerazioni supe.rficia li
1
l<'cf!a)o - aurncn tat.o di volnute, colore ros,:o scuro o Hoeo mo-
'
V Apparato
urinarlo VI
Sistema nervoso
l
scato.
Reni - ingro,;sa.(;i e congcstforntt.i . .ill m.icroscotJio : fn11pwut i for:obi to rbido.
emorragici
Pia-madre - edematosa. Vasi - couge,:1t,ionati, Sostan:za b-ĂŹa.nc1t - emorragie p nHtiformi.
ti
rigonlimen to
-
123 -
B .. VESCICANTI I
Lesioni cutanee
l
Eritema. con o :<(rnza edem a. Fli1te1w ripitrne di liquido bianco c;itriuo (ipritH) o torbido (lewisite}.
I 11
Lesioni oculari
\
I
critematore, go11tfo, freq1Hrnte11Hrnle ulcernte. iuJìamnw::ionc. sccrc::ionc fihrì11osa.
Congiunti• yite.
suppura::io·ne. rfo,çq1wma::io1w
Co rnoa
c11itelìnle - 11lcf'razio11i.
arrossnln con chiar.r.c ccchimoiicbo sotto-la-
(
I
'l'r:whea.
TU Apparato Respiratorio.
\ tnllo
I
l'albern brouchìale ù ,trrossat o, la sua 11rncosa ulcerata, ta.ppcMata di :false mcmbrami grigin:,tre pi1't o rn e110 aclereutì, cou delle zoue di di;;trnziouc complct.n.
al t<tglio: lume dei bronch ioli os t rniti iln ammass i di cellnlo epitelia li e leucociti; intorno, focolai di hroucopolmonitc.
Poi mono
Bocca
basi congestionate - ectasia del parench ima nel
i
territorio dei rami ùro ucltia.li oblitornti.
- mucosci tnTossa,ta.
Faringe
-
IV
Esofago
- Ho·amente IHTOSsato.
Apparato digerente
Stomaco
dietro i pilastri posteriori, rossa. e goufia.
'li lcei·ci.z'ioni
' m1wosa esfoliata
<1
ugola
rosso-scura.
i ccehim.osi, od ulceritzioni, in viciuauza del piloro . Scf/illenti edematosi, infiltrati, cougestiouati che
Intosti11.o
V
Apparato urinario
all'npert.urn, presentano la mucosa ecchimotica, tnlvo!La. :rnnguiuaute (false mcmbrnne).
Oonycstione, de;;qua.ma1,ione e necrosi dei tul,uli contorti in caso di intossicaziouc generale.
-124 -
e - TOSSICI o) Acido cianidrico e derivati.
Aspeffo generale
Apparato respiratorio.
Cndnr<H"<l goncrnJrueut,e ros•)o iu caso di mort o rn1J icla.
Sc1.nyuc nrt;ilant.c, legi;m·lllenle coag-nlato':
I
Polmoni
rosei <:- retratti iu fondo alla gabbia i,orncicia. Alln, snperlìcie reto capillare iniettata. <:onlra/1.i,; cal'Lilagini addos.ga[.o In nne ,;nllc
;
altre.
.Bronehi
al taglio: \1une dei bronchioli mol to diminuito, talYolta seompa.rso (conscgueu;m dello spasmo broncbialo).
h) Ossido di carbonio e derivati - (nebbiogeni, fumogeni, vapori nitrosi).
Aspetto generale Apparato respiratorio. Sistema nervoso Tenuto muscolare
Cwlnrerc di colorito roseo , cpu1.s i normale.
Sangue ilnitlo, 11011 coagulato, rutilante come 8n ng ue arl'l' rio:<n. Pot1none dì color rosso vivo co n o ;,ornm edema.
Picc:oli infart.i dissemina ti che danno ,d panmchima un a,;petto marrnorixzato.
L cggern conge.:,tione alle ha;;i . .Enc~fnlo : colorito 1·0-soo, lalvolta pie.cole omorragie punUformi fl leggiern edema.
Ossn 1lcl c1·a,nfo : colorito roseo. colorazione ros so viva..
N. B. - 'Nei casi tli into,;sicaziouc rnist:t (CO+ vapori ni trosi) cou morte ritardata è più ovide.uLe ci marcato l'edema polrnonanì (111,rnca. nell' a n·elenamento puro 1Ù CO) con ·xone tli conge,;tione e di cufìsotua che richiamano il quadro degli asfissianti. Quindi i11ere1uia del fegato, <ki roni 1'! 11111i,,;i sempre emoragio puntiformi sulht so!:<ta.u zit cerebrale (purpura. cereùd) cd il sangue perde la s ua tluidit.i\.
-125 -
IRRITANTI
D
"Il qiuclro delle le>1ioni a na lomo-pa to logi<:11<1 d e i colpit i da, aggrossivi chimici a preYalent.o aiio11e ini1·a.1 1l c ri1iroclncu110 cptcllo clic abbianio pt,asato in ras::wgna pe r i
•1•eii<:icr111/i. •1na11do agisco110 :rnll' occ::l1io (lagri111ogeni). ))
(t~fi8.~i(l,I!/ i
»
»
»
»
snl po lm one (>:1tnn11 Lalori).
»
(lagr imogeni).
-----------·-----
-126 -
PROTEZIONE ANTIGAS ED ORGANIZZAZIONE SANITARIA
CAPITOLO PRIMO
Ea pcotezione antigas inòiviouale e collettiva - 9Zllenamento, bonifica, oisinfestazione e bisinfezione bella maschera antigas <Bonifica begli alimenti.
S0MMAR1o: -
A -
La protezione antigas individuale.
Gli aggressivi chimici sono, nel maggior numero dei casi, lesivi per l'apparato respiratorio e quindi la principale difesa consiste nell'impedire il loro ingresso nelle vie respiratorie, pur senza tralasciare cli difendere anche la cute Jall'azione dei vescicatori. Ciò si può ottenere con due sistemi: 1) Disintossicando l'aria avvelenata faccmlola pervemre ai polmoni non più tossica. 2) Respirando al (li fuori dell'ambiente tossico, col fornire all'individuo l'ossigeno necessario alla vila ed al ricambio gassoso.. Alla prima indicazione corrispondono le << maschere antigas a filtro )) ; alla seconda gli << autoprotctlori )) o apparecchi generatori di ossigeno e, per la cute , gli << indumenti protetLivi .».
-·
l. -
127 -
Maschere antiga.'>.
Il mez.r.o di difesa pm pratico e sicuro è rappresentato dal · respiratore ( maschera antigas). L 'cvolu.r.ione della maschera fu lunga e lenta (1915-1917) prima di giungere a quei modelli quasi perfetti il cui esponente fu rappresentato dal << Respiratore inglese )). JI primo tipo di maschera rudimentale fu quello costituito da diversi strati di comnne garza, imbevuti di una solu.r.ione acquosa di carbonato od :iposolfito di sodio e ch,e liniitava la n;~. tezione alla bocca e al naso; in un secondo tempo a questa maschera furono associati gli occhiali, staccati, in mod.o da proteggere anche gli occhi. A questi primi tipi di maschera si aggiunse la (( poliva· lente )) dei Francesi (TN) fonnata da ben 38 strati di garza imLeYuti cli olio di ricino eil urotropina e che, in seguito, subì altre mocWìcaz.i oni ed aggiunte sempre però limitate. Su questi modelli fu costruita la n~aschera polivalente italiana (Z) che fu in uso suìla nostra fronte fino al novembre 1917 e cioè fino a!Pado;.1,ione del respiratore antigas inglese. Bisogna ricordare però, prima di parlare delle maschere a filtro, che, se il primato dell'adozione di un respiratore a filtro spetta ad altri, ancbc in Italia (sin dal 1915) iLc.birl).ico Guareschi di Torino, ritenendo insufficienti le rnasche1:;··cli gar ìa aveva proposto una maschera con facciale, filtro carico di calce sodata, e valvole di ehpirazione e di impirazione. Per circostanze varie la l)toposta Gnareschi non venne accolta e la stessa sorte ehhe un altro tipo di maschera a filtro proposto dall'Herlit.zka dell'università di Torino. Le maschere a filtro interpongono tra l'aria ambiente e le vie respiratorie div~rJi .§ trari_successivi cli speciali sostanze, che hanno lo scopo di filtrare l'ari~ àdsòrhendo e neutralizzando gli aggressivi; questo filtro è causa di uua resistenza nella ineccanica respiratoria e provoca delle modificazi!mi che interessano la frequenza , l'ampiez.r.a ed il ritmo del respiro. L'uso della masd1<:ra qui,u~i_.CYI!lPOrta .s.emp.rç. ~l(Hl ,dim}nuzione ·a én;·; fficien.za lavorafivit der personale che la indossa anche in assoluto riposo: si~t l)er ·Jo sforzo respiraforio, sia per i disturbi della funzione 0
,
-.,
-128 circolatoria a cau sa d ello sfor zo maggiore a cui il cuore è sottoposto. La 1·esistenza r espiratori a d eve esser e coDtennta entro certi limiti (35 -itO m m. di colonn a d' ar.qua p er un fi ni-so di 40 litri al mim;to) e ch e già nei tip j più recenti e perfeziona ti di ·maschere (Moti. 33 ), è ridotta a 30 111m. Anche il facciale rappresenta un dcmento di sofferenza e di diminuita capacità fi sica e psichica: l'ad er emrn al viso, la rnolestia dovuta ai ti ranti, la sudorazione delìa cute d e lla fa ccia senza p ossi bilità d ella termoregol a,done, la riduz ione d el eampo visivo sono tulte r. au ::;e che impr im o11 0 1111 grave disagio che p uò essere vinto , o qnanto m eno attenuato, da un nllcnamenlo continuo e razionale . l principali r et1uisiti di una masch era a fi ltro sono :
1) Il filtro d eve po tere ueutra1izzare com pie tamen te ed ath,orbirc rapidamente i vari a..ggre:,,;̰vi a tutte le concc11trazi oni sei1z:i'"°èhe si esaurisca la sua a,:1j o11e prote ttiva e senza --;:iffrirc eccessiva resistenza alla r espirazione . 2) L a maschera dne aderire perfettamente ai contorni facciali in modo da impedire che l ' aria intossicata giunga ,t C<.lll · tatto delle vie re::-pir atori e e degli ocebi senza essere stata prima filtrata. Il faccia le pu t> esser fatto di tessulo gornmnto vnlcanizzato o cli cuoio pa rticolarmente tra ttalo . Le maschf'rn an tip:as a filtro , di guerra, erano di d ue tipi : pandlllare cd a valvole.
Tipo µendulare . Le masch ere antigas cli qu esto tipo li anno la caratteristica ch e la corrente r espiratoria ed c~piratoi·ia attraversano la sca tola filtro ch e è diretLamc11 te avv itata a'.t'I nna Lase· metallica d el facci ale ed è, per tanto, sproYv ista <li vah-olc. Come tipo di qncsl_o m odello si descrive y_uello ted esco. Q11r.sta masch era era costituita d a l fa cciale, provvisto d i occhiali di cellu!oiç.e, e portante in l,a,;so u11 a base 111 etall ica a cL1 i :s i 1wvi ta·va ·1a scatoJa fìlt.ro. La lesticra della m a:=:ehcra preseli lava lateralmente ed in corrisponden za d elle tem pie du e rigo 11fì amenti di stoffa , i quali pote vano cs;-(·re ma ndati in <l~ntro a ll o :'lcop o. di ripulire la superficie interna degli occhiali. 11 filtr o cm costi tn i 10 di.Ji.:,c ~tn1ti filtranti (191 7) così dispost i:
-
129 -
__
a) strato esterno: gr anuli silicei tra ttati con carbonato . .... po""' tassico.
b) strato medio: gr an uli di car bone adsorbente e di urotro pinaropi11a. e) strato interno : simile a quello esterno con l'aggiunta
(li ur otr opina e m ercuri o. Nel 1918 gli strati vennero ridotti a due e si aggiunse esternamente, s ulle griglie dei filtri , una copertura costituita da celln losa e da una speciale flan ella. Tale copertura era destinata ad .arr estar e meccanicamente le particelle di arsine migranti a forte velocità uell' aria.
T ipo Valvo lare . - Questo tipo è caratter izzato dalla pr e senza di va lvole p er la inspirazione e la espirazio ne. A tprnsto tipo avpartiene i l respiratore inglese. Fu esso che praticam ente corrispose alla neutrali zzazione completa d elle so stanze tossiche conoi:;ci ntc e<l usate in tl uel periodo della gue rra ultima ( 19 18) . Il r espiratore i ng:lese è cos tituito essenzialmente in 3 parti: 1) Scatola filtro.
2 ) T ubo adduttore dell' aria. 3) Maschera. La scatola filtr o è costiLui.ta di lalta , piena di un miscuglio granulare cli so.stanze uentralizzanti: in un primo momento , granuli di carbone di legna e calce sodala; poi vi fo aggiunto ossid o di calcio e per manganato pota ssico , ed infine anche diatomite cd u r'ò iropina. Con la comparsa delle arsine i diversi strati di queste sos tanze furo1ic.- separ ati tla fald e <li cotone compresso e di cell u Iosa.
Il tubo addnllorc dell'aria compre nde: a) il tubo fl essihile
cli tessu to impermcahile; b) il tubo metallico a gomito con la valvola di espirazione a becco d ' oca che p ennette solo l ' uscita dell ' aria e non l'entrata; e) Pi rnbocca lnra costituita da un tuho d i gomma indurita, e che all'estremo libero è rin for zato internalUlilflU: l 'Mtta C9io1iu 1ti
,n,~rtl C$o I• rrtlicioa t l'truniaazi<l1t suilMia 11ilitn.
!I
-
130 -
mente da un pezzo <li tubo metallico, appiattilo e contornato da:. una lamina di gomma da introdurre fra le labbra e le gengive; porta due appen<lici pure di gomma da stringere fra i <lenti. La maschera è in tela sottile rivestita internamente di gomma e perciò assolutamente impermeabile ai gas . Nella maschera si notano: a) occhiali di velro triplex; b) due estroflessioni laterali agli occhiali; e) la pinza stringi11aso; d) il nastro con spilla e gli elastici (tiranti) per assicurare la perfetta a<lereuza del facciale. La durata del respiratore è di circa 40 ore.
~l\'lentre nelle maschere a tipo pendularc la respirazione ha. luogo direttamente dal uaso e dalla bocca senza applicazione di alcun dispositivo speciale, nel ti po valvolare invece la respirazione si compie attraYcrso apposita imboccatura. Nel primo caso, se da un lato la maschera risulta più comoda, permettendo di parlare con facilità, dall'altro lo spazio morto ( spazio rappresentato dalla cavità formata dalla parete interna del facciale, dalla bocca e dai grossi hronch i), fortemente aumentato riesce 1n0Jto nocivo per la respirazione stessa , rendendola molto penosa. D ' altra parte, se nel tipo valvolare questo inconve11iente è eliminato con l'adozione appunto della boccheruola e dello stringi-naso che evitano altresì gli incidenti eventuali dovuti a mancanza di aderenza del facciale al viso, è anche vero cbe la pressione esercitata daJla pinza sulle narici e l'abbondante salivazione causata dalla hoccheruola generano uua certa molestia. Il respiratore inglese aveva anche iÌ difetto che il suo filtro tratteneva le arsine per modo da non dare più, dopo un certo periodo di tempo dall'uso, garanzia di sicura ,d ifesa. Nel dopo guerra si è cercato di eliminare tutti questi inconvenienti (boccheruola, stringinaso, spazio morto, valvole) in modo da creare diversi tipi di << maschera antigas )) più pratici ed efficaci e tutti a tipo valvolare. I vari tipi di maschere oggi in uso, in Italia, sono:
a) la mi]itare o campale (C); b) la territoriale (T); e) Ja civile (P.C.)
-
131 -
li tipo<( militare o campale >> (C) attualmente in dotazione presso l'Esercito è in due modelli: il rnod. Penna o da esercitazione e che serve per l'istruzione dei soldati, conoscen:ta del funzionamento ed allenamento alla maschera, ecl il l\:Iod. 33 o di mobi li tazione. Il Modello Penna comprende: 1) La maschera o facciale;
2) Il bocchettone;
3) li tubo adduttore dell' ar.ia; 4) Il filtro;
5) La borsa. l) il facciale è in gomma speciale e viene tenuto aderente al volto da una 'bardatura clastica . E ' munito di grossi occhia:1i in vetro triplex ai quali, mediante una molletta ad espansione in acciaio, si appl-icano dischi speciali antiappaunati in ceJluloide. Il facciale ha internamente un setto arcuato hizigomàtico di spu· gna di gomn1a che sostituisce lo stringinaso del respiratore mglese. 2) Il ln>cchellone metallico è unito alla parte inferiore della maschera con legatura di fil di ferro protetta da nastro isolante, e contiene le due valvole di aspirazione ed espirazione formate: la prima da un semplice disco cli gomma, la seconda da due dischi riuniti in alcunj punti periferici e montati su un dischetto in alluminio con collare. Un anello di gomrna, compreso tra il dischetto d'alluminio e l'apposito alloggiamento del bocchettone, assicura una perfetta temila. Il bocchettone è protetto anteriormente da un tappo forato. 3) Il tubo adduttore dell'aria è io gomma speciale ed unisce la parte inferiore del bocchettone al filtro. 4) Il filtro è iii latta, interamente verniciato, ripieno cli sostanze adsorbenti. Esso ha sul fondo un foro , il quale, 9uando la maschera non è mata per un lungo periodo di tempo, è chiuso
-
132 -
-Oil un tappetto metallico a pressione. Superiormente il filtro presenta un collare corrugato per l'attacco del tubo addnttorc del· ·1'aria. 5) La borsa in tessuto specia]e serve tare il respiratore.
a
contenere ed a por·
11 respiratore .Mod. Penna assicura una perfetta protezione contro i gas ( eccettuato l' ossi.do di ..c.a rbonio) anche nel caso di forti "còn~eii liazi<)A l;i.d C;~n-~ si vede, le modifiche rispetto al 1110· dello inglese sono importanti: abolizione dello stringi-naso e della imboccatura, applicazione {li sistemi antiappannanti agli occhiali sì da poter fare a meno della periodica pulitura di essi. A questo aggiungansi alcune modificazioni nella costituzione dei diversi strati del filtro con l'introduzione cli altre sostanze che permettono una più lunga e persistente neutralizzazione. Con essi si è evitato che negli strati inferiori l'accumulo di un eccesso -di tossico finisca col rendere impermeabili i granuli di carboue vegetale adsorbente. Su tale argomento non si possono dare maggiori chiarimenti. Pur tuttavia questo modello presenta non po· chi inconvenienti: facciale a stampo non perfettamente aderente al perimetro del viso; setto bizigomatico ( per la limitazione dello spazio morto) non corrispondente allo scopo; manticiamento del facciale per cui, molte volte, è aumentata .l a resistenza inspiratoria; campo visivo ristretto; forma e sfruttamento clel filtro. Tutti questi rilievi sono stati completamente eliminati nel: Modello 33 o da rnobilitazione, in cui il facciale è sagomato o più perfettamente aderente al viso; spazio morto ,d iversamente ed ingegnosamente limitato; diversa distribuzione dei tiranti; bocchettone contiene le valvole fatte in puNt gomma e con accorgimenti tali da evitare il così detto <( bloccaggio )) facile a verificarsi nel Mod. da esercitaz.ione; filtro cambiato di forma (cilindrico) con perfezionamenti nel criterio di riempimento delle sostan:.-:e adsorbenti e l'introduzione di dispositivi speciali per l'arresto meccanico delle arsine che, come si sa, non si disperdono ncll'arja sollo forma di vapori, ma di. aerosoli;
-
133 -
borsa in tessuto speciale antivescicatorio, senza essere di gomma. Il tipo territoriale (T), di cui esistono anche vari modelli,. (T 32, T 33, T 34) di massima corrisponde ai principi di costruzione {lelle altre maschere antigas, solo se ne differenzia per la s,ç9Jc~Ja filtro direttamente avvitata al facciale, più picco]a e quindi di pii! breve di.irata , e ciò anche in rapporto alle esigenze di quelli che se ne debbono servire (militi della C.R.I., pompieri,. operai cli alcune oflìcine, etc.). Il tipo civile (P. C. per popolazione civile passiva) risulta della forma del tipo territoriale col filtro direttamente avvitato al facciale, che può essere anche fabbricato in materiale trasparente. In questo modello il campo visivo, in virtù di opportune disposizioni degli occhiali,, è molto ampio e tale da permettere di eseguire con facilità il lavoro abituale. La valvola di aspirazione a disco è montata su bussola metallica alla quale, inferiormente, è avvitato il filtro. La maschera è munita di due valvole di scarioo che offrono garanzfa di perfetta tenuta e che per la loro sensibilità e per la minima resistenza aU' eHlusso non affaticano .la respiraz10ne. La fabbricazione e vendita clclle <( maschere antigas >> per la popolazione civile è disciplinata da speciali norme legislative sot~ to la sorveglianza ed il controllo del Ministero della Guerra. Un << modello complementare » di maschere antigas è previsto per i feriti alla testa che dove1osero attraversare zone « intossicate )> per raggiungere i « posti di soccorso )) e ai quali sarebbe impossibile applicare i comuni tipi. In questi casi si applicano dei << semi-cappucci >> antigas che si applicano alla testa del ferito e si chiudoi10 al collo a borsà di tabacco. Sono muniti di · occhiali e filtro., ma il loro uso è limitatissimo a causa dell' eccessivo spazio morto che è {lifficile ridurre a proporzioni praticamente tollerabili. Uno dei problemi più difficili da risolvere è, p. es., l'uso della maschera antigas nei militari affetti da vizi di refrazione. Si può obiettare che con la maschera si possono contemporaneamente usare le lenti correttive, ma , nella pratica, non è cosa sempli-
-
134 -
ce anche se si <love::;se pe nsare all ' uso elci vetri adesiv i in sostituzione degli occhiali. 1l Tenente Colonn ello Manganar o { 1) h a r ecentemente con dotto ::;tucli ed esperimen ti in proposito ed hu escogita to _un sistema che, senza alterare la struttura della maschera , consente l'ad attamento ad essa di vetri corr e ttori. An che se qucst'A. non h a risolto il problema ha il merito di averlo, per il primo, affrontato e messo a punto la gravità dell a questione. E' superHu o ricordare che il problema d ella masch era è in continua evoluzione: un arresto in q uesto campo significhereLbe espor si ad essere superati o sorpa ssati dagli avvenimen ti. Così , ad eiì. , Katz e Grice danno la descrizi one di un n novo r espiratore e Jo schema d i un filtro , eh<" ser ve d i protezione contro ogni sorta cl i aggres~ivi chimici da combattimento, com preso l'ossido <li carhonio.
2. -
Auto 1>ro!cllori.
Può accad er ... che 1'a111 biente sia intossicato o da gn,; estre mam ente tossici ch e non ven;,,on o nè asiìorbit j nè ncutral i.zzati d ai comu ni filtri , o da concentraz ioni m assive o ch e, u ell ' amhiente , vi f-ia con tenuto meno cleI 13 per ceu to di ossig;e110. fo ·(Jtl~iìti casi, partj colarmentc per il per sonale delle sq uadre di pronto soccor so e p er i dirigenti la difesa antigas, occor r ono clei,li a p parecchi specia li: gli auto protettori. Son o 1p1esti d egli apparecchi d i protez ione a circuito chiuso e che utilizzano, per la r espirazione , sia l'ossigeno contenu to in una bomboletta sia que llo ,;vo lto d a sostanze chimich e. Tri qnesti ap par ecchi la stessa aria di espirazione viene pu rifi ca ta, ri generata , r esa nuovamente respirabile . Questi apparecchi si suddivid ono jn du e distinte categorie:
a) AutoprotetLori a riserva di ossigeno ( R. O.) b) Autoprotellori a produzion e di ossigeno (P. O .).
C.
(I ) MANGANARD, L'uso d r.Un 11rnsclrnrn a11tigas 11 ,•i militr,ri aO<?lli da vizi di rcfraz:io11 e (<\ Giornnh: di Medicina l\1ilit:1 rc l>. Fa,c. Xl , Novem. 19:14-Xllli.
-
135 -
Autoprowtlori R. O. - In tiuesti apparecchi la fornitura costante dell'ossigeno è assicurata da una scorta di questo gas contenuto a<l alta pressione in apposite homhole, mentre l ' eccesso di anidride carbonica viene neutralizzato chimicamente~......._ L'au...... , toprotcttore a R. O. si porta a spa Ila ed ha la durata di un' ora. Il dosaggio costante di ossigeno è di I. 1,5 per ogni inspira'.lion e ed è aumentabile m ediante u~ia vah,ola a pressione. Varia espirnta, passando attraverso l ' apposito tuho corrugato, si filtra attraverso un raccord o a tre vie, ue] sacco polmone. Tn questo giunge anche l 'ossigeno a pressione quasi n ormal e : l'aria cli espirazione <.I epurata e l'ossigeno formano la miscela gassosa inspiratoria. Questi apparecchi sono più compli cati, d elica ti , pesanti e costosi dei semplici r espiratori a filtro, di impi ego più difficile e <li più breve durata ed efficacia. Schematicamente considerato un autoprotettore è composto <lallc seguenti parti: I) Maschcra impermeabile ai gas . 2) Uno o due tubi corrugati rh c adducono alla maschera l 'ossigeno e riportano all'antoprotettore i gas espirati. 3) lJ na sorgente di oi:;sigen o puro (circa il 98 per cento) . 4) Una cartuccia con sostanza assorbente l'anidride carbonica ed il n1p ore acq ueo em essi con l'espirazione. 5) Un tubo di unione fra la sorgente di ossigeno cd il sacco polm one. 6) Il sacco polmone. L'immi sione diretta delJ'ossigeno nell'inspii:azione non presenta alcun perico lo fìn chè la pressione cli detto ga:; si mantiene inferiore a due atmo;,fere : ci<'> si ottiene mediante apposita val. ,.. -- ·. .. . -· . __.,,_ .. : . ' - - .. 'i,. ' vola a riduzione. . :·:·· Il tip o <li autoprotettor e attualmente in dotazione alle varie unità sanitarie è il « Modello C. C. M. 83 )) ad ossigeno compresso e della durata di circa un ' ora per lavori di media intensità. Oltre al1e caratteristiche proprìe di questi apparecchi il« C.C.M. 33 è munito di « scatola r efrigerante « che riduce di molto la temperatura della miscela r espiratoria, di solito molto elevata
-
136 -
(39-4,5), e di « manometro )> per controllare il consumo dell' os· s1geno. Il suo peso è di Kg. 6 ..~00. Au.tvprotettori P. O. - Sono quelli che forniscono l'ossi· gei10 Ìlecessario alla respirazi(1Ììe;'ìtéulralizzaiìtlò-~nér·,coÌ'1léinpoi'eécessoaia iifdricle'c ar b~1iTèa, . ~e~liariic la r~à~ioìiè 'èhiini~a d i speciafi sost,u1ze'"'c ipaci"'dis'vOlgét e 'ossìge·;;ò é·fì'~~'à;é C0 2 quandovengono a contatto con i prodotti della espirazione. In questi ap-· parecchi, l'ossigeno può essere fornito o dai perossidi ( oxilite, proxilite, ecc.) o dal clorato di K. Quelli d el primo tipo sono fondati sulla proprietà che hanno i perossidi granulari di liberare ossigeno a contatto dell ' umidità prodotta dalla espirazione, assorbendo l'anidride carbonica. In questi modelli, però, la respirazione diventa penosa dopo pochi minuti e cessa il funzionamento.
Un tipo di autoprotettore a P. O., che rispetto al precedente presenta dei notevoli vantaggi, è quello in cui l'ossigeno è ottenuto dalla decomposizione del clorato di K ( tipo lnhabad-. ). L ' ossigeno viene generato nell'apparecchio e indipendentemente dalla r espirazione con erogazione di quantità prestabilita e costante. La sostanza chimica, in forma di compressa , viene portata alla reazione per mezzo di un' accensione iniziale: lo sviluppo di ossigeno avviene dopo due o tre secondi. Allo scopo di riempire subito la borsa, la erogazione inizialmente è di ,4)itri al minuto, indi si abbassa a litri 2,5 fino alla fi'ne .. Le ~o~npre~se' sono confezionate in diverse · dimensioni, per modo di avere un'erogazione per mezz'ora, un'ora, due ore , a secouda delle necessità prevedibili. · Le compresse sono costituite da una parte principale di clo. rato dtpotàssìo uÌÌpastato Con cascame di amianto ( un quarto CÌr• ca del totale). Vi sono aggiunti catalizzatori che sono ossidi di cobalto e calcio, i quali hanno la funzione di favorire-la ,reazione chimica ì)eda quale il -c lorato sviluppa ossigeno. Come supporto generale si adopera la polvere di ferro ( metà del complesso) . Quando fa compressa sla per finire a causa di un indicatore olfattivo nel suo tratto terminale, sviluppa un caratteristico odore (canfora f nettamente percepibile da chi si serve dell'autoprotettore. L'individuo in tal modo è avvertito che l'ossigeno sta per-
-- 137 finire, cosa questa molto importante dal punto di vista della sicurezza di chi impiega l'apparecchio. Il Mod. Inhahad ha una durata di efficacia di due ore, sviluppa 3oò·1:··a-r ossigeno éon"•"fli.1sso di I. 2-5 al minuto primo e pesa Kg. 9.500. Dati i vantaggi che presentano questi autoprotettori a P. O. è presumibile prcve<lere un più )argo uso se si riuscirà ad eliminare gli inconvenienti, e per ora non sono nè pochi nè semplici, che ne limitano l'impiego pratico.
3. -
Indumenti protettivi.
La necéssità di proteggere la cute, oltre l'apparato respiratorio, contro gli aggressivi chimici a prevalente azione vescicatoria, implica l'uso di speciali indumenti, scafandri, con cappuc· cio, calzari e guanti. La possibilità di sostituire i vestiti antivcscicatori con l'uso di pomate (p. es. antiflogistina, pomata al cloruro di calce) con le quali spalmare la superficie cutanea, mentre non elimina gli inconvenienti derivanti dall'impiego degli indumenti, non dà sufficente garanzia di protezione. Qualunque pomata spalmata sulla cute si essica col tempo, sia per l'azione del calòre irradiato · 'dàHa· ·c ute stessa, sia per l'azione dell'aria esterna e quindi si screpola ed in qualche punto diviene permeabile. In genere i vestiti antivcscicatori sono fabbricati con tessuto di gomma a due strati racchiudente nel suo interno una speciale sostanza atta, durante molte ore consecutive, a neutralizzare o a trattenere i tossici. Questi abiti possono anche esser~ ,-costituiti da tessuto di gomma a strato unico o doppio, ma senza l'aggiunta di sostanze interposte. Ma tanto i primi che i secondi sono pesanti cd ingombranti ed impermeabili all'aria per cui il loro impiego comporta una riduzione nella capacità lavorativa e provoca inconvenienti di carattere fisiopatologico. Si è infatti constatato che anche restando a riposo, dopo un certo period.o .di tempo , si notano disturbi circolatori ed elevamento della temperatura che si aggrava~o c.o l lavoro. Il polso diventa molto frequente, picèolo, superficiale,
-
138 -
aritmico, mentre che il respfro e le condizioni generali si turLa no. La temperatura raggiunge rapidamente .i 38'' ed, in estate , anche i 39"' con la produzione, non rara , di ver.i e propri colpi di calore. La causa di questi è appunto dov uta all'abolizione de lla funzione tennoregolatrice cutanea per cui l'individuo, per la grande sudorazione , viene a trovarsi immer so in una atmosfera satura di umidità e n ella impos::;ihilità di disperdere all' e:;terno il calore che si produce nelle comlrn stioni orr;anich~. Questi inconvenienti incido.no grandemente sulla attività d ei portatori e n e ]imi_tano l'uso a por.b e persone (squadre di bonifica chimica, serventi a pezzi di arti glieria) e p~'r breve tempo. E' forse m eglio ricorrer e all ' uso di stoffe imbevute di glicerina e gelatina o di olio di lino cotto che resiste bene ni vescicanti. Gli am er icani lrnuno preparato ~loffe impregnate di « sinr plexene )) e di« impregnite » inattaccabili per molte ore. N on potendosi disporre di que.~ti speciali indumenti , si pu ò ricorrere, come mezzo di fortuna , ai comuni impermeabili d,i gomma o di tessuto gommato , ai copricapo di feltro, ai guanti <li gomma. Questi mezzi anche non rappresentan<lo una sicura difesa, giovano a ritardare ed a rendere meno gravJ le lesioni dovute a questi tossici.
B - La protezione colletti ,xt antigas. La protezione co ll ettiva antigai- è rapµre :;entala da un comp lesso di norm e e di mezzi ch e in parte sc.rvo110 come << avvisatori >> cd << indicatori » del pericolo che so vrasta, in 1>arle nella predisp osizion e ed allestimento di spe ciali « ricoveri » o « posti di raccolta >> per sede di comandi, posti di collegamento, di medicazione o per la sosta, al riparo, dei col.piti da aggressivi chimici. l) A vvisatori ed indicatori. Gli « avvisatori » sono basati su principi fi sico-chimici, si utilizza cioè l ' azione chimica dei gas sn un app arecchio elettrico
-
139 -
per modo che, al contatto con essi, si sviluppa una corrente che mette in funzio ne una suoneria od anche un segnale luminoso. Gli (( indicatori >> rivelano la presenza del tossico modoficando ad es. il colore di un reattivo o di una fiamma, per una speciale reazione chimica che si viene a determinare . Ecco qualcuno degli indicatori più conumemente usati:
1) Cloro.
ç31na.
a) ~·~~t.tiv~_all'J(Jç _s.~ld.a.. <l'amido in presenza cli clor o, colqrq_zivtu~ viola. b) carta reattiva . alla fiuor_gsci1u1 che . virano, in presenza di cloro, al 'ross~ ; le carte si ottengono con la ~oluzione seguenle:
..t,•, 0.2 fluoruscina )) :30 bromuro di po tassio )) 2 potassa caustica )) 2 Carbonato di sodio acqua 1.1, h. cc. 100 e) reattivo di Villiers e Fa voll e che dà, col cloro, una colora~ione bleu e poi°'~1~tt; : si prepara mescolando le soluzi011i seguenti:
Es~<> ·
soluzione acquosa satura di anilina cc. 100 soluzione acquosa satura ortotolnidiua >> 20 acido acetico cristallizzato >> 30
Si possono anche ottenere, con questa soluzione, carte reattive.
2) Fosgene. a) carte reattive che virano verso il __;;_iall_p.. si ottengono con la soluzione di: paradirnetil-amino-benzaldeide clifenilamina alcool a 95°
g. >> )>
~'i..-y
e che
1 l 20
b) boccioni Mariottc <li soluzione di anilina al 2o/o colo- r azione gialla. · ·· -"'""°'j,'-.•,,. --!.. -;
~...
-~
-
140 -
3) Acido cianidrico. a) carte retattive picro·sodiche di Grignard, colorazione ross~.
b) Cartine imbevute in soluzione alcalina ~ g~2l~. cd insensihilizzate con tracce <li sale di rame. In presenza di HCN, colorazione bleu. -4) Iprite. Reattivo Grignard: in un tubo ad U si mettono una solu. zione di KI, piccole quantità di CuS ed un pò cli gomma · lntorbi· damento per presenza di iprite. Praticamente però durante l'ultima guerra questi rivelatori hanno dato solo scarsi risultati e l'arrivo dei gas era generalmente avvertito pri ma ~lai soldati stessi desumendolo ~la tanti piccoli accorgimenti e fatti che avevano finito col percepire (sibilo de] proiettile, diverso rumore di scoppio, colore della nube, odore etc.). Tra le misure preventive nella protezione collettiva, vanno ricordati gli osservatori, i posti telefonici, i segnali di allarme ecc., che hanno lo scopo d'avvertire le truppe ( o le popolazioni civili) sì che queste possano prendere in tempo tutte le misure necessarie ( ricoveri, oscuramenti). Gli attacchi di gas a mez'.l.o di obici possono essere effettuati qualunque siano le condizioni atmosferiche ed è impossibile perciò il prevederli. Dopo l'attacco, occorre risanare immediatamente i rifugi e le trinc~e. Se si tratta di asfissianti, si spolveri~zano soluzioni lltJ!lrpJ}i?.i~I!Ji __ di j Jl.5J~lf1:._tp~~,2~,,.sL,.~~~e~~d ?~o, . ~t10chi nelle parti più declivi per facilitare il rinnovo J.e11'aria. 'Gli uomi ni terranno la maschera fino a risanamento completo. Se si tratta di vescicanti, occorre disinfettare immediatamente i resti degli obici, i ter reni, gli abiti, tutto ciò che sia stato evc::ntualmente colpito. L? neutralizzazione va fa~ta con cloruro di calce secco di cui si rÌcopr.o no i resti. Le trincee colpite da..~iRrJt~-- ~eb~ono essere provvisoriamente abbandonate e largamente cosparse di cloruro ..... di-~-~-· calce . ..... ... Queste mansioni sono di spettanza del personale delle compagnie di bonifica chimica. , -..,;.,:•,:,..
.•
-
141 -
In linea generale va ricordato che i gas hanno un peso maggiore dell'aria c tendono quindi ad accumularsi nei punti più declivi ( trincee e rifugi che sono apputo scavati nel terreno). Primo scopo deve essere quindi quello di impedire che il gas entri nei rifugi; neutralizzarlo se vi è penetrato; ri1movare 1a provvista di ossigeno che lentamente ,:i esaurisce per la respirazione di un numero grande cli individui in un locale ristretto e chiuso.
2} Hicoveri collettivi. Essi possono essere di due tipi: a) Ricoveri ermetici, nei quali per la respiraz1011e s1 utilizza l'aria contenuta nel locale. b) Ricoveri filtranti, nei quali, a mezzo di ventilatori, viene introdotta aria pura o purificata dai filtri. l ricoveri antigas p er offrire una efficace protezioue, devono rispondere a speciali requisiti: essere cioè imper meabili all'aria esterna; raria interna inoltre deve essere sufficientemente pura. A-
Ricoveri ermetici.
Preferibilmente saranno costruiti in locali a pianterreno o semi-interrati, provvi sti di . cJ.u~_po,ne contrapposte ( che conscn ta no una vi'à i:li 'ù séiia in "èasò d1 bfo.c camento di una Ji esse) e con gli infissi in buono stato ed a chiusura ermetica. All'interno , intonachi in buone condizioni, volte e solai resistenti. A queste indicazionj si. può provvedere, sin dal tempo di pace, con alcune predisposizioni di difesa antigas di cui si può agevolmente tenere conto nelle costruzioni edilizie per modo che i fabbricati possano offrire il massimo di difesa antigas con il minimo di devia,r,ione dai comuni criteri costruttivi ( 1).
e_ 11 La <1ues tì on e ddl'all cstim c nto d e i (( rico ve ri coll e ttivi » è 111olto complessa e si può ~ostcn cre i na ttuabile se s i va alla r icerca d cl l'(< ottimo » e del (< p erfetto ». Occorrerebb ero somme favolose so lo pe r: il fah bìsogno e< difensivo >> rli. un a grande c.iuil: o ccor rn essere prati<:i, a ccontentarsi d el « meglio >) e soprat utto della cono$ten za d i:-i caratteri d egl i a ggre, ivi ch i mici.
-
142 -
Se ci si atterrà a queste nonne, ;;;arà facile, in caso di imminente pericolo, la trasformazione di locali già predisposti a « ricoveri antigas )): tamponarnento di buchi e fessure (tnbi di stufa) con stracci imbevuti di olio o con terra hagnata cd impastata; aumentare, se del caso, la resistenza delle volte e dei f;olai con puntelli ed armature, stabil endo tra volta ed armatura uno strato di sicurezza con sacchi di terra; migliorare la capacità protettiva ,lei locali rendendo ermetica la tenuta delle porte d'ingresso, applicandovi inoltre <lei doppi telai inclinati coperti di tela impregnata con olio di paraffina ed olio fli lino. La doppia tendina ha lo scopo di impedire l'ingresso di aria inquinata quando il personale entra ed esce dal ricovero. Aprendo una tendina, l'altra deve rimanere drinsa e tra di esse deve esservi uno spazio tale da permettere, se <lei caso, alle squadre di pronto soccorso di sostarvi con le barelle. Questo spazio sarà cosparso di...polvere di cloruro di calce. ., ~
~
Attrezzatura interna. Devono esservi:
a) una provvista di riserva di ossigeno o in bombole o ,ottenibile con piccole batterie cli capsule cariche di sostanze chimiche le q:llali presentano anche il vantaggio di assorbire l'umidità eccessiva e l'anidride carbonica; b) qualche maschera antigas e vestiti antivescicanti <la ind.ossare quando qualcuno dovesse uscire in momenti nei quaìi l'aria esterna fosse ancora per icolosa; e) dotazione de mezzi di pronto soccorso. Il numero di persone che puù occupare un ricovero ermetico è calcolato , sommariamente~ nella misura di I uomo, per 1 4:tr_l\_, .p,CJ.:,.....3 ..m:._ili_ aJnbiente. Un criterio più esatto p'i:+ detei;minare la durata massima di permanenza in un ricovero, per cscmpi·o, rÌ:èpetto al si può avere facendo uso t1i formule del seguente tipo:
co~,
T
V. _ - ~ L N P1
-
143 -
in cui T è il numero massimo di ore di occupa:1.:iouc consentito per non superare lo stabilito valore nrns:::imo percentuale X I d., COi2 per 1n'1 d'aria, V è la capacità del locale in rn\ N è il numero di uomini che dovrà occupare il ricovero ; P I la produzione di C02 per uomo - ora. Dalla cubatura cornplessiva del locale, V. va detratta la cubatura degli uomini in ragione di 75 dm'1 per uomo, e 1a cubatura dei materiali (sedie, panche, tavoli., ecc.) che eventualmente vi si trovano. Così si avrà il valore effettivo di m" d'aria a disposizione per la respirazione. Siccome la chiusura ermetica nella praLica è impossibile ad ottencì'si~·"f6'"sì-:~arà 'hene~}:>'i·e'fedcre ·la r1ei~ess1ù/ d( dcìvèrè aisintoss-ieare l'ambiente del ricovero sia pure di piccole tracce di tossico penetrato. A tale scopo, il ricovero sarà fornito di 011 polverizzatore comune ( simile a quello usato dai vignaroli per irrorare le viti e della capacità di 10-15 litri) e di un armadio contenente le soluzioni dei reattivi neutralizzanti di uso comune:
I) S0luzi0J1.e. di .. carhouato .. di sodio. al 12o/o che neutralizza_il cl.oro c;.<;l. il ..fo.?g~n.~. , 2) Miscela di soluzione di çarbonato ed iposolfito sodico _c;,~pJr,.,QJ~J~iti,.,,..~it~!Ji~~zJ1.uJ~/ lLst2-r,9 ({pos~Hiti) · ·g: 600 e <li :;:ale Solvay· g. 600 per 15 1itri J • 3) Miscela di ipobromito e carbonato sodico contro il . cl.9r/ofor.miat; ,4i..~G!i1~,.gLo,i~t~Itd.~~~roleina ed i _cheto11rfiroma 11.
...~~aJ
5) Soluzione satura di cl~!l.~1:0.. ~i calce contro l'iprite. -
...~,~··..
.......
.....
,.,
._. . . . .,
• • • • <o
.
•
••
•
.... .
-
...
•
,.
, ~ -• •, .
,
- · .... ,.
( I) La dose per 15 litri di soluzione è di: fegato di zolfo g. 250 carbonato di sodio g. 50 Questa ,;oluzion c 111:intiene la sua proprir.tà .neutralizzante da tre sellimane ad
1111
1111:se .
-
144 -
B - Ricoveri filtranti. Le caratteristiche costruttive e di arredamento di questi locali sono quelle dette per i ricoveri ermetici con l'aggiunta <li~ ~ !.EJJ!Q.Jli..YJ~!gil~?;!~llç e _ 1i filtri. Questi filtri possono essere di due tipi: l. LF.iltr.i•..i1JlJ[1i.01Wl:1/!f:t, costi Lui ti da terra vegetale setacciata e ben divisa prelevata dallo strato superficiale del suolo; in tal caso il ventilatore non dovrà essere troppo potente ( circa l m ' al rn' con depressione di 1 cm di acqua) affinchè l'aria possa passare lentamente attraverso il filtro. Sono adatti i ventilatori delle forgie portabili. Il filtro vegetale deve avere non meno di 2 m 2 di superficie e~ di m. 0.35 di spes~ore . ....... ~"'" :- ........~,..,._.._..~f--",'-" ,:-.o!-....;;'.,; •• ,-
'':'"
• •
• ,..,
., .
,.
"
2) Fi.ltri definitu;i,, costituiti di sostanze chimiche assorbenti e neutralizzanti identiche a quelle contenute uei filtri dei respiratori individuali. E' bene non esagerare nella grandezza di questi filtri ( al massimo pesanti 30 Kg.) affo1rJ1è_siano managev_o li a trasportarsi_ e ~j rapida applicazione nel posto prestabilito. E' s .Q.IJ$4 ... gliabile-che- siano. torniti, di_.segn_a{i ,di eSQ.Ur_imyNo e eh~ nei ricoveri ve ne siano conservati degli altri di ricambio. La presa di aria va fatta quanto più è- possihi]è èlévata dal suolo per avere aria meno inquinata. Possono servire a tale scopo le canne di ventilazione già esistenti negli edifici. Tutte quelle nor me generali circa la predisposizione di ricoveri per la difesa antigas collettiva, vanno integrate da un insieme di disegni e di proposte sulla tecnica delle costruzioni future, che interessano specialmente gli ingegneri cd i comitati addetti ai piani regolatori dcJle città. Accenni ed attuazioni pratiche di progetti, per l'utilizzazione degli edifici comuni. a difesa antigas, sono stati già sviluppati in molte nazi.oni estere. Questo problema dei ricoveri antigas è sempre vivo e palpitante: non è improbabile che in un prossimo domani nuovi sistemi di filtri (Drager) permettano l'utilizzazione di aria tos-
-
145 -
.sica purificata presa dallo stesso livello stradale senza costose installazio1ii. L' tìrmeticità <lel .ricovero all'aria intossicata sarebbe garantita dalla soprapressione che verrebbe a stabilirsi ucll 'ambiente; l' addove una valvola espirat~ria ( collocata in un punto qualsiasi delle pareti) ne .regolerebbe il limite mas.simo compatibile con la vita d.e i ricoverati. Anche in Italia si sono costruiti degli apparecchi filtranti del geuere. li più semplice è il gruppo fìltrantc tipo << C.R.l. >> costruito. dalla Ditt;i Bcrgomi di J\1ihmo, che non riè1ìiecle s i5eèiali installnip,ni c ·chc ;è·sempffc;-nel funzionamento se si eccettuano alc~1~1ì càori, facilmente eliminabili, di costruzione e di rif j. nitura. Più cornpJicato ci sembra l'« Impianto brevettato S.I.C.A. m.od. 1934 per difesa collettiva )) sistema ìVIosso . ......... "· ~· ~~· Esso è basalo sulla necessaria rispondenza a tre . ordini ctì ,esigenze: fisiologiche (relativo· alle'"persò11c dà' i)~iotèggere)', "'cò~_ ,,,,c struttive (rispetto alla struttura del ricovero), funzionali (rispetto alle previsioni che si possono fare con sicurezza in confronto ai casi reali di impiego). E' costituito di quattro circuiti, autornatican1ente stabil_iti ,dallo sposfamenrò··"'dr iii( vòlàìiTiìiò · di ~coma1ìdo ·g è11èrafo, ~he può assumere 1, posizioni, distinte da dischi colorali. 0
Il circuito
u·'
1 stabilisce la ventilazione meccanica del lo-
-cale; 0
il circuito n' 2 ha funzione str ettamente tecn ica di con-
trollo; il circuito n " :3 (rigenerazione) è da considerare come una riser va per tnlli i casi in rni debba cessare ogni scamhio di aria con l'esterno. Su questo circuito sono inseriti gli apparecchi atti a cfopurare l'aria <lella C0 1 e a rifornire l'ossigeno; il circuito n<> 4 (filtrazione) è quello che , attraverso .filtri, depura l'aria .i ntossicata.
1
Messo in funzione l'apparecchio si stabilisce nel locale una sopraprcssione che oscilla da nn massimo di 200 mm. di colonna di ac<JlUl ( col circuito n° 2) ad an minimo di lì mm. ( cfrcnito n" 4). MA~IERI: l'arn:a chimica nti 1app111! con la <r.Cdicin; e l'o;~anitmi~n: sa.iit;ria n,iii ta:e.
10
-
146 -
Il funzionam ento può avvenire o con motore elettri<.:o a 2 velocità o a mano. Durante il fun zion amento la regolarità del flu sso occorrente è assicurata dalla lettura di esso sul flussimetro~ situato alla bocca premente del ventilatore. L~'app~r ~cchio può servir e p er nn ricovero di l 50 person~. P er quanto, a prim a vista , questo sistema sembra aver e risolto il problema , pure presenta non piccoli e trascurabili in,- convenienti che lo rendono non troppo pratico. Così il sistema di allocamen to delle scatole di p erossidi non è bene studiato; la mole dell' apparecchio stesso ~d i sistemi di tuhi da << annegare )) nel pavi me nto o nei muri del « ricovero >> prevedono delle -istallazion i fi sse e costose fin d.al tempo di pace. Occorr ono invece apparecchi m olto semplici, pratici, di facile istallazione e di più fac ile sosti tuzione delle varie parti di ricambio ( scatole di rigen er azione e filt ri ).
C-
Allena mento alla ma.~chera. Bonifica e disinfezione dei facciali.
a) allenamento, passando iu r as:;egna i vari tipi. di maschere per la protezione individuale antigas si è visto qual e complesso di fattori en trano in giuoco e che fitJi scono col diminuire lu capacità di rendimento del porlator c ed i ncider e, pr ofondamente, sulla sua attività fiRica e psichica fino a raggiun gere, tale dirninnzion~, il 30-40 ¾ della originale efficienza. Inc:onvcuienti n on trasenrahili e che solo accor gimen ti e consigli pratici po ssono rendere notevolmente meno sen sibili. Questi accorgimenti sono di. due ordini :
Alle11ame11 to (apnea).
alla
sospensume
volontaria
del
respiro
Allenamento a portare la maschera antigas.
a) Allenamento alla sospensume rolontaria del respiro. Il sospendere per un certo periodo di tempo la respirazione (apnea volontaria) può costituire t 111 espediente di gran de n ti-
-
147 -
lità dura nte nn episortio di intossicazion e dell'ambiente, conse ntendo all ' indiviJu o sia di mettere in atto, qualor a possibile, mezzi di difesa tattica ( allontanamento d al Iuogo colpito) , sia di iudossare ed adattar si correttamente la maschera antigas. Inoltre l 'abi tudine ali ' apnea, ginnasticando il respiro cd il circolo , giova moltissirno p er fare raggiunger e più p r esto quegli adattamenti funzionali che consentono di sopportare con maggior e facil ità la r esist enza r espiratori.a che è rap presentata dal ìiltro iJ èllit mascher a ai'Ìtigas. Il r espiro viene trattenuto per un'azione di fr eno (inibizio ne ) sulla attività del centro resviratorio bulbare , trasmessa per mezzo dell e vie d iscend ent i d ella zon a motrice della cortecci a cerebrale. All ' ap nea la maggior parte dei fi siologi clava una gran<le importan za come mezzo di esame d ella f unzione dell' apparato respiratorio. R espirando rapidamente e profondamente per circa mezzo minuto primo, si pu ò p rodurre una condizione 1di apn ea nella <pi.aie non vi è tendenza a n~spirfire pcrcl1è sia dal 8a ngue çorn e d ai polmoni è stata già alimi nata l' a nid ride carbonica . .L'apnea dunque, o sospen::: ione del r espiro , può d ctenninarsi r:ia a riposo co me dnnmte il lavo ro. Nel riposo presenta , per cprnn to riguarda la sua d urata, oscillazioui varit' sia duran te il corso d i un giorno sia dur ante le stesse or e di 1-,ior n i successivi. Nel la voro essa si man tie ne costante · per u n lavoro unifo rme : diminui sce progressivam en te con l'aum enta re del1 ' inten ~ità del lavor o sin o a durar e pochissimo nel movimento in cui si stab ili sce la ;;tanche;,;za . L ' apnea essendo u:n esercizio r esµ iratorio r ichied e, come og11 i altro e sercizio, al1en mnento special mente se si tiell conto che scopo p refi sso <li essa è P uso del r espirator e . È n eccs::,ari o dividcwe gli uomini in piccol i grup pi. Vanno elim ina ti quelli che hanno disturhi dell e pòmc vie aeree com patibil i con la Yila m ili tar e, ma 11011 con l 'esercizio che il mili tare è chiamato ad eseguire. Questi mil i tar i verr anno esaminati ed allenati a par:lc. L'esercitaziou c per l'a p11ea va fa tta a tOl"ace n u do facendo \\alzare le man i agli _uo1~i~i all 'ini~io d e~l'esercizio e ;acen~lo_le 1rbbass:1re quand ,~ il limite mai.simo eh dorata dell eserc1~10 r esso e stato ra ggrnnto.
r
l
-
148 -
L'ufficiale istruttore cronometra e controlla nel progressivo allenamento il tempo di durata dell'apnea osservando attentamente le escursioni del torace e dell'addome, segno evidente che il -militare non trattiene il respiro, ,.!11entre leggeri movimenti della linea addominale sono dovuti a contrazioni involo11tc1rie deJ ~iaframma. É' utile, all'inizio dell'allenamento, far procedere l'apnea da 4-5 respirazioni forzate, perchè è dimostrato che la ·s ospensione i'nvolontar.ia del respiro, qi.1ando sia preceduta da un certo numero di respirazioni profonde dispnoiche, può durare più a lungo. Quando il soldato sospende il respiro, l'ufficiale istruttore osserverà , alla ripresa del lavoro, una incoordinaz.i one frequente tra gli atti respiratori toracici e addominali; invece, se il militare sospende il respiro in seguito ad un lavoro muscolare, si avrà, alla ripresa della respirazione, sincronismo tra gli atti respiratori toracici e addominali. Tale sincronismo, già accennato dopo il lavoro, è messo meglio in evidenza dall'apnea; utile mezzo quindi per riportare al più presto al normale la fr~quenza del ritmo cardiaco modificata dal lavoro, e ciò sempre per gli. stretti rapporti esistenti tra fumlionc cardiaca e funzione respiratoria. L'apuea può stabilirsi anche durante la fase espiratoria nel qual caso si compirà in precedenza una profonda inspirazione. Prima di riprendere l'inspirazioue, qualora si sia provocata l'apnea nella fase inspiratoria, è prudente espellere l'aria daJ)prima inspirata. Compiuto che sia l'allenamento all'apnea, questa dovrà essere effettuata ne.Ile più disparate circostanze; a riposo, a la voro, disarrnati, equipaggiati, ecc. L'addestrarsi e l 'allenarsi alla ginnastica respiratoria, del la .<i)_uale l'apnea è uno degli esercizi più importanti, oltre a con-ferire al soldato resistenza ed agilità ( come tulli gli altri esercizi militari) hanno lo scopo: non solo di attivare il metabolismo dei tessuti, di mantenere ed. aumentare la mobilit~ delle _pareti toraciche e la forz a · (lei muscoli respiratori;
ma anche di consentire al soldato di iuclossare rapw amente la maschera per lungo tempo in qualunque fase rct'pi-
. -
149 -
ratoria e n elle prn disperate circostanze (nelle quali potrà trovarsi) del suo vero impiego in guerra. Median te opportuno addestrameìHo , la capa cità individuale all' apnea può aumentare in tutti i militari , _U fficiali (30-40 anni) e soldati (21-22 turni) di oltre il 100 %· in confronto dei lavori iniziali; come valore medio è facile raggiungere e ali che superar e i .60 sec. ( anll ea inspiratori a, individuo a riposo). P er conseguire un utile allenamento sono n ecessarie, nelle prove col· -, ---:- - --; ...,. --- · ····· · 1<~ttive, circa 3-4 settimar{e. Le modali1a" pratiche pi ù opportune per ·t·' a<l<lestramertto· sono rappresentate da 10 esn cizi giornalieri di sospensione del r espiro , intervallati di almeno 10 min .; i vantaggi così ottenuti h anno in gran parte carattere di stabiJità , nell'ambito di molti mesi.
B-
Allenamento a. p o1·tare la maschera antigas.
L 'al.le.1wn~ento a .portare .la 1ùaschera a·ntigas dev' essei-e ini ~ · ziato con mo.derazione , gradataritehte- progressiva·, ·conti6llandò e sorvegliando il modo di . reagire individuale n eHo stato gen e'- -rale .e n el comportamento degli scambi respiratori e del circolò sanguigno . Tu linea di massima , i militari; addestrati' ad' iiìaos- ' !'are rapid amente e correttamente la masr.hera , comincieranno a portarl a p er 15' e a riposo p er giungere, per gradi , fino a periodi cli sei ore durante le quali saranno intercalati tempi cli riposo a periodt di attività fisica varia (marcia , corsa , ti-:-1sporto p esi, ~terro). Nelle prime esercitazioni i militari saranno educati a respira.r e lentamente e profondamente. ·Qua lq:ra si manjfestass.ero segnì ,di particolare··sofferenza ·rèetpiratoria o del cuore, Futlì('iale. medico può ordinare uì1 alle~ namento _indjxidual e con m etodi- •e p•r ogr ession e- ' µiir lenta tenendo preseu~e . che d a . deficie11za, di . 1ossigeno · ( anossié1nia ) · si . .. i .. ~ p uò costituire,: in, questi soggetti , in modo insidioso. · Con il n,1etodico e -r.azio:nale· addestramento si pti'ò arrivare·· non solo ad evitare tutti gli incou veni enti , ma a fare esplicare, al p ortatore, tutte le proprie attività co11 un r endlmeuto non molto inferiore al normale.
C-
Bonifica. -
150 -
Disin festazione e disinfezione dei facciali.
Bonifica. - I facciali dell e m aschere antigas possono andare soggetti a contaminazione da parte degli aggr essivi chimici, che vengono a contatto <.:on essi , sia sotto forma di va pori eh.e di liquido ed allora bisogn a procedere alla loro decontaminaz1one. Se si è trattato di vapori è sufficiente l ' aereazione più o m eno prolungata , preceduta da lavaggi con acqua e sapone. Quando fo ssero spruzzati di liquido tossico è megli o immer gere i facciali, per 20', in soluzioni n eutra lizzan ti _di p ermanganato di potassio al 4° 00 o di biborato di sodio in soluzione satura e d opo aereazione. Se il liquido che ha agito fosse iprite ( solfuro · di etile bi clorurato ) riesce più semplice e prn efficace l' esposizione di essi a d u na con centrazione di cloro a]l ' l io/o p er 15'. Queste norme valgono per tutti i tessuti , anche del co mun e vestiario , ch e venissero eventualmente contaminati. Disinfestazione . - Il contatto del fa<.:cial.e col cuoio capelluto , a m ezzo dei tiranti e del nucale, porta alla possibilità di infettarsi da ectoparassiti e quindi la necessità della di sin festazione. Questa fiilo essere cse·guita, quando si possa di sporre di personale sp ecializzato e adeguati mezzi , con l' impiego dell 'a. cido cianidrico. Per ogni m" di ambiente son{) sufficienti i vap ori che si svolgono dalla seguente miscela: Cian uro di sodio Acido solforico Acqua
g. 5.5 cm 3 4
cm3
15
Qnando condizioni di tempo e di luogo non conse ntano ricorrere a questo mezzo, si può ottenere una buona disinf estazione con la benzirw, sia al1 o stato liquido ch e di vapore. I facciali possono essere· immersi nel liquido oppure spruzzati e racchiusi poi, p er 24 ore, in un recipiente ( armadio, botte, piccole camer e) ove seguiteranno ad agire i vapori. Da evita re l ' uso, a questo scopo, dell'anidride solforosa che deteriora alcun e parti dei fa cciali.
-
151 -
Disùifezimie. - Uno dei compiti più delicati dell' ufficiale medico è la disinfezione della . maschera antigas, sia per uso bellico sia per esercitazione ju tempo di pace: una volta usate, le masch ere non do,•ranno ulteriormente esser e adoperate se 11011 dopo accurata disinfezione, prima di essere distribuite ad in<liviclui diversi. La mascher a va applicata alla fa ccia nella quale sboccano gli orifìci superiori d ei sistemi digerente e respiratorio (agenti eliminatori ed assorbenti dei microbi infettanti), la congiuntiva facilmente permeabile ai batte ri ; ad essi va aggiunto il cuoio eapell uto, a contatto coi tiranti <lcl facciale e sede non i nfre<1nente di importanti loca lizzazioni ed eliminazioni microbiche uel gruppo delle malallie ernntematiche e micotiche. Le malattie più comuni che si posson() trasmettere con l'uso della maschera sono:
1)
lHalallie delle v ie respiratorie superiori e profonde.
Difterite , angina scarlattinosa., angin a semplice, riniti infettive, tubercolosi, polmoniti e bronchiti ecc.
2) ilfolattie della congiunti.v a. Tracoma , congiuntivite blenorragica, congiun tivite di KochWesch:;, congiuntivite catarrali~, ecc.
3) Infezioni da eliminazione tonsillare. Febbre tifoide, melitensc, ecc.
-
4 ) In fezion i da ei.ùninazione salivare .
. ,,,.-·.,,.
\ ; Rabbia , parotite epidemi ca. '-
5) Infezioni cutanee e pilifere . Micosi , granulomi cutanei, tifo esantematico e ricorrente ecc. ecc. Dinanzi a questo sommario elenco si può ben immaginare quale accumul o di germi si può trovare nel facciale ( ch e sia stato portato da individui ammalati o vettori di batteri) depo-
-
152 -
sitativi dalle bollicine liquide emesse dnran te l 'espira:1.ioner Queste .boJlicine che in co11dizioni normali si diluiscol1o nella· aria circostante depurandosi, ven gono a costituire· riell' j.1Ùe~ìio a el facciale delle ver.e cariche bacillari: Nell~ disi.nfezionc bisogna tener presente la resistenza dei mi crobi e la natura del materiale che si sottopone a disinfezion e, per ottenere .la distruzion e dei primi e la conservazione del secondo. r, fa cciali delle maschere antigas , in Italia specialmente, sono costituiti di gomma di buona qualità, di pezzi di ferrò, e di vetro triplex. Dato questo -materiale , il miglior mezzo per otten ere una efficace· disinfezione dipende anch e dalle varie contingen ze, ~Hl' <1i tempo che di luogo , in cu i essa vuò essere praticata. T mezzi d i disinfezione possono essere suddivisi in:
a.) Mezzi fisici, rappresentati dal calore. <0\-..r.
,-t,'f.;,.,_,,
•
,,
b) ' l\Iezzi chimici , da usar e sia allo stato li quido, sia a quello gassoso.
A-
Mezzi fisici.
Data l ' attuale costituzione del facciale della maschera antigas italiana, il vapore flu ente, è tollerato assai bene (e per molte successive operazioni )' m,l'il vetro' 'd.egli occh iali: essendo composto di vari dischi di vetro e celluloide riuniti da mastice, viene ad alterarsi ed a scomporsi non J)tmùettèncto' più la visione. Anche la valvola espiratoria viene ad essere compromessa dal vapore flu ente in qnànto ·le 1iùhtè di essa "si acèartoèdano e perdono la loro tenuta.
B - Mezzi chimici. La disinfe7,ione chimica della maschera antigas risponde meglio nella pratica e n elle varie contingenz.e del temp~ . di p ace e~di: guena. -Quésti disin'f~ttantièhinÌ:i'~i poss6bo' tÌsars,i's1a 1 1• • · ' • ·.• · ' ·' allo .stato· liquido· ch e h. qtiellò ·gassBso. tt ,
·.
1ì
, .. •:
,
. •• '
-
153 -
I) .Disi11 fezione liquida. Le . soluzioni disinfettanti consigliate sono niolte · e · svarìate: Scartate le soluzioni di sublimato , di ipocloriti, e · quelle acidè che d~tc_rigrerebbcro le p~rfr metalliche della masc~et·a , lJ solu,zi.~Hi,. J:ei:i~~i,çl~~ _e:.,fo1rtnoliol~ ~se,n:ibi;~l:ehber,g )e .pi~jlQ-~J.!,.~.,: ~ ~a questa ch smfez1one che lnsogna ricorrere quando non'· s1· dispon ga di speciali dispositivi per mettere in atto la: disinf ~zio1ie · gassosa. La dt~in.{ç~ione Jic1uida, trova qu:h1di ·le' sue i11d'icilzioòi u ei · vari « ·pÒ.ti di medicazione », in g i:ierra, e, dnranfe! le és'eicìt à'-· zioni. del. tf'mpo di., pace, n elle dislocaziotii· di truppe loniane dalle form~zioni sanitarie provviste di mezzi adatti Ì)er la: disitifeziou c gassosa. La disinfezion e chimica liquida si fa precedere dalla disin~ fezion e -ii'iecéaì1iéa''che si· i >ratica nel scgù~iitc ·~n~ào: a) Si rovescia su lla mano sinistra la mascher a in modo che la superfic!e .esterna dettessu~o gommato vada· a rivestire . tutta la mano sinistra ; il bocchettone viene ·ad occu1m re il palmo della µ1anQ . tenuto fermo fra I'indice e il pollice, mentre che il tubo . corrugato pende suI dorso. della ·stessa mano. J!L!.!-1' modo .si è sicuri che jl liquido non penetra nella scatola •f:ìlrro ti:· alterando il potere assorbente dei suoi costituehtl.
b) C<:>1~~_2.,..S P.~~!!Q~mancanza· con un batuftbl~ di colone o di garza, si strofina ener gicamente più volte ed in tutti i seni{ co n· tma soltizioue .s~p!,:mosa . e calda e quindi. con ,. ,,. acqua.·· eorrènte o·; alcòol jn modo da a.Jlo11tanare ·ogni tti:t''cèia· cli sapo.ne. Imbevere molto bene i vari costituenti 1interni · 'd el facci al~ ·( ponte hizigoma tico e rn~scheretta ·sussidiaria) in in odo da essere sicuri di avere raggiunti tutti i diversi punti. Se eseguita scrupol psamcnte, questa «· <lisii1fezione ,· meccanica » è sufficiente . a garantire. dal contagio , p oichè, ' sia jJeri· Ia azione 1neccanièa dello ·s trofinamento, si a per· ·l'azione·: Sòlve'i'lte · · <lel sapone, tutte le parti vengono deterse e lib erate dai residui <li saliva. In mancanza di altre possibilità , questa prima parte .Ji disi~.1fez.ioT).e rappresenta quindi meglio, di nulla. · ·Si passa' poi all':
-
154 -
e) Immersion e del facciale (]), col tubo corrugato e ~ol filtro in alto, fino al bocchettone e comprese le valvole, nella 60luzione disinfettante co.stitt.ùta ,d~]sol2,__al 3 %. Il lisolo è un liquido oleoso giallo-bruno chiaro, non completamente trasparente , avente un debole odore di creosoto. E' perfettamente solubile nell ' acqua comune r end.e ndola opalescente; il potere disinfettante del lisolo è dovu Lo alla grande quantità di creosoli -che conti en e. La soluzione avrà la temperatura di 50" e l'immersione sarà pro'tr'àt ta - i)er dieci minuti. Invece di lisolo si poss ono 'tisare soluzioni di cresosol al ~5-¾, sç_ifenol al 5 per cento,J is9.f.Q!JruQ a_!J .O i:>er cemo ·e-f;;malina al 5 per cento per due ore di immersiou·e. Termiuata la disinfezione i facciali saranno messi ad asciugare , sempre cou il tubo corrugato e con il filtro in alto , previo abbondante lavaggio in acqua corrente. 2) Disinfezione gassosa. E ' la migliore e dà oLLimi risultati specie se preceduta dalla disinfezione meccanica. In tal modo intesa e convenientemente prolungata la disinf ezione gassosa è certamente la più innocua per la conservazione delle varie parti costituenti la maschera e la più sicura per la distruzione dei microbi. La disinfezione gassosa delle maschere an tiga s, dato il prevedibile stragrande numero di esse in una guerra futura , verrà probabi lmente eseguita in locali preventivamente allestiti e con personale pratico ch e possa attuare anche il controllo batteriologico. In tempo di pace può eseguirsi presso tutte le Unità ( regimenti , ospedali, ccc.) o in speciali armadietti o nelle comuni camere a gas nelle quali si fanrn) le prove di tenuta della maschera. La pratica della disinfezion e gassosa è basata sul potere battericida dei vapori di 'formald eide che, per reazione chimica ·e senza riscaldamento diretto, si sviluppano da una miscela di:
(l) Avendone il I.empi) e la possibilità è me glio distnccace la scatola filtrn, i -dischi antiappan nnti e le m olle u e fe rm::uJi,chi prima dell'immer,;,ione_
-
l SS
a) formalina commerciale ( titolo di formaldeide al 40 per cento) ; b) acqua cli fonte; e) perma11gan ato potassico cristalli½zato. Va Lc nuto presen le che p er una efficace di sinfezion e occorre la sa turaz ione dell'aria con l ' umidità ed inoltre lo sviluppo di 5 g....di fo1;m~lgeid~.,.11e r mc . di ambiente. L a formaldeide agisce infatti quando si ha un a condensazione di va por d'acqua alla superfici e degli oggetti da disinfettare; è bene conoscere che tale azion e si limita per Jo µiù alla superficie. Per (flJeSto m etodo occorre curare molto la disposizione delle p arti della maschera su cui si vuole con cen trare l ' a½ione disinfettante: apertura ampia d el fac ciale dopo di averlo arrovesciato I nel modo sudd etto.t Si intende ch e, durante la disin fezione, i i filtri e i dischi antiappaìir.ìaì,ti vanno staccati dalle maschere . ' Le pr oponr.ioni da usar e sono le seguenti p er ottenere la giusta concentrazione di vapori di formald eide. I
Formalin a Acqua P crn1auga11 ato.
g. 33 p er rnc. g. 33 per mc. g. 33 per m c.
Gli am hicnli nei quali s1 pra6ca la disinfezion e debbono esser e a chiusura erme tica. La Jurala della disinfezione è di 6 ore , pr otraendola , quando 110 11 ~i .sia urgen za, sin o a· 12 ore. Le rna schere vcrr~1mo ~l!_csse ad asciugare in ambiente molto ventilato per liber arle da tutti ·i vapori di forma ldeide. Dovendo usar subi to le maschere così disinfettate cd allo scopo clineutfalizzare la formald eid~ , si sottopongono all' azione dei vapori che si sviluppano da una mi scela di cloruro d'ammonio e calce caustica. Questa disinfezione, fatta con scrupolo, elimina qualsiasi pericolo di contagio. D-
Bonifica degli alimenti.
II problema della bonifica e del recuper o degli alimenti è sempre allo studio e , per qu"anto di grandissima i mportanza,
-
156 -
esistono solo poche e Hon completamente efficaci indicazio11i.. E' da augurarsi che personale speci alizzato e com petente affronti seri e bene avviati esperimenti che p ossano cond urre, in q uesto d elicato campo , a conclusioni più pratiche. L 'indi cazione più importa nte è che le sostanze al i men tari siano_ con~ervate in locali . predisposti , lontani dalle zone· pericolo~ç- f .. pr.ote llc, tenendole in r ecipienti cliin:-i o in sacchi impe!'m~abili . ..La car ta ,oleata spessa, la tela da imballaggio · e la :!!.1~--.l?S~rn.i!m.eiw.tl!. .r.A~p_?11donçJJcne a ·prnteggere _gli a lil1:1en'ti ' ~o- ' s tretti- ad esser e con ser rnti non i11 locali chiu si o sottotettoie. Si cap~~çe che in .caso, di •c ontaminazione-·cla· parte di liquidi tossici ( ipriteJ vanno subito vuotati e ricambiati i sacchi prima ch e il tossico q 1ggb.m ga e contamini- il icontenuto.! · La cQntaminazio ne put) avvenire o per as,.;orbirn ehto di vapori, o per n ebulizzazion e del· l'9ssico· o -per spru zzani:c·n to dì l'i ~· quido J,9$Siço. Per ciò ,la bonifica degli alime nti può· ' riparti1:si. secondo j ~:-Ur i gruppi .delle s0:-tanze, aggressive: soffocanti· del tipo cloro e fosgene ; vesdl'a tori del tipo iprite; irritanti {lel tipo arsin e .
S0ffoca11t:i. - (Tipo clor o -fosgen e). In generale le sostanze alime.1~lari ( carne, farine , pane ecc. ) investite ·da vapori tossici m o lto volatili presentano un odore proni.mziatissimo e caratte l'isti~9 elci tipo di aggr essivo che ha agito . Una ventilazfonc prolu ngl!-t.:J e ra:.1ionale è più che· sufficiente a far ~l!..tizzare la_so·stanza as&orhiHH! p er r endede' nuovamente commestibili .; , ~ · : .: · {. Gli animali. d a macdlo intossicati iii: vìta· con so'ffocanti possc,mo esser e utilizzati abbatten doli subito e ge ttandone 1 VI· ~cer i .
Ves_ci.catori. - (Tipo iprite). Qu ando avessero agito, questi aggres,.;ivi , sollo fo rm·a di vapori ci si può attener e all e nor-m e precedenti in qu anto sembra accertato ch e i vapori di iprite non _conferiscono tol'isi~i:t~ agli alimenti , pur moclificando sfavo revol~ii"èi1fo ~i caratteri organolettici. Là con taminazione li<Juida , cli massima, r ende inutiliz~abili le sostanù alimentari; in caso d_i nec_essit<Ì,: la ,bo),lit~1ra ;pr01t:i.ngata,·ì>er ' oltre un 'ora è suffic1en t_e per bonificare alcuni- alimenti ( carne ~ ,·erdure), ma non si rie,.;ce ìr to-glie.re, pe rò, l 'odore e il gusto ingrato.
-
157 -
Irritanti. -- (Tipo arsine). Gli alimenti che siano a.. contatto con aggr essi vi ar senicali nq11,_ son o utiliz)',aLili. Ma anche in q uc to caso occorre e.sser e cauti e pru denziali e 110 11 farsi gui <la · re da un criterio di << timor p à11i co >> p e nsando al danno ·gravissimo d1 c si pu ò arrecare all 'cfficieuz a dell ' Esercito e d ella Nazione ordinando, di leggieri, la distruzione di grandi quantità di sosta nze indispensabili all a viti1~ Occorre q uindi ch e gli ali menti siano sottoposti prima all'esame di laboratori , specializzati i n ehimica di guerra , per la determinazione dei tossici ch e hann o agito e, solo dop o p onde rato co ntrollo, fa tto con sicurezza cd entro breve tempo, colpire, se del caso, col divieto ogni alimen to contaminato. Altro problema importa nte nella h01! ifica degli alimenti è rappre:::entàto <lallà disinl()ssira:1.i.one de~l~p?: Le n or me più comunemente usate riguardan o i vari gruppi e le Ya ri e sosta;1ze. Fosgen e . - La holl.itu ra d 4::ll' acqua è sufficiente a decomporre a l completo e r apiitam e11te ,-il fùsge11e. Per evita re poi J 'azione corrosiva dell'acido cloridrico che si forma i n quantità e'éjù fvalcnti' alla decomposizione del fo sgene, si raccomanda la s uccessiva n cu traliz?,azion e con soda. --, Cloro. --· La purificazion e dell'acqua conte nente cloro si
fu con l'aggiunta di q u antità pr op orz ionata tli t_iosolfato soc~ico ( anticloro) e con la {ì ! trazione attraverso t'ar hone assor bente quarnlo la quantità di. cloro contenuta è da r itenere in piccole dosi. Cluroformialo di tricloroetile ( d ifosgen e). Le norme sono sirnili a lJU cllc d el.le p er il foiigene. Cloropicrina. - Un metodo b uon o di purificazione dell ' a cqua cc.mtci1e11lc ciì1esto aggressivo è la filtrazione attraverso carbone ad sorb ente, pr evia separazione m eccan ica d ell a clorop icriìnl' dalB-acqu a <1~canta_~i _çm e ).
lprite. - La so lubilità dì q u esto aggr essivo nell' acqua , a temperatura or dinar in , non s upera i 60 mg. per litr o; il di p iù è contenut o 11 ella soluzion e come p rodotti di scomposizione idr o)izza tL Da cib resultn :
-
158 -
a) che i prodotti di scomposizione Jell'iprite , in piccola concentrazion e, non debbono essere considerati eminentemente tossici, ma suscettibili di bonifica e di recupero;
b) che la piccola quantità che può essere contenuta non decomposta nell'acqua ( 0,006 %) si idrolizza nelle 24 ore. lJ procedimento da seguire per purificare l'acqua contenente questo tossico è il seguente:
a) centrif ugazion.~_dell'acqua; "
b) ~!trazione dell'acqua centrifugata al.traverso filtri di lenze di cotone con n ero animale , come d eodor ante. e) decantazìou c dell 'acqua iH recipienti he11 puliti per uno o due giorn i"'o e6ollizione Ìler un quarto d 'ora allo scopo d i neutralizzare gli -év;iu~~TI t~1tìrni residui del tossico. Non hisogna dimenticar e clic l'acqua, che è stata per molto tempo a contatto con l'iprite, può conte nere quautità molto forti di acido clor idrico ehe dev'essere neutra li zzato con rntla o con sostanze analoghe. In caso di necessità e per piccol e c1uantità di iprite conte nute, una ebollizione della durata di uu'ora rende l'acqua buona per uso di cucina, ma poco adatta a bere per il gusto poro gradito.
Difenildoroarsina e difenilammi11 oclorarsi11a. Per la purificazio11c dell'acqua contene nti queste sostanze sono consigliati_ la decantazione , ~centrifllga e filtraz ione; ma , come criteri o gener ale è nieglio co11si11crare, sia gli alimenti die l'acqua contaminale da arsine , come non lltilizzabili per qualsiasi uso. A cm1clu sione di quanto sopra è consigliabile esser e molto cauti nel considerare l'opportnnjtà di sottoporre a b onifica, anzichè a distr uzione, viveri cd acqua co ntaminati da aggrcssiYi chimici, ricorrendovi solo in detcrmi11ati casi in cni circostanze speciali lo impongono c sempre con oculata prudenza.
-
159 -
CAPITOLO SECOJ\DO
E'organizzazione oel servizio sanitario militare in guec-ra - Svolgimento oel servizio.
SOMMARIO: -
A -
L 'organizzazione del servizio sanitario militare
in guerra chimica.
) ~i
',l !
P et· q u an to riguar da il scnizio sani tario militare in gu erra chimica, <li massima, esso sar à d isimpegnato <lalle comu ni unità di mobi litazione cmi quelle m odifiche cd aggiunte, di unità , di materiale e di uorrne, che si r e udono u ecessarie per poter e praticar e il pronto soccorso , lo sgombero , l'ospedalizzazione ed il r ecupero dei colpili da aggressivi chimici. A tale fìn e, mentre tutte le formazioni sanitarie lè ar anno dotate di un ' ali<1uota di materiale antigas, è previst a la istitu zione cl i. nuovi organ i. integrativi·: le _~.<1}!.q,.<!r.e sanitarie per gas·· sati e le_:J:J,:!JtiJ~e~; ~a bon ifica dei gassati. Squadre saniwrie 11er gassati. - Sono tratte dai comuni mi li tari d i truppa ( 16 m ilitari ed un gradua to per compagnia mobilitata ) scelti con cr iteri speciali , fin dal tempo di pace, circa I~ lor o particolare r esi stenza ai tossici. Saranno prescelti huliviclui che non Ptescntano tare polmonari e èardiache e che siano liberi da lesioni o malform·azioni delle vie aeree super iori e particolarmente delle fo sse n asali ( una ostruzione, anche incomple ta , provoca una considerevole pena r esp iratoria por tand o la maschera). L' ufficiale medico saggerà i noltre la sen sibilitù ai vesci catori praticando dell e wtirea:cioni co11 .soluzioni di iprite al 0.5 e all'lo/o e lo stato ner,oso ed cìnotiv o. Si tratte rà di elementi di un a certa capacità intellettiva , conve nientemente istruiti, sempre a cura dell ' ufficia le medico dei cor pi, sull e principali manifestazi oni da aggressivi chimici,
-
160 -
sui mezzi di protezione, d.i pronto soccorso e snlle norme (li tra· sporto di questi colpiti. Di questa speciale istruzione ricevuta e qualifica dovrà riman ere traccia n egli uffici cli mobilitazione. ll~9.!.~Y}l2.~R-!'Ì!l¾tV;tl€,..._dt.,...q;ueste"'(c. s.(1J.V~drf » .è, J.a. ,_ri.cerça_. e la r~.c~2,l_ta~./ 1.~ modo . P.articolare ( 1), _dei colpiti da sostanze chi m.id~e, i} priinfo -~S()t:cor-st-Ì "ed iJ'\raS{)Or tÒ ai J.lOSLÌ -cli medi: cazione di hattaglfoiie. Esse sono provviste di materia le protettivo antigas (maschere, autoprotettori, vestiti antivescicatori), sani tario ( tasche di s~nità) e barelle. 1r'
t) ( .~
,.f-, .
'
Sezione per la bonifica dei gassati. Sono fo rmazioni au toportate, destinate a lla grande bonifica antivescicatoria, a disposizione del diretlorc cli sanità di Armata ( 2). Il suo orgamco è costituito, probabilmente (3), da: A utobagni
N"
Ser ie vestiario ( per ciascun autobagno)
)>
200
Tende 7x7 con due porte
)>
10
Antohus traspor to persorn1le
))
1
Ufficiali medici subalterni Soldati sanità
10
No 2 )) 60
Sottufficia)j sanità
))
5
Autisti
))
10
Meccanici
))
10
L'a utobagno, ultimo modello, ha cara tteristiche differenti del vecchio tipo « Achilli )) ; sistema di riscaldamento, serba-
( 1) Dato il tipo episodico cl ella guerra chimica, le (< quadri! sanitarie per gas, sali l> in mancanza di ,;olpiti di questo tipo rl i arma, disimpegneranno il servizio comune di portaferiti. (2i Le cifre i dat i che ,i r iportano non sono defin itivi. (3) Oltre alle <r Sezioni per fa bonifica clei gassati >l di armata, \' l sarà un'altra <e Sezione >l del genere costituita da 2 soli autobagni e la cui assegnazione nùn e defini tiva,
-
161 -
toi per le soluzioni medicate, doccia ( 16 per autobagno) ( 1) diversamente allocate consentono u n rapido irnpianto e funzionamento entro circa 30' . La sezione per bonifica ilei g;assati può praticare cfrca 2000 doccie giornalier e per autobagno e può fu 11zionare riunita o divisa in ya_ri clefl'.lenti (2 sottosezioni di cinque autohagni eiascu·na). In generale si affianca alla cc Sezione di Sani là )) o ,ul un'osp edale da campo », ma dovrebbe essere provvista <li tutti mezzi e materiali per funzionare in mod o autonomo. Il mat,eri.ale :;anitario antigas, rappresentato dag;li elementi elencati nei singoli capitoli del p r onto soccorso e terapi a dei vari gruppi di aggressivi chimici , è contenuto .in una C< Coppia cofani per gassali )> che sarà data in <fotazione alle ·s èzioni di -Sai1ità ·ecl agli ospe<lali da carnpo. Per le altre uuiti1 sanitari.e (Posto di me dicazione di battaglione, di r eggimento, squadre sanitarie p e r gassati) un" ::diquota di mate riale di medicatura antigas sar à contenuta nella << Coppia cofani )), n ei << Cofanetti )) e nelle « tasch e Ji sanità )). Ofo:e a qu·e: to , i cc j)osti di medicazione » saranno dotati di altro materiale in sacchi, di m e;1,zi protettivi e cli qualche apparecchio (non ancor a definito) per la sommiuistrazione di ossigeno. A tutti i militari verrà distribuito, probabilmente, 1m cc pacchetto di nwdicazio rw rmtivcscicatorio » da a ll ocare in apposita custodia della borsa della maschera antigas, e costituito da stri scie di pasta cellulosa e da uu tt1hetto di miscela e< M » per la bonifica par;1,ialc. Nello zaino cli sanità non troverà posto materiale antigas , ma è allo studio l'allestimento di uno speciale (< zaine tto )> p er gassati da distribuire ai reggimenti.
B-
Svolgimento del servizio.
P er quanto riguarda le fasi successive della raccolta, del pronto soccorso, e dello sgomhcro e cura dei colpiti da aggr es(lì Per mag giori chiarimenti, vc,l i : « Norm,i per l'impianto ccl il funzio [H' r la Sezio ne bonifica dei gassati ».
namento dcll 'a111ub:igno
-
162 -
sivi chimici, il serv1z10 ha inizio dalle << Squadre sanitarie per gassati ». Raccolto il colpito, se si tratta di soffocati , anzitutto saranno aperti i vestiti, tolto l'armamento, liberato da ogni costrizione al torace e poi messo in posizione supina, con la Lesta sollevata, e coperto. Se l'ambiente è tutt'ora gassato , si applicherà la maschera e si riadatterà se male indossata; se, invece, la minaccia è scomparsa, si somministrerà qualche perla di etere per calmare la tosse e lo stato dispnoico. Ai colpiti da vescicatori le << squadre pratichetanno la piccola bonifica o la integreranno qualora essi l'avessero eseguita individualmente. Quelli che risultassero largamente e profondamente contamina ti saranno tempestivarnente avviati alla se'./,ionc per bonifì. ca dei gassati. ,. Ai.J~ionat(.~fo Jagrimogeni .o, d_a _sternutatori saranno pra,ficati' se possibìle, lavaggi con soluzioni alcaline (bicarbonato sodio) della congiuntiva e della mucosa nasale. '· Eseguito il pronto soccorso le « squadre sanitarie per gassati >> provvedono al trasporto dei colpiti ai posti di medicazione di battaglione.
/m
NORME PER IL TRASPORTO L'evacuazione ed il trasporto dei colpiti da soffocanti richiedono molta prudenza, anche in casi apparentemente lievi, onde rid.urre al minimo il fabbisogno di ossigeno ed il pericolo dell'insorgere o del!' aggravarsi dell' eden1a polmonare. Pei:~i?L , questi pazienti dev.:mo _esser~ sgorpherati sempre in barella, adagiandovili ienz,.t sèòsse ir~ posizione supina O i1ella .posizione· da essi sc~lta; alcuni difatti preferiscono restare sdraiati, altri semiseduti. Vietar loro assolutamente di avviarsi a piedi ai posti di pronto soccorso ed in ogni caso sorvegliarli attentamente specie quando vi sia da scegliere tra il permanere in ambiente tossico ed il potere muoversi da sè. Giu!~tL aJ _posto di pronto soccorso, o di raccolta, i colpiti, ricevute le prime cure, vengono dal medico -distinti in trasportabili ed intrasportabili. -
-··-
#
•••
-
163 -
T trasportabili vengono avviati con le solite precauzioni, ai luoghi di cura designati; gli intrasportabili invece saranno lasciati nei p osti di raccolta fin o a ch e le loro condizioni non sia no tali da consentirne il trasporto senza pericoli. Nel coutempo verranno ad essi pratica te le cure adaue. Per colpiti da vescicatori non vi so110 n orme tassative ed assolute cli trasporto. In genera le essi possono allontanarsi da lla zona infetta con i propri m ezzi ( quando n on fo sse stato :interessa to l'apparato respiratorio), a piedi anche qu ando vi fo ssero lesioni oculari , con Je cosidette formazioni a catena.
Il posto di medi caz-ionc di battaglione sarà im piantato con le solite nonne , il pii'i possibilme11te riparato , di facile accesso e, quando le circostanze lo conscntino , a ttrezzato a difesa antigas . E' previsto l'all estim ento, iu prossirnità del posto di medicazi one, di un « ricovero antigas » destinato alla temporanea sosta df,i colp iti più gra""i ed in attesa che le condizioni tattiche e quell e sanital'ie ne consentano I.o sgom bero sulle unità arretrate. Questi (( ricoveri antigas )) sono costruiti con le stesse norme, preca uzioni e dotazioni sanitarie d ei « ricoveri cuLLet· t;ivi )> e solo se circostanze sp eciali , in guerra di .montagna e cli posizione, lo perme ttano. Al posto di m edicazione di battaglione sarà completato cd integrato j I cc pronto soccorso ai gassati >> second o le norme gia indicate. Ai colpiti da soffocanti sarà praticato i1 salasso precedu lo éla i uiezioni di cardi otonici , e sommin istrato, se possibile, dell 'ossigeno ; a i. vescicali, sarÌl rinnovata la bonifica parziale, se ve ne fosse il tempo e l'opportunità, e lavaggi ocula ri in caso di lesioni <lcll' apparato vi sivo ; ai colpiti cla irritanti , lagrimogeni e sternutatol'Ì, lavaggi oculari e applicazione di glicerina cocainizzata all ' l % nella mucosa nasale per calmare i dolori e frcuare gli sternuti. Applicato a ciMcun colpito il tabellino diaguostico !~odello _ 905 coi:. 1'indica:,,;ione, possibflrne1ite, della categoria aggr es s1vò"edef pron tÒ soccorso apprestato (per i so ffocati è indispensabile se pratica to e non il salasso) si avviera11no alla Sezione di s;;inità con le norm e e le precauzioni dette innanzi. In lin ea di massima i co]piti da irritanti, quando non pre-
dr
164 sen tnssero complica.doni, saranno riuviati a1 corpi di provenienza.
Sezione di sanità. - A questa muta, e più propriamente al r eparto carcggiato, è devoluta l'nssi::;tenza completa dei colpiti da aggressivi chimici. _lu t~_gr_~rà il <e pronto soccorso » esegui lo ai po::;ti cli medicazi.olle completandolo con ultcr.ior i pratiche terapeutiche ( salasso e sommini straz ione di ossigeno ) ai _l;offocati__e_ praticando ia gra nde bonifi ca per i colpiti da , CRcicatc,;i afii ancanclosi uno o più clementi della cc :;eziouc p er 1,onifìca dei gassat i )> che r1chiederù tempestivamente al direttore d i smiità di armata . ProvveJ e inoltre:
al trasporto dei co lpiti dai pos ti di medicazione alla propria sede ; al loro srnista.n wnlo; al ricovero deg;l i intrasportabili e dei lievissi mi e che si prcvcùe possano riprender e ::;er vizio en tro le 48 ore;
allo sgornbero su gli stabilimenti sanitari più arretrati d egli ahhisogncvoli di ulteriori cure. Anche in questa fa ~c le norme per il Lrasporto sono le solite : s~!~_pr c_in ~~r-~lln i col1Jjtj qa soffocanti , tossici e da arsine c~.!L.C<_?mplican ze polmonari e con l ' indicazione di non ol trepassare la 'zoirn degli osiH~dali d i corpo di arm ata; i vescica~(_p otranno essere sgomberati con qualunque m ezzo, generalmente seduti , e il p iù lontano pos::;ihilc approfittando ch e, in questo 1ìnÌ;o . tadio, non si SOllò stabilite le complicanze. Lc. ~1!.tQ:;.al'l'lPYl.f!._pzç ( o altri mezzi che serva.no al trasporto) ;s aranno , di m assima, p,u:ticolarmcn ie atlrez1,ate ( a chiusura erme tica , p!_ovviste <F apparecchi fìltr~n ti , cli apparecchi p er o~si geno -te_rap_ia e cardiolon.ici) accompagnate cla un ufficiale m_edico ( almeno per .i casi più gravi) e sottoposte sempre a pra-
-
165 -
tiche di honifi.ca quando fossero servite per lo sgombero di colpiti da vescicatori non ancora decontaminati (1).
Gli ospedali da carnpo , per qu anto non si ravvisi l 'opportunità di creare << ospedali da campo specializzati >>, a seconda elci casi e del num ero dei colpiti, potranno avere dd reparti separati affidati a per sonale spcejalizzato. Qu esti reparti dovrann o rispondere a tutte le esigenze sa nitarie per il trattamento razionale di questi colpiti: sale grandi, ben aerate, riscald ate a temveratura pre:;soçhè costante e dotate, largamente, di apparecchi per l'ossigeno -terapia. E consigliabile per? y!1~ i co_le_i.! i d a aggr essivi chjmici siano sempre tenuti separati d1:1gli altri ammalati per la facilità che presentano a contrarre infezioni secondarie. Date le scarse ed incomplete n otizie sulle lesionj da aggressivi chimici e sui mezzi più adatti cli terapia desunte dai colpiti dell'ultima grande guerra, l'ufliciale medico curerà la raccolta dei dati clinici, e , eventualmente, necroscopici t edigcndo speciali ra pporti e relazioni alle superiori autorità sanitarie incaricate della direzione tecnico-scientifica della lotta antigas, allo ~COJ.JO di for nire gli elcrnenti per uno studio più completo su questa speciale hranca della medicina , specialmente per quanto riguarda i mezzi di terapia. Gli ospedali da campo cli armata e territoriali avranno gli stessi impieghi e le medesime funzioni delle precedenti unità. E' cla prevedere , infine, la istituzione di « convalcsccn;1,iari » per coll)j ti da ag~ressivi. chimici e dove verranno accolti i convalesceuti prima di es~ere rinviati ai corpi di provenienza. In questi convalescenz;iari saranno pratjca te cure ricostitu enti ~ sommini strata u 11a dieta corroborante tenendo a riposo i rico,·erati ed irn1rndenclo l' uso clcl .fumo ai convalescenti da soffo. (:anti. ( r, Per evitare l'r.norme intralci o rapprc,cnwto <lalh1 ncc,·,~itit di bonificare questi u1czz i ( auto traspo rti ,: hnrelle) che avc;:scro ser v ito a qucst<J s<:opo, sarebbe forse 01,portuno prnYcdere un 'a~~egnazione magi;iorc di qucelo m;,t,:rinle alle Sezioni di San ità .
APPUNTI